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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"   12-25 maggio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Più vigili urbani nelle strade ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli agenti impegnati con le carte e la burocrazia sono diminuiti. Ci rendiamo conto che in ufficio, al comando, ci sono molte cose da fare. Per questo vorremmo, studiando una soluzione che metta d'accordo anche gli agenti, dar loro un aiuto con un impiegato del municipio». Oggi l'organico della polizia municipale di Ventimiglia non è ampio.

"Voglio assistere mia madre con dignità" ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il caso Un figlio contro la burocrazia "Voglio assistere mia madre con dignità" VALENTINA ROBERTO ALICE CASTELLO «Per mia madre è indispensabile l'assegno di accompagnamento, viste le sue precarie condizioni di salute. Invece è costretta a vivere solo con la pensione minima che sfiora i 500 euro mensili».

Lo scontro arriva su come ottenere le risorse statali ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia e utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio interno tanti progetti.

Per la prima volta i tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di ... ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia e utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio interno tanti progetti.

Un artigianato d'eccellenza ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Ma pensare in piccolo - avverte Mario Tiberti, presidente provinciale di Confartigianato - è la miglior risposta per contrastare la crisi economica. Favorire le piccole imprese vuol dire sostenere l'economia di un paese. Bisogna evitare gli eccessi di burocrazia che ne frenano lo sviluppo».

Il "Calabrone" al fianco del contribuente in crisi ( da "Stampa, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con la burocrazia e le sue esigenze, e il Calabrone - osserva Colzani - serve proprio ad aiutare a muoversi bene in questo ambito». Uno dei servizi che negli ultimi mesi ha visto una crescita esponenziale dell'utenza è il cosiddetto «sportello famiglia»: «Questo sportello - precisa il segretario provinciale della Cisl - si occupa della gestione delle incombenze che derivano dall'

Succede in Italia che si parta da un abuso edilizio e si finisca con l'incrociare una fitta trama di... ( da "Unita, L'" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, insomma, funziona. Ma proprio mentre l'immobile è sotto sequestro (dunque a disposizione della magistratura), la «Ducks due» lo trasferisce a un'altra società, la «San Paolo building». Una procedura sorprendente: un immobile sotto sequestro che passa di mano.

Europa senza amici su Facebook ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: grazie a una burocrazia e a un sistema scolastico che ha dato loro una lingua comune e istituzioni comuni, e graziea guerre, inni nazionali, tornei sportivi, concorsi canori in eurovisione, trasmissioni televisive nazionali e una serie di altre iniziative, gli europei hanno imparato a identificarsi con un insieme specifico d'istituzioni politiche che chiamiamo "

L'appello delle Pmi: un taglio alla burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: PRIMO PIANO data: 2009-05-12 - pag: 4 autore: L'appello delle Pmi: un taglio alla burocrazia Franco Vergnano MILANO I numeri sono chiari. Negli ultimi cinque anni, otto nuovi posti di lavoro su dieci sono stati creati dalle Pmi. Eppure i "piccoli" risultano appesantiti dalla burocrazia (e questo vale soprattutto per il made in Italy).

Petruzzelli ancora chiuso Wagner in scena alla fiera ( da "Corriere della Sera" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ciascuno ha le sue ragioni e le fa valere con l'arma della burocrazia (chi ritarda i collaudi, chi ricorre al Tar). Ma la verità è che non c'è ragione politica che possa bilanciare il fatto che la città è oggi più che mai senza teatro. Vero che in questi giorni i baresi sembravano più preoccupati di festeggiare il santo patrono e il ritorno del Bari in serie A,

piccole imprese crescono meglio se l'università diventa partner - valentina conte ( da "Repubblica, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia, gli spazi. Molti spin-off sono all´interno o a ridosso dei siti universitari. «In un decennio abbiamo gestito 20 milioni di contributi pubblici e oggi contiamo 15 aziende nate dalla collaborazione tra privati e università», racconta Stefano Ciccone, responsabile del Parco Scientifico di Tor Vergata.

al fantacalcio tappa a sabino 951 sul sito tutte le classifiche ( da "Repubblica, La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina I - Bari SERVIZIO A PAGINA IX La polemica Al Fantacalcio tappa a Sabino 951 sul sito tutte le classifiche Burocrazia efficiente Puglia bocciata "Troppi ritardi" SEGUE A PAGINA 11

Montezemolo: "Pensai di entrare in politica" ( da "Stampa, La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia, l'evasione, le infrastrutture, i giovani. Io credo che ognuno di noi, che ha passioni in questo Paese, deve poter dare un forte contributo senza essere inquadrato automaticamente nella politica di tutti i giorni». Alla fine tranquillizza anche sulla Fiat: «Lo dico forte e chiaro che la Fiat è italianocentrica non solo perchè ce l'

Hotel e ristoranti con prodotti a chilometri zero ( da "Stampa, La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: AYAS TERRITORIO SPORT PERSONAGGIO All'interno Hotel e ristoranti con prodotti «a chilometri zero» Valnontey, studio per la protezione dalle valanghe Costi e burocrazia mettono a rischio l'Open BelAir Da Sarre all'Africa storia di Sabrina l'angelo dei disperati Daniela Giachino Joëlle Cunéaz Fulvio Assanti Davide Romeo

Burocrazia e costi contro il BelAir Open ( da "Stampa, La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: INCERTEZZE PER IL FUTURO il caso Il tennis batte cassa IL PLAUSO DEGLI ESPERTI Burocrazia e costi contro il BelAir Open Maurizio Cerva punta il dito sulle difficoltà incontrate «Le risorse sono troppo poche» FULVIO ASSANTI L'ex arbitro Vincenzo Bottone dà un giudizio positivo «Organizzazione eccellente» GRESSAN Luci e ombre.

Addio a Firpo, simbolo della lotta alla Sla ( da "Stampa, La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, per un malato grave e per chi lo assiste risulta ancora più pesante e odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia e il senso di isolamento. La volontà espressa dai malati attraverso il computer visivo deve avere anche valore legale», aveva ripetuto la moglie Carla in una delle tante battaglie con la burocrazia.

urne aperte in cattolica e statale è sfida dopo la campagna più calda - ilaria carra franco vanni ( da "Repubblica, La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma a leggere i programmi le ricette sembrano sempre quelle: meno burocrazia, più alloggi, prezzi più bassi in mensa e valutazione per i professori. «Speriamo di mantenere i nostri voti e magari scavalcare la sinistra», dice Francesco Magni, candidato per Obiettivo Studenti in Statale, dove la lista ciellina è l´unica presente in tutte le nove facoltà.

Meno burocrazia per le Pmi umbre ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meno burocrazia per le Pmi umbre» di Alessandra Radicioni L iberare l'agricoltura umbra dalla burocrazia, valorizzare al meglio le produzioni locali consapevoli che la politica europea mostra non poche falle su questo versante. Marco Caprai, 45 anni, presidente di Confagricoltura Umbria, imprenditore del vino alla guida della Arnaldo Caprai,

Appello alle istituzioni locali ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nord sezione: INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7 autore: Appello alle istituzioni locali «Il nuovo piano di sviluppo rurale dovrà essere attuato in un quadro alleggerito dalla burocrazia dove sia ben chiaro il punto che chi vive di agricoltura è più importante di chi vive per l'agricoltura» GIANCARLO BELFIORE

Enti territoriali al muro del diritto ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 5 autore: Burocrazia Enti territoriali al muro del diritto L'euroregione? Una realtà su cui si sta lavorando da molti anni in tutta Europa, ma in modo scoordinato, dipendente dagli ordinamenti dei singoli stati. La Commissione europea si è data il compito di uniformare questa disparità, attraverso uno strumento giuridico unico,

Montezemolo e l'impegno in politica: qualche pensiero l'ho fatto ( da "Corriere della Sera" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bisognerà tornare a pensare al futuro, e non possiamo continuare ad avere un Paese di così grandi potenziali senza affrontarne i nodi di fondo: burocrazia, evasione, infrastrutture e giovani». Il futuro «Assieme ad alcuni amici ho deciso di aiutare i ricercatori di un think tank che si chiama Italia Futura» R. P.

