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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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Le
ricette anticrisi al primo duello Ronzani-Simonetti
( da "Stampa,
La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
isolamento e
ridurre i tempi della burocrazia, specie nel caso delle richieste di cassa
integrazione. Le soluzioni? Per Ronzani lo studio di fattibilità
dell'autostrada è pronto, mentre è urgente una riforma degli ammortizzatori
sociali per quanto riguarda il lavoro. Simonetti, invece, questa mattina si
farà portavoce della sofferenza del territorio con il ministro Maurizio
Sacconi.
Sicilia,
Lombardo azzera la giunta ( da "Stampa, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
miliardi di
fondi strutturali della Ue perché non riesce far partire i bandi e la
burocrazia regionale è ingessata. Ha rimosso 12 dirigenti generali che
continuano a guadagnare 250 mila euro l'anno e ci ha messo uomini suoi e di
Miccichè. Lombardo ora sta parlando da capo fazione perché è in campagna
elettorale». Una campagna elettorale in cui è in corso una faida interna al
Pdl.
Obiettivo:
burocrazia più efficace ( da "Trentino"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
LA DELIBERA
Obiettivo: burocrazia più efficace TRENTO. Il presidente della Provincia
Lorenzo Dellai lo aveva annunciato mesi fa nella tradizionale conferenza stampa
del venerdì. Visto che la crisi incombeva, la Provincia aveva intenzione di
mettersi al passo con i tempi e di accorciare al massimo le procedure
amministrative.
In
un anno dall'intesa alle offese ( da "Trentino"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
lo
snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la
riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di
politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della
popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire
che non ci spettano i fondi Fas»
porti,
il governo prepara la rivoluzione "più poteri ai presidenti, meno
burocrazia" ( da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
meno
burocrazia" Luigi Grillo: "Con Matteoli c´è l´intesa Entro l´estate
il testo definitivo alle commissioni" Chissà se davvero prima della pausa
estiva il testo di riforma della portualità arriverà alle Camere. «Di sicuro ci
sarà al Senato, ma ormai non ci sono più ostacoli e quindi si può ipotizzare
che all´inizio del 2010 avremo la nuova legge»
Sicilia,
Lombardo azzera la giunta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
lo
snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la
riforma degli Ato rifiuti,il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di
politiche sociali per fronteggiare la crisi. Dalle parole pronunciate da
Lombardo sembrerebbe per ora lontana l'ipotesi di un governo istituzionale.
A
Est arriva l'ora dei Balcani ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E offre
minori costi di trasporto e di burocrazia doganale verso i mercati dell'Ovest.
Solo sul tessile e sulla pelletteria il Nordafrica può giocare la sua partita,
perché ha una tradizione nella lavorazione di queste materie. L'esposizione
delle banche austriache verso l'Est europeo desta preoccupazione.
provincia,
battaglia in sordina - simona poli
( da "Repubblica,
La" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cittadini
chiedono alla politica trasparenza ed onestà e all´amministrazione la capacità
di semplificare la burocrazia, sono le cose da fare subito». Il giovane
candidato del centrodestra Samuele Baldini è un po´ seccato per l´oscuramento
mediatico in cui è costretta a muoversi la gara elettorale della Provincia,
mentre tutti i riflettori illuminano la sfida per Palazzo Vecchio.
Bagnasco
sgrida il governo ( da "Manifesto, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
non quella
delle burocrazie». Sull'eutanasia, immancabile l'«invito» alla politica
«affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell'acqua e
del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo». Scontato. Ma soprattutto, e
profusamente, il cardinale si è soffermato a parlare della crisi che pesa come
un macigno sui lavoratori,
in
un anno dall'intesa alle offese ( da "Tirreno, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
lo
snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la
riforma degli Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di
politiche sociali per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della
popolazione siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire
che non ci spettano i fondi Fas»
Quindici
anni di attesa per la parcella ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
lumaca forse dovranno penare ancora due mesi prima di incassare l'onorario per
un lavoro che il Comune di Carbonia aveva commissionato loro quindici anni fa.
In tutto. L'INCARICO Sono circa 30 mila euro (la cifra oscilla fra i 13 i 16
mila euro a testa, per giunta lordi), che da cinque lustri spettano a due
professionisti che hanno progettato e realizzato vari ed importanti
Il
filo che unisce sindacati e industriali
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il tavolo
della concertazione prevede anche la lotta alla burocrazia (riforma Brunetta),
la riforma dell'Università e della giustizia e quella dello Statuto dei
lavoratori, compresa la revisione dell'art. 18 sulla libertà di licenziamento
senza giusta causa per le imprese al di sotto dei 15 addetti.
Assinform,
il 3 Rapporto sull'Ict nella PA locale italiana
( da "TopTrade"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
eccessiva presenza
della burocrazia e della necessità, pertanto, di semplificare le procedure e di
migliorare i servizi, quest'ultimi indirizzati sia ai cittadini sia alle
imprese. Il Rapporto fornisce molti elementi di riflessione, connessi ai
fattori politico-economici e consente di tracciare un quadro accurato dello
stato dell'automazione della PA Locale,
La
salute sbarca su Second Life ( da "Stampaweb, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«potrebbe
permettere ai pazienti di fare pratica, ad esempio con esami virtuali come le
mammografie, e di arrivare in ambulatorio preparati. O di rompere il ghiaccio
con la burocrazia ospedaliera, visitando una struttura sanitaria online prima
del ricovero», aggiunge la ricercatrice Jennifer Keelan.
Bretella
ai Fiori: i costi lievitano a 11 milioni
( da "Trentino"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La strada
della burocrazia è molto più lunga di quella della tecnica, ma finalmente dopo
nove anni di lavoro al tavolo si comincia ad intravedere l'avvio del cantiere
che permetterà la costruzione della bretella ai Fiori. E' l'assessore ai lavori
pubblici della Provincia, Alberto Pacher, ad assicurare che nei primi mesi del
2010 vedremo all'
è
una lotta di liberazione ( da "Tirreno, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Antichi ha
sottolineato la sua convinzione che «il ceto politico che governa la Provincia
sia arrivato alla fine di un ciclo: c'è bisogno di un ricambio, di una nuova
linfa che snellisca la burocrazia, ma anche di una politica che sia più vicina
ai cittadini e dia più ascolto alle imprese, più attenzione ai bisogni dei
territori e alle famiglie». (ep)
un
assessorato per la qualità della vita
( da "Tirreno,
Il" del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
l'incentivazione
di forme di partecipazione, riduzione della burocrazia, adeguamento del piano
regolatore generale attivando strumenti flessibili e completa riorganizzazione
del settore tecnico; particolare attenzione anche per possibili benefici e
salvaguardia per i cittadini in relazione alla crisi economica.
Acqua,
duemila euro di bolletta ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
andare fino
in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di pagare costi e
bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a vederci
recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora l'esponente
dell'associazione in difesa dei consumatori, «oppure consumi registrati nelle
bollette inesistenti o triplicati nel loro valore».
I
consigli di Altroconsumo per le maxi-bollette di Abbanoa
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
si deve
sempre andare fino in fondo e non arrendersi alla burocrazia che imporrebbe di
pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare. «Continuiamo a
vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia ancora
l'esponente di Altroconsumo, «oppure consumi inesistenti o triplicati nel loro
valore registrati nelle bollette.
Pmi
all'estero con la filiera ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
in un tessuto
produttivo scoraggiato da burocrazia (il 55% segnala un peggioramento negli
ultimi tre anni) e pressione fiscale (peggioramento per il 58,1%). La ricerca
su un campione di 606 piccole e piccolissime imprese ( Ppi) reggiane indica che
a intrattenere rapporti con l'estero è il 29,4%delle realtà.
Il
governo acceleri su fisco e burocrazia
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Est)" del
27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia»
«La ripresa non è vicina – commenta Luca Cielo, presidente della Piccola
Industria del Veneto –anzi temo che,paradossalmente, i problemi maggiori per le
Piccola Impresa si presenteranno proprio nel secondo semestre, quando le
aziende con il graduale rallentamento della crisi, a emergenza ormai finita
ricominceranno a produrre e a rivolgersi ai loro fornitori
I
ritardi nei processi costano caro alle imprese
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Ovest)" del
27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
alle
difficoltà di accesso al credito e alle lungaggini della burocrazia ». Sul
fronte dei procedimenti civili, il primato della giustizia- lumaca appartiene
alla Liguria: qui servono 2.660 giorni, oltre 7 anni, seguita dalla Puglia
(2.550 giorni). Il Piemonte è più "virtuoso": la macchina giudiziaria
subalpina impiega infatti 1.
Da
Fiat l'esempio per lo sviluppo ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Spesso tempi
lunghi e burocrazia fanno perdere la pazienza ai negoziatori. A volte c'è
ancora la tendenza a far prevalere l'individualismo. Spero che le cose cambino,
anche sull'esempio dato da Fiat, che cerca alleanze Dopo questa crisi ci sarà
ancora spazio per il tessile biellese?
Demòni
nel mito, sublime tragedia ( da "Manifesto, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che con gli
intervalli fisiologici lambiscono le dodici, troppe per la burocrazia teatrale
di tradizione sabauda, che ha ritenuto impossibile, o ingiusto, spendere cento
mila euro in più rispetto al preventivato milione (ed è inutile riaprire qui
l'annoso dibattito su cosa debba «produrre» e quantificare l'intervento
culturale pubblico).
I
finiani e il velinismo:
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
articolo è
anche un richiamo ai parlamentari Pdl affinché tornino sul terreno delle
riforme, meno burocrazia, meno tasse. Non è vero che tutti gli italiani
aspirino a peccare come Berlusconi, che vorrebbero letterine e villa in
Sardegna». Feroce è la reazione della parte di An al fianco del premier. Il
ministro La Russa: «C'è del vero in quel che scrive il Secolo, ma io non lo
leggo.
Michela
Murgia, la mia accabadora ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e fuori dalle
maglie della burocrazia. La bimba crescendo nota strane assenze notturne della
donna finché non scopre che la madre adottiva è una accabadora. Questa
consapevolezza creerà una frattura che si comporrà solo al momento della morte
della madre. E qui Maria, di fronte alle sofferenze della donna sperimenterà
sulla propria pelle il dramma dell'
Giugno,
mese del WiMax italiano Le offerte, la copertura, i ritardi
( da "Repubblica.it"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a causa della
burocrazia e dell'ostruzionismo di alcuni comuni, spaventati dai presunti
pericoli (mai scientificamente accertati) delle onde radio. A ostacolare il
decollo del WiMax ci si mette anche l'industria dell'hardware: i modem sono
ancora pochi e costosi (tanto che gli operatori ne fanno pagare il noleggio a 5
euro al mese,
Bimba
perde sangue dai genitali a scuola ma era un'infezione
( da "Stampa,
La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma il
risultato di una giornata tra ospedali e burocrazia, è una bimba di 5 anni
strappata alla famiglia, con la mamma e il papà, 30 e 38 anni, di Ventimiglia,
disperati, e gli accertamenti medici che imputerebbero le perdite a tutt'altro.
«I medici hanno accertato che non si trattava di violenza - raccontano i
genitori - ma di un'infezione.
Sei
duelli all'ombra della collina di Belmonte
( da "Stampa,
La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
insieme per
sentirsi maggiormente titolate e per ridurre i tempi e gli ostacoli della
burocrazia. Senza dimenticare il loro biglietto da visita che più salta agli
occhi: il prezioso, antico patrimonio storico ed architettonico che i futuri
amministrativi dovranno continuare a salvaguardare e valorizzare. Oglianico ha
1400 abitanti e da sempre sale agli onori della cronaca in primavera,
La
sfida delle "Z" dal teatro ai giovani
( da "Stampa,
La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
commerciali o
le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono
rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni
industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o
trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed
efficacia gli insediamenti al Tecnoparco,
Il
professore Fondotoce è la frazione che richiede maggiore attenzione, avrà più
respiro ( da "Stampa, La"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
commerciali o
le facilitazioni contro la burocrazia per nuovi insediamenti che possono
rivelarsi efficaci. Così la concertazione per affrontare le situazioni
industriali di criticità, accompagnando quando necessario potenziamento o
trasformazioni. E penso che a Verbania si siano gestite con sobrietà ed
efficacia gli insediamenti al Tecnoparco,
La
qualità in ospedale si misura a partire dall'attenzione al paziente
( da "Stampa,
La" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
inutile
burocrazia o vantaggio competitivo?». L'appuntamento ha come obiettivo di
approfondire il tema della qualità come strumento di gestione aziendale,
attraverso i contributi scientifici e le testimonianze dei protagonisti che
hanno maturato una grande competenza nel settore, dando ai partecipanti la
possibilità di recepire raccomandazioni e suggerimenti basati sull'
Sarà
legge il dialetto a scuola ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
argomento
della minore importanza delle lingue regionali rispetto a materie come la
storia o la geografia: perché la storia l'hanno fatta i popoli che compongono
l'Italia, ognuno con le sue specificità, ognuno con la propria lingua. Si
tratta, invece, di decidere se coltivare questa ricchezza o se lasciarla
all'attività delle burocrazie».
Prodi:
Crisi? Serve un rilancio politico
( da "Trentino"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che si
risolve nello smantellare la burocrazia sottoponendola alla classe politica. E
alla pubblicizzazione del privato, che si sviluppa in una rete enorme di
monopoli palesi o nascosti, di presenze politiche o sindacali che soffocano qualsiasi
vera concorrenza. Parole magiche come meritocrazia e federalismo si usano come
placebo o imbrogli.
La
sociologia può salvarci dal potere deciso dal mercato
( da "Trentino"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
come la
burocrazia fosse nata per gestire la cosa pubblica indipendentemente da
affiliazioni tribali, religiose, claniche, di ceto, eccetera. Ora siamo
virtualmente prigionieri di questa stessa burocrazia. Come ne usciamo vivi?
Weber era un figlio della borghesia, ragionava come un borghese, ma non volle
mai ammettere di esserlo.
occupazione
e sviluppo: ecco cosa fare ( da "Tirreno, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ridurre la
burocrazia. E' quello che vorrei fare» CASTAGNETO. Tre candidati a confronto
per il forum che il nostro giornale ha organizzato e dedicato alle prossime
amministrative che rnnovano il comune di Castagneto. Sono Luisa Fonzo (Partito
della Libertà), Paolo Francini (Sinistra per Castagneto: Rifondazione e Pdci) e
Fabio Tinti (
Mito
e ironia per curare un dolore chiamato Cuba Lezama Lima alimentava il fuoco che
permetterà di reinventare l'isola... . Uno scritto di Yoani Sànchez sul più
grande scrittore c ( da "Unita, L'"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il mito ha
ceduto il passo davanti alle certezze della burocrazia, alla polverosa
quotidianità e alla nostra rinuncia a spiccare il volo. L'affabulazione ha
deposto le armi davanti alle parole d'ordine politiche (...). Ma ogni processo
ha il suo "corso delfico", un consapevole serpente che si morde la
coda, e alla fine siamo tornati all'invenzione.
polemiche
e veleni riempiono il teatro per il confronto a tre
( da "Tirreno,
Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Tema
fondamentale della serata, sicurezza e burocrazie a parte, è stato ovviamente
quello della crisi economica che investe il sistema conciario. «Facile oggi
dirsi a favore dello sviluppo - ha accusato Quaglierini - ma la verità è che il
piano strutturale attuale non dà risposte esaustive.
il
cambiamento siamo noi - guido fiorini
( da "Tirreno,
Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
snellire la
burocrazia, semplificare le pratiche». E i rifiuti? «La nostra linea è chiara
dall'inizio: vogliamo una moratoria di sei mesi. Non sono molti sei mesi, ma
consentiranno di valutare alternative tecnologiche al cogeneratore. E
soprattutto permetteranno di dar voce ai cittadini, scavalcati e ignorati dal
centrosinistra che insiste su un piano provinciale vecchio e superato»
Ostinati
85/08 , l'underground di Roberto Nanni
( da "Manifesto,
Il" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica
e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo
rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e
con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui
possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento.
Sostegno
e integrazione per studenti cinesi e arabi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
- poi ci sono
difficoltà di comunicazione o per districarsi nella burocrazia». Il compito
dell'ufficio è guidare e aiutare gli stranieri a inserirsi in una realtà
diversa «facendo conoscere i loro diritti e doveri, le norme sui permessi di
soggiorno, i ricongiungimenti familiari e la sistemazione abitativa».
Queen,
macchinari vecchi e il rilancio resta al palo
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
assurda
burocrazia. A circa tre mesi dall'accordo sindacale, infatti, solo una
quarantina di lavoratori sono rientrati al lavoro, mentre gli altri 160
rimangono ancora in cassa integrazione. I PROBLEMI Accordi disattesi? «Non
certamente per responsabilità dell'azienda - sottolinea l'amministratore Baldo
Ghiroldi - ma per la disastrosa situazione in cui abbiamo trovato i macchinari»
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità politica
e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza che lo
rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col punk e
con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per lui
possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento.
Brunetta
contro i poliziotti "Troppi panzoni dietro la scrivania"
( da "Repubblica.it"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
i poliziotti
con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e
in elicottero. Questa deve essere la sicurezza», ha spiegato il ministro.
«Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza
è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia». (28 maggio 2009
Brunetta
contro i poliziotti "Troppi panzoni". Poi ci ripensa
( da "Repubblica.it"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
capitale
umano impiegato nei sistemi di sicurezza è utilizzato per produrre carte e
quindi burocrazia. Brunetta se l'è presa anche con il look dei dipendenti
statali: "Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni
devono vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a
che fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato".
"Fallita
la formula della Spa torni la gestione del Comune"
( da "Stampa,
La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
obiettivo di
ridurre i tempi e gli sprechi della burocrazia. Altro intervento fondamentale
lo smembramento e la ricostruzione del bilancio con la separazione del
documento contabile del Comune da quello del casinò affinché i due enti siano
più responsabilizzati, ognuno nella parte di sua competenza, nelle spese che
oggi, a mio avviso, sono eccessive.
Scandaloso
Non ha idea di quello che dice ( da "Stampa, La"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
quindi. Per quella ci sono gli impiegati che non sono poliziotti». E i
passaporti? «Finché la legge dice che deve essere la polizia a farli tocca a
noi. Cambiassero la legge». Tante promesse e pochi fatti? «Hanno costruito il
consenso sulla sicurezza e poi si sono inventati le pattuglie con i militari e
lo scandalo delle ronde che sono la negazione di un Paese civile»
"Poliziotti
panzoni", bufera su Brunetta
( da "Stampa,
La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Si parla di
sicurezza, e il ministro, «meno burocrazia e più polizia on the road a contatto
col cittadino», dice. E aggiunge: «Certo non è così facile dire dalla scrivania
alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha
fatto altro che il passacarte, perché se lo mangiano».
"Magistrati
eversivi" Il Cavaliere rompe l'equilibrio col Colle
( da "Stampa,
La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E poi c'è
troppa burocrazia, troppe leggi costose: «Il 70 per cento di quelle che ci
impongono oneri vengono dal Parlamento europeo». Pensa alla Russia, Berlusconi,
agli accordi che l'Ue dovrebbe stipulare con Mosca sul gas. Ma è il primo a non
fidarsene dal momento che insiste per il nucleare, «l'esercito proteggerà i
siti».
Studenti
e prof attori per salvare la scuola
( da "Stampa,
La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dice la
preside Maria Costantino - al di là della burocrazia scolastica», ma soprattutto
perché l'anno scolastico 2009/10 si preannuncia economicamente magro, con forti
difficoltà anche per organizzare i laboratori pomeridiani. «Quei laboratori -
spiega la dirigente - che fino ad oggi hanno garantito agli studenti della
media Alighieri teatro, video,
"Asl
To5 è un modello" Brunetta la promuove
( da "Stampa,
La" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
GUERRA ALLA
BUROCRAZIA "Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove
[FIRMA]FEDERICO GENTA Asl To5 ai primi posti nell'impegno rivolto alla
semplificazione normativa. E' il risultato che emerge dal progetto «Più salute
meno burocrazia»: iniziativa per l'apertura di uno sportello di informazione ed
assistenza per semplificare le procedure amministrative nelle imprese
alimentari.
quei
nostalgici esempi di come si serve lo stato - (segue dalla copertina) maria
novella de luca ( da "Repubblica, La"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nonostante la
burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se ci
si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così ricche?».
Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In uffici dove
sulla porta c´è ancora scritto "Presidenza" visto che nessuno ha
cambiato né targa né vernice.
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Il peso
eccessivo della pressione fiscale e della burocrazia. Va dato atto al ministro
Brunetta di aver avviato un discorso nuovo, dove la professionalità, la
produttività e il talento rappresentano un valore. Il capitale umano, i piccoli
e medi imprenditori lo sanno bene, è un vero elemento di competitività».
Burocrazia
più leggera per le Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
direttiva di
Palazzo Chigi per recepire le indicazioni europee Burocrazia più leggera per le
Pmi Carmine Fotina ROMA Sarà una direttiva del Presidente del consiglio dei
ministri a contenere le prossime misure di semplificazione per le piccole e
medie imprese. Il testo che stanno definendo i tecnici del ministero dello
Sviluppo economico, frutto di una lavoro svolto con il ministero dell'
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ha detto che
in polizia c'è troppa burocrazia e, ad esempio, si è chiesto che senso ha fare
i passaporti in questura... «Ah sì? E dove li vorrebbe far fare i passaporti
Brunetta, in circoscrizione? Ma lo sa cosa sta dicendo? Ha un'idea di quanti
controlli di sicurezza si debbano fare prima di rilasciare un passaporto?
Il
marciapiede di via Trionfale: storia triste di un cantiere infinito
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
mi domando se
sia pensabile che nella pubblica burocrazia non paghi mai nessuno. Se lei o io
facessimo nel nostro lavoro una sciocchezza come quella che qualche ingegnere o
direttore di cantiere ha fatto al XIX Municipio, verremmo cacciati a calci
(giustamente). O sbaglio? Saluti a lei. gbuccini@rcs.
Il
re si traveste per smascherare la sanità malata
( da "Corriere
della Sera" del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
19 La storia
Il sovrano mette alla prova la burocrazia del suo Paese Il re si traveste per
smascherare la sanità malata Missione segreta per Abdallah di Giordania Con la
barba e il bastone in un consultorio DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME Alle
10 di mercoledì mattina c'è già coda al consultorio pubblico di Shmeisani, zona
ovest di Amman, proprio dietro l'albergo Le Meridien.
in
piazza giovani, precari e invisibili "ma non chiamateci più no
global" - carlo bonini anais ginori
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Nelle analisi
delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge
che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a
Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l´Aquila - a
raccontare di cosa si stia davvero parlando.
cattiva
stampa e cattiva politica - giovanni valentini
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Una
burocrazia parlamentare, insomma, che non viene scelta dal corpo elettorale,
bensì dai vertici dei partiti e imposta di fatto ai cittadini. L´intolleranza
crescente verso i giornali, da parte di un ceto politico dedito innanzitutto
alla difesa dei propri interessi e della propria sopravvivenza, rivela in
realtà una tara,
i
sindacati prudenti: "ora il programma"
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Al primo
posto per noi deve venire un grande piano di riforma della burocrazia
regionale, un´attenzione maggiore alle politiche di contrasto della
criminalità, politiche di supporto nei sistemi produttivi e lo stop
all´assistenzialismo e alle clientele. O si fanno scelte coraggiose o la
Sicilia non andrà da nessuna parte».
il
verdura ai privati? la giunta ci ripensa dubbi sulla legittimità, ritirata la
delibera - sara scarafia ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Salvatore
Foresta: «Sono io il proprietario del complesso e il Comune non può decidere di
subaffittarlo autonomamente». Al termine di una riunione riservata con il
Teatro Massimo, i vertici della burocrazia comunale hanno deciso di ritirare
l´atto in autotutela. Decisione ratificata ieri dalla giunta.
in
darsena una foresta tropicale - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
del Comune e
della burocrazia meneghina. I mitologici Raggi verdi previsti dall´Expo, in
forte odore di taglio causa austerity, non c´entrano. La versione ambrosiana
della foresta tropicale sta crescendo da sé sulle rive del Naviglio, proprio
alla darsena di Porta Ticinese.
finazzer:
"festival di strada e più mezzi per palazzo reale" - anna cirillo
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e cercare di
fluidificare quel ginepraio che è la burocrazia. Una novità è anche il
direttore delle relazioni internazionali e della ricerca finanziamenti, Andrea
Vento, che affiancherà la mia azione in giro per il mondo. In più c´è una
novità per Palazzo Reale, che spero di realizzare entro fine anno».
avegno,
la battaglia del parcheggio "niente cemento, lasciateci gli alberi" -
marco preve ( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
non gli resta
che ripiegare sulla logica della burocrazia: «Sì ma un posto centrale nel paese
così... e come fattibilità e oneri era il terreno che si addiceva di più». E
allora diamo a Salto il suo piazzale di cemento per 17 posti auto lungo la
strada provinciale 333. Un parcheggio pubblico previsto dal Puc, un progetto
rimasto fermo molti anni ed entrato in dirittura d´
la
mia favola di studentessa... - erika picariello
( da "Repubblica,
La" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
autori di
questa burocrazia; cercatela soprattutto voi, numerosi protagonisti di questa
storia, nella speranza che capiate che la solidarietà è qualcosa che va al di
là delle chiacchiere; commuovetevi pure davanti alla tv, ma sappiate che gli
aquilani non sanno che farsene delle vostre lacrime, le loro sono più che
sufficienti.
ecco
cosa vuole la versilia ( da "Tirreno, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Più libertà
per le attività imprenditoriali, in altri termini meno burocrazia. Servirebbe
snellire gli iter delle pratiche». Roberto Santini. (co-gestore del Bagno Piero
a Forte). «Chiediamo la garanzia sulla normativa relativa alle concessioni
demaniali. La mancanza di certezze ci danneggia».
Previdenza,
meno rischi sui fondi e aumento dell'età
( da "Sole
24 Ore, Il" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tema caro a
Draghi è quello della riorganizzazione della burocrazia. «Molto ci si aspetta
dalla progettata riforma della pubblica amministrazione », dice il Governatore,
che aggiunge: «L'ampiezza dell'intervento, il rilievo attribuito alla
misurazione e alla trasparenza dell'operato delle amministrazioni, la
valorizzazione del merito costituiscono importanti elementi di novità »
Non
sempre piccolo è bello ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma senza
appesantire l'impresa di inutili burocrazie». Il fenomeno dei gruppi di impresa
e delle vere e proprie fusioni, dunque, esiste. Anche se, in Italia, non
mancano le barriere culturali: perfino i meccanismi di
cooperazionecompetizione, come quelli distrettuali, non contemplano l'abitudine
alla condivisione dei diritti di proprietà.
I
dispetti dell'ultimo minuto e uno scontro che è solo rinviato
( da "Corriere
della Sera" del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ostacoli
della burocrazia o piccoli dispettucci dell'ultimo minuto? Il dubbio nessuno
ieri sera lo aveva fugato. Ma al di là degli «incontri costruttivi », e del
«clima amichevole » (le parole d'ordine di questa lunga ed estenuante
trattativa), è un bel po' che i team e Mosley si tirano fendenti.
Cala
Luna, Baunei contro tutti Da Dorgali un segnale di pace
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che ha
magistralmente descritto i danni che provoca la burocrazia lontana dalle
esigenze reali della gente». Secondo l'ex sindaco l'errore di fondo «è la
concessione di un pontile che incide nel territorio comunale di Baunei (mappale
6, foglio 2 - puntualizza-) ad un altro Comune, quello di Dorgali, che non può
avere nessun diritto di prelazione».
In
piazza giovani, precari e invisibili "Ma non chiamateci più no
global" ( da "Repubblica.it"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Nelle analisi
delle burocrazie della sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge
che di qui al prossimo mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a
Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l'Aquila - a
raccontare di cosa si stia davvero parlando.
La
passione della mediocrità ( da "Manifesto, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
potessero scipparci la passionalità della politica, oggi siamo sgomenti di
fronte alla possibilità di essere travolti dal dilettantismo. O forse non
sappiamo che, scavalcata la scena presidiata dai giullari, i destini del mondo
si giocano in altri centri di potere, che trattano i giullari con la stessa
puzza al naso che avevano i lords inglesi nei confronti dei presumibilmente
Il
gentiluomo tira fuori la pistola e ruba 10 milioni
( da "Stampa,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
richiede, si sa, tempi lunghi. I delinquenti invece non devono firmare
scartoffie e passare lungaggini parlamentari. E così, zacchete! Il rapinatore
solitario e elegante che ieri pomeriggio è entrato nella scintillante e
riverita boutique del gioielliere Chopard in place Vendome allontanandosi
gioiosamente appesantito da un bottino di sei,
Io,
poliziotto pancione ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Incongruenze
della burocrazia. Palestrati e grassoni. Gli unici poliziotti che possono
parlare con nome e cognome sono i delegati sindacali. Siamo andati in cerca di
quelli che pesano più di 100 chili per stare al gioco e stabilire se è vero che
«non si può mandare in strada il poliziotto panzone perché lì se lo mangiano»,
Il
Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia
( da "Stampa,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ricorsi
improcedibili ERMANNO BRANCA Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia
SAVONA Alla fine l'unica esclusione è quella del Partito comunista dei
lavoratori. Mentre Lega Nord e Pdl sono stati riammessi in fasi successive e la
Dc ha dovuto solo cambiare il simbolo (trasformando lo scudo in vela), il Pcl
dovrà stare alla finestra mentre tutti gli altri andranno alle elezioni.
i
tifosi buoni di udine e la lega cattiva del calcio
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma mi sento
di dire che la burocrazia stronca sul nascere ogni iniziativa di buona volontà
che può sorgere altrove. E quindi 4 alla Lega. [E
in
scena moni ovadia "un teatro senza confini" - nino marchesano
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
senza
burocrazia, senza confini, ma con la loro cultura, la loro spiritualità, le
loro tradizioni, la loro musica, la loro cucina. Due popoli così erano
destinati allo sterminio. In un mondo che voleva costruire la cosiddetta Europa
delle nazioni, era una follia avere un prodotto identitario così forte».
Gli
enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di
nuove costruzioni, ... ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
delle
verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza,
ma solo «burocrazia», mentre «la crisi non permette altri ritardi». I danni
collaterali. L'ossessione è, secondo l'indicazione di Berlusconi, ridare
slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla domanda delle
giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli anziani soli?
la
burocrazia frena lo stage ma l'ateneo rassicura "erika sarà presto da
noi" - eleonora capelli ( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Bologna La
burocrazia frena lo stage ma l´Ateneo rassicura "Erika sarà presto da
noi" La studentessa abruzzese aveva denunciato i ritardi del suo tirocinio
all´Alma Mater ELEONORA CAPELLI «Noi siamo pronti a partire anche domani con lo
stage della ragazza dell´Aquila, ma l´intoppo burocratico non è un semplice
cavillo.
Le
Regioni in ordine sparso sulle norme rilancia-edilizia
( da "Trentino"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tempi delle
verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di trasparenza,
ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette altri
ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione di
Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve alla
domanda delle giovani coppie, degli immigrati, dei ceti più deboli, degli
anziani soli?
non
so più dove sbattere la testa ( da "Tirreno, Il"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Per un
paradosso della burocrazia, tra l'altro, Russo di una casa avrebbe impellente
bisogno: per la giustizia, infatti, è in regime di obbligo di reperibilità. Gli
agenti devono sapere dove trovarlo, ma ora che una casa non ce l'ha, è anche impossibilitato
a rispettare quest'obbligo.
l'ardente
bacchetta di gergiev tra ciakovskij e musorgskij - nicoletta sguben
( da "Repubblica,
La" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
teatro
Mariinskj della burocrazia che lo paralizza da anni, s´inventa "Stelle
delle Notti Bianche", uno dei festival di maggior rilievo internazionale
e, ultimo regalo in ordine di tempo, la nuova sala da concerto del Mariinskij
inaugurata nel novembre 2006: la più innovativa della Russia, polo di
un´attività musicale in grado di competere con le maggiori capitali
internazionali.
I
francesi bravi nelle cure gli spagnoli nella prevenzione
( da "Corriere
della Sera" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
A questa
biblioteca virtuale possono accedere tutti i medici di famiglia e ospedalieri e
i farmacisti. Il medico, grazie alla cartella clinica elettronica che vede
comparire sul display del suo computer, risparmia ogni giorno 50 minuti del
tempo che altrimenti dovrebbe dedicare alla burocrazia.
ai
turisti non piace il cemento così l'italia rischia grosso - vittorio emiliani
( da "Tirreno,
Il" del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Per lui i tempi
delle verifiche e delle concessioni non sono garanzia di oculatezza e di
trasparenza, ma solo "burocrazia", mentre "la crisi non permette
altri ritardi". I DANNI COLLATERALI L'ossessione è, secondo l'indicazione
di Berlusconi, ridare slancio all'edilizia. Già, ma quale? Quella che serve
alla domanda di giovani coppie, immigrati, ceti più deboli, anziani soli?
La
saga della realtà tra vicoli e ballatoi
( da "Manifesto,
Il" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
con il suo
carico di burocrazia e corruzione e ipocrisia, dentro le stanzette di vasci e
ballatoi dove abbiamo amato tanto teatro non solo eduardiano. È lì, tra salotti
pretenziosi di piccoli risparmiatori, figlie da marito pruriginose e guapparie
di piccoli millantatatori rovinati dal gioco, che inizia questa sorta di saga
dei vicoli.
La
nuova Europa vota tirando uova ( da "Stampa, La"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
assurdità
della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor
Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna
consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è
che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica
(da
Sport
e finanza insieme non vanno a canestro
( da "Trentino"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
sport prende
esempio dalla burocrazia, o deve affidarsi ai tribunali, e ciò è male: così
arriva anche a generare assurdità. La Stella Rossa di Belgrado, gloriosa
società di basket attualmente in gravi difficoltà finanziarie, s'è vista
pignorare i canestri. La decisione del giudice, eseguita dagli ufficiali
giudiziari che sono andati a smontare i metallici telai arancioni e le retine,
Tagliare
i parlamentari? ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
questo tipo
saranno a breve del tutto risolti grazie ad una nuova procedura: da giugno i
viaggiatori potranno verificare rapidamente anche allo sportello se hanno
diritto al bonus e, in caso positivo, potranno ottenerlo direttamente al
momento dell'acquisto di un nuovo biglietto. Il tutto con una riduzione di
tempi, formalità e burocrazia. Ufficio Stampa Veneto Ferrovie dello Stato
quindici
occhi puntati sulla città ( da "Tirreno, Il"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia ha
fatto il suo lungo corso, come spesso avviene. Adesso ci siamo davvero. La
procedura della gara si è completata nei giorni scorsi con l'affidamento della
fornitura ed installazione alla ditta Paccosi & Santini di Pistoia. «Ormai
è questione di poche settimane - dice il vicesindaco Tommaso Braccesi - Si
parte dai prossimi giorni ed è presumibile che entro la fine di
Pochi
progetti per i neolaureati ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
alto
apprendistato di decollare è stato un mix di burocrazia e di incompresioni tra
università e imprese (le prime chiamate a definire i contenuti dei programmi,
le seconde ad assumere i giovani prima di iscriverli ai corsi). Ma si
registrano anche casi virtuosi: in Lombardia, per esempio, sono stati attivati
21 progetti, con quasi 400 ragazzi coinvolti.
La
nuova Europa vota tirando uova ( da "Stampaweb, La"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
assurdità
della burocrazia di Bruxelles perché ne leggono sui giornali - assicura Tibor
Dessewffy, fondatore del centro studi Demos Hungary -, e non hanno alcuna
consapevolezza dei benefici. Sono generalmente indifferenti». Il risultato è
che la crisi economica ha fatto crollare i consensi dei socialisti in carica
(da
Indagine
Censis: raccomandazioni per un ricovero
( da "Sole
24 Ore, Il (Sanità)" del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il Paese Ocse
dove è più esoso e meno conveniente avviare un'impresa) e una burocrazia
farraginosa impongono un cambiamento non più rinnovabile. Un percorso che però
sarebbe ancora in larga parte da compiere: le aziende italiane presentano
infatti uno dei più alti livelli di utilizzo di Internet nel rapporto con la P.
Brunetta:
sto dalla parte dei cittadini ( da "Trend-online"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
A suo avviso
''nel back office del sistema della sicurezza c'e' troppa burocrazia che
impedisce di stare sulla strada a fare prevenzione''. A chi gli chiede se sia
necessaria una 'cura Brunetta' anche per la burocrazia europea, il ministro
risponde': ''La burocrazia europea di solito funziona, e' pagata bene e
funziona.
La
burocrazia Per Vietti troppi sette enti intermedi
( da "Stampa,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
Per Vietti troppi sette enti intermedi I derivati Saitta costretto ad
ammetterne l'esistenza Il bilancio Porchietto vuole più introiti senza tasse
Il
sindaco uscente: gli attacchi di questi giorni sono strumentali
( da "Stampa,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Spesso ci
frena la burocrazia. Penso al Museo dello Scherma con il palazzetto: siamo
finalmente all'appalto, ma che fatica. Posso anche aggiungere che stiamo
trovando ulteriori finanziamenti». Su ambiente e differenziata, il suo pensiero
è noto... «Sì. Abbiamo studiato un progetto per la differenziata che, in breve,
ci porterà al 45 per cento,
Zootecnia,
aziende a rischio chiusura ( da "Tempo, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
gravosi oneri
contributivi e dai crescenti costi della burocrazia. Da qui la richiesta della
Cia di nuove regole per la commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari.
«In tale ambito – sottolinea Targa - deve essere aperto un confronto con la
Grande distribuzione organizzata, valorizzando la qualità del "made in
Italy" e rendendo obbligatoria l'etichettatura d'origine»
svolta
per l'albergo termale a roselle. ( da "Tirreno, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
imprenditore
Pozzi EDILIZIA E BUROCRAZIA ROSELLE. Mentre si consuma il lento naufragio del
faraonico Polo termale, sogno che affonda in un contenzioso legale dagli esiti
incerti, un tenue spiraglio per lo sviluppo turistico legato alla risorsa
"acqua calda" di Roselle sembra aprirsi: potrebbe decollare a breve
il progetto per la costruzione di una grande struttura alberghiera -
internet
e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi
( da "Tirreno,
Il" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Internet e
fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi» Storia di ordinaria burocrazia
raccontata dall'edicola "Lulù" di via Veneto a Pontasserchio
PONTASSERCHIO. Una storia di ordinaria burocrazia vede al centro l'edicola
"Lulù" di Dario Barsacchi, in via Vittorio Veneto
aforismi
e ricordi, omaggio a malerba - luigi malerba
( da "Repubblica,
La" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Come la
burocrazia riesce a tradurre in gergo, nel proprio gergo, ogni cosa e persona
per poi prenderne possesso e esercitare il proprio potere. Quando uno di noi va
a chiedere un documento diventa «il richiedente» e su un richiedente, più che
su un cittadino con una personalità, una figura e una professione,
Così
mi hanno rubato l'identità ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
I disagi sono
stati sia pratici (costi legali, tempo, burocrazia) che psicologici: «Una
grandissima rabbia perché ho trovato estremamente fastidioso sapere che
qualcuno girava usando la mia identità. Se mi avessero clonato una carta di
credito o un bancomat mi avrebbe dato molto meno fastidio ».
SORVEGLIATO
SPECIALE ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Scalò
rapidamentei vertici della burocrazia comunista, ma cadde in disgrazia nel
1969, durante la Rivoluzione culturale, che gli costò sette anni di lavori
forzati in Manciuria. Riabilitato nel 1976, divenne braccio destro del primo
ministro Zhao Ziyang: dal 1987 fu membro del Comitato centrale del Partito comunista,
ministro delle Riforme,
IL
SOCIALISMO PESCATO IN RETE ( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
fabbriche o
burocrazie. Al posto di questi retaggi del '900: cooperative virtuali, produzione
tra pari, condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In
fondo, conclude l'autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di
produzione lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti,
Il
secolo CHE BRUCIA ( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel partito
non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il
reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne
desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso
etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune
di Parigi dice che oggi «ogni politica d'
Il
secolo CHE BRUCIA. ( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel partito
non è riducibile a burocrazia di Stato». Aver vissuto la contraddizione come il
reale, senza cedere alle sirene della logica o dell'ingenuità purista che ne
desideravano lo scioglimento, fu la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso
etimologico, paradossale. Potenza del soggetto Infine, l'esempio della Comune
di Parigi dice che oggi «ogni politica d'
Assunti
venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Cronaca di
Oristano Pagina 4020 Provincia Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato
dalla burocrazia Provincia --> Fornellini e spray insetticida. Ancora per un
po' di tempo dovranno essere queste le armi per combattere zanzare e gli altri
insetti fastidiosi. Il servizio di disinfestazione organizzato dalla Provincia
non è ancora partito.
Assistenti
sociali senza stipendio Protesta in Comune
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel giugno
del 1996 paga venga uccisa dai cavilli della burocrazia perché la Regione ha un
ritardo abissale nei pagamenti del 2008, per non parlare di quelli del 2009 per
i quali non si vede neanche l'ombra. «Fino a questo febbraio - aggiunge Silvia
Piras - siamo riusciti a pagare anche i contributi all'Inps, ma adesso non
abbiamo più risorse e il malumore è forte tra i dipendenti.
IL
POTERE PARALLELO DI MR. BERTOLASO
( da "Unita,
L'" del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Contro la
burocrazia, per fare meglio e prima» è il principio guida di super Guido
Bertolaso, l'uomo dell'efficienza. Peccato che lo stato parallelo abbia saputo
produrre qualcosa come 10 mila commissari straordinari nominati a guida delle
varie emergenze, che ognuno di loro guadagni il 40-60% in più rispetto al
nomale compenso di amministratore.
L'ospedale
dei nostri sogni ( da "Stampa, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
mentre la
burocrazia è "soft" e le liste d'attesa sempre minime Il miracolo del
Whipps Cross di Londra ha un segreto: combina i principi laburisti con
l'efficienza tatcheriana CLAUDIO ZANON OSPEDALE MOLINETTE - TORINO Il Whipps,
ospedale universitario di 850 posti letto, presentava due anni fa un deficit di
17 milioni di euro,
Il
vino nella morsa della burocrazia
( da "Stampa,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia La
filiera del vino in Italia è in difficoltà. In un anno di grave crisi
economica, a livello nazionale scendono del 2 per cento le imprese attive, che
sono ora
Maniero:
Costituzione da cambiare ( da "Tribuna di Treviso, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Quello che a
volte emerge è lentezza e inefficacia della burocrazia, scarsa trasparenza
delle istituzioni, un generale spreco delle risorse con una conseguente
insoddisfazione da parte dei cittadini e delle imprese - ha detto Maniero -
sprechi che non avvengono negli enti che sono più a contatto con i cittadini.
in
900 alla battaglia delle preferenze
( da "Repubblica,
La" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
in modo tale
che un cittadino ingiustamente vittima della burocrazia del Comune o di aziende
pubbliche possa essere aiutato ad ottenere quello che chiede». Laura Lodigiani
è capolista della Lega Nord che sostiene Galli: giornalista e scenografa, ama
la pittura: «Mi impegnerò a far pulire la città, è sudicia da paura.
lorenzoni:
la mia sfida trasparente ( da "Tirreno, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
accorciare i
tempi della burocrazia. Inoltre, mettere mano al risanamento del bilancio,
gravato da pesante deficit strutturale. Il Regolamento Urbanistico è stato
adottato: quale sarà la vostra posizione? Non getteremo via il lavoro fatto sin
qui, ma attueremo una verifica complessiva assieme alla popolazione, visto che
la stragrande maggioranza dei cittadini non ne conosce i contenuti.
...Presidente....presidente...
, e la mano scuote la spalla inerte di Silvio Berlusconi. ...
( da "Unita,
L'" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
di Strasburgo è d'intralcio alle imprese») e ha servito ancora la portata della
settimana, il "complottone": «La stampa internazionale è insufflata
dalla sinistra. E Murdoch...». La risposta di Micheal Binyon, vicedirettore del
Times, che aveva attaccato il premier mettendo in fila fatti concreti e
risposte incoerenti,
Confindustria
Calabria: Finanziateci le strade ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ritardati da
burocrazia e blocchi autorizzativi di diversa responsabilità, per un valore di
5,5 miliardi e oltre 100mila addetti». Sottolineata l'importanza di poter
sfruttare il sottosuolo italiano (circa 100 miliardi di euro tra olio e gas),
l'associazione auspica che il Ddl «sia affiancato da una pianificazione
energetica di lungo termine per la promozione del business upstream »
Berlusconi:
più militari nelle nostre città ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
insistito in
particolare sulla sicurezza e sulle carenze e i problemi creati dalla
burocrazia europea. Per quanto riguarda il ricorso ai militari per garantire
maggiore sicurezza nei centri urbani, una prospettiva su cui nei giorni scorsi
non aveva nascosto le sue perplessità il capo dello Stato Giorgio Napolitano,
Berlusconi ha assicurato che il governo intende «andare avanti così».
Berlusconi:
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma che in
realtà preludono ad un attacco all'euro-burocrazia di Strasburgo: il Parlamento
europeo, è il suo affondo, «legifera su tutto» perfino sulla lunghezza dei
gambi dei carciofi e sulla «curvatura delle zucchine». E così facendo,
aggiunge, «produce lacci e lacciuoli che sono di impaccio per le imprese».
Berlusconi:
non mollo E rilancia su Ue e sicurezza
( da "Corriere
della Sera" del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
enfasi
maggiore del solito: «Ha creato enormi problemi agli imprenditori » con la sua
burocrazia; «andrebbe riformata creando un vero presidente del Consiglio
europeo, che non duri solo sei mesi». Mentre le politiche di respingimento
funzionano perfettamente «come deterrente»: in un Paese, l'Italia, dove
comunque ci sono «troppi immigrati ».
Brunetta:
"No a poliziotti panzoni"
( da "TGCom"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
2009
Brunetta: "No agli agenti panzoni" Sicurezza, "male eccesso di
burocrazia" "Non si può mandare in strada il poliziotto panzone che
non ha fatto altro che il passacarte perché lì se lo mangiano". E' la
riflessione del ministro della P.A. Renato Brunetta, che punta il dito contro
la troppa burocrazia nella sicurezza.
più
infrastrutture, meno vincoli ( da "Tirreno, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
governo del territorio, marketing territoriale, turismo, attrazione di imprese,
accesso al credito, aeroporto, innovazione, formazione alla cultura di impresa,
energie rinnovabili. Il mondo economico grossetano ha dettato l'agenda degli
impegni per il futuro presidente della Provincia e l'ha fatto con un documento
di una decina di punti,
Villasimius,
la corsa è sul nuovo Puc ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
In chiusura,
una considerazione sull'area marina protetta: «È percepita come un oggetto
misterioso che fabbrica burocrazia», constata Garau: «Il disagio rappresentato
dai vincoli dovrà essere compensato da un'effettiva e misurabile ricaduta sul
sistema economico».
Il
cielo dell'Università Federico II è ferito da fulmini, voci e tuoni, un
terremoto quale mai era stato più violento.
( da "Tempo,
Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a cui urge
una burocrazia disabilitata a verificare alcunché. Di qui, la corsa alle
consulenze esterne a tecnici non sempre qualificati, visto che l'ubbidienza
vale più della competenza. Comincia lo scialo per i «pareri» dei clientes,
sindacalisti, segretari comunali, mezze maniche ministeriali, insomma,
l'incompetenza al potere,
Polidori:
Â
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
mentre il
commercio legale è colpito dai nuovi pesanti Studi di Settore, da una
burocrazia sempre più invadente e da una pressione tributaria estremamente
onerosa». Per le vie di Roma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti «e ancora
più evidente durante l'estate, complice l'aumento dei turisti a Roma», spiega
Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma e Lazio.
bollette
e certificati, tutto alle poste - oriana liso
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dice il
sindaco Moratti, nel rapporto tra cittadini e burocrazia. Con un accordo con
Poste Italiane, in 79 sportelli postali in città e in 123 della Provincia i
milanesi possono già oggi ottenere tutti i documenti anagrafici e di stato
civile tradizionali, senza più lunghe file negli uffici di via Larga.
riorganizzare
i compiti della polizia municipale
( da "Tirreno,
Il" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Meno
burocrazia, più controllo sul territorio 1 - Esistono regole, diritti e doveri
che tutti devono rispettare indipendentemente dall'essere italiani o immigrati.
Sarebbe sufficiente che l'amministrazione comunale garantisse per tutti il
rispetto delle regole e della civile convivenza per far sì che la "questione"
immigrati fosse normalizzata.
nemmeno
la fine di eluana ha portato delle risposte
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
lei che da
bravo cittadino pensa di poter far rispettare i suoi diritti e le sue libertà,
ecco il muro di gomma della burocrazia. "Non voglio farmi mettere le mani
addosso se è inutile", vorrebbe lasciare scritto, ma il funzionario
comunale non può e il signor notaio nemmeno, ognuno con le sue giustificazioni,
il suo credo, la sua professionalità. E lei? Che può dunque fare lei?
La
burocrazia blocca lavori per 16 miliardi
( da "Corriere
della Sera" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
origine dei
ritardi La burocrazia blocca lavori per 16 miliardi Sono 60 progetti di
infrastrutture portati avanti da privati Ostacoli e passaggi inutili. «Serve un
ente facilitatore» U n tesoretto da 16 miliardi. Inutilizzato. Congelato.
Sprecato. Proprio mentre la crisi consiglierebbe di utilizzare tutte le risorse
disponibili per rilanciare l'
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il settore
delle infrastrutture e delle costruzioni è fra i più penalizzati dalla
burocrazia, dalla cattiva burocrazia direi. E dall'eccesso di norme».
Italiadecide parla di 16 miliardi di risorse private intrappolate nella
burocrazia. Le torna il conto? «I dati esatti non li conosco, ma la stima mi
sembra più che realistica».
Vattimo:
noi sola opposizione Punto agli astensionisti
( da "Corriere
della Sera" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
non composita
come quella del Pd o come i partiti di estrema sinistra che si sono divisi solo
per ragioni di burocrazia». E a chi si stupisce Vattimo spiega che l'Idv «offre
un'alternativa agli astensionisti che non credono più nel Pd o nell'estrema
sinistra. Prima di candidarmi con Di Pietro avevo già scelto di votarlo».
Filosofo Gianni Vattimo, 73 anni, candidato Idv
canone
rai, sequestrato lo stipendio ma non ha la tv - valerio varesi
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La vicenda è
un garbuglio fatto di stolida burocrazia e di imperizia del protagonista.
Quest´ultimo si separa nel 2000 e va a vivere da solo lasciando il televisore
nella sua vecchia casa. Scrive all´amministrazione Rai indicando il cambio di
intestazione del canone e spiegando che nel suo nuovo appartamento non c´è tv.
il
brindisi di guglielmi: "mi merito un 7"
( da "Repubblica,
La" del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Accursio non
sopporto burocrazia e ritardi: perché metterci tre mesi per un bando? In
definitiva spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza
«Ovunque io abbia lavorato, ne ho tratto un po´ di gloria: come assessore alla
cultura spero di aver conseguito un risultato complessivo di buona decenza»:
così si congeda da Bologna Angelo Guglielmi,
( da "Stampa, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
"La destra non
bari sulle cifre del bilancio" Le ricette anticrisi al primo duello
Ronzani-Simonetti [FIRMA]STEFANIA ZORIO BIELLA L'uno esuberante e l'altro
ingessato; l'uno molto sicuro di sé, tanto da perdersi in punzecchiature al premier
Berlusconi, e l'altro (non poteva essere altrimenti), decisamente fedele al
programma di governo. Sono usciti così i due candidati a presidente della
Provincia, Wilmer Ronzani del Pd e Roberto Simonetti della Lega, dal confronto
organizzato ieri pomeriggio al Museo del territorio dalla Uil. A moderare il
dibattito è stato Silvano Esposito, e l'argomento di discussione è il più
scottante di questa campagna elettorale 2009: la gestione della crisi, sia a
livello nazionale che locale. A fare gli onori di casa è stato il segretario
della camera sindacale Uil Biella, Giovanni Gemin, che ha spiegato i motivi
della richiesta di confronto e ha chiesto un minuto di silenzio in ricordo di
uno degli organizzatori, il sindaco di Torrazzo ed impiegato Enel con delega
sindacale Uil Vanni Boscain. «Il biellese sta patendo la crisi più di altri
territori - ha dichiarato Gemin - e noi vogliamo capire quale sarà il suo
futuro, quello dei nostri figli, e quale tutela avranno i lavoratori dalle
nuove amministrazioni». A rispondere per primo è stato Simonetti, prima facendo
riferimento alla legge emanata a gennaio sugli ammortizzatori sociali; quindi,
entrando più nel merito della questione in relazione al territorio, ha
richiamato l'attenzione sulla viabilità, sulla formazione e sulla qualità della
vita biellese. «Nel Biellese - ha dichiarato Simonetti - si vive meglio
rispetto a città come Torino e Milano. La vita è meno cara. Dovremo puntare ad
attirare gente dalle grandi città, magari realizzando una "metropolitana"
che colleghi Milano con Biella». Politiche di sostegno, trasporti e università
i cavalli di battaglia di Ronzani: «Dobbiamo fare in modo - ha detto - che i
nostri ragazzi restino qui». Anche il pubblico è intervenuto nel confronto, e
le richieste ai candidati sono state chiare: togliere il biellese dall'isolamento e ridurre i tempi della burocrazia, specie nel caso delle richieste di cassa integrazione. Le
soluzioni? Per Ronzani lo studio di fattibilità dell'autostrada è pronto,
mentre è urgente una riforma degli ammortizzatori sociali per quanto riguarda
il lavoro. Simonetti, invece, questa mattina si farà portavoce della sofferenza
del territorio con il ministro Maurizio Sacconi. A chiudere l'incontro è
invece stato il delegato Uil regionale Giuseppe Graziano, ospite del dibattito,
secondo il quale il Biellese toccherà l'apice della crisi solamente la prossima
primavera: «Per assistere al rilancio dell'economia - ha sottolineato Graziano
- dovremo aspettare almeno fino all'autunno 2010. Ed oggi la situazione è resa
più drammatica dalla lentezza della burocrazia e dalle
banche, che nonostante si siano impegnate ad erogare crediti, non perdono
occasione per trovare cavilli per bloccarli».Il debito del Comune di Biella
finisce nel calderone del dibattito politico. L'assessore al Bilancio Diego
Siragusa corregge infatti le cifre presentate dal candidato sindaco della
destra Dino Gentile durante gli incontri nei Quartieri. «In cinque anni -
precisa l'assessore - la giunta Barazzotto ha ridotto il debito di 5 milioni 114
mila euro. Dal 1999 al 2003 Gentile approvò, in Consiglio comunale, un volume
di mutui pari a 40 milioni di euro; mentre con questa amministrazione ha poi
approvato un volume di mutui della metà: circa 21 milioni di euro». Ed è
proprio partendo da queste cifre che Siragusa ieri ha presentato in conferenza
stampa il bilancio dei cinque anni di giunta Barazzotto. Riduzione del debito
ed investimenti, i cavalli di battaglia del Comune dal 2005 al 2009, nonché il
raggiungimento del secondo posto nella classifica nazionale relativa al
federalismo fiscale. Tra le opere messe a segno ci sono la riqualificazione
delle case popolari, ma le sedi della Protezione civile e dell'Atap, lo stadio
Vittorio Pozzo, il parco fluviale sul Cervo, lo skate park, il nuovo palazzetto
e, fiore all'occhiello, l'acquisto dell'Upim per farne la sede della
biblioteca.
( da "Stampa, La" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA DECISIONE DOPO
L'ENNESIMO SCONTRO CON GLI ALLEATI PDL E UDC Sicilia, Lombardo azzera la giunta
[FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA «Se vuoi cunsari devi scunsari», spiega al
telefono Raffaele Lombardo dopo avere azzerato la giunta siciliana all'apice di
uno scontro con la sua maggioranza di centrodestra. «Se vuoi aggiustare le cose
devi rompere, sparigliare», traduce il governatore autonomista che lo scorso
anno è stato eletto con 35 punti di vantaggio sulla concorrente Anna
Finocchiaro. All'Assemblea regionale siciliana il Pdl insieme all'Udc e all'Mpa
di Lombardo ha portato una falange di 62 deputati (si chiamano così in Sicilia)
su 90. Una maggioranza che dovrebbe far dormire sonni tranquilli, ma il troppo
potere dà alla testa; così per le poltrone si sono messi a litigare come matti.
