Abstract: una rete invece è per definizione un sistema. Mi auguro infine che si prenda coscienza dell'esigenza di un alleggerimento delle procedure e della burocrazia. L. M. La novità In regione i consorzi verranno dimezzati Quello di Parma manterrà i confini>
Con
Castelli, in Comune, sono tornati i "gulag" . Lo afferma, continuando
nei s... ( da "Messaggero, Il (Marche)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
pulizia
etnica" nella burocrazia comunale e nei vari centri di potere cittadino,
un politico spregiudicato che firma accordi e approva documenti che poi non
rispetta nemmeno tra i suoi amici di partito ed alleati?». «Dobbiamo temere si
domanda ancora Ciccanti una nuova versione di un sindaco che rivendica la
"rivincita dei vinti",
al
piano casa Quarta puntata ( da "Corriere della Sera"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 19/07/2009 - pag: 4 La guida al
piano casa Quarta puntata Il piano regionale consente aumenti volumetrici e
meno burocrazia. Per costruire serve però molta attenzione alle norme
IL
CALL CENTER E IL SILENZIO DELLO 06.06.06
( da "Corriere della Sera" del
19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
1
TRASPARENZA E BUROCRAZIA IL CALL CENTER E IL SILENZIO DELLO 06.06.06 di VALERIO
MAGRELLI N ei giorni scorsi, il rapporto dell'Agenzia per il controllo e la
qualità dei servizi pubblici del Comune ha emesso una sentenza inappellabile:
Roma ha promosso la sua metropolitana e l'insieme di offerte culturali
rappresentate da Auditorium,
Borca
di Cadore NOSTRO SERVIZIO Progetti di interventi strutturali di mitigazione del
rischi... ( da "Gazzettino, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma la
burocrazia ha i suoi tempi da far rispettare. Come quello delle osservazioni e
le controdeduzioni. Una sola ne è arrivata, presentata al Parlamento Europeo,
di contenuto ambientale, che ne ha ritardato l'iter per un altro anno. Borca
era contenta della buona notizia che è di qualche giorno fa che diceva che a
breve si sarebbe potuto procedere all'
LUIGI
CICCARELLI Pozzuoli. Come perdere 400mila euro per intoppi e lentezze della
burocrazia. A s... ( da "Mattino, Il (Circondario Nord)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Come
perdere 400mila euro per intoppi e lentezze della burocrazia. A spiegarlo
potrebbe essere l'amministrazione comunale di Pozzuoli, che ha visto svanire la
possibilità di ottenere dalla regione Campania un finanziamento destinato a
progetti per la fruizione del mare e della montagna da parte di persone
diversamente abili.
Il
Piave non mormora più ( da "Stampa, La"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Poi c'è la
burocrazia: la Regione non ha ancora indicato i livelli di deflusso minimo
vitale. Nel calcolo dell'acqua prelevabile si conta anche il Vajont, 1,5
miliardi di metri cubi, anche se il bacino è vuoto. Insomma, c'è più acqua
sulla carta che tra le sponde.
I
ritardi hanno nome e cognome ( da "Corriere delle Alpi"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
stati
fatti solo studi e studi e studi e burocrazia, e non si è mai intervenuti: c'è
una grave responsabilità della Regione che sulla vicenda ha agito con il metodo
centralistico con cui agisce sempre». Nel senso che in realtà «la competenza di
quella frana spetterebbe alla Provincia (per legge regionale) ma la Regione
allora non trasferì questa competenza e non trasferì i soldi:
De
Marchi: In ritardo di anni ( da "Corriere delle Alpi"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
non ci si
può far fermare dalla burocrazia. Adesso in Regione diranno che siamo degli
ingrati e che loro hanno fatto il possibile. Ma io dico che si poteva arrivare
all'appalto in metà del tempo». L'assessore spiega che fino a venerdì il
canalone era in buono stato, l'alveo era pulito, i grandi invasi costruiti
lungo il canale non avevano accumuli di ghiaia.
(
da "Tempo, Il" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
aziende
chiedono allo Stato buone infrastrutture e poca burocrazia. Solo attraverso lo
sviluppo del sistema privato possiamo limitare il disagio sociale» Con queste
premesse il Sud può ripartire? «Non può essere altrimenti. Dal 2001 il
Mezzogiorno continua a crescere meno del resto del Paese. La media di aumento
del Pil è stata dello 0,6% all'anno contro l'1% del resto dell'Italia.
cancellato
il mercato maremma antiquaria ( da "Tirreno, Il"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Grosseto
Cancellato il mercato Maremma Antiquaria Gli ingranaggi della burocrazia
bloccano il rilascio del permesso MARINA. "Maremma antiquaria" chiusa
per...burocrazia? L'apppuntamento tradizionale del terzo weekend del mese
dedicato a collezionisti e appassionati di antiquariato, artigianato, filatelia
e numismatica nell'ultimo fine settimana è saltato.
marina
julia, spiaggia senza pace ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
sarebbe
ordito da poteri forti economici e da intrecci tra burocrazia e politica: una
spiaggia baricentrica, comoda, ben tenuta, economicissima che dà fastidio in
un'area, quella Monfalconese, che dovrebbe essere destinata alla produzione
industriale ed energetica tout-court. Le convinzioni popolari saranno anche
estreme e schematizzanti, ma spesso contengono elementi di verità»
SANITA'
INSICILIA, ASSUNZIONI A TEMPO DETERMINATO, SNELLITE LE PROCEDURE
( da "marketpress.info" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
regionale. Infatti, in concomitanza con il periodo di ferie, molte aziende
hanno presentato domanda di proroga di incarichi a tempo determinato in
scadenza in questo periodo. Il provvedimento modifica parzialmente quanto
disposto con un precedente decreto con il quale erano state impartite precise
disposizioni per il contenimento della spesa e per la gestione della fase
Il
Piave non mormora più ( da "Stampaweb, La"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
è la
burocrazia: la Regione non ha ancora indicato i livelli di deflusso minimo
vitale. Nel calcolo dell?acqua prelevabile si conta anche il Vajont, 1,5
miliardi di metri cubi, anche se il bacino è vuoto. Insomma, c?è più acqua
sulla carta che tra le sponde.
Dovendo
andare a Bolzano, lì invitato per un'iniziativa pro terremotati, per il ritardo
de... ( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le
Ferrovie non mi rimborsano il biglietto. Nè mi hanno agevolato per risolvere il
problema. Sono rimasto accampato in una stazione, così come lo sono nel mio
Comune. La burocrazia è peggio del terremoto? Pierluigi Biondi sindaco di Villa
S.Angelo
Alle
piccole imprese la burocrazia costa il 7% del fatturato
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
2009-07-20
- pag: 1 autore: PANORAMA Alle piccole imprese la burocrazia costa il 7% del
fatturato Ogni 100 euro di fatturato, 7 se ne vanno per la burocrazia. è il
conto presentato quest'anno dagli uffici pubblici alle Pmi fino a 50
dipendenti, e misurato dal rapporto di PromoPa sul rapporto fra aziende e
uffici pubblici.
Burocrazia
senza freni sulle Pmi ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
uomo agli
adempimenti Burocrazia senza freni sulle Pmi Le pratiche costano il 7% del
fatturato, un quarto in più rispetto al 2008 Gianni Trovati Così non va.
Certo,un po' è la crisi, che erode il fatturato e colora di nero le opinioni
degli imprenditori. Ma a edificare il castello di carta della burocrazia sono
le nuove procedure che continuano ad affastellarsi sulle vecchie,
Un
docudrama sugli ostacoli per i disabili
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
possano
diventare labirinti impossibili di burocrazia, indifferenza e banali e crudeli
barriere architettoniche. Scuole che lasciano bambini a casa, condomini e
tribunali che bloccano la realizzazione di un ascensore, parcheggi occupati,
assistenza negata, rimborsi mancati. Uildm e Bnl hanno portato Articolo 3
proprio nelle città, in un tour per il lancio del progetto «
I
soliloqui del passista, l'anticavallo in versi
( da "Gazzettino, Il (OgniSport)" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
su mobbing
e burocrazia, Antonino Cangeni si dedica alla sua grande passione, il ciclismo,
ed estrae dal cilindro questi "Soliloqui del passista", un libro di
140 pagine fitte di rime e versi che celebrano gli uomini e le imprese che
hanno fatto l'epica del pedale: da Giovanni Gerbi fino a Damiano Cunego
passando per Ganna,
Caltagirone,
oggi le elezionidel direttivo Confcommercio
( da "Sicilia, La" del
20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
vedo i lavori di questa strada iniziare. La viabilità è importante per la
crescita in generale del territorio e lo sviluppo economico di qualsiasi
comunità. Per questo il mio impegno non è ancora finito. Incontrerò presto il
dirigente generale dell'Anas per verificare le possibilità che anche il secondo
lotto del progetto venga finanziato e a quel punto non si perderà
SIAE
( da "MyTech" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il che è
straordinario per un ente come la SIAE ancora molto appesantito dalla
burocrazia. Provocazione finale: perché scaricare tali costi sul dj e non sul
locale dove lo stesso si esibisce - che già paga diritti SIAE e SCF per la
pubblica esecuzione e potrebbe magari farsi carico di una piccola soprattassa
per coprire il "diritto di registrazione" della "copia di
lavoro" ?
Le
funivie del Moro ferme tutta l'estate
( da "Stampa, La" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ALMENO
SARANNO PRONTE PER LA STAGIONE
INVERNALE» Le funivie del Moro ferme tutta l'estate La burocrazia rallenta i
lavori dopo l'incidente di Pasquetta [FIRMA]ALESSANDRO COBIANCHI MACUGNAGA A
piedi al Monte Moro. Le funivie che collegano Staffa all'Alpe Bill e quella che
sale ai 2796 metri
del Monte Moro non saranno riaperte prima della stagione invernale.
"Ora
rilanciamo il territorio" ( da "Stampa, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma il
rischio vero è che il territorio, a causa della burocrazia e del tentennamento
delle istituzioni, perda questa opportunità. E poi c'è l'incognita su come
verrà gestita la partita sulle nuove tecnologie, con il progetto dell'auto
elettrica proposto da Pininfarina nello stabilimento di San Giorgio.
L'ospedale
gli somministra morfina Viene denunciato per uso di droga
( da "Corriere.it" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
complotto
ma in realtà si è trattato di un grave errore della burocrazia. Un errore cui
un commerciante di Bergamo è riuscito a porre rimedio solo dopo un anno e con
il ricorso a un avvocato. È stato il 6 agosto dello scorso anno infatti che il
commerciante di 50 anni, originario di Roma ma residente in provincia di
Bergamo ha fatto un incidente con il proprio furgone a Sedrina,
Venti
giorni per togliere la ghiaia ( da "Corriere delle Alpi"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E'
soprattutto un problema di burocrazia». Stato di calamità. Dovrebbe essere
approvata oggi in giunta regionale la delibera con cui si andrà a decretare lo
stato di calamità naturale. La Regione lo ha comunicato sia al primo cittadino
di Borca che al presidente della Provincia Bottacin.
niente
piano per la mobilità in deroga alla fame trentaquattro famiglie ex ila
( da "Nuova Sardegna, La" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il ritardo
sui corsi di formazione è dovuto alla burocrazia regionale Niente piano per la
mobilità in deroga alla fame trentaquattro famiglie ex Ila di Erminio Ariu
IGLESIAS. Chiudono le fabbriche e la politica regionale non risponde mandando
sul lastrico decine di famiglie. Dopo mesi di attesa rischia di esplodere
nuovamente la vertenza ex Ila di Iglesias,
in
gennaio pronta la rotonda dell'oselin
( da "Messaggero Veneto, Il" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e che
dimostra come la burocrazia, se c'è una visione condivisa, possa ridurre le sue
tempistiche». La scelta di procedere all'opera di messa in sicurezza è stata
annunciata nel pomeriggio, appunto, dall'assessore provinciale alla viabilità
Fabio Marchetti e dal primo cittadino di Remanzacco in una conferenza stampa
convocata a Udine,
In
due mesi58 multe.Cancellate ( da "Secolo XIX, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
eretto a
simbolo della burocrazia, un Leviatano cieco e ottuso. Se capita nella realtà,
la situazione è ben più seria, come sa bene un'anziana signora che nel giro di
un paio di mesi ha accumulato la bellezza di 58 multe, «e come ho fatto notare
al giudice - sottolinea l'avvocato Gianluca Gagliardi, figlio dell'esponente
del Pdl Alberto,
via
roma, lavori finiti venerdì la riapertura
( da "Tirreno, Il" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
iter
accidentati anche in conseguenza dei meandri della burocrazia. Quest'opera di
riqualificazione del centro storico ha richiesto inizialmente circa 200 mila
euro ed è stata affidata alla ditta Salvini di Ponsacco che si è aggiudicata
l'appalto. Ne da comunicazione il geometra Flavio Guida che non senza
trepidazione e grande cura da ex calcesano, ha diretto puntualmente i lavori.
ho
anticipato agli operai la cassa integrazione ma l'inps che aspetta?
( da "Repubblica, La" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Pelatti ha
avviato una battaglia contro la burocrazia, l´assenza di semplificazione.
Sventola le buste paghe dei suoi dipendenti, che si compongono di
un´interminabile e indecifrabile serie di voci. «Far compilare
dall´associazione di categoria ciascuna di queste buste paga - spiega - mi
costa 40 euro, quasi quanto il costo dello stipendio mensile di un operaio
cinese.
in
bulgaria per portare a casa flavio
( da "Tirreno, Il" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nel dolore
dobbiamo fare i conti con la burocrazia - racconta commosso - servono
autorizzazioni e certificati». La salma, dal luogo della tragedia, è stata
trasportata nella capitale Sofia e le autorità hanno aperto un' inchiesta per
far luce sulle dinamiche dell'incidente. Nei prossimi giorni la famigli renderà
noto il luogo e l'ora del funerale.
CECINA
TORNA CON L'ESTATE il grave fenomeno dei danni alle co...
( da "Nazione, La (Livorno)" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
MA il
fenomeno si conferma complesso da governare perché gli interventi non sono
sufficienti a limitare i danni. Né servono i rimborsi economici che , a causa
della burocrazia, arrivano con molto ritardo e permettono agli agricoltori di
recuperare solo una parte del danno subito. Roberto Ribechini
Quando
piazza XX era famosa nel mondo ( da "Nazione, La (Livorno)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Poi è
subentrata la burocrazia, i banchetti tutti uguali, le carte bollate del
Comune, le norme antinfortunistiche, il bla-bla-bla. Fine del mito. Tanti si
sono arresi, e chi ancora resiste sta migrando verso la nuova location. Tutti
speriamo in un rilancio, perché c'è un pezzo dell'antico cuore livornese in
quei banchi.
IL
MONDO del lavoro con tutti i nodi che si porta dietro, in primis l'allarm...
( da "Resto del Carlino, Il (Rovigo)" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
snellire
la burocrazia e puntare sulla formazione professionale. D'altra parte i dati
parlano chiari: la situazione è in picchiata: «In Polesine siamo passati dalle
circa 150 mila ore di cassa integrazione nel primo semestre del 2008 al milione
250 mila nel primo semestre di quest'anno», ha ricordato il presidente della
Provincia: «
ABRUZZO,
FORMAZIONE: RIFORMA ACCREDITAMENTO,OK DELLA GIUNTA CHIODI E
GATTI,"RIFORMA: QUALITA',MERITO, SEMPLIFICAZIONE"
( da "marketpress.info" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Meno
burocrazia e più semplificazione, infine, per ottenere l´accreditamento, con la
cessazione dell´obbligo di ripresentare le domande ogni due anni, ma con
controlli più serrati. Ogni anno il 20% degli enti sarà sottoposto a verifica
regionale, consentendo di fatto un controllo a tappeto ogni 4/5 anni di tutti
gli enti accreditati.
di
BRUNO DALLARI CASALGRANDE SAMIRA ha tre figli, di 9, 8 e 1 anno. Fra qualche...
( da "Resto del Carlino, Il (R. Emilia)" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Intanto la
famiglia marocchina sta preparando le valige e teme che le vengano tolti i
figli. A meno che, entro il 28 luglio, qualcuno non assuma uno dei genitori e
permetta un reddito minimo per pagare casa e le spese delle bollette. Storia di
ordinaria amministrazione familiare; estranea alla burocrazia, ovviamente.
Brunetta
mette in piazza il business dei consulenti E inventa la mobilità dei pigri
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
21-07-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
niente
rispetto a sprechi e attese della burocrazia». La digitalizzazione informatica
dei processi civili è già partita a Roma e Milano e ieri è stato firmato un
analogo protocollo a Venezia. Il sistema si basa sulla possibilità di mettere
in rete tutti i dati e le pratiche burocratiche che riguardano il procedimento
civile di primo grado.
"TOPI
D'AUTO" in azione all'Osmannoro. Domenica notte, i ladr...
( da "Nazione, La (Firenze)" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
una brutta
sorpresa e alcune giornate di vacanza perse fra denunce, burocrazia e
riparazioni dell'auto. Sull'episodio indagano ora i carabinieri della stazione
di Sesto Fiorentino e della compagnia di Signa. Gli uomini dell'Arma stanno
raccogliendo alcune testimonianze nel tentativo di risalire ai ladri e di
capire se avessero un obbiettivo specifico.
"LA
NUOVA ROMA" PER GLI IMPRENDITORI
( da "Messaggero, Il" del
21-07-2009) + 2 altre fonti
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Martedì 21
Luglio 2009 Chiudi "LA NUOVA ROMA" PER GLI IMPRENDITORI Il primo
cittadino: «Batteremo la burocrazia, così la città diventerà una metropoli del
futuro»
L'altro
made in Italy per i Paesi di frontiera
( da "Corriere della Sera" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La
burocrazia, i veti, i ricorsi, frenano lo sviluppo delle infrastrutture. Siamo
oppressi da una burocrazia e da passaggi spesso inutili che dovrebbero
garantire trasparenza e costi certi e invece non è così. Certe norme sono
superate. Penso alla Legge Merloni, che negli Anni 90 ha 'commissariato' il
settore delle costruzioni:
(
da "Corriere della Sera" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Sparita
nei meandri della burocrazia? Occupata abusivamente dall'oggi al domani? La
spiegazione c'è e la fornisce il direttore delle politiche abitative, Raffaele
Marra: «Purtroppo abbiamo scoperto poi che il singor Prima non è 'carrozzato'.
Cioè ha problemi di cuore ma non motori, mentre l'appartamento che si era
liberato a Ponte di Nona era per disabili in sedia a rotelle»
Confartigianato,
Antonio Campese alla presidenza ( da "Denaro, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
e dal momento di blocco delle commesse e dai ritardi dei pagamenti della
pubblica amministrazione che raggiunge livelli inusitati. Ringrazio Donato
Scarinzi per il continuo lavoro svolto con trasporto, passione e competenza, a
lui va il mio grato e commosso ringraziamento per avermi affiancato fin dalla
creazione di questa associazione che tanto ha fatto e tanto dovrà
La
mia vita tra libri, corse e Pmi ( da "Denaro, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La
burocrazia resta il nemico numero uno per chi vuole fare impresa in Italia e,
soprattutto, nel Mezzogiorno? Non c'è dubbio. Qualcosa sta cambiando ma ancora
troppo lentamente. Sono rimaste 58 le pratiche per chi vuole iniziare una
attività e pratiche, soprattutto, dai tempi incontrollabili e sconosciuti.
Progetti
finanziati per 14,3 milioni e accordi all'estero Ma il vero scoglio è la
burocrazia ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Progetti
finanziati per 14,3 milioni e accordi all'estero Ma il vero scoglio è la
burocrazia Martedì 21 Luglio 2009,
Luigi
Rossi Luciani sale al vertice del Vega, Michele Vianello resta in attesa.
L'assemblea dei... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma per
assicurare un futuro al Vega servono più fondi - con l'invito esplicito ai soci
di darsi da fare - e meno burocrazia: solo per fare il famigerato
"troso" per collegare via Torino alla strada per Venezia sono serviti
i pareri di 20 commissioni diverse e 4,8 metri cubi di
documenti. A.Fr.
Taglio
del nastro per la teleferica, il primo oggetto a viaggiare a bordo è stato un
tricolore ( da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
provvederà
da oggi al servizio di approvvigionamento di derrate e carburante - rappresenta
un successo contro anni di burocrazia. Oltre 300 mila euro il suo costo. Con la
Regione Veneto che ne ha messi 210 mila. Un piccolo finanziamento, poi, è
arrivato dalla sede centrale del Cai, con il Fondo pro rifugi, e dal Ministero
dell'Ambiente. Per il resto contribuirà la sezione di Belluno.
Parleremo
di responsabilità dopo gli accertamenti
( da "Gazzettino, Il (Belluno)" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
scaglia
contro le follie della burocrazia che consentono richieste esorbitanti da parte
di privati. Se ci si fosse trovati nella stessa condizione, o i proprietari dei
terreni avessero opposto resistenza, non sarebbe stato realizzato nemmeno il
Passante». E ancora. «Impressiona quella che è l'accettazione di questo stato
geologico: quasi un paradosso della storia e della natura.
I
consiglieri chiedono: Nasca l'unione dei comuni di Belluno e di Ponte nelle
Alpi ( da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma meno
burocrazia e governo a rotazione tra i due sindaci con riduzione
dell'addizionale Irpef. Le materie in capo all'Unione dei comuni sono diverse:
polizia locale, attività produttive, servizi scolastici e agli anziani,
protezione civile, gestione Alpe del Nevegal, manutenzione e tutela
dell'ambiente, promozione turistica.
Venezia
Neanche col sistema dei "comandi" si è riusciti a risolvere il problema
della caren... ( da "Gazzettino, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
personali
oggi dedicate ad attività ancora scandite dai tempi della burocrazia cartacea.
Entro l'anno ci sarà la messa in rete dei dati pubblici dei procedimenti della
Corte d'appello di Venezia, in pratica delle sentenze. E sempre entro l'anno
scatterà l'obbligatorietà delle notifiche telematiche. Tutto grazie alla
tecnologia, ma anche alla collaborazione tra i soggetti coinvolti.
La
prima Giunta di centrodestra dopo 40 anni, al lavoro Soldà: Una tensostruttura
a ridosso del polo scolastico ( da "Gazzettino, Il (Padova)"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ha detto
il sindaco di Stanghella Marco Soldà- ma non è facile districarsi nella
burocrazia comunale. Inoltre abbiamo un chiaro intendimento: modificare, la
dove sarà possibile, i percorsi amministrativi scanditi da 40 anni di giunte
"rosse"». L'esecutivo di centrodestra di Soldà sta lavorando sodo per
raggiungere l'obiettivo.
Cambia
soltanto il dirigentedello Scientifico (
da "Sicilia, La" del
21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
si è
arenato nei membri della burocrazia della Provincia. Rimarranno infine al loro
posto i dirigenti scolastici Carmelo Taormina al Comprensivo Milani, Rossana
D'Orsi al Comprensivo Cangiamila, Laura Carmen Sanfilippo al Comprensivo
D'Arrigo, Giovanna Criscimanna al Circolo didattico Provenzani e Antonino
Nicolosi alla Media Tomasi di Lampedusa.
Belèn:
io, clandestina, per tre anni ho provato sulla mia pelle l'intolleranza
( da "Corriere.it" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
quelle che
non combattevano la mia battaglia contro la burocrazia, erano più serene di me.
La mia salvezza? Il mio carattere. Io non mollo mai. Tutte le volte tornavo
dall'Argentina decisa a riprovare, a farcela una volta per tutte. Pensavo non
fosse possibile che l'Italia non mi accogliesse. Era un'ingiustizia doppia: io
sono nipote di emigrati italiani,
Addio
inutili province? "Ecco la macro Vercelli"
( da "Stampa, La" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Dice il
ministro: più efficienza dello Stato e meno burocrazia, più servizi e meno
costi, più capacità di stare sul territorio e meno intralci amministrativi.
Tradotto. Province, comunità montane, consorzi, forbici e scure in pugno, fuori
gli enti pubblici non giustificati dai numeri, dalle esigenze, dalla capacità
gestionale.
turismo,
una falsa partenza ( da "Nuova Sardegna, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
una falsa
partenza Fluminimaggiore, burocrazia, ritardi e maltempo: «Per salvare la
stagione adesso si spera in agosto» FLUMINIMAGGIORE. Una falsa partenza per il
turismo, che tra cavilli burocratici, autorizzazioni rimaste nel cassetto e
calamità naturali: E anche quest'anno si punta su agosto per salvare il
salvabile.
Multe
pazze, arriva il condono ( da "Tempo, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le colpe
della burocrazia sono state evidenziate anche dall'assessore al Bilancio: «Nel
passaggio della riscossione dal Monte dei Paschi di Siena alla Gerit - ha detto
Leo - c'era stata una penalizzazione degli utenti. Se ci fosse stata una
riscossione efficiente i nostri concittadini avrebbero pagato subito senza
altri oneri».
"qui
è possibile sognare" - silvia fumarola roma
( da "Repubblica, La" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Per aprire
un locale in Italia sei sommerso dalla burocrazia, un giovane non ce la fa. Qui
ti offrono le opportunità di metterti alla prova. Se hai voglia di fare, puoi
ottenere dei risultati. Un´amica medico dall´Italia è venuta a lavorare qui,
dice che è tutta un´altra cosa». Com´è l´Italia vista dalla Spagna?
Emiliano,
il giudice Masaniello che fa il pieno di fiducia
( da "Riformista, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
contrapposto
a burocrazie di partito super esperte, Emiliano sembrava essere destinato ad
essere una meteora. Invece no. Il sondaggio pugliese che pubblichiamo oggi lo
incorona. C'è una classifica che riguarda i personaggi più noti dove Emiliano è
sopravanzato da Nichi Vendola (86%) e Raffaele Fitto (65%), da più tempo nelle
cronache della politica.
(
da "Resto del Carlino, Il (Fermo)" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
informatica
abbatte la burocrazia». Questo è una sorta di slogan lanciato dall'Asppi
(l'Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari) provinciale di
Fermo, relativamente alle lungaggini burocratiche per il rilascio, da parte dei
Comuni, della Dia (Denuncia di inizio attività), necessaria per modifiche o
piccoli interventi all'interno degli appartamenti,
Scommessa
anti-burocrazia per aiutare le imprese
( da "Sole 24 Ore, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le
indicazioni dei consulenti del lavoro Scommessa anti-burocrazia per aiutare le
imprese è sufficiente rilasciare un'autocertificazione in cui si attesta il
possesso dei necessari requisiti e l'impresa può ottenere il rilascio di titoli
autorizzativi o concessioni per lo svolgimento della sua attività.
Il
ragazzo è alcolizzato? Niente trapianto del fegato
( da "Sole 24 Ore, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
alcolismo
e dalla burocrazia. Gary Reinbach, originario di Dagenham in Essex, è stato
ucciso lunedì sera da una cirrosi epatica, dopo che i medici inglesi gli
avevano negato l'ultima possibilità di salvezza, il trapianto di fegato. Le
regole del centro nazionale trapianti impongono che il paziente, per ricevere
un fegato nuovo,
Villette
D'ABRUZZO ( da "Manifesto, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Gianni
Costantini è anche lui alle prese con la burocrazia e le lungaggini
dell'accentramento voluto dal governo. Mancano, secondo lui, le previsioni di
spesa per redigere il bando per gli oneri di urbanizzazione, le infrastrutture
come le fogne e l'allaccio delle utenze. La circostanza è smentita dall'ingegner
Manenti, responsabile della Funzione Infrastrutture e strutture post-
Tesseramento
chiuso il partito smentisce i 600mila iscritti: Li stiamo contando
( da "Manifesto, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Ha
prevalso la burocrazia», ha sospirato Anna Paola Concia, che con Michele Meta
si era fatta portatrice della proposta nella riunione. «Hanno prevalso i
mullah», ha detto invece il segretario del circolo di Paternopoli (Avellino)
che ha visto ieri la ratifica del no all'iscrizione di Beppe Grillo nel suo
circolo.
In
calo domanda e occupazione ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Est)"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
rileva
difficoltà (richiesta di maggiori garanzie, aumento dei costi, più burocrazia),
ma nel 30,7% dei casi non si è verificato alcun peggioramento. Addirittura il
40% delle imprese artigiane non ha richiesto credito. © RIPRODUZIONE RISERVATA
-2,8% Il crollo. Meno lavoratori nel primo semestre 2009 rispetto al secondo
semestre 2008
Agrigento
laboratorio di legalità ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
questo non
è un attacco alla burocrazia ma un modo per aiutare i burocrati a sollevarli
dalla responsabilità spesso loro imputata del non fare, perché la realizzazione
dei progetti ( o la mancata realizzazione) sembra rimanere coperta da una sorta
di mistero. Ecco il laboratorio vuole svelare questo mistero coinvolgendo
tutti.
Insediamenti
esteri al raddoppio ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il
principale deterrente agli investimenti esteri in Italia è rappresentato da
burocrazia e incertezza sui tempi. Noi offriamo procedure chiare, tempi
definiti, un terreno fertile dal punto di vista imprenditoriale e
l'accompagnamento nelle varie fasi da parte del Ceip». Il Centro estero per
l'internazionalizzazione del Piemonte è partner della Regione nella gestione
dei Cdi.
Il
Centro-Nord guida la corsa delle quattroruote
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
di
burocrazia o incuria dei proprietari, secondo Autopromotec incide anche
l'inadeguatezza del trasporto pubblico. «In molti casi l'auto è una necessità.
Bisognerebbe –dice il presidente Renzo Servadei – rendere più utilizzabile il
mezzo pubblico facendo in modo che diventi una reale alternativa: laddove c'è
un sistema efficiente si assiste a un incremento del suo uso»
Crocifisso
in aula, scontro in consiglio comunale
( da "Gazzetta di Parma (abbonati)" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«E' una
burocrazia cinica e senza cuore», sottolinea Zannoni. Del parere opposto tutta
la minoranza, che con Gabriella Biacchi dell'Idv ricorda: «Non servono i
crocifissi per rendere cristiana una nazione». Per il Pd è invece Carla
Mantelli a esprimere un no convinto.
PERUGIA
- Senza brividi in aula il consiglio regionale dà il via libera al piano
faunis... ( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Alla fine
lite sui soldi, cioè sulla burocrazia per ottenere i soldi. Il pacchetto
caccia, però, accende gli animi delle doppiette. E' fuori dall'aula di palazzo
Cesaroni che si scatena la bagarre. Con un colpo al piano faunistico e un altro
al calendario venatorio. Continua pagina 40
Prestigiacomo
e Calderoli, duello sull'ambiente
( da "Corriere della Sera" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la tutela
ambientale non è burocrazia. È bene che il ministro Calderoli questo lo abbia
presente». Un attacco senza mediazioni quello del ministro dell'Ambiente
all'articolo che introduce i commissari per le procedure autorizzative delle
centrali elettriche e nucleari: «Chiedo che venga ritirato», dice Stefania
Prestigiacomo.
in
fvg gli ampliamenti fino al 35% e l'edilizia sarà senza burocrazia
( da "Messaggero Veneto, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Attualità
In Fvg gli ampliamenti fino al 35% e l'edilizia sarà senza burocrazia Il Codice
regionale TRIESTE. Ampliamenti sino al 35% dei volumi (sino a 200 metri cubi nei
centri storici), recupero dei sottotetti, contenimento dei consumi energetici.
Sono solo alcune delle novità contenute nel nuovo Codice regionale
dell'edilizia.
lampioni
ko e servoscala in tilt: come rovinare una festa
( da "Tirreno, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
saltando
gli ostacoli della burocrazia. Il blitz sulle mura con la ramazza non può
rimanere un bel gesto dimostrativo, e si sa che quando servono (vedi lo stadio)
i soldi escono fuori. Qui servono. E subito. Prima che qualcuno si faccia male,
o che i grossetani ricomincino a pensare che al Cassero è meglio non andarci,
di sera.
la
burocrazia mi uccide: mollo ( da "Tirreno, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Pagina 4 -
Grosseto La burocrazia mi uccide: mollo L'odissea di un imprenditore che ha
aperto una vineria ad Albinia Rodolfo Barsacchi ha 74 anni e 7 negozi sparsi in
Provincia «Mi hanno detto che non c'era bisogno di autorizzazioni invece ora
rischio di pagare 4 mila euro» ORBETELLO.
SCONFITTO
dalla burocrazia, un imprenditore getta la ...
( da "Nazione, La (Grosseto)" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
11
SCONFITTO dalla burocrazia, un imprenditore getta la ... SCONFITTO dalla
burocrazia, un imprenditore getta la spugna e chiude i battenti, vittima di una
vicenda degna del miglior Kafka. Rodolfo Barsacchi ha 74 anni ed è titolare di
una casa vinicola a Castiglione della Pescaia.
Milano-Lecce,
il treno della vergogna ( da "Corriere.it"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la
burocrazia e le lungaggini per i rimborsi sono ostacoli insormontabili».
Arriviamo a Piacenza, a un'ora di viaggio, con già venti minuti di ritardo
accumulati. Noi scendiamo insieme alle immagini per documentare la nostra
testimonianza. La Freccia Salentina insieme al suo carico di viaggiatori
prosegue verso Lecce,
Tesseramento chiuso il
partito smentisce i 600mila iscritti:
· (
da "Manifesto, Il" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Ha
prevalso la burocrazia», ha sospirato Anna Paola Concia, che con Michele Meta
si era fatta portatrice della proposta nella riunione. «Hanno prevalso i
mullah», ha detto invece il segretario del circolo di Paternopoli (Avellino)
che ha visto ieri la ratifica del no all'iscrizione di Beppe Grillo nel suo
circolo.
Multe,
in arrivo il mini-condono ( da "Miaeconomia"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le colpe
della burocrazia sono state evidenziate anche dall?assessore al Bilancio del
Comune di Roma: ?Nel passaggio della riscossione dal Monte dei Paschi di Siena
alla Gerit - ha detto Leo - c?era stata una penalizzazione degli utenti. Se ci
fosse stata una riscossione efficiente i nostri concittadini avrebbero pagato
subito senza altri oneri?
Agisco
nel segno della continuità ( da "Denaro, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
esasperante e un mercato sempre più agonizzante, per potersi garantire un
proprio dignitoso ruolo professionale e un reddito decoroso. Il futuro, quindi,
non soltanto quello dei prossimi mesi ma del prossimo quadriennio, dovrà
vederci ancora impegnati come nel passato, prima con la presidenza di Raffaele
Sirica e poi quella di Paolo Pisciotta,
La
comunità alloggio per donne maltrattate con i loro piccoli in gravi difficoltà
economiche ( da "Sicilia, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
progetto
di sviluppo della Plaia è impantanato nella palude della burocrazia, e con esso
i capitali e gli interventi privati che potrebbero dare una scossa
all'economia, rilanciando occupazione e offerta turistica nel territorio etneo.
La conferenza dei capigruppo del Consiglio comunale, con il presidente Marco
Consoli e i vicepresidenti dell'assemblea, hanno voluto ieri conoscere dall'
Terna:
investimenti bloccati dalla burocrazia
( da "Trend-online" del
22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
investimenti
bloccati dalla burocrazia NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di
Pierpaolo Molinengo , 22.07.2009 16:32 Scopri le migliori azioni per fare
trading questa settimana!! Il presidente di Terna Luigi Roth e l'amministratore
delegato Flavio Cattaneo hanno spiegato che la società avrebbe le risorse
tecniche ed economiche per realizzare i suoi piani industriali,
( da "Gazzetta di Mantova, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
E dallo Stato si
attendono ancora 4 milioni Lo Stato deve rimborsare al Comune l'Ici sui
fabbricati produttivi accertata attraverso una complessa procedura e quella
venuta meno con l'abolizione dell'imposta sulla prima casa. «Finora - dice
l'assessore Fabio Piccinelli - i rimborsi non hanno rispettato i tempi previsti
tant'è che lo Stato ci deve ancora circa 2 milioni di euro». Che i tempi della burocrazia romana siano lunghi il Comune lo sta sperimentando anche nel
settore giustizia. «Dal 2005 ad oggi - dice l'assessore - vantiamo un credito
di oltre 2 milioni di euro per manutenzioni al palazzo del Tribunale, affitti
arretrati e utenze finora pagati al 70-80%».
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( da "Gazzetta di Modena,La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Dopo l'
espansione edilizia la crisi sta colpendo duramente Vignola, oltre cinquecento
appartamenti vuoti o sfitti Gli agenti immobiliari: «Il vero problema non sono
i prezzi ma le difficoltà per accedere ai mutui delle banche» VIGNOLA. Quale è
la situazione del mercato immobiliare a Vignola? Quali le zone che, anche in un
momento di crisi, costano di più e quelle che costano meno? E ancora, è
possibile stimare quanti siano gli immobili vuoti o sfitti nel territorio? E'
questo il senso del nostro viaggio nel mercato immobiliare di una delle
cittadine a maggiore espansione edilizia del modenese. Con gli esperti che
stimano in oltre cinquecento gli appartamenti nuovi e vecchi vuoti o sfitti, in
un mercato che ha ovviamente registrato una decisa frenata negli ultimi mesi.
«Il mercato vignolese - afferma Elisa Rizzi dell'Immobiliare Vignola - offre
tanto, con proprietari che hanno addirittura necessità di svendere, a fronte
però di una domanda davvero limitata. La zona indubbiamente più costosa è il
centro storico, con prezzi che possono variare da 2400 a 2600 euro al metro
quadrato. Maggiormente economico è Brodano, zona di espansione della città
(circa 1900 euro). Il vero problema è tuttavia l'accensione dei mutui da parte
delle banche: sempre più clienti faticano infatti a racimolare la somma
necessaria per acquistare una casa. In un mercato in cui calano perfino gli
affitti, contribuisce indubbiamente alle vendite la longevità e la
professionalità dell'agenzia. Bisogna inoltre aggiungere che, anche in un tale
periodo, alcuni clienti «storici» senza problemi di liquidità riescono
ugualmente a concludere qualche buon affare...». «Sono generalmente
insoddisfatto - dichiara Giuseppe Amici di Professione Casa - dell'andamento
del mercato. I prezzi vanno dai 2200 euro al metro della zona Oratorio, la più
gettonata, ai 1800 euro di Brodano. Malgrado ci siano alcune centinaia di
immobili vuoti, le banche e i mutui restano comunque il problema
principale...». «Il mercato - lamenta Anna Ciaramella, broker di Remax - è fermo
e inflazionato, con circa 500 immobili vuoti o sfitti. E se è possibile
individuare Brodano come la zona meno costosa (da 1800 a 2000 euro al metro),
non è possibile affermare quale sia la più richiesta. Meglio parlare di oggetti
maggiormente vendibili quali immobili di pregio come gli attici. Il mercato è
un settore totalmente dipendente dall'economia: se non c'è lavoro la casa non
si compra». «Il mercato di Vignola - spiega Francesco Rubbiani, titolare
dell'omonima immobiliare e neo eletto consigliere comunale - non è fermo, ma le
vendite sono calate di circa il 50%, soprattutto la fascia intermedia dei
200-250mila euro. Chi acquistava questo tipo di immobile era infatti il cliente
che accendeva un mutuo al 100%. Al contrario della crisi del 1984, la quale
aveva fatto crollare il valore delle case, bisogna però sottolineare che non
sono tanto diminuiti i prezzi, che vanno dai 2300-2500 euro della zona
Vescovada e del centro ai 1700-1800 del confine. Il calo del mercato immobiliare è un prodotto della crisi del settore
finanziario: oltre al problema dei mutui, per uscire da questa situazione
sarebbe necessaria una burocrazia più snella a livello comunale. Non una manovra per dare spazio
alla speculazione edilizia, ma per far lavorare e spendere soprattutto i
privati, veri detentori della ricchezza, alimentando così la macchina
economica».
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( da "Nuova Sardegna, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 5 -
Oristano Silanus, cittadini ancora a secco bloccati i lavori per la condotta
SILANUS. Mancano 332 metri
per completare la condotta che risolverà i problemi di approvvigionamento
idrico di Silanus, Lei e Bolotana. Nei giorni scorsi, proprio a causa di un
guasto alla vecchia adduzione, la popolazione di Silanus è rimasta a secco. I
lavori, che in dieci giorni verrebbero ultimati, non possono riprendere perché
manca l'autorizzazione delle FdS ad attraversare la sede ferroviaria del nuovo
e del vecchio tracciato. I sindaci dei comuni interessati hanno protestato, ma
senza risultati. La burocrazia evidententemente non tiene conto dei disagi ai quali ogni estate
vanno incontro i cittadini quando la condotta si rompe e l'acqua non arriva
nelle case. Il problema dura da anni. Nel 1997, in piena emergenza
la Regione stanziò le risorse per realizzare con urgenza il tratto di condotta
soggetto a guasti. Da allora sono passati inutilmente due anni. (t.g.t.
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( da "Tirreno, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 11 -
Grosseto GROSSETO. Quando nel 2002 fu istituito il Parco a tema delle Colline
Metallifere allo scopo ... GROSSETO. Quando nel 2002 fu istituito il Parco a
tema delle Colline Metallifere allo scopo di dare un nuovo senso alle miniere
ormai inutilizzate e ai preziosi siti storici della Maremma, nessuno
probabilmente si aspettava, viste anche le difficoltà iniziali
legate a scene di ordinaria burocrazia, che in così poco tempo, il piccolo grande Parco riuscisse a
compiere un così importante percorso. Dal premio letterario nazionale Santa
Barbara, tenuto in ottima considerazione anche a livello europeo, al Masterplan
contenente la descrizione dei progetti in atto, presentato ieri in provincia
alla presenza del presidente Leonardo Marras, del direttore del Parco
Hubert Corsi e del presidente della camera di commercio Lamioni, sono tanti e
importanti i traguardi raggiunti. L'ultimo dei quali, ufficializzato ieri in
occasione della conferenza stampa, la candidatura presentata alla rete mondiale
geoparchi dell'Unesco. Grande orgoglio quindi per questa tappa raggiunta dal
Parco Nazionale Tecnologico Archeologico delle Colline Metallifere Grossetane,
che si occupa della conservazione e valorizzazione dei paesaggio minerario tra
i comuni di Follonica, Gavorrano, Massa Marittima, Monterotondo, Montieri,
Roccastrada e Scarlino. Fondamentale per il successo dell'attività consortile,
la profonda sinergia tra le amministrazioni dei territori che si sono uniti al
progetto allo scopo di conservare la memoria di questo pezzo di storia della
Maremma, che rischiava dopo la chiusura dell'ultima miniera rimasta a
Boccheggiano, di andare perduta per sempre. La forza di questo progetto sta
proprio nell'aver creato una rete che collega tutti i frammenti e le attività
culturali e sociali esistenti sul territorio, attivando una filiera di
collaborazione che dagli Enti locali, passando attraverso la Regione, giunge
fino al Ministero dei beni culturali. «Sono orgoglioso di aver avuto il
privilegio di trovarmi a inizio mandato, coinvolto in questa preziosa
esperienza. - dice Marras - La candidatura presentata all'Unesco, è una sfida
culturale e politica di grande livello». Fiducioso sul buon esito della
candidatura, anche Hubert Corsi, che ci ha tenuto a ringraziare e ricordare con
affetto, uno degli autori del Masterplan, Riccardo Francovih, scomparso
prematuramente. Michela Giannarelli
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( da "Secolo XIX, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Riviera getta
la spugnanon chiederà il ripescaggio basket / farà la b dilettanti DOPO il
tentativo, datato 7 luglio, di rientrare nell'elenco delle squadre riserva, il
Riviera Vado Basket ha deciso di non dar seguito alla protesta rinunciando di
fatto al ripescaggio nella Serie A Dilettanti 2009/2010. «A seguito di
riflessioni del Consiglio Direttivo e personali, ritiene utile ed opportuno non
proseguire nella richiesta e non richiedere pertanto alcuna deroga, nonché di
rinunciare a intraprendere qualsiasi attività legale di ricorso nei confronti
della decisione assunta dal Settore Agonistico e di prossima ratifica da parte
del Consiglio Federale - afferma in una lettera inviata alla Fip il presidente
Roberto Drocchi - La scelta di non provare fino in fondo a difendere,
politicamente o giuridicamente, un diritto sancito dal campo, con il nostro 10°
posto finale al termine della regular season dello scorso anno, e negatoci oggi
da una norma tanto assurda quanto inspiegabile, è estremamente difficile e
dolorosa». La norma a cui fa riferimento Drocchi, l'art.104, comma 2 del
Regolamento Esecutivo, non consente alle squadre ripescate di giocare in un Comune
diverso da quello della sede, anche se la stessa squadra vi ha già giocato
negli anni precedenti grazie ad un trasferimento provvisorio di attività.
«Riteniamo però? continua il presidente Drocchi- che, se da un lato non riesce
a sussistere, per una società come la nostra, abituata ad accettare
silenziosamente le regole del sistema, la reale volontà di affrontare un
contenzioso con la Federazione e di portarlo al di fuori dell'ordinamento
sportivo, dall'altro non riteniamo neppure possibile percorrere la strada della
deroga, che avrebbe oggi il significato di richiedere una "ragionevole
strada preferenziale", a fronte dell'esistenza di una regola, per quanto
la stessa possa essere poco chiara». «Resta la realtà? conclude Drocchi - di un
danno evidente, economico e morale, creato dalla burocrazia, alla nostra Società ed ai
nostri tifosi, e resta soprattutto la negazione di un diritto sancito dal
campo, che la Federazione ci toglie senza che la nostra società potesse fare
nulla per rimediare non già ad una propria mancanza, ma ad una situazione che
ci vede giocare, da due anni come il prossimo anno, a 3 km dal confine della nostra
città. Il rammarico è forse soprattutto questo: aver scoperto soltanto oggi che
il nostro sistema non soltanto non supporta le società che, pur nelle
difficoltà a reperire impianti adeguati alle richieste, riescono a fare
attività ad alto livello, investendo ingenti somme nella predisposizione di
strutture inizialmente inadeguate, come nel caso di Vado a Quiliano, ma che
addirittura le punisce. Auspico pertanto, unitamente al fatto che Vado sappia
un giorno riguadagnarsi sul campo quello che ha prima meritatamente perso sul
campo, e poi immeritatamente nei gorghi della burocrazia,
che il Consiglio Federale voglia procedere, alla prima occasione utile, alla
cancellazione di questa norma imbarazzante». La Tirreno Power, dunque, il
prossimo anno ripartirà dalla serie B Dilettanti. Questa, insieme al nome del
nuovo allenatore (Franco Passera), è finora una delle poche notizie certe riguardanti
la società vadese. A conclusione della tormentata questione del ripescaggio, si
aspettano ora news di mercato. Floriana Fazio .x/18/0907 Il presidente Drocchi:
«Anche se ci addolora, abbiamo deciso di non fare ricorso contro il Settore
Agonistico». .x/18/0907
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( da "Repubblica, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XI -
Milano Non arrivano i fondi promessi dal governo, per gli appassionati di
baseball niente partite della manifestazione Kennedy inagibile, saltano i
Mondiali Mondiali di Baseball addio. Milano perde quello che doveva essere uno
dei fiori all´occhiello di questo 2009 in cui è Capitale europea dello sport. Le
date cittadine della massima competizione di mazza e guantone - in programma
tra il 14 e il 20 settembre - sono saltate, e assorbite da altre città
italiane, perché il campo Kennedy non potrà assolutamente essere pronto per
allora. «C´è troppo da fare per risistemarlo - ammette amaro Marco Giulianelli,
presidente dello United, la squadra che mette assieme il Milano Baseball e
altre squadre dell´hinterland e che co-gestisce il Kennedy - gli interventi per
metterlo a posto secondo le norme della federazione internazionale costerebbero
circa 800mila euro. In pratica andrebbero rifatti le luci per le partite in
notturna, le aree di dugout, le tribune. Si potevano salvare - ma solo grazie a
una deroga - giusto gli spogliatoi. E i soldi non ci sono, visto che tutti
questi lavori non erano previsti dal bando con cui l´anno scorso ci siamo
aggiudicati la gestione del campo». In realtà gli 800mila euro quantomeno in
linea teorica c´erano. Duecentomila sono stati messi dalla Ati (la società
messa in piedi dallo United e dall´accademia di tennis di Walter Bertini per
gestire il Kennedy) e con quei soldi abbiamo rifatto il campo di gioco.
Altrettanti doveva versarli il Comune, ma lo stanziamento di Palazzo Marino era
vincolato al fatto che lo Stato ci mettesse i restanti 400mila. «Avevamo avuto
l´ok del governo - spiega l´assessore allo Sport Alan Rizzi - Ma poi quel
denaro è finito nei fondi per la ricostruzione dell´Abruzzo dopo il terremoto,
e quindi anche noi ci siamo fermati». è l´ultimo capitolo di una vicenda,
quella dell´impianto di via Olivieri, che si trascina da anni: prima
l´assegnazione della gestione da parte del Comune a una società di hockey
inline, poi l´annullamento del bando per varie irregolarità, quindi un nuovo
concorso che ha visto prevalere l´Ati. Sballottato dalla burocrazia e dalle carte bollate, il
povero Kennedy ha visto rinviare una serie di lavori necessari per essere a
norma. E ora i nodi sono venuti al pettine. Anche se Rizzi assicura:
«Cercheremo di rimediare, almeno in parte. L´anno prossimo l´Italia ospiterà
anche gli Europei di baseball, e sto convincendo la federazione a far sì che
Milano sia una città chiave dell´intera manifestazione». (l. b.)
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( da "Repubblica, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VII -
Firenze Viaggio in via Rocca Tedalda fra gli inquilini senza titolo:
"Questi appartamenti erano vuoti" All´alba una spallata al portone
"Entra il primo che sfonda" "Una volta dentro l´Enel ci ha
allacciato la luce, ogni mese do 100 euro a Casa spa" Sono fuori dalle
graduatorie: "Ci sono rimasta 11 anni, non ce la facevo più" Sara ha
sfondato la porta all´alba, una mattina di due mesi fa: «Faccio qualche
lavoretto a nero, il mio fidanzato è all´ospedale, ho un bambino di 3 anni:
quando mi hanno buttato fuori di casa insieme a mia mamma ho provato a fare
domanda per una casa popolare e me l´hanno rifiutata, che dovevo fare, dove
dormivo? C´era questa casa e lo sapevo: era meglio che restasse vuota?». Mario
Tarsitano è un vecchio calciante, lo chiamano ancora il «Bestia», 50 giorni fa
ha subito un trapianto di fegato, porta il drenaggio in pancia e deve indossare
la mascherina al naso e alla bocca per non contrarre infezioni. Ha sfondato tre
mesi fa, prima di operarsi, mentre era in ospedale è stato l´amico Alessandro a
ripulirgli l´alloggio, dove negli anni in cui è rimasto vuoto avevano trovato
casa i piccioni. «Ora sono qui, sto rimettendo tutto a posto, ho raccattato un
tavolo, un letto e una credenza in strada, vorrei provare a rifarmi una vita dopo
la separazione da mia moglie e l´intervento. Ci sto bene, mi piace: non mi
manderanno via, dovranno passarmi addosso», dice Mario, che ogni mese da quando
è dentro paga 100 euro a Casa Spa con un bollettino: «Ho deciso io, non voglio
che mi si dica che sono un ladro o uno straccione, ho trovato il numero di
contro corrente e ogni mese pago, per ora nessuno mi ha tornato i soldi
indietro». Case popolari di via Rocca Tedalda, le cosiddette «case minime»,
taglio medio tra i 40 e i 45
metri quadri, costruite negli anni 60.
Una decina di palazzi sui due lati della strada, in tutto una ventina di
alloggi occupati abusivamente. Sara ha sfondato due mesi fa, Mario qualche
settimana prima, Alessandro era entrato a fine 2008. «Una spallata e via. Se
non è sufficiente
si prende un piccone, un martello, quel che si trova: si rompe una porta, una
finestra. Bastare entrare. Non è bello, forse non è nemmeno giusto, non si
pensi che ad essere occupanti abusivi si vive bene. Ma io personalmente non mi
sento in colpa: erano case vuote per i ritardi della burocrazia, per tutta una serie di cose.
Non si può rimetterci sempre noi, nemmeno questo è giusto», si sfoga
Alessandro, che ha perso il lavoro un anno fa e da allora vive di espedienti,
qualche lavoretto in nero come artigiano e non potendo prendere la residenza
non ha nemmeno diritto all´assistenza sociale. Sabrina Paris è la
portavoce di tutti, ha persino fondato un comitato che si chiama «Mamme
italiane» per «rivendicare il diritto alla casa delle donne con figli che vengono
prima degli stranieri». Per 11 anni ha cercato di ottenere un alloggio Erp
presentando domanda regolarmente ma non ci è riuscita: «In graduatoria prima di
me c´erano sempre stranieri: sono sola, ho quattro figli piccoli da mantenere,
non posso permettermi un affitto, occupare una casa popolare era l´unica cosa
che potevo fare», racconta. «Il primo che sfonda entra», è la voce che corre
tra questa gente. E´ il Movimento di lotta per la casa, che gestisce decine di
occupazioni abusive in città, a dare indicazioni. A dirgli dove si è liberata
una casa, dove c´è un alloggio vuoto in condizioni accettabili. Si occupa così.
All´inizio si portano poche cose, l´essenziale. Poi si pensa a farsi dare
l´allaccio della luce, dell´acqua. Non sempre i vigili urbani arrivano subito
per sgomberare. Succede a volte che ci provino: «Ma noi organizziamo presidi di
solidarietà, ci aiutiamo, riusciamo a fermarli, in fondo poi è la Costituzione
che sancisce il diritto alla casa», è la difesa. La convivenza con gli assegnatari
regolari? «Buona, nessuno ci ha mai detto nulla», dice Alessandro. Il Sunia
denuncia che una signora anziana aveva ottenuto un alloggio dalla graduatoria
proprio in via Rocca Tedalda e che al momento di entrarci l´ha trovato già
occupato da una famiglia nordafricana, così il Comune ha dovuto trasferirla in
un alloggio alle Piagge. E al Movimento di Lotta per la Casa il Sunia fa un
appello: «Basta occupazioni, basta illegalità al danno di onesti cittadini:
così si alimenta l´intolleranza». (e.f.)
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( da "Nazione, La (Umbria)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMA pag. 1
ssistenza concreta, quella di chi riempie la mano che si tende. Quella della
C... ssistenza concreta, quella di chi riempie la mano che si tende. Quella
della Caritas, che solo a Perugia, negli ultimi 15 giorni, ha aiutato 63
famiglie a pagare le utenze di casa, l'affitto, il mutuo, le medicine e perfino
le spese di un funerale, oltre ad aver raccolto 45 domande di accesso al fondo
di solidarietà della Chiesa umbra. In tutta la regione nei primi 45 giorni di
lavoro dei 16 centri di accoglienza dove vengono raccolte le domande per
accedere al fondo, sono giunte oltre 200 richieste di aiuto. Si interviene senza burocrazia, con lo sguardo puntato al reale bisogno. Stella Cerasa,
responsabile della Caritas di Perugia, va al sodo: «Il fondo, pur essendo
legato alla disoccupazione e quindi rivolto a nuclei familiari con persone in
età lavorativa, ha fatto trovare il coraggio a molti anziani di chiedere aiuto
alla Caritas. Un aiuto che non sarà negato, anche se questi casi non
rientrano nei requisiti richiesti».
