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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

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tARTICOLI DEL  21-22 ottobre 2008     #TOP



Report "Burocrazia"

·                     Indice delle sezioni

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Indice delle sezioni

Burocrazia (50)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Mille giorni per costruire i giardini sui box ( da "Vivimilano.it" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I tempi notoriamente lunghi della burocrazia sono diventati biblici. Non solo a causa del vincolo monumentale che c'è sull'area. Ma anche per le esigenze contrapposte di cittadini-ambulanti per il suo utilizzo. Compleanno amaro per il giardino dell'"Orso Marcello", che doveva nascere sopra i box.

Nei bar nessun aumento del caffè ( da "Gazzetta di Modena,La" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia". "E' importante riflettere rispetto al fatto che la sfida di un Paese civile non può essere la periodica caccia al colpevole del caro-vita; ci appare invece fondamentale mettere in campo, con un comune sforzo da parte di istituzioni, associazioni dei consumatori, associazioni economiche, politiche e misure tese a ridurre carichi fiscale,

Monticelli, con l'Enel non si riesce a comunicare ( da "Libertà" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se, a quanto sopra, aggiungiamo la burocrazia in generale, devo ammettere, con amarezza, che stiamo insistendo nel percorso involutivo che condiziona lo sviluppo e la creatività della piccola e media impresa. Ing. Lucio Dera Monticelli d'Ongina 21/10/2008.

I progetti non mancano ma la burocrazia frena ( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia frena" di Francesco Apostoli I lavori per la deviazione della 45 bis partiranno a breve; nel frattempo il Comune "sta lavorando per migliorare la viabilità interna" spiega il sindaco di S. Zeno Angiolino Serpelloni. All'ordine del giorno il sottopasso di via Roma che dovrebbe finalmente evitare il passaggio a livello che impedisce un collegamento fluido tra la parte nord

Tremila nuovi permessi per immigrati - gianluca codognato ( da "Nuova Venezia, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dare a tutti la possibilità di ritirare il nullaosta direttamente nei vari consolati presenti in Italia, evitando viaggi in patria e ulteriori perdite di tempo. Fra le proposte attribuite a Morcone, anche "l'allungamento della durata dei permessi, per sfoltire la burocrazia eliminando anche l'articolo che impedisce il rilascio di un permesso di durata superiore rispetto al primo".

Vittima dell'usura e della burocrazia ora forse il risarcimento arriva ( da "Tirreno, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: usura e della burocrazia ora forse il risarcimento arriva La battaglia della donna di Prato che sta facendo lo sciopero della fame MONTECATINI. Se sarà un diritto accolto o negato basterà attendere qualche giorno. Dal ministero dell'Interno annunciano un pronunciamento entro la fine della settimana sul caso della commerciante di Uzzano vittima dell'

Clima, l'Ue rischiauna soluzione pasticciata ( da "Secolo XIX, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ciò significa anche una burocrazia più farraginosa e discrezionale, e non risolve il problema vero, cioè l'impossibilità di raggiungere, nel breve termine, target ambiziosi senza determinare anche un aumento dei costi dell'energia (di cui faranno le spese i consumatori) e, più in generale, un pesante impatto sul sistema produttivo.

DOPO i tagli in Alitalia, sperando che tutto vada a finir bene perché la Cgil resta la ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alla Rai (dipendenti doppi del necessario), all'eliminazione del Province, ai Comuni che vanno ridotti di numero data l'odierna capacità di comunicazione, e all'eliminazione dell'Irap, tassa della vergogna su chi produce vera ricchezza, al contrario delle banche e della burocrazia. Giampietro Priori, Bologna.

ANNI FA Indro Montanelli scriveva che <nella società dell'informaz ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il più macroscopico riguarda l'immagine stessa delle burocrazie pubbliche. L'epiteto di "fannulloni", riferito agli impiegati pubblici ? benché sommario e deviante ? è entrato nel lessico comune. Con danni gravi per una corretta comprensione della questione. L'amministrazione pubblica ha, da tempo immemorabile, una pessima fama.

Fonti rinnovabili ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: più semplicità autorizzativa in periferia, per evitare lo stop da parte delle regioni sempre più vittime della burocrazia ed infine più coinvolgimento del territorio. RECUPERARE IL GAP L'Italia ha una capacità di circa 2.700 megawatt, ma resta ancora lontana da Germania (22mila Mw) e Spagna (15mila Mw).

Tavolo nazionale sulla Calabria ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma i fondi a disposizione vanno spesi bene e anche burocrazia e credito devono fare la loro parte". Senza essere citata direttamente, Gioia Tauro è stata tirata ancora in ballo. "Dobbiamo semplificare e sbloccare gli investimenti – ha affermato Marcegaglia a conclusione dei lavori –

Le imprese del lusso: ora misure drastiche ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccesso di burocrazia è un'altrapriorità per tutto il Paese: occorre rendere più efficace l'amministrazione pubblica, diminuirne i co-sti, ridurne le lentezze che gravano sempre più sul sistema produttivo. Sono tutti traguardi che possono dare slancio alle imprese, che vogliono poter contare su uno Stato "alleato e amico",

Non ci sarà una nuova depressione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non vedo una nuova centralità del Fondo monetario, è una grande burocrazia che ha commesso molti errori, pensi al Sud America. Meglio l'idea di un G 8 allargato. LAISSEZ-FAIRE SOTTO ACCUSA "Ci saranno più regole, ma non contro il mercato. Freddie Mac e Fannie Mae devono essere eliminate".

UN CONVEGNO per fare il punto sulla nuova normativa che regola la sicurezza negli ambienti di lavoro ( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha però introdotto nuova burocrazia e pesanti sanzioni. I lavori sono proseguiti con gli interventi di Maurizia Rizzo, vice presidente dell'Ente Bilaterale, di Marco Nadalini, responsabile Dpl Rovigo, Giancarlo Masiero, responsabile Spisal di Rovigo, Denis Marzolla, responsabile normativa sul lavoro di Servizi Imprese.

(segue dalla copertina) maurizio crosetti ( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La scuola ci ha scoraggiato poco a poco: agli entusiasmi e agli idealismi si sono sostituiti la burocrazia, i dirigenti scolastici impreparati, le noie dei genitori criticoni, le tonnellate di carta e moduli da riempire. Così ci è passata la voglia: molto meglio la campagna. Certo, i ragazzi un po' ci mancano, la scuola neanche un po'".

Confindustria: "La Regione riduca le tasse" ( da "Opinione, L'" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia Confindustria: "La Regione riduca le tasse" di Daniele Palombi La Giunta e il Consiglio direttivo di Confidustria Marche hanno stilato un documento sulla crisi economica in atto. "Senza nascondere le presenti tensioni ma contemporaneamente senza formulare penalizzanti allarmismi - si legge nel testo - Confindustria fa appello a tutti i protagonisti attivi sullo scenario

<I progetti non mancano ma la burocrazia frena> ( da "Brescia Oggi" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Angiolino Serpelloni punta al riordino della viabilità interna "I progetti non mancano ma la burocrazia frena" Il sottopasso ferroviario di via Roma: "Trenitalia non ha ancora risposto" "Non sappiamo perchè Brescia Mobilità ci ha esclusi dal trasporto urbano" "Siamo un paese tranquillo e non diventeremo molti di più. Il commercio è vitale"  .

CRISTINA MARCONI BRUXELLES. SE IL PACCHETTO EUROPEO DI MISURE PER L'AMBIENTE NON VERRà ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dettati dalla burocrazia e che, invece, prescindono dai tempi della tecnologia". Un primo passo avanti è stato fatto dal commissario per l'Ambiente, Stavros Dimas, che dopo essersi detto "allibito", venerdì scorso, dai costi stimati dal governo italiano, ha accettato la proposta italiana di istituire un tavolo tecnico per verificare le cifre insieme ad esperti del governo italiano.

Se le banche investono nell'agricoltura per "guardare lontano" ( da "Velino.it, Il" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Credo che la fornitura del capitale di credito non sia burocrazia ma piuttosto un investimento. Quello agricolo oggi è un settore che ha bisogno di una grande modifica strategica del suo modo di porsi sul mercato, e credo che avere un partner finanziario eccellente sia un grosso valore aggiunto per guardare lontano”

CIVEZZANO/FORNACE - Due comunità vicine, confinanti, quelle di Civezzano e Fornace ( da "Adige, L'" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bisogna dare una mano a sollevare le imprese dalla troppa burocrazia. E per cambiarla, questa politica, non basta che i giovani sbandierino slogan quali "Siamo noi il futuro"". Quindi, Valentina Paoli ritiene, non solo giusto, ma pure doveroso e necessario che i giovani si impegnino in politica come fa lei.

Nicola guarnieri n ( da "Adige, L'" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: riducendo sprechi e burocrazia. I grafici dell'andamento del voto degli ultimi 15 anni e l'umore della gente dicono che il 9 novembre potrà esserci il sorpasso a favore del centrodestra". Quali problemi urgenti da risolvere ha, secondo lei, Rovereto? "Ci sono due problemi urgenti: il decadimento assoluto della città, nonostante gli asfalti nuovi,

S'incatena in Comune perché da 28 anni gli blocca un terreno ( da "Stampa, La" del 21-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Superstite di guerra adesso combatte contro la burocrazia S'incatena in Comune perché da 28 anni gli blocca un terreno GIANNI MICALETTO SANREMO E'sopravvissuto alla tragedia della corazzata "Roma", orgoglio della Marina Militare affondata dai bombardieri nazisti al largo della Sardegna il 9 settembre del '43, e mai avrebbe immaginato di dover poi affrontare una prova più difficile.

Sequestrati i banchi di frutta il comune mostra i muscoli - roberta de rossi ( da "Nuova Venezia, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è stato il tempo delle discussioni e del confronto e ora è quello dell'agire", conclude Bortolussi, "per i banchi di frutta di San Giacometto restiamo in attesa dei giudici amministrativi, per il chiosco e quelli in Ruga, invece, trascorsi i tempi della burocrazia, massimo i primi di novembre ci sarà il trasferimento in Bella Vienna: non m'aspetto resistenze".

Venezia cade a pezzi mega-pubblicità necessarie per i restauri ( da "Nuova Venezia, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sono opere che non possono aspettare i tempi della burocrazia e quindi abbiamo deciso diversamente in pieno accordo con la Sovrintendente". Le tanto contestate pubblicità affisse sulla facciata di Palazzo Ducale e sul lato delle Prigioni a breve spariranno, poiché il contratto pubblicitario è scaduto: "Non si riesce a vendere dei pacchetti pubblicitari di lungo termine,

Comune, un milione in meno per il sociale - donatella francesconi ( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, significa che chiunque si trovi in improvvisa difficoltà sul fronte di una delle tante esigenze sociali bussa in vano alla porta del Comune. Come ha raccontato in commissione lo stesso assessore Vittorio Fantoni: "Ho due donne viareggine sui 50 anni che attendono da me una risposta: mi hanno chiesto di poter tirar su una baracca di legno in pineta perché sono rimaste

Nasce l'unione speciale dei comuni ( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tante deleghe importanti ma che saranno fatte con meno burocrazia grazie anche ad un notevole taglio delle poltrone. Da un punto di vista territoriale poi non ci sarà più Montignoso e con esso la provincia di Massa Carrara. Il territorio da gestire supera di 22mila ettari con 50mila abitanti. Il governo dell'Unione è ridotto all'osso.

Un punto di ristoro nella biblioteca, traguardo vicino ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia permetterebbe al caffè di iniziare a funzionare entro uno, massimo due mesi: "Poi saranno i gestori a decidere che tipo di servizi offrire ai frequentatori di questo centro - conclude Marotto - Penso che all'inizio sarà possibile fare solo il coffee-break, mentre con il passare del tempo si potrà creare un vero e proprio servizio di ristorazione,

Riforma gelmini ( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vorrà dire che una volta tanto sarà la burocrazia ad alzare le chiappe dalla scrivania. Meglio che lo facciano i presidi e il personale piuttosto che le famiglie, no? Ma questo meccanismo, cari signori, era previsto in un decreto de 98 finora mai applicato (Dpr 233 del 1998, firma Oscar Luigi Scalfaro).

La pagliuzza di Brunetta ( da "Unita, L'" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: abbandono dominanti nella burocrazia, che hanno cercato il far niente dopo anni di nullafacenza coatta, che, quindi, possano ritrovare lo spirito e la volontà degli esordi. Insomma, proviamo a credere che per tutti possa esistere redenzione, in questo caso terreno ritorno al rispetto della legge, dei colleghi, dei cittadini e di se stessi.

Estendere lo sconto alle moto Euro 1 ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: visto che questa iniziativa è stata frenata dalla burocrazia e solo 4 milioni di euro su 13,5 sono stati utilizzati". La Finanziaria scorsa prevedeva anche agevolazioni per l'acquisto di veicoli Euro zero con cilindrata fino a 400 centimetri cubici. In questo caso il meccanismo d'incentivo "è più semplice –

Pmi aggrappate ai mercati esteri ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il peso di fisco e burocrazia, il calo dei consumi,la sottocapitalizzazione e la poca strutturazione interna – si aggiunge in queste ultime settimane il problema della stretta al credito che stanno operando le maggiori banche del territorio. Stretta che si fa sentire in particolar modo nella mancanza di liquidità per i pagamenti alla subfornitura.

Le piccole ripartono dall'export ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il peso di fisco e burocrazia, il calo dei consumi, la sottocapitalizzazione e la poca strutturazione interna – si sono aggiunte nelle ultime settimane altre emergenze: la stretta al credito da parte del sistema bancario, in particolare, ma anche la sempre più evidente mancanza di sostegno delle istituzioni pubbliche,

Export salvagente contro la crisi ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: abbiamo la sensazione di trovarci da soli, di competere sui mercati internazionali gravati da troppa burocrazia e infrastrutture insufficienti, da un fisco troppo pesante rispetto alle aziende concorrenti e da un costo dell'energia che ormai è un'emergenza". Servizi u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina.

Le Pmi si aggrappano all'export ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di competere sui mercati internazionali gravati da troppa burocrazia e infrastrutture insufficienti, da un fisco troppo pesante rispetto alle aziende concorrenti e da un costo dell'energia che ormai è un'emergenza per le piccole e medie imprese ".Da qui l'imput a una maggiore flessibilità che passi anche attraverso la prospettiva di un'integrazione territoriale con il Piemonte.

I COMITATI DEL NORD-OVEST ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: pagamenti della Pa al peso della burocrazia. RICCARDO CRAVERO (PIEMONTE) "Scontiamo il prezzo dei pagamenti sempre più lenti da parte dello Stato" FRANCESCA ACCINELLI (LIGURIA) DONATELLA PICCONE "è il momento di investire su R&S ma spesso ci sentiamo non sostenuti" PAOLO MUSUMECI (VALLE D'AOSTA) "è giusto intervenire a favore delle famiglie ma il supporto va esteso al tessuto produttivo"

LA PROMOZIONE AIUTERÀ I CONTI ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia e più promozione da parte delle istituzioni. Sono questi alcuni degli strumenti che –abbinatia una riorganizzazione interna ea sinergie tra Pmi –i presidenti della Piccola industria del Centro-Nord sollecitano per incentivare le attività oltreconfine RICCARDO CASADEI Emilia-Romagna Potrebbero essere ancora di più,

Pmi aggrappate all'export ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: occorrerebbe rendere più attrattivo il fare impresa, anche con un deciso snellimento della burocrazia ". In allarme anche le Pmi del Granducato, vista la brusca frenata del secondo trimestre: le imprese con meno di 50 dipendenti hanno registrato cali di produzione (-2,8%, dopo un 2007 già "avaro"), di fatturato (-2,1%) e di ordini.

Ora occorre realizzare le obbligazioni di distretto ( da "Denaro, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: desiderato e ottenere risposta in tempi rapidi con meno burocrazia. Perché questa scelta di rendere partner le associazioni e i Confidi? Alla base del progetto c'è proprio la forte partnership con Bnl da un lato e con le associazioni e i Confidi sul territorio dall'altro, perché in associazione o al Confidi il cliente si ritrova maggiormente, si sente ed è effettivamente a casa sua,

Napoli capitale dei giovani ( da "Denaro, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lotta alla tecnocrazia e alla burocrazia, equiparazione dei titoli di studio, inserimento nel mercato del lavoro, utilizzo delle nuove tecnologie, difesa dei diritti fondamentali: questi sono alcuni degli elementi su cui si fondano le speranze dei giovani, specialmente di quelli (sempre più numerosi) della Riva Sud del Mediterraneo.

SICILIA: ARS, OK A CAMPI GOLF. RINVIATO DDL RIFORMA BUROCRAZIA REGIONALE ( da "Asca" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: riforma della burocrazia regionale. L'aula, difatti, ha approvato la proposta del capogruppo dell'Udc, Rudi Maira, di approfondire in commissione il disegno di legge dopo che la giunta regionale aveva inserito un emendamento che prevede che bastera' un decreto del presidente della Regione e non piu' una delibera di giunta per nominare i nuovi dirigenti generali degli assessorati.

Prezzi Modena, Confesercenti: caffè al bar, nessuna corsa al rincaro ( da "Sestopotere.com" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia". Certo, continuano le associazioni, "non disconosciamo che il potere di acquisto, in particolare negli ultimi anni, sia diminuito ed e' anche per questo motivo che i pubblici esercizi continueranno ad utilizzare grande cautela nella costruzione dei propri listini, facendo il possibile per calmierare le tensioni inflative in atto anche Modena"

Impresa Zurlo, serietà nelle onoranze funebri ( da "Stampa, La" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: alla burocrazia, alle foto, ai manifesti funerali, all'allestimento della camera mortuaria. La caratteristica principale che contraddistingue poi una buona impresa è l'attenzione nel rapportarsi con la famiglia, una dote necessaria per lavorare in un settore tanto delicato, che prima delle cifre e dei numeri ha bisogno soprattutto di umanità.

SALUTE. L'80% degli italiani chiede che vengano somministrati oppiacei per il controllo del dolore ( da "HelpConsumatori" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bisogna prendere atto che in gran parte del Paese questo diritto non è fruibile e l'uso di questi farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che ne ostacola la somministrazione". Secondo Furio Zucco, presidente del Comitato Scientifico del Congresso e direttore dell'Unità di Cure Palliative, Terapia del dolore, Hospice e Ospedalizzazione domiciliare dell'Azienda Ospedaliera 'G.

Non soffrire è un diritto: l'80% degli italiani ritiene fondamentale la prescrizione degli oppiaceci per il controllo del dolore ( da "SaluteEuropa.it" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: uso dei farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che li imbriglia". "Nonostante questo ampio consenso popolare relativo all'uso di farmaci in grado di alleviare le sofferenze e il dolore - aggiunge Furio Zucco, Presidente del Comitato Scientifico del Congresso e Direttore dell'Unità di Cure Palliative, Terapia del dolore, Hospice e Ospedalizzazione domiciliare,

GIUSTIZIA ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: line per dire addio alle lungaggini della burocrazia. È la ricetta del presidente del Tribunale Giovanni Schiavon per risolvere i problemi organizzativi di palazzo di giustizia, a cominciare dal settore civile. E' proprio da qui che partirà entro la fine dell'anno la sperimentazione della posta elettronica come strumento di comunicazione principale dal Tribunale:

<Troppi laureati, pochi operai> ( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: l'unione tra Unindustria Treviso e Confindustria Venezia per creare nuovi servizi e ancora alloggi per gli immigrati e asili nido aziendali. Dall'agricoltura Brunetta lancia un appello: "Se la burocrazia nascesse nei nostri campi saremmo ricchi. Spero si inventi al più presto un diserbante per contenerla".Erica Bet.

<La polizia regionale costa troppo> ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di molti aspetti di burocrazia e della localizzazione anno per anno in luoghi diversi dei corsi, a seconda di dove si troverà di volta in volta il maggior numero di frequentanti". E poi "aiuteremo ciascun Comune a predisporre il bando per indire i concorsi e assumere nuovo personale da destinare alla sicurezza".

Gli imprenditori all'assessore Savino: <Irap, premiare chi investe e ampliare i beneficiari> ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: semplificazione della burocrazia regionale e degli enti locali (a cominciare dagli strumenti di promozione del sistema produttivo come la legge "Bertossi" e quella su ricerca ed innovazione) sono state illustrate dal presidente dell'Api di Udine, Massimo Paniccia,all'assessore regionale alle Risorse economiche e finanziarie Sandra Savino in un incontro con il Consiglio generale dell'

TURISMO. Bonus vacanze per chi ha reddito basso ( da "Vita non profit online" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Con un impegno ulteriore da parte mia perché questi fondi, superando ogni possibile ostacolo della burocrazia, non solo vengano gestiti in modo trasparente e funzionale alle esigenze delle famiglie ma possano anche arrivare a destinazione nel piu' breve tempo possibile".

Ancora gattini nella spazzatura. Parla Alice Agnelli, presidente dell'associazione "L'amico Fedele" ( da "Quotidiano.it, Il" del 22-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è divenuto del tutto intollerabile il modus operandi attuale fatto di troppa burocrazia e poco senso pratico. In secondo luogo, però, la cultura della sterilizzazione stenta a essere praticata anche dai privati detentori di gatti - nonchè cani- che, non randagi ma vaganti, contribuiscono, poi, alla proliferazione dei randagi.


Articoli

Mille giorni per costruire i giardini sui box (sezione: Burocrazia)

( da "Vivimilano.it" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

MILANO - Sette anni per realizzare i box interrati, altri mille giorni aspettando il via libera (arrivato tre giorni fa) alla riqualificazione dell'area di via Benedetto Marcello, una volta chiuso il cantiere. I tempi notoriamente lunghi della burocrazia sono diventati biblici. Non solo a causa del vincolo monumentale che c'è sull'area. Ma anche per le esigenze contrapposte di cittadini-ambulanti per il suo utilizzo. Compleanno amaro per il giardino dell'"Orso Marcello", che doveva nascere sopra i box. Mille giorni in attesa che i lavori di copertura cominciassero sono tanti per cittadini che, all'atto di acquisto dei posti auto, avevano versato 1 milione e mezzo di euro per la riqualificazione dell'area. Ma il progetto è diventato oggetto di uno scontro che non sembra destinato a risolversi neppure con l'accordo siglato venerdì. L'assessore ai Lavori pubblici, Bruno Simini, chiarisce: "Il parere positivo della Sovrintendenza finalmente sblocca i lavori sopra il parcheggio. Il primo lotto di lavori parte a gennaio". Ma le bancarelle del mercato del sabato restano. Tutte. Ed è forse questo a riaccendere gli animi in zona. "Il Comune sembra stia affannosamente cercando di fare un progetto che soddisfi praticamente solo i desideri degli ambulanti, con buona pace della legge e delle promesse fatte ai cittadini", scrive il comitato in un volantino che invita i residenti ad un'assemblea per martedì sera al Gonzaga. Paola D'Amico 20 ottobre 2008.

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Nei bar nessun aumento del caffè (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le associazioni "Nei bar nessun aumento del caffè" "Per il caffè, nessuna corsa del prezzo al bar", affermano Fipe-Confcommercio, Fiepet-Confesercenti, Lapam-Licom, Cna.Com che intendono tranquillizzare i modenesi. I dati statistici rilevati dall'Osservatorio Prezzi del Comune in effetti evidenziano inequivocabilmente come il prezzo della tazzina di caffè abbia seguito negli ultimi anni l'andamento del tasso di inflazione reale. Basti pensare che il prezzo medio rilevato dall'Osservatorio è passato nel periodo gennaio 2005-settembre 2008 da 0,86 a 0,96 centesimi. "Peraltro va considerato che dietro i numeri ci sono dinamiche, che possono sfuggire e che condizionano, a volte pesantemente, il prezzo finale: i "costi fissi", canoni di affitto, tributi, tariffe per acqua, luce e gas, burocrazia". "E' importante riflettere rispetto al fatto che la sfida di un Paese civile non può essere la periodica caccia al colpevole del caro-vita; ci appare invece fondamentale mettere in campo, con un comune sforzo da parte di istituzioni, associazioni dei consumatori, associazioni economiche, politiche e misure tese a ridurre carichi fiscale, tariffario e di burocrazia che pesano in modo sempre più forte sulle piccole e medie imprese".

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Monticelli, con l'Enel non si riesce a comunicare (sezione: Burocrazia)

( da "Libertà" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Egregio direttore, sono un ex dirigente che ha lavorato 25 anni all'estero, nel campo delle costruzioni civili, nella realizzazione di grandi progetti (al solo titolo d'esempio: centrali, complessi industriali e civili in Africa e M.O., nr. 5 padiglioni dell'Eurodisney a Parigi, padiglione CEE all'Expo di Siviglia ecc.). Con mio fratello ho costituito una società che opera nel settore della progettazione e dell'edilizia in generale. Devo purtroppo sottolineare che sta diventando quasi impossibile gestire un progetto secondo le più elementari regole aziendali. Cito ad esempio i problemi che regolarmente riscontriamo dalle utenze, in particolar modo dall'Enel. Con questo Ente non si riesce a comunicare dove sono i responsabili?) e, di conseguenza, a programmare gli interventi di loro competenza. A Monticelli d'Ongina, attendiamo da mesi l'allaccio della corrente elettrica per l'apertura di noto ristorante - albergo da noi ristrutturato. Le indicazioni Enel sono quelle di rivolgersi al numero verde. Per concludere evidenzio che all'estero (anche nei Paesi da noi considerati sottosviluppati) non ho mai riscontrato questi problemi. Se, a quanto sopra, aggiungiamo la burocrazia in generale, devo ammettere, con amarezza, che stiamo insistendo nel percorso involutivo che condiziona lo sviluppo e la creatività della piccola e media impresa. Ing. Lucio Dera Monticelli d'Ongina 21/10/2008.