"Il balòn pronto per le nuove sfide" ( da "Stampa, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente, e alla luce del sole, come è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle scommesse».

"Le scommesse negli sferisteri" ( da "Stampa, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Un sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente, e alla luce del sole, com'è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle scommesse».

Alba: Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia ( da "Stampa, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ELEZIONI LAVORO MONDOVI' ALBA All'interno Alba: «Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia» Operai Burgo hanno detto sì ai 37 «tagli» Comune offre locali a Piazza e Altipiano per il Politecnico Miroglio premia i dipendenti «senior» Servizi Andrea Garassino Gianni Scarpace Giuseppina Fiori

"Più costi e burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie" ( da "Stampa, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Più costi e burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie" Artigiani in rivolta contro la Regione. La protesta parte dagli impiantisti di caldaie associati a Confartigianato (130 sui circa 300 dell'Astigiano) che minacciano un ricorso al Tar contro la nuova legge regionale varata dall'assessore all'Ambiente Nicola De Ruggiero per contenere l'

l'asfissia della campagna elettorale - augusto muojo ( da "Repubblica, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: interviene la burocrazia ambientalista per respingere l´ipotesi di porto-canale e, quindi, di modernizzazione per l´uso turistico dell´area. Sono tre eventi diversi, la cui lettura andrebbe associata e valutata insieme per definire l´asfissia dell´attuale momento pre-elettorale che dovrebbe produrre invece fervore di progetti e di proposte politiche unificanti.

le dieci domande che rivolgiamo a silvio berlusconi - (segue dalla prima pagina) giuseppe d'avanzo ( da "Repubblica, La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall´aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita".

Tra Acea, Ama e Comune: il gioco dell'oca di Gabriele ( da "Corriere della Sera" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: anzi ci potete aiutare? Gabriele Bartolozzi Caro Bartolozzi, il suo racconto è così efficace che non le ruberò spazio. Un simile gioco dell'oca dovrebbe spiegare alla politica perché le burocrazie vanno semplificate. Presto. E con coraggio. gbuccini@rcs.it

Tata e Ambani scelgono l' che odia i musulmani ( da "Corriere della Sera" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: infernale burocrazia indiana, che per molti di loro è il nemico numero uno del subcontinente, peggio delle inondazioni o degli scontri tra caste e religioni. «Modi è il miglior leader dell'India, se ha governato così bene il suo Stato, immaginiamoci cosa potrebbe fare come primo ministro di tutto il Paese», ha dichiarato a una convention di 20 mila investitori e imprenditori Anil Ambani,

L'Europa, un club alla ricerca ( da "Stampa, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eserciti, religioni, guerre, patriottismo, burocrazie, governi, bandiere e lingue nazionali. I popoli degli Stati-nazione europei non hanno mai, in realtà, davvero scelto la loro nazione. Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani, si è detto dopo il Risorgimento. Questo vale anche per gli altri.

"Senza quei macchinari rischiamo di perdere il posto" ( da "Stampa, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sono i cavilli o l'esigenza - fate voi - della burocrazia e delle leggi. Come potrebbe accadere alla «A&B Impianti», piccola azienda che si occupa «della fornitura di impianti per la produzione di materiali da costruzione in laterizio e altre materie prime del tipo ecologico», come recita il sito internet.

1. Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono entrato nell'ammin... ( da "Unita, L'" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono entrato nell'amministrazione nel 1969, e quest'anno lascio con 7-8 mesi di anticipo. Quando nacque il ministero dei beni culturali nel '75 pensavamo a una struttura scientifica, invece predomina la burocrazia.

. E si dà fuoco ( da "Corriere della Sera" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: essere disperato perchè la burocrazia italiana gli nega i suoi diritti. A Roma da anni, avrebbe maturato il diritto a una pensione di invalidità in seguito a un incidente sul lavoro. Pensione che però non gli viene versata. L'uomo si rifugia spesso al Centro Astalli. «Purtroppo - dice padre Giovanni Lamanna - questo non è il primo caso di disperazione a causa di una burocrazia lenta,

cavaioni, rinasce villa silvetta - eleonora capelli ( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e generosità dei cittadini permettendo. Il progetto della cooperativa Le Ali, formata da un gruppo di cittadini guidati dall´architetto Francesca Lenzi appositamente per aggiudicarsi il bando pubblicato dal quartiere Santo Stefano, rischia infatti secondo gli organizzatori di rimanere impigliato nella rete infinita di permessi incrociati tra Comune,

europarlamento, zanicchi maglia nera - dal nsotro corrispondente andrea bonanni ( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia parlamentare è riuscita a pubblicare almeno i dati sulla frequenza alle sedute plenarie di ciascun onorevole. Anche così, però, lo ha fatto inserendo il dato nel profilo personale di ogni deputato, il che rende difficile avere un quadro complessivo a colpo d´occhio del comportamento dei vari gruppi politici o delle differenti delegazioni nazionali.

Mosca, tra Eurovision e gay pride negato week-end di spettacolo e tensione ( da "Repubblica.it" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nelle burocrazie, e nelle verticali del potere che ancora oggi controllano non solo la vita politica e che vorrebbero dominare anche la sfera privata. Del resto, i gay non si inquadrano nella linea della leadership nazionale - per intenderci, a Putin e ai siloviki, la casta dei "poteri forti": ministeri degli Interni,

Incoerenze di un caso politico: dieci domande a Berlusconi ( da "Repubblica.it" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita".

se il dirigente non ha obiettivi - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: valutazione che dovrebbero essere sulla carta esterni alle amministrazioni (quindi nuova burocrazia creata) accreditati a loro volta da una nuova autorità indipendente. Si scavalcano i tanto vituperati dirigenti pubblici (Brunetta è stato in questi giorni applaudito fragorosamente da una platea di dipendenti pubblici quando li ha aizzati parlando di un "pesce che puzza dalla testa").

Con lei la scienza diventò amica ( da "Stampa, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bypassare burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review», l'unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare il proprio lavoro:

Uffici pubblici la class action può attendere ( da "Stampa, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I consumatori dicono che l'esclusione è «una sconfitta» e che per questo Brunetta dovrebbe dimettersi. L'ex ministro Linda Lanzillotta dice che «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni dei concessionari di servizi pubblici».

"Casale deve tornare capitale del Monferrato" ( da "Stampa, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Poi bisogna che la burocrazia per le bonifiche sia semplificata al massimo, per accelerare i tempi della deamiantizzazione e contrastare gli smaltimenti selvaggi». Sicurezza: il Comune, come richiesto dalla minoranza, ha appena annunciato l'avvio di telecamere di controllo in città.

Osservatorio Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede? ( da "Stampa, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA QUESTIONE AFFRONTATA IN CONSIGLIO Burocrazia Osservatorio Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede? Presa in affitto, ma vuota, è diventata un peso in tempi di tagli ai bilanci Il «tira e molla» dei 30 milioni [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI E' diventata una zavorra, ma come disfarsene?

