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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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Dall'India a studiare i segreti del cibo "made in
Granda" ( da "Stampa, La"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: leggi e burocrazia, vincoli per le preparazioni, ma anche il modo di macellare, così diverso dall'India. E poi la carne di mucca: vengo da un paese non lontano da Bombay ed è difficile trovarla. L'ho assaggiata qui per la prima volta. È buonissima». Rahul Antao, 22 anni, con altri 17 colleghi sta terminando la settimana in viaggio alla scoperta di sapori e cultura «
ha
la social card vuota da quattro mesi
( da "Tirreno,
Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: «Per accedere al beneficio c'è troppa burocrazia, troppi requisiti e soprattutto troppo limitativi, che non consentano alla maggior parte dei pensionati di usufruire di questa "carità" - dice il sindacalista - Non è possibile che per una miseria del genere una persona debba scervellarsi».
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ora sta affrontando la burocrazia. Amedea Frau, 39 anni, ex paziente psichiatrica, conosce nel dettaglio il Piano regionale per la salute mentale e il Por. Da anni è impegnata in un percorso di formazione. Il suo obiettivo: ospitare, nel suo appartamento, persone con patologie psichiatriche gestibili che, come lei, stanno affrontando la difficile realtà del dopo fase critica.
Scuola,
lavori fermi dal 2007 ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: vittima della lenta burocrazia e della scarsa competenza. LA PREOCCUPAZIONE Alle famiglie, preoccupate per il contesto in cui i loro figli sono costretti a studiare, il Comune assicura una rapida ripartenza dei lavori in via Meilogu, ostacolata finora dalla necessità per l'amministrazione di passare, in seguito alla rescissione del contratto con l'
la
roma in vendita: "sì, trattiamo" - corrado sannucci roma
( da "Repubblica,
La" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: sempre frenati dalla burocrazia italiana e dalle interferenze politiche, si vedrebbero spalancata la via verso l´ingresso nel calcio italiano. La famiglia Sensi, da parte sua, vorrebbe un partner che la aiutasse intanto a coprire la prima rata di debiti di 130 milioni di euro con Unicredit e poi a comprare i terreni, a costruire lo stadio e successivamente a dividere,
L'INTERVISTA
MARIO RESCA ( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: madre di tutte le burocrazie? «Non ci crederà, ma ho trovato - e non solo a Roma - grande professionalità e qualità umane. La squadra c'è». Quali sono le tre priorità ineludibili? «Uno: mettere al centro dell'attività i nostri "clienti", cioè le persone normali che vanno nei musei e girano per l'Italia, Quindi: cultura a disposizione di tutti,
Il
Cdm stanzia 8 miliardi per l'Abruzzo Berlusconi: "Giusto tenere il G8
all'Aquila" ( da "Repubblica.it"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: decreto alcuni provvedimenti che ci consentiranno di snellire le procedure e non perdere tempo con la burocrazia, cercando di arrivare direttamente alla ricostruzione". Intanto alcuni cittadini di tre dei Comuni esclusi dai contributi per la ricostruzione, e cioè Capitignano, Montereale e Cagnano Amiterno, hanno occupato per protesta una strada statale di collegamento all'Aquila.
g8,
il trasloco all'esame di washington - vincenzo nigro
( da "Repubblica,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e alle burocrazie, alle organizzazioni questo tipo di sorprese non piacciono». Ieri pomeriggio naturalmente tutti i siti Internet e le agenzie di stampa straniere hanno scritto dello spostamento deciso da Berlusconi. Per la Reuters «la decisione a sorpresa mette fine a oltre due anni di pianificazione per l´evento sull´assolata e remota isola della Maddalena,
"abbandonati
blocchiamo tutto" ( da "Repubblica, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Stiamo lavorando alacremente per valorizzare il nostro territorio e per colpa della burocrazia e del disinteresse tutto muore. Vorrei ricordare che la provincia di Foggia non è solo il Gargano. Devo ringraziare il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante - conclude Parisi - l´unico a mostrare attenzione verso i nostri disagi» (pie.
Riforme,
cogliere insieme l'occasione ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Dobbiamo lavorare sul fronte del welfare con una riforma del mercato del lavoro che elimini la burocrazia senza dimenticare le necessarie tutele sociali. Servono interventi a favore delle piccole e medie imprese, rafforzando i distretti industriali e migliorando l'accesso al credito. Non nuove forme di assistenzialismo, ma premi per chi fa e fa bene.
De
Lillo:
Argomenti: Burocrazia
Abstract: però molto importante che tutti seguano le procedure indicate dal Campidoglio per contrastare il problema dell'inquinamento acustico che puntualmente si acuisce con l'arrivo della stagione estiva». La burocrazia «Tutti devono seguire le procedure indicate dal Campidoglio. C'è la necessità di fare chiarezza soprattutto per i cittadini» L. Gar.
Professionalità
è saper incrociare i codici ( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazie l'unico codice interpretativo è la lettera della legge. Perciò è tempo che, nella società della conoscenza, si rifletta sulla circolazione e l'uso delle informazioni in seno alle amministrazioni. Per aggiornare le leggi, le cui classificazioni non coincidono con la complessità della realtà odierna (che per essere conosciuta presume appunto un approccio olistico come quello
La
sfida Italia-Francia ora corre sui binari Sncf
( da "Stampa,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Troppa burocrazia Spiegazione di questa scarsa affluenza: la necessità di superare numerosi e scoraggianti ostacoli burocratici e tecnici e soprattutto la crisi economica che, seppure meno evidente che in altri settori, mette la tremarella anche al business ferroviario nel settore merci.
Spazi
in tv per Brunetta l'autore E i giovani scrittori sconosciuti?
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: quindi vittima permanente di una burocrazia insensata) ed avendo apprezzato "I nullafacenti" di Pietro Ichino, pubblicato l'anno scorso da Feltrinelli, non posso che augurarmi il successo delle riforme annunciate dal responsabile della Funzione pubblica. Sperando che le sue capacità politiche ed organizzative siano superiori a quelle letterarie.
Finestra
sull'America ( da "Stampaweb, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l?Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf,
Contro
l'Iran, ricordare la Shoah ( da "Stampa, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l'Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf,
Ricorso
salva-Comunità una vittoria parziale
( da "Stampa,
La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Come potrà un ente che va dalla prima cintura di Torino fino al Moncenisio, organizzare e progettare in modo proficuo, viste le grandissime differenze del territorio?». Una domanda di cui, a causa della lenta burocrazia, presto si potrebbe conoscere la risposta.
Dal
cervello al viso L'equilibrio passa anche per il botulino
( da "Tempo,
Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: approccio per la tutela della salute grazie alla comunicazione liberata dalla burocrazia dei confini. Al congresso romano, a cui interverrà anche il rettore de La Sapienza, Luigi Frati, avrà il suo momento di gloria persino il botox, quel botulino usato in estetica a cui nemmeno il nervo facciale in paralisi riesce a resistere.
Il
Veneto punta sull'hotellerie ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Innanzitutto la burocrazia farraginosa cui è assoggettato un qualsiasi intervento di manutenzione o restauro, dalla messa a norma degli impianti interni al rifacimento delle coperture. Soprattutto, manca una norma che tuteli castelli, rocche o fortezze come un unicum: oggi questi immobili devono sottostare a una molteplicità di norme che rende più complicata la gestione.
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La solita burocrazia che però, stavolta, in barba anche alla legge che non consente di certo ai privati di intervenire su condotte dell'acqua pubbliche, è stata aggirata. Intanto, se Abbanoa e il Comune fanno spallucce, c'è chi non è più disposto ad attendere invano non solo un servizio dovuto, ma anche un intervento necessario per evitare danni alle proprie case.
Il
commissario nudista patriota ( da "Giornale.it, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006,
Zio
Günter, paladino del made in Germany
( da "Stampa,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto,
Il
commissario nudista attento agli affari di casa
( da "Giornale.it,
Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006,
"Noi,
liberi di essere clandestini"
( da "Stampa,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Per usare i termini spaventosi della burocrazia, il problema è che «sono tutti immigrati che scadono». Meglio: stanno scadendo i sessanta giorni previsti per legge come tempo massimo per trattenerli nei Cie. Ora che è stata esclusa dal pacchetto sicurezza la norma che avrebbe allungato i tempi fino a sei mesi.
Sfollata
per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno
( da "Stampa,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: E' un caso di «mala-burocrazia» che lascia senza parole quello sul quale ora indagano i carabinieri della stazione di Sanremo. L'obiettivo è quello di accertare la dinamica dei fatti e, qualora ne emergessero gli estremi, di comunicare all'autorità giudiziaria eventuali ipotesi di reato.
Una
relazione con lui ha fruttato la promozione a una collaboratrice
( da "Stampa,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto,
L'Asl
taglierà posti letto "Ma nessuno ad Ovada"
( da "Stampa,
La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per lo snellimento della burocrazia legata all'erogazione dei servizi sanitari. «A Ovada non solo non saranno toccati i posti letto, ma saranno piuttosto valorizzati alcuni comparti: è quasi ultimato ad esempio il restyling del reparto di Oncologia. E poi a giugno partirà il concorso per il primariato di Medicina».
in
arrivo il censimento asa si richiedono i dati catastali degli immobili dei
clienti ( da "Tirreno, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di burocrazia quindi, con cui i clienti saranno costretti a fare i conti. «Il modulo deve essere compilato dall'intestatario del contratto di fornitura, anche se diverso dal proprietario dell'immobile (inquilino, comodatario, titolare del diritto di abitazione) - chiarisce Asa Spa - E la dichiarazione, debitamente compilata e sottoscritta,
eliminare
gli enti inutili per una provincia snella
( da "Tirreno,
Il" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: altezza dei bisogni in settori strategici quali lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti, l'edilizia scolastica, la viabilità, l'economia. Il rilancio della Provincia unito al taglio di tanti enti inutili da parte del Governo potrà essere il combinato disposto di un nuovo virtuosismo dello Stato e della burocrazia, perché costino meno e producano di più e meglio».
pensionati
e destra con la marchi ( da "Tirreno, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per uscire dai vincoli della burocrazia e della partitocrazia. Noi vogliamo portare una sana alternanza, dobbiamo riuscire con fermezza a sostituire a questa classe di poltrone la nuova classe dirigente. Va ripresa un'identità culturale ormai persa, il territorio deve riacquistare valore e dignità, le nostre risorse prima di tutto.
Arrivano
i turisti ma gli info-point sono chiusi
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: BUROCRAZIA Dipendono dai tempi tecnici di lavoro dunque le sorti degli info-point e del flusso turistico in città: Sant'Efisio è alle porte e la presenza di turisti italiani e stranieri registrata quest'anno già prima di Pasqua è in continua crescita.
Gian
Battista Bozzo ( da "Giornale.it, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il doppio piano casa del governo meno burocrazia e più alloggi popolari 05-03-2009 - Via subito ai cantieri per 16,6 miliardi Ora il governo accelera la cura anticrisi caricamento in corso... più letti più votati più commentati Il nuovo 25 aprile, la sfida di... di Adalberto Signore UN PASTICCIO CON TRE PADRI di Massimo De Manzoni "La festa della Liberazione.
Enrico
Martinet ( da "Stampa, La"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: E così lo scettro del potere passa dalla politica alla burocrazia, colpevole di bloccare le idee, per lo meno di rallentarle. Grimod sentenzia: «Un sistema da rivedere». Ha usato l'aggettivo intoccabili, ma forse sarebbe stato più appropriato «infedeli», perché le nomine dirigenziali sono «di fiducia».
La
speranza ( da "Tempo, Il"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Tra le difficoltà che si incontreranno, scontro tra burocrazia, legalità e volontà della gente, ci saranno a breve anche quelle relative alle casette di legno. Casette che in diverse zone della città aquilani stanno costruendo nei giardini di casa. Casette che sono abusive, realizzate senza denuncia agli uffici competenti.
Bando
per le terme, prorogato il termine per la partecipazione
( da "Tempo,
Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: entra la burocrazia, la legge, l'azienda o il comune, si tratta semplicemente di un ritardo dovuto alle festività che avrebbero potuto rallentare la trasmissione postale. Sarà dunque formalmente prorogato a domani il termine precedentemente fissato per il 25 aprile, mentre resta confermata la data del 30 per l'apertura delle buste e la valutazione delle offerte.
SE
LA LOMBARDIA PROIBISCE IL KEBAB ( da "Unita, L'"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: proprio quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l'ennesima legge-propaganda contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il Paese.
fondazione,
per la presidenza duello tra lattanzi e cattani - marco innocenti
( da "Tirreno,
Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per i tempi della burocrazia delle amministrazioni - ancora non è stata fornita alla Fondazione documentazione contabile? Se questa fosse la linea, sarebbero parecchi gli enti e le associazioni destinate a trovarsi in difficoltà. Anche questo, come le altre scelte in fatto di investimenti, sarà argomento di confronto nell'organo di indirizzo a cui spettano le scelte per le nomine.
bravo,
ma ora pensi alla burocrazia - mario lancisi
( da "Tirreno,
Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Per le imprese il vero tarlo è rappresentato dalla burocrazia che si autoalimenta. Per dare lavoro a se stessa crea lungaggini, pratiche a non finire, castelli di carte e timbri. La burocrazia è uno dei costi più assurdi per le imprese». Un male che Brunetta però non ha saputo risolvere. «Il ministro Brunetta ha dato una salutare sterzata al pubblico.
La
via Emilia ai tempi del Pd Addio alle case del popolo e i sindaci diventano
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Burocrazia ramificata. Bologna, Modena, Reggio, Ravenna, Ferrara spesso ai vertici delle classifiche sulla qualità della vita. Il gigante cooperativo a far da sponda, anche se l'afflato sociale è stato risucchiato nel gorgo del business e ciò che resta del collateralismo è nelle parole del presidente della Lega Coop,
I
giornali inglesi bocciano Milano ma non è farina del loro sacco
( da "Giornale.it,
Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: quegli stessi che sostengono chiunque, usando un improprio potere d'interdizione, blocchi anche il più modesto dei progetti, dai «comitati spontanei» ai sovrintendenti alle corporazioni organizzate al Tar alla burocrazia: i veri responsabili dei ritardi di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
Sanzioni
dure ma inapplicabili se i clandestini sono un esercito
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Dal semplice fatto che la nostra burocrazia non è in condizione di gestire ogni anno più di un milione di pratiche di rinnovo. E perché sono così tante le pratiche? Perché molti permessi durano un anno o al massimo due. Basterebbe prevedere una durata di almeno due o tre anni per migliorare nettamente la situazione.
Gallinara,
grande risorsa turistica nobilitata da una singolare storia
( da "Stampa,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia e nella indecisione amministrativa, pare che ora si stia lavorando a un protocollo di intesa fra i proprietari (una società privata) e gli enti pubblici, in primis il Comune di Albenga, per aprire una parte dell'isolotto alle visite guidate, in modo da farne una attrazione, con vantaggio della ricettività alberghiera che potrebbe essere così avvantaggiata in un momento
Legge
sul turismo: Reolon va a Venezia ( da "Corriere delle Alpi"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: esigenze del mercato e non a quelle di una burocrazia lontana centinaia di chilometri». Se non ci sarà la possibilità di costruire un proprio sistema, afferma il presidente Reolon, «questa Provincia non conoscerà mai alcuno sviluppo turistico. Proponiamo per questo al Consiglio regionale di organizzarci in ambito turistico partendo dal nostro territorio per poterci mettere in relazione,
"nel
2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Va semplificata la burocrazia. E deve lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo l´elettricità il 30% in più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo delle infrastrutture fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che giochiamo sfida del futuro».
"eppure
il lavoro non manca servono passione e precisione"
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia è tantissima. Non come ai miei tempi, quando un adolescente che veniva dal sud subentrava al maestro di bottega». Roma ha una gran tradizione, non avete mai pensato a una "Via dei sarti"? «Una delle tante promesse mai realizzate. Sarebbe bello, come la Savile Row di Londra.
piazzola,
annata da dimenticare più della crisi la colpa è del maltempo - sara scheggia
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia». E proprio un cavillo burocratico avrebbe impedito di lavorare a 55 operatori giornalieri, sabato 25 aprile: un´apertura straordinaria e riservata, solo in teoria, ai periodici. «Quasi un ricatto, una presa di posizione ridicola - denuncia Claudio Rubetti, rappresentante del cosiddetto Turno C - Il Comune ha seguito alla lettera una circolare che per tacito accordo non
le
dolorose pratiche della morte - grazia verasani
( da "Repubblica,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: C´è la burocrazia ? fredda, assurda ? della morte. Il corpo che non ha più niente a che fare con la persona, un corpo da vestire in tutta fretta, forse con la camicia sbagliata. Non c´è tempo per le lacrime, i preparativi dell´addio sono tecnici, talmente tecnici da risultare grotteschi.
Il
socio di Cattolica che conta ma non c'è
( da "Sole
24 Ore, Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Può darsi, ma a stare allo statuto della compagnia, gli azionisti con quote superiori al 2,5% dovrebbero eliminare l'eccesso nell'arco di nove mesi, pena la cancellazione dal libro soci. Tanto vale evitare: tutta burocrazia in meno. (A.Ol.)
I
rom costruiscono case. Il Comune non può abbatterle
( da "Corriere
della Sera" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: De Corato: frenati dalla burocrazia. Penati: che fine hanno fatto i poteri al prefetto? I muratori più bravi, dicono, sono quelli che stanno nel Parco Sud, zona sulla carta vincolata a verde. Ma anche in tutti gli altri campi, regolari e non, di cazzuola si lavora parecchio.
Infrastrutture
17 opere annunciate ma mai realizzate
( da "Tempo,
Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: traccia un quadro di criticità negli abnormi tempi di realizzazione delle opere pubbliche, nella lentissima burocrazia, tutti elementi che fanno invecchiare un'infrastruttura prima della sua realizzazione. Ance e Confindustria hanno così pensato a un Osservatorio Regionale sulle Opere Pubbliche con il centro di ricerche Cresme, che monitori l'iter per la concretizzazione dei progetti.
Ecco
la città ( da "Trentino"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: accesso alla burocrazia, ancora troppo lenta. Vedo una città che voglia crescere armonicamente, con adeguati spazi verdi per tutti, con abitazioni che siano alla portata anche di chi non ha molte disponibilità economiche, o vive in condizioni precarie; una città che abbia voglia di cullare il sogno di ogni trentino e di ogni ospite della nostra terra,
La
Polonia comunista non avrebbe osato tanto
( da "Stampa,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia se ne dimentichi in un paese cattolico come l'Italia. In gioco ci sono il riconoscimento del diritto a una educazione liberamente scelta e il ruolo della famiglia. Le scuole cattoliche hanno tutti i motivi di lamentarsi. È inconcepibile che mandare un figlio in un istituto cattolico diventi indice di ricchezza al pari del possesso di una barca di lusso e di auto costose,
Il
maggio selvaggio degli operai francesi
( da "Stampa,
La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: e ben lontane dalle burocrazie impaludate della Cgt e di Force Ouvrière, in fondo cinghie di trasmissione del sistema francese. La Francia ha il sangue caldo, come le succede periodicamente nella storia. L'annuncio che il numero dei disoccupati - 2,38 milioni - anche questo mese si è allungato di altri 80 mila nomi non abbassa la temperatura da altoforno.
Sulle
tracce degli Hippy dalla Turchia all'Iran
( da "Giornale.it,
Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: forse un omaggio alla burocrazia dell'Ue poi, sempre sotto la neve, ecco un varco. Due passi per restare incastrati tra due nazioni, e ci vuole qualche secondo prima che l'impiegato iraniano si accorga che c'è qualcuno che bussa da occidente. Sorride, controlla il visto e con un cenno della mano indica l'edificio alle sue spalle.
Il
giusto rimborso delle Ferrovie ( da "Stampa, La"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: una pachidermica burocrazia che pecca in fatto di umanità».Campetto da volley con cordolo a rischio Spiace constatare come le opere pubbliche vengano sempre eseguite con poca attenzione e questa ne è l'ennesima conferma. Immagino che il campetto da volley all'interno dei Giardini delle ex Carmelitane, presso la stazione nuova,
La
nautica scoppia made in Italy a picco
( da "Stampa,
La" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la semplificazione della burocrazia per la costruzioni di nuovi porticcioli; la riduzione dei canoni demaniali dei marina, tornando a quelli ante-2006; la revisione delle regole sulle riserve marine e la loro apertura "intelligente" al diporto» spiega il presidente. E poi c'è la questione del leasing.
Scende
in campo Lucia ( da "Corriere delle Alpi"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: mille inghippi che la burocrazia amministrativa ti impone e dei quali non si è a conoscenza, è una semplice perdita per il paese e non certo un valore. Io», continua Lucia, «da anni frequento il municipio e mi documento sugli atti che la giunta delibera; seguo i consigli comunale e so che posso contribuire in qualche maniera ad un futuro migliore per il paese avendo alle spalle l'
Al
settore servono incentivi fiscali
( da "Sole
24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: meno burocrazia più controlli. Le imprese sane non hanno paura dei controlli, perché sanno di operare nel rispetto delle regole, e per questo devono esseremesse in condizione di lavorare. In questo modo si eliminano i vincoli della burocrazia: non è possibile che passino 12 mesi tra la richiesta del permesso di costruire e il via libera del comune interessato.
L'impresa-parassita
non esiste più ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la rabbia degli imprenditori: «Basta coi tempi lunghi di politica e burocrazia », hanno detto stringendosi intorno al loro leader, Attilio Martorano, presidente della nuova Confindustria Basilicata (frutto della fusione delle territoriali di Potenza e Matera. Insieme le hanno presentate al governatore, Vito De Filippo.
Il
cantiere Total non riparte ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: già messa a dura prova dai tempi lunghi della burocrazia, della macchina autorizzativa e della politica. Mentre si avanzano ipotesi sulla possibilità che la Shell (già presente in Val d'Agri, in joint venture con Eni) possa subentrare alla Total nel ruolo di operatore, visto anche il grande interesse della compagnia all'attività estrattiva in Italia.
La
burocrazia frena gli autovelox ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade La burocrazia frena gli autovelox In funzione in tempi brevi solo quelli dell'Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade I segnalatori negli ingressi delle ztl. Marina senza auto? --> I segnalatori negli ingressi delle ztl.
Energetic
raddoppia i ricavi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Masini spiega così il successo della sua azienda: «A premiarci è stata una catena decisionale molto corta, non vincolata alla burocrazia come quella delle aziende pubbliche. Trattando un prodotto " all'ingrosso",basta aggiudicarsi una commessa importante per crescere rapidamente ». Oggi Energetic è presente in oltre 270 comuni e 16 regioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
robot
poco usato, spreco in sanità ( da "Tirreno, Il"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: spreco in sanità Il costoso Lokomat quasi fermo per burocrazia e carenza di tecnici Costa 250mila euro ed è a Neuroriabilitazione: lavora solo tre ore e solo per i ricoverati PISA. La carenza cronica di personale specializzato, ma anche alcune norme, stanno costringendo medici e pazienti a lasciare inutilizzato un costoso macchinario, di proprietà dell'azienda ospedaliera.
Autovelox,
il Comune: si parte entro un mese
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ma a essere frenati dalla burocrazia sono stati i cinque autovelox fissi piazzati nelle strade cittadine.«A maggio», afferma l'assessore al Traffico Maurizio Onorato, «cercheremo di sistemare tutto». Inizialmente funzioneranno solo gli autovelox dell'Asse mediano e di viale Diaz.
meno
zona blu, più locali in centro ( da "Tirreno, Il"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: burocrazia e costi di eventi e iniziative, favorire la nascita di punti di ritrovo per giovani oggi inesistenti. Sul fronte del sociale Cenni garantisce aiuti agli anziani e alle famiglie in difficoltà mentre su quello amministrativo la scure, secondo il candidato, deve cadere sulle partecipate «che recepiscono il 60% degli introiti del Comune»
gestri:
la diversificazione deve partire dai territori
( da "Tirreno,
Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: accelerazione dei tempi della burocrazia. Sono soltanto alcune delle idee venute fuori dall'incontro tra il candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, Lamberto Gestri, e il coordinamento della Vallata, alla presenza di Annalisa Marchi, Paolo Cecconi e Ilaria Bugetti, sindaci di Vaiano Vernio e Cantagallo in corsa per la rielezione e di Marco Ciani,
Gaza,
dopo cinquanta giorni entrano i container italiani
( da "Repubblica.it"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Un'attesa estenuante, complicata dalla burocrazia, l'intervento dell'Egitto e le restrizioni del governo israeliano, che i volontari, con alle spalle 14 missioni in aree di crisi, hanno superato, riuscendo là dove numerose ong internazionali e anche alcuni governi stranieri, hanno fallito.
"L'Anas
responsabile dei guai in Val Tanaro"
( da "Stampa,
La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: «Serve una maggiore elasticità nella burocrazia - dice Silvano Dovetta, assessore provinciale alla Montagna e presidente della Comunità valle Varaita -. Va dato a Comuni ed enti montani, che hanno il polso della situazione, il compito d'intervenire periodicamente nella pulizia dei fiumi».
Europee,
tre cuneesi in lista ( da "Stampa, La"
del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Unione europea sia più vicina ai cittadini - dice -: troppo spesso Bruxelles significa solo burocrazia e complicazioni per piccole imprese e il mondo agricolo di questo territorio. Chiediamo la preferenza agli elettori: l'indicazione di una scelta, di affermare la propria volontà è una battaglia che l'Udc ha combattuto e vinto per queste elezioni».
Permessi
soggiorno le informazioni sono su Internet
( da "Stampa,
La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il permesso di soggiorno è vitale per gli extracomunitari ma spesso la burocrazia «costa» molto in termini di tempo e giornate di lavoro perse. Da ieri la Questura ha attivato un servizio «tagliacode» che dà all'immigrato la possibilità di conoscere da casa o da un qualunque Internet point lo «stato dell'arte» del documento di cui ha richiesto il rilascio, rinnovo o duplicato.
Super-Guido
il dittatore della ricostruzione ( da "Unita, L'"
del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger.
Abbiamo
sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è...
( da "Unita,
L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger.
Cassa
integrazione all'Ilva per altri trecento addetti
( da "Stampa,
La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: NOVI ALESSANDRIA VALENZA OVADA All'interno Cassa integrazione all'Ilva per altri trecento addetti Svelato il progetto del Palaedilizia firmato Libeskind Gli Yo Yo Mundi e il concerto del Primo Maggio «Prigionieri» di una strada e della burocrazia Gino Fortunato Franco Marchiaro Brunello Vescovi Miriam Massone
Confindustria
regala un telefono alle imprese ( da "Giornale.it, Il"
del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: vanno a coprire aree problematiche legate alla burocrazia, al mercato e all'innovazione». Le piccole e medie imprese nella Provincia di Genova sono 950, un numero considerevole, che ha spinto Confindustria a creare questi nuovi servizi per i propri associati. «Il più innovativo è sicuramente quello dell' «help desk» - commenta Fabrizio Ferrari, presidente piccole e medie imprese -
( da "Stampa, La" del
23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
POLLENZO. SETTIMANA
NELLE VALLI Dall'India a studiare i segreti del cibo "made in Granda"
[FIRMA]LORENZO BORATTO POLLENZO «Sono molto interessato agli aspetti
"tecnici" del cibo: leggi e burocrazia, vincoli per le preparazioni,
ma anche il modo di macellare, così diverso dall'India. E poi la carne di
mucca: vengo da un paese non lontano da Bombay ed è difficile trovarla. L'ho
assaggiata qui per la prima volta. È buonissima». Rahul Antao, 22 anni, con
altri 17 colleghi sta terminando la settimana in viaggio alla scoperta di
sapori e cultura «made in Granda» nelle valli Gesso Pesio e Vermenagna.
Frequentano tutti il primo anno dell'Università di Scienze Gastronomiche di
Pollenzo. Provengono da Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Kenya:
ventenni che vogliono diventare chef, o meglio gastronomi, cioè, come recita il
sito internet dell'università privata di Bra, «figure professionali con una
conoscenza multidisciplinare della nutrizione e del controllo degli alimenti,
oltre all'esperienza diretta dei luoghi e dei territori produttivi». A guidarli
nel viaggio didattico è Eleonora Ziglio: «I ragazzi sono molti interessati
anche se i ritmi sono serrati, con molti appuntamenti in un giorno: si inizia
alle 8 e si finisce alle 23». Gli studenti hanno visitato monumenti (dal
castello di Racconigi alla Certosa di Pesio), seguito lezioni pratiche (l'arte
della panificazione con il forno a legna a Peveragno, un'altra lezione a
Caraglio sull'apicoltura biologica), e poi degustazioni, laboratori con gli
chef locali e corsi per preparare gnocchi tajarin e raviole, senza dimenticare
le visite culturali alla Scuola di Pace di Boves e nei luoghi più significativi
della Resistenza partigiana, i musei di fotografia della montagna e della
fisarmonica, quello delle Meraviglie in Francia, usando il treno che collega
Cuneese e Costa Azzurra. Oggi, alle 18, nella sede del Parco naturale delle
Alpi Marittime a Valdieri, alla fine della settimana di studio, è in programma
la conferenza conclusiva del viaggio. Dice ancora Ziglio: «Questo genere di
escursioni sono fatte periodicamente negli studenti del corso per tutti e tre
gli anni, anche all'estero. Lo riproporremo nel periodo dell'alpeggio:
l'obiettivo è fargli scoprire i "tesori" di questo territorio per poi
portarli a casa propria e diffonderli, ma c'è anche la speranza che tornino per
conto loro a riscoprire valli e colline che li hanno ospitati per 3 anni del
corso di laurea».
( da "Tirreno, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Pontedera
Ha la social card vuota da quattro mesi Pensionato invalido vuole rispedirla al
presidente Berlusconi Beffato una prima volta dopo aver fatto la spesa si era
scoperto debitore Adesso la tessera è attiva ma mancano 160 euro PONTEDERA.
Un'odissea targata Social card. è quella che da mesi sta vivendo l'ottantenne
Giuliano Marzuoli, che dopo un primo accredito di 120 euro usati per fare la
spesa a distanza di pochi giorni si era scoperto debitore per la stessa cifra.
