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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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L'abbuffata
PADOVANA ( da "Manifesto, Il"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
hanno acceso
la spia sulle fabbrichette che chiudono come sulla burocrazia che per prima
alimenta la clandestinità. Si prepara lo sciopero generale in tutta la
provincia: «Non siamo schiavi né dobbiamo pagare la crisi del Nord Est che
prima ci sfrutta con i lavori che nessuno voleva e poi alimenta la guerra fra
poveri» sintetizzano le organizzazioni della rete del lavoro migrante.
Con
l'insediamento del nuovo assessore regionale alla Salute, speriamo che emerga
finalme... ( da "Leggo"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Matarozzo
spiega che «serve un deciso cambio di rotta sul piano delle scelte politiche»
perché «della passata gestione salviamo certamente l'abolizione dei ticket, ma
non dobbiamo dimenticare che è mancata la concertazione e che la burocrazia ha
vanificato gran parte delle buone iniziative». (V. Chi/ass)
A
Samar, dove la gente muore per un ascesso
( da "Arena,
L'" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
è una
burocrazia complicatissima che sta rallentando l'arrivo del materiale. E questa
è solo la prima delle difficoltà da superare. Probabilmente riuscirò a far
arrivare tutto a Manila, la capitale. Ma poi bisognerà che qualche padre
Camilliano si prenda la briga di seguire l'iter per il trasferimento del
materiale nell'isola di Samar»
park
dell'acquasola anche tursi potrebbe ricorrere contro il tar
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nonostante il
brindisi con cui anche il sindaco Marta Vincenzi e l´assessore ai parchi
avevano salutato la sentenza, la burocrazia comunale possa spingere per
convincere anche il Comune a rivolgersi al Consiglio di Stato», dice Andrea
Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente nonché tra i
leader del comitato dell´Acquasola contro il parcheggio.
-
(segue dalla prima pagina) servizio
( da "Repubblica,
La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel Cie di
contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell´immigrazione chiama
«ospiti», erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il
«dispositivo di sicurezza» sull´isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un
uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni
dieci isolani.
<SUL
FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ...
( da "Nazione,
La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Confcommercio
chiede decontribuzione del lavoro dipendente e semplificazione della
burocrazia, specie per quanto attiene ad alcune norme sulla sicurezza sul luogo
di lavoro: «giusto perseguire l'obiettivo della diminuzione degli incidenti ma
non è giusto equiparare l'azienda edile al negozio di cravatte come di fatto fa
il decreto 81 del 2008».
<LA
CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male, fino...
( da "Nazione,
La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
semplificazione
delle burocrazia, riduzione del costo del lavoro, facilitazione d'accesso al
credito e congelamento dell'imposizione fiscale locale. « NEGLI ULTIMI 6 MESI
dice Morandi le aziende hanno continuano a fare i conti con versamenti di
imposte di acconto incongruenti rispetto ai redditi che verranno effettivamente
realizzati: gli studi di settore devono essere rivisti al ribasso.
Ferrara:
il Nautic sud vuole comprare anche la fiera di Roma
( da "Corriere
del Mezzogiorno" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
piacciono a
tutti ma vengono smantellati perchè non sono in regola con la burocrazia delle
Soprintendenze. Bisogna correggere i piani paesistici, questo e il problema e
Ferrara, a sentirlo dire, si turba. «So bene che questo è il problema. I
vincoli sono oppressivi e non danno respiro, lo ha riconosciuto anche il
Soprintendente ma nessuno se ne dà per inteso.
IL
PRESIDENTE CECO VACLAV KLAUS CRITICA UN'INTEGRAZIONE PIÙ STRETTA DELL'UE
( da "marketpress.info"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
influenza che
ha e non fosse co-legislatore sul 75% delle decisioni - che salirebbe a quasi
il 100% con il trattato di Lisbona - sarebbe la burocrazia a decidere in
Europa». «La sua visita - ha concluso - è espressione della molteplicità delle
visioni in Europa . E, come in ogni democrazia, vince la maggioranza». .
<<BACK
LAscoli
A crisi economica, i politici ascolani e non, i tanti detti. Questi i tem...
( da "Messaggero,
Il (Marche)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
reale era il
problema della lentezza della burocrazia rappresentato davanti alle vetrine di
Di Sabatino. Nicola Conese ha acquistato la Mozz-Ano Airlines, un pessimo
affare, ma l'aereo era davvero ben fatto. Come le scenografie di "Indiana
Ngenò alla ricerca dell'ascolano Perduto" con gli infaticabili Pino
Presciutti e Ottorino Pignoloni e "Lu sbarch su la luna" a piazza
Simonetti.
Stati
Uniti d'Africa, più che progetto un'utopia (
da "Giornale
di Brescia" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
in ragione
delle loro burocrazie incompetenti, dell'esistenza di meccanismi
strutturalmente incapaci di prendere decisioni per l'interesse collettivo,
mentre corruzione, nepotismo, arricchimento spingono quanti giungono al potere
a favorire la propria famiglia, il proprio gruppo tribale, la propria regione
per assicurare la propria sopravvivenza.
Su
Stangioni e il sogno di una casa per tutti
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma il loro
progetto per mesi è rimasto insabbiato nei meandri della burocrazia e delle
valutazioni tecnico-politiche. Ora la svolta, con l'annuncio dell'assessore
all'Urbanistica Gianni Campus: «È stata trovata una soluzione che permette di
unire la costruzione di tante abitazioni di nuovissima generazione e a prezzi
accessibili, al recupero di un'area fin qui abbandonata».
Villamar,
non decolla il piano per i disabili
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ci è stato
comunicato il finanziamento alcuni mesi fa ma da allora le somme non sono
ancora arrivate. Spesso i beneficiari delle somme regionali ci chiamano per
avere notizie. Speriamo che i tempi della burocrazia si velocizzino e i nostri
disabili possano finalmente vivere meglio in abitazioni rinnovate». ANTONIO
PINTORI
Sanità,
uno su 40 prenota già le visite on line
( da "Giornale.it,
Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tecniche e
troppa burocrazia». Regione: «Miglioreremo, ma solo il 10% usa il web» di
Beatrice Bedeschi Lettore di smart card, non arriva ancora il successo sperato.
A quattro mesi dall?entrata in funzione del sistema sanitario informatizzato in
Lombardia, infatti, su 9 milioni e mezzo circa di residenti, 250mila si sono
procurati il lettore per accedere ai servizi online della Regione.
Per
la macchina comunale 300 euro a testa
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
esempio più evidente
bisogna spingersi a Enna: alle spese generali per la burocrazia il Comune
siciliano dedica 484 euro a cittadino, cioè il doppio di Roma, e due volte e
mezzo il valore registrato a Torino. La media, nelle città sopra i 30mila
abitanti, è a quota 260 euro, a cui si aggiungono 34 euro per gli organi
istituzionali.
A
Napoli e Venezia spese record per politici e uffici
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Palazzo San
Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito
da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli
oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri
settori che servono a far viaggiare la macchina comunale.
"maisoli",
il centroper bimbi autisticicerca convenzioni
( da "Secolo
XIX, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E questo fa
infuriare le famiglie, stanche di lottare su due fronti, burocrazia e autismo.
«Autistici si nasce e si muore. Non c'è cura, solo infinite terapie che
riescono a migliorare la qualità di vita dei nostri bambini. Ma c'è bisogno di
centri specializzati, di terapeuti in grado di seguire i nostri figli, di
ambienti protetti.
Così
si vive a Lampedusa isola carcere d'Europa
( da "Repubblica.it"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel Cie di
contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell'immigrazione chiama
"ospiti", erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e
ora, il "dispositivo di sicurezza" sull'isola aveva raggiunto i
seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce,
un uomo in divisa ogni dieci isolani.
Spese
record per Palazzo San Giacomo ( da "Denaro, Il"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Palazzo San
Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito
da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli
oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri
settori che servono a far viaggiare la macchina comunale.
La
minaccia protezionista ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia"
di Bruxelles di esaminare se certi aiuti di stato "distorcono o minacciano
di distorcere la concorrenza". Questa insistenza sull?urgenza è
comprensibile. Ma allora la Commissione deve poter intervenire annullando
misure prima che abbiano dispiegato i loro effetti distorsivi sul mercato,
oppure siano replicate in altri stati membri,
Costi
della politica, Romagna tra le aree più virtuose in Italia
( da "RomagnaOggi.it"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il cui costo
della burocrazia comunale è il più pesante in regione, è quello che grava meno
di tutti in Italia sui propri cittadini per ?mantenere' gli organi elettivi
(Giunta, consiglio comunale e circoscrizioni). L'amministrazione riminese,
infatti, per mantenere i propri eletti spende solo 1,43 milioni di euro l'anno,
Il
peso della burocrazia comunale sui cittadini: Rimini maglia nera in regione
( da "RomagnaOggi.it"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
di ben 47
milioni di euro il costo della burocrazia comunale a Rimini. Lo afferma
un'indagine del "Sole 24 ore", mostrando che per ogni cittadino il
funzionamento della ?macchina' pubblica costa in media 342,2 pro-capite. Una
cifra elevatissima, che pone Rimini al 10° posto in Italia e al primo in
Emilia-Romagna nella poco edificante classifica sul costo della burocrazia.
DA
MADRID PAOLA DEL VECCHIO IL DOTTOR PASAVENTO TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO, A
NAPOLI E ALL... ( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Francia o
Germania in quanto a infrastrutture, a trasporti, a servizi e a burocrazia.
L'Italia è molto in ritardo. Prima si elogiava il caos italiano perchè tutto
comunque funzionava. Ora il caos esiste ma non funziona nulla. La grazia degli
italiani, la simpatia che avevamo mitizzato anche attraverso il cinema italiano
non esiste più».
Consiglio
provinciale di Forlì-Cesena ( 2 )
( da "Sestopotere.com"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a privarsi
laddove sia possibile di inutile burocrazie. “Proposito pure condivisibile, ma
in realtà la possibilità di incidere della Provincia presso i Comuni è
limitata! All?atto normativo quella della Provincia sarebbe ingerenza totale,
sul versante dei rapporti politici-amministrativi fra gli enti, al di là dei
normali rapporti di collaborazione,
Consiglio
provinciale di Forlì-Cesena ( 3 )
( da "Sestopotere.com"
del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
s?è discusso oggi in consiglio provinciale di Forlì-Cesena . Nella fase del
question time s?è parlato anche del Giorno del ricordo. ”Perché la Provincia di
Forlì e Cesena non ha celebrato i noti fatti dell?esodo degli italiani da
Istria, Fiume e Dalmazia partecipando con propria delegazione e gonfalone alle
celebrazioni programmate in mattinata dalla prefettura (
Sui
costi della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore
( da "Quotidiano.it,
Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Sui costi
della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore Ascoli Piceno
| Il primo cittadino: "Apprendo da Il Sole 24 Ore, che il Comune di Ascoli
occupa il 9° posto nella speciale classifica per i costi totali e i costi pro
capite sostenuti per il funzionamento degli uffici comunali.
( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
altra italia
L'abbuffata PADOVANA Organizzata dai Beati costruttori di pace, si terrà oggi
«Abracciaperte», una domenica all'insegna dell'accoglienza degli immigrati. Con
cena «clandestina», canti e balli per dimostrare che Padova è capace di offrire
una convivenza solidale Ernesto Milanesi PADOVA In piazza, sotto il palazzo
della Ragione simbolo della libertà cittadina che vale per tutti,
indistintamente. Senza paura, come a casa propria: «Abracciaperte». Sicuramente
la Padova migliore, capace di offrire una cena a tutti e di far festa nel segno
della convivenza solidale. Una domenica davvero speciale in piazza delle Erbe:
tutti invitati (nonostante tutto) a divertirsi con canti, balli, frittelle e
galani. Per dimostrare che nessuno ha il diritto di confinare gli stranieri in
una Padova diversa. E' già città multietnica fin dall'ufficio anagrafe: 24.226
stranieri su 210.173 residenti certificati al 31 dicembre 2007. Dieci anni
prima non speravano le 5.714 unità. Le statistiche fotografano l'identikit
della città reale, ben definita rispetto a quella che ci si ostina a
«percepire»: 133 nazionalità diverse, 1.208 famiglie miste, 3 straniere senza
fissa dimora, 65 apolidi, 3.979 nuove iscrizioni anagrafiche contro 1.976
cancellazioni, 4.664 fra bambini e ragazzi fino ai 19 anni. A Padova la
comunità straniera più consistente è quella rumena (5.655 residenti). Più del
doppio rispetto ai moldavi, mentre gli albanesi sono 1.630 con nigeriani e
marocchini intorno a quota 1.400. Un migliaio anche cinesi e filippini. Soltanto
393 i tunisini. E un quarto degli stranieri residenti (6.784) si rivelano
essere cittadini dell'Unione europea. Afferma con semplice schiettezza l'invito
lanciato nelle scorse settimane da Beati i costruttori di pace, insieme a
decine di associazioni padovane: «Come nel resto d'Italia, nonostante i
numerosi esempi di convivenza solidale, il clima sociale è cambiato. L'appello
politico alla paura ha funzionato non solo nel consenso elettorale, ma anche
nell'atteggiamento quotidiano di molte persone. Le scelte politiche continuano
a proporre una sicurezza «violenta», con proclami e leggi sempre più
restrittive e parziali, a volte addirittura in aperto contrasto con i principi
di uguaglianza e pari dignità sanciti dalla Costituzione. L'informazione batte
ossessivamente sulla cronaca nera, specialmente se si tratta di immigrati,
rafforzando nei cittadini la sensazione di insicurezza e i pregiudizi. Si sta
facendo strada anche tra giovani e giovanissimi una cultura che incoraggia
l'intolleranza e giustifica il rifiuto di chi è considerato diverso, tanto che
gli episodi di violenza arrivano anche nelle aule di scuola. È necessario ed
urgente lavorare per superare il disagio e lo smarrimento, che tutti avvertiamo
con sofferenza e fare emergere la parte dinamica , coraggiosa e gioiosa della
società». Il 3 agosto, nella piazza del centro storico, una clamorosa
partecipazione di gente alla «cena clandestina» promossa, con lo stesso
spirito, alla luce del sole. Un migliaio di persone a tavola, proprio sotto le
finestre del sindaco Flavio Zanonato. L'operaio marocchino a fianco del
professionista «indigeno», la badante moldava servita dalla pensionata del
quartiere popolare, la famiglia rom insieme agli studenti universitari, i senza
fissa dimora che si stupiscono di ritrovare le Cucine Popolari di suor Lia
sotto le stelle, la nigeriana vestita a festa con i tradizionali abiti
sgargianti e la casalinga padovana che ha portato da casa due chili di penne
all'arrabbiata. Il salotto buono di Padova era abituato alla passerella dei Vip
nella cena di gala organizzata dai ristoranti tipici della città che conta. In
piena estate, piazza delle Erbe è diventata la sagra dell'accoglienza che non
va mai in vacanza. Tutti avevano cucinato per tutti. E i padovani hanno fatto
la spola come camerieri degli altri cittadini, con e senza permesso di
soggiorno. Un gesto più che eloquente: tanto da lasciare a bocca aperta gli
assessori Claudio Piron e Claudio Sinigaglia, increduli anche di fronte alla
marea di gente dentro e fuori la piazza. Una cena «clandestina» per tutti.
L'inizio di un capillare lavoro di «controinformazione» che oggi pomeriggio si
concluderà con la festa e il ballo in piazza. In agosto, già era partita la
colonna sonora etnica e la voglia di concludere la serata in allegria.
All'inizio, tutti avevano osservato un minuto di silenzio in memoria dei
migranti morti nei «viaggi della speranza» verso l'Italia. Così allora don
Albino Bizzotto al microfono: «Questa è la cena di tutti. Dei padovani e di
tutti gli immigrati. Rispetto a venti anni fa Padova è cambiata. E' una città
nuova, dove tutti dobbiamo vivere in pace e democrazia. Non ci possono e non ci
devono essere alternative alla convivenza civile. Diamo la mano al nostro
vicino di cena. Solo così non avremo più paure». Conoscersi e riconoscersi,
semplicemente. Anche oggi pomeriggio sono tutti invitati. Chi non ha niente
diventa l'ospite d'onore. Sei mesi dopo, il «miracolo» sembra destinato a
ripetersi. Con il passaparola dell'informazione diretta. Grazie al volontariato
organizzativo. Appunto, «Abracciaperte» in piazza delle Erbe come ogni sabato
durante il mercato con il banchetto davanti alla fontana. «A tutte e tutti
coloro che hanno a cuore la convivenza democratica, che sentono la
responsabilità ed il dovere di costruire un futuro più giusto e più sereno
abbiamo chiesto di collaborare come vogliono e possono. In questi mesi si è
concretizzato un percorso di costruzione della fiducia: fatti, proposte,
notizie che dimostrano come la convivenza a Padova non solo è possibile, ma si
tocca con mano proprio come nella cena di agosto» riassume Giuliana Beltrame,
ex insegnante e consigliera comunale indipendente eletta nelle liste di
Rifondazione comunista. Dunque, oggi pomeriggio si manifesta di nuovo la Padova
non assimilabile alle «ronde» dei comitati sicuritari o al razzismo
strisciante. In piazza ritorna la città umana che sa stare in compagnia in modo
ben diverso rispetto alla fiction di santa Lucia. Alla vigilia della campagna
elettorale, un segnale preciso del «popolo» che non delega o deroga sulla
partecipazione attiva. Vale soprattutto per il Partito democratico alle prese
con le faide interne. E dopo la festa da ballo con gli «stranieri a casa
propria», Padova si candida ad ospitare la manifestazione nazionale dei lavoratori
migranti alle prese con la crisi economica e con il «pacchetto Maroni».
Assemblee, presidi e sit in hanno acceso la spia sulle
fabbrichette che chiudono come sulla burocrazia che per
prima alimenta la clandestinità. Si prepara lo sciopero generale in tutta la
provincia: «Non siamo schiavi né dobbiamo pagare la crisi del Nord Est che
prima ci sfrutta con i lavori che nessuno voleva e poi alimenta la guerra fra
poveri» sintetizzano le organizzazioni della rete del lavoro migrante.
Al sindacato chiedono di fare la sua parte, mentre agli altri coordinamenti
propongono una giornata di mobilitazione con corteo già a marzo. E Padova
potrebbe proprio essere la città giusta. Una volta di più, «Abracciaperte».
( da "Leggo" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Con l'insediamento
del nuovo assessore regionale alla Salute, speriamo che emerga finalmente la
volontà politica di condividere con le organizzazioni sindacali», la giusta
rotta da seguire: è l'auspicio del segretario regionale della "Uil
pensionati" di Puglia, Rocco Matarozzo, dopo l'avvicendamento tra Alberto
Tedesco e Tommaso Fiore. Matarozzo spiega che «serve un
deciso cambio di rotta sul piano delle scelte politiche» perché «della passata
gestione salviamo certamente l'abolizione dei ticket, ma non dobbiamo
dimenticare che è mancata la concertazione e che la burocrazia ha
vanificato gran parte delle buone iniziative». (V. Chi/ass)
( da "Arena, L'" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 23 Febbraio
2009 CRONACA Pagina 15 MISSIONI. Il dottor Stefano Speranza partirà in aprile
per le Filippine A Samar, dove la gente muore per un ascesso Da 35 anni l'unico
centro sanitario è dei Camilliani e non esistono dentisti a parte i «cavadenti»
Ci sono luoghi al mondo dove il gabinetto dentistico è composto da due sedie,
una per il medico ( o chi fa le sue funzioni) e l'altra per il paziente, una
pinza per togliere i denti e un secchio dove buttarli. L'isola di Samar, nelle
Filippine, a circa
( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Genova
Nuove iniziative degli ambientalisti Park dell´Acquasola anche Tursi potrebbe
ricorrere contro il Tar Si riapre il caso del parcheggio all´Acquasola: dopo
che la società Sistema Parcheggi ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato
contro la sentenza del Tar che ha bloccato i lavori, il Comune non ha trovato
una soluzione per così dire "diplomatica". «Il rischio adesso è che, nonostante il brindisi con cui anche il sindaco Marta Vincenzi e
l´assessore ai parchi avevano salutato la sentenza, la burocrazia comunale possa spingere per convincere anche il Comune a rivolgersi
al Consiglio di Stato», dice Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova
Ecologia di Legambiente nonché tra i leader del comitato dell´Acquasola contro
il parcheggio. Per questo il comitato sta preparando un´altra serie di
iniziative. La situazione sembrava risolta a fine 2008, dopo che il Tar aveva
accolto il ricorso di Legambiente, Italia Nostra e Wwf contro la costruzione
del parcheggio sotto al parco dell´Acquasola. Il Comune aveva cercato di
convincere Sistema Parcheggi ad accettare un´altra area, ma l´impresa aveva
deciso di appellarsi al Consiglio di Stato. Il Comune, che aveva ereditato il
progetto e non lo condivide, adesso potrebbe però decidere di ricorrere al
Consiglio di Stato, per tutelare i funzionari che firmarono la delibera bocciata
dal Tar: rischierebbero di dover rispondere alla Corte dei Conti, pagando
eventuali danni.
( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 22 - Cronaca
Un poliziotto ogni migrante, uno ogni dieci abitanti. Tutti prigionieri di
un´emergenza che sta modificando anche il volto dell´isola. E che, dopo il
decreto sicurezza del governo, teme di trasformarsi nella "tomba
definitiva dei clandestini" Le forze dell´ordine occupano ogni posto letto
disponibile. Sembra un pezzo di Ulster italiano Il sindaco: "Lei come la
chiama questa, eh? La chiama isola o la chiama carcere? è Lampedusa o Guantanamo?"
"Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Lo bruciano di nuovo? E
noi gli togliamo gli accendini" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SERVIZIO (segue
dalla copertina) dal nostro inviato carlo bonini In Piazza Libertà, appesi agli
infissi scrostati delle case che affacciano sul corso e a quelle del fatiscente
Municipio, lenzuoli imbrattati di vernice rossa e verde lo raccontano a modo
loro. «Le carceri al Nord, anche lì spazio ce n´è»; «Maroni affonda Lampedusa.
Lampedusa affonda Maroni»; «Pacchetto vacanze Lampedusa 2009. Camera con vista
mare, gita in barca con avvistamento clandestini. Visita guidata Centro di
identificazione ed espulsione e la sera birra con amico africano. Inoltre, per
la vostra sicurezza, un militare per ogni bella donna. Il tutto offerto dal presidente
Berlusconi e dal ministro Maroni. Grazie». I numeri del Viminale dicono che
alla mezzanotte di sabato 21 febbraio, nel Cie di contrada
Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell´immigrazione chiama
«ospiti», erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il
«dispositivo di sicurezza» sull´isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un
uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni
dieci isolani. Carabinieri dei battaglioni di stanza in Sicilia, reparti
mobili della polizia di stato risucchiati dalle questure di Catania e Palermo,
finanzieri, soldati di esercito e aeronautica militare assegnati all´operazione
«Strade sicure». Occupano ogni posto letto disponibile sull´isola (gli alberghi
sono al completo fino ad agosto) e hanno trasformato il paesaggio verde e
turchese dell´isola in un pezzo di Ulster italiano. Soldati smontanti che fanno
jogging sulle banchine. Cellulari per il trasporto dei reparti antisommossa parcheggiati
con il muso rivolto verso l´oasi naturale dell´isola dei conigli. Scudi di
plexiglass e sfollagente appoggiati all´ingresso delle taverne del porto dove
vengono serviti spaghetti al nero di seppia e calamari alla plancia in
convenzione con il Viminale. «Lei come la chiama questa, eh? La chiama isola o
la chiama carcere? è Lampedusa o Guantanamo?», dice il sindaco. A Roma, gli
danno ora del pazzo, ora dell´irresponsabile, ora del furbacchione pronto a
flirtare con quel che resta dell´opposizione di centro-sinistra e, prima o poi,
a scendere a patti con il Governo, magari in cambio di un congruo indennizzo.
Lui sembra infischiarsene e ripete come un disco rotto quel che nessuno sembra
disposto ad ascoltare sulla terra ferma. «Qui i senza futuro non ci possono
stare. Noi possiamo continuare a fare quel che abbiamo fatto fino a un mese fa,
quando il nostro era ancora un centro temporaneo di primo soccorso. Accogliere
e strappare alla morte in mare chi arriva qui fuggendo la guerra e la miseria.
Ma non possiamo fare di più. Lampedusa può essere un centro di transito, non
può diventare la tomba dei clandestini in attesa di rimpatrio coatto». Per
spegnere l´ex seminarista che si è fatto incendiario, è arrivata sull´isola la
donna che, per anni, ne è stata il braccio destro. L´ex vicesindaco Angela
Maraventano, nata, cresciuta e residente a Lampedusa, oggi senatrice della
Repubblica eletta con la Lega in un collegio scelto a caso in quel dell´Emilia
Romagna. Di De Rubeis, la Maraventano pensa e dice il peggio. Di quel che sarà
o dovrà essere l´isola dice di essere sicura tanto quanto la maggioranza di
governo che rappresenta: «Fine del buonismo. Chi arriva a Lampedusa deve sapere
che da qui ripartirà solo per tornare a casa propria. Il sindaco non vuole il Cie?
Io l´ho detto a Maroni: per me i centri li possiamo anche fare in mare. Sulle
navi della marina, così questi che ancora ci provano non toccano neanche terra.
Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Subito. Provano a bruciarlo di
nuovo? E noi gli togliamo gli accendini e le sigarette, che fanno anche male
alla salute. Il piano Maroni funzionerà. Vedrete, se funzionerà». Le
statistiche lasciano prevedere il contrario. Il 70 per cento dei migranti che
raggiungono Lampedusa fugge le guerre del Corno d´Africa e non c´è decreto
legge che possa metterne in discussione il diritto all´asilo politico,
riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dunque, in Italia resteranno. Solo il trenta
per cento (tunisini, marocchini, egiziani) arriva da quel Maghreb verso il quale
dovrebbe essere rimpatriato. Ma è un numero così alto che non c´è discarica o
prigione che possa contenerli. Novemila migranti maghrebini nel solo 2008. Vale
a dire almeno otto volte il numero di clandestini per il quale gli accordi
bilaterali chiusi dal nostro Paese consentono il rimpatrio coatto ogni anno.
Non è un calcolo complicato. Se da domani non arrivasse sull´isola anche un
solo maghrebino in più (e non sarà così), ci vorrebbero almeno sette anni per
riportare indietro quelli che già sono in Italia. Ma nella logica di una
gestione dell´emergenza che ricorda come un calco - persino nel linguaggio -
quella dell´immondizia campana, lo stato di eccezione permanente si fa norma. A
Lampedusa uomini e cose vengono impilati in buchi scavati nella terra. Gli
uomini a Sud, nel centro sprofondato nella forra di contrada Imbriacole (le
donne e i minori, in questi giorni assenti dall´isola, sono trattenuti nella ex
base Loran dell´aeronautica, a Ponente). Le cose a nord, in una ferita aperta
dalla Protezione civile tra le argille di Taccio Vecchio, area naturale a
protezione integrale della Comunità europea, violata dalle ruspe della
Protezione civile in nome delle «procedure in deroga» per gli stati di
calamità. Tre colline di legno, gomma e ferro, dove, inclinati su un fianco
come carcasse di cetacei, riposano i barconi della disperazione, marchiati al
loro arrivo con la vernice rossa di chi li agguanta (G. F., guardia di Finanza;
C. P. Capitaneria di Porto) e destinati ad essere «tritovagliati» insieme alla rumenta
dell´isola. Simona Moscarelli, avvocato dell´Organizzazione Internazionale
Migranti (una delle ong, che con "Save the children", l´Alto
commissariato per le Nazioni Unite e la Croce Rossa lavora nel Centro di
identificazione ed espulsione), racconta che ai prigionieri dell´isola nessuno
ha ancora avuto il coraggio di comunicare quale sarà il loro destino. Che,
verosimilmente, toccherà farlo a una delegazione del governo tunisino attesa
per oggi. «Vogliamo prima capire se il decreto si applicherà anche a chi è
sbarcato prima dell´approvazione della nuova legge», dice abbassando lo
sguardo. Anche perché ricorda cosa è stato, sin qui, spiegare agli «ospiti» un
altro dei buchi neri in cui la burocrazia dello
smaltimento migranti ha sin qui annegato i ricorsi di chi, dichiarandosi
minorenne, viene al contrario destinato al rimpatrio perché ritenuto
maggiorenne. «La legge prevede il diritto di ricorso al Tar. Ma quello di
Palermo si è dichiarato incompetente a favore dei giudici di pace di Agrigento.
I quali, però, si sono detti a loro volta incompetenti. E comunque, chi ricorre
non può contare sul gratuito patrocinio degli avvocati». Ricorrere è inutile.
Quasi quanto chiedere oggi accesso al Centro. Non è un carcere, dicono. Ma,
esattamente come un carcere, è ora impermeabile al mondo esterno «per motivi di
incolumità». Gentili funzionari del Viminale assicurano che «tutto è
tranquillo». Che «gli ospiti giocano persino a pallone». Dalla collina che lo
sovrasta, lo spettacolo è diverso. Nei due bracci sopravvissuti all´incendio,
separati dallo scheletro di lamiera dell´edificio fuso dal calore delle fiamme,
una folla di uomini ciondola e spesso grida, agitando stracci dai ballatoi
degli alloggi in cui è stipata. In brande e a terra. Nell´unico, angusto
cortile, si sta seduti a gambe incrociate per l´appello, sotto lo sguardo di
poliziotti trasformati in secondini. Tanto da strappare a Franco Maccari,
segretario generale del Coisp, sindacato di polizia, arrivato sull´isola per
guardare con i suoi occhi, che «in una situazione così degradante e
allucinante, il peggio può ancora venire». Una nuova rivolta o magari un´altra
notte come quella del 6 febbraio scorso. Alle 19 di quel venerdì, come ne
documentano i registri di ingresso, arrivò nel poliambulatorio dell´isola il
primo tunisino trasportato d´urgenza dal Centro. E dopo di lui, altri otto.
Fino alle 5.20 del mattino. Nello stomaco di tutti, imprigionati in molliche di
pane e morsi di patata, «corpi radio opachi». Lamette da barbiere. Nascoste
nelle protesi dentarie al momento dello sbarco e ingoiate poi. Per bucarsi
dentro e riuscire ad evadere dall´isola che si è fatta sarcofago.
( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA PISTOIA pag.
2 «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai
Consorzi ... «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni
finanziari ai Consorzi Fidi e una generale diminuzione degli spread applicati».
Ancora, Confcommercio chiede decontribuzione del lavoro
dipendente e semplificazione della burocrazia, specie
per quanto attiene ad alcune norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro: «giusto
perseguire l'obiettivo della diminuzione degli incidenti ma non è giusto
equiparare l'azienda edile al negozio di cravatte come di fatto fa il decreto
81 del 2008».
( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA PISTOIA pag.
