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DOSSIER “BUROCRAZIA”

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tARTICOLI DEL  19-20 ottobre 2008        #TOP



Report "Burocrazia"

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Indice delle sezioni

Burocrazia (46)


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

INCONTRI IN CITTA' ( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Qui, tra centro abbandonato e burocrazia c'è poco da stare allegri. Anche solo per mettere questi tre tavolini davanti al locale, ci ho impiegato anni per avere tutte le autorizzazioni, mi hanno sfinito. Le sembra normale? Io amo il centro di Modena, lo vorrei vivace, allegro, pieno di vita.

Figli d'immigrati e integrazione: incontro della Agim ( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: immigrati dopo i 18 anni quando hanno dovuto fare i conti con la burocrazia della cittadinanza, dell'impegno ad essere un ponte tra la diffidenza della loro famiglia e quella di chi li vede "diversi". "Il mio paese - ha detto tra gli altri Nadia El Barrami riferendosi all'Italia - non è razzista. E' un problema anche nostro, della paura delle nostre famiglie di essere contaminati.

E' d'obbligo decidere in fretta ( da "Trentino" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la classica vicenda di come sia imperante la burocrazia in Italia - commenta il sindaco - perché in questo caso più che la Magistratura sembrano essere proprio gli uffici a tirarla per le lunghe e ad andarci di mezzo sono Fabio Galas e gli altri ma anche tutti i cittadini di Arco che hanno imparato ad apprezzare questa televisione cittadina.

Liste d'attesa infinite, scatta la protesta ( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un anno per ottenere una visita di riabilitazione a Motta, la burocrazia sta uccidendo la sanità nel comprensorio" Liste d'attesa infinite, scatta la protesta L'allarme dei medici di base e pazienti per i disservizi ai due ospedali ODERZO. Proteste e malcontento tra gli opitergini per i disservizi che si registrano nel distretto sociosanitario.

Negli Usa col sergenteil cane adottato in Iraq ( da "Secolo XIX, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a sconfiggere la burocrazia dell'esercito americano e a ottenere di portare con sé negli Stati Uniti un cane di nome Ratchet, che aveva salvato da un cumulo di spazzatura in fiamme. Il sergente sta per rientrare negli Usa e voleva portare con sé il cane al quale era ormai legatissima, ma le regole dell'esercito non permettono di adottare animali né tantomeno di farli espatriare.

La collezione di fulvio palopoli donata alla casa del jazz di roma ( da "Mattino di Padova, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: rappresentava il punto di riferimento in Provveditorato per chiunque all'epoca cercasse di districarsi nel ginepraio della burocrazia scolastica. Una coppia perfetta, inossidabile, con un'umanità d'altri tempi ed uno stile inconfondibile. A Padova nessuno ha sentito il bisogno di onorare la memoria di Palopoli, acquisendo storici 78 giri e Lp insieme al resto del "fondo".

Il sindaco: classi differenziate una premessa per le banlieues - dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia per risanare il degrado urbano DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla prima di cronaca) paolo griseri Maroni prima elogia "le iniziative di inclusione messe in campo dalla città di Torino fin dal 1990" poi però si irrita e difende l'apartheid in classe: "Chi critica il provvedimento non lo ha letto con attenzione".

Il vuoto della politica davanti alla crisi sociale - ettore boffano ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di solidarismo cattolico e una grande burocrazia sindacale (con la coraggiosa eccezione della Fiom). Il vuoto assoluto, invece, nella politica: la modernità, nel centrosinistra, del partito unico "liquido", "leggero" e "gassoso" lo ha reso solo autoreferenziale, rinchiuso nel recinto delle beghe tra i suoi dirigenti o nella scelta oligarchica ed elitaria dei propri rappresentanti.

Illuminazione aeroporto e roth, la provincia manterrà le promesse ( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le giustificazioni sui ritardi portate dal consigliere provinciale algherese appaiono legittime e motivate dalle tradizionali procedure della burocrazia pubblica e da risvolti non certo porevedibili. Resta comunque l'interrogativo di come una ditta abbia potuto vincere una gara di appalto pubblica se era priva dei requisiti di legge.

Pericolo in via pola, da una casa piovono calcinacci ( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: procedura sembra prigioniera della legnosa macchina della burocrazia pubblica e fino a oggi sul futuro dei beni demaniali di Fertilia si registrano soltanto impegni, solenni quanto autorevoli e meritevoli di credito, ma sempre e soltanto impegni. Ancora niente di concreto mentre gli edifici continuano a cadere in pezzi e a rappresentare anche un pericolo per la sicurezza pubblica.

I privati nella città del gusto l'expo rigenera l'ortomercato - teresa monestiroli ( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "All'interno ci sarà un polo universitario per la ricerca e l'innovazione, un centro di formazione con corsi di cucina e una residenza per studenti stranieri - ha spiegato Predolin - . Ma vorrei anche portare i binari del treno per il trasporto merci e una dogana per sveltire la burocrazia dell'importazione".

Basta imprenditori illuminati il governo della regione ritorni alla politica ( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: più burocrazia uguale più dipendenza politica. Così come più autoritarismo significa più controllo della politica, anche, e soprattutto, di quella libera e capace. In definitiva è chiaro che è il sistema che non va! E allora cosa fare? Torniamo alla Politica, torniamo alla Democrazia!

Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocra ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I COMMENTI pag. 13 Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocra... Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocrazia e la mancanza di soldi.

Palladio, geometria e invenzione del Moderno ( da "Unita, L'" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un edificio pronto a ospitare le complesse funzioni della burocrazia o dell'industria, gli alveari in cui l'individuo deve rassegnarsi ad essere racchiuso. Ma in entrambi i casi alla base di tutto c'è una griglia, una scansione implacabile di orizzontali-verticali. Naturalmente una mostra dedicata a un architetto non può esibire le sue realizzazioni tridimensionali,

Riproviamo a patteggiare ( da "Nuova Ferrara, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: presentava a giudizio con buone credenziali e che il cospicuo risarcito danno era la fatica di mesi e mesi di interventi presso uffici e seguendo burocrazie che non sono previste da alcuna legge". Per un anno e mezzo, racconta Sorgato, il legale ha "rincorso" l'assicurazione che doveva risarcire il danno; alla fine ai parenti diretti sono stati versati complessivamente oltre 400mila euro.

<Chi bussa alla nostra porta deve trovare casa e famiglia> ( da "Nazione, La (Pistoia)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: chi bussa alla porta di una parrocchia "deve poter accorgersi che quella è casa e famiglia, non struttura o burocrazia religiosa". Nei rapporti fra movimenti, associazioni e parrocchie vanno evitate tensioni, reciproche diffidenze, difficoltà di collaborazione. In ogni parrocchia vanno costituiti il Consiglio per gli affari economici e quello pastorale.

Ebner: <Si crei un Confidi unico> Carlini: <Più controlli sulle banche> ( da "Corriere Alto Adige" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per questo abbiamo chiesto ai parlamentari Brugger e Pinzger di fare pressione sul governo per ridurre la burocrazia e soprattutto il carico fiscale su imprese e famiglie". Felice Espro 5 Consorzi fidi Sono i Confidi oggi esistenti, di cui tre riuniti in una piattaforma e due autonomi Eurodeputato Michl Ebner, presidente della Camera di commercio.

<Non fateci crescere i figli in questo totale degrado> ( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Chiedono una casa popolare "normale", disponibili a pagare regolarmente l'affitto. Ma ci sono il regolamento, la graduatoria, i diritti acquisiti da rispettare? Tutto vero. Però, a vedere quella casa la burocrazia è da mandare direttamente in sosoffitta.

Eliminare le barriere Anche Palladio aiuta ( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: È da un anno che l'assessore l'ha dimenticato; e c'è un dossier di cose da fare". Iniziando magari da quei 4 centimetri di dislivello, come racconta Variati, che spesso la burocrazia trasforma in un Everest inviolabile per i tecnici e soprattutto per i disabili.

"I fondi per la Mezzina non ci sono più" ( da "Corriere Adriatico" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: casematte della burocrazia. La legge che istituisce la nuova Provincia di Fermo è sbagliata, i cui costi non possono ora ricadere su questo territorio. Il Pd ha cercato, rispondendo ad una coalizione che ha deciso di trattare sul conguaglio in beni immobili da dare ai fermani, di limitare al minimo tale conguaglio, sull'esito del quale poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

Pronte le controdeduzionial Piano regionale delle Cave ( da "Sicilia, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: addebitare alla burocrazia regionale". L'invito di "Libera" all'amministrazione è quello di comprendere che non si è dinanzi ad un problema, "ma a dei veri e propri drammi". La sollecitazione è quella di recuperare i ritardi e preoccuparsi di vedere di far riprendere il servizio con i fondi comunali come durante l'incontro l'amministrazione comunale pare abbia detto di volere fare.

Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale Dopo 18 anni stanno ancora attendendo la restituzione delle tasse non dovute. E così l'associazione degli artigiani minaccia di ricorrere alle vie legali per ottenere giustizia. "E' francamente inaccettabile.

Le fotografie che fanno parte degli album e degli archivi ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: risolvere piccoli e grandi problemi delle loro famiglie che si devono confrontare con le difficoltà della burocrazia, li ritroviamo con cadenza annuale nelle fotografie di classe o in occasione del conseguimento del diploma.Gli emigrati si fanno strada nel mondo del lavoro e se prima le fotografie li vedono impegnati in mansioni umili, poi testimoniano un'ascesa nella scala sociale.

La Zhermack senza gli stranieri ( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è di mezzo la burocrazia. Per il battesimo interno 2008-2009 nel Girone 2 della serie A, il XV di Pierpaolo Tellarini si trova di fronte al Cammi Calvisano "A": fischio d'inizio alle 15.30, arbitra Blessano di Treviso. A parte gli stranieri, tutti gli altri sono a disposizione eccetto Melotto e Munerato che durante l'estate si sono aperati alla spalla:

Burocrazia in agguato per due opere ( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LIGNANO Manca ancora la variante per caserma dei carabinieri e pronto soccorso Burocrazia in agguato per due opere LignanoDue nuove strutture (caserma dei carabinieri e centro di pronto soccorso), da tempo programmate a Lignano in un'area di proprietà dell'Efa, rischiano di subire molti ritardi causa alcune procedure burocratiche.

Dopo 40 anni d'attesa apre la casa di riposo ( da "Stampa, La" del 19-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le stanze sono state arredate, avremmo voluto aprire prima, ma la burocrazia si è messa di mezzo". Se a Mezzana apre la casa di riposo c'è da registrare la chiusura del micronido. "E' una struttura voluta dalla precedente amministrazione che non ha avuto il riscontro sperato - spiega Serafia -. Avevamo un solo ospite.

Nuova campagna: Disdici il Canone RAI ( da "Punto Informatico" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anni sbattono la testa contro la burocrazia del Canone RAI della quale nessuna istituzione si assume la responsabilità, la stessa RAI si avvantaggia di una situazione di totale caos normativo e di quello che più volte è stato definito scaricabarile istituzionale. Tutto questo secondo ADUC, l'Associazione che ha per prima promosso una grande indagine sulle verità nascoste del Canone,

(segue dalla copertina) dal nostro inviato ( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dopo 5 anni di estenuante burocrazia, sono troppo grandi, o troppo malati. Non li vuole più nessuno. Anche l'affidamento, degenerato in parcheggio a tempo indeterminato, non funziona. Introvabili le coppie disposte ad occuparsi di un figlio altrui e della sua famiglia naturale, dimenticata dall'assistenza.

Non cesserò di lottare ( da "Tirreno, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per me solo burocrazia" MONTECATINI. La battaglia contro l'usuraio l'ha vinta in un'aula di tribunale. Quella contro lo Stato che avrebbe dovuto aiutarla a ripartire con una nuova attività si è persa nelle pastoie burocratiche dall'esito incerto. Un'attesa durata oltre 10 anni alla quale la donna, una commerciante di Uzzano,

TUTTI gli altri <appelli> non hanno sortito effetto pratico, allora il ( da "Nazione, La (La Spezia)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: non assicurazioni generiche condite con il cattivo sale della burocrazia - scrive Rosignoli a Fontana perché gli amministratori sappiano - ciò è per me inaccettabile, come lo è per tanti cittadini e tanti ospiti della città, meravigliati e addolorati per come un monumento così importante viene tenuto". Rosignoli ricorda che il monumento di Fontana sostituì, al centro della piazza,

In cerca di nuovi accordi per lo scambio di talenti ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia può rendere complicati i contatti, ma se teniamo sotto monitoraggio le nostre risorse, anche quelle umane, rimuovendo gli ostacoli, in un'ottica di "sistema", possiamo recuperare. Gherardo La Francesca, direttore generale promozione culturale Mae.

Corsi all'estero,domande online ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: "Una burocrazia che qualche volta ha ostacolato il flusso degli studenti, per esempio dall'estero " ricordano dall'Ufficio VI. Andrea Luca Lepore, a capo di quell'ufficio, oggi può dire che di ostacoli ce ne sono stati e ce ne sono ancora: "Ma l'ufficio ha dato il meglio affinché questa rivoluzione informatica,

Centri di accoglienza al collasso ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Con procedure semplificate, senza gare, senza troppa burocrazia. Sempre che i Comuni collaborino. Perché alla fine gli immigrati nessuno li vuole. E questa scarsa solidarietà istituzionale rischia di mettere a rischio gli sforzi di chi al Viminale opera già tra mille difficoltà per fronteggiare l'emergenza.

Tre ragioni per sperare ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nonostante le leggende che circolano, nella burocrazia europea lavorano 24mila dipendenti, poco più del doppio di quanti lavorano nella Rai-tv italiana; Erasmus, il programma di scambio per giovani universitari ha vent'anni, funziona bene e coinvolge un milione e mezzo di giovani di 2.

Immigrati, eterna emergenza ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia e di risolvere i problemi finanziari- che non può diventare normalità. Sono mesi ormai che il Governo ha avviato l'operazione nuovi Cpt, i Cie secondo la nuova denominazione. è tempo di accelerare. Come è tempo di darsi una struttura capillare di centri d'accoglienza per chi richiede asilo (e su questo una maggiore collaborazione dei Comuni sarebbe certamente utile)

Aziende contro la 'ndrangheta ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le prime pedine sono burocrazia e infrastrutture. "Ci sono amministrazioni pubbliche che pur di esercitare un potere ostile- spiega De Rose nel suo stabilimento tipografico alle porte di Cosenza - non esitano a far passare il ventinovesimo dei 30 giorni utili per il silenzio-assenso pur di chiedere nuovi e inutili documenti.

Trento: andrò di sicuro a votare nei gazebo ( da "Corriere delle Alpi" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il cattivo è micidiale per burocrazia, per irresponsabilità per scippo di democrazia e anche, perché mortifica le diversità. Ma senza un buon centralismo residuo, finalmente sburocratizzato e leggerissimo, distruggiamo anche la Regione, fabbrichiamo enti inutili, produciamo ulteriore anarchia in una fase molto delicata.

Cerbara: "Stiamo vicini ai nostri imprenditori" ( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dei commercianti e degli artigiani e dal confronto molto costruttivo che abbiamo in corso sta emergendo una comune visione del nostro territorio. L'obiettivo più importante è quello di attrarre investimenti, anche se ci preoccupano alcuni ostacoli ad un maggiore sviluppo ancora non risolti, come la sicurezza e la lentezza della burocrazia".

Santo Versace: "La politica si rifaccia alla moda" ( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bisogna abbattere la burocrazia". Cos'è che la moda ha e che invece manca alla politica? "Nella moda puoi lavorare solo se ami davvero quello che fai, se hai grinta e passione. E poi, soprattutto, nella moda devi applicare la meritocrazia assoluta, perché se c'è un elemento che si distingue dal resto della squadra il risultato finale non sarà di certo il migliore.

Genolini, eroe dimenticato ( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una decisione degna di una burocrazia cinica e sciatta che riempe di errori i docunmenti con in calce l'intestazione del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociale. La decisione ferisce la famiglia e i tanti che conobbero Maurizio Genolini, non tanto per l'aspetto pensionistico quanto per il fatto che la decisione burocratica cancella quei 26 anni in Polizia.

ROMA: ALEMANNO, DOTARE TUTTI I QUARTIERI DI IMPIANTI SPORTIVI ADEGUATI ( da "Asca" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per realizzare gli impianti sportivi senza dover andare ad inseguire la burocrazia''. Proprio oggi il sottosegretario allo sport, Rocco Crimi, ha annunciato la nascita di una commisione, di intesa con il comune di Roma proprio per la realizzazione dell'impiantistica degli sport di vertice che ha l'obiettivo di rendere piu' aggevole l'accesso al credito.

Elezioni 2009, già predisposto il programma del Pne ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ridurre sprechi e tempistiche amministrative semplificando la burocrazia comunale e degli enti collegati e valorizzando le professionalità dei dipendenti. "Non è detto che correremo da soli conclude Pieretti anche se siamo fortemente tentati. Non scenderemo a compromessi, ci alleeremo solo con chi condividerà le nostre idee".

Galan ai "secessionisti": sarà comunque no ( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tutti gli altri si sono arenati ben prima e ora ripartono da zero, persi in una labirinto di burocrazia e di convenienze politiche al rinvio, sia a Roma che a Venezia. Infatti, il Consiglio regionale del Veneto - a differenza di Trento e Bolzano - non si è mai espresso sulle richiesta di 16 Comuni che vogliono saltare oltre il confine.

CLIMA: MARCEGAGLIA, NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE ( da "Agi" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE (AGI) - Catanzaro, 20 ott. - "Noi vogliamo assolutamente tutelare l'ambiente, vogliamo che ci sia una riduzione di emissione di anidride carbonica, ma questo non puo' essere deciso con vincoli burocratici e tempi che vengono dettati dalle burocrazie e che invece prescindono dai tempi della tecnologia".

L'obiettivo è l'attacco ai cristiani ( da "Giornale.it, Il" del 20-10-2008)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ne ha anche oggi, soprattutto per via di una burocrazia a volte gonfiata a dismisura e alla tendenza all'intellettualismo. Se i discepoli avessero pensato di annunciare la Resurrezione seguendo i criteri di oggi - con i piani pastorali e le mitiche cattedre dei non credenti - il cristianesimo sarebbe morto in culla.

"Il federalismo vincente deve contenere i costi Ogni Regione ci provi" ( da "Stampa, La" del 20-10-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ha concluso Vietti: "Dopo questo convegno sono sempre più federal-scettico, non per ragioni ideologiche, ma perché sono preoccupato dagli slogan che lo vedono come la medicina di tutti i mali. Per ora abbiamo solo costi che si sommano a costi e burocrazia su burocrazia".


