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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"   26 maggio 4 giugno 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Le ricette anticrisi al primo duello Ronzani-Simonetti ( da "Stampa, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: isolamento e ridurre i tempi della burocrazia, specie nel caso delle richieste di cassa integrazione. Le soluzioni? Per Ronzani lo studio di fattibilità dell'autostrada è pronto, mentre è urgente una riforma degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda il lavoro. Simonetti, invece, questa mattina si farà portavoce della sofferenza del territorio con il ministro Maurizio Sacconi.

Sicilia, Lombardo azzera la giunta ( da "Stampa, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: miliardi di fondi strutturali della Ue perché non riesce far partire i bandi e la burocrazia regionale è ingessata. Ha rimosso 12 dirigenti generali che continuano a guadagnare 250 mila euro l'anno e ci ha messo uomini suoi e di Miccichè. Lombardo ora sta parlando da capo fazione perché è in campagna elettorale». Una campagna elettorale in cui è in corso una faida interna al Pdl.

Obiettivo: burocrazia più efficace ( da "Trentino" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA DELIBERA Obiettivo: burocrazia più efficace TRENTO. Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai lo aveva annunciato mesi fa nella tradizionale conferenza stampa del venerdì. Visto che la crisi incombeva, la Provincia aveva intenzione di mettersi al passo con i tempi e di accorciare al massimo le procedure amministrative.

In un anno dall'intesa alle offese ( da "Trentino" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci spettano i fondi Fas»

porti, il governo prepara la rivoluzione "più poteri ai presidenti, meno burocrazia" ( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia" Luigi Grillo: "Con Matteoli c´è l´intesa Entro l´estate il testo definitivo alle commissioni" Chissà se davvero prima della pausa estiva il testo di riforma della portualità arriverà alle Camere. «Di sicuro ci sarà al Senato, ma ormai non ci sono più ostacoli e quindi si può ipotizzare che all´inizio del 2010 avremo la nuova legge»

Sicilia, Lombardo azzera la giunta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti,il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi. Dalle parole pronunciate da Lombardo sembrerebbe per ora lontana l'ipotesi di un governo istituzionale.

A Est arriva l'ora dei Balcani ( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E offre minori costi di trasporto e di burocrazia doganale verso i mercati dell'Ovest. Solo sul tessile e sulla pelletteria il Nordafrica può giocare la sua partita, perché ha una tradizione nella lavorazione di queste materie. L'esposizione delle banche austriache verso l'Est europeo desta preoccupazione.

provincia, battaglia in sordina - simona poli ( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cittadini chiedono alla politica trasparenza ed onestà e all´amministrazione la capacità di semplificare la burocrazia, sono le cose da fare subito». Il giovane candidato del centrodestra Samuele Baldini è un po´ seccato per l´oscuramento mediatico in cui è costretta a muoversi la gara elettorale della Provincia, mentre tutti i riflettori illuminano la sfida per Palazzo Vecchio.

Bagnasco sgrida il governo ( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non quella delle burocrazie». Sull'eutanasia, immancabile l'«invito» alla politica «affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell'acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo». Scontato. Ma soprattutto, e profusamente, il cardinale si è soffermato a parlare della crisi che pesa come un macigno sui lavoratori,

in un anno dall'intesa alle offese ( da "Tirreno, Il" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci spettano i fondi Fas»

Quindici anni di attesa per la parcella ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia lumaca forse dovranno penare ancora due mesi prima di incassare l'onorario per un lavoro che il Comune di Carbonia aveva commissionato loro quindici anni fa. In tutto. L'INCARICO Sono circa 30 mila euro (la cifra oscilla fra i 13 i 16 mila euro a testa, per giunta lordi), che da cinque lustri spettano a due professionisti che hanno progettato e realizzato vari ed importanti

Il filo che unisce sindacati e industriali ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il tavolo della concertazione prevede anche la lotta alla burocrazia (riforma Brunetta), la riforma dell'Università e della giustizia e quella dello Statuto dei lavoratori, compresa la revisione dell'art. 18 sulla libertà di licenziamento senza giusta causa per le imprese al di sotto dei 15 addetti.

Assinform, il 3 Rapporto sull'Ict nella PA locale italiana ( da "TopTrade" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccessiva presenza della burocrazia e della necessità, pertanto, di semplificare le procedure e di migliorare i servizi, quest'ultimi indirizzati sia ai cittadini sia alle imprese. Il Rapporto fornisce molti elementi di riflessione, connessi ai fattori politico-economici e consente di tracciare un quadro accurato dello stato dell'automazione della PA Locale,

La salute sbarca su Second Life ( da "Stampaweb, La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «potrebbe permettere ai pazienti di fare pratica, ad esempio con esami virtuali come le mammografie, e di arrivare in ambulatorio preparati. O di rompere il ghiaccio con la burocrazia ospedaliera, visitando una struttura sanitaria online prima del ricovero», aggiunge la ricercatrice Jennifer Keelan.

Bretella ai Fiori: i costi lievitano a 11 milioni ( da "Trentino" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La strada della burocrazia è molto più lunga di quella della tecnica, ma finalmente dopo nove anni di lavoro al tavolo si comincia ad intravedere l'avvio del cantiere che permetterà la costruzione della bretella ai Fiori. E' l'assessore ai lavori pubblici della Provincia, Alberto Pacher, ad assicurare che nei primi mesi del 2010 vedremo all'

è una lotta di liberazione ( da "Tirreno, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Antichi ha sottolineato la sua convinzione che «il ceto politico che governa la Provincia sia arrivato alla fine di un ciclo: c'è bisogno di un ricambio, di una nuova linfa che snellisca la burocrazia, ma anche di una politica che sia più vicina ai cittadini e dia più ascolto alle imprese, più attenzione ai bisogni dei territori e alle famiglie». (ep)

un assessorato per la qualità della vita ( da "Tirreno, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: l'incentivazione di forme di partecipazione, riduzione della burocrazia, adeguamento del piano regolatore generale attivando strumenti flessibili e completa riorganizzazione del settore tecnico; particolare attenzione anche per possibili benefici e salvaguardia per i cittadini in relazione alla crisi economica.

Acqua, duemila euro di bolletta ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: andare fino in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora l'esponente dell'associazione in difesa dei consumatori, «oppure consumi registrati nelle bollette inesistenti o triplicati nel loro valore».

I consigli di Altroconsumo per le maxi-bollette di Abbanoa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si deve sempre andare fino in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora l'esponente di Altroconsumo, «oppure consumi inesistenti o triplicati nel loro valore registrati nelle bollette.

Pmi all'estero con la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in un tessuto produttivo scoraggiato da burocrazia (il 55% segnala un peggioramento negli ultimi tre anni) e pressione fiscale (peggioramento per il 58,1%). La ricerca su un campione di 606 piccole e piccolissime imprese ( Ppi) reggiane indica che a intrattenere rapporti con l'estero è il 29,4%delle realtà.

Il governo acceleri su fisco e burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia» «La ripresa non è vicina – commenta Luca Cielo, presidente della Piccola Industria del Veneto –anzi temo che,paradossalmente, i problemi maggiori per le Piccola Impresa si presenteranno proprio nel secondo semestre, quando le aziende con il graduale rallentamento della crisi, a emergenza ormai finita ricominceranno a produrre e a rivolgersi ai loro fornitori

I ritardi nei processi costano caro alle imprese ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alle difficoltà di accesso al credito e alle lungaggini della burocrazia ». Sul fronte dei procedimenti civili, il primato della giustizia- lumaca appartiene alla Liguria: qui servono 2.660 giorni, oltre 7 anni, seguita dalla Puglia (2.550 giorni). Il Piemonte è più "virtuoso": la macchina giudiziaria subalpina impiega infatti 1.

Da Fiat l'esempio per lo sviluppo ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Spesso tempi lunghi e burocrazia fanno perdere la pazienza ai negoziatori. A volte c'è ancora la tendenza a far prevalere l'individualismo. Spero che le cose cambino, anche sull'esempio dato da Fiat, che cerca alleanze Dopo questa crisi ci sarà ancora spazio per il tessile biellese?

Demòni nel mito, sublime tragedia ( da "Manifesto, Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che con gli intervalli fisiologici lambiscono le dodici, troppe per la burocrazia teatrale di tradizione sabauda, che ha ritenuto impossibile, o ingiusto, spendere cento mila euro in più rispetto al preventivato milione (ed è inutile riaprire qui l'annoso dibattito su cosa debba «produrre» e quantificare l'intervento culturale pubblico).

I finiani e il velinismo: ( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: articolo è anche un richiamo ai parlamentari Pdl affinché tornino sul terreno delle riforme, meno burocrazia, meno tasse. Non è vero che tutti gli italiani aspirino a peccare come Berlusconi, che vorrebbero letterine e villa in Sardegna». Feroce è la reazione della parte di An al fianco del premier. Il ministro La Russa: «C'è del vero in quel che scrive il Secolo, ma io non lo leggo.

Michela Murgia, la mia accabadora ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e fuori dalle maglie della burocrazia. La bimba crescendo nota strane assenze notturne della donna finché non scopre che la madre adottiva è una accabadora. Questa consapevolezza creerà una frattura che si comporrà solo al momento della morte della madre. E qui Maria, di fronte alle sofferenze della donna sperimenterà sulla propria pelle il dramma dell'

Giugno, mese del WiMax italiano Le offerte, la copertura, i ritardi ( da "Repubblica.it" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a causa della burocrazia e dell'ostruzionismo di alcuni comuni, spaventati dai presunti pericoli (mai scientificamente accertati) delle onde radio. A ostacolare il decollo del WiMax ci si mette anche l'industria dell'hardware: i modem sono ancora pochi e costosi (tanto che gli operatori ne fanno pagare il noleggio a 5 euro al mese,

Bimba perde sangue dai genitali a scuola ma era un'infezione ( da "Stampa, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma il risultato di una giornata tra ospedali e burocrazia, è una bimba di 5 anni strappata alla famiglia, con la mamma e il papà, 30 e 38 anni, di Ventimiglia, disperati, e gli accertamenti medici che imputerebbero le perdite a tutt'altro. «I medici hanno accertato che non si trattava di violenza - raccontano i genitori - ma di un'infezione.

Sei duelli all'ombra della collina di Belmonte ( da "Stampa, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: insieme per sentirsi maggiormente titolate e per ridurre i tempi e gli ostacoli della burocrazia. Senza dimenticare il loro biglietto da visita che più salta agli occhi: il prezioso, antico patrimonio storico ed architettonico che i futuri amministrativi dovranno continuare a salvaguardare e valorizzare. Oglianico ha 1400 abitanti e da sempre sale agli onori della cronaca in primavera,

La sfida delle "Z" dal teatro ai giovani ( da "Stampa, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: commerciali o le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed efficacia gli insediamenti al Tecnoparco,

Il professore Fondotoce è la frazione che richiede maggiore attenzione, avrà più respiro ( da "Stampa, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: commerciali o le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed efficacia gli insediamenti al Tecnoparco,

La qualità in ospedale si misura a partire dall'attenzione al paziente ( da "Stampa, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inutile burocrazia o vantaggio competitivo?». L'appuntamento ha come obiettivo di approfondire il tema della qualità come strumento di gestione aziendale, attraverso i contributi scientifici e le testimonianze dei protagonisti che hanno maturato una grande competenza nel settore, dando ai partecipanti la possibilità di recepire raccomandazioni e suggerimenti basati sull'

Sarà legge il dialetto a scuola ( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: argomento della minore importanza delle lingue regionali rispetto a materie come la storia o la geografia: perché la storia l'hanno fatta i popoli che compongono l'Italia, ognuno con le sue specificità, ognuno con la propria lingua. Si tratta, invece, di decidere se coltivare questa ricchezza o se lasciarla all'attività delle burocrazie».

Prodi: Crisi? Serve un rilancio politico ( da "Trentino" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che si risolve nello smantellare la burocrazia sottoponendola alla classe politica. E alla pubblicizzazione del privato, che si sviluppa in una rete enorme di monopoli palesi o nascosti, di presenze politiche o sindacali che soffocano qualsiasi vera concorrenza. Parole magiche come meritocrazia e federalismo si usano come placebo o imbrogli.

La sociologia può salvarci dal potere deciso dal mercato ( da "Trentino" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come la burocrazia fosse nata per gestire la cosa pubblica indipendentemente da affiliazioni tribali, religiose, claniche, di ceto, eccetera. Ora siamo virtualmente prigionieri di questa stessa burocrazia. Come ne usciamo vivi? Weber era un figlio della borghesia, ragionava come un borghese, ma non volle mai ammettere di esserlo.

occupazione e sviluppo: ecco cosa fare ( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre la burocrazia. E' quello che vorrei fare» CASTAGNETO. Tre candidati a confronto per il forum che il nostro giornale ha organizzato e dedicato alle prossime amministrative che rnnovano il comune di Castagneto. Sono Luisa Fonzo (Partito della Libertà), Paolo Francini (Sinistra per Castagneto: Rifondazione e Pdci) e Fabio Tinti (

Mito e ironia per curare un dolore chiamato Cuba Lezama Lima alimentava il fuoco che permetterà di reinventare l'isola... . Uno scritto di Yoani Sànchez sul più grande scrittore c ( da "Unita, L'" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il mito ha ceduto il passo davanti alle certezze della burocrazia, alla polverosa quotidianità e alla nostra rinuncia a spiccare il volo. L'affabulazione ha deposto le armi davanti alle parole d'ordine politiche (...). Ma ogni processo ha il suo "corso delfico", un consapevole serpente che si morde la coda, e alla fine siamo tornati all'invenzione.

polemiche e veleni riempiono il teatro per il confronto a tre ( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tema fondamentale della serata, sicurezza e burocrazie a parte, è stato ovviamente quello della crisi economica che investe il sistema conciario. «Facile oggi dirsi a favore dello sviluppo - ha accusato Quaglierini - ma la verità è che il piano strutturale attuale non dà risposte esaustive.

il cambiamento siamo noi - guido fiorini ( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: snellire la burocrazia, semplificare le pratiche». E i rifiuti? «La nostra linea è chiara dall'inizio: vogliamo una moratoria di sei mesi. Non sono molti sei mesi, ma consentiranno di valutare alternative tecnologiche al cogeneratore. E soprattutto permetteranno di dar voce ai cittadini, scavalcati e ignorati dal centrosinistra che insiste su un piano provinciale vecchio e superato»

Ostinati 85/08 , l'underground di Roberto Nanni ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento.

Sostegno e integrazione per studenti cinesi e arabi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: - poi ci sono difficoltà di comunicazione o per districarsi nella burocrazia». Il compito dell'ufficio è guidare e aiutare gli stranieri a inserirsi in una realtà diversa «facendo conoscere i loro diritti e doveri, le norme sui permessi di soggiorno, i ricongiungimenti familiari e la sistemazione abitativa».

Queen, macchinari vecchi e il rilancio resta al palo ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: assurda burocrazia. A circa tre mesi dall'accordo sindacale, infatti, solo una quarantina di lavoratori sono rientrati al lavoro, mentre gli altri 160 rimangono ancora in cassa integrazione. I PROBLEMI Accordi disattesi? «Non certamente per responsabilità dell'azienda - sottolinea l'amministratore Baldo Ghiroldi - ma per la disastrosa situazione in cui abbiamo trovato i macchinari»

, l'underground di Roberto Nanni ( da "Manifesto, Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento.

Brunetta contro i poliziotti "Troppi panzoni dietro la scrivania" ( da "Repubblica.it" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza», ha spiegato il ministro. «Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia». (28 maggio 2009

Brunetta contro i poliziotti "Troppi panzoni". Poi ci ripensa ( da "Repubblica.it" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia. Brunetta se l'è presa anche con il look dei dipendenti statali: "Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato".

"Fallita la formula della Spa torni la gestione del Comune" ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: obiettivo di ridurre i tempi e gli sprechi della burocrazia. Altro intervento fondamentale lo smembramento e la ricostruzione del bilancio con la separazione del documento contabile del Comune da quello del casinò affinché i due enti siano più responsabilizzati, ognuno nella parte di sua competenza, nelle spese che oggi, a mio avviso, sono eccessive.

Scandaloso Non ha idea di quello che dice ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia quindi. Per quella ci sono gli impiegati che non sono poliziotti». E i passaporti? «Finché la legge dice che deve essere la polizia a farli tocca a noi. Cambiassero la legge». Tante promesse e pochi fatti? «Hanno costruito il consenso sulla sicurezza e poi si sono inventati le pattuglie con i militari e lo scandalo delle ronde che sono la negazione di un Paese civile»

"Poliziotti panzoni", bufera su Brunetta ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Si parla di sicurezza, e il ministro, «meno burocrazia e più polizia on the road a contatto col cittadino», dice. E aggiunge: «Certo non è così facile dire dalla scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché se lo mangiano».

"Magistrati eversivi" Il Cavaliere rompe l'equilibrio col Colle ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E poi c'è troppa burocrazia, troppe leggi costose: «Il 70 per cento di quelle che ci impongono oneri vengono dal Parlamento europeo». Pensa alla Russia, Berlusconi, agli accordi che l'Ue dovrebbe stipulare con Mosca sul gas. Ma è il primo a non fidarsene dal momento che insiste per il nucleare, «l'esercito proteggerà i siti».

Studenti e prof attori per salvare la scuola ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dice la preside Maria Costantino - al di là della burocrazia scolastica», ma soprattutto perché l'anno scolastico 2009/10 si preannuncia economicamente magro, con forti difficoltà anche per organizzare i laboratori pomeridiani. «Quei laboratori - spiega la dirigente - che fino ad oggi hanno garantito agli studenti della media Alighieri teatro, video,

"Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove ( da "Stampa, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: GUERRA ALLA BUROCRAZIA "Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove [FIRMA]FEDERICO GENTA Asl To5 ai primi posti nell'impegno rivolto alla semplificazione normativa. E' il risultato che emerge dal progetto «Più salute meno burocrazia»: iniziativa per l'apertura di uno sportello di informazione ed assistenza per semplificare le procedure amministrative nelle imprese alimentari.

quei nostalgici esempi di come si serve lo stato - (segue dalla copertina) maria novella de luca ( da "Repubblica, La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nonostante la burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se ci si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così ricche?». Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In uffici dove sulla porta c´è ancora scritto "Presidenza" visto che nessuno ha cambiato né targa né vernice.

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Il peso eccessivo della pressione fiscale e della burocrazia. Va dato atto al ministro Brunetta di aver avviato un discorso nuovo, dove la professionalità, la produttività e il talento rappresentano un valore. Il capitale umano, i piccoli e medi imprenditori lo sanno bene, è un vero elemento di competitività».

Burocrazia più leggera per le Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: direttiva di Palazzo Chigi per recepire le indicazioni europee Burocrazia più leggera per le Pmi Carmine Fotina ROMA Sarà una direttiva del Presidente del consiglio dei ministri a contenere le prossime misure di semplificazione per le piccole e medie imprese. Il testo che stanno definendo i tecnici del ministero dello Sviluppo economico, frutto di una lavoro svolto con il ministero dell'

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha detto che in polizia c'è troppa burocrazia e, ad esempio, si è chiesto che senso ha fare i passaporti in questura... «Ah sì? E dove li vorrebbe far fare i passaporti Brunetta, in circoscrizione? Ma lo sa cosa sta dicendo? Ha un'idea di quanti controlli di sicurezza si debbano fare prima di rilasciare un passaporto?

Il marciapiede di via Trionfale: storia triste di un cantiere infinito ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mi domando se sia pensabile che nella pubblica burocrazia non paghi mai nessuno. Se lei o io facessimo nel nostro lavoro una sciocchezza come quella che qualche ingegnere o direttore di cantiere ha fatto al XIX Municipio, verremmo cacciati a calci (giustamente). O sbaglio? Saluti a lei. gbuccini@rcs.

Il re si traveste per smascherare la sanità malata ( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 19 La storia Il sovrano mette alla prova la burocrazia del suo Paese Il re si traveste per smascherare la sanità malata Missione segreta per Abdallah di Giordania Con la barba e il bastone in un consultorio DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME Alle 10 di mercoledì mattina c'è già coda al consultorio pubblico di Shmeisani, zona ovest di Amman, proprio dietro l'albergo Le Meridien.

in piazza giovani, precari e invisibili "ma non chiamateci più no global" - carlo bonini anais ginori ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nelle analisi delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l´Aquila - a raccontare di cosa si stia davvero parlando.

cattiva stampa e cattiva politica - giovanni valentini ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una burocrazia parlamentare, insomma, che non viene scelta dal corpo elettorale, bensì dai vertici dei partiti e imposta di fatto ai cittadini. L´intolleranza crescente verso i giornali, da parte di un ceto politico dedito innanzitutto alla difesa dei propri interessi e della propria sopravvivenza, rivela in realtà una tara,

i sindacati prudenti: "ora il programma" ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Al primo posto per noi deve venire un grande piano di riforma della burocrazia regionale, un´attenzione maggiore alle politiche di contrasto della criminalità, politiche di supporto nei sistemi produttivi e lo stop all´assistenzialismo e alle clientele. O si fanno scelte coraggiose o la Sicilia non andrà da nessuna parte».

il verdura ai privati? la giunta ci ripensa dubbi sulla legittimità, ritirata la delibera - sara scarafia ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Salvatore Foresta: «Sono io il proprietario del complesso e il Comune non può decidere di subaffittarlo autonomamente». Al termine di una riunione riservata con il Teatro Massimo, i vertici della burocrazia comunale hanno deciso di ritirare l´atto in autotutela. Decisione ratificata ieri dalla giunta.

in darsena una foresta tropicale - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: del Comune e della burocrazia meneghina. I mitologici Raggi verdi previsti dall´Expo, in forte odore di taglio causa austerity, non c´entrano. La versione ambrosiana della foresta tropicale sta crescendo da sé sulle rive del Naviglio, proprio alla darsena di Porta Ticinese.

finazzer: "festival di strada e più mezzi per palazzo reale" - anna cirillo ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e cercare di fluidificare quel ginepraio che è la burocrazia. Una novità è anche il direttore delle relazioni internazionali e della ricerca finanziamenti, Andrea Vento, che affiancherà la mia azione in giro per il mondo. In più c´è una novità per Palazzo Reale, che spero di realizzare entro fine anno».

avegno, la battaglia del parcheggio "niente cemento, lasciateci gli alberi" - marco preve ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non gli resta che ripiegare sulla logica della burocrazia: «Sì ma un posto centrale nel paese così... e come fattibilità e oneri era il terreno che si addiceva di più». E allora diamo a Salto il suo piazzale di cemento per 17 posti auto lungo la strada provinciale 333. Un parcheggio pubblico previsto dal Puc, un progetto rimasto fermo molti anni ed entrato in dirittura d´

la mia favola di studentessa... - erika picariello ( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: autori di questa burocrazia; cercatela soprattutto voi, numerosi protagonisti di questa storia, nella speranza che capiate che la solidarietà è qualcosa che va al di là delle chiacchiere; commuovetevi pure davanti alla tv, ma sappiate che gli aquilani non sanno che farsene delle vostre lacrime, le loro sono più che sufficienti.

ecco cosa vuole la versilia ( da "Tirreno, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Più libertà per le attività imprenditoriali, in altri termini meno burocrazia. Servirebbe snellire gli iter delle pratiche». Roberto Santini. (co-gestore del Bagno Piero a Forte). «Chiediamo la garanzia sulla normativa relativa alle concessioni demaniali. La mancanza di certezze ci danneggia».

Previdenza, meno rischi sui fondi e aumento dell'età ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tema caro a Draghi è quello della riorganizzazione della burocrazia. «Molto ci si aspetta dalla progettata riforma della pubblica amministrazione », dice il Governatore, che aggiunge: «L'ampiezza dell'intervento, il rilievo attribuito alla misurazione e alla trasparenza dell'operato delle amministrazioni, la valorizzazione del merito costituiscono importanti elementi di novità »

Non sempre piccolo è bello ( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma senza appesantire l'impresa di inutili burocrazie». Il fenomeno dei gruppi di impresa e delle vere e proprie fusioni, dunque, esiste. Anche se, in Italia, non mancano le barriere culturali: perfino i meccanismi di cooperazionecompetizione, come quelli distrettuali, non contemplano l'abitudine alla condivisione dei diritti di proprietà.

I dispetti dell'ultimo minuto e uno scontro che è solo rinviato ( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ostacoli della burocrazia o piccoli dispettucci dell'ultimo minuto? Il dubbio nessuno ieri sera lo aveva fugato. Ma al di là degli «incontri costruttivi », e del «clima amichevole » (le parole d'ordine di questa lunga ed estenuante trattativa), è un bel po' che i team e Mosley si tirano fendenti.

Cala Luna, Baunei contro tutti Da Dorgali un segnale di pace ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che ha magistralmente descritto i danni che provoca la burocrazia lontana dalle esigenze reali della gente». Secondo l'ex sindaco l'errore di fondo «è la concessione di un pontile che incide nel territorio comunale di Baunei (mappale 6, foglio 2 - puntualizza-) ad un altro Comune, quello di Dorgali, che non può avere nessun diritto di prelazione».

In piazza giovani, precari e invisibili "Ma non chiamateci più no global" ( da "Repubblica.it" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nelle analisi delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l'Aquila - a raccontare di cosa si stia davvero parlando.

La passione della mediocrità ( da "Manifesto, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia potessero scipparci la passionalità della politica, oggi siamo sgomenti di fronte alla possibilità di essere travolti dal dilettantismo. O forse non sappiamo che, scavalcata la scena presidiata dai giullari, i destini del mondo si giocano in altri centri di potere, che trattano i giullari con la stessa puzza al naso che avevano i lords inglesi nei confronti dei presumibilmente

Il gentiluomo tira fuori la pistola e ruba 10 milioni ( da "Stampa, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia richiede, si sa, tempi lunghi. I delinquenti invece non devono firmare scartoffie e passare lungaggini parlamentari. E così, zacchete! Il rapinatore solitario e elegante che ieri pomeriggio è entrato nella scintillante e riverita boutique del gioielliere Chopard in place Vendome allontanandosi gioiosamente appesantito da un bottino di sei,

Io, poliziotto pancione ( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Incongruenze della burocrazia. Palestrati e grassoni. Gli unici poliziotti che possono parlare con nome e cognome sono i delegati sindacali. Siamo andati in cerca di quelli che pesano più di 100 chili per stare al gioco e stabilire se è vero che «non si può mandare in strada il poliziotto panzone perché lì se lo mangiano»,

Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia ( da "Stampa, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ricorsi improcedibili ERMANNO BRANCA Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia SAVONA Alla fine l'unica esclusione è quella del Partito comunista dei lavoratori. Mentre Lega Nord e Pdl sono stati riammessi in fasi successive e la Dc ha dovuto solo cambiare il simbolo (trasformando lo scudo in vela), il Pcl dovrà stare alla finestra mentre tutti gli altri andranno alle elezioni.

i tifosi buoni di udine e la lega cattiva del calcio ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma mi sento di dire che la burocrazia stronca sul nascere ogni iniziativa di buona volontà che può sorgere altrove. E quindi 4 alla Lega. [E 7,5 a SportWeek, che continua a pubblicare inchieste sul razzismo nello sport. Stavolta tocca ai campi minori, dove non può valere l´equazione che ti insultano perché ti temono.

in scena moni ovadia "un teatro senza confini" - nino marchesano ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: senza burocrazia, senza confini, ma con la loro cultura, la loro spiritualità, le loro tradizioni, la loro musica, la loro cucina. Due popoli così erano destinati allo sterminio. In un mondo che voleva costruire la cosiddetta Europa delle nazioni, era una follia avere un prodotto identitario così forte».

Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, ... ( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo «burocrazia», mentre «la crisi non permette altri ritardi». I danni collaterali. L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda delle giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli anziani soli?

la burocrazia frena lo stage ma l'ateneo rassicura "erika sarà presto da noi" - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bologna La burocrazia frena lo stage ma l´Ateneo rassicura "Erika sarà presto da noi" La studentessa abruzzese aveva denunciato i ritardi del suo tirocinio all´Alma Mater ELEONORA CAPELLI «Noi siamo pronti a partire anche domani con lo stage della ragazza dell´Aquila, ma l´intoppo burocratico non è un semplice cavillo.

Le Regioni in ordine sparso sulle norme rilancia-edilizia ( da "Trentino" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tempi delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette altri ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda delle giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli anziani soli?

non so più dove sbattere la testa ( da "Tirreno, Il" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per un paradosso della burocrazia, tra l'altro, Russo di una casa avrebbe impellente bisogno: per la giustizia, infatti, è in regime di obbligo di reperibilità. Gli agenti devono sapere dove trovarlo, ma ora che una casa non ce l'ha, è anche impossibilitato a rispettare quest'obbligo.

l'ardente bacchetta di gergiev tra ciakovskij e musorgskij - nicoletta sguben ( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: teatro Mariinskj della burocrazia che lo paralizza da anni, s´inventa "Stelle delle Notti Bianche", uno dei festival di maggior rilievo internazionale e, ultimo regalo in ordine di tempo, la nuova sala da concerto del Mariinskij inaugurata nel novembre 2006: la più innovativa della Russia, polo di un´attività musicale in grado di competere con le maggiori capitali internazionali.

I francesi bravi nelle cure gli spagnoli nella prevenzione ( da "Corriere della Sera" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A questa biblioteca virtuale possono accedere tutti i medici di famiglia e ospedalieri e i farmacisti. Il medico, grazie alla cartella clinica elettronica che vede comparire sul display del suo computer, risparmia ogni giorno 50 minuti del tempo che altrimenti dovrebbe dedicare alla burocrazia.

ai turisti non piace il cemento così l'italia rischia grosso - vittorio emiliani ( da "Tirreno, Il" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per lui i tempi delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette altri ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda di giovani coppie, immigrati, ceti più deboli, anziani soli?

La saga della realtà tra vicoli e ballatoi ( da "Manifesto, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con il suo carico di burocrazia e corruzione e ipocrisia, dentro le stanzette di vasci e ballatoi dove abbiamo amato tanto teatro non solo eduardiano. È lì, tra salotti pretenziosi di piccoli risparmiatori, figlie da marito pruriginose e guapparie di piccoli millantatatori rovinati dal gioco, che inizia questa sorta di saga dei vicoli.

La nuova Europa vota tirando uova ( da "Stampa, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: assurdità della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica (da 9 a 7 deputati) mentre i popolari sono in rimonta (

Sport e finanza insieme non vanno a canestro ( da "Trentino" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sport prende esempio dalla burocrazia, o deve affidarsi ai tribunali, e ciò è male: così arriva anche a generare assurdità. La Stella Rossa di Belgrado, gloriosa società di basket attualmente in gravi difficoltà finanziarie, s'è vista pignorare i canestri. La decisione del giudice, eseguita dagli ufficiali giudiziari che sono andati a smontare i metallici telai arancioni e le retine,

Tagliare i parlamentari? ( da "Tribuna di Treviso, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: questo tipo saranno a breve del tutto risolti grazie ad una nuova procedura: da giugno i viaggiatori potranno verificare rapidamente anche allo sportello se hanno diritto al bonus e, in caso positivo, potranno ottenerlo direttamente al momento dell'acquisto di un nuovo biglietto. Il tutto con una riduzione di tempi, formalità e burocrazia. Ufficio Stampa Veneto Ferrovie dello Stato

quindici occhi puntati sulla città ( da "Tirreno, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia ha fatto il suo lungo corso, come spesso avviene. Adesso ci siamo davvero. La procedura della gara si è completata nei giorni scorsi con l'affidamento della fornitura ed installazione alla ditta Paccosi & Santini di Pistoia. «Ormai è questione di poche settimane - dice il vicesindaco Tommaso Braccesi - Si parte dai prossimi giorni ed è presumibile che entro la fine di

Pochi progetti per i neolaureati ( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alto apprendistato di decollare è stato un mix di burocrazia e di incompresioni tra università e imprese (le prime chiamate a definire i contenuti dei programmi, le seconde ad assumere i giovani prima di iscriverli ai corsi). Ma si registrano anche casi virtuosi: in Lombardia, per esempio, sono stati attivati 21 progetti, con quasi 400 ragazzi coinvolti.

La nuova Europa vota tirando uova ( da "Stampaweb, La" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: assurdità della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica (da 9 a 7 deputati) mentre i popolari sono in rimonta (

Indagine Censis: raccomandazioni per un ricovero ( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il Paese Ocse dove è più esoso e meno conveniente avviare un'impresa) e una burocrazia farraginosa impongono un cambiamento non più rinnovabile. Un percorso che però sarebbe ancora in larga parte da compiere: le aziende italiane presentano infatti uno dei più alti livelli di utilizzo di Internet nel rapporto con la P.

Brunetta: sto dalla parte dei cittadini ( da "Trend-online" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: A suo avviso ''nel back office del sistema della sicurezza c'e' troppa burocrazia che impedisce di stare sulla strada a fare prevenzione''. A chi gli chiede se sia necessaria una 'cura Brunetta' anche per la burocrazia europea, il ministro risponde': ''La burocrazia europea di solito funziona, e' pagata bene e funziona.

La burocrazia Per Vietti troppi sette enti intermedi ( da "Stampa, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia Per Vietti troppi sette enti intermedi I derivati Saitta costretto ad ammetterne l'esistenza Il bilancio Porchietto vuole più introiti senza tasse

Il sindaco uscente: gli attacchi di questi giorni sono strumentali ( da "Stampa, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Spesso ci frena la burocrazia. Penso al Museo dello Scherma con il palazzetto: siamo finalmente all'appalto, ma che fatica. Posso anche aggiungere che stiamo trovando ulteriori finanziamenti». Su ambiente e differenziata, il suo pensiero è noto... «Sì. Abbiamo studiato un progetto per la differenziata che, in breve, ci porterà al 45 per cento,

Zootecnia, aziende a rischio chiusura ( da "Tempo, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gravosi oneri contributivi e dai crescenti costi della burocrazia. Da qui la richiesta della Cia di nuove regole per la commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari. «In tale ambito – sottolinea Targa - deve essere aperto un confronto con la Grande distribuzione organizzata, valorizzando la qualità del "made in Italy" e rendendo obbligatoria l'etichettatura d'origine»

svolta per l'albergo termale a roselle. ( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: imprenditore Pozzi EDILIZIA E BUROCRAZIA ROSELLE. Mentre si consuma il lento naufragio del faraonico Polo termale, sogno che affonda in un contenzioso legale dagli esiti incerti, un tenue spiraglio per lo sviluppo turistico legato alla risorsa "acqua calda" di Roselle sembra aprirsi: potrebbe decollare a breve il progetto per la costruzione di una grande struttura alberghiera -

internet e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi ( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Internet e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi» Storia di ordinaria burocrazia raccontata dall'edicola "Lulù" di via Veneto a Pontasserchio PONTASSERCHIO. Una storia di ordinaria burocrazia vede al centro l'edicola "Lulù" di Dario Barsacchi, in via Vittorio Veneto 60 a Pontasserchio. Racconta il titolare: «Il primo dicembre scorso abbiamo acquistato l'edicola.

aforismi e ricordi, omaggio a malerba - luigi malerba ( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Come la burocrazia riesce a tradurre in gergo, nel proprio gergo, ogni cosa e persona per poi prenderne possesso e esercitare il proprio potere. Quando uno di noi va a chiedere un documento diventa «il richiedente» e su un richiedente, più che su un cittadino con una personalità, una figura e una professione,

Così mi hanno rubato l'identità ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I disagi sono stati sia pratici (costi legali, tempo, burocrazia) che psicologici: «Una grandissima rabbia perché ho trovato estremamente fastidioso sapere che qualcuno girava usando la mia identità. Se mi avessero clonato una carta di credito o un bancomat mi avrebbe dato molto meno fastidio ».

SORVEGLIATO SPECIALE ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Scalò rapidamentei vertici della burocrazia comunista, ma cadde in disgrazia nel 1969, durante la Rivoluzione culturale, che gli costò sette anni di lavori forzati in Manciuria. Riabilitato nel 1976, divenne braccio destro del primo ministro Zhao Ziyang: dal 1987 fu membro del Comitato centrale del Partito comunista, ministro delle Riforme,

IL SOCIALISMO PESCATO IN RETE ( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: fabbriche o burocrazie. Al posto di questi retaggi del '900: cooperative virtuali, produzione tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude l'autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti,

Il secolo CHE BRUCIA ( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel partito non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni politica d'

Il secolo CHE BRUCIA. ( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel partito non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni politica d'

Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Cronaca di Oristano Pagina 4020 Provincia Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia Provincia --> Fornellini e spray insetticida. Ancora per un po' di tempo dovranno essere queste le armi per combattere zanzare e gli altri insetti fastidiosi. Il servizio di disinfestazione organizzato dalla Provincia non è ancora partito.

Assistenti sociali senza stipendio Protesta in Comune ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel giugno del 1996 paga venga uccisa dai cavilli della burocrazia perché la Regione ha un ritardo abissale nei pagamenti del 2008, per non parlare di quelli del 2009 per i quali non si vede neanche l'ombra. «Fino a questo febbraio - aggiunge Silvia Piras - siamo riusciti a pagare anche i contributi all'Inps, ma adesso non abbiamo più risorse e il malumore è forte tra i dipendenti.

IL POTERE PARALLELO DI MR. BERTOLASO ( da "Unita, L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Contro la burocrazia, per fare meglio e prima» è il principio guida di super Guido Bertolaso, l'uomo dell'efficienza. Peccato che lo stato parallelo abbia saputo produrre qualcosa come 10 mila commissari straordinari nominati a guida delle varie emergenze, che ognuno di loro guadagni il 40-60% in più rispetto al nomale compenso di amministratore.

L'ospedale dei nostri sogni ( da "Stampa, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mentre la burocrazia è "soft" e le liste d'attesa sempre minime Il miracolo del Whipps Cross di Londra ha un segreto: combina i principi laburisti con l'efficienza tatcheriana CLAUDIO ZANON OSPEDALE MOLINETTE - TORINO Il Whipps, ospedale universitario di 850 posti letto, presentava due anni fa un deficit di 17 milioni di euro,

Il vino nella morsa della burocrazia ( da "Stampa, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia La filiera del vino in Italia è in difficoltà. In un anno di grave crisi economica, a livello nazionale scendono del 2 per cento le imprese attive, che sono ora 1700 in meno rispetto al 2007. I nuovi processi organizzativi e di concentrazione sono i fattori che hanno determinato il calo, al pari di un graduale ricambio generazionale che necessita di una maggiore attenzione

Maniero: Costituzione da cambiare ( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Quello che a volte emerge è lentezza e inefficacia della burocrazia, scarsa trasparenza delle istituzioni, un generale spreco delle risorse con una conseguente insoddisfazione da parte dei cittadini e delle imprese - ha detto Maniero - sprechi che non avvengono negli enti che sono più a contatto con i cittadini.

in 900 alla battaglia delle preferenze ( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in modo tale che un cittadino ingiustamente vittima della burocrazia del Comune o di aziende pubbliche possa essere aiutato ad ottenere quello che chiede». Laura Lodigiani è capolista della Lega Nord che sostiene Galli: giornalista e scenografa, ama la pittura: «Mi impegnerò a far pulire la città, è sudicia da paura.

lorenzoni: la mia sfida trasparente ( da "Tirreno, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: accorciare i tempi della burocrazia. Inoltre, mettere mano al risanamento del bilancio, gravato da pesante deficit strutturale. Il Regolamento Urbanistico è stato adottato: quale sarà la vostra posizione? Non getteremo via il lavoro fatto sin qui, ma attueremo una verifica complessiva assieme alla popolazione, visto che la stragrande maggioranza dei cittadini non ne conosce i contenuti.

...Presidente....presidente... , e la mano scuote la spalla inerte di Silvio Berlusconi. ... ( da "Unita, L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia di Strasburgo è d'intralcio alle imprese») e ha servito ancora la portata della settimana, il "complottone": «La stampa internazionale è insufflata dalla sinistra. E Murdoch...». La risposta di Micheal Binyon, vicedirettore del Times, che aveva attaccato il premier mettendo in fila fatti concreti e risposte incoerenti,

Confindustria Calabria: Finanziateci le strade ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ritardati da burocrazia e blocchi autorizzativi di diversa responsabilità, per un valore di 5,5 miliardi e oltre 100mila addetti». Sottolineata l'importanza di poter sfruttare il sottosuolo italiano (circa 100 miliardi di euro tra olio e gas), l'associazione auspica che il Ddl «sia affiancato da una pianificazione energetica di lungo termine per la promozione del business upstream »

Berlusconi: più militari nelle nostre città ( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: insistito in particolare sulla sicurezza e sulle carenze e i problemi creati dalla burocrazia europea. Per quanto riguarda il ricorso ai militari per garantire maggiore sicurezza nei centri urbani, una prospettiva su cui nei giorni scorsi non aveva nascosto le sue perplessità il capo dello Stato Giorgio Napolitano, Berlusconi ha assicurato che il governo intende «andare avanti così».

Berlusconi: ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma che in realtà preludono ad un attacco all'euro-burocrazia di Strasburgo: il Parlamento europeo, è il suo affondo, «legifera su tutto» perfino sulla lunghezza dei gambi dei carciofi e sulla «curvatura delle zucchine». E così facendo, aggiunge, «produce lacci e lacciuoli che sono di impaccio per le imprese».

Berlusconi: non mollo E rilancia su Ue e sicurezza ( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: enfasi maggiore del solito: «Ha creato enormi problemi agli imprenditori » con la sua burocrazia; «andrebbe riformata creando un vero presidente del Consiglio europeo, che non duri solo sei mesi». Mentre le politiche di respingimento funzionano perfettamente «come deterrente»: in un Paese, l'Italia, dove comunque ci sono «troppi immigrati ».

Brunetta: "No a poliziotti panzoni" ( da "TGCom" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 2009 Brunetta: "No agli agenti panzoni" Sicurezza, "male eccesso di burocrazia" "Non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se lo mangiano". E' la riflessione del ministro della P.A. Renato Brunetta, che punta il dito contro la troppa burocrazia nella sicurezza.

più infrastrutture, meno vincoli ( da "Tirreno, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, governo del territorio, marketing territoriale, turismo, attrazione di imprese, accesso al credito, aeroporto, innovazione, formazione alla cultura di impresa, energie rinnovabili. Il mondo economico grossetano ha dettato l'agenda degli impegni per il futuro presidente della Provincia e l'ha fatto con un documento di una decina di punti,

Villasimius, la corsa è sul nuovo Puc ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In chiusura, una considerazione sull'area marina protetta: «È percepita come un oggetto misterioso che fabbrica burocrazia», constata Garau: «Il disagio rappresentato dai vincoli dovrà essere compensato da un'effettiva e misurabile ricaduta sul sistema economico».

Il cielo dell'Università Federico II è ferito da fulmini, voci e tuoni, un terremoto quale mai era stato più violento. ( da "Tempo, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a cui urge una burocrazia disabilitata a verificare alcunché. Di qui, la corsa alle consulenze esterne a tecnici non sempre qualificati, visto che l'ubbidienza vale più della competenza. Comincia lo scialo per i «pareri» dei clientes, sindacalisti, segretari comunali, mezze maniche ministeriali, insomma, l'incompetenza al potere,

Polidori: Â ( da "Tempo, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mentre il commercio legale è colpito dai nuovi pesanti Studi di Settore, da una burocrazia sempre più invadente e da una pressione tributaria estremamente onerosa». Per le vie di Roma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti «e ancora più evidente durante l'estate, complice l'aumento dei turisti a Roma», spiega Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma e Lazio.

bollette e certificati, tutto alle poste - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dice il sindaco Moratti, nel rapporto tra cittadini e burocrazia. Con un accordo con Poste Italiane, in 79 sportelli postali in città e in 123 della Provincia i milanesi possono già oggi ottenere tutti i documenti anagrafici e di stato civile tradizionali, senza più lunghe file negli uffici di via Larga.

riorganizzare i compiti della polizia municipale ( da "Tirreno, Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meno burocrazia, più controllo sul territorio 1 - Esistono regole, diritti e doveri che tutti devono rispettare indipendentemente dall'essere italiani o immigrati. Sarebbe sufficiente che l'amministrazione comunale garantisse per tutti il rispetto delle regole e della civile convivenza per far sì che la "questione" immigrati fosse normalizzata.

nemmeno la fine di eluana ha portato delle risposte ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lei che da bravo cittadino pensa di poter far rispettare i suoi diritti e le sue libertà, ecco il muro di gomma della burocrazia. "Non voglio farmi mettere le mani addosso se è inutile", vorrebbe lasciare scritto, ma il funzionario comunale non può e il signor notaio nemmeno, ognuno con le sue giustificazioni, il suo credo, la sua professionalità. E lei? Che può dunque fare lei?

La burocrazia blocca lavori per 16 miliardi ( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: origine dei ritardi La burocrazia blocca lavori per 16 miliardi Sono 60 progetti di infrastrutture portati avanti da privati Ostacoli e passaggi inutili. «Serve un ente facilitatore» U n tesoretto da 16 miliardi. Inutilizzato. Congelato. Sprecato. Proprio mentre la crisi consiglierebbe di utilizzare tutte le risorse disponibili per rilanciare l'

( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il settore delle infrastrutture e delle costruzioni è fra i più penalizzati dalla burocrazia, dalla cattiva burocrazia direi. E dall'eccesso di norme». Italiadecide parla di 16 miliardi di risorse private intrappolate nella burocrazia. Le torna il conto? «I dati esatti non li conosco, ma la stima mi sembra più che realistica».

Vattimo: noi sola opposizione Punto agli astensionisti ( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non composita come quella del Pd o come i partiti di estrema sinistra che si sono divisi solo per ragioni di burocrazia». E a chi si stupisce Vattimo spiega che l'Idv «offre un'alternativa agli astensionisti che non credono più nel Pd o nell'estrema sinistra. Prima di candidarmi con Di Pietro avevo già scelto di votarlo». Filosofo Gianni Vattimo, 73 anni, candidato Idv

canone rai, sequestrato lo stipendio ma non ha la tv - valerio varesi ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La vicenda è un garbuglio fatto di stolida burocrazia e di imperizia del protagonista. Quest´ultimo si separa nel 2000 e va a vivere da solo lasciando il televisore nella sua vecchia casa. Scrive all´amministrazione Rai indicando il cambio di intestazione del canone e spiegando che nel suo nuovo appartamento non c´è tv.

il brindisi di guglielmi: "mi merito un 7" ( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Accursio non sopporto burocrazia e ritardi: perché metterci tre mesi per un bando? In definitiva spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza «Ovunque io abbia lavorato, ne ho tratto un po´ di gloria: come assessore alla cultura spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza»: così si congeda da Bologna Angelo Guglielmi,


Articoli

Le ricette anticrisi al primo duello Ronzani-Simonetti (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

"La destra non bari sulle cifre del bilancio" Le ricette anticrisi al primo duello Ronzani-Simonetti [FIRMA]STEFANIA ZORIO BIELLA L'uno esuberante e l'altro ingessato; l'uno molto sicuro di sé, tanto da perdersi in punzecchiature al premier Berlusconi, e l'altro (non poteva essere altrimenti), decisamente fedele al programma di governo. Sono usciti così i due candidati a presidente della Provincia, Wilmer Ronzani del Pd e Roberto Simonetti della Lega, dal confronto organizzato ieri pomeriggio al Museo del territorio dalla Uil. A moderare il dibattito è stato Silvano Esposito, e l'argomento di discussione è il più scottante di questa campagna elettorale 2009: la gestione della crisi, sia a livello nazionale che locale. A fare gli onori di casa è stato il segretario della camera sindacale Uil Biella, Giovanni Gemin, che ha spiegato i motivi della richiesta di confronto e ha chiesto un minuto di silenzio in ricordo di uno degli organizzatori, il sindaco di Torrazzo ed impiegato Enel con delega sindacale Uil Vanni Boscain. «Il biellese sta patendo la crisi più di altri territori - ha dichiarato Gemin - e noi vogliamo capire quale sarà il suo futuro, quello dei nostri figli, e quale tutela avranno i lavoratori dalle nuove amministrazioni». A rispondere per primo è stato Simonetti, prima facendo riferimento alla legge emanata a gennaio sugli ammortizzatori sociali; quindi, entrando più nel merito della questione in relazione al territorio, ha richiamato l'attenzione sulla viabilità, sulla formazione e sulla qualità della vita biellese. «Nel Biellese - ha dichiarato Simonetti - si vive meglio rispetto a città come Torino e Milano. La vita è meno cara. Dovremo puntare ad attirare gente dalle grandi città, magari realizzando una "metropolitana" che colleghi Milano con Biella». Politiche di sostegno, trasporti e università i cavalli di battaglia di Ronzani: «Dobbiamo fare in modo - ha detto - che i nostri ragazzi restino qui». Anche il pubblico è intervenuto nel confronto, e le richieste ai candidati sono state chiare: togliere il biellese dall'isolamento e ridurre i tempi della burocrazia, specie nel caso delle richieste di cassa integrazione. Le soluzioni? Per Ronzani lo studio di fattibilità dell'autostrada è pronto, mentre è urgente una riforma degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda il lavoro. Simonetti, invece, questa mattina si farà portavoce della sofferenza del territorio con il ministro Maurizio Sacconi. A chiudere l'incontro è invece stato il delegato Uil regionale Giuseppe Graziano, ospite del dibattito, secondo il quale il Biellese toccherà l'apice della crisi solamente la prossima primavera: «Per assistere al rilancio dell'economia - ha sottolineato Graziano - dovremo aspettare almeno fino all'autunno 2010. Ed oggi la situazione è resa più drammatica dalla lentezza della burocrazia e dalle banche, che nonostante si siano impegnate ad erogare crediti, non perdono occasione per trovare cavilli per bloccarli».Il debito del Comune di Biella finisce nel calderone del dibattito politico. L'assessore al Bilancio Diego Siragusa corregge infatti le cifre presentate dal candidato sindaco della destra Dino Gentile durante gli incontri nei Quartieri. «In cinque anni - precisa l'assessore - la giunta Barazzotto ha ridotto il debito di 5 milioni 114 mila euro. Dal 1999 al 2003 Gentile approvò, in Consiglio comunale, un volume di mutui pari a 40 milioni di euro; mentre con questa amministrazione ha poi approvato un volume di mutui della metà: circa 21 milioni di euro». Ed è proprio partendo da queste cifre che Siragusa ieri ha presentato in conferenza stampa il bilancio dei cinque anni di giunta Barazzotto. Riduzione del debito ed investimenti, i cavalli di battaglia del Comune dal 2005 al 2009, nonché il raggiungimento del secondo posto nella classifica nazionale relativa al federalismo fiscale. Tra le opere messe a segno ci sono la riqualificazione delle case popolari, ma le sedi della Protezione civile e dell'Atap, lo stadio Vittorio Pozzo, il parco fluviale sul Cervo, lo skate park, il nuovo palazzetto e, fiore all'occhiello, l'acquisto dell'Upim per farne la sede della biblioteca.

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Sicilia, Lombardo azzera la giunta (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA DECISIONE DOPO L'ENNESIMO SCONTRO CON GLI ALLEATI PDL E UDC Sicilia, Lombardo azzera la giunta [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA «Se vuoi cunsari devi scunsari», spiega al telefono Raffaele Lombardo dopo avere azzerato la giunta siciliana all'apice di uno scontro con la sua maggioranza di centrodestra. «Se vuoi aggiustare le cose devi rompere, sparigliare», traduce il governatore autonomista che lo scorso anno è stato eletto con 35 punti di vantaggio sulla concorrente Anna Finocchiaro. All'Assemblea regionale siciliana il Pdl insieme all'Udc e all'Mpa di Lombardo ha portato una falange di 62 deputati (si chiamano così in Sicilia) su 90. Una maggioranza che dovrebbe far dormire sonni tranquilli, ma il troppo potere dà alla testa; così per le poltrone si sono messi a litigare come matti. «No, attenzione - spiega Lombardo - non è una questione di poltrone. Io ho toccato troppi interessi, ho messo fine allo sperpero del denaro pubblico, ho tagliato 400 milioni di euro nella sanità che ho riformato in 12 mesi, ho dimezzato le Asl...». Sì, togliendo gli uomini dei suoi alleati e mettendoci i suoi. «E che ci debbo mettere gli uomini degli altri? Ci metto uomini di mia fiducia - è la risposta disarmante di Lombardo - ma sfido tutti a dire che non sono bravi manager. Non c'è dubbio che questa casa va rasa al suolo. Non potevo andare più andare avanti con una maggioranza e assessori che remavano contro e danno ragione agli ascari di Berlusconi come Tremonti che a Roma si tiene stretti i fondi Fas destinati alle Regioni del Sud. Loro sabotano gli interessi della Sicilia. Ma io - avverte Lombardo - vado avanti ed entro 48 faccio una nuova giunta con una ampia maggioranza». Con chi? «Vedrà, vedrà. Ci sono i deputati di Miccichè, un pezzo di An e poi il Pd ha sempre fatto un'opposizione costruttiva...». Vedremo nelle prossime ore come va a finire questa cavalleria rusticana nella quale sono volate parole grosse. Come quelle che ha scagliato Miccichè, sottosegretario berlusconiano alla presidenza del Consiglio, al coordinatore regionale del Pdl Castiglione: «E' un farabutto che racconta minchiate a Berlusconi sui fondi Fas». Pochi giorni prima il presidente dell'Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio (Pdl) aveva detto che il governo Lombardo è «il peggiore degli ultimi 15 anni». «No - aveva replicato il governatore - è il peggiore degli ultimi 50 anni a causa dei parassiti, gli speculatori e gli sfruttatori che coltivano le loro clientele». Senti chi parla, attaccano i suoi ex alleati avvelenati, proprio lui che è «il principe del clientelismo». Per Castiglione la verità è che Lombardo si trova in un momento di grande difficoltà con il cartello elettorale per le Europee fatto insieme alla Destra di Storace. «Preso atto che non raggiungerà il 4% - spiega Castiglione - allora si è messo al centro della scena politica, facendo credere che lui ha fatto la rivoluzione in Sicilia, mentre noi gli mettiamo i bastoni tra le ruote. La verità - aggiunge il coordinatore regionale del Pdl - è che il 90% delle leggi approvate sono di iniziativa parlamentare e non della giunta. Lombardo non ha utilizzato 6 miliardi di fondi strutturali della Ue perché non riesce far partire i bandi e la burocrazia regionale è ingessata. Ha rimosso 12 dirigenti generali che continuano a guadagnare 250 mila euro l'anno e ci ha messo uomini suoi e di Miccichè. Lombardo ora sta parlando da capo fazione perché è in campagna elettorale». Una campagna elettorale in cui è in corso una faida interna al Pdl. Con Miccichè, in rotta con il ministro Alfano e il presidente Schifani, che in diverse realtà sta appoggiando alcuni candidati a sindaco contrapposti a quelli del suo partito. A Termini Imerese è addirittura in corsa come assessore per una giunta di centrosinistra guidata da un ex Pd. Miccichè, dopo aver fatto la guerra a Lombardo per impedirgli la candidatura alla presidenza regionale, ora è il suo miglior alleato. Se il centrodestra potesse, manderebbe a casa il governatore. Ma Lombardo ha il coltello dalla parte del manico: la legge elettorale gli consente di governatore anche senza una maggioranza. E ha il potere di nomina degli assessori. Poteri che nelle prossime ore eserciterà infischiandosene del Pdl e dell'Udc. Questi partiti avrebbero solo una carta per andare ad elezioni anticipate: far dimettere 47 deputati: ma non c'è nessuno che vuole lasciare il posto con il rischio di non essere rieletto. A questo punto Lombardo si farà la sua giunta con pezzi del Pdl e magari con la benevola opposizione del Pd diviso tra chi non vuole sentirne parlare e chi un pensierino lo sta facendo. ««Ma alla fine - dice Castiglione - Miccichè seguirà le indicazioni del Pdl. Ha troppa intelligenza politica». Chissà: in Sicilia tutto è possibile.

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Obiettivo: burocrazia più efficace (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA DELIBERA Obiettivo: burocrazia più efficace TRENTO. Il presidente della Provincia Lorenzo Dellai lo aveva annunciato mesi fa nella tradizionale conferenza stampa del venerdì. Visto che la crisi incombeva, la Provincia aveva intenzione di mettersi al passo con i tempi e di accorciare al massimo le procedure amministrative. Questo con l'obiettivo di non far soffrire l'economia che doveva e deve affrontare una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Ecco così che è stato studiato un sistema per premiare i dipendenti provinciali che accelerino i tempi dei vari procedimenti. Un sistema fatto di valutazione del grado di soddisfazione degli utenti e di incentivi. Nella delibera approvata venerdì scorso il concetto viene spiegato in maniera dettagliata: «La giunta provinciale ha varato nuove politiche di intervento per far fronte alla crisi economica che necessiteranno, da parte delle strutture organizzative e del personale, di un impegno aggiuntivo assai significativo. In particolare, sono state previste numerose disposizioni di carattere anticongiunturale e nuove norme in materia di semplificazione del procedimento amministrativo e di riduzione dei termini. A fronte di questo nuovo quadro vanno ridefiniti gli strumenti di incentivazione del personale e della dirigenza al fine di supportare adeguatamente le politiche anticrisi».

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In un anno dall'intesa alle offese (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Miccichè difende il leader del Movimento autonomista, gli alleati lo contestano In un anno dall'intesa alle offese PALERMO. Il leader del Movimento per l'autonomia lo aveva detto: «Non finirò come Maria Antonietta, non mi farò ghigliottinare». Raffaele Lombardo è passato dalle parole ai fatti. La decisione di azzerare la giunta regionale arriva dopo una lunga serie di contrasti tutti interni alla maggioranza. Pdl, Udc e Mpa ai ferri corti già da mesi, quando si approvò la riforma sanitaria solo dopo un lungo braccio di ferro fra Pdl e Udc schierati contro l'assessore in quota Mpa. Ecco che cosa vuole Lombardo dalla nuova giunta: «La battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci spettano i fondi Fas». Ad acuire i contrasti, nei giorni scorsi, la polemica con il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, del Pdl: dopo il via libera alla legge Finanziaria e al Bilancio e l'impugnativa da parte del commissario dello stato di quelle norme che erogavano contributi a pioggia a enti e associazioni. «è il peggiore governo degli ultimi quindici anni», aveva detto Cascio. «è il governo peggiore degli ultimi 50 anni. Ma lo è per i parassiti, gli ascari, gli speculatori e gli sfruttatori», aveva risposto Lombardo. L'altro provvedimento che ha alimentato il fuoco delle polemiche è stata la nomina del consiglio di amministrazione della Sicilia e-Servizi, società pubblica a partecipazione privata che ha il compito di supportare la Regione nel processo di innovazione tecnologica della struttura amministrativa. Gli alleati hanno accusato il governatore di avere cooptato nella società persone a lui vicine. «La nomina complica i rapporti di Lombardo con la coalizione», aveva lamentato Domenico Nania, co-coordinatore regionale del Pdl. Tra le ipotesi, circolate nei giorni scorsi, anche quella di presentare una mozione di sfiducia per far cadere il governatore e tornare alle elezioni. Il botta e risposta tra gli alleati è continuato durante la campagna elettorale per le europee: fino a due giorni fa quando tra il sottosegretario Gianfranco Miccichè, il più convinto sostenitore di Lombardo nel Pdl, e il coordinatore del partito in Sicilia, Giuseppe Castiglione, si è arrivati alle offese. (Sa.S.)

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porti, il governo prepara la rivoluzione "più poteri ai presidenti, meno burocrazia" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XII - Genova Porti, il governo prepara la rivoluzione "Più poteri ai presidenti, meno burocrazia" Luigi Grillo: "Con Matteoli c´è l´intesa Entro l´estate il testo definitivo alle commissioni" Chissà se davvero prima della pausa estiva il testo di riforma della portualità arriverà alle Camere. «Di sicuro ci sarà al Senato, ma ormai non ci sono più ostacoli e quindi si può ipotizzare che all´inizio del 2010 avremo la nuova legge». Manifesta ottimismo, il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato Luigi Grillo. All´apertura della convention mondiale dei porti, il senatore spezzino del Pdl indica uno scenario molto preciso che si materializzerà nelle prossime settimane. «Il testo si sta affinando proprio in questi giorni - spiega Grillo - Con il ministro dei Trasporti Matteoli abbiamo appena concordato il percorso. Lui verrà in commissione subito dopo le elezioni e illustrerà il suo punto di vista. Poi si farà una sintesi delle sue indicazioni e del nostro testo, frutto di mesi di lavoro. Problemi? Nessuno, con Matteoli c´è piena convergenza». Ma ci sarà realmente quella rivoluzione profonda del testo attualmente in vigore? «Sicuramente ci saranno molti cambiamenti - risponde Grillo - Innanzitutto, vogliamo dare più poteri ai presidenti delle authority, bisogna indicare le competenze del comitato. Tutto il resto sarà di esclusiva pertinenza del presidente». Ma lo sforzo del governo sarà teso anche ad accelerare i tempi delle approvazioni delle opere portuali, cambiando un meccanismo apparso in questi quindici anni effettivamente macchinoso. «Accelereremo sulle autorizzazioni per gli interventi in banchina e sui piani regolatori - aggiunge il presidente della IX Commissione del Senato - e recepiremo le indicazioni delle categorie sui servizi tecnico-nautici. E anche sul lavoro, metteremo nuove regole, di valenza europea». Si riproporrà quanto appena accaduto a Genova con il bando di gara? «Eh no, Genova era fuori legge e si è messa a posto, faticosamente, con questo bando. Ma questo non rappresenta certo il futuro». Aumenterà poi anche la durata delle concessioni «per attrarre investimenti privati» e si studieranno «costruzioni più ingegnose» per consentire alle authority di disporre di maggiori risorse. Ma a cambiare sarà soprattutto il criterio di nomina dei presidenti. «Sarà una scelta fra governo e regione, che sono concorrenti nella materia portuale - chiude Grillo - Con il sistema delle terne gli enti locali hanno fatto perdere troppo tempo. Se la Regione intende sentirli, padrona di farlo. Ma la scelta sarà fra due soggetti: uno sceglie, l´altro dà l´intesa». (mas. m.)