«No, attenzione - spiega Lombardo - non è una questione di poltrone. Io ho
toccato troppi interessi, ho messo fine allo sperpero del denaro pubblico, ho
tagliato 400 milioni di euro nella sanità che ho riformato in 12 mesi, ho
dimezzato le Asl...». Sì, togliendo gli uomini dei suoi alleati e mettendoci i
suoi. «E che ci debbo mettere gli uomini degli altri? Ci metto uomini di mia
fiducia - è la risposta disarmante di Lombardo - ma sfido tutti a dire che non sono
bravi manager. Non c'è dubbio che questa casa va rasa al suolo. Non potevo
andare più andare avanti con una maggioranza e assessori che remavano contro e
danno ragione agli ascari di Berlusconi come Tremonti che a Roma si tiene
stretti i fondi Fas destinati alle Regioni del Sud. Loro sabotano gli interessi
della Sicilia. Ma io - avverte Lombardo - vado avanti ed entro 48 faccio una
nuova giunta con una ampia maggioranza». Con chi? «Vedrà, vedrà. Ci sono i
deputati di Miccichè, un pezzo di An e poi il Pd ha sempre fatto un'opposizione
costruttiva...». Vedremo nelle prossime ore come va a finire questa cavalleria
rusticana nella quale sono volate parole grosse. Come quelle che ha scagliato
Miccichè, sottosegretario berlusconiano alla presidenza del Consiglio, al
coordinatore regionale del Pdl Castiglione: «E' un farabutto che racconta
minchiate a Berlusconi sui fondi Fas». Pochi giorni prima il presidente
dell'Assemblea regionale siciliana Francesco Cascio (Pdl) aveva detto che il
governo Lombardo è «il peggiore degli ultimi 15 anni». «No - aveva replicato il
governatore - è il peggiore degli ultimi 50 anni a causa dei parassiti, gli
speculatori e gli sfruttatori che coltivano le loro clientele». Senti chi
parla, attaccano i suoi ex alleati avvelenati, proprio lui che è «il principe
del clientelismo». Per Castiglione la verità è che Lombardo si trova in un
momento di grande difficoltà con il cartello elettorale per le Europee fatto
insieme alla Destra di Storace. «Preso atto che non raggiungerà il 4% - spiega
Castiglione - allora si è messo al centro della scena politica, facendo credere
che lui ha fatto la rivoluzione in Sicilia, mentre noi gli mettiamo i bastoni
tra le ruote. La verità - aggiunge il coordinatore regionale del Pdl - è che il
90% delle leggi approvate sono di iniziativa parlamentare e non della giunta.
Lombardo non ha utilizzato 6 miliardi di fondi strutturali
della Ue perché non riesce far partire i bandi e la burocrazia regionale è ingessata. Ha rimosso 12 dirigenti generali che
continuano a guadagnare 250 mila euro l'anno e ci ha messo uomini suoi e di
Miccichè. Lombardo ora sta parlando da capo fazione perché è in campagna
elettorale». Una campagna elettorale in cui è in corso una faida interna al
Pdl. Con Miccichè, in rotta con il ministro Alfano e il presidente
Schifani, che in diverse realtà sta appoggiando alcuni candidati a sindaco
contrapposti a quelli del suo partito. A Termini Imerese è addirittura in corsa
come assessore per una giunta di centrosinistra guidata da un ex Pd. Miccichè,
dopo aver fatto la guerra a Lombardo per impedirgli la candidatura alla
presidenza regionale, ora è il suo miglior alleato. Se il centrodestra potesse,
manderebbe a casa il governatore. Ma Lombardo ha il coltello dalla parte del
manico: la legge elettorale gli consente di governatore anche senza una
maggioranza. E ha il potere di nomina degli assessori. Poteri che nelle
prossime ore eserciterà infischiandosene del Pdl e dell'Udc. Questi partiti
avrebbero solo una carta per andare ad elezioni anticipate: far dimettere 47
deputati: ma non c'è nessuno che vuole lasciare il posto con il rischio di non
essere rieletto. A questo punto Lombardo si farà la sua giunta con pezzi del
Pdl e magari con la benevola opposizione del Pd diviso tra chi non vuole
sentirne parlare e chi un pensierino lo sta facendo. ««Ma alla fine - dice
Castiglione - Miccichè seguirà le indicazioni del Pdl. Ha troppa intelligenza
politica». Chissà: in Sicilia tutto è possibile.
( da "Trentino" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA
DELIBERA Obiettivo: burocrazia più efficace TRENTO. Il presidente
della Provincia Lorenzo Dellai lo aveva annunciato mesi fa nella tradizionale
conferenza stampa del venerdì. Visto che la crisi incombeva, la Provincia aveva
intenzione di mettersi al passo con i tempi e di accorciare al massimo le
procedure amministrative. Questo con l'obiettivo di non far soffrire l'economia che doveva e
deve affrontare una concorrenza internazionale sempre più agguerrita. Ecco così
che è stato studiato un sistema per premiare i dipendenti provinciali che
accelerino i tempi dei vari procedimenti. Un sistema fatto di valutazione del
grado di soddisfazione degli utenti e di incentivi. Nella delibera approvata
venerdì scorso il concetto viene spiegato in maniera dettagliata: «La giunta
provinciale ha varato nuove politiche di intervento per far fronte alla crisi
economica che necessiteranno, da parte delle strutture organizzative e del
personale, di un impegno aggiuntivo assai significativo. In particolare, sono
state previste numerose disposizioni di carattere anticongiunturale e nuove
norme in materia di semplificazione del procedimento amministrativo e di
riduzione dei termini. A fronte di questo nuovo quadro vanno ridefiniti gli
strumenti di incentivazione del personale e della dirigenza al fine di supportare
adeguatamente le politiche anticrisi».
( da "Trentino" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Miccichè difende il
leader del Movimento autonomista, gli alleati lo contestano In un anno
dall'intesa alle offese PALERMO. Il leader del Movimento per l'autonomia lo
aveva detto: «Non finirò come Maria Antonietta, non mi farò ghigliottinare».
Raffaele Lombardo è passato dalle parole ai fatti. La decisione di azzerare la
giunta regionale arriva dopo una lunga serie di contrasti tutti interni alla
maggioranza. Pdl, Udc e Mpa ai ferri corti già da mesi, quando si approvò la
riforma sanitaria solo dopo un lungo braccio di ferro fra Pdl e Udc schierati
contro l'assessore in quota Mpa. Ecco che cosa vuole Lombardo dalla nuova
giunta: «La battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli
Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali
per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione
siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci
spettano i fondi Fas». Ad acuire i contrasti, nei giorni scorsi, la
polemica con il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco
Cascio, del Pdl: dopo il via libera alla legge Finanziaria e al Bilancio e
l'impugnativa da parte del commissario dello stato di quelle norme che erogavano
contributi a pioggia a enti e associazioni. «è il peggiore governo degli ultimi
quindici anni», aveva detto Cascio. «è il governo peggiore degli ultimi 50
anni. Ma lo è per i parassiti, gli ascari, gli speculatori e gli sfruttatori»,
aveva risposto Lombardo. L'altro provvedimento che ha alimentato il fuoco delle
polemiche è stata la nomina del consiglio di amministrazione della Sicilia
e-Servizi, società pubblica a partecipazione privata che ha il compito di
supportare la Regione nel processo di innovazione tecnologica della struttura
amministrativa. Gli alleati hanno accusato il governatore di avere cooptato
nella società persone a lui vicine. «La nomina complica i rapporti di Lombardo
con la coalizione», aveva lamentato Domenico Nania, co-coordinatore regionale
del Pdl. Tra le ipotesi, circolate nei giorni scorsi, anche quella di
presentare una mozione di sfiducia per far cadere il governatore e tornare alle
elezioni. Il botta e risposta tra gli alleati è continuato durante la campagna
elettorale per le europee: fino a due giorni fa quando tra il sottosegretario
Gianfranco Miccichè, il più convinto sostenitore di Lombardo nel Pdl, e il
coordinatore del partito in Sicilia, Giuseppe Castiglione, si è arrivati alle
offese. (Sa.S.)
( da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XII - Genova
Porti, il governo prepara la rivoluzione "Più poteri ai presidenti, meno burocrazia" Luigi Grillo: "Con Matteoli c´è l´intesa Entro
l´estate il testo definitivo alle commissioni" Chissà se davvero prima
della pausa estiva il testo di riforma della portualità arriverà alle Camere.
«Di sicuro ci sarà al Senato, ma ormai non ci sono più ostacoli e quindi si può
ipotizzare che all´inizio del 2010 avremo la nuova legge». Manifesta
ottimismo, il presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato Luigi
Grillo. All´apertura della convention mondiale dei porti, il senatore spezzino
del Pdl indica uno scenario molto preciso che si materializzerà nelle prossime
settimane. «Il testo si sta affinando proprio in questi giorni - spiega Grillo
- Con il ministro dei Trasporti Matteoli abbiamo appena concordato il percorso.
Lui verrà in commissione subito dopo le elezioni e illustrerà il suo punto di
vista. Poi si farà una sintesi delle sue indicazioni e del nostro testo, frutto
di mesi di lavoro. Problemi? Nessuno, con Matteoli c´è piena convergenza». Ma
ci sarà realmente quella rivoluzione profonda del testo attualmente in vigore?
«Sicuramente ci saranno molti cambiamenti - risponde Grillo - Innanzitutto,
vogliamo dare più poteri ai presidenti delle authority, bisogna indicare le
competenze del comitato. Tutto il resto sarà di esclusiva pertinenza del
presidente». Ma lo sforzo del governo sarà teso anche ad accelerare i tempi
delle approvazioni delle opere portuali, cambiando un meccanismo apparso in questi
quindici anni effettivamente macchinoso. «Accelereremo sulle autorizzazioni per
gli interventi in banchina e sui piani regolatori - aggiunge il presidente
della IX Commissione del Senato - e recepiremo le indicazioni delle categorie
sui servizi tecnico-nautici. E anche sul lavoro, metteremo nuove regole, di
valenza europea». Si riproporrà quanto appena accaduto a Genova con il bando di
gara? «Eh no, Genova era fuori legge e si è messa a posto, faticosamente, con
questo bando. Ma questo non rappresenta certo il futuro». Aumenterà poi anche
la durata delle concessioni «per attrarre investimenti privati» e si
studieranno «costruzioni più ingegnose» per consentire alle authority di
disporre di maggiori risorse. Ma a cambiare sarà soprattutto il criterio di
nomina dei presidenti. «Sarà una scelta fra governo e regione, che sono
concorrenti nella materia portuale - chiude Grillo - Con il sistema delle terne
gli enti locali hanno fatto perdere troppo tempo. Se la Regione intende
sentirli, padrona di farlo. Ma la scelta sarà fra due soggetti: uno sceglie,
l´altro dà l´intesa». (mas. m.)
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-26 - pag: 19 autore: Crisi alla
Regione. La decisione del presidente dopo le tensioni con gli ex Forza Italia
(anche Schifani) e con Cuffaro Sicilia, Lombardo azzera la giunta «Nuovo governo
in 48 ore, riparto con chi ci sta» - «Casa da radere al suolo» Emilia Patta
Orazio Vecchio PALERMO La prima Giunta del governatore Raffaele Lombardo
finisce la sua corsa a meno di un anno dall'insediamento: il presidente della
Regione Sicilia e leader del Mpa ieri ha chiesto ai suoi assessori di
dimettersi, di fatto sciogliendo il governo. Di fronte alle tensioni tra Mpa da
una parte e Pdl e Udc dall'altra, agli scontri interni alle componenti dell'ex
Fi, agli attacchi della sua stessa maggioranza, il leader autonomista ha scelto
di forzare la mano: «La casa va rasa al suolo e ricostruita». L'aria di crisi
si respirava da tempo, ma nessuno immaginava un'accelerazione così decisa da
parte di Lombardo, che anzi aveva annunciato un cospicuo rimpasto solo dopo le
elezioni del 6 e 7 giugno. Evidentemente, però, l'equilibrio non ha retto,
minato dalle tensioni inaspritesi negli ultimi giorni, dopo che alcuni
assessori che fanno parte della corrente vicina a Schifani e ad Alfano si sono
rifiutati di firmare il bilancio. A poco son valse le parole del premier
Berlusconi, che in un'intervista al quotidiano La Sicilia, appena due giorni
fa, aveva invitato le forze di maggioranza a trovare «nuova coesione». Nessun
contatto con Berlusconi, ha precisato ieri Lombardo: «Credo che alla fine ci
sarà bisogno di una definizione del quadro con lui, vista la natura del
rapporto di collaborazione che è all'insegna della mia terra», ha tenuto a
precisare Lombardo. L'appello del premier varrà,forse, per il prossimo governo.
Lombardo ieri ha promesso di formarlo «entro 48 ore»: dunque, già domani
potrebbero essere resi noti i nomi dei nuovi assessori.«Sarà anche e
soprattutto un governo di alleanza sociale», anticipa Lombardo, che dice di non
volere «ribaltare le alleanze politiche» ma anche di non poter «considerare
alleati coloro i quali, pur facendo parte della maggioranza, hanno sviluppato,
in aula e fuori, un'oggettiva azione di opposizione». Dunque, il prossimo
governo siciliano nascerà «con l'appoggio di quei partiti, o di pezzi di
partiti, della maggioranza che condivideranno il programma ». Punti
qualificanti la battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli
Ato rifiuti,il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali
per fronteggiare la crisi. Dalle parole pronunciate da Lombardo sembrerebbe per
ora lontana l'ipotesi di un governo istituzionale. Anche se il
segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese, che parla di «disastro» del
centro-destra, si mostra prudente: «Prima di esprimere qualunque giudizio sul
percorso che Lombardo intende ora seguire è opportuno conoscerne contenuti e
scadenze sul piano concreto delle cose da fare». Le voci danno in realtà
credito allo scenario "istituzionale": in questa caso il governo
regionale sarebbe sostenuto da una coalizione di quattro partiti – Pdl,Mpa,Udc
e Pd appunto –e otto tecnici. Tra i quali sarebbe riconfermato l'ex Pm Massimo
Russo e farebbe ingresso ( è uno dei nomi più quotati) l'economista Mario
Centorrino, con un passato tra Pci e centro-sinistra. Lombardo, secondo le
indiscrezioni che circolano, potrebbe coinvolgere nella nuova giunta anche
qualche esponente sindacale e del mondo delle imprese e delle professioni. E
c'è chi si spinge a indicare, tra i papabili, anche l'ex senatore del Pci ed ex
sindaco di Gibellina Ludovico Corrao ( tra i protagonisti di quella stagione
autonomista, tra il '59 e il '60,chiamata milazzismo). Intanto gli assessori
del Pdl, così come quelli dell'Udc – annuncia il coordinatore regionale del Pdl
Giuseppe Castiglione, che parla di «una mossa elettorale in vista delle
europee» – aspettano il decreto di revoca delle deleghe. Insomma non si
dimettono. Sorpreso dell'accelerazione delle vicende siciliane si dice Ignazio
La Russa: «Spero che le difficoltà di Lombardo – insinua il coordinatore
nazionale del Pdl – nel superare la soglia elettorale del 4% non abbiano
influenzato questa vicenda». La lista lombardiana per le europee comprende La
Destra di Francesco Storace, i Pensionati e l'Alleanza di centro di Francesco
Pionati. © RIPRODUZIONE RISERVATA L'IPOTESI«ISTITUZIONALE» Non è escluso
l'ingresso del Pd con tecnici di «area» La Russa: spero che non c'entri la
difficoltà di superare la soglia del 4%
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO E MERCATI data: 2009-05-26 - pag: 31 autore: Intervista. Parla
Herbert Stepic, Ceo di Raiffeisen International: la Nuova Europa dopo la crisi,
a 20 anni dalla caduta del Muro «A Est arriva l'ora dei Balcani» Serbia e
Romania le mete degli investitori - Far East e Nordafrica non sono concorrenti
Micaela Cappellini VIENNA. Dal nostro inviato Nel 1987 la Cortina di ferro era
una realtà tutt'altro che traballante. Eppure l'austriaca Raiffeisen riuscì lo
stesso, unica banca occidentale, in mezzo a mille difficoltà, ad aprire una
sede a Budapest. Quel giorno al di là del Muro c'era anche Herbert Stepic. Che
oggi, a 62 anni, è il Ceo di Raiffeisen International, la controllata di Rzb,
secondo gruppo per asset dopo Uni- Credit nell'Europa centro-orientale e primo
per numero di filiali. Una banca cui la crisi non ha risparmiato colpi, ma che
non ha pensato nemmeno per un attimo di far venire meno il suo commitment verso
la Nuova Europa. Dalle vetrate del suo modernissimo ufficio di Vienna si vede
lontano, fino a Bratislava. E Stepic, che ha dedicato un'intera vita all'Est, e
che dell'area è un fine conoscitore, vede lontano anche nel futuro di questi
paesi. Abbastanza lontano da fare una scommessa. Che dalla crisi gli equilibri
dell'Est usciranno cambiati, e che i paesi balcanici saranno quelli da guardare
con occhi di riguardo. A cominciare da Serbia e Romania. Oggi lo stato è
tornato protagonista nell'economia. Proprio mentre l'Est europeo festeggia i
vent'anni dalla fine dell'egemonia statale e dall'inizio delle
liberalizzazioni. Che ne dicono a Budapest, Varsavia e Praga? Nessuno pensa a
tornare alle nazionalizzazioni. Sono in contatto con molti ministri di questi
Paesi. E mi chiedono: «Ma che state facendo a Ovest? Ci avete sempre detto che
bisognava liberalizzare, ora piangete per avere gli aiuti dallo stato. Sembra
che gli imperialisti siamo noi... ». Quale paese dell'Est uscirà per primo
dalla crisi? Non ho la sfera di cristallo. L'Ungheria, per esempio, è troppo
dipendente dall'export, specie quello verso la Germania. E io non credo che
Berlino si riprenderà già nel 2010. Inoltre Budapest ha un grosso deficit
pubblico, e troppi debiti a breve termine da rifinanziare in un momento di
restrizione del credito. Senza contare che al suo governo manca la
legittimazione popolare. La Romania, all'opposto,dipende dalle esportazioni
solo per il 35%, ha saputo tenere sotto controllo i crediti inesigibili, ha
poco debito statale e gli investimenti esteri sono addirittura aumentati nel
primo trimestre del 2009. Anche l'Ucraina ha un debito contenuto e in più ha
una moneta svalutata e salari molto bassi, entrambi fattori che attraggono
investimenti. Uscirà per prima dalla crisi? Molto dipende dalla sua capacità di
far fronte alla profonda crisi politica che l'ha colpita, e all'insicurezza del
suo ambiente di business. Chi, dopo la crisi, saprà attirare più investimenti
esteri? Per le ragioni dette prima, mi aspetto che l'Ungheria sia meno
attraente. Mentre terrei d'occhio la Serbia. Gode di stabilità politica, offre
una cornice legale rassicurante per gli investitori esteri, la sua moneta è già
svalutata,i suoi salari sono bassi, ha il supporto del Fondo monetario per il
suo debito pubblico. Data la posizione strategica, si candida a diventare il
centro logistico del continente. La Slovacchia continuerà a stare nel gruppo di
testa, grazie anche alla qualità delle infrastrutture e della formazione della
sua forza lavoro. Anche la Croazia disporrebbe di alcuni buoni fondamentali,
peccato che l'aver puntato troppo sul turismo abbia alzato troppo i costi,
rendendo il paese poco conveniente per chi investe. A oggi la maggioranza dei
capitali approdati nell'Est Europa sono occidentali. C'è da aspettarsi nuovi
ingressi? Il post-crisi non cambierà la provenienza dei capitali. La Cina
continuerà a investire in materie prime e logistica: ma per la logistica,
essere nella zona euro è più vantaggioso e quindi preferiranno l'Ovest. Mentre
i fondi sovrani del Medio Oriente continueranno a cercare partecipazioni in grandi
aziende per trarne vantaggi finanziari. La Nuova Europa soffrirà la concorrenza
di aree emergenti come la sponda Sud del Mediterraneo o l'Est asiatico? No, se
non in maniera molto limitata. Stiamo parlando di aree adatte alla produzione
di massa di oggetti dallo scarso valore aggiunto. La Nuova Europa punta su
prodotti che richiedono più tecnologia e manodopera qualificata. E offre minori costi di trasporto e di burocrazia doganale verso i mercati dell'Ovest. Solo sul tessile e sulla
pelletteria il Nordafrica può giocare la sua partita, perché ha una tradizione
nella lavorazione di queste materie. L'esposizione delle banche austriache
verso l'Est europeo desta preoccupazione. Come cambierà in futuro
l'atteggiamento di Raiffeisen International verso l'area? I giornali hanno
colpito duro sulle banche di Vienna. L'Est Europa il nostro subprime? Non è
così. La realtà è che dei 200 miliardi di euro di esposizione degli istituti
austriaci nell'Europa centroorientale, il 75%si concentra in paesi che comunque
fanno parte della Ue. E un paese Ue non può fallire. Inoltre, l'85% è
rifinanziato da depositi locali. A conti fatti, il vero rischio a Est per le
banche austriache è solamente tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Numeri piccoli:
la stessa somma dei Pil di tutti i paesi dell'Sud-Est europeo è minore del Pil
della sola Austria. Tutte ragioni per dire che nell'Est crederemo a lungo.
Perché credo nella necessità di una sempre maggiore integrazione dell'Europa.
Perché credo che la sua parte orientale resterà il motore più veloce
dell'economia del continente, con una crescita, a ripresa avvenuta, di due
punti percentuali in più rispetto all'Ovest. E perché è e rimane un grande
mercato di potenziali consumatori. micaela.cappellini@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA STATO ED ECONOMIA «A Praga e a Varsavia nessuno pensa di
tornare alle nazionalizzazioni, a differenza dell'Ovest» LE BANCHE AUSTRIACHE
«I media sbagliano: a Oriente l'esposizione davvero rischiosa è solo tra 15 e
20 miliardi» BANCHIERE IMPEGNATO NEL SOCIALE Sigari cubani, Borscht e
donazioni. Se il futuro dell'Europa dell'Est dipendesse dai gusti a tavola di
Herbert Stepic, il paese sotto la lente sarebbe l'Ucraina. Perché il Ceo di
Raiffeisen International, 62 anni di cui la metà passati a occuparsi di Oriente
continentale, adora il Borscht. Cioè la zuppa di barbabietole rosse, carne,
patate e cavolo bianco guarnita con panna acida. Per il suo 60esimo compleanno
agli amici non ha chiesto né champagne né i suoi amati sigari cubani. Bensì
fondi per la "H. Stepic Cee Charity association". Vuole dare una casa
agli orfani e alle donne violentate, a chi dall'unificazione è stato lasciato
indietro. L'associazione non ha costi gestionali: tutti i fondi raccolti vanno
ai progetti, se ne occupano le filiali locali di Raiffeisen.
www.stepicceecharity.org Per saperne di più (e, volendo, contribuire) PETERE M.
MAYR
( da "Repubblica, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Firenze
Provincia, battaglia in sordina Com´è non piace a nessuno, chi la vuole più
grande, chi la vuole azzerare SIMONA POLI (segue dalla prima di cronaca) Che ci
sia bisogno di un cambiamento lo dicono per primi i candidati. «Ho proposto di creare
una specie di "superprovincia metropolitana" che inglobi il
territorio compreso tra Firenze, Prato e Pistoia», spiega Barducci, numero due
uscente di Palazzo Medici sostenuto da Pd, Italia dei Valori, Comunisti
fiorentini e Sinistra. «E non lo dico solo perché questa visione coincide con
quella di una parte importante di imprese e parti sociali ma soprattutto perché
ci sono alcuni temi come la mobilità, i rifiuti, la gestione dei servizi, la
viabilità che possono trovare soluzioni efficienti solo in un´ottica più
vasta». Ovviamente questi sono progetti, idee, auspici. La realtà è che la
Provincia nei futuri cinque anni di amministrazione rimarrà esattamente la
stessa di oggi, per dimensioni ed organizzazione. «Credo che il nostro compito
principale sarà quello di dare sostegno a lavoro e imprese, possiamo farlo sul
piano del trasferimento tecnologico, della ricerca e della formazione»,
annuncia Barducci. «E poi bisogna sviluppare al massimo l´investimento sulle
energie rinnovabili, ci vuole concretezza. I cittadini
chiedono alla politica trasparenza ed onestà e all´amministrazione la capacità
di semplificare la burocrazia, sono le cose da fare subito». Il giovane candidato del
centrodestra Samuele Baldini è un po´ seccato per l´oscuramento mediatico in cui
è costretta a muoversi la gara elettorale della Provincia, mentre tutti i
riflettori illuminano la sfida per Palazzo Vecchio. «Stiamo facendo una
vera campagna on the road nei 43 comuni del collegio», racconta. «Di volta in
volta allestiamo una postazione video nei mercati e chiediamo alla gente di
lasciarci messaggi, critiche e suggerimenti, in molti ci chiedono a cosa serva
la Provincia e dicono di non essersi accorti di quello che Renzi ha fatto
finora. Offriamo anche nei nostri gazebo i prodotti tipici di quel territorio,
dal bianco empolese alla marmellata di cipolla di Certaldo. In attesa della
futura città metropolitana saremmo già soddisfatti di vedere sparire gli enti
intermedi grazie alla legge sul federalismo fiscale». Federico Tondi dell´Udc non
usa mezze misure invece: «Ho fatto un programma monotematico e su questo chiedo
il voto agli elettori: al posto della Provincia una città metropolitana, come
dice la legge che il mio partito ha depositato sia alla Camera che al Senato.
Fatti e non chiacchiere come quelle di Berlusconi, che parla e poi non fa
niente, o quelle del Pd, che si muove nel solco della continuità». Dissente
Andrea Calò: «La Provincia serve eccome per rilanciare un ruolo pubblico nel
settore del lavoro. Il titolo del programma della mia coalizione è "Per
una provincia contro la crisi, a fianco dei lavoratori, per i diritti sociali,
l´ambiente e la tutela del territorio", più chiaro di così. Penso a quando
finirà la cassa integrazione: la gente avrà bisogno di aiuto e la Provincia non
potrà continuare ad essere il becchino delle crisi aziendali come è successo
finora. Renzi e Barducci sono stati troppo subalterni alle imprese, serve un
cambio di marcia». Come presidenti corrono anche Corrado Olivotti con la lista
"Popolo Città Nazione" e Claudia Agati con
"PerUnAltraProvincia".
( da "Manifesto, Il"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
IMMIGRAZIONE Il
presidente della Cei interviene sul ddl sicurezza e i respingimenti Bagnasco
sgrida il governo «I fenomeni migratori non sono solo questione di ordine
pubblico» Mariangela Maturi Per una volta, non si è parlato solo di Noemi. Ci
aveva già pensato Alessandro Plotti, ex vicepresidente della Cei. Il cardinale
Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), ha
aperto ieri la 59esima assemblea generale dei vescovi italiani. Nel suo
intervento, ha toccato ben altri temi: immigrazione, politica, lavoro, crisi
economica e bioetica. Invitando tutti a ragionare su scala transnazionale in
vista delle prossime elezioni europee, per «costruire l'Europa dei cittadini e
dei popoli, non quella delle burocrazie». Sull'eutanasia,
immancabile l'«invito» alla politica «affinché in materia di fine vita non si
autorizzi la privazione dell'acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato
vegetativo». Scontato. Ma soprattutto, e profusamente, il cardinale si è
soffermato a parlare della crisi che pesa come un macigno sui lavoratori,
e dell'immigrazione, al centro dei provvedimenti del governo. Dopo le
istituzioni europee, anche dalla Chiesa arriva la strigliata. Mentre, nelle
stesse ore, Maroni interveniva in Parlamento sul pacchetto sicurezza, Bagnasco
diceva la sua, benedetto dal papa durante un'udienza in mattinata. Prima di
tutto, la questione dei respingimenti: «Anche se la sovrapposizione con la
campagna elettorale non ha sempre assicurato l'obiettività necessaria ad un
utile confronto, non può certo sfuggire il criterio fondamentale con cui
valutare questi episodi. Ossia il valore incomprimibile di ogni vita umana, la
sua dignità, i suoi diritti inalienabili». Ma anche: «Accanto a questo valore
derimente, ce ne sono altri, come la legalità, l'affrancamento dai trafficanti,
la salvaguardia del diritto d'asilo, la sicurezza dei cittadini, la libertà di
tutti di vivere dignitosamente nel proprio paese, ma anche la libertà di
emigrare per migliorare le proprie condizioni». Devono scattare i meccanismi di
una convivenza, perché l'immigrazione «cessi di essere una casualità e diventi
occasione per un'identità arricchita» aggiunge il cardinale. Per farlo, bisogna
potenziare la cooperazione internazionale (che nell'ultima finanziaria si è
vista strappare il 50% dei fondi), ed evitare il formarsi di «enclave etniche»,
perché l'immigrazione non può essere solo un problema di ordine pubblico.
«L'immigrazione è una realtà magmatica - conclude Bagnasco - se non la si
governa, si finisce per subirla». Tocca al ddl sicurezza. E il cardinale si
toglie un altro sassolino dalla scarpa. «Nell'ultimo periodo si è parlato molto
di immigrazione. In primo luogo a causa del disegno di legge sulla sicurezza
che la Camera ha approvato in prima lettura dopo alcune significative
correzioni, che peraltro non hanno superato tutti i punti di ambiguità». Se poi
al pacchetto sicurezza si somma la «controversa prassi dei respingimenti, già
sperimentata in altre stagioni come pure in altri paesi, il singolo
provvedimento finisce con l'essere fatalmente inadeguato». La politica, dopo un
simile intervento, sgomita per dichiararsi perfettamente d'accordo con
Bagnasco. Rispondendo a Maroni sui respingimenti, Angela Finocchiaro (Pd) cita
l'intervento «critico» del cardinale. Il segretario del Pd Dario Franceschini
commenta le parole di Bagnasco, «molto importanti e che devono far riflettere».
Anche Paolo Ferrero (Prc), si dice «sostanzialmente d'accordo sulla politica
sociale e economica del vaticano e della Cei». A questo punto, ci prova
Maurizio Gasparri (Pdl) a rimettere tutti al loro posto: «I respingimenti?
Scelta necessaria. E a quanti a sinistra sono pronti a plaudire interpretando
male le parole dei vescovi segnaliamo i sacrosanti richiami venuti in materia
di testamento biologico e fecondazione assistita». Tiè. Inforcata l'aureola, il
ministro della difesa Ignazio La Russa apprezza l'intervento «da vero uomo di
chiesa» di Bagnasco. Alfredo Mantovano, sottosegretario all'Interno, raccomanda
di non strumentalizzare «le considerazioni del cardinale», mentre il ministro
per l'attuazione del programma del governo Gianfranco Rotondi avvisa che,
ovviamente, la sinistra strumentalizza già. Fra tutti, ci pensa la
vicepresidente del Senato Rosi Mauro a chiarire il vero significato
dell'intervento del cardinale «che per la Lega è estremamente significativo».
Dopotutto, Bagnasco ha riconosciuto che i respingimenti sono già stati
praticati in passato, e non sono e non devono essere contro la vita e i diritti
delle persone. Pertanto i respingimenti, che devono sempre tutelare i diritti
umani, non sono illegittimi». Bagnasco avrà detto proprio così? Foto: FOTO
( da "Tirreno, Il" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Miccichè difende il
leader del Movimento autonomista, gli alleati lo contestano In un anno
dall'intesa alle offese PALERMO. Il leader del Movimento per l'autonomia lo
aveva detto: «Non finirò come Maria Antonietta, non mi farò ghigliottinare».
Raffaele Lombardo è passato dalle parole ai fatti. La decisione di azzerare la
giunta regionale arriva dopo una lunga serie di contrasti tutti interni alla
maggioranza. Pdl, Udc e Mpa ai ferri corti già da mesi, quando si approvò la
riforma sanitaria solo dopo un lungo braccio di ferro fra Pdl e Udc schierati
contro l'assessore in quota Mpa. Ecco che cosa vuole Lombardo dalla nuova
giunta: «La battaglia per ottenere da Roma le accise petrolifere, lo snellimento della burocrazia, l'attuazione del Piano energetico regionale, la riforma degli
Ato rifiuti, il rilancio dell'agricoltura e l'attuazione di politiche sociali
per fronteggiare la crisi che oggi colpisce ampi strati della popolazione
siciliana. Non si può stare nella maggioranza e nel governo e dire che non ci
spettano i fondi Fas». Ad acuire i contrasti, nei giorni scorsi, la
polemica con il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco
Cascio, del Pdl: dopo il via libera alla legge Finanziaria e al Bilancio e l'impugnativa
da parte del commissario dello stato di quelle norme che erogavano contributi a
pioggia a enti e associazioni. «è il peggiore governo degli ultimi quindici
anni», aveva detto Cascio. «è il governo peggiore degli ultimi 50 anni. Ma lo è
per i parassiti, gli ascari, gli speculatori e gli sfruttatori», aveva risposto
Lombardo. L'altro provvedimento che ha alimentato il fuoco delle polemiche è
stata la nomina del consiglio di amministrazione della Sicilia e-Servizi,
società pubblica a partecipazione privata che ha il compito di supportare la
Regione nel processo di innovazione tecnologica della struttura amministrativa.
Gli alleati hanno accusato il governatore di avere cooptato nella società
persone a lui vicine. «La nomina complica i rapporti di Lombardo con la
coalizione», aveva lamentato Domenico Nania, co-coordinatore regionale del Pdl.
Tra le ipotesi, circolate nei giorni scorsi, anche quella di presentare una
mozione di sfiducia per far cadere il governatore e tornare alle elezioni. Il
botta e risposta tra gli alleati è continuato durante la campagna elettorale
per le europee: fino a due giorni fa quando tra il sottosegretario Gianfranco
Miccichè, il più convinto sostenitore di Lombardo nel Pdl, e il coordinatore
del partito in Sicilia, Giuseppe Castiglione, si è arrivati alle offese.
(Sa.S.)
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Carbonia Pagina 2019
Nel '93 Giulio Lotti e Mario Cuccu hanno redatto il piano particolareggiato di
Is Gannaus Quindici anni di attesa per la parcella Nel '93 Giulio Lotti e Mario
Cuccu hanno redatto il piano particolareggiato di Is Gannaus Due professionisti
battono cassa al Comune per 15 mila euro --> Due professionisti battono
cassa al Comune per 15 mila euro Due professionisti attendono di ricevere il
pagamento di 30 milioni di vecchie lire per un progetto redatto nel 1993. La
parcella arriva dopo quindici anni. Ma non è neppure detto che l'incasseranno
subito: l'ingegnere e l'architetto protagonisti di questa singolare vicenda di burocrazia lumaca forse dovranno penare
ancora due mesi prima di incassare l'onorario per un lavoro che il Comune di
Carbonia aveva commissionato loro quindici anni fa. In tutto. L'INCARICO Sono
circa 30 mila euro (la cifra oscilla fra i 13 i 16 mila euro a testa, per
giunta lordi), che da cinque lustri spettano a due professionisti che hanno
progettato e realizzato vari ed importanti lavori nel territorio:
l'architetto Anton Giulio Lotti e l'ingegner Mario Cuccu. I due, nel 1993
ricevettero l'incarico di redigere il piano particolareggiato di Is Gannaus.
Dopo un paio di anni, durante i quali avevano percepito due minimi acconti del
10 e 20 per cento, avevano consegnato l'opera e aspettato il saldo. A testa,
circa 30 milioni di vecchie lire. «Conoscevamo le leggi - commenta l'architetto
- e sapevamo che sarebbe stato necessario attendere ma nessuno immaginava che
sarebbe passato così tanto tempo». I PROBLEMI L'attesa, in effetti, si è
dilatata quasi all'infinito per colpa di un insieme di cause che si sono
verificate una dopo l'altra. Cause che andrebbero ricercate anche, e forse,
soprattutto a Cagliari. Dalla Regione, infatti, più di una volta hanno fatto
sapere al Comune di non poter concedere il finanziamento. Poi, lo stesso Comune
ha avuto necessità di eseguire verifiche contabili sul lavoro svolto. Infine,
la progettazione del Piano Particolareggiato di Is Gannaus era stato ricompreso
in un pacchetto di interventi simili che, però, non procedevano tutti alla
stessa velocità. Coordinare le opere non è stato facile ma, a conti fatti, a
farne le spese sono stati i due professionisti il cui lavoro era stato
consegnato prima degli altri. Poteva finire tutto in un'aula giudiziaria? «In
questo caso sarebbe stato inutile adire le vie legali - sottolinea Giulio Lotti
- e anche se più volte abbiamo sollecitato per iscritto il pagamento sapevamo
che avremmo, prima o poi, ricevuto il saldo». L'ATTESA Questo prima
o poi si è trascinato sino 2009, quando l'architetto e l'ingegnere sono
venuti a sapere dal Comune che stavolta ci siamo: «Gli ultimi incontri fanno
ben sperare, è questione di settimane». I due professionisti, nonostante
l'attesa infinita,
hanno però deciso di non chiedere mezzo euro di interessi e rivalutazioni. E
anche il saldo della parcella finirà per ridursi, al netto delle tasse, a 7-8
mila euro: «L'importante adesso è che arrivino per davvero - commenta
l'ingegner Cuccu - non siamo privilegiati ma normali professionisti che
lavorano sodo per mandare avanti le famiglie e che a volte incappano, come
tutti, in queste disavventure». ANDREA SCANO
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prima Pagina Pagina
2 Solo la Cgil resta fuori Il filo che unisce sindacati e industriali Solo la
Cgil resta fuori di Beniamino Moro --> di Beniamino Moro Il congresso della
Cisl della settimana scorsa segna il passaggio dalla fase di emergenza della
gestione della crisi economica alla fase propositiva delle cose da fare nel
dopo crisi. Nessuno s'illude ovviamente che questa sia già alle nostre spalle,
ma la sensazione diffusa è che il peggio sia già passato e che nella seconda
metà dell'anno si avvii, sia pure molto lentamente, la fase della ripresa. Se
così stanno le cose, allora è opportuno approfittare dello scorcio della fase
di recessione per un riavvio del discorso sulle riforme che era stato
accantonato con l'arrivo dello tsunami finanziario. E' sintomatico il fatto che
sino a qualche settimana fa il governo escludesse che alcune riforme, come ad
esempio quella pensionistica, fossero all'ordine del giorno, giustificando
l'indisponibilità con l'esigenza di non aggiungere ulteriore stress sociale a
quello già prodotto dalla crisi economica. Al congresso Cisl, invece, i due
principali ministri economici, Tremonti e Sacconi, incoraggiati in tal senso da
una forte richiesta proveniente sia dalla Confindustria, sia dallo stesso
sindacato (esclusa la Cgil), hanno lasciato intendere come sia giunto il
momento di riaprire il tavolo delle riforme. Artefice della svolta è senza
dubbio il sindacato di Raffaele Bonanni, che ha manifestato la sua
disponibilità a discutere anche dell'allungamento dell'età pensionabile in
cambio di una riduzione del prelievo fiscale sui salari e sulle pensioni e di
incentivi che favoriscano la partecipazione dei lavoratori agli utili e alla
gestione delle imprese. A quest'ultima proposta di Bonanni ha dato il suo
benestare anche il presidente di Confindustria Marcegaglia, a condizione che la
partecipazione emerga dalla libera contrattazione a livello decentrato tra i
lavoratori e le singole imprese. Era la prima volta in assoluto che un
presidente di Confindustria partecipava ad un congresso sindacale, accolto
trionfalmente dai delegati cislini. Il suo entusiasmo ha creato un tale feeling
con l'assemblea sindacale da far dire a Bonanni che, dopo l'accordo sulla
contrattazione, più che una controparte la Marcegaglia era diventata una
"comparte". L'occasione, perciò, era troppo propizia perché i due
ministri economici se la lasciassero sfuggire per riproporre loro di riaprire
il tavolo delle riforme, compresa quella previdenziale, anche se a gettare
acqua sul fuoco degli entusiasmi ci ha pensato la Cgil di Guglielmo Epifani
manifestando tutta la sua delusione. Tuttavia, anche per lui diventa sempre più
difficile restare a lungo trincerato sulla linea del no. L'asse
Bonanni-Marcegaglia, cui sono disposti ad associarsi anche la Uil e l'Ugl, sta
diventando troppo forte perché la Cgil si possa permettere il lusso di non
tenerne conto. Oltre alla previdenza e alla partecipazione dei lavoratori agli
utili delle imprese, il tavolo della concertazione prevede
anche la lotta alla burocrazia (riforma Brunetta), la riforma dell'Università e della giustizia
e quella dello Statuto dei lavoratori, compresa la revisione dell'art. 18 sulla
libertà di licenziamento senza giusta causa per le imprese al di sotto dei 15
addetti. Dopo l'accordo di aprile sul nuovo modello contrattuale, il
treno delle riforme si sta dunque rimettendo in moto: l'auspicio è che adesso
ci salga anche la Cgil.
( da "TopTrade" del
26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Assinform, il 3°
Rapporto sullIct nella PA locale italiana Il 10 giugno
alle ore 15.00 presso lAula Magna della Libera Università degli Studi
Sociali Luiss Guido Carli di Roma saranno presentati i risultati
dellanalisi svolta su questo importante settore delleconomia
del nostro Paese. 26 Maggio 2009 Il Rapporto Assinform sull'Ict nella Pubblica
Amministrazione Locale è giunto alla sua terza edizione. Si tratta di
un'analisi molto accurata e ormai consolidata nel tempo svolta attraverso
interviste personalizzate
a un campione significativo di enti locali italiani, secondo una
stratificazione statistica che tiene conto sia del valore dimensionale sia
della presenza territoriale di tutti gli enti locali italiani. Il comparto è di
grande valore, non solo perché rappresenta un mercato importante nell'ambito
dell'Ict italiana, ma anche perché ha impatti rilevanti nel contesto politico
ed economico italiano, in quanto è sotto il coordinamento del Governo e del
Parlamento nazionale; risente fortemente delle politiche a livello regionale; è
uno snodo cruciale nell'attuale fase istituzionale, in piena evoluzione
federativa; vive una presenza forte, soprattutto regionale, da parte del
settore pubblico e richiede interventi di liberalizzazione e di concorrenza;
interessa un numero molto elevato di soggetti pubblici, a livello territoriale;
è al centro di questioni fondamentali, quali quelli dell'eccessiva
presenza della burocrazia e
della necessità, pertanto, di semplificare le procedure e di migliorare i
servizi, quest'ultimi indirizzati sia ai cittadini sia alle imprese. Il
Rapporto fornisce molti elementi di riflessione, connessi ai fattori
politico-economici e consente di tracciare un quadro accurato dello stato
dell'automazione della PA Locale, a beneficio dei molti Enti che, a
livello sia centrale sia locale, sono attivi in questo comparto.
( da "Stampaweb, La"
del 26-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ROMA Non solo sesso
virtuale e passioni inconfessabili vissute liberamente sul web. Nel mondo
virtuale e tridimensionale di Second Life, ad esempio - un pianeta che ormai
conta oltre 16 milioni di utenti registrati in tutto il mondo - già trionfano
le attività collegate alla salute. Lo rivela uno studio dellUniversity
Health Networks Centre for Innovation in Complex Care (Cicc)
dellUniversità di Toronto, che “fotografa” gli usi meno noti della
piattaforma web, spesso associata a pornografia, scambi di coppie e sesso virtuale.
Ebbene, secondo il gruppo diretto da Dante Morra, responsabile del Cicc e fra
gli autori dello studio sul “Journal of Medical Internet Research”, Second Life
oggi serve anche a sensibilizzare le persone sulle malattie, formare e
aggiornare medici, infermieri e studenti di medicina attraverso simulazioni
virtuali e interventi “senza bisturi”. Inoltre questo strumento consente di
attivare gruppi di discussione su specifiche patologie, eventi per la raccolta
di fondi (in dollari sonanti) destinati alla ricerca e altro ancora. Insomma,
per una volta immaginario e reale non sono poi così lontani, almeno se si
tratta di salute. «Anche se è un settore agli inizi, si tratta di una grande
opportunità per creare nuovi modi di educare, fare ricerca e addirittura per il
monitoraggio delle malattie», spiega Morra. Oltre tutto, il relativo anonimato
garantito da queste forme di vita sul web, «potrebbe
permettere ai pazienti di fare pratica, ad esempio con esami virtuali come le
mammografie, e di arrivare in ambulatorio preparati. O di rompere il ghiaccio
con la burocrazia
ospedaliera, visitando una struttura sanitaria online prima del ricovero»,
aggiunge la ricercatrice Jennifer Keelan.
( da "Trentino" del
27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Robert Tosin
Bretella ai Fiori: i costi lievitano a 11 milioni Ma l'assessore Pacher
assicura che il prossimo inverno partiranno i lavori ROVERETO. La strada della burocrazia è molto più lunga di quella della tecnica, ma finalmente dopo
nove anni di lavoro al tavolo si comincia ad intravedere l'avvio del cantiere
che permetterà la costruzione della bretella ai Fiori. E' l'assessore ai lavori
pubblici della Provincia, Alberto Pacher, ad assicurare che nei primi mesi del
2010 vedremo all'opera le ruspe che segneranno il tracciato tanto atteso
soprattutto dall'abitato di Lizzanella che sarà così aggirato. Nel rispondere
ad una puntuale interrogazione di Giorgio Leonardi, consigliere di Forza
Italia, l'assessore ha ricostruito l'iter che dal
( da "Tirreno, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 7 - Grosseto
«è una lotta di liberazione» Buttiglione con Antichi: «Con voi perché qui si
vince» GROSSETO. Per la Provincia di Grosseto l'Udc ha fatto un'eccezione alla
linea nazionale che è quella di andare da soli, né con il Pdl né con il Pd. Un'eccezione
che - spiega il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione - ha delle serie
ragioni, impersonate dalla figura del candidato Alessandro Antichi. «Qui si può
vincere - dice il professore - e allora abbiamo accettato la sfida, perché per
perdere si può anche andare da soli, ma per vincere è meglio stare uniti, ora
però devi vincere» ha concluso rivolgendosi direttamente ad Antichi. «Mi fa
piacere che Buttiglione non sia arrivato con l'auto blu, pur avendone la
possibilità» ha precisato Bellettini, per giustificare il ritardo con cui è
iniziato l'incontro, e non immaginava la polemica che il Pd avrebbe scatenato
poche ore dopo sul ministro La Russa per l'utilizzo di un volo di Stato. Il
vicepresidente della Camera, infatti è arrivato accompagnato, in auto, dal
senatore Luca Marconi, candidato alle europee. L'Udc si è fidato della
candidatura di Antichi, lo ha ribadito anche il segretario provinciale Gabriele
Bellettini, aprendo l'incontro con Buttiglione, appena rientrato dalla Spagna
proprio per venire a Grosseto a sostenere la candidatura di Antichi come già
aveva fatto nel 1997, quando Antichi era candidato a sindaco del Comune di
Grosseto. «Quella volta - ha ricordato il candidato - Buttiglione mi portò
fortuna». Buttiglione ha sottolineato che «63 anni di governo della Sinistra in
questa Provincia sono tanti, ancora un poco e raggiungiamo il record della
Russia sotto la dittatura comunista. Dopo 63 anni è tempo di cambiare perché la
democrazia è falsata quando una forza politica detiene tutte le leve del
comando. Questa è una lotta di liberazione e la conduciamo con un uomo che nel
'97 riuscì già nell'impresa di liberare il Comune di Grosseto. Sapete perché
dopo tanto tempo il cancelliere Kohl perse le elezioni in Germania? Perché il
suo rivale, Schroeder, azzeccò uno slogan che diceva: "Grazie Helmuth, ma
adesso basta". Lo stesso slogan vale per chi governa oggi la Provincia». Antichi ha sottolineato la sua convinzione che «il ceto politico
che governa la Provincia sia arrivato alla fine di un ciclo: c'è bisogno di un
ricambio, di una nuova linfa che snellisca la burocrazia, ma anche di una politica che sia più vicina ai cittadini e dia
più ascolto alle imprese, più attenzione ai bisogni dei territori e alle
famiglie». (ep)
( da "Tirreno, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 11 - Pisa Un
assessorato per la qualità della vita è il progetto di Panattoni, candidato
sindaco del centrosinistra SAN GIULIANO. «Vogliamo una San Giuliano a misura di
persona, da vivere e non solo da abitare. Il nostro è l'unico programma
concreto». Paolo Panattoni, sindaco uscente in corsa per il secondo mandato, è
stato presentato nel contesto della coalizione che lo appoggia: Partito
democratico, Italia dei Valori, Partito socialista e Sinistra San Giuliano.
Panattoni, che è stato il sindaco più votato nel dopoguerra, ha accettato la
candidatura nella prospettiva di «una maggioranza più compatta e coesa, per
fare prima e meglio le cose che abbiamo in testa e che ci chiede la
popolazione». Ci sarà una collaborazione con gli altri Comuni per lo sviluppo
del piano strategico dell'area pisana. «Uno strumento fondamentale - ha detto e
ripetuto Panattoni - per superare i municipalismi, lo spreco di risorse e i
ritardi per alcune opere infrastrutturali». Diversi i punti del programma. In
sintesi valorizzare il termalismo, capace di creare turismo di qualità e
lavoro, l'incentivazione di forme di partecipazione,
riduzione della burocrazia,
adeguamento del piano regolatore generale attivando strumenti flessibili e
completa riorganizzazione del settore tecnico; particolare attenzione anche per
possibili benefici e salvaguardia per i cittadini in relazione alla crisi
economica. Molto spazio ai giovani, nuovi investimenti nel settore
agricolo e dell'impresa di qualità. L'istruzione, il sociale e la cultura, un
altro punto cardinale. Panattoni ha delineato i progetti sulla mobilità, sempre
più pubblica, nel territorio, si è soffermato sulla costituzione di un nuovo
assessorato: quello alla qualità della vita nelle frazioni, costituirà
l'evoluzione del progetto frazioni e si occuperà fra le tante cose di
realizzare un parco pubblico in ogni frazione. Pla
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Provincia di
Cagliari Pagina 1027 Assemini. L'associazione dei consumatori sul piede di
guerra Acqua, duemila euro di bolletta Assemini.. L'associazione dei
consumatori sul piede di guerra Altroconsumo: bisogna denunciare Abbanoa -->
Altroconsumo: bisogna denunciare Abbanoa Bollette uguali a quelle degli anni
precedenti e con costi esorbitanti che arrivano a raggiungere i 2000 euro? Il
primo consiglio del rappresentante regionale dell'associazione Altroconsumo,
Francesco Mattana è questo: «Presentare reclamo con l'apposito modulo giallo».
Abbanoa non risponde al reclamo in 30 giorni? Semplice: «Si inoltra»,
suggerisce ancora il rappresentante di Altroconsumo, «una richiesta di
indennizzo per violazione della carta dei servizi idrici». E nel caso Abbanoa
non tenga conto di niente ancora e prosegua nel silenzio? Per Francesco Mattana
continuano a non esserci problemi e insiste nell'indicare la migliore soluzione
da adottare invitando «ad aprire una citazione presso il Giudice di pace
competente che per importi fino a 500 euro non necessita la presenza di un
legale». Insomma, andare fino in fondo e non arrendersi
alla burocrazia che
imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da verificare.
«Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture esorbitanti», denuncia
ancora l'esponente dell'associazione in difesa dei consumatori, «oppure consumi
registrati nelle bollette inesistenti o triplicati nel loro valore». E
poi, ancora: «Nessuno risponde ai reclami, nella totale assenza delle
istituzioni». Nei mesi scorsi proprio l'associazione Altroconsumo aveva tentato
di coinvolgere gli amministratori comunali nella battaglia dei cittadini.
«Avevamo chiesto al sindaco di Assemini e alla stessa Abbanoa», insiste
Mattana, «un incontro urgente pubblico mirato alla risoluzione delle lamentele
ma di fatto, tutti e due gli enti, hanno fatto orecchie da mercante». Per
questo ora si invitano i cittadini a fare da sé con azioni più incisive,
seguendo un preciso iter e arrivando, se non si ottiene soddisfazione, l'organo
giudiziario. «Perché riteniamo sia un'azione grave che i cittadini si ritrovino
bollette da 2 mila euro per consumi inesistenti o fatturazioni errate», insiste
Francesco Mattana, «soprattutto se gli importi vengono inviati agli anziani che
hanno meno capacità e possibilità di difendersi soprattutto se per farlo devono
spostarsi da casa». GIAN LUIGI PALA
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Provincia di
Cagliari Pagina 1049 assemini I consigli di Altroconsumo per le maxi-bollette
di Abbanoa Assemini --> Bollette con gli stessi consumi idrici degli anni
precedenti e con costi esorbitanti che arrivano a raggiungere i duemila euro?
Il primo consiglio del rappresentante regionale dell'associazione Altroconsumo,
Francesco Mattana, è questo: «Presentare reclamo utilizzando il modulo giallo».
Se Abbanoa non dovesse rispondere entro trenta giorni, «si deve inviare una
richiesta di indennizzo per violazione della Carta dei servizi idrici». C'è
anche una terza possibilità: se Abbanoa non ne tiene conto e oppone ancora
silenzio, «si deve aprire una citazione presso il Giudice di pace competente.
Oltretutto, per importi fino a cinquecento euro non è necessaria l'assistenza
di un legale». Insomma: secondo il rappresentante dell'associazione dei
consumatori, si deve sempre andare fino in fondo e non
arrendersi alla burocrazia
che imporrebbe di pagare costi e bollette non dovute o, perlomeno, da
verificare. «Continuiamo a vederci recapitare dagli utenti fatture
esorbitanti», denuncia ancora l'esponente di Altroconsumo, «oppure consumi
inesistenti o triplicati nel loro valore registrati nelle bollette.
Spesso», aggiunge Mattana, «ci mostrano reclami caduti nel vuoto della totale
assenza delle istituzioni». Nei mesi scorsi, proprio l'associazione
Altroconsumo aveva tentato di coinvolgere gli amministratori comunali nella
battaglia dei cittadini contro le maxi-bollette di Abbanoa. GIAN LUIGI PALA
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
ECO-IMP Emilia-R. data: 2009-05-27 - pag: 6 autore: Mercati. Assindustria
Reggio: aggregazioni indispensabili per il 63% delle imprese Pmi all'estero con
la filiera Soltanto l'1,3% delle ditte ha aperto stabilimenti oltreconfine
REGGIO EMILIA Andrea Biondi Aperte al business su scala globale, ma con ampi
margini di miglioramento; coscienti dell'importanza di internazionalizzare, ma
alla ricerca di maggiori sostegni. Il tutto consapevoli che le chiavi di volta
saranno le aggregazioni e i consorzi, verso una crescita dimensionale ritenuta
indispensabile dal 63% delle imprese. Emergono con questo identikit le aziende
fino a 49 dipendenti di Reggio Emilia, una provincia che, con i suoi 16.549
euro pro capite (elaborazione Unioncamere Emilia-Romagna) è seconda in Italia –
dietro solo a Siracusa – quanto a vendite all'estero per abitante. Eppure, la
ricerca sulle "piccole imprese di Reggio Emilia e la sfida
dell'internazionalizzazione" promossa dall'Associazione degli Industriali
di Reggio Emilia, realizzata dalla Fondazione Nord Est e presentata ieri,
evidenzia che c'è ancora da lavorare, in un tessuto
produttivo scoraggiato da burocrazia (il 55% segnala un peggioramento negli ultimi tre anni) e
pressione fiscale (peggioramento per il 58,1%). La ricerca su un campione di
606 piccole e piccolissime imprese ( Ppi) reggiane indica che a intrattenere
rapporti con l'estero è il 29,4%delle realtà.Si tratta soprattutto di
vendita all'estero (89,7%), con il 13,3% che produce anche oltreconfine, di cui
il 9% utilizzando strutture preesistenti e il 4,3% (la metà della media
nazionale) dopo aver aperto stabilimenti ex novo all'estero. Nel complesso (
non solo il 29,4% che internazionalizza) le imprese che hanno aperto
stabilimenti all'estero sono l'1,3% del totale. L'atteggiamento alla base di
chi internazionalizza è positivo, con motivazioni attive – guardare all'estero
come opportunità di business e strategia di crescita – nettamente prevalenti
(63,3%). Certo, guardando solo alla subfornitura, le piccole aziende vivono in
alcuni casi con difficoltà l'internazionalizzazione delle proprie aziende
clienti (riduzione delle commesse per il 65,4% dei rispondenti e del fatturato
per il 52,2%). Che l'estero non appaia come l'Eden a tutti i costi è altresì
dimostrato dal fatto che, secondo i piccoli imprenditori,
l'internazionalizzazione comporterà per tutto il sistema delle piccole e
piccolissime imprese soprattutto la riduzione dei margini (35,6%) e la chiusura
di imprese subfornitrici (23,8%), strette dalla competizione sui costi da parte
di subfornitori locali. Qui si innesta la ricetta per la competitività, valida
per il mercato interno, ma soprattutto estero. La formazione di consorzi con
altre imprese ( 38,4%) è vista come l'àncora per il futuro, con un 20,6% che
considera strategica l'alternativa della fusione con altre aziende e il 4,3%
che guarda positivamente a possibili acquisizioni. L'atteggiamento consapevole
è in qualche modo rispecchiato anche da una tendenza: il 23,2% delle Ppi con
interesse per le missioni all'estero in forma aggregata non è tanto, ma è di
più rispetto all'8,4% di chi finora lo ha fatto. Di questi partecipanti, il
57,1% è andato in missione con le associazioni di categoria contro il 7% che ha
seguito la Regione. E questo in un quadro in cui il 68%è sbarcato all'estero
senza confidare in nessuno. «Nel futuro – ha detto Mariacristina Gherpelli,
vicepresidente Industriali di Reggio Emilia con delega alla piccola industria –
ciò che conterà per la vita di molte piccole imprese sarà l'appartenenza a una
filiera in grado di competere nel mercato mondiale. Noi crediamo che questo
percorso evolutivo sia una delle prospettive del dopo-crisi; il progetto però
deve essere perseguito dal sistema Paese nel suo complesso». a.biondi@ilsole24ore.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Est sezione:
EST data: 2009-05-27 - pag: 4 autore: Gli imprenditori chiedono interventi
anche su spesa pubblica e infrastrutture «Il governo acceleri su fisco e burocrazia» «La ripresa non è vicina – commenta Luca Cielo,
presidente della Piccola Industria del Veneto –anzi temo che,paradossalmente, i
problemi maggiori per le Piccola Impresa si presenteranno proprio nel secondo
semestre, quando le aziende con il graduale rallentamento della crisi, a
emergenza ormai finita ricominceranno a produrre e a rivolgersi ai loro
fornitori per ricostruire le scorte, acquistare materie prime o semilavorati.