Articoli

INCONTRI IN CITTA' (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Claudio Salvaneschi INCONTRI IN CITTA' "Il panino è equilibrio Se appena sbagli le dosi è solo un paciugo..." "Ero un operaio, lavoravo in una officina meccanica di Modena. Ma è arrivata la crisi, ho cambiato un paio di posti di lavoro e poi ho avuto un'idea: era il 1977, da allora faccio panini". Lui, Giancarlo Rubaldi, la racconta così. Ma in realtà, e a Modena tutti lo sanno, è molto di più di un semplice artigiano del panino. In città lo conoscono come un mago, il suo locale "Schiavoni" è un'istituzione, e questo spiega le code quasi impressionanti nelle ore dell'appetito. Da operaio metalmeccanico a mago del panino è un bel salto. Come nasce una storia così? "Dal fatto che il lavoro che facevo non mi dava più soddisfazione e che avevo questa passione del mangiare bene che mi derivava anche dalla famiglia, visto che mio nonno faceva il cuoco. Così, nel Natale del 1977, ho preso e mi sono buttato. Ho rilevato questo che era un locale storico, quello appartenuto a Righetti prima e poi a Schiavoni. Ho mantenuto l'insegna. Ma qui, con loro, si veniva soltanto a bere e così francamente non mi piaceva, non era quello che volevo. Così ho deciso di puntare su qualcos'altro, ho cominciato a fare panini, a inventarmene e ad elaborarli". Mago del panino è un'immagine d'effetto, un po' scontata. Non so quanto lei ci si riconosce davvero... "Mah, cosa vuole, io metto insieme dei sapori, mi considero un assemblatore di gusti. Non sono il cuoco che "costruisce" i piatti, ma ho capito che anche chi mangia in fretta qualcosa per strada prima di tornare al lavoro deve comunque mangiare bene, delle cose sane, digeribili e appetitose. I miei panini sono quasi un piccolo pasto completo, equilibrato, c'è dentro di tutto: dalla carne alla verdura, al pesce, alla frutta...". Gli inizi, però, non sono stati facili... "No, come in tutte le cose, ci sono state delle difficoltà. Presentavo panini un po' fantasiosi, con la bottarga, con il tonno rosso, la clientela non ci era abituata. Poi ho cominciato a farli abbinando la carne o il pesce e la frutta e piano piano ho visto che la gente si convinceva, che piacevano, venivano a cercarli e si facevano consigliare. E così poi le cose hanno cominciato ad andare". Si dice che abbia in lista qualcosa come 300 panini diversi. "E' vero, e ogni mattina presento una lista con sei-sette proposte del giorno, dove c'è di tutto". Si racconta anche di panini "molto" estrosi. "Quelli nascono per burla, non li propongo mica ai clienti. Una volta ho portato la brioche con cappuccino e acciuga a due clienti-amici, ma erano 2 giornalisti... E le racconteranno del panino al brodo, ma quello l'ho fatto davvero solo per uno scherzo, per un amico". L'arte del preparare un panino in cosa consiste? "Il concetto del panino è che se sbagli le dosi, anche di pochissimo, oppure non azzecchi gli ingredienti da mettere in fila, non è più un panino, diventa un paciugo. Si tratta di trovare ogni volta un equilibrio sottilissimo di sapori. Io lavoro sempre per cercare degli abbinamenti giusti, armonici, e cerco di unire insieme ingredienti della stessa regione. Ad esempio, se metti insieme pesce e frutta della stessa regione non sbagli. Posso fare anche un panino con pere e pecorino, o melone con pesce, le combinazioni sono infinite. Come ad esempio anche pomodori e miele, o il panino con patate e lardo che è un ritorno ai gusti del passato". Lei è un creativo, come uno chef... "La cucina è una cosa serissima, io preparo panini. Ma lo faccio con grande passione e cerco sempre qualcosa di nuovo perchè si può migliorare sempre nella ricerca degli ingredienti, nell'accostamento dei sapori. A volte mi paragono un po' ad un pilota di auto da corsa che fa un giro di pista dopo l'altro e ogni volta cerca di migliorare il suo record, di affinarlo. Ecco, io lavoro così". E non è solo in questo lavoro... "No, mia moglie Franca è fondamentale. Lei si occupa, oltre che del resto, di vini e caffè. Quelli sono il suo regno incontrastato, io non posso azzardarmi ad entrarci neanche per sbaglio, mi taglia le dita. Ma è giusto così. Io invece sono gelosissimo dei miei salumi, che vanno trattati bene, sono fondamentali per preparare degli ottimi panini". Questo locale, "Schiavoni", è difficile da definire: non è una panineria, naturalmente, non è un bar, è piccolo ma esplode ogni giorno di gente che parla, scherza, discute. E' quasi una sorta di caffè d'altri tempi, ha quella funzione. Si viene per incontrarsi e stare insieme, parlare e mangiare qualcosa di buono. "E' così. Qui vengono tutti senza distinzioni sociali, l'operaio e il direttore di banca, a prendersi un panino. Vengono anche molti cuochi dei ristoranti, devo dire. Ed è un luogo d'incontro dove io e mia moglie conosciamo tutti, parliamo con tutti, scherziamo, faccio battute in dialetto modenese e cerchiamo sempre di creare un clima di allegria e di amicizia. Qui sono cresciute, in questi 30 anni, intere gererazioni. C'è il ragazzino che veniva a 15-16 anni ed ora vedo venire suo figlio, si sono passati il testimone... Pensi che a casa io e mia moglie abbiamo una cassa piena delle cartoline che ci arrivano da tutto il mondo, dai nostri clienti e da stranieri di passaggio che sono venuti qui e si ricordano sempre di noi e tornano, quando vengono in Italia. Ne ho una che mi è arrivata di recente dal Giappone. L'unica cosa che si capisce è la parola "panini"... Certo, il posto è piccolo, ci vuole coraggio ad entrare, poi si prende il panino e il calice di vino e ci si sposta per la strada o ai tre tavolini qui davanti a mangiare e parlare e scherzare. Al pomeriggio raccolgo calici sparsi per tutta la via, sui davanzali, sui tettucci delle auto...". Questo è un posto dove vengono non solo i modenesi ma gente da tutta Italia e anche da fuori, ha una sua fama internazionale. "Nel tempo abbiamo creato una sorta di comunità internazionale di affezionati, di amici-clienti, è vero. Un giornale americano mi ha messo tra i 25 posti al momdo dove vale la pena venire, insieme al mercato di Barcellona o al ristorante Peck a Milano... Ci sono stati articoli sul Sole 24 Ore, su altri quotidiani e riviste. Per me sono grandi soddisfazioni ma non cambia nulla. Continuo a fare panini per i miei clienti nello stesso modo...". La signora Franca, intanto, ascolta, lavora al banco e sorride. E' lei l'altra metà dell'anima di questo posto, ed è lei quella che raccoglie di più anche gli umori, le confidenze, gli sfoghi degli amici-clienti. "E' un lavoro pesantissimo a livello fisico - spiega Franca - tante ore sempre in piedi, ma ha anche un aspetto psicologico che è fondamentale. Devi sempre stare bene, sempre essere contenta, perchè il cliente che viene qui chiede anche questo ed è giusto: l'allegria, la simpatia, l'umanità. Qui tanti vengono e si confessano quasi, mi raccontano i loro dispiaceri. Per cui anche quando sono triste o non sto bene, non importa, mi metto la maschera e via, altrimenti i clienti se ne accorgono subito, mi chiedono che cosa ho e si intristiscono anche loro. Ed io non voglio...". Giancarlo, ora però lei ci parli un po' della città. "Schiavoni" è anche una finestra aperta su Modena come era e com'è. Come l'ha vista cambiare in questi 30 anni? "Eh, è cambiata molto. Prima c'era il gusto di viverla, di vivere il centro, che adesso si è perso tantissimo. Una volta arrivavo alle 4.30 del mattino e mi dicevano che era tardi, già aspettavano, volevano fare colazione. Alle 22, quando chiudevo, la gente non voleva saperne di andare via, si divertiva, stava bene. Adesso si vede che il centro è morto, la viabilità è soffocante, non si gira più, niente parcheggi, venire in centro è diventata una tortura e si viene anche tartassati dalle multe. Ho clienti che mi dicono: guarda, non so se riesco a venire ancora, perchè l'ultima volta mi sei costato 120 euro di multa per il parcheggio. E' un disastro, mi creda. Non ci sono neanche bus navetta che fanno servizi per il centro, e invece ci dovrebbero essere e girare tutto il giorno. Altrimenti come si fa a tenerlo in vita?". Lei è favorevole o no a una progressiva pedonalizzazione? "Per certi aspetti sarebbe positivo, ma ha anche controindicazioni. Adesso, con questa storia del City pass, sento parlare dell'idea del trenino per portare in centro i clienti dei ristoranti di sera. Bene, dico, però va fatto anche di giorno. Non ci sono mica soltanto i ristoranti, ci sono anche quelli che lavorano di giorno in centro. Va fatto per tutti. Altrimenti di giorno noi moriamo. Qui, tra centro abbandonato e burocrazia c'è poco da stare allegri. Anche solo per mettere questi tre tavolini davanti al locale, ci ho impiegato anni per avere tutte le autorizzazioni, mi hanno sfinito. Le sembra normale? Io amo il centro di Modena, lo vorrei vivace, allegro, pieno di vita. Mi si stringe il cuore a vederlo morire...".

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Figli d'immigrati e integrazione: incontro della Agim (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzetta di Modena,La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Iniziativa al polo scolastico Figli d'immigrati e integrazione: incontro della Agim "Gestire la diversità richiede impegno, ma la vita è cambiamento". E' questo il messaggio lanciato dal convegno organizzato dall'associazione della Generazione Italo-Marocchina di Modena (Agim) tenutosi ieri al polo scolastico di Sassuolo e dal titolo "Seconde generazioni: immigrati, stranieri o semplicemente giovani cittadini?". Dopo i saluti delle istituzioni, alcuni giovani nati o vissuti in Italia da famiglia araba, marocchina, albanese, cinese o sudanese, hanno raccontato della loro esperienza di duplice identità, del loro sentirsi immigrati dopo i 18 anni quando hanno dovuto fare i conti con la burocrazia della cittadinanza, dell'impegno ad essere un ponte tra la diffidenza della loro famiglia e quella di chi li vede "diversi". "Il mio paese - ha detto tra gli altri Nadia El Barrami riferendosi all'Italia - non è razzista. E' un problema anche nostro, della paura delle nostre famiglie di essere contaminati. Noi ragazzi di seconda generazione vogliamo vivere qui, possiamo essere un ponte di integrazione vera". "Tutto dipende da come io mi pongo - ha continuato Akram Idries - nel non sottolineare la mia differenza, ma il mio punto di vista. Sta a noi essere protagonisti in positivo della società che sta cambiando". Yourness Elorch ha ribadito che "la cultura non è ciò che si legge sui giornali o sui libri, ma è vivere. Tra immigrati e italiani c'è una grande non comunicazione che si erge sui pregiudizi". "Ai ragazzi chiedo di non interrompere le amicizie che si creano durante la scuola tra diverse culture - sono le parole di Xu Cile - ne vale la pena".

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E' d'obbligo decidere in fretta (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Veronesi su Varco Tv "E' d'obbligo decidere in fretta" ARCO. "E' da non credere che con tutti i problemi che hanno le telecomunicazioni in Italia a pagare sia VarcoTv, una televisione di strada che cerca solo di raccontare la vita di una comunità. Tutta questa storia è incredibile". Il sindaco Renato Veronesi interviene nella vicenda dell'oscuramento di VarcoTv, la telestreet inventata dal fotografo Fabio Galas assieme ad un manipolo di volenterosi amici. "E' la classica vicenda di come sia imperante la burocrazia in Italia - commenta il sindaco - perché in questo caso più che la Magistratura sembrano essere proprio gli uffici a tirarla per le lunghe e ad andarci di mezzo sono Fabio Galas e gli altri ma anche tutti i cittadini di Arco che hanno imparato ad apprezzare questa televisione cittadina. Un'iniziativa culturale e sociale importante che rischia di essere svilita da un eccesso di burocrazia. Varco Tv non ha certo agito intenzionalmente. Che venga presa una decisione in fretta è quasi un obbligo, che si possa concludere positivamente per Varco Tv nello specifico e la città in generale è un auspicio. Ma lo ripeto a chiare lettere: tutta questa vicenda è davvero incredibile". (gl.m.).

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Liste d'attesa infinite, scatta la protesta (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Un dottore denuncia: "Un anno per ottenere una visita di riabilitazione a Motta, la burocrazia sta uccidendo la sanità nel comprensorio" Liste d'attesa infinite, scatta la protesta L'allarme dei medici di base e pazienti per i disservizi ai due ospedali ODERZO. Proteste e malcontento tra gli opitergini per i disservizi che si registrano nel distretto sociosanitario. Da alcuni mesi infatti sembra che l'accesso ai servizi e prestazioni mediche sia diventato una di via crucis. I tempi di attesa per esami e visite sono aumentati mentre molti ricorrono a strutture sanitarie pordenonesi. L'allarme viene dai medici di base che registrano il crescente malcontento dei pazienti. Le lamentele, oltre ad essere motivate da difficoltà e disagi che incontrano gli utenti per le interminabili code allo sportello del centro prenotazioni e per l'andirivieni fra questo e il medico curante, trovano riscontro nell'allungamento dei tempi d'attesa. "Vi sono pazienti che dopo lunghissime attese al Cup - racconta un medico che ha lo studio in centro città - vengono rinviati al medico di famiglia perché magari dalla sua ricetta manca l'esenzione dal ticket o perché non campare la dicitura che giustifichi alcuni esami diagnostici richiesti. Per non parlare del calvario per ottenere un appuntamento fisiatrico all'ospedale di Motta: da sei mesi a un anno per la sola visita di riabilitazione, stesso tempo una visita reumatologica o endocrinologia. Senza parlare delle visite ortopediche ripetute due volte, con corresponsione di altrettanti ticket, perché la proposta di intervento chirurgico fatta dall'ortopedico di Motta dev'essere nuovamente vagliata dall'ortopedico che visita nell'ospedale di Oderzo. A questo si aggiunga l'esempio di pazienti di Zero Branco dirottati a Oderzo per una spirometria e quelli di Oderzo che vanno a Treviso per lo stesso esame". Per lo stesso motivo diabetici che, fino a 8 mesi fa, erano seguiti a Oderzo dal Cad, ora preferiscono emigrare a Pordenone piuttosto che andare a Treviso. Per non parlare di casi burocratici paradossali come quello accaduto a un'anziana di Camino, che ha ricevuto via posta a casa ben 12 lettere contenenti un referto medico relativo a uno stesso esame del sangue. "Come medici di base, capolinea delle lamentele di tutti i pazienti, abbiamo fatto alcune proposte per sburocratizzare e migliorare i servizi a vantaggio dei pazienti - chiude il medico - ma questo sembra essere rimasto lettera morta". (Barbara Battistella).

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Negli Usa col sergenteil cane adottato in Iraq (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

La storia Baghdad. Il "soldato" Ratchet sarà salvato. Grazie anche alle 62 mila firme raccolte in pochi giorni con una petizione online, il sergente Gwen Beberg è riuscita a sconfiggere la burocrazia dell'esercito americano e a ottenere di portare con sé negli Stati Uniti un cane di nome Ratchet, che aveva salvato da un cumulo di spazzatura in fiamme. Il sergente sta per rientrare negli Usa e voleva portare con sé il cane al quale era ormai legatissima, ma le regole dell'esercito non permettono di adottare animali né tantomeno di farli espatriare. Terri Crisp, direttore dell'"Operation Baghdad Pups", ha detto che conta di mettere Ratchet su un aereo insieme ad altri 35 tra cani e gatti adottati dai soldati sfidando i regolamenti. 19/10/2008.

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La collezione di fulvio palopoli donata alla casa del jazz di roma (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino di Padova, Il" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

MEMORIA La collezione di Fulvio Palopoli donata alla Casa del jazz di Roma Una preziosa collezione, curata per tutta la vita. Migliaia di dischi, insieme alle annate di riviste specializzate e libri ormai introvabili, ma anche a video e audiocassette. Tutto minuziosamente trattato, imballato con estrema attenzione e spedito alla Casa del jazz di Roma che metterà a disposizione del pubblico il "Fondo Fulvio e Rossella Palopoli" (nella foto). Ieri mattina in via Rialto si è perfezionato il trasloco di 6.000 pezzi rari, da intenditori e conservati benissimo. La grande passione per il jazz è risuonata nell'intera vita di Palopoli, scomparso in agosto a Lerici dopo una lunga malattia. Fulvio Palopoli - deputato del Pci negli anni '70 che Massimo Cacciari ricorda con grande affetto - è stato il "padre" della riforma sanitaria che ha creato le Usl arrivando poi a dirigere quella di Mestre. La moglie Rossella (che è stata a lungo consigliere provinciale del Pci) rappresentava il punto di riferimento in Provveditorato per chiunque all'epoca cercasse di districarsi nel ginepraio della burocrazia scolastica. Una coppia perfetta, inossidabile, con un'umanità d'altri tempi ed uno stile inconfondibile. A Padova nessuno ha sentito il bisogno di onorare la memoria di Palopoli, acquisendo storici 78 giri e Lp insieme al resto del "fondo". Nemmeno l'Università ha manifestato il minimo interesse. Ma appena Marcello Piras della Casa del jazz ha aperto gli armadi di casa Palopoli, si è immediatamente reso conto del tesoro che custodivano. E ieri la collezione di Fulvio Palopoli ha lasciato via Rialto con destinazione Roma, dove sarà catalogata a beneficio del pubblico. Un'altra eredità dell'ex deputato comunista: la colonna sonora del cuore avrà un'eco nella Casa del jazz. (Ernesto Milanesi).

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Il sindaco: classi differenziate una premessa per le banlieues - dal nostro inviato (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Torino Il sindaco: classi differenziate una premessa per le banlieues Attacco a Maroni. Il ministro: problema francese Chiamparino duro sulla sicurezza: meno burocrazia per risanare il degrado urbano DAL NOSTRO INVIATO (segue dalla prima di cronaca) paolo griseri Maroni prima elogia "le iniziative di inclusione messe in campo dalla città di Torino fin dal 1990" poi però si irrita e difende l'apartheid in classe: "Chi critica il provvedimento non lo ha letto con attenzione". Quanto al rischio di rivolte tra gli stranieri che abitano nelle periferie, l'esponente leghista minimizza: "Per evocare quel rischio si usa, non per caso, il termine banlieues. Perché finora è stato un problema soprattutto francese. Ho comunque chiesto all'università cattolica di Milano di fare una ricerca nelle periferie delle grandi città italiane, compresa Torino, per avvistare eventuali rischi". Lo scontro tra il sindaco di Torino (che è anche ministro ombra del Pd per le riforme) e il ministro dell'interno è in qualche modo imprevisto. I due personaggi, pur su posizioni molto diverse, si conoscono e si stimano. E lo dicono all'inizio dell'incontro. Chiamparino propone al ministro "un patto tra forze politiche per impegnarsi a non strumentalizzare le paure dei cittadini a fini elettorali" e cita la martellante campagna mediatica della destra in campagna elettorale per ogni sbarco di immigrati a Lampedusa: "Da quando c'è il nuovo governo - osserva Chiamparino mentre Maroni annuisce - gli sbarchi sono raddoppiati ma la protesta non si è più vista. Segno che era una protesta strumentale". Poi il sindaco avanza tre proposte per aggredire il problema della sicurezza nella città: "Oltre a evitare di usare la paura per conquistare consenso sarebbe utile rafforzare i controlli alle frontiere stringendo accordi con i paesi di partenza degli immigrati e dare ai sindaci il potere di intervenire per risanare, senza intoppi burocratici le aree degradate delle città". Maroni non risponde a nessuna delle richieste di Chiamparino: "Non faccio campagna elettorale", risponde stizzito il ministro ai cronisti. Al termine della mattinata Chiamparino reagisce: "Maroni ha parlato come se invece di essere il ministro fosse un funzionario del ministero che dice cosa ragionevoli ma non entra nel merito delle scelte. Il silenzio sulla proposta di un patto per evitare strumentalizzazioni è quanto mai eloquente. Maroni non può siglare quel patto perché la Lega pratica la doppiezza: mentre il ministro dell'Interno viene a Saint Vincent a mostrare la faccia ragionevole c'è un Borghezio che partecipa ai funerali di Hyder e propone ricette che rischiano di fare scoppiare le nostre periferie. Più che un ministro, Maroni sembra un portavoce".

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Il vuoto della politica davanti alla crisi sociale - ettore boffano (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XVII - Torino IL VUOTO DELLA POLITICA DAVANTI ALLA CRISI SOCIALE ETTORE BOFFANO è una Torino che, a leggere i giornali, assomiglia moltissimo a quella di trent'anni fa, eppure è così diversa e così confusa da risultare irriconoscibile (e non per chi ama i confronti nostalgici con il passato, ma soprattutto per chi vorrebbe conoscere la realtà di oggi per trasformarla o, più modestamente, per viverci dentro). Una città nella quale, come un simulacro assieme dolente e grottesco dei tempi di crisi, ecco rispuntare dal suo silenzio carsico il "caso" emblematico del disoccupato pronto a vendere un rene per raggranellare i soldi per campa re. Chi scrive partecipa dal 1980, insieme con tanti colleghi e colleghe, a quel grande racconto collettivo che è la cronaca cittadina di Torino: dunque, potrebbe rievocare almeno un'altra decina di storie uguali e altrettanto disperate. Fatto impossibile e, assieme, "reato impossibile" quello della compravendita del rene: in Italia non è lecito cedere e acquistare organi per un trapianto, ma le modalità ospedaliere e mediche di quel delicato intervento chirurgico rendono impraticabile la sua realizzazione fuori dai normali circuiti della sanità ufficiale. Così, a quel biglietto appeso a un cancello, rimane solo il significato della provocazione, ma ciò non lo priva della sua capacità di rappresentare (assieme alla ciclicità dei precedenti che lo accompagnano) lo stato di una crisi sociale. C'era, però, in quella Torino di trent'anni fa anche qualcos'altro che oggi non esiste più. E che, nel suo non esistere più, fa risuonare soltanto un silenzio che preoccupa e che paralizza proprio riguardo a quella voglia di conoscere, se non per trasformarla almeno per viverla, la realtà di oggi. Era un pezzo di politica, di rappresentanza sociale, di partiti organizzati e di gruppi di consenso (anche e soprattutto intellettuale) che attorno alle difficoltà, alle sofferenze e persino alle sconfitte di quel mondo del lavoro e della produzione costruivano nello stesso tempo solidarietà e legittimazione politica. Una grande fetta di quella dimensione era occupata dal Pci, dalla Cgil e da tutto ciò che dalla sinistra marxista-leninista extraparlamentare era nato e poi era andato rapidamente disgregandosi. E un'altra fetta, sia pure di minoranza, apparteneva al solidarismo cattolico e persino alle correnti sociali della stessa Dc. Non si vinceva quasi mai su quel fronte, né nella politica né nel sindacato (come dimenticare la "madre di tutte le sconfitte sindacali", con i 35 Giorni della Fiat e la Marcia dei Quarantamila?), ma si rappresentavano interessi, si interpretavano aspirazioni e si attenuavano delusioni e contraccolpi. Si diventava, insomma, la forza viva di un corpo sociale. Che cos'è rimasto di tutto questo nella Torino del 2008? Nulla o poco più: un po' (o forse tanto, visti i tempi) di solidarismo cattolico e una grande burocrazia sindacale (con la coraggiosa eccezione della Fiom). Il vuoto assoluto, invece, nella politica: la modernità, nel centrosinistra, del partito unico "liquido", "leggero" e "gassoso" lo ha reso solo autoreferenziale, rinchiuso nel recinto delle beghe tra i suoi dirigenti o nella scelta oligarchica ed elitaria dei propri rappresentanti. E non valgono le repliche, verso chi critica o contesta questa situazione, sulla nostalgia o sul "passatismo" della politica che fu o sulla disgregazione della classe operaia e della produzione fordista, né possono soddisfare la necessità di rappresentanza le noiose e ripetitive recite dedicate al lavoro precario nei teatrini della tv pubblica e privata. Chiunque siano le nuove "classi sociali" o qualunque siano i loro nuovi "luoghi" (anche virtuali) di lavoro, è proprio lì che bisogna cercare le spiegazioni ai sondaggi che, ormai da settimane, indicano il consolidarsi del consenso attorno a Berlusconi (e al suo governo) unito al calo delle percentuali nazionali e locali del Partito Democratico. "A Torino c'è un 30 per cento che vota a sinistra, un altro 30 per cento che vota comunque a destra e un altro 30 per cento che sceglie chi, in quel momento, offre più affidabilità" ha spiegato quindici giorni fa Sergio Chiamparino, parlando delle future strategie per quel voto del 2011 che dovrà scegliere il suo successore. Un'analisi giusta e inattaccabile, ma che pare anche indicare l'incertezza e la stasi del progetto del Pd. Esso non era forse nato, a Torino come in Italia, per mettere assieme gli ex comunisti e i cattolici, l'ex classe operaia e la rinnovata classe media? Ma una parte di tutto ciò (i cattolici, la classe media) non costituisce, a Torino, proprio quel 30 per cento di "incerti" da conquistare? E non stanno forse in quell'area sociale, in quel 30 per cento che il sogno del Pd non è riuscito a convincere, i protagonisti spaventati di questa crisi dell'autunno 2008, i nuovi lavoratori del post-fordismo, le famiglie della "quarta settimana" e i precari che no n ne possono più del proprio simbolismo usato da una politica soltanto televisiva?.