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( da "Eco di Bergamo, L'"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'attesa Il
«paziente ignoto» che aspetta il suo turno --> Sabato 18 Luglio 2009
GENERALI, pagina 2 e-mail print AOSTAÈ arrivato all'ospedale «Parini» di Aosta
con discrezione, qualche minuto prima delle dieci di ieri, su una Mercedes nera
con targa tedesca ed è entrato da una porta secondaria, accompagnato dal suo
segretario personale, monsignor Georg Gaenswein, e da alcuni uomini di scorta.
Così - come un paziente qualunque - Papa Benedetto XVI, dopo la caduta e la
frattura al polso, si è presentato ai sanitari aostani che erano stati
allertati alcuni minuti prima. E, come un paziente qualunque, ha voluto essere
trattato: dopo una rapida visita al Pronto soccorso, è stato condotto nel
reparto di Radiologia, dove ha atteso il proprio turno per sottoporsi agli
accertamenti. I medici lo hanno descritto come un «paziente sereno e
collaborativo, che ha valutato e discusso tutte le opzioni che gli sono state
proposte». Una presenza tanto discreta che, nel linguaggio
della burocrazia medica
dell'ospedale «Umberto Parini» di Aosta, Papa Benedetto XVI è stato
classificato, nei documenti clinici, come «paziente ignoto 917», a garanzia
della sua sicurezza e privacy. Nei sotterranei del nosocomio d'altra parte,
davanti alla porta scorrevole che dà accesso alle apparecchiature radiologiche,
nulla faceva immaginare la presenza dell'ospite illustre, salvo lo sguardo teso
di un poliziotto in borghese. Tra un esame clinico e l'altro (è stato
sottoposto a un check-up completo), il Papa ha chiesto di poter avere un
breviario per la preghiera, che gli è stato subito portato dalla cappella
dell'ospedale. Ha così potuto trascorrere serenamente i momenti che hanno
preceduto l'operazione, in una saletta riservata che, nel frattempo, gli è
stata allestita vicino alla sala chirurgica. Anche in questo caso l'indicazione
del paziente Joseph Ratzinger è stata quella di rispettare le normali
procedure: e ha così atteso il suo turno per la sala operatoria, già occupata
per un'operazione di peritonite acuta. Benoit Girod 18/07/2009 nascosto-->
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( da "Nazione, La (Firenze)"
del 18-07-2009)
Pubblicato anche in: (Resto
del Carlino, Il (Bologna))
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag.
5 I legionari' della sanità globale «Fuggiamo da baroni e burocrazia» UNA GIORNATA CON I CANDIDATI
IN ATTESA DELL'ESAME BOLOGNA NON CI SONO, come qualcuno si aspetta, neolaureati
timidi e giovani infermieri: nei saloni dell'hotel che ospita il team addetto
alla selezione per gli Emirati arabi arrivano invece parecchie decine di donne
e uomini fra i trenta e i sessant'anni. Ben vestiti, per niente ansiosi,
attenti solo a non divulgare attraverso la stampa nomi e cognomi, perché alcuni
sono in permesso o nel giorno libero e non vogliono fare sapere ai datori di
lavoro, pubblici o privati che siano, che sono pronti a spiccare il volo. Non è
così per il dottor Vincent Mazzone, che si presenta come «ortopedico e specialista
di chirurgia della mano». Ha già usufruito, racconta, della mediazione di Idea
Lavoro, e ne è rimasto talmente soddisfatto da voler fare il bis. «Certo
dichiara con un sorrisetto ironico qui in Italia non si vive. Noi medici ci
paghiamo i corsi d'aggiornamento, gli infermieri pure. In più, a me piace
andare a vela, e fino a quando ho operato in patria non sono riuscito a
ritagliarmi il tempo per ottenere la patente nautica. Poi sono andato a
lavorare in Scozia, e lì l'ho presa. Adesso opero ad Ascoli Piceno, ma ho
voglia di tornare via per un po'. Anche perché in Adriatico non c'è mai un
alito di vento». Sono così, alla ricerca del meglio, i «legionari» della sanità
globale: gli unici che si lamentano parecchio sono i farmacisti, ovviamente non
titolari. POI CI SONO gli «incompresi», come il cardiochirurgo trentenne di una
clinica convenzionata col Servizio sanitario nazionale, che spara a zero: «Noi
vogliamo toglierci dalle pastoie delle baronie, delle carriere bloccate, dei
tempi biblici, dei turni massacranti per uno stipendio che non vale i sacrifici
fatti. Io vorrei andare a operare in Australia». Per sostenere la selezione
servono due copie del curriculum di studi (in inglese), due fototessera e un
documento di riconoscimento. Singolarmente o a piccoli gruppi gli emigranti col
diploma sanitario ( la prima tipologia riconosciuta in tutta Europa) riempiono
un modulo-intervista, poi aspettano il proprio turno per la conversazione con
l' esperto che dirà se sono ok oppure no. «Io sono vecchio rispetto alla media
sussurra un medico coi capelli bianchi . Sono in pensione, ma me ne voglio
andare. Sì, voglio ritrovare il contatto con i pazienti, l'ospedale, se volete
anche il potere o quella sensazione di potere che la nostra professione ci dà».
VICINA a lui, l'infermiera di un ospedale pubblico romano, bruna, carina,
aspetta il suo turno per essere interrogata. «Sono di origine spagnola spiega e
anche se mi trovo benissimo dove lavoro adesso, voglio partire: mi piace
conoscere il mondo, vedere Paesi diversi, imparare usi e costumi differenti. In
più, questi ingaggi all'estero sono molto ben remunerati: tutto è molto
accattivante». r. o.
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( da "Nazione, La (Firenze)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA PAGINA DEI LETTORI pag. 27 UN'ANGHERIA è sempre poco
digeribile, figuriamo quando viene compiuta per legge, i... UN'ANGHERIA è
sempre poco digeribile, figuriamo quando viene compiuta per legge, in nome del
popolo italiano, contro il popolo italiano. Il caso in questione sembra adatto
proprio a rafforzare la convinzione sempre più corale che l'apparato pubblico
debba essere snellito, semplificato e reso trasparente. Il suo giornale, caro
lettore, è impegnato su questi temi e non si limita a raccogliere le
segnalazioni dei tartassati e le opinioni di chi mette la propria passione
civile al servizio della collettività. Svolge anche un'azione di stimolo nei
confronti degli amministratori affinché si impegnino a
rendere la burocrazia meno
oscura e nemica dei cittadini. Senza rinunciare alla prudenza e alla vigilanza,
su questo fronte possiamo forse guardare al futuro con un po' più di ottimismo.
L'operazione taglia-leggi del ministero della Semplificazione ha già cancellato
7mila leggi prima, altre 29mila poi, infine ha fatto calare da 50mila a 2.700
le norme anteriori al 1970 ancora in vigore. Certo, è innegabile: almeno una
legge di troppo, quella che impone il pagamento di cento euro per un timbro, è
rimasta a guastarci l'umore.
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( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-18 - pag: 5 autore: In pullman tra le
fabbriche silenziose Viaggio nella Bassa padovana, cuore del distretto del
mobile classico, tra capannoni chiusi e speranze PAGINA
A CURA DI Claudio Pasqualetto Non c'è solo un caldo che sembra fermare tutto e
tutti sulle strade della Bassa padovana, un'area che già nel nome porta
un'indicazione che in qualche modo suona in maniera negativa. Fra le strette
vie, più adatte ai calessi di un tempo che ai camion di oggi, della zona
industriale di Casale di Scodosia non si sente l'odore forte della segatura e
neppure quello delle vernici, non si sente il rumore delle macchine in
movimento. Siamo nel cuore del distretto padovano del mobile classico:
centinaia di piccole e piccolissime aziende specializzate nella riproduzione di
camere, soggiorni, tavoli, librerie d'epoca. Un distretto pulsante, vivo fino a
pochi mesi fa e oggi quasi irriconoscibile. «Quando esco dal mio capannone-
racconta un artigiano - provo un senso di sincero scoramento. Il mio
dirimpettaio è chiuso da un paio di mesi, chi gli stava a lato non ha più
tirato su le serrande dal dicembre scorso, il lucidatore che aveva il
laboratorio 50 metri
oltre si vede si e no una volta la settimana, nel capannone subito dopo c'era
una verniciatura che pure sembra non dare più segni di vita». Una situazione
che si può facilmente leggere nei numeri che le associazioni di categoria
diffondono a cadenza regolare e che, raffrontati con quelli di uno o due anni
fa, non possono non impressionare. Ma che si può leggere anche nei tanti
comunicati e appelli che escono con crescente frequenza sui giornali, tanto da
avere raggiunto quasi un effetto assuefazione. Diverso, però, è toccare con
mano. Così ieri Upa e Cna di Padova hanno organizzato un viaggio nella crisi.
Hanno imbarcato su un pullmann una piccola pattuglia di politici e di
amministratori, qualche rappresentante di settore, un po' di giornalisti e via
a vedere fabbriche e laboratori. Laggiù, in quella Bassa padovana che si va a
perdere ai confini con le province di Rovigo, Vicenza e Verona e che è sempre
alla ricerca di un'identità anche economica. Sono le 10 quando la
"missione" arriva al mobilificio dei fratelli Bin e non servono
troppe parole per convincere anche i quattro parlamentari che hanno accettato
di partecipare a questo singolare tour: Giustina Destro, Paola Goisis,
Alessandro Naccarato e Antonio De Poli. Vendemiano Sartor, assessore regionale
alle attività produttive, già conosce la situazione per essere stato fino a
pochi mesi fa segretario regionale di Confartigianato. Parlare di stupore
sarebbe riduttivo, la sensazione è diversa nel vedere quei macchinari
nuovissimi fermi, paralizzati. Alla tappa successiva, un altro mobi-lificio, la
Artemobili dei fratelli Rosa, lo scenario non cambia, anzi è forse ancora più
impressionante: qui l'ultimo ordine è arrivato nel novembre 2008. A fare da padroni di
casa ci sono i titolari, pronti a raccontare il loro dramma ma senza farne un
dramma, con straordinaria dignità. Tutti sono convinti che una storia bella e
di successo, quella che era un'eccellenza indiscussa, non può finire così. Il
presidente dell'Upa,Roberto Boschetto, e quello della Cna, Sergio Gelain,
ripetono problemi e richieste che sono ormai diventati una sorta di tormentone:
il difficile rapporto con le banche che hanno chiuso inesorabilmente i cordoni
della borsa anche per quelle aziende che sono comunque solide e ben
strutturate, una burocrazia
asfissiante, gli indigeribili studi di settore che si sono basati su un trend
di crescita senza accorgersi che invece a crescere era solo il peso della
crisi. Ma non è solo una storia di mobili che non si vendono più. La
"malattia" ha contagiato tutti, dall'edilizia al tessile, dai
trasporti alla meccanica: quel sistema di interconnessione fra i settori che
qualche mese fa era un importante volano di sviluppo oggi è diventato un
portatore di contagio. Così il viaggio nella crisi di questo pullmann raccoglie
mille storie diverse ma anche la determinazione di tutti di vendere cara la
pelle. Gennaro Eddi ha un'impresa edile. Loro la crisi l'hanno avvertita prima
degli altri e sono ancora nell'occhio del ciclone. Il lavoro è
calatonell'ultimo anno di oltre il 40% e in una situazione già pesante arrivano
gli studi di settore ad aggravare i passivi e un fiorire di concorrenza sleale.
Basta avere una cazzuola e un secchio per aprire un'impresa. Tanti, troppi
stranieri, «ma ovviamente questo non va letto in chiave discriminatoria »,
arrivano, creano una società, prendono lavori al massimo ribasso, non pagano
contributi e tasse varie e quando qualcuno si appresta a presentare loro il
conto spariscono nel nulla con la loro partita Iva ormai inutile. E poi c'è
quel patto di stabilità che se fosse sbloccato consentirebbe ai Comuni di attivare
una mole importante di lavori per le imprese locali. C'è un sistema di appalti
che penalizza chi lavora in modo corretto anzichè aiutarlo. Mariano Cesaro ed
Andrea Turetta portano la voce degli autotrasportatori e la loro storia sembra
raccontata in fotocopia. Prima il picco del prezzo del gasolio, poi il crollo
delle commesse. Loro sanno bene come vanno le aziende, lo misurano con il calo
dei viaggi dei camion: un 40-50% in meno generalizzato con punte che toccano il
65% anche per la meccanica a più alto valore aggiunto. Se Verona è la porta
dell'Europa, Padova con il suo sistema logistico è la porta dell'Est e qui si
concentrano problemi e disperazione. «Perchè la concorrenza per noi è vera
disperazione commentano- camionisti dell'Est che accettano qualsiasi condizione
a qualsiasi prezzo, che svolgono attività di cabotaggio in Italia pur di
sopravvivere, che non danno alcuna garanzia di sicurezza ma spremono tutto
quanto rimane del mercato». E poi c'è il mobile, settore simbolo di questo
viaggio. Donato Pedron, titolare della Pedron Rinaldo, che produce arredamenti
su misura, si fa portavoce di un'autocritica condivisa: questa crisi doveva
trovare tutti già attrezzati per affrontarla e invece ognuno si è mosso in
ordine sparso. Si è pensato che la fabbrica diffusa potesse essere il modello
vincente per sempre. Invece il distretto che si muoveva come un'unica azienda
alla quale collaboravano i commerciali e i verniciatori, i lucidatori, i
tornitori e tante altre singole figure in realtà non si è mai dato un'identità
e un'anima propria.Ha continuato a vivere sul terzismo, sulle commesse esterne,
sui magazzini riempiti "per conto di". Oggi che i grandi clienti e le
aziende di riferimento hanno ridotto l'attività,tutto questo sistema rischia la
desertificazione, aggravata dal fatto che potrebbero andare perdute
professionalità straordinarie. Si guarda al nuovo sistema di Distretto messo in
pista dalla Regione, si lavora sull'innovazione, sulla promozione. Ma servono
tempi lunghi che ovviamente il mercato non concede. Pedron ha cominciato a
girare il mondo, a presentare i suoi mobili ai grandi studi di architetti e ha
raccolto commesse negli Usa piuttosto che negli Emirati. Propone la
valorizzazione dello "slow wood", di un mobile da amare e apprezzare
nel tempo, solido e affidabile. Ma il problema vero è che bisogna cambiare
radicalmente mentalità e cultura. «Un processo non facile ma indispensabile che
ci deve vedere promotori e protagonisti» dicono concordi Upa e Cna, che hanno
capito che è finito il tempo della guerra per conquistare soci e primati
numerici e che con il "viaggio nella crisi" hanno inteso segnare il
passaggio dal ruolo di fornitori di servizi a quello di stimolatori di un
percorso nuovo, fatto di aggregazioni, di ricerca di dimensione, di valorizzazione
di un patrimonio disperso in troppi rivoli. Nessuno si illude che il
"pullmann della crisi" abbia cambiato le cose, però attorno al
pullmann si sono visti i sindaci dei Comuni attraversati da questa singolare
missione, i rappresentanti istituzionali, tanti imprenditori che se solo
qualche mese fa si ostinavano nella difesa del loro orticello individuale oggi
si rendono conto che è cambiato lo scenario, che è cambiato il mondo. E allora
l'altra parola d'ordine che si sente ripetere è "coraggio". Non come
esortazione quasi rassegnata ma come risorsa da sfoderare. Perchè anche la
"Bassa" ha le sue eccellenze, magari finora le ha sottovalutate ma
sicuramente non intende perderle e la sfida, a questo punto, diventa ancora più
ardua. L'obiettivo è costruire un modello vincente. Ci sono le macchine, gli
uomini e certamente non mancano le idee. Bisogna solo mettere tutto assieme
perchè l'odore della segatura torni ad essere un profumo. © RIPRODUZIONE
RISERVATA CAMBIARE FILOSOFIA C'è chi ha cominciato a girare il mondo
presentando i propri prodotti ai grandi architetti e chi propone di valorizzare
lo «slow wood» IL CONTAGIO La
«malattia» non ha risparmiato edilizia, trasporti e meccanica, settori
interconnessi che prima erano un volano di sviluppo
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( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-07-18 - pag: 14 autore: Pmi e partiti.
Si allarga la frattura: «Con loro non c'è contatto: sanno fare una proposta
sull'aborto, non sulla crisi» Piccole imprese in fuga dal Pd Consensi in caduta
da 3 anni e ora minimo storico: solo il 14,4% con il centro-sinistra IMPRESE E
POLITICA Lina Palmerini ROMA Questa storia cominciamo a raccontarla con i
numeri. è la storia di una crisi cronica e di una diffidenza che è salita come
una marea fino a toccare, due mesi fa, il suo punto più basso da sette anni. Un
acuto che descrive al meglio la relazione compromessa tra centrosinistra e
piccole e medie imprese, cioè il 95% del tessuto produttivo del Paese. E
sarebbe stato di nuovo trascurato, dimenticato se non fosse che da qualche
tempo il Pd prova a guardarle, ad avvicinarsi dovendo partire però da un minimo
storico. Solo il 14,4% delle Pmi si autocolloca nell'area di centrosinistra,
era il 16,9% un anno fa, il 20,3% nel 2007, il 21,9% nel 2006. In questi tre anni di
calo costante è successo qualcosa:c'è stato un Governo di centro-sinistra,
l'Esecutivo di Romano Prodi, ed è nato il Partito democratico. Ecco sembra che
questo sia l'effetto prodotto. I dati sono dell'indagine "L'Italia delle
Imprese" della Fondazione Nord Est (realizzata per Il Sole 24 Ore) che è
fatta su un campione di imprenditori di tutta Italia e di tutti i settori,
industria, commercio e servizi.Come si vede,l'aspettativa per il Governo Prodi
era alta: aveva portato un'area di incerti (nel 2005 era 27,8%) a ridursi
(17,9% nel 2006) e a spostare consensi verso il centro-sinistra per provare a
scommettere sulla novità. Scommessa persa: in tre anni l'orientamento verso il
Pd è caduto di 7,5 punti mentre è cresciuto di anno in anno verso Pdl e Lega. Serve
anche fare un passo indietro e ricordare chi ha votato chi nelle ultime
elezioni politiche del 2008: il 24,3% delle Pmi è andato al Pd, più del doppio
al Pdl (42,6%) e alla Lega (10,7%). E le urne hanno disegnato la composizione
sociale degli elettorati. Questa volta è Itanes che ci spiega chi rappresenta
il Pd nella società: un partito che non è interclassista, né popolare visto che
concentra il suo nocciolo duro tra gli impiegati (39,7%), gli operai sono
divisi con il Pdl – 23% contro il 25,3 del Pd – mentre la sconfitta più
bruciante è sui lavoratori autonomi. La distanza è da capogiro: il 17,3% contro
il 55% (29,6 Pdl, 25,4 Lega). E la discesa continua, diventa più ripida. Lo ha
descritto il sondaggio Sole 24 Ore Ipsos del 3 maggio scorso, un mese prima del
voto. Lo choc è stato per gli operai – il Pdl ha doppiato il Pd con un 43% di
consensi contro il 22% –ma è il divario tra i due partiti nel lavoro autonomo
il trauma: 42 punti percentuali. Bene, è da qui che parte il Pd. Da una realtà
che non ha compreso. Lo spiega Daniele Marini, della Fondazione Nord Est,
citando ancora un numero. «Oggi il 60% dei piccoli imprenditori è un ex
lavoratore dipendente e un ex operaio. Questo – dice Marini – spiega quanta
mobilità sociale sia passata in questa area: un dinamismo che è sfuggito al
centro-sinistra che ha continuato a trasmettere una visione marxista di divario
tra capitale e lavoro che non esiste». Il distacco, insomma, non è solo con
l'impresa ma con la realtà sociale ed economica. Tant'è che il Pd mantiene la
sua rappresentanza in un mondo che non muta: quello degli impiegati pubblici,
degli insegnanti e dei pensionati. «E infatti il Pd– dice Marini –riflette
un'immagine che lo identifica allo Stato, alla burocrazia, alle tasse». Proviamo a
chiedere a chi fa l'imprenditore.A chi,in prima persona, può raccontare questa
relazione nemmeno consumata perchè mai praticata. «Quale relazione? Non c'è.
Manca del tutto: siamo noi che cerchiamo di incontrarli, ascoltarli ma loro non
ci cercano, non sanno chi siamo». Gianfranco Marilli ha un'azienda di
informatica vicino Bergamo e senza tanti giri ci dice che «il Pd, oggi, non
rappresenta nulla per noi: è un'azienda senza manager, è in grado di fare una
proposta sull'aborto ma non sulla crisi». L'impresa è l'isola che non c'è per
il Pd. Eppure da qualche parte non è così. Matteo Ricci oggi compie 35 anni, è
il nuovo presidente della provincia di Pesaro, è del Pd. Nasce in un'area
"fortunata" «ogni 7 abitanti c'è una piccola impresa: ne ho visitate 600 in questi anni, serve un
contatto diretto, il racconto quotidiano». E allora lui sa dire ai suoi
candidati-leader come fare, da dove cominciare? «Qui noi siamo abituati a
governare e da anni c'è un'equidistanza tra lavoro e impresa. A livello
nazionale il partito appare troppo sbilanciato verso il sindacato. Il piccolo
imprenditore è pratico, fa scelte di governo non di rappresentanza, vota la
proposta politica più solida: è qui che dobbiamo mantenere il passo». Un passo
che in Veneto proprio non c'è. E ce lo racconta un testimone al di sopra di
ogni sospetto, si potrebbe dire. è Lucio Treu, fratello di Tiziano (ex ministro
del Pd) che ha un'azienda di 10 dipendenti in provincia di Vicenza. «Nel Pd non
c'è nessuno che si prenda la briga di venire da noi, di sapere chi siamo, dei
problemi semplici che abbiamo. La fiducia si costruisce sulla concretezza. Loro
volano alto, vogliono indottrinare non imparare. E infatti hanno un'idea del
piccolo imprenditore ferma a 50 anni fa, quella del padronincino che va
controllato non aiutato ». Ma lei lo dice a suo fratello? «è grande e
vaccinato. Qualche volta sì, lui pensa che siano mie opinioni, di un piccolo
mondo, ma un imprenditore ha una rete di fornitori e quando parla con 50 di
loro è come se avesse parlato con 800. Da noi funziona il passaparola ». E si
vede. © RIPRODUZIONE RISERVATA Prima di una serie di puntate FONDAZIONE NORDEST
Marini: il 60% dei piccoli imprenditori sono ex dipendenti e operai, questo
dinamismo è sfuggito al Partito democratico
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( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-07-18 - pag: 7 autore: Ma le procedure per iscriversi
al registro internazionale italiano potrebbero fare da freno Fino a 200 le
grandi barche in rientro Raoul de Forcade GENOVA Si può stimare che siano tra
150 e 200 le grandi barche da diporto, oltre i 24 metri, facenti capo a
interessi italiani, che potrebbero entrare nel nostro registro internazionale,
sull'onda delle norme per il rimpatrio dei capitali introdotte dal ministro
dell'Economia Giulio Tremonti. Insomma, al casello dello scudo fiscale si
potrebbe formare una coda di megayacht lunga almeno sei chilometri. Ma si
tratta solo di un dato indicativo, perché c'è anche chi sostiene che, per
quanto riguarda il settore nautico, la nuova normativa avrà ben pochi effetti.
A imbastire una stima delle barche che possono essere ricondotte a italiani è
Lorenzo Pollicardo, per molti anni segretario generale di Ucina (Unione dei
cantieri e delle industrie nautiche e affini) e oggi consulente di diverse
aziende del settore. «è noto – spiega – come negli ultimi cinque anni, il
portafoglio dei cantieri italiani, che sono leader mondiali nella costruzione
di megayacht, abbia avuto punte di ordini annui di 400-500 barche. è
altrettanto noto, peraltro, che le consegne effettive non corrispondono agli
ordini e possiamo dire che c'è stata una medie di consegne di 120-150 barche
ogni anno e quindi dalle 600 alle 750 unità in un quinquennio. Formulando
l'ipotesi, anche piuttosto cauta, che un 25% di questi yacht faccia capo a
interessi italiani, ancorché le barche battano bandiere straniere, arriviamo a
un conto che può oscillare tra le 150 e le 200 unità oltre i 24 metri». Secondo
Pollicardo, però, lo scudo fiscale potrebbe realmente essere funzionale a
portare sotto la bandiera italiana questi yacht solo se si associasse a una
decisa opera di sburocratizzazione delle procedure per accedere al registro
internazionale italiano, introdotto con la legge 172 del 2003. «Il registro,
appena creato, ha suscitato molto interesse nei diportisti
- prosegue Pollicardo - ma poi la burocrazia ne ha, di fatto, inficiato il funzionamento. Basta fare un
esempio: recentemente una campagna delle isole Marshall invita a iscrivere gli
yacht sotto la loro bandiera, spiegando che, per unità che battono quella
inglese, il passaggio può essere fatto nel giro di 48 ore. Un'offerta
allettante e lontanissima dai tempi dell'Italia. Nel nostro paese, in 48 ore
non si riesce neppure a fare la domanda in capitaneria per iscriversi al
registro internazionale italiano. Eppure sarebbe ora di snellire queste
procedure, anche perché il 75% degli yacht di cui abbiamo parlato, anche con
bandiere straniere, gravita nel Mediterraneo». Secondo il fiscalista Gian
Enrico Barone, peraltro, lo scudo non porterà a un massiccio passaggio di
barche sotto la bandiera italiana. «In realtà - spiega - chi ha una società
all'estero e pensa di servirsene in Italia attraverso un contratto di noleggio
di yacht di lunga durata incappa comunque negli indici del redditometro. Al
punto che talora è più conveniente, anziché darsi al charter, acquistare una
barca attraverso il leasing nautico, che consente di abbattere l'Iva,
spalmandola negli anni». raoul.deforcade@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE
RISERVATA LA STIMA Negli ultimi 5 anni i nostri cantieri navali hanno
consegnato 700 natanti sopra i 24
metri, un quarto battono bandiera tricolore
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( da "Messaggero, Il (Ancona)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi di ADRIANA MALANDRINO IAncona L vero festival di Ancona. Adriatico
Mediterraneo quest'anno vuole raddoppiare il successo e le 20 mila presenze
dello scorso anno. E lo fa ricordando il successo della Turchia della scorsa
settimana al Festival di Izmir, portando Giovanni Seneca ed il suo quintetto
alle Notti della Bascarsija di Sarajevo il 20 e 21 luglio e lanciando nello
stesso contesto anche un giovane e promettente pianista anconetano, Federico
Paolinelli (per molti il nuovo Allevi) con il concerto In volo sul mare. Le
date di Ancona riservano sorprese e nomi degni d'attenzione, come Emir
Kusturica il 6 settembre, in chiusura ed in concomitanza con la Festa del Mare,
con la quale il Festival coltiva un rapporto di collaborazione di anni, e
ancora Moni Ovaia e Santino Spinelli, i Radio Dervish, il premio al giornalista
Fabrizio Gatti che si è finto clandestino per raccontarne il dramma
esistenziale, e ancora Abdulah Sidran e musicisti dal Marocco, Egitto e Malta.
Tutti spettacoli che dal 29 agosto al 6 settembre graviteranno nei luoghi della
Mole, centro nevralgico in una città che si fa sempre più dal profilo
internazionale. «Siamo apprezzati all'estero, abbiamo creato un circuito
virtuoso tra stati del Mediterraneo e i festival di questi stessi paesi, siamo
stati segnalati, nel 2008 dalla presidenza del consiglio dei ministri come
produzione culturale di pregio nel bacino mediterraneo - spiega Andrea Nobili,
presidente di Adriatico Mediterraneo - la cultura è un mezzo per istaurare
rapporti importanti tra i paesi anche a livello istituzionali, rapporti che,
altrimenti, sarebbero ridotti a mera burocrazia». Anche in vista di questa
cura sul profilo artistico della manifestazione e dell'importanza che sta
acquisendo in ambito internazionale si guarda al futuro con ambizione, «confido
che la nostra associazione si consolidi dal punto di vista istituzionale -
continua Nobili - con una forma giuridica diversa, per esempio una
fondazione con rapporti stabili con tutti gli enti locali e soggetti privati».
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( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi GIULIANOVA - Tutta l'Italia calcistica sapeva che il portiere del
Giulianova, Davide Buono, lottava ancora alla fine di marzo tra la vita e la
morte in un letto dell'ospedale di Siena, colpito da un aneurisma cerebrale. Lo
dimostrano gli striscioni di solidarietà che il Giulianova ha trovato su tutti
i campi dove ha giocato (gigantesco quello di Celano). Per questo il portiere
non ha potuto firmare la liberatoria relativa agli stipendi di ottobre,
novembre e dicembre. Ebbene il Giulianova, dopo essere stato deferito, è stato
condannato per questo e la cosa grave sta nel fatto che la Commissione, a
proposito del ricorso della societa giuliese, sostiene addirittura «ammesso e
non concesso che l'impedimento del calciatore assumesse una qualche rilevanza
ai fini del giudizio in merito alla violazione contestata». Il trionfo della burocrazia calcistica italiana. Per questo l'amministratore delegato Dario
D'Agostino è stato squalificato per un mese e la società è stata multata di
diecimila euro. Ma il Giulianova non si arrende e, per quello che può servire,
ha deciso di ricorrere stavolta alla Corte federale dove si spera che il buon
senso trionfi sulle carte polverose ed ormai decrepite. Solo che,
essendo squalificato D'Agostino, bsognerà mettere in moto tutta una pratica per
fare in modo che il dirigente superstite Antonio Serena abbia la firma in Lega
(prima con D'Agostino l'aveva l'ex presidente Bruno Sabatini) e possa firmare
il ricorso. F.M.
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( da "Messaggero, Il (Abruzzo)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sabato
18 Luglio 2009 Chiudi Il portiere Davide Buono, protagonista di questo
incredibile caso di burocrazia calcistica
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( da "Messaggero, Il (Umbria)"
del 18-07-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero,
Il (Marche)) (Messaggero, Il (Abruzzo)) (Messaggero, Il (Latina)) (Messaggero,
Il (Frosinone)) (Messaggero, Il (Viterbo)) (Messaggero, Il (Rieti))
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi dal nostro inviato FRANCA GIANSOLDATI AAosta ESSERE superstiziosi
si direbbe che venerdì 17 non ha portato molta fortuna a Papa Ratzinger. Ieri
notte è inciampato mentre andava in bagno, e cadendo si è fatto male al polso
destro. Per attutire la caduta, d'istinto, ha messo male la mano sul pavimento,
e il peso del suo corpo ha fatto il resto. Risultato, una
frattura scomposta. In tarda mattinata è stato sottoposto a un piccolo
intervento in anestesia locale e due ore dopo è stato dimesso. Nel linguaggio
della burocrazia medica è
stato classificato come «paziente ignoto 917», a garanzia della sua privacy.
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( da "Corriere della Sera"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della
Sera sezione: Primo Piano data: 18/07/2009 - pag: 8 Il leader della Cisl
Bonanni: dal rientro dei capitali aiuti ai redditi più bassi ROMA Bonanni
rilancia. Guglielmo Epifani da Chianciano annuncia un autunno caldo contro le
cose non fatte dal governo? E lui sfodera «una mobilitazione propositiva, che
coinvolga tutti, lavoratori, imprenditori, artigiani, commercianti per stanare
i 30 miliardi di opere pubbliche bloccate comprese quelle energetiche». Il
segretario generale della Cisl la definisce una «iniziativa inedita» e si
rivolge allo stesso Epifani ma anche al numero uno della Confindustria Emma
Marcegaglia e a tutti gli altri «per reclamare insieme opera per opera, da
Porto Torres a Civitavecchia, dalla Reggio-Calabria alle Tav, ai rigassificatori».
Su questo tema del resto i sindacati hanno già avuto l'altro giorno un incontro
a Palazzo Chigi e a qualcosa è servito. «E infatti abbiamo chiesto
l'assegnazione di 20 tecnici di conclamata professionalità
e rispettabilità da utilizzare come commissari per disincagliare infrastrutture
ferme per malaffare, sciatterie, burocrazie, inspiegabili stop locali. Questa
deve essere la strada non l'opposizione a tutto». Raffaele Bonanni non nasconde
un certo fastidio alle accuse di «peccatore» fatte ieri nei suoi confronti da
Epifani. E replica attingendo alla sua fede cattolica. «Guglielmo non ha
questo problema perché non ha cognizione del peccato. Buon per lui che non
risponde ai principi a cui si ispira il mio mondo. Ma il Paese non ha bisogno
di censori né di chi vive in modo ordinario e qui ce l'ho col governo centrale
e tanti regionali in momenti straordinari come quello in cui stiamo vivendo. I
bivaccatori del potere non mi piacciono». Il leader della Cisl risponde a suo
modo anche alle richieste cgielline per forti iniziative a favore dei redditi
bassi. Con una buona dose di ironia. «Perché c'è qualcuno che non lo chiede o
su questo non è d'accordo? Non scherziamo. Noi siamo pragmatici: l'altro giorno
abbiamo fatto due intese sulla previdenza ma ottenendo che le risorse vadano al
sociale, cioè ai più deboli. Tutti d'accordo a procedere per le riforme eccetto
la Cgil naturalmente». «Alla quale continua Bonanni sembra non importare nulla
se l'Italia ha già pagato 60 milioni di euro di multa per il ritardo con cui ha
risposto alla sentenza europea sulle pensioni alle donne ». Naturalmente per i
più deboli ha più di una soluzione: «Meno tasse per i redditi bassi, 1 miliardo
per gli assegni familiari e 1 miliardo per lavoratori e pensionati». E precisa
che «nei prossimi mesi il governo deve attuare investimenti di questo tipo
utilizzando le risorse, per esempio dal rientro dei capitali». Per lui lo scudo
fiscale è stato un boccone amaro. «A dire il vero ne siamo un po' turbati,
preferiremmo che l'aliquota si alzasse da 5 ad almeno il 7% e che si evitasse
l'anonimato». Ma poi se ne è fatta una ragione visto che il Tesoro ha garantito
che si ricavano 2 miliardi. «Bene, devono andare tutti nel sociale». L'evasione
e l'equità fiscale sono altri due terreni sui quali Bonanni è disposto a
stringere una alleanza con Epifani. Ma non solo con lui. «Anche in quel caso
però precisa infatti senza rinunciare alla polemica noi abbiamo proposto, su un
tema così delicato e decisivo, di raccogliere l'invito del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di stringersi tutti insieme con grande senso di
responsabilità. Per la Cisl la mobilitazione è costruire consenso e alleanze su
una cosa, la Cgil chiede cento cose ma non è disposta ad affrontare un solo
problema». Contro la Lega che ripropone le gabbie salariali, il sindacato di
Epifani sta facendo una crociata, per la Cisl è semplicemente un «falso
problema ». «Con la riforma del modello contrattuale spiega Bonanni già avremo
dei salari federali. Vorrei sapere dalla Lega cosa dovremmo ingabbiare ancora?
Casomai bisogna sbottigliare in tutto il territorio l'intraprendenza nel
cooperare per produrre meglio e di più per finanziare aziende e lavoratori. Si
tratta di una contro-ideologia dannosa e del tutto inutile». Roberto Bagnoli
Leader sindacale Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni \\ Una
mobilitazione propositiva di lavoratori, imprenditori, artigiani, commercianti
per far partire le grandi opere
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( da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA
18-07-2009 «PONTE» TRA LE DUE CITTA' Cantini e Vignali: strategie comuni per
Fidenza e Parma PROGETTO «GEOCOMUNITA' ALLARGATA» II Creare un network civico
per collegare tra loro le diverse realtà ed esperienze del territorio. Questa
la proposta contenuta in una lettera del neo sindaco civico di Fidenza che dopo
il successo elettorale scrive al sindaco di Parma, Pietro Vignali, per creare
sinergie tra le rispettive realtà amministrative e i movimenti. E Vignali
risponde: «Solo una proposta realmente civica è capace nel nostro territorio di
scardinare assetti più che consolidati ». «Caro Vignali - scrive Mario Cantini
-, la realtà che stiamo vivendo dà indicazioni molto importanti a chi la
osserva senza pregiudizi ideologici, di parte o di partito. In primo luogo
strategiche: la crisi che attraversa il mondo chiede ai territori un cambio di
mentalità, una prospettiva capace di guardare al domani senza paura». «Per
questo - prosegue il neo primo cittadino di Fidenza - penso che il progetto di
geocomunità allargata che stai costruendo con i sindaci di Verona, Cremona,
Mantova, Spezia lungo la dorsale della Tirreno- Brennero sia un'opportunità
importante per il nostro territorio di cui desideriamo essere attivi
protagonisti. Ma le indicazioni che la realtà ci dà sono anche politiche:
l'affermazione recente delle nostra proposta civica a Fidenza e il consenso tra
i cittadini che la tua amministrazione raccoglie nel capoluogo sono segnali
importanti: laddo- ve il civismo ha un volto credibile e programmi adeguati
alle esigenze della comunità, i cittadini lo abbracciano con entusiasmo
nonostante la loro disaffezione dalla politica». «Il nuovo slancio che hai
saputo dare alla proposta civica attorno ai temi più
sentiti dai cittadini come la famiglia, la sicurezza, la lotta alla burocrazia - conclude la lettera di
Cantini a Vignali - apre una stagione politica nuova e significativa per il
nostro territorio. La proposta civica ha finalmente varcato i confini del
capoluogo che ne è stato laboratorio e terreno di sperimentazione
amministrativa. Oggi è importante che questo patrimonio di idee,
proposte, programmi, passione amministrativa sia messo in rete con un
collegamento stabile tra le nostre realtà amministrative e i nostri movimenti.
E' un gesto di responsabilità nei confronti delle nostre comunità».
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( da "Messaggero, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi dal nostro inviato FRANCA GIANSOLDATI AOSTA - A essere
superstiziosi si direbbe che venerdì 17 non ha portato molta fortuna a Papa
Ratzinger. Ieri notte è inciampato mentre andava in bagno, e cadendo si è fatto
male al polso destro. Per attutire la caduta, d'istinto, ha messo male la mano
sul pavimento, e il peso del suo corpo ha fatto il resto. Risultato, una
frattura scomposta. In tarda mattinata è stato sottoposto a un piccolo
intervento in anestesia locale e, due ore dopo, è stato dimesso. Nel linguaggio della burocrazia medica è stato classificato come «paziente ignoto 917», a
garanzia della sua privacy, anche se tutti in città, già dopo mezz'ora aver
varcato la soglia, sapevano che era entrato all'ospedale. Di primo pomeriggio
con un bel gesso al polso, sorridendo a tutti, ha lasciato l'ospedale per far
ritorno a Les Combes, tra larici e abeti. «Non si è trattato di un
malore», hanno immediatamente spiegato i medici, ma di un banale incidente
domestico, di quelli che possono capitare a chiunque, specie se ci si trova a
camminare al buio, in una dimora di vacanza che non si conosce bene come la
propria casa. Nel delizioso chalet di montagna tutto pietre, legno e gerani
rossi alle finestre, che da lunedì ospita Benedetto XVI per le ferie estive, il
trambusto ha inevitabilmente preso il sopravvento sulla solita quiete
vacanziera. Il segretario don Georg, che dorme nella stanza vicina, non si è
accorto dell'incidente anche perchè il Papa, vedendo che non c'era niente di
grave, solo un po' di dolore dovuto alla caduta è tornato a dormire. Solo al
mattino quando si è alzato per celebrare la messa nella piccola cappellina
interna ha notato il gonfiore al polso e un certo indolenzimento. Durante la
colazione, continuava a dolergli e così ha informato i suoi collaboratori. Alle
9 e mezza, scortato dal comandante della Gendarmeria Giani, dall'archiatra
pontificio Polisca e dal segretario personale don Georg è stato accompagnato al
pronto soccorso dell'ospedale Parini, in città, un casermone grigio di
mattoncini costruito negli anni Cinquanta. L'arrivo ha, ovviamente, mandato in
fibrillazione la struttura. I pazienti in canottiera alle finestre a vedere, i
poliziotti a fare da cordone, mentre le prime telecamere si assiepavano
inesorabili sul piazzale in un via vai di infermieri. «Ha chiesto di essere
trattato come tutti gli altri pazienti» ha detto un medico. Prima è stato
portato in rianimazione e poi, appurato che si trattava solo di una frattura
scomposta (ma che comunque necessitava di un mini intervento), lo hanno
sottoposto a un check-up completo, comprensivo di elettrocardiogramma, prima di
fargli l'anestesia locale. Siccome in sala operatoria era già in corso un
intervento di peritonite, Papa Ratzinger ha dovuto aspettare il suo turno, mite
come sempre, sorridendo ai pazienti, chiacchierando coi medici. Il tutto è
durato 25 minuti. Di ritorno a casa, nonostante il cielo scuro, prima che i
nuvoloni neri sfociassero in un violento acquazzone, si è concesso una piccola
passeggiata in giardino. Se non fosse che a cadere è un uomo ottantenne,
gravato quotidianamente da stress (benchè risultato in buona salute dal check
up ospedaliero), sorgerebbe spontanea la domanda sul perchè il Papa inciampi
accidentalmente con una certa frequenza. Di recente è avvenuto sotto gli occhi
dei fedeli all'Aquila, vicino all'altare allestito nella caserma di Coppito
(fortunatamente fu prontamente sorretto dai cerimonieri) e poi l'anno scorso a
San Pietro, durante una messa (anche in questo caso non cadde grazie alla
prontezza dei cerimonieri). Nel 1992, invece, gli andò peggio. L'allora
prefetto della Congregazione della Fede - che aveva 65 annni - cadde in bagno
sbattendo con violenza il capo. Fu portato all'ospedale di Bressanone dove gli
fu suturata la ferita sulla fronte. Nell'entourage, tuttavia, l'incidente
avvenuto ieri notte non ha destato la minima preoccupazione. L'archiatra
Polisca ha firmato un comunicato rassicurante, mentre Manuel Mancini, il
primario dell'ospedale, ha assicurato che Papa Ratzinger potrà tornare presto a
suonare il piano, a scrivere e avere pieno possesso dei movimenti della mano
destra. «E' stato un paziente semplicemente esemplare, nemmeno un lamento gli è
uscito dalla bocca. Amabile e sorridente. Per noi si è trattato di un intervento
di routine, chiamato a cielo coperto, che non ha comportato nessun taglio. Solo
due piccoli forellini. Successivamente gli abbiamo immobilizzato il polso con
un gesso leggero in vetro resina». I due fili di metallo che sono serviti a
mettere in trazione l'osso, gli verrano sfilati in una fase successiva. Nessuna
variazione agli impegni dei prossimi giorni: domani sarà a Romano Canavese, il
paese vicino a Ivrea, dove è nato il cardinale Bertone.
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( da "Messaggero, Il"
del 18-07-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero,
Il (Ostia))
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi dal nostro inviato FRANCA GIANSOLDATI AAosta ESSERE superstiziosi
si direbbe che venerdì 17 non ha portato molta fortuna a Papa Ratzinger. Ieri è
inciampato e cadendo si è fatto male al polso destro. Per attutire la caduta, d'istinto,
ha messo male la mano sul pavimento, e il peso del suo corpo ha fatto il resto.
Risultato, una frattura scomposta. In tarda mattinata è
stato sottoposto a un piccolo intervento in anestesia locale e due ore dopo è
stato dimesso. Nel linguaggio della burocrazia medica è stato classificato come «paziente ignoto 917», a
garanzia della sua privacy.
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( da "Messaggero, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sabato 18 Luglio
2009 Chiudi di MARIO STANGANELLI ROMA - Dopo vari tentativi, Beppe Grillo ce
l'ha fatta a trovare un interstizio per introdursi in un partito non privo di
crepe come il Pd. Da ieri, infatti, il comico genovese aspirante alla
segreteria dei democrat è l'iscritto numero 40 del circolo Martin Luther King
di Paternopoli in provincia di Avellino. L'iscrizione, come è noto, è la
condizione indispensabile per candidarsi alla leadership del partito e ad
aprire le porte a Grillo, contattandolo attraverso il suo blog, è stato il
coordinatore del circolo Andrea Forgione in aperta polemica con la decisione
della commissione nazionale di garanzia che aveva respinto la richiesta del
discusso blogger. «Se noi ci chiamiamo Partito democratico - ha spiegato Forgione
- dobbiamo tenere porte e finestre aperte, altrimenti potevamo continuare a
chiamarci Ds, Margherita, o Pci o Pcus. Invece alla richiesta di Grillo si è
risposto dimostrando che il gruppo dirigente ha paura di lui. Ma a Roma devono
sapere che fuori dai vecchi schemi c'è tutto un mondo prezioso per il Pd e se
ci chiudiamo non vinceremo mai». Ma l'iniziativa del circolo avellinese e del
suo coordinatore sembra lasciare il tempo che trova ai vertici del Pd. Il
viceresponsabile nazionale dell'organizzazione, Gero Grassi, bolla come «priva
di validità e contraria allo statuto» l'iscrizione del comico, perché già
respinta dalla commissione di garanzia dal momento che Grillo «ha promosso e
sostenuto liste apertamente ostili al nostro partito», e perché l'iscrizione
«deve avvenire nel comune di residenza del richiedente». Uguale la tesi del
segretario campano del Pd Tino Iannuzzi. Ma oltre alla burocrazia del Pd contro l'ammissione si
sono pronunciati esponenti di primo piano come Bersani e Letta. Dice il primo:
«Noi abbiamo una regola che stabilisce che chi è contro il Pd non può
candidarsi a guidarlo. Questo ci tutela dal fatto che un naziskin possa venire
a candidarsi. Io vorrei un partito che si faccia rispettare, non accetto
il dileggio. Noi la porta la apriamo, ma chi bussa deve mettere giù il
piccone». Anche per Enrico Letta «dobbiamo smetterla di consentire a chiunque
passi di insultarci e prenderci a schiaffi, il Pd è un partito serio». Per
nulla scoraggiato dal fuoco di sbarramento, Grillo - anche se conscio della
difficoltà di raccogliere per la candidatura duemila firme entro due giorni -
non demorde. Anzi, annuncia il suo programma in caso di successo: «Io voglio
parlare ai giovani, non a quei fossili che stanno lì da trent'anni. Se
diventassi segretario - rincara il comico - manderei via almeno mille persone,
tra questi tutti quelli invischiati in affari loschi a partire da Bassolino».
Ma anche se qualcosa dovesse impedire la sua candidatura, l'ormai
"iscritto" al Pd Giuseppe Grillo promette battaglia: «Andrò comunque
al congresso e lì mi sentiranno».
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( da "Nuova Venezia, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cavarzere. Mai
riunite in 3 anni Il Comune nomina due commissioni CAVARZERE. Meno burocrazia, meno organismi inutili, meno perdite di tempo. Più efficienza,
rapidità di decisione e più risparmio di spesa per la pubblica amministrazione.
E' questo il senso della norma che prevede che, ogni anno, i comuni
stabiliscano, con apposita delibera del consiglio, quali sono gli «organismi
indispensabili» al corretto funzionamento amministrativo e quali no.
Anche il comune di Cavarzere ha adempiuto, qualche giorno fa, e ha deciso, ad
esempio, che la consulta dell'agricoltura e quella dell'artigianato non sono
indispensabili. Lo sono invece, sempre a titolo di esempio, la consulta
dell'anziano, quella delle pari opportunità, e quella della attività
produttive. Questione di opinioni, evidentemente, tutte più che rispettabili.
Ma da chi, come la maggioranza in carica, da tre anni continua a proporre gli
stessi «organismi indispensabili», ci si aspetterebbe almeno la coerenza di
farli funzionare. Invece no: da tre anni né la consulta dell'anziano, né quella
delle pari opportunità, né quella delle attività produttive, si sono mai
riunite. Anzi: non sono mai state convocate dagli assessori di riferimento
(Tosello, Crepaldi e Bergamasco). Non sarà, invece, che nessuno vuol prendersi
la briga di modificare una delibera, scritta tre anni fa e che, a forza di
copia-incolla, viene riproposta ogni anno, cambiando solo la data? (d.deg.)
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( da "Messaggero Veneto, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 2 -
Gorizia «Non basta tagliare i consiglieri» Gentile: per ridurre i costi della
politica bisogna far funzionare meglio gli enti LA RIFORMAx Il vicesindaco è
contrario alla bozza che sta preparando il ministro Calderoli «Sarebbe
interessante sapere quanto incidono i ritardi per realizzare un opera» «Sono
dell'avviso che una riduzione degli enti e dei rappresentanti istituzionali non
sia sufficiente, da sola, a produrre quei risparmi che ci si aspetta. Se si vogliono davvero tagliare i costi si deve incidere sulla burocrazia e sul funzionamento
complessivo degli enti»: è quanto afferma il vicesindaco, Fabio Gentile, dopo
aver dato un'occhiata alla bozza di riforma degli enti locali che il ministro
per la Semplificazione, Roberto Calderoli, sta preparando. Una bozza che
prevede una riduzione delle province più piccole che, secondo quanto previsto,
sarebbero 17, compresa Gorizia. Fermo restando che, in ogni caso, è la Regione
che poi, nella propria autonomia, dovrà decidere se e come seguire le indicazioni
nazionali, un provvedimento di questo tipo, pur non cancellando la provincia di
Gorizia, senz'altro ne ridurrebbe ulteriormente il peso. Peraltro, sempre in
questa riforma, sarebbero fortemente ridimensionati sia i consiglieri comunali,
che passerebbero da 40 a
25, sia quelli provinciali, che potrebbero essere dimezzati, da 24 a 12. «Non nego che questo
potrebbe portare qualche risparmio - ribadisce Gentile -, anche se inferiore,
secondo me, a quanto si ipotizza, però il problema vero, al di là dei cosiddetti
costi della politica da tagliare, è quello del funzionamento dei vari enti,
oggi fortemente compromesso. Basta vedere la lentezza con cui un ente locale
riesce a concretizzare le scelte amministrative, dalla realizzazione dei lavori
pubblici alle ordinanze, piuttosto che altri provvedimenti. Sarebbe
interessante "indagare" su quanto costano alle casse pubbliche i
ritardi di un'opera o i tempi lunghissimi con i quali si concretizza qualsiasi
cosa. La burocrazia, ma anche una certa mentalità
ancora presente in parte del personale degli enti, risulta, a mio avviso,
decisamente poco adeguata alla necessità del mondo attuale di dover dare
risposte in tempo reale». Oltre a una semplificazione delle procedure, secondo
il vicesindaco, le amministrazioni che governano gli enti locali dovrebbero
anche avere la possibilità di scegliersi i collaboratori, «perlomeno nei posti
chiave». Gentile, quindi, si dichiara favorevole «al tanto vituperato spoil
system che consentirebbe, appunto, a chi arriva al governo dei Comuni, ma anche
delle Province, come della Regione, di "portarsi dietro"
professionisti di fiducia cui affidare la realizzazione di determinati
programmi». Intanto, però, a livello nazionale, ma il dibattito si sta "scaldando"
anche in Friuli Venezia Giulia, si sta preparando il "giro di vite"
per gli enti, con la cancellazione o la riduzione di alcuni, si parla per
esempio dei consorzi di bonifica, e la drastica riduzione di consiglieri e
assessori. Va ricordato, peraltro, che una riforma del genere era già stata
attuata anche nella nostra regione, per ciò che riguarda gli assessori, ma,
chissà perché, qualche anno dopo tutto è tornato come prima. Patrizia Artico
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( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nel
linguaggio della burocrazia medica dell'ospedale di Aosta Papa
Benedetto XVI è stato classificato come «paziente ignoto 917», a tutela della
sua sicurezza e privacy. È quanto emerge dall'atto operatorio dopo l'intervento
durato 25 minuti. L'equipe medica era composta dagli ortopedici Manuel Mancini
e Laura Mus, dall'anestesista Marco Fondi. La relazione medica spiega che
«sotto controllo della brillanza (51 secondi) si procede a riduzione della
frattura e osteosintesi». E poi «controllo della stabilità della frattura che
risulta ottima, medicazione, rx, immobilizzazione antibranchio metacarpale».
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( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
FRANCA
GIANSOLDATI Aosta. A essere superstiziosi si direbbe che venerdì 17 non ha
portato molta fortuna a Papa Ratzinger. Ieri notte è inciampato mentre andava
in bagno, e cadendo si è fatto male al polso destro. Per attutire la caduta,
d'istinto, ha messo male la mano sul pavimento, e il peso del suo corpo ha
fatto il resto. Risultato, una frattura scomposta. In tarda mattinata è stato
sottoposto a un piccolo intervento in anestesia locale e, due ore dopo, è stato
dimesso. Nel linguaggio della burocrazia medica è stato classificato come «paziente ignoto 917», a
garanzia della sua privacy, anche se tutti in città, già dopo mezz'ora aver
varcato la soglia, sapevano che era entrato all'ospedale. Di primo pomeriggio
con un bel gesso al polso, sorridendo a tutti, ha lasciato l'ospedale per far
ritorno a Les Combes, tra larici e abeti. «Non si è trattato di un
malore», hanno spiegato i medici, ma di un banale incidente domestico, di
quelli che possono capitare a chiunque, specie se ci si trova a camminare al
buio, in una dimora di vacanza che non si conosce bene come la propria casa.
Nel delizioso chalet di montagna tutto pietre, legno e gerani rossi alle
finestre, che ospita Benedetto XVI per le ferie, il trambusto ha preso il
supravvento. Il segretario don Georg, che dorme nella stanza vicina, non si è
accorto dell'incidente anche perchè il Papa, vedendo che non c'era niente di
grave, solo un po' di dolore dovuto alla caduta è tornato a dormire. Solo al
mattino quando si è alzato per celebrare la messa ha notato il gonfiore al
polso e un certo indolenzimento. Durante la colazione, il polso continuava a
dolergli e ha informato i suoi collaboratori. Alle 9 e mezza, scortato dal
comandante della Gendarmeria Giani, dall'archiatra pontificio Polisca e dal
segretario personale don Georg è stato accompagnato al pronto soccorso
dell'ospedale Parini, in città. L'arrivo ha mandato in fibrillazione la
struttura. I pazienti in canottiera alle finestre a vedere, i poliziotti a fare
da cordone, mentre le prime telecamere si assiepavano. «Ha chiesto di essere
trattato come tutti gli altri pazienti» ha detto un medico. Prima è stato
portato in rianimazione e poi, appurato che si trattava solo di una frattura
scomposta (ma che comunque necessitava di un mini intervento), lo hanno
sottoposto ad un check-up completo, comprensivo di elettrocardiogramma, prima
di fargli l'anestesia locale. Siccome era già in corso un intervento di
peritonite, Papa Ratzinger ha dovuto aspettare il suo turno, mite come sempre,
sorridendo ai pazienti, chiacchierando coi medici. Il tutto è durato 25 minuti.