"Soffocati dalla burocrazia inutile" ( da "Stampa, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ALLARME DELLA FEDERATION CHE COINVOLGE 20 MILA PERSONE "Soffocati dalla burocrazia inutile" [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA «Stop alla burocrazia fine a se stessa». E' uno degli appelli lanciati da Luigi Cerise, presidente della Fédération des Cooperatives Valdotaines durante l'assemblea annuale. Il mondo della cooperazione valdostana è radicato nel tessuto economico.

meritocrazia e stage all'estero rivoluzione nel pubblico impiego - roberto petrini ( da "Repubblica, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se Linda Lanzillota del Pd accusa il ministro di «cedere alle resistenze delle a burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici», il Codacons parla senza termini di «Brunetta sconfitto» e aggiunge: «Ci aspettiamo dimissioni immediate».

Con lei la scienza diventò amica ( da "Stampaweb, La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bypassare burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review», l?unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare il proprio lavoro:

Il Nord abbandonato dalla Lega è difeso dagli amministratori Pd ( da "Italia Oggi" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il partito della burocrazia nostalgica romana. Dopo la fusione, il Pdl non è più, come la Cdl, il partito del «Vento del Nord» (come era nato) ma del Ponentino. Ecco perché gli amministratori Pd di punta del Nord (come Penati, Chiamparino, Cacciari, Besso) si sono messi di traverso contro l'abdicazione del Nord a favore di Roma.

Cartella Rai, Equitalia e le precisazioni che non precisano ( da "Italia Oggi" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che è stato coinvolto in questo caso esemplare di mala burocrazia) di decidere se questa lettera di Michele Giardino, di Equitalia Emilia Nord, precisi qualcosa o si limiti ad agitare le parole, tra l'altro in modo contraddittorio.Per consentire al lettore di scegliere fra queste due alternative, riassumiamo i termini della questione.

Contro l'influenzaA un supercommissario ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che dall'amministrazione Bush avrebbe ereditato un sovraccarico di burocrazia e consulenze esterne. Il "nuovo corso"che ci si aspetta da Frieden necessariamente influenzerà le decisioni assunte dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità. Solo ieri, l'Oms riportava un bilancio di mille contagi in più rispetto a giovedì.

Il decreto Brunetta riparte ma perde la class action ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». La Lanzillotta ha anche accusato l'esecutivo della mancata attuazione dell'azione collettiva varata da Prodi con la Finanziaria 2008. «Si è continuato a rinviarne l'entrata in vigore, ora prevista al 30 luglio: ma, chissà,

Il Cdm fa felice quel birichino di Brunetta ( da "Manifesto, Il" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per cui Brunetta «cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». Pierluigi Bersani (Pd) parla di insulto, Cesare Damiano (Pd) fa notare che il parere della conferenza unificata con le autonomie locali dovrebbe precedere la presentazione del decreto alle Camere, non seguirla.

La rivoluzione di Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini ( da "Unita, L'" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle lobby dei concessionari dei servizi pubblici». Lui nega e, ovviamente, non si dimette. «Ha adottato una tecnica da birichini», ha spiegato il premier Silvio Berlusconi svelando il bluff. Birichinate a parte, il provvedimento prevede novità sui premi (il salario accessorio): «Solo il 25% dei dipendenti lo avrà per intero»

Via alla riforma Brunetta Ma senza la class action ( da "Corriere della Sera" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cedere alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei pubblici servizi » mentre il Codacons (consumatori) considera Brunetta «sconfitto e per questo ci aspettiamo le sue dimissioni». Il ministro ha subito replicato ricordando che è stata la Lanzillotta ad aver «stoppato la class action per il pubblico» quando il governo Prodi varò la legge.

india, il trionfo di sonia gandhi - (segue dalla prima pagina) federico rampini ( da "Repubblica, La" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e non ha saputo riformare una burocrazia pletorica e inefficiente. Ma ha evitato la trappola in cui si sono cacciati i comunisti, stritolati in una guerra tra poveri: il governo "rosso" del Bengala occidentale, per aver sostenuto l´occupazione operaia creata dalla fabbrica della Tata Nano, si è messo contro le masse contadine vittime degli espropri di terreni.

crisi, la regione si muove adesso tocca alle imprese - franco lella ( da "Repubblica, La" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dei procedimenti amministrativi al fine di tagliare i tempi e le duplicazioni della burocrazia e sostenere il lavoro e la piccola impresa attraverso un fondo di 50 milioni di euro. Inoltre, sono stati attivati nuovi bandi che agevolano gli investimenti. Ora gli imprenditori pugliesi hanno a propria disposizione, per la prima volta, 10 bandi tutti aperti.

Agricoltura in affanno Ma il governo taglia 600 milioni di euro ( da "Unita, L'" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: agenzia statale per le erogazioni in agricoltura) si inventa procedure non previste dalla Ue, burocrazia e complicazioni della nostra vita». Ma come, questo non è il governo che toglie lacci e lacciuoli alle imprese, che semplifica? O vale solo per la sicurezza sul lavoro? «Nel settore agricolo non ha semplificato nulla, ci ha solo complicato le cose.

l'università inferma - vittorio coletti ( da "Repubblica, La" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che si è trovata a malpartito e ha cominciato col difendere se stessa, come sempre fa la burocrazia quando incontra difficoltà nei suoi compiti istituzionali. Negli atenei si sono così incrociati, incompresi e confusi due linguaggi opposti, quello dell´insegnamento e della ricerca, e quello dell´amministrazione. E non si sono più capiti.

Metti un asilo nella tua azienda ( da "ItaliaOggi Sette" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma dopo la stagione d'oro 2002-04 il trend si è fermato Ma burocrazia e scarsi finanziamenti frenano le iniziative Ore 7.35: corso Settembrini 215 a Mirafiori. Con un bacio la mamma saluta il bimbo, attraversa la strada e va al lavoro. Ore 7.45: stessa scena in via Bensi 12 a Milano. Qui però c'è un papà che si infila negli uffici Vodafone.

È Hatoyama il leader democratico ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Facciamola finita con questa era di controllo della burocrazia sulla politica », ha detto, evidenziando un tema su cui conta di strappare consensi a un elettorato tendente all'apatia. In politica estera, Hatoyama passa come fautore di una linea meno supina ai desideri di Washington di quella seguita tradizionalmente dall'Ldp.

Crisi lunga, ora riforme e puntare sull'energia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: cominciare dalla burocrazia, dal sistema previdenziale, dalle liberalizzazioni, dalle comunicazioni, dall'energia e da un maggior impegno nell'economia verde (con un coordinamento almeno in ambito europeo). Sui benefici della deregulation ci sono diverse ricerche, fra cui una della Banca d'Italia, che dimostrano come le liberalizzazioni potrebbero portare ad aumenti significativi del Pil.

Che vita da Vichinchi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia ostile (tedesca e italiana), malattie e tragedie familiari: Radio Colonia ha un orecchio per tutto. L'antica patria talvolta è idealizzata, spesso avvertita lontana e disinteressata. I parlamentari italiani in visita all'estero? «Noi qui in questa zona non abbiamo mai visto nessuno, neanche un cantante!

L'Egitto di Ala Al-Aswani ( da "Corriere della Sera" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: questi 17 racconti sono stati a lungo inediti in Egitto per il veto della burocrazia di Mubarak che bollò come «antinazionalisti» i suoi protagonisti. Studenti, padri di famiglia, tassisti e prostitute dalle vite «opache» raccontati con affettuosa ironia. Oggi alle 18.30 alla Feltrinelli di piazza Piemonte l'autore ne parla con Caterina Soffici.

