Sezione
principale: Burocrazia
Sintonia
tra Tosi e Zanonato Dl incentivi, Comuni traditi
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 03-04-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
al di là della
burocrazia e dei vincoli posti in atto dal governo e convalidati dal
Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni reali che ciò comporta sia per
i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e contribuenti. Tutto ciò - ha
rilevato Tosi - è in controtendenza con il provvedimento sul "piano
Casa" pianificato dello stesso governo,
Caffaro:
Rispetteremo i tempi L'assessore Vilardi ha incontrato il ministro per
l'Ambiente e il liquidatore dell'azienda di proprietà della Snia Dopo Pasqua,
l'incontro con l'asse ( da "Giornale di Brescia"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ora bisogna
solo che la burocrazia segua il suo corso per procedere ulteriormente. Quel che
è certo è che un grande passo avanti è stato compiuto, almeno per quel che
concerne le scadenze». Verso il vaglio ufficiale L'ipotesi formulata da
Bettetto - non rivelata perchè non ancora registrata come atto ufficiale - va
insomma messa per iscritto entro Pasqua,
Medico,
non esecutore testamentario ( da "Giornale di Brescia"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
rivedere
protagonisti rispetto ad una burocrazia insensibile alle vere necessità dei
singoli». In merito alla denuncia dei clandestini, «l'Ordine dei medici di
Brescia ribadisce con forza le proprie posizioni sostenendo la denuncia dei
clandestini un passo falso del legislatore che ha dimostrato scarsa competenza
tecnica e nessuna comprensione dell'essenza della professione medica,
L'Uncom
dichiara guerra alla burocrazia ( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Uncom
dichiara guerra alla burocrazia PORTO. L'Uncom dichiara guerra alla burocrazia
inutile e costosa per le imprese. La parola d'ordine dell'associazione è
semplificare gli oneri burocratici a carico delle Piccole e medie imprese che
in soldoni significa ogni anno oltre 14 miliardi di euro sprecati dagli
imprenditori, vale a dire un punto di Pil.
Marchi:
prevalgono le persone Nessuno parla dei progammi
( da "Gazzetta
di Mantova, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il candidato
sindaco è il dottor Pasotto ex funzionario comunale, conoscitore della
burocrazia comunale in grado sicuramente di promettere assessorati pesanti ai
suoi sostenitori. A destra - prosegue Marchi - la ricandidatura della
professoressa Salvadori dotata del classico slancio di chi si avvia a chiedere
il secondo mandato.
La
"fata burocrazia" è tutta nostra
( da "Libertà"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
fata
burocrazia" è tutta nostra di PATRIZIA PALLASTRELLI di CELLERI La
burocrazia è una fata. Come tutte le fate è sempre stata tra gli uomini. Certo
ci sono fate molto ma molto più potenti: la collera, l'ira, la vendetta, la
passione. La fata burocrazia è più sfumata, non fa grandi cose, ma a lei
dobbiamo certe piccole annotazioni:
Avviate
le operazioni di demolizione: verranno realizzati un centinaio di appartamenti
( da "Cittadino,
Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
ha infatti concluso il suo iter, per lasciare libero campo ai lavori. Dopo il
trasferimento dell'attività, il caratteristico complesso della ex Baruffaldi
scomparirà dallo scenario sandonatese. Si aggiungerà così un nuovo tassello al
piano che troverà compimento solo quando si sbloccherà anche la più complessa
vicenda del Pratone.
Il
nuovo Patto non piace a nessuno ( da "Italia Oggi"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Flavio Tosi,
che non la manda a dire a Tremonti: «forse il ministro, al di là della
burocrazia e dei vincoli posti dal governo, avrebbe dovuto tenere conto dei
danni reali ai cittadini». «Tutto ciò», prosegue Tosi, «è in controtendenza con
il piano casa poiché i comuni potrebbero essere i primi ad investire».
Andrea
Vitali arriva in Polesine ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
trame e nelle
inerzie della politica e della burocrazia e capace di metter d'accordo il
podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il segretario della locale
sezione del partito Bongioanni, il parroco e tutti i notabili della zona. Un
insieme di imprevedibili circostanze può forse portare verso Bellano il
ragionier Onorato Geminazzi, che vive sull'altra sponda del lago,
di
MANRICO PARMA QUALI SARANNO le ripercussioni del piano casa sulla realt ...
( da "Nazione,
La (La Spezia)" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le procedure
del nuovo piano e la burocrazia ci porteranno avanti nel tempo. Le possibilità
di mercato slittano di un anno, quando la crisi avrà colpito e sarà forse alle
spalle». Il piano casa quali effetti avrà sul panorama edilizio spezzino?
Ferramosca taglia corto: «Nella nostra provincia sono presenti per il 60 per
cento edifici a villetta,
Può
essere utile se ci sono altri interventi
( da "Provincia
Pavese, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Avete posto
anche il problema della burocrazia lenta. «Spesso c'è un lasso di tempo ampio
tra l'approvazione delle casse integrazioni e l'erogazione dei fondi». Chi può
aiutare i lavoratori? «Alcune banche hanno già costruito delle soluzioni utili
per anticipare, ad esempio, la cassa integrazione.
Il
commercio va tutelato ( da "Nuova Ferrara, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dei lavori
pubblici e snellire la burocrazia. Capitolo imposte, «la Cosap va azzerata o
almeno ridotta, mentre quella famigerata sulla pubblicità ci interessa più un
regolamento chiaro piuttosto di sconti del valore di un caffè», fa sapere
Benasciutti. Che vede rosso a sentir parlare di grande distribuzione: «Vanno
chiuse le porte, tre centri commerciali sono più che sufficienti,
Meno
burocrazia e tempi più contenuti ( da "Arena, L'"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il parere
degli ingegneri e degli architetti «Meno burocrazia e tempi più contenuti» Il
presidente dei geometri: «Ma sulla bioedilizia e sul risparmio energetico si
poteva investire di più» «Un passo positivo ma che il Governo pensi anche
all'edilizia pubblica, non solo alle sofferenze di quella privata».
sintonia
tra tosi e zanonato dl incentivi, comuni traditi
( da "Mattino
di Padova, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
al di là
della burocrazia e dei vincoli posti in atto dal governo e convalidati dal
Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni reali che ciò comporta sia per
i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e contribuenti. Tutto ciò - ha
rilevato Tosi - è in controtendenza con il provvedimento sul "piano
Casa" pianificato dello stesso governo,
sintonia
tra tosi e zanonato dl incentivi, comuni traditi
( da "Nuova
Venezia, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
al di là
della burocrazia e dei vincoli posti in atto dal governo e convalidati dal
Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni reali che ciò comporta sia per
i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e contribuenti. Tutto ciò - ha
rilevato Tosi - è in controtendenza con il provvedimento sul "piano
Casa" pianificato dello stesso governo,
con
un clic la storia di un cantiere - silvia sanna
( da "Nuova
Sardegna, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
line che darà
il turbo ai tempi lenti della burocrazia. Il debutto ufficiale arriva dopo un
anno e mezzo di sperimentazione. Durante la quale il settore Sportello unico e
Attività produttive del Comune ha aggiornato le sue procedure. Ora la
trasparenza è totale: le informazioni sono condivisibili da tutti, è
sufficiente avere una connessione Internet e collegarsi al sito www.
(
da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che è un
monumento inutile alla burocrazia, li firmiamo sempre senza leggere o
controllare». Con Internet possiamo vedere, grazie a foto scattate ad esempio
da Google, i volti delle persone. «Ecco un comportamento illegittimo. Questo
servizio che fotografa le città non può riprendere né il viso delle persone né
le targhe automobilistiche.
Scuola-Spal,
occasione persa' ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
BUROCRAZIA
Caro Carlino, mi permetto di chiedere ospitalità ma reputo necessario esprimere
un giudizio in relazione a quanto accaduto in questi ultimi tempi. Sono
responsabile dell'attività motoria e referente per l'organizzazione di ogni
iniziativa ad essa collegata all'Istituto comprensivo «Cosmè Tura-Carmine della
Sala»
COSAP AZZERATA o almeno
ridotta (
Lettere
al direttore ( da "Corriere del Veneto"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia.
Lettera firmata Parma, 24 marzo Bar condannato per «fumo esterno» Signor
direttore, un bar è stato tenuto a risarcire i vicini per i danni arrecati da
chi fuma al suo esterno. Lo ha stabilito la Cassazione confermando 10 mila euro
di risarcimento a una famiglia fiorentina che viveva sopra un bar frequentato
da persone che fumavano molte sigarette fuori dalla porta del
Slitta
il piano per il nucleare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
bisognerà
vedersela con la consueta burocrazia: salta infatti l'autorizzazione unica e
ritornano i vincoli della Via (valutazione di impatto ambientale) e Vas
(valutazione ambientale strategica). Nel frattempo gli operatori elettrici che davvero
pensano di partecipare alla sfida avranno qualche brivido in più sul fronte dei
costi, comunque immani,
La
domenica vale 4 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
per vigiliare
sul peso delle norme e della burocrazia sull'attività aziendale».
vincenzo.chierchia@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com
La ricerca Bocconi sullo shopping domenicale LO SCENARIO A febbraio e marzo
nuovi incrementi del giro d'affari della grande distribuzione (+5%), positive
le attese per la Pasqua
Il
conto è presto fatto: nove dirigenti del Comune costeranno alle casse di
Palazzo dei... ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cioè al
pagamento, con un ritardo che racconta della burocrazia che si morde la coda.
Giusto un anno dopo la prima rivoluzione dei dirigenti che è stato il primo
passo pesante della riorganizzazione che tiene sulle spine più di mille
dipendenti e accende le tensioni tra sindacato e giunta. Contiamo.
meno
affari anche per i professionisti
( da "Messaggero Veneto, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ai
professionisti che lavorano con le imprese è necessario snellire la burocrazia
e far ripartire gli appalti pubblici. E poi bisogna finire con le gare al
massimo ribasso altrimenti pur di prendere il lavoro si offrono percentuali di
sconto talmente alte da penalizzare inevitabilmente la qualità». Oltre al
fatturato in calo gli studi devono fare i conti con ritardi nei pagamenti,
ROMA
- Da che scuola è scuola, la gita è gita. Straordinaria, inimitabi...
( da "Messaggero, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
come la
burocrazia pomposamente lo chiama, e che invece spesso e volentieri diventa un
piccolo luna park border line, fatto di bottiglie di whisky scolate senza
ritegno e di discoteche, di porte d'albergo sfondate e di risse puntualmente
sfiorate, di amori finalmente realizzati ma anche di canne, le solite canne.
Buffi,
ingenui ma sempre i migliori ( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
pesante è
la burocrazia - commenta -. Sono residente ad Agrigento e sono obbligato a
registrarlo all'anagrafe canina del Comune di residenza. Per poterlo portare in
vacanza con me in barca, in aereo, all'estero, devo fargli tutti i documenti,
come se fosse una persona: a giorni, infatti, devo affittare un'auto per
portarlo in Sicilia e fargli tutti i documenti di riconoscimento.
al
museo madre si torna a ballare - cristina zagaria
( da "Repubblica, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
carte e
burocrazia. Ora dobbiamo recuperare Non ci fermeremo, andremo avanti con i
controlli per la sicurezza e la mescita di alcolici CRISTINA ZAGARIA Si torna a
ballare al Madre. La sala polifunzionale è stata dissequestrata. Dopo le prove
generali di domenica scorsa, il Madrenalina «torna libero», come dice il
direttore del museo Donnaregina,
Piano
particolareggiato ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
edificazione
privata a opere di urbanizzazione (strade, parcheggi, reti elettriche ed
idriche, verde pubblico, ecc.) e un piano di recupero che prevede una
burocrazia urbanistica più snella e procedure accelerate in particolari ambiti
urbani individuati dai comuni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano
Il
vademecum anti burocrazia ( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
03 pagina
11 Il vademecum anti burocrazia di Redazione Per bioedilizia si intendono
quelle tecniche di costruzione che consentono un risparmio energetico: le più
ricorrenti prevedono vernici che migliorano l'isolamento termico, colle senza
dispersione di solventi chimici, l'utilizzo di fonti energetiche alternative (solare,
fotovoltaico,
La
Settimana Santa (e anche turistica)
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia.
Lunedì potremo mostrare le spese per ogni singola voce». Le polemiche hanno
fatto infuriare il sindaco. «Mi verrebbe quasi voglia di querelare qualcuno».
Di questi soldi, forse, se ne parlerà a lungo. Ma intanto Floris annuncia che,
tempo permettendo, grazie a una delibera di Giunta, durante la Settimana Santa
si arriverà alla pedonalizzazione di una parte del centro
-
(segue dalla copertina) roberto saviano
( da "Repubblica, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
tanta prostituzione, racket, droga. Paesi marci. Mio nonno diceva spesso: credo
che non esista né inferno né paradiso, semplicemente se ti comporti male
rinasci in Russia». Nessun urka siberiano vorrebbe essere chiamato mafioso. La
mafia russa è una categoria generica, enorme, quasi inesistente.
La
lentezza burocratica ferma investimenti per 500 milioni
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
quella
della lentezza della burocrazia, che da un lato blocca investimenti e
dall'altro non garantisce sbocchi a chi cerca casa, ma non può permettersi
cifre da capogiro. Uno studio presentato nella scorsa legislatura al Consiglio
comunale calcola un fabbisogno abitativo di 18 mila alloggi, sul quale si
applica una soglia minima di realizzazioni del 40%
lombardo
cambia ancora casacca addio a silvio, al voto con storace - attilio bolzoni
( da "Repubblica, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
In un anno
gli ha portato via feudi e poltrone, il controllo della burocrazia regionale e
la Sanità, gli ha strappato uomini e voti, gli ha sottratto potere e
"tagliato" la faccia come nessuno avrebbe mai nemmeno immaginato. In
un anno Raffaele Lombardo ha dimenticato vent´anni felicemente vissuti con Totò
Cuffaro.
Commissione
consiliare Autonomia: Floris, le istanze locali saranno adeguatamente
rappresentate ( da "SardegnaIndustriale.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
sentirsi
coinvolti nelle riforme che non sono lontane da loro perché legate solo allo
snellimento della burocrazia o all?efficientismo della macchina amministrativa,
ma riguardano direttamente il rapporto tra i cittadini e la politica». La Prima
Commissione avrà un notevole carico di lavoro. Tra le priorità, la modifica
della Carta costituzionale dei sardi, ormai datata e nata quando l?
Il
ragazzo guerriero della mafia siberiana
( da "Repubblica.it" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
tanta prostituzione, racket, droga. Paesi marci. Mio nonno diceva spesso: credo
che non esista né inferno né paradiso, semplicemente se ti comporti male
rinasci in Russia". Nessun urka siberiano vorrebbe essere chiamato
mafioso. La mafia russa è una categoria generica, enorme, quasi inesistente.
Il
museo della Scienza mette la crisi sotto teca: 27 nuove assunzioni
( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Slegarci
dalla burocrazia è stato determinante. Perché ci permette di lavorare per
obiettivi. Non a caso la maggior parte dei nostri introiti deriva da attività e
progetti: nuovi laboratori, nuove sezioni, iniziative realizzate per conto di
aziende o amministrazioni».
Il
Papa ai giovani: il cristianesimo non sia ridotto a slogan.
( da "Giornale.it, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E se è
vero che la critica montante presso certe burocrazie occidentali non ha
precedenti recenti, bisognerà pure ricordare che critiche ferocissime vennero
mosse a Giovanni Paolo II nei primi anni del suo pontificato. Così come va
richiamata alla memoria la sofferenza e l'isolamento di Paolo VI, nel momento
in cui prese decisioni coraggiose come l'Humanae vitae,
Accordo
Ibm - Comune di Parma ( da "Sestopotere.com"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Che
significa superare la burocrazia e avvicinare l?amministrazione al cittadino,
che non deve più spostarsi, o deve farlo il meno possibile, per ottenere quanto
gli serve dal Comune. Un primo obiettivo dichiarato è il video sportello, cioè
postazioni in giro per la città dove collegarsi con un operatore e sbrigare le
proprie pratiche.
UN'OCCASIONE
PER PRESENTARE IN ANTEPRIMA A SALERNO LA PROPOSTA DI LEGGE PER IL COORDINAMENTO
E LA PR... ( da "Mattino, Il (Salerno)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Insomma
meno burocrazia e più competenze tecniche e soprattutto concreta capacità
operativa. Con questo stile, la proposta di legge punta a sostenere un settore
strategico per l'Italia come il turismo. Uno stile che punta a coinvolgere
direttamente anche gli operatori privati.
Bike
sharing al via ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
servizio
di bici a nolo sembrava dovesse essere già iniziato ma i tempi della burocrazia
ci hanno messo lo zampino anche stavolta. È stato appena pubblicato, infatti, l'avviso
dell'aggiudicazione definitiva dell'appalto per la fornitura del sistema di
bike sharing e per l'assistenza tecnica per il periodo di avvio. Ad
aggiudicarsi la gara è stata la società Comunicare srl di Rivalta.
La
Tia, la tariffa rifiuti che ha sostituito la vecchia Tarsu dal 1999, è una
tassa e, come tal... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cittadini
non dovrà essere affossata dalla burocrazia - sottolinea Franco Conte,
presidente veneto del Codacons, l'associazione dei consumatori che l'altra
sera, a "Striscia la notizia", ha lanciato la sua campagna per il
recupero dell'Iva sulla tariffa rifiuti -. Per questo, lunedì prossimo
presenterò un odg in consiglio comunale per far sì che quello di Venezia sia un
Comune "
La
Bellelli Engineering costruisce due scambiatori in Turkmenistan
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazie
doganali, il tempo totale di opera è stato ridotto a poco più di tre mesi. La
costruzione, infatti, iniziata nello scorso novembre, è stata completata a metà
marzo 2009». Per Valeria Rizzi, amministratore di Bellelli Eng, oltre
all'indiscutibile attività del giovanissimo team aziendale, il risultato
raggiunto è stato possibile anche grazie alla dedizione e alla passione
L'INTERVENTO
Meno burocrazia e più risorse per aiutare le imprese a uscire dalla crisi di
Girolamo Astolfi* ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
L'INTERVENTO
Meno burocrazia e più risorse per aiutare le imprese a uscire dalla crisi di
Girolamo Astolfi* Venerdì 3 Aprile 2009, L'artigianato reagisce alla crisi, ma da
Governo, Parlamento, Regioni e Comuni ci aspettiamo meno tasse, meno burocrazia
e più risorse.
Bellaria:
Cna, eletto il nuovo direttivo ( da "RomagnaOggi.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
e la necessità della messa in cantiere nell'immediato delle opere pubbliche e
delle piccole manutenzioni necessarie alle infrastrutture della città. CNA ha
chiesto inoltre di incrementare i fondi per le cooperative di garanzia per dare
un maggiore respiro alle imprese, partecipare al fondo provinciale
antirecessione e utilizzare tutte le leve locali per dare maggiori
Da
Vinitaly allarme burocrazia ( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Da Vinitaly
allarme burocrazia (Teleborsa) - Roma, 3 apr - Una azienda vitivinicola passa
più tempo dietro alle scartoffie burocratiche che alla coltivazione della vigna
o la produzione del vino. E'l'allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly
sulla base di uno studio dal quale emerge che ogni viticoltore italiano dedica
fino a 100 giornate lavorative all'
Da
Vinitaly allarme burocrazia ( da "KataWebFinanza"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Da
Vinitaly allarme burocrazia (Teleborsa) - Roma, 3 apr - Una azienda
vitivinicola passa pi tempo dietro alle scartoffie burocratiche che alla
coltivazione della vigna o la produzione del vino. E'l'allarme lanciato dalla
Coldiretti al Vinitaly sulla base di uno studio dal quale emerge che ogni
viticoltore italiano dedica fino a 100 giornate lavorative all'
15:51
VINO: ALLARME COLDIRETTI, PIU' TEMPO PER CARTA CHE PER VIGNETO
( da "Agi" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
anno per
districarsi nel marasma della burocrazia che richiede almeno 30 adempimenti
prima di poter stappare una bottiglia di vino. "Questo - sottolinea la
Coldiretti - per il sommarsi di adempimenti, alcuni contraddittori ed altri
superflui, che costringono a compilare documenti, registri, comunicazioni ed
altre mille carte.
Allarme
Coldiretti al Vinitaly: le aziende perdono più tempo dietro le carte che per la
produzione del vino ( da "Sestopotere.com"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
anno per
districarsi nel marasma della burocrazia che richiede almeno 30 adempimenti
prima di poter stappare una bottiglia di vino. Questo - sottolinea la
Coldiretti - per il sommarsi di adempimenti, alcuni contraddittori ed altri superflui,
che costringono a compilare documenti, registri, comunicazioni ed altre mille
carte.
( da "Tribuna di Treviso, La" del
03-04-2009)
Pubblicato anche in: (Corriere
delle Alpi)
Argomenti: Burocrazia
Sintonia tra Tosi e Zanonato «Dl
incentivi, Comuni traditi» VERONA. Leghista uno, democratico l'altro. Ma tutti
i giorni Flavio & Flavio si trovano a fare i conti con casse comunali che
piangono. Sicché i primi cittadini di Verona e di Padova si trovano in sintonia
nel giudizio sul decreto legge incentivi, che ha visti ieri il governo
incassare la quattordicesima fiducia. «Mi pare - ha affermato Tosi - che non
sia stato accolto lo spirito degli ordini del giorno presentati, degli
emendamenti e delle richieste che la stessa Anci presenta da mesi. Forse il
ministro Tremonti, al di là della burocrazia e dei vincoli posti in atto dal governo e convalidati dal
Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni reali che ciò comporta sia per
i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e contribuenti. Tutto ciò - ha
rilevato Tosi - è in controtendenza con il provvedimento sul "piano
Casa" pianificato dello stesso governo, poiché, per rilanciare l'economia
del nostro Paese in forte crisi, i Comuni potrebbero essere i primi ad
investire e in modo rapido. La ritengo una decisione inspiegabile e
contraddittoria». «Non condivido affatto le decisioni che ha assunto la
maggioranza - ha argomentato Zanonato, membro dell'Ufficio di presidenza
dell'Anci - Non è stata tenuta in nessuna considerazione la proposta, avanzata
più volte dall'Anci, di allentare il patto di stabilità per consentire ai
Comuni di investire risorse in opere pubbliche per far ripartire l'economia. I
150 milioni di euro che la norma prevede come limite di spesa complessiva per
gli interventi nel sociale e nell'ambito della tutela dell'ordine pubblico sono
una cifra ridicola - ha concluso Zanonato - Se invece fosse stata approvata la
nostra proposta, gli enti locali sarebbero stati messi nelle condizioni di
investire miliardi di euro in opere cantierabili».
Torna all'inizio
( da "Giornale di Brescia" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 03/04/2009 testata:
Giornale di Brescia sezione:la città Caffaro: «Rispetteremo i tempi»
L'assessore Vilardi ha incontrato il ministro per l'Ambiente e il liquidatore
dell'azienda di proprietà della Snia Dopo Pasqua, l'incontro con l'assessore
regionale Ponzoni. Il 15 aprile a Udine l'udienza sul caso Pcb Di certo c'è che
l'iter ha ormai tempi ben scanditi. Di vago invece resta il provvedimento
definitivo che andrebbe a chiudere la vicenda. Dopo l'incontro di ieri mattina
- che ha visto volare a Roma l'assessore all'Ambiente di Palazzo Loggia, Paola
Vilardi -, il caso Caffaro e Pcb si conferma sempre più legato a doppio filo
alle decisioni del Ministero per l'ambiente. E se grandi passi avanti sono
stati compiuti sulla tabella di marcia, per poter passare dalla teoria alla
pratica occorre una proposta ben definita. Stavolta però, in via ufficiale. Il
nodo Caffaro C'erano tutti: il ministro, i tecnici competenti per Ambiente e
Sviluppo, il presidente della Regione Friuli. E c'erano anche loro, le due
figure chiave a cui è affidato a livello locale il compito di sciogliere il
nodo della matassa: Paola Vilardi, volata a Roma «perchè è tempo di fornire
finalmente delle risposte ai cittadini attraverso i fatti» e il liquidatore
della Caffaro Chimica - società di proprietà del gruppo Snia con uno stabilimento
a Torviscosa (Udine) e uno in città, in via Milano - Paolo Bettetto. Poi è
arrivata anche una proposta, ma formulata solo a voce: il liquidatore e
l'amministratore delegato di Snia hanno cioè avanzato delle ipotesi sui
prossimi passi che l'azienda potrebbe compiere. «È stato un lungo confronto -
chiarisce l'assessore - nel quale è emersa la totale disponibilità di tutti a
valutare una per una ogni strada percorribile per arrivare ad una fase
risolutiva; ora bisogna solo che la burocrazia segua il suo corso per
procedere ulteriormente. Quel che è certo è che un grande passo avanti è stato
compiuto, almeno per quel che concerne le scadenze». Verso il vaglio ufficiale
L'ipotesi formulata da Bettetto - non rivelata perchè non ancora registrata
come atto ufficiale - va insomma messa per iscritto entro Pasqua, così
da poter essere vagliata da tutti gli attori protagonisti: Comune, Regione e
Ministero, cui resta in mano la decisione finale. È perciò previsto subito dopo
la pausa festiva l'incontro tra Paola Vilardi e l'assessore regionale
all'Ambiente, Massimo Ponzoni, con il quale «verranno definiti gli estremi
della proposta». Ma non è ancora tutto. Come già accennato, la palla passa poi
al Ministero: a Roma il vaglio definitivo, accompagnato da quello dell'Avvocatura
di Stato. Un percorso questo che dovrà compiersi in tempi rapidi, specie se si
considera che l'udienza sul Caso Caffaro di scena a Udine è già fissata per il
15 aprile, data in cui il quadro della situazione «dovrà essere tracciato».
L'azienda chimica in liquidazione infatti è chiamata alla bonifica della zona
industriale inquinata in Friuli e questo condiziona pesantemente anche il sito
bresciano (dove comunque sono necessari interventi ambientali) con i suoi 90
dipendenti. In questa fase si segnala un grande attivismo della Regione Friuli,
tanto che lo stesso presidente, Renzo Tondo, era presente ieri a Roma per fare
il punto sulla situazione con i referenti dei Ministeri delle attività
produttive e dell'ambiente. L'obiettivo prioritario è di scongiurare lo spettro
del fallimento. Il «fondo bonifiche» Scoppiata «la bomba» nell'estate 2001, l'indignazione dei
residenti del cosiddetto «quadrilatero del Pcb» fa spazio alle denunce. E le
richieste di danni cominciano a diventare numerose. Nel 2003 nasce il «Sito di
interesse nazionale di Brescia Caffaro» e, parallelamente, prende forma un
piano di recupero dei terreni contaminati per il quale Roma stanzia 6,7 milioni
di euro. L'individuazione dei soggetti beneficiari, le modalità e i termini per
l'erogazione dei fondi sono regolamentati dagli Accordi di programma
sottoscritti tra Stato, Regioni, Enti competenti. A settembre il Comune ha
licenziato al Pirellone quello definitivo, inviato poi al Ministero. Intanto,
il Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) ha
trasferito gli oltre tre miliardi di euro previsti per le bonifiche delle aree
degradate al «Fondo strategico per il Paese», vale a dire al piano di grandi
opere varato dal Governo. E tutti rimangono in attesa di nuove direttive. Nuri
Fatolahzadeh
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( da "Giornale di Brescia" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 03/04/2009 testata:
Giornale di Brescia sezione:la città «Medico, non esecutore testamentario»
Dopodomani l'assemblea annuale dell'Ordine. Il presidente Mancini: contrari al
testamento biologico No alla denuncia degli immigrati clandestini,
provvedimento ritenuto «un passo falso del legislatore» dell'Ordine dei medici
chirurghi e odontoiatri " title="Un momento dell'assemblea dello
scorso anno dell'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri "
onClick="showImage('http://www.giornaledibrescia.it/gdbonline/contenuti/20090403/foto/full_brescia_249.jpg',600,395)">
Un momento dell'assemblea dello scorso anno dell'Ordine dei medici chirurghi e
odontoiatri «Il medico non può, e non deve, diventare un mero esecutore
testamentario che applica quanto scritto sul testamento biologico. E non deve,
nemmeno, diventare una «spia» che denuncia le persone che a lui si rivolgono
per essere curate se non hanno il permesso di soggiorno»: i temi «caldi» del
dibattito politico degli ultimi mesi saranno al centro dell'intervento del
presidente dell'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri, Raffaello Mancini,
all'assemblea annuale che si svolgerà dopodomani, domenica, a partire dalle
9.15 nella sala conferenze di Ubi Banca in piazza mons. Almici 11 (a Brescia
Due). Un intervento, tuttavia, durante il quale il presidente «pungolerà» anche
i suoi colleghi «a una maggiore partecipazione alla vita dell'Ordine: dobbiamo
riconquistare una posizione che deve avere maggior peso anche nella gestione
della sanità». Maggiore spazio per il medico Il presidente Mancini ha rilasciato
alcune anticipazioni in una conferenza stampa affiancato dalla vicepresidente
Luisa Antonini, dal presidente della Commissione odontoiatri Luigi Veronesi e
dal tesoriere Roberto Stellini. «Dobbiamo conquistare maggiore spazio per il
medico nella sanità e dobbiamo meritarlo, è la grande scommessa che, se sarà
vinta, segnerà una nostra vittoria da consegnare all'uomo sofferente, che di
noi si è fidato e che a noi ha affidato quel bene che è la sua vita», ha
ribadito Mancini. Ed ha esortato i medici bresciani, concorde con la dott.
