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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"  29-30 aprile 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Dall'India a studiare i segreti del cibo "made in Granda" ( da "Stampa, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: leggi e burocrazia, vincoli per le preparazioni, ma anche il modo di macellare, così diverso dall'India. E poi la carne di mucca: vengo da un paese non lontano da Bombay ed è difficile trovarla. L'ho assaggiata qui per la prima volta. È buonissima». Rahul Antao, 22 anni, con altri 17 colleghi sta terminando la settimana in viaggio alla scoperta di sapori e cultura «

ha la social card vuota da quattro mesi ( da "Tirreno, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Per accedere al beneficio c'è troppa burocrazia, troppi requisiti e soprattutto troppo limitativi, che non consentano alla maggior parte dei pensionati di usufruire di questa "carità" - dice il sindacalista - Non è possibile che per una miseria del genere una persona debba scervellarsi».

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ora sta affrontando la burocrazia. Amedea Frau, 39 anni, ex paziente psichiatrica, conosce nel dettaglio il Piano regionale per la salute mentale e il Por. Da anni è impegnata in un percorso di formazione. Il suo obiettivo: ospitare, nel suo appartamento, persone con patologie psichiatriche gestibili che, come lei, stanno affrontando la difficile realtà del dopo fase critica.

Scuola, lavori fermi dal 2007 ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vittima della lenta burocrazia e della scarsa competenza. LA PREOCCUPAZIONE Alle famiglie, preoccupate per il contesto in cui i loro figli sono costretti a studiare, il Comune assicura una rapida ripartenza dei lavori in via Meilogu, ostacolata finora dalla necessità per l'amministrazione di passare, in seguito alla rescissione del contratto con l'

la roma in vendita: "sì, trattiamo" - corrado sannucci roma ( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sempre frenati dalla burocrazia italiana e dalle interferenze politiche, si vedrebbero spalancata la via verso l´ingresso nel calcio italiano. La famiglia Sensi, da parte sua, vorrebbe un partner che la aiutasse intanto a coprire la prima rata di debiti di 130 milioni di euro con Unicredit e poi a comprare i terreni, a costruire lo stadio e successivamente a dividere,

L'INTERVISTA MARIO RESCA ( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: madre di tutte le burocrazie? «Non ci crederà, ma ho trovato - e non solo a Roma - grande professionalità e qualità umane. La squadra c'è». Quali sono le tre priorità ineludibili? «Uno: mettere al centro dell'attività i nostri "clienti", cioè le persone normali che vanno nei musei e girano per l'Italia, Quindi: cultura a disposizione di tutti,

Il Cdm stanzia 8 miliardi per l'Abruzzo Berlusconi: "Giusto tenere il G8 all'Aquila" ( da "Repubblica.it" del 23-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: decreto alcuni provvedimenti che ci consentiranno di snellire le procedure e non perdere tempo con la burocrazia, cercando di arrivare direttamente alla ricostruzione". Intanto alcuni cittadini di tre dei Comuni esclusi dai contributi per la ricostruzione, e cioè Capitignano, Montereale e Cagnano Amiterno, hanno occupato per protesta una strada statale di collegamento all'Aquila.

g8, il trasloco all'esame di washington - vincenzo nigro ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e alle burocrazie, alle organizzazioni questo tipo di sorprese non piacciono». Ieri pomeriggio naturalmente tutti i siti Internet e le agenzie di stampa straniere hanno scritto dello spostamento deciso da Berlusconi. Per la Reuters «la decisione a sorpresa mette fine a oltre due anni di pianificazione per l´evento sull´assolata e remota isola della Maddalena,

"abbandonati blocchiamo tutto" ( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stiamo lavorando alacremente per valorizzare il nostro territorio e per colpa della burocrazia e del disinteresse tutto muore. Vorrei ricordare che la provincia di Foggia non è solo il Gargano. Devo ringraziare il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante - conclude Parisi - l´unico a mostrare attenzione verso i nostri disagi» (pie.

Riforme, cogliere insieme l'occasione ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dobbiamo lavorare sul fronte del welfare con una riforma del mercato del lavoro che elimini la burocrazia senza dimenticare le necessarie tutele sociali. Servono interventi a favore delle piccole e medie imprese, rafforzando i distretti industriali e migliorando l'accesso al credito. Non nuove forme di assistenzialismo, ma premi per chi fa e fa bene.

De Lillo: ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: però molto importante che tutti seguano le procedure indicate dal Campidoglio per contrastare il problema dell'inquinamento acustico che puntualmente si acuisce con l'arrivo della stagione estiva». La burocrazia «Tutti devono seguire le procedure indicate dal Campidoglio. C'è la necessità di fare chiarezza soprattutto per i cittadini» L. Gar.

Professionalità è saper incrociare i codici ( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazie l'unico codice interpretativo è la lettera della legge. Perciò è tempo che, nella società della conoscenza, si rifletta sulla circolazione e l'uso delle informazioni in seno alle amministrazioni. Per aggiornare le leggi, le cui classificazioni non coincidono con la complessità della realtà odierna (che per essere conosciuta presume appunto un approccio olistico come quello

La sfida Italia-Francia ora corre sui binari Sncf ( da "Stampa, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia Spiegazione di questa scarsa affluenza: la necessità di superare numerosi e scoraggianti ostacoli burocratici e tecnici e soprattutto la crisi economica che, seppure meno evidente che in altri settori, mette la tremarella anche al business ferroviario nel settore merci.

Spazi in tv per Brunetta l'autore E i giovani scrittori sconosciuti? ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quindi vittima permanente di una burocrazia insensata) ed avendo apprezzato "I nullafacenti" di Pietro Ichino, pubblicato l'anno scorso da Feltrinelli, non posso che augurarmi il successo delle riforme annunciate dal responsabile della Funzione pubblica. Sperando che le sue capacità politiche ed organizzative siano superiori a quelle letterarie.

Finestra sull'America ( da "Stampaweb, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l?Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf,

Contro l'Iran, ricordare la Shoah ( da "Stampa, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l'Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf,

Ricorso salva-Comunità una vittoria parziale ( da "Stampa, La" del 24-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Come potrà un ente che va dalla prima cintura di Torino fino al Moncenisio, organizzare e progettare in modo proficuo, viste le grandissime differenze del territorio?». Una domanda di cui, a causa della lenta burocrazia, presto si potrebbe conoscere la risposta.

Dal cervello al viso L'equilibrio passa anche per il botulino ( da "Tempo, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: approccio per la tutela della salute grazie alla comunicazione liberata dalla burocrazia dei confini. Al congresso romano, a cui interverrà anche il rettore de La Sapienza, Luigi Frati, avrà il suo momento di gloria persino il botox, quel botulino usato in estetica a cui nemmeno il nervo facciale in paralisi riesce a resistere.

Il Veneto punta sull'hotellerie ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Innanzitutto la burocrazia farraginosa cui è assoggettato un qualsiasi intervento di manutenzione o restauro, dalla messa a norma degli impianti interni al rifacimento delle coperture. Soprattutto, manca una norma che tuteli castelli, rocche o fortezze come un unicum: oggi questi immobili devono sottostare a una molteplicità di norme che rende più complicata la gestione.

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La solita burocrazia che però, stavolta, in barba anche alla legge che non consente di certo ai privati di intervenire su condotte dell'acqua pubbliche, è stata aggirata. Intanto, se Abbanoa e il Comune fanno spallucce, c'è chi non è più disposto ad attendere invano non solo un servizio dovuto, ma anche un intervento necessario per evitare danni alle proprie case.

Il commissario nudista patriota ( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006,

Zio Günter, paladino del made in Germany ( da "Stampa, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto,

Il commissario nudista attento agli affari di casa ( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006,

"Noi, liberi di essere clandestini" ( da "Stampa, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per usare i termini spaventosi della burocrazia, il problema è che «sono tutti immigrati che scadono». Meglio: stanno scadendo i sessanta giorni previsti per legge come tempo massimo per trattenerli nei Cie. Ora che è stata esclusa dal pacchetto sicurezza la norma che avrebbe allungato i tempi fino a sei mesi.

Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno ( da "Stampa, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E' un caso di «mala-burocrazia» che lascia senza parole quello sul quale ora indagano i carabinieri della stazione di Sanremo. L'obiettivo è quello di accertare la dinamica dei fatti e, qualora ne emergessero gli estremi, di comunicare all'autorità giudiziaria eventuali ipotesi di reato.

Una relazione con lui ha fruttato la promozione a una collaboratrice ( da "Stampa, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto,

L'Asl taglierà posti letto "Ma nessuno ad Ovada" ( da "Stampa, La" del 25-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per lo snellimento della burocrazia legata all'erogazione dei servizi sanitari. «A Ovada non solo non saranno toccati i posti letto, ma saranno piuttosto valorizzati alcuni comparti: è quasi ultimato ad esempio il restyling del reparto di Oncologia. E poi a giugno partirà il concorso per il primariato di Medicina».

in arrivo il censimento asa si richiedono i dati catastali degli immobili dei clienti ( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di burocrazia quindi, con cui i clienti saranno costretti a fare i conti. «Il modulo deve essere compilato dall'intestatario del contratto di fornitura, anche se diverso dal proprietario dell'immobile (inquilino, comodatario, titolare del diritto di abitazione) - chiarisce Asa Spa - E la dichiarazione, debitamente compilata e sottoscritta,

eliminare gli enti inutili per una provincia snella ( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: altezza dei bisogni in settori strategici quali lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti, l'edilizia scolastica, la viabilità, l'economia. Il rilancio della Provincia unito al taglio di tanti enti inutili da parte del Governo potrà essere il combinato disposto di un nuovo virtuosismo dello Stato e della burocrazia, perché costino meno e producano di più e meglio».

pensionati e destra con la marchi ( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per uscire dai vincoli della burocrazia e della partitocrazia. Noi vogliamo portare una sana alternanza, dobbiamo riuscire con fermezza a sostituire a questa classe di poltrone la nuova classe dirigente. Va ripresa un'identità culturale ormai persa, il territorio deve riacquistare valore e dignità, le nostre risorse prima di tutto.

Arrivano i turisti ma gli info-point sono chiusi ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA Dipendono dai tempi tecnici di lavoro dunque le sorti degli info-point e del flusso turistico in città: Sant'Efisio è alle porte e la presenza di turisti italiani e stranieri registrata quest'anno già prima di Pasqua è in continua crescita.

Gian Battista Bozzo ( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il doppio piano casa del governo meno burocrazia e più alloggi popolari 05-03-2009 - Via subito ai cantieri per 16,6 miliardi Ora il governo accelera la cura anticrisi caricamento in corso... più letti più votati più commentati Il nuovo 25 aprile, la sfida di... di Adalberto Signore UN PASTICCIO CON TRE PADRI di Massimo De Manzoni "La festa della Liberazione.

Enrico Martinet ( da "Stampa, La" del 26-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E così lo scettro del potere passa dalla politica alla burocrazia, colpevole di bloccare le idee, per lo meno di rallentarle. Grimod sentenzia: «Un sistema da rivedere». Ha usato l'aggettivo intoccabili, ma forse sarebbe stato più appropriato «infedeli», perché le nomine dirigenziali sono «di fiducia».

La speranza ( da "Tempo, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tra le difficoltà che si incontreranno, scontro tra burocrazia, legalità e volontà della gente, ci saranno a breve anche quelle relative alle casette di legno. Casette che in diverse zone della città aquilani stanno costruendo nei giardini di casa. Casette che sono abusive, realizzate senza denuncia agli uffici competenti.

Bando per le terme, prorogato il termine per la partecipazione ( da "Tempo, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: entra la burocrazia, la legge, l'azienda o il comune, si tratta semplicemente di un ritardo dovuto alle festività che avrebbero potuto rallentare la trasmissione postale. Sarà dunque formalmente prorogato a domani il termine precedentemente fissato per il 25 aprile, mentre resta confermata la data del 30 per l'apertura delle buste e la valutazione delle offerte.

SE LA LOMBARDIA PROIBISCE IL KEBAB ( da "Unita, L'" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: proprio quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l'ennesima legge-propaganda contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il Paese.

fondazione, per la presidenza duello tra lattanzi e cattani - marco innocenti ( da "Tirreno, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per i tempi della burocrazia delle amministrazioni - ancora non è stata fornita alla Fondazione documentazione contabile? Se questa fosse la linea, sarebbero parecchi gli enti e le associazioni destinate a trovarsi in difficoltà. Anche questo, come le altre scelte in fatto di investimenti, sarà argomento di confronto nell'organo di indirizzo a cui spettano le scelte per le nomine.

bravo, ma ora pensi alla burocrazia - mario lancisi ( da "Tirreno, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per le imprese il vero tarlo è rappresentato dalla burocrazia che si autoalimenta. Per dare lavoro a se stessa crea lungaggini, pratiche a non finire, castelli di carte e timbri. La burocrazia è uno dei costi più assurdi per le imprese». Un male che Brunetta però non ha saputo risolvere. «Il ministro Brunetta ha dato una salutare sterzata al pubblico.

La via Emilia ai tempi del Pd Addio alle case del popolo e i sindaci diventano ( da "Corriere della Sera" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia ramificata. Bologna, Modena, Reggio, Ravenna, Ferrara spesso ai vertici delle classifiche sulla qualità della vita. Il gigante cooperativo a far da sponda, anche se l'afflato sociale è stato risucchiato nel gorgo del business e ciò che resta del collateralismo è nelle parole del presidente della Lega Coop,

I giornali inglesi bocciano Milano ma non è farina del loro sacco ( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quegli stessi che sostengono chiunque, usando un improprio potere d'interdizione, blocchi anche il più modesto dei progetti, dai «comitati spontanei» ai sovrintendenti alle corporazioni organizzate al Tar alla burocrazia: i veri responsabili dei ritardi di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

Sanzioni dure ma inapplicabili se i clandestini sono un esercito ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 27-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Dal semplice fatto che la nostra burocrazia non è in condizione di gestire ogni anno più di un milione di pratiche di rinnovo. E perché sono così tante le pratiche? Perché molti permessi durano un anno o al massimo due. Basterebbe prevedere una durata di almeno due o tre anni per migliorare nettamente la situazione.

Gallinara, grande risorsa turistica nobilitata da una singolare storia ( da "Stampa, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e nella indecisione amministrativa, pare che ora si stia lavorando a un protocollo di intesa fra i proprietari (una società privata) e gli enti pubblici, in primis il Comune di Albenga, per aprire una parte dell'isolotto alle visite guidate, in modo da farne una attrazione, con vantaggio della ricettività alberghiera che potrebbe essere così avvantaggiata in un momento

Legge sul turismo: Reolon va a Venezia ( da "Corriere delle Alpi" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esigenze del mercato e non a quelle di una burocrazia lontana centinaia di chilometri». Se non ci sarà la possibilità di costruire un proprio sistema, afferma il presidente Reolon, «questa Provincia non conoscerà mai alcuno sviluppo turistico. Proponiamo per questo al Consiglio regionale di organizzarci in ambito turistico partendo dal nostro territorio per poterci mettere in relazione,

"nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Va semplificata la burocrazia. E deve lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo l´elettricità il 30% in più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo delle infrastrutture fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che giochiamo sfida del futuro».

"eppure il lavoro non manca servono passione e precisione" ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia è tantissima. Non come ai miei tempi, quando un adolescente che veniva dal sud subentrava al maestro di bottega». Roma ha una gran tradizione, non avete mai pensato a una "Via dei sarti"? «Una delle tante promesse mai realizzate. Sarebbe bello, come la Savile Row di Londra.

piazzola, annata da dimenticare più della crisi la colpa è del maltempo - sara scheggia ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia». E proprio un cavillo burocratico avrebbe impedito di lavorare a 55 operatori giornalieri, sabato 25 aprile: un´apertura straordinaria e riservata, solo in teoria, ai periodici. «Quasi un ricatto, una presa di posizione ridicola - denuncia Claudio Rubetti, rappresentante del cosiddetto Turno C - Il Comune ha seguito alla lettera una circolare che per tacito accordo non

le dolorose pratiche della morte - grazia verasani ( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: C´è la burocrazia ? fredda, assurda ? della morte. Il corpo che non ha più niente a che fare con la persona, un corpo da vestire in tutta fretta, forse con la camicia sbagliata. Non c´è tempo per le lacrime, i preparativi dell´addio sono tecnici, talmente tecnici da risultare grotteschi.

Il socio di Cattolica che conta ma non c'è ( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Può darsi, ma a stare allo statuto della compagnia, gli azionisti con quote superiori al 2,5% dovrebbero eliminare l'eccesso nell'arco di nove mesi, pena la cancellazione dal libro soci. Tanto vale evitare: tutta burocrazia in meno. (A.Ol.)

I rom costruiscono case. Il Comune non può abbatterle ( da "Corriere della Sera" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: De Corato: frenati dalla burocrazia. Penati: che fine hanno fatto i poteri al prefetto? I muratori più bravi, dicono, sono quelli che stanno nel Parco Sud, zona sulla carta vincolata a verde. Ma anche in tutti gli altri campi, regolari e non, di cazzuola si lavora parecchio.

Infrastrutture 17 opere annunciate ma mai realizzate ( da "Tempo, Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: traccia un quadro di criticità negli abnormi tempi di realizzazione delle opere pubbliche, nella lentissima burocrazia, tutti elementi che fanno invecchiare un'infrastruttura prima della sua realizzazione. Ance e Confindustria hanno così pensato a un Osservatorio Regionale sulle Opere Pubbliche con il centro di ricerche Cresme, che monitori l'iter per la concretizzazione dei progetti.

Ecco la città ( da "Trentino" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: accesso alla burocrazia, ancora troppo lenta. Vedo una città che voglia crescere armonicamente, con adeguati spazi verdi per tutti, con abitazioni che siano alla portata anche di chi non ha molte disponibilità economiche, o vive in condizioni precarie; una città che abbia voglia di cullare il sogno di ogni trentino e di ogni ospite della nostra terra,

La Polonia comunista non avrebbe osato tanto ( da "Stampa, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia se ne dimentichi in un paese cattolico come l'Italia. In gioco ci sono il riconoscimento del diritto a una educazione liberamente scelta e il ruolo della famiglia. Le scuole cattoliche hanno tutti i motivi di lamentarsi. È inconcepibile che mandare un figlio in un istituto cattolico diventi indice di ricchezza al pari del possesso di una barca di lusso e di auto costose,

Il maggio selvaggio degli operai francesi ( da "Stampa, La" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e ben lontane dalle burocrazie impaludate della Cgt e di Force Ouvrière, in fondo cinghie di trasmissione del sistema francese. La Francia ha il sangue caldo, come le succede periodicamente nella storia. L'annuncio che il numero dei disoccupati - 2,38 milioni - anche questo mese si è allungato di altri 80 mila nomi non abbassa la temperatura da altoforno.

Sulle tracce degli Hippy dalla Turchia all'Iran ( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: forse un omaggio alla burocrazia dell'Ue poi, sempre sotto la neve, ecco un varco. Due passi per restare incastrati tra due nazioni, e ci vuole qualche secondo prima che l'impiegato iraniano si accorga che c'è qualcuno che bussa da occidente. Sorride, controlla il visto e con un cenno della mano indica l'edificio alle sue spalle.

Il giusto rimborso delle Ferrovie ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: una pachidermica burocrazia che pecca in fatto di umanità».Campetto da volley con cordolo a rischio Spiace constatare come le opere pubbliche vengano sempre eseguite con poca attenzione e questa ne è l'ennesima conferma. Immagino che il campetto da volley all'interno dei Giardini delle ex Carmelitane, presso la stazione nuova,

La nautica scoppia made in Italy a picco ( da "Stampa, La" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la semplificazione della burocrazia per la costruzioni di nuovi porticcioli; la riduzione dei canoni demaniali dei marina, tornando a quelli ante-2006; la revisione delle regole sulle riserve marine e la loro apertura "intelligente" al diporto» spiega il presidente. E poi c'è la questione del leasing.

Scende in campo Lucia ( da "Corriere delle Alpi" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: mille inghippi che la burocrazia amministrativa ti impone e dei quali non si è a conoscenza, è una semplice perdita per il paese e non certo un valore. Io», continua Lucia, «da anni frequento il municipio e mi documento sugli atti che la giunta delibera; seguo i consigli comunale e so che posso contribuire in qualche maniera ad un futuro migliore per il paese avendo alle spalle l'

Al settore servono incentivi fiscali ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia più controlli. Le imprese sane non hanno paura dei controlli, perché sanno di operare nel rispetto delle regole, e per questo devono esseremesse in condizione di lavorare. In questo modo si eliminano i vincoli della burocrazia: non è possibile che passino 12 mesi tra la richiesta del permesso di costruire e il via libera del comune interessato.

L'impresa-parassita non esiste più ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la rabbia degli imprenditori: «Basta coi tempi lunghi di politica e burocrazia », hanno detto stringendosi intorno al loro leader, Attilio Martorano, presidente della nuova Confindustria Basilicata (frutto della fusione delle territoriali di Potenza e Matera. Insieme le hanno presentate al governatore, Vito De Filippo.

Il cantiere Total non riparte ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: già messa a dura prova dai tempi lunghi della burocrazia, della macchina autorizzativa e della politica. Mentre si avanzano ipotesi sulla possibilità che la Shell (già presente in Val d'Agri, in joint venture con Eni) possa subentrare alla Total nel ruolo di operatore, visto anche il grande interesse della compagnia all'attività estrattiva in Italia.

La burocrazia frena gli autovelox ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade La burocrazia frena gli autovelox In funzione in tempi brevi solo quelli dell'Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade I segnalatori negli ingressi delle ztl. Marina senza auto? --> I segnalatori negli ingressi delle ztl.

Energetic raddoppia i ricavi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Masini spiega così il successo della sua azienda: «A premiarci è stata una catena decisionale molto corta, non vincolata alla burocrazia come quella delle aziende pubbliche. Trattando un prodotto " all'ingrosso",basta aggiudicarsi una commessa importante per crescere rapidamente ». Oggi Energetic è presente in oltre 270 comuni e 16 regioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

robot poco usato, spreco in sanità ( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: spreco in sanità Il costoso Lokomat quasi fermo per burocrazia e carenza di tecnici Costa 250mila euro ed è a Neuroriabilitazione: lavora solo tre ore e solo per i ricoverati PISA. La carenza cronica di personale specializzato, ma anche alcune norme, stanno costringendo medici e pazienti a lasciare inutilizzato un costoso macchinario, di proprietà dell'azienda ospedaliera.

Autovelox, il Comune: si parte entro un mese ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma a essere frenati dalla burocrazia sono stati i cinque autovelox fissi piazzati nelle strade cittadine.«A maggio», afferma l'assessore al Traffico Maurizio Onorato, «cercheremo di sistemare tutto». Inizialmente funzioneranno solo gli autovelox dell'Asse mediano e di viale Diaz.

meno zona blu, più locali in centro ( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e costi di eventi e iniziative, favorire la nascita di punti di ritrovo per giovani oggi inesistenti. Sul fronte del sociale Cenni garantisce aiuti agli anziani e alle famiglie in difficoltà mentre su quello amministrativo la scure, secondo il candidato, deve cadere sulle partecipate «che recepiscono il 60% degli introiti del Comune»

gestri: la diversificazione deve partire dai territori ( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: accelerazione dei tempi della burocrazia. Sono soltanto alcune delle idee venute fuori dall'incontro tra il candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, Lamberto Gestri, e il coordinamento della Vallata, alla presenza di Annalisa Marchi, Paolo Cecconi e Ilaria Bugetti, sindaci di Vaiano Vernio e Cantagallo in corsa per la rielezione e di Marco Ciani,

Gaza, dopo cinquanta giorni entrano i container italiani ( da "Repubblica.it" del 29-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un'attesa estenuante, complicata dalla burocrazia, l'intervento dell'Egitto e le restrizioni del governo israeliano, che i volontari, con alle spalle 14 missioni in aree di crisi, hanno superato, riuscendo là dove numerose ong internazionali e anche alcuni governi stranieri, hanno fallito.

"L'Anas responsabile dei guai in Val Tanaro" ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Serve una maggiore elasticità nella burocrazia - dice Silvano Dovetta, assessore provinciale alla Montagna e presidente della Comunità valle Varaita -. Va dato a Comuni ed enti montani, che hanno il polso della situazione, il compito d'intervenire periodicamente nella pulizia dei fiumi».

Europee, tre cuneesi in lista ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Unione europea sia più vicina ai cittadini - dice -: troppo spesso Bruxelles significa solo burocrazia e complicazioni per piccole imprese e il mondo agricolo di questo territorio. Chiediamo la preferenza agli elettori: l'indicazione di una scelta, di affermare la propria volontà è una battaglia che l'Udc ha combattuto e vinto per queste elezioni».

Permessi soggiorno le informazioni sono su Internet ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il permesso di soggiorno è vitale per gli extracomunitari ma spesso la burocrazia «costa» molto in termini di tempo e giornate di lavoro perse. Da ieri la Questura ha attivato un servizio «tagliacode» che dà all'immigrato la possibilità di conoscere da casa o da un qualunque Internet point lo «stato dell'arte» del documento di cui ha richiesto il rilascio, rinnovo o duplicato.

Super-Guido il dittatore della ricostruzione ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger.

Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è... ( da "Unita, L'" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger.

Cassa integrazione all'Ilva per altri trecento addetti ( da "Stampa, La" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: NOVI ALESSANDRIA VALENZA OVADA All'interno Cassa integrazione all'Ilva per altri trecento addetti Svelato il progetto del Palaedilizia firmato Libeskind Gli Yo Yo Mundi e il concerto del Primo Maggio «Prigionieri» di una strada e della burocrazia Gino Fortunato Franco Marchiaro Brunello Vescovi Miriam Massone

Confindustria regala un telefono alle imprese ( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vanno a coprire aree problematiche legate alla burocrazia, al mercato e all'innovazione». Le piccole e medie imprese nella Provincia di Genova sono 950, un numero considerevole, che ha spinto Confindustria a creare questi nuovi servizi per i propri associati. «Il più innovativo è sicuramente quello dell' «help desk» - commenta Fabrizio Ferrari, presidente piccole e medie imprese -


Articoli

Dall'India a studiare i segreti del cibo "made in Granda" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

POLLENZO. SETTIMANA NELLE VALLI Dall'India a studiare i segreti del cibo "made in Granda" [FIRMA]LORENZO BORATTO POLLENZO «Sono molto interessato agli aspetti "tecnici" del cibo: leggi e burocrazia, vincoli per le preparazioni, ma anche il modo di macellare, così diverso dall'India. E poi la carne di mucca: vengo da un paese non lontano da Bombay ed è difficile trovarla. L'ho assaggiata qui per la prima volta. È buonissima». Rahul Antao, 22 anni, con altri 17 colleghi sta terminando la settimana in viaggio alla scoperta di sapori e cultura «made in Granda» nelle valli Gesso Pesio e Vermenagna. Frequentano tutti il primo anno dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Provengono da Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Kenya: ventenni che vogliono diventare chef, o meglio gastronomi, cioè, come recita il sito internet dell'università privata di Bra, «figure professionali con una conoscenza multidisciplinare della nutrizione e del controllo degli alimenti, oltre all'esperienza diretta dei luoghi e dei territori produttivi». A guidarli nel viaggio didattico è Eleonora Ziglio: «I ragazzi sono molti interessati anche se i ritmi sono serrati, con molti appuntamenti in un giorno: si inizia alle 8 e si finisce alle 23». Gli studenti hanno visitato monumenti (dal castello di Racconigi alla Certosa di Pesio), seguito lezioni pratiche (l'arte della panificazione con il forno a legna a Peveragno, un'altra lezione a Caraglio sull'apicoltura biologica), e poi degustazioni, laboratori con gli chef locali e corsi per preparare gnocchi tajarin e raviole, senza dimenticare le visite culturali alla Scuola di Pace di Boves e nei luoghi più significativi della Resistenza partigiana, i musei di fotografia della montagna e della fisarmonica, quello delle Meraviglie in Francia, usando il treno che collega Cuneese e Costa Azzurra. Oggi, alle 18, nella sede del Parco naturale delle Alpi Marittime a Valdieri, alla fine della settimana di studio, è in programma la conferenza conclusiva del viaggio. Dice ancora Ziglio: «Questo genere di escursioni sono fatte periodicamente negli studenti del corso per tutti e tre gli anni, anche all'estero. Lo riproporremo nel periodo dell'alpeggio: l'obiettivo è fargli scoprire i "tesori" di questo territorio per poi portarli a casa propria e diffonderli, ma c'è anche la speranza che tornino per conto loro a riscoprire valli e colline che li hanno ospitati per 3 anni del corso di laurea».

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ha la social card vuota da quattro mesi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Pontedera Ha la social card vuota da quattro mesi Pensionato invalido vuole rispedirla al presidente Berlusconi Beffato una prima volta dopo aver fatto la spesa si era scoperto debitore Adesso la tessera è attiva ma mancano 160 euro PONTEDERA. Un'odissea targata Social card. è quella che da mesi sta vivendo l'ottantenne Giuliano Marzuoli, che dopo un primo accredito di 120 euro usati per fare la spesa a distanza di pochi giorni si era scoperto debitore per la stessa cifra. Adesso, il debito non c'è più. Da alcuni giorni la sua card è di nuovo attiva ma dei soldi non c'è traccia: il saldo è zero. All'appello mancano quelli del primo bimestre del 2009, che avrebbero dovuto essere accreditati il 28 febbraio, e quelli dei due mesi successivi. In tutto fanno 160 euro, una cifra di tutto rispetto per chi è abituato a fare i conti con un reddito mensile che fatica a raggiunge i 500 euro al mese, frutto di una pensione di invalidità. Il pensionato che vive a Fornacette con la moglie, un dignitoso signore di ottant'anni non ci sta ad essere preso in giro e ha deciso di arrivare in fondo alla vicenda. Così, dopo una prima denuncia che dalle colonne del nostro giornale lo ha proiettato in televisione, nella trasmissione "Mi manda Rai Tre", torna ad alzare la voce. «Se le cose non cambiano invierò la mia Social card al presidente Berlusconi con tanto di lettera di accompagnamento in forma di raccomandata con ricevuta di ritorno - afferma Marzuoli - Ci fanno star male e fare delle brutte figure al supermercato, mia moglie si è anche messa a piangere. Non ci sto a essere preso in giro». La sua battaglia lo ha reso popolare. «Ci sono persone nella mia stessa condizione che vengono a chiedermi chiarimenti su cosa possono fare - dice - Non ho le risposte e li invito ad andare al sindacato». L'ottantenne ricostruisce al sua vicenda: «Ho caricato la mia carta il 13 di gennaio allo sportello Pstamat. In tutto avevo a disposizione 120 euro, quelli degli ultimi tre mesi del 2008. Li ho usati per fare la spesa e in attesa della prima ricarica ho scoperto di essere sotto di 107,73 euro. Dopo due mesi di angoscia almeno è certo che quei pochi soldi che mi hanno dato non li rivogliono più indietro. Ma di quelli che devo avere non c'è traccia, nononstante tutti i giorni vado a controllare allo sportello Postamat». L'inghippo che ha permesso di riattivare la Social card assegnata a Marzuoli stava nel codice fiscale della moglie. «C'era un errore dovuto a una sorta di doppia registrazione anagrafica all'epoca della nascita per cui su alcuni documenti il codice fiscale risultava sbagliato - sostiene Renzo Malloggi, segretario Spi Cgil della lega di Calcinaia e Fornacette - Adesso la Social card è stata sbloccata e sia per l'Inps che per la Posta è tutto in regola». Ma gli unici soldi finiti sulla card di Marzuoli soo quelli dell'ultimo trimestre del 2008. Da allora neppure un euro ma solo grattacapi. «Per accedere al beneficio c'è troppa burocrazia, troppi requisiti e soprattutto troppo limitativi, che non consentano alla maggior parte dei pensionati di usufruire di questa "carità" - dice il sindacalista - Non è possibile che per una miseria del genere una persona debba scervellarsi». E sottolinea: «Nel caso di Marzuoli al danno di uno strumento inadeguato si è aggiunta la beffa, pur avendo i requisiti richiesti per il possesso della Social card, non gli è più stata caricata». Manolo Morandini

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(sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cagliari e Provincia Pagina 1017 Il Piano regionale prevede la possibilità che i pazienti abitino insieme e si aiutino reciprocamente «Una casa per sconfiggere la malattia mentale» Il Piano regionale prevede la possibilità che i pazienti abitino insieme e si aiutino reciprocamente Amedea Frau e la sua battaglia per costituire un gruppo di convivenza --> Amedea Frau e la sua battaglia per costituire un gruppo di convivenza Prima ha lottato contro la malattia mentale, ora sta affrontando la burocrazia. Amedea Frau, 39 anni, ex paziente psichiatrica, conosce nel dettaglio il Piano regionale per la salute mentale e il Por. Da anni è impegnata in un percorso di formazione. Il suo obiettivo: ospitare, nel suo appartamento, persone con patologie psichiatriche gestibili che, come lei, stanno affrontando la difficile realtà del dopo fase critica. «Quando vieni dimesso dalla casa famiglia - racconta la donna - non hai nulla. Nessun punto di riferimento. Ma senza casa e senza lavoro non è possibile un reinserimento in una società che tende a mettere da parte chi soffre di un disagio psichico». AFFITTO Tre mesi fa, l'obiettivo sembrava vicino. Amedea ha preso in affitto un appartamento luminoso e accogliente al Poetto e, carte alla mano, ha cominciato a bussare alle porte degli assessorati competenti di Regione e Provincia. La proposta? Semplice: lasciare che i pazienti dimessi dalle case famiglia possano gestire in proprio i 40 euro giornalieri previsti dal Piano regionale, in modo che quei soldi vengano destinati al pagamento dell'affitto e delle altre spese quotidiane; unendosi, i pazienti potrebbero dar vita a un “gruppo di convivenza” (esperienza che rientra fra le forme dell'«abitare assistito») senza la necessità della supervisione quotidiana di un operatore del Dipartimento di salute mentale. Nella convinzione che, aiutandosi l'uno con l'altro, i malati siano stimolati ad assumersi le responsabilità su se stessi e sui coinquilini. DIFFICOLTÀ Negli ultimi tre mesi, spiega però la donna, le difficoltà si sono infittite: «Non è facile far passare un'idea che pure è messa nero su bianco sul Piano regionale per la salute mentale e che in altre regioni sono già state attuate. Ho la sensazione che, negli ambienti medici, la prospettiva della responsabilizzazione dei pazienti, del loro distacco, provochi molte resistenze». CONTATTI Tuttavia, la sua proposta di mettere su un gruppo di convivenza ha raccolto tante adesioni: «Sono stata contattata da famiglie di tutta la Sardegna», racconta Amedea. I pazienti pronti ad andare a dividere con lei l'appartamento (e le spese) sono già nove. E a rafforzare la sua posizione, c'è ora un'associazione pronta ad appoggiare l'iniziativa. Che non si esaurirebbe con l'esperienza abitativa: «Il lavoro è fondamentale per il reinserimento. L'idea è di battere la strada della cooperativa sociale per avviare un'attività economica». INCONTRO La battaglia continua. Anche ieri, Amedea e alcuni dei suoi aspiranti coinquilini hanno avuto un incontro all'assessorato provinciale alle Politiche sociali. Niente di decisivo, ancora: il via libera non arriva. «E io - conclude la donna - non posso certo permettermi di pagare l'affitto da sola». ( m. n. )