Adesso, il debito non c'è più. Da alcuni giorni la sua card è di nuovo attiva
ma dei soldi non c'è traccia: il saldo è zero. All'appello mancano quelli del
primo bimestre del 2009, che avrebbero dovuto essere accreditati il 28
febbraio, e quelli dei due mesi successivi. In tutto fanno 160 euro, una cifra
di tutto rispetto per chi è abituato a fare i conti con un reddito mensile che fatica
a raggiunge i 500 euro al mese, frutto di una pensione di invalidità. Il
pensionato che vive a Fornacette con la moglie, un dignitoso signore di
ottant'anni non ci sta ad essere preso in giro e ha deciso di arrivare in fondo
alla vicenda. Così, dopo una prima denuncia che dalle colonne del nostro
giornale lo ha proiettato in televisione, nella trasmissione "Mi manda Rai
Tre", torna ad alzare la voce. «Se le cose non cambiano invierò la mia
Social card al presidente Berlusconi con tanto di lettera di accompagnamento in
forma di raccomandata con ricevuta di ritorno - afferma Marzuoli - Ci fanno
star male e fare delle brutte figure al supermercato, mia moglie si è anche
messa a piangere. Non ci sto a essere preso in giro». La sua battaglia lo ha
reso popolare. «Ci sono persone nella mia stessa condizione che vengono a
chiedermi chiarimenti su cosa possono fare - dice - Non ho le risposte e li
invito ad andare al sindacato». L'ottantenne ricostruisce al sua vicenda: «Ho
caricato la mia carta il 13 di gennaio allo sportello Pstamat. In tutto avevo a
disposizione 120 euro, quelli degli ultimi tre mesi del 2008. Li ho usati per
fare la spesa e in attesa della prima ricarica ho scoperto di essere sotto di
107,73 euro. Dopo due mesi di angoscia almeno è certo che quei pochi soldi che
mi hanno dato non li rivogliono più indietro. Ma di quelli che devo avere non
c'è traccia, nononstante tutti i giorni vado a controllare allo sportello
Postamat». L'inghippo che ha permesso di riattivare la Social card assegnata a
Marzuoli stava nel codice fiscale della moglie. «C'era un errore dovuto a una
sorta di doppia registrazione anagrafica all'epoca della nascita per cui su
alcuni documenti il codice fiscale risultava sbagliato - sostiene Renzo
Malloggi, segretario Spi Cgil della lega di Calcinaia e Fornacette - Adesso la
Social card è stata sbloccata e sia per l'Inps che per la Posta è tutto in
regola». Ma gli unici soldi finiti sulla card di Marzuoli soo quelli
dell'ultimo trimestre del 2008. Da allora neppure un euro ma solo grattacapi. «Per accedere al beneficio c'è troppa burocrazia, troppi requisiti e soprattutto troppo limitativi, che non
consentano alla maggior parte dei pensionati di usufruire di questa
"carità" - dice il sindacalista - Non è possibile che per una miseria
del genere una persona debba scervellarsi». E sottolinea: «Nel caso di
Marzuoli al danno di uno strumento inadeguato si è aggiunta la beffa, pur
avendo i requisiti richiesti per il possesso della Social card, non gli è più
stata caricata». Manolo Morandini
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cagliari e Provincia
Pagina 1017 Il Piano regionale prevede la possibilità che i pazienti abitino
insieme e si aiutino reciprocamente «Una casa per sconfiggere la malattia
mentale» Il Piano regionale prevede la possibilità che i pazienti abitino
insieme e si aiutino reciprocamente Amedea Frau e la sua battaglia per
costituire un gruppo di convivenza --> Amedea Frau e la sua battaglia per
costituire un gruppo di convivenza Prima ha lottato contro la malattia mentale,
ora sta affrontando la burocrazia. Amedea Frau, 39 anni, ex paziente psichiatrica, conosce nel
dettaglio il Piano regionale per la salute mentale e il Por. Da anni è
impegnata in un percorso di formazione. Il suo obiettivo: ospitare, nel suo
appartamento, persone con patologie psichiatriche gestibili che, come lei, stanno
affrontando la difficile realtà del dopo fase critica. «Quando vieni
dimesso dalla casa famiglia - racconta la donna - non hai nulla. Nessun punto
di riferimento. Ma senza casa e senza lavoro non è possibile un reinserimento
in una società che tende a mettere da parte chi soffre di un disagio psichico».
AFFITTO Tre mesi fa, l'obiettivo sembrava vicino. Amedea ha preso in affitto un
appartamento luminoso e accogliente al Poetto e, carte alla mano, ha cominciato
a bussare alle porte degli assessorati competenti di Regione e Provincia. La
proposta? Semplice: lasciare che i pazienti dimessi dalle case famiglia possano
gestire in proprio i 40 euro giornalieri previsti dal Piano regionale, in modo
che quei soldi vengano destinati al pagamento dell'affitto e delle altre spese
quotidiane; unendosi, i pazienti potrebbero dar vita a un “gruppo
di convivenza” (esperienza che rientra fra le forme dell'«abitare assistito») senza la necessità
della supervisione quotidiana di un operatore del Dipartimento di salute mentale.
Nella convinzione che, aiutandosi l'uno con l'altro, i malati siano stimolati
ad assumersi le responsabilità su se stessi e sui coinquilini. DIFFICOLTÀ Negli
ultimi tre mesi, spiega però la donna, le difficoltà si sono infittite: «Non è
facile far passare un'idea che pure è messa nero su bianco sul Piano regionale
per la salute mentale e che in altre regioni sono già state attuate. Ho la
sensazione che, negli ambienti medici, la prospettiva della
responsabilizzazione dei pazienti, del loro distacco, provochi molte
resistenze». CONTATTI Tuttavia, la sua proposta di mettere su un gruppo di
convivenza ha raccolto tante adesioni: «Sono stata contattata da famiglie di
tutta la Sardegna», racconta Amedea. I pazienti pronti ad andare a dividere con
lei l'appartamento (e le spese) sono già nove. E a rafforzare la sua posizione,
c'è ora un'associazione pronta ad appoggiare l'iniziativa. Che non si
esaurirebbe con l'esperienza abitativa: «Il lavoro è fondamentale per il
reinserimento. L'idea è di battere la strada della cooperativa sociale per
avviare un'attività economica». INCONTRO La battaglia continua. Anche ieri,
Amedea e alcuni dei suoi aspiranti coinquilini hanno avuto un incontro
all'assessorato provinciale alle Politiche sociali. Niente di decisivo, ancora:
il via libera non arriva. «E io - conclude la donna - non posso certo
permettermi di pagare l'affitto da sola». ( m. n. )
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca di Cagliari
Pagina 1022 via meilogu Scuola, lavori fermi dal 2007 Via meilogu --> Da
oltre un anno e mezzo, il cortile della scuola elementare di via Meilogu, nel
quartiere di Is Mirrionis, sembra una terra di nessuno, dominata dalle erbacce,
dalla sporcizia e dai resti di un cantiere fantasma. Uno scenario decisamente
poco adatto a un luogo dove trascorrono le loro mattinate tanti bambini. LA
SITUAZIONE Oggi l'istituto, in seguito ai lavori appaltati nel 2007 ad
un'impresa edile siciliana, dovrebbe essere un fiore all'occhiello del rione,
al pari della vicina scuola media Alagon-Ciusa. E invece appare come il
giardino d'ingresso di una periferia degradata, tra tubi abbandonati, betoniere
scassate, barattoli di vernice e persino un gabinetto, piovuto in mezzo al
verde da chissà dove. Quasi una discarica a cielo aperto. L'impresa che avrebbe
dovuto risistemare un'intera ala della scuola, d'altronde, ben presto si è
dimostrata non all'altezza del compito che le era stato affidato e ha obbligato
il Comune a prendere atto della situazione: i funzionari del Municipio hanno
fatto tutti i passi necessari per arrivare alla rescissione del contratto.
L'istituto, così, è stato condannato al triste stato in cui si trova
attualmente, vittima della lenta burocrazia e della scarsa competenza. LA PREOCCUPAZIONE Alle famiglie,
preoccupate per il contesto in cui i loro figli sono costretti a studiare, il
Comune assicura una rapida ripartenza dei lavori in via Meilogu, ostacolata
finora dalla necessità per l'amministrazione di passare, in seguito alla
rescissione del contratto con l'impresa che avrebbe dovuto eseguire i
lavori, per una nuova gara d'appalto. La macchina burocratica, purtroppo,
frequentemente complica le cose. «Purtroppo per mandare via l'impresa
inadempiente abbiamo dovuto impiegare un po' di tempo», conferma Raffaele
Lorrai, assessore comunale ai Lavori pubblici, «ora però il progetto dei nuovi
lavori è pronto e quindi finalmente a breve ci sarà il nuovo appalto». Genitori
e insegnanti, naturalmente, si augurano che al secondo tentativo in Municipio
abbiano miglior fortuna. LORENZO MANUNZA
( da "Repubblica, La"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 53 - Sport La
Roma in vendita: "Sì, trattiamo" I tedeschi dopo russi, arabi e
Soros: per la prima volta il club ammette i contatti Da anni solo gli
investitori stranieri interessati al club: per il nostro calcio sarebbe uno
shock CORRADO SANNUCCI ROMA Solita in queste circostanze a dare informazioni a
spezzoni, la Roma ha rivelato che le trattative per la vendita ci sono. L´altro
ieri il comunicato congiunto con Italpetroli negava la firma di ogni
precontratto, ieri un altro comunicato ha ammesso che, mentre la squadra
arrancava in campionato e Tonetto spediva in curva il rigore della Champions,
negli uffici di Trigoria si rispondeva a telefonate dall´estero. «Il gruppo
Italpetroli negli ultimi mesi è stato contattato da vari soggetti che hanno
rappresentato l´interesse, direttamente o indirettamente, di vari gruppi, tutti
internazionali, ad investire nel capitale di A. S. Roma. Con nessuno di tali
soggetti è stata raggiunta alcuna intesa, di alcun tipo, e nessuna offerta è
stata formalizzata e che non le è noto un interesse diretto della famiglia
Flick come riportato dalle notizie di stampa. I contatti attualmente in corso
con i soggetti che hanno manifestato il proprio interesse sono, allo stato
attuale, in una fase di verifica dell´esistenza dei presupposti per poter
valutare eventuali operazioni. Inoltre - conclude la nota - Compagnia
Italpetroli precisa che qualsiasi scelta dovesse essere assunta in futuro in
merito alla partecipazione in questione, terrà debitamente conto, come sempre
in passato, degli interessi di A. S. Roma e dei soci di minoranza e che, in
ogni caso, non si prevede un disimpegno della famiglia Sensi da A. S. Roma». Lo
scenario di queste trattative è diverso da quello del blitz dei 283 milioni di
euro di Soros, quando la Roma fece scappare il finanziere ungherese presentando
un´offerta al rilancio di un fantomatico gruppo arabo (e fu costretta poi a dare
qualche informazione alla Consob...). Quella sarebbe stata una semplice
cessione, questa volta la Roma ha in mano qualche carta in più e spera con
quella da una parte di attrarre un investitore, dall´altra di poter mantenere
un controllo sulla società. Un gioco d´equilibrio di difficile realizzazione.
La carta in più è quella dell´autorizzazione politica a costruire uno stadio di
proprietà, su terreni individuati che però la società non è in grado di
comprare. Ma gli investitori stranieri, sempre frenati
dalla burocrazia italiana e
dalle interferenze politiche, si vedrebbero spalancata la via verso l´ingresso
nel calcio italiano. La famiglia Sensi, da parte sua, vorrebbe un partner che
la aiutasse intanto a coprire la prima rata di debiti di 130 milioni di euro
con Unicredit e poi a comprare i terreni, a costruire lo stadio e
successivamente a dividere, i profitti delle attività commerciali. Ma un
investitore di questo genere sarebbe disposto a lasciare di fatto ai Sensi la
gloria sportiva e un ritorno finanziario tale da poter mantenere una squadra
competitiva, e anche di più, oltre che casomai pagare anche qualche debito
dell´Italpetroli? Sul sogno dei Sensi incombe sempre il contesto italiano. Se
scampare ai russi della Nafta fu una fortuna, se evitare Soros forse meno, si
avvicinano offerte sempre più concrete per un ingresso di un gruppo straniero
nel calcio italiano. Un evento che sarebbe comunque in qualche modo choccante,
per evitarlo è facile prevedere che si muoverebbero potere politico e Lega. E questa
può essere un´altra carta per i Sensi per rimanere a capo della Roma. Ma chi
mette i soldi ha altre pretese: lo stadio dell´Arsenal si chiama Emirates, il
nuovo stadio romano potrebbe chiamarsi Flick e non "Franco Sensi".
( da "Giornale.it, Il"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 97 del 2009-04-23
pagina
( da "Repubblica.it"
del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'AQUILA - Il
Consiglio dei ministri, che stamane si è eccezionalmente riunito all'Aquila, ha
dato via libera al decreto legge per stanziare le risorse in favore delle zone
terremotate dell'Abruzzo. Lo si apprende da fonti governative, secondo le quali
il provvedimento mette a disposizione un totale di otto miliardi di euro, di
cui 1,5 per fronteggiare l'emergenza e 6,5 miliardi per la ricostruzione. Nel
decreto non è previsto alcun aumento delle accise nè nuove tasse. E intanto,
nel corso dello stesso Cdm, secondo indiscrezioni, si è parlato dell'ipotesi di
tenere il G8 all'Aquila anziché in Sardegna. Il premier Silvio Berlusconi,
secondo quanto riferiscono numerose fonti del governo, si è espresso a favore
dell'iniziativa. Secondo quanto riferito da alcuni partecipanti alla riunione,
il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha infatti affermato che
"sarebbe giusto spostare il G8 della Maddalena qui all'Aquila". Il
premier, sempre secondo quanto riferito da fonti governative, ha espresso la
volontà di tenere il vertice dei Grandi nella città colpita dal sisma,
motivando questa decisione con il fatto che in questo modo si risparmierebbero
denaro e risorse che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione. In
questo modo, ha aggiunto Berlusconi, sempre secondo quanto riferito dai
presenti, si porterebbe l'Abruzzo al centro dell'attenzione mondiale.
Dell'ipotesi si parla da stamattina, ed è stata accolta con favore anche dagli
amministratori locali. Mentre la maggior parte dei ministri interpellati dalle
agenzie di stampa hanno espresso forti perplessità. "Non mi sembra
assolutamente plausibile l'idea di spostare a L'Aquila il G8 fissato per
quest'estate in Sardegna", ha detto infatti a Sky Tg24 il ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. "Quello che è stato
speso, anche per volontà del precedente governo - ha sottolineato il ministro -
mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia
difficile a meno che qualcuno ci dimostri il contrario".
OAS_RICH('Middle'); Si mostra invece entusiasta all'idea il sindaco dell'Aquila
Massimo Cialente: "Siamo pronti ad accogliere il G8 all'Aquila, - ha detto
- Sarà un grande impegno, soprattutto per la Protezione Civile e per questa
scuola (Gdf, ndr) che ci ospita e che diventerebbe una delle aree più
sensibili. Certo organizzare il G8 è molto complesso ma la città e l'Abruzzo
sono pronti a riceverlo per come possono. Ci piacerebbe essere vestiti a festa,
ma ci troveranno con la tuta da lavoro". Per il sindaco il G8, sarà anche
l'occasione "per mostrare a tutti i capi di stato il nostro patrimonio
artistico nella speranza di poter ricostruire subito anche mettendo in atto
quel meccanismo che abbiamo pensato con il premier Berlusconi dell'adozione dei
monumenti da parte dei vari paesi". Scettico il leader dell'Italia dei
Valori Antonio Di Pietro: "Magari si potesse fare il G8 all'Aquila, ci
mancherebbe. Ma in questo momento, con tutti i problemi che ci sono,
aggiungerebbe confusione a confusione. Ho l'impressione che sia una delle
solite marchette politiche di Berlusconi", ha detto nel corso di un
videoforum su Repubblica Tv. Sulle risorse necessarie per la ricostruzione
dell'Abruzzo, Matteoli ha spiegato: "C'è una bozza di decreto che verrà
discusso in Cdm. Di ufficiale ancora non c'è nulla. Comunque le risorse saranno
sufficienti per garantire agli abruzzesi una ricostruzione in tempi brevi, ne
sono ne sono certissimo. Abbiamo un quadro preciso di quello che dobbiamo fare
all'Aquila - ha concluso il ministro - e abbiamo inserito nel decreto alcuni provvedimenti che ci consentiranno di snellire le
procedure e non perdere tempo con la burocrazia, cercando di arrivare direttamente alla ricostruzione".
Intanto alcuni cittadini di tre dei Comuni esclusi dai contributi per la
ricostruzione, e cioè Capitignano, Montereale e Cagnano Amiterno, hanno
occupato per protesta una strada statale di collegamento all'Aquila. (23
aprile 2009
( da "Repubblica, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 4 - Interni
G8, il trasloco all´esame di Washington Per gli Stati Uniti L´Aquila è più
sicura. Sì della Gran Bretagna, cauta la Germania Le reazioni VINCENZO NIGRO
ROMA - I primi a reagire ufficialmente sono stati i britannici. Reazione positiva.
«Le decisioni sul luogo dove tenere il vertice del G8 spettano al governo
italiano», ha scritto in una nota il portavoce di Downing Street Lynn Eccles.
«Abbiamo profonda simpatia per il popolo italiano, dopo i tragici eventi
all´Aquila la Gran Bretagna è pronta ad aiutare l´Italia in ogni modo
possibile. Le decisioni sul luogo dove tenere il vertice del G8 spettano al
governo italiano». Poco dopo, da Washington, arriva un segnale favorevole
dell´amministrazione americana. Chi segue la sicurezza di Barack Obama, ovvero
il Secret Service, aveva già fatto mille ispezioni alla Maddalena, al luogo
dove ancorare la nave da crociera "Fantasy" o le altre navi su cui
avrebbe potuto far base il presidente. Una nave è un luogo poco difendibile, da
cui ci si muove con difficoltà in caso di pericolo, poco adatto al presidente
degli Stati Uniti. Il G8 in Abruzzo è una scelta migliore per gli spostamenti
di Obama, per la sua sicurezza, anche se tutto è ancora da costruire. «Stiamo
valutando, siamo in contatto con i funzionari italiani per capire quali saranno
gli sviluppi dell´organizzazione del vertice», spiega in serata un altro
funzionario della Casa Bianca. Ma da Siracusa, dove si tiene il G8 dei ministri
dell´Ambiente, l´americana Lisa Jackson rivela che «Barack Obama e Berlusconi
si sono già sentiti sullo spostamento del vertice: se dovesse essere così, ci
vorranno degli aggiustamenti. Tuttavia non abbiamo ancora preso una posizione».
Un altro paese chiave, la Germania di Angela Merkel, sembra prepararsi allo spostamento
senza grandissimo entusiasmo: un diplomatico tedesco a Roma dice che «per ora
il ministero degli Esteri da Berlino non ha reazioni: spetta agli italiani
organizzare il vertice». La verità è che da tempo molti diplomatici in Italia
avevano capito che mettere in piedi il vertice alla Maddalena sarebbe stato un
incubo organizzativo. Per cui il colpo di teatro di Berlusconi di spostare il
tutto in Abruzzo in fondo viene accettato con sollievo. «Ma è sempre una
sorpresa, uno spostamento non previsto», dice un altro diplomatico, «e alle burocrazie, alle organizzazioni questo tipo di sorprese
non piacciono». Ieri pomeriggio naturalmente tutti i siti Internet e le agenzie
di stampa straniere hanno scritto dello spostamento deciso da Berlusconi. Per
la Reuters «la decisione a sorpresa mette fine a oltre due anni di
pianificazione per l´evento sull´assolata e remota isola della Maddalena,
e permette a Berlusconi di mantenere l´attenzione sul terremoto e sulla sua
risposta grazie alla quale ha rafforzato la sua popolarità». Secondo il New
York Times, che ieri pomeriggio riprendeva il servizio dell´agenzia Reuters,
«non è chiaro al momento come la città medievale dell´Aquila, adesso coperta di
macerie ed edifici crollati, possa sistemare le migliaia di persone attese per
il summit». L´edizione elettronica di El Mundo scrive invece che «Nicolas
Sarkozy, Barack Obama, Gordon Brown e Angela Merkel vedranno con i propri occhi
i danni provocati dal terremoto che il 6 aprile scorso ha scosso il
centro-Italia», aggiungendo che l´idea di Silvio Berlusconi «è quella di far sì
che gli occhi di mezzo mondo si concentrino sul capoluogo dell´Abruzzo».
( da "Repubblica, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Bari
Roseto Valfortore "Abbandonati blocchiamo tutto" ROSETO VALFORTORE -
«è da 9 anni che ci chiedono di pazientare: ora basta, vogliamo che le provinciali
129 e 130 siano nuovamente agibili, in modo celere. Se questo, infatti, non
dovesse accadere in tempi ragionevoli, bloccheremo la statale 17 con trattori e
ci sdraieremo sulla strada». Lucilla Parisi, sindaco di Roseto, è esasperata
per la situazione di un paese tagliato fuori dal mondo per le frane e le
inondazioni. Oggi chiederà lo stato di calamità. Proprio ieri pomeriggio è
stato effettuato l´ultimo sopralluogo della polizia provinciale, ma la pioggia
è tornata e la situazione, per il momento, è insanabile. «Molti amministratori
non sanno neanche dove si trova Roseto. Stiamo lavorando
alacremente per valorizzare il nostro territorio e per colpa della burocrazia e del disinteresse tutto
muore. Vorrei ricordare che la provincia di Foggia non è solo il Gargano. Devo
ringraziare il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante - conclude Parisi -
l´unico a mostrare attenzione verso i nostri disagi» (pie. rus.)
( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Opinioni data: 24/04/2009 - pag: 38 DOPO GIAVAZZI Riforme, cogliere insieme
l'occasione di MAURIZIO LUPI C aro direttore «Possiamo cogliere appieno
l'occasione anche noi?». Questa domanda, contenuta nell' editoriale di
Francesco Giavazzi pubblicato ieri sul Corriere, mi ha piacevolmente colpito.
Parlare della crisi che ha investito l'economia mondiale come di una
possibilità non è ingenuo ottimismo. Piuttosto è l'esempio di un realismo
dinamico che in questi mesi a qualcuno è mancato. Io credo che la risposta
debba essere affermativa. E lo dico ben sapendo che le incertezze sul nostro
futuro sono ancora molte. Ciò nonostante esistono alcuni elementi che mi fanno
dire che questa è, appunto, un'occasione che non possiamo sprecare. Il primo è
sicuramente il grande consenso di cui gode il governo, frutto del lavoro fatto.
Contrariamente a quanto dice Gavazzi, la «politica del fare», sostenuta da una
maggioranza stabile, è riuscita a rispondere ai bisogni della società, puntando
su quella rete di famiglie, piccole e medie imprese, realtà sociali che da
sempre costituisce la spina dorsale della nostra economia. Potremmo cullarci
dei successi ma io penso che, al contrario, questa situazione favorevole debba
stimolare l'avvio del processo di riforme di cui il Paese ha bisogno. È il
momento di ribaltare l'idea secondo cui riformismo e ricerca del consenso sono
obiettivi incompatibili. Anche perché, dalla nostra, abbiamo un altro elemento
di forza. I dati citati da Giavazzi ci dicono che la società non è rimasta
ferma. Vorrei aggiungere qualche numero che riguarda l'Italia. Nel mese di marzo
l'export delle nostre imprese è cresciuto del 3,5% (Istat). Non solo, secondo
Unioncamere, nel 2009 il 48% degli imprenditori continuerà ad investire e, il
7% di questi, investirà più che nel 2008. Inoltre l'ultimo rapporto redatto
dalla Fondazione per la Sussidiarietà («Sussidiarietà e piccola e media
impresa») ci mostra che il 54% delle industrie non chiede privilegi, ma un
sistema meno burocratizzato anche dal punto di vista fiscale. Si tratta di
segnali che vanno assolutamente colti anche perché, se c'è una cosa che questa
crisi ci ha insegnato, è che l'economia reale, fondata sulla persona e sul suo
lavoro, è più forte dell'economia finanziaria. Per far questo, però, dobbiamo
anzitutto fuggire, come ha giustamente sottolineato nel suo ultimo libro Enrico
Letta, dal vizio del «presentismo». La società lo sta già facendo mettendo in
mostra il meglio di sé in quanto a valore, talenti, creatività e tenacia. La
politica non può essere da meno. Dobbiamo mettere in moto il processo di
riforme ben sapendo che il fulcro della nostra azione deve essere quel
principio di sussidiarietà che si traduce nella valorizzazione, da parte dello
Stato, di ciò che nascendo dalla libera iniziativa dei singoli, può rispondere
efficacemente alle esigenze di tutti. Per questo vorrei indicare alcuni temi
che, secondo me, possono diventare contenuto di un'agenda comune su cui
maggioranza e opposizione possano cominciare a lavorare. Anzitutto
l'educazione. Il fatto che tanti imprenditori italiani abbiano deciso di non
mollare, ma di investire sulla formazione e sul capitale umano è anzitutto il
frutto di un'educazione e di una cultura. Da qui bisogna ripartire. Dobbiamo lavorare sul fronte del welfare con una riforma del
mercato del lavoro che elimini la burocrazia senza dimenticare le necessarie tutele sociali. Servono
interventi a favore delle piccole e medie imprese, rafforzando i distretti
industriali e migliorando l'accesso al credito. Non nuove forme di
assistenzialismo, ma premi per chi fa e fa bene. Per far tutto questo,
però, serve una macchina statale efficiente. Ecco allora che un punto
importante resta quello delle riforme istituzionali. In questi anni c'è stato
un luogo che ha visto maggioranza e opposizione lavorare insieme, fuori dalla
logica dello scontro, per cercare di riformare il nostro sistema. A volte ci
siamo riusciti (penso anzitutto alla battaglia vinta insieme al ministro
Tremonti per introdurre e mantenere il 5 per mille), altre no, ma non abbiamo
mai mollato. Quel luogo è l'Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà. Il
prossimo 25 e 26 giugno ci incontreremo proprio per discutere di come, dalla
crisi, possa nascere un futuro migliore. Certi che un'occasione come quella che
ci viene offerta oggi non si ripeterà più. Vice Presidente della Camera
( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Roma data: 24/04/2009 - pag:
( da "Corriere della Sera"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Lavoro data: 24/04/2009 - pag: 34 Contrappunto Professionalità è saper
incrociare i codici di LUIGI COVATTA F ino a qualche anno fa, grazie a
un'infornata di neolaureati propiziata dalla legge 285, la Soprintendenza
dell'Aquila pullulava di architetti. Non è quindi per carenza di personale (né,
c'è da sperare, per pigrizia o imperizia) che i «warning» sul rischio sismico
-da ultimo quello di Bàrberi del 1999- sono rimasti inascoltati. Piuttosto è a
causa dell'incompatibilità dei codici linguistici. Bàrberi parlava
genericamente di case, in Soprintendenza si era attenti ai monumenti. Che poi i
monumenti stiano in mezzo alle case è un dettaglio che la legge di tutela non
sempre prevede. E per le burocrazie l'unico codice
interpretativo è la lettera della legge. Perciò è tempo che, nella società
della conoscenza, si rifletta sulla circolazione e l'uso delle informazioni in
seno alle amministrazioni. Per aggiornare le leggi, le cui classificazioni non coincidono
con la complessità della realtà odierna (che per essere conosciuta presume
appunto un approccio olistico come quello introdotto dall'informazione
in tempo reale). Ma anche per definire criteri e responsabilità nella selezione
delle informazioni in entrata. Per una volta non è un problema «all'italiana».
In America l'intelligence lesse i rapporti che prevedevano l'11 settembre il
giorno dopo. In Thailandia la guardia costiera non lesse i bollettini che
annunciavano lo tsunami. Ma all'Aquila la consolazione è magrissima.
( da "Stampa, La" del
24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
I MOVIMENTI IN VISTA
DELLA LIBERALIZZAZIONE DEI TRASPORTI EUROPEI La sfida Italia-Francia ora corre
sui binari Sncf Dal 14 dicembre concorrenza libera Ma solo sulle tratte
internazionali Solo i convogli italiani e quelli tedeschi sono adatti alle
strade ferrate francesi Trenitalia chiede una linea ad alta velocità
Parigi-Lione [FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI Temevano i
tedeschi, invece i teutonici giganti di Deutsche Bahn sembrano timidissimi.
Così spuntano, scivolando svelti sulle rotaie, gli italiani. Quattordici dicembre
2009: giorno in cui cadranno altre frontiere europee, quelle del trasporto dei
viaggiatori. La francese Sncf dovrà accettare lo sfrecciare di convogli con
altre bandiere. Unica condizione: i collegamenti dovranno essere
internazionali, avere cioè la stazione di avvio e di arrivo in un altro Stato.
