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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"  23-2-2009

Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

L'abbuffata PADOVANA ( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: hanno acceso la spia sulle fabbrichette che chiudono come sulla burocrazia che per prima alimenta la clandestinità. Si prepara lo sciopero generale in tutta la provincia: «Non siamo schiavi né dobbiamo pagare la crisi del Nord Est che prima ci sfrutta con i lavori che nessuno voleva e poi alimenta la guerra fra poveri» sintetizzano le organizzazioni della rete del lavoro migrante.

Con l'insediamento del nuovo assessore regionale alla Salute, speriamo che emerga finalme... ( da "Leggo" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Matarozzo spiega che «serve un deciso cambio di rotta sul piano delle scelte politiche» perché «della passata gestione salviamo certamente l'abolizione dei ticket, ma non dobbiamo dimenticare che è mancata la concertazione e che la burocrazia ha vanificato gran parte delle buone iniziative». (V. Chi/ass)

A Samar, dove la gente muore per un ascesso ( da "Arena, L'" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è una burocrazia complicatissima che sta rallentando l'arrivo del materiale. E questa è solo la prima delle difficoltà da superare. Probabilmente riuscirò a far arrivare tutto a Manila, la capitale. Ma poi bisognerà che qualche padre Camilliano si prenda la briga di seguire l'iter per il trasferimento del materiale nell'isola di Samar»

park dell'acquasola anche tursi potrebbe ricorrere contro il tar ( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nonostante il brindisi con cui anche il sindaco Marta Vincenzi e l´assessore ai parchi avevano salutato la sentenza, la burocrazia comunale possa spingere per convincere anche il Comune a rivolgersi al Consiglio di Stato», dice Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente nonché tra i leader del comitato dell´Acquasola contro il parcheggio.

- (segue dalla prima pagina) servizio ( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel Cie di contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell´immigrazione chiama «ospiti», erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il «dispositivo di sicurezza» sull´isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni dieci isolani.

<SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Confcommercio chiede decontribuzione del lavoro dipendente e semplificazione della burocrazia, specie per quanto attiene ad alcune norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro: «giusto perseguire l'obiettivo della diminuzione degli incidenti ma non è giusto equiparare l'azienda edile al negozio di cravatte come di fatto fa il decreto 81 del 2008».

<LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male, fino... ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: semplificazione delle burocrazia, riduzione del costo del lavoro, facilitazione d'accesso al credito e congelamento dell'imposizione fiscale locale. « NEGLI ULTIMI 6 MESI dice Morandi le aziende hanno continuano a fare i conti con versamenti di imposte di acconto incongruenti rispetto ai redditi che verranno effettivamente realizzati: gli studi di settore devono essere rivisti al ribasso.

Ferrara: il Nautic sud vuole comprare anche la fiera di Roma ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: piacciono a tutti ma vengono smantellati perchè non sono in regola con la burocrazia delle Soprintendenze. Bisogna correggere i piani paesistici, questo e il problema e Ferrara, a sentirlo dire, si turba. «So bene che questo è il problema. I vincoli sono oppressivi e non danno respiro, lo ha riconosciuto anche il Soprintendente ma nessuno se ne dà per inteso.

IL PRESIDENTE CECO VACLAV KLAUS CRITICA UN'INTEGRAZIONE PIÙ STRETTA DELL'UE ( da "marketpress.info" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: influenza che ha e non fosse co-legislatore sul 75% delle decisioni - che salirebbe a quasi il 100% con il trattato di Lisbona - sarebbe la burocrazia a decidere in Europa». «La sua visita - ha concluso - è espressione della molteplicità delle visioni in Europa . E, come in ogni democrazia, vince la maggioranza». . <<BACK

LAscoli A crisi economica, i politici ascolani e non, i tanti detti. Questi i tem... ( da "Messaggero, Il (Marche)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: reale era il problema della lentezza della burocrazia rappresentato davanti alle vetrine di Di Sabatino. Nicola Conese ha acquistato la Mozz-Ano Airlines, un pessimo affare, ma l'aereo era davvero ben fatto. Come le scenografie di "Indiana Ngenò alla ricerca dell'ascolano Perduto" con gli infaticabili Pino Presciutti e Ottorino Pignoloni e "Lu sbarch su la luna" a piazza Simonetti.

Stati Uniti d'Africa, più che progetto un'utopia ( da "Giornale di Brescia" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: in ragione delle loro burocrazie incompetenti, dell'esistenza di meccanismi strutturalmente incapaci di prendere decisioni per l'interesse collettivo, mentre corruzione, nepotismo, arricchimento spingono quanti giungono al potere a favorire la propria famiglia, il proprio gruppo tribale, la propria regione per assicurare la propria sopravvivenza.

Su Stangioni e il sogno di una casa per tutti ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma il loro progetto per mesi è rimasto insabbiato nei meandri della burocrazia e delle valutazioni tecnico-politiche. Ora la svolta, con l'annuncio dell'assessore all'Urbanistica Gianni Campus: «È stata trovata una soluzione che permette di unire la costruzione di tante abitazioni di nuovissima generazione e a prezzi accessibili, al recupero di un'area fin qui abbandonata».

Villamar, non decolla il piano per i disabili ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ci è stato comunicato il finanziamento alcuni mesi fa ma da allora le somme non sono ancora arrivate. Spesso i beneficiari delle somme regionali ci chiamano per avere notizie. Speriamo che i tempi della burocrazia si velocizzino e i nostri disabili possano finalmente vivere meglio in abitazioni rinnovate». ANTONIO PINTORI

Sanità, uno su 40 prenota già le visite on line ( da "Giornale.it, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tecniche e troppa burocrazia». Regione: «Miglioreremo, ma solo il 10% usa il web» di Beatrice Bedeschi Lettore di smart card, non arriva ancora il successo sperato. A quattro mesi dall?entrata in funzione del sistema sanitario informatizzato in Lombardia, infatti, su 9 milioni e mezzo circa di residenti, 250mila si sono procurati il lettore per accedere ai servizi online della Regione.

Per la macchina comunale 300 euro a testa ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esempio più evidente bisogna spingersi a Enna: alle spese generali per la burocrazia il Comune siciliano dedica 484 euro a cittadino, cioè il doppio di Roma, e due volte e mezzo il valore registrato a Torino. La media, nelle città sopra i 30mila abitanti, è a quota 260 euro, a cui si aggiungono 34 euro per gli organi istituzionali.

A Napoli e Venezia spese record per politici e uffici ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Palazzo San Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare la macchina comunale.

"maisoli", il centroper bimbi autisticicerca convenzioni ( da "Secolo XIX, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E questo fa infuriare le famiglie, stanche di lottare su due fronti, burocrazia e autismo. «Autistici si nasce e si muore. Non c'è cura, solo infinite terapie che riescono a migliorare la qualità di vita dei nostri bambini. Ma c'è bisogno di centri specializzati, di terapeuti in grado di seguire i nostri figli, di ambienti protetti.

Così si vive a Lampedusa isola carcere d'Europa ( da "Repubblica.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nel Cie di contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell'immigrazione chiama "ospiti", erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il "dispositivo di sicurezza" sull'isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni dieci isolani.

Spese record per Palazzo San Giacomo ( da "Denaro, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Palazzo San Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare la macchina comunale.

La minaccia protezionista ( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia" di Bruxelles di esaminare se certi aiuti di stato "distorcono o minacciano di distorcere la concorrenza". Questa insistenza sull?urgenza è comprensibile. Ma allora la Commissione deve poter intervenire annullando misure prima che abbiano dispiegato i loro effetti distorsivi sul mercato, oppure siano replicate in altri stati membri,

Costi della politica, Romagna tra le aree più virtuose in Italia ( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il cui costo della burocrazia comunale è il più pesante in regione, è quello che grava meno di tutti in Italia sui propri cittadini per ?mantenere' gli organi elettivi (Giunta, consiglio comunale e circoscrizioni). L'amministrazione riminese, infatti, per mantenere i propri eletti spende solo 1,43 milioni di euro l'anno,

Il peso della burocrazia comunale sui cittadini: Rimini maglia nera in regione ( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di ben 47 milioni di euro il costo della burocrazia comunale a Rimini. Lo afferma un'indagine del "Sole 24 ore", mostrando che per ogni cittadino il funzionamento della ?macchina' pubblica costa in media 342,2 pro-capite. Una cifra elevatissima, che pone Rimini al 10° posto in Italia e al primo in Emilia-Romagna nella poco edificante classifica sul costo della burocrazia.

DA MADRID PAOLA DEL VECCHIO IL DOTTOR PASAVENTO TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO, A NAPOLI E ALL... ( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Francia o Germania in quanto a infrastrutture, a trasporti, a servizi e a burocrazia. L'Italia è molto in ritardo. Prima si elogiava il caos italiano perchè tutto comunque funzionava. Ora il caos esiste ma non funziona nulla. La grazia degli italiani, la simpatia che avevamo mitizzato anche attraverso il cinema italiano non esiste più».

Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 2 ) ( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a privarsi laddove sia possibile di inutile burocrazie. “Proposito pure condivisibile, ma in realtà la possibilità di incidere della Provincia presso i Comuni è limitata! All?atto normativo quella della Provincia sarebbe ingerenza totale, sul versante dei rapporti politici-amministrativi fra gli enti, al di là dei normali rapporti di collaborazione,

Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 3 ) ( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia s?è discusso oggi in consiglio provinciale di Forlì-Cesena . Nella fase del question time s?è parlato anche del Giorno del ricordo. ”Perché la Provincia di Forlì e Cesena non ha celebrato i noti fatti dell?esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia partecipando con propria delegazione e gonfalone alle celebrazioni programmate in mattinata dalla prefettura (

Sui costi della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore ( da "Quotidiano.it, Il" del 23-02-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Sui costi della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore Ascoli Piceno | Il primo cittadino: "Apprendo da Il Sole 24 Ore, che il Comune di Ascoli occupa il 9° posto nella speciale classifica per i costi totali e i costi pro capite sostenuti per il funzionamento degli uffici comunali.


Articoli

L'abbuffata PADOVANA (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

altra italia L'abbuffata PADOVANA Organizzata dai Beati costruttori di pace, si terrà oggi «Abracciaperte», una domenica all'insegna dell'accoglienza degli immigrati. Con cena «clandestina», canti e balli per dimostrare che Padova è capace di offrire una convivenza solidale Ernesto Milanesi PADOVA In piazza, sotto il palazzo della Ragione simbolo della libertà cittadina che vale per tutti, indistintamente. Senza paura, come a casa propria: «Abracciaperte». Sicuramente la Padova migliore, capace di offrire una cena a tutti e di far festa nel segno della convivenza solidale. Una domenica davvero speciale in piazza delle Erbe: tutti invitati (nonostante tutto) a divertirsi con canti, balli, frittelle e galani. Per dimostrare che nessuno ha il diritto di confinare gli stranieri in una Padova diversa. E' già città multietnica fin dall'ufficio anagrafe: 24.226 stranieri su 210.173 residenti certificati al 31 dicembre 2007. Dieci anni prima non speravano le 5.714 unità. Le statistiche fotografano l'identikit della città reale, ben definita rispetto a quella che ci si ostina a «percepire»: 133 nazionalità diverse, 1.208 famiglie miste, 3 straniere senza fissa dimora, 65 apolidi, 3.979 nuove iscrizioni anagrafiche contro 1.976 cancellazioni, 4.664 fra bambini e ragazzi fino ai 19 anni. A Padova la comunità straniera più consistente è quella rumena (5.655 residenti). Più del doppio rispetto ai moldavi, mentre gli albanesi sono 1.630 con nigeriani e marocchini intorno a quota 1.400. Un migliaio anche cinesi e filippini. Soltanto 393 i tunisini. E un quarto degli stranieri residenti (6.784) si rivelano essere cittadini dell'Unione europea. Afferma con semplice schiettezza l'invito lanciato nelle scorse settimane da Beati i costruttori di pace, insieme a decine di associazioni padovane: «Come nel resto d'Italia, nonostante i numerosi esempi di convivenza solidale, il clima sociale è cambiato. L'appello politico alla paura ha funzionato non solo nel consenso elettorale, ma anche nell'atteggiamento quotidiano di molte persone. Le scelte politiche continuano a proporre una sicurezza «violenta», con proclami e leggi sempre più restrittive e parziali, a volte addirittura in aperto contrasto con i principi di uguaglianza e pari dignità sanciti dalla Costituzione. L'informazione batte ossessivamente sulla cronaca nera, specialmente se si tratta di immigrati, rafforzando nei cittadini la sensazione di insicurezza e i pregiudizi. Si sta facendo strada anche tra giovani e giovanissimi una cultura che incoraggia l'intolleranza e giustifica il rifiuto di chi è considerato diverso, tanto che gli episodi di violenza arrivano anche nelle aule di scuola. È necessario ed urgente lavorare per superare il disagio e lo smarrimento, che tutti avvertiamo con sofferenza e fare emergere la parte dinamica , coraggiosa e gioiosa della società». Il 3 agosto, nella piazza del centro storico, una clamorosa partecipazione di gente alla «cena clandestina» promossa, con lo stesso spirito, alla luce del sole. Un migliaio di persone a tavola, proprio sotto le finestre del sindaco Flavio Zanonato. L'operaio marocchino a fianco del professionista «indigeno», la badante moldava servita dalla pensionata del quartiere popolare, la famiglia rom insieme agli studenti universitari, i senza fissa dimora che si stupiscono di ritrovare le Cucine Popolari di suor Lia sotto le stelle, la nigeriana vestita a festa con i tradizionali abiti sgargianti e la casalinga padovana che ha portato da casa due chili di penne all'arrabbiata. Il salotto buono di Padova era abituato alla passerella dei Vip nella cena di gala organizzata dai ristoranti tipici della città che conta. In piena estate, piazza delle Erbe è diventata la sagra dell'accoglienza che non va mai in vacanza. Tutti avevano cucinato per tutti. E i padovani hanno fatto la spola come camerieri degli altri cittadini, con e senza permesso di soggiorno. Un gesto più che eloquente: tanto da lasciare a bocca aperta gli assessori Claudio Piron e Claudio Sinigaglia, increduli anche di fronte alla marea di gente dentro e fuori la piazza. Una cena «clandestina» per tutti. L'inizio di un capillare lavoro di «controinformazione» che oggi pomeriggio si concluderà con la festa e il ballo in piazza. In agosto, già era partita la colonna sonora etnica e la voglia di concludere la serata in allegria. All'inizio, tutti avevano osservato un minuto di silenzio in memoria dei migranti morti nei «viaggi della speranza» verso l'Italia. Così allora don Albino Bizzotto al microfono: «Questa è la cena di tutti. Dei padovani e di tutti gli immigrati. Rispetto a venti anni fa Padova è cambiata. E' una città nuova, dove tutti dobbiamo vivere in pace e democrazia. Non ci possono e non ci devono essere alternative alla convivenza civile. Diamo la mano al nostro vicino di cena. Solo così non avremo più paure». Conoscersi e riconoscersi, semplicemente. Anche oggi pomeriggio sono tutti invitati. Chi non ha niente diventa l'ospite d'onore. Sei mesi dopo, il «miracolo» sembra destinato a ripetersi. Con il passaparola dell'informazione diretta. Grazie al volontariato organizzativo. Appunto, «Abracciaperte» in piazza delle Erbe come ogni sabato durante il mercato con il banchetto davanti alla fontana. «A tutte e tutti coloro che hanno a cuore la convivenza democratica, che sentono la responsabilità ed il dovere di costruire un futuro più giusto e più sereno abbiamo chiesto di collaborare come vogliono e possono. In questi mesi si è concretizzato un percorso di costruzione della fiducia: fatti, proposte, notizie che dimostrano come la convivenza a Padova non solo è possibile, ma si tocca con mano proprio come nella cena di agosto» riassume Giuliana Beltrame, ex insegnante e consigliera comunale indipendente eletta nelle liste di Rifondazione comunista. Dunque, oggi pomeriggio si manifesta di nuovo la Padova non assimilabile alle «ronde» dei comitati sicuritari o al razzismo strisciante. In piazza ritorna la città umana che sa stare in compagnia in modo ben diverso rispetto alla fiction di santa Lucia. Alla vigilia della campagna elettorale, un segnale preciso del «popolo» che non delega o deroga sulla partecipazione attiva. Vale soprattutto per il Partito democratico alle prese con le faide interne. E dopo la festa da ballo con gli «stranieri a casa propria», Padova si candida ad ospitare la manifestazione nazionale dei lavoratori migranti alle prese con la crisi economica e con il «pacchetto Maroni». Assemblee, presidi e sit in hanno acceso la spia sulle fabbrichette che chiudono come sulla burocrazia che per prima alimenta la clandestinità. Si prepara lo sciopero generale in tutta la provincia: «Non siamo schiavi né dobbiamo pagare la crisi del Nord Est che prima ci sfrutta con i lavori che nessuno voleva e poi alimenta la guerra fra poveri» sintetizzano le organizzazioni della rete del lavoro migrante. Al sindacato chiedono di fare la sua parte, mentre agli altri coordinamenti propongono una giornata di mobilitazione con corteo già a marzo. E Padova potrebbe proprio essere la città giusta. Una volta di più, «Abracciaperte».