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Scuola, lavori fermi dal 2007 (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Cagliari Pagina 1022 via meilogu Scuola, lavori fermi dal 2007 Via meilogu --> Da oltre un anno e mezzo, il cortile della scuola elementare di via Meilogu, nel quartiere di Is Mirrionis, sembra una terra di nessuno, dominata dalle erbacce, dalla sporcizia e dai resti di un cantiere fantasma. Uno scenario decisamente poco adatto a un luogo dove trascorrono le loro mattinate tanti bambini. LA SITUAZIONE Oggi l'istituto, in seguito ai lavori appaltati nel 2007 ad un'impresa edile siciliana, dovrebbe essere un fiore all'occhiello del rione, al pari della vicina scuola media Alagon-Ciusa. E invece appare come il giardino d'ingresso di una periferia degradata, tra tubi abbandonati, betoniere scassate, barattoli di vernice e persino un gabinetto, piovuto in mezzo al verde da chissà dove. Quasi una discarica a cielo aperto. L'impresa che avrebbe dovuto risistemare un'intera ala della scuola, d'altronde, ben presto si è dimostrata non all'altezza del compito che le era stato affidato e ha obbligato il Comune a prendere atto della situazione: i funzionari del Municipio hanno fatto tutti i passi necessari per arrivare alla rescissione del contratto. L'istituto, così, è stato condannato al triste stato in cui si trova attualmente, vittima della lenta burocrazia e della scarsa competenza. LA PREOCCUPAZIONE Alle famiglie, preoccupate per il contesto in cui i loro figli sono costretti a studiare, il Comune assicura una rapida ripartenza dei lavori in via Meilogu, ostacolata finora dalla necessità per l'amministrazione di passare, in seguito alla rescissione del contratto con l'impresa che avrebbe dovuto eseguire i lavori, per una nuova gara d'appalto. La macchina burocratica, purtroppo, frequentemente complica le cose. «Purtroppo per mandare via l'impresa inadempiente abbiamo dovuto impiegare un po' di tempo», conferma Raffaele Lorrai, assessore comunale ai Lavori pubblici, «ora però il progetto dei nuovi lavori è pronto e quindi finalmente a breve ci sarà il nuovo appalto». Genitori e insegnanti, naturalmente, si augurano che al secondo tentativo in Municipio abbiano miglior fortuna. LORENZO MANUNZA

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la roma in vendita: "sì, trattiamo" - corrado sannucci roma (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 53 - Sport La Roma in vendita: "Sì, trattiamo" I tedeschi dopo russi, arabi e Soros: per la prima volta il club ammette i contatti Da anni solo gli investitori stranieri interessati al club: per il nostro calcio sarebbe uno shock CORRADO SANNUCCI ROMA Solita in queste circostanze a dare informazioni a spezzoni, la Roma ha rivelato che le trattative per la vendita ci sono. L´altro ieri il comunicato congiunto con Italpetroli negava la firma di ogni precontratto, ieri un altro comunicato ha ammesso che, mentre la squadra arrancava in campionato e Tonetto spediva in curva il rigore della Champions, negli uffici di Trigoria si rispondeva a telefonate dall´estero. «Il gruppo Italpetroli negli ultimi mesi è stato contattato da vari soggetti che hanno rappresentato l´interesse, direttamente o indirettamente, di vari gruppi, tutti internazionali, ad investire nel capitale di A. S. Roma. Con nessuno di tali soggetti è stata raggiunta alcuna intesa, di alcun tipo, e nessuna offerta è stata formalizzata e che non le è noto un interesse diretto della famiglia Flick come riportato dalle notizie di stampa. I contatti attualmente in corso con i soggetti che hanno manifestato il proprio interesse sono, allo stato attuale, in una fase di verifica dell´esistenza dei presupposti per poter valutare eventuali operazioni. Inoltre - conclude la nota - Compagnia Italpetroli precisa che qualsiasi scelta dovesse essere assunta in futuro in merito alla partecipazione in questione, terrà debitamente conto, come sempre in passato, degli interessi di A. S. Roma e dei soci di minoranza e che, in ogni caso, non si prevede un disimpegno della famiglia Sensi da A. S. Roma». Lo scenario di queste trattative è diverso da quello del blitz dei 283 milioni di euro di Soros, quando la Roma fece scappare il finanziere ungherese presentando un´offerta al rilancio di un fantomatico gruppo arabo (e fu costretta poi a dare qualche informazione alla Consob...). Quella sarebbe stata una semplice cessione, questa volta la Roma ha in mano qualche carta in più e spera con quella da una parte di attrarre un investitore, dall´altra di poter mantenere un controllo sulla società. Un gioco d´equilibrio di difficile realizzazione. La carta in più è quella dell´autorizzazione politica a costruire uno stadio di proprietà, su terreni individuati che però la società non è in grado di comprare. Ma gli investitori stranieri, sempre frenati dalla burocrazia italiana e dalle interferenze politiche, si vedrebbero spalancata la via verso l´ingresso nel calcio italiano. La famiglia Sensi, da parte sua, vorrebbe un partner che la aiutasse intanto a coprire la prima rata di debiti di 130 milioni di euro con Unicredit e poi a comprare i terreni, a costruire lo stadio e successivamente a dividere, i profitti delle attività commerciali. Ma un investitore di questo genere sarebbe disposto a lasciare di fatto ai Sensi la gloria sportiva e un ritorno finanziario tale da poter mantenere una squadra competitiva, e anche di più, oltre che casomai pagare anche qualche debito dell´Italpetroli? Sul sogno dei Sensi incombe sempre il contesto italiano. Se scampare ai russi della Nafta fu una fortuna, se evitare Soros forse meno, si avvicinano offerte sempre più concrete per un ingresso di un gruppo straniero nel calcio italiano. Un evento che sarebbe comunque in qualche modo choccante, per evitarlo è facile prevedere che si muoverebbero potere politico e Lega. E questa può essere un´altra carta per i Sensi per rimanere a capo della Roma. Ma chi mette i soldi ha altre pretese: lo stadio dell´Arsenal si chiama Emirates, il nuovo stadio romano potrebbe chiamarsi Flick e non "Franco Sensi".

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L'INTERVISTA MARIO RESCA (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 97 del 2009-04-23 pagina 8 L'INTERVISTA MARIO RESCA di Massimo Colombo Come coniugare la cultura con il business e aumentare fatturato e utili del turismo, l'industria nazionale numero uno? Certo, è questione di mentalità. Ma anche di mettere gli uomini giusti al posto giusto. Il governo Berlusconi, per iniziativa del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi, ha cominciato bene, creando la (paradossalmente) ancora assente figura del direttore generale del dicastero e nominando un manager (si, avete capito bene: manager) di chiara fama, come Mario Resca. Dopo i primi 400 giorni al timone (come consigliere del ministro; entro l'estate con incarico ufficiale da decreto del presidente della Repubblica) della non invincibile corazzata dei Beni culturali, sentiamo da lui le novità. Dottor Resca, come mai uno come lei non è entrato nel «Gotha» dell'Expo? «Guardi, io vengo dall'impresa e mi interessava un'esperienza nel pubblico. L'offerta del ministro Bondi per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale è una sfida che mi solletica troppo». Cos'ha trovato a Roma, madre di tutte le burocrazie? «Non ci crederà, ma ho trovato - e non solo a Roma - grande professionalità e qualità umane. La squadra c'è». Quali sono le tre priorità ineludibili? «Uno: mettere al centro dell'attività i nostri "clienti", cioè le persone normali che vanno nei musei e girano per l'Italia, Quindi: cultura a disposizione di tutti, non "costruita" per gli addetti ai lavori. Due: gruppo di lavoro motivato, compartecipe delle decisioni, quindi formato e informato. Tre: partner privati con cui costruire insieme dei percorsi turistici, amplificando le potenzialità del business e offrendo al contempo più servizi ai clienti, coi quali bisogna comunicare molto di più e meglio». Le risorse sono sempre poche? «Sono limitate per definizione. Ma vediamo di impiegarle bene, cominciando con l'introdurre - e mi rivolgo al governo - sistemi di incentivazione fiscale per chi investe in cultura. Le sembra normale che l'Iva sul commercio di opere d'arte in Italia sia del 20% e in Francia del 5?!». Qual è il peggior difetto del nostro sistema? «L'abitudine dello Stato di distribuire soldi a pioggia. Ora basta. Piuttosto cominciamo a innescare un circolo virtuoso tra pubblico e privato facendo del sano marketing». Parla proprio come un manager... «Creda a me: o si imbocca quella strada lì o possiamo tornarcene a casa. I musei sono un'attività di servizio. Quindi, o il servizio lo si dà competitivo, o la gente va altrove, come, del resto, sta facendo». Mi viene in mente Brera... «La "Grande Brera" sarà la priorità numero uno per Milano, pronta per l'Expo. E' efficace l'accordo interministeriale per portare l'Accademia nell'ex distretto militare di via Mascheroni e inglobare nella sede storica palazzo Citterio, creando un unicum museale, con servizi di prim'ordine (spazi, orari convenienti, caffetteria, shop), che dovrà vivere di eventi e iniziative tutto l'anno». Milano non meriterebbe un museo di Leonardo? «Ha messo il dito nella piaga. Certo che si! Così la città si connoterebbe in modo originale ed esclusivo, diventando un'icona mondiale. Come la "Gioconda" per il Louvre che, guarda caso, è proprio di Leonardo, cioè di un italiano». E un museo d'arte contemporanea in città? «Qui sarei un po' più cauto. E' un problema che va affrontato su scala più generale, sempre per garantire la migliore competitività possibile». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il Cdm stanzia 8 miliardi per l'Abruzzo Berlusconi: "Giusto tenere il G8 all'Aquila" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 23-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'AQUILA - Il Consiglio dei ministri, che stamane si è eccezionalmente riunito all'Aquila, ha dato via libera al decreto legge per stanziare le risorse in favore delle zone terremotate dell'Abruzzo. Lo si apprende da fonti governative, secondo le quali il provvedimento mette a disposizione un totale di otto miliardi di euro, di cui 1,5 per fronteggiare l'emergenza e 6,5 miliardi per la ricostruzione. Nel decreto non è previsto alcun aumento delle accise nè nuove tasse. E intanto, nel corso dello stesso Cdm, secondo indiscrezioni, si è parlato dell'ipotesi di tenere il G8 all'Aquila anziché in Sardegna. Il premier Silvio Berlusconi, secondo quanto riferiscono numerose fonti del governo, si è espresso a favore dell'iniziativa. Secondo quanto riferito da alcuni partecipanti alla riunione, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha infatti affermato che "sarebbe giusto spostare il G8 della Maddalena qui all'Aquila". Il premier, sempre secondo quanto riferito da fonti governative, ha espresso la volontà di tenere il vertice dei Grandi nella città colpita dal sisma, motivando questa decisione con il fatto che in questo modo si risparmierebbero denaro e risorse che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione. In questo modo, ha aggiunto Berlusconi, sempre secondo quanto riferito dai presenti, si porterebbe l'Abruzzo al centro dell'attenzione mondiale. Dell'ipotesi si parla da stamattina, ed è stata accolta con favore anche dagli amministratori locali. Mentre la maggior parte dei ministri interpellati dalle agenzie di stampa hanno espresso forti perplessità. "Non mi sembra assolutamente plausibile l'idea di spostare a L'Aquila il G8 fissato per quest'estate in Sardegna", ha detto infatti a Sky Tg24 il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli. "Quello che è stato speso, anche per volontà del precedente governo - ha sottolineato il ministro - mi pare difficile che oggi possa essere spostato. Francamente credo che sia difficile a meno che qualcuno ci dimostri il contrario". OAS_RICH('Middle'); Si mostra invece entusiasta all'idea il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente: "Siamo pronti ad accogliere il G8 all'Aquila, - ha detto - Sarà un grande impegno, soprattutto per la Protezione Civile e per questa scuola (Gdf, ndr) che ci ospita e che diventerebbe una delle aree più sensibili. Certo organizzare il G8 è molto complesso ma la città e l'Abruzzo sono pronti a riceverlo per come possono. Ci piacerebbe essere vestiti a festa, ma ci troveranno con la tuta da lavoro". Per il sindaco il G8, sarà anche l'occasione "per mostrare a tutti i capi di stato il nostro patrimonio artistico nella speranza di poter ricostruire subito anche mettendo in atto quel meccanismo che abbiamo pensato con il premier Berlusconi dell'adozione dei monumenti da parte dei vari paesi". Scettico il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: "Magari si potesse fare il G8 all'Aquila, ci mancherebbe. Ma in questo momento, con tutti i problemi che ci sono, aggiungerebbe confusione a confusione. Ho l'impressione che sia una delle solite marchette politiche di Berlusconi", ha detto nel corso di un videoforum su Repubblica Tv. Sulle risorse necessarie per la ricostruzione dell'Abruzzo, Matteoli ha spiegato: "C'è una bozza di decreto che verrà discusso in Cdm. Di ufficiale ancora non c'è nulla. Comunque le risorse saranno sufficienti per garantire agli abruzzesi una ricostruzione in tempi brevi, ne sono ne sono certissimo. Abbiamo un quadro preciso di quello che dobbiamo fare all'Aquila - ha concluso il ministro - e abbiamo inserito nel decreto alcuni provvedimenti che ci consentiranno di snellire le procedure e non perdere tempo con la burocrazia, cercando di arrivare direttamente alla ricostruzione". Intanto alcuni cittadini di tre dei Comuni esclusi dai contributi per la ricostruzione, e cioè Capitignano, Montereale e Cagnano Amiterno, hanno occupato per protesta una strada statale di collegamento all'Aquila. (23 aprile 2009

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g8, il trasloco all'esame di washington - vincenzo nigro (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Interni G8, il trasloco all´esame di Washington Per gli Stati Uniti L´Aquila è più sicura. Sì della Gran Bretagna, cauta la Germania Le reazioni VINCENZO NIGRO ROMA - I primi a reagire ufficialmente sono stati i britannici. Reazione positiva. «Le decisioni sul luogo dove tenere il vertice del G8 spettano al governo italiano», ha scritto in una nota il portavoce di Downing Street Lynn Eccles. «Abbiamo profonda simpatia per il popolo italiano, dopo i tragici eventi all´Aquila la Gran Bretagna è pronta ad aiutare l´Italia in ogni modo possibile. Le decisioni sul luogo dove tenere il vertice del G8 spettano al governo italiano». Poco dopo, da Washington, arriva un segnale favorevole dell´amministrazione americana. Chi segue la sicurezza di Barack Obama, ovvero il Secret Service, aveva già fatto mille ispezioni alla Maddalena, al luogo dove ancorare la nave da crociera "Fantasy" o le altre navi su cui avrebbe potuto far base il presidente. Una nave è un luogo poco difendibile, da cui ci si muove con difficoltà in caso di pericolo, poco adatto al presidente degli Stati Uniti. Il G8 in Abruzzo è una scelta migliore per gli spostamenti di Obama, per la sua sicurezza, anche se tutto è ancora da costruire. «Stiamo valutando, siamo in contatto con i funzionari italiani per capire quali saranno gli sviluppi dell´organizzazione del vertice», spiega in serata un altro funzionario della Casa Bianca. Ma da Siracusa, dove si tiene il G8 dei ministri dell´Ambiente, l´americana Lisa Jackson rivela che «Barack Obama e Berlusconi si sono già sentiti sullo spostamento del vertice: se dovesse essere così, ci vorranno degli aggiustamenti. Tuttavia non abbiamo ancora preso una posizione». Un altro paese chiave, la Germania di Angela Merkel, sembra prepararsi allo spostamento senza grandissimo entusiasmo: un diplomatico tedesco a Roma dice che «per ora il ministero degli Esteri da Berlino non ha reazioni: spetta agli italiani organizzare il vertice». La verità è che da tempo molti diplomatici in Italia avevano capito che mettere in piedi il vertice alla Maddalena sarebbe stato un incubo organizzativo. Per cui il colpo di teatro di Berlusconi di spostare il tutto in Abruzzo in fondo viene accettato con sollievo. «Ma è sempre una sorpresa, uno spostamento non previsto», dice un altro diplomatico, «e alle burocrazie, alle organizzazioni questo tipo di sorprese non piacciono». Ieri pomeriggio naturalmente tutti i siti Internet e le agenzie di stampa straniere hanno scritto dello spostamento deciso da Berlusconi. Per la Reuters «la decisione a sorpresa mette fine a oltre due anni di pianificazione per l´evento sull´assolata e remota isola della Maddalena, e permette a Berlusconi di mantenere l´attenzione sul terremoto e sulla sua risposta grazie alla quale ha rafforzato la sua popolarità». Secondo il New York Times, che ieri pomeriggio riprendeva il servizio dell´agenzia Reuters, «non è chiaro al momento come la città medievale dell´Aquila, adesso coperta di macerie ed edifici crollati, possa sistemare le migliaia di persone attese per il summit». L´edizione elettronica di El Mundo scrive invece che «Nicolas Sarkozy, Barack Obama, Gordon Brown e Angela Merkel vedranno con i propri occhi i danni provocati dal terremoto che il 6 aprile scorso ha scosso il centro-Italia», aggiungendo che l´idea di Silvio Berlusconi «è quella di far sì che gli occhi di mezzo mondo si concentrino sul capoluogo dell´Abruzzo».

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"abbandonati blocchiamo tutto" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Bari Roseto Valfortore "Abbandonati blocchiamo tutto" ROSETO VALFORTORE - «è da 9 anni che ci chiedono di pazientare: ora basta, vogliamo che le provinciali 129 e 130 siano nuovamente agibili, in modo celere. Se questo, infatti, non dovesse accadere in tempi ragionevoli, bloccheremo la statale 17 con trattori e ci sdraieremo sulla strada». Lucilla Parisi, sindaco di Roseto, è esasperata per la situazione di un paese tagliato fuori dal mondo per le frane e le inondazioni. Oggi chiederà lo stato di calamità. Proprio ieri pomeriggio è stato effettuato l´ultimo sopralluogo della polizia provinciale, ma la pioggia è tornata e la situazione, per il momento, è insanabile. «Molti amministratori non sanno neanche dove si trova Roseto. Stiamo lavorando alacremente per valorizzare il nostro territorio e per colpa della burocrazia e del disinteresse tutto muore. Vorrei ricordare che la provincia di Foggia non è solo il Gargano. Devo ringraziare il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante - conclude Parisi - l´unico a mostrare attenzione verso i nostri disagi» (pie. rus.)

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Riforme, cogliere insieme l'occasione (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Opinioni data: 24/04/2009 - pag: 38 DOPO GIAVAZZI Riforme, cogliere insieme l'occasione di MAURIZIO LUPI C aro direttore «Possiamo cogliere appieno l'occasione anche noi?». Questa domanda, contenuta nell' editoriale di Francesco Giavazzi pubblicato ieri sul Corriere, mi ha piacevolmente colpito. Parlare della crisi che ha investito l'economia mondiale come di una possibilità non è ingenuo ottimismo. Piuttosto è l'esempio di un realismo dinamico che in questi mesi a qualcuno è mancato. Io credo che la risposta debba essere affermativa. E lo dico ben sapendo che le incertezze sul nostro futuro sono ancora molte. Ciò nonostante esistono alcuni elementi che mi fanno dire che questa è, appunto, un'occasione che non possiamo sprecare. Il primo è sicuramente il grande consenso di cui gode il governo, frutto del lavoro fatto. Contrariamente a quanto dice Gavazzi, la «politica del fare», sostenuta da una maggioranza stabile, è riuscita a rispondere ai bisogni della società, puntando su quella rete di famiglie, piccole e medie imprese, realtà sociali che da sempre costituisce la spina dorsale della nostra economia. Potremmo cullarci dei successi ma io penso che, al contrario, questa situazione favorevole debba stimolare l'avvio del processo di riforme di cui il Paese ha bisogno. È il momento di ribaltare l'idea secondo cui riformismo e ricerca del consenso sono obiettivi incompatibili. Anche perché, dalla nostra, abbiamo un altro elemento di forza. I dati citati da Giavazzi ci dicono che la società non è rimasta ferma. Vorrei aggiungere qualche numero che riguarda l'Italia. Nel mese di marzo l'export delle nostre imprese è cresciuto del 3,5% (Istat). Non solo, secondo Unioncamere, nel 2009 il 48% degli imprenditori continuerà ad investire e, il 7% di questi, investirà più che nel 2008. Inoltre l'ultimo rapporto redatto dalla Fondazione per la Sussidiarietà («Sussidiarietà e piccola e media impresa») ci mostra che il 54% delle industrie non chiede privilegi, ma un sistema meno burocratizzato anche dal punto di vista fiscale. Si tratta di segnali che vanno assolutamente colti anche perché, se c'è una cosa che questa crisi ci ha insegnato, è che l'economia reale, fondata sulla persona e sul suo lavoro, è più forte dell'economia finanziaria. Per far questo, però, dobbiamo anzitutto fuggire, come ha giustamente sottolineato nel suo ultimo libro Enrico Letta, dal vizio del «presentismo». La società lo sta già facendo mettendo in mostra il meglio di sé in quanto a valore, talenti, creatività e tenacia. La politica non può essere da meno. Dobbiamo mettere in moto il processo di riforme ben sapendo che il fulcro della nostra azione deve essere quel principio di sussidiarietà che si traduce nella valorizzazione, da parte dello Stato, di ciò che nascendo dalla libera iniziativa dei singoli, può rispondere efficacemente alle esigenze di tutti. Per questo vorrei indicare alcuni temi che, secondo me, possono diventare contenuto di un'agenda comune su cui maggioranza e opposizione possano cominciare a lavorare. Anzitutto l'educazione. Il fatto che tanti imprenditori italiani abbiano deciso di non mollare, ma di investire sulla formazione e sul capitale umano è anzitutto il frutto di un'educazione e di una cultura. Da qui bisogna ripartire. Dobbiamo lavorare sul fronte del welfare con una riforma del mercato del lavoro che elimini la burocrazia senza dimenticare le necessarie tutele sociali. Servono interventi a favore delle piccole e medie imprese, rafforzando i distretti industriali e migliorando l'accesso al credito. Non nuove forme di assistenzialismo, ma premi per chi fa e fa bene. Per far tutto questo, però, serve una macchina statale efficiente. Ecco allora che un punto importante resta quello delle riforme istituzionali. In questi anni c'è stato un luogo che ha visto maggioranza e opposizione lavorare insieme, fuori dalla logica dello scontro, per cercare di riformare il nostro sistema. A volte ci siamo riusciti (penso anzitutto alla battaglia vinta insieme al ministro Tremonti per introdurre e mantenere il 5 per mille), altre no, ma non abbiamo mai mollato. Quel luogo è l'Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà. Il prossimo 25 e 26 giugno ci incontreremo proprio per discutere di come, dalla crisi, possa nascere un futuro migliore. Certi che un'occasione come quella che ci viene offerta oggi non si ripeterà più. Vice Presidente della Camera

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De Lillo: (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 24/04/2009 - pag: 3 L'intervista L'assessore all'Ambiente: il nuovo regolamento acustico pronto ad andare in giunta De Lillo: «Multe da 500 a 5.000 euro» L'assessore all'Ambiente Fabio De Lillo è al lavoro sul nuovo «Regolamento acustico». Quando sarà pronto? «La proposta di delibera sta per essere portata in Giunta. Quindi presto. Sarà poi sottoposta alla valutazione delle varie commissioni interessate che potranno proporre gli emendamenti. C'è un iter fisiologico che bisogna rispettare ma cercheremo di accelerare i tempi affinché la capitale possa avere al più presto il suo 'Vademecum del rumore'». Saranno inasprite le sanzioni, soprattutto contro i «recidivi», in modo che i cittadini non siano più obbligati a ricorrere alla magistratura? «Per alcuni tipi di superamento, le sanzioni sicuramente saranno più severe. E' evidente che uno sforamento di 2 decibel nella fascia oraria 6-22 non può essere valutato allo stesso livello di uno sforamento di 5 decibel nella tarda serata. Le sanzioni vanno da un minimo di 516 a un massimo di 5.160 euro: saranno graduate in proporzione al grado di superamento dei limiti acustici registrati». In che cosa sarà efficace il nuovo regolamento? «Sarà uno strumento fondamentale per la pianificazione del territorio. I nuovi insediamenti dovranno essere pianificati nel rispetto dei limiti acustici posti dalla normativa di riferimento, con particolare attenzione per le zone dove sono situati ospedali o asili. In questo modo si va verso uno sviluppo sostenibile delle varie zone della città». C'è sempre stata una forte lamentela per le lungaggini burocratiche... «Le procedure amministrative saranno regolamentate in modo più semplice. C'era la forte necessità di fare chiarezza sia per gli organizzatori degli eventi sia per i cittadini che intendono presentare un reclamo. E' però molto importante che tutti seguano le procedure indicate dal Campidoglio per contrastare il problema dell'inquinamento acustico che puntualmente si acuisce con l'arrivo della stagione estiva». La burocrazia «Tutti devono seguire le procedure indicate dal Campidoglio. C'è la necessità di fare chiarezza soprattutto per i cittadini» L. Gar.

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Professionalità è saper incrociare i codici (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Lavoro data: 24/04/2009 - pag: 34 Contrappunto Professionalità è saper incrociare i codici di LUIGI COVATTA F ino a qualche anno fa, grazie a un'infornata di neolaureati propiziata dalla legge 285, la Soprintendenza dell'Aquila pullulava di architetti. Non è quindi per carenza di personale (né, c'è da sperare, per pigrizia o imperizia) che i «warning» sul rischio sismico -da ultimo quello di Bàrberi del 1999- sono rimasti inascoltati. Piuttosto è a causa dell'incompatibilità dei codici linguistici. Bàrberi parlava genericamente di case, in Soprintendenza si era attenti ai monumenti. Che poi i monumenti stiano in mezzo alle case è un dettaglio che la legge di tutela non sempre prevede. E per le burocrazie l'unico codice interpretativo è la lettera della legge. Perciò è tempo che, nella società della conoscenza, si rifletta sulla circolazione e l'uso delle informazioni in seno alle amministrazioni. Per aggiornare le leggi, le cui classificazioni non coincidono con la complessità della realtà odierna (che per essere conosciuta presume appunto un approccio olistico come quello introdotto dall'informazione in tempo reale). Ma anche per definire criteri e responsabilità nella selezione delle informazioni in entrata. Per una volta non è un problema «all'italiana». In America l'intelligence lesse i rapporti che prevedevano l'11 settembre il giorno dopo. In Thailandia la guardia costiera non lesse i bollettini che annunciavano lo tsunami. Ma all'Aquila la consolazione è magrissima.

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La sfida Italia-Francia ora corre sui binari Sncf (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

I MOVIMENTI IN VISTA DELLA LIBERALIZZAZIONE DEI TRASPORTI EUROPEI La sfida Italia-Francia ora corre sui binari Sncf Dal 14 dicembre concorrenza libera Ma solo sulle tratte internazionali Solo i convogli italiani e quelli tedeschi sono adatti alle strade ferrate francesi Trenitalia chiede una linea ad alta velocità Parigi-Lione [FIRMA]DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI Temevano i tedeschi, invece i teutonici giganti di Deutsche Bahn sembrano timidissimi. Così spuntano, scivolando svelti sulle rotaie, gli italiani. Quattordici dicembre 2009: giorno in cui cadranno altre frontiere europee, quelle del trasporto dei viaggiatori. La francese Sncf dovrà accettare lo sfrecciare di convogli con altre bandiere. Unica condizione: i collegamenti dovranno essere internazionali, avere cioè la stazione di avvio e di arrivo in un altro Stato. Per la Commissione europea, come sempre si annuncia in questi casi, della liberalizzazione dovrebbero trarre profitto i cittadini dell'Unione con tariffe in ribasso e prepotenti occasioni. Si vedrà. C'era tempo fino al 13 aprile, a mezzanotte, per presentare la richiesta delle fasce orarie in cui inserire i futuri convogli al Réseau ferré de France, l'azienda pubblica che è proprietaria delle linee ferrate dell'Exagone. Simbolo della grandeur I francesi erano preoccupatissimi per la scadenza, temevano una alluvione di offerte. Qui le ferrovie sono ancora, come ai tempi di Zola, uno dei simboli della Grandeur. Anche se cominciano a avvertirsi segni di dissenso alla febbre del Tgv: nel Var ad esempio è nato un vivacissimo movimento che rifiuta una nuova linea ad alta velocità che dovrebbe collegare la capitale a Nizza, per ragioni di tutela del scintillante paesaggio locale e per ostilità a svenarsi nei finanziamenti. Guillame Pepy, presidente di Sncf, infatti, da tempo strepita che bisogna prepararsi a un'invasione rafforzando le spalle della sua società. A sorpresa i dossier sono rimasti smilzi: un piccolo operatore che si occupa però di trasporto merci e appunto Trenitalia, la sezione viaggiatori delle Ferrovie dello Stato, che ha presentato la domanda per un collegamento veloce sul percorso Milano-Parigi e Parigi-Milano con tappa a Lione. Troppa burocrazia Spiegazione di questa scarsa affluenza: la necessità di superare numerosi e scoraggianti ostacoli burocratici e tecnici e soprattutto la crisi economica che, seppure meno evidente che in altri settori, mette la tremarella anche al business ferroviario nel settore merci. Passeggeri e alta velocità vanno però benissimo, come ha confermato il presidente di FS Innocenzo Cipolletta. Quindi bisogna buttarsi nella grande guerra europea e a testa bassa. La linea più redditizia Secondo le informazioni confidenziali raccolte da Le Figaro Trenitalia avrebbe fatto una richiesta di collegamento anche tra Parigi e Marsiglia; ma questa sarebbe stata rifiutata perché la Francia, paese che ha difficoltà a dismettere i suoi panni protezionisti fino alla venticinquesima ora, non vuole ancora accettare una concorrenza interamente sul traffico domestico. Il collegamento con Marsiglia in tre ore è poi una delle linee più redditizie, tanto da sottrarre viaggiatori anche ad Air France. La richiesta di Trenitalia in realtà è un modo accorto per entrare con i propri convogli sulla tratta Parigi-Lione, uno dei collegamenti chiave per il ruolo economico che la capitale della regione Rhô- ne-Alpes ha nel Paese. Il Tgv italiano dovrebbe coprire le fasce orarie del mattino e della sera. Su questo percorso, secondo il Reseau ferré de France i margini di guadagno di Sncf sono oggi del venticinque per cento. La concorrenza di Trenitalia sarà quindi efficace soltanto se si rivelerà capace di proporre tariffe più basse e servizi aggiuntivi. Il vantaggio di Fs La compagnia delle ferrovie dello Stato sfrutta un vantaggio tecnico: è la sola infatti in Europa, con i tedeschi, a poter viaggiare sulle linee francesi. Inoltre Trenitalia ha già un legame con Sncf nella filiale comune Artesia che gestisce la Parigi-Torino-Milano e treni notturni per Venezia, Firenze e Roma. Con i tedeschi invece i rapporti sono pessimi: i francesi ad esempio hanno accusato Deutsche Bahn di aver piratato un sito internet interno. A sfrecciare tra Parigi e Milano dovrebbe essere il Pendolino costruito dalla francese Alstom che richiede solo modifiche secondarie. Unico difetto, la sua velocità che è di 250 chilometri l'ora. Mentre il Tgv viaggia a trecento. Ma è disponibile anche Freccia rossa, sempre costruita da Alstom. E corre a trecento all'ora.

