HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli
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tARTICOLI DEL 19-20 ottobre
2008 #TOP
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Articoli
Burocrazia (46)
INCONTRI IN CITTA'
( da "Gazzetta
di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Qui, tra centro abbandonato e burocrazia c'è poco da stare allegri. Anche solo per mettere questi tre tavolini davanti al locale, ci ho impiegato anni per avere tutte le autorizzazioni, mi hanno sfinito. Le sembra normale? Io amo il centro di Modena, lo vorrei vivace, allegro, pieno di vita.
Figli
d'immigrati e integrazione: incontro della Agim
( da "Gazzetta
di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: immigrati dopo i 18 anni quando hanno dovuto fare i conti con la burocrazia della cittadinanza, dell'impegno ad essere un ponte tra la diffidenza della loro famiglia e quella di chi li vede "diversi". "Il mio paese - ha detto tra gli altri Nadia El Barrami riferendosi all'Italia - non è razzista. E' un problema anche nostro, della paura delle nostre famiglie di essere contaminati.
E'
d'obbligo decidere in fretta ( da "Trentino"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la classica vicenda di come sia imperante la burocrazia in Italia - commenta il sindaco - perché in questo caso più che la Magistratura sembrano essere proprio gli uffici a tirarla per le lunghe e ad andarci di mezzo sono Fabio Galas e gli altri ma anche tutti i cittadini di Arco che hanno imparato ad apprezzare questa televisione cittadina.
Liste
d'attesa infinite, scatta la protesta
( da "Tribuna
di Treviso, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Un anno per ottenere una visita di riabilitazione a Motta, la burocrazia sta uccidendo la sanità nel comprensorio" Liste d'attesa infinite, scatta la protesta L'allarme dei medici di base e pazienti per i disservizi ai due ospedali ODERZO. Proteste e malcontento tra gli opitergini per i disservizi che si registrano nel distretto sociosanitario.
Negli
Usa col sergenteil cane adottato in Iraq
( da "Secolo
XIX, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: a sconfiggere la burocrazia dell'esercito americano e a ottenere di portare con sé negli Stati Uniti un cane di nome Ratchet, che aveva salvato da un cumulo di spazzatura in fiamme. Il sergente sta per rientrare negli Usa e voleva portare con sé il cane al quale era ormai legatissima, ma le regole dell'esercito non permettono di adottare animali né tantomeno di farli espatriare.
La
collezione di fulvio palopoli donata alla casa del jazz di roma
( da "Mattino
di Padova, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: rappresentava il punto di riferimento in Provveditorato per chiunque all'epoca cercasse di districarsi nel ginepraio della burocrazia scolastica. Una coppia perfetta, inossidabile, con un'umanità d'altri tempi ed uno stile inconfondibile. A Padova nessuno ha sentito il bisogno di onorare la memoria di Palopoli, acquisendo storici 78 giri e Lp insieme al resto del "fondo".
Il
sindaco: classi differenziate una premessa per le banlieues - dal nostro
inviato ( da "Repubblica, La"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: meno burocrazia per risanare il degrado urbano DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla prima di cronaca) paolo griseri Maroni prima elogia "le iniziative di inclusione messe in campo dalla città di Torino fin dal 1990" poi però si irrita e difende l'apartheid in classe: "Chi critica il provvedimento non lo ha letto con attenzione".
Il
vuoto della politica davanti alla crisi sociale - ettore boffano
( da "Repubblica,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: di solidarismo cattolico e una grande burocrazia sindacale (con la coraggiosa eccezione della Fiom). Il vuoto assoluto, invece, nella politica: la modernità, nel centrosinistra, del partito unico "liquido", "leggero" e "gassoso" lo ha reso solo autoreferenziale, rinchiuso nel recinto delle beghe tra i suoi dirigenti o nella scelta oligarchica ed elitaria dei propri rappresentanti.
Illuminazione
aeroporto e roth, la provincia manterrà le promesse
( da "Nuova
Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le giustificazioni sui ritardi portate dal consigliere provinciale algherese appaiono legittime e motivate dalle tradizionali procedure della burocrazia pubblica e da risvolti non certo porevedibili. Resta comunque l'interrogativo di come una ditta abbia potuto vincere una gara di appalto pubblica se era priva dei requisiti di legge.
Pericolo
in via pola, da una casa piovono calcinacci
( da "Nuova
Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: procedura sembra prigioniera della legnosa macchina della burocrazia pubblica e fino a oggi sul futuro dei beni demaniali di Fertilia si registrano soltanto impegni, solenni quanto autorevoli e meritevoli di credito, ma sempre e soltanto impegni. Ancora niente di concreto mentre gli edifici continuano a cadere in pezzi e a rappresentare anche un pericolo per la sicurezza pubblica.
I
privati nella città del gusto l'expo rigenera l'ortomercato - teresa
monestiroli ( da "Repubblica, La"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "All'interno ci sarà un polo universitario per la ricerca e l'innovazione, un centro di formazione con corsi di cucina e una residenza per studenti stranieri - ha spiegato Predolin - . Ma vorrei anche portare i binari del treno per il trasporto merci e una dogana per sveltire la burocrazia dell'importazione".
Basta
imprenditori illuminati il governo della regione ritorni alla politica
( da "Nuova
Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: più burocrazia uguale più dipendenza politica. Così come più autoritarismo significa più controllo della politica, anche, e soprattutto, di quella libera e capace. In definitiva è chiaro che è il sistema che non va! E allora cosa fare? Torniamo alla Politica, torniamo alla Democrazia!
Più
che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la
burocra ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: I COMMENTI pag. 13 Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocra... Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocrazia e la mancanza di soldi.
Palladio,
geometria e invenzione del Moderno
( da "Unita,
L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: un edificio pronto a ospitare le complesse funzioni della burocrazia o dell'industria, gli alveari in cui l'individuo deve rassegnarsi ad essere racchiuso. Ma in entrambi i casi alla base di tutto c'è una griglia, una scansione implacabile di orizzontali-verticali. Naturalmente una mostra dedicata a un architetto non può esibire le sue realizzazioni tridimensionali,
Riproviamo
a patteggiare ( da "Nuova Ferrara, La"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: presentava a giudizio con buone credenziali e che il cospicuo risarcito danno era la fatica di mesi e mesi di interventi presso uffici e seguendo burocrazie che non sono previste da alcuna legge". Per un anno e mezzo, racconta Sorgato, il legale ha "rincorso" l'assicurazione che doveva risarcire il danno; alla fine ai parenti diretti sono stati versati complessivamente oltre 400mila euro.
<Chi
bussa alla nostra porta deve trovare casa e famiglia>
( da "Nazione,
La (Pistoia)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: chi bussa alla porta di una parrocchia "deve poter accorgersi che quella è casa e famiglia, non struttura o burocrazia religiosa". Nei rapporti fra movimenti, associazioni e parrocchie vanno evitate tensioni, reciproche diffidenze, difficoltà di collaborazione. In ogni parrocchia vanno costituiti il Consiglio per gli affari economici e quello pastorale.
Ebner:
<Si crei un Confidi unico> Carlini: <Più controlli sulle banche>
( da "Corriere
Alto Adige" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Per questo abbiamo chiesto ai parlamentari Brugger e Pinzger di fare pressione sul governo per ridurre la burocrazia e soprattutto il carico fiscale su imprese e famiglie". Felice Espro 5 Consorzi fidi Sono i Confidi oggi esistenti, di cui tre riuniti in una piattaforma e due autonomi Eurodeputato Michl Ebner, presidente della Camera di commercio.
<Non
fateci crescere i figli in questo totale degrado>
( da "Nazione,
La (Massa - Carrara)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Chiedono una casa popolare "normale", disponibili a pagare regolarmente l'affitto. Ma ci sono il regolamento, la graduatoria, i diritti acquisiti da rispettare? Tutto vero. Però, a vedere quella casa la burocrazia è da mandare direttamente in sosoffitta.
Eliminare
le barriere Anche Palladio aiuta ( da "Giornale di Vicenza.it, Il"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
È da un anno
che l'assessore l'ha dimenticato; e c'è un dossier di cose da fare". Iniziando
magari da quei
"I
fondi per la Mezzina non ci sono più"
( da "Corriere
Adriatico" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: casematte della burocrazia. La legge che istituisce la nuova Provincia di Fermo è sbagliata, i cui costi non possono ora ricadere su questo territorio. Il Pd ha cercato, rispondendo ad una coalizione che ha deciso di trattare sul conguaglio in beni immobili da dare ai fermani, di limitare al minimo tale conguaglio, sull'esito del quale poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità.
Pronte
le controdeduzionial Piano regionale delle Cave
( da "Sicilia,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: addebitare alla burocrazia regionale". L'invito di "Libera" all'amministrazione è quello di comprendere che non si è dinanzi ad un problema, "ma a dei veri e propri drammi". La sollecitazione è quella di recuperare i ritardi e preoccuparsi di vedere di far riprendere il servizio con i fondi comunali come durante l'incontro l'amministrazione comunale pare abbia detto di volere fare.
Rimborsi
fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: BUROCRAZIA Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale Dopo 18 anni stanno ancora attendendo la restituzione delle tasse non dovute. E così l'associazione degli artigiani minaccia di ricorrere alle vie legali per ottenere giustizia. "E' francamente inaccettabile.
Le
fotografie che fanno parte degli album e degli archivi
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: risolvere piccoli e grandi problemi delle loro famiglie che si devono confrontare con le difficoltà della burocrazia, li ritroviamo con cadenza annuale nelle fotografie di classe o in occasione del conseguimento del diploma.Gli emigrati si fanno strada nel mondo del lavoro e se prima le fotografie li vedono impegnati in mansioni umili, poi testimoniano un'ascesa nella scala sociale.
La
Zhermack senza gli stranieri ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: è di mezzo la burocrazia. Per il battesimo interno 2008-2009 nel Girone 2 della serie A, il XV di Pierpaolo Tellarini si trova di fronte al Cammi Calvisano "A": fischio d'inizio alle 15.30, arbitra Blessano di Treviso. A parte gli stranieri, tutti gli altri sono a disposizione eccetto Melotto e Munerato che durante l'estate si sono aperati alla spalla:
Burocrazia
in agguato per due opere ( da "Gazzettino, Il (Udine)"
del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: LIGNANO Manca ancora la variante per caserma dei carabinieri e pronto soccorso Burocrazia in agguato per due opere LignanoDue nuove strutture (caserma dei carabinieri e centro di pronto soccorso), da tempo programmate a Lignano in un'area di proprietà dell'Efa, rischiano di subire molti ritardi causa alcune procedure burocratiche.
Dopo
40 anni d'attesa apre la casa di riposo
( da "Stampa,
La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le stanze sono state arredate, avremmo voluto aprire prima, ma la burocrazia si è messa di mezzo". Se a Mezzana apre la casa di riposo c'è da registrare la chiusura del micronido. "E' una struttura voluta dalla precedente amministrazione che non ha avuto il riscontro sperato - spiega Serafia -. Avevamo un solo ospite.
Nuova
campagna: Disdici il Canone RAI ( da "Punto Informatico"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: anni sbattono la testa contro la burocrazia del Canone RAI della quale nessuna istituzione si assume la responsabilità, la stessa RAI si avvantaggia di una situazione di totale caos normativo e di quello che più volte è stato definito scaricabarile istituzionale. Tutto questo secondo ADUC, l'Associazione che ha per prima promosso una grande indagine sulle verità nascoste del Canone,
(segue
dalla copertina) dal nostro inviato
( da "Repubblica,
La" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dopo 5 anni di estenuante burocrazia, sono troppo grandi, o troppo malati. Non li vuole più nessuno. Anche l'affidamento, degenerato in parcheggio a tempo indeterminato, non funziona. Introvabili le coppie disposte ad occuparsi di un figlio altrui e della sua famiglia naturale, dimenticata dall'assistenza.
Non
cesserò di lottare ( da "Tirreno, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per me solo burocrazia" MONTECATINI. La battaglia contro l'usuraio l'ha vinta in un'aula di tribunale. Quella contro lo Stato che avrebbe dovuto aiutarla a ripartire con una nuova attività si è persa nelle pastoie burocratiche dall'esito incerto. Un'attesa durata oltre 10 anni alla quale la donna, una commerciante di Uzzano,
TUTTI
gli altri <appelli> non hanno sortito effetto pratico, allora il
( da "Nazione,
La (La Spezia)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: non assicurazioni generiche condite con il cattivo sale della burocrazia - scrive Rosignoli a Fontana perché gli amministratori sappiano - ciò è per me inaccettabile, come lo è per tanti cittadini e tanti ospiti della città, meravigliati e addolorati per come un monumento così importante viene tenuto". Rosignoli ricorda che il monumento di Fontana sostituì, al centro della piazza,
In
cerca di nuovi accordi per lo scambio di talenti
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: La burocrazia può rendere complicati i contatti, ma se teniamo sotto monitoraggio le nostre risorse, anche quelle umane, rimuovendo gli ostacoli, in un'ottica di "sistema", possiamo recuperare. Gherardo La Francesca, direttore generale promozione culturale Mae.
Corsi
all'estero,domande online ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: "Una burocrazia che qualche volta ha ostacolato il flusso degli studenti, per esempio dall'estero " ricordano dall'Ufficio VI. Andrea Luca Lepore, a capo di quell'ufficio, oggi può dire che di ostacoli ce ne sono stati e ce ne sono ancora: "Ma l'ufficio ha dato il meglio affinché questa rivoluzione informatica,
Centri
di accoglienza al collasso ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Con procedure semplificate, senza gare, senza troppa burocrazia. Sempre che i Comuni collaborino. Perché alla fine gli immigrati nessuno li vuole. E questa scarsa solidarietà istituzionale rischia di mettere a rischio gli sforzi di chi al Viminale opera già tra mille difficoltà per fronteggiare l'emergenza.
Tre
ragioni per sperare ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: nonostante le leggende che circolano, nella burocrazia europea lavorano 24mila dipendenti, poco più del doppio di quanti lavorano nella Rai-tv italiana; Erasmus, il programma di scambio per giovani universitari ha vent'anni, funziona bene e coinvolge un milione e mezzo di giovani di 2.
Immigrati,
eterna emergenza ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: la burocrazia e di risolvere i problemi finanziari- che non può diventare normalità. Sono mesi ormai che il Governo ha avviato l'operazione nuovi Cpt, i Cie secondo la nuova denominazione. è tempo di accelerare. Come è tempo di darsi una struttura capillare di centri d'accoglienza per chi richiede asilo (e su questo una maggiore collaborazione dei Comuni sarebbe certamente utile)
Aziende
contro la 'ndrangheta ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Le prime pedine sono burocrazia e infrastrutture. "Ci sono amministrazioni pubbliche che pur di esercitare un potere ostile- spiega De Rose nel suo stabilimento tipografico alle porte di Cosenza - non esitano a far passare il ventinovesimo dei 30 giorni utili per il silenzio-assenso pur di chiedere nuovi e inutili documenti.
Trento:
andrò di sicuro a votare nei gazebo
( da "Corriere
delle Alpi" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Il cattivo è micidiale per burocrazia, per irresponsabilità per scippo di democrazia e anche, perché mortifica le diversità. Ma senza un buon centralismo residuo, finalmente sburocratizzato e leggerissimo, distruggiamo anche la Regione, fabbrichiamo enti inutili, produciamo ulteriore anarchia in una fase molto delicata.
Cerbara:
"Stiamo vicini ai nostri imprenditori"
( da "Tempo,
Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dei commercianti e degli artigiani e dal confronto molto costruttivo che abbiamo in corso sta emergendo una comune visione del nostro territorio. L'obiettivo più importante è quello di attrarre investimenti, anche se ci preoccupano alcuni ostacoli ad un maggiore sviluppo ancora non risolti, come la sicurezza e la lentezza della burocrazia".
Santo
Versace: "La politica si rifaccia alla moda"
( da "Tempo,
Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: bisogna abbattere la burocrazia". Cos'è che la moda ha e che invece manca alla politica? "Nella moda puoi lavorare solo se ami davvero quello che fai, se hai grinta e passione. E poi, soprattutto, nella moda devi applicare la meritocrazia assoluta, perché se c'è un elemento che si distingue dal resto della squadra il risultato finale non sarà di certo il migliore.
Genolini,
eroe dimenticato ( da "Tempo, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Una decisione degna di una burocrazia cinica e sciatta che riempe di errori i docunmenti con in calce l'intestazione del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociale. La decisione ferisce la famiglia e i tanti che conobbero Maurizio Genolini, non tanto per l'aspetto pensionistico quanto per il fatto che la decisione burocratica cancella quei 26 anni in Polizia.
ROMA:
ALEMANNO, DOTARE TUTTI I QUARTIERI DI IMPIANTI SPORTIVI ADEGUATI
( da "Asca"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: per realizzare gli impianti sportivi senza dover andare ad inseguire la burocrazia''. Proprio oggi il sottosegretario allo sport, Rocco Crimi, ha annunciato la nascita di una commisione, di intesa con il comune di Roma proprio per la realizzazione dell'impiantistica degli sport di vertice che ha l'obiettivo di rendere piu' aggevole l'accesso al credito.
Elezioni
2009, già predisposto il programma del Pne
( da "Gazzettino,
Il (Venezia)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ridurre sprechi e tempistiche amministrative semplificando la burocrazia comunale e degli enti collegati e valorizzando le professionalità dei dipendenti. "Non è detto che correremo da soli conclude Pieretti anche se siamo fortemente tentati. Non scenderemo a compromessi, ci alleeremo solo con chi condividerà le nostre idee".
Galan
ai "secessionisti": sarà comunque no
( da "Gazzettino,
Il (Pordenone)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Tutti gli altri si sono arenati ben prima e ora ripartono da zero, persi in una labirinto di burocrazia e di convenienze politiche al rinvio, sia a Roma che a Venezia. Infatti, il Consiglio regionale del Veneto - a differenza di Trento e Bolzano - non si è mai espresso sulle richiesta di 16 Comuni che vogliono saltare oltre il confine.
CLIMA:
MARCEGAGLIA, NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE
( da "Agi"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE (AGI) - Catanzaro, 20 ott. - "Noi vogliamo assolutamente tutelare l'ambiente, vogliamo che ci sia una riduzione di emissione di anidride carbonica, ma questo non puo' essere deciso con vincoli burocratici e tempi che vengono dettati dalle burocrazie e che invece prescindono dai tempi della tecnologia".
L'obiettivo
è l'attacco ai cristiani ( da "Giornale.it, Il"
del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Abstract: ne ha anche oggi, soprattutto per via di una burocrazia a volte gonfiata a dismisura e alla tendenza all'intellettualismo. Se i discepoli avessero pensato di annunciare la Resurrezione seguendo i criteri di oggi - con i piani pastorali e le mitiche cattedre dei non credenti - il cristianesimo sarebbe morto in culla.
"Il
federalismo vincente deve contenere i costi Ogni Regione ci provi"
( da "Stampa,
La" del 20-10-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract: Ha concluso Vietti: "Dopo questo convegno sono sempre più federal-scettico, non per ragioni ideologiche, ma perché sono preoccupato dagli slogan che lo vedono come la medicina di tutti i mali. Per ora abbiamo solo costi che si sommano a costi e burocrazia su burocrazia".
( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Claudio Salvaneschi
INCONTRI IN CITTA' "Il panino è equilibrio Se appena sbagli le dosi è solo
un paciugo..." "Ero un operaio, lavoravo in una officina meccanica di
Modena. Ma è arrivata la crisi, ho cambiato un paio di posti di lavoro e poi ho
avuto un'idea: era il 1977, da allora faccio panini". Lui, Giancarlo
Rubaldi, la racconta così. Ma in realtà, e a Modena tutti lo sanno, è molto di
più di un semplice artigiano del panino. In città lo conoscono come un mago, il
suo locale "Schiavoni" è un'istituzione, e questo spiega le code
quasi impressionanti nelle ore dell'appetito. Da operaio metalmeccanico a mago
del panino è un bel salto. Come nasce una storia così? "Dal fatto che il
lavoro che facevo non mi dava più soddisfazione e che avevo questa passione del
mangiare bene che mi derivava anche dalla famiglia, visto che mio nonno faceva
il cuoco. Così, nel Natale del 1977, ho preso e mi sono buttato. Ho rilevato
questo che era un locale storico, quello appartenuto a Righetti prima e poi a
Schiavoni. Ho mantenuto l'insegna. Ma qui, con loro, si veniva soltanto a bere
e così francamente non mi piaceva, non era quello che volevo. Così ho deciso di
puntare su qualcos'altro, ho cominciato a fare panini, a inventarmene e ad
elaborarli". Mago del panino è un'immagine d'effetto, un po' scontata. Non
so quanto lei ci si riconosce davvero... "Mah, cosa vuole, io metto
insieme dei sapori, mi considero un assemblatore di gusti. Non sono il cuoco
che "costruisce" i piatti, ma ho capito che anche chi mangia in fretta
qualcosa per strada prima di tornare al lavoro deve comunque mangiare bene,
delle cose sane, digeribili e appetitose. I miei panini sono quasi un piccolo
pasto completo, equilibrato, c'è dentro di tutto: dalla carne alla verdura, al
pesce, alla frutta...". Gli inizi, però, non sono stati facili...
"No, come in tutte le cose, ci sono state delle difficoltà. Presentavo
panini un po' fantasiosi, con la bottarga, con il tonno rosso, la clientela non
ci era abituata. Poi ho cominciato a farli abbinando la carne o il pesce e la
frutta e piano piano ho visto che la gente si convinceva, che piacevano,
venivano a cercarli e si facevano consigliare. E così poi le cose hanno
cominciato ad andare". Si dice che abbia in lista qualcosa come 300 panini
diversi. "E' vero, e ogni mattina presento una lista con sei-sette
proposte del giorno, dove c'è di tutto". Si racconta anche di panini
"molto" estrosi. "Quelli nascono per burla, non li propongo mica
ai clienti. Una volta ho portato la brioche con cappuccino e acciuga a due
clienti-amici, ma erano 2 giornalisti... E le racconteranno del panino al
brodo, ma quello l'ho fatto davvero solo per uno scherzo, per un amico".
L'arte del preparare un panino in cosa consiste? "Il concetto del panino è
che se sbagli le dosi, anche di pochissimo, oppure non azzecchi gli ingredienti
da mettere in fila, non è più un panino, diventa un paciugo. Si tratta di
trovare ogni volta un equilibrio sottilissimo di sapori. Io lavoro sempre per
cercare degli abbinamenti giusti, armonici, e cerco di unire insieme ingredienti
della stessa regione. Ad esempio, se metti insieme pesce e frutta della stessa
regione non sbagli. Posso fare anche un panino con pere e pecorino, o melone
con pesce, le combinazioni sono infinite. Come ad esempio anche pomodori e
miele, o il panino con patate e lardo che è un ritorno ai gusti del
passato". Lei è un creativo, come uno chef... "La cucina è una cosa
serissima, io preparo panini. Ma lo faccio con grande passione e cerco sempre
qualcosa di nuovo perchè si può migliorare sempre nella ricerca degli
ingredienti, nell'accostamento dei sapori. A volte mi paragono un po' ad un
pilota di auto da corsa che fa un giro di pista dopo l'altro e ogni volta cerca
di migliorare il suo record, di affinarlo. Ecco, io lavoro così". E non è
solo in questo lavoro... "No, mia moglie Franca è fondamentale. Lei si
occupa, oltre che del resto, di vini e caffè. Quelli sono il suo regno
incontrastato, io non posso azzardarmi ad entrarci neanche per sbaglio, mi
taglia le dita. Ma è giusto così. Io invece sono gelosissimo dei miei salumi,
che vanno trattati bene, sono fondamentali per preparare degli ottimi
panini". Questo locale, "Schiavoni", è difficile da definire:
non è una panineria, naturalmente, non è un bar, è piccolo ma esplode ogni
giorno di gente che parla, scherza, discute. E' quasi una sorta di caffè
d'altri tempi, ha quella funzione. Si viene per incontrarsi e stare insieme,
parlare e mangiare qualcosa di buono. "E' così. Qui vengono tutti senza
distinzioni sociali, l'operaio e il direttore di banca, a prendersi un panino.
Vengono anche molti cuochi dei ristoranti, devo dire. Ed è un luogo d'incontro
dove io e mia moglie conosciamo tutti, parliamo con tutti, scherziamo, faccio
battute in dialetto modenese e cerchiamo sempre di creare un clima di allegria e
di amicizia. Qui sono cresciute, in questi 30 anni, intere gererazioni. C'è il
ragazzino che veniva a 15-16 anni ed ora vedo venire suo figlio, si sono
passati il testimone... Pensi che a casa io e mia moglie abbiamo una cassa
piena delle cartoline che ci arrivano da tutto il mondo, dai nostri clienti e
da stranieri di passaggio che sono venuti qui e si ricordano sempre di noi e
tornano, quando vengono in Italia. Ne ho una che mi è arrivata di recente dal
Giappone. L'unica cosa che si capisce è la parola "panini"... Certo,
il posto è piccolo, ci vuole coraggio ad entrare, poi si prende il panino e il
calice di vino e ci si sposta per la strada o ai tre tavolini qui davanti a
mangiare e parlare e scherzare. Al pomeriggio raccolgo calici sparsi per tutta
la via, sui davanzali, sui tettucci delle auto...". Questo è un posto dove
vengono non solo i modenesi ma gente da tutta Italia e anche da fuori, ha una
sua fama internazionale. "Nel tempo abbiamo creato una sorta di comunità
internazionale di affezionati, di amici-clienti, è vero. Un giornale americano
mi ha messo tra i 25 posti al momdo dove vale la pena venire, insieme al
mercato di Barcellona o al ristorante Peck a Milano... Ci sono stati articoli
sul Sole 24 Ore, su altri quotidiani e riviste. Per me sono grandi
soddisfazioni ma non cambia nulla. Continuo a fare panini per i miei clienti
nello stesso modo...". La signora Franca, intanto, ascolta, lavora al
banco e sorride. E' lei l'altra metà dell'anima di questo posto, ed è lei
quella che raccoglie di più anche gli umori, le confidenze, gli sfoghi degli
amici-clienti. "E' un lavoro pesantissimo a livello fisico - spiega Franca
- tante ore sempre in piedi, ma ha anche un aspetto psicologico che è
fondamentale. Devi sempre stare bene, sempre essere contenta, perchè il cliente
che viene qui chiede anche questo ed è giusto: l'allegria, la simpatia,
l'umanità. Qui tanti vengono e si confessano quasi, mi raccontano i loro
dispiaceri. Per cui anche quando sono triste o non sto bene, non importa, mi
metto la maschera e via, altrimenti i clienti se ne accorgono subito, mi
chiedono che cosa ho e si intristiscono anche loro. Ed io non voglio...".
Giancarlo, ora però lei ci parli un po' della città. "Schiavoni" è
anche una finestra aperta su Modena come era e com'è. Come l'ha vista cambiare
in questi 30 anni? "Eh, è cambiata molto. Prima c'era il gusto di viverla,
di vivere il centro, che adesso si è perso tantissimo. Una volta arrivavo alle
4.30 del mattino e mi dicevano che era tardi, già aspettavano, volevano fare
colazione. Alle 22, quando chiudevo, la gente non voleva saperne di andare via,
si divertiva, stava bene. Adesso si vede che il centro è morto, la viabilità è
soffocante, non si gira più, niente parcheggi, venire in centro è diventata una
tortura e si viene anche tartassati dalle multe. Ho clienti che mi dicono:
guarda, non so se riesco a venire ancora, perchè l'ultima volta mi sei costato
120 euro di multa per il parcheggio. E' un disastro, mi creda. Non ci sono
neanche bus navetta che fanno servizi per il centro, e invece ci dovrebbero
essere e girare tutto il giorno. Altrimenti come si fa a tenerlo in
vita?". Lei è favorevole o no a una progressiva pedonalizzazione?
"Per certi aspetti sarebbe positivo, ma ha anche controindicazioni.
Adesso, con questa storia del City pass, sento parlare dell'idea del trenino
per portare in centro i clienti dei ristoranti di sera. Bene, dico, però va
fatto anche di giorno. Non ci sono mica soltanto i ristoranti, ci sono anche
quelli che lavorano di giorno in centro. Va fatto per tutti. Altrimenti di
giorno noi moriamo. Qui, tra centro abbandonato e burocrazia c'è poco da stare allegri.
Anche solo per mettere questi tre tavolini davanti al locale, ci ho impiegato
anni per avere tutte le autorizzazioni, mi hanno sfinito. Le sembra normale? Io
amo il centro di Modena, lo vorrei vivace, allegro, pieno di vita. Mi si
stringe il cuore a vederlo morire...".
( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Iniziativa al polo
scolastico Figli d'immigrati e integrazione: incontro della Agim "Gestire
la diversità richiede impegno, ma la vita è cambiamento". E' questo il
messaggio lanciato dal convegno organizzato dall'associazione della Generazione
Italo-Marocchina di Modena (Agim) tenutosi ieri al polo scolastico di Sassuolo
e dal titolo "Seconde generazioni: immigrati, stranieri o semplicemente
giovani cittadini?". Dopo i saluti delle istituzioni, alcuni giovani nati
o vissuti in Italia da famiglia araba, marocchina, albanese, cinese o sudanese,
hanno raccontato della loro esperienza di duplice identità, del loro sentirsi immigrati dopo i 18 anni quando hanno dovuto fare i conti con la burocrazia della cittadinanza,
dell'impegno ad essere un ponte tra la diffidenza della loro famiglia e quella
di chi li vede "diversi". "Il mio paese - ha detto tra gli altri
Nadia El Barrami riferendosi all'Italia - non è razzista. E' un problema anche
nostro, della paura delle nostre famiglie di essere contaminati. Noi
ragazzi di seconda generazione vogliamo vivere qui, possiamo essere un ponte di
integrazione vera". "Tutto dipende da come io mi pongo - ha
continuato Akram Idries - nel non sottolineare la mia differenza, ma il mio
punto di vista. Sta a noi essere protagonisti in positivo della società che sta
cambiando". Yourness Elorch ha ribadito che "la cultura non è ciò che
si legge sui giornali o sui libri, ma è vivere. Tra immigrati e italiani c'è
una grande non comunicazione che si erge sui pregiudizi". "Ai ragazzi
chiedo di non interrompere le amicizie che si creano durante la scuola tra
diverse culture - sono le parole di Xu Cile - ne vale la pena".
( da "Trentino" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Veronesi su Varco Tv
"E' d'obbligo decidere in fretta" ARCO. "E' da non credere che con
tutti i problemi che hanno le telecomunicazioni in Italia a pagare sia VarcoTv,
una televisione di strada che cerca solo di raccontare la vita di una comunità.
Tutta questa storia è incredibile". Il sindaco Renato Veronesi interviene
nella vicenda dell'oscuramento di VarcoTv, la telestreet inventata dal
fotografo Fabio Galas assieme ad un manipolo di volenterosi amici. "E' la classica vicenda di come sia imperante la burocrazia in Italia - commenta il
sindaco - perché in questo caso più che la Magistratura sembrano essere proprio
gli uffici a tirarla per le lunghe e ad andarci di mezzo sono Fabio Galas e gli
altri ma anche tutti i cittadini di Arco che hanno imparato ad apprezzare
questa televisione cittadina. Un'iniziativa culturale e sociale
importante che rischia di essere svilita da un eccesso di burocrazia.
Varco Tv non ha certo agito intenzionalmente. Che venga presa una decisione in
fretta è quasi un obbligo, che si possa concludere positivamente per Varco Tv
nello specifico e la città in generale è un auspicio. Ma lo ripeto a chiare
lettere: tutta questa vicenda è davvero incredibile". (gl.m.).
( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Un dottore denuncia:
"Un anno per ottenere una visita di riabilitazione a
Motta, la burocrazia sta
uccidendo la sanità nel comprensorio" Liste d'attesa infinite, scatta la
protesta L'allarme dei medici di base e pazienti per i disservizi ai due
ospedali ODERZO. Proteste e malcontento tra gli opitergini per i disservizi che
si registrano nel distretto sociosanitario. Da alcuni mesi infatti
sembra che l'accesso ai servizi e prestazioni mediche sia diventato una di via
crucis. I tempi di attesa per esami e visite sono aumentati mentre molti
ricorrono a strutture sanitarie pordenonesi. L'allarme viene dai medici di base
che registrano il crescente malcontento dei pazienti. Le lamentele, oltre ad
essere motivate da difficoltà e disagi che incontrano gli utenti per le
interminabili code allo sportello del centro prenotazioni e per l'andirivieni
fra questo e il medico curante, trovano riscontro nell'allungamento dei tempi
d'attesa. "Vi sono pazienti che dopo lunghissime attese al Cup - racconta
un medico che ha lo studio in centro città - vengono rinviati al medico di
famiglia perché magari dalla sua ricetta manca l'esenzione dal ticket o perché
non campare la dicitura che giustifichi alcuni esami diagnostici richiesti. Per
non parlare del calvario per ottenere un appuntamento fisiatrico all'ospedale
di Motta: da sei mesi a un anno per la sola visita di riabilitazione, stesso
tempo una visita reumatologica o endocrinologia. Senza parlare delle visite
ortopediche ripetute due volte, con corresponsione di altrettanti ticket,
perché la proposta di intervento chirurgico fatta dall'ortopedico di Motta
dev'essere nuovamente vagliata dall'ortopedico che visita nell'ospedale di
Oderzo. A questo si aggiunga l'esempio di pazienti di Zero Branco dirottati a
Oderzo per una spirometria e quelli di Oderzo che vanno a Treviso per lo stesso
esame". Per lo stesso motivo diabetici che, fino a 8 mesi fa, erano
seguiti a Oderzo dal Cad, ora preferiscono emigrare a Pordenone piuttosto che andare
a Treviso. Per non parlare di casi burocratici paradossali come quello accaduto
a un'anziana di Camino, che ha ricevuto via posta a casa ben 12 lettere
contenenti un referto medico relativo a uno stesso esame del sangue. "Come
medici di base, capolinea delle lamentele di tutti i pazienti, abbiamo fatto
alcune proposte per sburocratizzare e migliorare i servizi a vantaggio dei
pazienti - chiude il medico - ma questo sembra essere rimasto lettera
morta". (Barbara Battistella).
( da "Secolo XIX, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
La storia Baghdad.
Il "soldato" Ratchet sarà salvato. Grazie anche alle 62 mila firme
raccolte in pochi giorni con una petizione online, il sergente Gwen Beberg è
riuscita a sconfiggere la burocrazia dell'esercito americano e a ottenere di portare con sé negli
Stati Uniti un cane di nome Ratchet, che aveva salvato da un cumulo di
spazzatura in fiamme. Il sergente sta per rientrare negli Usa e voleva portare
con sé il cane al quale era ormai legatissima, ma le regole dell'esercito non
permettono di adottare animali né tantomeno di farli espatriare. Terri
Crisp, direttore dell'"Operation Baghdad Pups", ha detto che conta di
mettere Ratchet su un aereo insieme ad altri 35 tra cani e gatti adottati dai
soldati sfidando i regolamenti. 19/10/2008.
( da "Mattino di Padova, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
MEMORIA La
collezione di Fulvio Palopoli donata alla Casa del jazz di Roma Una preziosa
collezione, curata per tutta la vita. Migliaia di dischi, insieme alle annate
di riviste specializzate e libri ormai introvabili, ma anche a video e
audiocassette. Tutto minuziosamente trattato, imballato con estrema attenzione
e spedito alla Casa del jazz di Roma che metterà a disposizione del pubblico il
"Fondo Fulvio e Rossella Palopoli" (nella foto). Ieri mattina in via
Rialto si è perfezionato il trasloco di 6.000 pezzi rari, da intenditori e
conservati benissimo. La grande passione per il jazz è risuonata nell'intera
vita di Palopoli, scomparso in agosto a Lerici dopo una lunga malattia. Fulvio
Palopoli - deputato del Pci negli anni '70 che Massimo Cacciari ricorda con
grande affetto - è stato il "padre" della riforma sanitaria che ha creato
le Usl arrivando poi a dirigere quella di Mestre. La moglie Rossella (che è
stata a lungo consigliere provinciale del Pci) rappresentava
il punto di riferimento in Provveditorato per chiunque all'epoca cercasse di
districarsi nel ginepraio della burocrazia scolastica. Una coppia perfetta, inossidabile, con un'umanità
d'altri tempi ed uno stile inconfondibile. A Padova nessuno ha sentito il
bisogno di onorare la memoria di Palopoli, acquisendo storici 78 giri e Lp
insieme al resto del "fondo". Nemmeno l'Università ha
manifestato il minimo interesse. Ma appena Marcello Piras della Casa del jazz
ha aperto gli armadi di casa Palopoli, si è immediatamente reso conto del
tesoro che custodivano. E ieri la collezione di Fulvio Palopoli ha lasciato via
Rialto con destinazione Roma, dove sarà catalogata a beneficio del pubblico.
Un'altra eredità dell'ex deputato comunista: la colonna sonora del cuore avrà
un'eco nella Casa del jazz. (Ernesto Milanesi).
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VIII - Torino
Il sindaco: classi differenziate una premessa per le banlieues Attacco a
Maroni. Il ministro: problema francese Chiamparino duro sulla sicurezza: meno burocrazia per risanare il degrado urbano DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla
prima di cronaca) paolo griseri Maroni prima elogia "le iniziative di
inclusione messe in campo dalla città di Torino fin dal 1990" poi però si
irrita e difende l'apartheid in classe: "Chi critica il provvedimento non
lo ha letto con attenzione". Quanto al rischio di rivolte tra gli
stranieri che abitano nelle periferie, l'esponente leghista minimizza:
"Per evocare quel rischio si usa, non per caso, il termine banlieues.
Perché finora è stato un problema soprattutto francese. Ho comunque chiesto
all'università cattolica di Milano di fare una ricerca nelle periferie delle
grandi città italiane, compresa Torino, per avvistare eventuali rischi".
Lo scontro tra il sindaco di Torino (che è anche ministro ombra del Pd per le
riforme) e il ministro dell'interno è in qualche modo imprevisto. I due
personaggi, pur su posizioni molto diverse, si conoscono e si stimano. E lo
dicono all'inizio dell'incontro. Chiamparino propone al ministro "un patto
tra forze politiche per impegnarsi a non strumentalizzare le paure dei
cittadini a fini elettorali" e cita la martellante campagna mediatica
della destra in campagna elettorale per ogni sbarco di immigrati a Lampedusa:
"Da quando c'è il nuovo governo - osserva Chiamparino mentre Maroni
annuisce - gli sbarchi sono raddoppiati ma la protesta non si è più vista.