Per la Commissione europea, come sempre si annuncia in questi casi, della
liberalizzazione dovrebbero trarre profitto i cittadini dell'Unione con tariffe
in ribasso e prepotenti occasioni. Si vedrà. C'era tempo fino al 13 aprile, a
mezzanotte, per presentare la richiesta delle fasce orarie in cui inserire i
futuri convogli al Réseau ferré de France, l'azienda pubblica che è
proprietaria delle linee ferrate dell'Exagone. Simbolo della grandeur I
francesi erano preoccupatissimi per la scadenza, temevano una alluvione di
offerte. Qui le ferrovie sono ancora, come ai tempi di Zola, uno dei simboli
della Grandeur. Anche se cominciano a avvertirsi segni di dissenso alla febbre
del Tgv: nel Var ad esempio è nato un vivacissimo movimento che rifiuta una
nuova linea ad alta velocità che dovrebbe collegare la capitale a Nizza, per
ragioni di tutela del scintillante paesaggio locale e per ostilità a svenarsi
nei finanziamenti. Guillame Pepy, presidente di Sncf, infatti, da tempo
strepita che bisogna prepararsi a un'invasione rafforzando le spalle della sua
società. A sorpresa i dossier sono rimasti smilzi: un piccolo operatore che si
occupa però di trasporto merci e appunto Trenitalia, la sezione viaggiatori
delle Ferrovie dello Stato, che ha presentato la domanda per un collegamento
veloce sul percorso Milano-Parigi e Parigi-Milano con tappa a Lione. Troppa burocrazia Spiegazione di questa scarsa affluenza: la necessità di superare
numerosi e scoraggianti ostacoli burocratici e tecnici e soprattutto la crisi
economica che, seppure meno evidente che in altri settori, mette la tremarella
anche al business ferroviario nel settore merci. Passeggeri e alta
velocità vanno però benissimo, come ha confermato il presidente di FS Innocenzo
Cipolletta. Quindi bisogna buttarsi nella grande guerra europea e a testa
bassa. La linea più redditizia Secondo le informazioni confidenziali raccolte
da Le Figaro Trenitalia avrebbe fatto una richiesta di collegamento anche tra Parigi
e Marsiglia; ma questa sarebbe stata rifiutata perché la Francia, paese che ha
difficoltà a dismettere i suoi panni protezionisti fino alla venticinquesima
ora, non vuole ancora accettare una concorrenza interamente sul traffico
domestico. Il collegamento con Marsiglia in tre ore è poi una delle linee più
redditizie, tanto da sottrarre viaggiatori anche ad Air France. La richiesta di
Trenitalia in realtà è un modo accorto per entrare con i propri convogli sulla
tratta Parigi-Lione, uno dei collegamenti chiave per il ruolo economico che la
capitale della regione Rhô- ne-Alpes ha nel Paese. Il Tgv italiano dovrebbe
coprire le fasce orarie del mattino e della sera. Su questo percorso, secondo
il Reseau ferré de France i margini di guadagno di Sncf sono oggi del
venticinque per cento. La concorrenza di Trenitalia sarà quindi efficace
soltanto se si rivelerà capace di proporre tariffe più basse e servizi
aggiuntivi. Il vantaggio di Fs La compagnia delle ferrovie dello Stato sfrutta
un vantaggio tecnico: è la sola infatti in Europa, con i tedeschi, a poter
viaggiare sulle linee francesi. Inoltre Trenitalia ha già un legame con Sncf
nella filiale comune Artesia che gestisce la Parigi-Torino-Milano e treni
notturni per Venezia, Firenze e Roma. Con i tedeschi invece i rapporti sono
pessimi: i francesi ad esempio hanno accusato Deutsche Bahn di aver piratato un
sito internet interno. A sfrecciare tra Parigi e Milano dovrebbe essere il
Pendolino costruito dalla francese Alstom che richiede solo modifiche
secondarie. Unico difetto, la sua velocità che è di
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lettere & Opinioni
Pagina 341 Un arguto lettore alle prese con la pubblicità facile (per chi può)
Spazi in tv per Brunetta l'autore E i giovani scrittori sconosciuti? Un arguto
lettore alle prese con la pubblicità facile (per chi può) --> «Ti piace
vincere facile, eeh? Durante una diretta del TG 24 su Sky è stato dedicato uno
spazio al ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta in qualità di
autore. Non gli basta l'incarico che "inevitabilmente" gli produrrà
la pensione a vita, dopo cinque anni di "durissimo" lavoro. Ora si
aggiudica la facoltà di promuovere il proprio libro. Questo accade nel momento
in cui Sofisticati Signori Scrittori, in tutta Italia, hanno già prodotto, o lo
stanno facendo, libri di grande interesse; i quali, per ragioni che soltanto
l'Editoria (e coloro che l'amministrano) potrebbe spiegare, non vedranno la
luce e la meritata considerazione. Dare visibilità a un libro forse comporta
dover scendere a compromessi; oppure richiede che l'autore sia
"qualcuno". Assistere alla ostentazione del ministro Brunetta, il cui
libro sarà esposto in tutte le maggiori librerie e centri commerciali d'Italia
con osservanza "fantozziana", crea in me una convinzione: se vorrò
rendere visibile, alla pari degli altri, il libro che ho appena pubblicato,
dovrò promuoverlo attraverso il volantinaggio nelle strade. Mi chiedo dove
siano Giustizia ed Equità. ANDREA SCHINARDI - CAPOTERRA Non sono fra gli
acquirenti di "Rivoluzione in corso. Il dovere di cambiare dalla parte dei
cittadini", il pamphlet del ministro Brunetta. Che trovi spazio in tv non
mi meraviglia: in Italia non si nega un passaggio video a un politico e
l'argomento è d'attualità. Il primo capitolo, pubblicato sul sito Internet
della Mondadori, non induce francamente in tentazione. E forse è questa la vera
ragione del link che gli dedica Pubblico Impiego, il blog degli impiegati
statali, suoi arcinemici. Ciò premesso, essendo una cittadina italiana (quindi vittima permanente di una burocrazia insensata) ed avendo apprezzato "I nullafacenti" di
Pietro Ichino, pubblicato l'anno scorso da Feltrinelli, non posso che augurarmi
il successo delle riforme annunciate dal responsabile della Funzione pubblica.
Sperando che le sue capacità politiche ed organizzative siano superiori a
quelle letterarie. Quanto a lei, gentile lettore, ha trovato il modo di
far sapere agli aficionados di Lettere & Opinioni che ha pubblicato la
raccolta di acrostici "Giocando con le parole" con l'editore
Uniservice. Allitterando: astuto autore acerbo azzecca autopromozione. Non è un
professionista, né un ministro. Ma per un esordiente non c'è male. DANIELA
PINNA
( da "Stampaweb, La"
del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Barack Obama ricorda
solennemente l’unicità dello sterminio degli ebrei da parte dei
nazisti a 96 ore di distanza dalle polemiche innescate alla Conferenza dell’Onu
a Ginevra dagli attacchi al «razzismo di Israele» lanciati dal presidente iraniano Mahmud
Ahmadinejad, che ha spesso negato pubblicamente l’Olocausto. L’evento,
dentro il Campidoglio di Capitol Hill, è curato dal cerimoniale della Casa
Bianca per assegnargli il massimo risalto simbolico: il presidente è circondato dai sopravvisuti ai
lager, da alcuni cittadini polacchi che sfidarono la morte per salvare alcuni
ebrei, dai leader del Congresso, dai rappresentanti di Israele e delle comunità
ebraiche. Alle sue spalle, i drappi di tutti i reparti delle forze armate
americane che liberarono i campi di sterminio, inclusa la 89ª divisione di
fanteria nella quale militava un suo prozio. Il primo a prendere la parola è il
premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz, che chiama in
causa Ahmadinejad accusandolo di negare lo sterminio e di aver «insultato
Israele come nessuna persona civilizzata dovrebbe fare». L’affondo
di Wiesel contro Amadinejad è duro: sullo sfondo della memoria dello sterminio
evoca il rischio di un secondo Olocausto che potrebbe essere causato in Israele da un’atomica
lanciata da Teheran. Quando Wiesel termina, l’aula del Capitol è immersa in un
silenzio di raccoglimento per celebrare il «Giorno del Ricordo» e Obama rende
omaggio alla «saggezza e testimonianza» del Nobel per la pace, facendo capire di
condividere quanto ha appena detto. Se nei giorni precedenti la Casa Bianca ha
condannato l’arringa anti-israeliana di Ahmadinejad a Ginevra, ora Obama fa un
passo in più, facendo propria la memoria dello sterminio che viene negato da Teheran. Prima parla dell’unicità
del massacro di sei milioni di ebrei: «La scienza che poteva guarire venne
usata per uccidere, la
burocrazia che sostiene la vita moderna venne
adoperata per eseguire uccisioni di massa, l’Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato
dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi
ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò
alla liberazione del campo di Ohrdruf, parte di Buchenwald» rimanendone segnato
al punto che al ritorno in patria «si chiuse in casa per sei mesi» e poi il
presidente Dwight Eisenhower. E’ descrivendo la scelta che fece
Eisenhower, nelle vesti di comandante supremo delle truppe alleate in Europa,
subito dopo la liberazione
di Buchenwald, che Barack Obama recapita a Mahmud Ahmadinejad il messaggio
desiderato: «Eisenhower ordinò ai tedeschi delle città vicine di visitare il
campo per vedere ciò che era stato perpetrato in loro nome, ordinò alle truppe
americane di visitare il campo per vedere il Male contro il quale avevano
combattuto, inviò giornalisti e membri del Congresso a condividere il ruolo di
testimoni, ordinò di scattare fotografie e girare film perché comprese il
pericolo del silenzio». Insomma, l’America si considera testimone della Shoà e rigetta
ogni tipo di negazionismo. commenti (0) scrivi
( da "Stampa, La" del
24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL PRESIDENTE BARACK
OBAMA COMMEMORA L'OLOCAUSTO IN RISPOSTA ALLE FRASI DI AHMADINEJAD Contro
l'Iran, ricordare la Shoah Solenne cerimonia in Campidoglio con i sopravvissuti
ai lager tedeschi Elie Wiesel: «L'iraniano ha insultato Israele come nessun
uomo civile dovrebbe fare» DAL CORRISPONDENTE DA NEW YORK Barack Obama ricorda
solennemente l'unicità dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti a 96
ore di distanza dalle polemiche innescate alla Conferenza dell'Onu a Ginevra
dagli attacchi al «razzismo di Israele» lanciati dal presidente iraniano Mahmud
Ahmadinejad, che ha spesso negato pubblicamente l'Olocausto. L'evento, dentro
il Campidoglio di Capitol Hill, è curato dal cerimoniale della Casa Bianca per
assegnargli il massimo risalto simbolico: il presidente è circondato dai
sopravvisuti ai lager, da alcuni cittadini polacchi che sfidarono la morte per
salvare alcuni ebrei, dai leader del Congresso, dai rappresentanti di Israele e
delle comunità ebraiche. Alle sue spalle, i drappi di tutti i reparti delle
forze armate americane che liberarono i campi di sterminio, inclusa la 89ª
divisione di fanteria nella quale militava un suo prozio. Il primo a prendere
la parola è il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad
Auschwitz, che chiama in causa Ahmadinejad accusandolo di negare lo sterminio e
di aver «insultato Israele come nessuna persona civilizzata dovrebbe fare».
L'affondo di Wiesel contro Amadinejad è duro: sullo sfondo della memoria dello
sterminio evoca il rischio di un secondo Olocausto che potrebbe essere causato
in Israele da un'atomica lanciata da Teheran. Quando Wiesel termina, l'aula del
Capitol è immersa in un silenzio di raccoglimento per celebrare il «Giorno del
Ricordo» e Obama rende omaggio alla «saggezza e testimonianza» del Nobel per la
pace, facendo capire di condividere quanto ha appena detto. Se nei giorni
precedenti la Casa Bianca ha condannato l'arringa anti-israeliana di
Ahmadinejad a Ginevra, ora Obama fa un passo in più, facendo propria la memoria
dello sterminio che viene negato da Teheran. Prima parla dell'unicità del
massacro di sei milioni di ebrei: «La scienza che poteva guarire venne usata
per uccidere, la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire
uccisioni di massa, l'Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne
alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia».
Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò
alla liberazione del campo di Ohrdruf, parte di Buchenwald» rimanendone
segnato al punto che al ritorno in patria «si chiuse in casa per sei mesi» e
poi il presidente Dwight Eisenhower. E' descrivendo la scelta che fece
Eisenhower, nelle vesti di comandante supremo delle truppe alleate in Europa,
subito dopo la liberazione di Buchenwald, che Barack Obama recapita a Mahmud
Ahmadinejad il messaggio desiderato: «Eisenhower ordinò ai tedeschi delle città
vicine di visitare il campo per vedere ciò che era stato perpetrato in loro
nome, ordinò alle truppe americane di visitare il campo per vedere il Male
contro il quale avevano combattuto, inviò giornalisti e membri del Congresso a
condividere il ruolo di testimoni, ordinò di scattare fotografie e girare film
perché comprese il pericolo del silenzio». Insomma, l'America si considera
testimone della Shoà e rigetta ogni tipo di negazionismo. \
( da "Stampa, La" del
24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
il caso Battaglia a
colpi di carta bollata Ma il 7 giugno potrebbe scattare il commissariamento
Ricorso salva-Comunità una vittoria parziale NOEMI PENNA Le Comunità montane
hanno i giorni contati. E per evitare di entrare nella strada del non ritorno,
l'Alta Valle di Susa ha scelto di rivolgersi al Tar per evitare un accorpamento
che, secondo la giunta, viola le leggi e non rispetta l'omogeneità del
territorio. Ma la trafila giudiziaria, per ora non ha dato i risultati sperati:
il tribunale amministrativo regionale ha respinto l'istanza di sospensione del
provvedimento di riordino delle Comunità montane, ma ha giudicato fondato, per
indebita invadenza delle prerogative della Regione e degli Enti locali, il
ricorso che sottolinea le eccezioni di illegittimità costituzionale delle
disposizioni della legge finanziaria statale per il 2008. Una vittoria a metà,
che ha definito valida l'istanza presentata dall'avvocato Paolo Scaparone, ma
fuori dalla competenza dello stesso tribunale che l'ha passata d'ufficio ai giudici
della Corte costituzionale che ora dovranno decidere sul da farsi. Il passaggio
di competenze da parte del Tar «in parte ci dà ragione e conferma l'importanza
e la validità delle nostre richieste, ma sta allungando di molto i tempi
d'attesa», spiega Mauro Carena, presidente della Comunità Alta Valle Susa. La
fondatezza dei motivi di ricorso, logicamente, fa ben sperare in un
pronunciamento favorevole all'annullamento del provvedimento di riordino delle
Comunità montane, ma nonostante ciò il tribunale non ha comunque ancora
accordato la misura di sospensione dell'accorpamento. «Oltre alla battaglia
sulla anticostituzionalità della Finanziaria, noi abbiamo intrapreso anche un
ricorso al Consiglio di Stato per bloccare l'esecutività per processo, almeno fino
al verdetto della corte costituzionale. Ma non abbiamo ancora ricevuto
risposta, e mancano solo 40 giorni alla fine del mandato e quindi anche allo
scorporamento». Evidente, infatti, è l'irreparabilità del danno che potrebbero
subire le Comunità con l'attuazione del provvedimento, che già dal 7 giugno
prossimo prevede un commissariamento preventivo degli enti, nonché
l'attivazione delle complesse procedure per l'organizzazione della maxi
comunità di nuova costituzione. «La battaglia contro l'accorpamento - conclude
Carena - non è una azione intrapresa solo dall'ente, ma è una lotta di tutti i
14 comuni della comunità, e quindi non ha fondamenti politici: siamo uniti per
salvare il territorio, non perché sia meglio o peggio di altre zone, ma solo
perché è diverso. Come potrà un ente che va dalla prima
cintura di Torino fino al Moncenisio, organizzare e progettare in modo
proficuo, viste le grandissime differenze del territorio?». Una domanda di cui,
a causa della lenta burocrazia, presto si potrebbe conoscere la risposta.
( da "Tempo, Il" del
25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa Oggi simposio
sul nervo facciale Dal cervello al viso L'equilibrio passa anche per il
botulino Anna Fiorino a.fiorinoiltempo.it Quattrocento esperti da tutto il
mondo a Roma per l'XI Congresso mondiale sul nervo facciale. Ospite d'onore,
Rita Levi Montalcini, il nobel centenario dalle cui scoperte sono partite le
più moderne acquisizioni su una pagina di medicina la cui fondamentale
centralità non sfugge nemmeno ai profani. Da oggi a dopodomani, nello Spazio
Etoile in piazza San Lorenzo in Lucina, si parlerà di salute della faccia e di
quanto sia più facile sperare in guarigioni e ritorni alla normalità. «Il nervo
facciale è responsabile dei movimenti del viso - ricorda il prof Roberto
Filipo, organizzatore del Congresso e direttore del Dipartimento di Neurologia
e Otorinolaringoiatria del Policlinico Umberto I di Roma - Gli specialisti in
otologia e otoneurochirurgia incontreranno neurochirurghi, neurologi, chirurghi
plastici e maxillo facciali, oculisti e specialisti della riabilitazione. Tutti
si confronteranno su paralisi virali e post-traumatiche, patologie tumorali e
vascolari, chirurgia di reinnervazione del volto e più avanzati sviluppi della
ricerca di base come fattori di crescita neurale». Le tappe scientifiche
dell'incontro mondiale, che si svolge per la prima volta a Roma, girano intorno
al cervello e partono dalla lettura magistrale, oggi pomeriggio alle 18, di
Rita Levi Montalcini, la donna-simbolo del legame fra ricerca e pratica medica.
Dalle scoperte dello scienziato italiano parte un'avventura che ha restituito
vita e speranza a molti malati e che è diventata la base per ulteriori sfide
alla natura. Per svelare ogni mistero del cervello e dei suoi collegamenti con
le molteplici e fondamentali funzioni che coincidono con il volto di ogni
persona. «L'elemento preminente del Congresso - sottolinea la seconda anima del
simposio, Maurizio Barbara direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria
dell'azienda ospedaliera S.Andrea, Università La Sapienza - sarà l'approccio
diagnostico, terapeutico e riabilitativo integrato e multidisciplinare». Dunque
le autorità mondiali del campo sono d'accordo sul fatto che sia fondamentale
lavorare insieme, scambiarsi informazioni e collaborare per il bene di tutti.
Una tendenza che si fa strada nella Medicina, anche in quella di base, e che è
destinata a cambiare l'approccio per la tutela della salute
grazie alla comunicazione liberata dalla burocrazia dei confini. Al congresso romano, a cui interverrà anche il
rettore de La Sapienza, Luigi Frati, avrà il suo momento di gloria persino il
botox, quel botulino usato in estetica a cui nemmeno il nervo facciale in
paralisi riesce a resistere.
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: CASA E CASE data: 2009-04-25 - pag: 43 autore: Gestione. Fondi
pubblici per evitare il degrado Il Veneto punta sull'hotellerie Gestire oggi un
maniero richiede due ingredienti indispensabili, secondo Ricciarda Avesani,
proprietaria del castello di San Pelagio (Padova), residenza della sua famiglia
da oltre 400 anni. Da 30 la struttura ospita il Museo dell'aria: dal parco del
castello Gabriele D'Annunzio il 9 agosto 1918 decollò con il suo aereo per il
volo su Vienna. «Servono coraggio e passione - spiega la contessa - perché i
costi sono altissimi e i problemi di gestione del tutto diversi da un qualsiasi
altro immobile. Non aiutano, poi, la poca attenzione dell'ente pubblico verso
queste strutture e la scarsa propensione dei proprietari a compattarsi su
obiettivi condivisi. In Italia, purtroppo, c'è ancora una certa resistenza a
contaminare la memoria storica con il business. All'estero si sono fatti
condizionare di meno e hanno privilegiato decisamente l'azione imprenditoriale
a salvaguardia delle proprietà, rispetto alla sola difesa del blasone ». Molti
i problemi con cui si confrontano i proprietari. Innanzitutto
la burocrazia farraginosa
cui è assoggettato un qualsiasi intervento di manutenzione o restauro, dalla
messa a norma degli impianti interni al rifacimento delle coperture.
Soprattutto, manca una norma che tuteli castelli, rocche o fortezze come un
unicum: oggi questi immobili devono sottostare a una molteplicità di norme che
rende più complicata la gestione. Infine i costi, altissimi di ordinaria
amministrazione, dal riscaldamento alla cura di parchi e affreschi,
dall'illuminazione alla guardiania. «Conosco proprietari di castelli o ville
antiche che hanno ridotto le stanze abitate a mano a mano che cadeva un pezzo
della struttura adattandosi a vivere in spazi minimi- sottolinea Avesani -
perché non in grado di sostenere il recupero. Altri hanno preferito vendere,
magari pressati da problemi ereditari. Talvolta le risorse pubbliche ci
sarebbero anche, come nel caso dell'Istituto ville venete (Irvv, ndr), ma è
complicato accedervi». In Veneto ci sono 3.700 edifici censiti come ville
venete, di cui
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Provincia di
Cagliari Pagina 1022 Monserrato. Il Comune non provvede: colletta a Su Tremini
per sostituire la tubatura «Perdita idrica? La ripariamo noi» Monserrato.. Il
Comune non provvede: colletta a Su Tremini per sostituire la tubatura Stanchi
delle case allagate, i cittadini s'improvvisano operai --> Stanchi delle
case allagate, i cittadini s'improvvisano operai Da mesi aspettavano che il
Comune riparasse la perdita che allagava i loro scantinati. Ieri i residenti
l'hanno fatto da soli. «Il Comune ci abbandona e noi facciamo da soli». Una
perdita d'acqua non riparata da mesi ha logorato la pazienza dei residenti a Su
Tremini, il quartiere ex abusivo (e poi sanato) nel primo tratto della Statale
per Dolianova. Così, dopo mesi di attese e di richieste cadute nel vuoto, le
famiglie hanno organizzato una colletta, comprato i pezzi necessari e riparato
il tubo della condotta idrica. L'hanno fatto da sole, senza l'aiuto del Comune.
LA VICENDA Tutto inizia quasi un anno fa, quando gli abitanti della
lottizzazione lanciano una richiesta d'aiuto al Comune. «Una perdita in una
tubatura dell'acqua allaga le nostre case», spiega Aventino Sedda. Da allora
nulla è cambiato. Così, dopo l'alluvione dell'ottobre scorso, anche
l'acquedotto rovinato trasformava in un pantano le strade e riempieva gli
scantinati. Il Comune aveva dato la propria parola in febbraio: «Interverremo
subito per riparare la tubatura». Nessuno, a Su Tremini, si è però fatto
vedere. «Abbiamo aspettato e non è accaduto nulla», denunciano ora gli
abitanti: «Ci siamo presentati nell'aula del Consiglio comunale durante il
question time e ci hanno fatto la stessa promessa, con il medesimo risultato. A
questo punto ci siamo organizzati». IL LAVORO Un'organizzazione mica da poco,
quella messa in piedi dagli abitanti: «Ci siamo quotati per comprare i
materiali di ricambio e affittare una ruspa», racconta Paolo Picciau. Calzati
gli stivali e impugnate le pale, il via ai lavori è stato dato alle 18 di ieri.
Un gruppo di circa dieci abitanti di Su Tremini, appena usciti dagli uffici e
dai posti di lavoro, si sono dati da fare. Uno scavo di un metro, un tubo lungo
poco di più e il gioco, in un paio d'ore, era fatto. «Adesso potremo smettere
di usare l'autoclave, che ormai era diventata indispensabile per usare
l'acqua», sospira Eolo Argiolas. IL COMUNE Il sindaco Marco Sini è di poche
parole: «Purtroppo la procedura per l'affidamento dell'incarico a un'azienda
che avrebbe dovuto eseguire l'intervento, è stata più lunga del previsto», dice
il primo cittadino. La solita burocrazia che però, stavolta, in barba anche alla legge che non consente
di certo ai privati di intervenire su condotte dell'acqua pubbliche, è stata
aggirata. Intanto, se Abbanoa e il Comune fanno spallucce, c'è chi non è più
disposto ad attendere invano non solo un servizio dovuto, ma anche un
intervento necessario per evitare danni alle proprie case. SERENA SEQUI
( da "Giornale.it, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 99 del 2009-04-25
pagina 2 Il commissario nudista attento agli affari di casa di Alessandro M.
Caprettini INTERESSI Al membro di Bruxelles stanno a cuore soprattutto quelli
dell'industria tedesca Roma«Un bravo... tedesco». Te lo dipingono così in due
parole a Berlaymont, il palazzo di governo della Ue, Guenter Verheugen, il
65enne (li compie martedì prossimo) vicepresidente di Barroso, commissario
all'Impresa e all'Industria. La competenza, insomma, non gli mancherebbe. Ma a
quanto pare assai subordinata alla nazionalità. In molti ricordano del resto
come si dette da fare nel corso della lunga approvazione della direttiva Reach
sulla chimica europea (Registration, evaluation, authorisation of chemical) a
difesa dei colossi teutonici del settore. Altrettanti testimoniano della cura
con cui ha maneggiato le problematiche dell'acciaio renano, a lui forse ancor
più caro visto che proprio in Renania-Palatinato - più precisamente in un
paesino che si chiama Bad Kreuznach - ha visto la luce nel 1944. E ancora in
parecchi ricordano di aver fiutato proprio l'ombra del suo Paese e del suo
governo dietro le manovre che reclamavano la riduzione del CO2 da parte
dell'industria dell'auto e che - guarda caso - finivano per favorire il
triangolo Stoccarda (Mercedes), Monaco (Bwm e Audi), Wolsfburg (Volkswagen)
contro le utilitarie prodotte da francesi e italiani. E contro le velleità di
diminuire ancora la produzione di anidride carbonica di cui si faceva invece
portavoce il commissario all'ambiente, il greco Dimas. Nulla di male, si
capisce. Ogni commissario, in fondo, ha a cuore il Paese che gli ha permesso di
insediarsi negli uffici brussellesi. Ma certo oggi fa un po' impressione il suo
allarme sulla Fiat dopo che lo scorso novembre aveva difeso a spada tratta la
richiesta della Opel di un contributo governativo da Berlino di 1,8 miliardi di
euro perché a suo dire «non si tratta di sovvenzione, ma di tutela, dato che la
crisi deriva dalla casa madre americana, e cioè dalla General Motors». Il fatto
è che la Gm sono mesi che cerca di vendere l'Opel, ma non trova neanche uno
straccio di acquirente. Nemmeno quella Fiat cui pure si sarebbe cercato di
sbolognarla per veder risolto un problema che alla Merkel sta molto a cuore,
specie in questo 2009 che vedrà la Germania alle urne a fine estate. Quello
dell'auto del resto è settore tedesco quasi per antonomasia in Europa. Sono
decine e decine di migliaia i lavoratori del settore che aumentano a dismisura
se si tien conto dell'indotto. Si può rimanere in silenzio se il mondo cerca di
muoversi e tu hai le banchine di Brema zeppe di veicoli invenduti? Né la cosa
riguarda solo la Merkel, del resto. Non è stato forse Schroeder - il pigmalione
di Verheugen - consigliere d'amministrazione della Volkswagen prima di fare i
cancelliere e ora il lobbista di Gazprom? E pensare che proprio Verheugen
sembrava aver fatto pace da poco con Sergio Marchionne, dopo gli scontri che
quest'ultimo aveva avuto col commissario nel suo ruolo di presidente
pro-tempore dell'Acea (associazione europea dei costruttori d'auto). Proprio a
fine del gennaio scorso, il commissario era stato ricevuto al Lingotto con
tutti gli onori ed era stato portato a fare un giretto su tutti i nuovi modelli
super-ecologici della casa torinese. Pareva fosse soddisfatto in tutto e per
tutto. E magari lo era, visto che aveva colto l'occasione per dirsi convinto
della necessità d'aiuti «tanto nazionali che europei a sostegno di un settore
cruciale». Ora fa lo scettico sul futuro della Fiat e soprattutto dell'intesa a
costo zero con la Chrysler dopo aver tuonato contro l'ipotesi del possibile
protezionismo Usa sull'auto. Non è la prima volta che gli succede di andare al
di là delle righe. Era stato da poco voluto commissario (all'allargamento) dal
cancelliere Schroeder che s'inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i
funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la
possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato
in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi
nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto
fronteggiare a fine 2006, quando si scoprì che aveva autorizzato la
promozione a capo di gabinetto con relativo aumento (da 8mila a quasi 12mila
euro mensili) di una sua «vecchia amica», la 48enne Petra Erlen. Ci furono
polemiche sui giornali e interrogazioni all'Europarlamento. «Tutto in regola»
giurava lui. Barroso gli credette. Peccato che poco tempo dopo, su alcuni
settimanali del suo paese uscirono foto in cui Guenter e la vecchia amica nata
e cresciuta nella Ddr si tenevano mano per la mano o posavano fianco a fianco
in una spiaggia per nudisti. Niente di male anche qui, certo. Ma per un caso
analogo - quella del commissario francese Edith Cresson che fece assumere nel
suo gabinetto il proprio dentista - la commissione Delors colò a picco. Mentre
con Verheugen si è preferito invece fare finta di nulla. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del
25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
POLITICO A FINE
CORSA Personaggio Un patriota scomodo Zio Günter, paladino del made in Germany
Mal sopportato per le sue uscite controverse è da tempo tra i nomi da
accantonare MARCO ZATTERIN Ha tentato di ammorbidire il piano Ue anti C02 per
favorire le grandi auto delle case tedesche CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Quando
s'infuria sussulta e cambia colore. Successe in modo clamoroso nel corso di una
delle prime apparizioni in sala stampa coi galloni di responsabile europeo
dell'Industria, era l'estate 2005 e i vertici della Volkswagen cadevano come
birilli per lo scandalo dei festini a luce rossa. I festini Volkswagen Günter
Verheugen trattò la materia con cautela e un giornalista gli chiese se lui
fosse nel libro paga della casa di Wolfsburg. Arrossì e trattenne a stento la
collera. Come quando, pochi mesi fa, gli chiesero come mai avesse giocato il
tutto per tutto pur di annacquare a vantaggio delle grandi case auto tedesche
il piano di riduzione delle emissioni CO2 del collega Dimas. Si infiammò e
negò. Negò tutto. Non ha un carattere facile lo «Zio Günter», come lo chiamano
scherzosamente i cronisti tedeschi. A sessantacinque anni da festeggiare
mercoledì, è un politico impetuoso, dice sempre quello che pensa anche quando
sa che le parole possono avere l'effetto d'una sassata in una cristalleria. La
sua lunga carriera da commissario Ue è segnata da uscite controverse. L'attrito
con Prodi A cominciare da un intervista del settembre 2000 - quando era il
responsabile dell'allargamento della gestione Prodi e lavorava sull'accesso
delle giovani democrazie dell'Est - in cui propose di convocare in Germania un
referendum-trappola sull'ampliamento del club di Bruxelles. Fu smentito con
forza dal «Professore» e costretto ad un formale retromarcia nell'emiciclo di
Strasburgo. «E' sempre stato il paladino della tradizione tedesca» confessa una
fonte di Palazzo Berlaymont. Sulla storia della consultazione popolare
destinata a tenere lontani polacchi e ungheresi, Verheugen, un liberale
divenuto socialdemocratico, «era stato spinto dall'esigenza di salvaguardare il
lavoro in Germania». Comunque sia, si è rifatto nel 2004 quando annunciò che i
rumeni erano pronti ad unirsi all'Ue poco prima delle elezioni e fu contestato
per l'ingerenza a favore del governo in una campagna già tesa. Una toppa
peggiore del buco. Tre anni fa ha irritato tutto l'apparato
della burocrazia
comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano,
sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende
personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo
ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne
andava con la capo di gabinetto, Petra Erler. Poteva non commentare, era
la sua vita privata. Invece smentì. «Un incontro di lavoro durante le vacanze»,
disse. Salvo poi separarsi e ufficializzare il legame con la collaboratrice,
promossa con aumento di stipendio, peraltro dopo l'inizio della relazione. Per
l'industria tedesca si è sempre speso senza risparmiarsi. Lo fanno tutti i
commissari, anche se non dovrebbero, ma in genere si cerca di avere un po' di
stile. Il caso della chimica Verheugen si è sbilanciato per la chimica quando
si trattò di approvare Reach, il registro europeo per il controllo delle
sostanze pericolose: poco dopo l'adozione del pacchetto, andò a un convegno a
Bologna e lì demonizzò l'iniziativa; tornato a Bruxelles, fu accolto da una
rovente polemica, sopratutto per il mancato rispetto delle decisioni del
collegio di cui lui stesso faceva parte. Per l'auto ha fatto ancora di più. In
materia di emissioni ha cercato con ogni mezzo di salvare le grosse cilindrate
tedesche. Quindi si è battuto per un piano di sicurezza a quattroruote e
l'introduzione di sistemi antislittamento che costringessero i costruttori
italiani e francesi a sforzi di investimento aggiuntivi. Il capolinea
«Nonostante l'apparente europeismo - dicono a Bruxelles - è ad ogni effetti un
"Tedesco", si capisce che l'idea di un'Opel italiana non gli vada
giù». S'è visto ieri, uscita forse finale. Nonostante l'incrollabile fede
nazionalista, il Gotha della politica tedesca ha deciso da tempo che la corsa
dello Zio Günter è giunta al capolinea.