Se un imprenditore non sarà in grado di pagare la fornitura con soldi propri e
non troverà più la banca a fargli un prestito con la generosità di un tempo, i
fornitori di fronte alla non copertura potranno decidere di concedere un minor
quantitativo di materie prime e semilavorati, temendo di non essere più
ripagati. Sicuramente, quasi tutto il 2009 sarà complesso da affrontare».
Secondo Andrea Tomat, presidente di Confindustria Veneto,il sistema ha retto
grazie all'impegno di tutte le parti sociali: «In Veneto si è rivelata
fondamentale l'azione congiunta tra associazioni economiche, sindacali e
amministrazione regionale sui due temi cruciali: ammortizzatori sociali e
credito. La tempestiva risposta della Regione, un atteggiamento sindacale
responsabile, un ceto imprenditoriale impegnato a reggere il peso della crisi e
a lavorare contemporaneamente per il suo superamento, una progressiva
disponibilità del credito, soprattutto di quello di matrice territoriale: tutto
ha contribuito a rendere meno pensanti gli effetti della crisi. In questo senso
– conclude il presidente di Confindustria – nonostante il forte aumento del
ricorso alla cassa integrazione nel primo trimestre dell'anno, i licenziamenti
collettivi non sono cresciuti particolarmente, a dimostrazione, tra l'altro,
dell'attenzione delle imprese venete nei confronti del capitale umano aziendale
». Ma da Andrea Tomat viene anche un forte richiamo al governo per azioni a
sostegno delle imprese: «Non è più ammissibile il ritardo da parte dello Stato
su temi quali fisco e spesa pubblica, infrastrutture e burocrazia
– dice –. La sfida della competitività può essere affrontata solo con un
rapporto virtuoso tra pubblico e privato». «L'analisi congiunturale del primo
trimestre 2009 conferma, anche per il Veneto, il trend negativo che ha colpito
l'economia italiana ed internazionale – sottolinea Federico Tessari, presidente
di Unioncamere del Veneto –. Il dato che ora preoccupa maggiormente è quello
relativo agli ordini esteri, data la propensione internazionale delle nostre
imprese. Il nostro sistema produttivo regionale sembra evidenziare una maggiore
tenuta rispetto al resto del Paese e all'Eurozona. Ma per uscire dalla crisi
con un maggiore grado di competitività le nostre imprese hanno bisogno di
maggiore efficienza del sistema Paese ». «I dati sono incontestabilie sono
fortemente negativi – commenta Ilaria Vescovi, presidente di Confindustria
Trento –. Ma negli ultimi mesi è cambiato il sentiment, grazie anche ai segnali
provenienti dal panorama internazionale (la ripresa in Cina, il mercato
immobiliare che torna a muoversi negli Stati Uniti), e alla ripresa delle
trattative in molte fiere di settore. La situazione non cambierà a breve, ma mi
sembra di cogliere qualche segnale di ottimismo, e penso che per la fine del
2009 possiamo attenderci un cambio di rotta più marcato». © RIPRODUZIONE
RISERVATA Luca Cielo PICCOLA INDUSTRIA VENETO I problemi. Si presenteranno quando
le aziende si rivolgeranno ai fornitori per ricostruire le scorte, se non si
sarà in grado di pagare la fornitura con soldi propri Federico Tessari
UNIONCAMERE VENETO Nel futuro. Preoccupa maggiormente il dato relativo agli
ordinativi esteri, vista la propensione internazionale delle nostre aziende
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest sezione:
ECONOMIA e IMPRESE Liguria data: 2009-05-27 - pag: 19 autore: Giustizia civile
I ritardi nei processi costano caro alle imprese TORINO Filippo Bonsignore I
ritardi della giustizia civile pesano sui conti delle imprese. In Italia, la
lentezza della macchina giudiziaria costa in tutto 2,3 miliardi di euro, 106
milioni in Piemonte – in media 225 euro ad azienda, un ammontare comunque
inferiore alla media nazionale, pari a 371 euro – 42 milioni in Liguria (253
euro a impresa) e 2 milioni in Valle d'Aosta (133 euro ad azienda). è quanto
emerge dall'elaborazione effettuata dall'Ufficio Studi di Confartigianato
Imprese sulle rilevazioni dell'Istat. «Il Piemonte va meno peggio rispetto al
resto d'Italia, ma non c'è da stare allegri – afferma Silvano Berna, segretario
generale di Confartigianato Piemonte – Gli oneri per le imprese sono reali e
costituiscono un ulteriore freno alla loro competitività. L'aspetto più
negativo è che negli imprenditori si manifesta un sentimento di impotenza nel
non vedersi riconosciuti i propri diritti. Penso a chi si trova coinvolto in un
fallimento, che si traduce in mancati incassi. La lentezza delle procedure
giudiziarie, che si trascinano per anni, genera ulteriore incertezza e paura
preventiva, aggiungendosi alla crisi economica, alle
difficoltà di accesso al credito e alle lungaggini della burocrazia ». Sul fronte dei
procedimenti civili, il primato della giustizia- lumaca appartiene alla
Liguria: qui servono 2.660 giorni, oltre 7 anni, seguita dalla Puglia (2.550
giorni). Il Piemonte è più "virtuoso": la macchina giudiziaria
subalpina impiega infatti 1.088 giorni (quasi 3 anni) per concludere un
procedimento civile, mentre in Vallée bisogna attendere 1.233 giorni. Trento
termina invece in 830 giorni. In pratica, un procedimento civile in Liguria
dura 3,2 volte rispetto a uno svolto in provincia di Trento. Per quanto
riguarda i fallimenti, le situazioni più critiche si registrano in Calabria con
4.512 giorni (oltre 12 anni), Sicilia (4.152 giorni) e Basilicata (4.150). In
Piemonte servono 2.663 giorni (oltre 7 anni e 3 mesi), in Liguria 3.208 e in
Valle d'Aosta 2.217. A livello provinciale, Biella impiega mediamente 996
giorni per chiudere un procedimento civile, Torino si ferma a 448 giorni,
mentre Vercelli è la provincia più "veloce" con 205 giorni. La durata
media di una procedura di fallimento è viceversa più alta a Vercelli –4.383
giorni, ovvero 12 anni – e più bassa a Torino (2130 giorni). © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 27-05-2009)
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Nord-Ovest sezione:
LINTERVISTA (Paolo Zegna) data: 2009-05-27 - pag: 7 autore: Paolo Zegna. La
ricetta proposta dal vicepresidente di Confindustria per spingere il
Nord-Ovest: voglia di aprirsi, meno ritardi e individualismi «Da Fiat l'esempio
per lo sviluppo» di Carloandrea Finotto U na Fiat più forte a livello mondiale
porterà benefici anche alla filiera dell'automotive e della meccanica
strumentale del Nord-Ovest. L'operazione Fiat deve dare ad altri il coraggio di
aprirsi a nuovi mercati, rinunciando a tentazioni protezionistiche. A dirlo è
Paolo Zegna, 52 anni, imprenditore, presidente del Gruppo Ermenegildo Zegna
nonché vicepresidente nazionale di Confindustria con delega
all'internazionalizzazione. Quel coraggio lo dovranno avere anche il tessile
biellese –chiamato a rialzarsi dopo i duri colpi subiti – e le istituzioni, che
devono guardare alle alleanze sovraregionali e superare gli individualismi. In
attesa della ripresa, che potrebbe concretizzarsi a inizio 2010, non sono più
ammessi ritardi. Che cosa può aspettarsi il Nord-Ovest dalle alleanze di Fiat?
Qualcosa di positivo sicuramente, non appena ci saranno anche le condizioni di
un mercato in ripresa. Dobbiamo guardare con soddisfazione a quello che sta
facendo con determinazione Fiat, anche se le ricadute potrebbero non essere
immediate. Ricadute incerte e paura per i tagli: è giusto invocare forme di
protezionismo? Come spesso ripeto è un discorso del passato. è giusto prestare
attenzione al manifatturiero in Italia, controllando che le regole del
commercio internazionale vengano rispettate da tutti, ma scegliere la chiusura
ci porterebbe all'isolamento e quindi all'impoverimento. è solo aprendosi che
si trovano nuove opportunità e occasioni di sviluppo. Molte piccole e medie
imprese sono su questa lunghezza d'onda e destinano tempo e risorse per
guardare oltre la situazione contingente. Il numero di imprese che ha
partecipato alle ultime 3 missioni di Confindustria supera le 750 unità. Questo
dato indica il grado di maturità del nostro sistema produttivo specie, appunto,
quello delle Pmi. L'internazionalizzazione è un investimento per gli anni e le
generazioni a venire: non basta più solo portare all'estero campionari e
raccogliere ordini, oggi è necessario andare oltre, prendendo in considerazione
la possi-bilità di stipulare joint venture, acquisire aziende, scambiarsi quote
azionarie, stabilire contratti e rapporti di lungo termine. Il fatto che sempre
più pmi si muovano in questa direzione è la dimostrazione che il nostro
manifatturiero è vivo più che mai. Non crede che spesso queste azioni siano
lasciate all'iniziativa dei singoli? Il sistema industriale sta dando un peso
sempre maggiore all'internazionalizzazione. E sta alimentando questa tendenza
con strutture e persone in grado di seguire le aziende anche nelle fasi
successive ai primi contatti. è importante contare su un adeguato supporto per
seguire le fasi di approfondimento successive. Anche le associazioni regionali
stanno facendo un buon lavoro, mettendo in campo le loro competenze. Quello che
resta da perfezionare è il coordinamento di tutti gli attori. Un'agenzia ad hoc
per l'internazionalizzazione in Piemonte (chiesta dall'economista Aldo Enrietti
su «Il Sole 24 Ore NordOvest» del 15 aprile, ndr) può essere utile se inserita
in una strategia comune di tutto il nostro paese. Bisogna affinare
ulteriormente il gioco di squadra tra sistema confindustriale, ministero degli
Esteri, Sace, Ice, banche. A proposito di banche, le imprese lamentano una
scarsa sensibilità da parte del sistema del credito. è indubbio che il tessuto
produttivo si rimetterà in corsa solo quando il sistema del credito renderà di
nuovo fluido il meccanismo di accesso alle risorse. Oggi, con gli ordini ancora
in calo e le riserve in rosso, molte imprese sono a rischio perchè
sottocapitalizzate. Proprio per questo Emma Marcegaglia e Giuseppe Morandini
(presidente Piccola industria) hanno sollecitato gli imprenditori a credere per
primi nei loro progetti e a investire le risorse per ricapitalizzare le proprie
imprese. A questo deve poi aggiungersi il pieno sostegno delle banche. Le
imprese del Nord-Ovest, soprattutto piemontesi, fanno registrare ancora un
diffuso pessimismo. A quando la svolta? Dobbiamo ancora tenere duro. Ma un po'
di ottimismo è lecito. Il trend negativo sembra stia rallentando e questo è un
segnale che ci fa sperare in un'inversione di marcia: il prezzo delle materie
prime è in risalita e in alcuni paesi, come la Cina, i consumi sono tornati a
crescere. Speriamo di vedere sereno a inizio
( da "Manifesto, Il"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Demòni nel mito,
sublime tragedia Peter Stein non abbandona il suo progetto, rifiutato dallo
stabile di Torino, e adatta in un luogo magico fra Umbria e Lazio il romanzo di
Dostoevskij. Dalla durata torrenziale, l'opera resta nitida e «geometrica»,
sorretta da un cast guidato da Maddalena Crippa e Elia Schilton Gianfranco
Capitta AMELIA AMELIA Ha subito lambito le soglie del mito questa versione
teatrale dei Demòni di Dostoevskij, che Peter Stein stava preparando per il
teatro stabile di Torino, e che ha germogliato in maniera «incontrollabile» da
parte dello stesso regista. Un testo fondamentale della letteratura, ma anche
della vita civile, che agita fantasmi e utopie, paure e «rimedi» di quella
transizione vorticosa della Russia di centocinquant'anni fa, ma che ancora ci
parla, in maniera violenta quanto poetica, della nostra transizione, infinita
quanto illusoria, di oggi. Lo spettacolo è cresciuto fino a durare nove ore, che con gli intervalli fisiologici lambiscono le dodici, troppe
per la burocrazia teatrale
di tradizione sabauda, che ha ritenuto impossibile, o ingiusto, spendere cento
mila euro in più rispetto al preventivato milione (ed è inutile riaprire qui
l'annoso dibattito su cosa debba «produrre» e quantificare l'intervento
culturale pubblico). E ha deciso di «chiudere» lo spettacolo,
liquidandolo. Ma visto che gli attori per contratto sarebbero stati comunque
pagati, Stein, da vero genio del teatro europeo, ha lanciato la sua sfida
titanica, rappresentarlo «a casa sua», letteralmente, nella sala prove che egli
ha ricavato da un antico cascinale nella sua tenuta umbra. Si è ricreata così,
verso questo bellissimo posto ai confini tra l'Umbria e il Lazio, sprofondato
in una natura lussureggiante, il pellegrinaggio di pochi spettatori
privilegiati (meno di
( da "Corriere della Sera"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 27/05/2009 - pag: 12 Il caso Il «Secolo» polemizza con
Feltri «maschilista». Ma La Russa e Gasparri: «Meglio 'Libero'» I finiani e il
velinismo: «Elettori a disagio» ROMA Allora, dentro il Popolo delle Libertà ci
sono proprio due anime. Una, secondo il direttore di Libero, Vittorio Feltri,
se ne infischia del tormentone di Noemi con Berlusconi, dato che gli italiani
«vorrebbero peccare come lui». L'altra anima stava sulla prima pagina del
Secolo d'Italia, che fu il giornale di An, e ora è un «quotidiano nel Pdl»:
ieri ha attaccato il «velinismo maschilista» di Feltri, e ha spiegato che
Berlusconi è stato votato «da un'Italia normale e migliore ». Firmato Annalisa
Terranova, già «femminista di destra». Sullo sfondo, il duello, sottile e
inesorabile, fra il presidente del Consiglio e il presidente della Camera Fini,
che ha attorno un'area di ex An, fedeli, pugnaci. Va segnalato, sempre ieri, un
altro capitolo, fra testate online. L'Occidentale, vicino a Forza Italia,
scrive: «Presidente Berlusconi cosa aspetta ad andare ad elezioni anticipate e
a mandare tutti a casa, presidente della Camera incluso?». Il titolo citava
«quella minoranza del Pdl che va all'attacco continuo del premier». Ffwebmagazine,
organo di FareFuturo, la fondazione di Fini, nota ironico «sagacia, coraggio,
sobrietà », dell'Occidentale. I finiani scavano come vecchie talpe e i
berlusconiani cominciano a irritarsi... Il Secolo ieri ha dato voce a borbottii
crescenti. Dice Alessandro Campi, direttore scientifico di FareFuturo: «Noemi e
le veline hanno generato disagio fra molti elettori moderati e disagio
fortissimo fra mamme e nonne, base fondamentale per Berlusconi. Così il premier
rischia di intaccare il rapporto simbolico con chi voleva il cambiamento della
macchina pubblica, il rinnovamento dei gruppi dirigenti ». Ma voi siete
minoranza nel Pdl? «Molti dirigenti pensano queste cose, ma la paura di
offendere il principe copre tutto». Al Secolo la direttrice Flavia Perina dice:
«Il nostro articolo è anche un richiamo ai parlamentari Pdl
affinché tornino sul terreno delle riforme, meno burocrazia, meno tasse. Non è vero che tutti gli italiani aspirino a
peccare come Berlusconi, che vorrebbero letterine e villa in Sardegna». Feroce
è la reazione della parte di An al fianco del premier. Il ministro La Russa:
«C'è del vero in quel che scrive il Secolo, ma io non lo leggo. Anziché
fare critiche per fare scandalo, dovrebbe cercare una sua identità e suoi
lettori. Feltri è più spontaneo». Il capogruppo al Senato Gasparri: «Non parlo
del Secolo, non intendo fargli pubblicità». Il vicepresidente della Commissione
antimafia, Fabio Granata, è invece fra i consiglieri di Fini: «C'è una destra
che sulle donne mantiene una visione più legata a rispetto, eguaglianza,
sensibilità. E' ora di aprire dentro il partito una discussione politica. Le
idee di Fini al congresso laicità, cittadinanza, integrazione, legalità sono
considerate 'minoritarie' solo da chi dirige i gruppi parlamentari ». «Una donna
che fa politica dice il deputato e giornalista Marcello De Angelis si
entusiasma se sente parlare la Marcegaglia o la Perina, non per la metratura
delle cosce. Il Parlamento riempito di bellocce è una ferita sanguinante... ».
E Benedetto Della Vedova, ex radicale, ricorda come il senso della presenza
politica del Pdl sia la rivoluzione liberale, magari con più donne nella classe
dirigente: «Saremo giudicati non dalla pancia ma dalla testa della gente». Il
professor Campi dice che nei panni di Berlusconi si preoccuperebbe: «Fra una
settimana, per inerzia, sarà votato, ma sul lungo periodo... Non ha avuto
consenso perché è simpatico, ma perché aveva un progetto politico». Andrea
Garibaldi
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cultura Pagina
( da "Repubblica.it"
del 27-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA COPERTURA del
WiMax italiano s'impennerà a giugno, per la prima volta, quando entreranno nel
vivo i piani di molti operatori, con mesi di ritardo rispetto alle previsioni.
Ma meglio tardi che mai. L'attesa perché il WiMax bussasse alle porte degli italiani
è cresciuta nei mesi, del resto, perché da noi sono ben 7,5 milioni le persone
escluse dall'alta velocità su internet (come appena ricordato ora dal rapporto
Caio). E le offerte WiMax sembrano fatte apposta per soddisfare quest'esigenza:
hanno canoni economici (da 15-20 euro al mese) e, anche se utilizzano le onde
radio invece del doppino di rame, permettono di accedere a internet da casa in
modo simile a come si fa con l'Adsl. Sono interessanti soprattutto per chi non
è coperto da Adsl o per chi può averla solo a velocità ridotte. In alcune zone
l'Adsl non supera i 640 Kbps (e a volte è anche più lenta di così), una
velocità inadeguata a godere appieno di internet, come scrive lo stesso Caio;
mentre le offerte WiMax promettono alcuni megabit al secondo. Adesso quindi si
fa sul serio. "Entro fine giugno saremo anche in Lombardia, Puglia e
Veneto", promette Mario Citelli, amministratore delegato di Aria,
l'operatore che ha scommesso di più sul WiMax (il solo che conta di coprire
tutte le regioni). In particolare, in Lombardia comincerà dalle province di
Brescia e Bergamo, dalle aree della bassa padana tra Pavia, Lodi, Mantova e
Cremona; nelle aree in digital divide della provincia di Milano. Arriverà
presto anche nell'area prealpina delle province di Varese, Como e Sondrio, dove
si scontrerà direttamente con i servizi di una tecnologia precedente al WiMax,
l'Hiperlan, offerta dall'operatore Ngi. OAS_RICH('Middle'); Per il momento Aria
è solo nella natia Umbria, dove ha poco più di mille abbonati, per un totale di
utenti WiMax italiani che ora è intorno ai 2.500. Una stima che Repubblica.it
fa mettendo insieme le dichiarazioni dei vari operatori. Siamo davvero proprio
all'inizio dell'avventura WiMax in Italia. Prudenti nel costruire la rete sono
un po' tutti gli operatori; ad oggi sono coperte quindi poche province sparse
dello Stivale. Linkem, il secondo operatore WiMax per copertura prevista, ora è
solo a Brescia, Bari e Crotone, "ma procediamo come pianificato e in
questi giorni stiamo aprendo a Latina", dice Davide Rota, l'amministratore
delegato. Giugno vedrà il lancio (rinviato) anche delle offerte di Freemax, a
Livorno, su rete di Retelit, a cui si appoggiano anche i servizi di Comeser
(Parma), Wi+ (Segrate) e Politech (Sondrio); a breve anche quelli di Ae
( da "Stampa, La" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
VENTIMIGLIASOTTRATTA
ALLA FAMIGLIA Bimba perde sangue dai genitali a scuola ma era un'infezione
L'ombra di un abuso, se infondata, può essere una scure dal colpo terribile.
Quando le maestre hanno visto tornare dal bagno Maria (è un nome di fantasia)
con perdite di sangue, si sono spaventate: poteva essere il segno di una
violenza. Così hanno chiamato i Servizi sociali. Ma il
risultato di una giornata tra ospedali e burocrazia, è una bimba di 5 anni strappata alla famiglia, con la mamma e
il papà, 30 e 38 anni, di Ventimiglia, disperati, e gli accertamenti medici che
imputerebbero le perdite a tutt'altro. «I medici hanno accertato che non si
trattava di violenza - raccontano i genitori - ma di un'infezione.
Nostra figlia ci ha detto di essere andata a fare pipì e di aver utilizzato, al
posto della normale carta, che non c'era, una salviettina umidificata che le
aveva dato una bidella». I genitori ieri si sono rivolti ad un avvocato, Laura
Corbetta. Sono passate solo poche ore da quando non hanno più rivisto la loro
bimba, ma sono sfiniti, increduli e annunciano che si muoveranno legalmente:
con una istanza al tribunale dei minori di Genova, per riavere la bambina, che
è stata affidata ai Servizi sociali di Ventimiglia e da loro ad una struttura
specializzata di Taggia. E dicono anche di voler denunciare gli stessi Servizi
sociali del Comune di Ventimiglia, che avrebbero agito troppo frettolosamente,
e le maestre, per diffamazione. I fatti risalgono a lunedì mattina. Maria deve
fare pipì e quando torna dal bagno è sporca di sangue. Le maestre chiamano i
Servizi sociali, la bimba è portata al pronto soccorso di Bordighera. Qui viene
visitata. I medici stabiliscono di trasferirla a Sanremo. Intervengono anche i
carabinieri. La bambina, a Sanremo, aspetta con la mamma e racconta
dell'episodio della carta igienica mancante. I Servizi sociali ottengono un
provvedimento d'urgenza dal tribunale dei minori, che affida la bimba a loro.
«Ce la devono ridare. Se non c'è stata violenza, perché mia figlia mi è stata
sottratta?», chiede la madre.\
( da "Stampa, La" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
A Oglianico e
Salassa sindaci in cerca della riconferma Sei duelli all'ombra della collina di
Belmonte E' la riscossa dei piccoli Comuni dell'alto Canavese. Quelli che usano
spesso la parola magica «sinergia» per uscire dall'isolamento: insieme, da
«vicini di casa» per contare di più di fronte alle istituzioni quando si tratta
di investire sui servizi, sulla piccola economia. Sei di loro sono nella fascia
collinare e pre collinare: gravitano nell'orbita di località più titolate come
Rivarolo e Cuorgnè ma non hanno nessuna intenzione di perdere la loro identità.
Per questo motivo ognuno di loro guarda con attenzione il rinnovo del consiglio
comunale di chi gli sta accanto, a una manciata di chilometri. Per capire se
sarà possibile, sempre di più, camminare a braccetto. L'esempio del trio
Oglianico, Salassa e San Ponso è emblematico. Da tempo le rispettive
amministrazioni si muovono insieme per sentirsi
maggiormente titolate e per ridurre i tempi e gli ostacoli della burocrazia. Senza dimenticare il loro
biglietto da visita che più salta agli occhi: il prezioso, antico patrimonio
storico ed architettonico che i futuri amministrativi dovranno continuare a
salvaguardare e valorizzare. Oglianico ha 1400 abitanti e da sempre sale agli
onori della cronaca in primavera, quando centinaia di persone accorrono
per la rievocazione medievale delle Idi di Maggio. Il sindaco Onorino Freddi,
62 anni, ci riprova contando anche su una parte del gruppo di minoranza uscente
che ha deciso di entrare a far parte della sua squadra. A fronteggiarlo, tra
poco più di una settimana, ci sarà un neofita: Ferruccio Gaddò, 52 anni, della
Lega Nord. Salassa di abitanti ne ha invece 1600 e da decenni è una «porta» per
chi lavora nell'industria preminente della zona: quella meccanica. Anche qui è
in programma un testa a testa, ma è la rivincita della sfida di cinque anni fa:
il sindaco Giuseppe Ansinello, 34 anni, ritorna per la seconda volta, opposto
al capogruppo di opposizione Piercarlo Spezzatti, 48 anni. Adesso chi la
spunterà? E così anche a San Ponso, che con i suoi 260 abitanti è la località
più piccola delle tre «gemelle»: sarà ancora una volta un duello tutto al
femminile tra il primo cittadino uscente Ornella Moretto, 51 anni, e il
capogruppo di opposizione Stefania Balma, 38 anni. Negli ultimi mesi il tema
più in voga in paese è stato: il piano regolatore che traccia il nuovo volto
del borgo. Non senza critiche, mosse dalla minoranza. La comunità montana Alto
Canavese (anche dopo l'inedita regolamentazione dettata dalla Regione) continuerà
a essere il collante di altri tre Comuni che si presentano al voto.
Prascorsano, 750 abitanti, rivede la maggior parte dei candidati alle ultime
elezioni. Al posto di Marcello Beccari, la squadra di maggioranza si affida
all'ex sindaco e attuale vice, Carlo Rolando Perino, 61 anni, mentre il gruppo
di minoranza uscente punta ancora su Simonetta Gaddò, 46 anni. Infine le due
sfide che andranno in scena in Val Gallenca. A Canischio, 270 abitanti, il
sindaco Dario Donna ha ceduto il testimone (ma sarà ugualmente in lista) a
Mauro Fogliasso, 44 anni, che se la dovrà vedere con Massimo Genovesio, 57
anni. E a San Colombano Belmonte, 360 abitanti, la partita è tra Bruno Biondi
(il vice dell'attuale sindaco Walter Arcesto), 62 anni, e Aldo Lotito, 57 anni.
( da "Stampa, La" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
FORUM La sfida delle
"Z" dal teatro ai giovani A LA STAMPA La stretta di mano Non maschera
l'accesa rivalità che da sempre li caratterizza Rivali da sempre. Claudio
Zanotti, sindaco uscente e candidato del centrosinistra, e Marco Zacchera,
deputato e consigliere del centrodestra, si sono affrontati in redazione a La
Stampa. Un confronto duro ma leale su temi cari ai verbanesi. Attraversare
Verbania a volte è un'impresa. Basta un incidente o un cantiere ed è la
paralisi. In attesa della circonvallazione come risolvere i problemi del
traffico? Zacchera: «L'80% è traffico locale, non di attraversamento. La
circonvallazione alleggerirà ma non risolverà i problemi. Bisogna tenere ferme
le auto, realizzare almeno 1000 posti coperti in parcheggi di interscambio,
dove poter continuare il tragitto anche in bicicletta. Un parcheggio va fatto
subito all'ospedale, un altro in piazza Mercato a Intra, un terzo nella zona
della caserma Simonetta e alle testate del lungolago di Pallanza, per chiudere
il traffico. Le auto vanno fatte sparire dalla vista il più possibile».
Zanotti: «L'elemento forte è il raddoppio della strada d'argine sul torrente
San Giovanni che risolverà i problemi della parte alta di Verbania ed è
fondamentale in vista della circonvallazione che da Fondotoce sbucherà ai piedi
del Monterosso. Non si risolvono i problemi della circolazione buttando
parcheggi su parcheggi. E' più ragionevole distinguere due grandi flussi: le
grandi direttrici per le auto e tutta l'altra viabilità con zone a 30 all'ora,
per dare spazi e sicurezza a ciclisti e pedoni. Liberobus è un'innovazione che
ha bisogno di qualche anno per dispiegare i suoi effetti, i parcheggi
costruiamoli dove servono davvero». Qual è la frazione che richiede più
attenzione? Zanotti: «Quella più sacrificata in assoluto è Fondotoce. Il primo
lotto della circonvallazione, per quanto ancora insufficiente per la città,
consentirà di dare un primo respiro a quella zona insieme all'intervento di
recupero dell'ex "Ossolana". Per il resto continueremo con i lavori
per migliorare le pavimentazioni nei centri storici e ad offrire servizi ad hoc
come i city bus». Zacchera: «Capisco perché il sindaco non partecipa come me
alle riunioni nella frazioni. La collina non ha negozi, non ha parcheggi, è in
forte difficoltà. Andate a vedere, chiedete. Bisogna ascoltare i problemi della
gente. Ci sono i centri storici da rianimare con iniziative, il commercio da
rilanciare. E la Villa di Pallanza, dove è tutto chiuso, dove non c'è più
niente, cos'è? Una frazione dimenticata? E' a
( da "Stampa, La" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il professore
«Fondotoce è la frazione che richiede maggiore attenzione, avrà più respiro» Il
deputato «E' tutta la collina che chiede aiuto ma muore anche la Villa di
Pallanza» Rivali da sempre. Claudio Zanotti, sindaco uscente e candidato del
centrosinistra, e Marco Zacchera, deputato e consigliere del centrodestra, si
sono affrontati in redazione a La Stampa. Un confronto duro ma leale su temi
cari ai verbanesi. Attraversare Verbania a volte è un'impresa. Basta un
incidente o un cantiere ed è la paralisi. In attesa della circonvallazione come
risolvere i problemi del traffico? Zacchera: «L'80% è traffico locale, non di
attraversamento. La circonvallazione alleggerirà ma non risolverà i problemi.
Bisogna tenere ferme le auto, realizzare almeno 1000 posti coperti in parcheggi
di interscambio, dove poter continuare il tragitto anche in bicicletta. Un
parcheggio va fatto subito all'ospedale, un altro in piazza Mercato a Intra, un
terzo nella zona della caserma Simonetta e alle testate del lungolago di
Pallanza, per chiudere il traffico. Le auto vanno fatte sparire dalla vista il
più possibile». Zanotti: «L'elemento forte è il raddoppio della strada d'argine
sul torrente San Giovanni che risolverà i problemi della parte alta di Verbania
ed è fondamentale in vista della circonvallazione che da Fondotoce sbucherà ai
piedi del Monterosso. Non si risolvono i problemi della circolazione buttando
parcheggi su parcheggi. E' più ragionevole distinguere due grandi flussi: le
grandi direttrici per le auto e tutta l'altra viabilità con zone a 30 all'ora,
per dare spazi e sicurezza a ciclisti e pedoni. Liberobus è un'innovazione che
ha bisogno di qualche anno per dispiegare i suoi effetti, i parcheggi costruiamoli
dove servono davvero». Qual è la frazione che richiede più attenzione? Zanotti:
«Quella più sacrificata in assoluto è Fondotoce. Il primo lotto della
circonvallazione, per quanto ancora insufficiente per la città, consentirà di
dare un primo respiro a quella zona insieme all'intervento di recupero dell'ex
"Ossolana". Per il resto continueremo con i lavori per migliorare le
pavimentazioni nei centri storici e ad offrire servizi ad hoc come i city bus».
Zacchera: «Capisco perché il sindaco non partecipa come me alle riunioni nella
frazioni. La collina non ha negozi, non ha parcheggi, è in forte difficoltà.
Andate a vedere, chiedete. Bisogna ascoltare i problemi della gente. Ci sono i
centri storici da rianimare con iniziative, il commercio da rilanciare. E la
Villa di Pallanza, dove è tutto chiuso, dove non c'è più niente, cos'è? Una
frazione dimenticata? E' a
( da "Stampa, La" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
DOMANI UN CONVEGNO
ALL'ASO DI ALESSANDRIA La qualità in ospedale si misura a partire
dall'attenzione al paziente La misura della qualità, in sanità, indica una
misura delle caratteristiche di un'azienda sanitaria in confronto a quanto ci
si attende da tale entità, per un determinato impiego e quindi, anche di
soddisfazione del servizio erogato. Il rilevante compito di diffusione della
cultura della qualità è stato assolto dall'Organizzazione internazionale per le
standardizzazioni Iso che, già dal 1987, aveva adottato in tema di
certificazione di un sistema di qualità le norme conosciute con il nome Iso
29000, aggiornate nel 1994 con il nome Iso 9000, fino alle recenti versioni del
2000, del 2005 e del novembre 2008. Ma il concetto di qualità, negli anni, è stato
percepito in modo sempre maggiore come un ulteriore appesantimento burocratico
e non uno snellimento delle pratiche. Il convegno organizzato dall'Azienda
ospedaliera di Alessandria, in programma domani dalle 9 nel salone di
rappresentanza del Santi Antonioe Biagio, in linea con il principio di
centralità del paziente che l'Azienda sta perseguendo, parte proprio da questo
presupposto, come specificato nel titolo: «Qualità: inutile
burocrazia o vantaggio
competitivo?». L'appuntamento ha come obiettivo di approfondire il tema della
qualità come strumento di gestione aziendale, attraverso i contributi
scientifici e le testimonianze dei protagonisti che hanno maturato una grande
competenza nel settore, dando ai partecipanti la possibilità di recepire raccomandazioni
e suggerimenti basati sull'esperienza. Il convegno si inserisce tra gli
strumenti che consentono all'Azienda di lavorare nell'ottica di perseguire la
soddisfazione del paziente e si collega quindi al progetto «Fatti sentire! Ti
ascoltiamo», appena iniziato, allo scopo di realizzare una rilevazione
strutturata e sistematica della soddisfazione dei propri utenti, attraverso il
supporto e la collaborazione con le associazioni di volontariato. Il progetto
non è soltanto un'indagine sulla soddisfazione del paziente, ma uno strumento,
integrato con gli altri, per il perseguimento della soddisfazione. Sottolinea
il direttore generale Nicola Giorgione: «L'Azienda vuole mettere il paziente al
centro del sistema, tenendo conto che una prestazione può essere definita
efficace solo se soddisfa anche le esigenze di chi la riceve; puntare sulla
customer satisfaction (soddisfazione del paziente) significa dotarsi di una
leva per orientare il cambiamento sotto il profilo culturale, organizzativo e
tecnico, indirizzando la cultura interna al servizio del cittadino e motivando
il personale nel comprendere pienamente il ruolo e i propri sforzi, favorendo
il passaggio da una logica delle "funzioni" ad una logica per
"processi" e ad un arricchimento delle mansioni alla base». «Fatti
sentire! Ti ascoltiamo» nasce per dare un percorso preciso al progetto,
affinché i cittadini possano esprimere le proprie opinioni su accessibilità,
tempi di attesa, comfort, relazione, qualità dell'assistenza, aspetti positivi
e da migliorare, sono alcuni degli aspetti che saranno presi in considerazione,
evitando l'errata percezione di inutilità che spesso viene associata a questi
percorsi. Pochi giorni fa è partita la fase di ascolto, che durerà per circa
tre mesi, attraverso interviste che saranno realizzate dai volontari delle
associazioni di volontariato che hanno aderito all'iniziativa e dalle caposala
dei reparti interessati. Poi saranno elaborati e analizzati i dati raccolti e
presentati nuovamente per dare la massima trasparenza al percorso di
coinvolgimento del cittadino che l'Azienda ha avviato. Il questionario è unico
e viene somministrato in tutti i reparti e ne saranno distribuiti circa 9000.
Nello specifico, le associazioni (a cui va il sentito ringraziamento dell'Aso)
che partecipano al progetto sono: Adal, Aido, Aima, Aism, Avis, Avoi, Avulss,
Bios, Centro bottega della solidarietà, Cittadinanzattiva, Clown Marameo,
Comitato di partecipazione, Fulvio Minetti, Masci, Regala un sorriso/Aprova,
Tribunale diritti del malato.
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Simonetta Zanetti
Sarà legge il dialetto a scuola Proposta della Lega alla Camera: nel piano
formativo a settembre Luca Zaia: «La cultura non si decide nei tribunali» Il
provvedimento prevede inoltre l'introduzione dello studio di storia e
tradizioni locali VENEZIA. Detto fatto. Nemmeno il tempo di aprire il dibattito
e far respirare la polemica, che la proposta tutta leghista di inserire
l'insegnamento del dialetto o meglio delle «specificità culturali,
geografico-storiche e linguistiche regionali» sbarca alla Camera. Non ci fosse
cosa più importante. Tant'è. Sulla scia della proposta del ministro Zaia, il
popolo del Carroccio, manco a dirlo, si è prontamente mobilitato. Con il
provvedimento, che ha come prima firmataria Paola Goisis, capogruppo in Commissione
cultura della Camera, la Lega chiede che lo studio della storia, della
tradizione e anche del dialetto delle regioni, entri a far parte, già dal
prossimo anno, dei programmi scolastici. Ieri mattina il testo è stato
incardinato con la relazione della deputata padovana (che è anche relatrice del
provvedimento): l'esame proseguirà quindi dopo le elezioni. La proposta, divisa
in quattro articoli, chiede che il ministro dell'Istruzione - che pure aveva
già stroncato a distanza l'idea avanzata proprio in Veneto sia da Bossi che da
Zaia - già dall'anno scolastico 2009-2010, inserisca nei programmi
«l'insegnamento delle specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche
delle comunità territoriali e regionali». Tutto passa, ovviamente, attraverso
la previsione di piani di studio personalizzati con specifiche unità didattiche
dedicate allo studio delle tradizioni locali. «L'Italia - sottolinea la Goisis
nella sua relazione - conta molte lingue regionali di grande valore ancestrale,
etnico e culturale. La presente proposta di legge intende quindi salvaguardare
il patrimonio geografico, storico, linguistico e culturale territoriale e
regionale, inserendolo nel curriculum scolastico obbligatorio dello studente.
Questo va accuratamente armonizzato, come già avviene con successo in molte
scuole del Piemonte, Friuli, Trentino e Val D'Aosta». Non solo. Nella
relazione, si evidenzia anche la necessità di ristudiare il Risorgimento su
basi anche regionali. Un esempio? «Lo studio della realtà Sabauda per gli studenti
del Piemonte può assumere un'importanza non inferiore a quella che riveste lo
studio della realtà Borbone per gli studenti delle regioni meridionali. Qui,
infatti, non si vuole rivendicare solo la storia del Veneto - precisa Goisis -
ma si vuole approfondire la conoscenza di tutte le storie delle nostre
regioni». La deputata leghista spera comunque che la proposta di legge possa
avere il via libera entro l'estate, in tempo per l'avvio del nuovo anno
scolastico. Applaude il ministro Luca Zaia che solo la settimana scorsa, nel
Veronese, aveva arringato gli agricoltori proprio in dialetto, standosene
arrampicato su un covone di paglia. Entrato in un'azienda agricola contestato,
se ne era uscito tra gli applausi, a sostegno della tesi che il ricorso ad un comune
linguaggio migliora la qualità della comunicazione: «Voglio esprimere il mio
plauso ai parlamentari che si sono fatti promotori di questa proposta di legge
- sostiene il ministro dell'Agricoltura - è questa la strada da seguire: non è
con le sentenze dei tribunali che si decide quale cultura trasmettere ai nostri
giovani, ma con la democrazia, ragionando sulle leggi e coinvolgendo i popoli
nel dibattito». Quindi prosegue: «Non si tratta di difendere un panda
linguistico o un animale in via di estinzione con provvedimenti forzati. Né,
vale, l'argomento della minore importanza delle lingue
regionali rispetto a materie come la storia o la geografia: perché la storia
l'hanno fatta i popoli che compongono l'Italia, ognuno con le sue specificità,
ognuno con la propria lingua. Si tratta, invece, di decidere se coltivare
questa ricchezza o se lasciarla all'attività delle burocrazie».
( da "Trentino" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Silvano Bert
Prodi: «Crisi? Serve un rilancio politico» Oggi manca la vera meritocrazia, e
c'è la perdita di prestigio di figure importanti come il maresciallo, il
medico, il maestro TRENTO. Ormai è tutto pronto per l'avvio della quarta
edizione del Festival dell'Economia, che sarà inaugurato domani alle 16.30. Tra
i grandi protagonisti c'è anche lo storico Paolo Prodi, professore emerito
dell'unviersità di Bologna ed ex rettore dell'ateneo trentino. Da tempo Paolo
Prodi è impegnato in una ricerca storica sul forum, lo spazio fisico e mentale
in cui si esercita il potere, si amministra la giustizia, si scambiano i beni.
Vi troviamo il palazzo, la piazza, ma anche il tribunale e il confessionale. Dopo
"Il sacramento del potere" (1992) e "Una storia della
giustizia" (2000), l'ultimo volume è "Settimo non rubare"
(2009). Il percorso, affascinante, è una storia dell'Occidente in cui politica
ed economia, diritto e religione si muovono insieme. Sulla "metamorfosi
dello Stato" lei sarà a confronto con altri scienziati sociali. Che cosa
ha di specifico lo sguardo dello storico? Le domande che contano, per capire la
transizione verso la nuova civiltà planetaria, dallo "Stato sovrano"
allo "Stato sistema", nascono dalla comprensione del mondo
plurisecolare che ci stiamo lasciando alle spalle. Da lì, anche se non lo
sappiamo, provengono molte delle nostre paure e speranze. Compito della storia
è svelare il tempo lungo incorporato nelle cose e nelle idee. Non fa
previsioni, ma ci aiuta a scegliere. Fin dove dobbiamo spingerci indietro per
capire, nella crisi in cui siamo immersi, il rapporto fra "identità"
e "globalizzazione"? Molti pensano che guardare indietro sia una
perdita di tempo. Alcuni studiosi, per indicarci la portata del cambiamento,
fanno l'esempio del passaggio dalla carta d'identità rilasciata dallo Stato
alla carta di credito come vero documento identitario dell'uomo globalizzato.
E' utile vedere come è nato il mondo oggi in crisi. Fu nel XI secolo, con la
lotta per le investiture, che l'autorità sacrale del papa e il potere politico
dell'imperatore hanno cominciato a disgiungersi. E' un dualismo istituzionale
che mette in fibrillazione continua tutta la società europea, e rende possibile
la rivoluzione commerciale: la città come luogo del mercato. Vi si afferma un
potere economico de-territorializzato in cui gli scambi avvengono secondo le
regole della concorrenza fondate sulla fiducia reciproca. La "repubblica
internazionale del denaro" non si lascia ingabbiare all'interno della
singola città, né poi nel singolo Stato. Da questa dialettica, fra potere
legato al territorio e potere mobile del denaro, fra ricerca del bene comune e
del profitto individuale, nascono la libertà dell'individuo e il costituzionalismo
occidentali. In che cosa consiste il mondo moderno che sta tramontando?
Cinquecento anni fa, Francesco Guicciardini avvertiva: "Dico che el duca
di Ferrara che fa mercatantia [commerci], non solo fa cosa vergognosa, ma è
tiranno, faccendo quello che è officio dei privati e non suo: e pecca tanto
verso i popoli, quanto peccherebbero i popoli verso lui intromettendosi in
quello che è officio solum del principe". Appare netta la distinzione tra
pubblico e privato, tra la sfera politica e quella del mercato. Lo Stato
sovrano non gestisce direttamente la vita economica, ma interviene per
finalizzarla al bene comune, dettando le regole a cui tutti gli attori devono
attenersi, e prelevando con il fisco una quota della ricchezza necessaria
all'organismo politico. Il potere economico, a sua volta, non entra nella
gestione dello Stato direttamente ma, con il tempo, nelle forme mediate della
rappresentanza politica. In questo modo, democrazia e capitalismo si saldano
inscindibilmente. E' una ricostruzione storica che smentisce sia il liberismo
che il marxismo. Non si può ridurre il rapporto tra potere politico ed
economico all'antitesi tra mercatismo e statalismo, tra mano invisibile e
pianificazione. Questo è uno schema per la propaganda elettorale. Nel tempo
lungo della storia occidentale i due poteri non sono né uniti né separati, ma
sempre in tensione tra loro. Capitalismo e democrazia "simul stabunt,
simul cadent". E' il dualismo il respiro della nostra storia. I
totalitarismi del XX secolo, quello nazifascista e quello comunista, ne sono la
patologia estrema perché aspirano al monismo. Unificano politica ed economia:
come religioni secolarizzate ci respingono nell'età premoderna. I conflitti
politici e militari del XX secolo ci hanno però consegnato la vittoria del
mercato e della democrazia. Fu il tema del Festival dell'Economia dello scorso
anno. Dopo il 1945 e il 1989 possiamo quindi guardare al futuro con ottimismo?
Già la Prima guerra mondiale e la rivoluzione russa indicano l'impossibilità di
mantenere l'equilibrio fra gli Stati nazionali e la repubblica internazionale
del denaro. Oggi la globalizzazione segna la fine del "nostro" Stato
e anche del "nostro" mercato, così come li abbiamo conosciuti per
secoli. "L'economia è globalizzata, lo Stato no": così Sabino Cassese
definisce la grande patologia dei nostri tempi. Il mondo della finanza e
dell'informazione prende il sopravvento sul potere politico, e la rendita sul
lavoro. Viene meno la distinzione fra sfera pubblica e sfera privata che è alla
base della modernità. In Italia la crisi della legalità è aggravata dalla
storica debolezza delle strutture statali, e dalla presenza della mafia e della
camorra. Si intravedono ombre minacciose di un nuovo monismo in cui il sacro,
il politico e l'economico tendono a fondersi. Fatta la diagnosi, quali sono i
rimedi? Ci vorrebbe un rilancio della politica, all'altezza dei tempi. Che non
sono quelli del duca di Ferrara e della sua mercatantia. La distinzione, e la
relazione, fra pubblico e privato devono essere di altro segno. Invece, anche
nell'Italia dei governi di centro-sinistra, si procede alla privatizzazione del
pubblico, che si risolve nello smantellare la burocrazia sottoponendola alla classe
politica. E alla pubblicizzazione del privato, che si sviluppa in una rete
enorme di monopoli palesi o nascosti, di presenze politiche o sindacali che
soffocano qualsiasi vera concorrenza. Parole magiche come meritocrazia e
federalismo si usano come placebo o imbrogli. I risultati sono il
diffondersi del precariato pubblico privo di ogni motivazione, la perdita di
prestigio di figure come quelle del maestro, del professore, del medico
condotto, del tecnico provinciale, del maresciallo. Nell'amministrazione non
c'è carriera: è assurdo lo scompenso fra gli stipendi d'oro dei dirigenti,
grandi per merito politico o sindacale, e le retribuzioni dei funzionari e
impiegati inferiori. Eppure, penso all'università, sarebbe semplice introdurre
una vera concorrenza fra istituti, abolire il valore legale dei titoli,
controllare la presenza di docenti e studenti alle lezioni. Come si colloca in
questa storia il settimo comandamento del Decalogo "non rubare"?
Anche il concetto di furto ha una storia. Dalla concezione immobile
aristotelica e veterotestamentaria come appropriazione ingiusta di un bene
altrui si è passati al furto come violazione delle regole stabilite sul mercato
da un patto di fiducia fra uomini. Diventa poi azione contro il bene comune
rappresentato dalla respublica, e sfruttamento del lavoro salariato. Ma dove
sta il furto quando il capitale finanziario è del tutto delocalizzato,
invisibile e irresponsabile? E come si colloca rispetto al problema dei limiti
delle risorse, dell'inquinamento ambientale, della genetica umana? E' una
storia in cui il rapporto fra il peccato, la colpa, il reato deve continuare a
interrogarci.
( da "Trentino" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
«La sociologia può
salvarci dal potere deciso dal mercato» Il docente crede tuttora che la
disciplina serva a collegare bisogni individuali e istituzioni STEFANO FAIT A
cosa serve la sociologia, oggi? A rinsaldare il sistema o a criticarlo? Ad emanciparci
o a legittimare la riduzione dell'essere umano alla sua mera funzione sociale?
E quanta influenza esercitano gli studi sociologici sulla pratica della
politica? Franco Ferrarotti, uno dei fondatori della sociologia in Italia,
affermato luminare a livello internazionale è stato uno dei protagonisti della
nascita, nel 1962, dell'Istituto universitario di scienze sociali a Trento. Chi
meglio di lui, che ha ricoperto la cattedra di sociologia in qualità di primo
docente ordinario a Trento e alla Sapienza di Roma, poi visiting professor in
prestigiose università europee ed americane e autore di moltissimi saggi,
potrebbe rispondere a queste domande? Ieri Ferrarotti è tornato a Trento, dopo
più di quarant'anni, per un incontro-intervista nella splendida aula 20 di
Sociologia, dalle grandi finestre che spaziano sui tetti del centro storico.
Oggi, alle 10.30, parteciperà assieme a Salvatore Casillo e Fabrizio Ferrari ad
una tavola rotonda coordinata dal preside Davide La Valle, dal titolo "Il
laureato in sociologia tra formazione e mercato del lavoro: la professione di
sociologo", con interventi di laureati di sociologia che hanno fatto
carriera presso enti pubblici e grandi imprese italiane come Eni, Fiat, Inpdap,
Montedison e Provincia autonoma di Trento. L'abbiamo intervistato poco prima
dell'incontro-intervista. La sociologia inizia con il grande Max Weber che
spiegava, ormai un secolo fa, come la burocrazia fosse nata per gestire la
cosa pubblica indipendentemente da affiliazioni tribali, religiose, claniche,
di ceto, eccetera. Ora siamo virtualmente prigionieri di questa stessa burocrazia. Come ne usciamo vivi? Weber
era un figlio della borghesia, ragionava come un borghese, ma non volle mai
ammettere di esserlo. La società borghese aveva bisogno di un modello di
razionalità efficientista per essere amministrata e la sua logica doveva essere
quella burocratica. Quel che Weber intuì fu che la burocrazia
impersonale, con le sue pratiche anonime, spersonalizzava e disumanizzava. Ogni
persona si sente irriducibile e vuole essere trattata come un caso a sé, ma la
razionalità tecnica formale che stava prendendo piede era quella del formicaio.
Ora si è andati persino oltre, consegnando il potere decisionale al mercato,
con i suoi criteri utilitaristici che pongono fine ai rapporti in cui l'essere
umano ha valore in quanto tale. E la sociologia di oggi, quella che si studia a
Trento, ci può aiutare? Viviamo in una società razionale, dominata
dall'imperativo tecnologico. La sociologia serve alla società per interrogarsi,
per riflettere su se stessa, per interpretarsi. E non stiamo parlando dei
sondaggi coi quali qualcuno pensa di poter governare un Paese. La sociologia ha
l'ambizione ed il dovere di collegare i bisogni dei cittadini e le performance
delle istituzioni e di mostrare in che direzione stiamo procedendo. Come mai
lei arrivò a Trento? Kessler era una dinamo umana, una specie di panzer. Me lo
ricordo con quel suo aspetto medio-orientale, un buongustaio, era impossibile
resistergli. Voleva che a Trento sorgesse un centro di ricerca che studiasse le
rapide ed enormi trasformazioni di un Paese che stava compiendo in pochi anni
il percorso che il Regno Unito aveva completato in due secoli. Voleva che la
transizione avvenisse nel modo più ordinato possibile. Bisognava governarla,
non subirla. Proprio così. E qual era il clima a Trento nel 1962? Confesso che
io non volevo venirci. Un laico come me in una città di preti, la città della
Controriforma, in mezzo alle montagne, dopo un'esperienza di insegnamento in Nord
America? Ma come potevo dire di no a Bruno Kessler e Marcello Boldrini? Alla
fine mi ci trovai bene e scopersi che la città non era così chiusa e
conformista come pensavo. Perché uno dovrebbe iscriversi a Sociologia, oggi?
Perché gli insegnamenti più necessari sono proprio quelli che sentiamo in
crisi. Dobbiamo integrare le ovvie carenze della classe politica. Non solo, si
deve anche porre rimedio ai guasti dovuti all'egocentrica imbecillità dei
grandi economisti. E chi lo può fare se non noi, quando le istituzioni non sono
più rappresentative, ma sono diventate rappresentazioni teatrali?
( da "Tirreno, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Cecina
Occupazione e sviluppo: ecco cosa fare Ex club Med, lottizzazioni sul mare,
cultura: i nodi per chi governerà Fonzo (PdL). «Rigore e trasparenza, tagliare
le spese superflue, ridurre la burocrazia. E' quello che vorrei fare» CASTAGNETO. Tre candidati a
confronto per il forum che il nostro giornale ha organizzato e dedicato alle
prossime amministrative che rnnovano il comune di Castagneto. Sono Luisa Fonzo
(Partito della Libertà), Paolo Francini (Sinistra per Castagneto: Rifondazione
e Pdci) e Fabio Tinti (Castagneto Democratica: Pd, Psi, Idv e Governare
Bene), sindaco uscente. Ecco le loro risposte alle nostre domande sul futuro
del territorio. Ci presenti il suo programma elettorale in tre concetti.
(Francini): partecipazione vera dei cittadini alle scelte fondamentali.
Concetto del limite: il consumo del territorio deve essere attentamente
valutato e misurato. Diritti dei lavoratori: lotta al lavoro nero, al
precariato, certificazione etica delle imprese e del Comune, nella convinzione
che la sicurezza deriva innanzitutto dalla tranquillità economica e dalla
certezza del diritto. (Fonzo): amministrare con rigore, trasparenza ed
economicità tagliando le spese superflue e riducendo la burocrazia.