Antonini, «in un momento di grave difficoltà come quella attuale, a considerare
l'Ordine come punto di riferimento da non sottovalutare. Il nostro aiuto ai
medici dovrà sapersi concretizzare nella lotta per riconquistare posizioni di
responsabilità nella gestione della sanità che ci deve rivedere
protagonisti rispetto ad una burocrazia insensibile alle vere necessità dei singoli». In merito alla
denuncia dei clandestini, «l'Ordine dei medici di Brescia ribadisce con forza
le proprie posizioni sostenendo la denuncia dei clandestini un passo falso del
legislatore che ha dimostrato scarsa competenza tecnica e nessuna comprensione
dell'essenza della professione medica, che si ribella in modo unanime e
deciso a questa offesa al proprio patrimonio etico e morale». In riferimento al
testamento biologico l'Ordine «rifiuta i rigidi schematismi legislativi e la
riduzione del medico a puro esecutore testamentario, che ne svilisce esperienza
ed umanità e chiede di rifarsi invece all'alleanza medico-paziente». «Scopo
primario dell'attività medica è la difesa della vita e tenuto conto
dell'unanime rifiuto dell'accanimento terapeutico, la presenza in momenti di
massima crisi del paziente di richieste non eludibili suscita molte
perplessità:chi può sapere con anticipo di anni quanto varrà una vita per un
figlio, un coniuge o per lo stesso paziente?». Odontoiatri mordi e fuggi
Preoccupazioni anche da parte del presidente della Commissione Albo
Odontoiatri, Luigi Veronesi: «L'odontoiatria mordi e fuggi degli ambulatori che
si stanno moltiplicando anche in città è l'aspetto più deleterio di quanto
possa avvenire quando le regole si perdono. La realtà attuale tende sempre più
a privilegiare il valore del costo a scapito della qualità in tutti i settori
minando la credibilità di chi, con grandi sforzi personali, persegue ancora la
filosofia dell'obbiettivo primario che è il risultato migliore e duraturo.
Obbiettivo impossibile da raggiungere nel settore sanitario se non a costi
elevati, dovuti non solo all'uso di prodotti di livello, ma anche di dedizione,
organizzazione di mezzi e tempestività d'intervento, il tutto eseguito nel
rispetto dei tempi biologici di guarigione dei tessuti». All'Ordine di Brescia
sono iscritti 6.600 professionisti tra medici e odontoiatri. E se il numero dei
medici è relativamente contenuto, quello degli odontoiatri è più del doppio
delle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità: a Brescia c'è un
dentista ogni 800, e non ogni duemila come indicato. Dopodomani saranno 151 i
medici nuovi iscritti che presteranno giuramento di Ippocrate, base della loro
etica professionale. Durante l'incontro verrà anche consegnato il Premio
«Emanuela Proto» istituito dal Rotary Club Brescia Sud Est Montichiari alla
memoria della giovane dottoressa recentemente scomparsa ed assegnato a
Maddalena Rizzi, e dei premi ordinistici: il Premio al Merito per meriti
professionali sarà attribuito al prof. Stefano Maria Giulini e quello per
meriti sociali ed umanitari al prof. Lorenzo Magno. Anna Della Moretta
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( da "Gazzetta di Mantova, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Porto. Inutile e costosa per le imprese
L'Uncom dichiara guerra alla burocrazia PORTO. L'Uncom dichiara guerra alla burocrazia inutile e costosa per le imprese. La parola d'ordine
dell'associazione è semplificare gli oneri burocratici a carico delle Piccole e
medie imprese che in soldoni significa ogni anno oltre 14 miliardi di euro
sprecati dagli imprenditori, vale a dire un punto di Pil. Il direttore
Uncom Nicola Dal Dosso, sottolinea che le piccole imprese sono tartassate da
troppe leggi, troppi moduli da compilare, troppo tempo sottratto alla
produzione per non incorrere in pesanti sanzioni penali. «Troppo lungo il
calendario delle scadenze in materia fiscale, del lavoro ed amministrativo per
gli imprenditori che non permettono di incrementare la produttività e di
recuperare il gap oltre il 50 per cento che oggi - aggiunge Dal Dosso -
scontano rispetto alla media di Francia e Germania». L'Uncom propone il
coinvolgimento dell'associazione sulla gestione degli sportelli unici dei
Comuni per gestire gli adempimenti burocratici connessi all'attività d'impresa.
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( da "Gazzetta di Mantova, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'EX ASSESSORE Marchi: prevalgono
le persone Nessuno parla dei progammi OSTIGLIA. Le tre liste puntano sugli
uomini, ma dimenticano i programmi. E' quanto sostiene Giorgio Marchi ex
assessore comunale al bilancio ed ex segretario provinciale di Rifondazione
Comunista, oggi acuto osservatore politico. «Dopo alcuni mesi di melina
politica tanto inutile quanto ridicola - attacca Marchi - ad Ostiglia sono oggi
sono sufficientemente chiari gli schieramenti che si daranno battaglia nella
prossima elezione del sindaco. A sinistra l'avvocato Umberto Mazza, una buona
candidatura certamente. L'uomo per professione è esperto di meccanismi
giuridico amministrativi ed è soprattutto un fuori casta sostenuto da una
coalizione che al di là delle chiacchiere è l'Unione di Prodi, alleanza unica
in grado di far vincere il candidato di sinistra. Di recente formazione, sulla
destra c'è uno schieramento diciamo moderato rappresentato dall'Udc, dalla
Lega, dal Cio e da Paola Moreschi che porta in dotazione, dati 2003 un
pacchetto di cinquecento voti. Il candidato sindaco è il
dottor Pasotto ex funzionario comunale, conoscitore della burocrazia comunale in grado sicuramente
di promettere assessorati pesanti ai suoi sostenitori. A destra - prosegue
Marchi - la ricandidatura della professoressa Salvadori dotata del classico
slancio di chi si avvia a chiedere il secondo mandato. Capace di
iniziare una campagna elettorale con gigantografie alla Berlusconi». E il
programma, come distingue le tre liste? «Sul piano programmatico il piatto
piange. A sinistra si sente parlare di una rete commerciale fornita di outlet.
A destra si parla addirittura della costruzione di un nuovo stadio.
Paccottiglia del 900 in
un momento in cui Ostiglia non avrebbe bisogno di stimoli alla spesa, ma
d'entrate in denaro. E l'opportunità è data dall'insediamento dell'Eusider,
occasione rispetto alla quale ci sono due scuole di pensiero. Quella della
Salvadori che si è espressa secondo il sistema 'mi dai un po' di soldi che
sistemo la piscina e poi ti do concessioni, licenze, la Dia ecc.'. La seconda
scuola, che avrebbe dovuto essere quella dell'opposizione: 'Ti do quando tu mi
avrai dato progetto industriale, impatto ambientale, numero preciso d'assunti,
regole di compravendita di un'area di un milione di metri quadri'. Se questo non
si realizza si rischia di trasformare tutta l'operazione in una gigantesca
speculazione di terreni. E lo scalone che porta sull'argine? «Mi dicono che è
ancora transennato. Forse la sindaca ritiene che sia necessario un corso
d'alpinismo. In ogni caso molte amministrazione hanno tentato di abbellire
l'area, ma essa è destinata a restare nell'immaginario ostigliese con un
termine popolare e triviale» (fr.r.)
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( da "Libertà" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
La "fata burocrazia" è tutta nostra di
PATRIZIA PALLASTRELLI di CELLERI La burocrazia è una fata. Come tutte le fate è sempre stata tra gli uomini.
Certo ci sono fate molto ma molto più potenti: la collera, l'ira, la vendetta,
la passione. La fata burocrazia è più sfumata, non fa grandi cose, ma a lei dobbiamo certe
piccole annotazioni: quanti schiavi, quante piramidi, quanto sole,
quante inondazioni del Nilo. Via via, attraverso i secoli, la storia degli
uomini. Degli uomini? No, la storia dei potenti, dei controllori degli uomini,
l'ha scritta lei, la fata burocrazia. Un po' scialba,
dal lontano passato è così giunta fino a noi. Ha già dato il meglio di sé
quando potenti scellerati le hanno fatto tenere il conto di corpi bruciati,
denti d'oro, talenti sgozzati, tanti deportati, congelati, rieducati, taciuti,
desaparecidos..., e poi i costi, sempre i costi, questi benedetti costi per
tanta gente inutile, mangiapane a tradimento, anche da seppellire. Insomma,
questa fata burocrazia, ora che noi italiani non
buttiamo via niente, ce la siamo tenuta tutta noi. I nostri governanti, nel
corso degli ultimi decenni, l'hanno presa e come l'ombra di Peter Pan l'hanno
stirata lungo tutta la nostra Italia. La fata burocrazia
allunga il suo azzurro velo dalle Alpi fino alla magna Sicilia, isola da me
tanto amata; per non farsi troppo notare ha dato luogo ad una continua
mutazione, e come il meraviglioso albero di Mondrian, si è come congelata
allargando i suoi rami d'argenteo cristallo a coprire il Bel Paese. Ancora una
volta è in servizio. Che diamine! I potenti di turno hanno bisogno di lei e
ancora una volta contro la gente. Uomo qualunque, cosa vuoi? Vuoi un lavoro?
Riempi un modulo. Vuoi fare l'imprenditore? Riempi un modulo. Vuoi fare del
teatro? Riempi un modulo. Vuoi costruire? Riempi cento moduli. Vuoi respirare?
Quello è gratis, ma se ti becchi il cancro sono ca..i tuoi, perché
l'amministratore, che è il padrone della festa, non fa i termovalorizzatori,
non pulisce le acque…eccetera eccetera. La fata non dice più
nulla, le ha già viste tutte. Quello che non aveva ancora visto è che qui ora
le fanno fare
proprio la puttana! Deve essere corrotta proprio da tutti e tutti gli
amministratori azzurri, rossi, verdi arcobaleno, bianchi ecc…
allungano le mani. Allungano…allungano! La fata burocrazia,
coi suoi rami di cristallo, quando si romperà? 03/04/2009
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( da "Cittadino, Il" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Le ruspe spazzano l'ex Baruffaldi
Al posto della fabbrica un complesso residenziale n Un'altra vecchia fabbrica
ormai in disuso del centro città si prepara a lasciare posto ad un blocco di
nuove palazzine residenziali. Dopo la ex Polimeri, è arrivato il turno della ex
Baruffaldi, dove stanno iniziando a prendere quota i primi interventi di
demolizione. Come annunciato dal sindaco Mario Dompè nel corso dell'ultimo
consiglio comunale, nei prossimi giorni dovrebbe essere firmata la convenzione
con l'operatore immobiliare per la realizzazione di un complesso che ospiterà
un centinaio di appartamenti, di cui otto verranno affittati a canone
concordato per 15 anni per poi tornare al lottizzante. Sono previsti cinque
corpi di fabbrica collegati tra loro da un portico. In base allo schema
urbanistico che si appresta ad assumere risvolti concreti, due palazzine di quattro
piani, dovrebbero essere disposte parallelamente all'asse di via Cesare
Battisti, e altre tre di otto piani saranno perpendicolari alla strada.
L'intervento dovrebbe trovare assetto definitivo una volta completato il
disegno delle aree centrali con la realizzazione del cosiddetto
"boulevard", ovvero l'anello alberato che circonderà il Concentrico,
previsto nel piano di sviluppo dell'area Pratone. Il volto della città,
inizierà quindi lentamente a cambiare già nei prossimi mesi, in cui scomparirà
dal panorama locale il vecchio stabilimento, dove i cittadini nell'estate
scorsa segnalarono uno strano viavai notturno. Furono i successivi sopralluoghi
dei vigili a confermare la presenza di due giacigli, che vennero rimossi, a cui
seguirono alcuni interventi da parte della proprietà per mettere in sicurezza
l'edificio, in attesa che prendessero piede le già previste opere di
smantellamento.L'anno scorso invece in residenti di via Jannozzi - allarmati
dal monitoraggio in corso da parte di tecnici che avevano prelevato in più
occasioni dei campioni di terreno - chiesero spiegazioni riguardo la grande
attenzione posta all'area in attesa di bonifica. Tutti passaggi ormai conclusi,
in quanto sta per aprirsi la nuova pagina, dove è annoverato anche
l'insediamento di alcune attività commerciali. La burocrazia ha infatti concluso il suo
iter, per lasciare libero campo ai lavori. Dopo il trasferimento dell'attività,
il caratteristico complesso della ex Baruffaldi scomparirà dallo scenario
sandonatese. Si aggiungerà così un nuovo tassello al piano che troverà
compimento solo quando si sbloccherà anche la più complessa vicenda del
Pratone. Giu. Cer.
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( da "Italia Oggi" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
ItaliaOggi sezione: Enti Locali
data: 03/04/2009 - pag: 13 autore: di Francesco Cerisano Dopo la fiducia al dl
incentivi, il restyling dei vincoli contabili è criticato dai sindaci di destra
e sinistra Il nuovo Patto non piace a nessuno L'Anci: interventi minimi e
contraddittori. Così si spacca il paese «Una misura che rischia di creare una
spaccatura tra stato e comuni». «Uno spot che non risolve i problemi degli enti
locali». E ancora: «una decisione inspiegabile e contraddittoria». E i 150
milioni stanziati per gli interventi di carattere sociale? «Ridicoli». I
commenti dei sindaci dell'Anci, di destra e sinistra (Attilio Fontana, Renato
Locchi, Flavio Tosi e Flavio Zanonato) fotografano nel migliore dei modi la
delusione per le nuove norme sul patto di stabilità inserite dal governo nel
decreto incentivi. Un restyling minimo, che sa di riforma mancata, tanto più
amaro perché giunto dopo la sospensione delle relazioni istituzionali col governo
(decisa dall'Associazione guidata da Leonardo Domenici e rientrata proprio
grazie alla promessa di Berlusconi di interventi più radicali) e due mozioni
bipartisan a favore dei comuni (si veda ItaliaOggi del 18/3, 26/3 e 27/3/2009).
La fiducia votata dalla camera (298 sì, 235 no e 2 astenuti) al
maxi-emendamento del governo al dl n.5/2009 affossa definitivamente le speranze
degli enti in una modifica del patto di stabilità interno in grado di sbloccare
le risorse congelate e rilanciare gli investimenti. I tempi per la conversione
in legge del decreto sono infatti strettissimi (la scadenza è il 12 aprile,
giorno di Pasqua) e il testo dopo il voto di lunedì sarà subito trasmesso al
senato dove si prevede l'ennesimo ricorso alla fiducia. La nuova disciplina del
patto resta perciò quella partorita dagli emendamenti dei relatori in
commissione (si veda ItaliaOggi del 27/3/2008). Il nuovo testo consente ai
comuni virtuosi (in regola con il patto di stabilità nel 2007, con un rapporto
dipendenti-abitanti inferiore alla media nazionale e che nel 2008 abbiano
registrato impegni per spesa corrente non superiori alla media del triennio
2005-2007) di escludere dal Patto:- i pagamenti per spese in conto capitale
(relativi a impegni già assunti) finanziate con i risparmi derivanti dalla
riduzione dei tassi di interesse sui mutui;- i pagamenti in conto residui,
relativi a spese per investimenti, effettuati nei limiti delle disponibilità di
cassa a fronte di impegni regolarmente assunti ai sensi dell'art. 183 del
Tuel.Entro il limite di spesa complessivo di 150 milioni, i comuni virtuosi
potranno escludere anche le spese per gli investimenti in sicurezza pubblica,
gli interventi «temporanei e straordinari di carattere sociale» diretti ad
alleviare gli effetti della crisi, nonché i pagamenti di debiti pregressi per
prestazioni già rese. In tutti questi casi però gli enti potranno effettuare
pagamenti solo nei limiti degli importi autorizzati dalla regione di
appartenenza la quale dovrà rideterminare il proprio obiettivo programmatico
per un ammontare pari al complesso degli importi autorizzati. Insomma, poco o
nulla rispetto alle attese degli enti e soprattutto rispetto al «tesoretto» che
i comuni hanno in cassa e non possono spendere (oltre 16 miliardi tra residui
passivi e avanzi di amministrazione). «Se fosse stata approvata la nostra
proposta», sottolinea Flavio Zanonato (Pd), sindaco di Padova, «gli enti locali
sarebbero stati nelle condizioni di investire miliardi di euro in opere
immediatamente cantierabili».Per i sindaci dell'Anci è praticamente certo che
«un numero impressionante di comuni sforerà il patto di stabilità». Una
ribellione istituzionale che, secondo il primo cittadino di Varese, Attilio
Fontana (Lega) determinerebbe «una spaccatura senza precedenti tra stato ed
enti territoriali». Critico anche un altro esponente del Carroccio, il sindaco
di Verona, Flavio Tosi, che non la manda a dire a Tremonti:
«forse il ministro, al di là della burocrazia e dei vincoli posti dal governo, avrebbe dovuto tenere conto dei
danni reali ai cittadini». «Tutto ciò», prosegue Tosi, «è in controtendenza con
il piano casa poiché i comuni potrebbero essere i primi ad investire».
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( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
CULTURA E SPETTACOLI pag. 12 Andrea
Vitali arriva in Polesine INCONTRI CON L'AUTORE LO SCRITTORE ANDREA VITALI sarà
a Rovigo, nel ridotto del teatro Sociale, questa sera alle 18 con
l'associazione Cuore di carta, per poi spostarsi a Bergantino, dove alle 21
sarà nell'Auditorium municipale per la rassegna Incontri con l'autore,
organizzata dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Rovigo e dal
Sistema Bibliotecario Provinciale. Domani, lo ritroveremo, sempre alle 21,
nella Sala consiliare di Porto Tolle, presenterà ancora il suo ultimo romanzo
"Almeno il cappello". Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, sulla riva
orientale del lago di Como, dove esercita la professione di medico di base. Ha
pubblicato diversi romanzi e raccolte di racconto, tra cui i più recenti, La
figlia del podestà (2005, premio Bancarella 2006), Il procuratore (2006, premio
Montblanc per il romanzo giovane 1990), Olive comprese (2006), Il segreto di
Ortelia (2007), La modista (2008), Dopo lunga e penosa malattia (2008). In
"Almeno il cappello" si racconta della scalcagnata fanfara guidata da
Zaccaria Vergottini, prima cornetta e direttore. Per dare alla città un Corpo
Musicale degno di questo nome ci vuole un uomo di polso, un visionario capace
di districarsi nelle trame e nelle inerzie della politica e
della burocrazia e capace
di metter d'accordo il podestà Parpaiola, il segretario comunale Fainetti, il
segretario della locale sezione del partito Bongioanni, il parroco e tutti i
notabili della zona. Un insieme di imprevedibili circostanze può forse portare
verso Bellano il ragionier Onorato Geminazzi, che vive sull'altra sponda del
lago, a Menaggio, con la consorte Estenuata e la numerosa prole. Andrea
Vitali s'inventa una storia tutta italiana, fatta di furbizie e sogni, ripicche
e generosità, pettegolezzi e amori.
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( da "Nazione, La (La Spezia)" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag. 2 di MANRICO PARMA
QUALI SARANNO le ripercussioni del piano casa sulla realt ... di MANRICO PARMA
QUALI SARANNO le ripercussioni del piano casa sulla realtà spezzina? Passiamo
la parola agli esperti. Con due premesse, sotto l'aspetto delle procedure, a
due giorni dall'accordo fra il governo e le Regioni. La prima: è iniziato il
conto alla rovescia in vista del decreto che semplificherà le norme di
competenza dello Stato. La seconda: entro tre mesi, poi, una legge regionale
operativa deciderà sull'aumento delle cubature delle villette uni e bifamiliari
e di quelle a schiera del 20 per cento, nonché sulla demolizione e la costruzione
di edifici residenziali con un ampliamento del 35 per cento (se si usano
tecniche di bioedilizia). L'architetto Norberto Maggiani, presidente
dell'Unione dei piccoli proprietari immobiliari della Spezia, apre il
dibattito. «Il nuovo piano attacca riuscirà a sbloccare situazioni fino adesso
irrisolvibili. Nel mio incarico e nel mio lavoro, ho visto tanti spezzini
chiedere informazioni su come ampliare uno o due vani, realizzare servizi
igienici, rendere più vivibili gli spazi dell'abitazione. Il decreto è una
risposta alla quantità e alla qualità abitativa. Il secondo punto riguarda la
possibilità di demolire fabbricati esistenti e ottenerne l'ampliamento fino al
35 per cento. Ebbene, questo ha un effetto importante: avere case in conformità
alle normative in materia antisismica e di consumi energetici. In molti casi
l'intervento comporterà sacrifici di carattere economico, però ripagati». E per
quanto concerne le imprese? «Tante medie e piccole aziende prosegue possono
ottenere questi appalti dai privati ed evitare problemi di ordine economico in
periodo di crisi. I Comuni, da parte loro, beneficeranno degli introiti degli
oneri di urbanizzazione». NON ESULTA del tutto Marco Ferramosca, presidente
dell'Ance, i costruttori edili di Confindustria. «In funzione della crisi
osserva il piano della casa non ha impatto immediato. Le Regioni hanno tre mesi
di tempo per decidere le norme sulla scia del decreto del governo. Poi c'è
tutta la parte burocratica. Mentre le aziende bisogno subito di ossigeno. La crisi
morde l'edilizia. Nella nostra provincia nei primi due mesi ha lasciato sul
terreno 250 posti di lavoro. Un numero destinato a raddoppiare entro l'estate
se le imprese non avranno lavoro. «Agli ampliamenti degli immobili aggiunge
Ferramosca sono interessati soprattutto piccoli artigiani. Invece, per le
imprese strutturate dai 3 ai 30 dipendenti, serve qualcosa di più
significativo. Mi riferisco a interventi su lavori pubblici di medie
dimensioni, dal milione ai 5 milioni. Il ritocco ai villini può avere un costo
massimo di 80-100 mila euro». E ancora: «Le procedure del
nuovo piano e la burocrazia
ci porteranno avanti nel tempo. Le possibilità di mercato slittano di un anno,
quando la crisi avrà colpito e sarà forse alle spalle». Il piano casa quali
effetti avrà sul panorama edilizio spezzino? Ferramosca taglia corto: «Nella
nostra provincia sono presenti per il 60 per cento edifici a villetta,
però bisogna tenere presente che il 70% del territorio è soggetto a vincoli
ambientali, non toccati dal provvedimento. Bisogna attendere le decisioni della
Regione per fare il punto sul rimanente 30 per cento degli immobili mono e
bifamiliari». «ASPETTIAMO di analizzare il testo completo del piano della casa
commenta Maurizio Savoncelli, assessore comunale all'edilizia . Sarà la Regione
a decidere la legge operativa. La Liguria è un territorio di mare, di centri
storici, di zone vincolate sotto l'aspetto paesaggistico. C'è da prevedere che
gli interventi di ampliamento degli edifici siano minori rispetto ad altri territori».
Tuttavia, Savoncelli fa presente che il Comune è già pronto a raccogliere la
sfida. «Anzitutto dice una legge regionale semplifica le procedure con le
dichiarazione di inizio di attività, laddove esistono piani particolareggiati,
di recupero, di attuazione di lottizzazione. Poi possiamo contare
sull'efficienza dello sportello unico per l'edilizia, un centro servizi dove le
pratiche vengono evase a tempo di record». Esprime perplessità Roberto Canale,
segretario degli edili Cgil: «Il piano casa? Vedo poche possibilità di
attuazione pratica, visto i vincoli ambientali. Ci vorrà poi un grande impegno
per evitare lavori fuori dalle regole. La città è per la maggior parte esclusa
dai benefici. Poi penso alle famiglie. molte delle quali non hanno disponibilità
economiche visto la crisi»
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( da "Provincia Pavese, La" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL SINDACATO «Può essere utile se
ci sono altri interventi» PAVIA. Il segretario provinciale della Cgil Mario
Santini non è contrario in modo netto all'osservatorio voluto dal governo. «Può
essere utile, ma se ci sono altri interventi per governare la crisi» Può
spiegare meglio la vostra idea? «Purtroppo le tematiche che emergono sono
sempre più stridenti e preoccupanti. In primo luogo c'è il problema della
copertura dei fondi per gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione in
particolare». Mancano i fondi? «Sono insufficienti e non in grado di coprire
una crisi che si presume sarà di lungo periodo». Avete
posto anche il problema della burocrazia lenta. «Spesso c'è un lasso di tempo ampio tra l'approvazione
delle casse integrazioni e l'erogazione dei fondi». Chi può aiutare i
lavoratori? «Alcune banche hanno già costruito delle soluzioni utili per
anticipare, ad esempio, la cassa integrazione. Ma servono accordi per
rendere fluigi questi interventi. E senza costi aggiuntivi». Quali costi? «Ad
esempio gli interessi». E chi può intervenire? «Noi abbiamo chiesto alla
Provincia di intervenire. Ci è stato promesso un lavoro congiunto con la Camera
di commercio. Va bene, ma che si faccia qualcosa». In questo quadro cosa
c'entra l'osservatorio sul credito? «C'entra, perché in un disegno generale
anche il lavoro di monitoraggio e intervento che potrebbe fare sarà utile alle
famiglie e alle poche aziende che in questo periodo hanno deciso di investire
ancora».
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( da "Nuova Ferrara, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Il commercio va tutelato» La nuova
dirigenza della Confesercenti sollecita il Comune e chiede meno tasse,
controlli sugli affitti e parcheggi «Il sistema societario è sano, i conti a
posto: la squadra Confesercenti è fortissima», sorride Olivio Vassalli. Capita
però che anche le squadre che vincono possano cambiare: da ieri il nuovo
presidente dell'associazione del terziario, eletto all'unanimità dall'assemblea
annuale succedendo proprio a Vassalli, è Paolo Benasciutti. Mentre da febbraio
Alessandro Osti siede al posto di direttore, altra era dopo i quattro mandati
di Valerio Miglioli. Nuovi vertici, quindi, ma tanti problemi ancora insoluti
che bruciano in un contesto di crisi. Primo tra tutti, le tasse. «In Italia e a
Ferrara la micro e piccola impresa nuore di fisco - dice Osti -, gli studi di
settore si dimostrano sempre più rigidi: necessario rivederli, per evitare che
Ferrara abbia i parametri uguali ai comuni più ricchi d'Italia. Stesso discorso
per i registratori di cassa, un'arma ideologica: niente scontrino per tre volte
e si rischia la chiusura con pubblica gogna». Annunciata una campagna di
denuncia del caro affitti, «gli enti locali non subiscano l'arroganza della
rendita immobiliare: occorre censire i vani vuoti dei piani terra». Senza
dimenticare la sicurezza (chiesto più controllo del territorio contro la
microcriminalità, «la malavita organizzata ancora non si avverte in modo particolare»),
oggi la priorità è il credito: «Positiva la collaborazione tra istituzioni e
consorzi fidi, però se in altre realtà è sistematica da anni, qui ancora poco
tempo fa il proliferare di piccoli interventi a pioggia non ha portato ad
alcuna ricaduta se non la buona pubblicità all'amministratore che li ha
proposti», punzecchia Osti. «La stretta creditizia è fuori da ogni buon senso -
rincara la dose Vassalli -, chi oggi ha mezza intenzione di investire se ne
guarda bene dal farlo». Le modifiche statutarie approvate in assemblea incidono
sui profili di vertice: in soffitta quello di segretario, ora c'è un direttore
«amministratore delegato», come si definisce Osti; più un presidente
«politico». Ruolo che Benasciutti, ex consigliere comunale, prende molto sul
serio: «Divertenti i manifesti elettorali: chi ci sta, chi ci vorrebbe stare,
chi non c'è mai stato; servono però persone competenti che pensino alle
aziende, con una cultura economica». Il recente passato non è stato facile,
«nelle ultime due legislature abbiamo subito l'amministrazione della città, con
alcuni assessori abbiamo fatto fatica». Rimedi? Almeno sfoltire il personale,
se c'è la richiesta di un «assessorato unico che accorpi attività produttive,
commercio e turismo». Un «tavolo della semplificazione» potrebbe poi monitorare
ogni mese lo stato di avanzamento dei lavori pubblici e
snellire la burocrazia.
Capitolo imposte, «la Cosap va azzerata o almeno ridotta, mentre quella
famigerata sulla pubblicità ci interessa più un regolamento chiaro piuttosto di
sconti del valore di un caffè», fa sapere Benasciutti. Che vede rosso a sentir
parlare di grande distribuzione: «Vanno chiuse le porte, tre centri commerciali
sono più che sufficienti, noto però che c'è chi dice che non siamo i
primi in Italia per l'extra alimentare». Fame di posti auto in città ce n'è e
Confesercenti propone di definire ogni anno un numero di sabati dedicati allo
shopping in centro, in cui sperimentare la chiusura dell'asse Giovecca-Cavour.