( da "Giornale.it, Il"
del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 99 del 2009-04-25
pagina 2 Il commissario nudista attento agli affari di casa di Alessandro M.
Caprettini INTERESSI Al membro di Bruxelles stanno a cuore soprattutto quelli
dell'industria tedesca Roma«Un bravo... tedesco». Te lo dipingono così in due
parole a Berlaymont, il palazzo di governo della Ue, Guenter Verheugen, il
65enne (li compie martedì prossimo) vicepresidente di Barroso, commissario
all'Impresa e all'Industria. La competenza, insomma, non gli mancherebbe. Ma a
quanto pare assai subordinata alla nazionalità. In molti ricordano del resto
come si dette da fare nel corso della lunga approvazione della direttiva Reach
sulla chimica europea (Registration, evaluation, authorisation of chemical) a
difesa dei colossi teutonici del settore. Altrettanti testimoniano della cura
con cui ha maneggiato le problematiche dell'acciaio renano, a lui forse ancor
più caro visto che proprio in Renania-Palatinato - più precisamente in un
paesino che si chiama Bad Kreuznach - ha visto la luce nel 1944. E ancora in
parecchi ricordano di aver fiutato proprio l'ombra del suo Paese e del suo
governo dietro le manovre che reclamavano la riduzione del CO2 da parte
dell'industria dell'auto e che - guarda caso - finivano per favorire il
triangolo Stoccarda (Mercedes), Monaco (Bwm e Audi), Wolsfburg (Volkswagen)
contro le utilitarie prodotte da francesi e italiani. E contro le velleità di
diminuire ancora la produzione di anidride carbonica di cui si faceva invece
portavoce il commissario all'ambiente, il greco Dimas. Nulla di male, si
capisce. Ogni commissario, in fondo, ha a cuore il Paese che gli ha permesso di
insediarsi negli uffici brussellesi. Ma certo oggi fa un po' impressione il suo
allarme sulla Fiat dopo che lo scorso novembre aveva difeso a spada tratta la
richiesta della Opel di un contributo governativo da Berlino di 1,8 miliardi di
euro perché a suo dire «non si tratta di sovvenzione, ma di tutela, dato che la
crisi deriva dalla casa madre americana, e cioè dalla General Motors». Il fatto
è che la Gm sono mesi che cerca di vendere l'Opel, ma non trova neanche uno
straccio di acquirente. Nemmeno quella Fiat cui pure si sarebbe cercato di
sbolognarla per veder risolto un problema che alla Merkel sta molto a cuore,
specie in questo 2009 che vedrà la Germania alle urne a fine estate. Quello
dell'auto del resto è settore tedesco quasi per antonomasia in Europa. Sono
decine e decine di migliaia i lavoratori del settore che aumentano a dismisura
se si tien conto dell'indotto. Si può rimanere in silenzio se il mondo cerca di
muoversi e tu hai le banchine di Brema zeppe di veicoli invenduti? Né la cosa
riguarda solo la Merkel, del resto. Non è stato forse Schroeder - il pigmalione
di Verheugen - consigliere d'amministrazione della Volkswagen prima di fare i
cancelliere e ora il lobbista di Gazprom? E pensare che proprio Verheugen
sembrava aver fatto pace da poco con Sergio Marchionne, dopo gli scontri che
quest'ultimo aveva avuto col commissario nel suo ruolo di presidente
pro-tempore dell'Acea (associazione europea dei costruttori d'auto). Proprio a
fine del gennaio scorso, il commissario era stato ricevuto al Lingotto con
tutti gli onori ed era stato portato a fare un giretto su tutti i nuovi modelli
super-ecologici della casa torinese. Pareva fosse soddisfatto in tutto e per
tutto. E magari lo era, visto che aveva colto l'occasione per dirsi convinto
della necessità d'aiuti «tanto nazionali che europei a sostegno di un settore
cruciale». Ora fa lo scettico sul futuro della Fiat e soprattutto dell'intesa a
costo zero con la Chrysler dopo aver tuonato contro l'ipotesi del possibile
protezionismo Usa sull'auto. Non è la prima volta che gli succede di andare al
di là delle righe. Era stato da poco voluto commissario (all'allargamento) dal
cancelliere Schroeder che s'inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i
funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la
possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato
in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi
nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto
fronteggiare a fine 2006, quando si scoprì che aveva autorizzato la
promozione a capo di gabinetto con relativo aumento (da 8mila a quasi 12mila
euro mensili) di una sua «vecchia amica», la 48enne Petra Erlen. Ci furono
polemiche sui giornali e interrogazioni all'Europarlamento. «Tutto in regola»
giurava lui. Barroso gli credette. Peccato che poco tempo dopo, su alcuni
settimanali del suo paese uscirono foto in cui Guenter e la vecchia amica nata
e cresciuta nella Ddr si tenevano mano per la mano o posavano fianco a fianco
in una spiaggia per nudisti. Niente di male anche qui, certo. Ma per un caso
analogo - quella del commissario francese Edith Cresson che fece assumere nel
suo gabinetto il proprio dentista - la commissione Delors colò a picco. Mentre
con Verheugen si è preferito invece fare finta di nulla. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Stampa, La" del
25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA PROMESSA IL
MINISTERO SALTA IL DECRETO LEGGE SUI CIE L'ODISSEA IL PASSATO LO SBARCO ALLA
FINE DI FEBBRAIO I GIORNI DELLE RIVOLTE E DEGLI INCENDI Reportage Il futuro
degli immigrati usciti dai Cie "Noi, liberi di essere clandestini"
Cinque giorni per lasciare l'Italia: "Non lo faremo mai, finalmente siamo
qui" «Adesso devo solo trovare un posto per dormire e poi comincerò una nuova
vita» «I tunisini vogliono raggiungere luoghi dove si parla francese Li abbiamo
avvicinati alla meta» NO ALLA PROROGA FINO A SEI MESI DEL TRATTENIMENTO
Sbarcati a Lampedusa sono stati trasferiti nei centri di accoglienza al Nord
«Il vostro non può essere il Paese senza pietà che ho conosciuto finora» DOPO
LE VISITE MEDICHE E LA PRIMA ACCOGLIENZA SCATTA L'ESPULSIONE IL GOVERNO VUOLE
PROROGARE I TEMPI DI TRATTENIMENTO NICCOLO' ZANCAN TORINO Liberi tutti.
«Finalmente in Italia» dice Salah, 32 anni, cantante tunisino di un certo
successo, «ma capace anche di aggiustare qualsiasi tipo di telefono al mondo».
Dopo cinquanta chilometri a piedi nel deserto, dopo sei giorni e sei notti in
mare, dopo un mese e mezzo chiuso nel centro di accoglienza di Lampedusa, fra
incedi, rivolte e preghiere, alle otto e venti di un venerdì sera piovigginoso
si ritrova sul marciapiede davanti alle questura di Torino. Via Grattoni. Tre
compagni di viaggio si inoltrano con lui nella città sconosciuta. Salah non ha
valige, magliette di ricambio. È stranito dall'ultimo viaggio in aereo, non
l'aveva mai preso in vita sua. In tasca ha 7 euro in monete - frutto di una
colletta improvvisata davanti ai poliziotti - e un foglio di via. È libero. Ma
libero soltanto di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni, prima
di diventare ufficialmente un clandestino. «Tutto questo è assurdo - dice
camminando a lunghe falcate verso la stazione di Porta Susa - non mi arrendo.
Io non me ne vado, questo è sicuro. Troverò un posto per dormire, incomincerò
la mia nuova vita». A un certo punto, quasi si mette a correre per paura di
essere inseguito. «Il ministro Maroni deve sapere che quello di Lampedusa è un
carcere - urla - non c'è altro modo per chiamarlo. Deve sapere anche che
l'Italia non può essere questo paese senza pietà che ho conosciuto». Tunisia,
Lampedusa, Torino. Il viaggio continua. Per dove, ovviamente, non si può
sapere. Salah è uno dei 30 maghrebini arrivati ieri pomeriggio su un volo
pagato dal Ministero dell'Interno. All'arrivo sono stati presi in consegna da
diciotto agenti del reparto mobile. Caricati su due pullman della polizia,
portati all'ufficio immigrazione per sbrigare le ultime pratiche. Facce
stravolte, qualche sorriso. Alcuni si coprivano il viso davanti ai fotografi.
Altri facevano il segno di vittoria con le dita. Non sono soli. Negli ultimi
tre giorni altri 261 immigrati sono già stati trasferiti dal centro di
accoglienza siciliano verso le questure di Roma, Gorizia, Milano e Trapani, per
poi essere liberati. Altri 200 stanno per andare incontri alla stessa sorte.
Fino a un totale di 1037. Per usare i termini spaventosi
della burocrazia, il
problema è che «sono tutti immigrati che scadono». Meglio: stanno scadendo i
sessanta giorni previsti per legge come tempo massimo per trattenerli nei Cie.
Ora che è stata esclusa dal pacchetto sicurezza la norma che avrebbe allungato
i tempi fino a sei mesi. Sono uomini che scadono, quindi. Ma per loro è
già incominciato un altro conto alla rovescia. «La legge prevede solo ed
esclusivamente questa possibilità - spiegano fonti della prefettura di Roma -
apriamo loro le porte, ma loro devono lasciare il territorio nazionale entro
cinque giorni». Abdellhatif dice che andrà da suo cugino a Milano. Mohammed
resta in Piemonte perché ha degli amici. Kalhed non ama le domande: «Non ti
dico dove vado, scrivi quello che vuoi». Nessuno sta pensando veramente di
tornare a casa. Anche se ad alcuni tunisni, il ministero dell'Interno ha fatto
consegnare addirittura un biglietto ferroviario Torino-Genova. «Perché lì c'è il
consolato, quindi possono avviare più facilmente le pratiche di rimpatrio».
Sembra pura utopia. Una situazione dai risvolti imbarazzanti, per il Viminale.
Salah e i suoi compagni sono già uomini in fuga. Da ieri notte si stanno
perdendo da qualche parte, si arrangiano in qualche modo. Ma sul perché siano
stati organizzati questi ultimi trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia,
prima di concedere la libertà con annesso foglio di via, si raccolgono
motivazioni diverse. «È un modo per ammortizzare il problema e diluire
l'impatto», spiegano fonti romane. Altre, invece, dicono: «Non era
semplicemente pensabile liberarli a Lampedusa. C'è il mare grosso. I cinque
giorni sarebbero trascorsi senza alcuna possibilità di tentare il rimpatrio».
Ultima spiegazione raccolta: «Molti tunisini vogliono raggiungere paesi dove si
parla francese. Farli arrivare a nord è un modo per avvicinarli alla meta».
Sarà. Ma intanto sarebbe interessante sapere precisamente quanto è costato
tenere fermi sull'isola, fino all'ultimo trasferimento di Stato, il cantante
Salah e i suoi compagni di viaggio. Una lunga estenuante attesa, per ripartire
quasi dallo stesso punto. Un venerdì di gioia sotto la pioggia di Torino. «So
cantare bene - dice Salah - so aggiustare tutto. Troverò un lavoro, vi farò
vergognare di come mi avete trattato». 12 3
( da "Stampa, La" del
25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL CASOINDAGINE DEI
CARABINIERI Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno
[FIRMA]GIULIO GAVINO SANREMO Sfollata per il terremoto in Riviera, quando ha
avuto la felice notizia che la casa era ancora in piedi e che poteva tornare al
paese, si è precipitata in stazione per partire ma alla biglietteria le hanno
negato il biglietto gratuito che Governo e Ferrovie avevano assicurato alle
vittime dell'emergenza sisma. E' un caso di «mala-burocrazia» che lascia senza parole
quello sul quale ora indagano i carabinieri della stazione di Sanremo.
L'obiettivo è quello di accertare la dinamica dei fatti e, qualora ne
emergessero gli estremi, di comunicare all'autorità giudiziaria eventuali
ipotesi di reato. Alla biglietteria di Trenitalia di buonsenso ne hanno
usato poco. Neppure di fronte allo stato di famiglia emesso dal Comune di
Scoppito, uno dei più colpiti dal sisma, è scattata la «molla» che avrebbe
potuto e dovuto far emettere quel biglietto gratuito, una gratuità che non ha
nulla a che vedere con lo «scrocco» ma con un reale stato di necessità
(altrimenti non si spiegherebbe il provvedimento che aveva trovato d'accordo
Governo e Ferrovie nell'assicurare il servizio). Protagonista della singolare
vicenda è stata una donna di 43 anni che dopo quella terribile notte aveva
trovato ospitalità a Sanremo insieme allla figlia minorenne presso alcuni
parenti che da decenni abitano in Riviera. Poi, qualche giorno fa, il marito,
un finanziere, l'aveva chiamata dicendo che i Vigili del fuoco avevano concesso
l'agibilità alla casa, che si poteva ritornare, riprendere a vivere a Scoppito,
magari dando anche una mano a chi una casa l'ha persa per sempre. Lei si è
presentata in stazione per partire immediatamente. Ma dopo un'ora di attesa
allo sportello è stata «rimbalzata» al giorno seguente. Aspettate 24 ore si è
ripresentata allo sportello ma nulla era cambiato. Nessuno voleva prendersi la
briga di emettere quel biglietto gratuito. Alla fine è partita lo stesso,
facendosi prestare i 180 euro dai parenti, ferita in quella dignità che i
terremotati d'Abruzzo stanno dimostrando al mondo intero. E ora sul caso di
«mala-burocrazia» indagano i carabinieri.
( da "Stampa, La" del
25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
METODI DISINVOLTI
IMBARAZZO IN DIRETTA Una relazione con lui ha fruttato la promozione a una
collaboratrice Durante un'intervista gli chiesero se fosse a libro paga
Volkswagen Quando s'infuria sussulta e cambia colore. Successe in modo
clamoroso nel corso di una delle prime apparizioni in sala stampa coi galloni
di responsabile europeo dell'Industria, era l'estate 2005 e i vertici della
Volkswagen cadevano come birilli per lo scandalo dei festini a luce rossa. I
festini Volkswagen Günter Verheugen trattò la materia con cautela e un
giornalista gli chiese se lui fosse nel libro paga della casa di Wolfsburg.
Arrossì e trattenne a stento la collera. Come quando, pochi mesi fa, gli
chiesero come mai avesse giocato il tutto per tutto pur di annacquare a
vantaggio delle grandi case auto tedesche il piano di riduzione delle emissioni
CO2 del collega Dimas. Si infiammò e negò. Negò tutto. Non ha un carattere
facile lo «Zio Günter», come lo chiamano scherzosamente i cronisti tedeschi. A
sessantacinque anni da festeggiare mercoledì, è un politico impetuoso, dice
sempre quello che pensa anche quando sa che le parole possono avere l'effetto
d'una sassata in una cristalleria. La sua lunga carriera da commissario Ue è
segnata da uscite controverse. L'attrito con Prodi A cominciare da un
intervista del settembre 2000 - quando era il responsabile dell'allargamento
della gestione Prodi e lavorava sull'accesso delle giovani democrazie dell'Est
- in cui propose di convocare in Germania un referendum-trappola
sull'ampliamento del club di Bruxelles. Fu smentito con forza dal «Professore»
e costretto ad un formale retromarcia nell'emiciclo di Strasburgo. «E' sempre
stato il paladino della tradizione tedesca» confessa una fonte di Palazzo
Berlaymont. Sulla storia della consultazione popolare destinata a tenere
lontani polacchi e ungheresi, Verheugen, un liberale divenuto
socialdemocratico, «era stato spinto dall'esigenza di salvaguardare il lavoro
in Germania». Comunque sia, si è rifatto nel 2004 quando annunciò che i rumeni
erano pronti ad unirsi all'Ue poco prima delle elezioni e fu contestato per
l'ingerenza a favore del governo in una campagna già tesa. Una toppa peggiore
del buco. Tre anni fa ha irritato tutto l'apparato della burocrazia comunitaria definendolo
«impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa
popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio
Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un
campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo
di gabinetto, Petra Erler. Poteva non commentare, era la sua vita
privata. Invece smentì. «Un incontro di lavoro durante le vacanze», disse.
Salvo poi separarsi e ufficializzare il legame con la collaboratrice, promossa
con aumento di stipendio, peraltro dopo l'inizio della relazione. Per
l'industria tedesca si è sempre speso senza risparmiarsi. Lo fanno tutti i
commissari, anche se non dovrebbero, ma in genere si cerca di avere un po' di
stile. Il caso della chimica Verheugen si è sbilanciato per la chimica quando
si trattò di approvare Reach, il registro europeo per il controllo delle
sostanze pericolose: poco dopo l'adozione del pacchetto, andò a un convegno a
Bologna e lì demonizzò l'iniziativa; tornato a Bruxelles, fu accolto da una
rovente polemica, sopratutto per il mancato rispetto delle decisioni del
collegio di cui lui stesso faceva parte. Per l'auto ha fatto ancora di più. In
materia di emissioni ha cercato con ogni mezzo di salvare le grosse cilindrate
tedesche. Quindi si è battuto per un piano di sicurezza a quattroruote e
l'introduzione di sistemi antislittamento che costringessero i costruttori
italiani e francesi a sforzi di investimento aggiuntivi. Il capolinea
«Nonostante l'apparente europeismo - dicono a Bruxelles - è ad ogni effetti un
"Tedesco", si capisce che l'idea di un'Opel italiana non gli vada
giù». S'è visto ieri, uscita forse finale. Nonostante l'incrollabile fede
nazionalista, il Gotha della politica tedesca ha deciso da tempo che la corsa
dello Zio Günter è giunta al capolinea.
( da "Stampa, La" del
25-04-2009)
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SANITA'. DOPO
L'ANNUNCIO DEL RIDIMENSIONAMENTO DEGLI OSPEDALI L'Asl taglierà posti letto
"Ma nessuno ad Ovada" Zanetta: invece va ripensato il comparto di
Valenza [FIRMA]MIRIAM MASSONE OVADA Getta acqua sul fuoco il direttore generale
dell'Asl Gian Paolo Zanetta: «L'ospedale di Ovada continuerà a funzionare. Non
c'è pericolo di chiusura né di riduzione dei posti letto». La rassicurazione
arriva dopo l'ultimo consiglio comunale, durante il quale il sindaco Andrea
Oddone aveva espresso preoccupazioni: «Un decreto del 14 aprile scorso parla di
1640 posti letto da tagliare solo in Piemonte. Non si fa menzione sui piccoli
ospedali, come il nostro, ma la notizia mi impensierisce». Nel cuore dei boschi
di Carpeneto, durante una cena organizzata dai Lions di Gavi nella tenuta La
Signorina, l'altra sera Zanetta ha parlato di prevenzione e dell'integrazione,
sul territorio, tra ospedali, distretti e strutture sanitarie. «Nella nostra
provincia, in seguito alle recenti disposizioni ministeriali, potrebbero essere
almeno un centinaio i letti da tagliare. Andrà certamente ripensato il comparto
di Valenza, dove in effetti ci sono posti letto in eccesso». E Ovada? «E'
salva» ha tagliato corto il direttore. Incalzato dalle domande dei soci Lions e
dei giornalisti ha poi sottolineato l'importanza strategica del nosocomio
ovadese, per la sua vicinanza all'autostrada, una delle più pericolose
d'Italia, ma anche perché è diventato negli anni l'ospedale di riferimento
anche per i residenti della Valle Stura, Masone (4000 utenti), Campo Ligure
(3100), Rossiglione (3000), con i quali è stato sancito pure un accordo,
siglato lo scorso anno, per lo snellimento della burocrazia legata all'erogazione dei
servizi sanitari. «A Ovada non solo non saranno toccati i posti letto, ma
saranno piuttosto valorizzati alcuni comparti: è quasi ultimato ad esempio il
restyling del reparto di Oncologia. E poi a giugno partirà il concorso per il
primariato di Medicina». La sanità ripensata alla luce dell'ultimo
accorpamento, con l'istituzione di un'unica sede ad Alessandria, «ha innescato
un circolo virtuoso tra ospedali, dato dal continuo confronto sulla qualità delle
prestazioni e dei servizi. Funzionano bene anche i Distretti, dove si concentra
l'attività di prevenzione».
( da "Tirreno, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Cecina In
arrivo il censimento Asa si richiedono i dati catastali degli immobili dei
clienti VOLTERRA. In arrivo i moduli per la campagna di censimento dei dati
catastali. A spedirli nelle case dei propri clienti residenti nell'Alta Val di
Cecina sono il gestore del servizio idrico integrato Asa e la società di
vendita gas Asa Trade. «Si tratta di un adempimento previsto dalla legge
finanziaria 2005 che impone a tutte le società che svolgono attività di
somministrazione di energia elettrica, gas e servizi idrici, di richiedere ai
clienti i dati catastali identificativi dell'immobile presso cui è attivato il
contratto di fornitura» afferma l'azienda di servizi ambientali Asa. Un po' di burocrazia
quindi, con cui i clienti saranno costretti a fare i conti. «Il modulo deve
essere compilato dall'intestatario del contratto di fornitura, anche se diverso
dal proprietario dell'immobile (inquilino, comodatario, titolare del diritto di
abitazione) - chiarisce Asa Spa - E la dichiarazione, debitamente compilata e
sottoscritta, deve essere restituita entro il termine indicato nella
lettera di accompagnamento». L'attività della campagna di censimento si
svolgerà in tre fasi. «La prima, che partirà proprio in questi giorni, prevede
la riconsegna del modulo entro il 30 maggio - dice la società - Seguiranno due
fasi con riconsegna rispettivamente entro il 15 giugno e il 15 luglio». E
aggiunge: «Una volta ricevuta la dichiarazione, provvederemo alla trasmissione
dei dati all'anagrafe tributaria, così come stabilito dalla Finanziaria 2005».
Spazio alle raccomandazioni. «Considerata l'importanza dell'adempimento
richiesto dalla legge, si invitano i clienti a leggere con attenzione le
istruzioni e a compilare la dichiarazione in tutte le sue parti». Una
precisazione: «Asa Spa e Asa Trade Spa provvederanno all'invio dei dati
dichiarati, rimanendo comunque estranee a ogni responsabilità nel caso in cui
la dichiarazione richiesta non venga prodotta dal cliente, ovvero venga resa in
modo incompleto o con indicazione di dati non corretti». Il rischio è di
incorrere in sanzioni. «Qualora sia omessa la dichiarazione dei dati da parte
del cliente, ovvero siano comunicati in maniera inesatta - conclude l'azienda -
l'amministrazione finanziaria potrà applicare al cliente la sanzione
amministrativa da
( da "Tirreno, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Antichi e
l'onorevole Valducci: legge in arrivo «Eliminare gli enti inutili per una
Provincia snella» GROSSETO. Alessandro Antichi, candidato alla presidenza della
Provincia, venerdì sera ha partecipato ad un incontro di studio e di lavoro con
l'on. Mario Valducci, insieme ai dirigenti e candidati alla carica di
consigliere provinciale del Popolo della Libertà. «Quando governeremo la
Provincia - ha detto - agiremo come se fosse già in atto la sua riforma
strutturale, per farla tornare ad essere ciò che deve essere: un ente di
coordinamento liberato di tutte quelle incombenze amministrative che sono
espressione di un potere burocratico, avulso dal rapporto diretto coi cittadini.
Nel nostro programma elettorale, che a breve presenteremo alla Maremma, sarà
chiara la nostra visione della Provincia, come soggetto che aiuta e non soffoca
la partecipazione dei territori, che enfatizza il protagonismo e l'autonomia
dei Comuni. Per questo ci stiamo impegnando in questa battaglia elettorale,
perché crediamo di avere le idee, le capacità, le risorse umane per restituire
alla Provincia il ruolo di ente utile alle imprese e ai territori, meno
burocratico, più snello, meno invadente, più discreto». Nel corso della serata
all'hotel Bastiani è stato illustrato il ddl volto al "disboscamento"
profondo della pletora di enti intermedi che hanno complicato inutilmente
l'organizzazione dello Stato e delle sue articolazioni territoriali facendoli
assomigliare a una giungla burocratica, «che può essere snellita - ha
sottolineato l'on. Valducci - con una legge ordinaria, d'accordo con le
Regioni». Questo è ciò che il Governo e la maggioranza parlamentare di
centrodestra vogliono fare. L'esecutivo sta per presentare una nuova e più
organica versione della Carta delle Autonomie, per una seria e concreta
revisione del Testo unico degli enti locali. Sarà, dunque, possibile liberarsi
a Costituzione invariata di una serie di enti intermedi (Comunità Montane,
Consorzi di Bonifica, enti parchi, circoscrizioni anche nei comuni medi) e
restituire funzioni, poteri, compiti, risorse ai Comuni e alle Province. «La
nostra sfida - ha concluso Antichi - è nel governo del fare. Cadute le
ideologie, restano solo le risposte che chi governa sa dare oppure no. Con la
nostra buona politica dimostreremo che la Provincia può essere un ente ancora
utile, perché saprà operare all'altezza dei bisogni in
settori strategici quali lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti, l'edilizia
scolastica, la viabilità, l'economia. Il rilancio della Provincia unito al
taglio di tanti enti inutili da parte del Governo potrà essere il combinato
disposto di un nuovo virtuosismo dello Stato e della burocrazia, perché costino meno e producano di più e meglio».
( da "Tirreno, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 5 -
Montecatini Pensionati e Destra con la Marchi Il Pdl crede in una vittoria
senza arrivare al ballottaggio VERSO LE ELEZIONI PESCIA. Roberta Marchi
continua il suo viaggio verso le amministrative e trova nuovi sostenitori: dopo
Udc, Lega e lista "Solo per Pescia", anche La Destra e il Partito dei
Pensionati entrano nella coalizione che sostiene la candidata del Pdl.
«L'obiettivo - ripete più volte il coordinatore provinciale Alberto Lapenna - è
mandare a casa la giunta di centrosinistra. Grazie al lavoro di Roberta e ai
nostri nuovi amici, ci sono tutte le condizioni per vincere a Pescia, anche al
primo turno». «Oggi - ha detto Roberta Marchi - completiamo il percorso che ha
individuato me come candidata sindaco. Con questo continuo aggregarsi di
partiti e liste civiche andiamoci a prendere il comune». L'ex dirigente di An,
e assessore nella giunta Fambrini, sottolinea i valori della coalizione, il
ruolo della politica e le idee trainanti del Pdl: «La persona dovrà essere al
centro dei nostri discorsi e delle nostre azioni, il cittadino è il vero artefice
del fare politica, sia il cittadino che ha voglia di fare e voglia di
costruire, sia il cittadino che ha bisogno. Avremo un'attenzione particolare
per le fasce più deboli, per gli anziani, il comune supera del 10% la media
regionale per numero di persone con più di 70 anni e le nostre colline
raggiungono quote maggiori al 50%. La politica deve dare delle soluzioni e
avanzare idee in tutti i settori della società: dall'ambiente, al decoro
urbano, dalla sicurezza al rilancio economico fino al turismo». Poi il rapporto
tra macchina amministrativa e cittadinanza: «Il contatto deve essere diretto,
fruttifero, snello, dobbiamo essere immediati nelle risposte e nelle
sollecitazioni, tutto per costruire un futuro migliore». Roberta Marchi lancia
le ipotesi del mercato dedicato al Km0 e della creazione di un'area
industriale. «Questa - interviene Ettore Severi, sindaco di Montecatini e
candidato Pdl alla presidenza della Provincia - è una microarea che riflette
l'andamento politico nazionale, la sinistra qui è divisa. Quando mi muovo nei
comuni della provincia noto una viva insoddisfazione e delusione, la sinistra
porta programmi del tutto simili a 10 anni fa, la politica deve dare una forza
strutturale al paese, per uscire dai vincoli della burocrazia e della partitocrazia. Noi
vogliamo portare una sana alternanza, dobbiamo riuscire con fermezza a
sostituire a questa classe di poltrone la nuova classe dirigente. Va ripresa
un'identità culturale ormai persa, il territorio deve riacquistare valore e
dignità, le nostre risorse prima di tutto. La provincia di Pistoia è tra
le ultime in Italia, al centesimo posto per il Sole 24 Ore». Luca Signorini
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cagliari e Provincia
Pagina 1017 Protestano i commercianti del centro. La replica del Comune: mancano
i fondi Arrivano i turisti ma gli info-point sono chiusi Protestano i
commercianti del centro. La replica del Comune: mancano i fondi -->
Contratto di lavoro scaduto per gli operatori degli info-point di Marina
Piccola, piazza Costituzione e piazza Indipendenza. I front office turistici
resteranno chiusi finché non saranno assunti i nuovi lavoratori previsti nella
graduatoria dell'ufficio di collocamento. L'unico superstite, l'info-point di
piazza Matteotti dove ad accogliere il crescente flusso di turisti e i
cittadini, è rimasta una sola persona. «Stiamo predisponendo gli atti», spiega
Mario Mossa, dirigente comunale dei Cantieri di lavoro, «le assunzioni per i
lavoratori dei cantieri non sono definitive. Quando la Regione finisce i soldi
vengono licenziati». BUROCRAZIA Dipendono dai tempi tecnici
di lavoro dunque le sorti degli info-point e del flusso turistico in città:
Sant'Efisio è alle porte e la presenza di turisti italiani e stranieri
registrata quest'anno già prima di Pasqua è in continua crescita. «Mai
visti tanti come quest'anno», commenta Luisa Besalduch dall'info-point di
piazza Matteotti, «a Cagliari non c'erano posti letto liberi in questi giorni,
li ho indirizzati verso Sinnai, Maracalogonis e Decimo». LE PROTESTE Cresce
dunque la domanda di servizi qualificati per gli uffici aperti al pubblico che,
ora chiusi, creano i primi disagi. «I turisti della nave da crociera», osserva
Luciano Lacu dalla sua gioielleria di piazza Costituzione, «sono andati al
chiosco per le informazioni ma, trovatolo chiuso e non sapendo che fare, hanno
chiesto in giro a passanti e operai dei cantieri». Poi perplesso commenta: «Era
aperto da soli quindici giorni e i contratti sono già scaduti». IL COMUNE I
collegamenti low cost hanno fatto centro, ma ora sta alla città non farsi
trovare impreparata: info point compresi. A questo proposito Mauro Cadoni,
dirigente del settore turismo e Attività produttive della Provincia, annuncia
che nei cassetti di Provincia e Comune c'è in progetto la ristrutturazione
dell'ufficio di piazza Matteotti per renderlo più funzionale alle esigenze e
alle richieste dei turisti. Non sarà possibile ampliarlo se non di pochi metri
quadrati, considerata l'ubicazione al centro della piazza, ma acquisirà una
nuova fisionomia e diventerà un centro multimediale. «La collocazione è
strategica. Con il Comune si è pensato di migliorare il servizio informazioni
dotandolo delle nuove tecnologie». CRISTIANA SARRITZU
( da "Giornale.it, Il"
del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
26-04-2009 -
"Conosciamo la crisi, ora è più facile batterla" 24-04-2009 -
«Banche, bilanci puliti per la ripresa» 23-04-2009 - Dal Fmi ok all'azione del
G20: «Ripresa nel 2010» 22-04-2009 - Fmi: è di 4.100 miliardi il costo della
crisi per la finanza mondiale 18-04-2009 - Solidarietà europea Per i
terremotati pronti 500 milioni 16-04-2009 - Abruzzo, il governo: "Niente
tassa sui ricchi" 15-04-2009 - «La Fiom? Strumentalizza le violenze»
14-04-2009 - Sgravi e bonus per ricostruire dopo il terremoto 09-04-2009 - Oggi
il Cdm per gli aiuti: niente tasse e fondo da 500 milioni di euro 06-04-2009 -
Chi verserà i nuovi fondi anticrisi al Fondo monetario? 05-04-2009 - Bonanni: "Migliaia
di lavoratori usati per la campagna elettorale" 03-04-2009 - Accordo da
mille miliardi di dollari Guerra globale ai paradisi fiscali 03-04-2009 - IL
VERTICE DI LONDRA 02-04-2009 - Sarkozy-Merkel, asse anti Washington 02-04-2009
- A Londra manager in pullover per sfuggire all'ira anti-banche 27-03-2009 -
Crisi: Tremonti, "Segnali positivi per l’economia"
23-03-2009 - «Il sistema industriale tiene» 21-03-2009 - "Piano casa": ecco
il decreto 14-03-2009 - Scontro Tremonti-Draghi Il ministro: "Alla Bce la
vigilanza sulle banche" 13-03-2009 - «L'economia prova a ripartire Il
piano del governo funziona» 11-03-2009 - MISURE ANTI-CRISI 09-03-2009 -
Trasporti Ue: Tajani presenta il progetto «pipenet» per merci leggere
08-03-2009 - Crisi, vertice mondiale delle banche a Londra fra un G20 e l'altro
08-03-2009 - Il doppio piano casa del governo meno burocrazia e più alloggi popolari
05-03-2009 - Via subito ai cantieri per 16,6 miliardi Ora il governo accelera
la cura anticrisi caricamento in corso... più letti più votati più commentati
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( da "Stampa, La" del
26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'opinione Enrico
Martinet LA POLITICA ORA ACCUSA I BUROCRATI CHE HA SCELTO Vera casta,
intoccabili. Chi? I dirigenti. Accuse del sindaco di Aosta Guido Grimod. E così lo scettro del potere passa dalla politica alla burocrazia, colpevole di bloccare le
idee, per lo meno di rallentarle. Grimod sentenzia: «Un sistema da rivedere».