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Sicilia, Lombardo azzera la giunta (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-26 - pag: 19 autore: Crisi alla Regione. La decisione del presidente dopo le tensioni con gli ex Forza Italia (anche Schifani) e con Cuffaro Sicilia, Lombardo azzera la giunta «Nuovo governo in 48 ore, riparto con chi ci sta» - «Casa da radere al suolo» Emilia Patta Orazio Vecchio PALERMO La prima Giunta del governatore Raffaele Lombardo finisce la sua corsa a meno di un anno dall'insediamento: il presidente della Regione Sicilia e leader del Mpa ieri ha chiesto ai suoi assessori di dimettersi, di fatto sciogliendo il governo. Di fronte alle tensioni tra Mpa da una parte e Pdl e Udc dall'altra, agli scontri interni alle componenti dell'ex Fi, agli attacchi della sua stessa maggioranza, il leader autonomista ha scelto di forzare la mano: «La casa va rasa al suolo e ricostruita». L'aria di crisi si respirava da tempo, ma nessuno immaginava un'accelerazione così decisa da parte di Lombardo, che anzi aveva annunciato un cospicuo rimpasto solo dopo le elezioni del 6 e 7 giugno. Evidentemente, però, l'equilibrio non ha retto, minato dalle tensioni inaspritesi negli ultimi giorni, dopo che alcuni assessori che fanno parte della corrente vicina a Schifani e ad Alfano si sono rifiutati di firmare il bilancio. A poco son valse le parole del premier Berlusconi, che in un'intervista al quotidiano La Sicilia, appena due giorni fa, aveva invitato le forze di maggioranza a trovare «nuova coesione». Nessun contatto con Berlusconi, ha precisato ieri Lombardo: «Credo che alla fine ci sarà bisogno di una definizione del quadro con lui, vista la natura del rapporto di collaborazione che è all'insegna della mia terra», ha tenuto a precisare Lombardo. L'appello del premier varrà,forse, per il prossimo governo. Lombardo ieri ha promesso di formarlo «entro 48 ore»: dunque, già domani potrebbero essere resi noti i nomi dei nuovi assessori.«Sarà anche e soprattutto un governo di alleanza sociale», anticipa Lombardo, che dice di non volere «ribaltare le alleanze politiche» ma anche di non poter «considerare alleati coloro i quali, pur facendo parte della maggioranza, hanno sviluppato, in aula e fuori, un'oggettiva azione di opposizione». Dunque, il prossimo governo siciliano nascerà «con l'appoggio di quei partiti, o di pezzi di partiti, della maggioranza che condivideranno il programma ». Punti qualificanti la battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti,il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi. Dalle parole pronunciate da Lombardo sembrerebbe per ora lontana l'ipotesi di un governo istituzionale. Anche se il segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese, che parla di «disastro» del centro-destra, si mostra prudente: «Prima di esprimere qualunque giudizio sul percorso che Lombardo intende ora seguire è opportuno conoscerne contenuti e scadenze sul piano concreto delle cose da fare». Le voci danno in realtà credito allo scenario "istituzionale": in questa caso il governo regionale sarebbe sostenuto da una coalizione di quattro partiti – Pdl,Mpa,Udc e Pd appunto –e otto tecnici. Tra i quali sarebbe riconfermato l'ex Pm Massimo Russo e farebbe ingresso ( è uno dei nomi più quotati) l'economista Mario Centorrino, con un passato tra Pci e centro-sinistra. Lombardo, secondo le indiscrezioni che circolano, potrebbe coinvolgere nella nuova giunta anche qualche esponente sindacale e del mondo delle imprese e delle professioni. E c'è chi si spinge a indicare, tra i papabili, anche l'ex senatore del Pci ed ex sindaco di Gibellina Ludovico Corrao ( tra i protagonisti di quella stagione autonomista, tra il '59 e il '60,chiamata milazzismo). Intanto gli assessori del Pdl, così come quelli dell'Udc – annuncia il coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione, che parla di «una mossa elettorale in vista delle europee» – aspettano il decreto di revoca delle deleghe. Insomma non si dimettono. Sorpreso dell'accelerazione delle vicende siciliane si dice Ignazio La Russa: «Spero che le difficoltà di Lombardo – insinua il coordinatore nazionale del Pdl – nel superare la soglia elettorale del 4% non abbiano influenzato questa vicenda». La lista lombardiana per le europee comprende La Destra di Francesco Storace, i Pensionati e l'Alleanza di centro di Francesco Pionati. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'IPOTESI«ISTITUZIONALE» Non è escluso l'ingresso del Pd con tecnici di «area» La Russa: spero che non c'entri la difficoltà di superare la soglia del 4% ANSA Raffaele Lombardo

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A Est arriva l'ora dei Balcani (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-05-26 - pag: 31 autore: Intervista. Parla Herbert Stepic, Ceo di Raiffeisen International: la Nuova Europa dopo la crisi, a 20 anni dalla caduta del Muro «A Est arriva l'ora dei Balcani» Serbia e Romania le mete degli investitori - Far East e Nordafrica non sono concorrenti Micaela Cappellini VIENNA. Dal nostro inviato Nel 1987 la Cortina di ferro era una realtà tutt'altro che traballante. Eppure l'austriaca Raiffeisen riuscì lo stesso, unica banca occidentale, in mezzo a mille difficoltà, ad aprire una sede a Budapest. Quel giorno al di là del Muro c'era anche Herbert Stepic. Che oggi, a 62 anni, è il Ceo di Raiffeisen International, la controllata di Rzb, secondo gruppo per asset dopo Uni- Credit nell'Europa centro-orientale e primo per numero di filiali. Una banca cui la crisi non ha risparmiato colpi, ma che non ha pensato nemmeno per un attimo di far venire meno il suo commitment verso la Nuova Europa. Dalle vetrate del suo modernissimo ufficio di Vienna si vede lontano, fino a Bratislava. E Stepic, che ha dedicato un'intera vita all'Est, e che dell'area è un fine conoscitore, vede lontano anche nel futuro di questi paesi. Abbastanza lontano da fare una scommessa. Che dalla crisi gli equilibri dell'Est usciranno cambiati, e che i paesi balcanici saranno quelli da guardare con occhi di riguardo. A cominciare da Serbia e Romania. Oggi lo stato è tornato protagonista nell'economia. Proprio mentre l'Est europeo festeggia i vent'anni dalla fine dell'egemonia statale e dall'inizio delle liberalizzazioni. Che ne dicono a Budapest, Varsavia e Praga? Nessuno pensa a tornare alle nazionalizzazioni. Sono in contatto con molti ministri di questi Paesi. E mi chiedono: «Ma che state facendo a Ovest? Ci avete sempre detto che bisognava liberalizzare, ora piangete per avere gli aiuti dallo stato. Sembra che gli imperialisti siamo noi... ». Quale paese dell'Est uscirà per primo dalla crisi? Non ho la sfera di cristallo. L'Ungheria, per esempio, è troppo dipendente dall'export, specie quello verso la Germania. E io non credo che Berlino si riprenderà già nel 2010. Inoltre Budapest ha un grosso deficit pubblico, e troppi debiti a breve termine da rifinanziare in un momento di restrizione del credito. Senza contare che al suo governo manca la legittimazione popolare. La Romania, all'opposto,dipende dalle esportazioni solo per il 35%, ha saputo tenere sotto controllo i crediti inesigibili, ha poco debito statale e gli investimenti esteri sono addirittura aumentati nel primo trimestre del 2009. Anche l'Ucraina ha un debito contenuto e in più ha una moneta svalutata e salari molto bassi, entrambi fattori che attraggono investimenti. Uscirà per prima dalla crisi? Molto dipende dalla sua capacità di far fronte alla profonda crisi politica che l'ha colpita, e all'insicurezza del suo ambiente di business. Chi, dopo la crisi, saprà attirare più investimenti esteri? Per le ragioni dette prima, mi aspetto che l'Ungheria sia meno attraente. Mentre terrei d'occhio la Serbia. Gode di stabilità politica, offre una cornice legale rassicurante per gli investitori esteri, la sua moneta è già svalutata,i suoi salari sono bassi, ha il supporto del Fondo monetario per il suo debito pubblico. Data la posizione strategica, si candida a diventare il centro logistico del continente. La Slovacchia continuerà a stare nel gruppo di testa, grazie anche alla qualità delle infrastrutture e della formazione della sua forza lavoro. Anche la Croazia disporrebbe di alcuni buoni fondamentali, peccato che l'aver puntato troppo sul turismo abbia alzato troppo i costi, rendendo il paese poco conveniente per chi investe. A oggi la maggioranza dei capitali approdati nell'Est Europa sono occidentali. C'è da aspettarsi nuovi ingressi? Il post-crisi non cambierà la provenienza dei capitali. La Cina continuerà a investire in materie prime e logistica: ma per la logistica, essere nella zona euro è più vantaggioso e quindi preferiranno l'Ovest. Mentre i fondi sovrani del Medio Oriente continueranno a cercare partecipazioni in grandi aziende per trarne vantaggi finanziari. La Nuova Europa soffrirà la concorrenza di aree emergenti come la sponda Sud del Mediterraneo o l'Est asiatico? No, se non in maniera molto limitata. Stiamo parlando di aree adatte alla produzione di massa di oggetti dallo scarso valore aggiunto. La Nuova Europa punta su prodotti che richiedono più tecnologia e manodopera qualificata. E offre minori costi di trasporto e di burocrazia doganale verso i mercati dell'Ovest. Solo sul tessile e sulla pelletteria il Nordafrica può giocare la sua partita, perché ha una tradizione nella lavorazione di queste materie. L'esposizione delle banche austriache verso l'Est europeo desta preoccupazione. Come cambierà in futuro l'atteggiamento di Raiffeisen International verso l'area? I giornali hanno colpito duro sulle banche di Vienna. L'Est Europa il nostro subprime? Non è così. La realtà è che dei 200 miliardi di euro di esposizione degli istituti austriaci nell'Europa centroorientale, il 75%si concentra in paesi che comunque fanno parte della Ue. E un paese Ue non può fallire. Inoltre, l'85% è rifinanziato da depositi locali. A conti fatti, il vero rischio a Est per le banche austriache è solamente tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Numeri piccoli: la stessa somma dei Pil di tutti i paesi dell'Sud-Est europeo è minore del Pil della sola Austria. Tutte ragioni per dire che nell'Est crederemo a lungo. Perché credo nella necessità di una sempre maggiore integrazione dell'Europa. Perché credo che la sua parte orientale resterà il motore più veloce dell'economia del continente, con una crescita, a ripresa avvenuta, di due punti percentuali in più rispetto all'Ovest. E perché è e rimane un grande mercato di potenziali consumatori. micaela.cappellini@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA STATO ED ECONOMIA «A Praga e a Varsavia nessuno pensa di tornare alle nazionalizzazioni, a differenza dell'Ovest» LE BANCHE AUSTRIACHE «I media sbagliano: a Oriente l'esposizione davvero rischiosa è solo tra 15 e 20 miliardi» BANCHIERE IMPEGNATO NEL SOCIALE Sigari cubani, Borscht e donazioni. Se il futuro dell'Europa dell'Est dipendesse dai gusti a tavola di Herbert Stepic, il paese sotto la lente sarebbe l'Ucraina. Perché il Ceo di Raiffeisen International, 62 anni di cui la metà passati a occuparsi di Oriente continentale, adora il Borscht. Cioè la zuppa di barbabietole rosse, carne, patate e cavolo bianco guarnita con panna acida. Per il suo 60esimo compleanno agli amici non ha chiesto né champagne né i suoi amati sigari cubani. Bensì fondi per la "H. Stepic Cee Charity association". Vuole dare una casa agli orfani e alle donne violentate, a chi dall'unificazione è stato lasciato indietro. L'associazione non ha costi gestionali: tutti i fondi raccolti vanno ai progetti, se ne occupano le filiali locali di Raiffeisen. www.stepicceecharity.org Per saperne di più (e, volendo, contribuire) PETERE M. MAYR

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provincia, battaglia in sordina - simona poli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Firenze Provincia, battaglia in sordina Com´è non piace a nessuno, chi la vuole più grande, chi la vuole azzerare SIMONA POLI (segue dalla prima di cronaca) Che ci sia bisogno di un cambiamento lo dicono per primi i candidati. «Ho proposto di creare una specie di "superprovincia metropolitana" che inglobi il territorio compreso tra Firenze, Prato e Pistoia», spiega Barducci, numero due uscente di Palazzo Medici sostenuto da Pd, Italia dei Valori, Comunisti fiorentini e Sinistra. «E non lo dico solo perché questa visione coincide con quella di una parte importante di imprese e parti sociali ma soprattutto perché ci sono alcuni temi come la mobilità, i rifiuti, la gestione dei servizi, la viabilità che possono trovare soluzioni efficienti solo in un´ottica più vasta». Ovviamente questi sono progetti, idee, auspici. La realtà è che la Provincia nei futuri cinque anni di amministrazione rimarrà esattamente la stessa di oggi, per dimensioni ed organizzazione. «Credo che il nostro compito principale sarà quello di dare sostegno a lavoro e imprese, possiamo farlo sul piano del trasferimento tecnologico, della ricerca e della formazione», annuncia Barducci. «E poi bisogna sviluppare al massimo l´investimento sulle energie rinnovabili, ci vuole concretezza. I cittadini chiedono alla politica trasparenza ed onestà e all´amministrazione la capacità di semplificare la burocrazia, sono le cose da fare subito». Il giovane candidato del centrodestra Samuele Baldini è un po´ seccato per l´oscuramento mediatico in cui è costretta a muoversi la gara elettorale della Provincia, mentre tutti i riflettori illuminano la sfida per Palazzo Vecchio. «Stiamo facendo una vera campagna on the road nei 43 comuni del collegio», racconta. «Di volta in volta allestiamo una postazione video nei mercati e chiediamo alla gente di lasciarci messaggi, critiche e suggerimenti, in molti ci chiedono a cosa serva la Provincia e dicono di non essersi accorti di quello che Renzi ha fatto finora. Offriamo anche nei nostri gazebo i prodotti tipici di quel territorio, dal bianco empolese alla marmellata di cipolla di Certaldo. In attesa della futura città metropolitana saremmo già soddisfatti di vedere sparire gli enti intermedi grazie alla legge sul federalismo fiscale». Federico Tondi dell´Udc non usa mezze misure invece: «Ho fatto un programma monotematico e su questo chiedo il voto agli elettori: al posto della Provincia una città metropolitana, come dice la legge che il mio partito ha depositato sia alla Camera che al Senato. Fatti e non chiacchiere come quelle di Berlusconi, che parla e poi non fa niente, o quelle del Pd, che si muove nel solco della continuità». Dissente Andrea Calò: «La Provincia serve eccome per rilanciare un ruolo pubblico nel settore del lavoro. Il titolo del programma della mia coalizione è "Per una provincia contro la crisi, a fianco dei lavoratori, per i diritti sociali, l´ambiente e la tutela del territorio", più chiaro di così. Penso a quando finirà la cassa integrazione: la gente avrà bisogno di aiuto e la Provincia non potrà continuare ad essere il becchino delle crisi aziendali come è successo finora. Renzi e Barducci sono stati troppo subalterni alle imprese, serve un cambio di marcia». Come presidenti corrono anche Corrado Olivotti con la lista "Popolo Città Nazione" e Claudia Agati con "PerUnAltraProvincia".

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Bagnasco sgrida il governo (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

IMMIGRAZIONE Il presidente della Cei interviene sul ddl sicurezza e i respingimenti Bagnasco sgrida il governo «I fenomeni migratori non sono solo questione di ordine pubblico» Mariangela Maturi Per una volta, non si è parlato solo di Noemi. Ci aveva già pensato Alessandro Plotti, ex vicepresidente della Cei. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha aperto ieri la 59esima assemblea generale dei vescovi italiani. Nel suo intervento, ha toccato ben altri temi: immigrazione, politica, lavoro, crisi economica e bioetica. Invitando tutti a ragionare su scala transnazionale in vista delle prossime elezioni europee, per «costruire l'Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie». Sull'eutanasia, immancabile l'«invito» alla politica «affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell'acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo». Scontato. Ma soprattutto, e profusamente, il cardinale si è soffermato a parlare della crisi che pesa come un macigno sui lavoratori, e dell'immigrazione, al centro dei provvedimenti del governo. Dopo le istituzioni europee, anche dalla Chiesa arriva la strigliata. Mentre, nelle stesse ore, Maroni interveniva in Parlamento sul pacchetto sicurezza, Bagnasco diceva la sua, benedetto dal papa durante un'udienza in mattinata. Prima di tutto, la questione dei respingimenti: «Anche se la sovrapposizione con la campagna elettorale non ha sempre assicurato l'obiettività necessaria ad un utile confronto, non può certo sfuggire il criterio fondamentale con cui valutare questi episodi. Ossia il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili». Ma anche: «Accanto a questo valore derimente, ce ne sono altri, come la legalità, l'affrancamento dai trafficanti, la salvaguardia del diritto d'asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà di tutti di vivere dignitosamente nel proprio paese, ma anche la libertà di emigrare per migliorare le proprie condizioni». Devono scattare i meccanismi di una convivenza, perché l'immigrazione «cessi di essere una casualità e diventi occasione per un'identità arricchita» aggiunge il cardinale. Per farlo, bisogna potenziare la cooperazione internazionale (che nell'ultima finanziaria si è vista strappare il 50% dei fondi), ed evitare il formarsi di «enclave etniche», perché l'immigrazione non può essere solo un problema di ordine pubblico. «L'immigrazione è una realtà magmatica - conclude Bagnasco - se non la si governa, si finisce per subirla». Tocca al ddl sicurezza. E il cardinale si toglie un altro sassolino dalla scarpa. «Nell'ultimo periodo si è parlato molto di immigrazione. In primo luogo a causa del disegno di legge sulla sicurezza che la Camera ha approvato in prima lettura dopo alcune significative correzioni, che peraltro non hanno superato tutti i punti di ambiguità». Se poi al pacchetto sicurezza si somma la «controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri paesi, il singolo provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato». La politica, dopo un simile intervento, sgomita per dichiararsi perfettamente d'accordo con Bagnasco. Rispondendo a Maroni sui respingimenti, Angela Finocchiaro (Pd) cita l'intervento «critico» del cardinale. Il segretario del Pd Dario Franceschini commenta le parole di Bagnasco, «molto importanti e che devono far riflettere». Anche Paolo Ferrero (Prc), si dice «sostanzialmente d'accordo sulla politica sociale e economica del vaticano e della Cei». A questo punto, ci prova Maurizio Gasparri (Pdl) a rimettere tutti al loro posto: «I respingimenti? Scelta necessaria. E a quanti a sinistra sono pronti a plaudire interpretando male le parole dei vescovi segnaliamo i sacrosanti richiami venuti in materia di testamento biologico e fecondazione assistita». Tiè. Inforcata l'aureola, il ministro della difesa Ignazio La Russa apprezza l'intervento «da vero uomo di chiesa» di Bagnasco. Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, raccomanda di non strumentalizzare «le considerazioni del cardinale», mentre il ministro per l'attuazione del programma del governo Gianfranco Rotondi avvisa che, ovviamente, la sinistra strumentalizza già. Fra tutti, ci pensa la vicepresidente del Senato Rosi Mauro a chiarire il vero significato dell'intervento del cardinale «che per la Lega è estremamente significativo». Dopotutto, Bagnasco ha riconosciuto che i respingimenti sono già stati praticati in passato, e non sono e non devono essere contro la vita e i diritti delle persone. Pertanto i respingimenti, che devono sempre tutelare i diritti umani, non sono illegittimi». Bagnasco avrà detto proprio così? Foto: FOTO REUTERS

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in un anno dall'intesa alle offese (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Miccichè difende il leader del Movimento autonomista, gli alleati lo contestano In un anno dall'intesa alle offese PALERMO. Il leader del Movimento per l'autonomia lo aveva detto: «Non finirò come Maria Antonietta, non mi farò ghigliottinare». Raffaele Lombardo è passato dalle parole ai fatti. La decisione di azzerare la giunta regionale arriva dopo una lunga serie di contrasti tutti interni alla maggioranza. Pdl, Udc e Mpa ai ferri corti già da mesi, quando si approvò la riforma sanitaria solo dopo un lungo braccio di ferro fra Pdl e Udc schierati contro l'assessore in quota Mpa. Ecco che cosa vuole Lombardo dalla nuova giunta: «La battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci spettano i fondi Fas». Ad acuire i contrasti, nei giorni scorsi, la polemica con il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio, del Pdl: dopo il via libera alla legge Finanziaria e al Bilancio e l'impugnativa da parte del commissario dello stato di quelle norme che erogavano contributi a pioggia a enti e associazioni. «è il peggiore governo degli ultimi quindici anni», aveva detto Cascio. «è il governo peggiore degli ultimi 50 anni. Ma lo è per i parassiti, gli ascari, gli speculatori e gli sfruttatori», aveva risposto Lombardo. L'altro provvedimento che ha alimentato il fuoco delle polemiche è stata la nomina del consiglio di amministrazione della Sicilia e-Servizi, società pubblica a partecipazione privata che ha il compito di supportare la Regione nel processo di innovazione tecnologica della struttura amministrativa. Gli alleati hanno accusato il governatore di avere cooptato nella società persone a lui vicine. «La nomina complica i rapporti di Lombardo con la coalizione», aveva lamentato Domenico Nania, co-coordinatore regionale del Pdl. Tra le ipotesi, circolate nei giorni scorsi, anche quella di presentare una mozione di sfiducia per far cadere il governatore e tornare alle elezioni. Il botta e risposta tra gli alleati è continuato durante la campagna elettorale per le europee: fino a due giorni fa quando tra il sottosegretario Gianfranco Miccichè, il più convinto sostenitore di Lombardo nel Pdl, e il coordinatore del partito in Sicilia, Giuseppe Castiglione, si è arrivati alle offese. (Sa.S.)

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Quindici anni di attesa per la parcella (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Carbonia Pagina 2019 Nel '93 Giulio Lotti e Mario Cuccu hanno redatto il piano particolareggiato di Is Gannaus Quindici anni di attesa per la parcella Nel '93 Giulio Lotti e Mario Cuccu hanno redatto il piano particolareggiato di Is Gannaus Due professionisti battono cassa al Comune per 15 mila euro --> Due professionisti battono cassa al Comune per 15 mila euro Due professionisti attendono di ricevere il pagamento di 30 milioni di vecchie lire per un progetto redatto nel 1993. La parcella arriva dopo quindici anni. Ma non è neppure detto che l'incasseranno subito: l'ingegnere e l'architetto protagonisti di questa singolare vicenda di burocrazia lumaca forse dovranno penare ancora due mesi prima di incassare l'onorario per un lavoro che il Comune di Carbonia aveva commissionato loro quindici anni fa. In tutto. L'INCARICO Sono circa 30 mila euro (la cifra oscilla fra i 13 i 16 mila euro a testa, per giunta lordi), che da cinque lustri spettano a due professionisti che hanno progettato e realizzato vari ed importanti lavori nel territorio: l'architetto Anton Giulio Lotti e l'ingegner Mario Cuccu. I due, nel 1993 ricevettero l'incarico di redigere il piano particolareggiato di Is Gannaus. Dopo un paio di anni, durante i quali avevano percepito due minimi acconti del 10 e 20 per cento, avevano consegnato l'opera e aspettato il saldo. A testa, circa 30 milioni di vecchie lire. «Conoscevamo le leggi - commenta l'architetto - e sapevamo che sarebbe stato necessario attendere ma nessuno immaginava che sarebbe passato così tanto tempo». I PROBLEMI L'attesa, in effetti, si è dilatata quasi all'infinito per colpa di un insieme di cause che si sono verificate una dopo l'altra. Cause che andrebbero ricercate anche, e forse, soprattutto a Cagliari. Dalla Regione, infatti, più di una volta hanno fatto sapere al Comune di non poter concedere il finanziamento. Poi, lo stesso Comune ha avuto necessità di eseguire verifiche contabili sul lavoro svolto. Infine, la progettazione del Piano Particolareggiato di Is Gannaus era stato ricompreso in un pacchetto di interventi simili che, però, non procedevano tutti alla stessa velocità. Coordinare le opere non è stato facile ma, a conti fatti, a farne le spese sono stati i due professionisti il cui lavoro era stato consegnato prima degli altri. Poteva finire tutto in un'aula giudiziaria? «In questo caso sarebbe stato inutile adire le vie legali - sottolinea Giulio Lotti - e anche se più volte abbiamo sollecitato per iscritto il pagamento sapevamo che avremmo, prima o poi, ricevuto il saldo». L'ATTESA Questo “prima o poi” si è trascinato sino 2009, quando l'architetto e l'ingegnere sono venuti a sapere dal Comune che stavolta ci siamo: «Gli ultimi incontri fanno ben sperare, è questione di settimane». I due professionisti, nonostante l'attesa infinita, hanno però deciso di non chiedere mezzo euro di interessi e rivalutazioni. E anche il saldo della parcella finirà per ridursi, al netto delle tasse, a 7-8 mila euro: «L'importante adesso è che arrivino per davvero - commenta l'ingegner Cuccu - non siamo privilegiati ma normali professionisti che lavorano sodo per mandare avanti le famiglie e che a volte incappano, come tutti, in queste disavventure». ANDREA SCANO

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Il filo che unisce sindacati e industriali (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prima Pagina Pagina 2 Solo la Cgil resta fuori Il filo che unisce sindacati e industriali Solo la Cgil resta fuori di Beniamino Moro --> di Beniamino Moro Il congresso della Cisl della settimana scorsa segna il passaggio dalla fase di emergenza della gestione della crisi economica alla fase propositiva delle cose da fare nel dopo crisi. Nessuno s'illude ovviamente che questa sia già alle nostre spalle, ma la sensazione diffusa è che il peggio sia già passato e che nella seconda metà dell'anno si avvii, sia pure molto lentamente, la fase della ripresa. Se così stanno le cose, allora è opportuno approfittare dello scorcio della fase di recessione per un riavvio del discorso sulle riforme che era stato accantonato con l'arrivo dello tsunami finanziario. E' sintomatico il fatto che sino a qualche settimana fa il governo escludesse che alcune riforme, come ad esempio quella pensionistica, fossero all'ordine del giorno, giustificando l'indisponibilità con l'esigenza di non aggiungere ulteriore stress sociale a quello già prodotto dalla crisi economica. Al congresso Cisl, invece, i due principali ministri economici, Tremonti e Sacconi, incoraggiati in tal senso da una forte richiesta proveniente sia dalla Confindustria, sia dallo stesso sindacato (esclusa la Cgil), hanno lasciato intendere come sia giunto il momento di riaprire il tavolo delle riforme. Artefice della svolta è senza dubbio il sindacato di Raffaele Bonanni, che ha manifestato la sua disponibilità a discutere anche dell'allungamento dell'età pensionabile in cambio di una riduzione del prelievo fiscale sui salari e sulle pensioni e di incentivi che favoriscano la partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle imprese. A quest'ultima proposta di Bonanni ha dato il suo benestare anche il presidente di Confindustria Marcegaglia, a condizione che la partecipazione emerga dalla libera contrattazione a livello decentrato tra i lavoratori e le singole imprese. Era la prima volta in assoluto che un presidente di Confindustria partecipava ad un congresso sindacale, accolto trionfalmente dai delegati cislini. Il suo entusiasmo ha creato un tale feeling con l'assemblea sindacale da far dire a Bonanni che, dopo l'accordo sulla contrattazione, più che una controparte la Marcegaglia era diventata una "comparte". L'occasione, perciò, era troppo propizia perché i due ministri economici se la lasciassero sfuggire per riproporre loro di riaprire il tavolo delle riforme, compresa quella previdenziale, anche se a gettare acqua sul fuoco degli entusiasmi ci ha pensato la Cgil di Guglielmo Epifani manifestando tutta la sua delusione. Tuttavia, anche per lui diventa sempre più difficile restare a lungo trincerato sulla linea del no. L'asse Bonanni-Marcegaglia, cui sono disposti ad associarsi anche la Uil e l'Ugl, sta diventando troppo forte perché la Cgil si possa permettere il lusso di non tenerne conto. Oltre alla previdenza e alla partecipazione dei lavoratori agli utili delle imprese, il tavolo della concertazione prevede anche la lotta alla burocrazia (riforma Brunetta), la riforma dell'Università e della giustizia e quella dello Statuto dei lavoratori, compresa la revisione dell'art. 18 sulla libertà di licenziamento senza giusta causa per le imprese al di sotto dei 15 addetti. Dopo l'accordo di aprile sul nuovo modello contrattuale, il treno delle riforme si sta dunque rimettendo in moto: l'auspicio è che adesso ci salga anche la Cgil.

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Assinform, il 3 Rapporto sull'Ict nella PA locale italiana (sezione: Burocrazia)

( da "TopTrade" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Assinform, il 3° Rapporto sull’Ict nella PA locale italiana Il 10 giugno alle ore 15.00 presso l’Aula Magna della Libera Università degli Studi Sociali Luiss Guido Carli di Roma saranno presentati i risultati dell’analisi svolta su questo importante settore dell’economia del nostro Paese. 26 Maggio 2009 Il Rapporto Assinform sull'Ict nella Pubblica Amministrazione Locale è giunto alla sua terza edizione. Si tratta di un'analisi molto accurata e ormai consolidata nel tempo svolta attraverso interviste personalizzate a un campione significativo di enti locali italiani, secondo una stratificazione statistica che tiene conto sia del valore dimensionale sia della presenza territoriale di tutti gli enti locali italiani. Il comparto è di grande valore, non solo perché rappresenta un mercato importante nell'ambito dell'Ict italiana, ma anche perché ha impatti rilevanti nel contesto politico ed economico italiano, in quanto è sotto il coordinamento del Governo e del Parlamento nazionale; risente fortemente delle politiche a livello regionale; è uno snodo cruciale nell'attuale fase istituzionale, in piena evoluzione federativa; vive una presenza forte, soprattutto regionale, da parte del settore pubblico e richiede interventi di liberalizzazione e di concorrenza; interessa un numero molto elevato di soggetti pubblici, a livello territoriale; è al centro di questioni fondamentali, quali quelli dell'eccessiva presenza della burocrazia e della necessità, pertanto, di semplificare le procedure e di migliorare i servizi, quest'ultimi indirizzati sia ai cittadini sia alle imprese. Il Rapporto fornisce molti elementi di riflessione, connessi ai fattori politico-economici e consente di tracciare un quadro accurato dello stato dell'automazione della PA Locale, a beneficio dei molti Enti che, a livello sia centrale sia locale, sono attivi in questo comparto.

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La salute sbarca su Second Life (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 26-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA Non solo sesso virtuale e passioni inconfessabili vissute liberamente sul web. Nel mondo virtuale e tridimensionale di Second Life, ad esempio - un pianeta che ormai conta oltre 16 milioni di utenti registrati in tutto il mondo - già trionfano le attività collegate alla salute. Lo rivela uno studio dell’University Health Network’s Centre for Innovation in Complex Care (Cicc) dell’Università di Toronto, che “fotografa” gli usi meno noti della piattaforma web, spesso associata a pornografia, scambi di coppie e sesso virtuale. Ebbene, secondo il gruppo diretto da Dante Morra, responsabile del Cicc e fra gli autori dello studio sul “Journal of Medical Internet Research”, Second Life oggi serve anche a sensibilizzare le persone sulle malattie, formare e aggiornare medici, infermieri e studenti di medicina attraverso simulazioni virtuali e interventi “senza bisturi”. Inoltre questo strumento consente di attivare gruppi di discussione su specifiche patologie, eventi per la raccolta di fondi (in dollari sonanti) destinati alla ricerca e altro ancora. Insomma, per una volta immaginario e reale non sono poi così lontani, almeno se si tratta di salute. «Anche se è un settore agli inizi, si tratta di una grande opportunità per creare nuovi modi di educare, fare ricerca e addirittura per il monitoraggio delle malattie», spiega Morra. Oltre tutto, il relativo anonimato garantito da queste forme di vita sul web, «potrebbe permettere ai pazienti di fare pratica, ad esempio con esami virtuali come le mammografie, e di arrivare in ambulatorio preparati. O di rompere il ghiaccio con la burocrazia ospedaliera, visitando una struttura sanitaria online prima del ricovero», aggiunge la ricercatrice Jennifer Keelan.

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Bretella ai Fiori: i costi lievitano a 11 milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Robert Tosin Bretella ai Fiori: i costi lievitano a 11 milioni Ma l'assessore Pacher assicura che il prossimo inverno partiranno i lavori ROVERETO. La strada della burocrazia è molto più lunga di quella della tecnica, ma finalmente dopo nove anni di lavoro al tavolo si comincia ad intravedere l'avvio del cantiere che permetterà la costruzione della bretella ai Fiori. E' l'assessore ai lavori pubblici della Provincia, Alberto Pacher, ad assicurare che nei primi mesi del 2010 vedremo all'opera le ruspe che segneranno il tracciato tanto atteso soprattutto dall'abitato di Lizzanella che sarà così aggirato. Nel rispondere ad una puntuale interrogazione di Giorgio Leonardi, consigliere di Forza Italia, l'assessore ha ricostruito l'iter che dal 2002 ha portato alla realizzazione del progetto della bretellina, affidato su delega al Comune. Ed ha assicurato che siamo al passo finale: gli uffici stanno organizzando la gara europea per assegnare i lavori per quasi 11 milioni di euro. Evase queste ultime pratiche, il cantiere potrà partire, quasi certamente nei primi mesi del 2010, stagione permettendo. I ritardi che si sono accumulati sono dovuti a diversi fattori, non ultimo il fatto che il progetto originale è stato modificato nella parte che riguarda l'innesto nella viabilità nella zona della Baldresca. Non solo. Con l'occasione, Trentino servizi ha chiesto la possibilità di eseguire la posa di tubature per il potenziamento dell'acquedotto approfittando degli stessi scavi ed evitando quindi successivi interventi. Nel frattempo è stato necessario aggiornare i prezzi (la bretellina costerà 1,7 milioni più del previsto) e ciò ha fatto scattare l'obbligo della procedura europea. Ma a questo punto, con il progetto approvato, non dovrebbero esserci più altri intoppi e quindi è prevedibile che entro l'inverno si possa partire. Il tracciato prevede un innesto sulla statale all'altezza della caserma dei pompieri attraverso una rotatoria (ad un piano solo contro quella gigante a due livelli prevista in un primo progetto) e l'altro all'altezza della Profilerie Trentine, dove c'è già una bozza di rotatoria ma che andrà interamente rifatta e resa stabile. L'obiettivo è quello di "spostare" la statale dall'attuale percorso e quindi consentire in un certo modo l'unificazione di Lizzanella e, soprattutto, l'allontanamento del traffico dal centro abitato. Non a caso al bivio con via Benacense campeggia uno striscione che ricorda il ritardo di 27 anni della costruzione del nuovo asse viario. Il piano regolatore prevede poi una sorta di altra bretellina che dalla zona industriale sale fino ai laghetti di Marco e questa servirà per bypassare anche Lizzana. La bretella ai Fiori non avrà attraversamenti né innesti se non quello all'altezza della Baldresca, ma sarà un sottopassaggio ad uso esclusivo dei residenti che già oggi sono in grave difficoltà per la chiusura del passaggio a livello da parte delle Ferrovie.

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è una lotta di liberazione (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Grosseto «è una lotta di liberazione» Buttiglione con Antichi: «Con voi perché qui si vince» GROSSETO. Per la Provincia di Grosseto l'Udc ha fatto un'eccezione alla linea nazionale che è quella di andare da soli, né con il Pdl né con il Pd. Un'eccezione che - spiega il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione - ha delle serie ragioni, impersonate dalla figura del candidato Alessandro Antichi. «Qui si può vincere - dice il professore - e allora abbiamo accettato la sfida, perché per perdere si può anche andare da soli, ma per vincere è meglio stare uniti, ora però devi vincere» ha concluso rivolgendosi direttamente ad Antichi. «Mi fa piacere che Buttiglione non sia arrivato con l'auto blu, pur avendone la possibilità» ha precisato Bellettini, per giustificare il ritardo con cui è iniziato l'incontro, e non immaginava la polemica che il Pd avrebbe scatenato poche ore dopo sul ministro La Russa per l'utilizzo di un volo di Stato. Il vicepresidente della Camera, infatti è arrivato accompagnato, in auto, dal senatore Luca Marconi, candidato alle europee. L'Udc si è fidato della candidatura di Antichi, lo ha ribadito anche il segretario provinciale Gabriele Bellettini, aprendo l'incontro con Buttiglione, appena rientrato dalla Spagna proprio per venire a Grosseto a sostenere la candidatura di Antichi come già aveva fatto nel 1997, quando Antichi era candidato a sindaco del Comune di Grosseto. «Quella volta - ha ricordato il candidato - Buttiglione mi portò fortuna». Buttiglione ha sottolineato che «63 anni di governo della Sinistra in questa Provincia sono tanti, ancora un poco e raggiungiamo il record della Russia sotto la dittatura comunista. Dopo 63 anni è tempo di cambiare perché la democrazia è falsata quando una forza politica detiene tutte le leve del comando. Questa è una lotta di liberazione e la conduciamo con un uomo che nel '97 riuscì già nell'impresa di liberare il Comune di Grosseto. Sapete perché dopo tanto tempo il cancelliere Kohl perse le elezioni in Germania? Perché il suo rivale, Schroeder, azzeccò uno slogan che diceva: "Grazie Helmuth, ma adesso basta". Lo stesso slogan vale per chi governa oggi la Provincia». Antichi ha sottolineato la sua convinzione che «il ceto politico che governa la Provincia sia arrivato alla fine di un ciclo: c'è bisogno di un ricambio, di una nuova linfa che snellisca la burocrazia, ma anche di una politica che sia più vicina ai cittadini e dia più ascolto alle imprese, più attenzione ai bisogni dei territori e alle famiglie». (ep)

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un assessorato per la qualità della vita (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 11 - Pisa Un assessorato per la qualità della vita è il progetto di Panattoni, candidato sindaco del centrosinistra SAN GIULIANO. «Vogliamo una San Giuliano a misura di persona, da vivere e non solo da abitare. Il nostro è l'unico programma concreto». Paolo Panattoni, sindaco uscente in corsa per il secondo mandato, è stato presentato nel contesto della coalizione che lo appoggia: Partito democratico, Italia dei Valori, Partito socialista e Sinistra San Giuliano. Panattoni, che è stato il sindaco più votato nel dopoguerra, ha accettato la candidatura nella prospettiva di «una maggioranza più compatta e coesa, per fare prima e meglio le cose che abbiamo in testa e che ci chiede la popolazione». Ci sarà una collaborazione con gli altri Comuni per lo sviluppo del piano strategico dell'area pisana. «Uno strumento fondamentale - ha detto e ripetuto Panattoni - per superare i municipalismi, lo spreco di risorse e i ritardi per alcune opere infrastrutturali». Diversi i punti del programma. In sintesi valorizzare il termalismo, capace di creare turismo di qualità e lavoro, l'incentivazione di forme di partecipazione, riduzione della burocrazia, adeguamento del piano regolatore generale attivando strumenti flessibili e completa riorganizzazione del settore tecnico; particolare attenzione anche per possibili benefici e salvaguardia per i cittadini in relazione alla crisi economica. Molto spazio ai giovani, nuovi investimenti nel settore agricolo e dell'impresa di qualità. L'istruzione, il sociale e la cultura, un altro punto cardinale. Panattoni ha delineato i progetti sulla mobilità, sempre più pubblica, nel territorio, si è soffermato sulla costituzione di un nuovo assessorato: quello alla qualità della vita nelle frazioni, costituirà l'evoluzione del progetto frazioni e si occuperà fra le tante cose di realizzare un parco pubblico in ogni frazione. Pla

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Acqua, duemila euro di bolletta (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1027 Assemini. L'associazione dei consumatori sul piede di guerra Acqua, duemila euro di bolletta Assemini.. L'associazione dei consumatori sul piede di guerra Altroconsumo: bisogna denunciare Abbanoa --> Altroconsumo: bisogna denunciare Abbanoa Bollette uguali a quelle degli anni precedenti e con costi esorbitanti che arrivano a raggiungere i 2000 euro? Il primo consiglio del rappresentante regionale dell'associazione Altroconsumo, Francesco Mattana è questo: «Presentare reclamo con l'apposito modulo giallo». Abbanoa non risponde al reclamo in 30 giorni? Semplice: «Si inoltra», suggerisce ancora il rappresentante di Altroconsumo, «una richiesta di indennizzo per violazione della carta dei servizi idrici». E nel caso Abbanoa non tenga conto di niente ancora e prosegua nel silenzio? Per Francesco Mattana continuano a non esserci problemi e insiste nell'indicare la migliore soluzione da adottare invitando «ad aprire una citazione presso il Giudice di pace competente che per importi fino a 500 euro non necessita la presenza di un legale». Insomma, andare fino in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora l'esponente dell'associazione in difesa dei consumatori, «oppure consumi registrati nelle bollette inesistenti o triplicati nel loro valore». E poi, ancora: «Nessuno risponde ai reclami, nella totale assenza delle istituzioni». Nei mesi scorsi proprio l'associazione Altroconsumo aveva tentato di coinvolgere gli amministratori comunali nella battaglia dei cittadini. «Avevamo chiesto al sindaco di Assemini e alla stessa Abbanoa», insiste Mattana, «un incontro urgente pubblico mirato alla risoluzione delle lamentele ma di fatto, tutti e due gli enti, hanno fatto orecchie da mercante». Per questo ora si invitano i cittadini a fare da sé con azioni più incisive, seguendo un preciso iter e arrivando, se non si ottiene soddisfazione, l'organo giudiziario. «Perché riteniamo sia un'azione grave che i cittadini si ritrovino bollette da 2 mila euro per consumi inesistenti o fatturazioni errate», insiste Francesco Mattana, «soprattutto se gli importi vengono inviati agli anziani che hanno meno capacità e possibilità di difendersi soprattutto se per farlo devono spostarsi da casa». GIAN LUIGI PALA

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I consigli di Altroconsumo per le maxi-bollette di Abbanoa (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1049 assemini I consigli di Altroconsumo per le maxi-bollette di Abbanoa Assemini --> Bollette con gli stessi consumi idrici degli anni precedenti e con costi esorbitanti che arrivano a raggiungere i duemila euro? Il primo consiglio del rappresentante regionale dell'associazione Altroconsumo, Francesco Mattana, è questo: «Presentare reclamo utilizzando il modulo giallo». Se Abbanoa non dovesse rispondere entro trenta giorni, «si deve inviare una richiesta di indennizzo per violazione della Carta dei servizi idrici». C'è anche una terza possibilità: se Abbanoa non ne tiene conto e oppone ancora silenzio, «si deve aprire una citazione presso il Giudice di pace competente. Oltretutto, per importi fino a cinquecento euro non è necessaria l'assistenza di un legale». Insomma: secondo il rappresentante dell'associazione dei consumatori, si deve sempre andare fino in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora l'esponente di Altroconsumo, «oppure consumi inesistenti o triplicati nel loro valore registrati nelle bollette. Spesso», aggiunge Mattana, «ci mostrano reclami caduti nel vuoto della totale assenza delle istituzioni». Nei mesi scorsi, proprio l'associazione Altroconsumo aveva tentato di coinvolgere gli amministratori comunali nella battaglia dei cittadini contro le maxi-bollette di Abbanoa. GIAN LUIGI PALA

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Pmi all'estero con la filiera (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: ECO-IMP Emilia-R. data: 2009-05-27 - pag: 6 autore: Mercati. Assindustria Reggio: aggregazioni indispensabili per il 63% delle imprese Pmi all'estero con la filiera Soltanto l'1,3% delle ditte ha aperto stabilimenti oltreconfine REGGIO EMILIA Andrea Biondi Aperte al business su scala globale, ma con ampi margini di miglioramento; coscienti dell'importanza di internazionalizzare, ma alla ricerca di maggiori sostegni. Il tutto consapevoli che le chiavi di volta saranno le aggregazioni e i consorzi, verso una crescita dimensionale ritenuta indispensabile dal 63% delle imprese. Emergono con questo identikit le aziende fino a 49 dipendenti di Reggio Emilia, una provincia che, con i suoi 16.549 euro pro capite (elaborazione Unioncamere Emilia-Romagna) è seconda in Italia – dietro solo a Siracusa – quanto a vendite all'estero per abitante. Eppure, la ricerca sulle "piccole imprese di Reggio Emilia e la sfida dell'internazionalizzazione" promossa dall'Associazione degli Industriali di Reggio Emilia, realizzata dalla Fondazione Nord Est e presentata ieri, evidenzia che c'è ancora da lavorare, in un tessuto produttivo scoraggiato da burocrazia (il 55% segnala un peggioramento negli ultimi tre anni) e pressione fiscale (peggioramento per il 58,1%). La ricerca su un campione di 606 piccole e piccolissime imprese ( Ppi) reggiane indica che a intrattenere rapporti con l'estero è il 29,4%delle realtà.Si tratta soprattutto di vendita all'estero (89,7%), con il 13,3% che produce anche oltreconfine, di cui il 9% utilizzando strutture preesistenti e il 4,3% (la metà della media nazionale) dopo aver aperto stabilimenti ex novo all'estero. Nel complesso ( non solo il 29,4% che internazionalizza) le imprese che hanno aperto stabilimenti all'estero sono l'1,3% del totale. L'atteggiamento alla base di chi internazionalizza è positivo, con motivazioni attive – guardare all'estero come opportunità di business e strategia di crescita – nettamente prevalenti (63,3%). Certo, guardando solo alla subfornitura, le piccole aziende vivono in alcuni casi con difficoltà l'internazionalizzazione delle proprie aziende clienti (riduzione delle commesse per il 65,4% dei rispondenti e del fatturato per il 52,2%). Che l'estero non appaia come l'Eden a tutti i costi è altresì dimostrato dal fatto che, secondo i piccoli imprenditori, l'internazionalizzazione comporterà per tutto il sistema delle piccole e piccolissime imprese soprattutto la riduzione dei margini (35,6%) e la chiusura di imprese subfornitrici (23,8%), strette dalla competizione sui costi da parte di subfornitori locali. Qui si innesta la ricetta per la competitività, valida per il mercato interno, ma soprattutto estero. La formazione di consorzi con altre imprese ( 38,4%) è vista come l'àncora per il futuro, con un 20,6% che considera strategica l'alternativa della fusione con altre aziende e il 4,3% che guarda positivamente a possibili acquisizioni. L'atteggiamento consapevole è in qualche modo rispecchiato anche da una tendenza: il 23,2% delle Ppi con interesse per le missioni all'estero in forma aggregata non è tanto, ma è di più rispetto all'8,4% di chi finora lo ha fatto. Di questi partecipanti, il 57,1% è andato in missione con le associazioni di categoria contro il 7% che ha seguito la Regione. E questo in un quadro in cui il 68%è sbarcato all'estero senza confidare in nessuno. «Nel futuro – ha detto Mariacristina Gherpelli, vicepresidente Industriali di Reggio Emilia con delega alla piccola industria – ciò che conterà per la vita di molte piccole imprese sarà l'appartenenza a una filiera in grado di competere nel mercato mondiale. Noi crediamo che questo percorso evolutivo sia una delle prospettive del dopo-crisi; il progetto però deve essere perseguito dal sistema Paese nel suo complesso». a.biondi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il governo acceleri su fisco e burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: EST data: 2009-05-27 - pag: 4 autore: Gli imprenditori chiedono interventi anche su spesa pubblica e infrastrutture «Il governo acceleri su fisco e burocrazia» «La ripresa non è vicina – commenta Luca Cielo, presidente della Piccola Industria del Veneto –anzi temo che,paradossalmente, i problemi maggiori per le Piccola Impresa si presenteranno proprio nel secondo semestre, quando le aziende con il graduale rallentamento della crisi, a emergenza ormai finita ricominceranno a produrre e a rivolgersi ai loro fornitori per ricostruire le scorte, acquistare materie prime o semilavorati. Se un imprenditore non sarà in grado di pagare la fornitura con soldi propri e non troverà più la banca a fargli un prestito con la generosità di un tempo, i fornitori di fronte alla non copertura potranno decidere di concedere un minor quantitativo di materie prime e semilavorati, temendo di non essere più ripagati. Sicuramente, quasi tutto il 2009 sarà complesso da affrontare». Secondo Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto,il sistema ha retto grazie all'impegno di tutte le parti sociali: «In Veneto si è rivelata fondamentale l'azione congiunta tra associazioni economiche, sindacali e amministrazione regionale sui due temi cruciali: ammortizzatori sociali e credito. La tempestiva risposta della Regione, un atteggiamento sindacale responsabile, un ceto imprenditoriale impegnato a reggere il peso della crisi e a lavorare contemporaneamente per il suo superamento, una progressiva disponibilità del credito, soprattutto di quello di matrice territoriale: tutto ha contribuito a rendere meno pensanti gli effetti della crisi. In questo senso – conclude il presidente di Confindustria – nonostante il forte aumento del ricorso alla cassa integrazione nel primo trimestre dell'anno, i licenziamenti collettivi non sono cresciuti particolarmente, a dimostrazione, tra l'altro, dell'attenzione delle imprese venete nei confronti del capitale umano aziendale ». Ma da Andrea Tomat viene anche un forte richiamo al governo per azioni a sostegno delle imprese: «Non è più ammissibile il ritardo da parte dello Stato su temi quali fisco e spesa pubblica, infrastrutture e burocrazia – dice –. La sfida della competitività può essere affrontata solo con un rapporto virtuoso tra pubblico e privato». «L'analisi congiunturale del primo trimestre 2009 conferma, anche per il Veneto, il trend negativo che ha colpito l'economia italiana ed internazionale – sottolinea Federico Tessari, presidente di Unioncamere del Veneto –. Il dato che ora preoccupa maggiormente è quello relativo agli ordini esteri, data la propensione internazionale delle nostre imprese. Il nostro sistema produttivo regionale sembra evidenziare una maggiore tenuta rispetto al resto del Paese e all'Eurozona. Ma per uscire dalla crisi con un maggiore grado di competitività le nostre imprese hanno bisogno di maggiore efficienza del sistema Paese ». «I dati sono incontestabilie sono fortemente negativi – commenta Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria Trento –. Ma negli ultimi mesi è cambiato il sentiment, grazie anche ai segnali provenienti dal panorama internazionale (la ripresa in Cina, il mercato immobiliare che torna a muoversi negli Stati Uniti), e alla ripresa delle trattative in molte fiere di settore. La situazione non cambierà a breve, ma mi sembra di cogliere qualche segnale di ottimismo, e penso che per la fine del 2009 possiamo attenderci un cambio di rotta più marcato». © RIPRODUZIONE RISERVATA Luca Cielo PICCOLA INDUSTRIA VENETO I problemi. Si presenteranno quando le aziende si rivolgeranno ai fornitori per ricostruire le scorte, se non si sarà in grado di pagare la fornitura con soldi propri Federico Tessari UNIONCAMERE VENETO Nel futuro. Preoccupa maggiormente il dato relativo agli ordinativi esteri, vista la propensione internazionale delle nostre aziende

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I ritardi nei processi costano caro alle imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: ECONOMIA e IMPRESE Liguria data: 2009-05-27 - pag: 19 autore: Giustizia civile I ritardi nei processi costano caro alle imprese TORINO Filippo Bonsignore I ritardi della giustizia civile pesano sui conti delle imprese. In Italia, la lentezza della macchina giudiziaria costa in tutto 2,3 miliardi di euro, 106 milioni in Piemonte – in media 225 euro ad azienda, un ammontare comunque inferiore alla media nazionale, pari a 371 euro – 42 milioni in Liguria (253 euro a impresa) e 2 milioni in Valle d'Aosta (133 euro ad azienda). è quanto emerge dall'elaborazione effettuata dall'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sulle rilevazioni dell'Istat. «Il Piemonte va meno peggio rispetto al resto d'Italia, ma non c'è da stare allegri – afferma Silvano Berna, segretario generale di Confartigianato Piemonte – Gli oneri per le imprese sono reali e costituiscono un ulteriore freno alla loro competitività. L'aspetto più negativo è che negli imprenditori si manifesta un sentimento di impotenza nel non vedersi riconosciuti i propri diritti. Penso a chi si trova coinvolto in un fallimento, che si traduce in mancati incassi. La lentezza delle procedure giudiziarie, che si trascinano per anni, genera ulteriore incertezza e paura preventiva, aggiungendosi alla crisi economica, alle difficoltà di accesso al credito e alle lungaggini della burocrazia ». Sul fronte dei procedimenti civili, il primato della giustizia- lumaca appartiene alla Liguria: qui servono 2.660 giorni, oltre 7 anni, seguita dalla Puglia (2.550 giorni). Il Piemonte è più "virtuoso": la macchina giudiziaria subalpina impiega infatti 1.088 giorni (quasi 3 anni) per concludere un procedimento civile, mentre in Vallée bisogna attendere 1.233 giorni. Trento termina invece in 830 giorni. In pratica, un procedimento civile in Liguria dura 3,2 volte rispetto a uno svolto in provincia di Trento. Per quanto riguarda i fallimenti, le situazioni più critiche si registrano in Calabria con 4.512 giorni (oltre 12 anni), Sicilia (4.152 giorni) e Basilicata (4.150). In Piemonte servono 2.663 giorni (oltre 7 anni e 3 mesi), in Liguria 3.208 e in Valle d'Aosta 2.217. A livello provinciale, Biella impiega mediamente 996 giorni per chiudere un procedimento civile, Torino si ferma a 448 giorni, mentre Vercelli è la provincia più "veloce" con 205 giorni. La durata media di una procedura di fallimento è viceversa più alta a Vercelli –4.383 giorni, ovvero 12 anni – e più bassa a Torino (2130 giorni). © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Da Fiat l'esempio per lo sviluppo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: LINTERVISTA (Paolo Zegna) data: 2009-05-27 - pag: 7 autore: Paolo Zegna. La ricetta proposta dal vicepresidente di Confindustria per spingere il Nord-Ovest: voglia di aprirsi, meno ritardi e individualismi «Da Fiat l'esempio per lo sviluppo» di Carloandrea Finotto U na Fiat più forte a livello mondiale porterà benefici anche alla filiera dell'automotive e della meccanica strumentale del Nord-Ovest. L'operazione Fiat deve dare ad altri il coraggio di aprirsi a nuovi mercati, rinunciando a tentazioni protezionistiche. A dirlo è Paolo Zegna, 52 anni, imprenditore, presidente del Gruppo Ermenegildo Zegna nonché vicepresidente nazionale di Confindustria con delega all'internazionalizzazione. Quel coraggio lo dovranno avere anche il tessile biellese –chiamato a rialzarsi dopo i duri colpi subiti – e le istituzioni, che devono guardare alle alleanze sovraregionali e superare gli individualismi. In attesa della ripresa, che potrebbe concretizzarsi a inizio 2010, non sono più ammessi ritardi. Che cosa può aspettarsi il Nord-Ovest dalle alleanze di Fiat? Qualcosa di positivo sicuramente, non appena ci saranno anche le condizioni di un mercato in ripresa. Dobbiamo guardare con soddisfazione a quello che sta facendo con determinazione Fiat, anche se le ricadute potrebbero non essere immediate. Ricadute incerte e paura per i tagli: è giusto invocare forme di protezionismo? Come spesso ripeto è un discorso del passato. è giusto prestare attenzione al manifatturiero in Italia, controllando che le regole del commercio internazionale vengano rispettate da tutti, ma scegliere la chiusura ci porterebbe all'isolamento e quindi all'impoverimento. è solo aprendosi che si trovano nuove opportunità e occasioni di sviluppo. Molte piccole e medie imprese sono su questa lunghezza d'onda e destinano tempo e risorse per guardare oltre la situazione contingente. Il numero di imprese che ha partecipato alle ultime 3 missioni di Confindustria supera le 750 unità. Questo dato indica il grado di maturità del nostro sistema produttivo specie, appunto, quello delle Pmi. L'internazionalizzazione è un investimento per gli anni e le generazioni a venire: non basta più solo portare all'estero campionari e raccogliere ordini, oggi è necessario andare oltre, prendendo in considerazione la possi-bilità di stipulare joint venture, acquisire aziende, scambiarsi quote azionarie, stabilire contratti e rapporti di lungo termine. Il fatto che sempre più pmi si muovano in questa direzione è la dimostrazione che il nostro manifatturiero è vivo più che mai. Non crede che spesso queste azioni siano lasciate all'iniziativa dei singoli? Il sistema industriale sta dando un peso sempre maggiore all'internazionalizzazione. E sta alimentando questa tendenza con strutture e persone in grado di seguire le aziende anche nelle fasi successive ai primi contatti. è importante contare su un adeguato supporto per seguire le fasi di approfondimento successive. Anche le associazioni regionali stanno facendo un buon lavoro, mettendo in campo le loro competenze. Quello che resta da perfezionare è il coordinamento di tutti gli attori. Un'agenzia ad hoc per l'internazionalizzazione in Piemonte (chiesta dall'economista Aldo Enrietti su «Il Sole 24 Ore NordOvest» del 15 aprile, ndr) può essere utile se inserita in una strategia comune di tutto il nostro paese. Bisogna affinare ulteriormente il gioco di squadra tra sistema confindustriale, ministero degli Esteri, Sace, Ice, banche. A proposito di banche, le imprese lamentano una scarsa sensibilità da parte del sistema del credito. è indubbio che il tessuto produttivo si rimetterà in corsa solo quando il sistema del credito renderà di nuovo fluido il meccanismo di accesso alle risorse. Oggi, con gli ordini ancora in calo e le riserve in rosso, molte imprese sono a rischio perchè sottocapitalizzate. Proprio per questo Emma Marcegaglia e Giuseppe Morandini (presidente Piccola industria) hanno sollecitato gli imprenditori a credere per primi nei loro progetti e a investire le risorse per ricapitalizzare le proprie imprese. A questo deve poi aggiungersi il pieno sostegno delle banche. Le imprese del Nord-Ovest, soprattutto piemontesi, fanno registrare ancora un diffuso pessimismo. A quando la svolta? Dobbiamo ancora tenere duro. Ma un po' di ottimismo è lecito. Il trend negativo sembra stia rallentando e questo è un segnale che ci fa sperare in un'inversione di marcia: il prezzo delle materie prime è in risalita e in alcuni paesi, come la Cina, i consumi sono tornati a crescere. Speriamo di vedere sereno a inizio 2010. L e infrastrutture strategiche del NordOvest scontano tempi lunghi, risorse scarse e opposizioni locali. Quanto pesa questa situazione? Senza interconnessioni adeguate è difficile fare qualsiasi cosa. Questa carenza è una palla al piede con la quale è difficile andare avanti. In questi anni abbiamo accumulato ritardi su vie di comunicazione fondamentali come la Torino-Lione (parte del Corridoio 5 Lisbona-Kiev, ndr) ela Genova-Rotterdam.L'interesse individuale deve fare un passo indietro rispetto al bene comune. Il governo ha annunciato il rilancio delle infrastrutture, ci attendiamo che il piano sia messo in atto. L'asse Milano-Torino è solo un "Mi-To" o un'alleanza strategica da perseguire? Piemonte e Lombardia hanno interessi complementari da perseguire lavorando insieme. L'importante è che ci sia rispetto tra le parti e condivisione degli obiettivi: serve disponibilità alla negoziazione,a cedere ognuno qualcosa in nome di un risultato superiore. Intanto il processo di aggregazione Gtt- Atm sembra essersi arenato... Spesso tempi lunghi e burocrazia fanno perdere la pazienza ai negoziatori. A volte c'è ancora la tendenza a far prevalere l'individualismo. Spero che le cose cambino, anche sull'esempio dato da Fiat, che cerca alleanze Dopo questa crisi ci sarà ancora spazio per il tessile biellese? Il mondo apprezza il made in Italy, lo conosce e lo desidera. Ci sono interi mercati pronti ad aprirsi a nuovi consumi, centinaia di migliaia di consumatori che hanno un potere d'acquisto sufficiente per ambire al prodotto biellese. Dobbiamo intercettarli. Nel frattempo,però, l'erosione di aziende e addetti continuerà? La contrazione potrà colpire ancora chiè meno forte e meno strutturato, chi è meno incline all'apertura dei mercati e si accontenta dell'esistente. Questo discorso non riguarda solo il tessile. Dobbiamo valorizzare sempre di più i nostri prodotti nel mondo: non credo, tuttavia, che interi anelli della filiera rischino di sparire, ma certo si restringerà il cerchio rispetto al passato. Chi sopravviverà avrà certamente rivolto lo sguardo al mercato internazionale. Dal Biellese al Piemonte: la crisi obbliga a ripensare ai modelli di sviluppo? Il Biellese dovrà scoprire nuovi filoni di sviluppo. Serve una riflessione profonda di medio e lungo termine non solo a livello di un singolo territorio. è importante saper coniugare business, tipicità e ambiente. Abbiamo ancora grosse potenzialità poco sfruttate, ma vanno migliorati molti aspetti: serve coordinamento, ci vuole un piano per il turismo, per la formazione e per recuperare terreno nei confronti dei paesi che ci hanno superato. Anche l'Expo 2015 genera attese a Nord-Ovest. L'Expo è una chance per tutto il paese e quindi anche per il Nord-ovest. Pur con ritardi e affanni è importante che l'operazione venga realizzata bene. Certo, dispiace vedere che una par-tita portata avanti con efficacia dal sistema paese fino alla vittoria nei confronti dei concorrenti stranieri, sia stata sin qui gestita in modo meno efficiente sul fronte interno. Ci sono tuttavia margini per recuperare terreno. Confindustria, nel frattempo, sta lavorando su Shanghai 2010 in collaborazione con il commissario governativo Beniamino Quintieri e la Triennale di Milano: un bell'esercizio e uno sforzo che vanno capitalizzati adeguatamente in vista del 2015. c.finotto@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA La prospettiva Il manifatturiero è più che mai vivo: acquisti un respiro internazionale e investa sui giovani Ai vertici Paolo Zegna Classe 1956, torinese, si è laureato in Scienze Economiche e Sociali a Ginevra. Dal 1989 nel Cda dell'Ermenegildo Zegna Holditalia. Presidente del Gruppo Ermenegildo Zegna, è stato presidente di Sistema Moda Italia (Smi) e di Milano Unica è vicepresidente di Confindustria La tradizione Il Gruppo Zegna è stato fondato nel 1910 da Ermeneglido Zegna a Trivero (Biella). Ora è leader mondiale nell'abbigliamento di lusso maschile e conserva la natura di family business, guidato dalla quarta generazione della famiglia Zegna. Ha oltre settemila dipendenti, un fatturato annuo che supera gli 800 milioni, 7 unità produttive in Italia, di cui 4 in Piemonte

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Demòni nel mito, sublime tragedia (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Demòni nel mito, sublime tragedia Peter Stein non abbandona il suo progetto, rifiutato dallo stabile di Torino, e adatta in un luogo magico fra Umbria e Lazio il romanzo di Dostoevskij. Dalla durata torrenziale, l'opera resta nitida e «geometrica», sorretta da un cast guidato da Maddalena Crippa e Elia Schilton Gianfranco Capitta AMELIA AMELIA Ha subito lambito le soglie del mito questa versione teatrale dei Demòni di Dostoevskij, che Peter Stein stava preparando per il teatro stabile di Torino, e che ha germogliato in maniera «incontrollabile» da parte dello stesso regista. Un testo fondamentale della letteratura, ma anche della vita civile, che agita fantasmi e utopie, paure e «rimedi» di quella transizione vorticosa della Russia di centocinquant'anni fa, ma che ancora ci parla, in maniera violenta quanto poetica, della nostra transizione, infinita quanto illusoria, di oggi. Lo spettacolo è cresciuto fino a durare nove ore, che con gli intervalli fisiologici lambiscono le dodici, troppe per la burocrazia teatrale di tradizione sabauda, che ha ritenuto impossibile, o ingiusto, spendere cento mila euro in più rispetto al preventivato milione (ed è inutile riaprire qui l'annoso dibattito su cosa debba «produrre» e quantificare l'intervento culturale pubblico). E ha deciso di «chiudere» lo spettacolo, liquidandolo. Ma visto che gli attori per contratto sarebbero stati comunque pagati, Stein, da vero genio del teatro europeo, ha lanciato la sua sfida titanica, rappresentarlo «a casa sua», letteralmente, nella sala prove che egli ha ricavato da un antico cascinale nella sua tenuta umbra. Si è ricreata così, verso questo bellissimo posto ai confini tra l'Umbria e il Lazio, sprofondato in una natura lussureggiante, il pellegrinaggio di pochi spettatori privilegiati (meno di 400 in tutto, per le quattro repliche previste, le ultime sabato e domenica prossimi, info 3313834179). Dalle 11 del mattino alle 23, quando uno può decidere se tornare a Roma o fermarsi in una delle numerose strutture di accoglienza di cui il territorio di Amelia dispone. In fondo, per il pubblico italiano, risulta più facile di quando, nel 1980, spettatori di tutta Europa corsero a Berlino, alla vecchia Schaubühne sul fiume, a confrontarsi con un altro spettacolo di Stein che ha fatto storia, l'Orestea di Eschilo che segnò allora la prima consapevolezza della possibilità di analisi e di uscita dagli anni di piombo. Il romanzo «demoniaco»di Dostoevskij (che è stato già portato in scena da artisti come Thierry Salmon, Lev Dodin, ed anche Frank Castorf) è torrenziale, si sa, eppure nitido e perfino paradossalmente «geometrico» nel disegnare i diversi percorsi che agitano e muovono la folla dei personaggi. Una vicenda che è difficile riassumere, anche se all'apparenza non si tratta che del tranquillo tran tran di una provincia russa, lontana da Mosca e Pietroburgo, semmai più legata alla Svizzera e all'Europa centrale dove l'aristocrazia locale e i giovani più inquieti si recano a scoprire il mondo. Che significa rapporti diversi tra le persone, maggiore emancipazione di chi è subalterno, e anche la ventata anarchica che il transfuga Bakunin va seminando nel continente. Lì sembra tutto quieto, in superficie, tra le feste benefiche del governatore (il divertito Graziano Piazza), il palazzo di potere di Varvara Petrovna (autorevole e superba Maddalena Crippa) e del suo oggetto di culto Stepan Trofimovic (Elia Schilton, straordinariamente intenso tra antica saggezza e inquietudine del nuovo), e i popolani che scoprono di avere dei diritti. È molto sotto la superficie delle convenzioni che si riunisce la cellula eversiva di quello stato insostenibile, pronta a cadere dalla rivolta nel delirio omicida. O a far sì che le esistenze delle creature più deboli si trovino a dover pagare prezzi atroci, di scherno se non di morte. Un racconto torrenziale, che Stein, rifiutate le riduzioni (e le traduzioni) esistenti ha cominciato a rimaneggiare, sapendo bene cosa poteva trasformarsi in modo vitale sulla scena. Ha quindi fatto una traduzione e un adattamento già in qualche modo consoni agli interpreti (più di 25) che aveva individuato, ha lavorato con loro intensamente, e ha preparato questo nuovo capolavoro, una esperienza totale che quasi supera il teatro cui convenzionalmente siamo abituati, e va anche al di là del cinema con questo racconto che continua a crescere, anche oltre la fine dello spettacolo, scandito solo dal pianoforte di Arturo Annecchino (e dai pochi divertenti inserti musicali d'altra fonte). Un'opera musicale e fluviale, sublime e tragica nella quale lo spettatore si può immergere con tutta lucidità. Le scene sono solo «indicative»: dei praticabili mobili, un salotto polveroso, una doppia parete che muovendo il proprio angolo, dà quasi in simultanea le diverse facce della cellula rivoluzionaria: l'uomo di cuore, oltre che di ragione, Satov (una rivelazione, Rosario Lisma) e l'estremismo motivato e senza ritorno di Kirillov (contenuto quanto strepitoso Fausto Russo Alesi, ormai leader della sua generazione attoriale). Destinati entrambi alla morte. Come il protagonista Stavrogin (Ivan Alovisio) che pure non sembra pagare le proprie nefandezze, come tocca invece ineludibilmente a molti di quegli illusi, giovani e maturi. Nello spettacolo di Stein si attutisce la speranza cristiana di Dostoevskij, che cede il posto ad una più laica e desolata pietà. Lo stesso Stein dà un gustoso cameo al prete Tichov (e prima appare anche in dorati paramenti ortodossi), ma bisognerebbe nominare tutti gli artefici di questa esperienza teatrale tanto fuori dell'ordinario, da Maria Grazia Mandruzzato a Paolo Mazzarelli a Giovanni Visentin, da Alessandro Averone a Irene Vecchio, fino alle due attrici cui tocca assolvere ciascuna a due ruoli, col risultato di quattro femminili fuoriclasse, Pia Lanciotti e Franca Penone. Tutti insieme, ci hanno riproposto temi che ben conosciamo, autoritarismo e rivolta, dittatura e conformismo, crudeltà e convivenza. Ci rimbombano tutti insieme uscendo nel bosco notturno. Ognuno può sperare in una qualche parziale catarsi. L'unico rincrescimento vero è che uno spettacolo così debba morire. AMELIA Ha subito lambito le soglie del mito questa versione teatrale dei Demòni di Dostoevskij, che Peter Stein stava preparando per il teatro stabile di Torino, e che ha germogliato in maniera «incontrollabile» da parte dello stesso regista. Un testo fondamentale della letteratura, ma anche della vita civile, che agita fantasmi e utopie, paure e «rimedi» di quella transizione vorticosa della Russia di centocinquant'anni fa, ma che ancora ci parla, in maniera violenta quanto poetica, della nostra transizione, infinita quanto illusoria, di oggi. Lo spettacolo è cresciuto fino a durare nove ore, che con gli intervalli fisiologici lambiscono le dodici, troppe per la burocrazia teatrale di tradizione sabauda, che ha ritenuto impossibile, o ingiusto, spendere cento mila euro in più rispetto al preventivato milione (ed è inutile riaprire qui l'annoso dibattito su cosa debba «produrre» e quantificare l'intervento culturale pubblico). E ha deciso di «chiudere» lo spettacolo, liquidandolo. Ma visto che gli attori per contratto sarebbero stati comunque pagati, Stein, da vero genio del teatro europeo, ha lanciato la sua sfida titanica, rappresentarlo «a casa sua», letteralmente, nella sala prove che egli ha ricavato da un antico cascinale nella sua tenuta umbra. Si è ricreata così, verso questo bellissimo posto ai confini tra l'Umbria e il Lazio, sprofondato in una natura lussureggiante, il pellegrinaggio di pochi spettatori privilegiati (meno di 400 in tutto, per le quattro repliche previste, le ultime sabato e domenica prossimi, info 3313834179). Dalle 11 del mattino alle 23, quando uno può decidere se tornare a Roma o fermarsi in una delle numerose strutture di accoglienza di cui il territorio di Amelia dispone. In fondo, per il pubblico italiano, risulta più facile di quando, nel 1980, spettatori di tutta Europa corsero a Berlino, alla vecchia Schaubühne sul fiume, a confrontarsi con un altro spettacolo di Stein che ha fatto storia, l'Orestea di Eschilo che segnò allora la prima consapevolezza della possibilità di analisi e di uscita dagli anni di piombo. Il romanzo «demoniaco»di Dostoevskij (che è stato già portato in scena da artisti come Thierry Salmon, Lev Dodin, ed anche Frank Castorf) è torrenziale, si sa, eppure nitido e perfino paradossalmente «geometrico» nel disegnare i diversi percorsi che agitano e muovono la folla dei personaggi. Una vicenda che è difficile riassumere, anche se all'apparenza non si tratta che del tranquillo tran tran di una provincia russa, lontana da Mosca e Pietroburgo, semmai più legata alla Svizzera e all'Europa centrale dove l'aristocrazia locale e i giovani più inquieti si recano a scoprire il mondo. Che significa rapporti diversi tra le persone, maggiore emancipazione di chi è subalterno, e anche la ventata anarchica che il transfuga Bakunin va seminando nel continente. Lì sembra tutto quieto, in superficie, tra le feste benefiche del governatore (il divertito Graziano Piazza), il palazzo di potere di Varvara Petrovna (autorevole e superba Maddalena Crippa) e del suo oggetto di culto Stepan Trofimovic (Elia Schilton, straordinariamente intenso tra antica saggezza e inquietudine del nuovo), e i popolani che scoprono di avere dei diritti. È molto sotto la superficie delle convenzioni che si riunisce la cellula eversiva di quello stato insostenibile, pronta a cadere dalla rivolta nel delirio omicida. O a far sì che le esistenze delle creature più deboli si trovino a dover pagare prezzi atroci, di scherno se non di morte. Un racconto torrenziale, che Stein, rifiutate le riduzioni (e le traduzioni) esistenti ha cominciato a rimaneggiare, sapendo bene cosa poteva trasformarsi in modo vitale sulla scena. Ha quindi fatto una traduzione e un adattamento già in qualche modo consoni agli interpreti (più di 25) che aveva individuato, ha lavorato con loro intensamente, e ha preparato questo nuovo capolavoro, una esperienza totale che quasi supera il teatro cui convenzionalmente siamo abituati, e va anche al di là del cinema con questo racconto che continua a crescere, anche oltre la fine dello spettacolo, scandito solo dal pianoforte di Arturo Annecchino (e dai pochi divertenti inserti musicali d'altra fonte). Un'opera musicale e fluviale, sublime e tragica nella quale lo spettatore si può immergere con tutta lucidità. Le scene sono solo «indicative»: dei praticabili mobili, un salotto polveroso, una doppia parete che muovendo il proprio angolo, dà quasi in simultanea le diverse facce della cellula rivoluzionaria: l'uomo di cuore, oltre che di ragione, Satov (una rivelazione, Rosario Lisma) e l'estremismo motivato e senza ritorno di Kirillov (contenuto quanto strepitoso Fausto Russo Alesi, ormai leader della sua generazione attoriale). Destinati entrambi alla morte. Come il protagonista Stavrogin (Ivan Alovisio) che pure non sembra pagare le proprie nefandezze, come tocca invece ineludibilmente a molti di quegli illusi, giovani e maturi. Nello spettacolo di Stein si attutisce la speranza cristiana di Dostoevskij, che cede il posto ad una più laica e desolata pietà. Lo stesso Stein dà un gustoso cameo al prete Tichov (e prima appare anche in dorati paramenti ortodossi), ma bisognerebbe nominare tutti gli artefici di questa esperienza teatrale tanto fuori dell'ordinario, da Maria Grazia Mandruzzato a Paolo Mazzarelli a Giovanni Visentin, da Alessandro Averone a Irene Vecchio, fino alle due attrici cui tocca assolvere ciascuna a due ruoli, col risultato di quattro femminili fuoriclasse, Pia Lanciotti e Franca Penone. Tutti insieme, ci hanno riproposto temi che ben conosciamo, autoritarismo e rivolta, dittatura e conformismo, crudeltà e convivenza. Ci rimbombano tutti insieme uscendo nel bosco notturno. Ognuno può sperare in una qualche parziale catarsi. L'unico rincrescimento vero è che uno spettacolo così debba morire. Foto: NELLO SCATTO DI SCENA DE «I DEMÓNI», MADDALENA CRIPPA E ELIA SCHILTON /FOTO DI TOMMASO LE PERA