Ma la chiave rimane il turismo, chiude Benasciutti, «bisogna mettere a sistema
le bellezze di città e provincia, peccato che il 90% di coloro che ne parlano
si rivelino incompetenti». Fabio Terminali
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( da "Arena, L'" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Venerdì 03 Aprile 2009 CRONACA
Pagina 10 I PROFESSIONISTI. Il parere degli ingegneri e
degli architetti «Meno burocrazia e tempi più contenuti» Il presidente dei geometri: «Ma sulla
bioedilizia e sul risparmio energetico si poteva investire di più» «Un passo
positivo ma che il Governo pensi anche all'edilizia pubblica, non solo alle
sofferenze di quella privata». Così Italo Monaco, presidente della
Consulta tecnica delle professioni di Verona, che raggruppa l'Ordine degli
Ingegneri,il Collegio dei Geometri, Ance Verona e l'Ordine degli Architetti
della Provincia, commenta l'approvazione del Piano casa. «Piuttosto che per
l'aspetto volumetrico credo che il provvedimento d'urgenza sia più utile dal
punto di vista dello snellimento burocratico, un passo duraturo ed efficace.
L'esclusione dei condomini mi sembra corretta». Anche Domenico Romanelli,
presidente del Collegio Geometri di Verona e provincia si dice soddisfatto: «È
un provvedimento straordinario che trovo assolutamente giusto. Creerà un volano
che rimetterà in moto la macchina edilizia dalle imprese edili ai
professionisti». Ma sottolinea: «Se devo trovare un neo, direi che si sarebbe
potuto osare un po' di più nel porre l'accento sulla bioedilizia e sul
risparmio energetico». E aggiunge: «Credo inoltre che sarà un incentivo per chi
vuole lavorare bene e farlo nella legalità evitando speculazioni». Romanelli
non interpreta infatti il piano come un condono e dice: «La normativa non
incentiva la cementificazione. Verranno posti in essere interventi minimali che
per quanto riguarda la tutela paesaggistica credo non andranno ad incidere».
Dello stesso avviso anche il presidente di Ance Verona, Andrea Marani. «Penso che
lo snellimento delle pratiche burocratiche previsto sia una cosa positiva,
accorcerà i tempi e farà risparmiare molti soldi, mentre vedo meno bene lo
stato di confusione che si è creato tra governo e regioni. L'urbanistica è di
competenza regionale e non nazionale, spero che le due cose vengano scisse». E
aggiunge: «Ora che abbiamo i progetti, le idee e le licenze, il pallino passa
al sistema bancario che invece continua a pensare a coprire i propri buchi di
bilancio invece che credere nel settore». Positiva anche la visione generale di
Arnaldo Toffali, Presidente dell'Ordine degli architetti. «È un provvedimento
da non interpretare in maniera ideologica. La situazione richiede interventi
d'urgenza ma bisogna stabilire regole chiare. Dal dopoguerra in poi, il paese è
stato declassato a causa della scadente qualità dei nostri edifici, questa è
un'occasione straordinaria per creare una nuova cultura edilizia». G.C.
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( da "Mattino di Padova, Il" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 11 - Regione Sintonia tra
Tosi e Zanonato «Dl incentivi, Comuni traditi» VERONA. Leghista uno,
democratico l'altro. Ma tutti i giorni Flavio & Flavio si trovano a fare i
conti con casse comunali che piangono. Sicché i primi cittadini di Verona e di
Padova si trovano in sintonia nel giudizio sul decreto legge incentivi, che ha
visti ieri il governo incassare la quattordicesima fiducia. «Mi pare - ha
affermato Tosi - che non sia stato accolto lo spirito degli ordini del giorno
presentati, degli emendamenti e delle richieste che la stessa Anci presenta da
mesi. Forse il ministro Tremonti, al di là della burocrazia e dei vincoli posti in atto
dal governo e convalidati dal Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni
reali che ciò comporta sia per i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e
contribuenti. Tutto ciò - ha rilevato Tosi - è in controtendenza con il
provvedimento sul "piano Casa" pianificato dello stesso governo,
poiché, per rilanciare l'economia del nostro Paese in forte crisi, i Comuni
potrebbero essere i primi ad investire e in modo rapido. La ritengo una
decisione inspiegabile e contraddittoria». «Non condivido affatto le decisioni
che ha assunto la maggioranza - ha argomentato Zanonato, membro dell'Ufficio di
presidenza dell'Anci - Non è stata tenuta in nessuna considerazione la
proposta, avanzata più volte dall'Anci, di allentare il patto di stabilità per
consentire ai Comuni di investire risorse in opere pubbliche per far ripartire
l'economia. I 150 milioni di euro che la norma prevede come limite di spesa
complessiva per gli interventi nel sociale e nell'ambito della tutela
dell'ordine pubblico sono una cifra ridicola - ha concluso Zanonato - Se invece
fosse stata approvata la nostra proposta, gli enti locali sarebbero stati messi
nelle condizioni di investire miliardi di euro in opere cantierabili».
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( da "Nuova Venezia, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 13 - Regione Sintonia tra
Tosi e Zanonato «Dl incentivi, Comuni traditi» VERONA. Leghista uno,
democratico l'altro. Ma tutti i giorni Flavio & Flavio si trovano a fare i
conti con casse comunali che piangono. Sicché i primi cittadini di Verona e di
Padova si trovano in sintonia nel giudizio sul decreto legge incentivi, che ha
visti ieri il governo incassare la quattordicesima fiducia. «Mi pare - ha
affermato Tosi - che non sia stato accolto lo spirito degli ordini del giorno
presentati, degli emendamenti e delle richieste che la stessa Anci presenta da
mesi. Forse il ministro Tremonti, al di là della burocrazia e dei vincoli posti in atto
dal governo e convalidati dal Parlamento, avrebbe dovuto tener conto dei danni
reali che ciò comporta sia per i Comuni ma in primis per i singoli cittadini e
contribuenti. Tutto ciò - ha rilevato Tosi - è in controtendenza con il
provvedimento sul "piano Casa" pianificato dello stesso governo,
poiché, per rilanciare l'economia del nostro Paese in forte crisi, i Comuni
potrebbero essere i primi ad investire e in modo rapido. La ritengo una
decisione inspiegabile e contraddittoria». «Non condivido affatto le decisioni
che ha assunto la maggioranza - ha argomentato Zanonato, membro dell'Ufficio di
presidenza dell'Anci - Non è stata tenuta in nessuna considerazione la
proposta, avanzata più volte dall'Anci, di allentare il patto di stabilità per
consentire ai Comuni di investire risorse in opere pubbliche per far ripartire
l'economia. I 150 milioni di euro che la norma prevede come limite di spesa
complessiva per gli interventi nel sociale e nell'ambito della tutela dell'ordine
pubblico sono una cifra ridicola - ha concluso Zanonato - Se invece fosse stata
approvata la nostra proposta, gli enti locali sarebbero stati messi nelle
condizioni di investire miliardi di euro in opere cantierabili».
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( da "Nuova Sardegna, La" del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 27 - Sassari Con un clic la
storia di un cantiere On-line sul sito del Comune le informazioni sulle
pratiche edilizie Consultabili i dati sulle concessioni rilasciate
dall'amministrazione, al via anche la posta elettronica certificata SILVIA
SANNA SASSARI. Facilita la vita agli addetti ai lavori ma anche alle pubbliche amministrazioni.
E soddisfa anche la curiosità di chi si domanda che ci faccia quel ponteggio
sotto la finestra di casa. Le risposte arrivano dal web, attraverso un sito
accessibile e consultabile da tutti. La password non c'è più, perchè le
pratiche edilizie sono documenti pubblici: dunque chi indaga tra concessioni e
richieste di autorizzazioni non commette violazione della privacy. La novità si
chiama Sportello Unico Telematico: un immenso archivio on-line
che darà il turbo ai tempi lenti della burocrazia. Il debutto ufficiale arriva dopo un anno e mezzo di
sperimentazione. Durante la quale il settore Sportello unico e Attività
produttive del Comune ha aggiornato le sue procedure. Ora la trasparenza è
totale: le informazioni sono condivisibili da tutti, è sufficiente avere una
connessione Internet e collegarsi al sito www.comune.sassari.it.
Dall'homepage si clicca sul link "servizi on line", si accede alla
voce "pratiche edilizie" e il gioco è fatto. Professionisti, imprese
e attività commerciali possono conoscere l'iter della pratica: l'avvio, lo
stato d'avanzamento, i termini stabiliti. I non addetti ai lavori dovranno
seguire la stessa procedura. Per scoprire che tipo di intervento è in corso in
una determinata zona della città, basterà digitare il nome della via. E
apparirà un elenco di tutti i cantieri aperti nel periodo di riferimento
indicato, ovviamente solo quelli per i quali è stata rilasciata regolare
autorizzazione. è un modo efficace per stanare gli abusivi: se un intervento
non compare nell'elenco, significa che qualcosa non va. A quel punto, le
pubbliche amministrazioni possono fare partire la fase degli accertamenti. Ma è
possibile anche scoprire, digitando il cognome, quanti sono i cantieri aperti
da una determinata impresa, o chi è il direttore dei lavori. C'è anche un'altra
novità. Tutti gli interessati potranno, attraverso il servizio di posta
elettronica certificata, inviare documenti che avranno lo stesso valore
giuridico rispetto a quelli cartacei. La differenza è che grazie al servizio on-line
si risparmiano file e tempo prezioso allo sportello. Chiunque voglia aprire
un'attività, comunicare vendite promozionali, orari di chiusura o apertura
modificati, attività di bed & breakfast, potrà accedere ai file Pdf
editabili e compilare i campi indicati. L'unico requisito richiesto è il
programma Acrobat Reader per aprire i file. Lo sportello telematico è stato
presentato ieri a Palazzo Ducale dal sindaco Gianfranco Ganau, dall'assessore
alle Attività Produttive Raffele Tetti, dal dirigente dello Sportello Unico
Gianfranco Masia e dal funzionario Fabrizia Langiu. Tutti hanno sottolineato
l'importanza della novità sia per garantire trasparenza negli atti pubblici, si
per accelerare i tempi. L'assessore Tetti ha detto che solo nell'ultimo trimestre
del 2008 sono state 4900 le consulenze fornite dallo Sportello unico, un dato
che lascia supporre il totale di 20mila in un anno. Le pratiche edilizie
avviate nel 2008 sono state 17.554. Ma se nel 2005 tra l'avvio e la chiusura
della pratica trascorrevano 180 giorni, già dal 2008 sono diventati 60. Mentre
con la Duap (dichiarazione unica attività produttiva) introdotta dalla Regione,
per aprire un'attività sono sufficienti appena 20 giorni.
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( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
BOLOGNA CRONACA pag. 13 «Non
facciamo le vittime designate: il Grande fratello si può contrastare» MAURO
PAISSAN, GARANTE DELLA PRIVACY di MARCO TAVASANI E-MAIL e navigazione Internet:
le linee del Garante' è il tema che oggi Mauro Paissan, uno dei quattro
componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali,
organo designato dalle Camere, affronta al convegno organizzato dall'Alma Mater.
Tra l'altro è appena stato pubblicato l'ultimo libro di Paissan dal titolo La
privacy è morta, viva la privacy' (editore Ponte alle Grazie). «Siamo tutti
controllati, spiati, schedati, sorvegliati, ma spesso non lo sappiamo e quasi
mai abbiamo dato il nostro consenso. Il diritto alla privacy dice Paissan
significa difendersi dalle nuove tecnologie che possono limitare gravemente la
nostra libertà e la dignità». Il Grande fratello' ci segue passo per passo?
«Non solo, spesso siamo noi a offrirci come vittime disperdendo con leggerezza
i nostri dati personali, magari poi pentendocene amaramente. Quando ci mettono
davanti i moduli per la cosiddetta privacy, che è un
monumento inutile alla burocrazia, li firmiamo sempre senza leggere o controllare». Con Internet
possiamo vedere, grazie a foto scattate ad esempio da Google, i volti delle
persone. «Ecco un comportamento illegittimo. Questo servizio che fotografa le
città non può riprendere né il viso delle persone né le targhe
automobilistiche. E' un obbligo di riservatezza che Google deve
garantire a tutti». Il datore di lavoro può controllare il computer di un
lavoratore? «No, no e poi no. Il datore di lavoro può, se vuole, impedire l'uso
del computer o vietare la visita a certi siti Internet, oppure limitare l'uso
delle e-mail. Ma non può mai controllare la navigazione in Rete che fa il
lavoratore, o seguire le sue corrispondenze e-mail». Intanto i sistemi
informatici progrediscono con una velocità straordinaria. «Nel mio ultimo libro
parlo proprio della rincorsa che il cittadino può fare nei confronti
dell'evoluzione tecnologica, e dico che il cittadino è un maratoneta mentre la
tecnologia è un centometrista. E' evidente la sproporzione, ma io amo anche la
figura della tartaruga (il Garante) che alla fine arriva sempre dove vuole
arrivare». E i problemi per la stampa? «Sono molti. Stamane (ieri; ndr) nella
riunione del nostro Collegio dei Garanti abbiamo affrontato due casi scandalosi
di giornalismo. Il primo: un grande giornale ha pubblicato nome e cognome di
una donna stuprata per anni dal padre e dal fratello. Il secondo: un altro
quotidiano ha pubblicato nome e cognome di cinque donne operate di tumore al
seno. Sono episodi molto negativi, anche se la sensibilità verso questi temi
della categoria dei giornalisti in questi anni è molto aumentata». Il lavoro
del Garante è difficile? «Sì. Soprattutto per la velocità pazzesca
dell'innovazione tecnologica che ci costringe a studiare e ad approfondire
questi sistemi talvolta diabolici, come la possibilità grazie al cellulare di
localizzare l'abbonato. Ma ci gratifica quando si riesce a difendere realmente
il cittadino».
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( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
LETTERE E OPINIONI pag. 15
Scuola-Spal, occasione persa' «Tanti ostacoli al torneo proposto per i piccoli
scolari» SPORT & BUROCRAZIA Caro Carlino, mi permetto
di chiedere ospitalità ma reputo necessario esprimere un giudizio in relazione
a quanto accaduto in questi ultimi tempi. Sono responsabile dell'attività
motoria e referente per l'organizzazione di ogni iniziativa ad essa collegata
all'Istituto comprensivo «Cosmè Tura-Carmine della Sala» di Pontelagoscuro
e sono perfettamente a conoscenza delle norme che impongono la programmazione
didattica, ma che non escludono provvedimenti in itinere. Bene, ecco
l'antefatto. La Spal, la squadra principale del calcio ferrarese, società di
comprovata serietà, riorganizzata nella scorsa estate dalla dirigenza guidata
dall'attuale presidente Butelli, ha proposto all'Ufficio scolastico provinviale
(ex Provveditorato agli studi) l'organizzazione di un torneo tra i vari plessi
scolastici di scuola primaria, con la disputa della fase finale allo stadio
«Mazza», allo scopo di divulgare, facendo leva sul magico nome Spal, il gioco
del calcio. Il provveditorato agli studi, ovvero il dirigente Viglione ed i
prof. Marabini e Calabresi, ha risposto con entusiasmo alla proposta, che
obbedisce a linee già tracciate, che indicano nelle società sportive il volano
per la diffusione, senza spesa per le istituzioni scolastiche, delle attività
motorie e sportive. Ne è conseguita una riunione tra i vari responsabili di
attività motoria. E qui sono emerse alcune pretestuose prese di distanza,
quali: non occorre promuovere attività competitiva e non vi sono i tempi per la
programmazione nel piano formativo. Uscito dalla riunione, mi sono prodigato
nel mio istituto, generosamente appoggiato dalla dirigenza e dai colleghi, per
presentare ben tre squadre (Pontelagoscuro, Barco, Villaggio Ina) che vedono
nelle loro composizione anche una discreta presenza femminile. Ma solo il
circolo di Mesola risponde, oltre a noi: è mai possibile perdere queste
occasioni? E che occasioni! Qualcosa comunque si farà, ma resta il rammarico di
vedere tradite le attese dei bimbi e, perchè no, di famiglie. I bambini devono
partecipare a tutte le attività e prendere conoscenza delle regole degli sport,
soprattutto di squadra, più conosciuti. Io ringrazio il mio dirigente
scolastico, le mie colleghe, i dirigenti della Spal e del provveditorato e
auspico che fatti del genere non accadano più e si vada ben oltre la «scuola
seduta». Antonio Ferretti Referente attività motoria Istituto comprensivo di
Pontelagoscuro Image: 20090403/foto/3935.jpg
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( da "Resto del Carlino, Il (Ancona)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
JESI
pag. 11 MONTE SAN VITO «PICCOLO, indife... MONTE SAN VITO «PICCOLO, indifeso,
sconvolto, sfinito». Gli aggettivi non bastano a Maria Grazia Barigelli,
commerciante di Chiaravalle, per descrivere le condizioni del piccolo Kalek, un
bambino afgano di 12 anni soccorso mercoledì alle 20 lungo la strada che da
Borghetto di Monte San Vito scende verso il centro chiaravallese. Ora il
piccolo è stato accolto dalla comunità per minori Il Maggiolo' di Camerata
Picena, ma quegli occhi rossi di pianto, il viso segnato da cicatrici, i pochi
effetti personali contenuti tutti in una busta, la difficoltà anche solo a
tenersi in piedi rimandano le immagini di un lungo viaggio della speranza,
magari nascosto sotto un tir, senza cibo né un adulto accanto. MERCOLEDÌ
all'ora di cena stava facendo l'autostop, sotto la pioggia, ai bordi di una
strada infangata. Lo ha notato, all'altezza di Borghetto, l'autista
dell'autobus che da Belvedere scende verso Ancona. Nel vedere un bimbo tanto
piccolo, solo, in una strada buia, l'autista si è fermato e lo ha fatto salire,
mentre una passeggera ha chiamato il 112 per dare appuntamento ai carabinieri
al capolinea di Chiaravalle. «Mi trovavo al bar vicino al capolinea racconta
Maria Grazia quando è entrato l'autista con il piccolo. Non so descrivere
l'emozione che ho provato nel vederlo, un misto di rabbia e tenerezza nel
pensare che un bimbo così piccolo, a dispetto dell'emancipazione del mondo
occidentale, possa ritrovarsi da solo in un paese straniero, senza capire una
parola di italiano. Continuava a ripetere solo una parola, Roma', come se
volesse disperatamente raggiungere quella città. Era ben coperto, con un
maglione e pantaloni di velluto, ma aveva segni sul viso, sembravano
bruciature. Il barista gli ha offerto una pizza e lui, prendendola in mano, è
scoppiato in lacrime». Ad accentuare l'amarezza dei presenti, i disguidi nei
soccorsi: «Abbiamo atteso oltre un quarto d'ora l'arrivo dei carabinieri, poi
l'autista è dovuto ripartire. Nemmeno i carabinieri di Chiaravalle hanno saputo
aiutarci, perché il turno finisce alle 20. Possibile che la
burocrazia abbia il
sopravvento sulla solidarietà verso un bambino?». Alla fine l'autista ha deciso
di portarlo fino alla Tenda di Abramo di Falconara, dove i volontari hanno
avvertito l'assessore Matteo Astolfi ed il vicesindaco Gilberto Baldassarri.
Il piccolo, di etnia Pastun, che viene da una zona di confine tra l'Afghanistan
ed il Pakistan, parla un dialetto poco conosciuto dall'interprete, ma ha
cercato di ricostruire la sua odissea, raccontando di essere arrivato mercoledì
a bordo di una nave. Ha riferito di avere 12 anni, ma dimostra meno della sua
età. I vigili di Falconara lo hanno accompagnato a Camerata Picena: il bambino,
di cui è responsabile il sindaco del territorio in cui è stato trovato, sarà
seguito fino alla maggiore età, frequenterà la scuola e corsi professionali per
affrontare la vita. Alessandra Pascucci
( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 80
del 2009-04-03 pagina 5 Il museo mette la crisi sotto teca: «Entro un mese 27
nuove assunzioni» di Daniela Uva Non solo posti di lavoro per i giovani ma
anche un bar e due negozi La biglietteria di via San Vittore ha staccato
329.500 biglietti in 9 mesi Sei persone già assunte fra gennaio e febbraio.
Altre 27 in
procinto di firmare un contratto a tempo indeterminato. È la sfida alla crisi
lanciata dal Museo della scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci». Una
politica in controtendenza rispetto a quella seguita dalla maggior parte dei
«colleghi» di tutta Italia. «Entro fine aprile dovremmo completare il quadro
delle assunzioni - assicura il direttore generale Fiorenzo Galli -. Sono in
corso le trattative sindacali, ma speriamo di riuscire a terminarle entro il 30
di questo mese». Per portare a 125 il numero dei dipendenti e continuare
nell'obiettivo di diffondere la cultura tecnico-scientifica e valorizzare il
proprio patrimonio umano. I 27 «fortunati» già collaborano con la fondazione.
«Sono tutti ragazzi di circa trent'anni, la maggior parte dei quali lavora come
animatore scientifico - continua Galli -. Sono loro che accompagnano i
visitatori più giovani e che li seguono nelle attività interattive e nei
laboratori». L'idea di regolarizzare questi giovani nasce dalla voglia di
investire proprio sui ragazzi, «persone che credono nel proprio lavoro -
continua Galli -, alle quali vogliamo assicurare la possibilità di lavorare
serenamente». E tutto questo senza spendere più del passato: «In questo periodo
di crisi non abbiamo fatto altro che riorganizzarci. Questo ci permette di
assumere quasi trenta persone senza modificare il nostro bilancio». Che è in
attivo: 11 milioni di euro nel 2008, solo il 25 per cento dei quali derivanti
da fondi pubblici. Il resto il museo lo guadagna grazie alle proprie attività,
che organizza in piena libertà da quando - nel 2001 - è stato trasformato in
fondazione di diritto privato. I soci sono enti pubblici: ministero
dell'Istruzione, ministero dei Beni culturali, Regione, Comune e Camera di
commercio. Ma ci sono circa 60 aziende private legate da un rapporto di partnership.
«Siamo pubblici, ma ci comportiamo da privati - spiega il direttore -, con
spirito imprenditoriale. Slegarci dalla burocrazia è stato determinante. Perché
ci permette di lavorare per obiettivi. Non a caso la maggior parte dei nostri
introiti deriva da attività e progetti: nuovi laboratori, nuove sezioni,
iniziative realizzate per conto di aziende o amministrazioni». Senza
contare la creazione di un negozio all'interno del museo, che a breve sarà
seguito da un altro punto vendita sulla strada e da un bar. Dalla biglietteria
- che nel 2008 ha
staccato ben 329.500 tagliandi in nove mesi - il museo ottiene circa il 10 per
cento dei propri guadagni. «Siamo i più visitati della Lombardia - conferma
Galli -, ma da solo questo dato non basterebbe a giustificare una macchina del
genere. Il nostro museo è unico in Italia, grazie al suo sforzo costante di
essere contemporaneo, cioè sempre al passo con l'innovazione tecnologica. È
quindi questa la ricetta per «salvare» i luoghi della cultura in Italia?
«Sicuramente cambiare forma giuridica, diventare fondazione, aiuta - conclude
Galli -. Ma da sola questa scelta non basta. Dietro il buon funzionamento di
una fondazione come la nostra c'è tantissimo lavoro e una mentalità da
imprenditori». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest
sezione: PRIMO PIANO (Edilizia) data: 2009-04-01 - pag: 3 autore: A gennaio e
febbraio registrate meno cessazioni del 2008 Le imprese edili non chiudono
Filippo Bonsignore Nel Nord-Ovest, come in tutta Italia, la crisi dell'edilizia
non si arresta. Per il momento comunque le imprese di costruzioni della
macroregione sembrano resistere all'impatto negativo della congiuntura: nei
primi due mesi del 2009, pur rimanendo in numero consistente, sono diminuite le
cessazioni delle aziende del settore. La conferma viene dai dati di Movimprese-
Unioncamere, che evidenziano una frenata nella mortalità delle aziende: tra
gennaio e febbraio di quest'anno hanno cessato l'attività complessivamente
2.537 imprese – 1.922 in
Piemonte, 575 in
Liguria e 40 in
Valle d'Aosta – il 12,3% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008, quando
avevano chiuso 2.892 aziende. «Purtroppo in numeri restano alti e non si può
parlare di inversione di tendenza – sottolinea il presidente di Ance Piemonte,
Giuseppe Provvisiero – Le imprese più penalizzate sono quelle di più piccole
dimensioni, che scontano le difficoltà di cassa, a causa dei ritardi nei
pagamenti pubblici, e la stretta sull'accesso al credito da parte delle banche.
è questa una miscela esplosiva che influisce sulla sopravvivenza dei nostri
associati». Stessa situazione in Liguria. «Le chiusure riguardano maggiormente
le piccole e piccolissime aziende – conferma Maurizio Senzioni, presidente di
Assedil-Ance Genova – Un fattore che incide positivamente riguarda le banche
territoriali che stanno garantendo un accesso al credito meno problematico
rispetto ad altre realtà. Certo è che senza un'inversione di tendenza decisa, i
problemi si ingigantiranno d'ora in avanti». Soluzioni? Simili in tutte le
regioni. «Servono risposte veloci – prosegue Senzioni –. Anche perché nella
sola provincia di Genova stimiamo un calo di 900 100 unità entro fine anno.
Bisogna fare molta attenzione, perché questi numeri non riguardano una sola
grande azienda, ma un problema diffuso in tutto il tessuto di piccole e medie
imprese. Le nostre richieste sono precise: avviare le opere immediatamente
cantierabili, rilanciare gli appalti pubblici, snellire i tempi della burocrazia e delle autorizzazioni, avviare il piano
parcheggi su Genova». «Abbiamo varato un piano anti-crisi con la Regione
Piemonte – spiega Provvisiero – che riguarda principalmente l'avvio delle opere
di piccole e medie dimensioni, immediatamente cantierabili entro l'anno, per
poter dare ossigeno alle nostre imprese. E per questo abbiamo chiesto e ottenuto
dall'amministrazione l'impegno a reperire le somme necessarie affinché possano
ripartire gli investimenti pubblici ». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord
sezione: CENTRO NORD data: 2009-04-01 - pag: 10 autore: Burocrazia.
Nuovo protocollo di Giunta - Brenna: una decina di trattative Iter più veloci sugli
investimenti FIRENZE Andrea Gennai La Regione Toscana prova di nuovo a
sburocratizzare le pratiche per accelerare gli investimenti produttivi, che
possono contare su agevolazioni regionali previste da programmi di settore o su
aiuti comunitari. A otto mesi dalla delibera che approvava il
disciplinare dei cosiddetti protocolli localizzativi (iter rapidi per gli
investimenti), è stata approvata una nuova delibera che rende le procedure
ancora più snelle con un nuovo protocollo:l'obiettivo è sempre quello, far sì
che gli imprenditori orientati a investire non trovino ostacoli a livello
istituzionale. Il nuovo protocollo dovrà avere ulteriori specifiche ma intanto
il quadro è definitivo: la Regione è orientata a farlo valere per investimento
con importi di almeno 5 milioni di euro. Investimenti significativi per i quali
vale la pena accelerare le pratiche. «Ci sono già una decina di trattative
aperte con imprenditori soprattutto locali per sfruttare questa importante
opportunità in particolar modo in una fase come questa – spiega Ambrogio
Brenna, assessore regionale all'Attività economica- . Si va dal settore
dell'abbigliamento a quello delle calzature passando per il biomedicale».
Secondo l'assessore Ambrogio Brenna, «con lo strumento recentemente affinato dei
protocolli localizzativi, che semplificano ulteriormente le procedure in corso,
la Regione Toscana punta ad accelerare i progetti di investimento per dare un
contributo concreto alla ripresa economica». Le linee guida del nuovo
protocollo, che dovranno essere attuate nelle prossime settimane, prevedono già
alcuni punti fermi. Innanzitutto la tipologia di investimento: i protocolli
localizzativi, infatti, costituiscono una procedura negoziale mediante la quale
le imprese possono accedere alle agevolazioni regionali previste dai programmi
di settore e comunitari oltre al Fondo per i nuovi investimenti industriali
previsti dall'art.21 della l.r. 21.12.2007 n.67 per la realizzazione dei
seguenti progetti di investimento. Si tratta della ricerca industriale, sviluppo
sperimentale e innovazione dei processi; investimenti materiali e immateriali
per le Pmi, come previsto all'articolo 15 del regolamento (Ce) n. 800/2008
della Commissione del 6 agosto 2008; di investimenti materiali e immateriali
per le Pmi limitatamente alle aree ex 87.3.c in base all'articolo 13 del
Regolamento (Ce) n. 800/2008 della Commissione del 6 agosto 2008. Nel
protocollo sono state infine inserite anche le spese spese per la costituzione
di piccole imprese nelle aree ex 87.3.c. I protocolli localizzativi prevedono
una proceduraad avviso pubblico e dopo l'istruttoria possono essere attivati ed
entrare pienamente in funzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA Il proponente.