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Illuminazione aeroporto e roth, la provincia manterrà le promesse (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sassari "Illuminazione aeroporto e Roth, la Provincia manterrà le promesse" ALGHERO. Non si è fatta attendere la replica della Provincia in merito alle accuse di ritardo e disimpegno nei confronti di alcune problematiche algheresi, (l'illuminazione delle vie di accesso all'aeroporto e l'auditorium dell'istituto tecnico Roth) lanciata dall'assessore ai lavori pubblici Gianni Spano nei confronti del collega provinciale, GIovanni Serra. Si è assunto l'onere della replica il consigliere provinciale algherese, Carmelo Piras, il quale dopo aver ricordato che "la Provincia mantiene le promesse" entra nel merito delle questioni. Per quanto attiene i ritardi della esecuzione dell'illuminazione della strada adiacente all'aeroporto, l'esponente del Partito Democratico ricorda che "sono dovuti alla mancanza dei necessari requisiti di legge della ditta vincitrice della gara d'appalto, la seconda classificata non ha ritenuto remunerativa la cifra stanziata". Ne consegue che la gara per l'aggiudicazione dei lavori è da rifare. "Sono i rischi che tutte le amministrazioni pubbliche corrono - sottolinea Carmelo Piras - e situazioni più o meno analoghe si sono verificate anche in casa algherese". Riguardo all'auditorium la Giunta Provinciale ha già approvato il progetto definitivo, poi la pratica verrà inviata alla attenzione del Comune di Alghero per ottenere la licenza edilizia. "A questo proposito confidiamo nella solerzia dell'Amministrazione algherese e, contemporaneamente, per guadagnare qualche mese, si svolgerà la fase della gara d'appalto. I tempi come si può notare sono in linea con quelli che sono "normali" per le opere pubbliche". Piras aggiunge ancora ricordando che soltanto "due settimane dopo il crollo dell'auditorium la Regione ha stanziato 450.000 (più 50.000 la Provincia) per il suo rifacimento". Il consigliere provinciale conclude con un invito piuttosto polemico all'assessore Gianni Spano. "Bene farebbe l'Assessore comunale a mettere la stessa foga che utilizza nel denunciare presunte inadempienze della Provincia nello svolgere il suo compito, probabilmente la nostra Città ne trarrebbe grande vantaggio". Le giustificazioni sui ritardi portate dal consigliere provinciale algherese appaiono legittime e motivate dalle tradizionali procedure della burocrazia pubblica e da risvolti non certo porevedibili. Resta comunque l'interrogativo di come una ditta abbia potuto vincere una gara di appalto pubblica se era priva dei requisiti di legge.

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Pericolo in via pola, da una casa piovono calcinacci (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

VIGILI DEL FUOCO A FERTILIA Pericolo in via Pola, da una casa piovono calcinacci ALGHERO. Il patrimonio immobiliare dello Stato, ora della Regione, a Fertilia continua a cadere a pezzi. Ieri pomeriggio sono dovuti intervenire i Vigili del fuoco del distaccamento di Alghero per ripristinare le condizioni di sicurezza in un palazzo di via Pola dal cui tetto sono caduti a terra calcinacci e un pezzo di pluviale che da tempo aveva cessato le sue funzioni e attendeva soltanto di essere rimosso. Ora ci hanno pensato i Vigili. Tra l'altro la copertura del tetto dello stabile in questione è fatta di tegole ormai "ballerine" che rischiano di precipitare al suolo. La precarietà strutturale dell'edificio di via Pola, come del resto di tutto il patrimonio immobiliare, non è una novità, lo sanno tutti, dal Comune alla Regione. Il passaggio dei beni demaniali alla Regione e il successivo procedimento di trasferimento degli stessi all'ente locale presuppone l'inizio di una imponente operazione di ristrutturazione per la quale l'ente regionale avrebbe già disposto un finanziamento di 2 milioni di euro. Ma anche questa procedura sembra prigioniera della legnosa macchina della burocrazia pubblica e fino a oggi sul futuro dei beni demaniali di Fertilia si registrano soltanto impegni, solenni quanto autorevoli e meritevoli di credito, ma sempre e soltanto impegni. Ancora niente di concreto mentre gli edifici continuano a cadere in pezzi e a rappresentare anche un pericolo per la sicurezza pubblica. Sergio Ortu.

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I privati nella città del gusto l'expo rigenera l'ortomercato - teresa monestiroli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Milano Le civiche benemerenze Da Enzo Biagi alla commessa Esselunga toto-candidature per gli Ambrogini Un'area di 139mila metri quadrati cambia destinazione e il Comune cerca alleati I privati nella Città del gusto l'Expo rigenera l'Ortomercato Il sindaco alle donne: "Riprendiamo il controllo del cibo contro fame e speculazioni". Nel 2015 un padiglione femminile TERESA MONESTIROLI Un padiglione in rosa che ospiterà progetti sul tema "cibo e sicurezza" realizzati dalle organizzazioni femminili. E una Cittadella del gusto ai mercati generali, punto di raccordo di tutte le culture gastronomiche del mondo, che resterà in eredità alla città anche dopo l'Esposizione universale. Ad annunciare una sezione tutta al femminile all'interno dell'Expo 2015 è il sindaco, Letizia Moratti, che ieri ha inviato una lettera a 50 giornaliste italiane e straniere lanciando un appello a tutte le donne del mondo a impegnarsi, tramite l'Expo, per riprendere il controllo sulla filiera alimentare. "Care amiche - scrive il sindaco - il cibo non è una merce come le altre da lasciare in balia del profitto e delle speculazioni: il cibo è legato alla nostra vita, alla nostra terra e al nostro prezioso lavoro". Poche righe per iniziare un percorso che si concluderà con il padiglione in rosa nel 2015. "Questo progetto ha un obiettivo ambizioso - aggiunge il sindaco - : riprendere il controllo del cibo per combattere la fame ma anche per ristabilire il legame con la terra e con l'identità dei territori in cui viviamo, proteggendoli da speculazioni". Sempre di Expo si è discusso ieri al Festival internazionale dell'alimentazione dove è intervenuto, fra gli altri, il direttore generale dell'Expo di Saragozza 2008, Blasco Jauregui, che a Milano ha dato un consiglio: "Per gli spettatori dovrà essere un'esperienza speciale che colpisce al cuore. Per gli organizzatori un'occasione fin da subito di pensare a cosa nascerà dalle ceneri dell'Esposizione". Un invito che ha raccolto Roberto Predolin, presidente della Sogemi, raccontando il progetto della Cittadella del gusto e della salute che nascerà all'Ortomercato. Un'area da 139mila metri quadrati destinata al commercio e ai servizi, gestita dal Comune ma con la partecipazione dei privati. "All'interno ci sarà un polo universitario per la ricerca e l'innovazione, un centro di formazione con corsi di cucina e una residenza per studenti stranieri - ha spiegato Predolin - . Ma vorrei anche portare i binari del treno per il trasporto merci e una dogana per sveltire la burocrazia dell'importazione".

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Basta imprenditori illuminati il governo della regione ritorni alla politica (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

C'E' UNA DERIVA DEMOCRATICA Basta imprenditori illuminati Il governo della Regione ritorni alla politica In questo momento la nostra isola ha bisogno di voltare pagina: non è più il momento dell'uomo della provvidenza Credo che il corso dell'imprenditoria politica sia finito. Il nostro Paese, così come la nostra Regione, ha bisogno di voltare pagina, in termini politici, economici e sociali. In tanti momenti di difficoltà - la storia ci insegna - la ricerca di una nuova "alba" è stata affidata all'uomo della provvidenza, (chissà perché mai a una donna?): al militare autoritario, al filosofo lungimirante, all'animatore di folle, al magistrato irreprensibile, all'attore di successo, all'intellettuale irriverente....all'imprenditore illuminato. Da tutti i danni, sociali ed economici, causati da questi personaggi, (che rimangono grandi punti di riferimento nel loro settore), nell'amministrare la cosa pubblica, si è sempre risorti con la Politica. Einaudi, De Gasperi, Moro, Pertini, Berlinguer sono solo alcuni degli uomini politici che, nati e cresciuti alla "scuola della democrazia", hanno saputo porre rimedio alle cicliche derive autoritaristiche che hanno interessato il nostro Paese. Con le dovute proporzioni, e senza che il paragone possa sembrare irriguardoso, anche la nostra regione sta vivendo un momento preoccupante di deriva democratica, mossa dalla convinzione che il decisionismo di un uomo - mai una donna, ma il concetto non cambia! - sia l'unica via possibile per uscire dalle situazioni difficili. E' anche vero che la piccola politica degli ultimi lustri ha fatto sì che la sfiducia si facesse strada tra la gente. Una politica di Palazzo lontana dai problemi reali, autoreferenziale, ingorda, ignorante, il cui unico interesse è stato quello di governare il bisogno. Più ignoranza uguale più dipendenza politica; più sussidi uguale più dipendenza politica; più burocrazia uguale più dipendenza politica. Così come più autoritarismo significa più controllo della politica, anche, e soprattutto, di quella libera e capace. In definitiva è chiaro che è il sistema che non va! E allora cosa fare? Torniamo alla Politica, torniamo alla Democrazia! E' la strada più difficile ma è sicuramente quella che può garantire tutti. Se negli anni è cresciuta la sfiducia nei nostri amministratori, la colpa non è del sistema democratico, ma degli uomini è donne che hanno inteso il loro mandato come esercizio di potere e non come servizio alla comunità. Una candidatura non viene più intesa come onore di rappresentanza, ma come un concorso pubblico per un posto ben retribuito, per alcuni, o come ricerca di ruolo sociale che il denaro non è riuscito a dare per altri. Così si è fatta strada l'idea che solo gli illuminati dalla notorietà e dalla ricchezza possano guidare il popolo verso la notorietà e la ricchezza per tutti. Invece abbiamo bisogno di serietà, pazienza, capacità ed esperienza. Riconquistare il piacere di seminare per raccogliere, di costruire salde fondamenta su cui elevare un piano per volta, di dare più che di ricevere, di essere stati utili agli altri e a se stessi almeno in pari misura, di confrontarsi sempre di più ascoltando e rispettando le esigenze e le idee degli altri. Una strada difficile ma sicura che nessun uomo - o donna - solo/a al comando può percorrere in solitudine. Per questi motivi abbiamo l'obbligo di ricercare e proporre, qui in Sardegna, tra i tanti "vecchi" e "nuovi" Politici che hanno già dimostrato di avere esperienza, capacità, serietà ed equilibrio, la miglior guida per un governo regionale che democraticamente e collegialmente sappia ricostruire il sistema politico, economico, e sociale della nostra regione. E se avremo la capacità e l'umiltà di affidare questa scelta ai sardi, gran parte di questo nuovo percorso democratico sarà già realizzato. * capogruppo dell'Udc in consiglio regionale.

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Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocra (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

I COMMENTI pag. 13 Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocra... Più che la lotta tra fede e scienza, a ostacolare la ricerca sono il potere, la burocrazia e la mancanza di soldi.

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Palladio, geometria e invenzione del Moderno (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Renato Barilli È più che giusto che per protagonisti d'eccezione si colgano a volo le occasioni dei centenari dalla nascita o dalla morte per metterne in scena grandiose celebrazioni. Questa volta l'onore tocca all'architetto Andrea Palladio (1508-1580), per il quale Vicenza, sua città d'elezione, ha predisposto un'ampia rassegna, in Palazzo Barbaran da Porto (a cura di Guido Beltramini e Howard Burn, fino al 6 gennaio, poi alla Royal Academy di Londra). Il Palladio fu uno dei principali fondatori di una linea che potremmo legare al concetto del moderno, in sé alquanto usurato, ma in questo caso esso va preso nel senso secondo cui negli anni Venti del Novecento si ebbe appunto un fondamentale Movimento Moderno, avente tra i vari membri anche il francese Le Corbusier, che molto opportunamente, in mostra, è menzionato come uno degli ultimi eredi dell'insegnamento da lui partito. In realtà, occorrerebbe fare un passo indietro di circa altri cento anni e venire a Leon Battista Alberti, nato nel 1406, cui, in occasione del relativo centenario, si sono tributati omaggi a dire il vero alquanto caotici, non nitidi e concentrati come questo riservato al Palladio. E dunque l'erede diretto risulta meglio trattato rispetto al progenitore. Ma appunto dall'Alberti al Palladio parte una tendenza irresistibile che altra volta mi è piaciuto siglare con un'etichetta scandalosamente anacronistica, quella di Minimalismo. Infatti essi hanno insegnato all'intero Occidente che l'architettura poggia su un numero ridottissimo di elementi primari, il pilastro, che sostiene l'architrave, con spigoloso e rigido angolo retto; o in luogo del pilastro può entrare anche la colonna, ma già meno bene; e certo vi sta pure l'arco, dono prezioso proveniente dall'arte romana. Attraverso una oculata distribuzione spaziale di questi pochi dati strutturali può venir fuori qualsivoglia edificio, ecco la grande lezione congiunta proveniente dai due. Che però, ovviamente, l'hanno applicata in modi alquanto diversi. L'Alberti non poteva non essere ligio ai canoni dell'Umanesimo, e dunque, questa sua concezione della scatola elementare doveva essere rapportata alle misure dell'uomo, venir concepita in modi raccolti e unitari. Il Palladio invece, per questo verso più lanciato verso traguardi ulteriori della modernità, non si sente vincolato al rispetto di quelle auree misure, e dunque tende a prolungare senza limite la scatola, facendone una stecca, per così dire, un edificio pronto a ospitare le complesse funzioni della burocrazia o dell'industria, gli alveari in cui l'individuo deve rassegnarsi ad essere racchiuso. Ma in entrambi i casi alla base di tutto c'è una griglia, una scansione implacabile di orizzontali-verticali. Naturalmente una mostra dedicata a un architetto non può esibire le sue realizzazioni tridimensionali, deve limitarsi a schizzi e abbozzi, possibilmente autografi, ed è quanto la rassegna vicentina fa con abbondanza. Così, riesce perfettamente possibile seguire la marcia risoluta del Palladio verso il moderno, che qui potremo puntualizzare attraverso alcune tappe. Iniziando con Villa Pisani a Bagnolo, se ne veda in particolare il retro, dove compare appunto la scatola, a pareti lisce, sgombrate di ogni ornamento, anche Gropius avrebbe potuto firmare un progetto del genere. Palazzo Chiericati, poco dopo, segna un passo più avanti, a favore della nudità di una griglia strutturale, al punto che nelle ali dell'edificio scompare la riempitura muraria, il pretesto di continuare il corpo centrale dell'edificio con due verande aperte consente all'architetto di lasciar cadere appunto il riempitivo, e l'ossatura dell'edificio può apparire a nudo, quasi che egli potesse già valersi di pilastri in cemento armato. Un altro dei tratti che il Vicentino eredita dall'Alberti, ed è di nuovo un segno di avanzante modernità, di quella modernità che arriverà a condannare l'ornamento "come un delitto", sta proprio nella riduzione del ricorso a statue ornamentali. Queste ci sono, nella cimasa di Palazzo Chiericati, ma come prolungamenti dello slancio verticale delle strutture portanti, per ribadirlo, piuttosto che per nasconderlo. Ma veniamo alle modalità con cui il Palladio affronta il tema vincolante delle facciate delle chiese, portatrici di esigenze di culto da cui non è facile svincolarsi. Eppure anche in questo caso egli parte da una sorta di scatola essenziale, magari scandita lungo l'intera sua superficie dal motivo di colonne, però agili, simili a putrelle metalliche. E poi, per ricavare sia il timpano della navata centrale, sia quelli delle navate laterali, ovvero per interrompere il dominio dell'angolo retto, il nostro grande progettista inserisce un dimezzamento, un motivo in diagonale, il quadrato insomma viene diviso in due, ma mentalmente l'osservatore può effettuarne un raddoppio, e restituire la totalità dell'insieme. Questo il ritmo di scomposizione e immediata ricomposizione che il Palladio applica ai due gioielli veneziani, S. Giorgio Maggiore e il Redentore. Ma se si vuole ammirare la sua genialità all'opera, senza vincoli utilitari, si vadano a vedere i suoi disegni per illustrare i campi di battaglia, per esempio il dispiegamento delle legioni con cui Cesare andò alla conquista della Gallia. Sono davvero composizioni allo stato puro, estensioni illimitate di tanti moduli minimali che si associano in una grammatica al tempo stesso libera e vincolante. ARCHITETTURA A Vicenza omaggio al grande artefice che con Leon Battista Alberti schiuse le vie della modernità architettonica. Soluzioni semplici e geniali con figure geometriche rielaborate ed essenziali Andrea Palladio 500 Vicenza Palazzo Barbaran da Porto Fino al 6 gennaio Catalogo Marsilio.

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Riproviamo a patteggiare (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Ferrara, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

IL PROCESSO "Riproviamo a patteggiare" Investì e uccise un uomo, il legale risponde alla vedova "Il patteggiamento? Lo riproporremo alla prossima udienza, il 16 dicembre", annuncia l'avvocato Giorgio Sorgato, "e si spera in un clima completamente diverso". Le dichiarazioni di Anna Barbieri, vedova di Cormac Page, 53 anni, insegnante privato di lingua inglese residente a Pontegradella, morto in un incidente stradale nella notte del 14 marzo 2007 sulla Ferrara-Mare all'altezza di Corte Centrale, hanno spinto il legale di Marco Calura, imputato di omicidio colposo per aver causato il sinistro, a prendere carta e penna. Calura, ha accertato l'inchiesta, quella sera era stato trovato positivo al test alcolimetrico con una concentrazione di alcol nel sangue pari a diverse volte il limite ammesso. Non è vero, però, che sarebbe stato il pm a rifiutare il patteggiamento, precisa l'avvocato. E' stato lo stesso legale, spiega Sorgato in una lettera, "a richiedere il rinvio a giudizio del proprio assistito in quanto il pm che aveva curato l'indagine non era all'udienza. Il pm che lo sostituiva aveva ricevuto disposizioni per applicare una pena che non era stata minimamente trattata e che al difensore appariva eccessiva (1 anno e 8 mesi, ndr) se si tiene conto che il Calura si presentava a giudizio con buone credenziali e che il cospicuo risarcito danno era la fatica di mesi e mesi di interventi presso uffici e seguendo burocrazie che non sono previste da alcuna legge". Per un anno e mezzo, racconta Sorgato, il legale ha "rincorso" l'assicurazione che doveva risarcire il danno; alla fine ai parenti diretti sono stati versati complessivamente oltre 400mila euro. Il risarcimento, puntualizza Sorgato, era stato richiesto come condizione dal pm per accedere al patteggiamento, che è stato quindi riproposto. Sulla misura della pena, però "non intendevo - ribadisce l'avvocato - accettare diktat di sorta". Il legale addita anche la condotta della vedova, Anna Barbieri: "Il 21 maggio 2008 si è presentata in udienza con un quadrino appeso al collo" che incorniciava la prima pagina di un quotidiano "raffigurante la vettura del marito fuoriuscita di strada. La scena si è ripetuta mercoledì scorso davanti al gip Silvia Migliori". Nel processo è stata ammessa anche l'associazione "Vittime della strada", presieduta dalla vedova di Cormac Page. Pochi giorni fa, dopo l'udienza in cui è stato disposto il rinvio a giudizio di Calura, Anna Barbieri aveva inviato una nota ai giornali ringraziando i pm Castaldini e Volta per aver rifiutato ("prima volta in Italia") il patteggiamento all'imputato.

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<Chi bussa alla nostra porta deve trovare casa e famiglia> (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Pistoia)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA PISTOIA pag. 6 "Chi bussa alla nostra porta deve trovare casa e famiglia" IL VESCOVO di PATRIZIO CECCARELLI È UNA NOVITÀ per una Diocesi. Di solito sono gli enti pubblici o le grandi società a presentare il "piano pluriennale di indirizzo". Questa volta a farlo è la Chiesa di Pistoia, il documento in questo caso si chiama "Programma pastorale diocesano" e traccia le linee da seguire nel biennio 2008-2010. "Relazioni" è la parola chiave del documento che il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, dopo una condivisione preliminare e interna, propone a tutta la chiesa pistoiese: sacerdoti, religiose e religiosi, diaconi, laici. Nelle 29 pagine, presentate pubblicamente in Cattedrale e nel corso di una conferenza stampa, contenute in un opuscolo che sarà diffuso in tutte le parrocchie, e che intendono essere una guida nei rapporti interni alla Chiesa locale e nei rapporti fra Chiesa locale e mondo esterno, il vescovo precisa di aver trattato solo gli argomenti "di maggiore urgenza e di particolare fecondità per il nostro tempo". SI TRATTA del primo atto di programmazione pastorale nella diocesi pistoiese da molti anni: è anche il primo importante documento del vescovo Bianchi che, arrivato a Pistoia nel dicembre 2006, ha volutamente passato il suo primo anno nella dimensione dell'ascolto. È un documento molto atteso. Usando un'immagine a lui cara ? la "sinfonia di voci" ? mons. Bianchi chiama l'intera comunità diocesana alla collaborazione e alla corresponsabilità. Fra i "percorsi possibili" il vescovo richiama la necessità di costituire piccoli "gruppi di ascolto" della parola di Dio. Ai sacerdoti viene ricordata la necessità di "rendere più esemplari le celebrazioni liturgiche" e per questo l'Ufficio liturgico avvierà percorsi formativi per gli animatori liturgici parrocchiali. "Celebrazioni frettolose, senza interiore partecipazione, sciatte anche nella forma esteriore ? sottolinea mons. Bianchi ? dissuadono dall'incontro e dalla relazione con il Signore Risorto". Numerosi i suggerimenti: le parrocchie sono invitate a essere "ambienti caldi e umanamente attenti alla situazione personale"; chi bussa alla porta di una parrocchia "deve poter accorgersi che quella è casa e famiglia, non struttura o burocrazia religiosa". Nei rapporti fra movimenti, associazioni e parrocchie vanno evitate tensioni, reciproche diffidenze, difficoltà di collaborazione. In ogni parrocchia vanno costituiti il Consiglio per gli affari economici e quello pastorale. Considerazioni specifiche sulla temporaneità degli incarichi soprattutto diocesani ("per favorire un autentico spirito di servizio, nella libertà e nel personale distacco") e sui sacerdoti stranieri ("vera ricchezza per la nostra chiesa"). Viene ribadita la dimensione missionaria della Chiesa, anche a livello locale, per esempio per i cosiddetti "cristiani della soglia", i cristiani marginali, quelli che non hanno ancora dichiaratamente tagliato il legame o concettualmente respinto il proprio riferimento alla Chiesa e al cristianesimo. "È questa ? nota il vescovo - la grande parte della popolazione pistoiese: prima che diventino per sempre "lontani" vanno raggiunti e soccorsi".