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Con l'insediamento del nuovo assessore regionale alla Salute, speriamo che emerga finalme... (sezione: Burocrazia)

( da "Leggo" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Con l'insediamento del nuovo assessore regionale alla Salute, speriamo che emerga finalmente la volontà politica di condividere con le organizzazioni sindacali», la giusta rotta da seguire: è l'auspicio del segretario regionale della "Uil pensionati" di Puglia, Rocco Matarozzo, dopo l'avvicendamento tra Alberto Tedesco e Tommaso Fiore. Matarozzo spiega che «serve un deciso cambio di rotta sul piano delle scelte politiche» perché «della passata gestione salviamo certamente l'abolizione dei ticket, ma non dobbiamo dimenticare che è mancata la concertazione e che la burocrazia ha vanificato gran parte delle buone iniziative». (V. Chi/ass)

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A Samar, dove la gente muore per un ascesso (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 23 Febbraio 2009 CRONACA Pagina 15 MISSIONI. Il dottor Stefano Speranza partirà in aprile per le Filippine A Samar, dove la gente muore per un ascesso Da 35 anni l'unico centro sanitario è dei Camilliani e non esistono dentisti a parte i «cavadenti» Ci sono luoghi al mondo dove il gabinetto dentistico è composto da due sedie, una per il medico ( o chi fa le sue funzioni) e l'altra per il paziente, una pinza per togliere i denti e un secchio dove buttarli. L'isola di Samar, nelle Filippine, a circa 500 chilometri a sud dalla capitale Manila, è uno di questi posti. Qui, una delle regioni più povere delle Filippine, l'unico presidio medico è rappresentato da un piccolo ospedale fondato 35 anni fa da un padre camilliano, il veronese Luigi Galvani, con alcuni confratelli. In questo posto non esiste un vero servizio di odontoiatria, a parte le visite periodiche di qualche «cavadenti». E così capita che nell'isola di Samar la gente contragga patologie cardiache, anche gravi, causate da banali infezioni dentarie. È qui, a Samar, che il prossimo aprile si recherà un dentista veronese, il dottor Stefano Speranza, 55 anni, che ha conosciuto padre Galvani e da lui ha saputo come si vive a Samar. «Ho deciso di intraprendere quest'esperienza senza nemmeno sapere che cosa mi aspetta», spiega il dottor Speranza che a Verona lavora come privato. «Semplicemente ho pensato di cogliere un'occasione che la vita mi sta proponendo. Ho saputo che in quest'isola da 35 anni non c'è un medico. Il piccolo ospedale dei Camilliani è l'unico centro sanitario di riferimento per tutti gli abitanti dell'isola. Da qui, che sarà il mio punto d'appoggio, partirò per visitare gli abitanti dei villaggi. Ho saputo che ci sono persone che muoiono per infezioni partite dai denti, come ascessi o infezioni dopo le estrazioni dentali. Una cosa che per noi europei è semplicemente impensabile». Il dottor Speranza ha già cominciato a inviare nelle Filippine alcune attrezzature di base, come guanti sterili, bisturi, apparecchi per la sterilizzazione, ma, sottolinea, «c'è una burocrazia complicatissima che sta rallentando l'arrivo del materiale. E questa è solo la prima delle difficoltà da superare. Probabilmente riuscirò a far arrivare tutto a Manila, la capitale. Ma poi bisognerà che qualche padre Camilliano si prenda la briga di seguire l'iter per il trasferimento del materiale nell'isola di Samar». Ma cosa spinge un professionista affermato nel proprio settore a spingersi in un'impresa del genere? «Non mi sono aggregato a nessun gruppo, ho semplicemente scelto di partire da solo, seguendo un istintivo bisogno di mettermi in discussione, di dare un senso nuovo alla mia esistenza», risponde il medico. «Credo che noi europei, noi occidentali, abbiamo perso il senso di molte cose che contano, come la solidarietà o il semplice sorridere al prossimo. Abbiamo molte cose ma abbiamo perso parte della nostra umanità. Andare a lavorare gratuitamente, in una condizione che so già essere molto disagiata, vuol dire per me dare una dimensione nuova alla mia vita. C'è anche curiosità, lo confesso. Ma prima di tutto voglia di essere utile a qualcuno».  

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park dell'acquasola anche tursi potrebbe ricorrere contro il tar (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IV - Genova Nuove iniziative degli ambientalisti Park dell´Acquasola anche Tursi potrebbe ricorrere contro il Tar Si riapre il caso del parcheggio all´Acquasola: dopo che la società Sistema Parcheggi ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha bloccato i lavori, il Comune non ha trovato una soluzione per così dire "diplomatica". «Il rischio adesso è che, nonostante il brindisi con cui anche il sindaco Marta Vincenzi e l´assessore ai parchi avevano salutato la sentenza, la burocrazia comunale possa spingere per convincere anche il Comune a rivolgersi al Consiglio di Stato», dice Andrea Agostini, presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente nonché tra i leader del comitato dell´Acquasola contro il parcheggio. Per questo il comitato sta preparando un´altra serie di iniziative. La situazione sembrava risolta a fine 2008, dopo che il Tar aveva accolto il ricorso di Legambiente, Italia Nostra e Wwf contro la costruzione del parcheggio sotto al parco dell´Acquasola. Il Comune aveva cercato di convincere Sistema Parcheggi ad accettare un´altra area, ma l´impresa aveva deciso di appellarsi al Consiglio di Stato. Il Comune, che aveva ereditato il progetto e non lo condivide, adesso potrebbe però decidere di ricorrere al Consiglio di Stato, per tutelare i funzionari che firmarono la delibera bocciata dal Tar: rischierebbero di dover rispondere alla Corte dei Conti, pagando eventuali danni.

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- (segue dalla prima pagina) servizio (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 22 - Cronaca Un poliziotto ogni migrante, uno ogni dieci abitanti. Tutti prigionieri di un´emergenza che sta modificando anche il volto dell´isola. E che, dopo il decreto sicurezza del governo, teme di trasformarsi nella "tomba definitiva dei clandestini" Le forze dell´ordine occupano ogni posto letto disponibile. Sembra un pezzo di Ulster italiano Il sindaco: "Lei come la chiama questa, eh? La chiama isola o la chiama carcere? è Lampedusa o Guantanamo?" "Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Lo bruciano di nuovo? E noi gli togliamo gli accendini" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) SERVIZIO (segue dalla copertina) dal nostro inviato carlo bonini In Piazza Libertà, appesi agli infissi scrostati delle case che affacciano sul corso e a quelle del fatiscente Municipio, lenzuoli imbrattati di vernice rossa e verde lo raccontano a modo loro. «Le carceri al Nord, anche lì spazio ce n´è»; «Maroni affonda Lampedusa. Lampedusa affonda Maroni»; «Pacchetto vacanze Lampedusa 2009. Camera con vista mare, gita in barca con avvistamento clandestini. Visita guidata Centro di identificazione ed espulsione e la sera birra con amico africano. Inoltre, per la vostra sicurezza, un militare per ogni bella donna. Il tutto offerto dal presidente Berlusconi e dal ministro Maroni. Grazie». I numeri del Viminale dicono che alla mezzanotte di sabato 21 febbraio, nel Cie di contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell´immigrazione chiama «ospiti», erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il «dispositivo di sicurezza» sull´isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni dieci isolani. Carabinieri dei battaglioni di stanza in Sicilia, reparti mobili della polizia di stato risucchiati dalle questure di Catania e Palermo, finanzieri, soldati di esercito e aeronautica militare assegnati all´operazione «Strade sicure». Occupano ogni posto letto disponibile sull´isola (gli alberghi sono al completo fino ad agosto) e hanno trasformato il paesaggio verde e turchese dell´isola in un pezzo di Ulster italiano. Soldati smontanti che fanno jogging sulle banchine. Cellulari per il trasporto dei reparti antisommossa parcheggiati con il muso rivolto verso l´oasi naturale dell´isola dei conigli. Scudi di plexiglass e sfollagente appoggiati all´ingresso delle taverne del porto dove vengono serviti spaghetti al nero di seppia e calamari alla plancia in convenzione con il Viminale. «Lei come la chiama questa, eh? La chiama isola o la chiama carcere? è Lampedusa o Guantanamo?», dice il sindaco. A Roma, gli danno ora del pazzo, ora dell´irresponsabile, ora del furbacchione pronto a flirtare con quel che resta dell´opposizione di centro-sinistra e, prima o poi, a scendere a patti con il Governo, magari in cambio di un congruo indennizzo. Lui sembra infischiarsene e ripete come un disco rotto quel che nessuno sembra disposto ad ascoltare sulla terra ferma. «Qui i senza futuro non ci possono stare. Noi possiamo continuare a fare quel che abbiamo fatto fino a un mese fa, quando il nostro era ancora un centro temporaneo di primo soccorso. Accogliere e strappare alla morte in mare chi arriva qui fuggendo la guerra e la miseria. Ma non possiamo fare di più. Lampedusa può essere un centro di transito, non può diventare la tomba dei clandestini in attesa di rimpatrio coatto». Per spegnere l´ex seminarista che si è fatto incendiario, è arrivata sull´isola la donna che, per anni, ne è stata il braccio destro. L´ex vicesindaco Angela Maraventano, nata, cresciuta e residente a Lampedusa, oggi senatrice della Repubblica eletta con la Lega in un collegio scelto a caso in quel dell´Emilia Romagna. Di De Rubeis, la Maraventano pensa e dice il peggio. Di quel che sarà o dovrà essere l´isola dice di essere sicura tanto quanto la maggioranza di governo che rappresenta: «Fine del buonismo. Chi arriva a Lampedusa deve sapere che da qui ripartirà solo per tornare a casa propria. Il sindaco non vuole il Cie? Io l´ho detto a Maroni: per me i centri li possiamo anche fare in mare. Sulle navi della marina, così questi che ancora ci provano non toccano neanche terra. Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Subito. Provano a bruciarlo di nuovo? E noi gli togliamo gli accendini e le sigarette, che fanno anche male alla salute. Il piano Maroni funzionerà. Vedrete, se funzionerà». Le statistiche lasciano prevedere il contrario. Il 70 per cento dei migranti che raggiungono Lampedusa fugge le guerre del Corno d´Africa e non c´è decreto legge che possa metterne in discussione il diritto all´asilo politico, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dunque, in Italia resteranno. Solo il trenta per cento (tunisini, marocchini, egiziani) arriva da quel Maghreb verso il quale dovrebbe essere rimpatriato. Ma è un numero così alto che non c´è discarica o prigione che possa contenerli. Novemila migranti maghrebini nel solo 2008. Vale a dire almeno otto volte il numero di clandestini per il quale gli accordi bilaterali chiusi dal nostro Paese consentono il rimpatrio coatto ogni anno. Non è un calcolo complicato. Se da domani non arrivasse sull´isola anche un solo maghrebino in più (e non sarà così), ci vorrebbero almeno sette anni per riportare indietro quelli che già sono in Italia. Ma nella logica di una gestione dell´emergenza che ricorda come un calco - persino nel linguaggio - quella dell´immondizia campana, lo stato di eccezione permanente si fa norma. A Lampedusa uomini e cose vengono impilati in buchi scavati nella terra. Gli uomini a Sud, nel centro sprofondato nella forra di contrada Imbriacole (le donne e i minori, in questi giorni assenti dall´isola, sono trattenuti nella ex base Loran dell´aeronautica, a Ponente). Le cose a nord, in una ferita aperta dalla Protezione civile tra le argille di Taccio Vecchio, area naturale a protezione integrale della Comunità europea, violata dalle ruspe della Protezione civile in nome delle «procedure in deroga» per gli stati di calamità. Tre colline di legno, gomma e ferro, dove, inclinati su un fianco come carcasse di cetacei, riposano i barconi della disperazione, marchiati al loro arrivo con la vernice rossa di chi li agguanta (G. F., guardia di Finanza; C. P. Capitaneria di Porto) e destinati ad essere «tritovagliati» insieme alla rumenta dell´isola. Simona Moscarelli, avvocato dell´Organizzazione Internazionale Migranti (una delle ong, che con "Save the children", l´Alto commissariato per le Nazioni Unite e la Croce Rossa lavora nel Centro di identificazione ed espulsione), racconta che ai prigionieri dell´isola nessuno ha ancora avuto il coraggio di comunicare quale sarà il loro destino. Che, verosimilmente, toccherà farlo a una delegazione del governo tunisino attesa per oggi. «Vogliamo prima capire se il decreto si applicherà anche a chi è sbarcato prima dell´approvazione della nuova legge», dice abbassando lo sguardo. Anche perché ricorda cosa è stato, sin qui, spiegare agli «ospiti» un altro dei buchi neri in cui la burocrazia dello smaltimento migranti ha sin qui annegato i ricorsi di chi, dichiarandosi minorenne, viene al contrario destinato al rimpatrio perché ritenuto maggiorenne. «La legge prevede il diritto di ricorso al Tar. Ma quello di Palermo si è dichiarato incompetente a favore dei giudici di pace di Agrigento. I quali, però, si sono detti a loro volta incompetenti. E comunque, chi ricorre non può contare sul gratuito patrocinio degli avvocati». Ricorrere è inutile. Quasi quanto chiedere oggi accesso al Centro. Non è un carcere, dicono. Ma, esattamente come un carcere, è ora impermeabile al mondo esterno «per motivi di incolumità». Gentili funzionari del Viminale assicurano che «tutto è tranquillo». Che «gli ospiti giocano persino a pallone». Dalla collina che lo sovrasta, lo spettacolo è diverso. Nei due bracci sopravvissuti all´incendio, separati dallo scheletro di lamiera dell´edificio fuso dal calore delle fiamme, una folla di uomini ciondola e spesso grida, agitando stracci dai ballatoi degli alloggi in cui è stipata. In brande e a terra. Nell´unico, angusto cortile, si sta seduti a gambe incrociate per l´appello, sotto lo sguardo di poliziotti trasformati in secondini. Tanto da strappare a Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato di polizia, arrivato sull´isola per guardare con i suoi occhi, che «in una situazione così degradante e allucinante, il peggio può ancora venire». Una nuova rivolta o magari un´altra notte come quella del 6 febbraio scorso. Alle 19 di quel venerdì, come ne documentano i registri di ingresso, arrivò nel poliambulatorio dell´isola il primo tunisino trasportato d´urgenza dal Centro. E dopo di lui, altri otto. Fino alle 5.20 del mattino. Nello stomaco di tutti, imprigionati in molliche di pane e morsi di patata, «corpi radio opachi». Lamette da barbiere. Nascoste nelle protesi dentarie al momento dello sbarco e ingoiate poi. Per bucarsi dentro e riuscire ad evadere dall´isola che si è fatta sarcofago.