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Spazi in tv per Brunetta l'autore E i giovani scrittori sconosciuti? (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lettere & Opinioni Pagina 341 Un arguto lettore alle prese con la pubblicità facile (per chi può) Spazi in tv per Brunetta l'autore E i giovani scrittori sconosciuti? Un arguto lettore alle prese con la pubblicità facile (per chi può) --> «Ti piace vincere facile, eeh? Durante una diretta del TG 24 su Sky è stato dedicato uno spazio al ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta in qualità di autore. Non gli basta l'incarico che "inevitabilmente" gli produrrà la pensione a vita, dopo cinque anni di "durissimo" lavoro. Ora si aggiudica la facoltà di promuovere il proprio libro. Questo accade nel momento in cui Sofisticati Signori Scrittori, in tutta Italia, hanno già prodotto, o lo stanno facendo, libri di grande interesse; i quali, per ragioni che soltanto l'Editoria (e coloro che l'amministrano) potrebbe spiegare, non vedranno la luce e la meritata considerazione. Dare visibilità a un libro forse comporta dover scendere a compromessi; oppure richiede che l'autore sia "qualcuno". Assistere alla ostentazione del ministro Brunetta, il cui libro sarà esposto in tutte le maggiori librerie e centri commerciali d'Italia con osservanza "fantozziana", crea in me una convinzione: se vorrò rendere visibile, alla pari degli altri, il libro che ho appena pubblicato, dovrò promuoverlo attraverso il volantinaggio nelle strade. Mi chiedo dove siano Giustizia ed Equità. ANDREA SCHINARDI - CAPOTERRA Non sono fra gli acquirenti di "Rivoluzione in corso. Il dovere di cambiare dalla parte dei cittadini", il pamphlet del ministro Brunetta. Che trovi spazio in tv non mi meraviglia: in Italia non si nega un passaggio video a un politico e l'argomento è d'attualità. Il primo capitolo, pubblicato sul sito Internet della Mondadori, non induce francamente in tentazione. E forse è questa la vera ragione del link che gli dedica Pubblico Impiego, il blog degli impiegati statali, suoi arcinemici. Ciò premesso, essendo una cittadina italiana (quindi vittima permanente di una burocrazia insensata) ed avendo apprezzato "I nullafacenti" di Pietro Ichino, pubblicato l'anno scorso da Feltrinelli, non posso che augurarmi il successo delle riforme annunciate dal responsabile della Funzione pubblica. Sperando che le sue capacità politiche ed organizzative siano superiori a quelle letterarie. Quanto a lei, gentile lettore, ha trovato il modo di far sapere agli aficionados di Lettere & Opinioni che ha pubblicato la raccolta di acrostici "Giocando con le parole" con l'editore Uniservice. Allitterando: astuto autore acerbo azzecca autopromozione. Non è un professionista, né un ministro. Ma per un esordiente non c'è male. DANIELA PINNA

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Finestra sull'America (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Barack Obama ricorda solennemente l’unicità dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti a 96 ore di distanza dalle polemiche innescate alla Conferenza dell’Onu a Ginevra dagli attacchi al «razzismo di Israele» lanciati dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ha spesso negato pubblicamente l’Olocausto. L’evento, dentro il Campidoglio di Capitol Hill, è curato dal cerimoniale della Casa Bianca per assegnargli il massimo risalto simbolico: il presidente è circondato dai sopravvisuti ai lager, da alcuni cittadini polacchi che sfidarono la morte per salvare alcuni ebrei, dai leader del Congresso, dai rappresentanti di Israele e delle comunità ebraiche. Alle sue spalle, i drappi di tutti i reparti delle forze armate americane che liberarono i campi di sterminio, inclusa la 89ª divisione di fanteria nella quale militava un suo prozio. Il primo a prendere la parola è il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz, che chiama in causa Ahmadinejad accusandolo di negare lo sterminio e di aver «insultato Israele come nessuna persona civilizzata dovrebbe fare». L’affondo di Wiesel contro Amadinejad è duro: sullo sfondo della memoria dello sterminio evoca il rischio di un secondo Olocausto che potrebbe essere causato in Israele da un’atomica lanciata da Teheran. Quando Wiesel termina, l’aula del Capitol è immersa in un silenzio di raccoglimento per celebrare il «Giorno del Ricordo» e Obama rende omaggio alla «saggezza e testimonianza» del Nobel per la pace, facendo capire di condividere quanto ha appena detto. Se nei giorni precedenti la Casa Bianca ha condannato l’arringa anti-israeliana di Ahmadinejad a Ginevra, ora Obama fa un passo in più, facendo propria la memoria dello sterminio che viene negato da Teheran. Prima parla dell’unicità del massacro di sei milioni di ebrei: «La scienza che poteva guarire venne usata per uccidere, la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l’Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf, parte di Buchenwald» rimanendone segnato al punto che al ritorno in patria «si chiuse in casa per sei mesi» e poi il presidente Dwight Eisenhower. E’ descrivendo la scelta che fece Eisenhower, nelle vesti di comandante supremo delle truppe alleate in Europa, subito dopo la liberazione di Buchenwald, che Barack Obama recapita a Mahmud Ahmadinejad il messaggio desiderato: «Eisenhower ordinò ai tedeschi delle città vicine di visitare il campo per vedere ciò che era stato perpetrato in loro nome, ordinò alle truppe americane di visitare il campo per vedere il Male contro il quale avevano combattuto, inviò giornalisti e membri del Congresso a condividere il ruolo di testimoni, ordinò di scattare fotografie e girare film perché comprese il pericolo del silenzio». Insomma, l’America si considera testimone della Shoà e rigetta ogni tipo di negazionismo. commenti (0) scrivi

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Contro l'Iran, ricordare la Shoah (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL PRESIDENTE BARACK OBAMA COMMEMORA L'OLOCAUSTO IN RISPOSTA ALLE FRASI DI AHMADINEJAD Contro l'Iran, ricordare la Shoah Solenne cerimonia in Campidoglio con i sopravvissuti ai lager tedeschi Elie Wiesel: «L'iraniano ha insultato Israele come nessun uomo civile dovrebbe fare» DAL CORRISPONDENTE DA NEW YORK Barack Obama ricorda solennemente l'unicità dello sterminio degli ebrei da parte dei nazisti a 96 ore di distanza dalle polemiche innescate alla Conferenza dell'Onu a Ginevra dagli attacchi al «razzismo di Israele» lanciati dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, che ha spesso negato pubblicamente l'Olocausto. L'evento, dentro il Campidoglio di Capitol Hill, è curato dal cerimoniale della Casa Bianca per assegnargli il massimo risalto simbolico: il presidente è circondato dai sopravvisuti ai lager, da alcuni cittadini polacchi che sfidarono la morte per salvare alcuni ebrei, dai leader del Congresso, dai rappresentanti di Israele e delle comunità ebraiche. Alle sue spalle, i drappi di tutti i reparti delle forze armate americane che liberarono i campi di sterminio, inclusa la 89ª divisione di fanteria nella quale militava un suo prozio. Il primo a prendere la parola è il premio Nobel per la pace Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz, che chiama in causa Ahmadinejad accusandolo di negare lo sterminio e di aver «insultato Israele come nessuna persona civilizzata dovrebbe fare». L'affondo di Wiesel contro Amadinejad è duro: sullo sfondo della memoria dello sterminio evoca il rischio di un secondo Olocausto che potrebbe essere causato in Israele da un'atomica lanciata da Teheran. Quando Wiesel termina, l'aula del Capitol è immersa in un silenzio di raccoglimento per celebrare il «Giorno del Ricordo» e Obama rende omaggio alla «saggezza e testimonianza» del Nobel per la pace, facendo capire di condividere quanto ha appena detto. Se nei giorni precedenti la Casa Bianca ha condannato l'arringa anti-israeliana di Ahmadinejad a Ginevra, ora Obama fa un passo in più, facendo propria la memoria dello sterminio che viene negato da Teheran. Prima parla dell'unicità del massacro di sei milioni di ebrei: «La scienza che poteva guarire venne usata per uccidere, la burocrazia che sostiene la vita moderna venne adoperata per eseguire uccisioni di massa, l'Olocausto fu unico nel suo scopo e nel metodo, venne alimentato dagli stessi odi che hanno causato atrocità nel corso della Storia». Poi ricorda due americani testimoni di quanto avvenne: il prozio «che partecipò alla liberazione del campo di Ohrdruf, parte di Buchenwald» rimanendone segnato al punto che al ritorno in patria «si chiuse in casa per sei mesi» e poi il presidente Dwight Eisenhower. E' descrivendo la scelta che fece Eisenhower, nelle vesti di comandante supremo delle truppe alleate in Europa, subito dopo la liberazione di Buchenwald, che Barack Obama recapita a Mahmud Ahmadinejad il messaggio desiderato: «Eisenhower ordinò ai tedeschi delle città vicine di visitare il campo per vedere ciò che era stato perpetrato in loro nome, ordinò alle truppe americane di visitare il campo per vedere il Male contro il quale avevano combattuto, inviò giornalisti e membri del Congresso a condividere il ruolo di testimoni, ordinò di scattare fotografie e girare film perché comprese il pericolo del silenzio». Insomma, l'America si considera testimone della Shoà e rigetta ogni tipo di negazionismo. \

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Ricorso salva-Comunità una vittoria parziale (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 24-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Battaglia a colpi di carta bollata Ma il 7 giugno potrebbe scattare il commissariamento Ricorso salva-Comunità una vittoria parziale NOEMI PENNA Le Comunità montane hanno i giorni contati. E per evitare di entrare nella strada del non ritorno, l'Alta Valle di Susa ha scelto di rivolgersi al Tar per evitare un accorpamento che, secondo la giunta, viola le leggi e non rispetta l'omogeneità del territorio. Ma la trafila giudiziaria, per ora non ha dato i risultati sperati: il tribunale amministrativo regionale ha respinto l'istanza di sospensione del provvedimento di riordino delle Comunità montane, ma ha giudicato fondato, per indebita invadenza delle prerogative della Regione e degli Enti locali, il ricorso che sottolinea le eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni della legge finanziaria statale per il 2008. Una vittoria a metà, che ha definito valida l'istanza presentata dall'avvocato Paolo Scaparone, ma fuori dalla competenza dello stesso tribunale che l'ha passata d'ufficio ai giudici della Corte costituzionale che ora dovranno decidere sul da farsi. Il passaggio di competenze da parte del Tar «in parte ci dà ragione e conferma l'importanza e la validità delle nostre richieste, ma sta allungando di molto i tempi d'attesa», spiega Mauro Carena, presidente della Comunità Alta Valle Susa. La fondatezza dei motivi di ricorso, logicamente, fa ben sperare in un pronunciamento favorevole all'annullamento del provvedimento di riordino delle Comunità montane, ma nonostante ciò il tribunale non ha comunque ancora accordato la misura di sospensione dell'accorpamento. «Oltre alla battaglia sulla anticostituzionalità della Finanziaria, noi abbiamo intrapreso anche un ricorso al Consiglio di Stato per bloccare l'esecutività per processo, almeno fino al verdetto della corte costituzionale. Ma non abbiamo ancora ricevuto risposta, e mancano solo 40 giorni alla fine del mandato e quindi anche allo scorporamento». Evidente, infatti, è l'irreparabilità del danno che potrebbero subire le Comunità con l'attuazione del provvedimento, che già dal 7 giugno prossimo prevede un commissariamento preventivo degli enti, nonché l'attivazione delle complesse procedure per l'organizzazione della maxi comunità di nuova costituzione. «La battaglia contro l'accorpamento - conclude Carena - non è una azione intrapresa solo dall'ente, ma è una lotta di tutti i 14 comuni della comunità, e quindi non ha fondamenti politici: siamo uniti per salvare il territorio, non perché sia meglio o peggio di altre zone, ma solo perché è diverso. Come potrà un ente che va dalla prima cintura di Torino fino al Moncenisio, organizzare e progettare in modo proficuo, viste le grandissime differenze del territorio?». Una domanda di cui, a causa della lenta burocrazia, presto si potrebbe conoscere la risposta.

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Dal cervello al viso L'equilibrio passa anche per il botulino (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Oggi simposio sul nervo facciale Dal cervello al viso L'equilibrio passa anche per il botulino Anna Fiorino a.fiorinoiltempo.it Quattrocento esperti da tutto il mondo a Roma per l'XI Congresso mondiale sul nervo facciale. Ospite d'onore, Rita Levi Montalcini, il nobel centenario dalle cui scoperte sono partite le più moderne acquisizioni su una pagina di medicina la cui fondamentale centralità non sfugge nemmeno ai profani. Da oggi a dopodomani, nello Spazio Etoile in piazza San Lorenzo in Lucina, si parlerà di salute della faccia e di quanto sia più facile sperare in guarigioni e ritorni alla normalità. «Il nervo facciale è responsabile dei movimenti del viso - ricorda il prof Roberto Filipo, organizzatore del Congresso e direttore del Dipartimento di Neurologia e Otorinolaringoiatria del Policlinico Umberto I di Roma - Gli specialisti in otologia e otoneurochirurgia incontreranno neurochirurghi, neurologi, chirurghi plastici e maxillo facciali, oculisti e specialisti della riabilitazione. Tutti si confronteranno su paralisi virali e post-traumatiche, patologie tumorali e vascolari, chirurgia di reinnervazione del volto e più avanzati sviluppi della ricerca di base come fattori di crescita neurale». Le tappe scientifiche dell'incontro mondiale, che si svolge per la prima volta a Roma, girano intorno al cervello e partono dalla lettura magistrale, oggi pomeriggio alle 18, di Rita Levi Montalcini, la donna-simbolo del legame fra ricerca e pratica medica. Dalle scoperte dello scienziato italiano parte un'avventura che ha restituito vita e speranza a molti malati e che è diventata la base per ulteriori sfide alla natura. Per svelare ogni mistero del cervello e dei suoi collegamenti con le molteplici e fondamentali funzioni che coincidono con il volto di ogni persona. «L'elemento preminente del Congresso - sottolinea la seconda anima del simposio, Maurizio Barbara direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria dell'azienda ospedaliera S.Andrea, Università La Sapienza - sarà l'approccio diagnostico, terapeutico e riabilitativo integrato e multidisciplinare». Dunque le autorità mondiali del campo sono d'accordo sul fatto che sia fondamentale lavorare insieme, scambiarsi informazioni e collaborare per il bene di tutti. Una tendenza che si fa strada nella Medicina, anche in quella di base, e che è destinata a cambiare l'approccio per la tutela della salute grazie alla comunicazione liberata dalla burocrazia dei confini. Al congresso romano, a cui interverrà anche il rettore de La Sapienza, Luigi Frati, avrà il suo momento di gloria persino il botox, quel botulino usato in estetica a cui nemmeno il nervo facciale in paralisi riesce a resistere.

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Il Veneto punta sull'hotellerie (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: CASA E CASE data: 2009-04-25 - pag: 43 autore: Gestione. Fondi pubblici per evitare il degrado Il Veneto punta sull'hotellerie Gestire oggi un maniero richiede due ingredienti indispensabili, secondo Ricciarda Avesani, proprietaria del castello di San Pelagio (Padova), residenza della sua famiglia da oltre 400 anni. Da 30 la struttura ospita il Museo dell'aria: dal parco del castello Gabriele D'Annunzio il 9 agosto 1918 decollò con il suo aereo per il volo su Vienna. «Servono coraggio e passione - spiega la contessa - perché i costi sono altissimi e i problemi di gestione del tutto diversi da un qualsiasi altro immobile. Non aiutano, poi, la poca attenzione dell'ente pubblico verso queste strutture e la scarsa propensione dei proprietari a compattarsi su obiettivi condivisi. In Italia, purtroppo, c'è ancora una certa resistenza a contaminare la memoria storica con il business. All'estero si sono fatti condizionare di meno e hanno privilegiato decisamente l'azione imprenditoriale a salvaguardia delle proprietà, rispetto alla sola difesa del blasone ». Molti i problemi con cui si confrontano i proprietari. Innanzitutto la burocrazia farraginosa cui è assoggettato un qualsiasi intervento di manutenzione o restauro, dalla messa a norma degli impianti interni al rifacimento delle coperture. Soprattutto, manca una norma che tuteli castelli, rocche o fortezze come un unicum: oggi questi immobili devono sottostare a una molteplicità di norme che rende più complicata la gestione. Infine i costi, altissimi di ordinaria amministrazione, dal riscaldamento alla cura di parchi e affreschi, dall'illuminazione alla guardiania. «Conosco proprietari di castelli o ville antiche che hanno ridotto le stanze abitate a mano a mano che cadeva un pezzo della struttura adattandosi a vivere in spazi minimi- sottolinea Avesani - perché non in grado di sostenere il recupero. Altri hanno preferito vendere, magari pressati da problemi ereditari. Talvolta le risorse pubbliche ci sarebbero anche, come nel caso dell'Istituto ville venete (Irvv, ndr), ma è complicato accedervi». In Veneto ci sono 3.700 edifici censiti come ville venete, di cui 30 a firma Palladio e 120 ritenute d'autore, nove casi su dieci di proprietà privata, con un allarmante 3% di strutture a rischio crollo. L'Irvv ha proposto di trasformarle in alberghi per evitarne il degrado, con la possibilità di accedere a contributi pubblici per il restauro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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(sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Cagliari Pagina 1022 Monserrato. Il Comune non provvede: colletta a Su Tremini per sostituire la tubatura «Perdita idrica? La ripariamo noi» Monserrato.. Il Comune non provvede: colletta a Su Tremini per sostituire la tubatura Stanchi delle case allagate, i cittadini s'improvvisano operai --> Stanchi delle case allagate, i cittadini s'improvvisano operai Da mesi aspettavano che il Comune riparasse la perdita che allagava i loro scantinati. Ieri i residenti l'hanno fatto da soli. «Il Comune ci abbandona e noi facciamo da soli». Una perdita d'acqua non riparata da mesi ha logorato la pazienza dei residenti a Su Tremini, il quartiere ex abusivo (e poi sanato) nel primo tratto della Statale per Dolianova. Così, dopo mesi di attese e di richieste cadute nel vuoto, le famiglie hanno organizzato una colletta, comprato i pezzi necessari e riparato il tubo della condotta idrica. L'hanno fatto da sole, senza l'aiuto del Comune. LA VICENDA Tutto inizia quasi un anno fa, quando gli abitanti della lottizzazione lanciano una richiesta d'aiuto al Comune. «Una perdita in una tubatura dell'acqua allaga le nostre case», spiega Aventino Sedda. Da allora nulla è cambiato. Così, dopo l'alluvione dell'ottobre scorso, anche l'acquedotto rovinato trasformava in un pantano le strade e riempieva gli scantinati. Il Comune aveva dato la propria parola in febbraio: «Interverremo subito per riparare la tubatura». Nessuno, a Su Tremini, si è però fatto vedere. «Abbiamo aspettato e non è accaduto nulla», denunciano ora gli abitanti: «Ci siamo presentati nell'aula del Consiglio comunale durante il question time e ci hanno fatto la stessa promessa, con il medesimo risultato. A questo punto ci siamo organizzati». IL LAVORO Un'organizzazione mica da poco, quella messa in piedi dagli abitanti: «Ci siamo quotati per comprare i materiali di ricambio e affittare una ruspa», racconta Paolo Picciau. Calzati gli stivali e impugnate le pale, il via ai lavori è stato dato alle 18 di ieri. Un gruppo di circa dieci abitanti di Su Tremini, appena usciti dagli uffici e dai posti di lavoro, si sono dati da fare. Uno scavo di un metro, un tubo lungo poco di più e il gioco, in un paio d'ore, era fatto. «Adesso potremo smettere di usare l'autoclave, che ormai era diventata indispensabile per usare l'acqua», sospira Eolo Argiolas. IL COMUNE Il sindaco Marco Sini è di poche parole: «Purtroppo la procedura per l'affidamento dell'incarico a un'azienda che avrebbe dovuto eseguire l'intervento, è stata più lunga del previsto», dice il primo cittadino. La solita burocrazia che però, stavolta, in barba anche alla legge che non consente di certo ai privati di intervenire su condotte dell'acqua pubbliche, è stata aggirata. Intanto, se Abbanoa e il Comune fanno spallucce, c'è chi non è più disposto ad attendere invano non solo un servizio dovuto, ma anche un intervento necessario per evitare danni alle proprie case. SERENA SEQUI

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Il commissario nudista patriota (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 99 del 2009-04-25 pagina 2 Il commissario nudista attento agli affari di casa di Alessandro M. Caprettini INTERESSI Al membro di Bruxelles stanno a cuore soprattutto quelli dell'industria tedesca Roma«Un bravo... tedesco». Te lo dipingono così in due parole a Berlaymont, il palazzo di governo della Ue, Guenter Verheugen, il 65enne (li compie martedì prossimo) vicepresidente di Barroso, commissario all'Impresa e all'Industria. La competenza, insomma, non gli mancherebbe. Ma a quanto pare assai subordinata alla nazionalità. In molti ricordano del resto come si dette da fare nel corso della lunga approvazione della direttiva Reach sulla chimica europea (Registration, evaluation, authorisation of chemical) a difesa dei colossi teutonici del settore. Altrettanti testimoniano della cura con cui ha maneggiato le problematiche dell'acciaio renano, a lui forse ancor più caro visto che proprio in Renania-Palatinato - più precisamente in un paesino che si chiama Bad Kreuznach - ha visto la luce nel 1944. E ancora in parecchi ricordano di aver fiutato proprio l'ombra del suo Paese e del suo governo dietro le manovre che reclamavano la riduzione del CO2 da parte dell'industria dell'auto e che - guarda caso - finivano per favorire il triangolo Stoccarda (Mercedes), Monaco (Bwm e Audi), Wolsfburg (Volkswagen) contro le utilitarie prodotte da francesi e italiani. E contro le velleità di diminuire ancora la produzione di anidride carbonica di cui si faceva invece portavoce il commissario all'ambiente, il greco Dimas. Nulla di male, si capisce. Ogni commissario, in fondo, ha a cuore il Paese che gli ha permesso di insediarsi negli uffici brussellesi. Ma certo oggi fa un po' impressione il suo allarme sulla Fiat dopo che lo scorso novembre aveva difeso a spada tratta la richiesta della Opel di un contributo governativo da Berlino di 1,8 miliardi di euro perché a suo dire «non si tratta di sovvenzione, ma di tutela, dato che la crisi deriva dalla casa madre americana, e cioè dalla General Motors». Il fatto è che la Gm sono mesi che cerca di vendere l'Opel, ma non trova neanche uno straccio di acquirente. Nemmeno quella Fiat cui pure si sarebbe cercato di sbolognarla per veder risolto un problema che alla Merkel sta molto a cuore, specie in questo 2009 che vedrà la Germania alle urne a fine estate. Quello dell'auto del resto è settore tedesco quasi per antonomasia in Europa. Sono decine e decine di migliaia i lavoratori del settore che aumentano a dismisura se si tien conto dell'indotto. Si può rimanere in silenzio se il mondo cerca di muoversi e tu hai le banchine di Brema zeppe di veicoli invenduti? Né la cosa riguarda solo la Merkel, del resto. Non è stato forse Schroeder - il pigmalione di Verheugen - consigliere d'amministrazione della Volkswagen prima di fare i cancelliere e ora il lobbista di Gazprom? E pensare che proprio Verheugen sembrava aver fatto pace da poco con Sergio Marchionne, dopo gli scontri che quest'ultimo aveva avuto col commissario nel suo ruolo di presidente pro-tempore dell'Acea (associazione europea dei costruttori d'auto). Proprio a fine del gennaio scorso, il commissario era stato ricevuto al Lingotto con tutti gli onori ed era stato portato a fare un giretto su tutti i nuovi modelli super-ecologici della casa torinese. Pareva fosse soddisfatto in tutto e per tutto. E magari lo era, visto che aveva colto l'occasione per dirsi convinto della necessità d'aiuti «tanto nazionali che europei a sostegno di un settore cruciale». Ora fa lo scettico sul futuro della Fiat e soprattutto dell'intesa a costo zero con la Chrysler dopo aver tuonato contro l'ipotesi del possibile protezionismo Usa sull'auto. Non è la prima volta che gli succede di andare al di là delle righe. Era stato da poco voluto commissario (all'allargamento) dal cancelliere Schroeder che s'inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006, quando si scoprì che aveva autorizzato la promozione a capo di gabinetto con relativo aumento (da 8mila a quasi 12mila euro mensili) di una sua «vecchia amica», la 48enne Petra Erlen. Ci furono polemiche sui giornali e interrogazioni all'Europarlamento. «Tutto in regola» giurava lui. Barroso gli credette. Peccato che poco tempo dopo, su alcuni settimanali del suo paese uscirono foto in cui Guenter e la vecchia amica nata e cresciuta nella Ddr si tenevano mano per la mano o posavano fianco a fianco in una spiaggia per nudisti. Niente di male anche qui, certo. Ma per un caso analogo - quella del commissario francese Edith Cresson che fece assumere nel suo gabinetto il proprio dentista - la commissione Delors colò a picco. Mentre con Verheugen si è preferito invece fare finta di nulla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Zio Günter, paladino del made in Germany (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

POLITICO A FINE CORSA Personaggio Un patriota scomodo Zio Günter, paladino del made in Germany Mal sopportato per le sue uscite controverse è da tempo tra i nomi da accantonare MARCO ZATTERIN Ha tentato di ammorbidire il piano Ue anti C02 per favorire le grandi auto delle case tedesche CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Quando s'infuria sussulta e cambia colore. Successe in modo clamoroso nel corso di una delle prime apparizioni in sala stampa coi galloni di responsabile europeo dell'Industria, era l'estate 2005 e i vertici della Volkswagen cadevano come birilli per lo scandalo dei festini a luce rossa. I festini Volkswagen Günter Verheugen trattò la materia con cautela e un giornalista gli chiese se lui fosse nel libro paga della casa di Wolfsburg. Arrossì e trattenne a stento la collera. Come quando, pochi mesi fa, gli chiesero come mai avesse giocato il tutto per tutto pur di annacquare a vantaggio delle grandi case auto tedesche il piano di riduzione delle emissioni CO2 del collega Dimas. Si infiammò e negò. Negò tutto. Non ha un carattere facile lo «Zio Günter», come lo chiamano scherzosamente i cronisti tedeschi. A sessantacinque anni da festeggiare mercoledì, è un politico impetuoso, dice sempre quello che pensa anche quando sa che le parole possono avere l'effetto d'una sassata in una cristalleria. La sua lunga carriera da commissario Ue è segnata da uscite controverse. L'attrito con Prodi A cominciare da un intervista del settembre 2000 - quando era il responsabile dell'allargamento della gestione Prodi e lavorava sull'accesso delle giovani democrazie dell'Est - in cui propose di convocare in Germania un referendum-trappola sull'ampliamento del club di Bruxelles. Fu smentito con forza dal «Professore» e costretto ad un formale retromarcia nell'emiciclo di Strasburgo. «E' sempre stato il paladino della tradizione tedesca» confessa una fonte di Palazzo Berlaymont. Sulla storia della consultazione popolare destinata a tenere lontani polacchi e ungheresi, Verheugen, un liberale divenuto socialdemocratico, «era stato spinto dall'esigenza di salvaguardare il lavoro in Germania». Comunque sia, si è rifatto nel 2004 quando annunciò che i rumeni erano pronti ad unirsi all'Ue poco prima delle elezioni e fu contestato per l'ingerenza a favore del governo in una campagna già tesa. Una toppa peggiore del buco. Tre anni fa ha irritato tutto l'apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto, Petra Erler. Poteva non commentare, era la sua vita privata. Invece smentì. «Un incontro di lavoro durante le vacanze», disse. Salvo poi separarsi e ufficializzare il legame con la collaboratrice, promossa con aumento di stipendio, peraltro dopo l'inizio della relazione. Per l'industria tedesca si è sempre speso senza risparmiarsi. Lo fanno tutti i commissari, anche se non dovrebbero, ma in genere si cerca di avere un po' di stile. Il caso della chimica Verheugen si è sbilanciato per la chimica quando si trattò di approvare Reach, il registro europeo per il controllo delle sostanze pericolose: poco dopo l'adozione del pacchetto, andò a un convegno a Bologna e lì demonizzò l'iniziativa; tornato a Bruxelles, fu accolto da una rovente polemica, sopratutto per il mancato rispetto delle decisioni del collegio di cui lui stesso faceva parte. Per l'auto ha fatto ancora di più. In materia di emissioni ha cercato con ogni mezzo di salvare le grosse cilindrate tedesche. Quindi si è battuto per un piano di sicurezza a quattroruote e l'introduzione di sistemi antislittamento che costringessero i costruttori italiani e francesi a sforzi di investimento aggiuntivi. Il capolinea «Nonostante l'apparente europeismo - dicono a Bruxelles - è ad ogni effetti un "Tedesco", si capisce che l'idea di un'Opel italiana non gli vada giù». S'è visto ieri, uscita forse finale. Nonostante l'incrollabile fede nazionalista, il Gotha della politica tedesca ha deciso da tempo che la corsa dello Zio Günter è giunta al capolinea.

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Il commissario nudista attento agli affari di casa (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 99 del 2009-04-25 pagina 2 Il commissario nudista attento agli affari di casa di Alessandro M. Caprettini INTERESSI Al membro di Bruxelles stanno a cuore soprattutto quelli dell'industria tedesca Roma«Un bravo... tedesco». Te lo dipingono così in due parole a Berlaymont, il palazzo di governo della Ue, Guenter Verheugen, il 65enne (li compie martedì prossimo) vicepresidente di Barroso, commissario all'Impresa e all'Industria. La competenza, insomma, non gli mancherebbe. Ma a quanto pare assai subordinata alla nazionalità. In molti ricordano del resto come si dette da fare nel corso della lunga approvazione della direttiva Reach sulla chimica europea (Registration, evaluation, authorisation of chemical) a difesa dei colossi teutonici del settore. Altrettanti testimoniano della cura con cui ha maneggiato le problematiche dell'acciaio renano, a lui forse ancor più caro visto che proprio in Renania-Palatinato - più precisamente in un paesino che si chiama Bad Kreuznach - ha visto la luce nel 1944. E ancora in parecchi ricordano di aver fiutato proprio l'ombra del suo Paese e del suo governo dietro le manovre che reclamavano la riduzione del CO2 da parte dell'industria dell'auto e che - guarda caso - finivano per favorire il triangolo Stoccarda (Mercedes), Monaco (Bwm e Audi), Wolsfburg (Volkswagen) contro le utilitarie prodotte da francesi e italiani. E contro le velleità di diminuire ancora la produzione di anidride carbonica di cui si faceva invece portavoce il commissario all'ambiente, il greco Dimas. Nulla di male, si capisce. Ogni commissario, in fondo, ha a cuore il Paese che gli ha permesso di insediarsi negli uffici brussellesi. Ma certo oggi fa un po' impressione il suo allarme sulla Fiat dopo che lo scorso novembre aveva difeso a spada tratta la richiesta della Opel di un contributo governativo da Berlino di 1,8 miliardi di euro perché a suo dire «non si tratta di sovvenzione, ma di tutela, dato che la crisi deriva dalla casa madre americana, e cioè dalla General Motors». Il fatto è che la Gm sono mesi che cerca di vendere l'Opel, ma non trova neanche uno straccio di acquirente. Nemmeno quella Fiat cui pure si sarebbe cercato di sbolognarla per veder risolto un problema che alla Merkel sta molto a cuore, specie in questo 2009 che vedrà la Germania alle urne a fine estate. Quello dell'auto del resto è settore tedesco quasi per antonomasia in Europa. Sono decine e decine di migliaia i lavoratori del settore che aumentano a dismisura se si tien conto dell'indotto. Si può rimanere in silenzio se il mondo cerca di muoversi e tu hai le banchine di Brema zeppe di veicoli invenduti? Né la cosa riguarda solo la Merkel, del resto. Non è stato forse Schroeder - il pigmalione di Verheugen - consigliere d'amministrazione della Volkswagen prima di fare i cancelliere e ora il lobbista di Gazprom? E pensare che proprio Verheugen sembrava aver fatto pace da poco con Sergio Marchionne, dopo gli scontri che quest'ultimo aveva avuto col commissario nel suo ruolo di presidente pro-tempore dell'Acea (associazione europea dei costruttori d'auto). Proprio a fine del gennaio scorso, il commissario era stato ricevuto al Lingotto con tutti gli onori ed era stato portato a fare un giretto su tutti i nuovi modelli super-ecologici della casa torinese. Pareva fosse soddisfatto in tutto e per tutto. E magari lo era, visto che aveva colto l'occasione per dirsi convinto della necessità d'aiuti «tanto nazionali che europei a sostegno di un settore cruciale». Ora fa lo scettico sul futuro della Fiat e soprattutto dell'intesa a costo zero con la Chrysler dopo aver tuonato contro l'ipotesi del possibile protezionismo Usa sull'auto. Non è la prima volta che gli succede di andare al di là delle righe. Era stato da poco voluto commissario (all'allargamento) dal cancelliere Schroeder che s'inimicò mezza burocrazia Ue sostenendo che «i funzionari erano impossibili da dirigere» e che purtroppo non c'era manco «la possibilità di licenziarli». Anche se le difficoltà maggiori, questo laureato in scienze politiche a Colonia, transfuga dai liberali ai socialisti tedeschi nell'83 (del Spd è stato anche capogruppo al Bundestag) le ha dovuto fronteggiare a fine 2006, quando si scoprì che aveva autorizzato la promozione a capo di gabinetto con relativo aumento (da 8mila a quasi 12mila euro mensili) di una sua «vecchia amica», la 48enne Petra Erlen. Ci furono polemiche sui giornali e interrogazioni all'Europarlamento. «Tutto in regola» giurava lui. Barroso gli credette. Peccato che poco tempo dopo, su alcuni settimanali del suo paese uscirono foto in cui Guenter e la vecchia amica nata e cresciuta nella Ddr si tenevano mano per la mano o posavano fianco a fianco in una spiaggia per nudisti. Niente di male anche qui, certo. Ma per un caso analogo - quella del commissario francese Edith Cresson che fece assumere nel suo gabinetto il proprio dentista - la commissione Delors colò a picco. Mentre con Verheugen si è preferito invece fare finta di nulla. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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"Noi, liberi di essere clandestini" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA PROMESSA IL MINISTERO SALTA IL DECRETO LEGGE SUI CIE L'ODISSEA IL PASSATO LO SBARCO ALLA FINE DI FEBBRAIO I GIORNI DELLE RIVOLTE E DEGLI INCENDI Reportage Il futuro degli immigrati usciti dai Cie "Noi, liberi di essere clandestini" Cinque giorni per lasciare l'Italia: "Non lo faremo mai, finalmente siamo qui" «Adesso devo solo trovare un posto per dormire e poi comincerò una nuova vita» «I tunisini vogliono raggiungere luoghi dove si parla francese Li abbiamo avvicinati alla meta» NO ALLA PROROGA FINO A SEI MESI DEL TRATTENIMENTO Sbarcati a Lampedusa sono stati trasferiti nei centri di accoglienza al Nord «Il vostro non può essere il Paese senza pietà che ho conosciuto finora» DOPO LE VISITE MEDICHE E LA PRIMA ACCOGLIENZA SCATTA L'ESPULSIONE IL GOVERNO VUOLE PROROGARE I TEMPI DI TRATTENIMENTO NICCOLO' ZANCAN TORINO Liberi tutti. «Finalmente in Italia» dice Salah, 32 anni, cantante tunisino di un certo successo, «ma capace anche di aggiustare qualsiasi tipo di telefono al mondo». Dopo cinquanta chilometri a piedi nel deserto, dopo sei giorni e sei notti in mare, dopo un mese e mezzo chiuso nel centro di accoglienza di Lampedusa, fra incedi, rivolte e preghiere, alle otto e venti di un venerdì sera piovigginoso si ritrova sul marciapiede davanti alle questura di Torino. Via Grattoni. Tre compagni di viaggio si inoltrano con lui nella città sconosciuta. Salah non ha valige, magliette di ricambio. È stranito dall'ultimo viaggio in aereo, non l'aveva mai preso in vita sua. In tasca ha 7 euro in monete - frutto di una colletta improvvisata davanti ai poliziotti - e un foglio di via. È libero. Ma libero soltanto di lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni, prima di diventare ufficialmente un clandestino. «Tutto questo è assurdo - dice camminando a lunghe falcate verso la stazione di Porta Susa - non mi arrendo. Io non me ne vado, questo è sicuro. Troverò un posto per dormire, incomincerò la mia nuova vita». A un certo punto, quasi si mette a correre per paura di essere inseguito. «Il ministro Maroni deve sapere che quello di Lampedusa è un carcere - urla - non c'è altro modo per chiamarlo. Deve sapere anche che l'Italia non può essere questo paese senza pietà che ho conosciuto». Tunisia, Lampedusa, Torino. Il viaggio continua. Per dove, ovviamente, non si può sapere. Salah è uno dei 30 maghrebini arrivati ieri pomeriggio su un volo pagato dal Ministero dell'Interno. All'arrivo sono stati presi in consegna da diciotto agenti del reparto mobile. Caricati su due pullman della polizia, portati all'ufficio immigrazione per sbrigare le ultime pratiche. Facce stravolte, qualche sorriso. Alcuni si coprivano il viso davanti ai fotografi. Altri facevano il segno di vittoria con le dita. Non sono soli. Negli ultimi tre giorni altri 261 immigrati sono già stati trasferiti dal centro di accoglienza siciliano verso le questure di Roma, Gorizia, Milano e Trapani, per poi essere liberati. Altri 200 stanno per andare incontri alla stessa sorte. Fino a un totale di 1037. Per usare i termini spaventosi della burocrazia, il problema è che «sono tutti immigrati che scadono». Meglio: stanno scadendo i sessanta giorni previsti per legge come tempo massimo per trattenerli nei Cie. Ora che è stata esclusa dal pacchetto sicurezza la norma che avrebbe allungato i tempi fino a sei mesi. Sono uomini che scadono, quindi. Ma per loro è già incominciato un altro conto alla rovescia. «La legge prevede solo ed esclusivamente questa possibilità - spiegano fonti della prefettura di Roma - apriamo loro le porte, ma loro devono lasciare il territorio nazionale entro cinque giorni». Abdellhatif dice che andrà da suo cugino a Milano. Mohammed resta in Piemonte perché ha degli amici. Kalhed non ama le domande: «Non ti dico dove vado, scrivi quello che vuoi». Nessuno sta pensando veramente di tornare a casa. Anche se ad alcuni tunisni, il ministero dell'Interno ha fatto consegnare addirittura un biglietto ferroviario Torino-Genova. «Perché lì c'è il consolato, quindi possono avviare più facilmente le pratiche di rimpatrio». Sembra pura utopia. Una situazione dai risvolti imbarazzanti, per il Viminale. Salah e i suoi compagni sono già uomini in fuga. Da ieri notte si stanno perdendo da qualche parte, si arrangiano in qualche modo. Ma sul perché siano stati organizzati questi ultimi trasferimenti da Lampedusa al resto d'Italia, prima di concedere la libertà con annesso foglio di via, si raccolgono motivazioni diverse. «È un modo per ammortizzare il problema e diluire l'impatto», spiegano fonti romane. Altre, invece, dicono: «Non era semplicemente pensabile liberarli a Lampedusa. C'è il mare grosso. I cinque giorni sarebbero trascorsi senza alcuna possibilità di tentare il rimpatrio». Ultima spiegazione raccolta: «Molti tunisini vogliono raggiungere paesi dove si parla francese. Farli arrivare a nord è un modo per avvicinarli alla meta». Sarà. Ma intanto sarebbe interessante sapere precisamente quanto è costato tenere fermi sull'isola, fino all'ultimo trasferimento di Stato, il cantante Salah e i suoi compagni di viaggio. Una lunga estenuante attesa, per ripartire quasi dallo stesso punto. Un venerdì di gioia sotto la pioggia di Torino. «So cantare bene - dice Salah - so aggiustare tutto. Troverò un lavoro, vi farò vergognare di come mi avete trattato». 12 3