2 «LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male,
fino... «LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male,
fino al 2008 avevano sostenuto l'impatto della recessione. Le previsioni sono
di una contrazione a doppia cifra, il rischio quello che centinaia di negozi
non riescano a scollinare il
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del
Mezzogiorno - NAPOLI - sezione: NAPOLI - data: 2009-02-22 num: - pag: 9
categoria: REDAZIONALE L'annuncio I progetti a pochi giorni dalla kermesse
Ferrara: il Nautic sud vuole comprare anche la fiera di Roma «I porti turistici
a Napoli vanno fatti» «Vogliamo nove porticcioli con interventi a Castel
dell'Ovo, a Santa Lucia, al Molosiglio, a Mergellina» NAPOLI - Voglia di
primavera, voglia di Nautic Sud. Che Salone sarà quello che il ministro Scajola
inaugurerà sabato 7 marzo? Compresso dalla recessione o capace di navigare in
mare aperto? Lino Ferrara, il patron, non ha dubbi: «Reagiremo bene, la crisi
non ci sfiorerà. Il numero degli espositori è aumentato, a terra e a mare, nel
nostro Marina Nautic Sud a Mergellina, avremo 1500 barche e presenteremo alle
istituzioni il conto del nostro progetto per la portualità turistica sul
lungomare: trentamila firme raccolte dall'Unione Armatori da diporto. Vogliamo
nove porticcioli coast to coast, con interventi a Castel dell'Ovo, a Santa
Lucia, al Molosiglio, a Mergellina, solo così la nautica potrà diventare il
volano dello sviluppo». La Fiera nautica festeggerà quest'anno i suoi primi
quarant'anni: non li dimostra, anzi invecchiando migliora. Anche in questa
edizione sfileranno in passerella i big della nautica, da Gagliotta a Abacus,
da Ferretti a Fiart e ai Cantieri di Baia. Prove a mare, trattative a terra,
Affari? Si spera tanti e si incrociano le dita: l'anno scorso ci fu un
incremento del 9%, quest'anno è più dura, ma si spera di fare ancora meglio. Lino
Ferrara è una sorta di Rodomonmte con le idee chiare. Nei giorni scorsi ha
ricevuto la visita del direttore commerciale del Big Blu, la Fiera nautica di
Roma, che ha protestato per l'accavallamento delle date delle due rassegne e ha
chiesto a Nautic Sud di stipulare un patto di partnership. Si farà? «Manco per
idea. Al dottor Antonio Bruzzone, che è venuto a trovarmi, ho detto che
l'accavallamento delle date è stato voluto perchè non temiamo la concorrenza
romana e subito dopo ho chiesto qual era il prezzo della rassegna romana perchè
il Nautic Sud vorrebbe comprarla. Loro sono malati di gigantismo, hanno
costruito un quartiere fieristico enorme ma non ce la fanno a riempirlo. E sarà
sempre peggio perchè non c'è vocazione. La differenza è tutta qui: a Roma vanno
avanti grazie ai finanziamenti pubblici che hanno ottenuto, noi, invece,
vendiamo solo barche e rischiamo in proprio per questo abbiamo bisogno di stare
con gli occhi aperti». L'approccio, quindi, è naufragato prima ancora di
cominciare e Ferrara guarda avanti. Il Nautic Sud, dice, è una grande
opportunità, ma se non si realizza una croisette sul lungomare i sogni legati
alla nautica da diporto resteranno nel cassetto. «Il nuovo assessore all'arredo
urbano Guida è animato di buoni propositi, ma con i dissuasori, le fioriere e
qualche infopoint non si va da nessuna parte. Bisogna ragionare in grande, cioè
far avanzare il verde sul lungomare e pedonalizzare. I progetti sono pronti,
che cosa si aspetta»? Ma si è scelto di fare la grande marina a Vigliena.
«Quella va fatta, Napoli ha bisogno di un grande porto turistico, ma i posti
barca sulla Croisette sono un'altra cosa. Solo con strutture di grande fascino
riusciremo a catturare i diportisti, come accade sulla Costa Azzurra. O
ragioniamo così o faremo sempre
( da "marketpress.info" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 23 Febbraio
2009 IL PRESIDENTE CECO VACLAV KLAUS CRITICA UN´INTEGRAZIONE PIÙ STRETTA
DELL´UE Bruxelles, 23 febbraio 2009 - Intervenendo in Aula, il Presidente ceco
Vaclav Klaus ha sostenuto che il Trattato di Lisbona aumenterebbe il deficit
democratico dell´Ue e che sarebbe un errore rafforzare i poteri del Parlamento
europeo e ridurre quelli degli Stati membri. Per Pöttering tali opinioni sono
espressione della molteplicità delle visioni in Europa e, rilevando come in
democrazia sia la maggioranza a vincere, ha osservato che, in un parlamento del
passato, Klaus non avrebbe potuto tenere un simile discorso. Ascoltato l´inno
europeo, il Presidente Pöttering ha dato il benvenuto al Presidente ceco Vaclav
Klaus, rilevando che il Parlamento europeo è la rappresentanza democratica dei
cittadini dell´Europa unificata. Ha poi osservato che la Repubblica ceca è
sempre stata al cuore dell´Europa e ha contribuito alla sua storia. Ha quindi
detto di apprezzare il ruolo della Repubblica ceca nell´Ue, accentuato ora
dalla Presidenza di turno. In proposito, ha evidenziato che la ratifica, a
grande maggioranza, del trattato di Lisbona da parte del Parlamento ceco,
sottolinea la disponibilità della Presidenza a contribuire a un iter positivo
delle ratifica del trattato, che «è indispensabile per affrontare le grandi
sfide del Xxi secolo». Il Presidente si è poi detto preoccupato per le attuali
tendenze protezionistiche, rilevando invece i benefici di un mercato unico
libero e aperto. Ha quindi concluso sottoscrivendo l´appello del Presidente
Klaus ai suoi cittadini di partecipare numerosi alle prossime elezioni europee,
poiché sono «estremamente importanti». Dopo aver ringraziato per l´invito,
Vaclav Klaus ha sottolineato come il Parlamento europeo sia una delle
istituzioni chiave dell´Ue, che riunisce rappresentanti di 27 paese
appartenenti a un´Unione europea che, da cinquanta anni, è «un´esperienza unica
e, in principio, rivoluzionaria». Ricordando poi che tra meno di tre mesi il
suo paese celebrerà i cinque anni dell´adesione all´Ue, ha affermato che lo
farà «con dignità» e, a differenza di altri nuovi Stati membri, senza
dimostrare delusione per le aspettative non realizzate. Ha infatti spiegato che
le attese ceche «erano realiste» e che era noto che non si trattava di
un´adesione «a un´utopia». La possibilità di partecipare all´integrazione
europea, ha proseguito, è stata presa come un´occasione per beneficiare dei
vantaggi offerti dall´Europa e per contribuire al processo: «ci assumiamo la
nostra parte di responsabilità nello sviluppo dell´Unione europea». Il
Presidente ha poi spiegato che «non vi sono alternative all´adesione» all´Ue e
che nessuna forza politica del suo paese la mette in dubbio. Per questa ragione
si è detto «sgradevolmente imbarazzato» per gli attacchi «infondati» verso la
Repubblica ceca circa la sua presunta volontà di trovare un altro gruppo
d´integrazione cui aderire. L´integrazione europea, ha proseguito, ha per
missione di eliminare «le barriere inutili e controproducenti per la libertà
umana e la prosperità» riguardo alla circolazione di persone, beni, servizi,
idee e filosofie politiche. Deve inoltre gestire progetti comuni che non
possono essere raggiunti dai singoli Stati. Il Presidente ha tuttavia affermato
che le decisioni prese a Bruxelles «sono sicuramente più numerose di quanto
sarebbe ottimale». In proposito ha posto una domanda retorica ai deputati:
«siete sicuri, quando votate su una questione, che questa debba essere risolta
in questa sala e non invece in un posto più vicino ai cittadini e, dunque,
all´interno degli Stati membri?». L´attuale retorica «politicamente corretta»,
ha insistito, evidenzia altri effetti possibili dell´integrazione che sono
«piuttosto secondari» e che «rappresentano le ambizioni di uomini politici
professionisti e delle persone a loro legate anziché gli interessi dei
cittadini comuni». D´altra parte, ha ammesso che, benché l´adesione fosse
l´unica alternativa, «i metodi e le forme d´integrazione europea offrono molte
varianti possibili e legittime». A suo parere «è quindi sbagliato considerare
lo stato attuale dell´organizzazione istituzionale dell´Ue come un dogma» ed è
altrettanto sbagliato «supporre che il solo futuro possibile dell´integrazione
europea, postulato a priori e non criticabile, debba essere "un´Unione
sempre più stretta" o l´integrazione sempre più profonda degli Stati
membri». E l´imposizione di questo approccio «è inaccettabile». Inoltre, ha
proseguito, «è chiaro che qualsiasi modifica istituzionale dell´Ue non è un
obiettivo in sé ma il mezzo per raggiungere dei veri obiettivi», tra i quali
figura «un´organizzazione economica che possa garantire la prosperità, come
l´economia di mercato». A suo parere, è questo quanto chiedono coloro «che
hanno vissuto sotto l´oppressione del comunismo e che hanno combattuto contro
un´economia pianificata organizzata dallo Stato». Il sistema decisionale
attuale dell´Ue, ha aggiunto il Presidente, «è diverso da quello che è stato
confermato dalla storia della democrazia parlamentare classica . Dove vi è una
parte che sostiene il governo e l´altra all´opposizione». A suo parere, «ciò
non esiste nel Parlamento europeo . Dove è imposta una sola alternativa mentre
chi la pensa diversamente è considerato un avversario dell´integrazione
europea». Riferendosi alla distanza tra i cittadini e l´Europa, ossia il
deficit democratico, il Presidente ha affermato che i progetti di modifica
dell´assetto istituzionale, come la Costituzione europea o il trattato di
Lisbona, «aumenterebbero ulteriormente questo difetto». Inoltre, «essendo
assente un popolo europeo la soluzione non consiste nemmeno nel rafforzare i
poteri del Parlamento europeo». Ciò, ha insistito, «potrebbe aumentare il
problema alienando ancora di più i cittadini dalle istituzioni europee». A questo
punto, diversi deputati si sono alzati e hanno lasciato l´Aula. La soluzione,
ha proseguito il Presidente, non consiste neanche nel «melting pot
dell´integrazione europea, né nella riduzione del ruolo degli Stati membri
sotto il motto di una società europea multiculturale e multinazionale». Ha
quindi affermato di temere che «il tentativo di accelerare e approfondire
l´integrazione e di trasferire a livello europeo ulteriori decisioni che
riguardano i cittadini degli Stati membri possa minacciare tutti i risultati
positivi ottenuti dall´Europa negli ultimi cinquanta anni». Il successo
dell´Ue, ha proseguito, sta anche nel fatto che «l´opinione e la voce di ogni
Stato membro hanno avuto finora la stessa importanza, al momento del voto, e
sono state ascoltate». Ha quindi ammonito che se i cittadini non si
riconoscessero più nel progetto europeo «ci potremmo ritrovare molto facilmente
e rapidamente ai tempi di cui abbiamo l´abitudine di dire che appartengono a un
passato lontano». Ciò, ha proseguito, è legato anche alla questione della
prosperità: «il sistema economico attuale dell´Ue è quello dell´oppressione del
mercato e del rafforzamento continuo della gestione centrale dell´economia». Ha
quindi osservato che «nonostante la Storia abbia dimostrato che non si tratta
della giusta direzione, la stiamo riprendendo di nuovo». Il Presidente ha poi
affermato che la crisi finanziaria ed economica «non è stata una crisi del
mercato . Ma è stata causata dalla manipolazione politica del mercato» e, in
proposito, ha ricordato nuovamente «l´esperienza storica della nostra parte
dell´Europa e le lezioni che ne abbiamo tratto». La soluzione, ha insistito,
consiste unicamente «nella liberalizzazione e la deregolamentazione
dell´economia europea». Il Presidente ha quindi concluso sottolineando
l´esigenza che «una discussione libera su tali questioni non sia considerata
come un attacco all´idea stessa dell´integrazione europea». Abbiamo sempre
creduto, ha proseguito, «che la democrazia autentica, che ci è stata negata per
quaranta anni, è giustamente fondata sul diritto di dibattere apertamente sulle
questioni gravi, di essere ascoltati e di difendere la possibilità di ciascuno
di presentare il proprio parere anche se è diverso». Lo scambio libero delle
idee e delle opinioni, ha aggiunto, «è una condizione essenziale della
democrazia . E costituisce il solo modo per rendere l´Unione europea più
libera, più democratica e più prospera». Il Presidente Pöttering, rivolgendosi
a Vaclav Klaus, ha rilevato che egli ha parlato al Parlamento europeo come
aveva auspicato e che «in un parlamento del passato non avrebbe potuto tenere
questo discorso». «Grazie a Dio - ha aggiunto - viviamo in una democrazia
europea in cui ognuno può esprimere la propria opinione». Il Presidente ha poi
affermato che «siamo una famiglia europea dove, come in tutte le famiglie, ci
sono punti di vista diversi». Ha in seguito sottolineato che se il Parlamento
europeo non avesse tutta l´influenza che ha e non fosse co-legislatore sul 75%
delle decisioni - che salirebbe a quasi il 100% con il trattato di Lisbona -
sarebbe la burocrazia a decidere in Europa». «La sua
visita - ha concluso - è espressione della molteplicità delle visioni in Europa
. E, come in ogni democrazia, vince la maggioranza». . <<BACK
( da "Messaggero, Il (Marche)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 23 Febbraio
2009 Chiudi di PEPPE ERCOLI LAscoli A crisi economica, i politici ascolani e
non, i tanti detti. Questi i temi che hanno maggiormente caratterizzato le
mascherate della prima giornata del Carnevale di Ascoli che ha richiamato nelle
vie del centro decine di migliaia di persone nell'arco di tutta la giornata.