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I progetti non mancano ma la burocrazia frena (sezione: Burocrazia)

( da "Bresciaoggi(Abbonati)" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL SINDACO. In attesa della variante alla 45bis, Angiolino Serpelloni punta al riordino della viabilità interna "I progetti non mancano ma la burocrazia frena" di Francesco Apostoli I lavori per la deviazione della 45 bis partiranno a breve; nel frattempo il Comune "sta lavorando per migliorare la viabilità interna" spiega il sindaco di S. Zeno Angiolino Serpelloni. All'ordine del giorno il sottopasso di via Roma che dovrebbe finalmente evitare il passaggio a livello che impedisce un collegamento fluido tra la parte nord e la zona sud ovest del paese. "Al momento del nostro insediamento - spiega Serpelloni - pensavamo di trovare le pratiche dei lavori molto più in là di quanto in effetti fossero. Purtroppo abbiamo dovuto rifare tutto e, in questi giorni, stiamo ultimando il progetto del sottopasso". Oltre alle lungaggini burocratiche che il sindaco attribuisce a Trenitalia ("siamo ancora in attesa di una risposta dalle ferrovie") a rallentare i lavori ci si è messo pure un "tubo dell'ossigenodotto che - prosegue Serpelloni - serve parecchie aziende della zona e che passa proprio sotto il passaggio a livello". Difficile dunque stabilire i tempi di realizzazione dell'opera: "Speravamo di poter iniziare i lavori già a partire dai mesi di luglio e agosto e invece siamo ancora qui ad aspettare". NEL PGT (recentemente approvato) verranno inseriti altri due sottopassi: "Uno nei pressi di via Aldo Moro - dice il sindaco - verso Folzano e l'altro in prossimità dell'area industriale San Zeno 2 che condurrà dalle parti del cimitero raccordandosi poi con la strada per Folzano". Se per i lavori della variante alla Sp 45 bis il Comune avrebbe già stanziato 2 milioni di euro, proseguono i contatti con Brescia Mobilità e con l'assessorato provinciale guidato da Valerio Prignachi per riuscire a far rientrare San Zeno nella cintura di comuni serviti dal trasporto urbano del capoluogo. Il piccolo comune alle porte della città sarebbe stato "misteriosamente" escluso dalla rete rispetto a centri invece ben più lontani. "Qualche anno fa si è presentata l'occasione di portare anche da noi gli autobus di Brescia Mobilità - dice Serpelloni - , ma non abbiamo ancora capito perchè San Zeno sia stato dimenticato". IN PASSATO è stata effettuata una sperimentazione "in occasione dei lavori di sistemazione del ponte della tangenziale sud - ricorda il sindaco - quando era stato messo a disposizione dei cittadini di San Zeno un pullman per il collegamento con la città. Un servizio molto gradito che speriamo di poter far diventare realtà". Discutibile - secondo Serpelloni - il dato relativo alla sicurezza. L'indice dei reati contro il patrimonio relativo al Comune di San Zeno è di 1.70 contro lo 0.47 della media regionale. "Siamo un paese abbastanza tranquillo - riflette il sindaco - ci sono furti come in ogni altra realtà. Speriamo comunque che la situazione rimanga così com'è. Un punto importante è dato dalla presenza della nuova caserma dei Carabinieri. Purtroppo abbiamo un solo vigile e il patto di stabilità ci impedisce di assumerne un altro. Per questo, in caso di necessità, ci appoggiamo ai comuni limitrofi, Brescia e Poncarale su tutti". Per il resto Serpelloni pare soddisfatto del ritratto di San Zeno che scaturisce dalle interviste di Bresciaoggi. Un paese orgolioso delle proprie radici e che, nonostante l'influsso della città, per bocca dello stesso Serpelloni, difficilmente "supererà mai quota 6 mila abitanti". Mano tesa anche al commercio: "Da qualche anno sono nati parecchi negozi nuovi e abbiamo creato insieme all'Associazione "Mercanti del Naviglio" un mercatino natalizio che, da quattro anni, l'8 dicembre porta nel nostro paese almeno 15 mila persone".

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Tremila nuovi permessi per immigrati - gianluca codognato (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Non ci sarà un altro "clic day", si pescherà dalla vecchia graduatoria Tremila nuovi permessi per immigrati Metà sono riservati alle badanti, decreto atteso entro i primi di novembre LE DOMANDE. Il numero è spalmato su tutta la provincia Complessivamente in Italia saranno 170 mila gli ingressi GIANLUCA CODOGNATO Tremila nuovi ingressi di lavoratori extracomunitari entro il 2009. Metà dei quali riservati alle cosiddette badanti. Sarebbe questo, in provincia, il risultato di un decreto che il governo intenderebbe adottare fra la fine di ottobre e gli inizi di novembre con una sorta di decreto flussi. Condizionale è d'obbligo, visto che la notizia non è ancora ufficiale, anche se trapela da una nota attribuita al Prefetto Mario Morcone, che guida il Dipartimento immigrazione del Viminale. Ma la vicenda è sostanzialmente in linea con le dichiarazioni, quelle sì ufficiali, fatte negli ultimi tempi dal ministro Roberto Maroni. Insomma, secondo la nota, il governo aprirà per il 2009 la porta ad altri 170 mila lavoratori extracomunitari. Circa 3 mila saranno gli ingressi concessi nel Veneziano. Niente clic day, però. Le domande verranno ripescate dalla graduatoria di fine dicembre 2007. Nuovo decreto. Il governo dovrebbe dunque varare entro un paio di settimane un decreto flussi senza nuove domande e dunque senza "clic day". Una specie di concorso interno interamente riservato alle richieste si assunzione di stranieri già presentate nell'ultimo decreto, per consentire lo scorrimento in avanti della graduatoria. Provincia. Il decreto nel Veneziano si tradurrebbe in circa 3 mila nuovi "ingressi" di cittadini extracomunitari. Questi andrebbero ad aggiungersi agli altri 3 mila "regolarizzati" nel 2008 con l'ultimo decreto flussi, quello varato dall'esecutivo Prodi. A quel tempo le domande furono in provincia oltre 11 mila. Dunque, se il governo deciderà di emanare il decreto, metà delle richieste di ingresso presentate a fine 2007 potrebbero considerarsi soddisfatte. Badanti. Fra i 3 mila nuovi lavoratori extracomunitari che potrebbero "entrare" in provincia, la metà appartiene alla categoria del lavoro domestico, che riguarda in particolar modo le collaboratrici collaboratricifamiliari, ovvero le badanti. Se il governo deciderà in tal senso, entro il 2009 circa 1.500 lavoratrici straniere (in particolare ucraine e moldave) otterranno il sospirato permesso di soggiorno e andranno ad aggiungersi alle 1.500 già di fatto "regolarizzate" con il decreto dell'esecutivo di centrosinistra. Anticipazioni. La nota diffusa in questi giorni (e riferita al 4 ottobre scorso) anticipa le mosse del governo. "Si prevedono permessi di durata più lunga e permessi per ricerca di lavoro riservati a determinate qualifiche", sono le dichiarazioni attribuite al prefetto Morcone. Per quanto riguarda le lentezze burocratiche (che comunque non hanno coinvolto la nostra provincia), il prefetto non avrebbe dubbi. "Molte domande, procedure complicate, personale insufficiente. Certo", si legge nella nota, "non possiamo essere orgogliosi di dare un nulla osta ogni nove mesi. Ma ora siamo impegnati a rimettere in gioco le domande eccedenti rispetto alla quota prevista che era per 170 mila lavoratori". Modifiche. Nella nota, il prefetto definisce "odiosa" la consuetudine che vede "gran parte degli stranieri, anziché all'estero come prescrive la legge, già al lavoro fra noi e tornano poi al loro paese a ritirare il nulla osta". Di qui, una proposta di ritocco alla Bossi-Fini: introdurre un "permesso per ricerca di lavoro" da riservare a qualifiche e mansioni di cui vi sia particolare carenza nel nostro Paese (leggi badanti, ma anche tornitori, piastrellisti). E dare a tutti la possibilità di ritirare il nullaosta direttamente nei vari consolati presenti in Italia, evitando viaggi in patria e ulteriori perdite di tempo. Fra le proposte attribuite a Morcone, anche "l'allungamento della durata dei permessi, per sfoltire la burocrazia eliminando anche l'articolo che impedisce il rilascio di un permesso di durata superiore rispetto al primo".

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Vittima dell'usura e della burocrazia ora forse il risarcimento arriva (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Empoli Vittima dell'usura e della burocrazia ora forse il risarcimento arriva La battaglia della donna di Prato che sta facendo lo sciopero della fame MONTECATINI. Se sarà un diritto accolto o negato basterà attendere qualche giorno. Dal ministero dell'Interno annunciano un pronunciamento entro la fine della settimana sul caso della commerciante di Uzzano vittima dell'usura. "Il comitato si è già riunito, ma ancora non ci ha inviato il verbale - fanno sapere dal fondo di solidarietà istituito al ministero -. L'esito della domanda può essere di tre tipi: accoglimento, rigetto o richiesta alla prefettura proponente di ulteriori integrazioni alla pratica. La decisione verrà comunicata alla signora e alla prefettura di Prato nei prossimi giorni, forse già entro questa settimana. A fine agosto avevamo chiesto dei chiarimenti che ci sono stati inviati a settembre". La via crucis" di Maria (nome fittizio), all'ottavo giorno dello sciopero della fame per protestare contro i ritardi nell'erogazione di un mutuo a tasso agevolato, potrebbe concludersi con un lieto fine. Le lunghe attese di questi anni inducono, però, a non lasciarsi tentare da facili entusiasmi. Il conto presentato all'alto commissariato antiracket e antiusura è di 700mila euro. Una cifra comprensiva di mancato guadagno e perdite generate durante il calvario degli anni in cui lei e il marito erano "strozzati" con tassi del 50 per cento all'anno da un usuraio poi condannato a due anni anche in Appello con sentenza del dicembre 2004. L'uomo, per riscuotere i suoi crediti, non lesinò azioni intimidatorie con botte e minacce, tanto da costringere la famiglia ormai disperata a trasferirsi in un'altra regione. Grazi ai soldi del fondo antiusura la donna ripartirebbe con un'attività imprenditoriale e salverebbe la casa dove abita, con la mamma anziana e un figlio minorenne, finita all'asta già quattro volte. Nella vita di Maria e del marito l'inferno dell'usura compare nel 1993. Ha le sembianze di un pensionato che vive a Prato e che presta soldi a commercianti e artigiani. è un vice direttore di banca a mettere in contatto lo strozzino con la coppia di commercianti. Ai coniugi, con attività a Montecatini e nella città laniera, il pensionato consegna in più tranche 40 milioni di lire. Con quel denaro viene avviato un esercizio commerciale e nel corso dei mesi la coppia restituisce tra i 40 e i 50 milioni di lire, ma non ce la fa a versare gli altri 90 milioni che aveva promesso. Arrivano le minacce, e anche un pestaggio contro la donna, accompagnati dai protesti in banca. Siamo all'autunno del 1996. I coniugi decidono di denunciare il cravattaro che nel luglio del 1998 viene rinviato a giudizio, anche per altri casi di usura. è il dicembre del 2001 quando il pensionato viene condannato a 2 anni. Una sentenza confermata anche in Appello tre anni più tardi. Nel frattempo la donna chiede aiuto al ministero che prima nega l'esistenza dei requisiti per concederle il mutuo e poi la riammette ridandole la speranza di poter rinascere. Che tra qualche giorno potrà sfumare o farla ricredere su uno Stato che non l'ha abbandonata. Pietro Barghigiani.

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Clima, l'Ue rischiauna soluzione pasticciata (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Carlo Stagnaro Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha esposto ieri al commissario europeo Stavros Dimas le perplessità italiane sul piano clima dell'Unione europea. Il governo ritiene che il nostro Paese sia svantaggiato, rispetto agli altri Stati membri, a causa di un'iniqua ripartizione dei costi. Oggetto del contendere sono i tre obiettivi dell'Ue di aumentare del 20 per cento l'efficienza energetica, portare al 20 per cento il contributo delle fonti rinnovabili, e ridurre del 20 per cento le emissioni di gas a effetto serra, tutto entro il 2020. Si tratta di obiettivi oggettivamente molto difficili da raggiungere, sia per le loro dimensioni sia per il ristretto orizzonte temporale che ci separa dal traguardo. Le critiche si dividono in due categorie: quelle rivolte alla politica europea in generale, più spesso sussurrate a mezza voce che espresse con chiarezza, e quelle che invece esprimono rivendicazioni nazionali. Le critiche generali riguardano tanto la fattibilità degli obiettivi, quanto il loro costo. Cambiare radicalmente il sistema energetico europeo, come impone l'Ue, è assai complicato, soprattutto perché in questo settore i tempi sono normalmente più lunghi. Ma è anche costoso, perchè significa indirizzare gli investimenti verso direzioni in cui non si sarebbero spontaneamente incanalati. Banalmente, più fonti energetiche rinnovabili e meno emissioni significano bolletta più salata. Ormai, però, la scelta è stata compiuta e non appare politicamente possibile metterla in discussione. Lo scontro si sposta, così, alla ripartizione dei costi e degli impegni che Bruxelles sta effettuando nei confronti degli Stati membri. L'Italia si sente maltrattata perché lamenta il fatto che l'Europa non abbia tenuto conto dei progressi già compiuti. Nel nostro Paese, le rinnovabili sono una componente importante del mix energetico più per le scelte passate che per le virtù presenti: pur facendo un ridotto uso di eolico e solare (le due fonti preferite a Bruxelles) l'Italia fa un vasto ricorso ai vecchi impianti idroelettrici. Possono non piacere, ma di certo non producono CO2. Anche sotto il profilo dell'efficienza, il nostro sistema industriale ha fatto molto, sicuramente più di quanto abbiano fatto i nostri competitori. La ragione è molto semplice: da noi l'energia costa più che altrove e quindi ne sprechiamo meno. Chiedere uno sforzo pari a quello di altri Paesi europei sarebbe come pretendere da Stanlio e Ollio la stessa perdita di peso. Stanlio, avendo meno chili superflui, dovrebbe faticare molto di più, senza contare il rischio anoressia. Consapevole di questo problema, reso più grave dalla crisi finanziaria e dalla recessione in agguato, il governo italiano ha formulato due richieste: che gli obiettivi siano subordinati a una rigorosa analisi dei costi e dei benefici, e che l'Europa si prenda una "pausa di riflessione". A quest'ultima condizione l'Europa ha già detto no, mentre resta aperta la partita sulla suddivisione degli obblighi e sulla possibile introduzione di clausole di flessibilità, ulteriore rivendicazione dell'industria italiana e del governo. Il nostro Paese non è, su questo fronte, isolato in Europa: anzi, il suo malessere è diffuso. Ciò non significa che l'esecutivo abbia giocato le sue carte nel migliore dei modi. Soprattutto nella felpata Bruxelles ha destato scalpore e fastidio la minaccia di porre il veto su una politica attorno a cui l'Ue ha costruito la sua identità. Non solo perché in questo modo Silvio Berlusconi ha rotto il tabù del "right or wrong, this is Europe" - cosa, del resto, non necessariamente negativa. Quanto piuttosto perché i veti non si minacciano: si usano, con tutta la parsimonia del caso, oppure li si lascia stare. L'uscita del Cavaliere ha, invece, alimentato il sospetto che stesse bluffando, cosa che ha non poco innervosito i possibili fiancheggiatori della protesta italiana. Peggio ancora, per evitare di trovarsi sola a tenere una bandiera di cui non regge il peso, l'Italia ha cercato un asse con i Paesi dell'Est, che sono ugualmente critici verso la politica europea, ma per ragioni diverse. Le dichiarazioni di guerra del premier e dei suoi ministri hanno mandato in stallo un'altra alleanza, più sotterranea ma forse anche più promettente, che si stava strutturando tra la diplomazia italiana e quelle di altri grandi Paesi europei, tra cui la Germania (che soffre di problemi simili ai nostri e invoca vie d'uscita analoghe). A questo punto, è difficile dire dove si andrà a parare. Né l'Europa, né l'Italia possono permettersi di perdere la faccia: l'una buttando a mare gli obiettivi ambientali, l'altra rinunciando a un trattamento migliore. Probabilmente, il punto d'arrivo di questa traiettoria sarà il salvataggio formale degli obiettivi, con la contestuale creazione di scappatoie e aiutini a favore delle imprese in difficoltà. Ciò significa anche una burocrazia più farraginosa e discrezionale, e non risolve il problema vero, cioè l'impossibilità di raggiungere, nel breve termine, target ambiziosi senza determinare anche un aumento dei costi dell'energia (di cui faranno le spese i consumatori) e, più in generale, un pesante impatto sul sistema produttivo. Il governo italiano ha il merito di aver posto con forza il problema della contraddizione europea, anche se forse con troppa ruvidezza e con una certa dose di ingenuità negoziale. La speranza è che l'Europa non ne esca "all'italiana", cioè comprando con sussidi e agevolazioni il silenzio dei riottosi. 21/10/2008 Manu Bhaskaran Nonostante il tumulto finanziario globale degli ultimi 14 mesi, le economie asiatiche hanno dimostrato una notevole elasticità. La crescita asiatica dell'export ha sorpreso tutti registrando tassi di crescita elevati, eccezione fatta per Singapore e le Filippine. Gli esportatori asiatici erano abili nel passaggio da mercati a bassa crescita a mercati a crescita più alta come la Russia e il Medio Oriente. Le banche asiatiche hanno anche continuato a espandersi, soffrendo solo di poche scosse nel terremoto globale. Di conseguenza, i tassi di crescita del Pil erano mantenuti ragionevolmente alti, malgrado una certa decelerazione. Sfortunatamente, la difficile situazione del credito negli Stati Uniti e in Europa è ora mutata in una vera e propria crisi economica globale. In questa nuova e più pericolosa fase, è improbabile che l'Asia possa continuare a restare isolata. Le economie asiatiche si trovano di fronte a una nuova sfida, una spirale verso il basso nell'economia globale. Il settore finanziario bloccato sta danneggiando le economie industrializzate. Il capitale fugge il mercato emergente per porti più sicuri, portando la crisi più vicina alle economie in via di sviluppo, incluse quelle asiatiche. Con il più evidente crollo del mercato, come il congelamento del prestito interbancario, l'economia mondiale chiede a gran voce un intervento governativo effettivo per fermare la spirale in discesa. Sfortunatamente, l'élite politica di Stati Uniti, Europa e Giappone è stata lenta nel capire le cause profonde della crisi, né si è resa conto delle conseguenze di risposte tardive. Finora, non hanno ancora una volontà politica comune necessaria per trovare una soluzione tempestiva alla crisi. Perciò l'Asia deve tenersi pronta a una sostanziale decelerazione nell'attività economica globale, con il rischio crescente che le pressioni finanziarie si diffondano anche nei settori finanziari asiatici. Cosa comporterà questo per l'Asia l'anno venturo? Per prima cosa, possiamo aspettarci un'accelerazione del ribasso dell'export e di conseguenza della produzione industriale. Ci sono pochi dubbi che negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone sia in corso un contemporaneo rallentamento, tale da compromettere le prospettive delle grandi economie emergenti come la Russia, la Cina, l'India, il Brasile e la Turchia. Con la richiesta globale di merci in probabile calo e i conseguenti prezzi dei beni già in ribasso, la crescita dell'export asiatico crollerà di sicuro. Mentre i fabbricanti ridurranno la produzione, andranno persi posti di lavoro mentre chi resterà impiegato vedrà una riduzione degli straordinari e dei redditi. Anche le realtà rurali, che godevano del record di entrate dovuto agli alti prezzi di gomma, olio di palma, caffè, cacao e altri prodotti agricoli, taglieranno la spesa. Mentre il settore estero si indebolirà e i costi del debito crescente e del capitale aumenteranno, le imprese ridurranno gli investimenti, le assunzioni e i piani di espansione. La domanda interna, perciò, perderà slancio. In secondo luogo, è probabile che i settori finanziari asiatici si trovino di fronte a più forti venti contrari. Le condizioni di liquidità per le banche asiatiche si sono irrigidite. Le recenti transazioni interbancarie hanno visto banche asiatiche anche di alto livello pagare svariate centinaia di punti base per denaro a breve termine in modo maggiore rispetto a poche settimane fa. Mentre la crescita economica si indebolisce e le condizioni finanziarie si irrigidiscono, i prezzi sui beni probabilmente crolleranno in tutta l'Asia, specialmente nel mercato immobiliare. È probabile che le inadempienze nei prestiti crescano. Le banche asiatiche si proteggeranno e si concentreranno per contenere il danno della crisi globale. In terzo luogo, è probabile che i politici asiatici si trovino di fronte a nuove sfide. In alcuni Paesi, l'esposizione a debiti esteri sta facendo crescere l'apprensione nei mercati finanziari, preoccupati, ad esempio, per il debito estero della Corea e per l'esposizione di alcuni dei suoi esportatori e piccole-medie imprese a strumenti finanziari che potrebbero comportare ampie perdite. Date le solide basi della Corea, non ci sono ragioni per cui dovrebbe trovarsi a fronteggiare una crisi, ma nel presente stato d'animo di avversione per il rischio, anche notizie negative minime possono produrre reazioni smisurate nei mercati finanziari. Ma il grande interrogativo riguarda quello che accadrà alla Cina. L'opinione favorevole proietta la Cina in una posizione invidiabile: la crescita del Pil sta rallentando a una percentuale ancora straordinaria di circa il 9-10%, l'inflazione è in recessione e i conti esteri restano in sano surplus. Tuttavia sono più rilevanti alcuni segni di difficoltà. La crescita dell'export si sta indebolendo: decine di migliaia di compagnie export-oriented nella Cina del Sud sono uscite dal mercato con il risultato di un calo della domanda, una crescita dei costi e il ricorso ad avere a che fare con imposizioni più severe delle leggi sull'ambiente e sul lavoro. Le transazioni nel settore immobiliare sono crollate bruscamente e vi è una notevole ansia nell'immobiliare, in alcune zone, sebbene non rilevata dai numeri nazionali. Le banche più grandi della Cina erano state ricapitalizzate con bilanci ripuliti diversi anni fa, una larga porzione del mercato dei finanziamenti del Paese procede senza regolamentazione. Non è chiaro come questo mercato dei finanziamenti non regolamentato riuscirà a resistere mentre i prezzi delle azioni cadono, la crescita economica rallenta e capitali vacanti smettono di confluire in Cina. I rischi in Cina potrebbero essere certamente più alti di quanto i mercati si rendano conto. Nonostante queste sfide, è probabile che, nell'insieme, le economie asiatiche in via di sviluppo restino in una solida posizione e potrebbero trovare delle possibilità. Lo sviluppo economico rallenterà, ma ci sono motori di crescita a sufficienza per mantenere l'aumento del Pil a tassi ragionevoli per il prossimo anno fiscale. Dalla crisi finanziaria asiatica del 1997-98, le banche asiatiche, nel recente boom globale, sono restate caute. Come risultato, sono esposte limitatamente ai crac che stanno facendo cadere le loro corrispondenti nelle economie sviluppate. I fondi sovrani asiatici hanno assunto dimensioni maggiori e saranno i principali attori nella finanza globale nei prossimi anni. Gli alti tassi di risparmio asiatici implicano che le altre istituzioni finanziarie asiatiche avranno la liquidità per sollevare le azioni nell'urto causato dalla crisi delle economie sviluppate. Resta un dubbio solo su quanti interessi ingenti verranno acquisiti dalle istituzioni finanziarie asiatiche nei settori finanziari statunitensi e europei. Abbiamo già visto fare acquisizioni dalla Japan's Nomura e la Bank of Tokyo Mitsubishi - UFJ Bank. I fondi sovrani da Singapore e dalla Cina hanno acquisito interessi in alcune grandi istituzioni finanziarie statunitensi e europee. Tuttavia esiste un limite in ciò che le istituzioni asiatiche possono fare in questa crisi. Mentre hanno accesso ad ampie risorse finanziarie, la maggior parte delle banche asiatiche non ha elevate capacità nella gestione e forti processi istituzionali hanno bisogno di assumere con successo il controllo di ampie e sofisticate istituzioni finanziarie nelle economie sviluppate. Più probabilmente, le banche asiatiche e i fondi sovrani potrebbero essere parte di consorzi che prenderebbero il controllo di istituzioni di questo tipo. Le condizioni economiche nei mesi che verranno si giocheranno nell'Asia più resistente, quella che ha dovuto organizzarsi in seguito alla crisi asiatica, un decennio fa. Ma oggi l'Asia è molto più forte rispetto agli anni '90, aiutata da forti sostegni esterni, enormi riserve estere di scambi, basi diversificate di export e settori bancari riformati. Certo, ci saranno uno o due Paesi asiatici finanziariamente vulnerabili o con problemi politici che potrebbero soffrire più di altri, ma nel complesso le economie asiatiche continueranno a crescere e a ricadere con forza, una volta che la crisi globale sarà finita. © 2008 Yale Center for the Study of Globalization. Ripubblicato con il permesso di YaleGlobal Online (http://yaleglobal.yale.edu). (Traduzione di Marta Albertella) Manu Bhaskaran è socio/presidente della ricerca economica per il Centennial Group. 21/10/2008 Lo sviluppo rallenterà, ma ci sono spinte sufficienti a mantenere l'aumento del Pil 21/10/2008.

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DOPO i tagli in Alitalia, sperando che tutto vada a finir bene perché la Cgil resta la (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E COMMENTI pag. 35 DOPO i tagli in Alitalia, sperando che tutto vada a finir bene perché la Cgil resta la ... DOPO i tagli in Alitalia, sperando che tutto vada a finir bene perché la Cgil resta la cinghia di trasmissione della sinistra, dovrebbe toccare alla sanità, alla Rai (dipendenti doppi del necessario), all'eliminazione del Province, ai Comuni che vanno ridotti di numero data l'odierna capacità di comunicazione, e all'eliminazione dell'Irap, tassa della vergogna su chi produce vera ricchezza, al contrario delle banche e della burocrazia. Giampietro Priori, Bologna.

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ANNI FA Indro Montanelli scriveva che <nella società dell'informaz (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

I COMMENTI pag. 14 ANNI FA Indro Montanelli scriveva che "nella società dell'informaz... ANNI FA Indro Montanelli scriveva che "nella società dell'informazione, chi tace non acconsente, muore". E' lapalissiano che, al riguardo, le amministrazioni pubbliche italiane abbiano seri problemi. Il più macroscopico riguarda l'immagine stessa delle burocrazie pubbliche. L'epiteto di "fannulloni", riferito agli impiegati pubblici ? benché sommario e deviante ? è entrato nel lessico comune. Con danni gravi per una corretta comprensione della questione. L'amministrazione pubblica ha, da tempo immemorabile, una pessima fama. In parte meritata, se si guarda alla qualità complessiva dei servizi resi ai cittadini. In parte ingiustificata, se si pensa ai tanti dipendenti pubblici che lavorano con grande dedizione e indiscutibile competenza in condizioni spesso obiettivamente difficili. Inoltre, vi è un altro problema, regolarmente sottovalutato: le istituzioni pubbliche (con le dovute eccezioni) non sanno comunicare. Lo fanno normalmente male, non sanno tenere un'adeguata rete relazionale né con gli utenti, né con i media. Giocano costantemente in difesa. Al riguardo si potrebbe concludere che non comunicano perché non hanno niente da dire. Ovvero che qualunque azione di 'marketing' finirebbe per rivelarsi una pura e semplice operazione di lifting rispetto alla scadente qualità dei servizi. Ciò, però, non è sempre vero: molte amministrazioni (o pezzi di esse) offrono servizi di notevole qualità. Le amministrazioni pubbliche italiane sono molto cambiate negli ultimi quindici anni. Non si è modificata di pari passo la percezione dei cittadini. Un po' perché i luoghi comuni sono duri a morire, un po' perché le amministrazioni credono ancora poco nella dimensione strategica dell'informazione e della comunicazione di pubblica utilità. Colpa anche dei politici, che preferiscono puntare, nella maggioranza dei casi, su attività ed eventi che valorizzino i vertici istituzionali e non i servizi resi dalle amministrazioni. Occorre modificare la rotta. Far bene e farlo sapere ? tenere, in altre parole, elevato il legame tra qualità delle prestazioni e azioni di informazione e promozione ? non è propaganda, ma un aspetto indispensabile dell'attività svolta quotidianamente dai poteri pubblici. Fare comunicazione di pubblica utilità significa illustrare le leggi, spiegare le opportunità offerte ai cittadini, analizzarne le esigenze (ascoltare prima di parlare). Soltanto così si potrà creare un clima di fiducia tra istituzioni e cittadini. Di tutto ciò si parlerà da oggi a Milano al salone della Comunicazione pubblica. Con l'auspicio che una migliore comunicazione sia il riflesso di prestazioni più soddisfacenti.