Di ritorno a casa, nonostante il cielo scuro, prima che i nuvoloni neri
sfociassero in un violento acquazzone, si è concesso una piccola passeggiata in
giardino. Se non fosse che a cadere è un ottantenne, gravato quotidianamente da
stress (benchè risultato in buona salute dal check up), sorgerebbe spontanea la
domanda sul perchè il Papa inciampi accidentalmente con una certa frequenza. Di
recente è avvenuto sotto gli occhi dei fedeli all'Aquila, vicino all'altare
allestito nella caserma di Coppito (fortunatamente fu prontamente sorretto dai
cerimonieri) e poi l'anno scorso a San Pietro, durante una messa (anche in
questo caso non cadde grazie alla prontezza dei cerimonieri). Nel 1992, invece,
gli andò peggio. L'allora prefetto della Congregazione della Fede - che aveva
65 annni - cadde in bagno sbattendo con violenza il capo. Fu portato
all'ospedale di Bressanone dove gli fu suturata la ferita sulla fronte. I
medici decisero di trattenerlo per un paio di giorni in osservazione nel
reparto di medicina generale. Nell'entourage, tuttavia, l'incidente non ha
destato la minima preoccupazione. Polisca ha firmato un comunicato
rassicurante, e Manuel Mancini, il primario dell'ospedale, ha assicurato che il
Papa potrà tornare presto a suonare il piano, a scrivere e avere pieno possesso
dei movimenti della mano destra. «Un paziente semplicemente esemplare, nemmeno
un lamento gli è uscito dalla bocca. Amabile e sorridente. Per noi si è
trattato di un intervento di routine, chiamato a cielo coperto, che non ha
comportato nessun taglio. Solo due piccoli forellini. Successivamente gli
abbiamo immobilizzato il polso con un gesso leggero in vetroresina». I due fili
di metallo che sono serviti a mettere in trazione l'osso, gli verrano sfilati
in una fase successiva. Nessuna variazione agli impegni dei prossimi giorni:
domenica sarà a Romano Canavese, il paese vicino a Ivrea, dove è nato il
cardinale Bertone.
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( da "Gazzettino, Il (Belluno)"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'INCONTRO
Brindisi al banco di mastro Michele Riva, "scienziato" della birra
Sabato 18 Luglio 2009, Alleghe "Impara l'arte e mettila da parte",
perché un giorno ti potrà servire, ma anche perché quell'arte potrebbe
diventare una delle tue principali passioni di vita. Chissà se a Michele Riva
questo noto adagio gli è stato detto dal nonno o magari riportato per voce del
bisnonno. Certo, perché gli antichi avi del "mastro birraio di
Alleghe", prima della guerra avevano avviato ad Alleghe una birreria di
tutto rispetto come in molte altre zone del bellunese. Poi la guerra, i dictat
del fascismo, la burocrazia, le leggi dello Stato hanno annientato idee e lavoro. Michele
dieci anni fa ha voluto ripercorrere la storia, riprovare quella strada a
fronte di un investimento eccezionale e, solo la passione, può spingere a
tanto. Il risultato: oggi Alleghe presenta al turista, ma anche al valligiano,
due pregevoli birre, la Civetta e la birra Alleghe. Entrambe sono
prodotte nel "laboratorio" in prossimità del palaghiaccio di Alleghe
partendo dai sacchi di orzo e fino alla mescita della birra direttamente dalla
spina nel bicchiere o nel bottiglione "souvenir". Una lavorazione
lunga e complessa. "Ma alla fine - dice Michele Riva - esce un prodotto
fatto artigianalmente, in casa, di grande soddisfazione. E' una birra che non
subisce nessun processo industriale per mantenerla nel tempo, perché non è
previsto nè trasporto, nè passaggio in fusto". Un prodotto naturale e
integrale ricco di proteine e vitamine proprio come un tempo. «La mia passione
muove proprio da questo. Mio nonno era mastro birrario, mio bisnonno aveva
messo in piedi la fabbrica di birra a Masarè, era uno dei soci agli inizi del
'900. Mio nonno aveva imparato il mestiere a Monaco. A fine '800 c'era stato nel
bellunese un fiorire di birrerie che poi sono andate via via scomparendo anche
per il periodo fascista e la tassazione». Era un'attività redditizia? «Credo di
sì, mio nonno ha fatto questo lavoro fino agli inizi degli anni Venti, poi è
emigrato esportando il mestiere oltre provincia perché ha continuato a lavorare
come mastro birrario in altri paesi d'Italia e anche oltre confine». E Michele
Riva dove ha imparato? «Sono perito chimico e già questo mi ha dato le basi
ideali per iniziare. Il resto è sostenuto da sola passione e dalla voglia di
creare qualche cosa con le mie mani». Che differenza c' è tra la birra Alleghe
e la Civetta? «E' una questione di malto, più chiaro o più tostato. Di qui la
birra chiara Alleghe o la rossa Civetta». M.M.
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( da "Gazzettino, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il paziente
ignoto numero 917 Sabato 18 Luglio 2009, (g.b.) Nel
linguaggio della burocrazia
medica dell'ospedale Umberto Parini di Aosta papa Benedetto XVI è stato
classificato come «paziente ignoto 917», a garanzia della sua sicurezza e della
privacy. È quanto emerge dall'atto operatorio, il documento compilato dalle
autorità sanitarie, dopo l'intervento chirurgico di riduzione della frattura
scomposta 'metaepifisaria distrale del radio destro'. È una ditta
trevigiana - la Logical security di Carbonera - che si occupa invece della
privacy dell'ospedale Gemelli di Roma, quello ufficiale del pontefice.
L'intervento di ieri si è svolto nella sala operatoria urgenze 1. L'equipe medica era
composta dagli ortopedici Manuel Mancini e Laura Mus e dall'anestesista Marco
Fondi.
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( da "Sicilia, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Ratzinger aspetta
il suo turno come un paziente qualunque Aosta. È arrivato all'ospedale Parini
di Aosta con discrezione, qualche minuto prima delle 10, a bordo di una Mercedes
nera con targa tedesca ed è entrato da una porta secondaria, accompagnato dal suo
segretario personale mons. Georg Gaenswein e da alcuni uomini di scorta. Così
come un paziente qualunque Papa Benedetto XVI si è presentato ieri ai
sanitari aostani che erano stati allertati alcuni minuti prima. E come un
paziente qualunque ha voluto essere trattato: dopo una rapida visita al pronto
soccorso, è stato condotto nel reparto di radiologia, dove ha atteso il proprio
turno per sottoporsi agli accertamenti. I medici lo hanno descritto come un
«paziente sereno e collaborativo, che ha valutato e discusso tutte le opzioni
che gli sono state proposte». Una presenza tanto discreta che, nel linguaggio della burocrazia medica dell'ospedale Umberto Parini di Aosta, Papa Benedetto XVI
è stato classificato, nei documenti clinici, come «paziente ignoto 917», a
garanzia della sua sicurezza e privacy. Nei sotterranei del nosocomio d'altra
parte, davanti alla porta scorrevole che dà accesso alle apparecchiature
radiologiche, nulla faceva immaginare la presenza dell'ospite illustre,
salvo lo sguardo teso di un poliziotto in borghese. Tra un esame clinico e
l'altro (è stato sottoposto a un check-up completo), il Papa ha chiesto di
poter avere un breviario per la preghiera, che gli è stato subito portato dalla
cappella dell'ospedale. Ha così potuto trascorrere serenamente i momenti che
hanno preceduto l'operazione, in una saletta riservata che, nel frattempo, gli
è stata allestita vicino alla sala chirurgica. Anche in questo caso,
l'indicazione del paziente Joseph Ratzinger è stata quella di rispettare le normali
procedure: ha così atteso il suo turno per la sala operatoria, già occupata per
un'operazione di peritonite acuta. Benoit Girod
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( da "Repubblica.it"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
LONDRA -
Attenzione ai furbetti, non fidatevi dei tassisti, evitate
se possibile la burocrazia
e abituatevi alle chiacchiere, pubbliche e private, spesso ad alta voce e
condivise con i vicini. Le raccomandazioni arrivano dal Guardian, che offre a
chi è intenzionato ad affrontare un istruttivo viaggio in Italia un catalogo a
puntate su vizi e virtù del Belpaese, dalla buona cucina alla dolce vita,
sempre tutto condito con una massiccia dose di politica divisa schematicamente
in pro e contro Berlusconi. Un modo ironico di raccontare l'Italia indicando
termini e modi di dire in diverse situazioni. "Learn Italian" è
infatti una ricca guida con tanto di video, audio e dizionario per pronuncia e
grammatica, soprattutto illustrazioni per imparare e spiegare la gestualità
tutta italiana. In taxi. La città scelta è Roma, l'arrivo è in taxi, direzione
Fontana di Trevi: "Mi scusi, è la strada più veloce? Mi hanno detto che
sarebbero stati solo dieci minuti. - In Italia dieci minuti non sono
esattamente dieci minuti. C'è molto traffico. - Ma son sicuro di aver già visto
questa piazza! - Lo veda come un giro gratuito della città". In autobus.
Riposo in hotel e poi visita in città, in autobus c'è un tipo che urla al
telefonino: "Scusi, è in luogo pubblico, spenga il cellulare. - E perché
dovrei? - Per rispetto della gente che sta in autobus. - Non ci penso
nemmeno". Scandali e indifferenza. L'ultima lezione è preceduta da un'introduzione
intitolata in modo eloquente: "Perché i britannici sono in collera per lo
scandalo dei rimborsi governativi e gli italiani, invece, quasi non battono
ciglio di fronte all'ultima gaffe di Berlusconi?". OAS_RICH('Middle');
Nepotismo. Dedicate alla politica e all'economia, le conversazioni tradotte in
inglese segnalano l'italico nepotismo: "Hai sentito che hanno promosso a
direttore Giovanni Bianchi? - Cosa? Ma stai scherzando! E' stato assunto solo
sei mesi fa! Com'è possibile? - Semplice! E' il figlio di un noto
sindacalista". Vittimismo. "Molte aziende italiane non sono più
competitive. Alitalia e Fiat, però, reggono. - Eh si! Per alcuni, il governo
interviene sempre". Burocrazia. "Senza permesso non posso richiedere
l'assicurazione per lo scooter. La prego. - Vuole un consiglio? Si faccia
aiutare da un amico. Avanti il prossimo". Giornali e politica. Nelle
lezioni del Guardian, l'italiano è immancabilmente qualunquista: "I
politici pensano ai loro interessi, e spendono i nostri soldi!". E quando
si occupa di politica, lo fa in funzione pro o contro Berlusconi: "Da oggi
non leggerò più il Corriere della Sera: da quando c'è il nuovo direttore è
cambiato molto, è più filo berlusconiano. La Repubblica, invece, è sempre stata
critica nei confronti dell'attuale governo". Digestivi. Alla fine, è
meglio concentrarsi sull'arte e sul cibo. Evitando accuratamente, però, la
milanese "cassoeula": "Ho mangiato qualcosa che mi ha fatto
male. - Ha mal di stomaco? Crampi? - Corro sempre in bagno! - Ha qualche
allergia? - Alle medicine no! Ma non mangerò più la cassoeula! - Prenda una
compressa ogni quattro ore". (18 luglio 2009
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( da "Quotidiano.it, Il"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
«In Comune sono
tornati i gulag» Ascoli Piceno | L'affondo di Ciccanti: «Castelli apre la sua
esperienza amministrativa con una delibera di riorganizzazione amministrativa
che punisce dirigenti capaci e meritevoli, perchè colpevoli di non aver partecipato
ai suoi raduni elettorali...» L'Onorevole Ciccanti «Con Castelli, in Comune
sono tornati i 'gulag'. Celani non ha fatto niente in dieci anni ma almeno non
ha fatto nemmeno del male. Castelli invece apre la sua esperienza
amministrativa con una delibera di riorganizzazione amministrativa che punisce
dirigenti capaci e meritevoli, perchè colpevoli di non aver partecipato ai suoi
raduni elettorali e perchè integri nel rispetto delle leggi e delle buone
prassi amministrative. Castelli quindi non solo dimostra di non essere il
Sindaco di tutti, ma nemmeno di premiare secondo merito e trasparenza. Senza
aver misurato le competenze dei dirigenti rispetto a degli obbiettivi, in base
a quali criteri ha deciso gli incarichi?». «Valga un esempio per tutti: l'ing.Curzi,
uno dei dirigenti più preparati e capaci del Comune, è stato espropriato di
tutte le competenze e relegato a funzioni operative di un geometra, ovvero di
un consulente esterno. Una vera e propria azione di mobbing. A questo punto una
domanda sorge spontanea: qual'è il vero Castelli: quello che invoca S.Cateriana
da Siena e S.Paolo, la meritocrazia e la trasparenza, la magnanimità e
l'ecumenismo, l'affidabilità e l'onorabilità delle istituzioni con cui ha fatto
la campagna elettorale, oppure il bieco e oscuro esecutore di vendette
politiche di una destra ex missina, il pianificatore freddo e cinico di una
'pulizia etnica' nella burocrazia comunale e nei vari centri di potere cittadino, un politico
spregiudicato che firma accordi e approva documenti che poi non rispetta
nemmeno tra i suoi amici di partito ed alleati». «Dobbiamo temere una nuova
versione di un Sindaco che rivendica la 'rivincita dei vinti', come ha detto in
Consiglio comunale in occasione del suo insediamento, con metodi scaltri
e astuti, raggirando amici, alleati ed elettori? Queste sono le domande che
all'indomani delle elezioni comunali i cittadini devono porsi. Questa è la
'questione etica' che sta insieme ad una 'questione morale' che pure è stata
posta qualche settimana fa» . Lo afferma in una nota l'On.Amedeo Ciccanti, che
è anche capogruppo dell'Udc al Consiglio comunale, all'indomani della delibera
della Giunta comunale che ha riorganizzato i vertici della dirigenza comunale,
creando quattro super vertici, sui quali sono stati concentrati i maggiori
poteri e competenze del Comune, attualmente all'esame della RSU. 18/07/2009
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( da "Gazzetta di Parma Online, La"
del 18-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cantini e
Vignali: strategie comuni per Fidenza e Parma Creare un network civico per
collegare tra loro le diverse realtà ed esperienze del territorio. Questa la
proposta contenuta in una lettera del neo sindaco civico di Fidenza che dopo il
successo elettorale scrive al sindaco di Parma, Pietro Vignali, per creare
sinergie tra le rispettive realtà amministrative e i movimenti. E Vignali
risponde: «Solo una proposta realmente civica è capace nel nostro territorio di
scardinare assetti più che consolidati». «Caro Vignali - scrive Mario Cantini
-, la realtà che stiamo vivendo dà indicazioni molto importanti a chi la
osserva senza pregiudizi ideologici, di parte o di partito. In primo luogo strategiche:
la crisi che attraversa il mondo chiede ai territori un cambio di mentalità,
una prospettiva capace di guardare al domani senza paura». «Per questo -
prosegue il neo primo cittadino di Fidenza - penso che il progetto di
geocomunità allargata che stai costruendo con i sindaci di Verona, Cremona,
Mantova, Spezia lungo la dorsale della Tirreno-Brennero sia unopportunità
importante per il nostro territorio di cui desideriamo essere attivi
protagonisti. Ma le indicazioni che la realtà ci dà sono anche politiche: laffermazione
recente delle nostra proposta civica a Fidenza e il consenso tra i cittadini
che la tua amministrazione raccoglie nel capoluogo sono segnali importanti:
laddove il civismo ha un volto credibile e programmi adeguati alle esigenze della comunità, i cittadini lo
abbracciano con entusiasmo nonostante la loro disaffezione dalla politica». «Il
nuovo slancio che hai saputo dare alla proposta civica
attorno ai temi più sentiti dai cittadini come la famiglia, la sicurezza, la
lotta alla burocrazia -
conclude la lettera di Cantini a Vignali - apre una stagione politica nuova e
significativa per il nostro territorio. La proposta civica ha finalmente
varcato i confini del capoluogo che ne è stato laboratorio e terreno di
sperimentazione amministrativa. Oggi è importante che questo patrimonio
di idee, proposte, programmi, passione amministrativa sia messo in rete con un
collegamento stabile tra le nostre realtà amministrative e i nostri movimenti.
E' un gesto di responsabilità nei confronti delle nostre comunità».
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( da "Corriere delle Alpi"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Tutto questo
disastro poteva essere evitato» La gente di Cancia, piena di rabbia e di
dolore, è stata evacuata BORCA DI CADORE. «Sì, stanotte mi sono svegliata. Io e
mio marito abbiamo sentito un rumore, una sorta di tonfo. Ma non abbiamo
pensato alla frana. Pensavamo che pioggia e vento avessero scosso le
impalcature». Michela Viel parla a pochi metri di distanza dalla casa della
famiglia Zanetti. «è una tragedia per tutti - dice - speriamo di non vedere mai
più scene come questa». La visione dell'abitato di Cancia è davvero desolante.
«Quello che è successo stanotte - spiega un altro cittadino di Borca - è una
sorta di tragedia minore rispetto a quella della Val di Stava. Una tragedia che
però si poteva evitare. In questi ultimi anni è stata trascurata troppo la
manutenzione di queste zone. Ci sono troppi vincoli e c'è
troppa burocrazia che frena
la manutenzione che un tempo facevano i nostri padri». Giuseppe Zanetti,
nessuna parentela con la famiglia colpita dal lutto, individua il problema nel
deflusso dell'acqua. «Hanno costruito - racconta - quegli invasi di
contenimento di acqua e ghiaia che vengono giù dall'Antelao ma non hanno voluto
realmente favorire il deflusso dell'acqua». «Sapete perché?» - gli fa
eco un altro cittadino della zona. «Il motivo è semplice: il deflusso dovrebbe
intaccare zone come l'ex villaggio Eni dove ci sono troppi interessi. E così i
problemi veri del paese non li risolvono. Quei bacini sono semplici pagliativi
ma i problemi rimangono. Possibile che al giorno d'oggi non si riesca a
risolvere questo problema?» Un abitante della zona ha rifiutato lo sgombero.
Eppure vive in linea d'aria a nemmeno 100 metri dalla casa della famiglia Zanetti.
«Mi hanno chiesto di lasciare la mia casa - spiega - ma nè io né i miei
genitori abbiamo voluto andarcene. Ci hanno fatto firmare un documento con cui
ci siamo assunti ogni responsabilità». «Neanche mio padre - spiega una giovane
donna - ha voluto andarsene. Ma non capiscono che ormai la tragedia è avvenuta
ed ora non c'è più un pericolo imminente. I danni provocati nella nostra
abitazione? Tanti. Acqua e fango dappertutto. Abbiamo parecchio da fare». Molti
degli sfollati, alla fine della giornata decine di famiglie per oltre duecento
persone, sono stati accolti in casa da parenti o da amici. Oppure hanno accolto
l'ospitalità dell'istituto «Pio X» sempre a Borca di Cadore. Ma il loro primo
pensiero è quello di tornare a casa, a pericolo passato.
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( da "Giornale di Brescia"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione:
19/07/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:agricoltura La testimonianza «Burocrazia contro gli allevatori» di Gualberto Martini* Credo che
l'Italia sia l'unico Paese dell'Unione europea in cui le istituzioni ostacolano
in tutti i modi la sopravvivenza dei piccoli produttori agricolo-zootecnici. Le
leggi, fatte per stabilire un sistema di regole, di fatto penalizzano i
produttori seri ed onesti: colui che macella senza autorizzazione,
sposta animali senza certificati, non compila i registri, non fa bolle di
accompagnamento e fatture, fa formaggi e li vende senza autorizzazione e così
di seguito, fino a che nessuno lo «pizzica», fa una vita tranquilla e guadagna.
Al contrario, colui che è corretto e onesto, rispetta le regole, è travolto da
un vortice di adempimenti burocratici imposti da norme, decreti, leggi e
ordinanze: la burocrazia, nata come strumento di
garanzia di democrazia, di fatto si è trasformata in un mostro che continua a
riprodurre se stesso, sempre più grande e complesso. Ricordo che una volta, per
avere un finanziamento per un Piano di sviluppo aziendale agricolo, tra i mille
documenti da allegare alla pratica, avevo dovuto compilare un atto notorio nel
quale io dichiaravo di non essere mafioso (legge antimafia). Mi era sorto
spontaneo chiedermi: c'è mai stato un fesso che ha compilato un atto notorio
nel quale dichiarava di essere mafioso? Haccp, tracciabilità, registro di
stalla degli ovi-caprini, registro di stalla dei bovini, registro di stalla dei
suini, registro di stalla dei cinghiali, libretti sanitari per gli equini,
registro degli alimenti destinati al bestiame, registro dei farmaci, fatture,
registro dei corrispettivi, documenti e certificati. Carta, carta, carta...
Avevo lasciato un lavoro d'ufficio perché non ne potevo più delle carte e avevo
deciso di allevare animali e far formaggi: ogni giorno e sempre di più mi
occupo di carte, lavoro con costi sempre più elevati e guadagno sempre meno. In
Francia, e siamo sempre nell'Ue, dove vigono le stesse regole applicate in
Italia, una coppia di allevatori F. ed E. C., che vivono in Provenza ed
allevano 50 capre, hanno tre figli che studiano all'università e si permettono
anche un mese di vacanze all'anno. Io, allevatore di vocazione, sono divenuto
ristoratore per necessità, ho aperto da anni un agriturismo per poter far
quadrare i conti economici dell'azienda e, di fatto, mi sono complicato
ulteriormente la vita. Infatti, per macellare un suino: a) chiamo il
veterinario in azienda per far visitare il maiale: mi vien rilasciato un
certificato, modello 4; b) compilo il DdT per trasportare l'animale al macello,
ovviamente con idoneo mezzo autorizzato e con il patentino personale di
idoneità ad effettuare trasporto di animali; c) al macello un secondo
veterinario visita l'animale (visita ante-mortem) e vista il modello 4; d) a
macellazione avvenuta, dopo che il veterinario ha controllato le carni ed ha
effettuato i prelievi per le analisi batteriologiche, il macellaio compila il
DdT per il trasporto della carne: mi riporto a casa la carcassa del suino,
ovviamente con altro mezzo idoneo ed autorizzato; e) a fine mese il macellaio
mi spedisce la fattura relativa ai costi di macellazione; f) e sempre a fine
mese io compilo la fattura di compravendita del suino da azienda agricola ad
azienda agrituristica, cioè da me a me stesso; g) se poi decido di surgelare la
carne del suino, devo fare un ulteriore DdT per portare la carne ad un centro
di surgelazione autorizzato; h) surgelata la carne mi viene compilato un DdT di
reso e, alla fine del mese, mi viene inviata la relativa fattura; i) aggiorno
il registro di carico e scarico degli animali; j) compilo un modulo per
dichiarare di aver disinfettato il mezzo di trasporto del suino, prima e dopo
il viaggio, e riporto gli estremi del documento su apposito registro. Alla
fine, pagato il macellaio, lo smaltimento degli scarti della macellazione,
pagata la surgelazione, pagato il commercialista per la registrazione della
fattura, calcolato tutto il tempo impiegato... quanto mi è costato rispettare
le regole? Tanto, troppo: e, se penso che coloro che le regole non le
rispettano non perdono tempo e non spendono niente, mi arrabbio pure! E pensare
che un tempo si macellava in azienda e bastava un coltello: il veterinario
controllava l'animale, lo si scannava, di nuovo il veterinario controllava le
carni e tutto era finito; quando macellavi un capretto, il macellaio ti pagava
la pelle, ora devi pagare per smaltirla. Oltre al danno, c'è pure la beffa! *
Azienda Agricola «Le Frise» Artogne
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( da "Tirreno, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
EXTRACOMUNITARI
Accordo Cia-Arci: uno sportello antiburocrazia CECINA.
Il Meeting antirazzista ha ospitato il seminario su "Servizi Arci ai
migranti, convenzioni con enti locali e patronati per la tutela dei
diritti". La convenzione Arci-patronato Inac (della Confederazione
italiana agricoltori) sui problemi degli immigrati è uno
degli strumenti a disposizione degli extracomunitari per far valere i propri
diritti senza perder tempo con la burocrazia. Erano presenti il direttore generale Inac Corrado Franci, il
referente servizi immigrazione Arci Massimo Spaggiari e il coordinatore rete
sportelli Arci Firenze Roberto Menichetti, oltre a molti operatori degli
sportelli immigrati Arci. Hanno parlato del pacchetto sicurezza voluto
dal governo. Franci, insieme a Corrado Tei, direttore dell'Inac Toscana, a
Renzo Compagnoni della Cia di Livorno e Silvia Pollari, neo direttrice
dell'Inac Livorno, ha illustrato gli aspetti della convenzione, chiarendo
subito che «all'Arci compete la tutela politica dei propri associati
extracomunitari». Compagnoni ha aggiunto che «in provincia di Livorno l'accordo
con Arci è stato anticipato dal progetto Colline di Rosignano. Nell'iniziativa,
oltre ad Arci, Inac e Cia, figurano anche la Cgn, i consigli di frazione e il
Comune, che operano per mantenere uno sportello di segretariato al sociale».
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( da "Provincia Pavese, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Premiati dalla
scuola Maturità, sfida vinta al Copernico Siamo i genitori di una ragazza
disabile che ha conseguito in questi giorni il diploma di maturità scientifica.
Abbiamo voluto scrivere questa lettera a testimonianza della nostra esperienza
oltremodo positiva della scuola pubblica pavese, in un momento così difficile
anche per il settore dell'istruzione. La disabilità motoria (a cui peraltro si
accompagna un'inevitabile e complessa sofferenza psicologica e di
apprendimento) ha di fatto costretto nostra figlia a basare la propria scelta
in ordine all'istruzione secondaria su criteri... architettonici. La struttura
più accessibile è risultata essere quella del liceo scientifico statale
Copernico, al quale dunque si è iscritta pur consapevole dell'impegno di studio
che ciò le avrebbe richiesto negli anni successivi. Abbiamo manifestato
apertamente i nostri timori riguardo agli aspetti sia di rendimento che
logistici al dirigente scolastico, prof. Maurizio Cardinetti, il quale non solo
ha dimostrato immediatamente grande sensibilità e vicinanza, ma ha anche voluto
personalmente verificare l'accessibilità dei vari locali della scuola e
organizzare un servizio di assistenza, per poter garantire alla futura allieva
una piena partecipazione a tutte le attività scolastiche. E tante volte, negli
anni, si è scontrato con imprevisti (dai guasti meccanici all'ascensore alla
scivolosità della rampa esterna nel periodo invernale) risolvendoli
rapidamente, a dispetto delle difficoltà burocratiche e finanziarie. Nell'arco
di tutti i cinque anni abbiamo incontrato grande professionalità e umanità
negli insegnanti, che hanno sempre saputo trovare le corde giuste
nell'interagire con nostra figlia e mai ci hanno fatto mancare il loro supporto
morale. Abbiamo visto avvicendarsi insegnanti di sostegno capaci, motivate e di
grande carica umana (alle quali, abbiamo scoperto con rammarico, una burocrazia involuta impedisce di poter seguire lo stesso allievo per
l'intero ciclo scolastico). Abbiamo attraversato momenti di apprensione per lo
stato di fragilità psicologica in cui nostra figlia è venuta a trovarsi quando
l'impegno di studio è aumentato e l'ansia da prestazione ha rischiato di
schiacciarla. Soprattutto in quei momenti abbiamo potuto contare
sull'appoggio e la pazienza dei docenti (in primis della coordinatrice della
classe, prof. Tiziana Giorgi), che sono riusciti a risollevarla e a farla
reagire positivamente convincendola a perseverare. Finalmente siamo arrivati
alla maturità, traguardo importante per ogni ragazzo, ma che per un giovane che
realisticamente si vede diverso (e che inconsciamente tende a sentirsi
inferiore) si trasforma in una prova di vita. Nostra figlia ha affrontato il
banco di prova con quella giusta dose di ansia che dà carburante allo sprint
finale. Tanto negli scritti quanto nell'esame orale ha dato il meglio di questi
cinque anni, mostrando ai suoi insegnanti - che hanno sempre creduto nella sua
serietà ed investito in lei - di avere raggiunto grazie al loro aiuto la
maturità. E (ciò che a noi genitori preme di più) dimostrando a se stessa di
valere. Per tutto questo vogliamo manifestare pubblicamente la nostra
riconoscenza al liceo Copernico, al suo dirigente, ai suoi docenti, alle
insegnanti di sostegno e al personale non docente. Fortunatamente ancor oggi
possiamo contare su tanti civil servants che con competenza e passione, senza
attendersi il ringraziamento di alcuno, nella nostra scuola pubblica si
dedicano all'educazione ed alla crescita umana dei nostri figli. Cristina e
Andrea Gallina Pavia
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( da "Nuova Venezia, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Zelarino. Manca
il collaudo: la burocrazia
impedisce l'arredo urbano in una via costruita a fianco delle nuove case Quando
la strada dove abiti è fantasma In via Trincanato il parco giochi resta chiuso
e i cassonetti sono «fuorilegge» ZELARINO. Ha finalmente i suoi cassonetti via
Trincanato, una delle nuove strade di Zelarino: i contentitori per le
immondizie sono stati spostati dalla vicina rotatoria a una cinquantina
di mestri dall'imbocco della via con la rotatoria. Ed è già un bel risultato,
visto che a rigor di regolamento in quella via i cassonetti non potrebbero
starci: la strada non è stata ancora collaudata. Il collaudo potrà essere
effettuato solo prossimamente, visto che i lavori legati alla viabilità sono
finiti da poco. Quindi, fino a poco tempo fa, per buttare le «scoasse» i
residenti di via Trincanato dovevano sobbarcarsi una scarpinata fino alla
rotatoria e gettare lì le borse con l'immondizia. Camminata da poco? Per tanti,
ma non per tutti, visto che nelle nuove case realizzate in questa strada,
alloggi del Comune, vivono persone con problemi di mobilità: per loro quella
che per altri è una passeggiata diventa un disagio. Il collaudo ancora
pendente, tra l'altro, crea un altro piccolo problema in via Trincanato, ovvero
il fatto che l'area giochi per i bambini non può essere ancora utilizzata.
Qualcuno potrà obiettare che l'insediamento di via Trincanato è di recente
realizzazione, che la gente ha cominciato a entrare nelle case solo lo scorso
dicembre. Ma questa non è l'unica strada, o parte di strada, di
Chirignago-Zelarino che ancora è in attesa del collaudo. «Una situazione
simile», spiega infatti la presidente della Municipalità Maria Teresa Dini, «è
riscontrabile nella zona delle nuove case di via Oriago a Chirignago». Il caso
di via Trincanato non è una rarità, anche se in questo caso, grazie a una
richiesta della Municipalità fatta agli uffici di Veritas, si è trovata una
soluzione che viene incontro alle esigenze dei nuovi residenti di questa zona
di Zelarino. Va ricordato che i nuovi alloggi sono stati realizzati tenendo
conto dei più avanzati criteri costruttivi, a cominciare dalle soluzioni che
permettono il risparmio energetico. Un insediamento all'avanguardia, dove però
fino a poco fa buttare l'immondizia poteva essere per qualcuno un problema.
(Maurizio Toso)
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( da "Tirreno, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 10 -
Empoli Il centrodestra ha sbagliato tutto Giovani e facce pulite per il
riscatto Penalizzati dalla scelta del candidato e dai toni in campagna
elettorale A mente fredda e dopo alcune settimane dal rovescio elettorale rendo
noto quel che penso. Seppure quella di Beppe Bellandi fosse una candidatura
pregevole, le elezioni comunali non sono state vinte dalla coalizione
antagonista ma perse dalla nostra. Montecatini resta una città tendenzialmente
di centrodestra, ma non in modo acritico. Il secondo mandato Severi non è stato
esaltante. La giunta (di cui ero componente) non ha lavorato bene, il consiglio
ha fatto altrettanto, sulla conduzione delle Terme va steso un velo pietoso e i
rapporti fra municipio e Montecatini Parcheggi sono stati viziati da linee
politiche assai discutibili. La burocrazia comunale a più riprese ha brillato per polemiche interne e
inefficienze piuttosto che per qualità del lavoro svolto. Nonostante questo il
centrodestra avrebbe potuto confermarsi alla guida della città, in un momento
in cui la crescita dell'area di centrodestra è stata tanto evidente. Se
non è accaduto è perché negli ultimi nove mesi tutto quello che poteva
sbagliare il centrodestra ha sbagliato, in un incedere diabolico che fa pensare
alla sconfitta come obiettivo da perseguire. è stata sbagliata la metodologia
di scelta del candidato (sia del primo che di quello poi ufficiale),
impostazione e tono della campagna elettorale (il primo appuntamento pubblico
Lapenna-Craxi pareva aver riportato l'orologio della politica agli anni
Ottanta), secondo alcuni dannoso l'annuncio con largo anticipo di tre
assessori, contorto presentare una coalizione macedonia, fine a se stesso
inventare simboli elettorali secondo il concetto "tanti candidati tanti
voti" che ha fatto acqua. Non si risolve la questione gettando la croce
addosso ad Alberto Lapenna (col quale ho collaborato lealmente) che ci ha messo
la faccia e che ha spalle larghe per prendere la propria indiscutibile parte di
colpa, così come non serve cominciare a prender posizione per il 2014 se non si
capisce bene il messaggio arrivato dai montecatinesi. Ove poi non fossero
bastati i marchiani errori di ragionamento della classe dirigente prevalente
nel centrodestra e la comprensibile astensione di tanti elettori di destra al
ballottaggio, è arrivato pure un pronto soccorso astioso e credo disinteressato
di una frangia di "fasciocomunisti", fallimentare nelle proprie
strategie elettorali quanto pronta a soccorrere la sinistra pur di veder
perdere la coalizione di governo. Ma, ribadisco, il centrodestra ha perso
perché non ha convinto il suo elettorato di riferimento, non per decisioni
altrui. Un dato: su quattro elezioni dirette del sindaco, due volte ha vinto il
centrodestra al primo turno e due volte ha vinto la sinistra in senso lato, al
ballottaggio. Fuori da una logica bipolare le vittorie della sinistra
corrispondono alla presentazione di candidature alternative una volta al centro
(Biondi) e una volta a destra (Fiore). Questo vuol dire che il centrodestra,
non un soggetto politico strabico che guarda contemporaneamente la Lega Nord e
i Socialisti che governano a sinistra Provincia e Regione, dovrà presentarsi
compatto al giudizio degli elettori alle prossime comunali: se poi qualcosa
franasse dal centrosinistra verso il centrodestra, tanto di guadagnato, ma si
dovrà partire da una unità delle persone autenticamente di destra e di coloro
che si considerano (o che sono) di centro su un progetto politico ragionevole.
I progetti politici che una comunità locale sposa devono fondarsi su persone
credibili: di fronte a uno schema che comprendeva tutto e il suo contrario i
montecatinesi hanno reagito penalizzando la scelta di una coalizione che se nel
1999 rappresentava il cambiamento con una candidatura proveniente dalla società
civile, nel 2009 ha
cambiato logica pur di fronte a risultati amministrativi non eccelsi. Che sia
questo uno dei motivi di fondo dello schiaffo arrivato dalla cittadinanza?
Servono un bagno di umiltà e una verifica fra coloro che fanno parte degli organismi
dirigenti dei partiti artefici di questa frittata, Pdl in primis, programmata
in modo arrogante e perseguita puntualmente. Sarebbe utile un ricambio, di nomi
e metodi, ma conosco come funzionano le cose e non mi faccio illusioni:
cambierà il minimo indispensabile e la sostanza sarà simile, dati gli
ingredienti. Come faccio dal 2006 resterò fuori da organismi dirigenti di
partito, assicurando comunque il mio impegno affinché al 2014 si arrivi in un
altro modo. Intendo continuare a interessarmi della cosa pubblica e a farlo in
modo ancora più libero e trasparente, lavorando per l'aggregazione di un'area
di destra protagonista, popolare e plurale, non subalterna al centro e che non
si accontenti di portare una bandiera o di far politica per ripicche. Perdere
in una competizione è nel conto, lavorare con tanta lena per perdere - e nel
modo con cui si è perso - è folle. Prudenza e concretezza nell'azione politica,
meno personaggi borderline di contorno, fiducia ai giovani e alle facce pulite,
omogeneità di coalizione e fatti concreti: lavorando in modo serio, centro e
destra potranno tornare a governare insieme. Alessandro Sartoni, ex assessore
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( da "Nuova Venezia, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 20 - Altre
Tornare indietro Tornare indietro di 21 anni Si parla tanto che il volontariato
è in crisi, non arrivano le nuove leve. Ma è anche vero che come noi volontari
di Cri, un gruppo che ha di storia 21 anni, la burocrazia regionale e da Roma vuole ci
far sparire. Io mi domando: sparire il gruppo di Cri di Torre di Mosto non è un
passo in avanti ma 21 anni indietro. E una prospettiva di lasciare anziani e
portatori di problemi a caricarsi anche di questo problema, ma i politici
regionali e quelli locali non sanno che questa ipotesi di chiusura per loro
sarà negativa? Io spero che venga letta e possa capire perché si vuole
far chiudere qualcosa voluta dai torresani. Vito Pullara Torre di Mosto Dove
sta il vero calcio Signor sindaco, vedo ancora una volta il fallimento del
Venezia calcio dopo quella dell'agosto 2005 (era Zamparini) e con la sua solita
foga affannarsi a richiedere subito aiuti a tutte le squadre minori del comune
di salvare per l'ennesima volta il calcio Venezia ma le voglio ricordare quella
famosa intervista del 1995 a
Zamparini, Credo che un po' di storia le faccia bene per ricordarle che
continuare a sbagliare è deleterio. Molte persone e molti club che hanno
creduto in quel progetto oggi non esistono più, sciolti e finiti in buco nero,
i politici che lo avevano proposto andati, oggi è rimasto solo lei a ergersi a
paladino della venezianità, dove tutto intorno ormai c'è il nulla. Lei è ormai
arrivato alla fine della sua carriera politica, si dice che di solito la
vecchiaia porti a maturare e a essere più riflessivi. Ma da quello che vedo non
è così. Ancora giù a capofitto a salvare un morto, il calcio Venezia che si è
sempre arrabattato tra debiti e fallimenti. Faccia una cortesia a tutti quei
tifosi delusi del lontano 1987, se deve far rinascere ancora una volta il
calcio Venezia renda giustizia sia ai colori mestrini sia ai colori veneziani
riportando tutto come era prima compresi i colori, perché il sano campanilismo
ha dato il sale per anni a queste due asfittiche città legate in questo assurdo
abbraccio che la storia ha decretato morto, morto da quel progetto di quegli
assurdi politici. Rivangare ancora tutto rischia un ennesimo fallimento. Sì,
lei tirerà dritto come sempre ormai la sua carriera politica oramai non ha più
niente da dire ma di certo non verrà ricordato per aver messo le cose a posto.
Il Mestre, la Mestrina, Edo Mestre, GazzeraChirignago: loro sono il sale del
nostro calcio fatto di gente sana che con sacrifici e abnegazione per anni ha
lottato e costruito e mantenuto una società. Da loro dovrebbe imparare, a loro
dovrebbe chiedere come si fa ad amare il calcio, quello fatto da campetti di
periferia, ma che amano la nostra terraferma orgogliosi di portare dappertutto
il nome Mestre. L'ho detto per anni i soldi non comprano l'amore per una città.
Abbia l'accortezza dopo questo ennesimo fallimento di non parlare più di
stadio, sarebbe una gaffe imperdonabile. E in questo periodo di gaffe ne ha
fatte a bizzeffe. Giovanni Niero presidente gruppo autonomo Head Out Mestre 1986
Un messaggio d'amore Immenso Amore mio da quando le nostre vite si sono
incrociate un desiderio incontenibile regalarti la felicità e poter dire per
tutta la vita «Ti amo». C.
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( da "Messaggero Veneto, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 12 - Udine
A Marano appuntamento in piazza con il Teatro in Visinal MARANO. Secondo
appuntamento questa sera a Marano, ore 21.15 in piazza Frangipane, della Rassegna
"Teatro in Visinal", con l'opera "Niente da nascondere"?,
presentato dall'Assemblea Teatrale Maranese "Francesco Faccio" che ha
preparato e già presentato l'opera in alcune piazze regionali riscuotendo un
successo e favorevoli commenti. La rassegna, che è giunta alla 19ª edizione,
costituisce un appuntamento teatrale tra i più seguiti in regione, che si
svolge nella caratteristica coreografia delle piazze della cittadina lagunare
che danno particolare significato alla rappresentazione. L'opera presentata
questa sera, autrice e regista Valentina Rivelli, è ambientata nella Marano del
'700, quando la cittadina era sotto il dominio della
Repubblica di Venezia, lontana e in declino e rappresenta il caratteristico
ambiente maranese con le sue tradizioni e il suo idioma, e racconta la corrotta
burocrazia di una piccola
cittadina mettendone a nudo tutta la tragicomica piccolezza morale. Francesca
Artico
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( da "Repubblica, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
I - Palermo SERVIZIO A PAGINA X
Disavventura di una ballerina alle prese con la burocrazia Le rubano
la carta d´identità finisce ricercata per truffa SEGUE A PAGINA X
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( da "Secolo XIX, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Telecamere in
centro, un'odissea albenga, il piano sicurezza cozza contro ostacoli
burocratici Manca il nulla osta della Soprintendenza proprio per la zona della
città che avrebbe maggiore bisogno di videocamere 19/07/2009 Albenga. Burocrazia e vincoli architettonici frenano la videosorveglianza,
almeno nel centro storico, cioè in una di quelle zone della città dove l'arrivo
delle telecamere è atteso e invocato da residenti e commercianti. A impedire
per il momento l'installazione delle telecamere nella città antica sono le
stesse regole che impediscono a molti cittadini di far installare, ad
esempio, un condizionatore d'aria sulla facciata, oppure di ridipingerla del
colore che più gli piace. «Abbiamo inviato la documentazione alla soprintendenza
e stiamo aspettando una risposta - spiega il sindaco Antonello Tabbò - Mi è
stato promesso che la situazione sarà sbloccata in pochi giorni. Nel frattempo
andiamo avanti con l'installazione nelle altre parti della città. Alcune sono
già funzionanti, le altre lo saranno entro fine mese, quando sarà pronta anche
la sala per la raccolta delle immagini nel comando della polizia municipale.
Inoltre per l'estate abbiamo prolungato l'orario di servizio dei vigili fino
alle 5 del mattino durante il week end e nelle serate ritenute più delicate».
«Avremo due pattuglie in servizio per tutta la notte ogni venerdì, sabato e
nelle domeniche o serate infrasettimanali in cui si prevede maggior presenza di
persone o qualche evento particolare -conferma il comandante Gaetano Noè? e fin
da questi giorni intensificheremo i controlli sull'uso di alcol e stupefacenti
tra gli automobilisti». Intanto la risposta governativa alla richiesta di
inviare rinforzi alle forze dell'ordine continua a suscitare polemiche. « Le ipotesi
sul "buon" lavoro e sulla integerrima coerenza della dirigenza della
Lega Nord, sono quanto mai provate da questo ennesimo atto. Sostengo da sempre
che quello della Lega è un movimento propagandistico e oggi ne abbiamo
ulteriore conferma. I temi politici trattati dalla Lega sono ben evidenti,
chiari e credo poco numerosi: sicurezza e federalismo - attacca il segretario
Pd, Renato Lucarelli -Eppure avendo due soli argomenti da trattare non riescono
a essere coerenti con chi ha creduto in loro. Non sentendo le necessità dei
territori mi domando che tipo di federalismo vogliano portare avanti. Non
sentono il grido d'allarme di un Comune che chiede maggiori forze dell'ordine,
maggiore sicurezza e certezza della pena per chi delinque». «Il ministero non ha
detto che non manderà militari o rinforzi - replica Rosalia Guarnieri -,ma che
prenderà in considerazione la richiesta. Ho motivo di ritenere che i rinforzi
arriveranno entro fine anno. Ma ancora più importante per la sicurezza sono le
nuove norme di legge, ad esempio quella che prevede il prolungamento della
permanenza nei centri di identificazione fino a sei mesi». «Proprio in questi
giorni stiamo assistendo al ritorno di quelli che erano stati accompagnati nei
Cie qualche mese fa - ribatte il sindaco -. Tenerceli un mese, due o sei non
cambia nulla. Ci vogliono accordi bilaterali con i paesi di origine, certezza
delle pene e del rispetto delle norme». L. Reb. 19/07/2009
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( da "Tirreno, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 - Pisa
Donna di 84 anni per avere la pensione deve cambiare nome L'errore fu commmesso
all'atto della registrazione della sua data di nascita: scrissero Anneris
invece di Amneris. Ha dovuto modificare la "m" con la "n"
di Pierluigi Ara CALCI. «Sono costretta a tenermi un nome di battesimo
sbagliato. L'errore fu commesso all'atto della registrazione della mia nascita
all'ufficio anagrafe di San Giuliano. Questo mi ha creato non pochi problemi.
Ho dovuto cambiare quel nome altrimenti non avrei neppure potuto riscuotere la
pensione». Anneris, che di cognome fa Bandini, ha abitato a Ghezzano prima di
trovare ospitalità in Valle Graziosa dove vive nella stima generale della
gente. A 84 anni, la signora sorprende tutti perché non dimostra assolutamente la
sua bella età. Sembra avere 20 o 25 primavere meno. Bella presenza, cordiale,
simpaticissima ha lottato l'intera esistenza contro le avversità. «Tra l'altro
- si racconta - sono rimasta vedova quando avevo 37 anni, mio marito ne aveva
41. Al momento in cui dovevo incassare la pensione delle ferrovie dello stato,
dove lavorava l'uomo della mia vita, si sono verificate difficoltà indicibili.
Con il nome che avevo, o che credevo di avere, non mi avrebbero liquidata». «A
questo punto - è precisa nella ricostruzione dei fatti - è cominciato il
calvario. Non disponevo dei soldi per rivolgermi a un notaio o coinvolgere un
avvocato. Così ho iniziato i miei viaggi della speranza e della disperazione
presso l'ufficio anagrafe di San Giuliano. Cortesia, gentilezza da parte degli
impiegati, ma il solito rifiuto perché la legge non si poteva cambiare, in
pratica non era modificabile ciò che era stato codificato». «Mio padre Danilo -
dice ancora la donna - aveva comunicato che io mi sarei chiamata Amneris, il
personaggio femminile centrale dell'Aida. Babbo era appasionato di opere
liriche, non se ne perdeva una. Chi in Comune annotò nel registro
"Anmeris" scrisse, sicuramente in buona fede, "Anneris",
insomma due "n" anziché una "m" seguita da una
"n". Tutti, io per prima, sapevamo "Amneris" fino a quando
non si è trattato di avviare le pratiche di pensione: al ministero del tesoro
inamovibili, non hanno accettato "Amneris" perché risultava a loro
"Anneris". Tornava tutto: luogo e data di nascita, il percorso
scolastico e coniugale, ma per la pensione ho incontrato disco rosso». «Insomma
- riprende la donna - o mi chiamavo Amneris, come risultava negli altri
documenti, compreso il certificato di matrimonio, oppure non potevo pretendere
nulla». Un caso di ordinaria o straordinaria burocrazia, e non solo. «Ormai esausta,
sono tornata a palazzo municipale della cittadina termale, dove finalmente
hanno corretto accordando il cambio di consonante: "m" al posto di
"n". Sono arrivati i sofferti soldi della riversibilità di quiescenza».
«Però - rimarca la Bandini - oggi sono costretta a chiamarmi Amneris anziché
Anneris, come a un certo punto mi era piaciuto e che sarebbe più giusto perché,
bene o male, quel nome mi era stato attribuito in forma ufficiale, nero su
bianco». «Meno male che non è stato storpiato magari Desdemona, nel caso a
babbo fosse venuta in mente la protagonista dell'Otello», conclude con una
battuta la signora lka quale, come testimonia l'edicolante Riccardo Armani, è
la più assidua lettrice di libri e di giornali della Valle Graziosa: divora
almeno un volume al giorno. Complimenti signora Amneris, anzi signora Anneris!
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( da "Repubblica, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VII -
Milano Arrivano i poster grandi come palazzi Crolla il mercato e il Comune
rilancia con pellicole stampate su 5 edifici Crolla il mercato e il Comune
rilancia con pellicole stampate su 5 edifici Cadeo: rivestiti di spot anche gli
uffici comunali di via Melchiorre Gioia e piazzale Loreto FRANCO VANNI
Pellicole pubblicitarie sui palazzi del Comune, "tappetini
promozionali" all´ingresso della metropolitana, annunci commerciali sui
tornelli. Sono queste le nuove forme di advertising con cui Palazzo Marino
spera di rivitalizzare un mercato in picchiata: il giro d´affari delle
affissioni pubblicitarie in città è calato del 40 per cento in un anno. E il
bilancio del Comune, che nel 2008
ha incassato 20 milioni dalle imposte sui cartelloni,
rischia di risentirne. «è necessario intervenire - dice Maurizio Cadeo,
assessore al Decoro urbano - porteremo in Consiglio anche proposte di modifica
al regolamento sulla pubblicità». La gara per ricoprire con pellicole cinque
edifici comunali sarà aperta la settimana prossima. La base d´asta è di 1.6
milioni. Saranno "foderati" con nylon stampato la sede dei Servizi
sociali in largo Treves, il palazzo dell´educazione in piazzale Loreto, due
edifici in via Melchiorre Gioia e lo stesso ufficio Pubblicità, in largo De
Benedetti. La seconda gara sarà aperta a settembre e consentirà di mettere
"tappeti pubblicitari" di 4 metri per 2 sull´asfalto, all´ingresso di 50
stazioni del metrò. Dal bando il Comune incasserà almeno 150mila euro. Lo
studio di nuove forme di promozione è conseguenza del crollo del valore delle
affissioni "tradizionali": se nel luglio 2008 per utilizzare due
settimane un cartellone 6
metri per 3 le aziende sborsavano 400 euro, oggi il
prezzo è di 50. Quanto basta alle concessionarie per pagare appena le spese di
affissione e l´illuminazione. Il mercato è così magro che nell´ultimo anno sono
stati smantellati 800 pannelli, per non dovere pagare l´imposta comunale. E
molti altri sono bianchi da mesi perché invenduti. Anche le concessionarie di
pubblicità si danno da fare con nuove idee. L´azienda Tmc,
fra i maggiori operatori, ha pronto un progetto per "ricoprire" i
tornelli installati allo stadio e in metropolitana. E ad Atm è stato presentato
un piano per l´installazione di striscioni gommati e cartelli illuminati da
mettere sul pavimento delle banchine. Altro fronte su cui è
impegnata l´amministrazione è lo snellimento della burocrazia per le concessioni, ma serve una modifica del regolamento e
quindi il voto del consiglio comunale. «Dobbiamo semplificare l´autorizzazione
per le insegne dei negozi - dice Cadeo - poi bisognerà adeguare la soglia di
superficie pubblicitaria massima. Il regolamento parla di 160mila metri
quadrati, ma già oggi la pubblicità ricopre 330mila metri quadrati». Altra
questione da votare in Consiglio è l´autorizzazione per mettere "pannelli
multimediali" sulle pareti delle abitazioni. Si tratta di maxischermi che,
oltre alla pubblicità, trasmetterebbero notizie per almeno cinque ore al giorno.
SEGUE A PAGINA V
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( da "Nazione, La (Empoli)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO
EMPOLI pag. 3 QUANDO si devono rispettare delle scadenze
non sempre la burocrazia è
solert... QUANDO si devono rispettare delle scadenze non sempre la burocrazia è solerte: accade anche con
una recente legge che stabilisce di rendere pubblici i compensi dei dirigenti
delle amministrazioni comunali e le assenze per malattia dei dipendenti.
Da un controllo effettuato sui siti Internet dei Comuni della zona emerge che
l'obbligo di legge è stato rispettato soltanto da Empoli e Vinci. Per gli altri
nove enti locali dell'Empolese Valdelsa non ci sono notizie sugli argomenti
richiesti dalle disposizioni. A EMPOLI i dirigenti sono 9 per altrettanti
settori, con retribuzioni variabili in funzione dell'indennità di posizione, in
base ai risultati raggiunti, e di quella ad personam': lo stipendio, invece, è
uguale per tutti. A dirigere la pianificazione territoriale è Carla Santoni che
ha un trattamento complessivo annuale (lordo, come per tutti i suoi colleghi)
di di 60.130 euro. L'ambiente, sicurezza e attività economiche è guidato da Edo
Rossi, che porta a casa 56.730 euro. Ai lavori pubblici e alla manutenzione
provvede Paolo Gini, che prende 65.049 euro, comprensivi dell'indennità
personale di quasi 5.000 euro. Gli affari legali e gestione del personale sono
appannaggio di Salvatore Marchini, che in un anno percepisce 60.130 euro.
Stessa somma va a Rolando Bagnoli, capo del settore bilancio e sistemi
informatici. Il comparto' dei servizi alla persona è guidato da Riccardo
Gambini, a cui vanno 65.049 euro, anche in questo caso comprensivi di circa
5.000 euro di indennità personale. Il settore tributi è retto da Lusiana Lari,
che in un anno guadagna 54.630 euro. Infine la polizia municipale, con il
comandante Massimo Migliorini che guadagno 61.649 euro, considerando anche
l'indennità ad personam'. Poi c'è il segretario generale di via del Papa,
Massimo Migani, che prende 62.838 euro. Al Comune di Empoli i giorni di assenza
l'anno scorso sono stati 4.088 su 255 dipendenti di ruolo. In media (quindi ad
esempio c'è chi è stato sempre presente e chi è stato ammalato a lungo) si
parla di 16,55 giorni di assenza per addetto. Il settore più falcidiato dalle
assenze è quello dei servizi alle persona con 1.858 giorni. A VINCI i dirigenti
sono 4 più il segretario comunale. Anna Maria Interlandi, dirigente degli
affari generali e dei servizi alla persona, prende 52.130 euro più una
retribuzione di risultato a consuntivo al momento non specificata, come per i
suoi colleghi. Claudio Benelli, a capo dell'economico-finanziario e
dell'informatica, guadagna 52.130 euro, così come Claudia Peruzzi, responsabile
dell'assetto del territorio, e Romano Nanni, dirigente delle attività
culturali. Il segretario generale Stefano Salani arriva a 53.541 euro. Gli 80
dipendenti del Comune nel 2008 hanno fatto assenze per 1.377 giorni, in
percentuale 17,21 giorni ciascuno.
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( da "Nazione, La (Livorno)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO
LIVORNO pag. 3 Miracolo. Brunetta meglio di Lourdes: assenteisti a meno 76,2%
COMUNE & PROVINCIA IL SINDACO ALESSANDRO COSIMI: «I PROVVEDIMENTI DEL
MINISTRO SONO EFFICACI» «I PROVVEDIMENTI del ministro Renato Brunetta per
contrastare l'assenteismo nelle pubbliche amministrazioni sono stati efficaci.
Sono buone norme che hanno ridotto le assenze ma nel Comune di Livorno non ci
sono mai stati grossi problemi nel personale. Certo, preferirei che i
dipendenti venissero a lavorare per passione, non perché sono costretti dalla
normativa». Lo dice il sindaco Alessandro Cosimi in relazione ai dati relativi
alle assenze per malattia nel mese di giugno, resi noti dal Ministero della
Pubblica Amministrazione. In Comune la riduzione, rispetto a giugno 2008, è
stata del 62,6% mentre in Provincia è arrivata a -76,2%, ben al di sopra della
media nazionale del 27,4%. L'INDAGINE
mensile del Ministero indica in Italia una tendenza alla contrazione delle
assenze superiori a 10 giorni, che rispetto a giugno 2008 si riducono del
24,7%. Nella stessa direzione vanno anche i dati sulle assenze per altri motivi
che, sempre rispetto a giugno 2008, si riducono del 3,4%. Diverso il commento
dei sindacati: da una parte la Cisl che, cauta, prende atto dei numeri e cerca
di dare una motivazione; dall'altra la Uil che attacca il ministro Brunetta.
«Sono pragmatico nel commentare certi numeri dice il segretario provinciale
Giovanni Pardini della Cisl la diminuzione delle assenze per malattia dimostra
che bisogna ricostruire il contratto dei dipendenti; c'è
troppa burocrazia negli
uffici pubblici ed i lavoratori non sono stimolati». La Cisl invoca incentivi
per i dipendenti: «Che devono essere legati ai risultati continua Pardini
cerchiamo però di differenziare l'assenza dall'assenteismo: la prima, se
giustificata, non deve essere penalizzata, il secondo invece va contrastato».