Erano 81 i gruppi iscritti, ma tanti altri sono stati presenti fuori concorso
contribuendo allo spettacolo che anche quest'anno è parso di buon livello sia
per i temi scelti, che per la realizzazione e per la cura, a parte qualche
eccezione, dei costumi e delle scenografie. I politici non sono stati
risparmiati. Il più gettonato è stato l'assessore Claudio Travanti che però è
stato protagonista in prima persona, interpretando se stesso, nel gruppo
L'Isola dei famosi. Un gruppo che fa discutere e che ha unito nello show noti
personaggi ascolani famosi davvero come Pino Barba (vincitore della gara di
ieri), Palma, Rita Parracciani, Mariolino, Valerio Zanchè, tutti alle direttive
di Piero D'Ottavi e Claudio Tempera. E' andata in scena anche la vicenda del
taglio dell'abete rosso alla Piazzarola con Travanti in lotta con Parracciani
che si incatenava. E Enzo Impiccini invitava l'assessore Travanti ad andare a
ritirare le scarpe fatte col legno degli alberi da lui fatti tagliare in città.
Impiccini le scarpe le ha fatte anche a Ciccanti, Celani, Rossi; un po' a
tutti. Di politica si sono occupati anche Walter Angelini, Adele Cappelli, Gigi
Silvestri e Miki Girardi che proponevano cordate per la poltrona di sindaco di
Ascoli. Nel mirino anche l'onorevole Luciano Agostini inserito nell'evoluzione
della specie, "lupo" compreso...E a proposito di politici, in barba
alla crisi in Comune, l'assessore Nico Stallone si è tuffato anche quest'anno
nel carnevale insieme ai suoi fedelissimi Franz Sorrentino e Mimmo Angelini. Se
l'è vista dovendosi rifugiare sul terrazzo dopo essere stato colto dal marito
dell'amante. Tema della crisi per un altro politico ascolano, il consigliere
comunale Zè Firmani. Franco Laganà e il professor Fernando Galiè hanno invece
proposto un'invenzione Beghelli per proteggere l'intimo delle donne dai male
intenzionati. E' Magnate la foglia Marco Regnicoli, mentre aveva L'occhio
vigile Mariolino Vitelli. Esilarante la mascherata all'ombra del Duomo dove il
sindaco Celani tentava di piazzare la statua di Cecco d'Ascoli sul piedistallo
notoriamente vuoto e il vescovo Montevecchi, ma soprattutto il parroco della
cattedrale don Baldassarre che volevano metterci la statua di S. Emidio. Sempre
a piazza Arringo belli i gruppi sul guasto a Tallacano ancora non risolto, ma
anche l'osteria e la festa all'Ascensione. Problemi di sonno notturno per Zè
Vagni e Domenico Fioravanti, mentre tremendamente reale era
il problema della lentezza della burocrazia rappresentato
davanti alle vetrine di Di Sabatino. Nicola Conese ha acquistato la Mozz-Ano
Airlines, un pessimo affare, ma l'aereo era davvero ben fatto. Come le
scenografie di "Indiana Ngenò alla ricerca dell'ascolano Perduto" con
gli infaticabili Pino Presciutti e Ottorino Pignoloni e "Lu sbarch su la
luna" a piazza Simonetti. Ben fornita la cantina in piazza della
Verdura dove primeggiavano "passerina" e "pecorino" e da
ridere l'allargamento delle piste da sci a monte Piselli per far... legna.
Annunciato è stato molto divertente la lite fra Giovanni Allevi e Uto Ughi alla
presenza del presidente della Repubblica Romolo Plebani. Paolo Fratoni era il
crociato che proponeva la cintura di castità, mentre Roberto Lauretani era alle
prese con una fuga di notizie. Alessandro Bono e Lucio Sermarinbi hanno messo
in scena una riuscita parodia del detto "sopra la panca la capra campa e
sotto... crepa". Immancabile il tema della provincia di Fermo e secondo
Gianni Nardoni e Silvio Pierdomenico c'è poco da fare: Li fermani c'è fatt li
scarpe!. Domani si replica. A Fermo la XX edizione del Carnevale si è chiusa
con migliaia di persone che hanno preso d'assalto i
( da "Giornale di Brescia" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 23/02/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:finestra sul mondo finestra sul mondo
Stati Uniti d'Africa, più che progetto un'utopia L'idea, vecchia di almeno 50
anni, è stata rilanciata da Gheddafi dopo essere stato insignito dei titoli di
«re dei re» e di presidente dell'Ua (Unione Africana). L'ipotesi sarebbe
percorribile ma a fare ostacolo è la struttura autoritaria della maggior parte
del Continente Una domanda circola negli ambienti politici e diplomatici
africani: il sogno del «Re dei Re» si realizzerà mai? Tanto per cominciare
quando parliamo oggi di «Re dei Re» non ci riferiamo al Negus, all'Imperatore
di Etiopia titolare di quell'appellativo, ma a Mu'ammar Abu Minyar
al-Qadhdhafi, alias Muammar Gheddafi, l'immarcescibile leader della Giamairia
libica, che è stato insignito di questo titolo da un consesso di oltre 250 re e
capi tradizionali africani nel corso di una recente riunione solenne da lui
convocata a Tripoli. Con tale epiteto il nostro si è presentato ad Addis Abeba
ed è stato acclamato Presidente pro-tempore dell'Unione Africana (UA). Nel suo
discorso inaugurale di Gheddafi, «Re dei Re» e neo-Presidente UA, ha rilanciato
un suo vecchio sogno e cavallo di battaglia, vale a dire la creazione degli
Stati Uniti d'Africa, ottenendo subito l'appoggio entusiastico del leader
senegalese Abdoulaye Wade. A questo punto dobbiamo subito porci la domanda: è
questo un sogno realizzabile, un disegno fattibile? Il sogno panafricano di
Nkrumah L'idea è bella ma è tutt'altro che nuova, ha l'età dell'indipendenza
africana, ossia più di cinquant'anni, di conseguenza pensiamo che si realizzerà
difficilmente e certamente non in questa generazione. All'indomani infatti
della prima indipendenza del continente, quella del Ghana (1957), il suo leader
carismatico l'Osagyefo («il redentore») Kwame Nkrumah dichiarò che
l'indipendenza del suo Paese era incompleta senza la libertà dell'intero
continente e da convinto sostenitore del panafricanismo propose già allora la
creazione degli Stati Uniti d'Africa. In seguito, nel corso di una riunione a
Casablanca a cui partecipavano un gruppo di governi progressisti (oltre al
Ghana, il Mali di Modibo Keita e la Guinea di Sekou Touré) e di movimenti di
liberazione venne rilanciata l'idea per l'immediata creazione degli SUA, che
trovò però l'opposizione dei Paesi più conservatori, noti come il così detto
«gruppo di Monrovia» (Liberia, Etiopia, Costa d'Avorio, Nigeria). Fu solo
quando con molto «pragmatismo» conservatori e progressisti presero a
considerare gli Stati Uniti d'Africa come il lontano traguardo di una
progressiva collaborazione politica tra i Paesi del continente che si riuscì ad
arrivare, nel 1963, alla creazione di un'organizzazione intergovernativa
fondata sul rispetto della sovranità e sull'integrità territoriale degli Stati
membri, vale a dire all'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA).
L'attualizzazione di Thabo Mbeki Nel 2000, poi, su proposta dell'allora
presidente sudafricano, Thabo Mbeki, vennero poste le basi di quella che oggi è
l'Unione Africana, che ha caratteristiche molto simili a quelle dell'OUA che
l'ha preceduta; ma che si propone, come traguardo e meta finale la creazione di
una struttura politica e socio-economica integrata, vale a dire gli Stati Uniti
d'Africa. A questo punto torniamo alla domanda iniziale: è questa una proposta
fattibile? Certamente: anzi in molti la auspicano, e ritengono che sarebbe
anche possibile farla, sennonché per realizzarla bisognerebbe stravolgere dalle
fondamenta l'attuale sistema che esiste nella gran maggioranza dei Paesi
africani. I regimi del Continente, fatte pochissime eccezioni, si fondano su
sistemi autoritari e repressivi, e se sono «democratici» la loro democrazia è
spesso instabile e traballante, in ragione delle loro
burocrazie incompetenti, dell'esistenza di meccanismi strutturalmente incapaci
di prendere decisioni per l'interesse collettivo, mentre corruzione, nepotismo,
arricchimento spingono quanti giungono al potere a favorire la propria
famiglia, il proprio gruppo tribale, la propria regione per assicurare la
propria sopravvivenza. Bisogna quindi modificare non solo le mentalità e
superare le faide tribali ma anche alla base le strutture della governance. Le
molte crisi che hanno travagliato il Continente, e che lo travagliano ancora
oggi, mostrano proprio che vi sono ancora spazi troppo angusti per dare vita ad
un'unione di tipo federalistico con istituzioni e strutture che gradualmente
dovrebbero prendere il posto di quelle che esistono nei singoli stati africani.