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I finiani e il velinismo: (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 27/05/2009 - pag: 12 Il caso Il «Secolo» polemizza con Feltri «maschilista». Ma La Russa e Gasparri: «Meglio 'Libero'» I finiani e il velinismo: «Elettori a disagio» ROMA Allora, dentro il Popolo delle Libertà ci sono proprio due anime. Una, secondo il direttore di Libero, Vittorio Feltri, se ne infischia del tormentone di Noemi con Berlusconi, dato che gli italiani «vorrebbero peccare come lui». L'altra anima stava sulla prima pagina del Secolo d'Italia, che fu il giornale di An, e ora è un «quotidiano nel Pdl»: ieri ha attaccato il «velinismo maschilista» di Feltri, e ha spiegato che Berlusconi è stato votato «da un'Italia normale e migliore ». Firmato Annalisa Terranova, già «femminista di destra». Sullo sfondo, il duello, sottile e inesorabile, fra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera Fini, che ha attorno un'area di ex An, fedeli, pugnaci. Va segnalato, sempre ieri, un altro capitolo, fra testate online. L'Occidentale, vicino a Forza Italia, scrive: «Presidente Berlusconi cosa aspetta ad andare ad elezioni anticipate e a mandare tutti a casa, presidente della Camera incluso?». Il titolo citava «quella minoranza del Pdl che va all'attacco continuo del premier». Ffwebmagazine, organo di FareFuturo, la fondazione di Fini, nota ironico «sagacia, coraggio, sobrietà », dell'Occidentale. I finiani scavano come vecchie talpe e i berlusconiani cominciano a irritarsi... Il Secolo ieri ha dato voce a borbottii crescenti. Dice Alessandro Campi, direttore scientifico di FareFuturo: «Noemi e le veline hanno generato disagio fra molti elettori moderati e disagio fortissimo fra mamme e nonne, base fondamentale per Berlusconi. Così il premier rischia di intaccare il rapporto simbolico con chi voleva il cambiamento della macchina pubblica, il rinnovamento dei gruppi dirigenti ». Ma voi siete minoranza nel Pdl? «Molti dirigenti pensano queste cose, ma la paura di offendere il principe copre tutto». Al Secolo la direttrice Flavia Perina dice: «Il nostro articolo è anche un richiamo ai parlamentari Pdl affinché tornino sul terreno delle riforme, meno burocrazia, meno tasse. Non è vero che tutti gli italiani aspirino a peccare come Berlusconi, che vorrebbero letterine e villa in Sardegna». Feroce è la reazione della parte di An al fianco del premier. Il ministro La Russa: «C'è del vero in quel che scrive il Secolo, ma io non lo leggo. Anziché fare critiche per fare scandalo, dovrebbe cercare una sua identità e suoi lettori. Feltri è più spontaneo». Il capogruppo al Senato Gasparri: «Non parlo del Secolo, non intendo fargli pubblicità». Il vicepresidente della Commissione antimafia, Fabio Granata, è invece fra i consiglieri di Fini: «C'è una destra che sulle donne mantiene una visione più legata a rispetto, eguaglianza, sensibilità. E' ora di aprire dentro il partito una discussione politica. Le idee di Fini al congresso laicità, cittadinanza, integrazione, legalità sono considerate 'minoritarie' solo da chi dirige i gruppi parlamentari ». «Una donna che fa politica dice il deputato e giornalista Marcello De Angelis si entusiasma se sente parlare la Marcegaglia o la Perina, non per la metratura delle cosce. Il Parlamento riempito di bellocce è una ferita sanguinante... ». E Benedetto Della Vedova, ex radicale, ricorda come il senso della presenza politica del Pdl sia la rivoluzione liberale, magari con più donne nella classe dirigente: «Saremo giudicati non dalla pancia ma dalla testa della gente». Il professor Campi dice che nei panni di Berlusconi si preoccuperebbe: «Fra una settimana, per inerzia, sarà votato, ma sul lungo periodo... Non ha avuto consenso perché è simpatico, ma perché aveva un progetto politico». Andrea Garibaldi

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Michela Murgia, la mia accabadora (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cultura Pagina 338 In libreria. Esce il nuovo romanzo della scrittrice di Cabras edito da Einaudi: «L'eutanasia non c'entra, soprattutto non c'entra la solitudine» Michela Murgia, la mia accabadora In libreria.. Esce il nuovo romanzo della scrittrice di Cabras edito da Einaudi: «L'eutanasia non c'entra, soprattutto non c'entra la solitudine» --> Figura chiave di un codice accettato e rispettato nella Sardegna arcaica, sa femmina accabadora è ora la protagonista di un romanzo intenso e inquietante scritto da una giovane scrittrice sarda, Michela Murgia. Edito da Einaudi (164 pagine, 18 euro) S'Accabadora , da oggi in libreria, racconta la storia di una vecchia signora senza figli, tzia Bonaria, che ospita in casa una bambina. Maria è una figlia d'anima, accolta nella casa col consenso dei genitori naturali, e fuori dalle maglie della burocrazia. La bimba crescendo nota strane assenze notturne della donna finché non scopre che la madre adottiva è una accabadora. Questa consapevolezza creerà una frattura che si comporrà solo al momento della morte della madre. E qui Maria, di fronte alle sofferenze della donna sperimenterà sulla propria pelle il dramma dell'agonia, della fine lungamente attesa e sempre invocata come una liberazione. E si troverà di fronte a un inquietante dilemma. «Il finale è volutamente double face», spiega la scrittrice di Cabras, autrice di altri due libri, uno dei quali è diventato il film di Virzì Tutta la vita davanti . Maria esprime la volontà di compiere un certo rito, ma quando si avvicina al letto per mettere in atto i suoi propositi è già avvenuto qualcosa.... Lei ha pensato di fare di Maria la continuatrice di una tradizione, ma poi ha pensato che era meglio presentare una Sardegna avviata del tutto verso la modernità. «È vero, anche perché mentre scrivevo il finale si compiva la vicenda Englaro. Non volevo prendere una posizione precisa. Inizialmente avevo pensato al passaggio del testimone, ma ripensandoci m'è sembrato troppo facile. Sembrava una soluzione del problema rimanere a su cunnottu, perché la tradizione giustifica tutto. Non è così. Problemi nuovi impongono soluzioni nuove. E un romanzo non è una sentenza, non è un trattato, non è un libro sull'eutanasia». Perché questo argomento? «In realtà per me la scelta centrale era la maternità, non l'eutanasia. Anche perché non credo che l'eutanasia e l'accabadora abbiano qualcosa in comune. Intanto per una differenza enorme di contesto. L'accabadura, se si sviluppa (ma molti antropologi non sono d'accordo sulla sua esistenza) sorge in un contesto di fortissimi legami comunitari. L'eutanasia è esattamente il contrario: è una espressione della nostra personale solitudine, del nostro essere abbandonati a noi stessi o alle nostre famiglie. Il paragone non regge». Ma il lettore lo farà. «Lo farà, anche per una certa propensione alla semplificazione. Leggiamo per analogia anche le cose che analoghe non sarebbero. Io volevo parlare della maternità in tutte le sue facce, anche quella più oscura, perché l'accabadora nella tradizione era anche sollevadora: levatrice. Aiutava a nascere e a morire. Il titolo iniziale del libro era “L'ultima madre”: leggere quell'atto estremo di pietà come una delle sfumature possibili della maternità». La pratica dell'accabadora era diffusa in tutta la Sardigna? «Dolores Turchi ha localizzato il fenomeno della accabadura in posti circoscritti e l'ultimo caso dimostrabile risale almeno a 200 anni fa. Già nell'Ottocento i viaggiatori la raccontavano come una leggenda. Il fenomeno non era così diffuso, tant'è che in Campidano non esiste nemmeno la parola». E lei oggi come valuta questa pratica? «Credo che fosse una risposta a un problema contingente. In una società contadina avere in casa una persona bisognosa di assistenza continua voleva dire braccia sottratte a una economia di sussistenza. Era una delle soluzioni possibili. Non mi sento di dare giudizi morali». Esiste ancora in Sardegna la moda dei “fillus de anima”? «Io sono una figlia dell'anima. Ho dedicato il libro alle mie due madri». FRANCESCO MANNONI

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Giugno, mese del WiMax italiano Le offerte, la copertura, i ritardi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 27-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA COPERTURA del WiMax italiano s'impennerà a giugno, per la prima volta, quando entreranno nel vivo i piani di molti operatori, con mesi di ritardo rispetto alle previsioni. Ma meglio tardi che mai. L'attesa perché il WiMax bussasse alle porte degli italiani è cresciuta nei mesi, del resto, perché da noi sono ben 7,5 milioni le persone escluse dall'alta velocità su internet (come appena ricordato ora dal rapporto Caio). E le offerte WiMax sembrano fatte apposta per soddisfare quest'esigenza: hanno canoni economici (da 15-20 euro al mese) e, anche se utilizzano le onde radio invece del doppino di rame, permettono di accedere a internet da casa in modo simile a come si fa con l'Adsl. Sono interessanti soprattutto per chi non è coperto da Adsl o per chi può averla solo a velocità ridotte. In alcune zone l'Adsl non supera i 640 Kbps (e a volte è anche più lenta di così), una velocità inadeguata a godere appieno di internet, come scrive lo stesso Caio; mentre le offerte WiMax promettono alcuni megabit al secondo. Adesso quindi si fa sul serio. "Entro fine giugno saremo anche in Lombardia, Puglia e Veneto", promette Mario Citelli, amministratore delegato di Aria, l'operatore che ha scommesso di più sul WiMax (il solo che conta di coprire tutte le regioni). In particolare, in Lombardia comincerà dalle province di Brescia e Bergamo, dalle aree della bassa padana tra Pavia, Lodi, Mantova e Cremona; nelle aree in digital divide della provincia di Milano. Arriverà presto anche nell'area prealpina delle province di Varese, Como e Sondrio, dove si scontrerà direttamente con i servizi di una tecnologia precedente al WiMax, l'Hiperlan, offerta dall'operatore Ngi. OAS_RICH('Middle'); Per il momento Aria è solo nella natia Umbria, dove ha poco più di mille abbonati, per un totale di utenti WiMax italiani che ora è intorno ai 2.500. Una stima che Repubblica.it fa mettendo insieme le dichiarazioni dei vari operatori. Siamo davvero proprio all'inizio dell'avventura WiMax in Italia. Prudenti nel costruire la rete sono un po' tutti gli operatori; ad oggi sono coperte quindi poche province sparse dello Stivale. Linkem, il secondo operatore WiMax per copertura prevista, ora è solo a Brescia, Bari e Crotone, "ma procediamo come pianificato e in questi giorni stiamo aprendo a Latina", dice Davide Rota, l'amministratore delegato. Giugno vedrà il lancio (rinviato) anche delle offerte di Freemax, a Livorno, su rete di Retelit, a cui si appoggiano anche i servizi di Comeser (Parma), Wi+ (Segrate) e Politech (Sondrio); a breve anche quelli di Aemcom (Cremona). L'operatore WiMax in Sicilia è Mandarin, che a giorni lancerà l'offerta per gli utenti residenziali (ne ha già una per le aziende). WiMaxer (Infracom/Acantho) dice invece a Repubblica.it che partirà dopo l'estate, in Emilia Romagna; in Liguria, Toscana e Trento c'è poi Mgm (OdeonTv), per ora senza piani di lancio annunciati. Al Sud (eccetto le Isole) sono attesi anche i servizi di Telecom Italia, che ha comprato le licenze per quest'area. Aveva annunciato che avrebbe lanciato il WiMax a marzo, nelle zone dove il doppino telefonico è difettoso e quindi non riesce a garantire un buon servizio Adsl. Ma a quanto pare anche Telecom è in ritardo. Perché si procede con lentezza? Aria spiega che i problemi sono due: la crisi economica è arrivata proprio mentre gli operatori stavano costruendo la rete e ha reso difficile l'accesso al credito bancario necessario per investire negli apparati di rete; mettere le antenne si sta rivelando più difficile del previsto, a causa della burocrazia e dell'ostruzionismo di alcuni comuni, spaventati dai presunti pericoli (mai scientificamente accertati) delle onde radio. A ostacolare il decollo del WiMax ci si mette anche l'industria dell'hardware: i modem sono ancora pochi e costosi (tanto che gli operatori ne fanno pagare il noleggio a 5 euro al mese, il che gonfia il canone finale); problema che si risolverà una volta che il costo di produzione si abbasserà grazie a migliori economie di scala. Buona notizia, a tal proposito, anche l'annuncio da parte di Acer e di Samsung dei primi computer WiMax, che dovrebbero debuttare entro fine anno. Saranno computer portatili che permetteranno di accedere alla rete WiMax dell'operatore, fuori o dentro le mura di casa, senza bisogno di strumenti aggiuntivi. (27 maggio 2009

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Bimba perde sangue dai genitali a scuola ma era un'infezione (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-05-2009)

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VENTIMIGLIASOTTRATTA ALLA FAMIGLIA Bimba perde sangue dai genitali a scuola ma era un'infezione L'ombra di un abuso, se infondata, può essere una scure dal colpo terribile. Quando le maestre hanno visto tornare dal bagno Maria (è un nome di fantasia) con perdite di sangue, si sono spaventate: poteva essere il segno di una violenza. Così hanno chiamato i Servizi sociali. Ma il risultato di una giornata tra ospedali e burocrazia, è una bimba di 5 anni strappata alla famiglia, con la mamma e il papà, 30 e 38 anni, di Ventimiglia, disperati, e gli accertamenti medici che imputerebbero le perdite a tutt'altro. «I medici hanno accertato che non si trattava di violenza - raccontano i genitori - ma di un'infezione. Nostra figlia ci ha detto di essere andata a fare pipì e di aver utilizzato, al posto della normale carta, che non c'era, una salviettina umidificata che le aveva dato una bidella». I genitori ieri si sono rivolti ad un avvocato, Laura Corbetta. Sono passate solo poche ore da quando non hanno più rivisto la loro bimba, ma sono sfiniti, increduli e annunciano che si muoveranno legalmente: con una istanza al tribunale dei minori di Genova, per riavere la bambina, che è stata affidata ai Servizi sociali di Ventimiglia e da loro ad una struttura specializzata di Taggia. E dicono anche di voler denunciare gli stessi Servizi sociali del Comune di Ventimiglia, che avrebbero agito troppo frettolosamente, e le maestre, per diffamazione. I fatti risalgono a lunedì mattina. Maria deve fare pipì e quando torna dal bagno è sporca di sangue. Le maestre chiamano i Servizi sociali, la bimba è portata al pronto soccorso di Bordighera. Qui viene visitata. I medici stabiliscono di trasferirla a Sanremo. Intervengono anche i carabinieri. La bambina, a Sanremo, aspetta con la mamma e racconta dell'episodio della carta igienica mancante. I Servizi sociali ottengono un provvedimento d'urgenza dal tribunale dei minori, che affida la bimba a loro. «Ce la devono ridare. Se non c'è stata violenza, perché mia figlia mi è stata sottratta?», chiede la madre.\

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Sei duelli all'ombra della collina di Belmonte (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

A Oglianico e Salassa sindaci in cerca della riconferma Sei duelli all'ombra della collina di Belmonte E' la riscossa dei piccoli Comuni dell'alto Canavese. Quelli che usano spesso la parola magica «sinergia» per uscire dall'isolamento: insieme, da «vicini di casa» per contare di più di fronte alle istituzioni quando si tratta di investire sui servizi, sulla piccola economia. Sei di loro sono nella fascia collinare e pre collinare: gravitano nell'orbita di località più titolate come Rivarolo e Cuorgnè ma non hanno nessuna intenzione di perdere la loro identità. Per questo motivo ognuno di loro guarda con attenzione il rinnovo del consiglio comunale di chi gli sta accanto, a una manciata di chilometri. Per capire se sarà possibile, sempre di più, camminare a braccetto. L'esempio del trio Oglianico, Salassa e San Ponso è emblematico. Da tempo le rispettive amministrazioni si muovono insieme per sentirsi maggiormente titolate e per ridurre i tempi e gli ostacoli della burocrazia. Senza dimenticare il loro biglietto da visita che più salta agli occhi: il prezioso, antico patrimonio storico ed architettonico che i futuri amministrativi dovranno continuare a salvaguardare e valorizzare. Oglianico ha 1400 abitanti e da sempre sale agli onori della cronaca in primavera, quando centinaia di persone accorrono per la rievocazione medievale delle Idi di Maggio. Il sindaco Onorino Freddi, 62 anni, ci riprova contando anche su una parte del gruppo di minoranza uscente che ha deciso di entrare a far parte della sua squadra. A fronteggiarlo, tra poco più di una settimana, ci sarà un neofita: Ferruccio Gaddò, 52 anni, della Lega Nord. Salassa di abitanti ne ha invece 1600 e da decenni è una «porta» per chi lavora nell'industria preminente della zona: quella meccanica. Anche qui è in programma un testa a testa, ma è la rivincita della sfida di cinque anni fa: il sindaco Giuseppe Ansinello, 34 anni, ritorna per la seconda volta, opposto al capogruppo di opposizione Piercarlo Spezzatti, 48 anni. Adesso chi la spunterà? E così anche a San Ponso, che con i suoi 260 abitanti è la località più piccola delle tre «gemelle»: sarà ancora una volta un duello tutto al femminile tra il primo cittadino uscente Ornella Moretto, 51 anni, e il capogruppo di opposizione Stefania Balma, 38 anni. Negli ultimi mesi il tema più in voga in paese è stato: il piano regolatore che traccia il nuovo volto del borgo. Non senza critiche, mosse dalla minoranza. La comunità montana Alto Canavese (anche dopo l'inedita regolamentazione dettata dalla Regione) continuerà a essere il collante di altri tre Comuni che si presentano al voto. Prascorsano, 750 abitanti, rivede la maggior parte dei candidati alle ultime elezioni. Al posto di Marcello Beccari, la squadra di maggioranza si affida all'ex sindaco e attuale vice, Carlo Rolando Perino, 61 anni, mentre il gruppo di minoranza uscente punta ancora su Simonetta Gaddò, 46 anni. Infine le due sfide che andranno in scena in Val Gallenca. A Canischio, 270 abitanti, il sindaco Dario Donna ha ceduto il testimone (ma sarà ugualmente in lista) a Mauro Fogliasso, 44 anni, che se la dovrà vedere con Massimo Genovesio, 57 anni. E a San Colombano Belmonte, 360 abitanti, la partita è tra Bruno Biondi (il vice dell'attuale sindaco Walter Arcesto), 62 anni, e Aldo Lotito, 57 anni.

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La sfida delle "Z" dal teatro ai giovani (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

FORUM La sfida delle "Z" dal teatro ai giovani A LA STAMPA La stretta di mano Non maschera l'accesa rivalità che da sempre li caratterizza Rivali da sempre. Claudio Zanotti, sindaco uscente e candidato del centrosinistra, e Marco Zacchera, deputato e consigliere del centrodestra, si sono affrontati in redazione a La Stampa. Un confronto duro ma leale su temi cari ai verbanesi. Attraversare Verbania a volte è un'impresa. Basta un incidente o un cantiere ed è la paralisi. In attesa della circonvallazione come risolvere i problemi del traffico? Zacchera: «L'80% è traffico locale, non di attraversamento. La circonvallazione alleggerirà ma non risolverà i problemi. Bisogna tenere ferme le auto, realizzare almeno 1000 posti coperti in parcheggi di interscambio, dove poter continuare il tragitto anche in bicicletta. Un parcheggio va fatto subito all'ospedale, un altro in piazza Mercato a Intra, un terzo nella zona della caserma Simonetta e alle testate del lungolago di Pallanza, per chiudere il traffico. Le auto vanno fatte sparire dalla vista il più possibile». Zanotti: «L'elemento forte è il raddoppio della strada d'argine sul torrente San Giovanni che risolverà i problemi della parte alta di Verbania ed è fondamentale in vista della circonvallazione che da Fondotoce sbucherà ai piedi del Monterosso. Non si risolvono i problemi della circolazione buttando parcheggi su parcheggi. E' più ragionevole distinguere due grandi flussi: le grandi direttrici per le auto e tutta l'altra viabilità con zone a 30 all'ora, per dare spazi e sicurezza a ciclisti e pedoni. Liberobus è un'innovazione che ha bisogno di qualche anno per dispiegare i suoi effetti, i parcheggi costruiamoli dove servono davvero». Qual è la frazione che richiede più attenzione? Zanotti: «Quella più sacrificata in assoluto è Fondotoce. Il primo lotto della circonvallazione, per quanto ancora insufficiente per la città, consentirà di dare un primo respiro a quella zona insieme all'intervento di recupero dell'ex "Ossolana". Per il resto continueremo con i lavori per migliorare le pavimentazioni nei centri storici e ad offrire servizi ad hoc come i city bus». Zacchera: «Capisco perché il sindaco non partecipa come me alle riunioni nella frazioni. La collina non ha negozi, non ha parcheggi, è in forte difficoltà. Andate a vedere, chiedete. Bisogna ascoltare i problemi della gente. Ci sono i centri storici da rianimare con iniziative, il commercio da rilanciare. E la Villa di Pallanza, dove è tutto chiuso, dove non c'è più niente, cos'è? Una frazione dimenticata? E' a 300 metri dal palazzo civico». Capitolo sicurezza: una ragazza dopo le 23 può rincasare da sola? Zanotti: «La città, non lo dico io ma il questore, è sicura. Abbiamo investito molto per i sistemi di deterrenza nei centri storici, le pattuglie della polizia municipale sono coinvolte nell'azione di controllo». Zacchera: «Concordo. Non bisogna abbassare la guardia e migliorare la videosorveglianza». Sanità. L'azzeramento dell'ospedale unico e le scelte dell'Asl hanno premiato o punito la città? Zanotti: «Quella dell'ospedale unico per tutta la provincia si è rivelata una proposta provocatoria e irrazionale, così come incongrua l'eventuale sua dislocazione a Piedimulera. Il piano regionale delle sanità approvato dalla giunta Bresso ha invece stabilito un punto di equilibrio con l'ospedale plurisede, più rispondente alla realtà territoriale. Ora il problema è arrivarci, consapevoli che si tratta di operare gli adeguamenti necessari all'evoluzione durante l'utilizzo delle strutture. A Verbania l'ospedale-cantiere sarà quindi da seguire con la massima attenzione». Zacchera: «La definizione di ospedale plurisede rappresenta una furbata dialettica: in realtà ci ritroviamo con due mezzi ospedali e una situazione al Castelli di Verbania dove ci sono reparti che funzionano, come oncologia, e un quinto piano-lazzaretto, dove pazienti operati di tumore o altre gravi patologie devono condividere le stanze con persone che hanno subito traumi di carattere ortopedico, tipo un braccio o un femore rotto. Quanto all'ospedale unico è stato uno sbaglio puntare tutto su Piedimulera, a mio avviso Ornavasso avrebbe potuto trovare consensi nella bassa provincia e forse anche in buona parte dell'Ossola. Di certo il Vco ha perso l'opportunità di avere un proprio ospedale provinciale, a tutto vantaggio di Novara, che diventerà punto di riferimento per le cose importanti». L'elenco delle aziende chiuse o pronte a farlo si è drammaticamente allungato e il turismo non è la via d'uscita all'emergenza. Quale strategia? Zanotti: «Contro la crisi economica globale le amministrazioni locali sono impotenti. In compenso dispongono di strumenti come i piani urbanistici, commerciali o le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed efficacia gli insediamenti al Tecnoparco, il caso Barry&Callebaut e il percorso che dalla chiusura della Pretti ha portato all'apertura di GranCasa. Una funzione importante è stata svolta dai cantieri di lavoro, che in questi ultimi anni hanno occupato un centinaio di persone: attualmente sono 22. Nostro compito rimane comunque quello dell'assistenza, sostenere il reddito durante il periodo di crisi che speriamo sia contingente». Zacchera: «Concordo sull'efficacia di strumenti quali i piani urbanistici, commerciali, misure anti burocrazia e concertazione. L'importanza della presenza residuale dell'industriale non si discute e va senz'altro difesa. Contesto invece sull'attività dei cantieri lavoro, che mi risulta siano attualmente azzerati. E nell'immediato occorre far funzionare davvero lo sportello unico per le imprese, garantendo rapidità di risposte e contatto immediato con l'amministrazione. Serve più convinzione da parte degli amministratori per favorire insediamenti, nuove imprenditorialità e dare valore aggiunto in termini di servizi, mappatura rumore e piano regolatore. Oggi il turismo rappresenta solo il 15 per cento dell'economia locale, i servizi possono arrivare al 70 per cento». Nuovo teatro di Intra: Zanotti, che lo ha presentato come l'elemento caratterizzante del suo mandato, è criticato per i costi di realizzazione e di gestione futura mentre Zacchera, che lo boccia, deve ancora chiarire bene cosa vorrebbe in alternativa. Zanotti: «I documenti tecnici dicono che costerà 12,6 milioni di euro e questa sarà la spesa, non un centesimo di più come tutte le opere pubbliche del quinquennio. Per la gestione è prevista una spesa annua di 150 mila euro, che può essere coperta con l'avanzo di amministrazione che di solito si aggira tra i 400 e i 600 mila euro. Il Comune come autofinanziamento spenderà sei milioni, e la copertura finanziaria c'è. Il resto arriverà da enti e Fondazioni che hanno deciso di sostenere questo progetto qualificante per la città». Zacchera: «Dico che così non va bene perché i fatti dimostrano che la città non è stata coinvolta nelle decisioni: il progetto non risponde alle esigenze di tutti. Se si voleva solo un teatro la spesa è inadeguata. Se si voleva una struttura polifunzionale è inadeguato il progetto. Serve una riflessione complessiva, e affidare la progettazione finale a pochi giorni dal voto è stato un atteggiamento arrogante. La mia proposta è fermarsi per ragionare su tutto, dal sito su cui costruire l'opera al recupero del polo culturale di Villa Maioni compresa la possibile copertura dell'Arena». Verbania è la città a maggior vocazione turistica tra i capoluoghi piemontesi ma è anche la più scomoda da raggiungere con i mezzi pubblici. La stazione ferroviaria è a 11 chilometri da Intra e chi sale su un treno è convinto di scendere a Pallanza perché ancora così è chiamata la stazione di Fondotoce. Che fare per migliorare l'accoglienza dei visitatori? Zacchera: «Il nome della stazione risale a quando ancora non c'era la città e Fondotoce era frazione di Pallanza. Il primo passo è l'installazione di un totem elettronico per garantire ogni tipo di informazione utile a chi arriva a Verbania, dai mezzi di trasporto verso il centro alle disponibilità alberghiere. Stessi totem andrebbero posti all'arrivo dei traghetti». Zanotti: «Quanto al nome, ho già scritto alle Ferrovie chiedendo la correzione, ma i tempi sono scandalosamente lunghi. Dico no all'idea del totem, la soluzione è il Movicentro che sta nascendo. Vicino alla stazione ci sarà il capolinea di tutte le linee dei bus e nasceranno nuovi servizi commerciali in grado anche di fornire informazioni a chi arriva per la prima volta in città». Conta il sindaco, ma un ruolo di primo piano ce l'hanno anche gli assessori. Svelate qualche nome prima del voto? Zanotti: «I partiti della coalizione mi hanno lasciato libera scelta. Anticipo solo che sarà un giusto mix tra volti nuovi e persone che hanno già maturato quest'esperienza». Zacchera: «Non faccio più anticipazioni per evitare problemi. Comunque alcuni nomi sono circolati (Cozzi, Manzini e De Magistris, ndr). L'annuncio riguarda il metodo di lavoro: ci sarà un tavolo di confronto sempre attivo tra giunta e dirigenti comunali». Perché un giovane dovrebbe votarla? Zacchera: «Per la speranza di cambiamento». Zanotti: «Per quello che abbiamo fatto per loro, dalla libertà di circolare gratis sui mezzi pubblici in città alla possibilità di navigare su Internet grazie alla rete pubblica wi-fi». E per quale motivo un anziano dovrebbe assegnare a lei il voto? Zacchera: «Per la certezza che i servizi saranno migliorati». Zanotti: «Innanzitutto per LiberoBus. Gli anziani apprezzano molto poter circolare liberamente, senza costi, sui mezzi pubblici di Verbania». Ha messo la sconfitta nel novero delle possibilità? Zanotti: «Sì, ma faccio campagna elettorale con grande serenità. Se dovesse accadere valuterò se restare o meno in Consiglio. Per la coalizione che ha sostenuto il candidato sindaco può anche essere un limite trovarselo come capogruppo dell'opposizione». Zacchera: «Certo e mi dispiacerebbe ma le elezioni sono l'espressione della democrazia. Il mio compito, a quel punto, sarebbe finito. Non resterei in consiglio a fare l'opposizione». Ponga una domanda a bruciapelo al suo avversario. Zacchera: «A Zanotti chiedo: "metti che io vinca le elezioni. Il giorno dopo ti stringerò la mano e ti chiederò se vuoi collaborare. Cosa rispondi?». Risponde Zanotti: «Prima dovrò sciogliere il nodo della permanenza in Consiglio. Se resterò, pronto a collaborare rappresentando la voce dell'opposizione». Zanotti: «E la mia domanda è questa: "ascoltandoti in questi giorni mi sembra che abbia messo insieme tanti pezzi di programma ma manca un'idea di città. E' solo una mia sensazione?» Risponde Zacchera: «No, non è così. E' il contrario. Nel mio programma ho cercato di dare risposte, certo difficili, per risolvere problemi concreti senza aumentare le tasse». A CURA DIPietro Benacchio Carlo Bologna, Ivan Fossati

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Il professore Fondotoce è la frazione che richiede maggiore attenzione, avrà più respiro (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il professore «Fondotoce è la frazione che richiede maggiore attenzione, avrà più respiro» Il deputato «E' tutta la collina che chiede aiuto ma muore anche la Villa di Pallanza» Rivali da sempre. Claudio Zanotti, sindaco uscente e candidato del centrosinistra, e Marco Zacchera, deputato e consigliere del centrodestra, si sono affrontati in redazione a La Stampa. Un confronto duro ma leale su temi cari ai verbanesi. Attraversare Verbania a volte è un'impresa. Basta un incidente o un cantiere ed è la paralisi. In attesa della circonvallazione come risolvere i problemi del traffico? Zacchera: «L'80% è traffico locale, non di attraversamento. La circonvallazione alleggerirà ma non risolverà i problemi. Bisogna tenere ferme le auto, realizzare almeno 1000 posti coperti in parcheggi di interscambio, dove poter continuare il tragitto anche in bicicletta. Un parcheggio va fatto subito all'ospedale, un altro in piazza Mercato a Intra, un terzo nella zona della caserma Simonetta e alle testate del lungolago di Pallanza, per chiudere il traffico. Le auto vanno fatte sparire dalla vista il più possibile». Zanotti: «L'elemento forte è il raddoppio della strada d'argine sul torrente San Giovanni che risolverà i problemi della parte alta di Verbania ed è fondamentale in vista della circonvallazione che da Fondotoce sbucherà ai piedi del Monterosso. Non si risolvono i problemi della circolazione buttando parcheggi su parcheggi. E' più ragionevole distinguere due grandi flussi: le grandi direttrici per le auto e tutta l'altra viabilità con zone a 30 all'ora, per dare spazi e sicurezza a ciclisti e pedoni. Liberobus è un'innovazione che ha bisogno di qualche anno per dispiegare i suoi effetti, i parcheggi costruiamoli dove servono davvero». Qual è la frazione che richiede più attenzione? Zanotti: «Quella più sacrificata in assoluto è Fondotoce. Il primo lotto della circonvallazione, per quanto ancora insufficiente per la città, consentirà di dare un primo respiro a quella zona insieme all'intervento di recupero dell'ex "Ossolana". Per il resto continueremo con i lavori per migliorare le pavimentazioni nei centri storici e ad offrire servizi ad hoc come i city bus». Zacchera: «Capisco perché il sindaco non partecipa come me alle riunioni nella frazioni. La collina non ha negozi, non ha parcheggi, è in forte difficoltà. Andate a vedere, chiedete. Bisogna ascoltare i problemi della gente. Ci sono i centri storici da rianimare con iniziative, il commercio da rilanciare. E la Villa di Pallanza, dove è tutto chiuso, dove non c'è più niente, cos'è? Una frazione dimenticata? E' a 300 metri dal palazzo civico». Capitolo sicurezza: una ragazza dopo le 23 può rincasare da sola? Zanotti: «La città, non lo dico io ma il questore, è sicura. Abbiamo investito molto per i sistemi di deterrenza nei centri storici, le pattuglie della polizia municipale sono coinvolte nell'azione di controllo». Zacchera: «Concordo. Non bisogna abbassare la guardia e migliorare la videosorveglianza». Sanità. L'azzeramento dell'ospedale unico e le scelte dell'Asl hanno premiato o punito la città? Zanotti: «Quella dell'ospedale unico per tutta la provincia si è rivelata una proposta provocatoria e irrazionale, così come incongrua l'eventuale sua dislocazione a Piedimulera. Il piano regionale delle sanità approvato dalla giunta Bresso ha invece stabilito un punto di equilibrio con l'ospedale plurisede, più rispondente alla realtà territoriale. Ora il problema è arrivarci, consapevoli che si tratta di operare gli adeguamenti necessari all'evoluzione durante l'utilizzo delle strutture. A Verbania l'ospedale-cantiere sarà quindi da seguire con la massima attenzione». Zacchera: «La definizione di ospedale plurisede rappresenta una furbata dialettica: in realtà ci ritroviamo con due mezzi ospedali e una situazione al Castelli di Verbania dove ci sono reparti che funzionano, come oncologia, e un quinto piano-lazzaretto, dove pazienti operati di tumore o altre gravi patologie devono condividere le stanze con persone che hanno subito traumi di carattere ortopedico, tipo un braccio o un femore rotto. Quanto all'ospedale unico è stato uno sbaglio puntare tutto su Piedimulera, a mio avviso Ornavasso avrebbe potuto trovare consensi nella bassa provincia e forse anche in buona parte dell'Ossola. Di certo il Vco ha perso l'opportunità di avere un proprio ospedale provinciale, a tutto vantaggio di Novara, che diventerà punto di riferimento per le cose importanti». L'elenco delle aziende chiuse o pronte a farlo si è drammaticamente allungato e il turismo non è la via d'uscita all'emergenza. Quale strategia? Zanotti: «Contro la crisi economica globale le amministrazioni locali sono impotenti. In compenso dispongono di strumenti come i piani urbanistici, commerciali o le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed efficacia gli insediamenti al Tecnoparco, il caso Barry&Callebaut e il percorso che dalla chiusura della Pretti ha portato all'apertura di GranCasa. Una funzione importante è stata svolta dai cantieri di lavoro, che in questi ultimi anni hanno occupato un centinaio di persone: attualmente sono 22. Nostro compito rimane comunque quello dell'assistenza, sostenere il reddito durante il periodo di crisi che speriamo sia contingente». Zacchera: «Concordo sull'efficacia di strumenti quali i piani urbanistici, commerciali, misure anti burocrazia e concertazione. L'importanza della presenza residuale dell'industriale non si discute e va senz'altro difesa. Contesto invece sull'attività dei cantieri lavoro, che mi risulta siano attualmente azzerati. E nell'immediato occorre far funzionare davvero lo sportello unico per le imprese, garantendo rapidità di risposte e contatto immediato con l'amministrazione. Serve più convinzione da parte degli amministratori per favorire insediamenti, nuove imprenditorialità e dare valore aggiunto in termini di servizi, mappatura rumore e piano regolatore. Oggi il turismo rappresenta solo il 15 per cento dell'economia locale, i servizi possono arrivare al 70 per cento». Nuovo teatro di Intra: Zanotti, che lo ha presentato come l'elemento caratterizzante del suo mandato, è criticato per i costi di realizzazione e di gestione futura mentre Zacchera, che lo boccia, deve ancora chiarire bene cosa vorrebbe in alternativa. Zanotti: «I documenti tecnici dicono che costerà 12,6 milioni di euro e questa sarà la spesa, non un centesimo di più come tutte le opere pubbliche del quinquennio. Per la gestione è prevista una spesa annua di 150 mila euro, che può essere coperta con l'avanzo di amministrazione che di solito si aggira tra i 400 e i 600 mila euro. Il Comune come autofinanziamento spenderà sei milioni, e la copertura finanziaria c'è. Il resto arriverà da enti e Fondazioni che hanno deciso di sostenere questo progetto qualificante per la città». Zacchera: «Dico che così non va bene perché i fatti dimostrano che la città non è stata coinvolta nelle decisioni: il progetto non risponde alle esigenze di tutti. Se si voleva solo un teatro la spesa è inadeguata. Se si voleva una struttura polifunzionale è inadeguato il progetto. Serve una riflessione complessiva, e affidare la progettazione finale a pochi giorni dal voto è stato un atteggiamento arrogante. La mia proposta è fermarsi per ragionare su tutto, dal sito su cui costruire l'opera al recupero del polo culturale di Villa Maioni compresa la possibile copertura dell'Arena». Verbania è la città a maggior vocazione turistica tra i capoluoghi piemontesi ma è anche la più scomoda da raggiungere con i mezzi pubblici. La stazione ferroviaria è a 11 chilometri da Intra e chi sale su un treno è convinto di scendere a Pallanza perché ancora così è chiamata la stazione di Fondotoce. Che fare per migliorare l'accoglienza dei visitatori? Zacchera: «Il nome della stazione risale a quando ancora non c'era la città e Fondotoce era frazione di Pallanza. Il primo passo è l'installazione di un totem elettronico per garantire ogni tipo di informazione utile a chi arriva a Verbania, dai mezzi di trasporto verso il centro alle disponibilità alberghiere. Stessi totem andrebbero posti all'arrivo dei traghetti». Zanotti: «Quanto al nome, ho già scritto alle Ferrovie chiedendo la correzione, ma i tempi sono scandalosamente lunghi. Dico no all'idea del totem, la soluzione è il Movicentro che sta nascendo. Vicino alla stazione ci sarà il capolinea di tutte le linee dei bus e nasceranno nuovi servizi commerciali in grado anche di fornire informazioni a chi arriva per la prima volta in città». Conta il sindaco, ma un ruolo di primo piano ce l'hanno anche gli assessori. Svelate qualche nome prima del voto? Zanotti: «I partiti della coalizione mi hanno lasciato libera scelta. Anticipo solo che sarà un giusto mix tra volti nuovi e persone che hanno già maturato quest'esperienza». Zacchera: «Non faccio più anticipazioni per evitare problemi. Comunque alcuni nomi sono circolati (Cozzi, Manzini e De Magistris, ndr). L'annuncio riguarda il metodo di lavoro: ci sarà un tavolo di confronto sempre attivo tra giunta e dirigenti comunali». Perché un giovane dovrebbe votarla? Zacchera: «Per la speranza di cambiamento». Zanotti: «Per quello che abbiamo fatto per loro, dalla libertà di circolare gratis sui mezzi pubblici in città alla possibilità di navigare su Internet grazie alla rete pubblica wi-fi». E per quale motivo un anziano dovrebbe assegnare a lei il voto? Zacchera: «Per la certezza che i servizi saranno migliorati». Zanotti: «Innanzitutto per LiberoBus. Gli anziani apprezzano molto poter circolare liberamente, senza costi, sui mezzi pubblici di Verbania». Ha messo la sconfitta nel novero delle possibilità? Zanotti: «Sì, ma faccio campagna elettorale con grande serenità. Se dovesse accadere valuterò se restare o meno in Consiglio. Per la coalizione che ha sostenuto il candidato sindaco può anche essere un limite trovarselo come capogruppo dell'opposizione». Zacchera: «Certo e mi dispiacerebbe ma le elezioni sono l'espressione della democrazia. Il mio compito, a quel punto, sarebbe finito. Non resterei in consiglio a fare l'opposizione». Ponga una domanda a bruciapelo al suo avversario. Zacchera: «A Zanotti chiedo: "metti che io vinca le elezioni. Il giorno dopo ti stringerò la mano e ti chiederò se vuoi collaborare. Cosa rispondi?». Risponde Zanotti: «Prima dovrò sciogliere il nodo della permanenza in Consiglio. Se resterò, pronto a collaborare rappresentando la voce dell'opposizione». Zanotti: «E la mia domanda è questa: "ascoltandoti in questi giorni mi sembra che abbia messo insieme tanti pezzi di programma ma manca un'idea di città. E' solo una mia sensazione?» Risponde Zacchera: «No, non è così. E' il contrario. Nel mio programma ho cercato di dare risposte, certo difficili, per risolvere problemi concreti senza aumentare le tasse». A CURA DIPietro Benacchio Carlo Bologna, Ivan Fossati

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La qualità in ospedale si misura a partire dall'attenzione al paziente (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

DOMANI UN CONVEGNO ALL'ASO DI ALESSANDRIA La qualità in ospedale si misura a partire dall'attenzione al paziente La misura della qualità, in sanità, indica una misura delle caratteristiche di un'azienda sanitaria in confronto a quanto ci si attende da tale entità, per un determinato impiego e quindi, anche di soddisfazione del servizio erogato. Il rilevante compito di diffusione della cultura della qualità è stato assolto dall'Organizzazione internazionale per le standardizzazioni Iso che, già dal 1987, aveva adottato in tema di certificazione di un sistema di qualità le norme conosciute con il nome Iso 29000, aggiornate nel 1994 con il nome Iso 9000, fino alle recenti versioni del 2000, del 2005 e del novembre 2008. Ma il concetto di qualità, negli anni, è stato percepito in modo sempre maggiore come un ulteriore appesantimento burocratico e non uno snellimento delle pratiche. Il convegno organizzato dall'Azienda ospedaliera di Alessandria, in programma domani dalle 9 nel salone di rappresentanza del Santi Antonioe Biagio, in linea con il principio di centralità del paziente che l'Azienda sta perseguendo, parte proprio da questo presupposto, come specificato nel titolo: «Qualità: inutile burocrazia o vantaggio competitivo?». L'appuntamento ha come obiettivo di approfondire il tema della qualità come strumento di gestione aziendale, attraverso i contributi scientifici e le testimonianze dei protagonisti che hanno maturato una grande competenza nel settore, dando ai partecipanti la possibilità di recepire raccomandazioni e suggerimenti basati sull'esperienza. Il convegno si inserisce tra gli strumenti che consentono all'Azienda di lavorare nell'ottica di perseguire la soddisfazione del paziente e si collega quindi al progetto «Fatti sentire! Ti ascoltiamo», appena iniziato, allo scopo di realizzare una rilevazione strutturata e sistematica della soddisfazione dei propri utenti, attraverso il supporto e la collaborazione con le associazioni di volontariato. Il progetto non è soltanto un'indagine sulla soddisfazione del paziente, ma uno strumento, integrato con gli altri, per il perseguimento della soddisfazione. Sottolinea il direttore generale Nicola Giorgione: «L'Azienda vuole mettere il paziente al centro del sistema, tenendo conto che una prestazione può essere definita efficace solo se soddisfa anche le esigenze di chi la riceve; puntare sulla customer satisfaction (soddisfazione del paziente) significa dotarsi di una leva per orientare il cambiamento sotto il profilo culturale, organizzativo e tecnico, indirizzando la cultura interna al servizio del cittadino e motivando il personale nel comprendere pienamente il ruolo e i propri sforzi, favorendo il passaggio da una logica delle "funzioni" ad una logica per "processi" e ad un arricchimento delle mansioni alla base». «Fatti sentire! Ti ascoltiamo» nasce per dare un percorso preciso al progetto, affinché i cittadini possano esprimere le proprie opinioni su accessibilità, tempi di attesa, comfort, relazione, qualità dell'assistenza, aspetti positivi e da migliorare, sono alcuni degli aspetti che saranno presi in considerazione, evitando l'errata percezione di inutilità che spesso viene associata a questi percorsi. Pochi giorni fa è partita la fase di ascolto, che durerà per circa tre mesi, attraverso interviste che saranno realizzate dai volontari delle associazioni di volontariato che hanno aderito all'iniziativa e dalle caposala dei reparti interessati. Poi saranno elaborati e analizzati i dati raccolti e presentati nuovamente per dare la massima trasparenza al percorso di coinvolgimento del cittadino che l'Azienda ha avviato. Il questionario è unico e viene somministrato in tutti i reparti e ne saranno distribuiti circa 9000. Nello specifico, le associazioni (a cui va il sentito ringraziamento dell'Aso) che partecipano al progetto sono: Adal, Aido, Aima, Aism, Avis, Avoi, Avulss, Bios, Centro bottega della solidarietà, Cittadinanzattiva, Clown Marameo, Comitato di partecipazione, Fulvio Minetti, Masci, Regala un sorriso/Aprova, Tribunale diritti del malato.

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Sarà legge il dialetto a scuola (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Simonetta Zanetti Sarà legge il dialetto a scuola Proposta della Lega alla Camera: nel piano formativo a settembre Luca Zaia: «La cultura non si decide nei tribunali» Il provvedimento prevede inoltre l'introduzione dello studio di storia e tradizioni locali VENEZIA. Detto fatto. Nemmeno il tempo di aprire il dibattito e far respirare la polemica, che la proposta tutta leghista di inserire l'insegnamento del dialetto o meglio delle «specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche regionali» sbarca alla Camera. Non ci fosse cosa più importante. Tant'è. Sulla scia della proposta del ministro Zaia, il popolo del Carroccio, manco a dirlo, si è prontamente mobilitato. Con il provvedimento, che ha come prima firmataria Paola Goisis, capogruppo in Commissione cultura della Camera, la Lega chiede che lo studio della storia, della tradizione e anche del dialetto delle regioni, entri a far parte, già dal prossimo anno, dei programmi scolastici. Ieri mattina il testo è stato incardinato con la relazione della deputata padovana (che è anche relatrice del provvedimento): l'esame proseguirà quindi dopo le elezioni. La proposta, divisa in quattro articoli, chiede che il ministro dell'Istruzione - che pure aveva già stroncato a distanza l'idea avanzata proprio in Veneto sia da Bossi che da Zaia - già dall'anno scolastico 2009-2010, inserisca nei programmi «l'insegnamento delle specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche delle comunità territoriali e regionali». Tutto passa, ovviamente, attraverso la previsione di piani di studio personalizzati con specifiche unità didattiche dedicate allo studio delle tradizioni locali. «L'Italia - sottolinea la Goisis nella sua relazione - conta molte lingue regionali di grande valore ancestrale, etnico e culturale. La presente proposta di legge intende quindi salvaguardare il patrimonio geografico, storico, linguistico e culturale territoriale e regionale, inserendolo nel curriculum scolastico obbligatorio dello studente. Questo va accuratamente armonizzato, come già avviene con successo in molte scuole del Piemonte, Friuli, Trentino e Val D'Aosta». Non solo. Nella relazione, si evidenzia anche la necessità di ristudiare il Risorgimento su basi anche regionali. Un esempio? «Lo studio della realtà Sabauda per gli studenti del Piemonte può assumere un'importanza non inferiore a quella che riveste lo studio della realtà Borbone per gli studenti delle regioni meridionali. Qui, infatti, non si vuole rivendicare solo la storia del Veneto - precisa Goisis - ma si vuole approfondire la conoscenza di tutte le storie delle nostre regioni». La deputata leghista spera comunque che la proposta di legge possa avere il via libera entro l'estate, in tempo per l'avvio del nuovo anno scolastico. Applaude il ministro Luca Zaia che solo la settimana scorsa, nel Veronese, aveva arringato gli agricoltori proprio in dialetto, standosene arrampicato su un covone di paglia. Entrato in un'azienda agricola contestato, se ne era uscito tra gli applausi, a sostegno della tesi che il ricorso ad un comune linguaggio migliora la qualità della comunicazione: «Voglio esprimere il mio plauso ai parlamentari che si sono fatti promotori di questa proposta di legge - sostiene il ministro dell'Agricoltura - è questa la strada da seguire: non è con le sentenze dei tribunali che si decide quale cultura trasmettere ai nostri giovani, ma con la democrazia, ragionando sulle leggi e coinvolgendo i popoli nel dibattito». Quindi prosegue: «Non si tratta di difendere un panda linguistico o un animale in via di estinzione con provvedimenti forzati. Né, vale, l'argomento della minore importanza delle lingue regionali rispetto a materie come la storia o la geografia: perché la storia l'hanno fatta i popoli che compongono l'Italia, ognuno con le sue specificità, ognuno con la propria lingua. Si tratta, invece, di decidere se coltivare questa ricchezza o se lasciarla all'attività delle burocrazie».

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Prodi: Crisi? Serve un rilancio politico (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Silvano Bert Prodi: «Crisi? Serve un rilancio politico» Oggi manca la vera meritocrazia, e c'è la perdita di prestigio di figure importanti come il maresciallo, il medico, il maestro TRENTO. Ormai è tutto pronto per l'avvio della quarta edizione del Festival dell'Economia, che sarà inaugurato domani alle 16.30. Tra i grandi protagonisti c'è anche lo storico Paolo Prodi, professore emerito dell'unviersità di Bologna ed ex rettore dell'ateneo trentino. Da tempo Paolo Prodi è impegnato in una ricerca storica sul forum, lo spazio fisico e mentale in cui si esercita il potere, si amministra la giustizia, si scambiano i beni. Vi troviamo il palazzo, la piazza, ma anche il tribunale e il confessionale. Dopo "Il sacramento del potere" (1992) e "Una storia della giustizia" (2000), l'ultimo volume è "Settimo non rubare" (2009). Il percorso, affascinante, è una storia dell'Occidente in cui politica ed economia, diritto e religione si muovono insieme. Sulla "metamorfosi dello Stato" lei sarà a confronto con altri scienziati sociali. Che cosa ha di specifico lo sguardo dello storico? Le domande che contano, per capire la transizione verso la nuova civiltà planetaria, dallo "Stato sovrano" allo "Stato sistema", nascono dalla comprensione del mondo plurisecolare che ci stiamo lasciando alle spalle. Da lì, anche se non lo sappiamo, provengono molte delle nostre paure e speranze. Compito della storia è svelare il tempo lungo incorporato nelle cose e nelle idee. Non fa previsioni, ma ci aiuta a scegliere. Fin dove dobbiamo spingerci indietro per capire, nella crisi in cui siamo immersi, il rapporto fra "identità" e "globalizzazione"? Molti pensano che guardare indietro sia una perdita di tempo. Alcuni studiosi, per indicarci la portata del cambiamento, fanno l'esempio del passaggio dalla carta d'identità rilasciata dallo Stato alla carta di credito come vero documento identitario dell'uomo globalizzato. E' utile vedere come è nato il mondo oggi in crisi. Fu nel XI secolo, con la lotta per le investiture, che l'autorità sacrale del papa e il potere politico dell'imperatore hanno cominciato a disgiungersi. E' un dualismo istituzionale che mette in fibrillazione continua tutta la società europea, e rende possibile la rivoluzione commerciale: la città come luogo del mercato. Vi si afferma un potere economico de-territorializzato in cui gli scambi avvengono secondo le regole della concorrenza fondate sulla fiducia reciproca. La "repubblica internazionale del denaro" non si lascia ingabbiare all'interno della singola città, né poi nel singolo Stato. Da questa dialettica, fra potere legato al territorio e potere mobile del denaro, fra ricerca del bene comune e del profitto individuale, nascono la libertà dell'individuo e il costituzionalismo occidentali. In che cosa consiste il mondo moderno che sta tramontando? Cinquecento anni fa, Francesco Guicciardini avvertiva: "Dico che el duca di Ferrara che fa mercatantia [commerci], non solo fa cosa vergognosa, ma è tiranno, faccendo quello che è officio dei privati e non suo: e pecca tanto verso i popoli, quanto peccherebbero i popoli verso lui intromettendosi in quello che è officio solum del principe". Appare netta la distinzione tra pubblico e privato, tra la sfera politica e quella del mercato. Lo Stato sovrano non gestisce direttamente la vita economica, ma interviene per finalizzarla al bene comune, dettando le regole a cui tutti gli attori devono attenersi, e prelevando con il fisco una quota della ricchezza necessaria all'organismo politico. Il potere economico, a sua volta, non entra nella gestione dello Stato direttamente ma, con il tempo, nelle forme mediate della rappresentanza politica. In questo modo, democrazia e capitalismo si saldano inscindibilmente. E' una ricostruzione storica che smentisce sia il liberismo che il marxismo. Non si può ridurre il rapporto tra potere politico ed economico all'antitesi tra mercatismo e statalismo, tra mano invisibile e pianificazione. Questo è uno schema per la propaganda elettorale. Nel tempo lungo della storia occidentale i due poteri non sono né uniti né separati, ma sempre in tensione tra loro. Capitalismo e democrazia "simul stabunt, simul cadent". E' il dualismo il respiro della nostra storia. I totalitarismi del XX secolo, quello nazifascista e quello comunista, ne sono la patologia estrema perché aspirano al monismo. Unificano politica ed economia: come religioni secolarizzate ci respingono nell'età premoderna. I conflitti politici e militari del XX secolo ci hanno però consegnato la vittoria del mercato e della democrazia. Fu il tema del Festival dell'Economia dello scorso anno. Dopo il 1945 e il 1989 possiamo quindi guardare al futuro con ottimismo? Già la Prima guerra mondiale e la rivoluzione russa indicano l'impossibilità di mantenere l'equilibrio fra gli Stati nazionali e la repubblica internazionale del denaro. Oggi la globalizzazione segna la fine del "nostro" Stato e anche del "nostro" mercato, così come li abbiamo conosciuti per secoli. "L'economia è globalizzata, lo Stato no": così Sabino Cassese definisce la grande patologia dei nostri tempi. Il mondo della finanza e dell'informazione prende il sopravvento sul potere politico, e la rendita sul lavoro. Viene meno la distinzione fra sfera pubblica e sfera privata che è alla base della modernità. In Italia la crisi della legalità è aggravata dalla storica debolezza delle strutture statali, e dalla presenza della mafia e della camorra. Si intravedono ombre minacciose di un nuovo monismo in cui il sacro, il politico e l'economico tendono a fondersi. Fatta la diagnosi, quali sono i rimedi? Ci vorrebbe un rilancio della politica, all'altezza dei tempi. Che non sono quelli del duca di Ferrara e della sua mercatantia. La distinzione, e la relazione, fra pubblico e privato devono essere di altro segno. Invece, anche nell'Italia dei governi di centro-sinistra, si procede alla privatizzazione del pubblico, che si risolve nello smantellare la burocrazia sottoponendola alla classe politica. E alla pubblicizzazione del privato, che si sviluppa in una rete enorme di monopoli palesi o nascosti, di presenze politiche o sindacali che soffocano qualsiasi vera concorrenza. Parole magiche come meritocrazia e federalismo si usano come placebo o imbrogli. I risultati sono il diffondersi del precariato pubblico privo di ogni motivazione, la perdita di prestigio di figure come quelle del maestro, del professore, del medico condotto, del tecnico provinciale, del maresciallo. Nell'amministrazione non c'è carriera: è assurdo lo scompenso fra gli stipendi d'oro dei dirigenti, grandi per merito politico o sindacale, e le retribuzioni dei funzionari e impiegati inferiori. Eppure, penso all'università, sarebbe semplice introdurre una vera concorrenza fra istituti, abolire il valore legale dei titoli, controllare la presenza di docenti e studenti alle lezioni. Come si colloca in questa storia il settimo comandamento del Decalogo "non rubare"? Anche il concetto di furto ha una storia. Dalla concezione immobile aristotelica e veterotestamentaria come appropriazione ingiusta di un bene altrui si è passati al furto come violazione delle regole stabilite sul mercato da un patto di fiducia fra uomini. Diventa poi azione contro il bene comune rappresentato dalla respublica, e sfruttamento del lavoro salariato. Ma dove sta il furto quando il capitale finanziario è del tutto delocalizzato, invisibile e irresponsabile? E come si colloca rispetto al problema dei limiti delle risorse, dell'inquinamento ambientale, della genetica umana? E' una storia in cui il rapporto fra il peccato, la colpa, il reato deve continuare a interrogarci.

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La sociologia può salvarci dal potere deciso dal mercato (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

«La sociologia può salvarci dal potere deciso dal mercato» Il docente crede tuttora che la disciplina serva a collegare bisogni individuali e istituzioni STEFANO FAIT A cosa serve la sociologia, oggi? A rinsaldare il sistema o a criticarlo? Ad emanciparci o a legittimare la riduzione dell'essere umano alla sua mera funzione sociale? E quanta influenza esercitano gli studi sociologici sulla pratica della politica? Franco Ferrarotti, uno dei fondatori della sociologia in Italia, affermato luminare a livello internazionale è stato uno dei protagonisti della nascita, nel 1962, dell'Istituto universitario di scienze sociali a Trento. Chi meglio di lui, che ha ricoperto la cattedra di sociologia in qualità di primo docente ordinario a Trento e alla Sapienza di Roma, poi visiting professor in prestigiose università europee ed americane e autore di moltissimi saggi, potrebbe rispondere a queste domande? Ieri Ferrarotti è tornato a Trento, dopo più di quarant'anni, per un incontro-intervista nella splendida aula 20 di Sociologia, dalle grandi finestre che spaziano sui tetti del centro storico. Oggi, alle 10.30, parteciperà assieme a Salvatore Casillo e Fabrizio Ferrari ad una tavola rotonda coordinata dal preside Davide La Valle, dal titolo "Il laureato in sociologia tra formazione e mercato del lavoro: la professione di sociologo", con interventi di laureati di sociologia che hanno fatto carriera presso enti pubblici e grandi imprese italiane come Eni, Fiat, Inpdap, Montedison e Provincia autonoma di Trento. L'abbiamo intervistato poco prima dell'incontro-intervista. La sociologia inizia con il grande Max Weber che spiegava, ormai un secolo fa, come la burocrazia fosse nata per gestire la cosa pubblica indipendentemente da affiliazioni tribali, religiose, claniche, di ceto, eccetera. Ora siamo virtualmente prigionieri di questa stessa burocrazia. Come ne usciamo vivi? Weber era un figlio della borghesia, ragionava come un borghese, ma non volle mai ammettere di esserlo. La società borghese aveva bisogno di un modello di razionalità efficientista per essere amministrata e la sua logica doveva essere quella burocratica. Quel che Weber intuì fu che la burocrazia impersonale, con le sue pratiche anonime, spersonalizzava e disumanizzava. Ogni persona si sente irriducibile e vuole essere trattata come un caso a sé, ma la razionalità tecnica formale che stava prendendo piede era quella del formicaio. Ora si è andati persino oltre, consegnando il potere decisionale al mercato, con i suoi criteri utilitaristici che pongono fine ai rapporti in cui l'essere umano ha valore in quanto tale. E la sociologia di oggi, quella che si studia a Trento, ci può aiutare? Viviamo in una società razionale, dominata dall'imperativo tecnologico. La sociologia serve alla società per interrogarsi, per riflettere su se stessa, per interpretarsi. E non stiamo parlando dei sondaggi coi quali qualcuno pensa di poter governare un Paese. La sociologia ha l'ambizione ed il dovere di collegare i bisogni dei cittadini e le performance delle istituzioni e di mostrare in che direzione stiamo procedendo. Come mai lei arrivò a Trento? Kessler era una dinamo umana, una specie di panzer. Me lo ricordo con quel suo aspetto medio-orientale, un buongustaio, era impossibile resistergli. Voleva che a Trento sorgesse un centro di ricerca che studiasse le rapide ed enormi trasformazioni di un Paese che stava compiendo in pochi anni il percorso che il Regno Unito aveva completato in due secoli. Voleva che la transizione avvenisse nel modo più ordinato possibile. Bisognava governarla, non subirla. Proprio così. E qual era il clima a Trento nel 1962? Confesso che io non volevo venirci. Un laico come me in una città di preti, la città della Controriforma, in mezzo alle montagne, dopo un'esperienza di insegnamento in Nord America? Ma come potevo dire di no a Bruno Kessler e Marcello Boldrini? Alla fine mi ci trovai bene e scopersi che la città non era così chiusa e conformista come pensavo. Perché uno dovrebbe iscriversi a Sociologia, oggi? Perché gli insegnamenti più necessari sono proprio quelli che sentiamo in crisi. Dobbiamo integrare le ovvie carenze della classe politica. Non solo, si deve anche porre rimedio ai guasti dovuti all'egocentrica imbecillità dei grandi economisti. E chi lo può fare se non noi, quando le istituzioni non sono più rappresentative, ma sono diventate rappresentazioni teatrali?

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occupazione e sviluppo: ecco cosa fare (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Cecina Occupazione e sviluppo: ecco cosa fare Ex club Med, lottizzazioni sul mare, cultura: i nodi per chi governerà Fonzo (PdL). «Rigore e trasparenza, tagliare le spese superflue, ridurre la burocrazia. E' quello che vorrei fare» CASTAGNETO. Tre candidati a confronto per il forum che il nostro giornale ha organizzato e dedicato alle prossime amministrative che rnnovano il comune di Castagneto. Sono Luisa Fonzo (Partito della Libertà), Paolo Francini (Sinistra per Castagneto: Rifondazione e Pdci) e Fabio Tinti (Castagneto Democratica: Pd, Psi, Idv e Governare Bene), sindaco uscente. Ecco le loro risposte alle nostre domande sul futuro del territorio. Ci presenti il suo programma elettorale in tre concetti. (Francini): partecipazione vera dei cittadini alle scelte fondamentali. Concetto del limite: il consumo del territorio deve essere attentamente valutato e misurato. Diritti dei lavoratori: lotta al lavoro nero, al precariato, certificazione etica delle imprese e del Comune, nella convinzione che la sicurezza deriva innanzitutto dalla tranquillità economica e dalla certezza del diritto. (Fonzo): amministrare con rigore, trasparenza ed economicità tagliando le spese superflue e riducendo la burocrazia. Flessibilità nelle scelte che devono risultare sempre in sintonia con l'evoluzione della società. Modifica del piano strutturale per renderlo più attuabile e compatibile con le esigenze degli operatori, dell'ambiente e dei cittadini. - Modificare la gestione dei servizi essenziali offerti ai cittadini in modo che si ristabilisca il giusto equilibrio tra benefici e costi. (Tinti): Un progetto politico ambizioso e di innovazione per una migliore qualità della vita dei cittadini, che pensa ai reali bisogni della gente e offre nuove opportunità di lavoro che parte dalla reale capacità di spesa dell'ente. Una idea di crescita per Castagneto che non lasci indietro nessuno. Cosa pensa dei suoi avversari? (Fr): Fabio Tinti: sicuramente un uomo con esperienza, insieme con il quale ho fatto un percorso politico,ma che ritengo abbia abbandonato il progetto di cambiare Castagneto, accettando molto di quel pensiero unico che all' inizio del nostro lavoro si intendeva combatter. Luisa Fonzo: intellettualmente onesta, ma la parte politica in cui milita, mi trova, per ovvi motivi, in contrapposizione, perché difende gli interessi dei più forti (Fo): La Sinistra per Castagneto ha presentato, un programma improntato su teorie condivisibili ma astratte e di difficile applicazione. Castagneto democratica ha steso un programma che ripropone iniziative che non sono riusciti a realizzare e con un immobilismo politico ben rappresentato dalla nomina degli assessori, non scelti tra i candidati consiglieri presentati agli elettori ma ripresi come esterni dall'uscente amministrazione. (Ti): Sono due brave persone, ma oggi per fare il sindaco non è sufficiente essere solo bravi, occorre conoscere i bisogni reali del territorio, cosa che Fonzo non possiede, occorre anche affrontare il futuro con il coraggio del fare, cosa che a Francini manca, e senza tenere la testa rivolta al passato, cosa che invece farebbe. Quanto ha speso per la campagna elettorale? (Fr): Personalmente niente. La Sinistra per Castagneto circa 1600 euro. (Fo):Resteremo al di sotto dei 2000 euro. (Ti): La coalizione ha preventivato un impegno di circa 15.000 euro Cosa pensa dei progetti di riqualificazione dell'ex Club Med e di Villa Serristori? (Fr): La prima pecca che troviamo è la scarsità di coinvolgimento dei cittadini, chiamati a dare il loro consenso a scelte già fatte. La seconda è un consumo esagerato del territorio e una visione del turismo per ricchi che non valorizza Castagneto, perché crea Villaggi uguali a tanti altri nel mondo. La terza è che sospettiamo crei lavoro precario e con pochi diritti. (Fo): E' un gran progetto che prevede alti investimenti. Ci auguriamo che ci sia un ritorno sul territorio in termini di posti di lavoro e di incremento economico per le attività artigianali commerciali e turistiche della zona e porti le stesse ad una migliore riqualificazione. (Ti): Un intervento di recupero dell'esistente, senza un mq in più di nuove edificazione in un luogo di straordinario pregio ambientale, una grande opportunità di crescita e sviluppo in termini economici e occupazionali, 150 milioni di euro di investimenti, 200 nuovi posti di lavoro. Un territorio di qualità come Castagneto Carducci che attrae interventi di qualità. La sua ricetta per favorire l'occupazione sul territorio. (Fr): Per il turismo: allungamento della stagione, rivisitazione del rapporto qualità/prezzo, turismo sociale, ambientale, culturale. Agricoltura: favorire la diversità, non più solo monocultura, ma ortofrutta, piccoli allevamenti, filiera corta... Artigianato: riqualificazione, partendo dagli aspetti ambientali (riqualificazione degli edifici, risparmio energetico e idrico). (Fo): E' necessario poter fare impresa, soprattutto in ambito giovanile, semplificando i procedimenti e riducendo la burocrazia. A livello comunale è necessario affiancare alle attività produttive un valido ufficio con personale esperto e professionalmente preparato che sappia aiutare e dare le giuste risposte. (Ti): Un lavoro in sinergia tra pubblico e privato, l'attivazione di percorsi di formazione professionale, il sostegno agli investimenti di qualità verso i nostri principali motori di sviluppo quali Agricoltura, Turismo, Commercio e Artigianato. La creazione di strumenti operativi per l'organizzazione e gestione del lavoro per i soggetti svantaggiati. Cosa pensa della nuova lottizzazione tra Marina di Castagneto e l'Aurelia (Olmaia, Stella 1, Stella 2)? (Fr). Questa lottizzazione deriva dal passato, quando la sensibilità ambientale non era molto forte ed anche il progetto per il turismo era diverso. Col tempo si è rivelata una previsione sbagliata, perché incide moltissimo sui consumi (acqua, depuratore ecc..) a fronte di un ritorno economico molto basso ed una forma di turismo da "stagione corta" che non porta occupazione. Nei fatti, rappresenta l' esatto opposto di quello che pensiamo debba essere il futuro di Castagneto. (Fo): Sono progetti restati nel cassetto da anni per essere eseguiti nel momento finanziario ed economico meno opportuno. Non si capisce il motivo per cui devono essere costruiti soltanto blocchi di appartamenti perennemente tutti uguali tristi e monotoni che deprimono il territorio. Si spera inoltre, che prima che siano ultimate le lottizzazioni, siano assicurati la funzionalità dei servizi essenziali quali la viabilità, l' acqua, la depurazione, già attualmente carenti. (Ti): Una scelta del passato che abbiamo contenuto al massimo, concertando con i privati, per quanto le normative ci hanno concesso, interventi di competenza pubblica, come la messa in sicurezza idraulica del territorio, l'adeguamento dei sistemi della depurazione e la cessione di appartamenti ad uso pubblico per l'emergenza abitativa. Castagneto e la cultura: proseguire il rapporto con Armunia? (Fr): Riteniamo che debba essere rivisitato tutto l' argomento cultura ed anche il rapporto con Armunia, che non escludiamo, ma che vogliamo anche "a servizio" delle creatività "artistiche" presenti nel territori, in modo che i cittadini diventi protagonisti attivi e non solo spettatori. Come dice un nostro slogan da spettatori a spett- attori. proponiamo ad es. una struttura partecipativa che affianchi l' 'assessorato alla Cultura. (Fo):Il Teatro di Castagneto Carducci è un posto speciale da gestire in modo da portare a momenti di crescita personale e collettiva con eventi piacevoli e di impatto positivo sulle coscienze e sulle menti dei cittadini. Attualmente non vi è equilibrio tra costi e benefici in termini culturali per cui è da rivalutare attentamente l'affidamento della gestione del teatro ad Armunia. (Ti): Occorre sempre di più pensare in termini di politiche di area anche sui temi culturali, ricercando sui progetti la massima condivisione dei territori. Armunia rappresenta una esperienza importante in tal senso alla quale vanno ridefinite le funzioni e gli obbiettivi, senza disperderne le qualità principali in termini di ricerca e formazione per una crescita culturale di un intero territorio. La prima cosa che farà se sarà eletto sindaco. (Fr):Una riunione con i dipendenti del Comune e con i loro rappresentanti sindacali per avviare il lavoro con la loro condivisione, con i loro suggerimenti e le loro osservazioni. (Fo):Un'attenta analisi del bilancio in modo da depennare le spese inutili e tagliare gli sprechi. Vorrei inoltre poter instaurare uno stretto rapporto di collaborazione e di fiducia con il personale al fine di razionalizzare e valorizzare al meglio il loro lavoro. (Ti): Credo che ci sia un mondo, quello dei ragazzi e delle ragazze che vada ascoltato di più e al quale dobbiamo delle risposte, è per questo che mi attiverò da subito per dare concretezza alle proposte presentate per i Giovani, dagli spazi autogestiti, gli eventi e le manifestazioni giovanili, la formazione professionale, la nuova sede dell'informagiovani, i laboratori musicali e teatrali, la sala prove musicali, il Forum dei Giovani.