Più ottimiste le spie del futuro ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: i Governi sono più pronti a dare la colpa "allo straniero" (o alla burocrazia bruxellese). Ma porta con sè anche i germi dell'unione: il pericolo comune può spingere al fronte unico', alla collaborazione in un'area economica in cui i legami sono tali e tanti che il coordinamento – se non altro per dare fiducia ai mercati e ai cittadini –

Cura anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Raccolte dal ministero le richieste di 40 enti Cura anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti Calderoli prepara un Dl e un disegno di legge PAGINA A CURA DI Antonello Cherchi Dallo sportello unico che svolge tutte le pratiche legate al cambio di residenza alla cancellazione dell'obbligo di fornire le proprie generalità all'arrivo in albergo,

Il cambio di campo è un'opportunità ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con meno burocrazia ». Il merito principale della legge italiana, secondo Borzaga, è aver introdotto «una mini-rottura, un soggetto terzo fra Stato e mondo profit, che fa impresa allo scopo diprodurre beni di interesse collettivo anziché di distribuire utili: per metabolizzare il cambiamento ci vorranno diversi anni».

Su internet corre l'appello: ora lotta senza conciliazione ( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: operaio verso quelle burocrazie colluse (in primo luogo Fim, Uilm e Ugl, ma anche gran parte dei vertici Fiom) e responsabili di anni di sconfitte e arretramenti».Di fronte alle politiche del governo e della Fiat, la direttiva non ammette equivoci: «La rabbia dei lavoratori è giusta e sacrosanta, e non saranno le infami intimidazioni poliziesche a indebolire e dividere la lotta!

Morandini: i nostri veri nemici sono la burocrazia e il fisco ( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nemici sono la burocrazia e il fisco ( d.d.v.) Il rappresentante della piccola industria nel vertice Confindustria è Giuseppe Morandini, udinese, un imprenditore di quarta generazione che produce laterizi (e che quindi soffre la crisi dell'edilizia). A novembre lascerà la carica e già si prospetta un derby Nord-Sud tra il campano Vincenzo Boccia e il vicentino Paolo Bastianello.

AGRICOLTURA È IL MOMENTO DI RIPENSARLA ( da "Unita, L'" del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che va dalle burocrazie e miopie pubbliche ai cambiamenti strutturali dei sistemi privati. Perché ciò avvenga serve che gli attori coinvolti siano disponibili a ripensare un po' il loro ruolo, dal produttore che deve sentirsi e farsi imprenditore, al mondo delle rappresentanze, dell'associazionismo, della cooperazione che riducano le separatezze e divisioni,

Patrocinio gratuito lo Stato non paga ( da "Stampa, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Colpa della burocrazia: le richieste di liquidazione hanno tempi di attesa da 6 mesi a un anno, il successivo mandato di pagamento altrettanto, a cui si deve aggiungere l'effettivo trasferimento dei fondi dal Ministero di Giustizia al tribunale, che ha tempi sconosciuti.

un leader in fuga dalla verità - giuseppe d'avanzo (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione.

la piccola impresa bacchetta alemanno - alessandra paolini ( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina VIII - Roma La piccola impresa bacchetta Alemanno Crisi, ambiente e burocrazia, "insufficienti" le politiche del Campidoglio Nel sondaggio di Cna promossa solo la sicurezza. Per molti imprenditori "tutto come prima" ALESSANDRA PAOLINI GLI imprenditori romani, quelli delle piccole e medie aziende, danno i voti ad Alemanno.

lodi e applausi in corto circuito - roberto rho ( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia opprimente, del merito negato dagli opportunismi di cordata, di fazione o di partito. Invece no: Berlusconi, Formigoni e Moratti hanno scelto di partecipare in contemporanea all´inaugurazione di un ospedale privato, il nuovo Policlinico San Donato, e tutti in coro hanno cantato le lodi della sanità privata: «Questo Policlinico rappresenta un esempio e un modello da seguire»

case popolari, crollano pezzi di muro - ernesto ferrara ( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E per il futuro occorre snellire la burocrazia infinita che frena progetti e autorizzazioni», dice il segretario fiorentino del sindacato degli inquilini Sunia Simone Porzio. Un programma a cui sta lavorando proprio in questi giorni Casa Spa e che sarà reso noto nei dettagli nelle prossime settimane.

Confindustria cambia strada Adesso scopre l'ambiente ( da "Unita, L'" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Cioè riforme (specialmente delle pensioni) meno burocrazia, più liberalizzazioni. Anche scelte impopolari. Ma la presidente sa che in mezzo al guoado è difficile fare passi dolorosi (soprattutto per i lavoratori). Serve un nuovo orizzonte: torna utile l'ambiente, e anche i nuovi mercati nei Paesi emergenti.

Dal tunnel usciremo tutti cambiati ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vi penalizza la burocrazia italiana? Va da sè, più semplice è il sistema, meglio è. Skf è in Italia da più di cento anni, ormai abbiamo metabolizzato... Il problema, talvolta, è che si fa fatica a difendere il nostro Paese. Nel board centrale di Skf è in difficoltà come nostro "ambasciatore"?

Le aziende al centro della ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: E poi meno burocrazia, meno statalismo municipale, più investimenti in infrastrutture.In un'Italia dove l'intervento pubblico deve limitarsi a questa fase dell'emergenza, per lasciare spazio al mercato, regolato però in modo diverso: più trasparenza, più cooperazione, con un no forte al protezionismo.

Il capo è donna in due aziende su dieci ( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma il problema sta anche nella troppa burocrazia. Maria Bonfanti, prima donna italiana a presiedere una banca, la Banca di credito cooperativo di Sesto San Giovanni, e oggi anche presidente della Federazione Lombarda delle Bcc, spiega che per ottenere i finanziamenti c'è da presentare una tale mole di documenti che molte impren-ditrici, soprattutto nel Nord Italia,

La Pa paghi per i ritardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quanto costa alle imprese la burocrazia? Molto più di quanto si possa immaginare. Il centro studi Confartigianato ha calcolato che ogni anno le nostre imprese vengono gravate da 26,5 miliardi di oneri tra costi della burocrazia, scarsa concorrenza del mercato, lentezze della giustizia civile e ritardi nei pagamenti da parte della Pa.

Supercar addio, Obama converte l'America ai micro-consumi ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una rivoluzione a cui si assommerà quella delle auto elettriche e a carburanti alterativi, la prossima scommessa di Obama. Una delle sue prime decisioni è stata di ordinarne 2.500 a Detroit per la burocrazia di Stato, insieme a 75 mila vetture ibride. Ennio Caretto

La nuova burocrazia ( da "Corriere della Sera" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Corriere della Sera sezione: Focus Vuota data: 20/05/2009 - pag: 11 Focus La nuova burocrazia 11 Corriere della Sera Mercoledì 20 Maggio 2009

Assalto al castello del G8 ( da "Manifesto, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: appello mancavano infatti i seicento studenti milanesi bloccati in stazione Centrale, alle prese con la solita burocrazia mista a mancanza di elasticità che contraddistingue, spesso, le ferrovie dello stato. Alle 11:30 finalmente si parte «noi la crisi non la paghiamo» è lo slogan-manifesto del movimento che attraversa, a passo piuttosto sostenuto, il centro di Torino.

Un leader in fuga dalla verità ( da "Repubblica.it" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione.

Quell'Europa che ha dato lezioni al mondo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ora la sfida è quella di non soffocare l'economia nella burocrazia e di riuscire ad affrontare la sfida con gli Stati Uniti per le nuove tecnologie. L'Europa può tornare a crescere, ma solo sfruttando al meglio l'innovazione e la ricerca per rilanciare le forze del mercato. © RIPRODUZIONE RISERVATA http://gianfrancofabi.

Non va abbassata la guardia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di avere un Paese che funzioni, senza sprechi, con una burocrazia meno asfissiante, con la spesa pubblica per il welfare non sbilanciata sul sistema pensionistico. E c'è bisogno anche del dialogo con il sindacato: peccato, ha ripetuto ieri la Marcegaglia, il no della Cgil alla riforma dei contratti.