Anche sul nostro territorio si sono verificati episodi di uso allegro
dell'orario di lavoro, come denunciato poche settimane fa all'Accademia Navale
dove era in corso, da parte di alcuni dipendenti civili, la pratica di timbrare
il cartellino per poi consumare lunghe pause caffè e, perché no, uno shopping
lampo al mercatino in via dei Pensieri. LA UIL comunque non ci sta. «Il
pubblico impiego viene penalizzato dice la segretaria provinciale Francesca
Cantini ci saranno sempre i furbetti che marciano sulle assenze mentre verrà
colpito chi ha davvero bisogno di permessi per malattia. Non si può terrorizzare
la gente». Certo è che i dipendenti pubblici livornesi sono tra quelli che a
giugno hanno ridotto drasticamente le assenze per malattia. Merito anche della
bella stagione che, di questi tempi, scaccia tosse e raffreddore! Michela Berti
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( da "Nazione, La (Umbria)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMA pag. 1
ASTERA' un giorno per iscrivere la propria impresa alla Camera di Comm...
ASTERA' un giorno per iscrivere la propria impresa alla Camera di Commercio. Basta file, carta, burocrazia, marche da bollo. Lo slogan è «Impresa in un giorno» e oltre all'iscrizione
si possono adempiere gli obblighi previsti da Inps, Inail e Agenzia delle
Entrate. Una rivoluzione non c'è dubbio. Di cui hanno già approfittato 174 neo
imprenditori della provincia di Perugia. Dal 1 ottobre ci sarà un
periodo transitorio, durante il quale le imprese potranno scegliere, se
vorranno, di utilizzare le vecchie procedure. Dal 1 aprile 2010 l'adempimento diventerà
obbligatorio In questo modo le imprese italiane si libereranno di un fardello
da 200 milioni di euro all'anno in costi di gestione complessiva della sua
tenuta e degli adempimenti connessi. Meglio di così.
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( da "Nuova Ferrara, La"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Sergio Amanino
Una vita a fare piadine fra gente di città diffidente e la costa che cambiava
Il primo chiosco fra i banchi di frutta e verdura e la porcilaia Avevo 11 anni
e aiutavo mia zia LIDO ESTENSI. Alessandro Farinelli, 41 anni, da quando ne
aveva 11 di professione piadinaro. E' il titolare di Piadina Ciliegia,
esercizio di viale Carducci che sforna piadine sino a notte fonda. La sua
storia inizia appunto trent'anni fa, tant'è che quest'anno, a maggio, c'è stata
una gran festa per celebrare il terzo decennio di attività. Storia sua e della
sua famiglia, ma anche uno spaccato di vita dei Lidi. «Abbbiamo iniziato io e
mia zia Vanna - inizia il suo racconto Farinelli -, avevamo uno stabile dove
ora sorge il centro commerciale Le Valli: di fianco avevamo il banco di frutta
e verdura, poi la zona piadineria. Lì vicino c'era una porcilaia e lì facevano
la porchetta: abbiamo preso la palla al balzo e così è nata l'idea di fare le
piadine». E tu a 11 anni facevi piadine? «Ero piccolo e timido, davanti ai
primi clienti cercavo di nascondermi dietro a un frigo per non farmi vedere,
invece la zia mi chiamava a tirare le piadine». Chi erano allora i vostri
clienti? «All'epoca si lavorava da metà giugno a fine agosto, neanche, fino al
20, e veniva da noi specialmente la gente che arrivava dalla superstrada e i
camionisti della Romea. Essendo un posto turistico, la gente che arrivava dalla
città era un po' titubante, la piadina era un prodotto poco conosciuto». E poi?
«Quell'area è stata venduta e ci siamo trasferiti a Lido Nazioni, di fronte al
Bagno Albatros: c'era un'area verde e lì avevamo una piccola roulotte: era la
fine degli anni Settanta, inizio Ottanta». A Nazioni com'è andata? «Facevamo orari
strani, chiudevamo il pomeriggio e andavamo al mare con la zia, per avere anche
noi i nostri spazi. Ho visto nascere Lido Nazioni, espandersi: all'epoca c'era
tantissimo verde». Cosa ricordi di quegli anni? «Dopo il bagno tornavamo al
lavoro e facevamo la serata. La cosa più divertente, quando tornavamo a casa, è
che mia zia guidava lungo l'Acciaioli e io contavo l'incasso: ridevamo finchè
non arrivavamo a casa, a Comacchio. Dopo la roulotte abbiamo costruito il
chiosco, a cento metri da dov'è adesso, e abbiamo visto cambiare il luna park:
all'inizio c'era davvero poco, poi era diventato gigantesco, adesso è tutta
un'altra cosa». Com'è continuata la scommessa sulle piadine? «Nel 1976 dovevo
fare il servizio di leva: per i miei genitori è stato un bivio, dovevano
decidere se vendere e continuare. Allora mi sono inventato di tutto per non
fare il militare: ho fatto un finto incidente, sono andato all'ospedale, mi
hanno riscontrato un trauma cranico, da lì sono andato a Pisa (sarei dovuto
entrare nella Folgore) e facevo finta di svenire: mi hanno fatto la tac
all'ospedale militare per vedere cos'avevo. Poi sono adato al bar, ho preso un
caffè e c'ho messo dentro un'aspirina effervescente: ha incominciato a fare
schiuma, io lo bevevo e il barista mi guardava con gli occhi sgranati.... Mi
hanno messo dietro un piantone 24 ore, mi hanno ricoverato all'ospedale
psichiatrico, in ogni caso, dopo 90 giorni di convalescenza mi hanno
congedato». E quindi siete andati avanti... «E non riuscivamo a soddisfare la
massa di clienti che arrivava tutta a Nazioni: allora abbiamo deciso di aprire
anche a Lido Pomposa». Ma voi chi? «Io, mia sorella Cristina, che adesso
gestisce i chioschi di Nazioni e Pomposa, mio padre Giovanni e mia mamma
Angela, che gestivano la parte amministrativa e il rifornimento delle materie
prime». Ma non finisce qui... «Nel '92 apriamo Pomposa, che va benissimo, e
iniziamo con un ingrosso di piadine: ci cercano stabilimenti balneari, bar,
ristoranti. Non abbiamo mai fatto tanta pubblicità, è stato più un passaparola
fra clienti». E poi? «Nel '98 siamo sbarcati nel Lido più famoso, a Estensi. E'
sempre stato su richiesta dei clienti che aprivamo una rivendita nuova, e mi
dicevano anche di venire a Ferrara: ho cercato da Hitler, il chiosco all'angolo
fra corso Isonzo e viale Cavour, ma non abbiamo trovato l'accordo; ho provato a
entrare al centro commerciale Le Mura, ma non ero convito, alla fine ho aperto
a Estensi. Adesso ci sono due Piadina Ciliegina, a Nazioni e Pomposa, gestite
da mia sorella, e Ciliegia a Estensi, dove ci sono io. Il tutto poi gestito
anche dai nostri genitori». E avete festeggiato 30 anni di attività. «Il 25º
l'abbiamo festeggiato a Pomposa e il taglio della torta lo fece il mio caro
amico sindaco Giglio Zarattini. Il chiosco più bello e l'area più grande
l'abbiamo però a Nazioni, quindi i 30 anni li abbiamo festeggiati lì il 23
maggio scorso: avevamo i gonfiabili, il mago, lo sputafuoco, i pagliacci, il
trucca bimbi, il trampoliere... ha organizzato tutto mia sorella Cristina ed è
stata una grande festa, con tantissima gente». E nell'era di internet non
potevate che sbarcare anche sul web... «I clienti sono talmente affezionati a
noi, che uno di Milano ci ha fatto il fans club su Facebook. A gennaio torno
dalle vacanze e mio cugino me lo dice: io non sapevo neanche cosa fosse
Facebook, e c'erano già 700 iscritti, ora siamo 1600». Come te lo spieghi? «Non
so cos'è: amore per la piadina, voglia di vacanza, un rapporto d'amicizia che
si è creato negli anni. E lì ci sono tutti gli apprezzamenti, i
ringraziamenti...». Ma via internet è arrivato anche un invito particolare...
«Nel periodo in cui organizzavamo la festa, all'inizio di maggio, è arrivata
una richiesta: un'e-mail in cui si chiedeva un professionista in grado
d'insegnare a fare la piadina all'Isla Margarita, in Venezuela. Mi è
dispiaciuto non poterci andare subito, ma andrò a settembre. Ho temuto anche
che fosse uno scherzo o peggio, invece li ho contattati al telefono e mi hanno
garantito tutto e spesato. E' stata una cosa che mi ha dato ancora più voglia
di continuare: la soddisfazione del clienete è sempre quella che dà la spinta».
Comacchiese, trent'anni nel commercio: come sono cambiati i Lidi? «Lido Estensi
l'ho frequentato dopo, conoscevo di più Nazioni: una volta c'erano campi,
adesso talmente tanti appartamenti... Il cliente una volta aveva l'accento del
Nord, adesso ha un accento del Sud: si è potuto far apprezzare anche i nostri
Lidi a gente che si era trasferita al Nord». Cos'altro? «Una volta lo standard
del cliente era più alto, la gente che faceva vacanze aveva più soldi e restava
qui per tutta la stagione, ora vengono tutti e restano molto meno. Per contro,
abbiamo lavorato sempre di più, perchè la gente andava meno al ristorante e
veniva da noi, per mangiare una cosa tipica anche passeggiando o in spiaggia: è
stato anche un modo per risparmiare». Cosa funziona e cosa no sui Lidi? «La burocrazia è il nostro cruccio. Non si può investire energie solo per i
costruttori di appartementi, ma anche per i piccoli imprenditori che creano
lavoro. Come ho avuto problemi io, sento che li hanno avuti anche altri: non
voglio aiuti, ma tempi precisi, certi. Per ristrutturare un capannone ho
dovuto aspettare 6 anni, pagando 5mila euro al mese di leasing: avrei dato da
lavorare a 10 persone tutto l'anno, senza contare i clienti che ho perso,
perchè la concorrenza dalla Romagna sulla produzione delle piadine è forte».
Eppure vai avanti. «Io sono comacchiese e ne sono fiero, la mia piadina è
comacchiese, non romagnola, e l'ho sempre detto ai clienti. L'impasto della
nostra piadina è stato cambiato dal cliente: ne facevamo una più dura, poi
l'abbiamo adeguata alle richieste. Ora ce ne sono tre tipi: a Rimini
sottilissima, a Milano Marittima e ai Lidi comacchiesi media, a Ravenna e a
Forlì molto spessa». Hai vissuto gli anni d'oro dei Lidi... «Sì, quando
arrivavano i tedeschi, gli svizzerri...». E adesso? «I turisti arrivano la
prima quindicina di giugno e poi non li vediamo più. Però, quelli che
assaggiano le nostre piadine, nella settimana che restano tornano». Ci sono
segnali positivi per i Lidi? «Io ho sempre puntato sui Lidi, non ho mai aperto
a Comacchio perchè penso che il futuro sia qui. Ma bisogna farli conoscere
questi Lidi, invece siamo noi imprenditori a girare per le fiere del nord
Italia a promuovere il nostro prodotto. Noi andiamo anche in televisione, ogni
anno a Padova a Canale Italia, un'emittente nazionale, e facciamo la nostra
dimostrazione di preparazione e cottura della piadina: già che ero lì, ho
chiesto alla redazione, 30 persone, se conosceva i Lidi: nessuno di loro sapeva
che esistessero». Nella tua attività ti sono capitati episodi strani? «Qualche
domenica fa alle 9.50 è venuta una cinese a mangiare la piadina a colazione:
l'ha voluta con salsiccia, cipolla e peperoni!».
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( da "Eco di Bergamo, L'"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Moscato di
Scanzo a pieni voti --> Test-degustazione dopo la Docg Il lungo percorso
dagli Anni '90 Domenica 19 Luglio 2009 SPECIALI, pagina 38 e-mail print C'è
voluto del tempo, molta pazienza ed un impegno costante nell'opera di
convincimento dei produttori attorno ad un progetto condiviso, ma a distanza di
una quindicina d'anni dalla via tracciata dal Consorzio di Tutela, i risultati
stanno dando ragione a chi lo ha promosso e sostenuto. Stiamo parlando del
vino-mito dei bergamaschi, il Moscato di Scanzo, la più piccola Docg mai
riconosciuta in Italia (comparirà ufficialmente in etichetta con la vendemmia
2007, la cui commercializzazione inizierà a fine d'anno). Per la prima volta
dopo anni di tentativi, l'ultima degustazione comparativa alla quale abbiamo
partecipato, organizzata per la rivista «Spirito di Vino», ha evidenziato i
progressi auspicati. Pur con le diverse sfumature che derivano da i fattori
umani ed ambientali (come la percentuale di presenza nei terreni del «sass de
luna» la pietra calcarea caratteristica della zona), i 16 campioni sul banco
d'assaggio hanno evidenziato connotati organolettici uniformi ed
identificabili. Profumi ed aromi sono fortemente caratterizzati dalla presenza
di una consistente speziatura (il pepe si ripete ovunque; poi chiodi di
garofano e cannella) che si somma alle note dolci-fruttato-floreali (di piccoli
frutti rossi e rosa in particolare) tipiche dei vini passiti. Alcol e zuccheri,
pur consistenti, vengono riequilibrati al palato da acidità e impronta
tannico-erbacea, altra caratteristica del vitigno. La migliore espressione del
Moscato di Scanzo arriva quando tutte queste componenti, che ne fanno un vino
davvero unico nel panorama dei vini dolci, sono armonicamente fuse. Su 16
campioni ben 12 hanno raggiunto e superato la soglia degli ottanta punti sulla
valutazione espressa in centesimi; quattro si sono avvicinati all'eccellenza
assoluta dei 90/100 (in ordine sparso sono i 2006 di De Toma, La Bironda e
Biava ed il 2005 de La Brugherata). Risultati alla mano, abbiamo trasmesso i
nostri complimenti a Paolo Bendinelli, l'avvocato bergamasco che oltre ad
essere titolare de La Brugherata, una delle cantine di riferimento, dal 1994 è
a capo del Consorzio di tutela. Specializzato in diritto agrario, ha portato
avanti la causa del Moscato di Scanzo «autarchico» con grande determinazione,
riuscendo non solo a bruciare le tappe della burocrazia, ma anche a trascinare un
gruppo di vignaioli che si è via via compattato attorno ad un progetto
condiviso, iniziato a metà Anni Novanta con l'introduzione della Doc allargata
al Valcalepio e culminato, come già ricordato, con il riconoscimento della Docg
dopo aver ottenuto, nel 2002, la denominazione autonoma riservata al territorio
di Scanzorosciate. Comunque la si pensi in generale rispetto
all'opportunità di istituire denominazioni così ristrette, ed al modus operandi
applicato per ottenerla, bisogna riconoscere che spetta a lui il ruolo di
protagonista assoluto di una cavalcata che non ha probabilmente eguali nel
panorama enoico nazionale. «In un certo senso, almeno dal punto di vista dei
tempi biblici che segnano il percorso delle denominazioni - ammette Bendinelli
- è vero che abbiamo fatto in fretta. Le mie conoscenze, e le sistematiche
visite presso il ministero di riferimento, hanno avuto un peso
nell'accelerazione delle pratiche. Ma il lavoro più impegnativo è stato quello
fatto a monte per arrivare a dimostrare di meritarsela, la Docg. Basti pensare,
per dire quali sono state le difficoltà, che ancora alla metà degli Anni
Ottanta c'era chi spacciava per Moscato di Scanzo un vino bianco dolce e
beverino». Ognuno andava per la sua strada sulla base della propria tradizione,
ma spesso non era quella giusta. «L'aspetto più complicato è stato proprio
smantellare quelle credenze che portavano a grossolani errori di impostazione.
Il primo grande passo per ottenere un'identità comune è stata la ricerca
varietale, condotta con il contributo dell'Università di Milano a cavalo tra
gli Anni Ottanta e Novanta. Ottenuta una definizione ampelografica, i passi
sostanziali sono stati la sistemazione degli impianti, l'abbassamento delle
rese sia in vigna che in cantina, la razionalizzazione del procedimento di
appassimento ed i parametri che l'uva deve raggiungere prima di essere
vinificata, il periodo minimo di affinamento ed infine i requisiti chimici e le
caratteristiche organolettiche». Tutti passaggi specificati chiaramente nel
disciplinare di produzione, uno dei più restrittivi d'Italia. Perfino
l'imbottigliamento si può eseguire solo all'interno del territorio di
Scanzorosciate. «Era indispensabile per ragioni di controllo ma anche per dare
forza a quel carattere particolare, unico ed irripetibile che deve avere il
Moscato di Scanzo. Quella di una qualificazione del prodotto, attraverso la
ricerca di un'identità specifica, è l'unica strada per poter affrontare il
futuro nel settore vitivinicolo». A tal proposito, gira voce che lei abbia in
animo di rilanciare il Valcalepio seguendo la stessa via. «Io sono convinto che
il taglio bordolese con cui il Valcalepio è nato vada modificato se si vuole
dare una precisa identità al vino rosso asciutto che nasce sulla collina
bergamasca. Altrimenti saremo destinati, come già sta avvenendo per la verità,
a perdere nei confronti di tutti quei paesi emergenti dove cabernet e merlot
sono stati impiantati in grande quantità e che possono produrre (anche bene) a
prezzi notevolmente più bassi. Personalmente ho fatto esperimenti, diminuendo
notevolmente il cabernet sauvignon in favore del franconia e dello stesso
moscato di Scanzo, ottenendo dei risultati molto interessanti. Sto sottoponendo
questa soluzione ai produttori del Valcalepio, i quali tuttavia sembrano
orientati ad andare avanti per la loro strada». E se dovessero chiudere ogni
porta? «Andremo avanti noi di Scanzo, facendo una richiesta per ottenere una
Doc specifica per il rosso». E se lo dice lui, che praticamente da solo ha
portato a casa una Docg, è sicuro che si tratta di una possibilità concreta,
tutt'altro che peregrina. Elio Ghisalberti 19/07/2009 nascosto-->
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( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL PERSONAGGIO
pag. 6 PERCHE' un giovane che si è laureato in Legge a soli 23 anni, ha
brilla... PERCHE' un giovane che si è laureato in Legge a soli 23 anni, ha
brillantemente conseguito il diploma della Scuola di perfezionamento di Diritto
e Procedura penale dell'università di Napoli e ha altrettanto brillantemente
ottenuto l'abilitazione alla professione di avvocato, dovrebbe scegliere la
carriera ministeriale, statale, prefettizia, quella che l'antico riflesso
comune vuole assorbita, impolverata dalla routine delle
pratiche e della burocrazia?
Chiedetelo ad Angelo Tranfaglia, prefetto di Bologna dal 26 marzo dell'anno
scorso, e i sospetti di grigiore si dilegueranno. «Mi interessava è la risposta
svolgere un'attività che avesse a che fare con il diritto ma anche con i
problemi della gente. Ricordo che nel mio paese, Contrada, 3mila
abitanti a 7 chilometri
da Avellino, il luogo dove è nato Antonio Ammaturo, medaglia d'oro al valore civile,
il dirigente della Mobile di Napoli assassinato nel 1982 dalle Brigate Rosse,
ecco, ricordo che fra noi giovani si discuteva di tutto, degli avvenimenti del
giorno, della politica internazionale, delle leggi, c'era vivacità, fermento
intellettuale, avevamo anche creato un circolo culturale, si chiamava Nuova
Dimensione. Già allora, mentre studiavo diritto romano con Antonio Guarino e
civile con Modestino Acone, sentivo l'inquietudine di chi è curioso di sempre
nuove esperienze. Lavorai anche per qualche mese in uno studio legale, ma non
era per me. Intanto facevo tutti i concorsi. Nel '73 diventai vicecommissario
di polizia a Genova, con il questore Emilio Santillo». Subito poco tempo per
annoiarsi, insomma. «Genova aggiunge Tranfaglia mi diede il senso
dell'importanza del contatto con la gente, con la strada, con il bene e il male
che vi accadeva, era l'epoca delle lotte all'Italsider». Quando entrò in
prefettura? «Il 2 gennaio del '76, come consigliere a Perugia, dove sono
rimasto 17 anni, lì sono nate le mie figlie e lì ho conosciuto un vero
arricchimento umano e professionale. Ma prima ci sono state altre cose. Il
servizio militare nella Guardia di Finanza, dopo il corso allievi ufficiali, a
Mondovì e poi a Napoli. Vede quella foto alla parete? E' la mia classe, ci
riuniamo regolarmente, siamo veri amici. Nel '75, all'ultimo mese del servizio
militare, mi sposai. E prima di entrare in prefettura vinsi il concorso di
vicedirettore del carcere di Avellino. Ci rimasi un mese, incredibile, la
prigione a un passo da casa». Come si fa a fare bene il prefetto? «Dietro la
carta, dietro ogni pratica, c'è una persona. E i problemi delle persone non
vanno mai presi superficialmente. Questo rapporto con la popolazione fa parte
della storia della nostra istituzione prefettizia, vale per i prefetti
dell'unità d'Italia, per quelli dell'era giolittiana e anche per i prefetti del
ventennio fascista, che spesso corressero le ruvidezze del regime. Qui non è
come in Francia, dove i prefetti hanno una tradizione centralistica. Da noi il
prefetto è la valvola di chiusura del sistema nelle diverse realtà locali, un
aspetto che si è accentuato con l'evoluzione dello Stato nel senso delle
autonomie e del federalismo. Il prefetto è questa interfaccia, la sua
affidabilità è quella stessa che lo Stato deve trasmettere ai cittadini». E
questo rapporto diretto come avviene? «Prima di tutto stabilendo un contatto
costante con i sindaci, l'altro giorno ho incontrato quelli della provincia di
Bologna, ma ho fatto così fin dal mio primo incarico di responsabile di
prefettura, a Rovigo. Ho subito visitato i Comuni, tutto si facilita, si
saltano gli ostacoli formali, si trovano più in fretta le risposte». Come si è
calata questa impostazione nella nostra città? «Quando ti dicono che andrai a
fare il prefetto a Bologna, da una parte ti tremano i polsi, dall'altra sei
lusingato. Ogni realtà è particolare, ma unici sono la funzione del prefetto e
il contatto con la gente. Bisogna saper tagliare il vestito sulle nuove
misure». Bologna che misure ha? «Conta meno di 400mila abitanti, ma diventa una
metropoli con le 100mila persona che vi gravitano quotidianamente e con le
altre centinaia di migliaia della provincia. Inoltre, deve fare i conti con il
suo glorioso passato. Ma siccome sta in Italia, in Europa e nel mondo, Bologna
non è indenne dai mali di questo momento storico». Si riferisce al degrado? «E'
un leit motiv che sento ripetere, Bologna che non è più quella di una volta. I
problemi, l'ho detto, sono comuni a tutte le grandi città, ma complessivamente
questo è un posto vivibile. Gli enti locali sono attivi e si avverte una vivace
solidarietà». Come sente la città nei suoi confronti? «Il prefetto non è mai un
buon giudice del clima sociale del luogo dove opera, poiché per lui si aprono
tutte le porte, tutti sono disponibili. Si può giudicare solo dopo, quando si
va via, allora dai contatti che si mantengono o cessano si capisce se si sono
combinati dei guai oppure no. Finora ho sempre lasciato un buon ricordo,
dappertutto». Sul piano privato, quali difficoltà pone questo tipo di lavoro?
«I trasferimenti e, di contro, la necessità di avere vicina la famiglia, di non
perdere le radici. Io la famiglia mia moglie e le nostre tre figlie me la sono
sempre portata con me. E' una bella famiglia, una grande forza». Vacanze? «Mia
moglie è greca, senza il mare non vivrebbe. Io amo molto anche la montagna, le
camminate, si riesce sempre a mettere un piede dietro l'altro per salire, e in
cima la fatica passa. Così conciliamo le due cose». Che capo è lei? «Esigente.
Ma cerco di coinvolgere i miei dipendenti nelle decisioni, di motivarli». Fine.
Angelo Tranfaglia ha modi cordiali e insieme spicci. Precisa. Spiega.
Riprecisa. Rievoca. Annoda fili di memoria. Napoli. La casa al paese. E la
cadenza della sua terra avvolge l'ascoltatore come fanno i racconti di vita
vissuta. Dietro la carta c'è sempre una persona, non è vero?
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(
da "Gazzetta di Parma (abbonati)"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA 19-07-2009 L'intervista: Il bilancio del presidente del Consorzio di Bonifica parmense «Il nostro impegno per vincere il rischio di un'emergenza idrica» Paolo Conforti: «Investimenti e progetti per combattere frane e alluvioni» P asseranno da 16 a 8 e i loro confini saranno ridefiniti su base provinciale. La nuova legge regionale del 22 aprile 2009 prevede una piccola rivoluzione dei Consorzi di Bonifica, che però interessa soltanto in parte quello parmense, l'unico a mantenere praticamente inalterati i propri confini. Un'altra novità è l'istituzione di comitati provvisori che guideranno i Consorzi in attesa delle elezioni del prossimo anno. Nel frattempo Paolo Conforti, presidente del Consorzio della Bonifica Parmense, traccia un primo bilancio di questi tre anni alla guida dell'ente, illustrando gli obiettivi raggiunti e quelli ancora da perseguire, sia in relazione al problema della crisi idrica, sia in merito al rischio idraulico del territorio. Quali sono i principali risultati raggiunti dal Consorzio? Credo che un risultato importante sia quello di aver riportato il Consorzio di Bonifica fra le principali istituzioni di governo del territorio provinciale, recuperando un ruolo centrale e una collaborazione stabile con gli enti locali. Con il Comune di Parma abbiamo sottoscritto un protocollo per il coordinamento degli interventi nei due grandi quadranti a valle della città, l'area Naviglio-Asolana e l'area Aeroporto-Fiera, che presentano forti criticità per il carico urbanistico degli ultimi anni; uno strumento indispensabile per leggere il territorio in modo organico e unitario ed evitare gli errori del passato. Abbiamo potenziato impianti di sollevamento e coordinato la progettazione di vasche di laminazione a valle dei principali insedia- menti produttivi, residenziali o commerciali della città. Un altro grande sforzo è stato fatto per fornire un sostegno ai piccoli Comuni. Che interventi avete messo in campo su un territorio come il nostro che va dal crinale appenninico al Po? In pianura abbiamo potenziato gli impianti e ristrutturato una rete che in molti tratti necessitava interventi urgenti di ammodernamento. Negli ultimi due anni abbiamo messo in cantiere un intervento da circa 10 milioni di euro per l'ammodernamento del Canale Spelta, strategico per portare più acqua al comparto est della Provincia, dove è stato anche da poco ultimato un by-pass, unico in Italia per tecnologia e lunghezza, che collega la sponda reggiana, sotto il torrente Enza, al Comune di Traversetolo. Sulla sponda sinistra del Taro è ormai ultimato un intervento per l'adeguamento dei canali che da Ramiola attraversano i Comuni di Medesano, Noceto, Fontevivo, Fontanellato. In montagna negli ultimi due anni abbiamo superato i 200 progetti fra consolidamento idrogeologico dei versanti e ripristino della viabilità. Che ruolo gioca il Consorzio nel campo dell'emergenza idrica? Se non ci sarà una immediata inversione di tendenza si andrà incontro ad una situazione di crisi con conseguenze imprevedibili. La Regione, per ora, sembra aver sottostimato il problema della carenza idrica nella nostra Provincia, dove, anche in funzione del rispetto di legge del deflusso minimo vitale dei fiumi, si prospetta ormai una «guerra» fra le esigenze dell'uso civile, agricolo e industriale. Le falde sono sempre più inquinate e siamo ancora fermi alla prassi innaturale di sollevare acqua dal Po, con un assurdo consumo di energia. Invece di sollevare acqua dal basso verso l'alto stiamo lavorando per la realizzazione di invasi in montagna e in collina; bacini di accumulo che possano consentire la duplice funzione di darci acqua e produrre energia tramite turbine. Abbiamo quindi avviato interventi innovativi individuando bacini di accumulo per alcuni milioni di metri cubi d'acqua i primi dei sono stati progettati nel Comune di Medesano, che consentiranno una riserva di circa 2,6 milioni di metri cubi d'ac- qua per l'utilizzo estivo. Il Consorzio di Bonifica ha puntato su una forte campagna di informazione. Che frutti ha portato? Abbiamo recuperato un evidente ritardo nel comunicare il nostro lavoro; un'azione quotidiana, capillare, silenziosa a difesa del territorio. Convegni, opuscoli, filmati, pagine di giornali, nuove bollette più chiare e trasparenti, intensi rapporti istituzionali, un grosso sforzo per far capire il ruolo indispensabile che svolge oggi il Consorzio per la città e la Provincia e per sensibilizzare sulla carenza idrica. E' importante inoltre ricordare il ruolo del Consorzio all'interno della Protezione Civile, proprio per la specifica conoscenza della vulnerabilità del territorio e per la capacità di intervenire in poche ore con uomini e mezzi in ogni parte della Provincia Un problema sul tavolo ancora da risolvere? Il tema vero è la riorganizzazione di un sistema e il rapporto con tutti gli enti che operano sulla risorsa idrica, primi fra tutti Enìa e i Consorzi confinanti. Mantenere in esercizio e in manutenzione una rete di irrigazione e di scolo di oltre 1.500 km non è facile se su altrettanti canali si sommano competenze diverse. Se emerge un problema a caduta ne risente un intero quadrante del territorio; >una
rete invece è per definizione un sistema. Mi auguro infine che si prenda
coscienza dell'esigenza di un alleggerimento delle procedure e della burocrazia. L. M. La novità In regione i
consorzi verranno dimezzati Quello di Parma manterrà i confini
(
da "Messaggero, Il
(Marche)" del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Domenica
19 Luglio 2009 Chiudi «Con Castelli, in Comune, sono tornati i
"gulag"». Lo afferma, continuando nei suoi pesanti attacchi iniziati
prima delle elezioni, l'on. Amedeo Ciccanti, capogruppo Udc all'Arengo, il
quale si sta subito proponendo come leader dell'opposizione. «L'ex sindaco
Piero Celani afferma un Ciccanti velenosissimo non ha fatto niente in 10 anni
ma almeno non ha fatto nemmeno del male. Castelli invece apre la sua esperienza
amministrativa con una delibera di riorganizzazione amministrativa che punisce
dirigenti capaci e meritevoli perchè colpevoli di non aver partecipato ai suoi
raduni elettorali e perchè integri nel rispetto delle leggi e delle buone
prassi amministrative. Castelli quindi non solo dimostra di non essere il
sindaco di tutti, ma nemmeno di premiare secondo merito e trasparenza. Senza
aver misurato le competenze dei dirigenti rispetto a degli obbiettivi, in base
a quali criteri ha deciso gli incarichi?». Ciccanti cita il caso dell'ing.
Maurizio Curzi. «Valga questo esempio per tutti. continua L'ing.Curzi, uno dei
dirigenti più preparati e capaci del Comune, è stato espropriato di tutte le
competenze e relegato a funzioni operative di un geometra, ovvero di un
consulente esterno. Una vera e propria azione di mobbing. A questo punto una
domanda sorge spontanea. Qual è il vero Castelli: quello che invoca S.
Cateriana da Siena e S.Paolo, la meritocrazia e la trasparenza, la magnanimità
e l'ecumenismo, l'affidabilità e l'onorabilità delle istituzioni con cui ha
fatto la campagna elettorale, oppure il bieco e oscuro esecutore di vendette
politiche di una destra ex missina, il pianificatore freddo e cinico di una
"pulizia etnica" nella burocrazia comunale e nei vari centri di potere cittadino, un politico
spregiudicato che firma accordi e approva documenti che poi non rispetta
nemmeno tra i suoi amici di partito ed alleati?». «Dobbiamo temere si domanda
ancora Ciccanti una nuova versione di un sindaco che rivendica la
"rivincita dei vinti", come ha detto in Consiglio comunale in
occasione del suo insediamento, con metodi scaltri e astuti, raggirando amici,
alleati ed elettori? Queste sono le domande che all'indomani delle elezioni
comunali i cittadini devono porsi. Questa è la "questione etica" che
sta insieme ad una "questione morale" che pure è stata posta qualche
settimana fa». Parole pesantissime quelle di Ciccanti dopo all'indomani della
delibera della Giunta comunale che ha riorganizzato i vertici della dirigenza
comunale. «Sono stati creati 4 super vertici sui quali sono stati concentrati i
maggiori poteri e competenze del Comune», conclude Ciccanti.
(
da "Corriere della Sera"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data:
19/07/2009 - pag: 4 La guida al piano casa Quarta puntata Il piano regionale
consente aumenti volumetrici e meno burocrazia.
Per costruire serve però molta attenzione alle norme
(
da "Corriere della Sera"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: PRIMA PAGINA
data: 19/07/2009 - pag: 1 TRASPARENZA E BUROCRAZIA IL CALL
CENTER E IL SILENZIO DELLO 06.06.06 di VALERIO MAGRELLI N ei giorni scorsi, il
rapporto dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici del
Comune ha emesso una sentenza inappellabile: Roma ha promosso la sua
metropolitana e l'insieme di offerte culturali rappresentate da Auditorium,
Palaexpò, musei comunali e biblioteche. Bocciati senza riserve, viceversa, la
pulizia delle strade e i servizi sociali. Ad un giudizio tanto perentorio,
vorrei soltanto aggiungere una nota. L'Agenzia per il controllo e la qualità
dei servizi pubblici è stata istituita dal Comune nel marzo del 2002. Ebbene,
proprio negli stessi mesi nasceva il nuovo Sistema Numero Unico - Call Center
Integrato 060606. Confesso che accolsi la sua creazione con vero entusiasmo, e
ne scrissi in diverse occasioni. Per la prima volta, un solo referente
telefonico veniva finalmente a smistare ogni tipo di richiesta, abbattendo le
barriere fra pubblico e impiegati, semplificando le istruzioni di innumerevoli
pratiche, riunendo in un unico snodo tutti i servizi. Insomma, si trattò di
un'iniziativa encomiabile, che venne accolta da un coro di lodi. Bastava fare
il numero, e la risposta giungeva immediata. Ebbene, con la stessa tempestività
di sette anni or sono, mi pare giusto segnalare adesso il tramonto di quel
progetto. Dopo decine di telefonate a vuoto, dopo decine di giorni spesi in
inutili tentativi, dopo decine di minuti trascorsi in attesa, sono giunto a
considerare il servizio 060606 definitivamente chiuso. In una società che ha
fatto della comunicazione il proprio idolo, bisogna rassegnarsi all'evidenza:
la burocrazia non ha alcun interesse a farlo con i
suoi utenti. Volete sapere qualcosa sull'anagrafe? Andateci. La stagione della
trasparenza, insomma, è terminata, e il nostro Leviatano quotidiano, il Mostro
amministrativo che ci gestisce, ci domina e possiede, è sprofondato di nuovo
nel silenzio delle divinità. Plutarco scrisse che, intorno all'anno 60 dopo
Cristo, gli oracoli cessarono di dare responsi. Noi siamo nelle stesse
condizioni: prendiamo atto che, dal 2009, Call Center Integrato è ritornato
muto.
(
da "Gazzettino, Il"
del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Domenica
19 Luglio 2009, Borca di Cadore NOSTRO SERVIZIO Progetti di interventi
strutturali di mitigazione del rischio idrogeologico sul dissesto di Cancia, ne
sono stati posti in discussione più di qualcuno, ma tutti con un unico
intendimento: creare un invaso a tutela dell'abitato della piccola frazione che
conta poco meno di 300 abitanti, colpita per ben due volte a distanza di due
anni l'una dall'altra, nel '94 e nel '96, da frane di portata tale da mettere a
rischio l'incolumità delle persone. Incontri in Regione, confronti tra le parti
tecniche e politiche. Studi che chissà perché parevano sempre essere quelli
definitivi e che invece, poi alla fine, trovavano ostacoli di tutti i tipi. Il
nuovo bacino di contenimento avrebbe dovuto essere in grado di ricevere colate
di detriti di almeno 100.000-120.000 mc
di materiale. La messa in sicurezza dell'area di Cancia sottoposta ad una
situazione di rischio derivante dalla presenza di un conoide attivo proveniente
da Forcella Salvella sull'Antelao, dove nel '94 e '96 si sono verificati
episodi di colata che hanno investito l'abitato e le infrastrutture
sottostanti, procurando danni ingentissimi, è sempre stata al centro del
programma delle diverse amministrazioni che si sono susseguite fino ad oggi.
L'iter procedurale è stato lungo. Per il progetto iniziale risultato inadeguato,
si è resa necessaria una ridefinizione. Secondo la Regione, infatti,
necessitava la realizzazione un modello matematico per la simulazione degli
effetti delle colate di detriti sulla vasca di contenimento alla base del
canalone di Cancia. Ecco che la Regione ha dato incarico di operare allo Studio
Galli di Belluno che, assieme al professor Armanini dell'Università di Trento,
ha redatto un nuovo studio che ha evidenziato i diversi aspetti e metodologie
d'intervento dopo un inquadramento generale attraverso la simulazione degli
effetti delle colate detritiche sulla vasca di contenimento. Il progetto è
stato presentato ai cittadini in una riunione alla quale hanno preso parte -
era il 12 dicembre del 2007 - tante persone che forse poco hanno capito dei termini
tecnici come tracimazione, griglie di difesa di sponda, spinte della colata,
usate dai tecnici per spiegare la scelta progettuale modificata ed integrata
rispetto alla precedente modalità. Il nuovo invaso, si disse, potrà contenere 100.000 metri cubi,
realizzato in modo tale da far defluire l'acqua tramite il torrente Mioliei
verso il Boite. Il tracciato veniva adeguato al transito della nuova portata
intervenendo solo in una curva. In tale occasione è stato assicurato che non ci
sarebbero state interferenze con l'ambiente circostante. L'area scelta per la
sua realizzazione è quella dell'ex campo sportivo, azione che richiedeva un
necessario cambio di destinazione uso al Piano Regolatore. Inutile dire che i
cambiamenti da apportare al progetto, andavano pari pari all'aumento dei costi,
lievitati nel frattempo fino ad arrivare al prezzo finale di 12 milioni. Con
copertura finanziaria Stato-Regione. Il carattere d 'urgenza dell'opera è
sempre comunque stato messo in evidenza, ma la burocrazia ha i suoi tempi da far
rispettare. Come quello delle osservazioni e le controdeduzioni. Una sola ne è
arrivata, presentata al Parlamento Europeo, di contenuto ambientale, che ne ha
ritardato l'iter per un altro anno. Borca era contenta della buona notizia che
è di qualche giorno fa che diceva che a breve si sarebbe potuto procedere all'appalto.
Ma la frana di 90.000
metri cubi ha giocato in anticipo seminando
distribuzione e morte. E la gente adesso è davvero arrabbiata. Nives Milani
(
da "Mattino, Il
(Circondario Nord)" del 19-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
LUIGI
CICCARELLI Pozzuoli. Come perdere 400mila euro per intoppi
e lentezze della burocrazia.
A spiegarlo potrebbe essere l'amministrazione comunale di Pozzuoli, che ha
visto svanire la possibilità di ottenere dalla regione Campania un
finanziamento destinato a progetti per la fruizione del mare e della montagna
da parte di persone diversamente abili. Tutto ciò a causa di un
documento mai arrivato agli uffici dei servizi sociali puteolani, perché
rimasto fermo presso l'ufficio protocollo del Comune. Il documento in questione
era una comunicazione con cui la Regione chiedeva al comune di Pozzuoli, ente
capofila dell'ambito territoriale N4 (comprendente anche Bacoli, Monte di
Procida e Quarto), delle modifiche al progetto presentato per concorrere al
finanziamento. Progetto presentato in associazione con gli ambiti territoriali
N1 (Mugnano, Calvizzano, Melito, Qualiano e Villaricca) e N2 (Giugliano e
Marano). Dopo essere stata ricevuta dall'ufficio protocollo - che si trova
presso la sede centrale del Comune, al Rione Toiano - la «carta», però, non è
stata smistata ai servizi sociali, i cui uffici sono ubicati in via Vigna, nei
pressi della Solfatara. Contestualmente, però, oltre alla raccomandata, dalla
Regione era partito anche un fax, in cui si anticipava agli uffici puteolani la
richiesta avanzata. Ciononostante, a Pozzuoli nessuno si è mosso prima che
spuntasse fuori la famigerata raccomandata cartacea. Circostanza avvenuta
quando ormai era troppo tardi, determinando l'esclusione dei progetti dal
finanziamento. «L'intoppo - conferma l'ex assessore ai servizi sociali del
comune di Pozzuoli, Fulvio Frattasio - si è avuto all'ufficio protocollo ed è
costato al Comune 400mila euro». Per effetto di tale «intoppo», i 4 progetti
presentati da Pozzuoli, e dagli altri ambiti associati, non potranno essere
realizzati. Tra questi c'è quello dell'associazione bacolese «Pro handicap»,
che da 15 anni consente a centinaia di diversamente abili di usufruire del mare
di Miseno. «Purtroppo - dice il presidente, Salvatore Iodice - abbiamo dovuto
ridurre di 4 unità il personale e abbiamo rinunciato all'acquisto di un
sollevatore, che ci sarebbe stato di grande aiuto».
(
da "Stampa, La"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Piave
non mormora più Il Piave non mormora più. Gorgoglia magari, scroscia, rimbomba
lungo le condotte di metallo. O semplicemente tace, ridotto a un rigagnolo
largo un paio di metri, spesso come un foglio di stagnola. Fra Treviso e
Conegliano Veneto l'autostrada corre verso le Dolomiti, il nuovo patrimonio
dell'Umanità dell'Unesco. Davanti le pareti verde scuro delle Prealpi, poi
all'orizzonte le vette oltre i tremila. In mezzo a questa pianura dove il cielo
a Nord ha i colori della montagna e a Sud l'azzurro disteso della Laguna, si
incontra un ponte: «Fiume Piave, sacro alla Patria». Un messaggio dai toni
solenni. Sì, è cominciato tutto da qui, i solchi tra le montagne, la piana. L'Italia
che fermò le truppe austriache. Ma chi si affaccia dal viadotto rimane
interdetto: dov'è il Piave? Nel periodo di magra di inizio agosto il fiume è
ridotto a un torrente. Non lo vedi, si perde nel letto di pietre bianche. Negli
anni di siccità scompare. Ma non è colpa delle precipitazioni, il Piave di
acqua ne avrebbe in abbondanza, oltre 3,5 miliardi di metri cubi l'anno. Il
punto sono quelle 121 centrali idroelettriche che gli prosciugano gli
affluenti, quei 98
metri cubi al secondo che nei mesi secchi gli vengono
prelevati per irrigare i campi. Per non dire dei 37 punti di «attingimento» per
l'innevamento artificiale. Insomma, sarà pure «Sacro», ma poi la Patria nel
tratto alpino porta via al Piave fino al 90 per cento delle sue acque. Nei 227 chilometri dalle
sorgenti alla foce costruisce 200 chilometri di tubature e 17 invasi di media
grandezza. Il colpo finale deve ancora arrivare: negli uffici della Provincia
di Belluno giacciono altre 28 domande per micro-centrali idroelettriche (una
alle porte di Cortina D'Ampezzo). Una specie di epidemia con undici richieste
negli ultimi tre mesi. Basta un rivo di un paio di metri cubi al secondo di
portata e subito qualcuno propone di metterci una turbina. Per rendersene conto
bisogna andare a Perarolo (a Nord di Belluno), al bar dei Zater. Bisogna farsi
mostrare da Luigino le fotografie dei grandi zatter, zatteroni appunto, che
all'inizio del '900 scendevano il fiume: «Venivano costruiti sul momento, con i
tronchi dei boschi delle Dolomiti destinati ai palazzi di Venezia. Poi
raccoglievano merce da Perarolo fino alla Laguna, quasi duecento chilometri»,
racconta Luigino. Se non ci fossero le fotografie, sarebbe difficile credergli:
sul fiume oggi ci naviga a stento una canoa. Ma il paradosso del Piave - almeno
nel tratto dolomitico - è un altro: il fiume, scendendo, invece di ingrossarsi
si prosciuga. Provate a salire a Santo Stefano di Cadore, a due passi dalle
sorgenti. «In meno di dieci chilometri diventa largo decine di metri», spiega
Sergio Reolon, ex presidente della provincia di Belluno (Pd) che della
battaglia per il Piave ha fatto una ragione di vita, fino a dichiarare una
secessione idrica dalla Regione Veneto: gente di sinistra e di destra unita
contro la Pianura che si beve il fiume e si tiene i canoni demaniali. La Piave,
la chiama Reolon come si usa qui, «perché il fiume è la nostra madre, le
dobbiamo tutto». Ma basta scendere qualche tornante e cominciano le sorprese:
il Piave si infila nei tubi. Si riduce a una lingua d'acqua, non ne senti più
nemmeno il rumore leggero, fresco. Il resto è nelle condutture, ricomparirà tra
dieci chilometri. Poi sparirà di nuovo. Il Piave scorre sottoterra, è un fiume
in cattività, prigioniero di tubi e turbine. «I nove decimi dell'acqua sono
preda delle centrali», spiega Reolon. L'espressione chiave diventa «minimo
deflusso vitale», è la quantità d'acqua che le centrali e i concessionari
devono lasciare per garantire la sopravvivenza del fiume. Un'espressione
tecnica, ma bisogna verificare con i propri occhi: «Guardi, questo le sembra un
fiume?», chiede Ferruccio De Poi, presidente del Bacino di pesca di Belluno e
indica il Mis, nove metri cubi su dieci per la diga. De Poi racconta: «Quando i
gestori chiudono i rubinetti il fiume scompare e noi dobbiamo salvare i pesci
che boccheggiano». Peccato, perché il Piave ha una varietà ittica che mezza
Europa ci invidia: trote, temoli, carpe, lucci, li vedi nuotare nell'acqua
bassa un palmo, li potresti prendere con le mani. «Ma non sono soltanto i
pesci, se vanno via loro scompaiono anche gli uccelli, gli aironi neri, bianchi
e cinerini. E senza acqua non vivono i grandi animali, come i cervi», racconta
Giuseppe Giacobbi, uno che alla Piave ci dedica ogni ora libera. Che va su e
giù per il lago di Cadore con una barca che pulisce l'acqua. Gratis,
ovviamente. Il Piave è sacro soltanto sui cartelli segnaletici: certo,
l'energia è importante, i due terzi di quella prodotta in Veneto vengono
dall'acqua del Piave. «Però bisognerebbe fare come in Val Pusteria, dove le
centrali prelevano l'acqua dal fiume e gliela restituiscono dopo poche
centinaia di metri», punta il dito Giacobbi. Ma non c'è soltanto questo: le
centrali sono cominciate a fiorire sul Piave tra le due guerre. Stava nascendo
Porto Marghera e senza l'acqua del fiume il polo chimico del Veneto sarebbe
durato poco (la società che costruiva le centrali, la Sade, aveva gli stessi
padroni della grande industria e realizzò anche la diga del Vajont). Adesso,
però, è diverso: «Oggi ci sono piccole società che costruiscono centrali per
ottenere i certificati verdi, per produrre energia che sarebbe antieconomica,
ma che viene pagata molto più di quella prodotta con combustibili fossili»,
sostiene Giacobbi. Poi ci sono i comuni che hanno le casse più prosciugate del
Piave e si aggrappano alle concessioni idroelettriche per rimettere in sesto i
bilanci. «I grandi impianti noi li abbiamo ereditati dal passato, sono degli
anni Venti», allarga le braccia Mario Trogni, responsabile dell'unità business
dell'Enel di Vittorio Veneto. Ma non è possibile ridurre il loro impatto,
restituire subito le acque al fiume? «Non è ipotizzabile rivedere i grandi
impianti storici. I nuovi, per fortuna, sono molto più piccoli e hanno un
impatto più ridotto sul Piave. Purtroppo il fiume deve soddisfare tanti bisogni.
C'è l'energia pulita (qui ci sono 850 Megawatt di potenza installata su un
totale italiano di 23.000 Megawatt), ma ci sono anche le necessità
dell'irrigazione, dell'ambiente e del turismo», spiega Trogni. Che conclude:
«Non siamo solo noi a decidere l'utilizzo dell'acqua che passa per le nostre
dighe». Così il fiume arriva stremato alla pianura. Ma qui, dove dovrebbe
allargarsi sull'antico grande letto, deve subire un altro attacco:
l'irrigazione. «Non mettiamo in discussione il diritto delle campagne, ma è
anche necessario rispettare il fiume, che dà vita alle nostre montagne",
sospira Reolon. Punta il dito: "I consorzi prelevano acqua a piene mani:
si arriva anche al 50 per cento di quella che arriva in pianura. Ci sono
sprechi. Si utilizzano sistemi di irrigazione, come il metodo a spaglio, che
era già della Repubblica di Venezia». Finora la pianura ha stravinto, forse
perché i suoi 5 milioni di voti pesano più dei 200mila della montagna. Poi c'è la burocrazia: la Regione non ha ancora indicato i livelli di deflusso minimo
vitale. Nel calcolo dell'acqua prelevabile si conta anche il Vajont, 1,5
miliardi di metri cubi, anche se il bacino è vuoto. Insomma, c'è più acqua
sulla carta che tra le sponde. Il Piave, simbolo dell'Italia unita,
diventa l'emblema dei nostri fiumi a rischio di estinzione.
(
da "Corriere delle Alpi"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
«I
ritardi hanno nome e cognome» Reolon contro la Regione: «I soldi ci sono da 10
anni» BELLUNO. Ritardi ed omissioni: lunghi 10 anni, epoca al quale risale il
finanziamento ottenuto in base alla legge Sarno. Punta il dito contro la
Regione l'ex presidente della Provincia Sergio Reolon: la frana di Borca si
poteva evitare se solo si fossero accorciati i tempi dell'iter burocratico
relativo all'intervento di sistemazione. «La Regione ottenne i fondi sulla
legge Sarno 10 anni fa» spiega Reolon «da allora sono stati
fatti solo studi e studi e studi e burocrazia, e non si è mai intervenuti: c'è una grave responsabilità della
Regione che sulla vicenda ha agito con il metodo centralistico con cui agisce
sempre». Nel senso che in realtà «la competenza di quella frana spetterebbe alla
Provincia (per legge regionale) ma la Regione allora non trasferì questa
competenza e non trasferì i soldi: si tenne tutto e lo fece in accordo
con il precedente presidente (si era negli anni 1999-2000). Ma al di là di
questo» continua Reolon «è il metodo centralistico che usa e poi il fatto che
non si fanno le cose. Purtroppo in questo caso ci sono due morti che sono
appunto frutto di una responsabilità precisa: non si possono avere i soldi e
essere fermi da 10 anni». Secondo Reolon tutti «sapevano che c'era una
situazione di pericolo: tante volte è stata affrontata con discussioni, anche
incontri, incarichi, però senza arrivare alla determinazione dell'intervento e
a farlo». Il finanziamento era stato ottenuto in base alla legge Sarno, uscita
dopo il disastro in Campania: allora si monitorarono tutti i siti a rischio e
furono stanziati i fondi per chi avesse presentato progetti. «Tanti di quei
soldi del finanziamento sono stati spesi in progetti: ricordo che era stata
coinvolta anche l'Università di Padova ma quelli non spesi in questo modo
dovrebbero ancora esserci. Noi sappiamo che in alcuni casi ci sono problemi e
le cose non sono semplici, ma qui ci sono responsabiltà: hanno nome e cognome
precisi, ci sono ritardi e omissioni che non sono imputabili alla difficoltà
dell'intervento perchè riguardano perdite di tempo... e questo va detto.
Siccome ogni volta che fanno qualcosa si autoincensano! Un anno e mezzo, due
anni fa ci sono stati anche interventi di consiglieri regionali che
rassicuravano che la Regione stava lavorando: allora, dove sono questi lavori?
Le responsabilltà ci sono, specie oggi che c'è una disgrazia e due persone
hanno perso la vita, cosa che sconvolge tutti».
(
da "Corriere delle Alpi"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
De
Marchi: «In ritardo di anni» Il progetto per il nuovo vascone si poteva fare in
metà del tempo BORCA DI CADORE. «Vogliamo cominciare ad arrabbiarci?». Domanda
retorica, ma sentita. Sandro De Marchi è stato sindaco a Borca ed ora è
assessore. In uno sfogo che è a metà l'amarezza e l'incazzatura aggiunge: «Ho
perso la fiducia nella amministrazione pubblica». Scusi, ma lei è un assessore,
un amministratore pubblico. Ha perso la fiducia nel suo ruolo? Cosa farà d'ora
in poi? «Sono tredici anni che vado a Venezia. Continuerò a farlo, a battere i
pugni sul tavolo: prendo con serietà il mio impegno». Ma intanto cominciamo ad
arrabbiarci. E De Marchi tira fuori uno dei tanti motivi che ci sono a Cancia
per essere furiosi con la pubblica amministrazione, e con la Regione in modo
particolare. «Dentro l'ultimo invaso, quello da 30.000 metri cubi
che è sopra la casa dei Zanetti, c'è una vecchia casa dell'Eni, proprio in
mezzo al bacino. E' a tre piani, ha un certo volume, occupa spazio che dovrebbe
essere occupato dalla ghiaia che scende dall'Antelao. Ebbene, sono due anni che
quella casa può essere abbattuta, c'è l'ok della proprietà, ci sono i soldi,
c'è stato l'appalto. Eppure la Regione non è riuscita ad abbattere la casa».
Non sarà quello il motivo del disastro di sabato mattina, ma tutto concorre. E
di sassolini nelle scarpe De Marchi ne ha parecchi. «Sono passati tredici anni
dalla frana del 1996. E siamo arrivati solo oggi ad avere il progetto pronto
per un grande vascone di contenimento, con la gara di appalto che sta per
partire. Ma io dico che sarebbe bastata la metà degli anni per arrivare allo
stesso risultato. La Regione doveva fare una legge speciale. Il motivo c'era,
l'estrema pericolosità di quel canalone per gli abitanti di Cancia. Se c'è un
problema di sicurezza, non ci si può far fermare dalla burocrazia. Adesso in Regione diranno
che siamo degli ingrati e che loro hanno fatto il possibile. Ma io dico che si
poteva arrivare all'appalto in metà del tempo». L'assessore spiega che fino a
venerdì il canalone era in buono stato, l'alveo era pulito, i grandi invasi
costruiti lungo il canale non avevano accumuli di ghiaia. Anzi il
vascone più a valle (quello con la casa dentro) non aveva mai ricevuto ghiaia
da quando è stato costruito. «Per fortuna che c'erano i vasconi. Altrimenti
tutta la ghiaia scaricata dall'Antelao sarebbe finita su Cancia. Questa volta,
a differenza delle altre frane, è arrivata soprattutto acqua, non la terra. Nel
1996 ci vollero decine di mezzi che lavorarono per dieci giorni, per portare
via la ghiaia dalle strade e dalle case. Invece adesso si sta solo ripulendo il
fango. I vasconi hanno tenuto dentro la gran parte dei sassi dell'Antelao».