Ambrogio Brenna, assessore regionale CGE
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Focus data: 03/04/2009 - pag: 13 Il caso Record della Prefettura di Grosseto Efficienza e sorrisi contro la burocrazia Capita che qualcuno degli
utenti porti dei fiori, o si presenti con la colazione, oppure che scriva un
bigliettino per ringraziare. Quelli finiscono attaccati alle pareti dello
Sportello unico per l'immigrazione più efficiente d'Italia: la stanzetta della
Prefettura di Grosseto dove lavorano Patrizia Favetta, Meri Renaioli,
Barbara Corsini e Silva Scalabrelli, la prima arrivata delle quattro e anche
l'unica precaria, che dal 2005 è andata avanti a contratti di tre mesi e nel
2007 ne ha avuto uno di 2 anni. «Scade a fine 2009 dice Domelia Ruffini,
dirigente dell'Ufficio immigrazione e dello Sportello unico della Prefettura di
Grosseto . Speriamo che glielo rinnovino, perché oltre a essere la nostra memoria
storica rappresenta il 25% dell'ufficio ». Con l'aiuto di Luano Cancelli, la
signora Ruffini e «le ragazze» così le chiama lei hanno messo in piedi una
piccola macchina da guerra. Il 19 marzo scorso dal Viminale hanno chiamato il
prefetto di Grosseto per comunicare che lo Sportello unico poteva cominciare,
primo in Italia, a lavorare sul decreto flussi 2008. Per l'ottimo motivo che
aveva da tempo smaltito le domande del 2007. Loro si sono messe al lavoro e
hanno già segnalato a Roma una piccola magagna del nuovo sistema informatico,
prontamente corretta. «Siamo un po' pignole ride Ruffini . Controlliamo pratica
per pratica». Certo, Grosseto non ha le dimensioni di Roma o Milano. «Ma siamo
la prima provincia toscana per numero di stagionali. E poi anche gli organici
sono in proporzione: a Firenze sono molti più di noi. La verità è che la
differenza la fa l'organizzazione che ci siamo dati». Roba che faticherebbe a
trovare posto nelle più spericolate fantasie del ministro Brunetta. «Cerchiamo
di rendere tutto il meno burocratico possibile. Magari anche un po' informale.
Gli immigrati che ricevono il visto e possono venire in Italia a lavorare hanno
otto giorni di tempo per presentarsi allo Sportello e chiedere il permesso di
soggiorno. Di solito arrivano, prendono appuntamento, poi tornano e fanno la
pratica. A noi pare brutto farli venire due volte e allora riceviamo senza
appuntamento, tutti i giorni, dalle 10 a mezzogiorno, così decidono loro quando gli
fa comodo passare. Lo stesso vale per i datori di lavoro: è gente impegnata,
costringerli a venire in un orario stabilito da noi complicherebbe loro la
vita». In questo modo è impossibile prevedere quante persone si dovrà assistere
ogni giorno. «A volte ne arrivano 200 in una mattina e non c'è tempo nemmeno per
andare in bagno. Ma le ragazze sono brave. E finché non hanno finito non se ne
vanno. Poi, quando la pratica è pronta, invece di mandare una lettera noi
telefoniamo: è molto più diretto e funziona meglio». Dev'essersi sparsa la
voce, perché per i ricongiungimenti familiari è successo che immigrati di
stanza a Roma o Livorno abbiano spostato la residenza a Grosseto per il tempo
necessario a usufruire dello Sportello unico locale. «Le richieste sono
aumentate in modo esponenziale, da 10
a 40 al mese spiega Ruffini . Del resto, facciamo in una
settimana o 10 giorni quello che altrove può richiedere 3 o 4 mesi.». Le
pratiche È lo Sportello unico più veloce d'Italia. E gli immigrati spostano la
residenza per andare lì Mario Porqueddu
( da "Corriere della Sera"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Politica data: 03/04/2009 - pag: 16 Missione Strasburgo Il
governatore: ci unisce la difesa delle autonomie Lombardo si allea con Storace
«Intesa per superare il 4%» L'Mpa «tradisce» il Pdl. Gasparri: non siamo
colpiti Il fondatore della Destra: non c'è più il ricatto del voto utile, gli
italiani potranno scegliere chi non li ha traditi ROMA Raffaele Lombardo e
Francesco Storace insieme appassionatamente per superare lo sbarramento del 4%
ed entrare in Europa. L'annuncio dell'alleanza tra il Movimento per
l'autonomia, il partito del governatore siciliano, e dell'ex ministro della
Sanità padre fondatore della Destra, lo dà proprio Storace. Nei prossimi giorni
è prevista la firma di un documento politico inneggiante l'autonomia e la
presentazione del simbolo elettorale. La cosa non impensierisce i maggiorenti
del Pdl, tanto che qualcuno (con la garanzia dell'anonimato) dice che sarebbe
una mossa concordata. Sarà. Ma intanto il capo dei senatori Maurizio Gasparri
liquida il tutto così. «La loro argomenta è un'intesa tecnica più che politica
e francamente non ci preoccupa né ci colpisce più di tanto». Il movimento di
Lombardo, forte soprattutto in Sicilia e presente anche in altre regioni del
Sud, fa parte dell'attuale maggioranza di centrodestra ma non è confluito nel
Popolo della libertà. La Destra, nata ufficialmente nel novembre del 2007
perché non condivideva la «deriva democristiana di Gianfranco Fini», è invece
fuori del perimetro del centrodestra, tanto che alle politiche del 2008
presentò come proprio candidato premier Daniela Santanché, ora passata con
Berlusconi, dopo avere tentato di allearsi proprio con il Cavaliere. Allora
l'Mpa prese l'1,1%, mentre la Destra il 2,4. L'obiettivo di entrambi, Storace e
Lombardo, è di valicare la soglia del 4% e accedere così all'europarlamento,
una soglia da raggiungere su base nazionale e non circoscrizionale come aveva
proposto (senza successo) lo stesso Lombardo durante l'esame in Parlamento
della legge per le europee. «Noi e Storace dice Lombardo costituiremo il nucleo
forte attraverso il quale fare sentire una voce chiara in tema di autonomia e
portare avanti un progetto verso il federalismo europeo». La piattaforma
politica con cui cercare alleati come la Destra, si legge in una nota del Mpa,
è la «difesa della rappresentanza contro l'involuzione del sistema politico
italiano che attraverso un bipartitismo forzato estraneo alla cultura e alla
tradizione del Paese riduce gli spazi politici». Non solo, la loro è una
battaglia «in difesa del Mezzogiorno contro le lobby e la burocrazia e per una Europa fondata
sulle proprie radici cristiane ». «Ora aggiunge Storace senza più il ricatto
del voto utile e senza la tradizionale arma usata in 15 anni da Berlusconi,
visto che il presidente del Consiglio non ha più il nemico da battere, la
sinistra, gli italiani di destra potranno scegliere finalmente il movimento che
non li ha traditi». Con il premier Lombardo con Berlusconi: l'Mpa ha
ottenuto alle Politiche 8 deputati e 2 senatori (Ansa) Lorenzo Fuccaro
( da "Corriere del Mezzogiorno"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
del Mezzogiorno sezione: INPRIMOPIANO data: 03/04/2009 - pag: 3 Le reazioni
Ciarlo: è da tempo che chiedo di farlo decadere NAPOLI Il capogruppo regionale
del Pd, Pietro Ciarlo lo chiede da tempo, ha presentato una mozione per farlo
decadere dal ruolo, prezioso, di segretario nell'ufficio di presidenza. Ma
Roberto Conte resta al suo posto. Perché? Burocrazia e
nonsipuotismo. Ciarlo presenta la mozione di revoca il 26 febbraio 2009 dando
due motivazioni: costante assenza dalle riunioni e uscita del consigliere
regionale dalla maggioranza (espulso dal Pd, è nel gruppo misto). Su
quest'ultima eccezione l'avvocatura regionale dà parere negativo: nessuna
spartizione è sancita per legge. Quanto alla motivazione formale,
l'avvocatura rimanda la decisione, in assenza di norme e regolamenti, al
consiglio regionale. Conte, avuta la mozione, non solo diffida il consiglio
regionale ma fa un esposto alla Procura napoletana per violenza privata.
Insomma è perseguitato. La mozione viene calendarizzata una sola volta.
Difronte alla denuncia di Conte, viene chiesto dai capigruppi un ulteriore
esame delle carte.
( da "Corriere del Veneto"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
PARMA
GIORNO E NOTTE 03-04-2009 Figli, fratelli e compagni di vita: storie diverse
tra cani e padroni. Coppie di fatto: inseparabili DI CATERINA ZANIRATO Buffi,
ingenui ma sempre i migliori S ono molto più che cani: sono fratelli, figli,
veri compagni di vita e componenti della famiglia. I loro padroni non hanno
dubbi, nessuno può dare l'affetto che ti dà un amico a quattro zampe, non c'è
fidanzato che tenga. Sono buffi, ingenui, pasticcioni, ma fedeli e leali. Fanno
danni, sporcano, sono esigenti, complicano la vita. Ma i cani sono innamorati
dei loro padroni. E con il loro modo di fare, sanno come conquistare il loro
cuore, creando un legame indissolubile nel tempo. Basta passeggiare per le vie
del centro che subito si vede quanti parmigiani hanno scelto di avere un
compagno di vita a quattro zampe. Non importa la razza o l'età: dal cucciolo di
barboncino al bull dogg, tutti i padroni li portano al guinzaglio con orgoglio,
raccontando al mondo che li osserva che il loro è un rapporto speciale. UN
FRATELLO IN CASA «Lui si chiama Jack, è un incrocio tra un pastore maremmano e
un tedesco - spiega Giuseppe Randisi, 20enne -. Ha 4 mesi: l'ho comprato e l'ho
portato a vivere con me e i miei tre coinquilini. E' diventato subito il cane
di tutti: è come se avessimo un fratello in casa. E' un giocherellone, gioca
con tutto quello che vede in casa. Ed è innamorato del divano: quando ci si
siede lui nessuno si può avvicinare». Avere un cane comporta anche dei
sacrifici, ma Giuseppe è pronto ad accettarli: «La cosa più pesante è la burocrazia - commenta -. Sono residente ad Agrigento e sono obbligato a
registrarlo all'anagrafe canina del Comune di residenza. Per poterlo portare in
vacanza con me in barca, in aereo, all'estero, devo fargli tutti i documenti,
come se fosse una persona: a giorni, infatti, devo affittare un'auto per
portarlo in Sicilia e fargli tutti i documenti di riconoscimento. Però
non sarà faticoso. Non vedo l'ora di fare un viaggio con lui». IN VACANZA
INSIEME Sono tenerissimi insieme Alberto Copelli, 31 anni, e Carmen, una
bastardina di 8 anni. «La considero una figlia, non un cane - racconta -. Si
comporta da essere umano: è intelligente, ascolta, le piace stare in mezzo alle
persone, dorme nel mio letto, è super viziata. Una volta abbiamo anche fatto un
viaggio insieme: a febbraio, siamo andati in Puglia solo io e lei». Carmen,
l'ha chiamata così in onore di Carmen Consoli, ha una storia molto triste alle
spalle: «L'hanno trovata abbandonata in un cantiere - spiega Alberto -. Era
piccolina, magra e probabilmente era stata maltrattata: ancora oggi, se vede un
muratore inizia a ringhiare. L'abbiamo accolta in casa nostra e lei ci ha
regalato subito il suo affetto: è buonissima, gioca sempre con tutti i bambini,
si prende le coccole e non crea mai problemi. Non le piace però stare in mezzo
agli altri cani: quando la porto al parco si isola e resta con me». Alberto non
ha dubbi: tra la sua cagnolina e una ragazza vince la prima: «Carmen viene
prima, senza ombra di dubbio». E' bellissimo guardare passeggiare insieme Livia
Marchi, 15 anni, e la sua Giuditta, un Jack russel di 2 anni e mezzo: insieme
girano per il centro osservando le vetrine, commentando i vestiti. «Abbiamo un
ottimo rapporto - spiega Livia - è una giocherellona, mi fa compagnia quando
studio, la porto sempre con me a fare shopping, dorme sempre con me quando
trova la porta della camera aperta, è una sorella silenziosa». Per Livia un
cane non comporta tanti sacrifici: «E' vero, bisogna portarlo fuori anche
quando non se ne ha voglia, ma l'affetto che ti dà è imparagonabile». Ma tra un
fidanzato e la sua cagnolina, Livia non sa proprio scegliere: «Beh, direi che
sono importanti tutti e due». C'è anche, poi, chi porta fuori il cane della
fidanzata, per avere così più tempo a disposizione con lei: è il caso di Carlo
Buzzi, 23 anni, e «India», american pitt bull terrier. «E' della mia ragazza,
ma è come fosse mio perché lei lavora e quindi lo accudisco io. Quando lei si
alza la mattina, India arriva vicino a me e mi tiene a letto con la zampina».
Qualche sacrificio c'è, ma sono tutti sopportabili: «Certo, non è il massimo
portare fuori il cane quando torni a casa dalla discoteca alle 4 di mattina. Ma
per lei lo fai». COMMESSI A QUATTRO ZAMPE Sono molte le proprietarie di negozi
a Parma che si fanno seguire dal loro cucciolo. E' il caso di Patrizia
Bottarelli, che ha un Bull Dogg inglese bianco di nome «Dede»: «E' la mia ombra
- racconta -. Amo gli animali e ho sempre avuto cani: lei ha solo 7 mesi. Si
crea un'intesa bellissima. Quando passiamo sopra ad una grata, la devo prendere
in braccio: lei non ci vuole salire perché pensa di essere sospesa nel vuoto.
In negozio è bravissima, anzi è diventata l'attrazione dei clienti. E non
comporta troppi sacrifici: basta stare un po' attenti quando si va in vacanza».
Sono due cani «da negozio» anche Vicky e Medea, di 5 e 9 anni, che seguono la
padrona Monica Molesini tra i vestiti della sua boutique. «Mi seguono ovunque -
spiega Monica - E Medea è anche molto gelosa di chi mi si avvicina. Sono dei
cani rumorosi e combina guai: mi fanno spesso arrabbiare. E ogni volta che li
sgrido troppo scappano da casa, consapevoli di cosa hanno combinato. Poi
tornano da soli. Un cane è come un figlio: va accudito, gli va dato amore
incondizionato. Il problema in casa mia è sorto quando ho avuto la prima
bambina: Medea mi ha fatto una crisi di gelosia ed è andata in depressione per
6 mesi. Poi, però, hanno fatto amicizia e ora guai a chi la tocca». Monica non
ha dubbi: «I cani sono puri, ingenui come dei bambini e gli si perdona tutto.
Il marito, invece, non è mai scusato quando fa qualche pasticcio!». Sempre in
un negozio del centro si possono trovare Zoe, di 13 mesi, e la sua padrona
Antonella Zoni: «Siamo insieme tutto il giorno - spiega -. A casa, a lavoro,
fuori a passeggiare. Però dormiamo in camere separate. E' paurosa e affettuosa,
quando entrano i clienti si nasconde sempre sotto al bancone. Abbiamo gli
stessi ritmi: si sveglia con me e si addormenta con me. Certo, da quando ce
l'ho la mia vita è legata alla sua: la considero in ogni decisione importante
che prendo, dalla casa alla vacanza. E mi sono resa conto che tra un uomo e un
cane, viene prima il cane: è lui che deve accettare Zoe, così com'è». hh C'E'
CHI SE LI PORTA IN VACANZA E CHI AL LAVORO. MONICA: «SONO COME DEI BIMBI, GLI
SI PERDONA TUTTO» Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione
delle notizie senza autorizzazione.
( da "Corriere del Veneto"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
LETTERE
AL DIRETTORE 03-04-2009 Lettere al direttore lettere@gazzettadiparma.net
Gazzetta di Parma via Mantova, 68 - 43100 Parma Pubblicità e affissioni abusive
Egregio direttore, mi faccio portavoce di un gruppo di cittadini del quartiere
Cittadella. Le scrivo perché ormai esasperati di vedere i nostri portoni,
videocitofoni e cassette della pubblicità (peraltro nuovi) imbrattati e
rovinati per l'affissione continua (con adesivi super-incollanti) di pubblicità
della ditta Fastweb Infostrada. Ho contattato inizialmente il Comune, la polizia
municipale, la polizia edilizia (sì, perché giocano anche allo scaricabarile!),
senza ottenere nulla, se non perdita di tempo e denaro per la sottoscritta.
Anzi, sono sembrati infastiditi, giustificando la cosa e dicendomi che «è una
pratica ormai consueta e diffusa». Dal momento che si tratta palesemente di una
pubblicità abusiva, nonchè di vandalismo bello e buono, mi chiedo perché non si
provveda con tempestività a multare pesantemente le due società in questione?
Sono sempre così solerti e puntuali, spesso in modo quasi vessatorio, a multare
i cittadini anche per piccole e veniali infrazioni, perché, invece, non si fa
nulla? Lettera firmata Parma, 31 marzo Spreco di carta Gentile direttore, in
questi giorni ho ricevuto dall'Inps il Cud 2009 (cinque fogli) con l'invito di
effettuare la denuncia Red. Da diversi anni mi reco presso un Caf autorizzato
per fare la denuncia. La mia pensione annua per il 2008 è ammontata a euro
5.760,43 , cioè la misura minima integrata. Il Caf mi ha restituito ben 7
(sette) pagine di documentazione che ha trasmesso all'Inps per via telematica.
Non so se l'Inps ne farà una stampa da inserire nei suoi archivi. Essendo
diversi milioni i pensionati con pensione integrata al minimo, immagino che
verranno tagliati diversi alberi per fare una cosa che esperti in materia mi
dicono che potrebbe essere fatta con meno di un decimo di spesa e di perdita di
tempo. Tutti i giorni si protesta per gli sperperi nell'amministrazione
pubblica. Penso che basterebbe fare un piccolo sforzo di attenzione per
ottenere forti risparmi. Non mi sento di chiedere fantasia a chi vive di burocrazia. Lettera firmata Parma, 24
marzo Bar condannato per «fumo esterno» Signor direttore, un bar è stato tenuto
a risarcire i vicini per i danni arrecati da chi fuma al suo esterno. Lo ha
stabilito la Cassazione confermando 10 mila euro di risarcimento a una famiglia
fiorentina che viveva sopra un bar frequentato da persone che fumavano molte
sigarette fuori dalla porta del bar. Io vivo sopra un bar di via Farini
dove tanti ragazzi fumano fuori dal locale e io non posso aprire le finestre.
Quindi sono molto soddisfatto di questa sentenza che mi darà modo di presentare
denuncia contro il bar e ottenere anch'io un risarcimento. Lettera firmata
Parma, 1 aprile Berlusconi padre-padrone Gentile direttore, alcuni giorni fa
l'on. Franceschini suggeriva al Presidente del Consiglio di non candidarsi alle
imminenti elezioni europee. Personalmente suggerisco un'altra cosa all'on.
Berlusconi: di non candidarsi più alla carica di Presidente del Consiglio alle
prossime elezioni politiche, se tutto va bene fra quattro anni. Egli ha
traghettato infatti tanti partiti alla composizione del Popolo delle Libertà e
questo è un merito che gli va riconosciuto pienamente, ma dopo 15 anni ormai dalla
sua storica discesa in campo, è giunta l'ora per lui di farsi da parte. Un
partito nuovo ha bisogno di una leadership nuova, nelle persone, nei gesti e
nei modi, altrimenti il Popolo della Libertà risulterà nuovo nel nome e nella
grafica, ma sarà sempre ancorato all'idea di un Berlusconi padrepadrone, leader
indiscusso ed indiscutibile. Non è questo l'unico modo per gestire la
leadership di un partito, non è l'unico modo per presentarsi ai cittadini. I
moderati che ritengo siano indiscutibilmente la maggioranza degli Italiani sono
lontani da Berlusconi come il giorno dalla notte. E' dunque auspicabile che
questo nuovo partito riparta da zero, ritrovi la fiducia dei cittadini e sappia
esprimere volti nuovi e idee nuove. Diversamente risulterà solo l'unione di
partiti, un trascinarsi stanco di slogan già visti e sentiti troppe volte per
suscitare interessi ed emozioni. Gianni Cocconcelli Parma, 30 marzo Il chirurgo
volontario Gentile direttore, desidero rispondere sia al vostro lettore che
sulla Gazzetta di Parma di oggi, 1 ° aprile, ha commentato un precedente
articolo della giornalista Monica Tiezzi dal titolo «Chirurgo si offre
volontario ma l'Ausl: non si può» , sia fornire alcune precisazioni sul
contenuto dello stesso articolo. La mancata accoglienza, da parte di questa
Direzione, della richiesta di un medicochirurgo in pensionamento anticipato
dall'Ausl di Reggio Emilia di poter prestare attività di volontariato presso le
strutture aziendali si deve a un motivo tecnico e giuridico, come è stato
comunicato all'i n t e r e ssato: la fornitura di prestazioni sanitarie segue
una programmazione ben precisa relativa sia all'o r g a n i z z a z i one dei
servizi che del relativo personale, specialistico e non; in base alla
legislazione vigente non ci è concesso di instaurare rapporti di collaborazione
professionale volontaria. Si tenga conto del fatto, inoltre, che sul territorio
provinciale sia di Parma che di Reggio Emilia ( presso la cui Ausl prestava
servizio il professionista citato) operano in ambito sanitario circa un
migliaio di associazioni di volontariato ed enti noprofit con elevate
competenze e qualità dei servizi prestati, cui il medicochirurgo potrà
sicuramente manifestare la sua disponibilità a collaborare come volontario. Dr.
Massimo Fabi Il Direttore Generale Ausl Parma, 1 aprile La politica a
Langhirano Egregio direttore, le schermaglie preelettorali amministrative per
la «conquista » della poltrona di primo cittadino del Comune di Langhirano, tra
i sigg. Vicini ( ex Sindaco) e Bovis ( attuale Sindaco), stanno risvegliando la
sopita dialettica politica locale. Con la presa delle distanze da Bovis,
durante il recente Consiglio Comunale, da parte di un «triunvirato» di
consiglieri capeggiati dal sig. Dieci, la cittadinanza ha assistito ad una
«ritirata strategica di parte della maggioranza » , in attesa di quello che
potrebbe essere un loro reimpegno, sotto l'egida di un'altro «comandante» . Ciò
che lascia perplesso il cittadino, quale il sottoscritto, è che tutto quello
che avviene è nell'ambito della stessa appartenenza politica, stesso «tetto» e
«colore» , stessa condivisione di ideali, progetti e realizzazioni comunali,
condivise da vent'anni. Improvvisamente la rottura, a detta dei protagonisti
insanabile, dopo quanto sempre unanimemente condiviso! E' chiaro quindi che,
sottostante a tutto, c'e' l'ambiziosa corsa alla «conquista» della poltrona
predetta per quello che «materialmente» rappresenta, nonostante le
dichiarazioni di circostanza che vedono l'impegno dei fautori della politica,
rivolta all'esclusivo bene del proprio paese ( una sorta di missione). Intanto
una delle cose fondamentali per la collettività, quale la realizzazione di
scuole antisismiche, in sessant'anni di gestione della cosa pubblica da parte
di persone appartenenti allo stesso «colore» politico, resta pia illusione.
Sono stati utilizzati i denari dei contribuenti, nel corso degli anni, per fare
tante altre cose, «seppellendone» recentemente una parte nella costruzione di
un tunnel sotterraneo tra un'edificio scolastico ed una mensa, senza risolvere
alla radice la problematica importantissima e primaria della sicurezza
scolastica, nonostante gli appelli rivolti in tal senso più volte dalle
minoranze. Al cittadino resta l'amara convinzione che se, negli anni, ci fosse
stata un'alternanza democratica delle forze politiche, nella gestione della
cosa comune, forse la problematica più importante scuole, sarebbe stata da
tempo risolta, per la tranquillità della collettività, eliminando nel contempo
i clientelismi che volenti o nolenti si sono fortemente radicati nella società.
Mario Malandri Pilastro, 2 aprile Gli incontri di Bancamonte Egregio direttore,
ritengo opportuno segnalare e lodare l'iniziativa di Banca Monte Parma relativa
agli "In - contri economici del giovedì. Il tempo delle scelte, idee a
confronto per superare la crisi". In momenti in cui impera ovunque un
allarmismo senza costrutto, è indispensabile non perdere la calma e affrontare
la congiuntura con analisi accurate e di alto livello. L'incontro di giovedì
scorso, "L'economia italiana tra progresso e declino", con Pierluigi
Ciocca, illustre economista e storico, già vicedirettore della Banca d'Ita -
lia, ne è stato un ottimo esempio. Come membro della comunità degli addetti ai
lavori ho apprezzato molto il taglio dell'intervento, la solida base di cultura
economica, l'equilibrio tra ricerca e capacità di valutare gli impatti
sull'economia reale. Che anche a Parma si possa partecipare a momenti di
approfondimento di questa qualità mi sembra molto opportuno e lodevole. Approfitto
quindi di questo spazio per rivolgere al presidente di Banca Monte Parma,
Alberto Guareschi, un invito a rinnovare queste occasioni, magari con un
ulteriore cicli di incontri in autunno dopo quello del prossimo 23 aprile con
Roger Abravanel. Sono certo che in molti lo apprezzerebbero e si unirebbero a
me in questa richiesta. Paolo Zalera Parma, 2 aprile Il degrado dei marciapiedi
Egregio direttore, condivido in pieno il pensiero del signor Zorandi in merito
al degrado dei marciapiedi di certe zone della città: penso che i marciapiedi
debbano essere al servizio dei pedoni e soprattutto dei disabili, quindi liberi
da biciclette, moto e motorini (e soprettutto da ciclisti incoscienti che li
percorrono a folle velocità). Dobbiamo pensare a chi non ha la fortuna di poter
usare le proprie gambe ma è costretto su una sedia a rotelle: l'incidente di
via D'Azeglio mi ha molto colpita. Lasciamo liberi i marciapiedi per i nostri
amici disabili, per i bambini e per le loro mamme. Lettera firmata Parma, 31
marzo Salvo per uso personale è vietato qualunque tipo di riproduzione delle
notizie senza autorizzazione.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-03 - pag: 17 autore:
Energia. Un emendamento al ddl Sviluppo allunga di almeno sei mesi i tempi per
l'individuazione dei siti Slitta il piano per il nucleare Maggiori poteri alle
Regioni - Esclusa la partecipazione della Cdp Federico Rendina ROMA I
"criteri" per cominciare a studiare dove piazzare le nuove centrali
atomiche italiane arriveranno solo in autunno inoltrato, se andrà bene: il
termine del 30 giugno è ufficialmente slittato. E poi, ma se ne parlerà
comunque dal 2010, bisognerà vedersela con la consueta burocrazia: salta infatti
l'autorizzazione unica e ritornano i vincoli della Via (valutazione di impatto
ambientale) e Vas (valutazione ambientale strategica). Nel frattempo gli
operatori elettrici che davvero pensano di partecipare alla sfida avranno
qualche brivido in più sul fronte dei costi, comunque immani,
dell'operazione. Salta infatti il progetto di costruire consorzi partecipati,
seppure in minoranza, dalla Cassa depositi e prestiti. E chi vorrà avventurarsi
nella pianificazione economica delle centrali atomiche sappiafin d'ora che
dovrà accantonare dall'inizio tutti i denari per il futuro smaltimento delle
scorie, e che dovrà riconoscere una serie di "compensazioni"
economiche sia alle popolazioni, anche con bollette scontate, che alle
amministrazioni locali. Alle quali bisognerà comunque garantire «elevati» (e
non più «adeguati», come previsto nel progetto iniziale) livelli di sicurezza,
da pubblicizzare finanziando campagne informative. E' la nuova via crucis del
rinascimento nucleare italiano, tracciata da maggioranza e opposizione nella
commissione Industria del Senato, dove sta lentamente progredendo lo stralcio
del ddl "sviluppo" che contiene appunto le norme per rendere
credibile la promessa del Governo sul ritorno all'atomo elettrico. Le
modifiche, che aggiungono nuovi tormenti, sono contenute negli emendamenti
proposti o direttamente dalla maggioranza (slittamento di sei mesi per i
criteri rispetto al termine del 30 giugno, no alla partecipazione della Cdp,
compensazioni estese anche agli enti locali) o dall'opposizione con il via
libera di molti membri della maggioranza ( no all'autorizzazione unica, ad
esempio). Tutto più difficile, dunque. Anche perché le nuove stime sulla
effettiva convenienza dell'operazione preoccupano sempre di più. Lo
testimoniano, tra gli altri, gli analisti del Boston Consulting Group. In
Italia – spiega Fabio Cantatore, responsabile dell'area energia di Bcg per
l'Italia – le centrali nucleari possono rivelarsi decisive per risolvere i
problemi strutturali della nostra energia, riequilibrando il mix di
combustibili che vede l'egemonia del gas, «mitigando la dipendenza dall'estero
e contribuendo al taglio delle emissioni imposto dai protocolli ambientali». Ma
in assoluto l'economicità dell'atomo,che richiede investimenti doppi o più
probabilmente tripli rispetto a una centrale a gas o a carbone di pari potenza
con la possibilità di "rifarsi" grazie al minor costo del combustibile,
«non è affatto scontata», avverte Cantatore. Specie in una fase ciclica calante
nei prezzi del barile e del gas. Fanno fede le valutazioni di Bcg sui costi
marginali di produzione elettrica negli Stati Uniti, dove si usano davvero
tutte le tecnologie a disposizione: tra i 62 e i 65 dollari il costo di
produzione del magawattora da nucleare, tutto sommato analogo a quello
consentito da una moderna centrale a carbone "pulito" e non lontano
dai 70-75 dollari del ciclo combinato di gas. Le proiezioni finanziarie
rafforzano la convinzione che a oliare l'operazione può essere solo un sistema
di incentivi pubblici, diretti o indiretti, in grado di fornire una corsia
normativa preferenziale e un significativo aiuto economico. Sul primo fronte
gli ultimi emendamenti non rassicurano. Sul secondo nemmeno: l'estromissione
della Cdp è un duro colpo, anche se un ipotetico consorzio "alla
finlandese" (tutti concordano che il pool tra operatori, finanziatori e
grandi consumatori di energia che si impegnano al ritiro dell'elettricità a
prezzi programmati rappresentaanche per noi la migliore soluzione) potrebbe
comprendere un protagonista davvero robusto: l'Acquirente unico,l'organismo
pubblico che negozia e acquista l'elettricità per i clienti ancora
"vincolati", ovvero le famiglie e le piccole imprese che hanno deciso
di rimanere agganciate alle vecchie tariffe aggiornate trimestralmente
dall'Authority anziché passare alle offerte sul mercato libero dell'energia. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA I DUBBI SUI COSTI Un'analisi Boston Consulting
sottolinea l'impegno pesante della tecnologia atomica: per essere competitiva
richiede incentivi pubblici
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-04-03 - pag: 23 autore: La
spesa delle famiglie. Per l'Università Bocconi lo shopping festivo farà
crescere i consumi (+1,8%) La domenica vale 4 miliardi Federdistribuzione: sono
troppo poche le 16 giornate di apertura Vincenzo Chierchia MILANO «I consumi in
questi mesi del 2009 vanno bene, sicuramente meglio delle attese e per Pasqua
siamo molto fiduciosi» commenta Paolo Barberini, presidente di Federdistribuzione,
l'associazione delle grandi catene commerciali. «Sarebbe ora – aggiunge – di
liberalizzare le vendite nei giorni festivi che sono particolarmente graditi
dai consumatori. Ci sarebbe una forte accelerazione dei consumi e del prodotto
interno lordo. La ripresa dell'Azienda Italia partirà con il mercato interno. A
marzo, ad esempio, le vendite nella grande distribuzione segnano, secondo le
prime stime, un aumento medio del 5% e per Pasqua, grazie a promozioni senza
precedenti e prezzi in netto ribasso, le previsioni sono molto positive». Le
promozioni da febbraio sono a livelli record, in offerta speciale un prodotto
su quattro, secondo Nielsen. La ricetta di Federdistribuzione punta sulla
liberalizazione delle aperture dei negozi la domenica. Secondo una indagine
realizzata dall'Università Bocconi di Milano (istituto Cermes), intervistando
un campione significativo di italiani, se si arrivasse a raddoppiare le
aperture festive, portando da 16 ad almeno 32 i giorni di shopping, il volume
dei consumi aumenterebbe di 4 miliardi di euro (l'incremento stimato sulla
spesa totale delle famiglie è dell'1,8% circa) circa con un impatto positivo
sul Pil pari ad almeno un quarto di punto (+0,25%). «La domanda di shopping
festivo è in forte crescita» sottolinea Roberto Ravazzoni, responsabile
dell'indagine Bocconi. In media, secondo l'indagine, se i negozi sono aperti
anche la domenica, più di un italiano su due si dedica allo shopping. Ravazzoni
aggiunge che si compra sempre di più la domenica perché «i consumatori hanno
sempre meno tempo a disposizione »; la quota nel 2006 era il 54,8% della
popolazione ora è salita al 57,2%». Complessivamente, nell'ultimo anno il 71,3%
degli italiani ha fatto acquisti la domenica in un supermercato (nel 2006, anno
di una precedente indagine, la quota si era attestata al 65,4%), il 59,8% nei
centri commerciali, il 48,4% nei negozi dei centri delle città, il 40,2% nei
negozi sotto casa e il 30,5% negli outlet. Ma le famiglie, rileva l'indagine,
si devono scontrare con l'esigua disponibilità di negozi aperti nei giorni
festivi. Federdistribuzione ha stimato che sono in media 16 l'anno, mentre
dall'indagine emerge che i consumatori vorrebbero che fosse possibile lo
shopping almeno 29 domeniche l'anno.Sempre secondo l'indagine Bocconi più di un
italiano su quattro oggi si dice disposto a concentrare lo shopping proprio la
domenica. «I festivi sono ormai strategici per le catene di distribuzione – ha
aggiunto Paolo De Gennis, top manager di Esselunga –, il fatturato spesso
eguaglia quello del sabato». Federdistribuzione ha poi elaborato una serie di
proposte. «Servono incentivi alle famiglie, quelli sugli elettrodomestici sono
limitati; bisogna eliminare i vincoli su orari e giorni di apertura dei punti
di vendita – sottolinea Barberini – e dare più libertà a promozioni e saldi
omogeneizzando le regolamentazioni locali. Non possiamo sempre ritrovarci con
tante normative, diverse tra loro, è impossibile fare sviluppo. Occorrono poi
agevolazioni fiscali per gli investimenti e la possibilità di incrementare del
20% le aree di vendita dei negozi. Ogni anno investimento almeno 3,5 miliardi
ma potrebbero essere di più. Dobbiamo liberalizzare anche la possibilità di
vendere la benzina e le pratiche di ammodernamento dei negozi, istituiremo un "Mister
Costi" per vigiliare sul peso delle norme e della burocrazia sull'attività aziendale».