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Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL CASOINDAGINE DEI CARABINIERI Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno [FIRMA]GIULIO GAVINO SANREMO Sfollata per il terremoto in Riviera, quando ha avuto la felice notizia che la casa era ancora in piedi e che poteva tornare al paese, si è precipitata in stazione per partire ma alla biglietteria le hanno negato il biglietto gratuito che Governo e Ferrovie avevano assicurato alle vittime dell'emergenza sisma. E' un caso di «mala-burocrazia» che lascia senza parole quello sul quale ora indagano i carabinieri della stazione di Sanremo. L'obiettivo è quello di accertare la dinamica dei fatti e, qualora ne emergessero gli estremi, di comunicare all'autorità giudiziaria eventuali ipotesi di reato. Alla biglietteria di Trenitalia di buonsenso ne hanno usato poco. Neppure di fronte allo stato di famiglia emesso dal Comune di Scoppito, uno dei più colpiti dal sisma, è scattata la «molla» che avrebbe potuto e dovuto far emettere quel biglietto gratuito, una gratuità che non ha nulla a che vedere con lo «scrocco» ma con un reale stato di necessità (altrimenti non si spiegherebbe il provvedimento che aveva trovato d'accordo Governo e Ferrovie nell'assicurare il servizio). Protagonista della singolare vicenda è stata una donna di 43 anni che dopo quella terribile notte aveva trovato ospitalità a Sanremo insieme allla figlia minorenne presso alcuni parenti che da decenni abitano in Riviera. Poi, qualche giorno fa, il marito, un finanziere, l'aveva chiamata dicendo che i Vigili del fuoco avevano concesso l'agibilità alla casa, che si poteva ritornare, riprendere a vivere a Scoppito, magari dando anche una mano a chi una casa l'ha persa per sempre. Lei si è presentata in stazione per partire immediatamente. Ma dopo un'ora di attesa allo sportello è stata «rimbalzata» al giorno seguente. Aspettate 24 ore si è ripresentata allo sportello ma nulla era cambiato. Nessuno voleva prendersi la briga di emettere quel biglietto gratuito. Alla fine è partita lo stesso, facendosi prestare i 180 euro dai parenti, ferita in quella dignità che i terremotati d'Abruzzo stanno dimostrando al mondo intero. E ora sul caso di «mala-burocrazia» indagano i carabinieri.

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Una relazione con lui ha fruttato la promozione a una collaboratrice (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

METODI DISINVOLTI IMBARAZZO IN DIRETTA Una relazione con lui ha fruttato la promozione a una collaboratrice Durante un'intervista gli chiesero se fosse a libro paga Volkswagen Quando s'infuria sussulta e cambia colore. Successe in modo clamoroso nel corso di una delle prime apparizioni in sala stampa coi galloni di responsabile europeo dell'Industria, era l'estate 2005 e i vertici della Volkswagen cadevano come birilli per lo scandalo dei festini a luce rossa. I festini Volkswagen Günter Verheugen trattò la materia con cautela e un giornalista gli chiese se lui fosse nel libro paga della casa di Wolfsburg. Arrossì e trattenne a stento la collera. Come quando, pochi mesi fa, gli chiesero come mai avesse giocato il tutto per tutto pur di annacquare a vantaggio delle grandi case auto tedesche il piano di riduzione delle emissioni CO2 del collega Dimas. Si infiammò e negò. Negò tutto. Non ha un carattere facile lo «Zio Günter», come lo chiamano scherzosamente i cronisti tedeschi. A sessantacinque anni da festeggiare mercoledì, è un politico impetuoso, dice sempre quello che pensa anche quando sa che le parole possono avere l'effetto d'una sassata in una cristalleria. La sua lunga carriera da commissario Ue è segnata da uscite controverse. L'attrito con Prodi A cominciare da un intervista del settembre 2000 - quando era il responsabile dell'allargamento della gestione Prodi e lavorava sull'accesso delle giovani democrazie dell'Est - in cui propose di convocare in Germania un referendum-trappola sull'ampliamento del club di Bruxelles. Fu smentito con forza dal «Professore» e costretto ad un formale retromarcia nell'emiciclo di Strasburgo. «E' sempre stato il paladino della tradizione tedesca» confessa una fonte di Palazzo Berlaymont. Sulla storia della consultazione popolare destinata a tenere lontani polacchi e ungheresi, Verheugen, un liberale divenuto socialdemocratico, «era stato spinto dall'esigenza di salvaguardare il lavoro in Germania». Comunque sia, si è rifatto nel 2004 quando annunciò che i rumeni erano pronti ad unirsi all'Ue poco prima delle elezioni e fu contestato per l'ingerenza a favore del governo in una campagna già tesa. Una toppa peggiore del buco. Tre anni fa ha irritato tutto l'apparato della burocrazia comunitaria definendolo «impossibile da dirigere». I giornali non lo amano, sopratutto la stampa popolare che ha avuto modo di sguazzare nella vicende personali dello Zio Günter. Nell'autunno del 2006 sono uscite alcune foto he lo ritraevano in un campo nudisti: indossava solo berretto da baseball e se ne andava con la capo di gabinetto, Petra Erler. Poteva non commentare, era la sua vita privata. Invece smentì. «Un incontro di lavoro durante le vacanze», disse. Salvo poi separarsi e ufficializzare il legame con la collaboratrice, promossa con aumento di stipendio, peraltro dopo l'inizio della relazione. Per l'industria tedesca si è sempre speso senza risparmiarsi. Lo fanno tutti i commissari, anche se non dovrebbero, ma in genere si cerca di avere un po' di stile. Il caso della chimica Verheugen si è sbilanciato per la chimica quando si trattò di approvare Reach, il registro europeo per il controllo delle sostanze pericolose: poco dopo l'adozione del pacchetto, andò a un convegno a Bologna e lì demonizzò l'iniziativa; tornato a Bruxelles, fu accolto da una rovente polemica, sopratutto per il mancato rispetto delle decisioni del collegio di cui lui stesso faceva parte. Per l'auto ha fatto ancora di più. In materia di emissioni ha cercato con ogni mezzo di salvare le grosse cilindrate tedesche. Quindi si è battuto per un piano di sicurezza a quattroruote e l'introduzione di sistemi antislittamento che costringessero i costruttori italiani e francesi a sforzi di investimento aggiuntivi. Il capolinea «Nonostante l'apparente europeismo - dicono a Bruxelles - è ad ogni effetti un "Tedesco", si capisce che l'idea di un'Opel italiana non gli vada giù». S'è visto ieri, uscita forse finale. Nonostante l'incrollabile fede nazionalista, il Gotha della politica tedesca ha deciso da tempo che la corsa dello Zio Günter è giunta al capolinea.

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L'Asl taglierà posti letto "Ma nessuno ad Ovada" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

SANITA'. DOPO L'ANNUNCIO DEL RIDIMENSIONAMENTO DEGLI OSPEDALI L'Asl taglierà posti letto "Ma nessuno ad Ovada" Zanetta: invece va ripensato il comparto di Valenza [FIRMA]MIRIAM MASSONE OVADA Getta acqua sul fuoco il direttore generale dell'Asl Gian Paolo Zanetta: «L'ospedale di Ovada continuerà a funzionare. Non c'è pericolo di chiusura né di riduzione dei posti letto». La rassicurazione arriva dopo l'ultimo consiglio comunale, durante il quale il sindaco Andrea Oddone aveva espresso preoccupazioni: «Un decreto del 14 aprile scorso parla di 1640 posti letto da tagliare solo in Piemonte. Non si fa menzione sui piccoli ospedali, come il nostro, ma la notizia mi impensierisce». Nel cuore dei boschi di Carpeneto, durante una cena organizzata dai Lions di Gavi nella tenuta La Signorina, l'altra sera Zanetta ha parlato di prevenzione e dell'integrazione, sul territorio, tra ospedali, distretti e strutture sanitarie. «Nella nostra provincia, in seguito alle recenti disposizioni ministeriali, potrebbero essere almeno un centinaio i letti da tagliare. Andrà certamente ripensato il comparto di Valenza, dove in effetti ci sono posti letto in eccesso». E Ovada? «E' salva» ha tagliato corto il direttore. Incalzato dalle domande dei soci Lions e dei giornalisti ha poi sottolineato l'importanza strategica del nosocomio ovadese, per la sua vicinanza all'autostrada, una delle più pericolose d'Italia, ma anche perché è diventato negli anni l'ospedale di riferimento anche per i residenti della Valle Stura, Masone (4000 utenti), Campo Ligure (3100), Rossiglione (3000), con i quali è stato sancito pure un accordo, siglato lo scorso anno, per lo snellimento della burocrazia legata all'erogazione dei servizi sanitari. «A Ovada non solo non saranno toccati i posti letto, ma saranno piuttosto valorizzati alcuni comparti: è quasi ultimato ad esempio il restyling del reparto di Oncologia. E poi a giugno partirà il concorso per il primariato di Medicina». La sanità ripensata alla luce dell'ultimo accorpamento, con l'istituzione di un'unica sede ad Alessandria, «ha innescato un circolo virtuoso tra ospedali, dato dal continuo confronto sulla qualità delle prestazioni e dei servizi. Funzionano bene anche i Distretti, dove si concentra l'attività di prevenzione».

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in arrivo il censimento asa si richiedono i dati catastali degli immobili dei clienti (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Cecina In arrivo il censimento Asa si richiedono i dati catastali degli immobili dei clienti VOLTERRA. In arrivo i moduli per la campagna di censimento dei dati catastali. A spedirli nelle case dei propri clienti residenti nell'Alta Val di Cecina sono il gestore del servizio idrico integrato Asa e la società di vendita gas Asa Trade. «Si tratta di un adempimento previsto dalla legge finanziaria 2005 che impone a tutte le società che svolgono attività di somministrazione di energia elettrica, gas e servizi idrici, di richiedere ai clienti i dati catastali identificativi dell'immobile presso cui è attivato il contratto di fornitura» afferma l'azienda di servizi ambientali Asa. Un po' di burocrazia quindi, con cui i clienti saranno costretti a fare i conti. «Il modulo deve essere compilato dall'intestatario del contratto di fornitura, anche se diverso dal proprietario dell'immobile (inquilino, comodatario, titolare del diritto di abitazione) - chiarisce Asa Spa - E la dichiarazione, debitamente compilata e sottoscritta, deve essere restituita entro il termine indicato nella lettera di accompagnamento». L'attività della campagna di censimento si svolgerà in tre fasi. «La prima, che partirà proprio in questi giorni, prevede la riconsegna del modulo entro il 30 maggio - dice la società - Seguiranno due fasi con riconsegna rispettivamente entro il 15 giugno e il 15 luglio». E aggiunge: «Una volta ricevuta la dichiarazione, provvederemo alla trasmissione dei dati all'anagrafe tributaria, così come stabilito dalla Finanziaria 2005». Spazio alle raccomandazioni. «Considerata l'importanza dell'adempimento richiesto dalla legge, si invitano i clienti a leggere con attenzione le istruzioni e a compilare la dichiarazione in tutte le sue parti». Una precisazione: «Asa Spa e Asa Trade Spa provvederanno all'invio dei dati dichiarati, rimanendo comunque estranee a ogni responsabilità nel caso in cui la dichiarazione richiesta non venga prodotta dal cliente, ovvero venga resa in modo incompleto o con indicazione di dati non corretti». Il rischio è di incorrere in sanzioni. «Qualora sia omessa la dichiarazione dei dati da parte del cliente, ovvero siano comunicati in maniera inesatta - conclude l'azienda - l'amministrazione finanziaria potrà applicare al cliente la sanzione amministrativa da 103 a 2.065 euro».

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eliminare gli enti inutili per una provincia snella (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Antichi e l'onorevole Valducci: legge in arrivo «Eliminare gli enti inutili per una Provincia snella» GROSSETO. Alessandro Antichi, candidato alla presidenza della Provincia, venerdì sera ha partecipato ad un incontro di studio e di lavoro con l'on. Mario Valducci, insieme ai dirigenti e candidati alla carica di consigliere provinciale del Popolo della Libertà. «Quando governeremo la Provincia - ha detto - agiremo come se fosse già in atto la sua riforma strutturale, per farla tornare ad essere ciò che deve essere: un ente di coordinamento liberato di tutte quelle incombenze amministrative che sono espressione di un potere burocratico, avulso dal rapporto diretto coi cittadini. Nel nostro programma elettorale, che a breve presenteremo alla Maremma, sarà chiara la nostra visione della Provincia, come soggetto che aiuta e non soffoca la partecipazione dei territori, che enfatizza il protagonismo e l'autonomia dei Comuni. Per questo ci stiamo impegnando in questa battaglia elettorale, perché crediamo di avere le idee, le capacità, le risorse umane per restituire alla Provincia il ruolo di ente utile alle imprese e ai territori, meno burocratico, più snello, meno invadente, più discreto». Nel corso della serata all'hotel Bastiani è stato illustrato il ddl volto al "disboscamento" profondo della pletora di enti intermedi che hanno complicato inutilmente l'organizzazione dello Stato e delle sue articolazioni territoriali facendoli assomigliare a una giungla burocratica, «che può essere snellita - ha sottolineato l'on. Valducci - con una legge ordinaria, d'accordo con le Regioni». Questo è ciò che il Governo e la maggioranza parlamentare di centrodestra vogliono fare. L'esecutivo sta per presentare una nuova e più organica versione della Carta delle Autonomie, per una seria e concreta revisione del Testo unico degli enti locali. Sarà, dunque, possibile liberarsi a Costituzione invariata di una serie di enti intermedi (Comunità Montane, Consorzi di Bonifica, enti parchi, circoscrizioni anche nei comuni medi) e restituire funzioni, poteri, compiti, risorse ai Comuni e alle Province. «La nostra sfida - ha concluso Antichi - è nel governo del fare. Cadute le ideologie, restano solo le risposte che chi governa sa dare oppure no. Con la nostra buona politica dimostreremo che la Provincia può essere un ente ancora utile, perché saprà operare all'altezza dei bisogni in settori strategici quali lo smaltimento dei rifiuti, i trasporti, l'edilizia scolastica, la viabilità, l'economia. Il rilancio della Provincia unito al taglio di tanti enti inutili da parte del Governo potrà essere il combinato disposto di un nuovo virtuosismo dello Stato e della burocrazia, perché costino meno e producano di più e meglio».

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pensionati e destra con la marchi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 5 - Montecatini Pensionati e Destra con la Marchi Il Pdl crede in una vittoria senza arrivare al ballottaggio VERSO LE ELEZIONI PESCIA. Roberta Marchi continua il suo viaggio verso le amministrative e trova nuovi sostenitori: dopo Udc, Lega e lista "Solo per Pescia", anche La Destra e il Partito dei Pensionati entrano nella coalizione che sostiene la candidata del Pdl. «L'obiettivo - ripete più volte il coordinatore provinciale Alberto Lapenna - è mandare a casa la giunta di centrosinistra. Grazie al lavoro di Roberta e ai nostri nuovi amici, ci sono tutte le condizioni per vincere a Pescia, anche al primo turno». «Oggi - ha detto Roberta Marchi - completiamo il percorso che ha individuato me come candidata sindaco. Con questo continuo aggregarsi di partiti e liste civiche andiamoci a prendere il comune». L'ex dirigente di An, e assessore nella giunta Fambrini, sottolinea i valori della coalizione, il ruolo della politica e le idee trainanti del Pdl: «La persona dovrà essere al centro dei nostri discorsi e delle nostre azioni, il cittadino è il vero artefice del fare politica, sia il cittadino che ha voglia di fare e voglia di costruire, sia il cittadino che ha bisogno. Avremo un'attenzione particolare per le fasce più deboli, per gli anziani, il comune supera del 10% la media regionale per numero di persone con più di 70 anni e le nostre colline raggiungono quote maggiori al 50%. La politica deve dare delle soluzioni e avanzare idee in tutti i settori della società: dall'ambiente, al decoro urbano, dalla sicurezza al rilancio economico fino al turismo». Poi il rapporto tra macchina amministrativa e cittadinanza: «Il contatto deve essere diretto, fruttifero, snello, dobbiamo essere immediati nelle risposte e nelle sollecitazioni, tutto per costruire un futuro migliore». Roberta Marchi lancia le ipotesi del mercato dedicato al Km0 e della creazione di un'area industriale. «Questa - interviene Ettore Severi, sindaco di Montecatini e candidato Pdl alla presidenza della Provincia - è una microarea che riflette l'andamento politico nazionale, la sinistra qui è divisa. Quando mi muovo nei comuni della provincia noto una viva insoddisfazione e delusione, la sinistra porta programmi del tutto simili a 10 anni fa, la politica deve dare una forza strutturale al paese, per uscire dai vincoli della burocrazia e della partitocrazia. Noi vogliamo portare una sana alternanza, dobbiamo riuscire con fermezza a sostituire a questa classe di poltrone la nuova classe dirigente. Va ripresa un'identità culturale ormai persa, il territorio deve riacquistare valore e dignità, le nostre risorse prima di tutto. La provincia di Pistoia è tra le ultime in Italia, al centesimo posto per il Sole 24 Ore». Luca Signorini

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Arrivano i turisti ma gli info-point sono chiusi (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cagliari e Provincia Pagina 1017 Protestano i commercianti del centro. La replica del Comune: mancano i fondi Arrivano i turisti ma gli info-point sono chiusi Protestano i commercianti del centro. La replica del Comune: mancano i fondi --> Contratto di lavoro scaduto per gli operatori degli info-point di Marina Piccola, piazza Costituzione e piazza Indipendenza. I front office turistici resteranno chiusi finché non saranno assunti i nuovi lavoratori previsti nella graduatoria dell'ufficio di collocamento. L'unico superstite, l'info-point di piazza Matteotti dove ad accogliere il crescente flusso di turisti e i cittadini, è rimasta una sola persona. «Stiamo predisponendo gli atti», spiega Mario Mossa, dirigente comunale dei Cantieri di lavoro, «le assunzioni per i lavoratori dei cantieri non sono definitive. Quando la Regione finisce i soldi vengono licenziati». BUROCRAZIA Dipendono dai tempi tecnici di lavoro dunque le sorti degli info-point e del flusso turistico in città: Sant'Efisio è alle porte e la presenza di turisti italiani e stranieri registrata quest'anno già prima di Pasqua è in continua crescita. «Mai visti tanti come quest'anno», commenta Luisa Besalduch dall'info-point di piazza Matteotti, «a Cagliari non c'erano posti letto liberi in questi giorni, li ho indirizzati verso Sinnai, Maracalogonis e Decimo». LE PROTESTE Cresce dunque la domanda di servizi qualificati per gli uffici aperti al pubblico che, ora chiusi, creano i primi disagi. «I turisti della nave da crociera», osserva Luciano Lacu dalla sua gioielleria di piazza Costituzione, «sono andati al chiosco per le informazioni ma, trovatolo chiuso e non sapendo che fare, hanno chiesto in giro a passanti e operai dei cantieri». Poi perplesso commenta: «Era aperto da soli quindici giorni e i contratti sono già scaduti». IL COMUNE I collegamenti low cost hanno fatto centro, ma ora sta alla città non farsi trovare impreparata: info point compresi. A questo proposito Mauro Cadoni, dirigente del settore turismo e Attività produttive della Provincia, annuncia che nei cassetti di Provincia e Comune c'è in progetto la ristrutturazione dell'ufficio di piazza Matteotti per renderlo più funzionale alle esigenze e alle richieste dei turisti. Non sarà possibile ampliarlo se non di pochi metri quadrati, considerata l'ubicazione al centro della piazza, ma acquisirà una nuova fisionomia e diventerà un centro multimediale. «La collocazione è strategica. Con il Comune si è pensato di migliorare il servizio informazioni dotandolo delle nuove tecnologie». CRISTIANA SARRITZU

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Gian Battista Bozzo (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

26-04-2009 - "Conosciamo la crisi, ora è più facile batterla" 24-04-2009 - «Banche, bilanci puliti per la ripresa» 23-04-2009 - Dal Fmi ok all'azione del G20: «Ripresa nel 2010» 22-04-2009 - Fmi: è di 4.100 miliardi il costo della crisi per la finanza mondiale 18-04-2009 - Solidarietà europea Per i terremotati pronti 500 milioni 16-04-2009 - Abruzzo, il governo: "Niente tassa sui ricchi" 15-04-2009 - «La Fiom? Strumentalizza le violenze» 14-04-2009 - Sgravi e bonus per ricostruire dopo il terremoto 09-04-2009 - Oggi il Cdm per gli aiuti: niente tasse e fondo da 500 milioni di euro 06-04-2009 - Chi verserà i nuovi fondi anticrisi al Fondo monetario? 05-04-2009 - Bonanni: "Migliaia di lavoratori usati per la campagna elettorale" 03-04-2009 - Accordo da mille miliardi di dollari Guerra globale ai paradisi fiscali 03-04-2009 - IL VERTICE DI LONDRA 02-04-2009 - Sarkozy-Merkel, asse anti Washington 02-04-2009 - A Londra manager in pullover per sfuggire all'ira anti-banche 27-03-2009 - Crisi: Tremonti, "Segnali positivi per l’economia" 23-03-2009 - «Il sistema industriale tiene» 21-03-2009 - "Piano casa": ecco il decreto 14-03-2009 - Scontro Tremonti-Draghi Il ministro: "Alla Bce la vigilanza sulle banche" 13-03-2009 - «L'economia prova a ripartire Il piano del governo funziona» 11-03-2009 - MISURE ANTI-CRISI 09-03-2009 - Trasporti Ue: Tajani presenta il progetto «pipenet» per merci leggere 08-03-2009 - Crisi, vertice mondiale delle banche a Londra fra un G20 e l'altro 08-03-2009 - Il doppio piano casa del governo meno burocrazia e più alloggi popolari 05-03-2009 - Via subito ai cantieri per 16,6 miliardi Ora il governo accelera la cura anticrisi caricamento in corso... più letti più votati più commentati Il nuovo 25 aprile, la sfida di... di Adalberto Signore UN PASTICCIO CON TRE PADRI di Massimo De Manzoni "La festa della Liberazione... di Redazione Oggi mille clandestini liberi grazie... di Francesca Angeli L'odio sfila in corteo: fischi e... di Redazione Il nuovo 25 aprile, la sfida di... di Adalberto Signore UN PASTICCIO CON TRE PADRI di Massimo De Manzoni L'odio sfila in corteo: fischi e... di Redazione Oggi mille clandestini liberi grazie... di Francesca Angeli "La festa della Liberazione... di Redazione UN PASTICCIO CON TRE PADRI di Massimo De Manzoni Oggi liberi più di mille... di Redazione "La festa della Liberazione... di Redazione Il nuovo 25 aprile, la sfida di... di Adalberto Signore Vince il ricatto dei centri sociali... di Andrea Cuomo Pubblicità Pubblicità I nostri servizi Ricevi ilGiornale a casa tua Le iniziative in edicola Ricevi ilGiornale.it sul tuo computer Ricevi ilGiornale.it sul tuo lettore portatile Entra nella community de ilGiornale.it Archivio ilGiornale e ilGiornale.it © IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - Via G. Negri 4 - 20123 Milano - P.IVA 05524110961 Chi siamo - Codice Etico - Disclaimer - Privacy Policy - Pubblicità - Contatti - Aiuto

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Enrico Martinet (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 26-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'opinione Enrico Martinet LA POLITICA ORA ACCUSA I BUROCRATI CHE HA SCELTO Vera casta, intoccabili. Chi? I dirigenti. Accuse del sindaco di Aosta Guido Grimod. E così lo scettro del potere passa dalla politica alla burocrazia, colpevole di bloccare le idee, per lo meno di rallentarle. Grimod sentenzia: «Un sistema da rivedere». Ha usato l'aggettivo intoccabili, ma forse sarebbe stato più appropriato «infedeli», perché le nomine dirigenziali sono «di fiducia». Di chi? Del politico. Come dire, ci sono due caste, una promuove l'altra e questa diventa più forte. Cerchio chiuso. E buonanotte all'Amministrazione. Con l'addio all'efficienza e alla rapidità che proprio la «fiducia» avrebbe dovuto dare. Sarebbe perfino inutile dire che proprio i politici hanno cambiato il sistema. Meglio, gli eletti, cioè coloro che oltre ad amministrare, fanno le leggi, i regolamenti. Così gli ex «colletti bianchi» si sono presi una rivincita perché proprio quell'incarico fiduciario aveva tolto loro la «pari opportunità». Un tempo tutto era regolato da concorsi e l'Amministrazione aveva due strade distinte che s'incontravano e si scontravano: da un lato la burocrazia, dall'altra la politica. Di qui la pensata dei politici di varare il dirigente «a chiamata». Perfino i segretari comunali, interfaccia della politica, sono diventati «di fiducia». Tutto ciò avrebbe dovuto portare a una macchina amministrativa al passo con i tempi, cioè veloce. E invece Grimod per primo parla di intoppi, di brutte figure del politico per colpa dei dirigenti, addirittura di una «paralisi». Non resta che cambiare la legge elettorale: si eleggono i burocrati che sceglieranno i politici.

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La speranza (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa La speranza L'AQUILA Dovrebbe slittare a oggi la firma del sindaco dell'Aquila Massimo Cialente sull'ordinanza per i rientri nelle case dichiarate agibili dopo i sopralluoghi tecnici nell'area colpita dal terremoto . Il testo sarebbe già pronto, mentre mancano ancora gli editti, vale a dire gli avvisi pubblici sugli elenchi delle persone alle quali corrispondono gli edifici dichiarati agibili. Una notte senza scosse di terremoto, quella di ieri. Neanche quelle piccole, di assestamento. Una notte che ha consentito di riposare, senza risvegli di soprassalto, sussulti, panico. Ieri mattina, poi qualche scossa, non forte. Ma a questo punto si può cominciare a pensare in maniera concreta al rientro nelle proprie abitazioni. L'ordinanza voluta dal sindaco Massimo Cialente segna un nuovo capitolo della storia dell'Aquila. Vivere dentro un appartamento anziché in una tenda umida consente di poter programmare nuovamente la vita. Chi ha un lavoro può programmare la propria giornata, chi invece ha perso la propria attività commerciale ha comunque modo e tempo di ragionare. Oltre il 50% delle abitazioni agibili porta a un nuovo modello di vita. Resteranno le difficoltà, resteranno i timori a ogni piccola scossa. Ma il giorno dopo corrisponde alla vita che prosegue. Il futuro non significa dimenticare il passato, non significa cancellare la notte del 6 aprile. Voltare pagina però significa rendere reale quel passaggio che le forze istituzionali, sindaco, presidente della Provincia, rettore, presidente Carispaq, associazioni di categoria sin dal primo momento hanno sostenuto. L'Aquila ora può rinascere solo attraverso la sua gente che realizza questo impegno voluto subito dopo la scossa. Un percorso che sicuramente non sarà facile. Dire che nei prossimi giorni ci saranno scontri tra chi imporrà il rientro e chi, per paura, non vorrebbe rientrare è semplice. Ma è giusto che il progetto del sindaco prosegua senza interruzioni. Tra le difficoltà che si incontreranno, scontro tra burocrazia, legalità e volontà della gente, ci saranno a breve anche quelle relative alle casette di legno. Casette che in diverse zone della città aquilani stanno costruendo nei giardini di casa. Casette che sono abusive, realizzate senza denuncia agli uffici competenti. Per il momento si sta soprassedendo dai controlli, data la situazione, ma non si esclude che nei prossimi mesi anche questa questione possa essere sollevata. Un'altra giornata di sole ma non sufficiente ad asciugare il fango nelle tendopoli. La vita domenicale è proseguita lentamente. In tanti hanno partecipato alle celebrazioni delle Messe dentro alcune tende. Sono proseguite le operazioni di recupero dentro le abitazioni del centro storico,.l'impegno dei vigili del fuoco ha garantito, sino ad oggi, interventi a rischio senza nessun problema. Molte famiglie, purtroppo, nonostante il rientro in casa hanno recuperato poco. Nelle zone più colpite del centro suppellettili, elettrodomestici sono rimasti distrutti a causa della forte scossa. Cresce l'attesa per la visita di Papa Benedetto XVI che domani sarà sui luoghi del terremoto. Prima di recitare il "Regina Coeli" nella Piazza D'Armi della scuola della Finanza il Pontefice si recherà ad Onna per pregare sui luoghi distrutti dal sisma del 6 aprile e quindi nella Basilica di Collemaggio. La visita del Papa sarà trasmessa in diretta a partire dalle 9.30 su Rainews24 e più tardi anche su Ra1. Numerose le procedure legate alla sicurezza. Rappresentanti della Città del Vaticano da giorni sono a L'Aquila per valutare e programmare il cerimoniale. Il Papa utilizzerà lo stesso palco che è servito per i funerali delle vittime del sisma. Nella struttura della Finanza, a Coppito, verranno anche molti aquilani che in questi giorni vivono all'interno delle tendopoli o che sono stati sfollati negli alberghi lungo la costa adriatica. Ci sarà un servizio di bus navetta tra le tendopoli della città e la caserma della Finanza. Il Papa verrà salutato personalmente da cinquanta persone rappresentanti delle istituzioni e dei movimenti ecclesiali cittadini. Dopo la recita del "Regina Coeli" ci sarà il suo discorso. Anche la visita del Papa rappresenterà un momento importante per dare alla citta di L'Aquila il segnale che sta cominciando una nuova vita.

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Bando per le terme, prorogato il termine per la partecipazione (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa La data ultima era stata fissata alla festività del 25 aprile Bando per le terme, prorogato il termine per la partecipazione FiuggiLe buste potranno pervenire fino a domani Federico Caponera FIUGGI Rimandata di un ulteriore giorno la data fissata come termine per l'arrivo di eventuali buste in risposta al bando di gara per le terme. Stavolta, però, non c'entra la burocrazia, la legge, l'azienda o il comune, si tratta semplicemente di un ritardo dovuto alle festività che avrebbero potuto rallentare la trasmissione postale. Sarà dunque formalmente prorogato a domani il termine precedentemente fissato per il 25 aprile, mentre resta confermata la data del 30 per l'apertura delle buste e la valutazione delle offerte. Se una certa discrezione e, certo, anche una sana scaramanzia impongono l'uso del plurale, è di pubblica opinione ormai da qualche giorno che la busta sia in realtà una sola. Così infatti si era espresso il direttore generale della Fiuggiterme, Perasso, lo scorso martedì, ossia il giorno dopo la scadenza del bando. «C'è una seria possibilità che tramite posta ne giunga qualche altra - aveva detto - ma ad oggi i dati parziali parlano di una sola busta consegnata a mano presso lo studio notarile di Roma». A questa era poi seguita la notizia del ritiro in dirittura d'arrivo di due delle tre iniziali cordate locali candidatesi a gestire le terme. Il fatto che l'ultima rimasta in piedi sia di Fiuggi, e quindi vicina alle esigenze del territorio, compensa solo in parte il disincanto di molti che si aspettavano invece una seria bagarre, vinta alla fine - come è ovvio - al rialzo per la struttura e i lavoratori. In questo caso, invece, sperando nella correttezza formale della domanda e nel soddisfacimento dei requisiti minimi imposti dal bando, potrebbe non esserci alcuna competizione e l'unica offerta sarebbe dunque la vincente. Il che appare comunque positivo, vista l'importanza delle terme nell'economia della città e la stagione estiva ormai alle porte.