Certo, in tutti i vasconi ha ceduto la parte più alta e centrale delle griglie
di contenimento. Ma questa volta, continua De Marchi, la forza dell'acqua è
stata enorme. L'acqua è scesa velocissima, come è ovvio. Le altre volte, nel 94
e nel 96, per non parlare delle frane precedenti, le frane fatte di ghiaia e
sassi erano state più lente. Se si guardano il canalone e l'abitato di Cancia,
vengono i brividi. Uno pensa che le case sono destinate ad essere sommerse,
prima o poi. Come è possibile che siano state costruite lì, nel corso dei
secoli e ancora di più dagli anni Sessanta in poi? «Beh, Cancia è nata perfino
prima del paese di Borca». E Cancia esiste, dunque bisogna trovare una
soluzione. «Il progetto c'è. Il progetto di un enorme vascone di contenimento,
che occupa quello attuale (con la casa dentro) e il vicino ex campo di calcio: 100.000 metri cubi
di volume, calcolati statisticamente guardando agli eventi storici che hanno
riguardato l'Antelao». Non è solo un problema di ghiaia, ma anche di drenaggio
dell'acqua che scende quando ci sono i temporali. Il sistema attuale, alla base
del vascone, è stato intasato dal timo. Nel progetto del nuovo bacino c'è un
sistema ulteriore, per evitare un disastro come quello di sabato. O almeno
provarci.
(
da "Tempo, Il"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
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«Basta trasformismi cambiamo mentalità» Confindustria Sicilia Il presidente Lo
Bello chiede un modello di sviluppo senza clientele e sprechi Le discussioni
sulla necessità o meno di un partito del Sud sono sterili. «Qualunque sia la
soluzione del dilemma la classe politica del Sud deve avere adesso un solo
obiettivo: avviare subito un processo di modernizzazione del Mezzogiorno»
spiega a Il Tempo, Ivan Lo Bello, presidente della Confindustria Sicilia Come
valuta l'idea del sottosegretario Miccichè sulla necessità di costituire un
partito del Sud. «Non voglio entrare nel dibattito tra favorevoli o contrari.
Non è il mio mestiere. Sicuramente si è tornati a parlare del Sud. Qualunque
sarà la direzione intrapresa, però, la politica in questo frangente non deve
limitarsi a un'operazione di trasformismo» Cosa intende dire? «Il cambiamento
deve essere strutturale. Va accantonato un modello basato sull'assistenzialismo
e sulla richiesta di nuove provvidenze. Insomma stop alle rivendicazioni pro
meridionaliste a vantaggio di un processo di modernizzazione del Sud» Cosa
serve? «Una spesa pubblica che finanzi buoni progetti e infrastrutture. Ma
anche un passo indietro della politica nella gestione diretta di servizi
pubblici come la sanità e i rifiuti. La gestione clientelare sta generando
un'implosione del sistema e il malessere sociale sta crescendo». Vuol dare un
consiglio a chi attuerà questo nuovo disegno? «Innanzitutto mettere da parte la
visione di breve periodo. In secondo luogo la nuova strategia politica deve
tenere conto dei cambiamenti che stanno interessando la società meridionale».
Quali? «Ad esempio un sistema industriale che ha voglia di competere, non cerca
assistenza e ha avviato un processo di internazionalizzazione e di apertura al
mercato. Queste aziende chiedono allo Stato buone
infrastrutture e poca burocrazia. Solo attraverso lo sviluppo del sistema privato possiamo
limitare il disagio sociale» Con queste premesse il Sud può ripartire? «Non può
essere altrimenti. Dal 2001 il Mezzogiorno continua a crescere meno del resto
del Paese. La media di aumento del Pil è stata dello 0,6% all'anno contro l'1%
del resto dell'Italia. Il termine di paragone sono gli altro Meridioni
d'Europa che grazie al beneficio dei fondi comunitari hanno avuto una crescita
del 3%». Avranno una speranza i 120 mila meridionali che ogni anno emigrano?
«Fino a che il sistema resta vischioso e dominato dalle raccomandazioni fanno
bene ad andare fuori. Cambiare modello di sviluppo servirà anche a rafforzare e
moltiplicare le aziende innovative, già nate al Sud, che potranno assorbirli».
La priorità è sempre la stessa: cambiare mentalità e modello di sviluppo. «Sì.
Lo ripeto. Qualunque sia la soluzione: un partito del Sud o una maggiore
attenzione da parte dei partito tradizionali, la strada da seguire sarà questa.
I vantaggi sono per tutti. È evidente che una maggiore crescita del Sud
rappresenta una grande opportunità per l'intero sistema nazionale». Aiuterà il
federalismo fiscale? «Sì. Introdurrà un principio di responsabilità. Una cosa
che non è mai esistita. Quando i cittadini collegheranno l'imposizione fiscale
con il livello e la qualità dei servizi gli amministratori non avranno più
alibi».
(
da "Tirreno, Il"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 1
- Grosseto Cancellato il mercato Maremma Antiquaria Gli
ingranaggi della burocrazia
bloccano il rilascio del permesso MARINA. "Maremma antiquaria" chiusa
per...burocrazia?
L'apppuntamento tradizionale del terzo weekend del mese dedicato a
collezionisti e appassionati di antiquariato, artigianato, filatelia e
numismatica nell'ultimo fine settimana è saltato. Niente bancarelle
allestite lungo via XXIV Maggio. Alla rabbia degli espositori che per due
giorni nel clou della stagione estiva devono rinunciare alla "piazza"
di Marina - dopo essere stati presenti tutto l'anno quando il ritorno economico
è nettamente inferiore - si aggiunge quella dell'Associazione degli Operatori
turistici di Marina e Principina. Anna Brilli ricostruisce l'iter che ha
portato all'annullamento all'ultimo minuto dell'evento: «Quest'anno la Regione
Toscana ha introdotto nuove disposizioni in materia di mercatini in funzione
della loro trasformazione in fiere promozionali per cui è necessaria la
preparazione di un bando pubblico apposito». L'associazione, da anni promotrice
e organizzatrice di "Maremma Antiquaria", segue tutti i passaggi e le
pratiche necessarie coordinandosi con l'Ufficio commercio ma a un certo punto i
tempi sono troppo stretti perché il Comune possa rendere esecutivo il bando.
«Abbiamo deciso allora di aggirare l'ostacolo per salvare le edizioni estive
del mercatino (18 e 19 luglio, 15 e 16 agosto, 19 e 20 settembre come si legge
nella brochure degli eventi estivi del Comune, ndc.) - racconta ancora Anna
Brilli - facendo domanda per un nuovo evento identico a quello consueto e
chiamato "La soffitta in strada". L'escamotage però non paga perché
la pratica si arena di nuovo: servono altri pareri tra cui quello della
Circoscrizione. Qui però la versione dell'Associazione degli Operatori
turistici e quella del presidente Luigino Brezzi non coincidono. Secondo Anna
Brilli infatti in un primo tempo la Circoscrizione avrebbe dato un parere negativo
mentre il via libera sarebbe arrivato troppo tardi rispetto ai tempi della
seduta della giunta di martedì scorso. Brezzi però smentisce: «Io sono
personalmente d'accordo e non è vero che ho dato parere negativo. Il problema è
che non abbiamo avuto tempo di dare un parere avendo ricevuto la documentazione
lunedì scorso, essendo l'ok della Circoscrizione atteso per il giorno dopo. Ad
ogni modo convocherò il consiglio per poter esaminare la questione in tempo
utile per la seduta della giunta del 28». D'altronde il parere della
Circoscrizione non è vincolante e lo dimostra il caso del mercatino degli
ambulanti che si tiene sul lungomare. «L'anno scorso abbiamo ricevuto - spiega
Brezzi - una petizione dei commercianti marinesi contro questa iniziativa e rispondendo
alla loro esigenza abbiamo dato parere negativo. Eppure il mercatino si tiene
regolarmente». Sta di fatto che l'autorizzazione al mercatino è saltata in
extremis quando già erano pronti i permessi della polizia municipale. «Giovedì
ho cercato di parlare anche con il sindaco - racconta ancora la signora Brilli
- ma tramite la segreteria ho saputo solo che per l'assessore competente Moreno
Canuti tutto è stato fatto rispettando le regole. Dopo diciotto anni ci
aspettavamo che chi sta in alto ci venisse incontro». Sara Landi
(
da "Messaggero Veneto,
Il" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Monfalcone.
Il consigliere Del Bello sostiene che il litorale non sia gradito ai così detti
poteri forti Marina Julia, spiaggia senza pace MONFALCONE. «Nel senso comune
della stragrande maggioranza dei cittadini monfalconesi si sarebbe formata la
radicata convinzione che esiste un complotto ai danni del nostro litorale che sarebbe ordito da poteri forti economici e da intrecci tra burocrazia e politica: una spiaggia
baricentrica, comoda, ben tenuta, economicissima che dà fastidio in un'area,
quella Monfalconese, che dovrebbe essere destinata alla produzione industriale
ed energetica tout-court. Le convinzioni popolari saranno anche estreme e
schematizzanti, ma spesso contengono elementi di verità». Commenta così
il consigliere comunale e provinciale Fabio Del Bello l'annosa e spiacevole
vicenda dell'inquinamento e della non balneabilità delle acque di Marina Julia.
Vicenda a cui lo stesso ha dedicato un libro "Marina Julia e il lido di
Staranzano. L'inquinamento e la vergogna", che sarà pubblicato dal centro
Gasperini e in cui Del Bello spiega di aver maturato la convinzione che ci sia
un forte nucleo di verità nell'immaginario popolare civico su Marina Julia e
sul Lido di Staranzano. Non tanto di complotto nel senso classico, quanto
piuttosto «di una serie di scelte, preconfezionate da poteri forti esterni al
territorio e a prescindere dal confronto democratico, che si vorrebbero imporre
a una comunità locale che si reputa tuttora eterodipendente in linea del resto
con la storia economico/sociale del Novecento Monfalconese. Tali scelte preconfezionate
si tradurrebbero, in sostanza, nella conferma del nostro territorio come l'area
a più alta criticità del Friuli Venezia Giulia con colossali impianti
energetici ad un tiro di schioppo dalla periferia urbana, il progetto del
traforo del Carso con il percorso di trenta chilometri in galleria, la
concentrazione di manodopera immigrata di bassa forza e per una sua parte dagli
alti impatti sociali necessaria al modello grande fabbrica. Entro tale contesto
politico-economico, in parte reale e in parte ancora virtuale, l'inquinamento
del mare è il frutto avvelenato generato da questo brodo di coltura». Secondo
il consigliere la comunità locale dovrebbe deporre il sogno di uno sviluppo
qualitativamente diverso e rassegnarsi alla dura realtà di Monfalcone per sempre
e per forza dipendente da centri di comando esterni, da scelte «dove spesso si
mescolano politica e affari e dovrebbe adattarsi pure a convivere con
situazioni a rischio di infiltrazione. È chiaro che in uno scenario del genere,
non può esistere uno sviluppo del Litorale in senso turistico, anzi non potrà
neppure esistere il litorale. Ecco perché - dice - la questione
dell'inquinamento delle acque non è un mero accidente che va affrontato
unicamente su un Tavolo tecnico, bensì è parte integrante ed effetto di un
distorto modello di sviluppo imposto ed è quindi la strettoia da superare per
guadagnare quell'autonomia comunale, anche nella determinazione delle politiche
economiche e di sviluppo, descritta sulla carta dello statuto comunale
cittadino». Al proposito, slittata la discussione in consiglio comunale a
Monfalcone sull'inquinamento di Marina Julia, le cause dello stesso e la
necessità di sollecitare tutti all'assunzione di responsabilità, sarà il
consiglio provinciale a occuparsi di un tema simile. Sempre Del Bello ha
presentato infatti all'assemblea provinciale una mozione d'urgenza intitolata
"Sostegno agli imprenditori del litorale monfalconese", firmata da
tutto lo schieramento di Centro-sinistra, in cui il concetto fondamentale è quello
di colpa collettiva dell'inquinamento, che quindi scagiona il Comune di
Monfalcone dall'accusa storica di essere stato l'unico responsabile a causa
delle sue fognature. Inoltre si appalesa come coloro che sul Litorale lavorano,
offrendo un prezioso servizio al pubblico tra mille difficoltà e con una spada
di Damocle permanentemente penzolante sul loro capo, «sono le vittime
dell'incuria altrui e pertanto vanno subito risarcite anche con una logica
retroattiva». Chiede che si compia un intervento, concertato tra Provincia,
Comuni coinvolti, Regione e parlamentari con il Demanio marittimo (di Udine o
di Roma) allo scopo di ridurre al 50% il canone di concessione per i danni
dovuti all'inquinamento del mare nelle stagioni 2007, 2008 e ora 2009.
(
da "marketpress.info"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì
20 Luglio 2009 SANITA INSICILIA, ASSUNZIONI A
TEMPO DETERMINATO, SNELLITE LE PROCEDURE Palermo, 20 luglio 2009 Le
aziende sanitarie siciliane potranno prorogare o rinnovare i contratti a tempo
determinato in scadenza, senza sottoporre gli atti alla preventiva
autorizzazione dellassessorato. Lo ha deciso
lassessore regionale alla Sanità, Massimo Russo, per abbreviare i tempi
della
burocrazia regionale. Infatti, in
concomitanza con il periodo di ferie, molte aziende hanno presentato domanda di
proroga di incarichi a tempo determinato in scadenza in questo periodo. Il
provvedimento modifica parzialmente quanto disposto con un precedente decreto
con il quale erano state impartite precise disposizioni per il contenimento
della spesa e per la gestione della fase transitoria prevista dalla
legge di riforma del sistema sanitario. Era
stabilito ha spiegato lassessore Russo - che fosse una commissione
interna dellassessorato a valutare lopportunità delle singole
richieste, cosa che peraltro è già avvenuta in alcuni casi. Questo esame, però,
considerato il consistente numero di domande pervenute negli ultimi giorni,
avrebbe comportato tempi di risposta troppo lunghi, con il rischio di creare
disagi ai cittadini, penalizzati dalla carenza di personale nelle strutture
sanitarie. Il nuovo decreto tuttavia mantiene alcuni
vincoli per le aziende. I contratti non potranno avere una scadenza oltre la
data del 31 ottobre 2009, dovranno essere suffragati dalla necessità e dalla
inderogabilità di assicurare ai cittadini la necessaria assistenza. . <<BACK
(
da "Stampaweb, La"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Piave
non mormora più. Gorgoglia magari, scroscia, rimbomba lungo le condotte di
metallo. O semplicemente tace, ridotto a un rigagnolo largo un paio di metri,
spesso come un foglio di stagnola. Fra Treviso e Conegliano Veneto lautostrada corre verso le Dolomiti, il nuovo patrimonio
dellUmanità dellUnesco. Davanti le pareti verde scuro
delle Prealpi, poi allorizzonte le vette oltre i tremila. In mezzo a
questa pianura dove il cielo a Nord ha i colori della montagna e a Sud
lazzurro disteso della Laguna, si incontra un ponte: «Fiume Piave, sacro alla
Patria». Un messaggio dai toni solenni. Sì, è cominciato tutto da qui, i solchi
tra le montagne, la piana. LItalia che fermò
le truppe austriache. Ma chi si affaccia dal viadotto rimane interdetto:
dovè il Piave? Nel periodo di magra di inizio agosto il fiume è ridotto a un
torrente. Non lo vedi, si perde nel letto di pietre bianche. Negli anni di
siccità scompare. Ma non è colpa delle precipitazioni, il Piave di acqua ne
avrebbe in abbondanza, oltre 3,5 miliardi di metri cubi lanno. Il punto sono quelle 121 centrali idroelettriche che
gli prosciugano gli affluenti, quei 98 metri cubi al
secondo che nei mesi secchi gli vengono prelevati per irrigare i campi. Per non
dire dei 37 punti di «attingimento» per linnevamento
artificiale. Insomma, sarà pure «Sacro», ma poi la Patria nel tratto alpino
porta via al Piave fino al 90 per cento delle sue acque. Nei 227 chilometri dalle
sorgenti alla foce costruisce 200 chilometri di tubature e 17 invasi di media
grandezza. Il colpo finale deve ancora arrivare: negli uffici della Provincia
di Belluno giacciono altre 28 domande per micro-centrali idroelettriche (una
alle porte di Cortina DAmpezzo). Una specie di
epidemia con undici richieste negli ultimi tre mesi. Basta un rivo di un paio
di metri cubi
al secondo di portata e subito qualcuno propone di metterci una turbina. Per
rendersene conto bisogna andare a Perarolo (a Nord di Belluno), al bar dei
Zater. Bisogna farsi mostrare da Luigino le fotografie dei grandi zatter,
zatteroni appunto, che allinizio del 900 scendevano il fiume: «Venivano costruiti sul
momento, con i tronchi dei boschi delle Dolomiti destinati ai palazzi di
Venezia. Poi raccoglievano merce da Perarolo fino alla Laguna, quasi duecento
chilometri», racconta Luigino. Se non ci fossero le fotografie, sarebbe
difficile credergli: sul fiume oggi ci naviga a stento una canoa. Ma il
paradosso del Piave - almeno nel tratto dolomitico - è un altro: il fiume,
scendendo, invece di ingrossarsi si prosciuga. Provate a salire a Santo Stefano
di Cadore, a due passi dalle sorgenti. «In meno di dieci chilometri diventa
largo decine di metri», spiega Sergio Reolon, ex presidente della provincia di
Belluno (Pd) che della battaglia per il Piave ha fatto una ragione di vita,
fino a dichiarare una secessione idrica dalla Regione Veneto: gente di sinistra
e di destra unita contro la Pianura che si beve il fiume e si tiene i canoni
demaniali. La Piave, la chiama Reolon come si usa qui, «perché il fiume è la
nostra madre, le dobbiamo tutto». Ma basta scendere qualche tornante e
cominciano le sorprese: il Piave si infila nei tubi. Si riduce a una lingua dacqua, non ne senti più nemmeno il rumore leggero,
fresco. Il resto è nelle condutture, ricomparirà tra dieci chilometri. Poi
sparirà di nuovo. Il Piave scorre sottoterra, è un fiume in cattività, prigioniero
di tubi e turbine. «I nove decimi dellacqua
sono preda delle centrali», spiega Reolon. Lespressione chiave diventa
«minimo deflusso vitale», è la quantità dacqua che le centrali e i
concessionari devono lasciare per garantire la sopravvivenza del fiume. Unespressione tecnica, ma bisogna verificare con i propri
occhi: «Guardi, questo le sembra un fiume?», chiede Ferruccio De Poi,
presidente del Bacino di pesca di Belluno e indica il Mis, nove metri cubi su dieci per la
diga. De Poi racconta: «Quando i gestori chiudono i rubinetti il fiume scompare
e noi dobbiamo salvare i pesci che boccheggiano». Peccato, perché il Piave ha
una varietà ittica che mezza Europa ci invidia: trote, temoli, carpe, lucci, li
vedi nuotare nellacqua bassa un palmo, li
potresti prendere con le mani. «Ma non sono soltanto i pesci, se vanno via loro
scompaiono anche gli uccelli, gli aironi neri, bianchi e cinerini. E senza
acqua non vivono i grandi animali, come i cervi», racconta Giuseppe
Giacobbi, uno che alla Piave ci dedica ogni ora libera. Che va su e giù per il
lago di Cadore con una barca che pulisce lacqua.
Gratis, ovviamente. Il Piave è sacro soltanto sui cartelli segnaletici: certo,
lenergia è importante, i due terzi di quella prodotta in Veneto vengono dallacqua del Piave. «Però bisognerebbe fare come in Val
Pusteria, dove le centrali prelevano lacqua dal fiume e gliela
restituiscono dopo poche centinaia di metri», punta il dito Giacobbi. Ma non
cè soltanto questo: le centrali sono cominciate a fiorire sul Piave tra le
due guerre. Stava nascendo Porto Marghera e senza lacqua del fiume il polo chimico del Veneto sarebbe
durato poco (la società che costruiva le centrali, la Sade, aveva gli stessi
padroni della grande industria e realizzò anche la diga del Vajont). Adesso, però,
è diverso: «Oggi ci sono piccole società che costruiscono centrali per ottenere
i certificati verdi, per produrre energia che sarebbe antieconomica, ma che
viene pagata molto più di quella prodotta con combustibili fossili», sostiene
Giacobbi. Poi ci sono i comuni che hanno le casse più prosciugate del Piave e
si aggrappano alle concessioni idroelettriche per rimettere in sesto i bilanci.
«I grandi impianti noi li abbiamo ereditati dal passato, sono degli anni
Venti», allarga le braccia Mario Trogni, responsabile dellunità business dellEnel di Vittorio Veneto. Ma
non è possibile ridurre il loro impatto, restituire subito le acque al fiume?
«Non è ipotizzabile rivedere i grandi impianti storici. I nuovi, per
fortuna, sono molto più piccoli e hanno un impatto più ridotto sul Piave.
Purtroppo il fiume deve soddisfare tanti bisogni. Cè lenergia pulita (qui ci sono 850 Megawatt di
potenza installata su un totale italiano di 23.000 Megawatt), ma ci sono anche le
necessità dellirrigazione,
dellambiente e del turismo», spiega Trogni. Che conclude: «Non siamo solo
noi a decidere lutilizzo dellacqua che passa per le nostre dighe».
Così il fiume arriva stremato alla pianura. Ma qui, dove dovrebbe allargarsi sullantico grande letto, deve subire un altro attacco:
lirrigazione. «Non mettiamo in discussione il diritto delle campagne, ma
è anche necessario rispettare il fiume, che dà vita alle nostre montagne",
sospira Reolon. Punta il dito: "I consorzi prelevano acqua a
piene mani: si arriva anche al 50 per cento di quella che arriva in pianura. Ci
sono sprechi. Si utilizzano sistemi di irrigazione, come il metodo a spaglio,
che era già della Repubblica di Venezia». Finora la pianura ha stravinto, forse
perché i suoi 5 milioni di voti pesano più dei 200mila della montagna. Poi cè la burocrazia: la Regione non
ha ancora indicato i livelli di deflusso minimo vitale. Nel calcolo dellacqua prelevabile si conta anche il Vajont, 1,5
miliardi di metri cubi, anche se il bacino è vuoto. Insomma, cè più acqua
sulla carta che tra le sponde. Il Piave, simbolo dellItalia
unita, diventa lemblema dei nostri fiumi a rischio di estinzione.
(
da "Messaggero, Il
(Abruzzo)" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì
20 Luglio 2009 Chiudi Dovendo andare a Bolzano, lì invitato per un'iniziativa
pro terremotati, per il ritardo del treno a Bologna ho perduto la coincidenza. Le Ferrovie non mi rimborsano il biglietto. Nè mi hanno agevolato
per risolvere il problema. Sono rimasto accampato in una stazione, così come lo
sono nel mio Comune. La burocrazia è peggio del terremoto? Pierluigi Biondi sindaco di Villa
S.Angelo
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMA data: 2009-07-20 -
pag: 1 autore: PANORAMA Alle piccole imprese la burocrazia costa il 7% del fatturato Ogni 100 euro di fatturato, 7 se ne
vanno per la burocrazia. è
il conto presentato quest'anno dagli uffici pubblici alle Pmi fino a 50
dipendenti, e misurato dal rapporto di PromoPa sul rapporto fra aziende e
uffici pubblici. Rispetto all'anno scorso, il dato è in netto
peggioramento (+25% sul 2008), e l'impatto delle misure di semplificazione da
poco varate dal governo è ancora tutto da misurare. L'imputato numero uno è il
fisco, ma corrono anche gli adempimenti per la gestione del personale. u pagina
13 Si apre oggi a Milano il Forum Mediterraneo Comincia oggi a Milano il «Forum
economicoe finanziario per il Mediterraneo». Attesi il presidente del consiglio
Silvio Berlusconi e molti capi di stato e di governo. u pagina 10 Con la nuova
conciliazione verbale in quattro mesi Benefici fiscali per chi sceglie la
conciliazione che va comunque chiusa in quattro mesi. Sono alcuni dei vincoli
dei decreti che devono attuare il riordino della materia previsto dalla legge
69/09 in Norme e tributi u pagina 9
L'ESPERTO RISPONDE Addio alla vecchia auto senza spese
extra Rottamare la vecchia auto per beneficiare degli ecoincentivi sull'acquisto
di un veicolo meno inquinante non prevede costi extra, salvo la spesa per la
cancellazione al Pra. u in allegato
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-20 - pag: 13
autore: Piccole imprese. Ogni anno le aziende con meno di 50 dipendenti
dedicano più di 30 giornate/uomo agli adempimenti
Burocrazia senza freni sulle Pmi Le pratiche costano il 7% del fatturato, un
quarto in più rispetto al 2008 Gianni Trovati Così non va. Certo,un po' è la
crisi, che erode il fatturato e colora di nero le opinioni degli imprenditori.
Ma a edificare il castello di carta della burocrazia sono le nuove procedure che continuano ad affastellarsi sulle
vecchie, e leggi di semplificazione che snobbano la reale voragine
mangia-tempo per le imprese: il Fisco. L'involuzione nel rapporto tra aziende e
uffici pubblici è tracciata dalla quarta edizione dell'indagine che PromoPa
Fondazione, dedicata alle imprese sotto i 50 dipendenti (in Italia sono quasi
due milioni di imprese, escluse le individuali). Chi ha letto il rapporto negli
anni scorsi si è abituato a un'evoluzione tranquilla, con l'analisi che si
sofferma sui lenti movimenti nella classifica della «soddisfazione» tra le
diverse branche della Pa. Quest'anno è un disastro. I numeri danno il senso del
problema. Nelle imprese piccole e piccolissime quest'anno gli adempimenti si
porteranno via in media il 6,9% del fatturato, con un aumento di oltre un punto
e mezzo rispetto al 2008: in pratica, il peso delle pratiche si impenna in 12
mesi del 25 per cento. Il dato si spiega con l'andamento di entrambi i termini
del rapporto. La frenata del fatturato (la flessione media rilevata dall'Istat
per le imprese industriali è del 4,7%) aumenta la quota di entrate dedicata
alla burocrazia, ma da sola non giustifica il balzo.
Per tre quinti, infatti, l'allungamento del conto burocratico è dovuto
all'aumento dei costi quantificati dagli imprenditori: nelle imprese
industriali, dove il fatturato medio si aggira intorno ai 208mila euro, la
stima 2009 porta a quasi 13.500 euro per azienda l'asticella che nel 2008 si
fermava sotto gli 11.700 euro. La moneta con cui si paga il conto è prima di
tutto il tempo. In periodi di fatturati grigi le richieste di aiuto a
professionisti esterni cercano di contenersi nei confini dello stretto
indispensabile, e la parcella media pagata dall'impresasi ferma poco sopra i
livelli registrati lo scorso anno. A gonfiarsi sono i «costi interni»,
soprattutto nell'industria (+27,2%, sempre nell'industria), che si allinea a
commercio e servizi dopo anni di costi più leggeri: in tutti i settori, nel
2009, gli adempimenti amministrativi chiedono più di 30 giornate/uomo di
lavoro. Quando si chiede a un imprenditore di stilare l'elenco dei problemi, la
posizione di testa è prenotata tradizionalmente dall'imposizione fiscale (in
questo caso, naturalmente, non per le richieste dell'amministrazione ma per il
complesso degli adempimenti necessari a soddisfarla). Il primato fiscale rimane
solido, ma cresce rapidamente anche l'importanza dei principali concorrenti, a
partire dagli adempimenti per la gestione del personale e per gli obblighi di
natura ambientale che in un anno vedono crescere del 12% la propria percezione
da parte degli imprenditori. Ovvio, in un quadro come questo, che gli indici di
soddisfazione nei confronti dei vari settori della Pa puntino coralmente al
ribasso. Il crollo medio nel grado di soddisfazione rilevato per la Pa oscilla
fra il 15% e il 20%, e trova i suoi picchi fra chi è attivo nel settore dei
servizi (-23%) e, soprattutto, fra chi opera nel Mezzogiorno (-37%). L'eccezione
più consistente è rappresentata dalle Camere di commercio, che il 54,3% delle
imprese indica quando si chiede loro quale pubblica amministrazione si è
distinta «per caratteristiche di ottimalità». Si tratta di un primato assoluto
e in crescita (i Comuni, al secondo posto, sono al 18,4%), a dimostrazione
ulteriore che ogni riforma dei rapporti fra Pa e imprese dovrebbe partire dal
modello più vicino all'attività degli operatori economici. Per molte imprese,
però, la pubblica amministrazione può smettere i panni del burocrate occhiuto
per indossare quelli più scintillanti dell'occasione di business. La via per
arrivare a questa trasformazione è quella del mercato elettronico, che offre
un'alternativa interessante per una serie di imprese in difficoltà con la
crisi. «Il mercato elettronico – riflette Danilo Broggi, ad di Consip – è lo
strumento ideale per abbattere le barriere di ingresso e intermediazione, e i
dati confermano che il lavoro sugli sportelli in rete sia la strada giusta per
supportare sempre di più le Pmi». In effetti l'attenzione verso queste
opportunità è in netta crescita; il 28,1% delle imprese, quasi il doppio
rispetto al 2008, si dice interessato a offrire servizi alla Pa, e cresce anche
il tasso effettivo di partecipazione alle gare. Lo sviluppo del mercato
elettronico è stato l'acceleratore fondamentale, anche se deve fronteggiare
problemi storici della Pa esterni alla competenza Consip, a partire dai tempi
lunghi dei pagamenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE TENDENZE Il IV rapporto di
PromoPa mostra una netta flessione negli indici di qualità Prospettive migliori
per sistema camerale e Consip
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore del lunedì sezione: VOLONTARIATO data: 2009-07-20 - pag: 20 autore:
Profit e non profit. Iniziativa congiunta Bnl-Uildm Un «docudrama» sugli
ostacoli per i disabili Giovanna Faggionato «Mi chiamo Luca, ho 36 anni. Abito
a Milano e sono affetto da distrofia muscolare. Ogni mattina quando mi sveglio
penso alla mia situazione della malattia. Perché è toccato a me e come
affrontare la giornata». Inizia così Articolo 3, il docudrama prodotto dalla
Uildm (l'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) sugli insensati
ostacoli con cui i disabili devono ostinatamente lottare tutti i giorni.
Quattro storie, raccontate da Casimiro Lieto, per la regia di Matteo Capanna,
che vanno a svelare quanto le nostre città – senza distinzioni di sorta, da
Milano a Padova, da Napoli a Roma –possano diventare
labirinti impossibili di burocrazia, indifferenza e banali e crudeli barriere architettoniche.
Scuole che lasciano bambini a casa, condomini e tribunali che bloccano la
realizzazione di un ascensore, parcheggi occupati, assistenza negata, rimborsi
mancati. Uildm e Bnl hanno portato Articolo 3 proprio nelle città, in un tour
per il lancio del progetto «Insieme contro la distrofia muscolare». Un
programma di informazione sulle malattie neuromuscolari che vede per la prima
volta i due soci storici di Telethon collaborare direttamente unendo forze e
competenze. Sei le tappe principali: Bari, Napoli, Latina, Bergamo, Padova e
Massa. «Articolo 3 – spiega il presidente nazionale Uildm, Alberto Fontana – si
pone l'obiettivo di denunciare inefficienze e situazioni discriminatorie nei
confronti di persone con queste patologie, quindi la loro impossibilità di
ottenere l'esigibilità di un proprio diritto». Gli incontri hanno coinvolto
semplici cittadini, ricercatori Telethon, clienti e management delle diverse
agenzie Bnl e «hanno avuto un forte impatto motivazionale», commenta Fontana:
«Quando parliamo di ricerca scientifica – aggiunge– dobbiamo pensare alle facce
di chi vive la malattia, darle un volto. L'alleanza tra Uildm e Bnl si fonda
proprio su due principi:la ricerca e anche l'inclusione sociale». La banca del
Gruppo Bnp Paribas, da 17 anni al fianco di Telethon, dal 2008 ha deciso di destinare
la propria raccolta fondi alla linea di ricerca più importante: quella sulle
distrofie muscolari. Per la banca gli incontri sono stati anche l'occasione per
comunicare i dati sulla raccolta fondi annuale in favore della fondazione. Nel
2008 i clienti di Bnl hanno devoluto a Telethon circa 13 milioni di euro. La
regione più generosa è stata il Lazio con oltre tre milioni di euro, al secondo
posto la Lombardia con 1, 6 milioni di euro; 1,4 milioni di euro sono arrivati
dalla Campania, 1,2 milioni dalla Toscana, dal Veneto più di un milione e dalla
Puglia oltre 660mila euro. Ma non solo. Perché la lotta contro la
discriminazione si può tradurre anche in atti ben visibili, al di là di cifre e
laboratori di ricerca. Il piano di espansione avviato da Bnl nel 2007 prevede
l'apertura di 50 nuove agenzie all'anno fino al 2012: tutte prive di barriere
architettoniche, con scrivanie al posto dei banconi e dotate di bancomat più
bassi, accessibili alle persone disabili. © RIPRODUZIONE RISERVATA volontariato@ilsole24ore.com
L'indirizzo per le vostre segnalazioni. Gli appuntamenti per l'agenda devono
pervenire entro il martedì precedente la data di pubblicazione IN TOUR I due
soci storici di Telethon hanno lanciato in diverse città italiane il progetto
«Insieme contro la distrofia muscolare»
(
da "Gazzettino, Il
(OgniSport)" del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
I
soliloqui del passista, l'anticavallo in versi Lunedì 20 Luglio 2009, (gi. bi.)
Dopo un paio di libri "tecnici" su mobbing e burocrazia, Antonino Cangeni si dedica
alla sua grande passione, il ciclismo, ed estrae dal cilindro questi
"Soliloqui del passista", un libro di 140 pagine fitte di rime e
versi che celebrano gli uomini e le imprese che hanno fatto l'epica del pedale:
da Giovanni Gerbi fino a Damiano Cunego passando per Ganna, Bartali,
Coppi, Bobet, Malabrocca, Ballerini, Moser, Cipollini, Bettini e, ovviamente,
il pirata Pantani. Secondo Cangemi, siciliano doc, scrivere poesie sul ciclismo
non è difficile, perché il ciclismo è di per sé poesia: «Ha uno spirito, una
cifra espressiva che si coniuga in modo naturale alla sublimazione». Al mondo
delle due ruote si sono ispirati del resto scrittori come Bevilacqua, Buzzati,
Camilleri e Zavattini o firme più illustri del giornalismo come Montanelli,
Vergani e Brera (che coniò il magnifico neologismo "l'anti-cavallo").
Nel ciclismo la fatalità ha spesso un ruolo determinante, in più è lo sport dei
poveri e degli umili: si corre in squadra, ma si vince da soli. Questi
"soliloqui del passista" sono una galleria di 85 personaggi che - in
ordine cronologico - racconta l'epopea del ciclismo. Cangemi li esalta (qualcuno
lo sprona come il veronese Cunego cui dedica l'ultima poesia: "Facci
sognare") e ne canta le gesta in versi. Per arricchire l'opera accompagna
poi a ciascun ritratto poetico una scheda biografica del campione. Fra le
"curiosità" la pipì di Gaul, i colpi di reni di Sercù, fino
all'elegia (profetica) sui trionfi della neo maglia gialla Contador. "I
soliloqui del passista" di Antonino Cangemi, Zona ed., 136 pagine, 12
euro.
(
da "Sicilia, La"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Caltagirone,
oggi le elezioni del direttivo Confcommercio I tempi previsti dall'Anas per
iniziare i lavori di rifacimento del primo lotto dei lavori del progetto di
rifacimento della Ss 284 "Occidentale Etnea" nel tratto Bronte Adrano
verranno rispettati. A fine settembre il tratto brontese della Ss 284 diventerà
un cantiere. "Finalmente - ci dice il sindaco di Bronte Pino Firrarello -
dopo 30 anni di battaglie con la burocrazia vedo i lavori di questa strada iniziare. La viabilità è
importante per la crescita in generale del territorio e lo sviluppo economico
di qualsiasi comunità. Per questo il mio impegno non è ancora finito.
Incontrerò presto il dirigente generale dell'Anas per verificare le possibilità
che anche il secondo lotto del progetto venga finanziato e a quel punto non si
perderà ulteriore tempo perché il progetto ha già ottenuto i visti di
tutti gli enti". Presto quindi i 4,5 km di strada lenta e tortuosa che dividono
la cittadina con la parte centrale del tratto già ammodernato, verrà completamente
rifatto su un nuovo tracciato realizzato a monte di quello vecchio. In 720
giorni previsti dal contratto dopo la consegna dei lavori, si dovrà costruire
una strada ad unica carreggiata composta da due corsie di 3,75 metri ciascuna. Ai
lati si realizzeranno delle banchine larghe un metro e mezzo, con l'intera
piattaforma stradale che sarà larga 10,50 metri. Anche se abbastanza larghe le
banchine non consentono del tutto la sosta di emergenza dei veicoli e quindi il
progetto prevede la realizzazione di opportune piazzole di emergenza. Per
superare i problemi dei dislivelli e delle diverse colline che caratterizzano
il territorio di Bronte verranno realizzate ben 3 gallerie e 2 viadotti, mentre
tutti i muretti rispetteranno le caratteristiche imposte dal Parco dell'Etna,
riducendo al minimo l'impatto ambientale. Per questo il costo previsto dei
lavori è di circa 24 milioni di euro. Il secondo lotto dei lavori, quello per
intenderci non ancora finanziato, va dal chilometro 26 al 30, per un importo di
14 milioni di euro. Nel progetto complessivo sono previsti la realizzazione di
un viadotto, un ponte e tre gallerie, ad unico foro, larghe tutte 8 metri e alte 4,75, ed una
di queste dovrà essere realizzata proprio all'ingresso dell'abitato di Bronte.
(
da "MyTech"
del 20-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
SIAE,
licenza per dj: necessaria per legge, o inutile gabella? dj mp3 musica scf siae
Scritto da Nicola Battista A pochi mesi dall'entrata in vigore, un commento
alla licenza sperimentale SIAE rivolta ai deejay Articoli correlati Diritto
d'autore contro utenti Internet Digital Delivery: i promo discografici
diventano digitali Definito "storico" dall'avvocato Assumma, Presidente
della SIAE, l'accordo del dicembre 2008 che ha dato vita alla "licenza
sperimentale" SIAE per dj, comincia a produrre i primi risultati. Per il
numero uno della SIAE, siglare un protocollo del genere significava per la
categoria vedere finalmente riconosciuta l'importanza della propria attività.
Ma è veramente così? Dopo circa sei mesi dalla sua introduzione, a ben vedere
questa "licenza sperimentale" sembra piuttosto un escamotage
inventato dalla stessa SIAE per evitare a coloro che animano le serate delle
fastidiose, se non peggio, "noie burocratiche". E a velocizzare il
lavoro delle autorità competenti (riducendo però il tutto al mero controllo di
una certificazione). Il tutto - naturalmente - a pagamento. Sì, perché come
molti Tribunali hanno di recente riconosciuto, la masterizzazione dei brani
musicali provenienti da supporti originali come da mp3 scaricati legalmente, su
supporti di ogni tipo (dal cd-r a chiavi USB, fino ad hard-disk e schede SD) è
perfettamente in regola con la legge. Ciò si desume da una serie di sentenze (a
partire dal Tribunale di Milano del 1° ottobre 2002, fino a una sentenza del
2005). E allora? Quale lo scopo di questa licenza? Allora succede che spesso -
troppo spesso - i "controllori" della corretta applicazione del
diritto d'autore (ispettori SIAE, Guardia di Finanza o chi per loro), durante
la loro attività non vedendo il famoso "bollino" preferiscono
"procedere in attesa di ulteriori accertamenti", procurando in tal
modo non pochi fastidi ed a volte bloccando le serate con immaginabili
conseguenze sul piano lavorativo per i poveri malcapitati. A tutto questo
"soccorre" la SIAE, con una sorta di "certificato di
legittimità" che è sufficiente esibire durante il controllo, per non avere
noie. Sembrerebbe una vera ancora di salvezza (per dj e controllori.) se non
fosse che tutto questo ha un costo (variabile dai 200 ai 600 Euro annui; il
costo minimo dà diritto all'utilizzo di 2.000 brani). Si lascia al lettore ogni
ulteriore considerazione sul punto. Per completezza, resta solo da aggiungere
che la licenza per sua esplicita affermazione non copre i "diritti
connessi" (che potrebbero avere ben altre tariffe.). In altre parole, chi
ha sottoscritto la licenza SIAE, non è affatto al riparo da ulteriori richieste
da parte delle case discografiche e da enti che occupano di
"collecting" come SCF. Ciò viene abbastanza chiaramente indicato in
un punto del testo della licenza, ma forse sarebbe meglio che la SIAE stessa
pubblicizzasse questo punto. O al limite, che si realizzasse un accordo tale da
ricomprendere anche gli aventi diritto sui master discografici. La procedura,
poi, non è proprio del tutto agevole: occorre tra l'altro inserire i dati
(titolo, autore, interprete e produttore discografico) di ogni singolo brano;
se non altro tali dati si possono inserire online - il che
è straordinario per un ente come la SIAE ancora molto appesantito dalla burocrazia. Provocazione finale: perché
scaricare tali costi sul dj e non sul locale dove lo stesso si esibisce - che
già paga diritti SIAE e SCF per la pubblica esecuzione e potrebbe magari farsi
carico di una piccola soprattassa per coprire il "diritto di registrazione"
della "copia di lavoro" ? Dopotutto - per esempio - sono le
emittenti radiofoniche a farsi carico di SIAE/SCF, diritto di copia incluso, e
non certo coloro che "mettono i dischi" alla radio. Se così non
fosse, quello che accadrà è che un numero sempre più alto di dj accetteranno di
pagare questa "gabella" per evitare fastidi, scaricandone però i
relativi costi sul cachet da percepire per la serata. E quindi comunque sui
locali. (Articolo realizzato in collaborazione con l'Avv. Vincenzo De Sanctis)
(
da "Stampa, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
MACUGNAGA.IL
SINDACO: «ALMENO SARANNO PRONTE PER LA STAGIONE INVERNALE» Le funivie del Moro ferme tutta
l'estate La burocrazia
rallenta i lavori dopo l'incidente di Pasquetta [FIRMA]ALESSANDRO COBIANCHI
MACUGNAGA A piedi al Monte Moro. Le funivie che collegano Staffa all'Alpe Bill
e quella che sale ai 2796
metri del Monte Moro non saranno riaperte prima della
stagione invernale. «E' stata una decisione difficile, ma almeno a
novembre saremo pronti per affrontare al meglio la stagione invernale» commenta
il sindaco Giovanna Boldini. I lavori di ripristino della funivia Bill-Moro e
quelli di sistemazione della Staffa-Bill partiranno quindi nelle prossime
settimane dopo che la società di gestione Monterosa Star indirà i bandi per la
loro assegnazione. «Ci sono stati problemi burocratici, abbiamo dovuto affidare
l'incarico alla Monterosa Star, attendere l'insediamento della nuova
amministrazione provinciale senza contare che per non indire un bando europeo
abbiamo diviso gli interventi per velocizzare i tempi. Certo ci sarà un calo
delle presenze e una ripercussione anche sul bilancio della società, ma almeno
saremo a posto per l'inverno» continua il primo cittadino. Il lunedì di
Pasquetta un cavo di soccorso della Bill-Moro si era tranciato, tagliando in
due la pista sottostante e aveva terminato la sua corsa contro i tiranti della
funivia. Un incidente senza feriti, che ha comunque causato numerosi problemi
alla stazione ai piedi del Rosa. «Ci dispiace perché questa situazione impatta
sull'economia di tutto il paese» spiega il presidente della Monterosa Star
Maurizio Besozzi. Molti albergatori ed esercenti avevano espresso
preoccupazione subito dopo l'incidente di aprile: «Se non dovessero riaprire le
funivie per l'estate sarà un grave danno sia economico che d'immagine per tutta
la valle» avevano dichiarato. Timori ora confermati. «Si vede già un calo delle
presenze soprattutto di turisti che nel periodo estivo erano soliti salire dai
camping del Lago Maggiore per raggiungere le vette del Moro. Un afflusso fatto
per la maggior parte di olandesi che vedevano il Moro un po' come il loro
Himalaya» sottolinea Besozzi. Anche il Tour del Monte Rosa che ha sempre
portato un buon numero di escursionisti ed appassionati di alta montagna a
Macugnaga subirà un forte calo. «Se l'anno scorso arrivavo a 120 o 130
prenotazioni per il Tour, questa estate ho solo 11 escursionisti che hanno
fissato una data» spiega il gestore del rifugio del Monte Moro Fabio
Bettineschi «In molti arrivano da Alagna o da Sas Fee e dormono a Macugnaga per
poi proseguire a piedi senza fermarsi da me». I lavori saranno finanziati dai
700 mila euro stanziati da Regione e Provincia. «La situazione è ancora ferma
all'incidente di Pasquetta, abbiamo solo messo in sicurezza la zona» spiega
ancora MBesozzi. Dovranno essere sostituite le 4 pulegge del Bill-Monte Moro e
le quattro della funivia Staffa-Alpe Bill. «Nel frattempo stiamo lavorando per
la manutenzione degli impianti. Ogni quattro giorni squadre di nostri operai si
danno il cambio al Moro dove dormono, per svolgere quei lavori ordinari così
arrivare preparati alla stagione invernale» conclude Besozzi.
(
da "Stampa, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CANAVESE
DOPO L'INVITO DI BENEDETTO XVI A NON RASSEGNARSI ALLA CRISI ECONOMICA I DATI
TRIMESTRALI DI CONFINDUSTRIA "Ora rilanciamo il territorio" Aumentano
le commesse ma l'occupazione rimane giù Forse siamo troppo condizionati dai
grandi partiti bisognerebbe parlare di più con i Comuni Gli imprenditori
guardano al futuro: «Ci sono già i primi segnali di ripresa» In questa zona
vive gente che nei momenti difficili ha sempre saputo darsi da fare Esistono
troppi particolarismi di tipo municipale, occorre avere una visione più
d'insieme Carlo Della Pepa mons. Arrigo Miglio Federico Bellono
[FIRMA]GIAMPIERO MAGGIO IVREA I dati relativi alla crisi, al calo
occupazionale, al numero di famiglie che hanno sempre più bisogno di un
sostegno economico, fanno paura. Nei primi mesi del 2009, tanto per fare un
esempio, i cassintegrati hanno raggiunto quota 5 mila. E allora il messaggio al
territorio di non rassegnarsi di fronte alla crisi, pronunciato da Benedetto
XVI l'altro ieri a Romano Canavese, costringe le istituzioni ad un esame di
coscienza. «Non lasciamo che le parole del Papa cadano nel vuoto - dice
Oscarino Ferrero, sindaco di Romano, il paese che l'altro ieri ha ospitato il
Pontefice - e facciamo in modo che i rappresentanti del territorio affrontino
le loro battaglie uniti, per avere una voce più forte di fronte alle
istituzioni come Provincia, Regione, Stato». Un appello raccolto da Carlo Della
Pepa, primo cittadino di Ivrea, Comune canavesano più importante e
rappresentativo: «Forse è vero, spesso siamo condizionati dai grandi partiti.
Sarebbe ora di aprire tavoli di discussione con tutti i Comuni del territorio».
Nessuno, fanno sapere i rappresentanti delle istituzioni, possiede la ricetta
per uscire dalla crisi. Ma qualche passo in più si può e si deve fare. Confindustria
Canavese invita ad un cauto ottimismo spiegando «che i segnali per una ripresa
ci sono», ma dai sindacati arriva l'invito a non abbassare la guardia. «Servono
azioni concrete, è necessario puntare l'obiettivo su progetti veri, che possono
rilanciare il territorio» tuona Sergio Melis, segretario Cisl Canavese.
Opportunità ce ne sono, ma stentano a decollare. È il caso del sogno legato al
fotovoltaico proposto dalla multinazionale Silfab a Borgofranco. Se ne parla da
anni, ma il rischio vero è che il territorio, a causa della
burocrazia e del
tentennamento delle istituzioni, perda questa opportunità. E poi c'è
l'incognita su come verrà gestita la partita sulle nuove tecnologie, con il
progetto dell'auto elettrica proposto da Pininfarina nello stabilimento di San
Giorgio. Per non parlare delle infrastrutture: mancano collegamenti
rapidi verso le grandi città, il territorio rischia l'isolamento. Uno dei
problemi veri, fa notare Federico Bellono, segretario Fiom Cgil Canavese è
l'eccesso di «particolarismo municipale», di «campanilismo». «L'attenzione
delle istituzioni locali rispetto alla crisi non è stato eccezionale - dice -
perché manca una visione d'insieme. Ma, soprattutto, manca la forza della
politica e delle istituzioni di rapportarsi alla pari con soggetti economici
presenti sul territorio, come ad esempio Telecom». Non è un caso che proprio in
Canavese il Papa abbia toccato temi come il lavoro, la crisi economica, la
precarietà, riprendendo alcuni aspetti della sua ultima enciclica. Il vescovo
di Ivrea, monsignor Arrigo Miglio dice che «questo territorio è fatto di grandi
lavoratori, persone che nei momenti di difficoltà si sono sempre tirate su le
maniche». È un territorio appetibile per chi fa impresa, per chi investe nel
settore industriale. Quello che manca, al di là delle promesse e delle parole
dei politici in campagna elettorale, è una capacità vera di fare sistema. Ci
sono segnali di ripresa, anche se non è stato ancora sconfitto il clima di
pessimismo tra gli industriali canavesani per quanto riguarda le previsioni
relative al trimestre luglio-settembre. «Qualcosa si sta muovendo, si stanno
facendo i primi piccoli passi in avanti dopo mesi», fanno sapere da
Confindustria. Male la produzione, prevista in calo, ma migliorano sensibilmente
i dati relativi agli ordini totali sulle commesse, in particolare dall'estero.
In leggero miglioramento rispetto al trimestre precedente i dati
sull'occupazione. Le previsioni sull'andamento della produzione registrano il
13,5 per cento di imprenditori ottimisti e che quindi ipotizzano una crescita,
e il 55,8 per cento di pessimisti. La previsione sull'andamento occupazionale
rimane negativa, ma in leggero miglioramento, con il 5,4 per cento delle
imprese ottimiste e che prevede un incremento del numero di occupati e il 32,7
pessimiste. \
(
da "Corriere.it"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
trattamento con gli oppiacei dopo un incidente in cui si era fratturato il
bacino L'ospedale gli somministra morfina Viene denunciato per uso di droga
Dopo i test su sangue e urine gli era stata ritirata la patente. I medici non
avevano allegato i certificati BERGAMO - Prima gli hanno somministrato la droga
poi è stato condannato per uso di stupefacenti. Sembra un complotto
ma in realtà si è trattato di un grave errore della burocrazia. Un errore cui un commerciante di Bergamo è riuscito a porre
rimedio solo dopo un anno e con il ricorso a un avvocato. È stato il 6 agosto
dello scorso anno infatti che il commerciante di 50 anni, originario di Roma ma
residente in provincia di Bergamo ha fatto un incidente con il proprio furgone
a Sedrina, ed è finito agli Ospedali Riuniti di Bergamo con il bacino
fratturato e un trauma addominale. Il dolore era talmente forte che i medici
gli hanno somministrato della morfina e un farmaco oppiaceo. LA RICHIESTA DELLA
POLIZIA - A questo punto è arrivata la richiesta di rito della polizia stradale
per avere degli esami del sangue e delle urine per gli accertamenti necessari
negli incidenti stradali. Il referto delle analisi è stato poi inviato, ma
senza specificare che l'altissimo percentuale di sostanze stupefacenti nel
corpo dell'uomo (2000 ng/ml) era dovuto ai farmaci antidolorifici somministrati
al pronto soccorso. E l'uomo si è visto recapitare a casa un decreto penale di
condanna firmato dal gip di Bergamo con l'accusa di guida sotto l'effetto di
sostanze stupefacenti, con il pagamento di 1.820 euro e sospensione della
patente per dieci mesi. L'uomo a questo punto ha dovuto rivolgersi a un
avvocato, e solo a un anno di distanza la questione è stata chiarita. stampa |
(
da "Corriere delle Alpi"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Venti
giorni per togliere la ghiaia Durante la notte gli abitanti di Cancia devono
lasciare le loro case LA TRAGEDIA La Regione decide oggi lo stato di calamità
che apre la strada ai risarcimenti ai cittadini BORCA DI CADORE. Ci vorranno
almeno venti giorni per "liberare" Cancia dall'incubo di nuove frane.
Almeno nel breve periodo. Questa la tempistica che il Genio Civile ha
comunicato ieri mattina in municipio, dove per la seconda volta in tre giorni
si è riunita l'unità di crisi. Restano circa duecento sfollati che da ieri però
sono rientrati nelle loro case nelle ore diurne. Resta il divieto di trascorrere
la notte nelle proprie abitazioni. L'Arpav prevede ancora brutto tempo -
temporali per la giornata di oggi - e correre altri rischi sarebbe davvero
deleterio. I quattro invasi che tengono a bada la furia dell'Antelao sono
colmi. Lavori h24. Sul primo invaso, quello squarciato dalla frana assassina,
si trovano circa trentamila metri cubi di detriti. Tutto materiale che il Genio
ha calcolato di asportare in poco meno di un mese al ritmo di 1000-1500 metri cubi al
giorno. A disposizione ci sono cinque camion e due ruspe. «Impossibile
utilizzarne di più in quella zona», hanno spiegato ieri mattina i tecnici del
Genio, che allo stesso tempo hanno garantito a sindaco, presidente della
Provincia e Prefetto il massimo impegno. Si lavorerà anche di notte senza
soluzione di continuità. Per agevolare le operazioni il presidente Gianpaolo
Bottacin ha disposto il rientro dall'Abruzzo di una torre faro che andrà a
sostituire il dispositivo dei vigili del fuoco. Nel frattempo, l'Anas continua
a pulire le strade per consentire ai camion viaggi in sicurezza. Tanta la
polvere che si solleva a ogni passaggio. Il materiale asportato viene stoccato
nelle vicinanze del cimitero. Probabilmente, sarà ceduto a delle ditte private.
Sfollati al sicuro. La maggior parte degli sfollati - circa duecento - è
ospitato da amici e parenti nelle località vicine, ma anche negli alberghi di
Borca. Solo una minima parte ha scelto di soggiornare negli alloggi messi a
disposizione dagli enti a San Vito e Venas. «La verità è che tutti vogliono tornare
nelle loro abitazioni», spiega il sindaco Massimo De Luca che domani si
ritroverà ancora una volta in Prefettura con l'obiettivo di «trovare un
compromesso» per accelerare il ritorno a casa dei suoi concittadini. Quanto
alle indagini della magistratura per omicidio e disastro colposi, De Luca è
diretto: «I magistrati avranno tutta la nostra collaborazione. Siamo i primi a
voler fare luce sulla vicenda». Meteo continuo. Nel vertice di ieri a Borca,
l'Arpav si è impegnata a emettere un bollettino meteo quotidiano
"ritagliato" su Cancia, mentre continua il servizio anti-sciacalli
messo in piedi dalle forze dell'ordine. Tre le pattuglie che - nottetempo -
fanno la spola tra le case. «Troppe lungaggini». Torna sulla polemica il primo
cittadino De Luca: «Le colpe sono tante», precisa, «ma forse la principale è
quella dei tecnici della Regione. I nostri politici locali, da De Bona a Bond
passando per Trento, hanno sempre sollecitato gli uffici. E'
soprattutto un problema di burocrazia». Stato di calamità. Dovrebbe essere approvata oggi in giunta
regionale la delibera con cui si andrà a decretare lo stato di calamità
naturale. La Regione lo ha comunicato sia al primo cittadino di Borca che al
presidente della Provincia Bottacin. «Si realizzeranno degli appositi
moduli per le richieste di risarcimento», afferma Bottacin. Nel frattempo
partirà anche una serie di verifiche statitiche sugli edifici. Gli
interrogativi. Restano mille interrogativi: dalla presenza di alcuni teloni
nell'invaso - che avrebbero ostacolato all'acqua di filtrare - al mancato
allarme dei sensori, spazzati via anch'essi dalla furia.