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<SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA PISTOIA pag. 2 «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi ... «SUL FRONTE bancario dice Morandi sono necessari sostegni finanziari ai Consorzi Fidi e una generale diminuzione degli spread applicati». Ancora, Confcommercio chiede decontribuzione del lavoro dipendente e semplificazione della burocrazia, specie per quanto attiene ad alcune norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro: «giusto perseguire l'obiettivo della diminuzione degli incidenti ma non è giusto equiparare l'azienda edile al negozio di cravatte come di fatto fa il decreto 81 del 2008».

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<LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male, fino... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 23-02-2009)

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CRONACA PISTOIA pag. 2 «LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male, fino... «LA CRISI sta mietendo i ricavi di migliaia di imprese che bene o male, fino al 2008 avevano sostenuto l'impatto della recessione. Le previsioni sono di una contrazione a doppia cifra, il rischio quello che centinaia di negozi non riescano a scollinare il 2009. A fronte di una situazione di straordinaria gravità, occorrono misure urgenti, a cominciare da una moratoria della tassazione locale». Anche Confcommercio parla di crisi e paventa l'arrivo di uno tsunami che rischia di travolgere anche la piccola imprenditoria locale. Schierata in conferenza stampa al caffè Valiani con il presidente, Stefano Morandi; il direttore, Tiziano Tempestini; il presidente Federabbigliamento, Sergio Barghini; e i componenti della giunta Paolo Chiavacci, Marco Mazzoncini e Maria Rita Mustacchio, l'associazione dei commercianti analizza le cause del preoccupante andamento dell'economia provinciale chiamando istituzioni e sistema bancario "allo sforzo comune". «Le difficoltà portano ad un'elevata contrazione occupazionale che si riverbera negativamente sui consumi. Il maggior disagio si spiega riguarda settori che commercializzano beni come automobili, elettrodomestici e mobili ed anche se i provvedimenti governativi hanno fatto intravedere qualche luce, la stretta viene avvertita in modo chiaro anche nel settore moda. Anche l'alimentare non potrà rimanere escluso». Che fare, allora? Confcommercio mette sul tavolo una ricetta fatta di semplificazione delle burocrazia, riduzione del costo del lavoro, facilitazione d'accesso al credito e congelamento dell'imposizione fiscale locale. « NEGLI ULTIMI 6 MESI dice Morandi le aziende hanno continuano a fare i conti con versamenti di imposte di acconto incongruenti rispetto ai redditi che verranno effettivamente realizzati: gli studi di settore devono essere rivisti al ribasso. Sulla tassazione locale è poi necessaria una moratoria di almeno un anno. Nessun aumento di tasse e tariffe locali sulla base 2008 deve essere stabilita senza un'effettiva qualificazione del servizio erogato». E il discorso riguarda in primo luogo i contestati aumenti di Cosap, tariffa sui rifiuti e concessioni per mercato ortofrutticolo. S.T.

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Ferrara: il Nautic sud vuole comprare anche la fiera di Roma (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 23-02-2009)

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Corriere del Mezzogiorno - NAPOLI - sezione: NAPOLI - data: 2009-02-22 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE L'annuncio I progetti a pochi giorni dalla kermesse Ferrara: il Nautic sud vuole comprare anche la fiera di Roma «I porti turistici a Napoli vanno fatti» «Vogliamo nove porticcioli con interventi a Castel dell'Ovo, a Santa Lucia, al Molosiglio, a Mergellina» NAPOLI - Voglia di primavera, voglia di Nautic Sud. Che Salone sarà quello che il ministro Scajola inaugurerà sabato 7 marzo? Compresso dalla recessione o capace di navigare in mare aperto? Lino Ferrara, il patron, non ha dubbi: «Reagiremo bene, la crisi non ci sfiorerà. Il numero degli espositori è aumentato, a terra e a mare, nel nostro Marina Nautic Sud a Mergellina, avremo 1500 barche e presenteremo alle istituzioni il conto del nostro progetto per la portualità turistica sul lungomare: trentamila firme raccolte dall'Unione Armatori da diporto. Vogliamo nove porticcioli coast to coast, con interventi a Castel dell'Ovo, a Santa Lucia, al Molosiglio, a Mergellina, solo così la nautica potrà diventare il volano dello sviluppo». La Fiera nautica festeggerà quest'anno i suoi primi quarant'anni: non li dimostra, anzi invecchiando migliora. Anche in questa edizione sfileranno in passerella i big della nautica, da Gagliotta a Abacus, da Ferretti a Fiart e ai Cantieri di Baia. Prove a mare, trattative a terra, Affari? Si spera tanti e si incrociano le dita: l'anno scorso ci fu un incremento del 9%, quest'anno è più dura, ma si spera di fare ancora meglio. Lino Ferrara è una sorta di Rodomonmte con le idee chiare. Nei giorni scorsi ha ricevuto la visita del direttore commerciale del Big Blu, la Fiera nautica di Roma, che ha protestato per l'accavallamento delle date delle due rassegne e ha chiesto a Nautic Sud di stipulare un patto di partnership. Si farà? «Manco per idea. Al dottor Antonio Bruzzone, che è venuto a trovarmi, ho detto che l'accavallamento delle date è stato voluto perchè non temiamo la concorrenza romana e subito dopo ho chiesto qual era il prezzo della rassegna romana perchè il Nautic Sud vorrebbe comprarla. Loro sono malati di gigantismo, hanno costruito un quartiere fieristico enorme ma non ce la fanno a riempirlo. E sarà sempre peggio perchè non c'è vocazione. La differenza è tutta qui: a Roma vanno avanti grazie ai finanziamenti pubblici che hanno ottenuto, noi, invece, vendiamo solo barche e rischiamo in proprio per questo abbiamo bisogno di stare con gli occhi aperti». L'approccio, quindi, è naufragato prima ancora di cominciare e Ferrara guarda avanti. Il Nautic Sud, dice, è una grande opportunità, ma se non si realizza una croisette sul lungomare i sogni legati alla nautica da diporto resteranno nel cassetto. «Il nuovo assessore all'arredo urbano Guida è animato di buoni propositi, ma con i dissuasori, le fioriere e qualche infopoint non si va da nessuna parte. Bisogna ragionare in grande, cioè far avanzare il verde sul lungomare e pedonalizzare. I progetti sono pronti, che cosa si aspetta»? Ma si è scelto di fare la grande marina a Vigliena. «Quella va fatta, Napoli ha bisogno di un grande porto turistico, ma i posti barca sulla Croisette sono un'altra cosa. Solo con strutture di grande fascino riusciremo a catturare i diportisti, come accade sulla Costa Azzurra. O ragioniamo così o faremo sempre 0 a 0, non vinceremo mai». La pratica dei porti sul lungomare paradossalmente è simile a quella dei gazebo: piacciono a tutti ma vengono smantellati perchè non sono in regola con la burocrazia delle Soprintendenze. Bisogna correggere i piani paesistici, questo e il problema e Ferrara, a sentirlo dire, si turba. «So bene che questo è il problema. I vincoli sono oppressivi e non danno respiro, lo ha riconosciuto anche il Soprintendente ma nessuno se ne dà per inteso. Non me la prendo con la Soprintendenza che fa rispettare le leggi, ma le leggi se sono sbagliate vanno cambiate. Soprattutto quando a lungo andare si verifica l'assurdo che le leggi a tutela del paesaggio finiscono per deturpare il paesaggio». Carlo Franco Progetto Il porticciolo che dovrebbe sorgere a ridosso di Castel dell'Ovo

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IL PRESIDENTE CECO VACLAV KLAUS CRITICA UN'INTEGRAZIONE PIÙ STRETTA DELL'UE (sezione: Burocrazia)