Segno che era una protesta strumentale". Poi il sindaco avanza tre
proposte per aggredire il problema della sicurezza nella città: "Oltre a
evitare di usare la paura per conquistare consenso sarebbe utile rafforzare i
controlli alle frontiere stringendo accordi con i paesi di partenza degli
immigrati e dare ai sindaci il potere di intervenire per risanare, senza
intoppi burocratici le aree degradate delle città". Maroni non risponde a
nessuna delle richieste di Chiamparino: "Non faccio campagna elettorale",
risponde stizzito il ministro ai cronisti. Al termine della mattinata
Chiamparino reagisce: "Maroni ha parlato come se invece di essere il
ministro fosse un funzionario del ministero che dice cosa ragionevoli ma non
entra nel merito delle scelte. Il silenzio sulla proposta di un patto per
evitare strumentalizzazioni è quanto mai eloquente. Maroni non può siglare quel
patto perché la Lega pratica la doppiezza: mentre il ministro dell'Interno
viene a Saint Vincent a mostrare la faccia ragionevole c'è un Borghezio che
partecipa ai funerali di Hyder e propone ricette che rischiano di fare
scoppiare le nostre periferie. Più che un ministro, Maroni sembra un
portavoce".
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XVII - Torino
IL VUOTO DELLA POLITICA DAVANTI ALLA CRISI SOCIALE ETTORE BOFFANO è una Torino
che, a leggere i giornali, assomiglia moltissimo a quella di trent'anni fa,
eppure è così diversa e così confusa da risultare irriconoscibile (e non per
chi ama i confronti nostalgici con il passato, ma soprattutto per chi vorrebbe
conoscere la realtà di oggi per trasformarla o, più modestamente, per viverci
dentro). Una città nella quale, come un simulacro assieme dolente e grottesco
dei tempi di crisi, ecco rispuntare dal suo silenzio carsico il
"caso" emblematico del disoccupato pronto a vendere un rene per
raggranellare i soldi per campa re. Chi scrive partecipa dal 1980, insieme con
tanti colleghi e colleghe, a quel grande racconto collettivo che è la cronaca
cittadina di Torino: dunque, potrebbe rievocare almeno un'altra decina di
storie uguali e altrettanto disperate. Fatto impossibile e, assieme,
"reato impossibile" quello della compravendita del rene: in Italia
non è lecito cedere e acquistare organi per un trapianto, ma le modalità
ospedaliere e mediche di quel delicato intervento chirurgico rendono
impraticabile la sua realizzazione fuori dai normali circuiti della sanità
ufficiale. Così, a quel biglietto appeso a un cancello, rimane solo il
significato della provocazione, ma ciò non lo priva della sua capacità di
rappresentare (assieme alla ciclicità dei precedenti che lo accompagnano) lo
stato di una crisi sociale. C'era, però, in quella Torino di trent'anni fa
anche qualcos'altro che oggi non esiste più. E che, nel suo non esistere più,
fa risuonare soltanto un silenzio che preoccupa e che paralizza proprio
riguardo a quella voglia di conoscere, se non per trasformarla almeno per
viverla, la realtà di oggi. Era un pezzo di politica, di rappresentanza
sociale, di partiti organizzati e di gruppi di consenso (anche e soprattutto
intellettuale) che attorno alle difficoltà, alle sofferenze e persino alle
sconfitte di quel mondo del lavoro e della produzione costruivano nello stesso
tempo solidarietà e legittimazione politica. Una grande fetta di quella
dimensione era occupata dal Pci, dalla Cgil e da tutto ciò che dalla sinistra
marxista-leninista extraparlamentare era nato e poi era andato rapidamente
disgregandosi. E un'altra fetta, sia pure di minoranza, apparteneva al
solidarismo cattolico e persino alle correnti sociali della stessa Dc. Non si
vinceva quasi mai su quel fronte, né nella politica né nel sindacato (come
dimenticare la "madre di tutte le sconfitte sindacali", con i 35
Giorni della Fiat e la Marcia dei Quarantamila?), ma si rappresentavano
interessi, si interpretavano aspirazioni e si attenuavano delusioni e contraccolpi.
Si diventava, insomma, la forza viva di un corpo sociale. Che cos'è rimasto di
tutto questo nella Torino del 2008? Nulla o poco più: un po' (o forse tanto,
visti i tempi) di solidarismo cattolico e una grande burocrazia sindacale (con la coraggiosa
eccezione della Fiom). Il vuoto assoluto, invece, nella politica: la modernità,
nel centrosinistra, del partito unico "liquido", "leggero"
e "gassoso" lo ha reso solo autoreferenziale, rinchiuso nel recinto
delle beghe tra i suoi dirigenti o nella scelta oligarchica ed elitaria dei
propri rappresentanti. E non valgono le repliche, verso chi critica o
contesta questa situazione, sulla nostalgia o sul "passatismo" della
politica che fu o sulla disgregazione della classe operaia e della produzione
fordista, né possono soddisfare la necessità di rappresentanza le noiose e
ripetitive recite dedicate al lavoro precario nei teatrini della tv pubblica e
privata. Chiunque siano le nuove "classi sociali" o qualunque siano i
loro nuovi "luoghi" (anche virtuali) di lavoro, è proprio lì che
bisogna cercare le spiegazioni ai sondaggi che, ormai da settimane, indicano il
consolidarsi del consenso attorno a Berlusconi (e al suo governo) unito al calo
delle percentuali nazionali e locali del Partito Democratico. "A Torino c'è
un 30 per cento che vota a sinistra, un altro 30 per cento che vota comunque a
destra e un altro 30 per cento che sceglie chi, in quel momento, offre più
affidabilità" ha spiegato quindici giorni fa Sergio Chiamparino, parlando
delle future strategie per quel voto del 2011 che dovrà scegliere il suo
successore. Un'analisi giusta e inattaccabile, ma che pare anche indicare
l'incertezza e la stasi del progetto del Pd. Esso non era forse nato, a Torino
come in Italia, per mettere assieme gli ex comunisti e i cattolici, l'ex classe
operaia e la rinnovata classe media? Ma una parte di tutto ciò (i cattolici, la
classe media) non costituisce, a Torino, proprio quel 30 per cento di
"incerti" da conquistare? E non stanno forse in quell'area sociale, in
quel 30 per cento che il sogno del Pd non è riuscito a convincere, i
protagonisti spaventati di questa crisi dell'autunno 2008, i nuovi lavoratori
del post-fordismo, le famiglie della "quarta settimana" e i precari
che no n ne possono più del proprio simbolismo usato da una politica soltanto
televisiva?.
( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Sassari
"Illuminazione aeroporto e Roth, la Provincia manterrà le promesse"
ALGHERO. Non si è fatta attendere la replica della Provincia in merito alle
accuse di ritardo e disimpegno nei confronti di alcune problematiche algheresi,
(l'illuminazione delle vie di accesso all'aeroporto e l'auditorium
dell'istituto tecnico Roth) lanciata dall'assessore ai lavori pubblici Gianni
Spano nei confronti del collega provinciale, GIovanni Serra. Si è assunto
l'onere della replica il consigliere provinciale algherese, Carmelo Piras, il
quale dopo aver ricordato che "la Provincia mantiene le promesse"
entra nel merito delle questioni. Per quanto attiene i ritardi della esecuzione
dell'illuminazione della strada adiacente all'aeroporto, l'esponente del
Partito Democratico ricorda che "sono dovuti alla mancanza dei necessari
requisiti di legge della ditta vincitrice della gara d'appalto, la seconda
classificata non ha ritenuto remunerativa la cifra stanziata". Ne consegue
che la gara per l'aggiudicazione dei lavori è da rifare. "Sono i rischi
che tutte le amministrazioni pubbliche corrono - sottolinea Carmelo Piras - e
situazioni più o meno analoghe si sono verificate anche in casa
algherese". Riguardo all'auditorium la Giunta Provinciale ha già approvato
il progetto definitivo, poi la pratica verrà inviata alla attenzione del Comune
di Alghero per ottenere la licenza edilizia. "A questo proposito
confidiamo nella solerzia dell'Amministrazione algherese e, contemporaneamente,
per guadagnare qualche mese, si svolgerà la fase della gara d'appalto. I tempi
come si può notare sono in linea con quelli che sono "normali" per le
opere pubbliche". Piras aggiunge ancora ricordando che soltanto "due
settimane dopo il crollo dell'auditorium la Regione ha stanziato 450.000 (più 50.000
la Provincia) per il suo rifacimento". Il consigliere provinciale conclude
con un invito piuttosto polemico all'assessore Gianni Spano. "Bene farebbe
l'Assessore comunale a mettere la stessa foga che utilizza nel denunciare
presunte inadempienze della Provincia nello svolgere il suo compito,
probabilmente la nostra Città ne trarrebbe grande vantaggio". Le giustificazioni sui ritardi portate dal consigliere
provinciale algherese appaiono legittime e motivate dalle tradizionali
procedure della burocrazia
pubblica e da risvolti non certo porevedibili. Resta comunque l'interrogativo
di come una ditta abbia potuto vincere una gara di appalto pubblica se era
priva dei requisiti di legge.
( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
VIGILI DEL FUOCO A
FERTILIA Pericolo in via Pola, da una casa piovono calcinacci ALGHERO. Il patrimonio
immobiliare dello Stato, ora della Regione, a Fertilia continua a cadere a
pezzi. Ieri pomeriggio sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco del
distaccamento di Alghero per ripristinare le condizioni di sicurezza in un
palazzo di via Pola dal cui tetto sono caduti a terra calcinacci e un pezzo di
pluviale che da tempo aveva cessato le sue funzioni e attendeva soltanto di
essere rimosso. Ora ci hanno pensato i Vigili. Tra l'altro la copertura del
tetto dello stabile in questione è fatta di tegole ormai "ballerine"
che rischiano di precipitare al suolo. La precarietà strutturale dell'edificio
di via Pola, come del resto di tutto il patrimonio immobiliare, non è una
novità, lo sanno tutti, dal Comune alla Regione. Il passaggio dei beni demaniali
alla Regione e il successivo procedimento di trasferimento degli stessi
all'ente locale presuppone l'inizio di una imponente operazione di
ristrutturazione per la quale l'ente regionale avrebbe già disposto un
finanziamento di 2 milioni di euro. Ma anche questa procedura
sembra prigioniera della legnosa macchina della burocrazia pubblica e fino a oggi sul futuro dei beni demaniali di Fertilia
si registrano soltanto impegni, solenni quanto autorevoli e meritevoli di
credito, ma sempre e soltanto impegni. Ancora niente di concreto mentre gli
edifici continuano a cadere in pezzi e a rappresentare anche un pericolo per la
sicurezza pubblica. Sergio Ortu.
( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Milano Le
civiche benemerenze Da Enzo Biagi alla commessa Esselunga toto-candidature per
gli Ambrogini Un'area di 139mila metri quadrati cambia destinazione e il Comune
cerca alleati I privati nella Città del gusto l'Expo rigenera l'Ortomercato Il
sindaco alle donne: "Riprendiamo il controllo del cibo contro fame e
speculazioni". Nel 2015 un padiglione femminile TERESA MONESTIROLI Un
padiglione in rosa che ospiterà progetti sul tema "cibo e sicurezza"
realizzati dalle organizzazioni femminili. E una Cittadella del gusto ai
mercati generali, punto di raccordo di tutte le culture gastronomiche del
mondo, che resterà in eredità alla città anche dopo l'Esposizione universale.
Ad annunciare una sezione tutta al femminile all'interno dell'Expo 2015 è il
sindaco, Letizia Moratti, che ieri ha inviato una lettera a 50 giornaliste
italiane e straniere lanciando un appello a tutte le donne del mondo a
impegnarsi, tramite l'Expo, per riprendere il controllo sulla filiera
alimentare. "Care amiche - scrive il sindaco - il cibo non è una merce
come le altre da lasciare in balia del profitto e delle speculazioni: il cibo è
legato alla nostra vita, alla nostra terra e al nostro prezioso lavoro".
Poche righe per iniziare un percorso che si concluderà con il padiglione in
rosa nel 2015. "Questo progetto ha un obiettivo ambizioso - aggiunge il
sindaco - : riprendere il controllo del cibo per combattere la fame ma anche
per ristabilire il legame con la terra e con l'identità dei territori in cui
viviamo, proteggendoli da speculazioni". Sempre di Expo si è discusso ieri
al Festival internazionale dell'alimentazione dove è intervenuto, fra gli
altri, il direttore generale dell'Expo di Saragozza 2008, Blasco Jauregui, che
a Milano ha dato un consiglio: "Per gli spettatori dovrà essere
un'esperienza speciale che colpisce al cuore. Per gli organizzatori
un'occasione fin da subito di pensare a cosa nascerà dalle ceneri
dell'Esposizione". Un invito che ha raccolto Roberto Predolin, presidente
della Sogemi, raccontando il progetto della Cittadella del gusto e della salute
che nascerà all'Ortomercato. Un'area da 139mila metri quadrati destinata al
commercio e ai servizi, gestita dal Comune ma con la partecipazione dei
privati. "All'interno ci sarà un polo universitario
per la ricerca e l'innovazione, un centro di formazione con corsi di cucina e
una residenza per studenti stranieri - ha spiegato Predolin - . Ma vorrei anche
portare i binari del treno per il trasporto merci e una dogana per sveltire la burocrazia dell'importazione".
( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
C'E' UNA DERIVA
DEMOCRATICA Basta imprenditori illuminati Il governo della Regione ritorni alla
politica In questo momento la nostra isola ha bisogno di voltare pagina: non è
più il momento dell'uomo della provvidenza Credo che il corso
dell'imprenditoria politica sia finito. Il nostro Paese, così come la nostra
Regione, ha bisogno di voltare pagina, in termini politici, economici e
sociali. In tanti momenti di difficoltà - la storia ci insegna - la ricerca di
una nuova "alba" è stata affidata all'uomo della provvidenza, (chissà
perché mai a una donna?): al militare autoritario, al filosofo lungimirante,
all'animatore di folle, al magistrato irreprensibile, all'attore di successo,
all'intellettuale irriverente....all'imprenditore illuminato. Da tutti i danni,
sociali ed economici, causati da questi personaggi, (che rimangono grandi punti
di riferimento nel loro settore), nell'amministrare la cosa pubblica, si è
sempre risorti con la Politica. Einaudi, De Gasperi, Moro, Pertini, Berlinguer
sono solo alcuni degli uomini politici che, nati e cresciuti alla "scuola
della democrazia", hanno saputo porre rimedio alle cicliche derive
autoritaristiche che hanno interessato il nostro Paese. Con le dovute
proporzioni, e senza che il paragone possa sembrare irriguardoso, anche la
nostra regione sta vivendo un momento preoccupante di deriva democratica, mossa
dalla convinzione che il decisionismo di un uomo - mai una donna, ma il
concetto non cambia! - sia l'unica via possibile per uscire dalle situazioni
difficili. E' anche vero che la piccola politica degli ultimi lustri ha fatto
sì che la sfiducia si facesse strada tra la gente. Una politica di Palazzo
lontana dai problemi reali, autoreferenziale, ingorda, ignorante, il cui unico
interesse è stato quello di governare il bisogno. Più ignoranza uguale più
dipendenza politica; più sussidi uguale più dipendenza politica; più burocrazia uguale più dipendenza politica. Così come più autoritarismo
significa più controllo della politica, anche, e soprattutto, di quella libera
e capace. In definitiva è chiaro che è il sistema che non va! E allora cosa
fare? Torniamo alla Politica, torniamo alla Democrazia! E' la strada più
difficile ma è sicuramente quella che può garantire tutti. Se negli anni è
cresciuta la sfiducia nei nostri amministratori, la colpa non è del sistema
democratico, ma degli uomini è donne che hanno inteso il loro mandato come
esercizio di potere e non come servizio alla comunità. Una candidatura non
viene più intesa come onore di rappresentanza, ma come un concorso pubblico per
un posto ben retribuito, per alcuni, o come ricerca di ruolo sociale che il
denaro non è riuscito a dare per altri. Così si è fatta strada l'idea che solo
gli illuminati dalla notorietà e dalla ricchezza possano guidare il popolo
verso la notorietà e la ricchezza per tutti. Invece abbiamo bisogno di serietà,
pazienza, capacità ed esperienza. Riconquistare il piacere di seminare per
raccogliere, di costruire salde fondamenta su cui elevare un piano per volta,
di dare più che di ricevere, di essere stati utili agli altri e a se stessi
almeno in pari misura, di confrontarsi sempre di più ascoltando e rispettando
le esigenze e le idee degli altri. Una strada difficile ma sicura che nessun
uomo - o donna - solo/a al comando può percorrere in solitudine. Per questi
motivi abbiamo l'obbligo di ricercare e proporre, qui in Sardegna, tra i tanti
"vecchi" e "nuovi" Politici che hanno già dimostrato di
avere esperienza, capacità, serietà ed equilibrio, la miglior guida per un
governo regionale che democraticamente e collegialmente sappia ricostruire il
sistema politico, economico, e sociale della nostra regione. E se avremo la
capacità e l'umiltà di affidare questa scelta ai sardi, gran parte di questo
nuovo percorso democratico sarà già realizzato. * capogruppo dell'Udc in
consiglio regionale.
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
I
COMMENTI pag. 13 Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca
sono il potere, la burocra... Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare
la ricerca sono il potere, la burocrazia e la mancanza
di soldi.
( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Di Renato Barilli È
più che giusto che per protagonisti d'eccezione si colgano a volo le occasioni dei
centenari dalla nascita o dalla morte per metterne in scena grandiose
celebrazioni. Questa volta l'onore tocca all'architetto Andrea Palladio
(1508-1580), per il quale Vicenza, sua città d'elezione, ha predisposto
un'ampia rassegna, in Palazzo Barbaran da Porto (a cura di Guido Beltramini e
Howard Burn, fino al 6 gennaio, poi alla Royal Academy di Londra). Il Palladio
fu uno dei principali fondatori di una linea che potremmo legare al concetto
del moderno, in sé alquanto usurato, ma in questo caso esso va preso nel senso
secondo cui negli anni Venti del Novecento si ebbe appunto un fondamentale
Movimento Moderno, avente tra i vari membri anche il francese Le Corbusier, che
molto opportunamente, in mostra, è menzionato come uno degli ultimi eredi
dell'insegnamento da lui partito. In realtà, occorrerebbe fare un passo
indietro di circa altri cento anni e venire a Leon Battista Alberti, nato nel
1406, cui, in occasione del relativo centenario, si sono tributati omaggi a
dire il vero alquanto caotici, non nitidi e concentrati come questo riservato
al Palladio. E dunque l'erede diretto risulta meglio trattato rispetto al
progenitore. Ma appunto dall'Alberti al Palladio parte una tendenza
irresistibile che altra volta mi è piaciuto siglare con un'etichetta scandalosamente
anacronistica, quella di Minimalismo. Infatti essi hanno insegnato all'intero
Occidente che l'architettura poggia su un numero ridottissimo di elementi
primari, il pilastro, che sostiene l'architrave, con spigoloso e rigido angolo
retto; o in luogo del pilastro può entrare anche la colonna, ma già meno bene;
e certo vi sta pure l'arco, dono prezioso proveniente dall'arte romana.