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Ebner: <Si crei un Confidi unico> Carlini: <Più controlli sulle banche> (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: BOLZANOEPROV - data: 2008-10-19 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE La crisi La Camera di commercio: ridurre i costi. Imprese, debiti in crescita Ebner: "Si crei un Confidi unico" Carlini: "Più controlli sulle banche" BOLZANO - "Non è più il momento del campanilismo di settore, si trovi il modo di creare un Confidi unico, forte con le banche, efficiente e meno costoso". è il monito di Michl Ebner, eurodeputato e presidente della Camera di commercio di Bolzano, che analizza i provvedimenti della Provincia per contenere gli effetti della crisi finanziaria sull'Alto Adige. "In Europa è cambiato il vento - prosegue Ebner -. Ci si è resi conto che un capitalismo fondato su titoli di carta è fragile e senza futuro. Ben vengano, quindi, i controlli dei governi e degli enti pubblici sui sistemi bancari e finanziari e sui loro prodotti. In Italia, per fortuna, alle banche non è consentito fare l'imprenditore acquisendo quote di controllo di aziende. In questa fase, gli interventi statali e dei governi locali sono necessari. Vero, però, che le banche altoatesine sono solide. La nostra provincia è in grado di superare la crisi, ma occorre mettere da parte le rivalità di settore e collaborare, ad esempio, per creare un Confidi unico, il cui capitale potrà essere rafforzato dalla Provincia. Anticipare i programmi degli appalti pubblici? Sì, se si trova il sistema legale di dar lavoro alle nostre imprese. Altrimenti è uno sforzo poco utile". Intanto i dati diffusi ieri dalla Cgia di Mestre dimostrano che l'indebitamento delle imprese verso le banche, in Alto Adige, dal 2002 al 2008 è cresciuto del 56,5%, più della media nazionale del 51,2%, con un importo per ciascun azienda che raggiunge i 263mila euro (175mila la media nazionale). Marco Carlini, presidente dell'Useb (il sodalizio che riunisce il mondo economico di lingua italiana) non si fida troppo delle banche locali: "Vero che sono solide, hanno liquidità sufficiente e non necessitano di ulteriori garanzie provinciale, ma questo dipende dal fatto che hanno applicato spread elevati e che cominciano, adesso, a stringere il cappio attorno alle Pmi per rientrare subito dalle scoperture. Se proprio vogliono aiutare l'economia, che rendano il favore degli spread più elevati rispetto ad altre province, strategia che, negli anni passati, ha consentito ai nostri istituti di erogare lauti dividendi agli azionisti. Ritengo saggio istituire un tavolo di vigilanza sulle banche locali, affinché applichino spread competitivi. Per il resto, tutti i provvedimenti annunciati dalla Provincia, dal rafforzamento dei Confidi al piano degli appalti, dai Puc celeri alle erogazioni veloci dei contributi, sono attuabili e credibili, oltre che utili". Condivide Helmuth Innerbichler, presidente del Wirtschaftsring: "La Provincia sta adottando tutte le misure che sono state suggerite dalle stesse associazioni di categoria. Siamo consapevoli che il peggio deve ancora venire: il 2009 sarà un anno terribile. Per questo abbiamo chiesto ai parlamentari Brugger e Pinzger di fare pressione sul governo per ridurre la burocrazia e soprattutto il carico fiscale su imprese e famiglie". Felice Espro 5 Consorzi fidi Sono i Confidi oggi esistenti, di cui tre riuniti in una piattaforma e due autonomi Eurodeputato Michl Ebner, presidente della Camera di commercio.

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<Non fateci crescere i figli in questo totale degrado> (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Massa - Carrara)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

CARRARA pag. 7 "Non fateci crescere i figli in questo totale degrado" APPELLO FAMIGLIOLA CERCA UNA CASA DIGNITOSA: "VENITE A VEDERE, QUI A CAINA..." IL LORO conto alla rovescia è cominciato. L'inverno è alle porte e, per chi abita a Caina, è sempre un po' più freddo. Lo sanno bene Ezio Passani e Ilaria Ricci (nella foto con i figli) che, dopo tante promesse più o meno elettorali, sono ancora lì ad aspettare che qualcuno li aiuti a trovare una sistemazione alternativa. Per evitare ai loro figli un altro inverno in quella casa. Gelida, umida, troppo piccola per quattro persone. Sono costretti a dormire tutti insieme nella stessa stanza, Ezio, Ilaria e i piccoli Samuele e Michele. Circondati dalla muffa: sulle pareti, nei materassi, sui vestiti lasciati in giro. Quando le temperature scendono, usano una stufa elettrica che però non riesce a riscaldare l'ambiente. I piani di sopra, del resto, sono disabitati e le finestre degli appartamenti divelte: qualcuno le ha bruciate nelle vecchie stufe a legna delle case popolari. PRESTO in casa ci sarà la guazza: d'inverno il pavimento è sempre bagnato e i cuscini del divano quasi fradici. Ezio e Ilaria vogliono andar via da Caina per far crescere i loro figli, di 12 e 8 anni, lontani dal degrado. Chiedono una casa popolare "normale", disponibili a pagare regolarmente l'affitto. Ma ci sono il regolamento, la graduatoria, i diritti acquisiti da rispettare? Tutto vero. Però, a vedere quella casa la burocrazia è da mandare direttamente in sosoffitta.

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Eliminare le barriere Anche Palladio aiuta (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Vicenza.it, Il" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

MUTILATI E INVALIDI. L'Associazione presenta al sindaco una guida Eliminare le barriere Anche Palladio aiuta Variati: "È uno sprone per fare di più"     Roberto Luciani "Tra tutte le iniziative legate alle celebrazioni palladiane, questa è la più bella". Invitato dall'Associazione nazionale mutilati e invalidi civili di Vicenza alla presentazione di "A spasso con Palladio... guida ad una Vicenza accessibile", il sindaco Achille Variati si lascia scappare una promessa: "Consegnerò a tutti gli assessori e ai consiglieri comunali questo libro, che è una pubblicazione di civiltà e uno sprone per tutti a lavorare per migliorare". Promosso dunque a strumento di lavoro, non male per un manuale turistico. Ma qualche polemica non è comunque mancata. PALLADIO IN CARROZZINA. E non solo Palladio. Un lavoro certosino quello dell'Anmic; e se il presidente Paolo Polazzo ricorda che il diritto alla mobilità e alle pari opportunità deve tendere all'abbattimento delle barriere architettoniche e culturali, anche per trasformarle in risorsa economica, l'architetto Roberto Rabito racconta metodologia, percorsi e difficoltà di un viaggio che inizia alla stazione e si snoda per 240 pagine eleganti, ricche di foto e scritte in italiano e inglese, ma anche spietato nelle sue annotazioni. Un libro che curiosamente sembra la sintesi della cronaca recente di Vicenza, con la Basilica Palladiana e Mc Donald a dividersi lo scettro di luoghi totalmente accessibili. Il primo, per ora, soprattutto sulla carta; ma Variati assicura: "Già oggi, che è ancora un cantiere, è visitabile anche in carrozzina". Stampato in oltre 3000 copie e distribuito alle sedi Anmic di tutta Italia, agli uffici turistici e alle maggiori associazioni europee di disabilità, l'opera fotografa nei dettagli, a volte anche di qualche centimetro, tutte le difficoltà che un disabile motorio incontra nelle sue visite. Fra luci e ombre la situazione degli edifici storici; drammatica invece quelli dei bar, quasi tutti privi di bagni per disabili. Meglio nei ristoranti, con i "Tre Visi" a misura di carrozzina. SUGGERIMENTI E POLEMICHE. Entrambi provenienti dal mondo dei non vedenti. Pur con annotazioni al riguardo, il libro è per loro inaccessibile. Ma a preoccupare di più è la realtà. "A Vicenza, fuori dalla stazione, mancano cartine tattili, segnali che indicano l'inizio e la fine di marciapiedi, segnalazioni cromatiche per ipovedenti. E stiamo parlando di cose previste con gli oneri di urbanizzazione. Manca una mappa dei parcheggi riservati, che aiuti chi viene da fuori a trovare sosta. Ma, soprattutto, che fine ha fatto il Piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche? È da un anno che l'assessore l'ha dimenticato; e c'è un dossier di cose da fare". Iniziando magari da quei 4 centimetri di dislivello, come racconta Variati, che spesso la burocrazia trasforma in un Everest inviolabile per i tecnici e soprattutto per i disabili.

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"I fondi per la Mezzina non ci sono più" (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Annuncio choc di Agostini che critica pure il conguaglio di 15 milioni alla Provincia di Fermo "I fondi per la Mezzina non ci sono più" ASCOLI Il Piceno destinato a rimanere a secco di finanziamenti governativi per infrastrutture. E ad essere a rischio, in primis, saranno la Mezzina e la A14 (terza corsia da Pedaso a Porto D'Ascoli o arretramento che sia). Ad affermarlo è l'onorevole Luciano Agostini che ha puntato l'indice contro la maggioranza di governo. "In una situazione economica stagnante e che si prevede in recessione da qui ai prossimi mesi ha affermato il deputato del Pd - invece di impegnarsi a produrre investimenti, il governo Berlusconi risponde con un taglio lineare in tutti i settori, tra cui la scuola. Se a questo aggiungiamo che i fondi tagliati alle infrastrutture per effetto del taglio dell'Ici non verranno ripristinati, nel 2009 non arriverà alcun finanziamento per le infrastrutture locali, quali Mezzina e A14". Il deputato non si è sottratto nel dire la sua sulla divisione della Provincia: "Non sono assolutamente d'accordo che si continuino a spendere soldi pubblici per creare casematte della burocrazia. La legge che istituisce la nuova Provincia di Fermo è sbagliata, i cui costi non possono ora ricadere su questo territorio. Il Pd ha cercato, rispondendo ad una coalizione che ha deciso di trattare sul conguaglio in beni immobili da dare ai fermani, di limitare al minimo tale conguaglio, sull'esito del quale poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma se qualcuno mi chiedesse di impegnarmi nell'andare a trovare soldi a Roma per sovvenzionare tali scelte, non mi troverebbe assolutamente d'accordo". A Roma l'onorevole ha presentato due proposte di legge, legate al mondo agricolo. "Due proposte di legge significative che hanno trovato ampia condivisione in sede di Commissione Agricoltura ha spiegato Agostini - di cui la prima riguardante l'agricoltura biologica, un settore su cui si è puntato molto sul territorio regionale, ma che ha bisogno di un sostegno circa le filiere della trasformazione e commercializzazione dei prodotti. Oltre quindi ad introdurre la certificazione in ambito nazionale, con la creazione di veri e propri marchi identificativi, la nostra proposta prevede anche la costruzione di Distretti Biologici, al fine di dare maggiore valore aggiunto a tali prodotti. La seconda proposta di legge che abbiamo presentato riguarda invece i prodotti alimentari a km. 0: la cosi chiamata filiera corta', con cui da un lato evitare la circolazione eccessiva dei prodotti e quindi dei mezzi di trasporto, e dall'altro sostenere finanziariamente regioni e comuni per mettere a disposizione spazi adeguati di vendita". Spazio infine alla pesante critica sulla riforma Gelmini, nel mentre sul territorio è tutto un proliferare di iniziative pubbliche ad opera di insegnanti e genitori. "Con questi tagli utili per fare cassa il pensiero di Agostini e Mandozzi -, il governo ha messo in atto una volontà di ridurre le potenzialità della scuola pubblica. Saranno 150 mila gli insegnanti in meno, con i Comuni più piccoli, come quelli del nostro entroterra, costretti a subire le conseguenze più dolorose, susseguenti al nuovo dimensionamento scolastico deciso: chiusura e accorpamento di scuole con meno di 50 alunni, chiusura ed accorpamento di direzioni didattiche e istituti comprensivi sotto i 500 studenti iscritti. Con il Piano di dimensionamento che la regione Marche (la quale ha già impugnato il provvedimento ricorrendo alla Corte Costituzionale, ndr) è chiamata ad approvare entro il 30 novembre". PIERO LUCIANI,.

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Pronte le controdeduzionial Piano regionale delle Cave (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Sindaci e associazioni Pronte le controdeduzioni al Piano regionale delle Cave Calatafimi. Una presa di posizione di "Libera" a proposito dei disagi delle famiglie dei diversamente abili di Calatafimi Segesta rimaste senza assistenza domiciliare, dal novembre 2007, da parte del Comune. "Libera" ha chiesto di poterne parlare col sindaco Ferrara, ma questi non si è presentato ad un primo incontro fissato per il 29 settembre, presente anche il Consiglio comunale. Un secondo incontro è stato fissato per il 6 ottobre e stavolta si è svolto col sindaco presente. Il sindaco ha sostenuto di non avere "abbandonato" nessuno ed ha spiegato che quel servizio domiciliare, successivamente interrotto, non è stato erogato con i fondi comunali e che questo non è possibile neanche in futuro. "L'assistenza ? ha detto Ferrara ? ha avuto corso grazie ai progetti "Insieme" e "Luce" finanziati dalla Regione, alla scadenza si voleva dare continuità ci si era attivati ? ha spiegato ? ad oggi i ritardi sono da addebitare alla burocrazia regionale". L'invito di "Libera" all'amministrazione è quello di comprendere che non si è dinanzi ad un problema, "ma a dei veri e propri drammi". La sollecitazione è quella di recuperare i ritardi e preoccuparsi di vedere di far riprendere il servizio con i fondi comunali come durante l'incontro l'amministrazione comunale pare abbia detto di volere fare. "Libera" ha spiegato poi il suo intervento, "per dare sostegno a chi non ha voce, a chi è più debole, a chi ha avuto un diritto negato". L. S.

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Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

BUROCRAZIA Rimborsi fiscali attesi da 18 anni, battaglia legale Dopo 18 anni stanno ancora attendendo la restituzione delle tasse non dovute. E così l'associazione degli artigiani minaccia di ricorrere alle vie legali per ottenere giustizia. "E' francamente inaccettabile. Il Fisco chiede, anzi pretende, dai contribuenti, siano essi cittadini oppure imprese, la massima attenzione a una scandalosa pletora di norme, il massimo rispetto delle scadenze fiscali, contributive, ecc., carica di persanti interessi le somme che non dovessero venire versate nei termini previsti. Ma quando si tratta di restituire denaro incassato in eccesso, ecco che quelle stesse regole non hanno alcun valore. Dopo 18 anni di inutile attesa ci sono imprese che devono ancora riscuotere il rimborso dell'Ilor relativa agli anni fiscali 1989-90 e versata negli anni '90 e 91".La denuncia è del presidente di Confartigianato imprese Pordenone, Silvano Pascolo, che ha deciso di rendere pubblico quello che si può definire "un vero e proprio scandalo" e che coinvolge alcuni imprenditori iscritti all'associazione. La vicenda risale agli anni 90, quando Confartigianato ha presentato le istanze di rimborso dell'Ilor versata in acconto o a saldo, sulla base di nuove norme entrate in vigore. Come previsto, le istanze sono state depositate entro 18 mesi dall'avvenuto pagamento al Centro servizi di Venezia. Decorso il termine di 90 giorni del silenzio-rifiuto (in assenza di esplicita risposta l'istanza si riteneva respinta), l'associazione nel '92 ha presentato i ricorsi alla Commissione tributaria provinciale di Pordenone. "Da allora prosegue Pascolo solo una minima parte di questi rimborsi è stata evasa. Per cui ulteriori dilazioni risulterebbero davvero inaccettabili e ci costringerebbero, per vedere riconosciuto il diritto dei nostri associati, a percorrere le vie legali. Credo che nessun giudice, davanti a 18 anni di attesa, ci negherebbe l'emanazione di un decreto ingiuntivo per fare in modo che i nostri imprenditori ricevano quanto è loro dovuto".

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Le fotografie che fanno parte degli album e degli archivi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Le fotografie che fanno parte degli album e degli archivi familiari degli emigrati negli Stati Uniti sono rappresentative della volontà di conservare una memoria visiva di vicende che legano indissolubilmente l'America, che per loro ha rappresentato una nuova frontiera oltre l'Oceano, alla piccola regione del centro dell'Europa dalla quale sono arrivati. Sono immagini del passato, conservate gelosamente, con l'orgoglio di chi vuole tramandare alle generazioni future una storia fatta di momenti difficili, ma anche di piccoli eventi lieti e importanti per la vita familiare, una memoria dei fatti salienti e delle persone che meritano di essere ricordate. Questo genere di fotografia solennizzare, infatti, i riti ed in generale i momenti di passaggio che determinano un prima e un dopo nella periodizzazione delle storie di vita delle persone.Le immagini sono state selezionate alla fine di un percorso di ricerca che ha interessato, nell'ambito del progetto Ammer (Archivio multimediale della memoria dell'emigrazione regionale), cinquanta famiglie originarie del Friuli Venezia Giulia, dell'Istria, di Fiume e della Dalmazia che in periodi diversi sono emigrate negli Stati Uniti. In particolare i materiali fotografici sono stati forniti da famiglie residenti in nove Stati: Florida, Illinois, Indiana, Maryland, Michigan, New Jersey, New York, Pennsylvania e Virginia.Le fotografie che, esposte nei portafotografie, incorniciate e appese al muro o chiuse nei cassetti, hanno fatto parte della quotidianità delle persone che le hanno gentilmente messe a disposizione, sono state digitalizzate e vengono ora presentate a partire da quelle che hanno avuto il compito di ricordare la patria lontana.Fotografie portate in valigia che occupano poco spazio nel bagaglio degli emigrati ma che, una volta raggiunti gli Stati Uniti, colmano un'enorme distanza fisica e un grande vuoto affettivo, che si fa sentire soprattutto nei primi momenti dell'inserimento in una realtà nuova. Fotografie che vengono guardate la sera nelle boarding houses prima di andare a dormire. Mogli, figli, fidanzate, genitori, parenti e amici lasciati da poco e di cui si sente una grande nostalgia.Ma, con il passare del tempo, a queste fotografie se ne aggiungono altre, sempre provenienti da "casa". Chi è rimasto le invia per comunicare, nella forma più efficace, i fatti recenti. Soprattutto nascite, matrimoni e funerali. Ritratti di figli nati in assenza del padre che fa la loro conoscenza attraverso una fotografia. Come del resto i bambini che, una volta cresciuti, riconosceranno il genitore quando lo vedranno per la prima volta in carne ed ossa sulla banchina del porto.Le fotografie servono per informare sul lento fiume della vita che scorre nei paesi di provenienza. Ai ritratti individuali o di gruppo che raccontano vicende familiari vengono inframezzate vedute che documentano un paesaggio in cambiamento, o fotografie che testimoniano avvenimenti importanti per la storia locale. Le fotografie del viaggio in nave sono molto importanti per definire il passaggio di condizione. Nel caso degli Stati Uniti si tratta di un viaggio abbastanza breve, quasi sempre privo di scali. Ma nonostante questo c'è il tempo per festeggiare, per farsi ritrarre con l'immancabile salvagente che identifica la nave che li sta trasportando verso una "nuova vita".La comunicazione viaggia con le fotografie nelle due direzioni e dagli Stati Uniti partono quelle che spesso sono fittamente annotate sul verso con le notizie della salute, del lavoro e con gli aneddoti curiosi e divertenti. Come nel caso dei friulani che vogliono emulare le straordinarie capacità di Primo Carnera nella "lotta alla boxe". Le immagini dell'American way of life, del nuovo benessere, dell'automobile, del frigorifero e, in seguito, della televisione forse talvolta celano qualche sentimento di rivalsa, ma nella maggior parte dei casi raccontano semplicemente un mondo molto diverso da quello che si è lasciato.Quando poi avviene il ricongiungimento familiare, quando, certi di poter garantire un futuro alla propria famiglia si richiamano i propri cari, allora le fotografie restituiscono la complessità di una società americana. La scuola, il lavoro, lo svago, le vacanze diventano i protagonisti.La scuola come veicolo d'integrazione. I figli degli emigrati giunti in giovane età o nati negli Stati Uniti bruciano le tappe. Utili, grazie alle loro acquisite capacità linguistiche, a risolvere piccoli e grandi problemi delle loro famiglie che si devono confrontare con le difficoltà della burocrazia, li ritroviamo con cadenza annuale nelle fotografie di classe o in occasione del conseguimento del diploma.Gli emigrati si fanno strada nel mondo del lavoro e se prima le fotografie li vedono impegnati in mansioni umili, poi testimoniano un'ascesa nella scala sociale. Diversamente dall'Italia, dove erano prevalentemente impegnate nei lavori domestici o agricoli, le donne fanno il loro ingresso in fabbrica o in altri luoghi di lavoro.Per tutti, nonostante i duri ritmi di lavoro, c'è la giornata di meritato riposo. È il momento giusto per fare delle fotografie. Con la diffusione degli apparecchi portatili, tutti ora hanno la possibilità di scattare una fotografia ricordo. A New York prevalgono quelle sul tetto degli edifici, dove a fare da sfondo ci sono i grattacieli, o quelle a Central Park. Dapprima concentrati a Manhattan in un rettangolo di strade a partire dalla ventesima, in corrispondenza con la prima e la seconda Avenue, in seguito i friulani, ma nel secondo dopoguerra anche i giuliani e i dalmati, si trasferiscono in quartieri più periferici e puntualmente le fotografie ci fanno vedere le case con i giardini e i cortili.Uno spazio importante è occupato dalla vita comunitaria. Sia che si tratti delle associazioni di categoria dei lavoratori, in particolare di quelle del terrazzo e del mosaico che hanno la loro origine nell'ambiente degli emigrati dal Friuli Occidentale, sia dei sodalizi degli emigrati, le fotografie dei gruppi sono popolate di persone che si incontrano periodicamente per perpetuare le tradizioni della propria terra.