Quando la città fa squadra riesce sempre a vincere ( da "Corriere della Sera" del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: affrancandosi da burocrazie, equilibri, interessi. Adesso tocca alla città nel suo insieme saper accompagnare lo sviluppo del parco, trovare altre sinergie (ad esempio nel campo dei trasporti pubblici e delle altre strutture in zona), far crescere una cultura di partecipazione di progettualità per troppo tempo sopite.

Parlamento, scontro Fini-Berlusconi ( da "Stampaweb, La" del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quindi, se la prende con i lacci e lacciuoli della burocrazia che bloccano la pubblica amministrazione. Poi arriva l?affondo contro l?attuale sistema parlamentare che va «ammodernato», favorendo così il varo di leggi e provvedimenti in tempi più brevi. Silvio Berlusconi sceglie il palco dell?

Berlusconi attacca "Parlamento inutile" ( da "Stampa, La" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: nemmeno dalla burocrazia statale che imbriglia il suo decisionismo, la sua determinazione a fare la riforma della giustizia («non ci fermeremo fino alla divisione delle carriere»), ma anche del parlamentarismo. «La Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista - ha ricordato il premier - e quindi non è stato dato nessun potere al governo.

Taxi rosa, Imperia può ancora aspettare ( da "Stampa, La" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: della burocrazia e forse della scarsa sensibilità di alcuni: l'avvio è subordinato all'approvazione da parte della commissione consiliare per le Pari opportunità, che per ben due volte non si è potuta riunire per mancanza di numero legale. A denunciare il vergognoso stato d'impasse è il presidente di commissione,

niente binari sul parco della fibronit ( da "Repubblica, La" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un progetto che sembrava ormai morto nella burocrazia, seppellito dalle decine di protocolli che si sono firmati negli anni senza però realizzare mai qualcosa di concreto». «Quando, appena insediato - ricorda l´assessore all´Urbanistica, Ludovico Abaticchio - andai a discutere con l´allora sottosegretario ai Trasporti, il forzista Guido Viceconte,

Un impegno da onorare senza indugi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia al cambiamento sono infinite, ma ha riconosciuto che l'appello alle riforme va raccolto. Poi Berlusconi ha parlato di giustizia con toni polemici. La necessità delle riforme è presto spiegata: da quando l'euro ha cancellato la scorciatoia delle svalutazioni competitive, l'Italia cresce meno dei suoi partner europei e senza le riforme il suo ritorno sui livelli produttivi

Il discorso contro tutti che il premier voleva fare alle Camere ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Contro «la burocrazia» che tutto frena, al punto che «fare la rivoluzione sarebbe più facile che attuare le riforme». Di fronte agli industriali il presidente del Consiglio ha fatto, né più né meno, il discorso che avrebbe desiderato rivolgere al Parlamento.

Berlusconi critica il Parlamento ( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che il Governo sta incontrando sulla strada dell'ammodernamento puntando l'indice su una «burocrazia che si oppone» al cambiamento. Cita a esempio i cantieri pubblici: «Troviamo difficoltà enormi ad aprirli, nonostante abbiamo stanziato 17 miliardi». E cita il termovalorizzatore di Acerra «che per aprire abbiamo dovuto schierare l'esercito».

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e della liberalizzazione delle società pubbliche. La Marcegaglia parla di «impressionante avanzata del neostatalismo, gli enti locali non si fermano continuano a creare nuove e improbabili aziende». Riconosce il merito di alcuni ministri e quando cita il «coraggio» di Renato Brunetta (Funzione pubblica) la platea di circa tremila imprenditori si scatena nel più scrosciante

E si apre la fase due delle riforme con l'asse inedito tra Cisl e imprese ( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la lotta alla burocrazia, lo Statuto dei lavori. Nessuno considera la crisi come un fatto già archiviato, ma tutti sono convinti che l'uscita dal tunnel sia più vicina. E i tre hanno cominciato a ragionare del futuro con l'idea di accelerare. «Con chi ci sta»: scontato l'appoggio della Uil di Luigi Angeletti, un messaggio chiaro alla Cgil,

Bene il gover no ma tagli dipiù ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile): tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza sleale alle imprese».

Il premier alle imprese: Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del leader.

Podestà: per i disabili uno sportello unico E lotta ai pass auto falsi ( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. «E siccome la tecnologia lo permette, punteremo molto sulla rete e su Internet. Perché non tutti si possono accollare la visita allo sportello vero e proprio. È possibile creare una rete virtuale che venga incontro alle richieste di tutte queste persone: dagli assegni di invalidità a dove rivolgersi per trovare tutti gli strumenti necessari per chi è diversamente abile»

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «La burocrazia per le concessioni delle Soprintendenze chiede tempi troppo lunghi. E lo ripeto: la crisi non permette altri ritardi». Resta l'edilizia sociale. «È ora di dire basta ai quartieri ghetto. Perciò stiamo pensando alle quote». Quote? «Case a coppie giovani, ma anche ad anziani.

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile): tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza sleale alle imprese».

Il premier alle imprese: ( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del leader.

"Stop alle ideologie e largo ai giovani" ( da "Stampa, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per eliminare code e burocrazia. Non ci vogliono molti soldi per fornire una connessione a spese del Comune». Di sicuro siete contrari agli inceneritori. «Non bisogna più bruciare rifiuti. Producono polveri sottili (Pm10) che uccidono. Solo in Italia, le vittime vanno dalle 8 mila (secondo gli studi più ottimistici) alle 35 mila.

"la mia sfida per il porto" - (segue dalla prima pagina) enrico pedemonte ( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Snellisce la burocrazia e facilita i traffici». A quando la vendita dell´aeroporto? «A giugno presenteremo la delibera per vendere tutte le partecipazioni non strategiche. Cederemo anche il 60 per cento dell´aeroporto». Ci sono trattative in corso? «No, perché sarà indetta una gara pubblica, ma sono in molti a manifestare interesse».

federagenti "recessione anche sui moli" ( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Anche per il presidente della Commissione trasporti alla Camera, Mario Valducci (Pdl), «occorre velocizzare l´iter per la riforma della legge 84 del 1994, attuare la classificazione dei porti per stabilire le opere prioritarie e ideare norme più semplici per portare avanti opere e pratiche». «Spesso il problema non sono i soldi, ma la burocrazia», ha detto.

in fuga dall'italia anche i cervelli stranieri - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: costretti e una gimcana continua nei meandri della burocrazia inefficiente per poter "strappare" il necessario permesso di soggiorno. «La filosofia della legge - spiega Boeri - è che l´immigrazione sia sempre una minaccia». Anche quella qualificata. E così solo il 6 per cento dei dottorati stranieri, dopo aver ricevuto nell´85 per cento dei casi una borsa di studio per un quadriennio,

Black-out sui conti dei mafiosi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Burocrazia e malapolitica – spiega – non aiutano chi denuncia e chi si espone. La repressione dello Stato fa passi in avanti ma non basta, non basta». Insomma, il circuito di legalità che parte dal basso fa fatica. Gli imprenditori condividono e criticano.

Dalla Toscana alla Costiera: cosa buttar giù ( da "Corriere della Sera" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: inerzia colpevole della burocrazia, l'indulgenza della magistratura e la scarsa attenzione delle autorità di polizia, continueranno, allo scopo di cancellare dalle «amate sponde» (e non solo), altri monumenti dell'avidità e dell'insipienza umana. Tra gli ecomostri in attesa di definitiva cancellazione, ricordiamo il Domizia Village,

Resteremo con il retail e business selezionati ( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per tutti. Paolo Zucca © RIPRODUZIONE RISERVATA «L'innovazione è partita da noi Pressati da oneri e burocrazia» Guido Rosa, presidente Associazione italiana delle banche estere (Aibe) IMAGOECONOMICA

Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion ( da "Stampa, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia I rimborsi devono essere più facili per chi evita la statale e viaggia sull'A26 Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion Cinque richieste dagli artigiani alla Regione. Eccole: consentire agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per deviazione sulla A26 indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di

pannella in piazza maggiore sfida il pd "avete distrutto la fiducia degli operai" ( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che ha cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere come ha fatto a Bologna. Voi compagni - prosegue Pannella parlando dal palco - avete distrutto la fiducia che c´era nei ceti operai, che c´era a Bologna per la vostra viltà. Perchè di fronte al ruspante Berlusconi non vi si riconosce prestigio, storia, cultura.