Flessibilità nelle scelte che devono risultare sempre in sintonia con
l'evoluzione della società. Modifica del piano strutturale per renderlo più
attuabile e compatibile con le esigenze degli operatori, dell'ambiente e dei
cittadini. - Modificare la gestione dei servizi essenziali offerti ai cittadini
in modo che si ristabilisca il giusto equilibrio tra benefici e costi. (Tinti):
Un progetto politico ambizioso e di innovazione per una migliore qualità della
vita dei cittadini, che pensa ai reali bisogni della gente e offre nuove opportunità
di lavoro che parte dalla reale capacità di spesa dell'ente. Una idea di
crescita per Castagneto che non lasci indietro nessuno. Cosa pensa dei suoi
avversari? (Fr): Fabio Tinti: sicuramente un uomo con esperienza, insieme con
il quale ho fatto un percorso politico,ma che ritengo abbia abbandonato il
progetto di cambiare Castagneto, accettando molto di quel pensiero unico che
all' inizio del nostro lavoro si intendeva combatter. Luisa Fonzo:
intellettualmente onesta, ma la parte politica in cui milita, mi trova, per
ovvi motivi, in contrapposizione, perché difende gli interessi dei più forti
(Fo): La Sinistra per Castagneto ha presentato, un programma improntato su
teorie condivisibili ma astratte e di difficile applicazione. Castagneto
democratica ha steso un programma che ripropone iniziative che non sono
riusciti a realizzare e con un immobilismo politico ben rappresentato dalla
nomina degli assessori, non scelti tra i candidati consiglieri presentati agli
elettori ma ripresi come esterni dall'uscente amministrazione. (Ti): Sono due
brave persone, ma oggi per fare il sindaco non è sufficiente essere solo bravi,
occorre conoscere i bisogni reali del territorio, cosa che Fonzo non possiede,
occorre anche affrontare il futuro con il coraggio del fare, cosa che a
Francini manca, e senza tenere la testa rivolta al passato, cosa che invece
farebbe. Quanto ha speso per la campagna elettorale? (Fr): Personalmente
niente. La Sinistra per Castagneto circa 1600 euro. (Fo):Resteremo al di sotto
dei 2000 euro. (Ti): La coalizione ha preventivato un impegno di circa 15.000
euro Cosa pensa dei progetti di riqualificazione dell'ex Club Med e di Villa
Serristori? (Fr): La prima pecca che troviamo è la scarsità di coinvolgimento
dei cittadini, chiamati a dare il loro consenso a scelte già fatte. La seconda
è un consumo esagerato del territorio e una visione del turismo per ricchi che
non valorizza Castagneto, perché crea Villaggi uguali a tanti altri nel mondo.
La terza è che sospettiamo crei lavoro precario e con pochi diritti. (Fo): E'
un gran progetto che prevede alti investimenti. Ci auguriamo che ci sia un
ritorno sul territorio in termini di posti di lavoro e di incremento economico
per le attività artigianali commerciali e turistiche della zona e porti le stesse
ad una migliore riqualificazione. (Ti): Un intervento di recupero
dell'esistente, senza un mq in più di nuove edificazione in un luogo di
straordinario pregio ambientale, una grande opportunità di crescita e sviluppo
in termini economici e occupazionali, 150 milioni di euro di investimenti, 200
nuovi posti di lavoro. Un territorio di qualità come Castagneto Carducci che
attrae interventi di qualità. La sua ricetta per favorire l'occupazione sul
territorio. (Fr): Per il turismo: allungamento della stagione, rivisitazione
del rapporto qualità/prezzo, turismo sociale, ambientale, culturale.
Agricoltura: favorire la diversità, non più solo monocultura, ma ortofrutta,
piccoli allevamenti, filiera corta... Artigianato: riqualificazione, partendo
dagli aspetti ambientali (riqualificazione degli edifici, risparmio energetico
e idrico). (Fo): E' necessario poter fare impresa, soprattutto in ambito
giovanile, semplificando i procedimenti e riducendo la burocrazia.
A livello comunale è necessario affiancare alle attività produttive un valido
ufficio con personale esperto e professionalmente preparato che sappia aiutare
e dare le giuste risposte. (Ti): Un lavoro in sinergia tra pubblico e privato,
l'attivazione di percorsi di formazione professionale, il sostegno agli investimenti
di qualità verso i nostri principali motori di sviluppo quali Agricoltura,
Turismo, Commercio e Artigianato. La creazione di strumenti operativi per
l'organizzazione e gestione del lavoro per i soggetti svantaggiati. Cosa pensa
della nuova lottizzazione tra Marina di Castagneto e l'Aurelia (Olmaia, Stella
1, Stella 2)? (Fr). Questa lottizzazione deriva dal passato, quando la
sensibilità ambientale non era molto forte ed anche il progetto per il turismo
era diverso. Col tempo si è rivelata una previsione sbagliata, perché incide
moltissimo sui consumi (acqua, depuratore ecc..) a fronte di un ritorno
economico molto basso ed una forma di turismo da "stagione corta" che
non porta occupazione. Nei fatti, rappresenta l' esatto opposto di quello che
pensiamo debba essere il futuro di Castagneto. (Fo): Sono progetti restati nel
cassetto da anni per essere eseguiti nel momento finanziario ed economico meno
opportuno. Non si capisce il motivo per cui devono essere costruiti soltanto
blocchi di appartamenti perennemente tutti uguali tristi e monotoni che
deprimono il territorio. Si spera inoltre, che prima che siano ultimate le
lottizzazioni, siano assicurati la funzionalità dei servizi essenziali quali la
viabilità, l' acqua, la depurazione, già attualmente carenti. (Ti): Una scelta
del passato che abbiamo contenuto al massimo, concertando con i privati, per
quanto le normative ci hanno concesso, interventi di competenza pubblica, come
la messa in sicurezza idraulica del territorio, l'adeguamento dei sistemi della
depurazione e la cessione di appartamenti ad uso pubblico per l'emergenza
abitativa. Castagneto e la cultura: proseguire il rapporto con Armunia? (Fr):
Riteniamo che debba essere rivisitato tutto l' argomento cultura ed anche il
rapporto con Armunia, che non escludiamo, ma che vogliamo anche "a
servizio" delle creatività "artistiche" presenti nel territori,
in modo che i cittadini diventi protagonisti attivi e non solo spettatori. Come
dice un nostro slogan da spettatori a spett- attori. proponiamo ad es. una
struttura partecipativa che affianchi l' 'assessorato alla Cultura. (Fo):Il
Teatro di Castagneto Carducci è un posto speciale da gestire in modo da portare
a momenti di crescita personale e collettiva con eventi piacevoli e di impatto
positivo sulle coscienze e sulle menti dei cittadini. Attualmente non vi è
equilibrio tra costi e benefici in termini culturali per cui è da rivalutare
attentamente l'affidamento della gestione del teatro ad Armunia. (Ti): Occorre
sempre di più pensare in termini di politiche di area anche sui temi culturali,
ricercando sui progetti la massima condivisione dei territori. Armunia
rappresenta una esperienza importante in tal senso alla quale vanno ridefinite
le funzioni e gli obbiettivi, senza disperderne le qualità principali in
termini di ricerca e formazione per una crescita culturale di un intero
territorio. La prima cosa che farà se sarà eletto sindaco. (Fr):Una riunione
con i dipendenti del Comune e con i loro rappresentanti sindacali per avviare
il lavoro con la loro condivisione, con i loro suggerimenti e le loro
osservazioni. (Fo):Un'attenta analisi del bilancio in modo da depennare le
spese inutili e tagliare gli sprechi. Vorrei inoltre poter instaurare uno
stretto rapporto di collaborazione e di fiducia con il personale al fine di
razionalizzare e valorizzare al meglio il loro lavoro. (Ti): Credo che ci sia
un mondo, quello dei ragazzi e delle ragazze che vada ascoltato di più e al
quale dobbiamo delle risposte, è per questo che mi attiverò da subito per dare concretezza
alle proposte presentate per i Giovani, dagli spazi autogestiti, gli eventi e
le manifestazioni giovanili, la formazione professionale, la nuova sede
dell'informagiovani, i laboratori musicali e teatrali, la sala prove musicali,
il Forum dei Giovani.
( da "Unita, L'" del
28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Mito e ironia per
curare un dolore chiamato Cuba» «Lezama Lima alimentava il fuoco che permetterà
di reinventare l'isola...». Uno scritto di Yoani Sànchez sul più grande scrittore
caraibico del XX secolo YOANI SÀNCHEZ Ecco ampi stralci da Aldabonazo en
Trocadero 162, raccolta di scritti in memoria di Lezama Lima, considerato uno
dei principali scrittori caraibici del'
( da "Tirreno, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 11 - Empoli
Polemiche e veleni riempiono il teatro per il confronto a tre SANTA CROCE.
Serata dedicata alle polemiche "in famiglia" quella passata dai tre
candidati sindaco all'incontro-dibattito di martedì al Verdi. Uno scontro,
svoltosi di fronte ad un teatro decisamente pieno e partecipe, che non si è
neppure risparmiato i cori e le tifoserie da stadio. E se la scena era tutta di
Letizia Quaglierini, che per la prima volta si trovava a fronteggiare in
pubblico il suo ex compagno di giunta Osvaldo Ciaponi ed il suo concorrente nel
centrodestra Stefano Giannotti, c'è da dire che il sindaco uscente ha avuto
vita decisamente facile. Buona parte della serata infatti è trascorsa fra gli
attesi battibecchi intorno alla figura di Quaglierini, in particolare da parte
di Giannotti che l'ha accusata di aver creato confusione nel fronte
anti-Ciaponi con la complicità di alcuni esponenti provinciali. E poi, le
frecciate relative al suo passato nel centrosinistra in qualità di vicesindaco.
«La signora è stata sfiduciata dalla maggioranza per la quale ha lavorato per
anni - ha dichiarato Giannotti - dopodiché ha cercato l'amicizia di alcuni
esponenti provinciali approfittando della situazione che si sta creando nel Pd,
dove molti soggetti dell'ex Margherita stanno confluendo nell'Udc e nel
centrodestra». «Quaglierini avrà pure convinto Pisa ma non certo noi - continua
- noi che con Prodi non siamo mai stati». Pronta la replica di Quaglierini,
forte dell'investitura provinciale del Pdl. «Chi mi conosce bene sa anche la
mia storia - ha affermato -, io non sono stata "nel" centrosinistra,
sono stata "alleata" del centrosinistra e ho un passato nella Dc e
nel Partito Popolare, formazione per la quale sono stata all'opposizione
proprio qui a Santa Croce negli anni '90». I suoi problemi col centrosinistra,
secondo Quaglierini, deriverebbero dalla nascita del Partito Democratico e
dallo "strapotere dei vecchi Ds all'interno del nuovo partito". «Mi
accusano di andare a caccia di poltrone - ha detto - ma la verità è che se
avessi voluto avrei potuto continuare a fare carriera nel centrosinistra». Da
parte sua, Ciaponi difende il suo operato. «Quella verso Quaglierini è stata
una sfiducia politica dovuta ai suoi comportamenti - ha affermato -, il suo
atteggiamento è stato scorretto verso la maggioranza che aveva appoggiato in
passato. Di qui l'atto formale delle dimissioni». Tema
fondamentale della serata, sicurezza e burocrazie a parte, è stato ovviamente
quello della crisi economica che investe il sistema conciario. «Facile oggi
dirsi a favore dello sviluppo - ha accusato Quaglierini - ma la verità è che il
piano strutturale attuale non dà risposte esaustive. Noi proponiamo
reali tagli d'imposta per le imprese, in particolare per il settore dei
contoterzisti. Proponiano inoltre un nuovo piano strutturare che agevoli le donne
con nuovi orari e part-time. Inoltre, è venuto il momento di riappropriarci
delle politiche sociali, oggi in mano ad un insieme di comuni». Per la libera
iniziativa degli industriali invece Giannotti. «La sinistra in questi anni ha
ingabbiato l'industria con lacci e laccetti - ha dichiarato - l'unico ambito in
cui il Comune deve operare come intermediario è col sistema creditizio, che
oggi strangola i contoterzisti». «Il Comune deve avere un ruolo primario nella
gestione della crisi - ha detto Ciaponi -, questo lo si fa anche attraverso
nuove agevolazioni. La maggior parte dei problemi ad investire da parte dei
Comuni però è assolutamente esterna: si chiama "patto di stabilità".
Solo sbloccando quei fondi i Comuni possono rispondere efficacemente». Nilo Di
Modica
( da "Tirreno, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 6 - Grosseto
«Il cambiamento siamo noi» Il coordinatore del Pdl Agresti: «Governano da 63
anni» «L'asse diretto con il Governo permetterà ad Antichi di ottenere molto
per la Provincia E anche nei Comuni mi aspetto sorprese» GUIDO FIORINI
GROSSETO. Il Centrodestra ci crede. "Sente" la vittoria alle
Provinciali, ma anche in molti Comuni. Al di là dei punti di forza del
programma il Pdl, alleato con Udc, Adc, Lega Nord e Caccia pesca e natura, ha
dalla propria un'arma importante: il cambiamento. E Luca Agresti, giovane
coordinatore del neonato partito, lo ribadisce con forza: «Solo noi possiamo
parlare di cambiamento. Solo noi siamo il "nuovo" per la Provincia.
Loro la governano ininterrottamente da 63 anni, sempre con le stesse idee, in
una continuità che ha fatto solo danni. Chi vuol cambiare, chi vuole respirare
un'aria nuova in Provincia, può farlo solo con noi». Sono arrivati i big.
«Vero. In sostegno di Antichi sono venuti i ministri, da Matteoli, a Brunetta,
a La Russa. Altri verranno. Avremo un finale di campagna elettorale molto
intenso. I motivi sono due. Da parte del Governo c'è grande attenzione verso
questo territorio. E questo vale adesso, ma varrà anche dopo. Con un Governo
"amico" sarà molto più semplice, guidando la Provincia, avere vantaggi
per la Maremma. Basti pensare quanto impulso ha dato Matteoli all'autostrada,
opera decisiva per l'area. E poi sappiamo di poter vincere, siamo l'unico
cambiamento». Su quali puntate? «Intanto la coesione fra i territori. Con un
filo diretto fra istituzioni, imprese e cittadini. Non possiamo più permetterci
situazioni in cui due Comuni, Scarlino e Follonica, ricorrono al Tar contro la
Provincia, in una guerra fra amministratori dello stesso partito.
L'incomunicabilità è inaccettabile. Poi vogliamo snellire
la burocrazia, semplificare
le pratiche». E i rifiuti? «La nostra linea è chiara dall'inizio: vogliamo una
moratoria di sei mesi. Non sono molti sei mesi, ma consentiranno di valutare
alternative tecnologiche al cogeneratore. E soprattutto permetteranno di dar
voce ai cittadini, scavalcati e ignorati dal centrosinistra che insiste su un
piano provinciale vecchio e superato». Anche perché l'area vive di
turismo. «è un altro dei punti di forza del nostro programma. E mi riallaccio
al discorso di prima: è stato da poco istituito un ministero specifico (con
Michela Brambilla, ndr). Con noi al governo della Provincia, sarà facile avere
un occhio di riguardo per la Maremma che ancora fa fatica a entrare nei
circuiti internazionali, ad avere la giusta valorizzazione. Un altro aspetto è
quello della portualità e della nautica: possiamo portare investimenti nella
zona e sbloccare quelli fermi, come i 9 milioni di euro che Follonica aspetta
per le barriere frangiflutti. Infine l'aeroporto: importante è stata la conferma
del ministro La Russa sui voli civili diurni e anche la possibilità di parlare
di qualcuno notturno, in certi periodi. Finora c'era sempre stato un no secco.
Nasce per la prima volta una commissione specifica su questo aspetto, con
dentro il presidente dalla Provincia». Fra i vostri alleati ci sono anche
cacciatori e pescatori. «Una lista specifica per un problema sentito, verso il
quale avremo grande attenzione. Ci sono persone che porteranno la propria
professionalità, in Provincia ci sarà la voce di cacciatori e pescatori». Nei
Comuni, però, sarà battaglia. «Io credo che ci saranno molte positive sorprese
per noi. Anche qui siamo noi il nuovo, il cambiamento. In ogni realtà abbiamo
persone che si sentono pronte per un'alternativa di governo. E poi è di fronte
agli occhi: nei Comuni dove si vota il centrosinistra è "imploso",
sbriciolandosi in mille rivoli». Tiene ancora banco la polemica sul Cie. «A me
sembrano ridicoli, a questo punto. Due ministri e un sottosegretario hanno
pubblicamente dichiarato che non ci sarà a Grosseto. Mai. Cosa vogliono di più
a sinistra? Gli atti si fanno per fare le cose, non per escluderle. Credo che
quello del Cie sia soprattutto un problema loro». E se fosse ballottaggio? «Noi
possiamo vincere al primo turno. Ma se fosse, con le liste che stanno dalla
parte nostra c'è accordo sulla maggior parte dei temi, non sarà difficile
trovare intesa. Sono curioso, nel caso, di vedere come faranno loro con le
liste di sinistra, con le quali hanno visioni diametralmente opposte su temi
fondamentali, penso alla gestione dei rifiuti, o all'autostrada».
( da "Manifesto, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Ostinati 85/08»,
l'underground di Roberto Nanni C.Pi. ROMA Roberto Nanni è uno dei nostri
migliori talenti. Appartato, solitario, esploratore di formati, generi,
dispositivi, il video come il super8, quest'ultimo divenuto oggi per una
generazione di artisti quasi il mezzo per resistere all'omologazione
(dittatura?) del digitale. Lui però, Nanni, ci lavora da sempre, perché tutto
il suo cinema è una forma durissima di resistenza. Alla burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una necessità
politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa indipendenza
che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è cresciuto col
punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea, le immagini per
lui possono essere solo decostruzione emozionale e del movimento. La sua
trama emozionale si compone di suggestioni, ama sviscerare l'oggetto del suo
sguardo, improvvisare traiettorie, distorcere il punto di vista ... Per questo
è un evento l'uscita del dvd (disponibile dall'1 giugno) che raccoglie le sue
opere: Ostinati 85/08, prodotto da Kiwido - Federico Carra editore, nella
collana Immagini Mosse, è un cofanetto col dvd dei film e un libro che esplora
il lavoro di Roberto Nanni. Stasera Ostinati 85/08 viene presentato all'Apollo
11 di Roma (via Conteverde, 51, sala del Piccolo Apollo, ore 21.00. Saranno
proiettati frammenti della selezione di opere realizzate da Nanni tra il 1985 e
il 2008, che include L'amore vincitore. Conversazione con Derek Jarman, una
commuovente intervista a Derek Jarman, un gesto d'amore che sa catturare e
rendere visibile l'essenza profonda del regista di Caravaggio. Ma anche dalla
produzione video sperimentale, incluso Greenhouse Effect. Steven Brown reads
John Keats, proiettato nelle performance dal vivo di Steven Brown, «anima» dei
Tuxedomoon, con il quale il cineasta ha collaborato a lungo. Negli Extra, tra
gli altri interventi di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, oltre a immagini
inedite dell'incontro con Jarman, un'intervista a Steven Brown e l'AutoSfratto
di Roberto Freak Antoni.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca di Oristano
Pagina 4020 Scuole. Parte un progetto di mediazione culturale Sostegno e
integrazione per studenti cinesi e arabi Scuole.. Parte un progetto di
mediazione culturale --> Il programma della Provincia riguarda allievi dagli
8 ai 18 anni che hanno soprattutto problemi con la lingua italiana. Il supporto
servirà a favorire l'integrazione culturale. Aiuteranno i ragazzi cinesi e
marocchini ad integrarsi meglio con i coetanei. Saranno un supporto prezioso
per fare i compiti e prendere confidenza con la lingua italiana. Il mediatore
culturale farà da ponte tra la scuola e gli studenti immigrati nell'ambito di
un progetto organizzato dalla Provincia e finanziato dalla Regione.
L'iniziativa coinvolge 37 studenti (26 di lingua araba e 11 cinesi) tra gli 8 e
i 18 anni che frequentano le scuole dell'oristanese. «Il progetto vuole dare
risposte alle scuole che hanno sentito la necessità di un supporto per favorire
l'integrazione interculturale», ha osservato l'assessore Mario Matta. Il servizio
è rivolto a ragazzi di lingua cinese e araba perché sono quelli più numerosi in
provincia (complessivamente sono 68 su 196) ed è garantito da due mediatrici,
in collaborazione con il centro provinciale di accoglienza e mediazione
culturale. «Facciamo attività di sostegno linguistico e supporto per lo studio
delle diverse materie- ha spiegato la mediatrice Clara Puliga - ma anche
animazione interculturale per la classe o per la scuola, consulenza ai
docenti». Le attività sono partite nello scorso aprile, ma il servizio entrerà
a regime nel prossimo anno scolastico. «Forniamo un aiuto anche alle famiglie -
ha aggiunto l'altra mediatrice culturale Alessandra Melis, - e cerchiamo di
contrastare l'abbandono scolastico». Il progetto, inoltre, prevede l'apertura
di uno sportello informativo. Accanto a questi servizi, fondamentale è
l'attività del Centro di accoglienza e mediazione culturale della Provincia che
cerca di favorire l'integrazione degli stranieri nella società e nell'ambiente
di lavoro. I cittadini stranieri in provincia sono oltre mille 500 e spesso,
appena arrivano, incontrano molti ostacoli. «Il problema principale è quello di
trovare una casa - ha spiegato Safdar Hussain mediatore culturale pakistano, - poi ci sono difficoltà di comunicazione o per districarsi nella
burocrazia». Il compito
dell'ufficio è guidare e aiutare gli stranieri a inserirsi in una realtà
diversa «facendo conoscere i loro diritti e doveri, le norme sui permessi di
soggiorno, i ricongiungimenti familiari e la sistemazione abitativa». Il
centro lavora in costante contatto con i Centri servizi per il lavoro, i
servizi sociali comunali, l'Inps, le scuole, Questura, Prefettura e Tribunale.
VALERIA PINNA
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nuoro e Marghine
Pagina 5024 Macomer. Gravi ritardi a tre mesi dalla riapertura Queen,
macchinari vecchi e il rilancio resta al palo Macomer.. Gravi ritardi a tre
mesi dalla riapertura --> Solo 40 operai sono tornati al lavoro, altri 160
restano in cassa integrazione. I sindacati sollecitano l'impegno della Regione.
Macchine ancora ferme e operai in cassa integrazione. Di fatto, il riavvio del
calzificio Queen viene ostacolato da una serie di imprevisti e da una assurda burocrazia. A circa tre mesi dall'accordo sindacale, infatti, solo una
quarantina di lavoratori sono rientrati al lavoro, mentre gli altri 160
rimangono ancora in cassa integrazione. I PROBLEMI Accordi disattesi? «Non
certamente per responsabilità dell'azienda - sottolinea l'amministratore Baldo
Ghiroldi - ma per la disastrosa situazione in cui abbiamo trovato i macchinari».
Una situazione che i sindacati hanno voluto chiarire, poiché tutto appariva
come una pericolosa inadempienza della nuova società, la Ft. Calze, che ha
rilevato gli impianti dal gruppo Real di Sergio Casella. «Sicuramente è un
momento estremamente difficile - afferma Jose Mattana della Cgil - perchè mette
in condizioni non facili i lavoratori e le lavoratrici. A questo punto
auspichiamo che la Sfirs entri a far parte della nuova società, secondo i
termini dell'impegno della Regione al momento dell'accordo. Occorre mettere
l'azienda in condizioni di ripartire. Non c'è più tempo da perdere». Da
Cagliari, nonostante tutto, non arriva alcun segnale. Cambio ai vertici della
Sfirs? È possibile, ma i tempi lunghi rischiano di compromettere tutto.
MACCHINARI VECCHI Quando è stato avviato il programma delle manutenzioni, si
sono manifestati subito obsolescenza e inadeguatezza dei macchinari. Tanto che
i tempi si allungano ora più del previsto. Una situazione che sta determinando
una sorta di ritirata da parte di diversi clienti. Le commesse ordinative però
non mancherebbero, visto che si dovrà attuare l'accordo con Calzedonia, la
quale preme per avere in tempi brevi il prodotto. «I rappresentanti della
Regione sono aperti al dialogo - dice ancora Mattana - c'è disponibilità e
pensavamo che entro giugno si dovesse definire tutto il nuovo assetto
societario e in quale entità farà il suo ingresso la Sfirs. Di fatto, una serie
di imprevisti che rischiano di far rimanere fuori dal mercato questa azienda».
LA PREOCCUPAZIONE La Ft. Calze ha compiuto tutti i passi burocratici, firmando
anche il contratto di affitto, col quale si cede il cosiddetto ramo d'azienda
del calzificio Queen, che costituisce la prima fase dell'acquisto definitivo,
col concordato del Tribunale di Oristano. Alla fine di questo mese, dovevano
essere messe in marcia circa trecento macchine, col rientro in fabbrica di una
ottantina di lavoratori, che in breve tempo dovevano diventare 120. Questo non
è avvenuto, tanto da creare preoccupazione. Nell'incontro chiesto dai
sindacati, l'altro ieri l'azienda ha chiarito tutti gli aspetti, mentre si
sollecita la Regione a mantenere gli impegni assunti nel mese di marzo.
FRANCESCO OGGIANU
( da "Manifesto, Il"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Ostinati 85/08»,
l'underground di Roberto Nanni C. Pi. ROMA Roberto Nanni è uno dei nostri
migliori talenti. Appartato, solitario, esploratore di formati, generi,
dispositivi, il video come il super8, quest'ultimo divenuto oggi per una
generazione di artisti quasi il mezzo per resistere all'omologazione
(dittatura?) del digitale. Lui però, Nanni, ci lavora da sempre, perché tutto
il suo cinema è una forma durissima di resistenza. Alla burocrazia dei ministeri/Rai, alla mancanza di invenzione, cercando una
necessità politica e poetica a partire, appunto, dalle immagini. È questa
indipendenza che lo rende unico, e che è anche molto faticosa... Ma Nanni è
cresciuto col punk e con le visioni di Mekas, Anger, la musica contemporanea,
le immagini per lui possono essere solo decostruzione emozionale e del
movimento. La sua trama emozionale si compone di suggestioni, ama
sviscerare l'oggetto del suo sguardo, improvvisare traiettorie, distorcere il
punto di vista ... Per questo è un evento l'uscita del dvd (disponibile dall'1
giugno) che raccoglie le sue opere: Ostinati 85/08, prodotto da Kiwido -
Federico Carra editore, nella collana Immagini Mosse, è un cofanetto col dvd
dei film e un libro che esplora il lavoro di Roberto Nanni. Stasera Ostinati
85/08 viene presentato all'Apollo 11 di Roma (via Conteverde, 51, sala del
Piccolo Apollo, ore 21.00. Saranno proiettati frammenti della selezione di
opere realizzate da Nanni tra il 1985 e il 2008, che include L'amore vincitore.
Conversazione con Derek Jarman, una commuovente intervista a Derek Jarman, un
gesto d'amore che sa catturare e rendere visibile l'essenza profonda del
regista di Caravaggio. Ma anche dalla produzione video sperimentale, incluso
Greenhouse Effect. Steven Brown reads John Keats, proiettato nelle performance
dal vivo di Steven Brown, «anima» dei Tuxedomoon, con il quale il cineasta ha
collaborato a lungo. Negli Extra, tra gli altri interventi di Antonio Rezza e
Flavia Mastrella, oltre a immagini inedite dell'incontro con Jarman,
un'intervista a Steven Brown e l'AutoSfratto di Roberto Freak Antoni.
( da "Repubblica.it"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ROMA- Il ministro
della Funzione Pubblica Renato Brunetta attacca i "poliziotti
burocrati". In un'intervista a Klauscondicio, il canale su Youtube di
Klaus Davi, Brunetta ha detto: "Bisogna mandare i poliziotti nelle strade.
Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto
"panzone" che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada
se lo mangiano». Ha poi aggiunto: "Bisogna cambiare il concetto stesso di
sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare. Perché il passaporto bisogna farlo
in questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti
con la pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e
in elicottero. Questa deve essere la sicurezza», ha spiegato il ministro.
«Invece gran parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di sicurezza
è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia». (28 maggio 2009
( da "Repubblica.it"
del 28-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ROMA- Stavolta il
bersaglio sono i "poliziotti burocrati". Il ministro della pubblica
amministrazione, Renato Brunetta, in un'intervista a Klauscondicio, il canale
su Youtube di Klaus Davi, se la prende con gli uomini in divisa: "Bisogna
mandare i poliziotti nelle strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in
strada il poliziotto "panzone" che non ha fatto altro che il
passacarte, perché in strada se lo mangiano". Parole che provocano la
reazione dei rappresentanti delle forze dell'ordine, (già furiosi per la
questione straordinari non pagati), l'attacco dell'opposizione e la retromarcia
di Brunetta. La frecciata. "Bisogna cambiare il concetto stesso di
sicurezza, deve essere fatta da chi la sa fare. Perché il passaporto bisogna
farlo in questura? Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la
pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle automobili e in
elicottero. Questa deve essere la sicurezza" spiega Brunetta. Invece gran
parte del nostro capitale umano impiegato nei sistemi di
sicurezza è utilizzato per produrre carte e quindi burocrazia. Brunetta se l'è presa anche con il look dei dipendenti statali:
"Anche il venerdì i dipendenti delle pubbliche amministrazioni devono
vestire in giacca e cravatta. Quando si è un'azienda pubblica e si ha a che
fare con il pubblico, si hanno doveri maggiori rispetto al privato".
Le reazioni. Affermazioni "infondate e gravi". parole che
"offendono gli operatori della Polizia di Stato, esprimendosi per editti
populistici di cattivo gusto che poco si addicono ad un ministro della
Repubblica". Così il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e
l'Anfp (Associazione nazionali funzionari di polizia) commentano quanto dichiarato
da Brunetta. "La misura è colma: qualcuno arresti le uscite fuori luogo di
Brunetta prima che sia troppo tardi - dice il segretario del Siulp Felice
Romano - Le donne e gli uomini della Polizia di Stato hanno tanti e troppi
problemi da affrontare, non possono farsi carico delle stravaganze di uomini
che dovrebbero rappresentare lo Stato ai massimi livelli e passano il loro
tempo insultando a più non posso chi per 1.300 euro al mese rischia la pelle, e
spesso ce la lascia, sulle strade". OAS_RICH('Middle'); Anche
l'opposizione si fa sentire. "Diciamo piuttosto no a ministri cialtroni.
Brunetta chieda scusa e si vergogni delle sue affermazioni" taglia corto
il capogruppo dell'Idv alla Camera Massimo Donadi. "I poliziotti dopo aver
sopportato i tagli che il governo ha operato nei confronti delle forze di
Polizia adesso devono sopportare anche il ministro Brunetta. Invece di
ringraziarli per lo straordinario lavoro che svolgono in condizioni
difficilissime vengono sbeffeggiati da un ministro. Che paese stiamo
diventando?" di schede Marco Minniti, responsabile sicurezza del Pd. La
retromarcia. "Nessuna volontà di offendere nessuno, ma solo una
constatazione scherzosa per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate
dietro una scrivania, è difficile faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per
la strada". Brunella, nel pomeriggio, torna così sulla polemica, gettando
acqua sul fuoco. "Chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia,
nessuna offesa nei loro confronti, ma solo la constatazione che un eccesso di
impegno burocratico delle forze dell'ordine ha spesso snaturato la missione
principale del sistema sicurezza che è quella di stare per la strada per la
sicurezza dei cittadini. Meno burocrazia, tra le forze
dell'ordine e più qualificazione dell'ordine pubblico". (28 maggio 2009
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Massimo Saviozzi
(Dialogo in centro) "Fallita la formula della Spa torni la gestione del
Comune" 1) La gestione del commissario straordinario del Comune Umberto
Calandrella è stata tutt'altro che ordinaria: è intervenuto inspiegabilmente
solo sul taglio delle spese sociali, senza eliminare e, anzi, aumentando i
privilegi dei dirigenti del casinò. Se vogliano chiamarla con il suo nome,
allora, non possiamo fare altro che definirla una gestione «politica». 2) La formula
della Società per azioni è fallita e, ora, di conseguenza, il casinò dovrà
essere gestito direttamente dal Comune ma è necessario che, prima, si proceda
alla separazione dei bilanci. L'attuale Consiglio di amministrazione si dovrà
dimettere per lasciare posto ad una nuova gestione che dovrà prevedere un ruolo
più diretto e una maggior presenza dei lavoratori della casa da gioco. E'
indispensabile che vengano eliminati tutti i privilegi di cui beneficiano i
dirigenti mentre si dovrà tornare al passato per quanto concerne tutti i
servizi, compreso il ristorante, che dovrà essere gestiti direttamente dal
casinò. Per quanto riguarda la posizione di tutti quei lavoratori, cosiddetti
«ribelli», che in questi giorni hanno levato un duro grido d'allarme non posso
che esprimere loro tutta la mia solidarietà. 3) Per risolvere i problemi del
traffico è necessario costruire nuovi parcheggi interrati nel cuore della
città: uno in piazza Eroi Sanremesi, l'altro sotto piazza Colombo direttamente
collegato a quello già esistente e un terzo, peraltro già previsto, sul
lungomare Italo Calvino. E inoltre nuove aree per la sosta «a raso» nell'area
della Riviera trasporti, a levante della città, e a Pian di Poma, a Ponente,
entrambi collegati al centro con mezzi pubblici elettrici. Infine nuove
rotatorie agli incroci, senza svolte e senza semafori, e la possibilità per i
cittadini residenti di poter usufruire di abbonamenti, al costo di 10 euro
mensili, per poter parcheggiare in tutte le «Zone blu» della città. 4) Il primo
atto sarà predisporre le nuove linee guida del Piano urbanistico comunale,
strumento indispensabile per un rilancio reale dell'economia seguito dalla
riorganizzazione della macchina comunale con l'obiettivo di
ridurre i tempi e gli sprechi della burocrazia. Altro intervento fondamentale lo smembramento e la
ricostruzione del bilancio con la separazione del documento contabile del
Comune da quello del casinò affinché i due enti siano più responsabilizzati,
ognuno nella parte di sua competenza, nelle spese che oggi, a mio avviso, sono
eccessive. In futuro le risorse economiche diventeranno indispensabili
per il finanziamento delle spese sociali e la ristrutturazione della città.
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
domande a Felice
Romano «Scandaloso Non ha idea di quello che dice» 5Felice Romano lei è
segretario del Siulp, il sindacato di polizia. Ha sentito il ministro Brunetta
sui poliziotti-panzoni? «Parole scandalose, non sa di cosa sta parlando. Non
esistono agenti-burocrati. Dalle scrivanie si fanno indagini, intercettazioni e
verifiche sulle prove. Per 4 o 5 giorni alla settimana, poi, sono in strada per
fare posti di blocco o per riaccompagnare gli espulsi alla frontiera. Tutti
compiti che fanno agenti che sono rimasti feriti in servizio e non passano i
durissimi controlli annuali. Niente burocrazia quindi. Per quella ci sono gli impiegati che non sono poliziotti».
E i passaporti? «Finché la legge dice che deve essere la polizia a farli tocca
a noi. Cambiassero la legge». Tante promesse e pochi fatti? «Hanno costruito il
consenso sulla sicurezza e poi si sono inventati le pattuglie con i militari e
lo scandalo delle ronde che sono la negazione di un Paese civile». Siete
proprio furibondi. «Guardi, in tre anni ci toglieranno tre miliardi di euro.
Prima non avevamo la benzina. Adesso siamo anche senza le macchine». Quanto
guadagna un agente? «Per 1.300 euro rischiamo la pelle per proteggere anche
quelli come Brunetta. Per fortuna i cittadini ci dimostrano riconoscenza».\
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
MINNITI (PD): «HANNO
SOPPORTATO I TAGLI DEL GOVERNO, E INVECE DI RINGRAZIARLI LI SI SBEFFEGGIA».
CRITICHE ANCHE DALLA MAGGIORANZA Ancora sugli statali: «Devono vestire sempre
in giacca e cravatta, anche il venerdì» "Poliziotti panzoni", bufera
su Brunetta «Il burocrate faccia il burocrate, ma gli agenti con manganello e
pistola vadano in giro» [FIRMA]MARIA GRAZIA BRUZZONE ROMA Uno scivolone? Forse.
Capita a chi, come Renato Brunetta, ama esternare ogni momento. Infatti il
ministro si è poi scusato coi poliziotti che, in uno dei suoi impeti
pittoreschi, aveva chiamato «panzoni» e «passacarte» per dire della difficoltà
a mandarne di più per le strade. Attirandosi un profluvio di critiche. «Non
volevo offendere nessuno, chiedo scusa ai bravissimi poliziotti con la pancia.
Non dovevo dire panzoni, ma dicendolo tutti mi hanno capito, tranne gli
ipocriti», si giustificherà più tardi. E però sorprende il riferimento al
corpo, da parte di chi certo «non è bello come le veline», come ha scherzato
proprio ieri Berlusconi, quando il ministro si è rifiutato di salire sul palco
di Confesercenti con lui. E' andata che Brunetta è stato anche intervistato da
Klaus Davi. Si parla di sicurezza, e il ministro, «meno burocrazia e più polizia on the road a
contatto col cittadino», dice. E aggiunge: «Certo non è così facile dire dalla
scrivania alla strada, non si può mandare in strada il poliziotto panzone che
non ha fatto altro che il passacarte, perché se lo mangiano». E si
chiede perché il passaporto va fatto in questura, per esempio. Insomma, «il
burocrate faccia il burocrate, ma i poliziotti con pistola e manganello vadano
in giro, nelle gazzelle, in elicottero». Siap e Anfp, sindacati dei poliziotti,
la prendono malissimo. Bollano quelle del ministro come «affermazioni infondate
e gravi», «editti populistici di cattivo gusto». Spiegano che i colleghi dietro
le scrivanie, «che lui definisce panzoni» non fanno che proseguire il lavoro
delle pattuglie in strada, rilasciano decreti di espulsione o permessi di
soggiorno, per esempio. E in gran parte sono personale ferito in servizio o
parzialmente idoneo per malattie contratte in servizio. Sull'onda sale
l'opposizione. Donadi (Idv): «Diciamo piuttosto no a ministri cialtroni. Si
vergogni, e tenga chiusa la bocca per almeno cinque minuti». Minniti (Pd):
«Hanno sopportato i tagli del governo, e invece di ringraziarli li si
sbeffeggia». Storace (La Destra) invoca «una museruola». Ma se la prendono
anche moderati come Nucara (Pri) e D'Alia (Udc). Critici sulle battute
sull'Antimafia: «La scioglierei. Mi piacerebbe non ci fosse nemmeno lo
specifico mafia, una forma di criminalità da perseguire come le altre». E
ancora, sugli statali: «Riuscirò a farli lavorare tutta la giornata, è un mio
obiettivo. Lavorare fino a tardi. Amo tantissimo tempo pieno e turni». E sul
look: «Devono vestire in giacca e cravatta sempre, anche il venerdì. Quando si
è in un'azienda pubblica e si ha a che fare col pubblico, si hanno doveri
maggiori» (la Fp-Cgil chiede se Brunetta pensi di introdurre una speciale
"indennità cravatta"). La trasparenza sugli stipendi («Un mio leit
motiv»), persino gli Usa lo copiano: «Ho notato che Obama si sta battendo su
questo stesso tema». Altre provocazioni: «Contro le burocrazie, sposterei a
Milano il ministero dell'Economia». Le zecche sui treni? «Se fossi il capo
delle Fs, taglierei la testa al direttore generale».
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
PREMIER ALL'ATTACCO
"Magistrati eversivi" Il Cavaliere rompe l'equilibrio col Colle LO
SCONTRO CON I PM GIUSTIZIA «Ci sono grumi eversivi nella magistratura italiana»
L'Anm in rivolta: "Sono insulti inaccettabili" [FIRMA]UGO MAGRI ROMA
Il Cavaliere sta massacrando l'immagine del giudice Gandus, un modo per
pareggiare il conto. Ogni giorno, un attacco pubblico. E' la vendetta per la
sentenza Mills, che condanna il premier come corruttore. Berlusconi non cita
nome e cognome, ma si capisce perfettamente con chi ce l'ha quando squalifica
come «inaccettabile che chi giudica uno di centrodestra», cioè lui, «vada in
piazza a manifestare con i cartelli contro il governo». L'allusione è alle
preferenze politiche della Gandus. Ma fosse solo questo. Nei suoi discorsi
affaccia sistematicamente un apologo («me lo raccontò una volta mio padre»)
dove tra il serio e il faceto si stabilisce un parallelo abbastanza greve tra
giudici e delinquenti. L'ha ripetuto ieri alla Confesercenti, in platea
qualcuno l'ha preso a fischi ma Berlusconi (che dopo la gaffe di Franceschini
sui figli sembra in grande spolvero) è stato pronto nel replicare: «A
contestarmi siete in 4 o 5, percentualmente irrilevanti». Ecco dunque la
battuta anti-Gandus: «Se uno nasce e vuole fare del male alla gente, ha tre
possibilità. Fare il delinquente, il magistrato o il dentista. Però oggi i
dentisti fanno quella punturina... E siccome non voglio rinunciare al numero
tre, che mi piace, al posto dei dentisti ci metto i giornalisti. Diciamo certi
giornalisti» (magari quelli che gli hanno aizzato contro la moglie). Non
inganni il sorrisetto, Silvio è imbestialito. «Meglio che non parli dei grumi
eversivi tra i Pm, altrimenti ne verrebbe fuori una gran discussione... Certa
magistratura è sempre intervenuta nei miei confronti prima delle scadenze
elettorali, io ho sempre tovato un giudice a Berlino, ma un cittadino che va a
processo ha la vita rovinata». Occhio per occhio. Annuncia che le colpe della
Gandus ricadranno sull'intera categoria: «Non lascerò la politiica fino a
quando non avremo diviso i magistrati dell'accusa da quelli della difesa». Per
i pm pianto e stridor di denti: dovranno passare un esame specifico,
frequentare corsi di formazione e sottoporsi a controlli «psicologici
attitudinali continuativi», perché (è il sottinteso) c'è pieno di matti. La
lista delle proteste sempre più vibrate e ripetitive (Tenaglia per il Pd, l'Anm
col suo presidente Palamara) si estende stavolta alla Federazione della stampa
per la finesse sui giornalisti. Ma Napolitano fa sapere che adesso basta, la
misura è colma. Una nota ufficiosa del Colle rammenta l'appuntamento del 9
giugno, quando il Capo dello Stato presiederà il Csm. Terrà un discorso che si
preannuncia assai rigido nella difesa degli equilibri costituzionali. Potrà
essere la scintilla di uno scontro istituzionale di cui già si captano i
segnali, e non soltanto sulla giustizia. Berlusconi punta a sfondare il tetto
del 40 per cento nelle urne, e i 5 milioni di preferenze per poi «resettare
tutto», come dicono con qualche baldanza dalle sue parti. La puntualizzazione
di Bonaiuti («Il premier ha soltanto denunciato una patologia») sul Colle non è
giudicata sufficiente a chiudere il caso. Oltre a Napolitano è in allarme pure
il primo ministro ceco, che presiede il semestre Ue. Si è sentito chiamare in
causa, non proprio simpaticamente, da Berlusconi quando ha denunciato dai
commercianti le carenze dell'Europa. «Oggi non riesce ad avere un ruolo da
protagonista. A chi telefona Obama se vuole conoscere la posizione? Non ha un
numero di telefono». Noi siamo qui apposta, fanno notare educatamente a Praga.
Ma il Cavaliere è tornato un panzer. Vorrebbe zittire i commissari Ue «che
parlano tutto il giorno e danno fastidio», solo il Presidente Barroso dovrebbe
aprire bocca. E poi c'è troppa burocrazia, troppe leggi costose: «Il 70 per cento di quelle che ci
impongono oneri vengono dal Parlamento europeo». Pensa alla Russia, Berlusconi,
agli accordi che l'Ue dovrebbe stipulare con Mosca sul gas. Ma è il primo a non
fidarsene dal momento che insiste per il nucleare, «l'esercito proteggerà i
siti». Dobbiamo prendere esempio dalla Francia. La quale «tra l'altro ha
sue le centrali posizionate in modo che, se dovesse succedere qualcosa, a
pagarne le conseguenze saremmo noi...». Oggi il Cavaliere torna a L'Aquila.
Farà tappa all'ospedale, di nuovo agibile al 60 per cento. Promette che entro
metà settembre saranno consegnate le case a 3 mila sfollati, a fine novembre in
tenda non sarà rimasto nessuno.
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
VOLPIANOL'OBIETTIVO
E' SALVARE I LABORATORI DELLA MEDIA CHE RISCHIANO DI SCOMPARIRE PER I TAGLI
Studenti e prof attori per salvare la scuola "All'Alighieri siamo al
verde, non ci resta che recitare" [FIRMA]MARIA TERESA MARTINENGO Ecco che
cosa fa la scuola che non vuole smettere di dare ai suoi studenti quel «di più»
in procinto di sparire. Ecco che cosa fa la scuola che non ha i soldi per
comprare i toner, la carta per le fotocopie, per stampare i diplomi dell'esame
di terza media. Dopo aver fatto mercatini di ogni genere, la scuola sale anche
sul palco e si mette a recitare - preside, insegnanti, direttore amministrativo
- per racimolare il denaro necessario a continuare a far salire sul palco i
ragazzi (un modo efficace per sbloccare difficoltà e insegnare ad amare la
letteratura e l'arte), per i laboratori pomeridiani che occupano utilmente gli
studenti. A Volpiano, la sera dell'11 giugno, nella Sala Polivalente di via
Trieste, il personale della media statale «Dante Alighieri» metterà in scena
«La casa di Bernarda Alba» di García Lorca. «Gente di scuola», questo il nome
della compagnia teatrale, è un gruppo «trasversale» deciso all'impresa per il
piacere di recitare insieme e «conoscersi - dice la preside
Maria Costantino - al di là della burocrazia scolastica», ma soprattutto perché l'anno scolastico 2009/10 si
preannuncia economicamente magro, con forti difficoltà anche per organizzare i
laboratori pomeridiani. «Quei laboratori - spiega la dirigente - che fino ad
oggi hanno garantito agli studenti della media Alighieri teatro, video,
informatica, cucina, latino, recupero, tecnologia, attività sportive, musica...
Tutte occasioni pomeridiane attraverso cui ogni allievo poteva conoscere le
proprie attitudini e potenziare le proprie abilità». Laboratori che garantivano
alle famiglie anche la certezza di attività utili per i propri figli. «Nella
nostra realtà non particolarmente facile - riflette la vicepreside Gloriana
Leone -, dove le famiglie seguite dai servizi sociali sono numerose, tenere i ragazzi
a scuola impegnati in corsi di recupero o in attività arricchenti significa non
lasciarli da soli». Raccontano docenti e personale non insegnante: «Ci siamo
consultati e abbiamo capito che il punto non stava nel lamentarsi di ciò che
non ci sarà più, ma cercare di fare in modo che ci potesse ancora essere. E se
i denari sono sempre più risicati e le scelte fatte mettono in difficoltà le
scuole pubbliche, l'unica soluzione possibile è metterci la faccia,
letteralmente, e impegnarci per permettere ai nostri studenti e alle loro
famiglie la stessa offerta di qualità». Così, «Gente di scuola» ha iniziato,
sotto la guida dei responsabili della Compagnia teatrale Genovese-Beltramo, a
provare «La casa di Bernarda Alba». Molte le serate che se ne sono andate per
imparare a memoria la parte. Ma tutto è stato più leggero al pensiero che i
ragazzi potranno continuare ad avere i laboratori. «Abbiamo trovato una grande
collaborazione nei genitori - aggiunge Graziana Leone - e nella gente: la
copisteria ci ha stampato i volantini, il fotografo ci ha fatto il servizio
gratis. Noi speriamo che tante famiglie e tanti cittadini che magari con la
scuola non sono più direttamente in rapporto, ma ne riconoscono il valore,
vengano a dare un contributo».
( da "Stampa, La" del
29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
GUERRA
ALLA BUROCRAZIA "Asl To5 è un modello" Brunetta la promuove
[FIRMA]FEDERICO GENTA Asl To5 ai primi posti nell'impegno rivolto alla
semplificazione normativa. E' il risultato che emerge dal progetto «Più salute
meno burocrazia»: iniziativa per l'apertura di uno sportello di
informazione ed assistenza per semplificare le procedure amministrative nelle
imprese alimentari.
La scorsa settimana, a conclusione del Forum sulle pubbliche amministrazioni
che si è tenuto a Roma, il Ministero ha voluto premiare l'azienda sanitaria
torinese per gli obiettivi raggiunti. Il progetto consiste in una valutazione
della situazione delle piccole imprese alimentari, affinché l'esercizio sappia
rispondere a tutte le necessità funzionali e strutturali dal punto di vista
della sicurezza alimentare. «Attualmente non è affatto facile gestire la
propria attività di piccoli alimentaristi. Ci sono troppe incombenze
burocratiche e normative di difficile interpretazione» conferma Claudio Maggi,
direttore del Servizio igiene alimenti e nutrizione. «Per questo abbiamo deciso
di fornire un'assistenza mirata ai negozi di alimentari, snellendo così le
procedure, per aiutarli a svolgere al meglio le attività di tutti i giorni».
( da "Repubblica, La"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 42 - Cronaca
Quei nostalgici esempi di come si serve lo Stato Manager. Anzi, economi. Dopo
aver perso il titolo di presidi, ora i 10 mila dirigenti scolastici d´Italia
svolgono anche nuovi compiti. Per gestire l´emergenza in tempi di tagli alle
risorse. Mentre il ministro consiglia a "chi non è capace" di
cambiare mestiere. Ma loro non ci stanno "Ci sentiamo soli, assediati,
accusati solo perché chiediamo i mezzi per poter lavorare" "Ci
mancano i soldi pure per la carta igienica. E non sempre le famiglie possono
tassarsi" (SEGUE DALLA COPERTINA) MARIA NOVELLA DE LUCA Dopo le 41 mila
lettere inviate da 300 presidi del Lazio ai genitori dei loro alunni «per
denunciare la grave situazione finanziaria della scuola», e la durissima
risposta del ministro dell´Istruzione Gelmini («chi non sa dirigere cambi
mestiere»), i capi d´istituto si organizzano, replicano, provano a difendere
l´orgoglio di un ruolo un tempo illustre, rispettato, riconosciuto. è un´Onda,
una nuova Onda, seppure più pacata di quella degli studenti, ma arriva da tutta
Italia, con l´indignazione di chi teme di non poter più garantire la sicurezza
ai ragazzi che gli sono affidati. Storie di presidi. Vite di funzionari dello
Stato. Che dopo la riforma del 2001 si chiamano "dirigenti
scolastici" e della scuola sono diventati anche manager. «Ci sentiamo
soli, assediati, accusati di non saper fare il nostro lavoro semplicemente
perché chiediamo i mezzi per farlo», dice con chiarezza Rita Coscarella,
preside della scuola media "Virgilio" di Palermo, 960 allievi. «Da
anni siamo costretti a chiedere contributi alle famiglie per la gestione
ordinaria, ma la cosa più grave è che non abbiamo più i soldi per chiamare e
pagare i supplenti. Così i ragazzi, se un docente manca, devono fare gli
"ambulanti" di classe in classe, con grave rischio per la sicurezza.
E l´anno prossimo sarà ancora peggio: se non arriveranno i fondi richiesti saremo
costretti a far uscire i ragazzi prima dalla scuola. Ma questo vuol dire
derubarli del loro diritto allo studio. Vi sembra giusto?». Parole amare,
sofferte. Dopo la "base" è la dirigenza della scuola italiana a
sentirsi incompresa, accusata ingiustamente. I dirigenti scolastici in Italia
sono circa 10 mila e guadagnano in media 2.700 euro al mese. Si diventa presidi
per concorso, di solito dopo lunghi anni di insegnamento. Un ruolo delicato e
faticoso. «Noi siamo responsabili di tutto - spiega Armando Catalano, dirigente
da 20 anni, e rappresentante di 2.200 presidi della Cgil - dobbiamo rispondere
di ogni atto e di ogni decisione. Questo vuol dire entrare a scuola la mattina
e uscirne la sera, quando si hanno anche novecento o mille allievi è
impossibile fare diversamente. Non c´è tensione, difficoltà, criticità che non
approdi nella stanza del preside. è giusto così, il rapporto con gli studenti e
le famiglie è la vita della scuola. Ma la nostra autonomia è stata ridotta a
fare lo slalom tra casse vuote e problemi immensi, non abbiamo i soldi per le
pulizie, per i tecnici della sicurezza, e poi il ministero ci scarica addosso
incombenze amministrative, come la ricostruzione delle carriere, impedendoci di
lavorare sulla didattica». «Più che presidi - incalza Armando Catalano - ormai
siamo dei tecnici dell´emergenza, facciamo economia domestica e la verità è che
laddove le famiglie possono tassarsi la scuola sopravvive, ma nei quartieri a
rischio, più poveri, è destinata alla bancarotta». Una forbice che sarà sempre
più larga. Di qua i figli delle classi benestanti, di là i bambini del ceto
medio impoverito, gli immigrati. L´edilizia scolastica italiana è tra le
peggiori d´Europa, e così la preparazione dei ragazzi, scivolati al
trentatreesimo posto della Ue, quando fino a pochi anni fa eravamo tra i primi
dieci. Livia Cangemi è la preside di un grande istituto comprensivo nel centro
di Roma, nel cuore di Trastevere, la "Regina Margherita", 700 allievi
tra infanzia, elementari e medie. Un istituto all´avanguardia, ricco di
iniziative e di progetti, e dove ci si mette in fila per iscrivere i propri
figli. E dove ogni classe, grazie alle famiglie, ha carta igienica, sapone,
asciugamani. «Eppure - dice con amarezza Livia Cangemi, una tra le firmatarie
della lettera dei presidi del Lazio inviata alle famiglie - potrei dire che non
c´è rimasta che la passione a far funzionare le cose. La nostra di insegnanti e
quella dei genitori, che qui, alla "Regina Margherita" sono presenti,
sia economicamente che come supporto all´attività didattica. E finora ce
l´abbiamo fatta. Laboratori, campi scuola, uscite, l´anno prossimo avremo tra i
primi le lavagne interattive. Ma è tutto sulla buona volontà. Pur di fare la
gita l´insegnante rinuncia a quello che dovrebbe percepire in più, il materiale
lo pagano i genitori». Perché anche qui non ci sono più i soldi per pagare le
supplenze, «e se un docente si ammala il bilancio della scuola va in rosso e la
classe resta scoperta. «Forse il ministro Gelmini dovrebbe conoscere meglio
quanta dedizione c´è nel nostro lavoro. Ognuno di noi sente di far parte dello
Stato. Come si può rispondere ad un grido di dolore dicendo che non sappiamo
fare il nostro mestiere? Faccio la dirigente scolastica soltanto da due anni, e
ci credo davvero, nonostante la burocrazia, i tagli, le difficoltà. Passo la mia giornata qui dentro, ma se
ci si impegna i risultati si vedono. Perché vanificare esperienze così
ricche?». Storie di funzionari che lavorano. Nel silenzio e senza clamori. In
uffici dove sulla porta c´è ancora scritto "Presidenza" visto che
nessuno ha cambiato né targa né vernice. Tra i bimbi disabili senza più
insegnanti di sostegno, i ragazzi immigrati in cerca di integrazione, e gli
insegnanti sottopagati. Una frontiera dove spesso manca la luce, a volte l´acqua,
e si fa lezione con il cappotto. «Noi resistiamo però - dicono i
presidi-manager - fino ai prossimi tagli...».
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Economia Pagina 213
Il presidente di Confcommercio «Le Pmi italiane ci aiuteranno ad uscire dalla
crisi» Il presidente di Confcommercio --> «Le piccole e medie imprese sono
la spina dorsale della nostra economia. Il 95% del tessuto imprenditoriale
italiano è rappresentato dalle Pmi, che pesano per il 70% sul Prodotto interno
lordo e per l'80% sull'occupazione». Carlo Sangalli non ha dubbi: «Il sistema
delle piccole e medie imprese è una risorsa da coltivare, ancora di più in un
momento di crisi economica». Il presidente nazionale di Confcommercio anticipa
alcuni dei temi che, oggi dalle 10.30, al centro congressi della Fiera di
Cagliari, saranno al centro del nono e ultimo Roadshow Pmi dell'associazione.
Interverranno anche il presidente di Confturismo Bernabò Bocca, il presidente
della Regione Ugo Cappellacci e il presidente di Confcommercio Cagliari,
Giancarlo Deidda. Presidente Sangalli, cos'è il Roadshow? «Un'occasione per
aprire nel Paese, attraverso una serie di tappe territoriali di approfondimento,
una discussione ampia e partecipata sulla risorsa Pmi.