(
da "Nuova Sardegna, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
I
sindacati accusano: il ritardo sui corsi di formazione è
dovuto alla burocrazia
regionale Niente piano per la mobilità in deroga alla fame trentaquattro
famiglie ex Ila di Erminio Ariu IGLESIAS. Chiudono le fabbriche e la politica
regionale non risponde mandando sul lastrico decine di famiglie. Dopo mesi di
attesa rischia di esplodere nuovamente la vertenza ex Ila di Iglesias,
passata ora in mano ad altro gruppo imprenditoriale mentre 34 operai sono senza
l'assegno di mobilità. Casi disperati quindi di cui nessuno, proprio nessuno,
tranne il sindacato, si sente di fronteggiare con coscienza e serietà. «La mia
situazione è disperata - ammette Calogero Sanfilippo, 62 anni, da sette mesi
senza alcun sostegno sociale -. Ci avevano garantito la mobilità in deroga a
patto che la Regione, assessorato regionale al Lavoro, avviasse un corso di
formazione. Invece quel progetto non è partito. Ritardi quindi solo da parte
della burocrazia regionale le cui conseguenze di
questo "non fare" si abbattono contro le nostre famiglie, oberate di
debiti e stracariche di umiliazioni». A Calogero Sanfilippo mancano 18 mesi di
contributi per andare in pensione ma nessuno è disponibile ad assumerlo per arrivare
al tetto dei versamenti contributivi. «Ho sulle mie spalla invece centinaia di
bollette che non riesco a pagare - aggiunge Calogero Sanfilippo -, perché quei
pochi euro che mi concede l'assistenza sociale comunale mi basta solo per
sfamare la mia famiglia (moglie e un figlio di 26 anni, disoccupato). Le
preoccupazioni crescono, tutti ci ignorano e intanto facciamo la fame». E in
miseria sono finiti tutti gli ex dipendenti della Sardal passata poi ad
Alluminio Italia ed infine ad altra ditta che ha ridotto gli organici. «Come
sindacato - sostiene Daniela Piras della Uilm - ci siamo adoperarti per
superare questa vertenza ma ci dobbiamo scontrare tutti i giorni con i
funzionari dell'assessorato regionale al Lavoro. Dovevano attivare i corsi di
formazione e non l'hanno fatto. Le responsabilità di quanto sta accadendo non
possono ricadere sulle 34 famiglie che sono state escluse dai benefici delle
liste di mobilità». Del resto a Calogero Sanfilippo non dovrebbero arrivare
somme ingenti. «Per lui l'assegno - aggiungono Rino Barca (Cisl) e Franco Bardi
(Cgil) - non supera i 500 euro al mese ma anche questa goccia potrebbe
alleggerire i problemi di tante famiglie». Ora a Cgil, Cisl e Uil non è rimasto
altro che mettere in piedi un movimento di protesta con un blitz agli uffici
dell'assessorato regionale al Lavoro. «Non accettiamo più scuse da parte dei
funzionari - conclude Daniela Piras -. Qui c'è gente disperata e non valgono le
attenuanti che è cambiata la giunta, che si sta provvedendo. Tutte giustificazioni
che non possono cancellare i diritti dei lavoratori».
(
da "Messaggero Veneto,
Il" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Remanzacco.
Intervento urgente a seguito dell'aggravarsi del bilancio degli incidenti.
L'assessore Marchetti: non si poteva aspettare ancora In gennaio pronta la
rotonda dell'Oselin L'annuncio di palazzo Belgrado: il via ai lavori entro tre
mesi. Costerà 150 mila euro REMANZACCO. Ieri mattina l'ennesimo incidente, per
fortuna non grave: è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, inducendo
la Provincia ad anticipare i tempi previsti e a comunicare ufficialmente, nel
pomeriggio, la decisione di intervenire sull'incrocio dell'Oselin, in Comune di
Remanzacco, dove verrà realizzata una rotonda provvisoria in attesa della
costruzione di quella definitiva, rientrante nel progetto della tangenziale est
di Udine. Più che soddisfatto il sindaco Dario Angeli: «Un importante accordo
Comune-Provincia - dichiara -, che è stato stretto a tempo di record, ad appena
un mese di distanza dalla Conferenza dei Servizi in cui si era discusso il
progetto della tangenziale est, e che dimostra come la burocrazia, se c'è una visione
condivisa, possa ridurre le sue tempistiche». La scelta di procedere all'opera
di messa in sicurezza è stata annunciata nel pomeriggio, appunto,
dall'assessore provinciale alla viabilità Fabio Marchetti e dal primo cittadino
di Remanzacco in una conferenza stampa convocata a Udine, nella sede
della Provincia. All'incontro ha preso parte anche il dirigente del settore
viabilità della Provincia stessa, ingegner Fabbro, che ha fornito qualche
anticipazione sulla tempistica: i lavori partiranno non appena saranno state
espletate le procedure d'appalto, e dunque non prima di un mese e non oltre
tre. «Contiamo - ha sottolineato, da parte sua, Marchetti - di concludere
l'intervento entro, al massimo, il gennaio 2010. Quella programmata, che prevede
l'eliminazione dell'attuale incrocio a raso e la realizzazione, appunto, di una
rotatoria, è la miglior soluzione per prevenire gli incidenti in un punto di
particolare criticità, che registra sinistri con cadenza settimanale se non di
più. L'operazione è semplice, dal punto di vista progettuale - il piano è già
stato redatto -, e non vi sono vincoli connessi ad espropri; serviranno, per
attuarla, 150 mila euro. Il Comune di Remanzacco si è poi detto disponibile ad
assumersi le spese dell'illuminazione del contesto». La rotonda
"temporanea" avrà un diametro di 50 metri, e sarà dunque di
dimensioni un po' inferiori alla definitiva, che dovrà accogliere un'immissione
in più. «Non si poteva aspettare ancora - ha aggiunto Marchetti -: segnalatori,
rallentatori ed interventi della Polizia municipale non bastavano, si erano
rivelati inefficaci». «Ringrazio l'assessore e l'ingegner Fabbro per
l'immediata disponibilità dimostrata - ha concluso il sindaco Angeli -: quella
dell'Oselin è una questione che si trascina da anni ma finalmente è stata
risolta; solo un mese fa, il 24 giugno, si è svolto l'incontro per la
discussione del piano della tangenziale est, occasione in cui abbiamo chiesto
alla Provincia di dare priorità ai lavori sul bivio Oselin. Oggi abbiamo la certezza
che l'intervento si farà». Lucia Aviani
(
da "Secolo XIX, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
In due
mesi58 multe.Cancellate la sentenza nAL CINEMA fa anche ridere: «Chi siete?
Quanti siete? Dove andate? Cosa portate? Un fiorino», e il povero Massimo
Troisi , in "Non ci resta che piangere",a dover pagare l'inflessibile
doganiere, eretto a simbolo della burocrazia, un Leviatano cieco e ottuso. Se capita nella realtà, la
situazione è ben più seria, come sa bene un'anziana signora che nel giro di un
paio di mesi ha accumulato la bellezza di 58 multe, «e come ho fatto notare al
giudice - sottolinea l'avvocato Gianluca Gagliardi, figlio dell'esponente del
Pdl Alberto, che l'ha difesa davanti al giudice di pace - non si
trattava di un fiorino come nel film, ma di 80 euro l'una». Per un totale di
quasi 5.000 euro: una cifra che toglie il sorriso. Il giudice ha accolto la
tesi difensiva, cancellando tutte le sanzioni tranne tre: «Ha applicato -
spiega Gagliardi - il comune giuridico, e l'articolo 8 bis della legge 689/81
per la quale in casi di questo genere si paga solo il triplo della multa». I
fatti si riferiscono al periodo compreso fra settembre e novembre 2007:
l'anziana è stata multata per aver superato il varco della Ztl di via Ravasco:
«Aveva necessità di andarci perché doveva accudire un'amica - puntualizza
l'avvocato - E poi, non essendo residente, non sapeva ci fosse la Ztl, perché
all'epoca non era adeguatamente segnalata, come ha convenuto il giudice
emettendo la sentenza. C'erano anche quattro passaggi nel giro di un'ora,
oppure un paio di pochi minuti: è in casi come questo, per non pregiudicare il
cittadino, che si applica la legge in base alla quale il giudice ha emesso la
sentenza. Anche perché la sanzione è finalizzata a prevenire incidenti e alla
gestione ordinata del traffico, non a fare cassa, come invece sarebbe stato in
questo caso». Chi ha preso la multa a quel varco, però, non si faccia
illusioni: intanto ora la Ztl è ben segnalata, e poi il sistema italiano non è
come quello americano, per il quale una sentenza fa giurisprudenza: «Dipende da
cosa pensa il giudice - conferma Gagliardi - Senza contare che se la sanzione è
stata notificata più di sessanta giorni fa, è decaduto il termine per fare
ricorso». Alla fine la signora se l'è cavata pagando circa 240 euro, contro i
quasi 5.000 che il Comune pretendeva. Un risparmio notevole. Anche perché il
giudice si è dimostrato più comprensivo del doganiere del film di Troisi che
pretendeva un fiorino per ogni passaggio, anche a distanza di pochi secondi.
Per una volta, la burocrazia non l'ha avuta vinta.
gnecco@ilsecoloxix.it 21/07/2009
(
da "Tirreno, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lo dice
il direttore del cantiere Via Roma, lavori finiti venerdì la riapertura CALCI.
Ieri l'ultima pietra in via Roma. La prima fu collocata a inizio febbraio. Un
percorso lungo, nonostante siano solo 250 metri. Un percorso lungo attraverso iter accidentati anche in conseguenza dei meandri della burocrazia. Quest'opera di
riqualificazione del centro storico ha richiesto inizialmente circa 200 mila
euro ed è stata affidata alla ditta Salvini di Ponsacco che si è aggiudicata
l'appalto. Ne da comunicazione il geometra Flavio Guida che non senza
trepidazione e grande cura da ex calcesano, ha diretto puntualmente i lavori.
Il professionista ci ha chiamato al telefono nella tarda mattinata di ieri per
dirci: «Ci siamo. Faccio sapere in diretta che mancano pochi minuti a
mezzogiorno e con una certa emozione sto controllando la posa in opera
dell'ultima pietra. Adesso provvediamo subito a sgombrare il cantiere». Giovedì
23 avverrà lo spazzamento. Disco verde all'eventuale apertura già venerdì.
P.L.A.
(
da "Repubblica, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V
- Firenze I rifiuti Rigano. Una ditta di utensili di precisione in crisi Ho
anticipato agli operai la cassa integrazione Ma l´Inps che aspetta? La ditta è
chiusa ma mi è arrivata lo stesso la cartella dei rifiuti Ho deciso: non la
pago. Darò quei soldi a tre miei dipendenti che versano in cattive acque. Si
può andare avanti così? La «Omap Tools» è una piccola impresa di Rignano che da
molti anni produce strumenti di precisione, componenti di torni ed altre
macchine utensili. Otto dipendenti, giro d´affari intorno al milione di euro,
il 70% della produzione esportato in Canada, Stati Uniti d´America, Russia,
Germania, Svizzera. Una buona redditività e quindi un´elevata quantità di
contributi e tasse versati a Erario e Inps. Tutto bene fino a febbraio scorso.
Poi all´improvviso il blocco degli ordini. Un crollo verticale, del 90%. «In
tempi di crisi chi vuole che investa in macchinari» spiega il patron
dell´azienda, Mauro Pelatti. «Il 2 febbraio, l´assemblea fatta assieme a
sindacati e lavoratori ha deliberato la cassa integrazione a zero ore per tutti
gli otto nostri dipendenti. Poi abbiamo inoltrato la richiesta all´Inps per 11
settimane di cassa integrazione. Confidavamo in un intervento rapido. E invece,
nonostante che la cassa integrazione ci sia stata concessa nei mesi successivi,
ad oggi i miei operai non hanno visto un centesimo dall´Inps. I soldi della
cassa integrazione li ho anticipati tutti io, sono in credito di 9.000 euro con
l´Inps. Mi chiedo se questa situazione di crisi non richieda una maggiore
elasticità, rapidità d´intervento e magari più frequenti riunioni della
commissione che concede la cassa integrazione». Pelatti ha
avviato una battaglia contro la burocrazia, l´assenza di semplificazione. Sventola le buste paghe dei suoi
dipendenti, che si compongono di un´interminabile e indecifrabile serie di
voci. «Far compilare dall´associazione di categoria ciascuna di queste buste
paga - spiega - mi costa 40 euro, quasi quanto il costo dello stipendio mensile
di un operaio cinese. E´ evidente che, in questo modo, la sfida con il
nuovo mondo è persa. Ma le pare giusto - domanda Pelatti - che a produzione
ferma, quando in pratica non produciamo rifiuti, dobbiamo pagare quasi 4.000
euro di tassa sulla nettezza come quando operiamo a pieno regime. A me no. Ho
scritto a Comune e azienda della nettezza. La rata semestrale di circa 1.900
euro stavolta non la pago. La giro come anticipo di cassa integrazione a tre
miei dipendenti che sono in difficoltà». (m.b.)
(
da "Tirreno, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
LO SPORT
IN LUTTO In Bulgaria per portare a casa Flavio PIETRASANTA. Pietrasanta piange
Flavio Guglielmini, il navigatore professionista, morto domenica mattina,
durante la settima tappa del rally di Bulgaria, tra le montagne di Borovets.
Ieri, il padre, la fidanzata e due amici sono partiti per riportare a casa il
loro Flavio. Anche se avranno bisogno di qualche giorno. Andrea Nardi, amico di
infanzia del campione, è in Bulgaria. «E' un momento tristissimo, nel dolore dobbiamo fare i conti con la burocrazia - racconta commosso - servono autorizzazioni e certificati». La
salma, dal luogo della tragedia, è stata trasportata nella capitale Sofia e le
autorità hanno aperto un' inchiesta per far luce sulle dinamiche
dell'incidente. Nei prossimi giorni la famigli renderà noto il luogo e l'ora
del funerale. Si stringono ai parenti tutti gli amici di Marina e i
compagni del calcetto.
(
da "Nazione, La
(Livorno)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CECINA
ROSIGNANO pag. 9 CECINA TORNA CON L'ESTATE il grave fenomeno dei danni alle
co... CECINA TORNA CON L'ESTATE il grave fenomeno dei danni alle colture con il
quale le aziende agricole e i coltivatori diretti del livornese sono costrette
da una ventina di anni a fare i conti. I danni, che mettono in discussione il
lavoro ed i bilanci di decine di famiglie che vivono sulla terra, interessano
«a macchia di leopardo» tutta la provincia, Elba e Val di Cornia comprese ma è
in particolare nel castagnetano e nel bibbonese, dove si praticano colture
intensive di pregio a suscitare le proteste degli imprenditori agricoli sempre
più preoccupati. CON LA SICCITÀ i cinghiali (ma anche daini ed istrici) escono
dalle macchie collinari in cerca di terreni freschi di innaffiatura nelle
pianure coltivate verso la costa: in una notte una famigliola di ungulati può
distruggere il lavoro di mesi su ortaggi, frutteti, oliveti e vigne. NON BASTA:
volatili nocivi assetati (gazze, ghiandaie, corvi) nei tardi pomeriggi di
maestrale arrivano a danneggiare irreparabilmente, quando non trovano colture
in atto appetibili, i manicotti degli irrigatori dove resta qualche goccia
d'acqua costringendo gli agricoltori a sostituirne in tutta fretta centinaia
per poter continuare ad irrigare e non perdere ulteriore raccolto. SPESE
notevoli di manutenzione, danni economici ingenti e l'impossibilità di
programmare bene il proprio lavoro. CONTRO questo stato di cose le
organizzazioni professionali agricole Cia, Coldiretti ed Unione Agricoltori, la
Regione Toscana, Provincie e Atc, (l'ente dei cacciatori) e le organizzazioni
venatorie hanno attuato programmi di abbattimenti e controllo dei cinghiali, la
cui presenza è decuplicata negli ultimi anni e dei volatili nocivi. MA il fenomeno si conferma complesso da governare perché gli
interventi non sono sufficienti a limitare i danni. Né servono i rimborsi
economici che , a causa della burocrazia, arrivano con molto ritardo e permettono agli agricoltori di
recuperare solo una parte del danno subito. Roberto Ribechini
(
da "Nazione, La
(Livorno)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA
LIVORNO pag. 3 Quando piazza XX era famosa nel mondo L'AMARCORD di ANTONIO
FULVI D'ACCORDO, per i giovani d'oggi è difficile crederlo. Eppure ci sono
stati anni, e non solo nell'immediato dopoguerra, nei quali Livorno era
conosciuta nel mondo per il mercatino di piazza XX settembre. Più che per
l'Accademia Navale, più che per la Madonna di Montenero: sissignori. Il
mercatino «ameri'ano» attirava anche i turisti dello shopping a stelle e
strisce, ma più che altro quelli del «famolo strano», alla caccia di tutto
quello che la fantasia attribuiva al lontano, ricchissimo, favoloso mondo oltre
Oceano. E che turisti arrivavano ! DALLA PISORNO di Tirrenia alla Cinecittà
romana, non erano solo gli attori del cinema italiano che avevano scoperto
Castiglioncello e venivano al mercatino per far gli americani, a cercare il
sapone profumato, i barattoli di burro d'arachidi, i famosi dentifrici
sbiancanti e anche chiedendoli sottovoce - i primi vibratori e i famosi condum
al gusto di fragola. Arrivavano i grandi delle compagnie di teatro: da Totò a
Dapporto, da Delia Scala - che poi a Livorno, come si sa, prese marito: e ci fu
chi disse che era stato proprio grazie al mercatino - a Macario, da Wanda
Osiris a Walter Chiari. Tutti a caccia di quel «made in Usa» che non si trovava
altrove e che in piazza XX arrivava da Camp Darby; ufficialmente grazie agli
acquisti dei surplus per le truppe, di fatto grazie a canali tutti livornesi,
fatti di antica arte levantina del baratto ma anche di capacità tutta labronica
di far sparire camion interi senza lasciar traccia. PERCHÈ meravigliarsi, del
resto? Dal porto sparivano i vagoni. E si racconta, gloriandose, di quel
portuale che usciva dai varchi palleggiando due damigiane da 50 litri; visto che le
faceva sobbalzare come palloni da football nessuno lo fermava credendole vuote,
mentre erano piene di ottimo vino. Piccole leggende scherzose di un mondo che
fu. I turisti cercavano le americanate. I livornesi invece andavano al sodo.
C'erano, in piazza XX, le famose donnette dalle larghe gonne a campana, sotto
le quali tutti sapevano esserci dozzine di stecche' di sigarette Usa,
regolarmente di contrabbando. E guai se un finanziere provava ad avvicinarsi.
Sapevano che la gente sapeva che loro sapevano: di non dover osare. I primi erano
stati smusati', gli altri avevano imparato subito. TUTTO, in piazza XX, viveva
di questi equilibri. E finché è durato il canale di Camp Darby, finchè i
charter per gli Usa non hanno smitizzato l'acquisto a stelle e strisce, il
mercatino è stato un simbolo, per qualcuno addirittura la Mecca. Poi è subentrata la burocrazia, i banchetti tutti uguali, le carte bollate del Comune, le norme
antinfortunistiche, il bla-bla-bla. Fine del mito. Tanti si sono arresi, e chi
ancora resiste sta migrando verso la nuova location. Tutti speriamo in un
rilancio, perché c'è un pezzo dell'antico cuore livornese in quei banchi.
Ma tutti sappiamo che niente sarà più come prima.
(
da "Resto del Carlino,
Il (Rovigo)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
ROVIGO
pag. 5 IL MONDO del lavoro con tutti i nodi che si porta dietro, in primis
l'allarm... IL MONDO del lavoro con tutti i nodi che si porta dietro, in primis
l'allarme disoccupazione e il problema del ritardo nel pagamento della cassa
integrazione da parte dell'Inps, ha bussato, ieri, alla porta di Palazzo Celio.
Si è svolto ieri mattina, infatti, il primo tavolo dell'economia dell'era
Virgili: un incontro che ha messo a confronto istituzioni, sindacati, mondo
delle imprese e dell'industria, per fronteggiare la crisi occupazionale.
Accompagnata dagli assessori con deleghe legate alla produzione, Guglielmo
Brusco, Claudio Bellan, Francesco Ennio e Leonardo Raito, il presidente Virgili
ha ascoltato l'analisi, i dati, i suggerimenti e le attese delle categorie
produttive per «avviare assieme una più energica azione di sostegno dove ognuno
si senta attore». L'input è stato quello a un lavoro di squadra. Uno degli
obiettivi: snellire la burocrazia e puntare sulla formazione professionale. D'altra parte i dati parlano
chiari: la situazione è in picchiata: «In Polesine siamo passati dalle circa
150 mila ore di cassa integrazione nel primo semestre del 2008 al milione 250
mila nel primo semestre di quest'anno», ha ricordato il presidente della
Provincia: «Dalla verifica di stamani nessun settore sarebbe esente
dalla crisi ed i tempi di ripresa non sarebbero proprio dietro l'angolo. E'
indispensabile un gioco di squadra per muovere le risorse». «Da parte nostra ha
precisato il capo di Palazzo Celio giustificando l'assenza di Laura Negri
abbiamo anche istituito l'assessorato per la promozione del territorio,
affidato proprio alla Negri, oltre ad promuovere una serie di contatti». Già
questa mattina è in programma un incontro con la Fondazione Cariparo per
l'avvio del fondo di anticipazione della cassa integrazione: «Si dovrebbe
partire da una base di 2 milioni di euro ha spiegato la Virgili mentre con la
Curia si sta lavorando sul fondo di solidarietà». In mattinata il presidente
Tiziana Virgili aveva ricevuto in sala giunta i lavoratori del tessile, edile,
i metalmeccanici, i chimici ed altre rappresentanze di aziende in crisi «perché
non ci si dimentichi della loro situazione». I segretari generali di Cgil, Cisl
e Uil sono usciti dall'incontro, in Provincia, senza troppe illusioni: «E'
stato un tavolo interlocutorio hanno detto Nalin, Trambaiolli e Osti ma è già
da un po' che con la Provincia si affrontano queste questioni. Questioni sulle
quali noi abbiamo un potere di intervento relativo. Abbiamo chiesto una task-force
da parte di tutti gli assessorati competenti aggiungono e per quanto riguarda
le iniziative per andare ad alleviare i ritardi nell'erogazione della cassa
integrazione, abbiamo chiesto che i fondi del terminal vengano usati solo come
extrema ratio'». Proprio questa mattina si terrà un incontro tra Fondazione
Cassa di Risparmio, Consvipo e Virgili per definire i dettagli dell'accordo:
«La Fondazione spiega il presidente del Consvipo, Giovanni Franchi si farebbe
carico degli interessi, mentre la banca anticipa i soldi Inps. Registriamo una
disponibilità della Cassa di Risparmio del Veneto a proporre un proprio
pacchetto che ha un budget limitato e prevede alcune caratteristiche. Ma è uno
strumento che ancora non può dare risposta a tutti i lavoratori. E' una prima
proposta operativa che la Cassa di Risparmio fa. Noi lavoriamo per una
soluzione la più larga possibile. Vogliamo arrivare al top. Un'altra
possibilità potrebbe aprirsi con l'accordo che la Regione dovrebbe con l'Abi».
Quanto ai numeri, Franchi ricorda che ci sono sette procedure in corso di cassa
integrazione straordinaria (che riguarda aziende di medie e grandi dimensioni)
e 19 di cassa integrazione in deroga (piccole imprese).
(
da "marketpress.info"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Martedì
21 Luglio 2009 ABRUZZO, FORMAZIONE: RIFORMA ACCREDITAMENTO,OK DELLA GIUNTA
CHIODI E GATTI,"RIFORMA: QUALITA´,MERITO, SEMPLIFICAZIONE" L Aquila, 21 luglio 2009 - La riforma del sistema di
accreditamento degli enti di formazione, ovvero le regole che consentono agli
enti, tra l´altro, di esercitare e ricevere i finanziamenti regionali, ha ricevuto
l´unanime parere positivo della Giunta Regionale, che questa mattina a L´aquila
ha approvato il testo presentato dall´Assessore alla Formazione Paolo Gatti. Un
importante riforma che segna una tappa rilevante del percorso riformatore della
Giunta Chiodi, basato sui principi della qualità, del merito e della
semplificazione. Il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha aperto la
conferenza stampa che spiegava i contenuti della riforma, ha dichiarato: "La
riforma parte da tre aspetti su cui questa Giunta si è concentrata dall´inizio
della legislatura ossia il merito, la qualità, la semplificazione".
"Questa innovazione - ha aggiunto Chiodi - nel settore della formazione ci
consente di avere come interlocutori soggetti individuati nel modo più
meritocratico possibile". "Sono 65 gli articoli che compongono la
riforma - ha spiegato l´assessore con delega alla Formazione, Paolo Gatti - si
trattava di un sistema di formazione da rifare iniziando dalle radici. Sinora -
ha proseguito Gatti - parlando di valutazione finalizzata all´accreditamento
degli enti di formazione, bastava avere delle strutture adeguate, ora invece
dall´accreditamento delle strutture si punta all´aspetto qualitativo dei
´soggetti formatori´ ". Gli aspetti salienti della riforma sono il
passaggio dall´accreditamento delle strutture all´accreditamento dei formatori,
l´accreditamento permanente, ma a punti. Il sistema di accreditamento degli
enti formativi viene completamente riformato per passare da un modello
"artigianale e squalificante" ad un sistema che dà sostanza a tre
parole: qualità, meritocrazia, semplificazione. Non si accrediterà più l´ente
basandosi solo sulla valutazione delle strutture utilizzate per i corsi, ma
soprattutto sulla base dei formatori utilizzati dall´ente per svolgere le
attività didattiche". Inoltre assumerà maggiore rilievo la
"consistenza" giuridico-economica dell´ente e sarà sperimentato un
sistema di valutazioni a punti, una sorta di rating della qualità dell´ente che
oscillerà da un massimo di 100 punti fino alla soglia minimale di 60 punti
sotto la quale sarà revocato l´accreditamento. Meno burocrazia e più semplificazione,
infine, per ottenere l´accreditamento, con la cessazione dell´obbligo di
ripresentare le domande ogni due anni, ma con controlli più serrati. Ogni anno
il 20% degli enti sarà sottoposto a verifica regionale, consentendo di fatto un
controllo a tappeto ogni 4/5 anni di tutti gli enti accreditati. La
riforma intende consentire al settore della formazione di essere sempre meno un
settore autoreferenziale e sempre più un reale strumento al servizio delle
imprese, con il rafforzamento del capitale umano e con l´obiettivo di dare
buona e stabile occupazione ai lavoratori abruzzesi. Uno strumento necessario,
soprattutto in questo frangente di crisi economica, per consentire alla
Formazione di svolgere appieno il proprio ruolo e per garantire un futuro di
opportunità alle aziende, ai lavoratori e ai giovani. . <<BACK
(
da "Resto del Carlino,
Il (R. Emilia)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
RUBIERA,
SCANDIANO E CERAMICHE pag. 17 di BRUNO DALLARI CASALGRANDE SAMIRA ha tre figli,
di 9, 8 e 1 anno. Fra qualche... di BRUNO DALLARI CASALGRANDE SAMIRA ha tre
figli, di 9, 8 e 1 anno. Fra qualche giorno dovrà lasciare la sua casa a
Casalgrande perché non riesce più a pagare l'affitto. Il marito ha avuto
qualche problema, oggi completamente risolto. E' bastato perché chi dava lavoro
abbia ritenuto di non farlo più. Samira, per campare, ha lavato le scale e
fatto altri lavoretti. Il marito, perito informatico, riconosce che pur di
portare a casa un po' di soldi ha lavorato in nero. Ma oggi anche questi li
hanno abbandonati. Devono affrontare uno sfratto, che avverrà il 28 luglio e li
lascerà in strada. Con tre bambini piccoli. «Quando lo scorso anno racconta
Samira ho avuto un problema, i miei familiari dal Marocco hanno mandato soldi.
Ma poi sono dovuta tornare a casa; non avevo soldi ed in grembo un bambino. Non
sapevo come fare, visto che mi hanno staccato le utenze e per due mesi sono
rimasta senza energia elettrica». Poi è tornata in Italia, quando il marito ha
riavuto dignità di persona libera. «Le cose però non sono cambiate dice Samira
. I servizi sociali del Comune hanno detto che dovevo arrangiarmi e che se non
trovavo una soluzione alla mia condizione i bambini mi sarebbero stati tolti e
portati in una "casa". La mia colpa? - si chiede Samira - avere
sempre dichiarato il giusto, al contrario di altri che magari godono
appartamenti concessi dal Comune ed in cortile hanno auto di lusso». Una denuncia
che crediamo meriti adeguata risposta. Il Comune, da noi interpellato, dice
(attraverso il portavoce del sindaco) di "conoscere bene la storia",
ma anche di non voler intervenire a commento della vicenda. L'assessore
delegato alle politiche sociali è in ferie, il sindaco si riserva di far
conoscere la sua posizione. Intanto la famiglia marocchina
sta preparando le valige e teme che le vengano tolti i figli. A meno che, entro
il 28 luglio, qualcuno non assuma uno dei genitori e permetta un reddito minimo
per pagare casa e le spese delle bollette. Storia di ordinaria amministrazione
familiare; estranea alla burocrazia, ovviamente.
(
da "Resto del Carlino,
Il (Bologna)" del 21-07-2009)
Pubblicato anche in: (Nazione,
La (Firenze))
Argomenti: Burocrazia
PRIMO
PIANO pag. 8 Brunetta mette in piazza il business dei consulenti E inventa la
mobilità dei pigri NOMI E COMPENSI SU INTERNET MILANO MENTRE a fine luglio
andranno in rete curriculum, assenze e presenze dei 190 mila dirigenti
pubblici, da oggi sono consultabili sul sito on line del Ministero per la
Pubblica Amministrazione tutti gli incarichi di consulenza e collaborazione
esterna affidati nel 2008 dalle pubbliche amministrazioni: Presidenza del
Consiglio, Ministeri, Forze Armate, enti territoriali, eccetera, compresi
scuola e sanità. E' l'operazione-trasparenza già lanciata da Renato Brunetta
l'anno scorso. Adesso il ministro-terminator, già indomabile fustigatore dei
fannulloni statali, prosegue la sua offensiva on line per radiografare il mare
magnum delle consulenze e delle collaborazioni di cui si avvale la macchina
delle amministrazioni pubbliche. UN MARE sterminato che nel 2008 fa sapere il
ministro è costato quasi 1,45 miliardi di euro, cifra che per ora riguarda
11.608 amministrazioni che hanno attivato 285.466 incarichi esterni. Rispetto
al 2007 la spesa è lievitata del 17,93%. Inoltre, metà delle amministrazioni
pubbliche non ha ancora provveduto a trasmettere i dati sulle consulenze.
Perciò il ministero stima che complessivamente Stato ed enti pubblici abbiano
attivato nel 2008 circa mezzo milione di incarichi esterni erogando 2 miliardi
e mezzo di euro. Da oggi sono quindi consultabili on line nomi, cognomi,
descrizione degli incarichi e relativi importi pagati. Per i dipendenti
pubblici intanto il ministro Brunetta sta già preparando una nuova cura-shock.
Si tratta di una serie di provvedimenti per la mobilità degli statali che sono
nell'agenda del Governo e di cui il ministro ha parlato ieri a Venezia,
firmando insieme al Guardasigilli Angelino Alfano il protocollo per
l'informatizzazione dei processi. Brunetta ha teorizzato la «mobilità
spintanea», cioè il ricorso a spostamenti di personale su base incentivante o
disincentivante, a seconda dei casi, per chi si renderà disponibile a trasferimenti,
sempre nell'ambito della pubblica amministrazione. Il ministro ha fatto
l'esempio dei 30 mila sottufficiali dell'esercito, un tempo applicati agli ex
uffici-leva e che attualmente non hanno una collocazione e che potranno essere
trasferiti altrove. LA MOBILITÀ del personale pubblico dovrebbe arrivare sul
tavolo a ottobre e nella strategia di Brunetta si affianca a Internet e
all'informatica per dare più efficienza alla macchina statale. E' il caso del
progetto di digitalizzazione dei processi civili «costato soltanto 100 mila
euro», ha detto ieri il ministro, «niente rispetto a
sprechi e attese della burocrazia». La digitalizzazione informatica dei processi civili è già
partita a Roma e Milano e ieri è stato firmato un analogo protocollo a Venezia.
Il sistema si basa sulla possibilità di mettere in rete tutti i dati e le
pratiche burocratiche che riguardano il procedimento civile di primo grado.
(
da "Nazione, La
(Firenze)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
SESTO /
FIESOLE pag. 15 "TOPI D'AUTO" in azione all'Osmannoro. Domenica
notte, i ladr... "TOPI D'AUTO" in azione all'Osmannoro. Domenica notte,
i ladri sono entrati in azione in un'area di sosta di via Tevere, dove erano al
momento parcheggiate numerose auto di proprietà di turisti ospitati dal vicino
hotel. Approfittando del buio, i malintenzionati hanno spaccato i vetri di sei
vetture, aprendole e rovistando all'interno. Probabilmente, per agire, hanno
approfittato proprio del week-end estivo e della scarsa presenza di persone e
veicoli nell'area industriale dell'Osmannoro. Alla fine sono comunque riusciti
a rubare ben poco: alcune centinaia di euro, qualche documento, un cellulare e
vari effetti personali dei proprietari delle vetture. Ben più consistente del
bottino è stato il danno provocato ai veicoli e alle vacanze dei loro
proprietari. Diversi erano infatti i turisti in visita a Firenze e, in due
casi, si trattava addirittura di stranieri. Per loro dunque, una brutta sorpresa e alcune giornate di vacanza perse fra
denunce, burocrazia e
riparazioni dell'auto. Sull'episodio indagano ora i carabinieri della stazione
di Sesto Fiorentino e della compagnia di Signa. Gli uomini dell'Arma stanno
raccogliendo alcune testimonianze nel tentativo di risalire ai ladri e di
capire se avessero un obbiettivo specifico. L'ipotesi più probabile è
comunque che si sia trattato di balordi disposti ad accontentarsi di qualche
spicciolo.
(
da "Messaggero, Il"
del 21-07-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero,
Il (Civitavecchia)) (Messaggero, Il (Metropolitana))
Argomenti: Burocrazia
Martedì 21 Luglio 2009 Chiudi "LA NUOVA ROMA" PER
GLI IMPRENDITORI Il primo cittadino: «Batteremo la burocrazia,
così la città diventerà una metropoli del futuro»
(
da "Corriere della Sera"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 21/07/2009 - pag: 9 L'imprenditrice Il gruppo di
Todi ha appena vinto un contratto in Georgia L'altro made in Italy per i Paesi
di frontiera Todini: tecnologie e infrastrutture, non solo moda MILANO Parlate
a chiunque di «made in Italy» e subito il pensiero andrà alla moda,
all'arredamento, al cibo. Parlatene con Luisa Todini e lei vi risponderà che
«no, non è così». Che strade, porti, ponti, dighe, «anche questo è made in
Italy». Detto da una donna può sembrare strano. Ma «lei è un uomo, non una
donna» come le ha detto un mese fa Muammar Gheddafi dopo averla sentita parlare
al G8, ospitato in quella Caserma di Coppito che per la presidente del gruppo
Todini rappresenta un punto d'orgoglio. L'ha realizzata, infatti, Todini
Costruzioni: 500 milioni di giro d'affari (un miliardo di ordini in portafoglio)
in 12 Paesi. Ed è la testimonianza «dell'eccellenza delle imprese italiane». In
tutto il mondo, come prova la vittoria di Impregilo per il Canale di Panama e
quella della Todini in Georgia, dove ieri il gruppo ha vinto una gara
internazionale per ampliare l'autostrada Sveneti-Ruisi: «Un riconoscimento
importante in un'area in cui siamo da oltre dieci anni». Per la moda sono
design, lavorazione, tessuto. Ma nelle costruzioni che vuol dire 'Made in
Italy'? «In molte parti del mondo un prodotto italiano è sinonimo di buon
prodotto. Nelle grandi opere questo corrisponde a qualità dei lavori, ottima
esecuzione. Ma la nostra vera unicità è un elemento 'intangibile': la capacità
di integrare le diverse culture. Rispetto ai concorrenti cinesi o coreani che usano
solo manodopera del loro Paese, noi lavoriamo sempre con maestranze locali.
Significa insegnargli un mestiere e creare sviluppo. Ci rende davvero
competitivi». Anche nei confronti dei colossi che fanno offerte più basse? «Sì,
perché non hanno la nostra flessibilità. Le imprese italiane sanno lavorare con
criteri diversi a seconda del luogo: siamo rapidi se ce lo chiedono o in grado
di adattarci a tempi lunghi. Capiamo le particolarità del mercato prima e
meglio degli altri». E' stato un vantaggio anche nella gara in Georgia? «In
quell'area lavoriamo da oltre dieci anni. Tra Kazakhstan, Azerbaijan, Ucraina,
Bielorussia, Russia e Moldavia abbiamo eseguito lavori per oltre 800 milioni e
investiti oltre 60. La scelta della Georgia è un riconoscimento importante:
hanno visto come lavoriamo lì e ci hanno scelto». Perché Todini invece ha
scelto l'ex Urss per crescere? «Credo che se Marco Polo fosse nato oggi avrebbe
seguito la via del petrolio non della seta. L'Asia Centrale è la zona più ricca
del mondo. Anche la Georgia, pur non essendo tra le più ricche, è strategica:
rappresenta uno snodo fondamentale per molte infrastrutture, basti pensare al
Nabucco». E la Libia? Dopo aver incontrato Gheddafi farete qualcosa? «L'Italia
ha molti progetti sulla Libia. Per noi che siamo già in Algeria e Tunisia la
Libia è complementare. Sarà importante chiudere contratti con un elevato
livello di tutela per gli esecutori». Perché in Italia le Grandi Opere faticano
a decollare? «La burocrazia, i veti, i ricorsi, frenano lo sviluppo delle infrastrutture.
Siamo oppressi da una burocrazia e da passaggi spesso inutili che dovrebbero garantire
trasparenza e costi certi e invece non è così. Certe norme sono superate. Penso
alla Legge Merloni, che negli Anni 90 ha 'commissariato' il settore delle
costruzioni: perché nessun governo l'ha ancora cancellata? Basterebbe
applicare le norme comunitarie». L'attuale governo si sta muovendo nella giusta
direzione? «Il governo Berlusconi ha dato segnali importanti ma purtroppo ha
poca cassa. Vedo positivamente l'allentamento dei vincoli del Patto di
Stabilità per i Comuni virtuosi previsto dal Decreto anticrisi. E così il piano
casa e il ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Le costruzioni possono
trainare la ripresa: 1 miliardo di investimenti è in grado di creare 25 mila
posti di lavoro. Per il rilancio delle grandi opere servono programmi a medio e
lungo termine. Ma serve soprattutto aprire i cantieri. Subito». Luisa Todini
Federico De Rosa
(
da "Corriere della Sera"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 21/07/2009 - pag: 3 La storia Tommaso
Prima dall'assegnazione al residence «L'appartamento? Lei non è abbastanza
disabile» L'uomo, Tommaso Prima, è paziente: «Io aspetto, dovranno
rispondermi». Tuttavia è anche indignato: «Mi telefonano per dirmi: 'abbiamo la
casa per lei' e poi, all' improvviso: 'Ops! Ci scusi non l'abbiamo più', ma lo
sanno cosa vuol dire per uno che non ha una casa?». Tommaso Prima conosce la
sensazione. Addormentarsi sul sedile reclinabile di una Punto nel buio di un
parcheggio cittadino. Specchiarsi dal retrovisore senza andare in mille pezzi
nel profondo. Accettare la propria obesità senza farne un dramma quotidiano.
Prima era una disabilità parziale, «ora è al 100 per 100 come si dice in
gergo». Tutto questo Tommaso Prima lo sa. L'unico mistero, ora, riguarda il suo
alloggio scomparso. «Tre mesi fa sono stato contattato dagli uffici comunali.
Si trattava di una buona notizia. Il dipendente dell'ufficio, un uomo dalla
voce giovane di cui ho anche appuntato nome e cognome mi chiamava per dire che,
finalmente, erano in grado di assegnarmi una casa». Solo una prima telefonata
per prendere contatto, sapere se l'«utente» in graduatoria è ancora in attesa
di un alloggio o se rinuncia, insomma in un primo momento non dicono neppure in
quale zona è l'alloggio se a Ponte di Nona o alla Garbatella, alla Magliana o a
Vigne Nuove. Tommaso Prima allora si è organizzato: «Ho subito disdetto la
stanza trovata grazie ai sacerdoti salesiani». Però nulla. Nessun seguito a
quella telefonata. Allora, dall'abitacolo della sua Punto, giorni fa, ha
raccontato la sua storia a «Radioradio». Il presidente della commissione affari
sociali Giordano Tredicine era in ascolto e gli ha trovato una stanza in un
residence di Acilia. «Della casa che dicevano di avermi assegnato non ho più
saputo nulla» dice Tommaso Prima, numero ottocentoventisei nella graduatoria
del Comune di Roma. Sparita nei meandri della burocrazia? Occupata abusivamente
dall'oggi al domani? La spiegazione c'è e la fornisce il direttore delle
politiche abitative, Raffaele Marra: «Purtroppo abbiamo scoperto poi che il
singor Prima non è 'carrozzato'. Cioè ha problemi di cuore ma non motori,
mentre l'appartamento che si era liberato a Ponte di Nona era per disabili in
sedia a rotelle». In auto Tommaso Prima nell'abitacolo «casa» della sua
utilitaria Il. Sa.
(
da "Denaro, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Benevento
nomine Confartigianato, Antonio Campese alla presidenza L'Assemblea Generale
della Confartigianato della provincia di Benevento rinnova gli organi
statutari: riconfermato all'unanimità alla presidenza Antonio Campese. Eletti,
in qualità di membri della nuova giunta, Nascenzio Iannace vice-presidente
vicario, Domenico Ruggiero vice-presidente, Cosimo Di Meola vice-presidente,
Tiziana Ferro presidente Provinciale Donne Impresa, Amleto Ocone presidente
provinciale Edili, Gino Puzella presidente provinciale giovani imprenditori,
Roberto D'Arienzo Presidente Provinciale pensionati, Domenico Porcaro.
Conferme, inoltre, da parte della giunta, per la segreteria provinciale,
affidata a Donato Scarinzi e la tesoreria, di cui è incaricato Giovanni
Gramazio. "Non vi sono risposte alle tante piccole imprese asfissiate
dalla crisi", sottolinea il presidente?Campese, "dalla dilagante burocrazia, e dal momento di blocco
delle commesse e dai ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione che
raggiunge livelli inusitati. Ringrazio Donato Scarinzi per il continuo lavoro
svolto con trasporto, passione e competenza, a lui va il mio grato e commosso
ringraziamento per avermi affiancato fin dalla creazione di questa associazione
che tanto ha fatto e tanto dovrà fare per l'economia di questa
provincia". C.D.G. del 21-07-2009 num.
(
da "Denaro, Il"
del 21-07-2009)
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Commenti
confindustria campania La mia vita tra libri, corse e Pmi Scuotto,
neopresidente della Piccola industria: Nessuna rivincita sul passato Bruno
Scuotto, 46 anni. sposato, due figli, è il nuovo presidente del gruppo Piccola
Industria Campania. Scuotto ha una lunga esperienza confindustriale a Palazzo
Partanna dove è stato vice presidente vicario del Gruppo Giovani dal 1999 al
2003 e vice presidente del Gruppo Piccola Industria. Attualmente (oltre ad essere
presidente della Piccola industria Napoli, carica che ovviamente lascerà a
giorni) è anche componente del Comitato Mezzogiorno e di quello Education di
Confindustria nazionale e vice presidenza della Sezione Installatori
dell'associazione degli industriali napoletani. E' amministratore Unico di
un'azienda di impiantistica, la "Scuotto srl - Impianti elettrici e
tecnologici" Gianpaolo Santoro Una vita da presidente, una vita in
Confindustria. Non male per un laureato in lettere e filosofia E' vero. I miei studi
denotano una inclinazione che poi gli eventi della vita mi hanno costretto ad
abbandonare. Che cosa l'ha spinta nel mondo dell'impresa? L'improvvisa morte di
mio padre. L'azienda non poteva aspettare. Il mio dovere era quello di prendere
il posto di mio padre. Il destino ha voluto così ma voglio precisare che sono
pienamente soddisfatto e gratificato dal fare l'imprenditore. Che cosa le è
rimasto degli studi umanistici? La passione per lo scrivere e per il leggere. E
la voglia di stare a contatto con i giovani, l'insegnamento. Che cosa scrive?
Una sorta di diario. Ma assolutamente staccato dalla mia vita da imprenditore.
Annoto sensazioni, emozioni, impressioni. Stati d'animo. Mi guardo dentro e
scrivo. Quali sono le sue pagine che rilegge più frequentemente? Quelle di
quando ero molto più giovane. Quelle di tanti anni fa. Perché questa di
scrivere è una cosa che faccio da sempre E si riscopre diverso? No, questo no.
Però, confesso, che provo per quelle pagine un sentimento di tenerezza. La
possibilità di stare a contatto con i giovani: le sarebbe piaciuto quindi
insegnare, avere una cattedra? Si. Del resto il mio impegno a tutti livelli
nell'Education a Confindustria lo conferma ampiamente. Ma lei ha anche un'altro
hobby, correre. Si, per me correre è più di un hobby, è una passione. Io sono
un runner. Non c'è giorno che non corra. Domenica scorsa, mentre molti erano a
mare, io mi sono fatto accompagnare a Telese nel beneventano. E da lì sono
arrivato a Melizzano, dove ho una casa di campagna. E' stato stupendo correre
sfiorando il lago, fra le campagne della valle del Calore, assaporando il
sapore della natura. E quando non ha la freschezza della natura, quando è in
città dove corre? Al porto. Guardando il mare. Mi rilassa e mi consente di
pensare. Di stare con me stesso. Di vivermi. E sono queste le sensazioni che
poi scrivo nel mio diario. L'obiettivo, il grande sogno, sono allora i 42.195 metri della
maratona di New York City, la più famosa del mondo che si snoda attraverso i
cinque grandi distretti della metropoli? Se dovesse capitare forse un giorno la
farò anche. Ma New York non è la più bella maratona del mondo. La più bella,
influenze mediatiche a parte, è quella di Barcellona. E quella la farò di
sicuro. E' quello il mio obiettivo. Passiamo da una corsa all'altra. Lei è il
nuovo presidente della piccola Impresa Campania. E' una rivincita, un anno dopo
l'amara vicenda di Confindustria? No. Non lo è. E' un percorso che si è
compiuto. La Piccola Impresa è da sempre una mia passione. L'anno scorso non è
stata una sconfitta mia, ma di tutti noi imprenditori. Si è ragionato da
politici, a mio avviso sbagliando e scrivendo una pagina nera. Ma per fortuna,
ora, non è più tempo di certi meccanismi e di certi sistemi Che cosa vuol dire?
Intendo che la crisi che ha travolto il mercato mondiale ha imposto agli
imprenditori di tornare a fare gli imprenditori. Ora si lavora e si lotta per
salvare le imprese. Ostracismi, strategie e veti, appaiono pratiche lontane. La burocrazia
resta il nemico numero uno per chi vuole fare impresa in Italia e, soprattutto,
nel Mezzogiorno? Non c'è dubbio. Qualcosa sta cambiando ma ancora troppo
lentamente. Sono rimaste 58 le pratiche per chi vuole iniziare una attività e
pratiche, soprattutto, dai tempi incontrollabili e sconosciuti.Per
partecipare ad un bando, ad una gara, occorrono chili di carta e bisogna anche
pagare un bollettino (legge di appena tre anni fa, perché mentre si discute
sullo sveltire e facilitare le procedure, poi si agisce diversamente) a fondo
perduto che solo da un po' si può anche pagare on line. Il nodo del problema è
sempre quello della italica verifica preventiva? Certamente. In America esiste
l'assunzione di responsabilità per una gara. L'imprenditore afferma di avere i "requisiti"
e si va avanti. Poi chi vince viene controllato. Certo che serve un controllo
veloce e tempestivo che in Italia sembra impossibile ottenere. Ed allora si
procede con le verifiche preventive ed invece di controllarne uno si controllano
tutti.. Un meccanismo che non funziona ed è stotto gli occhi di tutti. Ascolto,
informazione e crescita continuano ad essere le linee guida della sua
presidenza? Senza dubbio. Saper ascoltare vuol dire impegnarsi con gli altri
associati e aprire la propria mente a nuove idee. Questo senza trascurare la
base, spesso troppo trascurata. Poi il dovere principale di un'associazione è
informare il piccolo imprenditore orientandolo sugli strumenti a disposizione.
Ma oltre a informare bisogna orientare. Infine dobbiamo puntare alla crescita
delle piccole imprese. Per crescere in dimensioni, in prestazioni, in
conoscenze, in risultati e in presenza sul mercato, occorre innanzitutto
implementare le basi che caratterizzano l'esistenza stessa delle nostre
aziende. La presenza delle imprese campane all'estero è cambiata radicalmente
negli ultimi 15-20 anni. In particolare negli ultimi cinque anni, il nostro
sistema produttivo ha effettuato un vero e proprio riposizionamento per quanto
riguarda sia le aree geografiche che le strategie d'internazionalizzazione. E'
questa la strada giusta? Non è la strada giusta ma è praticamente l'unica
strada possibile se si vuole guardare non al domani ma al dopodomani. del
21-07-2009 num.
(
da "Gazzettino, Il
(Venezia)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Progetti finanziati per 14,3 milioni e accordi all'estero Ma
il vero scoglio è la burocrazia
Martedì 21 Luglio 2009,
(
da "Gazzettino, Il
(Venezia)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Martedì
21 Luglio 2009, Luigi Rossi Luciani sale al vertice del Vega, Michele Vianello
resta in attesa. L'assemblea dei soci del Parco scientifico tecnologico di
Marghera ha eletto ieri il nuovo consiglio d'amministrazione dell'ente, con
l'indicazione di Rossi Luciani - già al vertice del Parco Galileo di Padova e
di Veneto Nanotech - alla presidenza, che sarà ratificata nella prima riunione
del nuovo esecutivo. Nel cda entrano otto nuovi componenti oltre a Rossi
Luciani: Nicola Trevisan (ad Veneto Nanotech e Nanofab), Enrica Barbaresi
(Eni), i rettori di Ca' Foscari e Iuav Carlo Carraro e Amerigo Restucci,
Giorgio Brunetti (Fondazione di Venezia), Fabrizio Stella (Veneto Sviluppo) e
Fabio Rigobon, ingegnere elettronico, capogruppo Lega Nord alla Municipalità di
Mestre. Riconfermati Gianni Perini, direttore di Hydrogen Park, Luigi Gorla,
dirigente Syndial e Gabriele Zanetto, docente a Ca' Foscari e past president di
Vega. Il collegio sindacale sarà composto da Antonio d'Ancona, Giulio Gamba e
Filippo Carlin. A scorrere i nomi dei nuovi consiglieri, appare la volontà dei
34 soci del Vega di ribadire la volontà di equilibrare con la nomina dei due
rettori e della rappresentante dell'Eni (futura vice presidente), il baricentro
del Parco scientifico destinato a pendere verso Padova con l'incarico affidato
a Rossi Luciani con la "regia" della Regione Veneto. In questo quadro
rientra anche l'incarico a direttore generale che il nuovo cda dovrebbe
assegnare al vicesindaco Michele Vianello: «Ne parlo con il sindaco e il
presidente - commenta quest'ultimo - dopo vedremo». Di Vianello, preso di mira
dal presidente del Consiglio comunale Renato Boraso e ora dall'Italia dei
valori che parla di «metodi da Prima Repubblica», ieri però non si è discusso.
Massimo Colomban e Gianpietro Marchiori, presidente e amministratore delegato
uscenti, si sono soffermati sui risultati raggiunti - progetti finanziati per
14,3 milioni di euro, e altri 9,5 milioni in divenire - un flusso di cassa di
1,5 milioni di euro, derivante da affitti e alienazioni, per finanziare ricerca
e innovazione e numerose relazioni avviate: l'ultima riguarda la missione in
India dove il Vega è stato preso a modello dalle autorità del Maharashtra (lo
Stato della capitale economica Mumbai) per la realizzazione di un centro
dell'innovazione. Ma per assicurare un futuro al Vega
servono più fondi - con l'invito esplicito ai soci di darsi da fare - e meno burocrazia: solo per fare il famigerato
"troso" per collegare via Torino alla strada per Venezia sono serviti
i pareri di 20 commissioni diverse e 4,8 metri cubi di
documenti. A.Fr.
(
da "Gazzettino, Il
(Belluno)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Taglio
del nastro per la teleferica, il primo oggetto a viaggiare a bordo è stato un
tricolore Martedì 21 Luglio 2009, È stato il tricolore a viaggiare per primo
agganciato al carrello della nuova teleferica. Ad accoglierla un picchetto
d'onore guidato dal colonnello Stefano Fregona, vicecomandante del 7°
Reggimento, e da Alessandro Farinazzo, presidente del Cai Belluno. Con loro due
alpini e due alpine del 7°, alpini dell'Ana e uomini della protezione civile
del'Ana. Tutti in quota, con un filo di commozione, per festeggiare il nuovo
impianto, significativo a livello turistico. Domenica erano in 200 al rifugio
"7° Alpini" alla Schiara. Prima la cerimonia religiosa con il cappellano
militare don Fabio nella chiesetta regina Alpinorum, poi i discorsi di rito.
Dall'assessore comunale Paolo Gamba sono arrivati anche i complimenti per «la
perfetta manutenzione del sentiero che porta al Pis Pilon», mentre il
vicecomandante degli alpini ha ricordato la «collaborazione antica e presente
che lega il Cai e gli alpini». Il presidente Farinazzo, dopo aver riassunto le
vicende che hanno portato alla realizzazione dell'impianto costruito dalla
ditta Martello di Canale d'Agordo, ha sintetizzato così lo stile dell'operato
del Cai: «Facciamo poche chiacchiere e puntiamo ai fatti». Certo la teleferica
- che caricata sulla casetta di partenza al Col di Roanza provvederà
da oggi al servizio di approvvigionamento di derrate e carburante - rappresenta
un successo contro anni di burocrazia. Oltre 300 mila euro il suo costo. Con la Regione Veneto che ne
ha messi 210 mila. Un piccolo finanziamento, poi, è arrivato dalla sede
centrale del Cai, con il Fondo pro rifugi, e dal Ministero dell'Ambiente. Per
il resto contribuirà la sezione di Belluno. Daniela De Donà
(
da "Gazzettino, Il
(Belluno)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
«Parleremo
di responsabilità dopo gli accertamenti» Miracco: «Chi chiede le dimissioni di
Galan in un momento come questo non può essere preso in considerazione» Martedì
21 Luglio 2009, «Le sceneggiate sono inutili, e davanti ad una tragedia del
genere assolutamente fuori luogo. Non si può prendere in considerazione chi in
un momento come questo chiede le dimissioni del presidente della Regione,
dimenticando che il progetto di prevenzione della Protezione civile era stato
presentato alla Provincia di Belluno, quando a guidarla c'era Sergio Reolon».