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SE LA LOMBARDIA PROIBISCE IL KEBAB (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

SE LA LOMBARDIA PROIBISCE IL KEBAB IMMIGRAZIONE E POLITICA Quel pasticciaccio brutto della legge anti-kebab della Lombardia è molto istruttivo. Ci parla dello stato in cui versa il dibattito politico nella regione più 'avanzata' del Paese e della bassissima cucina politica ed elettorale che riguarda l'immigrazione in Italia. Ora, a qualche giorno dalla sua approvazione, Lega e Pdl (il secondo sempre a ruota della prima, e non solo su questi temi) negano che ci siano un particolare accanimento e una reale volontà di penalizzazione nei confronti dei kebab e di chi li produce. Non possiamo però dimenticare che la Lega presentò, qualche mese fa, un progetto di legge per tenere lontani i kebab dai centri storici, in quanto elementi di degrado tout court. E non possiamo nemmeno esimerci dal ricordare che un'iniziativa dello stesso segno ha portato alla chiusura la metà dei phone center della regione, proprio quei centri di telefonia fissa (così si chiamano nel linguaggio della burocrazia) in cui gli stranieri vanno a telefonare a casa, per tenersi in collegamento e in relazione con le proprie famiglie. Quella contro gli artigiani è, insomma, l'ennesima legge-propaganda contro gli immigrati voluta dalla maggioranza che governa la regione e il Paese. Si tratta ormai di un vero e proprio "genere letterario": perché oltre ai phone center, negli anni scorsi, ne hanno approvate altre, di leggi discriminatorie, peraltro tutte bocciate dal Tar ovvero dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale: dalle "case solo ai lombardi" alle norme restrittive sui luoghi di culto, fino ai non meno odiosi limiti introdotti nella concessione degli abbonamenti ai mezzi pubblici. Per non parlare, a livello comunale, del proliferare di ordinanze anti-stranieri: tutte iniziative inutili e costose che fanno perdere di vista i veri problemi dell'integrazione e della sicurezza. Mentre il mondo cambia (e c'è la crisi), Regione Lombardia legifera contro gelati e kebab, creando tensioni anche laddove non ci sono, offrendo l'immagine di una società perennemente in conflitto e senza offrire soluzioni concrete a problemi reali e più urgenti. È venuto il momento che il Pd, alla ricerca di un profilo e di un'identità, come ha ricordato Luigi Manconi nel suo ultimo libro, offra una propria lettura dell'immigrazione e della costruzione di una società dei molti e non dei pochi, in cui il diverso e l'altro siano vissuti come un'opportunità e come un momento di crescita collettiva. Che ci investa politicamente, con costanza e con serietà. Oltre a dire con forza «basta» alle modalità con cui Lega e Pdl piegano le istituzioni alle loro convenienze elettorali, dobbiamo dire e fare qualcosa. E qualcuno se ne deve finalmente incaricare. A viso aperto e senza paura. Se saremo determinati e convinti, il tempo ci darà ragione.

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fondazione, per la presidenza duello tra lattanzi e cattani - marco innocenti (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 2 - Lucca Fondazione, per la presidenza duello tra Lattanzi e Cattani Confronto aperto su strategie, contributi e investimenti MARCO INNOCENTI LUCCA. Arturo Lattanzi da una parte, Giovanni Cattani dall'altra. Sembrano ormai solo loro i protagonisti del duello per la conquista dei vertici della Fondazione Cassa di Risparmio, i cui organi giovedì dovrebbero rinnovare il consiglio di ammininistrazione ed eleggere il nuovo presidente e il vice. Difficile - ma non escluso - che il presidente uscente, Giancarlo Giurlani, possa tornare sui suoi passi, come gli viene chiesto da più parti, mentre l'avvocato Cattani - che di fatto già ha agito da presidente nei lunghi periodi di assenza per malattia di Giurlani, seguendone peraltro alla lettera le indicazioni e gli orientamenti - sarebbe pronto a giocare le sue carte per proporsi alla guida dell'istituzione. Tutto sta a vedere se riuscirà a raccogliere il numero di voti necessari nell'organo di indirizzo, nel quale intanto entra oggi Ela Mazzarella in rappresentanza del Centro Nazionale per il volontariato. Al momento la candidatura di Lattanzi (una lunga esperienza nel mondo delle istituzioni bancarie prima alla direzione generale della Cdr Lucca, poi ai vertici della Holding Casse del Tirreno) rimane quella più sostenuta da ambienti imprenditoriali (soprattutto dell'industria), anche se le vicende degli ultimi giorni hanno riaperto i giochi che sembravano chiusi, perché altre componenti vedrebbero bene Cattani come garante di continuità. Ieri è stata una giornata di riunioni nelle case e di telefonate, nelle quali si è parlato di tutto. Non solo del possibile confronto per la scalata ai vertici della Fondazione, ma anche delle scelte relative agli investimenti e ai contributi. C'è chi ritiene che sia giunto il momento di chiedere alla Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno il rispetto dei patti sui 300 milioni che la Fondazione dovrebbe riscuotere alla scadenza fissata e chi, invece, giudica più vantaggioso ricontrattare il rapporto cercando di ottenere azioni destinate a risalire nei valori (ma non ci sono certezze) e a far aumentare il peso della Fondazione nella Cassa. Diverse sono anche le opinioni sulla convenienza o meno ad acquistare, per circa 220 milioni, quote di Agos Ducato. Altro elemento di discussione, l'effettiva entità del contributo che potrà essere erogato al territorio per il 2009: si passa da 25 milioni a 8, a seconda di come si valuti il fatto che la Fondazione ha deciso di recuperare i contributi non spesi dai destinatari. Una scelta dura, ma logica, che però va definita meglio: per somme non spese si intendono, ad esempio, anche quelle per lavori avviati o fatti, ma di cui - per i tempi della burocrazia delle amministrazioni - ancora non è stata fornita alla Fondazione documentazione contabile? Se questa fosse la linea, sarebbero parecchi gli enti e le associazioni destinate a trovarsi in difficoltà. Anche questo, come le altre scelte in fatto di investimenti, sarà argomento di confronto nell'organo di indirizzo a cui spettano le scelte per le nomine. Intanto oggi una delegazioni di amministratori e rappresentanti di associazioni, guidati dal sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti, si recherà da Cattani, in qualità di vicepresidente della Fondazione, per capire meglio la situazione e i possibili sbocchi. Non mancano componenti che auspicano alla fine un'intesa tra i contendenti e i loro sostenitori, in modo da ritrovare piena unità ed evitare spaccature. In questo caso il termine del 30 aprile potrebbe anche slittare, nell'attesa che l'accordo possa essere definito. Ma un'ipotesi del genere non trova grande credito.

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bravo, ma ora pensi alla burocrazia - mario lancisi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 5 - Attualità «Bravo, ma ora pensi alla burocrazia» Balleggi, presidente delle aziende meccaniche: è il mostro che ci strangola INDUSTRIALI «Finalmente ha sfatato un tabù» MARIO LANCISI FIRENZE. «Il ministro Brunetta è stato bravo a colpire l'assenteismo dei dipendenti pubblici, ma ora deve sconfiggere la burocrazia, il vero tarlo che corrode la nostra economia». Chi parla è Andrea Balleggi, presidente regionale dei metalmeccanici toscani della Confapi e contitolare dell'azienda Iab. L'efficienza del pubblico (dallo Stato ai Comuni, dalle Asl alle scuole) non si misura dal numero di assenze per malattie, spiega Balleggi, che per anni ha guidato anche il mondo delle piccole imprese toscane. Presidente, cosa pensa della «cura» del ministro Brunetta? «Ammiro il coraggio con cui il ministro Brunetta ha affrontato il settore dei dipendenti pubblici, che finora era un tabù, guai a toccarlo, protetto come era dalla politica e soprattutto dal sindacato. Il ministro ci ha messo le mani affermando valori importanti come quello della responsabilità. Mi pare con buoni risultati». Risultati raggiunti colpendo nel mucchio: il fannullone ma anche chi è malato sul serio, come hanno evidenziato le storie pubblicate dal Tirreno. «Quando si fa una riforma come quella realizzata dal ministro Brunetta e, per giunta toccando un settore prima di allora intoccabile, è inevitabile che possano essere colpite anche le persone laboriose, che nel pubblico sono la maggioranza». Nelle aziende private come funziona il sistema delle assenze per malattia? «Nei primi tre giorni pagano le imprese e poi l'Inps. Il lavoratore riscuote l'intero stipendio fin dal primo giorno di assenze». Nonostante che lo stipendio non venga decurtato, l'assenteismo è inferiore rispetto al pubblico. Perché? «Le ragioni sono almeno due. La prima è che nelle aziende private funziona un ufficio del personale molto efficiente. Dopo il primo giorno di malattia il dipendente riceve a casa il controllo del medico fiscale. Nel privato il fannullone lo si scopre facilmente e quando c'è una riduzione di personale è il primo a saltare». La seconda ragione? «Mediamente i dipendenti pubblici sono sottopagati. Ricevono uno stipendio basso ma sicuro. E' chiaro che se un dipendente viene pagato male e se nel lavoro non è incentivato il merito, si finisce per alimentare la fabbrica dei fannulloni. Al senso di responsabilità subentra il menefreghismo». Con la cura Brunetta il pubblico è più efficiente? «Per le imprese il vero tarlo è rappresentato dalla burocrazia che si autoalimenta. Per dare lavoro a se stessa crea lungaggini, pratiche a non finire, castelli di carte e timbri. La burocrazia è uno dei costi più assurdi per le imprese». Un male che Brunetta però non ha saputo risolvere. «Il ministro Brunetta ha dato una salutare sterzata al pubblico. Il crollo dell'assenteismo è sicuramente un merito importante. Ora lui e il governo devono affrontare di petto il grande problema della burocrazia che nuoce alle imprese». Mica facile. «Lo so bene. La burocrazia è un sistema che inventa lavoro per se stessa e che trova la protezione della politica e soprattutto del sindacato. L'assenteismo invece tocca l'uomo, il singolo dipendente. E' bastato usare la frustra, cioè incidere su alcune voci dello stipendio, per sconfiggere l'esercito dei fannulloni. Ma la burocrazia è un "mostro" terribile...».

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La via Emilia ai tempi del Pd Addio alle case del popolo e i sindaci diventano (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 27/04/2009 - pag: 9 La via Emilia ai tempi del Pd Addio alle case del popolo e i sindaci diventano «bianchi» Bolognina deserta. Ai circoli si va per la ginnastica rilassante DAL NOSTRO INVIATO BOLOGNA Nessuno porta fiori sulla tomba del Pci. Civico 4 di piazza dell'Unità. Cortile interno. Piano terra, in un'anonima palazzina. È la sezione della Bolognina Centro. Qui, il 12 novembre dell'89, Achille Occhetto annunciò la fine del più grande partito comunista d'Occidente. La saracinesca si alza solo il giovedì e la domenica, una manciata di ore. L'interno è lindo, moderno. Una scala porta in uno scantinato che ospita un'associazione di pittori amatoriali. Non c'è traccia di quel 12 novembre che cambiò un pezzo d'Italia. Una foto di Enrico Berlinguer. Una di Nilde Iotti. Occhetto fa capolino in una firma autografa su una bandiera del Pds. Altrove, forse, ci avrebbero fatto un museo. Scrive Lanfranco Turci sulle Ragioni del Socialismo di Emanuele Macaluso: «È una rimozione silenziosa: l'abbandono di un'autonarrazione, che, per quanto ideologica, rappresenta pur sempre un deposito di valori». Lenin e l'ultima trincea Mirko Tutino, 26 anni, è segretario del Pd di Cavriago (55% di voti su 9.000 anime) e ogni volta che esce di casa sbatte gli occhi sul busto di Lenin, 1922, «dono dell'Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche alla popolazione di Cavriago». Marmo citatissimo da giornali e tv ai tempi del crollo del Muro. «Ora dice è un souvenir per nostalgici a zonzo per trattorie». Il custode, Bruno Ferrari, detto «Pravda», è morto e non l'hanno sostituito. Anche i teppistelli di paese hanno perso il gusto d'imbrattarlo. Rifondazione, qui, si presenta alle elezioni senza falce e martello. Tutino non crede in Lenin. Crede nel Pd. In un Pd ancora tutto da fare. Lo ha scritto ai capi della Federazione di Reggio Emilia. Dieci paginette. Il documento «è al vaglio». Ci sono passaggi morettiani: «L'attuale classe dirigente è come l'orchestra del Titanic. Sembra quasi che il lutto per la scomparsa del Pci abbia tolto speranza alla generazione del '68. Bisogna ripartire da modelli di vita alternativi: solidarietà, sacrificio, investimento». Tutino cita Debora Serracchiani. Ma si scalda di più per Alessio Mammi, 29 anni, che nessuno conosce, ma a Scandiano ha vinto le primarie da sindaco: «Ci vuole una generazione di salmoni, che risalgano la corrente: i missini l'hanno fatto». L'Emilia Romagna non è rossa né bianca. Il suo Pd è un ponte sospeso tra presente e futuro e, come scrive Turci, «sembra vivere in quel non luogo politico in cui vive il partito nazionale». Diciamo allora che la via Emilia è semplicemente l'ultima trincea del Pd prima del nulla: se qui crolla alle Amministrative di giugno, vanno a casa anche a Roma. Lo sciame sismico c'è e si sente: proliferazione di liste civiche, crescita dipietrista, artigliate leghiste (con candidati sindaci a Reggio, Modena e Ferrara), liti intestine, lo spettro del disimpegno. «Abbiamo avuto tanto e ora abbiamo molto da perdere» riconosce Giorgio Sangrini, responsabile organizzazione. Eppure la macchina è ancora da guerra, anche se non ha nulla di occhettianamente gioioso: 45,7% alle Politiche 2008, 75 mila iscritti. Il Pd è al governo in 232 Comuni dei 275 chiamati al voto. Burocrazia ramificata. Bologna, Modena, Reggio, Ravenna, Ferrara spesso ai vertici delle classifiche sulla qualità della vita. Il gigante cooperativo a far da sponda, anche se l'afflato sociale è stato risucchiato nel gorgo del business e ciò che resta del collateralismo è nelle parole del presidente della Lega Coop, Gianpiero Calzolari: «Non è scontato il voto al Pd». Frattocchie e ballottaggi Marino Montanari ha 90 anni, frequentava la casona a Gattatico dei fratelli Cervi. Ha lasciato un polmone e un rene nella guerra partigiana, consegnando ordini nei boschi della Val d'Enza, ai confini del Parmense. Il Pci lo curò e lo spedì alle Frattocchie, a Roma, lui che aveva solo la licenza elementare: «Il mio maestro era Paolo Robotti, cognato di Togliatti, bravissimo, durissimo. A volte mi sentivo scoppiare il cervello, e lui mi diceva: 'Vai a dormire...'». Montanari ha allevato più di una generazione di assessori nel Reggiano: «Insegnavo economia politica applicata... ». Applicata a cosa? «Alla pancia della gente, ai bisogni veri». Il Pd? «Io sono un culindietro, sono uscito così da mia madre. Quelli come me, raccontano qui, hanno bisogno di un sogno, anche se sbagliato. Beh, non lo vedo». Se è per questo, scarseggiano anche le certezze. Perfino a Reggio Emilia, dove le elezioni non sono mai state un thrilling dai tempi in cui Togliatti (con il discorso Ceto medio e Emilia rossa del '46) costrinse l'anima bolscevica del Pci a stringersi negli abiti del riformismo socialista. Il sindaco uscente Graziano Del Rio (ex margheritino), pur partendo da un oceanico 63,2% del 2004, rischia seriamente il ballottaggio a causa del «fuoco amico» di Antonella Spaggiari, che viene dal Pci-Pds, è detta «la zarina», è stata sindaco per 13 anni, poi presidente della fondazione bancaria Manodori, e ora guida una lista civica sostenuta dall'Udc. Stessa sorte rischiano Flavio Delbono a Bologna e Giorgio Pighi a Modena. Il primo, nonostante l'appoggio prodiano, la scelta di far risorgere il modello Unione e il sostegno critico di alcuni intellettuali tra i quali Filippo Andreatta, è insidiato dalla lista del politologo Pasquino, dalla sinistra creativa di Franco Berardi «Bifo» e dalle incursioni guazzalochiane. Il secondo rischia di pagare cara la rottura con dipietristi e Rifondazione. Il ritorno dei dc Senza il mastice del Partito, si moltiplicano liste civiche e comitati di protesta: 33 candidati solo nell'ex Triangolo rosso (Bologna, Modena, Reggio), roba mai vista. Ci sguazzano i padani di Bossi: «Il Pd perde pezzi, c'è speranza per tutti» dice il deputato Angelo Alessandri, candidato a Reggio. Nulla è scontato. La cosiddetta «fusione a freddo» tra ex diessini ed ex margheritini, ad esempio. Sarà anche fredda, ma solo per i nipotini di Togliatti. Quelli di De Gasperi, viaggiano come treni alle primarie. A Bologna Delbono. A Ferrara Tagliani (ex cristiano sociali). A Reggio Del Rio. A Forlì, il laico e mazziniano Roberto Balzani ha battuto per 44 voti il sindaco uscente pd: «Il segreto? Fare campagna fuori dal partito» dice con disarmante candore, non nascondendo «di avere problemi con la nomenklatura del partito». Il politologo Paolo Pombeni l'ha riassunta così all'Assemblea costituente: «Gli eredi del Pci non sono più capaci di esprimere una classe dirigente, c'è una crisi di presentabilità». E troppa disinvoltura. Come a Travo, nel Piacentino: neanche 2000 votanti e tre liste di pd o ex pd che fanno a cazzotti. Anche le Case del Popolo soffrono una crisi di presentabilità. Non se ne trova una. All'Arci Benassi, alle porte di Bologna (2.800 iscritti, sezione storica, un mare di teste bianche), fanno di tutto: burraco, ginnastica rilassante, calcetto, carte, pesca. Meno che politica: «Siamo apolitici...». Francesco Alberti «Gigante» malato I democratici guidano 232 dei 275 Comuni al voto ma i dirigenti sono sotto accusa: «Come l'orchestra sul Titanic». Anche il Prc è in crisi: nel paese del busto di Lenin correrà senza falce e martello

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I giornali inglesi bocciano Milano ma non è farina del loro sacco (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 17 del 2009-04-27 pagina 1 I giornali inglesi bocciano Milano ma non è farina del loro sacco di Redazione Che la stampa britannica critichi cose e uomini italiani, non di rado con toni sprezzanti, è una «bella» tradizione. Se poi queste critiche arrivano dal più prestigioso quotidiano finanziario potremmo perfino inorgoglirci: «Europe's Cinderella», «Cenerentola d'Europa», così il Financial Times ha definito Milano in un ampio reportage agrodolce in occasione del Salone del Mobile. Cogliendo la contraddizione fra i primati della città in fatto di stile, design, moda e gusto e il senso di incompiutezza urbanistica, estetica e funzionale, di poca attenzione per la qualità della vita (ambiente, trasporti, efficienza), di rinuncia ai grandi progetti e alle grandi ambizioni che una metropoli moderna deve avere. Ma - ed ecco il tocco di dolcezza - arriva l'Expo 2015, occasione unica per recuperare il tempo perduto. Potremmo anche condividere parte dell'analisi se, leggendo il reportage, non fossimo colti dalla sgradevole sensazione che molte critiche non siano farina del sacco dell'autore ma ricavate da una veloce lettura delle più piagnone e autolesioniste pagine di certi giornali nostrani. Proprio negli stessi giorni del Salone del mobile, però, altri grandi quotidiani internazionali, dal New York Times alla Frankfurter Zeitung davano giudizi lusinghieri sulla creatività e la vivacità di Milano. Niente di strano: per il prestigioso FT Prodi era un pessimo presidente della commissione Ue, Berlusconi un pessimo capo dell'opposizione o un pessimo presidente del Consiglio a seconda dei casi. Peccato che il principale quotidiano finanziario internazionale non abbia visto arrivare la spaventosa crisi economica nella quale ci troviamo, catastrofica soprattutto per i mercati anglosassoni che l'hanno originata e a cui FT fa riferimento. Va da sé che l'articolo è stato subito ripreso dai giornali nostrani specializzati in piagnisteo e autolesionismo milanese, quegli stessi che sostengono chiunque, usando un improprio potere d'interdizione, blocchi anche il più modesto dei progetti, dai «comitati spontanei» ai sovrintendenti alle corporazioni organizzate al Tar alla burocrazia: i veri responsabili dei ritardi di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Sanzioni dure ma inapplicabili se i clandestini sono un esercito (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 27-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IMMIGRAZIONE data: 2009-04-27 - pag: 11 autore: ANALISI Sanzioni dure ma inapplicabili se i clandestini sono un esercito di Ennio Codini* L a disciplina dell'immigrazione per lavoro è largamente disattesa. I lavoratori extracomunitari entrano clandestinamente o comunque senza rispettare le norme sull'immigrazione. Dopo di che restano per anni in Italia senza permesso di soggiorno. I decreti flussi, che dovrebbero governare gli ingressi, vengono utilizzati in realtà dai lavoratori stranieri presenti illegalmente per "mettersi in regola" facendo finta di arrivare in Italia dall'estero. Tutto questo è noto. Un po' meno noto è il fatto che anche le sanzioni non vengono applicate se non sporadicamente. Le legge dice che dare lavoro a un immigrato senza permesso di soggiorno è reato. D'altra parte, i 650mila immigrati senza permesso presenti all'inizio del 2008 lavoravano e lavorano quasi tutti per un qualche datore: famiglie o piccole imprese. Ma queste centinaia di migliaia di datori di lavoro che per la legge sono dei criminali vengono perciò denunciati, processati e condannati? No. Non sono disponibili dati precisi ma i condannati per aver dato lavoro a immigrati senza permesso dovrebbero essere non più di qualche decina l'anno. C'è poi lo scandalo dei tempi per il rinnovo dei permessi di soggiorno. La legge dice che il rinnovo dovrebbe avvenire entro 20 giorni dalla domanda. Di fatto ci vogliono mesi e l'Italia è piena di immigrati con permesso scaduto in attesa di rinnovo. Perché succede tutto questo? Si possono trovare rimedi? In qualche caso la spiegazione è semplice e i rimedi sono banali. Da dove viene lo scandalo dei tempi per il rinnovo dei permessi? Dal semplice fatto che la nostra burocrazia non è in condizione di gestire ogni anno più di un milione di pratiche di rinnovo. E perché sono così tante le pratiche? Perché molti permessi durano un anno o al massimo due. Basterebbe prevedere una durata di almeno due o tre anni per migliorare nettamente la situazione. è stata la legge Bossi-Fini ad accorciare la durata dei permessi.L'esperimento è fallito: si voleva aumentare il "controllo", si sono solo ingolfati gli uffici. Basterebbe prenderne atto. In qualche altro caso la spiegazione è un po' più tecnica e con risvolti contro intuitivi. Perché non si applicano le sanzioni? La risposta è: perché gli illeciti sono troppi per il tipo di sanzione previsto. Come sanno gli esperti, sanzioni "pesanti" come le penali o quelle tipo l'espulsione che comunque incidono sulla libertà personale possono essere applicate sistematicamente solo se gli illeciti sono relativamente pochi . Questo, in estrema sintesi, anzitutto perché le sanzioni pesanti sono " costose": ineludibili esigenze di garanzia impongono infatti procedure complesse. Se ad esempio si vuole espellere un clandestino la cosa va sottoposta al vaglio di un giudice con tutte le garanzie del caso, poi bisogna individuare il paese di provenienza, organizzare il rimpatrio con il consenso delle autorità di quel Paese... Tempi relativamente lunghi, difficoltà molteplici, costi di migliaia di euro per ogni singolo caso. Impensabile colpire con una simile tecnica centinaia di migliaia di immigrati senza permesso (in un contesto nel quale già in generale la giustizia è in affanno e il potere politico continua a creare nuovi reati). C'è poi il problema del consenso sociale. Di fatto non è possibile colpire con sanzioni "pesanti" comportamenti diffusi e accettati a livello sociale. Emblematico il caso delle badanti senza permesso che assistono gli anziani. Non è pensabile processare i datori di lavoro. Perché qualunque cosa dica la legge per la gente si tratta di persone "per bene" che fanno fronte a una situazione difficile senza far del male a nessuno. E allora? E allora bisognerebbe andare al di là del senso comune e decidere di rispondere all'illegalità diffusa in materia di immigrazione anzitutto con sanzioni formalmente più lievi ma proprio per questo sistematicamente applicabili ad un gran numero di casi, riservando la sanzione penale e l'espulsione solo alle ipotesi più gravi. Si pensi a come in materia di circolazione stradale si riesce a fronteggiare con un altissimo numero di "multe" la forte propensione dei conducenti a violare le norme. Non si potrebbe fare lo stesso contro quei rapporti di lavoro che si associano pressoché sempre all'immigrazione illegale? * Docente di Istituzioni di diritto pubblico Università Cattolica di Milano, Fondazione Ismu © RIPRODUZIONE RISERVATA SULLE DITA DI UNA MANO è reato dare impiego a un irregolare ma ci sono solo sporadiche notizie di denunce, processi e condanne LO SCANDALO DEI RINNOVI La pratica dovrebbe concludersi in 20 giorni ma la durata annua dei documenti ha ingolfato le questure

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Gallinara, grande risorsa turistica nobilitata da una singolare storia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

ALBENGA Gallinara, grande risorsa turistica nobilitata da una singolare storia La Gallinara costituisce la grande risorsa del turismo della Riviera di ponente. Un patrimonio che va tutelato e valorizzato, ma che deve essere aperto alle visite guidate di quei turisti che sino ad oggi lo hanno dovuto ammirare o dalla costa o transitando in barca attorno al suo perimetro, col naso rivolto all'insù. Dopo tanti anni persi nella burocrazia e nella indecisione amministrativa, pare che ora si stia lavorando a un protocollo di intesa fra i proprietari (una società privata) e gli enti pubblici, in primis il Comune di Albenga, per aprire una parte dell'isolotto alle visite guidate, in modo da farne una attrazione, con vantaggio della ricettività alberghiera che potrebbe essere così avvantaggiata in un momento di crisi come l'attuale. In attesa che la Gallinara da isola che non c'è, diventi l'isola che c'è, vogliamo ricordare alcuni tratti della sua storia millenaria fornendo una descrizione delle sue dimensioni. E' chiamata Gallinara. Qualcuno, soprattutto gli studiosi puristi, vorrebbe ritornare al suo nome originario, Gallinaria. Ma, si sa, l'uso prevale sulle regole ortografiche e le modifica. L'isola si chiama quindi, oggi, Gallinara. Nella tavola Peutingeriana, e siamo nel XIII secolo, viene ricordata come Galliata, mentre fra il '700 e l'800 ci fu un momento in cui si indicava solo come «Isola di Albenga».Già solo le vicissitudini del nome stanno a significare quanto ricca ne sia la storia e quanto importante la presenza fisica di questa isoletta attorno alla quale e sulla quale transitarono e vissero navigatori greci e romani, santi eremiti (come San Martino di Tours) alla ricerca di una «vita separata dal mondo», padri benedettini, abati commandatari, ricchi banchieri, facoltosi industriali, speculatori edili, pescatori locali. E' un piccolo grande capolavoro che è miracolosamente scampato al devastante dilagare del cemento e che sta per essere aperto (faticosamente) alla corretta e rispettosa fruizione dei turisti. Ma prendiamo le misure della Gallinara. La sua distanza dalla costa è di 1512 metri, 22 metri in meno della sua circonferenza (1534). L'altezza massima è di 87 metri; la sua forma ovale ha lunghezza massima di 470 metri, larghezza massima 450. La superficie è di circa 11 ettari (quasi quanto misura il centro storico ingauno). Da Albenga la Gallinara dista un chilometro e mezzo. Per gli amanti della precisione riferiremo che l'isolotto è collocato a 44° 01' 29" di latitudine nord e 8° 13' 39" di longitudine est da Greenwich. La forma della Gallinara è quella di un grande tronco di cono proteso verso sud con una appendice rocciosa che sembra fendere i marosi, come una prua, quando soffiano i venti il libeccio e lo scirocco. Il profilo dell'isola è caratterizzato, nel punto più alto, da un torrione di avvistamento. Si tratta di una torre circolare di 15 metri di altezza e di 26 metri di circonferenza, edificata nel 1586, sotto il podestà di Albenga, Galeazzo Di Negro. Per essa, come risulta da atto redatto dal notaio Enrico Rava in data 15 luglio 1586, furono spese lire 814, 19 soldi e 8 denari. Sul terrazzo sommitale della torre si coglie, ancora oggi, la sintesi delle bellezze panoramiche dell'isolotto. Una sensazione che non si dimentica, tutta calata in una dimensione mediterranea. Circumnavigando lo «scoglio», in senso orario, incominciando dalla zona settentrionale si apre il porticciolo, costruito negli anni Sessanta, sullo stesso luogo dove esisteva l'antico attracco definito «il seno della Madonnetta». Le scoscese pendici settentrionali terminano, nella zona più a levante, con la punta «du sciusciaù» (Punta del soffiatore), il profilo delle rocce scende quindi a mezzogiorno ed incontra la zona cosiddetta del Corno, ove sono ospitate due caverne e un passaggio ad arco, alto tre metri, particolarmente suggestivo. Poco prima della punta Falconara, dove le rocce si arcuano, ad una certa altezza dalle acque si apre quella che è considerata la grotta di San Martino, una spelonca di sei metri in piano, con resti di un antico altare e ossami umani e animali. La seconda caverna appare come un padiglione ove ci si può addentrare con la barca.

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Legge sul turismo: Reolon va a Venezia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Legge sul turismo: Reolon va a Venezia «Chiederemo il trasferimento organico delle competenze e delle risorse» CORTINA. «Sul turismo siamo arrivati al punto limite. Con la legge e le risorse attuali tutto quello che la Provincia di Belluno e i Consorzi di privati potevano fare lo hanno già fatto. Oltre non si andrà, semplicemente perchè non è possibile andare senza un cambio radicale di rotta». Sergio Reolon, presidente della Provincia di Belluno, è seriamente preoccupato per un settore che, nonostante le potenzialità (che sono certamente enormi), purtroppo stenta ancora a decollare. «Se la gestione del settore turistico rimane frammentata così com'è oggi, Belluno e le Dolomiti non hanno futuro. Questo bisogna che tutti quanti noi ce lo stampiamo bene in mente. Abbiamo bisogno di un punto di governo vicino ai territori e di rafforzare la relazione tra la parte pubblica e quella privata. Dobbiamo anche poter lavorare a stretto contatto con i Consorzi in un'ottica di sviluppo comune e armonioso del prodotto turistico». Reolon a questo punto auspica un immediato e radicale cambiamento di rotta da parte della Regione Veneto. «Domani mattina (oggi per chi legge) presentiamo a Venezia la nostra proposta alla commissione del consiglio regionale incaricata delle audizioni per la nuova legge sul turismo. Chiediamo il trasferimento unitario e organico delle competenze e delle risorse. E' l'unica via per rafforzare la presenza delle strutture associate di promozione turistica, cioè dei Consorzi». Questo perché «il prodotto turistico delle Dolomiti è vecchio», dice a chiare lettere Reolon, «e dunque deve essere attualizzato e rinnovato. Perché ciò succeda il pubblico e il privato devono poter dialogare sistematicamente e in una nuova cornice. Fra l'altro i Consorzi privati vanno sottratti alle lungaggini burocratiche della Regione e ai tempi non sostenibili con cui Venezia eroga i contributi. Tempi e modalità dei contributi vanno discussi direttamente con i Consorzi e devono essere adeguati alle esigenze del mercato e non a quelle di una burocrazia lontana centinaia di chilometri». Se non ci sarà la possibilità di costruire un proprio sistema, afferma il presidente Reolon, «questa Provincia non conoscerà mai alcuno sviluppo turistico. Proponiamo per questo al Consiglio regionale di organizzarci in ambito turistico partendo dal nostro territorio per poterci mettere in relazione, non solo in concorrenza, con le altre realtà dolomitiche».