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Fonti rinnovabili (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 2 autore: Fonti rinnovabili. Oneri d'installazione inferiori di tre volte rispetto al fotovoltaico Eolico più competitivo del solare Laura Squillaci ROMA L'eolico ha ormai raggiunto il punto di competitività assoluto, anche rispetto alle altre energie "pulite". Con costi per l'installazione che si fanno sempre più bassi. Più bassi di tre volte, ad esempio, rispetto al fotovoltaico. E con gli alti livelli tecnologici raggiunti, investire "nel vento" è quanto mai vantaggioso. Lo sa bene la GE Energy, leader mondiale: dal 2004 ha aumentato del 500% la produzione di turbine, triplicando in un solo anno il suo "wind business" in Italia. "L'eolico, tra le fonti rinnovabili, è quello che consente di ottenere il rendimento migliore. Con costi installazione intorno agli 1,3 milioni di euro al megawatt consente di rientrare dei costi sostenuti in 4 anni. Tempi del tutto in linea con quelli necessari per recuperare il capitale di chi scommette sulle turbine a gas, ma assolutamente più bassi se confrontati con i 10 anni che occorrono per recuperare un investimento nel solare" commenta Claudio Organtini, Power Generation Sales Manager di GE Energy per l'Italia. Del resto investire in fonti rinnovabili, è ormai una scelta obbligata per il nostro Paese. Entro il 2010 (stando agli obiettivi fissati dall'Ue) il 25% di consumo energetico lordo dovrà derivare energie alternative. Un obiettivo che ora sembra possibile raggiungere: secondo la European Wind Energy association, alla fine del 2007 l'Italia ha raggiunto una capacità eolica installata superiore ai 2.700 megawatt, con un incremento del 30% rispetto all'anno precedente. Se questo trend dovesse continuare il nostro Paese potrebbe arrivare già nel 2015 a produrre 12mila watt tramite eolico. Non crede però in questi standard di crescita la Maestrale Green Energy, che sottolinea invece i rischi di perdere un'occasione. Con la sua produzione attuale di circa 3mila megawatt l'Italia è ben lontana dalla Germania con i suoi 22mila megawatt o dai 15mila megawatt della Spagna. Per Carlo Durante, amministratore delegato dell'azienda "in Italiac'è un problema diincertezza di sistema che rende difficili gli investimenti". La chiave per uscire dall'impasse è sempre la stessa: anzitutto una politica energetica al centro che si fondi su un sistema di incentivi per lo sviluppo di nuove tecnologie; più semplicità autorizzativa in periferia, per evitare lo stop da parte delle regioni sempre più vittime della burocrazia ed infine più coinvolgimento del territorio. RECUPERARE IL GAP L'Italia ha una capacità di circa 2.700 megawatt, ma resta ancora lontana da Germania (22mila Mw) e Spagna (15mila Mw).

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Tavolo nazionale sulla Calabria (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2008-10-21 - pag: 23 autore: Sviluppo. Marcegaglia: se in 15 anni faremo crescere il Pil del Sud più del Nord potrebbero essere creati tre milioni di posti Tavolo nazionale sulla Calabria Imprese,sindacati e Governo presentano una strategia comune contro le 'ndrine Roberto Galullo CATANZARO. Dal nostro inviato Il Porto di Gioia Tauro, ovvero l'ombelico calabrese in cui sperimentare sviluppo, legalità e sicurezza. Esattamente dieci anni dopo l'operazione della Dda di Reggio Calabria che portò alla condanna di molti boss locali e pochi giorni dopo l'arresto di sindaci e capicosca nella Piana, tutto ancora ruota intorno a questo scalo. Ieri a Catanzaro il ministro dell'Interno Roberto Maroni e le associazioni degli industriali, nel corso del convegno sullo sviluppo e la sicurezza al Sud, hanno menato fendenti a chi ancora pensa che la rinascita del Mezzogiorno passa attraverso le connivenze e i silenzi del passato e hanno calato sul tavolo di Gioia le carte del rilancio economico. Maroni nel fornire le dimensioni del business mafioso - 45 miliardi di euro, quasi tre punti di Pil nazionale - ha innanzitutto annunciato drastiche misure per garantire trasparenza. "Nel ddl sulla sicurezza – ha annunciato – stiamo studiando l'obbligo di denuncia per le imprese che hanno vinto appalti pubblici. La sanzione non può che essere l'esclusione dai lavori pubblici per un certo periodo ". Per Maroni la sicurezza al Sud, più che una questionedi uomini –anche se sul punto il presidente di Confindustria Catanzaro, Giuseppe Speziali, e di Confindustria Calabria Umberto De Rose avevano poco prima espresso un parere diverso sollecitando il Governo a riempire i vuoti in organico delle Procure e nelle Forze dell'Ordine – è un problema di capacità di spesa. "Nel Pon sicurezza 2007/ 2013 –ha detto –ci sono 1,2 miliardi a disposizione. Le risorse non mancano ma vanno spese in maniera oculata e sistemica. Lo Stato farà la sua parte anche con nuovi strumenti di aggressione ai patrimoni dei mafiosi, sul modello di quanto sta facendo l'Fbi". Subito dopo l'attenzione è caduta sull'area di Gioia Tauro, che continua a rappresentare un punto sensibile per le infiltrazioni della 'ndrangheta. "Dovremo riunirci con il presidente De Rose e con il Governatore Agazio Loiero – ha affermato Maroni – per ridiscutere la messa in sicurezza dello scalo, attraverso il quale passano i traffici internazionali di droga gestiti dalle cosche ". Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha colto l'occasione per invitare lo Stato a non lasciare la Calabria al suo destino. Qualche minuto prima il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, si era spinto a chiedere al Governo un tavolo a Roma per la sola Calabria, "regione i cui drammi economici e sociali – ha scandito - sono unici nel panorama italiano". Marcegaglia ha raccolto questo invito al dialogo spingendo sindacati e Governo a remare nell'unica direzione possibile: quella dello sviluppo che al Sud passa da infrastrutture, energia, ricerca, innovazione e da un taglio netto all'illegalità. "Se in 15 anni – ha detto – riusciremo a garantire al Pil del Sud un livello di crescita superiore rispetto al Nord, sarà possibile creare tre milioni di posti di lavoro. Ma i fondi a disposizione vanno spesi bene e anche burocrazia e credito devono fare la loro parte". Senza essere citata direttamente, Gioia Tauro è stata tirata ancora in ballo. "Dobbiamo semplificare e sbloccare gli investimenti – ha affermato Marcegaglia a conclusione dei lavori – e in un momento come questo non sono ammissibili moratorie sull'energia e sulle sue fonti alternative". Gioia Tauro, appunto, dove ancora manca un piano regolatore perché l'Autorità portuale e il consorzio Asi per lo sviluppo industriale litigano da anni sulla proprietà e sulla destinazione delle aree e dove le scelte per la piastra del freddo e per il rigassificatore sono annunciate da tempo da Governo e Regione ma continuamente rinviate. Gioia e il suo Porto sono risuonati anche nel discorso di De Rose. Rivolgendosi a Loiero, che nel suo intervento aveva sottolineato il rischio che le grandi imprese abbandonino la Calabria per lo stato insoddisfacente delle infrastrutture, a partire da quelle viarie, non ha usato scorciatoie. "Non preoccupiamoci – ha ribadito De Rose – solo delle grandi imprese ma anche di piccole e medie, come quelle riunite intorno al Consorzio Oil&Gas di Gioia Tauro, pronte a garantire una filiera dei lavori sana e trasparente. Interporto, collegamenti e infrastrutture energetiche sono vitali e su questo dovremo confrontarci al più presto". roberto.galullo@ilsole24ore.com http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com DDL SICUREZZA Maroni annuncia: allo studio sanzioni per le imprese vincitrici di appalti che non segnalano le richieste degli estorsori ANSA Legalità. Roberto Maroni con Emma Marcegaglia ieri a Catanzaro.

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Le imprese del lusso: ora misure drastiche (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI IT data: 2008-10-21 - pag: 26 autore: INTERVENTO Le imprese del lusso: ora misure drastiche di Leonardo Ferragamo * è passato un anno da quando le aziende riunite in Altagamma, insieme a quelle di IntesaInterAssociativa, hanno presentato al Governo i problemi e le opportunità per il settore dell'alto di gamma. Si chiesero all'Esecutivo interventi necessari a rafforzare questo settore, punta di diamante dell'industria italiana nel mondo. Da allora le imprese del cosiddetto luxury non hanno avuto alcuna attenzione da parte del Governo. La grave crisi in atto oggi, unita al progressivo trasferimento del potere economico verso altre aree del mondo, deve indurci a riflettere bene su come valorizzare i nostri punti di forza. La difficile fase che stiamo attraversando potrebbe essere anche un'opportunità. L'urgenza infatti impone misure drastiche e riforme strutturali, cambiamenti coraggiosi che possono potenziare le capacità competitive dell'industria del lusso. Un deciso intervento delle istituzioni che le imprese, altrimenti, non potrebbero realizzare solo con le proprie forze. Il settore dell'alto di gamma, pur risentendo della congiuntura generale, per fortuna non sta regredendo come gran parte dell'economia.Il 2008 a oggi segna infatti ancora una crescita, seppure con un forte rallentamento nelle ultime settimane. Questa tenuta dei marchi del settore è frutto dell'impegno continuo delle sue imprese. La solidità del business risiede infatti nella pratica imprenditoriale, nella cultura del progettare, del fare e del produrre, nella ricerca della qualità assoluta: come ha detto il Presidente di Neiman Marcus, Burton Tanksy, "chi prova il meglio, non torna indietro, comprerà forse meno, ma comprerà sempre il meglio". E allora è venuto il momento per il Governo di realizzare coraggiosamente quel netto cambiamento nelle politiche di sostegno alla competitività che, se fino a ieri era necessario, oggi è diventato emergenza. A partire dal sostegno all'immagine del Paese. Dobbiamo comunicare all'estero, oltre ai risultati già raggiunti dal nuovo Governo, i migliori valori dell'Italia, antitetici a quelli della camorra, della spazzatura e di tutti quei cliché che ci sottraggono ricchezza. Il Governo deve trovare un importante punto di forza nel coordinare politiche di sostegno all'immagine del Paese, come già fanno, molto meglio di noi, Paesi concorrenti come la Francia, la Spagna e addirittura la Grecia. Occorre poi vincere la battaglia a Bruxelles per fornire una corretta informazione ai consumatori europei sui Paesi di effettiva produzione dei beni, attraverso una tutela del patrimonio intellettuale italiano anche nelle indicazioni geografiche di origine e delle denominazioni dei prodotti tipici. è inoltre necessario un immediato ripensamento e coordinamento, se non anche un raggruppamento, dei vari enti preposti allo sviluppo e alla rappresentanza nel mondo dell'industria italiana (Ice, Enit ecc.). Prima ancora di intervenire sulla loro efficienza, va ripensata la loro missione strategica adeguandola ai tempi futuri, aggiornando o sostituendo quella con la quale queste istituzioni nacquero dal dopoguerra in poi. Anche l'adozione di una normativa fiscale che non penalizzi l'innovazione e la promozione dei nostri prodotti (per non parlare dell'incidenza del prelievo complessivo) fornirebbe un importante sostegno per tutta l'industria italiana. Quanto poi al contrasto della contraffazione, gli strumenti sono insufficienti. Anzitutto dal punto di vista giuridico, come ha segnalato anche l'Alto Commissario per lotta alla con-traffazione. è quindi urgentissimo intervenire. Non basta con-trastare le organizzazioni criminali che operano nel mondo della contraffazione, serve soprattutto un'azione energica di sensibilizzazione e informazione sui consumatori, seguita anche da sanzioni adeguate. L'eliminazione dell'eccesso di burocrazia è un'altrapriorità per tutto il Paese: occorre rendere più efficace l'amministrazione pubblica, diminuirne i co-sti, ridurne le lentezze che gravano sempre più sul sistema produttivo. Sono tutti traguardi che possono dare slancio alle imprese, che vogliono poter contare su uno Stato "alleato e amico", un vero partner che non sia un peso ma una grande opportunità per accrescere benessere ed equità sociale. Insomma le aziende italiane del lusso di Altagamma vogliono contribuire allo sviluppo economico, sociale e culturale dell'Italia,proseguendo nell'affermazione delle loro imprese nel mondo. Con le istituzioni il dialogo è aperto e le priorità sono state indicate con chiarezza. Tocca ora al Governo fornire, finalmente, delle risposte. Noi siamo pronti a collaborare. * Presidente di Altagamma ALTAGAMMA Occorre cambiare le politiche di sostegno alle aziende e va anche ripensata la missione di enti come Ice ed Enit.

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Non ci sarà una nuova depressione (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-21 - pag: 10 autore: INTERVISTA Gary Becker Premio Nobel per l'Economia "Non ci sarà una nuova depressione" Mario Platero NEW YORK. Dal nostro corrispondente è la roccaforte del pensiero neoclassico e del mercato. La culla da dove sono nati un po' tutti i rivoli del pensiero economico più moderno, incluso quello che ci ha dato le teorie più pericolose della finanza: derivati e dintorni. La Chicago School of Economics, che ha vinto più premi Nobel in economia di qualunque altra università americana, oggi è stretta nell'angolo.Sente fischiare il vento dell'isolamento. Come capitò nel periodo più difficile della sua storia,negli anni 50,quando dominavano i keynesiani e quando diede rifugio al disoccupato Friedrick von Hayek, uno dei capostipiti del pensiero neoclassico moderno. Da Hayek al monetarismo di Milton Friedman, alle aspettative razionali di Bob Lucas, alle ipotesi del mercato efficiente di Eugene Fama, fino a George Stiglitz e Gary Becker, è alla scuola di Chicago che si sono ispirati Margaret Thatcher e Ronald Reagan. è là che sono stati costruiti i pilastri del liberalismo e della deregolamentazione su cui ha poggiato, a partire dagli anni 80, il ciclo economico. E ora, con la Grande Crisi del 2008, con i crolli di Borsa, con mercati monetari e banche senza liquidità, con l'intervento dello Stato per salvare le grandi istituzioni finanziarie, con gli eccessi di chi è andato oltre il mercato approfittandone, la scuola di Chicago sembra improvvisamente relegata nel passato. I suoi economisti sono sul banco degli imputati per aver incoraggiato gli eccessi che hanno portato alla catastrofe finanziaria dei nostri giorni. Uno di loro, ormai il più anziano, uno dei simboli stessi della Scuola è Becker, 77 anni, premio Nobel nel 1992 per le relazioni tra l'economia e certi comportamenti sociali come la criminalità. Lo abbiamo intervistato a una settimana da una decisione che segna simbolicamente la fine di un'epoca: il Premio Nobel per l'economia a Paul Krugman, il neokeynesianopiù appassionato e aggressivo del nostro tempo. Professore, con il premio Nobel a Krugman, alla fine hanno vinto i keynesiani? La motivazione del Nobel a Krugman è per il suo lavoro sul commercio internazionale. è buon lavoro,ma non affronta questioni macro, è neutro, non è né keynesiano né anti keynesiano. Che poi il premio abbia un significato politico è plausibile. Comunque sia, Krugman a parte, c'è una reazione popolare contro il mercato, è preoccupato? Oggi non sappiamo se entreremo in una severa depressione economica o in una recessione. Io credo più nella seconda ipotesi: da qui al 2009 avremo una recessione, magari lunga e dura, ma pur sempre una recessione.In quel casonon avremo uno scardinamento del mercato. Dopo la crisi ci saranno più regole nella finanza, ma il parametro di fondo su cui poggerà l'economia americana resterà il mercato. Ma la crisi non viene forse da innovazioni del mercato, come i derivati? Io credo che l'elemento più serio che ha portato alla crisi sia stato l'enorme indebitamento delle istituzioni finanziarie. Pensi al 1929, abbiamo visto il panico e la Borsa è crollata anche senza derivati. Forte indebitamento e valutazione del rischio vanno a braccetto e l'arroganza a volte più giocare brutti tiri. Resta il fatto che voi liberisti siete oggi sul banco degli accusati. Come nel 1929, la crisi è venutain un contesto di totale laissezfaire. Ripeto, non credo che finiremo come negli anni 30. Ma è importante distinguere. Il mercato libero ha un impatto nel mondo industriale, non solo su quello finanziario. E se dobbiamo valutare il prestigio del mercato libero dovremo vedere se negli ultimi 30 anni,al netto della crisi,c'è statoo no un aumento forte del benessere. Io credo di sì. E non credo che avremmo avuto i progressi avuti con uno statalismo rigido, protezionista e assistenzialista. Diminuirà la leadership americana nel mondo? Non credo. Oggi l'America è più debole, ma anche la Russia. E il mercato giapponese è sceso quanto il mercato americano. Torno al primo punto: se entreremo in depressione e il libero mercato avrà difficoltà, allora potrà esserci una crisi della leadership americana. Che ricetta prescrive? Più regole, trasparenza per il mercato finanziario, più capitale per le banche, eliminare Freddie Mac e Fannie Mae: non hanno causato,ma hanno contribuito alla crisi. Ricordare un principio: un'azienda non è mai troppo grande per fallire, ma il sistema è troppo grande per fallire. Chi vincerà la elezioni? Barack Obama è chiaramente in vantaggio. Mi preoccupa avere Casa Bianca e Congresso dello stesso colore.è contro il nostro innato principio dei check-and-balances. Lo dico anche per i repubblicani. Con Bush alla Casa Bianca e con un Congresso repubblicano sono stati commessi errori gravi, troppe spese, troppi favoritismi locali. E se vince Obama? Il Congresso è controllato dalla sinistra democratica e Obama è anche lui nella sinistra del partito. Questa combinazione mi preoccupa. Rischiamo un contraccolpo sul libero commercio, avremo un pericolo di tasse più alte e di nuove spese pubbliche, di interventismo e di nuove regole a tutto campo.E il costo sull'economia di questi sviluppi, se ci saranno, lo vedremo solo molto più in là. Presto ci sarà un G-8 allargato per discutere di architettura mondiale. Si parla di una Bretton Woods 2: non credo ci voglia un ritornoa un sistema di cambi fissi. Non vedo una nuova centralità del Fondo monetario, è una grande burocrazia che ha commesso molti errori, pensi al Sud America. Meglio l'idea di un G 8 allargato. LAISSEZ-FAIRE SOTTO ACCUSA "Ci saranno più regole, ma non contro il mercato. Freddie Mac e Fannie Mae devono essere eliminate".

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UN CONVEGNO per fare il punto sulla nuova normativa che regola la sicurezza negli ambienti di lavoro (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

ROVIGO pag. 6 UN CONVEGNO per fare il punto sulla nuova normativa che regola la sicurezza negli ambienti di lavoro... UN CONVEGNO per fare il punto sulla nuova normativa che regola la sicurezza negli ambienti di lavoro. Ieri, alla sala Rigolin del Cen.Ser gli esperti hanno acceso i riflettori su vantaggi e problemi della legge 81 del 2008. Sono stati Giacomo Prandini, presidente dell'Ente Bilaterale della provincia di Rovigo e Gianpietro Pizzo, presidente di Ascon Confcommercio ad introdurre i relatori. Prandini ha sottolineato quanto la spesa per la sicurezza sia anche un investimento per le imprese e ha annunciato che il convegno è il primo di una serie di iniziative dell'Ente Bicamerale. Pizzo si è detto orgoglioso di essere residente di un ente che non è "soltanto datoriale ma che fa parte del tessuto sociale". Dopo l'introduzione i relatori hanno approfondito la nuova legge. In particolare Pierpaolo Masciocchi, responsabile di Confcommercio nazionale, ha bollato il decreto 81 del 2008 come viziato "da formalismo". Ha spiegato che, a fronte di aspetti positivi, come l'aver dato organicità a leggi vecchie e non omogene, ha però introdotto nuova burocrazia e pesanti sanzioni. I lavori sono proseguiti con gli interventi di Maurizia Rizzo, vice presidente dell'Ente Bilaterale, di Marco Nadalini, responsabile Dpl Rovigo, Giancarlo Masiero, responsabile Spisal di Rovigo, Denis Marzolla, responsabile normativa sul lavoro di Servizi Imprese.

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(segue dalla copertina) maurizio crosetti (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca C'è l'infermiere che ha lasciato l'ospedale per il mare: ora fa lo skipper Gli insegnanti che hanno detto addio alla scuola per aprire un agriturismo e il commerciante di articoli sanitari che ristruttura appartamenti di lusso Se in Italia sono 900 mila gli ex occupati con i capelli grigi, non tutti aspettano di perdere il posto. C'è chi rischia. Inventandosi un nuovo mestiere e un nuovo reddito. Che, in tempo di crisi, è garantirsi una speranza in più "Meglio studiare delle soluzioni che passare le giornate chiusi in casa depressi" "Svoltare si deve, se non lo avessi fatto oggi sarei una persona meno completa" Un ex bancario ha brevettato un congegno per risparmiare con il motore diesel (SEGUE DALLA COPERTINA) MAURIZIO CROSETTI paolo griseri Non sempre, naturalmente: "Per gran parte del milione di ultraquarantenni italiani che hanno perso il posto - dice Giuseppe Zaffarano - il salto è stato obbligato. E il cambio, almeno nell'immediato, è coinciso con la disoccupazione". è indubbio che per imposizione delle aziende o per scelta dei dipendenti, quella compresa tra i quaranta e i cinquant'anni è un'età cruciale nel mondo del lavoro. Imparare a cambiare anche in età non più verde, può essere la ricetta vincente per superare la crisi del quarantacinquesimo anno. Quando Zaffarano ha fondato "l'associazione lavoro over 40" lo ha fatto per "aiutare chi si è trovato nella mia situazione". Da responsabile marketing di una media azienda Giuseppe era finito tra i disoccupati nel giro di pochi giorni: "Avevo più di quarant'anni. Per sopravvivere avevo trovato un lavoro autonomo: vendevo servizi e mailing list. è andata bene per dieci anni. Poi è arrivata la legge sulla privacy che mi ha fatto perdere l'attività la seconda volta". Così è nata l'idea dell'associazione: "Ho pensato che potevo spendere gli ultimi anni prima della pensione provando a dare una mano a chi doveva ricominciare. Abbiamo provato a riunirci per mettere insieme le idee. Da allora il metodo è sempre lo stesso: chi ha proposte le lancia, tutti verifichiamo se sono realizzabili e poi le proponiamo alle aziende". Funziona? "Non sempre, ma in molti casi sì. Uno di noi, un ex bancario, è riuscito a brevettare un congegno per risparmiare sui consumi dei motori diesel". E se l'idea non funziona? "Meglio utilizzare il tempo cercando nuove idee piuttosto che deprimersi chiusi in casa. Molto spesso chi perde il lavoro riesce a compiere il salto trasformando in mestiere quello che un tempo era solo un hobby". Come è capitato a Gigi. L'Arca di Gigi aveva cominciato a prendere forma nel 1981 nell'aia della sua casa ad Alpignano, hinterland ovest di Torino. Prima un mucchio di assi poi la curiosità e, perché no?, lo scetticismo dei vicini. Del resto, anche a Noè era toccata la via crucis del sarcasmo pubblico. "Presto però - racconta oggi - alle perplessità era subentrata la curiosità. E qualcuno veniva al pomeriggio ad aiutarmi". Gigi lavorava nei ritagli di tempo che il mestiere di infermiere gli lasciava. Ogni giorno tornava dalla comunità per disabili e inseriva un nuovo cavicchio, verniciava un pezzo del ponte, fissava una fune. "L'idea mi era venuta qualche anno prima - racconta - quando ancora lavoravo all'ospedale psichiatrico di Collegno", prima che la legge Basaglia chiudesse i manicomi. E pensare che Gigi, in manicomio ci era entrato per caso, per passione politica. Perché i politici sono un po' matti? "No, perché era il �68. Io mi ero diplomato perito meccanico e lavoravo nelle officine. Ero iscritto al Pci e fu il partito a dirmi di diventare infermiere per aprire una cellula nella casa dei matti". Un'esperienza di breve durata: "Io nell'ospedale psichiatrico sono entrato, la cellula l'ho aperta ma dopo due mesi sono stato espulso dal partito. Non ero in linea". Fuori dal Pci sì, ma ormai dentro il manicomio: "Il posto era cupo ma quel lavoro mi piaceva. Forse lì avevo imparato a non lasciarmi prendere dallo sconforto, a reagire alle situazioni negative. Quanti pazienti erano entrati in ospedale perché non avevano saputo farlo. Gente che aveva perso il lavoro e non si era più tirata fuori". Così Gigi aveva cominciato a costruire l'Arca per fuggire dal suo orizzonte chiuso, dalla pianura che solo qualche anno dopo altri avrebbero chiamato Padania: "Nel 1984 la barca era finita, io avevo più di quarant'anni ed ero diventato un baby pensionato. Anche mia moglie ha smesso di lavorare nello stesso periodo. Abbiamo caricato la barca su un camion e siamo andati a vararla a Pesaro. Da allora, per sei mesi all'anno, viviamo sul mare. Facciamo gli skipper, in genere con persone che conosciamo". Vivono così da più di vent'anni: da aprile a ottobre in mare, da novembre a marzo ad Alpignano. E non rimpiangono quel cambio radicale di vita: "Sempre meglio che lavorare in fonderia. Non siamo gli unici: a settembre ci ritroviamo tutti vicino a Corinto, a tirare le barche in secco per l'inverno. E nelle cene in trattoria scopriamo che molti pensionati italiani hanno fatto la nostra scelta". Insomma, cambiare si può. Riccardo, 57 anni, si spinge oltre: "Cambiare si deve. Se non lo avessi fatto, o non lo avessi dovuto fare, oggi mi sentirei una persona meno completa". Riccardo di salti ne ha fatti molti. Famiglia di operai e impiegati: "Avrei potuto rimanere in fabbrica per molti anni. Mi avevano mandato a scuola per quello: appena diplomato, ero finito a montare gli impianti elettrici in una fabbrica di autobus". A interrompere il tranquillo tran tran dell'operaio specializzato arriva l'amore: "A 24 anni mi sono sposato e mi sono trasferito al paese di mia moglie", cioè a Saint Vincent, sede di un dei quattro casinò italiani. In poche settimane Riccardo è passato all'atmosfera soffusa dei tavoli verdi: "Prima mi occupavo di amministrazione, poi sono passato all'ufficio pubbliche relazioni del Casinò". Il lavoro definitivo? Niente affatto: per Riccardo la roulette non si ferma in val d'Aosta: "A 33 anni ho deciso di uscire da Saint Vincent e di provare a vivere da free lance nel giornalismo". Un mestiere che lo porta a realizzare i tg per le tv private: "Ci arrangiavamo con i pochi mezzi a disposizione. Seguivamo i fatti con immagini fisse e collegamenti per telefono. Avevo trovato un politico del Pds che era disponibile a raccontarci in diretta gli avvenimenti del suo partito. Andavo in studio e dicevo: "Ci colleghiamo ora con l'onorevole Chiamparino che si trova al Congresso della Quercia". L'ho conosciuto così". Oggi Riccardo è il portavoce del sindaco di Torino. I tempi degli impianti elettrici degli autobus sono lontani anni luce: "Ma non rimpiango nulla. Anzi, ora mi preparo al nuovo salto. Nel 2011 Chiamparino concluderà il suo mandato". Cambiare si deve, e qualche volta si può. Per forza, o perché si ha il privilegio della scelta. "Io vendevo materiale idraulico e sanitario, ma dopo trentasei anni mi ero stufato: il mercato in flessione, ritardi nei pagamenti, grane a non finire. Così ho fatto il gran salto e mi sono messo a ristrutturare appartamenti e case di lusso". Giorgio Reina aveva già cinquant'anni, quando ha svoltato. "E adesso ne ho 58. Sono considerato, stimato, è il lavoro che viene a cercare me: prima era l'esatto contrario. Le soddisfazioni non mancano, ho anche restaurato le ville di Giugiaro e Pininfarina. La qualità paga a qualunque età. E quando si cambia, le motivazioni raddoppiano: ti senti dentro un'energia pazzesca". La stessa energia, probabilmente, di Maria Teresa Fabbiani (58 anni) e del marito Aldo Benetollo (60). Insegnanti alle superiori per una vita, lei di educazione fisica, lui di pedagogia, in prossimità della pensione hanno realizzato il loro sogno: "Lasciare la scuola e aprire un piccolo agriturismo", racconta Maria Teresa. "Abbiamo investito le due liquidazioni statali e tutti i risparmi, e con un bel mutuo abbiamo acquistato un rudere sulle colline padovane, ad Arquà Petrarca". Così è nata "La luna", tre graziose camere e prima colazione a Valle San Giorgio, località Baone. "Avevamo paura dell'isolamento della pensione, della chiusura, invece l'agriturismo ci permette di stare in mezzo agli altri e di vivere nella natura dopo tanti anni di città. La scuola ci ha scoraggiato poco a poco: agli entusiasmi e agli idealismi si sono sostituiti la burocrazia, i dirigenti scolastici impreparati, le noie dei genitori criticoni, le tonnellate di carta e moduli da riempire. Così ci è passata la voglia: molto meglio la campagna. Certo, i ragazzi un po' ci mancano, la scuola neanche un po'". Sono tanti i motivi per cui si rivoluziona la vita nella maturità. Certo, accade sempre più spesso: "Lo schema per cui si è flessibili a vent'anni e si diventa inamovibili a cinquanta è ormai superato", scrivono i ricercatori dell'Ires Piemonte che nei giorni scorsi hanno presentato uno studio su vecchi e nuovi cinquantenni. Anche a "una certa", come direbbe la Littizzetto, la rana deve imparare a saltare.