Sulla scorta dello Small Business Act europeo, atto di indirizzo comunitario
per le politiche dedicate a queste imprese, abbiamo pensato che questa
discussione fosse
particolarmente necessaria ed urgente in Italia, patria per eccellenza delle
Pmi». L'Istat certifica che in Italia una famiglia su cinque ha enormi
difficoltà ad andare avanti. E i consumi restano in stallo, «Siamo stati i
primi, a Cernobbio, nel marzo
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-29 - pag: 5 autore: Arriva la direttiva di Palazzo Chigi per recepire le indicazioni europee
Burocrazia più leggera per le Pmi Carmine Fotina ROMA Sarà una direttiva del
Presidente del consiglio dei ministri a contenere le prossime misure di
semplificazione per le piccole e medie imprese. Il testo che stanno definendo i
tecnici del ministero dello Sviluppo economico, frutto di una lavoro svolto con
il ministero dell'Economia e con le associazioni di categoria, sarà
esaminato in uno dei prossimi Consigli dei ministri («le misure saranno varate
entro l'estate» ha detto ieri il ministro Scajola all'assemblea di
Confesercenti). La direttiva effettuerà un passaggio in Conferenza unificata,
poi tutte le amministrazioni pubbliche dovranno uniformare le proprie attività
alle nuove disposizioni. Con questo strumento l'Italia darà attuazione allo
"Small business act", il documento europeo (adottato dalla
Commissione il 25 giugno 2008) che contiene dieci principi guida per la
definizione delle politiche comunitarie e nazionali a favore delle Pmi. Per
recepire lo Small business act, del quale si è parlato anche ieri al Consiglio
competitività di Bruxelles,l'Italia ha dunque scelto uno strumento
"leggero" come la direttiva e ha deciso di puntare soprattutto
sull'alleggerimento degli oneri amministrativi. La direttiva nasce dal lavoro
di sei tavoli tematici coordinati ai quali hanno partecipato le varie
associazioni di categoria delle Pmi, i rappresentanti delle amministrazioni
centrali, la Conferenza delle Regioni, le rappresentanze di Abi, Province,
Comuni, Camere di commercio. Il risultato sarà soprattutto una lista di
principi, sintesi minima, in un certo senso, delle priorità indicate da tutti
gli interlocutori. Un primo passo, anche perché molte delle esigenze emerse dai
tavoli per ora non troveranno spazio. Tra le misure allo studio c'è la stesura
di un testo unico delle disposizioni riguardanti le Pmi, oltre alla previsione
di una legge annuale per lo sviluppo delle piccole aziende, sul modello della
legge annuale per le liberalizzazioni. Si punta poi all'estensione del progetto
di Misurazione degli oneri amministrativi a livello regionale e alla
realizzazione di sportelli camerali per la crisi di impresa. Sono in emanazione
intanto i decreti attuativi dello Sportello unico per le attività produttive e
dell'Agenzia per le imprese per la riduzione degli oneri burocratici. Un altro
cantiere aperto riguarda l'emanazione di una norma per un meccanismo automatico
di compensazione tra debiti con lo Stato e crediti verso enti e società
pubbliche. Per favorire la liquidità, oltre a oliare i meccanismi del Fondo di
garanzia, si pensa a meccanismi di dilazione dei versamenti previdenziali e
contributivi a fronte di comprovate difficoltà di gestione. Quanto alle
situazioni di crisi, durante i tavoli tecnici è emersa anche l'ipotesi di
estendere le modalità applicative e i benefici dell'intervento previsto dal
"fondo per il salvataggio e per la ristrutturazione" (istituito dalla
legge Prodi e limitato ad aziende con almeno 200 dipendenti) anche alle Pmi.
Infine, il capitolo internazionalizzazione. Una novità in vista potrebbe essere
la creazione di un Fondo per lo start-up gestito da Simest e un aiuto
finanziario per la partecipazione di iniziative all'estero attraverso la
defiscalizzazione delle spese per l'assunzione di export manager. Altra storia
quella del rapporto tra Pmi e banche. «Il governo sta dando risposte concrete –
dice Scajola davanti alla platea di Confesercenti – ma è giunto il momento che
anche le banche facciano la propria parte tornando ad erogare il credito alle
imprese in misura adeguata». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronache data: 29/05/2009 - pag: 25 Achille Serra «Ha dimenticato il
maresciallo grasso che arrestò anche Vallanzasca» ROMA Achille Serra, scusi
tanto, lei ha la pancia? «No, sono un poliziotto asciutto». Veramente lei
adesso è senatore, di professione prefetto, già questore... «Sono comunque un
poliziotto. Magro. Ma non permetto al ministro Brunetta di insultare, di
insultarci. Soprattutto: non gli permetto di parlare di cose che non sa». Che
vuol dire? «Che ne sa il ministro Brunetta della polizia? Quando parla di
compiti burocratici: ma che ne sa lui cosa vuol dire per un poliziotto stare
dietro una scrivania? Che ne sa, chessò, di uno come Arnaldo La Barbera, uno
degli eroi dell'antimafia? Era un poliziotto grasso e non andava in strada a
catturare il ladro, eppure ha fatto indagini che ancora oggi fanno scuola». Il
ministro Brunetta, in effetti, ha detto che in polizia c'è
troppa burocrazia e, ad
esempio, si è chiesto che senso ha fare i passaporti in questura... «Ah sì? E
dove li vorrebbe far fare i passaporti Brunetta, in circoscrizione? Ma lo sa
cosa sta dicendo? Ha un'idea di quanti controlli di sicurezza si debbano fare
prima di rilasciare un passaporto? A me sembra che il ministro non
conosca davvero le cose di cui si occupa. Fa annunci per fare effetto. È già
successo ». Quando? «Un esempio piccolo? La storia del-- l'arresto per
certificati medici falsi. Ma lo sa il ministro Brunetta che già con il codice
Rocco è previsto l'arresto per questo in quanto falso in atto pubblico? ».
Tornando ai poliziotti «panzoni» che non si possono mandare in strada perché lì
se li mangiano... «Mi fa davvero fatica tornarci. Perché se penso ad un
poliziotto con la pancia come il maresciallo Scuri mi è molto difficile
trattenermi verso il ministro Brunetta. Per capire: il maresciallo Scuri è uno
che ha sgominato la banda Vallanzasca e anche, insieme con me, quella di
Angiolino Epaminonda. Per non parlare...». Di? «Del mio maestro, Umberto
Improta, operazioni storiche da Dozier in giù. Aveva la pancia sì, ma Brunetta
si sciacqui la bocca prima di parlare di lui». Alessandra Arachi
( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Lettere data: 29/05/2009 - pag: 12 Caro amico ti scrivo di Goffredo
Buccini Il marciapiede di via Trionfale: storia triste di un cantiere infinito
Caro Buccini, la mancanza di comunicazioni tra enti che devono compiere lavori
nel sottosuolo di Roma è fonte di profondi disagi per i cittadini, di aumento
vertiginoso di spese pubbliche, di scarsa professionalità da parte di coloro
che hanno il compito di amministrare la città. Un esempio di questi giorni in
un Municipio di Roma, il XIX. Iniziati tempo fa i lavori per il miglioramento
del marciapiede di Via Trionfale all'altezza del civico 8816, con la messa in
opera di mattoncini in massello autobloccante, una volta finiti è già tutto di
nuovo sottosopra. Motivo? Ci si è accorti che bisogna mettere in opera i tubi
del gas ed allora di nuovo si riparte riaprendo il cantiere, togliendo i
mattoncini appena messi, transennando il marciapiede, creando problemi ai
cittadini. Lungo il marciapiede «riaperto » c'è una scuola elementare, un
servizio veterinario della Asl, una fermata dell'Atac. Era molto difficile
prevedere lavori diversi sulla stessa sede del cantiere? Un caro saluto Corrado
Stillo Caro Stillo, francamente no, non mi pareva così complicato. Ma purtroppo
è una scena che si ripete di continuo, questa dei lavori chiusi e riaperti,
come in una stupida fatica di Sisifo di cui, alla fine, facciamo le spese noi
cittadini. Ora, senza voler essere Brunetta, mi domando se sia
pensabile che nella pubblica burocrazia non paghi mai nessuno. Se lei o io facessimo nel nostro lavoro
una sciocchezza come quella che qualche ingegnere o direttore di cantiere ha
fatto al XIX Municipio, verremmo cacciati a calci (giustamente). O sbaglio?
Saluti a lei. gbuccini@rcs.it
( da "Corriere della Sera"
del 29-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Esteri data: 29/05/2009 - pag: 19 La storia Il
sovrano mette alla prova la burocrazia del suo Paese Il re si traveste per smascherare la sanità malata
Missione segreta per Abdallah di Giordania Con la barba e il bastone in un consultorio
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME Alle 10 di mercoledì mattina c'è già coda
al consultorio pubblico di Shmeisani, zona ovest di Amman, proprio dietro
l'albergo Le Meridien. La kefiah biancorossa in testa, una lunga
jalabiya nera, un bastone a simulare vecchiaia, la barba incolta e ingrigita,
un uomo d'una certa età si presenta sottobraccio a un giovane. Si registra allo
sportello, aspetta il suo turno: «Questa è la cartella medica di mia moglie. Si
chiama Intisar al-Rashdan, deve fare degli esami urgenti». L'impiegato dà
un'occhiata: «E dov'è la paziente? ». «Vive a Irbid. Ma è vecchia, ha problemi
di cuore, non può venire». «Va bene, compili questo modulo...». I due si
siedono. Scrivono. Annotano anche il numero di carta d'identità della signora
Intisar. Riconsegnano il papiro e aspettano. Quindici minuti. Finché
l'impiegato non controlla i documenti, richiamandoli: «Ma la vostra famiglia
non ha un'assicurazione medica, vero?». «No, siamo povera gente...». «Allora
dovete salire al primo piano e chiedere della dottoressa Fatima Khalifa...».
«Ma dobbiamo rifare la coda?». «Mi spiace...». Il re non è nudo. Ama
travestirsi. E smascherare la burocrazia malata. Re
Abdallah II di Giordania ha due cose in comune col nostro ministro Brunetta:
l'altezza e l'odio per i fannulloni. Come usava il califfo Omar ibn al-Khattab,
che si fingeva mendicante per saggiare la generosità dei sudditi, come faceva
papà Hussein che di nascosto entrava nelle caserme ad assaggiare il rancio dei
suoi soldati, stavolta Sua Maestà voleva controllare se è vero che la sanità
funziona così così, nel regno hashemita, e se soltanto i ricchi hanno la
possibilità di ricevere cure adeguate in cliniche private da settecento euro a
notte e perché mai questo consultorio di Shmeisani rimandi a casa, senza
visitarli, centocinquanta pazienti al giorno. Abdallah non s'è mascherato molto
bene, però: quand'è salito al primo piano, e s'è messo a far domande a chi
aspettava in coda, qualcuno l'ha sgamato. Inutile fare «ssssst!...» col dito,
implorare discrezione. Per tutta la Giordania è stato subito un tamtam di sms,
la notizia è finita sul web e in poche ore è stata confermata dalla corte
reale. Il tutto mentre l'ignara, povera dottoressa Khalifa, che non aveva
capito affatto, indifferente e un po' seccata spiegava al sovrano che «senza
paziente non si può nulla, l'unica è mandare la documentazione al dipartimento
centrale che poi chiederà un parere al Royal Divan, per le autorizzazioni, e
insomma tornate fra una settimana per avere una risposta... ». Realista, il re.
Era da un po' che non si camuffava: nel '99 si fece visitare tre volte
all'ospedale Al Bashir e poi, finto businessman, andò alla frontiera saudita
per verificare quante mazzette intascassero i doganieri. Due anni dopo, assieme
al principe Alì, si presentò all'ufficio tasse per chiedere (senza ottenerlo)
un rimborso. «Quand'ero erede al trono ha spiegato una volta , uscivo a teatro,
al supermarket o a fare i picnic con mia moglie. Diventato re, una sera ero a
New York e provai ad andare al cinema per vedere Matrix: mi vennero dietro
dieci auto, moto, la polizia col lampeggiatore, ventisei agenti... Allora mi
dissi: devo fare qualcosa, per tenere il contatto con la realtà». Un po' c'è
riuscito. Sul sito del quotidiano giordano Al arab Al yawm (Arabi oggi), i
commenti sono 51.244 e quasi tutti favorevoli. Le sue improvvisate sono
diventate l'incubo del pubblico impiego giordano: «Mi dicono che, dopo, il
servizio migliora... ». I cittadini non avranno ancora un trattamento da re.
Ma, almeno in quegli uffici, non li considerano più come sudditi. Francesco
Battistini
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
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Pagina 15 - Cronaca
In piazza giovani, precari e invisibili "Ma non chiamateci più no
global" CARLO BONINI ANAIS GINORI ROMA - Da trentasei ore, fulminei e
chiassosi, come un Davide che balla intorno a Golia, appaiono in drappelli di
qualche decina per poi scomparire. E riapparire altrove. In una violazione
simbolica di «zone rosse», che descrive il perimetro dei diritti negati ai
migranti. Che rende solare quel che chiedono - «No al G8, no al pacchetto
sicurezza». «La vostra sicurezza non ci cancellerà. Cittadini e cittadine nati»
- e, a ben vedere, racconta quel che sono. Oggi pomeriggio, si annunciano in 10
mila e avranno la piazza. Nel lessico pigro della politica e dell´informazione,
li chiamano ancora "No global". Nonostante quel nome non dica e non
descriva più nulla. Nelle analisi delle burocrazie della
sicurezza e degli osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo
mese sarà proprio la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base
Dal Molin, dal 7 al 9 luglio per il G8 a l´Aquila - a raccontare di cosa si
stia davvero parlando. Anche se il ministro dell´Interno Roberto Maroni
un´idea sembra averla già maturata. Quando, tornando a far ballare i fantasmi
degli anni 70, avverte che «non c´è da stare tranquilli». Che nei «social network» è «forte l´attrattiva
per criminali e terroristi», e la «stagione dell´eversione non è chiusa».
Eppure, se li osservi in queste ore a Roma, se ascolti il Movimento discutere,
ne scorri i forum in Rete e chiedi chi sono e cosa sono diventati, scopri
appunto che persino il nome - "No global" - è roba buona per il museo
delle cere. Il "movimento dei movimenti" dei giorni di Genova non c´è
più. I 300 mila del G8 2001, le 730 organizzazioni che li rappresentavano, se
li è portati via il tempo e la storia. Come del resto raccontano i destini di
alcuni dei loro 18 leader di allora. Prigionieri di se stessi e di un passato
ingiallito quelli che hanno scelto il salto nella politica come professione
(Vittorio Agnoletto e Francesco Caruso). O alla ricerca d´altro, come Luca
Casarini, il figlio di operai padovani, oggi papà di un bimbo piccolo, un
esordio da romanziere noir con Mondadori, tornato a fare politica sul
territorio, ma ormai libero dalla stimmate della "leadership".
«Perché leader abbiamo scelto che non ce ne siano». «Perché è finita la
stagione della "soggettività politica"». «Perché il Movimento deve
far parlare la società». Perché gli eredi dei disobbedienti e delle tute
bianche - adolescenti nei giorni di Genova e oggi ventenni - sono nella "Rete
no logo". Lo spazio senza simboli. Il collettivo "Wu Ming", che
nel 2001 aveva dato forma e contenuto simbolico ai giorni di Genova con
l´appello "Dalle Moltitudini d´Europa in marcia contro l´Impero", ha
scritto: «Nel 2003, il Movimento era già in profonda crisi. Giorno dopo giorno
regredì a presenza marginale, si ridusse a un inter-gruppi che occupava lo
spazio dell´estrema sinistra tradizionale. Riemersero strategie e tattiche
fossili, sub-leniniste. Grandi quantità di tempo ed energie vennero dissipate
in guerre identitarie tra correnti». Alberto Zoratti, microbiologo, esperto di
commercio equo e solidale, ex portavoce del Genoa Social Forum, aggiunge: «A
Genova dicevamo che la globalizzazione basata sulla liberalizzazione del
mercato avrebbe portato solo instabilità economica. Bene, abbiamo sbagliato per
difetto. Al punto da scoprire oggi che l´alfiere della finanza creativa di
allora, Giulio Tremonti, è diventato nemico della globalizzazione. Eppure, dopo
Genova, non abbiamo saputo sfuggire alla logica del conflitto frontale. Abbiamo
cominciato a perdere consenso». Suona come il racconto di una ritirata. Di una
morte per consunzione. Segnata, per altro, dalla perdita di contatto con il
mondo cattolico, dalla nuova centralità dei Cobas che sono tornati ad essere
l´unico sindacato in piazza a spese della Cgil, dalle divisioni nella sinistra
cosiddetta radicale se stare o meno dentro il Movimento. Eppure, le cose non
sembrano stare esattamente così. Dice Luca Casarini: «La verità è che i
"no Global" non esistono più, perché abbiamo vinto. Perché la storia
ci ha dato ragione. Otto anni fa, ci opponevamo alla globalizzazione nel
momento della sua massima espansione. Oggi, che la globalizzazione celebra la
sua sconfitta, il Movimento assume nuove parole d´ordine e nuove forme. Che
sono quelle antiche della crisi e delle contraddizioni del capitalismo». Privo
di rappresentanza e coordinamento (cui ha rinunciato), l´antagonismo ha
abbandonato un orizzonte globale per tornare a lavorare nel territorio sui nodi
della «formazione» (con l´«Onda»), del «precariato», dei beni comuni («di chi
sono l´aria, l´acqua, la terra?»), dei migranti. Continuando a coltivare
un´idea dello scontro di piazza come «violazione della zona rossa». Finendo per
comporre un quadro, che, all´indomani delle rivolte che hanno acceso la Grecia
e la Francia, Ilvo Diamanti, su questo giornale, ha fissato con parole che sono
per altro diventate patrimonio dei nuovi «no logo». «Il denominatore comune di
queste esplosioni sociali - ha scritto - sono i giovani, occultati e vigilati
da una società vecchia e in declino, da un sistema politico im-previdente,
inefficiente e spesso corrotto. Schiacciati in un presente senza futuro, cui
sono sottratti i diritti di cittadinanza. Inutile ignorarli, fare come se non
ci fossero. Ci sono. Esistono. E se si finge di non vedere si accendono,
bruciano». La geografia dei centri sociali si è ridisegnata in quelle che
chiamano «aree di aggregazione». E accade così, ad esempio, che le adesioni a
«dachepartestare. org», nodo che ha organizzato la scorsa settimana la
manifestazione antirazzista di Milano, siano quelle che mancano a
«globalproject. info», riferimento dei centri sociali del Nord-Est, promotori,
con i romani di "Action", della manifestazione di oggi. Che il "Cantiere"
di Milano si sia separato dai padovani, mentre "Askatasuna" di
Torino, "Crash" di Bologna ed "Ex carcere" di Palermo si
raccolgano intorno a "infoaut. org". «Siamo un Movimento 2.0», dice
Monica Di Sisto della cooperativa "Fair", mutuando la definizione di
questa nuova mappa politica dalla rivoluzione concettuale che ha conosciuto la
Rete. «La mobilitazione, oggi, è più reticolare e interattiva». E sia dunque.
Addio «No global». Ecco i ragazzi del «2.0».
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
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Pagina 34 - Commenti
IL SABATO DEL VILLAGGIO Cattiva stampa e cattiva politica GIOVANNI VALENTINI
Sono passati più di due secoli da quando Thomas Jefferson, terzo presidente
degli Stati Uniti d´America, scrisse la frase riportata qui sopra in una
lettera a Edward Carrington, prima militare e poi rappresentante politico della
Virginia. E nel frattempo, s´è avverato ciò che lui stesso auspicava di
seguito: "Ma devo dire che ogni uomo dovrebbe essere in grado di ricevere
questi giornali ed essere capace di leggerli". Trasferita nell´Italia
contemporanea e messa in bocca al presidente del Consiglio in carica, la
citazione di Jefferson andrebbe completamente rovesciata: non c´è alcun dubbio
che Silvio Berlusconi preferirebbe invece un governo senza giornali. E con lui,
molti dei suoi adepti e cortigiani. Anzi, l´opzione potrebbe riscuotere consensi
perfino nelle file della sinistra o del centrosinistra. La stampa, la libera
stampa, disturba i potenti. Per la semplice ragione che, in nome dell´opinione
pubblica, esercita bene o male una funzione di controllo nei loro confronti e
in questo senso rappresenta un contropotere. Osserva, riferisce e giudica il
loro comportamento. Valuta quello che fanno e non fanno. Indaga sulle loro
azioni. Li intervista, li contraddice e a volte si permette pure di criticarli.
Lungi da noi la tentazione di una difesa d´ufficio della categoria. Anche i
giornalisti - a cominciare ovviamente da chi scrive - possono sbagliare, hanno
le loro colpe, i loro difetti e le loro debolezze. A differenza dei politici,
però, rendono conto ogni giorno ai propri lettori, oltreché alla propria
coscienza, al proprio direttore, al proprio editore ed eventualmente alla
giustizia, mentre i politici si rifugiano spesso e volentieri dietro lo scudo
dell´immunità parlamentare. Sta di fatto, comunque, che i lettori comprano i
giornali e talvolta accade invece che la politica compra gli elettori. Ora,
quando il presidente del Consiglio dichiara che "chi vuol fare del male,
fa il delinquente, il pubblico ministero o il giornalista", non si sa bene
se detto da un personaggio come lui - sia un´offesa o un complimento. L´associazione
magistrati giustamente protesta e li ritiene "insulti inaccettabili".
E il presidente della Federazione nazionale della Stampa, Roberto Natale, li
definisce attacchi "indecorosi". Ma, diciamo la verità, non c´è da
parte della nostra categoria quella reazione indignata e compatta che una tale
aggressione meriterebbe. Sotto il fuoco delle polemiche suscitate dal
"caso Berlusconi", riprese e amplificate da diversi e autorevoli
giornali stranieri, il ministro degli Esteri Franco Frattini, artefice di una
fondamentale legge sul conflitto di interessi che non impedisce al premier
neppure di fare il presidente vacante del Milan, non trova di meglio che
prendersela con la "stampa cattiva e disonesta". Ma si può, e può in particolare
il capo della diplomazia, liquidare in blocco con una battuta del genere le
critiche di testate come il Financial Times, organo della business community
internazionale; come i quotidiani inglesi The Guardian e The Indipendent o come
lo spagnolo El Paìs? Noi, giornalisti italiani, ormai ci siamo abituati e
conosciamo fin troppo bene i nostri governanti. Ma che cosa devono pensare i
colleghi stranieri e, soprattutto, che cosa devono pensare i lettori dei
rispettivi giornali? All´estero, non tutti sanno che questa è una classe
politica composta da funzionari o impiegati di partito, non di eletti dal
popolo. Nominati dall´alto, e non sempre in virtù delle proprie qualità o
competenze, ma piuttosto dei servizi che rendono a questo o a quel capo; della
loro fedeltà e obbedienza; del loro aspetto fisico o magari della loro
"bellezza". Una burocrazia parlamentare, insomma, che non viene scelta dal corpo
elettorale, bensì dai vertici dei partiti e imposta di fatto ai cittadini.
L´intolleranza crescente verso i giornali, da parte di un ceto politico dedito
innanzitutto alla difesa dei propri interessi e della propria sopravvivenza,
rivela in realtà una tara, una debolezza congenita, che deriva appunto
dal senso di precarietà e dipendenza. L´informazione viene così demonizzata e
criminalizzata. E non resta che attaccare, offendere e insultare i giornali e i
giornalisti, italiani o stranieri, in una gara all´insegna della stupidità e
volgarità, per guadagnare titoli e meriti agli occhi dei maggiorenti. Siamo
ormai al limite dello squadrismo verbale. La stampa sarà pure "cattiva e
disonesta", come sostiene impunemente il ministro Frattini. Ma, allora,
che cosa dobbiamo dire tutti noi, cittadini ed elettori, di questa politica?
Cattiva e disonesta, non basta. Da parte nostra, come il presidente Jefferson e
al contrario di Berlusconi, continuiamo a preferire giornali senza un governo
piuttosto che un governo senza giornali. (sabatorepubblica.it)
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
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Pagina VII - Palermo
I sindacati prudenti: "Ora il programma" Cauta anche Confcommercio.
Gli industriali promettono: vigileremo Le reazioni La preoccupazione della
Cisl: "Le lotte per il potere non possono tenere bloccata la Sicilia"
c´e´ il giudizio "laico" di Confindustria, che ora ha in giunta uno
dei suoi uomini più rappresentativi, e ci sono i sindacati prudenti e
preoccupati più di prima. Ora che i nomi si conoscono, o quasi, le parti
sociali attendono il programma. Il lancio del governo di "alleanza
sociale" promesso da Lombardo, tra categorie e associazioni trova solo
mezze aperture e timidi consensi. Perché il dubbio è sulla sua durata. «Non ci
interessano le pagelle degli assessori bravi e cattivi. Vogliamo capire se
questo governo potrà contare o no su una solida maggioranza», dice Claudio
Barone, segretario regionale della Uil, il più scettico verso la nuova alleanza
che ha lasciato fuori pezzi della coalizione scelta dagli elettori appena un
anno fa. Anche se l´apertura di credito più ampia arriva dall´associazione
degli imprenditori, l´avventura intrapresa da Lombardo sarà seguita con la
lente d´ingrandimento. Lo promette il numero uno di Confindustria Sicilia Ivan
Lo Bello, che non intende abbassare la soglia d´attenzione. La «Svizzera del
Mediterraneo», questo deve diventare la Sicilia secondo il neo-assessore
Venturi. Ma per il mondo delle imprese la strada al momento è solo in salita.
«Oggettivamente questa giunta nasce con una maggioranza divisa. Alcuni nomi
rafforzano la qualità dell´esecutivo: la riconferma di Russo va in questa
direzione. Ma per noi la discriminante vera resta il programma - dice Lo Bello,
soddisfatto per la scelta di Venturi, compiuta dall´interessato a titolo
personale - In questi giorni abbiamo esaminato le priorità da affrontare. Al primo posto per noi deve venire un grande piano di riforma
della burocrazia regionale,
un´attenzione maggiore alle politiche di contrasto della criminalità, politiche
di supporto nei sistemi produttivi e lo stop all´assistenzialismo e alle
clientele. O si fanno scelte coraggiose o la Sicilia non andrà da nessuna
parte». La guerra «feroce» in atto nella maggioranza preoccupa assai il
segretario regionale Cisl Maurizio Bernava: «Noi i governi non li giudichiamo
né dalla coalizione né dai nomi ma dalle cose che fanno. La Sicilia tutto si
può permettere tranne che essere bloccata da incomprensibili lotte interne
dovute a logiche di potere più che a motivi di strategia. Giudicheremo dalle
azioni». Per Mariella Maggio, segretario reggente Cgil Sicilia, la prudenza è
più che d´obbligo. «L´operazione di una giunta con tante deleghe ancora non
assegnate ci appare poco chiara nei contenuti e negli obiettivi da raggiungere.
Ci sembra più una manovra pre-elettorale - dice la Maggio - Di fronte al nuovo
appello del governatore della Banca d´Italia sul calo del Pil del 5 per cento e
sulla disoccupazione dilagante, vorremmo qualche certezza in più per la nostra
Regione, dove il quadro sociale va verso una crescente drammatizzazione. Non si
parla più dell´utilizzo dei fondi Fas né di iniziative per risollevare le fasce
più emarginate». Valuta con attenzione il Lombardo-bis, per i personaggi scelti
tra i tecnici in giunta, il presidente Confcommercio Roberto Helg. «I nomi
esterni meritano massimo attenzione e rispetto. Sulla solidità della giunta
staremo a vedere. Alla Sicilia serve un governo forte e coeso, che lavori, e
velocemente. Le imprese non possono più aspettare. Su questo misureremo e
valuteremo il Lombardo bis, che è solo all´inizio del percorso». Ribadisce con
freddezza Barone: «Se il governo avrà una maggioranza risicata, è impensabile
un confronto utile con la parti sociali. Nulla contro i tecnici. Ma poi in
parlamento regionale le leggi le approvano i politici». a. r.
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
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Pagina XII - Palermo
Stop all´atto dopo le riserve della dirigente del Patrimonio e il no dell´opera
pia proprietaria del teatro Il Verdura ai privati? La giunta ci ripensa dubbi
sulla legittimità, ritirata la delibera Irregolarità formali e sostanziali: scatta
la procedura di autotutela. Non era previsto un canone SARA SCARAFIA Il teatro
di Verdura non verrà ceduto a privati. Ieri mattina la giunta comunale ha
revocato in autotutela la delibera presentata dagli assessori al Turismo e alla
Cultura, Raoul Russo e Giampiero Cannella, e approvata il 7 maggio scorso.
All´atto di revoca è allegata una breve nota dell´opera pia Castelnuovo,
proprietaria del Verdura: vi si ricorda come il contratto preveda che il
teatro, per il quale il Comune paga ogni anno un affitto di 72 mila euro, sia
affidato «in uso esclusivo» alla Fondazione Teatro Massimo. Dunque la delibera
dei primi di maggio, che approvava un bando di gara per affidare il complesso
per tre anni a privati, è illegittima ed è per questo che è stata revocata. Il
teatro sarebbe stato subaffittato a terzi a canone zero: a carico dei privati
solo alcuni lavori di manutenzione, quantificati in circa 100 mila euro. Cifra
che però non era specificata nel bando. Il Comune avrebbe continuato a pagare
l´affitto senza percepire né un canone né una percentuale sugli incassi. Della
cessione a terzi, in buona sostanza, avrebbe beneficiato solo la Fondazione
Teatro Massimo, che - per contratto - paga la manutenzione ordinaria, dalle
bollette alle utenze. L´atto aveva scatenato subito polemiche. Ma era stata la
dirigente dell´ufficio Patrimonio, Marina Pessini a mettere nero su bianco che
la delibera non aveva «nessuna validità», rilevando irregolarità formali e
sostanziali. Mancava una delle firme necessarie, quella del dirigente
coordinatore, come pure il parere di regolarità contabile del ragioniere
generale. Ma erano le irregolarità contabili le più pesanti: «Il contratto
prevede l´uso esclusivo dell´immobile da parte della Fondazione Teatro Massimo»
che «non può determinare l´uso della struttura da parte di altri soggetti». Il
regolamento del Patrimonio, poi, «non prevede la messa a bando di immobili di
terzi», ma soprattutto «non si possono considerare corrispettivo della
concessione i lavori effettuati dal concessionario, perché l´immobile non è di
proprietà comunale e pertanto l´incremento di valore va a esclusivo beneficio
della proprietà». No anche dal presidente della Ipab Castelnuovo, Salvatore Foresta: «Sono io il proprietario del complesso e il
Comune non può decidere di subaffittarlo autonomamente». Al termine di una
riunione riservata con il Teatro Massimo, i vertici della burocrazia comunale hanno deciso di
ritirare l´atto in autotutela. Decisione ratificata ieri dalla giunta.
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina III - Milano
In Darsena una foresta tropicale ETTORE LIVINI L´Amazzonia sta sparendo sotto i
colpi delle multinazionali a caccia di petrolio e di terreni per piantar soia.
A Milano, invece, la giungla sta ritornando. Per merito
bisogna ammetterlo
del Comune e della burocrazia meneghina. I mitologici Raggi verdi previsti dall´Expo, in forte
odore di taglio causa austerity, non c´entrano. La versione ambrosiana della
foresta tropicale sta crescendo da sé sulle rive del Naviglio, proprio alla
darsena di Porta Ticinese. Dove (da quattro anni) è prevista la
costruzione di un maxiparcheggio da mille posti. Gli scavi però sono al palo,
bloccati dal fuoco incrociato di polemiche tra costruttori, sovraintendenza e
Palazzo Marino. E il verde ha preso il controllo di questa terra di nessuno
sulle banchine del porto dei milanesi: prima qualche ciuffo d´erba. Poi la
canna di palude. Quindi gli alberi. Oggi la giungla metropolitana ha già una
sua dignità: ci sono cespugli, pioppi, salici, aceri platanati alti qualche
metro dove hanno messo su casa gabbiani e anatre. La natura ha ritmi lenti. Ma
la Milano dell´Expo al ralenti e delle opere incompiute li ha più lenti ancora.
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IX - Milano
Agenzia speciale A luglio L´assessore alla Cultura: ecco le mie idee per
migliorare, dall´estate, gli eventi in città Finazzer: "Festival di strada
e più mezzi per Palazzo Reale" A Palazzo Reale autonomia societaria per
muoversi meglio è la nostra Ferrari Dal 6 al 13 del mese una via sarà
"adottata" e invasa da concerti e mostre ANNA CIRILLO Assessore
Finazzer, lei ha presentato «Milano scienza». Ma ha visto in che condizioni è
ridotto il Planetario? «Ho dato ordine, e se non lo fanno mi incateno per
protesta, di far partire immediatamente tutti i lavori di manutenzione. Il
Planetario è uno spazio importante sul piano della formazione scientifica dei
nostri ragazzi. Lancio un appello a privati e istituzioni bancarie perché ci
aiutino a riqualificarlo. Intanto io ho già incontrato il direttore del
planetario di Berlino per fare lobby, per unirci insieme e cercare di avere,
dall´azienda leader del settore, le attrezzature più moderne». E la Sala delle
Asse del Castello Sforzesco? Italia Nostra denuncia che i lavori lì non sono
mai cominciati, nonostante gli annunci e la conferenza stampa di novembre con
Bondi. E che i muri sono invasi dai sali. «Per i sali non c´è alcun rischio, ne
ho la certezza. è vero che i lavori non sono cominciati, ma inizieranno entro
quest´anno». Andiamo più sul leggero: l´estate si avvicina, ha in mente altre
proposte rispetto a quelle già comunicate? «Dal 6 al 13 luglio adotterò una via
e per una settimana quella via sarà invasa, contaminata con concerti, teatro di
strada, eventi e manifestazioni. Di giorno e di notte, per dimostrare che il
territorio può essere governato dalla cultura. Se funziona, la stessa idea
vorrei trasferirla anche a un intero quartiere, nelle prossime estati». Qual è
la strada scelta? «Una via importante, ma dimenticata, né troppo lunga né
troppo corta. Capace, però, di essere un palcoscenico in grado di vitalizzare
un pezzo di città». In centro o in periferia? «Per ora non lo dico. Anzi, rilancio,
chiedendo ai cittadini: "Secondo voi quale potrebbe essere o quale
vorreste che fosse"?». Lei ha anche messo mano alla riorganizzazione del
suo assessorato: quali sono le novità? «Ora la direzione del Settore musei è
affidata ad un museologo, Claudio Salsi. Finalmente una competenza coerente al
settore, sono molto soddisfatto. Ci sarà poi un direttore dei Servizi
strategici, Gianfranco Lamberti, per semplificare i rapporti tra assessorati e
direzione, e cercare di fluidificare quel ginepraio che è la
burocrazia. Una novità è
anche il direttore delle relazioni internazionali e della ricerca
finanziamenti, Andrea Vento, che affiancherà la mia azione in giro per il
mondo. In più c´è una novità per Palazzo Reale, che spero di realizzare entro
fine anno». In che cosa consiste? «Penso di far diventare Palazzo Reale
un´agenzia speciale con autonomia societaria. Un soggetto interno
all´amministrazione ma dotato di autonomie per rendere più snella e diretta la
sua azione». Una sorta di «tappeto rosso» per Palazzo Reale, quindi? «Palazzo
Reale è la nostra Ferrari. Con l´agenzia speciale si potranno rendere più
veloci i contatti e le procedure per l´organizzazione delle mostre, più diretti
i rapporti con gli enti».
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XI - Genova I
luoghi Avegno, la battaglia del parcheggio "Niente cemento, lasciateci gli
alberi" Posti per società di mutuo soccorso: il Presidente è il marito di
un assessore "Abbiamo parlato l´anno scorso con la proprietaria". Era
morta da 11 mesi MARCO PREVE Questa è la storia di un parcheggio che s´ha da
fare. A tutti i costi. Anche se siamo ad Avegno, che non ha esattamente il
traffico congestionato di via Montenapoleone; anche se si sacrificano alle
betoniere alcune fasce di terra fagocitate da un muraglione di cemento armato
alto sei metri; anche se è poco elegante che il park serva soprattutto alla
Società di Mutuo Soccorso Nostra Signora del Rosario di cui è presidente il
marito di una degli assessori comunali; anche se verranno sacrificati ulivi e
nove altre specie di alberi da frutto; anche se la pratica di esproprio, come
sostengono gli eredi di Maria Luisa Gordiano, non ha potuto essere visionata
dalla nonna ultraottantenne con problemi di deambulazione, deceduta due anni
fa. Succede nella frazione di Salto, ad Avegno, il paese a due chilometri da
Recco che con i prezzi della riviera e la fame di abitazioni, diventa terreno
ideale per le nuove programmazioni urbanistiche. La cifra di questa ennesima
storia di cementificazione sta tutta in una frase del sindaco (che si candida
con il centro destra al secondo mandato) Giuseppe Tassi: «Abbiamo provato a
trovare un accordo in amicizia con la signora e le sue figlie. Avremmo anche
lasciato loro uno spazio vuoto sotto il muro perché ci ricavassero dei
parcheggi, ne avrebbero avuto un bel beneficio». Ecco. Il sindaco Tassi, forse
anche perché è il principale imprenditore edile di Avegno, non concepisce il
fatto che alla signora Giselda Garbarino, figlia della proprietaria defunta,
dei soldi proprio non freghi nulla. Che lei e gli altri eredi preferiscano tenersi
le fasce con gli ulivi, il pruno, il fico, l´amarena, il nespolo, l´albicocca,
l´arancio, il noce, il pino, il cipresso e l´orto. Il sindaco è interdetto, non gli resta che ripiegare sulla logica della burocrazia: «Sì ma un posto centrale nel
paese così... e come fattibilità e oneri era il terreno che si addiceva di
più». E allora diamo a Salto il suo piazzale di cemento per 17 posti auto lungo
la strada provinciale 333. Un parcheggio pubblico previsto dal Puc, un progetto
rimasto fermo molti anni ed entrato in dirittura d´arrivo quando è stato
presentato come oneri di urbanizzazione dall´imprenditrice Flavia Poggi, alla
quale il Comune aveva concesso la licenza per edificare due ville con box poco
distante. Gli eredi della signora Gordiano però hanno presentato ricorso al Tar
perché ritengono che il progetto violi una serie di norme e diritti. Intanto
gli aspetti ambientali, che verrebbero irrimediabilmente compromessi. E poi la
procedura di approvazione del Puc e di esproprio del terreno. La figlia e i
nipoti della signora Gordiano sostengono che nessuno le scrisse né la informò
ufficialmente, pur sapendo tutti in paese dei suoi problemi (una figlia
disabile morta poco prima di lei, e in seguito difficoltà a muoversi come
certificato dai referti depositati nel ricorso al Tar dell´avvocato Andrea
Vimercati). «Non è vero - ribatte il sindaco - andammo a casa loro tre volte
con il geometra un anno fa, c´era anche la signora anziana». Giselda Garbarino
ricorda una sola visita, priva di ufficialità, e soprattutto sottolinea che un
anno fa la madre era già morta da undici mesi, quindi difficilmente avrebbe
potuto essere presente. C´è poi l´ultimo aspetto. Il presidente della società
N. S. del Rosario, Mirko Osti, si è spesso lamentato per l´assenza di posti per
i soci, anche se la Sms è presa d´assalto solo un paio di volte l´anno in
occasione di sagre. Osti, però, è anche il marito dell´assessore Licia
Maccagnolo. Sindaco cosa ne dice? «Si è il marito, ma lei non si ripresenta più
alle elezioni quindi...». Quindi la risposta, come si dice a scuola, è andata
fuori tema.
( da "Repubblica, La"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XIII -
Bologna LA MIA FAVOLA DI STUDENTESSA... ERIKA PICARIELLO (segue dalla prima di
cronaca) «Sarà bellissimo, devo solo compilare la domanda e presentare il
modulo di convenzione», pensava, d´altronde i professori bolognesi erano stati
gentili e accomodanti. Sembrava vedere uno spiraglio di luce. Dopo circa un
mese e mezzo, il cuore della studentessa non era più spezzato: era
polverizzato. Ai docenti bolognesi la Convenzione non era piaciuta: su quel
maledetto foglio si parlava di «tirocinio di formazione ed orientamento»,
mentre loro avrebbero accettato solamente una convenzione che definisse la sua
attività pratica: un «tirocinio curriculare», per cui predisposero una nuova
convenzione con un nuovo testo. Agli aquilani il nuovo testo non piaceva. Come
disse uno dei protagonisti della storia: «Qui uno dei due deve cedere»: un po´
come giocare al tiro alla fune; peccato che poi la corda si è spezzata, e
quella corda altro non era che il cuore della povera studentessa aquilana. Come
tutte le favole, anche qui c´è una morale, ma non ho la presunzione di
indicarvela io; cercatela voi, spettatori di questo disastro, vittime di questo
terremoto, autori di questa burocrazia; cercatela soprattutto voi, numerosi protagonisti di questa
storia, nella speranza che capiate che la solidarietà è qualcosa che va al di
là delle chiacchiere; commuovetevi pure davanti alla tv, ma sappiate che gli
aquilani non sanno che farsene delle vostre lacrime, le loro sono più che
sufficienti.
( da "Tirreno, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 1 - Viareggio
Ecco cosa vuole la Versilia Arriva il ministro Brambilla: le esigenze degli
operatori O la Versilia avrà un'ospite di vero riguardo: Michela Brambilla, neo
ministro al Turismo, sarà a Viareggio (17,30, Gh Principe di Piemonte) e a Forte
(19, Capannina) per confrontarsi con amministratori e operatori del settore
trainante (e scricchiolante?) del nostro territorio. Che cosa chiede la
Versilia del turismo al ministro? Abbiamo interpellato a una serie di
interlocutori, nel tentativo di proporre i veri temi di dibattito. Giancarlo
Lunardi. (presidente Parco). «Che peso dà il governo al turismo ambientale, in
netta crescita per i dati nazionali? Si intende valorizzarlo? Oppure l'idea del
ministro è quella di alcune proposte di legge depositate, che prevedono di
sciogliere i Parchi?». Alessandro Augier. (general manager del grand hotel
Principe di Piemonte). «Rispondo in una parola: chiederei il Casinò. Ovunque in
Versilia». Vincenzo Lardinelli. (titolare Balena 2000 e presidente nazionale
Fiba-Confesercenti). «Che fine ha fatto il protocollo d'intesa
balneari-Regioni-governo che avevamo definito quando lei non era ancora
ministro? Inoltre, prima dell'estate si riesce a formalizzare nuovamente lo
spostamento del pagamento dei canoni demaniali del 2008, spostamento cancellato
dal decreto mille proroghe»? Franco Moretti. (direttore Festival pucciniano).
«Vorrei chiedere al ministro se avremo presto un'integrazione tra politiche
turistiche e quelle culturali per poter competere in campo internazionale».
Paolo Vannucci. (operatore incoming marittimo). «La priorità sono le
infrastrutture per il porto. Cominciando dal problema del pescaggio, che ci
costringe a dirottare altrove imbarcazioni importanti, come quella recente di
un principe arabo. E il numero dei posti barca è limitato». Regina Satariano.
(titolare del Priscilla e presidente del Friendly Versilia). «Chiedo di
investire nella promozione turistica. C'è bisogno di far conoscere nel mondo le
bellezze del nostro territorio e lo Stato può aiutarci in questo. è poi
fondamentale che da Roma la Versilia sia aiutata nella conservazione e
nell'abbellimento delle risorse già esistenti». Fabrizio Galli. (presidente dei
carristi del Carnevale di Viareggio). «Cosa pensa di fare, caro ministro, per
far conoscere il Carnevale - una delle eccellenze italiane - anche al di fuori
dei confini? Ci pensi bene; se non ci dà una risposta che ci convince... la
metteremo sui nostri carri». Simone Andreano. (ristoratore di "Il
Posto", Pietrasanta). «Occorrono misure che ci aiutino a destagionalizzare
il turismo. Per esempio un centro congressi comprensoriale». Francesco Belli.
(presidente dell'associazione balneari di Marina di Pietrasanta). «Chiediamo
regole certe. Esistono troppi dubbi su situazioni come la facile o difficile
rimozione delle strutture; e sui canoni di concessione. Poi chiederei di
equiparare l'Iva alle altre strutture turistiche, come gli alberghi (10%); o
addirittura fare come in Francia dove l'imposta è solo del 5%». David Vaiani.
(titolare del Bistrot di Forte dei Marmi). «Più libertà per
le attività imprenditoriali, in altri termini meno burocrazia. Servirebbe snellire gli iter delle pratiche». Roberto Santini.
(co-gestore del Bagno Piero a Forte). «Chiediamo la garanzia sulla normativa
relativa alle concessioni demaniali. La mancanza di certezze ci danneggia».
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-30 - pag: 2 autore: Previdenza, meno rischi
sui fondi e aumento dell'età Marco Rogari ROMA Aumentare gradualmente l'età
pensionabile e ridurre i rischi sul ricorso alla previdenza complementare
favorendone comunque la diffusione. La previdenza è ai primi posti del menù di
riforme da attuare rapidamente per favorire la crescita che è stato indicato
dal Governatore Mario Draghi nella relazione all'Assemblea della Banca
d'Italia. Un menù in cui compaiono anche altre voci considerate strategiche,
come la riorganizzazione della pubblica amministrazione e il federalismo
fiscale. Sono però soprattutto le pensioni a finire nel mirino del Governo, che
lascia chiaramente intendere come un nuovo intervento non sia più rinviabile.
Affermazioni quelle di Draghi che giungono dopo le sollecitazioni al governo
arrivate dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e le aperture dei
sindacati, Cisl in testa, a discutere di innalzamento dell'età pensionabile.
Secondo il Governatore «il graduale aumento dell'età media effettiva di
pensionamento assicurerà l'erogazione di pensioni di importo adeguato». A
questo proposito nelle sue considerazioni finali Draghi sottolinea come «un più
alto tasso di attività nella fascia da
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: SYSTEM ( PMI ) data: 2009-05-30 - pag: 25 autore: Fusioni & acquisizioni.
Trend in crescita «Non sempre piccolo è bello» Paolo Bricco «Le fusioni e le
acquisizioni tra piccole imprese rappresentano un acceleratore del processo di
crescita. Il nanismo rimane uno dei temi che incide di più sulla competitività
del nostro Paese. Basti pensare che in media la produttività di una piccola
impresa è circa la metà di quella di una grande azienda». Maximilian Fiani,
partner di Kpmg corporate finance, sostiene la centralità di questo modello
produttivo, ma non accetta la retorica del «piccolo è bello, sempre e
comunque». Fiani ricorda come, sotto l'onda d'urto dei processi di
globalizzazione, si sia assistito a una ristrutturazione che ha comportato una
«selezione darwiniana». Ma, adesso, secondo l'advisor, che lavora su questo
specifico segmento di mercato, l'incremento dimensionale può diventare una
opzione in più, per il nostro «nano- capitalismo». Negli ultimi due anni,
secondo Kpmg, in Italia le operazioni di acquisizione e di fusione-
aggregazione che hanno movimento meno di 50 milioni di euro sono state 270: 121
due anni fa,
( da "Corriere della Sera"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Sport data: 30/05/2009 - pag: 48 Le strategie Il presidente Fia deve
scegliere tra i grandi e i «nani» I dispetti dell'ultimo minuto e uno scontro
che è solo rinviato MILANO E adesso che ci siamo iscritti, che il nostro nome è
lì, nero su bianco, prova ad avere il coraggio di buttarci fuori e scegliere i
«barbari», quelli che premono ai confini e cercano di invadere il Circus, i
nani che si vogliono sostituire ai giganti, Campos, Lola e compagnia, invece di
Ferrari, McLaren- Mercedes e Renault. Questo è il messaggio che i team riuniti
nella Fota inviano a Max Mosley, questo è il significato della loro mossa,
giunta ieri a sorpresa. Una soluzione quella dell'iscrizione con riserva che è
tipica di questo mondo in cui nulla è come appare (c'è un'iscrizione e quindi
si potrebbe pensare che si è risolto tutto, e invece niente di tutto questo),
maturata solo nelle ultime 48 ore, nella riunione di mercoledì a Heathrow.
Maturata dopo che la Williams aveva preso la decisione di iscriversi rompendo
il fronte delle squadre: se il team inglese avesse aspettato solo 48 ore,
adesso sarebbe iscritta, rispettando i vincoli legali che la obbligavano con
Ecclestone e Mosley, senza essersi inimicata tutto il paddock (si racconta che
i rappresentanti della Williams fossero costantemente in contatto telefonico
con Mosley, anche nei break delle riunioni Fota, cosa non proprio gradita). Ma
tant'è. Questa mossa cerca di mettere Mosley fuori gioco. Ci riuscirà?
Difficile dirlo. Di sicuro, in questi casi sono i dettagli a fare la
differenza. E i dettagli ieri non sembravano dipingere il quadro di un'armonia
finalmente ritrovata. Ieri, per fare un esempio, il segretario della Fota
Simone Perillo si è presentato a Ginevra consegnando, brevi manu, i documenti
di tutte e nove le squadre per l'iscrizione con riserva. Ma non ha trovato
nessuno disposto ad accoglierlo. Un responsabile non c'era, una segretaria
neanche. L'hanno rimandato indietro. In posta: per inviare i documenti con una
raccomandata con ricevuta di ritorno. Ostacoli della burocrazia o piccoli dispettucci
dell'ultimo minuto? Il dubbio nessuno ieri sera lo aveva fugato. Ma al di là
degli «incontri costruttivi », e del «clima amichevole » (le parole d'ordine di
questa lunga ed estenuante trattativa), è un bel po' che i team e Mosley si tirano
fendenti. La Renault e la Toyota, per esempio, non hanno gradito le
continue esternazioni del presidente che li indica come i prossimi candidati a
seguire la Honda e ad abbandonare la Formula 1. «Non si rende conto dei danni
che ci crea? rincarava ieri Briatore . Noi stavamo stringendo degli accordi con
alcuni sponsor e, dopo le sue parole, abbiamo dovuto rimandare tutto alla fine
di questa storia». E poi: «Se chiede garanzie a noi, come può essere tranquillo
che manterranno gli impegni squadre come la Campos?». Ora, a Mosley la scelta:
o il campionato dei nove pretenziosi, o quello degli altri, nani, ma
arrendevoli. a. rav. Intoppi Respinti i documenti delle squadre Fota, il
segretario li ha dovuti mandare via posta
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prov Ogliastra
Pagina 6025 Ticket. Domani consegna delle 5 vele. Sisine: fondali puliti Cala
Luna, Baunei contro tutti Da Dorgali un segnale di pace Ticket.. Domani
consegna delle 5 vele. Sisine: fondali puliti --> Non si fermano le
polemiche su Cala Luna. Pasquale Zucca insorge, mentre da Dorgali arrivano
segnali di distensione. L'intervento dell'Ufficio regionale del demanio sul
ticket a Cala Luna, ha provocato diverse reazioni a Baunei, che vanta quaranta
chilometri di coste incontaminate. Per la pulizia del suo mare al Comune verrà
consegnato domenica il premio Cinque vele mentre a Cala Sisine andrà in scena
la manifestazione conclusiva di Fondali puliti. Nel turbinio di polemiche, che
non si placano, non poteva mancare la presa di posizione di uno storico ex
sindaco di Baunei, Pasquale Zucca. Da professore di lettere in pensione, Zucca
prende spunto dalla letteratura per commentare gli eventi di questi ultimi
giorni. «Le recenti dichiarazioni rilasciate da un funzionario regionale del
demanio - attacca - mi richiamano alla mente il disgusto per i burocrati che si
prova leggendo le opere dello scrittore russo Cechov, che
ha magistralmente descritto i danni che provoca la burocrazia lontana dalle esigenze reali della gente». Secondo l'ex sindaco
l'errore di fondo «è la concessione di un pontile che incide nel territorio
comunale di Baunei (mappale 6, foglio 2 - puntualizza-) ad un altro Comune,
quello di Dorgali, che non può avere nessun diritto di prelazione». La
Regione, però conferma la sua linea, basata su una precisa direttiva
dell'assessore agli Enti locali Gabriele Asunis e nel rispetto delle norme che
regolano la materia. QUI DORGALI Baunei resta sulle barricate, mentre da
Dorgali giungono segnali di distensione. «Per giovedì prossimo è stato
confermato l'incontro a Cagliari per capire definitivamente se la gestione del
pontile di Cala Luna sarà esclusivamente priorità nostra o se Baunei vorrà
farlo congiuntamente a noi». Le dichiarazioni sono del primo cittadino Tonino
Testone e si riferiscono alla seduta consiliare di giovedì scorso, nella quale
si è anche discusso il caso Cala Luna. «Vogliamo capire se con il Comune
limitrofo - afferma il consigliere dell'opposizione Fabio Fancello - ci sia
ancora la possibilità e specialmente la volontà di una gestione condivisa del
litorale interessato. Noi come minoranza, fin dalla prima volta che venne
imposto il ticket, parlammo di affrontare la situazione in una tavola rotonda
che comprendesse entrambe le amministrazioni, ma non fummo ascoltati e fin ora
siamo stati tagliati fuori non sapendo come si intendesse procedere». La
replica viene dall'assessore al Turismo Francesco Ticca: «Prima di questi due
ultimi incontri, nei quali gli amministratori di Baunei hanno manifestato
chiusura, avevamo iniziato a confrontarci con loro, a partire dal marzo scorso.
A parole sembrava che gli accordi per una programmazione comune fossero presi.
Avevamo prospettato anche una serie di incontri con gli operatori del settore
turistico, con il Consorzio Trasporti marittimi e delle manifestazioni che
coinvolgessero anche le scuole dei rispettivi paesi. Poi inaspettatamente il
connubio si è rotto ma non per colpa nostra». GIAMPAOLO PORCU SONIA MELONI
( da "Repubblica.it"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ROMA - Da trentasei
ore, fulminei e chiassosi, come un Davide che balla intorno a Golia, appaiono
in drappelli di qualche decina per poi scomparire. E riapparire altrove. In una
violazione simbolica di "zone rosse", che descrive il perimetro dei
diritti negati ai migranti. Che rende solare quel che chiedono - "No al
G8, no al pacchetto sicurezza". "La vostra sicurezza non ci
cancellerà. Cittadini e cittadine nati" - e, a ben vedere, racconta quel
che sono. Oggi pomeriggio, si annunciano in 10 mila e avranno la piazza. Nel
lessico pigro della politica e dell'informazione, li chiamano ancora "No
global". Nonostante quel nome non dica e non descriva più nulla. Nelle analisi delle burocrazie della sicurezza e degli
osservatori del Movimento, si aggiunge che di qui al prossimo mese sarà proprio
la piazza - oggi a Roma, il 4 luglio a Vicenza contro la base Dal Molin, dal 7
al 9 luglio per il G8 a l'Aquila - a raccontare di cosa si stia davvero
parlando. Anche se il ministro dell'Interno Roberto Maroni un'idea sembra
averla già maturata. Quando, tornando a far ballare i fantasmi degli anni '70,
avverte che "non c'è da stare tranquilli". Che nei "social
network" è "forte l'attrattiva per criminali e terroristi", e la
"stagione dell'eversione non è chiusa". Eppure, se li osservi in
queste ore a Roma, se ascolti il Movimento discutere, ne scorri i forum in Rete
e chiedi chi sono e cosa sono diventati, scopri appunto che persino il nome -
"No global" - è roba buona per il museo delle cere. Il
"movimento dei movimenti" dei giorni di Genova non c'è più. I 300
mila del G8 2001, le 730 organizzazioni che li rappresentavano, se li è portati
via il tempo e la storia. Come del resto raccontano i destini di alcuni dei
loro 18 leader di allora. Prigionieri di se stessi e di un passato ingiallito
quelli che hanno scelto il salto nella politica come professione (Vittorio
Agnoletto e Francesco Caruso). O alla ricerca d'altro, come Luca Casarini, il
figlio di operai padovani, oggi papà di un bimbo piccolo, un esordio da
romanziere noir con Mondadori, tornato a fare politica sul territorio, ma ormai
libero dalla stimmate della "leadership". "Perché leader abbiamo
scelto che non ce ne siano". "Perché è finita la stagione della
"soggettività politica"". "Perché il Movimento deve far
parlare la società". Perché gli eredi dei disobbedienti e delle tute
bianche - adolescenti nei giorni di Genova e oggi ventenni - sono nella
"Rete no logo". Lo spazio senza simboli. OAS_RICH('Middle'); Il
collettivo "Wu Ming", che nel 2001 aveva dato forma e contenuto
simbolico ai giorni di Genova con l'appello "Dalle Moltitudini d'Europa in
marcia contro l'Impero", ha scritto: "Nel 2003, il Movimento era già
in profonda crisi. Giorno dopo giorno regredì a presenza marginale, si ridusse
a un inter-gruppi che occupava lo spazio dell'estrema sinistra tradizionale.
Riemersero strategie e tattiche fossili, sub-leniniste. Grandi quantità di
tempo ed energie vennero dissipate in guerre identitarie tra correnti".