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Mito e ironia per curare un dolore chiamato Cuba Lezama Lima alimentava il fuoco che permetterà di reinventare l'isola... . Uno scritto di Yoani Sànchez sul più grande scrittore c (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Mito e ironia per curare un dolore chiamato Cuba» «Lezama Lima alimentava il fuoco che permetterà di reinventare l'isola...». Uno scritto di Yoani Sànchez sul più grande scrittore caraibico del XX secolo YOANI SÀNCHEZ Ecco ampi stralci da Aldabonazo en Trocadero 162, raccolta di scritti in memoria di Lezama Lima, considerato uno dei principali scrittori caraibici del'900, a cura di William Navarrete e Regina Avila (Aduana Vieja - Spagna, 2008 - inedito in Italia). Alla fine siamo diventati tutti un po' lezamiani. Si è arreso di fronte all'inquilino di Trocadero 162 persino chi ha letto Paradiso senza provare un piacere infinito ma sperimentando un penoso sacrificio, rimandato in diverse occasioni. Non siamo stati conquistati dalle sue frasi barocche, dalle sue citazioni ricercate o dalla sua erudizione, ma da quei frammenti di immagini nelle quali ci ha lasciati imprigionati per sempre, sostenendo l'identità, il mito e la nostra stessa semplicità. Quest'isola, bisognosa di invenzioni che sostengano la sua incerta genealogia, il suo breve passato e spesso anche i suoi impresentabili protagonisti, ha trasformato la metafora in realtà. (...) La lettura dei testi lezamiani ci rivela che l'intera evocazione è un modo di travisare il passato. La metafora, ottenuta da questa deformazione, sostiene a sua volta i nuovi testi poetici. Quando la base dell'invenzione è per di più fantasiosa e fittizia, l'intera costruzione successiva assume un inconfondibile sapore di apocrifo. Il Maestro lo sapeva bene, prodigo com'era di riferimenti inventati che si sono convertiti in un tormento per chi ha tentato di dimostrarne l'autenticità. La cosmogonia confezionata da Lima in Paradiso, potrebbe riuscire a trasformarsi in un remoto passato di tradizioni e riti, in una fiaba irreale e lontana. (...) Il passare degli anni ha aumentato il grado di irrealtà che riscontravamo in Paradiso (...) adesso siamo diventati più esigenti. (...)Abbiamo avuto bisogno dell'allusione imprevista che dicesse «niente di tutto questo è vero, l'ho appena inventato». Solo una miscela di mito e ironia, credenza e cinismo, ci ha difesi dalla dolorosa fantasia chiamata Cuba. Il mito ha ceduto il passo davanti alle certezze della burocrazia, alla polverosa quotidianità e alla nostra rinuncia a spiccare il volo. L'affabulazione ha deposto le armi davanti alle parole d'ordine politiche (...). Ma ogni processo ha il suo "corso delfico", un consapevole serpente che si morde la coda, e alla fine siamo tornati all'invenzione. Da un po' di tempo a questa parte siamo di nuovo tremendamente lezamiani. (...) Ci culliamo nella sedia a dondolo, soli, con la respirazione ansimante, la casa che cade a pezzi, la metafora come rifugio e il forzato peregrinare immobile. Vegliamo da qui perché «qualcuno avrebbe dovuto custodire le tombe del cimitero, dove sono sepolti i nostri genitori e i nostri nonni» e alimentare il fuoco della nuova illusione che ci permetterà di reinventare l'Isola. L'inedito

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polemiche e veleni riempiono il teatro per il confronto a tre (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 11 - Empoli Polemiche e veleni riempiono il teatro per il confronto a tre SANTA CROCE. Serata dedicata alle polemiche "in famiglia" quella passata dai tre candidati sindaco all'incontro-dibattito di martedì al Verdi. Uno scontro, svoltosi di fronte ad un teatro decisamente pieno e partecipe, che non si è neppure risparmiato i cori e le tifoserie da stadio. E se la scena era tutta di Letizia Quaglierini, che per la prima volta si trovava a fronteggiare in pubblico il suo ex compagno di giunta Osvaldo Ciaponi ed il suo concorrente nel centrodestra Stefano Giannotti, c'è da dire che il sindaco uscente ha avuto vita decisamente facile. Buona parte della serata infatti è trascorsa fra gli attesi battibecchi intorno alla figura di Quaglierini, in particolare da parte di Giannotti che l'ha accusata di aver creato confusione nel fronte anti-Ciaponi con la complicità di alcuni esponenti provinciali. E poi, le frecciate relative al suo passato nel centrosinistra in qualità di vicesindaco. «La signora è stata sfiduciata dalla maggioranza per la quale ha lavorato per anni - ha dichiarato Giannotti - dopodiché ha cercato l'amicizia di alcuni esponenti provinciali approfittando della situazione che si sta creando nel Pd, dove molti soggetti dell'ex Margherita stanno confluendo nell'Udc e nel centrodestra». «Quaglierini avrà pure convinto Pisa ma non certo noi - continua - noi che con Prodi non siamo mai stati». Pronta la replica di Quaglierini, forte dell'investitura provinciale del Pdl. «Chi mi conosce bene sa anche la mia storia - ha affermato -, io non sono stata "nel" centrosinistra, sono stata "alleata" del centrosinistra e ho un passato nella Dc e nel Partito Popolare, formazione per la quale sono stata all'opposizione proprio qui a Santa Croce negli anni '90». I suoi problemi col centrosinistra, secondo Quaglierini, deriverebbero dalla nascita del Partito Democratico e dallo "strapotere dei vecchi Ds all'interno del nuovo partito". «Mi accusano di andare a caccia di poltrone - ha detto - ma la verità è che se avessi voluto avrei potuto continuare a fare carriera nel centrosinistra». Da parte sua, Ciaponi difende il suo operato. «Quella verso Quaglierini è stata una sfiducia politica dovuta ai suoi comportamenti - ha affermato -, il suo atteggiamento è stato scorretto verso la maggioranza che aveva appoggiato in passato. Di qui l'atto formale delle dimissioni». Tema fondamentale della serata, sicurezza e burocrazie a parte, è stato ovviamente quello della crisi economica che investe il sistema conciario. «Facile oggi dirsi a favore dello sviluppo - ha accusato Quaglierini - ma la verità è che il piano strutturale attuale non dà risposte esaustive. Noi proponiamo reali tagli d'imposta per le imprese, in particolare per il settore dei contoterzisti. Proponiano inoltre un nuovo piano strutturare che agevoli le donne con nuovi orari e part-time. Inoltre, è venuto il momento di riappropriarci delle politiche sociali, oggi in mano ad un insieme di comuni». Per la libera iniziativa degli industriali invece Giannotti. «La sinistra in questi anni ha ingabbiato l'industria con lacci e laccetti - ha dichiarato - l'unico ambito in cui il Comune deve operare come intermediario è col sistema creditizio, che oggi strangola i contoterzisti». «Il Comune deve avere un ruolo primario nella gestione della crisi - ha detto Ciaponi -, questo lo si fa anche attraverso nuove agevolazioni. La maggior parte dei problemi ad investire da parte dei Comuni però è assolutamente esterna: si chiama "patto di stabilità". Solo sbloccando quei fondi i Comuni possono rispondere efficacemente». Nilo Di Modica

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il cambiamento siamo noi - guido fiorini (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 6 - Grosseto «Il cambiamento siamo noi» Il coordinatore del Pdl Agresti: «Governano da 63 anni» «L'asse diretto con il Governo permetterà ad Antichi di ottenere molto per la Provincia E anche nei Comuni mi aspetto sorprese» GUIDO FIORINI GROSSETO. Il Centrodestra ci crede. "Sente" la vittoria alle Provinciali, ma anche in molti Comuni. Al di là dei punti di forza del programma il Pdl, alleato con Udc, Adc, Lega Nord e Caccia pesca e natura, ha dalla propria un'arma importante: il cambiamento. E Luca Agresti, giovane coordinatore del neonato partito, lo ribadisce con forza: «Solo noi possiamo parlare di cambiamento. Solo noi siamo il "nuovo" per la Provincia. Loro la governano ininterrottamente da 63 anni, sempre con le stesse idee, in una continuità che ha fatto solo danni. Chi vuol cambiare, chi vuole respirare un'aria nuova in Provincia, può farlo solo con noi». Sono arrivati i big. «Vero. In sostegno di Antichi sono venuti i ministri, da Matteoli, a Brunetta, a La Russa. Altri verranno. Avremo un finale di campagna elettorale molto intenso. I motivi sono due. Da parte del Governo c'è grande attenzione verso questo territorio. E questo vale adesso, ma varrà anche dopo. Con un Governo "amico" sarà molto più semplice, guidando la Provincia, avere vantaggi per la Maremma. Basti pensare quanto impulso ha dato Matteoli all'autostrada, opera decisiva per l'area. E poi sappiamo di poter vincere, siamo l'unico cambiamento». Su quali puntate? «Intanto la coesione fra i territori. Con un filo diretto fra istituzioni, imprese e cittadini. Non possiamo più permetterci situazioni in cui due Comuni, Scarlino e Follonica, ricorrono al Tar contro la Provincia, in una guerra fra amministratori dello stesso partito. L'incomunicabilità è inaccettabile. Poi vogliamo snellire la burocrazia, semplificare le pratiche». E i rifiuti? «La nostra linea è chiara dall'inizio: vogliamo una moratoria di sei mesi. Non sono molti sei mesi, ma consentiranno di valutare alternative tecnologiche al cogeneratore. E soprattutto permetteranno di dar voce ai cittadini, scavalcati e ignorati dal centrosinistra che insiste su un piano provinciale vecchio e superato». Anche perché l'area vive di turismo. «è un altro dei punti di forza del nostro programma. E mi riallaccio al discorso di prima: è stato da poco istituito un ministero specifico (con Michela Brambilla, ndr). Con noi al governo della Provincia, sarà facile avere un occhio di riguardo per la Maremma che ancora fa fatica a entrare nei circuiti internazionali, ad avere la giusta valorizzazione. Un altro aspetto è quello della portualità e della nautica: possiamo portare investimenti nella zona e sbloccare quelli fermi, come i 9 milioni di euro che Follonica aspetta per le barriere frangiflutti. Infine l'aeroporto: importante è stata la conferma del ministro La Russa sui voli civili diurni e anche la possibilità di parlare di qualcuno notturno, in certi periodi. Finora c'era sempre stato un no secco. Nasce per la prima volta una commissione specifica su questo aspetto, con dentro il presidente dalla Provincia». Fra i vostri alleati ci sono anche cacciatori e pescatori. «Una lista specifica per un problema sentito, verso il quale avremo grande attenzione. Ci sono persone che porteranno la propria professionalità, in Provincia ci sarà la voce di cacciatori e pescatori». Nei Comuni, però, sarà battaglia. «Io credo che ci saranno molte positive sorprese per noi. Anche qui siamo noi il nuovo, il cambiamento. In ogni realtà abbiamo persone che si sentono pronte per un'alternativa di governo. E poi è di fronte agli occhi: nei Comuni dove si vota il centrosinistra è "imploso", sbriciolandosi in mille rivoli». Tiene ancora banco la polemica sul Cie. «A me sembrano ridicoli, a questo punto. Due ministri e un sottosegretario hanno pubblicamente dichiarato che non ci sarà a Grosseto. Mai. Cosa vogliono di più a sinistra? Gli atti si fanno per fare le cose, non per escluderle. Credo che quello del Cie sia soprattutto un problema loro». E se fosse ballottaggio? «Noi possiamo vincere al primo turno. Ma se fosse, con le liste che stanno dalla parte nostra c'è accordo sulla maggior parte dei temi, non sarà difficile trovare intesa. Sono curioso, nel caso, di vedere come faranno loro con le liste di sinistra, con le quali hanno visioni diametralmente opposte su temi fondamentali, penso alla gestione dei rifiuti, o all'autostrada».

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Ostinati 85/08 , l'underground di Roberto Nanni (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Ostinati 85/08», l'underground di Roberto Nanni C.Pi. ROMA Roberto Nanni è uno dei nostri migliori talenti. Appartato, solitario, esploratore di formati, generi, dispositivi, il video come il super8, quest'ultimo divenuto oggi per una generazione di artisti quasi il mezzo per resistere all'omologazione (dittatura?) del digitale. Lui però, Nanni, ci lavora da sempre, perché tutto il suo cinema è una forma durissima di resistenza. Alla burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento. La sua trama emozionale si compone di suggestioni, ama sviscerare l'oggetto del suo sguardo, improvvisare traiettorie, distorcere il punto di vista ... Per questo è un evento l'uscita del dvd (disponibile dall'1 giugno) che raccoglie le sue opere: Ostinati 85/08, prodotto da Kiwido - Federico Carra editore, nella collana Immagini Mosse, è un cofanetto col dvd dei film e un libro che esplora il lavoro di Roberto Nanni. Stasera Ostinati 85/08 viene presentato all'Apollo 11 di Roma (via Conteverde, 51, sala del Piccolo Apollo, ore 21.00. Saranno proiettati frammenti della selezione di opere realizzate da Nanni tra il 1985 e il 2008, che include L'amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman, una commuovente intervista a Derek Jarman, un gesto d'amore che sa catturare e rendere visibile l'essenza profonda del regista di Caravaggio. Ma anche dalla produzione video sperimentale, incluso Greenhouse Effect. Steven Brown reads John Keats, proiettato nelle performance dal vivo di Steven Brown, «anima» dei Tuxedomoon, con il quale il cineasta ha collaborato a lungo. Negli Extra, tra gli altri interventi di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, oltre a immagini inedite dell'incontro con Jarman, un'intervista a Steven Brown e l'AutoSfratto di Roberto Freak Antoni.

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Sostegno e integrazione per studenti cinesi e arabi (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Oristano Pagina 4020 Scuole. Parte un progetto di mediazione culturale Sostegno e integrazione per studenti cinesi e arabi Scuole.. Parte un progetto di mediazione culturale --> Il programma della Provincia riguarda allievi dagli 8 ai 18 anni che hanno soprattutto problemi con la lingua italiana. Il supporto servirà a favorire l'integrazione culturale. Aiuteranno i ragazzi cinesi e marocchini ad integrarsi meglio con i coetanei. Saranno un supporto prezioso per fare i compiti e prendere confidenza con la lingua italiana. Il mediatore culturale farà da ponte tra la scuola e gli studenti immigrati nell'ambito di un progetto organizzato dalla Provincia e finanziato dalla Regione. L'iniziativa coinvolge 37 studenti (26 di lingua araba e 11 cinesi) tra gli 8 e i 18 anni che frequentano le scuole dell'oristanese. «Il progetto vuole dare risposte alle scuole che hanno sentito la necessità di un supporto per favorire l'integrazione interculturale», ha osservato l'assessore Mario Matta. Il servizio è rivolto a ragazzi di lingua cinese e araba perché sono quelli più numerosi in provincia (complessivamente sono 68 su 196) ed è garantito da due mediatrici, in collaborazione con il centro provinciale di accoglienza e mediazione culturale. «Facciamo attività di sostegno linguistico e supporto per lo studio delle diverse materie- ha spiegato la mediatrice Clara Puliga - ma anche animazione interculturale per la classe o per la scuola, consulenza ai docenti». Le attività sono partite nello scorso aprile, ma il servizio entrerà a regime nel prossimo anno scolastico. «Forniamo un aiuto anche alle famiglie - ha aggiunto l'altra mediatrice culturale Alessandra Melis, - e cerchiamo di contrastare l'abbandono scolastico». Il progetto, inoltre, prevede l'apertura di uno sportello informativo. Accanto a questi servizi, fondamentale è l'attività del Centro di accoglienza e mediazione culturale della Provincia che cerca di favorire l'integrazione degli stranieri nella società e nell'ambiente di lavoro. I cittadini stranieri in provincia sono oltre mille 500 e spesso, appena arrivano, incontrano molti ostacoli. «Il problema principale è quello di trovare una casa - ha spiegato Safdar Hussain mediatore culturale pakistano, - poi ci sono difficoltà di comunicazione o per districarsi nella burocrazia». Il compito dell'ufficio è guidare e aiutare gli stranieri a inserirsi in una realtà diversa «facendo conoscere i loro diritti e doveri, le norme sui permessi di soggiorno, i ricongiungimenti familiari e la sistemazione abitativa». Il centro lavora in costante contatto con i Centri servizi per il lavoro, i servizi sociali comunali, l'Inps, le scuole, Questura, Prefettura e Tribunale. VALERIA PINNA

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Queen, macchinari vecchi e il rilancio resta al palo (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nuoro e Marghine Pagina 5024 Macomer. Gravi ritardi a tre mesi dalla riapertura Queen, macchinari vecchi e il rilancio resta al palo Macomer.. Gravi ritardi a tre mesi dalla riapertura --> Solo 40 operai sono tornati al lavoro, altri 160 restano in cassa integrazione. I sindacati sollecitano l'impegno della Regione. Macchine ancora ferme e operai in cassa integrazione. Di fatto, il riavvio del calzificio Queen viene ostacolato da una serie di imprevisti e da una assurda burocrazia. A circa tre mesi dall'accordo sindacale, infatti, solo una quarantina di lavoratori sono rientrati al lavoro, mentre gli altri 160 rimangono ancora in cassa integrazione. I PROBLEMI Accordi disattesi? «Non certamente per responsabilità dell'azienda - sottolinea l'amministratore Baldo Ghiroldi - ma per la disastrosa situazione in cui abbiamo trovato i macchinari». Una situazione che i sindacati hanno voluto chiarire, poiché tutto appariva come una pericolosa inadempienza della nuova società, la Ft. Calze, che ha rilevato gli impianti dal gruppo Real di Sergio Casella. «Sicuramente è un momento estremamente difficile - afferma Jose Mattana della Cgil - perchè mette in condizioni non facili i lavoratori e le lavoratrici. A questo punto auspichiamo che la Sfirs entri a far parte della nuova società, secondo i termini dell'impegno della Regione al momento dell'accordo. Occorre mettere l'azienda in condizioni di ripartire. Non c'è più tempo da perdere». Da Cagliari, nonostante tutto, non arriva alcun segnale. Cambio ai vertici della Sfirs? È possibile, ma i tempi lunghi rischiano di compromettere tutto. MACCHINARI VECCHI Quando è stato avviato il programma delle manutenzioni, si sono manifestati subito obsolescenza e inadeguatezza dei macchinari. Tanto che i tempi si allungano ora più del previsto. Una situazione che sta determinando una sorta di ritirata da parte di diversi clienti. Le commesse ordinative però non mancherebbero, visto che si dovrà attuare l'accordo con Calzedonia, la quale preme per avere in tempi brevi il prodotto. «I rappresentanti della Regione sono aperti al dialogo - dice ancora Mattana - c'è disponibilità e pensavamo che entro giugno si dovesse definire tutto il nuovo assetto societario e in quale entità farà il suo ingresso la Sfirs. Di fatto, una serie di imprevisti che rischiano di far rimanere fuori dal mercato questa azienda». LA PREOCCUPAZIONE La Ft. Calze ha compiuto tutti i passi burocratici, firmando anche il contratto di affitto, col quale si cede il cosiddetto ramo d'azienda del calzificio Queen, che costituisce la prima fase dell'acquisto definitivo, col concordato del Tribunale di Oristano. Alla fine di questo mese, dovevano essere messe in marcia circa trecento macchine, col rientro in fabbrica di una ottantina di lavoratori, che in breve tempo dovevano diventare 120. Questo non è avvenuto, tanto da creare preoccupazione. Nell'incontro chiesto dai sindacati, l'altro ieri l'azienda ha chiarito tutti gli aspetti, mentre si sollecita la Regione a mantenere gli impegni assunti nel mese di marzo. FRANCESCO OGGIANU

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, l'underground di Roberto Nanni (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Ostinati 85/08», l'underground di Roberto Nanni C. Pi. ROMA Roberto Nanni è uno dei nostri migliori talenti. Appartato, solitario, esploratore di formati, generi, dispositivi, il video come il super8, quest'ultimo divenuto oggi per una generazione di artisti quasi il mezzo per resistere all'omologazione (dittatura?) del digitale. Lui però, Nanni, ci lavora da sempre, perché tutto il suo cinema è una forma durissima di resistenza. Alla burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento. La sua trama emozionale si compone di suggestioni, ama sviscerare l'oggetto del suo sguardo, improvvisare traiettorie, distorcere il punto di vista ... Per questo è un evento l'uscita del dvd (disponibile dall'1 giugno) che raccoglie le sue opere: Ostinati 85/08, prodotto da Kiwido - Federico Carra editore, nella collana Immagini Mosse, è un cofanetto col dvd dei film e un libro che esplora il lavoro di Roberto Nanni. Stasera Ostinati 85/08 viene presentato all'Apollo 11 di Roma (via Conteverde, 51, sala del Piccolo Apollo, ore 21.00. Saranno proiettati frammenti della selezione di opere realizzate da Nanni tra il 1985 e il 2008, che include L'amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman, una commuovente intervista a Derek Jarman, un gesto d'amore che sa catturare e rendere visibile l'essenza profonda del regista di Caravaggio. Ma anche dalla produzione video sperimentale, incluso Greenhouse Effect. Steven Brown reads John Keats, proiettato nelle performance dal vivo di Steven Brown, «anima» dei Tuxedomoon, con il quale il cineasta ha collaborato a lungo. Negli Extra, tra gli altri interventi di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, oltre a immagini inedite dell'incontro con Jarman, un'intervista a Steven Brown e l'AutoSfratto di Roberto Freak Antoni.

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Brunetta contro i poliziotti "Troppi panzoni dietro la scrivania" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA- Il ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta attacca i "poliziotti burocrati". In un'intervista a Klauscondicio, il canale su Youtube di Klaus Davi, Brunetta ha detto: "Bisogna mandare i poliziotti nelle strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto "panzone" che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano». Ha poi aggiunto: "Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare. Perché il passaporto bisogna farlo in questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza», ha spiegato il ministro. «Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia». (28 maggio 2009

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Brunetta contro i poliziotti "Troppi panzoni". Poi ci ripensa (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 28-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA- Stavolta il bersaglio sono i "poliziotti burocrati". Il ministro della pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in un'intervista a Klauscondicio, il canale su Youtube di Klaus Davi, se la prende con gli uomini in divisa: "Bisogna mandare i poliziotti nelle strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto "panzone" che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano". Parole che provocano la reazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine, (già furiosi per la questione straordinari non pagati), l'attacco dell'opposizione e la retromarcia di Brunetta. La frecciata. "Bisogna cambiare il concetto stesso di sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare. Perché il passaporto bisogna farlo in questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza" spiega Brunetta. Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia. Brunetta se l'è presa anche con il look dei dipendenti statali: "Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato". Le reazioni. Affermazioni "infondate e gravi". parole che "offendono gli operatori della Polizia di Stato, esprimendosi per editti populistici di cattivo gusto che poco si addicono ad un ministro della Repubblica". Così il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e l'Anfp (Associazione nazionali funzionari di polizia) commentano quanto dichiarato da Brunetta. "La misura è colma: qualcuno arresti le uscite fuori luogo di Brunetta prima che sia troppo tardi - dice il segretario del Siulp Felice Romano - Le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno tanti e troppi problemi da affrontare, non possono farsi carico delle stravaganze di uomini che dovrebbero rappresentare lo Stato ai massimi livelli e passano il loro tempo insultando a più non posso chi per 1.300 euro al mese rischia la pelle, e spesso ce la lascia, sulle strade". OAS_RICH('Middle'); Anche l'opposizione si fa sentire. "Diciamo piuttosto no a ministri cialtroni. Brunetta chieda scusa e si vergogni delle sue affermazioni" taglia corto il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi. "I poliziotti dopo aver sopportato i tagli che il governo ha operato nei confronti delle forze di Polizia adesso devono sopportare anche il ministro Brunetta. Invece di ringraziarli per lo straordinario lavoro che svolgono in condizioni difficilissime vengono sbeffeggiati da un ministro. Che paese stiamo diventando?" di schede Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd. La retromarcia. "Nessuna volontà di offendere nessuno, ma solo una constatazione scherzosa per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per la strada". Brunella, nel pomeriggio, torna così sulla polemica, gettando acqua sul fuoco. "Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia, nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di impegno burocratico delle forze dell'ordine ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la sicurezza dei cittadini. Meno burocrazia, tra le forze dell'ordine e più qualificazione dell'ordine pubblico". (28 maggio 2009

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"Fallita la formula della Spa torni la gestione del Comune" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Massimo Saviozzi (Dialogo in centro) "Fallita la formula della Spa torni la gestione del Comune" 1) La gestione del commissario straordinario del Comune Umberto Calandrella è stata tutt'altro che ordinaria: è intervenuto inspiegabilmente solo sul taglio delle spese sociali, senza eliminare e, anzi, aumentando i privilegi dei dirigenti del casinò. Se vogliano chiamarla con il suo nome, allora, non possiamo fare altro che definirla una gestione «politica». 2) La formula della Società per azioni è fallita e, ora, di conseguenza, il casinò dovrà essere gestito direttamente dal Comune ma è necessario che, prima, si proceda alla separazione dei bilanci. L'attuale Consiglio di amministrazione si dovrà dimettere per lasciare posto ad una nuova gestione che dovrà prevedere un ruolo più diretto e una maggior presenza dei lavoratori della casa da gioco. E' indispensabile che vengano eliminati tutti i privilegi di cui beneficiano i dirigenti mentre si dovrà tornare al passato per quanto concerne tutti i servizi, compreso il ristorante, che dovrà essere gestiti direttamente dal casinò. Per quanto riguarda la posizione di tutti quei lavoratori, cosiddetti «ribelli», che in questi giorni hanno levato un duro grido d'allarme non posso che esprimere loro tutta la mia solidarietà. 3) Per risolvere i problemi del traffico è necessario costruire nuovi parcheggi interrati nel cuore della città: uno in piazza Eroi Sanremesi, l'altro sotto piazza Colombo direttamente collegato a quello già esistente e un terzo, peraltro già previsto, sul lungomare Italo Calvino. E inoltre nuove aree per la sosta «a raso» nell'area della Riviera trasporti, a levante della città, e a Pian di Poma, a Ponente, entrambi collegati al centro con mezzi pubblici elettrici. Infine nuove rotatorie agli incroci, senza svolte e senza semafori, e la possibilità per i cittadini residenti di poter usufruire di abbonamenti, al costo di 10 euro mensili, per poter parcheggiare in tutte le «Zone blu» della città. 4) Il primo atto sarà predisporre le nuove linee guida del Piano urbanistico comunale, strumento indispensabile per un rilancio reale dell'economia seguito dalla riorganizzazione della macchina comunale con l'obiettivo di ridurre i tempi e gli sprechi della burocrazia. Altro intervento fondamentale lo smembramento e la ricostruzione del bilancio con la separazione del documento contabile del Comune da quello del casinò affinché i due enti siano più responsabilizzati, ognuno nella parte di sua competenza, nelle spese che oggi, a mio avviso, sono eccessive. In futuro le risorse economiche diventeranno indispensabili per il finanziamento delle spese sociali e la ristrutturazione della città.

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Scandaloso Non ha idea di quello che dice (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

domande a Felice Romano «Scandaloso Non ha idea di quello che dice» 5Felice Romano lei è segretario del Siulp, il sindacato di polizia. Ha sentito il ministro Brunetta sui poliziotti-panzoni? «Parole scandalose, non sa di cosa sta parlando. Non esistono agenti-burocrati. Dalle scrivanie si fanno indagini, intercettazioni e verifiche sulle prove. Per 4 o 5 giorni alla settimana, poi, sono in strada per fare posti di blocco o per riaccompagnare gli espulsi alla frontiera. Tutti compiti che fanno agenti che sono rimasti feriti in servizio e non passano i durissimi controlli annuali. Niente burocrazia quindi. Per quella ci sono gli impiegati che non sono poliziotti». E i passaporti? «Finché la legge dice che deve essere la polizia a farli tocca a noi. Cambiassero la legge». Tante promesse e pochi fatti? «Hanno costruito il consenso sulla sicurezza e poi si sono inventati le pattuglie con i militari e lo scandalo delle ronde che sono la negazione di un Paese civile». Siete proprio furibondi. «Guardi, in tre anni ci toglieranno tre miliardi di euro. Prima non avevamo la benzina. Adesso siamo anche senza le macchine». Quanto guadagna un agente? «Per 1.300 euro rischiamo la pelle per proteggere anche quelli come Brunetta. Per fortuna i cittadini ci dimostrano riconoscenza».\

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"Poliziotti panzoni", bufera su Brunetta (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

MINNITI (PD): «HANNO SOPPORTATO I TAGLI DEL GOVERNO, E INVECE DI RINGRAZIARLI LI SI SBEFFEGGIA». CRITICHE ANCHE DALLA MAGGIORANZA Ancora sugli statali: «Devono vestire sempre in giacca e cravatta, anche il venerdì» "Poliziotti panzoni", bufera su Brunetta «Il burocrate faccia il burocrate, ma gli agenti con manganello e pistola vadano in giro» [FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA Uno scivolone? Forse. Capita a chi, come Renato Brunetta, ama esternare ogni momento. Infatti il ministro si è poi scusato coi poliziotti che, in uno dei suoi impeti pittoreschi, aveva chiamato «panzoni» e «passacarte» per dire della difficoltà a mandarne di più per le strade. Attirandosi un profluvio di critiche. «Non volevo offendere nessuno, chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia. Non dovevo dire panzoni, ma dicendolo tutti mi hanno capito, tranne gli ipocriti», si giustificherà più tardi. E però sorprende il riferimento al corpo, da parte di chi certo «non è bello come le veline», come ha scherzato proprio ieri Berlusconi, quando il ministro si è rifiutato di salire sul palco di Confesercenti con lui. E' andata che Brunetta è stato anche intervistato da Klaus Davi. Si parla di sicurezza, e il ministro, «meno burocrazia e più polizia on the road a contatto col cittadino», dice. E aggiunge: «Certo non è così facile dire dalla scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché se lo mangiano». E si chiede perché il passaporto va fatto in questura, per esempio. Insomma, «il burocrate faccia il burocrate, ma i poliziotti con pistola e manganello vadano in giro, nelle gazzelle, in elicottero». Siap e Anfp, sindacati dei poliziotti, la prendono malissimo. Bollano quelle del ministro come «affermazioni infondate e gravi», «editti populistici di cattivo gusto». Spiegano che i colleghi dietro le scrivanie, «che lui definisce panzoni» non fanno che proseguire il lavoro delle pattuglie in strada, rilasciano decreti di espulsione o permessi di soggiorno, per esempio. E in gran parte sono personale ferito in servizio o parzialmente idoneo per malattie contratte in servizio. Sull'onda sale l'opposizione. Donadi (Idv): «Diciamo piuttosto no a ministri cialtroni. Si vergogni, e tenga chiusa la bocca per almeno cinque minuti». Minniti (Pd): «Hanno sopportato i tagli del governo, e invece di ringraziarli li si sbeffeggia». Storace (La Destra) invoca «una museruola». Ma se la prendono anche moderati come Nucara (Pri) e D'Alia (Udc). Critici sulle battute sull'Antimafia: «La scioglierei. Mi piacerebbe non ci fosse nemmeno lo specifico mafia, una forma di criminalità da perseguire come le altre». E ancora, sugli statali: «Riuscirò a farli lavorare tutta la giornata, è un mio obiettivo. Lavorare fino a tardi. Amo tantissimo tempo pieno e turni». E sul look: «Devono vestire in giacca e cravatta sempre, anche il venerdì. Quando si è in un'azienda pubblica e si ha a che fare col pubblico, si hanno doveri maggiori» (la Fp-Cgil chiede se Brunetta pensi di introdurre una speciale "indennità cravatta"). La trasparenza sugli stipendi («Un mio leit motiv»), persino gli Usa lo copiano: «Ho notato che Obama si sta battendo su questo stesso tema». Altre provocazioni: «Contro le burocrazie, sposterei a Milano il ministero dell'Economia». Le zecche sui treni? «Se fossi il capo delle Fs, taglierei la testa al direttore generale».

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"Magistrati eversivi" Il Cavaliere rompe l'equilibrio col Colle (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PREMIER ALL'ATTACCO "Magistrati eversivi" Il Cavaliere rompe l'equilibrio col Colle LO SCONTRO CON I PM GIUSTIZIA «Ci sono grumi eversivi nella magistratura italiana» L'Anm in rivolta: "Sono insulti inaccettabili" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA Il Cavaliere sta massacrando l'immagine del giudice Gandus, un modo per pareggiare il conto. Ogni giorno, un attacco pubblico. E' la vendetta per la sentenza Mills, che condanna il premier come corruttore. Berlusconi non cita nome e cognome, ma si capisce perfettamente con chi ce l'ha quando squalifica come «inaccettabile che chi giudica uno di centrodestra», cioè lui, «vada in piazza a manifestare con i cartelli contro il governo». L'allusione è alle preferenze politiche della Gandus. Ma fosse solo questo. Nei suoi discorsi affaccia sistematicamente un apologo («me lo raccontò una volta mio padre») dove tra il serio e il faceto si stabilisce un parallelo abbastanza greve tra giudici e delinquenti. L'ha ripetuto ieri alla Confesercenti, in platea qualcuno l'ha preso a fischi ma Berlusconi (che dopo la gaffe di Franceschini sui figli sembra in grande spolvero) è stato pronto nel replicare: «A contestarmi siete in 4 o 5, percentualmente irrilevanti». Ecco dunque la battuta anti-Gandus: «Se uno nasce e vuole fare del male alla gente, ha tre possibilità. Fare il delinquente, il magistrato o il dentista. Però oggi i dentisti fanno quella punturina... E siccome non voglio rinunciare al numero tre, che mi piace, al posto dei dentisti ci metto i giornalisti. Diciamo certi giornalisti» (magari quelli che gli hanno aizzato contro la moglie). Non inganni il sorrisetto, Silvio è imbestialito. «Meglio che non parli dei grumi eversivi tra i Pm, altrimenti ne verrebbe fuori una gran discussione... Certa magistratura è sempre intervenuta nei miei confronti prima delle scadenze elettorali, io ho sempre tovato un giudice a Berlino, ma un cittadino che va a processo ha la vita rovinata». Occhio per occhio. Annuncia che le colpe della Gandus ricadranno sull'intera categoria: «Non lascerò la politiica fino a quando non avremo diviso i magistrati dell'accusa da quelli della difesa». Per i pm pianto e stridor di denti: dovranno passare un esame specifico, frequentare corsi di formazione e sottoporsi a controlli «psicologici attitudinali continuativi», perché (è il sottinteso) c'è pieno di matti. La lista delle proteste sempre più vibrate e ripetitive (Tenaglia per il Pd, l'Anm col suo presidente Palamara) si estende stavolta alla Federazione della stampa per la finesse sui giornalisti. Ma Napolitano fa sapere che adesso basta, la misura è colma. Una nota ufficiosa del Colle rammenta l'appuntamento del 9 giugno, quando il Capo dello Stato presiederà il Csm. Terrà un discorso che si preannuncia assai rigido nella difesa degli equilibri costituzionali. Potrà essere la scintilla di uno scontro istituzionale di cui già si captano i segnali, e non soltanto sulla giustizia. Berlusconi punta a sfondare il tetto del 40 per cento nelle urne, e i 5 milioni di preferenze per poi «resettare tutto», come dicono con qualche baldanza dalle sue parti. La puntualizzazione di Bonaiuti («Il premier ha soltanto denunciato una patologia») sul Colle non è giudicata sufficiente a chiudere il caso. Oltre a Napolitano è in allarme pure il primo ministro ceco, che presiede il semestre Ue. Si è sentito chiamare in causa, non proprio simpaticamente, da Berlusconi quando ha denunciato dai commercianti le carenze dell'Europa. «Oggi non riesce ad avere un ruolo da protagonista. A chi telefona Obama se vuole conoscere la posizione? Non ha un numero di telefono». Noi siamo qui apposta, fanno notare educatamente a Praga. Ma il Cavaliere è tornato un panzer. Vorrebbe zittire i commissari Ue «che parlano tutto il giorno e danno fastidio», solo il Presidente Barroso dovrebbe aprire bocca. E poi c'è troppa burocrazia, troppe leggi costose: «Il 70 per cento di quelle che ci impongono oneri vengono dal Parlamento europeo». Pensa alla Russia, Berlusconi, agli accordi che l'Ue dovrebbe stipulare con Mosca sul gas. Ma è il primo a non fidarsene dal momento che insiste per il nucleare, «l'esercito proteggerà i siti». Dobbiamo prendere esempio dalla Francia. La quale «tra l'altro ha sue le centrali posizionate in modo che, se dovesse succedere qualcosa, a pagarne le conseguenze saremmo noi...». Oggi il Cavaliere torna a L'Aquila. Farà tappa all'ospedale, di nuovo agibile al 60 per cento. Promette che entro metà settembre saranno consegnate le case a 3 mila sfollati, a fine novembre in tenda non sarà rimasto nessuno.

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Studenti e prof attori per salvare la scuola (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

VOLPIANOL'OBIETTIVO E' SALVARE I LABORATORI DELLA MEDIA CHE RISCHIANO DI SCOMPARIRE PER I TAGLI Studenti e prof attori per salvare la scuola "All'Alighieri siamo al verde, non ci resta che recitare" [FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO Ecco che cosa fa la scuola che non vuole smettere di dare ai suoi studenti quel «di più» in procinto di sparire. Ecco che cosa fa la scuola che non ha i soldi per comprare i toner, la carta per le fotocopie, per stampare i diplomi dell'esame di terza media. Dopo aver fatto mercatini di ogni genere, la scuola sale anche sul palco e si mette a recitare - preside, insegnanti, direttore amministrativo - per racimolare il denaro necessario a continuare a far salire sul palco i ragazzi (un modo efficace per sbloccare difficoltà e insegnare ad amare la letteratura e l'arte), per i laboratori pomeridiani che occupano utilmente gli studenti. A Volpiano, la sera dell'11 giugno, nella Sala Polivalente di via Trieste, il personale della media statale «Dante Alighieri» metterà in scena «La casa di Bernarda Alba» di García Lorca. «Gente di scuola», questo il nome della compagnia teatrale, è un gruppo «trasversale» deciso all'impresa per il piacere di recitare insieme e «conoscersi - dice la preside Maria Costantino - al di là della burocrazia scolastica», ma soprattutto perché l'anno scolastico 2009/10 si preannuncia economicamente magro, con forti difficoltà anche per organizzare i laboratori pomeridiani. «Quei laboratori - spiega la dirigente - che fino ad oggi hanno garantito agli studenti della media Alighieri teatro, video, informatica, cucina, latino, recupero, tecnologia, attività sportive, musica... Tutte occasioni pomeridiane attraverso cui ogni allievo poteva conoscere le proprie attitudini e potenziare le proprie abilità». Laboratori che garantivano alle famiglie anche la certezza di attività utili per i propri figli. «Nella nostra realtà non particolarmente facile - riflette la vicepreside Gloriana Leone -, dove le famiglie seguite dai servizi sociali sono numerose, tenere i ragazzi a scuola impegnati in corsi di recupero o in attività arricchenti significa non lasciarli da soli». Raccontano docenti e personale non insegnante: «Ci siamo consultati e abbiamo capito che il punto non stava nel lamentarsi di ciò che non ci sarà più, ma cercare di fare in modo che ci potesse ancora essere. E se i denari sono sempre più risicati e le scelte fatte mettono in difficoltà le scuole pubbliche, l'unica soluzione possibile è metterci la faccia, letteralmente, e impegnarci per permettere ai nostri studenti e alle loro famiglie la stessa offerta di qualità». Così, «Gente di scuola» ha iniziato, sotto la guida dei responsabili della Compagnia teatrale Genovese-Beltramo, a provare «La casa di Bernarda Alba». Molte le serate che se ne sono andate per imparare a memoria la parte. Ma tutto è stato più leggero al pensiero che i ragazzi potranno continuare ad avere i laboratori. «Abbiamo trovato una grande collaborazione nei genitori - aggiunge Graziana Leone - e nella gente: la copisteria ci ha stampato i volantini, il fotografo ci ha fatto il servizio gratis. Noi speriamo che tante famiglie e tanti cittadini che magari con la scuola non sono più direttamente in rapporto, ma ne riconoscono il valore, vengano a dare un contributo».

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"Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

GUERRA ALLA BUROCRAZIA "Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove [FIRMA]FEDERICO GENTA Asl To5 ai primi posti nell'impegno rivolto alla semplificazione normativa. E' il risultato che emerge dal progetto «Più salute meno burocrazia»: iniziativa per l'apertura di uno sportello di informazione ed assistenza per semplificare le procedure amministrative nelle imprese alimentari. La scorsa settimana, a conclusione del Forum sulle pubbliche amministrazioni che si è tenuto a Roma, il Ministero ha voluto premiare l'azienda sanitaria torinese per gli obiettivi raggiunti. Il progetto consiste in una valutazione della situazione delle piccole imprese alimentari, affinché l'esercizio sappia rispondere a tutte le necessità funzionali e strutturali dal punto di vista della sicurezza alimentare. «Attualmente non è affatto facile gestire la propria attività di piccoli alimentaristi. Ci sono troppe incombenze burocratiche e normative di difficile interpretazione» conferma Claudio Maggi, direttore del Servizio igiene alimenti e nutrizione. «Per questo abbiamo deciso di fornire un'assistenza mirata ai negozi di alimentari, snellendo così le procedure, per aiutarli a svolgere al meglio le attività di tutti i giorni».

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quei nostalgici esempi di come si serve lo stato - (segue dalla copertina) maria novella de luca (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 42 - Cronaca Quei nostalgici esempi di come si serve lo Stato Manager. Anzi, economi. Dopo aver perso il titolo di presidi, ora i 10 mila dirigenti scolastici d´Italia svolgono anche nuovi compiti. Per gestire l´emergenza in tempi di tagli alle risorse. Mentre il ministro consiglia a "chi non è capace" di cambiare mestiere. Ma loro non ci stanno "Ci sentiamo soli, assediati, accusati solo perché chiediamo i mezzi per poter lavorare" "Ci mancano i soldi pure per la carta igienica. E non sempre le famiglie possono tassarsi" (SEGUE DALLA COPERTINA) MARIA NOVELLA DE LUCA Dopo le 41 mila lettere inviate da 300 presidi del Lazio ai genitori dei loro alunni «per denunciare la grave situazione finanziaria della scuola», e la durissima risposta del ministro dell´Istruzione Gelmini («chi non sa dirigere cambi mestiere»), i capi d´istituto si organizzano, replicano, provano a difendere l´orgoglio di un ruolo un tempo illustre, rispettato, riconosciuto. è un´Onda, una nuova Onda, seppure più pacata di quella degli studenti, ma arriva da tutta Italia, con l´indignazione di chi teme di non poter più garantire la sicurezza ai ragazzi che gli sono affidati. Storie di presidi. Vite di funzionari dello Stato. Che dopo la riforma del 2001 si chiamano "dirigenti scolastici" e della scuola sono diventati anche manager. «Ci sentiamo soli, assediati, accusati di non saper fare il nostro lavoro semplicemente perché chiediamo i mezzi per farlo», dice con chiarezza Rita Coscarella, preside della scuola media "Virgilio" di Palermo, 960 allievi. «Da anni siamo costretti a chiedere contributi alle famiglie per la gestione ordinaria, ma la cosa più grave è che non abbiamo più i soldi per chiamare e pagare i supplenti. Così i ragazzi, se un docente manca, devono fare gli "ambulanti" di classe in classe, con grave rischio per la sicurezza. E l´anno prossimo sarà ancora peggio: se non arriveranno i fondi richiesti saremo costretti a far uscire i ragazzi prima dalla scuola. Ma questo vuol dire derubarli del loro diritto allo studio. Vi sembra giusto?». Parole amare, sofferte. Dopo la "base" è la dirigenza della scuola italiana a sentirsi incompresa, accusata ingiustamente. I dirigenti scolastici in Italia sono circa 10 mila e guadagnano in media 2.700 euro al mese. Si diventa presidi per concorso, di solito dopo lunghi anni di insegnamento. Un ruolo delicato e faticoso. «Noi siamo responsabili di tutto - spiega Armando Catalano, dirigente da 20 anni, e rappresentante di 2.200 presidi della Cgil - dobbiamo rispondere di ogni atto e di ogni decisione. Questo vuol dire entrare a scuola la mattina e uscirne la sera, quando si hanno anche novecento o mille allievi è impossibile fare diversamente. Non c´è tensione, difficoltà, criticità che non approdi nella stanza del preside. è giusto così, il rapporto con gli studenti e le famiglie è la vita della scuola. Ma la nostra autonomia è stata ridotta a fare lo slalom tra casse vuote e problemi immensi, non abbiamo i soldi per le pulizie, per i tecnici della sicurezza, e poi il ministero ci scarica addosso incombenze amministrative, come la ricostruzione delle carriere, impedendoci di lavorare sulla didattica». «Più che presidi - incalza Armando Catalano - ormai siamo dei tecnici dell´emergenza, facciamo economia domestica e la verità è che laddove le famiglie possono tassarsi la scuola sopravvive, ma nei quartieri a rischio, più poveri, è destinata alla bancarotta». Una forbice che sarà sempre più larga. Di qua i figli delle classi benestanti, di là i bambini del ceto medio impoverito, gli immigrati. L´edilizia scolastica italiana è tra le peggiori d´Europa, e così la preparazione dei ragazzi, scivolati al trentatreesimo posto della Ue, quando fino a pochi anni fa eravamo tra i primi dieci. Livia Cangemi è la preside di un grande istituto comprensivo nel centro di Roma, nel cuore di Trastevere, la "Regina Margherita", 700 allievi tra infanzia, elementari e medie. Un istituto all´avanguardia, ricco di iniziative e di progetti, e dove ci si mette in fila per iscrivere i propri figli. E dove ogni classe, grazie alle famiglie, ha carta igienica, sapone, asciugamani. «Eppure - dice con amarezza Livia Cangemi, una tra le firmatarie della lettera dei presidi del Lazio inviata alle famiglie - potrei dire che non c´è rimasta che la passione a far funzionare le cose. La nostra di insegnanti e quella dei genitori, che qui, alla "Regina Margherita" sono presenti, sia economicamente che come supporto all´attività didattica. E finora ce l´abbiamo fatta. Laboratori, campi scuola, uscite, l´anno prossimo avremo tra i primi le lavagne interattive. Ma è tutto sulla buona volontà. Pur di fare la gita l´insegnante rinuncia a quello che dovrebbe percepire in più, il materiale lo pagano i genitori». Perché anche qui non ci sono più i soldi per pagare le supplenze, «e se un docente si ammala il bilancio della scuola va in rosso e la classe resta scoperta. «Forse il ministro Gelmini dovrebbe conoscere meglio quanta dedizione c´è nel nostro lavoro. Ognuno di noi sente di far parte dello Stato. Come si può rispondere ad un grido di dolore dicendo che non sappiamo fare il nostro mestiere? Faccio la dirigente scolastica soltanto da due anni, e ci credo davvero, nonostante la burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se ci si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così ricche?». Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In uffici dove sulla porta c´è ancora scritto "Presidenza" visto che nessuno ha cambiato né targa né vernice. Tra i bimbi disabili senza più insegnanti di sostegno, i ragazzi immigrati in cerca di integrazione, e gli insegnanti sottopagati. Una frontiera dove spesso manca la luce, a volte l´acqua, e si fa lezione con il cappotto. «Noi resistiamo però - dicono i presidi-manager - fino ai prossimi tagli...».

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(sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Economia Pagina 213 Il presidente di Confcommercio «Le Pmi italiane ci aiuteranno ad uscire dalla crisi» Il presidente di Confcommercio --> «Le piccole e medie imprese sono la spina dorsale della nostra economia. Il 95% del tessuto imprenditoriale italiano è rappresentato dalle Pmi, che pesano per il 70% sul Prodotto interno lordo e per l'80% sull'occupazione». Carlo Sangalli non ha dubbi: «Il sistema delle piccole e medie imprese è una risorsa da coltivare, ancora di più in un momento di crisi economica». Il presidente nazionale di Confcommercio anticipa alcuni dei temi che, oggi dalle 10.30, al centro congressi della Fiera di Cagliari, saranno al centro del nono e ultimo Roadshow Pmi dell'associazione. Interverranno anche il presidente di Confturismo Bernabò Bocca, il presidente della Regione Ugo Cappellacci e il presidente di Confcommercio Cagliari, Giancarlo Deidda. Presidente Sangalli, cos'è il Roadshow? «Un'occasione per aprire nel Paese, attraverso una serie di tappe territoriali di approfondimento, una discussione ampia e partecipata sulla “risorsa Pmi”. Sulla scorta dello Small Business Act europeo, atto di indirizzo comunitario per le politiche dedicate a queste imprese, abbiamo pensato che questa discussione fosse particolarmente necessaria ed urgente in Italia, patria per eccellenza delle Pmi». L'Istat certifica che in Italia una famiglia su cinque ha enormi difficoltà ad andare avanti. E i consumi restano in stallo, «Siamo stati i primi, a Cernobbio, nel marzo 2008, a lanciare l'allarme. Attenzione, la recessione è dietro l'angolo, dicemmo. E qualcuno reagì perplesso. Evidenziammo due aspetti, per scongiurarli: la recessione non vada a finire in depressione. E non si affievoliscano il capitale fiduciario delle famiglie e la duttilità delle Pmi». Sempre a Cernobbio, due mesi fa, avete rilanciato: meno fisco per le famiglie, più credito per le imprese. «Se parliamo di imprese, la facilitazione dell'accesso al credito è fondamentale. Purtroppo, cresce il numero degli imprenditori che riceve somme inferiori a quanto richiesto. Al Rodshow di Milano il tema centrale è stato proprio il credito. È intervenuto il ministro Maroni, la cui battuta sintetizza il problema: le banche non devono avere il braccino corto . Devono, al contrario, tornare a esercitare il loro ruolo, che è quello di dare ossigeno all'impresa. Torniamo a un grande valore, la relazione di prossimità tra banca e impresa. Respingiamo la logica di puntare tutto su un calcolo aritmetico». Quali le altre palle al piede per le Pmi? «Il peso eccessivo della pressione fiscale e della burocrazia. Va dato atto al ministro Brunetta di aver avviato un discorso nuovo, dove la professionalità, la produttività e il talento rappresentano un valore. Il capitale umano, i piccoli e medi imprenditori lo sanno bene, è un vero elemento di competitività». Confcommercio sta spingendo molto sulla sicurezza. «Serve una svolta culturale, serve una cultura della prevenzione. Tutti dobbiamo e possiamo fare la nostra parte: istituzioni, datori di lavoro, sindacati, lavoratori. Tutti. Sono rimasto profondamente colpito dalla tragedia alla raffineria di Sarroch. Se mi è concesso, vorrei esprimere un sentimento di solidarietà alle famiglie delle tre vittime. Ripeto, tutti dobbiamo e possiamo fare qualcosa». EMANUELE DESSÌ

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Burocrazia più leggera per le Pmi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-29 - pag: 5 autore: Arriva la direttiva di Palazzo Chigi per recepire le indicazioni europee Burocrazia più leggera per le Pmi Carmine Fotina ROMA Sarà una direttiva del Presidente del consiglio dei ministri a contenere le prossime misure di semplificazione per le piccole e medie imprese. Il testo che stanno definendo i tecnici del ministero dello Sviluppo economico, frutto di una lavoro svolto con il ministero dell'Economia e con le associazioni di categoria, sarà esaminato in uno dei prossimi Consigli dei ministri («le misure saranno varate entro l'estate» ha detto ieri il ministro Scajola all'assemblea di Confesercenti). La direttiva effettuerà un passaggio in Conferenza unificata, poi tutte le amministrazioni pubbliche dovranno uniformare le proprie attività alle nuove disposizioni. Con questo strumento l'Italia darà attuazione allo "Small business act", il documento europeo (adottato dalla Commissione il 25 giugno 2008) che contiene dieci principi guida per la definizione delle politiche comunitarie e nazionali a favore delle Pmi. Per recepire lo Small business act, del quale si è parlato anche ieri al Consiglio competitività di Bruxelles,l'Italia ha dunque scelto uno strumento "leggero" come la direttiva e ha deciso di puntare soprattutto sull'alleggerimento degli oneri amministrativi. La direttiva nasce dal lavoro di sei tavoli tematici coordinati ai quali hanno partecipato le varie associazioni di categoria delle Pmi, i rappresentanti delle amministrazioni centrali, la Conferenza delle Regioni, le rappresentanze di Abi, Province, Comuni, Camere di commercio. Il risultato sarà soprattutto una lista di principi, sintesi minima, in un certo senso, delle priorità indicate da tutti gli interlocutori. Un primo passo, anche perché molte delle esigenze emerse dai tavoli per ora non troveranno spazio. Tra le misure allo studio c'è la stesura di un testo unico delle disposizioni riguardanti le Pmi, oltre alla previsione di una legge annuale per lo sviluppo delle piccole aziende, sul modello della legge annuale per le liberalizzazioni. Si punta poi all'estensione del progetto di Misurazione degli oneri amministrativi a livello regionale e alla realizzazione di sportelli camerali per la crisi di impresa. Sono in emanazione intanto i decreti attuativi dello Sportello unico per le attività produttive e dell'Agenzia per le imprese per la riduzione degli oneri burocratici. Un altro cantiere aperto riguarda l'emanazione di una norma per un meccanismo automatico di compensazione tra debiti con lo Stato e crediti verso enti e società pubbliche. Per favorire la liquidità, oltre a oliare i meccanismi del Fondo di garanzia, si pensa a meccanismi di dilazione dei versamenti previdenziali e contributivi a fronte di comprovate difficoltà di gestione. Quanto alle situazioni di crisi, durante i tavoli tecnici è emersa anche l'ipotesi di estendere le modalità applicative e i benefici dell'intervento previsto dal "fondo per il salvataggio e per la ristrutturazione" (istituito dalla legge Prodi e limitato ad aziende con almeno 200 dipendenti) anche alle Pmi. Infine, il capitolo internazionalizzazione. Una novità in vista potrebbe essere la creazione di un Fondo per lo start-up gestito da Simest e un aiuto finanziario per la partecipazione di iniziative all'estero attraverso la defiscalizzazione delle spese per l'assunzione di export manager. Altra storia quella del rapporto tra Pmi e banche. «Il governo sta dando risposte concrete – dice Scajola davanti alla platea di Confesercenti – ma è giunto il momento che anche le banche facciano la propria parte tornando ad erogare il credito alle imprese in misura adeguata». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 29/05/2009 - pag: 25 Achille Serra «Ha dimenticato il maresciallo grasso che arrestò anche Vallanzasca» ROMA Achille Serra, scusi tanto, lei ha la pancia? «No, sono un poliziotto asciutto». Veramente lei adesso è senatore, di professione prefetto, già questore... «Sono comunque un poliziotto. Magro. Ma non permetto al ministro Brunetta di insultare, di insultarci. Soprattutto: non gli permetto di parlare di cose che non sa». Che vuol dire? «Che ne sa il ministro Brunetta della polizia? Quando parla di compiti burocratici: ma che ne sa lui cosa vuol dire per un poliziotto stare dietro una scrivania? Che ne sa, chessò, di uno come Arnaldo La Barbera, uno degli eroi dell'antimafia? Era un poliziotto grasso e non andava in strada a catturare il ladro, eppure ha fatto indagini che ancora oggi fanno scuola». Il ministro Brunetta, in effetti, ha detto che in polizia c'è troppa burocrazia e, ad esempio, si è chiesto che senso ha fare i passaporti in questura... «Ah sì? E dove li vorrebbe far fare i passaporti Brunetta, in circoscrizione? Ma lo sa cosa sta dicendo? Ha un'idea di quanti controlli di sicurezza si debbano fare prima di rilasciare un passaporto? A me sembra che il ministro non conosca davvero le cose di cui si occupa. Fa annunci per fare effetto. È già successo ». Quando? «Un esempio piccolo? La storia del-- l'arresto per certificati medici falsi. Ma lo sa il ministro Brunetta che già con il codice Rocco è previsto l'arresto per questo in quanto falso in atto pubblico? ». Tornando ai poliziotti «panzoni» che non si possono mandare in strada perché lì se li mangiano... «Mi fa davvero fatica tornarci. Perché se penso ad un poliziotto con la pancia come il maresciallo Scuri mi è molto difficile trattenermi verso il ministro Brunetta. Per capire: il maresciallo Scuri è uno che ha sgominato la banda Vallanzasca e anche, insieme con me, quella di Angiolino Epaminonda. Per non parlare...». Di? «Del mio maestro, Umberto Improta, operazioni storiche da Dozier in giù. Aveva la pancia sì, ma Brunetta si sciacqui la bocca prima di parlare di lui». Alessandra Arachi

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Il marciapiede di via Trionfale: storia triste di un cantiere infinito (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Lettere data: 29/05/2009 - pag: 12 Caro amico ti scrivo di Goffredo Buccini Il marciapiede di via Trionfale: storia triste di un cantiere infinito Caro Buccini, la mancanza di comunicazioni tra enti che devono compiere lavori nel sottosuolo di Roma è fonte di profondi disagi per i cittadini, di aumento vertiginoso di spese pubbliche, di scarsa professionalità da parte di coloro che hanno il compito di amministrare la città. Un esempio di questi giorni in un Municipio di Roma, il XIX. Iniziati tempo fa i lavori per il miglioramento del marciapiede di Via Trionfale all'altezza del civico 8816, con la messa in opera di mattoncini in massello autobloccante, una volta finiti è già tutto di nuovo sottosopra. Motivo? Ci si è accorti che bisogna mettere in opera i tubi del gas ed allora di nuovo si riparte riaprendo il cantiere, togliendo i mattoncini appena messi, transennando il marciapiede, creando problemi ai cittadini. Lungo il marciapiede «riaperto » c'è una scuola elementare, un servizio veterinario della Asl, una fermata dell'Atac. Era molto difficile prevedere lavori diversi sulla stessa sede del cantiere? Un caro saluto Corrado Stillo Caro Stillo, francamente no, non mi pareva così complicato. Ma purtroppo è una scena che si ripete di continuo, questa dei lavori chiusi e riaperti, come in una stupida fatica di Sisifo di cui, alla fine, facciamo le spese noi cittadini. Ora, senza voler essere Brunetta, mi domando se sia pensabile che nella pubblica burocrazia non paghi mai nessuno. Se lei o io facessimo nel nostro lavoro una sciocchezza come quella che qualche ingegnere o direttore di cantiere ha fatto al XIX Municipio, verremmo cacciati a calci (giustamente). O sbaglio? Saluti a lei. gbuccini@rcs.it

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Il re si traveste per smascherare la sanità malata (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 29-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 29/05/2009 - pag: 19 La storia Il sovrano mette alla prova la burocrazia del suo Paese Il re si traveste per smascherare la sanità malata Missione segreta per Abdallah di Giordania Con la barba e il bastone in un consultorio DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME Alle 10 di mercoledì mattina c'è già coda al consultorio pubblico di Shmeisani, zona ovest di Amman, proprio dietro l'albergo Le Meridien. La kefiah biancorossa in testa, una lunga jalabiya nera, un bastone a simulare vecchiaia, la barba incolta e ingrigita, un uomo d'una certa età si presenta sottobraccio a un giovane. Si registra allo sportello, aspetta il suo turno: «Questa è la cartella medica di mia moglie. Si chiama Intisar al-Rashdan, deve fare degli esami urgenti». L'impiegato dà un'occhiata: «E dov'è la paziente? ». «Vive a Irbid. Ma è vecchia, ha problemi di cuore, non può venire». «Va bene, compili questo modulo...». I due si siedono. Scrivono. Annotano anche il numero di carta d'identità della signora Intisar. Riconsegnano il papiro e aspettano. Quindici minuti. Finché l'impiegato non controlla i documenti, richiamandoli: «Ma la vostra famiglia non ha un'assicurazione medica, vero?». «No, siamo povera gente...». «Allora dovete salire al primo piano e chiedere della dottoressa Fatima Khalifa...». «Ma dobbiamo rifare la coda?». «Mi spiace...». Il re non è nudo. Ama travestirsi. E smascherare la burocrazia malata. Re Abdallah II di Giordania ha due cose in comune col nostro ministro Brunetta: l'altezza e l'odio per i fannulloni. Come usava il califfo Omar ibn al-Khattab, che si fingeva mendicante per saggiare la generosità dei sudditi, come faceva papà Hussein che di nascosto entrava nelle caserme ad assaggiare il rancio dei suoi soldati, stavolta Sua Maestà voleva controllare se è vero che la sanità funziona così così, nel regno hashemita, e se soltanto i ricchi hanno la possibilità di ricevere cure adeguate in cliniche private da settecento euro a notte e perché mai questo consultorio di Shmeisani rimandi a casa, senza visitarli, centocinquanta pazienti al giorno. Abdallah non s'è mascherato molto bene, però: quand'è salito al primo piano, e s'è messo a far domande a chi aspettava in coda, qualcuno l'ha sgamato. Inutile fare «ssssst!...» col dito, implorare discrezione. Per tutta la Giordania è stato subito un tamtam di sms, la notizia è finita sul web e in poche ore è stata confermata dalla corte reale. Il tutto mentre l'ignara, povera dottoressa Khalifa, che non aveva capito affatto, indifferente e un po' seccata spiegava al sovrano che «senza paziente non si può nulla, l'unica è mandare la documentazione al dipartimento centrale che poi chiederà un parere al Royal Divan, per le autorizzazioni, e insomma tornate fra una settimana per avere una risposta... ». Realista, il re. Era da un po' che non si camuffava: nel '99 si fece visitare tre volte all'ospedale Al Bashir e poi, finto businessman, andò alla frontiera saudita per verificare quante mazzette intascassero i doganieri. Due anni dopo, assieme al principe Alì, si presentò all'ufficio tasse per chiedere (senza ottenerlo) un rimborso. «Quand'ero erede al trono ha spiegato una volta , uscivo a teatro, al supermarket o a fare i picnic con mia moglie. Diventato re, una sera ero a New York e provai ad andare al cinema per vedere Matrix: mi vennero dietro dieci auto, moto, la polizia col lampeggiatore, ventisei agenti... Allora mi dissi: devo fare qualcosa, per tenere il contatto con la realtà». Un po' c'è riuscito. Sul sito del quotidiano giordano Al arab Al yawm (Arabi oggi), i commenti sono 51.244 e quasi tutti favorevoli. Le sue improvvisate sono diventate l'incubo del pubblico impiego giordano: «Mi dicono che, dopo, il servizio migliora... ». I cittadini non avranno ancora un trattamento da re. Ma, almeno in quegli uffici, non li considerano più come sudditi. Francesco Battistini

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in piazza giovani, precari e invisibili "ma non chiamateci più no global" - carlo bonini anais ginori (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 15 - Cronaca In piazza giovani, precari e invisibili "Ma non chiamateci più no global" CARLO BONINI ANAIS GINORI ROMA - Da trentasei ore, fulminei e chiassosi, come un Davide che balla intorno a Golia, appaiono in drappelli di qualche decina per poi scomparire. E riapparire altrove. In una violazione simbolica di «zone rosse», che descrive il perimetro dei diritti negati ai migranti. Che rende solare quel che chiedono - «No al G8, no al pacchetto sicurezza». «La vostra sicurezza non ci cancellerà. Cittadini e cittadine nati» - e, a ben vedere, racconta quel che sono. Oggi pomeriggio, si annunciano in 10 mila e avranno la piazza. Nel lessico pigro della politica e dell´informazione, li chiamano ancora "No global". Nonostante quel nome non dica e non descriva più nulla. Nelle analisi delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l´Aquila - a raccontare di cosa si stia davvero parlando. Anche se il ministro dell´Interno Roberto Maroni un´idea sembra averla già maturata. Quando, tornando a far ballare i fantasmi degli anni ‘70, avverte che «non c´è da stare tranquilli». Che nei «social network» è «forte l´attrattiva per criminali e terroristi», e la «stagione dell´eversione non è chiusa». Eppure, se li osservi in queste ore a Roma, se ascolti il Movimento discutere, ne scorri i forum in Rete e chiedi chi sono e cosa sono diventati, scopri appunto che persino il nome - "No global" - è roba buona per il museo delle cere. Il "movimento dei movimenti" dei giorni di Genova non c´è più. I 300 mila del G8 2001, le 730 organizzazioni che li rappresentavano, se li è portati via il tempo e la storia. Come del resto raccontano i destini di alcuni dei loro 18 leader di allora. Prigionieri di se stessi e di un passato ingiallito quelli che hanno scelto il salto nella politica come professione (Vittorio Agnoletto e Francesco Caruso). O alla ricerca d´altro, come Luca Casarini, il figlio di operai padovani, oggi papà di un bimbo piccolo, un esordio da romanziere noir con Mondadori, tornato a fare politica sul territorio, ma ormai libero dalla stimmate della "leadership". «Perché leader abbiamo scelto che non ce ne siano». «Perché è finita la stagione della "soggettività politica"». «Perché il Movimento deve far parlare la società». Perché gli eredi dei disobbedienti e delle tute bianche - adolescenti nei giorni di Genova e oggi ventenni - sono nella "Rete no logo". Lo spazio senza simboli. Il collettivo "Wu Ming", che nel 2001 aveva dato forma e contenuto simbolico ai giorni di Genova con l´appello "Dalle Moltitudini d´Europa in marcia contro l´Impero", ha scritto: «Nel 2003, il Movimento era già in profonda crisi. Giorno dopo giorno regredì a presenza marginale, si ridusse a un inter-gruppi che occupava lo spazio dell´estrema sinistra tradizionale. Riemersero strategie e tattiche fossili, sub-leniniste. Grandi quantità di tempo ed energie vennero dissipate in guerre identitarie tra correnti». Alberto Zoratti, microbiologo, esperto di commercio equo e solidale, ex portavoce del Genoa Social Forum, aggiunge: «A Genova dicevamo che la globalizzazione basata sulla liberalizzazione del mercato avrebbe portato solo instabilità economica. Bene, abbiamo sbagliato per difetto. Al punto da scoprire oggi che l´alfiere della finanza creativa di allora, Giulio Tremonti, è diventato nemico della globalizzazione. Eppure, dopo Genova, non abbiamo saputo sfuggire alla logica del conflitto frontale. Abbiamo cominciato a perdere consenso». Suona come il racconto di una ritirata. Di una morte per consunzione. Segnata, per altro, dalla perdita di contatto con il mondo cattolico, dalla nuova centralità dei Cobas che sono tornati ad essere l´unico sindacato in piazza a spese della Cgil, dalle divisioni nella sinistra cosiddetta radicale se stare o meno dentro il Movimento. Eppure, le cose non sembrano stare esattamente così. Dice Luca Casarini: «La verità è che i "no Global" non esistono più, perché abbiamo vinto. Perché la storia ci ha dato ragione. Otto anni fa, ci opponevamo alla globalizzazione nel momento della sua massima espansione. Oggi, che la globalizzazione celebra la sua sconfitta, il Movimento assume nuove parole d´ordine e nuove forme. Che sono quelle antiche della crisi e delle contraddizioni del capitalismo». Privo di rappresentanza e coordinamento (cui ha rinunciato), l´antagonismo ha abbandonato un orizzonte globale per tornare a lavorare nel territorio sui nodi della «formazione» (con l´«Onda»), del «precariato», dei beni comuni («di chi sono l´aria, l´acqua, la terra?»), dei migranti. Continuando a coltivare un´idea dello scontro di piazza come «violazione della zona rossa». Finendo per comporre un quadro, che, all´indomani delle rivolte che hanno acceso la Grecia e la Francia, Ilvo Diamanti, su questo giornale, ha fissato con parole che sono per altro diventate patrimonio dei nuovi «no logo». «Il denominatore comune di queste esplosioni sociali - ha scritto - sono i giovani, occultati e vigilati da una società vecchia e in declino, da un sistema politico im-previdente, inefficiente e spesso corrotto. Schiacciati in un presente senza futuro, cui sono sottratti i diritti di cittadinanza. Inutile ignorarli, fare come se non ci fossero. Ci sono. Esistono. E se si finge di non vedere si accendono, bruciano». La geografia dei centri sociali si è ridisegnata in quelle che chiamano «aree di aggregazione». E accade così, ad esempio, che le adesioni a «dachepartestare. org», nodo che ha organizzato la scorsa settimana la manifestazione antirazzista di Milano, siano quelle che mancano a «globalproject. info», riferimento dei centri sociali del Nord-Est, promotori, con i romani di "Action", della manifestazione di oggi. Che il "Cantiere" di Milano si sia separato dai padovani, mentre "Askatasuna" di Torino, "Crash" di Bologna ed "Ex carcere" di Palermo si raccolgano intorno a "infoaut. org". «Siamo un Movimento 2.0», dice Monica Di Sisto della cooperativa "Fair", mutuando la definizione di questa nuova mappa politica dalla rivoluzione concettuale che ha conosciuto la Rete. «La mobilitazione, oggi, è più reticolare e interattiva». E sia dunque. Addio «No global». Ecco i ragazzi del «2.0».