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La Zhermack senza gli stranieri (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Rovigo)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

RUGBY SERIE A La Zhermack senza gli stranieri La Zhermack arriva alla prima partita interna della stagione senza nessuno dei tre nuovi stranieri. L'apertura argentina Juan Cruz Rigal ha un problema muscolare, ma dovrebbe farcela per domenica prossima; la terza linea neozelandese Brigham Nordstrom ha uno stiramento e starà fuori per due settimane; invece il centro argentino Juan Araoz è in attesa dei documenti per essere tesserato come comunitario: questione di giorni ma c'è di mezzo la burocrazia. Per il battesimo interno 2008-2009 nel Girone 2 della serie A, il XV di Pierpaolo Tellarini si trova di fronte al Cammi Calvisano "A": fischio d'inizio alle 15.30, arbitra Blessano di Treviso. A parte gli stranieri, tutti gli altri sono a disposizione eccetto Melotto e Munerato che durante l'estate si sono aperati alla spalla: il primo dovrebbe rientrare per fine novembre, tempi più lunghi per il secondo; fuori anche Colombo.Conosce il Cammi Calvisano? "So qualcosa - precisa Tellarini -: avremo di fronte una squadra molto forte e prestante fisicamente, un XV che potrà contare su continui travasi con giocatori della prima squadra che in certi ruoli sono di qualità certa. Per questo motivo le incognite sono molte". La sua squadra, visto che è stata rinviata la prima di campionato con il ripescato Colleferro, potrebbe risentire ancora, come domenica scorsa a Treviso contro il Benetton, di una certa mancanza proprio del ritmo partita? "Penso di no - aggiunge Tellarini - perchè in settimana abbiamo lavorato molto bene: la disponibilità dei ragazzi negli allenamenti è stata notevole per cui sul versante della tenuta non dovremmo avere problemi. Tutti hanno voglia di riscattare la sconfitta di Treviso per regalare al nostro pubblico una vittoria che ci farebbe molto bene". Tellarini annuncia questo XV: in prima linea Alessandro Tellarini, Bonini e Brancalion; in seconda De Gaspari e Michelotto; le terze linee saranno Oliviero, Avanzi e Aggio; mediano di mischia Pultrone, all'apertura Lodi; ali Pagliarini e Tinazzo; centri Centorrino e De Gasperi; estremo Zanconato. Partono dalla panchina: Fanchin, Casello, Boraso, Zarattini, Greggio, Candian e Ronconi. Domenica prossima trasferta contro il Vibu Noceto; di nuovo in casa il 2 novembre contro l'Antares Benevento.Paolo Aguzzoni.

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Burocrazia in agguato per due opere (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Udine)" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

LIGNANO Manca ancora la variante per caserma dei carabinieri e pronto soccorso Burocrazia in agguato per due opere LignanoDue nuove strutture (caserma dei carabinieri e centro di pronto soccorso), da tempo programmate a Lignano in un'area di proprietà dell'Efa, rischiano di subire molti ritardi causa alcune procedure burocratiche. Lo afferma il consigliere di opposizione Luca Fanotto in una interpellanza presentata al sindaco e che sarà oggetto di discussione nel prossimo consiglio comunale.Secondo Fanotto i tempi a disposizione dell'amministrazione per l'approvazione della prevista variante urbanistica e alla stipulazione dell'accordo di programma sono ristretti. Ulteriore problema è posto da una lettera inviata dalla Direzione regionale alla pianificazione - si legge nella nota - al Comune dove lo strumento dell'accordo di programma viene ritenuto inidoneo per la realizzazione delle due opere. Infatti la variante 37 al piano regolatore prevede già nelle sue norme la cessione dell'area di proprietà Efa al Comune da concretizzarsi nel momento della predisposizione del piano attuattivo per l'Efa.Gli accordi preliminari prevedevano il via esecutivo entro due anni dalla stipula e che scadrebbero l'8 maggio del prossimo anno. Rendere esecutiva una variante al piano urbanistico e la stipulazione dell'accordo di programma richiede i suoi tempi che, secondo Fanotto, oramai sono agli sgoccioli. L'interpellanza del consigliere di opposizione cita una infinità di dati ponendo al sindaco una serie di domande molto dettagliate sui motivi di tali ritardi. Pertanto il Comune potrebbe rischiare di perdere i contributi regionali per costruzione opere pubbliche (4.352.000 euro per la sola caserma dei carabinieri) e di dover inoltre pagare all'Efa, la somma di 648.440,92 euro per non aver dato seguito all'accordo di programma. Le opere sono ritenute indispensabili per far fronte alle esigenze estive, quando la località ospita oltre 200 mila presenze giornaliere. Enea Fabris.

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Dopo 40 anni d'attesa apre la casa di riposo (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 19-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

MEZZANA. ACCOGLIERA' 18 OSPITI Dopo 40 anni d'attesa apre la casa di riposo A Mezzana la casa di riposo apre i battenti dopo quasi quaranta anni di attesa. "Il primo lascito risale addirittura al 1970 - spiega il sindaco Alfio Serafia -. I conti sono presto fatti, è un'opera che è partita 38 anni fa e con i classici tempi all'italiana è giunta fino ad oggi". La struttura potrà ospitare fino a 18 persone e sarà gestita dalla cooperativa Anteo. Al primo piano dell'edificio sorgerà una vera e propria Rsa, dedicata agli anziani non autosufficienti, mentre sono state allestite nove stanze doppie al secondo piano dove saranno accolte le persone autosufficienti. "La struttura è a disposizione di tutto il Mortigliengo - sottolinea il sindaco di Mezzana -. Invitiamo sin da subito anche le associazioni a prendere parte a questo progetto collaborando con visite periodiche agli ospiti". Il primo cittadino di Mezzana vuole poi ricordare Adele Mora, la vera fautrice della casa di riposo: "Senza i suoi lasciati non sarebbe mai stato possibile giungere alla fine di questa opera che sembrava davvero interminabile". Tutto quindi è pronto per partire. Il primo ospite arriverà lunedì. "Anche gli ultimi dettagli sono stati sistemati - conclude Serafia -. Le stanze sono state arredate, avremmo voluto aprire prima, ma la burocrazia si è messa di mezzo". Se a Mezzana apre la casa di riposo c'è da registrare la chiusura del micronido. "E' una struttura voluta dalla precedente amministrazione che non ha avuto il riscontro sperato - spiega Serafia -. Avevamo un solo ospite. Ho effettuato una ricerca ad ampio raggio da Cossato alla Valsessera per cercare i bambini che erano rimasti fuori dalle liste, ma non c'è stato verso. La gente non vuole che il proprio bambino venga portato a bordo di uno scuolabus da una parte all'altra del Biellese".

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Nuova campagna: Disdici il Canone RAI (sezione: Burocrazia)

( da "Punto Informatico" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Roma - Centinaia di migliaia di persone hanno firmato per la sua abolizione, in moltissimi da anni sbattono la testa contro la burocrazia del Canone RAI della quale nessuna istituzione si assume la responsabilità, la stessa RAI si avvantaggia di una situazione di totale caos normativo e di quello che più volte è stato definito scaricabarile istituzionale. Tutto questo secondo ADUC, l'Associazione che ha per prima promosso una grande indagine sulle verità nascoste del Canone, non può che condurre ad una soluzione: disdire il Canone. Ed è quindi partita nelle scorse ore la campagna ADUC Disdici il canone Tv, con il sottotitolo "per ristabilire la legalità". A detta dell'Associazione degli utenti e dei consumatori le istituzioni non rispettano la legge, e le accuse vanno dal mancato insediamento della commissione parlamentare di vigilanza RAI fino alla mancata pubblicazione delle consulenze esterne e dei compensi RAI fino, ancora, a comportamenti considerati vessatori nei confronti di cittadini che abbiano disdettato il canone, passando poi per le celebri lettere di richiesta del pagamento del canone ("richieste intimidatorie", specifica ADUC) fino al comportamento lesivo dei diritti di incaricati RAI nelle case degli utenti. Su tutto questo, insiste ADUC, si innesta il fatto che da due anni il ministero delle Comunicazioni, oggi Sviluppo Economico, non risponde alle interrogazioni parlamentari sulla questione, l'Agenzia delle Entrate non sa definire su quali apparecchi vada pagato il canone e la RAI, che richiede il pagamento del Canone anche per apparecchi non televisivi. A rendere il tutto ancora più paradossale, segnala ADUC, la "mancata attuazione della legge che prevede l'esenzione dal canone per i cittadini ultrasettantacinquenni con reddito minimo". Da qui, evidentemente, segnala ADUC, la necessità di una reazione dei cittadini. "Fino a quando non sarà ristabilita la legalità - scrive l'Associazione nel manifesto della campagna - lanciamo l'iniziativa Disdici il canone Rai". "Non chiediamo ai cittadini di smettere di pagare con scioperi o altro, in quanto sarebbero sanzionati - specifica ADUC - Li informiamo su come disdire il canone legalmente, attraverso la richiesta di suggellamento della propria tv (un impegno a non guardare i programmi televisivi)". La procedura richiede alcuni passaggi a partire dalla compilazione di un modulo messo a disposizione da ADUC. Che specifica anche come, se la richiesta di disdetta viene inviata entro fine anno, allora "dal 1 gennaio 2009 il canone non sarà più dovuto". "Nonostante sia praticamente impossibile per le autorità verificare se qualcuno utilizza o meno il televisore suggellato - conclude ADUC - invitiamo chi lo farà a rispettare la legge, così come dovrebbero fare le istituzioni".

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(segue dalla copertina) dal nostro inviato (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Un esercito di ombre condannate ad un limbo: quasi nessuno torna a casa "Parliamo di devianza giovanile e a esondare è la devianza degli adulti" "Bruciamo una generazione, confondendo l'autodistruzione con la normalità" Non esiste un albo dei minori in cerca di genitori, né un censimento delle strutture Abusati, violentati, picchiati. Sono 50mila i minori abbandonati in Italia, la maggior parte nel Sud. Così, mentre l'adozione è un terno al lotto, le comunità si riempiono di bimbi. Condannati alla solitudine (SEGUE DALLA COPERTINA) DAL NOSTRO INVIATO giampaolo visetti Mancano le immagini della bambina lasciata morire di fame, legata al passeggino, o di quella uccisa dal freddo in una baracca dove il padre girava film porno. Impossibile ritrarre adolescenti e bambini che non parlano, o non sentono, dopo essere stati massacrati di calci. Centinaia, dopo anni di litigi feroci tra i genitori, o testimoni di omicidi in famiglia, sono scossi dalla follia. I figli disabili poi, paraplegici, o down, non li vuole nessuno. "Parliamo di devianza giovanile - dice Maria Grazia Bacco, direttrice dell'associazione Nostra Famiglia - e non ci accorgiamo che a esondare è la devianza degli adulti. Un equivoco fatale". Una spaventosa nuvola oscura, solo intuibile, passa così sopra le campagne fertili della Puglia e travolge la distrazione italiana. Montagne di documenti, nei tribunali per i minorenni di Bari, o di Lecce, certificano il tumore che consuma il Paese più invecchiato d'Europa: la famiglia è allo stremo e i figli, senza cure, sono le sue prime vittime. Dietro la rimozione collettiva della realtà, un paradosso terribile. Siamo la nazione europea, tolto l'Est, con più minori abbandonati, o in abbandono. Con più adolescenti imbottiti di psicofarmaci, con più bambini vittime di violenza, con più comunità di accoglienza, con più sentenze di affidamento e con il numero maggiore di coppie in attesa di un'adozione internazionale. Ma siamo anche lo Stato Ue con il numero più basso di adozioni nazionali, con la minor spesa per i minori da parte di Regioni e Comuni, con la percentuale più bassa di assistenti sociali, consultori per la famiglia e giudici minorili. La Puglia, dopo la Sicilia che non diffonde alcun dato, è la regione più colpita. Il Meridione produce quasi la metà dei minorenni costretti a crescere fuori dalla famiglia naturale. Un esercito di ombre condannate ad un limbo: quasi nessuno torna a casa. "Dobbiamo uscire dall'ipocrisia - dice a Bari il sociologo Giuseppe Moro - e sollevare il velo che nasconde il dramma che ci fa vergognare. Oltre 50 mila bambini e ragazzi italiani non hanno genitori che li seguono. è una massa che aumenta grazie al disinteresse generale. Per la prima volta gli adulti scaricano sui giovani la propria paura, la rinuncia a responsabilità e progetti, la totale incapacità educativa. Bruciamo una generazione, confondendo l'autodistruzione con la normalità". Una settimana tra i nuovi orfani, figli di genitori falliti, chiarisce la dimensione del disastro. A sette anni dalla chiusura ufficiale degli orfanotrofi, le comunità scoppiano di bambini e adolescenti. Le famiglie in cerca di adozione si moltiplicano. Eppure i due mondi non si incontrano. Non esiste un albo dei minori in cerca di genitori. Non esiste un elenco degli adulti pronti ad accoglierli. Non esiste nemmeno un censimento delle strutture. I numeri non sono mai certi: ogni fonte fornisce dati diversi, vecchi, o frutto di stime. Decine di rapporti, centinaia di convegni, migliaia di libri, coprono una realtà imbarazzante: regna il caos. Famiglie e minori sono lasciati soli. I tribunali scoppiano. Inesistenti i controlli sulla qualità delle comunità, garantita da semplici autocertificazioni. Centinaia di comuni, per risparmiare, non hanno nemmeno un assistente sociale. La riforma del 2001 è stata ignorata. Un'omertà surreale avvolge un'emergenza cruciale. "Il disagio - dice lo psicologo dell'adolescenza Saverio Abruzzese - peggiora. Anticoncezionali e aborto non risolvono il problema dei figli non voluti. La precarietà devasta genitori immaturi e la famiglia allargata si disintegra. è tempo di aprire gli occhi sul mistero di una società che distrugge i figli che genera. E di prendere atto che gli strumenti giuridici non sono adeguati al profilo nuovo dell'emergenza". Un risveglio choc. Come se l'Occidente avesse concluso che i pochi bambini che ha, in ultima analisi, non servono più. L'adozione è fallita. I neonati italiani abbandonati sono una rarità. I bambini adottabili, dopo 5 anni di estenuante burocrazia, sono troppo grandi, o troppo malati. Non li vuole più nessuno. Anche l'affidamento, degenerato in parcheggio a tempo indeterminato, non funziona. Introvabili le coppie disposte ad occuparsi di un figlio altrui e della sua famiglia naturale, dimenticata dall'assistenza. Per questo quasi 20 mila italiani, pagando tra i 7 e i 30 mila euro, cercano un figlio all'estero. Si può scegliere: età, colore, lineamenti. Un sogno per ricchi, amore e status symbol. Un abisso: 3621 adozioni internazionali nel 2007, contro 197 nazionali e 10 mila minori italiani finiti invece nelle comunità. Dovrebbero restare due anni al massimo: escono dopo venti. "La tragedia - dice Franco Occhiogrosso, presidente del tribunale dei minorenni di Bari e padre dell'"adozione mite" - è che non si capisce più se gli italiani amano oppure odiano i figli. Se li vogliono, oppure no e perché. Stiamo perdendo troppo tempo e troppi ragazzi. Un ritardo di trent'anni sul resto d'Europa. In tribunale finisce la povera gente, ma è il ceto medio ad essere travolto dalla sua crisi. Dobbiamo tagliare i tempi per delineare un destino a migliaia di minorenni". Il fallimento, al Sud, è spietato. Tra Brindisi e Foggia, la sera, i vigili urbani scaricano bambini abbandonati nel territorio del Comune vicino. I sindaci non vogliono impegnare il bilancio per mantenere i figli dei braccianti immigrati. Le rette, negli ex orfanotrofi che hanno rifatto gli arredi e diviso le società per fingere di avere meno ospiti, oscillano tra i 70 e i 300 euro al giorno. Otto euro, invece, il contributo per un affido in famiglia. Centinaia di ragazzi vengono dimenticati nelle comunità più economiche. Quando diventano maggiorenni, alle superiori, gli aiuti cessano. Città e paesi senza psicologi, assistenti sociali, centri diurni. Scomparsi i servizi che curano i minori colpiti da malattie psichiatriche. Senza donazioni e carità, centinaia di strutture chiuderebbero. Gli educatori non devono esibire alcun titolo, né superare un esame. Vantano mesi di stipendio arretrato e ruotano vertiginosamente alla ricerca di un posto fisso. Sconosciuta la formazione. La maggioranza dei Comuni non ha nemmeno un regolamento per l'affido. Solo in Puglia sono 3400 i giovani sottratti a genitori inadeguati. Un'attenzione dei magistrati a cui non corrisponde l'impegno di politici e amministratori. Nel 2007 la prima voce di spesa tagliata, negli enti locali, è stata l'assistenza. I bilanci di quest'anno rivelano che i minori abbandonati escono dagli interventi: 500 milioni di euro risparmiati in Italia, rispetto a 700 milioni di nuovi investimenti di un Paese come la Spagna. "è una società - dice Luciana Iannuzzi, anima dell'associazione Famiglia Dovuta di Bari - tacitamente costruita per l'abbandono. I bambini hanno perso la fiducia negli adulti. I giovani capiscono che le leggi tutelano le tasche dei genitori, non la vita dei figli. Qualche domanda è lecita sugli interessi inconfessabili che si muovono attorno all'agonìa delle nostre relazioni". Un affare miserabile. Da una parte la politica sfibrata dal cinismo elettorale, che non si occupa di persone che non votano. Dall'altra gli imprenditori della falsa pietà, che vivono di emergenza. Nella morsa, triturate, migliaia di persone eccezionali che lottano per salvare anche un solo bambino, o una famiglia. Tra il Salento e il Gargano, in una terra battuta da un vento nuovo di umanità, se ne incontrano tantissime. A Ostuni, Mesagne, Carmiano, Lecce, Gallipoli, Francavilla, Bari, San Severo e Oria, ci sono esempi commoventi. Molti altri sfuggono, come gli inferni nascosti nel Paese. "Ma la verità - dice Adriana Cimmino, presidente della camera minorile di Bari - non va più taciuta. Per tre neonati da adottare, lottano seimila coppie. Per trecento bambini da prendere in affidamento, forse si trova una sistemazione tra i parenti. Per mille adolescenti in abbandono, non c'è nessuno. è la vittoria legalizzata dell'egoismo camuffato da generosità, del figlio inteso quale proprietà: nega ai minori una famiglia, ma garantisce appalti e fondi per lo scandalo degli affidamenti "sine die"". Due rientri positivi in famiglia, a Bari, in vent'anni. Il 70% degli affidi ai parenti, ossia al nucleo giudicato pericoloso. Un record. A proteggere il disastro sommerso, atti secretati e documenti amministrativi off-limits. La privacy ridotta a licenza per il disinteresse. Ma pure pediatri distratti, medici reticenti, maestri, professori e vicini di casa irresponsabili. Per questo capita di accorgersi dopo dieci anni, casualmente, di un bambino violentato. O succede che un ragazzo crolli per essere diventato, per anni, l'arma più devastante nel divorzio dei genitori. O si scoprono adolescenti, cresciuti in famiglie agiate, denutriti: o dimenticati a divorare scatolame su giacigli sudici. Anni senza ascoltare una parola. Come a Gallipoli. Una quattordicenne non è mai stata portata al mare perché i suoi non si accordavano su chi potesse farlo. Normale. Fino a quando, in un tema in classe, ha scritto: "Vorrei toccare la sabbia". "Dalla fame e dalle botte - dice Angela Colaianni, assistente sociale di Bitonto - siamo precipitati nel silenzio e nell'indifferenza. Genitori assenti, famiglie frantumate, parenti rapaci. Accolgono minori per intascare contributi, non educano e indicano la disperazione quale modello di vita. Non basta dire che il sistema è fallito: vanno definiti subito interventi nuovi". La priorità non è nemmeno più aiutare i figli traditi dall'egoismo, ma salvare gli adulti dal nulla che li uccide. "Una patente per genitori - dice Rosalinda Cassibba, docente di psicologia dello sviluppo all'università di Bari - può contribuire alla tenuta sociale. Le famiglie sono isolate, precarie, malate. Solo la pubblicità si occupa di loro. Al primo figlio, che impone progetti e responsabilità, saltano. Se non vogliamo un Paese di abbandonati, dobbiamo pensare a corsi obbligatori di scienza delle relazioni. Si insegna il sesso sicuro, o a guidare. Qui è in gioco qualcosa di più profondo: la tenuta sociale, fonte della democrazia. Può guarire solo se le persone imparano a parlarsi e a prendersi cura degli altri". Anche con provvedimenti estremi. Monta al Sud l'allarme per i figli dei mafiosi e per quelli degli immigrati. I primi, vittime di spietate violenze psicologiche, sono predestinati alla criminalità. I secondi, sacrificati estremi alla povertà, spariscono sempre più spesso nel nulla. Migliaia di bambini educati all'onore dell'illegalità, o ridotti in schiavitù a due passi da noi. Scaturisce da questa disperazione un appello drammatico: togliere i figli a chi è condannato per mafia, rendere subito adottabili i minorenni stranieri abbandonati. "Se dobbiamo insegnare ad essere genitori - dice a Lecce Maria Rita Verardo, presidente nazionale dell'associazione magistrati per i minorenni e per la famiglia - dobbiamo anche combattere più duramente contro l'educazione alla mafiosità. Servono giudici specializzati, famiglie affidatarie più formate e seguite. Uno Stato presente nei fatti". Un'assistente sociale ci ha provato. Ha chiesto di allontanare il figlio di un boss, insieme alla madre. Questa notte, nel Salento, una bomba le ha distrutto la macchina. L'adolescente ha 13 anni. Lo hanno fermato a Casarano con una pistola in tasca. Ha spiegato che vuole onorare il fratello, vittima della lupara bianca. "Se non ti vendichi - ha detto - sei un fesso". Franco Cassano, sociologo dei processi culturali, dice che va tutto troppo veloce. Troppo veloce per guardare.