Attraverso una oculata distribuzione spaziale di questi pochi dati strutturali
può venir fuori qualsivoglia edificio, ecco la grande lezione congiunta
proveniente dai due. Che però, ovviamente, l'hanno applicata in modi alquanto
diversi. L'Alberti non poteva non essere ligio ai canoni dell'Umanesimo, e
dunque, questa sua concezione della scatola elementare doveva essere rapportata
alle misure dell'uomo, venir concepita in modi raccolti e unitari. Il Palladio
invece, per questo verso più lanciato verso traguardi ulteriori della
modernità, non si sente vincolato al rispetto di quelle auree misure, e dunque
tende a prolungare senza limite la scatola, facendone una stecca, per così
dire, un edificio pronto a ospitare le complesse funzioni
della burocrazia o
dell'industria, gli alveari in cui l'individuo deve rassegnarsi ad essere
racchiuso. Ma in entrambi i casi alla base di tutto c'è una griglia, una
scansione implacabile di orizzontali-verticali. Naturalmente una mostra
dedicata a un architetto non può esibire le sue realizzazioni tridimensionali,
deve limitarsi a schizzi e abbozzi, possibilmente autografi, ed è quanto la
rassegna vicentina fa con abbondanza. Così, riesce perfettamente possibile
seguire la marcia risoluta del Palladio verso il moderno, che qui potremo
puntualizzare attraverso alcune tappe. Iniziando con Villa Pisani a Bagnolo, se
ne veda in particolare il retro, dove compare appunto la scatola, a pareti
lisce, sgombrate di ogni ornamento, anche Gropius avrebbe potuto firmare un
progetto del genere. Palazzo Chiericati, poco dopo, segna un passo più avanti,
a favore della nudità di una griglia strutturale, al punto che nelle ali
dell'edificio scompare la riempitura muraria, il pretesto di continuare il
corpo centrale dell'edificio con due verande aperte consente all'architetto di
lasciar cadere appunto il riempitivo, e l'ossatura dell'edificio può apparire a
nudo, quasi che egli potesse già valersi di pilastri in cemento armato. Un
altro dei tratti che il Vicentino eredita dall'Alberti, ed è di nuovo un segno
di avanzante modernità, di quella modernità che arriverà a condannare
l'ornamento "come un delitto", sta proprio nella riduzione del
ricorso a statue ornamentali. Queste ci sono, nella cimasa di Palazzo
Chiericati, ma come prolungamenti dello slancio verticale delle strutture
portanti, per ribadirlo, piuttosto che per nasconderlo. Ma veniamo alle
modalità con cui il Palladio affronta il tema vincolante delle facciate delle
chiese, portatrici di esigenze di culto da cui non è facile svincolarsi. Eppure
anche in questo caso egli parte da una sorta di scatola essenziale, magari
scandita lungo l'intera sua superficie dal motivo di colonne, però agili,
simili a putrelle metalliche. E poi, per ricavare sia il timpano della navata
centrale, sia quelli delle navate laterali, ovvero per interrompere il dominio
dell'angolo retto, il nostro grande progettista inserisce un dimezzamento, un
motivo in diagonale, il quadrato insomma viene diviso in due, ma mentalmente
l'osservatore può effettuarne un raddoppio, e restituire la totalità
dell'insieme. Questo il ritmo di scomposizione e immediata ricomposizione che
il Palladio applica ai due gioielli veneziani, S. Giorgio Maggiore e il
Redentore. Ma se si vuole ammirare la sua genialità all'opera, senza vincoli
utilitari, si vadano a vedere i suoi disegni per illustrare i campi di
battaglia, per esempio il dispiegamento delle legioni con cui Cesare andò alla
conquista della Gallia. Sono davvero composizioni allo stato puro, estensioni
illimitate di tanti moduli minimali che si associano in una grammatica al tempo
stesso libera e vincolante. ARCHITETTURA A Vicenza omaggio al grande artefice
che con Leon Battista Alberti schiuse le vie della modernità architettonica.
Soluzioni semplici e geniali con figure geometriche rielaborate ed essenziali
Andrea Palladio 500 Vicenza Palazzo Barbaran da Porto Fino al 6 gennaio
Catalogo Marsilio.
( da "Nuova Ferrara, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
IL PROCESSO
"Riproviamo a patteggiare" Investì e uccise un uomo, il legale risponde
alla vedova "Il patteggiamento? Lo riproporremo alla prossima udienza, il
16 dicembre", annuncia l'avvocato Giorgio Sorgato, "e si spera in un
clima completamente diverso". Le dichiarazioni di Anna Barbieri, vedova di
Cormac Page, 53 anni, insegnante privato di lingua inglese residente a
Pontegradella, morto in un incidente stradale nella notte del 14 marzo 2007
sulla Ferrara-Mare all'altezza di Corte Centrale, hanno spinto il legale di
Marco Calura, imputato di omicidio colposo per aver causato il sinistro, a
prendere carta e penna. Calura, ha accertato l'inchiesta, quella sera era stato
trovato positivo al test alcolimetrico con una concentrazione di alcol nel
sangue pari a diverse volte il limite ammesso. Non è vero, però, che sarebbe
stato il pm a rifiutare il patteggiamento, precisa l'avvocato. E' stato lo
stesso legale, spiega Sorgato in una lettera, "a richiedere il rinvio a
giudizio del proprio assistito in quanto il pm che aveva curato l'indagine non
era all'udienza. Il pm che lo sostituiva aveva ricevuto disposizioni per
applicare una pena che non era stata minimamente trattata e che al difensore
appariva eccessiva (1 anno e 8 mesi, ndr) se si tiene conto che il Calura si presentava a giudizio con buone credenziali e che il cospicuo
risarcito danno era la fatica di mesi e mesi di interventi presso uffici e
seguendo burocrazie che non sono previste da alcuna legge". Per un anno e
mezzo, racconta Sorgato, il legale ha "rincorso" l'assicurazione che
doveva risarcire il danno; alla fine ai parenti diretti sono stati versati
complessivamente oltre 400mila euro. Il risarcimento, puntualizza
Sorgato, era stato richiesto come condizione dal pm per accedere al
patteggiamento, che è stato quindi riproposto. Sulla misura della pena, però
"non intendevo - ribadisce l'avvocato - accettare diktat di sorta".
Il legale addita anche la condotta della vedova, Anna Barbieri: "Il 21
maggio 2008 si è presentata in udienza con un quadrino appeso al collo"
che incorniciava la prima pagina di un quotidiano "raffigurante la vettura
del marito fuoriuscita di strada. La scena si è ripetuta mercoledì scorso
davanti al gip Silvia Migliori". Nel processo è stata ammessa anche
l'associazione "Vittime della strada", presieduta dalla vedova di
Cormac Page. Pochi giorni fa, dopo l'udienza in cui è stato disposto il rinvio
a giudizio di Calura, Anna Barbieri aveva inviato una nota ai giornali
ringraziando i pm Castaldini e Volta per aver rifiutato ("prima volta in
Italia") il patteggiamento all'imputato.
( da "Nazione, La (Pistoia)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA PISTOIA pag.
6 "Chi bussa alla nostra porta deve trovare casa e famiglia" IL
VESCOVO di PATRIZIO CECCARELLI È UNA NOVITÀ per una Diocesi. Di solito sono gli
enti pubblici o le grandi società a presentare il "piano pluriennale di
indirizzo". Questa volta a farlo è la Chiesa di Pistoia, il documento in
questo caso si chiama "Programma pastorale diocesano" e traccia le
linee da seguire nel biennio 2008-2010. "Relazioni" è la parola
chiave del documento che il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, dopo una
condivisione preliminare e interna, propone a tutta la chiesa pistoiese:
sacerdoti, religiose e religiosi, diaconi, laici. Nelle 29 pagine, presentate
pubblicamente in Cattedrale e nel corso di una conferenza stampa, contenute in
un opuscolo che sarà diffuso in tutte le parrocchie, e che intendono essere una
guida nei rapporti interni alla Chiesa locale e nei rapporti fra Chiesa locale
e mondo esterno, il vescovo precisa di aver trattato solo gli argomenti
"di maggiore urgenza e di particolare fecondità per il nostro tempo".
SI TRATTA del primo atto di programmazione pastorale nella diocesi pistoiese da
molti anni: è anche il primo importante documento del vescovo Bianchi che,
arrivato a Pistoia nel dicembre
( da "Corriere Alto Adige" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Corriere dell'Alto
Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-10-19 num: - pag: 7
categoria: REDAZIONALE La crisi La Camera di commercio: ridurre i costi.
Imprese, debiti in crescita Ebner: "Si crei un Confidi unico"
Carlini: "Più controlli sulle banche" BOLZANO - "Non è più il
momento del campanilismo di settore, si trovi il modo di creare un Confidi
unico, forte con le banche, efficiente e meno costoso". è il monito di
Michl Ebner, eurodeputato e presidente della Camera di commercio di Bolzano,
che analizza i provvedimenti della Provincia per contenere gli effetti della
crisi finanziaria sull'Alto Adige. "In Europa è cambiato il vento -
prosegue Ebner -. Ci si è resi conto che un capitalismo fondato su titoli di
carta è fragile e senza futuro. Ben vengano, quindi, i controlli dei governi e
degli enti pubblici sui sistemi bancari e finanziari e sui loro prodotti. In
Italia, per fortuna, alle banche non è consentito fare l'imprenditore
acquisendo quote di controllo di aziende. In questa fase, gli interventi
statali e dei governi locali sono necessari. Vero, però, che le banche
altoatesine sono solide. La nostra provincia è in grado di superare la crisi,
ma occorre mettere da parte le rivalità di settore e collaborare, ad esempio, per
creare un Confidi unico, il cui capitale potrà essere rafforzato dalla
Provincia. Anticipare i programmi degli appalti pubblici? Sì, se si trova il
sistema legale di dar lavoro alle nostre imprese. Altrimenti è uno sforzo poco
utile". Intanto i dati diffusi ieri dalla Cgia di Mestre dimostrano che
l'indebitamento delle imprese verso le banche, in Alto Adige, dal 2002 al 2008
è cresciuto del 56,5%, più della media nazionale del 51,2%, con un importo per
ciascun azienda che raggiunge i 263mila euro (175mila la media nazionale).
Marco Carlini, presidente dell'Useb (il sodalizio che riunisce il mondo
economico di lingua italiana) non si fida troppo delle banche locali:
"Vero che sono solide, hanno liquidità sufficiente e non necessitano di
ulteriori garanzie provinciale, ma questo dipende dal fatto che hanno applicato
spread elevati e che cominciano, adesso, a stringere il cappio attorno alle Pmi
per rientrare subito dalle scoperture. Se proprio vogliono aiutare l'economia,
che rendano il favore degli spread più elevati rispetto ad altre province,
strategia che, negli anni passati, ha consentito ai nostri istituti di erogare
lauti dividendi agli azionisti. Ritengo saggio istituire un tavolo di vigilanza
sulle banche locali, affinché applichino spread competitivi. Per il resto,
tutti i provvedimenti annunciati dalla Provincia, dal rafforzamento dei Confidi
al piano degli appalti, dai Puc celeri alle erogazioni veloci dei contributi,
sono attuabili e credibili, oltre che utili". Condivide Helmuth
Innerbichler, presidente del Wirtschaftsring: "La Provincia sta adottando
tutte le misure che sono state suggerite dalle stesse associazioni di
categoria. Siamo consapevoli che il peggio deve ancora venire: il 2009 sarà un
anno terribile. Per questo abbiamo chiesto ai parlamentari
Brugger e Pinzger di fare pressione sul governo per ridurre la burocrazia e soprattutto il carico
fiscale su imprese e famiglie". Felice Espro 5 Consorzi fidi Sono i
Confidi oggi esistenti, di cui tre riuniti in una piattaforma e due autonomi
Eurodeputato Michl Ebner, presidente della Camera di commercio.
( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
CARRARA pag. 7
"Non fateci crescere i figli in questo totale degrado" APPELLO
FAMIGLIOLA CERCA UNA CASA DIGNITOSA: "VENITE A VEDERE, QUI A
CAINA..." IL LORO conto alla rovescia è cominciato. L'inverno è alle porte
e, per chi abita a Caina, è sempre un po' più freddo. Lo sanno bene Ezio
Passani e Ilaria Ricci (nella foto con i figli) che, dopo tante promesse più o
meno elettorali, sono ancora lì ad aspettare che qualcuno li aiuti a trovare
una sistemazione alternativa. Per evitare ai loro figli un altro inverno in
quella casa. Gelida, umida, troppo piccola per quattro persone. Sono costretti
a dormire tutti insieme nella stessa stanza, Ezio, Ilaria e i piccoli Samuele e
Michele. Circondati dalla muffa: sulle pareti, nei materassi, sui vestiti
lasciati in giro. Quando le temperature scendono, usano una stufa elettrica che
però non riesce a riscaldare l'ambiente. I piani di sopra, del resto, sono
disabitati e le finestre degli appartamenti divelte: qualcuno le ha bruciate
nelle vecchie stufe a legna delle case popolari. PRESTO in casa ci sarà la
guazza: d'inverno il pavimento è sempre bagnato e i cuscini del divano quasi
fradici. Ezio e Ilaria vogliono andar via da Caina per far crescere i loro
figli, di 12 e 8 anni, lontani dal degrado. Chiedono una
casa popolare "normale", disponibili a pagare regolarmente l'affitto.
Ma ci sono il regolamento, la graduatoria, i diritti acquisiti da rispettare?
Tutto vero. Però, a vedere quella casa la burocrazia è da mandare direttamente in sosoffitta.
( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del
19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
MUTILATI E INVALIDI.
L'Associazione presenta al sindaco una guida Eliminare le barriere Anche
Palladio aiuta Variati: "È uno sprone per fare di più"
Roberto Luciani "Tra tutte le iniziative legate alle celebrazioni
palladiane, questa è la più bella". Invitato dall'Associazione nazionale
mutilati e invalidi civili di Vicenza alla presentazione di "A spasso con
Palladio... guida ad una Vicenza accessibile", il sindaco Achille Variati
si lascia scappare una promessa: "Consegnerò a tutti gli assessori e ai
consiglieri comunali questo libro, che è una pubblicazione di civiltà e uno
sprone per tutti a lavorare per migliorare". Promosso dunque a strumento
di lavoro, non male per un manuale turistico. Ma qualche polemica non è
comunque mancata. PALLADIO IN CARROZZINA. E non solo Palladio. Un lavoro
certosino quello dell'Anmic; e se il presidente Paolo Polazzo ricorda che il
diritto alla mobilità e alle pari opportunità deve tendere all'abbattimento
delle barriere architettoniche e culturali, anche per trasformarle in risorsa
economica, l'architetto Roberto Rabito racconta metodologia, percorsi e
difficoltà di un viaggio che inizia alla stazione e si snoda per 240 pagine
eleganti, ricche di foto e scritte in italiano e inglese, ma anche spietato
nelle sue annotazioni. Un libro che curiosamente sembra la sintesi della
cronaca recente di Vicenza, con la Basilica Palladiana e Mc Donald a dividersi
lo scettro di luoghi totalmente accessibili. Il primo, per ora, soprattutto
sulla carta; ma Variati assicura: "Già oggi, che è ancora un cantiere, è
visitabile anche in carrozzina". Stampato in oltre 3000 copie e
distribuito alle sedi Anmic di tutta Italia, agli uffici turistici e alle
maggiori associazioni europee di disabilità, l'opera fotografa nei dettagli, a
volte anche di qualche centimetro, tutte le difficoltà che un disabile motorio
incontra nelle sue visite. Fra luci e ombre la situazione degli edifici
storici; drammatica invece quelli dei bar, quasi tutti privi di bagni per
disabili. Meglio nei ristoranti, con i "Tre Visi" a misura di carrozzina.
SUGGERIMENTI E POLEMICHE. Entrambi provenienti dal mondo dei non vedenti. Pur
con annotazioni al riguardo, il libro è per loro inaccessibile. Ma a
preoccupare di più è la realtà. "A Vicenza, fuori dalla stazione, mancano
cartine tattili, segnali che indicano l'inizio e la fine di marciapiedi,
segnalazioni cromatiche per ipovedenti. E stiamo parlando di cose previste con
gli oneri di urbanizzazione. Manca una mappa dei parcheggi riservati, che aiuti
chi viene da fuori a trovare sosta. Ma, soprattutto, che fine ha fatto il Piano
per l'eliminazione delle barriere architettoniche? È da un
anno che l'assessore l'ha dimenticato; e c'è un dossier di cose da fare".
Iniziando magari da quei
( da "Corriere Adriatico" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Annuncio choc di
Agostini che critica pure il conguaglio di 15 milioni alla Provincia di Fermo
"I fondi per la Mezzina non ci sono più" ASCOLI Il Piceno destinato a
rimanere a secco di finanziamenti governativi per infrastrutture. E ad essere a
rischio, in primis, saranno la Mezzina e la A14 (terza corsia da Pedaso a Porto
D'Ascoli o arretramento che sia). Ad affermarlo è l'onorevole Luciano Agostini
che ha puntato l'indice contro la maggioranza di governo. "In una
situazione economica stagnante e che si prevede in recessione da qui ai
prossimi mesi ha affermato il deputato del Pd - invece di impegnarsi a produrre
investimenti, il governo Berlusconi risponde con un taglio lineare in tutti i
settori, tra cui la scuola. Se a questo aggiungiamo che i fondi tagliati alle
infrastrutture per effetto del taglio dell'Ici non verranno ripristinati, nel
2009 non arriverà alcun finanziamento per le infrastrutture locali, quali
Mezzina e A14". Il deputato non si è sottratto nel dire la sua sulla divisione
della Provincia: "Non sono assolutamente d'accordo che si continuino a
spendere soldi pubblici per creare casematte della burocrazia. La legge che istituisce la
nuova Provincia di Fermo è sbagliata, i cui costi non possono ora ricadere su
questo territorio. Il Pd ha cercato, rispondendo ad una coalizione che ha
deciso di trattare sul conguaglio in beni immobili da dare ai fermani, di
limitare al minimo tale conguaglio, sull'esito del quale poi ognuno si assumerà
le proprie responsabilità. Ma se qualcuno mi chiedesse di impegnarmi
nell'andare a trovare soldi a Roma per sovvenzionare tali scelte, non mi
troverebbe assolutamente d'accordo". A Roma l'onorevole ha presentato due
proposte di legge, legate al mondo agricolo. "Due proposte di legge
significative che hanno trovato ampia condivisione in sede di Commissione
Agricoltura ha spiegato Agostini - di cui la prima riguardante l'agricoltura
biologica, un settore su cui si è puntato molto sul territorio regionale, ma
che ha bisogno di un sostegno circa le filiere della trasformazione e
commercializzazione dei prodotti. Oltre quindi ad introdurre la certificazione
in ambito nazionale, con la creazione di veri e propri marchi identificativi,
la nostra proposta prevede anche la costruzione di Distretti Biologici, al fine
di dare maggiore valore aggiunto a tali prodotti. La seconda proposta di legge
che abbiamo presentato riguarda invece i prodotti alimentari a km. 0: la cosi
chiamata filiera corta', con cui da un lato evitare la circolazione eccessiva
dei prodotti e quindi dei mezzi di trasporto, e dall'altro sostenere
finanziariamente regioni e comuni per mettere a disposizione spazi adeguati di
vendita". Spazio infine alla pesante critica sulla riforma Gelmini, nel
mentre sul territorio è tutto un proliferare di iniziative pubbliche ad opera
di insegnanti e genitori. "Con questi tagli utili per fare cassa il
pensiero di Agostini e Mandozzi -, il governo ha messo in atto una volontà di
ridurre le potenzialità della scuola pubblica. Saranno 150 mila gli insegnanti
in meno, con i Comuni più piccoli, come quelli del nostro entroterra, costretti
a subire le conseguenze più dolorose, susseguenti al nuovo dimensionamento
scolastico deciso: chiusura e accorpamento di scuole con meno di 50 alunni,
chiusura ed accorpamento di direzioni didattiche e istituti comprensivi sotto i
500 studenti iscritti. Con il Piano di dimensionamento che la regione Marche
(la quale ha già impugnato il provvedimento ricorrendo alla Corte
Costituzionale, ndr) è chiamata ad approvare entro il 30 novembre". PIERO
LUCIANI,.