Cinquant'anni sono trascorsi dalla proposta di Nkrumah e almeno un'altra
generazione dovrà passare prima che gli stati cedano quelle porzioni di
sovranità che anche noi dell'Unione Europea abbiamo molto esitato, e ancora
esitiamo, a cedere. Massimo S. Baistrocchi
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca di Cagliari
Pagina 1010 Dopo quattro anni la Giunta ha sbloccato il piano di zona per 19
ettari: previsti 2600 nuovi residenti Su Stangioni e il sogno di una casa per
tutti Dopo quattro anni la Giunta ha sbloccato il piano di zona per 19 ettari:
previsti 2600 nuovi residenti Edilizia sociale per
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prov Medio Camp
Pagina 3016 Appello del Comune alla Regione perché sblocchi i finanziamenti
concessi per il progetto Domotica Villamar, non decolla il piano per i disabili
Appello del Comune alla Regione perché sblocchi i finanziamenti concessi per il
progetto Domotica --> In abitazioni costruite decenni fa ci sono spesso
troppi ostacoli per una persona disabile o con difficoltà di movimento. Per
questo anche l'amministrazione di Villamar ha pensato di dover migliorare la
qualità della vita dentro le mura domestiche per otto suoi cittadini che
soffrono di gravi difficoltà fisiche. Uno sforzo premiato dalla Regione che,
nell'ambito del progetto regionale "domotica", ha finanziato con
sessantomila mila euro otto interventi di miglioramento che saranno realizzati
in altrettante case del Comune della Marmilla. I soldi finora però non sono
ancora arrivati nelle casse municipali di Villamar. E gli amministratori si
appellano alla nuova e prossima Giunta regionale affinché queste somme, attese
con ansia dai disabili del paese, arrivino presto. «Quando abbiamo saputo
dell'opportunità offerta dalla Regione ci siamo subito attivati per presentare
i progetti», ha esordito l'assessore ai Servizi sociali Rosaria Pitzalis. «Da
tempo conoscevamo diverse situazioni di disagio. Problemi che, come
amministratori, sentiamo sulla nostra pelle. Ci sono abitazioni vecchie con
arredi non adatti per chi ha difficoltà di movimento. Un'opportunità dunque da
sfruttare». «Dotare i disabili di strutture e ausili per farli vivere meglio rientra
perfettamente nelle linee programmatiche della nostra amministrazione», ha
aggiunto il sindaco Pier Sandro Scano. «L'attività di un Comune deve partire
proprio dal sostegno delle persone malate e non sicure». Alla presentazione
degli otto progetti personalizzati ha lavorato alacremente anche l'ufficio
comunale dei Servizi sociali diretto da Marina Lai. «La Regione ha premiato i
nostri sforzi. Ci ha concesso 68 mila euro ai quali si sono uniti 2.500 euro
fondi di bilancio», ha spiegato Lai. Tante le situazioni di disagio che
attendono di essere risolte. Ci sono persone affette da nanismo. Ma anche
pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, costrette ancora a dormire su un letto
delle antiche case contadine. E ancora fratelli che hanno difficoltà a camminare
e la struttura della loro casa di certo non li aiuta. «Il finanziamento ci
consentirà di realizzare lavori per migliorare questi spazi ma anche acquistare
arredi e strumentazioni più consoni alla vita quotidiana dei nostri cittadini
disabili», ha aggiunto l'assessore Pitzalis, che ha rivolto però anche un
caloroso invito alla Regione: «Ci è stato comunicato il
finanziamento alcuni mesi fa ma da allora le somme non sono ancora arrivate.
Spesso i beneficiari delle somme regionali ci chiamano per avere notizie.
Speriamo che i tempi della burocrazia si velocizzino e i nostri
disabili possano finalmente vivere meglio in abitazioni rinnovate». ANTONIO
PINTORI
( da "Giornale.it, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 8 del 2009-02-23
pagina 0 Sanità, uno su 40 prenota già le visite on line di Redazione
Smart-card, a quattro mesi dal via libera 250mila residenti su 9 milioni e
mezzo si sono procurati il lettore Altroconsumo: «Difficoltà tecniche e troppa burocrazia». Regione: «Miglioreremo, ma solo il 10% usa il
web» di Beatrice Bedeschi Lettore di smart card, non arriva ancora il successo
sperato. A quattro mesi dall?entrata in funzione del sistema sanitario
informatizzato in Lombardia, infatti, su 9 milioni e mezzo circa di residenti,
250mila si sono procurati il lettore per accedere ai servizi online della
Regione. Uno su 40. Il sistema, lanciato con una massiccia campagna
pubblicitaria a novembre, prevede l?utilizzo di un apparecchietto - il lettore
di smart card, appunto - che va collegato al computer e dentro al quale va
inserita la propria tessera sanitaria. Stando a quanto promesso dalla Regione,
così facendo si può fra le altre cose avere accesso alla propria cartella
clinica, scegliere il medico di base e soprattutto prenotare visite
specialistiche direttamente da casa. A distanza di mesi, però, quest?ultimo
servizio, uno dei più allettanti per i cittadini, funziona solo nella provincia
di Como. «I servizi online tramite lettore di smart card sono solo un aspetto
minoritario di un sistema (realizzato nell?arco di 10 anni e costato
complessivamente oltre 500 milioni di euro, ndr) che ha reso la Lombardia la
prima regione a mettere in rete ospedali, medici di base e farmacie - spiega
Alberto Daprà, presidente di Lombardia Informatica, la società pubblica legata
alla Regione che ha sviluppato il sistema -. Certo, ci sono alcuni aspetti
organizzativi da migliorare, ma chi si serve dell?online non sarà mai più del
10 per cento degli utenti. La maggior parte della gente prenota le visite
tramite call center». «C?è una netta discrepanza fra i servizi promessi e
quelli che il cittadino può effettivamente utilizzare - replica Laura
Filippucci di Altroconsumo -. Oltre al problema della prenotazione delle visite
c?è anche la lentezza con la quale i dati vengono caricati: molti di quelli che
hanno dato la propria disponibilità vedono tuttora solo parte degli esami e
delle visite che hanno fatto in passato». A questo si aggiungono le difficoltà
tecniche del sistema: il lettore di smart card, ad esempio, è a spese del
cittadino. Fra ottobre e il dicembre è stato venduto in allegato ai quotidiani
a 7 euro e
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-23 - pag: 3 autore: Per la
«macchina» comunale 300 euro a testa è il costo annuo che ogni cittadino paga
per le funzioni generali - Napoli in testa alla graduatoria Può un'utilitaria
consumare il doppio di un transatlantico? Nella realtà fisica dei motori forse
no, ma in quella parallela dei conti comunali il fenomeno si verifica senza
troppe difficoltà. Per incontrare l'esempio più evidente
bisogna spingersi a Enna: alle spese generali per la burocrazia il Comune
siciliano dedica 484 euro a cittadino, cioè il doppio di Roma, e due volte e
mezzo il valore registrato a Torino. La media, nelle città sopra i 30mila
abitanti, è a quota 260 euro, a cui si aggiungono 34 euro per gli organi
istituzionali. Le dimensioni tornano a contare nel caso di Napoli, che
coni suoi 539,3 euro a cittadino spesi per la burocrazia
straccia tutti i concorrenti collocandosi in cima alla classifica. Se i conti
comunali fossero una lettura un po' meno esoterica, le richieste di spiegazioni
a numeri come questi accenderebbero dibattiti locali fino a incidere forse
sulle scelte degli elettori. Che spulciando i conti dei sindaci, come fa Il
Sole 24 Ore in questa pagina con l'aiuto della banca dati AidaPa, troverebbero
anche qualche risposta interessante. La macchina dell'«amministrazione
generale» è il cuore burocratico del Comune, e contempla le segreterie, la
gestione del personale, la ragioneria e l'economato, l'ufficio tributi, la
gestione dei beni demaniali,l'ufficio tecnico e l'anagrafe. A Napoli queste
attività impegnano (il dato è riferito a fine 2007, tratto dagli ultimi
consuntivi chiusi) 4.493 dipendenti, mentre a Milano ne bastano
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: PRIMA data: 2009-02-23 - pag: 1 autore: Comuni/1. Il
funzionamento degli enti A Napoli e Venezia spese record per politici e uffici
Il Comune di Napoli spende per funzionare 582 milioni di euro all'anno,cioè 540
euro a cittadino. Palazzo San Giacomo segna il record
italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e
Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la
ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare
la macchina comunale. Nella media nazionale si tratta di 294 euro ad
abitante (+5,6% nel 2007 rispetto al 2006), di cui 34 dedicati agli «organi
istituzionali», cioè alla politica locale. Su questo secondo versante, a
primeggiare è Venezia, seguita da Siena e Alessandria. Se però si guarda solo
ai «costi diretti», cioè quelli strettamente collegati alle indennità di
politici e staff, la palma si trasferisce a Cosenza e Reggio Calabria. Servizio
u pagina
( da "Secolo XIX, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
"maisoli",
il centroper bimbi autisticicerca convenzioni il caso n ELISA ha dieci anni ed
è autistica. Vive un'esistenza che per molti, psichiatri compresi, è un enigma.
Come il suo in Liguria ci sono almeno altri mille casi, senza contare quelli
che non sono stati diagnosticati. Già perché l'autismo, con le sue mille facce,
qualche volta è davvero difficile da riconoscere e la Liguria, dicono le
famiglie, non brilla certo per la presenza di centri specializzati. Così la
storia di Elisa, gioco forza, si intreccia con quella del centro di
riabilitazione "Maisoli", uno dei pochi (se non l'unico) a Genova
specializzato nell'affrontare i disagi di questi bambini e delle loro famiglie.