Stop ai Tir sulle vie dei laghi Intervento di Confartigianato ( da "Stampa, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Confartigianato chiede alla Regione Piemonte norme più semplici e meno burocrazia per i rimborsi. L'obiettivo della presa di posizione di Confartigianato è quello di consentire agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per la deviazione sulla A26 indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di Borgomanero, Castelletto Ticino o Arona,

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Burocrazia, leggi assurde. La ricerca deve attirare i giovani migliori. Che per venire qui si scontrano con la burocrazia. Penso all'esperienza dei giovani stranieri di Humanitas, un quarto del totale, che hanno scelto la nostra ricerca e sono frustrati dalle pratiche burocratiche e, per contrasto, penso ad altre realtà come Singapore o l'

madre finta in affitto per lasciare fidanzata - ernesto di lorenzo ( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dalla burocrazia alla famiglia Con sottile ironia, Daniela Di Benedetto - docente, musicista, autrice di saggi e romanzi - propone una galleria di personaggi che si caratterizzano per superficialità, cinismo, egoismo, arroganza. Il preside accomodante che sollecita facili promozioni, la badante senza scrupoli che somministra psicofarmaci secondo il proprio tornaconto,

Dall'albo per i buttafuori al reato di oltraggio: ecco cosa cambia>( da "ItaliaOggi Sette" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: famiglie e imprese Si appesantisce la burocrazia per il matrimonio dello straniero in Italia. è solo una delle misure destinate a persone e famiglie, previste nel disegno di legge sulle disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Mentre tornando alle misure previste per imprese e professioni, il disegno di [.

la lamentela è una scienza ecco come spuntarla sempre - enrico franceschini londra ( da "Repubblica, La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con la burocrazia: farlo in modo razionale, e senza perdere la calma, è liberatorio" ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro corrispondente C´è gente che lo fa in continuazione, altri che vorrebbero ma non ne hanno il coraggio, molti che ci provano senza ottenere niente e pochi che ottengono soddisfazione: come colui che,

Cervelli stranieri, l'87% fugge dall'Italia ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: I mali della burocrazia «Cervelli» stranieri, l'87% fugge dall'Italia Nicoletta Picchio ROMA Sfiancati dalla burocrazia. Dai tempi lunghi dei permessi di soggiorno, dalle barriere legislative che, per esempio, non permettono ad uno studente di portare la moglie come "familiare al seguito" ma impongono di seguire l'iter,

Senza investimenti prezzi fuori controllo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia è sempre una piaga per chi investe? Gli aspetti ambientali sono stati storicamente i passaggi più problematici. Devo osservare che il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto molto per snellire le procedure e dare fiducia a chi vuole investire.

Azionariato contadino nella Corporate India ( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: quando in India non esistevano riforme economiche ma solo il «License Raj», l'impero della burocrazia, era qualche cosa di sensazionale. Ma questo fu Dhirubhai Ambani:l'uomo che ha inventato il culto indiano dell'azionariato. Girava le campagne del Gujarat dove era nato, convincendo i contadini che investire qualche rupia nella sua impresa li avrebbe fatti ricchi.

I 16 supercommissari rimasti nel cassetto ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 1 Grandi opere e burocrazia I 16 supercommissari rimasti nel cassetto di SERGIO RIZZO La lista dei sedici commissari alle grandi opere pubbliche era pronta. Uno per ognuna delle infrastrutture strategiche per il Paese. Impacchettata per il via libera del Consiglio dei ministri della scorsa settimana, all'ultimo momento è stata rimessa nel cassetto.

Dal Ponte al Mose, bloccate le nomine dei sedici commissari ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Peccato soltanto che gli effetti della crisi non aspettino i comodi della nostra burocrazia. Negli ambienti della maggioranza, dove i commissari vengono ovviamente difesi a spada tratta, si rigetta la tesi che tutto si sia bloccato a causa di contrasti politici o scontri fra poteri. I continui rinvii avrebbero a che fare piuttosto con altre questioni.

La Soprintendenza il piano casa e il rischio abusi ( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la Regione anticipa il governo e rivoluziona la burocrazia: «Rimangono i soliti vincoli ha spiegato Boni . Ma se esistono edifici, in queste aree, incompatibili con tali contesti sarà possibile chiedere interventi di sostituzione. Anche in un centro storico, purché non modifichi la fisionomia del centro stesso: spetterà alla Regione autorizzare gli interventi».

Fino a 5mila euro per entrare in Italia come clandestini ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia e gli episodi di cronaca rendono gli italiani meno accoglienti rispetto a qualche anno fa– continua Cornejo –mai sudamericani sono qui solo per lavorare». E sulla radice culturale comune, Patricia Sosa,46 anni –giornalista ecuadoriana che conduce il programma "Babel latino" su Radio Marconi &

In vigore 1.656 leggi inutili ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia. Dopo il censimento del ministero saranno cancellate da dicembre In vigore 1.656 leggi inutili Tra gli oltre 7mila atti anteriori al 1970 se ne salveranno 2.500 PAGINA A CURA DI Antonello Cherchi Per l'operazione taglia-leggi si apre una nuova fase: quella dell'individuazione degli atti anteriori al 1Ú gennaio 1970 da salvare.

La burocrazia assorbe 8 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 3 autore: La burocrazia assorbe 8 miliardi Il 6% del bilancio viene utilizzato per il funzionamento delle amministrazioni Chiara Bussi «La Ue destina la maggior parte delle proprie risorse al funzionamento della burocrazia ».Non è l'affermazione di un euroscettico, ma una frase riportata sul sito web della Commissione,

La legge nasce in Conferenza ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Specchio fedele della burocrazia, anche se in tempi di federalismo sempre più spinto non si può sorvolare sulla necessità che Governo e periferia si parlino. «Non ci sono alternative – afferma Fitto –. Certo, sarebbe auspicabile un organismo come il Senato federale.

AMBASCIATORI IN MISSIONE CON IL MARITO ( da "Stampa, La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: immaginiamo gli sconvolgimenti del più arido e del più tradizionale settore della burocrazia, quello dei «foreign offices» esposti alla frizione di una rivoluzione sessuale aperta; immaginiamo imbarazzi di cerimoniali, e autentici problemi di rispetto religioso, come potrebbero verificarsi in Medio Oriente o anche in Vaticano.

Pannella: ( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che «ha cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere, come ha fatto qui a Bologna». E poi il vecchio leader radicale se la prende anche con chi demonizza Berlusconi: «Un genio del male? Non diciamo coglionate», dice dal palco allestito in piazza Maggiore. «Credete che Berlusconi sia cattivo?

Crisi, rabbia e paura ( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si sono dovute scontrare sempre con le burocrazie dei sindacati esistenti. Il vero punto in questione è che si sono scontrati i lavoratori, non chi pretende di sostituirsi ad essi o insegnare ad essi cosa fare o non fare o quando farlo. Provino i militanti dello Slai Cobas a leggere della nascita dell'Afl, degli stessi I.