Ha usato l'aggettivo intoccabili, ma forse sarebbe stato più appropriato
«infedeli», perché le nomine dirigenziali sono «di fiducia». Di chi? Del
politico. Come dire, ci sono due caste, una promuove l'altra e questa diventa
più forte. Cerchio chiuso. E buonanotte all'Amministrazione. Con l'addio
all'efficienza e alla rapidità che proprio la «fiducia» avrebbe dovuto dare.
Sarebbe perfino inutile dire che proprio i politici hanno cambiato il sistema.
Meglio, gli eletti, cioè coloro che oltre ad amministrare, fanno le leggi, i
regolamenti. Così gli ex «colletti bianchi» si sono presi una rivincita perché
proprio quell'incarico fiduciario aveva tolto loro la «pari opportunità». Un
tempo tutto era regolato da concorsi e l'Amministrazione aveva due strade
distinte che s'incontravano e si scontravano: da un lato la burocrazia,
dall'altra la politica. Di qui la pensata dei politici di varare il dirigente
«a chiamata». Perfino i segretari comunali, interfaccia della politica, sono
diventati «di fiducia». Tutto ciò avrebbe dovuto portare a una macchina
amministrativa al passo con i tempi, cioè veloce. E invece Grimod per primo
parla di intoppi, di brutte figure del politico per colpa dei dirigenti,
addirittura di una «paralisi». Non resta che cambiare la legge elettorale: si
eleggono i burocrati che sceglieranno i politici.
( da "Tempo, Il" del
27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa La speranza
L'AQUILA Dovrebbe slittare a oggi la firma del sindaco dell'Aquila Massimo
Cialente sull'ordinanza per i rientri nelle case dichiarate agibili dopo i
sopralluoghi tecnici nell'area colpita dal terremoto . Il testo sarebbe già
pronto, mentre mancano ancora gli editti, vale a dire gli avvisi pubblici sugli
elenchi delle persone alle quali corrispondono gli edifici dichiarati agibili.
Una notte senza scosse di terremoto, quella di ieri. Neanche quelle piccole, di
assestamento. Una notte che ha consentito di riposare, senza risvegli di
soprassalto, sussulti, panico. Ieri mattina, poi qualche scossa, non forte. Ma a
questo punto si può cominciare a pensare in maniera concreta al rientro nelle
proprie abitazioni. L'ordinanza voluta dal sindaco Massimo Cialente segna un
nuovo capitolo della storia dell'Aquila. Vivere dentro un appartamento anziché
in una tenda umida consente di poter programmare nuovamente la vita. Chi ha un
lavoro può programmare la propria giornata, chi invece ha perso la propria
attività commerciale ha comunque modo e tempo di ragionare. Oltre il 50% delle
abitazioni agibili porta a un nuovo modello di vita. Resteranno le difficoltà,
resteranno i timori a ogni piccola scossa. Ma il giorno dopo corrisponde alla
vita che prosegue. Il futuro non significa dimenticare il passato, non
significa cancellare la notte del 6 aprile. Voltare pagina però significa
rendere reale quel passaggio che le forze istituzionali, sindaco, presidente
della Provincia, rettore, presidente Carispaq, associazioni di categoria sin
dal primo momento hanno sostenuto. L'Aquila ora può rinascere solo attraverso
la sua gente che realizza questo impegno voluto subito dopo la scossa. Un
percorso che sicuramente non sarà facile. Dire che nei prossimi giorni ci
saranno scontri tra chi imporrà il rientro e chi, per paura, non vorrebbe
rientrare è semplice. Ma è giusto che il progetto del sindaco prosegua senza
interruzioni. Tra le difficoltà che si incontreranno,
scontro tra burocrazia,
legalità e volontà della gente, ci saranno a breve anche quelle relative alle
casette di legno. Casette che in diverse zone della città aquilani stanno costruendo
nei giardini di casa. Casette che sono abusive, realizzate senza denuncia agli
uffici competenti. Per il momento si sta soprassedendo dai controlli,
data la situazione, ma non si esclude che nei prossimi mesi anche questa
questione possa essere sollevata. Un'altra giornata di sole ma non sufficiente
ad asciugare il fango nelle tendopoli. La vita domenicale è proseguita
lentamente. In tanti hanno partecipato alle celebrazioni delle Messe dentro
alcune tende. Sono proseguite le operazioni di recupero dentro le abitazioni
del centro storico,.l'impegno dei vigili del fuoco ha garantito, sino ad oggi,
interventi a rischio senza nessun problema. Molte famiglie, purtroppo,
nonostante il rientro in casa hanno recuperato poco. Nelle zone più colpite del
centro suppellettili, elettrodomestici sono rimasti distrutti a causa della
forte scossa. Cresce l'attesa per la visita di Papa Benedetto XVI che domani
sarà sui luoghi del terremoto. Prima di recitare il "Regina Coeli"
nella Piazza D'Armi della scuola della Finanza il Pontefice si recherà ad Onna
per pregare sui luoghi distrutti dal sisma del 6 aprile e quindi nella Basilica
di Collemaggio. La visita del Papa sarà trasmessa in diretta a partire dalle
9.30 su Rainews24 e più tardi anche su Ra1. Numerose le procedure legate alla
sicurezza. Rappresentanti della Città del Vaticano da giorni sono a L'Aquila
per valutare e programmare il cerimoniale. Il Papa utilizzerà lo stesso palco
che è servito per i funerali delle vittime del sisma. Nella struttura della
Finanza, a Coppito, verranno anche molti aquilani che in questi giorni vivono
all'interno delle tendopoli o che sono stati sfollati negli alberghi lungo la
costa adriatica. Ci sarà un servizio di bus navetta tra le tendopoli della
città e la caserma della Finanza. Il Papa verrà salutato personalmente da
cinquanta persone rappresentanti delle istituzioni e dei movimenti ecclesiali
cittadini. Dopo la recita del "Regina Coeli" ci sarà il suo discorso.
Anche la visita del Papa rappresenterà un momento importante per dare alla
citta di L'Aquila il segnale che sta cominciando una nuova vita.
( da "Tempo, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa La data
ultima era stata fissata alla festività del 25 aprile Bando per le terme,
prorogato il termine per la partecipazione FiuggiLe buste potranno pervenire
fino a domani Federico Caponera FIUGGI Rimandata di un ulteriore giorno la data
fissata come termine per l'arrivo di eventuali buste in risposta al bando di
gara per le terme. Stavolta, però, non c'entra la burocrazia, la legge, l'azienda o il
comune, si tratta semplicemente di un ritardo dovuto alle festività che
avrebbero potuto rallentare la trasmissione postale. Sarà dunque formalmente
prorogato a domani il termine precedentemente fissato per il 25 aprile, mentre
resta confermata la data del 30 per l'apertura delle buste e la valutazione
delle offerte. Se una certa discrezione e, certo, anche una sana
scaramanzia impongono l'uso del plurale, è di pubblica opinione ormai da
qualche giorno che la busta sia in realtà una sola. Così infatti si era
espresso il direttore generale della Fiuggiterme, Perasso, lo scorso martedì,
ossia il giorno dopo la scadenza del bando. «C'è una seria possibilità che
tramite posta ne giunga qualche altra - aveva detto - ma ad oggi i dati
parziali parlano di una sola busta consegnata a mano presso lo studio notarile
di Roma». A questa era poi seguita la notizia del ritiro in dirittura d'arrivo
di due delle tre iniziali cordate locali candidatesi a gestire le terme. Il
fatto che l'ultima rimasta in piedi sia di Fiuggi, e quindi vicina alle
esigenze del territorio, compensa solo in parte il disincanto di molti che si
aspettavano invece una seria bagarre, vinta alla fine - come è ovvio - al
rialzo per la struttura e i lavoratori. In questo caso, invece, sperando nella
correttezza formale della domanda e nel soddisfacimento dei requisiti minimi
imposti dal bando, potrebbe non esserci alcuna competizione e l'unica offerta
sarebbe dunque la vincente. Il che appare comunque positivo, vista l'importanza
delle terme nell'economia della città e la stagione estiva ormai alle porte.
( da "Unita, L'" del
27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
SE LA LOMBARDIA
PROIBISCE IL KEBAB IMMIGRAZIONE E POLITICA Quel pasticciaccio brutto della
legge anti-kebab della Lombardia è molto istruttivo. Ci parla dello stato in
cui versa il dibattito politico nella regione più 'avanzata' del Paese e della
bassissima cucina politica ed elettorale che riguarda l'immigrazione in Italia.
Ora, a qualche giorno dalla sua approvazione, Lega e Pdl (il secondo sempre a
ruota della prima, e non solo su questi temi) negano che ci siano un
particolare accanimento e una reale volontà di penalizzazione nei confronti dei
kebab e di chi li produce. Non possiamo però dimenticare che la Lega presentò,
qualche mese fa, un progetto di legge per tenere lontani i kebab dai centri
storici, in quanto elementi di degrado tout court. E non possiamo nemmeno
esimerci dal ricordare che un'iniziativa dello stesso segno ha portato alla
chiusura la metà dei phone center della regione, proprio
quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a
telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie
famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l'ennesima legge-propaganda
contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il
Paese. Si tratta ormai di un vero e proprio "genere
letterario": perché oltre ai phone center, negli anni scorsi, ne hanno
approvate altre, di leggi discriminatorie, peraltro tutte bocciate dal Tar
ovvero dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale: dalle "case solo
ai lombardi" alle norme restrittive sui luoghi di culto, fino ai non meno
odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi pubblici.
Per non parlare, a livello comunale, del proliferare di ordinanze
anti-stranieri: tutte iniziative inutili e costose che fanno perdere di vista i
veri problemi dell'integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia (e
c'è la crisi), Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando
tensioni anche laddove non ci sono, offrendo l'immagine di una società
perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e
più urgenti. È venuto il momento che il Pd, alla ricerca di un profilo e di
un'identità, come ha ricordato Luigi Manconi nel suo ultimo libro, offra una
propria lettura dell'immigrazione e della costruzione di una società dei molti
e non dei pochi, in cui il diverso e l'altro siano vissuti come un'opportunità
e come un momento di crescita collettiva. Che ci investa politicamente, con
costanza e con serietà. Oltre a dire con forza «basta» alle modalità con cui
Lega e Pdl piegano le istituzioni alle loro convenienze elettorali, dobbiamo
dire e fare qualcosa. E qualcuno se ne deve finalmente incaricare. A viso
aperto e senza paura. Se saremo determinati e convinti, il tempo ci darà
ragione.
( da "Tirreno, Il"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 2 - Lucca
Fondazione, per la presidenza duello tra Lattanzi e Cattani Confronto aperto su
strategie, contributi e investimenti MARCO INNOCENTI LUCCA. Arturo Lattanzi da
una parte, Giovanni Cattani dall'altra. Sembrano ormai solo loro i protagonisti
del duello per la conquista dei vertici della Fondazione Cassa di Risparmio, i
cui organi giovedì dovrebbero rinnovare il consiglio di ammininistrazione ed
eleggere il nuovo presidente e il vice. Difficile - ma non escluso - che il
presidente uscente, Giancarlo Giurlani, possa tornare sui suoi passi, come gli
viene chiesto da più parti, mentre l'avvocato Cattani - che di fatto già ha
agito da presidente nei lunghi periodi di assenza per malattia di Giurlani,
seguendone peraltro alla lettera le indicazioni e gli orientamenti - sarebbe
pronto a giocare le sue carte per proporsi alla guida dell'istituzione. Tutto
sta a vedere se riuscirà a raccogliere il numero di voti necessari nell'organo
di indirizzo, nel quale intanto entra oggi Ela Mazzarella in rappresentanza del
Centro Nazionale per il volontariato. Al momento la candidatura di Lattanzi
(una lunga esperienza nel mondo delle istituzioni bancarie prima alla direzione
generale della Cdr Lucca, poi ai vertici della Holding Casse del Tirreno)
rimane quella più sostenuta da ambienti imprenditoriali (soprattutto
dell'industria), anche se le vicende degli ultimi giorni hanno riaperto i
giochi che sembravano chiusi, perché altre componenti vedrebbero bene Cattani
come garante di continuità. Ieri è stata una giornata di riunioni nelle case e
di telefonate, nelle quali si è parlato di tutto. Non solo del possibile
confronto per la scalata ai vertici della Fondazione, ma anche delle scelte
relative agli investimenti e ai contributi. C'è chi ritiene che sia giunto il
momento di chiedere alla Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno il rispetto
dei patti sui 300 milioni che la Fondazione dovrebbe riscuotere alla scadenza
fissata e chi, invece, giudica più vantaggioso ricontrattare il rapporto
cercando di ottenere azioni destinate a risalire nei valori (ma non ci sono
certezze) e a far aumentare il peso della Fondazione nella Cassa. Diverse sono
anche le opinioni sulla convenienza o meno ad acquistare, per circa 220
milioni, quote di Agos Ducato. Altro elemento di discussione, l'effettiva
entità del contributo che potrà essere erogato al territorio per il 2009: si passa
da 25 milioni a
( da "Tirreno, Il"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 5 - Attualità
«Bravo, ma ora pensi alla burocrazia» Balleggi, presidente
delle aziende meccaniche: è il mostro che ci strangola INDUSTRIALI «Finalmente
ha sfatato un tabù» MARIO LANCISI FIRENZE. «Il ministro Brunetta è stato bravo
a colpire l'assenteismo dei dipendenti pubblici, ma ora deve sconfiggere la burocrazia, il vero tarlo che corrode la nostra economia».
Chi parla è Andrea Balleggi, presidente regionale dei metalmeccanici toscani
della Confapi e contitolare dell'azienda Iab. L'efficienza del pubblico (dallo
Stato ai Comuni, dalle Asl alle scuole) non si misura dal numero di assenze per
malattie, spiega Balleggi, che per anni ha guidato anche il mondo delle piccole
imprese toscane. Presidente, cosa pensa della «cura» del ministro Brunetta?
«Ammiro il coraggio con cui il ministro Brunetta ha affrontato il settore dei
dipendenti pubblici, che finora era un tabù, guai a toccarlo, protetto come era
dalla politica e soprattutto dal sindacato. Il ministro ci ha messo le mani
affermando valori importanti come quello della responsabilità. Mi pare con
buoni risultati». Risultati raggiunti colpendo nel mucchio: il fannullone ma
anche chi è malato sul serio, come hanno evidenziato le storie pubblicate dal
Tirreno. «Quando si fa una riforma come quella realizzata dal ministro Brunetta
e, per giunta toccando un settore prima di allora intoccabile, è inevitabile
che possano essere colpite anche le persone laboriose, che nel pubblico sono la
maggioranza». Nelle aziende private come funziona il sistema delle assenze per
malattia? «Nei primi tre giorni pagano le imprese e poi l'Inps. Il lavoratore
riscuote l'intero stipendio fin dal primo giorno di assenze». Nonostante che lo
stipendio non venga decurtato, l'assenteismo è inferiore rispetto al pubblico.
Perché? «Le ragioni sono almeno due. La prima è che nelle aziende private funziona
un ufficio del personale molto efficiente. Dopo il primo giorno di malattia il
dipendente riceve a casa il controllo del medico fiscale. Nel privato il
fannullone lo si scopre facilmente e quando c'è una riduzione di personale è il
primo a saltare». La seconda ragione? «Mediamente i dipendenti pubblici sono
sottopagati. Ricevono uno stipendio basso ma sicuro. E' chiaro che se un
dipendente viene pagato male e se nel lavoro non è incentivato il merito, si
finisce per alimentare la fabbrica dei fannulloni. Al senso di responsabilità
subentra il menefreghismo». Con la cura Brunetta il pubblico è più efficiente?
«Per le imprese il vero tarlo è rappresentato dalla burocrazia che si autoalimenta. Per dare
lavoro a se stessa crea lungaggini, pratiche a non finire, castelli di carte e
timbri. La burocrazia è uno
dei costi più assurdi per le imprese». Un male che Brunetta però non ha saputo
risolvere. «Il ministro Brunetta ha dato una salutare sterzata al pubblico.
Il crollo dell'assenteismo è sicuramente un merito importante. Ora lui e il
governo devono affrontare di petto il grande problema della burocrazia
che nuoce alle imprese». Mica facile. «Lo so bene. La burocrazia
è un sistema che inventa lavoro per se stessa e che trova la protezione della
politica e soprattutto del sindacato. L'assenteismo invece tocca l'uomo, il
singolo dipendente. E' bastato usare la frustra, cioè incidere su alcune voci
dello stipendio, per sconfiggere l'esercito dei fannulloni. Ma la burocrazia è un "mostro" terribile...».
( da "Corriere della Sera"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera sezione:
Primo Piano data: 27/04/2009 - pag: 9 La via Emilia ai tempi del Pd Addio alle
case del popolo e i sindaci diventano «bianchi» Bolognina deserta. Ai circoli
si va per la ginnastica rilassante DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA Nessuno porta
fiori sulla tomba del Pci. Civico 4 di piazza dell'Unità. Cortile interno.
Piano terra, in un'anonima palazzina. È la sezione della Bolognina Centro. Qui,
il 12 novembre dell'89, Achille Occhetto annunciò la fine del più grande
partito comunista d'Occidente. La saracinesca si alza solo il giovedì e la
domenica, una manciata di ore. L'interno è lindo, moderno. Una scala porta in
uno scantinato che ospita un'associazione di pittori amatoriali. Non c'è
traccia di quel 12 novembre che cambiò un pezzo d'Italia. Una foto di Enrico
Berlinguer. Una di Nilde Iotti. Occhetto fa capolino in una firma autografa su
una bandiera del Pds. Altrove, forse, ci avrebbero fatto un museo. Scrive
Lanfranco Turci sulle Ragioni del Socialismo di Emanuele Macaluso: «È una
rimozione silenziosa: l'abbandono di un'autonarrazione, che, per quanto
ideologica, rappresenta pur sempre un deposito di valori». Lenin e l'ultima
trincea Mirko Tutino, 26 anni, è segretario del Pd di Cavriago (55% di voti su
9.000 anime) e ogni volta che esce di casa sbatte gli occhi sul busto di Lenin,
1922, «dono dell'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche alla
popolazione di Cavriago». Marmo citatissimo da giornali e tv ai tempi del
crollo del Muro. «Ora dice è un souvenir per nostalgici a zonzo per trattorie».
Il custode, Bruno Ferrari, detto «Pravda», è morto e non l'hanno sostituito.
Anche i teppistelli di paese hanno perso il gusto d'imbrattarlo. Rifondazione,
qui, si presenta alle elezioni senza falce e martello. Tutino non crede in
Lenin. Crede nel Pd. In un Pd ancora tutto da fare. Lo ha scritto ai capi della
Federazione di Reggio Emilia. Dieci paginette. Il documento «è al vaglio». Ci
sono passaggi morettiani: «L'attuale classe dirigente è come l'orchestra del
Titanic. Sembra quasi che il lutto per la scomparsa del Pci abbia tolto
speranza alla generazione del '68. Bisogna ripartire da modelli di vita
alternativi: solidarietà, sacrificio, investimento». Tutino cita Debora
Serracchiani. Ma si scalda di più per Alessio Mammi, 29 anni, che nessuno
conosce, ma a Scandiano ha vinto le primarie da sindaco: «Ci vuole una
generazione di salmoni, che risalgano la corrente: i missini l'hanno fatto».
L'Emilia Romagna non è rossa né bianca. Il suo Pd è un ponte sospeso tra
presente e futuro e, come scrive Turci, «sembra vivere in quel non luogo
politico in cui vive il partito nazionale». Diciamo allora che la via Emilia è
semplicemente l'ultima trincea del Pd prima del nulla: se qui crolla alle
Amministrative di giugno, vanno a casa anche a Roma. Lo sciame sismico c'è e si
sente: proliferazione di liste civiche, crescita dipietrista, artigliate
leghiste (con candidati sindaci a Reggio, Modena e Ferrara), liti intestine, lo
spettro del disimpegno. «Abbiamo avuto tanto e ora abbiamo molto da perdere»
riconosce Giorgio Sangrini, responsabile organizzazione. Eppure la macchina è
ancora da guerra, anche se non ha nulla di occhettianamente gioioso: 45,7% alle
Politiche 2008, 75 mila iscritti. Il Pd è al governo in 232 Comuni dei 275
chiamati al voto. Burocrazia ramificata. Bologna, Modena,
Reggio, Ravenna, Ferrara spesso ai vertici delle classifiche sulla qualità
della vita. Il gigante cooperativo a far da sponda, anche se l'afflato sociale
è stato risucchiato nel gorgo del business e ciò che resta del collateralismo è
nelle parole del presidente della Lega Coop, Gianpiero Calzolari: «Non è
scontato il voto al Pd». Frattocchie e ballottaggi Marino Montanari ha 90 anni,
frequentava la casona a Gattatico dei fratelli Cervi. Ha lasciato un polmone e
un rene nella guerra partigiana, consegnando ordini nei boschi della Val
d'Enza, ai confini del Parmense. Il Pci lo curò e lo spedì alle Frattocchie, a
Roma, lui che aveva solo la licenza elementare: «Il mio maestro era Paolo
Robotti, cognato di Togliatti, bravissimo, durissimo. A volte mi sentivo
scoppiare il cervello, e lui mi diceva: 'Vai a dormire...'». Montanari ha
allevato più di una generazione di assessori nel Reggiano: «Insegnavo economia
politica applicata... ». Applicata a cosa? «Alla pancia della gente, ai bisogni
veri». Il Pd? «Io sono un culindietro, sono uscito così da mia madre. Quelli
come me, raccontano qui, hanno bisogno di un sogno, anche se sbagliato. Beh,
non lo vedo». Se è per questo, scarseggiano anche le certezze. Perfino a Reggio
Emilia, dove le elezioni non sono mai state un thrilling dai tempi in cui
Togliatti (con il discorso Ceto medio e Emilia rossa del '46) costrinse l'anima
bolscevica del Pci a stringersi negli abiti del riformismo socialista. Il
sindaco uscente Graziano Del Rio (ex margheritino), pur partendo da un oceanico
63,2% del 2004, rischia seriamente il ballottaggio a causa del «fuoco amico» di
Antonella Spaggiari, che viene dal Pci-Pds, è detta «la zarina», è stata
sindaco per 13 anni, poi presidente della fondazione bancaria Manodori, e ora
guida una lista civica sostenuta dall'Udc. Stessa sorte rischiano Flavio
Delbono a Bologna e Giorgio Pighi a Modena. Il primo, nonostante l'appoggio
prodiano, la scelta di far risorgere il modello Unione e il sostegno critico di
alcuni intellettuali tra i quali Filippo Andreatta, è insidiato dalla lista del
politologo Pasquino, dalla sinistra creativa di Franco Berardi «Bifo» e dalle
incursioni guazzalochiane. Il secondo rischia di pagare cara la rottura con
dipietristi e Rifondazione. Il ritorno dei dc Senza il mastice del Partito, si
moltiplicano liste civiche e comitati di protesta: 33 candidati solo nell'ex
Triangolo rosso (Bologna, Modena, Reggio), roba mai vista. Ci sguazzano i
padani di Bossi: «Il Pd perde pezzi, c'è speranza per tutti» dice il deputato
Angelo Alessandri, candidato a Reggio. Nulla è scontato. La cosiddetta «fusione
a freddo» tra ex diessini ed ex margheritini, ad esempio. Sarà anche fredda, ma
solo per i nipotini di Togliatti. Quelli di De Gasperi, viaggiano come treni
alle primarie. A Bologna Delbono. A Ferrara Tagliani (ex cristiano sociali). A
Reggio Del Rio. A Forlì, il laico e mazziniano Roberto Balzani ha battuto per
44 voti il sindaco uscente pd: «Il segreto? Fare campagna fuori dal partito»
dice con disarmante candore, non nascondendo «di avere problemi con la
nomenklatura del partito». Il politologo Paolo Pombeni l'ha riassunta così
all'Assemblea costituente: «Gli eredi del Pci non sono più capaci di esprimere
una classe dirigente, c'è una crisi di presentabilità». E troppa disinvoltura.
Come a Travo, nel Piacentino: neanche 2000 votanti e tre liste di pd o ex pd
che fanno a cazzotti. Anche le Case del Popolo soffrono una crisi di
presentabilità. Non se ne trova una. All'Arci Benassi, alle porte di Bologna
(2.800 iscritti, sezione storica, un mare di teste bianche), fanno di tutto:
burraco, ginnastica rilassante, calcetto, carte, pesca. Meno che politica:
«Siamo apolitici...». Francesco Alberti «Gigante» malato I democratici guidano
232 dei 275 Comuni al voto ma i dirigenti sono sotto accusa: «Come l'orchestra
sul Titanic». Anche il Prc è in crisi: nel paese del busto di Lenin correrà
senza falce e martello
( da "Giornale.it, Il"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 17 del 2009-04-27
pagina 1 I giornali inglesi bocciano Milano ma non è farina del loro sacco di
Redazione Che la stampa britannica critichi cose e uomini italiani, non di rado
con toni sprezzanti, è una «bella» tradizione. Se poi queste critiche arrivano
dal più prestigioso quotidiano finanziario potremmo perfino inorgoglirci:
«Europe's Cinderella», «Cenerentola d'Europa», così il Financial Times ha
definito Milano in un ampio reportage agrodolce in occasione del Salone del
Mobile. Cogliendo la contraddizione fra i primati della città in fatto di
stile, design, moda e gusto e il senso di incompiutezza urbanistica, estetica e
funzionale, di poca attenzione per la qualità della vita (ambiente, trasporti,
efficienza), di rinuncia ai grandi progetti e alle grandi ambizioni che una
metropoli moderna deve avere. Ma - ed ecco il tocco di dolcezza - arriva l'Expo
2015, occasione unica per recuperare il tempo perduto. Potremmo anche condividere
parte dell'analisi se, leggendo il reportage, non fossimo colti dalla
sgradevole sensazione che molte critiche non siano farina del sacco dell'autore
ma ricavate da una veloce lettura delle più piagnone e autolesioniste pagine di
certi giornali nostrani. Proprio negli stessi giorni del Salone del mobile,
però, altri grandi quotidiani internazionali, dal New York Times alla
Frankfurter Zeitung davano giudizi lusinghieri sulla creatività e la vivacità
di Milano. Niente di strano: per il prestigioso FT Prodi era un pessimo
presidente della commissione Ue, Berlusconi un pessimo capo dell'opposizione o
un pessimo presidente del Consiglio a seconda dei casi. Peccato che il
principale quotidiano finanziario internazionale non abbia visto arrivare la
spaventosa crisi economica nella quale ci troviamo, catastrofica soprattutto
per i mercati anglosassoni che l'hanno originata e a cui FT fa riferimento. Va
da sé che l'articolo è stato subito ripreso dai giornali nostrani specializzati
in piagnisteo e autolesionismo milanese, quegli stessi che
sostengono chiunque, usando un improprio potere d'interdizione, blocchi anche
il più modesto dei progetti, dai «comitati spontanei» ai sovrintendenti alle
corporazioni organizzate al Tar alla burocrazia: i veri responsabili dei ritardi di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IMMIGRAZIONE data: 2009-04-27 - pag: 11 autore: ANALISI
Sanzioni dure ma inapplicabili se i clandestini sono un esercito di Ennio
Codini* L a disciplina dell'immigrazione per lavoro è largamente disattesa. I
lavoratori extracomunitari entrano clandestinamente o comunque senza rispettare
le norme sull'immigrazione. Dopo di che restano per anni in Italia senza
permesso di soggiorno. I decreti flussi, che dovrebbero governare gli ingressi,
vengono utilizzati in realtà dai lavoratori stranieri presenti illegalmente per
"mettersi in regola" facendo finta di arrivare in Italia dall'estero.