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cattiva stampa e cattiva politica - giovanni valentini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 34 - Commenti IL SABATO DEL VILLAGGIO Cattiva stampa e cattiva politica GIOVANNI VALENTINI Sono passati più di due secoli da quando Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d´America, scrisse la frase riportata qui sopra in una lettera a Edward Carrington, prima militare e poi rappresentante politico della Virginia. E nel frattempo, s´è avverato ciò che lui stesso auspicava di seguito: "Ma devo dire che ogni uomo dovrebbe essere in grado di ricevere questi giornali ed essere capace di leggerli". Trasferita nell´Italia contemporanea e messa in bocca al presidente del Consiglio in carica, la citazione di Jefferson andrebbe completamente rovesciata: non c´è alcun dubbio che Silvio Berlusconi preferirebbe invece un governo senza giornali. E con lui, molti dei suoi adepti e cortigiani. Anzi, l´opzione potrebbe riscuotere consensi perfino nelle file della sinistra o del centrosinistra. La stampa, la libera stampa, disturba i potenti. Per la semplice ragione che, in nome dell´opinione pubblica, esercita bene o male una funzione di controllo nei loro confronti e in questo senso rappresenta un contropotere. Osserva, riferisce e giudica il loro comportamento. Valuta quello che fanno e non fanno. Indaga sulle loro azioni. Li intervista, li contraddice e a volte si permette pure di criticarli. Lungi da noi la tentazione di una difesa d´ufficio della categoria. Anche i giornalisti - a cominciare ovviamente da chi scrive - possono sbagliare, hanno le loro colpe, i loro difetti e le loro debolezze. A differenza dei politici, però, rendono conto ogni giorno ai propri lettori, oltreché alla propria coscienza, al proprio direttore, al proprio editore ed eventualmente alla giustizia, mentre i politici si rifugiano spesso e volentieri dietro lo scudo dell´immunità parlamentare. Sta di fatto, comunque, che i lettori comprano i giornali e talvolta accade invece che la politica compra gli elettori. Ora, quando il presidente del Consiglio dichiara che "chi vuol fare del male, fa il delinquente, il pubblico ministero o il giornalista", non si sa bene se – detto da un personaggio come lui - sia un´offesa o un complimento. L´associazione magistrati giustamente protesta e li ritiene "insulti inaccettabili". E il presidente della Federazione nazionale della Stampa, Roberto Natale, li definisce attacchi "indecorosi". Ma, diciamo la verità, non c´è da parte della nostra categoria quella reazione indignata e compatta che una tale aggressione meriterebbe. Sotto il fuoco delle polemiche suscitate dal "caso Berlusconi", riprese e amplificate da diversi e autorevoli giornali stranieri, il ministro degli Esteri Franco Frattini, artefice di una fondamentale legge sul conflitto di interessi che non impedisce al premier neppure di fare il presidente vacante del Milan, non trova di meglio che prendersela con la "stampa cattiva e disonesta". Ma si può, e può in particolare il capo della diplomazia, liquidare in blocco con una battuta del genere le critiche di testate come il Financial Times, organo della business community internazionale; come i quotidiani inglesi The Guardian e The Indipendent o come lo spagnolo El Paìs? Noi, giornalisti italiani, ormai ci siamo abituati e conosciamo fin troppo bene i nostri governanti. Ma che cosa devono pensare i colleghi stranieri e, soprattutto, che cosa devono pensare i lettori dei rispettivi giornali? All´estero, non tutti sanno che questa è una classe politica composta da funzionari o impiegati di partito, non di eletti dal popolo. Nominati dall´alto, e non sempre in virtù delle proprie qualità o competenze, ma piuttosto dei servizi che rendono a questo o a quel capo; della loro fedeltà e obbedienza; del loro aspetto fisico o magari della loro "bellezza". Una burocrazia parlamentare, insomma, che non viene scelta dal corpo elettorale, bensì dai vertici dei partiti e imposta di fatto ai cittadini. L´intolleranza crescente verso i giornali, da parte di un ceto politico dedito innanzitutto alla difesa dei propri interessi e della propria sopravvivenza, rivela in realtà una tara, una debolezza congenita, che deriva appunto dal senso di precarietà e dipendenza. L´informazione viene così demonizzata e criminalizzata. E non resta che attaccare, offendere e insultare i giornali e i giornalisti, italiani o stranieri, in una gara all´insegna della stupidità e volgarità, per guadagnare titoli e meriti agli occhi dei maggiorenti. Siamo ormai al limite dello squadrismo verbale. La stampa sarà pure "cattiva e disonesta", come sostiene impunemente il ministro Frattini. Ma, allora, che cosa dobbiamo dire tutti noi, cittadini ed elettori, di questa politica? Cattiva e disonesta, non basta. Da parte nostra, come il presidente Jefferson e al contrario di Berlusconi, continuiamo a preferire giornali senza un governo piuttosto che un governo senza giornali. (sabatorepubblica.it)

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i sindacati prudenti: "ora il programma" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

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Pagina VII - Palermo I sindacati prudenti: "Ora il programma" Cauta anche Confcommercio. Gli industriali promettono: vigileremo Le reazioni La preoccupazione della Cisl: "Le lotte per il potere non possono tenere bloccata la Sicilia" c´e´ il giudizio "laico" di Confindustria, che ora ha in giunta uno dei suoi uomini più rappresentativi, e ci sono i sindacati prudenti e preoccupati più di prima. Ora che i nomi si conoscono, o quasi, le parti sociali attendono il programma. Il lancio del governo di "alleanza sociale" promesso da Lombardo, tra categorie e associazioni trova solo mezze aperture e timidi consensi. Perché il dubbio è sulla sua durata. «Non ci interessano le pagelle degli assessori bravi e cattivi. Vogliamo capire se questo governo potrà contare o no su una solida maggioranza», dice Claudio Barone, segretario regionale della Uil, il più scettico verso la nuova alleanza che ha lasciato fuori pezzi della coalizione scelta dagli elettori appena un anno fa. Anche se l´apertura di credito più ampia arriva dall´associazione degli imprenditori, l´avventura intrapresa da Lombardo sarà seguita con la lente d´ingrandimento. Lo promette il numero uno di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, che non intende abbassare la soglia d´attenzione. La «Svizzera del Mediterraneo», questo deve diventare la Sicilia secondo il neo-assessore Venturi. Ma per il mondo delle imprese la strada al momento è solo in salita. «Oggettivamente questa giunta nasce con una maggioranza divisa. Alcuni nomi rafforzano la qualità dell´esecutivo: la riconferma di Russo va in questa direzione. Ma per noi la discriminante vera resta il programma - dice Lo Bello, soddisfatto per la scelta di Venturi, compiuta dall´interessato a titolo personale - In questi giorni abbiamo esaminato le priorità da affrontare. Al primo posto per noi deve venire un grande piano di riforma della burocrazia regionale, un´attenzione maggiore alle politiche di contrasto della criminalità, politiche di supporto nei sistemi produttivi e lo stop all´assistenzialismo e alle clientele. O si fanno scelte coraggiose o la Sicilia non andrà da nessuna parte». La guerra «feroce» in atto nella maggioranza preoccupa assai il segretario regionale Cisl Maurizio Bernava: «Noi i governi non li giudichiamo né dalla coalizione né dai nomi ma dalle cose che fanno. La Sicilia tutto si può permettere tranne che essere bloccata da incomprensibili lotte interne dovute a logiche di potere più che a motivi di strategia. Giudicheremo dalle azioni». Per Mariella Maggio, segretario reggente Cgil Sicilia, la prudenza è più che d´obbligo. «L´operazione di una giunta con tante deleghe ancora non assegnate ci appare poco chiara nei contenuti e negli obiettivi da raggiungere. Ci sembra più una manovra pre-elettorale - dice la Maggio - Di fronte al nuovo appello del governatore della Banca d´Italia sul calo del Pil del 5 per cento e sulla disoccupazione dilagante, vorremmo qualche certezza in più per la nostra Regione, dove il quadro sociale va verso una crescente drammatizzazione. Non si parla più dell´utilizzo dei fondi Fas né di iniziative per risollevare le fasce più emarginate». Valuta con attenzione il Lombardo-bis, per i personaggi scelti tra i tecnici in giunta, il presidente Confcommercio Roberto Helg. «I nomi esterni meritano massimo attenzione e rispetto. Sulla solidità della giunta staremo a vedere. Alla Sicilia serve un governo forte e coeso, che lavori, e velocemente. Le imprese non possono più aspettare. Su questo misureremo e valuteremo il Lombardo bis, che è solo all´inizio del percorso». Ribadisce con freddezza Barone: «Se il governo avrà una maggioranza risicata, è impensabile un confronto utile con la parti sociali. Nulla contro i tecnici. Ma poi in parlamento regionale le leggi le approvano i politici». a. r.

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il verdura ai privati? la giunta ci ripensa dubbi sulla legittimità, ritirata la delibera - sara scarafia (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XII - Palermo Stop all´atto dopo le riserve della dirigente del Patrimonio e il no dell´opera pia proprietaria del teatro Il Verdura ai privati? La giunta ci ripensa dubbi sulla legittimità, ritirata la delibera Irregolarità formali e sostanziali: scatta la procedura di autotutela. Non era previsto un canone SARA SCARAFIA Il teatro di Verdura non verrà ceduto a privati. Ieri mattina la giunta comunale ha revocato in autotutela la delibera presentata dagli assessori al Turismo e alla Cultura, Raoul Russo e Giampiero Cannella, e approvata il 7 maggio scorso. All´atto di revoca è allegata una breve nota dell´opera pia Castelnuovo, proprietaria del Verdura: vi si ricorda come il contratto preveda che il teatro, per il quale il Comune paga ogni anno un affitto di 72 mila euro, sia affidato «in uso esclusivo» alla Fondazione Teatro Massimo. Dunque la delibera dei primi di maggio, che approvava un bando di gara per affidare il complesso per tre anni a privati, è illegittima ed è per questo che è stata revocata. Il teatro sarebbe stato subaffittato a terzi a canone zero: a carico dei privati solo alcuni lavori di manutenzione, quantificati in circa 100 mila euro. Cifra che però non era specificata nel bando. Il Comune avrebbe continuato a pagare l´affitto senza percepire né un canone né una percentuale sugli incassi. Della cessione a terzi, in buona sostanza, avrebbe beneficiato solo la Fondazione Teatro Massimo, che - per contratto - paga la manutenzione ordinaria, dalle bollette alle utenze. L´atto aveva scatenato subito polemiche. Ma era stata la dirigente dell´ufficio Patrimonio, Marina Pessini a mettere nero su bianco che la delibera non aveva «nessuna validità», rilevando irregolarità formali e sostanziali. Mancava una delle firme necessarie, quella del dirigente coordinatore, come pure il parere di regolarità contabile del ragioniere generale. Ma erano le irregolarità contabili le più pesanti: «Il contratto prevede l´uso esclusivo dell´immobile da parte della Fondazione Teatro Massimo» che «non può determinare l´uso della struttura da parte di altri soggetti». Il regolamento del Patrimonio, poi, «non prevede la messa a bando di immobili di terzi», ma soprattutto «non si possono considerare corrispettivo della concessione i lavori effettuati dal concessionario, perché l´immobile non è di proprietà comunale e pertanto l´incremento di valore va a esclusivo beneficio della proprietà». No anche dal presidente della Ipab Castelnuovo, Salvatore Foresta: «Sono io il proprietario del complesso e il Comune non può decidere di subaffittarlo autonomamente». Al termine di una riunione riservata con il Teatro Massimo, i vertici della burocrazia comunale hanno deciso di ritirare l´atto in autotutela. Decisione ratificata ieri dalla giunta.

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in darsena una foresta tropicale - ettore livini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

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Pagina III - Milano In Darsena una foresta tropicale ETTORE LIVINI L´Amazzonia sta sparendo sotto i colpi delle multinazionali a caccia di petrolio e di terreni per piantar soia. A Milano, invece, la giungla sta ritornando. Per merito – bisogna ammetterlo – del Comune e della burocrazia meneghina. I mitologici Raggi verdi previsti dall´Expo, in forte odore di taglio causa austerity, non c´entrano. La versione ambrosiana della foresta tropicale sta crescendo da sé sulle rive del Naviglio, proprio alla darsena di Porta Ticinese. Dove (da quattro anni) è prevista la costruzione di un maxiparcheggio da mille posti. Gli scavi però sono al palo, bloccati dal fuoco incrociato di polemiche tra costruttori, sovraintendenza e Palazzo Marino. E il verde ha preso il controllo di questa terra di nessuno sulle banchine del porto dei milanesi: prima qualche ciuffo d´erba. Poi la canna di palude. Quindi gli alberi. Oggi la giungla metropolitana ha già una sua dignità: ci sono cespugli, pioppi, salici, aceri platanati alti qualche metro dove hanno messo su casa gabbiani e anatre. La natura ha ritmi lenti. Ma la Milano dell´Expo al ralenti e delle opere incompiute li ha più lenti ancora.

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finazzer: "festival di strada e più mezzi per palazzo reale" - anna cirillo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Milano Agenzia speciale A luglio L´assessore alla Cultura: ecco le mie idee per migliorare, dall´estate, gli eventi in città Finazzer: "Festival di strada e più mezzi per Palazzo Reale" A Palazzo Reale autonomia societaria per muoversi meglio è la nostra Ferrari Dal 6 al 13 del mese una via sarà "adottata" e invasa da concerti e mostre ANNA CIRILLO Assessore Finazzer, lei ha presentato «Milano scienza». Ma ha visto in che condizioni è ridotto il Planetario? «Ho dato ordine, e se non lo fanno mi incateno per protesta, di far partire immediatamente tutti i lavori di manutenzione. Il Planetario è uno spazio importante sul piano della formazione scientifica dei nostri ragazzi. Lancio un appello a privati e istituzioni bancarie perché ci aiutino a riqualificarlo. Intanto io ho già incontrato il direttore del planetario di Berlino per fare lobby, per unirci insieme e cercare di avere, dall´azienda leader del settore, le attrezzature più moderne». E la Sala delle Asse del Castello Sforzesco? Italia Nostra denuncia che i lavori lì non sono mai cominciati, nonostante gli annunci e la conferenza stampa di novembre con Bondi. E che i muri sono invasi dai sali. «Per i sali non c´è alcun rischio, ne ho la certezza. è vero che i lavori non sono cominciati, ma inizieranno entro quest´anno». Andiamo più sul leggero: l´estate si avvicina, ha in mente altre proposte rispetto a quelle già comunicate? «Dal 6 al 13 luglio adotterò una via e per una settimana quella via sarà invasa, contaminata con concerti, teatro di strada, eventi e manifestazioni. Di giorno e di notte, per dimostrare che il territorio può essere governato dalla cultura. Se funziona, la stessa idea vorrei trasferirla anche a un intero quartiere, nelle prossime estati». Qual è la strada scelta? «Una via importante, ma dimenticata, né troppo lunga né troppo corta. Capace, però, di essere un palcoscenico in grado di vitalizzare un pezzo di città». In centro o in periferia? «Per ora non lo dico. Anzi, rilancio, chiedendo ai cittadini: "Secondo voi quale potrebbe essere o quale vorreste che fosse"?». Lei ha anche messo mano alla riorganizzazione del suo assessorato: quali sono le novità? «Ora la direzione del Settore musei è affidata ad un museologo, Claudio Salsi. Finalmente una competenza coerente al settore, sono molto soddisfatto. Ci sarà poi un direttore dei Servizi strategici, Gianfranco Lamberti, per semplificare i rapporti tra assessorati e direzione, e cercare di fluidificare quel ginepraio che è la burocrazia. Una novità è anche il direttore delle relazioni internazionali e della ricerca finanziamenti, Andrea Vento, che affiancherà la mia azione in giro per il mondo. In più c´è una novità per Palazzo Reale, che spero di realizzare entro fine anno». In che cosa consiste? «Penso di far diventare Palazzo Reale un´agenzia speciale con autonomia societaria. Un soggetto interno all´amministrazione ma dotato di autonomie per rendere più snella e diretta la sua azione». Una sorta di «tappeto rosso» per Palazzo Reale, quindi? «Palazzo Reale è la nostra Ferrari. Con l´agenzia speciale si potranno rendere più veloci i contatti e le procedure per l´organizzazione delle mostre, più diretti i rapporti con gli enti».

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avegno, la battaglia del parcheggio "niente cemento, lasciateci gli alberi" - marco preve (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Genova I luoghi Avegno, la battaglia del parcheggio "Niente cemento, lasciateci gli alberi" Posti per società di mutuo soccorso: il Presidente è il marito di un assessore "Abbiamo parlato l´anno scorso con la proprietaria". Era morta da 11 mesi MARCO PREVE Questa è la storia di un parcheggio che s´ha da fare. A tutti i costi. Anche se siamo ad Avegno, che non ha esattamente il traffico congestionato di via Montenapoleone; anche se si sacrificano alle betoniere alcune fasce di terra fagocitate da un muraglione di cemento armato alto sei metri; anche se è poco elegante che il park serva soprattutto alla Società di Mutuo Soccorso Nostra Signora del Rosario di cui è presidente il marito di una degli assessori comunali; anche se verranno sacrificati ulivi e nove altre specie di alberi da frutto; anche se la pratica di esproprio, come sostengono gli eredi di Maria Luisa Gordiano, non ha potuto essere visionata dalla nonna ultraottantenne con problemi di deambulazione, deceduta due anni fa. Succede nella frazione di Salto, ad Avegno, il paese a due chilometri da Recco che con i prezzi della riviera e la fame di abitazioni, diventa terreno ideale per le nuove programmazioni urbanistiche. La cifra di questa ennesima storia di cementificazione sta tutta in una frase del sindaco (che si candida con il centro destra al secondo mandato) Giuseppe Tassi: «Abbiamo provato a trovare un accordo in amicizia con la signora e le sue figlie. Avremmo anche lasciato loro uno spazio vuoto sotto il muro perché ci ricavassero dei parcheggi, ne avrebbero avuto un bel beneficio». Ecco. Il sindaco Tassi, forse anche perché è il principale imprenditore edile di Avegno, non concepisce il fatto che alla signora Giselda Garbarino, figlia della proprietaria defunta, dei soldi proprio non freghi nulla. Che lei e gli altri eredi preferiscano tenersi le fasce con gli ulivi, il pruno, il fico, l´amarena, il nespolo, l´albicocca, l´arancio, il noce, il pino, il cipresso e l´orto. Il sindaco è interdetto, non gli resta che ripiegare sulla logica della burocrazia: «Sì ma un posto centrale nel paese così... e come fattibilità e oneri era il terreno che si addiceva di più». E allora diamo a Salto il suo piazzale di cemento per 17 posti auto lungo la strada provinciale 333. Un parcheggio pubblico previsto dal Puc, un progetto rimasto fermo molti anni ed entrato in dirittura d´arrivo quando è stato presentato come oneri di urbanizzazione dall´imprenditrice Flavia Poggi, alla quale il Comune aveva concesso la licenza per edificare due ville con box poco distante. Gli eredi della signora Gordiano però hanno presentato ricorso al Tar perché ritengono che il progetto violi una serie di norme e diritti. Intanto gli aspetti ambientali, che verrebbero irrimediabilmente compromessi. E poi la procedura di approvazione del Puc e di esproprio del terreno. La figlia e i nipoti della signora Gordiano sostengono che nessuno le scrisse né la informò ufficialmente, pur sapendo tutti in paese dei suoi problemi (una figlia disabile morta poco prima di lei, e in seguito difficoltà a muoversi come certificato dai referti depositati nel ricorso al Tar dell´avvocato Andrea Vimercati). «Non è vero - ribatte il sindaco - andammo a casa loro tre volte con il geometra un anno fa, c´era anche la signora anziana». Giselda Garbarino ricorda una sola visita, priva di ufficialità, e soprattutto sottolinea che un anno fa la madre era già morta da undici mesi, quindi difficilmente avrebbe potuto essere presente. C´è poi l´ultimo aspetto. Il presidente della società N. S. del Rosario, Mirko Osti, si è spesso lamentato per l´assenza di posti per i soci, anche se la Sms è presa d´assalto solo un paio di volte l´anno in occasione di sagre. Osti, però, è anche il marito dell´assessore Licia Maccagnolo. Sindaco cosa ne dice? «Si è il marito, ma lei non si ripresenta più alle elezioni quindi...». Quindi la risposta, come si dice a scuola, è andata fuori tema.

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la mia favola di studentessa... - erika picariello (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIII - Bologna LA MIA FAVOLA DI STUDENTESSA... ERIKA PICARIELLO (segue dalla prima di cronaca) «Sarà bellissimo, devo solo compilare la domanda e presentare il modulo di convenzione», pensava, d´altronde i professori bolognesi erano stati gentili e accomodanti. Sembrava vedere uno spiraglio di luce. Dopo circa un mese e mezzo, il cuore della studentessa non era più spezzato: era polverizzato. Ai docenti bolognesi la Convenzione non era piaciuta: su quel maledetto foglio si parlava di «tirocinio di formazione ed orientamento», mentre loro avrebbero accettato solamente una convenzione che definisse la sua attività pratica: un «tirocinio curriculare», per cui predisposero una nuova convenzione con un nuovo testo. Agli aquilani il nuovo testo non piaceva. Come disse uno dei protagonisti della storia: «Qui uno dei due deve cedere»: un po´ come giocare al tiro alla fune; peccato che poi la corda si è spezzata, e quella corda altro non era che il cuore della povera studentessa aquilana. Come tutte le favole, anche qui c´è una morale, ma non ho la presunzione di indicarvela io; cercatela voi, spettatori di questo disastro, vittime di questo terremoto, autori di questa burocrazia; cercatela soprattutto voi, numerosi protagonisti di questa storia, nella speranza che capiate che la solidarietà è qualcosa che va al di là delle chiacchiere; commuovetevi pure davanti alla tv, ma sappiate che gli aquilani non sanno che farsene delle vostre lacrime, le loro sono più che sufficienti.

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ecco cosa vuole la versilia (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 1 - Viareggio Ecco cosa vuole la Versilia Arriva il ministro Brambilla: le esigenze degli operatori O la Versilia avrà un'ospite di vero riguardo: Michela Brambilla, neo ministro al Turismo, sarà a Viareggio (17,30, Gh Principe di Piemonte) e a Forte (19, Capannina) per confrontarsi con amministratori e operatori del settore trainante (e scricchiolante?) del nostro territorio. Che cosa chiede la Versilia del turismo al ministro? Abbiamo interpellato a una serie di interlocutori, nel tentativo di proporre i veri temi di dibattito. Giancarlo Lunardi. (presidente Parco). «Che peso dà il governo al turismo ambientale, in netta crescita per i dati nazionali? Si intende valorizzarlo? Oppure l'idea del ministro è quella di alcune proposte di legge depositate, che prevedono di sciogliere i Parchi?». Alessandro Augier. (general manager del grand hotel Principe di Piemonte). «Rispondo in una parola: chiederei il Casinò. Ovunque in Versilia». Vincenzo Lardinelli. (titolare Balena 2000 e presidente nazionale Fiba-Confesercenti). «Che fine ha fatto il protocollo d'intesa balneari-Regioni-governo che avevamo definito quando lei non era ancora ministro? Inoltre, prima dell'estate si riesce a formalizzare nuovamente lo spostamento del pagamento dei canoni demaniali del 2008, spostamento cancellato dal decreto mille proroghe»? Franco Moretti. (direttore Festival pucciniano). «Vorrei chiedere al ministro se avremo presto un'integrazione tra politiche turistiche e quelle culturali per poter competere in campo internazionale». Paolo Vannucci. (operatore incoming marittimo). «La priorità sono le infrastrutture per il porto. Cominciando dal problema del pescaggio, che ci costringe a dirottare altrove imbarcazioni importanti, come quella recente di un principe arabo. E il numero dei posti barca è limitato». Regina Satariano. (titolare del Priscilla e presidente del Friendly Versilia). «Chiedo di investire nella promozione turistica. C'è bisogno di far conoscere nel mondo le bellezze del nostro territorio e lo Stato può aiutarci in questo. è poi fondamentale che da Roma la Versilia sia aiutata nella conservazione e nell'abbellimento delle risorse già esistenti». Fabrizio Galli. (presidente dei carristi del Carnevale di Viareggio). «Cosa pensa di fare, caro ministro, per far conoscere il Carnevale - una delle eccellenze italiane - anche al di fuori dei confini? Ci pensi bene; se non ci dà una risposta che ci convince... la metteremo sui nostri carri». Simone Andreano. (ristoratore di "Il Posto", Pietrasanta). «Occorrono misure che ci aiutino a destagionalizzare il turismo. Per esempio un centro congressi comprensoriale». Francesco Belli. (presidente dell'associazione balneari di Marina di Pietrasanta). «Chiediamo regole certe. Esistono troppi dubbi su situazioni come la facile o difficile rimozione delle strutture; e sui canoni di concessione. Poi chiederei di equiparare l'Iva alle altre strutture turistiche, come gli alberghi (10%); o addirittura fare come in Francia dove l'imposta è solo del 5%». David Vaiani. (titolare del Bistrot di Forte dei Marmi). «Più libertà per le attività imprenditoriali, in altri termini meno burocrazia. Servirebbe snellire gli iter delle pratiche». Roberto Santini. (co-gestore del Bagno Piero a Forte). «Chiediamo la garanzia sulla normativa relativa alle concessioni demaniali. La mancanza di certezze ci danneggia».

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Previdenza, meno rischi sui fondi e aumento dell'età (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 2 autore: Previdenza, meno rischi sui fondi e aumento dell'età Marco Rogari ROMA Aumentare gradualmente l'età pensionabile e ridurre i rischi sul ricorso alla previdenza complementare favorendone comunque la diffusione. La previdenza è ai primi posti del menù di riforme da attuare rapidamente per favorire la crescita che è stato indicato dal Governatore Mario Draghi nella relazione all'Assemblea della Banca d'Italia. Un menù in cui compaiono anche altre voci considerate strategiche, come la riorganizzazione della pubblica amministrazione e il federalismo fiscale. Sono però soprattutto le pensioni a finire nel mirino del Governo, che lascia chiaramente intendere come un nuovo intervento non sia più rinviabile. Affermazioni quelle di Draghi che giungono dopo le sollecitazioni al governo arrivate dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e le aperture dei sindacati, Cisl in testa, a discutere di innalzamento dell'età pensionabile. Secondo il Governatore «il graduale aumento dell'età media effettiva di pensionamento assicurerà l'erogazione di pensioni di importo adeguato». A questo proposito nelle sue considerazioni finali Draghi sottolinea come «un più alto tasso di attività nella fascia da 55 a 65 anni innalzerà sia il reddito disponibile delle famiglie sia il potenziamento produttivo dell'economia». Un'operazione da realizzare senza perdere tempo: il contenimento delle spese correnti, tra cui quelle per pensioni, va introdotto – afferma Draghi – «nella legislazione da subito, anche se con con effetti differiti, senza rinvii a ulteriori atti normativi e a decisioni amministrative». Il Governatore si sofferma anche sulle difficoltà incontrate dalla previdenza integrativa: il rendimento dei fondi pensione negoziali aperti «è stato negativo per 6 e 14 punti, rispettivamente ». Per Draghi questa defaillance non deve però indurci a modificare «il processo avviato all'inizio degli anni novanta, volto a favorire lo sviluppo del secondo pilastro gestito con criteri di capitalizzazione ». La strada da percorrere, insomma, resta quella del sistema misto che «nel lungo periodo resta preferibile a uno basato solo sulla ripartizione », non senza introdurre alcune correzioni. In particolare, sottolinea Draghi, occorre «favorire la diffusione di prodotti che riducano in modo automatico la rischiosità del portafoglio all'avvicinarsi del momento di pensionamento e offrire titoli che consentano di meglio gestire i rischi su lunghi periodi di tempo». Il Governo si mostra attento alle osservazioni di Draghi pur manifestando ancora cautela. Il ministro Maurizio Sacconi ribadisce che il tema dell'innalzamento dell'età pensionabile e del potere di acquisto dei trattamenti previdenziali andrà valutato «in relazione alla sostenibilità relativa alle aspettative di vita». Dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni arriva una nuovo sì alla riforma previdenziale a patto che non introduca meccanismi punitivi. Un ok a discutere «senza alcun timore né pregiudiziali » di riforme giunge dal segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. Un altro tema caro a Draghi è quello della riorganizzazione della burocrazia. «Molto ci si aspetta dalla progettata riforma della pubblica amministrazione », dice il Governatore, che aggiunge: «L'ampiezza dell'intervento, il rilievo attribuito alla misurazione e alla trasparenza dell'operato delle amministrazioni, la valorizzazione del merito costituiscono importanti elementi di novità ». Per Draghi occorre tuttavia intensificare gli sforzi sulla riduzione degli adempimenti burocratici e, sulla semplifcazione anche normativa, ed è necessario puntare di più sulla formazione. Il Governo fa capire che un ruolo importante l'avrà anche l'attuazione del federalismo fiscale, che «dovrà contribuire al contenimento della spesa». © RIPRODUZIONE RISERVATA TASSO DI ATTIVITà Una più alta partecipazione al lavoro per la fascia tra 55 e 65 anni innalza le entrate disponibili delle famiglie, bene la riforma della Pa

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Non sempre piccolo è bello (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: Fusioni & acquisizioni. Trend in crescita «Non sempre piccolo è bello» Paolo Bricco «Le fusioni e le acquisizioni tra piccole imprese rappresentano un acceleratore del processo di crescita. Il nanismo rimane uno dei temi che incide di più sulla competitività del nostro Paese. Basti pensare che in media la produttività di una piccola impresa è circa la metà di quella di una grande azienda». Maximilian Fiani, partner di Kpmg corporate finance, sostiene la centralità di questo modello produttivo, ma non accetta la retorica del «piccolo è bello, sempre e comunque». Fiani ricorda come, sotto l'onda d'urto dei processi di globalizzazione, si sia assistito a una ristrutturazione che ha comportato una «selezione darwiniana». Ma, adesso, secondo l'advisor, che lavora su questo specifico segmento di mercato, l'incremento dimensionale può diventare una opzione in più, per il nostro «nano- capitalismo». Negli ultimi due anni, secondo Kpmg, in Italia le operazioni di acquisizione e di fusione- aggregazione che hanno movimento meno di 50 milioni di euro sono state 270: 121 due anni fa, 149 l'anno scorso. Il valore messo in gioco è stato pari a 2,3 miliardi di euro: 900 milioni due anni fa, 1,4 miliardi nel 2008. Di queste, poco più della metà sono fusioni-aggregazioni classiche, in cui passa di mano una quota significativa del capitale con gli imprenditori delle due società che restano nella nuova azienda, e cessioni di minoranze, con la creazione di gruppi di imprese incui l'incrocio azionario serve per promuovere lo sviluppo di prodotti, fare più innovazione, promuovere sinergie commerciali e ottenere vantaggi finanziari: per esempio, acquisendo più forza grazie a una maggiore patrimonializzazione nei confronti delle banche. Nel primo trimestre di quest'anno, le operazioni sono state 16, per un valore di 208 milioni. La propensione alla concentrazione rispecchia bene gli equilibri del Paese, con una prevalenza del Nord: il 42% dei casi è stato registrato in Lombardia, il 15% in Emilia Romagna, il 12% in Veneto e il 7% in Piemonte. «L'azienda che cresce anche tramite fusioni o acquisizioni – dice l'advisor di Kpmg – non deve però perdere la capacità di adattamento e la rapidità d'azione che rappresentano i punti di forza della piccola impresa. Occorre che l'imprenditore si circondi di una management di qualità, ma senza appesantire l'impresa di inutili burocrazie». Il fenomeno dei gruppi di impresa e delle vere e proprie fusioni, dunque, esiste. Anche se, in Italia, non mancano le barriere culturali: perfino i meccanismi di cooperazionecompetizione, come quelli distrettuali, non contemplano l'abitudine alla condivisione dei diritti di proprietà. «I nostri imprenditori –commenta Fiani – devono abbandonare la paura di perdere il controllo dell'impresa. In questa fase ad esempio, ci sono delle ottime opportunità di crescita con asset a prezzi interessanti. Per chi ha la cassa e non deve ricorrere in modo eccessivo alla leva del debito, è il momento giusto per fare buoni affari». paolo.bricco@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA IL DATO DI PARTENZA Maximilian Fiani (Kpmg): «Il rendimento di una microrealtà è in media circa la metà di quello di un grande gruppo» Maximilian Fiani. Quarantatre anni, partner di Kpmg corporate finance

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I dispetti dell'ultimo minuto e uno scontro che è solo rinviato (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Sport data: 30/05/2009 - pag: 48 Le strategie Il presidente Fia deve scegliere tra i grandi e i «nani» I dispetti dell'ultimo minuto e uno scontro che è solo rinviato MILANO E adesso che ci siamo iscritti, che il nostro nome è lì, nero su bianco, prova ad avere il coraggio di buttarci fuori e scegliere i «barbari», quelli che premono ai confini e cercano di invadere il Circus, i nani che si vogliono sostituire ai giganti, Campos, Lola e compagnia, invece di Ferrari, McLaren- Mercedes e Renault. Questo è il messaggio che i team riuniti nella Fota inviano a Max Mosley, questo è il significato della loro mossa, giunta ieri a sorpresa. Una soluzione quella dell'iscrizione con riserva che è tipica di questo mondo in cui nulla è come appare (c'è un'iscrizione e quindi si potrebbe pensare che si è risolto tutto, e invece niente di tutto questo), maturata solo nelle ultime 48 ore, nella riunione di mercoledì a Heathrow. Maturata dopo che la Williams aveva preso la decisione di iscriversi rompendo il fronte delle squadre: se il team inglese avesse aspettato solo 48 ore, adesso sarebbe iscritta, rispettando i vincoli legali che la obbligavano con Ecclestone e Mosley, senza essersi inimicata tutto il paddock (si racconta che i rappresentanti della Williams fossero costantemente in contatto telefonico con Mosley, anche nei break delle riunioni Fota, cosa non proprio gradita). Ma tant'è. Questa mossa cerca di mettere Mosley fuori gioco. Ci riuscirà? Difficile dirlo. Di sicuro, in questi casi sono i dettagli a fare la differenza. E i dettagli ieri non sembravano dipingere il quadro di un'armonia finalmente ritrovata. Ieri, per fare un esempio, il segretario della Fota Simone Perillo si è presentato a Ginevra consegnando, brevi manu, i documenti di tutte e nove le squadre per l'iscrizione con riserva. Ma non ha trovato nessuno disposto ad accoglierlo. Un responsabile non c'era, una segretaria neanche. L'hanno rimandato indietro. In posta: per inviare i documenti con una raccomandata con ricevuta di ritorno. Ostacoli della burocrazia o piccoli dispettucci dell'ultimo minuto? Il dubbio nessuno ieri sera lo aveva fugato. Ma al di là degli «incontri costruttivi », e del «clima amichevole » (le parole d'ordine di questa lunga ed estenuante trattativa), è un bel po' che i team e Mosley si tirano fendenti. La Renault e la Toyota, per esempio, non hanno gradito le continue esternazioni del presidente che li indica come i prossimi candidati a seguire la Honda e ad abbandonare la Formula 1. «Non si rende conto dei danni che ci crea? rincarava ieri Briatore . Noi stavamo stringendo degli accordi con alcuni sponsor e, dopo le sue parole, abbiamo dovuto rimandare tutto alla fine di questa storia». E poi: «Se chiede garanzie a noi, come può essere tranquillo che manterranno gli impegni squadre come la Campos?». Ora, a Mosley la scelta: o il campionato dei nove pretenziosi, o quello degli altri, nani, ma arrendevoli. a. rav. Intoppi Respinti i documenti delle squadre Fota, il segretario li ha dovuti mandare via posta

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Cala Luna, Baunei contro tutti Da Dorgali un segnale di pace (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Ogliastra Pagina 6025 Ticket. Domani consegna delle 5 vele. Sisine: fondali puliti Cala Luna, Baunei contro tutti Da Dorgali un segnale di pace Ticket.. Domani consegna delle 5 vele. Sisine: fondali puliti --> Non si fermano le polemiche su Cala Luna. Pasquale Zucca insorge, mentre da Dorgali arrivano segnali di distensione. L'intervento dell'Ufficio regionale del demanio sul ticket a Cala Luna, ha provocato diverse reazioni a Baunei, che vanta quaranta chilometri di coste incontaminate. Per la pulizia del suo mare al Comune verrà consegnato domenica il premio Cinque vele mentre a Cala Sisine andrà in scena la manifestazione conclusiva di Fondali puliti. Nel turbinio di polemiche, che non si placano, non poteva mancare la presa di posizione di uno storico ex sindaco di Baunei, Pasquale Zucca. Da professore di lettere in pensione, Zucca prende spunto dalla letteratura per commentare gli eventi di questi ultimi giorni. «Le recenti dichiarazioni rilasciate da un funzionario regionale del demanio - attacca - mi richiamano alla mente il disgusto per i burocrati che si prova leggendo le opere dello scrittore russo Cechov, che ha magistralmente descritto i danni che provoca la burocrazia lontana dalle esigenze reali della gente». Secondo l'ex sindaco l'errore di fondo «è la concessione di un pontile che incide nel territorio comunale di Baunei (mappale 6, foglio 2 - puntualizza-) ad un altro Comune, quello di Dorgali, che non può avere nessun diritto di prelazione». La Regione, però conferma la sua linea, basata su una precisa direttiva dell'assessore agli Enti locali Gabriele Asunis e nel rispetto delle norme che regolano la materia. QUI DORGALI Baunei resta sulle barricate, mentre da Dorgali giungono segnali di distensione. «Per giovedì prossimo è stato confermato l'incontro a Cagliari per capire definitivamente se la gestione del pontile di Cala Luna sarà esclusivamente priorità nostra o se Baunei vorrà farlo congiuntamente a noi». Le dichiarazioni sono del primo cittadino Tonino Testone e si riferiscono alla seduta consiliare di giovedì scorso, nella quale si è anche discusso il caso Cala Luna. «Vogliamo capire se con il Comune limitrofo - afferma il consigliere dell'opposizione Fabio Fancello - ci sia ancora la possibilità e specialmente la volontà di una gestione condivisa del litorale interessato. Noi come minoranza, fin dalla prima volta che venne imposto il ticket, parlammo di affrontare la situazione in una tavola rotonda che comprendesse entrambe le amministrazioni, ma non fummo ascoltati e fin ora siamo stati tagliati fuori non sapendo come si intendesse procedere». La replica viene dall'assessore al Turismo Francesco Ticca: «Prima di questi due ultimi incontri, nei quali gli amministratori di Baunei hanno manifestato chiusura, avevamo iniziato a confrontarci con loro, a partire dal marzo scorso. A parole sembrava che gli accordi per una programmazione comune fossero presi. Avevamo prospettato anche una serie di incontri con gli operatori del settore turistico, con il Consorzio Trasporti marittimi e delle manifestazioni che coinvolgessero anche le scuole dei rispettivi paesi. Poi inaspettatamente il connubio si è rotto ma non per colpa nostra». GIAMPAOLO PORCU SONIA MELONI

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In piazza giovani, precari e invisibili "Ma non chiamateci più no global" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA - Da trentasei ore, fulminei e chiassosi, come un Davide che balla intorno a Golia, appaiono in drappelli di qualche decina per poi scomparire. E riapparire altrove. In una violazione simbolica di "zone rosse", che descrive il perimetro dei diritti negati ai migranti. Che rende solare quel che chiedono - "No al G8, no al pacchetto sicurezza". "La vostra sicurezza non ci cancellerà. Cittadini e cittadine nati" - e, a ben vedere, racconta quel che sono. Oggi pomeriggio, si annunciano in 10 mila e avranno la piazza. Nel lessico pigro della politica e dell'informazione, li chiamano ancora "No global". Nonostante quel nome non dica e non descriva più nulla. Nelle analisi delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l'Aquila - a raccontare di cosa si stia davvero parlando. Anche se il ministro dell'Interno Roberto Maroni un'idea sembra averla già maturata. Quando, tornando a far ballare i fantasmi degli anni '70, avverte che "non c'è da stare tranquilli". Che nei "social network" è "forte l'attrattiva per criminali e terroristi", e la "stagione dell'eversione non è chiusa". Eppure, se li osservi in queste ore a Roma, se ascolti il Movimento discutere, ne scorri i forum in Rete e chiedi chi sono e cosa sono diventati, scopri appunto che persino il nome - "No global" - è roba buona per il museo delle cere. Il "movimento dei movimenti" dei giorni di Genova non c'è più. I 300 mila del G8 2001, le 730 organizzazioni che li rappresentavano, se li è portati via il tempo e la storia. Come del resto raccontano i destini di alcuni dei loro 18 leader di allora. Prigionieri di se stessi e di un passato ingiallito quelli che hanno scelto il salto nella politica come professione (Vittorio Agnoletto e Francesco Caruso). O alla ricerca d'altro, come Luca Casarini, il figlio di operai padovani, oggi papà di un bimbo piccolo, un esordio da romanziere noir con Mondadori, tornato a fare politica sul territorio, ma ormai libero dalla stimmate della "leadership". "Perché leader abbiamo scelto che non ce ne siano". "Perché è finita la stagione della "soggettività politica"". "Perché il Movimento deve far parlare la società". Perché gli eredi dei disobbedienti e delle tute bianche - adolescenti nei giorni di Genova e oggi ventenni - sono nella "Rete no logo". Lo spazio senza simboli. OAS_RICH('Middle'); Il collettivo "Wu Ming", che nel 2001 aveva dato forma e contenuto simbolico ai giorni di Genova con l'appello "Dalle Moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero", ha scritto: "Nel 2003, il Movimento era già in profonda crisi. Giorno dopo giorno regredì a presenza marginale, si ridusse a un inter-gruppi che occupava lo spazio dell'estrema sinistra tradizionale. Riemersero strategie e tattiche fossili, sub-leniniste. Grandi quantità di tempo ed energie vennero dissipate in guerre identitarie tra correnti". Alberto Zoratti, microbiologo, esperto di commercio equo e solidale, ex portavoce del Genoa Social Forum, aggiunge: "A Genova dicevamo che la globalizzazione basata sulla liberalizzazione del mercato avrebbe portato solo instabilità economica. Bene, abbiamo sbagliato per difetto. Al punto da scoprire oggi che l'alfiere della finanza creativa di allora, Giulio Tremonti, è diventato nemico della globalizzazione. Eppure, dopo Genova, non abbiamo saputo sfuggire alla logica del conflitto frontale. Abbiamo cominciato a perdere consenso". Suona come il racconto di una ritirata. Di una morte per consunzione. Segnata, per altro, dalla perdita di contatto con il mondo cattolico, dalla nuova centralità dei Cobas che sono tornati ad essere l'unico sindacato in piazza a spese della Cgil, dalle divisioni nella sinistra cosiddetta radicale se stare o meno dentro il Movimento. Eppure, le cose non sembrano stare esattamente così. Dice Luca Casarini: "La verità è che i "no Global" non esistono più, perché abbiamo vinto. Perché la storia ci ha dato ragione. Otto anni fa, ci opponevamo alla globalizzazione nel momento della sua massima espansione. Oggi, che la globalizzazione celebra la sua sconfitta, il Movimento assume nuove parole d'ordine e nuove forme. Che sono quelle antiche della crisi e delle contraddizioni del capitalismo". Privo di rappresentanza e coordinamento (cui ha rinunciato), l'antagonismo ha abbandonato un orizzonte globale per tornare a lavorare nel territorio sui nodi della "formazione" (con l'"Onda"), del "precariato", dei beni comuni ("di chi sono l'aria, l'acqua, la terra?"), dei migranti. Continuando a coltivare un'idea dello scontro di piazza come "violazione della zona rossa". Finendo per comporre un quadro, che, all'indomani delle rivolte che hanno acceso la Grecia e la Francia, Ilvo Diamanti, su questo giornale, ha fissato con parole che sono per altro diventate patrimonio dei nuovi "no logo". "Il denominatore comune di queste esplosioni sociali - ha scritto - sono i giovani, occultati e vigilati da una società vecchia e in declino, da un sistema politico im-previdente, inefficiente e spesso corrotto. Schiacciati in un presente senza futuro, cui sono sottratti i diritti di cittadinanza. Inutile ignorarli, fare come se non ci fossero. Ci sono. Esistono. E se si finge di non vedere si accendono, bruciano". La geografia dei centri sociali si è ridisegnata in quelle che chiamano "aree di aggregazione". E accade così, ad esempio, che le adesioni a "dachepartestare.org", nodo che ha organizzato la scorsa settimana la manifestazione antirazzista di Milano, siano quelle che mancano a "globalproject. info", riferimento dei centri sociali del Nord-Est, promotori, con i romani di "Action", della manifestazione di oggi. Che il "Cantiere" di Milano si sia separato dai padovani, mentre "Askatasuna" di Torino, "Crash" di Bologna ed "Ex carcere" di Palermo si raccolgano intorno a "infoaut. org". "Siamo un Movimento 2.0", dice Monica Di Sisto della cooperativa "Fair", mutuando la definizione di questa nuova mappa politica dalla rivoluzione concettuale che ha conosciuto la Rete. "La mobilitazione, oggi, è più reticolare e interattiva". E sia dunque. Addio "No global". Ecco i ragazzi del "2.0". (30 maggio 2009

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La passione della mediocrità (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 30-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

QUESTIONE MORALE La passione della mediocrità Bruno Accarino Quando comparvero i primi segni della crisi finanziaria, non pochi osservarono, anche nelle nostre file, che si trattava di un fenomeno né inedito né sconvolgente: bastava sfogliare nei punti opportuni Il capitale di Marx per trovare i profili del sistema creditizio nella sua dipendenza dal modo di produzione dominante. L'osservazione mi apparve e mi appare un po' scolastica e pedagogica, quasi che la stessa scena non facesse altro che ripetersi, con attori diversi, e quasi che vi fosse bisogno di ricordare che in Marx giacciono molti tesori oggi finiti nel dimenticatoio. CONTINUA|PAGINA 10 Ma che cosa ha a che fare il sistema creditizio analizzato da Marx con le manovre di alcuni pescecani che sono in grado di spostare in pochi minuti cifre tali da alterare equilibri economici mondiali? Ogni volta che ricompaiono fenomeni da capitalismo predatorio, i quadri concettuali della razionalità di sinistra vacillano. Le motivazioni sono più che plausibili: la critica del capitalismo predatorio non stonerebbe in bocca ad un fascista di sinistra, può confusamente accompagnarsi a lamentazioni, venate di antisemitismo, contro le plutocrazie, ed un tradizionalismo cattolico da vandea potrebbe ben schierarsi, nonostante l'imbarazzante contromodello dell'Opus dei, contro operatori economici spregiudicati e privi di scrupoli. Qua e là può affacciarsi anche il ritornello dei mercanti e degli eroi, a distribuire la propensione alla rapina dalla parte dei primi e la titolarità della virtù umanistica dalla parte dei secondi. La distanza dei patrimoni teorici del movimento operaio organizzato dalle categorie del capitalismo predatorio è stata sempre un punto d'orgoglio: di fronte a quel quotidiano attentato alla razionalità che è il capitalismo, sono pensabili e perseguibili, con la lotta politica, livelli superiori di razionalità sociale, di equilibrio e di giustizia, ma il giudizio morale deve interferire il meno possibile. Il discorso fu chiuso in fondo dallo stesso Marx, che tirò fuori una metafiora teatrale: non ce l'ho con il capitalista, è solo una «maschera di carattere», ho ben altro a cui pensare che accanirmi contro questo o quel grassatore di strada, la soggettività dello sfruttatore di turno la lascio ad altri. Il cammino che porta ai nostri giorni è lastricato di allarmi. Il primo, ignorato, coincise con il famoso pronunciamento di Enrico Berlinguer sulla questione morale e con la diffusa, e malcelata, mancata condivisione dello stesso. Eppure Berlinguer, il quale sarebbe stato il primo a respingere l'idea del potere giudiziario come succedaneo o come supplente a tempo pieno della politica, aveva detto in fondo, a ripensarci, una cosa di luhmanniana, fredda razionalità: se consentiamo alla questione morale di tracimare e di occupare gli spazi della politica, smetteremo di fare politica. Non si può dire che il vaticinio fosse campato in aria. Le passioni, a cominciare dall'avidità (di soldi o di potere), vengono in genere trattate sub specie aeternitatis: oggi forse qualche neuroscienziato suggerirebbe di andare a caccia di questo o di quell'enzima, tanto per dare un tocco di inaggirabile definitività bio-antropologica. Ma le passioni possono essere storicizzate, come del resto può essere monitorata nel tempo la caduta tendenziale del saggio di ironia e di autoironia disponibile in una comunità civile: quante volte la filmografia di Totò ha spernacchiato ante litteram, direttamente o indirettamente, un personaggio come Brunetta? Ad aggravare la nostra pena c'è la consapevolezza che lo storico del futuro non potrà scrivere della nostra epoca senza sbellicarsi dalle risate. Se le passioni vengono storicizzate, si può scoprire che anche la rapacità ha un suo diagramma, fatto non di secca presenza e di altrettanto evidente assenza, ma di alti e di bassi, di pudore e di impudenza, di controllo e di smodatezza. È sotto gli occhi di tutti che un'Europa post-bellica, impegnata nello sgombero delle macerie e in un elementare processo di accumulazione capitalistica, aveva imbrigliato in una mappa segnata da schieramenti politici veri le più distruttive escrescenze passionali. Congiurò positivamente la possibilità di ereditare dalla guerra, o addirittura dalla lotta antifascista, aristocrazie politiche dotate, o presto investite, di vocazione costituente. Anche sulle politiche di welfare non gravò l'ombra dell'umiliazione e dell'obolo, perché aveva una sua chiarezza il compromesso di classe sul quale esse erano fondate. Giova ricordare che a quei tempi in Italia si sparava spesso e volentieri sui lavoratori in sciopero, in attesa della più radicale stagione delle stragi di Stato: il clima non era da happening, tuttavia erano meno aggressive, o del tutto inesistenti, quelle corporate identities che assommano schiavitù volontaria e grinta espansionistica, e nelle quali il profilo identitario, pur di rimanere tale, può accumulare potere perfino accettando il rischio dell'estremismo disfunzionale e autolesionistico. Oggi la scorciatoia delle curve femminili nella selezione della classe dirigente e nella cattura del consenso non inventa la neo-passione del mercimonio sessuale, ma sancisce e quasi formalizza l'assai più vetusta passione della selezione positiva della mediocrità o dell'innocuità, finalizzata a non disturbare il manovratore. I conservatori post-1789 arricciarono il naso di fronte a quella manica di socialmente scapestrati - zero tituli, direbbe Mourinho - che andò a costituire l'Assemblea nazionale francese: la cui bastarda composizione sociale fu tematizzata, però, solo perché si intravvedeva all'orizzonte il fabbisogno crescente di competenze e di saperi organizzativi, tecnici e gestionali che fanno un governo, o forse una governance. Anche un bambino sarebbe stato capace di maramaldeggiare sull'insipienza fiscale dei rivoluzionari. Il vero conflitto con la cultura di destra non è più sull'uso dei congiuntivi, anche se difficilmente dalle truppe di Bossi verranno scoperte scioccanti di filologia dantesca. Le curve femminili danno il senso della migrazione delle competenze lontano dall'agone politico e preoccupano non in quanto indice di immoralità, ma perché invitano alla dissociazione tra politica e conoscenza, tra classe dirigente e sobrietà, con una sorta di franchigia riservata alle idiozie. A questo punto il corpo femminile è una protesi che accelera i processi di iniziazione e di acclimatazione nelle stanze del potere, ma perde di specificità e vale quanto un'altra protesi qualsiasi: quanto ad efficacia operativa, quella del portaborsismo zelante e del sacrificium intellectus non scherza e, a occhio, annovera percentuali di praticanti assai più maschili che femminili. Una volta eravamo preoccupati, con spirito genuinamente weberiano, che la tecnica e la burocrazia potessero scipparci la passionalità della politica, oggi siamo sgomenti di fronte alla possibilità di essere travolti dal dilettantismo. O forse non sappiamo che, scavalcata la scena presidiata dai giullari, i destini del mondo si giocano in altri centri di potere, che trattano i giullari con la stessa puzza al naso che avevano i lords inglesi nei confronti dei presumibilmente malvestititi e maleodoranti citoyens. Foto: GEORGE GROSZ "PACE TRA CAPITALE E LAVORO"

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Il gentiluomo tira fuori la pistola e ruba 10 milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

COLPO GROSSO IN PLACE VENDOME Il gentiluomo tira fuori la pistola e ruba 10 milioni [FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE A PARIGI Ha ragione, come sempre, il presidente: «bisogna senza indugi allestire un piano di lotta contro le rapine». Lo aveva ordinato giovedì nel suo discorso per rendere più sicura la Francia, annunciando il reclutamento di altri mille specializzatissimi poliziotti. Troppo tardi. La burocrazia richiede, si sa, tempi lunghi. I delinquenti invece non devono firmare scartoffie e passare lungaggini parlamentari. E così, zacchete! Il rapinatore solitario e elegante che ieri pomeriggio è entrato nella scintillante e riverita boutique del gioielliere Chopard in place Vendome allontanandosi gioiosamente appesantito da un bottino di sei, dieci milioni di euro, ha efficacemente giocato sull'anticipo. Ore quindici: piazza ancora un po' intorpidita sotto il sole di un bel sabato di fine maggio. Al ministero della giustizia, proprio a un passo, i gendarmi sonnecchiavano, placidamente: il lungo week-end della Pentecoste teneva lontano la signora ministro e gli alti funzionari: una giornata di goduria, insomma. Da passare addocchiando le turiste che si affannavano a inscatolare la napoleonica colonna nella fotografia-ricordo. Nella gioielleria creata da uno svizzero ai tempi di Napoleone terzo e passata all'orologiaio tedesco Karl Scheufele nel 1960, al numero uno, proprio all'angolo con la rue Saint-Honoré aspettavano anche loro, tranquilli, gli immancabili clienti. E' appena finita la vetrina del festival di Cannes: la «maison» lo utilizza da anni, insieme alla passerella degli Oscar americani, per far sfilare caricando le disponibilissime attrici come se fossero tabernacoli, delle sue creazioni. Le settimane successive al defilée, quindi, sono sempre ricche di visite a questa nababberia. Il signore elegante che è entrato tra le riverenze del personale di guardia e le occhiate ammirative delle commesse, sembrava appunto il prototipo che esce dopo aver lasciato a favore della Casa solchi interessanti nel proprio conto in banca. E invece, il cliente così promettente ha tirato fuori dalla tasca, come se fosse il libretto degli assegni, una pistola e ha ordinato di consegnarli una quindicina di pezzi, valore stimato molto alla rinfusa secondo le prime e assai parche testimoniane, tra i sei e i dieci milioni di euro. Un intenditore, evidentemente. Il tutto è durato pochi minuti: senza uno sparo, senza urla come una normale trattativa con un cliente. Tanto che una delle commesse, stralunata, ha barbugliato di non essersi accorta di nulla e aver continuato tranquillamente a lavorare. Il rapinatore gentiluomo è poi uscito con calma esibendo un bel sorriso e si è allontano a piedi, secondo le prime testimonianze. Ai curiosi non sono rimasti da ammirare che vetrine vuote e saracinesche abbassate. Se non fosse che ufficialmente alla banda sono stati tagliati definitivamente i garretti e che uno dei capi è stato proprio la settimana scorsa condannato a quindici anni di sacrosanta prigione per un colpo messo a segno a Montecarlo, si direbbe che il romanzo criminale della banda delle «pantere rosa» ha scritto un nuovo capitolo. Se non sono loro, certo è un imitatore che ne ha studiato lo stile, alla perfezione: rapidità, sorpresa, nessun ricorso alla violenza, alla sguaiatissima fuga con auto o moto, bottino da record. Sono una banda di balcanici, uomini e donne, le pelle indurita dalle guerre di Bosnia e del Kosovo, poliglotti, dediti alla grassazione temeraria come a una religione monastica che hanno inventato la mondializzazione dell'assalto alla gioielleria. Dal 2003 hanno colpito nei cinque continenti dagli Stati Uniti al Giappone, duecento colpi riconosciuti e attribuiti. Adorano Parigi: hanno fatto acquisti, travestita da coppia di miliardari, poco tempo fa da Harry Winston avenue Montaigne, bottino 85 milioni di euro. Ieri hanno cambiato gioielleria.

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Io, poliziotto pancione (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Renzo Mazzaro «Io, poliziotto pancione» Provocazione per provocazione, ecco le risposte al ministro da agenti rigorosamente sopra i 100 chili La polemica aperta giovedì da Brunetta e i contraccolpi tra gli uomini delle questure venete VENEZIA. Io, poliziotto pancione, seduto sì, ma non in ufficio a fare il passacarte, come immagina il ministro Brunetta. Seduto al posto di capopattuglia di una volante della polizia di Stato, commissariato di Chioggia, all'inseguimento di un'auto sfuggita ai carabinieri, che sta tagliando tra strade e canali dell'entroterra veneziano. Ore 23,30 di mercoledì 13 marzo: dura mezz'ora questa corsa folle. Le due auto sfrecciano incollate, attraversano più volte la Romea, i poliziotti spingono il fuggitivo verso un posto di blocco, quello lo sfonda, i colleghi del posto di blocco sparano, ma il carosello non si ferma. Dettaglio che interesserà il ministro: il capopattuglia pesa 100 chili. Altro dettaglio offerto gratis: il suo collega al volante non ha fatto nessun corso di guida veloce, come è previsto invece per i carabinieri. Se non finisce fuori strada lo deve solo a se stesso. L'inseguimento finirà con uno schianto: l'auto in fuga centra un lampione, i due poliziotti forse saranno premiati. Di loro non si può dire né il nome né il cognome, è vietato intervistarli. Nessun poliziotto può parlare senza preventiva autorizzazione, i questori sono inflessibili, è la prassi. E così sia, anche se bisognerebbe spiegare perché allora in tutte le questure, tutte le mattine, il capo della mobile parla con i cronisti di nera non del tempo che fa ma di quello che è successo nelle ultime 24 ore. Incongruenze della burocrazia. Palestrati e grassoni. Gli unici poliziotti che possono parlare con nome e cognome sono i delegati sindacali. Siamo andati in cerca di quelli che pesano più di 100 chili per stare al gioco e stabilire se è vero che «non si può mandare in strada il poliziotto panzone perché lì se lo mangiano», come è capitato di dire giovedì scorso a Brunetta. E' anche vero che il ministro, di fronte al coro generale di proteste, ha invocato l'esagerazione a scopo didascalico, si è scusato, ha contrattaccato parlando di ipocrisia di chi non vuol capire. Ma chiunque capisce che può esserci un palestrato dietro la scrivania e un grassone on the road, magari bravo come Bud Spencer. Come può esserci un ministro anti-fannulloni che si appisola all'assemblea di Confindustria, dunque sul lavoro, senza che il suo cedimento ribalti la linea. Qui in ballo non c'è il ministro con le sue esagerazioni per erudire il volgo, ma la sicurezza dei cittadini di cui si parla ogni giorno, anzi più volte al giorno. Si vorrebbe sapere se è vero che ci sono poliziotti, palestrati o grassoni non importa, che fanno flanella dentro gli uffici e potrebbero essere impiegati meglio. 31 anni di servizio. Lavora a Padova al Nucleo operativo di protezione dei pentiti (Nop), un ufficio riservato, motivo per il quale lo chiameremo Fabrizio. Ha 31 anni di servizio, guadagna 2000 euro al mese, pesa 136 chili, è alto 1,85 ed è stato nazionale di nuoto. Si allenava alla Rari Nantes con Novella Caligaris. «Per dare un giudizio dovreste vedermi. Io non sono nato con la pancia, avevo un fisico bestiale. E non è automatico che uno sia panzone e anche poco efficiente. Quando facciamo poco sono 250 chilometri al giorno, ma io sono riuscito a farne anche 1470 in un giorno solo. La prima carta di credito me la sono dovuta fare perché partivo e non sapevo quando tornavo. Stavi fuori tre o quattro giorni, dovevi comprarti tutto, le mutande, la camicia». Che anni erano? «Ho fatto 20 anni di attività investigativa, da 5 sono al Nop, dunque fino a dieci anni fa. Ho seguito anche il sequestro Celadon, facevo 20 ore al giorno, tornavo a casa e ripartivo, mia moglie vedeva solo il letto sgualcito. Ma sono contento del mio lavoro. E giuro su quello che ho di più bello al mondo, che io e molti dei miei colleghi mettiamo soldi di tasca nostra per sopperire alle deficenze dello Stato». Di tasca nostra. «Per dire, io mi sono fatto prestare il furgone da amici - continua Fabrizio - perché non l'avevamo in dotazione, mettendoci il gasolio di tasca nostra perché il mezzo non poteva essere rifornito dalla pompa dello Stato, non essendo un mezzo ufficiale. Mi sono comprato un pc per fare il verbale direttamente sul posto, con la stampante della banca o della ditta dove avveniva il sequestro, ma sempre a spese nostre». E non vi facevate rimborsare? «Non era previsto». Un lavoro da missionari. «Non solo noi, anche i colleghi carabinieri o della Gdf. E' un lavoro che appassiona. Dico di più: l'attività nel sindacato di polizia non è per ottenere più soldi in busta paga ma spesso per chiedere maggior efficienza dello Stato per il personale e per il servizio». In due 250 chili. Dicono che in due, nella volante della polizia di Riva del Garda, fate 250 chili: è vero? «E' un po' esagerato, ma siamo sulla strada - risponde Albano Candolfo, 110 peso forma, il resto dei chili è del collega Bonfante -. Faccio da vent'anni la vita che fanno tutte le volanti d'Italia: pomeriggio, mattina, notte, un riposo a settimana e avanti. Dentro e fuori la macchina continuamente. Il ministro Brunetta dovrebbe guardarsi lui prima di affibbiare etichette. Controlli il comparto macchine malmesse, il comparto divise che non ci sono, il comparto straordinari che non pagano». Da quanto tempo lei aspetta gli straordinari? «Da noi in 3-4 mesi riescono a pagare, altrove arrivano a distanza di un anno. Qualcuno deve fare riposi compensativi per non perdere tutto». E la benzina per le volanti? «La benzina è il meno, non ci sono le macchine. Lo sento dai colleghi di Verona, di Brescia, di Trento». Il fatto di pesare 110 chili le è almeno utile? «Sicuramente la stazza fisica fa la sua parte: quando scendi dalla macchina, metti tranquilli i più esagitati». Brunetta ignora. «Il ministro si dimostra ignorante del nostro lavoro - dice Luca Prioli, peso forma 105 chili, segretario generale regionale del Coisp, un rullo compressore -. Lo dimostro: 1) oggi la media di età in polizia è 37 anni, dieci anni fa era 25 anni; 2) i servizi operativi si facevano fino a un massimo di 40 o 45 anni d'età, oggi abbiamo cinquantaduenni in servizio alle volanti, con turni in quinta massacranti, ogni 5 giorni una notte di lavoro, dormire sempre a orari sfalsati, malattie professionali come gastriti, problemi alla schiena, ecc; 3) la polizia è talmente scarsa di personale che non c'è più gente imboscata negli uffici, è un ragionamento di vent'anni fa. Nel Veneto abbiamo tutte le province al di sopra di 70-80.000 extracomunitari regolari, anche chi lavora negli uffici non se la passa bene. 4) Tutti i poliziotti oggi fanno servizio di ordine pubblico almeno un giorno la settimana, inclusi quelli che lavorano all'ufficio passaporti, inclusi il sabato e la domenica. Per non parlare delle intercettazioni, lavoro delicato, che si fa in ufficio». Polizia di frontiera. Nicola Pauli, 37 anni, 2 metri per 135 chili, sempre in macchina per i controlli cosiddetti di retrovalico con la Slovenia anti-clandestini: «Gli ingressi di massa sono finiti. Oggi l'organizzazione porta singolarmente i clandestini in Slovenia e i loro parenti in Italia o in Europa se li vengono a prendere in macchina. Il rintraccio è molto più faticoso, si fanno controlli a campione a ridosso del confine, ma bisogna avere la fortuna di intercettare l'auto giusta». A proposito di auto, Pauli viaggia su una Fiat Punto del 1994, 150.000 chilometri. «Alla faccia della rottamazione, le nostre macchine non le rottama nessuno. Ci hanno già detto che quest'anno a malapena avremo i soldi per la benzina e per l'olio». Questo posto di frontiera ha 125 poliziotti, in ufficio 20, gli altri fuori.