( da "Sicilia, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Sindaci e associazioni
Pronte le controdeduzioni al Piano regionale delle Cave Calatafimi. Una presa
di posizione di "Libera" a proposito dei disagi delle famiglie dei
diversamente abili di Calatafimi Segesta rimaste senza assistenza domiciliare,
dal novembre 2007, da parte del Comune. "Libera" ha chiesto di
poterne parlare col sindaco Ferrara, ma questi non si è presentato ad un primo
incontro fissato per il 29 settembre, presente anche il Consiglio comunale. Un
secondo incontro è stato fissato per il 6 ottobre e stavolta si è svolto col
sindaco presente. Il sindaco ha sostenuto di non avere "abbandonato"
nessuno ed ha spiegato che quel servizio domiciliare, successivamente
interrotto, non è stato erogato con i fondi comunali e che questo non è
possibile neanche in futuro. "L'assistenza ? ha detto Ferrara ? ha avuto
corso grazie ai progetti "Insieme" e "Luce" finanziati
dalla Regione, alla scadenza si voleva dare continuità ci si era attivati ? ha
spiegato ? ad oggi i ritardi sono da addebitare alla burocrazia regionale". L'invito di
"Libera" all'amministrazione è quello di comprendere che non si è
dinanzi ad un problema, "ma a dei veri e propri drammi". La
sollecitazione è quella di recuperare i ritardi e preoccuparsi di vedere di far
riprendere il servizio con i fondi comunali come durante l'incontro
l'amministrazione comunale pare abbia detto di volere fare.
"Libera" ha spiegato poi il suo intervento, "per dare sostegno a
chi non ha voce, a chi è più debole, a chi ha avuto un diritto negato". L.
S.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
BUROCRAZIA
Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale Dopo 18 anni stanno ancora
attendendo la restituzione delle tasse non dovute. E così l'associazione degli
artigiani minaccia di ricorrere alle vie legali per ottenere giustizia.
"E' francamente inaccettabile. Il Fisco chiede, anzi pretende, dai contribuenti, siano
essi cittadini oppure imprese, la massima attenzione a una scandalosa pletora
di norme, il massimo rispetto delle scadenze fiscali, contributive, ecc.,
carica di persanti interessi le somme che non dovessero venire versate nei
termini previsti. Ma quando si tratta di restituire denaro incassato in
eccesso, ecco che quelle stesse regole non hanno alcun valore. Dopo 18 anni di
inutile attesa ci sono imprese che devono ancora riscuotere il rimborso dell'Ilor
relativa agli anni fiscali 1989-90 e versata negli anni '90 e 91".La
denuncia è del presidente di Confartigianato imprese Pordenone, Silvano
Pascolo, che ha deciso di rendere pubblico quello che si può definire "un
vero e proprio scandalo" e che coinvolge alcuni imprenditori iscritti
all'associazione. La vicenda risale agli anni 90, quando Confartigianato ha
presentato le istanze di rimborso dell'Ilor versata in acconto o a saldo, sulla
base di nuove norme entrate in vigore. Come previsto, le istanze sono state
depositate entro 18 mesi dall'avvenuto pagamento al Centro servizi di Venezia.
Decorso il termine di 90 giorni del silenzio-rifiuto (in assenza di esplicita
risposta l'istanza si riteneva respinta), l'associazione nel '
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Le fotografie che
fanno parte degli album e degli archivi familiari degli emigrati negli Stati
Uniti sono rappresentative della volontà di conservare una memoria visiva di
vicende che legano indissolubilmente l'America, che per loro ha rappresentato
una nuova frontiera oltre l'Oceano, alla piccola regione del centro dell'Europa
dalla quale sono arrivati. Sono immagini del passato, conservate gelosamente,
con l'orgoglio di chi vuole tramandare alle generazioni future una storia fatta
di momenti difficili, ma anche di piccoli eventi lieti e importanti per la vita
familiare, una memoria dei fatti salienti e delle persone che meritano di
essere ricordate. Questo genere di fotografia solennizzare, infatti, i riti ed
in generale i momenti di passaggio che determinano un prima e un dopo nella periodizzazione
delle storie di vita delle persone.Le immagini sono state selezionate alla fine
di un percorso di ricerca che ha interessato, nell'ambito del progetto Ammer
(Archivio multimediale della memoria dell'emigrazione regionale), cinquanta
famiglie originarie del Friuli Venezia Giulia, dell'Istria, di Fiume e della
Dalmazia che in periodi diversi sono emigrate negli Stati Uniti. In particolare
i materiali fotografici sono stati forniti da famiglie residenti in nove Stati:
Florida, Illinois, Indiana, Maryland, Michigan, New Jersey, New York,
Pennsylvania e Virginia.Le fotografie che, esposte nei portafotografie,
incorniciate e appese al muro o chiuse nei cassetti, hanno fatto parte della
quotidianità delle persone che le hanno gentilmente messe a disposizione, sono
state digitalizzate e vengono ora presentate a partire da quelle che hanno
avuto il compito di ricordare la patria lontana.Fotografie portate in valigia
che occupano poco spazio nel bagaglio degli emigrati ma che, una volta
raggiunti gli Stati Uniti, colmano un'enorme distanza fisica e un grande vuoto
affettivo, che si fa sentire soprattutto nei primi momenti dell'inserimento in
una realtà nuova. Fotografie che vengono guardate la sera nelle boarding houses
prima di andare a dormire. Mogli, figli, fidanzate, genitori, parenti e amici
lasciati da poco e di cui si sente una grande nostalgia.Ma, con il passare del
tempo, a queste fotografie se ne aggiungono altre, sempre provenienti da
"casa". Chi è rimasto le invia per comunicare, nella forma più
efficace, i fatti recenti. Soprattutto nascite, matrimoni e funerali. Ritratti
di figli nati in assenza del padre che fa la loro conoscenza attraverso una
fotografia. Come del resto i bambini che, una volta cresciuti, riconosceranno
il genitore quando lo vedranno per la prima volta in carne ed ossa sulla
banchina del porto.Le fotografie servono per informare sul lento fiume della
vita che scorre nei paesi di provenienza. Ai ritratti individuali o di gruppo
che raccontano vicende familiari vengono inframezzate vedute che documentano un
paesaggio in cambiamento, o fotografie che testimoniano avvenimenti importanti
per la storia locale. Le fotografie del viaggio in nave sono molto importanti
per definire il passaggio di condizione. Nel caso degli Stati Uniti si tratta
di un viaggio abbastanza breve, quasi sempre privo di scali. Ma nonostante
questo c'è il tempo per festeggiare, per farsi ritrarre con l'immancabile
salvagente che identifica la nave che li sta trasportando verso una "nuova
vita".La comunicazione viaggia con le fotografie nelle due direzioni e
dagli Stati Uniti partono quelle che spesso sono fittamente annotate sul verso
con le notizie della salute, del lavoro e con gli aneddoti curiosi e
divertenti. Come nel caso dei friulani che vogliono emulare le straordinarie
capacità di Primo Carnera nella "lotta alla boxe". Le immagini
dell'American way of life, del nuovo benessere, dell'automobile, del
frigorifero e, in seguito, della televisione forse talvolta celano qualche
sentimento di rivalsa, ma nella maggior parte dei casi raccontano semplicemente
un mondo molto diverso da quello che si è lasciato.Quando poi avviene il
ricongiungimento familiare, quando, certi di poter garantire un futuro alla
propria famiglia si richiamano i propri cari, allora le fotografie
restituiscono la complessità di una società americana. La scuola, il lavoro, lo
svago, le vacanze diventano i protagonisti.La scuola come veicolo
d'integrazione. I figli degli emigrati giunti in giovane età o nati negli Stati
Uniti bruciano le tappe. Utili, grazie alle loro acquisite capacità
linguistiche, a risolvere piccoli e grandi problemi delle
loro famiglie che si devono confrontare con le difficoltà della burocrazia, li ritroviamo con cadenza
annuale nelle fotografie di classe o in occasione del conseguimento del
diploma.Gli emigrati si fanno strada nel mondo del lavoro e se prima le
fotografie li vedono impegnati in mansioni umili, poi testimoniano un'ascesa
nella scala sociale. Diversamente dall'Italia, dove erano
prevalentemente impegnate nei lavori domestici o agricoli, le donne fanno il
loro ingresso in fabbrica o in altri luoghi di lavoro.Per tutti, nonostante i
duri ritmi di lavoro, c'è la giornata di meritato riposo. È il momento giusto
per fare delle fotografie. Con la diffusione degli apparecchi portatili, tutti
ora hanno la possibilità di scattare una fotografia ricordo. A New York
prevalgono quelle sul tetto degli edifici, dove a fare da sfondo ci sono i
grattacieli, o quelle a Central Park. Dapprima concentrati a Manhattan in un rettangolo
di strade a partire dalla ventesima, in corrispondenza con la prima e la
seconda Avenue, in seguito i friulani, ma nel secondo dopoguerra anche i
giuliani e i dalmati, si trasferiscono in quartieri più periferici e
puntualmente le fotografie ci fanno vedere le case con i giardini e i
cortili.Uno spazio importante è occupato dalla vita comunitaria. Sia che si
tratti delle associazioni di categoria dei lavoratori, in particolare di quelle
del terrazzo e del mosaico che hanno la loro origine nell'ambiente degli
emigrati dal Friuli Occidentale, sia dei sodalizi degli emigrati, le fotografie
dei gruppi sono popolate di persone che si incontrano periodicamente per
perpetuare le tradizioni della propria terra.
( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
RUGBY SERIE A La
Zhermack senza gli stranieri La Zhermack arriva alla prima partita interna della
stagione senza nessuno dei tre nuovi stranieri. L'apertura argentina Juan Cruz
Rigal ha un problema muscolare, ma dovrebbe farcela per domenica prossima; la
terza linea neozelandese Brigham Nordstrom ha uno stiramento e starà fuori per
due settimane; invece il centro argentino Juan Araoz è in attesa dei documenti
per essere tesserato come comunitario: questione di giorni ma c'è di mezzo la burocrazia. Per il battesimo interno 2008-2009 nel Girone 2 della serie A,
il XV di Pierpaolo Tellarini si trova di fronte al Cammi Calvisano
"A": fischio d'inizio alle 15.30, arbitra Blessano di Treviso. A
parte gli stranieri, tutti gli altri sono a disposizione eccetto Melotto e
Munerato che durante l'estate si sono aperati alla spalla: il primo
dovrebbe rientrare per fine novembre, tempi più lunghi per il secondo; fuori
anche Colombo.Conosce il Cammi Calvisano? "So qualcosa - precisa Tellarini
-: avremo di fronte una squadra molto forte e prestante fisicamente, un XV che
potrà contare su continui travasi con giocatori della prima squadra che in
certi ruoli sono di qualità certa. Per questo motivo le incognite sono
molte". La sua squadra, visto che è stata rinviata la prima di campionato
con il ripescato Colleferro, potrebbe risentire ancora, come domenica scorsa a
Treviso contro il Benetton, di una certa mancanza proprio del ritmo partita?
"Penso di no - aggiunge Tellarini - perchè in settimana abbiamo lavorato
molto bene: la disponibilità dei ragazzi negli allenamenti è stata notevole per
cui sul versante della tenuta non dovremmo avere problemi. Tutti hanno voglia
di riscattare la sconfitta di Treviso per regalare al nostro pubblico una
vittoria che ci farebbe molto bene". Tellarini annuncia questo XV: in
prima linea Alessandro Tellarini, Bonini e Brancalion; in seconda De Gaspari e
Michelotto; le terze linee saranno Oliviero, Avanzi e Aggio; mediano di mischia
Pultrone, all'apertura Lodi; ali Pagliarini e Tinazzo; centri Centorrino e De
Gasperi; estremo Zanconato. Partono dalla panchina: Fanchin, Casello, Boraso, Zarattini,
Greggio, Candian e Ronconi. Domenica prossima trasferta contro il Vibu Noceto;
di nuovo in casa il 2 novembre contro l'Antares Benevento.Paolo Aguzzoni.
( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
LIGNANO
Manca ancora la variante per caserma dei carabinieri e pronto soccorso
Burocrazia in agguato per due opere LignanoDue nuove strutture (caserma dei
carabinieri e centro di pronto soccorso), da tempo programmate a Lignano in
un'area di proprietà dell'Efa, rischiano di subire molti ritardi causa alcune
procedure burocratiche. Lo afferma il consigliere di opposizione Luca Fanotto in una
interpellanza presentata al sindaco e che sarà oggetto di discussione nel
prossimo consiglio comunale.Secondo Fanotto i tempi a disposizione
dell'amministrazione per l'approvazione della prevista variante urbanistica e
alla stipulazione dell'accordo di programma sono ristretti. Ulteriore problema
è posto da una lettera inviata dalla Direzione regionale alla pianificazione -
si legge nella nota - al Comune dove lo strumento dell'accordo di programma
viene ritenuto inidoneo per la realizzazione delle due opere. Infatti la
variante 37 al piano regolatore prevede già nelle sue norme la cessione
dell'area di proprietà Efa al Comune da concretizzarsi nel momento della
predisposizione del piano attuattivo per l'Efa.Gli accordi preliminari
prevedevano il via esecutivo entro due anni dalla stipula e che scadrebbero l'8
maggio del prossimo anno. Rendere esecutiva una variante al piano urbanistico e
la stipulazione dell'accordo di programma richiede i suoi tempi che, secondo
Fanotto, oramai sono agli sgoccioli. L'interpellanza del consigliere di
opposizione cita una infinità di dati ponendo al sindaco una serie di domande
molto dettagliate sui motivi di tali ritardi. Pertanto il Comune potrebbe
rischiare di perdere i contributi regionali per costruzione opere pubbliche
(4.352.000 euro per la sola caserma dei carabinieri) e di dover inoltre pagare
all'Efa, la somma di 648.440,92 euro per non aver dato seguito all'accordo di
programma. Le opere sono ritenute indispensabili per far fronte alle esigenze
estive, quando la località ospita oltre 200 mila presenze giornaliere. Enea
Fabris.
( da "Stampa, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
MEZZANA. ACCOGLIERA'
18 OSPITI Dopo 40 anni d'attesa apre la casa di riposo A Mezzana la casa di
riposo apre i battenti dopo quasi quaranta anni di attesa. "Il primo
lascito risale addirittura al 1970 - spiega il sindaco Alfio Serafia -. I conti
sono presto fatti, è un'opera che è partita 38 anni fa e con i classici tempi
all'italiana è giunta fino ad oggi". La struttura potrà ospitare fino a 18
persone e sarà gestita dalla cooperativa Anteo. Al primo piano dell'edificio
sorgerà una vera e propria Rsa, dedicata agli anziani non autosufficienti,
mentre sono state allestite nove stanze doppie al secondo piano dove saranno
accolte le persone autosufficienti. "La struttura è a disposizione di
tutto il Mortigliengo - sottolinea il sindaco di Mezzana -. Invitiamo sin da
subito anche le associazioni a prendere parte a questo progetto collaborando
con visite periodiche agli ospiti". Il primo cittadino di Mezzana vuole
poi ricordare Adele Mora, la vera fautrice della casa di riposo: "Senza i
suoi lasciati non sarebbe mai stato possibile giungere alla fine di questa
opera che sembrava davvero interminabile". Tutto quindi è pronto per
partire. Il primo ospite arriverà lunedì. "Anche gli ultimi dettagli sono
stati sistemati - conclude Serafia -. Le stanze sono state
arredate, avremmo voluto aprire prima, ma la burocrazia si è messa di mezzo". Se a Mezzana apre la casa di riposo
c'è da registrare la chiusura del micronido. "E' una struttura voluta
dalla precedente amministrazione che non ha avuto il riscontro sperato - spiega
Serafia -. Avevamo un solo ospite. Ho effettuato una ricerca ad ampio
raggio da Cossato alla Valsessera per cercare i bambini che erano rimasti fuori
dalle liste, ma non c'è stato verso. La gente non vuole che il proprio bambino
venga portato a bordo di uno scuolabus da una parte all'altra del
Biellese".
( da "Punto Informatico" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Roma - Centinaia di
migliaia di persone hanno firmato per la sua abolizione, in moltissimi da anni sbattono la testa contro la burocrazia del Canone RAI della quale nessuna istituzione si assume la
responsabilità, la stessa RAI si avvantaggia di una situazione di totale caos
normativo e di quello che più volte è stato definito scaricabarile
istituzionale. Tutto questo secondo ADUC, l'Associazione che ha per prima
promosso una grande indagine sulle verità nascoste del Canone, non può
che condurre ad una soluzione: disdire il Canone. Ed è quindi partita nelle
scorse ore la campagna ADUC Disdici il canone Tv, con il sottotitolo "per
ristabilire la legalità". A detta dell'Associazione degli utenti e dei
consumatori le istituzioni non rispettano la legge, e le accuse vanno dal
mancato insediamento della commissione parlamentare di vigilanza RAI fino alla
mancata pubblicazione delle consulenze esterne e dei compensi RAI fino, ancora,
a comportamenti considerati vessatori nei confronti di cittadini che abbiano
disdettato il canone, passando poi per le celebri lettere di richiesta del
pagamento del canone ("richieste intimidatorie", specifica ADUC) fino
al comportamento lesivo dei diritti di incaricati RAI nelle case degli utenti.
Su tutto questo, insiste ADUC, si innesta il fatto che da due anni il ministero
delle Comunicazioni, oggi Sviluppo Economico, non risponde alle interrogazioni
parlamentari sulla questione, l'Agenzia delle Entrate non sa definire su quali
apparecchi vada pagato il canone e la RAI, che richiede il pagamento del Canone
anche per apparecchi non televisivi. A rendere il tutto ancora più paradossale,
segnala ADUC, la "mancata attuazione della legge che prevede l'esenzione
dal canone per i cittadini ultrasettantacinquenni con reddito minimo". Da
qui, evidentemente, segnala ADUC, la necessità di una reazione dei cittadini.
"Fino a quando non sarà ristabilita la legalità - scrive l'Associazione
nel manifesto della campagna - lanciamo l'iniziativa Disdici il canone
Rai". "Non chiediamo ai cittadini di smettere di pagare con scioperi
o altro, in quanto sarebbero sanzionati - specifica ADUC - Li informiamo su
come disdire il canone legalmente, attraverso la richiesta di suggellamento
della propria tv (un impegno a non guardare i programmi televisivi)". La procedura
richiede alcuni passaggi a partire dalla compilazione di un modulo messo a
disposizione da ADUC. Che specifica anche come, se la richiesta di disdetta
viene inviata entro fine anno, allora "dal 1 gennaio 2009 il canone non
sarà più dovuto". "Nonostante sia praticamente impossibile per le
autorità verificare se qualcuno utilizza o meno il televisore suggellato -
conclude ADUC - invitiamo chi lo farà a rispettare la legge, così come
dovrebbero fare le istituzioni".
( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Un esercito
di ombre condannate ad un limbo: quasi nessuno torna a casa "Parliamo di devianza
giovanile e a esondare è la devianza degli adulti" "Bruciamo una
generazione, confondendo l'autodistruzione con la normalità" Non esiste un
albo dei minori in cerca di genitori, né un censimento delle strutture Abusati,
violentati, picchiati. Sono 50mila i minori abbandonati in Italia, la maggior
parte nel Sud. Così, mentre l'adozione è un terno al lotto, le comunità si
riempiono di bimbi. Condannati alla solitudine (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL
NOSTRO INVIATO giampaolo visetti Mancano le immagini della bambina lasciata
morire di fame, legata al passeggino, o di quella uccisa dal freddo in una
baracca dove il padre girava film porno. Impossibile ritrarre adolescenti e
bambini che non parlano, o non sentono, dopo essere stati massacrati di calci.
Centinaia, dopo anni di litigi feroci tra i genitori, o testimoni di omicidi in
famiglia, sono scossi dalla follia. I figli disabili poi, paraplegici, o down,
non li vuole nessuno. "Parliamo di devianza giovanile - dice Maria Grazia
Bacco, direttrice dell'associazione Nostra Famiglia - e non ci accorgiamo che a
esondare è la devianza degli adulti. Un equivoco fatale". Una spaventosa
nuvola oscura, solo intuibile, passa così sopra le campagne fertili della
Puglia e travolge la distrazione italiana. Montagne di documenti, nei tribunali
per i minorenni di Bari, o di Lecce, certificano il tumore che consuma il Paese
più invecchiato d'Europa: la famiglia è allo stremo e i figli, senza cure, sono
le sue prime vittime. Dietro la rimozione collettiva della realtà, un paradosso
terribile. Siamo la nazione europea, tolto l'Est, con più minori abbandonati, o
in abbandono. Con più adolescenti imbottiti di psicofarmaci, con più bambini
vittime di violenza, con più comunità di accoglienza, con più sentenze di
affidamento e con il numero maggiore di coppie in attesa di un'adozione
internazionale. Ma siamo anche lo Stato Ue con il numero più basso di adozioni
nazionali, con la minor spesa per i minori da parte di Regioni e Comuni, con la
percentuale più bassa di assistenti sociali, consultori per la famiglia e
giudici minorili. La Puglia, dopo la Sicilia che non diffonde alcun dato, è la
regione più colpita. Il Meridione produce quasi la metà dei minorenni costretti
a crescere fuori dalla famiglia naturale. Un esercito di ombre condannate ad un
limbo: quasi nessuno torna a casa. "Dobbiamo uscire dall'ipocrisia - dice
a Bari il sociologo Giuseppe Moro - e sollevare il velo che nasconde il dramma
che ci fa vergognare. Oltre 50 mila bambini e ragazzi italiani non hanno
genitori che li seguono. è una massa che aumenta grazie al disinteresse
generale. Per la prima volta gli adulti scaricano sui giovani la propria paura,
la rinuncia a responsabilità e progetti, la totale incapacità educativa.
Bruciamo una generazione, confondendo l'autodistruzione con la normalità".
Una settimana tra i nuovi orfani, figli di genitori falliti, chiarisce la
dimensione del disastro. A sette anni dalla chiusura ufficiale degli
orfanotrofi, le comunità scoppiano di bambini e adolescenti. Le famiglie in cerca
di adozione si moltiplicano. Eppure i due mondi non si incontrano. Non esiste
un albo dei minori in cerca di genitori. Non esiste un elenco degli adulti
pronti ad accoglierli. Non esiste nemmeno un censimento delle strutture. I
numeri non sono mai certi: ogni fonte fornisce dati diversi, vecchi, o frutto
di stime. Decine di rapporti, centinaia di convegni, migliaia di libri, coprono
una realtà imbarazzante: regna il caos. Famiglie e minori sono lasciati soli. I
tribunali scoppiano. Inesistenti i controlli sulla qualità delle comunità,
garantita da semplici autocertificazioni. Centinaia di comuni, per risparmiare,
non hanno nemmeno un assistente sociale. La riforma del 2001 è stata ignorata.
Un'omertà surreale avvolge un'emergenza cruciale. "Il disagio - dice lo
psicologo dell'adolescenza Saverio Abruzzese - peggiora. Anticoncezionali e
aborto non risolvono il problema dei figli non voluti. La precarietà devasta
genitori immaturi e la famiglia allargata si disintegra. è tempo di aprire gli
occhi sul mistero di una società che distrugge i figli che genera. E di
prendere atto che gli strumenti giuridici non sono adeguati al profilo nuovo
dell'emergenza". Un risveglio choc. Come se l'Occidente avesse concluso
che i pochi bambini che ha, in ultima analisi, non servono più. L'adozione è
fallita. I neonati italiani abbandonati sono una rarità. I bambini adottabili, dopo 5 anni di estenuante burocrazia, sono troppo grandi, o troppo malati. Non li vuole più nessuno.
Anche l'affidamento, degenerato in parcheggio a tempo indeterminato, non
funziona. Introvabili le coppie disposte ad occuparsi di un figlio altrui e
della sua famiglia naturale, dimenticata dall'assistenza. Per questo
quasi 20 mila italiani, pagando tra i 7 e i 30 mila euro, cercano un figlio all'estero.
Si può scegliere: età, colore, lineamenti. Un sogno per ricchi, amore e status
symbol. Un abisso: 3621 adozioni internazionali nel 2007, contro 197 nazionali
e 10 mila minori italiani finiti invece nelle comunità. Dovrebbero restare due
anni al massimo: escono dopo venti. "La tragedia - dice Franco
Occhiogrosso, presidente del tribunale dei minorenni di Bari e padre
dell'"adozione mite" - è che non si capisce più se gli italiani amano
oppure odiano i figli. Se li vogliono, oppure no e perché. Stiamo perdendo
troppo tempo e troppi ragazzi. Un ritardo di trent'anni sul resto d'Europa. In
tribunale finisce la povera gente, ma è il ceto medio ad essere travolto dalla
sua crisi. Dobbiamo tagliare i tempi per delineare un destino a migliaia di
minorenni". Il fallimento, al Sud, è spietato. Tra Brindisi e Foggia, la
sera, i vigili urbani scaricano bambini abbandonati nel territorio del Comune
vicino. I sindaci non vogliono impegnare il bilancio per mantenere i figli dei
braccianti immigrati. Le rette, negli ex orfanotrofi che hanno rifatto gli
arredi e diviso le società per fingere di avere meno ospiti, oscillano tra i 70
e i 300 euro al giorno. Otto euro, invece, il contributo per un affido in
famiglia. Centinaia di ragazzi vengono dimenticati nelle comunità più
economiche. Quando diventano maggiorenni, alle superiori, gli aiuti cessano.
Città e paesi senza psicologi, assistenti sociali, centri diurni. Scomparsi i
servizi che curano i minori colpiti da malattie psichiatriche. Senza donazioni
e carità, centinaia di strutture chiuderebbero. Gli educatori non devono
esibire alcun titolo, né superare un esame. Vantano mesi di stipendio arretrato
e ruotano vertiginosamente alla ricerca di un posto fisso. Sconosciuta la
formazione. La maggioranza dei Comuni non ha nemmeno un regolamento per
l'affido. Solo in Puglia sono 3400 i giovani sottratti a genitori inadeguati.
Un'attenzione dei magistrati a cui non corrisponde l'impegno di politici e
amministratori. Nel 2007 la prima voce di spesa tagliata, negli enti locali, è
stata l'assistenza. I bilanci di quest'anno rivelano che i minori abbandonati
escono dagli interventi: 500 milioni di euro risparmiati in Italia, rispetto a
700 milioni di nuovi investimenti di un Paese come la Spagna. "è una
società - dice Luciana Iannuzzi, anima dell'associazione Famiglia Dovuta di
Bari - tacitamente costruita per l'abbandono. I bambini hanno perso la fiducia
negli adulti. I giovani capiscono che le leggi tutelano le tasche dei genitori,
non la vita dei figli. Qualche domanda è lecita sugli interessi inconfessabili
che si muovono attorno all'agonìa delle nostre relazioni". Un affare
miserabile. Da una parte la politica sfibrata dal cinismo elettorale, che non
si occupa di persone che non votano. Dall'altra gli imprenditori della falsa
pietà, che vivono di emergenza. Nella morsa, triturate, migliaia di persone
eccezionali che lottano per salvare anche un solo bambino, o una famiglia. Tra
il Salento e il Gargano, in una terra battuta da un vento nuovo di umanità, se
ne incontrano tantissime. A Ostuni, Mesagne, Carmiano, Lecce, Gallipoli,
Francavilla, Bari, San Severo e Oria, ci sono esempi commoventi. Molti altri
sfuggono, come gli inferni nascosti nel Paese. "Ma la verità - dice
Adriana Cimmino, presidente della camera minorile di Bari - non va più taciuta.
Per tre neonati da adottare, lottano seimila coppie. Per trecento bambini da
prendere in affidamento, forse si trova una sistemazione tra i parenti. Per
mille adolescenti in abbandono, non c'è nessuno. è la vittoria legalizzata dell'egoismo
camuffato da generosità, del figlio inteso quale proprietà: nega ai minori una
famiglia, ma garantisce appalti e fondi per lo scandalo degli affidamenti
"sine die"". Due rientri positivi in famiglia, a Bari, in
vent'anni. Il 70% degli affidi ai parenti, ossia al nucleo giudicato
pericoloso. Un record. A proteggere il disastro sommerso, atti secretati e
documenti amministrativi off-limits. La privacy ridotta a licenza per il
disinteresse. Ma pure pediatri distratti, medici reticenti, maestri, professori
e vicini di casa irresponsabili. Per questo capita di accorgersi dopo dieci
anni, casualmente, di un bambino violentato. O succede che un ragazzo crolli
per essere diventato, per anni, l'arma più devastante nel divorzio dei
genitori. O si scoprono adolescenti, cresciuti in famiglie agiate, denutriti: o
dimenticati a divorare scatolame su giacigli sudici. Anni senza ascoltare una
parola. Come a Gallipoli. Una quattordicenne non è mai stata portata al mare
perché i suoi non si accordavano su chi potesse farlo. Normale. Fino a quando,
in un tema in classe, ha scritto: "Vorrei toccare la sabbia".
"Dalla fame e dalle botte - dice Angela Colaianni, assistente sociale di
Bitonto - siamo precipitati nel silenzio e nell'indifferenza. Genitori assenti,
famiglie frantumate, parenti rapaci. Accolgono minori per intascare contributi,
non educano e indicano la disperazione quale modello di vita. Non basta dire
che il sistema è fallito: vanno definiti subito interventi nuovi". La
priorità non è nemmeno più aiutare i figli traditi dall'egoismo, ma salvare gli
adulti dal nulla che li uccide. "Una patente per genitori - dice Rosalinda
Cassibba, docente di psicologia dello sviluppo all'università di Bari - può
contribuire alla tenuta sociale. Le famiglie sono isolate, precarie, malate.
Solo la pubblicità si occupa di loro. Al primo figlio, che impone progetti e
responsabilità, saltano. Se non vogliamo un Paese di abbandonati, dobbiamo
pensare a corsi obbligatori di scienza delle relazioni. Si insegna il sesso
sicuro, o a guidare. Qui è in gioco qualcosa di più profondo: la tenuta
sociale, fonte della democrazia. Può guarire solo se le persone imparano a
parlarsi e a prendersi cura degli altri". Anche con provvedimenti estremi.
Monta al Sud l'allarme per i figli dei mafiosi e per quelli degli immigrati. I
primi, vittime di spietate violenze psicologiche, sono predestinati alla
criminalità. I secondi, sacrificati estremi alla povertà, spariscono sempre più
spesso nel nulla. Migliaia di bambini educati all'onore dell'illegalità, o ridotti
in schiavitù a due passi da noi. Scaturisce da questa disperazione un appello
drammatico: togliere i figli a chi è condannato per mafia, rendere subito
adottabili i minorenni stranieri abbandonati. "Se dobbiamo insegnare ad
essere genitori - dice a Lecce Maria Rita Verardo, presidente nazionale
dell'associazione magistrati per i minorenni e per la famiglia - dobbiamo anche
combattere più duramente contro l'educazione alla mafiosità. Servono giudici
specializzati, famiglie affidatarie più formate e seguite. Uno Stato presente
nei fatti". Un'assistente sociale ci ha provato. Ha chiesto di allontanare
il figlio di un boss, insieme alla madre. Questa notte, nel Salento, una bomba
le ha distrutto la macchina. L'adolescente ha 13 anni. Lo hanno fermato a Casarano
con una pistola in tasca. Ha spiegato che vuole onorare il fratello, vittima
della lupara bianca. "Se non ti vendichi - ha detto - sei un fesso".
Franco Cassano, sociologo dei processi culturali, dice che va tutto troppo
veloce. Troppo veloce per guardare.
( da "Tirreno, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Vittima dell'usura.
Ha lasciato l'ospedale ma prosegue lo sciopero della fame "Non cesserò di
lottare" La commerciante da dieci anni aspetta il risarcimento "Lo
strozzino è già a piede libero, per me solo burocrazia" MONTECATINI. La
battaglia contro l'usuraio l'ha vinta in un'aula di tribunale. Quella contro lo
Stato che avrebbe dovuto aiutarla a ripartire con una nuova attività si è persa
nelle pastoie burocratiche dall'esito incerto. Un'attesa durata oltre 10 anni
alla quale la donna, una commerciante di Uzzano, che aveva attività a
Montecatini e Prato, ha reagito iniziando uno sciopero della fame e della sete
concluso sabato con il ricovero all'ospedale di Pescia. "Quello che mi
sfinisce non è tanto il dramma dell'usura subìta - spiega la donna -, ma
l'abbandono delle istituzioni durante i vari passaggi di pratiche e pareri per
avere poi quello che la legge mi assegna". Ieri è tornata a casa. Ma non
smetterà di lottare per vedersi riconoscere il diritto a rinascere. "Ho
dovuto iniziare a bere per prendere i farmaci - continua la commerciante -. Ma
non cesserò lo sciopero della fame". All'origine della protesta il mancato
riconoscimento di una ragione che le viene negata da anni: quella di ottenere
un risarcimento o un mutuo a tasso zero di 150-200mila euro dallo Stato perché
vittima dell'usura fino all'autunno
( da "Nazione, La (La Spezia)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
SARZANA pag. 26
TUTTI gli altri "appelli" non hanno sortito effetto pratico, allora
il ... TUTTI gli altri "appelli" non hanno sortito effetto pratico,
allora il consigliere del Pd Giancarlo Rosignoli ha deciso di tentare l'ultima
carta: scrivere una lettera allo scultore Carlo Fontana per scusarsi delle
offese al suo monumento di piazza Matteotti, oltraggiato dalle numerose scritte
dei grafomani. "Illustre maestro, mi permetto disturbarla, a tanti anni
dalla Sua dipartita da noi, per esprimerLe, a nome dei miei concittadini, il
più sentito rammarico e le scuse vivissime per lo stato deplorevole in cui
viene mantenuto il regalo più grande da Lei donato alla Sua città di adozione,
Sarzana. Il monumento ai caduti che sorge nella piazza principale, un tempo intitolata
al torrente Calcandola e ora al martire dell'antifascismo Matteotti". La
città, scrive Rosignoli, mostra la sua gratitudine allo scultore con un
"bel profilo biografico" nel sito del Comune e sottolinea "con
giusto orgoglio il fatto che Sarzana fu da Lei prescelta come seconda patria
dopo la nativa Carrara". "Da tempo, però - continua il consigliere Pd
- i bianchi marmi del monumento risultano vergognosamente imbrattati con
scritte indecorose che non rendono giustizia al Suo messaggio di speranza e
ancor meno alla memoria dei tanti caduti sarzanesi il cui nome fu scolpito sul
monumento stesso". E ricorda i numerosi solleciti a porre fine allo
scempio "come avviene senza indugi particolari (ad esempio quando alcuni
grafomani hanno imbrattato la facciata dell'antica chiesa di Santa Maria
Assunta). Nessuna risposta mi è pervenuta, se non
assicurazioni generiche condite con il cattivo sale della burocrazia - scrive Rosignoli a Fontana
perché gli amministratori sappiano - ciò è per me inaccettabile, come lo è per
tanti cittadini e tanti ospiti della città, meravigliati e addolorati per come
un monumento così importante viene tenuto". Rosignoli ricorda che il
monumento di Fontana sostituì, al centro della piazza, l'antica colonna
di San Giorgio, opera del Cividali, che il popolo sarzanese abbattè, in segno
di libertà, all'alba del suo riscatto rivoluzionario, alla fine del Settecento.
"C'è in quel luogo, una storia di libertà e di coscienza popolare, che
spero si risvegli presto, imponendo a chi di dovere gli atti necessari a
ripristinare nella sua bellezza un bene culturale di non poca importanza".
E chiude chiedendo all'artista "un modesto messaggio a coloro che oggi
amministrano la città, un ulteriore regalo alla sua seconda patria".