( da "marketpress.info" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 23 Febbraio 2009 IL PRESIDENTE CECO VACLAV KLAUS CRITICA UN´INTEGRAZIONE PIÙ STRETTA DELL´UE Bruxelles, 23 febbraio 2009 - Intervenendo in Aula, il Presidente ceco Vaclav Klaus ha sostenuto che il Trattato di Lisbona aumenterebbe il deficit democratico dell´Ue e che sarebbe un errore rafforzare i poteri del Parlamento europeo e ridurre quelli degli Stati membri. Per Pöttering tali opinioni sono espressione della molteplicità delle visioni in Europa e, rilevando come in democrazia sia la maggioranza a vincere, ha osservato che, in un parlamento del passato, Klaus non avrebbe potuto tenere un simile discorso. Ascoltato l´inno europeo, il Presidente Pöttering ha dato il benvenuto al Presidente ceco Vaclav Klaus, rilevando che il Parlamento europeo è la rappresentanza democratica dei cittadini dell´Europa unificata. Ha poi osservato che la Repubblica ceca è sempre stata al cuore dell´Europa e ha contribuito alla sua storia. Ha quindi detto di apprezzare il ruolo della Repubblica ceca nell´Ue, accentuato ora dalla Presidenza di turno. In proposito, ha evidenziato che la ratifica, a grande maggioranza, del trattato di Lisbona da parte del Parlamento ceco, sottolinea la disponibilità della Presidenza a contribuire a un iter positivo delle ratifica del trattato, che «è indispensabile per affrontare le grandi sfide del Xxi secolo». Il Presidente si è poi detto preoccupato per le attuali tendenze protezionistiche, rilevando invece i benefici di un mercato unico libero e aperto. Ha quindi concluso sottoscrivendo l´appello del Presidente Klaus ai suoi cittadini di partecipare numerosi alle prossime elezioni europee, poiché sono «estremamente importanti». Dopo aver ringraziato per l´invito, Vaclav Klaus ha sottolineato come il Parlamento europeo sia una delle istituzioni chiave dell´Ue, che riunisce rappresentanti di 27 paese appartenenti a un´Unione europea che, da cinquanta anni, è «un´esperienza unica e, in principio, rivoluzionaria». Ricordando poi che tra meno di tre mesi il suo paese celebrerà i cinque anni dell´adesione all´Ue, ha affermato che lo farà «con dignità» e, a differenza di altri nuovi Stati membri, senza dimostrare delusione per le aspettative non realizzate. Ha infatti spiegato che le attese ceche «erano realiste» e che era noto che non si trattava di un´adesione «a un´utopia». La possibilità di partecipare all´integrazione europea, ha proseguito, è stata presa come un´occasione per beneficiare dei vantaggi offerti dall´Europa e per contribuire al processo: «ci assumiamo la nostra parte di responsabilità nello sviluppo dell´Unione europea». Il Presidente ha poi spiegato che «non vi sono alternative all´adesione» all´Ue e che nessuna forza politica del suo paese la mette in dubbio. Per questa ragione si è detto «sgradevolmente imbarazzato» per gli attacchi «infondati» verso la Repubblica ceca circa la sua presunta volontà di trovare un altro gruppo d´integrazione cui aderire. L´integrazione europea, ha proseguito, ha per missione di eliminare «le barriere inutili e controproducenti per la libertà umana e la prosperità» riguardo alla circolazione di persone, beni, servizi, idee e filosofie politiche. Deve inoltre gestire progetti comuni che non possono essere raggiunti dai singoli Stati. Il Presidente ha tuttavia affermato che le decisioni prese a Bruxelles «sono sicuramente più numerose di quanto sarebbe ottimale». In proposito ha posto una domanda retorica ai deputati: «siete sicuri, quando votate su una questione, che questa debba essere risolta in questa sala e non invece in un posto più vicino ai cittadini e, dunque, all´interno degli Stati membri?». L´attuale retorica «politicamente corretta», ha insistito, evidenzia altri effetti possibili dell´integrazione che sono «piuttosto secondari» e che «rappresentano le ambizioni di uomini politici professionisti e delle persone a loro legate anziché gli interessi dei cittadini comuni». D´altra parte, ha ammesso che, benché l´adesione fosse l´unica alternativa, «i metodi e le forme d´integrazione europea offrono molte varianti possibili e legittime». A suo parere «è quindi sbagliato considerare lo stato attuale dell´organizzazione istituzionale dell´Ue come un dogma» ed è altrettanto sbagliato «supporre che il solo futuro possibile dell´integrazione europea, postulato a priori e non criticabile, debba essere "un´Unione sempre più stretta" o l´integrazione sempre più profonda degli Stati membri». E l´imposizione di questo approccio «è inaccettabile». Inoltre, ha proseguito, «è chiaro che qualsiasi modifica istituzionale dell´Ue non è un obiettivo in sé ma il mezzo per raggiungere dei veri obiettivi», tra i quali figura «un´organizzazione economica che possa garantire la prosperità, come l´economia di mercato». A suo parere, è questo quanto chiedono coloro «che hanno vissuto sotto l´oppressione del comunismo e che hanno combattuto contro un´economia pianificata organizzata dallo Stato». Il sistema decisionale attuale dell´Ue, ha aggiunto il Presidente, «è diverso da quello che è stato confermato dalla storia della democrazia parlamentare classica . Dove vi è una parte che sostiene il governo e l´altra all´opposizione». A suo parere, «ciò non esiste nel Parlamento europeo . Dove è imposta una sola alternativa mentre chi la pensa diversamente è considerato un avversario dell´integrazione europea». Riferendosi alla distanza tra i cittadini e l´Europa, ossia il deficit democratico, il Presidente ha affermato che i progetti di modifica dell´assetto istituzionale, come la Costituzione europea o il trattato di Lisbona, «aumenterebbero ulteriormente questo difetto». Inoltre, «essendo assente un popolo europeo la soluzione non consiste nemmeno nel rafforzare i poteri del Parlamento europeo». Ciò, ha insistito, «potrebbe aumentare il problema alienando ancora di più i cittadini dalle istituzioni europee». A questo punto, diversi deputati si sono alzati e hanno lasciato l´Aula. La soluzione, ha proseguito il Presidente, non consiste neanche nel «melting pot dell´integrazione europea, né nella riduzione del ruolo degli Stati membri sotto il motto di una società europea multiculturale e multinazionale». Ha quindi affermato di temere che «il tentativo di accelerare e approfondire l´integrazione e di trasferire a livello europeo ulteriori decisioni che riguardano i cittadini degli Stati membri possa minacciare tutti i risultati positivi ottenuti dall´Europa negli ultimi cinquanta anni». Il successo dell´Ue, ha proseguito, sta anche nel fatto che «l´opinione e la voce di ogni Stato membro hanno avuto finora la stessa importanza, al momento del voto, e sono state ascoltate». Ha quindi ammonito che se i cittadini non si riconoscessero più nel progetto europeo «ci potremmo ritrovare molto facilmente e rapidamente ai tempi di cui abbiamo l´abitudine di dire che appartengono a un passato lontano». Ciò, ha proseguito, è legato anche alla questione della prosperità: «il sistema economico attuale dell´Ue è quello dell´oppressione del mercato e del rafforzamento continuo della gestione centrale dell´economia». Ha quindi osservato che «nonostante la Storia abbia dimostrato che non si tratta della giusta direzione, la stiamo riprendendo di nuovo». Il Presidente ha poi affermato che la crisi finanziaria ed economica «non è stata una crisi del mercato . Ma è stata causata dalla manipolazione politica del mercato» e, in proposito, ha ricordato nuovamente «l´esperienza storica della nostra parte dell´Europa e le lezioni che ne abbiamo tratto». La soluzione, ha insistito, consiste unicamente «nella liberalizzazione e la deregolamentazione dell´economia europea». Il Presidente ha quindi concluso sottolineando l´esigenza che «una discussione libera su tali questioni non sia considerata come un attacco all´idea stessa dell´integrazione europea». Abbiamo sempre creduto, ha proseguito, «che la democrazia autentica, che ci è stata negata per quaranta anni, è giustamente fondata sul diritto di dibattere apertamente sulle questioni gravi, di essere ascoltati e di difendere la possibilità di ciascuno di presentare il proprio parere anche se è diverso». Lo scambio libero delle idee e delle opinioni, ha aggiunto, «è una condizione essenziale della democrazia . E costituisce il solo modo per rendere l´Unione europea più libera, più democratica e più prospera». Il Presidente Pöttering, rivolgendosi a Vaclav Klaus, ha rilevato che egli ha parlato al Parlamento europeo come aveva auspicato e che «in un parlamento del passato non avrebbe potuto tenere questo discorso». «Grazie a Dio - ha aggiunto - viviamo in una democrazia europea in cui ognuno può esprimere la propria opinione». Il Presidente ha poi affermato che «siamo una famiglia europea dove, come in tutte le famiglie, ci sono punti di vista diversi». Ha in seguito sottolineato che se il Parlamento europeo non avesse tutta l´influenza che ha e non fosse co-legislatore sul 75% delle decisioni - che salirebbe a quasi il 100% con il trattato di Lisbona - sarebbe la burocrazia a decidere in Europa». «La sua visita - ha concluso - è espressione della molteplicità delle visioni in Europa . E, come in ogni democrazia, vince la maggioranza». . <<BACK

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LAscoli A crisi economica, i politici ascolani e non, i tanti detti. Questi i tem... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Marche)" del 23-02-2009)

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Lunedì 23 Febbraio 2009 Chiudi di PEPPE ERCOLI LAscoli A crisi economica, i politici ascolani e non, i tanti detti. Questi i temi che hanno maggiormente caratterizzato le mascherate della prima giornata del Carnevale di Ascoli che ha richiamato nelle vie del centro decine di migliaia di persone nell'arco di tutta la giornata. Erano 81 i gruppi iscritti, ma tanti altri sono stati presenti fuori concorso contribuendo allo spettacolo che anche quest'anno è parso di buon livello sia per i temi scelti, che per la realizzazione e per la cura, a parte qualche eccezione, dei costumi e delle scenografie. I politici non sono stati risparmiati. Il più gettonato è stato l'assessore Claudio Travanti che però è stato protagonista in prima persona, interpretando se stesso, nel gruppo L'Isola dei famosi. Un gruppo che fa discutere e che ha unito nello show noti personaggi ascolani famosi davvero come Pino Barba (vincitore della gara di ieri), Palma, Rita Parracciani, Mariolino, Valerio Zanchè, tutti alle direttive di Piero D'Ottavi e Claudio Tempera. E' andata in scena anche la vicenda del taglio dell'abete rosso alla Piazzarola con Travanti in lotta con Parracciani che si incatenava. E Enzo Impiccini invitava l'assessore Travanti ad andare a ritirare le scarpe fatte col legno degli alberi da lui fatti tagliare in città. Impiccini le scarpe le ha fatte anche a Ciccanti, Celani, Rossi; un po' a tutti. Di politica si sono occupati anche Walter Angelini, Adele Cappelli, Gigi Silvestri e Miki Girardi che proponevano cordate per la poltrona di sindaco di Ascoli. Nel mirino anche l'onorevole Luciano Agostini inserito nell'evoluzione della specie, "lupo" compreso...E a proposito di politici, in barba alla crisi in Comune, l'assessore Nico Stallone si è tuffato anche quest'anno nel carnevale insieme ai suoi fedelissimi Franz Sorrentino e Mimmo Angelini. Se l'è vista dovendosi rifugiare sul terrazzo dopo essere stato colto dal marito dell'amante. Tema della crisi per un altro politico ascolano, il consigliere comunale Zè Firmani. Franco Laganà e il professor Fernando Galiè hanno invece proposto un'invenzione Beghelli per proteggere l'intimo delle donne dai male intenzionati. E' Magnate la foglia Marco Regnicoli, mentre aveva L'occhio vigile Mariolino Vitelli. Esilarante la mascherata all'ombra del Duomo dove il sindaco Celani tentava di piazzare la statua di Cecco d'Ascoli sul piedistallo notoriamente vuoto e il vescovo Montevecchi, ma soprattutto il parroco della cattedrale don Baldassarre che volevano metterci la statua di S. Emidio. Sempre a piazza Arringo belli i gruppi sul guasto a Tallacano ancora non risolto, ma anche l'osteria e la festa all'Ascensione. Problemi di sonno notturno per Zè Vagni e Domenico Fioravanti, mentre tremendamente reale era il problema della lentezza della burocrazia rappresentato davanti alle vetrine di Di Sabatino. Nicola Conese ha acquistato la Mozz-Ano Airlines, un pessimo affare, ma l'aereo era davvero ben fatto. Come le scenografie di "Indiana Ngenò alla ricerca dell'ascolano Perduto" con gli infaticabili Pino Presciutti e Ottorino Pignoloni e "Lu sbarch su la luna" a piazza Simonetti. Ben fornita la cantina in piazza della Verdura dove primeggiavano "passerina" e "pecorino" e da ridere l'allargamento delle piste da sci a monte Piselli per far... legna. Annunciato è stato molto divertente la lite fra Giovanni Allevi e Uto Ughi alla presenza del presidente della Repubblica Romolo Plebani. Paolo Fratoni era il crociato che proponeva la cintura di castità, mentre Roberto Lauretani era alle prese con una fuga di notizie. Alessandro Bono e Lucio Sermarinbi hanno messo in scena una riuscita parodia del detto "sopra la panca la capra campa e sotto... crepa". Immancabile il tema della provincia di Fermo e secondo Gianni Nardoni e Silvio Pierdomenico c'è poco da fare: Li fermani c'è fatt li scarpe!. Domani si replica. A Fermo la XX edizione del Carnevale si è chiusa con migliaia di persone che hanno preso d'assalto i 30 metri della cicerchiata più lunga del mondo e seguito la sfilata dei 13 carri allegorici e dei gruppi mascherati. Ha vinto il Mengone d'Oro il carro Ali-Taglia! Forse voleremo così una coloratissima iniziativa della Contrada Capodarco e del Centro Sociale Salvatori, i quali hanno bissato il successo dello scorso anno. Secondo classificato è stato Non giochiamoci il Pianeta allestito dalla Scuola elementare Gianni Rodari di Rapagnano. Al terzo posto si è classificato Rock, amore e brillantina di Contrada Fiorenza. Il primo premio di 800 euro per i gruppi mascherati è andato, invece, a I sogni dei bambini del gruppo amici di Casette d'Ete. La maschera più simpatica è risultata essere Il Gorilla. La sfilata è stata aperta dalle maschere della tradizione Mengone Torcicolli, la fidanzata Lisetta, Re Carnevale e la Regina Quaresima seguiti dal Brazil Fashion Show. Domani si replica a Porto San Giorgio. A Macerata, infine, La testa di un grande drago apre il carro di Monte San Giusto La Cina ti cucina che vince il primo premio della XIX edizione del Carnevale maceratese organizzato dalla Pro Loco di Piediripa. Un'edizione che verrà ricordata per la presenza di Natalia Bush, famosa per la partecipazione alla Talpa, bellissima madrina dell'evento e autentica distrazione per pubblico e organizzatori. Supportati da un tempo clemente hanno sfilato, affrontando soprattutto temi di ecologia e politica, 8 carri e 11 gruppi mascherati, tra questi hanno vinto gli uomini-carta de Il gioco del burraco di Macerata. «Stare qui è bellissimo, mi piace la gente, semplice, di cuore, calda come noi spagnoli. Mi sento a casa». Ha detto Natalia Bush che ha interagito col pubblico, ha compiuto un giro in moto tra la folla assiepata lungo viale Puccinotti e ha fatto step salendo sul carro del gruppo Mannichi Sport di Appignano, sul quale poco dopo è salito anche il presidente della Provincia Giulio Silenzi che si è esibito in una serie di flessioni. Grande la partecipazione di pubblico. Hanno vinto i cinesi, e soprattutto gli organizzatori di un riuscitissimo Carnevale maceratese. (Hanno collaborato Gianluca Ginella e Diana Marilungo)