Così Franco Miracco,portavoce del governatore Giancarlo Galan, chiude ogni
attacco politico sulla tragedia. «Solo al termine di un accertamento serio di
ciascun passaggio - aggiunge - sarà possibile parlare di responsabilità, in
maniera rispettosa e credibile. Ma allora le dimissioni temo dovranno darle in
tanti». Molti i fattori da valutare. «Fa impressione - sottolinea Miracco -
vedere come in mezzo alla frana ci sia un edificio. Una palazzina di quattro
piani. Vero che in Italia la proprietà privata è sacra. Ma anche su questo si
dovranno avere spiegazioni. È a queste situazioni che si riferisce il
presidente Galan quando si scaglia contro le follie della burocrazia che consentono richieste
esorbitanti da parte di privati. Se ci si fosse trovati nella stessa
condizione, o i proprietari dei terreni avessero opposto resistenza, non
sarebbe stato realizzato nemmeno il Passante». E ancora. «Impressiona quella
che è l'accettazione di questo stato geologico: quasi un paradosso della storia
e della natura. Difficile far lasciare le case ai residenti anche
davanti al pericolo. Eppure il rapporto con la frana si perde nei secoli e ci
sono stati altri morti». Poi attenzioni puntate sul sistema di monitoraggio
«che non ha funzionato» e sul rapporto fra il vascone e le abitazioni: «Si
spieghi perchè le case colpite erano esattamente in asse con il vascone». E per
il futuro? «Il progetto è pronto da tempo, i soldi ci sono». «Gli sciacalli non
stanno evidentemente solo nelle savane» ha commentato intanto l'assessore
regionale Renato Chisso denucniano la «speculazione politica della tragedia».
Sulla stessa linea il collega Giancarlo Conta: «Non capisco certa sinistra
capace di speculare sulla tragedia».
(
da "Gazzettino, Il
(Belluno)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
I
consiglieri chiedono: «Nasca l'unione dei comuni di Belluno e di Ponte nelle
Alpi» Martedì 21 Luglio 2009, Se nella pubblica amministrazione la parola
d'ordine oggi è "semplificare", le minoranze di palazzo Rosso
rispondono: «Facciamo l'Unione dei comuni di Belluno e Ponte nelle Alpi». La
relativa proposta di delibera è stata presentata per l'inserimento nell'ordine
del giorno della prossima seduta. Per Roberto De Moliner, Francesco Rasera
Berna, Celeste Balcon e Jacopo Massaro, a nome anche di Fabio Bristot e Luigi
Roccon, si tratta di imitare Ponte nelle Alpi e andare a coprire l'attuale
vacanza della Comunità montana soppressa con delibera regionale. L'obiettivo
immediato, pertanto, è assicurare la continuazione dell'attività, ridurre le
spese, trasferire competenze e risorse ai due comuni e garantire i servizi al
cittadino. Nessuna fotocopia dell'ente soppresso, nessun carrozzone, niente più
consiglio e un'ulteriore giunta con presidente, ma meno burocrazia e governo a rotazione tra i
due sindaci con riduzione dell'addizionale Irpef. Le materie in capo all'Unione
dei comuni sono diverse: polizia locale, attività produttive, servizi
scolastici e agli anziani, protezione civile, gestione Alpe del Nevegal,
manutenzione e tutela dell'ambiente, promozione turistica. Il tutto
verrebbe gestito unitariamente sulla scorta anche di precedenti esperienze di
collaborazione in vari campi che i due comuni avevano esercitato negli anni
passati attraverso la preesistente Comunità. Ma nulla esclude che vi si possano
aggiungere altri attività e servizi complementari al fine di coordinarli e
assicurarne omogeneità, efficienza ed economicità. Ci vuole ora una decisione
condivisa il più possibile in Consiglio comunale senza perdere tempo, ma
facendo i passi giusti nei confronti del comune partner e della Regione Veneto
alla luce delle disposizioni vigenti in materia. In definitiva non si tratta
della solita determinazione calata dall'alto, bensì di un movimento che parte
dal basso e che ha come unico scopo razionalizzare spese e servizi. Conscia che
il percorso è fattibile, l'opposizione invita la maggioranza a farsene carico
ed è aperta a eventuali emendamenti migliorativi. Il passo successivo? Nulla
vieta di pensare anche ad un unico comune. Ma non a breve. Dino Bridda
(
da "Gazzettino, Il"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Martedì
21 Luglio 2009, Venezia Neanche col sistema dei "comandi" si è
riusciti a risolvere il problema della carenza degli organici nella
magistratura veneziana. «Siccome qua si lavora tanto - dice la presidente della
Corte d'appello di Venezia, Manuela Romei Pasetti - dopo un po' i
"comandati" chiedono di tornare nei loro posti d'origine». In
pratica, scappano. E allora? Allora, visto che solo a Venezia sul fronte del
personale si è sotto del 30 per cento, si potrebbe provare con i militari. Non
è una battuta: il ministro Renato Brunetta è convinto che una
"innovazione" in tal senso sia possibile. Trattasi pur sempre di
mobilità. «Finora non ci siamo riusciti - ammette Brunetta - ma ce la faremo».
E davanti al collega Guardasigilli Angelino Alfano e ai magistrati e agli
avvocati riuniti in laguna a Palazzo Cavalli per la firma dei protocolli che
consentiranno di mettere in rete la giustizia veneziana, Brunetta annuncia
l'intenzione di portare nei tribunali niente meno che i sottoufficiali
dell'esercito. È «personale altamente qualificato», specifica. E quantifica: ce
ne sono «trentamila che attualmente non hanno collocazione». Erano impiegati
negli uffici di leva, solo che il servizio militare ha cessato di essere
obbligatorio da un pezzo. E quei trentamila potranno colmare i
"buchi" di organico della giustizia. Volontariamente? Dipende: se la
mobilità non è spontanea, può sempre diventare «spintanea», termine già usato
dal titolare dell'Economia Giulio Tremonti e che sintetizza quel rapporto tra
"spinta" e "spontaneità" legato alla riqualificazione
professionale, alla carriera e agli emolumenti per quanti si renderanno
disponibili al trasferimento nell'ambito della pubblica amministrazione,
secondo i provvedimenti al vaglio del Governo che dovrebbero essere esplicitati
in ottobre. «Il mio provvedimento - spiega infatti il ministro alla Funzione
pubblica e all'Innovazione - prevede una mobilità non solo spontanea ma anche
"spintanea" nella pubblica amministrazione con incentivi e
disincentivi. Così dal prossimo autunno si potranno realizzare flussi tra
uffici e amministrazioni». E cita, appunto, le «30mila unità di personale
dell'esercito poco utilizzate: si tratta dei sottufficiali che gestivano gli
uffici di leva. Noi vogliamo metterli in mobilità e riutilizzarli in altre
amministrazioni trasportandone parte di questi in magistratura». I diretti
interessati - i sottoufficiali - non sono proprio entusiasti. «Non rifuggiamo
da ipotesi di mobilità, purché queste ipotesi siano improntate alla
volontarietà e al rispetto della dignità dei dei singoli», fa a sapere il
generale Domenico Rossi, presidente del Cocer (Consiglio centrale di
rappresentanza) dell'Esercito. Che ricorda: «Il ministro della Difesa ha dato
mandato a una commissione di individuare le linee di riforma e ristrutturazione
dello strumento militare: finché quest'organismo non avrà concluso i lavori,
crediamo non si possa parlare di un esubero di 30mila sottufficiali». Quanto ai
protocolli siglati in laguna dai ministri all'Innovazione e alla Giustizia
assieme alla presidente della Corte d'appello di Venezia e ai presidenti dei
Tribunali e dei consigli degli ordini degli avvocati di Bassano del Grappa,
Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza, trattasi di
programmi di innovazione digitale. Con obiettivi importanti: riduzione della
durata dei processi civili, risparmio dei costi dovuti alle comunicazioni
tradizionali e nel miglioramento dell'efficienza dell'apparato pubblico con la
possibilità di utilizzare meglio le risorse personali oggi
dedicate ad attività ancora scandite dai tempi della burocrazia cartacea. Entro l'anno ci sarà la messa in rete dei dati
pubblici dei procedimenti della Corte d'appello di Venezia, in pratica delle
sentenze. E sempre entro l'anno scatterà l'obbligatorietà delle notifiche
telematiche. Tutto grazie alla tecnologia, ma anche alla collaborazione tra i
soggetti coinvolti. Anche sul fronte economico: il ministero
dell'Innovazione mette sul piatto 100mila euro, l'Ordine degli avvocati di
Venezia presieduto da Daniele Grasso una cifra analoga. Il programma prevede di
partire progressivamente, dapprima dalla Corte d'appello di Venezia, quindi le
soluzioni introdotte saranno estese alle comunicazioni e alle sentenze di primo
grado, coinvolgendo tutti i tribunali del distretto veneto. «L'iniziativa
ratificata - dice il ministro Renato Brunetta - rappresenta un ulteriore passo
verso lo sviluppo del piano di e-government 2012». Una iniziativa, tra l'altro,
che si inquadra in un disegno che prevede vari poli attuativi destinati a
fungere da modello per le diverse realtà italiane avendo «sempre come obiettivo
il miglioramento dei servizi forniti dalle pubbliche amministrazioni». «E non è
un problema di soldi - sottolinea Brunetta - bensì di determinazione». Alda
Vanzan
(
da "Gazzettino, Il
(Padova)" del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
La prima
Giunta di centrodestra dopo 40 anni, al lavoro Soldà: «Una tensostruttura a
ridosso del polo scolastico» Martedì 21 Luglio 2009, Stanghella (O.M.) «L'avvio
è difficile dobbiamo conoscere una macchina amministrativa che da quanrant'anni
è stata gestita dal centro sinistra. Non ci manca la volontà -ha detto il sindaco di Stanghella Marco Soldà- ma non è facile
districarsi nella burocrazia comunale. Inoltre abbiamo un chiaro intendimento: modificare, la
dove sarà possibile, i percorsi amministrativi scanditi da 40 anni di giunte
"rosse"». L'esecutivo di centrodestra di Soldà sta lavorando sodo per
raggiungere l'obiettivo. Sandro Moscardi, nominato vicesindaco, è alle
prese con il bilancio e sta monitorando le attività produttive. Il campione di
ciclismo Massimo Ghirotto si sta impegnando, «ed è più difficile di una tappa
del giro d'Italia» ha detto, nella realizzazione di programmi ed iniziative
sportive. L'assessore che incontra minori difficoltà in questo momento è
Guerino Cecchinato. Da anni si dedica al volontariato come presidente
dell'associazione locale dell'Avis. Il suo percorso gestionale appare
facilitato per quanto riguarda la gestione dei Servizi sociali, volontariato e
l'edilizia scolastica. La più attiva è la sola donna della giunta di
Stanghella: Eva Verlich. Cultura, Politiche giovanili e Protezione civile
rientrano nelle sue competenze. Ha atteso tanto il momento di far parte della
maggioranza e poi della giunta, ed ora non vuole certo deludere le aspettative
del sindaco e dei colleghi assessori. Il suo più che un incarico sembra una
dedizione. «In mente abbiamo molte cose, ma la popolazione dovrà pazientare
ancora qualche settimana prima del decollo operativo della nuova giunta di
centrodestra - ha sostenuto Soldà - e sarà un inizio scoppiettante. Intanto stiamo
pensando alla strutture sportive ed al loro potenziamento con la costruzione di
una tensostruttura a ridosso del polo scolastico di via Concetto Marchesi».
(
da "Sicilia, La"
del 21-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cambia
soltanto il dirigente dello Scientifico «Odierna» Palma di Montechiaro. Ci sarà
un solo cambio alla guida degli istituti scolastici palmesi, la cui autonomia è
stata totalmente salvata anche se - secondo alcuni osservatori- qualche nube si
potrebbe addensare a partire dall'anno scolastico 2010-2011. Il cambio della
guardia nel settembre prossimo, alla riapertura delle scuole, avverrà solamente
nel Liceo scientifico Giovan Battista Odierna dove l'attuale preside Alberto
Pancucci, per raggiunti limiti di età, godrà della meritata pensione dopo quasi
40 anni di meritorio servizio e dopo quasi due anni di permanenza nel liceo
palmese, in cui è stato apprezzato per la serietà e per il rigore morale. Al
posto di Pancucci è stato già nominato il dirigente scolastico Giuseppe
Lauricella, che fu per tanti anni vice preside presso il Liceo scientifico
Leonardo di Agrigento e la cui ultima assegnazione è stata la direzione
scolastica dell'Istituto tecnico di Cammarata. Lauricella erediterà al Liceo
scientifico Odierna una situazione non certo deficitaria, in quanto il
personale docente e non docente ha saputo distinguersi nella promozione di
diverse iniziative culturali, riuscendo anche a sviluppare diversi progetti
tramite i fondi dei Pon, con i quali anche l'attività della classe docente ha
potuto sensibilmente migliorare con una serie di corsi di aggiornamento. Il neo
preside Giuseppe Lauricella dovrà però impegnarsi nel migliorare la situazione
ambientale della sede centrale di corso Sicilia, ormai insufficiente per
rispondere alla accresciuta popolazione scolastica e il cui progetto per
l'ampliamento, con la realizzazione di 10 nuove aule, si è
arenato nei membri della burocrazia della Provincia. Rimarranno infine al loro posto i dirigenti
scolastici Carmelo Taormina al Comprensivo Milani, Rossana D'Orsi al
Comprensivo Cangiamila, Laura Carmen Sanfilippo al Comprensivo D'Arrigo,
Giovanna Criscimanna al Circolo didattico Provenzani e Antonino Nicolosi alla
Media Tomasi di Lampedusa. F. B.
(
da "Corriere.it"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
La
showgirl si confessa su oksalute Belèn: io, clandestina, per tre anni ho
provato sulla mia pelle l'intolleranza Ho capito che cosa significa essere
un'immigrata senza permesso. Ma chi vuole lavorare onestamente va aiutato
Fragile, piena di ansia. Scommetto che non vi sembra proprio il mio ritratto. Invece
è così che mi sono sentita per tre anni della mia vita. I primi tre anni in
Italia. Anni da clandestina. Sono arrivata in questo Paese con 200 euro in
tasca e nel cuore tanta voglia di trovare la mia strada nella moda o nello
spettacolo. Avevo solo 19 anni e un permesso turistico, quello che ti permette
di restare nell'Unione europea solo per tre mesi. Ero piena di fiducia. Non
scappavo dalla fame o da tragedie politiche. Ho lasciato l'Argentina solo
perché volevo farcela con le mie gambe, volevo trovare la mia strada. Il mio
aspetto fisico mi ha aiutata a trovare i primi lavoretti come modella. Ma
presto mi sono resa conto che le opportunità migliori mi sfuggivano perché non
avevo quel benedetto permesso di soggiorno, perché non ero mai sicura di potermi
fermare a lungo in Italia, concludere un lavoro, onorare un contatto. La
situazione mi aveva resa fragile Io, così solare e ottimista per natura, sono
diventata fragile. Superavo tutti i casting che facevo e, nonostante questo, al
momento di cogliere le opportunità di lavoro, le porte mi si chiudevano perché
non avevo i documenti in regola. Altre ragazze non avevano il mio stesso
problema. Mi ritrovavo periodicamente a fare la fila fin dall'alba davanti
all'Ufficio stranieri della Questura di Milano per cercare di regolarizzare la
mia posizione. Ore e ore sentendo parlare arabo, indiano, tutte le lingue del
mondo. Presentavo la domanda e ricominciavo a vivere nel mio tunnel d'ansia. In
pronto soccorso non mi hanno curata Mi sentivo discriminata, giorno dopo
giorno. Non potevo avere un documento, un conto in banca, una carta di credito,
una tessera sanitaria. Era come se fossi un fantasma. Addirittura una volta
sono andata in un pronto soccorso di Milano, per un mal di denti terribile. Mi
hanno detto che non potevano aiutarmi perché non avevo la tessera sanitaria. In
sostanza, non mi hanno curata perché ero clandestina. Quella volta, come altre
volte, ho sentito sulla mia pelle la xenofobia di alcuni italiani, la
repulsione per lo straniero.Ogni tre mesi, se dalla Questura non arrivava in
tempo la risposta che aspettavo, prima che mi scadesse il visto turistico,
dovevo lasciare i lavori iniziati, le opportunità che avevo faticosamente
raccolto. Tornavo in Argentina con un pugno di mosche in mano. Quanti soldi di
biglietti aerei ho speso in quei tre anni! E quanta rabbia covavo dentro.
L'ansia e la paura minavano anche l'amore Quando non ti senti aiutata,
considerata, è facile trovarsi a fare cose illegali: nel mio caso era
semplicemente strappare il passaporto, farmelo rifare, per non mostrare che era
l'ennesima volta che facevo domanda di soggiorno. La vita da clandestina minava
anche l'amore. In quegli anni stavo con il calciatore Marco Borriello. Ero
gelosa, gelosissima. Mi sembrava che lui potesse notare che altre ragazze, quelle che non combattevano la mia battaglia contro la burocrazia, erano più serene di me. La
mia salvezza? Il mio carattere. Io non mollo mai. Tutte le volte tornavo
dall'Argentina decisa a riprovare, a farcela una volta per tutte. Pensavo non
fosse possibile che l'Italia non mi accogliesse. Era un'ingiustizia doppia: io
sono nipote di emigrati italiani, quelli che a milioni arrivarono nel
mio Paese dall'Italia distrutta dalla guerra e furono accolti a braccia aperte.
I genitori di mia mamma di cognome fanno De Vita, da Napoli, e Cozzani, da La
Spezia. Mio padre, invece, è Rodriguez perché suo papà veniva dalla Spagna.
Pensavo che se il Sudamerica era stato generoso con loro e che per questo
l'Europa avrebbe dovuto esserlo con me. Le norme? Non dovrebbero essere
ingiuste Avevo 19 anni quando sono arrivata in Italia, quasi 23 quando
finalmente ho ottenuto il permesso di soggiorno: un'agenzia per modelle mi
aveva assunta a tempo indeterminato. È stata la svolta. Ora ho letto che
l'Italia ha reso più dure le norme contro l'immigrazione clandestina, che è
diventata reato. Penso che le leggi rigorose debbano esserci, per la sicurezza
di tutti. Ma le persone che vogliono venire in Italia per lavorare onestamente
vanno aiutate, non rinchiuse in carcere. A me questo Paese, dopo tre anni di
paura, mi ha accolta. E ora sono una donna più forte. Barbara Rossi stampa |
(
da "Stampa, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
taglio di Calderoli Addio inutili province? "Ecco la macro Vercelli"
Progetto di un territorio unico con Biella, Casale, Chivasso e Ivrea
[FIRMA]GIORGIO LEVI VERCELLI Il ministro Calderoli è l'uomo delle
semplificazioni statali. Per titolo, per missione e perché convinto che una
macchina amministrativa leggera consumi meno e corra veloce. Dice il ministro: più efficienza dello Stato e meno burocrazia, più servizi e meno costi,
più capacità di stare sul territorio e meno intralci amministrativi. Tradotto.
Province, comunità montane, consorzi, forbici e scure in pugno, fuori gli enti
pubblici non giustificati dai numeri, dalle esigenze, dalla capacità
gestionale. In una prima Bozza Calderoli ipotizzava come linea di
confine il numero degli abitanti. Con meno di 200 mila una provincia non è
giustificata. Dunque i confini di Vercelli, che di abitanti ne conta appena 180
mila, non risponderebbero più alla logica Calderoli. Poi il ministro ha
studiato una seconda bozza, secondo la quale gli abitanti non sarebbero più una
disciminante. Quello su cui il governo punterebbe è invece una riorganizzazione
totale e capillare del territorio. I tempi si annunciano lunghi, un anno di
discussione parlamentare, un altro anno di decreti sulla riorganizzazione,
qualche altro intralcio sul cammino, prima del 2012 sarà difficile ridisegnare
le province. Compresa Vercelli. Quello che oggi molti si domandano che cosa
sarà di questo territorio, forse modesto per chilometri quadrati, ma che parte
dalla risaie e arriva ai tre mila metri del monte Rosa. Dice Roberto Rosso,
parlamentare di maggioranza e consigliere provinciale: «Il problema non è
questo. E' che una provincia di 180 mila abitanti non ha più senso. Il progetto
di Calderoli è ottimo, dobbiamo eliminare tutte quelle stupidaggini che
intralciano il rapporto tra istituzioni e cittadini. Chi nel 1992 ha pensato le province
di Vercelli e Biella era un'umorista. Fanno ridere. Oggi una provincia per
giustificare tutte le sue spese deve avere almeno quattrocento mila abitanti».
I numeri, il senatore Pdl Lorenzo Piccioni, consigliere provinciale: «Se così
fosse non porterebbe da nessuna parte. E' invece necessaria, come dice
Calderoli, una razionalizzazione del territorio. Ma non è diminuendo lo
stipendio agli assessori o il gettone di presenza ai consiglieri che si taglia
di netto. Sono i costi della burocrazia che incidono
davvero». I conti, dunque. Una parte potrebbero giocarla in questa rivoluzione
del locale. Dice Renzo Masoero (Pdl) presidente della Provincia: «Il nostro,
per dire, è un ente virtuoso. Siamo dentro il Patto di Stabilità con buoni
bilanci. Io credo però che la questione non sia cancellare l'esiste, ma
impedire che il sistema si allarghi ad altri confini. La soluzione potrebbe
essere quella di mantenere l'esistente e dare un ruolo preciso a tutti.
Insomma, dobbiamo capire bene che cosa vuole la gente davvero, anche una città
come Vercelli risulterebbe penalizzata da una cancellazione inopinata. Se c'è
da tagliare su consiglieri e assessori sono d'accordo, troppi comuni hanno
eccedenze eclatanti. Ma sui confini dovremo parlarne meglio». Poi c'è la
faccenda di Torino idrovora, come dice Rosso, che con il progetto Calderoli
potrebbe costituire un'unica area metropolitana (quasi 3 milioni di abitanti) e
tenere fuori paesi confinanti con il Vercellese. Dice Rosso: «Il capoluogo inghiotte
tutto e ci tiene fuori. Basti pensare ai tagli nelle scuole, Torino si è
fermata al 2 per cento, Vercelli ha avuto il nove. Noi dobbiamo avere un peso
adeguato al ruolo, ma non lo otterremo con numeri così modesti». Così Rosso
ridisegna la provincia vercellese. Dice: «Ho due ipotesi una che comprende
Biella e Casale, che sono per natura qui con noi. Un'altra allargata a Chivasso
e Ivrea, se il Canavese non volesse rendersi indipendente. Ma immagino anche
una macro provincia che comprenda anche Alba e tutti i comuni delle colline».
Una dimensione di oltre 600 mila abitanti , da cui dovrebbe uscire la Valsesia
che entrerebbe nel Verbano o Novarese. Appena tre anni, poi anche Google Map
metterà mano ai nuovi confini.
(
da "Nuova Sardegna, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 6
- Cagliari Turismo, una falsa partenza Fluminimaggiore, burocrazia, ritardi e maltempo: «Per
salvare la stagione adesso si spera in agosto» FLUMINIMAGGIORE. Una falsa
partenza per il turismo, che tra cavilli burocratici, autorizzazioni rimaste
nel cassetto e calamità naturali: E anche quest'anno si punta su agosto per salvare
il salvabile. La stagione che tutti vorrebbero allungare si ritroverà
con le solite cinque settimane e con il turismo standard da accudire e
accontentare. Ma è una stagione da raddrizzare al più presto se si vorranno
raccogliere almeno le briciole. Eppure un po' di movimento nel territorio lo si
vede già, attirato da una stagione che è partita in anticipo. A guastare la
festa, oltre ai timbri e alle firme sempre in ritardo, in questi mesi si sono
aggiunti i problemi di un'alluvione che ha trasportato sull'arenile e sulla
costa rocciosa detriti, canne e legname, e poi il vento che ha ridimensionato
notevolmente la spiaggia, trasportando la sabbia sulla strada. Se consideriamo
il fiume che ha invaso buona parte della spiaggia di Portixeddu e poi il maestrale
e le onde dello scorso weekend, il quadro è completo, cancellando ore e ore di
lavoro e distruggendo irrimediabilmente le strutture che andranno ricostruite
di sana pianta. Più che un programma di sviluppo il quadro attuale dei servizi
turistici potrebbe essere paragonabile ad un bollettino di guerra. Per ottenere il rinnovo delle concessioni
demaniali abbiamo impiegato diciotto mesi - dice Ivana Atzori, presidente della
coop La valle delle querce - è impensabile al giorno d'oggi che per un
autorizzazione
amministrativa (peraltro rinnovabile automaticamente per legge alla scadenza)
si debba impiegare tutto questo tempo: questo è quello che accade nella
Sardegna che vorrebbe vivere dal turismo.
Una situazione paradossale che però fa sfumare ingenti risorse, in una
zona scarsamente attrezzata che viene quasi sempre evitata dai grossi flussi
che - pur valutando positivamente il territorio - si spostano dove l'offerta
dei servizi è maggiore. L'area è ancora selvaggia,
la natura governa il territorio e non permette una pianificazione costante delle
attività. è il caso del rio Mannu che ogni anno sposta la foce in un punto
diverso della spiaggia, impedendo il posizionamento delle strutture degli
stabilimenti balneari: per evitare il fiume, La
valle delle
querce ha dovuto fare i conti con la forza
delle onde che hanno messo a soqquadro le strutture impiantate a Portixeddu.
Francesco Carta
(
da "Tempo, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
stampa
Cancellati gli interessi delle contravvenzioni fino al 2004, si pagherà solo
una maggiorazione del 4% Multe pazze, arriva il condono Approvato l'emendamento
in Parlamento. Il sindaco: «Voltata pagina» Arriva la sanatoria per tutte le
multe prese prima del 2004 . La commissione Bilancio e Finanze della Camera ha
approvato l'emendamento al decreto «anticrisi» presentato dal deputato Pdl e
assessore comunale al Bilancio, Maurizio Leo, che prevede la cancellazione
degli interessi per tutti i verbali elevati prima del 31 dicembre del 2004. Si
parla di circa 2 milioni e 700 mila verbali e tra i 400 e 600 mila romani che
potranno beneficiare del condono. Chi ha ricevuto le contravvenzioni non dovrà
più pagare le more «stellari» accumulate nel tempo. Tutti i romani tartassati
dalle «cartelle pazze» potranno mettersi in regola pagando la somma originaria
con una sola maggiorazione del 4 per cento a titolo di rimborso per l'agente di
riscossione. A questo punto la norma dovrà passare al vaglio dell'Aula parlamentare
(il voto finale alla Camera è previsto per martedì prossimo, poi il decreto
passerà all'esame del Senato). La norma, che ha una validità nazionale, una
volta approvata in via definitiva, potrà essere ampliata con una serie di
accorgimenti da parte dei Comuni. Il Campidoglio ha già annunciato la
possibilità di rateizzare in 30 tranche le multe dal 1 gennaio 2005 ad oggi. Il
sindaco Alemanno, da New York, ha commentato con soddisfazione l'approvazione
dell'emendamento: «Permette di voltare pagina sull'annosa questione delle multe
arretrate, i cui mancati pagamenti non derivano dall'inadempienza dei nostri
concittadini ma da quella dell'amministrazione». Le colpe
della burocrazia sono state
evidenziate anche dall'assessore al Bilancio: «Nel passaggio della riscossione
dal Monte dei Paschi di Siena alla Gerit - ha detto Leo - c'era stata una
penalizzazione degli utenti. Se ci fosse stata una riscossione efficiente i
nostri concittadini avrebbero pagato subito senza altri oneri». E poi
l'invito a godersi l'estate: «I romani possono andare in vacanza tranquilli.
Sarà la Gerit ad inviare una lettera a casa con tutte le spiegazioni».
(
da "Repubblica, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
29 - Esteri Fabio Volo ha scelto un appartamento sulla Rambla per un programma
tv "Qui è possibile sognare" "E´ la prova che si può vivere in
un altro modo. Ecco perché migliaia di nostri connazionali hanno deciso di
trasferirsi" SILVIA FUMAROLA ROMA Fabio Volo, a suo modo, è stato uno dei
primi a scoprire il fascino di Barcellona. Ha scelto un appartamento affacciato
sulle Ramblas e ci ha ambientato il programma che ha condotto tre anni fa per
Mtv "Italia (spagnolo)" per mettere a confronto i due paesi, e non è
stupito che migliaia di italiani abbiano deciso di trasferirsi. «Barcellona è
la dimostrazione che si può vivere in un altro modo, per questo tanti studenti italiani
l´hanno scelta per l´università o per lavorare. Senti l´energia». Volo, cosa
offre di più? «Intanto è una città in cui i sogni si possono realizzare, per un
giovane è più facile aprire un bar a Barcellona che a Milano. La Spagna è un
paese contemporaneo, attento ai giovani; noi, al massimo, siamo moderni». Cosa
l´ha colpita durante il suo periodo spagnolo? «Come l´amministrazione faccia di
tutto per facilitarti la vita. Per esempio, hanno risolto il problema del
traffico creando la "terza corsia". Sulla Diagonal, una delle strade
più importanti, c´è una corsia che la mattina è usata solo da quelli che
entrano in città e la sera da quelli che tornano a casa». Lei dice che è una
città dove "senti l´energia". «è così, te ne accorgi camminando per
strada, è organizzata, ben collegata. Una città europea al passo coi tempi, che
si preoccupa dei ragazzi, non a caso da un sondaggio emergeva che il 50 per
cento dei giovani italiani intervistati rispondeva di voler vivere in Spagna. Per aprire un locale in Italia sei sommerso dalla burocrazia, un giovane non ce la fa. Qui
ti offrono le opportunità di metterti alla prova. Se hai voglia di fare, puoi
ottenere dei risultati. Un´amica medico dall´Italia è venuta a lavorare qui,
dice che è tutta un´altra cosa». Com´è l´Italia vista dalla Spagna? «Un
paese che è rimasto indietro. Barcellona è vicina al nostro Paese, ma è un
mondo a parte, ha guardato al futuro».
(
da "Riformista, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Emiliano,
il giudice Masaniello che fa il pieno di fiducia di Peppino Caldarola Se
dovesse nascere un vero partito del Sud, il capo potrebbe essere lui, Michele
Emiliano. In Puglia in sei anni ha fatto il vuoto attorno a sé sbaragliando
tutti i concorrenti. Pochi avrebbero scommesso sulla sua irresistibile ascesa.
Uomo di passioni in una città cinica, contrapposto a
burocrazie di partito super esperte, Emiliano sembrava essere destinato ad
essere una meteora. Invece no. Il sondaggio pugliese che pubblichiamo oggi lo
incorona. C'è una classifica che riguarda i personaggi più noti dove Emiliano è
sopravanzato da Nichi Vendola (86%) e Raffaele Fitto (65%), da più tempo nelle
cronache della politica. Ma c'è un'altra graduatoria in cui Emiliano
surclassa amici ed avversari ed è una classifica pesante perché il sondaggio
parla del grado di fiducia che gli uomini pubblici pugliesi raccolgono presso i
cittadini. Qui Emiliano stacca tutti. Ha fiducia in lui il 64% degli
interrogati mentre Vendola scende al 54% e Raffaele Fitto al 34%. Adesso la
partita del sindaco si gioca tutta nel suo partito. Il timone della sinistra in
Puglia ce l'hanno in mano due persone, lui e D'Alema. E sono già cominciate le
scintille. D'Alema vorrebbe che Emiliano lasciasse la segreteria regionale del
Pd. Al suo posto dovrebbe andare, per rispettare il patto con Enrico Letta,
Francesco Boccia. Emiliano non ha alcuna intenzione di lasciare la segreteria.
In realtà il rapporto con D'Alema e i dalemiani è sempre stato conflittuale.
C'era D'Alema sulla strada di Emiliano quando l'ex pm decise di candidarsi a
sindaco di Bari per la prima volta. Senza l'assenso dell'ex premier, la storia
politica della sinistra pugliese sarebbe stata diversa. Ma D'Alema capì che
quel personaggio impetuoso e inquietante poteva essere il grimaldello per
scalzare la destra e puntò su di lui. Appena eletto Emiliano cercò di
divincolarsi dall'abbraccio con D'Alema. Si era alla vigilia delle regionali e
mentre D'Alema cercava un notabile possibilmente legato moderato per strappare
la regione a Raffaele Fitto, Emiliano puntò, d'accordo con Vendola, tutte le
sue carte sull'attuale rivale Francesco Boccia, economista sconosciuto al
grande pubblico. Fu un braccio di ferro che durò parecchie settimane. La posta
in gioco non era la candidatura a governatore ma il rapporto di forza fra
l'astro nascente e il grande capo. Il risultato fu deludente per tutti e due
perchè vinse Vendola che si smarcò da Emiliano e sconfisse D'Alema. Quando si
affacciò sulla scena del Pd Walter Veltroni, Emiliano pensò che fosse arrivato
il momento di dire addio a D'Alema. L'innamoramento fu breve. Il sindaco si
rese conto che avrebbe avuto vita difficile a Bari e in Puglia, se avesse
scelto di abbandonare D'Alema. E con D'Alema restò, ma a modo suo. Si può dire
che restò con D'Alema ma contro i dalemiani. Una prova la si è avuta quando è
scoppiato lo scandalo sulla sanità in Puglia con annesse storie di escort e di
convegni amorosi. La nomenklatura pugliese del Pd veniva colpita nel suo
personaggio più esposto, l'ultra-dalemiano Sandro Frisullo. Emiliano è uomo di
decisioni rapide. Nel volgere di alcuni giorni stabilì un asse privilegiato con
Vendola che voleva tirar fuori la sua giunta dalle secche dell'inchiesta
giudiziaria e assecondò la scelta del governatore di azzerare tutto. La vittima
fu appunto Sandro Frisullo. Dopo questo "colpaccio" ripartirono le
voci sulla incompatibilità di Emiliano. E' storia di questi giorni e riguarda
il congresso del Pd dove Emiliano si ricandiderà e molto probabilmente i
dalemiani sceglieranno un altro candidato. Chi pensa che Emiliano abbia voglia
di rinchiudersi in Puglia non conosce il personaggio. Non si accontenterà di
stare cinque anni a governare la sua città. Come il suo amico-rivale D'Alema,
Emiliano è innamorato della politica ed è un maestro nell'arte delle alleanze
trasversali. Nella città di Bari lo hanno votato quelli di sinistra e una parte
del mondo di destra. E' lui a tessere le fila del rapporto con l'ex sindaca di
Lecce Adriana Poli Bortone, fuoriuscita dalla Pdl, e con l'Udc. Lo stesso
destino di Vendola dipende da lui. A meno che a qualcuno non venga in mente di
candidare il sindaco come presidente della Regione. E' un'idea azzardata, cioè
esattamente quelle idee che piacciono a Emiliano, il nuovo Masaniello.
22/07/2009
(
da "Resto del Carlino,
Il (Fermo)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
FERMO
pag. 4 «Case e appartamenti, modifiche più facili» L'APPELLO DELL'ASPPI di
MAURO NUCCI «CHI, TRA le amministrazioni locali, ha la volontà e adotta l'informatica abbatte la burocrazia». Questo è una sorta di slogan lanciato dall'Asppi
(l'Associazione Sindacale Piccoli Proprietari Immobiliari) provinciale di
Fermo, relativamente alle lungaggini burocratiche per il rilascio, da parte dei
Comuni, della Dia (Denuncia di inizio attività), necessaria per modifiche o
piccoli interventi all'interno degli appartamenti, o degli uffici o
locali adibiti ad attività commerciali. Entrando subito nel vivo della
questione, ecco un esempio calzante di un Comune virtuoso, come potrebbero
essere tutti: Prato. Con il supporto del Gruppo "Maggioli", il Comune
di Prato, al pari di altri Comuni italiani, ha adottato il "Modello
Toyota", che consente di dare risposte pressoché immediate al cittadino,
che oggi è costretto, invece, quando va bene, ad attendere almeno un mese, tra
sportelli e perizie, con conseguenti perdite di tempo. Si pensi che nello
stesso Comune di Prato, nel 2008, i cittadini hanno presentato ben 2.200
richieste di Dia. Queste sono state evase per l'84% in un'ora (sessanta minuti
contro un mese del resto d'Italia) ed il restante 16% in un tempo massimo di 5
giorni. L'Asppi provinciale di Fermo, facendosi carico delle numerose
segnalazioni (sarebbe meglio dire proteste vibrate) dei propri soci, stanchi
delle lungaggini burocratiche per ottenere la Dia, ha fatto proprio il problema
e lo ha rappresentato ai 40 sindaci dei Comuni della Provincia di Fermo.
«QUESTI TEMPI non sono più giustificati, perché esiste la possibilità, per
tutti gli Enti locali, di dotarsi di un modello informatico, per dare risposte
immediate ai cittadini. L'introduzione di questo sistema - afferma il
presidente regionale Asppi, avvocato Sandro Serena - permette ai privati ed
agli amministratori di condominio di iniziare subito l'esecuzione dei lavori,
cosi da evitare ulteriori danni e maggiori costi per la sistemazione degli
immobili». La speranza dell'Asppi e che i Comuni fanno propria la richiesta di
dotarsi del nuovo sistema che, oltre a favorire il privato che richiede la Dia,
abbassa notevolmente anche i costi di gestione del settore urbanistica. Image:
20090722/foto/3684.jpg
(
da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore sezione: NORME E TRIBUTI data: 2009-07-22 - pag: 29 autore: Ddl
sviluppo. Le indicazioni dei consulenti del lavoro
Scommessa anti-burocrazia
per aiutare le imprese è sufficiente rilasciare un'autocertificazione in cui si
attesta il possesso dei necessari requisiti e l'impresa può ottenere il
rilascio di titoli autorizzativi o concessioni per lo svolgimento della sua
attività. è questa una delle novità contenute nell'articolo 6 del Ddl
Sviluppo approvato in via definitiva il9 luglio e ora in corso di pubblicazione
in Gazzetta Ufficiale, che è stato oggetto di esame da parte del dipartimento
scientifico della Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del
lavoro con la circolare 7 diffusa ieri. L'articolo 6 del provvedimento introduce
alcune disposizioni in materia di semplificazione amministrativa per le imprese
e in materia di collocamento obbligatorio. In realtà - spiega la Fondazione
Studi - la norma ripropone, con alcune modifiche, l'articolo 28 del Ddl 1644
(il cosiddetto disegno di legge sulle liberalizzazioni) presentato al Senato
nel 2007 e poi non approvato nei successivi passaggi. Il comma 1 introduce una
semplificazione stabilendo che ai fini dell'ottenimento di titoli autorizzatori
o concessori da parte della pubblica amministrazione o dei concessionari di
servizi pubblici e ai fini della partecipazione a procedure di evidenza
pubblica,l'impresa interessata può allegare, in luogo delle richieste
certificazioni, un'autocertificazione. Lo stesso provvedimento rinvia a un
Dpcm, che dovrà essere adottato entro un mese dalla data di entrata in vigore
della legge, per l'individuazione delle certificazioni la cui presentazione può
essere sostituita secondo la descritta previsione. L'autocertificazione
deve,comunque, essere corredata dell'autorizzazione ad acquisire presso le
pubbliche amministrazioni i dati necessari per la verifica, ferme restando, in
caso di dichiarazione mendace, l'esclusione dalle procedure per l'ottenimento
di titoli autorizzatori o concessori o dalle procedure di evidenza pubblica e
la responsabilità per falso in atto pubblico. Secondo il dipartimento
scientifico dei consulenti del lavoro si tratta di un deciso passo in avanti
verso la semplificazione e implementa l'utilizzo dell'autocertificazione rispetto
alle ipotesi già previste dall'articolo 46 del Dpr 445/2000 e successivamente
ampliate per effetto dell'articolo 15, della legge 16 gennaio 2003, n. 3. In particolare, l'istituto
dell'autocertificazione fino ad ora è stato utilizzato per attestare lo stato o
qualità personali del cittadino in sostituzione delle normali certificazioni,
oppure in sostituzione di certificazioni o altre attestazioni, in occasione di
procedure di aggiudicazione e affidamento di opere pubbliche o di pubblica
utilità, di servizi e forniture. Il provvedimento contiene due modifiche che
riguardano il collocamento obbligatorio. In particolare, l'articolo 6, comma 4
dispone che le comunicazioni telematiche obbligatorie siano valide anche nei
confronti «delle province, ai fini delle assunzioni obbligatorie». Secondo la
Fondazione Studi la norma non introduce una novità ma si limita a completare e
rendere maggiormente coerente il quadro giuridico di riferimento dal momento
che la pluriefficacia in termini di collocamente obbligatorio è stata già
prevista sul piano amministrativo dal Dm 30 ottobre 2007. Una seconda modifica,
contenuta nel successivo comma 5, prevede la definizione di un modello unico
del prospetto informativo su tutto il territorio nazionale. Anche in questo
caso secondo la Fondazione Studi la norma è pleonastica perché un'analoga
disposizione è stata già prevista dall'articolo 40 del Dl 112/2008. N. T.
www.ilsole24ore.com/norme Il testo della circolare © RIPRODUZIONE RISERVATA I
DETTAGLI Entro un mese dall'entrata in vigore della legge dovrà essere emanato
un decreto per attuare la semplificazione
(
da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il
Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-07-22 - pag: 10 autore: Regole rigide.
Morto a Londra di cirrosi, aveva 22 anni Il ragazzo è alcolizzato? Niente
trapianto del fegato è morto a 22 anni, stroncato dall'alcolismo
e dalla burocrazia. Gary
Reinbach, originario di Dagenham in Essex, è stato ucciso lunedì sera da una
cirrosi epatica, dopo che i medici inglesi gli avevano negato l'ultima
possibilità di salvezza, il trapianto di fegato. Le regole del centro nazionale
trapianti impongono che il paziente, per ricevere un fegato nuovo,
dimostri di essere rimasto senza bere per almeno sei mesi. Ma Reinbach,
alcolista fin dall'adolescenza, non ce l'hafatta:era arrivato in ospedale
troppo tardi e in condizioni troppo gravi. Al momento del ricovero, due mesi
fa, il responso medico lasciava già pochi spazi di manovra: cirrosi al fegato e
solo il 30% di possibilità di sopravvivenza. All'University college hospital di
Londra avevano provato tutte le terapie possibili, mentre le condizioni del
ragazzo non cessavano di peggiorare. Era stato testato anche un trattamento con
un fegato artificiale, fatto arrivare dalla California, che non aveva portato
alcun miglioramento. L'unica soluzione rimasta, quella di un trapianto, non era
però praticabile: le dieci settimane di ricovero erano troppo poche per le
rigide regole inglesi che impongono un minimo di sei mesi senza alcol. A Gary è
mancato il tempo. «Sono regole davvero ingiuste », ha attaccato la madre,
Madeline Hanshaw. «Non dico che si dovrebbe effettuare un trapianto a chi si fa
del male da solo, ma per persone come Gary, che ha fatto un errore, ma a cui
non è stata concessa una seconda possibilità». Gary aveva cominciato a bere
appena tredicenne, dopo la separazione dei genitori. A 16 anni aveva lasciato
la scuola e guadagnato un lavoro da vetrinista. Licenziato dopo pochi mesi a
causa dei suoi problemi con l'alcol, aveva cominciato a bere sempre di più, e
nell'ultimo periodo era arrivato a scolare almeno una bottiglia di vodka al giorno.
La patologia, nel frattempo, degenerava. «Finora non sono state fatte molte
ricerche sui giovani e l'alcol e sull'effetto che questo fenomeno ha sulla
salute nel nostro paese», ha dichiarato un portavoce di Alcohol concern,
associazione che si batte contro l'alcolismo. La vicenda di Gary ha comunque
mobilitato medici e associazioni, e riacceso le luci sugli effetti dell'alcol
sul fegato. In Gran Bretagna quasi 8mila persone sono in attesa di un
trapianto: di queste, 259 aspettano un fegato. Burocrazia permettendo. D. Aq.
TROPPO TARDI Il protocollo inglese impone che si passino almeno sei mesi senza
bere prima dell'intervento, Gary era solo alla decima settimana
(
da "Manifesto, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
altra
italia San Gregorio, San Pio delle Camere, Fossa, Poggio Picenze, sono decine i
paesi del cratere sismico dove ancora è lontana la realizzazione dei Moduli
abitativi provvisori. Casette in legno che avrebbero potuto essere già
costruite se il governo non avesse concentrato gli sforzi sulle new town e il
G8. Solo Onna, paese simbolo del terremoto trasformato in palcoscenico
mediatico, è quasi pronta per affrontare il precoce inverno abruzzese che è già
alle porte Villette D'ABRUZZO UN INVERNO SENZA CASE, NEMMENO IN LEGNO E
PROVVISORIE Matteo Marini Onna, 17 luglio, telecamere accese e obiettivi
puntati su Silvio Berlusconi, affacciato alla finestra di una delle casette di
legno in costruzione. Accanto a lui l'ingegner Manuela Manenti, responsabile
della realizzazione dei Moduli abitativi provvisori (in una sigla map), che
illustra al presidente del Consiglio le caratteristiche delle abitazioni:
«Queste sono le case che i cittadini di Onna hanno scelto», spiega. Un uomo tra
la folla si sbraccia e tenta di farsi sentire. È Antonio, cittadino onnese, nel
sisma ha perso un figlio e la casa: «No, non è vero noi non abbiamo scelto
proprio nulla. Avete fatto tutto voi!». Nessuno lo ascolta, viene allontanato
"gentilmente" dai gorilla della scorta. Paganica: all'inizio di
maggio la squadra dei vigili del fuoco di Trento aveva cominciato i lavori.
Erano i primi. In un campo poco sotto la frazione de L'Aquila già erano state
messe in opera le prime piattaforme di cemento, meno di una decina ma i lavori
procedevano spediti. Le prima casette sarebbero potute sorgere lì, inviate
dalla provincia autonoma di Trento proprio a Paganica, gemellata con il comune
di Pinzolo. Invece arrivò subito lo stop della Protezione civile: nel comune de
L'Aquila niente iniziative, il pallino è tutto del Dicomac, la Direzione di
comando e controllo: leggasi decide Bertolaso. Le cento casette di legno
trentine furono dirottate a Villa Sant'Angelo e, in parte, a San Demetrio. A
tre mesi e mezzo dal sisma d'Abruzzo queste "villette", come le
chiama Berlusconi, devono ancora essere montate, mentre per le altre il bando
per l'appalto è scaduto il primo luglio e si attende la stipula dei contratti.
Ma il freddo da queste parti si fa sentire presto, gli aquilani lo sanno, e
meglio di loro lo sanno gli abitanti dei comuni del cratere, situati a mezza
costa sui versanti della valle come Poggio Picenze, San Pio delle Camere o
Fossa. Fuori dalla ribalta mediatica del G8 e lontani, nella percezione comune,
dai simboli del terremoto come Onna e Villa Sant'Angelo, attendono di portare a
casa le loro nuove città, anche se provvisorie. Per loro nessuna corsia
preferenziale, si passa dal Dicomac, tra avvisi, bandi di gara, appalti e
autorizzazioni di esproprio. I lavori per la "nuova Onna", ancora
citando il vocabolario presidenziale, sono iniziati invece da diverse
settimane. Si prevede la consegna del villaggio, finanziato dalla Croce rossa e
dalla provincia autonoma di Trento, entro la metà di settembre. I tempi saranno
rispettati anche per quanto riguarda Villa Sant'Angelo. Tra il centro, quasi
completamente raso al suolo, e il campo, sorgerà un nuovo nucleo di casette
prefabbricate in legno, su diverse terrazze: 95 abitazioni con servizi e
strutture accessorie compreso un polo di ricerca dell'Università de L'Aquila.
«Quelli non sono nemmeno da considerare - chiosa il sindaco di Fossa, Luigi
Calvisi - siamo noi, i "comuni mortali" che adesso ce la passiamo
peggio». Fossa attende 150 casette, il centro storico non è dei più colpiti ma
comunque circa 400 persone avranno bisogno di un alloggio provvisorio prima che
arrivi l'inverno. Per il piccolo comune si sono mobilitati il Friuli Venezia
Giulia e l'Associazione nazionale alpini. «Io ancora attendo la firma sui
decreti di esproprio - spiega Calvisi - se mi avessero dato il potere di
espropriare l'avrei fatto subito, ma non mi posso muovere. Ho già tutto pronto,
mercoledì arrivano dal Friuli con le ruspe per cominciare i lavori, ma ancora
non c'è la firma della Protezione civile, di Bertolaso che ha accentrato tutto
su di sé. È assurdo che a metà luglio ancora non si possa partire». A Poggio
Picenze, sulla direttrice che da L'Aquila porta a Popoli, sarà presentato
questa settimana il bando per la costruzione delle platee, le basi delle
casette, in un terreno già pronto per gli allacci di luce, acqua e gas. Il
sindaco Nicola Menna decanta di fronte all'obbiettivo della telecamera l'intesa
perfetta con la Protezione civile, soddisfatto per il prossimo inizio delle
attività e pieno di fiducia nel rispetto dei tempi. Passeggiando e
chiacchierando con l'assessore all'Urbanistica Mario Masci si scopre però che
un piano, Poggio Picenze, l'aveva pronto già dalla fine di aprile. «Poche settimane
dopo il terremoto la Edimo (il colosso internazionale dell'edilizia che ha sede
proprio a Poggio Picenze, tra i vincitori dell'appalto per il progetto
C.a.s.e., ndr) ci ha presentato il progetto per la sistemazione degli alloggi
provvisori, ma la Protezione civile ci ha stoppato e ha preso tutto in mano».
Risultato: a fine luglio ancora deve essere pubblicato il bando per le basi in
cemento, realizzate le quali le imprese vincitrici potranno cominciare a
montare gli alloggi. Facendo due calcoli, se a Onna i lavori sono partiti a
metà giugno e i cittadini entreranno nelle case a fine settembre, che speranze
ci sono per quei comuni che iniziano due mesi in ritardo? L'appalto per la
costruzione delle 1500 casette in legno necessarie ai 48 comuni del cratere (più
600 frutto di donazioni), esclusa L'Aquila, è scaduto il primo luglio. Sono
state aperte le buste con le offerte e solo il 21, dopo tre settimane sono
stati resi noti i vincitori. Nel contratto è specificato che la realizzazione
dei moduli dovrà effettuarsi entro 30 giorni dalla firma del contratto per la
prima metà e 60 per il cento per cento delle casette: ignota resta la data di
inizio del "countdown". Il tutto pregando che il meteo non faccia le
bizze a fine agosto, quando cominciano le prime piogge, col risultato di
allungare anche di molto i tempi per la consegna. Salendo ancora si incontra
San Pio delle Camere, 800
metri sul livello del mare, con la sua frazione,
Castelnuovo, devastata dalla scossa: qui le case furono costruite con malta
friabile come gesso e pietre. Non c'è quasi traccia di mattoni tra le onde di
macerie che occupano la collina: il bilancio delle vittime si è fermato a
cinque, per un puro caso. Se fosse stata la settimana di Pasqua sarebbe stata
un'ecatombe. Il sindaco Gianni Costantini è anche lui alle
prese con la burocrazia e
le lungaggini dell'accentramento voluto dal governo. Mancano, secondo lui, le
previsioni di spesa per redigere il bando per gli oneri di urbanizzazione, le
infrastrutture come le fogne e l'allaccio delle utenze. La circostanza è
smentita dall'ingegner Manenti, responsabile della Funzione Infrastrutture e
strutture post-emergenziali della Di.Coma.C. : «Abbiamo inviato più di
un mese fa la lettera a tutti i comuni del cratere indicando in 14mila euro i
fondi disponibili per ciascuna abitazione. Il problema è che alcuni comuni si
sono mossi come dovevano, altri ancora ci devono far pervenire il loro piano».
Sta di fatto che a fine agosto, la sera qui già si gira col cappotto e,
assicura Costantini, la prima neve arriva a settembre. A rendere complessa la
situazione c'è anche la distribuzione delle unità abitative: ogni comune ha
diverse frazioni, ogni frazione un nucleo da gestire separatamente: «Abbiamo
fatto centinaia di sopralluoghi per verificare la compatibilità dei siti scelti
per gli insediamenti - spiega ancora la Manenti - siamo tornati più volte nello
stesso paese, è stato un lavoro molto complicato». Un lavoro che, sono in molti
a pensarlo (sindaci dei comuni, in primis) sarebbero stati velocizzati
delegando alle istituzioni locali responsabilità come il diritto a espropriare,
di scegliere le imprese costruttrici e i siti su cui costruire. Sul ritardo
nell'iter degli alloggi provvisori ha influito tanto la concentrazione di forze
spesa per il G8 a Coppito, dove sono stati dirottati per molti giorni
tantissime risorse umane e mezzi. Ma soprattutto la scelta del governo di
costruire le "new town", le palazzine su piattaforme antisismiche che
stanno sorgendo nei 20 cantieri attorno alla città de L'Aquila, invece di
portare rapidamente anche per i cittadini aquilani casette in legno, come
quelle destinate agli altri comuni, e iniziare al più presto la ricostruzione
della città, che i suoi abitanti vogliono che risorga dov'è. Tempi lunghi anche
per San Gregorio. La piccola frazione de L'Aquila il cui futuro è più che mai
incerto. Servono 95 casette solo per i residenti nel centro storico.
Altrettante ne servirebbero per gli inquilini delle case popolari, quasi
totalmente inagibili, e che invece dovranno iscriversi alla graduatoria del
progetto C.a.s.e.. Parlando con i rappresentanti della Onlus "San Gregorio
rinasce" si scopre che sì, a settembre il campo si smonta, però non è
prevista alcuna "San Gregorio due". E allora l'alternativa sono gli
hotel sulla costa. Per evitare questa eventualità il comitato ha raccolto le
firme da presentare in comune per chiedere che siano costruite le casette in
legno in un terreno poco distante dal borgo. «Nessuno ci ascolta dai primi
giorni dopo il terremoto - racconta Chiara Petrocco, rappresentante della
frazione nella circoscrizione di Paganica - Cialente non l'abbiamo mai visto e
io, già a maggio, minacciai di portare anche senza permesso le casette che ci
offriva il Friuli Venezia Giulia, perché altrimenti non sappiamo dove andremo a
stare. San Gregorio è stato il paese più colpito con una percentuale di
abbattimento di oltre il 95 per cento, pari, se non superiore, a quella di
Onna». San Gregorio però non è Onna, simbolo del terremoto con i suoi 40 morti,
verso la quale si è rivolta la maggior parte delle offerte di aiuto da tutta
Italia. Trasformata in spot governativo e centro della campagna mediatica e
sfruttata come passerella per i grandi della terra. Foto: TENDOPOLI DI SAN
GREGORIO (L'AQUILA) /FOTO EMBLEMA NELLA FOTO PICCOLA: ONNA, COSTRUZIONE DELLE
CASETTE IN LEGNO /FOTO MATTEO MARINI
(
da "Manifesto, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Tesseramento
chiuso il partito smentisce i 600mila iscritti: «Li stiamo contando» «Il
tesseramento si conclude oggi perciò è impossibile sapere quanti sono gli
iscritti al Pd. I numeri pubblicati (600mila iscritti, ndr) sono aleatori»,
dice il responsabile dell'organizzazione dei democratici. Nei prossimi giorni i
pallottolieri del secondo piano di Largo del nazareno partoriranno la cifra
precisa e definitiva del tesseramento che, dunque, si è concluso ieri. Lo ha
deciso una direzione a porte chiuse, chiuse soprattutto per Ignazio Marino che
- pur non facendo parte dell'organismo dirigente - aveva chiesto al segretario
Dario Farcneschini una proroga del termine. Niente da fare, come previsto,
motivi tecnici. «Ha prevalso la burocrazia», ha sospirato Anna Paola Concia, che con Michele Meta si era
fatta portatrice della proposta nella riunione. «Hanno prevalso i mullah», ha
detto invece il segretario del circolo di Paternopoli (Avellino) che ha visto
ieri la ratifica del no all'iscrizione di Beppe Grillo nel suo circolo.