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Non cesserò di lottare (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Vittima dell'usura. Ha lasciato l'ospedale ma prosegue lo sciopero della fame "Non cesserò di lottare" La commerciante da dieci anni aspetta il risarcimento "Lo strozzino è già a piede libero, per me solo burocrazia" MONTECATINI. La battaglia contro l'usuraio l'ha vinta in un'aula di tribunale. Quella contro lo Stato che avrebbe dovuto aiutarla a ripartire con una nuova attività si è persa nelle pastoie burocratiche dall'esito incerto. Un'attesa durata oltre 10 anni alla quale la donna, una commerciante di Uzzano, che aveva attività a Montecatini e Prato, ha reagito iniziando uno sciopero della fame e della sete concluso sabato con il ricovero all'ospedale di Pescia. "Quello che mi sfinisce non è tanto il dramma dell'usura subìta - spiega la donna -, ma l'abbandono delle istituzioni durante i vari passaggi di pratiche e pareri per avere poi quello che la legge mi assegna". Ieri è tornata a casa. Ma non smetterà di lottare per vedersi riconoscere il diritto a rinascere. "Ho dovuto iniziare a bere per prendere i farmaci - continua la commerciante -. Ma non cesserò lo sciopero della fame". All'origine della protesta il mancato riconoscimento di una ragione che le viene negata da anni: quella di ottenere un risarcimento o un mutuo a tasso zero di 150-200mila euro dallo Stato perché vittima dell'usura fino all'autunno 1996. In Valdinievole con il marito aveva un esercizio commerciale. Un'altra attività era ben avviata a Prato, la città dove sono iniziati i suoi guai. E dove la prefettura, con il nucleo di valutazione per i casi di usura, ha istruito la pratica che, però, a Roma non si sblocca. Il conto presentato all'alto commissariato antiracket e antiusura è di 700mila euro. Una cifra comprensiva di mancato guadagno e perdite generate durante il calvario degli anni in cui lei e il marito erano "strozzati" con tassi del 50 per cento all'anno da un usuraio poi condannato a due anni in appello con sentenza del dicembre 2004. L'uomo, per riscuotere i suoi crediti, non lesinò botte e minacce, tanto da costringere la famiglia ormai disperata a trasferirsi in un'altra regione. Trovarono il coraggio di denunciarlo. Ora l'usuraio è a piede a libero. Lei, senza una prospettiva di lavoro, rischia di perdere anche la casa, finita all'asta quattro volte, dove vive con il figlio minorenne e l'anziana madre. Si sfoga: "Non è possibile attendere quasi dieci anni per avere quello che mi spetta. Non lo dico io. Lo sostiene il nucleo di valutazione della prefettura di Prato che, nel parere inviato a Roma, scrive anche che quello che chiedo è una cifra inferiore rispetto al danno patito". Con i soldi del fondo antiusura la donna ripartirebbe con un'attività imprenditoriale e salverebbe la casa dove abita. Aggiunge l'avvocato Vittorio Amedeo Francois: "Sono evidenti le violazioni in questa storia e le lesioni dei diritti dovuti alla mancata istruzione della pratica. Ci devono spiegare perché nel 1996 la signora non era stata ritenuta idonea ad ottenere il risarcimento e, a distanza di 12 anni, nel 2008, senza alcun cambiamento nei requisiti, lo stesso organismo dice che, invece, ne ha diritto. è una barzelletta". Pietro Barghigiani.

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TUTTI gli altri <appelli> non hanno sortito effetto pratico, allora il (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (La Spezia)" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

SARZANA pag. 26 TUTTI gli altri "appelli" non hanno sortito effetto pratico, allora il ... TUTTI gli altri "appelli" non hanno sortito effetto pratico, allora il consigliere del Pd Giancarlo Rosignoli ha deciso di tentare l'ultima carta: scrivere una lettera allo scultore Carlo Fontana per scusarsi delle offese al suo monumento di piazza Matteotti, oltraggiato dalle numerose scritte dei grafomani. "Illustre maestro, mi permetto disturbarla, a tanti anni dalla Sua dipartita da noi, per esprimerLe, a nome dei miei concittadini, il più sentito rammarico e le scuse vivissime per lo stato deplorevole in cui viene mantenuto il regalo più grande da Lei donato alla Sua città di adozione, Sarzana. Il monumento ai caduti che sorge nella piazza principale, un tempo intitolata al torrente Calcandola e ora al martire dell'antifascismo Matteotti". La città, scrive Rosignoli, mostra la sua gratitudine allo scultore con un "bel profilo biografico" nel sito del Comune e sottolinea "con giusto orgoglio il fatto che Sarzana fu da Lei prescelta come seconda patria dopo la nativa Carrara". "Da tempo, però - continua il consigliere Pd - i bianchi marmi del monumento risultano vergognosamente imbrattati con scritte indecorose che non rendono giustizia al Suo messaggio di speranza e ancor meno alla memoria dei tanti caduti sarzanesi il cui nome fu scolpito sul monumento stesso". E ricorda i numerosi solleciti a porre fine allo scempio "come avviene senza indugi particolari (ad esempio quando alcuni grafomani hanno imbrattato la facciata dell'antica chiesa di Santa Maria Assunta). Nessuna risposta mi è pervenuta, se non assicurazioni generiche condite con il cattivo sale della burocrazia - scrive Rosignoli a Fontana perché gli amministratori sappiano - ciò è per me inaccettabile, come lo è per tanti cittadini e tanti ospiti della città, meravigliati e addolorati per come un monumento così importante viene tenuto". Rosignoli ricorda che il monumento di Fontana sostituì, al centro della piazza, l'antica colonna di San Giorgio, opera del Cividali, che il popolo sarzanese abbattè, in segno di libertà, all'alba del suo riscatto rivoluzionario, alla fine del Settecento. "C'è in quel luogo, una storia di libertà e di coscienza popolare, che spero si risvegli presto, imponendo a chi di dovere gli atti necessari a ripristinare nella sua bellezza un bene culturale di non poca importanza". E chiude chiedendo all'artista "un modesto messaggio a coloro che oggi amministrano la città, un ulteriore regalo alla sua seconda patria".

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In cerca di nuovi accordi per lo scambio di talenti (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2008-10-20 - pag: 23 autore: INTERVISTA Gherardo La Francesca "In cerca di nuovi accordi per lo scambio di talenti" Candidature per le borse di studio interattive, progetti sulla mobilità, Istituti di cultura italiani su second life: sembra che il ministero degli Esteri abbia cominciato la sua rivoluzione informatica, per facilitare i flussi di studenti e di ricercatori tra l'Italia e il resto del mondo. Ne parliamo con Gherardo La Francesca, direttore generale della promozione culturale della Farnesina. Quali saranno i vantaggi per chi si candiderà online? I vantaggi saranno enormi per coloro che depositeranno online una richiesta corretta, che avranno in tempo reale la notizia che è andata a buon fine. Trasferendo in ambiente digitale l'intero iter, si avrà modo di gestire in tempi più brevi l'ingente mole di candidature - oltre 3mila l'anno - e l'assegnazione delle borse. Qual è la strategia del ministero degli Esteri per avere un ruolo sempre più rilevante per la mobilità dei talenti? La presenza di ambasciate e consolati in tantissimi Paesi ci permette di essere una base per facilitare la mobilità. Abbiamo cominciato la mappatura di tutti gli accordi tra le università internazionali e l'Italia, oltre 2.500 in 87 Paesi. Un progetto che portiamo avanti con il Miur e la Crui. Stiamo facendo un'analisi per settori,per identificare i Paesi dove c'è bisogno di nostre competenze e dove agevolare la realizzazione di accordi che facciano arrivare specialisti in Italia. Così pensate di migliorare l'attrattività del nostro Paese? Abbiamo il ruolo di facilitare le buone pratiche. Noi come Paese siamo percepiti all'estero più positivamente di quanto pensiamo. La burocrazia può rendere complicati i contatti, ma se teniamo sotto monitoraggio le nostre risorse, anche quelle umane, rimuovendo gli ostacoli, in un'ottica di "sistema", possiamo recuperare. Gherardo La Francesca, direttore generale promozione culturale Mae.

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Corsi all'estero,domande online (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE LAVORO E C data: 2008-10-20 - pag: 23 autore: Università. Parte il sistema telematico del Ministero per concorrere ai programmi in una cinquantina di Paesi Corsi all'estero,domande online In palio ci sono 500 borse rivolte a giovani laureati e dottorandi A CURA DI Loredana Oliva In origine c'era il "Bollettino delle borse di studio diramate dal ministero degli Esteri", sulla base degli accordi di cooperazione con i vari Paesi, offerte attraverso le ambasciate. Oggi, le borse di studio sono online sul sito del ministero già da qualche anno, e la candidatura si potrà inoltrare allo stesso modo di chi fa domanda d'ammissione ad Harvard o alla Hong Kong University per le borse di studio dell'anno accademico 2009/2010. La Direzione generale della cooperazione culturale, e in particolare l'Ufficio VI, si è dotata di una piattaforma web, che permetterà di candidarsi in un form elettronico, che sarà inviato in tempo reale. Il candidato vedrà che la sua application è stata compilata correttamente, arrivata nelle mani giuste, ed entro il termine stabilito gli sarà data notizia via mail, dell'ammissione, o meno, della sua domanda.Un'operazione tutta a vantaggio della mobilità di studenti e specializzati, agevolati dalle nuove tecnologie. Da anni sul Sole 24 Ore del lunedì abbiamo dato conto del famoso bollettino, un libro di diverse pagine, che doveva essere ritirato all'Urp della Farnesina, oppure si poteva richiedere e ricevere per posta, qualche volta lo avevano le università, raramente gli uffici Informagiovani. Per l'inoltro delle domanda si raccomandava agli studenti, di preparare un dossier dettagliatissimo, da inviare o portare al ministero degli Esteri. "Una burocrazia che qualche volta ha ostacolato il flusso degli studenti, per esempio dall'estero " ricordano dall'Ufficio VI. Andrea Luca Lepore, a capo di quell'ufficio, oggi può dire che di ostacoli ce ne sono stati e ce ne sono ancora: "Ma l'ufficio ha dato il meglio affinché questa rivoluzione informatica, che spinge il sistema universitario italiano, a porsi al pari degli altri, per quanto riguarda l'internazionalità, fosse realizzata". Ma andiamo a vedere come funzionerà l'inoltro delle candidature, attraverso il sito www. esteri.it, dal link www.esteri. it/MAE/IT/Ministero/Serviz i/Italiani/Opportunita/Di_studio/, che sarà messo in evidenza da un banner dedicato, entro una settimana. Nella nuova piattaforma digitale confluiranno i dati inseriti dai candidati nella maschera di domanda online. I candidati potranno caricarvi l'intero cursus studiorum grazie a un sistema di "finestre" estendibili. Il sistema gestirà oltre 3mila candidature all'anno. Incluse le borse brevi, i vincitori sono circa 500 l'anno, per un totale di 2.500 mensilità, che possono essere divise in borse della durata da 3 mesi a un anno. Le borse sono per la maggior parte dirette a laureandi, laureati, dottorandi, ricercatori. Ma ci sono anche destinazioni e possibilità di finanziamento aperte a studenti universitari in regola con gli esami. Le destinazioni riguardano una cinquantina di Paesi con gli Stati Uniti che si confermano come meta più ambita e più generosa di offerte. Chi si candiderà con il nuovo sistema riceverà dei feedback in tre fasi: conferma di corretta ricezione della candidatura; conferma dell'inoltro della stessa all'Ambasciata del Paese offerente; esito della selezione. La documentazione cartacea verrà richiesta solo ai candidati selezionati ed alle riserve. Il sistema verrà messo a punto anche per i talenti stranieri, studenti e ricercatori che si candideranno a una borsa di studio offerta dall'Italia. Tra i tanti vantaggi - arriverà un solo foglio di carta per raccomandata con i dati del richiedente a causa delle problematiche legate alla firma digitale dal risparmio di tempo e di carta, abbattimento delle spese postali, i candidati potranno ricevere tempestivamente ogni comunicazione in proposito, evitando che mensilità delle borse messe a disposizione restino non assegnate. AFP La più desiderata. è la Harvard University di Boston l'università più ambita da chi vuole studiare all'estero.

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Centri di accoglienza al collasso (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2008-10-19 - pag: 12 autore: Immigrati. Boom di sbarchi (oltre 24mila) e richieste di asilo: a rischio il sistema Centri di accoglienza al collasso Marco Ludovico ROMA In cinquanta ieri sono stati portati in aereo presso una casa di accoglienza di Atena Lucana, in Campania, gestita dalla locale sezione dell'Esercito della Salvezza. Un centinaio sono partiti per due strutture tra Brindisi e Taranto. Altri in traghetto per Porto Empedocle, con destinazioni finali da stabilire. è al lavoro senza soste il sistema di accoglienza degli immigrati che sbarcano a Lampedusa. Può contare sulla flessibilità e sui fondi garantiti dalla dichiarazione di emergenza del luglio scorso. Ma ormai è allo stremo. Ieri mattina nel centro di prima accoglienza c'erano 1.650 stranieri, su 700 posti disponibili. E ormai è da mesi che si va avanti così. Il 2008 si sta rivelando l'anno nero degli approdi a Lampedusa dei disperati. Al 16 settembre le cifre sono già più alte di quelle dell'anno scorso: oltre 24mila persone arrivate, contro poco più di 20mila del 2007. Crescono in particolare le donne - ne sono giunte 2754, oltre il doppio dell'anno scorso - e i minori. Perciò ieri Roberto Maroni ha sbottato: "La Libia pensi a non far partire gli immigrati più che alle banche". Il ministro ha segnalato il rischio banlieu, ma ha anche assicurato che l'Italia è "il Paese europeo che integra meglio". Di certo il Viminale sta ricorrendo ad ogni mezzo per far fronte all'emergenza. Sempre più spesso si ricorre a sistemazioni improvvisate, come alberghi e altre strutture in grado di accogliere gli stranieri. Nei Cie (i centri di identificazione ed espulsione, ex Cpt) possono andare solo coloro che non fanno richiesta di asilo politico. Oggi, invece, la stragrande maggioranza degli sbarcati si dichiara rifugiato. Siamo di fronte a un paradosso: il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha da varato un decreto legislativo che stringe le maglie per l'accesso allo status di rifugiato, ma il flusso dei clandestini si trasforma inarrestabilmente in una massa di "richiedenti asilo". Molti, moltissimi di loro, a giusto titolo: basti pensare a coloro, in netto aumento, che arrivano dal Corno D'Africa. Ma ormai la richiesta di diritto d'asilo è diventata una costante, qualunque sia lo stato di provenienza. Le domande 2008 finora pervenute sono oltre 18mila; in tutto il 2007 erano state 14mila. Una volta entrati nella procedura dell'accoglimento del diritto d'asilo, gli immigrati si trovano dentro un percorso perlomeno meno sfavorevole rispetto a quello che li porterebbe invece in un Cie, dove la sentenza di espulsione è praticamente segnata. Nei centri di accoglienza si entra e si esce senza limitazioni della libertà personale. Si entra, si esce e, se si vuole, si scappa. D'altra parte fino a quando non saranno costruiti i dieci nuovi Cie (gli ex Cpt), la sistemazione nei centri per asilanti finisce per essere l'unica disponibile. Perciò anche chi deve preoccuparsi di garantire l'accoglienza alle migliaia di immigrati che sbarcano finisce per non vedere negativamente l'allargarsi della pratica di chiedere asilo sempre e comunque, anche quando il richiedente di certo non ne ha diritto. Grazie alla dichiarazione di emergenza, infatti, una sistemazione per queste persone in un modo o nell'altro si trova. Con procedure semplificate, senza gare, senza troppa burocrazia. Sempre che i Comuni collaborino. Perché alla fine gli immigrati nessuno li vuole. E questa scarsa solidarietà istituzionale rischia di mettere a rischio gli sforzi di chi al Viminale opera già tra mille difficoltà per fronteggiare l'emergenza. RICHIESTE DI ASILO Nel 2008 sono state 18mila contro le 14mila del 2007 Maroni: la Libia collabori invece di pensare alle banche Dai Comuni no all'ospitalità ANSA Liberi nantes. La prima squadra di calcio di rifugiati all'esordio nel campionato italiano di terza categoria. Rigorosamente fotografati di spalle, come prevede la Carta di Roma, che tutela l'identità dei rifugiati. La partita è servita anche a una raccolta di fondi (www.liberinantes.org).

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Tre ragioni per sperare (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COPERTINA data: 2008-10-19 - pag: 33 autore: Tre ragioni per sperare Paolo Rossi confuta il catastrofismo degli intellettuali alla moda. Due esempi: le democrazie crescono nel mondo e molti Stati aboliscono la pena di morte di Paolo Rossi P rima, durante e immediatamente dopo il crollo del Muro, seguito dal crollo dell'Impero, sembrò a molti che fosse finita anche l'epoca dei grandi racconti epocali elaborati dai filosofi.Ma l'ottimismo era del tutto ingiustificato perché ai grandi racconti progressisti semplicemente si sostituirono quelli apocalittici. Siamo pieni di sciamani travestiti da filosofi che ogni giorno ci dichiarano che loro sanno quale è la caratteristica fondamentale dell'età nella qual ci è concesso di vivere, che loro sanno qual è il problema fondamentale che, senza saperlo, abbiamo tutti di fronte. Seminano paura e disperazione, riescono ad affascinare folle di giovani e di anziani e discutono tra loro, spesso con notevole acrimonia, per stabilire se è vero che "solo un Dio ci può salvare" oppure se è vero che nessuno ci salverà. Ai "grandi racconti"dei filosofi,alle loro invincibilitendenze profetiche e smanie futurologiche c'è una sola tesi da contrapporre: quella di una varietà irriducibile all'unità, del totale non senso della riduzione a unità di tutto ciò che accade. (...) Entro questo quadro, si possono elencare, come sosteneva nel '600 Francis Bacon, alcune "ragioni che possono preservarci dalla disperazione "? E gli esseri umani possono accontentarsi di speranze ragionevoli? Bacon pensava che, nel suo tempo, ci fossero ventun ragioni che autorizzavano a nutrire "ragionevoli speranze"entro un futuro incerto e difficile. Le speranze non sono garantite in partenza. Non sono sorrette da una Grande Speranza che le rende ragionevoli. Solo alcune congetture le rendono ragionevoli. E le congetture sono supposizioni: non sono garantite da nessuna fede nel Cammino della Storia.Assomigliano alleragioni che albergavano nell'animo di Cristoforo Colombo quando egli si accingeva, su fragili caravelle, a un viaggio avventuroso. Credo sia necessario, a questo punto, far riferimento a speranze ragionevoli. Esse sono, come è in programma, abbastanza modeste, non entusiasmanti, ma solo ragionevoli (che è sinonimo, nello specifico caso, di non garantite). Si può tentare di rispondere alla domanda: abbiamo davanti a noi ragioni di speranza? Ci sono ragioni che possono preservarci dalla disperazione? Che servono a mantenerci in cammino? Il mio filosofo ne enumerò ventuno. Io mi accontenterò di un paio. Da sempre, questo è il più lungo periodo di pace in Europa; 500 milioni di persone in 27 Paesi vivono in regimi democratici; in Paesi un tempo poveri, come Portogallo, Grecia, Irlanda, si vive oggi molto meglio e in Paesi ancora poveri, come Bulgaria e Romania, si vivrà presto meglio; da qualche anno l'Europa cresce più in fretta e crea più posti di lavoro dell'America;nonostante le leggende che circolano, nella burocrazia europea lavorano 24mila dipendenti, poco più del doppio di quanti lavorano nella Rai-tv italiana; Erasmus, il programma di scambio per giovani universitari ha vent'anni, funziona bene e coinvolge un milione e mezzo di giovani di 2.220 università; la incompatibilità della pena di morte con l'appartenenzaall'Unione europea taglia in partenza la possibilità stessa di ogni proposta di reintrodurla; nell'aprile del 2007 l'Europarlamento ha votato,praticamente all'unanimità, una risoluzione per presentare all'assemblea dell'Onu una richiesta per una moratoria universale della pena capitale. Ci lamentiamo molto, ma l'81% degli europei si dichiara "molto" o "abbastanza soddisfatto" della propria vita. Forse è soprattutto da sottolineare, tra le "ragionevoli speranze",l'espansione della democrazia nel mondo contemporaneo. Si tratta di un argomento considerato poco interessante dagli intellettuali della Sinistra quasi esclusivamente interessati all'antitesi amiconemico e alla fuoruscita dall'Occidente. Come ha spiegato al grande pubblico Anthony Giddens, fra la metà degli anni Settanta e il 2005, il numero degli Stati democratici nel mondo è triplicato. Dopo il 1974 il Portogallo, e poco dopo la Spagna e poi la Grecia,divennero Paesi democratici. Fra i 125 Stati che hanno vissuto un'esperienza democratica negli ultimi trent'anni, in 14 si è manifestata un'inversione di tendenza, ma 9 di questi sono tornati alla democrazia. Solo 5 dei 125 Paesi (e fra questi c'è la Russia) non sono tornati a un regime democratico. Fra il 1979 e il 1985 otto o nove Paesi dell'America Latina sono passati da governi militari a governi eletti composti da civili. In Cile si è affermata la democrazia nel 1989. In Asia è cessata, nel 1986, la dittatura di Marcos sulle Filippine e l'anno successivo il potere dei militari in Corea. Nel 1991 si instaurano governi democratici in Bangladesh, Nepal e Pakistan. A Taiwan si è giunti nel 1996 alla elezione di un presidente. In Sudafrica Nelson Mandela viene liberato nel 1990, e inizia un processo di normalizzazione che dà vita, nel 1994, a un regime democratico. Dopo il 1997 molti Stati africani legalizzano partiti di opposizione e fanno svolgere elezioni multipartitiche. Come riassume Larry Diamond, "nel 1974, c'erano 41 democrazie entro i 150 Stati esistenti. Fra i rimanenti 109 Stati, 56 (ovvero più della metà) iniziarono un processo 114 di transizione alla democrazia e fra questi 56 Stati, solo il Pakistan, il Sudan e la Russia non sono oggi Paesi democratici ". Anche l'idea di un rapporto necessario fra sviluppo economico e democrazia sembra dover essere messa in discussione. La Repubblica del Mali è uno Stato povero dell'Africa. Nel Mali,nel 2000,morivano alla nascita 121,7 bambini ogni mille. La speranza di vita è di 46 anni per i maschi e di 47 per le femmine. Dopo la proclamazione dell'indipendenza (1960)e gli anni di un regime "socialista" (1960-1968) e di una dittatura militare, rovesciata nel 1991 da violente manifestazioni, è stata approvata (1992) una Costituzione che si richiama alla Dichiarazione universale dei diritti del 1948 e alla Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli del 1981. Da allora vi si svolgono regolari elezioni e nessuna condanna a morte vi è stata eseguita. In Africa si combattono l'infibulazione e altre usanze barbare. I progressi umani sono parziali, ma non trascurabili Nel Mali il 92% delle donne e delle bambine hanno subito la mutilazione genitale femminile, il 60% vengono "tagliate" prima di compiere i cinque anni. Ma in Mali vive una donna (che si chiama Bakari Darra) che ha camminato per le strade del suo villaggio tenendo per mano le sue due bambine e indossando una camicia con la scritta "Mia figlia non sarà mutilata". Non è stata lasciata sola e a Bamako, la capitale, si è svolta nel 2005 una "Conference on Female Genital Mutilation" (alla quale ha partecipato Emma Bonino) che ha chiuso i suoi lavori adottando la "Bamako declaration for the abandonment of Fgm". Dal 2007 in Eritrea,un Paese nel quale la mutilazione genitale colpiva il 90% delle donne, tale pratica è stata annoverata fra i reati. Fatti del genere, anche se riportati sulla stampa, non fanno notizia e interessano poco. Dovrebbe invece far notizia il fatto che il 20% dei Paesi più poveri del mondo è governato democraticamente e tra gli Stati musulmani non arabi ledemocraziesonoil25percento. Ainonafflit-tidacatastrofismocronicopuòancheappari-redegnodinotachefrail1993eil2007quaran-tacinquePaesiabbianorinunciatoallapra ica della pena di morte. Tranne che nel Medio Oriente,vi sono governi democratici in un terzo degli Stati di ciascuna regione del mondo. Dopo aver fornito questi dati, Anthony Giddens ha scritto: "Se mi si chiedesse il motivo di questa espansione della democraziaa livello mondiale, risponderei designando semplicemente un simbolo: quello di un'antenna parabolica per la tv satellitare". Il desiderio di essere informati sembra configurarsi come una forza irresistibile. Che potrà avere effetti esplosivi. ILLUSTRAZIONE DI FRANCO MATTICCHIO (GALLERIA DELL'INCISIONE).