Non criminalizzare il dissenso ( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: aperto gli occhi e si siano accorti che questa burocrazia sindacale lavora per proprio conto: Tfr, gestione dei fondi pensione, enti bilaterali, ecc.? Dagli accordi del 1992-93 sulla politica dei redditi, alla concertazione, all'accettazione dei contratti per il lavoro precario, questa è la situazione: retribuzioni fra le più basse della Ue, attacchi continui al diritto del lavoro,

Caso Noemi, la vicenda ricostruita dai cronisti ( da "Stampaweb, La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perche' non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che e' poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il piu' bel regalo della mia vita".

Crisi, Bagnasco: "Tutelare i precari" ( da "Stampaweb, La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Europee - "Va costruita Ue dei popoli non delle burocrazie" Dal cardinale Bagnasco anche un monito in vista delle elezioni europee del 6-7 giugno. «Alla luce delle esperienze non tutte positive degli ultimi anni, va costruita l?Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie.


Articoli

Più vigili urbani nelle strade (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

VENTIMIGLIAPROPOSTA DEL SINDACO PER RINFORZARE LA VIGILANZA AL TRAFFICO Più vigili urbani nelle strade [FIRMA]LORENZA RAPINI VENTIMIGLIA Più vigili urbani per la strada, ad occuparsi del traffico e di viabilità e meno negli uffici. Sulla via non soltanto per aiutare il flusso di veicoli: ma anche per dare informazioni, per fare ordine pubblico, per dare un supporto fondamentale a turisti e visitatori. È questa l'idea del sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino, per l'estate. «Tra poco arriveranno le vacanze estive - spiega il primo cittadino - nelle nostre strade il traffico aumenterà notevolmente. Per questo c'è bisogno degli agenti della polizia municipale. Di tutti quelli disponibili». Scullino vorrebbe studiare il modo di occupare, negli uffici del comando dei vigili, uno o più impiegati civili. «Stiamo valutando con le rappresentanze sindacali il modo in cui si può intervenire - dice ancora il sindaco di Ventimiglia - e stiamo cercando un accordo. L'idea è quella che stiamo portando avanti da quando, quasi due anni fa, siamo arrivati a governare. L'obiettivo, cioè, è aumentare quanto più possibile le presenze di uomini in divisa per le strade, visto che sono un fondamentale supporto per la città». Negli uffici, quindi, ad occuparsi del disbrigo delle pratiche amministrative, ci potranno essere uno o anche due impiegati del Comune. «Già oggi - prosegue Scullino - gli agenti impegnati con le carte e la burocrazia sono diminuiti. Ci rendiamo conto che in ufficio, al comando, ci sono molte cose da fare. Per questo vorremmo, studiando una soluzione che metta d'accordo anche gli agenti, dar loro un aiuto con un impiegato del municipio». Oggi l'organico della polizia municipale di Ventimiglia non è ampio. Ci sono 33 vigili, dei quali cinque a tempo determinato. Tra l'altro, uno dei nodi delle modalità operative degli agenti più volte toccato con l'Amministrazione, riguarda le singole pattuglie: che, ultimamente, proprio per esigenze di incrementare le presenze sulla strada, vengono svolte da singoli e non più in coppia. Ma negli ultimi mesi questo ha comportato un aumento notevole delle aggressioni subite dagli agenti da parte di automobilisti particolarmente «agitati». Un numero più alto di vigili operativi per la strada può certamente essere un deterrente anche in questo senso. Senza contare che, tra ferie, turni e personale negli uffici, gli agenti tra le vie del centro e delle frazioni sono pochi, per una città che ha un centro esteso come Ventimiglia e che conta ben 170 chilometri di strade frazionali.

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"Voglio assistere mia madre con dignità" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Un figlio contro la burocrazia "Voglio assistere mia madre con dignità" VALENTINA ROBERTO ALICE CASTELLO «Per mia madre è indispensabile l'assegno di accompagnamento, viste le sue precarie condizioni di salute. Invece è costretta a vivere solo con la pensione minima che sfiora i 500 euro mensili». E' l'appello lanciato da Enrico Ba, per far fronte alle esigenze di assistenza della madre novantenne, obbligata a quindici ore di ossigenoterapia al giorno. Per la legge, però, non le spetta altro se non la sua pensione. «Mi rivolgo alle istituzioni e agli organi competenti perchè diano una risposta al mio caso - spiega -, nella consapevolezza che di situazioni come la mia ce ne sono tantissime. Proprio per questo bisogna parlarne e almeno tentare di gettare le basi per una soluzione». Enrico Ba racconta la sua quotidianità, fatta di un lavoro che occupa per gran parte della giornata, dell'assistenza al padre, ospite da qualche giorno di una residenza anziani, e del sostegno alla madre, Liliana Bongiovanni, di 89 anni. «Se non fosse per mia moglie Annalisa, che assiste mia madre per l'intera giornata - continua Ba -, penso che per me sarebbe impossibile accudirla con dignità. Infatti, nonostante l'Asl non le abbia riconosciuto alcun assegno di accompagnamento perchè non è ritenuta invalida, le sue condizioni e la sua patologia fanno sì che lei in realtà lo sia a tutti gli effetti. Basti pensare che le sono necessarie quindici ore di ossigenoterapia al giorno, senza dimenticare che ogni qual volta si deve alzare ci deve essere qualcuno pronto ad aiutarla». Un'assistenza non riconosciuta dalla legge, che ricade però esclusivamente sulle spalle della famiglia. «Mia moglie - continua Ba -, a causa di questa situazione, non può prendere altri impegni lavoro. La speranza è a mia madre venga riconosciuto al più presto un assegno di accompagnamento. In questo modo potremmo accudirla in casa, con l'aiuto di una badante, senza pregiudicare l'intera giornata di mia moglie».