Specializzato, riconosciuto di eccellenza appena pochi mesi dopo la sua
apertura (in piazza Rossetti, alla Foce) nel 2006, ma non ancora convenzionato
con il Sistema sanitario nazionale. Sono pochi, pochissimi i posti che la Asl 3
genovese è riuscita a convenzionare per "Maisoli": i genitori dicono
( da "Repubblica.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
ISOLA DI LAMPEDUSA -
Il pattugliatore 290 della Capitaneria di Porto lascia la darsena del molo
vecchio con la luce del primo giorno, scatarrando cherosene nell'azzurro
cobalto dei fondali. Perché la clemenza del bollettino del mare e la
disperazione di chi lo attraversa sono più forti di un decreto legge. Perché
per quarantotto ore, il canale di Sicilia si fa laguna e nella notte torna a
restituire uomini, donne e bambini alla deriva. Questa volta, e "per
disposizione di Roma", agganciati sui loro barconi oltre l'orizzonte e
destinati alle spiagge di porto Empedocle, in Sicilia, e ai centri di
identificazione ed espulsione (Cie) dell'isola madre. In una coltre di
"discrezione" che consenta di dire che gli sbarchi su questo scoglio
di
( da "Denaro, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Napoli comune Spese
record per Palazzo San Giacomo Angelo Vaccariello Il Comune di Napoli spende
per funzionare 582 milioni di euro all'anno, cioè 540 euro a cittadino. Palazzo San Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e
Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la
ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare
la macchina comunale. E' quanto emerge dall'indagine pubblicata dal Sole
24 Ore. Il costo medio nazionale è di 294 euro per abitante. del 23-02-2009 num.
( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
COPERTINA pag. 1 La
minaccia protezionista l?intervento GIULIANO AMATO EMMA BONINO Dalla fine della
Seconda Guerra mondiale l?Europa ha goduto di pace e di prosperità come non
mai. Pochi possono contestare il fatto che la Comunità Europea abbia giocato un
ruolo chiave. Il suo elemento centrale è stato, ed è, il mercato comune, che
garantisce libertà di movimento alle persone, ai capitali, ai beni e ai
servizi. Le economie degli stati membri sono adesso così interconnesse da
formare un forte e coeso mercato interno. Questo è ciò che tiene veramente
insieme le diverse visioni dell?Europa. E' stata la forza trainante che ha
spazzato via frontiere e controlli, e ha indotto 16 stati membri a rinunciare
alle loro monete nazionali per adottare l?euro. Ha inoltre sospinto la crescita
economica e, attraverso l?allargamento, ha rafforzato e stabilizzato la
democrazia in Europa. È per questa semplice ragione che ogni minaccia al
mercato interno deve essere interpretata come una minaccia alla prosperità
dell?Europa. Il modo in cui alcuni stati membri stanno reagendo all?attuale
crisi finanziaria ci convince che il pericolo per il mercato interno sia reale.
Certamente la crisi è cosi vasta da richiedere varie misure d'intervento
pubblico. Gli strumenti politici sono nelle mani dei governi degli stati
membri. Ma se le decisioni sono prese in maniera scoordinata, con lo sguardo
rivolto esclusivamente allo stretto interesse nazionale, queste misure
rischiano di entrare in collisione con le regole della concorrenza che presidiano
il mercato interno. Il trattato contempla alcune eccezioni a questa regola, ma
chi è il giudice? Non gli stati membri, ma il loro arbitro, la Commissione
europea. Qui interviene il fattore tempo. L?economia rischia di precipitare
nella depressione. Non c?è tempo, dicono alcuni, per la "burocrazia" di Bruxelles di esaminare se certi aiuti di
stato "distorcono o minacciano di distorcere la concorrenza". Questa
insistenza sull?urgenza è comprensibile. Ma allora la Commissione deve poter
intervenire annullando misure prima che abbiano dispiegato i loro effetti
distorsivi sul mercato, oppure siano replicate in altri stati membri, lasciando
alla fine nessuno in condizioni migliori, ognuno in condizioni peggiori, e il
mercato interno a pezzi. I due settori in Europa che hanno beneficiato di
massicci aiuti di stato sono il settore bancario e quello automobilistico. La
Commissione Europea ha cercato di accelerare il processo di revisione
nonostante i governi abbiano preso l?abitudine di annunciare pubblicamente nuove
misure su base pressoché quotidiana. Alcune di queste misure sono di dubbia
compatibilità con le regole della concorrenza anche ad un occhio non allenato.
Il fatto di accompagnarle con minacce a Bruxelles perché dia il suo consenso si
avvicina, in ogni caso, ad una politica del fatto compiuto. E' tempo di
cambiare approccio. Una procedura che funziona in tempi normali, quando le
richieste di aiuti di stato sono infrequenti, non può funzionare nelle attuali
circostanze. Il Consiglio Europeo dovrebbe riunirsi urgentemente e dichiarare
che le banche europee e i produttori di automobili sono in uno "stato di
crisi". Dovrebbero essere create due task forces composte da
rappresentanti nazionali nominati dai governi per i due settori, entrambe
presiedute dalla Commissione, per coordinare gli aiuti, assicurandosi nel
contempo che le misure nazionali si rinforzino mutualmente per il maggior
beneficio dei settori interessati senza però compromettere le regole della
concorrenza. Questo scambio di informazioni può evitare che i governi prendano
decisioni che possono apparire sagge ma poi si rivelano disastrose. Questo dà
anche all?arbitro della concorrenza, la Commissione, un ruolo ex ante, dato che
quello attuale ex post è palesemente inadeguato. I settori bancario e automobilistico
stanno attraversando una crisi strutturale che richiede sforzi di
ristrutturazione più ambiziosi. C?è un precedente storico per un intero settore
industriale sottoposto ad un processo di ristrutturazione su scala europea: il
settore dell?acciaio negli anni settanta e ottanta, quando la Commissione guidò
questo processo grazie ai poteri derivanti dal Trattato costitutivo della
Comunità Europea del Carbone e dell?Acciaio. Ma le similitudini, per quanto
incoraggianti, finiscono qui. Il tempo in cui si assegnavano quote di
produzione è passato. L?essenza della nostra proposta è il coordinamento. Quasi
tutti gli stati membri dell?Ue sono coinvolti nella produzione automobilistica.
La Repubblica Ceca produce più automobili l'anno dell?Italia. Ma chi produce
che cosa in Europa è irrilevante. La nostra prosperità è basata su un bene
pubblico intangibile: l?insieme di regole che ha reso possibile il mercato
interno. I governi europei non dovrebbero mai dimenticare che il loro superiore
interesse nazionale è la difesa del mercato interno europeo. Scopri come
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( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
23 febbraio 2009 -
12.41 (Ultima Modifica: 23 febbraio 2009) Spesso finiscono nel mirino dei
politici e dei cittadini: ma quanto costa davvero la politica nei comuni
emiliano-romagnoli? La risposta arriva da un'inchiesta del "Sole 24
ore", con dati riferiti al 2007. E mostra dati sorprendenti. Ad esempio
che il Comune di Rimini, il cui costo della burocrazia
comunale è il più pesante in regione, è quello che grava meno di tutti in
Italia sui propri cittadini per ?mantenere' gli organi elettivi (Giunta, consiglio
comunale e circoscrizioni). L'amministrazione riminese, infatti, per mantenere
i propri eletti spende solo 1,43 milioni di euro l'anno, pari a 10,37 euro
pro-capite. In Italia l'unico comune a fare meglio di Rimini è Trieste, dove si
spendono 2 milioni di euro per mantenere assessori e consiglieri, ma solo
( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
23 febbraio 2009 -
12.25 (Ultima Modifica: 23 febbraio 2009) E' di ben 47 milioni di euro il costo
della burocrazia comunale a Rimini. Lo afferma
un'indagine del "Sole 24 ore", mostrando che per ogni cittadino il
funzionamento della ?macchina' pubblica costa in media 342,2 pro-capite. Una
cifra elevatissima, che pone Rimini al 10° posto in Italia e al primo in
Emilia-Romagna nella poco edificante classifica sul costo della burocrazia. A Ravenna il costo è di 227,4 euro pro-capite,
186,1 euro a Forlì e 172,1 euro a Cesena. La classifica nazionale vede
primeggiare il Comune di Napoli con 539,3 euro a cittadino (525,9 milioni di
euro complessivi), seguita da Enna (483,6 euro pro-capite) e Firenze (446,8
euro). Agli ultimi tre posti in Italia ci sono Bari (151,7 euro), Prato (138) e
Brindisi (130,4). Venendo alla situazione in Emilia-Romagna, si scopre che
Rimini, prima in classifica per il costo della burocrazia
in rapporto ai cittadini, è seguita da Bologna, che complessivamente spende
106,5 milioni di euro, pari a 285,5 euro a cittadino. Il capoluogo si piazza al
26° posto in Italia. Molto più indietro Ravenna, che con 34,4 milioni di euro e
227,4 euro pro-capite è al 58° posto in Italia. Al 77° posto nella classifica
nazionale si trova Reggio Emilia, con 32 milioni di euro di spesa complessiva
per il funzionamento della macchina comunale, pari a 200,5 euro a cittadino. Seguono
Parma, 84esima in Italia, con 33,7 milioni e 190,5 euro pro-capite; Forlì con
21,1 milioni e 186,1 euro a cittadino, all'85° posto nel paese; Ferrara,
86esima, con 24,8 milioni e 185,8 euro di spesa pro-capite. Cesena si
classifica al 91° posto in Italia e figura, dunque, tra i Comuni più virtuosi
con ?soli' 16,2 milioni di euro per la burocrazia
comunale e 172,1 euro a cittadino. Chiude la classifica regionale Modena,
92esima in Italia, che spende solo 29,2 milioni di euro, cioè 162,4 euro
pro-capite.
( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del
23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
DA MADRID Paola Del
Vecchio Il dottor Pasavento torna sul luogo del delitto, a Napoli e
all'Istituto Cervantes, dove aveva lavorato negli anni passati. Riappare nella
città in cui era maturata la sua ossessione di nascondersi e sparire, di ritirarsi
dal mondo, di essere Nessuno. Forse questa volta riuscirà a vedere le reliquie
di San Gennaro. Ma sarà, ancora una volta, solo l'illusione di un'identità
«perduta, ritrovata, moltiplicata», annullata nella letteratura. In nessun
altro romanzo come Dottor Pasavento l'intensità metaletteraria di cui lo
scrittore Enrique Vila-Matas (Barcellona, 1948) è maestro, trova il suo
culmine. «È uno dei miei libri più sinceri e più duri, il più ossessivo che ho
scritto», confessa lo scrittore calatano. Il libro, edito da Feltrinelli nella
traduzione di Pino Cacucci, marca la fine di una tappa narrativa segnata dalla
trilogia che include Barthleby e compagnia e Il mal di Montano. Di Vila-Matas,
autore di una vasta, provocatoria e originalissima opera narrativa - che include
17 romanzi, volumi di racconti, articoli e saggi - Feltrinelli si appresta a
recuperare Storia abbreviata della letteratura portatile, Exploradores del
abismo e l'ultimo Dietario voluble, frammenti dal quaderno di note personali,
che ha ricevuto elogi da lettori come Almodovar e Fernando Savater. La prima
parte di «Dottor Pasavento» è ambientata a Napoli. «Sì, in un albergo che si
chiama Troisi. La strada in cui si trova corrisponde al Corso Vittorio
Emanuele, quella dell'hotel Britannique, dov'ero alloggiato». Pasavento
riflette sulla «sorprendente assenza di Dio nella religiosa Napoli». «È una
riflessione intorno al tema centrale della scomparsa, sul fatto che non arrivai
a vedere San Gennaro. Annunciai allora in un incontro letterario che la città
sarebbe stato uno degli scenari del mio romanzo». Lei cita anche la scomparsa
di Ettore Majorana. Conosceva già la storia? «Ne sono venuto al corrente più
avanti. Una storia affascinante, mi resi conto che dovevo incorporarla nel
libro». L'eroe morale del dottor Pasavento è Robert Walser, di cui ammira il
desiderio di passare inosservato, il suo rifiuto della grandezza letteraria.