Confermata la data dell'11 ottobre per il congresso (la convenzione nazionale),
due settimane dopo si svolgeranno le primarie. Resta confermata anche la date
del 23 luglio per le formalizzazioni delle candidature. Fra i quattro litiganti
noti (Franceschini, Bersani, Marino e Adinolfi) ieri è spuntata fuori anche quella
di Renato Nicolini, inventore dell'estate romana. Una boutade, una
provocazione? Lui, al sito internet Altroquotidiano spiega che la sua «non è
una candidatura alla Grillo per sabotare, per disturbare», ma per dire che «nel
Pd può esserci spazio per una sinistra riformista, europea». In ogni caso
sembra difficile che la sua corsa possa essere convalidata, dovrebbe
raccogliere 1500 firme di iscritti in cinque diverse regioni.
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Nord Est)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Est
sezione: EST data: 2009-07-22 - pag: 7 autore: Studio di Confartigianato su
mille imprese In calo domanda e occupazione Crolla la domanda, e di conseguenza
produzione e fatturato. Momento difficile per l'artigianato veneto. Solo tre
imprese su dieci registrano poco o per niente ripercussioni negative, a fronte
del 31% che subisce molto la crisi e del 36,4% che ne risente abbastanza. Come
reagiscono le aziende? La prima mossa sono i licenziamenti. Lo dice
l'indaginecommissionata da Confartigianato Veneto, condotta a giugno fra 1.000
imprese (con meno di 20 addetti) della regione. Interrogate su quali azioni
abbiano intrapreso o stiano per attuare, le aziende per un quarto (24,9%) hanno
annunciato una riduzione della forza lavoro; questa affermazione trova
riscontro nel crollo dell'occupazione (-2,8%) rilevato nel primo semestre 2009
rispetto alla seconda metà dello scorso anno. Quasi altrettante aziende (24,5%)
optano per un abbassamento dei prezzi nei prodotti e servizi offerti; l'8,1%,
invece, per far fronte al calo della domanda, adotta la strategia opposta:
incremento dei prezzi. Il 15,9% degli interpellati punta sulla riduzione dei
costi di produzione. L'11,5% chiede prestiti e finanziamenti, mentre il 7,8%
preferisce rinviare investimenti programmati. Il 7,6% decide di acquisire nuove
quote di mercato. Per completare il quadro,c'è chi riduce il numero dei
prodotti/ servizi (4,3%), o li differenzia (3,7%). Addentrandosi nell'indagine,
si scopre che le cause della crisi, per la maggior parte delle imprese
artigiane, sono legate a "problemi pesanti di concorrenza scorretta",
cioè aziende che forniscono gli stessi prodotti e servizi senza rispettare i
medesimi standard di qualità, salubrità, sicurezza sul lavoro e tutela
sindacale. Il fenomeno è impattante per il 56,3% delle realtà artigiane venete
e si manifesta soprattutto nei settori edile e manifatturiero. Altre difficoltà
derivano non tanto dalla mancanza di commesse, quanto dall'abnorme allungamento
dei tempi di pagamento – aumentati di 20 giorni nell'ultimo periodo, fino ad
attestarsi alla media di 75 giorni – e all'esplosione dei crediti insoluti. Il
42% del campione denuncia un incremento crescente degli insoluti rispetto a
fine 2008, soprattutto nel manifatturiero. Dato da rimarcare, gli artigiani
veneti non avanzano particolari recriminazioni verso il mondo del credito.
L'indagine segnala che solo il 2,7% delle aziende si è trovato di fronte a
rifiuti da parte delle banche. Il 26,9% rileva difficoltà
(richiesta di maggiori garanzie, aumento dei costi, più burocrazia), ma nel 30,7% dei casi non
si è verificato alcun peggioramento. Addirittura il 40% delle imprese artigiane
non ha richiesto credito. © RIPRODUZIONE RISERVATA -2,8% Il crollo. Meno
lavoratori nel primo semestre 2009 rispetto al secondo semestre 2008
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Sud)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Sud
sezione: INTERVISTA data: 2009-07-22 - pag: 7 autore: Umberto Postiglione. Il
prefetto nella Valle dei Templi adotta una prassi che per favorire lo sviluppo
si fonda sulla trasparenza degli atti pubblici «Agrigento laboratorio di
legalità» di Nino Amadore S arà presentato domani ma ha già al suo attivo i
primi risultati. Si chiama Laboratorio Agrigento per lo sviluppo e nella
legalità. Il promotore dell'iniziativa è il prefetto Umberto Postiglione, 59
anni, da poco più di un anno e mezzo ad Agrigento. Un prefetto, di origini
campane, di grande esperienza amministrativa che ha voluto avviare qui, in
questo lembo di Sicilia, un nuovo esperimento di gestione fattiva e trasparente
dei procedimenti pubblici. Una rivoluzione nata anche dal confronto che il
prefetto ha avuto con Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, con
Antonello Montante (delegato di Confindustria alla legalità) e ovviamente con
Giuseppe Catanzaro, presidente di Confindustria ad Agrigento. Una iniziativa,
la prima in Italia, cheè stata possibile utilizzando norme già esistenti come
quella che prevede la creazione della Conferenza provinciale permanente di cui
il Laboratorio è braccio operativo. Laboratorio e non Osservatorio, tiene a
precisare lei. Perché? Abbiamo voluto invertire la questione: non osservare ma
fare e dunque labor, lavorare. Un anno e mezzo di attività nella sede di
Agrigento mi ha consentito di capire che è necessario un elemento di
collegamento tra le amministrazionie i cittadini per facilitare la
realizzazione di iniziative utili allo sviluppo del territorio. Qui turismo ed
energie alternative possono fare da apripista. Tra i due il filone principale
di crescita è sicuramente il turismo collegato a un'enogastronomia di qualità
in un contesto di grande interesse culturale come la Valle dei Templi e il Museo
archeologico. Ma i turisti devono arrivare. Già. Non è cosa semplice. Se il
Porto di Porto Empedocle fosse accessibile alle navi da crociera sarebbe
sicuramente più semplice far arrivare fin qui un bel po' di turisti ma il porto
non è disponibile perché deve essere dragato. Opera titanica, visti i tempi e
le procedure! Titanica ma non troppo. Insieme a Lo Bello e ai vertici di
Confindustria abbiamo pensato di coinvolgere gli imprenditori e di metterli in
contatto con l'amministrazione pubblica avviando un rapporto chiaro con
l'obiettivo del fare. E in questo contesto non ci vuole molto a capire che non
c'è nulla di scandaloso nel fatto che Salvatore Moncada, della Moncada Energy,
per raggiungere un obiettivo che riguarda la sua azienda può dragare il porto a
sue spese. Cosa che farà e grazie a questo intervento potranno arrivare a Porto
Empedocle le navi da crociera. Un miracolo. Un miracolo che deve diventare la
normalità: tutte le amministrazioni locali sono d'accordo. Ne ho parlato con il
presidente della Regione che ha apprezzato il progetto. Grazie al Laboratorio
abbandoniamo il percorso solitario per fare le cose insieme e andare avanti. Si
avvia un percorso in cui la coscienza collettiva viene nutrita di fatti che
riguardano la collettività. Ma come funziona questo laboratorio?
L'amministrazione agisce sulla base di obiettivi indicati dalla politica
attraverso leggi e programmi. Ma c'è il rischio che ogni passaggio non
controllato dalla coscienza collettiva possa apparire monopolio del singolo
soggetto. Vorrei essere preciso: questo non è un attacco
alla burocrazia ma un modo
per aiutare i burocrati a sollevarli dalla responsabilità spesso loro imputata
del non fare, perché la realizzazione dei progetti ( o la mancata
realizzazione) sembra rimanere coperta da una sorta di mistero. Ecco il
laboratorio vuole svelare questo mistero coinvolgendo tutti. E così
colpisce anche l'intermediazione che in Sicilia equivale spesso a intervento
della mafia. Dobbiamo stare sempre attenti: la mafia c'è dove ci sono
interessi. E ad Agrigento di interessi in questo momento ce ne sono parecchi. A
noi interessa realizzare le cose. Il ministro Angelino Alfano ha ammonito
tutti: il governo ha fatto la propria parte finanziando per esempio i lavori
sulla Statale 640. Noi dobbiamo garantire che quei lavori siano fatti nei tempi
previsti e senza intoppi. Il laboratorio serve anche a questo: eliminare le
pastoie e le incomprensioni tra poteri pubblici. Un ruolo importante è affidato
alla stampa cui comunicherò i risultati e le criticità . © RIPRODUZIONE
RISERVATA Procedure più snelle Funzionari e amministratori si confrontano sui
problemi e li risolvono Prefetto Umberto Postiglione Prefetto di Agrigento dal
gennaio dell'anno scorso, 59 anni è originario di Angri, in provincia di
Salerno, di cuiè stato sindaco. Postiglione ha al suo attivo una lunga carriera
interna al ministero dell'Interno e negli Anni 90è stato anche commissario
straordinario al Comune di Milano La struttura L'iniziativa della prefettura
sarà presentata domanie nasce anche dal confronto coni vertici di Confindustria
Sicilia: l'idea è di rilanciare un tavolo di lavoro con la partecipazione delle
parti sociali per evitare lungaggini inutili e disinnescare i tanti poteri di
veto
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Nord Ovest)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest
sezione: ECONOMIA e IMPRESE Piemonte data: 2009-07-22 - pag: 13 autore:
Attrazione d'impresa. Altri otto contratti entro fine anno: la Regione chiama
in campo anche le banche Insediamenti esteri al raddoppio Biella Produces
rilancia il distretto tessile puntando su ricerca e sviluppo TORINO Carloandrea
Finotto Sono destinati a raddoppiare entro la fine dell'anno gli otto
con-tratti d'insediamento (Cdi) siglati di recente in Piemonte. E la Regione
invita il credito a scendere in campo a sostegno delle imprese che programmano
di investire sul territorio. Nella prima fase i Cdi hanno originato
investimenti diretti per oltre 186 milioni, destinati a creare 265 nuovi posti
di lavoro. La misura, prima in Italia, prevede contributi a tasso agevolato da
parte regionale per centri di ricerca o nuove imprese intenzionate a stabilirsi
sul territorio, con vincolo di almeno cinque anni dopo la fine
dell'investimento: «Una garanzia per il territorio»sottolinea l'assessore
regionale all'Industria, ricerca e internazionalizzazione Andrea Bairati. Il
valore aggiunto dell'iniziativa, oltre ai fondi stanziati, è rappresentato,
secondo l'assessore,«dagli snellimenti delle procedure. Spesso – spiega – il principale deterrente agli investimenti esteri in Italia è
rappresentato da burocrazia
e incertezza sui tempi. Noi offriamo procedure chiare, tempi definiti, un
terreno fertile dal punto di vista imprenditoriale e l'accompagnamento nelle
varie fasi da parte del Ceip». Il Centro estero per l'internazionalizzazione
del Piemonte è partner della Regione nella gestione dei Cdi. E da quando
è operativo, circa un anno, ha generato investimenti in regione per circa 400
milioni, «tanti – sottolinea l'assessore regionale – quanti quelli del decennio
precedente». Per il presidente del Ceip, Camillo Venesio, «questa è la
testimonianza di un'offerta territoriale competitiva ». E, infatti, archiviati
i primi otto insediamenti (2 a
Biella e Vercelli, uno ciascuno a Torino, Alessandria, Novara e Vco), per i
quali la Regione ha già stanziato circa 14 milioni di euro, Bairati annuncia la
sottoscrizione «di altri otto contratti entro la fine dell'anno». Non sempre,
insomma, «L'investimento estero si ferma a Eboli » sottolinea Paola Morris,
executive manager del Ceip, citando l'intervento di Giorgio Barba Navaretti sul
Sole 24 Ore del 30 giugno. «è strategico – dice Morris – riuscire oggi a
favorire e portare in Piemonte investimenti alla luce dei dissesti finanziari
dell'ultimo anno». Se l'azione del Cdi è efficace, l'Italia restatuttavia «al
47Úposto nella classifica relativa alla capacità d'attrazione» spiega Paola
Morris. Un risultato che si spiega anche con budget e attenzione politica fino
a oggi relativi: «In Francia – ricorda Morris – la prima agenzia territoriale è
nata nel 1951 e l'agenzia nazionale nel 1960. In Italia il primo
soggetto è stato l'Itp (Investimenti Torino Piemonte, poi confluito nel Centro
estero) nel 1997. Noi, come Ceip disponiamo di un budget di un milione, mentre
Aderly, l'agenzia di Lione, può contare su 7 milioni solo per l'area
metropolitana». Delle otto nuove istruttorie in dirittura d'arrivo, tre casi
riguarderanno il distretto di Biella e andranno ad aggiungersi alle due aziende
che hanno appena sottoscritto il Cdi: la lombarda Tessiltaglio e Filidea,
joint-venture tra la biellese Marchi & Fildi e il gruppo turco Csa. In
prospettiva c'è un centro di ricerca e sviluppo sul tessile tecnico con la
collaborazione del Politecnico di Torino. «Per noi –spiega Massimo
Marchi,presidente di Marchi & Fildi – è stata una opportunità importante.
Il Contratto d'insediamento consente di sfruttare una serie di vantaggi e di
sinergie che ci consentono di sfruttare al meglio le preziose competenze
presenti sul territorio ». Filidea avrà una ricaduta occupazionale di una
decina di addetti, mentre l'insediamento di Tessiltaglio di una trentina. Il
Cdi coinvolge, nel distretto, anche Biella Produces, soggetto partecipato da
Camera di commercio e Unione industriali. Nato una decina di anni fa
essenzialmente come logo del distretto (una virgola rossa) Biella Produces «si
rilancia oggi con l'attrazione di investimenti sul territorio» spiega Maria
Paola Cometti, segretario generale della Cdc di Biella. «Intendiamo – dice Cometti
– dare risonanza al Cdi, promuovendo il "clima" favorevole del
Biellese: manodopera iper specializzata, ambiente naturale, imprenditoriale e
di servizi positivo. E le imprese vengono seguite e accompagnate ». Al momento
Biella Produces sta lavorando con la Regione su altri dieci contatti, a livello
avanzato, per ulteriori insediamenti. Intanto investe il budget di 120mila euro
in azioni di promozione (in autunno è previsto un convegno) che «affiancano
quelle portate avanti dal Ceip a livello internazionale » chiarisce Maria Paola
Cometti, che annuncia anche «contatti con la Provincia per allargare il
sostegno al programma». Anche la Regione punta ad ampliare l'iniziativa: «Al
prossimo Tavolo sulla crisi in programma il 29 luglio – anticipa l'assessore Bairati
– chiederò ufficialmente un impegno da parte delle banche affinché affianchino
il settore pubblico offrendo credito agevolato alle imprese che decidono di
investire e insediarsi in Piemonte». carloandrea.finotto@ilsole24ore.com ©
RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Sole 24 Ore, Il
(Centro Nord)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord
sezione: IN PRIMO PIANO Auto data: 2009-07-22 - pag: 2 autore: Il Centro-Nord
guida la corsa delle quattroruote Umbria seconda in Italia con due vetture ogni
tre abitanti Natascia Ronchetti Oltre 6,5 milioni: 62 ogni 100 abitanti. Il
dato, come diffusione pro capite, è rimasto stabile dal 2001 al 2008, a fronte di una
crescita nazionale (da 57 a
60), ma le regioni del CentroNord svettano nella classifica italiana della
densità di auto in rapporto alla popolazione. Nell'area il record appartiene all'Umbria
– seconda in Italia, dopo la Val d'Aosta – con 67 vetture ogni 100 abitanti
(due su tre). Seguono, al terzo posto, Marche e Toscana (63); appena fuori dal
podio l'EmiliaRomagna (61). Quest'ultima è però l'unica regione nel Paese in
cui il dato è diminuito (erano 62 ogni 100 abitanti nel 2001), pur
confermandosi sopra della media nazionale. Una piccola inversione di rotta che
incide però debolmente sull'alto tasso di motorizzazione del Centro-Nord, che è
alla stregua del resto del paese, primo in Europa per concentrazione di auto.
Un primato che per l'Osservatorio di Autopromotec (ha elaborato i dati 2008
provenienti da Aci e Istat), pone problemi relativi a sicurezza, ambiente e
traffico. E nonostante questo record italiano possa anche essere drogato dalla
dilatazione dei tempi di rottamazione a causa di burocrazia
o incuria dei proprietari, secondo Autopromotec incide anche l'inadeguatezza
del trasporto pubblico. «In molti casi l'auto è una necessità. Bisognerebbe
–dice il presidente Renzo Servadei – rendere più utilizzabile il mezzo pubblico
facendo in modo che diventi una reale alternativa: laddove c'è un sistema
efficiente si assiste a un incremento del suo uso». Analizzando i dati per
provincia si nota che Livorno è la più " virtuosa", con 57 auto ogni
100 abitanti. è seguita dalle province di Bologna e di Massa Carrara, entrambe
a quota 58. La più "motorizzata" è, invece, Perugia (67 vetture ogni
100 abitanti). Emilia-Romagna La via Emilia è riuscita a contenere l'incremento
delle auto circolanti: nel 2008 sono arrivate a poco più di 2,6 milioni (+6,9%
sul 2001), a fronte del +7,3 della Toscana (a quota 2,3 milioni); +9,8% delle
Marche (985mila vetture); +10,7% umbro (595mila auto); +8% del Centro-Nord e +9 in Italia. «Un risultato al
quale speriamo di aver dato un contributo – dice l'assessore regionale ai
Trasporti, Alfredo Peri – anche se occorre aspettare i dati definitivi del
2009: la crisi dell'auto ha provocato sussulti tellurici. Abbiamo fatto un
forte investimento sul trasporto pubblico, aumentando i servizi: gli effetti si
produrranno nel tempo». In Emilia-Romagna il primato spetta a Ravenna, con 64
auto ogni 100 abitanti; a parte Bologna e Modena, le altre province restano in
un range tra 62 e 60 auto. Toscana è la provincia senese che detiene il record
di densità (66 auto ogni 100 abitanti), seguita a ruota da Firenze e Arezzo.
Per disincentivare l'uso del mezzo privato, la Regione ha puntato con decisione
soprattutto sul trasporto ferroviario: «è passato – spiega Arnaldo Marini, responsabile
del settore Trasporto pubblico – tra il 2001 e il 2008 da 160mila passeggeri al
giorno a 240mila. Dal 2005, con il contratto con Trenitalia, abbiamo
implementato i servizi del 25%, mettendo a disposizione 40 milioni di risorse
regionali. La criticità resta il materiale rotabile: per rinnovarlo abbiamo
dato un contributo di 70 milioni, ma l'investimento è ancora insufficiente».
Marche Nella regione adriatica è il Piceno ad avere la maggiore densità di
vetture: 65 ogni 100 abitanti. «Noi marchigiani siamo pochi e dispersi e circa
una metà della popolazione risiede a tre chilometri della costa», spiega
l'assessore regionale ai Trasporti, Pietro Marcolini. «Continuiamo a
incentivare il trasporto pubblico – prosegue – e per quanto riguarda quello su
ferro abbiamo ottenuto risultati: dal 1999 al 2007 gli utenti sono aumentati
del 45 per cento. Resta invariata invece la situazione per il trasporto su
gomma, anche se in alcuni bacini ci sono stati aumenti del 10% dei passeggeri.
Con le Fs abbiamo concordato un piano di investimenti da 100 milioni in cinque
anni per il rinnovo del materiale rotabile. Per aumentare l'efficienza del
trasporto su gomma abbiamo investito 40 milioni, tra risorse europee e
regionali, per il rinnovo del parco mezzi». Umbria L'elevata densità di auto
sia a Perugia che è Terni è conseguenza anche della forte antropizzazione del
territorio, come spiega l'assessore regionale ai Trasporti Giuseppe Mascio:
«Con il regionalismo, negli ultimi 40 anni, abbiamo puntato sulla città-regione
e da qui deriva anche la difficoltà di avere un trasporto pubblico che possa
dare risposte capillari a tutti i cittadini. Ci siamo posti due obiettivi. Da
un lato la razionalizzazione, con la costituzione di un'unica azienda regionale
che inglobi le tre attuali aziende di trasporto su gomma e la Ferrovia centrale
umbra. In seconda battuta la riorganizzazione dei servizi sulla base di una
nuova distribuzione sul territorio della popolazione, conseguente
all'incremento demografico». © RIPRODUZIONE RISERVATA
(
da "Gazzetta di Parma
(abbonati)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA
22-07-2009 COMUNE L'OPPOSIZIONE E UBALDI NON PARTECIPANO AL VOTO FACENDO
SALTARE L'APPROVAZIONE DELLA DELIBERA Crocifisso in aula, scontro in consiglio
comunale Agoletti: «E' la nostra storia». La Mantelli: «No al voto politico
sulla Croce» Pierluigi Dallapina II In consiglio comunale non verrà appeso
nessun crocifisso. Almeno per il momento. A far saltare la proposta di
deliberazione dal titolo «Difesa delle origini giudaico cristiane», presentata
ieri da Matteo Agoletti di Impegno per Parma e sottoscritta da altri 17
consiglieri di maggioranza, è stata la mancanza del numero legale al momento
del voto dopo una lunga discussione in cui non sono mancate prese di distanza
nei confronti della proposta fra i banchi della stessa maggioranza. Su tutti l'esempio
di Francesco Arcuri e di Elvio Ubaldi. «In quest'aula - dice Ubaldi - non è mai
stato posto il problema del crocifisso perché si è sempre creduto che fossimo
già oltre questi problemi, e quindi, da cattolico, non voterò la delibera ».
Ubaldi ha ricordato che in consiglio una croce c'è già, ed è quella blu su
sfondo giallo dello stemma di Parma. «Non vorrei che ad ogni maggioranza ci sia
un povero crocifisso che viene tolto o messo alla parete», ha aggiunto al
termine dell'intervento. Del parere opposto Agoletti, che nel presentare la
delibera ha ricordato che «la storia e la tradizione dell'Europa traggono
origine dalle radici giudaico cristiane », e che «nel processo di integrazione
europea non è stato pienamente riconosciuto il ruolo della tradizione
cristiana». Da qui la richiesta di Agoletti di «esporre il crocifisso nell'aula
del consiglio comunale riconoscendolo come segno universalmente riconosciuto di
una tradizione di pace, fratellanza, e di convivenza civile». Gianfranco
Zannoni (Ipp) si è invece scagliato contro gli eccessi laicisti
dell'amministrazione comunale di Lugo, che sulle lapidi del cimitero ammette
solo i dati anagrafici e la foto del defunto. «E' una burocrazia cinica e senza cuore»,
sottolinea Zannoni. Del parere opposto tutta la minoranza, che con Gabriella
Biacchi dell'Idv ricorda: «Non servono i crocifissi per rendere cristiana una
nazione». Per il Pd è invece Carla Mantelli a esprimere un no convinto.
«E' sbagliato sottoporre il crocifisso a un voto politico», fa notare la
consigliera, che dopo aver ricordato la laicità dello Stato, affermata dal
Concilio Vaticano II, invita i colleghi della maggioranza «a non impossessarsi
dei simboli religiosi per trasformarli in elementi identitari». La delibera
però è stata messa in votazione, nonostante la dichiarazione della minoranza di
non partecipare al voto, pur restando in aula. Alla fine il documento ha
raccolto 15 sì e 4 astensioni (Francesco Arcuri, Giovanna Michelotti,
Gianpietro Calestani e Franco Cattabiani), ma con solo 19 voti non è stato
raggiunto il numero legale, fissato a 21 presenti, per rendere valido il voto.
(
da "Messaggero, Il
(Umbria)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Mercoledì
22 Luglio 2009 Chiudi di CESARE NERI PERUGIA - Senza brividi in aula il
consiglio regionale dà il via libera al piano faunistico venatorio: sedici voti
favorevoli, otto astensioni e il piano regolatore della caccia è fatto. Così
come è fatto il decreto legge sui danni causati in agricoltura dalla fauna
selvatica. E qui qualche brivido si è mosso visto che l'opposizione, pur
scegliendo l'astensione, ha giocato la carta della sua controproposta di legge
che però è finita nel cassetto. Alla fine lite sui soldi,
cioè sulla burocrazia per
ottenere i soldi. Il pacchetto caccia, però, accende gli animi delle doppiette.
E' fuori dall'aula di palazzo Cesaroni che si scatena la bagarre. Con un colpo
al piano faunistico e un altro al calendario venatorio. Continua pagina 40
(
da "Corriere della Sera"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Primo Piano data: 22/07/2009 - pag: 3 Il nodo dei
commissari Prestigiacomo e Calderoli, duello sull'ambiente ROMA Stefania
Prestigiacomo è andata giù, senza sconti: «Il decreto anti-crisi blocca, di
fatto, la tutela ambientale». Il ministro dell'Ambiente non l'ha digerito
quell'articolo 4 del decreto, approvato l'altra notte in commissione alla
Camera. Dice: «È un'assurdità. Dietro la bandiera delle semplificazioni vengono
di fatto tolte tutte le protezioni. Bisogna essere chiari: la
tutela ambientale non è burocrazia. È bene che il ministro Calderoli questo lo abbia presente». Un
attacco senza mediazioni quello del ministro dell'Ambiente all'articolo che
introduce i commissari per le procedure autorizzative delle centrali elettriche
e nucleari: «Chiedo che venga ritirato», dice Stefania Prestigiacomo.
Poi aggiunge: «In alternativa che venga modificato nella sostanza. Ovvero: che
i commissari entrino in campo soltanto quando sono scaduti i termini per le
procedure autorizzative. E, inoltre, che anche il ministro dell'Ambiente faccia
parte della commissione che propone i commissari alla presidenza del
Consiglio». Arrabbiata, sconsolata, delusa. Il ministro Prestigiacomo si
domanda: «Ma come mai viene estromesso da queste procedure proprio il titolare
di un ministero come il mio? Proprio io che da quando sono entrata qua dentro
non ho fatto altro che accelerare montagne di pratiche rimaste inevase dal mio
predecessore?». Alle domande del ministro dell'Ambiente arrivano le risposte del
ministro per la Semplificazione normativa: «Sono sorpreso e sconcertato per le
dichiarazioni e il risentimento espressi dal ministro Prestigiacomo sul decreto
anti-crisi». Roberto Calderoli entra nei dettagli: «Ricordo che quell'articolo
4 è stato fisicamente scritto nella penultima seduta del Consiglio dei ministri
con interventi e contributi da parte di tutti i ministri che si sono
interessati. E nell'ultima seduta, sede idonea per portare osservazioni e
proposte migliorative, nessuna eccezione è stata sollevata sull'articolo». Ma
Stefania Prestigiacomo non ci sta: «Roberto Calderoli sa benissimo che quel
giorno lì io ero a Siviglia. E non vedo perché debba essere Calderoli a
decidere di chiudere mezzo ministero dell'Ambiente». La polemica politica si arroventa.
E a Stefania Prestigiacomo non rimane che sperare in quel maxi-emendamento
annunciato in appoggio al decreto anti-crisi: è qui che potrebbero finire le
modifiche da lei invocate. Ammesso che il maxi-emendamento si faccia sul serio,
prima del ricorso alla fiducia. Il ministro dell'Ambiente è deciso: «Sono
fondamentali queste modifiche. Non si possono abolire con il bianchetto le
commissioni Via (valutazione impatto ambientale, ndr ) fatte da sessanta
persone. Abbiamo fatto le commissioni Via anche lavorando in emergenza con la
Protezione Civile. Anche per il termovalorizzatore di Acerra». La richiesta «Il
decreto anticrisi blocca la tutela ambientale: va corretto, spero nel
maxiemendamento » Alessandra Arachi
(
da "Messaggero Veneto,
Il" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 2
- Attualità In Fvg gli ampliamenti fino al 35% e l'edilizia
sarà senza burocrazia Il
Codice regionale TRIESTE. Ampliamenti sino al 35% dei volumi (sino a 200 metri cubi nei
centri storici), recupero dei sottotetti, contenimento dei consumi energetici.
Sono solo alcune delle novità contenute nel nuovo Codice regionale
dell'edilizia. A firmarlo è l'assessore regionale alle Autonomie locali
e Pianificazione territoriale, Federica Seganti: «Il ddl è stato pensato e
predisposto per andare incontro alle esigenze dei cittadini». Per la Seganti,
inoltre, «innesta un percorso virtuoso di semplificazione, trasparenza e tempi
certi». Ieri la giunta regionale (all'esordio il neo-assessore Andrea
Garlatti), ha licenziato il ddl che fa sue le indicazioni del Piano casa
nazionale. Tra le novità più significative, anche l'apertura all'edilizia libera.
Non sono infatti previsti controlli o titoli abilitativi preventivi per
interventi di manutenzione ordinaria, per l'eliminazione di barriere
architettoniche, per opere temporanee di ricerca geologica, lavori di bonifica,
di scavo e rinterro, per la realizzazione di raccordi di luce, acqua e gas,
costruzione di terrazzi, barbecue, tettoie e arredi da giardino e terrazzo sino
a 20 metri
quadri, recinzioni di fondi privati e strutture per attività ludiche e
turistiche all'aria aperta. A questo si aggiunge che, con lo scopo del
contenimento dei consumi energetici, non è necessario nessun controllo
preventivo o titolo abilitativo per l'installazione di pannelli solari o
fotovoltaici e di depositi interrati di Gpl, ma anche per interventi mirati al
risparmio energetico su edifici esistenti. Importante è anche l'introduzione
della filosofia del silenzio-assenso (oggi è il contrario) per il permesso a
costruire a 30 giorni dalla presentazione della domanda.
(
da "Tirreno, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA
FORTEZZA MALTRATTATA Lampioni ko e servoscala in tilt: come rovinare una festa
Lunedì 20 luglio 2009, Cassero Senese, ore 22: una cosa bella, due cose
insopportabili. Il bello è lo spettacolo in scena nel teatrino della fortezza.
Il festival Sassolini presenta le marionette di una colorata compagnia russa.
Una meraviglia che entusiasma le centinaia di presenti: tante famiglie, tanti
bambini, tutti stregati dalla magia della scena. A dimostrare che - con eventi
di qualità - il Cassero può tornare a vivere, come da anni ci si auspica per il
più bel monumento cittadino. Dopodiché si passa al brutto. Anzi, al pessimo.
Tutta quella gente, tutti quei bambini, tutte quelle carrozzine, e un percorso
pericolosissimo per raggiungere il teatro. I lampioni della pubblica
illuminazione, lunedì sera, non funzionavano. Lungo via Saffi ce n'erano
quattro spenti, e proprio quelli (sotto il carcere, per intendersi) che
dovrebbero garantire la luce sulle impervie discese di accesso alla fortezza.
Chi è arrivato col buio (lo spettacolo cominciava alle 22) ha rischiato grosso.
Per chi aveva carrozzine, poi, un vero calvario. Ma non finisce qui. Ancora una
volta il servoscala che dovrebbe consentire agli invalidi di salire nel cuore
della fortezza, non funziona. E ancora una volta si è dovuto assistere alla
pietosa scena delle carrozzelle (con su gli adulti) issate a braccio. Tutti
sappiamo che quello del servoscala è un problema antico, e che i lampioni sono
gestiti da una società della quale il Comune è più che insoddisfatto. Dunque
nessuna croce addosso a questo o a quello. Ma se davvero gli attuali
amministratori, come spesso ripetono, vogliono ridare vita al Cassero, sarebbe
bene che su questi fatti non perdessero tempo. Anche a costo di dover
provvedere "di persona", saltando gli ostacoli
della burocrazia. Il blitz
sulle mura con la ramazza non può rimanere un bel gesto dimostrativo, e si sa
che quando servono (vedi lo stadio) i soldi escono fuori. Qui servono. E
subito. Prima che qualcuno si faccia male, o che i grossetani ricomincino a
pensare che al Cassero è meglio non andarci, di sera. I vandali, si sa,
non aspettano altro. E.G.
(
da "Tirreno, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 4 - Grosseto La burocrazia
mi uccide: mollo L'odissea di un imprenditore che ha aperto una vineria ad
Albinia Rodolfo Barsacchi ha 74 anni e 7 negozi sparsi in Provincia «Mi hanno
detto che non c'era bisogno di autorizzazioni invece ora rischio di pagare 4
mila euro» ORBETELLO. Tenacia e anni di esperienza possono non bastare per
sconfiggere le insidie che nasconde la burocrazia. Lo
sa bene un esperto commerciante di Castiglione della Pescaia che, all'età di settantaquattro
anni e di fronte all'ennesima sfida, sta pensando seriamente di gettare la
spugna. Nel corso della sua vita Rodolfo Barsacchi si è occupato di enologia ed
è riuscito ad aprire alcuni negozi di vino nella provincia grossetana, dando
lavoro a una decina di dipendenti. L'ultimo, in ordine di tempo, è stato aperto
nel novembre 2008 in
zona Albinia in via De Witt; prima di questa data, come da prassi, ha
contattato il Comune (in questo caso quello di Orbetello) per richiedere tutta
la documentazione necessaria, compresa quella per l'affisione dell'insegna. E
qui sono iniziati i guai per la famiglia Barsacchi e il loro punto vendita ad
Albinia. Incaricata di documentarsi, come per gli altri sette punti vendita, è
stata la figlia di Rodolfo, Giovanna, che ha contattato telefonicamente gli
uffici del Comune. «Ho chiesto all'addetto - racconta Giovanna Barsacchi -
tutta la modulistica necessaria per l'affisione e lui ha risposto che il
negozio, essendo in un parcheggio privato, non aveva bisogno di nessuna
autorizzazione e di procedere al montaggio». Ad aprile, però, al negozio di
Albinia si presentano i vigili urbani, contestando la mancanza di
un'autorizzazione per l'insegna. Nonostante le spiegazioni da parte del
titolare, i vigili dicono a Barsacchi che il disguido non è di loro competenza
e che a lui sarebbe arrivata una multa di 380 euro. Conoscendo il tunnel della burocrazia e la logica del «devi pagare», Barsacchi, dopo
aver pagato la sanzione, si reca in Comune per richiedere l'autorizzazione all'affisione
dell'insegna, per evitare altri disguidi. Da allora nessuna risposta dal
Comune, ma questo non aveva preoccupato la famiglia Barsacchi, visto che anche
per gli altri punti vendita l'attesa per l'autorizzazione era stata lunga, fino
a otto mesi. «La domanda per l'autorizzazione - spiega Giovanna - vale come
autorizzazione provvisoria, in modo tale da montare ugualmente l'insegna in
attesa di quella definitiva. Per questo tutte le amministrazioni a cui ci siamo
rivolti ci hanno sempre detto di conservare il foglio della domanda». Ma lunedì
una nuova e spiacevole sorpresa si è presentata alla famiglia Barascchi: una
diffida dal Comune di Orbetello, che invita a rimuovere immediatamente
l'insegna entro dieci giorni. «Noi avevamo lasciato l'insegna - spiega il
signor Rodolfo - perchè è l'unica cosa che informa gli eventuali clienti e,
soprattutto, perchè in tutte le altre amministrazioni è questa la prassi. Qui
non solo ce la vogliono far togliere, ma ci comunicano che se non interveniamo
subito, la rimozione verrà fatta d'ufficio, con oneri chiaramente a carico mio
con in più una multa di 4.351 euro. A questo punto mi sento veramente stanco
per continuare a lottare». Alfredo Faetti
(
da "Nazione, La
(Grosseto)" del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
ORBETELLO
/ ARGENTARIO pag. 11 SCONFITTO dalla burocrazia, un imprenditore getta la ...
SCONFITTO dalla burocrazia,
un imprenditore getta la spugna e chiude i battenti, vittima di una vicenda
degna del miglior Kafka. Rodolfo Barsacchi ha 74 anni ed è titolare di una casa
vinicola a Castiglione della Pescaia. La sua azienda dà lavoro a una
decina di persone. Negli anni è riuscito ad aprire negozi in altre zone della
provincia, tra cui, nel novembre scorso, uno ad Albinia, in via De Witt. «Avevo
richiesto tutti i permessi necessari ci racconta compreso quello per
l'affissione dell'insegna. Ho contattato il Comune di Orbetello, per sapere
quali norme erano in vigore, e l' addetto al telefono mi comunicava che il
negozio, essendo in un parcheggio privato, non necessitava di nessuna
autorizzazione e che quindi potevo procedere al montaggio, e così feci. Nel
mese di aprile però arrivano i vigili urbani e mi contestano di non aver
presentato alcuna domanda per la relativa autorizzazione». Barsacchi cerca di
spiegare ai pubblici ufficiali cosa gli avevano detto in Comune, ma gli agenti
della polizia municipale, poiché non è compito loro venire a capo di un simile
disguido, gli hanno fatto 380 euro di multa. «A 74 ANNI ci spiega Barsacchi ho
imparato che una volta entrato nel tunnel della burocrazia
e del devi pagare non c'è più niente dare. Così pagai e andai di persona in
Comune per chiedere l'autorizzazione, l'8 maggio. Nessuno si è fatto sentire e,
dopo più di due mesi, adesso il Comune di Orbetello mi ha mandato una diffida,
nella quale mi esorta a rimuovere le insegne entro dieci giorni. Insomma. prima
mi danno un'informazione sbagliata per telefono, poi mi ci fanno una multa, in
tre mesi nessuno trova il tempo di guardare la mia richiesta di autorizzazione
e alla fine mi arriva pure la diffida». Se non agirà subito la rimozione sarà
fatta d'ufficio e Barsacchi dovrà pagare una multa di 4.351 euro. «Arrivato a
questo punto credo che getterò la spugna confessa l'imprenditore sono stanco di
tutto questo. Che assuma il Comune di Orbetello i dipendenti che al momento
lavorano nella mia azienda, ricordando alle amministrazioni, tutte, che se non
lavoriamo più noi alla fine dovranno andare in cerca di un lavoro anche loro».
R.B.
(
da "Corriere.it"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
partenza
milano centrale e arrivo a lecce. biglietti di prima classe declassati in
seconda Sul treno con ritardi, sporcizia e ruggine Un controllore a bordo: «È
una vergogna far viaggiare la gente in queste condizioni» MILANO- Ritardi,
sporcizia e la ruggine di vecchie carrozze. Sulla Freccia Salentina puntuali
sono solo i disagi. Come tanti treni a lunga percorrenza il Milano Lecce delle
9 di sera è un calvario quotidiano per i viaggiatori. Alcune carrozze vantano
più di trent'anni di servizio. Ruggine e ossido sbucano dalle giunture, persino
dai pannelli delle centraline elettriche. I sedili sono logori, sulla stoffa
blu e grigia una mappa variegata di macchie e incrostazioni. A bordo rabbia e
rassegnazione, compresa la nostra di cronisti, titolari di un biglietto e di
una prenotazione in prima classe, in un vagone che non c'è. DISAGI- «Succede molto spesso», spiega un utente
abituale della tratta. «Le carrozze non corrispondono alle prenotazioni, è
sempre un terno al lotto». Dai capotreni risposte secche, automatiche: «Non ci
posso fare nulla, chiedete il rimborso». Intanto però il viaggio viene
affrontato senza un posto, in una vettura declassata. Troviamo un ferroviere
che si sfoga, con l'impegno che gli venga garantito l'anonimato: «L'azienda
dovrebbe vergognarsi, far viaggiare la gente in queste condizioni è
improponibile. C'è poca pulizia, i vagoni arrivano e ripartono in
continuazione, la burocrazia e le lungaggini per i rimborsi sono ostacoli insormontabili».
Arriviamo a Piacenza, a un'ora di viaggio, con già venti minuti di ritardo
accumulati. Noi scendiamo insieme alle immagini per documentare la nostra
testimonianza. La Freccia Salentina insieme al suo carico di viaggiatori
prosegue verso Lecce, orario d'arrivo previsto le 8 e 30 del mattino.
stampa |
(
da "Manifesto, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL
CONGRESSO Tesseramento chiuso il partito smentisce i 600mila iscritti: «Li
stiamo contando» «Il tesseramento si conclude oggi perciò è impossibile sapere
quanti sono gli iscritti al Pd. I numeri pubblicati (600mila iscritti, ndr)
sono aleatori», dice il responsabile dell'organizzazione dei democratici. Nei
prossimi giorni i pallottolieri del secondo piano di Largo del nazareno
partoriranno la cifra precisa e definitiva del tesseramento che, dunque, si è
concluso ieri. Lo ha deciso una direzione a porte chiuse, chiuse soprattutto
per Ignazio Marino che - pur non facendo parte dell'organismo dirigente - aveva
chiesto al segretario Dario Farcneschini una proroga del termine. Niente da
fare, come previsto, motivi tecnici. «Ha prevalso la burocrazia», ha sospirato Anna Paola
Concia, che con Michele Meta si era fatta portatrice della proposta nella
riunione. «Hanno prevalso i mullah», ha detto invece il segretario del circolo
di Paternopoli (Avellino) che ha visto ieri la ratifica del no all'iscrizione
di Beppe Grillo nel suo circolo. Confermata la data dell'11 ottobre per
il congresso (la convenzione nazionale), due settimane dopo si svolgeranno le
primarie. Resta confermata anche la date del 23 luglio per le formalizzazioni
delle candidature. Fra i quattro litiganti noti (Franceschini, Bersani, Marino
e Adinolfi) ieri è spuntata fuori anche quella di Renato Nicolini, inventore
dell'estate romana. Una boutade, una provocazione? Lui, al sito internet
Altroquotidiano spiega che la sua «non è una candidatura alla Grillo per
sabotare, per disturbare», ma per dire che «nel Pd può esserci spazio per una
sinistra riformista, europea». In ogni caso sembra difficile che la sua corsa
possa essere convalidata, dovrebbe raccogliere 1500 firme di iscritti in cinque
diverse regioni.
(
da "Miaeconomia"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
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(22/07/2009) Non solo scudo fiscale. Il via libera delle commissioni Bilancio e
Finanze della Camera al decreto anticrisi porta anche una sanatoria per le
multe ricevute fino al 31 dicembre 2004, comprese quelle per le quali sia già
stata emessa lingiunzione di pagamento.
I verbali potranno essere così sanati senza il pagamento degli interessi, ma
solo sborsando un tasso del 4% per lagente
riscossione a titolo di rimborso. Così chi ha ricevuto le contravvenzioni non
dovrà più pagare le more stellari accumulate nel tempo. Lemendamento, a
firma del deputato del Pdl e neo assessore al Bilancio del Comune di Roma
Maurizio
Leo, ha lo scopo di incrementare
lefficienza del sistema della riscossione dei Comuni e contenere i costi
complessivi, nonché favorire la riduzione del contenzioso pendente in
materia. La norma è nazionale e, una volta approvata in via definitiva
(il voto
finale alla Camera è previsto per martedì prossimo, poi il decreto passerà allesame del Senato), dovrebbe infatti rappresentare una
sorta di apripista per un pacchetto di interventi già annunciati da vari
Comuni, come quello di Roma, e relativi anche agli anni successivi al 2004. È,
infatti, soprattutto nella Capitale che la polemica sulle cartelle pazze è
parecchio rovente. Basta pensare che gli automobilisti romani interessati alla
sanatoria sono tra i 400 e i 600 mila, con circa due milioni e 700 mila
verbali. È lo stesso sindaco Gianni Alemanno che ha fatto notare come: Lapprovazione dellemendamento permetterà di
voltare pagina sullannosa questione delle multe arretrate, i cui mancati
pagamenti non derivano dallinadempienza dei romani ma da quella dellamministrazione. Le colpe della burocrazia sono state evidenziate anche dallassessore al Bilancio del Comune di Roma: Nel
passaggio della riscossione dal Monte dei Paschi di Siena alla Gerit - ha detto
Leo - cera stata una penalizzazione degli utenti. Se ci fosse stata una
riscossione efficiente i nostri concittadini avrebbero pagato subito senza
altri oneri. Per quanto riguarda invece le multe dal 1°
gennaio 2005, il Campidoglio ha già annunciato la possibilità di rateizzarle in
30 tranche. Mentre per quelle dal 2006 in poi - da quando cioè è subentrata la
Gerit (ovvero lagente di riscossione di
Equitalia che opera nelle province di Frosinone, Grosseto, LAquila,
Latina, Livorno, Rieti, Roma, Siena, Viterbo) - arriverà una lettera con un
avviso
bonario prima della cartella di pagamento. Va ricordato, infine, che tra le
altre misure previste nel decreto anticrisi cè
il tanto discusso scudo fiscale che dà il via libera al rimpatrio di fondi e
beni dallestero al costo del 5%, con un aliquota ridotta se si prova
una permanenza inferiore ai 5 anni. Semaforo verde anche agli incentivi per la
ricapitalizzazione delle imprese con sgravi fiscali per chi parteciperà ad
aumenti di capitale fino a 500mila euro. E sempre le Pmi potranno contare su di
una moratoria, che si aggiungerà alla Tremonti-ter e alle norme sul gas. Il
ministero stipulerà, infatti, una convenzione con lAbi per attenuare gli oneri finanziari delle piccole e
medie imprese. 1 voti - » Vota questa notizia »
(
da "Denaro, Il"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Professioni
vita dell'Ordine Agisco nel segno della continuità Il messaggio del nuovo
numero uno: Mantenere la rotta già stabilita Gennaro Polichetti* Circa
vent'anni di continuo impegno ordinistico che i colleghi del Consiglio hanno
voluto premiare, nella seduta dell'11 luglio 2009, con un voto espresso
all'unanimità, designandomi alla Presidenza dell'Ordine degli Architetti P.P.C.
di Napoli e Provincia, il gradino più alto per rappresentare i quasi 8.000
iscritti. Che dire! Al di la dei doverosi ringraziamenti da rivolgere ai
colleghi Consiglieri e ai tantissimi Architetti che in questi giorni hanno voluto
manifestare la stima e l'affetto per questo importante traguardo, tenterò di
non scivolare in una facile retorica che in queste circostanze potrebbe essere
una reale insidia. Una grande responsabilità. Questa la prima sensazione che ho
avvertito immediatamente dopo il voto palese che ha decretato il passaggio di
testimone tra Paolo Pisciotta, per dodici anni Presidente dell'Ordine, e me,
che per dieci anni ho retto la segreteria dell'organismo di rappresentanza
della categoria. Una responsabilità particolarmente grande se si considera che
la nomina a questa carica, conseguente ad una fortuita quanto dolorosa
circostanza, avviene a pochissimi mesi dalla tornata elettorale per il rinnovo
del Consiglio dell'Ordine, momento particolarmente sentito e partecipato dagli
architetti napoletani. Non è pensabile, pertanto, che vi possa essere
l'enunciazione di un programma, secondo la prassi consolidata, da parte di un
Presidente neo eletto e della sua maggioranza poiché il tempo a disposizione
non è sufficiente per poter delineare iniziative, azioni o altro che possa
significativamente caratterizzare questa scorcio di gestione dell'Ordine. Del
resto, se anche ve ne fosse stato il tempo, non vi sarebbe stata alcuna virata
rispetto alla rotta già da tempo tracciata e condivisa che l'esecutivo e questo
attuale Consiglio stanno seguendo, assicurando tangibili risultati a favore di
chi, con l'espressione democratica del voto, ha voluto affidare a questo team
la responsabilità di reggere il timone. In questo breve periodo pre-elettorale,
quindi, il mio impegno e quello della maggioranza che mi ha indicato quale
Presidente, sarà rivolto a completare quanto già da tempo avviato e che per
questo repentino avvicendamento non è stato possibile portate a termine sotto
la presidenza di Paolo Pisciotta ed a condurre l'Ordine verso le elezioni,
garantendo nella maniera più ampia la partecipazione e la democrazia della
prossima competizione elettorale. Ma la maggiore attenzione e tutto il nostro
impegno sarà rivolto contemporaneamente a gettare le basi per un giusto, quanto
dovuto, ricambio nella squadra di governo che il prossimo autunno si candiderà
ad assumere la responsabilità di guidare l'Ordine per i prossimi quattro anni,
dal 2009 al 2013. Le nuove norme elettorali per il rinnovo dei Consigli,
infatti, impongono che non si possa essere consiglieri dell'Ordine per più di
due mandati consecutivi per cui è necessario assicurare la continuità di
un'azione di governo mediante l'individuazione di iscritti che vogliano
progressivamente prendere conoscenza di ciò che significa gestire una struttura
di questo tipo, che ha raggiunto negli anni un elevato livello di efficienza
dei servizi resi e di visibilità, per poi impegnarsi direttamente nella
conduzione.Nel segno della continuità, quindi, ma senza perdere di vista le
tante, diverse situazioni di "disagio professionale" rese più
evidenti dalla recente crisi economica e, in particolare, dalla crisi del
settore edilizio in un'area, quella della provincia di Napoli, dove già nella
"normalità" è difficile avere certezze per svolgere il mestiere di
architetto. Penso ai tanti colleghi, non soltanto quelli più giovani ma anche a
quelli con diversi anni di iscrizione nel nostro albo, che ogni giorno devono
districarsi tra normative sempre più restrittive, burocrazia esasperante e un mercato sempre più agonizzante, per potersi
garantire un proprio dignitoso ruolo professionale e un reddito decoroso. Il
futuro, quindi, non soltanto quello dei prossimi mesi ma del prossimo
quadriennio, dovrà vederci ancora impegnati come nel passato, prima con la
presidenza di Raffaele Sirica e poi quella di Paolo Pisciotta, sui
grandi temi dell'architettura e della trasformazione urbana, dei concorsi,
della formazione post-laurea, delle riforme delle libere professioni, dei
servizi offerti agli iscritti, ma anche nella difesa dei diritti di tutti
quegli architetti, e sono la maggior parte, che pur vivendo con disagio la
condizione professionale continuano a fare questo "mestiere" che,
nonostante tutto, ritengono il più bello di tutti. Ecco, non è un
"programma di governo" ma un impegno a continuare quanto già fatto ed
avviato in questi anni con una maggiore attenzione a quella che è la nostra
realtà territoriale e alle reali esigenze di tutti i nostri iscritti.
*presidente dell'Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli e provincia La
bacheca dell'Ordine Architetti Napoletani 2000-2010 L'organizzazione del
Memorial Day, il 30 maggio scorso, e delle altre iniziative connesse in ricordo
della figura umana e politica del presidente nazionale Raffaele Sirica, ha
indotto il Consiglio dell'Ordine a disporre lo slittamento dell'iniziativa
Architetti Napoletani 2000-2010, già prevista per il periodo di giugno/luglio
2009. Tale decisione è stata dettata anche dalla non opportunità di tenere tale
manifestazione nel periodo immediatamente precedente a quello in cui la
categoria sarà impegnata nella competizione elettorale per il rinnovo del
Consiglio per il quadriennio 2009-2013, prevista per i prossimi mesi di
settembre/ottobre. L'Ordine auspica che tale iniziativa di marketing della
nostra realtà professionale, in linea con le azioni già attivate da questo
Consiglio, possa essere una delle priorità dell'agenda politica del prossimo
Consiglio. Chiusura estiva L'Ordine comunica che gli uffici resteranno chiusi
dal giorno 08 al giorno 23 agosto 2009; l'orario di apertura dei restanti
giorni e fino al 31 agosto sarà il seguente: dal lunedì al venerdì dalle ore
9:30 alle ore 13:00. a cura di Andrea Nastri del 22-07-2009 num.
(
da "Sicilia, La"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
La
comunità alloggio per donne maltrattate con i loro piccoli in gravi difficoltà
economiche Si lavora per recuperare il tempo perduto, per adeguare il Pua alle
prescrizioni fissate dalla Regione già nel 2005, da quando il grande progetto di sviluppo della Plaia è impantanato nella palude della
burocrazia, e con esso i
capitali e gli interventi privati che potrebbero dare una scossa all'economia,
rilanciando occupazione e offerta turistica nel territorio etneo. La conferenza
dei capigruppo del Consiglio comunale, con il presidente Marco Consoli e i vicepresidenti
dell'assemblea, hanno voluto ieri conoscere dall'amministrazione le
ragioni di un ritardo che allarma, e con esse se esiste la volontà per
adeguarsi, attraverso il lavoro stavolta velocissimo dei progettisti, al
decreto della Regione, passaggio necessario per inviare l'atto al Consiglio
comunale per la presa d'atto dell'assemblea cittadina, prevista dallo stesso
provvedimento regionale del 2005. Nel corso dell'incontro, alla presenza
dell'assessore all'Urbanistica Luigi Arcidiacono e dei dirigenti e tecnici
dello stesso assessorato, è stato ripercorso l'excursus del Pua, ed è stato
spiegato ai rappresentanti del Consiglio comunale che non è l'amministrazione
in carica, ma quella precedente ad aver determinato il ritardo che c'è oggi da
recuperare, non opponendosi ai rilievi della Regione e nemmeno adoperandosi per
i conseguenti adempimenti. Adesso, al contrario, la volontà
dell'amministrazione è quella di accelerare al massimo i necessari passaggi, e
spedire l'atto in Consiglio comunale già prima della pausa estiva, forse
addirittura entro la fine del mese di luglio. «Questo incontro è stato proficuo
perché ci ha consentito di ascoltare le ragioni dell'amministrazione e
approfondire la questione legata al ritardo del Pua - spiega il presidente del
Consiglio comunale Marco Consoli - da parte nostra siamo pronti a ricevere la
delibera per la necessaria presa d'atto. Va anche precisato che l'ultima volta
che il Consiglio comunale si espresse sul Pua risale al 2002, mentre dal 2005 a oggi scontiamo un ritardo
ingiustificabile per l'adeguamento del progetto». Nel corso dell'incontro i
rappresentanti di «La Destra Alleanza Siciliana» hanno chiesto una conferenza
dei servizi tra soggetti privati e parte pubblica, con l'assessore regionale al
Territorio e Ambiente, per sbloccare la situazione nei tempi più brevi. C. L.
M.
(
da "Trend-online"
del 22-07-2009)
Argomenti: Burocrazia
Terna: investimenti bloccati dalla burocrazia NOTIZIE, clicca qui per leggere la rassegna di Pierpaolo
Molinengo , 22.07.2009 16:32 Scopri le migliori azioni per fare trading questa
settimana!! Il presidente di Terna Luigi Roth e l'amministratore delegato
Flavio Cattaneo hanno spiegato che la società avrebbe le risorse tecniche ed
economiche per realizzare i suoi piani industriali, ma la lentezza della
burocrazia ha bloccato i benefici degli investimenti
sulla rete. I due hanno illustrato il piano di sviluppo decennale (2009-2018)
da 6 miliardi di euro per ridurre gli oneri di sistema per almeno un miliardo
di euro l'anno a vantaggio delle famiglie e delle imprese italiane. I vertici
di Terna hanno ricordato che mentre sono in corso lavori per 1,5 miliardi di
euro, sono 2 i miliardi fermi per la mancanza di autorizzazioni e via libera,
alcuni di questi casi dal 2006. Il processo di pianificazione dovrebbe inoltre
"essere riportato a livello nazionale e non regionale. Le congestioni sono
in tutta Italia specialmente nel Centro-Sud", ha sottolineato poi
Cattaneo.