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Confindustria: "La Regione riduca le tasse" (sezione: Burocrazia)

( da "Opinione, L'" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Oggi è Mar, 21 Ott 2008 Edizione 224 del 21-10-2008 Meno burocrazia Confindustria: "La Regione riduca le tasse" di Daniele Palombi La Giunta e il Consiglio direttivo di Confidustria Marche hanno stilato un documento sulla crisi economica in atto. "Senza nascondere le presenti tensioni ma contemporaneamente senza formulare penalizzanti allarmismi - si legge nel testo - Confindustria fa appello a tutti i protagonisti attivi sullo scenario socio-economico affinché si operi fattivamente per sostenere il sistema produttivo". Alla Regione e agli enti locali, in particolare, si chiede di "attenuare il prelievo fiscale e parafiscale sulle imprese e ridurre i pesi burocratici", ai sindacati "di promuovere un nuovo modello di relazioni industriali per sviluppare la crescita della produttività", alle banche di "non far mancare risorse non solo per la quotidianità ma anche per gli investimenti". "Confindustria - chiude la nota - auspica che la Regione attivi urgentemente uno strumento di monitoraggio e confronto tra i soggetti maggiormente interessati alle attuali problematiche al fine di sostenere gli investimenti e promuovere interventi mirati per il sostegno al credito delle Pmi, anche attraverso il potenziamento degli strumenti di garanzia". Sulla richiesta, duro il commento di Giuliano Brandoni, segretario regionale di Rc: "Uno tsunami così grande richiederebbe proposte più articolate. Per affrontare la crisi è necessario un intervento pubblico importante e l'introduzione di strumenti di controllo più seri nel sistema economico, un ruolo delle istituzioni più forte per riequilibrare la distanza tra ricchi e poveri. In questo senso Confindustria può fare molto, agendo sulle politiche salariali, verificando la possibilità di ridurre le sacche di precarietà". Diverso il commento di Franco Capponi (FI): "Anche il centrodestra si è battuto in questi anni per chiedere una riduzione della tassazione proprio perché intravedeva all'orizzonte una crisi di competitività del cosiddetto 'modello Marche'. Da anni chiediamo tagli ai costi superflui: dall'eccesso di pubblicità a pagamento della Giunta alla riduzione delle consulenze ma anche la riorganizzazione della macchina burocratica".

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<I progetti non mancano ma la burocrazia frena> (sezione: Burocrazia)

( da "Brescia Oggi" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL SINDACO. In attesa della variante alla 45bis, Angiolino Serpelloni punta al riordino della viabilità interna "I progetti non mancano ma la burocrazia frena" Il sottopasso ferroviario di via Roma: "Trenitalia non ha ancora risposto" "Non sappiamo perchè Brescia Mobilità ci ha esclusi dal trasporto urbano" "Siamo un paese tranquillo e non diventeremo molti di più. Il commercio è vitale"  .

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CRISTINA MARCONI BRUXELLES. SE IL PACCHETTO EUROPEO DI MISURE PER L'AMBIENTE NON VERRà (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRISTINA MARCONI Bruxelles. Se il pacchetto europeo di misure per l'ambiente non verrà modificato, a dicembre non ci sarà nessun accordo. Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo non ha lasciato margini di dubbio sulla linea che intende portare avanti l'Italia per scongiurare l'ipotesi che le misure, ritenute "insostenibili" per il sistema industriale, vengano applicate. E nel corso del consiglio Ambiente che si è svolto ieri a Lussemburgo ha spiegato: "L'Italia lavora per arrivare a un'intesa condivisa all'unanimità, ma è chiaro che se non ci saranno modifiche importanti del pacchetto clima, a dicembre non ci potrà essere un accordo". La posizione del governo italiano trova d'accordo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che rilancia la necessità di rivedere le norme Ue: "È giusto" rivedere l'accordo sulle misure di lotta ai gas ad effetto serra in Europa, che non vuol dire non rispettarlo, ma che ci deve essere maggiore flessibilità", afferma. Spiega il numero uno di Viale dell'Astronomia: "Anche noi vogliamo assolutamente tutelare l'ambiente e vogliamo che ci sia una riduzione di Co2, ma questo non può essere deciso con vincoli burocratici e tempi che vengono dettati dalla burocrazia e che, invece, prescindono dai tempi della tecnologia". Un primo passo avanti è stato fatto dal commissario per l'Ambiente, Stavros Dimas, che dopo essersi detto "allibito", venerdì scorso, dai costi stimati dal governo italiano, ha accettato la proposta italiana di istituire un tavolo tecnico per verificare le cifre insieme ad esperti del governo italiano. La gelata dell'Ue comunque c'era stata, prova ne siano le parole del commissario Dimas: "Tutti i leader hanno ribadito la loro determinazione per arrivare ad un accordo sul pacchetto clima entro l'anno. Non vedo quindi come sia sorta la questione di un suo eventuale rinvio". Poi l'apertura con il sì alla proposta del tavolo tecnico per verificare le cifre, proposta che era stata preannunciata in mattinata dalla stessa Prestigiacomo. I funzionari della Commissione Ue e del governo daranno il via alle consultazioni nei prossimi giorni. Il margine di trattativa con la verifica incrociata dei costi giunge comunque al termine di una giornata contrassegnata da un braccio di ferro in piena regola tra Italia e Ue. Quanto basta a infiammare lo scontro politico. Il partito democratico accusa infatti il centrodestra di "ecoscetticismo e di aver fatto "l'ennesima brutta figura". Di rimando il Pdl respinge ogni critica e definisce l'opposizione "irresponsabile". "Putroppo il nostro paese non ha fatto ancora una bella figura", afferma il segretario del Pd, Walter Veltroni. E Francesco Rutelli incalza: "Una cosa è mettersi a un tavolo a negoziare, altra è mettersi su una linea di ecoscetticismo, come ha fatto il ministro Brunetta. L'Italia non può tirarsi fuori dalla condivisione di quello che è stato per l'Europa l'unico passo politico degli ultimi anni". Per Ermete Realacci, ministro dell'Ambiente del governo ombra del Pd è ora di dire "basta con il gioco delle tre carte. L'obiettivo difficile da raggiungere - aggiunge - è quello di Kyoto al 2012, non quello per il 2020 in discussione in queste ore in Commissione Europea". Dal fronte della maggioranza è un fuoco incrociato. "L'opposizione - replica Lucio Malan, senatore del Pdl - vuole continuare su una linea irresponsabile in materia di accordi europei sul clima, la stessa perseguita nel 2007 quando il governo Prodi ha sottoscritto il pacchetto Ue del 20-20-20 in modo velleitario, senza formulare un piano serio per conseguire i risultati previsti, dal quale sarebbe subito emerso il costo enorme per l'Italia. Il governo Berlusconi - prosegue Malan - sta invece mostrando serietà nel chiedere importanti modifiche per rendere applicabili le misure e ridurre l'impatto sul nostro Paese. Senza le modifiche che chiediamo - conclude Malan - il piano Ue sarebbe disastroso per l'Europa e per l'Italia in particolare. E senza benefici per l'ambiente perchè molte imprese si trasferirebbero in paesi che si guardano bene dal limitare le emissioni di anidride carbonica".

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Se le banche investono nell'agricoltura per "guardare lontano" (sezione: Burocrazia)

( da "Velino.it, Il" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Velino presenta, in esclusiva per gli abbonati, le notizie via via che vengono inserite. ECO - Se le banche investono nell'agricoltura per “guardare lontano” Roma, 21 ott (Velino) - D'ora in poi il rapporto tra le banche e le imprese agricole sarà più immediato. è stato firmato il protocollo di intesa tra Pattichiari, la Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura con lo scopo di diffondere l'educazione finanziaria e gli strumenti messi a disposizione dal consorzio Pattichiari per la piccola e media impresa, con una particolare attenzione al settore agricolo. Anche perché il settore primario si trova sempre di più ad affrontare nuovi scenari economico-sociali al fine di pianificare al meglio la propria attività nel tempo. Un impegno nuovo da parte del sistema bancario dunque, ma anche un segnale positivo che testimonia l'attenzione nei confronti di un settore che è alla base dell'economia italiana e che spesso si trova in situazioni di emergenza economica. “Un passo ulteriore nella strategia di costruzione e veicolazione sul territorio di strumenti di educazione finanziaria per le piccole impresse dal business plan che insegna come poter finanziare un piano di impresa per lo sviluppo delle imprese agricole fino ai tempi di ricorso al credito in modo comparato a livello regionale. In modo che si possa scegliere la banca più veloce”, dichiara al VELINO il direttore centrale Associazione bancaria italiana (Abi) e segretario generale del Consorzio Patti Chiari Massimo Roccia. D'ora in poi il rapporto tra le banche e le imprese agricole sarà più immediato. è stato firmato il protocollo di intesa tra Pattichiari, la Confederazione italiana agricoltori e Confagricoltura con lo scopo di diffondere l'educazione finanziaria e gli strumenti messi a disposizione dal consorzio Pattichiari per la piccola e media impresa, con una particolare attenzione al settore agricolo. Anche perché il settore primario si trova sempre di più ad affrontare nuovi scenari economico-sociali al fine di pianificare al meglio la propria attività nel tempo. Un impegno nuovo da parte del sistema bancario dunque, ma anche un segnale positivo che testimonia l'attenzione nei confronti di un settore che è alla base dell'economia italiana e che spesso si trova in situazioni di emergenza economica. “Un passo ulteriore nella strategia di costruzione e veicolazione sul territorio di strumenti di educazione finanziaria per le piccole impresse dal business plan che insegna come poter finanziare un piano di impresa per lo sviluppo delle imprese agricole fino ai tempi di ricorso al credito in modo comparato a livello regionale. In modo che si possa scegliere la banca più veloce”, dichiara al VELINO il direttore centrale Associazione bancaria italiana (Abi) e segretario generale del Consorzio Patti Chiari Massimo Roccia. “La nostra strategia - prosegue Roccia - è quella di promuovere strumenti che diano semplicità e velocità ma soprattutto comprensibilità nel rapporto tra le piccole imprese e i consumatori da un lato e la banche dall'altro”. Anche perché quello del primario è un settore spesso oberato da una serie di passaggi burocratici a volte legati prorprio alle banche. Ma Roccia non ha dubbi: “Credo che la fornitura del capitale di credito non sia burocrazia ma piuttosto un investimento. Quello agricolo oggi è un settore che ha bisogno di una grande modifica strategica del suo modo di porsi sul mercato, e credo che avere un partner finanziario eccellente sia un grosso valore aggiunto per guardare lontano”. “La nostra strategia - prosegue Roccia - è quella di promuovere strumenti che diano semplicità e velocità ma soprattutto comprensibilità nel rapporto tra le piccole imprese e i consumatori da un lato e la banche dall'altro”. Anche perché quello del primario è un settore spesso oberato da una serie di passaggi burocratici a volte legati prorprio alle banche. Ma Roccia non ha dubbi: “Credo che la fornitura del capitale di credito non sia burocrazia ma piuttosto un investimento. Quello agricolo oggi è un settore che ha bisogno di una grande modifica strategica del suo modo di porsi sul mercato, e credo che avere un partner finanziario eccellente sia un grosso valore aggiunto per guardare lontano”. Un tema su cui pone l'accento anche il presidente dell'Abi Corrado Faissola secondo il quale l'intero settore bancario si è sempre dimostrato particolarmente attento alle esigenze delle imprese agricole. “Riteniamo che sia vitale – spiega – per i processi di sviluppo economico attuali, attivare una comunicazione sempre più immediata tra azienda agricola e banca, esigenza determinata anche dalle procedure di valutazione del mercato creditizio introdotte dall'accordo Basilea2 per ridurre i rischi connessi alle attività di finanziamento. Le normative attuali – prosegue il presidente Abi - impongono un'elevata qualità delle informazioni e l'obiettivo di questa collaborazione è fornire agli imprenditori del settore agricolo informazioni di carattere operativo e momenti di formazione per contribuire ad attualizzare e ottimizzare la relazione con la propria banca di riferimento”. Poi Faissola apre una parentesi rassicurante sulla crisi finanziaria in corso. E su eventuali speculazioni da parte di paesi stranieri. “Anche le banche possono essere un soggetto a rischio Opa – spiega - però la struttura dell'azionariato delle principali banche quotate è molto solida perciò al momento il rischio è solo ipotetico”. Un passo avanti, quello fatto attraverso la firma Pattichiari e gli agricoltori, anche per il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. “Si va nella direzione di un'informazione più dettagliata, più capillare”, spiega al VELINO. Ma è anche la possibilità per il mondo bancario di conoscere in maniera più approfondita il cammino di modernizzazione che è avvenuto all'interno del mondo agricolo. “La logica del business plan – spiega - va a sosituire quella della garanzia reale in una valutazione legata più al progetto dell'imprenditore che al patrimonio stesso dell'impresa. Partendo dalla considerazione che abbiamo comunque a che fare con imprese a forte capitalizzazione che in questo periodo hanno dato una risposta positiva sugli impieghi e sul calo delle sofferenze”. Non solo non ci si dimentica degli agricoltori quindi ma si alleggerisce l'accesso al credito “rendendolo più agevole e creando un maggiore dialogo tra banche e organizzazioni agricole in un sistema produttivo che è certamente mutato e che richiede strumenti nuovi”. “Di particolare importanza – spiega Enzo Pierangioli, vicepresidente Cia – è la possibliltà di analizzare costantemente una serie di informazioni, indicatori del livello di efficienza degli istituti di credito, quali i tempi medi di risposta sul credito alle imprese, le condizioni di apertura e tenuta dei conti correnti”. Accanto al monitoraggio dei tempi medi di risposta infatti, gli imprenditori del settore primario avranno accesso alle informazioni per poter confrontare l'offerta sui 500 conti correnti presenti nel database di Pattichiari che, grazie all'indicatore sintetico di prezzo, permette di individuare il prodotto di conto corrente che meglio risponde alle esigenze del cliente. Il protocollo di intesa, intende dare vita a una serie di iniziative congiunte per valorizzare “Conti correnti a confronto”, “Cambio conto” e “Tempi certi di disponibilità delle somme versate con assegno” per quanto riguarda il cantiere Servizi. Per l'area di credito si procederà alla valorizzazione di “Criteri generali di valutazione della capacità di credito delle Pmi” e di “Tempi medi di risposta sul credito”. Inoltre, sarà istituito un comitato tecnico operativo con l'obiettivo di coinvolgere tutte le parti attive nelle rispttive iniziative “per monitorare, promuovere e sviluppare – si legge nel protocollo - gli obiettivi comuni identificati”. Il comitato provvederà infione a lla costituzione di grupi di lavoro che predispongano le proposte di intevento in termini di obiettivi, tempi, soggetti coinvolti, modalità e strumenti d'intervento e budget. “Tali proposte dovranno essere redatte – si legge ancora nel documento - con cadenza semestrale e le decisioni per la loro esecuzione prese entro 60 giorni dalla ricezione della proposta stessa”. (esp) 21 ott 2008 16:22.

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CIVEZZANO/FORNACE - Due comunità vicine, confinanti, quelle di Civezzano e Fornace (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

CIVEZZANO/FORNACE - Due comunità vicine, confinanti, quelle di Civezzano e Fornace. Con le rispettive amministrazioni a dibattere su prospettive ed interessi comuni. Per fare qualche esempio, da anni sono in atto delle sinergie su biblioteca, scuole e anche asilo nido. Quest'ultimo è al centro delle attenzioni per una nuova struttura da 50 posti in fase di progettazione sull'area di Maso Zandonà. Civezzano (3.760) e Fornace (1.300) che, assieme, fanno poco più 5.000 abitanti, offrono ben 8 candidati (scesi a 7 dopo l'esclusione dell'Udc) alla tornata elettorale per il consiglio provinciale del 9 novembre prossimo. In verità, uno solo è di Fornace, ma di peso, quale il vicesindaco Ezio Cristofolini . Il geometra prestato alla politica, dopo 5 anni di segreteria al fianco di Marco Benedetti, con i Leali ci riprova nella coalizione per Dellai presidente. "Ho acquisito nuove esperienze nel comparto industriale ed in particolare nel settore del porfido, del quale mi sento il rappresentante", afferma Cristofolini, che "con il mal di pancia" ha votato lo statuto della Comunità di valle, che non lo convince soprattutto per la mancanza di chiarezza su future competenze e deleghe. Con il sindaco Michele Dallapiccola (Patt) per Lorenzo Dellai, a Civezzano sono in lizza, a sostenere la stessa coalizione, Fabrizia Bort , per la verità residente a Bedollo ma per l'attività "prestata" a Civezzano. Dopo la rottura con i Leali dei quali era stata segretaria, la Bort ora ci riprova con i Verdi e democratici del Trentino. Quindi, un altro personaggio noto alla politica locale, quale l'avvocato 64enne Francesco Romano , già consigliere provinciale, che è in corsa con l'Udc. O meglio, lo era fino alla recente definitiva esclusione del suo gruppo sentenziata dal Consiglio di Stato. E pensare che - ironia della sorte - l'avvocato che abita a Bosco, era tolto dalla competizione proprio mente, con una lettera, si stava proponendo ai compaesani dicendo: "Civezzano ha un candidato in più". In corsa rimane invece il fotografo Ivo Gentilini , accasato con l'Italia dei valori targata Di Pietro. Nella lista dei Giovani per il Trentino, a sostenere la candidatura di Nerio Giovanazzi, troviamo poi l'impiegata Sara Giuliani . In favore di Sergio Divina presidente, a Civezzano si schiera il pensionato Alessandro Ciola (classe 1941), che vede riammessa la sua lista di Autonomia popolare. Quindi la giovanissima Valentina Paoli , che sostiene la Lega nord. Studentessa al quinto anno ai Geometri "Pozzo" di Trento, Valentina abita nella frazione di Sant'Agnese. Nata il 3 marzo del 1989 è fra i più giovani candidati. Valentina, le piace la politica? "A casa mia, con papà imprenditore, ne ho sempre sentito parlare. Bisogna dare una mano a sollevare le imprese dalla troppa burocrazia. E per cambiarla, questa politica, non basta che i giovani sbandierino slogan quali "Siamo noi il futuro"". Quindi, Valentina Paoli ritiene, non solo giusto, ma pure doveroso e necessario che i giovani si impegnino in politica come fa lei. E sulla scelta della Lega nord? Pur ammettendo di essere stata influenzata dai genitori, la Paoli condivide lo "stare fra la gente", perché - dice - si possono conoscere le problematiche della società e cercare di risolverle. E per quanto riguarda la questione dell'immigrazione? "Su queste cose sono cattiva". Può spiegarsi meglio? "Se i posti di lavoro sono 5, non possono venire in 10". Anche perché - la giovane candidata ne è convinta - l'alternativa al lavoro sono il delinquere, le rapine. "A prendere la corriera dopo le lezioni, al pomeriggio per tornare a casa - conclude Valentina - c'è da avere paura". U. Ca. 21/10/2008.

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Nicola guarnieri n (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nicola guarnieri n nicola guarnieri n.guarnieri@ladige.it Una prima candidatura recente e anche di quelle importanti: il Senato. Mario Bortot, giornalista e docente, torna in pista e lo fa con la lista "Civica per Divina". Dalla Destra di aprile, alla Civica di Divina adesso. Un cambio di vedute? "Affatto. Io sono un uomo di orientamento moderno che guarda all'Europa e alla destra europea. Nelle cose che faccio ho dei solidi riferimenti: determinazione, rispetto degli altri, generosità". Oltre il 4% di voti per il Senato all'esordio, quasi il 6% in città, sono un ottimo risultato. Come è stata quella prima esperienza elettorale? "Faticosa e gratificante, anche se il progetto della Destra di Storace si è esaurito ancora prima di maturare perché troppo riferito al passato e non al futuro. Nello scenario provinciale, invece, ho deciso di appoggiare direttamente e con ogni mezzo, anche la bici, la proposta innovatrice di Sergio Divina". Un candidato affidabile, quindi? "Lo spero. Mi permetta un paragone: vorrei garantire l'affidabilità di un pilota da guerra al comando di un aereo civile". Se il centrodestra vincerà, sarà in grado di governare? "Il centrodestra non è perfetto, per carità. Ma addirittura il centrosinistra presenta quattro candidati governatori ed è agonizzante come il drago di San Giorgio causa vicende di malgoverno, tangenti e porcherie varie. Il centrodestra, col Pdl in attesa di una visita di Berlusconi e non ancora al massimo dei giri, saprà comunque governare con uno stile più rivolto alla gente". In che modo? "Scegliendo dirigenti e funzionari per competenza e non secondo criteri clientelari, riducendo sprechi e burocrazia. I grafici dell'andamento del voto degli ultimi 15 anni e l'umore della gente dicono che il 9 novembre potrà esserci il sorpasso a favore del centrodestra". Quali problemi urgenti da risolvere ha, secondo lei, Rovereto? "Ci sono due problemi urgenti: il decadimento assoluto della città, nonostante gli asfalti nuovi, e l'assoluto abbandono di intere categorie di persone soprattutto nelle periferie: giovani disoccupati e anziani in testa. A fronte di una Treno-Londra c'è una Rovereto-Liverpool, insomma la "city" contro la città del popolo. Ci deve essere subito il rilancio di una università collegata alla produzione industriale qualificata: penso a domotica, automazione industriale, meccatronica. Un'università che rilanci il settore degli esercizi pubblici e sblocchi il mercato immobiliare con la presenza, a regime, di almeno duemila studenti. E che potrà portare anche nuova linfa per il Mart". Un progetto segreto nel cassetto ce l'ha? "Penso a un intervento pubblico-privato per un grande "parco dei dinosauri" che valorizzi anche scientificamente una scoperta di valenza mondiale fino ad oggi scandalosamente ignorata. E poi, naturalmente non solo per Rovereto, investire nel recupero delle competenze delle persone sopra i 40 anni e senza un lavoro. Le risorse si troverebbero evitando di realizzare qualche inutile opera pubblica". Si dice che la solidarietà sia solo di sinistra. Ma la destra fa davvero a pugni con la solidarietà? "Parlare di solidarietà è sempre paradossale perché bisogna praticarla senza clamore. Tuttavia, poiché si tenta di dipingere il centrodestra come poco solidale, per una volta lasciatemi indicare alcune attività che ho svolto e svolgo con passione: barelliere a Lourdes, assistente parrocchiale, assistente volontario ad anziani e disabili, insegnante ed educatore in riformatori e carceri... quanto basta per essere tranquillamente considerato anche in un partito di centrosinistra". Perché sta conducendo una campagna elettorale in bicicletta? "L'idea nasce da una predilezione per la bici e dalla passione per il contatto con la gente, a partire da quella che vive più lontana da Trento-potere. Attraverso la fatica, che è stata e sarà tanta, voglio portare un messaggio di normalità e di speranza direttamente nei vari paesi mettendoci la faccia... e le gambe. Naturalmente lo spirito di scarsa considerazione per le periferie è stato uno dei peccati più gravi commessi dal governo Dellai". 21/10/2008.

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S'incatena in Comune perché da 28 anni gli blocca un terreno (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 21-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il caso Superstite di guerra adesso combatte contro la burocrazia S'incatena in Comune perché da 28 anni gli blocca un terreno GIANNI MICALETTO SANREMO E'sopravvissuto alla tragedia della corazzata "Roma", orgoglio della Marina Militare affondata dai bombardieri nazisti al largo della Sardegna il 9 settembre del '43, e mai avrebbe immaginato di dover poi affrontare una prova più difficile. Ma con un nemico che si chiama burocrazia. Più subdolo e resistente. Così, stanco di aspettare una soluzione al suo problema, Giovanni Vittani, 85 anni, ieri mattina si è incatenato a un divanetto al primo di Palazzo Bellevue, vicino all'ufficio del sindaco. Per protestare contro il Comune che, da ben 28 anni, gli impedisce di utilizzare un terreno di sua proprietà in Valle Armea. Circa 13 mila mq vincolati a pubblici servizi, a ridosso del vecchio impianto per i rifiuti in località S. Pietro. "Da anni chiediamo di poter edificare su questo terreno - ha spiegato con la moglie al suo fianco -, per lasciare qualcosa ai nostri figli. Ma ci viene impedito di farlo da un vincolo d'inedificabilità, che, però, non ha portato a nulla. Ora vogliamo che la situazioni si sblocchi". In tutti questi anni Vittani ha anche provato a ottenere un indennizzo, ma senza successo. Ieri, almeno, è riuscito ad attirare l'attenzione sul suo caso, costringendo il sindaco Claudio Borea a uscire dal suo ufficio per parlargli. Poi la palla è passata all'assessore all'urbanistica Andrea Gorlero. Che ha spiegato: "Vittani sa che da tempo stiamo affrontando l'argomento, attraverso la predisposizione di una serie di provvedimenti di carattere generale, mentre lui ne chiede uno "ad personam", che non possiamo adottare. Perché nella sua situazione ci sono tantissimi cittadini con vincolo decaduto per aree a servizi. Abbiamo incaricato un tecnico (l'arch. Greppi) di effettuare una ricognizione sul territorio ed a breve dovremmo essere in grado di proporre una variante urbanistica, per ridefinire le aree in questione e per un senso di giustizia".