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del lunedì
sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2008-10-20 - pag: 23 autore:
INTERVISTA Gherardo La Francesca "In cerca di nuovi accordi per lo scambio
di talenti" Candidature per le borse di studio interattive, progetti sulla
mobilità, Istituti di cultura italiani su second life: sembra che il ministero
degli Esteri abbia cominciato la sua rivoluzione informatica, per facilitare i
flussi di studenti e di ricercatori tra l'Italia e il resto del mondo. Ne
parliamo con Gherardo La Francesca, direttore generale della promozione
culturale della Farnesina. Quali saranno i vantaggi per chi si candiderà
online? I vantaggi saranno enormi per coloro che depositeranno online una
richiesta corretta, che avranno in tempo reale la notizia che è andata a buon
fine. Trasferendo in ambiente digitale l'intero iter, si avrà modo di gestire
in tempi più brevi l'ingente mole di candidature - oltre 3mila l'anno - e
l'assegnazione delle borse. Qual è la strategia del ministero degli Esteri per
avere un ruolo sempre più rilevante per la mobilità dei talenti? La presenza di
ambasciate e consolati in tantissimi Paesi ci permette di essere una base per
facilitare la mobilità. Abbiamo cominciato la mappatura di tutti gli accordi
tra le università internazionali e l'Italia, oltre
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2008-10-20 - pag: 23
autore: Università. Parte il sistema telematico del Ministero per concorrere ai
programmi in una cinquantina di Paesi Corsi all'estero,domande online In palio
ci sono 500 borse rivolte a giovani laureati e dottorandi A CURA DI Loredana
Oliva In origine c'era il "Bollettino delle borse di studio diramate dal
ministero degli Esteri", sulla base degli accordi di cooperazione con i
vari Paesi, offerte attraverso le ambasciate. Oggi, le borse di studio sono
online sul sito del ministero già da qualche anno, e la candidatura si potrà
inoltrare allo stesso modo di chi fa domanda d'ammissione ad Harvard o alla
Hong Kong University per le borse di studio dell'anno accademico 2009/2010. La
Direzione generale della cooperazione culturale, e in particolare l'Ufficio VI,
si è dotata di una piattaforma web, che permetterà di candidarsi in un form
elettronico, che sarà inviato in tempo reale. Il candidato vedrà che la sua
application è stata compilata correttamente, arrivata nelle mani giuste, ed
entro il termine stabilito gli sarà data notizia via mail, dell'ammissione, o
meno, della sua domanda.Un'operazione tutta a vantaggio della mobilità di
studenti e specializzati, agevolati dalle nuove tecnologie. Da anni sul Sole 24
Ore del lunedì abbiamo dato conto del famoso bollettino, un libro di diverse
pagine, che doveva essere ritirato all'Urp della Farnesina, oppure si poteva
richiedere e ricevere per posta, qualche volta lo avevano le università,
raramente gli uffici Informagiovani. Per l'inoltro delle domanda si
raccomandava agli studenti, di preparare un dossier dettagliatissimo, da
inviare o portare al ministero degli Esteri. "Una burocrazia che qualche volta ha
ostacolato il flusso degli studenti, per esempio dall'estero " ricordano
dall'Ufficio VI. Andrea Luca Lepore, a capo di quell'ufficio, oggi può dire che
di ostacoli ce ne sono stati e ce ne sono ancora: "Ma l'ufficio ha dato il
meglio affinché questa rivoluzione informatica, che spinge il sistema
universitario italiano, a porsi al pari degli altri, per quanto riguarda
l'internazionalità, fosse realizzata". Ma andiamo a vedere come funzionerà
l'inoltro delle candidature, attraverso il sito www. esteri.it, dal link
www.esteri. it/MAE/IT/Ministero/Serviz i/Italiani/Opportunita/Di_studio/, che
sarà messo in evidenza da un banner dedicato, entro una settimana. Nella nuova
piattaforma digitale confluiranno i dati inseriti dai candidati nella maschera
di domanda online. I candidati potranno caricarvi l'intero cursus studiorum
grazie a un sistema di "finestre" estendibili. Il sistema gestirà oltre
3mila candidature all'anno. Incluse le borse brevi, i vincitori sono circa
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-10-19 - pag: 12 autore: Immigrati. Boom
di sbarchi (oltre 24mila) e richieste di asilo: a rischio il sistema Centri di
accoglienza al collasso Marco Ludovico ROMA In cinquanta ieri sono stati
portati in aereo presso una casa di accoglienza di Atena Lucana, in Campania,
gestita dalla locale sezione dell'Esercito della Salvezza. Un centinaio sono
partiti per due strutture tra Brindisi e Taranto. Altri in traghetto per Porto
Empedocle, con destinazioni finali da stabilire. è al lavoro senza soste il
sistema di accoglienza degli immigrati che sbarcano a Lampedusa. Può contare
sulla flessibilità e sui fondi garantiti dalla dichiarazione di emergenza del
luglio scorso. Ma ormai è allo stremo. Ieri mattina nel centro di prima
accoglienza c'erano 1.650 stranieri, su 700 posti disponibili. E ormai è da
mesi che si va avanti così. Il 2008 si sta rivelando l'anno nero degli approdi
a Lampedusa dei disperati. Al 16 settembre le cifre sono già più alte di quelle
dell'anno scorso: oltre 24mila persone arrivate, contro poco più di 20mila del
2007. Crescono in particolare le donne - ne sono giunte 2754, oltre il doppio
dell'anno scorso - e i minori. Perciò ieri Roberto Maroni ha sbottato: "La
Libia pensi a non far partire gli immigrati più che alle banche". Il
ministro ha segnalato il rischio banlieu, ma ha anche assicurato che l'Italia è
"il Paese europeo che integra meglio". Di certo il Viminale sta
ricorrendo ad ogni mezzo per far fronte all'emergenza. Sempre più spesso si
ricorre a sistemazioni improvvisate, come alberghi e altre strutture in grado
di accogliere gli stranieri. Nei Cie (i centri di identificazione ed
espulsione, ex Cpt) possono andare solo coloro che non fanno richiesta di asilo
politico. Oggi, invece, la stragrande maggioranza degli sbarcati si dichiara
rifugiato. Siamo di fronte a un paradosso: il ministro dell'Interno, Roberto
Maroni, ha da varato un decreto legislativo che stringe le maglie per l'accesso
allo status di rifugiato, ma il flusso dei clandestini si trasforma
inarrestabilmente in una massa di "richiedenti asilo". Molti,
moltissimi di loro, a giusto titolo: basti pensare a coloro, in netto aumento,
che arrivano dal Corno D'Africa. Ma ormai la richiesta di diritto d'asilo è
diventata una costante, qualunque sia lo stato di provenienza. Le domande 2008
finora pervenute sono oltre 18mila; in tutto il 2007 erano state 14mila. Una
volta entrati nella procedura dell'accoglimento del diritto d'asilo, gli
immigrati si trovano dentro un percorso perlomeno meno sfavorevole rispetto a
quello che li porterebbe invece in un Cie, dove la sentenza di espulsione è praticamente
segnata. Nei centri di accoglienza si entra e si esce senza limitazioni della
libertà personale. Si entra, si esce e, se si vuole, si scappa. D'altra parte
fino a quando non saranno costruiti i dieci nuovi Cie (gli ex Cpt), la
sistemazione nei centri per asilanti finisce per essere l'unica disponibile.
Perciò anche chi deve preoccuparsi di garantire l'accoglienza alle migliaia di
immigrati che sbarcano finisce per non vedere negativamente l'allargarsi della
pratica di chiedere asilo sempre e comunque, anche quando il richiedente di
certo non ne ha diritto. Grazie alla dichiarazione di emergenza, infatti, una
sistemazione per queste persone in un modo o nell'altro si trova. Con procedure semplificate, senza gare, senza troppa burocrazia. Sempre che i Comuni
collaborino. Perché alla fine gli immigrati nessuno li vuole. E questa scarsa
solidarietà istituzionale rischia di mettere a rischio gli sforzi di chi al
Viminale opera già tra mille difficoltà per fronteggiare l'emergenza.
RICHIESTE DI ASILO Nel 2008 sono state 18mila contro le 14mila del 2007 Maroni:
la Libia collabori invece di pensare alle banche Dai Comuni no all'ospitalità
ANSA Liberi nantes. La prima squadra di calcio di rifugiati all'esordio nel
campionato italiano di terza categoria. Rigorosamente fotografati di spalle,
come prevede la Carta di Roma, che tutela l'identità dei rifugiati. La partita
è servita anche a una raccolta di fondi (www.liberinantes.org).
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
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Il Sole-24 Ore
sezione: COPERTINA data: 2008-10-19 - pag: 33 autore: Tre ragioni per sperare
Paolo Rossi confuta il catastrofismo degli intellettuali alla moda. Due esempi:
le democrazie crescono nel mondo e molti Stati aboliscono la pena di morte di
Paolo Rossi P rima, durante e immediatamente dopo il crollo del Muro, seguito
dal crollo dell'Impero, sembrò a molti che fosse finita anche l'epoca dei
grandi racconti epocali elaborati dai filosofi.Ma l'ottimismo era del tutto
ingiustificato perché ai grandi racconti progressisti semplicemente si
sostituirono quelli apocalittici. Siamo pieni di sciamani travestiti da
filosofi che ogni giorno ci dichiarano che loro sanno quale è la caratteristica
fondamentale dell'età nella qual ci è concesso di vivere, che loro sanno qual è
il problema fondamentale che, senza saperlo, abbiamo tutti di fronte. Seminano
paura e disperazione, riescono ad affascinare folle di giovani e di anziani e
discutono tra loro, spesso con notevole acrimonia, per stabilire se è vero che
"solo un Dio ci può salvare" oppure se è vero che nessuno ci salverà.
Ai "grandi racconti"dei filosofi,alle loro invincibilitendenze profetiche
e smanie futurologiche c'è una sola tesi da contrapporre: quella di una varietà
irriducibile all'unità, del totale non senso della riduzione a unità di tutto
ciò che accade. (...) Entro questo quadro, si possono elencare, come sosteneva
nel '600 Francis Bacon, alcune "ragioni che possono preservarci dalla
disperazione "? E gli esseri umani possono accontentarsi di speranze
ragionevoli? Bacon pensava che, nel suo tempo, ci fossero ventun ragioni che
autorizzavano a nutrire "ragionevoli speranze"entro un futuro incerto
e difficile. Le speranze non sono garantite in partenza. Non sono sorrette da
una Grande Speranza che le rende ragionevoli. Solo alcune congetture le rendono
ragionevoli. E le congetture sono supposizioni: non sono garantite da nessuna
fede nel Cammino della Storia.Assomigliano alleragioni che albergavano
nell'animo di Cristoforo Colombo quando egli si accingeva, su fragili
caravelle, a un viaggio avventuroso. Credo sia necessario, a questo punto, far
riferimento a speranze ragionevoli. Esse sono, come è in programma, abbastanza
modeste, non entusiasmanti, ma solo ragionevoli (che è sinonimo, nello
specifico caso, di non garantite). Si può tentare di rispondere alla domanda:
abbiamo davanti a noi ragioni di speranza? Ci sono ragioni che possono
preservarci dalla disperazione? Che servono a mantenerci in cammino? Il mio
filosofo ne enumerò ventuno. Io mi accontenterò di un paio. Da sempre, questo è
il più lungo periodo di pace in Europa; 500 milioni di persone in 27 Paesi
vivono in regimi democratici; in Paesi un tempo poveri, come Portogallo,
Grecia, Irlanda, si vive oggi molto meglio e in Paesi ancora poveri, come
Bulgaria e Romania, si vivrà presto meglio; da qualche anno l'Europa cresce più
in fretta e crea più posti di lavoro dell'America;nonostante
le leggende che circolano, nella burocrazia europea lavorano 24mila dipendenti, poco più del doppio di
quanti lavorano nella Rai-tv italiana; Erasmus, il programma di scambio per
giovani universitari ha vent'anni, funziona bene e coinvolge un milione e mezzo
di giovani di 2.220 università; la incompatibilità della pena di morte
con l'appartenenzaall'Unione europea taglia in partenza la possibilità stessa
di ogni proposta di reintrodurla; nell'aprile del
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
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Il Sole-24 Ore sezione:
COMMENTI data: 2008-10-19 - pag: 10 autore: ... CENTRI D'ACCOGLIENZA Immigrati,
eterna emergenza D alle case alle piccole pensioni di provincia: ormai al
Viminale sono costretti a utilizzare qualunque struttura disponibile per dare
accoglienza alle migliaia di poveracci che sbarcano tutti i giorni a Lampedusa.
è un lavoro incessante, che va a merito di chi, dal ministero dell'Interno, si
preoccupa di far funzionare la macchina. E tuttavia si tratta solo di un
tampone. Un modo al limite delle regole - la dichiarazione di emergenza del
luglio scorso permette infatti di saltare gare d'appalto, superare la burocrazia
e di risolvere i problemi finanziari- che non può diventare normalità. Sono
mesi ormai che il Governo ha avviato l'operazione nuovi Cpt, i Cie secondo la
nuova denominazione. è tempo di accelerare. Come è tempo di darsi una struttura
capillare di centri d'accoglienza per chi richiede asilo (e su questo una
maggiore collaborazione dei Comuni sarebbe certamente utile). è chiaro,
infatti, che i flussi dall'Africa nei prossimi anni non sono destinati a
ridursi. E perciò è meglio darsi subito un sistema di accoglienza in grado di
durare nel tempo.
( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
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Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2008-10-19 - pag: 21 autore:
INCHIESTA Roberto Galullo Lotta alla criminalità economica Aziende contro la
'ndrangheta Parte da Catanzaro l'impegno di Confindustria Calabria per la
legalità CATANZARO. Dal nostro inviato In Calabria lo scontro tra civiltà non
esiste. Esiste - quando vuole - lo Stato e la sua cultura democratica contro
l'inciviltà criminale della 'ndrangheta. Via di mezzo non ce ne sono e
giocoforza lo sviluppo e la sicurezza del Sud - come recita il convegno
organizzato domani a Catanzaro da Confindustria Calabria, a cui parteciperanno
il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil - si giocano su una scacchiera in
cui Stato, Istituzioni e società hanno molte pedine da giocare per dare scacco
alla Santa, la consorteria criminale che regna con oltre 150 'ndrine. Umberto
De Rose, cosentino, 51 anni, presidente di Confindustria Calabria, muove sullo
scacchiere quattro pedine per un solo risultato finale: sviluppo e sicurezza
che altro non vuol dire se non dare scacco matto alla criminalità. Le prime pedine sono burocrazia e infrastrutture. "Ci sono amministrazioni pubbliche che
pur di esercitare un potere ostile- spiega De Rose nel suo stabilimento
tipografico alle porte di Cosenza - non esitano a far passare il ventinovesimo
dei 30 giorni utili per il silenzio-assenso pur di chiedere nuovi e inutili
documenti. Basta. Bisogna mettere mano alla giungla delle leggi,
svuotare il potere dei burocrati e formare una nuova classe dirigente che qui è
assente". De Rose termina la litania sulla mala-burocrazia
e sgrana il rosario delle infrastrutture. La polemica è secca. "Da Milano
a Lamezia - dice - l'aereo impiega un'ora e mezza. è lo stesso tempo che ci
metto per fare
( da "Corriere delle Alpi" del 20-10-2008)
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Di Marcella Corrà
Trento: "Andrò di sicuro a votare nei gazebo" E intanto Galan
bacchetta la proposta citando "la lezione di Giorgio Lago" Il
governatore veneto "Stanno perdendo il proprio tempo e prendono in
giro" BELLUNO. "Voterò per le elezioni del Trentino, se il gazebo
sarà allestito nel mio comune". I secessionisti bellunesi e veneti trovano
il loro primo grande elettore nel consigliere regionale sovramontino Guido
Trento. Ma gli stessi secessionisti si prendono una salva di critiche dal
governatore veneto Giancarlo Galan, che cita la lezione del giornalista Giorgio
Lago. La provocatoria proposta partita sabato da Lamon (di votare il 9 novembre
per le elezioni del Trentino - Alto Adige con schede fac simile) non poteva
certo passare sotto silenzio. Forse, a Trento e Bolzano, nel pieno caos dovuto
ai ricorsi e allo spostamento delle elezioni, avrebbero fatto volentieri a meno
del contributo arrivato da Lamon. "Sono perfettamente d'accordo con i
secessionisti che si sono ritrovati a Lamon - spiega Guido Trento - la loro
presa di posizione è coerente con quanto hanno fatto in questi anni: se il 95
per cento degli elettori chiede di passare al Trentino, vuol dire che la
popolazione ci crede e tutti gli atti che possono portare a quel risultato
vanno bene". Ma che cosa si spera di ottenere con una elezione così
provocatoria? "E' un gesto che è destinato ad incidere, che riporta
all'attenzione la questione dei referendum e le motivazioni dei secessionisti.
Tutte le cose si costruiscono con il tempo. Quello che è partito a Lamon e a
Sovramonte è un percorso che non finirà più". E quindi Guido Trento andrà a
votare. Sul fac simile della scheda elettorale troverà i due principali
schieramenti, Dellai, il presidente uscente, o Divina, il candidato della Lega
nord. Dove metterà il suo segno? "Voterà Dellai, ovviamente. Non ci ho
pensato neppure un secondo, quando ho saputo dell'iniziativa. Questa scelta è
la conseguenza di una non politica nei confronti della montagna. E' colpa
dell'arroganza di Venezia e di Galan in modo particolare. E' lui l'artefice
della rottura tra montagna e pianura, tra zona alpina e il resto della
regione". Anche Galan ieri ha fatto sapere come la pensa: "Vedo con
rinnovato stupore e un moderato dispiacere che continua ad esserci qualcuno,
nei comuni cosiddetti secessionisti, desideroso di perdere il proprio tempo e
di prendere in giro la gente. A federalismo fiscale ormai avviato, se non altro
come volontà politica espressa dal Governo Berlusconi, si ha notizia di una
ulteriore iniziativa per un obiettivo che è stato già da tempo dichiarato
irricevibile sia da Trento che da Bolzano. Comunque, ben sapendo che nel Veneto
il cento per cento dei cittadini desidera ottenere al più presto il federalismo
fiscale, ricordo con affetto quanto fu scritto da Giorgio Lago, il miglior
giornalista che il Veneto abbia avuto negli ultimi decenni: "Caro Galan ti
chiedo di difendere con ogni mezzo un sano centralismo regionale.... fa per
ruolo tutto ciò che puoi al fine di impedire che facciano a pezzi, con danni
irreversibili, il nostro Veneto. A costo di fare il centralista per la prima
volta in vita mia, mi auguro che la Regione decentri al massimo attraverso gli
enti locali, ma non avalli la dissoluzione del Veneto. Ci manca soltanto
questo..... Da federalista radicale - aggiungeva Lago - so che il centralismo è
come il colesterolo: c'è quello buono e quello cattivo. Il
cattivo è micidiale per burocrazia, per irresponsabilità per scippo di democrazia e anche, perché
mortifica le diversità. Ma senza un buon centralismo residuo, finalmente
sburocratizzato e leggerissimo, distruggiamo anche la Regione, fabbrichiamo
enti inutili, produciamo ulteriore anarchia in una fase molto delicata.....".
Con questa lunga citazione di Lago, Galan risponde a chi intende allestire i
gazebi nei paesi che hanno votato sì nei referendum secessionisti. Si rifà
invece all'Europa la conclusione di Guido Trento: "Si parla di aree
omogenee, che non hanno confini fisici. E poi c'è Galan".
( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stampa ECONOMIA
Cerbara: "Stiamo vicini ai nostri imprenditori" "Di solito il
sindacato si pone nei nostri confronti in modo ostile, ci definisce ancora
padroni. Ma quali padroni? Sono stato il testimone di nozze di tanti dipendenti
ed ho battezzato i figli". Fabrizio Cerbara, presidente dei Giovani
imprenditori dell'Unione industriale, ha portato nel recente incontro degli
imprenditori baby di Capri quella che è la caratteristica della Ciociaria, dove
non c'è mai stato proletariato ma il metalmeccanico-coltivatore diretto. Ecco
perché la trasformazione dell'economia locale da agricola a industriale è stata
"soft". "In un contesto di piccole e medie imprese, dove
parecchi operai, con mani intelligenti, hanno messo su aziende dandosi del tu
con i propri collaboratori e chiamandosi per nome. Li abbiamo tutelati anche
quando le cose non andavano bene. Noi siamo vicini alle loro esigenze, a
differenza di tanti sindacalisti che vivono di tessere". Cerbara, pur
avendo 40 anni, e operando al vertice dell'azienda di famiglia Hts
Elettromeccanica e del "Gruppo Zeta", parla dei dipendenti come dei
suoi "ragazzi". Presidente, come si presenta la situazione in
provincia dopo i recenti sconvolgimenti finanziari mondiali? La domanda è
d'obbligo. "Già si avvertono delle conseguenze sul fronte del credito, ma
io sono fiducioso sia perché le banche hanno mantenuto un'azione prudenziale e
poi perché prevedo una rapida ripartenza. Al riguardo debbo sottolineare
l'importante ruolo delle banche locali, che sono gestite con una valida cultura
d'impresa e poi, dato essenziale, conoscono direttamente i loro clienti".
Inevitabile chiedere a Cerbara quali sono i rapporti con le altre associazioni
di giovani. "Sono eccellenti ed abbiamo in cantiere diverse iniziative.