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Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso/1 Autentiche errate, notifiche in ritardo, ricorsi improcedibili ERMANNO BRANCA Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia SAVONA Alla fine l'unica esclusione è quella del Partito comunista dei lavoratori. Mentre Lega Nord e Pdl sono stati riammessi in fasi successive e la Dc ha dovuto solo cambiare il simbolo (trasformando lo scudo in vela), il Pcl dovrà stare alla finestra mentre tutti gli altri andranno alle elezioni. Oltre al danno dell'esclusione per il Pcl è arrivata anche la beffa, dal momento che le varie bocciature sono maturate per «incidenti» che si sono verificati per imperfezioni burocratiche. Prima quasi tutti i Comuni hanno sbagliato l'autenticazione delle firme, dimenticando di scrivere la località perchè ritenevano che fosse implicita nel timbro dell'amministrazione. Poi il ricorso al Tar non è stato nemmeno discusso perchè il Pcl non ha potuto esibire la ricevuta di ritorno della notifica effettuata alla Provincia. Tutto questo ha provocato in prima battuta l'esclusione di un partito dalle elezioni ma soprattutto esporrà i savonesi al forte rischio di ripetere le elezioni a distanza di pochi mesi. Il 10 giugno infatti il Tar, a urne chiuse, discuterà il ricorso del Partito dei comunisti lavoratori e se dovesse ritenerlo fondato, sarebbe necessario riptere le elezioni. «Siamo di fronte a un caso abnorme, unico nel panorama nazionale - protesta il leader Marco Ferrando -. La situazione è grottesca ma certo non ci lasciamo scoraggiare. Quindi è bene che tutti si preparino alla conseguenza inevitabile di ripetere le elezioni, dal momento che prima o dopo verrà riconosciuto anche alla nostra lista il diritto di partecipare che è stato accordato ad altri. Nel frattempo produrremo il massimo sforzo sulle Europee, consapevoli di aver subito una clamorosa ingiustizia». Anche per Patrizia Turchi alla fine il Tar dovrà dare ragione al Pcl: «La nostra lista era nelle stesse condizioni del Pdl per la mancanza della località dell'autentica. Il Tar nella sospensiva concessa al Pdl ha spiegato che è valida l'integrazione successiva effettuata da Barbero e quindi dovrà riconoscere anche la validità delle integrazioni che abbiamo chiesto ai Comuni che avevano sbagliato le nostre autenticazioni. Non credo che lo stesso tribunale amministrativo possa modificare orientamento nel giro di una settimana». Il portavoce Simone Anselmo sottolinea: «Diciamo che non siamo stati fortunati con la pubblica amministrazione. Prima i Comuni hanno sbagliato le autenticazioni e poi la notifica in provincia è arrivata tardi».

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i tifosi buoni di udine e la lega cattiva del calcio (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

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Pagina 43 - Sport I tifosi buoni di Udine e la Lega cattiva del calcio Come si copia il Barcellona? In poche parole, facendo l´esatto contrario di quello che facciamo. Con più parole, serve un giochetto. Facciamo finta che la finale l´abbia vinta il Manchester. La parola d´ordine oggi sarebbe: copiare il Manchester. Che il Barcellona sia l´unica tra le grandi squadre a non incassare soldi dallo sponsor, ma a versargliene (1,5 milioni di euro annui all´Unicef) sarebbe stato ugualmente vero, ma forse l´avremmo messo meno in evidenza. Ancora vero che più di mezza squadra uscisse dal vivaio. In caso di sconfitta il merito sarebbe stato più piccolo? Spostato in panchina dalle giovanili alla prima squadra, Guardiola aveva già vinto Coppa del Re e campionato. Avesse perso mercoledì, sarebbe stato un fallimento? Quindi, si copia il Barcellona perché ha vinto. [Avesse perso, Guardiola non avrebbe potuto dire due cose molto belle: ricordare Mazzone, suo allenatore al Brescia, e cercare di consolare l´amarezza di Paolo Maldini al quale parte dei suoi tifosi ha rovinato la giornata d´addio. In questa sua attenzione al calcio di tutti, non solo di casa sua, come tecnico Guardiola mi sembra più speciale di altri. Se poi si parla di gioco, il suo Barcellona è come una serie di echi di frasi già sentite. «Finché noi abbiamo pallone, non lo hanno gli altri» (Liedholm). «Insegnare a correre è più facile che insegnare a giocare» (Galeone). «E´ il pallone che deve sudare, non io» (Platini, in risposta a Boniperti). Che la squadra abbia fatto tornare i conti rinunciando a due primedonne come Deco e Ronaldinho può essere casuale, ma non credo. Che il Barcellona non abbia estremo bisogno di Ibrahimovic, altra primadonna ben più efficace degli altri due, ma un po´ capriccioso, mi sembra evidente. Coi vivai, in Italia si spande fumo insieme alle chiacchiere: un Santon, un Marchisio non fanno primavera. Voglio vedere dove e quanto giocheranno nel prossimo campionato Marilungo, Meggiorini, Immobile, Paloschi. [Per copiare il Barcellona, poi, bisogna fare piazza pulita di vecchie abitudini. Se una squadra italiana ha un centrocampista raffinato, gli si affiancano tre incontristi, tre cagnacci. Se il Barcellona ha Xavi, va a prendere Iniesta. In Italia non giocherebbero mai insieme: troppo leggeri, troppo simili, si studierebbe una staffetta. Sono loro la forza della squadra, con la capacità di nascondere il pallone che alla fine ha mandato in tilt quelli del Manchester, gente che di pressing se ne intende. In tilt fino al fallo di frustrazione, al mondo rovesciato: Cristiano Ronaldo che stende Puyol e non viceversa. E poi c´è bisogno di maestri che tornino a insegnare la tecnica. Uno di questi maestri, Ercole Rabitti, è morto in settimana. Se n´è andato in punta di piedi, con la discrezione e lo stile che lo accompagnavano sui campi di calcio. Mi fa piacere ricordarlo, a molti il suo nome dirà poco, ma ha costruito tanti bravi calciatori. Il paradosso, nel nostro calcio, è che ci vuole più coraggio per lanciare un giovane italiano che a inzeppare la squadra di stranieri. [A proposito di coraggio, era bella (8) l´idea della Questura e del Comune di Udine. Lo stadio Friuli, ricordiamo, ha rinunciato già a molte barriere tra tifosi e campo. Oggi, con una struttura mobile, destinata soprattutto ai bambini, si voleva ricreare il clima degli stadi inglesi, con il pubblico sistemato sulla pista d´atletica ancora più vicino ai giocatori. Notare che la proposta non è partita dal club, ma da questore e dal sindaco, che volevano premiare il comportamento dei tifosi sia in Italia sia in Europa. Era una bella idea, uso l´imperfetto perché non sarà attuata. La Lega l´ha bocciata adducendo non uno ma tre motivi: non si possono autorizzare manifestazioni di questo o altro tipo nelle due ultime giornate di campionato, la partita servirà a determinare la graduatoria della Tim Cup e influirà sulla suddivisione degli incassi, a seconda del risultato. Quindi, non è una partita inutile. Non sto a discutere sui tre argomenti, ma mi sento di dire che la burocrazia stronca sul nascere ogni iniziativa di buona volontà che può sorgere altrove. E quindi 4 alla Lega. [E 7,5 a SportWeek, che continua a pubblicare inchieste sul razzismo nello sport. Stavolta tocca ai campi minori, dove non può valere l´equazione che ti insultano perché ti temono. Giocatori, arbitri, la solfa è sempre quella. Antonio Buhagiar, 16 anni, è iscritto alla sezione arbitri di Aprilia. «Negro di merda» se lo sente urlare su tutti i campi. La madre gli ha chiesto di smettere col fischietto e lui ha risposto: «Non serve, me lo diranno sempre. Alle offese del pubblico ci si abitua, ma è dura quando ti insultano allenatori e giocatori». E´ dura sì, intanto pensiamo a copiare il Barcellona. Anzi, ci pensi qualcun altro: la rubrica va in ferie e riprende con la prima di campionato.

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in scena moni ovadia "un teatro senza confini" - nino marchesano (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XII - Napoli In scena Moni Ovadia "Un teatro senza confini" Castelnuovo Il Maggio dei monumenti si conclude domani con il nuovo spettacolo dell´artista italo-bulgaro NINO MARCHESANO Storie di ebrei e di Rom, due popoli con lo stesso destino, un lungo esilio durato secoli, ma che rappresenta nel cuore dell´Europa e della civiltà occidentale la condizione di "altro", un´alterità paragdimatica che Moni Ovadia metterà in scena domani alle 21 nel cortile del Maschio Angioino (ingresso per inviti, info 081 247 1123). è lo spettacolo "Senza confini - Ebrei e Zingari", che il poeta, scrittore, teatrante italo-bulgaro proporrà per la prima volta in Campania, per una simbolica chiusura del Maggio dei Monumenti. Noto per il suo impegno per la pace e contro ogni discriminazione, l´attore-autore ritorna su temi che costituiscono l´ossatura del suo teatro. Stasera Ovadia l´artista bulgaro sarà accompagnato da un ensemble in cui militano anche sei musicisti Rom. Per riproporre anche le atmosfere della musica klezmer, nata all´interno delle comunità ebraiche dell´Europa orientale, legata a momenti rituali, al vissuto quotidiano, per esprimere tanto felicità che sofferenza. Maestro, come racconterebbe questo uno spettacolo? «è una sorta di recital, con canzoni e sfondi poetici. Suoniamo clarinetto, tromba, violino, strumenti anche portatili, una volta adatti per la fuga, ma c´è anche il cymbalon, tipico della Transilvania, che è una sorta di xilofono. Noi usiamo quello da gran concerto, ma esiste anche una versione che si mette al collo». Da cosa nasce l´urgenza di raccontare due popoli con una storia molto simile? «Nello spettacolo le storie sono raccontate insieme. Ma a un certo punto si separano, il popolo Rom rimane solo. Mentre gli ebrei dopo tante persecuzioni hanno conosciuto una stagione felice, sono entrati, per così dire, nella buona società, il "popolo degli "uomini" continua il suo cammino solitario ed è ancora perseguitato». Una discriminazione che ha una lunga storia… «Sono due popoli senza terra, senza polizia, senza burocrazia, senza confini, ma con la loro cultura, la loro spiritualità, le loro tradizioni, la loro musica, la loro cucina. Due popoli così erano destinati allo sterminio. In un mondo che voleva costruire la cosiddetta Europa delle nazioni, era una follia avere un prodotto identitario così forte». Dopo la seconda guerra mondiale la storia dei due popoli comincia però a divergere… «Gli ebrei hanno continuato a subire situazioni persecutorie, come quella perpetrata da Stalin, poi c´è stata un´altra virulenta campagna in Polonia ai tempi di Gomulka, ma lo stesso maccartismo era una repressione antisemita e non solo anticomunista. Eppure, gli ebrei a un certo punto entrano nel novero dei vincitori, nella società che conta. I Rom no. E restano decisamente sublimi nel fare del viaggio il senso dell´esistenza, un culto della libertà di un popolo che non ha mai fatto guerra». Eppure anche in Italia si registrano atteggiamenti discriminatori nei loro confronti… «è raggelante vedere un manifesto della Lega che elogia una nave respinta con i clandestini a bordo. L´Occidente non ha ancora ripulito le proprie ferite, le proprie cloache. Le forze di governo sono razziste e non dicano che non è così: siamo noi che abbiamo subito il razzismo e sappiamo cos´è. Ma sappiamo anche che esiste la Dichiarazione dei diritti dell´uomo e la Costituzione della Repubblica italiana. Il "popolo degli uomini" aspetta ancora giustizia e rispetto».

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Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, ... (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, ... Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, fra residenziali (il 40 per cento) e non. E però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato, cioè a fitto medio-basso essendo stata compressa ad uno scandaloso 0,6-0,7 per cento la quota nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così, sette anni di "boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera emergenza-casa e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche in regioni splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito" e di suoli liberi "mangiati" (oltre 100 chilometri quadrati), con una produzione di cemento e un numero di cave da primato (quasi 600). Il Far West edilizio. Sull'Annuario dell'Istat 2009 si può leggere che «la copertura dei piani territoriali di coordinamento (competenza delle Province) è quasi completa al Centro-Nord, con le significative eccezioni del Veneto e del Lazio, mentre è quasi assente nel Mezzogiorno». Inoltre il Codice per il paesaggio del 2008 (Settis/Rutelli) è stato congelato dal governo Berlusconi che ha proposto il rinvio della sua entrata in vigore, e quindi l'avvio della co-pianificazione paesaggistica Stato-Regioni, al 2011. Proprio mentre infuria una sorta di Far West edilizio e paesaggistico. Molte Regioni, Toscana in testa, hanno scaricato sui Comuni la tutela del paesaggio con risultati altamente negativi. Sempre l'Istat ci dice che ormai quartieri, case, ville, fabbriche, fabbrichette, capannoni, ipermercati, si susseguono senza tregua lungo la pedemontana fra Veneto e Lombardia, una splendida collina ormai distrutta. Un condono tira l'altro. L'effetto dei due condoni edilizi (1994 e 2004, firmati Berlusconi) è stato spaventoso e ancora non se ne conosce fino in fondo l'impatto sul territorio. Sempre l'Istat osserva però che «nel triangolo veneto-lombardo-romagnolo l'edificato invade il territorio extra-urbano». O occupandolo tout court, oppure frazionando le coltivazioni al punto che diventano «enclavi intercluse fra le aree edificate». Di fatto non più libere anch'esse. L'effetto piano casa. Ora c'è il Piano Casa che, come effetto-annuncio, ha già ridato fiato all'abusivismo presentandosi coi suoi "premi" in cubature (sul già costruito) come una sorta di "condono preventivo". La Conferenza Stato-Regioni, presieduta dal governatore dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha opportunamente bloccato il progetto governativo rivendicando alle Regioni alcune competenze e cercando di migliorare quel primo documento. Il braccio di ferro è ancora in corso. Risulta cancellata in toto la norma che consentiva al proprietario di cambiare la destinazione d'uso, per esempio di un magazzino in una serie di appartamenti, senza limiti di sorta, purché all'interno di quelle mura. Errani sta cercando di strappare un altro risultato importante e cioè il rinvio dell'attuazione del Codice per il paesaggio non al 2011 bensì alla fine di quest'anno, accompagnato da una norma che consenta di finanziare il potenziamento delle Soprintendenze territoriali competenti. 11 regioni all'arrembaggio. Mentre a Roma è in corso questa complessa e decisiva partita, ben undici Regioni sono partite per conto loro (in testa il Veneto, la più massacrata dall'edilizia di ogni genere, da cave e altro, e la Toscana, con più limiti) varando o predisponendo piani-casa regionali comunque ispirati alla "filosofia" dei premi del 20 per cento e altro a quanti costruiscono o a quanti demoliscono e ricostruiscono in modo ecologico (più 30 per cento di cubatura o, come nella proposta veneta - che ancora non è legge - anche 40%). E' dell'altro ieri il blitz della Campania, con aumenti fino al 50 per cento. Una corsa sfrenata che ci dice come ormai questo Paese rischi di frantumare la propria unità rinunciando in partenza a leggi-quadro nazionali. Aree protette in pericolo. Sono in pericolo pure le aree protette e i centri storici. Non in Toscana dove li si vuole salvaguardare, ma nella grande e già ben cementificata Lombardia il cui assessore regionale alla pianificazione territoriale Davide Boni (Lega Nord) ha dichiarato che autorizzerà interventi di demolizione/ricostruzione anche nei parchi (già in pericolo sono il parco Milano Sud e quello del Ticino) e nei centri storici. E le Soprintendenze? Per lui i tempi delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo «burocrazia», mentre «la crisi non permette altri ritardi». I danni collaterali. L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda delle giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli anziani soli? O quella che serve agli interessi dei costruttori? Quella che si può recuperare nei quartieri già edificati, invecchiati e da ristrutturare? Oppure quell'altra che si mangerà con cemento&asfalto altre decine di migliaia di ettari di terreni agricoli e che ci ha posto in testa alle classifiche del consumo di suolo in Europa? E poi come la mettono con l'articolo 9 della Costituzione secondo cui "la Repubblica", cioè anzitutto lo Stato, «tutela il paesaggio»? Un'ultima notazione: si vogliono rilanciare insieme l'edilizia (purchessia) e il turismo (di qualità), due cose che fanno palesemente a pugni. Se roviniamo ulteriormente i nostri paesaggi (che contengono tutto, centri storici, castelli, abbazie, siti archeologici, natura, ecc.), avremo sempre meno turismo qualificato. Ora, il Prodotto interno lordo dell'edilizia supera di poco il 10 per cento del totale nazionale. Quello del turismo gli è inferiore di un punto o poco più, e muove una occupazione ben più diffusa. Anche in termini strettamente economici non sarebbe il caso di prestare attenzione a questi dati evitando politiche cieche e individualistiche del tipo quand le btiment va, tout va, vecchie e stravecchie in tempi di new, soft e green economy?

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la burocrazia frena lo stage ma l'ateneo rassicura "erika sarà presto da noi" - eleonora capelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VI - Bologna La burocrazia frena lo stage ma l´Ateneo rassicura "Erika sarà presto da noi" La studentessa abruzzese aveva denunciato i ritardi del suo tirocinio all´Alma Mater ELEONORA CAPELLI «Noi siamo pronti a partire anche domani con lo stage della ragazza dell´Aquila, ma l´intoppo burocratico non è un semplice cavillo. è un ostacolo molto serio, per rimuoverlo ho già contattato la preside della facoltà abruzzese e speriamo di riuscire a trovare una soluzione al più presto». Paolo Pillastrini, preside del corso di laurea in Fisioterapia, non considera del tutto "infranto" il sogno della studentessa aquilana, Erika Picariello, che in una lettera a Repubblica aveva denunciato il caso del suo tirocinio. Nonostante le tante dichiarazioni di solidarietà e le circostanze del tutto eccezionali che impediscono a Erika di frequentare l´ospedale San Salvatore dell´Aquila, solo parzialmente agibile a causa del terremoto, per ora la burocrazia sembra aver avuto la meglio sulla buona volontà per finire i suoi studi in fisioterapia. «Ai docenti bolognesi la convenzione non era piaciuta - racconta Erika - su quel maledetto foglio si parlava di tirocinio di "formazione e orientamento", mentre loro avrebbero accettato solamente una convenzione che definisse la pratica un tirocinio curricolare». A prima vista sembrerebbe una sottigliezza, niente che possa impedire di venire in aiuto a una ragazza che vede i suoi studi interrotti da una catastrofe come il terremoto, che ha visto mobilitarsi istituzioni e singoli in gare di solidarietà. «In realtà c´è una bella differenza, perché solo il tipo di tirocinio definito "curricolare" consente alla fine di considerare le ore passate nei nostri reparti d´ospedale utili per conseguire la laurea - dice il professor Pillastrini - quello di "formazione e aggiornamento" invece è opzionale. Per questo la convenzione non è ancora stata stipulata, ma ho già scritto una lettera alla Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell´Aquila, la dottoressa Maria Grazia Cifone, per cercare una soluzione. Per quanto ci riguarda, avevamo già organizzato tutti i tirocini, trovato i referenti, i tutor e anche preparato la tabella degli orari. Volendo, la studentessa potrebbe anche completare il corso di studi presso la nostra Università». Ma Erika voleva semplicemente evitare di perdere tempo, finire i suoi studi nella data prevista del prossimo novembre, dedicare questi mesi in cui l´Università e l´Ospedale dell´Aquila si rimetteranno in sesto per completare i tirocini. Bologna nell´immaginario di questa studentessa rappresentava «la città universitaria per eccellenza, la città dei grandi ospedali e della sanità perfetta». Erika si sbagliava, il suo cuore di studentessa volenterosa è condannato a rimanere «più che spezzato, polverizzato», secondo la sua stessa definizione? La solidarietà per i terremotati d´Abruzzo è durata solo il tempo dei titoli del telegiornale? «Io per far andare in porto questa cosa ho lavorato anche di domenica - rivendica il professor Pillastrini - avevo anche chiesto al Preside di poter far partire lo stage prima della prossima riunione del consiglio di corso di laurea. Ma la burocrazia non è solo un cavillo, si tratta di regole che rendono valide le esperienze ai fini della laurea».

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Le Regioni in ordine sparso sulle norme rilancia-edilizia (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Le Regioni in ordine sparso sulle norme rilancia-edilizia Il rischio è che l'Italia si trovi alle prese con una marea inarrestabile di nuovo cemento VITTORIO EMILIANI NEGLI ultimi quindici anni all'Italia sono riusciti alcuni autentici capolavori. I governi hanno tolto fondi ai Comuni incoraggiandoli, in pratica, a "spingere" la sola edilizia di mercato al fine di rattoppare i bilanci. Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, tra residenziali (il 40 per cento) e non. E però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato, cioè a fitto medio-basso essendo stata compressa a uno scandaloso 0,6-0,7% la quota nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così, sette anni di "boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera emergenza-casa e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche in regioni splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito" e di suoli liberi "mangiati" (oltre 100 chilometri quadrati), con una produzione di cemento e un numero di cave da primato (quasi 600). IL FAR WEST EDILIZIO. Sull'Annuario dell'Istat 2009 si può leggere che «la coperura dei piani territoriali di coordinamento (competenza delle Province) è quasi completa al Centro-Nord, con le significative eccezioni del Veneto e del Lazio, mentre è quasi assente nel Mezzogiorno». Inoltre il Codice per il paesaggio del 2008 (Settis/Rutelli) è stato congelato dal governo Berlusconi che ha proposto il rinvio della sua entrata in vigore, e quindi l'avvio della co-pianificazione paesaggistica Stato-Regioni, al 2011. Proprio mentre infuria una sorta di far west edilizio e paesaggistico. Molte Regioni, Toscana in testa, hanno scaricato sui Comuni la tutela del paesaggio con risultati altamente negativi. Sempre l'Istat ci dice che ormai quartieri, case, ville, fabbriche, fabbrichette, capannoni, ipermercati si susseguono senza tregua lungo la pedemontana tra Veneto e Lombardia, una splendida collina ormai distrutta. UN CONDONO TIRA L'ALTRO L'effetto dei due condoni edilizi (1994 e 2004, firmati Berlusconi) è stato spaventoso e ancora non se ne conosce fino in fondo l'impatto sul territorio. Sempre l'Istat osserva però che «nel triangolo veneto-lombardo-romagnolo l'edificato invade il territorio extra-urbano». O occupandolo tout court, oppure frazionando le coltivazioni al punto che diventano «enclavi intercluse tra le aree edificate». Di fatto non più libere anch'esse (e non più agricole). L'EFFETTO PIANO CASA Ora c'è il Piano casa che, come effetto-annuncio, ha già ridato fiato all'abusivismo presentandosi coi suoi "premi" in cubature (sul già costruito) come una sorta di "condono preventivo". La Conferenza Stato-Regioni, presieduta dal governatore dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha bloccato il progetto governativo rivendicando alle Regioni alcune competenze e cercando di migliorare quel primo documento. Il braccio di ferro è ancora in corso. Risulta cancellata in toto la norma che consentiva al proprietario di cambiare la destinazione d'uso, per esempio di un magazzino in una serie di appartamenti, senza limiti di sorta, purché all'interno di quelle mura. Errani sta cercando di strappare un altro risultato importante e cioè il rinvio dell'attuazione del Codice per il paesaggio non al 2011 bensì alla fine di quest'anno, accompagnato da una norma che consenta di finanziare il potenziamento delle Soprintendenze territoriali competenti. UNDICI REGIONI ALL'ARREMBAGGIO Mentre a Roma è in corso questa complessa e decisiva partita, ben undici Regioni sono partite per conto loro (in testa il Veneto, la più massacrata dall'edilizia di ogni genere, da cave e altro, e la Toscana, con più limiti) varando o predisponendo piani-casa regionali comunque ispirati alla "filosofia" dei premi del 20 per cento e altro a quanti costruiscono o a quanti demoliscono e ricostruiscono in modo ecologico (più 30 per cento di cubatura). è dell'altro ieri il blitz della Campania, con aumenti fino al 50 per cento. Una corsa sfrenata che ci dice come ormai questo Paese rischi di frantumare la propria unità rinunciando in partenza a leggi-quadro nazionali. AREE PROTETTE IN PERICOLO Sono in pericolo pure le aree protette e i centri storici. Non in Toscana dove li si vuole salvaguardare, ma nella grande e già ben cementificata Lombardia, il cui assessore regionale alla pianificazione territoriale Davide Boni (Lega Nord) ha dichiarato che autorizzerà interventi di demolizione/ricostruzione anche nei parchi (già in pericolo sono il Parco Milano Sud e quello del Ticino) e nei centri storici. E le Soprintendenze? Per lui i tempi delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette altri ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda delle giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli anziani soli? O quella che serve agli interessi dei costruttori? Quella che si può recuperare nei quartieri già edificati, invecchiati e da ristrutturare? Oppure quell'altra che si mangerà con cemento&asfalto altre decine di migliaia di ettari di terreni agricoli e che ci ha posto in testa alle classifiche del consumo di suolo in Europa? E poi come la mettono con l'articolo 9 della Costituzione secondo cui «la Repubblica», cioè anzitutto lo Stato, «tutela il paesaggio»? Un'ultima notazione: si vogliono rilanciare insieme l'edilizia (purchessia) e il turismo (di qualità), due cose che fanno palesemente a pugni. Se roviniamo ulteriormente i nostri paesaggi (che contengono tutto, centri storici, castelli, siti archeologici, natura, ecc.), avremo sempre meno turismo qualificato. Ora, il Prodotto interno lordo dell'edilizia supera di poco il 10 per cento del totale nazionale. Quello del turismo gli è inferiore di un punto o poco più, e muove una occupazione ben più diffusa. Anche in termini strettamente economici non sarebbe il caso di prestare attenzione a questi dati evitando politiche cieche e individualistiche del tipo quand le btiment va, tout va, vecchie e stravecchie in tempi di new, soft e green economy?

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non so più dove sbattere la testa (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Montecatini «Non so più dove sbattere la testa» PISTOIA. «Qualcuno mi deve aiutare, chiedo solo un alloggio, anche piccolo, dove stare». Alfonso Russo, 54 anni, invalido al 100% per motivi di salute, gira da due mesi tra uffici comunali, Asl, Caritas, ufficio di collocamento, dormitorio pubblico, per trovare qualcuno che risolva i suoi problemi. Problemi che sono nati a metà marzo, quando il Comune ha murato l'ingresso dell'alloggio popolare che Russo occupava senza assegnazione, in via Valiani 22, nella palazzina delle Fornaci che il grande piano di ristrutturazione dell'amministrazione comunale ha condannato a morte. Russo è stato l'ultimo inquilino a lasciare lo stabile, ma da quando gli operai comunali gli hanno murato la porta, non è riuscito a trovare un altro posto dove vivere. «Ho richiesto più volte al Comune un alloggio, anche minimo - spiega Russo - ma a quanto pare non c'è possibilità. Sono in graduatoria, ma il mio punteggio è basso, soprattutto perché sono solo e non ho nessuno a carico. Ma questo non potrà essere una colpa, no? Ho parlato più volte con l'assessore, ma mi ha detto che non può fare nulla, che ci sono altri casi più difficili del mio. Insomma, niente da fare». Per un paradosso della burocrazia, tra l'altro, Russo di una casa avrebbe impellente bisogno: per la giustizia, infatti, è in regime di obbligo di reperibilità. Gli agenti devono sapere dove trovarlo, ma ora che una casa non ce l'ha, è anche impossibilitato a rispettare quest'obbligo. Alfonso Russo, ex muratore, tira avanti con la pensione minima, 260 euro al mese. Dorme da amici, qualche volta per strada. Tira avanti a forza di espedienti, i vestiti li recupera da quelli usati che gli mette a disposizione la Caritas. «Ma questa non è vita» esclama. (F.Cl.)

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l'ardente bacchetta di gergiev tra ciakovskij e musorgskij - nicoletta sguben (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XVIII - Milano L´ardente bacchetta di Gergiev tra Ciakovskij e Musorgskij Il maestro dirige l´ultimo concerto della stagione dell´Orchestra Filarmonica della Scala, con la quale ha da anni un rapporto stretto In patria lo chiamano "zar": sotto la sua guida il Marinskij di San Pietroburgo è diventato un teatro internazionale NICOLETTA SGUBEN In patria lo chiamano "lo Zar". E ci sono un bel po´ di ragioni se Valery Gergiev s´è guadagnato un appellativo del genere in Russia. Appartiene a un´antica famiglia caucasica di grandi direttori il 56enne maestro moscovita cresciuto a Vladikavkaz, in Ossezia, stasera sul podio della Scala per l´ultimo concerto della Filarmonica prima della pausa estiva. Talentoso fin da ragazzo, nel 1977 vince il Premio Karajan e diventa assistente di Temirkanov al Kirov di Leningrado: e cioè di colui che in assoluto incarna la grande tradizione russa della direzione d´orchestra. Gergiev gli succede dopo undici anni, e uno dei primi obiettivi che si prefigge è "sdoganare" l´orchestra del teatro più famoso della Russia con la prima tournée internazionale. è l´inizio di una trasformazione radicale alla vigilia di una svolta epocale: nel 1992 Leningrado diventa San Pietroburgo e il Kirov diviene il Teatro Mariinskj. L´anno seguente Gergiev debutta al Covent Garden di Londra e al Met di New York. Il successo internazionale è strepitoso e lo reclamano tutti quel direttore definito un "uragano" con quel caratteristico scatto felino sul podio e la bacchetta lasciata spesso in camerino per usare a tutto campo le mani: la sinistra che vibra nei momenti cruciali dell´esecuzione e la destra che disegna fulminei arabeschi nell´aria. Gergiev poteva costruire la sua carriera tutta all´estero. E invece le radici russe sono fortissime e con queste la sua identità d´artista. Perciò lavora in patria, e non gli basta che al Kirov sia dato un nuovo nome: Gergiev "scrosta" il teatro Mariinskj della burocrazia che lo paralizza da anni, s´inventa "Stelle delle Notti Bianche", uno dei festival di maggior rilievo internazionale e, ultimo regalo in ordine di tempo, la nuova sala da concerto del Mariinskij inaugurata nel novembre 2006: la più innovativa della Russia, polo di un´attività musicale in grado di competere con le maggiori capitali internazionali. Ce n´è ben donde per chiamarlo "Zar". La Filarmonica scaligera ha con Gergiev un rapporto privilegiato: l´anno scorso l´ha ospitato con la "sua" orchestra del Mariinskij dopo averne saggiato la direzione in ben sette concerti dal 1990 a oggi. Ma stasera l´incontro è speciale perché il repertorio è integralmente russo, celebre e a dir poco meraviglioso: la Quinta Sinfonia di Ciaikovskij e i Quadri di un´esposizione di Musorgskij nella sfavillante trascrizione orchestrale di Ravel. Musiche che Gergiev, come dire, ha ingerito col latte materno tanto gli appartengono e che dirige con nulla di «pittoresco» neanche laddove è richiesto un certo descrittivismo. Piuttosto, è una "tinta" dell´anima che ricerca Gergiev, ove il pathos di Cajkovskij e l´espressionismo di Musorgskij sono molto vicini ai demoni di Dostoevskij: da affrontare con sguardo fermo e delirio interiore. Una bella sfida per la Filarmonica, prima di tornare ai lidi occidentali del Concerto n. 3 per pianoforte di Beethoven e della Symphonie fantastique di Berlioz, oggetto della tournée di giugno-luglio con Daniel Barenboim ad Atene, Istanbul, Lussemburgo e Wiesbaden.

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I francesi bravi nelle cure gli spagnoli nella prevenzione (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Salute data: 31/05/2009 - pag: 51 Paesi Ue Sistemi diversi ma tutti basati sul principio universalistico I francesi bravi nelle cure gli spagnoli nella prevenzione I punti di forza (e i difetti) dei nostri vicini di casa Su mille punti, i Paesi Bassi se ne aggiudicano 839, davanti alla Danimarca che si ferma a quota 820 e all'Austria (784): la classifica dei migliori sistemi sanitari europei vede, poi, la Germania al sesto posto (740), la Francia al decimo (695), la Spagna al 18esimo (con 639 punti, subito dietro all'Italia che ne ha 640). Una graduatoria compilata dai cittadini che hanno in questo modo giudicato una serie di parametri-spia (dai più tradizionali, come le liste d'attesa, ai più moderni che riguardano l'e- health: tutto quello, cioè, che riguarda la comunicazione «in digitale» delle informazioni mediche) legati al funzionamento dei loro sistemi sanitari nazionali. Secondo l'edizione 2008 del rapporto (si tratta dell'Euro Health Consumer Index messo a punto dalla società Health Consumer Powerhouse), tre grandi nazioni europee, che da sempre sono considerate un modello da imitare, ognuna con le sue peculiarità, stanno dando segnali di cedimento, superate da nazioni più piccole e dinamiche. È comunque ai sistemi sanitari «classici» (perché di lunga tradizione e perché rivolti a un'ampia popolazione) che si deve guardare. Per coglierne pregi (da copiare) e difetti (da evitare). Prendiamo la Germania, la prima nazione a sviluppare un sistema nazionale di assicurazioni sociali obbligatorie in grado di coprire i costi sanitari del cittadino: era il 1883 quando uno dei politici più conservatori, Otto von Bismark pose la prima pietra del moderno welfare state europeo. Da quel momento la ricerca scientifica e medica diventarono un pilastro della strategia di sviluppo economico e industriale del Paese. Tutto questo ha portato a sviluppare un sistema sanitario avanzato, altamente medicalizzato e tecnologico, universalmente accessibile. Ma attualmente fra i più costosi: i tedeschi pagano il prezzo dei farmaci più alto in Europa (anche se possono disporre subito dei nuovi farmaci) e le assicurazioni coprono anche le spese per le medicine complementari, omeopatia e prodotti erboristici compresi. Questo sistema, simile a quello in vigore in Francia e in Olanda, garantisce una migliore soddisfazione dell'utente, un più ampio accesso alle cure, una maggiore equità e un migliore aumento delle aspettative di vita rispetto a quelli basati sulla tassazione. Con qualche neo oltre a quello dei costi: i medici di famiglia perdono troppo tempo in questioni amministrative e dedicano il minor tempo, rispetto ad altri colleghi europei, al paziente: soltanto otto minuti. E con un fiore all'occhiello: fin dal 2002 la Germania, tendendo conto del progressivo invecchiamento della popolazione, ha sviluppato un programma chiamato disease management program che ha dato ottimi risultati: si tratta di un programma che coinvolge 3 milioni di pazienti cronici (malati cioè di diabete, di ma-- lattie cardiovascolari o broncopolmonari, per esempio) con l'obiettivo di educarli a gestire la loro malattia. Risultato: una riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità. Dalla Germania alla Francia, che ha un modello di assistenza mutualistica simile (con rimborsi statali che coprono dal 60 al 70 per cento delle spese dei cittadini). Giudizio degli utenti a parte (se ci riferiamo ai dati dell'Index), nel 2008 i ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine hanno dimostrato che la Francia non è soltanto un luogo dove si vive bene, ma anche un buon posto dove ammalarsi. Fra le 19 nazioni industria-- lizzate, registra il più basso numero di morti evitabili, eventi fatali cioè che possono essere prevenuti grazie a un buon sistema sanitario. Ma il Paese non è immune dalle sfide della moderna assistenza sanitaria. Nonostante le gigantesche spese affrontate dal Governo, il suo sistema ha cominciato a sforare i budget: ci si aspetta che il deficit per il 2009 superi i 7 miliardi di euro e i francesi stanno pensando ad assicurazioni integrative private. Il sistema però offre ancora numerosi vantaggi: tutti i cittadini hanno un facile accesso alle cure (il Paese ha il più alto un rapporto medici per abitante fra i più alti del mondo: 3,4 ogni mille, a fronte del 2,4 degli Stati Uniti e il 2,5 in Gran Bretagna). E appare in grado di affrontare le sfide future, soprattutto per quanto riguarda l'assistenza alle fasce più povere. Con un sistema simile a quello italiano (finanziato dalla tassazione generale), la Spagna garantisce una copertura universale, ma con i problemi (e alcuni vantaggi) della devolution, come sta avvenendo da noi: le 17 regioni spagnole offrono una ampia gamma di modelli di assistenza, con qualche situazione di inequità nell'accesso alle cure (Paesi Baschi) e con alcune eccellenze: la Catalogna, per esempio, ha il 70 per cento degli ospedali gestiti da privati, ma con ottimi livelli di assistenza. Le politiche nazionali sono un'altra storia: se è vero che la Spagna ha un programma di trapianto fra i migliori del mondo, non si può dire che brilli per quanto riguarda l'accesso alle cure palliative. Il vero orgoglio del sistema sanitario spagnolo è il fatto che i costi sono ancora contenuti, anche se in aumento. Che cosa invidiare alla sanità spagnola? Probabilmente il Programme of preventive activities and health promotion (Papps, in spagnolo) lanciato nel 1988 che cerca di integrare la promozione della salute e le attività di prevenzione nella routine quotidiana dei centri di assistenza primaria. Questo programma ha incoraggiato l'uso di procedure preventive come la misurazione della pressione arteriosa, la vaccinazione anti-influenzale per gli anziani e lo screening mammografico per le donne fra i 50 e i 64 anni. Con qualche abuso, ma con buoni risultati. Messaggio finale dalle sanità europee: occhio ai costi e alla prevenzione. Adriana Bazzi abazzi@corriere.it Danimarca Primi in informatica Informazioni mediche digitali? I danesi sono avanti anni luce: dispongono di un database centralizzato che raccoglie la storia clinica di ogni paziente fin dal 2000. A questa biblioteca virtuale possono accedere tutti i medici di famiglia e ospedalieri e i farmacisti. Il medico, grazie alla cartella clinica elettronica che vede comparire sul display del suo computer, risparmia ogni giorno 50 minuti del tempo che altrimenti dovrebbe dedicare alla burocrazia.

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ai turisti non piace il cemento così l'italia rischia grosso - vittorio emiliani (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 31-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Attualità Ai turisti non piace il cemento Così l'Italia rischia grosso Il rischio è che tutto il territorio sia invaso da una marea di asfalto e nuove costruzioni VITTORIO EMILIANI Negli ultimi quindici anni all'Italia sono riusciti alcuni autentici capolavori. I governi hanno tolto fondi ai Comuni incoraggiandoli, in pratica, a "spingere" la sola edilizia di mercato al fine di rattoppare i bilanci. Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, tra residenziali (il 40 per cento) e non. E però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato, cioè a fitto medio-basso essendo stata compressa a uno scandaloso 0,6-0,7% la quota nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così, sette anni di "boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera emergenza-casa e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche in regioni splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito" e di suoli liberi "mangiati" (oltre 100 chilometri quadrati), con una produzione di cemento e un numero di cave da primato (quasi 600). IL FAR WEST EDILIZIO. Sull'Annuario dell'Istat 2009 si può leggere che «la coperura dei piani territoriali di coordinamento (competenza delle Province) è quasi completa al Centro-Nord, con le significative eccezioni del Veneto e del Lazio, mentre è quasi assente nel Mezzogiorno». Inoltre il Codice per il paesaggio del 2008 (Settis/Rutelli) è stato congelato dal governo Berlusconi che ha proposto il rinvio della sua entrata in vigore, e quindi l'avvio della co-pianificazione paesaggistica Stato-Regioni, al 2011. Proprio mentre infuria una sorta di far west edilizio e paesaggistico. Molte Regioni, Toscana in testa, hanno scaricato sui Comuni la tutela del paesaggio con risultati altamente negativi. Sempre l'Istat ci dice che ormai quartieri, case, ville, fabbriche, fabbrichette, capannoni, ipermercati si susseguono senza tregua lungo la pedemontana tra Veneto e Lombardia, una splendida collina ormai distrutta. UN CONDONO TIRA L'ALTRO L'effetto dei due condoni edilizi (1994 e 2004, firmati Berlusconi) è stato spaventoso e ancora non se ne conosce fino in fondo l'impatto sul territorio. Sempre l'Istat osserva però che «nel triangolo veneto-lombardo-romagnolo l'edificato invade il territorio extra-urbano». O occupandolo tout court, oppure frazionando le coltivazioni al punto che diventano «enclavi intercluse tra le aree edificate». Di fatto non più libere anch'esse (e non più agricole). L'EFFETTO PIANO CASA Ora c'è il Piano casa che, come effetto-annuncio, ha già ridato fiato all'abusivismo presentandosi coi suoi "premi" in cubature (sul già costruito) come una sorta di "condono preventivo". La Conferenza Stato-Regioni, presieduta dal governatore dell'Emilia-Romagna, Vasco Errani, ha bloccato il progetto governativo rivendicando alle Regioni alcune competenze e cercando di migliorare quel primo documento. Il braccio di ferro è ancora in corso. Risulta cancellata in toto la norma che consentiva al proprietario di cambiare la destinazione d'uso, per esempio di un magazzino in una serie di appartamenti, senza limiti di sorta, purché all'interno di quelle mura. Errani sta cercando di strappare un altro risultato importante e cioè il rinvio dell'attuazione del Codice per il paesaggio non al 2011 bensì alla fine di quest'anno, accompagnato da una norma che consenta di finanziare il potenziamento delle Soprintendenze territoriali competenti. UNDICI REGIONI ALL'ARREMBAGGIO Mentre a Roma è in corso questa complessa e decisiva partita, ben undici Regioni sono partite per conto loro (in testa il Veneto, la più massacrata dall'edilizia di ogni genere, da cave e altro, e la Toscana, con più limiti) varando o predisponendo piani-casa regionali comunque ispirati alla "filosofia" dei premi del 20 per cento e altro a quanti costruiscono o a quanti demoliscono e ricostruiscono in modo ecologico (più 30 per cento di cubatura). è dell'altro ieri il blitz della Campania, con aumenti fino al 50 per cento. Una corsa sfrenata che ci dice come ormai questo Paese rischi di frantumare la propria unità rinunciando in partenza a leggi-quadro nazionali. AREE PROTETTE IN PERICOLO Sono in pericolo pure le aree protette e i centri storici. Non in Toscana dove li si vuole salvaguardare, ma nella grande e già ben cementificata Lombardia, il cui assessore regionale alla pianificazione territoriale Davide Boni (Lega Nord) ha dichiarato che autorizzerà interventi di demolizione/ricostruzione anche nei parchi (già in pericolo sono il Parco Milano Sud e quello del Ticino) e nei centri storici. E le Soprintendenze? Per lui i tempi delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza, ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette altri ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda di giovani coppie, immigrati, ceti più deboli, anziani soli? O quella che serve agli interessi dei costruttori? Quella che si può recuperare nei quartieri già edificati, invecchiati e da ristrutturare? Oppure quell'altra che si mangerà con cemento&asfalto altre decine di migliaia di ettari di terreni agricoli e che ci ha posto in testa alle classifiche del consumo di suolo in Europa? E poi come la mettono con l'articolo 9 della Costituzione secondo cui «la Repubblica», cioè anzitutto lo Stato, «tutela il paesaggio»? Un'ultima notazione: si vogliono rilanciare insieme l'edilizia (purchessia) e il turismo (di qualità), due cose che fanno palesemente a pugni. Se roviniamo ulteriormente i nostri paesaggi (che contengono tutto, centri storici, castelli, siti archeologici, natura, ecc.), avremo sempre meno turismo qualificato. Ora, il Prodotto interno lordo dell'edilizia supera di poco il 10 per cento del totale nazionale. Quello del turismo gli è inferiore di un punto o poco più, e muove una occupazione ben più diffusa. Anche in termini strettamente economici non sarebbe il caso di prestare attenzione a questi dati evitando politiche cieche e individualistiche del tipo quand le btiment va, tout va, vecchie e stravecchie in tempi di new, soft e green economy?

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La saga della realtà tra vicoli e ballatoi (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

I VESPERTELLI I testi del russo Kobylin «tradotti» in una trilogia napoletana La saga della realtà tra vicoli e ballatoi Gianfranco Capitta NAPOLI NAPOLI In tempi grami per il teatro (come si desume dai cartelloni che in questi giorni vengono presentati) una boccata di vitalità viene paradossalmente, ma non tanto, dai Vespertelli napoletani. Che sarebbero (con perfetta etimologia latina) i pipistrelli, ma sono anche il nome del progetto preparato per il glorioso San Ferdinando dall'agguerrito comitato artistico dello stabile partenopeo (Valeria Parrella, Lorenzo Pavolini e Francesco Saponaro che coordina sulla scena l'intera operazione). La vitalità sta soprattutto nel calare nel ventre di Napoli (nel senso della sua tradizione teatrale) i tre testi di un drammaturgo ottocentesco russo, colto e cosmopolita, Aleksandr Kobylin, che solo questa trilogia compose per il teatro. Tradotte gustosamente in italiano da Silvana De Vidovich, le commedie che hanno un loro coerente sviluppo per situazioni e personaggi, sono state poi affidate a giovani scrittori napoletani perché le immergessero nella lingua e nelle pieghe della cultura locale, e quindi sono state realizzate da tre diversi giovani registi, con gli attori che portano da un testo all'altro il proprio ruolo. Sembra un processo macchinoso, ma quello che colpisce è invece la freschezza comunicativa (sarebbe riduttivo definirla «attualità») di quell'impianto narrativo, la sua naturale disposizione a travasarsi dalla piccola borghesia russa, con il suo carico di burocrazia e corruzione e ipocrisia, dentro le stanzette di vasci e ballatoi dove abbiamo amato tanto teatro non solo eduardiano. È lì, tra salotti pretenziosi di piccoli risparmiatori, figlie da marito pruriginose e guapparie di piccoli millantatatori rovinati dal gioco, che inizia questa sorta di saga dei vicoli. Che non può che spostarsi nei Tribunali, dove per altro faccendieri corrotti e giudici poco cristallini finiscono per perpetuare l'eterna ingiustizia ai danni degli onesti, per quanto babbei. Con un seguito ancor più amaro di un gran ballo funebre tra i corruttori in gara tra di loro a imbrogliarsi, tra ricatti e finzioni che evocano il vaudeville pubblico di oggi. Lì sta il miracolo scenico per cui un racconto nato nell'ottocento russo e trasportato nell'eterno dopoguerra napoletano che De Filippo ha reso canone drammaturgico, rinvia senza mediazioni all'oggi, rendendo trasparenti i vizi e le deformazioni della politica, che si trascina ed esalta tutti quelli presenti nella società. Senza forzature di traduzione o adattamento, ma quasi che quei passaggi linguistici abbiano solo filtrato al setaccio per i nostri occhi una realtà che si trasforma ma non vuole sparire o emendarsi. Il merito principale di questa operazione felice, che dopo questo debutto verrà ampiamente ripresa nella prossima stagione, oltre ai tre giovani registi che firmano i tre atti unici (Tommaso Pitta per Matrimonio De Falco, Alessandra Cutolo per Pratica Maresca e Fortunato Cerlino per Morte del ragionier Tarallo, mentre le luci dell'intera serata sono opera di Cesare Accetta) va sicuramente all'ottimo cast degli attori, che portano i propri personaggi da una commedia all'altra. Ci sono tra loro alcuni dei migliori della nuova leva napoletana, come Giovanni Ludeno e Peppino Mazzotta (il cancelliere e il giudice, tanto corrotti quanto insaziabilmente avidi) e volti e caratteri scultorei di quella tradizione, come Nunzia Schiano e Salvatore Cantalupo. Ma bisognerebbe ricordarli tutti, perché nessuno lesina carattere ed entusiasmo,e anche una bella dose di divertita ironia. E attorno a loro sono ben vivaci i testimoni della portata sociale del progetto dei Vespertelli: sono gli studenti delle scuole di Foria, che frequentando laboratori durante l'anno scolastico, possono fare bella figura in palcoscenico, oltre ad aver reso vivo durante tutto il giorno lo spazio del San Ferdinando. Cosa che sarebbe affatto spiaciuta al vecchio Eduardo che ne fu orgoglioso proprietario. Foto: UNA SCENA TRATTA DALLA TRILOGIA DEI «VESPERTELLI». A DESTRA, «LA MADRE» DI FEDERICO TIEZZI. MURTAZA, PROTAGONISTA DI «DOMANI TORNO A CASA»

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La nuova Europa vota tirando uova (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

La nuova Europa vota tirando uova Da Praga a Bucarest appelli su Facebook per boicottare il voto La crisi economica fa avanzare le destre nazionaliste e xenofobe [FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Pensano all'Europa e hanno paura di essere considerati i figli di un dio minore, così nell'ex Oltrecortina la volata verso il voto che rinnova il Parlamento a dodici stelle è fatta più di astensionismo e nazionalismo che di fiducia e certezze. A pochi anni dall'entrata nel club di Bruxelles, nel Baltico come in Slovenia, gli elettori dell'Est fanno i conti con la crisi e con un'Ue dalla quale tutti si aspettavano miracoli, fa niente se impossibili. Se va bene, alle urne si presenterà meno della metà degli aventi diritto. Non è servito che l'Unione abbia pompato miliardi nelle infrastrutture e nell'agricoltura dei nuovi entrati, e nemmeno che abbia salvato l'Ungheria dalla bancarotta. Il problema è politico, di qui e di là dal vecchio muro comunista. Lo si vede a Londra dove il premier Brown dice «dobbiamo fare di più per l'Est» e lo sfidante Cameron «siamo stufi di vedere una marea di immigrati arrivare da noi». Detto che i labour sono in caduta libera, non c'è da sperare che l'integrazione comunitaria possa divenire più facile. Tuorli sui socialdemocratici REPUBBLICA CECA. La presidenza Ue di turno che non c'è cerca di tenere alta la bandiera, mentre il presidente Claus vomita ingiurie sull'europeismo. Su Facebook è partito il gruppo «Tiriamo sempre uova a Paroubek», ostile al leader del centrosinistra che ha architettato la caduta del premier di centrodestra Topolanek d'intesa col Castello: ha 40 mila iscritti; martedì lo hanno colpito 6 volte; mercoledì 10. Sopratutto i giovani non gli perdonano la figuraccia del semestre alla guida dei 27. Difficile dire dove andrà il voto. I sondaggi dicono socialdemocratici, nonostante le chiare e i tuorli che volano. Euroscettici ed energia SLOVACCHIA. Nel 2004 ha avuto il più basso tasso di partecipazione all'eurovoto (17%). Ora il governo fa sapere che superare il 30% sarebbe una festa e chiede aiuto all'Europa per l'energia, proprio mentre programma di riaprire vecchie centrali nucleari chiuse per motivi di sicurezza. I socialdemocratici che guidano il paese dovrebbero avere un buon risultato (5 eletti su 13, +2) grazie ad un benessere relativo (il pil è in rosso di 2 punti) che li fa preferire a popolari (Hzds) e democristiani (Kdh), i cui voti dovrebbero slittare verso i nazionalisti, accreditati di due seggi nuovi di zecca. La bacchetta magica BULGARIA. Gli ultimi arrivati sembrano i più delusi. Se ne fanno un vanto i partiti xenofobi, l'antiturco e antisemita Attack. Il balzo più grande dovrebbero compierlo gli oppositori del Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo), più gettonati nei sondaggi dei socialisti al governo. Molti gli indecisi. Risultato aperto. Preoccupa che alcuni uomini di affari chiacchierati abbiano ottenuto l'immunità dopo essersi candidati. Dice la scrittrice Teodora Dimova: «L'ingresso nell'Ue era sostenuto dalla grande maggioranza dei bulgari. Ci attendevamo che una bacchetta magica risolvesse i problemi. Non è successo. Abbiamo capito che la soluzione dobbiamo trovarla noi». La stagista di lusso ROMANIA. Qui la parte del «cattivo» tocca alla ultranazionalista Grande Romania. Fortuna per i diritti dell'uomo che la coalizione liberal democratici - socialdemocratici che governa da dicembre è in luna di miele con l'elettorato. Il nome sulla bocca di tutti è quello di Elena Basescu, 28 anni, figlia del presidente Traian Basescu, già stagista a Bruxelles e candidata indipendente. E' nota come la Paris Hilton romena. Difficile che possa farcela nonostante le conoscenze maturate in un passato di «party girl». Rivalità di confine SLOVENIA. Impegnati a tenere i croati lontano da Bruxelles per una disputa territoriale che non sembra potersi comporre, i nostri vicini di casa sembrano orientati a confermare il successo dei socialdemocratici del 2008. Solletica interesse il centrodestra. Si muovono i nazionalisti, pro Serbia e contro gli immigrati, ma sino a un certo punto. «Qui - spiega lo scrittore Drago Jancar - l'ideologia politica è più importante dell'ideologia di mercato. I temi del nostro passato comunista e lo scontro per il controllo dell'economia e dei media oscurano tutti gli altri. E l'influenza europea non è ancora abbastanza forte perché la politica ne tenga conto». Volano i nazionalisti UNGHERIA. Il clima è dato dalle previsioni secondo cui il partito nazionalista e radicale Jobbik («un'Ungheria migliore») dovrebbe vincere almeno un seggio dei 22 in palio, grazie ad una campagna in difesa dell'identità nazionale che propone la creazione di un'unità di polizia per «Criminali zingari». «Gli ungheresi sono consapevoli dell'assurdità della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica (da 9 a 7 deputati) mentre i popolari sono in rimonta (da 12 a 14). Internet e recessione STATI BALTICI. C'è un estone nella storia della democrazia europea, è quello che giovedì ha espresso il primo voto via Internet. Il computer al posto dell'urna potrebbe tenere alta l'affluenza laddove nel 2004 si presentò al seggio solo il 24%. Il disastro economico non aiuta. In Lettonia si prevede una prevalenza della sinistra, che non perde consensi nonostante la congiuntura disastrosa: l'andamento del pil è il peggiore dell'Ue (-12% nel 2009). In Lituania tiene la maggioranza di centrodestra e precipita la socialdemocrazia: il governo è stato il primo ad accreditare i blogger come osservatori ufficiali e assicura che la ripresa nella terra dell'ottovolante - crescita +8,9 nel 2007, pil negativo di 11 punti nel 2009 - «non è lontana». In Estonia la situazione è analoga, la sinistra al governo è prevista in calo e i centristi di nuovo in risalita. La presidenza mancata POLONIA. A vent'anni dalla vittoria di Solidarnsc tutto continua a cambiare lentamente eppure la democrazia si muove senza eccessive sbandate. Lo dimostrano i proclami euroscettici del presidente Lech Kaczynski che non infiammano l'elettorato. La Piattaforma Civica del premier Tusk sfiora nei sondaggi il 50%, il conservatore Legge e Giustizia del gemello rimasto solitario è staccato. Le stime dicono 25 a 16, contro il 15 a 7 del 2004, e spiegano l'ottimismo di Adam Jasser, analista di DemosEuropa. «Un'ampia maggioranza dei polacchi vuole che il paese sia fortemente integrato nel club a dodici stelle - assicura -. E' stata una combinazione di circostanze del tutto casuale se abbiamo avuto un governo antiBruxelles». Per questo, insiste, i polacchi esprimeranno un voto «europeo». Nonostante le difficoltà economiche, i cantieri di Danzica venduti ad una finanziaria che risiede nei Caraibi, e la presidenza dell'Europarlamento che pareva sicura e invece sembra destinata a essere italiana.

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Sport e finanza insieme non vanno a canestro (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sport e finanza insieme non vanno a canestro Purtroppo a volte lo sport prende esempio dalla burocrazia, o deve affidarsi ai tribunali, e ciò è male: così arriva anche a generare assurdità. La Stella Rossa di Belgrado, gloriosa società di basket attualmente in gravi difficoltà finanziarie, s'è vista pignorare i canestri. La decisione del giudice, eseguita dagli ufficiali giudiziari che sono andati a smontare i metallici telai arancioni e le retine, è dovuta alla richiesta di un ex giocatore, Vladimir Masulovic, col quale il club si era indebitato per 25 mila euro. Non riuscendo a riavere i suoi soldi, l'ex giocatore-creditore si era rivolto alla giustizia ordinaria che gli ha dato ragione. E il via al pignoramento. Risultato: per allenarsi ora la squadra dovrà "affittare" un altro campo e dovrà ovviamente trovare i soldi per pagarlo subito. Rimandando a babbo morto il saldo del debito con Masulovic. al.p.

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Tagliare i parlamentari? (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Tagliare i parlamentari? Tagliare i parlamentari? Preferisco la democrazia Ogni volta che si vuol distogliere l'attenzione dai problemi reali del nostro Paese riemergono le sparate sul costo della politica, sul numero eccessivo dei parlamentari, sulla modifica della legge elettorale. Una volta si diceva che i costi del Parlamento erano eccessivi, per cui occorreva tagliare. Nessuno si è mai proposto invece di tagliare gli stipendi dei parlamentari, mantenendo anche lo stesso numero ma riducendone gli stipendi. I parlamentari vanno giustamente retribuiti e devono, a mio avviso costringerli ad essere più presenti, a lavorare di più. Se invece la riduzione del numero è sollecitata perchè non tutti sono usi alla disciplina di partito, questo per me va contro la democrazia, che siano 100 o 300 poco importa, non verranno eletti ma verranno nominati scegliendoli tra i propri dipendenti. E quando il partito di maggioranza relativa arriverà al fatidico 51%, il passaggio seguente sarà quello di risparmiare anche nelle elezioni abolendole del tutto. Se questa non è l'anticamera del fascismo, poco ci manca. Se guardiamo gli altri Paesi europei dove la democrazia diventa un riferimento solo quando fa comodo, vedo che in Francia, in Inghilterra, in Germania o in Spagna le leggi elettorali sono sempre le stesse, o hanno avuto lievi modifiche, il numero dei parlamentari più o meno è come il nostro, la costituzione dal dopoguerra ad oggi è stata poche volte ritoccata e mai stravolta, e noi ci inventiamo i problemi degli assetti Istituzionali, del poco potere del premier, dei troppi deputati, delle leggi elettorali da cambiare ad ogni nuovo governo, del continuo ritocco dell'età per le pensioni. E' vero non sappiamo mai copiare le cose buone, ma dobbiamo prendere sempre il peggio degli altri. Questo per distrarci dai reali problemi quotidiani, la crisi, il lavoro, la società, la salute il vivere dignitosamente il quotidiano per noi e per i pensionati. La cosa che più mi preoccupa, è che nessuno nel PDL ha il coraggio qualche volta di dire signor NO, che non ci sia alcuno in grado all'interno di questo, chiamiamolo partito, di costruire una valida alternativa moderata all'attuale leder, penso che la gente ne senta ormai il bisogno. Il bisogno di andare oltre, di costruire il partito dei veri moderati, senza spot o veline, senza voler creare il mito del «superuomo», ne abbiamo già avuto uno e ci è bastato. Infine, una piacevole riconsiderazione sulle capacità e sulla lungimiranza del presidente Fini, che mai avrei mai potuto immaginare. Salvatore D'Aliberti Treviso Comunità Quadrifoglio la bella festa a Treviso è tornata la grande festa alla Comunità Quadrifoglio, che come sempre è momento di festa per tutta la città. Sono infatti passati quasi trent'anni da quando un gruppo di trevigiani di buona volontà ha saputo dar vita e quindi far crescere e sostenere la Comunità lungo un cammino difficile spesso travagliato ma alla fine vittorioso. A provarlo, al di là di tutto, basterebbe uno sguardo alle foto di quella sorta di accampamento del fatiscente edificio «strappato» (letteralmente) all'Amministrazione provinciale, e confrontarle con la struttura di oggi, ampliata, luminosa, agevole per gli ospiti e i volontari che la frequentano. Lucio Polo Treviso Quella targhetta sbagliata a Porta Santi Quaranta Diversi mesi fa ho regolarmente segnalato al Comune di Treviso che la targhetta affissa dal 2006 al «cannone» di Porta Santi Quaranta è errata, ma tuttora è ancora lì. La targhetta recita: «Cannone cinquecentesco da fortificazione concesso in custodia alla città di Treviso...» In realtà si tratta di una bocca da fuoco ceduta nel 1866 con il passaggio del Veneto dall'Austria all'Italia, identificabile inequivocabilmente come un Obice 15Gl (calibro 15 cm, in ghisa, a canna liscia), con massima gittata 1200 metri. Oltretutto anche il numero di matricola è stampigliato con caratteri in stile dell'epoca. L'affusto in legno con quattro piccole ruote è sproporzionato ed assolutamente incongruo rispetto all'effettivo disegno dell'affusto da «difesa» in dotazione alla bocca da fuoco. La rovinosa corrosione della canna è probabilmente dovuta ad una lunga infissione nel terreno, immagino come paracarro o come bitta di ormeggio. A qualche centinaio di metri di distanza, nel chiostro del seminario di San Nicolò è murata la cinquecentesca lapide «dell'artigliere», con il dettagliato bassorilievo una «vera» bocca da fuoco dell'epoca. Perchè segnalo la cosa? Perchè quel «rosegoto marso» non ha niente a che vedere con la gloria delle mura della Serenissima che pretenderebbe di enfatizzare e, a mio parere, non merita d'investirci sù nemmeno un centesimo.. Ringraziando per la cortese attenzione, porgo cordiali saluti. Roberto Zandò Treviso Il «Bonus» in ritardo le Ferrovie si scusano Gentile Direttore, un vostro lettore ha segnalato recentemente di non aver ricevuto risposta ad una richiesta di bonus, nonostante siano passati i trenta giorni previsti dalla Carta dei Servizi di Trenitalia. E' un episodio eccezionale di cui ci scusiamo vivamente. Il viaggiatore è stato nel frattempo contattato dai nostri uffici di Assistenza, e ha già ricevuto i bonus a cui aveva diritto. Problemi di questo tipo saranno a breve del tutto risolti grazie ad una nuova procedura: da giugno i viaggiatori potranno verificare rapidamente anche allo sportello se hanno diritto al bonus e, in caso positivo, potranno ottenerlo direttamente al momento dell'acquisto di un nuovo biglietto. Il tutto con una riduzione di tempi, formalità e burocrazia. Ufficio Stampa Veneto Ferrovie dello Stato

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quindici occhi puntati sulla città (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 11 - Montecatini Quindici occhi puntati sulla città Dopo un anno di iter burocratico, telecamere pronte a fine giugno Videosorveglianza contro vandali e criminali L'installazione è stata affidata alla ditta Paccosi & Santini PISTOIA. Saranno pronte per il Luglio pistoiese i quindici occhi che vigileranno sulla città per aumentare la sicurezza e combattere criminalità e vandalismi. Un lungo parto, visto che se ne cominciò a parlare nel luglio di un anno fa, quando la giunta deliberò l'acquisto delle telecamere. Sembrava una questione di pochi mesi, invece la burocrazia ha fatto il suo lungo corso, come spesso avviene. Adesso ci siamo davvero. La procedura della gara si è completata nei giorni scorsi con l'affidamento della fornitura ed installazione alla ditta Paccosi & Santini di Pistoia. «Ormai è questione di poche settimane - dice il vicesindaco Tommaso Braccesi - Si parte dai prossimi giorni ed è presumibile che entro la fine di giugno le telecamere siano state tutte installate. Quindi, per il luglio pistoiese dovrebbero entrare in azione. C'è stato un po' di ritardo per via di bandi, gara e finanziamento, ma adesso è tutto pronto. Rispetto a quanto deliberato un anno fa non ci sono variazioni: te telecamere sono quindici e verranno installate nei punti decisi allora». Il sistema di videosorveglianza funzionerà con quindici dispositivi tv in rete che terranno d'occhio il centro storico ed anche altri quartieri, come Le Fornaci, i parcheggi Pacinotti e Cellini, la zona della stazione centrale. Nell'elenco dei siti, vi sono alcune strade già sorvegliate da tempo, come piazza del Duomo e piazza della Sala. Ma vi sono incluse altre piazze cittadine, per esempio piazza S.Francesco (teatro spesso di bravate e atti vandalici) dove da tempo veniva richiesta - e annunciata - la presenza di telecamere. Anche sui parcheggi, isolati e teatro di episodi spiacevoli specie nelle ore serali, c'era una forte pressione, dal Pacinotti, al Cellini alla zona di via Gentile. Altre collocazioni si trovano in zone delicate, o per il valore degli immobili in cui sono collocate (all'interno dei cortili del tribunale e del Comune) oppure per il contesto sociale del quartiere (Le Fornaci). Le telecamere saranno collegate col comando dei vigili urbani e il monitoraggio sarà pressocché costante e in tempo reale, con la possibilità di vedere il filmato di eventuali episodi anche successivamente. Sono state superate anche alcune questioni che riguardavano la tutela della privacy. Le immagini dell'impianto, inoltre, possono essere immediatamente condivise anche con gli uffici della questura. Francesco Albonetti

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Pochi progetti per i neolaureati (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-01 - pag: 11 autore: Alta formazione. Solo mille giovani per i master Pochi progetti per i neolaureati Non sono nemmeno l'1% del totale i mille apprendisti in alta formazione che dal 2003 a oggi sono stati coinvolti in una settantina di percorsi attivati da 26 università. La formula (introdotta dalla legge Biagi) consente ai giovani under 30 di entrare nel mercato del lavoro in posizioni medio-alte e di conseguire al tempo stesso un titolo di studio, tipicamente un master. Il freno a mano tirato che ha impedito all'alto apprendistato di decollare è stato un mix di burocrazia e di incompresioni tra università e imprese (le prime chiamate a definire i contenuti dei programmi, le seconde ad assumere i giovani prima di iscriverli ai corsi). Ma si registrano anche casi virtuosi: in Lombardia, per esempio, sono stati attivati 21 progetti, con quasi 400 ragazzi coinvolti. Tra le università partecipanti anche il Politecnico di Milano, attraverso Mip e Cefriel, la Cattolica e l'Istud. «La formula è piaciuta ai giovani e alle aziende - spiega Laura Mengoni, responsabile dell'area università e ricerca di Assolombarda - : siamo ora in attesa del prossimo bando della Regione per presentare un progetto sui dottorati di ricerca». Saranno organizzati anche nuovi master, come assicura Luigi Spina, direttore del Mip: «Stiamo lavorando ai corsi che partiranno in autunno: rispetto al passato resta la difficoltà di comunicazione verso i neolaureati e le rispettive famiglie che di fronte al nome apprendistato a volte restano un po' stupiti». Nell'alto apprendistato hanno creduto aziende del calibro di Ibm, Pirelli e Accenture. Abb, la multinazionale dell'energia e dell'automazione, ha assunto in Italia una trentina di neolaureati in ingegneria, fisica ed economia alla fine del 2007. «Il bilancio è positivo- spiega Marco Rossi, direttore risorse umane - il mix tra formazione accademica e laboratori in azienda ha funzionato, senza contare che la motivazione dei ragazzi è stata alta». In tutto gli apprendisti di Abb (compresi quelli professionalizzanti) sono più di 200: «La fiscalizzazione degli oneri - conclude Rossi - aiuta le aziende a investire sulla formazione dei dipendenti, vantaggio ancor più evidente nell'alto apprendistato». © RIPRODUZIONE RISERVATA CORSA A OSTACOLI Eccesso di burocrazia e incomprensioni tra atenei e imprese hanno frenato il numero di partecipanti

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La nuova Europa vota tirando uova (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Pensano all’Europa e hanno paura di essere considerati i figli di un dio minore, così nell’ex Oltrecortina la volata verso il voto che rinnova il Parlamento a dodici stelle è fatta più di astensionismo e nazionalismo che di fiducia e certezze. A pochi anni dall’entrata nel club di Bruxelles, nel Baltico come in Slovenia, gli elettori dell’Est fanno i conti con la crisi e con un’Ue dalla quale tutti si aspettavano miracoli, fa niente se impossibili. Se va bene, alle urne si presenterà meno della metà degli aventi diritto. Non è servito che l’Unione abbia pompato miliardi nelle infrastrutture e nell’agricoltura dei nuovi entrati, e nemmeno che abbia salvato l’Ungheria dalla bancarotta. Il problema è politico, di qui e di là dal vecchio muro comunista. Lo si vede a Londra dove il premier Brown dice «dobbiamo fare di più per l’Est» e lo sfidante Cameron «siamo stufi di vedere una marea di immigrati arrivare da noi». Detto che i labour sono in caduta libera, non c’è da sperare che l’integrazione comunitaria possa divenire più facile. Tuorli sui socialdemocratici REPUBBLICA CECA. La presidenza Ue di turno che non c’è cerca di tenere alta la bandiera, mentre il presidente Claus vomita ingiurie sull’europeismo. Su Facebook è partito il gruppo «Tiriamo sempre uova a Paroubek», ostile al leader del centrosinistra che ha architettato la caduta del premier di centrodestra Topolanek d’intesa col Castello: ha 40 mila iscritti; martedì lo hanno colpito 6 volte; mercoledì 10. Sopratutto i giovani non gli perdonano la figuraccia del semestre alla guida dei 27. Difficile dire dove andrà il voto. I sondaggi dicono socialdemocratici, nonostante le chiare e i tuorli che volano. Euroscettici ed energia SLOVACCHIA. Nel 2004 ha avuto il più basso tasso di partecipazione all’eurovoto (17%). Ora il governo fa sapere che superare il 30% sarebbe una festa e chiede aiuto all’Europa per l’energia, proprio mentre programma di riaprire vecchie centrali nucleari chiuse per motivi di sicurezza. I socialdemocratici che guidano il paese dovrebbero avere un buon risultato (5 eletti su 13, +2) grazie ad un benessere relativo (il pil è in rosso di 2 punti) che li fa preferire a popolari (Hzds) e democristiani (Kdh), i cui voti dovrebbero slittare verso i nazionalisti, accreditati di due seggi nuovi di zecca. La bacchetta magica BULGARIA. Gli ultimi arrivati sembrano i più delusi. Se ne fanno un vanto i partiti xenofobi, l’antiturco e antisemita Attack. Il balzo più grande dovrebbero compierlo gli oppositori del Gerb (Cittadini per lo sviluppo europeo), più gettonati nei sondaggi dei socialisti al governo. Molti gli indecisi. Risultato aperto. Preoccupa che alcuni uomini di affari chiacchierati abbiano ottenuto l’immunità dopo essersi candidati. Dice la scrittrice Teodora Dimova: «L’ingresso nell’Ue era sostenuto dalla grande maggioranza dei bulgari. Ci attendevamo che una bacchetta magica risolvesse i problemi. Non è successo. Abbiamo capito che la soluzione dobbiamo trovarla noi». La stagista di lusso ROMANIA. Qui la parte del «cattivo» tocca alla ultranazionalista Grande Romania. Fortuna per i diritti dell’uomo che la coalizione liberal democratici - socialdemocratici che governa da dicembre è in luna di miele con l’elettorato. Il nome sulla bocca di tutti è quello di Elena Basescu, 28 anni, figlia del presidente Traian Basescu, già stagista a Bruxelles e candidata indipendente. E’ nota come la Paris Hilton romena. Difficile che possa farcela nonostante le conoscenze maturate in un passato di «party girl». Rivalità di confine SLOVENIA. Impegnati a tenere i croati lontano da Bruxelles per una disputa territoriale che non sembra potersi comporre, i nostri vicini di casa sembrano orientati a confermare il successo dei socialdemocratici del 2008. Solletica interesse il centrodestra. Si muovono i nazionalisti, pro Serbia e contro gli immigrati, ma sino a un certo punto. «Qui - spiega lo scrittore Drago Jancar - l’ideologia politica è più importante dell’ideologia di mercato. I temi del nostro passato comunista e lo scontro per il controllo dell’economia e dei media oscurano tutti gli altri. E l’influenza europea non è ancora abbastanza forte perché la politica ne tenga conto». Volano i nazionalisti UNGHERIA. Il clima è dato dalle previsioni secondo cui il partito nazionalista e radicale Jobbik («un’Ungheria migliore») dovrebbe vincere almeno un seggio dei 22 in palio, grazie ad una campagna in difesa dell’identità nazionale che propone la creazione di un’unità di polizia per «Criminali zingari». «Gli ungheresi sono consapevoli dellassurdità della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica (da 9 a 7 deputati) mentre i popolari sono in rimonta (da 12 a 14). Internet e recessione STATI BALTICI. C’è un estone nella storia della democrazia europea, è quello che giovedì ha espresso il primo voto via Internet. Il computer al posto dell’urna potrebbe tenere alta l’affluenza laddove nel 2004 si presentò al seggio solo il 24%. Il disastro economico non aiuta. In Lettonia si prevede una prevalenza della sinistra, che non perde consensi nonostante la congiuntura disastrosa: l’andamento del pil è il peggiore dell’Ue (-12% nel 2009). In Lituania tiene la maggioranza di centrodestra e precipita la socialdemocrazia: il governo è stato il primo ad accreditare i blogger come osservatori ufficiali e assicura che la ripresa nella terra dell’ottovolante - crescita +8,9 nel 2007, pil negativo di 11 punti nel 2009 - «non è lontana». In Estonia la situazione è analoga, la sinistra al governo è prevista in calo e i centristi di nuovo in risalita. La presidenza mancata POLONIA. A vent’anni dalla vittoria di Solidarnsc tutto continua a cambiare lentamente eppure la democrazia si muove senza eccessive sbandate. Lo dimostrano i proclami euroscettici del presidente Lech Kaczynski che non infiammano l’elettorato. La Piattaforma Civica del premier Tusk sfiora nei sondaggi il 50%, il conservatore Legge e Giustizia del gemello rimasto solitario è staccato. Le stime dicono 25 a 16, contro il 15 a 7 del 2004, e spiegano l’ottimismo di Adam Jasser, analista di DemosEuropa. «Un’ampia maggioranza dei polacchi vuole che il paese sia fortemente integrato nel club a dodici stelle - assicura -. E’ stata una combinazione di circostanze del tutto casuale se abbiamo avuto un governo antiBruxelles». Per questo, insiste, i polacchi esprimeranno un voto «europeo». Nonostante le difficoltà economiche, i cantieri di Danzica venduti ad una finanziaria che risiede nei Caraibi, e la presidenza dell’Europarlamento che pareva sicura e invece sembra destinata a essere italiana.