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Sequestrati i banchi di frutta il comune mostra i muscoli - roberta de rossi (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Sequestrati i banchi di frutta Il Comune mostra i muscoli A Rialto 15 vigili portano via le cassette "E' tempo di agire" ROBERTA DE ROSSI Uno stuolo di vigili urbani, una dozzina (ma c'è chi ne ha contati fino a quindici) dall'alba all'ora di pranzo in Erbaria, a stendere metri di nastro rosso e bianco, porre sigilli, cartelli di "sequestro amministrativo", tutti affaccendati attorno a un unico banco di frutta e verdura, passandosi di mano in mano cassette d'insalata e mele, caricandole (per il sequestro) a bordo di un motoscafo della Polizia municipale. Un intervento degno di un'inchiesta per traffico di droga tra cipolle e fagioli: niente di più lontano dalla realtà. Non riuscendo a mostrare i muscoli con i banchetti di frutta che da tempo intende allontanare da San Giacometto per restituire il campo al libero transito - ambulanti che dal Tar hanno ottenuto una sospensiva del provvedimento di trasferimento coatto in Casaria, almeno fino al 29 ottobre - il Comune fa la voce eccezionalmente grossa con Cristina Pagnin e il marito Maurizio Coda, titolari di due dei banchi di frutta più famosi e frequentati del mercato di Rialto, "rei" di non aver accettato di trasferirsi in Casaria: fanno parte di una striscia di 8 banchi, dai tempi dell'attentato al Tribunale di Rialto (con l'allontanamento da campo Bella Vienna) posizionata "provvisoriamente" lungo il Canal Grande e destinata ad essere trasferita nelle nuove postazioni in Casaria, per allontanare frutta e verdura dalla piattaforma della raccolta immondizie di Veritas. Così hanno fatto in sei, non loro. Al "no" dei commercianti al trasferimento nei nuovi banchi - giudicati troppo piccoli, senza tende e assegnati senza tenere conto dell'anzianità di presenza al mercato, sostengono i titolari - il Comune ha replicato con una parata di divise: un segnale agli altri ambulanti. "Quindici vigili, una cosa da non credere: come fossimo trafficanti di droga o incappati in chissà quali controlli dei Nas. Ma si rendono conto del danno d'immagine che ci hanno provocato con i nostri clienti? Lavoriamo qui dal 1984, tutti ci conoscono, sanno che siamo seri commercianti, un intervento del genere non ha senso", si sfoga Maurizio Coda, marito di Cristina Pagnin, la titolare della licenza per due banchi proprio accanto a quelli del fratello. "Noi non ci siamo voluti trasferire", spiega, "perché i nuovi banchi sono un metro l'uno più piccoli di quelli precedenti, senza tende sufficienti, non ci si riesce neppure a muovere. Noi ci siamo ritrovati per caso in quelle postazioni lungo il Canal Grande, abbiamo dovuto vivere accanto ai barconi Veritas per anni: l'assegnazione in Casaria avrebbe dovuto coinvolgere tutti i 22 ambulanti dell'Erbaria, secondo una graduatoria di anzianità che riassegnasse le postazioni. Niente da fare, non ci hanno neppure ascoltato, ma sono intervenuti con un esercito di vigili: non siamo criminali". "Mi dispiace di quanto accaduto", replica l'assessore alle Attività produttive, Giuseppe Bortolussi, "ma se una persona si oppone ad un preciso provvedimento dell'amministrazione comunale, quel provvedimento va eseguito, non c'è alternativa. Siamo molto decisi a portare a termine il riordino dell'area mercatale di Rialto e il ripristino dell'igiene, decoro e della viabilità in tutta la zona". Ma se per un banco si mobilitano due, tre pattuglie di vigili, cosa accadrà per il trasferimento dei banchetti da campo San Giacometto (che hanno già annunciato che non se ne andranno volontariamente) e di quelli di souvenirs dalla Ruga? "Ripeto, spiace per l'episodio, ma non c'è alternativa: c'è stato il tempo delle discussioni e del confronto e ora è quello dell'agire", conclude Bortolussi, "per i banchi di frutta di San Giacometto restiamo in attesa dei giudici amministrativi, per il chiosco e quelli in Ruga, invece, trascorsi i tempi della burocrazia, massimo i primi di novembre ci sarà il trasferimento in Bella Vienna: non m'aspetto resistenze".

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Venezia cade a pezzi mega-pubblicità necessarie per i restauri (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Venezia, La" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

LA SOVRINTENDENTE "Venezia cade a pezzi Mega-pubblicità necessarie per i restauri" Fioccano le critiche per le pubblicità affisse sulle facciate dei monumenti più importanti di Venezia, ma arriva l'ennesimo appello della sovrintendente Renata Codello: "La città cade a pezzi". Una frase che non è certo un eufemismo visti i balconi pericolanti del Palazzo delle prigioni e il pezzo di marmo caduto l'anno scorso da Palazzo Ducale. La Codello scansa le critiche contro l'affissione di mega-pubblicità sulla facciata di Palazzo Ducale: "Preferisco essere accusata d'aver permesso l'affissione di pubblicità, piuttosto che essere denunciata per non aver fatto di tutto per mettere in sicurezza i palazzi veneziani". La questione di come coniugare pubblicità e spazi della città è emersa durante un convegno organizzato dall'associazione Venezia Città Anfibia, moderato dalla presidentessa Nelly Vanzan Marchini. Il capo di gabinetto del sindaco, Maurizio Calligaro, ha fatto quadrato sullla mancanza di bandi per l'affissione delle pubblicità: "I bandi andavano deserti e a noi i soldi per i restauri servono subito: sono opere che non possono aspettare i tempi della burocrazia e quindi abbiamo deciso diversamente in pieno accordo con la Sovrintendente". Le tanto contestate pubblicità affisse sulla facciata di Palazzo Ducale e sul lato delle Prigioni a breve spariranno, poiché il contratto pubblicitario è scaduto: "Non si riesce a vendere dei pacchetti pubblicitari di lungo termine, ma viviamo su sponsorizzazioni mediamente brevi, anche perché non possiamo fare altrimenti: a dicembre e gennaio non c'è nessuno interessato e quindi non ci saranno pubblicità", conclude Calligaro. Alvise Zorzi, storico veneziano e presidente del comitato dei privati internazionali che finanzia restauri, pone preoccupato sulla questione: "I tanti privati che da tutto il mondo finanziano i restauri della città da più di 40 anni non hanno mai chiesto nulla in cambio, mentre ora c'è chi per restaurare vuole ampi spazi d'immagine. Questo di certo preoccupa il nostro comitato, considerando che Venezia è il centro storico più restaurato al mondo". Nuove forme di sponsorizzazione invece sono state accolte da tutti come la via da perseguire: La Replay, che per Ca' Rezzionico ha dato 500 mila euro, si è accontentata di uno spazio molto meno evidente di tanti altri. Venezia intanto agli occhi della Germania "non è più una città da proteggere, ma una città che non si sa gestire", è stato ricordato. (Giacomo Cosua).

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Comune, un milione in meno per il sociale - donatella francesconi (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Viareggio Comune, un milione in meno per il sociale Minimo vitale e ricoveri: fondi solo per ottobre Stop a tutti i nuovi casi, tagli a Crea e Misericordia Emergenza. Per coprire il mese in corso è stato necessario attingere al fondo di riserva Da qui a fine anno è ancora tutto da definire DONATELLA FRANCESCONI VIAREGGIO. Un milione di euro in meno per il sociale su un bilancio di 6 milioni e 700mila escluse le spese per il personale. Alla fine la cifra è saltata fuori, snocciolata nella commissione sociale ieri mattina dalla dirigente del settore, Giuseppina Tazzioli. Che più chiara di così non poteva essere: "A settembre per le voci "ricoveri" (minori, Residenze sanitarie assistite e centri diurni) e "minimo vitale" ci siamo ritrovati con risorse pari a zero. L'unica possibilità era quella di accedere al fondo di riserva, operazione che la giunta ha autorizzato per 200mila euro. Con i quali copriamo il mese di ottobre, dato un fabbisogno mensile di 350mila euro per entrambe le voci insieme. Con questa operazione si arriva alla fine del mese corrente". Per novembre e dicembre (Tazzioli ha ricordato come la presa in carico dei minori in difficoltà sia un obbligo di legge per i Comuni) al momento non ci sono certezze - è stato detto chiaramente - di poter erogare i contributi. Considerando anche che - come ha spiegato ancora Tazzioli, uno dei dirigenti più "blindati" dal punto di vista delle dichiarazioni pubbliche nel corso delle due amministrazioni Marcucci - "abbiamo rivisto tutte le pratiche da gennaio a oggi, spulciandole una per una così da individuare dove risparmiare. E, da questo mese, tutti i nuovi casi sono bloccati". Fuori dal linguaggio della burocrazia, significa che chiunque si trovi in improvvisa difficoltà sul fronte di una delle tante esigenze sociali bussa in vano alla porta del Comune. Come ha raccontato in commissione lo stesso assessore Vittorio Fantoni: "Ho due donne viareggine sui 50 anni che attendono da me una risposta: mi hanno chiesto di poter tirar su una baracca di legno in pineta perché sono rimaste senza casa". Le cifre. Queste le cifre tagliate, come spiega la relazione di Tazzioli: "I contributi ammontano a 524mila euro fino al 31 dicembre e per i ricoveri si parla di 442mila euro, ai quali vanno sommati 46mila per Torre del Lago". A proposito della frazione, fino a qualche mese fa amministrata dal presidente della circoscrizione Athos Pastechi oggi in consiglio comunale sui banchi del Pdl, Tazzioli ha lanciato ai membri della commissione un elemento di ulteriore riflessione: "Nel trasferimento di competenze dalla circoscrizione al Comune, la prima si è tenuta 90mila euro". Tra le speranze per il 2009, ci sono 200mila euro che la Regione Toscana deve ancora al Comune all'interno del Piano di zona 2008. Progetti tagliati. Nel corso dell'audizione in commissione, Tazzioli ha confermato i tagli ad alcuni progetti che hanno fatto infuriare, ad esempio, il presidente della Misericordia Roberto Monciatti. "è vero - spiega la dirigente del sociale - alla Misericordia abbiamo tagliato, da qui a dicembre, i fondi per il doposcuola al Cam, così come è accaduto per il progetto sport gestito dalla Crea e per il Forum giovani. Tutti provvedimenti che sono relativi, per il momento, agli ultimi tre mesi dell'anno in corso". Il personale. Le assistenti sociali vanno in pensione, una dopo l'altra, e non vengono sostituite. Chi resta - è il dato fornito dalla dirigente Tazzioli - "gestisce dalle 100 alle 150 pratiche" che riguardano persone e bisogni espressi. "Dal 2001 quando sono arrivata - ha detto Tazzioli in commissione - ho sentito parlare del concorso per l'assunzione di due unità. Ad oggi di quel bando non ho più notizie e non risulta neppure nel Piano delle assunzioni. Per le nostre esigenze ci rivolgiamo a cooperative esterne, con un monte ore definito. Un costo che viene caricato, essendo personale esterno, sul bilancio del sociale e non del personale". Con il paradosso che vengono spesi soldi pubblici per pagare chi, da precario, lavora a raccogliere i bisogni e viene incontro a chi li esprime, salvo poi non avere fondi per l'intervento concreto. "Ed anno dopo anno - ha concluso Tazzioli - non so mai se potrò disporre dello stesso numero di persone".

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Nasce l'unione speciale dei comuni (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Viareggio Nasce l'Unione speciale dei Comuni Camaiore, Seravezza e Stazzema varano venerdì il nuovo Ente CAMAIORE. Solo l'anno scorso gli agricoltori camaioresi hanno potuto beneficiare di quasi due milioni di contributi, a diverso titolo, a sostegno delle loro imprese grazie ai progetti realizzati dalla Comunità montana Alta Versilia. La Comunità è stata cancellata dallo Stato per tagliare i costi della politica ma ora risorge sotto veste nuova come Unione speciale dei Comuni. Venerdì sera al centro direzionale delle Bocchette si terrà una rirunione congiunta dei consiglio comunali di Camaiore, Seravezza e Stazzema, che saranno gli attori di questo nuovo ente che assumerà importati deleghe non solo comunali (avrà la funzione di spotello unico delle attività produttive) ma anche regionalie provinciali: di qui la dizione "speciale". E' il primo varo ufficiale in Toscana di questo tipo di enti compiuto in poco più di tre mesi dal commissario Maurizio Verona (ex presidente della Comunità montana, vicesindaco di Stazzema e presidente in pectore anche dell'Unione). L'Unione non è però un semplice cambio di carta intestata. L'Ente continuerà ad occuparsi di difesa del suolo, di sviluppo turistico della montagna, di agricoltura, di catasto, di forestazione, di lavori sulle frane. Tante deleghe importanti ma che saranno fatte con meno burocrazia grazie anche ad un notevole taglio delle poltrone. Da un punto di vista territoriale poi non ci sarà più Montignoso e con esso la provincia di Massa Carrara. Il territorio da gestire supera di 22mila ettari con 50mila abitanti. Il governo dell'Unione è ridotto all'osso. Un presidente coadivato da due assessori nella giunta esecutiva (per Camaiore è scontata la conferma di Michele Rugani ex assessore all'agricoltura della Comunità montana). E poi un consiglio composto da nove membri, tre per Comune e per ciascun comune due della maggioranza e uno dell'opposizione. Prima, per fare un paragone, gli assessori erano sei e l'assemblea era composta da 30 consiglieri. Un problema persino le convocazioni. Un taglio anche alle indennità: al presidente mille euro e spiccioli, la metà ai due assessori. Siamo a livello di rimborso spese. "La Comunità Montana funzionava bene e dava parecchie risposte al territorio e alle imprese. Sono certo che l'Unione dei comuni riuscirà anche a fare meglio: la capacità progettuale, quella che serve per attirare risorse da investire, è notevole e consolidata", assicura Michele Rugani. "Non è una copia della Comunità montana ma qualcosa di diverso che vogliamo anche migliore malgrado l'iniziale problema dei fondi. Debbo dire che amministrazioni comunali di Camaiore, Seravezza e Stazzema si sono impegnate da subito e molto per far nascere l'Unione riconoscendo il ruolo e l'impegno avuto in passato dalla Comunità Montana - spiega Maurizio Verona - Abbiamo grandi professionalità (10 operai e 16 impiegati ndr) che sono un punto di riferimento regionale in tanti settori". Ar.An.

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Un punto di ristoro nella biblioteca, traguardo vicino (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca di Cagliari Pagina 1020 Centro giovani di via Dante Un punto di ristoro nella biblioteca, traguardo vicino Centro giovani di via Dante --> Da mesi i frequentatori aspettavano novità sull'apertura del caffè letterario del centro giovani di via Dante, la cui apertura era prevista tempo fa. L'attività che dovrebbe offrire il servizio di ristorazione e coffee-break, infatti, è ancora inutilizzata nonostante i lavori siano terminati da tempo. Ma la situazione finalmente sembra essersi sbloccata. Nel sito del Comune di Cagliari è uscita infatti la gara per la gestione quinquennale del punto di ristoro, che potrà essere gestito da imprese, cooperative, associazioni e onlus. In attesa che questo accada è stato aperto solo il servizio di biblioteca, come spiega il responsabile del centro giovani, Giambattista Marotto: "Per adesso abbiamo iniziato a far funzionare la biblioteca, lo spazio aperto è fruibile a tutti i visitatori del centro, quindi chi vorrà potrà prendere i libri che desidera". I testi a disposizione sono stati scelti direttamente dai giovani che frequentano la struttura di via Dante: "Abbiamo fatto compilare a tutti un questionario in cui i ragazzi hanno scritto i libri che secondo loro dovrebbero essere presenti nella biblioteca - prosegue Marotto - Abbiamo acquistato quelli più richiesti: fra qualche giorno sarà disponibile anche il servizio che permetterà di prendere un libro dal centro e provarselo a casa, in modo che possa essere letto ovunque, sono solo all'interno del centro". Per il bar che ancora non funziona sono stati spesi diverse migliaia di euro, utilizzate per costruire la struttura e mantenerla sana fino a oggi visto che gli immobili sono stati messi già da tempo. Se tutto dovesse filare liscio, la burocrazia permetterebbe al caffè di iniziare a funzionare entro uno, massimo due mesi: "Poi saranno i gestori a decidere che tipo di servizi offrire ai frequentatori di questo centro - conclude Marotto - Penso che all'inizio sarà possibile fare solo il coffee-break, mentre con il passare del tempo si potrà creare un vero e proprio servizio di ristorazione, con la possibilità per i frequentatori della struttura di fermarsi il pomeriggio per pranzare". La speranza è che dopo tante promesse entro poche settimane i giovani possano finalmente usufruire di un altro servizio nella struttura di via Dante, che già offre alcuni strumenti importanti come gli sportelli "Informa & Orienta", "InformaDonna", l'Internet Point e la sala prove e registrazione per tutti i gruppi musicali.

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Riforma gelmini (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Attualità RIFORMA GELMINI RIFORMA GELMINI Una scuola di qualità non nasce dai tagli Siamo un gruppo di insegnanti, di ruolo e precari, della Scuola Media dell'Istituto Comprensivo "F.T. Baracchini" di Villafranca in Lunigiana e Bagnone (Ms). In queste ultime settimane stiamo assistendo con sgomento e preoccupazione crescenti all'impressionante escalation di dichiarazioni e proclami riguardanti l'annunciata "Riforma della Scuola". è emotivamente molto difficile riuscire a mettere nero su bianco la profonda angoscia che provocano in noi queste dichiarazioni, in noi come persone e come insegnanti. Cercheremo, tuttavia, di raccogliere le idee. Tagliare, tagliare, innanzitutto e soltanto tagliare, e vendere questa scelta come una garanzia di qualità e di crescita. Ecco quello che si sente e si legge in questi giorni. Solo chi non conosce il mondo della scuola dal suo interno, solo chi non ha la più pallida idea di cosa voglia dire insegnare, rapportarsi con in ragazzi, organizzare le attività, far amare la propria materia può pronunciare frasi come quelle di queste settimane. Aumentare il numero di alunni per ogni classe - che abbiano il coraggio di dirlo! - non è sinonimo di qualità, ma di risparmio. Cancellare arbitrariamente materie dal piano orario di una scuola non significa qualità, ma risparmio. Accorpare o addirittura chiudere istituti non significa qualità, ma risparmio. Abolire la pluralità dei maestri e imporre il maestro unico non significa qualità, ma risparmio. Che si abbia il coraggio di dirlo, una buona volta! E che si abbia anche il coraggio di affermare che non ha alcuna importanza se le vittime - sì, le vittime - di questo sconvolgimento profondo e scellerato saranno gli stessi studenti e tutti quegli insegnanti precari che perderanno il lavoro, nonostante in questi anni abbiano garantito alle scuole un sevizio serio e responsabile, frutto dell'entusiasmo per una professione che amano e della speranza di arrivare, un giorno, al tanto desiderato ruolo... Come può un Ministro, e il Governo che rappresenta, affermare in buona fede che una rivoluzione come questa sia la soluzione di tutti i problemi della scuola italiana? Molto da fare c'è, è vero, ma pensare di cancellare anni e anni di lavoro, di sforzi, di fatiche consegnando ai nostri ragazzi una scuola con classi sovraffollate e insegnanti ormai stanchi e mettendo letteralmente in mezzo a una strada gli insegnanti precari è quanto di più ingiusto e scorretto, se si crede davvero che la Scuola sia importante. Perché, piuttosto, non proporre la pensione a tutti quei docenti provati da tanti anni di insegnamento (ne conosciamo molti...) e lasciare spazio ai giovani (quando lo sono ancora...)? Perché, invece, non valutare di creare una scuola di qualità vera, dove la Storia e la Geografia, la Seconda Lingua e la Tecnologia continuino a essere insegnate insieme all'Italiano e alla Matematica e dove gli insegnanti - perché no? - abbiano un piano orario più lungo durante il quale svolgere tutte quelle attività che ora svolgono comunque a casa e vengano pagati adeguatamente per tutto il lavoro che hanno? L'istruzione, la cultura non hanno colore, non dovrebbero appartenere né a questa né a quella coalizione così come dovrebbe stare a cuore di chiunque abbia la responsabilità e l'onore di governare un paese che i propri ragazzi abbiano una Scuola di qualità e che i propri insegnanti (non solo precari...) possano svolgere la loro professione e non essere accantonati per sempre. Vogliamo concludere ricordando che il livello di civiltà di una nazione lo si misura anche dalla sua organizzazione scolastica e dal grado di cultura o del sapere degli individui che la popolano. Elisabetta Farina, Rosemma Cairo, Carla Pezzoni, Maria Morelli, Graziana Gussoni, Maria Grazia Borsieri, Piera Antonioli, Miriam De Marco, Milena Federici, Pierluigi Drovandi, Rita Zuccarelli, Rita Tonelli, Miriam Pallatroni, Rita Bertolini, Enrico Leoncini, Lia Manganelli, Daniela Loreni, Marina Cattaneo, Francesca Mori, Andrea Bisagno RIFORMA GELMINI Protestano ma non conoscono la legge Egregio direttore, a quanto pare anche l'invito del Presidente della Repubblica a "non dire solo no" è andato invano. In questi giorni non facciamo altro che vedere magliette inneggianti al Che Guevara, pugni chiusi, striscioni contro la scuola di classe (boh....), proteste contro "una scuola per ricchi" (straboh....)! Insomma, un'autentica cretinata. Persone che urlavano "Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini". E' vero, in certi casi, il futuro dei bambini fa rima con cretini: cosa ci fanno i bimbi agli scioperi? E' giusto sbugiardare il cavallo di battaglia degli scioperi. "Ridurranno le ore del tempo pieno". Qualsiasi madre in buona fede si è già spaventata. Può stare tranquilla perché non sarà così: a dirla tutta il tempo pieno aumenterà. E sarà tenuto proprio da quegli insegnanti "tagliati fuori dalla riforma del maestro unico". In poche parole: se in classe resta un solo maestro anziché tre, gli altri due saranno destinati al tempo pieno. Non mi sembra difficile da capire. Vado avanti. "Con il nuovo dimensionamento saranno tagliate le scuole di montagna e dei paesini. Nemmeno questo è vero. Le scuole resteranno aperte e operative; potrà capitare che non avranno più ognuno il proprio preside o il personale di segreteria; non mi sembra la fine del mondo. Vorrà dire che una volta tanto sarà la burocrazia ad alzare le chiappe dalla scrivania. Meglio che lo facciano i presidi e il personale piuttosto che le famiglie, no? Ma questo meccanismo, cari signori, era previsto in un decreto de 98 finora mai applicato (Dpr 233 del 1998, firma Oscar Luigi Scalfaro). Altra imprecisione: il governo taglia gli insegnanti di sostegno ai portatori di handicap; bel colpo di scena pietistico ma privo di sostanza. Nell'ultima finanziaria del governo Prodi era scritto che il rapporto tra disabili ed insegnanti dovesse essere di due a uno: nella riforma Gelmini non si fa altro che applicare questo parametro. Se qualcuno si lamenta è perché, sulle spalle dei disabili, vorrebbe assunzioni in massa; furbi e pure sciacalli. Per concludere passiamo adesso al problema sulle ore di inglese. Come si fa a parlare di riduzione delle ore di lingua straniera, quando è già previsto (per effetto della riforma Moratti) che dall'anno prossimo le ore passeranno da tre a cinque? Mistero! Allora perché tutto questo casino? Semplice, perché dopo anni in cui la mucca del pubblico impiego ingrassava a dismisura ruminando della mangiatoia della concertazione, finalmente un governo sta provando ad invertire la tendenza. Un consiglio: cari professori, bidelli, alunni, presidi leggetevi attentamente la riforma Gelimini ed il DPR 233/1998. Solo dopo averla letta, forse, potrete tornare in piazza a ragliare! Massimiliano Meoni Castellina Marittima (Pi) AMBIENTE Prima sporchiamo poi accusiamo Guardate i greti dei nostri fiumi e vedrete tanta plastica che è lì da tanto. Guardate i fossi che ci sono lungo le strade, fuori città, vedrete che c'è tanta plastica che è lì da tanto tempo. Guardate i prati che ci circondano dove quando vengono ripuliti dall'erba alta, si vede tanta plastica che è li da tanto tempo. Allora? Non è questo o quel governo che è menefreghista, siamo noi italiani, un popolo di incivili e sudicioni esseri bipedi. Gli amanti della natura, i cosiddetti pescatori, cacciatori e fungaioli, quando vanno a fare i propri comodi nei boschi e sponde, sporcano e lasciano plastica dappertutto. Non hanno imparato nulla, nonostante che ogni anno ci sia la campagna del puliamo il Mondo. Cosa pretendiamo dai politici nostrani quando è l'intera cittadinanza a fregarsene dell'ambiente? Massimo Castellari REPLICA Sport: azzurro, un solo colore Caro signor Massimo Calissi, mi permetto di scriverle (sostituendomi al caro Buffon come lo chiama lei nella sua lettera) per dirle che il nazionale-mondiale Gigi Buffon lei assolutamente non lo conosce né tanto meno la sua famiglia, tutta gente vissuta nello sport professionistico (calcio, pallavolo, pallacanestro e atletica) per cui non ha avuto tempo per le ideologie politiche. Lei invece nel suo pezzo dice apertamente di avere un orientamento politico. Si sa come la politica, spesso, voglia inserirsi nel settore sportivo. Signor Massimo, lo sport lo lasci agli sportivi ed ai loro organizzatori e non cerchi di tingerlo di rosso o di nero poiché tutti gli sport hanno un solo colore... l'azzurro. E dare, quindi del "fascista" al Gigi nazionale e come dare del comunista al Santo Padre. A meno che lei non sia spinto da invidia perché il portierone milita nelle file bianco-nere. Le voglio bene per questo mi sono permesso di risponderle. Lo vuole un consiglio? Ebbene vada domenica e vedere il suo Prato allenato dal massese Orrico che, certamente non è un fascista. Mauro Pisani Marina di Carrara.