vincenzo.chierchia@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA www.ilsole24ore.com
La ricerca Bocconi sullo shopping domenicale LO SCENARIO A febbraio e marzo
nuovi incrementi del giro d'affari della grande distribuzione (+5%), positive
le attese per la Pasqua
( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Venerdì
03 Aprile 2009 Chiudi di LUCA BENEDETTI Il conto è presto fatto: nove dirigenti
del Comune costeranno alle casse di Palazzo dei Priori quasi 145 mila euro in
più. Non è un premio di Pasqua, è quanto, invece, ha stabilito la commissione
per il controllo delle valutazioni e mette nero su bianco gli arretrati
assegnati ad un pacchetto di dirigenti perché il loro settore, fino al 31 marzo
dell'anno scorso, ha pesato di più. Cioè ha effettuato funzioni più ampie
rispetto all'incarico di partenza. Roba un po' vecchiotta che arriva a
conclusione, cioè al pagamento, con un ritardo che racconta
della burocrazia che si
morde la coda. Giusto un anno dopo la prima rivoluzione dei dirigenti che è
stato il primo passo pesante della riorganizzazione che tiene sulle spine più
di mille dipendenti e accende le tensioni tra sindacato e giunta. Contiamo.
A 145 mila euro di spesa in più si arriva dopo la ripesatura delle posizioni dirigenziali
e il primo passo viene messo in fila nel 2006 dal sindaco Renato Locchi dal
segretario generale Riccardo Tenerini dal direttore generale Luciano Castellani
che, nell'ambito della commissione per il controllo delle valutazioni, prende
atto della nuova pesatura delle posizioni dirigenti dopo la riorganizzazione.
Ma l'ultimo via libera arriva dalla Commissione per il controllo delle
valutazioni del 25 agosto dell'anno scorso. C'è, naturalmente, ancora il
sindaco Renato Locchi, il segretario generale Riccardo Tenerini e il nuovo city
manager, Antonella Pedini. La commissione esamina non solo il nuovo peso delle
posizioni dirigenziali, ma anche le osservazioni (a favore) di alcuni dei
dirigenti interessati alla ripesatura. L'ultima puntata è la determina
dirigenziale (la numero 90) fresca di stampa. Esce l'undici marzo 2009 e fa il
conto finale della spesa: 126.523,69 euro. Con un'aggiunta di altri 18.473,44
euro per un altro dirigente, stesso giorno, determina numero 91. C'è chi deve prendere
soldi (risorse accantonate in un apposito fondo per la retribuzione di
posizione e di risultato) dal 2002 e chi dal 2005. L'ultimo giorno per
il conteggio è il 31 marzo 2008, giusto il giorno prima dell'entrata in vigore
della riorganizzazione targata Ferranti. Ma c'è anche un dirigente che resta a
bocca asciutta, nonostante la richiesta arrivata sul tavolo della commissione.
I dirigenti che devono prendere gli arretrati sono Loredana De Luca (12.985,23
euro), Sergio Asfalti (8.656,95), Adelio Bui (in pensione e quindi il conteggio
si chiude nel settembre 2007, 12.766,51), Ivana Moretti (8.656,95), Franco
Becchetti (31.161,37), Leonardo Naldini (14.425,88), Luciana Lucarelli
(15.374,97), Patrizia Brutti (22.495,82) e Roberto Ciccarelli(18.473,44).
Numeri, pesatura e cifre, fanno rumore. Tanto che il consigliere comunale
Carmine Camicia (Dc) annuncia l'esposto alla magistratura contabile: «Domani
(oggi, ndr) porterò gli incartamenti alla Corte dei Conti. E poi si dice che i
dirigenti costano poco. E' l'ennesima farsa di questa giunta, il resto sono
soltanto parole al vento». La polemica sulla ripesatura e sui soldi ai
dirigenti, arriva nel giorno in cui delegazione trattanti e sindacati si
incontrano per chiudere il pre-accordo sulle promozioni verticali (una ventina)
e sulla nuova posizione organizzativa (bocciata in estate) per l'Urp. Firmano
Cgil (dopo una faccia a faccia della delegazione), Cisl e Uil, lasciano
l'incontro dopo tanta tensione Csa e Sulpm. C'è chi sorride e chi fa la voce
grossa ricordando le elezioni a un passo. A proposito di dirigenti: Silvio
Cipriani dall'Unità organica Pianificazione economica e politiche occupazionali
conquista il marketing urbano, settore fresco di istituzione.
( da "Messaggero Veneto, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 4
- Udine Meno affari anche per i professionisti Cacciaguerra (architetti): manca
il lavoro, molti progetti stanno saltando L'ECONOMIA Il calo è del 30%.
Pezzetta (commercialisti): subiamo la crisi delle imprese Guaran (ingegneri):
l'edilizia è ferma. Pajani (avvocati): pagamenti in ritardo Che chiedono
l'intervento delle istituzioni e nuovi ammortizzatori sociali. Anche gli studi
professionistici insomma sono in difficoltà. Certo in questi casi non stiamo
parlando di persone che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese, ma
non mancano le eccezioni. Perché quando in uno studio i conti non tornano i
primi a restare a casa sono i precari, principalmente giovani che fanno pratica
e quasi sempre sono assunti con contratti a termine. «La verità è che manca il
lavoro -spiega il presidente dell'Ordine degli architetti, Giorgio Cacciaguerra
- se fino a poco tempo fa avevo incarichi per i prossimi due anni, adesso ne ho
per i prossimi tre mesi perché molti progetti sono saltati». E secondo
Cacciaguerra il tanto discusso decreto casa non è la soluzione. «Costruire in
deroga ai regolamenti non è pensabile - spiega - sarebbe un condono al
contrario». A livello nazionale Confprofessioni stima un calo del lavoro (e dei
ricavi) tra il 25-30% e il Friuli non fa eccezione. «L'edilizia è ferma - dice
il presidente dell'ordine degli ingegneri, Gianpaolo Guaran -, non si costruisce
e non si ristruttura. Per dare ossigeno immediato alle imprese e quindi ai professionisti che lavorano con le imprese è necessario
snellire la burocrazia e
far ripartire gli appalti pubblici. E poi bisogna finire con le gare al massimo
ribasso altrimenti pur di prendere il lavoro si offrono percentuali di sconto
talmente alte da penalizzare inevitabilmente la qualità». Oltre al fatturato in
calo gli studi devono fare i conti con ritardi nei pagamenti, richieste
di dilazione e rateizzazione e persino mancati pagamenti. «C'è un calo
sensibile del lavoro - conferma la presidente dell'ordine degli avvocati Silvia
Pajani - ma il segnale più eloquente della crisi arrivano dalle difficoltà
crescenti a onorare i pagamenti». In difficoltà anche i commercialisti. «Se le
imprese sono in crisi - sintetizza il presidente dell'ordine, Marco Pezzetta -
anche noi lo siamo». Cristian Rigo
( da "Messaggero, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Venerdì
03 Aprile 2009 Chiudi di NINO CIRILLO ROMA - Da che scuola è scuola, la gita è
gita. Straordinaria, inimitabile combinazione di spirito d'avventura e di sfida
all'ordine costituito, di imbecillità distillata e di delicate, indimenticabili
emozioni. Alzi la mano, chi non ha mantenuto strada facendo, camminando per i
sentieri impervi dell'esistenza, un ricordo sufficientemente nitido di quei
giorni e, soprattutto, di quelle notti. Ma siccome questa non è una
sceneggiatura per Pupi Avati, e tantomeno un caramelloso caleidoscopio
generazionale, bisognerà pur riferire di una notizia che, a suo tempo, sui
giornali non ci sarà neppure finita: i collegi dei docenti di due importanti
superiori istituti romani -il Liceo Classico "Mamiani" e il Liceo
Scientifico "Plinio"- le hanno bocciate all'unanimità, queste gite.
Sì, ci hanno messo in mezzo anche i tagli alla scuola, ma intanto le hanno
bocciate. Per quest'anno non si parte. E bisognerà pur raccontare che sulla
piazza del Campus di Pesaro, nel quartiere che raggruppa diversi istituti di
secondo grado, in queste mattine di primavera, davanti ai pullman di ragazzi e
insegnanti in partenza per Praga e Parigi, scodinzolano festosi i cani
antidroga della Questura. Una controllatina fra zaini e merende e poi si parte.
Succede così da un anno e mezzo, da quando ne beccarono tre di questi ragazzi,
completamente fatti nel bel mezzo di un viaggio d'istruzione in Sardegna. Già,
«viaggio d'istruzione», come la burocrazia pomposamente lo chiama, e che invece spesso e volentieri diventa
un piccolo luna park border line, fatto di bottiglie di whisky scolate senza
ritegno e di discoteche, di porte d'albergo sfondate e di risse puntualmente
sfiorate, di amori finalmente realizzati ma anche di canne, le solite canne.
E con i telefonini e You Tube ognuna di queste bravate diventa il «provino per
il tg della sera», come spiega efficacemente un insegnante. Già, gli
insegnanti. Stralunate e sofferenti figure di adulti che per un nulla -chi 10,
chi 20, comunque al massimo una diaria di 30 euro al giorno- si sobbarcano
l'immane fatica di evitare il peggio ventiquattro ore su ventiquattro. Possono
rifiutarsi di partire, è vero, e molti lo fanno, tanto che la caccia al Prof
Gitante si apre già ad ottobre, la caccia al poveraccio che dovrà assumersi
tutte le responsabilità anche penali del caso. Ma come spiega da Napoli la
professoressa Rosaria Bonanno, un'insegnante di Italiano e Latino del Liceo
"Calamandrei", «c'è anche un problema deontologico: come faccio a
rifiutarmi di andare in gita all'estero se in quella classe c'è un progetto
linguistico? Come faccio a rifiutarmi di partire se ci sono ragazzi che non
hanno nient'altro che quell'occasione per vedere il mondo?». Già, vedere il
mondo. Come lo ha visto un giovane scrittore torinese Andrea Bajani,
imbucandosi nell'arco di un anno in tre gite scolastiche e ricavando per
Einaudi "Domani niente scuola", un sapido reportage sui ragazzi dei
nostri tempi. «Ho visto che cosa succede quando i ragazzi calzano i piedi del
maiale», scrive Bajani a pagina 54, oppure, a pagina 86: «Se volete mettere il
naso dentro il disagio giovanile provate a spacciare rispettivamente per
Antipasto e Dessert una macedonia di pesche sciroppate e una merendina
confezionata». Li ha visti davvero da vicino questi ragazzi, Bajani, e forse
per questo non ha grande verità da rivelare: «Siamo proprio sicuri di essere
stati noi meno trasgressivi di quanto oggi siano loro?» E quanto al bullismo,
all'alcol, alla droga, ha una sua convinzione: «Non sono i ragazzi, si tratta
di fenomeni in crescita in tutte le fasce della società. La sorpresa più amara
è stato vedere in loro, in questi giovani, già lo stesso disincanto degli
adulti. Il disincanto che i genitori gli hanno trasmesso: qualsiasi cosa tu
studi non ce la farai, il futuro non c'è». Poi Bajani affonda il colpo: «Si è
rotto il patto educativo fra genitori e docenti. Il ragazzo va a casa e si
lamenta, il genitore viene a scuola e protesta. Una volta l'alunno veniva
rimproverato sistematicamente due volte, prima e scuola e poi a casa. Eppoi
sono sempre questi genitori a dipingere i docenti come dei falliti, come dei
mancati qualcosa, quello d'italiano come mancato giornalista, quello di musica
come mancato artista...». Ecco, il patto educativo si è rotto e anche le gite
vanno a rotoli. Mangiano perfino male questi ragazzi, spesso gli avanzi degli
alberghi dove vanno, grazie ad agenzie avide e senza troppi scrupoli. Mangiano
male e si comportano peggio. Se ti tornano a casa soltanto assonnati, tiri un
sospiro di sollievo e via. Fra qualche giorno avranno recuperato.
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 03-04-2009)
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PARMA
GIORNO E NOTTE 03-04-2009 Figli, fratelli e compagni di vita: storie diverse
tra cani e padroni. Coppie di fatto: inseparabili DI CATERINA ZANIRATO Buffi,
ingenui ma sempre i migliori S ono molto più che cani: sono fratelli, figli,
veri compagni di vita e componenti della famiglia. I loro padroni non hanno
dubbi, nessuno può dare l'affetto che ti dà un amico a quattro zampe, non c'è
fidanzato che tenga. Sono buffi, ingenui, pasticcioni, ma fedeli e leali. Fanno
danni, sporcano, sono esigenti, complicano la vita. Ma i cani sono innamorati
dei loro padroni. E con il loro modo di fare, sanno come conquistare il loro
cuore, creando un legame indissolubile nel tempo. Basta passeggiare per le vie
del centro che subito si vede quanti parmigiani hanno scelto di avere un
compagno di vita a quattro zampe. Non importa la razza o l'età: dal cucciolo di
barboncino al bull dogg, tutti i padroni li portano al guinzaglio con orgoglio,
raccontando al mondo che li osserva che il loro è un rapporto speciale. UN
FRATELLO IN CASA «Lui si chiama Jack, è un incrocio tra un pastore maremmano e
un tedesco - spiega Giuseppe Randisi, 20enne -. Ha 4 mesi: l'ho comprato e l'ho
portato a vivere con me e i miei tre coinquilini. E' diventato subito il cane
di tutti: è come se avessimo un fratello in casa. E' un giocherellone, gioca
con tutto quello che vede in casa. Ed è innamorato del divano: quando ci si
siede lui nessuno si può avvicinare». Avere un cane comporta anche dei
sacrifici, ma Giuseppe è pronto ad accettarli: «La cosa più pesante è la burocrazia - commenta -. Sono residente ad Agrigento e sono obbligato a
registrarlo all'anagrafe canina del Comune di residenza. Per poterlo portare in
vacanza con me in barca, in aereo, all'estero, devo fargli tutti i documenti,
come se fosse una persona: a giorni, infatti, devo affittare un'auto per
portarlo in Sicilia e fargli tutti i documenti di riconoscimento. Però
non sarà faticoso. Non vedo l'ora di fare un viaggio con lui». IN VACANZA
INSIEME Sono tenerissimi insieme Alberto Copelli, 31 anni, e Carmen, una
bastardina di 8 anni. «La considero una figlia, non un cane - racconta -. Si
comporta da essere umano: è intelligente, ascolta, le piace stare in mezzo alle
persone, dorme nel mio letto, è super viziata. Una volta abbiamo anche fatto un
viaggio insieme: a febbraio, siamo andati in Puglia solo io e lei». Carmen,
l'ha chiamata così in onore di Carmen Consoli, ha una storia molto triste alle
spalle: «L'hanno trovata abbandonata in un cantiere - spiega Alberto -. Era
piccolina, magra e probabilmente era stata maltrattata: ancora oggi, se vede un
muratore inizia a ringhiare. L'abbiamo accolta in casa nostra e lei ci ha
regalato subito il suo affetto: è buonissima, gioca sempre con tutti i bambini,
si prende le coccole e non crea mai problemi. Non le piace però stare in mezzo
agli altri cani: quando la porto al parco si isola e resta con me». Alberto non
ha dubbi: tra la sua cagnolina e una ragazza vince la prima: «Carmen viene
prima, senza ombra di dubbio». E' bellissimo guardare passeggiare insieme Livia
Marchi, 15 anni, e la sua Giuditta, un Jack russel di 2 anni e mezzo: insieme
girano per il centro osservando le vetrine, commentando i vestiti. «Abbiamo un
ottimo rapporto - spiega Livia - è una giocherellona, mi fa compagnia quando
studio, la porto sempre con me a fare shopping, dorme sempre con me quando
trova la porta della camera aperta, è una sorella silenziosa». Per Livia un
cane non comporta tanti sacrifici: «E' vero, bisogna portarlo fuori anche
quando non se ne ha voglia, ma l'affetto che ti dà è imparagonabile». Ma tra un
fidanzato e la sua cagnolina, Livia non sa proprio scegliere: «Beh, direi che
sono importanti tutti e due». C'è anche, poi, chi porta fuori il cane della
fidanzata, per avere così più tempo a disposizione con lei: è il caso di Carlo
Buzzi, 23 anni, e «India», american pitt bull terrier. «E' della mia ragazza,
ma è come fosse mio perché lei lavora e quindi lo accudisco io. Quando lei si alza
la mattina, India arriva vicino a me e mi tiene a letto con la zampina».
Qualche sacrificio c'è, ma sono tutti sopportabili: «Certo, non è il massimo
portare fuori il cane quando torni a casa dalla discoteca alle 4 di mattina. Ma
per lei lo fai». COMMESSI A QUATTRO ZAMPE Sono molte le proprietarie di negozi
a Parma che si fanno seguire dal loro cucciolo. E' il caso di Patrizia
Bottarelli, che ha un Bull Dogg inglese bianco di nome «Dede»: «E' la mia ombra
- racconta -. Amo gli animali e ho sempre avuto cani: lei ha solo 7 mesi. Si
crea un'intesa bellissima. Quando passiamo sopra ad una grata, la devo prendere
in braccio: lei non ci vuole salire perché pensa di essere sospesa nel vuoto.
In negozio è bravissima, anzi è diventata l'attrazione dei clienti. E non
comporta troppi sacrifici: basta stare un po' attenti quando si va in vacanza».
Sono due cani «da negozio» anche Vicky e Medea, di 5 e 9 anni, che seguono la
padrona Monica Molesini tra i vestiti della sua boutique. «Mi seguono ovunque -
spiega Monica - E Medea è anche molto gelosa di chi mi si avvicina. Sono dei
cani rumorosi e combina guai: mi fanno spesso arrabbiare. E ogni volta che li
sgrido troppo scappano da casa, consapevoli di cosa hanno combinato. Poi
tornano da soli. Un cane è come un figlio: va accudito, gli va dato amore
incondizionato. Il problema in casa mia è sorto quando ho avuto la prima
bambina: Medea mi ha fatto una crisi di gelosia ed è andata in depressione per
6 mesi. Poi, però, hanno fatto amicizia e ora guai a chi la tocca». Monica non
ha dubbi: «I cani sono puri, ingenui come dei bambini e gli si perdona tutto.
Il marito, invece, non è mai scusato quando fa qualche pasticcio!». Sempre in
un negozio del centro si possono trovare Zoe, di 13 mesi, e la sua padrona
Antonella Zoni: «Siamo insieme tutto il giorno - spiega -. A casa, a lavoro,
fuori a passeggiare. Però dormiamo in camere separate. E' paurosa e affettuosa,
quando entrano i clienti si nasconde sempre sotto al bancone. Abbiamo gli
stessi ritmi: si sveglia con me e si addormenta con me. Certo, da quando ce
l'ho la mia vita è legata alla sua: la considero in ogni decisione importante
che prendo, dalla casa alla vacanza. E mi sono resa conto che tra un uomo e un
cane, viene prima il cane: è lui che deve accettare Zoe, così com'è». hh C'E'
CHI SE LI PORTA IN VACANZA E CHI AL LAVORO. MONICA: «SONO COME DEI BIMBI, GLI
SI PERDONA TUTTO»
( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
XIII - Napoli Le polemiche I controlli Al museo Madre si torna a ballare Il gip
dissequestra la sala polifunzionale. "Discoteca 3 volte alla
settimana" "Abbiamo speso tempo e soldi, una vera persecuzione Ora
speriamo che sia finita" Abbiamo perso troppo tempo. Oltre 4 mesi di stop
forzato, polemiche, carte e burocrazia. Ora dobbiamo recuperare Non ci fermeremo, andremo avanti con i
controlli per la sicurezza e la mescita di alcolici CRISTINA ZAGARIA Si torna a
ballare al Madre. La sala polifunzionale è stata dissequestrata. Dopo le prove
generali di domenica scorsa, il Madrenalina «torna libero», come dice il
direttore del museo Donnaregina, Eduardo Cicelyn, che aveva parlato di
veri e propri «arresti domiciliari per il museo». E Cicelyn, insieme con Ciro
Cacciola (che cura la selezione musicale) sta già studiando un programma di
eventi, e non solo per il giovedì e la domenica, ma forse anche per un terzo
giorno a settimana, per tutto il mese di aprile. «Abbiamo perso troppo tempo.
Oltre quattro mesi di stop forzato, polemiche, carte e burocrazia.
Dobbiamo recuperare», spiega Cicelyn. «Ero sicuro che avremmo vinto questa
battaglia. Domenica scorsa è andata benissimo, anche i vigili lo hanno visto
con i loro occhi - si sfoga il direttore del museo Donnaregina - Tra l´altro
avevamo tutte le autorizzazioni da oltre un mese. Precisamente dal 6 marzo
siamo in regola per organizzare serate d´intrattenimento danzante». Il
sequestro del locale risale al 29 novembre scorso, dopo una serie di blitz
della polizia municipale e una denuncia (anche in consiglio comunale) del
consigliere di Forza Italia, Raffaele Ambrosino. «Ci hanno contestato problemi
sulla sicurezza. Ci siamo adeguati - ripete Cicelyn - spendendo tempo e soldi,
dai 30 ai 40 mila euro, tra lavori e mancati introiti. è stata una vera
persecuzione, speriamo che ora sia finita». Intanto, però, ieri, il primo
giovedì utile è saltato. L´avvocato Riccardo Polidoro, che difende il Madre, ha
ottenuto dal gip, Pasqualina Paola Laviano, il dissequestro in mattinata. Ma
ieri pomeriggio alle 18 i vigili non avevano ancora notificato il
provvedimento. «Lo notifichiamo entro oggi (ieri ndr) - spiegano dal comando di
vai De Giaxa - E comunque non ci fermeremo, andremo avanti con i controlli per
la sicurezza e la mescita di alcolici per cui non c´è la licenza e questo è già
stato contestato al Madre». Lo aveva promesso nei giorni scorsi anche il
comandante Luigi Sementa. Museo libero ma sotto strettissima osservazione. Il
limite massimo è di 300 persone ed è vietato l´esercizio contemporaneo delle
sale espositive. «Il gip ha esaminato la documentazione fornita dal direttore
del museo Eduardo Cicelyn, ha acquisito il parere del pm - spiega l´avvocato
Polidoro - e ha ritenuto idonei i documenti presentati, quindi ha stabilito il
dissequestro della sala polifunzionale fino al 30 maggio». Il provvedimento
infatti non riguarda tutto il museo, il cui accesso rimane off-limits dopo le
20 (come ribadito anche dalla licenza rilasciata dal Comune lo scorso 24
marzo). «Questa è una decisione surreale», commenta Cicelyn, che ricorda che
prima della ristrutturazione della sala a pian terreno, le serate danzanti si
tenevano comunque nella sala polifunzionale «perché più spaziosa». «Però trovo
contraddittorio che i ragazzi che vengono al Madre il giovedì o la domenica non
possano poi visitare le sale». Ma su questo punto Cicelyn è ottimista. «Questa
violenza della commissione di vigilanza è stata dettata dal clima persecutorio
che si era creato intorno al Madre. Per ora rispettiamo questo limite, anche se
è assurdo, e cerchiamo di ottimizzare gli appuntamenti del mese di aprile, poi
con più calma, per il prossimo autunno rinegozieremo l´utilizzo del museo e
sono sicuro di riuscire ad ottenere i nuovi permessi». Nel sondaggio su
www.napoli.repubblica. it il 70 per cento dei lettori aveva già espresso nelle
ultime 48 ore il parere contro lo stop alle feste nel museo.
( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 80
del 2009-04-03 pagina 11 Piano particolareggiato di Redazione Regola l'attività
edificatoria e prevede la possibilità di espropriare aree. A questo si affianca
un piano di lottizzazione, che subordina l'edificazione
privata a opere di urbanizzazione (strade, parcheggi, reti elettriche ed
idriche, verde pubblico, ecc.) e un piano di recupero che prevede una burocrazia urbanistica più snella e
procedure accelerate in particolari ambiti urbani individuati dai comuni. ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 80
del 2009-04-03 pagina 11 Il vademecum anti burocrazia di Redazione Per bioedilizia
si intendono quelle tecniche di costruzione che consentono un risparmio
energetico: le più ricorrenti prevedono vernici che migliorano l'isolamento
termico, colle senza dispersione di solventi chimici, l'utilizzo di fonti
energetiche alternative (solare, fotovoltaico, ecc.), sistemi di
riscaldamento a pannelli radianti nel pavimento (minori consumi, maggiori
benefici), impianti per il riutilizzo delle acque meteoriche, ecc. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca
di Cagliari Pagina 1018 La Settimana Santa (e anche turistica) Polemiche sui
fondi: per Floris sono investimenti e non spese --> Polemiche sui fondi: per
Floris sono investimenti e non spese Le tradizioni sembrano pagare. La Sogaer
annuncia un forte aumento dei turisti che visiteranno la città durante la
settimana pasquale. La Settimana Santa per portare turisti in città. Anche se i
fondi Por per finanziare i riti religiosi e le cerimonie collaterali hanno
fatto vivere al sindaco Emilio Floris una Passione anticipata. Nel corso della
conferenza stampa di presentazione degli eventi, il primo cittadino si è difeso
attaccando. «Non mi piace sentir parlare di spese: questi sono investimenti»,
ha detto riferendosi ai 770 mila euro stanziati per la Settimana Santa. Non è
stato certo un caso che fosse presente anche Vincenzo Mareddu: il presidente
della Sogaer ha snocciolato i dati sulle presenze turistiche. I RITI Ma, ieri
mattina nella sala consiliare del Municipio, l'attenzione è stata focalizzata
su quello che accadrà nei giorni che precedono la Pasqua. L'assessore alla
Cultura Giorgio Pellegrini, citando “Dolorosas”,
la mostra che, girando per la Spagna, mostra le somiglianze tra i riti iberici e quelli
sardi, ha insistito sul fatto che tutto si svolge all'insegna della tradizione.
Una serie di riti, da Is Misterius a S'Inserru , passando per Su Scravamentu e
S'Incontru , che continuano a vivere grazie all'impegno delle quattro
arciconfraternite, della Solitudine, del Gonfalone di Sant'Efisio, del
Santissimo Crocifisso e degli Artieri, impegnate nella loro organizzazione. GLI
EVENTI Cerimonie che possono attrarre turisti. Ai quali vengono offerti anche
eventi collaterali. Domenica, alla Galleria Umberto, si esibiscono i cori dei
cantori delle arciconfraternite; sempre domenica, nello stesso spazio, inizia
anche l'esposizione (che si concluderà il 14 aprile) di preziosi delle
arciconfraternite e immagini della Settimana Santa. In programma anche una
serie di mostre: al Lazzaretto quella sulla sagra di Sant'Efisio e il “viaggio attraverso le trasparenze di Cagliari tra paesaggi e
volti”. All'ExMà, invece, la mostra sul futurismo, pallino di Pellegrini. I
TURISTI Una serie di eventi che porteranno turisti in città. Ne è certo
Mareddu che ha confrontato i dati di questa Pasqua con quella dell'anno scorso:
si passa da 533 movimenti aerei a 710, da 79 mila posti offerti a 112 mila, da
60 mila visitatori a circa 65, 75 mila. Turisti provenienti da tutta Europa.
«Nei voli con la Spagna», ha detto, «sono più gli stranieri che arrivano dei
sardi che partono». E, giusto per portare acqua al mulino dell'amministrazione
comunale, ha portato un altro dato. «La permanenza media dei turisti è di 5,2
giorni. E, ogni giorno, spendono 147 euro». LA POLEMICA Un puntello al sindaco
dopo le accuse per quel finanziamento di 770 mila euro. «Avevamo l'obbligo», ha
spiegato la dirigente Ada Lai, «di spendere questi soldi in due mesi, un tempo
brevissimo per la burocrazia.
Lunedì potremo mostrare le spese per ogni singola voce». Le polemiche hanno
fatto infuriare il sindaco. «Mi verrebbe quasi voglia di querelare qualcuno».
Di questi soldi, forse, se ne parlerà a lungo. Ma intanto Floris annuncia che,
tempo permettendo, grazie a una delibera di Giunta, durante la Settimana Santa
si arriverà alla pedonalizzazione di una parte del centro storico.
MARCELLO COCCO
( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
40 - Cronaca Roberto Saviano dialoga con Nicolai Lilin l´autore di
"Educazione Siberiana". Un libro che racconta i riti e i segreti degli
Urka discendenti degli uomini che Stalin deportò in Transnistria, al confine
con la Moldavia. Regole e convinzioni di una comunità antica che rivendica
radici morali anche nel reato e che si tramanda il tatuaggio come lingua
"Mio nonno diceva: non c´è inferno né paradiso, se ti comporti male
rinasci in Russia" "Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo, anche per
tutto ciò che da voi si ritiene dovuto" (SEGUE DALLA COPERTINA) ROBERTO
SAVIANO Così dopo un po´, intorno alle pagine di Educazione Siberiana, inizierà
a materializzarsi un intero mondo. Sembrerà lontanissimo, altro, ma bevuto
tutto lascerà un gusto in cui si ritrovano in forma diversa molti sapori simili
al nostro mondo e questo genererà un brivido difficile da dimenticare. Non ci
si aspetti un libro sulla mafia russa, né un trattato sul crimine, né alleanze
tra clan, imperi economici, faide e sparatorie. è il contrario. è un romanzo
che racconta di un popolo scomparso, di una tradizione guerriera che Nicolai
conservava dentro di sé e che non riusciva più a tacere. Continuamente lui usa
la parola "onesto", e continuamente ripete il termine
"disonesto". Può apparire strano che parlando di una comunità
criminale si parli di onestà; noi abbiamo imparato a dimenticare che un codice
etico condiviso possa esistere anche al di fuori della società civile. Tra gli
Urka non si stupra, non si fanno estorsioni, non si fa usura. Si può rapinare e
uccidere, ma solo in presenza di un valido motivo. Si può truffare, ma solo lo
stato e i ricchi. E ci sono anche regole pratiche da osservare: le armi per la
caccia, per esempio, non devono essere messe accanto alle armi che servono per
uccidere esseri umani. E quando un´arma tocca l´altra per purificarla bisogna
avvolgerla in un panno con liquido amniotico, il liquido della vita. Seppellire
il tutto e dopo un po´ arriva la purificazione. è assolutamente vietato agli
uomini parlare con le forze dell´ordine. In Educazione Siberiana ci sono pagine
di arresti e retate in cui la polizia non riesce a rivolgere la parola a nessun
siberiano. Ogni Urka ha sempre al proprio fianco una donna che faccia da
tramite. Lilin racconta che dalle sue parti si dice che chi non ha voglia di
lavorare e non ha il coraggio di delinquere fa il poliziotto. Nelle comunità
criminali degli Urka, diversamente da quanto accade in Italia, esistono regole
talmente forti da fermare il business, vincolare il potere. Sono regole che
seppur calate in un contesto discutibile hanno profonde radici morali. In
Italia, fino a qualche decennio fa, per le mafie regole come non uccidere
bambini, non trattare e vendere droga, non assumerne, ora sistematicamente
disattese, nascevano dalla necessità di cercare quel consenso nella popolazione
che adesso appare dovuto, che ora sono il timore e la forza ad assicurare. «Non
è il crimine la nostra forza - diceva il nonno a Nicolai - ma il consenso ed il
bene che la gente ci vuole». Lilin precisa: «Sono regole di giustizia non
scritte, come la divisione equa dei beni, l´aiuto reciproco e la difesa dei più
deboli». E continua con una nota autoironica che aggiunge credibilità al suo
racconto: «Se nasci in quella realtà non puoi certo divenire Ghandi ma almeno
vivi un una società che ha regole e diritti, non solo soprusi dove vince il più
corrotto e il più forte come tra i lupi». E gli anziani nel romanzo hanno un
ruolo centrale. Non sono solo i depositari delle tradizioni, ma tramandano di
generazione in generazione le storie più avvincenti di rapine e di sfide.
Indirizzano le nuove generazioni anche sul modo di trattare il denaro. I soldi
fanno schifo ai siberiani, la considerano roba sporca. «Mio nonno in tutta la
sua vita non ha mai portato soldi addosso, li tenevano in posti lontani dai
luoghi della vita. I soldi sono sempre stati considerati sporchi». E le figure
di questi anziani nel libro sono davvero meravigliosamente epiche. A tratti si
avverte, e Nicolai conferma, che il libro è passato a vaglio dell´attento
lavoro degli editor pur conservando, a volte, delle asperità, dei punti dove la
lingua inciampa; ed è proprio lì che lo stile ibrido di un uomo che pensa in
siberiano e scrive in italiano, lo stile personalissimo che gli scrittori
migranti elaborano, esce in tutta la sua pura ingenuità e bellezza. Lilin
costruisce un mondo con la sua scrittura e questo fa di lui non un semplice
testimone ma uno scrittore vero e proprio. A volte viene da pensare, ascoltando
Nicolai, che serbi una visione mitizzata degli Urka, parola che a chiunque
abbia letto i libri di Sol�enicyn, Herling o �alamov sui gulag ricorda
invece il peggior incubo per i detenuti normali: stupro, furto, percosse.
Eppure il mondo che Lilin racconta sembra essere un altro, sembra partire da
premesse differenti offrendo la possibilità di osservare quel mondo da una
prospettiva inedita. Essere un Urka, racconta Lilin, era un marchio che ti
portavi dietro ovunque: «Quando ero piccolo e uscii dalla Moldavia con mia
madre, alla dogana un ufficiale vide che ero nato in Transnistria e, seppure
fossi un bambino, mi fissò negli occhi e disse, �Delinquente!!!´. Bastava venire
da lì». Eppure c´è nel codice degli Urka siberiani l´assoluta necessità di dire
sempre la verità. La menzogna è punita. «Devi essere vero, sempre e comunque
devi essere vero. Mi hanno insegnato a dire la verità sempre. Spesso i
poliziotti russi quando arrestavano degli Urka li riprendevano mentre li
interrogavano. Quando dicevano sei un criminale loro dovevano rispondere si, se
rispondevano no era una condanna a morte tra tutti gli Urka. Un Urka non mente
mai». Anche quando la verità significa una condanna alla galera. Nicolai Lilin
si riconosce assolutamente nella tradizione degli Urka: «Sono un criminale
onesto» dice, contrapponendo un mondo ormai tramontato, che cerca di far
rivivere attraverso il suo racconto, alla Russia di oggi, completamente allo
sbando. «Nelle mie zone tutti chiedono il pizzo, per qualsiasi cosa bisogna
pagare. è lecito aspettarsi una richiesta di tangente per documenti, viaggi,
permessi, per tutto ciò che nel mondo occidentale, in un mondo che si dice
civile, dovrebbe essere dovuto». Nicolai è grato all´Italia, o almeno alla
parte d´Italia dove lui vive, e nel suo discorso è possibile rintracciare anche
quanto relativo sia il concetto di diritto. «Qui puoi avere un documento senza
pagare tangenti, qui se vieni derubato puoi sporgere regolare denuncia, e sai
che ci sarà qualcuno ad ascoltarti, a difenderti, a far valere i tuoi diritti
di cittadino. In Russia e in Moldavia tutto è corruzione, politica, burocrazia, tanta prostituzione, racket,
droga. Paesi marci. Mio nonno diceva spesso: credo che non esista né inferno né
paradiso, semplicemente se ti comporti male rinasci in Russia». Nessun urka
siberiano vorrebbe essere chiamato mafioso. La mafia russa è una categoria
generica, enorme, quasi inesistente. Ci sono le famiglie di Mosca,
quelle di San Pietroburgo, la mala cecena e quella georgiana potentissima in
Usa, poi ci sono le famiglie dell´Azerbaigian. I siberiani non si riconoscono
in nessuna di queste organizzazioni, non sentono neanche di essere gang, clan o
organizzazioni. Il loro codice di vita è la loro casa. «Una volta mio nonno mi
ha raccontato che fu arrestato un pedofilo, uno di quelli a cui piacevano molto
le bambine piccole e anche i bambini. Gli Urka quando fu arrestato lo
trattarono con rispetto. Andarono da lui, gli diedero una corda fatta con le
lenzuola e gli dissero: �Hai cinque ore per impiccarti, se non lo fai ognuno
di noi prenderà un pezzo di te e lo strapperà"». Una delle parti più belle
del libro è il racconto dei tatuaggi. Il tatuaggio è un codice per raccontare
il carattere di una persona e il percorso della sua vita, il tatuaggio degli
urka siberiani è un´eredità antica che viene da molto lontano. Il tatuaggio
tradizionale siberiano è un codice segreto, nato in epoca pre-russa e
pre-cristiana. I primi briganti nomadi della foresta, gli Efei, si tatuavano
per potersi riconoscere, lungo le grandi strade della Siberia dove assaltavano
i convogli provenienti dalla Cina e dall´India. I tatuaggi quindi erano un modo
per non farsi assalire da "colleghi", e un modo muto per rendersi
fratelli. Quando si diffuse il Cristianesimo, il tatuaggio criminale siberiano
adottò i simboli della nuova religione: gli Efei si confondevano così con i
pellegrini, che erano poveri e, non potendo acquistare croci, catene e immagini
sacre, se le tatuavano. Con la formazione dello stato russo, lo Zar decise di
sbarazzarsi degli Efei; ma i più irriducibili di loro, gli Urka, ostili a
qualsiasi potere, si rifugiarono nella Taiga dove organizzarono una dura
resistenza che fu spezzata soltanto dopo secoli, dai comunisti. Nel libro sono
meravigliose le pagine dove Lilin racconta come il tatuatore sia una figura
speciale, quasi un sacerdote. Per i siberiani puoi diventare tatuatore solo su
autorizzazione di un anziano maestro; Lilin scelse all´età di 12 anni di
divenire allievo del più esperto della sua città. Era bravo a disegnare, i suoi
disegni venivano richiesti per farne tatuaggi, ma aveva bisogno di imparare
l´antica arte del tatuaggio tradizionale, eseguito a mano con le bacchette, non
con la macchinetta elettrica. A 18 anni, ultimato l´apprendistato, il suo
maestro lo nominò tatuatore. Un corpo siberiano tatuato è un libro misterioso,
che pochi sanno leggere: i singoli simboli assumono un preciso significato solo
se messi in relazione tra loro, nelle rispettive posizioni. «Si tratta di una
grande tradizione, - dice Nicolai - alla quale sono orgoglioso di appartenere».
Per un siberiano il tatuaggio è un processo lungo che dura tutta una vita.
Iniziano a tatuarsi all´età di dodici anni e soltanto dopo aver passato una
vita, con tutto ciò che può essere a vita di un Urka, la loro storia potrà
essere letta sui loro corpi. Schiena e petto sono tatuate solo alla fine, dopo
i cinquant´anni. Nicolai è completamente rivestito di tatuaggi. Imprudentemente
gli chiedo di raccontarli e ottengo una risposta che non mi aspetto.
«Raccontare i tatuaggi è disonesto. I tatuaggi sono un linguaggio muto, ci si
tatua proprio per evitare di parlare. Solo un siberiano può capire. Chi
racconta uccide la tradizione, e rischia di essere ucciso». Il tatuaggio
siberiano è divenuto quasi un tatuaggio pop e il cinema ha cercato di
raccontarlo, ma Nicolai è molto scettico: «Il film di Cronenberg («La promessa
dell´assassino», ndr) è tutta una farsa. Il tatuaggio siberiano è morto con i
siberiani. è una menzogna, dal film sembra quasi che tutti gli affiliati russi
si tatuino, ma non è così. Quei tatuaggi li hanno solo alcuni, come per esempio
Seme Nero». Seme Nero è un clan che si tatua ma è un gruppo che vive in
carcere. Non possono avere rapporti sessuali, non possono avere famiglia,
quando escono dalla galera fanno di tutto per rientrarci. Sono cosche di
criminali spesso create dalla polizia per controllare le carceri, criminali
comuni entrano in Seme Nero e divengono come una casta che governa in cella su
tutti. Ma queste storie che rimbalzano intorno al libro di Lilin sono satelliti
rispetto al suo obiettivo, quello di raccontare la palestra, la tana delle
tigri siberiane in cui viene a formarsi un giovane Urka, stirpe estinta di
antico guerriero. L´educazione siberiana è un´educazione antica quasi
sciamanica, disciplinata. Chiedo a Nicolai della morte, che per tutto il libro
è sempre vista come una compagna di vita, come qualcosa che sta lì pronta ad
aspettarti né terribile né amica. C´è e basta. «Io ho ucciso Roberto, ho ucciso
un bel po´ di persone. Ma non sento dolore, o meglio sento che ero costretto a
farlo, ero un militare in Cecenia, e dovevo sparare. Ho ucciso e ho sentito la
morte tante volte vicina a me. Ma anche su questo la mia gente mi ha insegnato
a capire la morte, a conoscerla e a non sentirla come qualcosa di strano. Qui
nessuno vuole morire. Io se voglio la vita so che devo volere anche la morte».
Gli chiedo se ora vuol solo fare lo scrittore e vuole smettere di tatuare. «Mi
sono un po´ stancato. Continuare a raccontare storie con le parole mi
piacerebbe di più che continuare a bucare pelle�». Me ne vado con la certezza
che il racconto e la memoria possono salvare un mondo e permettere di mappare
una sorta di percorso che pericolosamente ci dice: il peggio è ancora da venire
e laddove si perdono le regole si perde tutto ma, come scrive Lilin, il motto
degli Urka siberiani è ancora vivo: «C´è chi la vita la gode, chi la subisce,
noi la combattiamo». � 2009 by Roberto Saviano Published by arrangement with
Roberto Santachiara Literary Agency
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sud
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-04-01 - pag: 3 autore: A PALERMO La lentezza
burocratica ferma investimenti per 500 milioni Un fabbisogno di almeno 7.200
abitazioni, 500 milioni pronti per essere investiti nell'edilizia
"sociale" e un Peep (piano per l'edilizia economicae popolare) che
dalla scorsa estate giace nella commissione Urbanistica del Consiglio comunale
di Palermo. Sono questi gli ingredienti di una ricetta siciliana antica, quella della lentezza della burocrazia, che da un lato blocca investimenti e dall'altro non garantisce
sbocchi a chi cerca casa, ma non può permettersi cifre da capogiro. Uno studio
presentato nella scorsa legislatura al Consiglio comunale calcola un fabbisogno
abitativo di 18 mila alloggi, sul quale si applica una soglia minima di
realizzazioni del 40%, pari proprio a 7.200 alloggi. Adesso la
discussione sulla delibera per dare il via all'iter per l'individuazione e la
costruzione degli alloggiè partita: «Entro la prima settimana di aprile la
delibera sarà pronta- sostiene il presidente della commissione
Urbanistica,l'Udc Gerlando Inzerillo-. Poi toccherà agli uffici comunali
stilare un piano di settore per individuare le aree di costruzione partendo dai
criteri dettati». Criteri che, secondo Inzerillo, prevedranno di «non aggredire
il verde agricolo. Si costruirà in zone già urbanizzate: una distribuzione a
macchia di leopardo degli alloggi anche per non avre servizi carenti. Non si
faranno nuove aree come lo Zen». Inoltre, indicazioni per favorire bioedilizia
e sviluppo verticale delle costruzioni. Il Peepè fortemente atteso dalle
associazioni di imprenditori. «In poco tempo sarebbero cantierabili 4.500
alloggiafferma Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo -. Inzerillo
si è dato molto da fare incontrando noi e le associazioni ambientaliste, ma il
tempo adesso è davvero poco». Salerno evidenzia l'opportunità di realizzarei
lavori di edilizia agevolata per dare una boccata d'ossigeno alle imprese del
Palermitano («vivere solo di ristrutturazioni non è sufficiente», dice).
Effetti sui quali non ha dubbi neanche Elio Sanfilippo, presidente regionale di
Legacoop: «I fondi bloccati per le coop di edilizia agevolata sono 500 milionia
Palermo e anche a Catania c'è lo stesso problema. Eppure per la regione il
settoreè fondamentale tanto quanto quello automobilistico in Piemonte, per
questo abbiamo anche proposto all'Ars di inserire interventi premiali peri
comuni che si dotano di Peep». Per Giuseppe Di Giovanna, presidente dell'Ance
Palermo, la situazione assume toni paradossali: «A livello nazionale si tenta
di ridare fiato all'economia proprio partendo dal piano casa, mentre
l'amministrazione comunale palermitana è ingessata. Si rischia che gli
interventi varati dal governo nazionale passino sulla testa dei palermitani
senza effetto». Salvo Butera
( da "Repubblica, La"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
16 - Interni Lombardo cambia ancora casacca addio a Silvio, al voto con Storace
"Io avrei fatto il cartello dei governatori del Sud, ma Vendola non se l´è
sentita" è polemica con il Pdl, quelli dell´Udc nella giunta siciliana lo
vedono come un nemico ATTILIO BOLZONI All´amico che credeva quasi un fratello,
oramai ha tolto anche il saluto. Totò Cuffaro si urta quando qualcuno gliene
parla, neanche il suo nome vuole sentire più. E di lui, dice: «Quello è in
preda a una furia, vuole cambiare tutto quello che ho fatto io ma prima o poi,
prima o poi dovrà risponderne ai siciliani». In un anno gli
ha portato via feudi e poltrone, il controllo della burocrazia regionale e la Sanità, gli ha strappato uomini e voti, gli ha
sottratto potere e "tagliato" la faccia come nessuno avrebbe mai
nemmeno immaginato. In un anno Raffaele Lombardo ha dimenticato vent´anni
felicemente vissuti con Totò Cuffaro. In siciliano, è quello che si
chiama un tradimento. Per il potente governatore dell´isola è stato solo il
primo passo per conquistare tutto quello che c´è fra Palermo e Catania. è fatto
così Raffaele Lombardo, è di questa pasta e di questa tempra il nuovo padrone
dell´isola che sta travolgendo tutto ciò che trova sul suo cammino. Oggi si è
alleato con Francesco Storace alle Europee (alle regionali sarde, l´Mpa e La
Destra hanno corso nella stessa lista in 5 province su 8 superando il 2 per
cento), ieri era alla testa dei governatori del Sud in sintonia perfetta con
Vendola e Bassolino e Loiero «per difendere tutti insieme gli interessi del
Mezzogiorno», ieri l´altro strizzava l´occhio e dialogava con quel che resta
ancora del Pd siciliano per far fuori tutti i ras più influenti legati a Totò e
"decuffarizzare" la Regione. Sta con tutti e sta con nessuno, sta
solo con se stesso: con Raffaele Lombardo. Destra, sinistra, ex fascisti, ex e
post comunisti, sempre in nome dell´»autonomia». La sua, soprattutto. E intanto
tratta, sta in mezzo, un po´ di qua e un po´ di là. Abile e cangiante, sempre
vincente. I cronisti politici siciliani raccontano della fantastica
"marcia ondeggiante" dell´uomo dagli occhi di ghiaccio e dalla mano
morta (quando deve stringerla è sempre molla, incerta, timorosa) e dei giochi di
prestigio di cui è capace questo ex democristiano della Sicilia orientale una
volta alla corte di Lillo Mannino - con Totò Cuffaro sempre al suo fianco - e
poi fondatore di quel Movimento per l´autonomia che lo sta trionfalmente
lanciando verso orbite politiche sconosciute. Uno così astuto, così diabolico e
politicamente contorto non lo avevano mai visto nella Sicilia dei tranelli e
degli inganni. è un´illusionista. Come ha fatto con la Sanità in Sicilia, un
Eldorado scoperto e divorato da Cuffaro e dove Cuffaro ci ha rimesso le penne:
la condanna che s´è beccato è arrivata proprio da certi affari ospedalieri in
odore di mafia, la sua caduta da governatore pure. E dove Raffaele Lombardo ha
promesso una rivoluzione. L´ha fatta. A modo suo ma l´ha fatta. Prima con un pubblico
ministero dell´Antimafia, Massimo Russo, piazzato nell´assessorato chiave di
spesa regionale e poi con un gioco di fuoco - masculiata in dialetto - che ha
"avvampato", ha accecato tutti. Quelli di Forza Italia (tranne
Gianfranco Miccichè) che ce l´hanno a morte con lui proprio da quei giorni,
quelli del Pd che hanno cominciato ad «apprezzarlo», quelli dell´Udc che dentro
il suo governo lo vedono ormai come il grande nemico. Come Raffaele Lombardo ha
"rivoluzionato" lo spaventoso e scandaloso sistema sanitario
siciliano voluto da Totò Cuffaro? Prima riducendo le aziende ospedaliere da 29 a 17, poi moltiplicanmdo le
poltrone portandole a oltre 150. Un po´ di qua e un po´ di là. Con l´eccezione
di Catania dove è sempre tutto di là: dove tutto è nelle sue mani. L´altra
grande "rivoluzione" l´ha fatta nell´amministrazione regionale.
Grandi proclami, ancora grandi aspettative, rotazioni, sostituzioni,
avvicendamenti e poi ai vertici ci ha mandato anche due coordinatori
provinciali dell´Mpa, quello di Palermo e quell´altro di Caltanissetta. E´ un
mago Raffaele Lombardo, nessuno sa mai dove "va a parare", dove vuole
arrivare. Prendiamo per esempio Catania, la sua città. Ha tuonato contro la
vergogna della bancarotta del Comune e tutta la colpa del tracollo se la sono
presa in due, l´ex sindaco "carioca" (per via della ballerina
brasiliana che si portava sempre appresso) Umberto Scapagnini e l´attuale
sindaco Raffaele Stancanelli. Ma lui - il governatore - dov´era quando a
Catania facevano il "buco"? Era il vice. è sempre inafferrabile
Raffaele Lombardo, enigmatico, imprevedibile. Dopo l´intesa con Storace in
Sardegna magari ci sarà un´intesa di altro colore in Sicilia. Forse nei paesi
del Palermitano, alle amministrative. Si voterà lo stesso giorno delle europee.
A destra su un´isola e a sinistra su un´altra. Tutto sotto la sua regia. Non a
caso dichiarava lui, proprio ieri: «Siamo una forza post-ideologica, a noi
interessa solo difendere il Mezzogiorno. Io avrei fatto un cartello elettorale
dei governatori del Sud ma Vendola e gli altri non se la sono sentita,
purtroppo non è stata ancora superata la logica del Muro di Berlino». Così
parlò Raffaele Lombardo da Grammichele, provincia di Catania, detto anche il
Bossi del Sud.
( da "SardegnaIndustriale.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
SardegnaIndustriale.it
- News 3/4/2009 – Commissione consiliare Autonomia:
Floris, le istanze locali saranno adeguatamente rappresentate Rendere la
Regione “moderna, agile, accessibile”, rivolta “non dentro,
ma fuori del Palazzo” è la priorità istituzionale della legislatura: lo ha
dichiarato Mario Floris (Uds) dopo la sua elezione a presidente della
Prima Commissione (Autonomia). «I sardi devono cambiare mentalità – ha detto – e sentirsi coinvolti nelle riforme che non sono
lontane da loro perché legate solo allo snellimento della burocrazia o all’efficientismo
della macchina amministrativa, ma riguardano direttamente il rapporto tra i
cittadini e la politica». La Prima Commissione avrà un notevole carico di
lavoro. Tra le priorità, la modifica della Carta costituzionale dei sardi,
ormai datata
e nata quando l’Unione europea non era neppure
all’orizzonte. Sarà un momento costituente, ha detto Floris, il quale,
tuttavia, ha sottolineato come sia necessario esercitare tutti i poteri dello
Statuto vigente, ad esempio la capacità di darsi una legge elettorale che
eviti di andare a elezioni con una norma “disegnata
per altri”. Il rafforzamento dell’Autonomia, da molti auspicato, non deve
costituire, secondo il neo presidente, un alibi per evitare di esercitare le
prerogative «che il vecchio Statuto ci assegna». La Commissione – ha concluso Floris – lavorerà in un regime di “cortes
apertas”, nel senso che le istanze locali saranno adeguatamente rappresentate.