Tutto questo è noto. Un po' meno noto è il fatto che anche le sanzioni non
vengono applicate se non sporadicamente. Le legge dice che dare lavoro a un
immigrato senza permesso di soggiorno è reato. D'altra parte, i 650mila
immigrati senza permesso presenti all'inizio del 2008 lavoravano e lavorano
quasi tutti per un qualche datore: famiglie o piccole imprese. Ma queste
centinaia di migliaia di datori di lavoro che per la legge sono dei criminali
vengono perciò denunciati, processati e condannati? No. Non sono disponibili
dati precisi ma i condannati per aver dato lavoro a immigrati senza permesso
dovrebbero essere non più di qualche decina l'anno. C'è poi lo scandalo dei
tempi per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La legge dice che il rinnovo
dovrebbe avvenire entro 20 giorni dalla domanda. Di fatto ci vogliono mesi e
l'Italia è piena di immigrati con permesso scaduto in attesa di rinnovo. Perché
succede tutto questo? Si possono trovare rimedi? In qualche caso la spiegazione
è semplice e i rimedi sono banali. Da dove viene lo scandalo dei tempi per il
rinnovo dei permessi? Dal semplice fatto che la nostra burocrazia non è in condizione di
gestire ogni anno più di un milione di pratiche di rinnovo. E perché sono così
tante le pratiche? Perché molti permessi durano un anno o al massimo due.
Basterebbe prevedere una durata di almeno due o tre anni per migliorare
nettamente la situazione. è stata la legge Bossi-Fini ad accorciare la
durata dei permessi.L'esperimento è fallito: si voleva aumentare il
"controllo", si sono solo ingolfati gli uffici. Basterebbe prenderne
atto. In qualche altro caso la spiegazione è un po' più tecnica e con risvolti
contro intuitivi. Perché non si applicano le sanzioni? La risposta è: perché
gli illeciti sono troppi per il tipo di sanzione previsto. Come sanno gli
esperti, sanzioni "pesanti" come le penali o quelle tipo l'espulsione
che comunque incidono sulla libertà personale possono essere applicate
sistematicamente solo se gli illeciti sono relativamente pochi . Questo, in
estrema sintesi, anzitutto perché le sanzioni pesanti sono " costose":
ineludibili esigenze di garanzia impongono infatti procedure complesse. Se ad
esempio si vuole espellere un clandestino la cosa va sottoposta al vaglio di un
giudice con tutte le garanzie del caso, poi bisogna individuare il paese di
provenienza, organizzare il rimpatrio con il consenso delle autorità di quel
Paese... Tempi relativamente lunghi, difficoltà molteplici, costi di migliaia
di euro per ogni singolo caso. Impensabile colpire con una simile tecnica
centinaia di migliaia di immigrati senza permesso (in un contesto nel quale già
in generale la giustizia è in affanno e il potere politico continua a creare
nuovi reati). C'è poi il problema del consenso sociale. Di fatto non è
possibile colpire con sanzioni "pesanti" comportamenti diffusi e
accettati a livello sociale. Emblematico il caso delle badanti senza permesso
che assistono gli anziani. Non è pensabile processare i datori di lavoro.
Perché qualunque cosa dica la legge per la gente si tratta di persone "per
bene" che fanno fronte a una situazione difficile senza far del male a
nessuno. E allora? E allora bisognerebbe andare al di là del senso comune e
decidere di rispondere all'illegalità diffusa in materia di immigrazione
anzitutto con sanzioni formalmente più lievi ma proprio per questo
sistematicamente applicabili ad un gran numero di casi, riservando la sanzione
penale e l'espulsione solo alle ipotesi più gravi. Si pensi a come in materia
di circolazione stradale si riesce a fronteggiare con un altissimo numero di
"multe" la forte propensione dei conducenti a violare le norme. Non
si potrebbe fare lo stesso contro quei rapporti di lavoro che si associano
pressoché sempre all'immigrazione illegale? * Docente di Istituzioni di diritto
pubblico Università Cattolica di Milano, Fondazione Ismu © RIPRODUZIONE RISERVATA
SULLE DITA DI UNA MANO è reato dare impiego a un irregolare ma ci sono solo
sporadiche notizie di denunce, processi e condanne LO SCANDALO DEI RINNOVI La
pratica dovrebbe concludersi in 20 giorni ma la durata annua dei documenti ha
ingolfato le questure
( da "Stampa, La" del
28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
ALBENGA Gallinara,
grande risorsa turistica nobilitata da una singolare storia La Gallinara
costituisce la grande risorsa del turismo della Riviera di ponente. Un
patrimonio che va tutelato e valorizzato, ma che deve essere aperto alle visite
guidate di quei turisti che sino ad oggi lo hanno dovuto ammirare o dalla costa
o transitando in barca attorno al suo perimetro, col naso rivolto all'insù.
Dopo tanti anni persi nella burocrazia e nella indecisione amministrativa, pare che ora si stia
lavorando a un protocollo di intesa fra i proprietari (una società privata) e
gli enti pubblici, in primis il Comune di Albenga, per aprire una parte
dell'isolotto alle visite guidate, in modo da farne una attrazione, con
vantaggio della ricettività alberghiera che potrebbe essere così avvantaggiata in
un momento di crisi come l'attuale. In attesa che la Gallinara da isola
che non c'è, diventi l'isola che c'è, vogliamo ricordare alcuni tratti della
sua storia millenaria fornendo una descrizione delle sue dimensioni. E'
chiamata Gallinara. Qualcuno, soprattutto gli studiosi puristi, vorrebbe
ritornare al suo nome originario, Gallinaria. Ma, si sa, l'uso prevale sulle
regole ortografiche e le modifica. L'isola si chiama quindi, oggi, Gallinara.
Nella tavola Peutingeriana, e siamo nel XIII secolo, viene ricordata come
Galliata, mentre fra il '700 e l'800 ci fu un momento in cui si indicava solo
come «Isola di Albenga».Già solo le vicissitudini del nome stanno a significare
quanto ricca ne sia la storia e quanto importante la presenza fisica di questa
isoletta attorno alla quale e sulla quale transitarono e vissero navigatori
greci e romani, santi eremiti (come San Martino di Tours) alla ricerca di una
«vita separata dal mondo», padri benedettini, abati commandatari, ricchi
banchieri, facoltosi industriali, speculatori edili, pescatori locali. E' un
piccolo grande capolavoro che è miracolosamente scampato al devastante dilagare
del cemento e che sta per essere aperto (faticosamente) alla corretta e
rispettosa fruizione dei turisti. Ma prendiamo le misure della Gallinara. La
sua distanza dalla costa è di
( da "Corriere delle Alpi"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Legge sul turismo:
Reolon va a Venezia «Chiederemo il trasferimento organico delle competenze e
delle risorse» CORTINA. «Sul turismo siamo arrivati al punto limite. Con la legge
e le risorse attuali tutto quello che la Provincia di Belluno e i Consorzi di
privati potevano fare lo hanno già fatto. Oltre non si andrà, semplicemente
perchè non è possibile andare senza un cambio radicale di rotta». Sergio
Reolon, presidente della Provincia di Belluno, è seriamente preoccupato per un
settore che, nonostante le potenzialità (che sono certamente enormi), purtroppo
stenta ancora a decollare. «Se la gestione del settore turistico rimane
frammentata così com'è oggi, Belluno e le Dolomiti non hanno futuro. Questo
bisogna che tutti quanti noi ce lo stampiamo bene in mente. Abbiamo bisogno di
un punto di governo vicino ai territori e di rafforzare la relazione tra la
parte pubblica e quella privata. Dobbiamo anche poter lavorare a stretto contatto
con i Consorzi in un'ottica di sviluppo comune e armonioso del prodotto
turistico». Reolon a questo punto auspica un immediato e radicale cambiamento
di rotta da parte della Regione Veneto. «Domani mattina (oggi per chi legge)
presentiamo a Venezia la nostra proposta alla commissione del consiglio
regionale incaricata delle audizioni per la nuova legge sul turismo. Chiediamo
il trasferimento unitario e organico delle competenze e delle risorse. E'
l'unica via per rafforzare la presenza delle strutture associate di promozione
turistica, cioè dei Consorzi». Questo perché «il prodotto turistico delle
Dolomiti è vecchio», dice a chiare lettere Reolon, «e dunque deve essere
attualizzato e rinnovato. Perché ciò succeda il pubblico e il privato devono poter
dialogare sistematicamente e in una nuova cornice. Fra l'altro i Consorzi
privati vanno sottratti alle lungaggini burocratiche della Regione e ai tempi
non sostenibili con cui Venezia eroga i contributi. Tempi e modalità dei
contributi vanno discussi direttamente con i Consorzi e devono essere adeguati
alle esigenze del mercato e non a quelle di una burocrazia lontana centinaia di
chilometri». Se non ci sarà la possibilità di costruire un proprio sistema,
afferma il presidente Reolon, «questa Provincia non conoscerà mai alcuno
sviluppo turistico. Proponiamo per questo al Consiglio regionale di
organizzarci in ambito turistico partendo dal nostro territorio per poterci
mettere in relazione, non solo in concorrenza, con le altre realtà
dolomitiche».
( da "Repubblica, La"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 - Economia
Il governo La locomotiva Giorgio Squinzi, presidente Federchimica: chi fa
impresa deve credere di più in se stesso "Nel 2009 ripresa lentissima ma è
ora di tornare a investire" Lo Stato deve incentivare la vocazione
internazionale e far scendere il costo-energia Il mondo ripartirà davvero
quando gli Stati Uniti ritorneranno a consumare ETTORE LIVINI MILANO - «Il
cammino per uscire dalla crisi sarà lungo. Però il peggio è già alle spalle. E
noi stiamo già sperimentando una timida ripresa della domanda». Se a dirlo è Giorgio
Squinzi, presidente di Federchimica e numero uno di un gruppo – la
Mapei – con 54 fabbriche in cinque continenti, c´è da credergli. Il suo settore è da sempre
uno degli indicatori più sensibili della congiuntura economica («soffriamo da
inizio 2008, ben prima del caso Lehman...») e un timido raggio di sole in un
mondo presente in tante filiere produttive – dai prodotti di largo consumo,
all´auto fino all´edilizia – vale doppio. Quali sono le ragioni per
essere ottimisti, dottor Squinzi? «Sono i numeri a confortarci. Prenda
l´etilene, una delle componenti base di tutta la nostra produzione. Tra
dicembre e gennaio ne
compravi una tonnellata con 500 euro. Ora ne servono 600, il 20% in più. In
parte perché le aziende, dopo aver svuotato i magazzini, stanno tornando a
riempirli. Ma lo fanno perché tutti hanno fiutato che il vento sta iniziando a
cambiare». Con le plastiche avete un termometro congiunturale molto vicino al
grande consumo. Ci sono segnali positivi? «Da febbraio il mercato si è
stabilizzato. Anzi, in qualche area è tornato positivo. Solo l´edilizia ha
qualche difficoltà in più. La mia previsione è questa: una ripresa lentissima
quest´anno, destinata a continuare senza troppo sprint nel 2010. Il mondo
ripartirà davvero quando gli americani torneranno a consumare. E non mi sembra
che quel momento sia dietro l´angolo. La chimica vivrà un anno tranquillo solo
nel 2011 se non nel 2012». La sua Mapei è presente in tutto il mondo. è vero
che l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte
sì. Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese
esportatore a produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie
agli investimenti infrastrutturali. La ripresa comunque è molto a macchia di
leopardo. Negli Usa – per gente come noi che opera nel mattone – non
va certo bene. In Italia siamo a -20% e la ripresa dipende molto da quando e come partirà
il piano casa. In Germania e Francia, dove la bolla edilizia si era gonfiata
meno, siamo a +8 e + 12%. La maglia nera va alla Spagna dove il segno negativo
è del 40%». Come si esce dalla crisi? «Questo è il momento di investire ed
internazionalizzarsi. Dobbiamo credere di più in noi stessi. Inutile difendere
il proprio orticello sotto l´ombrello protezionistico dello Stato. Bisogna
scommettere sull´innovazione (noi mettiamo 85 milioni l´anno, il 5% dei ricavi,
in ricerca) evitando di prendere rischi finanziari». E lo Stato cosa può fare?
«Deve incentivare l´internazionalizzazione. E sciogliere i lacciuoli che ci tolgono
competitività. Va semplificata la burocrazia. E deve lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo
l´elettricità il 30% in più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo
delle infrastrutture fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che
giochiamo sfida del futuro». Le imprese italiane negli ultimi mesi si
sono lamentati della difficoltà d´accesso al credito bancario. è ancora così?
«Non mi pare. Le nostre banche sono molto più solide di quelle di altri paesi.
A noi non hanno mai negato un euro. Può darsi che in qualche caso ci sia stato
un irrigidimento sui finanziamenti. Ma a me pare che si sia rarefatta molto
anche la domanda. è un errore. Questo è il momento in cui le imprenditori
devono credere in se stessi per uscire dalla crisi più forti di prima».
( da "Repubblica, La"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XIII - Roma
Gallo, artefice della scuola per giovani artigiani: "Un abito non costa
più di uno griffato" "Eppure il lavoro non manca servono passione e
precisione" Da Londra, capitale dell´eleganza, chiedono i nostri migliori
talenti La recessione si fa sentire: chi ordinava 5 vestiti in uno anno, ora si
ferma ad uno «I tempi sono maturi», ripete Luigi Gallo, 65 anni, mentre sistema
sul manichino la travel jacket di sua invenzione, leggerissima e che non si
stropiccia neanche se accartocciata. è sarto da sempre, fondatore nel ‘92 e
tuttora presidente della Camera europea dell´Alta sartoria che rappresenta 50
maestri italiani e stranieri. Per cosa i tempi sono maturi? «Per la rinascita
di tutto l´artigianato, dopo i fallimenti di certa industria e la fine del posto fisso. è la rivincita
del piccolo laboratorio, del lavoro di nicchia». Ma la sartoria romana non è in
crisi? «Solo perché non c´è ricambio generazionale. Ecco perché nel 2007 ho
aperto la scuola, finanziata da Loro Piana e Filati Drago. Ora ho chiesto
l´accredito alla Regione Lazio, per accedere ai finanziamenti europei e
continuare l´esperienza. Io fra 15 anni chiuderò e i nuovi talenti potranno
rilevare la mia come altre aziende. Non li faccio scappare dopo averli formati.
Il lavoro non manca a Roma». Un eccesso di ottimismo? «No. L´economia della
finanza doveva finire. Al contrario, il lavoro delle mani costruisce
un´economia che non muore. E chi ha un buon portafoglio di clienti non deve
aver paura. Un abito dal sarto non costa più di quello griffato e dura anche 15
anni. Certo, anche noi risentiamo della crisi. Chi si faceva cinque vestiti
l´anno ora ne ordina uno. Ma passerà e di lavoro ce ne sarà più di prima. Ma
chi lo fa?». I ragazzi della scuola potranno aprire un´attività? «Certo. E con
il riconoscimento della Regione anche prima che finiscano la scuola. Ma non è
semplice. La burocrazia è tantissima. Non come ai miei tempi, quando un adolescente che
veniva dal sud subentrava al maestro di bottega». Roma ha una gran tradizione,
non avete mai pensato a una "Via dei sarti"? «Una delle tante
promesse mai realizzate. Sarebbe bello, come la Savile Row di Londra. La
sartoria romana è internazionale: chi fa l´abito qui lo porta ovunque. A Londra
l´hanno capito e reclamano i nostri giovani. Mentre da noi i sostegni pubblici
scarseggiano e non abbiamo neanche un palazzetto per le sfilate di sartoria».
(va.co.)
( da "Repubblica, La"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VII - Bologna
La spesa low cost Il mercatino degli ambulanti registra cali del 30%. L´Anva:
ma saremo i primi a rialzare la testa Piazzola, annata da dimenticare più della
crisi la colpa è del maltempo Sarti: proponiamo un modello di autogestione su
base cooperativa, a Modena funziona SARA SCHEGGIA Un´annata da dimenticare,
anche in Piazzola. Ma non è tutta colpa della crisi: a complicare la vita degli
ambulanti, che denunciano cali del 30%, ci pensano il maltempo, la grande
distribuzione e i cavilli burocratici. «Siamo le Cenerentole di tutto il
sistema - dicono - al nuovo sindaco chiediamo più tutela, il cuore della città
deve ripartire». Nel mercato storico bolognese gli umori sono neri: la crisi la
sente soprattutto chi non rientra nel "primo prezzo", cioè quei
banchi dove un bel maglione può costare anche 60 euro, quasi come in negozio.
«Chiedono subito quanto costa e poi lo lasciano - racconta Cinzia Colli, in
Piazzola dal 1982 - noi abbiamo preso un mercato in più per incrementare, ma la
stagione è stata terribile: sempre pioggia». Molti confermano le percentuali
negative e l´urgenza di ricorrere al super lavoro: «Ora lavoriamo anche di
domenica, ma la crisi conta solo un 10% - replica un collega, Enzo Zerilli - il
resto lo fa la grande distribuzione e la concorrenza di negozi come Zara».
L´Anva, associazione di categoria di Confesercenti, registra i segni meno, ma è
più ottimista: «Gli ambulanti saranno i primi a rialzare la testa: la Piazzola
ha ancora il suo fascino, e un buon rapporto qualità prezzo». Oltre a dar
battaglia all´abusivismo e alle scorrettezze dei cinesi «che usano prodotti
tossici», agli ambulanti non mancano idee per il rilancio, come il ritorno a
quella fascia intermedia tra il prezzo stracciato e il super lusso, fino a poco
fa marchio di fabbrica dei mercati. «Al nuovo sindaco chiediamo maggiori tutele
- afferma Marco Sarti, presidente del Comitato Indipendente Ambulanti Organizzati
- la crisi c´è anche per noi: abbiamo già proposto un modello di autogestione
su base cooperativa, in altre città come Modena funziona. Ma le istituzioni
spesso non ascoltano i progetti, perse nella burocrazia». E proprio un cavillo burocratico avrebbe impedito di lavorare
a 55 operatori giornalieri, sabato 25 aprile: un´apertura straordinaria e
riservata, solo in teoria, ai periodici. «Quasi un ricatto, una presa di
posizione ridicola - denuncia Claudio Rubetti, rappresentante del cosiddetto
Turno C - Il Comune ha seguito alla lettera una circolare che per tacito
accordo non era mai stata applicata, e i nostri 8 posti in Piazzola sono
rimasti vuoti». Almeno finché qualcuno non ha colto l´occasione «per occuparlo
abusivamente».
( da "Repubblica, La"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XV - Bologna
Le dolorose pratiche della morte GRAZIA VERASANI Brigitte Giraud, nel suo breve
romanzo E adesso? (Guanda editore), racconta il dolore –
vissuto in prima persona – per la morte improvvisa del marito. Claude ha fatto
un incidente con la moto,
a pochi giorni dal trasloco in una nuova casa, con i giocattoli del figlio
ancora chiusi negli scatoloni. è un trauma al suo inizio, è il momento dei
certificati, della scelta di una bara, delle cerimonie e degli organi da
chiesa. Ci sono riti da rispettare, discorsi da scrivere, gente da informare,
amici pronti a dare una mano. C´è la burocrazia –
fredda, assurda – della morte. Il corpo che non ha più niente a che fare con la
persona, un corpo da vestire in tutta fretta, forse con la camicia sbagliata. Non c´è tempo per le lacrime, i
preparativi dell´addio sono tecnici, talmente tecnici da risultare grotteschi.
C´è un crepacuore da pietrificare, c´è la feroce "normalità" di un
evento contro cui non si combatte e non ci si rassegna. La bellezza del libro
sta proprio in questo: nella capacità della Giraud di usare le sole, scarne
parole plausibili. Di trattare la materia delle circostanze senza l´utilizzo
della maniera, e di sottoporci la realtà violenta dell´organizzazione pratica
della morte. è ancora presto per chiedersi cosa fare di se stessi, quando la
felicità si è appena annientata e, annichiliti, si prende coscienza che
l´amore, per quanto forte, non salva, non protegge, e non impedisce di
attraversare, di colpo, il cancello di un cimitero... SEGUE A PAGINA V
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore sezione:
FINANZA E MERCATI data: 2009-04-28 - pag: 43 autore: PARTERRE 000 Il socio di
Cattolica che conta ma non c'è L a Popolare di Vicenza è partner strategico
della veronese Cattolica assicurazioni. Per cementare l'alleanza ha versato 185
milioni in sede di aumento di capitale. E la compagnia ha restituito il favore
sottoscrivendo bond low tier 2 della banca per 80 milioni. Nell'ambito dei
rapporti di buon vicinato, la Popolare di Zonin si è anche aggiudicata il
diritto di nominare due consiglieri (tra cui il vice-presidente) e un sindaco.
Diritto scolpito nello statuto e di fatto inamovibile, perchè per negarglielo
occorrerebbe che 2.400 soci (il 10% dell'azionariato)si mobilitassero intal
senso e comunque dovrebbero essere d'accordo 17 consiglieri su 18. Missione
impossibile, dunque. Ma la novità emersa nell'assemblea della Cattolica di
domenica scorsa è che, con tali prerogative, la Popolare di Vicenza non risulta
nemmeno iscritta a libro soci per l'oltre 12% che possiede. Understatement? Può darsi, ma a stare allo statuto della compagnia, gli azionisti
con quote superiori al 2,5% dovrebbero eliminare l'eccesso nell'arco di nove
mesi, pena la cancellazione dal libro soci. Tanto vale evitare: tutta burocrazia in meno. (A.Ol.)
( da "Corriere della Sera"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Milano data: 28/04/2009 - pag: 3 I rom costruiscono case.
Il Comune non può abbatterle Oltre cento villette abusive. De
Corato: frenati dalla burocrazia. Penati: che fine hanno fatto i poteri al prefetto? I muratori
più bravi, dicono, sono quelli che stanno nel Parco Sud, zona sulla carta
vincolata a verde. Ma anche in tutti gli altri campi, regolari e non, di
cazzuola si lavora parecchio. Nomadi che a Milano si sono tirati su
casa, in qualche caso la villetta. «Sicuramente più di cento costruzioni
abusive», assicura il vicesindaco Riccardo De Corato, mappa delle favelas alla
mano. Nei dettagli. Sessanta sono le villette che i rom milanesi hanno
costruito in otto degli undici campi regolari della città e al Parco Sud. In
via Cusago e dintorni si parla di un miniquartiere di venti abitazioni. Tutte
abusive, ovviamente. La mappa racconta che la colata di cemento ha risparmiato
solo pochi insediamenti. Via Triboniano, dove il Comune ha imposto regole e
controlli più severi il patto di legalità e solidarietà, voluto e difeso dal
sindaco Moratti , e via Peppino Impastato, campo regolare abitato da nomadi
sinti, dietro Rogoredo. In tutti gli altri, sottolinea il vicesindaco De
Corato, «i nomadi si sono dati da fare eccome ». Quattro anni fa la prima
operazione di demolizione. In via Cusago, tanto per cambiare. Proteste,
tensione, qualche contuso. Da allora poco, pochissimo s'è mosso. Le (altre)
villette di via Cusago sono ancora tutte lì. La procedura è complessa,
lunghissima, si giustifica il vicesindaco. Bisogna prima entrare in possesso
dell'area e poi avviare l'iter per l'abbattimento. Nel mezzo ci sono i ricorsi
al Tar che gli occupanti puntualmente presentano. E poi c'è la questione della
denuncia penale. «Tutti gli abusi che abbiamo scovato grazie ai vigili sono
stati denunciati all'autorità giudiziaria. La risposta è sempre stata la
stessa: 'visto lo stato di necessità non è opportuno perseguire i
responsabili'». Tre nuove demolizioni sono comunque in arrivo. La prima sarà
proprio al Parco sud, le altre due ancora ignote. La requisitoria parte dal
cavalcavia Bacula, dallo sgombero della baraccopoli che viveva sotto i ponti
della circonvallazione a due passi da un centro ricreativo del Comune. I nomadi
sgomberati non sono più tornati, dopo che un'inferriata montata in fretta e
furia ha sbarrato l'accesso al parchetto. Se ne sono andati poco più in là. In
piazzale Lugano nell'ex Palazzo delle Poste. «Anche i privati e le aziende
devono mettere in sicurezza le aree abbandonate», tuona il vicesindaco. Il
discorso vale per le Poste, le Ferrovie, ma anche a per i «milanesissimi»
proprietari che sfruttano la fame di casa: «Il Comune è pronto a emanare
un'ordinanza per mettere in sicurezza il palazzo di Piazzale Lugano,
esattamente come abbiamo fatto per Santa Maria del Suffragio ». Cento case da
demolire? «Sono molte di più», rilancia il presidente della Provincia, Filippo
Penati: «Sono trent'anni che stanno lì indisturbate. A Rho qualcuna l'hanno
anche buttata giù, a Milano niente». Tempi lunghi e procedure complicate? «E
allora risponde Penati con una domanda i famosi poteri speciali assegnati al
prefetto proprio per l'emergenza nomadi a che cosa servono?». Sullo sfondo
rimane poi il tema dei fondi, quei dieci milioni di euro promessi da Roma per
sgomberi e sicurezza. Il Comune deve presentare i progetti, ma il fattore tempo
è decisivo. «Il piano sarà pronto entro maggio, con tutte le aree da mettere in
sicurezza, i campi da sistemare e quelli da sgomberare», dice De Corato.
Promessa finale con tono di minaccia: «Nel frattempo agli abusivi non daremo tregua
». Andrea Senesi
( da "Tempo, Il" del
28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa Rapporto
Ance-Confindustria Infrastrutture 17 opere annunciate ma mai realizzate
Giuseppe Grifeo La dotazione di infrastrutture stradali del Lazio è sotto la
media nazionale. Roma è terza in Italia per quelle economico-sociali, ma
precipita riguardo la rete stradale. Il primo rapporto di Ance Lazio-Urcel e
Confindustria Lazio non dà spazio all'immaginazione. Presentato ieri, traccia un quadro di criticità negli abnormi tempi di
realizzazione delle opere pubbliche, nella lentissima burocrazia, tutti elementi che fanno invecchiare un'infrastruttura prima
della sua realizzazione. Ance e Confindustria hanno così pensato a un
Osservatorio Regionale sulle Opere Pubbliche con il centro di ricerche Cresme,
che monitori l'iter per la concretizzazione dei progetti. Il rapporto
sarà semestrale, anche online sul sito dell'Ance. «Il governatore del Lazio ha
dovuto fronteggiare l'emergenza sanità – ha detto Maurizio Stirpe, presidente
Confindustria Lazio – Per questo da lui mi sarei aspettato una selezione delle
opere da fare, mentre si è continuato con i proclami. Si è perso tempo senza
chiarire ciò che è possibile compiere con le risorse disponibili». «Qualcosa
alla Regione si è fatto, ma si poteva fare di più», sottolinea Stefano
Petrucci, presidente Ance Lazio-Urcel. Secondo i dati dell'Istituto
Tagliacarne, la situazione infrastrutturale del Lazio sembra buona con 143,9
punti sulla media nazionale di 100. Roma è decisiva con 238,5 punti per le
infrastrutture economiche e sociali. I nodi al pettine arrivano analizzando la
sola rete stradale: il Lazio precipita a 93,7 punti; Latina è a 37,7; Roma a
( da "Trentino" del
28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Ecco la città Ecco
la città che vorrei nel futuro Penso a Trento, la nostra città di domani, ma un
domani vicino, che voglia investire in tecnologia per farci vivere meglio;
creare un piano di sviluppo che preveda l'uso delle energie rinnovabili, solare
termico e fotovoltaico in particolare, per tutte le strutture pubbliche; una
rivisitazione strutturale e radicale del sistema d'illuminazione pubblica, con
l'uso di tecnologia moderna a basso consumo, che permetterebbe un notevole
risparmio energetico ed economico negli anni a venire, dando una risposta alla
frequente domanda di sicurezza delle strade e delle vie. Mi piacerebbe vedere
una città che miri sempre e prioritariamente alla sicurezza dei propri
cittadini, di ogni razza e religione; sicurezza da non intendere come
repressione, bensì come prevenzione e integrazione, come sviluppo di idee di
provenienza diversa, ma nel reciproco rispetto; tema da sviluppare con incontri
tra le genti, con momenti di scambio di culture, nei luoghi frequentati dai
comuni cittadini, come parchi, piazze e vie. Vedo una città a misura d'uomo,
con un centro storico accogliente e aperto alle attività sociali e di
aggregazione, con lo sviluppo di un piano culturale che porti in piazza e nelle
sale di ritrovo, manifestazioni musicali, teatrali e informative, sia di
carattere generale, sia in ambito di sviluppo tecnologico, per il bene
collettivo. Vedo una città che abbia a cuore, sempre ed in ogni sua attività, i
giovani, che rappresentano il futuro, dando loro spazi adeguati per la musica,
lo sport e lo studio; spazi da loro auto gestiti, con la possibilità di
crescere responsabilmente, affinché capiscano che sono loro il futuro e che con
loro continuerà il cammino della città stessa. Vedo una città che consideri gli
anziani come una grande risorsa culturale, di esperienze vissute in grado di
far crescere tutta la collettività; una città che sappia ben valorizzare gli
anziani, strutturando un sistema di assistenze adeguate nei trasporti e nelle
comuni attività, magari rese difficili da situazioni di disagio fisico,
assistenze adeguate nell'accesso alla burocrazia, ancora troppo lenta. Vedo
una città che voglia crescere armonicamente, con adeguati spazi verdi per
tutti, con abitazioni che siano alla portata anche di chi non ha molte
disponibilità economiche, o vive in condizioni precarie; una città che abbia
voglia di cullare il sogno di ogni trentino e di ogni ospite della nostra
terra, il sogno di vivere in una città a misura d'uomo, in una città al
servizio del cittadino. Marco Ianes TRENTO Caro Ballardini si legga Pansa
Durante la commemorazione del 25 aprile, l'Avv. Ballardini ha affermato che in
Italia ci sono dei ministri fascisti. E' innegabile che al governo ci siano
esponenti che provengono da quell'area, area che attraverso una sofferta
metamorfosi oggi fa parte di quella grande coalizione di centro che si chiama
Pdl. Questi, almeno, la volontà di cambiare l'hanno dimostrata con i fatti.
Sono peraltro certo che all'Avv. Ballardini non sia sfuggito che a far parte
dell'ultimo governo Prodi siano stati chiamati dei personaggi che oggi si
definiscono ancora comunisti o rifondatori comunisti, come l'ex presidente
della camera Bertinotti. Poste le nefandezze perpetrate dal Partito comunista
all'interno dell'Unione Sovietica, mi domando se l'Avv. Ballardini non si sia
scandalizzato di fronte alla formazione di quel governo. L'obiettività
nell'esprimere giudizi e pensieri rende più credibili. Per quanto attiene alla
resistenza, questa non è espressione della sola sinistra. Le brigate partigiane
erano composte sì da comunisti, ma anche da una preponderante forza di centro
che assieme hanno aiutato le forze alleate di liberazione. E rimanendo in tema
di resistenza inviterei l'Avv. Ballardini, se non l'ha già fatto, a leggere i
libri di Giampaolo Pansa, intellettuale di sinistra, per capire fin dove si è
spinta "la resistenza comunista" all'interno del famigerato triangolo
della morte. Vittorio Andreaus Rilancio del Bondone quante parole sprecate
Quanta confusione nel rilancio turistico del monte Bondone! Sono nato e vivo a
Sopramonte e ho conosciuto i bei tempi del Bondone turistico, anche lavorandovi.