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La pagliuzza di Brunetta (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Renato Brunetta Caro direttore, Vincenzo Cerami svolge un'interessante riflessione, a partire dalla constatazione che l'azione del governo ha già notevolmente ridotto l'assenteismo negli uffici pubblici. Egli, dunque, si chiede a cosa serva riportare i fannulloni in ufficio, se poi non si è comunque in grado di farli lavorare. Accetto volentieri la stimolante provocazione, cominciando con il dire che farli tornare sul posto di lavoro non sarà sufficiente, ma è comunque necessario. Finché se ne stavano a spasso, si accettava passivamente che la loro inoperosità fosse un costo da scaricare sulla collettività (e sui colleghi di ufficio). Tranquillizzo Cerami, giacché nessuno tornerà al lavoro con la febbre a quaranta. Primo, perché si tratterebbe di un malato, e nessuna persona sana di mente ha mai pensato di cancellare il diritto alla salute. Secondo, perché sarebbe contagioso, quindi potenzialmente moltiplicatore di assenze. A parte gli scherzi, il rischio che si ritrovi negli uffici chi proprio non intende lavorare c'è, ma se si accetta questo presupposto si finisce con il rassegnarsi ad ogni possibile disfunzione o stortura. Proviamo ad immaginare che qualche cosa possa pure andare nel verso giusto. Proviamo a credere che la premialità nei confronti dei meritevoli (che è l'altra faccia della nostra azione) porti a qualche conseguenza, e che la coscienza e l'autostima dei colleghi finisca con l'intaccare anche l'arroganza del fannullone dichiarato e praticante. Proviamo a credere che fra tanti fannulloni ci siano anche quanti non sono tarati alla nascita, ma persone che hanno subito il lassismo e l'abbandono dominanti nella burocrazia, che hanno cercato il far niente dopo anni di nullafacenza coatta, che, quindi, possano ritrovare lo spirito e la volontà degli esordi. Insomma, proviamo a credere che per tutti possa esistere redenzione, in questo caso terreno ritorno al rispetto della legge, dei colleghi, dei cittadini e di se stessi. Sicuro che ci sono tanti raccomandati, e non ho smesso di ripetere che le colpe ricadono sulla cattiva politica ed il cattivo sindacalismo. Potranno pur esserci gli irredimibili, quelli dall'incorruttibile vocazione, ma non dobbiamo rassegnarci noi, semmai licenziamoli, come capiterebbe in qualsiasi impresa privata o in qualsiasi giornale, l'Unità compresa. Smettiamola di credere che il peggio sia nel nostro destino, e ci conquisteremo il diritto al meglio. Noto che il ministro Brunetta ha preso molto a cuore un mio pezzullo divagatorio sull'Italia dei furbi e dei raccomandati, un'Italia brutta e sbrigativa che assumeva impiegati scriteriatamente per ragioni elettorali. Sono convinto che quell'Italia esista ancora. Oggi, sempre per ragioni elettorali, si fa sbrigativamente e scriteriatamente il contrario, minacciando la mannaia. Stiamo tutti affondando e il governo non bada alla trave ma alla pagliuzza, ci distrae con colpi di teatro ad effetto. Caro ministro, proviamo a credere in un Paese diverso, serio e adulto, che non separi la politica dai reali problemi dei cittadini e dalla loro sostanza di uomini. Vincenzo Cerami.

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Estendere lo sconto alle moto Euro 1 (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: Due ruote. Guidalberto Guidi (Ancma) "Estendere lo sconto alle moto Euro 1" MILANO Rilanciare su bonus e incentivi per evitare "che la crisi dei consumi e la situazione economica abbia un effetto negativo sul settore delle due ruote, pensando anche a sicurezza, minori emissioni di anidride carbonica e risparmio sui carburanti".è l'allarme lanciato da Guidalberto Guidi, presidente dell'Ancma,l'Associazione del ciclo e motociclo che aderisce a Confindustria, che ricorda come quasi 10 milioni di due ruote circolanti in Italia sia ancora Euro zero, quindi altamente inquinante. Al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, l'Ancma chiederà una proroga degli incentivi varati con il Governo Prodi nell'ultima Finanziaria, ma anche un'estensione dei bonus sulla rottamazione di moto e motorini Euro uno, visto che ad oggi fanno parte del pacchetto governativo solo le due ruote Euro zero. Sempre secondo i produttori, c'è la necessità di rilanciare il piano di contributi del ministero dell'Ambiente varato ai tempi del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, pari a 13,5 milioni di euro, che vale solo per "cinquantini", bici elettriche e tradizionali, con contributi da 150 a 300 euro. "Stiamo pensando a una procedura di semplificazione per i concessionari, visto che questa iniziativa è stata frenata dalla burocrazia e solo 4 milioni di euro su 13,5 sono stati utilizzati". La Finanziaria scorsa prevedeva anche agevolazioni per l'acquisto di veicoli Euro zero con cilindrata fino a 400 centimetri cubici. In questo caso il meccanismo d'incentivo "è più semplice – continua Guidi – perché il concessionario porta a credito d'imposta lo sconto della fattura ". E sui bonus alle due ruote si sono mosse anche le Regioni, prime fra tutte la Lombardia, che ha stanziato di recente 3,5 milioni per la rottamazione dei veicoli fino a 400 centimetri cubici. D. Le.

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Pmi aggrappate ai mercati esteri (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-10-22 - pag: 1 autore: La crisi si fa sentire su ordinativi e fatturati ma l'export resiste con dati ancora positivi - Previsioni pessime per il 2009 Pmi aggrappate ai mercati esteri La stretta al credito riduce la liquidità delle Piccole per pagare i fornitori Calano ordinativi e fatturati, si ferma il Pil, i consumi delle famiglie sono in crisi e c'èariadi recessione, mentre le previsioni per il prossimo anno sono pessime. A sostegno delle aziende, in particolare delle piccole, rimane ma non troppo saldamente, l'export. Con questi presupposti e su questi temi la Piccola Industria di Confindustria aprirà i prossimi 24 e 25 ottobre a Bologna ilX Forum nazionale dal titolo "(Ri) nati per l'export-la piccola indu-stria e l'estero". Alle problematiche croniche del comparto – il peso di fisco e burocrazia, il calo dei consumi,la sottocapitalizzazione e la poca strutturazione interna – si aggiunge in queste ultime settimane il problema della stretta al credito che stanno operando le maggiori banche del territorio. Stretta che si fa sentire in particolar modo nella mancanza di liquidità per i pagamenti alla subfornitura. E mentre le aziende denunciano come sia ingiustificata l'azione restrittiva delle banche, visto che l'insolvenza delle Pmi è la stessa di 5 anni fa e nulla è cambiato in termini di solidità o garanzia, in soccorso all'impresa arrivano le Regioni. Il Veneto ha stanziato un fondo di 3,6 milioni di euro messo a disposizione del consorzio di garanzia Neafidi, mentre 10 milioni, sbloccati dal fondo rischi di Artigiancassa, sono destinati all'artigianato. Il Friuli-Venezia Giulia creerà un fondo di garanzia per l'accesso al credito con un contributo, ancora da stabilire, che potrebbe oscillare tra i 10 e i 20 milioni di euro. Il presidente della Provincia di Bolzano, Luis Durnwalder, ha avviato una serie di consultazioni con categorie economiche, sindacati e sistema bancario. Servizi u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Le piccole ripartono dall'export (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Est sezione: NORD EST data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: Le piccole ripartono dall'export Ancora buono il traino del commercio con l'estero - Previsioni nere per il 2009 A CURA DI Katy Mandurino Disorientati, preoccupati del futuro ma non ancora pessimisti, tenaci e pronti a cambiare passo, se necessario, ma con l'aiuto di istituzioni e banche. Si presentano così i piccoli imprenditori del Triveneto, alla vigilia del X Forum nazionale della Piccola Industria di Confindustria, in programma a Bologna il 24 e 25 ottobre prossimi, dal titolo "(Ri)nati per l'exportla piccola industria e l'estero". Alle problematiche croniche del comparto – il peso di fisco e burocrazia, il calo dei consumi, la sottocapitalizzazione e la poca strutturazione interna – si sono aggiunte nelle ultime settimane altre emergenze: la stretta al credito da parte del sistema bancario, in particolare, ma anche la sempre più evidente mancanza di sostegno delle istituzioni pubbliche, non tanto nel settore finanziario quanto in quello promozionale.L'andamento economico non è positivo – le previsioni Unioncamere per il 2008 danno a Nord-Est i consumi delle famiglie e gli investimenti in brusco rallentamento (+0,8% e +0,7%), lo sviluppo del Pil fermo allo 0,7%, stesso valore per l'occupazione – ma a sostegno della piccola impresa rimane saldamente l'export (previsto in aumento per la macroarea al 2,1%per l'intero 2008 ma già positivo nel primo semestre dell'anno: + 1,9% in Veneto, +10,2 in Friuli-Venezia Giulia, +5,9 in Trentino-Alto Adige, dati Istat). Ed è proprio dall'export che le "piccole" intendono ripartire, per mantenere il ruolo di ossatura dell'economia italiana. "L'export è la strada da percorrere per rimettere in piedi la corsa – dice Luca Cielo, presidente veneto della Piccola –. I mercati di sbocco per le nostre imprese tipicamente manifatturiere sono ora i paesi dell'Est; Usa, Asia ed Europa, Germania in particolare, sono a rischio o soffrono come noi". "Le esportazioni vanno ancora bene – fa eco Walter Ortolan, presidente delle piccole del Friuli-Venezia Giulia –, i prezzi delle materie prime si sono stabilizzati e questo giova ai nostri ordinativi, ma preoccupa il calo nei prodotti di largo consumo". E le stime per i prossimi mesi e per il 2009 non sono affatto rosee. "Dopo la buriana finanziaria e la sfiducia dei consumatori ci sarà una rinascita – afferma Paolo Piffer, presidente delle piccole del Trentino – e si dovrà ripartire dall'industria in senso stretto, ma con regole finanziarie e bancarie diverse". "Il rischio è che la crisi finanziaria si trasformi in recessione economica –aggiunge Benedetto Zito, presidente a Bolzano –; rallentano gli ordini dalla Germania e dall'Austria e alcune grandi imprese pensano già alla cassa integrazione". A preoccupare le Pmi è il rischio liquidità, ovvero la stretta al credito da parte delle banche. "C'è il problema del credito e c'è il problema dell'Euribor –denuncia Alessandra Pegorer, presidente della Piccola di Unindustria Treviso –. I tassi sono altissimi e il prossimo anno ci saranno molte chiusure". "Per arginare l'erosione della capacità imprenditoriale e per evitare effetti drammatici sul tessuto sociale – dice Raffaele Bonizzato, presidente della Piccola di Verona – bisogna costruire nuovi prodotti finanziari, adeguati alla situazione di difficoltà". "Le piccole continuano ad essere competitive – aggiunge Alberto Toffolutti, presidente di Udine –, non hanno modificato i loro asset, hanno una filiera che funziona e rimangono credibili. Non è giustificata la restrizione al credito, che si sente soprattutto sulla subfornitura: senza capitale circolante le aziende non riescono a pagare i loro fornitori ". E Massimo Codato, presidente a Venezia, lancia una provocazione: "L'insolvenza delle Pmi è uguale a 5 anni fa, il mondo bancario non deve interrompere le linee di credito ma semmai aumentarle. Siamo un rischio calcolabile, un bene di rifugio e un mercato sicuro per le banche. E bisogna poter capitalizzare tutti gli asset, tangibili e intangibili". Parlando di internazionalizzazione, ciò che manca alle piccole imprese è anche un reale sostegno in termini di promozione e di rappresentatività del sistema Italia da parte delle istituzioni pubbliche e private. "Andando all'estero – dice Gian Domenico Cappellaro, presidente della Piccola di Belluno – l'azienda deve avere alle spalle una struttura forte, che garantisca sulla qualità imprenditoriale. In Baviera, ad esempio, esiste una rete di uffici ed enti di aiuto pratico, che qui manca". "Spesso le missioni sono inutili – denuncia la Pegorer – meglio aggregarsi tra imprese dello stesso settore, fare a monte patti comuni coi fornitori, concentrare le show room". "In questo senso – aggiunge Cielo –la Piccola del Veneto,assieme alla Piccola di Friuli-V.G. e Trentino-A.A., sta predisponendo un progetto promozionale per " vendere"all'estero l'intera macroarea". katy.mandurino@ilsole24ore.com Il Veneto aiuta le Pmi u documento a pagina 15-16 TUTTI A BOLOGNA I prossimi venerdì e sabato si tiene nella città emiliana il decimo Forum nazionale della Piccola Industria di Confindustria l'articolo prosegue in altra pagina.

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Export salvagente contro la crisi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMA data: 2008-10-22 - pag: 1 autore: Pmi sulla via obbligata dell'internazionalizzazione: se ne parlerà al Forum della Piccola industria da venerdì a Bologna Export salvagente contro la crisi Allarme degli imprenditori per la stretta del credito e i ritardi nei pagamenti L'export per tenere testa alla crisi. Di questo si parlerà a Bologna venerdì e sabato nel corso del decimo Forum nazionale dei comitati della Piccola industria a Bologna, dal tema "(Ri)nati per esportare". Una definizione che calza a pennello sulle Pmi del Nord-Ovest, reduci da un primo semestre dell'anno che ha visto l'export crescere al ritmo dell'8% rispetto allo stesso periodo 2007, un trend superiore di oltre due punti alla performance nazionale (+ 5,8%). Sono proprio i dati che invitano il tessuto delle Pmi del Nord-Ovest ad aggrapparsi all'export, come osserva Franco Tasca, presidente della Piccola industria di Torino: "Non possiamo non pensare allo sviluppo all'estero, i due cardini fondamentali sono l'innovazione e l'internazionalizzazione ". I problemi, tuttavia, restano. Sono legati alla stretta del credito, all'ulteriore allungamento dei tempi di pagamento della Pa, alla revisione degli accordi di fornitura. Come uscirne? "Investendo ancora di più in innovazione e ricerca ", spiega la presidente del Comitato Piccola industria ligure, Francesca Accinelli. "Purtroppo – lamenta – abbiamo la sensazione di trovarci da soli, di competere sui mercati internazionali gravati da troppa burocrazia e infrastrutture insufficienti, da un fisco troppo pesante rispetto alle aziende concorrenti e da un costo dell'energia che ormai è un'emergenza". Servizi u pagina 2 l'articolo prosegue in altra pagina.

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Le Pmi si aggrappano all'export (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Pmi ed export) data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: Le Pmi si aggrappano all'export Dalle vendite all'estero (+8% a metà anno) i rimedi contro la stretta del credito Sarah Tavella TORINO Di fronte alla crisi dei mercati finanziari, segnali di sofferenza arrivano anche dalle piccole e medie imprese del NordOvest. Stretta del credito, dilazione dei pagamenti, misure poco efficaci sono i problemi che assillano il tessuto delle Pmi, sempre più spesso costretto a scommettere sui mercati stranieri, quelli che negli ultimi anni hanno riservato le maggiori soddisfazioni. Non a caso il decimo Forum della Piccola industria, in programma venerdì e sabato a Bologna, verrà dedicato al tema "(Ri) nati per esportare". La definizione calza a pennello sulle Pmi del Nord-Ovest, reduci da un primo semestre dell'anno che ha visto l'export crescere al ritmo dell'8% rispetto allo stesso periodo 2007, un trend superiore di oltre due punti alla performance nazionale (+5,8 per cento). I dati, dunque, invitano ad aggrapparsi all'export, come osserva Franco Tasca, presidente della Piccola industria di Torino: "Non possiamo non pensare allo sviluppo all'estero, i due cardini fondamentali sono l'innovazione e l'internazionalizzazione ". E incalza: "Con queste oscillazioni di borsa isteriche ed enfatizzate si crea un clima di sfiducia che rende tutto più difficile. Abbiamo necessità del sostegno da parte dello Stato e delle banche". Il riferimento è ovviamente all'accesso al credito, in questi giorni reso più difficoltoso. Benché, prosegue Tasca, non sia ancora il caso di parlare di credit crunch dal momento che "dal giro di tavolo effettuato tra i nostri associati (circa 2mila, ndr), a parte alcune voci preoccupate, sembra di notare un'attenzione delle banche sufficiente, avvalorata dalle rassicurazioni che gli stessi istituti hanno dato a favore delle imprese perché non vengano ridotti gli investimenti. Impegno che monitoreremo con attenzione ". Il costo del credito Chi non esita a parlare di denaro troppo caro è invece il presidente del Comitato Piccola industria del Piemonte, Riccardo Cravero, che aggiunge: "Le banche tirano i remi in barca, hanno paura e non si fidano l'una dell'altra. Ora qualcosa si sta muovendo, bisognerà vedere se andrà a vantaggio delle aziende ". Cravero punta il dito anche "sullo Stato sempre più in ritardo nei pagamenti, così come le grandi aziende private che si guardano attorno e cercano di lesinare: non interrompono i pagamenti per le forniture continue, ma tentennano per ciò che non è collegato al flusso della produzione". La bilancia con l'estero La crisi si avverte anche a Genova, dove operano 900 piccole imprese. Spiega il presidente della Piccola di Genova, Giulio Riccardi: "Abbiamo un centinaio di piccole aziende impegnate in produzioni di nicchia che devono oltre il 40% del loro fatturato all'export. In questo frangente sono quelle che hanno meno paura". In ogni caso, prosegue, "ora si fa pressante la questione dei confidi per cercare di migliorare le condizioni bancarie ". In Liguria, l'export segna percentuali di crescita considerevoli: +12,4% dal primo semestre del 2007 allo stesso periodo del 2008, con punte del 24,1% in provincia della Spezia e 14,3% nel capoluogo. Un risultato soddisfacente "che invita a investire ancora di più in innovazione e ricerca", spiega la presidente del Comitato Piccola industria ligure, Francesca Accinelli. "Purtroppo però –lamenta –abbiamo la sensazione di trovarci da soli, di competere sui mercati internazionali gravati da troppa burocrazia e infrastrutture insufficienti, da un fisco troppo pesante rispetto alle aziende concorrenti e da un costo dell'energia che ormai è un'emergenza per le piccole e medie imprese ".Da qui l'imput a una maggiore flessibilità che passi anche attraverso la prospettiva di un'integrazione territoriale con il Piemonte. Riguardo poi ai crediti, la presidente delle Pmi liguri (sono circa 1.700) sottolinea come "la mancanza di liquidità del mondo bancario stia mettendo in difficoltà gli imprenditori che vedono modificare la tipologia di linee di credito a loro concesse o addirittura subiscono riduzioni degli affidamenti". Il ruolo della Pa Dalla Valle d'Aosta, dove il 90% delle imprese (circa 170) aderentia Confindustria è rappresentato dalle Pmi, arriva l'invito a non strumentalizzare la crisi monetaria a scapito delle aziende. Commenta infatti il presidente della Piccola industria valdostana, Paolo Musumeci: "Non comprendo perché dobbiamo pagare noi, con la chiusura dei rubinetti del credito, il prezzo di una speculazione che non ci appartiene ". In Vallée, nelle ultime tre settimane si respira un clima di generale frenata, con riduzione degli ordinativi e richieste di cassa integrazione. Senza mezzi termini, Musumeci parla di "piena recessione". Tra i settori più penalizzati il metalmeccanico, l'automotive, il siderurgico ma vi sono contrazioni anche nei servizi. Prosegue il presidente: "Condivido il supporto a favore dei cittadini, ma ci deve essere anche verso le piccole aziende che sono parte importante del motore economico". Un dato positivo in Valle d'Aosta sono però i pagamenti veloci dell'Amministrazione regionale: "La giunta è intervenuta subito per sveltire ulteriormente i pagamenti e c'è allo studio un fondo di garanzia di 3 milioni di euro per le imprese". IN PIEMONTE A rischio i rapporti di fornitura con gli enti locali e con i grandi gruppi del manifatturiero consolidati in passato IN LIGURIA Alla provincia della Spezia la performance più elevata della macroarea con la bilancia commerciale in salita del 21,4%.

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I COMITATI DEL NORD-OVEST (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Pmi ed export) data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: I COMITATI DEL NORD-OVEST La preoccupazione principale dei presidenti dei Comitati piccola industria della macroarea riguarda le possibili conseguenze della crisi finanziaria sul credito alle imprese. Al contempo, però, si auspica che quanto successo porti una maggiore attenzione nei confronti dell'economia reale e sul valore della piccola industria in particolare, che oggi paga a caro prezzo le diverse inefficienze del sistema Italia: dai ritardi nei pagamenti della Pa al peso della burocrazia. RICCARDO CRAVERO (PIEMONTE) "Scontiamo il prezzo dei pagamenti sempre più lenti da parte dello Stato" FRANCESCA ACCINELLI (LIGURIA) DONATELLA PICCONE "è il momento di investire su R&S ma spesso ci sentiamo non sostenuti" PAOLO MUSUMECI (VALLE D'AOSTA) "è giusto intervenire a favore delle famiglie ma il supporto va esteso al tessuto produttivo" FRANCO TASCA (TORINO) "Le oscillazioni di Borsa degli ultimi giorni hanno creato un clima di sfiducia" GIULIO RICCARDI (GENOVA) DONATELLA PICONE "Cento dei nostri soci fatturano il 40% in Paesei stranieri: hanno timori contenuti".

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LA PROMOZIONE AIUTERÀ I CONTI (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: IN PRIMO PIANO (Export Pmi) data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: LA PROMOZIONE AIUTERà I CONTI Maggiore sostegno da parte delle banche, meno burocrazia e più promozione da parte delle istituzioni. Sono questi alcuni degli strumenti che –abbinatia una riorganizzazione interna ea sinergie tra Pmi –i presidenti della Piccola industria del Centro-Nord sollecitano per incentivare le attività oltreconfine RICCARDO CASADEI Emilia-Romagna Potrebbero essere ancora di più, se fossero adeguatamente sostenute, le Pmi che aprono siti produttivi all'estero per presidiare meglio i mercati. Occorrerebbe anche rendere più attrattiva la regione per gli investitori stranieri, semplificando la burocrazia CESARE DE PASCALIS Toscana è necessario coordinare meglio le politiche per l'internazionalizzazionee far sì che le banche continuino a sostenere le imprese.Oggi non c'è un calo generalizzato delle erogazioni; se questo accadesse, scenderebbero gli investimenti per la promozionee l'innovazione MARIO MANCINI Marche Accanto agli sforzi del sistema produttivo per fare aggregazioni, migliorare l'organizzazione internae fare innovazione,è necessario l'impegno delle istituzioni, a tutti i livelli: auspichiamo che la Regione Marche vari in tempi brevi una legge sull'internazionalizzazione ANTONIO ALUNNI Umbria Sono da sviluppare progetti per mettere in rete le imprese edè necessario potenziare in fretta l'aeroporto di Perugia. Ma è necessario anche risolvere subito la storica debolezza del tessuto imprenditoriale: la mancanza di un'adeguata patrimonializzazione.

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Pmi aggrappate all'export (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: IN PRIMO PIANO (Export Pmi) data: 2008-10-22 - pag: 2 autore: Pmi aggrappate all'export La piccola industria chiede credito per affrontare i mercati Andrea Lanzarini Già messe a dura prova da una striscia di trimestri difficili che continua ad allungarsi, la piccola industria del Centro-Nord deve fare i conti anche con il rallentamento del mercato mondiale e una stretta del credito che comincia a mordere. Due nuovi ostacoli sulla strada per la conquista dei mercati esteri: una via che, vista la perdurante stagnazione dei consumi interni, è sempre più strategica per le Pmi. Delle difficoltà che le Pmi incontrano, di come rimuoverle e degli scenari futuri si parlerà al X Forum della Piccola industria che si terrà a Bologna il 24-25 ottobre. Intanto, per contrastare la crisi del credito scendono in campo le Regioni: lunedì - viste anche le previsioni di crescita del Pil regionale non superiori allo 0,8% – l'Emilia-Romagna ha deciso di aumentare per il 2009 le risorse del credito agevolato (a 50 milioni) per garantire alle imprese tassi d'interesse inferiori a quelli di mercato; nei giorni passati, era stata la volta della Toscana (che ha deciso di rimpinguare i fondi di garanzia per 48 milioni) e delle Marche, che istituiranno un Fondo di solidarietà per occupazione e Pmi. Alla fine del secondo trimestre, per le Pmi emiliano-romagnole il barometro segnava fatturato e produzione stabili e una crescita dell'1,8% delle vendite all'estero: un aumento inferiore alla media regionale. "Già prima dell'esplosione della crisi internazionale – dice Riccardo Casadei, presidente della Piccola industria regionale – si segnalava un calo di fiducia per la seconda metà del 2008. è chiaro che un'eventuale decelerazione del mercato mondiale preoccupa, specie un'economia che ha nell'export una delle carte vincenti. La globalizzazione, infatti, ha spinto negli anni scorsi le imprese a riposizionarsi e a cercare nuovi sbocchi; per continuare su questa strada, occorre che sia garantito il credito e che si eliminino quei limiti organizzativi che derivano dalla dimensione ". Nonostante ciò sono in aumento, anche se sono ancora poche, le Pmi che aprono stabilimenti all'estero, anche per presidiare meglio i mercati."E potrebbero essere ancora di più – conclude Casadei – se fossero sostenute in questo sforzo. D'altra parte, buone opportunità per la crescita potrebbero derivare dalla venuta di investitori stranieri: per far questo, occorrerebbe rendere più attrattivo il fare impresa, anche con un deciso snellimento della burocrazia ". In allarme anche le Pmi del Granducato, vista la brusca frenata del secondo trimestre: le imprese con meno di 50 dipendenti hanno registrato cali di produzione (-2,8%, dopo un 2007 già "avaro"), di fatturato (-2,1%) e di ordini. "è essenziale aggredire – dice Cesare De Pascalis, presidente della Piccola industria Toscana –i mercati stranieri, soprattutto quelli più promettenti o quelli nei quali non abbiamo ancora osato con forza, come il Medio Oriente o il Far East. Per farlo, è necessario coordinare meglio le politiche per l'internazionalizzazione; ma sarà fondamentale l'impegno delle banche, che hanno già cominciato a stringere i cordoni della borsa. Non è una situazione generalizzata, ma se dovesse diventarlo, calerebbero gli investimenti in promozione e l'innovazione". Da eliminare infine le inefficienze che si scaricano sulle imprese, specie sulle piccole: "Gli alti costi energetici e dei servizi, il prelievo fiscale sono fattori che ci rendono meno competitivi ". Decisamente negative le esportazioni marchigiane: -10,8% nel primo semestre. "La congiuntura sfavorevole ha fatto emergere – spiega Mario Mancini, presidente del Comitato Piccola industria Marche – situazionicritiche, concentrate soprattutto nel Piceno e a Fabriano: difficoltà di imprese medio-grandi che si ripercuotono sull'indotto ".Politiche per l'aggregazione, per migliorare l'organizzazione interna e per la ricerca e l'innovazione non sono dunque più rinviabili: "Ma accanto allo sforzo del sistema produttivo, deve aggiungersi quello delle istituzioni: auspichiamo in tempi brevi il varo di una legge regionale per l'internazionalizzazione, che renda coerenti interventi e investimenti, che metta a disposizione fondi per le imprese e la valorizzazione del territorio". "Sarebbe molto importante – conclude Antonio Alunni, presidente Piccola Industria Umbria – avviare politiche per rendere più solide le Pmi, eliminando una delle storiche debolezze: la mancanza di patrimonializzazione. Magari attraverso una detassazione degli utili investiti ". E a nuove strategie per l'internazionalizzazione: "Per crescere ancora all'estero occorre che le banche non riducano il credito e che si consolidino ed estendano iniziative per mettere in rete le imprese. In questo senso, quello che si sta facendo per l'aeronautica regionale è un modello. è necessario, infine, che si acceleri sul potenziamento dell'aeroporto di Perugia". LA FRENATA Nei primi sei mesi dell'anno le realtà toscane con meno di 50 dipendenti hanno perso fatturato (-2,1%) e produzione (-2,8%).