( da "Repubblica.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Quando
ero ragazzino scrissi un racconto metafisico e surrealista e lo inviai a
Goffredo Fofi. Dopo qualche giorno mi arrivò un foglio di poche righe in una
busta di carta riciclata: "Mi piace come scrivi, peccato che scrivi
idiozie, ho visto da dove mi hai spedito la lettera. Affacciati alla finestra e
raccontami cosa vedi, scendi giù, attraversa cosa vedi. Poi rispediscimi tutto,
e ne riparliamo". Da allora affacciarsi e attraversare le cose mi sembrò
l'unico modo per poter scrivere parole degne di essere lette. Nicolai Lilin non
ha fatto altro che affacciarsi, fuori dalla casa in cui è nato, dentro la sua
stessa vita e raccontare ciò che ha visto, sentito, il mondo in cui è stato
educato. E lo ha fatto in un libro, Educazione Siberiana. Un romanzo come se ne
leggono pochi, che racconta di un mondo scomparso, quello degli Urka siberiani,
la comunità di criminali deportata da Stalin al confine con l'attuale Moldavia,
in una terra di nessuno che è la Transnistria. Ho incontrato Lilin nella stanza
anonima di un hotel milanese. Corpo minuto ma tonico, viso slavo, colori
chiari, occhi luminosi. Parla un italiano preciso, impastato con una cadenza
slava unita a un accento piemontese. Quando si infervora gli esce un "Dio
bono" che lo rende divertente. Lilin è un discendente degli Urka siberiani
con un intercalare sabaudo e racconta proprio di gente come lui, gli ultimi
discendenti di questa stirpe guerriera, uomini che usano definirsi
"criminali onesti" atavici nemici dei "criminali
disonesti". "Volevo raccontare storie che rischiavano di perdersi,
che conoscono in pochi, e renderle storie di molti. Le storie della mia gente,
distrutta dal capitalismo di oggi, gente che aveva regole sacre, che viveva con
dei valori". Per leggere questo libro bisogna prepararsi a dimenticare le
categorie di bene e di male così come le percepiamo, lasciar perdere i
sentimenti come li abbiamo costruiti dentro la nostra anima. Bisogna star lì:
leggere e basta. OAS_RICH('Middle'); Così dopo un po', intorno alle pagine di
Educazione Siberiana, inizierà a materializzarsi un intero mondo. Sembrerà
lontanissimo, altro, ma bevuto tutto lascerà un gusto in cui si ritrovano in
forma diversa molti sapori simili al nostro mondo e questo genererà un brivido
difficile da dimenticare. Non ci si aspetti un libro sulla mafia russa, né un
trattato sul crimine, né alleanze tra clan, imperi economici, faide e
sparatorie. È il contrario. È un romanzo che racconta di un popolo scomparso,
di una tradizione guerriera che Nicolai conservava dentro di sé e che non
riusciva più a tacere. Continuamente lui usa la parola "onesto", e
continuamente ripete il termine "disonesto". Può apparire strano che
parlando di una comunità criminale si parli di onestà; noi abbiamo imparato a
dimenticare che un codice etico condiviso possa esistere anche al di fuori
della società civile. Tra gli Urka non si stupra, non si fanno estorsioni, non
si fa usura. Si può rapinare e uccidere, ma solo in presenza di un valido
motivo. Si può truffare, ma solo lo stato e i ricchi. E ci sono anche regole
pratiche da osservare: le armi per la caccia, per esempio, non devono essere
messe accanto alle armi che servono per uccidere esseri umani. E quando un'arma
tocca l'altra per purificarla bisogna avvolgerla in un panno con liquido
amniotico, il liquido della vita. Seppellire il tutto e dopo un po' arriva la
purificazione. È assolutamente vietato agli uomini parlare con le forze
dell'ordine. In Educazione Siberiana ci sono pagine di arresti e retate in cui
la polizia non riesce a rivolgere la parola a nessun siberiano. Ogni Urka ha
sempre al proprio fianco una donna che faccia da tramite. Lilin racconta che
dalle sue parti si dice che chi non ha voglia di lavorare e non ha il coraggio
di delinquere fa il poliziotto. Nelle comunità criminali degli Urka,
diversamente da quanto accade in Italia, esistono regole talmente forti da
fermare il business, vincolare il potere. Sono regole che seppur calate in un
contesto discutibile hanno profonde radici morali. In Italia, fino a qualche
decennio fa, per le mafie regole come non uccidere bambini, non trattare e
vendere droga, non assumerne, ora sistematicamente disattese, nascevano dalla
necessità di cercare quel consenso nella popolazione che adesso appare dovuto,
che ora sono il timore e la forza ad assicurare. "Non è il crimine la
nostra forza - diceva il nonno a Nicolai - ma il consenso ed il bene che la
gente ci vuole". Lilin precisa: "Sono regole di giustizia non
scritte, come la divisione equa dei beni, l'aiuto reciproco e la difesa dei più
deboli". E continua con una nota autoironica che aggiunge credibilità al
suo racconto: "Se nasci in quella realtà non puoi certo divenire Ghandi ma
almeno vivi un una società che ha regole e diritti, non solo soprusi dove vince
il più corrotto e il più forte come tra i lupi". E gli anziani nel romanzo
hanno un ruolo centrale. Non sono solo i depositari delle tradizioni, ma
tramandano di generazione in generazione le storie più avvincenti di rapine e
di sfide. Indirizzano le nuove generazioni anche sul modo di trattare il
denaro. I soldi fanno schifo ai siberiani, la considerano roba sporca.
"Mio nonno in tutta la sua vita non ha mai portato soldi addosso, li tenevano
in posti lontani dai luoghi della vita. I soldi sono sempre stati considerati
sporchi". E le figure di questi anziani nel libro sono davvero
meravigliosamente epiche. A tratti si avverte, e Nicolai conferma, che il libro
è passato a vaglio dell'attento lavoro degli editor pur conservando, a volte,
delle asperità, dei punti dove la lingua inciampa; ed è proprio lì che lo stile
ibrido di un uomo che pensa in siberiano e scrive in italiano, lo stile
personalissimo che gli scrittori migranti elaborano, esce in tutta la sua pura
ingenuità e bellezza. Lilin costruisce un mondo con la sua scrittura e questo
fa di lui non un semplice testimone ma uno scrittore vero e proprio. A volte
viene da pensare, ascoltando Nicolai, che serbi una visione mitizzata degli
Urka, parola che a chiunque abbia letto i libri di Sol%u017Eenicyn, Herling o
%u0160alamov sui gulag ricorda invece il peggior incubo per i detenuti normali:
stupro, furto, percosse. Eppure il mondo che Lilin racconta sembra essere un
altro, sembra partire da premesse differenti offrendo la possibilità di
osservare quel mondo da una prospettiva inedita. Essere un Urka, racconta
Lilin, era un marchio che ti portavi dietro ovunque: "Quando ero piccolo e
uscii dalla Moldavia con mia madre, alla dogana un ufficiale vide che ero nato
in Transnistria e, seppure fossi un bambino, mi fissò negli occhi e disse,
'Delinquente!!!'. Bastava venire da lì". Eppure c'è nel codice degli Urka
siberiani l'assoluta necessità di dire sempre la verità. La menzogna è punita.
"Devi essere vero, sempre e comunque devi essere vero. Mi hanno insegnato
a dire la verità sempre. Spesso i poliziotti russi quando arrestavano degli
Urka li riprendevano mentre li interrogavano. Quando dicevano sei un criminale
loro dovevano rispondere si, se rispondevano no era una condanna a morte tra
tutti gli Urka. Un Urka non mente mai". Anche quando la verità significa
una condanna alla galera. Nicolai Lilin si riconosce assolutamente nella
tradizione degli Urka: "Sono un criminale onesto" dice, contrapponendo
un mondo ormai tramontato, che cerca di far rivivere attraverso il suo
racconto, alla Russia di oggi, completamente allo sbando. "Nelle mie zone
tutti chiedono il pizzo, per qualsiasi cosa bisogna pagare. È lecito aspettarsi
una richiesta di tangente per documenti, viaggi, permessi, per tutto ciò che
nel mondo occidentale, in un mondo che si dice civile, dovrebbe essere
dovuto". Nicolai è grato all'Italia, o almeno alla parte d'Italia dove lui
vive, e nel suo discorso è possibile rintracciare anche quanto relativo sia il
concetto di diritto. "Qui puoi avere un documento senza pagare tangenti,
qui se vieni derubato puoi sporgere regolare denuncia, e sai che ci sarà
qualcuno ad ascoltarti, a difenderti, a far valere i tuoi diritti di cittadino.
In Russia e in Moldavia tutto è corruzione, politica, burocrazia, tanta prostituzione, racket, droga. Paesi marci. Mio nonno
diceva spesso: credo che non esista né inferno né paradiso, semplicemente se ti
comporti male rinasci in Russia". Nessun urka siberiano vorrebbe essere
chiamato mafioso. La mafia russa è una categoria generica, enorme, quasi
inesistente. Ci sono le famiglie di Mosca, quelle di San Pietroburgo, la
mala cecena e quella georgiana potentissima in Usa, poi ci sono le famiglie
dell'Azerbaigian. I siberiani non si riconoscono in nessuna di queste
organizzazioni, non sentono neanche di essere gang, clan o organizzazioni. Il
loro codice di vita è la loro casa. "Una volta mio nonno mi ha raccontato
che fu arrestato un pedofilo, uno di quelli a cui piacevano molto le bambine
piccole e anche i bambini. Gli Urka quando fu arrestato lo trattarono con
rispetto. Andarono da lui, gli diedero una corda fatta con le lenzuola e gli
dissero: 'Hai cinque ore per impiccarti, se non lo fai ognuno di noi prenderà
un pezzo di te e lo strapperà"". Una delle parti più belle del libro
è il racconto dei tatuaggi. Il tatuaggio è un codice per raccontare il
carattere di una persona e il percorso della sua vita, il tatuaggio degli urka
siberiani è un'eredità antica che viene da molto lontano. Il tatuaggio
tradizionale siberiano è un codice segreto, nato in epoca pre-russa e
pre-cristiana. I primi briganti nomadi della foresta, gli Efei, si tatuavano
per potersi riconoscere, lungo le grandi strade della Siberia dove assaltavano
i convogli provenienti dalla Cina e dall'India. I tatuaggi quindi erano un modo
per non farsi assalire da "colleghi", e un modo muto per rendersi
fratelli. Quando si diffuse il Cristianesimo, il tatuaggio criminale siberiano
adottò i simboli della nuova religione: gli Efei si confondevano così con i
pellegrini, che erano poveri e, non potendo acquistare croci, catene e immagini
sacre, se le tatuavano. Con la formazione dello stato russo, lo Zar decise di
sbarazzarsi degli Efei; ma i più irriducibili di loro, gli Urka, ostili a
qualsiasi potere, si rifugiarono nella Taiga dove organizzarono una dura
resistenza che fu spezzata soltanto dopo secoli, dai comunisti. Nel libro sono
meravigliose le pagine dove Lilin racconta come il tatuatore sia una figura
speciale, quasi un sacerdote. Per i siberiani puoi diventare tatuatore solo su
autorizzazione di un anziano maestro; Lilin scelse all'età di 12 anni di
divenire allievo del più esperto della sua città. Era bravo a disegnare, i suoi
disegni venivano richiesti per farne tatuaggi, ma aveva bisogno di imparare
l'antica arte del tatuaggio tradizionale, eseguito a mano con le bacchette, non
con la macchinetta elettrica. A 18 anni, ultimato l'apprendistato, il suo
maestro lo nominò tatuatore. Un corpo siberiano tatuato è un libro misterioso,
che pochi sanno leggere: i singoli simboli assumono un preciso significato solo
se messi in relazione tra loro, nelle rispettive posizioni. "Si tratta di
una grande tradizione, - dice Nicolai - alla quale sono orgoglioso di
appartenere". Per un siberiano il tatuaggio è un processo lungo che dura
tutta una vita. Iniziano a tatuarsi all'età di dodici anni e soltanto dopo aver
passato una vita, con tutto ciò che può essere a vita di un Urka, la loro
storia potrà essere letta sui loro corpi. Schiena e petto sono tatuate solo
alla fine, dopo i cinquant'anni. Nicolai è completamente rivestito di tatuaggi.
Imprudentemente gli chiedo di raccontarli e ottengo una risposta che non mi
aspetto. "Raccontare i tatuaggi è disonesto. I tatuaggi sono un linguaggio
muto, ci si tatua proprio per evitare di parlare. Solo un siberiano può capire.
Chi racconta uccide la tradizione, e rischia di essere ucciso". Il
tatuaggio siberiano è divenuto quasi un tatuaggio pop e il cinema ha cercato di
raccontarlo, ma Nicolai è molto scettico: "Il film di Cronenberg ("La
promessa dell'assassino", ndr) è tutta una farsa. Il tatuaggio siberiano è
morto con i siberiani. È una menzogna, dal film sembra quasi che tutti gli
affiliati russi si tatuino, ma non è così. Quei tatuaggi li hanno solo alcuni,
come per esempio Seme Nero". Seme Nero è un clan che si tatua ma è un
gruppo che vive in carcere. Non possono avere rapporti sessuali, non possono
avere famiglia, quando escono dalla galera fanno di tutto per rientrarci. Sono
cosche di criminali spesso create dalla polizia per controllare le carceri,
criminali comuni entrano in Seme Nero e divengono come una casta che governa in
cella su tutti. Ma queste storie che rimbalzano intorno al libro di Lilin sono
satelliti rispetto al suo obiettivo, quello di raccontare la palestra, la tana
delle tigri siberiane in cui viene a formarsi un giovane Urka, stirpe estinta
di antico guerriero. L'educazione siberiana è un'educazione antica quasi
sciamanica, disciplinata. Chiedo a Nicolai della morte, che per tutto il libro
è sempre vista come una compagna di vita, come qualcosa che sta lì pronta ad
aspettarti né terribile né amica. C'è e basta. "Io ho ucciso Roberto, ho
ucciso un bel po' di persone. Ma non sento dolore, o meglio sento che ero
costretto a farlo, ero un militare in Cecenia, e dovevo sparare. Ho ucciso e ho
sentito la morte tante volte vicina a me. Ma anche su questo la mia gente mi ha
insegnato a capire la morte, a conoscerla e a non sentirla come qualcosa di
strano. Qui nessuno vuole morire. Io se voglio la vita so che devo volere anche
la morte". Gli chiedo se ora vuol solo fare lo scrittore e vuole smettere
di tatuare. "Mi sono un po' stancato. Continuare a raccontare storie con
le parole mi piacerebbe di più che continuare a bucare pelle...". Me ne
vado con la certezza che il racconto e la memoria possono salvare un mondo e
permettere di mappare una sorta di percorso che pericolosamente ci dice: il
peggio è ancora da venire e laddove si perdono le regole si perde tutto ma,
come scrive Lilin, il motto degli Urka siberiani è ancora vivo: "C'è chi
la vita la gode, chi la subisce, noi la combattiamo". © 2009 by Roberto
Saviano Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency (3
aprile 2009
( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 80
del 2009-04-03 pagina 5 Il museo della Scienza mette la crisi sotto teca: 27
nuove assunzioni di Daniela Uva Non solo posti di lavoro per i giovani ma anche
un bar e due negozi La biglietteria di via San Vittore ha staccato 329.500
biglietti in 9 mesi Sei persone già assunte fra gennaio e febbraio. Altre 27 in procinto di firmare un
contratto a tempo indeterminato. è la sfida alla crisi lanciata dal Museo della
scienza e della tecnologia «Leonardo da Vinci». Una politica in controtendenza
rispetto a quella seguita dalla maggior parte dei «colleghi» di tutta Italia.
«Entro fine aprile dovremmo completare il quadro delle assunzioni - assicura il
direttore generale Fiorenzo Galli -. Sono in corso le trattative sindacali, ma
speriamo di riuscire a terminarle entro il 30 di questo mese». Per portare a
125 il numero dei dipendenti e continuare nell’obiettivo
di diffondere la cultura tecnico-scientifica e valorizzare il proprio
patrimonio umano. I 27 «fortunati» già collaborano con la fondazione. «Sono
tutti ragazzi di circa trent’anni, la maggior parte dei quali lavora come animatore scientifico -
continua Galli -. Sono loro che accompagnano i visitatori più giovani e che li
seguono nelle attività interattive e nei laboratori». L’idea di regolarizzare questi giovani nasce dalla voglia di
investire proprio sui ragazzi, «persone che credono nel proprio lavoro - continua
Galli -, alle quali vogliamo assicurare la possibilità di lavorare
serenamente». E tutto questo senza spendere più del passato: «In questo periodo
di crisi non abbiamo fatto altro che riorganizzarci. Questo ci permette di
assumere quasi trenta persone senza modificare il nostro bilancio». Che è in
attivo: 11 milioni di euro nel 2008, solo il 25 per cento dei quali derivanti
da fondi pubblici. Il resto il museo lo guadagna grazie alle proprie attività,
che organizza in piena libertà da quando - nel 2001 - è stato trasformato in
fondazione di diritto privato. I soci sono enti pubblici: ministero dell’Istruzione, ministero dei Beni culturali, Regione, Comune e
Camera di commercio. Ma ci sono circa 60 aziende private legate da un rapporto di
partnership. «Siamo pubblici, ma ci comportiamo da privati - spiega il
direttore -, con spirito imprenditoriale. Slegarci dalla burocrazia è stato determinante. Perché
ci permette di lavorare per obiettivi. Non a caso la maggior parte dei nostri
introiti deriva da attività e progetti: nuovi laboratori, nuove sezioni,
iniziative realizzate per conto di aziende o amministrazioni». Senza
contare la creazione di un negozio all’interno del
museo, che a breve sarà seguito da un altro punto vendita sulla strada e
da un bar. Dalla biglietteria - che nel 2008 ha staccato ben 329.500 tagliandi in nove
mesi - il museo ottiene circa il 10 per cento dei propri guadagni. «Siamo i più
visitati della Lombardia - conferma Galli -, ma da solo questo dato non
basterebbe a giustificare una macchina del genere. Il nostro museo è unico in
Italia, grazie al suo sforzo costante di essere contemporaneo, cioè sempre al
passo con l’innovazione tecnologica. è quindi questa la ricetta
per «salvare» i luoghi della cultura in Italia? «Sicuramente cambiare forma
giuridica, diventare fondazione, aiuta - conclude Galli -. Ma da sola questa
scelta non basta. Dietro il buon funzionamento di una fondazione come la nostra
c'è tantissimo lavoro e una mentalità da imprenditori». © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Giornale.it, Il"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Questa
sera Benedetto XVI ha celebrato in San Pietro con i giovani la messa per il
quarto anniversario della morte di Papa Wojtyla. Nell'omelia, dopo aver detto
che il ricordo di Giovanni Paolo II "continua a essere vivo nel cuore
della gente" e aver citato la fecondità del suo magistero con i giovani,
Ratzinger ha parlato del momento attuale e del pericolo che la fede sia
strumentalizzata: "Fate attenzione: in momenti come questo, dato il
contesto culturale e sociale nel quale viviamo, potrebbe essere più forte il
rischio di ridurre la speranza cristiana a ideologia, a slogan di gruppo, a
rivestimento esteriore. Nulla di più contrario al messaggio di Gesù! Egli non
vuole che i suoi discepoli "recitino" una parte, magari quella della
speranza. Egli vuole che essi "siano" speranza, e possono esserlo
soltanto se restano uniti a Lui! Vuole che ognuno di voi, cari giovani amici,
sia una piccola sorgente di speranza per il suo prossimo, e che tutti insieme
diventiate un'oasi di speranza per la società all'interno della quale siete
inseriti. Ora, questo è possibile ad una condizione: che viviate di Lui e in
Lui" Scritto in Varie Commenti ( 11 ) » (2 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 09 Crisi, inizia il G20. Il
Papa scrive a Gordon Brown Benedetto XVI, di ritorno dall'Africa, ha scritto
una lettera al premier inglese Gordon Brown per il G20 che inizia a Londra.
Eccone qualche passaggio: "Il Vertice di Londra, così come il Vertice di
Washington che lo precedette nel 2008, per motivi pratici di urgenza si è
limitato a convocare gli Stati che rappresentano il 90% del PIL e l'80% del
commercio mondiale. In questo contesto, l'Africa subsahariana è presente con un
unico Stato e qualche Organismo regionale. Tale situazione deve indurre i
partecipanti al Vertice a una profonda riflessione, perché appunto coloro la
cui voce ha meno forza nello scenario politico sono quelli che soffrono di più
i danni di una crisi di cui non portano la responsabilità. Essi poi, a lungo
termine, sono quelli che hanno più potenzialità per contribuire al progresso di
tutti". "Occorre pertanto fare ricorso ai meccanismi e agli strumenti
multilaterali esistenti nel complesso delle Nazioni Unite e delle agenzie ad
essa collegate, affinché sia ascoltata la voce di tutti i Paesi del mondo e
affinché le misure e i provvedimenti decisi negli incontri del G20 siano
condivisi da tutti". "Allo stesso tempo, vorrei aggiungere un altro
motivo di riflessione per il Vertice. Le crisi finanziarie scattano nel momento
in cui, anche a causa del venir meno di un corretto comportamento etico, manca
la fiducia degli agenti economici negli strumenti e nei sistemi finanziari. Tuttavia,
la finanza, il commercio e i sistemi di produzione sono creazioni umane
contingenti che, quando diventano oggetto di fiducia cieca, portano in sé
stesse la radice del loro fallimento. L'unico fondamento vero e solido è la
fiducia nell'uomo. Perciò tutte le misure proposte per arginare la crisi devono
cercare, in ultima analisi, di offrire sicurezza alle famiglie e stabilità ai
lavoratori e di ripristinare, tramite opportune regole e controlli, l'etica
nelle finanze". Scritto in Varie Commenti ( 67 ) » (6 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 09 Una nuova
"Inchiesta sulla Sindone" S'intitola "Inchiesta sulla
Sindone" il nuovo libro del vaticanista (e amico) Marco Tosatti, in
libreria in questi giorni, edito da Piemme. Un ottimo modo per prepararsi
all'ostensione del 2010 e per fare il punto sulla misteriosa immagine dell'uomo
morto crocifisso, che una controversa datazione al radiocarbonio nel 1988
ritenne d'età medioevale, pur essendoci numerosissimi altri indizi che la
facevano risalire, invece, al primo secolo dell'era cristiana. Tosatti descrive
la storia del lino sul quale - in modo inspiegabile, e più inspiegabile oggi
che vent'anni fa - si è impressa un'immagine che rappresenta un negativo
fotografico. Una delle parti del libro che mi ha colpito di più è quella
dedicata all'esame al radiocarbonio, sulla cui correttezza è lecito sollevare
più di un dubbio: i risultati dei tre laboratori, infatti, non avevano il
margine minimo di compatibilità stabilito, e si sarebbe dovuto ripetere
nuovamente il test. Senza contare che proprio questo esame ha fallito
clamorosamente, datando come vecchie di 400 anni foglie di platano raccolte il
giorno prima, oppure stabilendo al 1600 la fattura di una tovaglia moderna, o
ancora datando all'800 dopo Cristo dipinti africani che avevano invece solo
undici anni. Con contributi scientifici e nuove testimonianze, il libro mostra
quanto si faccia bene a dubitare su quel dato che permise di affermare che la
Sindone sarebbe in reltà un manufatto medioevale. Anche se bisogna sempre tener
presente il metodo di Dio, applicabile anche a questo caso: lasciare sempre
sufficiente luce per chi vuole credere, e sufficiente tenebra per chi non vuole
credere. Scritto in Varie Commenti ( 124 ) » (13 votes, average: 4.46 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 24Mar 09 Il Papa in Africa, un bilancio
di due viaggi Visitando l'Africa, nei suoi sei giorni di permanenza nel
Continente nero, Benedetto XVI ha compiuto due viaggi. Due viaggi molto diversi
tra di loro. Il primo è quello reale, segnato dal contatto con le folle del
Camerun e dell'Angola, dai temi che il Papa ha trattato nei discorsi e nelle
omelie, dall'impatto con le contraddizioni di due capitali dove ricchezza e
povertà estreme convivono fianco a fianco. L'altro viaggio è quello virtuale,
quello su cui si sono accapigliati commentatori, burocrati e sondaggisti
occidentali, che hanno accusato Ratzinger di irresponsabilità per aver detto
ciò che tutti dovrebbero ormai riconoscere e che è attestato da studi
scientifici: la distribuzione di preservativi non è il metodo efficace per
combattere la diffusione dell'Aids in questi Paesi. Per tre giorni, nei Paesi
europei così come negli Stati Uniti, mentre il Papa parlava di povertà,
sviluppo, diritti umani, si è discusso di profilattici. Per poi passare,
durante i successivi tre giorni, a parlare di aborto terapeutico, sulla base di
una frase pronunciata da Benedetto XVI in un discorso forte sui mali che
affliggono l'Africa.La macchina mediatico-politica, una volta messa in moto,
non si è più fermata. E così in Francia, dove impallinare il Pontefice sembra
diventato ultimamente uno sport nazionale, si sono fatti sondaggi e sondaggini
per dimostrare che almeno metà dei cattolici del Paese chiedono a Ratzinger di
dimettersi. La sensazione, leggendo dichiarazioni di alcuni ministri e dei loro
portavoce, è che per la prima volta dopo molto tempo, il Papa non sia più
circondato da quel rispetto attribuito a una personalità super partes, ma sia
considerato un capo partito, sottoposto al tiro incrociato delle quotidiane
dichiarazioni tipiche del «pastone» politico. C'è chi lo invita al silenzio,
chi lo invita a lasciare, chi gli spiega cosa dire e come dirlo.Così, sedici
discorsi pronunciati in terra africana, si sono ridotti a due-frasi-due, la
prima delle quali peraltro pronunciata in modo estemporaneo durante la
conferenza stampa tenuta sull'aereo. L'impressione è che Benedetto XVI non sia
eccessivamente preoccupato di questa crescente ostilità. Mai come in questi
giorni si è colta l'enorme distanza tra viaggio reale e viaggio virtuale. E se è vero che la critica montante presso certe burocrazie
occidentali non ha precedenti recenti, bisognerà pure ricordare che critiche
ferocissime vennero mosse a Giovanni Paolo II nei primi anni del suo
pontificato. Così come va richiamata alla memoria la sofferenza e l'isolamento
di Paolo VI, nel momento in cui prese decisioni coraggiose come l'Humanae
vitae, divenendo segno di contraddizione.Che cosa resta, dunque, del
viaggio di Benedetto in Camerun e Angola? Prima ancora e più ancora dei
messaggi lanciati dal Papa per la lotta alla povertà, per la dignità della
donna, per un'economia che non sia disumana, per l'educazione e lo sviluppo,
resta una presenza e una straordinaria corrente di simpatia umana, che ha avuto
il suo culmine in Angola. Tanta gente semplice e straordinaria, ha trascorso
ore ed ore sotto il sole per salutare non Joseph Ratzinger, ma il successore di
Pietro, venuto fino a qui per confermare i fratelli nella fede. E in Paesi
travagliati da tragiche guerre intestine, abusi, soprusi, miserie, violenze, l'abbraccio
di Pietro, il suo sorriso e la sua vicinanza hanno contato di più di mille
discorsi. Scritto in Varie Commenti ( 109 ) » (13 votes, average: 5 out of 5)
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Commenti Invia questo articolo a un amico 21Mar 09 Luanda, due morti allo
stadio prima dell'arrivo del Papa La notizia si è diffusa solo in serata: verso
le ore 13, al momento dell'apertura delle porte dello stadio dove Benedetto XVI
ha poi incontrato i giovani, un ragazzo e una ragazza sono morti schiacciati
nella calca. Secondo un'altra versione i due, quattordici e sedici anni, si
sono sentiti male a causa del caldo e della disidratazione. Ci sono stati anche
otto feriti. Né il Papa né il suo seguito non sono stati informati (se lo
avesse saputo, avrebbe pregato per le vittime insieme ai giovani durante
l'incontro). Soltanto ad ora di cena Benedetto XVI l'ha saputo. Le notizie sono
ancora frammentarie e imprecise. Scritto in Varie Commenti ( 43 ) » (5 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 21Mar 09 Ennesimo
caso mediatico sul Papa. Speriamo sia abortito. Cari amici, qualcuno già ieri e
poi soprattutto oggi ha letto il passaggio del discorso del Papa ai politici
angolani dedicato all'aborto come come uno schierarsi dello stesso Benedetto
XVI dalla parte del vescovo di Recife sul caso della bambina violentata e
rimasta incinta di due gemelli. Lettura indebita perché, come ha spiegato il
direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, «Non ha
parlato assolutamente di aborto terapeutico, non ha detto che deve essere
rifiutato sempre: il Papa è contro il concetto di salute riproduttiva che
rintroduce largamente l'aborto come mezzo di controllo delle nascite». Scritto
in Varie Commenti ( 58 ) » (6 votes, average: 4.33 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 20Mar 09 Luanda, calore umano e resistenza fisica di
Benedetto Cari amici, alle 12.37 siamo atterrati all'aeroporto di Luanda, in
Angola. La vista dall'aereo è impressionante: una distesa a perdita d'occhio di
case e casupole per lo più diroccate, che lambivano quasi i bordi della pista
dove il Boeing 777-200 dell'Alitalia ha toccato terra. Se in Camerun faceva
caldo, qui fa caldissimo. Un clima torrido, l'asfalto quasi liquefatto. Sono
bastati pochi minuti di attesa davanti al padiglione dell'aeroporto per
stenderci tutti. Avevamo sinceramente paura per il Papa, che ha dovuto
ascoltare gli inni e stringere le mani dei notabili per molti minuti. Poi,
sotto uno striminzito palchetto, Ratzinger ha ascoltato stando in piedi il
discorso del presidente Dos Santos. Infine ha preso la parola, e ha pronunciato
il suo discorso, peraltro non breve, al quale ha aggiunto un paragrafo dedicato
alle vittime delle inondazioni che nei giorni scorsi hanno sconvolto alcune
zone dell'Angola. Nonostante la giornata veramente faticosa di ieri a Yaoundé,
e il caldo che avrebbe steso chiunque, Benedetto XVI ha portato a termine il
suo saluto in portoghese, prima di "imbarcarsi" sulla papamobile.