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Stati Uniti d'Africa, più che progetto un'utopia (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 23/02/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:finestra sul mondo finestra sul mondo Stati Uniti d'Africa, più che progetto un'utopia L'idea, vecchia di almeno 50 anni, è stata rilanciata da Gheddafi dopo essere stato insignito dei titoli di «re dei re» e di presidente dell'Ua (Unione Africana). L'ipotesi sarebbe percorribile ma a fare ostacolo è la struttura autoritaria della maggior parte del Continente Una domanda circola negli ambienti politici e diplomatici africani: il sogno del «Re dei Re» si realizzerà mai? Tanto per cominciare quando parliamo oggi di «Re dei Re» non ci riferiamo al Negus, all'Imperatore di Etiopia titolare di quell'appellativo, ma a Mu'ammar Abu Minyar al-Qadhdhafi, alias Muammar Gheddafi, l'immarcescibile leader della Giamairia libica, che è stato insignito di questo titolo da un consesso di oltre 250 re e capi tradizionali africani nel corso di una recente riunione solenne da lui convocata a Tripoli. Con tale epiteto il nostro si è presentato ad Addis Abeba ed è stato acclamato Presidente pro-tempore dell'Unione Africana (UA). Nel suo discorso inaugurale di Gheddafi, «Re dei Re» e neo-Presidente UA, ha rilanciato un suo vecchio sogno e cavallo di battaglia, vale a dire la creazione degli Stati Uniti d'Africa, ottenendo subito l'appoggio entusiastico del leader senegalese Abdoulaye Wade. A questo punto dobbiamo subito porci la domanda: è questo un sogno realizzabile, un disegno fattibile? Il sogno panafricano di Nkrumah L'idea è bella ma è tutt'altro che nuova, ha l'età dell'indipendenza africana, ossia più di cinquant'anni, di conseguenza pensiamo che si realizzerà difficilmente e certamente non in questa generazione. All'indomani infatti della prima indipendenza del continente, quella del Ghana (1957), il suo leader carismatico l'Osagyefo («il redentore») Kwame Nkrumah dichiarò che l'indipendenza del suo Paese era incompleta senza la libertà dell'intero continente e da convinto sostenitore del panafricanismo propose già allora la creazione degli Stati Uniti d'Africa. In seguito, nel corso di una riunione a Casablanca a cui partecipavano un gruppo di governi progressisti (oltre al Ghana, il Mali di Modibo Keita e la Guinea di Sekou Touré) e di movimenti di liberazione venne rilanciata l'idea per l'immediata creazione degli SUA, che trovò però l'opposizione dei Paesi più conservatori, noti come il così detto «gruppo di Monrovia» (Liberia, Etiopia, Costa d'Avorio, Nigeria). Fu solo quando con molto «pragmatismo» conservatori e progressisti presero a considerare gli Stati Uniti d'Africa come il lontano traguardo di una progressiva collaborazione politica tra i Paesi del continente che si riuscì ad arrivare, nel 1963, alla creazione di un'organizzazione intergovernativa fondata sul rispetto della sovranità e sull'integrità territoriale degli Stati membri, vale a dire all'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA). L'attualizzazione di Thabo Mbeki Nel 2000, poi, su proposta dell'allora presidente sudafricano, Thabo Mbeki, vennero poste le basi di quella che oggi è l'Unione Africana, che ha caratteristiche molto simili a quelle dell'OUA che l'ha preceduta; ma che si propone, come traguardo e meta finale la creazione di una struttura politica e socio-economica integrata, vale a dire gli Stati Uniti d'Africa. A questo punto torniamo alla domanda iniziale: è questa una proposta fattibile? Certamente: anzi in molti la auspicano, e ritengono che sarebbe anche possibile farla, sennonché per realizzarla bisognerebbe stravolgere dalle fondamenta l'attuale sistema che esiste nella gran maggioranza dei Paesi africani. I regimi del Continente, fatte pochissime eccezioni, si fondano su sistemi autoritari e repressivi, e se sono «democratici» la loro democrazia è spesso instabile e traballante, in ragione delle loro burocrazie incompetenti, dell'esistenza di meccanismi strutturalmente incapaci di prendere decisioni per l'interesse collettivo, mentre corruzione, nepotismo, arricchimento spingono quanti giungono al potere a favorire la propria famiglia, il proprio gruppo tribale, la propria regione per assicurare la propria sopravvivenza. Bisogna quindi modificare non solo le mentalità e superare le faide tribali ma anche alla base le strutture della governance. Le molte crisi che hanno travagliato il Continente, e che lo travagliano ancora oggi, mostrano proprio che vi sono ancora spazi troppo angusti per dare vita ad un'unione di tipo federalistico con istituzioni e strutture che gradualmente dovrebbero prendere il posto di quelle che esistono nei singoli stati africani. Cinquant'anni sono trascorsi dalla proposta di Nkrumah e almeno un'altra generazione dovrà passare prima che gli stati cedano quelle porzioni di sovranità che anche noi dell'Unione Europea abbiamo molto esitato, e ancora esitiamo, a cedere. Massimo S. Baistrocchi

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Su Stangioni e il sogno di una casa per tutti (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Cagliari Pagina 1010 Dopo quattro anni la Giunta ha sbloccato il piano di zona per 19 ettari: previsti 2600 nuovi residenti Su Stangioni e il sogno di una casa per tutti Dopo quattro anni la Giunta ha sbloccato il piano di zona per 19 ettari: previsti 2600 nuovi residenti Edilizia sociale per 115 metri cubi e alloggi privati per oltre 144 mila --> Edilizia sociale per 115 metri cubi e alloggi privati per oltre 144 mila Sono tre le cooperative nelle quali sono riuniti i 150 proprietari delle aree interessate al piano di riqualificazione. Con l'approvazione da parte della Giunta comunale e il prossimo passaggio al vaglio della commissione Urbanistica e del Consiglio comunale («entro un mese», promettono voci autorevoli dell'esecutivo), sembra essersi finalmente sbloccata la questione del piano di zona di Su Stangioni. Un articolato complesso di aree e costruzioni che si svilupperà su una porzione di territorio estesa poco più di 19 ettari a ridosso della statale 554 (zona Motorizzazione) e che, nell'intendimento di Comune e proponenti (circa 150 proprietari riuniti in tre cooperative), dovrebbe regalare a più di 2600 cagliaritani il sogno della casa a prezzi accessibili. Palazzi e case singole dovrebbero sorgere in un sistema che il piano licenziato dalla Giunta descrive armonizzato con i parcheggi, la viabilità e le infrastrutture che in quella porzione di territorio comunale dovrebbero sorgere. LA STORIA I primi atti, a questo proposito, sono datati novembre 2005: in quell'occasione il sindaco Emilio Floris (che ha più volte manifestato l'intenzione di creare le condizioni per riportare in città almeno 50 mila residenti e recuperare abitanti dopo l'emigrazione nell'hinterland causata della cronica mancanza di abitazioni) invitò i cittadini proprietari di aree a progettare la costruzione di case di edilizia economica popolare e piani di zona in tre aree dove si dovrà sviluppare la città: Su Stangioni, Terramaini e al Fangario. In 150 avevano colto la palla al balzo, facendo nascere tre cooperative. Altri si erano consorziati, molti avevano investito risparmi, incaricato ingegneri di progettare. I NUMERI Sulla carta nacque un quartiere di 20 ettari (in un'area di complessivi 140) con caratteristiche simili a quelle auspicate dal sindaco. Ma il loro progetto per mesi è rimasto insabbiato nei meandri della burocrazia e delle valutazioni tecnico-politiche. Ora la svolta, con l'annuncio dell'assessore all'Urbanistica Gianni Campus: «È stata trovata una soluzione che permette di unire la costruzione di tante abitazioni di nuovissima generazione e a prezzi accessibili, al recupero di un'area fin qui abbandonata». L'ITER È stato fin qui lunghissimo: dalla prima lettera del Comune (partita nel 2005) a oggi le tre coop che si sono costituite (?13 gennaio?, ?Bithia? e ?Sirio?), hanno speso tanti soldi per la progettazione di un nuovo rione, incaricando un team di professionisti di studiare e riproporre le migliori soluzioni fin qui adottate in altre città europee. I RITARDI Il piano di zona inizialmente proposto (115.777 metri cubi di edilizia sociale pubblica, 144 mila di residenze private con 750 appartamenti, 36.663 di servizi, 65 mila di verde, strade interne di collegamento) attende da più di due anni di essere discusso dal Consiglio. Ora, se le indicazioni che arrivano saranno rispettate, l'aspettativa potrebbe realizzarsi entro un mese. Su questo piano di sviluppo c'è stato anche un balletto di professionisti: l'assessore Campus, a sua volta architetto e stimato docente universitario, quando riteneva di poter dimensionare il piano a 250 ettari e non ai 19 ora individuati, aveva formato un pool composto da pezzi da novanta del calibro di Cesare Casati (docente a La Sapienza), Franco Landini, Dante Benini (architetto e designer con studi a Milano e Londra), Fabio Casiroli (docente di pianificazione dei trasporti al Politecnico di Milano), e Andreas Kipar (paesaggista già redattore del Piano comunale del verde). Collaborazione poi interrotta giocoforza, causa assenza di fondi. Così lo studio che pianifica l'intera area (tutti e 250 gli ettari e non solo i 19 ora scelti per il primo intervento) è stato realizzato dai tecnici del Comune con gli ingegneri che hanno realizzato i progetti per conto dei piccoli proprietari: Giovanni Casali, Fabio Stocchino, Alessio e Alessandro Lobina, Gesuino Ghiani e Alessandro Guarracino. LA ZONA Quella interessata dall'intervento di riqualificazione è compresa nella più ampia dei 500 ettari che ricadono nella piana di San Lorenzo, restituita al Comune prima dalla Regione e poi dal Consiglio di Stato. È lì che la giunta Soru aveva annunciato di voler costruire il nuovo ospedale Policentrico, che negli intendimenti del piano sanitario dell'assessore Dirindin dovrebbe assorbire i reparti oggi ospitati all'interno delle mura cittadine all'ospedale Marino e al Santissima Trinità. Il Comune, sempre lì, ha già costruito un acquedotto (che alimenta l'impianto di potabilizzazione che serve San Michele), ha ipotizzato di trasferirci la Fiera e ha dato il via libera alla Regione per la realizzazione di alcune stazioni della metropolitana di superficie. ANTHONY MURONI

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Villamar, non decolla il piano per i disabili (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Medio Camp Pagina 3016 Appello del Comune alla Regione perché sblocchi i finanziamenti concessi per il progetto Domotica Villamar, non decolla il piano per i disabili Appello del Comune alla Regione perché sblocchi i finanziamenti concessi per il progetto Domotica --> In abitazioni costruite decenni fa ci sono spesso troppi ostacoli per una persona disabile o con difficoltà di movimento. Per questo anche l'amministrazione di Villamar ha pensato di dover migliorare la qualità della vita dentro le mura domestiche per otto suoi cittadini che soffrono di gravi difficoltà fisiche. Uno sforzo premiato dalla Regione che, nell'ambito del progetto regionale "domotica", ha finanziato con sessantomila mila euro otto interventi di miglioramento che saranno realizzati in altrettante case del Comune della Marmilla. I soldi finora però non sono ancora arrivati nelle casse municipali di Villamar. E gli amministratori si appellano alla nuova e prossima Giunta regionale affinché queste somme, attese con ansia dai disabili del paese, arrivino presto. «Quando abbiamo saputo dell'opportunità offerta dalla Regione ci siamo subito attivati per presentare i progetti», ha esordito l'assessore ai Servizi sociali Rosaria Pitzalis. «Da tempo conoscevamo diverse situazioni di disagio. Problemi che, come amministratori, sentiamo sulla nostra pelle. Ci sono abitazioni vecchie con arredi non adatti per chi ha difficoltà di movimento. Un'opportunità dunque da sfruttare». «Dotare i disabili di strutture e ausili per farli vivere meglio rientra perfettamente nelle linee programmatiche della nostra amministrazione», ha aggiunto il sindaco Pier Sandro Scano. «L'attività di un Comune deve partire proprio dal sostegno delle persone malate e non sicure». Alla presentazione degli otto progetti personalizzati ha lavorato alacremente anche l'ufficio comunale dei Servizi sociali diretto da Marina Lai. «La Regione ha premiato i nostri sforzi. Ci ha concesso 68 mila euro ai quali si sono uniti 2.500 euro fondi di bilancio», ha spiegato Lai. Tante le situazioni di disagio che attendono di essere risolte. Ci sono persone affette da nanismo. Ma anche pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer, costrette ancora a dormire su un letto delle antiche case contadine. E ancora fratelli che hanno difficoltà a camminare e la struttura della loro casa di certo non li aiuta. «Il finanziamento ci consentirà di realizzare lavori per migliorare questi spazi ma anche acquistare arredi e strumentazioni più consoni alla vita quotidiana dei nostri cittadini disabili», ha aggiunto l'assessore Pitzalis, che ha rivolto però anche un caloroso invito alla Regione: «Ci è stato comunicato il finanziamento alcuni mesi fa ma da allora le somme non sono ancora arrivate. Spesso i beneficiari delle somme regionali ci chiamano per avere notizie. Speriamo che i tempi della burocrazia si velocizzino e i nostri disabili possano finalmente vivere meglio in abitazioni rinnovate». ANTONIO PINTORI