«Nel libro lo spartiacque è la visita in Svizzera al manicomio dove Robert
Walser visse durante 37 anni appartato dal mondo, un po'come Hölderlin. Il
preambolo è la visita a Napoli e le conversazioni con il professore Morante,
che fanno riferimento al libro "Passeggiate con Robert Walser" di
Karl Seelig». Nel romanzo si incrociano le passeggiate per Napoli con i ricordi
di Pasavento dell'infanzia a Barcellona. Hanno qualcosa in comune? «In comune
no, ma a Via Toledo e Corso Garibaldi, la moltitudine, il fiume di umanità che
corre nelle due strade principali della città avevano già colpito lo scrittore
Gomez de la Serna. Diceva che via Toledo era la strada della vita, la strada
più rappresentativa del mondo. Ricordo di aver ripreso questa idea di Gomez de
la Serna, nella mia precedente visita all'Istituto Cervantes, per parlare del
fiume umano lungo via Toledo». A Napoli facilmente ci si può occultare, però
altrettanto facilmente si può perdere qualcosa di sè. «In realtà il desiderio
di scomparire è ambiguo, perchè è sempre accompagnato da quello di essere
ritrovato. Il mio protagonista decide di ritirarsi dal mondo, perchè lo cerchino,
come accadde ad Agatha Christie, ritrovata dopo undici giorni. Ma il suo dramma
è che nessuno lo cerca. A poco a poco comincia a pensare che forse gli
piacerebbe riapparire, ma è già su una strada senza ritorno. Decide allora di
raggiungere il manicomio svizzero dove è rinchiuso Walser, il maestro dell'arte
di convertirsi in nulla». Scrivere per scomparire, ma anche come «unica
possibilità di avere una vita interiore». «Pasavento è un personaggio che si va
convertendo in una serie di eteronimi, alla maniera di Pessoa. Uno di questi è
molto italiano, il dottor Ingravallo, in riferimento al commissario del libro
di Carlo Emilio Gadda. È il libro più ossessivo che io abbia scritto. Credo che
l'ossessione sia un grande motore dell'arte. Il problema di Pasavento è quanto
risulti difficile essere nessuno. L'ossessione è questo affanno di sparire
dalla scena letteraria». Saviano, Barcellona e le mafie. C'è presenza diffusa
della camorra in Spagna? «Se lo dice Saviano sarà certo, io non ho cognizione
di causa nè ho letto il suo libro. Mi sembra che la mafia invada tutta la
politica italiana e che si prolunghi oltre le frontiere. Ma le mafie sono
ovunque. Io potrei parlare di quelle del mondo della letteratura spagnola, che
conosco». Qualche esempio. «Nel libro cito Lobo Antunes. Mi ha fatto molta
impressione leggere che non ha più intenzione di pubblicare. Capisco che alla
fine ci si stanchi di un ingranaggio che tritura. È uno spazio che fa realmente
paura. Ma è un fenomeno globale dell'industria editoriale, scandalosamente
orribile. Non conosco la camorra napoletana, ma è impressionante il mondo di
vendette incrociate, di ricatti dell'editoria. In Catalogna non c'è un palmo
libero dalla corruzione». E a proposito dell'Italia? «È evidente la differenza
con altri paesi come Spagna, Francia o Germania in quanto a
infrastrutture, a trasporti, a servizi e a burocrazia.
L'Italia è molto in ritardo. Prima si elogiava il caos italiano perchè tutto
comunque funzionava. Ora il caos esiste ma non funziona nulla. La grazia degli
italiani, la simpatia che avevamo mitizzato anche attraverso il cinema italiano
non esiste più».
( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Consiglio
provinciale di Forlì-Cesena ( 2 ) (23/2/2009 16:51) | (Sesto Potere) - Forlì -
23 febbraio 2009 - In avvio di seduta del consiglio provinciale di Forlì-Cesena
il capogruppo del PRI Giovanni Lucchi è entrato con competenze tecniche nella
tematica delle politiche edilizie ed urbanistiche dei Comuni e della redazione
da parte della Provincia dei cosiddetti Piani Strutturali ed operativi
comunali, ricordando che è necessario snellire al meglio le procedure
burocratiche affinché il ruolo degli enti locali non venga ad incidere
negativamente nell?attività degli imprenditori e dei cittadini deprimendo
ulteriormente l?economia del nostro territorio e senza per altro qualificare
l?ambiente. Lucchi chiede alla Provincia di “stimolare i Comuni” a privarsi
laddove sia possibile di inutile burocrazie. “Proposito pure condivisibile, ma
in realtà la possibilità di incidere della Provincia presso i Comuni è
limitata! All?atto normativo quella della Provincia sarebbe ingerenza totale,
sul versante dei rapporti politici-amministrativi fra gli enti, al di là dei
normali rapporti di collaborazione, la giunta si muove comunque secondo legge”:
ha risposto l?assessore all?Urbanistica Orazio Moretti. Il capogruppo Lucchi ha
ribadito che in questa fase di interscambio la Provincia può e deve ?dare
indicazioni? sulla portata e la congruità dell?adozione degli strumenti
urbanistici.
( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Consiglio
provinciale di Forlì-Cesena ( 3 ) (23/2/2009 16:52) | (Sesto Potere) - Forlì -
23 febbraio 2009 - Ma non solo di economia e burocrazia
s?è discusso oggi in consiglio provinciale di Forlì-Cesena . Nella fase del
question time s?è parlato anche del Giorno del ricordo. ”Perché la Provincia di
Forlì e Cesena non ha celebrato i noti fatti dell?esodo degli italiani da
Istria, Fiume e Dalmazia partecipando con propria delegazione e gonfalone alle
celebrazioni programmate in mattinata dalla prefettura (il 15 febbraio scorso)
in via Martiri delle Foibe alla presenza di tutti i corpi d?arma?”: ha chiesto
il capogruppo di Forza Italia /Pdl Stefano Gagliardi . E l?assessore alla
Cultura Iglis Bellavista , ha ricordato che l?ente ha coordinato tutte le
iniziative messe in atto dai Comuni del comprensorio per il Giorno della
memoria e del Giorno del ricordo: “Per i due eventi ci adoperiamo con uguale ruolo
di coordinamento , promozione e amplificazione senza procedere con iniziative
di promozione diretta, considerate anche le esigue risorse. La giornata del 10
febbraio coincideva con la data di convocazione della giunta e dunque nessun
assessore è riuscito a smarcarsi per partecipare alle celebrazioni”. Il
capogruppo Gagliardi s?è lamentato comunque della “brutta figura” rimediata
dalla Provincia a causa della sua “rumorosa” assenza.
( da "Quotidiano.it, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sui
costi della burocrazia ascolana
Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore Ascoli Piceno | Il primo cittadino:
"Apprendo da Il Sole 24 Ore, che il Comune di Ascoli occupa il 9° posto
nella speciale classifica per i costi totali e i costi pro capite sostenuti per
il funzionamento degli uffici comunali. Una classifica infondata,ecco il perchè..." Il
Sindaco di Ascoli Piceno Piero Celani Dal Sindaco di Ascoli Piero Celani
riceviamo e pubblichiamo quanto segue: Apprendo da Il Sole 24 Ore di oggi, che
il Comune di Ascoli Piceno occupa il 9° posto nella speciale classifica per i
costi totali e i costi pro capite sostenuti per il funzionamento degli uffici
comunali. Per le spese destinate alla macchina burocratica ogni cittadino
ascolano, secondo le stime del Sole 24 Ore, spenderebbe ben 361,5 euro,
addirittura più di un cittadino di Milano, di Genova o perfino di Roma che
occupa la 45^ posizione. L'autorevole quotidiano economico scrive di aver
rilevato queste cifre con l'aiuto della banca dati AidaPa ma, di certo, sono
assolutamente infondate. La fonte dei dati presi in considerazione risulta
essere il Certificato al Conto Consuntivo 2007, pubblicato sul sito del
Ministero degli Interni e sempre secondo quanto indicato nell'articolo di
Gianni Trovati, è stata presa in considerazione la Funzione 1 del Bilancio,
denominata "Funzioni generali di amministrazione di gestione e di
controllo", in particolare i seguenti servizi: Organi istituzionali (€
2.731.282,00), Segreteria e gestione personale (€ 2.939.347,00), Ragioneria ed
economato (€ 1.798.218,00), Ufficio Tributi (€ 1.186.152,00), Gestione beni
demaniali (€ 2.634.172,00), Ufficio Tecnico (€ 742.216,00) ed Anagrafe (€
723.780,00) per complessivi € 12.755.167,00. Se dividiamo questa cifra per
51.629, quanti sono gli abitanti di Ascoli Piceno, otteniamo: € 247,05.
Pertanto la spesa procapite degli ascolani per il funzionamento della macchina
burocratica è di ben 114,45 euro inferiore a quanto indicato nell'articolo in
questione e tale da collocare la nostra città al 55° o 56° posto nella
graduatoria. Ben lontani, quindi, da quel 9° posto assegnatoci nell'articolo.
Tra l'altro val la pena sottolineare come secondo i dati del Centro Studio
Sintesi che ha analizzato il trend dell'equilibrio corrente: spese ed entrate
nel periodo 2003 - 2007, il Comune di Ascoli Piceno è tra i più virtuosi per
quanto riguarda la gestione corrente delle risorse. Infatti, sulla base dei
dati 2007, il saldo tra le entrate correnti e le spese correnti, permette al
nostro Comune di disporre, per ogni cittadino, di 37 euro. Un bell'esempio di
efficienza e certamente in netto contrasto con quell'immagine di Comune
sciupone ingiustamente attribuitaci. Ma sono certo che una più attenta
rilettura dei dati ed una nuova divisione servirà a ricollocarci nella
posizione in classifica che ci è propria: tra i Comuni virtuosi. 23/02/2009