Da circa un ventennio, a vario titolo, - Asuc di Sopramonte, Azienda Forestale,
Circoscrizione del Bondone, Tavolo di Concertazione del Patto Territoriale,
Consiglio comunale - ho avuto modo di seguire l'andamento di un rilancio
turistico che appare a portata di mano, ma che nel suo completamento rischia di
allontanarsi. Frequentemente si deve assistere ad una varietà di soluzioni e di
proposte. Periodicamente qualcuno fa tornare d'attualità il collegamento a fune
con la città, gli operatori della montagna richiedono parcheggi, arredo urbano,
o viene riproposta una variante viabilistica per liberare Vason dal traffico,
ecc. Forse ai più è sfuggita la necessità di recuperare le ex caserme
austroungariche delle Viote che sono state tutte distrutte (tranne una o due)
dal peso della neve. Una serie di questioni che devono essere valutate, non c'è
dubbio, ma non nel momento in cui non si sa ancora se e come rimodernare gli
impianti di risalita - è fresca la notizia che conferma la mancanza di maggiori
contributi alla Trento funivie... - e soprattutto non si sa quale sarà il
futuro turistico nel periodo estivo. Non nel momento in cui non si è ancora
provveduto a realizzare l'intervento pubblico prioritario stabilito dal Patto:
il collegamento con l'acquedotto di Trento. Gli operatori si preoccupano di
parcheggi e di arredo urbano e va bene, ma forse non si rendono conto che se
dovesse esserci un periodo di siccità - ciò non dovrebbe succedere nell'anno in
corso viste le abbondanti precipitazioni - senza l'interconnessione con
l'acquedotto del fondovalle, i rubinetti e i centri benessere delle strutture
ricettive potrebbero rimanere a secco! Come a secco potrebbero rimanere i
rubinetti di tutti i residenti della Circoscrizione che a loro volta si trovano
con pochi parcheggi e senza arredo urbano... Si perde frequentemente di vista
la strategia del Patto Territoriale: quella strategia che delle bellezze
naturali della montagna ha fatto un punto di forza, quella strategia che
prevede una crescita omogenea dell'intera area inclusa nel perimetro del Patto.
Non ci si preoccupa di mettere davvero in sinergia i paesi e la montagna
proponendo un ambito turistico che coinvolga anche la fascia pedemontana. Non
ci si vuole accorgere che così procedendo si avrà uno sviluppo a più velocità
che metterà in evidenza delle sostanziali differenze nello stesso ambito. Un
unico suggerimento mi permetto di dare: il futuro del Bondone non sia imposto,
ma venga concertato affinché possa essere condiviso principalmente con le persone
che ci vivono, le quali dovrebbero sentirsi parte integrante e attiva di
un'azione che avrà successo solo rispettando i "Patti". Graziano
Agostini TRENTO Due sessantenni pazze per i Bastard Vogliamo testimoniare
quanto può far rimbecillire due sorelle quasi sessantenni il terzetto Bastard.
Domenica 19 alle sei del mattina incomincia la nostra giornata lavorativa
presso un noto locale dove hanno suonato e cantato i nostri baldi. Dopo 15 orre
di lavoro tosto, cosa si fa? Ci si posiziona davanti alla tivù e i nostri ci
fanno tornare come due giovanissime, tifiamo, mandiamo messaggi (mai fatto!),
esultiamo... Peccato per soli 16 voti ma non importa forza ragazzi... Che
emozione! Livia e Flavia Tutti gli errori della Juve eliminata dalla Lazio
Purtroppo per la Juventus è svanita contro la Lazio la possibilità di giocare
la finale di Coppa Italia a Roma. Caro Ranieri, ci saranno stati anche parecchi
assenti ma a mio modesto avviso lei ci ha messo anche del suo in questa
circostanza. Luigi Palman
( da "Stampa, La" del
28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
domande a Zenon Grocholewsky
ministro vaticano «La Polonia comunista non avrebbe osato tanto»
3[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO «È un'inaudita violazione dei
principi costituzionali e di tutte le convenzioni internazionali. Scegliere la
scuola per i propri figli è un diritto inalienabile dei genitori, non un indice
di ricchezza da equiparare fiscalmente ai beni di lusso». Il cardinale Zenon
Grocholewsky, prefetto della congregazione per l'educazione cattolica,
stigmatizza la circolare dell'Agenzia delle entrate come un «inammissibile
provvedimento senza precedenti in Europa». Il ministro vaticano dell'Istruzione
protesta perché «ovunque tranne in Italia e in Grecia è lo Stato a pagare la
scuola cattolica, sia nei paesi più liberali come Belgio e Olanda, sia nei paesi
ex comunisti come Polonia, Slovacchia e persino l'ortodossa Romania». Chi manda
i figli alle private è ricco e, potenzialmente, un evasore fiscale? «Mettere la
scelta scolastica e la libertà di educazione tra le spese per i beni superflui
è un'assurdità. Investire in conoscenza non è come spendere per il tempo libero
o per oggetti "status symbol". Del sistema pubblico d'istruzione le
scuole paritarie costituiscono una componente fondamentale e sottoporre la loro
funzione ai controlli del fisco è un'offesa per l'utilità sociale e formativa
degli istituti confessionali. Tanto più che è un obbligo fondamentale dei
genitori provvedere a istruire al meglio i figli». Così l'Italia viola la
libertà delle famiglie? «Qui vengono chiamati in causa i diritti fondamentali
dell'uomo. La scuola non è questione di lusso. Mia madre aveva frequentato
soltanto le scuole elementari, ma ripeteva sempre che preferiva mangiare pane e
acqua piuttosto che privarci dell'istruzione». Cosa preoccupa di più il
Vaticano? «Violare in questo modo i diritti allontana ancora di più l'Italia da
tutte le altre nazioni. Come si fa a negare il valore della formazione? Da
ragazzo nella mia Polonia i comunisti avevano chiuso tutto, io ho fatto appena
in tempo a entrare nel seminario minore prima che arrivasse la polizia. Eravamo
in 88 e anche lì la gente stimava la scuola che dà valori. Si tratta di
formazione ed è tanto più grave che la burocrazia se ne dimentichi in un paese cattolico come l'Italia. In gioco
ci sono il riconoscimento del diritto a una educazione liberamente scelta e il
ruolo della famiglia. Le scuole cattoliche hanno tutti i motivi di lamentarsi.
È inconcepibile che mandare un figlio in un istituto cattolico diventi indice
di ricchezza al pari del possesso di una barca di lusso e di auto costose,
dell'abitudine di fare vacanze in località esclusive o addirittura indicatore
di redditi nascosti non dichiarati».
( da "Stampa, La" del
28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
La storia Venerdì
sciopero Per la prima volta tutti i sindacati uniti CATENA DI MONTAGGIO INCUBO
DISOCCUPAZIONE Il maggio selvaggio degli operai francesi Dalle fabbriche alle
Università: dilaga la rabbia stile '68 DOMENICO QUIRICO Continental,
Caterpillar i distributori di luce e gas «Ci rifiutiamo di crepare» Atenei
divisi sulla riforma Intanto per 400 mila studenti saltano le sessioni di esame
CORRISPONDENTE DA PARIGI La storia non si ripete mai, d'accordo. E il maggio
'68 fu un'insurrezione del disagio giovanile in un mondo in forte espansione.
Tutto al contrario di oggi, dunque, dove economia e società sono popolate di
inquietudini e subbugli. Eppure, in perfetta coincidenza con il calendario,
questa settimana potrebbe a giudizio di molti segnare l'avvio di un «Maggio
2009», ancora più torrefatto e pericoloso. Venerdì prossimo, per la prima volta
dalla Liberazione, gli astiosissimi e rissaioli sindacati francesi sfileranno
insieme. Il G8 intersindacale messo insieme per affrontare l'emergenza e il
radicalizzarsi di una base sempre più fascinata dalle maniere forti e uggiata
dalla contrattazione, sembra pronto a un nuovo sciopero generale: questa volta
nel settore privato, dopo le efficaci spallate di gennaio e marzo. Il privato è
la maglia debole del sindacalismo francese, ma a estrarne la psicologia dalla
guaina di disimpegno provvede la crisi. Il sequestro dei dirigenti e l'assalto
alle prefetture sono una tentazione che fa scuola. E potrebbe legarsi alle
università. Una ventina ormai sono in cronico stato di rivolta. Combustione
comune, che sarebbe politicamente e socialmente letale. Uno che teme un Maggio
in versione soreliana è l'ex primo ministro Dominique de Villepin che parla, addirittura,
di «rischio rivoluzionario». Sognando probabilmente di esserne il Napoleone
regolatore. Impegnato a ritagliarsi un mestiere di uomo di riserva a destra,
Villepin ha i suoi motivi per calcare la mano sulla crisi che percuote la
fragile Shangri-la del detestato rivale. Ma il fatto che nessuno lo abbia
smoccolato significa che qualche ragione di temere in fondo esiste. Chi lavora
alacremente a creare le condizioni «rivoluzionarie» è, certo, Xavier Mathieu,
il leader Cgt della Continental di Clairoix, l'azienda di pneumatici destinata
dai padroni tedeschi alla chiusura e diventata la bandiera del sindacalismo
infocato e contumelioso: sono stati loro i primi a dare la caccia al manager.
Essere «un Continental» nell'Oise è diventato una medaglia al valore. Mathieu,
un oscuro sindacalista della Cgt con un passato tra i duri di «Lutte ouvrière»
è approdato alla celebrità in tre minuti. Quando al telegiornale di France
( da "Giornale.it, Il"
del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 101 del
2009-04-28 pagina 0 Sulle tracce degli Hippy dalla Turchia all'Iran di Massimo
Malpica Prosegue il viaggio dell'inviato del Giornale sulle tracce dei
pellegrinaggi della beat generation. Dalla Turchia all'Iran, da quello che
potrebbe diventare il lembo estremo dell'Unione Europea alla più islamica delle
repubbliche dal nostro inviato Maku (Iran) Non tutti i confini sono uguali. E
quello che potrebbe diventare il confine tra Unione Europea e Iran è meno
uguale degli altri. Dogubayazit, Turchia nord-orientale. Un paese di 36mila
abitanti a
( da "Stampa, La" del
29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
La parola ai lettori
Il giusto rimborso delle Ferrovie Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA
REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail:
imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184
500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici.
I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno
pubblicati.In merito all'articolo «Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi
il biglietto del treno», pubblicato il 25 aprile, vorremmo precisare che la
signora e la figlia sono ritornate a Scoppito in treno viaggiando
gratuitamente. Ciò è consentito a tutti i cittadini italiani e stranieri
coinvolti nel terremoto. Il biglietto, anche di andata e ritorno, verso
qualunque località sul territorio nazionale viene rilasciato a chi è
domiciliato nei Comuni colpiti. Per averlo si debbono esibire apposite
credenziali, un certificato rilasciato dalla Protezione civile o, in
alternativa, dal Comune dal quale si vuole partire. La richiesta della
documentazione serve ad evitare abusi. La credenziale presentata dalla signora
non era stata compilata correttamente e l'addetto, come previsto, ha dovuto
fare le opportune verifiche prima di rilasciare i ticket gratuiti. Ciò ha
irritato la signora che ha deciso di acquistare i biglietti che, dopo gli
accertamenti, le sono stati rimborsati. UFFICIO STAMPA LIGURIA FERROVIE DELLO
STATO, GENOVA Risponde Giulio Gavino: «Il rispetto delle regole è alla base
della democrazia, e deve essere tutelato. Ma delude, ancora una volta, una pachidermica burocrazia che pecca in fatto di umanità».Campetto da volley con cordolo a
rischio Spiace constatare come le opere pubbliche vengano sempre eseguite con
poca attenzione e questa ne è l'ennesima conferma. Immagino che il campetto da
volley all'interno dei Giardini delle ex Carmelitane, presso la stazione nuova,
sia stato progettato e poi realizzato da persone che mai hanno avuto il piacere
di giocare o di veder giocare una partita di pallavolo. Se no, come si spiega
che lo stesso, pavimentato in erba sintetica anticaduta, sia poi stato
delimitato da un cordolo di pietra, si dì pietra, non mi sì chieda che tipo di
pietra (questo lo sanno gli «esperti» che hanno realizzato il campetto), ma
toccando con mano ho potuto accertarmi della durezza della stessa. È mai
possibile che in un campo da gioco, dove per prendere la palla ci si «tuffa»,
ma si può anche semplicemente inciampare grazie alla delimitazione del campo
alta qualche centimetro, la bordatura sia di materiale «duro»? A quando le
prima fratture e conseguenti prime denunce al Comune, artefice e responsabile
della realizzazione dì un simile manufatto? Prego di voler subito, prima che
accada qualche grave incidente ai nostri ragazzi, provvedere alla messa in sicurezza
del suddetto campetto. CIVARDI PAOLA SANREMO Il commiato di Santini che lascia
il Consiglio Rimasto senza partito per l'incorporazione di Alleanza Nazionale
in Forza Italia, una scomparsa che, comunque, non può lasciare rimpianti,
condividendo la volontà rinnovatrice di Claudio Scajola, che ha voluto
rinnovare il Consiglio Comunale di Imperia con la candidatura di giovani
promettenti, ho rinunciato a presentarmi alle prossime elezioni comunali. Sono
certo che il mio esempio possa essere seguito anche in ambiti politici più
elevati, e invito i miei elettori a votare ora per l'avvocato Piera Poillucci,
nuovo alla politica, ma non alla società civile. Fiero dei miei ideali
giovanili, che sempre coltivo e sono ispirati alla tradizione celtico-romana,
nazionali e sociali, fuori dal Palazzo, ma vicino alla gente, rimango
attivamente a disposizione della Comunità. Ringrazio l'ex partito di Forza
Italia, con il quale ho condiviso momenti politici fondamentali, per avere in
esso reincontrato o conosciuto tanti amici, e fra questi il ministro Claudio
Scajola, che abbraccio con affetto. BRUNO SANTINI IMPERIA
( da "Stampa, La" del
29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
5,5 il caso Nei
cantieri arriva la cassa integrazione -50% Riggio annuncia «tolleranza zero» La
nautica scoppia made in Italy a picco miliardi di euro il contributo al pil
FABIO POZZO Gli industriali: ordini in calo del 35 per cento la flessione in
Francia Ritardi e disservizi, Enac convoca Alitalia La nautica, nonostante non
sia una «bolla», scoppia. La crisi dei mercati picchia duro sulle vendite di
beni di lusso (-10% a livello globale, quest'anno, stima Bain & Co, che si
aspetta una punta del -20% nei primi due trimestri) e frena anche quelle delle
barche. Secondo Le Monde, il mercato dell'industria dello yacht è crollato del
60-70% negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito. Del 50% in Francia, dove il
costruttore Couach (340 addetti) è dal primo aprile scorso in amministrazione
controllata, Rodriguez Group ha chiesto la procédure de sauvegarde (atto di
pre-insolvibilità ispirato al chapter 11 del diritto fallimentare Usa), già
applicata per Poncin Yachts, che ora vuole prolungarla, oltre che rinegoziare
un debito di 22 milioni di euro. E dove Bénéteau, il cantiere numero uno della
vela mondiale, si appresta a tagliare di almeno 600 unità la sua pianta
organica. Le cose non vanno meglio negli Stati Uniti, dove sono in affanno
colossi come Brunswick e Genmar, e in Germania, dove all'ultimo Salone nautico
di Düsseldorf c'è stato un calo dell'11% nei visitatori. Nel Regno Unito il
marchio inglese Fairline ha tagliato la produzione del 35% e licenziato 400
dipendenti, Princess ha adottato la settimana di quattro giorni lavorativi,
Sealine ha lasciato a casa 290 addetti su 630 e ridotto l'attività del 50%,
Sunseeker ha ridimensionato la produzione dei superyacht. E in Italia, dove nel
2007 il settore ha contribuito al pil per 5,5 miliardi? Il presidente
dell'Ucina, l'associazione degli industriali nautici, Anton Francesco Albertoni
vede un'ulteriore flessione degli ordini, dopo il -21% degli ultimi cinque
mesi: «Il periodo più brutto è questo: temo ci assesteremo su un calo del 30-35%».
Anche colossi come Azimut-Benetti e Ferretti (che ha rinegoziato con le banche
un debito di 1,1 miliardi), per far fronte al rallentamento della produzione
stanno ricorrendo alla cassa integrazione. La sofferenza dei grandi cantieri si
ripercuote naturalmente anche sui fornitori: Opacmare, tra le principali
aziende di accessori nautici, è ricorsa alla «cassa» per un centinaio di
dipendenti. La crisi si sente anche nei superyacht, fiore all'occhiello del
made in Italy, comparto che sembrava immune dalla recessione: russi, americani,
arabi non staccano più assegni da milioni di dollari con tanta facilità.
L'impressione generale è che anche la nautica sia un settore destinato a un
ritorno alle origini: sempre più nicchia di appassionati anziché di spendaccioni
poco marini che si erano moltiplicati negli anni d'oro. Nel frattempo, però, le
aziende devono sopravvivere. L'Ucina, l'associazione degli industriali nautici,
che ha chiamato a riunione gli stati generali il 16 maggio a Venezia per il
Satec, cerca di reggere il mare. Nonostante le onde, qualcuna anche polemica.
C'è chi le contesta ad esempio di non aver chiesto al governo aiuti di settore.
«Sarebbe stata una battaglia persa, essendo la nostra un produzione di beni per
il tempo libero. Inoltre, la rottamazione dei motori, piuttosto che delle
barche non avrebbe contribuito a rimettere in moto il mercato» spiega
Albertoni, che dà il via libera invece agli ammortizzatori sociali previsti da
Roma. «Le aziende non devono vergognarsi ad applicare questi strumenti».
Nessuna altra ricetta? «Al governo abbiamo chiesto di dare corso a quei
provvedimenti che da tempo chiediamo: la conversione alla nautica di aree
portuali commerciali non utilizzate, la semplificazione
della burocrazia per la
costruzioni di nuovi porticcioli; la riduzione dei canoni demaniali dei marina,
tornando a quelli ante-2006; la revisione delle regole sulle riserve marine e
la loro apertura "intelligente" al diporto» spiega il presidente. E
poi c'è la questione del leasing. «Si è aperto un contenzioso tra
Agenzia delle Entrate e società finanziarie su alcune presunte irregolarità nei
contratti 2003/04: ciò ha frenato le stipule e riaperto la corsa al leasing
francese, che eravamo riusciti a fermare. Portando con il leasing italiano alle
casse dell'Erario tra il 2002 e il 2005 oltre 630 milioni di euro». Albertoni
ha sottoposto il problema al ministro del Tesoro Giulio Tremonti e propone una
revisione delle regole condivisa con l'Agenzia delle Entrate (contenzioso a
parte). Sul tavolo di Ucina c'è anche l'accordo siglato con Confidi, per
allentare la stretta del credito, e l'intesa con il ministero dello Sviluppo
Economico e l'Ice per promuovere all'estero lo yacht made in Italy. Più una
scommessa: «Anziché aiuti di Stato servono finanziamenti per la ricerca e la
formazione del personale. Per prepararsi alla ripresa. Che verrà».L'Enac ha
convocato per martedì 5 maggio Alitalia «in merito ai recenti disservizi della
compagnia aerea». Nel corso dell'incontro con i rappresentanti della compagnia,
riferisce l'ente, «verranno verificate le cause dei disservizi e le eventuali
azioni correttive da intraprendere». Nei giorni scorsi il sottosegretario ai
Trasporti, Roberto Castelli, e il presidente della Regione Sicilia, Raffaele
Lombardo, hanno denunciato disservizi, rispettivamente, sulla tratta
Roma-Milano e sui collegamenti con l'isola. Lombardo viaggiava su un volo
Airone Roma-Catania, atterrato con tre ore di ritardo: sullo stesso aereo,
c'era anche il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, che ha
annunciato il ricorso alle vie legali. «Ho dato mandato - afferma Tanasi -
all'avvocato del nostro ufficio legale di citare in giudizio la compagnia aerea
per i danni anche da paura apportati ai passeggeri del volo». Il presidente
dell'Enac, Vito Riggio, preoccupato per i ripetuti episodi di disservizi e
ritardi (che hanno riguardato anche altre compagnie aeree) ha annunciando
«tolleranza zero», soprattutto in vista dell'imminente periodo estivo.
( da "Corriere delle Alpi"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Scende in campo
Lucia E' il vice presidente della Blues&soul e predica un mix tra novità ed
esperienza SAN VITO. "Novità nella continuità". Questo il motto della
nuova candidatura a sindaco dell'attuale primo cittadino Gianpietro De Vido. La
novità è incarnata dai volti nuovi, alcuni dei quali giovani sanvitesi, che si
affacciano per la prima volta al mondo politico; la continuità dallo stesso De
Vido, che vuole portare avanti un progetto di rilancio del paese, e da alcuni
degli attuali consiglieri che hanno deciso di rinnovare la propria sfida
personale alle urne. Alberto Lucia, rappresenta la novità. Giovane, intraprendente,
è l'attuale vice presidente dell'associazione culturale "San Vito
Blues&soul". Lucia è anche uno dei più giovani e stimati consiglieri
della Polisportiva Caprioli, un ragazzo attivo da sempre nel volontariato e
nell'associazionismo paesano. «Sono convinto che la macchina amministrativa
abbia bisogno di un ricambio generazionale», dichiara Lucia, «ma non si può
avere la presunzione di voler prescindere completamente dal passato. Io ho
deciso di affidarmi all'esperienza di De Vido e degli altri membri che hanno
già vissuto un mandato amministrativo, per portare al paese un contributo
positivo. Avere delle buone idee, ma non essere in grado di realizzarle per i mille inghippi che la burocrazia amministrativa ti impone e dei quali non si è a conoscenza, è una
semplice perdita per il paese e non certo un valore. Io», continua Lucia, «da
anni frequento il municipio e mi documento sugli atti che la giunta delibera;
seguo i consigli comunale e so che posso contribuire in qualche maniera ad un
futuro migliore per il paese avendo alle spalle l'esperienza e la
pratica di De Vido, a mio avviso elementi indispensabile per far andare avanti
la macchina amministrativa. Da giovane», conclude Lucia, «ritengo che puntare
sui giovani che non hanno un minimo di esperienza sia una battaglia persa in
partenza, in quanto proprio perché frequentando il Comune ho visto quanto sia
complesso il lavoro dell'amministratore, so che non si può credere di avere la
verità in tasca. Se passasse un concetto del genere, a rimetterci sarebbe il
paese che non avrebbe nessuna possibilità di progredire. Io vengo dal
volontariato e ora mi è sembrato doveroso dare il mio personale contributo
anche alla politica portando le mie idee, le opinioni dei miei coetanei, e
cercando di migliorare il nostro amato territorio. Ci vuole la freschezza dei
nuovi volti che sanno collaborare con i veterani della politica: solo così si
potranno raggiungere dei risultati che andranno a vantaggio di tutti i
sanvitesi. Noi abbiamo intenzione di puntare sul turismo», conclude Lucia,
«sulla realizzazione della casa di riposo, sulla viabilità e sullo sfruttamento
delle energie alternative. Il nostro è un programma impegnativo, ma fattibile;
non è una favola. Sarà certamente realizzabile e io sono fiero di aver
contribuito a stilarlo e lo sarò ancora di più se mi verrà data anche la
possibilità di realizzarlo». (a.s.)
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest sezione:
ISTITUZIONI data: 2009-04-29 - pag: 21 autore: INTERVISTA Alessandro Cherio
Presidente Collegio costruttori Torino «Al settore servono incentivi fiscali»
«Il mercato immobiliare privato è ripartito e per questo guardo al futuro con
meno timore rispetto a inizio anno». Alessandro Cherio, 50 anni, presidente del
Collegio costruttori di Torino, pensa positivo e, in un momento di difficoltà
per l'edilizia piemontese su cui pesa il calo degli appalti pubblici, riparte
dall'edilizia privata. «Dopo il blocco totale che abbiamo riscontrato tra lo
scorso ottobre e febbraio, da marzo il mercato è di nuovo vivace, è ripreso
l'interesse, sono ripartiti gli ordini. Servono però altre misure più incisive».
Del tipo? L'intervento fondamentale è quello sulla fiscalità, in termini di
agevolazione immediata, tangibile per i clienti, ovvero per le famiglie. E mi
riferisco alla possibilità di avere la tassazione separata sugli affitti, un
aspetto di cui si parla da tempo, ma anche alla possibilità di recuperare il
50% dell'Iva per la denuncia dei redditi nei successivi tre anni. Una politica
di defiscalizzazione forte è l'unico modo per ottenere risultati e sarebbe
anche un modo per diminuire il lavoro nero, visto che per ottenere agevolazioni
fiscali bisogna presentare la documentazione dei lavori. Qual è lo stato di
salute delle imprese torinesi? Ci sono situazioni difficili, usando un paragone
medico potremmo dire che alcune imprese hanno un quadro clinico complesso, da
monitorare continuamente ma non gravissimo. L'accesso al credito bancario resta
un problema per molti associati: c'è più ponderazione da parte degli istituti
bancari nel concedere fondi, e non potrebbe essere altrimenti. Ma utilizzare
soltanto Basilea 2 come metodologia di valutazione è un po' penalizzante per le
nostre imprese, che storicamente sono di dimensione medio-piccola e non
fortemente patrimonializzate. La ripresa del mercato è dovuta a una diminuzione
dei prezzi? I prezzi non sono diminuiti. è crollata la valutazione degli
immobili usati, ma non per la crisi economica bensì perché era stata
sovrastimata dagli agenti immobiliari. In che modo potrà contribuire il Piano
casa? Sicuramente prendendo spunto dalla tragedia dell'Abruzzo per puntare
sulla sicurezza, regolamentando il recupero funzionale degli edifici. A questo
si dovranno aggiungere appunto gli incentivi fiscali e tempi certi, per dare
risalto immediato alle opportunità che si creano per i cittadini. Ci saranno
poi gli effetti del decreto legge sulla semplificazione. è un altro aspetto
fondamentale, sarà un'importante risposta alla crisi. Il mio slogan è: meno burocrazia più controlli. Le imprese sane non hanno paura dei controlli,
perché sanno di operare nel rispetto delle regole, e per questo devono
esseremesse in condizione di lavorare. In questo modo si eliminano i vincoli
della burocrazia: non è
possibile che passino 12 mesi tra la richiesta del permesso di costruire e il
via libera del comune interessato. L'attesa riguarda soprattutto il Ddl
regionale che dovrà recepire gli indirizzi dell'accordo Stato Regioni. Auspico
una norma positiva che apra prospettive. La mia paura è che la Regione Piemonte
adotti un'interpretazione restrittiva che non generi le opportunità economiche
per il settore che potranno derivare dal Piano casa nazionale. Il quale, da
solo, non sarà sufficiente per la rinascita del settore. Più che dalle grandi
opere o dal piano di housing sociale, ugualmente importanti e il cui avvio è
necessario,l'ossigeno vero per le nostre imprese verrà dal finanziamento delle
opere pubbliche immediatamente cantierabili, di piccole dimensioni: sono quelle
davvero strategiche. F.Bon. M.C.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA SEMPLIFICAZIONE
«Meno burocrazia e più controlli: è questo il mio slogan
in risposta alla crisi» Ottimista. Alessandro Cherio, Presidente del Collegio
torinese
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione:
INTERVISTA data: 2009-04-29 - pag: 5 autore: Attilio Martorano. Il presidente
di Confindustria Basilicata descrive il cambio culturale della sua categoria
indotto dalla crisi e chiede alla Regione impegni precisi «L'impresa-parassita
non esiste più» di Luigia Ierace P er mesi ha chiesto «una nuova stagione »
contrassegnata da «decisioni rapide, coraggiose e in più direzioni » per far
fronte a una crisi senza precedenti. Appelli continui, sempre più incalzanti
alla Regione. Poi la delusione, la denuncia, la rabbia
degli imprenditori: «Basta coi tempi lunghi di politica e burocrazia », hanno detto stringendosi
intorno al loro leader, Attilio Martorano, presidente della nuova Confindustria
Basilicata (frutto della fusione delle territoriali di Potenza e Matera.
Insieme le hanno presentate al governatore, Vito De Filippo. Li hanno
definiti imprenditori sul piede di guerra, pronti a scendere in piazza. Un
cambio anche culturale nel mondo di Confindustria? Gli industriali sono spesso
visti malevolmente come mondo che non sa fare altro che stare col cappello in
mano. è un modello che la politica ha sempre gradito. Ma quello che dicono e
fanno oggi gli imprenditori dimostra che quel modello, se pure è esistito, non
c'è più. Questo ha sorpreso, ma l'immagine di deboli attaccati alle mammelle
della politica è rigettata dagli imprenditori. Cosa avete chiesto a De Filippo?
Gli imprenditori e Confindustria in testa non affidano alle politiche regionali
alcun potere salvifico. Le uniche vere imprese sono quelle che combattono e
vogliono rimanere sul mercato con le proprie forze. Ma ciò non vuol dire che la
Re-gione non debba fare tutto il possibile per metterle in condizioni di
competere in un contesto sempre più dinamico ed esigente, con tempi e vivacità
che la Pa mostra di non avere. C'è chi, invece, ha visto nelle scelte di
Confindustria la volontà di scendere in politica... I tentativi di
delegittimare Confindustria si sprecano. Segno della debolezza della politica e
della forza delle imprese. Siamo soggetto politico in quanto rappresentiamo
interessi diffusi. Ma la politica partitica non ci interessa, le diciamo solo
che la strada è quella della concretezza, del buon senso e del fare. Che
intende per forza delle imprese? Viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle
l'ansia e la preoccupazione del fare impresa e non siamo più disposti a
tollerare comportamenti non coerenti. Confindustria non è parte né controparte,
ma un interlocutore attivo che non intende delegare il suo ruolo. Qual è linea
di Confindustria? Quella del rigore. In un clima così difficile, ciascuno è
chiamato a responsabilità maggiori nelle scelte. Spesso impopolari, rischiose
che non possono essere rinviate per il bene dell'impresa, di chi vi lavora
della collettività. Ma lo stesso nostro rigore (se sbagliamo, paghiamo, cosa
che non sempre avviene nel pubblico), lo pretendiamo da chi esercita una
responsabilità pubblica. Nei fatti che cosa significa? Per esempio, un fondo di
garanzia che non funziona per noi è come se non esistesse. Quando la Regione ci
risponde «stiamo facendo» o «faremo», questa per noi non è la linea del rigore
che è invece dire «siamo d'accordoa fare questo» o «non siamo d'accordo». Se si
rimane in un contesto indistinto in cui vale tutto e il contrario di tutto, non
si fa del bene né all'impresa né alla Basilicata e questo non può essere più
tollerato. Insomma,dopo l'incontro con De Filippo è ancora molto insoddisfatto?