Anche qui, come in camerun, accoglienza festosissima, con la gente accalcata
sulle strade per salutare il passaggio del corteo papale. Scritto in Varie
Commenti ( 17 ) » (8 votes, average: 4.88 out of 5) Loading ... Il Blog di
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articolo a un amico 18Mar 09 Chi fa la lezione al Papa sull'Africa Oggi divampa
la polemica per le parole di Benedetto XVI sui preservativi. Si stracciano le
vesti ministri francesi, tedeschi e belgi; interviene l'Unione europea. Dal
sito del settimanale "Vita", vi propongo questa riflessione di
Riccardo Bonacina: «A salire in cattedra, oggi, sono stati gli stessi
responsabili di aver fatto carta straccia di tutti gli impegni internazionali
da qualche decennio in qua. A parlare sono gli stessi rappresentanti di quei
Governi che non arrossiscono neppure per aver fallito e tradito l'obiettivo
fissato alla conferenza di Barcellona del 2002 di destinare agli aiuti
internazionali lo 0,33 per cento del PIL entro il 2006. Di aver tradito e
fallito un ulteriore impegno, quello preso nel 2004 sugli Obiettivi del
Millennio, quando firmarono e controfirmarono con inchiostro invisibile
l'impegno di innalzare la quota per la cooperazione allo sviluppo sino allo
0,7% del Pil entro il 2015. E ancora la promessa del G8 2005 che disse di voler
raddoppiare l'aiuto all'Africa.Come stiano le cose l'ha spiegato poche
settimane fa l'Ocse."I Paesi donatori avevano promesso di aumentare i loro
finanziamenti di circa 50 miliardi di dollari l'anno entro il 2015, a partire dai livelli
del 2004 - si legge nel Development Co-operation Report pubblicato in questi
giorni - ma le proiezioni dell'OCSE rispetto alla destinazione di questi fondi
registrano una caduta complessiva di circa 30 miliardi ciascun anno. I numeri
sono abbastanza eloquenti: tra 2006 e 2007 i Paesi di area Ocse hanno diminuito
il loro impegno dell'8,5% a livello internazionale, con punte del 29,6% per il
Regno unito, del 29,8% del Giappone, del 16,4% della Francia e dell'11,2% del
Belgio. Anche l'Italia perde terreno: meno 2,6% nel 2007". Scritto in
Varie Commenti ( 243 ) » (10 votes, average: 4.4 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 17Mar 09 L'abbraccio
di Yaoundé a Papa Benedetto Cari amici, sul Giornale di domani potrete leggere
la cronaca della prima giornata africana del Papa. Ciò che ci ha detto
sull'aereo, il suo primo discorso a Yaoundé. Scrivo queste righe un po' in
fretta, per comunicarvi ciò che è avvenuto al nostro arrivo: una folla di
decine di migliaia di persone ha salutato il Papa lungo tutto il percorso
dall'aeroporto alla città. Un'accoglienza bella, spontanea, festosissima. Uno
spettacolo davvero unico di sorrisi, balli, entusiasmo, simpatia. Non solo
verso il Papa, ma anche verso di noi giornalisti, che chiudevamo il lungo corteo,
e che non abbiamo mai smesso di salutare persone di tutte le età che si
sbracciavano per darci il benvenuto, perché avevamo viaggiato con Benedetto
XVI. Mi ha colpito la povertà di alcuni quartieri che abbiamo oltrepassato e
non dimenticherò facilmente i tantissimi volti di bambini sorridenti che hanno
reso davvero speciale il nostro arrivo. Scritto in Varie Commenti ( 63 ) » (9
votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2009 Feed
RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 15Mar 09 Lo
sguardo del Papa Sul Giornale di oggi ho pubblicato un commento sulla vicenda
della lettera di Benedetto XVI. Ve lo propongo: è la chiave di lettura che mi
sento di dare dopo giorni di paginate sulle divisioni nella Chiesa. Martedì
mattina parto con il Papa per l'Africa che visiterà Camerun e Angola. Non so
quanto potrò aggiornare il blog. Scritto in Varie Commenti ( 92 ) » (8 votes,
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( da "Sestopotere.com"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Accordo
Ibm - Comune di Parma (3/4/2009 11:39) | (Sesto Potere) - Parma - 3 aprile 2009
- Un anno fa il sindaco Pietro Vignali, insieme all’allora assessore Mario Marini, si posero quale obiettivo
quello di affrontare il tema di cosa sia la “buona innovazione”. Cioè di
quale sia il futuro della tecnologia e come questa possa essere a servizio
della città. Tutto ciò per continuare e anzi migliorare la tradizione, che
contraddistingue Parma da decenni, di alta qualità dei servizi. Il Comune di
Parma ha saputo, specie negli ultimi anni, sviluppare una capacità di innovazione
e utilizzo di tecnologie informatiche, non solo per migliorare e rendere più
efficace la propria organizzazione interna, ma anche per potenziare i servizi.
Ma tutto questo deve avere uno sviluppo. Conoscere lo stato dell’arte in Europa e nel mondo è stato il primo passo
dell’Amministrazione per costruire la città a misura di cittadino basata
sull’innovazione tecnologica. Tra i soggetti che stanno applicando le ICT
(Information and Comunication Technology) nelle città del mondo, IBM è una delle
realtà più evolute ed innovative nell’approccio
all’utente finale, appunto il cittadino. Oggi proprio Comune di Parma e IBM
hanno stabilito di cooperare, di comune accordo, per definire insieme la “Smarter Town”, ossia
la città del futuro. Non un accordo commerciale ma un tavolo per ragionare come
l’innovazione possa favorire il cittadino. Una
innovazione utile e concreta e non una sperimentazione astratta e lontana dal
vissuto quotidiano. In particolare l’input
dell’Amministrazione è parlare di temi specifici: servizi al cittadino,
sicurezza, fruizione dei contenuti culturali, marketing turistico,
infomobilità. Qualche esempio: conoscere il traffico in tempo reale e in
anteprima le strade da evitare, mettere a servizio della sicurezza l’innovazione tecnologica attraverso telecamere, palmari,
avvicinare tutti i cittadini, non solo gli esperti, alle bellezze della cultura e,
ancora, mettere in pratica il concetto di servizio al cittadino a Km 0. Che
significa superare la burocrazia e avvicinare l’amministrazione al cittadino, che non deve più spostarsi, o
deve farlo il meno possibile, per ottenere quanto gli serve dal Comune. Un
primo obiettivo dichiarato è il video sportello, cioè postazioni in giro per la
città
dove collegarsi con un operatore e sbrigare le proprie pratiche. Il video
sportello è un vero sportello a distanza, dove l’utente
vede, parla ed interagisce con l’operatore. Il cliente riceve documenti
cartacei, può firmare e compilare moduli. “L’accordo firmato oggi con IBM ci
permette la creazione di un tavolo di confronto sui temi dell’innovazione – sostiene il sindaco Pietro Vignali -. Un
tavolo che consentirà di ragionare sul futuro delle nostre città e provare a
studiare nuove soluzioni grazie alle nuove tecnologie: pensiamo ad esempio
a nuovi servizi ai cittadini, all’infomobilità,
alla sicurezza, alla fruizione di arte e cultura. Siamo la prima città in
Italia ad aver firmato questo accordo con IBM, un protocollo d’intesa che non
prevede oneri per il Comune di Parma, che non vincola le parti in alcun
modo e che inserisce Parma nella cerchia di importanti capitali europee quali
Stoccolma e Londra”. “Le amministrazioni non devono commettere l’errore di implementare progetti innovativi basati sulle nuove tecnologie
– dichiara Mario Marini – solo per moda o per sperimentare soluzioni hardware e
software. Vogliamo percorrere la strada dell’innovazione
senza correre il rischio di realizzare progetti autoreferenziali e lontani
dalle vere esigenze del cittadino”.
( da "Mattino, Il (Salerno)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Un'occasione
per presentare in anteprima a Salerno la proposta di legge per il coordinamento
e la promozione delle attività turistiche. Al convegno di ieri pomeriggio
all'hotel Baia di Vietri era atteso il presidente della Provincia di Siracusa,
Nicola Bono, che è uno dei promotori dell'iniziativa di legge. Al suo posto, ha
spiegato in maniera dettagliata il senso della proposta Felice Vertullo, che ha
ricoperto in Alleanza Nazionale il ruolo di coordinatore del Comitato
Scientifico della Consulta per il Turismo. In primo luogo, la proposta di legge
istituisce di nuovo il ministero per le Politiche Turistiche, che dovrebbe
essere assegnato con ogni probabilità a Vittoria Brambilla. «Il ministero - ha
spiegato Vertullo - non dovrà naturalmente sovrapporre il suo operato a quelle
che sono competenze già spettanti alle Regioni». Il suo compito sarà in
sostanza quello di stabilire delle linee guida, coordinare le iniziative,
stabilire una unitarietà di direzione per tutte le attività da sviluppare sul
territorio nazionale. Al Ministero sarà affiancato il Consiglio Nazionale del
Turismo, una sorta di organismo interministeriale incaricato proprio di dare
unitarietà alle scelte e di dettare le regole generali. «A oggi - ha rimarcato
Vertullo - non ci sono soggetti deputati alla conoscenza di quegli indicatori
che possono fornire il polso del mercato turistico. Manca totalmente un
monitoraggio analitico del settore e questo è un problema cui bisogna
assolutamente ovviare». Un altro punto qualificante della proposta di legge è
la trasformazione dell'Enit in ente economico, fatto che, in soldoni, significa
assoggettarlo a criteri di valutazione e di giudizio sul suo operato in base ai
risultati concreti ottenuti. «Non ci serve più - ha detto Vertullo- un ente che
assolva solo a funzioni burocratiche». Insomma meno burocrazia e più competenze tecniche e
soprattutto concreta capacità operativa. Con questo stile, la proposta di legge
punta a sostenere un settore strategico per l'Italia come il turismo. Uno stile
che punta a coinvolgere direttamente anche gli operatori privati. «A
partire - ha annunciato Vertullo - proprio dai sistemi turistici locali, in cui
gli imprenditori destinatari di finanziamenti li otterrano sulla base dei
risultati ottenuti attraverso la loro iniziativa». Al convegno di ieri
pomeriggio hanno portato il loro contributo tecnico il vicepresidente nazionale
della Confcommercio con delega al Mezzogiorno, Maurizio Maddaloni e Vincenzo
Lombardi della Federturismo. Claudio Pisapia, che ha fatto parte della consulta
nazionale per il Turismo di An, ha rimarcato l'arretratezza del quadro
normativo della Regione Campania in materia turistica e quello che definito lo
«spreco di 95 milioni di euro per i sistemi turistici senza ottenere alcun
effetto». fr.ma.
( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Bike
sharing al via Assegnato il bando. Servizio operativo prima dell'estate Venerdì
3 Aprile 2009, (cdm) Il conto alla rovescia per il servizio
di bici a nolo sembrava dovesse essere già iniziato ma i tempi della burocrazia ci hanno messo lo zampino
anche stavolta. È stato appena pubblicato, infatti, l'avviso
dell'aggiudicazione definitiva dell'appalto per la fornitura del sistema di
bike sharing e per l'assistenza tecnica per il periodo di avvio. Ad
aggiudicarsi la gara è stata la società Comunicare srl di Rivalta. Il
valore finale dell'appalto è di 179.600 euro Iva esclusa. Come spiega
l'assessore alla Mobilità Enrico Pizza «l'assegnazione definitiva dell'appalto
è un timbro formale necessario per poter procedere. Infatti, dopo la gara,
viene individuato un aggiudicatario provvisorio e in seguito l'amministrazione
deve procedere alla verifica della documentazione e delle attestazioni
presentate dalla società vincitrice dell'appalto». Detto questo, Pizza
ribadisce che «entro la primavera» si vedrà finalmente il nuovo sistema di bici
a noleggio, secondo i tempi già annunciati. E la primavera, come forse qualcuno
ricorderà, prosegue fino a fine giugno. Il progetto di bike sharing prevede la
creazione di nove stazioni attrezzate in altrettanti punti strategici della
città (stazione ferroviaria, autostazione, piazza Duomo, via Zanon, parcheggio
Andreuzzi, parcheggio Caccia, parcheggio Moretti, park Vascello e park Magrini)
oltre a un portabici coperto nell'area di sosta di via Quarto. Ma come
funzionerà il sistema? La prima mezz'ora si potrà pedalare gratis, mentre poi
si pagherà (30 centesimi per la seconda mezz'ora, un euro per la seconda ora e
1,50 euro per quelle successive). Chi vorrà usufruire delle bici a noleggio
dovrà dotarsi di una tessera da 10 euro e una ricarica obbligatoria di altri 12
( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Venerdì
3 Aprile 2009, La Tia, la tariffa rifiuti che ha sostituito la vecchia Tarsu
dal 1999, è una tassa e, come tale, non può essere soggetta all'Iva. Parola
della Corte di Cassazione che, con la sentenza 17526/2007, ha sancito che il 10
per cento di Iva finora pagato sulla Tia non deve essere pagato e può essere
recuperato attraverso il ricorso alle commissioni tributarie. Una vittoria
delle associazioni dei consumatori tanto che, lunedì prossimo a Ca' Farsetti,
il consigliere comunale e presidente regionale del Codacons, Franco Conte,
chiederà al Comune di assistere i cittadini nel recupero dell'Iva non dovuta.
Cinque milioni di euro, dieci miliardi delle vecchie lire. A tanto ammonta
l'Iva versata allo Stato calcolata sul solo gettito della Tia nel Comune di
Venezia, pari a circa 54 milioni di euro. Ma questo per un solo anno e,
considerando che il recupero dell'Iva può essere richiesto per l'ultimo
decennio, ciò significa che dal 1999 ad oggi mestrini e veneziani hanno versato
ingiustamente nelle casse dello Stato qualcosa come 50 milioni di euro, o giù
di lì. «È una buona notizia per tutti i cittadini - commenta Ezio Da Villa,
assessore provinciale all'Ambiente -. Come presidente dell'Ato, la possibilità
di ridurre la tariffa ritiuti non può che essere accolta positivamente. Del
resto la Corte di Cassazione non mette in discussione la tariffa rifiuti che ha
introdotto, rispetto al passato, il pagamento dell'asporto e dello smaltimento
delle immondizie in ragione della quantità dei rifiuti prodotti, ma solo la
tassazione aggiuntiva che non grava né sui bilanci dei Comuni né su quello di
aziende come Veritas». E proprio a Vesta-Veritas precisano di aver
semplicemente applicato l'Iva prevista dalla legge ora contestata dalla
Cassazione, e di attendere ora disposizioni per le prossime fatture visto che
la prima rata della Tia, i cui bollettini sono stati recapitati nelle scorse
settimane, contiene ancora la maggiorazione del 10 per cento. «Una cosa deve
essere chiara, sopra la Corte di Cassazione non c'è nulla ed ora questa
vittoria dei cittadini non dovrà essere affossata dalla burocrazia - sottolinea Franco Conte,
presidente veneto del Codacons, l'associazione dei consumatori che l'altra
sera, a "Striscia la notizia", ha lanciato la sua campagna per il
recupero dell'Iva sulla tariffa rifiuti -. Per questo, lunedì prossimo presenterò
un odg in consiglio comunale per far sì che quello di Venezia sia un Comune
"virtuoso". In pratica, chiederò che l'amministrazione assista
legalmente i suoi cittadini che intendono ricorrere alle commissioni tributarie
per la restituzione dell'Iva, mentre Veritas potrebbe fornire degli
"estratti conto" delle fatture versate negli ultimi dieci anni (per
chiedere la restituzione dell'Iva bisogna infatti avere copia delle vecchie
fatture e ricevute di pagamento, ndr.). E, trovando un accordo con un istituto
di credito, si potrebbero perfino anticipare le restituzioni dell'Iva
attraverso uno sconto sulle prossime bollette che saranno emesse da Veritas».
Fulvio Fenzo
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
La
Bellelli Engineering costruisce due scambiatori in Turkmenistan Venerdì 3
Aprile 2009, Bellelli Engineering srl, azienda di Badia Polesine operante nel
settore Oil&Gas, ha portato a termine pochi giorni fa la realizzazione di
due enormi scambiatori di calore, del peso di 160 tonnellate ciascuno,
destinati ad una stazione di compressione del gas sita in Turkmenistan. Lunedì
23 marzo infatti, hanno avuto luogo le operazioni di carico dei due scambiatori
che, tramite trasporto eccezionale su ruote hanno raggiunto Porto Marghera per
l'imbarco su nave. Ora in viaggio, avranno come destinazione finale il sito di
Akpatlavuk Keymir, una regione desertica situata in Turkmenistan, nella parte
sud-ovest, a ridosso del mar Caspio. I due impianti in questione, che verranno
impiegati per il trattamento del gas naturale, sono scambiatori
"gemelli", dai numeri inusuali per questa tipologia: 19,7 metri di lunghezza
per 160 tonnellate di peso ciascuno. Queste dimensioni sono dovute
essenzialmente a due fattori: la capacità produttiva richiesta e le elevate
pressioni cui si troveranno ad essere sottoposti. «È stato un progetto molto
importante per la nostra compagine - evidenzia Antonio Monesi, presidente e
Direttore Commerciale di Bellelli Engineering - È stata una sfida vinta
soprattutto per i tempi strettissimi di realizzo in cui abbiamo operato. Una
realizzazione di questo tipo normalmente richiede circa un anno di lavoro, ma
grazie alla gestione avanzata di commessa operata dal nostro staff, e
nonostante alcuni rallentamenti dovuti a burocrazie
doganali, il tempo totale di opera è stato ridotto a poco più di tre mesi. La
costruzione, infatti, iniziata nello scorso novembre, è stata completata a metà
marzo 2009». Per Valeria Rizzi, amministratore di Bellelli Eng, oltre
all'indiscutibile attività del giovanissimo team aziendale, il risultato
raggiunto è stato possibile anche grazie alla dedizione e alla passione
profusa da parte di due aziende partner, la Welding Duebì di Fiesso Umbertiano
e la Cmg di Ferrara, che condividono con Bellelli Engineering la volontà di
lavorare attraverso la costante innovazione di prodotto e di processo, che
consentono di consolidare la propria posizione e leadership tecnologica nel
mercato mondial
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'INTERVENTO Meno burocrazia
e più risorse per aiutare le imprese a uscire dalla crisi di Girolamo Astolfi*
Venerdì 3 Aprile 2009, L'artigianato
reagisce alla crisi, ma da Governo, Parlamento, Regioni e Comuni ci aspettiamo
meno tasse, meno burocrazia
e più risorse. Gli imprenditori artigiani polesani, con le loro imprese e
le loro famiglie stanno reagendo con coraggio e con forza alla crisi economica
e sociale che sconquassa, nell'economia globale, l'Italia. Vogliono resistere
puntando sulla qualità e sulla innovazione, per essere pronti ai primi segnali
di ripresa del mercato. Per fare ciò non basta la buona volontà ci vogliono
misure più incisive, in grado di rilanciare i consumi ed innalzare il livello
dei servizi, ponendo al centro la piccola e media impresa diffusa sul
territorio. La grave crisi finanziaria iniziata lo scorso autunno si è
abbattuta sull'economia reale del Paese, spiegano i vertici, con effetti
pesanti, anche nel ricco Veneto, provocando lo stallo della domanda interna e
chiari segnali di recessione. Non si vuol capire che la crisi è profonda, che
interi settori anche nella provincia di Rovigo, sono interessati da profonda
crisi come l'edilizia, i trasporti, e anche il metalmeccanico con calo degli
ordini dal 40 al 60 e 80%. Come afferma la dirigenza di Confartigianato Imprese
Rovigo, dal Governo si avanza una manovra di contrasto alla crisi, incompleta
con poche e inadeguate risorse economiche per favorire l'offerta e stimolare la
domanda privata e pubblica, e una frammentazione degli interventi senza che si
possa intravedere un disegno organico. In buona sostanza siamo alla politica
utile ai soliti big e con l'artigianato lasciato a bocca asciutta. E parliamo
di oltre 3 milioni di piccole e piccolissime imprese. In buona sostanza stiamo
parlando del 97% dall'intero sistema industriale italiano. Per tutte queste Pmi
non c'è mai niente, tranne incensarle dicendo che sono la spina dorsale del
Paese. Il Governo deve prendere atto che serve un intervento vero per tutto il
sistema Paese. Non bastano interventi spot come la rottamazione e, soprattutto,
si deve fare in fretta. Per uscire da questa situazione Confartigianato indica
nella rivisitazione degli studi di settore; le risorse e quindi irrobustire e
rendere subito operativo il fondo di garanzia per le Pmi; togliere dal calcolo
dell'Irap gli interessi pagati alle banche e il costo del lavoro. *Presidente
Confartigianato
( da "RomagnaOggi.it"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
3 aprile
2009 - 16.16 (Ultima Modifica: 03 aprile 2009) BELLARIA - Si è tenuta ieri
sera, 2 aprile, presso il Palazzo del Turismo l'assemblea CNA Bellaria Igea
Marina per il rinnovo degli organi dirigenti dell'Associazione. Tante le nuove
cariche, partendo da Vincenzo Lombardi, elettricista, che è stato nominato
nuovo presidente, sostituendo Diego Giungi, che rimane nel direttivo di CNA
Bellaria. Tra i nuovi ingressi anche Massimo Bagagli, ferraiolo, Claudio
Magnani, elettricista e Marco Maioli, idraulico. Sono stati riconfermati invece
Simone Donadio, marmista, Luigino Lucci, furgonature isotermiche, Ughetto
Sartini, edile e Walter Stefanini, tipografo. CNA si dice soddisfatta per
l'ingresso di nuovi giovani, segno di vitalità e futuro. Durante l'assemblea è
emerso che per fronteggiare l'attuale crisi l'Amministrazione Comunale deve offrire
una maggiore efficienza della macchina pubblica e una maggior
"snellezza" della burocrazia, e la necessità della messa in cantiere nell'immediato delle
opere pubbliche e delle piccole manutenzioni necessarie alle infrastrutture
della città. CNA ha chiesto inoltre di incrementare i fondi per le cooperative
di garanzia per dare un maggiore respiro alle imprese, partecipare al fondo
provinciale antirecessione e utilizzare tutte le leve locali per dare maggiori
e più qualificati servizi anche in associazione fra comuni. L'assemblea è stato
un momento importante di confronto e rinnovamento, ma anche l'occasione per
ringraziare, dopo tanti anni di lavoro svolto nel direttivo di Bellaria,
Claudio Magnani, imbianchino (entrato nel direttivo Unione Costruzioni);
Roberto Sancisi, produzione gelato; Piero Sarti, autoriparatore e Ultimo
Sartini, edile.
( da "Borsa(La Repubblica.it)"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Da Vinitaly allarme burocrazia
(Teleborsa) - Roma, 3 apr - Una azienda vitivinicola passa più tempo dietro
alle scartoffie burocratiche che alla coltivazione della vigna o la produzione
del vino. E'l'allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly sulla base di uno
studio dal quale emerge che ogni viticoltore italiano dedica fino a 100
giornate lavorative all'anno per districarsi nel marasma della burocrazia che richiede almeno 30 adempimenti prima di poter
stappare una bottiglia di vino. Questo - sottolinea la Coldiretti - per il
sommarsi di adempimenti, alcuni contraddittori ed altri superflui, che
costringono a compilare documenti, registri, comunicazioni ed altre mille
carte. Si cita ad esempio l'ormai obsoleto divieto di vendita del vino sui
mercati ed in forma itinerante, che risale addirittura al 1931, oppure
l'assurda sovrapposizione di dichiarazioni e di controlli, nonché l'intricata
normativa che rendono molto difficile per le imprese non incappare in errori
formali nell'applicazione della normativa stessa. Recentemente il Governo ha
eliminato migliaia di articoli contenuti in altrettante leggi superate che
appesantivano il cittadino ed è giunto il momento della semplificazione per le
imprese vitivinicole che - precisa la Coldiretti - rischiano di perdere
competitività nei confronti dei concorrenti esteri. Snellire la burocrazia non deve certamente significare allentare le
sicurezze per i consumatori o le garanzie sulla qualità del prodotto.
Dall'introduzione dell'informatica - conclude la Coldiretti - si attendevano
facilitazioni, invece la carta è rimasta quella di prima, quando non è
aumentata poiché la nuova tecnologia viene applicata sotto la lente deformante
della burocrazia che aggiunge difficoltà operative.
03/04/2009 - 15:59
( da "KataWebFinanza"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Da Vinitaly allarme burocrazia
(Teleborsa) - Roma, 3 apr - Una azienda vitivinicola passa pi tempo dietro alle
scartoffie burocratiche che alla coltivazione della vigna o la produzione del
vino. E'l'allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly sulla base di uno
studio dal quale emerge che ogni viticoltore italiano dedica fino a 100
giornate lavorative all'anno per districarsi nel marasma della burocrazia che richiede almeno 30 adempimenti prima di poter
stappare una bottiglia di vino. Questo - sottolinea la Coldiretti - per il
sommarsi di adempimenti, alcuni contraddittori ed altri superflui, che
costringono a compilare documenti, registri, comunicazioni ed altre mille
carte. Si cita ad esempio l'ormai obsoleto divieto di vendita del vino sui
mercati ed in forma itinerante, che risale addirittura al 1931, oppure
l'assurda sovrapposizione di dichiarazioni e di controlli, nonch l'intricata
normativa che rendono molto difficile per le imprese non incappare in errori
formali nell'applicazione della normativa stessa. Recentemente il Governo ha
eliminato migliaia di articoli contenuti in altrettante leggi superate che
appesantivano il cittadino ed giunto il momento della semplificazione per le
imprese vitivinicole che - precisa la Coldiretti - rischiano di perdere
competitivit nei confronti dei concorrenti esteri. Snellire la burocrazia non deve certamente significare allentare le
sicurezze per i consumatori o le garanzie sulla qualit del prodotto.
Dall'introduzione dell'informatica - conclude la Coldiretti - si attendevano
facilitazioni, invece la carta rimasta quella di prima, quando non aumentata
poich la nuova tecnologia viene applicata sotto la lente deformante della burocrazia che aggiunge difficolt operative. 03/04/2009 -
15:59
( da "Agi" del
03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
VINO:
ALLARME COLDIRETTI, PIU' TEMPO PER CARTA CHE PER VIGNETO (AGI) - Roma, 3 apr. -
Una azienda vitivinicola passa piu' tempo dietro alle scartoffie burocratiche
che alla coltivazione della vigna o la produzione del vino. E'l'allarme
lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly sulla base di uno studio dal quale emerge
che ogni viticoltore italiano dedica fino a 100 giornate lavorative all'anno per districarsi nel marasma della burocrazia che richiede almeno 30 adempimenti prima di poter stappare una
bottiglia di vino. "Questo - sottolinea la Coldiretti - per il sommarsi di
adempimenti, alcuni contraddittori ed altri superflui, che costringono a
compilare documenti, registri, comunicazioni ed altre mille carte. Si
cita ad esempio l'ormai obsoleto divieto di vendita del vino sui mercati ed in
forma itinerante, che risale addirittura al 1931, oppure l'assurda
sovrapposizione di dichiarazioni e di controlli, nonche' l'intricata normativa
che rendono molto difficile per le imprese non incappare in errori formali
nell'applicazione della normativa stessa. Recentemente il Governo ha eliminato
migliaia di articoli contenuti in altrettante leggi superate che appesantivano
il cittadino ed e' giunto il momento della semplificazione per le imprese
vitivinicole che - precisa la Coldiretti - rischiano di perdere competitivita'
nei confronti dei concorrenti esteri. Snellire la burocrazia
non deve certamente significare allentare le sicurezze per i consumatori o le
garanzie sulla qualita' del prodotto.. Dall'introduzione dell'informatica -
conclude la Coldiretti - si attendevano facilitazioni, invece la carta e'
rimasta quella di prima, quando non e' aumentata poiche' la nuova tecnologia
viene applicata sotto la lente deformante della burocrazia
che aggiunge difficolta' operative".
( da "Sestopotere.com"
del 03-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Allarme
Coldiretti al Vinitaly: le aziende perdono più tempo dietro le carte che per la
produzione del vino (3/4/2009 20:25) | (Sesto Potere) - Verona - 3 aprile 2009
- Una azienda vitivinicola passa più tempo dietro alle scartoffie burocratiche
che alla coltivazione della vigna o la produzione del vino. E’l’allarme lanciato dalla Coldiretti al Vinitaly sulla base
di uno studio dal quale emerge che ogni viticoltore italiano dedica fino a 100
giornate lavorative all’anno per
districarsi nel marasma della burocrazia
che richiede almeno 30 adempimenti prima di poter stappare una bottiglia di
vino. Questo - sottolinea la Coldiretti - per il sommarsi di adempimenti,
alcuni contraddittori ed altri superflui, che costringono a compilare
documenti, registri, comunicazioni ed altre mille carte. Si cita ad
esempio l’ormai obsoleto divieto di vendita del vino sui
mercati ed in forma itinerante, che risale addirittura al 1931, oppure
l’assurda sovrapposizione di dichiarazioni e di controlli, nonché l’intricata
normativa che rendono molto difficile per le imprese non incappare in errori
formali nell’applicazione della normativa stessa. Recentemente il
Governo ha eliminato migliaia di articoli contenuti in altrettante leggi
superate che appesantivano il cittadino ed è giunto il momento della
semplificazione per le imprese vitivinicole che - precisa la Coldiretti -
rischiano di perdere competitività nei confronti dei concorrenti esteri.
Snellire la burocrazia non deve certamente significare
allentare le sicurezze per i consumatori o le garanzie sulla qualità del
prodotto.. Dall’introduzione dell’informatica -
conclude la Coldiretti - si attendevano facilitazioni, invece la carta è
rimasta quella di prima, quando non è aumentata poiché la nuova tecnologia
viene applicata sotto la lente deformante della burocrazia
che aggiunge difficoltà operative.