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Immigrati, eterna emergenza (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI data: 2008-10-19 - pag: 10 autore: ... CENTRI D'ACCOGLIENZA Immigrati, eterna emergenza D alle case alle piccole pensioni di provincia: ormai al Viminale sono costretti a utilizzare qualunque struttura disponibile per dare accoglienza alle migliaia di poveracci che sbarcano tutti i giorni a Lampedusa. è un lavoro incessante, che va a merito di chi, dal ministero dell'Interno, si preoccupa di far funzionare la macchina. E tuttavia si tratta solo di un tampone. Un modo al limite delle regole - la dichiarazione di emergenza del luglio scorso permette infatti di saltare gare d'appalto, superare la burocrazia e di risolvere i problemi finanziari- che non può diventare normalità. Sono mesi ormai che il Governo ha avviato l'operazione nuovi Cpt, i Cie secondo la nuova denominazione. è tempo di accelerare. Come è tempo di darsi una struttura capillare di centri d'accoglienza per chi richiede asilo (e su questo una maggiore collaborazione dei Comuni sarebbe certamente utile). è chiaro, infatti, che i flussi dall'Africa nei prossimi anni non sono destinati a ridursi. E perciò è meglio darsi subito un sistema di accoglienza in grado di durare nel tempo.

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Aziende contro la 'ndrangheta (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE MERCATI data: 2008-10-19 - pag: 21 autore: INCHIESTA Roberto Galullo Lotta alla criminalità economica Aziende contro la 'ndrangheta Parte da Catanzaro l'impegno di Confindustria Calabria per la legalità CATANZARO. Dal nostro inviato In Calabria lo scontro tra civiltà non esiste. Esiste - quando vuole - lo Stato e la sua cultura democratica contro l'inciviltà criminale della 'ndrangheta. Via di mezzo non ce ne sono e giocoforza lo sviluppo e la sicurezza del Sud - come recita il convegno organizzato domani a Catanzaro da Confindustria Calabria, a cui parteciperanno il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e i segretari di Cgil, Cisl e Uil - si giocano su una scacchiera in cui Stato, Istituzioni e società hanno molte pedine da giocare per dare scacco alla Santa, la consorteria criminale che regna con oltre 150 'ndrine. Umberto De Rose, cosentino, 51 anni, presidente di Confindustria Calabria, muove sullo scacchiere quattro pedine per un solo risultato finale: sviluppo e sicurezza che altro non vuol dire se non dare scacco matto alla criminalità. Le prime pedine sono burocrazia e infrastrutture. "Ci sono amministrazioni pubbliche che pur di esercitare un potere ostile- spiega De Rose nel suo stabilimento tipografico alle porte di Cosenza - non esitano a far passare il ventinovesimo dei 30 giorni utili per il silenzio-assenso pur di chiedere nuovi e inutili documenti. Basta. Bisogna mettere mano alla giungla delle leggi, svuotare il potere dei burocrati e formare una nuova classe dirigente che qui è assente". De Rose termina la litania sulla mala-burocrazia e sgrana il rosario delle infrastrutture. La polemica è secca. "Da Milano a Lamezia - dice - l'aereo impiega un'ora e mezza. è lo stesso tempo che ci metto per fare 50 chilometri in macchina sulla Salerno Reggio Calabria". La terza pedina è la presenza delle Stato e delle Forze dell'Ordine. "Credo spiega - che non si possano lesinare risorse alle Forze dell'Ordine e alla magistratura. Le Procure sono sguarnite da anni. Quando lo Stato c'è, le imprese fanno la loro parte e denunciano, soprattutto se viene garantita la certezza della pena. Ma non basta: intelligence, ecco cosa ci vuole. Entrare nei gangli della 'ndrangheta come è stato fatto per il terrorismo". Già, l'intelligence. Pochi uomini superaddestrati e scelti. Un'intuizione che due anni fa aveva messo - nero su bianco anche il prefetto Mario Mori spedito a Gioia Tauro dal Governo Prodi e rimasto appena un anno. Un'idea sposata pure dall'ex superprefetto di Reggio Luigi De Sena, oggi parlamentare del Pd. Ma intelligence, quando manca persino la benzina per far andare volanti di seconda o terza mano con 250mila chilometri nel motore, suona come un concetto lontano, quasi un lusso. Tra poliziotti, carabinieri e finanzieri, la Calabria conta appena 9.595 addetti: la gran parte è negli uffici. In giro se ne vedono pochi e nonostante tutto gli arresti di boss e latitanti eccellenti non mancano. La provincia di Milano ospita circa 15mila addetti: ha la metà degli abitanti dell'intera Calabria ma non ha 150 'ndrine che tolgono ossigeno ogni giorno alla società. "Gli organici - spiega Antonio Giordano, dirigente nazionale del Sap, il Sindacato autonomo di Polizia- sono ampiamente insufficienti per il controllo del territorio oltre che per l'azione repressiva. Dopo il drammatico aumento dell'età pensionabile anche per le forze di polizia, in Calabria la media è di oltre 45 anni. La riduzione in ruolo di giovani e il contestuale pensionamento di molti colleghi ha ridotto le presenze di circa il 10% negli ultimi anni. A stento raggiungiamo le previsioni delle piante organiche emanate nel '91". Dalla magistratura mano tesa agli imprenditori. Alberto Cisterna, 46 anni, sostituto procuratore nazionale antimafia, sta lavorando a una proposta da sottoporre anche alle imprese. "Invertiamo il ragionamento- spiega Cisterna- e aboliamo il certificato antimafia, palesemente inutile. Si dia vita a una white liste delle imprese. Aziende "bianche", pulite, che siano dispostea garantire la tracciabilità dei flussi finanziari, la trasparenza su soci e capitale e la certificazione dei bilanci". Ma questo non esclude le infiltrazioni, è la facile replica, nel momento in cui si passa dalle società aggiudicatrici delle gare ai subappalti. "Giusto - è la replica di Cisterna - ma basta fare in modo che le imprese garantiscano tutta la filiera, pena l'esclusione futura dai lavori ". In piccolo è quanto già prevede la Stazione unica appaltante della Regione Calabria che proprio domani dovrebbe annunciare l'insediamento del commissario straordinario: Salvatore Boemi, 64 anni, magistrato che da una vita lotta contro la 'ndrangheta. Nello scacchiere dello sviluppo e della sicurezza al Sud manca una pedina fondamentale: il credito che, come denuncia De Rose, è un nodo che spesso strozza. In Calabria il denaro costa carissimo: secondo una rilevazione (non ancora resa nota) di Eurispes Calabria-Bcc Mediocrati, i tassi a breve sulle operazioni in essere sono pari al 9,37% a fronte del dato medio nazionale del 7,16 per cento. "Per un efficace rapporto banca- impresa - spiega al Sole-24 Ore Nicola Paladino, presidente della Bcc Mediocrati- e ridurre le difficoltà di accesso al credito abbiamo investito molto nella creazione di rapporti molto stretti e diretti con le imprese ". E Raffaele Rio, presidente di Eurispes Calabria aggiunge: "Per attenuare il fenomeno di razionamento del credito le banche dovrebbero farsi parte attiva nel promuovere un generale innalzamento della cultura finanziaria tra piccole e medie imprese, lavorando per superare il deficit culturale e informativo che oggi esiste tra i due interlocutori ". Quatto pedine- buona ammi-nistrazione, infrastrutture, Forze dell'ordine e credito - per rilanciare sviluppo e sicurezza al Sud. Dall'altra parte, in mano alle cosche, una sola pedina: la violenza criminale. La partita continua. roberto.galullo@ilsole24ore.com http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com IN PRIMA LINEA In programma domani il vertice degli imprenditori con Emma Marcegaglia, il ministro Roberto Maroni e i segretari di Cgil, Cisl e Uil.

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Trento: andrò di sicuro a votare nei gazebo (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere delle Alpi" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Di Marcella Corrà Trento: "Andrò di sicuro a votare nei gazebo" E intanto Galan bacchetta la proposta citando "la lezione di Giorgio Lago" Il governatore veneto "Stanno perdendo il proprio tempo e prendono in giro" BELLUNO. "Voterò per le elezioni del Trentino, se il gazebo sarà allestito nel mio comune". I secessionisti bellunesi e veneti trovano il loro primo grande elettore nel consigliere regionale sovramontino Guido Trento. Ma gli stessi secessionisti si prendono una salva di critiche dal governatore veneto Giancarlo Galan, che cita la lezione del giornalista Giorgio Lago. La provocatoria proposta partita sabato da Lamon (di votare il 9 novembre per le elezioni del Trentino - Alto Adige con schede fac simile) non poteva certo passare sotto silenzio. Forse, a Trento e Bolzano, nel pieno caos dovuto ai ricorsi e allo spostamento delle elezioni, avrebbero fatto volentieri a meno del contributo arrivato da Lamon. "Sono perfettamente d'accordo con i secessionisti che si sono ritrovati a Lamon - spiega Guido Trento - la loro presa di posizione è coerente con quanto hanno fatto in questi anni: se il 95 per cento degli elettori chiede di passare al Trentino, vuol dire che la popolazione ci crede e tutti gli atti che possono portare a quel risultato vanno bene". Ma che cosa si spera di ottenere con una elezione così provocatoria? "E' un gesto che è destinato ad incidere, che riporta all'attenzione la questione dei referendum e le motivazioni dei secessionisti. Tutte le cose si costruiscono con il tempo. Quello che è partito a Lamon e a Sovramonte è un percorso che non finirà più". E quindi Guido Trento andrà a votare. Sul fac simile della scheda elettorale troverà i due principali schieramenti, Dellai, il presidente uscente, o Divina, il candidato della Lega nord. Dove metterà il suo segno? "Voterà Dellai, ovviamente. Non ci ho pensato neppure un secondo, quando ho saputo dell'iniziativa. Questa scelta è la conseguenza di una non politica nei confronti della montagna. E' colpa dell'arroganza di Venezia e di Galan in modo particolare. E' lui l'artefice della rottura tra montagna e pianura, tra zona alpina e il resto della regione". Anche Galan ieri ha fatto sapere come la pensa: "Vedo con rinnovato stupore e un moderato dispiacere che continua ad esserci qualcuno, nei comuni cosiddetti secessionisti, desideroso di perdere il proprio tempo e di prendere in giro la gente. A federalismo fiscale ormai avviato, se non altro come volontà politica espressa dal Governo Berlusconi, si ha notizia di una ulteriore iniziativa per un obiettivo che è stato già da tempo dichiarato irricevibile sia da Trento che da Bolzano. Comunque, ben sapendo che nel Veneto il cento per cento dei cittadini desidera ottenere al più presto il federalismo fiscale, ricordo con affetto quanto fu scritto da Giorgio Lago, il miglior giornalista che il Veneto abbia avuto negli ultimi decenni: "Caro Galan ti chiedo di difendere con ogni mezzo un sano centralismo regionale.... fa per ruolo tutto ciò che puoi al fine di impedire che facciano a pezzi, con danni irreversibili, il nostro Veneto. A costo di fare il centralista per la prima volta in vita mia, mi auguro che la Regione decentri al massimo attraverso gli enti locali, ma non avalli la dissoluzione del Veneto. Ci manca soltanto questo..... Da federalista radicale - aggiungeva Lago - so che il centralismo è come il colesterolo: c'è quello buono e quello cattivo. Il cattivo è micidiale per burocrazia, per irresponsabilità per scippo di democrazia e anche, perché mortifica le diversità. Ma senza un buon centralismo residuo, finalmente sburocratizzato e leggerissimo, distruggiamo anche la Regione, fabbrichiamo enti inutili, produciamo ulteriore anarchia in una fase molto delicata.....". Con questa lunga citazione di Lago, Galan risponde a chi intende allestire i gazebi nei paesi che hanno votato sì nei referendum secessionisti. Si rifà invece all'Europa la conclusione di Guido Trento: "Si parla di aree omogenee, che non hanno confini fisici. E poi c'è Galan".

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Cerbara: "Stiamo vicini ai nostri imprenditori" (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa ECONOMIA Cerbara: "Stiamo vicini ai nostri imprenditori" "Di solito il sindacato si pone nei nostri confronti in modo ostile, ci definisce ancora padroni. Ma quali padroni? Sono stato il testimone di nozze di tanti dipendenti ed ho battezzato i figli". Fabrizio Cerbara, presidente dei Giovani imprenditori dell'Unione industriale, ha portato nel recente incontro degli imprenditori baby di Capri quella che è la caratteristica della Ciociaria, dove non c'è mai stato proletariato ma il metalmeccanico-coltivatore diretto. Ecco perché la trasformazione dell'economia locale da agricola a industriale è stata "soft". "In un contesto di piccole e medie imprese, dove parecchi operai, con mani intelligenti, hanno messo su aziende dandosi del tu con i propri collaboratori e chiamandosi per nome. Li abbiamo tutelati anche quando le cose non andavano bene. Noi siamo vicini alle loro esigenze, a differenza di tanti sindacalisti che vivono di tessere". Cerbara, pur avendo 40 anni, e operando al vertice dell'azienda di famiglia Hts Elettromeccanica e del "Gruppo Zeta", parla dei dipendenti come dei suoi "ragazzi". Presidente, come si presenta la situazione in provincia dopo i recenti sconvolgimenti finanziari mondiali? La domanda è d'obbligo. "Già si avvertono delle conseguenze sul fronte del credito, ma io sono fiducioso sia perché le banche hanno mantenuto un'azione prudenziale e poi perché prevedo una rapida ripartenza. Al riguardo debbo sottolineare l'importante ruolo delle banche locali, che sono gestite con una valida cultura d'impresa e poi, dato essenziale, conoscono direttamente i loro clienti". Inevitabile chiedere a Cerbara quali sono i rapporti con le altre associazioni di giovani. "Sono eccellenti ed abbiamo in cantiere diverse iniziative. Una delle più importanti, che rientra in un processo più ampio di internazionalizzazione delle nostre imprese, sarà la prossima missione in Svezia, alla Fiera dell'elettronica, dove visiteremo laboratori di ricerca. Ci stiamo poi incontrando con i colleghi imprenditori di tutte le associazioni, anche agricole, dei commercianti e degli artigiani e dal confronto molto costruttivo che abbiamo in corso sta emergendo una comune visione del nostro territorio. L'obiettivo più importante è quello di attrarre investimenti, anche se ci preoccupano alcuni ostacoli ad un maggiore sviluppo ancora non risolti, come la sicurezza e la lentezza della burocrazia".

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Santo Versace: "La politica si rifaccia alla moda" (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa italiani allo specchio Santo Versace: "La politica si rifaccia alla moda" Riuscite ad immaginare il Parlamento italiano regolato dalle leggi della moda? E, quindi, Camera e Senato non più in balìa dei lenti processi burocratici o delle crisi politiche, ma obbligate a seguire regole di marketing, processi di innovazione, e continui studi di settore "perché ogni sei mesi si cambia collezione"? Il tutto poi con un imperativo di fondo: si va avanti solo con la meritocrazia! Per fare questo non c'è bisogno di arrivare alle passerelle in Transatlantico o ai backstage a Palazzo Madama. Basterebbe semplicemente che la politica italiana guardasse, e "imitasse" un po' il mondo del "made in Italy", "se così fosse le cose andrebbero sicuramente meglio". Santo Versace, neo deputato del Pdl, ne è convinto. L'imprenditore calabrese, tra i banchi del Parlamento da pochi mesi - anche se precisa: "Ho sempre seguito la politicao" - si divide tra gli impegni istituzionali e quelli aziendali. Il suo ufficio, nel palazzo della Camera dei deputati che affaccia su piazza San Silvestro, è pieno di libri e foto sull'omonima casa di moda, la maggior parte sul fratello Gianni. Il parlamentare Pdl arriva trafelato. Stile "total black" (giacca e camicia), con una piccola "Medusa" (logo della Maison) sulla cravatta. E dà subito la prima stilettata: "Se solo la politica e il made in Italy si alleassero...". Cosa intende per alleanza? "Se la politica capisse fino in fondo l'importanza del "made in Italy" e lo appoggiasse in pieno si andrebbe molto più avanti. Non parlo di soldi, anche perché queste sono aziende che si autofinanziano. La politica deve appoggiare la comunicazione del fare". Cominciando da dove? "Educando i giovani su un concetto fondamentale, quello cioè che non bisogna cercare il posto fisso ma il lavoro. Invece oggi succede il contrario, possibilmente si cerca lo stipendio senza lavorare. Poi, bisogna abbattere la burocrazia". Cos'è che la moda ha e che invece manca alla politica? "Nella moda puoi lavorare solo se ami davvero quello che fai, se hai grinta e passione. E poi, soprattutto, nella moda devi applicare la meritocrazia assoluta, perché se c'è un elemento che si distingue dal resto della squadra il risultato finale non sarà di certo il migliore. Quindi, va cambiato". Quindi secondo lei in politica non esiste la meritocrazia? "No, perché molto spesso si danno incarichi per amicizia, lealtà e fedeltà. Chi è più amico fedele del cane? Ho detto tutto". Veniamo alla sua esperienza politica. Perché si è candidato con Berlusconi? "Lo conoscevo già da tempo, da quando faceva l'imprenditore. L'ho sempre stimato molto. Dopo la caduta del governo Prodi, Bruno Ermolli (l'imprenditore ndr) mi chiese di candidarmi. Lo fece anche Formigoni, persona che conosco molto bene". In passato però era di "opinioni" diverse. "è vero. Fino al '92 ho sempre votato a sinistra, per l'esattezza ero con i socialisti. Dal '93 in poi, e quindi con "Mani Pulite", ho fatto la mia scelta". è vero che la moda romana soffre della sindrome del "brutto anatroccolo" rispetto a quella milanese? "Roma è la città della "Dolce Vita", è la città che per qualche decennio ha avuto i più belli atelier del mondo, vestendo donne bellissime. Poi però, nella storia della moda, è normale che un centro diventi dominante rispetto agli altri. Succede in tutti i paesi. Milano ha un humus straordinario di imprenditorialità". E quindi perché non Roma? "Perché è la città delle istituzioni e della burocrazia". Da un po' di tempo è in corso un'operazione di rilancio di "via Veneto". Anche la maison Versace vi aprirà il suo show-room il 30 ottobre. "Non è cosa facile. Secondo me Roma dovrebbe, da una parte, mantenere le sue storiche sartorie: Sorelle Fontana, Sarli, Balestra, Valentino, Capucci. Dall'altra, dovrebbe puntare sui giovani, diventando la passerella dei nuovi talenti". Qual è lo stilista romano che le piace di più? "Frida Giannini. Sono contento che una giovane romana sia a guida del gruppo Gucci, leader nella scena internazionale". Ha un ricordo speciale di suo fratello Gianni? "Quando io ero alle superiori Gianni era alle medie. Io lo accompagnavo tutte le mattine a scuola. Una volta andai a parlare con i suoi professori per sapere come andava e uno di loro mi disse: "è un mese che non vedo suo fratello". Praticamente faceva finta di entrare". In cosa vi somigliate? "Nell'amore per il lavoro e per la cultura". Che rapporto ha con sua sorella Donatella? "Sono fratello maggiore e papà di Donatella. Anche se lei di papà non ne ha bisogno". Cambierebbe qualcosa nel look di Berlusconi? "Il presidente è perfetto così com'è. Forse, quando vuole essere sportivo, gli farei vedere i lupetti Versace: li ha fatti Gianni e io li uso da una vita". Tra le fila della maggioranza si dice che a sinistra vestono male. è vero? "C'è gente che veste in modo troppo sportivo, ci vorrebbe un filo di attenzione. Uno è che mi è simpatico, Roberto Giachetti: potrebbe essere il più elegante del Parlamento se si affidasse a Versace".