La Regione ha preso impegni precisi, almeno nei tempi: per la pubblicazione dei
bandi, per la riforma dei Consorzi industriali. Si era impegnata anche ad
approvare il Piear ( Piano energetico) e lo ha fatto proprio la scorsa
settimana. Certo la tempistica non è tutto, bisogna guardare le misure nel
merito. Ma ora c'è una scaletta di impegni verificabile. Le istanze degli
imprenditori a De Filippo si riassumono in cinque punti: competitività,
ricerca, consorzi industriali, piano energetico e bonifica dei siti inquinati.
Ce li descriva. Per la competitività, i bandi ancora non ci sono. Le politiche
energetiche sono adottate in tutta Europa e reggono le nuove linee di sviluppo;
il Piear favorirà la crescita di chi vuol impegnarsi nel settore. Per i
Consorzi industriali, temo che sulla riforma non si voglia aprire un confronto
e prendere impegni e spero che dopo tanta attesa non sia una riforma di
cartone: faremo sentire con forza la nostra voce per eliminare i costi impropri
con un modello di governance più coerente col mondo imprenditoriale. Sulle
bonifiche, abbiamo chiesto di non far gravare sulle imprese oneri di cui non
hanno responsabilità. Quanto alla ricerca, manca il confronto con mondo
produttivo ed enti preposti. Il Campus manufacturing del-la Fiat, ad esempio,
potrebbe essere un valore aggiunto anche per le imprese. Ma contate ancora
sulla Fiat? Non possiamo sapere cosa succederà nei prossimi anni a Fiat e a
Melfi. A noi la responsabilità di dimostrare che Melfi è un sito produttivo
altamente qualificato, competitivo e affidabile. Poi c'è la pagina dolorosa del
mobile imbottito. Ho l'impressione che le aziende siano tutte fortemente
impegnate per preservare la presenza sul mercato e ciò impone scelte sempre più
drastiche. Un imprenditore ci mette tutte le energie. Certo, per salvare
l'impresa a volte si colpiscono i più deboli, i lavoratori. La sicurezza di
questa regione è un valore aggiunto per le aziende. Pensa a un modo per
preservarla? Non ci sono segnali di fenomeni estorsivi e malavitosi ai danni
delle imprese, che sanno ben preservarsi. Il controllo sociale è elevato. Non
servono ora misure come quelle contro il pizzo in Sicilia o Calabria.
Naturalmente il livello di attenzione è altissimo. Che cosa ha detto agli
imprenditori dopo l'incontroin Regione? Ho detto che non abbasseremo la
guardia, continueremo a fare quello che stiamo facendo. La politica quando
vuole sa fare bene e rapidamente, quando non è di-stratta da altre questioni.
Vogliamo lavorare e far lavorare. Incontrerà anche il Governo? Può essere. Per
ora continuiamo a raccogliere le istanze sul territorio. © RIPRODUZIONE
RISERVATA
( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sud sezione: BASILICATA
data: 2009-04-29 - pag: 17 autore: Il Tribunale del riesame deve scegliere un
altro commissario Il cantiere Total non riparte Tempi ancora lunghi per la
ripresa dei lavori della Total a Tempa Rossa nella concessione «Gorgoglione»
del giacimento petrolifero della Valle del Sauro. Lo sblocco deciso dal
Tribunale del riesame di Potenza dopo lo stop dovuto all'inchiesta della
Procura su presunte tangenti versate dalla compagnia a politici locali non ha
ancora avuto effetti: il Caps (Consiglio degli avvocati e procuratori dello
Stato) ha ritenuto non autorizzabile l'incarico di commissario giudiziario
affidato tre settimane fa dal Tribunale all'avvocato dello Stato, Amedeo
Speranza, per gestire le attività relative al giacimento durante le indagini. Il
Caps, che si è riunito mercoledì scorso, ha negato l'autorizzazione perché il
regolamento interno (Dpr 31/12/1993 n.584) impedisce agli avvocati dello Stato
di svolgere incarichi di natura gestoria o di amministrazione diretta. Il
Riesame, infatti, aveva dato al commissario pieni poteri connessi con la fase
dell'evidenza pubblica, la gestione delle gare, l'eventuale riesame di quelle
già poste in essere e la nomina di commissioni di gara, per garantire
trasparenza ai lavori per la realizzazione del Centro oli a Corleto Perticara.
«Ero deciso ad accettare – dice Speranza – per rispetto della funzione, ma
anche per senso di responsabilità. Intendevo dare una forte accelerata ai
lavori. Per trovare una soluzione sono andato anche a Roma a conferire coi
componenti del Consiglio, ma non è stato possibile affidarmi l'incarico che
sarebbe stato illegittimo». La sentenza del Tribunale del riesame di Potenza,
depositata l'8 aprile, ha revocato la sospensione di un anno della concessione
lucana «Gorgoglione » alla Total. Ora i giudici dovranno riunirsi di nuovo per
nominare un altro commissario giudiziario, scegliendo una diversa figura
istituzionale. La sospensione della concessione fu decisa dal gip Rocco Pavese,
su richiesta del pm Henry John Woodcock, il 16 febbraio, nell'ambito
dell'inchiesta sull'estrazione del greggio che nel dicembre 2008 portò
all'arresto dell'allora amministratore delegato di Total Italia Exploration
& Production, Lionel Levha, dell'imprenditore Francesco Ferrara, di alcuni
funzionari della compagnia e amministratori locali. La Total presentò ricorso
al Tribunale del riesame. Nonostante sia venuta meno la sospensione della
concessione per un anno, la ripresa dei lavori, alla luce del provvedimento
dell'organo di autogoverno degli avvocati e procuratori dello Stato si profila
ancora lontana. Un nuovo ritardo che costituisce l'ennesimo freno all'attività
dell'upstream in Italia, già messa a dura prova dai tempi
lunghi della burocrazia,
della macchina autorizzativa e della politica. Mentre si avanzano ipotesi sulla
possibilità che la Shell (già presente in Val d'Agri, in joint venture con Eni)
possa subentrare alla Total nel ruolo di operatore, visto anche il grande
interesse della compagnia all'attività estrattiva in Italia. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA In prima linea. Il pm di Potenza Henry-John Woodcock
ANSA
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cagliari e Provincia
Pagina
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
ECO-IMP (Toscana) data: 2009-04-29 - pag: 11 autore: Utility. Il gruppo
(distribuzione gas) stima 65 milioni nel 2009 Energetic raddoppia i ricavi PISA
Andrea Monti La congiuntura non frena Energetic, società toscana che
distribuisce metano in tutta l'Italia ad aziende, ospedali, università e
privati. Compartecipata dalla Cassa di Risparmio di San Miniato e dal gruppo
industriale chimico Solmar, la società di Ponsacco (Pi) ha obiettivi ambiziosi:
dai 9 milioni di fatturato del 2007 è passata ai 34 dello scorso anno, e per il
2009 si prevede una chiusura prossima ai 65 milioni. Nelle scorse settimane,
Energetic ha acquisito Powergas Servizi, impresa radicata nel mercato pugliese,
nell'ottica di rafforzare la presenza dell'azienda nel Meridione. «Siamo
comunque una piccola realtà dice l'ad Luca Masini. - Oggi anno in Italia si
spostano 90 miliardi di metri cubi di gas: noi ne trasportiamo appena 170-180
milioni». In Italia le imprese attive nel comparto del gas sono più di 300:
solo una quindicina, però, si occupano di shipping, cioè della compravendita e
dello spostamento del metano dalle frontiere ai centri urbani. «In questo siamo
specializzati- spiega Masini. - Acquistiamo il gas all'ingresso nel nostro
Paese e lo trasportiamo fino alle città, dove lo rivendiamo ad altre aziende ».
In Energetic lavorano 15 persone, per lo più provenienti dal settore pubblico.
«Abbiamo le competenze per gestire tutta la filiera del metano- afferma l'ad
pur agendo prevalentemente come shipper, facciamo anche consulenza e supporto
alle società di trading». Masini spiega così il successo
della sua azienda: «A premiarci è stata una catena decisionale molto corta, non
vincolata alla burocrazia
come quella delle aziende pubbliche. Trattando un prodotto "
all'ingrosso",basta aggiudicarsi una commessa importante per crescere
rapidamente ». Oggi Energetic è presente in oltre 270 comuni e 16 regioni. ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Tirreno, Il"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 1 - Pisa
Robot poco usato, spreco in sanità Il costoso Lokomat quasi
fermo per burocrazia e
carenza di tecnici Costa 250mila euro ed è a Neuroriabilitazione: lavora solo
tre ore e solo per i ricoverati PISA. La carenza cronica di personale
specializzato, ma anche alcune norme, stanno costringendo medici e pazienti a
lasciare inutilizzato un costoso macchinario, di proprietà dell'azienda
ospedaliera. Il caso, che lascia perplessi, è quello del robot Lokomat,
che si trova al dipartimento di Neuroriabilitazione di Cisanello: costato intorno
ai 250mila euro, da tre anni a questa parte è stato impiegato sì e no al 25 per
cento delle sue possibilità. A confermarlo è lo stesso direttore del
dipartimento, il professor Bruno Rossi: «Il Lokomat - asserisce - resta in
funzione più o meno tre ore al giorno, e nemmeno tutti i giorni, al pari di
altri robot del nostro dipartimento». Chi può e vuole tornare a camminare
correttamente, guarda al Lokomat come a una nuova terra promessa. Sfruttando un
principio di per sé semplice, il robot brevettato nel
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prima Pagina Pagina
2 Cagliari. Controlli sull'Asse mediano e in viale Diaz. Novità nelle Ztl Autovelox,
il Comune: si parte entro un mese Cagliari.. Controlli sull'Asse mediano e in
viale Diaz. Novità nelle Ztl --> Dovevano servire a far rallentare gli
automobilisti più indisciplinati. Ma a essere frenati dalla
burocrazia sono stati i
cinque autovelox fissi piazzati nelle strade cittadine.«A maggio», afferma
l'assessore al Traffico Maurizio Onorato, «cercheremo di sistemare tutto».
Inizialmente funzioneranno solo gli autovelox dell'Asse mediano e di viale
Diaz. Novità nelle ztl: nei varchi verranno piazzati segnalatori che
diranno se, in quel momento, si potrà passare. E, da metà maggio, ci sarà la
ztl nottuna nel weekend alla Marina. COCCO A PAGINA 15
( da "Tirreno, Il"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Prato
Meno zona blu, più locali in centro Cenni e Attucci al Palace per l'avvio della
campagna elettorale Pdl PRATO. Per il Pdl avvio di campagna elettorale in
grande stile al Palace, zeppo di sostenitori. Riccardo Mazzoni, deputato e
segretario provinciale attacca gli avversari politici. Filippo Bernocchi, il
vice, e Alberto Magnolfi, il consigliere regionale, affondano sull'inerzia
delle passate amministrazioni, concludendo «che i problemi di allora sono gli
stessi di oggi, mai risolti dalla sinistra». E' l'occasione per parlare di
programmi. Cristina Attucci giovane candidata alla Provincia e Roberto Cenni,
candidato a piazza del Comune sintetizzano la priorità: Prato ha troppo poca
visibilità a livello nazionale: «Dobbiamo porci - dicono - come interlocutori
seri e sicuri del nostro ruolo di terza città del centro Italia». Attucci
promette che renderà «snella e fattiva la Provincia evitando le dispersioni di
denaro e di energia avvenute fino a oggi». Cenni, incalzato dalle domande,
parte dall'economia, il suo cavallo di battaglia, e propone un modello
manageriale di network per rivalutare quella parte ancora produttiva del
tessile pratese, rilanciandola. Propone un paracadute per quelle aziende ormai
in crisi irreversibile per evitare l'effetto domino, "appoggiandosi"
anche all'Unione europea - già interpellata - e alla Regione. Tra le priorità
c'è il centro storico: zona blu e costo dei parcheggi da alleggerire,
"tagliare" burocrazia e
costi di eventi e iniziative, favorire la nascita di punti di ritrovo per
giovani oggi inesistenti. Sul fronte del sociale Cenni garantisce aiuti agli
anziani e alle famiglie in difficoltà mentre su quello amministrativo la scure,
secondo il candidato, deve cadere sulle partecipate «che recepiscono il 60%
degli introiti del Comune». Ma senza alcun «smantellamento del
personale», promette Cenni. L'obiettivo «è di renderle produttive riportandole
a un regime di concorrenza effettiva con costi concorrenziali e alti standard
produttivi».
( da "Tirreno, Il"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 3 - Prato
Gestri: «La diversificazione deve partire dai territori» PRATO. Più sostegno
allo sport, valorizzando gli impianti esistenti in Vallata e le associazioni
sportive che operano sul territorio. Ma anche creazione di "vetrine"
per l'artigianato e i prodotti tipici locali, per mettere in risalto le
eccellenze della gente che lavora; un coordinamento straordinario su
infrastrutture ed energia, anche sfruttando il grande successo (oltre il 75%)
della raccolta differenziata raggiunto dal Comune di Vaiano. Ancora: un fondo
di rotazione per chi si trova in difficoltà e l'accelerazione
dei tempi della burocrazia.
Sono soltanto alcune delle idee venute fuori dall'incontro tra il candidato
alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, Lamberto Gestri, e il
coordinamento della Vallata, alla presenza di Annalisa Marchi, Paolo Cecconi e
Ilaria Bugetti, sindaci di Vaiano Vernio e Cantagallo in corsa per la
rielezione e di Marco Ciani, presidente della Comunità montana. Durante
la serata, incentrata soprattutto sulle questioni del lavoro e dello sviluppo
del territorio, Gestri ha puntato i riflettori sulle potenzialità della Val di
Bisenzio, «che necessitano di un pieno e articolato sviluppo per essere ben
valorizzate. Dobbiamo diversificare l'economia - ha sottolineato il candidato -
elaborando una strategia di inserimento di nuovi settori nel territorio: per
accompagnare questo processo è necessario che i Comuni siano seguiti con un
occhio di riguardo dalla Provincia, in quanto ente coordinatore, anche in vista
di un ricorso strategico ai bandi di finanziamento europei». Da parte loro, i
sindaci della Val di Bisenzio hanno ribadito all'unanimità l'importanza che,
per i rispettivi Comuni, ha rappresentato la presenza della Provincia di Prato
e non hanno escluso, per il prossimo futuro, la creazione di un tavolo
permanente di coordinamento.
( da "Repubblica.it"
del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
STRISCIA DI GAZA -
Dopo cinquanta giorni ce l'hanno fatta. I due container, con 40 tonnellate di
aiuti alimentari, dell'onlus genovese "Music for peace", sono entrati
finalmente nella Striscia di Gaza: nei prossimi giorni gli aiuti verranno
distribuiti direttamente, porta a porta, alla popolazione palestinese colpita
dalla recente offensiva israeliana. Un'attesa estenuante,
complicata dalla burocrazia,
l'intervento dell'Egitto e le restrizioni del governo israeliano, che i
volontari, con alle spalle 14 missioni in aree di crisi, hanno superato,
riuscendo là dove numerose ong internazionali e anche alcuni governi stranieri,
hanno fallito. Un video prodotto dai volontari di Music for Peace, già
mostrato da Repubblica.it, infatti, nelle scorse settimane aveva documentato le
migliaia le tonnellate di aiuti alimentari provenienti da tutto il mondo
bloccate ai confini con la Striscia, spesso lasciate marcire sotto il sole.
"Ad appena un mese dal mio recente viaggio a Gaza - ha dichiarato il
Presidente dell'Unicef Italia Vincenzo Spadafora - la situazione resta quanto
mai delicata. Basti pensare che il territorio di Gaza è stato oggetto di un
blocco per 22 mesi. Solo nel mese di marzo sono entrati una media di 132 camion
ogni giorno, rispetto ai 475 nel maggio 2007". Partiti il 9 marzo da
Genova con 4 container (due con 20 tonnellate di medicinali, due con 40
tonnellate di aiuti alimentari), i volontari genovesi sono arrivati al porto di
Alessandria d'Egitto l'11 marzo e il 17 al valico di Rafah, unica porta
d'accesso dall'Egitto alla Striscia di Gaza. Da lì è cominciato il calvario.
Giorni di estenuanti trattative con i funzionari del valico, i servizi
egiziani, l'ambasciata italiana in Egitto, finché sono stati fatti entrare solo
i container con i medicinali. OAS_RICH('Middle'); Il carico alimentare è stato
invece rifiutato dalle autorità egiziane e rispedito nella cittadina di El
Arish, a
( da "Stampa, La" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Retroscena Sfiorata la
tragedia sulla statale 28 "L'Anas responsabile dei guai in Val
Tanaro" Venga data possibilità ai Comuni e agli enti montani d'intervenire
nei fiumi SCOLA-BORGETTO Ogni volta che piove con una certa intensità nella
zona dei Rocchini cadono massi Silvano Dovetta CUNEO Giorgio Ferraris Lo
ripetiamo da tempo. Ogni volta che piove con intensità o continuità, dalla
collina dei Rocchini cadono massi che bloccano la strada. Non si può più
aspettare». Giorgio Ferraris, consigliere regionale e presidente della Comunità
montana Alta valle Tanaro, lascia da parte i toni diplomatici e scrive al
ministero delle Infrastrutture, a Regione e Provincia. Il motivo: le ultime
precipitazioni hanno ancora una volta costretto alla chiusura della statale 28,
tra Ceva e Nucetto, per la caduta di un masso da 100 tonnellate. E residenti,
pendolari, aziende sono costretti a deviare su vie accidentate. «Dopo
l'alluvione '94, che aveva gravemente danneggiato la statale, come
amministratori della valle e comitato statale 28 avevamo consegnato all'Anas
uno studio geologico sul versante dei Rocchini dov'è la statale - scrive
Ferraris -. Avevamo dimostrato la sua instabilità e pericolosità e proposto di
spostare la strada sul versante orografico sinistro, ma l'Anas decise
d'intervenire comunque lì. In questi anni, quasi a ogni pioggia, ha dovuto
chiudere la carreggiata». Esiste un progetto - 25 milioni di euro - che prevede
la costruzione di una galleria nel tratto critico. Ma l'Anas è ferma. «Chiedo
un tavolo di lavoro - conclude Ferraris -, con gli enti locali, per valutare
gli interventi necessari a garantire sicurezza e continuità del traffico. Si
devono iniziare i lavori al più presto». Proteste anche altre vallate e dalle
colline: in alcuni casi gli alvei hanno raggiunto il livello stradale, mettendo
a rischio coltivazioni e aziende. L'acqua ha allagato parte di frutteti e
terreni agricoli. Da più parti si chiede l'immediato intervento per pulire i
fiumi. «Serve una maggiore elasticità nella burocrazia - dice Silvano Dovetta,
assessore provinciale alla Montagna e presidente della Comunità valle Varaita
-. Va dato a Comuni ed enti montani, che hanno il polso della situazione, il
compito d'intervenire periodicamente nella pulizia dei fiumi». Nelle
campagne molti agricoltori lamentano la presenza di tronchi e interi alberi
negli alvei e la cancellazione di molti ettari di terreni, portati via dalle
varie piene. L'assessore regionale Mino Taricco ha chiesto al Ministero per le
Politiche agricole la possibilità d'accedere a contributi compensativi per le
colture dei cereali danneggiate. Coldiretti, Cia e Confragricoltura sollecitano
la dichiarazione dello stato di calamità. «Stimiamo danni per 50 milioni -
dicono - per le strutture danneggiate, la mancata produzione e ritardi nelle
colture, orticole e ortofrutticole». Ieri, intanto, il presidente della
Provincia Raffaele Costa ha compiuto un sopralluogo nel tratto tra Bastia e
Mondovì interessato da decine di frane e smottamenti.
( da "Stampa, La" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Elezioni 6-7 giugno
Europee, tre cuneesi in lista Rappresentano gruppi diversi nella circoscrizione
e si affidano alle preferenze [FIRMA]LORENZO BORATTO CUNEO Accantonata la
candidatura del presidente uscente della Provincia, Raffaele Costa, sono tre -
a meno di sorprese dell'ultimo minuto - i cuneesi che scenderanno in campo alle
prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Sono l'ex sindaco di
Cuneo Giuseppe Menardi (Pdl), l'ex assessore provinciale (con Giovanni Quaglia)
e regionale (con Enzo Ghigo) Giovanni Carlo Laratore (Udc) e l'attuale
vicesindaco di Sambuco, Renzo Rabellino (Destra Sociale). «Vivo a Cuneo e la
Granda deve continuare a farsi sentire anche nei palazzi dell'Unione europea -
dice Menardi, ingegnere, 55 anni, oggi senatore per il terzo mandato e
vicepresidente della Commissione Lavori pubblici -. Mi impegnerò a testimoniare
e combattere per i principi nei quali credo, per un'Europa che si rispecchia
nella tradizione e nella storia giudaico-cristiana. Infrastrutture e energia
sono le priorità su cui Cuneese e Piemonte devono far sentire la voce, anche
perché al centro di un grave ritardo infrastrutturale». Laratore, nato a
Serravalle Langhe nel 1945, residente a Saluzzo, è stato vicepresidente della
Fondazione Cassa di risparmio di Saluzzo, assessore provinciale ad Agricoltura,
caccia e pesca e assessore regionale ad Artigianato ed Enti locali. «Voglio che
l'Unione europea sia più vicina ai cittadini - dice -:
troppo spesso Bruxelles significa solo burocrazia e complicazioni per piccole imprese e il mondo agricolo di
questo territorio. Chiediamo la preferenza agli elettori: l'indicazione di una
scelta, di affermare la propria volontà è una battaglia che l'Udc ha combattuto
e vinto per queste elezioni». Renzo Rabellino, 50 anni, residente a
Sambuco da due (quando con la sua lista vinse a sorpresa le comunali: oggi
Consiglio e giunta sono di «torinesi» che non frequentavano il paese della
valle Stura): «Siamo contro l'Europa della finanza e il trattato di Lisbona.
Rappresento la lista "No euro" come candidato indipendente: vogliamo
una moneta complementare e lottare contro il sistema bancario che oggi più che
mai sta mostrando i suoi limiti». Le elezioni del 6 e 7 giugno saranno con il
proporzionale: ogni elettore potrà indicare fino a un massimo di 3 preferenze
(non conta la posizione in lista). Menardi, Laratore, Rabellino saranno
candidati nella circoscrizione Piemonte, Lombardia, Liguria e Val d'Aosta, ma
il riparto dei seggi (72 per l'Italia) sarà effettuato in un collegio unico
nazionale.
( da "Stampa, La" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
POLIZIA.SERVIZIO PER
GLI STRANIERI Permessi soggiorno le informazioni sono su Internet
[FIRMA]BARBARA COTTAVOZ NOVARA Su Internet si scopre quando è pronto il
permesso di soggiorno. E' stato presentato ieri mattina il nuovo servizio della
Questura rivolto agli stranieri: nel Novarese sono circa ventisette mila. Il permesso di soggiorno è vitale per gli extracomunitari ma
spesso la burocrazia «costa»
molto in termini di tempo e giornate di lavoro perse. Da ieri la Questura ha
attivato un servizio «tagliacode» che dà all'immigrato la possibilità di
conoscere da casa o da un qualunque Internet point lo «stato dell'arte» del
documento di cui ha richiesto il rilascio, rinnovo o duplicato. Le
informazioni si ottengono consultando il sito www.poliziadistato.it dove è
stato attivato un riquadro in cui l'utente può scegliere in quale lingua
«dialogare»: italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Nello spazio
apposito, quindi, va digitato il codice numerico della pratica, se la richiesta
è stata presentata agli uffici della questura, oppure quello dell'assicurata se
invece è stata spedita tramite le Poste. «Sul video, in tempo reale, sarà
possibile avere informazioni sull'esito della pratica e se il permesso è pronto
sul video verrà anche indicato l'ufficio in cui è possibile ritirarlo grazie a
una mappa geografica - ha spiegato Christian Piron, capo di gabinetto della
Questura -. Questo evita agli interessati di telefonare o di recarsi nei nostri
uffici soltanto per avere informazioni e alla Questura risparmia le difficoltà
nel consegnare i documenti a titolari che a volte non si trovano». La stessa
banca dati può essere raggiunta dalla pagina iniziale di «iGoogle» e tramite il
servizio www.poliziadistato.mobi dai cellulari abilitati. Sulla pagina web,
cliccando sul link delle Questure sul web si può raggiungere lo spazio dedicato
a Novara e conoscere gli orari e i giorni di consegna del documento: il lunedì,
martedì e giovedì dalle 15 alle 18 negli uffici di largo Palatucci. Il servizio
sarà pubblicizzato anche attraverso i patronati di Cgil, Cis, Uil e Acli: «In
questo modo ssarà possibile diffondere il più possibile questa forma di
semplificazione della procedura - sottolinea Fabrizio Selis, dirigente
dell'ufficio Immigrazione - e offrire agli stranieri il modo di avere
un'informazione rapida con riscontro immediato». Gli stranieri che vivono nel
Novarese sono 27 mila: una presenza cospicua rispetto alle medie italiane ma in
linea con quelle del Nord Italia. La comunità più numerosa è quella albanese
seguita a pochissima distanza da quella marocchina. La pratica di rilascio o
rinnovo dle permesso di soggiorno richiede in genere quattro mesi: «Un tempo in
linea con la media nazionale - commenta il commissario capo Selis -. Ma se la
pratica è incompleta e richiede integrazioni ovviamente i termini si
allungano».
( da "Unita, L'" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Super-Guido il
«dittatore» della ricostruzione Il decreto gli affida poteri molto vasti nella gestione
del dopo-terremoto Il capo della Procura, Rossini: voglio essere informato su
tutto CLAUDIA FUSANI Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più
potente d'Italia non è Silvio Berlusconi ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico
infettivologo, laurea ad honorem in ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1
della Protezione Civile, la macchina del pronto intervento sulle emergenze e la
cabina di regia di tutti i grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali
di nuoto, dall'emergenza rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare
di alluvioni, frane, incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora
accorto e lui, super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e
ricordare, ogni volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente
del Consiglio.», «sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del
sottosegretario alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più
bello - fisico asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe
d'espressione eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta,
il maglione blu con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di
una divisa, quasi una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di
euro, Bertolaso non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo,
perfetto, un giglio. Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel
governo-del-fare. Quello che sistema i rifuti, anche se poi il
termovalorizzatore di Acerra che mangia ecoballe e sputa energia non è mai
partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e l'Abruzzo, la più grande emergenza
nazionale degli ultimi vent'anni, spostando il vertice dei Grandi della Terra.
Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha 106 controfigure visto e
considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse usa il teletrasporto,
quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto per la ricostruzione
dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il procuratore
dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i giornalisti fuori
dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti, espropri dei terreni,
affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di polizia, ben venga se
servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha avvertito - che poi il
procuratore sono io e devo essere informato di tutto». Sarà un caso. È un fatto
però che ieri mattina, nella caserma sede dell'emergenza sisma nonché futuro
quartier generale del G8, tecnici hanno prelevato campioni di della struttura
«per verifiche sul cemento e sulla staticità delle struttura». Sarebbe
sgradevole far cadere calcinacci sulle giacche dei leader del mondo. Per non
immaginar di peggio. Ed è un fatto, anche, che il procuratore abbia messo naso
sulle tonnellate di macerie da frantumare: c'è amianto e la Protezione civile,
che ne ha ordinato la distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta.
Non ci aveva pensato. Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto
tra le tende, possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle
tendopoli, rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia
e funziona come in una gigantesca caserma. D'altra parte
solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per
organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla
ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra
di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il
Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di
giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato
organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu
l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà.
Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È
vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al
governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il
politico con il maglione. Blu. Una garanzia. Il ritratto
( da "Unita, L'" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abbiamo sbagliato.
Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è Silvio Berlusconi
ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico infettivologo, laurea ad honorem in
ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1 della Protezione Civile, la
macchina del pronto intervento sulle emergenze e la cabina di regia di tutti i
grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali di nuoto, dall'emergenza
rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare di alluvioni, frane,
incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora accorto e lui,
super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e ricordare, ogni
volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente del Consiglio.»,
«sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del sottosegretario
alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più bello - fisico
asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe d'espressione
eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta, il maglione blu
con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di una divisa, quasi
una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di euro, Bertolaso
non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo, perfetto, un giglio.
Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel governo-del-fare. Quello che
sistema i rifuti, anche se poi il termovalorizzatore di Acerra che mangia
ecoballe e sputa energia non è mai partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e
l'Abruzzo, la più grande emergenza nazionale degli ultimi vent'anni, spostando
il vertice dei Grandi della Terra. Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha
106 controfigure visto e considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse
usa il teletrasporto, quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto
per la ricostruzione dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il
procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i
giornalisti fuori dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti,
espropri dei terreni, affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di
polizia, ben venga se servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha
avvertito - che poi il procuratore sono io e devo essere informato di tutto».
Sarà un caso. È un fatto però che ieri mattina, nella caserma sede
dell'emergenza sisma nonché futuro quartier generale del G8, tecnici hanno
prelevato campioni di della struttura «per verifiche sul cemento e sulla
staticità delle struttura». Sarebbe sgradevole far cadere calcinacci sulle
giacche dei leader del mondo. Per non immaginar di peggio. Ed è un fatto,
anche, che il procuratore abbia messo naso sulle tonnellate di macerie da
frantumare: c'è amianto e la Protezione civile, che ne ha ordinato la
distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta. Non ci aveva pensato.
Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto tra le tende,
possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle tendopoli,
rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia e funziona
come in una gigantesca caserma. D'altra parte solo con
stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per
organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla
ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra
di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il
Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di
giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato
organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu
l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà.
Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È
vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al
governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il
politico con il maglione. Blu. Una garanzia.
( da "Stampa, La" del
30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
NOVI
ALESSANDRIA VALENZA OVADA All'interno Cassa integrazione all'Ilva per altri
trecento addetti Svelato il progetto del Palaedilizia firmato Libeskind Gli Yo
Yo Mundi e il concerto del Primo Maggio «Prigionieri» di una strada e della burocrazia Gino Fortunato
Franco Marchiaro Brunello Vescovi Miriam Massone
( da "Giornale.it, Il"
del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 103 del
2009-04-30 pagina 4 Confindustria regala un telefono alle imprese di Redazione
Dal 18 maggio il numero verde 800-