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Sanità, uno su 40 prenota già le visite on line (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 8 del 2009-02-23 pagina 0 Sanità, uno su 40 prenota già le visite on line di Redazione Smart-card, a quattro mesi dal via libera 250mila residenti su 9 milioni e mezzo si sono procurati il lettore Altroconsumo: «Difficoltà tecniche e troppa burocrazia». Regione: «Miglioreremo, ma solo il 10% usa il web» di Beatrice Bedeschi Lettore di smart card, non arriva ancora il successo sperato. A quattro mesi dall?entrata in funzione del sistema sanitario informatizzato in Lombardia, infatti, su 9 milioni e mezzo circa di residenti, 250mila si sono procurati il lettore per accedere ai servizi online della Regione. Uno su 40. Il sistema, lanciato con una massiccia campagna pubblicitaria a novembre, prevede l?utilizzo di un apparecchietto - il lettore di smart card, appunto - che va collegato al computer e dentro al quale va inserita la propria tessera sanitaria. Stando a quanto promesso dalla Regione, così facendo si può fra le altre cose avere accesso alla propria cartella clinica, scegliere il medico di base e soprattutto prenotare visite specialistiche direttamente da casa. A distanza di mesi, però, quest?ultimo servizio, uno dei più allettanti per i cittadini, funziona solo nella provincia di Como. «I servizi online tramite lettore di smart card sono solo un aspetto minoritario di un sistema (realizzato nell?arco di 10 anni e costato complessivamente oltre 500 milioni di euro, ndr) che ha reso la Lombardia la prima regione a mettere in rete ospedali, medici di base e farmacie - spiega Alberto Daprà, presidente di Lombardia Informatica, la società pubblica legata alla Regione che ha sviluppato il sistema -. Certo, ci sono alcuni aspetti organizzativi da migliorare, ma chi si serve dell?online non sarà mai più del 10 per cento degli utenti. La maggior parte della gente prenota le visite tramite call center». «C?è una netta discrepanza fra i servizi promessi e quelli che il cittadino può effettivamente utilizzare - replica Laura Filippucci di Altroconsumo -. Oltre al problema della prenotazione delle visite c?è anche la lentezza con la quale i dati vengono caricati: molti di quelli che hanno dato la propria disponibilità vedono tuttora solo parte degli esami e delle visite che hanno fatto in passato». A questo si aggiungono le difficoltà tecniche del sistema: il lettore di smart card, ad esempio, è a spese del cittadino. Fra ottobre e il dicembre è stato venduto in allegato ai quotidiani a 7 euro e 50 in più, ma ora che l?offerta è conclusa chi vuole procurarselo deve comprarlo nei negozi ad un prezzo molto più alto: 40 euro in media. Possedere il lettore comunque non basta: bisogna richiedere l?apposito Pin alla Asl locale, e, una volta a casa, dare il consenso, tramite internet, al trattamento dei dati personali, senza il quale la pagina personale non viene creata. Una trafila che ha fatto perdere utenti per strada: secondo i dati della Regione, il 48% dei lombardi ha dato il proprio consenso (35% dei milanesi), mentre solo il 44 per cento ha ritirato il Pin (36% dei milanesi) e appena 250-300mila (contando anche chi lo ha comprato nei negozi) è arrivato all?acquisto del lettore di smart card, senza il quale i passaggi precedenti sono inutili. «Entro la fine del 2009 il servizio di prenotazione degli esami sarà attivo in tutte le provincie - promette Daprà -. Ma abbiamo anche altri obiettivi più importanti: il collegamento, entro due anni, di tutte le strutture private convenzionate e soprattutto la ricetta medica elettronica. La Lombardia è l?unica, grazie al sistema informatico, a poter sperimentare questo servizio, che permetterà al cittadino di recarsi direttamente in farmacia con la ricetta “digitale”, caricata dal medico di base sulla carta dei servizi. Allo stesso modo, si potrà inviare il certificato medico di malattia direttamente da casa all'Inps e al proprio datore di lavoro». © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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Per la macchina comunale 300 euro a testa (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-02-23 - pag: 3 autore: Per la «macchina» comunale 300 euro a testa è il costo annuo che ogni cittadino paga per le funzioni generali - Napoli in testa alla graduatoria Può un'utilitaria consumare il doppio di un transatlantico? Nella realtà fisica dei motori forse no, ma in quella parallela dei conti comunali il fenomeno si verifica senza troppe difficoltà. Per incontrare l'esempio più evidente bisogna spingersi a Enna: alle spese generali per la burocrazia il Comune siciliano dedica 484 euro a cittadino, cioè il doppio di Roma, e due volte e mezzo il valore registrato a Torino. La media, nelle città sopra i 30mila abitanti, è a quota 260 euro, a cui si aggiungono 34 euro per gli organi istituzionali. Le dimensioni tornano a contare nel caso di Napoli, che coni suoi 539,3 euro a cittadino spesi per la burocrazia straccia tutti i concorrenti collocandosi in cima alla classifica. Se i conti comunali fossero una lettura un po' meno esoterica, le richieste di spiegazioni a numeri come questi accenderebbero dibattiti locali fino a incidere forse sulle scelte degli elettori. Che spulciando i conti dei sindaci, come fa Il Sole 24 Ore in questa pagina con l'aiuto della banca dati AidaPa, troverebbero anche qualche risposta interessante. La macchina dell'«amministrazione generale» è il cuore burocratico del Comune, e contempla le segreterie, la gestione del personale, la ragioneria e l'economato, l'ufficio tributi, la gestione dei beni demaniali,l'ufficio tecnico e l'anagrafe. A Napoli queste attività impegnano (il dato è riferito a fine 2007, tratto dagli ultimi consuntivi chiusi) 4.493 dipendenti, mentre a Milano ne bastano 2.807, a Torino 1.402 e a Bologna 967. Dai conti della burocrazia le tabelle proposte in pagina sottraggono le spese destinate agli organi istituzionali (Giunta, Consiglio e, dove ci sono, i consigli circoscrizionali o di zona), a cui per la prima volta nel 2007 i certificati inviati al ministero dell'Interno dedicano un esame a parte. Le grandezze, ci mancherebbe altro, sono diverse, ma le distanze enormi e spesso inspiegabili fra Comune e Comune tornano intatte. Sul «peso» della politica locale a primeggiare è Venezia, con 112,6 euro l'anno ad abitante, seguita da Siena ( 102 euro) e Alessandria (76,4). In questo caso, però, i numeri devono essere accompagnati da qualche illustrazione più complessa. Se si guarda solo il «costo diretto », cioè le spese strettamente collegate alla funzione (per esempio le indennità di sindaco e assessori, e non le spese di riscaldamento o telefoniche dei palazzi della politica), il primato veneziano infatti sfuma, perché il «costo diretto » abbraccia solo 10 dei 30 milioni iscritti in bilancio per gli organi istituzionali. Lo stesso accade a Siena, dove il costo diretto sfiora il milione di euro, e ad Alessandria,dove l'indicatore scende da 7 a 4 milioni. A questo punto la scalata al podio da parte di Cosenza non trova più ostacoli, e anche in questo caso incontra una spiegazione immediata nel numero dei dipendenti dedicati agli organi istituzionali: 100, mentre città delle stesse dimensioni si accontentano di 31 (Pavia), o addirittura 17 (Trapani) o 16 (Massa). Al secondo posto arriva Reggio Calabria che nel costo diretto inserisce 12,1 dei 13,2 milioni messi a bilancio per la funzione. In una gara ristretta fra le città più grandi, i numeri di bilancio incoronano la "leggerezza" della politica milanese, che non si spiega solo con il fatto che il vicesindaco De Corato e l'assessore Colli non percepiscono indennità in quanto parlamentari. Giunta, consiglio e quartieri di Milano costano 27,3 milioni di euro, cioè 21 euro a cittadino, contro i 37 euro di Roma, i 53 di Torino e i 58 di Napoli. Sul terreno della politica il capoluogo campano incontra anche qualche altro primato: il consiglio meno produttivo, con 55 delibere nel 2007, tallonato da Milano (74),mentre l'assemblea torinese (142 delibere) e quella romana (312) hanno deciso molto di più. A Palazzo San Giacomo i ritmi tranquilli del consiglio sono stati "compensati" dall'iperattività della Giunta Iervolino, che nel 2007 ha sfornato la cifra record di 4.363 delibere, mentre nello stesso anno Chiamparino si accontentava di 1.917 e Walter Veltroni a Roma ne produceva 638. G.Tr.

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A Napoli e Venezia spese record per politici e uffici (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2009-02-23 - pag: 1 autore: Comuni/1. Il funzionamento degli enti A Napoli e Venezia spese record per politici e uffici Il Comune di Napoli spende per funzionare 582 milioni di euro all'anno,cioè 540 euro a cittadino. Palazzo San Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare la macchina comunale. Nella media nazionale si tratta di 294 euro ad abitante (+5,6% nel 2007 rispetto al 2006), di cui 34 dedicati agli «organi istituzionali», cioè alla politica locale. Su questo secondo versante, a primeggiare è Venezia, seguita da Siena e Alessandria. Se però si guarda solo ai «costi diretti», cioè quelli strettamente collegati alle indennità di politici e staff, la palma si trasferisce a Cosenza e Reggio Calabria. Servizio u pagina 3 l'articolo prosegue in altra pagina

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"maisoli", il centroper bimbi autisticicerca convenzioni (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

"maisoli", il centroper bimbi autisticicerca convenzioni il caso n ELISA ha dieci anni ed è autistica. Vive un'esistenza che per molti, psichiatri compresi, è un enigma. Come il suo in Liguria ci sono almeno altri mille casi, senza contare quelli che non sono stati diagnosticati. Già perché l'autismo, con le sue mille facce, qualche volta è davvero difficile da riconoscere e la Liguria, dicono le famiglie, non brilla certo per la presenza di centri specializzati. Così la storia di Elisa, gioco forza, si intreccia con quella del centro di riabilitazione "Maisoli", uno dei pochi (se non l'unico) a Genova specializzato nell'affrontare i disagi di questi bambini e delle loro famiglie. Specializzato, riconosciuto di eccellenza appena pochi mesi dopo la sua apertura (in piazza Rossetti, alla Foce) nel 2006, ma non ancora convenzionato con il Sistema sanitario nazionale. Sono pochi, pochissimi i posti che la Asl 3 genovese è riuscita a convenzionare per "Maisoli": i genitori dicono 5, l'azienda sanitaria genovese parla di 15 nel 2009, ma i bambini in cura sono molti di più, almeno una quarantina. E questo fa infuriare le famiglie, stanche di lottare su due fronti, burocrazia e autismo. «Autistici si nasce e si muore. Non c'è cura, solo infinite terapie che riescono a migliorare la qualità di vita dei nostri bambini. Ma c'è bisogno di centri specializzati, di terapeuti in grado di seguire i nostri figli, di ambienti protetti. A Genova ne esiste solo uno e la Asl si ostina da due anni a non convenzionarlo anche se vennero fatte molte promesse». A parlare è la mamma di Elisa. Si accorse che in sua figlia c'era qualcosa di diverso quando la bambina aveva poco più di 2 anni, ma ne dovettero passare altri 3 prima di avere una diagnosi definitiva. «La neuropsichiatra della Asl, a Quarto, non è stata in grado di fare la diagnosi. Questo tanto per chiarire che i bambini autistici hanno bisogno di essere assistiti da persone veramente specializzate. Prima che aprisse "Maisoli", ero rassegnata ad andare due volte alla settimana a Mondovì, quasi un paese ma che ha un buon centro». Ad onor del vero, "Maisoli" non è l'unico ad occuparsi dei bambini autistici a Genova. Lo fanno, ma parzialmente, altri due istituti pubblici. «Il fatto è che ci sono tempi di attesa lunghissimi, anche un paio di anni prima di prendere in carico un bambino che, invece, ha bisogno di terapie immediate - spiega la mamma di Elisa - e per sempre mentre questi centri possono assicurare la riabilitazione per non più di un paio di anni». Per non parlare dei costi. Seppure ogni bimbo autistico sia un caso a parte, in media una famiglia spende oltre 500 euro al mese per le sedute di psicomotricità e logopedia. «Ci sono casi disperati. C'è una famiglia che vive con 1.600 di stipendio, ha un mutuo di 800 euro e deve pagare tutto, dalla a alla zeta, per il proprio bambino autistico» conclude la madre di Elisa. La Asl 3 genovese, impegnata in questi anni a far quadrare un bilancio delicatissimo tra entrate e uscite, subito dopo l'apertura di "Maisoli" riuscì comunque a convenzionare 5 posti nel centro della Foce. «Poi siamo passati a 10 e nel 2009 ne abbiamo convenzionato 15 - replica il direttore generale Renata Canini - Facciamo la tela con il filo che abbiamo, le difficoltà finanziarie non sono un'invenzione». Recentemente per andare incontro alle richieste dei genitori dei bimbi autistici la Asl ha studiato un percorso di accesso agevolato negli altri due istituti, il Chiossone e il Reul, che si occupano di riabilitazione infantile. l'istitutoÈ specializzato nell'affrontare i disagi dei bambini malati e delle loro famiglie 23/02/2009

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Così si vive a Lampedusa isola carcere d'Europa (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