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Indagine Censis: raccomandazioni per un ricovero (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Indietro 1° giugno 2009 Indagine Censis: raccomandazioni per un ricovero Chiedere "per favore", cercando una vera e propria raccomandazione, di poter scalare la lista d'attesa per la Tac o per conquistare un posto letto in ospedale. E' quanto accade al 6,1% degli italiani, secondo una ricerca realizzata dal Censis in collaborazione con Trentino School of Management e presentata oggi al Festival dell'Economia di Trento. L'indagine, relativa ai rapporti tra pubbliche amministrazioni e cittadini, rivela che un quarto degli italiani ricorre alle raccomandazioni e si rivolge quindi a un politico, ai diversi livelli istituzionali, per ottenere la soluzione a un proprio problema. E in questo quadro la Sanità avrebbe la parte del leone: la motivazione più frequente (indicata dal 6,1% del campione) alla base della raccomandazione è infatti legata a un'emergenza di salute. Seguono la richiesta di favori sul posto di lavoro (4,4%) e la richiesta di aiuto per trovare un lavoro per un figlio o un parente (5,2%), per accelerare la pratica della pensione (3,5%), per iscrivere un figlio a scuola (3,2%) e per sveltire pratiche amministrative (3,2%). Un fenomeno più accentuato nei piccoli centri cittadini, dove è favorito dalla conoscenza diretta di politici e funzionari, e dovuto secondo gli esperti del Censis a una macchina burocratica ancora tutta da rinnovare. Costi troppo alti (l'Italia è, dopo la Grecia, il Paese Ocse dove è più esoso e meno conveniente avviare un'impresa) e una burocrazia farraginosa impongono un cambiamento non più rinnovabile. Un percorso che però sarebbe ancora in larga parte da compiere: le aziende italiane presentano infatti uno dei più alti livelli di utilizzo di Internet nel rapporto con la P.a. (l'82% contro una media Ue del 70%), ma gli uffici amministrativi sarebbero ancora ben lontani dai livelli di interattività necessari per facilitare realmente gli adempimenti a carico delle aziende. Indietro

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Brunetta: sto dalla parte dei cittadini (sezione: Burocrazia)

( da "Trend-online" del 01-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Brunetta: sto dalla parte dei cittadini ANSA NEWS, clicca qui per leggere la rassegna di Ansa , 01.06.2009 18:59 Scopri le migliori azioni per fare trading questa settimana!! (ANSA) - MILANO, 1 GIU -''Io sto dalla parte dei cittadini, non con i perbenisti,i radical-chic,gli Scalfari e i Magris che mi hanno molto criticato'',dice Brunetta. Il ministro della funzione pubblica ricorda che ''lo stato costa 300 mld all'anno e i salari pubblici 192 mld'' e che ''c'e' un margine di produttivita' inespressa almeno del 50%'' e annuncia che il suo ministero pubblichera' a giorni i nomi e i relativi stipendi di amministratori delle societa' municipalizzate ed ex municipalizzate, controllate dalla P-A. Presentando la 16/a edizione del Compa,il salone europeo della comunicazione pubblica che aprira' il 3 novembre nei padiglioni di Rho-Pero a Fiera Milano, il ministro Brunetta chiarisce di essere ''un autodidatta nella comunicazione: a volte uso parole forti, come quando ho parlato di poliziotti panzoni, ma sto dalla parte dei cittadini, basta con l'ipocrisia delle cose che non si possono dire''. A suo avviso ''nel back office del sistema della sicurezza c'e' troppa burocrazia che impedisce di stare sulla strada a fare prevenzione''. A chi gli chiede se sia necessaria una 'cura Brunetta' anche per la burocrazia europea, il ministro risponde': ''La burocrazia europea di solito funziona, e' pagata bene e funziona. Tanto piu' sensibilita' c'e' negli Stati nazionali, rispetto all'Europa, tanto piu' l'Europa sara' utile per noi. Ma l'Europa purtroppo non e' ancora dentro le nostre teste e nostri cuori, se non quando c'e' la crisi; allora si invoca l' Europa. Poi quando si fanno le campagne elettorali-conclude- prevalgono i temi nazionali''. (ANSA).

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La burocrazia Per Vietti troppi sette enti intermedi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

La burocrazia Per Vietti troppi sette enti intermedi I derivati Saitta costretto ad ammetterne l'esistenza Il bilancio Porchietto vuole più introiti senza tasse

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Il sindaco uscente: gli attacchi di questi giorni sono strumentali (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il sindaco uscente: gli attacchi di questi giorni sono strumentali Sindaco Corsaro, com'è stata questa campagna elettorale? «Direi insolita, ad una prima analisi, tranquilla e corretta, ma scavando più a fondo non sono mancati gli eccessi, specie contro l'amministrazione in carica, ovviamente.» A che cosa allude? «Alle affermazioni non veritiere che si stanno accumulando contro di me. Capisco la campagna elettorale, ma c'è un limite a tutto». Faccia qualche esempio «Sulla Stampa di domenica, Filippo Campisi, sicuramente in buona fede, afferma che la maggior parte degli occupati della Nova Coop arriverà dai centri chiusi di Leinì e di Galliate. Ebbene, Campisi si informi meglio su quanto ho dichiarato ai giornali, congiuntamente a Nova Coop, nei giorni dell'annuncio: ho detto che sarebbero stati occupati dai 220 lavoratori tutti vercellesi, forse anche di più. E lo confermo. Non avevo aggiunto altro. E' vero che Nova Coop sta anche progettando qui il trasferimento di dipendenti della sede di Leinì; quanti, ancora non si sa. Ma per Vercelli anche questo rappresenterà esclusivamente un vantaggio. Dunque non ho preso in giro nessuno». Il tema dell'occupazione la coinvolge... «Sì, perché qui, mentendo, si continua a dire che si sono persi posti di lavoro quando, in controtendenza con tutto il resto del Piemonte, sono arrivate o stanno arrivando nuove attività. Nova Coop e Brendolan sono le punte di diamante. Ma potrei citare un elenco lunghissimo di ditte che sono venute ad insediarsi nell'area industriale, cinque anni fa vicina alla desertificazione: da Chimipac a Officine meccaniche, da Varese Stampi a Bartolini, da Sterlpiemonte a Gruber, da Eoc al capannone Santa Rita, e forse non le ho citate tutte. Aggiungo che siamo in trattativa con realtà importanti nel settore della ricerca e dell'alta tecnoligia». Altri appunti sulle dichiarazioni dei suoi cinque avversari? «Quella che più mi fa imbestialire è l'accusa di non parlare con la gente. Ho ricevuto migliaia di cittadini in questi anni, persino coloro che, forse non del tutto soddisfatti dalle risposte delle Politiche sociali, tentavano un'ulteriore chance con me. Continuo a fare l'avvocato ma sto ore e ore al giorno in municipio, e lo sanno tutti...». E' anche per questo che ha dovuto farsi fare un check-up in ospedale? (sorride) «Mi sono fermato ai box per una revisione, ma sono già ripartito a pieno ritmo». Ritiene di aver fatto un buon lavoro in questi cinque anni, e che cosa rimpiange di non aver portato a termine? «La città è obiettivamente rinata. Si parla di Vercelli ovunque, in Italia, e anche all'estero. Abbiamo impostato tante cose e tante le abbiamo già condotte in porto. Spesso ci frena la burocrazia. Penso al Museo dello Scherma con il palazzetto: siamo finalmente all'appalto, ma che fatica. Posso anche aggiungere che stiamo trovando ulteriori finanziamenti». Su ambiente e differenziata, il suo pensiero è noto... «Sì. Abbiamo studiato un progetto per la differenziata che, in breve, ci porterà al 45 per cento, senza angheriare i cittadini con un ''porta a porta'' spinto all'eccesso. Poi però dovremo per forza ricorrere al nuovo termovalorizzatore. L'opzione rifiuti-zero è mera utopia. Sono andato anch'io ad ascoltare il convegno con l'esperto portato a Vercelli dagli ambientalisti che sostiene questa tesi. L'opzione rifiuti-zero presuppone la costruzione di due discariche provvisorie, capirai».

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Zootecnia, aziende a rischio chiusura (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Zootecnia, aziende a rischio chiusura EconomiaIl settore è in crisi: costi eccessivi e concorrenza estera «spietata» Tiziana Briguglio È una situazione oltremodo drammatica quella che stanno vivendo gli imprenditori zootecnici della provincia di Latina. Schiacciati da costi di produzione costantemente in aumento e soprattutto dalla concorrenza spietata dei mercati esteri , arrivata ad imporre per il latte prezzi e condizioni sempre più sfavorevoli, sono ormai sull'orlo del collasso. A rischiare di chiudere definitivamente i battenti, in particolar modo, le centinaia di aziende che pur a fronte di importanti investimenti per il miglioramento qualitativo del prezioso alimento, oggi si trovano fuori mercato, costrette praticamente a svendere i frutti di una vita di sacrifici. A gettare l'ennesimo grido d'allarme e a chiedere interventi certi e politiche realmente mirate e propulsive al rilancio del settore, il presidente della Confederazione Italiana Agricoltori Luca Targa. «Oggi il prezzo del latte alla stalla, pari a 0,32 euro al litro, è addirittura inferiore a quello del 1995, quando era fissato a 0,36 e in quattordici anni i costi di produzione per le imprese zootecniche sono cresciuti di oltre il 70 per cento» denuncia l'illustre rappresentante della Cia. Il quadro per il comparto del latte è così sempre più preoccupante soprattutto se si pensa che ad essere prodotti ogni anno nel solo territorio pontino sono oltre un milione di quintali. Da anni - continua - non si stipula un accordo interprofessionale. Ci sono soltanto alcune intese con singole industrie trasformatrici che di fatto dettano il prezzo. Una situazione dunque di grave incertezza per gli allevatori, resa ancora più difficile dagli aumenti in particolare dei mangimi, dei carburanti e dell'energia elettrica oltre che dai gravosi oneri contributivi e dai crescenti costi della burocrazia. Da qui la richiesta della Cia di nuove regole per la commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari. «In tale ambito – sottolinea Targa - deve essere aperto un confronto con la Grande distribuzione organizzata, valorizzando la qualità del "made in Italy" e rendendo obbligatoria l'etichettatura d'origine».

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svolta per l'albergo termale a roselle. (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 1 - Grosseto Svolta per l'albergo termale a Roselle Il Comune avvia l'iter per concedere l'acqua all'imprenditore Pozzi EDILIZIA E BUROCRAZIA ROSELLE. Mentre si consuma il lento naufragio del faraonico Polo termale, sogno che affonda in un contenzioso legale dagli esiti incerti, un tenue spiraglio per lo sviluppo turistico legato alla risorsa "acqua calda" di Roselle sembra aprirsi: potrebbe decollare a breve il progetto per la costruzione di una grande struttura alberghiera - circa 50mila metri cubi di volumetrie già autorizzate - nell'ex Cava Buca dei Lucchesi, una di quelle gigantesche ferite di roccia bianca nelle colline sopra l'abitato di Roselle. La giunta comunale di Grosseto ha infatti avviato, con una delibera di indirizzo, il percorso attraverso il quale l'imprenditore Stefano Pozzi - proprietario della Buca dei Lucchesi nonché proponente e attuatore dell'intervento edilizio - potrebbe finalmente avere a disposizione l'acqua termale necessaria al suo progetto alberghiero. Attualmente, come è noto, tutta l'acqua calda di Roselle è affidata in subconcessione alla società Rosellae Thermae, quella che avrebbe dovuto costruire il Polo termale. E che invece oggi - fallito quel progetto - è contrapposta al Comune in un braccio di ferro legale nel quale ciascuna delle parti chiede risarcimenti cospicui all'altra. Sin dal 2003, d'altra parte, Pozzi ha in mano una convenzione stipulata sempre con lo stesso Comune, il quale si impegna a garantire all'imprenditore 10 litri di acqua termale al secondo, subordinando la possibilità di avviare la costruzione della struttura alberghiera al fatto che Pozzi possa dimostrare la concreta disponibilità di acqua termale. Non avendo più acqua "di sua proprietà" (affidata tutta a Rosellae Thermae) il Comune non ha potuto e non può mantenere l'impegno preso a suo tempo con Pozzi; il quale, a sua volta, non avendo l'acqua non può aprire i cantieri nonostante un progetto pronto e autorizzato da anni. La questione, paradossale, ha visto l'imprenditore grossetano dapprima (nel 2007) farsi avanti con la nuova amministrazione comunale affinché onorasse gli impegni presi dall'amministrazione precedente. Poi, non potendo il Comune in ogni caso dare acqua che al momento non ha, lo stesso Pozzi nel gennaio 2009 si è rivolto al Tar chiedendo l'annullamento di una determina dirigenziale con la quale - nel novembre 2009 - il Comune stesso ha ribadito come l'avvio dei lavori edilizi nelle vecchie cave di Roselle sia subordinato all'effettiva disponibilità di acqua termale da parte del Pozzi. Insomma, accanto alla battaglia di avvocati sul Polo termale che non c'è più, sembrava prefigurarsi uno duro scontro in Tribunale anche sulle terme che "dovrebbero esserci". Invece, a quanto pare, si prefigura una soluzione capace di accontentare tutti in via "pacifica". Anche in prospettiva di disinnescare quest'ulteriore grana, infatti, già da oltre un anno il Comune di Grosseto ha chiesto alla Regione Toscana l'autorizzazione a cercare ulteriori fonti di acqua termale in due diverse località, nei pozzi cosiddetti "Giada" e "Salica". Ottenute, nei mesi scorsi, le autorizzazioni regionali, ora lo stesso Comune - con la delibera di giunta - avvia il percorso burocratico affinché possa essere dato a Pozzi il "subingresso" nel permesso di ricerca al pozzo Giada. Insomma, «per ottemperare agli obblighi assunti con la ditta Pozzi Stefano» tra 2003 e 2005, oggi il Comune vuole consentire a Pozzi stesso di cercarsi l'acqua termale da sé, in una vena libera dai vincoli contrattuali con Rosellae Thermae. Primo passo per giungere, in tempi non lunghissimi, all'avvio della riqualificazione delle vecchie cave e alla realizzazione - finalmente - della prima struttura turistica termale a Roselle.

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internet e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Pisa «Internet e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi» Storia di ordinaria burocrazia raccontata dall'edicola "Lulù" di via Veneto a Pontasserchio PONTASSERCHIO. Una storia di ordinaria burocrazia vede al centro l'edicola "Lulù" di Dario Barsacchi, in via Vittorio Veneto 60 a Pontasserchio. Racconta il titolare: «Il primo dicembre scorso abbiamo acquistato l'edicola. Ci siamo subito attivati per fare i passaggi dei contratti, tra cui quello del servizio Telecom richiedendo l'attivazione di internet con piano tariffario free. Qualche giorno dopo siamo stati contattati da un promotore Telecom che ci ha proposto varie offerte che Telecom ha riservato al clienti business, ve ne era uno, con tutto incluso internet, fax e telefonate verso fissi a un tantum di 140 euro a bimestre compreso il canone. L'abbiamo accettata. Stiamo parlando del del 10 marzo scorso». Ma qui cominciano le complicazioni. «Il 4 maggio giunge al vecchio proprietario dell'edicola la fattura di Telecom di 572 euro. Subito telefoniamo al 191 chiedendo spiegazioni perché la bolletta di questa linea, dopo più di cinque mesi dalla richiesta di cambio nominativo risultasse ancora intestata al vecchio proprietario. L'operatore ci ha risposto che il cambio tariffario non era ancora concluso e che il piano è rimasto invariato. Abbiamo seguito alla lettera il consiglio dell'operatore, quello di scrivere spiegando il problema al numero verde 803 308 191: di lì a poco saremmo stati contattati per la soluzione equa. Dopo pochi giorni siamo stati nuovamente contattati dall'operatore che ci ha comunicato di pagare parte della bolletta per un importo di 165,07 euro nell'attesa di chiarire la situazione. Abbiamo pagato immediatamente». Arriva un altro capito di questa storia infinita. «Giorni fa appena ci siamo recati ad aprire l'edicola attivando fax e ricariche telefoniche, all'arrivo del primo cliente che voleva inviare un fax, abbiamo avuto un esito negativo; abbiamo alzato la cornetta per verificare il corretto funzionamento dell'apparecchio ma una voce registratata ci ha detto che il servizio non era disponibile e di consultare le pagine sull'avanti elenco. Abbiamo richiamato il 191 e l'operatore ci ha risposto che la fattura di 572 euro non era stata pagata e che quindi era sospeso il servizio. Invano abbiamo provato a chiarire tutto l'iter».

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aforismi e ricordi, omaggio a malerba - luigi malerba (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 41 - Cultura Il convegno Aforismi e ricordi, omaggio a Malerba LUIGI MALERBA A un anno dalla morte, verrà ricordato con un convegno che si svolge a Roma il 4 e 5 giugno a cui partecipano, tra gli altri, Umberto, Angelo Guglielmi, Walter Pedullà e Paolo Mauri. Pubblichiamo qui alcuni aforismi inediti dello scrittore Luigi Malerba Divieti. Si parla di società permissiva e si inventa una illusione. In realtà si vive in una selva di divieti e di costrizioni. Molte libertà si conquistano solo con i privilegi e i privilegi si ottengono con la violenza. I privilegi sono di pochi potenti e, a discendere, dei loro portatori d´acqua con le orecchie. Un gran numero di formiche lavora per poche cicale e le poche cicale pretendono che le formiche cantino per intrattenerle. Burocratizzazione. Come la burocrazia riesce a tradurre in gergo, nel proprio gergo, ogni cosa e persona per poi prenderne possesso e esercitare il proprio potere. Quando uno di noi va a chiedere un documento diventa «il richiedente» e su un richiedente, più che su un cittadino con una personalità, una figura e una professione, il burocrate può esercitare il suo misero potere, far valere la sua penosa e provvisoria superiorità. Tommaso Campanella. Che Tommaso Campanella sia stato persegui-tato prima dagli Spa-gnoli, che lo tennero in carcere a Napoli per ventisette anni sotto l´accusa di congiura, e poi dal Sant´Uffizio, lo si spiega non tanto per la proclamazione dei suoi principi di religione naturale, ma per certe affermazioni che affiorano dalla sua opera, come questa: «Anche og-gidì si vede che un uomo ha centomila scudi di rendita e poi mille uo-mini hanno tre scudi per uno. « Si sa che a quell´epoca i grandi beneficiari di rendite erano gli alti prelati che si ergevano a difesa della vera religione e delle non meno vere rendite ecclesia-stiche.

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Così mi hanno rubato l'identità (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Plus sezione: ATTUALITA data: 2009-05-30 - pag: 6 autore: Finanza / 2. La testimonianza di una vittima «Così mi hanno rubato l'identità» Mario, docente universitario: «Hanno preso i miei dati online» G li hanno rubato identità e reputazione creditizia, causandogli un danno limitato (3mila euro) dal punto di vista finanziario, ma molto più grave da quello reputazionale e personale. Così Mario (nome di fantasia), 44enne professore universitario, racconta la sua vicenda. Mario vive in una città del Nord ma ha una seconda casa in campagna. Proprio a questo secondo indirizzo riceve le prime comunicazioni che lo mettono in allerta: prima un contratto e degli estratti conto di una finanziaria, poi, a distanza di qualche settimana, informazioni su un acquisto rateale per 3mila euro circa. Piccolo dettaglio: Mario non ha mai chiesto un prestito. I prestiti sono stati erogati da due negozi e quindi non in presenza di funzionari di banca o di finanziarie. «All'inizio mi sono rivolto a un avvocato. Ho fatto scrivere sia alla finanziaria sia al negozio dov'era stato erogato il finanziamento che io non c'entravo niente, che non avevo mai fatto contratti con loro, che mi lasciassero in pace. Poi ho sporto denuncia in Questura e Procura». Ma, per motivi professionali, i dati di Mario sono reperibili online: «Chiunque metta in un motore di ricerca il mio nome e cognome avrà molte risultati, tra cui quattro o cinque curricula delle università in cui insegno e dell'associazione di cui faccio parte. Anche l'albo professionale a cui appartengo ha su internet l'elenco degli iscritti con nome, cognome, luogo e data di nascita». Dati sufficienti a rubare identità e organizzare frodi creditizie. I disagi sono stati sia pratici (costi legali, tempo, burocrazia) che psicologici: «Una grandissima rabbia perché ho trovato estremamente fastidioso sapere che qualcuno girava usando la mia identità. Se mi avessero clonato una carta di credito o un bancomat mi avrebbe dato molto meno fastidio ». All'inizio Mario pensa anche che le finanziarie non abbiano fatto tutto il possibile per evitare la truffa. Poi però constata l'alta qualità dei documenti falsificati. «Un negozio, di fronte a una falsa patente, a una falsa busta paga e un falso codice fiscale e sanitario non può chiedere di più prima di attivare il finanziamento». «Mi sono rivolto non subito alla mia banca, ma solo quando ho pensato che potevo essere finito in una o più centrali rischi ». Ha così scoperto Identikit, il servizio di Mister Credit che è l'unico sistema in Italia in grado di monitorare l'uso illecito di identità: «L'ho scoperto grazie a un amico che lavora nel settore del credito a cui mi sono rivolto dopo che la mia banca non era stata in grado di darmi risposte utili. Credo che ci sia un unico modo per prevenire ed è questo », conclude Mario.

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SORVEGLIATO SPECIALE (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: SORVEGLIATO SPECIALE Ascesa e caduta di Bao Tong Bao Tong è nato nel 1932a Shanghai. Al liceo conobbe la futura moglie Jiang Zongcao, attiva militante del movimento comunista clandestino, che lo convinse a entrare nel partito nel 1949. Scalò rapidamentei vertici della burocrazia comunista, ma cadde in disgrazia nel 1969, durante la Rivoluzione culturale, che gli costò sette anni di lavori forzati in Manciuria. Riabilitato nel 1976, divenne braccio destro del primo ministro Zhao Ziyang: dal 1987 fu membro del Comitato centrale del Partito comunista, ministro delle Riforme, segretario del politico della commissione permanente del Politburo, il gruppo di cinque persone che allora dirigeva il paese. Cadde di nuovo in disgrazia nel 1989, insieme a Zhao, contrario all'intervento a Tienanmen. Bao fu prima costrettoa dimettersi dal Politburo, poi- il 28 maggio- fu arrestato. D'allora ha passato sette anni nel carcere politico di Qincheng; dal 1996 è agli arresti domiciliari, controllato 24 ore su 24 La protesta del 1989 La protesta prese le mossea Pechino ad aprile, dopo la morte del leader riformista Hu Yaobang, ma si estese presto ad altre città e province. I dimostranti chiedevano al governo di mettere fine alla corruzione e concedere riforme e diritti democratici. Il 13 maggio gli studenti si radunarono in piazza Tienanmen e iniziarono uno sciopero della fame; il 20 maggio fu dichiarata la legge marziale. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno i carri armati dell'esercito entrarono nella piazza, uccidendo centinaia di manifestanti (le stime vanno da un minimo di 400-800 persone a un massimo di settemila), migliaia furono arrestati in tutto il paese nei giorni successivi

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IL SOCIALISMO PESCATO IN RETE (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

GLOBAL NEWS IL SOCIALISMO PESCATO IN RETE a cura di Raffaele Mastrolonardo «Siamo tutti socialisti» proclamava nel febbraio scorso il settimanale Newsweek. Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell'economia stavano trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell'era Bush. 4 mesi più tardi la crisi è ancora in mezzo a noi e l'America che gira le spalle al liberismo è sempre oggetto di discussione, questa volta su internet. Ad accendere la miccia è il mensile Wired (edizione Usa) con un saggio disponibile anche sul web di Kevin Kelly, fondatore della rivista e storico guru della rete. Il titolo è tutto un programma: «The new socialism: global collectivist society is coming online». Per la bibbia della tecnologia Usa a rendere popolare «la parola che comincia con la "S"», oltre alla recessione e al collasso del capitalismo selvaggio, sono alcuni agenti che non ti aspetti, poco rossi e molto virtuali: Wikipedia, YouTube, o ancora le licenze Creative Commons e i progetti open source. Tutte iniziative che, grazie al successo della collaborazione in rete, costituiscono una via digitale alla collettivizzazione della cultura e dell'economia americane. «La frenetica corsa a connettere chiunque con chiunque in ogni momento sta dando vita a una versione rivista del socialismo», afferma Kelly. In che cosa consista la mutazione digitale dell'ideale e perché questa dovrebbe piacere agli americani è presto detto: niente lotta di classe, stato, fabbriche o burocrazie. Al posto di questi retaggi del '900: cooperative virtuali, produzione tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude l'autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti, quando lavorano senza salario e godono gratuitamente di questi frutti, non è irragionevole chiamare tutto ciò socialismo». Sarà anche ragionevole, ma il socialismo dal volto web non piace a tutti. Per un altro pezzo da novanta di internet, Lawrence Lessig, l'equiparazione proposta è «completamente sbagliata». Via blog, il cyber-giurista di Stanford, fondatore di Creative Commons non le manda a dire al suo amico: «non mi sembra il momento di imbarcarsi in una ridefinizione giocosa di un termine che ha un significato così chiaro. Qualunque cosa socialismo sarebbe potuto diventare se non fosse stato screditato dalle rivoluzioni dell'est europeo, di sicuro nelle menti del 95% degli americani non è uguale a Wikipedia. Quel termine insulta i creatori e confonde gli altri». Non tutti i creatori, però. Nei commenti all'intervento di Lessig spunta anche un «wikipediano» che, in nome della «redistribuzione della ricchezza linguistica», dissente dal professore. «Chi sceglie di far parte di Wikipedia - scrive Sage Ross - accetta l'accordo economico alla base del progetto: tutto ciò che scrivi diventa proprietà del gruppo e può essere riscritto e trasformato in funzione di ciò che è meglio per il progetto». Messa così, come negare che l'enciclopedia online sia, se non proprio un kolkhoz, almeno «una forma di socialdemocrazia»? Intanto, Nancy Scola di TechPresident, popolare blog dedicato a politica e tecnologia, rimprovera Kelly di avere sbagliato «ismo»: la collaborazione di cui parla è più simile «al comunitarismo che al socialismo statale». A mettere d'accordo tutti ci prova Joseph Jackson della P2P Foundation. Per descrivere i fenomeni rivoluzionari in atto nella rete esiste un termine più attuale e meno controverso di «socialismo»: peer to peer, letteralmente da pari a pari. E se fa venire in mente adolescenti che scaricano musica online piuttosto che giustizia sociale, poco male. www.totem.to

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Il secolo CHE BRUCIA (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'EVENTO DI UNA POLITICA «SENZA PARTITO» Il secolo CHE BRUCIA «L'ipotesi comunista» e «Il secondo manifesto per una nuova filosofia», gli ultimi due volumi di Alain Badiou. Ripensare i movimenti sociali e la prassi teorica a partire dalle esperienze, le sconfitte e l'eredità della Comune di Parigi, del Sessantotto e della Rivoluzione culturale Fabio Raimondi Parlare di comunismo oggi è certo per molti il segno di una malattia inguaribile, di un'ostinazione a perseverare nell'errore che rende ridicoli o pericolosi. Come predica l'«anticomunismo americano» dagli anni Cinquanta, il comunismo, cioè lo stalinismo, è il Male. Per il filosofo francese Alain Badiou, ormai uno dei pochi che prova pervicacemente a «ri-pensare» il comunismo, parlarne è invece il segno tangibile del coraggio, la «virtù» politica odierna contraria all'«espressione di sé», a cui costringe il capitalismo contemporaneo. Virtù che si manifesta nella fedeltà all'«Idea comunista» e al fatto che non ci sia vita senza Idee, rifiutando sia l'opinione che grida «vivi solo per la tua soddisfazione e, dunque, vivi senza Idee» sia il «terrorismo linguistico», che trasforma in sovversivo chiunque osi pronunciare certe parole. Con Saint-Just, Badiou ricorda che chi non vuole né la virtù né il terrore vuole solo la corruzione. Ne L'hypothèse communiste (Lignes, pp. 208, euro 15), raccolta di scritti più e meno recenti, il comunismo è un'ipotesi, i cui fallimenti, dando luogo dialetticamente, come nelle scienze, alle condizioni per il suo ripensamento, sono considerati tappe di un cammino di costruzione, esaminato analizzando tre episodi: la Comune di Parigi del 1871, il Maggio '68 francese, ma più in generale il decennio 1968-78 (evento complesso e stratificato) e la Rivoluzione culturale cinese del 1965-76. Oltre il muro del ruolo Il comunismo ha innanzitutto a che fare con la fine dei «ruoli» ossia con un tipo di «società ugualitaria che, tramite il proprio movimento, abbatte i muri e le separazioni» e, dunque, con una società il cui modello di organizzazione politica «non è la gerarchia dei ruoli». Rispetto a una «vecchia concezione» della politica, secondo la quale esiste «un agente storico «oggettivo» che porta la possibilità dell'emancipazione» e che, dunque, deve solo essere organizzato (dal partito, dalle organizzazioni di massa, dal sindacato.), si fa strada una nuova concezione, che non accetta «di lasciare ciascuno al proprio posto» e che, ricercando «percorsi inediti, incontri impossibili, riunioni tra persone che normalmente non si parlano», tende verso «uno sconvolgimento delle classificazioni sociali» che dovrebbe portare non a conservare «ciascuno al proprio posto, ma, al contrario, a organizzare degli spostamenti, materiali e mentali, stupefacenti». L'ipotesi comunista è che, una volta trovata la forma organizzativa propria di un tale processo, si possa arrivare a un «mondo liberato dalla legge del profitto e dall'interesse privato»: forma che non può essere né «il movimento "puro", che non risolve nessuno dei problemi che contribuisce a porre» né «la forma partito marxista-leninista, a cui bisogna rinunciare» dopo la fallimentare «sequenza staliniana». Il «comunismo che viene» esige un'organizzazione nuova ed è per questo che non possiamo non dirci contemporanei del '68. Un'idea che oggi, di fronte al «disastro» economico-finanziario che ha generato la crisi attuale, si rinnova al fine di «organizzare una politica di natura totalmente diversa, che comincia con l'alleanza tra i nuovi proletari venuti dall'Africa o da altrove e gli intellettuali eredi delle battaglie politiche degli ultimi decenni; alleanza che non intratterrà alcun rapporto organico con i partiti istituzionali e il sistema elettorale e istituzionale che li fa vivere». Convergenze generazionali La Rivoluzione culturale mostra, dal canto suo, che non è «più possibile assegnare né le azioni rivoluzionarie di massa né i fenomeni organizzativi alla stretta logica della rappresentazione di classe», quindi al «partito-Stato come produzione centrale dell'attività politica rivoluzionaria». Ne furono prova le «organizzazioni culturali permanenti», che avevano un compito di critica verso il partito e nelle quali vigeva «la democrazia di massa e non l'autorità del partito», come durante la Comune di Parigi, per quanto spettasse poi al partito, cioè alla componente capace di imporsi al suo interno, la parola finale sulle loro critiche. Questa contraddizione - per Badiou, caratteristica principale della Rivoluzione culturale - dipese dal tentativo di Mao e dei suoi di ricorrere «alla mobilitazione politica di massa, ammettendo anche forme non controllate di rivolta e di organizzazione, ma di riportarle tutte dentro lo spazio generale del partito-Stato». Crocevia tra il «vecchio» e il «nuovo» l'esperienza cinese è importante proprio per questo suo limite, come dimostra anche l'istituzione delle «guardie rosse» e la «barbarie» cui diede luogo il loro comportamento incontrollato. Ne segue che «ogni organizzazione politica deve essere transgenerazionale e che organizzare la separazione politica della gioventù è sbagliato». Anzi è necessario «per la forza anarchica e violenta dei giovani, riconoscere sopra di loro un'autorità "di massa"». La Comune di Shanghai fu, in questo quadro, «la traccia senza futuro di una nuova articolazione tra iniziativa politica popolare e il potere dello Stato», perché anziché porsi, tra esigenze di trasformazione e di conservazione, nel luogo della loro contraddizione per creare la «tripla unione», l'alleanza tra giovani rivoluzionari, vecchi quadri e militari, cercò di scioglierla a favore dei primi. In altri casi, come nel Wuhan, la «guerra della fazioni» portò sull'«orlo della guerra civile», cosa che Mao l'«uomo del partito-Stato» non voleva accadesse, perché dello Stato egli cercava «il rinnovamento, anche violento, non la distruzione». Il suo culto post-mortem, dimostra proprio che «"Mao" è un nome intrinsecamente contraddittorio nel campo della politica rivoluzionaria. Da un lato, il nome supremo del partito-Stato (...); dall'altra, il nome di ciò che, nel partito non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni politica d'emancipazione deve farla finita col modello del partito o dei partiti e affermarsi come politica "senza partito", senza tuttavia ricadere nel modello anarchico», sempre in agguato, anche se proprio l'esperienza cinese mostra le difficoltà di «liberare realmente la politica dal partito-Stato». Si tratta allora, di compiere «un'operazione» chiamata «idea del comunismo» e che, a dispetto delle apparenze, non è esclusivamente intellettuale, ma «potenza affermativa» o «ideazione», come spiegato nel Second manifeste pour la philosophie (Fayard, pp. 158, euro 14), ottima sintesi, tra l'altro, di Logiques des mondes (Seuil), oltre che una dimostrazione di come la filosofia possa smettere di essere «predica moralizzante» e riattivi il suo rapporto con la verità, che si «origina sempre da un evento» ossia «dall'apparire di ciò la cui esistenza non era apparente». L'ideazione ha bisogno di «tre componenti primitive: una politica, una storica e una soggettiva». La prima è «una verità politica: cioè una sequenza concreta e datata in cui sorgono, esistono e spariscono una pratica e un pensiero nuovi dell'emancipazione collettiva»: procedura che necessita di un «Soggetto» irriducibile all'individuo; la seconda indica la «dimensione storica di una verità», il suo essere localizzata nel tempo e nello spazio umani; la terza indica «la possibilità per un individuo di decidere di diventare parte di una procedura di verità politica» ossia di diventare un suo «militante»: questa scelta comporta «soggettivazione (ossia) il movimento tramite il quale un individuo fissa il posto di una verità rispetto alla propria esistenza e a quella del mondo». Ciò che Badiou chiama «Idea è una totalizzazione astratta dei tre elementi primitivi, una procedura di verità, un'appartenenza storica e una soggettivazione individuale: un'Idea è la soggettivazione di una relazione tra la singolarità di una procedura di verità e la rappresentazione della Storia»: una «incorporazione». Presa di parola L'Idea, dunque, non è solo astratta, perché è ciò che innesca «la possibilità, per un individuo, di comprendere che la sua partecipazione a un processo politico singolare è anche una decisione storica». È in questo senso che il l'Idea del comunismo non indica solo le dimensioni della politica, della storia e della soggettivazione, ma la loro «sintesi». Badiou arriva a dire che «l'Idea è ideologica», perché è l'«operazione immaginaria per mezzo della quale una soggettivazione individuale proietta un frammento del reale politico (l'evento a cui si è scelto di essere fedeli) nella narrazione simbolica di una Storia» rendendo così possibile la soggettivazione stessa. L'Idea cioè consente di continuare a rendere (o di far tornare a essere) visibile nella storia qualcosa di invisibile. E, come lo scritto sulla Comune di Parigi ricorda, «far esistere un inesistente», anche solo prendendo la parola, vuol dire iniziare a trasformare il piano dell'apparire politico facendovi irrompere un impensato (un supposto inesistente) e creare così un «possibile futuro». Non solo l'ideologia è attiva politicamente, ma è anzi il viatico principale per ogni soggettivazione. L'Idea è un immaginario che produce, tramite la «potenza possibile del divenire-Soggetto», effetti nel reale (verità politica) e nel simbolico (narrazione storica). L'AUTORE Filosofo e commediografo diviso fra l'uno e il molteplice Allievo di Althusser, professore all'Ecole normale supérieure di Parigi, Alain Badiou è nato a Rabat nel 1937. Commediografo, romanziere e matematico, oltre che filosofo, Badiou ha pubblicato le sue opere principali a partire dagli anni settanta. Dopo i primi testi di impostazione hegeliana («Le concept de modèle» e « Théorie de la contradition» rispettivamente del 1969 e del 1975) dedicati al materialismo dialettico, Badiou ha concentrato il proprio lavoro sulla nozione di «cambiamento radicale». Nel suo «L'essere e l'evento», pubblicato nel 1988 e tradotto in italiano nel 1995 per i tipi del Melangolo, Badiou ha cercato di dimostrare la sua tesi filosofica principale: «l'essere è molteplice». Fra gli altri libri tradotti: «San Paolo. Fondazione dell'universalismo» e «Metapolitica» (Cronopio, 1999 e 2001), «Deleuze. "Il clamore dell'essere"» (Einaudi, 2004), «Il secolo» (Feltrinelli, 2006), «Sarkozy: dic che cosa è il nome?» (Cronopio, 2008) e «Ontologia transitoria» (Mimesis, 2008). Foto: UN'OPERA DI VEDOVAMAZZEI /TRATTA DA «WAR IS OVER», SILVANA EDITORIALE

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Il secolo CHE BRUCIA. (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 02-06-2009)

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L'EVENTO DI UNA POLITICA «SENZA PARTITO» Il secolo CHE BRUCIA «L'ipotesi comunista» e «Il secondo manifesto per una nuova filosofia», gli ultimi due volumi di Alain Badiou. Ripensare i movimenti sociali e la prassi teorica a partire dalle esperienze, le sconfitte e l'eredità della Comune di Parigi, del Sessantotto e della Rivoluzione culturale Fabio Raimondi Parlare di comunismo oggi è certo per molti il segno di una malattia inguaribile, di un'ostinazione a perseverare nell'errore che rende ridicoli o pericolosi. Come predica l'«anticomunismo americano» dagli anni Cinquanta, il comunismo, cioè lo stalinismo, è il Male. Per il filosofo francese Alain Badiou, ormai uno dei pochi che prova pervicacemente a «ri-pensare» il comunismo, parlarne è invece il segno tangibile del coraggio, la «virtù» politica odierna contraria all'«espressione di sé», a cui costringe il capitalismo contemporaneo. Virtù che si manifesta nella fedeltà all'«Idea comunista» e al fatto che non ci sia vita senza Idee, rifiutando sia l'opinione che grida «vivi solo per la tua soddisfazione e, dunque, vivi senza Idee» sia il «terrorismo linguistico», che trasforma in sovversivo chiunque osi pronunciare certe parole. Con Saint-Just, Badiou ricorda che chi non vuole né la virtù né il terrore vuole solo la corruzione. Ne L'hypothèse communiste (Lignes, pp. 208, euro 15), raccolta di scritti più e meno recenti, il comunismo è un'ipotesi, i cui fallimenti, dando luogo dialetticamente, come nelle scienze, alle condizioni per il suo ripensamento, sono considerati tappe di un cammino di costruzione, esaminato analizzando tre episodi: la Comune di Parigi del 1871, il Maggio '68 francese, ma più in generale il decennio 1968-78 (evento complesso e stratificato) e la Rivoluzione culturale cinese del 1965-76. Oltre il muro del ruolo Il comunismo ha innanzitutto a che fare con la fine dei «ruoli» ossia con un tipo di «società ugualitaria che, tramite il proprio movimento, abbatte i muri e le separazioni» e, dunque, con una società il cui modello di organizzazione politica «non è la gerarchia dei ruoli». Rispetto a una «vecchia concezione» della politica, secondo la quale esiste «un agente storico «oggettivo» che porta la possibilità dell'emancipazione» e che, dunque, deve solo essere organizzato (dal partito, dalle organizzazioni di massa, dal sindacato.), si fa strada una nuova concezione, che non accetta «di lasciare ciascuno al proprio posto» e che, ricercando «percorsi inediti, incontri impossibili, riunioni tra persone che normalmente non si parlano», tende verso «uno sconvolgimento delle classificazioni sociali» che dovrebbe portare non a conservare «ciascuno al proprio posto, ma, al contrario, a organizzare degli spostamenti, materiali e mentali, stupefacenti». L'ipotesi comunista è che, una volta trovata la forma organizzativa propria di un tale processo, si possa arrivare a un «mondo liberato dalla legge del profitto e dall'interesse privato»: forma che non può essere né «il movimento "puro", che non risolve nessuno dei problemi che contribuisce a porre» né «la forma partito marxista-leninista, a cui bisogna rinunciare» dopo la fallimentare «sequenza staliniana». Il «comunismo che viene» esige un'organizzazione nuova ed è per questo che non possiamo non dirci contemporanei del '68. Un'idea che oggi, di fronte al «disastro» economico-finanziario che ha generato la crisi attuale, si rinnova al fine di «organizzare una politica di natura totalmente diversa, che comincia con l'alleanza tra i nuovi proletari venuti dall'Africa o da altrove e gli intellettuali eredi delle battaglie politiche degli ultimi decenni; alleanza che non intratterrà alcun rapporto organico con i partiti istituzionali e il sistema elettorale e istituzionale che li fa vivere». Convergenze generazionali La Rivoluzione culturale mostra, dal canto suo, che non è «più possibile assegnare né le azioni rivoluzionarie di massa né i fenomeni organizzativi alla stretta logica della rappresentazione di classe», quindi al «partito-Stato come produzione centrale dell'attività politica rivoluzionaria». Ne furono prova le «organizzazioni culturali permanenti», che avevano un compito di critica verso il partito e nelle quali vigeva «la democrazia di massa e non l'autorità del partito», come durante la Comune di Parigi, per quanto spettasse poi al partito, cioè alla componente capace di imporsi al suo interno, la parola finale sulle loro critiche. Questa contraddizione - per Badiou, caratteristica principale della Rivoluzione culturale - dipese dal tentativo di Mao e dei suoi di ricorrere «alla mobilitazione politica di massa, ammettendo anche forme non controllate di rivolta e di organizzazione, ma di riportarle tutte dentro lo spazio generale del partito-Stato». Crocevia tra il «vecchio» e il «nuovo» l'esperienza cinese è importante proprio per questo suo limite, come dimostra anche l'istituzione delle «guardie rosse» e la «barbarie» cui diede luogo il loro comportamento incontrollato. Ne segue che «ogni organizzazione politica deve essere transgenerazionale e che organizzare la separazione politica della gioventù è sbagliato». Anzi è necessario «per la forza anarchica e violenta dei giovani, riconoscere sopra di loro un'autorità "di massa"». La Comune di Shanghai fu, in questo quadro, «la traccia senza futuro di una nuova articolazione tra iniziativa politica popolare e il potere dello Stato», perché anziché porsi, tra esigenze di trasformazione e di conservazione, nel luogo della loro contraddizione per creare la «tripla unione», l'alleanza tra giovani rivoluzionari, vecchi quadri e militari, cercò di scioglierla a favore dei primi. In altri casi, come nel Wuhan, la «guerra della fazioni» portò sull'«orlo della guerra civile», cosa che Mao l'«uomo del partito-Stato» non voleva accadesse, perché dello Stato egli cercava «il rinnovamento, anche violento, non la distruzione». Il suo culto post-mortem, dimostra proprio che «"Mao" è un nome intrinsecamente contraddittorio nel campo della politica rivoluzionaria. Da un lato, il nome supremo del partito-Stato (...); dall'altra, il nome di ciò che, nel partito non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni politica d'emancipazione deve farla finita col modello del partito o dei partiti e affermarsi come politica "senza partito", senza tuttavia ricadere nel modello anarchico», sempre in agguato, anche se proprio l'esperienza cinese mostra le difficoltà di «liberare realmente la politica dal partito-Stato». Si tratta allora, di compiere «un'operazione» chiamata «idea del comunismo» e che, a dispetto delle apparenze, non è esclusivamente intellettuale, ma «potenza affermativa» o «ideazione», come spiegato nel Second manifeste pour la philosophie (Fayard, pp. 158, euro 14), ottima sintesi, tra l'altro, di Logiques des mondes (Seuil), oltre che una dimostrazione di come la filosofia possa smettere di essere «predica moralizzante» e riattivi il suo rapporto con la verità, che si «origina sempre da un evento» ossia «dall'apparire di ciò la cui esistenza non era apparente». L'ideazione ha bisogno di «tre componenti primitive: una politica, una storica e una soggettiva». La prima è «una verità politica: cioè una sequenza concreta e datata in cui sorgono, esistono e spariscono una pratica e un pensiero nuovi dell'emancipazione collettiva»: procedura che necessita di un «Soggetto» irriducibile all'individuo; la seconda indica la «dimensione storica di una verità», il suo essere localizzata nel tempo e nello spazio umani; la terza indica «la possibilità per un individuo di decidere di diventare parte di una procedura di verità politica» ossia di diventare un suo «militante»: questa scelta comporta «soggettivazione (ossia) il movimento tramite il quale un individuo fissa il posto di una verità rispetto alla propria esistenza e a quella del mondo». Ciò che Badiou chiama «Idea è una totalizzazione astratta dei tre elementi primitivi, una procedura di verità, un'appartenenza storica e una soggettivazione individuale: un'Idea è la soggettivazione di una relazione tra la singolarità di una procedura di verità e la rappresentazione della Storia»: una «incorporazione». Presa di parola L'Idea, dunque, non è solo astratta, perché è ciò che innesca «la possibilità, per un individuo, di comprendere che la sua partecipazione a un processo politico singolare è anche una decisione storica». È in questo senso che il l'Idea del comunismo non indica solo le dimensioni della politica, della storia e della soggettivazione, ma la loro «sintesi». Badiou arriva a dire che «l'Idea è ideologica», perché è l'«operazione immaginaria per mezzo della quale una soggettivazione individuale proietta un frammento del reale politico (l'evento a cui si è scelto di essere fedeli) nella narrazione simbolica di una Storia» rendendo così possibile la soggettivazione stessa. L'Idea cioè consente di continuare a rendere (o di far tornare a essere) visibile nella storia qualcosa di invisibile. E, come lo scritto sulla Comune di Parigi ricorda, «far esistere un inesistente», anche solo prendendo la parola, vuol dire iniziare a trasformare il piano dell'apparire politico facendovi irrompere un impensato (un supposto inesistente) e creare così un «possibile futuro». Non solo l'ideologia è attiva politicamente, ma è anzi il viatico principale per ogni soggettivazione. L'Idea è un immaginario che produce, tramite la «potenza possibile del divenire-Soggetto», effetti nel reale (verità politica) e nel simbolico (narrazione storica). La fedeltà all'evento va giocata contro lo Stato, che prescrive ciò che è possibile e impossibile al proprio interno e, oggi, niente è più impensabile e invisibile dell'Idea comunista. Da quando Chruscëv, che «difendeva il gruppo dirigente dello Stato staliniano», denunciò nel 1956 i crimini di Stalin, senza però condurre il suo attacco «in modo rigoroso, dal punto di vista della politica rivoluzionaria stessa», quindi senza criticarlo davvero, si è venuto creando il «letto in cui i nouveaux philosophes dell'umanismo reazionario si sono coricati» assieme ai corifei dell'anticomunismo: in Francia e non solo. Contro costoro bisogna avere, senza chiedere più nulla né allo Stato né a un Partito, il coraggio dell'«Idea, che è sempre l'affermazione che una nuova verità è storicamente possibile». Se «la storia non esiste», se non come narrazione a posteriori, il futuro dipende dal pensare e dall'agire che riusciamo, in assenza di garanzie, a produrre ora. L'AUTORE Filosofo e commediografo diviso fra l'uno e il molteplice Allievo di Althusser, professore all'Ecole normale supérieure di Parigi, Alain Badiou è nato a Rabat nel 1937. Commediografo, romanziere e matematico, oltre che filosofo, Badiou ha pubblicato le sue opere principali a partire dagli anni settanta. Dopo i primi testi di impostazione hegeliana («Le concept de modèle» e « Théorie de la contradition» rispettivamente del 1969 e del 1975) dedicati al materialismo dialettico, Badiou ha concentrato il proprio lavoro sulla nozione di «cambiamento radicale». Nel suo «L'essere e l'evento», pubblicato nel 1988 e tradotto in italiano nel 1995 per i tipi del Melangolo, Badiou ha cercato di dimostrare la sua tesi filosofica principale: «l'essere è molteplice». Fra gli altri libri tradotti: «San Paolo. Fondazione dell'universalismo» e «Metapolitica» (Cronopio, 1999 e 2001), «Deleuze. "Il clamore dell'essere"» (Einaudi, 2004), «Il secolo» (Feltrinelli, 2006), «Sarkozy: dic che cosa è il nome?» (Cronopio, 2008) e «Ontologia transitoria» (Mimesis, 2008). Foto: UN'OPERA DI VEDOVAMAZZEI /TRATTA DA «WAR IS OVER», SILVANA EDITORIALE

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Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Oristano Pagina 4020 Provincia Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia Provincia --> Fornellini e spray insetticida. Ancora per un po' di tempo dovranno essere queste le armi per combattere zanzare e gli altri insetti fastidiosi. Il servizio di disinfestazione organizzato dalla Provincia non è ancora partito. Risolto il problema del personale (venti addetti saranno stabilizzati), gli interventi non possono essere effettuati fino a quando non saranno completate tutte le procedure per l'assunzione. «L'iter burocratico si è già messo in moto - ha spiegato l'assessore provinciale Pierfrancesco Garau - dovranno essere fatte le selezioni per le assunzioni. Serviranno tempi tecnici per queste pratiche, ma in una decina di giorni tutto dovrebbe andare a regime». E finalmente dovrebbe riprendere un servizio che era stato interrotto lo scorso dicembre. La Finanziaria nazionale, infatti, vieta le assunzioni a tempo determinato e la disinfestazione finora era sempre andata avanti con personale precario, assunto per sei mesi. Da gennaio tutto è rimasto bloccato: gli operatori per mesi non hanno lavorato, nessun intervento di prevenzione (a parte quelli nelle zone sensibili come scuole, ospedali e caserme) è stato effettuato. Proteste e polemiche, i lavoratori per settimane hanno manifestato davanti alla Provincia e alla fine si è arrivati alla decisione di stabilizzarli. Solo che i disagi per i ritardi e la mancata prevenzione si stanno pagando ora, con una vera invasione di zanzare e insetti. «Speriamo che nel giro di pochi giorni, possano iniziare gli interventi - ha aggiunto Garau. - Non dipende da noi, ma per le procedure di selezione servono tempi tecnici». Nei giorni scorsi, era stato chiuso il cimitero di Massama per consentire la disinfestazione delle zecche. L'intervento è stato realizzato dal Comune (proprio per le attuali difficoltà della Provincia) che si occuperà anche di quella degli altri cimiteri di città e frazioni. ( v. p. )

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Assistenti sociali senza stipendio Protesta in Comune (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Medio Camp Pagina 3027 San Gavino Una cooperativa in crisi Assistenti sociali senza stipendio Protesta in Comune San Gavino. Una cooperativa in crisi --> Sono andati al Comune, insieme ai loro familiari, , per restituire le tessere elettorali i 16 soci della cooperativa di San Gavino «Nuove Frontiere», che gestisce il servizio di assistenza domiciliare in particolare per anziani e disabili. Un segno forte di protesta, a pochi giorni dalle elezioni comunali ed europee, per questi lavoratori della cooperativa cda diversi mesi senza stipendio. Una situazione assurda che ricade sulle spalle della cooperativa che dà lavoro a 32 lavoratori e che ora rischia grosso: «È da aprile 2008, vale a dire da 14 mesi - spiega la presidente Silvia Piras - che non riceviamo i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti. Nonostante tutto questo abbiamo continuato ad erogare il servizio senza nessuna interruzione. Ecco il perché del nostro gesto che esprime la nostra sfiducia come cittadini. In più le forniture per le richieste di servizi continuano ad aumentare mentre i soldi non arrivano». Il paradosso è che questa cooperativa, nata nel giugno del 1996 paga venga uccisa dai cavilli della burocrazia perché la Regione ha un ritardo abissale nei pagamenti del 2008, per non parlare di quelli del 2009 per i quali non si vede neanche l'ombra. «Fino a questo febbraio - aggiunge Silvia Piras - siamo riusciti a pagare anche i contributi all'Inps, ma adesso non abbiamo più risorse e il malumore è forte tra i dipendenti. C'è chi ha dovuto fare un fido in banca o chi deve pagare il mutuo o chi vive da sola. Gli altri Comuni (Suelli, Terralba, Selegas, Siurgus Donigala, ecc.) ci anticipano le somme che la Regione deve versare, cosa che non avviene per San Gavino: questi ritardi ci stanno mettendo in ginocchio». Da parte sua il commissario straordinario Filippo Craparotta ha chiamato subito in Regione, ma sembrerebbe che il telefono abbia squillato a lungo a vuoto: forse per un giorno di ponte degli uffici col 2 giugno. A denunciare la lentezza della Regione ci pensa il responsabile dei servizi sociali Bruno Mancosu: «C'è una comunicazione della Regione del 25 marzo per l'assegnazione dei finanziamenti per la gestione dei servizi alla persona. In tutto 759.689 euro da dividere per i Comuni del distretto di Guspini, ma non è stato ancora fatto niente». Intanto dalla cooperativa arriva un ultimatum: «Se la situazione non si sblocca in 10 giorni - conclude Silvia Piras - il servizio sarà tagliato». GIGI PITTAU

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IL POTERE PARALLELO DI MR. BERTOLASO (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 02-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL POTERE PARALLELO DI MR. BERTOLASO Protezione Civile Dai Grandi Eventi alle emergenze: la possibilità di emanare ordinanze e decreti. E una pronta cassa milionaria Fa tutto lei, la PC, entità superiore che tutto sovrasta e tutto comprende. Dalle scelte in apparenza più insignificanti, come organizzare cresime, lauree alla memoria e i seggi elettorali per le europee nelle tende blu con scritto sopra Protezione Civile (ma il voto non è competenza del Ministero dell'Interno?). A quelle più istituzionali, per cui sindaco e presidente della Provincia sono diventati esecutori di decisioni prese dalla PC. È lei, la Protezione Civile, anzi lui, super Guido Bertolaso che ne è il n°1, che decide chi può entrare nelle tendopoli; che i 63 mila sfollati devono vivere per mesi in tende e alberghi anzichè in container; che i terreni vanno espropriati per costruirci sopra le venti new town e così via. In mezzo ci sta tutta la vita quotidiana di una comunità appaltata, in nome dell'emergenza, alla Protezione Civile. Ecco, la gestione del post terremoto in Abruzzo è un esempio eccellente di cosa voglia dire sottrarre potere agli enti locali, specchio di uno stato centralizzatore che via via rosicchia autonomia a chi invece, per dettato costituzionale, dovrebbe averne sempre di più. Il fatto è che negli ultimi anni la Protezione Civile è diventata un governo ombra in grado di sostituirsi da un momento all'altro alla complessa struttura dello Stato. Una relazione della Cgil Funzione Pubblica del 15 aprile spiega bene il passaggio dalla PC «del fare», quella che si dovrebbe occupare dei rischi naturali e calamitosi, alla PC «che prevarica» che esercita «una violenza governamentale» e «una dittatura governativa». Il salto di qualità avviene nel dicembre 2001 (legge 401) che affida alla PC oltre i consueti compiti (con il primo governo Prodi e la gestione di Franco Barberi arrivano a un ottimo livello di responsabilizzazione degli enti locali), i cosiddetti «grandi eventi». Tutto può diventare, ed è diventato, Grande Evento, dalla ristrutturazione della cattedrale di Noto ai funerali di Wojtyla, dai Mondiali di Nuoto ai Giochi del Mediterraneo. Quella norma del 2001 ha dato alla PC «cinque formidabili strumenti»: la gestione dei Grandi Eventi; decidere cosa è emergenza; denaro pronto cassa (tramite la Cassa Depositi e Prestiti), il potere di ordinanza e i decreti legislativi. Per questo l'emergenza rifiuti a Napoli ha potuto produrre «un regime legislativo diverso e parallelo a quello ordinario». Che adesso è sotto inchiesta. Dal principio di sussidiarietà si è passati a quello della sostituzione. Ogni emergenza sostituisce un pezzetto di potere. «Contro la burocrazia, per fare meglio e prima» è il principio guida di super Guido Bertolaso, l'uomo dell'efficienza. Peccato che lo stato parallelo abbia saputo produrre qualcosa come 10 mila commissari straordinari nominati a guida delle varie emergenze, che ognuno di loro guadagni il 40-60% in più rispetto al nomale compenso di amministratore. Peccato, soprattutto, che queste emergenze non finiscano mai.

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L'ospedale dei nostri sogni (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'ospedale dei nostri sogni Analisi. Ha i bilanci in attivo eppure è pubblico, mentre la burocrazia è "soft" e le liste d'attesa sempre minime Il miracolo del Whipps Cross di Londra ha un segreto: combina i principi laburisti con l'efficienza tatcheriana CLAUDIO ZANON OSPEDALE MOLINETTE - TORINO Il Whipps, ospedale universitario di 850 posti letto, presentava due anni fa un deficit di 17 milioni di euro, giudicato poco British e molto Italian e quindi inopportuno. L'anno scorso il Whipps, così come altri nosocomi anglosassoni, invece, ha chiuso il bilancio con un milione di attivo, rassicurando i governanti con cuore «labour» ma con testa «tatcheriana». Stupito dal miracolo, ho chiesto lumi e la risposta è stata: «Abbiamo introdotto una gestione privata transitoria a integrazione di quella pubblica». Il manager ha richiesto la collaborazione di un «Turnaround Team», pagato in percentuale al risparmio conseguito, che si è installato in ospedale, analizzando, ristrutturando e cogestendo l'organizzazione. I prerequisiti erano tre: non licenziare nessuno, mantenere, se non migliorare, gli standards assistenziali, ridurre il deficit economico. Portare un'impresa fuori da una crisi o risollevarla da una fase di declino è proprio il compito delle strategie di «Turnaround»: oggi significa ristrutturare, cogliendo le nuove sfide della competizione con capacità strategiche di management diverse. E così questa «Turnaround Revolution», in appena due anni, ha raggiunto l'obiettivo. La compilazione delle schede di dimissione con conseguenti «Drg» (il metodo di pagamento delle prestazioni effettuate) è diventata puntuale grazie a programmi di simulazione e affiancando a ogni «consultant» un «amministrativo dedicato», secondo la logica che il personale amministrativo deve coadiuvare l'assistenza e non creare un'inutile burocrazia. L'acquisto del materiale, poi, avviene secondo la regola della sufficiente affidabilità a minor prezzo e a uso diffuso e, quindi, nessuno può richiedere altro materiale sanitario senza specifica e comprovata motivazione. Le sale operatorie, inoltre, vengono utilizzate 12 ore al giorno al minimo dell'80% e, preferibilmente, sono specializzate in rapporto alla patologia. Ciò vuol dire che in una sala si operano alcune malattie dell'apparato gastrointestinale, in un'altra malattie vascolari e così via, utilizzando al massimo il «background» del personale medico e infermieristico che vi lavora. I medici sono obbligatoriamente specializzati per disciplina e, quindi, l'amico Giordano, esperto specialista in malattie del colon e del retto, se operasse anche con successo un tumore del pancreas, verrebbe deferito dal proprio manager all'ordine dei medici per imprudenza. La motivazione sta nel volume di attività: più pazienti affetti da patologie di quel tipo curi e migliori sono i risultati che ottieni. Quanto ai posti letto, sono stati ridotti a 650, mantenendo due divisioni-polmone, che vengono riaperte in caso di necessità, come nei periodi invernali con epidemie influenzali e con le recrudescenze delle malattie dell'apparato respiratorio. C'è anche una divisione centralizzata di «day surgery», dove viene trattata la chirurgia cosiddetta minore, e una «Week Division», dove vengono ricoverati pazienti che necessitano di una permanenza ospedaliera di non più di cinque giorni. In caso di prolungamento del ricovero, il venerdì i pochi pazienti «residui» vengono trasferiti presso altre divisioni e parte del personale assistenziale è adibito ad altri compiti. Non esistono letti dedicati a singole reparti, ma il primo letto che si libera ospita il paziente con liste d'attesa programmate secondo patologia e tipo di prestazione. Gli ambulatori, i servizi diagnostici e le sale operatorie sono aperti 12 ore al giorno, sabato mattina compreso, e l'orario in più, liberamente svolto dal personale medico, infermieristico e amministrativo, viene renumerato come prestazione aggiuntiva con la conseguente diminuzione delle lista di attesa. A fianco dell'ospedale c'è poi una struttura per proseguire il ricovero dei pazienti non più acuti e che hanno bisogno di una terapia di mantenimento o riabilitativa, liberando così i preziosi letti per quelli acuti ad alta complessità e a costi maggiori. Ho guardato Giordano con invidia, se non altro perché questi principi, di cui anche noi italiani spesso dissertiamo, là vengono applicati senza tangenti, ammuine e clientelismo. D'altra parte - conclude - gli inglesi non rinuncerebbero mai al Welfare, di cui vanno orgogliosi: ecco perché hanno sperimentato strategie innovative per la sostenibilità del sistema e, come la maglietta raffigurante il classico bulldog inglese che beve la birra con la scritta minacciosa «Don't touch my beer», oggi ne possono tranquillamente indossare un'altra, dove sta scritto: «Don't touch my hospital!».