Alberto Zoratti, microbiologo, esperto di commercio equo e solidale, ex
portavoce del Genoa Social Forum, aggiunge: "A Genova dicevamo che la
globalizzazione basata sulla liberalizzazione del mercato avrebbe portato solo
instabilità economica. Bene, abbiamo sbagliato per difetto. Al punto da
scoprire oggi che l'alfiere della finanza creativa di allora, Giulio Tremonti,
è diventato nemico della globalizzazione. Eppure, dopo Genova, non abbiamo
saputo sfuggire alla logica del conflitto frontale. Abbiamo cominciato a
perdere consenso". Suona come il racconto di una ritirata. Di una morte
per consunzione. Segnata, per altro, dalla perdita di contatto con il mondo
cattolico, dalla nuova centralità dei Cobas che sono tornati ad essere l'unico
sindacato in piazza a spese della Cgil, dalle divisioni nella sinistra cosiddetta
radicale se stare o meno dentro il Movimento. Eppure, le cose non sembrano
stare esattamente così. Dice Luca Casarini: "La verità è che i "no
Global" non esistono più, perché abbiamo vinto. Perché la storia ci ha
dato ragione. Otto anni fa, ci opponevamo alla globalizzazione nel momento
della sua massima espansione. Oggi, che la globalizzazione celebra la sua
sconfitta, il Movimento assume nuove parole d'ordine e nuove forme. Che sono
quelle antiche della crisi e delle contraddizioni del capitalismo". Privo
di rappresentanza e coordinamento (cui ha rinunciato), l'antagonismo ha
abbandonato un orizzonte globale per tornare a lavorare nel territorio sui nodi
della "formazione" (con l'"Onda"), del
"precariato", dei beni comuni ("di chi sono l'aria, l'acqua, la
terra?"), dei migranti. Continuando a coltivare un'idea dello scontro di
piazza come "violazione della zona rossa". Finendo per comporre un
quadro, che, all'indomani delle rivolte che hanno acceso la Grecia e la
Francia, Ilvo Diamanti, su questo giornale, ha fissato con parole che sono per
altro diventate patrimonio dei nuovi "no logo". "Il denominatore
comune di queste esplosioni sociali - ha scritto - sono i giovani, occultati e
vigilati da una società vecchia e in declino, da un sistema politico im-previdente,
inefficiente e spesso corrotto. Schiacciati in un presente senza futuro, cui
sono sottratti i diritti di cittadinanza. Inutile ignorarli, fare come se non
ci fossero. Ci sono. Esistono. E se si finge di non vedere si accendono,
bruciano". La geografia dei centri sociali si è ridisegnata in quelle che
chiamano "aree di aggregazione". E accade così, ad esempio, che le
adesioni a "dachepartestare.org", nodo che ha organizzato la scorsa
settimana la manifestazione antirazzista di Milano, siano quelle che mancano a
"globalproject. info", riferimento dei centri sociali del Nord-Est,
promotori, con i romani di "Action", della manifestazione di oggi.
Che il "Cantiere" di Milano si sia separato dai padovani, mentre
"Askatasuna" di Torino, "Crash" di Bologna ed "Ex
carcere" di Palermo si raccolgano intorno a "infoaut. org".
"Siamo un Movimento 2.0", dice Monica Di Sisto della cooperativa
"Fair", mutuando la definizione di questa nuova mappa politica dalla
rivoluzione concettuale che ha conosciuto la Rete. "La mobilitazione,
oggi, è più reticolare e interattiva". E sia dunque. Addio "No
global". Ecco i ragazzi del "2.0". (30 maggio 2009
( da "Manifesto, Il"
del 30-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
QUESTIONE MORALE La
passione della mediocrità Bruno Accarino Quando comparvero i primi segni della
crisi finanziaria, non pochi osservarono, anche nelle nostre file, che si
trattava di un fenomeno né inedito né sconvolgente: bastava sfogliare nei punti
opportuni Il capitale di Marx per trovare i profili del sistema creditizio
nella sua dipendenza dal modo di produzione dominante. L'osservazione mi
apparve e mi appare un po' scolastica e pedagogica, quasi che la stessa scena
non facesse altro che ripetersi, con attori diversi, e quasi che vi fosse
bisogno di ricordare che in Marx giacciono molti tesori oggi finiti nel
dimenticatoio. CONTINUA|P
( da "Stampa, La" del
31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
COLPO GROSSO IN
PLACE VENDOME Il gentiluomo tira fuori la pistola e ruba 10 milioni
[FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE A PARIGI Ha ragione, come sempre, il
presidente: «bisogna senza indugi allestire un piano di lotta contro le
rapine». Lo aveva ordinato giovedì nel suo discorso per rendere più sicura la
Francia, annunciando il reclutamento di altri mille specializzatissimi
poliziotti. Troppo tardi. La burocrazia richiede, si sa, tempi lunghi. I delinquenti invece non devono
firmare scartoffie e passare lungaggini parlamentari. E così, zacchete! Il
rapinatore solitario e elegante che ieri pomeriggio è entrato nella
scintillante e riverita boutique del gioielliere Chopard in place Vendome
allontanandosi gioiosamente appesantito da un bottino di sei, dieci
milioni di euro, ha efficacemente giocato sull'anticipo. Ore quindici: piazza
ancora un po' intorpidita sotto il sole di un bel sabato di fine maggio. Al
ministero della giustizia, proprio a un passo, i gendarmi sonnecchiavano,
placidamente: il lungo week-end della Pentecoste teneva lontano la signora
ministro e gli alti funzionari: una giornata di goduria, insomma. Da passare
addocchiando le turiste che si affannavano a inscatolare la napoleonica colonna
nella fotografia-ricordo. Nella gioielleria creata da uno svizzero ai tempi di
Napoleone terzo e passata all'orologiaio tedesco Karl Scheufele nel 1960, al
numero uno, proprio all'angolo con la rue Saint-Honoré aspettavano anche loro,
tranquilli, gli immancabili clienti. E' appena finita la vetrina del festival
di Cannes: la «maison» lo utilizza da anni, insieme alla passerella degli Oscar
americani, per far sfilare caricando le disponibilissime attrici come se
fossero tabernacoli, delle sue creazioni. Le settimane successive al defilée,
quindi, sono sempre ricche di visite a questa nababberia. Il signore elegante
che è entrato tra le riverenze del personale di guardia e le occhiate
ammirative delle commesse, sembrava appunto il prototipo che esce dopo aver
lasciato a favore della Casa solchi interessanti nel proprio conto in banca. E
invece, il cliente così promettente ha tirato fuori dalla tasca, come se fosse
il libretto degli assegni, una pistola e ha ordinato di consegnarli una
quindicina di pezzi, valore stimato molto alla rinfusa secondo le prime e assai
parche testimoniane, tra i sei e i dieci milioni di euro. Un intenditore,
evidentemente. Il tutto è durato pochi minuti: senza uno sparo, senza urla come
una normale trattativa con un cliente. Tanto che una delle commesse,
stralunata, ha barbugliato di non essersi accorta di nulla e aver continuato
tranquillamente a lavorare. Il rapinatore gentiluomo è poi uscito con calma
esibendo un bel sorriso e si è allontano a piedi, secondo le prime
testimonianze. Ai curiosi non sono rimasti da ammirare che vetrine vuote e
saracinesche abbassate. Se non fosse che ufficialmente alla banda sono stati
tagliati definitivamente i garretti e che uno dei capi è stato proprio la
settimana scorsa condannato a quindici anni di sacrosanta prigione per un colpo
messo a segno a Montecarlo, si direbbe che il romanzo criminale della banda
delle «pantere rosa» ha scritto un nuovo capitolo. Se non sono loro, certo è un
imitatore che ne ha studiato lo stile, alla perfezione: rapidità, sorpresa,
nessun ricorso alla violenza, alla sguaiatissima fuga con auto o moto, bottino
da record. Sono una banda di balcanici, uomini e donne, le pelle indurita dalle
guerre di Bosnia e del Kosovo, poliglotti, dediti alla grassazione temeraria
come a una religione monastica che hanno inventato la mondializzazione
dell'assalto alla gioielleria. Dal 2003 hanno colpito nei cinque continenti
dagli Stati Uniti al Giappone, duecento colpi riconosciuti e attribuiti.
Adorano Parigi: hanno fatto acquisti, travestita da coppia di miliardari, poco
tempo fa da Harry Winston avenue Montaigne, bottino 85 milioni di euro. Ieri
hanno cambiato gioielleria.
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Renzo Mazzaro
«Io, poliziotto pancione» Provocazione per provocazione, ecco le risposte al
ministro da agenti rigorosamente sopra i 100 chili La polemica aperta giovedì
da Brunetta e i contraccolpi tra gli uomini delle questure venete VENEZIA. Io,
poliziotto pancione, seduto sì, ma non in ufficio a fare il passacarte, come
immagina il ministro Brunetta. Seduto al posto di capopattuglia di una volante
della polizia di Stato, commissariato di Chioggia, all'inseguimento di un'auto
sfuggita ai carabinieri, che sta tagliando tra strade e canali dell'entroterra
veneziano. Ore 23,30 di mercoledì 13 marzo: dura mezz'ora questa corsa folle.
Le due auto sfrecciano incollate, attraversano più volte la Romea, i poliziotti
spingono il fuggitivo verso un posto di blocco, quello lo sfonda, i colleghi
del posto di blocco sparano, ma il carosello non si ferma. Dettaglio che
interesserà il ministro: il capopattuglia pesa 100 chili. Altro dettaglio
offerto gratis: il suo collega al volante non ha fatto nessun corso di guida
veloce, come è previsto invece per i carabinieri. Se non finisce fuori strada
lo deve solo a se stesso. L'inseguimento finirà con uno schianto: l'auto in
fuga centra un lampione, i due poliziotti forse saranno premiati. Di loro non si
può dire né il nome né il cognome, è vietato intervistarli. Nessun poliziotto
può parlare senza preventiva autorizzazione, i questori sono inflessibili, è la
prassi. E così sia, anche se bisognerebbe spiegare perché allora in tutte le
questure, tutte le mattine, il capo della mobile parla con i cronisti di nera
non del tempo che fa ma di quello che è successo nelle ultime 24 ore. Incongruenze della burocrazia. Palestrati e grassoni. Gli unici poliziotti che possono parlare
con nome e cognome sono i delegati sindacali. Siamo andati in cerca di quelli
che pesano più di 100 chili per stare al gioco e stabilire se è vero che «non
si può mandare in strada il poliziotto panzone perché lì se lo mangiano»,
come è capitato di dire giovedì scorso a Brunetta. E' anche vero che il
ministro, di fronte al coro generale di proteste, ha invocato l'esagerazione a
scopo didascalico, si è scusato, ha contrattaccato parlando di ipocrisia di chi
non vuol capire. Ma chiunque capisce che può esserci un palestrato dietro la
scrivania e un grassone on the road, magari bravo come Bud Spencer. Come può
esserci un ministro anti-fannulloni che si appisola all'assemblea di
Confindustria, dunque sul lavoro, senza che il suo cedimento ribalti la linea.
Qui in ballo non c'è il ministro con le sue esagerazioni per erudire il volgo,
ma la sicurezza dei cittadini di cui si parla ogni giorno, anzi più volte al
giorno. Si vorrebbe sapere se è vero che ci sono poliziotti, palestrati o
grassoni non importa, che fanno flanella dentro gli uffici e potrebbero essere
impiegati meglio. 31 anni di servizio. Lavora a Padova al Nucleo operativo di
protezione dei pentiti (Nop), un ufficio riservato, motivo per il quale lo
chiameremo Fabrizio. Ha 31 anni di servizio, guadagna 2000 euro al mese, pesa
136 chili, è alto 1,85 ed è stato nazionale di nuoto. Si allenava alla Rari
Nantes con Novella Caligaris. «Per dare un giudizio dovreste vedermi. Io non
sono nato con la pancia, avevo un fisico bestiale. E non è automatico che uno
sia panzone e anche poco efficiente. Quando facciamo poco sono
( da "Stampa, La" del
31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
il caso/1 Autentiche
errate, notifiche in ritardo, ricorsi improcedibili ERMANNO
BRANCA Il Partito dei comunisti beffato dalla burocrazia SAVONA Alla fine l'unica esclusione è quella del Partito
comunista dei lavoratori. Mentre Lega Nord e Pdl sono stati riammessi in fasi
successive e la Dc ha dovuto solo cambiare il simbolo (trasformando lo scudo in
vela), il Pcl dovrà stare alla finestra mentre tutti gli altri andranno alle
elezioni. Oltre al danno dell'esclusione per il Pcl è arrivata anche la
beffa, dal momento che le varie bocciature sono maturate per «incidenti» che si
sono verificati per imperfezioni burocratiche. Prima quasi tutti i Comuni hanno
sbagliato l'autenticazione delle firme, dimenticando di scrivere la località
perchè ritenevano che fosse implicita nel timbro dell'amministrazione. Poi il
ricorso al Tar non è stato nemmeno discusso perchè il Pcl non ha potuto esibire
la ricevuta di ritorno della notifica effettuata alla Provincia. Tutto questo
ha provocato in prima battuta l'esclusione di un partito dalle elezioni ma
soprattutto esporrà i savonesi al forte rischio di ripetere le elezioni a
distanza di pochi mesi. Il 10 giugno infatti il Tar, a urne chiuse, discuterà
il ricorso del Partito dei comunisti lavoratori e se dovesse ritenerlo fondato,
sarebbe necessario riptere le elezioni. «Siamo di fronte a un caso abnorme, unico
nel panorama nazionale - protesta il leader Marco Ferrando -. La situazione è
grottesca ma certo non ci lasciamo scoraggiare. Quindi è bene che tutti si
preparino alla conseguenza inevitabile di ripetere le elezioni, dal momento che
prima o dopo verrà riconosciuto anche alla nostra lista il diritto di
partecipare che è stato accordato ad altri. Nel frattempo produrremo il massimo
sforzo sulle Europee, consapevoli di aver subito una clamorosa ingiustizia».
Anche per Patrizia Turchi alla fine il Tar dovrà dare ragione al Pcl: «La
nostra lista era nelle stesse condizioni del Pdl per la mancanza della località
dell'autentica. Il Tar nella sospensiva concessa al Pdl ha spiegato che è
valida l'integrazione successiva effettuata da Barbero e quindi dovrà riconoscere
anche la validità delle integrazioni che abbiamo chiesto ai Comuni che avevano
sbagliato le nostre autenticazioni. Non credo che lo stesso tribunale
amministrativo possa modificare orientamento nel giro di una settimana». Il
portavoce Simone Anselmo sottolinea: «Diciamo che non siamo stati fortunati con
la pubblica amministrazione. Prima i Comuni hanno sbagliato le autenticazioni e
poi la notifica in provincia è arrivata tardi».
( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 43 - Sport I
tifosi buoni di Udine e la Lega cattiva del calcio Come si copia il Barcellona?
In poche parole, facendo l´esatto contrario di quello che facciamo. Con più
parole, serve un giochetto. Facciamo finta che la finale l´abbia vinta il Manchester.
La parola d´ordine oggi sarebbe: copiare il Manchester. Che il Barcellona sia
l´unica tra le grandi squadre a non incassare soldi dallo sponsor, ma a
versargliene (1,5 milioni di euro annui all´Unicef) sarebbe stato ugualmente
vero, ma forse l´avremmo messo meno in evidenza. Ancora vero che più di mezza
squadra uscisse dal vivaio. In caso di sconfitta il merito sarebbe stato più
piccolo? Spostato in panchina dalle giovanili alla prima squadra, Guardiola
aveva già vinto Coppa del Re e campionato. Avesse perso mercoledì, sarebbe
stato un fallimento? Quindi, si copia il Barcellona perché ha vinto. [Avesse
perso, Guardiola non avrebbe potuto dire due cose molto belle: ricordare
Mazzone, suo allenatore al Brescia, e cercare di consolare l´amarezza di Paolo Maldini
al quale parte dei suoi tifosi ha rovinato la giornata d´addio. In questa sua
attenzione al calcio di tutti, non solo di casa sua, come tecnico Guardiola mi
sembra più speciale di altri. Se poi si parla di gioco, il suo Barcellona è
come una serie di echi di frasi già sentite. «Finché noi abbiamo pallone, non
lo hanno gli altri» (Liedholm). «Insegnare a correre è più facile che insegnare
a giocare» (Galeone). «E´ il pallone che deve sudare, non io» (Platini, in
risposta a Boniperti). Che la squadra abbia fatto tornare i conti rinunciando a
due primedonne come Deco e Ronaldinho può essere casuale, ma non credo. Che il
Barcellona non abbia estremo bisogno di Ibrahimovic, altra primadonna ben più
efficace degli altri due, ma un po´ capriccioso, mi sembra evidente. Coi vivai,
in Italia si spande fumo insieme alle chiacchiere: un Santon, un Marchisio non
fanno primavera. Voglio vedere dove e quanto giocheranno nel prossimo
campionato Marilungo, Meggiorini, Immobile, Paloschi. [Per copiare il
Barcellona, poi, bisogna fare piazza pulita di vecchie abitudini. Se una
squadra italiana ha un centrocampista raffinato, gli si affiancano tre
incontristi, tre cagnacci. Se il Barcellona ha Xavi, va a prendere Iniesta. In
Italia non giocherebbero mai insieme: troppo leggeri, troppo simili, si
studierebbe una staffetta. Sono loro la forza della squadra, con la capacità di
nascondere il pallone che alla fine ha mandato in tilt quelli del Manchester,
gente che di pressing se ne intende. In tilt fino al fallo di frustrazione, al
mondo rovesciato: Cristiano Ronaldo che stende Puyol e non viceversa. E poi c´è
bisogno di maestri che tornino a insegnare la tecnica. Uno di questi maestri,
Ercole Rabitti, è morto in settimana. Se n´è andato in punta di piedi, con la
discrezione e lo stile che lo accompagnavano sui campi di calcio. Mi fa piacere
ricordarlo, a molti il suo nome dirà poco, ma ha costruito tanti bravi
calciatori. Il paradosso, nel nostro calcio, è che ci vuole più coraggio per
lanciare un giovane italiano che a inzeppare la squadra di stranieri. [A
proposito di coraggio, era bella (8) l´idea della Questura e del Comune di
Udine. Lo stadio Friuli, ricordiamo, ha rinunciato già a molte barriere tra
tifosi e campo. Oggi, con una struttura mobile, destinata soprattutto ai bambini,
si voleva ricreare il clima degli stadi inglesi, con il pubblico sistemato
sulla pista d´atletica ancora più vicino ai giocatori. Notare che la proposta
non è partita dal club, ma da questore e dal sindaco, che volevano premiare il
comportamento dei tifosi sia in Italia sia in Europa. Era una bella idea, uso
l´imperfetto perché non sarà attuata. La Lega l´ha bocciata adducendo non uno
ma tre motivi: non si possono autorizzare manifestazioni di questo o altro tipo
nelle due ultime giornate di campionato, la partita servirà a determinare la
graduatoria della Tim Cup e influirà sulla suddivisione degli incassi, a
seconda del risultato. Quindi, non è una partita inutile. Non sto a discutere
sui tre argomenti, ma mi sento di dire che la burocrazia stronca sul nascere ogni
iniziativa di buona volontà che può sorgere altrove. E quindi 4 alla Lega. [E
( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XII - Napoli
In scena Moni Ovadia "Un teatro senza confini" Castelnuovo Il Maggio
dei monumenti si conclude domani con il nuovo spettacolo dell´artista
italo-bulgaro NINO MARCHESANO Storie di ebrei e di Rom, due popoli con lo
stesso destino, un lungo esilio durato secoli, ma che rappresenta nel cuore
dell´Europa e della civiltà occidentale la condizione di "altro",
un´alterità paragdimatica che Moni Ovadia metterà in scena domani alle 21 nel
cortile del Maschio Angioino (ingresso per inviti, info 081 247 1123). è lo
spettacolo "Senza confini - Ebrei e Zingari", che il poeta,
scrittore, teatrante italo-bulgaro proporrà per la prima volta in Campania, per
una simbolica chiusura del Maggio dei Monumenti. Noto per il suo impegno per la
pace e contro ogni discriminazione, l´attore-autore ritorna su temi che
costituiscono l´ossatura del suo teatro. Stasera Ovadia l´artista bulgaro sarà
accompagnato da un ensemble in cui militano anche sei musicisti Rom. Per
riproporre anche le atmosfere della musica klezmer, nata all´interno delle
comunità ebraiche dell´Europa orientale, legata a momenti rituali, al vissuto
quotidiano, per esprimere tanto felicità che sofferenza. Maestro, come
racconterebbe questo uno spettacolo? «è una sorta di recital, con canzoni e
sfondi poetici. Suoniamo clarinetto, tromba, violino, strumenti anche
portatili, una volta adatti per la fuga, ma c´è anche il cymbalon, tipico della
Transilvania, che è una sorta di xilofono. Noi usiamo quello da gran concerto,
ma esiste anche una versione che si mette al collo». Da cosa nasce l´urgenza di
raccontare due popoli con una storia molto simile? «Nello spettacolo le storie
sono raccontate insieme. Ma a un certo punto si separano, il popolo Rom rimane
solo. Mentre gli ebrei dopo tante persecuzioni hanno conosciuto una stagione
felice, sono entrati, per così dire, nella buona società, il "popolo degli
"uomini" continua il suo cammino solitario ed è ancora perseguitato».
Una discriminazione che ha una lunga storia
«Sono due popoli senza
terra, senza polizia, senza burocrazia, senza confini, ma con la loro cultura, la loro spiritualità, le
loro tradizioni, la loro musica, la loro cucina. Due popoli così erano
destinati allo sterminio. In un mondo che voleva costruire la cosiddetta Europa
delle nazioni, era una follia avere un prodotto identitario così forte».
Dopo la seconda guerra mondiale la storia dei due popoli comincia però a
divergere
«Gli ebrei hanno continuato a subire situazioni persecutorie,
come quella perpetrata da Stalin, poi c´è stata un´altra virulenta campagna in Polonia ai tempi di
Gomulka, ma lo stesso maccartismo era una repressione antisemita e non solo
anticomunista. Eppure, gli ebrei a un certo punto entrano nel novero dei
vincitori, nella società che conta. I Rom no. E restano decisamente sublimi nel
fare del viaggio il senso dell´esistenza, un culto della libertà di un popolo
che non ha mai fatto guerra». Eppure anche in Italia si registrano
atteggiamenti discriminatori nei loro confronti
«è raggelante
vedere un manifesto della Lega che elogia una nave respinta con i clandestini a bordo. L´Occidente
non ha ancora ripulito le proprie ferite, le proprie cloache. Le forze di
governo sono razziste e non dicano che non è così: siamo noi che abbiamo subito
il razzismo e sappiamo cos´è. Ma sappiamo anche che esiste la Dichiarazione dei
diritti dell´uomo e la Costituzione della Repubblica italiana. Il "popolo
degli uomini" aspetta ancora giustizia e rispetto».
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Gli enti locali
hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di metri cubi di nuove
costruzioni, ... Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1
miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, fra residenziali (il 40 per cento)
e non. E però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato,
cioè a fitto medio-basso essendo stata compressa ad uno scandaloso 0,6-0,7 per
cento la quota nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così,
sette anni di "boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera
emergenza-casa e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche
in regioni splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito"
e di suoli liberi "mangiati" (oltre
( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VI - Bologna La burocrazia frena lo stage ma l´Ateneo rassicura "Erika sarà presto da
noi" La studentessa abruzzese aveva denunciato i ritardi del suo tirocinio
all´Alma Mater ELEONORA CAPELLI «Noi siamo pronti a partire anche domani con lo
stage della ragazza dell´Aquila, ma l´intoppo burocratico non è un semplice
cavillo. è un ostacolo molto serio, per rimuoverlo ho già contattato la
preside della facoltà abruzzese e speriamo di riuscire a trovare una soluzione
al più presto». Paolo Pillastrini, preside del corso di laurea in Fisioterapia,
non considera del tutto "infranto" il sogno della studentessa
aquilana, Erika Picariello, che in una lettera a Repubblica aveva denunciato il
caso del suo tirocinio. Nonostante le tante dichiarazioni di solidarietà e le
circostanze del tutto eccezionali che impediscono a Erika di frequentare
l´ospedale San Salvatore dell´Aquila, solo parzialmente agibile a causa del
terremoto, per ora la burocrazia sembra aver avuto la
meglio sulla buona volontà per finire i suoi studi in fisioterapia. «Ai docenti
bolognesi la convenzione non era piaciuta - racconta Erika - su quel maledetto
foglio si parlava di tirocinio di "formazione e orientamento", mentre
loro avrebbero accettato solamente una convenzione che definisse la pratica un
tirocinio curricolare». A prima vista sembrerebbe una sottigliezza, niente che
possa impedire di venire in aiuto a una ragazza che vede i suoi studi
interrotti da una catastrofe come il terremoto, che ha visto mobilitarsi
istituzioni e singoli in gare di solidarietà. «In realtà c´è una bella
differenza, perché solo il tipo di tirocinio definito "curricolare"
consente alla fine di considerare le ore passate nei nostri reparti d´ospedale
utili per conseguire la laurea - dice il professor Pillastrini - quello di
"formazione e aggiornamento" invece è opzionale. Per questo la
convenzione non è ancora stata stipulata, ma ho già scritto una lettera alla
Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell´Aquila, la dottoressa Maria
Grazia Cifone, per cercare una soluzione. Per quanto ci riguarda, avevamo già
organizzato tutti i tirocini, trovato i referenti, i tutor e anche preparato la
tabella degli orari. Volendo, la studentessa potrebbe anche completare il corso
di studi presso la nostra Università». Ma Erika voleva semplicemente evitare di
perdere tempo, finire i suoi studi nella data prevista del prossimo novembre,
dedicare questi mesi in cui l´Università e l´Ospedale dell´Aquila si
rimetteranno in sesto per completare i tirocini. Bologna nell´immaginario di
questa studentessa rappresentava «la città universitaria per eccellenza, la
città dei grandi ospedali e della sanità perfetta». Erika si sbagliava, il suo
cuore di studentessa volenterosa è condannato a rimanere «più che spezzato,
polverizzato», secondo la sua stessa definizione? La solidarietà per i
terremotati d´Abruzzo è durata solo il tempo dei titoli del telegiornale? «Io
per far andare in porto questa cosa ho lavorato anche di domenica - rivendica
il professor Pillastrini - avevo anche chiesto al Preside di poter far partire
lo stage prima della prossima riunione del consiglio di corso di laurea. Ma la burocrazia non è solo un cavillo, si tratta di regole che
rendono valide le esperienze ai fini della laurea».
( da "Trentino" del
31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Le Regioni in ordine
sparso sulle norme rilancia-edilizia Il rischio è che l'Italia si trovi alle
prese con una marea inarrestabile di nuovo cemento VITTORIO EMILIANI NEGLI
ultimi quindici anni all'Italia sono riusciti alcuni autentici capolavori. I
governi hanno tolto fondi ai Comuni incoraggiandoli, in pratica, a
"spingere" la sola edilizia di mercato al fine di rattoppare i
bilanci. Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1 miliardi di
metri cubi di nuove costruzioni, tra residenziali (il 40 per cento) e non. E
però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato, cioè a
fitto medio-basso essendo stata compressa a uno scandaloso 0,6-0,7% la quota
nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così, sette anni di
"boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera emergenza-casa
e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche in regioni
splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito" e di suoli
liberi "mangiati" (oltre
( da "Tirreno, Il"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 -
Montecatini «Non so più dove sbattere la testa» PISTOIA. «Qualcuno mi deve
aiutare, chiedo solo un alloggio, anche piccolo, dove stare». Alfonso Russo, 54
anni, invalido al 100% per motivi di salute, gira da due mesi tra uffici
comunali, Asl, Caritas, ufficio di collocamento, dormitorio pubblico, per
trovare qualcuno che risolva i suoi problemi. Problemi che sono nati a metà
marzo, quando il Comune ha murato l'ingresso dell'alloggio popolare che Russo
occupava senza assegnazione, in via Valiani 22, nella palazzina delle Fornaci
che il grande piano di ristrutturazione dell'amministrazione comunale ha
condannato a morte. Russo è stato l'ultimo inquilino a lasciare lo stabile, ma
da quando gli operai comunali gli hanno murato la porta, non è riuscito a
trovare un altro posto dove vivere. «Ho richiesto più volte al Comune un
alloggio, anche minimo - spiega Russo - ma a quanto pare non c'è possibilità.
Sono in graduatoria, ma il mio punteggio è basso, soprattutto perché sono solo
e non ho nessuno a carico. Ma questo non potrà essere una colpa, no? Ho parlato
più volte con l'assessore, ma mi ha detto che non può fare nulla, che ci sono
altri casi più difficili del mio. Insomma, niente da fare». Per un paradosso della burocrazia, tra l'altro, Russo di una casa avrebbe impellente bisogno: per
la giustizia, infatti, è in regime di obbligo di reperibilità. Gli agenti
devono sapere dove trovarlo, ma ora che una casa non ce l'ha, è anche
impossibilitato a rispettare quest'obbligo. Alfonso Russo, ex muratore,
tira avanti con la pensione minima, 260 euro al mese. Dorme da amici, qualche
volta per strada. Tira avanti a forza di espedienti, i vestiti li recupera da
quelli usati che gli mette a disposizione la Caritas. «Ma questa non è vita»
esclama. (F.Cl.)
( da "Repubblica, La"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XVIII -
Milano L´ardente bacchetta di Gergiev tra Ciakovskij e Musorgskij Il maestro
dirige l´ultimo concerto della stagione dell´Orchestra Filarmonica della Scala,
con la quale ha da anni un rapporto stretto In patria lo chiamano
"zar": sotto la sua guida il Marinskij di San Pietroburgo è diventato
un teatro internazionale NICOLETTA SGUBEN In patria lo chiamano "lo
Zar". E ci sono un bel po´ di ragioni se Valery Gergiev s´è guadagnato un
appellativo del genere in Russia. Appartiene a un´antica famiglia caucasica di
grandi direttori il 56enne maestro moscovita cresciuto a Vladikavkaz, in
Ossezia, stasera sul podio della Scala per l´ultimo concerto della Filarmonica
prima della pausa estiva. Talentoso fin da ragazzo, nel 1977 vince il Premio
Karajan e diventa assistente di Temirkanov al Kirov di Leningrado: e cioè di
colui che in assoluto incarna la grande tradizione russa della direzione
d´orchestra. Gergiev gli succede dopo undici anni, e uno dei primi obiettivi
che si prefigge è "sdoganare" l´orchestra del teatro più famoso della
Russia con la prima tournée internazionale. è l´inizio di una trasformazione
radicale alla vigilia di una svolta epocale: nel 1992 Leningrado diventa San
Pietroburgo e il Kirov diviene il Teatro Mariinskj. L´anno seguente Gergiev
debutta al Covent Garden di Londra e al Met di New York. Il successo
internazionale è strepitoso e lo reclamano tutti quel direttore definito un
"uragano" con quel caratteristico scatto felino sul podio e la
bacchetta lasciata spesso in camerino per usare a tutto campo le mani: la
sinistra che vibra nei momenti cruciali dell´esecuzione e la destra che disegna
fulminei arabeschi nell´aria. Gergiev poteva costruire la sua carriera tutta
all´estero. E invece le radici russe sono fortissime e con queste la sua
identità d´artista. Perciò lavora in patria, e non gli basta che al Kirov sia
dato un nuovo nome: Gergiev "scrosta" il teatro
Mariinskj della burocrazia
che lo paralizza da anni, s´inventa "Stelle delle Notti Bianche", uno
dei festival di maggior rilievo internazionale e, ultimo regalo in ordine di
tempo, la nuova sala da concerto del Mariinskij inaugurata nel novembre 2006:
la più innovativa della Russia, polo di un´attività musicale in grado di
competere con le maggiori capitali internazionali. Ce n´è ben donde per
chiamarlo "Zar". La Filarmonica scaligera ha con Gergiev un rapporto
privilegiato: l´anno scorso l´ha ospitato con la "sua" orchestra del
Mariinskij dopo averne saggiato la direzione in ben sette concerti dal
( da "Corriere della Sera"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Salute data: 31/05/2009 - pag: 51 Paesi Ue Sistemi diversi ma tutti
basati sul principio universalistico I francesi bravi nelle cure gli spagnoli
nella prevenzione I punti di forza (e i difetti) dei nostri vicini di casa Su
mille punti, i Paesi Bassi se ne aggiudicano 839, davanti alla Danimarca che si
ferma a quota 820 e all'Austria (784): la classifica dei migliori sistemi
sanitari europei vede, poi, la Germania al sesto posto (740), la Francia al
decimo (695), la Spagna al 18esimo (con 639 punti, subito dietro all'Italia che
ne ha 640). Una graduatoria compilata dai cittadini che hanno in questo modo
giudicato una serie di parametri-spia (dai più tradizionali, come le liste
d'attesa, ai più moderni che riguardano l'e- health: tutto quello, cioè, che
riguarda la comunicazione «in digitale» delle informazioni mediche) legati al
funzionamento dei loro sistemi sanitari nazionali. Secondo l'edizione 2008 del
rapporto (si tratta dell'Euro Health Consumer Index messo a punto dalla società
Health Consumer Powerhouse), tre grandi nazioni europee, che da sempre sono
considerate un modello da imitare, ognuna con le sue peculiarità, stanno dando
segnali di cedimento, superate da nazioni più piccole e dinamiche. È comunque
ai sistemi sanitari «classici» (perché di lunga tradizione e perché rivolti a
un'ampia popolazione) che si deve guardare. Per coglierne pregi (da copiare) e
difetti (da evitare). Prendiamo la Germania, la prima nazione a sviluppare un
sistema nazionale di assicurazioni sociali obbligatorie in grado di coprire i
costi sanitari del cittadino: era il 1883 quando uno dei politici più
conservatori, Otto von Bismark pose la prima pietra del moderno welfare state
europeo. Da quel momento la ricerca scientifica e medica diventarono un
pilastro della strategia di sviluppo economico e industriale del Paese. Tutto
questo ha portato a sviluppare un sistema sanitario avanzato, altamente
medicalizzato e tecnologico, universalmente accessibile. Ma attualmente fra i
più costosi: i tedeschi pagano il prezzo dei farmaci più alto in Europa (anche
se possono disporre subito dei nuovi farmaci) e le assicurazioni coprono anche
le spese per le medicine complementari, omeopatia e prodotti erboristici
compresi. Questo sistema, simile a quello in vigore in Francia e in Olanda,
garantisce una migliore soddisfazione dell'utente, un più ampio accesso alle
cure, una maggiore equità e un migliore aumento delle aspettative di vita rispetto
a quelli basati sulla tassazione. Con qualche neo oltre a quello dei costi: i
medici di famiglia perdono troppo tempo in questioni amministrative e dedicano
il minor tempo, rispetto ad altri colleghi europei, al paziente: soltanto otto
minuti. E con un fiore all'occhiello: fin dal 2002 la Germania, tendendo conto
del progressivo invecchiamento della popolazione, ha sviluppato un programma
chiamato disease management program che ha dato ottimi risultati: si tratta di
un programma che coinvolge 3 milioni di pazienti cronici (malati cioè di
diabete, di ma-- lattie cardiovascolari o broncopolmonari, per esempio) con
l'obiettivo di educarli a gestire la loro malattia. Risultato: una riduzione
delle ospedalizzazioni e della mortalità. Dalla Germania alla Francia, che ha
un modello di assistenza mutualistica simile (con rimborsi statali che coprono
dal 60 al 70 per cento delle spese dei cittadini). Giudizio degli utenti a
parte (se ci riferiamo ai dati dell'Index), nel 2008 i ricercatori della London
School of Hygiene and Tropical Medicine hanno dimostrato che la Francia non è
soltanto un luogo dove si vive bene, ma anche un buon posto dove ammalarsi. Fra
le 19 nazioni industria-- lizzate, registra il più basso numero di morti
evitabili, eventi fatali cioè che possono essere prevenuti grazie a un buon
sistema sanitario. Ma il Paese non è immune dalle sfide della moderna
assistenza sanitaria. Nonostante le gigantesche spese affrontate dal Governo,
il suo sistema ha cominciato a sforare i budget: ci si aspetta che il deficit
per il 2009 superi i 7 miliardi di euro e i francesi stanno pensando ad
assicurazioni integrative private. Il sistema però offre ancora numerosi
vantaggi: tutti i cittadini hanno un facile accesso alle cure (il Paese ha il
più alto un rapporto medici per abitante fra i più alti del mondo: 3,4 ogni
mille, a fronte del 2,4 degli Stati Uniti e il
( da "Tirreno, Il"
del 31-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 7 - Attualità
Ai turisti non piace il cemento Così l'Italia rischia grosso Il rischio è che
tutto il territorio sia invaso da una marea di asfalto e nuove costruzioni
VITTORIO EMILIANI Negli ultimi quindici anni all'Italia sono riusciti alcuni
autentici capolavori. I governi hanno tolto fondi ai Comuni incoraggiandoli, in
pratica, a "spingere" la sola edilizia di mercato al fine di
rattoppare i bilanci. Gli enti locali hanno autorizzato fra 1995 e 2006 ben 3,1
miliardi di metri cubi di nuove costruzioni, tra residenziali (il 40 per cento)
e non. E però, nel contempo, si è acuita la mancanza di alloggi non di mercato,
cioè a fitto medio-basso essendo stata compressa a uno scandaloso 0,6-0,7% la
quota nazionale di edilizia sociale, quella per i più deboli. Così, sette anni
di "boom" edilizio hanno paradossalmente creato una vera
emergenza-casa e ferito il paesaggio (grande risorsa nazionale e locale) anche
in regioni splendide, Veneto in testa che ha il record di "costruito"
e di suoli liberi "mangiati" (oltre
( da "Manifesto, Il"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
I VESPERTELLI I
testi del russo Kobylin «tradotti» in una trilogia napoletana La saga della
realtà tra vicoli e ballatoi Gianfranco Capitta NAPOLI NAPOLI In tempi grami
per il teatro (come si desume dai cartelloni che in questi giorni vengono
presentati) una boccata di vitalità viene paradossalmente, ma non tanto, dai
Vespertelli napoletani. Che sarebbero (con perfetta etimologia latina) i
pipistrelli, ma sono anche il nome del progetto preparato per il glorioso San
Ferdinando dall'agguerrito comitato artistico dello stabile partenopeo (Valeria
Parrella, Lorenzo Pavolini e Francesco Saponaro che coordina sulla scena
l'intera operazione). La vitalità sta soprattutto nel calare nel ventre di
Napoli (nel senso della sua tradizione teatrale) i tre testi di un drammaturgo
ottocentesco russo, colto e cosmopolita, Aleksandr Kobylin, che solo questa
trilogia compose per il teatro. Tradotte gustosamente in italiano da Silvana De
Vidovich, le commedie che hanno un loro coerente sviluppo per situazioni e
personaggi, sono state poi affidate a giovani scrittori napoletani perché le
immergessero nella lingua e nelle pieghe della cultura locale, e quindi sono
state realizzate da tre diversi giovani registi, con gli attori che portano da
un testo all'altro il proprio ruolo. Sembra un processo macchinoso, ma quello
che colpisce è invece la freschezza comunicativa (sarebbe riduttivo definirla
«attualità») di quell'impianto narrativo, la sua naturale disposizione a
travasarsi dalla piccola borghesia russa, con il suo carico
di burocrazia e corruzione
e ipocrisia, dentro le stanzette di vasci e ballatoi dove abbiamo amato tanto
teatro non solo eduardiano. È lì, tra salotti pretenziosi di piccoli
risparmiatori, figlie da marito pruriginose e guapparie di piccoli
millantatatori rovinati dal gioco, che inizia questa sorta di saga dei vicoli.
Che non può che spostarsi nei Tribunali, dove per altro faccendieri corrotti e
giudici poco cristallini finiscono per perpetuare l'eterna ingiustizia ai danni
degli onesti, per quanto babbei. Con un seguito ancor più amaro di un gran
ballo funebre tra i corruttori in gara tra di loro a imbrogliarsi, tra ricatti
e finzioni che evocano il vaudeville pubblico di oggi. Lì sta il miracolo
scenico per cui un racconto nato nell'ottocento russo e trasportato nell'eterno
dopoguerra napoletano che De Filippo ha reso canone drammaturgico, rinvia senza
mediazioni all'oggi, rendendo trasparenti i vizi e le deformazioni della
politica, che si trascina ed esalta tutti quelli presenti nella società. Senza
forzature di traduzione o adattamento, ma quasi che quei passaggi linguistici
abbiano solo filtrato al setaccio per i nostri occhi una realtà che si
trasforma ma non vuole sparire o emendarsi. Il merito principale di questa
operazione felice, che dopo questo debutto verrà ampiamente ripresa nella
prossima stagione, oltre ai tre giovani registi che firmano i tre atti unici
(Tommaso Pitta per Matrimonio De Falco, Alessandra Cutolo per Pratica Maresca e
Fortunato Cerlino per Morte del ragionier Tarallo, mentre le luci dell'intera
serata sono opera di Cesare Accetta) va sicuramente all'ottimo cast degli
attori, che portano i propri personaggi da una commedia all'altra. Ci sono tra
loro alcuni dei migliori della nuova leva napoletana, come Giovanni Ludeno e
Peppino Mazzotta (il cancelliere e il giudice, tanto corrotti quanto
insaziabilmente avidi) e volti e caratteri scultorei di quella tradizione, come
Nunzia Schiano e Salvatore Cantalupo. Ma bisognerebbe ricordarli tutti, perché
nessuno lesina carattere ed entusiasmo,e anche una bella dose di divertita
ironia. E attorno a loro sono ben vivaci i testimoni della portata sociale del
progetto dei Vespertelli: sono gli studenti delle scuole di Foria, che
frequentando laboratori durante l'anno scolastico, possono fare bella figura in
palcoscenico, oltre ad aver reso vivo durante tutto il giorno lo spazio del San
Ferdinando. Cosa che sarebbe affatto spiaciuta al vecchio Eduardo che ne fu
orgoglioso proprietario. Foto: UNA SCENA TRATTA DALLA TRILOGIA DEI
«VESPERTELLI». A DESTRA, «LA MADRE» DI FEDERICO TIEZZI. MURTAZA, PROTAGONISTA
DI «DOMANI TORNO A CASA»
( da "Stampa, La" del
01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
La nuova Europa vota
tirando uova Da Praga a Bucarest appelli su Facebook per boicottare il voto La
crisi economica fa avanzare le destre nazionaliste e xenofobe [FIRMA]MARCO
ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Pensano all'Europa e hanno paura di essere
considerati i figli di un dio minore, così nell'ex Oltrecortina la volata verso
il voto che rinnova il Parlamento a dodici stelle è fatta più di astensionismo
e nazionalismo che di fiducia e certezze. A pochi anni dall'entrata nel club di
Bruxelles, nel Baltico come in Slovenia, gli elettori dell'Est fanno i conti
con la crisi e con un'Ue dalla quale tutti si aspettavano miracoli, fa niente
se impossibili. Se va bene, alle urne si presenterà meno della metà degli
aventi diritto. Non è servito che l'Unione abbia pompato miliardi nelle
infrastrutture e nell'agricoltura dei nuovi entrati, e nemmeno che abbia
salvato l'Ungheria dalla bancarotta. Il problema è politico, di qui e di là dal
vecchio muro comunista. Lo si vede a Londra dove il premier Brown dice
«dobbiamo fare di più per l'Est» e lo sfidante Cameron «siamo stufi di vedere
una marea di immigrati arrivare da noi». Detto che i labour sono in caduta
libera, non c'è da sperare che l'integrazione comunitaria possa divenire più
facile. Tuorli sui socialdemocratici REPUBBLICA CECA. La presidenza Ue di turno
che non c'è cerca di tenere alta la bandiera, mentre il presidente Claus vomita
ingiurie sull'europeismo. Su Facebook è partito il gruppo «Tiriamo sempre uova
a Paroubek», ostile al leader del centrosinistra che ha architettato la caduta
del premier di centrodestra Topolanek d'intesa col Castello: ha 40 mila
iscritti; martedì lo hanno colpito 6 volte; mercoledì 10. Sopratutto i giovani
non gli perdonano la figuraccia del semestre alla guida dei 27. Difficile dire
dove andrà il voto. I sondaggi dicono socialdemocratici, nonostante le chiare e
i tuorli che volano. Euroscettici ed energia SLOVACCHIA. Nel
( da "Trentino" del
01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sport e finanza
insieme non vanno a canestro Purtroppo a volte lo sport
prende esempio dalla burocrazia, o deve affidarsi ai tribunali, e ciò è male: così arriva anche
a generare assurdità. La Stella Rossa di Belgrado, gloriosa società di basket
attualmente in gravi difficoltà finanziarie, s'è vista pignorare i canestri. La
decisione del giudice, eseguita dagli ufficiali giudiziari che sono andati a
smontare i metallici telai arancioni e le retine, è dovuta alla
richiesta di un ex giocatore, Vladimir Masulovic, col quale il club si era
indebitato per 25 mila euro. Non riuscendo a riavere i suoi soldi, l'ex giocatore-creditore
si era rivolto alla giustizia ordinaria che gli ha dato ragione. E il via al
pignoramento. Risultato: per allenarsi ora la squadra dovrà
"affittare" un altro campo e dovrà ovviamente trovare i soldi per
pagarlo subito. Rimandando a babbo morto il saldo del debito con Masulovic.
al.p.
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Tagliare i parlamentari?
Tagliare i parlamentari? Preferisco la democrazia Ogni volta che si vuol
distogliere l'attenzione dai problemi reali del nostro Paese riemergono le
sparate sul costo della politica, sul numero eccessivo dei parlamentari, sulla
modifica della legge elettorale. Una volta si diceva che i costi del Parlamento
erano eccessivi, per cui occorreva tagliare. Nessuno si è mai proposto invece
di tagliare gli stipendi dei parlamentari, mantenendo anche lo stesso numero ma
riducendone gli stipendi. I parlamentari vanno giustamente retribuiti e devono,
a mio avviso costringerli ad essere più presenti, a lavorare di più. Se invece
la riduzione del numero è sollecitata perchè non tutti sono usi alla disciplina
di partito, questo per me va contro la democrazia, che siano 100 o 300 poco
importa, non verranno eletti ma verranno nominati scegliendoli tra i propri
dipendenti. E quando il partito di maggioranza relativa arriverà al fatidico
51%, il passaggio seguente sarà quello di risparmiare anche nelle elezioni
abolendole del tutto. Se questa non è l'anticamera del fascismo, poco ci manca.
Se guardiamo gli altri Paesi europei dove la democrazia diventa un riferimento
solo quando fa comodo, vedo che in Francia, in Inghilterra, in Germania o in
Spagna le leggi elettorali sono sempre le stesse, o hanno avuto lievi
modifiche, il numero dei parlamentari più o meno è come il nostro, la
costituzione dal dopoguerra ad oggi è stata poche volte ritoccata e mai
stravolta, e noi ci inventiamo i problemi degli assetti Istituzionali, del poco
potere del premier, dei troppi deputati, delle leggi elettorali da cambiare ad
ogni nuovo governo, del continuo ritocco dell'età per le pensioni. E' vero non
sappiamo mai copiare le cose buone, ma dobbiamo prendere sempre il peggio degli
altri. Questo per distrarci dai reali problemi quotidiani, la crisi, il lavoro,
la società, la salute il vivere dignitosamente il quotidiano per noi e per i
pensionati. La cosa che più mi preoccupa, è che nessuno nel PDL ha il coraggio
qualche volta di dire signor NO, che non ci sia alcuno in grado all'interno di
questo, chiamiamolo partito, di costruire una valida alternativa moderata
all'attuale leder, penso che la gente ne senta ormai il bisogno. Il bisogno di
andare oltre, di costruire il partito dei veri moderati, senza spot o veline,
senza voler creare il mito del «superuomo», ne abbiamo già avuto uno e ci è
bastato. Infine, una piacevole riconsiderazione sulle capacità e sulla
lungimiranza del presidente Fini, che mai avrei mai potuto immaginare.
Salvatore D'Aliberti Treviso Comunità Quadrifoglio la bella festa a Treviso è
tornata la grande festa alla Comunità Quadrifoglio, che come sempre è momento
di festa per tutta la città. Sono infatti passati quasi trent'anni da quando un
gruppo di trevigiani di buona volontà ha saputo dar vita e quindi far crescere
e sostenere la Comunità lungo un cammino difficile spesso travagliato ma alla
fine vittorioso. A provarlo, al di là di tutto, basterebbe uno sguardo alle
foto di quella sorta di accampamento del fatiscente edificio «strappato»
(letteralmente) all'Amministrazione provinciale, e confrontarle con la
struttura di oggi, ampliata, luminosa, agevole per gli ospiti e i volontari che
la frequentano. Lucio Polo Treviso Quella targhetta sbagliata a Porta Santi
Quaranta Diversi mesi fa ho regolarmente segnalato al Comune di Treviso che la
targhetta affissa dal 2006 al «cannone» di Porta Santi Quaranta è errata, ma
tuttora è ancora lì. La targhetta recita: «Cannone cinquecentesco da
fortificazione concesso in custodia alla città di Treviso...» In realtà si
tratta di una bocca da fuoco ceduta nel 1866 con il passaggio del Veneto
dall'Austria all'Italia, identificabile inequivocabilmente come un Obice 15Gl
(calibro
( da "Tirreno, Il"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 11 -
Montecatini Quindici occhi puntati sulla città Dopo un anno di iter
burocratico, telecamere pronte a fine giugno Videosorveglianza contro vandali e
criminali L'installazione è stata affidata alla ditta Paccosi & Santini
PISTOIA. Saranno pronte per il Luglio pistoiese i quindici occhi che
vigileranno sulla città per aumentare la sicurezza e combattere criminalità e
vandalismi. Un lungo parto, visto che se ne cominciò a parlare nel luglio di un
anno fa, quando la giunta deliberò l'acquisto delle telecamere. Sembrava una
questione di pochi mesi, invece la burocrazia ha fatto il suo lungo corso, come spesso avviene. Adesso ci
siamo davvero. La procedura della gara si è completata nei giorni scorsi con
l'affidamento della fornitura ed installazione alla ditta Paccosi & Santini
di Pistoia. «Ormai è questione di poche settimane - dice il vicesindaco Tommaso
Braccesi - Si parte dai prossimi giorni ed è presumibile che entro la fine di
giugno le telecamere siano state tutte installate. Quindi, per il luglio
pistoiese dovrebbero entrare in azione. C'è stato un po' di ritardo per via di
bandi, gara e finanziamento, ma adesso è tutto pronto. Rispetto a quanto
deliberato un anno fa non ci sono variazioni: te telecamere sono quindici e
verranno installate nei punti decisi allora». Il sistema di videosorveglianza
funzionerà con quindici dispositivi tv in rete che terranno d'occhio il centro
storico ed anche altri quartieri, come Le Fornaci, i parcheggi Pacinotti e
Cellini, la zona della stazione centrale. Nell'elenco dei siti, vi sono alcune
strade già sorvegliate da tempo, come piazza del Duomo e piazza della Sala. Ma
vi sono incluse altre piazze cittadine, per esempio piazza S.Francesco (teatro
spesso di bravate e atti vandalici) dove da tempo veniva richiesta - e
annunciata - la presenza di telecamere. Anche sui parcheggi, isolati e teatro
di episodi spiacevoli specie nelle ore serali, c'era una forte pressione, dal
Pacinotti, al Cellini alla zona di via Gentile. Altre collocazioni si trovano
in zone delicate, o per il valore degli immobili in cui sono collocate
(all'interno dei cortili del tribunale e del Comune) oppure per il contesto
sociale del quartiere (Le Fornaci). Le telecamere saranno collegate col comando
dei vigili urbani e il monitoraggio sarà pressocché costante e in tempo reale,
con la possibilità di vedere il filmato di eventuali episodi anche
successivamente. Sono state superate anche alcune questioni che riguardavano la
tutela della privacy. Le immagini dell'impianto, inoltre, possono essere
immediatamente condivise anche con gli uffici della questura. Francesco
Albonetti
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-06-01 - pag: 11 autore: Alta formazione. Solo
mille giovani per i master Pochi progetti per i neolaureati Non sono nemmeno
l'1% del totale i mille apprendisti in alta formazione che dal
( da "Stampaweb, La"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
CORRISPONDENTE DA
BRUXELLES Pensano allEuropa e hanno paura di essere considerati
i figli di un dio minore, così nellex Oltrecortina la volata verso il
voto che rinnova il Parlamento a dodici stelle è fatta più di astensionismo e nazionalismo che di
fiducia e certezze. A pochi anni dallentrata nel club di
Bruxelles, nel Baltico come in Slovenia, gli elettori dellEst fanno i
conti con la crisi e con unUe dalla quale tutti si aspettavano miracoli, fa niente se
impossibili. Se va bene, alle urne si presenterà meno della metà degli aventi
diritto. Non è servito che lUnione abbia pompato miliardi nelle
infrastrutture e nellagricoltura dei nuovi entrati, e nemmeno che abbia
salvato lUngheria
dalla bancarotta. Il problema è politico, di qui e di là dal vecchio muro
comunista. Lo si vede a Londra dove il premier Brown dice «dobbiamo fare di più
per lEst» e lo sfidante Cameron «siamo stufi di vedere una marea di
immigrati arrivare da noi». Detto che i labour sono in caduta libera, non cè
da sperare che lintegrazione comunitaria possa divenire più facile.
Tuorli sui socialdemocratici REPUBBLICA CECA. La presidenza Ue di turno che non
cè cerca di tenere alta la bandiera, mentre il presidente Claus vomita ingiurie sulleuropeismo.
Su Facebook è partito il gruppo «Tiriamo sempre uova a Paroubek», ostile al
leader del centrosinistra che ha architettato la caduta del premier di
centrodestra Topolanek dintesa col Castello: ha 40 mila iscritti; martedì lo hanno colpito 6 volte;
mercoledì 10. Sopratutto i giovani non gli perdonano la figuraccia del semestre
alla guida dei 27. Difficile dire dove andrà il voto. I sondaggi dicono
socialdemocratici, nonostante le chiare e i tuorli che volano. Euroscettici ed
energia SLOVACCHIA. Nel
( da "Sole 24 Ore, Il (Sanità)"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Indietro 1° giugno
2009 Indagine Censis: raccomandazioni per un ricovero Chiedere "per
favore", cercando una vera e propria raccomandazione, di poter scalare la
lista d'attesa per la Tac o per conquistare un posto letto in ospedale. E'
quanto accade al 6,1% degli italiani, secondo una ricerca realizzata dal Censis
in collaborazione con Trentino School of Management e presentata oggi al
Festival dell'Economia di Trento. L'indagine, relativa ai rapporti tra
pubbliche amministrazioni e cittadini, rivela che un quarto degli italiani
ricorre alle raccomandazioni e si rivolge quindi a un politico, ai diversi
livelli istituzionali, per ottenere la soluzione a un proprio problema. E in
questo quadro la Sanità avrebbe la parte del leone: la motivazione più
frequente (indicata dal 6,1% del campione) alla base della raccomandazione è
infatti legata a un'emergenza di salute. Seguono la richiesta di favori sul
posto di lavoro (4,4%) e la richiesta di aiuto per trovare un lavoro per un
figlio o un parente (5,2%), per accelerare la pratica della pensione (3,5%),
per iscrivere un figlio a scuola (3,2%) e per sveltire pratiche amministrative
(3,2%). Un fenomeno più accentuato nei piccoli centri cittadini, dove è
favorito dalla conoscenza diretta di politici e funzionari, e dovuto secondo
gli esperti del Censis a una macchina burocratica ancora tutta da rinnovare.