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"nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" - ettore livini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Economia Il governo La locomotiva Giorgio Squinzi, presidente Federchimica: chi fa impresa deve credere di più in se stesso "Nel 2009 ripresa lentissima ma è ora di tornare a investire" Lo Stato deve incentivare la vocazione internazionale e far scendere il costo-energia Il mondo ripartirà davvero quando gli Stati Uniti ritorneranno a consumare ETTORE LIVINI MILANO - «Il cammino per uscire dalla crisi sarà lungo. Però il peggio è già alle spalle. E noi stiamo già sperimentando una timida ripresa della domanda». Se a dirlo è Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica e numero uno di un gruppo – la Mapei – con 54 fabbriche in cinque continenti, c´è da credergli. Il suo settore è da sempre uno degli indicatori più sensibili della congiuntura economica («soffriamo da inizio 2008, ben prima del caso Lehman...») e un timido raggio di sole in un mondo presente in tante filiere produttive dai prodotti di largo consumo, all´auto fino all´edilizia – vale doppio. Quali sono le ragioni per essere ottimisti, dottor Squinzi? «Sono i numeri a confortarci. Prenda l´etilene, una delle componenti base di tutta la nostra produzione. Tra dicembre e gennaio ne compravi una tonnellata con 500 euro. Ora ne servono 600, il 20% in più. In parte perché le aziende, dopo aver svuotato i magazzini, stanno tornando a riempirli. Ma lo fanno perché tutti hanno fiutato che il vento sta iniziando a cambiare». Con le plastiche avete un termometro congiunturale molto vicino al grande consumo. Ci sono segnali positivi? «Da febbraio il mercato si è stabilizzato. Anzi, in qualche area è tornato positivo. Solo l´edilizia ha qualche difficoltà in più. La mia previsione è questa: una ripresa lentissima quest´anno, destinata a continuare senza troppo sprint nel 2010. Il mondo ripartirà davvero quando gli americani torneranno a consumare. E non mi sembra che quel momento sia dietro l´angolo. La chimica vivrà un anno tranquillo solo nel 2011 se non nel 2012». La sua Mapei è presente in tutto il mondo. è vero che l´economia in Cina ed Estremo oriente è già tornata a decollare? «In parte sì. Anche se Pechino è in mezzo a una trasformazione epocale da paese esportatore a produttore per il mercato interno. Al momento il Pil tiene grazie agli investimenti infrastrutturali. La ripresa comunque è molto a macchia di leopardo. Negli Usa – per gente come noi che opera nel mattone – non va certo bene. In Italia siamo a -20% e la ripresa dipende molto da quando e come partirà il piano casa. In Germania e Francia, dove la bolla edilizia si era gonfiata meno, siamo a +8 e + 12%. La maglia nera va alla Spagna dove il segno negativo è del 40%». Come si esce dalla crisi? «Questo è il momento di investire ed internazionalizzarsi. Dobbiamo credere di più in noi stessi. Inutile difendere il proprio orticello sotto l´ombrello protezionistico dello Stato. Bisogna scommettere sull´innovazione (noi mettiamo 85 milioni l´anno, il 5% dei ricavi, in ricerca) evitando di prendere rischi finanziari». E lo Stato cosa può fare? «Deve incentivare l´internazionalizzazione. E sciogliere i lacciuoli che ci tolgono competitività. Va semplificata la burocrazia. E deve lavorare per ridurre i costi dell´energia. Noi paghiamo l´elettricità il 30% in più rispetto al resto dell´Europa. Poi c´è il capitolo delle infrastrutture fatiscenti. Sono nodi che dobbiamo affrontare. è qui che giochiamo sfida del futuro». Le imprese italiane negli ultimi mesi si sono lamentati della difficoltà d´accesso al credito bancario. è ancora così? «Non mi pare. Le nostre banche sono molto più solide di quelle di altri paesi. A noi non hanno mai negato un euro. Può darsi che in qualche caso ci sia stato un irrigidimento sui finanziamenti. Ma a me pare che si sia rarefatta molto anche la domanda. è un errore. Questo è il momento in cui le imprenditori devono credere in se stessi per uscire dalla crisi più forti di prima».

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"eppure il lavoro non manca servono passione e precisione" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIII - Roma Gallo, artefice della scuola per giovani artigiani: "Un abito non costa più di uno griffato" "Eppure il lavoro non manca servono passione e precisione" Da Londra, capitale dell´eleganza, chiedono i nostri migliori talenti La recessione si fa sentire: chi ordinava 5 vestiti in uno anno, ora si ferma ad uno «I tempi sono maturi», ripete Luigi Gallo, 65 anni, mentre sistema sul manichino la travel jacket di sua invenzione, leggerissima e che non si stropiccia neanche se accartocciata. è sarto da sempre, fondatore nel ‘92 e tuttora presidente della Camera europea dell´Alta sartoria che rappresenta 50 maestri italiani e stranieri. Per cosa i tempi sono maturi? «Per la rinascita di tutto l´artigianato, dopo i fallimenti di certa industria e la fine del posto fisso. è la rivincita del piccolo laboratorio, del lavoro di nicchia». Ma la sartoria romana non è in crisi? «Solo perché non c´è ricambio generazionale. Ecco perché nel 2007 ho aperto la scuola, finanziata da Loro Piana e Filati Drago. Ora ho chiesto l´accredito alla Regione Lazio, per accedere ai finanziamenti europei e continuare l´esperienza. Io fra 15 anni chiuderò e i nuovi talenti potranno rilevare la mia come altre aziende. Non li faccio scappare dopo averli formati. Il lavoro non manca a Roma». Un eccesso di ottimismo? «No. L´economia della finanza doveva finire. Al contrario, il lavoro delle mani costruisce un´economia che non muore. E chi ha un buon portafoglio di clienti non deve aver paura. Un abito dal sarto non costa più di quello griffato e dura anche 15 anni. Certo, anche noi risentiamo della crisi. Chi si faceva cinque vestiti l´anno ora ne ordina uno. Ma passerà e di lavoro ce ne sarà più di prima. Ma chi lo fa?». I ragazzi della scuola potranno aprire un´attività? «Certo. E con il riconoscimento della Regione anche prima che finiscano la scuola. Ma non è semplice. La burocrazia è tantissima. Non come ai miei tempi, quando un adolescente che veniva dal sud subentrava al maestro di bottega». Roma ha una gran tradizione, non avete mai pensato a una "Via dei sarti"? «Una delle tante promesse mai realizzate. Sarebbe bello, come la Savile Row di Londra. La sartoria romana è internazionale: chi fa l´abito qui lo porta ovunque. A Londra l´hanno capito e reclamano i nostri giovani. Mentre da noi i sostegni pubblici scarseggiano e non abbiamo neanche un palazzetto per le sfilate di sartoria». (va.co.)

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piazzola, annata da dimenticare più della crisi la colpa è del maltempo - sara scheggia (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VII - Bologna La spesa low cost Il mercatino degli ambulanti registra cali del 30%. L´Anva: ma saremo i primi a rialzare la testa Piazzola, annata da dimenticare più della crisi la colpa è del maltempo Sarti: proponiamo un modello di autogestione su base cooperativa, a Modena funziona SARA SCHEGGIA Un´annata da dimenticare, anche in Piazzola. Ma non è tutta colpa della crisi: a complicare la vita degli ambulanti, che denunciano cali del 30%, ci pensano il maltempo, la grande distribuzione e i cavilli burocratici. «Siamo le Cenerentole di tutto il sistema - dicono - al nuovo sindaco chiediamo più tutela, il cuore della città deve ripartire». Nel mercato storico bolognese gli umori sono neri: la crisi la sente soprattutto chi non rientra nel "primo prezzo", cioè quei banchi dove un bel maglione può costare anche 60 euro, quasi come in negozio. «Chiedono subito quanto costa e poi lo lasciano - racconta Cinzia Colli, in Piazzola dal 1982 - noi abbiamo preso un mercato in più per incrementare, ma la stagione è stata terribile: sempre pioggia». Molti confermano le percentuali negative e l´urgenza di ricorrere al super lavoro: «Ora lavoriamo anche di domenica, ma la crisi conta solo un 10% - replica un collega, Enzo Zerilli - il resto lo fa la grande distribuzione e la concorrenza di negozi come Zara». L´Anva, associazione di categoria di Confesercenti, registra i segni meno, ma è più ottimista: «Gli ambulanti saranno i primi a rialzare la testa: la Piazzola ha ancora il suo fascino, e un buon rapporto qualità prezzo». Oltre a dar battaglia all´abusivismo e alle scorrettezze dei cinesi «che usano prodotti tossici», agli ambulanti non mancano idee per il rilancio, come il ritorno a quella fascia intermedia tra il prezzo stracciato e il super lusso, fino a poco fa marchio di fabbrica dei mercati. «Al nuovo sindaco chiediamo maggiori tutele - afferma Marco Sarti, presidente del Comitato Indipendente Ambulanti Organizzati - la crisi c´è anche per noi: abbiamo già proposto un modello di autogestione su base cooperativa, in altre città come Modena funziona. Ma le istituzioni spesso non ascoltano i progetti, perse nella burocrazia». E proprio un cavillo burocratico avrebbe impedito di lavorare a 55 operatori giornalieri, sabato 25 aprile: un´apertura straordinaria e riservata, solo in teoria, ai periodici. «Quasi un ricatto, una presa di posizione ridicola - denuncia Claudio Rubetti, rappresentante del cosiddetto Turno C - Il Comune ha seguito alla lettera una circolare che per tacito accordo non era mai stata applicata, e i nostri 8 posti in Piazzola sono rimasti vuoti». Almeno finché qualcuno non ha colto l´occasione «per occuparlo abusivamente».

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le dolorose pratiche della morte - grazia verasani (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XV - Bologna Le dolorose pratiche della morte GRAZIA VERASANI Brigitte Giraud, nel suo breve romanzo E adesso? (Guanda editore), racconta il dolore – vissuto in prima persona – per la morte improvvisa del marito. Claude ha fatto un incidente con la moto, a pochi giorni dal trasloco in una nuova casa, con i giocattoli del figlio ancora chiusi negli scatoloni. è un trauma al suo inizio, è il momento dei certificati, della scelta di una bara, delle cerimonie e degli organi da chiesa. Ci sono riti da rispettare, discorsi da scrivere, gente da informare, amici pronti a dare una mano. C´è la burocrazia – fredda, assurda – della morte. Il corpo che non ha più niente a che fare con la persona, un corpo da vestire in tutta fretta, forse con la camicia sbagliata. Non c´è tempo per le lacrime, i preparativi dell´addio sono tecnici, talmente tecnici da risultare grotteschi. C´è un crepacuore da pietrificare, c´è la feroce "normalità" di un evento contro cui non si combatte e non ci si rassegna. La bellezza del libro sta proprio in questo: nella capacità della Giraud di usare le sole, scarne parole plausibili. Di trattare la materia delle circostanze senza l´utilizzo della maniera, e di sottoporci la realtà violenta dell´organizzazione pratica della morte. è ancora presto per chiedersi cosa fare di se stessi, quando la felicità si è appena annientata e, annichiliti, si prende coscienza che l´amore, per quanto forte, non salva, non protegge, e non impedisce di attraversare, di colpo, il cancello di un cimitero... SEGUE A PAGINA V

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Il socio di Cattolica che conta ma non c'è (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-04-28 - pag: 43 autore: PARTERRE 000 Il socio di Cattolica che conta ma non c'è L a Popolare di Vicenza è partner strategico della veronese Cattolica assicurazioni. Per cementare l'alleanza ha versato 185 milioni in sede di aumento di capitale. E la compagnia ha restituito il favore sottoscrivendo bond low tier 2 della banca per 80 milioni. Nell'ambito dei rapporti di buon vicinato, la Popolare di Zonin si è anche aggiudicata il diritto di nominare due consiglieri (tra cui il vice-presidente) e un sindaco. Diritto scolpito nello statuto e di fatto inamovibile, perchè per negarglielo occorrerebbe che 2.400 soci (il 10% dell'azionariato)si mobilitassero intal senso e comunque dovrebbero essere d'accordo 17 consiglieri su 18. Missione impossibile, dunque. Ma la novità emersa nell'assemblea della Cattolica di domenica scorsa è che, con tali prerogative, la Popolare di Vicenza non risulta nemmeno iscritta a libro soci per l'oltre 12% che possiede. Understatement? Può darsi, ma a stare allo statuto della compagnia, gli azionisti con quote superiori al 2,5% dovrebbero eliminare l'eccesso nell'arco di nove mesi, pena la cancellazione dal libro soci. Tanto vale evitare: tutta burocrazia in meno. (A.Ol.)

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I rom costruiscono case. Il Comune non può abbatterle (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 28/04/2009 - pag: 3 I rom costruiscono case. Il Comune non può abbatterle Oltre cento villette abusive. De Corato: frenati dalla burocrazia. Penati: che fine hanno fatto i poteri al prefetto? I muratori più bravi, dicono, sono quelli che stanno nel Parco Sud, zona sulla carta vincolata a verde. Ma anche in tutti gli altri campi, regolari e non, di cazzuola si lavora parecchio. Nomadi che a Milano si sono tirati su casa, in qualche caso la villetta. «Sicuramente più di cento costruzioni abusive», assicura il vicesindaco Riccardo De Corato, mappa delle favelas alla mano. Nei dettagli. Sessanta sono le villette che i rom milanesi hanno costruito in otto degli undici campi regolari della città e al Parco Sud. In via Cusago e dintorni si parla di un miniquartiere di venti abitazioni. Tutte abusive, ovviamente. La mappa racconta che la colata di cemento ha risparmiato solo pochi insediamenti. Via Triboniano, dove il Comune ha imposto regole e controlli più severi il patto di legalità e solidarietà, voluto e difeso dal sindaco Moratti , e via Peppino Impastato, campo regolare abitato da nomadi sinti, dietro Rogoredo. In tutti gli altri, sottolinea il vicesindaco De Corato, «i nomadi si sono dati da fare eccome ». Quattro anni fa la prima operazione di demolizione. In via Cusago, tanto per cambiare. Proteste, tensione, qualche contuso. Da allora poco, pochissimo s'è mosso. Le (altre) villette di via Cusago sono ancora tutte lì. La procedura è complessa, lunghissima, si giustifica il vicesindaco. Bisogna prima entrare in possesso dell'area e poi avviare l'iter per l'abbattimento. Nel mezzo ci sono i ricorsi al Tar che gli occupanti puntualmente presentano. E poi c'è la questione della denuncia penale. «Tutti gli abusi che abbiamo scovato grazie ai vigili sono stati denunciati all'autorità giudiziaria. La risposta è sempre stata la stessa: 'visto lo stato di necessità non è opportuno perseguire i responsabili'». Tre nuove demolizioni sono comunque in arrivo. La prima sarà proprio al Parco sud, le altre due ancora ignote. La requisitoria parte dal cavalcavia Bacula, dallo sgombero della baraccopoli che viveva sotto i ponti della circonvallazione a due passi da un centro ricreativo del Comune. I nomadi sgomberati non sono più tornati, dopo che un'inferriata montata in fretta e furia ha sbarrato l'accesso al parchetto. Se ne sono andati poco più in là. In piazzale Lugano nell'ex Palazzo delle Poste. «Anche i privati e le aziende devono mettere in sicurezza le aree abbandonate», tuona il vicesindaco. Il discorso vale per le Poste, le Ferrovie, ma anche a per i «milanesissimi» proprietari che sfruttano la fame di casa: «Il Comune è pronto a emanare un'ordinanza per mettere in sicurezza il palazzo di Piazzale Lugano, esattamente come abbiamo fatto per Santa Maria del Suffragio ». Cento case da demolire? «Sono molte di più», rilancia il presidente della Provincia, Filippo Penati: «Sono trent'anni che stanno lì indisturbate. A Rho qualcuna l'hanno anche buttata giù, a Milano niente». Tempi lunghi e procedure complicate? «E allora risponde Penati con una domanda i famosi poteri speciali assegnati al prefetto proprio per l'emergenza nomadi a che cosa servono?». Sullo sfondo rimane poi il tema dei fondi, quei dieci milioni di euro promessi da Roma per sgomberi e sicurezza. Il Comune deve presentare i progetti, ma il fattore tempo è decisivo. «Il piano sarà pronto entro maggio, con tutte le aree da mettere in sicurezza, i campi da sistemare e quelli da sgomberare», dice De Corato. Promessa finale con tono di minaccia: «Nel frattempo agli abusivi non daremo tregua ». Andrea Senesi

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Infrastrutture 17 opere annunciate ma mai realizzate (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa Rapporto Ance-Confindustria Infrastrutture 17 opere annunciate ma mai realizzate Giuseppe Grifeo La dotazione di infrastrutture stradali del Lazio è sotto la media nazionale. Roma è terza in Italia per quelle economico-sociali, ma precipita riguardo la rete stradale. Il primo rapporto di Ance Lazio-Urcel e Confindustria Lazio non dà spazio all'immaginazione. Presentato ieri, traccia un quadro di criticità negli abnormi tempi di realizzazione delle opere pubbliche, nella lentissima burocrazia, tutti elementi che fanno invecchiare un'infrastruttura prima della sua realizzazione. Ance e Confindustria hanno così pensato a un Osservatorio Regionale sulle Opere Pubbliche con il centro di ricerche Cresme, che monitori l'iter per la concretizzazione dei progetti. Il rapporto sarà semestrale, anche online sul sito dell'Ance. «Il governatore del Lazio ha dovuto fronteggiare l'emergenza sanità – ha detto Maurizio Stirpe, presidente Confindustria Lazio – Per questo da lui mi sarei aspettato una selezione delle opere da fare, mentre si è continuato con i proclami. Si è perso tempo senza chiarire ciò che è possibile compiere con le risorse disponibili». «Qualcosa alla Regione si è fatto, ma si poteva fare di più», sottolinea Stefano Petrucci, presidente Ance Lazio-Urcel. Secondo i dati dell'Istituto Tagliacarne, la situazione infrastrutturale del Lazio sembra buona con 143,9 punti sulla media nazionale di 100. Roma è decisiva con 238,5 punti per le infrastrutture economiche e sociali. I nodi al pettine arrivano analizzando la sola rete stradale: il Lazio precipita a 93,7 punti; Latina è a 37,7; Roma a 80. In questo quadro, tanti sono i progetti di infrastrutture stradali da anni non ancora in cantiere. Sotto la lente d'ingrandimento del nuovo Osservatorio, 17 opere (11 stradali), date per certe dalle amministrazioni, per il Lazio settentrionale, Lazio meridionale e Roma area metropolitana: occorrono circa 8,5 miliardi di euro (7 per le strade), ma solo il 20 per cento delle risorse sono disponibili.

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Ecco la città (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Ecco la città Ecco la città che vorrei nel futuro Penso a Trento, la nostra città di domani, ma un domani vicino, che voglia investire in tecnologia per farci vivere meglio; creare un piano di sviluppo che preveda l'uso delle energie rinnovabili, solare termico e fotovoltaico in particolare, per tutte le strutture pubbliche; una rivisitazione strutturale e radicale del sistema d'illuminazione pubblica, con l'uso di tecnologia moderna a basso consumo, che permetterebbe un notevole risparmio energetico ed economico negli anni a venire, dando una risposta alla frequente domanda di sicurezza delle strade e delle vie. Mi piacerebbe vedere una città che miri sempre e prioritariamente alla sicurezza dei propri cittadini, di ogni razza e religione; sicurezza da non intendere come repressione, bensì come prevenzione e integrazione, come sviluppo di idee di provenienza diversa, ma nel reciproco rispetto; tema da sviluppare con incontri tra le genti, con momenti di scambio di culture, nei luoghi frequentati dai comuni cittadini, come parchi, piazze e vie. Vedo una città a misura d'uomo, con un centro storico accogliente e aperto alle attività sociali e di aggregazione, con lo sviluppo di un piano culturale che porti in piazza e nelle sale di ritrovo, manifestazioni musicali, teatrali e informative, sia di carattere generale, sia in ambito di sviluppo tecnologico, per il bene collettivo. Vedo una città che abbia a cuore, sempre ed in ogni sua attività, i giovani, che rappresentano il futuro, dando loro spazi adeguati per la musica, lo sport e lo studio; spazi da loro auto gestiti, con la possibilità di crescere responsabilmente, affinché capiscano che sono loro il futuro e che con loro continuerà il cammino della città stessa. Vedo una città che consideri gli anziani come una grande risorsa culturale, di esperienze vissute in grado di far crescere tutta la collettività; una città che sappia ben valorizzare gli anziani, strutturando un sistema di assistenze adeguate nei trasporti e nelle comuni attività, magari rese difficili da situazioni di disagio fisico, assistenze adeguate nell'accesso alla burocrazia, ancora troppo lenta. Vedo una città che voglia crescere armonicamente, con adeguati spazi verdi per tutti, con abitazioni che siano alla portata anche di chi non ha molte disponibilità economiche, o vive in condizioni precarie; una città che abbia voglia di cullare il sogno di ogni trentino e di ogni ospite della nostra terra, il sogno di vivere in una città a misura d'uomo, in una città al servizio del cittadino. Marco Ianes TRENTO Caro Ballardini si legga Pansa Durante la commemorazione del 25 aprile, l'Avv. Ballardini ha affermato che in Italia ci sono dei ministri fascisti. E' innegabile che al governo ci siano esponenti che provengono da quell'area, area che attraverso una sofferta metamorfosi oggi fa parte di quella grande coalizione di centro che si chiama Pdl. Questi, almeno, la volontà di cambiare l'hanno dimostrata con i fatti. Sono peraltro certo che all'Avv. Ballardini non sia sfuggito che a far parte dell'ultimo governo Prodi siano stati chiamati dei personaggi che oggi si definiscono ancora comunisti o rifondatori comunisti, come l'ex presidente della camera Bertinotti. Poste le nefandezze perpetrate dal Partito comunista all'interno dell'Unione Sovietica, mi domando se l'Avv. Ballardini non si sia scandalizzato di fronte alla formazione di quel governo. L'obiettività nell'esprimere giudizi e pensieri rende più credibili. Per quanto attiene alla resistenza, questa non è espressione della sola sinistra. Le brigate partigiane erano composte sì da comunisti, ma anche da una preponderante forza di centro che assieme hanno aiutato le forze alleate di liberazione. E rimanendo in tema di resistenza inviterei l'Avv. Ballardini, se non l'ha già fatto, a leggere i libri di Giampaolo Pansa, intellettuale di sinistra, per capire fin dove si è spinta "la resistenza comunista" all'interno del famigerato triangolo della morte. Vittorio Andreaus Rilancio del Bondone quante parole sprecate Quanta confusione nel rilancio turistico del monte Bondone! Sono nato e vivo a Sopramonte e ho conosciuto i bei tempi del Bondone turistico, anche lavorandovi. Da circa un ventennio, a vario titolo, - Asuc di Sopramonte, Azienda Forestale, Circoscrizione del Bondone, Tavolo di Concertazione del Patto Territoriale, Consiglio comunale - ho avuto modo di seguire l'andamento di un rilancio turistico che appare a portata di mano, ma che nel suo completamento rischia di allontanarsi. Frequentemente si deve assistere ad una varietà di soluzioni e di proposte. Periodicamente qualcuno fa tornare d'attualità il collegamento a fune con la città, gli operatori della montagna richiedono parcheggi, arredo urbano, o viene riproposta una variante viabilistica per liberare Vason dal traffico, ecc. Forse ai più è sfuggita la necessità di recuperare le ex caserme austroungariche delle Viote che sono state tutte distrutte (tranne una o due) dal peso della neve. Una serie di questioni che devono essere valutate, non c'è dubbio, ma non nel momento in cui non si sa ancora se e come rimodernare gli impianti di risalita - è fresca la notizia che conferma la mancanza di maggiori contributi alla Trento funivie... - e soprattutto non si sa quale sarà il futuro turistico nel periodo estivo. Non nel momento in cui non si è ancora provveduto a realizzare l'intervento pubblico prioritario stabilito dal Patto: il collegamento con l'acquedotto di Trento. Gli operatori si preoccupano di parcheggi e di arredo urbano e va bene, ma forse non si rendono conto che se dovesse esserci un periodo di siccità - ciò non dovrebbe succedere nell'anno in corso viste le abbondanti precipitazioni - senza l'interconnessione con l'acquedotto del fondovalle, i rubinetti e i centri benessere delle strutture ricettive potrebbero rimanere a secco! Come a secco potrebbero rimanere i rubinetti di tutti i residenti della Circoscrizione che a loro volta si trovano con pochi parcheggi e senza arredo urbano... Si perde frequentemente di vista la strategia del Patto Territoriale: quella strategia che delle bellezze naturali della montagna ha fatto un punto di forza, quella strategia che prevede una crescita omogenea dell'intera area inclusa nel perimetro del Patto. Non ci si preoccupa di mettere davvero in sinergia i paesi e la montagna proponendo un ambito turistico che coinvolga anche la fascia pedemontana. Non ci si vuole accorgere che così procedendo si avrà uno sviluppo a più velocità che metterà in evidenza delle sostanziali differenze nello stesso ambito. Un unico suggerimento mi permetto di dare: il futuro del Bondone non sia imposto, ma venga concertato affinché possa essere condiviso principalmente con le persone che ci vivono, le quali dovrebbero sentirsi parte integrante e attiva di un'azione che avrà successo solo rispettando i "Patti". Graziano Agostini TRENTO Due sessantenni pazze per i Bastard Vogliamo testimoniare quanto può far rimbecillire due sorelle quasi sessantenni il terzetto Bastard. Domenica 19 alle sei del mattina incomincia la nostra giornata lavorativa presso un noto locale dove hanno suonato e cantato i nostri baldi. Dopo 15 orre di lavoro tosto, cosa si fa? Ci si posiziona davanti alla tivù e i nostri ci fanno tornare come due giovanissime, tifiamo, mandiamo messaggi (mai fatto!), esultiamo... Peccato per soli 16 voti ma non importa forza ragazzi... Che emozione! Livia e Flavia Tutti gli errori della Juve eliminata dalla Lazio Purtroppo per la Juventus è svanita contro la Lazio la possibilità di giocare la finale di Coppa Italia a Roma. Caro Ranieri, ci saranno stati anche parecchi assenti ma a mio modesto avviso lei ci ha messo anche del suo in questa circostanza. Luigi Palman

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La Polonia comunista non avrebbe osato tanto (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

domande a Zenon Grocholewsky ministro vaticano «La Polonia comunista non avrebbe osato tanto» 3[FIRMA]GIACOMO GALEAZZI CITTÀ DEL VATICANO «È un'inaudita violazione dei principi costituzionali e di tutte le convenzioni internazionali. Scegliere la scuola per i propri figli è un diritto inalienabile dei genitori, non un indice di ricchezza da equiparare fiscalmente ai beni di lusso». Il cardinale Zenon Grocholewsky, prefetto della congregazione per l'educazione cattolica, stigmatizza la circolare dell'Agenzia delle entrate come un «inammissibile provvedimento senza precedenti in Europa». Il ministro vaticano dell'Istruzione protesta perché «ovunque tranne in Italia e in Grecia è lo Stato a pagare la scuola cattolica, sia nei paesi più liberali come Belgio e Olanda, sia nei paesi ex comunisti come Polonia, Slovacchia e persino l'ortodossa Romania». Chi manda i figli alle private è ricco e, potenzialmente, un evasore fiscale? «Mettere la scelta scolastica e la libertà di educazione tra le spese per i beni superflui è un'assurdità. Investire in conoscenza non è come spendere per il tempo libero o per oggetti "status symbol". Del sistema pubblico d'istruzione le scuole paritarie costituiscono una componente fondamentale e sottoporre la loro funzione ai controlli del fisco è un'offesa per l'utilità sociale e formativa degli istituti confessionali. Tanto più che è un obbligo fondamentale dei genitori provvedere a istruire al meglio i figli». Così l'Italia viola la libertà delle famiglie? «Qui vengono chiamati in causa i diritti fondamentali dell'uomo. La scuola non è questione di lusso. Mia madre aveva frequentato soltanto le scuole elementari, ma ripeteva sempre che preferiva mangiare pane e acqua piuttosto che privarci dell'istruzione». Cosa preoccupa di più il Vaticano? «Violare in questo modo i diritti allontana ancora di più l'Italia da tutte le altre nazioni. Come si fa a negare il valore della formazione? Da ragazzo nella mia Polonia i comunisti avevano chiuso tutto, io ho fatto appena in tempo a entrare nel seminario minore prima che arrivasse la polizia. Eravamo in 88 e anche lì la gente stimava la scuola che dà valori. Si tratta di formazione ed è tanto più grave che la burocrazia se ne dimentichi in un paese cattolico come l'Italia. In gioco ci sono il riconoscimento del diritto a una educazione liberamente scelta e il ruolo della famiglia. Le scuole cattoliche hanno tutti i motivi di lamentarsi. È inconcepibile che mandare un figlio in un istituto cattolico diventi indice di ricchezza al pari del possesso di una barca di lusso e di auto costose, dell'abitudine di fare vacanze in località esclusive o addirittura indicatore di redditi nascosti non dichiarati».

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Il maggio selvaggio degli operai francesi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

La storia Venerdì sciopero Per la prima volta tutti i sindacati uniti CATENA DI MONTAGGIO INCUBO DISOCCUPAZIONE Il maggio selvaggio degli operai francesi Dalle fabbriche alle Università: dilaga la rabbia stile '68 DOMENICO QUIRICO Continental, Caterpillar i distributori di luce e gas «Ci rifiutiamo di crepare» Atenei divisi sulla riforma Intanto per 400 mila studenti saltano le sessioni di esame CORRISPONDENTE DA PARIGI La storia non si ripete mai, d'accordo. E il maggio '68 fu un'insurrezione del disagio giovanile in un mondo in forte espansione. Tutto al contrario di oggi, dunque, dove economia e società sono popolate di inquietudini e subbugli. Eppure, in perfetta coincidenza con il calendario, questa settimana potrebbe a giudizio di molti segnare l'avvio di un «Maggio 2009», ancora più torrefatto e pericoloso. Venerdì prossimo, per la prima volta dalla Liberazione, gli astiosissimi e rissaioli sindacati francesi sfileranno insieme. Il G8 intersindacale messo insieme per affrontare l'emergenza e il radicalizzarsi di una base sempre più fascinata dalle maniere forti e uggiata dalla contrattazione, sembra pronto a un nuovo sciopero generale: questa volta nel settore privato, dopo le efficaci spallate di gennaio e marzo. Il privato è la maglia debole del sindacalismo francese, ma a estrarne la psicologia dalla guaina di disimpegno provvede la crisi. Il sequestro dei dirigenti e l'assalto alle prefetture sono una tentazione che fa scuola. E potrebbe legarsi alle università. Una ventina ormai sono in cronico stato di rivolta. Combustione comune, che sarebbe politicamente e socialmente letale. Uno che teme un Maggio in versione soreliana è l'ex primo ministro Dominique de Villepin che parla, addirittura, di «rischio rivoluzionario». Sognando probabilmente di esserne il Napoleone regolatore. Impegnato a ritagliarsi un mestiere di uomo di riserva a destra, Villepin ha i suoi motivi per calcare la mano sulla crisi che percuote la fragile Shangri-la del detestato rivale. Ma il fatto che nessuno lo abbia smoccolato significa che qualche ragione di temere in fondo esiste. Chi lavora alacremente a creare le condizioni «rivoluzionarie» è, certo, Xavier Mathieu, il leader Cgt della Continental di Clairoix, l'azienda di pneumatici destinata dai padroni tedeschi alla chiusura e diventata la bandiera del sindacalismo infocato e contumelioso: sono stati loro i primi a dare la caccia al manager. Essere «un Continental» nell'Oise è diventato una medaglia al valore. Mathieu, un oscuro sindacalista della Cgt con un passato tra i duri di «Lutte ouvrière» è approdato alla celebrità in tre minuti. Quando al telegiornale di France 2 ha sillabato due frasi memorabili: «Chi semina miseria raccoglie tempesta» e «Ci rifiutiamo di crepare». Per lui, di fronte alle minacce di licenziamenti, le maniere forti, la violenza, sono legittime e giustificabili. Da quel momento occupa un posto tutto speciale nella demonologia del partito governativo. Ma non è un caso isolato. Nelle fabbriche minacciate di chiusura o con provvedimenti di cassa integrazione sta crescendo il potere di un sindacalismo trotzchista e anarchico: facce nuove, slogan e pratiche dure, non tutte uscite dalle pagine del «Capitale» e ben lontane dalle burocrazie impaludate della Cgt e di Force Ouvrière, in fondo cinghie di trasmissione del sistema francese. La Francia ha il sangue caldo, come le succede periodicamente nella storia. L'annuncio che il numero dei disoccupati - 2,38 milioni - anche questo mese si è allungato di altri 80 mila nomi non abbassa la temperatura da altoforno. E relativizza la dotta considerazione dei sociologi che negli Anni 70 era anche peggio, all'epoca della liquidazione dell'industria siderurgica in Lorena. E poiché non ci sono in giro utopie cui appigliarsi, il movimento, si deduce, finirà per stemperarsi nei casi singoli, perdere forza. Questa settimana gli ottimisti corrono già molti rischi. Oltre alle 277 manifestazioni previste per venerdì, sono all'ordine del giorno alcuni casi delicatissimi: Continental, appunto con una riunione tripartita al ministero dell'Economia; Caterpillar, altra azienda in rivolta per 733 licenziamenti, dove il giudice deve decidere sul ricorso dei sindacati contro la proprietà statunitense; soprattutto Erdf e Gaz de France, i distributori di elettricità e gas, con una trattativa che si svolge sotto il ricatto dei tagli selvaggi di energia a decine di migliaia di utenti. Il governo ha l'orecchio desto soprattutto ai rumori che arrivano dall'università, da cui potrebbero venire guai memorandi: 400 mila studenti su 1,26 milioni hanno appreso che, per la contestazione alla riforma di privatizzazione degli atenei e l'agitazione dei ricercatori, gli esami di questa sessione saranno rinviati, in alcuni casi anche a settembre. La situazione sta diventando incendiaria, strillano i rettori che in alcuni casi parteggiano per gli antiriforma. Il governo sembra aver scelto la strada della drammatizzazione e del (miope) calcolo politico. Il ministro della Cultura superiore Valérie Pécresse, infatti, ne ha approfittato per attaccare i socialisti: conniventi, dice lei, con una minoranza di estremisti che hanno preso in ostaggio gli studenti che vorrebbero studiare e dare gli esami. Una tesi in parte vera: l'unanimità nel rifiuto della riforma è ben lungi dal ripetersi sui metodi di lotta utilizzati. Ma succedeva così anche nel «maggio radioso» di quarant'anni fa. La saldatura tra protesta sindacale e studentesca è il vero rischio per il governo. Significa strade gremite dai cortei, scontri, ritorno dei «casseurs» che li seguono come orribili code di una cometa. Insomma il «Maggio 2009».