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Genolini, eroe dimenticato (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Stampa la storia. il capo dei nocs ferito durante un'operazione Genolini, eroe dimenticato Gli eroi a volte si dimenticano. L'Italia è un grande Paese ricco di personalità eccellenti pronte a dare la vita per la patria e per la difesa dei suoi cittadini. Ma soffre di amnesie. Così quei personaggi che non raggiungono la fama di una targa stradale finiscono nel dimenticatoio. Questa è la storia di Maurizio Genolini, funzionario di polizia, per anni in prima linea nella lotta al terrorismo e contro la criminalità organizzata. Genolini è stato comandante dei Nocs, le teste di cuoio della polizia ma è morto a soli 48 anni nel giugno 1997. Ferito alla testa durante la liberazione di un rapito, mentre era ancora in vita gli era stata riconosciuta l'infermità per "cause di servizio". Ora a distanza di 11 anni dalla sua scomparsa, questa decisione è stata annullata. Una carriera ricca di missioni al limite dell'impossibile per la cattura di pericolosi terroristi o la liberazione di ostaggi in mano all'Anomima. Comandante di un gruppo di "uomini d'acciaio" è sempre stato in prima linea con i suoi ragazzi. Una vita tra segreti, paure e l'affetto per la famiglia. Fatta di continue precauzioni e accorgimenti per evitare rischi ai suoi cari. Erano anni in cui i terroristi tenevano nel mirino tutti i servitori dello Stato. Persino i suoi ricoveri furono sotto falso nome. Carriera costellata di decine di encomi e riconoscimenti. Tra le molte anche quelle del Dipartimento di Stato americano, dell'Fbi dove tra l'altro Maurizio Genolini ha insegnato all'Accademia di Quantico. A lui si deve la cattura del gruppo di Giovanni Senzani, il capo delle Brigate Rosse dopo l'arresto di Mario Moretti. Lui consolò Augusto De Megni appena tirato fuori dal buco dove era tenuto prigioniero nelle colline tufacee di Volterra. Non si è mai risparmiato fino a rimanere gravemente ferito alla testa nelle campagne di Aprilia durante le fasi della liberazione dell'industriale Carmine Del Prete nel novembre 1992. Ferita che poi sarà considerata, come sottoscritto dai medici della polizia e della Sanità militare, causa della degenerazione tumorale. I documenti firmati sono del gennaio 1997, quando la malatia era ormai conclamata e sei mesi prima della sua morte. ma oggi quella causa è stata rigettata: Genolini è morto di tumore punto e basta. Ferite, rischi, tensioni, stress al servizio di tutti sono ormai cose del passato. Dimenticate. Una decisione degna di una burocrazia cinica e sciatta che riempe di errori i docunmenti con in calce l'intestazione del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociale. La decisione ferisce la famiglia e i tanti che conobbero Maurizio Genolini, non tanto per l'aspetto pensionistico quanto per il fatto che la decisione burocratica cancella quei 26 anni in Polizia. In prima linea, al servizio di tutti: della democrazia, della libertà. E perchè no anche della salute altrui. Lui la vita l'ha consegnata allo Stato.

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ROMA: ALEMANNO, DOTARE TUTTI I QUARTIERI DI IMPIANTI SPORTIVI ADEGUATI (sezione: Burocrazia)

( da "Asca" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

(ASCA) - Roma, 20 ott - Dotare tutti i quartieri di Roma di un'offerta adeguata di impianti sportivi. E' questo il progetto del piano regolatore che la giunta Alemanno presentera' nel prossimo Dpf e che il sindaco della capitale ha annunciato oggi nel corso di una conferenza organizzata dalla Federazione italiana imprenditori impianti sportivi. Secondo Alemanno pero' ''tutto questo non si realizza solo con le risorse pubbliche ma attraverso una sinergia tra pubblico e privato. Gli imprenditori - ha continuato Alemanno - devono trovare una strada aperta, se non una autostrada, per realizzare gli impianti sportivi senza dover andare ad inseguire la burocrazia''. Proprio oggi il sottosegretario allo sport, Rocco Crimi, ha annunciato la nascita di una commisione, di intesa con il comune di Roma proprio per la realizzazione dell'impiantistica degli sport di vertice che ha l'obiettivo di rendere piu' aggevole l'accesso al credito. ''Il nostro impegno - ha continuato Alemanno riferendosi proprio alla commissione per l'impiantistica - e' permettere agli imprenditori privati di concorrere alla realizzazione del piano regolatore, indicando dove e quando c'e' bisogno del pubblico''. Alemanno ha poi parlato della cittadella dello sport di Tor Vergata. Progettata inizialmente per i mondiali di nuoto del 2009, il sindaco di Roma ha confermato che i lavori non saranno conclusi per quell'occasione. ''Ma - ha sottolineato - abbiamo l'obbligo di trovare i soldi, quei 200 milioni non previsti, per far si' che la citta' dello sport di Tor Vergata venga completata''. luq/sam.

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Elezioni 2009, già predisposto il programma del Pne (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

NOALE Elezioni 2009, già predisposto il programma del Pne Noale - (d.t.) Il Pne esce allo scoperto: è loro il primo programma della campagna elettorale 2009. "Noi partiamo dal programma spiega il segretario della sezione di Noale, Giacomo Pieretti siamo un gruppo giovane che non si pone contro le amministrazioni passate, ma che punta a cercare le soluzioni migliori per la nostra città". Il programma si basa su tre punti fondamentali, articolati poi in diversi interventi. Primo tra tutto, migliorare la qualità della vita. Come? Azione principale sarà la pedonalizzazione del centro storico e la regolazione della viabilità. Seconda punto, la valorizzazione del patrimonio comunale. Ad esempio, il recupero dell'ex consorzio agrario, ma non solo: "Servono nuove aree di aggregazione, migliorie alle strutture scolastiche. Vogliamo intervenire anche e soprattutto nelle frazioni, dove mancano illuminazione ed altri servizi, soprattutto quelli dedicati ai disabili". Ultima fase, ridurre sprechi e tempistiche amministrative semplificando la burocrazia comunale e degli enti collegati e valorizzando le professionalità dei dipendenti. "Non è detto che correremo da soli conclude Pieretti anche se siamo fortemente tentati. Non scenderemo a compromessi, ci alleeremo solo con chi condividerà le nostre idee". Il programma sarà presto presentato ai cittadini.

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Galan ai "secessionisti": sarà comunque no (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Pordenone)" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

Scatena polemiche l'iniziativa di 12 Comuni vicentini e bellunesi di votare in concomitanza con le prossime consultazioni provinciali del Trentino Galan ai "secessionisti": sarà comunque no Il presidente veneto: "Questo è un Paese libero, ma nessuna Regione rinuncerà mai alla propria integrità territoriale" La singolare e provocatoria consultazione dei veneti che si sentono trentini, intenzionati a votare il 9 novembre nelle piazze dei loro paesi per il rinnovo della Provincia Autonoma di Trento, è già in fase organizzativa dopo la decisione presa l'altro giorno a Lamon dai rappresentanti dei Comuni secessionisti. Ma il progetto, com'era abbastanza prevedibile, raccoglie il sarcasmo del presidente della Giunta regionale del Veneto, Giancarlo Galan, e un abbastanza freddo commento del presidente Lorenzo Dellai, impegnato in campagna elettorale. La decisione di allestire gazebo e urne a cielo aperto, come protesta per attirare l'attenzione sul destino dimenticato delle comunità che hanno scelto con un referendum di cambiare regione, non viene contestata in quanto tale dagli uomini delle istituzioni. Che però restano scettici, se non contrari all'ipotesi di trasmigrazione."Che facciano quello che devono fare, siamo in un paese libero" è il commento di Galan, da sempre trincerato sulla linea di non perdere neanche un metro quadrato del territorio veneto. "Ma mi pare che non si voglia sentire quanto è già stato detto in Veneto, a Roma, dai partiti di centrodestra e centrosinistra, dagli stessi presidenti Dellai e Durnwalder". La voglia di Lamon, di Asiago, di Cortina di dar corso alla volontà manifestata con il referendum però rimane. "Ma che vadano all'Onu o a Bruxelles, che si incatenino alla Torre Eiffel. Non riusciranno mai a passare con Trento: nessuna regione rinuncerà mai all'integrità territoriale. Se invece chiedono forme di federalismo, il 100 per cento degli italiani è d'accordo".Dellai ha invece appreso la notizia con maggior distacco. "Ne prendo atto, ma non devo essere io a commentare". Però i veneti chiedono di votare per il nuovo presidente della Provincia di Trento, teoricamente anche per lei... "Mi sembra un'iniziativa leggermente estemporanea, diciamo curiosa. Ma facciano come credono. Certamente non avrà alcun effetto, anche se loro avranno le loro buone ragioni". La principale è che Lamon ha votato tre anni fa in base alla Costituzione chiedendo di cambiare provincia. "Io penso e spero che queste comunità possano trovare la loro strada per l'autonomia e per stare meglio".Dai confini del Veneto soffia invece un vento aspro, di battaglia. Renzo Poletti è il leader storico del cosiddetto "secessionismo costituzionale", che si ancora all'articolo 132 per chiedere il passaggio da una regione a un'altra. "Le nostre posizioni saranno sempre più determinate, la volontà è sempre più forte. Perchè qui stanno cercando di insabbiare tutto. Ma di fronte alla volontà popolare espressa, la politica deve dare risposte. Non può nascondere sotto il tappeto, come fossero sporcizie, le speranze dei paesi separati dalle loro origini".Poletti ribadisce che questa è solo la prima - e neppure la più clamorosa - delle iniziative che saranno prese nei prossimi mesi e che verranno annunciate solo all'ultimo momento. Che siano abituati a combattere lo si è capito da tempo. Sono trascorsi tre anni da quando - era l'autunno del 2005 - Lamon fu il primo Comune italiano a raggiungere il quorum di un referendum che manifestava una volontà popolare massiccia. Ma da allora non è accaduto quasi nulla. "Se non siamo tornati proprio al punto di partenza - spiega Poletti - lo si deve a una norma interna alla Camera che consente di salvare il lavoro fatto durante la scorsa legislatura".Con la caduta del governo Prodi e lo scioglimento delle Camere è decaduto anche il disegno di legge che chiedeva il riconoscimento della modifica dei confini delle province di Belluno e di Trento. "Ma c'è tempo fino a sei mesi dall'inizio della nuova legislatura perchè la commissione affari istituzionali deliberi premilinarmente sui progetti di legge approvati dalla commissione precedente". Quell'atto risale al 27 luglio 2007 e non è mai sfociato in una discussione nell'assemblea di Montecitorio. Giovedì prossimo verrà preso in esame dalla commissione che lo deve approvare, per salvare il lavoro già fatto, entro il 29 ottobre.Una corsa contro il tempo che non è stato clemente con Lamon e tutti i secessionisti veneti, ovvero gli 8 Comuni dell'Altopiano di Asiago e Pedemonte in provincia di Vicenza, e i bellunesi Sovramonte, Sappada, Cortina, Colle Santa Lucia e Pieve di Livinallongo, oltre al veneziano Cinto Caomaggiore (vuole passare con il Friuli). Solo Lamon è arrivato ad un passo dalla mèta, ovvero la discussione in aula. Tutti gli altri si sono arenati ben prima e ora ripartono da zero, persi in una labirinto di burocrazia e di convenienze politiche al rinvio, sia a Roma che a Venezia. Infatti, il Consiglio regionale del Veneto - a differenza di Trento e Bolzano - non si è mai espresso sulle richiesta di 16 Comuni che vogliono saltare oltre il confine.Giuseppe Pietrobelli.

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CLIMA: MARCEGAGLIA, NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE (sezione: Burocrazia)

( da "Agi" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

R&S CLIMA: MARCEGAGLIA, NO A VINCOLI DETTATI DA BUROCRAZIE (AGI) - Catanzaro, 20 ott. - "Noi vogliamo assolutamente tutelare l'ambiente, vogliamo che ci sia una riduzione di emissione di anidride carbonica, ma questo non puo' essere deciso con vincoli burocratici e tempi che vengono dettati dalle burocrazie e che invece prescindono dai tempi della tecnologia". Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'iniziativa che si e' svolta oggi a Catanzaro sul tema della sicurezza e dello sviluppo. "Credo che sia molto giusto rivedere questo accordo - ha aggiunto la presidente di Confindustria - il che non vuol dire non rispettarlo, ma vuol dire che ci devono essere una maggiore flessibilita' e piu' tempo per valutare quali sono i reali impatti e, soprattutto, anche come e' diviso l'onere tra i vari Paesi europei, perche' certamente l'Italia e' la piu' penalizzata". (AGI).

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L'obiettivo è l'attacco ai cristiani (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 20-10-2008)

Argomenti: Burocrazia

N. 252 del 2008-10-20 pagina 10 L'obiettivo è l'attacco ai cristiani di Redazione Il Papa ha ragione quando dice che stiamo assistendo a un aggressivo ritorno dell'anticlericalismo, anche se usando quel termine ha in fondo offerto una sponda ai nemici della Chiesa. "Anticlericalismo" è molto spesso un vocabolo-pretesto utilizzato per nascondere un altro sentimento, che è l'anticristianesimo. Gli anticlericali di ieri e di oggi infatti si affannano a precisare che per carità, non è con quel falegname di Nazareth che ce l'hanno: ce l'hanno con i preti, i quali interferiscono nella vita politica, attentano alla laicità dello Stato eccetera. Se così fosse, non si capirebbe però perché a tanto sdegno per gli interventi vaticani (ad esempio) in difesa della vita, si accompagni altrettanta indulgenza nei confronti dell'avanzare di una religione ben più invadente e pericolosa proprio sul piano della laicità dello Stato, e cioè l'islam. Basta sfogliare la collezione dei giornali per accertarsene: gli stessi che parlano di "ritorno al Papa-re" quando Benedetto XVI o Bagnasco ricordano che l'aborto è la soppressione di una vita, difendono a spada tratta il diritto al burqa, alla sharia, alla poligamia; gli stessi che gridano alla censura se l'Osservatore Romano si azzarda a pubblicare un corsivo di protesta contro una mostra su una Madonna che piange sperma, tacciono quando le ambasciate vengono incendiate per protestare contro una vignetta; gli stessi che insorgono se alla mensa di una scuola pubblica viene inserito il pesce in un venerdì di quaresima, sono pronti a scendere in piazza affinché vengano rispettati, alla stessa mensa, gli usi alimentari dei musulmani. È un paradosso difficilmente spiegabile con quella Ragione cui fanno sempre riferimento i laicisti doc come Scalfari o Flores d'Arcais, ma anche ex seminaristi come Odifreddi. Dove sta infatti la Ragione nel ritenere il cattolicesimo più pericoloso, per la laicità dello Stato, rispetto all'islam? Credo che la risposta stia in quanto dicevo prima: e cioè che il vero obiettivo non è il clericalismo ma il cristianesimo. Intendiamoci. Il clero ha dato e dà tuttora buoni motivi, spesso, per non rendersi simpatico. Soprattutto quando è nei suoi momenti apparentemente "trionfanti", cioè quando non ha problemi con il potere costituito. La storia della Chiesa francese è, ad esempio, la storia di un insignificante clero cortigiano fino al momento della Rivoluzione: è da quando scatta la persecuzione che preti e suore danno il meglio di sé, arriva il martirio ma arrivano anche i santi. Così nella Spagna del Novecento: un clero spesso colluso con il potere fino alla caduta di Alfonso XIII, e poi eroico durante la mattanza organizzata da anarchici e comunisti; così nel Piemonte ottocentesco: è dopo la persecuzione post-Risorgimento che fioccano i santi alla don Bosco. Il clero ha dunque i suoi difetti, ne ha anche oggi, soprattutto per via di una burocrazia a volte gonfiata a dismisura e alla tendenza all'intellettualismo. Se i discepoli avessero pensato di annunciare la Resurrezione seguendo i criteri di oggi - con i piani pastorali e le mitiche cattedre dei non credenti - il cristianesimo sarebbe morto in culla. Ma il cristiano sa che il clero e le sue strutture sono una sorta di "tassa" da pagare alla logica dell'Incarnazione. Non ci può essere annuncio del Vangelo senza organizzazione anche umana: chi ha cercato di instaurare un rapporto diretto fra uomo e Dio, senza preti e senza sacramenti, ha prodotto solo macerie. È il caso di Lutero, la cui Riforma si è sbriciolata in un'infinità di micro-chiese che hanno finito con l'andare ciascuna per conto proprio, fino a diventare del tutto irrilevanti. Il cristiano sa anche, e soprattutto, che l'attacco al clero è spesso un grande alibi. "Contesto ai preti di non essere coerenti con la morale che predicano così posso anch'io infischiarmene della morale". Ma è come se si contestasse la matematica se un professore di matematica sbaglia qualche operazione. Una cosa è vera o falsa a prescindere dal comportamento di chi l'annuncia: e nel caso specifico del cristianesimo, nessuno - neanche i più grande santi - ha mai avuto la pretesa di dirsi senza peccato. "Chiunque faccia apostolato - ha scritto giustamente Vittorio Messori - annuncia sempre un messaggio che lo supera". Per questo torno a quanto dicevo all'inizio: l'anticlericalismo c'è, ma in gran parte va chiamato con il suo nome: anti-cristianesimo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"Il federalismo vincente deve contenere i costi Ogni Regione ci provi" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 20-10-2008)
Pubblicato anche in: (Stampa, La)

Argomenti: Burocrazia

STRESA. LA PRESIDENTE BRESSO "Il federalismo vincente deve contenere i costi Ogni Regione ci provi" "Il Piemonte è pronto per il federalismo più di altre Regioni, lo dimostra il caso del Verbano Cusio Ossola". Lo ha affermato ieri a Stresa il parlamentare della Lega Roberto Cota, nel corso della tavola rotonda conclusiva del convegno di Iniziativa Subalpina su "L'economia tra federalismo e globalizzazione". Un dibattito incentrato sul federalismo sostenibile in Italia e in Europa in questa difficile fase della globalizzazione, con le certezze liberiste crollate insieme alle Borse mondiali. Oltre a Cota hanno partecipato alla discussione il "ministro ombra" del Pd Pier Luigi Bersani, la presidente del Piemonte Mercedes Bresso, il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente dell'autorità garante Protezione dati personali Francesco Pizzetti e Enrico Cisnetto di Società Aperta, oltre a Michele Vietti, deputato dell'Udc e presidente di "Iniziativa Subalpina". "Il federalismo ha senso ora più che mai e permetterà di superare sia la logica del "tanto paga Pantalone", che la crisi della globalizzazione - ha spiegato Cota -. Il Piemonte ha fatto grandi passi in avanti, a partire dallo Statuto approvato nella precedente amministrazione e che permette di concedere nuove competenze alla provincia del Vco". Il capogruppo del Carroccio ha lanciato una provocazione: "Ci piacerebbe che su un tema come questo ci fosse un atteggiamento costruttivo della minoranza". Ha risposto con una battuta Bersani: "Per dirlo come in Emilia, il federalismo di cui parla Cota sembra "il maiale tutto fatto di prosciutti". Scherzi a parte, condivido i principi ma ci vuole il tempo necessario per fare una cosa che capiscano a Palermo come a Varese e che, oltre allo standard dei costi, consideri anche i servizi". D'accordo Bresso: "Non si può pensare che il federalismo costi meno da subito. Dobbiamo lavorare perché non costi di più. Ogni Regione singolarmente pattuisca un'aliquota fissa con il Governo e decida poi se restituire eventuali fondi risparmiati o offrire più servizi, altrimenti si tornerebbe al punto di partenza". Chiamparino ha aggiunto: "E' intollerabile continuare a parlare di costi degli enti locali ignorando quello che accade ai Ministeri". E sull'indebitamento dei Comuni: "Torino ha investito per fare un'Olimpiade e la metro. E' diverso dall'indebitarsi per andare al Casinò". Ha concluso Vietti: "Dopo questo convegno sono sempre più federal-scettico, non per ragioni ideologiche, ma perché sono preoccupato dagli slogan che lo vedono come la medicina di tutti i mali. Per ora abbiamo solo costi che si sommano a costi e burocrazia su burocrazia".

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