Costi troppo alti (l'Italia è, dopo la Grecia, il Paese
Ocse dove è più esoso e meno conveniente avviare un'impresa) e una burocrazia farraginosa impongono un
cambiamento non più rinnovabile. Un percorso che però sarebbe ancora in larga
parte da compiere: le aziende italiane presentano infatti uno dei più alti
livelli di utilizzo di Internet nel rapporto con la P.a. (l'82% contro
una media Ue del 70%), ma gli uffici amministrativi sarebbero ancora ben
lontani dai livelli di interattività necessari per facilitare realmente gli
adempimenti a carico delle aziende. Indietro
( da "Trend-online"
del 01-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Brunetta: sto dalla
parte dei cittadini
( da "Stampa, La" del
02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
La
burocrazia Per Vietti
troppi sette enti intermedi I derivati Saitta costretto ad ammetterne
l'esistenza Il bilancio Porchietto vuole più introiti senza tasse
( da "Stampa, La" del
02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il sindaco uscente:
gli attacchi di questi giorni sono strumentali Sindaco Corsaro, com'è stata
questa campagna elettorale? «Direi insolita, ad una prima analisi, tranquilla e
corretta, ma scavando più a fondo non sono mancati gli eccessi, specie contro
l'amministrazione in carica, ovviamente.» A che cosa allude? «Alle affermazioni
non veritiere che si stanno accumulando contro di me. Capisco la campagna
elettorale, ma c'è un limite a tutto». Faccia qualche esempio «Sulla Stampa di
domenica, Filippo Campisi, sicuramente in buona fede, afferma che la maggior
parte degli occupati della Nova Coop arriverà dai centri chiusi di Leinì e di
Galliate. Ebbene, Campisi si informi meglio su quanto ho dichiarato ai
giornali, congiuntamente a Nova Coop, nei giorni dell'annuncio: ho detto che
sarebbero stati occupati dai 220 lavoratori tutti vercellesi, forse anche di
più. E lo confermo. Non avevo aggiunto altro. E' vero che Nova Coop sta anche
progettando qui il trasferimento di dipendenti della sede di Leinì; quanti,
ancora non si sa. Ma per Vercelli anche questo rappresenterà esclusivamente un
vantaggio. Dunque non ho preso in giro nessuno». Il tema dell'occupazione la
coinvolge... «Sì, perché qui, mentendo, si continua a dire che si sono persi
posti di lavoro quando, in controtendenza con tutto il resto del Piemonte, sono
arrivate o stanno arrivando nuove attività. Nova Coop e Brendolan sono le punte
di diamante. Ma potrei citare un elenco lunghissimo di ditte che sono venute ad
insediarsi nell'area industriale, cinque anni fa vicina alla desertificazione:
da Chimipac a Officine meccaniche, da Varese Stampi a Bartolini, da
Sterlpiemonte a Gruber, da Eoc al capannone Santa Rita, e forse non le ho
citate tutte. Aggiungo che siamo in trattativa con realtà importanti nel
settore della ricerca e dell'alta tecnoligia». Altri appunti sulle
dichiarazioni dei suoi cinque avversari? «Quella che più mi fa imbestialire è
l'accusa di non parlare con la gente. Ho ricevuto migliaia di cittadini in
questi anni, persino coloro che, forse non del tutto soddisfatti dalle risposte
delle Politiche sociali, tentavano un'ulteriore chance con me. Continuo a fare
l'avvocato ma sto ore e ore al giorno in municipio, e lo sanno tutti...». E'
anche per questo che ha dovuto farsi fare un check-up in ospedale? (sorride)
«Mi sono fermato ai box per una revisione, ma sono già ripartito a pieno
ritmo». Ritiene di aver fatto un buon lavoro in questi cinque anni, e che cosa
rimpiange di non aver portato a termine? «La città è obiettivamente rinata. Si
parla di Vercelli ovunque, in Italia, e anche all'estero. Abbiamo impostato
tante cose e tante le abbiamo già condotte in porto. Spesso
ci frena la burocrazia.
Penso al Museo dello Scherma con il palazzetto: siamo finalmente all'appalto,
ma che fatica. Posso anche aggiungere che stiamo trovando ulteriori
finanziamenti». Su ambiente e differenziata, il suo pensiero è noto... «Sì.
Abbiamo studiato un progetto per la differenziata che, in breve, ci porterà al
45 per cento, senza angheriare i cittadini con un ''porta a porta''
spinto all'eccesso. Poi però dovremo per forza ricorrere al nuovo
termovalorizzatore. L'opzione rifiuti-zero è mera utopia. Sono andato anch'io
ad ascoltare il convegno con l'esperto portato a Vercelli dagli ambientalisti
che sostiene questa tesi. L'opzione rifiuti-zero presuppone la costruzione di
due discariche provvisorie, capirai».
( da "Tempo, Il" del
02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa Zootecnia,
aziende a rischio chiusura EconomiaIl settore è in crisi: costi eccessivi e
concorrenza estera «spietata» Tiziana Briguglio È una situazione oltremodo
drammatica quella che stanno vivendo gli imprenditori zootecnici della
provincia di Latina. Schiacciati da costi di produzione costantemente in
aumento e soprattutto dalla concorrenza spietata dei mercati esteri , arrivata
ad imporre per il latte prezzi e condizioni sempre più sfavorevoli, sono ormai
sull'orlo del collasso. A rischiare di chiudere definitivamente i battenti, in
particolar modo, le centinaia di aziende che pur a fronte di importanti
investimenti per il miglioramento qualitativo del prezioso alimento, oggi si
trovano fuori mercato, costrette praticamente a svendere i frutti di una vita
di sacrifici. A gettare l'ennesimo grido d'allarme e a chiedere interventi
certi e politiche realmente mirate e propulsive al rilancio del settore, il
presidente della Confederazione Italiana Agricoltori Luca Targa. «Oggi il
prezzo del latte alla stalla, pari a 0,32 euro al litro, è addirittura
inferiore a quello del 1995, quando era fissato a 0,36 e in quattordici anni i
costi di produzione per le imprese zootecniche sono cresciuti di oltre il 70
per cento» denuncia l'illustre rappresentante della Cia. Il quadro per il
comparto del latte è così sempre più preoccupante soprattutto se si pensa che
ad essere prodotti ogni anno nel solo territorio pontino sono oltre un milione
di quintali. Da anni - continua - non si stipula un accordo interprofessionale.
Ci sono soltanto alcune intese con singole industrie trasformatrici che di
fatto dettano il prezzo. Una situazione dunque di grave incertezza per gli
allevatori, resa ancora più difficile dagli aumenti in particolare dei mangimi,
dei carburanti e dell'energia elettrica oltre che dai gravosi oneri
contributivi e dai crescenti costi della burocrazia.
Da qui la richiesta della Cia di nuove regole per la commercializzazione dei
prodotti lattiero-caseari. «In tale ambito – sottolinea Targa - deve essere
aperto un confronto con la Grande distribuzione organizzata, valorizzando la
qualità del "made in Italy" e rendendo obbligatoria l'etichettatura
d'origine».
( da "Tirreno, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 1 - Grosseto
Svolta per l'albergo termale a Roselle Il Comune avvia l'iter per concedere
l'acqua all'imprenditore Pozzi EDILIZIA E BUROCRAZIA
ROSELLE. Mentre si consuma il lento naufragio del faraonico Polo termale, sogno
che affonda in un contenzioso legale dagli esiti incerti, un tenue spiraglio
per lo sviluppo turistico legato alla risorsa "acqua calda" di
Roselle sembra aprirsi: potrebbe decollare a breve il progetto per la
costruzione di una grande struttura alberghiera - circa 50mila metri
cubi di volumetrie già autorizzate - nell'ex Cava Buca dei Lucchesi, una di
quelle gigantesche ferite di roccia bianca nelle colline sopra l'abitato di
Roselle. La giunta comunale di Grosseto ha infatti avviato, con una delibera di
indirizzo, il percorso attraverso il quale l'imprenditore Stefano Pozzi -
proprietario della Buca dei Lucchesi nonché proponente e attuatore
dell'intervento edilizio - potrebbe finalmente avere a disposizione l'acqua
termale necessaria al suo progetto alberghiero. Attualmente, come è noto, tutta
l'acqua calda di Roselle è affidata in subconcessione alla società Rosellae
Thermae, quella che avrebbe dovuto costruire il Polo termale. E che invece oggi
- fallito quel progetto - è contrapposta al Comune in un braccio di ferro
legale nel quale ciascuna delle parti chiede risarcimenti cospicui all'altra.
Sin dal 2003, d'altra parte, Pozzi ha in mano una convenzione stipulata sempre
con lo stesso Comune, il quale si impegna a garantire all'imprenditore
( da "Tirreno, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 - Pisa «Internet e fax fermi da mesi per inaccettabili disguidi» Storia
di ordinaria burocrazia
raccontata dall'edicola "Lulù" di via Veneto a Pontasserchio
PONTASSERCHIO. Una storia di ordinaria burocrazia vede al centro l'edicola "Lulù" di Dario Barsacchi, in
via Vittorio Veneto
( da "Repubblica, La"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 41 - Cultura
Il convegno Aforismi e ricordi, omaggio a Malerba LUIGI MALERBA A un anno dalla
morte, verrà ricordato con un convegno che si svolge a Roma il 4 e 5 giugno a
cui partecipano, tra gli altri, Umberto, Angelo Guglielmi, Walter Pedullà e Paolo
Mauri. Pubblichiamo qui alcuni aforismi inediti dello scrittore Luigi Malerba
Divieti. Si parla di società permissiva e si inventa una illusione. In realtà
si vive in una selva di divieti e di costrizioni. Molte libertà si conquistano
solo con i privilegi e i privilegi si ottengono con la violenza. I privilegi
sono di pochi potenti e, a discendere, dei loro portatori d´acqua con le
orecchie. Un gran numero di formiche lavora per poche cicale e le poche cicale
pretendono che le formiche cantino per intrattenerle. Burocratizzazione. Come la burocrazia riesce a tradurre in gergo, nel proprio gergo, ogni cosa e
persona per poi prenderne possesso e esercitare il proprio potere. Quando uno
di noi va a chiedere un documento diventa «il richiedente» e su un richiedente,
più che su un cittadino con una personalità, una figura e una professione,
il burocrate può esercitare il suo misero potere, far valere la sua penosa e
provvisoria superiorità. Tommaso Campanella. Che Tommaso Campanella sia stato
persegui-tato prima dagli Spa-gnoli, che lo tennero in carcere a Napoli per
ventisette anni sotto l´accusa di congiura, e poi dal Sant´Uffizio, lo si
spiega non tanto per la proclamazione dei suoi principi di religione naturale,
ma per certe affermazioni che affiorano dalla sua opera, come questa: «Anche
og-gidì si vede che un uomo ha centomila scudi di rendita e poi mille uo-mini
hanno tre scudi per uno. « Si sa che a quell´epoca i grandi beneficiari di
rendite erano gli alti prelati che si ergevano a difesa della vera religione e
delle non meno vere rendite ecclesia-stiche.
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Plus sezione:
ATTUALITA data: 2009-05-30 - pag: 6 autore: Finanza / 2. La testimonianza di
una vittima «Così mi hanno rubato l'identità» Mario, docente universitario:
«Hanno preso i miei dati online» G li hanno rubato identità e reputazione
creditizia, causandogli un danno limitato (3mila euro) dal punto di vista
finanziario, ma molto più grave da quello reputazionale e personale. Così Mario
(nome di fantasia), 44enne professore universitario, racconta la sua vicenda.
Mario vive in una città del Nord ma ha una seconda casa in campagna. Proprio a
questo secondo indirizzo riceve le prime comunicazioni che lo mettono in
allerta: prima un contratto e degli estratti conto di una finanziaria, poi, a
distanza di qualche settimana, informazioni su un acquisto rateale per 3mila
euro circa. Piccolo dettaglio: Mario non ha mai chiesto un prestito. I prestiti
sono stati erogati da due negozi e quindi non in presenza di funzionari di
banca o di finanziarie. «All'inizio mi sono rivolto a un avvocato. Ho fatto
scrivere sia alla finanziaria sia al negozio dov'era stato erogato il
finanziamento che io non c'entravo niente, che non avevo mai fatto contratti
con loro, che mi lasciassero in pace. Poi ho sporto denuncia in Questura e
Procura». Ma, per motivi professionali, i dati di Mario sono reperibili online:
«Chiunque metta in un motore di ricerca il mio nome e cognome avrà molte
risultati, tra cui quattro o cinque curricula delle università in cui insegno e
dell'associazione di cui faccio parte. Anche l'albo professionale a cui
appartengo ha su internet l'elenco degli iscritti con nome, cognome, luogo e
data di nascita». Dati sufficienti a rubare identità e organizzare frodi
creditizie. I disagi sono stati sia pratici (costi legali,
tempo, burocrazia) che
psicologici: «Una grandissima rabbia perché ho trovato estremamente fastidioso
sapere che qualcuno girava usando la mia identità. Se mi avessero clonato una
carta di credito o un bancomat mi avrebbe dato molto meno fastidio ».
All'inizio Mario pensa anche che le finanziarie non abbiano fatto tutto il
possibile per evitare la truffa. Poi però constata l'alta qualità dei documenti
falsificati. «Un negozio, di fronte a una falsa patente, a una falsa busta paga
e un falso codice fiscale e sanitario non può chiedere di più prima di attivare
il finanziamento». «Mi sono rivolto non subito alla mia banca, ma solo quando
ho pensato che potevo essere finito in una o più centrali rischi ». Ha così
scoperto Identikit, il servizio di Mister Credit che è l'unico sistema in
Italia in grado di monitorare l'uso illecito di identità: «L'ho scoperto grazie
a un amico che lavora nel settore del credito a cui mi sono rivolto dopo che la
mia banca non era stata in grado di darmi risposte utili. Credo che ci sia un
unico modo per prevenire ed è questo », conclude Mario.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-06-02 - pag: 12 autore: SORVEGLIATO SPECIALE Ascesa e
caduta di Bao Tong Bao Tong è nato nel 1932a Shanghai. Al liceo conobbe la
futura moglie Jiang Zongcao, attiva militante del movimento comunista
clandestino, che lo convinse a entrare nel partito nel 1949. Scalò rapidamentei vertici della burocrazia comunista, ma cadde in disgrazia nel 1969, durante la
Rivoluzione culturale, che gli costò sette anni di lavori forzati in Manciuria.
Riabilitato nel 1976, divenne braccio destro del primo ministro Zhao Ziyang:
dal 1987 fu membro del Comitato centrale del Partito comunista, ministro delle
Riforme, segretario del politico della commissione permanente del
Politburo, il gruppo di cinque persone che allora dirigeva il paese. Cadde di
nuovo in disgrazia nel 1989, insieme a Zhao, contrario all'intervento a
Tienanmen. Bao fu prima costrettoa dimettersi dal Politburo, poi- il 28 maggio-
fu arrestato. D'allora ha passato sette anni nel carcere politico di Qincheng;
dal 1996 è agli arresti domiciliari, controllato 24 ore su 24 La protesta del
1989 La protesta prese le mossea Pechino ad aprile, dopo la morte del leader
riformista Hu Yaobang, ma si estese presto ad altre città e province. I
dimostranti chiedevano al governo di mettere fine alla corruzione e concedere
riforme e diritti democratici. Il 13 maggio gli studenti si radunarono in
piazza Tienanmen e iniziarono uno sciopero della fame; il 20 maggio fu
dichiarata la legge marziale. Nella notte tra il 3 e il 4 giugno i carri armati
dell'esercito entrarono nella piazza, uccidendo centinaia di manifestanti (le
stime vanno da un minimo di 400-800 persone a un massimo di settemila),
migliaia furono arrestati in tutto il paese nei giorni successivi
( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
GLOBAL NEWS IL
SOCIALISMO PESCATO IN RETE a cura di Raffaele Mastrolonardo «Siamo tutti
socialisti» proclamava nel febbraio scorso il settimanale Newsweek.
Nazionalizzazione delle banche e piani di stimolo dell'economia stavano
trasformando gli Usa in un «moderno stato europeo», simile a quella Francia
tutta sofisticherie e welfare state così odiata nell'era Bush. 4 mesi più tardi
la crisi è ancora in mezzo a noi e l'America che gira le spalle al liberismo è
sempre oggetto di discussione, questa volta su internet. Ad accendere la miccia
è il mensile Wired (edizione Usa) con un saggio disponibile anche sul web di
Kevin Kelly, fondatore della rivista e storico guru della rete. Il titolo è
tutto un programma: «The new socialism: global collectivist society is coming
online». Per la bibbia della tecnologia Usa a rendere popolare «la parola che
comincia con la "S"», oltre alla recessione e al collasso del
capitalismo selvaggio, sono alcuni agenti che non ti aspetti, poco rossi e
molto virtuali: Wikipedia, YouTube, o ancora le licenze Creative Commons e i
progetti open source. Tutte iniziative che, grazie al successo della
collaborazione in rete, costituiscono una via digitale alla collettivizzazione
della cultura e dell'economia americane. «La frenetica corsa a connettere
chiunque con chiunque in ogni momento sta dando vita a una versione rivista del
socialismo», afferma Kelly. In che cosa consista la mutazione digitale
dell'ideale e perché questa dovrebbe piacere agli americani è presto detto:
niente lotta di classe, stato, fabbriche o burocrazie. Al
posto di questi retaggi del '900: cooperative virtuali, produzione tra pari,
condivisione di codice e meritocrazia delle comunità online. In fondo, conclude
l'autore, «quando masse di persone che posseggono i mezzi di produzione
lavorano a un obiettivo comune e mettono in comune i loro prodotti,
quando lavorano senza salario e godono gratuitamente di questi frutti, non è
irragionevole chiamare tutto ciò socialismo». Sarà anche ragionevole, ma il
socialismo dal volto web non piace a tutti. Per un altro pezzo da novanta di
internet, Lawrence Lessig, l'equiparazione proposta è «completamente
sbagliata». Via blog, il cyber-giurista di Stanford, fondatore di Creative
Commons non le manda a dire al suo amico: «non mi sembra il momento di
imbarcarsi in una ridefinizione giocosa di un termine che ha un significato
così chiaro. Qualunque cosa socialismo sarebbe potuto diventare se non fosse
stato screditato dalle rivoluzioni dell'est europeo, di sicuro nelle menti del
95% degli americani non è uguale a Wikipedia. Quel termine insulta i creatori e
confonde gli altri». Non tutti i creatori, però. Nei commenti all'intervento di
Lessig spunta anche un «wikipediano» che, in nome della «redistribuzione della
ricchezza linguistica», dissente dal professore. «Chi sceglie di far parte di
Wikipedia - scrive Sage Ross - accetta l'accordo economico alla base del
progetto: tutto ciò che scrivi diventa proprietà del gruppo e può essere
riscritto e trasformato in funzione di ciò che è meglio per il progetto». Messa
così, come negare che l'enciclopedia online sia, se non proprio un kolkhoz,
almeno «una forma di socialdemocrazia»? Intanto, Nancy Scola di TechPresident,
popolare blog dedicato a politica e tecnologia, rimprovera Kelly di avere
sbagliato «ismo»: la collaborazione di cui parla è più simile «al comunitarismo
che al socialismo statale». A mettere d'accordo tutti ci prova Joseph Jackson
della P2P Foundation. Per descrivere i fenomeni rivoluzionari in atto nella
rete esiste un termine più attuale e meno controverso di «socialismo»: peer to
peer, letteralmente da pari a pari. E se fa venire in mente adolescenti che
scaricano musica online piuttosto che giustizia sociale, poco male.
www.totem.to
( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'EVENTO DI UNA
POLITICA «SENZA PARTITO» Il secolo CHE BRUCIA «L'ipotesi comunista» e «Il
secondo manifesto per una nuova filosofia», gli ultimi due volumi di Alain
Badiou. Ripensare i movimenti sociali e la prassi teorica a partire dalle
esperienze, le sconfitte e l'eredità della Comune di Parigi, del Sessantotto e
della Rivoluzione culturale Fabio Raimondi Parlare di comunismo oggi è certo
per molti il segno di una malattia inguaribile, di un'ostinazione a perseverare
nell'errore che rende ridicoli o pericolosi. Come predica l'«anticomunismo
americano» dagli anni Cinquanta, il comunismo, cioè lo stalinismo, è il Male.
Per il filosofo francese Alain Badiou, ormai uno dei pochi che prova
pervicacemente a «ri-pensare» il comunismo, parlarne è invece il segno
tangibile del coraggio, la «virtù» politica odierna contraria all'«espressione
di sé», a cui costringe il capitalismo contemporaneo. Virtù che si manifesta
nella fedeltà all'«Idea comunista» e al fatto che non ci sia vita senza Idee, rifiutando
sia l'opinione che grida «vivi solo per la tua soddisfazione e, dunque, vivi
senza Idee» sia il «terrorismo linguistico», che trasforma in sovversivo
chiunque osi pronunciare certe parole. Con Saint-Just, Badiou ricorda che chi
non vuole né la virtù né il terrore vuole solo la corruzione. Ne L'hypothèse
communiste (Lignes, pp. 208, euro 15), raccolta di scritti più e meno recenti,
il comunismo è un'ipotesi, i cui fallimenti, dando luogo dialetticamente, come
nelle scienze, alle condizioni per il suo ripensamento, sono considerati tappe
di un cammino di costruzione, esaminato analizzando tre episodi: la Comune di
Parigi del 1871, il Maggio '68 francese, ma più in generale il decennio 1968-78
(evento complesso e stratificato) e la Rivoluzione culturale cinese del
1965-76. Oltre il muro del ruolo Il comunismo ha innanzitutto a che fare con la
fine dei «ruoli» ossia con un tipo di «società ugualitaria che, tramite il
proprio movimento, abbatte i muri e le separazioni» e, dunque, con una società
il cui modello di organizzazione politica «non è la gerarchia dei ruoli».
Rispetto a una «vecchia concezione» della politica, secondo la quale esiste «un
agente storico «oggettivo» che porta la possibilità dell'emancipazione» e che,
dunque, deve solo essere organizzato (dal partito, dalle organizzazioni di
massa, dal sindacato.), si fa strada una nuova concezione, che non accetta «di
lasciare ciascuno al proprio posto» e che, ricercando «percorsi inediti,
incontri impossibili, riunioni tra persone che normalmente non si parlano»,
tende verso «uno sconvolgimento delle classificazioni sociali» che dovrebbe
portare non a conservare «ciascuno al proprio posto, ma, al contrario, a
organizzare degli spostamenti, materiali e mentali, stupefacenti». L'ipotesi
comunista è che, una volta trovata la forma organizzativa propria di un tale
processo, si possa arrivare a un «mondo liberato dalla legge del profitto e
dall'interesse privato»: forma che non può essere né «il movimento
"puro", che non risolve nessuno dei problemi che contribuisce a
porre» né «la forma partito marxista-leninista, a cui bisogna rinunciare» dopo
la fallimentare «sequenza staliniana». Il «comunismo che viene» esige
un'organizzazione nuova ed è per questo che non possiamo non dirci
contemporanei del '68. Un'idea che oggi, di fronte al «disastro»
economico-finanziario che ha generato la crisi attuale, si rinnova al fine di
«organizzare una politica di natura totalmente diversa, che comincia con
l'alleanza tra i nuovi proletari venuti dall'Africa o da altrove e gli
intellettuali eredi delle battaglie politiche degli ultimi decenni; alleanza
che non intratterrà alcun rapporto organico con i partiti istituzionali e il
sistema elettorale e istituzionale che li fa vivere». Convergenze generazionali
La Rivoluzione culturale mostra, dal canto suo, che non è «più possibile
assegnare né le azioni rivoluzionarie di massa né i fenomeni organizzativi alla
stretta logica della rappresentazione di classe», quindi al «partito-Stato come
produzione centrale dell'attività politica rivoluzionaria». Ne furono prova le
«organizzazioni culturali permanenti», che avevano un compito di critica verso
il partito e nelle quali vigeva «la democrazia di massa e non l'autorità del
partito», come durante la Comune di Parigi, per quanto spettasse poi al
partito, cioè alla componente capace di imporsi al suo interno, la parola
finale sulle loro critiche. Questa contraddizione - per Badiou, caratteristica
principale della Rivoluzione culturale - dipese dal tentativo di Mao e dei suoi
di ricorrere «alla mobilitazione politica di massa, ammettendo anche forme non
controllate di rivolta e di organizzazione, ma di riportarle tutte dentro lo
spazio generale del partito-Stato». Crocevia tra il «vecchio» e il «nuovo»
l'esperienza cinese è importante proprio per questo suo limite, come dimostra
anche l'istituzione delle «guardie rosse» e la «barbarie» cui diede luogo il
loro comportamento incontrollato. Ne segue che «ogni organizzazione politica
deve essere transgenerazionale e che organizzare la separazione politica della
gioventù è sbagliato». Anzi è necessario «per la forza anarchica e violenta dei
giovani, riconoscere sopra di loro un'autorità "di massa"». La Comune
di Shanghai fu, in questo quadro, «la traccia senza futuro di una nuova articolazione
tra iniziativa politica popolare e il potere dello Stato», perché anziché
porsi, tra esigenze di trasformazione e di conservazione, nel luogo della loro
contraddizione per creare la «tripla unione», l'alleanza tra giovani
rivoluzionari, vecchi quadri e militari, cercò di scioglierla a favore dei
primi. In altri casi, come nel Wuhan, la «guerra della fazioni» portò
sull'«orlo della guerra civile», cosa che Mao l'«uomo del partito-Stato» non
voleva accadesse, perché dello Stato egli cercava «il rinnovamento, anche
violento, non la distruzione». Il suo culto post-mortem, dimostra proprio che
«"Mao" è un nome intrinsecamente contraddittorio nel campo della
politica rivoluzionaria. Da un lato, il nome supremo del partito-Stato (...);
dall'altra, il nome di ciò che, nel partito non è
riducibile a burocrazia di
Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene
della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu
la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza
del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni
politica d'emancipazione deve farla finita col modello del partito o dei
partiti e affermarsi come politica "senza partito", senza tuttavia
ricadere nel modello anarchico», sempre in agguato, anche se proprio
l'esperienza cinese mostra le difficoltà di «liberare realmente la politica dal
partito-Stato». Si tratta allora, di compiere «un'operazione» chiamata «idea
del comunismo» e che, a dispetto delle apparenze, non è esclusivamente
intellettuale, ma «potenza affermativa» o «ideazione», come spiegato nel Second
manifeste pour la philosophie (Fayard, pp. 158, euro 14), ottima sintesi, tra
l'altro, di Logiques des mondes (Seuil), oltre che una dimostrazione di come la
filosofia possa smettere di essere «predica moralizzante» e riattivi il suo
rapporto con la verità, che si «origina sempre da un evento» ossia
«dall'apparire di ciò la cui esistenza non era apparente». L'ideazione ha
bisogno di «tre componenti primitive: una politica, una storica e una
soggettiva». La prima è «una verità politica: cioè una sequenza concreta e
datata in cui sorgono, esistono e spariscono una pratica e un pensiero nuovi
dell'emancipazione collettiva»: procedura che necessita di un «Soggetto»
irriducibile all'individuo; la seconda indica la «dimensione storica di una
verità», il suo essere localizzata nel tempo e nello spazio umani; la terza
indica «la possibilità per un individuo di decidere di diventare parte di una
procedura di verità politica» ossia di diventare un suo «militante»: questa
scelta comporta «soggettivazione (ossia) il movimento tramite il quale un
individuo fissa il posto di una verità rispetto alla propria esistenza e a
quella del mondo». Ciò che Badiou chiama «Idea è una totalizzazione astratta
dei tre elementi primitivi, una procedura di verità, un'appartenenza storica e
una soggettivazione individuale: un'Idea è la soggettivazione di una relazione
tra la singolarità di una procedura di verità e la rappresentazione della
Storia»: una «incorporazione». Presa di parola L'Idea, dunque, non è solo
astratta, perché è ciò che innesca «la possibilità, per un individuo, di
comprendere che la sua partecipazione a un processo politico singolare è anche
una decisione storica». È in questo senso che il l'Idea del comunismo non
indica solo le dimensioni della politica, della storia e della soggettivazione,
ma la loro «sintesi». Badiou arriva a dire che «l'Idea è ideologica», perché è
l'«operazione immaginaria per mezzo della quale una soggettivazione individuale
proietta un frammento del reale politico (l'evento a cui si è scelto di essere
fedeli) nella narrazione simbolica di una Storia» rendendo così possibile la
soggettivazione stessa. L'Idea cioè consente di continuare a rendere (o di far
tornare a essere) visibile nella storia qualcosa di invisibile. E, come lo
scritto sulla Comune di Parigi ricorda, «far esistere un inesistente», anche
solo prendendo la parola, vuol dire iniziare a trasformare il piano
dell'apparire politico facendovi irrompere un impensato (un supposto
inesistente) e creare così un «possibile futuro». Non solo l'ideologia è attiva
politicamente, ma è anzi il viatico principale per ogni soggettivazione. L'Idea
è un immaginario che produce, tramite la «potenza possibile del
divenire-Soggetto», effetti nel reale (verità politica) e nel simbolico
(narrazione storica). L'AUTORE Filosofo e commediografo diviso fra l'uno e il
molteplice Allievo di Althusser, professore all'Ecole normale supérieure di
Parigi, Alain Badiou è nato a Rabat nel 1937. Commediografo, romanziere e
matematico, oltre che filosofo, Badiou ha pubblicato le sue opere principali a
partire dagli anni settanta. Dopo i primi testi di impostazione hegeliana («Le
concept de modèle» e « Théorie de la contradition» rispettivamente del 1969 e
del 1975) dedicati al materialismo dialettico, Badiou ha concentrato il proprio
lavoro sulla nozione di «cambiamento radicale». Nel suo «L'essere e l'evento»,
pubblicato nel 1988 e tradotto in italiano nel 1995 per i tipi del Melangolo,
Badiou ha cercato di dimostrare la sua tesi filosofica principale: «l'essere è
molteplice». Fra gli altri libri tradotti: «San Paolo. Fondazione
dell'universalismo» e «Metapolitica» (Cronopio, 1999 e 2001), «Deleuze.
"Il clamore dell'essere"» (Einaudi, 2004), «Il secolo» (Feltrinelli,
2006), «Sarkozy: dic che cosa è il nome?» (Cronopio, 2008) e «Ontologia
transitoria» (Mimesis, 2008). Foto: UN'OPERA DI VEDOVAMAZZEI /TRATTA DA «WAR IS
OVER», SILVANA EDITORIALE
( da "Manifesto, Il"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'EVENTO DI UNA
POLITICA «SENZA PARTITO» Il secolo CHE BRUCIA «L'ipotesi comunista» e «Il
secondo manifesto per una nuova filosofia», gli ultimi due volumi di Alain
Badiou. Ripensare i movimenti sociali e la prassi teorica a partire dalle
esperienze, le sconfitte e l'eredità della Comune di Parigi, del Sessantotto e
della Rivoluzione culturale Fabio Raimondi Parlare di comunismo oggi è certo
per molti il segno di una malattia inguaribile, di un'ostinazione a perseverare
nell'errore che rende ridicoli o pericolosi. Come predica l'«anticomunismo
americano» dagli anni Cinquanta, il comunismo, cioè lo stalinismo, è il Male.
Per il filosofo francese Alain Badiou, ormai uno dei pochi che prova
pervicacemente a «ri-pensare» il comunismo, parlarne è invece il segno
tangibile del coraggio, la «virtù» politica odierna contraria all'«espressione
di sé», a cui costringe il capitalismo contemporaneo. Virtù che si manifesta
nella fedeltà all'«Idea comunista» e al fatto che non ci sia vita senza Idee,
rifiutando sia l'opinione che grida «vivi solo per la tua soddisfazione e,
dunque, vivi senza Idee» sia il «terrorismo linguistico», che trasforma in
sovversivo chiunque osi pronunciare certe parole. Con Saint-Just, Badiou
ricorda che chi non vuole né la virtù né il terrore vuole solo la corruzione.
Ne L'hypothèse communiste (Lignes, pp. 208, euro 15), raccolta di scritti più e
meno recenti, il comunismo è un'ipotesi, i cui fallimenti, dando luogo
dialetticamente, come nelle scienze, alle condizioni per il suo ripensamento,
sono considerati tappe di un cammino di costruzione, esaminato analizzando tre
episodi: la Comune di Parigi del 1871, il Maggio '68 francese, ma più in
generale il decennio 1968-78 (evento complesso e stratificato) e la Rivoluzione
culturale cinese del 1965-76. Oltre il muro del ruolo Il comunismo ha
innanzitutto a che fare con la fine dei «ruoli» ossia con un tipo di «società
ugualitaria che, tramite il proprio movimento, abbatte i muri e le separazioni»
e, dunque, con una società il cui modello di organizzazione politica «non è la
gerarchia dei ruoli». Rispetto a una «vecchia concezione» della politica,
secondo la quale esiste «un agente storico «oggettivo» che porta la possibilità
dell'emancipazione» e che, dunque, deve solo essere organizzato (dal partito,
dalle organizzazioni di massa, dal sindacato.), si fa strada una nuova
concezione, che non accetta «di lasciare ciascuno al proprio posto» e che,
ricercando «percorsi inediti, incontri impossibili, riunioni tra persone che
normalmente non si parlano», tende verso «uno sconvolgimento delle
classificazioni sociali» che dovrebbe portare non a conservare «ciascuno al proprio
posto, ma, al contrario, a organizzare degli spostamenti, materiali e mentali,
stupefacenti». L'ipotesi comunista è che, una volta trovata la forma
organizzativa propria di un tale processo, si possa arrivare a un «mondo
liberato dalla legge del profitto e dall'interesse privato»: forma che non può
essere né «il movimento "puro", che non risolve nessuno dei problemi
che contribuisce a porre» né «la forma partito marxista-leninista, a cui
bisogna rinunciare» dopo la fallimentare «sequenza staliniana». Il «comunismo
che viene» esige un'organizzazione nuova ed è per questo che non possiamo non
dirci contemporanei del '68. Un'idea che oggi, di fronte al «disastro»
economico-finanziario che ha generato la crisi attuale, si rinnova al fine di
«organizzare una politica di natura totalmente diversa, che comincia con
l'alleanza tra i nuovi proletari venuti dall'Africa o da altrove e gli
intellettuali eredi delle battaglie politiche degli ultimi decenni; alleanza
che non intratterrà alcun rapporto organico con i partiti istituzionali e il
sistema elettorale e istituzionale che li fa vivere». Convergenze generazionali
La Rivoluzione culturale mostra, dal canto suo, che non è «più possibile
assegnare né le azioni rivoluzionarie di massa né i fenomeni organizzativi alla
stretta logica della rappresentazione di classe», quindi al «partito-Stato come
produzione centrale dell'attività politica rivoluzionaria». Ne furono prova le
«organizzazioni culturali permanenti», che avevano un compito di critica verso
il partito e nelle quali vigeva «la democrazia di massa e non l'autorità del
partito», come durante la Comune di Parigi, per quanto spettasse poi al
partito, cioè alla componente capace di imporsi al suo interno, la parola
finale sulle loro critiche. Questa contraddizione - per Badiou, caratteristica
principale della Rivoluzione culturale - dipese dal tentativo di Mao e dei suoi
di ricorrere «alla mobilitazione politica di massa, ammettendo anche forme non
controllate di rivolta e di organizzazione, ma di riportarle tutte dentro lo
spazio generale del partito-Stato». Crocevia tra il «vecchio» e il «nuovo»
l'esperienza cinese è importante proprio per questo suo limite, come dimostra
anche l'istituzione delle «guardie rosse» e la «barbarie» cui diede luogo il
loro comportamento incontrollato. Ne segue che «ogni organizzazione politica
deve essere transgenerazionale e che organizzare la separazione politica della
gioventù è sbagliato». Anzi è necessario «per la forza anarchica e violenta dei
giovani, riconoscere sopra di loro un'autorità "di massa"». La Comune
di Shanghai fu, in questo quadro, «la traccia senza futuro di una nuova
articolazione tra iniziativa politica popolare e il potere dello Stato», perché
anziché porsi, tra esigenze di trasformazione e di conservazione, nel luogo
della loro contraddizione per creare la «tripla unione», l'alleanza tra giovani
rivoluzionari, vecchi quadri e militari, cercò di scioglierla a favore dei
primi. In altri casi, come nel Wuhan, la «guerra della fazioni» portò
sull'«orlo della guerra civile», cosa che Mao l'«uomo del partito-Stato» non
voleva accadesse, perché dello Stato egli cercava «il rinnovamento, anche
violento, non la distruzione». Il suo culto post-mortem, dimostra proprio che
«"Mao" è un nome intrinsecamente contraddittorio nel campo della
politica rivoluzionaria. Da un lato, il nome supremo del partito-Stato (...);
dall'altra, il nome di ciò che, nel partito non è
riducibile a burocrazia di
Stato». Aver vissuto la contraddizione come il reale, senza cedere alle sirene
della logica o dell'ingenuità purista che ne desideravano lo scioglimento, fu
la sua grandezza: l'idea è sempre, in senso etimologico, paradossale. Potenza
del soggetto Infine, l'esempio della Comune di Parigi dice che oggi «ogni
politica d'emancipazione deve farla finita col modello del partito o dei
partiti e affermarsi come politica "senza partito", senza tuttavia
ricadere nel modello anarchico», sempre in agguato, anche se proprio
l'esperienza cinese mostra le difficoltà di «liberare realmente la politica dal
partito-Stato». Si tratta allora, di compiere «un'operazione» chiamata «idea
del comunismo» e che, a dispetto delle apparenze, non è esclusivamente
intellettuale, ma «potenza affermativa» o «ideazione», come spiegato nel Second
manifeste pour la philosophie (Fayard, pp. 158, euro 14), ottima sintesi, tra
l'altro, di Logiques des mondes (Seuil), oltre che una dimostrazione di come la
filosofia possa smettere di essere «predica moralizzante» e riattivi il suo
rapporto con la verità, che si «origina sempre da un evento» ossia
«dall'apparire di ciò la cui esistenza non era apparente». L'ideazione ha
bisogno di «tre componenti primitive: una politica, una storica e una
soggettiva». La prima è «una verità politica: cioè una sequenza concreta e
datata in cui sorgono, esistono e spariscono una pratica e un pensiero nuovi
dell'emancipazione collettiva»: procedura che necessita di un «Soggetto»
irriducibile all'individuo; la seconda indica la «dimensione storica di una
verità», il suo essere localizzata nel tempo e nello spazio umani; la terza
indica «la possibilità per un individuo di decidere di diventare parte di una
procedura di verità politica» ossia di diventare un suo «militante»: questa
scelta comporta «soggettivazione (ossia) il movimento tramite il quale un individuo
fissa il posto di una verità rispetto alla propria esistenza e a quella del
mondo». Ciò che Badiou chiama «Idea è una totalizzazione astratta dei tre
elementi primitivi, una procedura di verità, un'appartenenza storica e una
soggettivazione individuale: un'Idea è la soggettivazione di una relazione tra
la singolarità di una procedura di verità e la rappresentazione della Storia»:
una «incorporazione». Presa di parola L'Idea, dunque, non è solo astratta,
perché è ciò che innesca «la possibilità, per un individuo, di comprendere che
la sua partecipazione a un processo politico singolare è anche una decisione
storica». È in questo senso che il l'Idea del comunismo non indica solo le
dimensioni della politica, della storia e della soggettivazione, ma la loro
«sintesi». Badiou arriva a dire che «l'Idea è ideologica», perché è
l'«operazione immaginaria per mezzo della quale una soggettivazione individuale
proietta un frammento del reale politico (l'evento a cui si è scelto di essere
fedeli) nella narrazione simbolica di una Storia» rendendo così possibile la
soggettivazione stessa. L'Idea cioè consente di continuare a rendere (o di far
tornare a essere) visibile nella storia qualcosa di invisibile. E, come lo
scritto sulla Comune di Parigi ricorda, «far esistere un inesistente», anche
solo prendendo la parola, vuol dire iniziare a trasformare il piano
dell'apparire politico facendovi irrompere un impensato (un supposto
inesistente) e creare così un «possibile futuro». Non solo l'ideologia è attiva
politicamente, ma è anzi il viatico principale per ogni soggettivazione. L'Idea
è un immaginario che produce, tramite la «potenza possibile del
divenire-Soggetto», effetti nel reale (verità politica) e nel simbolico
(narrazione storica). La fedeltà all'evento va giocata contro lo Stato, che
prescrive ciò che è possibile e impossibile al proprio interno e, oggi, niente
è più impensabile e invisibile dell'Idea comunista. Da quando Chruscëv, che
«difendeva il gruppo dirigente dello Stato staliniano», denunciò nel 1956 i crimini
di Stalin, senza però condurre il suo attacco «in modo rigoroso, dal punto di
vista della politica rivoluzionaria stessa», quindi senza criticarlo davvero,
si è venuto creando il «letto in cui i nouveaux philosophes dell'umanismo
reazionario si sono coricati» assieme ai corifei dell'anticomunismo: in Francia
e non solo. Contro costoro bisogna avere, senza chiedere più nulla né allo
Stato né a un Partito, il coraggio dell'«Idea, che è sempre l'affermazione che
una nuova verità è storicamente possibile». Se «la storia non esiste», se non
come narrazione a posteriori, il futuro dipende dal pensare e dall'agire che
riusciamo, in assenza di garanzie, a produrre ora. L'AUTORE Filosofo e
commediografo diviso fra l'uno e il molteplice Allievo di Althusser, professore
all'Ecole normale supérieure di Parigi, Alain Badiou è nato a Rabat nel 1937.
Commediografo, romanziere e matematico, oltre che filosofo, Badiou ha
pubblicato le sue opere principali a partire dagli anni settanta. Dopo i primi
testi di impostazione hegeliana («Le concept de modèle» e « Théorie de la
contradition» rispettivamente del 1969 e del 1975) dedicati al materialismo
dialettico, Badiou ha concentrato il proprio lavoro sulla nozione di
«cambiamento radicale». Nel suo «L'essere e l'evento», pubblicato nel 1988 e
tradotto in italiano nel 1995 per i tipi del Melangolo, Badiou ha cercato di
dimostrare la sua tesi filosofica principale: «l'essere è molteplice». Fra gli
altri libri tradotti: «San Paolo. Fondazione dell'universalismo» e «Metapolitica»
(Cronopio, 1999 e 2001), «Deleuze. "Il clamore dell'essere"»
(Einaudi, 2004), «Il secolo» (Feltrinelli, 2006), «Sarkozy: dic che cosa è il
nome?» (Cronopio, 2008) e «Ontologia transitoria» (Mimesis, 2008). Foto:
UN'OPERA DI VEDOVAMAZZEI /TRATTA DA «WAR IS OVER», SILVANA EDITORIALE
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca di Oristano
Pagina 4020 Provincia Assunti venti disinfestatori, servizio bloccato dalla burocrazia Provincia --> Fornellini e spray insetticida.
Ancora per un po' di tempo dovranno essere queste le armi per combattere
zanzare e gli altri insetti fastidiosi. Il servizio di disinfestazione
organizzato dalla Provincia non è ancora partito. Risolto il problema del
personale (venti addetti saranno stabilizzati), gli interventi non possono
essere effettuati fino a quando non saranno completate tutte le procedure per
l'assunzione. «L'iter burocratico si è già messo in moto - ha spiegato
l'assessore provinciale Pierfrancesco Garau - dovranno essere fatte le
selezioni per le assunzioni. Serviranno tempi tecnici per queste pratiche, ma
in una decina di giorni tutto dovrebbe andare a regime». E finalmente dovrebbe
riprendere un servizio che era stato interrotto lo scorso dicembre. La
Finanziaria nazionale, infatti, vieta le assunzioni a tempo determinato e la
disinfestazione finora era sempre andata avanti con personale precario, assunto
per sei mesi. Da gennaio tutto è rimasto bloccato: gli operatori per mesi non
hanno lavorato, nessun intervento di prevenzione (a parte quelli nelle zone
sensibili come scuole, ospedali e caserme) è stato effettuato. Proteste e
polemiche, i lavoratori per settimane hanno manifestato davanti alla Provincia
e alla fine si è arrivati alla decisione di stabilizzarli. Solo che i disagi
per i ritardi e la mancata prevenzione si stanno pagando ora, con una vera
invasione di zanzare e insetti. «Speriamo che nel giro di pochi giorni, possano
iniziare gli interventi - ha aggiunto Garau. - Non dipende da noi, ma per le
procedure di selezione servono tempi tecnici». Nei giorni scorsi, era stato
chiuso il cimitero di Massama per consentire la disinfestazione delle zecche.
L'intervento è stato realizzato dal Comune (proprio per le attuali difficoltà
della Provincia) che si occuperà anche di quella degli altri cimiteri di città
e frazioni. ( v. p. )
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prov Medio Camp
Pagina 3027 San Gavino Una cooperativa in crisi Assistenti sociali senza
stipendio Protesta in Comune San Gavino. Una cooperativa in crisi --> Sono
andati al Comune, insieme ai loro familiari, , per restituire le tessere
elettorali i 16 soci della cooperativa di San Gavino «Nuove Frontiere», che
gestisce il servizio di assistenza domiciliare in particolare per anziani e
disabili. Un segno forte di protesta, a pochi giorni dalle elezioni comunali ed
europee, per questi lavoratori della cooperativa cda diversi mesi senza
stipendio. Una situazione assurda che ricade sulle spalle della cooperativa che
dà lavoro a 32 lavoratori e che ora rischia grosso: «È da aprile 2008, vale a
dire da 14 mesi - spiega la presidente Silvia Piras - che non riceviamo i soldi
per pagare gli stipendi dei dipendenti. Nonostante tutto questo abbiamo
continuato ad erogare il servizio senza nessuna interruzione. Ecco il perché
del nostro gesto che esprime la nostra sfiducia come cittadini. In più le
forniture per le richieste di servizi continuano ad aumentare mentre i soldi
non arrivano». Il paradosso è che questa cooperativa, nata nel
giugno del 1996 paga venga uccisa dai cavilli della burocrazia perché la Regione ha un ritardo abissale nei pagamenti del 2008,
per non parlare di quelli del 2009 per i quali non si vede neanche l'ombra.
«Fino a questo febbraio - aggiunge Silvia Piras - siamo riusciti a pagare anche
i contributi all'Inps, ma adesso non abbiamo più risorse e il malumore è forte
tra i dipendenti. C'è chi ha dovuto fare un fido in banca o chi deve
pagare il mutuo o chi vive da sola. Gli altri Comuni (Suelli, Terralba,
Selegas, Siurgus Donigala, ecc.) ci anticipano le somme che la Regione deve
versare, cosa che non avviene per San Gavino: questi ritardi ci stanno mettendo
in ginocchio». Da parte sua il commissario straordinario Filippo Craparotta ha
chiamato subito in Regione, ma sembrerebbe che il telefono abbia squillato a
lungo a vuoto: forse per un giorno di ponte degli uffici col 2 giugno. A
denunciare la lentezza della Regione ci pensa il responsabile dei servizi
sociali Bruno Mancosu: «C'è una comunicazione della Regione del 25 marzo per
l'assegnazione dei finanziamenti per la gestione dei servizi alla persona. In
tutto 759.689 euro da dividere per i Comuni del distretto di Guspini, ma non è
stato ancora fatto niente». Intanto dalla cooperativa arriva un ultimatum: «Se
la situazione non si sblocca in 10 giorni - conclude Silvia Piras - il servizio
sarà tagliato». GIGI PITTAU
( da "Unita, L'" del
02-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL POTERE PARALLELO
DI MR. BERTOLASO Protezione Civile Dai Grandi Eventi alle emergenze: la
possibilità di emanare ordinanze e decreti. E una pronta cassa milionaria Fa
tutto lei, la PC, entità superiore che tutto sovrasta e tutto comprende. Dalle
scelte in apparenza più insignificanti, come organizzare cresime, lauree alla
memoria e i seggi elettorali per le europee nelle tende blu con scritto sopra
Protezione Civile (ma il voto non è competenza del Ministero dell'Interno?). A
quelle più istituzionali, per cui sindaco e presidente della Provincia sono
diventati esecutori di decisioni prese dalla PC. È lei, la Protezione Civile,
anzi lui, super Guido Bertolaso che ne è il n°1, che decide chi può entrare
nelle tendopoli; che i 63 mila sfollati devono vivere per mesi in tende e
alberghi anzichè in container; che i terreni vanno espropriati per costruirci
sopra le venti new town e così via. In mezzo ci sta tutta la vita quotidiana di
una comunità appaltata, in nome dell'emergenza, alla Protezione Civile. Ecco, la
gestione del post terremoto in Abruzzo è un esempio eccellente di cosa voglia
dire sottrarre potere agli enti locali, specchio di uno stato centralizzatore
che via via rosicchia autonomia a chi invece, per dettato costituzionale,
dovrebbe averne sempre di più. Il fatto è che negli ultimi anni la Protezione
Civile è diventata un governo ombra in grado di sostituirsi da un momento
all'altro alla complessa struttura dello Stato. Una relazione della Cgil
Funzione Pubblica del 15 aprile spiega bene il passaggio dalla PC «del fare»,
quella che si dovrebbe occupare dei rischi naturali e calamitosi, alla PC «che
prevarica» che esercita «una violenza governamentale» e «una dittatura
governativa». Il salto di qualità avviene nel dicembre 2001 (legge 401) che
affida alla PC oltre i consueti compiti (con il primo governo Prodi e la
gestione di Franco Barberi arrivano a un ottimo livello di responsabilizzazione
degli enti locali), i cosiddetti «grandi eventi». Tutto può diventare, ed è
diventato, Grande Evento, dalla ristrutturazione della cattedrale di Noto ai
funerali di Wojtyla, dai Mondiali di Nuoto ai Giochi del Mediterraneo. Quella
norma del
( da "Stampa, La" del
03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'ospedale dei
nostri sogni Analisi. Ha i bilanci in attivo eppure è pubblico, mentre la burocrazia è "soft" e le liste d'attesa sempre minime Il miracolo
del Whipps Cross di Londra ha un segreto: combina i principi laburisti con
l'efficienza tatcheriana CLAUDIO ZANON OSPEDALE MOLINETTE - TORINO Il Whipps,
ospedale universitario di 850 posti letto, presentava due anni fa un deficit di
17 milioni di euro, giudicato poco British e molto Italian e quindi
inopportuno. L'anno scorso il Whipps, così come altri nosocomi anglosassoni,
invece, ha chiuso il bilancio con un milione di attivo, rassicurando i
governanti con cuore «labour» ma con testa «tatcheriana». Stupito dal miracolo,
ho chiesto lumi e la risposta è stata: «Abbiamo introdotto una gestione privata
transitoria a integrazione di quella pubblica». Il manager ha richiesto la
collaborazione di un «Turnaround Team», pagato in percentuale al risparmio
conseguito, che si è installato in ospedale, analizzando, ristrutturando e
cogestendo l'organizzazione. I prerequisiti erano tre: non licenziare nessuno,
mantenere, se non migliorare, gli standards assistenziali, ridurre il deficit
economico. Portare un'impresa fuori da una crisi o risollevarla da una fase di
declino è proprio il compito delle strategie di «Turnaround»: oggi significa
ristrutturare, cogliendo le nuove sfide della competizione con capacità
strategiche di management diverse. E così questa «Turnaround Revolution», in
appena due anni, ha raggiunto l'obiettivo. La compilazione delle schede di
dimissione con conseguenti «Drg» (il metodo di pagamento delle prestazioni
effettuate) è diventata puntuale grazie a programmi di simulazione e
affiancando a ogni «consultant» un «amministrativo dedicato», secondo la logica
che il personale amministrativo deve coadiuvare l'assistenza e non creare
un'inutile burocrazia. L'acquisto del materiale, poi,
avviene secondo la regola della sufficiente affidabilità a minor prezzo e a uso
diffuso e, quindi, nessuno può richiedere altro materiale sanitario senza
specifica e comprovata motivazione. Le sale operatorie, inoltre, vengono
utilizzate 12 ore al giorno al minimo dell'80% e, preferibilmente, sono
specializzate in rapporto alla patologia. Ciò vuol dire che in una sala si
operano alcune malattie dell'apparato gastrointestinale, in un'altra malattie
vascolari e così via, utilizzando al massimo il «background» del personale
medico e infermieristico che vi lavora. I medici sono obbligatoriamente
specializzati per disciplina e, quindi, l'amico Giordano, esperto specialista
in malattie del colon e del retto, se operasse anche con successo un tumore del
pancreas, verrebbe deferito dal proprio manager all'ordine dei medici per
imprudenza. La motivazione sta nel volume di attività: più pazienti affetti da
patologie di quel tipo curi e migliori sono i risultati che ottieni. Quanto ai
posti letto, sono stati ridotti a 650, mantenendo due divisioni-polmone, che
vengono riaperte in caso di necessità, come nei periodi invernali con epidemie
influenzali e con le recrudescenze delle malattie dell'apparato respiratorio.
C'è anche una divisione centralizzata di «day surgery», dove viene trattata la
chirurgia cosiddetta minore, e una «Week Division», dove vengono ricoverati
pazienti che necessitano di una permanenza ospedaliera di non più di cinque
giorni. In caso di prolungamento del ricovero, il venerdì i pochi pazienti
«residui» vengono trasferiti presso altre divisioni e parte del personale
assistenziale è adibito ad altri compiti. Non esistono letti dedicati a singole
reparti, ma il primo letto che si libera ospita il paziente con liste d'attesa
programmate secondo patologia e tipo di prestazione. Gli ambulatori, i servizi
diagnostici e le sale operatorie sono aperti 12 ore al giorno, sabato mattina
compreso, e l'orario in più, liberamente svolto dal personale medico,
infermieristico e amministrativo, viene renumerato come prestazione aggiuntiva
con la conseguente diminuzione delle lista di attesa. A fianco dell'ospedale
c'è poi una struttura per proseguire il ricovero dei pazienti non più acuti e
che hanno bisogno di una terapia di mantenimento o riabilitativa, liberando
così i preziosi letti per quelli acuti ad alta complessità e a costi maggiori.
Ho guardato Giordano con invidia, se non altro perché questi principi, di cui
anche noi italiani spesso dissertiamo, là vengono applicati senza tangenti,
ammuine e clientelismo. D'altra parte - conclude - gli inglesi non
rinuncerebbero mai al Welfare, di cui vanno orgogliosi: ecco perché hanno
sperimentato strategie innovative per la sostenibilità del sistema e, come la
maglietta raffigurante il classico bulldog inglese che beve la birra con la
scritta minacciosa «Don't touch my beer», oggi ne possono tranquillamente
indossare un'altra, dove sta scritto: «Don't touch my hospital!».
( da "Stampa, La" del
03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
ENOLOGIA. NEL 2008
DODICI AZIENDE IN MENO RISPETTO ALLE 197 DELLA'ANNO PRIMA Il vino nella morsa
della burocrazia La filiera del
vino in Italia è in difficoltà. In un anno di grave crisi economica, a livello
nazionale scendono del 2 per cento le imprese attive, che sono ora
( da "Tribuna di Treviso, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Festa della
Repubblica e polemiche. Il sindaco: «Riforme per avere più trasparenza».
Giandon: «Inutile retorica, anche a Conegliano c'è da lavorare» Maniero:
«Costituzione da cambiare» Pd all'attacco: «Cosa c'entravano col 2 giugno le
canzoni di Mina e Bocelli?» CONEGLIANO. La Costituzione? Va cambiata. Parola di
Alberto Maniero, sindaco del Pdl. Serve riformare il titolo Quinto, quello sul
regolamento degli enti locali, in senso federalista. A dirlo ieri, durante la
celebrazione per la festa delle Repubblica, il sindaco Alberto Maniero. «Di
questa Carta riscontriamo l'attualità di gran parte delle sue pagine, ma anche
la necessità di una riforma della parte che regola lo Stato», ha affermato
Maniero. Il Pd intanto attacca il primo cittadino per la scelta delle canzoni
pop cantate dai ragazzi del Progetto Giovani durante la cerimonia, parse non
adeguate al contesto. Si è svolta ieri in piazza Cima la celebrazione
organizzata da amministrazioni comunali e associazioni Combattentistiche e
d'Arma di Codognè, Conegliano, Gaiarine, Godega, Mareno, Orsago, Pieve di
Soligo, Refrontolo, Santa Lucia, San Pietro di Feletto, San Fior, San
Vendemiano, Sernaglia, Susegana, Vazzola. «Quello che a
volte emerge è lentezza e inefficacia della burocrazia, scarsa trasparenza delle istituzioni, un generale spreco delle
risorse con una conseguente insoddisfazione da parte dei cittadini e delle
imprese - ha detto Maniero - sprechi che non avvengono negli enti che sono più
a contatto con i cittadini. Per questo cresce la convinzione che lo
Stato vada riorganizzato attribuendo risorse e funzioni ai livelli in cui
questi vengono meglio amministrate e gestite. E' cresciuta negli anni la
necessità di riformare lo Stato in senso federalista». Maniero, ricordando poi
la solidarietà verso i terremotati dell'Abruzzo, ha affermato: «Questa è
l'Italia che vorremmo, solidale con i più deboli, basata sul lavoro per tutti,
con regole chiare e che tutti debbano rispettare e attenta alle autonomie
locali». Sandro De Nardi, avvocato costituzionalista, ha ricordato come è nata
la Costituzione facendo riflettere anche i giovani. «Quando inviate un sms con
il cellulare - ha spiegato - voi state esercitando una libertà, quella sancita
dall'art. 15, su libertà e segretezza della corrispondenza e di ogni altra
forma di comunicazione. Pensiamo poi alla libertà di organizzare un corteo.