Una delle più importanti, che rientra in un processo più ampio di
internazionalizzazione delle nostre imprese, sarà la prossima missione in
Svezia, alla Fiera dell'elettronica, dove visiteremo laboratori di ricerca. Ci
stiamo poi incontrando con i colleghi imprenditori di tutte le associazioni,
anche agricole, dei commercianti e degli artigiani e dal
confronto molto costruttivo che abbiamo in corso sta emergendo una comune
visione del nostro territorio. L'obiettivo più importante è quello di attrarre
investimenti, anche se ci preoccupano alcuni ostacoli ad un maggiore sviluppo
ancora non risolti, come la sicurezza e la lentezza della burocrazia".
( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stampa italiani allo
specchio Santo Versace: "La politica si rifaccia alla moda" Riuscite ad
immaginare il Parlamento italiano regolato dalle leggi della moda? E, quindi,
Camera e Senato non più in balìa dei lenti processi burocratici o delle crisi
politiche, ma obbligate a seguire regole di marketing, processi di innovazione,
e continui studi di settore "perché ogni sei mesi si cambia
collezione"? Il tutto poi con un imperativo di fondo: si va avanti solo
con la meritocrazia! Per fare questo non c'è bisogno di arrivare alle
passerelle in Transatlantico o ai backstage a Palazzo Madama. Basterebbe
semplicemente che la politica italiana guardasse, e "imitasse" un po'
il mondo del "made in Italy", "se così fosse le cose andrebbero
sicuramente meglio". Santo Versace, neo deputato del Pdl, ne è convinto.
L'imprenditore calabrese, tra i banchi del Parlamento da pochi mesi - anche se
precisa: "Ho sempre seguito la politicao" - si divide tra gli impegni
istituzionali e quelli aziendali. Il suo ufficio, nel palazzo della Camera dei
deputati che affaccia su piazza San Silvestro, è pieno di libri e foto sull'omonima
casa di moda, la maggior parte sul fratello Gianni. Il parlamentare Pdl arriva
trafelato. Stile "total black" (giacca e camicia), con una piccola
"Medusa" (logo della Maison) sulla cravatta. E dà subito la prima
stilettata: "Se solo la politica e il made in Italy si
alleassero...". Cosa intende per alleanza? "Se la politica capisse
fino in fondo l'importanza del "made in Italy" e lo appoggiasse in
pieno si andrebbe molto più avanti. Non parlo di soldi, anche perché queste
sono aziende che si autofinanziano. La politica deve appoggiare la
comunicazione del fare". Cominciando da dove? "Educando i giovani su
un concetto fondamentale, quello cioè che non bisogna cercare il posto fisso ma
il lavoro. Invece oggi succede il contrario, possibilmente si cerca lo
stipendio senza lavorare. Poi, bisogna abbattere la burocrazia". Cos'è che la moda ha e
che invece manca alla politica? "Nella moda puoi lavorare solo se ami
davvero quello che fai, se hai grinta e passione. E poi, soprattutto, nella
moda devi applicare la meritocrazia assoluta, perché se c'è un elemento che si
distingue dal resto della squadra il risultato finale non sarà di certo il
migliore. Quindi, va cambiato". Quindi secondo lei in politica non
esiste la meritocrazia? "No, perché molto spesso si danno incarichi per
amicizia, lealtà e fedeltà. Chi è più amico fedele del cane? Ho detto
tutto". Veniamo alla sua esperienza politica. Perché si è candidato con
Berlusconi? "Lo conoscevo già da tempo, da quando faceva l'imprenditore.
L'ho sempre stimato molto. Dopo la caduta del governo Prodi, Bruno Ermolli
(l'imprenditore ndr) mi chiese di candidarmi. Lo fece anche Formigoni, persona
che conosco molto bene". In passato però era di "opinioni"
diverse. "è vero. Fino al '92 ho sempre votato a sinistra, per l'esattezza
ero con i socialisti. Dal '
( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
Stampa la storia. il
capo dei nocs ferito durante un'operazione Genolini, eroe dimenticato Gli eroi
a volte si dimenticano. L'Italia è un grande Paese ricco di personalità
eccellenti pronte a dare la vita per la patria e per la difesa dei suoi
cittadini. Ma soffre di amnesie. Così quei personaggi che non raggiungono la
fama di una targa stradale finiscono nel dimenticatoio. Questa è la storia di
Maurizio Genolini, funzionario di polizia, per anni in prima linea nella lotta
al terrorismo e contro la criminalità organizzata. Genolini è stato comandante
dei Nocs, le teste di cuoio della polizia ma è morto a soli 48 anni nel giugno
1997. Ferito alla testa durante la liberazione di un rapito, mentre era ancora
in vita gli era stata riconosciuta l'infermità per "cause di
servizio". Ora a distanza di 11 anni dalla sua scomparsa, questa decisione
è stata annullata. Una carriera ricca di missioni al limite dell'impossibile
per la cattura di pericolosi terroristi o la liberazione di ostaggi in mano
all'Anomima. Comandante di un gruppo di "uomini d'acciaio" è sempre
stato in prima linea con i suoi ragazzi. Una vita tra segreti, paure e
l'affetto per la famiglia. Fatta di continue precauzioni e accorgimenti per
evitare rischi ai suoi cari. Erano anni in cui i terroristi tenevano nel mirino
tutti i servitori dello Stato. Persino i suoi ricoveri furono sotto falso nome.
Carriera costellata di decine di encomi e riconoscimenti. Tra le molte anche
quelle del Dipartimento di Stato americano, dell'Fbi dove tra l'altro Maurizio
Genolini ha insegnato all'Accademia di Quantico. A lui si deve la cattura del
gruppo di Giovanni Senzani, il capo delle Brigate Rosse dopo l'arresto di Mario
Moretti. Lui consolò Augusto De Megni appena tirato fuori dal buco dove era
tenuto prigioniero nelle colline tufacee di Volterra. Non si è mai risparmiato
fino a rimanere gravemente ferito alla testa nelle campagne di Aprilia durante
le fasi della liberazione dell'industriale Carmine Del Prete nel novembre 1992.
Ferita che poi sarà considerata, come sottoscritto dai medici della polizia e
della Sanità militare, causa della degenerazione tumorale. I documenti firmati
sono del gennaio 1997, quando la malatia era ormai conclamata e sei mesi prima
della sua morte. ma oggi quella causa è stata rigettata: Genolini è morto di
tumore punto e basta. Ferite, rischi, tensioni, stress al servizio di tutti
sono ormai cose del passato. Dimenticate. Una decisione
degna di una burocrazia
cinica e sciatta che riempe di errori i docunmenti con in calce l'intestazione
del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociale. La decisione ferisce la
famiglia e i tanti che conobbero Maurizio Genolini, non tanto per l'aspetto
pensionistico quanto per il fatto che la decisione burocratica cancella quei 26
anni in Polizia. In prima linea, al servizio di tutti: della democrazia,
della libertà. E perchè no anche della salute altrui. Lui la vita l'ha
consegnata allo Stato.
( da "Asca" del 20-10-2008)
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(ASCA) - Roma, 20
ott - Dotare tutti i quartieri di Roma di un'offerta adeguata di impianti sportivi.
E' questo il progetto del piano regolatore che la giunta Alemanno presentera'
nel prossimo Dpf e che il sindaco della capitale ha annunciato oggi nel corso
di una conferenza organizzata dalla Federazione italiana imprenditori impianti
sportivi. Secondo Alemanno pero' ''tutto questo non si realizza solo con le
risorse pubbliche ma attraverso una sinergia tra pubblico e privato. Gli
imprenditori - ha continuato Alemanno - devono trovare una strada aperta, se
non una autostrada, per realizzare gli impianti sportivi
senza dover andare ad inseguire la burocrazia''. Proprio oggi il sottosegretario allo sport, Rocco Crimi, ha
annunciato la nascita di una commisione, di intesa con il comune di Roma
proprio per la realizzazione dell'impiantistica degli sport di vertice che ha
l'obiettivo di rendere piu' aggevole l'accesso al credito. ''Il nostro
impegno - ha continuato Alemanno riferendosi proprio alla commissione per
l'impiantistica - e' permettere agli imprenditori privati di concorrere alla
realizzazione del piano regolatore, indicando dove e quando c'e' bisogno del
pubblico''. Alemanno ha poi parlato della cittadella dello sport di Tor
Vergata. Progettata inizialmente per i mondiali di nuoto del 2009, il sindaco
di Roma ha confermato che i lavori non saranno conclusi per quell'occasione.
''Ma - ha sottolineato - abbiamo l'obbligo di trovare i soldi, quei 200 milioni
non previsti, per far si' che la citta' dello sport di Tor Vergata venga
completata''. luq/sam.
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 20-10-2008)
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NOALE Elezioni 2009,
già predisposto il programma del Pne Noale - (d.t.) Il Pne esce allo scoperto:
è loro il primo programma della campagna elettorale 2009. "Noi partiamo
dal programma spiega il segretario della sezione di Noale, Giacomo Pieretti
siamo un gruppo giovane che non si pone contro le amministrazioni passate, ma
che punta a cercare le soluzioni migliori per la nostra città". Il
programma si basa su tre punti fondamentali, articolati poi in diversi
interventi. Primo tra tutto, migliorare la qualità della vita. Come? Azione
principale sarà la pedonalizzazione del centro storico e la regolazione della
viabilità. Seconda punto, la valorizzazione del patrimonio comunale. Ad
esempio, il recupero dell'ex consorzio agrario, ma non solo: "Servono
nuove aree di aggregazione, migliorie alle strutture scolastiche. Vogliamo
intervenire anche e soprattutto nelle frazioni, dove mancano illuminazione ed
altri servizi, soprattutto quelli dedicati ai disabili". Ultima fase, ridurre sprechi e tempistiche amministrative semplificando la burocrazia comunale e degli enti
collegati e valorizzando le professionalità dei dipendenti. "Non è detto
che correremo da soli conclude Pieretti anche se siamo fortemente tentati. Non
scenderemo a compromessi, ci alleeremo solo con chi condividerà le nostre
idee". Il programma sarà presto presentato ai cittadini.
( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del
20-10-2008)
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Scatena polemiche l'iniziativa
di 12 Comuni vicentini e bellunesi di votare in concomitanza con le prossime
consultazioni provinciali del Trentino Galan ai "secessionisti": sarà
comunque no Il presidente veneto: "Questo è un Paese libero, ma nessuna
Regione rinuncerà mai alla propria integrità territoriale" La singolare e
provocatoria consultazione dei veneti che si sentono trentini, intenzionati a
votare il 9 novembre nelle piazze dei loro paesi per il rinnovo della Provincia
Autonoma di Trento, è già in fase organizzativa dopo la decisione presa l'altro
giorno a Lamon dai rappresentanti dei Comuni secessionisti. Ma il progetto,
com'era abbastanza prevedibile, raccoglie il sarcasmo del presidente della
Giunta regionale del Veneto, Giancarlo Galan, e un abbastanza freddo commento
del presidente Lorenzo Dellai, impegnato in campagna elettorale. La decisione
di allestire gazebo e urne a cielo aperto, come protesta per attirare
l'attenzione sul destino dimenticato delle comunità che hanno scelto con un
referendum di cambiare regione, non viene contestata in quanto tale dagli
uomini delle istituzioni. Che però restano scettici, se non contrari
all'ipotesi di trasmigrazione."Che facciano quello che devono fare, siamo
in un paese libero" è il commento di Galan, da sempre trincerato sulla
linea di non perdere neanche un metro quadrato del territorio veneto. "Ma
mi pare che non si voglia sentire quanto è già stato detto in Veneto, a Roma,
dai partiti di centrodestra e centrosinistra, dagli stessi presidenti Dellai e
Durnwalder". La voglia di Lamon, di Asiago, di Cortina di dar corso alla
volontà manifestata con il referendum però rimane. "Ma che vadano all'Onu
o a Bruxelles, che si incatenino alla Torre Eiffel. Non riusciranno mai a
passare con Trento: nessuna regione rinuncerà mai all'integrità territoriale.
Se invece chiedono forme di federalismo, il 100 per cento degli italiani è
d'accordo".Dellai ha invece appreso la notizia con maggior distacco.
"Ne prendo atto, ma non devo essere io a commentare". Però i veneti
chiedono di votare per il nuovo presidente della Provincia di Trento,
teoricamente anche per lei... "Mi sembra un'iniziativa leggermente
estemporanea, diciamo curiosa. Ma facciano come credono. Certamente non avrà
alcun effetto, anche se loro avranno le loro buone ragioni". La principale
è che Lamon ha votato tre anni fa in base alla Costituzione chiedendo di
cambiare provincia. "Io penso e spero che queste comunità possano trovare
la loro strada per l'autonomia e per stare meglio".Dai confini del Veneto
soffia invece un vento aspro, di battaglia. Renzo Poletti è il leader storico
del cosiddetto "secessionismo costituzionale", che si ancora
all'articolo 132 per chiedere il passaggio da una regione a un'altra. "Le
nostre posizioni saranno sempre più determinate, la volontà è sempre più forte.
Perchè qui stanno cercando di insabbiare tutto. Ma di fronte alla volontà
popolare espressa, la politica deve dare risposte. Non può nascondere sotto il
tappeto, come fossero sporcizie, le speranze dei paesi separati dalle loro
origini".Poletti ribadisce che questa è solo la prima - e neppure la più
clamorosa - delle iniziative che saranno prese nei prossimi mesi e che verranno
annunciate solo all'ultimo momento. Che siano abituati a combattere lo si è
capito da tempo. Sono trascorsi tre anni da quando - era l'autunno del 2005 -
Lamon fu il primo Comune italiano a raggiungere il quorum di un referendum che
manifestava una volontà popolare massiccia. Ma da allora non è accaduto quasi
nulla. "Se non siamo tornati proprio al punto di partenza - spiega Poletti
- lo si deve a una norma interna alla Camera che consente di salvare il lavoro
fatto durante la scorsa legislatura".Con la caduta del governo Prodi e lo
scioglimento delle Camere è decaduto anche il disegno di legge che chiedeva il
riconoscimento della modifica dei confini delle province di Belluno e di
Trento. "Ma c'è tempo fino a sei mesi dall'inizio della nuova legislatura
perchè la commissione affari istituzionali deliberi premilinarmente sui
progetti di legge approvati dalla commissione precedente". Quell'atto
risale al 27 luglio 2007 e non è mai sfociato in una discussione nell'assemblea
di Montecitorio. Giovedì prossimo verrà preso in esame dalla commissione che lo
deve approvare, per salvare il lavoro già fatto, entro il 29 ottobre.Una corsa
contro il tempo che non è stato clemente con Lamon e tutti i secessionisti
veneti, ovvero gli 8 Comuni dell'Altopiano di Asiago e Pedemonte in provincia
di Vicenza, e i bellunesi Sovramonte, Sappada, Cortina, Colle Santa Lucia e
Pieve di Livinallongo, oltre al veneziano Cinto Caomaggiore (vuole passare con
il Friuli). Solo Lamon è arrivato ad un passo dalla mèta, ovvero la discussione
in aula. Tutti gli altri si sono arenati ben prima e ora
ripartono da zero, persi in una labirinto di burocrazia e di convenienze politiche al rinvio, sia a Roma che a Venezia.
Infatti, il Consiglio regionale del Veneto - a differenza di Trento e Bolzano -
non si è mai espresso sulle richiesta di 16 Comuni che vogliono saltare oltre
il confine.Giuseppe Pietrobelli.
( da "Agi" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia
R&S CLIMA:
MARCEGAGLIA, NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE (AGI) -
Catanzaro, 20 ott. - "Noi vogliamo assolutamente tutelare l'ambiente,
vogliamo che ci sia una riduzione di emissione di anidride carbonica, ma questo
non puo' essere deciso con vincoli burocratici e tempi che vengono dettati
dalle burocrazie e che invece prescindono dai tempi della tecnologia".
Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, rispondendo alle
domande dei giornalisti a margine dell'iniziativa che si e' svolta oggi a
Catanzaro sul tema della sicurezza e dello sviluppo. "Credo che sia molto
giusto rivedere questo accordo - ha aggiunto la presidente di Confindustria -
il che non vuol dire non rispettarlo, ma vuol dire che ci devono essere una
maggiore flessibilita' e piu' tempo per valutare quali sono i reali impatti e,
soprattutto, anche come e' diviso l'onere tra i vari Paesi europei, perche'
certamente l'Italia e' la piu' penalizzata". (AGI).
( da "Giornale.it, Il" del 20-10-2008)
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N. 252 del
2008-10-20 pagina
( da "Stampa, La" del 20-10-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)
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STRESA. LA PRESIDENTE
BRESSO "Il federalismo vincente deve contenere i costi Ogni Regione ci
provi" "Il Piemonte è pronto per il federalismo più di altre Regioni,
lo dimostra il caso del Verbano Cusio Ossola". Lo ha affermato ieri a
Stresa il parlamentare della Lega Roberto Cota, nel corso della tavola rotonda
conclusiva del convegno di Iniziativa Subalpina su "L'economia tra
federalismo e globalizzazione". Un dibattito incentrato sul federalismo
sostenibile in Italia e in Europa in questa difficile fase della globalizzazione,
con le certezze liberiste crollate insieme alle Borse mondiali. Oltre a Cota
hanno partecipato alla discussione il "ministro ombra" del Pd Pier
Luigi Bersani, la presidente del Piemonte Mercedes Bresso, il sindaco di Torino
Sergio Chiamparino, il presidente dell'autorità garante Protezione dati
personali Francesco Pizzetti e Enrico Cisnetto di Società Aperta, oltre a
Michele Vietti, deputato dell'Udc e presidente di "Iniziativa
Subalpina". "Il federalismo ha senso ora più che mai e permetterà di
superare sia la logica del "tanto paga Pantalone", che la crisi della
globalizzazione - ha spiegato Cota -. Il Piemonte ha fatto grandi passi in
avanti, a partire dallo Statuto approvato nella precedente amministrazione e
che permette di concedere nuove competenze alla provincia del Vco". Il
capogruppo del Carroccio ha lanciato una provocazione: "Ci piacerebbe che
su un tema come questo ci fosse un atteggiamento costruttivo della
minoranza". Ha risposto con una battuta Bersani: "Per dirlo come in
Emilia, il federalismo di cui parla Cota sembra "il maiale tutto fatto di
prosciutti". Scherzi a parte, condivido i principi ma ci vuole il tempo
necessario per fare una cosa che capiscano a Palermo come a Varese e che, oltre
allo standard dei costi, consideri anche i servizi". D'accordo Bresso:
"Non si può pensare che il federalismo costi meno da subito. Dobbiamo
lavorare perché non costi di più. Ogni Regione singolarmente pattuisca
un'aliquota fissa con il Governo e decida poi se restituire eventuali fondi risparmiati
o offrire più servizi, altrimenti si tornerebbe al punto di partenza".
Chiamparino ha aggiunto: "E' intollerabile continuare a parlare di costi
degli enti locali ignorando quello che accade ai Ministeri". E
sull'indebitamento dei Comuni: "Torino ha investito per fare un'Olimpiade
e la metro. E' diverso dall'indebitarsi per andare al Casinò". Ha concluso Vietti: "Dopo questo convegno sono sempre più
federal-scettico, non per ragioni ideologiche, ma perché sono preoccupato dagli
slogan che lo vedono come la medicina di tutti i mali. Per ora abbiamo solo
costi che si sommano a costi e burocrazia su burocrazia".