ISOLA DI LAMPEDUSA - Il pattugliatore 290 della Capitaneria di Porto lascia la darsena del molo vecchio con la luce del primo giorno, scatarrando cherosene nell'azzurro cobalto dei fondali. Perché la clemenza del bollettino del mare e la disperazione di chi lo attraversa sono più forti di un decreto legge. Perché per quarantotto ore, il canale di Sicilia si fa laguna e nella notte torna a restituire uomini, donne e bambini alla deriva. Questa volta, e "per disposizione di Roma", agganciati sui loro barconi oltre l'orizzonte e destinati alle spiagge di porto Empedocle, in Sicilia, e ai centri di identificazione ed espulsione (Cie) dell'isola madre. In una coltre di "discrezione" che consenta di dire che gli sbarchi su questo scoglio di 20 chilometri quadrati si sono spenti d'incanto dopo il consiglio dei ministri che appena venerdì ha riscritto un significativo paragrafo della Bossi-Fini. Con la stessa rapidità con cui sono state soffocate prima, e cancellate dai palinsesti televisivi poi, le fiamme della rivolta tunisina nel centro di contrada Imbriacole. È una finzione che, a ben vedere si è già svelata, nella notte tra sabato e domenica, sulle rocce di Punta Sottile, dove un gommone ha scaricato nove ombre inebetite e incartapecorite da freddo, acqua e salsedine, che parlavano la lingua del Maghreb. È una finzione che deve sedare la collera di seimila isolani e del sindaco ribelle che ne è alla testa, un ex seminarista nato a Pantelleria, eletto con il Movimento per le Autonomie di Lombardo, che di nome fa Bernardino De Rubeis e ha inopinatamente cominciato a chiamare le cose con il loro nome. Qui, sulla terra ferma e persino a Bruxelles. Dimostrando che Lampedusa non è la nuova linea del Piave contro la spallata dei migranti del sud del mondo. Ma ne è e ne sarà solo la discarica. Non più luogo di transito della disperazione. Ma suo centro di stoccaggio e smaltimento definitivo. IN PIAZZA Libertà, appesi agli infissi scrostati delle case che affacciano sul corso e a quelle del fatiscente Municipio, lenzuoli imbrattati di vernice rossa e verde lo raccontano a modo loro. "Le carceri al Nord, anche lì spazio ce n'è"; "Maroni affonda Lampedusa. Lampedusa affonda Maroni"; "Pacchetto vacanze Lampedusa 2009. Camera con vista mare, gita in barca con avvistamento clandestini. Visita guidata Centro di identificazione ed espulsione e la sera birra con amico africano. Inoltre, per la vostra sicurezza, un militare per ogni bella donna. Il tutto offerto dal presidente Berlusconi e dal ministro Maroni. Grazie". OAS_RICH('Middle'); I numeri del Viminale dicono che alla mezzanotte di sabato 21 febbraio, nel Cie di contrada Imbriacole i detenuti, che la burocrazia dell'immigrazione chiama "ospiti", erano 579. Tutti tunisini. E che a quella stessa data e ora, il "dispositivo di sicurezza" sull'isola aveva raggiunto i seicento effettivi. Un uomo in divisa per ogni migrante. O, se si preferisce, un uomo in divisa ogni dieci isolani. Carabinieri dei battaglioni di stanza in Sicilia, reparti mobili della polizia di stato risucchiati dalle questure di Catania e Palermo, finanzieri, soldati di esercito e aeronautica militare assegnati all'operazione "Strade sicure". Occupano ogni posto letto disponibile sull'isola (gli alberghi sono al completo fino ad agosto) e hanno trasformato il paesaggio verde e turchese dell'isola in un pezzo di Ulster italiano. Soldati smontanti che fanno jogging sulle banchine. Cellulari per il trasporto dei reparti antisommossa parcheggiati con il muso rivolto verso l'oasi naturale dell'isola dei conigli. Scudi di plexiglass e sfollagente appoggiati all'ingresso delle taverne del porto dove vengono serviti spaghetti al nero di seppia e calamari alla plancia in convenzione con il Viminale. "Lei come la chiama questa, eh? La chiama isola o la chiama carcere? È Lampedusa o Guantanamo?", dice il sindaco. A Roma, gli danno ora del pazzo, ora dell'irresponsabile, ora del furbacchione pronto a flirtare con quel che resta dell'opposizione di centro-sinistra e, prima o poi, a scendere a patti con il Governo, magari in cambio di un congruo indennizzo. Lui sembra infischiarsene e ripete come un disco rotto quel che nessuno sembra disposto ad ascoltare sulla terra ferma. "Qui i senza futuro non ci possono stare. Noi possiamo continuare a fare quel che abbiamo fatto fino a un mese fa, quando il nostro era ancora un centro temporaneo di primo soccorso. Accogliere e strappare alla morte in mare chi arriva qui fuggendo la guerra e la miseria. Ma non possiamo fare di più. Lampedusa può essere un centro di transito, non può diventare la tomba dei clandestini in attesa di rimpatrio coatto". Per spegnere l'ex seminarista che si è fatto incendiario, è arrivata sull'isola la donna che, per anni, ne è stata il braccio destro. L'ex vicesindaco Angela Maraventano, nata, cresciuta e residente a Lampedusa, oggi senatrice della Repubblica eletta con la Lega in un collegio scelto a caso in quel dell'Emilia Romagna. Di De Rubeis, la Maraventano pensa e dice il peggio. Di quel che sarà o dovrà essere l'isola dice di essere sicura tanto quanto la maggioranza di governo che rappresenta: "Fine del buonismo. Chi arriva a Lampedusa deve sapere che da qui ripartirà solo per tornare a casa propria. Il sindaco non vuole il Cie? Io l'ho detto a Maroni: per me i centri li possiamo anche fare in mare. Sulle navi della marina, così questi che ancora ci provano non toccano neanche terra. Hanno bruciato il centro? E noi lo ricostruiamo. Subito. Provano a bruciarlo di nuovo? E noi gli togliamo gli accendini e le sigarette, che fanno anche male alla salute. Il piano Maroni funzionerà. Vedrete, se funzionerà". Le statistiche lasciano prevedere il contrario. Il 70 per cento dei migranti che raggiungono Lampedusa fugge le guerre del Corno d'Africa e non c'è decreto legge che possa metterne in discussione il diritto all'asilo politico, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dunque, in Italia resteranno. Solo il trenta per cento (tunisini, marocchini, egiziani) arriva da quel Maghreb verso il quale dovrebbe essere rimpatriato. Ma è un numero così alto che non c'è discarica o prigione che possa contenerli. Novemila migranti maghrebini nel solo 2008. Vale a dire almeno otto volte il numero di clandestini per il quale gli accordi bilaterali chiusi dal nostro Paese consentono il rimpatrio coatto ogni anno. Non è un calcolo complicato. Se da domani non arrivasse sull'isola anche un solo maghrebino in più (e non sarà così), ci vorrebbero almeno sette anni per riportare indietro quelli che già sono in Italia. Ma nella logica di una gestione dell'emergenza che ricorda come un calco - persino nel linguaggio - quella dell'immondizia campana, lo stato di eccezione permanente si fa norma. A Lampedusa uomini e cose vengono impilati in buchi scavati nella terra. Gli uomini a Sud, nel centro sprofondato nella forra di contrada Imbriacole (le donne e i minori, in questi giorni assenti dall'isola, sono trattenuti nella ex base Loran dell'aeronautica, a Ponente). Le cose a nord, in una ferita aperta dalla Protezione civile tra le argille di Taccio Vecchio, area naturale a protezione integrale della Comunità europea, violata dalle ruspe della Protezione civile in nome delle "procedure in deroga" per gli stati di calamità. Tre colline di legno, gomma e ferro, dove, inclinati su un fianco come carcasse di cetacei, riposano i barconi della disperazione, marchiati al loro arrivo con la vernice rossa di chi li agguanta (G. F., guardia di Finanza; C. P. Capitaneria di Porto) e destinati ad essere "tritovagliati" insieme alla rumenta dell'isola. Simona Moscarelli, avvocato dell'Organizzazione Internazionale Migranti (una delle ong, che con "Save the children", l'Alto commissariato per le Nazioni Unite e la Croce Rossa lavora nel Centro di identificazione ed espulsione), racconta che ai prigionieri dell'isola nessuno ha ancora avuto il coraggio di comunicare quale sarà il loro destino. Che, verosimilmente, toccherà farlo a una delegazione del governo tunisino attesa per oggi. "Vogliamo prima capire se il decreto si applicherà anche a chi è sbarcato prima dell'approvazione della nuova legge", dice abbassando lo sguardo. Anche perché ricorda cosa è stato, sin qui, spiegare agli "ospiti" un altro dei buchi neri in cui la burocrazia dello smaltimento migranti ha sin qui annegato i ricorsi di chi, dichiarandosi minorenne, viene al contrario destinato al rimpatrio perché ritenuto maggiorenne. "La legge prevede il diritto di ricorso al Tar. Ma quello di Palermo si è dichiarato incompetente a favore dei giudici di pace di Agrigento. I quali, però, si sono detti a loro volta incompetenti. E comunque, chi ricorre non può contare sul gratuito patrocinio degli avvocati". Ricorrere è inutile. Quasi quanto chiedere oggi accesso al Centro. Non è un carcere, dicono. Ma, esattamente come un carcere, è ora impermeabile al mondo esterno "per motivi di incolumità". Gentili funzionari del Viminale assicurano che "tutto è tranquillo". Che "gli ospiti giocano persino a pallone". Dalla collina che lo sovrasta, lo spettacolo è diverso. Nei due bracci sopravvissuti all'incendio, separati dallo scheletro di lamiera dell'edificio fuso dal calore delle fiamme, una folla di uomini ciondola e spesso grida, agitando stracci dai ballatoi degli alloggi in cui è stipata. In brande e a terra. Nell'unico, angusto cortile, si sta seduti a gambe incrociate per l'appello, sotto lo sguardo di poliziotti trasformati in secondini. Tanto da strappare a Franco Maccari, segretario generale del Coisp, sindacato di polizia, arrivato sull'isola per guardare con i suoi occhi, che "in una situazione così degradante e allucinante, il peggio può ancora venire". Una nuova rivolta o magari un'altra notte come quella del 6 febbraio scorso. Alle 19 di quel venerdì, come ne documentano i registri di ingresso, arrivò nel poliambulatorio dell'isola il primo tunisino trasportato d'urgenza dal Centro. E dopo di lui, altri otto. Fino alle 5.20 del mattino. Nello stomaco di tutti, imprigionati in molliche di pane e morsi di patata, "corpi radio opachi". Lamette da barbiere. Nascoste nelle protesi dentarie al momento dello sbarco e ingoiate poi. Per bucarsi dentro e riuscire ad evadere dall'isola che si è fatta sarcofago. (23 febbraio 2009

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Spese record per Palazzo San Giacomo (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Napoli comune Spese record per Palazzo San Giacomo Angelo Vaccariello Il Comune di Napoli spende per funzionare 582 milioni di euro all'anno, cioè 540 euro a cittadino. Palazzo San Giacomo segna il record italiano nei costi della burocrazia comunale, seguito da Enna (483,6 euro all'anno per abitante) e Firenze (446,8). Si tratta degli oneri sostenuti per la segreteria, la ragioneria, l'ufficio tributi e gli altri settori che servono a far viaggiare la macchina comunale. E' quanto emerge dall'indagine pubblicata dal Sole 24 Ore. Il costo medio nazionale è di 294 euro per abitante. del 23-02-2009 num.

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La minaccia protezionista (sezione: Burocrazia)

( da "Affari e Finanza (La Repubblica)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

COPERTINA pag. 1 La minaccia protezionista l?intervento GIULIANO AMATO EMMA BONINO Dalla fine della Seconda Guerra mondiale l?Europa ha goduto di pace e di prosperità come non mai. Pochi possono contestare il fatto che la Comunità Europea abbia giocato un ruolo chiave. Il suo elemento centrale è stato, ed è, il mercato comune, che garantisce libertà di movimento alle persone, ai capitali, ai beni e ai servizi. Le economie degli stati membri sono adesso così interconnesse da formare un forte e coeso mercato interno. Questo è ciò che tiene veramente insieme le diverse visioni dell?Europa. E' stata la forza trainante che ha spazzato via frontiere e controlli, e ha indotto 16 stati membri a rinunciare alle loro monete nazionali per adottare l?euro. Ha inoltre sospinto la crescita economica e, attraverso l?allargamento, ha rafforzato e stabilizzato la democrazia in Europa. È per questa semplice ragione che ogni minaccia al mercato interno deve essere interpretata come una minaccia alla prosperità dell?Europa. Il modo in cui alcuni stati membri stanno reagendo all?attuale crisi finanziaria ci convince che il pericolo per il mercato interno sia reale. Certamente la crisi è cosi vasta da richiedere varie misure d'intervento pubblico. Gli strumenti politici sono nelle mani dei governi degli stati membri. Ma se le decisioni sono prese in maniera scoordinata, con lo sguardo rivolto esclusivamente allo stretto interesse nazionale, queste misure rischiano di entrare in collisione con le regole della concorrenza che presidiano il mercato interno. Il trattato contempla alcune eccezioni a questa regola, ma chi è il giudice? Non gli stati membri, ma il loro arbitro, la Commissione europea. Qui interviene il fattore tempo. L?economia rischia di precipitare nella depressione. Non c?è tempo, dicono alcuni, per la "burocrazia" di Bruxelles di esaminare se certi aiuti di stato "distorcono o minacciano di distorcere la concorrenza". Questa insistenza sull?urgenza è comprensibile. Ma allora la Commissione deve poter intervenire annullando misure prima che abbiano dispiegato i loro effetti distorsivi sul mercato, oppure siano replicate in altri stati membri, lasciando alla fine nessuno in condizioni migliori, ognuno in condizioni peggiori, e il mercato interno a pezzi. I due settori in Europa che hanno beneficiato di massicci aiuti di stato sono il settore bancario e quello automobilistico. La Commissione Europea ha cercato di accelerare il processo di revisione nonostante i governi abbiano preso l?abitudine di annunciare pubblicamente nuove misure su base pressoché quotidiana. Alcune di queste misure sono di dubbia compatibilità con le regole della concorrenza anche ad un occhio non allenato. Il fatto di accompagnarle con minacce a Bruxelles perché dia il suo consenso si avvicina, in ogni caso, ad una politica del fatto compiuto. E' tempo di cambiare approccio. Una procedura che funziona in tempi normali, quando le richieste di aiuti di stato sono infrequenti, non può funzionare nelle attuali circostanze. Il Consiglio Europeo dovrebbe riunirsi urgentemente e dichiarare che le banche europee e i produttori di automobili sono in uno "stato di crisi". Dovrebbero essere create due task forces composte da rappresentanti nazionali nominati dai governi per i due settori, entrambe presiedute dalla Commissione, per coordinare gli aiuti, assicurandosi nel contempo che le misure nazionali si rinforzino mutualmente per il maggior beneficio dei settori interessati senza però compromettere le regole della concorrenza. Questo scambio di informazioni può evitare che i governi prendano decisioni che possono apparire sagge ma poi si rivelano disastrose. Questo dà anche all?arbitro della concorrenza, la Commissione, un ruolo ex ante, dato che quello attuale ex post è palesemente inadeguato. I settori bancario e automobilistico stanno attraversando una crisi strutturale che richiede sforzi di ristrutturazione più ambiziosi. C?è un precedente storico per un intero settore industriale sottoposto ad un processo di ristrutturazione su scala europea: il settore dell?acciaio negli anni settanta e ottanta, quando la Commissione guidò questo processo grazie ai poteri derivanti dal Trattato costitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell?Acciaio. Ma le similitudini, per quanto incoraggianti, finiscono qui. Il tempo in cui si assegnavano quote di produzione è passato. L?essenza della nostra proposta è il coordinamento. Quasi tutti gli stati membri dell?Ue sono coinvolti nella produzione automobilistica. La Repubblica Ceca produce più automobili l'anno dell?Italia. Ma chi produce che cosa in Europa è irrilevante. La nostra prosperità è basata su un bene pubblico intangibile: l?insieme di regole che ha reso possibile il mercato interno. I governi europei non dovrebbero mai dimenticare che il loro superiore interesse nazionale è la difesa del mercato interno europeo. Scopri come ricevere sul tuo cellulare Repubblica Gold condividi

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Costi della politica, Romagna tra le aree più virtuose in Italia (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

23 febbraio 2009 - 12.41 (Ultima Modifica: 23 febbraio 2009) Spesso finiscono nel mirino dei politici e dei cittadini: ma quanto costa davvero la politica nei comuni emiliano-romagnoli? La risposta arriva da un'inchiesta del "Sole 24 ore", con dati riferiti al 2007. E mostra dati sorprendenti. Ad esempio che il Comune di Rimini, il cui costo della burocrazia comunale è il più pesante in regione, è quello che grava meno di tutti in Italia sui propri cittadini per ?mantenere' gli organi elettivi (Giunta, consiglio comunale e circoscrizioni). L'amministrazione riminese, infatti, per mantenere i propri eletti spende solo 1,43 milioni di euro l'anno, pari a 10,37 euro pro-capite. In Italia l'unico comune a fare meglio di Rimini è Trieste, dove si spendono 2 milioni di euro per mantenere assessori e consiglieri, ma solo 9,59 a cittadino. In generale la Romagna si presenta come una terra piuttosto virtuosa, come Cesena che a fronte di una spesa complessiva di 2,03 milioni grava per il mantenimento degli organi elettivi per 21,61 euro su ogni cittadino. A Forlì si spende leggermente di più: 2,74 milioni di euro, pari a 24,11 euro a cittadino. Ravenna è la più "spendacciona" delle tre province romagnole, con 5,26 milioni di costo complessivo per gli organi elettivi, vale a dire 34,83 euro pro-capite. In Emilia-Romagna primeggia Bologna, che si piazza al 10° posto in Italia con i suoi 23,73 euro di spesa per giunta, consiglio comunale, circoscrizioni e quartieri, pari a 63,62 euro a cittadino. Segue Modena, 25esima in Italia, con 8,03 milioni e 44,58 euro pro-capite. Ferrara è 26esima con 5,87 milioni e 44,10 euro pro-capite. Ravenna è al 38° posto in Italia, seguita da Reggio Emilia al 41° posto con 5,40 milioni e 33,78 euro per ogni cittadino. Molto più indietro Forlì, che si colloca al 74° posto in Italia, seguita da Parma (78esima con 4,11 milioni e 23,21 euro pro-capite, Cesena (82esima in Italia) e Rimini (98esima).