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Sulle tracce degli Hippy dalla Turchia all'Iran (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 28-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 101 del 2009-04-28 pagina 0 Sulle tracce degli Hippy dalla Turchia all'Iran di Massimo Malpica Prosegue il viaggio dell'inviato del Giornale sulle tracce dei pellegrinaggi della beat generation. Dalla Turchia all'Iran, da quello che potrebbe diventare il lembo estremo dell'Unione Europea alla più islamica delle repubbliche dal nostro inviato Maku (Iran) Non tutti i confini sono uguali. E quello che potrebbe diventare il confine tra Unione Europea e Iran è meno uguale degli altri. Dogubayazit, Turchia nord-orientale. Un paese di 36mila abitanti a 35 chilometri dall'Iran è il trampolino verso la Persia. Arrivarci da Van, su un malconcio furgoncino Mercedes pieno all'inverosimile, arrampicandosi tra le montagne imbiancate, tra posti di blocco dell'esercito turco e nubi scure che coprono la sagoma dell'Ararat, ha già un certo retrogusto clandestino. Se poi tra le kebab house e le pasticcerie di Dogu si aggirano persone baffute con cappelli di pelliccia che ti propongono di cambiare in nero le lire turche con i rials iraniani con un'aria insieme grave e complice, manco stessero smerciando una partita di uranio, allora il quadro è completo, con il tocco finale di una tormenta di neve primaverile che non guasta mai. Nella piazza del paese una freccia gialla indica una direzione e recita, laconica: Iran. Poco più avanti partono i minibus per il confine. Più malconci ancora, e se possibile più strapieni. Persone, pellicce, rotoli di moquette, sacchi di merci. E prima di lasciare il paese, il vecchio Ford Transit fa una sosta al forno per caricare il pane, avvolto in carta di giornale. Sulla strada per il confine sembra di essere in Siberia. Le 5 corsie sono ghiacciate e coperte di neve, e tutti viaggiano sulle uniche due in cui l'asfalto è ancora in buone condizioni, zigzagando per evitare le buche e i tir che arrivano dalla direzione opposta. Un paio di contadini, tra cui quello che trasporta la moquette, scendono prima del confine. Un cartello annuncia Gurbulak, che sarebbe l'ultimo villaggio turco, ma quando si apre il portellone scorrevole l'unica cosa che si vede attraverso la tormenta è un grande cancello rosso con le insegne turche. è solo il primo controllo dei passaporti nell'ufficio di frontiera, il confine è più avanti. C'è l'ennesimo pullmino che porta fin lì, e almeno la fila per il timbro d'uscita è al coperto, sotto una pensilina. L'Iran ora è lontano due cancelli appena. Prima che si apra quello turco c'è un terzo controllo passaporti, forse un omaggio alla burocrazia dell'Ue poi, sempre sotto la neve, ecco un varco. Due passi per restare incastrati tra due nazioni, e ci vuole qualche secondo prima che l'impiegato iraniano si accorga che c'è qualcuno che bussa da occidente. Sorride, controlla il visto e con un cenno della mano indica l'edificio alle sue spalle. Moderno, pulito, efficiente. Il posto più “europeo” dell'intera giornata. Qui un funzionario si occupa dell'accoglienza offrendo informazioni su cambio valuta e alberghi in perfetto inglese, mentre un suo collega sbriga le formalità con il visto. E meno che una formalità è anche il controllo doganale: gli zaini nemmeno scendono dalla schiena, il responsabile si limita a un “welcome” e a un largo sorriso. E ci vuole l'onnipresente, severa faccia di Khomeini per ricordare che questo è l'Iran, il Paese dove per legge tutte le donne sopra i sette anni devono coprirsi i capelli, dove marito e moglie sugli autobus urbani viaggiano separati, dove il presidente lancia ogni giorno anatemi contro Israele e gli Usa, dove la libertà non è parte del kit essenziale che i cittadini ricevono alla nascita, ma qualcosa che chi è nato dopo il 1979 non ha mai potuto nemmeno assaggiare. Eppure proprio i più giovani la desiderano, orgogliosi della loro patria ma insofferenti verso il suo governo, per quanto sia l'unico che hanno conosciuto. La proverbiale cortesia di questo popolo si amplifica con la voglia di confrontarsi con l'esterno, quasi ovunque è impossibile sfuggire al calore ospitale degli iraniani, pronti a portare uno sconosciuto straniero a casa propria, pronti ad addolorarsi per la “cattiva stampa” di cui gode il loro Paese. Eppure, apparentemente, solo pazienti. Non rassegnati. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Il giusto rimborso delle Ferrovie (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

La parola ai lettori Il giusto rimborso delle Ferrovie Lettere ed e-mail vanno inviate a:LA STAMPA REDAZIONE DI IMPERIA via Alfieri,10 - 18100 Imperia Fax: 0183 273.106 - e.mail: imperia@lastampa.it REDAZIONE DI SANREMO via Roma,176 - 18038 Sanremo Fax: 0184 500.765 - e.mail: sanremo@lastampa.it Preghiamo i lettori di essere sintetici. I testi privi di generalità, indirizzo e recapito telefonico non saranno pubblicati.In merito all'articolo «Sfollata per il sisma è costretta a pagarsi il biglietto del treno», pubblicato il 25 aprile, vorremmo precisare che la signora e la figlia sono ritornate a Scoppito in treno viaggiando gratuitamente. Ciò è consentito a tutti i cittadini italiani e stranieri coinvolti nel terremoto. Il biglietto, anche di andata e ritorno, verso qualunque località sul territorio nazionale viene rilasciato a chi è domiciliato nei Comuni colpiti. Per averlo si debbono esibire apposite credenziali, un certificato rilasciato dalla Protezione civile o, in alternativa, dal Comune dal quale si vuole partire. La richiesta della documentazione serve ad evitare abusi. La credenziale presentata dalla signora non era stata compilata correttamente e l'addetto, come previsto, ha dovuto fare le opportune verifiche prima di rilasciare i ticket gratuiti. Ciò ha irritato la signora che ha deciso di acquistare i biglietti che, dopo gli accertamenti, le sono stati rimborsati. UFFICIO STAMPA LIGURIA FERROVIE DELLO STATO, GENOVA Risponde Giulio Gavino: «Il rispetto delle regole è alla base della democrazia, e deve essere tutelato. Ma delude, ancora una volta, una pachidermica burocrazia che pecca in fatto di umanità».Campetto da volley con cordolo a rischio Spiace constatare come le opere pubbliche vengano sempre eseguite con poca attenzione e questa ne è l'ennesima conferma. Immagino che il campetto da volley all'interno dei Giardini delle ex Carmelitane, presso la stazione nuova, sia stato progettato e poi realizzato da persone che mai hanno avuto il piacere di giocare o di veder giocare una partita di pallavolo. Se no, come si spiega che lo stesso, pavimentato in erba sintetica anticaduta, sia poi stato delimitato da un cordolo di pietra, si dì pietra, non mi sì chieda che tipo di pietra (questo lo sanno gli «esperti» che hanno realizzato il campetto), ma toccando con mano ho potuto accertarmi della durezza della stessa. È mai possibile che in un campo da gioco, dove per prendere la palla ci si «tuffa», ma si può anche semplicemente inciampare grazie alla delimitazione del campo alta qualche centimetro, la bordatura sia di materiale «duro»? A quando le prima fratture e conseguenti prime denunce al Comune, artefice e responsabile della realizzazione dì un simile manufatto? Prego di voler subito, prima che accada qualche grave incidente ai nostri ragazzi, provvedere alla messa in sicurezza del suddetto campetto. CIVARDI PAOLA SANREMO Il commiato di Santini che lascia il Consiglio Rimasto senza partito per l'incorporazione di Alleanza Nazionale in Forza Italia, una scomparsa che, comunque, non può lasciare rimpianti, condividendo la volontà rinnovatrice di Claudio Scajola, che ha voluto rinnovare il Consiglio Comunale di Imperia con la candidatura di giovani promettenti, ho rinunciato a presentarmi alle prossime elezioni comunali. Sono certo che il mio esempio possa essere seguito anche in ambiti politici più elevati, e invito i miei elettori a votare ora per l'avvocato Piera Poillucci, nuovo alla politica, ma non alla società civile. Fiero dei miei ideali giovanili, che sempre coltivo e sono ispirati alla tradizione celtico-romana, nazionali e sociali, fuori dal Palazzo, ma vicino alla gente, rimango attivamente a disposizione della Comunità. Ringrazio l'ex partito di Forza Italia, con il quale ho condiviso momenti politici fondamentali, per avere in esso reincontrato o conosciuto tanti amici, e fra questi il ministro Claudio Scajola, che abbraccio con affetto. BRUNO SANTINI IMPERIA

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La nautica scoppia made in Italy a picco (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

5,5 il caso Nei cantieri arriva la cassa integrazione -50% Riggio annuncia «tolleranza zero» La nautica scoppia made in Italy a picco miliardi di euro il contributo al pil FABIO POZZO Gli industriali: ordini in calo del 35 per cento la flessione in Francia Ritardi e disservizi, Enac convoca Alitalia La nautica, nonostante non sia una «bolla», scoppia. La crisi dei mercati picchia duro sulle vendite di beni di lusso (-10% a livello globale, quest'anno, stima Bain & Co, che si aspetta una punta del -20% nei primi due trimestri) e frena anche quelle delle barche. Secondo Le Monde, il mercato dell'industria dello yacht è crollato del 60-70% negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito. Del 50% in Francia, dove il costruttore Couach (340 addetti) è dal primo aprile scorso in amministrazione controllata, Rodriguez Group ha chiesto la procédure de sauvegarde (atto di pre-insolvibilità ispirato al chapter 11 del diritto fallimentare Usa), già applicata per Poncin Yachts, che ora vuole prolungarla, oltre che rinegoziare un debito di 22 milioni di euro. E dove Bénéteau, il cantiere numero uno della vela mondiale, si appresta a tagliare di almeno 600 unità la sua pianta organica. Le cose non vanno meglio negli Stati Uniti, dove sono in affanno colossi come Brunswick e Genmar, e in Germania, dove all'ultimo Salone nautico di Düsseldorf c'è stato un calo dell'11% nei visitatori. Nel Regno Unito il marchio inglese Fairline ha tagliato la produzione del 35% e licenziato 400 dipendenti, Princess ha adottato la settimana di quattro giorni lavorativi, Sealine ha lasciato a casa 290 addetti su 630 e ridotto l'attività del 50%, Sunseeker ha ridimensionato la produzione dei superyacht. E in Italia, dove nel 2007 il settore ha contribuito al pil per 5,5 miliardi? Il presidente dell'Ucina, l'associazione degli industriali nautici, Anton Francesco Albertoni vede un'ulteriore flessione degli ordini, dopo il -21% degli ultimi cinque mesi: «Il periodo più brutto è questo: temo ci assesteremo su un calo del 30-35%». Anche colossi come Azimut-Benetti e Ferretti (che ha rinegoziato con le banche un debito di 1,1 miliardi), per far fronte al rallentamento della produzione stanno ricorrendo alla cassa integrazione. La sofferenza dei grandi cantieri si ripercuote naturalmente anche sui fornitori: Opacmare, tra le principali aziende di accessori nautici, è ricorsa alla «cassa» per un centinaio di dipendenti. La crisi si sente anche nei superyacht, fiore all'occhiello del made in Italy, comparto che sembrava immune dalla recessione: russi, americani, arabi non staccano più assegni da milioni di dollari con tanta facilità. L'impressione generale è che anche la nautica sia un settore destinato a un ritorno alle origini: sempre più nicchia di appassionati anziché di spendaccioni poco marini che si erano moltiplicati negli anni d'oro. Nel frattempo, però, le aziende devono sopravvivere. L'Ucina, l'associazione degli industriali nautici, che ha chiamato a riunione gli stati generali il 16 maggio a Venezia per il Satec, cerca di reggere il mare. Nonostante le onde, qualcuna anche polemica. C'è chi le contesta ad esempio di non aver chiesto al governo aiuti di settore. «Sarebbe stata una battaglia persa, essendo la nostra un produzione di beni per il tempo libero. Inoltre, la rottamazione dei motori, piuttosto che delle barche non avrebbe contribuito a rimettere in moto il mercato» spiega Albertoni, che dà il via libera invece agli ammortizzatori sociali previsti da Roma. «Le aziende non devono vergognarsi ad applicare questi strumenti». Nessuna altra ricetta? «Al governo abbiamo chiesto di dare corso a quei provvedimenti che da tempo chiediamo: la conversione alla nautica di aree portuali commerciali non utilizzate, la semplificazione della burocrazia per la costruzioni di nuovi porticcioli; la riduzione dei canoni demaniali dei marina, tornando a quelli ante-2006; la revisione delle regole sulle riserve marine e la loro apertura "intelligente" al diporto» spiega il presidente. E poi c'è la questione del leasing. «Si è aperto un contenzioso tra Agenzia delle Entrate e società finanziarie su alcune presunte irregolarità nei contratti 2003/04: ciò ha frenato le stipule e riaperto la corsa al leasing francese, che eravamo riusciti a fermare. Portando con il leasing italiano alle casse dell'Erario tra il 2002 e il 2005 oltre 630 milioni di euro». Albertoni ha sottoposto il problema al ministro del Tesoro Giulio Tremonti e propone una revisione delle regole condivisa con l'Agenzia delle Entrate (contenzioso a parte). Sul tavolo di Ucina c'è anche l'accordo siglato con Confidi, per allentare la stretta del credito, e l'intesa con il ministero dello Sviluppo Economico e l'Ice per promuovere all'estero lo yacht made in Italy. Più una scommessa: «Anziché aiuti di Stato servono finanziamenti per la ricerca e la formazione del personale. Per prepararsi alla ripresa. Che verrà».L'Enac ha convocato per martedì 5 maggio Alitalia «in merito ai recenti disservizi della compagnia aerea». Nel corso dell'incontro con i rappresentanti della compagnia, riferisce l'ente, «verranno verificate le cause dei disservizi e le eventuali azioni correttive da intraprendere». Nei giorni scorsi il sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli, e il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, hanno denunciato disservizi, rispettivamente, sulla tratta Roma-Milano e sui collegamenti con l'isola. Lombardo viaggiava su un volo Airone Roma-Catania, atterrato con tre ore di ritardo: sullo stesso aereo, c'era anche il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, che ha annunciato il ricorso alle vie legali. «Ho dato mandato - afferma Tanasi - all'avvocato del nostro ufficio legale di citare in giudizio la compagnia aerea per i danni anche da paura apportati ai passeggeri del volo». Il presidente dell'Enac, Vito Riggio, preoccupato per i ripetuti episodi di disservizi e ritardi (che hanno riguardato anche altre compagnie aeree) ha annunciando «tolleranza zero», soprattutto in vista dell'imminente periodo estivo.

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Scende in campo Lucia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Scende in campo Lucia E' il vice presidente della Blues&soul e predica un mix tra novità ed esperienza SAN VITO. "Novità nella continuità". Questo il motto della nuova candidatura a sindaco dell'attuale primo cittadino Gianpietro De Vido. La novità è incarnata dai volti nuovi, alcuni dei quali giovani sanvitesi, che si affacciano per la prima volta al mondo politico; la continuità dallo stesso De Vido, che vuole portare avanti un progetto di rilancio del paese, e da alcuni degli attuali consiglieri che hanno deciso di rinnovare la propria sfida personale alle urne. Alberto Lucia, rappresenta la novità. Giovane, intraprendente, è l'attuale vice presidente dell'associazione culturale "San Vito Blues&soul". Lucia è anche uno dei più giovani e stimati consiglieri della Polisportiva Caprioli, un ragazzo attivo da sempre nel volontariato e nell'associazionismo paesano. «Sono convinto che la macchina amministrativa abbia bisogno di un ricambio generazionale», dichiara Lucia, «ma non si può avere la presunzione di voler prescindere completamente dal passato. Io ho deciso di affidarmi all'esperienza di De Vido e degli altri membri che hanno già vissuto un mandato amministrativo, per portare al paese un contributo positivo. Avere delle buone idee, ma non essere in grado di realizzarle per i mille inghippi che la burocrazia amministrativa ti impone e dei quali non si è a conoscenza, è una semplice perdita per il paese e non certo un valore. Io», continua Lucia, «da anni frequento il municipio e mi documento sugli atti che la giunta delibera; seguo i consigli comunale e so che posso contribuire in qualche maniera ad un futuro migliore per il paese avendo alle spalle l'esperienza e la pratica di De Vido, a mio avviso elementi indispensabile per far andare avanti la macchina amministrativa. Da giovane», conclude Lucia, «ritengo che puntare sui giovani che non hanno un minimo di esperienza sia una battaglia persa in partenza, in quanto proprio perché frequentando il Comune ho visto quanto sia complesso il lavoro dell'amministratore, so che non si può credere di avere la verità in tasca. Se passasse un concetto del genere, a rimetterci sarebbe il paese che non avrebbe nessuna possibilità di progredire. Io vengo dal volontariato e ora mi è sembrato doveroso dare il mio personale contributo anche alla politica portando le mie idee, le opinioni dei miei coetanei, e cercando di migliorare il nostro amato territorio. Ci vuole la freschezza dei nuovi volti che sanno collaborare con i veterani della politica: solo così si potranno raggiungere dei risultati che andranno a vantaggio di tutti i sanvitesi. Noi abbiamo intenzione di puntare sul turismo», conclude Lucia, «sulla realizzazione della casa di riposo, sulla viabilità e sullo sfruttamento delle energie alternative. Il nostro è un programma impegnativo, ma fattibile; non è una favola. Sarà certamente realizzabile e io sono fiero di aver contribuito a stilarlo e lo sarò ancora di più se mi verrà data anche la possibilità di realizzarlo». (a.s.)

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Al settore servono incentivi fiscali (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: ISTITUZIONI data: 2009-04-29 - pag: 21 autore: INTERVISTA Alessandro Cherio Presidente Collegio costruttori Torino «Al settore servono incentivi fiscali» «Il mercato immobiliare privato è ripartito e per questo guardo al futuro con meno timore rispetto a inizio anno». Alessandro Cherio, 50 anni, presidente del Collegio costruttori di Torino, pensa positivo e, in un momento di difficoltà per l'edilizia piemontese su cui pesa il calo degli appalti pubblici, riparte dall'edilizia privata. «Dopo il blocco totale che abbiamo riscontrato tra lo scorso ottobre e febbraio, da marzo il mercato è di nuovo vivace, è ripreso l'interesse, sono ripartiti gli ordini. Servono però altre misure più incisive». Del tipo? L'intervento fondamentale è quello sulla fiscalità, in termini di agevolazione immediata, tangibile per i clienti, ovvero per le famiglie. E mi riferisco alla possibilità di avere la tassazione separata sugli affitti, un aspetto di cui si parla da tempo, ma anche alla possibilità di recuperare il 50% dell'Iva per la denuncia dei redditi nei successivi tre anni. Una politica di defiscalizzazione forte è l'unico modo per ottenere risultati e sarebbe anche un modo per diminuire il lavoro nero, visto che per ottenere agevolazioni fiscali bisogna presentare la documentazione dei lavori. Qual è lo stato di salute delle imprese torinesi? Ci sono situazioni difficili, usando un paragone medico potremmo dire che alcune imprese hanno un quadro clinico complesso, da monitorare continuamente ma non gravissimo. L'accesso al credito bancario resta un problema per molti associati: c'è più ponderazione da parte degli istituti bancari nel concedere fondi, e non potrebbe essere altrimenti. Ma utilizzare soltanto Basilea 2 come metodologia di valutazione è un po' penalizzante per le nostre imprese, che storicamente sono di dimensione medio-piccola e non fortemente patrimonializzate. La ripresa del mercato è dovuta a una diminuzione dei prezzi? I prezzi non sono diminuiti. è crollata la valutazione degli immobili usati, ma non per la crisi economica bensì perché era stata sovrastimata dagli agenti immobiliari. In che modo potrà contribuire il Piano casa? Sicuramente prendendo spunto dalla tragedia dell'Abruzzo per puntare sulla sicurezza, regolamentando il recupero funzionale degli edifici. A questo si dovranno aggiungere appunto gli incentivi fiscali e tempi certi, per dare risalto immediato alle opportunità che si creano per i cittadini. Ci saranno poi gli effetti del decreto legge sulla semplificazione. è un altro aspetto fondamentale, sarà un'importante risposta alla crisi. Il mio slogan è: meno burocrazia più controlli. Le imprese sane non hanno paura dei controlli, perché sanno di operare nel rispetto delle regole, e per questo devono esseremesse in condizione di lavorare. In questo modo si eliminano i vincoli della burocrazia: non è possibile che passino 12 mesi tra la richiesta del permesso di costruire e il via libera del comune interessato. L'attesa riguarda soprattutto il Ddl regionale che dovrà recepire gli indirizzi dell'accordo Stato Regioni. Auspico una norma positiva che apra prospettive. La mia paura è che la Regione Piemonte adotti un'interpretazione restrittiva che non generi le opportunità economiche per il settore che potranno derivare dal Piano casa nazionale. Il quale, da solo, non sarà sufficiente per la rinascita del settore. Più che dalle grandi opere o dal piano di housing sociale, ugualmente importanti e il cui avvio è necessario,l'ossigeno vero per le nostre imprese verrà dal finanziamento delle opere pubbliche immediatamente cantierabili, di piccole dimensioni: sono quelle davvero strategiche. F.Bon. M.C.V. © RIPRODUZIONE RISERVATA SEMPLIFICAZIONE «Meno burocrazia e più controlli: è questo il mio slogan in risposta alla crisi» Ottimista. Alessandro Cherio, Presidente del Collegio torinese

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L'impresa-parassita non esiste più (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: INTERVISTA data: 2009-04-29 - pag: 5 autore: Attilio Martorano. Il presidente di Confindustria Basilicata descrive il cambio culturale della sua categoria indotto dalla crisi e chiede alla Regione impegni precisi «L'impresa-parassita non esiste più» di Luigia Ierace P er mesi ha chiesto «una nuova stagione » contrassegnata da «decisioni rapide, coraggiose e in più direzioni » per far fronte a una crisi senza precedenti. Appelli continui, sempre più incalzanti alla Regione. Poi la delusione, la denuncia, la rabbia degli imprenditori: «Basta coi tempi lunghi di politica e burocrazia », hanno detto stringendosi intorno al loro leader, Attilio Martorano, presidente della nuova Confindustria Basilicata (frutto della fusione delle territoriali di Potenza e Matera. Insieme le hanno presentate al governatore, Vito De Filippo. Li hanno definiti imprenditori sul piede di guerra, pronti a scendere in piazza. Un cambio anche culturale nel mondo di Confindustria? Gli industriali sono spesso visti malevolmente come mondo che non sa fare altro che stare col cappello in mano. è un modello che la politica ha sempre gradito. Ma quello che dicono e fanno oggi gli imprenditori dimostra che quel modello, se pure è esistito, non c'è più. Questo ha sorpreso, ma l'immagine di deboli attaccati alle mammelle della politica è rigettata dagli imprenditori. Cosa avete chiesto a De Filippo? Gli imprenditori e Confindustria in testa non affidano alle politiche regionali alcun potere salvifico. Le uniche vere imprese sono quelle che combattono e vogliono rimanere sul mercato con le proprie forze. Ma ciò non vuol dire che la Re-gione non debba fare tutto il possibile per metterle in condizioni di competere in un contesto sempre più dinamico ed esigente, con tempi e vivacità che la Pa mostra di non avere. C'è chi, invece, ha visto nelle scelte di Confindustria la volontà di scendere in politica... I tentativi di delegittimare Confindustria si sprecano. Segno della debolezza della politica e della forza delle imprese. Siamo soggetto politico in quanto rappresentiamo interessi diffusi. Ma la politica partitica non ci interessa, le diciamo solo che la strada è quella della concretezza, del buon senso e del fare. Che intende per forza delle imprese? Viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle l'ansia e la preoccupazione del fare impresa e non siamo più disposti a tollerare comportamenti non coerenti. Confindustria non è parte né controparte, ma un interlocutore attivo che non intende delegare il suo ruolo. Qual è linea di Confindustria? Quella del rigore. In un clima così difficile, ciascuno è chiamato a responsabilità maggiori nelle scelte. Spesso impopolari, rischiose che non possono essere rinviate per il bene dell'impresa, di chi vi lavora della collettività. Ma lo stesso nostro rigore (se sbagliamo, paghiamo, cosa che non sempre avviene nel pubblico), lo pretendiamo da chi esercita una responsabilità pubblica. Nei fatti che cosa significa? Per esempio, un fondo di garanzia che non funziona per noi è come se non esistesse. Quando la Regione ci risponde «stiamo facendo» o «faremo», questa per noi non è la linea del rigore che è invece dire «siamo d'accordoa fare questo» o «non siamo d'accordo». Se si rimane in un contesto indistinto in cui vale tutto e il contrario di tutto, non si fa del bene né all'impresa né alla Basilicata e questo non può essere più tollerato. Insomma,dopo l'incontro con De Filippo è ancora molto insoddisfatto? La Regione ha preso impegni precisi, almeno nei tempi: per la pubblicazione dei bandi, per la riforma dei Consorzi industriali. Si era impegnata anche ad approvare il Piear ( Piano energetico) e lo ha fatto proprio la scorsa settimana. Certo la tempistica non è tutto, bisogna guardare le misure nel merito. Ma ora c'è una scaletta di impegni verificabile. Le istanze degli imprenditori a De Filippo si riassumono in cinque punti: competitività, ricerca, consorzi industriali, piano energetico e bonifica dei siti inquinati. Ce li descriva. Per la competitività, i bandi ancora non ci sono. Le politiche energetiche sono adottate in tutta Europa e reggono le nuove linee di sviluppo; il Piear favorirà la crescita di chi vuol impegnarsi nel settore. Per i Consorzi industriali, temo che sulla riforma non si voglia aprire un confronto e prendere impegni e spero che dopo tanta attesa non sia una riforma di cartone: faremo sentire con forza la nostra voce per eliminare i costi impropri con un modello di governance più coerente col mondo imprenditoriale. Sulle bonifiche, abbiamo chiesto di non far gravare sulle imprese oneri di cui non hanno responsabilità. Quanto alla ricerca, manca il confronto con mondo produttivo ed enti preposti. Il Campus manufacturing del-la Fiat, ad esempio, potrebbe essere un valore aggiunto anche per le imprese. Ma contate ancora sulla Fiat? Non possiamo sapere cosa succederà nei prossimi anni a Fiat e a Melfi. A noi la responsabilità di dimostrare che Melfi è un sito produttivo altamente qualificato, competitivo e affidabile. Poi c'è la pagina dolorosa del mobile imbottito. Ho l'impressione che le aziende siano tutte fortemente impegnate per preservare la presenza sul mercato e ciò impone scelte sempre più drastiche. Un imprenditore ci mette tutte le energie. Certo, per salvare l'impresa a volte si colpiscono i più deboli, i lavoratori. La sicurezza di questa regione è un valore aggiunto per le aziende. Pensa a un modo per preservarla? Non ci sono segnali di fenomeni estorsivi e malavitosi ai danni delle imprese, che sanno ben preservarsi. Il controllo sociale è elevato. Non servono ora misure come quelle contro il pizzo in Sicilia o Calabria. Naturalmente il livello di attenzione è altissimo. Che cosa ha detto agli imprenditori dopo l'incontroin Regione? Ho detto che non abbasseremo la guardia, continueremo a fare quello che stiamo facendo. La politica quando vuole sa fare bene e rapidamente, quando non è di-stratta da altre questioni. Vogliamo lavorare e far lavorare. Incontrerà anche il Governo? Può essere. Per ora continuiamo a raccogliere le istanze sul territorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il cantiere Total non riparte (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: BASILICATA data: 2009-04-29 - pag: 17 autore: Il Tribunale del riesame deve scegliere un altro commissario Il cantiere Total non riparte Tempi ancora lunghi per la ripresa dei lavori della Total a Tempa Rossa nella concessione «Gorgoglione» del giacimento petrolifero della Valle del Sauro. Lo sblocco deciso dal Tribunale del riesame di Potenza dopo lo stop dovuto all'inchiesta della Procura su presunte tangenti versate dalla compagnia a politici locali non ha ancora avuto effetti: il Caps (Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato) ha ritenuto non autorizzabile l'incarico di commissario giudiziario affidato tre settimane fa dal Tribunale all'avvocato dello Stato, Amedeo Speranza, per gestire le attività relative al giacimento durante le indagini. Il Caps, che si è riunito mercoledì scorso, ha negato l'autorizzazione perché il regolamento interno (Dpr 31/12/1993 n.584) impedisce agli avvocati dello Stato di svolgere incarichi di natura gestoria o di amministrazione diretta. Il Riesame, infatti, aveva dato al commissario pieni poteri connessi con la fase dell'evidenza pubblica, la gestione delle gare, l'eventuale riesame di quelle già poste in essere e la nomina di commissioni di gara, per garantire trasparenza ai lavori per la realizzazione del Centro oli a Corleto Perticara. «Ero deciso ad accettare – dice Speranza – per rispetto della funzione, ma anche per senso di responsabilità. Intendevo dare una forte accelerata ai lavori. Per trovare una soluzione sono andato anche a Roma a conferire coi componenti del Consiglio, ma non è stato possibile affidarmi l'incarico che sarebbe stato illegittimo». La sentenza del Tribunale del riesame di Potenza, depositata l'8 aprile, ha revocato la sospensione di un anno della concessione lucana «Gorgoglione » alla Total. Ora i giudici dovranno riunirsi di nuovo per nominare un altro commissario giudiziario, scegliendo una diversa figura istituzionale. La sospensione della concessione fu decisa dal gip Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, il 16 febbraio, nell'ambito dell'inchiesta sull'estrazione del greggio che nel dicembre 2008 portò all'arresto dell'allora amministratore delegato di Total Italia Exploration & Production, Lionel Levha, dell'imprenditore Francesco Ferrara, di alcuni funzionari della compagnia e amministratori locali. La Total presentò ricorso al Tribunale del riesame. Nonostante sia venuta meno la sospensione della concessione per un anno, la ripresa dei lavori, alla luce del provvedimento dell'organo di autogoverno degli avvocati e procuratori dello Stato si profila ancora lontana. Un nuovo ritardo che costituisce l'ennesimo freno all'attività dell'upstream in Italia, già messa a dura prova dai tempi lunghi della burocrazia, della macchina autorizzativa e della politica. Mentre si avanzano ipotesi sulla possibilità che la Shell (già presente in Val d'Agri, in joint venture con Eni) possa subentrare alla Total nel ruolo di operatore, visto anche il grande interesse della compagnia all'attività estrattiva in Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA In prima linea. Il pm di Potenza Henry-John Woodcock ANSA

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La burocrazia frena gli autovelox (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cagliari e Provincia Pagina 1015 In funzione in tempi brevi solo quelli dell'Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade La burocrazia frena gli autovelox In funzione in tempi brevi solo quelli dell'Asse mediano e di viale Diaz: per gli altri servono modifiche nelle strade I segnalatori negli ingressi delle ztl. Marina senza auto? --> I segnalatori negli ingressi delle ztl. Marina senza auto? Il plico per l'autovelox tra Comune e Prefettura: manca un documento della Regione. Da metà maggio alla Marina ztl notturna sperimentale: l'obiettivo è pedonalizzare parte del quartiere. Quegli incidenti mortali sulle strade cagliaritane avevano messo in allarme l'assessore al Traffico Maurizio Onorato. Che, per cercare di limitare il problema, aveva deciso, insieme alla Giunta, di installare una serie di autovelox fissi nei punti della città in cui il piede degli automobilisti sull'acceleratore diventa particolarmente pesante. Era il mese di novembre del 2006. E ora, a due anni e mezzo di distanza, quegli autovelox sono stati piazzati. Soltanto che, sinora, rappresentano un'incompiuta: funzionano ma non possono essere ancora utilizzati per sanzionare gli automobilisti indisciplinati. E quegli apparecchi sembrano destinati a restare così ancora per un po'. «Su questo versante», afferma la vice comandante della Polizia municipale Manuela Atzeni, «non ci sono novità». GLI STANZIAMENTI Almeno sino a questo momento, soldi sprecati. Difficile sapere quanti: il denaro utilizzato per piazzare gli autovelox rientra in quei nove milioni di fondi Por stanziati per la mobilità cittadina. «Una cifra», spiega l'assessore al Traffico Onorato, «nella quale rientrano tutte le novità apportate in questi anni: dai semafori intelligenti ai sistemi per il controllo del traffico, giusto per citarne solo alcune». Tante novità hanno visto la luce. Gli autovelox no (con una certa soddisfazione da parte di tanti cittadini, a dire il vero). Per intoppi burocratici, spiega Onorato. «Conto di chiudere le pratiche entro l'anno», diceva il 27 dicembre. Ma i tempi sono slittati. E sono destinati a slittare ulteriormente. LA BUROCRAZIA Colpa di una serie di eventi sfavorevoli. Il fatto, in primo luogo, che l'amministrazione cittadina non voleva incorrere in un nuovo “caso Las Plassas” (il Comune della Marmilla che ha dovuto fare i conti con tantissimi ricorsi per le migliaia di multe fatte con i rilevamenti dell'autovelox). Dunque, per evitare questi problemi, Onorato ha cercato di fare le cose per bene: messa in moto la macchina burocratica, ha spedito tutto il plico alla Prefettura per ottenere le necessarie autorizzazioni. L'alluvione del 22 ottobre, però, ha creato qualche rallentamento. La pratica è stata, poi, rispedita indietro perché, come spiega il vice prefetto Bruno Corda, mancava di alcuni documenti. In particolare, dell'autorizzazione da parte della Regione. «E noi», spiega, «abbiamo il compito di far rispettare le leggi. In questo caso, il Codice della strada che richiede certi documenti». Tutto chiaro? «Ma la Regione», riprende Onorato, «si è detta non competente in materia». In realtà, la Regione più che incompetente è inadempiente: non ha provveduto a svolgere gli espletamenti necessari per la classificazione delle strade. Per intendersi, un autovelox fisso può essere piazzato solo in strade che abbiano particolari caratteristiche (per esempio, devono essere a quattro corsie e dotate di spartitraffico). «Dopo questi giorni di vacanze, andrò in Prefettura per accelerare i tempi. Gli autovelox sono già funzionanti: in tempi, relativamente, brevi, dovrebbero diventare operativi quelli dell'Asse mediano e di viale Diaz. «Per gli altri saranno necessari alcuni interventi infrastrutturali». LA ZTL Meno problemi, invece, ci dovrebbero essere per la messa in funzione delle telecamere piazzate nei varchi delle ztl. «Visto che, in quei quartieri, ci sono alcune scuole, abbiamo deciso di metterle in funzione con l'inizio del prossimo anno scolastico: in questo modo, potremo affrontare tranquillamente i problemi legati ai pass». Saranno, invece, funzionanti prima i segnalatori che verranno piazzati in tutti i varchi: a ogni ingresso, ci sarà un impianto che dirà se in quell'orario si può entrare o meno. «La dimostrazione che non vogliamo fare cassa ma rendere più vivibile la città». LA MARINA In attesa dei segnalatori (che sono stati già ordinati), gli automobilisti cagliaritani dovrebbero toccare con mano una prima novità a metà maggio: dal venerdì al lunedì sarà applicata, in via sperimentale e per il periodo estivo, la ztl notturna nella Marina. Un primo passo verso la pedonalizzazione di una parte del quartiere (e gli operatori di piazza Savoia già chiedono che la novità riguardi anche quello spazio). «Stiamo lavorando sulla delibera per la pedonalizzazione». E, intanto, in tempi brevi, potrebbero cambiare anche gli orari della ztl in altri quartieri. Ma queste novità sono ancora tutte da scoprire. MARCELLO COCCO