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Il vino nella morsa della burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

ENOLOGIA. NEL 2008 DODICI AZIENDE IN MENO RISPETTO ALLE 197 DELLA'ANNO PRIMA Il vino nella morsa della burocrazia La filiera del vino in Italia è in difficoltà. In un anno di grave crisi economica, a livello nazionale scendono del 2 per cento le imprese attive, che sono ora 1700 in meno rispetto al 2007. I nuovi processi organizzativi e di concentrazione sono i fattori che hanno determinato il calo, al pari di un graduale ricambio generazionale che necessita di una maggiore attenzione dal punto di vista normativo. La crisi si sente anche in Valle d'Aosta. I dati relativi al quarto trimestre del 2008 indicano in 185 il numero delle aziende vitivinicole (incluse la cantine sociali) in attività, a fronte delle 197 censite nel 2007. Un comparto che rappresenta lo 0,2 per cento della produzione nazionale. A tracciare un bilancio del settore in Valle d'Aosta è Costantino Charrère, titolare con le figlie Elena ed Eleonora dell'azienda Les Crêtes di Aymavilles, nonché presidente della Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti). «Il calo è fisiologico - spiega - e connesso all'emorragia delle piccole e medie imprese, il valore aggiunto dell'Italia e dell'Europa, soffocate da adeguamenti normativi che, di fatto, favoriscono le multinazionali. Marginalità e sottoproduzione rispetto alla domanda contraddistinguono il mercato valdostano e tengono, per il momento, le aziende locali al riparo dal reflusso generato da politiche sconsiderate». L'85 per cento delle decisioni è ormai di competenza della Commissione europea. «Ragionare in termini di latifondo - continua Charrère -, a proposito della filiera del vino, significa misconoscere la realtà. Nel sistema italiano la burocrazia la fa da padrone a discapito del lavoro vero, quello che viticoltori e agricoltori svolgono quotidianamente, con le mani nella terra». La Fivi, nata nel 2008, intende dar voce, all'interno della cosiddetta «stanza dei bottoni», alle piccole e medie imprese del settore vitivinicolo, il cui indotto risente del drastico «giro di vite» previsto dalla nuova legge sul consumo di bevande alcoliche. «Non l'abuso, bensì l'uso del vino è finito nel mirino di organi a noi superiori - denuncia Charrère -. La strategia della tolleranza zero è il frutto di demonizzazioni, volte a compiacere i poteri forti della grande distribuzione, che oltretutto controlla la comunicazione mediatica». La crisi ha toccato anche la rassegna «Cantine aperte». Continua Charrère: «Il calo di affluenza era prevedibile: il tasso alcolico massimo consentito nel sangue è pari allo 0,5 per cento, sicché dopo un solo bicchiere di vino, bevuto a stomaco vuoto, una persona è considerata pericolosa al volante. Eppure le sostanze stupefacenti e alcune bibite hanno effetti assai più devastanti sui giovani. Io resto comunque ottimista e confido nelle potenzialità del settore vitivinicolo valdostano».

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Maniero: Costituzione da cambiare (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Festa della Repubblica e polemiche. Il sindaco: «Riforme per avere più trasparenza». Giandon: «Inutile retorica, anche a Conegliano c'è da lavorare» Maniero: «Costituzione da cambiare» Pd all'attacco: «Cosa c'entravano col 2 giugno le canzoni di Mina e Bocelli?» CONEGLIANO. La Costituzione? Va cambiata. Parola di Alberto Maniero, sindaco del Pdl. Serve riformare il titolo Quinto, quello sul regolamento degli enti locali, in senso federalista. A dirlo ieri, durante la celebrazione per la festa delle Repubblica, il sindaco Alberto Maniero. «Di questa Carta riscontriamo l'attualità di gran parte delle sue pagine, ma anche la necessità di una riforma della parte che regola lo Stato», ha affermato Maniero. Il Pd intanto attacca il primo cittadino per la scelta delle canzoni pop cantate dai ragazzi del Progetto Giovani durante la cerimonia, parse non adeguate al contesto. Si è svolta ieri in piazza Cima la celebrazione organizzata da amministrazioni comunali e associazioni Combattentistiche e d'Arma di Codognè, Conegliano, Gaiarine, Godega, Mareno, Orsago, Pieve di Soligo, Refrontolo, Santa Lucia, San Pietro di Feletto, San Fior, San Vendemiano, Sernaglia, Susegana, Vazzola. «Quello che a volte emerge è lentezza e inefficacia della burocrazia, scarsa trasparenza delle istituzioni, un generale spreco delle risorse con una conseguente insoddisfazione da parte dei cittadini e delle imprese - ha detto Maniero - sprechi che non avvengono negli enti che sono più a contatto con i cittadini. Per questo cresce la convinzione che lo Stato vada riorganizzato attribuendo risorse e funzioni ai livelli in cui questi vengono meglio amministrate e gestite. E' cresciuta negli anni la necessità di riformare lo Stato in senso federalista». Maniero, ricordando poi la solidarietà verso i terremotati dell'Abruzzo, ha affermato: «Questa è l'Italia che vorremmo, solidale con i più deboli, basata sul lavoro per tutti, con regole chiare e che tutti debbano rispettare e attenta alle autonomie locali». Sandro De Nardi, avvocato costituzionalista, ha ricordato come è nata la Costituzione facendo riflettere anche i giovani. «Quando inviate un sms con il cellulare - ha spiegato - voi state esercitando una libertà, quella sancita dall'art. 15, su libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione. Pensiamo poi alla libertà di organizzare un corteo. Resto sorpreso che tanti non sappiano che se una manifestazione si svolge in luogo pubblico bisogna che l'autorità di pubblica sicurezza sia preavvisata. Questo c'è scritto nella Costituzione, che dà diritti e libertà ma anche paletti». Dopo i discorsi ufficiali c'è stata l'esibizione musicale del gruppo canto Taxi Pleasure del Progetto Giovani di Conegliano. Alcuni ragazzi hanno interpretato canzoni pop, tra cui «Grande Grande Grande» di Mina e «Vivo per lei» di Bocelli e Giorgia. Cosa non gradita a diversi presenti, però. «Non ho capito il motivo per cui sono state cantate queste canzoni - ha commentato il capogruppo del Pd, Paolo Giandon - l'idea di coinvolgere i giovani è stata buona, ma sarebbe stato più opportuno scegliere brani, all'interno dello stesso repertorio della musica pop, più consoni ai temi della giornata». Giandon ha poi definito retorico il discorso di Maniero. «In merito ad amministrazione e gestione delle risorse - ha ribattuto - sul fatto che rispondano davvero alle richieste dei cittadini e sulla trasparenza c'è ancora molto da fare anche a Conegliano». (Salima Barzanti)

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in 900 alla battaglia delle preferenze (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IV - Firenze In 900 alla battaglia delle preferenze Dalle case popolari alla sicurezza: i leit motiv degli aspiranti consiglieri Chi vuole più asili nido, chi vuole riformare il difensore civico Novecento battaglie per novecento candidati. E´ la caccia alle preferenze dove ognuno dei candidati cerca di farsi largo come può, ritagliandosi una nicchia e un fronte d´impegno. Eccone alcuni. Candidato nella lista della «Sinistra per Firenze», Eros Cruccolini insiste sui temi sociali. «Propongo che il Comune non faccia più gare d´appalto al massimo ribasso per i servizi sociali: quando si parla di sociale, i soldi non possono essere l´unico metro di misura», spiega. Cruccolini chiede anche che il Comune faccia un libro bianco di tutte le aziende che «preferiscono pagare un´ammenda piuttosto che assumere un disabile». Il tema delle case popolari è il primo impegno di Francesco Torselli, 33 anni, presidente provinciale di Azione Giovani e candidato al Consiglio comunale nelle liste Pdl: «Una proposta che fa a pugni con la proposta dell´assessore regionale Baronti, noi chiediamo la possibilità di poter riscattare le case popolari», dice Torselli che ha incontrato gli assegnatari di via Rocca Tedalda. Quarantatré anni, amministratore di condomini, Andrea Pugliese si candida nella lista Pd: «Quando il nucleo familiare dell´assegnatario si riduce per qualche motivo, non si deve pensare ad un trasferimento in un alloggio più piccolo ma a frazionare la casa». Pugliese ne discuterà oggi col presidente della Regione Claudio Martini alla Casa del popolo di San Bartolo alle 17.30. Disegnatore meccanico, 39 anni, Sabatino Clementini è capolista al consiglio comunale per l´Italia dei valori, insiste sul tema sicurezza: «Sono contrario alle ronde. Ritengo invece che si dovrebbe fare un ricorso maggiore alle telecamere, a cominciare da piazza Santo Spirito». Quanto alle buche, propone, «torniamo al vecchio stradino, dando magari il servizio in appalto». Mediatore creditizio, 47 anni, Massimo Pieri candidato Pdl al Consiglio comunale dichiara guerra alle occupazioni abusive: «Ritengo che si dovrebbe sgomberare al più presto possibile l´ex Meyer e Poggio Secco, occupati da molte persone ancora non identificate. Dovrebbe intervenire il ministero degli interni e la Croce Rossa, c´è un allarme sanitario». Dipendente provinciale, Mirko Dormentoni è candidato nella lista comunale del Pd e chiede un patto con i privati: «Nella nostra città i servizi all´infanzia sono di buon livello, ma dobbiamo migliorare ancora. Dobbiamo aumentare il numero degli asili nido cercando tutte le sinergie possibili con cooperative e operatori privati». Alessandro Falciani, 57 anni, direttore dell´Avis regionale, è candidato al Consiglio comunale per «Sinistra per Firenze» e vorrebbe riformare la figura del difensore civico: «Credo che sarebbe giusto prevedere per il difensore civico poteri sostitutivi, in modo tale che un cittadino ingiustamente vittima della burocrazia del Comune o di aziende pubbliche possa essere aiutato ad ottenere quello che chiede». Laura Lodigiani è capolista della Lega Nord che sostiene Galli: giornalista e scenografa, ama la pittura: «Mi impegnerò a far pulire la città, è sudicia da paura. Anche le fogne sono intasate, andrebbero rifatte. Ma la città va ripulita anche dai criminali: a Firenze va applicato il modello "Rudolph Giuliani"». (m.v.)

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lorenzoni: la mia sfida trasparente (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Viareggio Lorenzoni: la mia sfida «trasparente» Ho scelto una squadra di giovani preparati ma senza esperienze nella politica L'ideale per costruire un rapporto con la gente STAZZEMA. Gian Piero Lorenzoni, classe 1956, sindaco di Stazzema per quindici anni. Lorenzoni sindaco: un ritorno al passato o uno sguardo al futuro? Il cambiamento è dato dalle persone inserite in lista e da ciò che si intende proporre. Tutti, tranne me, non hanno esperienze amministrative, allo stesso tempo sono dotate di alta professionalità e preparazione. Com'è avvenuta la scelta dei candidati? C'è un sentimento di forte appartenenza per il territorio. Il volersi mettere in gioco ad un'età in cui le distrazioni sono molteplici è un elemento che va esaltato; c'è una formazione intellettuale che è una sfida e una garanzia. Ogni candidato è conosciuto, ha una notevole preparazione e competenze individuali. Un elemento su cui insiste è la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo. In che modo si svolgerà? Con tutti gli strumenti necessari e calibrati rispetto all'argomento che si andrà ad affrontare. L'idea chiave è di essere al servizio del cittadino. Quale sarà il primo intervento una volta eletto sindaco? Organizzare il ricordo delle vittime dell'alluvione del 1996. Ma ci sono altre cose urgenti: cambiare il rapporto tra comune e cittadini, garantendo la quotidiana disponibilità degli amministratori; accorciare i tempi della burocrazia. Inoltre, mettere mano al risanamento del bilancio, gravato da pesante deficit strutturale. Il Regolamento Urbanistico è stato adottato: quale sarà la vostra posizione? Non getteremo via il lavoro fatto sin qui, ma attueremo una verifica complessiva assieme alla popolazione, visto che la stragrande maggioranza dei cittadini non ne conosce i contenuti. Capitolo infrastrutture: quali sono le priorità? Non siamo d'accordo riguardo il mancato inserimento nel regolamento urbanistico di alcune strade, come Stazzema-Gallicano, Arni-Vagli o Farnocchia-S.Anna. Coinvolgeremo la Provincia e gli altri enti interessati per sostenere questi ed altri interventi di viabilità, funzionali al miglioramento delle condizioni socio-economiche dello stazzemese. L'intervento più sbagliato degli ultimi cinque anni? La questione delle concessioni cimiteriali: si è creato un forte contrasto tra comunità ed amministrazione comunale. Dal canto nostro, sarà sospesa ogni procedura e richiesta di pagamento, saranno avviate le procedure di rimborso; a nessun concessionario sarà intimato di aggiornare il canone. Poi ci sono le opere lasciate incompiute: palazzetto del Cardoso, centro d'accoglienza a S.Anna, centralina idroelettrica a Cardoso. E gli interventi di riqualificazione urbana discutibili, specie alle Mulina e a Farnocchia. Oliviero Toscani la sosterrà: quale sarà il suo ruolo? Non avrà incarichi, neanche politici. Sarà una porta aperta in più per la trasmissione dei valori del Parco della Pace, mettendo a disposizione esperienza e professionalità per lo sviluppo e la diffusione di progetti ed idee su S.Anna. La vostra posizione sul tema acqua? L'acqua è un bene comune dell'umanità. E' necessario arrestare i processi di privatizzazione; sull'intera questione va seguito il modello della democrazia partecipativa che eviti il degrado e lo spreco della risorsa. Prospettive sull'area di Col del Cavallo? E' una situazione tenuta ferma. L'area andrebbe utilizzata per offrire alle aziende nuove opportunità di sviluppo. La valorizzazione delle attività produttive collegate alla Pietra del Cardoso è uno degli obiettivi principali dell'intervento. Un motivo per votare Lorenzoni alle prossime comunali? Proponiamo un progetto in cui l'obiettivo è restituire dignità all'impegno civile, che rimette al centro i cittadini, che richiama all'impegno e al protagonismo tutti coloro che si possono dichiarare delusi da come si è amministrato il Comune. Simone Tonini

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...Presidente....presidente... , e la mano scuote la spalla inerte di Silvio Berlusconi. ... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

MARCO BUCCIANTINI «...Presidente....presidente...», e la mano scuote la spalla inerte di Silvio Berlusconi. Stanno giungendo i bersaglieri, e il sonno del premier è momentaneo quanto profondo. Alla terza scossa, si ravviva: nemmeno la fanfara era riuscita a svegliarlo. Una giornata lunga, per Berlusconi. La parata di mezza mattinata, l'appuntamento fiorentino nel pomeriggio, per sostenere l'ex portiere Giovanni Galli nella corsa a sindaco. Prima e dopo e nel mezzo agli appuntamenti si è concesso alla gente, per prendersi gli applausi e qualche sberleffo, «Papi voglio fare la velina o la politica, mi aiuti?», «Silvio, ma Noemi dov'è?». E una contestazione più solida a Firenze, dove pure i suoi pasdaran avevano blindato l'accesso alla piazza d'Ognissanti, possibile solo con la bandiera azzurra in mano. Tre giovani più chiassosi sono stati affrontati dagli sceriffi del Pdl: è intervenuta la polizia. Ma la Lega no Nel ribollire i soliti piatti, fra la tramvia di Firenze («non mi piace»), i terremotati («li accaso tutti»), i rifiuti palermitani Berlusconi ha avuto un rigurgito di antieuropeismo («la burocrazia di Strasburgo è d'intralcio alle imprese») e ha servito ancora la portata della settimana, il "complottone": «La stampa internazionale è insufflata dalla sinistra. E Murdoch...». La risposta di Micheal Binyon, vicedirettore del Times, che aveva attaccato il premier mettendo in fila fatti concreti e risposte incoerenti, finirà sui manuali di giornalismo: «Se il nostro premier fornisse tante versioni contraddittorie avrebbe tutta la stampa addosso 24 ore su 24. E alla fine dovrebbe dimettersi». Qui invece si trangugiano le sue verità, a dosi massicce. Il tempo di riposare e ricaricarsi lo aveva trovato durante il susseguirsi celebrativo della festa della Repubblica italiana, nuovamente rifiutato dai ministri della Lega. Eversione che sembrava anche del premier: «...Dov'è il presidente...dov'è il presidente?», si domandava Schifani, sgomento, all'inizio del cerimoniale, giacché il posto alla sua destra era vuoto. Alle 10.05, come succede da 63 anni, la parata si era aperta: dapprima con la banda dell'Arma, poi il comandante dell'esercito, poi le bandiere delle forze armate. «Ma dov'è?». È impegnato in telefonate istituzionali, dicono i suoi. Ma se le istituzioni sono tutte sul palco, con chi parla? «No, ha il torcicollo, sta facendo una puntura, è a Palazzo Grazioli, il medico ha tardato», è la giustificazione ministeriale di La Russa. Colpa del medico: ma se mezz'ora prima Berlusconi si allungava per stringere mani, e scherzava con un bambino che lo aveva invitato al compleanno (nient'affatto spontaneamente, e nell'unico momento in cui la tv poteva riprendere scena e dialoghi...). Arriva alle 10.13, quando sfilano i labari dei combattenti e suona la canzone del Piave. Mormora qualcosa a Napolitano, che lo rasserena, «cerca di riguardarti», ma di questa battuta esiste solo il report di La Russa. Quando marciano le crocerossine, Berlusconi è sveglissimo e ride. Poi sprofonda nuovamente nel sonno. Mezza parata la vede e mezza la sogna. La solita allergia ai protocolli: arriva tardi, si appisola, ride...Va fra la gente, applausi e sberleffi. A Firenze contestazione più solida. Lui come al solito serve il piatto del complottone e attacca l'Europa «burocratica».

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Confindustria Calabria: Finanziateci le strade (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 4 autore: Problemi pratici e reazioni delle imprese Confindustria Calabria: «Finanziateci le strade» Macchina complessa, costosa in rapporto ai benefici e con notevoli difficoltà applicative, quella del Fondo previsto dal futuro Ddl energia per gli sconti sui combustibili nelle regioni che li producono. Per esempio, chi anticiperà le risorse 2010? Gli sconti praticati alla pompa saranno determinati su dati storici o su proiezioni? Come distinguere i residenti dagli altri clienti? Ci vorrà una tessera come in alcune zone di confine dove già ci sono agevolazioni per dissuaderli dal fare il pieno oltrefrontiera? A questi problemi tecnici, si aggiungono le valutazioni delle imprese. Assomineraria è «sorpresa» per l'aumento delle royalties che dovrebbe alimentare il Fondo, «in controtendenza con le raccomandazioni del Parlamento Ue per favorire gli investimenti nei giacimenti europei. E in Italia sono ben 58 i progetti cantierabili, fermi o ritardati da burocrazia e blocchi autorizzativi di diversa responsabilità, per un valore di 5,5 miliardi e oltre 100mila addetti». Sottolineata l'importanza di poter sfruttare il sottosuolo italiano (circa 100 miliardi di euro tra olio e gas), l'associazione auspica che il Ddl «sia affiancato da una pianificazione energetica di lungo termine per la promozione del business upstream ». Da quanto emerso anche a Ravenna all'Omc 2009 (Offshore Mediterranean Conference), il 40% del valore dei progetti si perde in costi burocratici e amministrativi. Tra gli operatori l'impressione è che col Ddl si sia persa un'altra occasione per mettere ordine in meccanismi autorizzativi che, snelliti, porterebbero più produzione (si prevede invece un calo del 10%, anche per il declino di alcuni pozzi) e royalties.L'Unione Petrolifera sottolinea che «tra 2008 e 2009 il settore è stato oggetto di un aggravio della pressione fiscale, che in recessione non aiuta ed è contro la politica di riduzione annunciata a suo tempo. Non tutti i settori contribuiscono e sono colpiti ugualmente». Critiche anche dai sistemi confindustriali territoriali. «Condividiamo l'impostazione dell'aumento delle royalties – dice Luigi Leone, direttore di Confindustria Calabria –, ma aldilà dell'annuncio politico- elettorale l'effetto pratico è nullo. In Calabria, anche 3 milioni dovrebbe essere messi a massimo profitto per infrastrutture o attività produttive». «L'aumento delle royalties non può pesare solo sulle imprese senza riversarsi sull'economia regionale – dice Giovanni Catalano, direttore di Confindustria Sicilia, che ribadisce la posizione degli industriali sulle compensazioni derivanti da attività di concessione –. E solo se si faranno i rigassificatori i risparmi per i cittadini saranno significativi». «Bene il cambiamento di rotta –dice il direttore di Confindustria Puglia, Piero Conversano–, una sorta di risarcimento alle popolazioni. Ma di fatto è uno dei tanti comunicati per fare immagine e ottimismo. C'è chi pensa di risolvere la crisi con pillole analgesiche e invece occorre la sala operatoria e non ci sono chirurghi capaci di operare». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Berlusconi: più militari nelle nostre città (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-06-03 - pag: 14 autore: Il premier rilancia su sicurezza e immigrati - «Dalla Ue lacci e lacciuoli alle imprese» Berlusconi: più militari nelle nostre città Luca Ostellino ROMA «Estenderemo la presenza dei militari nelle varie città per garantire la sicurezza». A Firenze per sostenere il candidato sindaco del Pdl Giovanni Galli, Silvio Berlusconi torna a insistere su uno dei cavalli di battaglia della maggioranza, annunciando di volere avviare presto «una grande riforma della sicurezza in Italia». Berlusconi ha ricordato che con l'ex portiere di Milan e Fiorentina, in corsa per la poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano, aveva preso da tempo l'impegno di venire a Firenze. «E siccome sono uno che mantiene le promesse, anche se è per andare a una festa di compleanno, eccomi qui», ha ironizzato riferendosi alle recenti vicende legate all'affaire Noemi. Come sua abitudine, Berlusconi ha alternato battute ad annunci, senza risparmiare attacchi agli avversari di centro-sinistra. Per Firenze ha annunciato una legge speciale come "città dell'arte" ma nel suo intervento ha insistito in particolare sulla sicurezza e sulle carenze e i problemi creati dalla burocrazia europea. Per quanto riguarda il ricorso ai militari per garantire maggiore sicurezza nei centri urbani, una prospettiva su cui nei giorni scorsi non aveva nascosto le sue perplessità il capo dello Stato Giorgio Napolitano, Berlusconi ha assicurato che il governo intende «andare avanti così». Il premier ha ricordato che sono circa 100mila i militari attualmente in servizio effettivo, 30mila dei quali impiegati con successo in operazioni di "peace-keeping". «Ce ne rimangono 70mila, li abbiamo usati a Napoli per l'emergenza rifiuti, li abbiamo messi a difendere le discariche, a difendere il sito dove sarebbe stato costruito il termovalorizzatore ». Circa tremila uomini, ha aggiunto, sono stati impiegati in via sperimentale per la sicurezza nelle città. Esperimento che, secondo Berlusconi, «è stato gradito sia dai militari che dalle popolazioni», e quindi può essere opportuno ripeterlo «laddove vi sia una carenza di Forze dell'ordine». Dopo essere ritornato sul problema dell'emergenza rifiuti a Palermo, per assicurare che tra una settimana la città tornerà pulita, il presidente del Consiglio è passato all'attacco del Parlamento e della burocrazia europea. A Strasburgo, ha spiegato,«c'è la pessima abitudine di legiferare su tutto, anche sulla lunghezza del gambo dei carciofi e sulla curvatura della zucchine », con il risultato di produrre «lacci e laccioli che sono stati di impedimento per le imprese, creando loro molti problemi ». A essere di «impaccio» alle imprese, per Berlusconi, è proprio «la burocrazia creata dall'Europarlamento». Il premier ha sottolineato che l'Europa resta «il faro della democrazia » nel mondo, ma ha ricordato che, mentre è riuscita a dare al continente pace e stabilità, ha fallito nell'essere una guida a livello internazionale. All'Ue«manca un esercito comune, una politica dell'immigrazione comune, una politica ambientale comune». Occorre così, ha concluso, «dare un drizzone all'Europa». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Berlusconi: (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Primo Piano Pagina 102 Berlusconi: «Spazzerò via la sinistra» Il Cavaliere lancia la sfida. Sicurezza, più militari nelle strade --> Il Cavaliere lancia la sfida. Sicurezza, più militari nelle strade Berlusconi lancia la sfida al Pd, convinto di vincere sia nelle elezioni europee che alle amministrative. PRATO Convinto di poter «spazzare via» la sinistra alle prossime elezioni, Silvio Berlusconi vede nell'alleato «perenne» della Lega l'unico vero concorrente che può sottrargli voti nelle urne. Forse per questo, nell'intensa giornata che lo ha visto prima alla parata del 2 giugno e poi in due impegni elettorali, prima a Firenze e poi a Prato, insiste sui temi della sicurezza, dell'immigrazione e dell'Europa burocratica che legifera anche sulla «curvatura delle zucchine». Nelle amministrative, spiega il premier e leader del Pdl in un'intervista al Quotidiano nazionale, «le roccaforti rosse saranno spazzate via» e la «geografia politica italiana cambierà». «NON MOLLO» Di «mollare» Berlusconi non ci pensa proprio, come spiega durante una passeggiata a margine delle celebrazioni della festa della Repubblica. E proprio l'entusiasmo della gente che lo attende sotto la sua residenza romana, lo convince che i sondaggi in suo possesso («siamo fra il 43 ed il 45%», dice) forse sono persino pessimisti. E così, qualche ora dopo, presentando i candidati alle europee ed alle amministrative a Firenze, Berlusconi appare ancora più convinto di poter ottenere un vero e proprio plebiscito - come ha detto ai suoi più stretti collaboratori - nel voto di fine settimana. In una sala di un lussuoso hotel del capoluogo toscano, seduto accanto all'ex portiere della Nazionale di calcio e candidato sindaco, Giovanni Galli, il cavaliere parla di Abruzzo, promettendo che le tendopoli chiuderanno entro novembre; di G8, assicurando che darà nuove regole all'economia mondiale; dell'emergenza rifiuti a Palermo, garantendo che in una settimana sarà risolta. Sottolinea come il suo sia un Governo della «concretezza», mentre quelli della sinistra erano governi delle chiacchiere. EUROBUROCRATI Poi affronta il tema dell'Europa, di cui dice, si parla troppo poco in questa campagna elettorale. Parole che sembrano raccogliere l'invito del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ma che in realtà preludono ad un attacco all'euro-burocrazia di Strasburgo: il Parlamento europeo, è il suo affondo, «legifera su tutto» perfino sulla lunghezza dei gambi dei carciofi e sulla «curvatura delle zucchine». E così facendo, aggiunge, «produce lacci e lacciuoli che sono di impaccio per le imprese». Ecco perchè c'è bisogno di un «drizzone» per l'Ue, in modo che, finalmente, possa avere una vera politica estera, di difesa, dell'immigrazione e dell'ambiente, comune. IMMIGRAZIONE Affronta poi un altro tema caro al Carroccio, quello dell'immigrazione. Lo fa per dire che la politica di rigore non è affatto «disumana» come accusa la sinistra, ma ha acconsentito di evitare gli sbarchi da tre settimane a questa parte. Ma è sulla sicurezza che il premier lancia la sua sfida, annunciando una «grande riforma» che si basa su un maggiore sfruttamento dei militari nella repressione del crimine. «Estenderemo - dice - la presenza dei soldati nelle varie città». I militari, dice qualche ora dopo a Prato, «pattuglieranno a piedi» le strade per garantire una maggiore sicurezza. LA BARZELLETTA A Prato Silvio Berlusconi ha raccontato una barzelletta su Franceschini, ammonendo: «Diffidate di chi non sa sorridere, non ha ironia, diffidate da chi si prende troppo sul serio». Berlusconi ha raccontato del genio della lampada che viene interrogato da Franceschini, il quale gli chiede di fare in modo che si faccia pace tra israeliani e palestinesi. «È irrealizzabile - ha raccontato il premier -, è la risposta del genio della lampada, il quale invita Franceschini a fare un'altra domanda». «Vorrei diventare intelligente come Berlusconi», è la nuova richiesta del segretario del Pd, racconta ancora il premier. E il genio della lampada replica: «È meglio tornare alla domanda precedente».

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Berlusconi: non mollo E rilancia su Ue e sicurezza (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 03/06/2009 - pag: 4 Berlusconi: non mollo E rilancia su Ue e sicurezza «Europa da riformare. Con i respingimenti stop agli sbarchi» DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE Sicurezza, Europa ed immigrazione. Berlusconi non parla quasi più del caso Noemi, lo sfiora appena. Affronta programmi e temi più consoni alla campagna elettorale. Della sicurezza dice che ha in mente «una grande riforma» e accenna all'uso che si potrebbe fare, su larga scala e nelle città, dei 70 mila militari non impegnati all'estero. Dell'Europa snocciola i difetti, un suo cavallo di battaglia, ma con un'enfasi maggiore del solito: «Ha creato enormi problemi agli imprenditori » con la sua burocrazia; «andrebbe riformata creando un vero presidente del Consiglio europeo, che non duri solo sei mesi». Mentre le politiche di respingimento funzionano perfettamente «come deterrente»: in un Paese, l'Italia, dove comunque ci sono «troppi immigrati ». Prima a Firenze, dove l'ex calciatore Giovanni Galli corre per la poltrona di sindaco, poi a Prato in serata, il capo del governo affronta la seconda uscita della sua campagna elettorale («praticamente non ne ho fatta, perché occupato a fare il presidente del Consiglio») replicando un modello diverso dal solito e già visto a Bari: grande schieramento di forze di sicurezza, dichiarazioni alla stampa e ai propri elettori in albergo, manifestanti (di sinistra) tenuti a debita distanza con filtri di polizia piazzati in diversi punti della città. A Firenze, a fine giornata, si contano alcuni fermati, qualche piccolo scontro con le forze dell'ordine. Niente passeggiata, a differenza del capoluogo pugliese, tre giorni fa. Solo alcune battute ricordano il clima degli ultimi giorni, le polemiche sulle vicende personali. Di mattina Berlusconi arriva in ritardo di 15 minuti alla parata per la festa della Repubblica: un piccolo inconveniente dovuto ad alcune telefonate istituzionali, diranno nello staff. Una famiglia con un bimbo lo ferma prima di arrivare ai Fori Imperiali, il bimbo lo invita alla sua festa di compleanno. La risposta ha un riferimento all'attualità: «Di questi tempi andare alle feste di compleanno non butta bene, chi sa cosa si inventano...». Poco più avanti una donna gli grida di non mollare: «Non ci penso proprio a mollare, sono solo agli inizi». Dopo pranzo il trasferimento in Toscana. A Firenze le critiche all'Europa, che «scarica su di noi e su altri Paesi del Mediterraneo la pressione migratoria», che «dovrebbe avere, come volevano i padri fondatori, una politica di difesa, estera e dell'energia unica». Un accenno anche all'aumento della presenza dei militari «in dieci città ». A Prato, dove la presenza di extracomunitari, soprattutto cinesi, è sempre stata molto forte, si parla più di immigrazione: «La politica dei respingimenti ha funzionato perfettamente, dati alla mano non ci sono sbarchi sulle nostre coste da 15 giorni». Alla fine anche una barzelletta sul segretario del Pd. Le parole del premier: «Il genio della lampada viene interrogato da Franceschini che gli chiede la pace fra palestinesi e israeliani. Il genio risponde: è irrealizzabile, fammi una seconda richiesta. Allora fammi diventare intelligente come Berlusconi. Replica il genio: torniamo alla prima richiesta ». Marco Galluzzo «Niente compleanni» Un bimbo lo invita alla sua festa di compleanno: meglio di no, chissà che cosa si inventano

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Brunetta: "No a poliziotti panzoni" (sezione: Burocrazia)

( da "TGCom" del 03-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

28/5/2009 Brunetta: "No agli agenti panzoni" Sicurezza, "male eccesso di burocrazia" "Non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se lo mangiano". E' la riflessione del ministro della P.A. Renato Brunetta, che punta il dito contro la troppa burocrazia nella sicurezza. "Meno burocrazia e più polizia on the road a contatto diretto con il cittadino" ha affermato il ministro. Poi la precisazione: "Sui poliziotti panzoni scherzavo, non volevo offendere nessuno" Il ministro spiega come però la cosa sia più complessa di quanto sembri: "Perché il passaporto bisogna farlo in Questura? - continua il ministro - Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non deve essere burocrazia e invece, purtroppo, gran parte del nostro capitale umano, impiegato nei sistemi di sicurezza, e' utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia". I sindacati delle forze dell'ordine non hanno però gradito l'uscita del ministro. La precisazione Più tardi Brunetta corregge il tiro. Alla presentazione di un suo libro a Roma il ministro assicura che non c'era "alcuna volontà di offendere nessuno". Da parte del ministro c'era solo la constatazione scherzosa per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate seduto dietro una scrivania è difficile che faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per strada. "Chiedo scusa - ha proseguito Brunetta - ai bravi poliziotti con la pancia. Nessuna offesa nei loro confronti, solo la constatazione che la burocrazia in politica ha spesso snaturato la missione principale del sistema sicurezza, quella di stare in strada per la sicurezza dei cittadini". Per Brunetta occorre meno burocrazia e più qualificazione sull'ordine pubblico.

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più infrastrutture, meno vincoli (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Grosseto «Più infrastrutture, meno vincoli» Le richieste degli imprenditori ai candidati alla Provincia GROSSETO. Infrastrutture, burocrazia, governo del territorio, marketing territoriale, turismo, attrazione di imprese, accesso al credito, aeroporto, innovazione, formazione alla cultura di impresa, energie rinnovabili. Il mondo economico grossetano ha dettato l'agenda degli impegni per il futuro presidente della Provincia e l'ha fatto con un documento di una decina di punti, raccolti in 16 pagine, che ieri mattina è stato consegnato a tutti i candidati a palazzo Aldobrandeschi. Il documento è stato approvato dal consiglio della Camera di commercio due settimane fa ed è la sintesi di ciò che il mondo delle imprese maremmane ritiene necessario per dare un futuro di crescita al sistema socio-economico locale. La Camera di commercio ha pensato al documento come ad un contributo al dibattito per la definizione delle scelte politiche per l'amministrazione della Provincia. L'invito del presidente Giovanni Lamioni ai candidati è a fare propri quegli obiettivi indicati nei dieci punti ed a portarli dentro il proprio programma di governo - se eletti - o comunque a portarli dentro le istituzioni anche dai banchi dell'opposizione. Tra i 10 punti non poteva mancare l'attenzione alle infrastrutture, con particolare attenzione all'urgenza di completare la Due Mari e di realizzare il corridoio tirrenico, ma anche alla necessità di potenziare il centro fieristico del Madonnino. Non poteva mancare neppure una particolare attenzione alla questione della semplificazione amministrativa, in considerazione del fatto che le lentezze della burocrazia diventano costi per le imprese, così come si chiede maggiore impegno sul fronte del governo del territorio. che significa maggiore coerenza e coordinamento tra le pianificazioni provinciali, regionali e comunali. Ma un impegno particolare la Camera di commercio lo ha chiesto anche sul fronte dell'accesso al credito per le imprese «in un momento in cui - ha detto il presidente Lamioni definendola una cosa vergognosa - nonostante la crisi in atto nessuno parla di sospendere le regole restrittive di Basilea II, mentre si sono fatte deroghe ad altre normative che vincolavano gli Stati al rispetto di determinati parametri». Sempre tra i 10 punti, particolare attenzione la Camera di commercio la pone sul marketing territoriale, in termini di promozione turistica del territorio «che non può più essere fatta come è stata fatta fino ad oggi - ha detto Lamioni - ma occorre promuovere la Maremma in modo unitario», e poi anche nell'ottica di rendere la provincia di Grosseto capace di attrarre imprese e investimenti che creino lavoro, «e questo - ha detto ancora Lamioni - lo si può fare a partire dalla disponibilità di aree a prezzi accessibili, cosa che oggi non è». Enrico Pizzi

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Villasimius, la corsa è sul nuovo Puc (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Regionale Pagina 104 Villasimius, la corsa è sul nuovo Puc In due sfidano il vecchio sindaco nella scalata al Municipio --> In due sfidano il vecchio sindaco nella scalata al Municipio In ballo le scelte strategiche per tenere alto nel mondo il vessillo della perla turistica del sud Sardegna. DAL NOSTRO INVIATO LORENZO PIRAS VILLASIMIUS Tre candidati civici, tre diverse idee di sviluppo. Nel segreto dell'urna, sabato e domenica, Villasimius metterà in gioco un futuro di sole, mare e ambiente con le scelte strategiche per tenere alto nel mondo il vessillo della perla turistica del sud Sardegna. Con il Piano urbanistico cui dare corpo, c'è chi vorrebbe ergersi a fautore di una crescita più armoniosa - magari trovando il modo di alleggerire i vincoli urbanistici di reminiscenza soriana - e chi cerca nelle fonti energetiche alternative la rotta per non affondare. Nessuno dei pretendenti, però, corre per la gloria. I due sfidanti - Gianluca Dessì, 35 anni, commerciante di materiali per l'edilizia, ex presidente della squadra di calcio e consigliere di opposizione, e Luciano Garau, 56 anni, ingegnere - sono in lizza per scalzare Tore Sanna, 62 anni, candidato della lista Comunità Futura, sindaco ininterrottamente dal 1978 al 2001 e, dopo una pausa di tre anni, dal 2004 a oggi. L'USCENTE «I proventi della tassa di soggiorno erano essenziali per pulire le spiagge e offrire diversivi ai turisti. La Regione ha deciso di abrogarla: vuol dire che dovremo arrangiarci». Sanna, ex consigliere regionale e provinciale, militante del Pci dal 1967, ex dirigente del Pds e dei Ds, nel Pd dagli albori, tira dritto con l'amaro in bocca. Il suo obiettivo è «dare continuità all'azione amministrativa per vincere la scommessa dell'infrastrutturazione del paese». A cominciare dall'energia: «Siamo tagliati fuori dal piano di metanizzazione?», dice: «Giocheremo le carte dell'eolico e del fotovoltaico». Per terminare con la formazione e la riqualificazione: «È richiesta un'alta specializzazione per lavorare nei centri benessere degli hotel, nel porto, nel campo da golf e nell'area marina. Sono necessari nuovi corsi». I PRETENDENTI Tore Sanna è duramente criticato dagli avversari. E ribatte: «Abbiamo speso 22 milioni in opere pubbliche. Ci accusano di non aver fatto niente e di lasciare in Municipio un disavanzo di bilancio? Tutte falsità». Ma Gianluca Dessì, leader di Insieme per un futuro migliore, ribadisce: «È vero che non tutto quello che hanno fatto è da buttare via, ed è vero anche che una crescita armoniosa non può prescindere da vincoli. Il problema è che sono stati calati dall'alto», dice: «Per Villasimius è arrivato il tempo di cambiare: non ha un Puc e lo studio tecnico del Comune altro non è che il recepimento della legge 8, che la Regione ci ha imposto senza che la Giunta uscente abbia battuto ciglio. È mancata la concertazione: se vinceremo, recupereremo il rapporto con i cittadini, ultimamente disatteso». Dessì va spedito: «Promuoveremo un piano di edilizia agevolata per dare ai giovani la possibilità di comprare casa. Inoltre», conclude, «ci batteremo per liberare il centro storico dai lacci della legge Soru. Sulla costa non si può e non è giusto intervenire: in trent'anni l'ha fatto, con risultati non sempre encomiabili, chi oggi si propone agli elettori come paladino dell'ambiente». Casa, lavoro, pace sociale e coscienza civile sono il mantra politico di Luciano Garau, leader di Cittadini per Villasimius. L'ingegnere civico promette «di rivisitare i criteri di perimetrazione del centro matrice» e l'attuazione dei piani di zona concertati tra cooperative di residenti, proprietari delle aree e Comune per soddisfare l'esigenza abitativa. Tra le idee, «l'individuazione di siti extraurbani dove concentrare in estate tutte le attività notturne e rumorose». In chiusura, una considerazione sull'area marina protetta: «È percepita come un oggetto misterioso che fabbrica burocrazia», constata Garau: «Il disagio rappresentato dai vincoli dovrà essere compensato da un'effettiva e misurabile ricaduta sul sistema economico».

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Il cielo dell'Università Federico II è ferito da fulmini, voci e tuoni, un terremoto quale mai era stato più violento. (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Il cielo dell'Università Federico II è ferito da fulmini, voci e tuoni, un terremoto quale mai era stato più violento. E una grandine grossa come monete cade dal cielo sull'élite partenopea, che adesso bestemmia Bassolino. Così, con l'Apocalisse di Giovanni - si veda la bella traduzione di Rino Mele - introduco l'arresto di docenti e professionisti napoletani. Dietro le sbarre, c'è anche Aniello Cimitile, presidente, sino a ieri, della Provincia di Benevento. Adesso, le redini, a disdoro del Sannio, passeranno ad un voltagabbana. Da garantista, mi unisco alla nota a caldo dell'onorevole De Girolamo (Pdl): «Provo sincero dispiacere per il professor Cimitile del Pd e mi auguro che possa presto chiarire la sua posizione». Tale augurio valga per tutti gli altri arrestati. Tuttavia, la svendità della dignità è un fatto: professionalità corrotta, élite asservita, Regione infetta. Non so se i pm prenderanno Bassolino o se abbiano procrastinato l'assalto all'8 di giugno, comunque, è certo che ogni analisi debba ripartire dalla domanda: perché con un organico di 200 avvocati, l'homo afragolensis s'è affidato a legali esterni ed in primis al legale tuttologo, Enrico Soprano? Da sindaco di Napoli, Bassolino poteva mutare a piacere l'organigramma, con una delibera. Alla Regione no, perché l'ordinamento è regolato dalla legge n. 11/1991. Per edificare il sistema regionale di potere, Bassolino deve disattendere la norma. Appena s'insedia, nel 2000, gli incarichi sono affidati a dirigenti sperimentati, chiamati a rispondere in prima persona della congruità e della legalità degli atti. Sono amministrativi di alto livello, permeati dal senso delle Istituzioni, non dall'appartenenza ad un clan. Il Governatore attiva, allora, l'assessore al personale per una campagna acquisti tra la dirigenza, ma il blitz non soddisfa l'obbiettivo della struttura interamente prona ai disegni della Giunta e del Capo, a cui urge una burocrazia disabilitata a verificare alcunché. Di qui, la corsa alle consulenze esterne a tecnici non sempre qualificati, visto che l'ubbidienza vale più della competenza. Comincia lo scialo per i «pareri» dei clientes, sindacalisti, segretari comunali, mezze maniche ministeriali, insomma, l'incompetenza al potere, a condizione che sia «amica». Gli esterni prendono via via il posto dei dirigenti storici e, tuttavia, neppure il clientelismo copre tutte le necessità del progetto totalitario. In nome di una burocrazia allineata, vengono indetti concorsi, si fa per dire, da cui scaturiranno altri bassoliniani di ferro. Ora, non c'è ostacolo alcuno agli atti sconclusionati o mirati richiesti dai vari assessori; basta il ritocco finale: la nuova dirigenza dovrà sottoscrivere carte elaborate da esterni, senza neppure sapere di cosa si tratti. Da qui, le destinazioni ad libitum dei fondi europei e lo sconquasso del Bilancio, essendo il fine ultimo quello di favorire gli amici degli amici, ad esempio, nei settori della Sanità e della Formazione. Liquidati i dirigenti storici, adesso si mangia: si aggiungono posti a tavola e... piatto ricco mi ci ficco. Già dal 2001, si staglia la normalizzazione degli uffici della Regione e il clientelismo come pensiero e come azione inquina professioni, imprenditoria, mondo accademico, la crema vesuviana. Il contagio diventa epidemia e infetta Napoli e non solo. E il pesce — si sa — puzza dalla testa.

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Polidori: Â (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Parla il leader della Federabbigliamento-Confcommercio Polidori: «Il mercato illegale è un fenomeno radicato» È ora di dire basta all'abusivismo commerciale. Roberto Polidori, leader della Federabbigliamento-Confcommercio è chiaro: «Come ho ripetuto più volte, quello del mercato illegale è diventato un vero e proprio fenomeno radicato e tentacolare: non si tratta più solo di teli sui marciapiedi o di banchi abusivi, siamo innanzi ad un vero e proprio percorso di filiera, che va dalla produzione alla distribuzione all'ingrosso». Il danno non è soltanto per il settore, ma per l'intera economia. Ancora Polidori: «Questo commercio parallelo degli abusivi opera in modo arrogante e in completa evasione, mentre il commercio legale è colpito dai nuovi pesanti Studi di Settore, da una burocrazia sempre più invadente e da una pressione tributaria estremamente onerosa». Per le vie di Roma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti «e ancora più evidente durante l'estate, complice l'aumento dei turisti a Roma», spiega Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma e Lazio. «Gli abusivi non si fanno nessuno scrupolo a vendere il più delle volte merce contraffatta davanti alle vetrine dei negozi che pagano regolarmente le tasse». E i controlli e i sequestri di merce che si ripetono ormai periodicamente? «Purtroppo – risponde Giammaria – dobbiamo constatare che dopo un periodo di maggiore repressione del fenomeno a Roma da parte delle forze dell'ordine, oggi le strade sono tornare a riempirsi di abusivi». Dam. Ver.

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bollette e certificati, tutto alle poste - oriana liso (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XI - Milano Bollette e certificati, tutto alle Poste Accordo con l´Anagrafe: i documenti anche agli sportelli ORIANA LISO Un solo viaggio per due operazioni: si va alla posta, si paga una bolletta e nel frattempo si chiede il certificato di residenza. Con la possibilità di farlo anche al sabato mattina, o al pomeriggio dopo il lavoro. Milano inaugura una «piccola rivoluzione, perché è il primo Comune al mondo a farlo», dice il sindaco Moratti, nel rapporto tra cittadini e burocrazia. Con un accordo con Poste Italiane, in 79 sportelli postali in città e in 123 della Provincia i milanesi possono già oggi ottenere tutti i documenti anagrafici e di stato civile tradizionali, senza più lunghe file negli uffici di via Larga. La sperimentazione è partita da alcuni mesi, e già 500 persone hanno ritirato stati di famiglia, certificati di residenza o di matrimonio, autenticati con il timbro digitale, al costo di due euro. Ieri, però, il sindaco Moratti, l´amministratore delegato di Poste Italiane Massimo Sarmi e l´assessore alla Semplificazione Stefano Pillitteri hanno lanciato l´iniziativa che, entro fine estate, sarà attiva - sempre e solo per i residenti a Milano - in tutta Italia: in 5.700 sportelli "Amico" (quasi uno sportello ogni dieci uffici postali esistenti) i milanesi che avranno bisogno urgente di un documento, potranno chiederne copia anche a centinaia di chilometri di distanza da Milano. La comodità è ovviamente anche legata agli orari: perché molti uffici postali, a differenza di quelli comunali, sono aperti anche il sabato e ogni sera fino alle 19 (in alcuni casi si sta sperimentando anche l´orario fino alle 21). In aggiunta a questo servizio, c´è anche la possibilità di richiedere i certificati via email o attraverso il sito di Poste Italiane, con la stampa del certificato allo sportello postale. «Questo progetto - ha commentato il sindaco - è nel segno delle rivoluzioni di semplificazione che insieme al ministro Brunetta abbiamo iniziato». E l´ad di Poste Italiane Sarmi ha aggiunto: «Milano farà sicuramente da apripista per altri Comuni, da parte nostra mettiamo a disposizione una realtà che conta 1300 dipendenti soltanto in città».

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riorganizzare i compiti della polizia municipale (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Pontedera Riorganizzare i compiti della polizia municipale Mario Marianelli. Meno burocrazia, più controllo sul territorio 1 - Esistono regole, diritti e doveri che tutti devono rispettare indipendentemente dall'essere italiani o immigrati. Sarebbe sufficiente che l'amministrazione comunale garantisse per tutti il rispetto delle regole e della civile convivenza per far sì che la "questione" immigrati fosse normalizzata. Noi siamo per una politica di reale e dignitosa integrazione di chi viene a vivere a Pontedera per lavorare. 2 - Sarei ben felice di supportare la richiesta. La zona individuata per il parco eolico è una zona industriale ed opere di questo tipo sono del tutto compatibili ed auspicabili. 3 - Sul territorio di Pontedera insiste già una discarica. Posto che un'altra discarica sia necessaria, non è giusto che solo Pontedera si faccia carico di un altro impianto. 4 - Siamo contrari ad un inceneritore poiché una seria campagna di raccolta differenziata rende di fatto inutile una tale opera. Il nostro programma prevede "rifiuti zero" come obiettivo. 5 - Completare in modo celere e col minimo disagio la rete viaria che si sta formando intorno a Pontedera. Teniamo conto che ci sono opere completate e non ancora aperte senza alcun motivo. Bisogna fare attenzione che Pontedera non rimanga isolata ed impoverita dall'aggiramento del traffico. Pontedera presenta una forte vocazione verso il commercio per questo è necessario creare più parcheggi e aumentare il servizio di bus navetta. 6 - In stretto rapporto con la disponibilità di posti-lavoro, sviluppo del commercio in centro, l'adeguatezza dei servizi da erogare e la disponibilità di parcheggi, circa 40.000 abitanti. 7 - Recupero graduale del centro per civili abitazioni. Sviluppo orizzontale e molto verde a disposizione dei cittadini. 8 - Riorganizzazione del corpo di Polizia Municipale, togliendo le incombenze amministrative e destinando a un più accurato controllo del territorio e ad una maggiore presenza fra i cittadini per le strade, nei quartieri e nelle frazioni. Per un'attiva partecipazione alla lotta allo spaccio di droghe, per un concreto contrasto del commercio illegale e delle contraffazioni; Istituzione dei vigili di quartiere e di frazione; Censimento abitativo degli immobiliRegolamento dei contratti di locazione, in funzione alle metrature dell'alloggio locato e dei suoi occupanti, controlli igienico-sanitari per la sicurezza dei condomini ritenuti sovraffollati; Riqualificazione e decentramento sul territorio dei mezzi di informazione plurima, preposti per le varie attività; Ostacolamento e dissuasione dell'accattonaggio molesto oltre a reprimere situazioni di violazioni di legge; Ampliamento della videosorveglianza nei punti strategici di città e frazioni; Costituzione di gruppi associativi misti con stranieri regolari, indirizzati al dialogo ed al controllo del territorio, per un maggior rispetto e osservanza delle normative vigenti. 9 - Finanziamenti adeguati per innovazioni tecnologiche (garanzia di competitività), non solo all'industria ma anche al settore commerciale. 10 - Migliorare il supporto per le famiglie in difficoltà, i servizi agli anziani e l'aumento di posti negli asili nido contenendo in modo sostanziale il costo.

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nemmeno la fine di eluana ha portato delle risposte (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XV - Milano Nemmeno la fine di Eluana ha portato delle risposte Fare come suggerisce il professor Umberto Veronesi non è tanto facile. Qualche mattina fa al Comune di Milano mi è stata negata l´autentica di firma al mio testamento olografo biologico. Il funzionario ha precisato di non esser delegato ad autenticare "atti dispositivi di volontà future". Mi sembrava che delle lenzuolate liberalizzatrici di Bersani fosse rimasta la possibilità di sfuggire alla lobby dei notai. Da uno studio notarile comunque ho avuto una risposta negativa anche se più articolata. Un notaio può pubblicare un testamento solo post mortem. Cosa priva di senso per uno biologico. Ergo: nessuna autentica di firma. Mi limiterò a spedire a me stesso il testamento con raccomandata a. r. per avere almeno la data certa. Oggi mi sono sentito un po´ meno libero. Franco Castiglioni Il 9 febbraio moriva Eluana Englaro. Qualcuno ricorderà la corsa dei politici del centrodestra per approvare una legge sul fine vita. Ricorderà lo scontro delle parole, le contrapposizioni, la furia di alcuni rappresentanti delle istituzioni (e della Chiesa). Qualcuno forse ricorderà i tanti blog dei giornali, le tante persone che hanno detto la loro. Da un blog estraggo questa frase: "Questi nuovi cattofascisti che ci governano da una parte difendono l´accanimento terapeutico su un corpo esanime, dall´altra negano le cure mediche ai clandestini. Questo è un paese di ipocriti e di sciacalli". Caro lettore, io non credo tanto al governo dei "cattofascisti", ma degli "ipocriti" sì, e gli sciacalli nei Palazzi non mancano. Mussolini imponeva, ma la sua era una dittatura. Berlusconi tende molto a rimandare: nemmeno lui - che si vanta di essere l´uomo del fare (fare che cosa?) - riesce a spostare i pigri ritmi di un Parlamento noioso. E così, per venire a lei che da bravo cittadino pensa di poter far rispettare i suoi diritti e le sue libertà, ecco il muro di gomma della burocrazia. "Non voglio farmi mettere le mani addosso se è inutile", vorrebbe lasciare scritto, ma il funzionario comunale non può e il signor notaio nemmeno, ognuno con le sue giustificazioni, il suo credo, la sua professionalità. E lei? Che può dunque fare lei? Scrive a un giornale, in un´epoca in cui alcuni giornali fanno domande e non ottengono risposte. Come non le aveva ottenute dalla politica Eluana: morta lei, morto "er dibbbattito" voluto dai Gasparri e Quagliarello e Roccella vari. Che pena... No, non c´è il fascismo: c´è il "nulla eterno", questo il guaio, oggi, nel nostro Paese.

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La burocrazia blocca lavori per 16 miliardi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 04/06/2009 - pag: 15 Lo studio L'associazione Italiadecide ha rilevato quante grandi opere e quanti soldi sono fermi I problemi Lo «svuotamento di competenze» degli uffici tecnici delle pubbliche amministrazioni è uno dei motivi all'origine dei ritardi La burocrazia blocca lavori per 16 miliardi Sono 60 progetti di infrastrutture portati avanti da privati Ostacoli e passaggi inutili. «Serve un ente facilitatore» U n tesoretto da 16 miliardi. Inutilizzato. Congelato. Sprecato. Proprio mentre la crisi consiglierebbe di utilizzare tutte le risorse disponibili per rilanciare l'economia. Ma dove si trova questo gruzzolo? È il valore complessivo di 60 progetti infrastrutturali avanzati da soggetti privati, ma rimasti imbrigliati nelle maglie della burocrazia, nelle inefficienze delle amministrazioni, nella logica dei veti contrapposti, nelle resistenze delle comunità locali. La stima è dell'associazione Italiadecide che ha elaborato il primo Rapporto intermedio sulle infrastrutture in Italia. I dati definitivi saranno resi noti a luglio. Ma la fotografia che si delinea dalle prime rilevazioni è inquietante. «C'è un groviglio giuridico di norme, leggi e regolamenti che paralizza lo sviluppo, opprime le possibilità del Paese e crea delle rendite parassitarie di chi sfrutta le inefficienze a proprio vantaggio », spiega Luciano Violante, ex presidente della Camera, oggi alla guida di Italiadecide. E aggiunge: «Ci sono grandi aziende che hanno uffici legali con più personale rispetto agli uffici tecnici: tutte risorse sottratte alla progettazione e allo sviluppo dei progetti, utilizzate per combattere la burocrazia». I numeri. L'associazione ricorda che nella classifica dei 134 Paesi presi in esame dal World Economic Forum, l'Italia per quanto riguarda le infrastrutture è al posto numero 54, in una graduatoria che vede nelle primissime posizioni Germania e Francia, ma con il nostro Paese surclassato anche da Grecia e Spagna. L'Italia scende poi al 74Ú se si considera la qualità delle infrastrutture. E del resto l'analisi dei dati è impietosa: nel quadriennio 2004-2007 la Spagna ha investito oltre 203 milioni di euro, la Germania 174, Italia e Francia 163. E l'Italia è l'unico Paese nel quale gli investimenti sono diminuiti, anziché aumentare. Non solo. Mentre in Spagna l'82,2% delle risorse finisce in nuove opere e il restante 17,8 in manutenzione, in Italia il rapporto è ben diverso: solo il 46% è destinato alla realizzazione di infrastrutture, il 54% se ne va in manutenzione. E ancora sulla situazione attuale pesa il costo della realizzazione delle opere: un chilometro di linea ferroviaria ad alta velocità in media costa 9,8 milioni di euro in Spagna, 10,2 in Francia. In Italia invece si va dai 20,3 ai 96,4 milioni. E un chilometro di autostrada lungo lo Stivale costa invece 32 milioni di euro, a fronte dei 14,6 milioni necessari in Spagna. Perché questo divario? Un po' per la conformazione geografica del Paese, un po' per la disordinata distribuzione degli insediamenti abitati che complica la progettazione. E molto perché gli iter ammini-- strativi, per la creazione del consenso e le lungaggini burocratiche, finiscono con il far lievitare i costi. E i «furbetti» delle grandi opere ci sguazzano: come ricorda il Rapporto, da un lato nei grandi appalti il meccanismo dei ribassi nelle offerte promette un illusorio risparmio per lo Stato. Ma poi, grazie «all'inadeguato monitoraggio e controllo dell'esecuzione dei lavori », alcune imprese recuperano con le cosiddette «varianti di progetto », cioè i cambiamenti in corso del piano dell'opera da realizzare. Situazione che determina ingenti esborsi per le casse pubbliche, vanificando i risparmi incassati in fase di asta. La burocrazia colpisce a più livelli. Prima di tutto imponendo alle imprese iter lunghissimi, «che possono durare anche sette o otto anni per arrivare all'aggiudicazione di una gara». Nonostante la legge obiettivo del 2001 per la semplificazione e la trasparenza delle procedure («ancora è presto per dare un giudizio », dice il Rapporto), ci sono tantissimi ostacoli normativi: gli iter autorizzativi prevedono infiniti passaggi senza tempi massimi prefissati; sullo stesso progetto possono essere chiamati a esprimere pareri in momenti successivi enti e organismi con interessi diversi e contrapposti, tali da paralizzare qualsiasi attività; spesso la decisione delle opere da realizzare è motivata da ragioni politiche, più che dalle esigenze del territorio; e ancora l'instabilità politica (e il conseguente turn over dei vertici di enti e aziende pubbliche) determina incertezza nel quadro strategico, perché spesso chi arriva al potere interrompe iter avviati da chi lo precedeva; e infine il quadro di incertezza finanziaria non consente una programmazione a lungo termine. Un altro grande problema, secondo Italiadecide, è rappresentato dallo «svuotamento di competenze » degli uffici tecnici delle pubbliche amministrazioni. La qualità della progettazione pubblica è giudicata inadeguata. E anche l'attività di controllo è insufficiente. Risultato: si delega troppo ai privati, lo Stato, nelle sue varie articolazioni, non è in grado di esprimere un'azione efficace di coordinamento delle politiche per le infrastrutture. E soprattutto non riesce a programmare «le priorità in una visione strategica complessiva », tanto che «spesso i progetti sono valutati in forma isolata, non all'interno di un piano programmatico », mentre «in assenza di un processo organico di valutazione, le decisioni d'investimento sono assunte abitualmente sulla base di accordi tra amministrazioni, piuttosto che con il supporto di una valutazione economica. Manca quindi un chiaro ordine di priorità, fattore cruciale in un contesto di scarsità di risorse quale quello italiano ». L'associazione Italiadecide suggerisce anche delle possibili soluzioni: «Fondamentale è districare il groviglio giuridico e alleggerire l'eccesso normativo che rende complicata qualsiasi procedura», spiega Luciano Violante, «ed è necessario, per permettere la pianificazione delle opere, avere una efficace e precisa raccolta dei dati». Secondo l'ex presidente della Camera, fra l'altro, sarebbe utile «l'istituzione di un ente facilitatore, presso un ministero o presso il Cipe, al quale le aziende possano rivolgersi ogni qual volta si trovino di fronte a una difficoltà per quanto riguarda la partecipazione alle gare, la progettazione delle opere o l'esecuzione dei lavori». Paolo Foschi Le rendite parassitarie «Un groviglio di norme paralizza lo sviluppo e crea rendite per chi sfrutta le inefficienze», dice Luciano Violante

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 04/06/2009 - pag: 15 Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance «Quei no fuori tempo delle soprintendenze» ROMA «Semplificare. Semplificare. Ancora semplificare»: Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, l'Associazione nazionale dei costruttori edili, non è sorpreso dalla fotografia che emerge dal Rapporto intermedio di Italiadecide. «Purtroppo, lo ripetiamo da tempo, il settore delle infrastrutture e delle costruzioni è fra i più penalizzati dalla burocrazia, dalla cattiva burocrazia direi. E dall'eccesso di norme». Italiadecide parla di 16 miliardi di risorse private intrappolate nella burocrazia. Le torna il conto? «I dati esatti non li conosco, ma la stima mi sembra più che realistica». Andiamo con ordine. Dove sono localizzati questi progetti infrastrutturali bloccati? «Purtroppo è un fenomeno diffuso in tutto il Paese, e non solo al Sud come molti potrebbero pensare. E' diffuso in tutto il Paese proprio perché dipende in prima istanza dal sistema giuridico che regolamenta il settore a livello nazionale». Quali sono le cause principali? «Prima di tutto c'è un eccesso di norme che rende difficile muoversi. E poi le procedure sono complicate, contorte, farraginose». Un esempio? «Le soprintendenze. Per carità non voglio mettere in dubbio il ruolo e l'importanza del lavoro che fanno. Ma spesso esprimono pareri quando ormai l'iter è avviato, a volte quasi concluso, mandando in fumo anni di lavoro. E tantissime risorse già impegnate nella progettazione. Ma potrei fare tantissimi esempi». Ce ne faccia qualche altro, di esempio, per capire meglio il problema... «Penso alla Valutazione di impatto ambientale. Anche in questo caso si tratta in sé di uno strumento importante che dovrebbe garantire da molti punti di vista la qualità delle infrastrutture. Ma spesso la Valutazione si basa su aspetti prettamente formali e non prende in considerazione quelli sostanziali. Un cavillo formale viene usato da chi ha interesse a bloccare un'opera che magari è importante per il territorio e non danneggia l'ambiente». Però nelle maglie della burocrazia c'è anche chi fa i soldi. Secondo il Rapporto di Italiadecide le varianti di progetto sono talvolta usate dalle imprese come strumento di illecito arricchimento... «È una situazione determinata da due fattori. Primo, dalla sbagliata impostazione delle gare, che alla fine permette ai furbi di approfittarne. E poi dall'inadeguatezza dei controlli». Le imprese sono vittime o carnefici? «La maggior parte delle imprese pagano le inefficienze della burocrazia. Ma come in tutti i settori, c'è chi ne trae profitto». Italiadecide suggerisce, fra le soluzioni, l'istituzione di un «soggetto facilitatore» al servizio delle imprese... «Oddio no, mi sembra una cosa sovietica». Che cosa intende? «Bisogna semplificare, a tutti i livelli. Rendere le procedure più snelle. Più veloci». E il «soggetto facilitatore» dovrebbe proprio aiutare le imprese a muoversi nella giungla normativa... «A me dà tanto l'idea di un altro ente che si aggiunge a una catena lunghissima di enti, finendo per complicare ulteriormente la situazione». E allora? «Meno leggi e norme più semplici. E tempi prestabiliti per chi deve concedere autorizzazioni o rilasciare permessi. Solo così si aiutano davvero le imprese, che hanno bisogno di certezze. Come puoi programmare un investimento importante quando non sai se le autorizzazioni ci metteranno uno, due o sette anni ad arrivare?». Pa.Fo. \\ Esprimono pareri quando ormai l'iter è avviato, a volte quasi concluso, e mandano in fumo anni di lavoro Presidente Paolo Buzzetti, 54 anni, romano, è il presidente dell'Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance)

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Vattimo: noi sola opposizione Punto agli astensionisti (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Opinioni data: 04/06/2009 - pag: 13 Con l'Idv per Strasburgo Vattimo: noi sola opposizione Punto agli astensionisti MILANO ( fr. bas.) In Europa c'è già stato con i Ds dal 1999 al 2004. Prima ha militato con i Radicali, dopo con il Pdci. Ma questa volta per Strasburgo il filosofo Gianni Vattimo ha scelto un'altra insegna: l'Idv di Antonio Di Pietro. Perché «è l'unica opposizione seria, non composita come quella del Pd o come i partiti di estrema sinistra che si sono divisi solo per ragioni di burocrazia». E a chi si stupisce Vattimo spiega che l'Idv «offre un'alternativa agli astensionisti che non credono più nel Pd o nell'estrema sinistra. Prima di candidarmi con Di Pietro avevo già scelto di votarlo». Filosofo Gianni Vattimo, 73 anni, candidato Idv

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canone rai, sequestrato lo stipendio ma non ha la tv - valerio varesi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Bologna La protesta Canone Rai, sequestrato lo stipendio Ma non ha la tv VALERIO VARESI Tra l´amarezza e l´ironia, la chiama «la tassa del Grande fratello». E per definizione, alla creatura orwelliana non si sfugge. La conferma è la vicenda di Gabriele Giunchi a cui non è concesso di non possedere un televisore, tanto che la società di riscossione per conto Rai «Equitalia» lo ha dichiarato unilateralmente moroso chiedendo e ottenendo il sequestro di un quinto dello stipendio per i canoni non pagati più le spese legali. Il bello è che Giunchi, di professione preside, la televisione proprio non ce l´ha. «Non mi interessa - dice lui - è così strano?». La vicenda è un garbuglio fatto di stolida burocrazia e di imperizia del protagonista. Quest´ultimo si separa nel 2000 e va a vivere da solo lasciando il televisore nella sua vecchia casa. Scrive all´amministrazione Rai indicando il cambio di intestazione del canone e spiegando che nel suo nuovo appartamento non c´è tv. Evidentemente nessuno gli crede ed «Equitalia» comincia a sollecitare i pagamenti. Ma Giunchi butta ogni bollettino. «Perché non sono mai venuti a vedere se la tv ce l´avevo o no? Evidentemente il pensiero che qualcuno non abbia questo elettrodomestico in casa è per loro talmente assurdo da essere escluso in partenza. Così - conclude Giunchi - la tassa del Grande fratello si paga per esproprio». Il fatto è che avendo buttato i bollettini, ora al preside tocca solo di pagare.

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il brindisi di guglielmi: "mi merito un 7" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 04-06-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IV - Bologna I miei cinque anni alla Cultura Il brindisi di Guglielmi: "Mi merito un 7" E Paruolo sulla giunta: "Esperienza non esaltante ma neanche drammatica" Di Palazzo d´Accursio non sopporto burocrazia e ritardi: perché metterci tre mesi per un bando? In definitiva spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza «Ovunque io abbia lavorato, ne ho tratto un po´ di gloria: come assessore alla cultura spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza»: così si congeda da Bologna Angelo Guglielmi, sciogliendo gratificazioni e rammarichi in un brindisi nel suo studio. Al piano superiore di Palazzo d´Accursio, anche Giuseppe Paruolo, vicesindaco, conclusa l´ultima riunione di giunta, assente il sindaco, traccia un rapido bilancio di quinquennio: «Ci siamo scambiati gli auguri per il futuro - racconta ai cronisti -, consapevoli di aver fatto una esperienza che non è stata né esaltante né drammatica. Diciamo che è stata viva, intensa, con momenti di difficoltà e momenti positivi». Guglielmi, al piano inferiore, confessa che di Palazzo d´Accursio non ha sopportato «i ritardi ingiustificati: perché metterci tre mesi per il bando dei direttori di Musei e Biblioteche?». E il Centro Servizi Teatrali a Villa Pini: «Tutto lasciava pensare che l´avremmo inaugurato, e invece non è nemmeno predisposta la gara d´appalto». Avrebbe voluto cambiare Bologna, farla tornare «unica»: ma ha iniziato con un «premio» di 1,5 milioni al Settore Cultura ed è stato drammaticamente tagliato, l´anno dopo, di 4 milioni. Viceversa: «Quattro mostre in 4 anni, non avrei mai immaginato fosse possibile», e lo è stato. L´iter delle nuove Istituzioni è concluso. In definitiva, dovesse dare un voto al suo operato «sarebbe 7». Ma se il nuovo sindaco gli proponesse un secondo mandato la risposta sarebbe: «No». Guglielmi torna a Roma: «nessun progetto professionale, solo un libro di critica letteraria da consegnare a Bompiani». Di Cofferati dice: «Forse i bolognesi non lo amano ma io sono convinto che sarebbe stato rieletto». E Flavio Delbono? «Ha fatto un campagna elettorale elegante». Davvero voterebbe Monteventi? «Mi è molto simpatico, ma non ho mai detto che l´avrei votato. Mi ha chiamato Libero Mancuso, e a lui ho dato la preferenza. Non voto a Bologna, perciò, perché privare gli amici, anche Milena Naldi, di un voto virtuale?» Intanto, al piano superiore chiedono a Giuseppe Paruolo se sia deluso che Cofferati abbia abbandonato la sua squadra anche l´ultimo giorno: «Penso lo vedremo nei prossimi giorni - taglia corto il vicesindaco - Con lui non ho avuto modo di discutere se ritrovarci per un ultimo saluto».

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