Resto sorpreso che tanti non sappiano che se una manifestazione si svolge in
luogo pubblico bisogna che l'autorità di pubblica sicurezza sia preavvisata.
Questo c'è scritto nella Costituzione, che dà diritti e libertà ma anche
paletti». Dopo i discorsi ufficiali c'è stata l'esibizione musicale del gruppo
canto Taxi Pleasure del Progetto Giovani di Conegliano. Alcuni ragazzi hanno
interpretato canzoni pop, tra cui «Grande Grande Grande» di Mina e «Vivo per
lei» di Bocelli e Giorgia. Cosa non gradita a diversi presenti, però. «Non ho
capito il motivo per cui sono state cantate queste canzoni - ha commentato il
capogruppo del Pd, Paolo Giandon - l'idea di coinvolgere i giovani è stata
buona, ma sarebbe stato più opportuno scegliere brani, all'interno dello stesso
repertorio della musica pop, più consoni ai temi della giornata». Giandon ha
poi definito retorico il discorso di Maniero. «In merito ad amministrazione e
gestione delle risorse - ha ribattuto - sul fatto che rispondano davvero alle
richieste dei cittadini e sulla trasparenza c'è ancora molto da fare anche a
Conegliano». (Salima Barzanti)
( da "Repubblica, La"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Firenze
In 900 alla battaglia delle preferenze Dalle case popolari alla sicurezza: i
leit motiv degli aspiranti consiglieri Chi vuole più asili nido, chi vuole
riformare il difensore civico Novecento battaglie per novecento candidati. E´
la caccia alle preferenze dove ognuno dei candidati cerca di farsi largo come
può, ritagliandosi una nicchia e un fronte d´impegno. Eccone alcuni. Candidato
nella lista della «Sinistra per Firenze», Eros Cruccolini insiste sui temi
sociali. «Propongo che il Comune non faccia più gare d´appalto al massimo
ribasso per i servizi sociali: quando si parla di sociale, i soldi non possono
essere l´unico metro di misura», spiega. Cruccolini chiede anche che il Comune
faccia un libro bianco di tutte le aziende che «preferiscono pagare un´ammenda
piuttosto che assumere un disabile». Il tema delle case popolari è il primo
impegno di Francesco Torselli, 33 anni, presidente provinciale di Azione
Giovani e candidato al Consiglio comunale nelle liste Pdl: «Una proposta che fa
a pugni con la proposta dell´assessore regionale Baronti, noi chiediamo la
possibilità di poter riscattare le case popolari», dice Torselli che ha
incontrato gli assegnatari di via Rocca Tedalda. Quarantatré anni,
amministratore di condomini, Andrea Pugliese si candida nella lista Pd: «Quando
il nucleo familiare dell´assegnatario si riduce per qualche motivo, non si deve
pensare ad un trasferimento in un alloggio più piccolo ma a frazionare la
casa». Pugliese ne discuterà oggi col presidente della Regione Claudio Martini
alla Casa del popolo di San Bartolo alle 17.30. Disegnatore meccanico, 39 anni,
Sabatino Clementini è capolista al consiglio comunale per l´Italia dei valori,
insiste sul tema sicurezza: «Sono contrario alle ronde. Ritengo invece che si
dovrebbe fare un ricorso maggiore alle telecamere, a cominciare da piazza Santo
Spirito». Quanto alle buche, propone, «torniamo al vecchio stradino, dando
magari il servizio in appalto». Mediatore creditizio, 47 anni, Massimo Pieri
candidato Pdl al Consiglio comunale dichiara guerra alle occupazioni abusive:
«Ritengo che si dovrebbe sgomberare al più presto possibile l´ex Meyer e Poggio
Secco, occupati da molte persone ancora non identificate. Dovrebbe intervenire
il ministero degli interni e la Croce Rossa, c´è un allarme sanitario».
Dipendente provinciale, Mirko Dormentoni è candidato nella lista comunale del
Pd e chiede un patto con i privati: «Nella nostra città i servizi all´infanzia
sono di buon livello, ma dobbiamo migliorare ancora. Dobbiamo aumentare il numero
degli asili nido cercando tutte le sinergie possibili con cooperative e
operatori privati». Alessandro Falciani, 57 anni, direttore dell´Avis
regionale, è candidato al Consiglio comunale per «Sinistra per Firenze» e
vorrebbe riformare la figura del difensore civico: «Credo che sarebbe giusto
prevedere per il difensore civico poteri sostitutivi, in
modo tale che un cittadino ingiustamente vittima della burocrazia del Comune o di aziende
pubbliche possa essere aiutato ad ottenere quello che chiede». Laura Lodigiani
è capolista della Lega Nord che sostiene Galli: giornalista e scenografa, ama
la pittura: «Mi impegnerò a far pulire la città, è sudicia da paura.
Anche le fogne sono intasate, andrebbero rifatte. Ma la città va ripulita anche
dai criminali: a Firenze va applicato il modello "Rudolph Giuliani"».
(m.v.)
( da "Tirreno, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 - Viareggio
Lorenzoni: la mia sfida «trasparente» Ho scelto una squadra di giovani
preparati ma senza esperienze nella politica L'ideale per costruire un rapporto
con la gente STAZZEMA. Gian Piero Lorenzoni, classe 1956, sindaco di Stazzema
per quindici anni. Lorenzoni sindaco: un ritorno al passato o uno sguardo al
futuro? Il cambiamento è dato dalle persone inserite in lista e da ciò che si
intende proporre. Tutti, tranne me, non hanno esperienze amministrative, allo
stesso tempo sono dotate di alta professionalità e preparazione. Com'è avvenuta
la scelta dei candidati? C'è un sentimento di forte appartenenza per il
territorio. Il volersi mettere in gioco ad un'età in cui le distrazioni sono
molteplici è un elemento che va esaltato; c'è una formazione intellettuale che
è una sfida e una garanzia. Ogni candidato è conosciuto, ha una notevole
preparazione e competenze individuali. Un elemento su cui insiste è la
partecipazione dei cittadini alle scelte di governo. In che modo si svolgerà?
Con tutti gli strumenti necessari e calibrati rispetto all'argomento che si
andrà ad affrontare. L'idea chiave è di essere al servizio del cittadino. Quale
sarà il primo intervento una volta eletto sindaco? Organizzare il ricordo delle
vittime dell'alluvione del 1996. Ma ci sono altre cose urgenti: cambiare il
rapporto tra comune e cittadini, garantendo la quotidiana disponibilità degli
amministratori; accorciare i tempi della burocrazia. Inoltre, mettere mano al
risanamento del bilancio, gravato da pesante deficit strutturale. Il
Regolamento Urbanistico è stato adottato: quale sarà la vostra posizione? Non
getteremo via il lavoro fatto sin qui, ma attueremo una verifica complessiva
assieme alla popolazione, visto che la stragrande maggioranza dei cittadini non
ne conosce i contenuti. Capitolo infrastrutture: quali sono le priorità?
Non siamo d'accordo riguardo il mancato inserimento nel regolamento urbanistico
di alcune strade, come Stazzema-Gallicano, Arni-Vagli o Farnocchia-S.Anna.
Coinvolgeremo la Provincia e gli altri enti interessati per sostenere questi ed
altri interventi di viabilità, funzionali al miglioramento delle condizioni
socio-economiche dello stazzemese. L'intervento più sbagliato degli ultimi
cinque anni? La questione delle concessioni cimiteriali: si è creato un forte
contrasto tra comunità ed amministrazione comunale. Dal canto nostro, sarà
sospesa ogni procedura e richiesta di pagamento, saranno avviate le procedure
di rimborso; a nessun concessionario sarà intimato di aggiornare il canone. Poi
ci sono le opere lasciate incompiute: palazzetto del Cardoso, centro
d'accoglienza a S.Anna, centralina idroelettrica a Cardoso. E gli interventi di
riqualificazione urbana discutibili, specie alle Mulina e a Farnocchia.
Oliviero Toscani la sosterrà: quale sarà il suo ruolo? Non avrà incarichi,
neanche politici. Sarà una porta aperta in più per la trasmissione dei valori
del Parco della Pace, mettendo a disposizione esperienza e professionalità per
lo sviluppo e la diffusione di progetti ed idee su S.Anna. La vostra posizione
sul tema acqua? L'acqua è un bene comune dell'umanità. E' necessario arrestare
i processi di privatizzazione; sull'intera questione va seguito il modello
della democrazia partecipativa che eviti il degrado e lo spreco della risorsa.
Prospettive sull'area di Col del Cavallo? E' una situazione tenuta ferma.
L'area andrebbe utilizzata per offrire alle aziende nuove opportunità di
sviluppo. La valorizzazione delle attività produttive collegate alla Pietra del
Cardoso è uno degli obiettivi principali dell'intervento. Un motivo per votare
Lorenzoni alle prossime comunali? Proponiamo un progetto in cui l'obiettivo è
restituire dignità all'impegno civile, che rimette al centro i cittadini, che
richiama all'impegno e al protagonismo tutti coloro che si possono dichiarare
delusi da come si è amministrato il Comune. Simone Tonini
( da "Unita, L'" del
03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
MARCO BUCCIANTINI
«...Presidente....presidente...», e la mano scuote la spalla inerte di Silvio
Berlusconi. Stanno giungendo i bersaglieri, e il sonno del premier è momentaneo
quanto profondo. Alla terza scossa, si ravviva: nemmeno la fanfara era riuscita
a svegliarlo. Una giornata lunga, per Berlusconi. La parata di mezza mattinata,
l'appuntamento fiorentino nel pomeriggio, per sostenere l'ex portiere Giovanni
Galli nella corsa a sindaco. Prima e dopo e nel mezzo agli appuntamenti si è
concesso alla gente, per prendersi gli applausi e qualche sberleffo, «Papi
voglio fare la velina o la politica, mi aiuti?», «Silvio, ma Noemi dov'è?». E
una contestazione più solida a Firenze, dove pure i suoi pasdaran avevano
blindato l'accesso alla piazza d'Ognissanti, possibile solo con la bandiera
azzurra in mano. Tre giovani più chiassosi sono stati affrontati dagli sceriffi
del Pdl: è intervenuta la polizia. Ma la Lega no Nel ribollire i soliti piatti,
fra la tramvia di Firenze («non mi piace»), i terremotati («li accaso tutti»),
i rifiuti palermitani Berlusconi ha avuto un rigurgito di antieuropeismo («la burocrazia
di Strasburgo è d'intralcio alle imprese») e ha servito ancora la portata della
settimana, il "complottone": «La stampa internazionale è insufflata
dalla sinistra. E Murdoch...». La risposta di Micheal Binyon, vicedirettore del
Times, che aveva attaccato il premier mettendo in fila fatti concreti e
risposte incoerenti, finirà sui manuali di giornalismo: «Se il nostro
premier fornisse tante versioni contraddittorie avrebbe tutta la stampa addosso
24 ore su 24. E alla fine dovrebbe dimettersi». Qui invece si trangugiano le
sue verità, a dosi massicce. Il tempo di riposare e ricaricarsi lo aveva trovato
durante il susseguirsi celebrativo della festa della Repubblica italiana,
nuovamente rifiutato dai ministri della Lega. Eversione che sembrava anche del
premier: «...Dov'è il presidente...dov'è il presidente?», si domandava
Schifani, sgomento, all'inizio del cerimoniale, giacché il posto alla sua
destra era vuoto. Alle 10.05, come succede da 63 anni, la parata si era aperta:
dapprima con la banda dell'Arma, poi il comandante dell'esercito, poi le
bandiere delle forze armate. «Ma dov'è?». È impegnato in telefonate
istituzionali, dicono i suoi. Ma se le istituzioni sono tutte sul palco, con
chi parla? «No, ha il torcicollo, sta facendo una puntura, è a Palazzo
Grazioli, il medico ha tardato», è la giustificazione ministeriale di La Russa.
Colpa del medico: ma se mezz'ora prima Berlusconi si allungava per stringere
mani, e scherzava con un bambino che lo aveva invitato al compleanno
(nient'affatto spontaneamente, e nell'unico momento in cui la tv poteva
riprendere scena e dialoghi...). Arriva alle 10.13, quando sfilano i labari dei
combattenti e suona la canzone del Piave. Mormora qualcosa a Napolitano, che lo
rasserena, «cerca di riguardarti», ma di questa battuta esiste solo il report
di La Russa. Quando marciano le crocerossine, Berlusconi è sveglissimo e ride.
Poi sprofonda nuovamente nel sonno. Mezza parata la vede e mezza la sogna. La
solita allergia ai protocolli: arriva tardi, si appisola, ride...Va fra la
gente, applausi e sberleffi. A Firenze contestazione più solida. Lui come al
solito serve il piatto del complottone e attacca l'Europa «burocratica».
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione: IN
PRIMO PIANO data: 2009-06-03 - pag: 4 autore: Problemi pratici e reazioni delle
imprese Confindustria Calabria: «Finanziateci le strade» Macchina complessa,
costosa in rapporto ai benefici e con notevoli difficoltà applicative, quella
del Fondo previsto dal futuro Ddl energia per gli sconti sui combustibili nelle
regioni che li producono. Per esempio, chi anticiperà le risorse 2010? Gli
sconti praticati alla pompa saranno determinati su dati storici o su
proiezioni? Come distinguere i residenti dagli altri clienti? Ci vorrà una
tessera come in alcune zone di confine dove già ci sono agevolazioni per
dissuaderli dal fare il pieno oltrefrontiera? A questi problemi tecnici, si
aggiungono le valutazioni delle imprese. Assomineraria è «sorpresa» per
l'aumento delle royalties che dovrebbe alimentare il Fondo, «in controtendenza
con le raccomandazioni del Parlamento Ue per favorire gli investimenti nei
giacimenti europei. E in Italia sono ben 58 i progetti cantierabili, fermi o ritardati da burocrazia e blocchi autorizzativi di diversa responsabilità, per un valore
di 5,5 miliardi e oltre 100mila addetti». Sottolineata l'importanza di poter
sfruttare il sottosuolo italiano (circa 100 miliardi di euro tra olio e gas),
l'associazione auspica che il Ddl «sia affiancato da una pianificazione
energetica di lungo termine per la promozione del business upstream ».
Da quanto emerso anche a Ravenna all'O
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-06-03 - pag: 14 autore: Il premier
rilancia su sicurezza e immigrati - «Dalla Ue lacci e lacciuoli alle imprese»
Berlusconi: più militari nelle nostre città Luca Ostellino ROMA «Estenderemo la
presenza dei militari nelle varie città per garantire la sicurezza». A Firenze
per sostenere il candidato sindaco del Pdl Giovanni Galli, Silvio Berlusconi
torna a insistere su uno dei cavalli di battaglia della maggioranza,
annunciando di volere avviare presto «una grande riforma della sicurezza in
Italia». Berlusconi ha ricordato che con l'ex portiere di Milan e Fiorentina,
in corsa per la poltrona di primo cittadino del capoluogo toscano, aveva preso
da tempo l'impegno di venire a Firenze. «E siccome sono uno che mantiene le
promesse, anche se è per andare a una festa di compleanno, eccomi qui», ha
ironizzato riferendosi alle recenti vicende legate all'affaire Noemi. Come sua
abitudine, Berlusconi ha alternato battute ad annunci, senza risparmiare
attacchi agli avversari di centro-sinistra. Per Firenze ha annunciato una legge
speciale come "città dell'arte" ma nel suo intervento ha insistito in particolare sulla sicurezza e sulle carenze e i
problemi creati dalla burocrazia europea. Per quanto riguarda il ricorso ai militari per
garantire maggiore sicurezza nei centri urbani, una prospettiva su cui nei
giorni scorsi non aveva nascosto le sue perplessità il capo dello Stato Giorgio
Napolitano, Berlusconi ha assicurato che il governo intende «andare avanti
così». Il premier ha ricordato che sono circa 100mila i militari
attualmente in servizio effettivo, 30mila dei quali impiegati con successo in
operazioni di "peace-keeping". «Ce ne rimangono 70mila, li abbiamo
usati a Napoli per l'emergenza rifiuti, li abbiamo messi a difendere le
discariche, a difendere il sito dove sarebbe stato costruito il
termovalorizzatore ». Circa tremila uomini, ha aggiunto, sono stati impiegati
in via sperimentale per la sicurezza nelle città. Esperimento che, secondo
Berlusconi, «è stato gradito sia dai militari che dalle popolazioni», e quindi
può essere opportuno ripeterlo «laddove vi sia una carenza di Forze
dell'ordine». Dopo essere ritornato sul problema dell'emergenza rifiuti a
Palermo, per assicurare che tra una settimana la città tornerà pulita, il
presidente del Consiglio è passato all'attacco del Parlamento e della burocrazia europea. A Strasburgo, ha spiegato,«c'è la
pessima abitudine di legiferare su tutto, anche sulla lunghezza del gambo dei
carciofi e sulla curvatura della zucchine », con il risultato di produrre
«lacci e laccioli che sono stati di impedimento per le imprese, creando loro
molti problemi ». A essere di «impaccio» alle imprese, per Berlusconi, è
proprio «la burocrazia creata dall'Europarlamento». Il
premier ha sottolineato che l'Europa resta «il faro della democrazia » nel
mondo, ma ha ricordato che, mentre è riuscita a dare al continente pace e
stabilità, ha fallito nell'essere una guida a livello internazionale.
All'Ue«manca un esercito comune, una politica dell'immigrazione comune, una
politica ambientale comune». Occorre così, ha concluso, «dare un drizzone
all'Europa». © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Primo Piano Pagina
102 Berlusconi: «Spazzerò via la sinistra» Il Cavaliere lancia la sfida.
Sicurezza, più militari nelle strade --> Il Cavaliere lancia la sfida.
Sicurezza, più militari nelle strade Berlusconi lancia la sfida al Pd, convinto
di vincere sia nelle elezioni europee che alle amministrative. PRATO Convinto
di poter «spazzare via» la sinistra alle prossime elezioni, Silvio Berlusconi
vede nell'alleato «perenne» della Lega l'unico vero concorrente che può
sottrargli voti nelle urne. Forse per questo, nell'intensa giornata che lo ha
visto prima alla parata del 2 giugno e poi in due impegni elettorali, prima a
Firenze e poi a Prato, insiste sui temi della sicurezza, dell'immigrazione e
dell'Europa burocratica che legifera anche sulla «curvatura delle zucchine».
Nelle amministrative, spiega il premier e leader del Pdl in un'intervista al
Quotidiano nazionale, «le roccaforti rosse saranno spazzate via» e la
«geografia politica italiana cambierà». «NON MOLLO» Di «mollare» Berlusconi non
ci pensa proprio, come spiega durante una passeggiata a margine delle
celebrazioni della festa della Repubblica. E proprio l'entusiasmo della gente
che lo attende sotto la sua residenza romana, lo convince che i sondaggi in suo
possesso («siamo fra il 43 ed il 45%», dice) forse sono persino pessimisti. E
così, qualche ora dopo, presentando i candidati alle europee ed alle
amministrative a Firenze, Berlusconi appare ancora più convinto di poter
ottenere un vero e proprio plebiscito - come ha detto ai suoi più stretti
collaboratori - nel voto di fine settimana. In una sala di un lussuoso hotel
del capoluogo toscano, seduto accanto all'ex portiere della Nazionale di calcio
e candidato sindaco, Giovanni Galli, il cavaliere parla di Abruzzo, promettendo
che le tendopoli chiuderanno entro novembre; di G8, assicurando che darà nuove
regole all'economia mondiale; dell'emergenza rifiuti a Palermo, garantendo che
in una settimana sarà risolta. Sottolinea come il suo sia un Governo della
«concretezza», mentre quelli della sinistra erano governi delle chiacchiere.
EUROBUROCRATI Poi affronta il tema dell'Europa, di cui dice, si parla troppo
poco in questa campagna elettorale. Parole che sembrano raccogliere l'invito
del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ma che in realtà
preludono ad un attacco all'euro-burocrazia di Strasburgo: il Parlamento europeo, è il suo affondo,
«legifera su tutto» perfino sulla lunghezza dei gambi dei carciofi e sulla
«curvatura delle zucchine». E così facendo, aggiunge, «produce lacci e
lacciuoli che sono di impaccio per le imprese». Ecco perchè c'è bisogno
di un «drizzone» per l'Ue, in modo che, finalmente, possa avere una vera
politica estera, di difesa, dell'immigrazione e dell'ambiente, comune.
IMMIGRAZIONE Affronta poi un altro tema caro al Carroccio, quello
dell'immigrazione. Lo fa per dire che la politica di rigore non è affatto
«disumana» come accusa la sinistra, ma ha acconsentito di evitare gli sbarchi da
tre settimane a questa parte. Ma è sulla sicurezza che il premier lancia la sua
sfida, annunciando una «grande riforma» che si basa su un maggiore sfruttamento
dei militari nella repressione del crimine. «Estenderemo - dice - la presenza
dei soldati nelle varie città». I militari, dice qualche ora dopo a Prato,
«pattuglieranno a piedi» le strade per garantire una maggiore sicurezza. LA
BARZELLETTA A Prato Silvio Berlusconi ha raccontato una barzelletta su
Franceschini, ammonendo: «Diffidate di chi non sa sorridere, non ha ironia,
diffidate da chi si prende troppo sul serio». Berlusconi ha raccontato del
genio della lampada che viene interrogato da Franceschini, il quale gli chiede
di fare in modo che si faccia pace tra israeliani e palestinesi. «È irrealizzabile
- ha raccontato il premier -, è la risposta del genio della lampada, il quale
invita Franceschini a fare un'altra domanda». «Vorrei diventare intelligente
come Berlusconi», è la nuova richiesta del segretario del Pd, racconta ancora
il premier. E il genio della lampada replica: «È meglio tornare alla domanda
precedente».
( da "Corriere della Sera"
del 03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 03/06/2009 - pag: 4 Berlusconi: non mollo E rilancia
su Ue e sicurezza «Europa da riformare. Con i respingimenti stop agli sbarchi»
DAL NOSTRO INVIATO FIRENZE Sicurezza, Europa ed immigrazione. Berlusconi non
parla quasi più del caso Noemi, lo sfiora appena. Affronta programmi e temi più
consoni alla campagna elettorale. Della sicurezza dice che ha in mente «una
grande riforma» e accenna all'uso che si potrebbe fare, su larga scala e nelle
città, dei 70 mila militari non impegnati all'estero. Dell'Europa snocciola i
difetti, un suo cavallo di battaglia, ma con un'enfasi
maggiore del solito: «Ha creato enormi problemi agli imprenditori » con la sua burocrazia; «andrebbe riformata creando
un vero presidente del Consiglio europeo, che non duri solo sei mesi». Mentre
le politiche di respingimento funzionano perfettamente «come deterrente»: in un
Paese, l'Italia, dove comunque ci sono «troppi immigrati ». Prima a
Firenze, dove l'ex calciatore Giovanni Galli corre per la poltrona di sindaco,
poi a Prato in serata, il capo del governo affronta la seconda uscita della sua
campagna elettorale («praticamente non ne ho fatta, perché occupato a fare il
presidente del Consiglio») replicando un modello diverso dal solito e già visto
a Bari: grande schieramento di forze di sicurezza, dichiarazioni alla stampa e
ai propri elettori in albergo, manifestanti (di sinistra) tenuti a debita
distanza con filtri di polizia piazzati in diversi punti della città. A
Firenze, a fine giornata, si contano alcuni fermati, qualche piccolo scontro
con le forze dell'ordine. Niente passeggiata, a differenza del capoluogo
pugliese, tre giorni fa. Solo alcune battute ricordano il clima degli ultimi
giorni, le polemiche sulle vicende personali. Di mattina Berlusconi arriva in
ritardo di 15 minuti alla parata per la festa della Repubblica: un piccolo
inconveniente dovuto ad alcune telefonate istituzionali, diranno nello staff.
Una famiglia con un bimbo lo ferma prima di arrivare ai Fori Imperiali, il
bimbo lo invita alla sua festa di compleanno. La risposta ha un riferimento
all'attualità: «Di questi tempi andare alle feste di compleanno non butta bene,
chi sa cosa si inventano...». Poco più avanti una donna gli grida di non
mollare: «Non ci penso proprio a mollare, sono solo agli inizi». Dopo pranzo il
trasferimento in Toscana. A Firenze le critiche all'Europa, che «scarica su di
noi e su altri Paesi del Mediterraneo la pressione migratoria», che «dovrebbe
avere, come volevano i padri fondatori, una politica di difesa, estera e
dell'energia unica». Un accenno anche all'aumento della presenza dei militari
«in dieci città ». A Prato, dove la presenza di extracomunitari, soprattutto
cinesi, è sempre stata molto forte, si parla più di immigrazione: «La politica
dei respingimenti ha funzionato perfettamente, dati alla mano non ci sono
sbarchi sulle nostre coste da 15 giorni». Alla fine anche una barzelletta sul
segretario del Pd. Le parole del premier: «Il genio della lampada viene
interrogato da Franceschini che gli chiede la pace fra palestinesi e
israeliani. Il genio risponde: è irrealizzabile, fammi una seconda richiesta.
Allora fammi diventare intelligente come Berlusconi. Replica il genio: torniamo
alla prima richiesta ». Marco Galluzzo «Niente compleanni» Un bimbo lo invita
alla sua festa di compleanno: meglio di no, chissà che cosa si inventano
( da "TGCom" del
03-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
28/5/2009 Brunetta: "No agli agenti panzoni" Sicurezza,
"male eccesso di burocrazia" "Non si può mandare in strada il poliziotto panzone
che non ha fatto altro che il passacarte perché lì se lo mangiano". E' la
riflessione del ministro della P.A. Renato Brunetta, che punta il dito contro
la troppa burocrazia nella
sicurezza. "Meno burocrazia e più polizia
on the road a contatto diretto con il cittadino" ha affermato il ministro.
Poi la precisazione: "Sui poliziotti panzoni scherzavo, non volevo
offendere nessuno" Il ministro spiega come però la cosa sia più complessa
di quanto sembri: "Perché il passaporto bisogna farlo in Questura? -
continua il ministro - Il burocrate faccia il burocrate, i poliziotti con la
pistola e il manganello vadano in giro per le strade, nelle gazzelle, nelle
automobili e in elicottero. Questa deve essere la sicurezza. La sicurezza non
deve essere burocrazia e invece, purtroppo, gran parte
del nostro capitale umano, impiegato nei sistemi di sicurezza, e' utilizzato
per produrre carte e quindi burocrazia". I
sindacati delle forze dell'ordine non hanno però gradito l'uscita del ministro.
La precisazione Più tardi Brunetta corregge il tiro. Alla presentazione di un
suo libro a Roma il ministro assicura che non c'era "alcuna volontà di
offendere nessuno". Da parte del ministro c'era solo la constatazione scherzosa
per dire che chi per tanti anni ha fatto il burocrate seduto dietro una
scrivania è difficile che faccia il poliziotto alla Starsky e Hutch per strada.
"Chiedo scusa - ha proseguito Brunetta - ai bravi poliziotti con la
pancia. Nessuna offesa nei loro confronti, solo la constatazione che la burocrazia in politica ha spesso snaturato la missione
principale del sistema sicurezza, quella di stare in strada per la sicurezza
dei cittadini". Per Brunetta occorre meno burocrazia
e più qualificazione sull'ordine pubblico.
( da "Tirreno, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 7 - Grosseto
«Più infrastrutture, meno vincoli» Le richieste degli imprenditori ai candidati
alla Provincia GROSSETO. Infrastrutture, burocrazia, governo del territorio, marketing territoriale, turismo,
attrazione di imprese, accesso al credito, aeroporto, innovazione, formazione
alla cultura di impresa, energie rinnovabili. Il mondo economico grossetano ha
dettato l'agenda degli impegni per il futuro presidente della Provincia e l'ha
fatto con un documento di una decina di punti, raccolti in 16 pagine,
che ieri mattina è stato consegnato a tutti i candidati a palazzo
Aldobrandeschi. Il documento è stato approvato dal consiglio della Camera di
commercio due settimane fa ed è la sintesi di ciò che il mondo delle imprese
maremmane ritiene necessario per dare un futuro di crescita al sistema
socio-economico locale. La Camera di commercio ha pensato al documento come ad
un contributo al dibattito per la definizione delle scelte politiche per
l'amministrazione della Provincia. L'invito del presidente Giovanni Lamioni ai
candidati è a fare propri quegli obiettivi indicati nei dieci punti ed a
portarli dentro il proprio programma di governo - se eletti - o comunque a
portarli dentro le istituzioni anche dai banchi dell'opposizione. Tra i 10
punti non poteva mancare l'attenzione alle infrastrutture, con particolare
attenzione all'urgenza di completare la Due Mari e di realizzare il corridoio
tirrenico, ma anche alla necessità di potenziare il centro fieristico del
Madonnino. Non poteva mancare neppure una particolare attenzione alla questione
della semplificazione amministrativa, in considerazione del fatto che le
lentezze della burocrazia diventano costi per le
imprese, così come si chiede maggiore impegno sul fronte del governo del
territorio. che significa maggiore coerenza e coordinamento tra le
pianificazioni provinciali, regionali e comunali. Ma un impegno particolare la
Camera di commercio lo ha chiesto anche sul fronte dell'accesso al credito per
le imprese «in un momento in cui - ha detto il presidente Lamioni definendola
una cosa vergognosa - nonostante la crisi in atto nessuno parla di sospendere
le regole restrittive di Basilea II, mentre si sono fatte deroghe ad altre
normative che vincolavano gli Stati al rispetto di determinati parametri».
Sempre tra i 10 punti, particolare attenzione la Camera di commercio la pone
sul marketing territoriale, in termini di promozione turistica del territorio
«che non può più essere fatta come è stata fatta fino ad oggi - ha detto
Lamioni - ma occorre promuovere la Maremma in modo unitario», e poi anche
nell'ottica di rendere la provincia di Grosseto capace di attrarre imprese e
investimenti che creino lavoro, «e questo - ha detto ancora Lamioni - lo si può
fare a partire dalla disponibilità di aree a prezzi accessibili, cosa che oggi
non è». Enrico Pizzi
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Regionale
Pagina 104 Villasimius, la corsa è sul nuovo Puc In due sfidano il vecchio
sindaco nella scalata al Municipio --> In due sfidano il vecchio sindaco
nella scalata al Municipio In ballo le scelte strategiche per tenere alto nel
mondo il vessillo della perla turistica del sud Sardegna. DAL NOSTRO INVIATO
LORENZO PIRAS VILLASIMIUS Tre candidati civici, tre diverse idee di sviluppo.
Nel segreto dell'urna, sabato e domenica, Villasimius metterà in gioco un
futuro di sole, mare e ambiente con le scelte strategiche per tenere alto nel
mondo il vessillo della perla turistica del sud Sardegna. Con il Piano
urbanistico cui dare corpo, c'è chi vorrebbe ergersi a fautore di una crescita
più armoniosa - magari trovando il modo di alleggerire i vincoli urbanistici di
reminiscenza soriana - e chi cerca nelle fonti energetiche alternative la rotta
per non affondare. Nessuno dei pretendenti, però, corre per la gloria. I due
sfidanti - Gianluca Dessì, 35 anni, commerciante di materiali per l'edilizia,
ex presidente della squadra di calcio e consigliere di opposizione, e Luciano
Garau, 56 anni, ingegnere - sono in lizza per scalzare Tore Sanna, 62 anni,
candidato della lista Comunità Futura, sindaco ininterrottamente dal 1978 al
2001 e, dopo una pausa di tre anni, dal
( da "Tempo, Il" del
04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa Il cielo
dell'Università Federico II è ferito da fulmini, voci e tuoni, un terremoto
quale mai era stato più violento. E una grandine grossa come monete cade dal
cielo sull'élite partenopea, che adesso bestemmia Bassolino. Così, con
l'Apocalisse di Giovanni - si veda la bella traduzione di Rino Mele - introduco
l'arresto di docenti e professionisti napoletani. Dietro le sbarre, c'è anche
Aniello Cimitile, presidente, sino a ieri, della Provincia di Benevento.
Adesso, le redini, a disdoro del Sannio, passeranno ad un voltagabbana. Da
garantista, mi unisco alla nota a caldo dell'onorevole De Girolamo (Pdl):
«Provo sincero dispiacere per il professor Cimitile del Pd e mi auguro che
possa presto chiarire la sua posizione». Tale augurio valga per tutti gli altri
arrestati. Tuttavia, la svendità della dignità è un fatto: professionalità
corrotta, élite asservita, Regione infetta. Non so se i pm prenderanno
Bassolino o se abbiano procrastinato l'assalto all'8 di giugno, comunque, è
certo che ogni analisi debba ripartire dalla domanda: perché con un organico di
200 avvocati, l'homo afragolensis s'è affidato a legali esterni ed in primis al
legale tuttologo, Enrico Soprano? Da sindaco di Napoli, Bassolino poteva mutare
a piacere l'organigramma, con una delibera. Alla Regione no, perché
l'ordinamento è regolato dalla legge n. 11/1991. Per edificare il sistema
regionale di potere, Bassolino deve disattendere la norma. Appena s'insedia,
nel 2000, gli incarichi sono affidati a dirigenti sperimentati, chiamati a rispondere
in prima persona della congruità e della legalità degli atti. Sono
amministrativi di alto livello, permeati dal senso delle Istituzioni, non
dall'appartenenza ad un clan. Il Governatore attiva, allora, l'assessore al
personale per una campagna acquisti tra la dirigenza, ma il blitz non soddisfa
l'obbiettivo della struttura interamente prona ai disegni della Giunta e del
Capo, a cui urge una burocrazia disabilitata a verificare alcunché. Di qui, la corsa alle
consulenze esterne a tecnici non sempre qualificati, visto che l'ubbidienza
vale più della competenza. Comincia lo scialo per i «pareri» dei clientes,
sindacalisti, segretari comunali, mezze maniche ministeriali, insomma,
l'incompetenza al potere, a condizione che sia «amica». Gli esterni
prendono via via il posto dei dirigenti storici e, tuttavia, neppure il
clientelismo copre tutte le necessità del progetto totalitario. In nome di una burocrazia allineata, vengono indetti concorsi, si fa per
dire, da cui scaturiranno altri bassoliniani di ferro. Ora, non c'è ostacolo
alcuno agli atti sconclusionati o mirati richiesti dai vari assessori; basta il
ritocco finale: la nuova dirigenza dovrà sottoscrivere carte elaborate da
esterni, senza neppure sapere di cosa si tratti. Da qui, le destinazioni ad libitum
dei fondi europei e lo sconquasso del Bilancio, essendo il fine ultimo quello
di favorire gli amici degli amici, ad esempio, nei settori della Sanità e della
Formazione. Liquidati i dirigenti storici, adesso si mangia: si aggiungono
posti a tavola e... piatto ricco mi ci ficco. Già dal 2001, si staglia la
normalizzazione degli uffici della Regione e il clientelismo come pensiero e
come azione inquina professioni, imprenditoria, mondo accademico, la crema
vesuviana. Il contagio diventa epidemia e infetta Napoli e non solo. E il pesce
— si sa — puzza dalla testa.
( da "Tempo, Il" del
04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa Parla il
leader della Federabbigliamento-Confcommercio Polidori: «Il mercato illegale è
un fenomeno radicato» È ora di dire basta all'abusivismo commerciale. Roberto
Polidori, leader della Federabbigliamento-Confcommercio è chiaro: «Come ho
ripetuto più volte, quello del mercato illegale è diventato un vero e proprio
fenomeno radicato e tentacolare: non si tratta più solo di teli sui marciapiedi
o di banchi abusivi, siamo innanzi ad un vero e proprio percorso di filiera,
che va dalla produzione alla distribuzione all'ingrosso». Il danno non è
soltanto per il settore, ma per l'intera economia. Ancora Polidori: «Questo
commercio parallelo degli abusivi opera in modo arrogante e in completa
evasione, mentre il commercio legale è colpito dai nuovi
pesanti Studi di Settore, da una burocrazia sempre più invadente e da una pressione tributaria estremamente
onerosa». Per le vie di Roma il fenomeno è sotto gli occhi di tutti «e ancora
più evidente durante l'estate, complice l'aumento dei turisti a Roma», spiega
Valter Giammaria, presidente di Confesercenti Roma e Lazio. «Gli abusivi
non si fanno nessuno scrupolo a vendere il più delle volte merce contraffatta
davanti alle vetrine dei negozi che pagano regolarmente le tasse». E i
controlli e i sequestri di merce che si ripetono ormai periodicamente?
«Purtroppo – risponde Giammaria – dobbiamo constatare che dopo un periodo di
maggiore repressione del fenomeno a Roma da parte delle forze dell'ordine, oggi
le strade sono tornare a riempirsi di abusivi». Dam. Ver.
( da "Repubblica, La"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XI - Milano
Bollette e certificati, tutto alle Poste Accordo con l´Anagrafe: i documenti
anche agli sportelli ORIANA LISO Un solo viaggio per due operazioni: si va alla
posta, si paga una bolletta e nel frattempo si chiede il certificato di
residenza. Con la possibilità di farlo anche al sabato mattina, o al pomeriggio
dopo il lavoro. Milano inaugura una «piccola rivoluzione, perché è il primo
Comune al mondo a farlo», dice il sindaco Moratti, nel
rapporto tra cittadini e burocrazia. Con un accordo con Poste Italiane, in 79 sportelli postali in
città e in 123 della Provincia i milanesi possono già oggi ottenere tutti i
documenti anagrafici e di stato civile tradizionali, senza più lunghe file
negli uffici di via Larga. La sperimentazione è partita da alcuni mesi,
e già 500 persone hanno ritirato stati di famiglia, certificati di residenza o
di matrimonio, autenticati con il timbro digitale, al costo di due euro. Ieri,
però, il sindaco Moratti, l´amministratore delegato di Poste Italiane Massimo
Sarmi e l´assessore alla Semplificazione Stefano Pillitteri hanno lanciato
l´iniziativa che, entro fine estate, sarà attiva - sempre e solo per i
residenti a Milano - in tutta Italia: in 5.700 sportelli "Amico"
(quasi uno sportello ogni dieci uffici postali esistenti) i milanesi che
avranno bisogno urgente di un documento, potranno chiederne copia anche a
centinaia di chilometri di distanza da Milano. La comodità è ovviamente anche
legata agli orari: perché molti uffici postali, a differenza di quelli
comunali, sono aperti anche il sabato e ogni sera fino alle 19 (in alcuni casi
si sta sperimentando anche l´orario fino alle 21). In aggiunta a questo
servizio, c´è anche la possibilità di richiedere i certificati via email o
attraverso il sito di Poste Italiane, con la stampa del certificato allo
sportello postale. «Questo progetto - ha commentato il sindaco - è nel segno
delle rivoluzioni di semplificazione che insieme al ministro Brunetta abbiamo
iniziato». E l´ad di Poste Italiane Sarmi ha aggiunto: «Milano farà sicuramente
da apripista per altri Comuni, da parte nostra mettiamo a disposizione una
realtà che conta 1300 dipendenti soltanto in città».
( da "Tirreno, Il"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Pontedera
Riorganizzare i compiti della polizia municipale Mario Marianelli. Meno burocrazia, più controllo sul territorio 1 - Esistono regole, diritti e
doveri che tutti devono rispettare indipendentemente dall'essere italiani o
immigrati. Sarebbe sufficiente che l'amministrazione comunale garantisse per
tutti il rispetto delle regole e della civile convivenza per far sì che la
"questione" immigrati fosse normalizzata. Noi siamo per una
politica di reale e dignitosa integrazione di chi viene a vivere a Pontedera
per lavorare. 2 - Sarei ben felice di supportare la richiesta. La zona
individuata per il parco eolico è una zona industriale ed opere di questo tipo
sono del tutto compatibili ed auspicabili. 3 - Sul territorio di Pontedera
insiste già una discarica. Posto che un'altra discarica sia necessaria, non è
giusto che solo Pontedera si faccia carico di un altro impianto. 4 - Siamo
contrari ad un inceneritore poiché una seria campagna di raccolta differenziata
rende di fatto inutile una tale opera. Il nostro programma prevede
"rifiuti zero" come obiettivo. 5 - Completare in modo celere e col
minimo disagio la rete viaria che si sta formando intorno a Pontedera. Teniamo
conto che ci sono opere completate e non ancora aperte senza alcun motivo.
Bisogna fare attenzione che Pontedera non rimanga isolata ed impoverita
dall'aggiramento del traffico. Pontedera presenta una forte vocazione verso il commercio
per questo è necessario creare più parcheggi e aumentare il servizio di bus
navetta. 6 - In stretto rapporto con la disponibilità di posti-lavoro, sviluppo
del commercio in centro, l'adeguatezza dei servizi da erogare e la
disponibilità di parcheggi, circa 40.000 abitanti. 7 - Recupero graduale del
centro per civili abitazioni. Sviluppo orizzontale e molto verde a disposizione
dei cittadini. 8 - Riorganizzazione del corpo di Polizia Municipale, togliendo
le incombenze amministrative e destinando a un più accurato controllo del
territorio e ad una maggiore presenza fra i cittadini per le strade, nei
quartieri e nelle frazioni. Per un'attiva partecipazione alla lotta allo
spaccio di droghe, per un concreto contrasto del commercio illegale e delle contraffazioni;
Istituzione dei vigili di quartiere e di frazione; Censimento abitativo degli
immobiliRegolamento dei contratti di locazione, in funzione alle metrature
dell'alloggio locato e dei suoi occupanti, controlli igienico-sanitari per la
sicurezza dei condomini ritenuti sovraffollati; Riqualificazione e
decentramento sul territorio dei mezzi di informazione plurima, preposti per le
varie attività; Ostacolamento e dissuasione dell'accattonaggio molesto oltre a
reprimere situazioni di violazioni di legge; Ampliamento della
videosorveglianza nei punti strategici di città e frazioni; Costituzione di
gruppi associativi misti con stranieri regolari, indirizzati al dialogo ed al
controllo del territorio, per un maggior rispetto e osservanza delle normative vigenti.
9 - Finanziamenti adeguati per innovazioni tecnologiche (garanzia di
competitività), non solo all'industria ma anche al settore commerciale. 10 -
Migliorare il supporto per le famiglie in difficoltà, i servizi agli anziani e
l'aumento di posti negli asili nido contenendo in modo sostanziale il costo.
( da "Repubblica, La"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XV - Milano
Nemmeno la fine di Eluana ha portato delle risposte Fare come suggerisce il
professor Umberto Veronesi non è tanto facile. Qualche mattina fa al Comune di
Milano mi è stata negata l´autentica di firma al mio testamento olografo
biologico. Il funzionario ha precisato di non esser delegato ad autenticare
"atti dispositivi di volontà future". Mi sembrava che delle
lenzuolate liberalizzatrici di Bersani fosse rimasta la possibilità di sfuggire
alla lobby dei notai. Da uno studio notarile comunque ho avuto una risposta
negativa anche se più articolata. Un notaio può pubblicare un testamento solo
post mortem. Cosa priva di senso per uno biologico. Ergo: nessuna autentica di
firma. Mi limiterò a spedire a me stesso il testamento con raccomandata a. r.
per avere almeno la data certa. Oggi mi sono sentito un po´ meno libero. Franco
Castiglioni Il 9 febbraio moriva Eluana Englaro. Qualcuno ricorderà la corsa
dei politici del centrodestra per approvare una legge sul fine vita. Ricorderà
lo scontro delle parole, le contrapposizioni, la furia di alcuni rappresentanti
delle istituzioni (e della Chiesa). Qualcuno forse ricorderà i tanti blog dei
giornali, le tante persone che hanno detto la loro. Da un blog estraggo questa
frase: "Questi nuovi cattofascisti che ci governano da una parte difendono
l´accanimento terapeutico su un corpo esanime, dall´altra negano le cure
mediche ai clandestini. Questo è un paese di ipocriti e di sciacalli".
Caro lettore, io non credo tanto al governo dei "cattofascisti", ma
degli "ipocriti" sì, e gli sciacalli nei Palazzi non mancano.
Mussolini imponeva, ma la sua era una dittatura. Berlusconi tende molto a
rimandare: nemmeno lui - che si vanta di essere l´uomo del fare (fare che
cosa?) - riesce a spostare i pigri ritmi di un Parlamento noioso. E così, per
venire a lei che da bravo cittadino pensa di poter far
rispettare i suoi diritti e le sue libertà, ecco il muro di gomma della burocrazia. "Non voglio farmi
mettere le mani addosso se è inutile", vorrebbe lasciare scritto, ma il
funzionario comunale non può e il signor notaio nemmeno, ognuno con le sue
giustificazioni, il suo credo, la sua professionalità. E lei? Che può dunque
fare lei? Scrive a un giornale, in un´epoca in cui alcuni giornali fanno
domande e non ottengono risposte. Come non le aveva ottenute dalla politica
Eluana: morta lei, morto "er dibbbattito" voluto dai Gasparri e
Quagliarello e Roccella vari. Che pena... No, non c´è il fascismo: c´è il
"nulla eterno", questo il guaio, oggi, nel nostro Paese.
( da "Corriere della Sera"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 04/06/2009 - pag: 15 Lo studio L'associazione
Italiadecide ha rilevato quante grandi opere e quanti soldi sono fermi I
problemi Lo «svuotamento di competenze» degli uffici tecnici delle pubbliche
amministrazioni è uno dei motivi all'origine dei ritardi La
burocrazia blocca lavori
per 16 miliardi Sono 60 progetti di infrastrutture portati avanti da privati
Ostacoli e passaggi inutili. «Serve un ente facilitatore» U n tesoretto da 16
miliardi. Inutilizzato. Congelato. Sprecato. Proprio mentre la crisi
consiglierebbe di utilizzare tutte le risorse disponibili per rilanciare l'economia.
Ma dove si trova questo gruzzolo? È il valore complessivo di 60 progetti
infrastrutturali avanzati da soggetti privati, ma rimasti imbrigliati nelle
maglie della burocrazia, nelle inefficienze delle
amministrazioni, nella logica dei veti contrapposti, nelle resistenze delle
comunità locali. La stima è dell'associazione Italiadecide che ha elaborato il
primo Rapporto intermedio sulle infrastrutture in Italia. I dati definitivi
saranno resi noti a luglio. Ma la fotografia che si delinea dalle prime
rilevazioni è inquietante. «C'è un groviglio giuridico di norme, leggi e
regolamenti che paralizza lo sviluppo, opprime le possibilità del Paese e crea
delle rendite parassitarie di chi sfrutta le inefficienze a proprio vantaggio
», spiega Luciano Violante, ex presidente della Camera, oggi alla guida di
Italiadecide. E aggiunge: «Ci sono grandi aziende che hanno uffici legali con
più personale rispetto agli uffici tecnici: tutte risorse sottratte alla
progettazione e allo sviluppo dei progetti, utilizzate per combattere la burocrazia». I numeri. L'associazione ricorda che nella
classifica dei 134 Paesi presi in esame dal World Economic Forum, l'Italia per
quanto riguarda le infrastrutture è al posto numero
( da "Corriere della Sera"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 04/06/2009 - pag: 15 Paolo Buzzetti, presidente
dell'Ance «Quei no fuori tempo delle soprintendenze» ROMA «Semplificare.
Semplificare. Ancora semplificare»: Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance,
l'Associazione nazionale dei costruttori edili, non è sorpreso dalla fotografia
che emerge dal Rapporto intermedio di Italiadecide. «Purtroppo, lo ripetiamo da
tempo, il settore delle infrastrutture e delle costruzioni
è fra i più penalizzati dalla burocrazia, dalla cattiva burocrazia direi. E dall'eccesso di norme». Italiadecide parla di 16
miliardi di risorse private intrappolate nella burocrazia. Le torna il conto? «I dati esatti non li conosco, ma la stima
mi sembra più che realistica». Andiamo con ordine. Dove sono localizzati
questi progetti infrastrutturali bloccati? «Purtroppo è un fenomeno diffuso in
tutto il Paese, e non solo al Sud come molti potrebbero pensare. E' diffuso in
tutto il Paese proprio perché dipende in prima istanza dal sistema giuridico
che regolamenta il settore a livello nazionale». Quali sono le cause
principali? «Prima di tutto c'è un eccesso di norme che rende difficile
muoversi. E poi le procedure sono complicate, contorte, farraginose». Un
esempio? «Le soprintendenze. Per carità non voglio mettere in dubbio il ruolo e
l'importanza del lavoro che fanno. Ma spesso esprimono pareri quando ormai
l'iter è avviato, a volte quasi concluso, mandando in fumo anni di lavoro. E
tantissime risorse già impegnate nella progettazione. Ma potrei fare tantissimi
esempi». Ce ne faccia qualche altro, di esempio, per capire meglio il
problema... «Penso alla Valutazione di impatto ambientale. Anche in questo caso
si tratta in sé di uno strumento importante che dovrebbe garantire da molti
punti di vista la qualità delle infrastrutture. Ma spesso la Valutazione si
basa su aspetti prettamente formali e non prende in considerazione quelli sostanziali.
Un cavillo formale viene usato da chi ha interesse a bloccare un'opera che
magari è importante per il territorio e non danneggia l'ambiente». Però nelle
maglie della burocrazia c'è anche chi fa i soldi.
Secondo il Rapporto di Italiadecide le varianti di progetto sono talvolta usate
dalle imprese come strumento di illecito arricchimento... «È una situazione
determinata da due fattori. Primo, dalla sbagliata impostazione delle gare, che
alla fine permette ai furbi di approfittarne. E poi dall'inadeguatezza dei
controlli». Le imprese sono vittime o carnefici? «La maggior parte delle
imprese pagano le inefficienze della burocrazia. Ma
come in tutti i settori, c'è chi ne trae profitto». Italiadecide suggerisce,
fra le soluzioni, l'istituzione di un «soggetto facilitatore» al servizio delle
imprese... «Oddio no, mi sembra una cosa sovietica». Che cosa intende? «Bisogna
semplificare, a tutti i livelli. Rendere le procedure più snelle. Più veloci».
E il «soggetto facilitatore» dovrebbe proprio aiutare le imprese a muoversi
nella giungla normativa... «A me dà tanto l'idea di un altro ente che si
aggiunge a una catena lunghissima di enti, finendo per complicare ulteriormente
la situazione». E allora? «Meno leggi e norme più semplici. E tempi
prestabiliti per chi deve concedere autorizzazioni o rilasciare permessi. Solo
così si aiutano davvero le imprese, che hanno bisogno di certezze. Come puoi
programmare un investimento importante quando non sai se le autorizzazioni ci
metteranno uno, due o sette anni ad arrivare?». Pa.Fo. \\ Esprimono pareri
quando ormai l'iter è avviato, a volte quasi concluso, e mandano in fumo anni
di lavoro Presidente Paolo Buzzetti, 54 anni, romano, è il presidente dell'Associazione
nazionale dei costruttori edili (Ance)
( da "Corriere della Sera"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Opinioni data: 04/06/2009 - pag: 13 Con l'Idv per Strasburgo Vattimo:
noi sola opposizione Punto agli astensionisti MILANO ( fr. bas.) In Europa c'è
già stato con i Ds dal 1999 al 2004. Prima ha militato con i Radicali, dopo con
il Pdci. Ma questa volta per Strasburgo il filosofo Gianni Vattimo ha scelto
un'altra insegna: l'Idv di Antonio Di Pietro. Perché «è l'unica opposizione
seria, non composita come quella del Pd o come i partiti di
estrema sinistra che si sono divisi solo per ragioni di burocrazia». E a chi si stupisce Vattimo
spiega che l'Idv «offre un'alternativa agli astensionisti che non credono più
nel Pd o nell'estrema sinistra. Prima di candidarmi con Di Pietro avevo già
scelto di votarlo». Filosofo Gianni Vattimo, 73 anni, candidato Idv
( da "Repubblica, La"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina I - Bologna
La protesta Canone Rai, sequestrato lo stipendio Ma non ha la tv VALERIO VARESI
Tra l´amarezza e l´ironia, la chiama «la tassa del Grande fratello». E per
definizione, alla creatura orwelliana non si sfugge. La conferma è la vicenda
di Gabriele Giunchi a cui non è concesso di non possedere un televisore, tanto
che la società di riscossione per conto Rai «Equitalia» lo ha dichiarato
unilateralmente moroso chiedendo e ottenendo il sequestro di un quinto dello
stipendio per i canoni non pagati più le spese legali. Il bello è che Giunchi,
di professione preside, la televisione proprio non ce l´ha. «Non mi interessa -
dice lui - è così strano?». La vicenda è un garbuglio fatto
di stolida burocrazia e di
imperizia del protagonista. Quest´ultimo si separa nel 2000 e va a vivere da
solo lasciando il televisore nella sua vecchia casa. Scrive all´amministrazione
Rai indicando il cambio di intestazione del canone e spiegando che nel suo
nuovo appartamento non c´è tv. Evidentemente nessuno gli crede ed
«Equitalia» comincia a sollecitare i pagamenti. Ma Giunchi butta ogni
bollettino. «Perché non sono mai venuti a vedere se la tv ce l´avevo o no?
Evidentemente il pensiero che qualcuno non abbia questo elettrodomestico in
casa è per loro talmente assurdo da essere escluso in partenza. Così - conclude
Giunchi - la tassa del Grande fratello si paga per esproprio». Il fatto è che
avendo buttato i bollettini, ora al preside tocca solo di pagare.
( da "Repubblica, La"
del 04-06-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Bologna
I miei cinque anni alla Cultura Il brindisi di Guglielmi: "Mi merito un
7" E Paruolo sulla giunta: "Esperienza non esaltante ma neanche
drammatica" Di Palazzo d´Accursio non sopporto burocrazia e ritardi: perché metterci
tre mesi per un bando? In definitiva spero di aver conseguito un risultato
complessivo di buona decenza «Ovunque io abbia lavorato, ne ho tratto un po´ di
gloria: come assessore alla cultura spero di aver conseguito un risultato
complessivo di buona decenza»: così si congeda da Bologna Angelo Guglielmi,
sciogliendo gratificazioni e rammarichi in un brindisi nel suo studio. Al piano
superiore di Palazzo d´Accursio, anche Giuseppe Paruolo, vicesindaco, conclusa
l´ultima riunione di giunta, assente il sindaco, traccia un rapido bilancio di
quinquennio: «Ci siamo scambiati gli auguri per il futuro - racconta ai
cronisti -, consapevoli di aver fatto una esperienza che non è stata né
esaltante né drammatica. Diciamo che è stata viva, intensa, con momenti di
difficoltà e momenti positivi». Guglielmi, al piano inferiore, confessa che di
Palazzo d´Accursio non ha sopportato «i ritardi ingiustificati: perché metterci
tre mesi per il bando dei direttori di Musei e Biblioteche?». E il Centro
Servizi Teatrali a Villa Pini: «Tutto lasciava pensare che l´avremmo
inaugurato, e invece non è nemmeno predisposta la gara d´appalto». Avrebbe
voluto cambiare Bologna, farla tornare «unica»: ma ha iniziato con un «premio»
di 1,5 milioni al Settore Cultura ed è stato drammaticamente tagliato, l´anno
dopo, di 4 milioni. Viceversa: «Quattro mostre in 4 anni, non avrei mai
immaginato fosse possibile», e lo è stato. L´iter delle nuove Istituzioni è
concluso. In definitiva, dovesse dare un voto al suo operato «sarebbe 7». Ma se
il nuovo sindaco gli proponesse un secondo mandato la risposta sarebbe: «No».
Guglielmi torna a Roma: «nessun progetto professionale, solo un libro di
critica letteraria da consegnare a Bompiani». Di Cofferati dice: «Forse i
bolognesi non lo amano ma io sono convinto che sarebbe stato rieletto». E
Flavio Delbono? «Ha fatto un campagna elettorale elegante». Davvero voterebbe
Monteventi? «Mi è molto simpatico, ma non ho mai detto che l´avrei votato. Mi
ha chiamato Libero Mancuso, e a lui ho dato la preferenza. Non voto a Bologna,
perciò, perché privare gli amici, anche Milena Naldi, di un voto virtuale?»
Intanto, al piano superiore chiedono a Giuseppe Paruolo se sia deluso che
Cofferati abbia abbandonato la sua squadra anche l´ultimo giorno: «Penso lo
vedremo nei prossimi giorni - taglia corto il vicesindaco - Con lui non ho
avuto modo di discutere se ritrovarci per un ultimo saluto».