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Energetic raddoppia i ricavi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: ECO-IMP (Toscana) data: 2009-04-29 - pag: 11 autore: Utility. Il gruppo (distribuzione gas) stima 65 milioni nel 2009 Energetic raddoppia i ricavi PISA Andrea Monti La congiuntura non frena Energetic, società toscana che distribuisce metano in tutta l'Italia ad aziende, ospedali, università e privati. Compartecipata dalla Cassa di Risparmio di San Miniato e dal gruppo industriale chimico Solmar, la società di Ponsacco (Pi) ha obiettivi ambiziosi: dai 9 milioni di fatturato del 2007 è passata ai 34 dello scorso anno, e per il 2009 si prevede una chiusura prossima ai 65 milioni. Nelle scorse settimane, Energetic ha acquisito Powergas Servizi, impresa radicata nel mercato pugliese, nell'ottica di rafforzare la presenza dell'azienda nel Meridione. «Siamo comunque una piccola realtà dice l'ad Luca Masini. - Oggi anno in Italia si spostano 90 miliardi di metri cubi di gas: noi ne trasportiamo appena 170-180 milioni». In Italia le imprese attive nel comparto del gas sono più di 300: solo una quindicina, però, si occupano di shipping, cioè della compravendita e dello spostamento del metano dalle frontiere ai centri urbani. «In questo siamo specializzati- spiega Masini. - Acquistiamo il gas all'ingresso nel nostro Paese e lo trasportiamo fino alle città, dove lo rivendiamo ad altre aziende ». In Energetic lavorano 15 persone, per lo più provenienti dal settore pubblico. «Abbiamo le competenze per gestire tutta la filiera del metano- afferma l'ad pur agendo prevalentemente come shipper, facciamo anche consulenza e supporto alle società di trading». Masini spiega così il successo della sua azienda: «A premiarci è stata una catena decisionale molto corta, non vincolata alla burocrazia come quella delle aziende pubbliche. Trattando un prodotto " all'ingrosso",basta aggiudicarsi una commessa importante per crescere rapidamente ». Oggi Energetic è presente in oltre 270 comuni e 16 regioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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robot poco usato, spreco in sanità (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 1 - Pisa Robot poco usato, spreco in sanità Il costoso Lokomat quasi fermo per burocrazia e carenza di tecnici Costa 250mila euro ed è a Neuroriabilitazione: lavora solo tre ore e solo per i ricoverati PISA. La carenza cronica di personale specializzato, ma anche alcune norme, stanno costringendo medici e pazienti a lasciare inutilizzato un costoso macchinario, di proprietà dell'azienda ospedaliera. Il caso, che lascia perplessi, è quello del robot Lokomat, che si trova al dipartimento di Neuroriabilitazione di Cisanello: costato intorno ai 250mila euro, da tre anni a questa parte è stato impiegato sì e no al 25 per cento delle sue possibilità. A confermarlo è lo stesso direttore del dipartimento, il professor Bruno Rossi: «Il Lokomat - asserisce - resta in funzione più o meno tre ore al giorno, e nemmeno tutti i giorni, al pari di altri robot del nostro dipartimento». Chi può e vuole tornare a camminare correttamente, guarda al Lokomat come a una nuova terra promessa. Sfruttando un principio di per sé semplice, il robot brevettato nel 2001 in Svizzera consente ai disabili parziali un recupero più rapido e mirato delle funzionalità motorie, con innumerevoli benefici comprovati scientificamente. Allevia il peso corporeo e mantiene in posizione eretta il paziente su un tapis roulant mentre il robot, applicato alle gambe, induce al cammino e riproduce in modo corretto lo schema del passo. Di Lokomat in Italia ne esistono soltanto una quindicina ed è un peccato - oltre che uno spreco di risorse - che quello di Pisa non possa essere sfruttato come si deve, dai medici come dai numerosi potenziali utenti. I problemi che limitano l'impiego di questo costoso macchinario sono sostanzialmente due. La carenza di personale specializzato, indispensabile per farlo funzionare correttamente, e una legge regionale che riserva alle Asl la gestione dei percorsi di riabilitazione. Il risultato è che mentre il Lokomat giace in una stanza deserta dell'edificio 5 di Cisanello, fuori ad aspettare restano coloro che dall'utilizzo di quel robot trarrebbero dei benefici immediati. Tra queste persone gli emiplegici in generale, i colpiti da ictus o dal morbo di Parkinson, gli affetti da aprassia della marcia o da disturbi neurologici, quali l'arteriosclerosi cerebrale e la sclerosi multipla. «Per un impiego corretto del Lokomat - spiega il dottor Rossi - serve la compresenza di tre persone: un medico, un fisioterapista e un bioingegnere. I medici e i fisioterapisti il dipartimento li ha, anche se in numero non ottimale, mentre di bioingegneri proprio non ne abbiamo. Per far funzionare il Lokomat, come altri apparecchi, dipendiamo così dalla buona volontà dei bioingegneri specializzandi della Scuola Sant'Anna. Che però vengono quando possono, poiché nessun contratto li lega all'azienda ospedaliera. E come oggi ci sono, domani chissà». Il Lokomat viene così utilizzato circa tre ore al giorno, ben lontane dalle otto suggerite dall'impiego ottimale. In più ci si mette anche la burocrazia, che restringe l'impiego del Lokomat ai soli ricoverati dell'ospedale e lascia fuori tutti i possibili utenti esterni. «L'unico sistema che gli esterni hanno per usufruire del Lokomat - dice in proposito il direttore - è il day hospital. Ciò avviene, ma certo è complicato e subordinato alle nostre possibilità di ricezione. Tutto questo perché una legge regionale riserva alle Asl la gestione dei percorsi di riabilitazione. Quando fu introdotta la legge il principio era valido: serviva a porre fine a tutta una serie di percorsi discutibili, portati avanti negli ospedali. Ma oggi la situazione è cambiata, sono stati fatti notevoli passi avanti come lo stesso Lokomat dimostra, e le Asl non hanno più la capacità di sopperire a certe esigenze». Di fronte a queste deficienze, il professor Rossi si sente comunque in dovere di salvare nel complesso il sistema sanitario regionale e l'azienda ospedaliera. «E' chiaro che il sistema non è perfetto - commenta a conclusione il direttore di Neuroriabilitazione -, ma l'eccellenza dell'azienda ospedaliera pisana e il modello sanitario toscano non sono in discussione. Servirebbero semplicemente più risorse, ecco: perché alla fine tutto si riduce a un problema di risorse. Ad esempio il nostro dipartimento, per funzionare al meglio, avrebbe bisogno di altri due medici, tre fisioterapisti, e almeno due bioingegneri. E siccome qualcosa ci hanno promesso, staremo a vedere, ma certo continueremo a darci da fare affinché i nostri robot restino in funzione più tempo possibile». Guido Bini

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Autovelox, il Comune: si parte entro un mese (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prima Pagina Pagina 2 Cagliari. Controlli sull'Asse mediano e in viale Diaz. Novità nelle Ztl Autovelox, il Comune: si parte entro un mese Cagliari.. Controlli sull'Asse mediano e in viale Diaz. Novità nelle Ztl --> Dovevano servire a far rallentare gli automobilisti più indisciplinati. Ma a essere frenati dalla burocrazia sono stati i cinque autovelox fissi piazzati nelle strade cittadine.«A maggio», afferma l'assessore al Traffico Maurizio Onorato, «cercheremo di sistemare tutto». Inizialmente funzioneranno solo gli autovelox dell'Asse mediano e di viale Diaz. Novità nelle ztl: nei varchi verranno piazzati segnalatori che diranno se, in quel momento, si potrà passare. E, da metà maggio, ci sarà la ztl nottuna nel weekend alla Marina. COCCO A PAGINA 15

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meno zona blu, più locali in centro (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Prato Meno zona blu, più locali in centro Cenni e Attucci al Palace per l'avvio della campagna elettorale Pdl PRATO. Per il Pdl avvio di campagna elettorale in grande stile al Palace, zeppo di sostenitori. Riccardo Mazzoni, deputato e segretario provinciale attacca gli avversari politici. Filippo Bernocchi, il vice, e Alberto Magnolfi, il consigliere regionale, affondano sull'inerzia delle passate amministrazioni, concludendo «che i problemi di allora sono gli stessi di oggi, mai risolti dalla sinistra». E' l'occasione per parlare di programmi. Cristina Attucci giovane candidata alla Provincia e Roberto Cenni, candidato a piazza del Comune sintetizzano la priorità: Prato ha troppo poca visibilità a livello nazionale: «Dobbiamo porci - dicono - come interlocutori seri e sicuri del nostro ruolo di terza città del centro Italia». Attucci promette che renderà «snella e fattiva la Provincia evitando le dispersioni di denaro e di energia avvenute fino a oggi». Cenni, incalzato dalle domande, parte dall'economia, il suo cavallo di battaglia, e propone un modello manageriale di network per rivalutare quella parte ancora produttiva del tessile pratese, rilanciandola. Propone un paracadute per quelle aziende ormai in crisi irreversibile per evitare l'effetto domino, "appoggiandosi" anche all'Unione europea - già interpellata - e alla Regione. Tra le priorità c'è il centro storico: zona blu e costo dei parcheggi da alleggerire, "tagliare" burocrazia e costi di eventi e iniziative, favorire la nascita di punti di ritrovo per giovani oggi inesistenti. Sul fronte del sociale Cenni garantisce aiuti agli anziani e alle famiglie in difficoltà mentre su quello amministrativo la scure, secondo il candidato, deve cadere sulle partecipate «che recepiscono il 60% degli introiti del Comune». Ma senza alcun «smantellamento del personale», promette Cenni. L'obiettivo «è di renderle produttive riportandole a un regime di concorrenza effettiva con costi concorrenziali e alti standard produttivi».

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gestri: la diversificazione deve partire dai territori (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Prato Gestri: «La diversificazione deve partire dai territori» PRATO. Più sostegno allo sport, valorizzando gli impianti esistenti in Vallata e le associazioni sportive che operano sul territorio. Ma anche creazione di "vetrine" per l'artigianato e i prodotti tipici locali, per mettere in risalto le eccellenze della gente che lavora; un coordinamento straordinario su infrastrutture ed energia, anche sfruttando il grande successo (oltre il 75%) della raccolta differenziata raggiunto dal Comune di Vaiano. Ancora: un fondo di rotazione per chi si trova in difficoltà e l'accelerazione dei tempi della burocrazia. Sono soltanto alcune delle idee venute fuori dall'incontro tra il candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra, Lamberto Gestri, e il coordinamento della Vallata, alla presenza di Annalisa Marchi, Paolo Cecconi e Ilaria Bugetti, sindaci di Vaiano Vernio e Cantagallo in corsa per la rielezione e di Marco Ciani, presidente della Comunità montana. Durante la serata, incentrata soprattutto sulle questioni del lavoro e dello sviluppo del territorio, Gestri ha puntato i riflettori sulle potenzialità della Val di Bisenzio, «che necessitano di un pieno e articolato sviluppo per essere ben valorizzate. Dobbiamo diversificare l'economia - ha sottolineato il candidato - elaborando una strategia di inserimento di nuovi settori nel territorio: per accompagnare questo processo è necessario che i Comuni siano seguiti con un occhio di riguardo dalla Provincia, in quanto ente coordinatore, anche in vista di un ricorso strategico ai bandi di finanziamento europei». Da parte loro, i sindaci della Val di Bisenzio hanno ribadito all'unanimità l'importanza che, per i rispettivi Comuni, ha rappresentato la presenza della Provincia di Prato e non hanno escluso, per il prossimo futuro, la creazione di un tavolo permanente di coordinamento.

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Gaza, dopo cinquanta giorni entrano i container italiani (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 29-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

STRISCIA DI GAZA - Dopo cinquanta giorni ce l'hanno fatta. I due container, con 40 tonnellate di aiuti alimentari, dell'onlus genovese "Music for peace", sono entrati finalmente nella Striscia di Gaza: nei prossimi giorni gli aiuti verranno distribuiti direttamente, porta a porta, alla popolazione palestinese colpita dalla recente offensiva israeliana. Un'attesa estenuante, complicata dalla burocrazia, l'intervento dell'Egitto e le restrizioni del governo israeliano, che i volontari, con alle spalle 14 missioni in aree di crisi, hanno superato, riuscendo là dove numerose ong internazionali e anche alcuni governi stranieri, hanno fallito. Un video prodotto dai volontari di Music for Peace, già mostrato da Repubblica.it, infatti, nelle scorse settimane aveva documentato le migliaia le tonnellate di aiuti alimentari provenienti da tutto il mondo bloccate ai confini con la Striscia, spesso lasciate marcire sotto il sole. "Ad appena un mese dal mio recente viaggio a Gaza - ha dichiarato il Presidente dell'Unicef Italia Vincenzo Spadafora - la situazione resta quanto mai delicata. Basti pensare che il territorio di Gaza è stato oggetto di un blocco per 22 mesi. Solo nel mese di marzo sono entrati una media di 132 camion ogni giorno, rispetto ai 475 nel maggio 2007". Partiti il 9 marzo da Genova con 4 container (due con 20 tonnellate di medicinali, due con 40 tonnellate di aiuti alimentari), i volontari genovesi sono arrivati al porto di Alessandria d'Egitto l'11 marzo e il 17 al valico di Rafah, unica porta d'accesso dall'Egitto alla Striscia di Gaza. Da lì è cominciato il calvario. Giorni di estenuanti trattative con i funzionari del valico, i servizi egiziani, l'ambasciata italiana in Egitto, finché sono stati fatti entrare solo i container con i medicinali. OAS_RICH('Middle'); Il carico alimentare è stato invece rifiutato dalle autorità egiziane e rispedito nella cittadina di El Arish, a 40 km dal valico. Lì è stato preso in consegna e depositato nei magazzini del World Food Program, in attesa del lasciapassare israeliano e dell'ambasciata italiana a Tel Aviv. E' lì che gli aiuti sono rimasti fino all'altra notte, quando finalmente sono stati fatti transitare da un altro valico, quello egiziano-israeliano di El Auga, e fatti entrare nella Striscia di Gaza. "A differenza di alcune ong o governi stranieri - spiega Stefano Rebora, presidente di Music for Peace - ci siamo rifiutati di consegnare il materiale ad altri, sotto forma di donazione, come viene suggerito di fare, per esempio, dalla Mezza luna rossa egiziana. Abbiamo sempre minacciato di tornarcene a casa con tutto, non mi sono mai separato dalle chiavi dei container e dalla documentazione che attesta tutti i passaggi e le trafile che abbiamo dovuto superare, memori delle esperienze in altre 14 missioni in giro per il mondo (Iraq, Afghanistan, Sarawi, Sri Lanka nella zona Tamil, ecc.). Anche se questa è stata sicuramente la più complicata". Una delle ultime difficoltà da superare per i volontari ha avuto il sapore del miele, ma tutt'altro che dolce: in ogni pacco alimentare ne era contenuto un vasetto, per un totale di 2000 circa. "Sembrerebbe che una legge vieti l'importazione di miele in territorio israeliano - spiega Rebora -. Ci hanno chiesto di toglierlo, ma avrebbe voluto dire aprire confezioni compresse, praticamente sotto vuoto, compromettendo l'intero carico. Dobbiamo ringraziare l'ambasciata e il consolato italiani, il loro impegno e supporto sono stati decisivi, così come quello di numerosi parlamentari italiani, di tutti gli schieramenti". I volontari dell'associazione, in collaborazione con alcune ong palestinesi, hanno già iniziato a distribuire il cibo (e il miele), casa per casa, nelle famiglie e nelle zone più martoriate della Striscia, in particolare al nord. A più di tre mesi dalla cessazione delle ostilità a Gaza, la ricostruzione e ripresa delle normali attività, già precarie, è lontana dall'essere partita. Secondo l'unicef, il 10% della popolazione di Gaza rimane senza energia elettrica e il 9% ha scarso accesso all'acqua potabile. Le cliniche di assistenza di base dell'UNRWA, nel sud del territorio, hanno registrato una significativa prevalenza di malattie infettive legate alla qualità dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari. Le famiglie hanno ancora un accesso limitato a beni di prima necessità come cibo, carburante e denaro contante. "Anche se il conflitto si è concluso 100 giorni fa, i bambini di Gaza continuano a soffrire, sia fisicamente che psicologicamente - afferma Patricia McPhillips, rappresentante speciale dell'Unicef nel Territorio Palestinese Occupato -. È fondamentale che le forniture e i materiali necessari per il recupero e la riabilitazione siano lasciati entrare". "Personalmente ho contato più di cento bambini malati di cancro - dichiara Azmi Al Astal, direttore dell'unità di salute mentale della Mezza luna rossa di Gaza - ma allo stato attuale non abbiamo le strutture adeguate per curarli e l'uscita è impedita dalle autorità israeliane. Il destino di questi bambini è uno solo". (29 aprile 2009

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"L'Anas responsabile dei guai in Val Tanaro" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Retroscena Sfiorata la tragedia sulla statale 28 "L'Anas responsabile dei guai in Val Tanaro" Venga data possibilità ai Comuni e agli enti montani d'intervenire nei fiumi SCOLA-BORGETTO Ogni volta che piove con una certa intensità nella zona dei Rocchini cadono massi Silvano Dovetta CUNEO Giorgio Ferraris Lo ripetiamo da tempo. Ogni volta che piove con intensità o continuità, dalla collina dei Rocchini cadono massi che bloccano la strada. Non si può più aspettare». Giorgio Ferraris, consigliere regionale e presidente della Comunità montana Alta valle Tanaro, lascia da parte i toni diplomatici e scrive al ministero delle Infrastrutture, a Regione e Provincia. Il motivo: le ultime precipitazioni hanno ancora una volta costretto alla chiusura della statale 28, tra Ceva e Nucetto, per la caduta di un masso da 100 tonnellate. E residenti, pendolari, aziende sono costretti a deviare su vie accidentate. «Dopo l'alluvione '94, che aveva gravemente danneggiato la statale, come amministratori della valle e comitato statale 28 avevamo consegnato all'Anas uno studio geologico sul versante dei Rocchini dov'è la statale - scrive Ferraris -. Avevamo dimostrato la sua instabilità e pericolosità e proposto di spostare la strada sul versante orografico sinistro, ma l'Anas decise d'intervenire comunque lì. In questi anni, quasi a ogni pioggia, ha dovuto chiudere la carreggiata». Esiste un progetto - 25 milioni di euro - che prevede la costruzione di una galleria nel tratto critico. Ma l'Anas è ferma. «Chiedo un tavolo di lavoro - conclude Ferraris -, con gli enti locali, per valutare gli interventi necessari a garantire sicurezza e continuità del traffico. Si devono iniziare i lavori al più presto». Proteste anche altre vallate e dalle colline: in alcuni casi gli alvei hanno raggiunto il livello stradale, mettendo a rischio coltivazioni e aziende. L'acqua ha allagato parte di frutteti e terreni agricoli. Da più parti si chiede l'immediato intervento per pulire i fiumi. «Serve una maggiore elasticità nella burocrazia - dice Silvano Dovetta, assessore provinciale alla Montagna e presidente della Comunità valle Varaita -. Va dato a Comuni ed enti montani, che hanno il polso della situazione, il compito d'intervenire periodicamente nella pulizia dei fiumi». Nelle campagne molti agricoltori lamentano la presenza di tronchi e interi alberi negli alvei e la cancellazione di molti ettari di terreni, portati via dalle varie piene. L'assessore regionale Mino Taricco ha chiesto al Ministero per le Politiche agricole la possibilità d'accedere a contributi compensativi per le colture dei cereali danneggiate. Coldiretti, Cia e Confragricoltura sollecitano la dichiarazione dello stato di calamità. «Stimiamo danni per 50 milioni - dicono - per le strutture danneggiate, la mancata produzione e ritardi nelle colture, orticole e ortofrutticole». Ieri, intanto, il presidente della Provincia Raffaele Costa ha compiuto un sopralluogo nel tratto tra Bastia e Mondovì interessato da decine di frane e smottamenti.

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Europee, tre cuneesi in lista (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Elezioni 6-7 giugno Europee, tre cuneesi in lista Rappresentano gruppi diversi nella circoscrizione e si affidano alle preferenze [FIRMA]LORENZO BORATTO CUNEO Accantonata la candidatura del presidente uscente della Provincia, Raffaele Costa, sono tre - a meno di sorprese dell'ultimo minuto - i cuneesi che scenderanno in campo alle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Sono l'ex sindaco di Cuneo Giuseppe Menardi (Pdl), l'ex assessore provinciale (con Giovanni Quaglia) e regionale (con Enzo Ghigo) Giovanni Carlo Laratore (Udc) e l'attuale vicesindaco di Sambuco, Renzo Rabellino (Destra Sociale). «Vivo a Cuneo e la Granda deve continuare a farsi sentire anche nei palazzi dell'Unione europea - dice Menardi, ingegnere, 55 anni, oggi senatore per il terzo mandato e vicepresidente della Commissione Lavori pubblici -. Mi impegnerò a testimoniare e combattere per i principi nei quali credo, per un'Europa che si rispecchia nella tradizione e nella storia giudaico-cristiana. Infrastrutture e energia sono le priorità su cui Cuneese e Piemonte devono far sentire la voce, anche perché al centro di un grave ritardo infrastrutturale». Laratore, nato a Serravalle Langhe nel 1945, residente a Saluzzo, è stato vicepresidente della Fondazione Cassa di risparmio di Saluzzo, assessore provinciale ad Agricoltura, caccia e pesca e assessore regionale ad Artigianato ed Enti locali. «Voglio che l'Unione europea sia più vicina ai cittadini - dice -: troppo spesso Bruxelles significa solo burocrazia e complicazioni per piccole imprese e il mondo agricolo di questo territorio. Chiediamo la preferenza agli elettori: l'indicazione di una scelta, di affermare la propria volontà è una battaglia che l'Udc ha combattuto e vinto per queste elezioni». Renzo Rabellino, 50 anni, residente a Sambuco da due (quando con la sua lista vinse a sorpresa le comunali: oggi Consiglio e giunta sono di «torinesi» che non frequentavano il paese della valle Stura): «Siamo contro l'Europa della finanza e il trattato di Lisbona. Rappresento la lista "No euro" come candidato indipendente: vogliamo una moneta complementare e lottare contro il sistema bancario che oggi più che mai sta mostrando i suoi limiti». Le elezioni del 6 e 7 giugno saranno con il proporzionale: ogni elettore potrà indicare fino a un massimo di 3 preferenze (non conta la posizione in lista). Menardi, Laratore, Rabellino saranno candidati nella circoscrizione Piemonte, Lombardia, Liguria e Val d'Aosta, ma il riparto dei seggi (72 per l'Italia) sarà effettuato in un collegio unico nazionale.

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Permessi soggiorno le informazioni sono su Internet (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

POLIZIA.SERVIZIO PER GLI STRANIERI Permessi soggiorno le informazioni sono su Internet [FIRMA]BARBARA COTTAVOZ NOVARA Su Internet si scopre quando è pronto il permesso di soggiorno. E' stato presentato ieri mattina il nuovo servizio della Questura rivolto agli stranieri: nel Novarese sono circa ventisette mila. Il permesso di soggiorno è vitale per gli extracomunitari ma spesso la burocrazia «costa» molto in termini di tempo e giornate di lavoro perse. Da ieri la Questura ha attivato un servizio «tagliacode» che dà all'immigrato la possibilità di conoscere da casa o da un qualunque Internet point lo «stato dell'arte» del documento di cui ha richiesto il rilascio, rinnovo o duplicato. Le informazioni si ottengono consultando il sito www.poliziadistato.it dove è stato attivato un riquadro in cui l'utente può scegliere in quale lingua «dialogare»: italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Nello spazio apposito, quindi, va digitato il codice numerico della pratica, se la richiesta è stata presentata agli uffici della questura, oppure quello dell'assicurata se invece è stata spedita tramite le Poste. «Sul video, in tempo reale, sarà possibile avere informazioni sull'esito della pratica e se il permesso è pronto sul video verrà anche indicato l'ufficio in cui è possibile ritirarlo grazie a una mappa geografica - ha spiegato Christian Piron, capo di gabinetto della Questura -. Questo evita agli interessati di telefonare o di recarsi nei nostri uffici soltanto per avere informazioni e alla Questura risparmia le difficoltà nel consegnare i documenti a titolari che a volte non si trovano». La stessa banca dati può essere raggiunta dalla pagina iniziale di «iGoogle» e tramite il servizio www.poliziadistato.mobi dai cellulari abilitati. Sulla pagina web, cliccando sul link delle Questure sul web si può raggiungere lo spazio dedicato a Novara e conoscere gli orari e i giorni di consegna del documento: il lunedì, martedì e giovedì dalle 15 alle 18 negli uffici di largo Palatucci. Il servizio sarà pubblicizzato anche attraverso i patronati di Cgil, Cis, Uil e Acli: «In questo modo ssarà possibile diffondere il più possibile questa forma di semplificazione della procedura - sottolinea Fabrizio Selis, dirigente dell'ufficio Immigrazione - e offrire agli stranieri il modo di avere un'informazione rapida con riscontro immediato». Gli stranieri che vivono nel Novarese sono 27 mila: una presenza cospicua rispetto alle medie italiane ma in linea con quelle del Nord Italia. La comunità più numerosa è quella albanese seguita a pochissima distanza da quella marocchina. La pratica di rilascio o rinnovo dle permesso di soggiorno richiede in genere quattro mesi: «Un tempo in linea con la media nazionale - commenta il commissario capo Selis -. Ma se la pratica è incompleta e richiede integrazioni ovviamente i termini si allungano».

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Super-Guido il dittatore della ricostruzione (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Super-Guido il «dittatore» della ricostruzione Il decreto gli affida poteri molto vasti nella gestione del dopo-terremoto Il capo della Procura, Rossini: voglio essere informato su tutto CLAUDIA FUSANI Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è Silvio Berlusconi ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico infettivologo, laurea ad honorem in ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1 della Protezione Civile, la macchina del pronto intervento sulle emergenze e la cabina di regia di tutti i grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali di nuoto, dall'emergenza rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare di alluvioni, frane, incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora accorto e lui, super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e ricordare, ogni volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente del Consiglio.», «sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del sottosegretario alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più bello - fisico asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe d'espressione eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta, il maglione blu con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di una divisa, quasi una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di euro, Bertolaso non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo, perfetto, un giglio. Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel governo-del-fare. Quello che sistema i rifuti, anche se poi il termovalorizzatore di Acerra che mangia ecoballe e sputa energia non è mai partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e l'Abruzzo, la più grande emergenza nazionale degli ultimi vent'anni, spostando il vertice dei Grandi della Terra. Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha 106 controfigure visto e considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse usa il teletrasporto, quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto per la ricostruzione dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i giornalisti fuori dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti, espropri dei terreni, affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di polizia, ben venga se servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha avvertito - che poi il procuratore sono io e devo essere informato di tutto». Sarà un caso. È un fatto però che ieri mattina, nella caserma sede dell'emergenza sisma nonché futuro quartier generale del G8, tecnici hanno prelevato campioni di della struttura «per verifiche sul cemento e sulla staticità delle struttura». Sarebbe sgradevole far cadere calcinacci sulle giacche dei leader del mondo. Per non immaginar di peggio. Ed è un fatto, anche, che il procuratore abbia messo naso sulle tonnellate di macerie da frantumare: c'è amianto e la Protezione civile, che ne ha ordinato la distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta. Non ci aveva pensato. Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto tra le tende, possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle tendopoli, rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia e funziona come in una gigantesca caserma. D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il politico con il maglione. Blu. Una garanzia. Il ritratto

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Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

Abbiamo sbagliato. Adesso ne abbiamo la prova. L'uomo più potente d'Italia non è Silvio Berlusconi ma Guido Bertolaso, 59 anni, medico infettivologo, laurea ad honorem in ingegneria gestionale e, dal 2001, numero 1 della Protezione Civile, la macchina del pronto intervento sulle emergenze e la cabina di regia di tutti i grandi eventi, dai funerali di Woytjla ai Mondiali di nuoto, dall'emergenza rifiuti al restauro del Duomo di Noto. Per non parlare di alluvioni, frane, incendi e terremoti. Il premier, forse, non se n'è ancora accorto e lui, super-Guido, fa di tutto per stare sempre un passo indietro e ricordare, ogni volta che incontra un microfono, «come ha detto il Presidente del Consiglio.», «sono orgoglioso di un premier che capisce prima e di più del sottosegretario alla Protezione civile». Rispetto al premier è più giovane, più bello - fisico asciutto, occhi chiari, pelle quasi di porcellana con rare rughe d'espressione eppure fa una vita d'inferno - l'unico politico sempre in tuta, il maglione blu con lo stemma della Protezione civile e il tricolore. Più di una divisa, quasi una vesta sacra: pur gestendo ogni anno milioni e milioni di euro, Bertolaso non è mai stato sfiorato da un'inchiesta. Pulito, lindo, perfetto, un giglio. Eppure è lui, materialmente, l'uomo-del-fare nel governo-del-fare. Quello che sistema i rifuti, anche se poi il termovalorizzatore di Acerra che mangia ecoballe e sputa energia non è mai partito. Quello che ricostruirà l'Aquila e l'Abruzzo, la più grande emergenza nazionale degli ultimi vent'anni, spostando il vertice dei Grandi della Terra. Disse Fiorello. Fiorello disse di lui che ha 106 controfigure visto e considerato tutto quello che fa. E come lo fa. Forse usa il teletrasporto, quello di Startrek. Scorrendo le 64 pagine del decreto per la ricostruzione dell'Abruzzo viene la pelle d'oca. Se n'è accorto anche il procuratore dell'Aquila Alfredo Rossini: «Eh sì - rifletteva ieri con i giornalisti fuori dalla Procura - il decreto garantisce poteri infiniti, espropri dei terreni, affidamento lavori a chiamata diretta, nuclei speciali di polizia, ben venga se servirà per la ricostruzione. Ma sia chiaro - ha avvertito - che poi il procuratore sono io e devo essere informato di tutto». Sarà un caso. È un fatto però che ieri mattina, nella caserma sede dell'emergenza sisma nonché futuro quartier generale del G8, tecnici hanno prelevato campioni di della struttura «per verifiche sul cemento e sulla staticità delle struttura». Sarebbe sgradevole far cadere calcinacci sulle giacche dei leader del mondo. Per non immaginar di peggio. Ed è un fatto, anche, che il procuratore abbia messo naso sulle tonnellate di macerie da frantumare: c'è amianto e la Protezione civile, che ne ha ordinato la distruzione in materiale inerte, non se n'era accorta. Non ci aveva pensato. Caserma bunker. Resistenza della caserma-bunker e amianto tra le tende, possibili altre vittime sotto le macerie e il malcontento delle tendopoli, rughe non previste nel magico mondo di super-Guido dove tutto marcia e funziona come in una gigantesca caserma. D'altra parte solo con stile militare, senza perdere tempo con la burocrazia, puoi gestire i 320 milioni che sono stati spesi in 18 mesi per organizzare il G8 a La Maddalena e gli 8 miliardi che il decreto assegna alla ricostruzione. E non basteranno. L'altro giorno sedeva nell'auto alla sinistra di Ratzinger. Come lo Spirito Santo. Bazzecole. Nel 2000, per il Giubileo, guidò l'elicottero che portava Woytjla a Tor Vergata tra milioni di giovani. Nel suo ufficio conserva ancora la foto. Di quel Papa tanto amato organizzò i giorni dell'omaggio alla salma e il funerale. Così come fu l'artefice, laico, della beatificazione del fondatore dell'Opus dei, Escrivà. Alla Presidenza del Consiglio lo volle, nel 1982, Giulio Andreotti. È vicinissimo a Gianni Letta ma «adora» Rutelli ed è sopravvissuto anche al governo Prodi. Ha bisticciato solo con Pisanu. «Sono bipartisan» dice di sé. Il politico con il maglione. Blu. Una garanzia.

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Cassa integrazione all'Ilva per altri trecento addetti (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

NOVI ALESSANDRIA VALENZA OVADA All'interno Cassa integrazione all'Ilva per altri trecento addetti Svelato il progetto del Palaedilizia firmato Libeskind Gli Yo Yo Mundi e il concerto del Primo Maggio «Prigionieri» di una strada e della burocrazia Gino Fortunato Franco Marchiaro Brunello Vescovi Miriam Massone

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Confindustria regala un telefono alle imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 30-04-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 103 del 2009-04-30 pagina 4 Confindustria regala un telefono alle imprese di Redazione Dal 18 maggio il numero verde 800-710820 a disposizione delle piccole aziende «Help desk», questo è il nome del nuovo servizio che, a partire dal 18 maggio, Confindustria offrirà alle proprie aziende associate. Un numero verde (800710820) verrà attivato nei giorni di lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 9,00 alle ore 12,00 per risolvere dubbi e problemi che interessano principalmente i proprietari delle piccole e medie imprese. «In questo momento di crisi - spiega il direttore di Confindustria Genova, Paolo Corradi - abbiamo voluto realizzare tre servizi che vanno a coprire aree problematiche legate alla burocrazia, al mercato e all'innovazione». Le piccole e medie imprese nella Provincia di Genova sono 950, un numero considerevole, che ha spinto Confindustria a creare questi nuovi servizi per i propri associati. «Il più innovativo è sicuramente quello dell' «help desk» - commenta Fabrizio Ferrari, presidente piccole e medie imprese -. Grazie al numero verde diventerà più facile fornire assistenza su tutti gli aspetti gestionali che riguardano l'azienda, al fine di ottenere la massima semplificazione delle pratiche amministrative e burocratiche, nonchè un valido aiuto per la risoluzione dei problemi dai più semplici a quelli più complessi». I servizi sulle gare e sugli appalti, assieme a quelli inerenti ai finanziamenti regionali, comunitari e nazionali completano il ventaglio di novità presentate da Confindustria. «Le aziende potranno anche rivolgersi a noi - aggiunge Corradi - per avere chiarimenti su procedure, bandi di gara, normative di settore e consulenze». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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