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Il peso della burocrazia comunale sui cittadini: Rimini maglia nera in regione (sezione: Burocrazia)

( da "RomagnaOggi.it" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

23 febbraio 2009 - 12.25 (Ultima Modifica: 23 febbraio 2009) E' di ben 47 milioni di euro il costo della burocrazia comunale a Rimini. Lo afferma un'indagine del "Sole 24 ore", mostrando che per ogni cittadino il funzionamento della ?macchina' pubblica costa in media 342,2 pro-capite. Una cifra elevatissima, che pone Rimini al 10° posto in Italia e al primo in Emilia-Romagna nella poco edificante classifica sul costo della burocrazia. A Ravenna il costo è di 227,4 euro pro-capite, 186,1 euro a Forlì e 172,1 euro a Cesena. La classifica nazionale vede primeggiare il Comune di Napoli con 539,3 euro a cittadino (525,9 milioni di euro complessivi), seguita da Enna (483,6 euro pro-capite) e Firenze (446,8 euro). Agli ultimi tre posti in Italia ci sono Bari (151,7 euro), Prato (138) e Brindisi (130,4). Venendo alla situazione in Emilia-Romagna, si scopre che Rimini, prima in classifica per il costo della burocrazia in rapporto ai cittadini, è seguita da Bologna, che complessivamente spende 106,5 milioni di euro, pari a 285,5 euro a cittadino. Il capoluogo si piazza al 26° posto in Italia. Molto più indietro Ravenna, che con 34,4 milioni di euro e 227,4 euro pro-capite è al 58° posto in Italia. Al 77° posto nella classifica nazionale si trova Reggio Emilia, con 32 milioni di euro di spesa complessiva per il funzionamento della macchina comunale, pari a 200,5 euro a cittadino. Seguono Parma, 84esima in Italia, con 33,7 milioni e 190,5 euro pro-capite; Forlì con 21,1 milioni e 186,1 euro a cittadino, all'85° posto nel paese; Ferrara, 86esima, con 24,8 milioni e 185,8 euro di spesa pro-capite. Cesena si classifica al 91° posto in Italia e figura, dunque, tra i Comuni più virtuosi con ?soli' 16,2 milioni di euro per la burocrazia comunale e 172,1 euro a cittadino. Chiude la classifica regionale Modena, 92esima in Italia, che spende solo 29,2 milioni di euro, cioè 162,4 euro pro-capite.

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DA MADRID PAOLA DEL VECCHIO IL DOTTOR PASAVENTO TORNA SUL LUOGO DEL DELITTO, A NAPOLI E ALL... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Circondario Sud1)" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

DA MADRID Paola Del Vecchio Il dottor Pasavento torna sul luogo del delitto, a Napoli e all'Istituto Cervantes, dove aveva lavorato negli anni passati. Riappare nella città in cui era maturata la sua ossessione di nascondersi e sparire, di ritirarsi dal mondo, di essere Nessuno. Forse questa volta riuscirà a vedere le reliquie di San Gennaro. Ma sarà, ancora una volta, solo l'illusione di un'identità «perduta, ritrovata, moltiplicata», annullata nella letteratura. In nessun altro romanzo come Dottor Pasavento l'intensità metaletteraria di cui lo scrittore Enrique Vila-Matas (Barcellona, 1948) è maestro, trova il suo culmine. «È uno dei miei libri più sinceri e più duri, il più ossessivo che ho scritto», confessa lo scrittore calatano. Il libro, edito da Feltrinelli nella traduzione di Pino Cacucci, marca la fine di una tappa narrativa segnata dalla trilogia che include Barthleby e compagnia e Il mal di Montano. Di Vila-Matas, autore di una vasta, provocatoria e originalissima opera narrativa - che include 17 romanzi, volumi di racconti, articoli e saggi - Feltrinelli si appresta a recuperare Storia abbreviata della letteratura portatile, Exploradores del abismo e l'ultimo Dietario voluble, frammenti dal quaderno di note personali, che ha ricevuto elogi da lettori come Almodovar e Fernando Savater. La prima parte di «Dottor Pasavento» è ambientata a Napoli. «Sì, in un albergo che si chiama Troisi. La strada in cui si trova corrisponde al Corso Vittorio Emanuele, quella dell'hotel Britannique, dov'ero alloggiato». Pasavento riflette sulla «sorprendente assenza di Dio nella religiosa Napoli». «È una riflessione intorno al tema centrale della scomparsa, sul fatto che non arrivai a vedere San Gennaro. Annunciai allora in un incontro letterario che la città sarebbe stato uno degli scenari del mio romanzo». Lei cita anche la scomparsa di Ettore Majorana. Conosceva già la storia? «Ne sono venuto al corrente più avanti. Una storia affascinante, mi resi conto che dovevo incorporarla nel libro». L'eroe morale del dottor Pasavento è Robert Walser, di cui ammira il desiderio di passare inosservato, il suo rifiuto della grandezza letteraria. «Nel libro lo spartiacque è la visita in Svizzera al manicomio dove Robert Walser visse durante 37 anni appartato dal mondo, un po'come Hölderlin. Il preambolo è la visita a Napoli e le conversazioni con il professore Morante, che fanno riferimento al libro "Passeggiate con Robert Walser" di Karl Seelig». Nel romanzo si incrociano le passeggiate per Napoli con i ricordi di Pasavento dell'infanzia a Barcellona. Hanno qualcosa in comune? «In comune no, ma a Via Toledo e Corso Garibaldi, la moltitudine, il fiume di umanità che corre nelle due strade principali della città avevano già colpito lo scrittore Gomez de la Serna. Diceva che via Toledo era la strada della vita, la strada più rappresentativa del mondo. Ricordo di aver ripreso questa idea di Gomez de la Serna, nella mia precedente visita all'Istituto Cervantes, per parlare del fiume umano lungo via Toledo». A Napoli facilmente ci si può occultare, però altrettanto facilmente si può perdere qualcosa di sè. «In realtà il desiderio di scomparire è ambiguo, perchè è sempre accompagnato da quello di essere ritrovato. Il mio protagonista decide di ritirarsi dal mondo, perchè lo cerchino, come accadde ad Agatha Christie, ritrovata dopo undici giorni. Ma il suo dramma è che nessuno lo cerca. A poco a poco comincia a pensare che forse gli piacerebbe riapparire, ma è già su una strada senza ritorno. Decide allora di raggiungere il manicomio svizzero dove è rinchiuso Walser, il maestro dell'arte di convertirsi in nulla». Scrivere per scomparire, ma anche come «unica possibilità di avere una vita interiore». «Pasavento è un personaggio che si va convertendo in una serie di eteronimi, alla maniera di Pessoa. Uno di questi è molto italiano, il dottor Ingravallo, in riferimento al commissario del libro di Carlo Emilio Gadda. È il libro più ossessivo che io abbia scritto. Credo che l'ossessione sia un grande motore dell'arte. Il problema di Pasavento è quanto risulti difficile essere nessuno. L'ossessione è questo affanno di sparire dalla scena letteraria». Saviano, Barcellona e le mafie. C'è presenza diffusa della camorra in Spagna? «Se lo dice Saviano sarà certo, io non ho cognizione di causa nè ho letto il suo libro. Mi sembra che la mafia invada tutta la politica italiana e che si prolunghi oltre le frontiere. Ma le mafie sono ovunque. Io potrei parlare di quelle del mondo della letteratura spagnola, che conosco». Qualche esempio. «Nel libro cito Lobo Antunes. Mi ha fatto molta impressione leggere che non ha più intenzione di pubblicare. Capisco che alla fine ci si stanchi di un ingranaggio che tritura. È uno spazio che fa realmente paura. Ma è un fenomeno globale dell'industria editoriale, scandalosamente orribile. Non conosco la camorra napoletana, ma è impressionante il mondo di vendette incrociate, di ricatti dell'editoria. In Catalogna non c'è un palmo libero dalla corruzione». E a proposito dell'Italia? «È evidente la differenza con altri paesi come Spagna, Francia o Germania in quanto a infrastrutture, a trasporti, a servizi e a burocrazia. L'Italia è molto in ritardo. Prima si elogiava il caos italiano perchè tutto comunque funzionava. Ora il caos esiste ma non funziona nulla. La grazia degli italiani, la simpatia che avevamo mitizzato anche attraverso il cinema italiano non esiste più».

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Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 2 ) (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)

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Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 2 ) (23/2/2009 16:51) | (Sesto Potere) - Forlì - 23 febbraio 2009 - In avvio di seduta del consiglio provinciale di Forlì-Cesena il capogruppo del PRI Giovanni Lucchi è entrato con competenze tecniche nella tematica delle politiche edilizie ed urbanistiche dei Comuni e della redazione da parte della Provincia dei cosiddetti Piani Strutturali ed operativi comunali, ricordando che è necessario snellire al meglio le procedure burocratiche affinché il ruolo degli enti locali non venga ad incidere negativamente nell?attività degli imprenditori e dei cittadini deprimendo ulteriormente l?economia del nostro territorio e senza per altro qualificare l?ambiente. Lucchi chiede alla Provincia di “stimolare i Comuni” a privarsi laddove sia possibile di inutile burocrazie. “Proposito pure condivisibile, ma in realtà la possibilità di incidere della Provincia presso i Comuni è limitata! All?atto normativo quella della Provincia sarebbe ingerenza totale, sul versante dei rapporti politici-amministrativi fra gli enti, al di là dei normali rapporti di collaborazione, la giunta si muove comunque secondo legge”: ha risposto l?assessore all?Urbanistica Orazio Moretti. Il capogruppo Lucchi ha ribadito che in questa fase di interscambio la Provincia può e deve ?dare indicazioni? sulla portata e la congruità dell?adozione degli strumenti urbanistici.

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Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 3 ) (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 23-02-2009)

Argomenti: Burocrazia

Consiglio provinciale di Forlì-Cesena ( 3 ) (23/2/2009 16:52) | (Sesto Potere) - Forlì - 23 febbraio 2009 - Ma non solo di economia e burocrazia s?è discusso oggi in consiglio provinciale di Forlì-Cesena . Nella fase del question time s?è parlato anche del Giorno del ricordo. ”Perché la Provincia di Forlì e Cesena non ha celebrato i noti fatti dell?esodo degli italiani da Istria, Fiume e Dalmazia partecipando con propria delegazione e gonfalone alle celebrazioni programmate in mattinata dalla prefettura (il 15 febbraio scorso) in via Martiri delle Foibe alla presenza di tutti i corpi d?arma?”: ha chiesto il capogruppo di Forza Italia /Pdl Stefano Gagliardi . E l?assessore alla Cultura Iglis Bellavista , ha ricordato che l?ente ha coordinato tutte le iniziative messe in atto dai Comuni del comprensorio per il Giorno della memoria e del Giorno del ricordo: “Per i due eventi ci adoperiamo con uguale ruolo di coordinamento , promozione e amplificazione senza procedere con iniziative di promozione diretta, considerate anche le esigue risorse. La giornata del 10 febbraio coincideva con la data di convocazione della giunta e dunque nessun assessore è riuscito a smarcarsi per partecipare alle celebrazioni”. Il capogruppo Gagliardi s?è lamentato comunque della “brutta figura” rimediata dalla Provincia a causa della sua “rumorosa” assenza.

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Sui costi della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore (sezione: Burocrazia)

( da "Quotidiano.it, Il" del 23-02-2009)

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Sui costi della burocrazia ascolana Celani tira le orecchie al Sole 24 Ore Ascoli Piceno | Il primo cittadino: "Apprendo da Il Sole 24 Ore, che il Comune di Ascoli occupa il 9° posto nella speciale classifica per i costi totali e i costi pro capite sostenuti per il funzionamento degli uffici comunali. Una classifica infondata,ecco il perchè..." Il Sindaco di Ascoli Piceno Piero Celani Dal Sindaco di Ascoli Piero Celani riceviamo e pubblichiamo quanto segue: Apprendo da Il Sole 24 Ore di oggi, che il Comune di Ascoli Piceno occupa il 9° posto nella speciale classifica per i costi totali e i costi pro capite sostenuti per il funzionamento degli uffici comunali. Per le spese destinate alla macchina burocratica ogni cittadino ascolano, secondo le stime del Sole 24 Ore, spenderebbe ben 361,5 euro, addirittura più di un cittadino di Milano, di Genova o perfino di Roma che occupa la 45^ posizione. L'autorevole quotidiano economico scrive di aver rilevato queste cifre con l'aiuto della banca dati AidaPa ma, di certo, sono assolutamente infondate. La fonte dei dati presi in considerazione risulta essere il Certificato al Conto Consuntivo 2007, pubblicato sul sito del Ministero degli Interni e sempre secondo quanto indicato nell'articolo di Gianni Trovati, è stata presa in considerazione la Funzione 1 del Bilancio, denominata "Funzioni generali di amministrazione di gestione e di controllo", in particolare i seguenti servizi: Organi istituzionali (€ 2.731.282,00), Segreteria e gestione personale (€ 2.939.347,00), Ragioneria ed economato (€ 1.798.218,00), Ufficio Tributi (€ 1.186.152,00), Gestione beni demaniali (€ 2.634.172,00), Ufficio Tecnico (€ 742.216,00) ed Anagrafe (€ 723.780,00) per complessivi € 12.755.167,00. Se dividiamo questa cifra per 51.629, quanti sono gli abitanti di Ascoli Piceno, otteniamo: € 247,05. Pertanto la spesa procapite degli ascolani per il funzionamento della macchina burocratica è di ben 114,45 euro inferiore a quanto indicato nell'articolo in questione e tale da collocare la nostra città al 55° o 56° posto nella graduatoria. Ben lontani, quindi, da quel 9° posto assegnatoci nell'articolo. Tra l'altro val la pena sottolineare come secondo i dati del Centro Studio Sintesi che ha analizzato il trend dell'equilibrio corrente: spese ed entrate nel periodo 2003 - 2007, il Comune di Ascoli Piceno è tra i più virtuosi per quanto riguarda la gestione corrente delle risorse. Infatti, sulla base dei dati 2007, il saldo tra le entrate correnti e le spese correnti, permette al nostro Comune di disporre, per ogni cittadino, di 37 euro. Un bell'esempio di efficienza e certamente in netto contrasto con quell'immagine di Comune sciupone ingiustamente attribuitaci. Ma sono certo che una più attenta rilettura dei dati ed una nuova divisione servirà a ricollocarci nella posizione in classifica che ci è propria: tra i Comuni virtuosi. 23/02/2009

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