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Ora occorre realizzare le obbligazioni di distretto (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Campania Intervista. Giovanni Di Leva Ora occorre realizzare le obbligazioni di distretto "Ho suggerito all'assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino di orientare la gestione del fondo di garanzia anche alla strutturazione di bond di distretto, ossia alla cartolarizzazione dei portafogli crediti delle Pmi che consentirebbe di fornire loro ulteriore denaro". Lo rivela Giovanni Di Leva, direttore generale di Artigiancassa, che ieri ha presentato a Roma la nuova missione aziendale. L'istituto cambia pelle: perché? Il piano di rilancio è stata una decisione unanimemente condivisa nella consapevolezza del fatto che l'operatività tradizionale, pur continuando a dare buoni risultati, da sola non bastava ad assolvere al requisito principale che qualsiasi azienda di successo deve avere: la capacità di stare sul mercato, il che significa essere attenti al mercato e capire in anticipo come evolvono le esigenze delle imprese. Nel nostro caso delle micro e piccole imprese, che rappresentano la stragrande maggioranza del tessuto economico del nostro Paese e che si trovano a operare in un mercato globale sempre più competitivo. La trasformazione è legata in qualche modo alla crisi finanziaria? Il piano di rilancio è stato varato a maggio, quindi prima dell'attuale crisi. Non c'è dubbio però che per le imprese più piccole, ossia quelle maggiormente esposte ai rischi di una stretta creditizia, poter contare su una banca vicina e attenta alle loro specifiche esigenze sia un elemento di tranquillità e di fiducia in più. Diciamo che la nuova Artigiancassa nasce al momento giusto. Vuole ricordare l'attività storica dell'istituto? Dal 1952 Artigiancassa gestisce fondi pubblici di agevolazione destinati a facilitare l'accesso al credito delle imprese artigiane. In cosa consisterà quella futura? Continueremo a svolgere l'attività agevolativa, puntando anche a potenziarla. Per il resto, con la collaborazione fondamentale della rete associativa sul territorio, abbiamo individuato le principali esigenze delle imprese e sono emersi i fondamentali su cui impostare il nuovo modello di banca: semplicità, trasparenza, efficienza, rapidità di risposta, vicinanza al cliente. Sulla base di questi driver abbiamo definito con Bnl una serie di prodotti e soluzioni semplici, tagliati su misura per gli artigiani: finanziamenti a breve, medio e lungo termine, carte di credito, conto corrente a firma digitale, lungo noleggio, finanziamenti di leasing, Pos, etc. Quando decollerà il nuovo "look"? Ufficialmente il 1 gennaio '09, ma la preparazione e il collaudo sono già in fase molto avanzata. Qual è la novità più rilevante di questo cambiamento? La principale novità sta nel fatto che ogni associazione o Confidi che aderirà al progetto avrà al proprio interno un Artigiancassa point, uno sportello presidiato da suoi operatori cui l'imprenditore potrà rivolgersi per ogni sua esigenza. Dal point ci si collegherà direttamente con la banca tramite un'area riservata del sito www.artigiancassa.it e, con poche semplici operazioni, potrà inviare la richiesta del prodotto desiderato e ottenere risposta in tempi rapidi con meno burocrazia. Perché questa scelta di rendere partner le associazioni e i Confidi? Alla base del progetto c'è proprio la forte partnership con Bnl da un lato e con le associazioni e i Confidi sul territorio dall'altro, perché in associazione o al Confidi il cliente si ritrova maggiormente, si sente ed è effettivamente a casa sua, perché c'è conoscenza, fiducia reciproca, sintonia nel linguaggio, interesse verso ciò che fa e ciò che gli serve. Artigiancassa gestisce il fondo regionale di garanzia in Campania: come procede l'attività? Si deve e si può fare di più; lo strumento non è stato adeguatamente utilizzato. A cosa è dovuto il basso livello di richieste da parte delle imprese? Per capirlo, Artigiancassa già nel 2007 ha realizzato un'indagine campionaria presso associazioni di categoria e banche che ha evidenziato le principali criticità del fondo: le associazioni hanno sottolineato che dai benefici del fondo sono escluse le imprese minori, in particolare quelle artigiane, che hanno regimi di contabilità semplificata; hanno poi evidenziato che dalle modalità di intervento del fondo sono esclusi i Confidi, che possono costituire una diffusa rete distributiva del prodotto. E le banche? Hanno messo in risalto l'impossibilità di ricorrere a garanzie personali o dei Confidi aggiuntive a quelle offerte dal fondo e hanno lamentato quale causa di impedimento alla loro operatività l'inefficacia della garanzia del fondo per insolvenza del debitore nei dodici mesi successivi all'erogazione del prestito ovvero la liquidazione della perdita subita nei limiti della disponibilità del fondo stesso. In sintesi, queste motivazioni inficiano fortemente il valore reale della garanzia pubblica. Che cosa si può fare per dargli una marcia in più? Oltre ovviamente ad apportare adeguamenti nelle direzioni appena indicate, Artigiancassa ha suggerito ai competenti uffici dell'assessorato alle Attività produttive di orientare la gestione del fondo anche alla strutturazione di bond di distretto, ossia alla cartolarizzazione dei portafogli crediti per i finanziamenti alle Pmi campane. Ciò rappresenterebbe oltretutto un concreto beneficio economico per le banche coinvolte che, di contro, potrebbero reinvestire la liquidità generata dalla cartolarizzazione nella concessione di nuovi crediti alle imprese, realizzando così un ulteriore accrescimento delle risorse da dedicare allo sviluppo del territorio. Cozzolino, ha annunciato che tra le misure anti-crisi previste ci saranno nuove risorse sul fondo di garanzia regionale: cosa ne pensa? Un potenziamento del fondo non può che rispondere, in particolare in questo momento di crisi, alle esigenze di assicurare adeguati flussi di credito alle imprese campane. Ciò ovviamente con il presupposto che, dalla sua disciplina operativa, siano rimosse le criticità fin qui registrate e che le relative risorse patrimoniali non restino immobilizzate in quanto non impiegate, ma siano immediatamente immesse nel circuito finanziario destinato alle micro, piccole e medie imprese campane, come avverrebbe con la realizzazione della proposta della cartolarizzazione dei prestiti. del 22-10-2008 num.

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Napoli capitale dei giovani (sezione: Burocrazia)

( da "Denaro, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Mediterraneo fondazione mediterraneo Napoli capitale dei giovani La città sarà la sede del prossimo Forum Euromaghrebino della Gioventù Gaia Di Michele Continua l'impegno della Fondazione Mediterraneo per il rilancio di Napoli e della Campania in ambito internazionale. In 15 anni di attività, la Fondazione ha organizzato a Napoli eventi quali: 2 Forum civili euromed ; 27 Conferenze euromediterranee; 38 Cerimonie di assegnazione dei "Premi Mediterraneo" a Capi di Stato e di Governo e a personalità del mondo politico, culturale ed economico; 3 Workshops dei giovani euromediterranei e dei Paesi Arabi; 18 Workshops sul mondo arabo islamico; 3 master di alta formazione, ecc. La Fondazione si è altresì impegnata affinché Napoli potesse divenire sede di importanti organismi internazionali: infatti presso la sede di Napoli vengono periodicamente riuniti i bureaux di organismi internazionali (Consiglio d'Europa, Assemblea Parlamentare Euromediterranea, ecc.) e, di recente, il Consiglio Consultivo della Fondazione "Anna Lindh" ha manifestato entusiasmo per l'accoglienza ricevuta e per la proposta di instaurare la sua sede permanente a Napoli. Nei giorni scorsi si è concluso a Burgos (Spagna) il "IV Forum Euromaghrebino della Gioventù". Nel documento conclusivo (vedi pagina a fianco) sono state presentate proposte che vedono, ancora una volta, Napoli e la Campania al centro dell'attenzione internazionale: la creazione della Maison des Alliances, l'organizzazione del prossimo Forum Euromaghrebino della Gioventù, l'organizzazione nel 2010 della II Carovana Euromaghrebina dei Giovani. Su questi temi abbiamo intervistato il presidente della Fondazione Mediterraneo, Michele Capasso, al suo rientro dalla Spagna. Napoli sarà la nuova capitale dei giovani? La nostra città ha nel suo Dna i semi del dialogo e della coesistenza. I giovani sono una risorsa fondamentale per uscire dalla crisi mondiale e per costruire un futuro i cui pilastri si chiamano solidarietà, condivisione e sviluppo sostenibile. Fare di Napoli la capitale dei giovani è l'impegno che la Fondazione Mediterraneo ha assunto fin dal 1995 attraverso molteplici azioni: l'ultima è il Forum Euromaghrebino della Gioventù, svoltosi a Burgos (Spagna) nei giorni scorsi. Qual è l'importanza della dimensione euromaghrebina nell'ambito dell'Unione per il Mediterraneo? E' fondamentale. Purtroppo, il Processo di Barcellona si è dimostrato inefficiente per l'attuazione di iniziative concrete capaci di coinvolgere i giovani in azioni che possano incidere sui loro problemi e sui loro bisogni. La dimensione euromaghrebina, lontana dall'area di maggior conflitto (Medio Oriente, Israelo-palestinese, ecc.) consente un miglior risultato con esempi di buona pratica da estendere ai vari attori coinvolti. Su quali elementi si basa il futuro dei giovani? Mobilità, transizione democratica, lotta alla tecnocrazia e alla burocrazia, equiparazione dei titoli di studio, inserimento nel mercato del lavoro, utilizzo delle nuove tecnologie, difesa dei diritti fondamentali: questi sono alcuni degli elementi su cui si fondano le speranze dei giovani, specialmente di quelli (sempre più numerosi) della Riva Sud del Mediterraneo. Questa crisi mondiale che influenza può avere sul processo di cooperazione euromediterranea? Negativa e positiva. Negativa per l'ampliamento delle sacche di povertà e per la diminuzione degli aiuti alle fasce più deboli delle popolazioni; positiva perché lo spazio euromediterraneo può costituirsi come luogo privilegiato in cui far nascere il riscatto globale basato su un sistema di etica e di valori e non sull'anarchia dei mercati. Se, da un lato, l'economia non può essere separata dagli ambiti culturali e sociali, dall'altro è indispensabile proprio in questo momento di crisi mondiale coinvolgere i giovani in questo processo: essi devono diventare i protagonisti di una nuova era in cui le idee, i saperi e la costruzione di una coalizione di valori e di interessi condivisi possano costituire i pilastri fondamentali per costruire una società euromaghrebina ed euromediterranea capace di promuovere i valori universali della democrazia, dei diritti e del co-sviluppo sostenibile. Quali stimoli le vengono dai giovani? Molteplici. Personalmente sono orgoglioso dell'apprezzamento verso la Fondazione Mediterraneo e dell'adesione al nostro organismo da parte delle principali reti di giovani. Un motivo maggiore di soddisfazione proviene dalla scelta dei giovani: euromaghrebini hanno infatti proposto di svolgere le loro principali azioni nella città di Napoli e in Campania; tra esse cito la Maison des Alliances, il Forum Euromaghrebino dei Giovani e la Carovana della Gioventù. La Maison des Alliances che obiettivi persegue? Riunire periodicamente i responsabili della società civile, i decisori d'istituzioni e organismi internazionali al fine di realizzare azioni comuni evitando duplicazioni e perdita di risorse. Come sarà organizzata la Carovana della Gioventù? Partirà da Napoli e sarà circolare. Passerà per Tripoli (Libia), Tunisi e Sfax (Tunisia), proseguirà per Algeri e Orano (Algeria), Oujda e Tangeri (Marocco), Siviglia, Murcia e Barcellona (Spagna) Montpellier e Marsiglia (Francia), Genova e poi a Napoli per le conclusioni finali. Queste tre azioni come possono interagire con il Forum Universale delle Culture? In maniera naturale, direi. Lo spazio euromediterraneo e quello euromaghrebino costituiscono il centro delle civiltà e i giovani sono i protagonisti cui affidare le speranze per un futuro di pace e di sviluppo condiviso. A condizione che si ascoltino e si attuino le loro proposte concrete. Per questo la Fondazione ha voluto sostenere, tra l'altro, la creazione di una radio euromaghrebina: uno strumento per promuovere la creazione del Grande Maghreb e con essa maggior progresso. Pensi che se non ci fossero problemi tra Algeria e Marocco e con la Libia - con la conseguente possibilità di libero scambio di persone e merci - il PIL dei 5 Paesi Maghrebini (Libia, Tunisia, Marocco, Algeria e Mauritania) aumenterebbe immediatamente del 2 per cento. E' questa la strada da percorrere. del 22-10-2008 num.

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SICILIA: ARS, OK A CAMPI GOLF. RINVIATO DDL RIFORMA BUROCRAZIA REGIONALE (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

(ASCA) - Palermo, 22 ott - L'Assemblea regionale siciliana, nella seduta di ieri, ha approvato, a scrutinio segreto, la legge sugli ''Interventi in favore dello svolgimento dell'attivita' sportiva connessa all'esercizio del gioco del golf''. Soddisfazione e' stata espressa da parte dell'assessore regionale al Bilancio e Finanze, Michele Cimino, che ha affermato: ''Finalmente l'Ars ha dato il via libera al provvedimento che consentira' di potere far diventare la Sicilia una meta ambita per i golfisti. Anche la provincia di Agrigento cosi' ne potra' trarre un grosso beneficio economico per la realizzazione del resort di Rocco Forte. Si sblocca - ha concluso - questo importante investimento che consentira' a Sciacca di far crescere la propria economia facendola diventare un polo d'attrazione internazionale''. E' stato rinviato, invece, il disegno di legge sulla riforma della burocrazia regionale. L'aula, difatti, ha approvato la proposta del capogruppo dell'Udc, Rudi Maira, di approfondire in commissione il disegno di legge dopo che la giunta regionale aveva inserito un emendamento che prevede che bastera' un decreto del presidente della Regione e non piu' una delibera di giunta per nominare i nuovi dirigenti generali degli assessorati. L'Ars, inoltre, ha approvato un ordine del giorno presentato dai deputati del PD, primo firmatario Giovanni Barbagallo, che impegna il presidente della Regione ''ad adottare le iniziative necessarie, nei confronti del governo centrale, perche' siano adottati gli interventi necessari a favore del personale precario delle sezioni di Palermo e Catania dell'Istituto nazionale di Vulcanologia''. La prossima seduta dell'Assemblea regionale siciliana si terra' domani, alle ore 12, con all'ordine del giorno l'esame di un disegno di legge sui danni causati dal sovrappopolamento dei cinghiali nei monti siciliani. dod/map/lv (Asca).

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Prezzi Modena, Confesercenti: caffè al bar, nessuna corsa al rincaro (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

(22/10/2008 12:04) | (Sesto Potere) - Modena - 22 ottobre 2008 - Per i modenesi amanti del caffe' al bar non sono in vista innalzamenti di prezzo. Ad affermarlo sono Fiepet Confesercenti, Fipe Confcommercio, Lapam Licom e Cna.Com che informano come non sia in atto nessuna corsa verso l'alto dei prezzi dell'espresso. I dati statistici rilevati dall'osservatorio prezzi del Comune di Modena, infatti, "evidenziano inequivocabilmente come il prezzo della tazzina di caffe' abbia seguito negli ultimi anni l'andamento del tasso di inflazione reale- spiega un comunicato congiunto delle associazioni-, basti pensare che il prezzo medio rilevato dall'osservatorio e' passato nel periodo gennaio 2005 settembre 2008 da 0,86 a 0,96 centesimi". Va sempre considerato poi che "dietro ai numeri ci sono dinamiche, che possono sfuggire e che condizionano, a volte pesantemente, il prezzo finale; tali dinamiche riguardano i 'costi fissi', che incidono in maniera sempre piu' evidente sul bilancio delle imprese e delle stesse famiglie modenesi: canoni di affitto, tributi, tariffe per acqua, luce e gas, burocrazia". Certo, continuano le associazioni, "non disconosciamo che il potere di acquisto, in particolare negli ultimi anni, sia diminuito ed e' anche per questo motivo che i pubblici esercizi continueranno ad utilizzare grande cautela nella costruzione dei propri listini, facendo il possibile per calmierare le tensioni inflative in atto anche Modena". è pero' importante "riflettere rispetto al fatto che la sfida di un paese civile non puo' essere la periodica caccia al colpevole del caro vita, ci appare invece fondamentale mettere in campo, con un comune sforzo da parte di istituzioni, associazioni dei consumatori, associazioni economiche, politiche e misure tese a ridurre carichi fiscale, tariffario e di burocrazia che pesano in modo sempre piu' forte sulle spalle delle famiglie e delle piccole e medie imprese".

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Impresa Zurlo, serietà nelle onoranze funebri (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

PUNTO DI RIFERIMENTO PER L'INTERO SETTORE Impresa Zurlo, serietà nelle onoranze funebri Serietà e discrezione: sono queste le caratteristiche indispensabili per organizzare un funerale. Sotto la cupola di San Gaudenzio l'impresa dei fratelli Zurlo da sempre rappresenta un punto di riferimento per l'intero settore. Nota per la sua competenza, l'impresa Zurlo è anche l'unica affiliata alla Socrem, associazione novarese senza fini di lucro che da sempre si occupa di cremazioni. "Questo ci permette - sottolinea uno dei soci, Gianni Zurlo - di offrire i medesimi servizi di tutte le altre imprese a prezzi concorrenziali, che permettono ai nostri clienti di risparmiare fino al 50% sul costo dell'intera cerimonia". Perdere una persona cara è sempre un momento difficile dell'esistenza. Dallo stordimento dei primi momenti alla presa di coscienza della mancanza fino all'elaborazione del lutto: è un percorso in salita che tutti prima o poi sono chiamati ad affrontare. In quei momenti però oltre al dolore e alla comprensibile necessità di rimanere soli per accettare quanto accaduto, occorre trovare tempo da dedicare alle esequie, alle pratiche burocratiche a tutto l'insieme di incombenze che forma il rito sociale dell'addio. Ecco perché prima di tutto serve un aiuto, un professionista qualificato che, se necessario, pensi a tutto, per liberare la famiglia del defunto dagli obblighi della società permettendole di ritrovare l'intimità necessaria ad elaborare il lutto. Trovare tutto questo all'interno di ciò che comunemente viene chiamato il business del caro estinto spesso però non è semplice. "La nostra impresa offre servizi - sottolinea Zurlo - tutti noi soci abbiamo altre attività, questo per noi vuole essere un servizio in più, non un modo per guadagnare". Ecco perché l'organizzazione di un funerale, infatti, a volte non è cosa semplice: oltre alla cerimonia occorre pensare alle paratie, ai fiori, alla burocrazia, alle foto, ai manifesti funerali, all'allestimento della camera mortuaria. La caratteristica principale che contraddistingue poi una buona impresa è l'attenzione nel rapportarsi con la famiglia, una dote necessaria per lavorare in un settore tanto delicato, che prima delle cifre e dei numeri ha bisogno soprattutto di umanità. Nonostante tutto questo però il rito funebre sta cambiando con gli anni. "Le cremazioni stanno aumentando notevolmente anche nel Novarese - sottolinea zurlo - soprattutto da quando la chiesa ha dato il suo benestare". Oltre a questo poi per i funerali è sempre più richiesta una generale sobrietà: "Sono sempre di meno le persone pronte a spendere migliaia di euro in fiori e casse costose - aggiunge Zurlo - sempre di più vengono organizzate raccolte fondi da destinare ad associazioni senza fini di lucro. Le esequie diventano sobrie e intime, raccolte. Il funerale ingombrante e sontuoso ha lasciato spazio a cerimonie raccolte, in cui sia il ricordo ad avere un senso e non il lusso fine a se stesso". Con la sua sede in via Dominioni, l'impresa Zurlo è una delle più note in città. "Le cerimonie sono sempre personalizzate - sottolinea il responsabile - e spesso le richieste della famiglia sono le più disparate". Tanti e diversi gli oggetti che accompagnano il defunto nel suo ultimo viaggio: "Dal giornale del giorno del decesso - evidenzia Zurlo - ai ninnoli di famiglia, alle foto". Oggetti per ricordare e ricordarsi, che fanno parte del rito dell'addio. E per quanto riguarda le altre confessioni religiose? "Siamo in grado di organizzare la spedizione di salme in tutto il mondo - racconta Zurlo - questo settore però non è che una nicchia. forse nei prossimi anni aumenterà, ma per il monto gli immigrati che vengono in Italia per lavorare sono tutti giovani". Il funerale quindi come rito sociale ha bisogno di professionisti. "Fra il business del caro estinto - conclude Zurlo - noi vogliamo essere differenti. Meno business più servizi, questa è la nostra filosofia. Per soddisfare le richieste della famiglia in modo professionale e serio da sempre".

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SALUTE. L'80% degli italiani chiede che vengano somministrati oppiacei per il controllo del dolore (sezione: Burocrazia)

( da "HelpConsumatori" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

News SALUTE. L'80% degli italiani chiede che vengano somministrati oppiacei per il controllo del dolore 22/10/2008 - 14:31 Non soffrire è un diritto fondamentale dei cittadini costretti a confrontarsi con malattie lunghe e dolorose. Lo rivela un'indagine IPSOS presentata in occasione del XV appuntamento nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (SICP). Lo studio rivela anche come - nonostante il preoccupante vuoto legislativo - sia cresciuta rispetto al passato, la notorietà, la percezione di necessità e utilità delle cure palliative. In Italia, le cure palliative si trovano infatti in questo momento storico di fronte a molte questioni aperte, che ne decideranno il futuro nel prossimo anno e comunque nel corso di questa legislatura. E' ormai ventennale la storia della SICP, un movimento creato per sostenere il diritto alla dignità dei malati nella fase finale loro vita. Ma nonostante l'approvazione dell'opinione pubblica, il rispetto delle famiglie dei malati terminali e delle Istituzioni, le soddisfazioni per le conquiste ottenute da tutti gli operatori del settore hanno oggi un retrogusto amaro. E' ancora tutta da sbrogliare, infatti, la matassa relativa alle normative e alla prescrizione di alcuni farmaci, per non parlare di temi sensibili, come il testamento biologico. Questa situazione di vuoto legislativo genera una conseguente incertezza per tutti operatori sanitari coinvolti e, soprattutto, per le oltre 250.000 famiglie di malati terminali presenti sul territorio nazionale. L'occasione per tentare di dare delle risposte è fornita dal XV Congresso nazionale della SICP (www.sicp.it), un appuntamento annuale che quest'anno si terrà dal 3 al 6 novembre prossimo, presso i Giardini Naxos di Taormina, in Sicilia. Visto il costante invecchiamento della popolazione, la medicina palliativa è destinata ad avere in futuro un ruolo sempre più importante, così come viene spiegato anche da un recente rapporto del Parlamento europeo. "Non esiste però al momento una legge nazionale unitaria che regoli l'applicazione delle cure palliative - ha affermato il presidente della SICP Giovanni Zaninetta, direttore medico dell'Hospice Domus Salutis di Brescia - anche se non sono mancati in passato e neppure oggi interessanti Disegni di Legge o Decreti Legge". "Abbiamo, infatti, salutato con favore - ha continuato Zaninetta - la riapertura del dibattito alla Camera in commissione Affari Sociali che, secondo le intenzioni di alcuni dei promotori dei DDL, dovrebbe portare a una legge unitaria sulle cure palliative ma ci chiediamo, anche alla luce della lettura dei testi, se sarà una legge che si limiterà a ribadire dei principi o se sarà invece in grado di incidere in maniera significativa nell'evoluzione del 'movimento hospice' attivo ormai da oltre 20 anni in italia ". Durante il Congresso è stata presentata l'indagine demoscopica IPSOS voluta dalla Federazione Cure Palliative (FCP, www.fedcp.org) che ha replicato, nel disegno, quella compiuta nel 2000 su un analogo campione di circa 800 persone e relativa al livello di conoscenza e percezione degli italiani sulle cure palliative. "Rispetto ai risultati emersi dall'indagine condotta nel 2000, la quota di persone che ha dichiarato di sapere cosa sono le cure palliative è aumentata di circa sette punti percentuali, passando dal 38% al 45%", ha aggiunto Zaninetta, precisando che l'errore più frequente osservato nel campione intervistato consiste nel confondere le cure palliative con quelle omeopatiche (21%). È cresciuto peraltro anche il livello di informazione sulle strutture che forniscono cure palliative, passato dall'11% al 20%. Più informate risultano essere inoltre le persone occupate, tra i 35 e i 55 anni, residenti nelle regioni a del nord Italia. Ma il dato più confortante è il grado di consapevolezza dei cittadini sul diritto alle cure palliative: l'80% le ritiene utili, necessarie e di competenza principalmente del Sistema Sanitario Nazionale. Per quanto riguarda le strutture hospice e il loro modello organizzativo, solo il 24% dichiara di esserne a conoscenza: la maggior parte della popolazione, in caso di necessità, preferirebbe comunque l'assistenza domiciliare (70%) all'hospice (21%). L'ultima e inedita domanda rivolta al campione intervistato riguardava l'uso degli oppiacei per il controllo del dolore severo: oltre l'80% dei cittadini intervistati ha dichiarato di approvare l'utilizzo di questi farmaci. Il dato interessante è che questa necessità è espressa con più forza dai soggetti che dimostrano di possedere un elevato livello di informazione (89%) e in particolare da coloro che hanno avuto purtroppo familiarità con il problema (88%). "Se pur è confortante rilevare che quasi tutti i cittadini italiani ritengono le cure palliative un diritto acquisito e l'uso degli oppiacei necessario - ha precisato Francesca Crippa Floriani, presidente della Fondazione Crippa Floriani (FCP) - bisogna prendere atto che in gran parte del Paese questo diritto non è fruibile e l'uso di questi farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che ne ostacola la somministrazione". Secondo Furio Zucco, presidente del Comitato Scientifico del Congresso e direttore dell'Unità di Cure Palliative, Terapia del dolore, Hospice e Ospedalizzazione domiciliare dell'Azienda Ospedaliera 'G. Salvini', di Garbagnate (MI), nonostante l'ampio consenso popolare relativo all'uso di farmaci in grado di alleviare le sofferenze e il dolore, nessun segnale di impegno concreto è sinora arrivato dal nuovo Parlamento in merito alla semplificazione della prescrizione degli oppiacei, necessari per una buona terapia del dolore dei malati terminali. "Com'è possibile - chiede Zucco - che questo Paese, nonostante il volere dei cittadini , sia ancora il fanalino di coda nell'utilizzo di questi farmaci fondamentali per il controllo del dolore severo e non solo di quello nei malati affetti da tumore?". È prevista nei prossimi giorni la definizione e approvazione di nuovi parametri LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e l'inclusione al loro interno di specifici interventi di cure palliative, sia al domicilio sia in hospice. "Tutti gli operatori sanitari che si occupano di dolore si augurano che l'iter legislativo intrapreso durante la scorsa legislatura riparta al più presto - ha concluso infine Zucco - i nuovi LEA delle cure palliative sono necessari per superare le disomogeneità oggi presenti tra regione e regione, che caratterizzano uno dei più grossi limiti di questa medicina, che vede alcune regioni offrire un servizio avanzato mentre altre sono in forte ritardo rispetto alla loro stessa programmazione". 2008 - redattore: FC.

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Non soffrire è un diritto: l'80% degli italiani ritiene fondamentale la prescrizione degli oppiaceci per il controllo del dolore (sezione: Burocrazia)

( da "SaluteEuropa.it" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le Cure Palliative in Italia si trovano in questo momento storico di fronte a molte, troppe questioni aperte, che ne decideranno il futuro nel prossimo anno e comunque nel corso di questa legislatura. La storia di questo movimento, nato e cresciuto per dare dignità ai malati al termine della loro vita, approvato e rispettato non solo dalle famiglie dei malati terminali ma anche dalle Istituzioni e dall'opinione pubblica in genere, è ormai ventennale. Ma le soddisfazioni per le conquiste ottenute da tutti i professionisti, i volontari e le strutture impegnate, hanno oggi un retrogusto amaro. Ancora da sbrogliare, infatti, la matassa che contiene le normative, la prescrizione di alcuni farmaci e temi delicati come il testamento biologico. Con una conseguente incertezza per operatori sanitari e, soprattutto, per le oltre 250.000 famiglie di malati terminali presenti sul territorio nazionale. L'occasione per trovare le risposte necessarie viene dall'appuntamento annuale del XV Congresso nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (SICP, www.sicp.it), che quest'anno si tiene dal 3 al 6 novembre presso i Giardini Naxos di Taormina in Sicilia. "La nostra medicina è chiamata in futuro ad avere un ruolo sempre più importante per l'invecchiamento della popolazione, come recita anche un recente rapporto del Parlamento europeo", afferma il Presidente della SICP Giovanni Zaninetta, Direttore Medico Hospice Domus Salutis di Brescia, Direttore Centro Studi Domus Salutis di Brescia. "Non esiste però al momento una legge nazionale unitaria che regoli l'applicazione delle cure palliative, anche se non sono mancati in passato e non mancano nemmeno oggi degli interessanti DDL o Decreti di Legge. Abbiamo, infatti, salutato con favore continua Zaninetta - la riapertura del dibattito alla Camera in commissione affari sociali che, secondo le intenzioni di alcuni dei promotori dei DDL, dovrebbe portare a una legge unitaria sulle cure palliative ma ci chiediamo, anche alla luce della lettura dei testi: sarà una legge che si limiterà a ribadire dei principi o sarà in grado di incidere in maniera significativa nell'evoluzione del "movimento hospice" italiano?". Durante il Congresso verrà presentata un'indagine demoscopica IPSOS voluta dalla Federazione Cure Palliative (FCP, www.fedcp.org) che ha replicato, nel disegno, quella compiuta nel 2000 su un analogo campione di circa 800 persone e relativa al livello di conoscenza e percezione degli italiani sulle cure palliative. Rispetto al 2000 la quota di persone che ha dichiarato di sapere cosa sono le cure palliative è aumentata di circa 7 punti in percentuale, passando dal 38 al 45%. L'errore più frequente è quello di confondere le cure palliative con quelle omeopatiche (21%). È cresciuto anche il livello di informazione sulle strutture che forniscono cure palliative, passando dall'11 al 20%. Più informate risultano essere le persone occupate, tra i 35 e i 55 anni, residenti al Nord. Il dato più confortante è il grado di consapevolezza dei cittadini sul diritto alle cure palliative: l'80% le ritiene utili, necessarie e di competenza principalmente del Sistema Sanitario Nazionale. Per quanto riguarda le strutture hospice e il loro modello organizzativo solo il 24% ne è a conoscenza. La maggior parte della popolazione, in caso di necessità, preferirebbe l'assistenza domiciliare (70%) all'hospice (21%). L'ultima e nuova domanda rivolta al campione riguardava l'uso degli oppiacei per il controllo del dolore severo. Oltre l'80% della popolazione ha dichiarato di approvarlo. Questa necessità è espressa con più forza dai soggetti che dimostrano di possedere un elevato livello di informazione (89%) e in particolare da coloro che hanno avuto familiarità con il problema (88%). "Se da un lato è confortante rilevare che quasi tutti i cittadini italiani ritengono le cure palliative un diritto acquisito e l'uso degli oppiacei necessario - afferma Francesca Crippa Floriani, Presidente FCP - dall'altro bisogna prendere atto che in gran parte del Paese questo diritto non è fruibile e l'uso dei farmaci è ancora ostacolato dalla burocrazia che li imbriglia". "Nonostante questo ampio consenso popolare relativo all'uso di farmaci in grado di alleviare le sofferenze e il dolore - aggiunge Furio Zucco, Presidente del Comitato Scientifico del Congresso e Direttore dell'Unità di Cure Palliative, Terapia del dolore, Hospice e Ospedalizzazione domiciliare, dell' Azienda Ospedaliera G. Salvini', Garbagnate (MI) - nessun segnale di impegno concreto è sinora arrivato dal nuovo parlamento in merito alla semplificazione della prescrizione degli oppiacei, necessari per una buona terapia del dolore dei malati terminali. Come è possibile che questo Paese, nonostante il volere della gente, sia ancora il fanalino di coda nell'utilizzo di questi farmaci fondamentali per il controllo del dolore severo, non solo di quello nei malati affetti da tumore?" È prevista in questi giorni la definizione e la approvazione dei nuovi LEA e l'inclusione al loro interno di specifici interventi di cure palliative, sia al domicilio sia in hospice, "Tutti gli operatori sanitari che si occupano di dolore si augurano che l'iter legislativo intrapreso durante la scorsa legislatura riparta al più presto." afferma Zucco "I Livelli Essenziali di Assistenza delle cure palliative sono necessari per superare le disomogeneità oggi presenti tra regione e regione, che caratterizzano uno dei più grossi limiti di questa medicina, che vede alcune regioni offrire un servizio avanzato ed altre essere in forte ritardo rispetto alla loro stessa programmazione". Quest'anno il Congresso della SICP si focalizzerà principalmente sui malati terminali che non hanno accesso a un programma di cure palliative. Stiamo parlando in particolare dei malati terminali non oncologici. "Ogni anno in Italia ci sono 250.000 malati terminali, di cui 160 mila oncologici e 90 mila affetti da altre patologie cardiache, respiratorie, neurologiche, che dovrebbero avere diritto a un'assistenza di fine vita in strutture dedicate, gli hospice, o a domicilio, con personale adeguato e preparato - spiega Zucco - Solo il 40% dei malati oncologici attualmente ha accesso a un programma di cure palliative ma, purtroppo, solo meno dell'1% dei non oncologici. Tutti gli altri vengono assistiti in maniera estemporanea e discontinua.. E questo a distanza di 10 anni dalla legge 39, la legge che ha finanziato le regioni per la realizzazione degli hospice". Piergiorgio Welby prima, ed Eluana Englaro poi. Due storie drammatiche che si intrecciano negli anni a formare un tessuto sociale e culturale fatto di dolore ma anche di coraggio e rispetto e che coinvolge i pazienti e soprattutto i familiari. La SICP si è trovata coinvolta più volte nel dibattito con una posizione ben chiara. "Come SICP ribadiamo che gli hospice non danno giudizi di merito rispetto alle ragioni per cui sono chiamati ad alleviare la sofferenza delle persone. E' però chiaro il nostro concorde diniego delle cure palliative all'eutanasia illustra Zaninetta per la natura stessa di una medicina che dà importanza agli ultimi giorni di vita di ogni persona, fino alla fine". Per questo la SICP accoglie positivamente l'attuale posizione di apertura verso una legge, questa volta su iniziativa del Senato, che regoli le Direttive Anticipate di volontà "a condizione che vadano nella direzione del rispetto dell'interesse vero e concreto del malato". La SICP ha già avuto modo di ribadire il proprio favore per l'introduzione delle Direttive Anticipate in Italia, con un Documento del 2007 in cui indicava alcuni principi caratterizzati da un "valore etico fattuale" per garantire e tutelare i malati terminali sul diritto di esprimere anticipatamente la propria volontà rispetto alle terapie in rapporto alla eventuale situazione di perdita di possibilità di esprimerla. Ogni trattamento sanitario è secondo questo documento eticamente e deontologicamente lecito solo se praticato con il consenso del malato e dei suoi legali rappresentanti, la revoca deve avvenire semplificandone al massimo la burocrazia; nel momento in cui si riscontra l'incapacità del malato, automaticamente deve essere riconosciuta la validità delle decisioni del fiduciario.

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GIUSTIZIA (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Schiavon vuole un tribunale più moderno: "Gli atti andranno via internet" Atti giudiziari on-line per dire addio alle lungaggini della burocrazia. È la ricetta del presidente del Tribunale Giovanni Schiavon per risolvere i problemi organizzativi di palazzo di giustizia, a cominciare dal settore civile. E' proprio da qui che partirà entro la fine dell'anno la sperimentazione della posta elettronica come strumento di comunicazione principale dal Tribunale: non appena ci si attrezzerà, possibilmente con apparecchi in comodato d'uso, per la scansione dei documenti, dalle sezioni civili partiranno notifiche e tutti i documenti necessari per far andare avanti i procedimenti. Di questo è già stato avvisato, con una lettera, l'Ordine degli avvocati. Questi ultimi sono anzi stati sollecitati da Schiavon a dotarsi a loro volta di un indirizzo di posta elettronica e a comunicarlo a palazzo di giustizia.La novità è emersa ieri durante l'incontro con il personale amministrativo voluto dal nuovo presidente del Tribunale, che lunedì si era invece confrontato con i rappresentanti sindacali del personale. Due momenti giudicati positivi da Schiavon, che fin dal momento del suo insediamento aveva rimarcato più volte l'importanza di snellire le procedure, intraprendendo autonomamente prassi virtuose senza attendere soluzioni calate dall'alto, e adottando, a livello pratico, tutti i sistemi che la tecnologia mette ora a disposizione per rendere il lavoro più semplice e veloce. Quello trevigiano potrebbe così diventare il quarto Tribunale italiano a optare per gli atti on-line. A Milano e Napoli la sperimentazione via posta elettronica delle notifiche dei processi civili è già iniziata questo mese, mentre entro la fine del 2008 dovrebbe partire anche Verona.Uno strumento che la legge consente, sottolinea Schiavon, l'utilizzo dell'e-mail. Perché allora non approfittarne? In questo modo, agli ufficiali giudiziari saranno risparmiate le lunghe e dispendiose trafile per consegnare di persona migliaia di notifiche. Consentito, al massimo, qualche fax. Ma anche quello appartiene a un'epoca ormai superata. Ora, dunque, basta trovare gli scanner. Ne bastano tre fa sapere il presidente del Tribunale - Uno per ogni sezione civile e uno alle esecuzioni e ai fallimenti. Inutile dire che soldi non ce ne sono, per acquistarli. Meglio quindi se qualcuno si facesse avanti, offrendoli in comodato.Lina Paronetto.

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<Troppi laureati, pochi operai> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Treviso)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

"Troppi laureati, pochi operai" Mancano specializzati. Manifatturiero e artigianato ok, agricoltura senza strutture Pieve di SoligoAziende della Marca e Quartiere del Piave organizzate e ottimiste, giovani che lasciati i libri di greco e latino diventano tecnici specializzati, rilancio dei prodotti tipici e delle bellezze nostrane. Ecco come rendere competitivo ed attrattivo il territorio. La ricetta affiora a conclusione degli interventi dei quattro super presidenti come li chiama il senatore Maurizio Castro, capogruppo del Pdl Commissione Lavoro, seduti ai banchi del Laboratorio di Marca a sfornare un modello integrato per lo sviluppo economico e civile della Marca e del Quartier del Piave.Si sono riuniti a Pieve di Soligo, l'altra sera, Fulvio Brunetta presidente Coldiretti, Guido Pomini presidente Confcommercio, Mario Pozza presidente Confartigianato e Alessandro Vardanega presidente Unindustria. Ciascuno portavoce delle richieste dal mondo dell'agricoltura, commercio, artigiani e industrie della Marca. Su tutti incombe un unico denominatore: la crisi delle banche e dei mercati. La base di partenza viene disegnata dalla ricerca della Fondazione Nord Est e dal suo presidente Daniele Marini: una popolazione che invecchia, infrastrutture insufficienti, settore del legno, tessile e abbigliamento in calo. Meccanica, filiera agro alimentare e riciclaggio dei materiali in crescita.Il numero medio di figli per famiglia è pari a 1,3, in leggera crescita per la presenza di famiglie extra comunitarie. "Il nostro è un territorio attrattivo soprattutto per gli immigrati commenta Marini si pensi al lavoro nelle imprese e nelle famiglie, come colf e badanti". Una popolazione che invecchia: i prossimi anni il numero di ultra ottuagenari e di giovani sotto i 14 anni saranno pari. Sarà vitale fare ricorso alle forze immigrate: "Per il 2026 si preannuncia un ingresso di 36mila persone tra i 20 e i 59 anni per sostenere l'attuale struttura sociale e questo per la mancanza di giovani locali". Riguardo alla situazione giovanile Marini spiega: "Servono tecnici specializzati preparati; non solo liceali". Dalla Confartigianato Mario Pozza rilancia gli istituti professionali: "Basta con le scuole di serie C, si tende a mandare i propri figli nei licei, le scuole di serie A. Corsi di Scienza del paesaggio non servono; inutile andare a studiare Filosofia o Scienze della comunicazione. Tanto nel nostro territorio non si trova lavoro; un buon meccanico, idraulico o posatore trova subito un impiego a differenza di un medico che mette a frutto la laurea a 40 anni".Unindustria lancia un messaggio ottimista: "Servono pragmatismo e trasparenza; le imprese devono organizzarsi" puntando sulla capacità di riscatto e snocciola esempi. Il percorso di sostenibilità Emas intrapreso dai 14 comuni dell'opitergino mottense per la certificazione ambientale delle aziende, l'unione tra Unindustria Treviso e Confindustria Venezia per creare nuovi servizi e ancora alloggi per gli immigrati e asili nido aziendali. Dall'agricoltura Brunetta lancia un appello: "Se la burocrazia nascesse nei nostri campi saremmo ricchi. Spero si inventi al più presto un diserbante per contenerla".Erica Bet.

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<La polizia regionale costa troppo> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

L'assessore alla Sicurezza commenta la proposta lanciata dal gruppo consiliare del Popolo della Libertà "La polizia regionale costa troppo" Seganti: "Meglio puntare su una piccola task force che dipenda dal comandante di Trieste" TriesteNOSTRO INVIATONon ci sarà alcuna polizia locale regionale. La riforma presentata dall'assessore regionale alla Sicurezza, la leghista Federica Seganti, avverrà su base comunale per la semplice ragione che percorrere altre e più ampie strade sarebbe economicamente insostenibile.L'esponente della Giunta spiega che sia il Pacchetto già presentato alla maggioranza che la proposta consiliare avanzata dal Pdl "perseguono il medesimo obiettivo, cioè garantire maggiore sicurezza e migliore percezione della sicurezza medesima", tuttavia lo fanno in maniera diversa.Spese pazze. Difatti "regionalizzare i 1.100 agenti di polizia comunale attualmente in servizio sul territorio del Friuli Venezia Giulia significherebbe aumentare del 25, forse anche del 30 per cento l'organico dell'Amministrazione regionale". Come dire una spesa vertiginosa che nessuno potrebbe affrontare stanti le difficoltà di bilancio e di debito pubblico che gravano sui conti, a meno di non manifestare l'esplicita intenzione di "andare a Roma e rinegoziare con il Governo il nostro patto di stabilità", cosa che non appare credibilmente praticabile. Varare la riforma a livello comunale, però, "significa maggiore complessità e un più deciso rigore sia da parte dei sindaci che della Regione".Formazione globale. Tuttavia la Regione "garantirà una formazione permanente, di alto livello e uniforme a tutte le polizie locali", promette Federica Seganti, attraverso l'istituzione di una scuola (che qualcuno ha già chiamato "accademia") che gestisca corsi obbligatori anche per chi si trova già in servizio". Inoltre "ci occuperemo noi, per conto degli enti locali, di tutta la modulistica, di molti aspetti di burocrazia e della localizzazione anno per anno in luoghi diversi dei corsi, a seconda di dove si troverà di volta in volta il maggior numero di frequentanti". E poi "aiuteremo ciascun Comune a predisporre il bando per indire i concorsi e assumere nuovo personale da destinare alla sicurezza". Volontari. Anche loro, vagliati uno per uno per verificarne i requisiti, "saranno organizzati su base comunale e impiegati sulla scorta di esigenze che ciascuna amministrazione municipale riterrà opportuno o necessario affrontare". L'assessore Seganti aggiunge che "saranno iscritti in un albo e sottoposti a loro volta a un'adeguata formazione", sebbene in caso di ex appartenenti alle forze dell'ordine questo passaggio sarà meno importante: si tratta di persone già esperte. Nessuno percepirà un centesimo, trattandosi di "volontariato allo stato puro". Saranno risorse per le ronde in stile padano? "No, questa è piuttosto un'occasione straordinaria per diffondere la cultura civica", risponde l'assessore. "Il massimo sarebbe che tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia fossero iscritti a questo albo, così la coscienza civica raggiungerebbe sul territorio i massimi livelli".La task force.Altra cosa era e rimane una forza d'impiego rapido composta dagli elementi migliori delle polizie comunali con l'opzione di poterli integrare con personale forestale nei casi in cui la tipologia d'intervento lo renda consigliabile. Il coordinamento sarà affidato alle mani esperte del comandante della Polizia comunale di Trieste, il più alto in grado nella regione. Ma quali saranno i tipi d'intervento? "Grandi eventi, esigenze di prevenzione su vasta scala". E anche disgrazie e cataclismi? "Per quelle abbiamo un'ottima Protezione civile regionale", taglia corto Federica Seganti. I progetti approvati. E se la stragrande maggioranza dei progetti di videosorveglianza e formazione-sicurezza proposti da Comuni e province sta passando la valutazione degli uffici regionali, "lo dobbiamo alla consulenza e ai confronti quotidiani, quanto gratuiti, che Polizia e Carabinieri hanno assicurato nella preparazione delle regole e nella loro applicazione pratica".Maurizio Bait.

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Gli imprenditori all'assessore Savino: <Irap, premiare chi investe e ampliare i beneficiari> (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

API UDINE Gli imprenditori all'assessore Savino: "Irap, premiare chi investe e ampliare i beneficiari" UdineLe aspettative delle piccole e medie imprese friulane per un Finanziaria 2009 orientata allo sviluppo e agli investimenti, anche passando attraverso una politica di tagli delle spese improduttive e di alleggerimento e semplificazione della burocrazia regionale e degli enti locali (a cominciare dagli strumenti di promozione del sistema produttivo come la legge "Bertossi" e quella su ricerca ed innovazione) sono state illustrate dal presidente dell'Api di Udine, Massimo Paniccia,all'assessore regionale alle Risorse economiche e finanziarie Sandra Savino in un incontro con il Consiglio generale dell'Api.Savino, illustrando le linee generali della prossima finanziaria, ha ricordato che il pareggio di bilancio sarà raggiunto sui 5 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi saranno assorbiti dalle spese sanitarie, i cui incrementi sono valutabili in circa il 6\% annuo. Sul versante delle spese ha anticipato che saranno inevitabili tagli per almeno il 3\%, ma ha anche osservato che si sta lavorando al piano degli investimenti in infrastrutture, senza le quali "non è possibile pensare allo sviluppo del territorio".Una razionalizzazione riguarderà anche le partecipazioni della Regione nelle varie finanziarie, come Friulia e Finest, sempre in una logica di promozione dei settori economici e di sostegno delle imprese in una fase internazionale straordinariamente critica sotto il profilo della finanziario.Per quanto riguarda l'Irap (stimata in 50 milioni di euro) e i criteri di riduzione delle aliquote nei confronti delle imprese l'assessore alle Finanze, nel ricordare che essa costituisce di gran lunga la principale fonte delle entrate regionali, ha preso atto delle posizioni espresse da Paniccia e dagli altri rappresentanti dell'Api circa l'opportunità di premiare attraverso questa leva fiscale chi investe sul fattore umano e sulle capacità professionali, di allargare la platea a un maggior numero di imprese, specie piccole e medio-piccole che in passato sono rimaste ai margini delle operazioni di questa manovra e di rendere accessibile il beneficio della riduzione alla generalità del settore manifatturiero, il vero elemento trainante dell'economia nazionale e regionale.Da ultimo, da parte delle Pmi è giunta una viva sollecitazione a tutelare la specialità della Regione - che si sa essere osteggiata dalle Regioni a statuto ordinario - trovandosi, anche in questo in sintonia con Savino. Anche a suo vedere, infatti, quelli che per altri costituisce un irragionevole privilegio, è in realtà un fattore decisivo, che origina da una determinata storia, sancita con legge costituzionale, ma anche dalla necessità, rispondente a un interesse nazionale, di mantenere livelli adeguati di attrazione economica verso nazioni confinanti come l'Austria e, più ancora, la Slovenia che, a dispetto di tutto, rappresentano una diretta concorrenza per la nostra economia.

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TURISMO. Bonus vacanze per chi ha reddito basso (sezione: Burocrazia)

( da "Vita non profit online" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Reading time: 3 minutes --> di Redazione - pubblicato il 22 Ottobre 2008 alle 17:23 Un'opportunità anche per il non profit è divenuto esecutivo, a seguito del parere favorevole della Corte dei Conti, il decreto varato dal sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio con delega al turismo, Michela Vittoria Brambilla, che stabilisce l'erogazione di 'buoni vacanze da destinare alle famiglie disagiate che sarà erogato in proporzione al reddito ed al numero dei componenti del nucleo familiare.Per l'operatività del provvedimento, mancano i regolamenti di attuazione. L'esecutivo conta di renderli disponibili già dal 2009. I parametri individuati dal Governo per accedere al beneficio prevedono: per l'unità singola il bonus dello Stato sarà, per un tetto di spesa non superiore a 500 euro, del 45, 30 e 20% per redditi che non superino rispettivamente i 10, 15 e 20 mila euro l'anno; per due unità familiari, il contributo avrà identiche proporzioni ma per redditi fino a 25 mila euro e per un tetto massimo di spesa di 785 euro. Per tre unità familiari il bonus sarà calcolato, per redditi non superiori a 30 mila euro l'anno, su un totale di spesa di 1020 euro. Per le famiglie composte infine da quattro o più unità e con reddito complessivo fino a 35 mila euro il contributo potrà incidere, sempre nelle stesse proporzioni, su un tetto massimo di spesa di 1230 euro. Il governo ha posto due clausole per l'erogazione del bonus. La prima è che il dipartimento del turismo potrà stipulare convenzioni con soggetti che, indicati sia dall'Anci che dal non profit, siano di comprovata affidabilità per quanto riguarda trasparenza e funzionalità di gestione nell'erogazione di questi fondi.La seconda è che questi bonus potranno essere utilizzati dalle famiglie per vacanze al mare, in montagna o di carattere termale in tutto l'arco dell'anno ad eccezione però dei periodi che vanno dalla prima settimana di luglio all'ultima settimana di agosto e dal 20 dicembre al 6 gennaio. "Stiamo già elaborando" - ha detto il sottosegretario Brambilla - "i regolamenti di attuazione in modo che gli strumenti necessari per l'erogazione di questi bonus possano essere operativi già dall'inizio del prossimo anno e quanto prima, presso il mio dipartimento, sarà anche disponibile un numero verde per avere tutte le informazioni del caso. Con un impegno ulteriore da parte mia perché questi fondi, superando ogni possibile ostacolo della burocrazia, non solo vengano gestiti in modo trasparente e funzionale alle esigenze delle famiglie ma possano anche arrivare a destinazione nel piu' breve tempo possibile".

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Ancora gattini nella spazzatura. Parla Alice Agnelli, presidente dell'associazione "L'amico Fedele" (sezione: Burocrazia)

( da "Quotidiano.it, Il" del 22-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

San Benedetto del Tronto | Continua la strage dei gatti e, nel giro di pochi mesi, l'associazione l'amico fedele si è dovuta fare carico di ben 20 gattini da allattare, curare e poi far adottare, giungendo allo stremo di risorse economiche e fisiche. (foto d'archivio) "Il randagismo felino nella nostra zona è diventato un problema allarmante a causa di diversi fattori. Innanzitutto la quasi totale assenza di sterilizzazioni fino ad oggi posta in essere da parte del Servizio Veterinario ASUR 12, deputato per legge ad erogare questo servizio in modo gratuito al fine di prevenire e/o contrastare problemi di ordine igienico-sanitario. Così, anche se la situazione si comincia a muovere in questo campo, grazie al cambio di dirigenza fortunatamente sopraggiunto da qualche mese a questa parte nel Servizio Veterinario ASUR 12, si procede ancora con troppa lentezza e mancanza di organizzazione tenendo principalmente in considerazione il risparmio di spesa piuttosto che la sostanziale risoluzione del problema del randagismo felino ovvero il contenimento delle nascite. Dopo tanti anni di omissioni è legittimo pretendere un'accellerazione nella cattura e sterilizzazione dei gatti randagi e, per contro, è divenuto del tutto intollerabile il modus operandi attuale fatto di troppa burocrazia e poco senso pratico. In secondo luogo, però, la cultura della sterilizzazione stenta a essere praticata anche dai privati detentori di gatti - nonchè cani- che, non randagi ma vaganti, contribuiscono, poi, alla proliferazione dei randagi." Afferma la Presidente Alice Agnelli. "E, come al solito, le associazioni di protezione animale diventano, per coloro che sono dotati di poco senso della realtà, il capro espiatorio di tutte le inefficienze delle Istituzioni e quindi il bersaglio di chi non è a conoscenza di come stanno effettivamente le cose. L'associazione l'amico fedele è dall'aprile del 2006 che opera incessantemente sul territorio ed è riuscita ad ottenere dei grandiosi risultati con sacrifici da parte degli attivisti che la compongono che, si badi bene, sono sempre troppo pochi rispetto alle problematiche animaliste. Ciò nonostante diviene anche oggetto di critiche da parte di chi ha una visione dei problemi animalisti poco razionale e poco globale, di chi non si rende minimamente conto di quante chiamate giungono alle associazioni che, inevitabilmente, devono intervenire secondo una scala di priorità a volte e di conseguenza negando il proprio aiuto. L'associazione l'amico fedele lancia un'appello nei confronti dei lettori affinché effettuino donazioni per il sostentamento dei cani e gatti raccolti dalla strada o tramite bonifico bancario intestato ad "associazione l'amico fedele" - IBAN IT18 N060 5569 4700 0000 0000 715 o direttamente chiamando al num. 329/5637947 o all'email contatti@lamicofedele.it per concordare un'incontro a fare una donazione diretta dietro regolare ricevuta fiscale. Cogliamo anche l'occasione per ringraziare pubblicamente E.V. E M. per aver adottato Sharon, una cagna adulta, pur se giovane, arrivata da diversi mesi presso il canile di Ripatransone e finalmente, dopo una miriade di annunci da parte dell'associazione, adottata da brave e meritevoli persone. Questa è la conferma che adottare un cane in canile è possibile così come adottare un cucciolo: in ambedue i casi ci vuole amore indubbiamente, ma anche conoscenza dell'animale, perché solo attraverso la conoscenza della natura dell'animale, in questo caso il cane, si possono affrontare in modo adeguato i problemi che dovessero insorgere tanto con il cucciolo, quanto con il cane adulto. Di cani adottabili in canile ce ne sono molti, basta scegliere quello più adatto al proprio carattere e al proprio contesto familiare. Invito i cittadini a visitare il Canile di Ripatransone che, si ricordi bene, non è una discarica, pur se continua ad essere percepito come tale, ma un luogo dove i cani stazionano in attesa di essere adottati"info: 329/5637947". 22/10/2008.

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