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Lo scontro arriva su come ottenere le risorse statali (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Confronto Gianna Gancia Mino Taricco Teresio Delfino Lo scontro arriva su come ottenere le risorse statali MARRO, GIORDANO, BORATTO CUNEO Per la prima volta i tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di liste d'appoggio, si sono ritrovati allo stesso tavolo per un confronto. In redazione a La Stampa per rispondere a domande dei giornalisti, a quesiti dei lettori. Gianna Gancia sostenuta da Lega, Pdl (e altre 5 liste); Mino Taricco, del Pd (più altre quattro liste); Teresio Delfino dell'Udc (con una lista di amministratori in appoggio). Due ore di confronto, a tratti serrato, con risposte a volte lapidarie a volte argomentate. A tutto campo. Donne e politica Gancia: «Le giovani candidate non sono state mai proposte dagli schieramenti politici in confronti diretti nelle competizioni elettorali: le hanno sempre inserite in collegi sicuri, blindatissimi. Per me questa candidatura è motivo di orgoglio. Sarà una competizione vera. Due anni fa ho scontato il peccato originale di essere la compagna del ministro Calderoli. Non ho accettato la candidatura in Parlamento. Una scelta etica. La mia definizione di "post femminista": le donne devono avanzare in politica». Delfino: «Le donne sono sempre più presenti per responsabilità e partecipazione nella politica. Ho dubbi sulle liste soltanto al femminile, la società è più complessa, questa specificità sarebbe un limite. Ci sono otto donne nelle nostre due liste, ma c'è un ritardo complessivo sulla situazione femminile. Il presidente della Provincia può dare un impulso in questo senso, ne sono convinto». Taricco: «Nelle mie liste oltre il 25% sono donne, tutte con conoscenza del territorio. Rilevo che molte non si sono date disponibili per problemi di lavoro o famiglia. In giunta, se sarò eletto, avremo almeno 4 donne su 10 assessori». Organico adeguato in Provincia Gancia: «Per il numero dei dipendenti ci sono parametri europei, statali e della Corte dei conti che nella Granda sono rispettati da tutti gli enti locali. Si deve sburocratizzare il rapporto tra ente e imprese e cittadini. Non è corretto promettere assunzioni tanto per farlo. E' indispensabile personale qualificato in tutti i settori». Delfino: «Il capitale umano di un ente è fondamentale. In 35 anni come dipendente in Provincia ho visto sprechi e inefficienze. Ma è sbagliato dare un taglio solo ragioneristico sul numero degli impiegati. Certo il ministro Brunetta ha dato una scossa. Qui nella Granda c'è serietà. La Provincia, per carenza di organico, ha avuto un'inadeguata gestione della formazione professionale che ogni anno ha un budget di 30 milioni. Voglio puntare su una costante e periodica verifica delle strutture e dei servizi». Taricco: «La nostra Provincia è l'unica in Piemonte che, rispetto ai servizi erogati, è sottorganico rispetto a quanto ricevuto per il personale che si occupa delle pratiche dei fondi Ue sullo sviluppo rurale. Risultato: 8 mesi di ritardi per assegnare diversi milioni di euro. Sarebbero necessarie 5-6 persone in più per sbrigare le pratiche arretrate in agricoltura. Stesso discorso per la formazione, dove la Granda era la provincia più efficiente a livello regionale: qui, ad esempio, c'erano due dei migliori dirigenti sulla piazza. Non sono stati valorizzati e ora hanno accettato di lavorare a Torino». Gancia: «Sul Piano di sviluppo rurale i ritardi, gravi, sono stati della Regione Piemonte». Taricco: «Non è vero. E' oggetto di negoziazione telematica con Bruxelles. L'Emilia è stata la prima regione in Italia a completare l'iter: l'ha fatto in estate. Il Piemonte è arrivato a novembre, in linea con Lombardia e Veneto». Delfino: «Sul Psr c'è stato ritardo. E' assurdo che ogni Regione contratti con la Ue. Serve un ministro unico». Burocrazia e utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio interno tanti progetti. Questa situazione non reggerà: deve essere invertita al più presto. Si deve andare incontro alle esigenze dei cittadini». Delfino: «Con il sistema maggioritario il vero responsabile del funzionamento della Provincia è il presidente. Si devono rendere più responsabili ed efficienti le strutture pubbliche a tutti i livelli. Non credo ai modelli centralisti. I casi vanno analizzati uno ad uno. Da noi, in Provincia il rapporto fra cittadini e dipendenti è corretto, se non sottodimensionato». Taricco: «In settori come quello dell'acqua la Provincia ha accumulato ritardi intollerabili in questi anni. Mancanza di personale mai rimpiazzato, corsa al risparmio sui dipendenti. Costa dice: "Ho ridotto il personale della Provincia" e lo vede come un traguardo in sé. Resta centrale strutturare meglio i servizi e assumere dove ci sono carenze». Finanziamenti dal Governo Gancia: «Ho un filo diretto con il Governo e useremo tutte conoscenze per ottenere il massimo di risorse da dare ai cuneesi. Così come fate in Regione. La Granda conta 80 mila partite Iva e non ha mai fatto sentire la propria voce a livello istituzionale, a Roma. E i problemi delle infrastrutture restano. Mi vergogno di parlare dell'autostrada Cuneo-Asti: non ero ancora nata e si discuteva degli stessi problemi stradali di oggi. La verità è che i cuneesi hanno dato tanto e ricevuto poco: anche per questo la Lega vuole il federalismo fiscale». Taricco: «Chiunque si candida deve dichiarare che farà il massimo per il territorio, ma è singolare dire che i soldi vengono assegnati grazie alle assonanze politiche. Sfido a citare un caso di fondi della Regione dati per amicizie di partito. In questi anni da assessore tutti i finanziamenti sono stati assegnati con bandi e requisiti oggettivi. Non solo. Anche nei mesi scorsi, quando sono andato in giro per incontri politici ho pagato di tasca mia. Il metodo dei soldi pubblici alle amministrazioni amiche è venuto fuori dal centrodestra con la "legge mancia": imponeva ai governi di dare soldi a determinati comuni, amici loro». Delfino: «E' ingeneroso dire che la Granda non ha mai ricevuto finanziamenti. Proprio grazie al gioco di squadra di tutti i parlamentari cuneesi in questi anni abbiamo portato a casa il raddoppio della Torino-Savona, le circonvallazioni dei principali centri e siamo a buon punto per la Cuneo-Asti. Ma è vero che la Granda ha pesanti arretrati da incassare. Si attendono i soldi per i danni legati all'alluvione e alle nevicate record. Da presidente istituirò una consulta permanente con rappresentati di territorio, consiglieri regionali e parlamentari: sarà permanente e non saltuaria». Gancia: «Ci sono imprenditori che devono ricevere i soldi dell'alluvione del '94. Questa è la vergogna. E qui sono stati fatti prestiti, con interessi da pagare. In altre zone d'Italia i soldi sono arrivati, e a fondo perso». Mercantour e pedaggi Cn-At Taricco: «Sono favorevole al traforo, anche se non sarà semplice trovare i soldi. Un esempio. Bene il raddoppio del Tenda ma per farlo sono stati tolti i soldi alla variante di Demonte, penalizzando il traffico pesante in valle Stura. E lì, proprio sul colle della Maddalena, la situazione è insostenibile e va risolta». Delfino: «E' nelle cose che si farà il Mercantour. Per avere la Cuneo-Asti era prima necessario il raddoppio della Torino-Savona. Fatto quello si è arrivati alla Cuneo-Asti che ha nel Mercantour la prosecuzione naturale, dopo il raddoppio della Torino-Savona. Ingiusto il pedaggio sulla Cn-At, costruita con soldi dello Stato: ma questo prevede il piano finanziario dell'opera e non può essere cambiato». Gancia: «La Cn-At a pagamento anche se realizzata esclusivamente con i soldi pubblici? E' una presa per i fondelli. Questa Provincia ha pesato poco in passato, quando si decidevano queste cose. Non è riuscita a farsi valere. Ora dovrà contare di più. Il Mercantour è il sogno, di difficile realizzazione, che porrà davvero fine all'isolamento della Granda. Ci apre non solo alla Francia, ma all'Europa intera». Ferrovie e guai Taricco: «La liberalizzazione è stata solo formale. Trenitalia ha il monopolio. Oggi la Regione finanzia l'acquisto di vagoni, ma poi è impossibile controllarne l'impiego. Così come avviene in tutte le Regioni. Si tratta di aprire alla concorrenza, offrire alternative. Impedire il monopolio». Delfino: «Le ferrovie sono una delle carenze strutturali del territorio. Il confronto utenti, Provincia, Regione e Trenitalia - se sarò eletto - sarà costante, periodico, stringente». Gancia: «E' una delle debolezze della Granda. Si deve aprire alla concorrenza: è l'unica strada concreta per migliorare il servizio a favore degli utenti». Province da abolire? Delfino: «Vero che l'Udc sosteneva l'abolizione delle Province, così come il Pdl: va abolito ciò che è inutile. A Cuneo è evidente il contrario. La Provincia serve ma deve avere risorse. Si deve dare battaglia per essere messi alla pari di Valle d'Aosta e Bolzano». Gancia: «La Lega crede nelle provincia come organo di gestione intermedio. La Granda è varia e diversa, pianura, colline, valli: la riforma degli Enti locali con l'autonomia fiscale e il nuovo codice delle autonomie che sta scrivendo il Governo va nella giusta direzione. Così come i Comuni piccoli: sono utili per la loro funzione di democrazia rappresentativa, ma devono associare molte funzioni». Taricco: «Otto province in Piemonte sono troppe.In alcuni casi davvero inutili. Ma a riforma dev'essere complessiva e deve salvare un ente intermedio che negli anni ha avuto sempre più impegni e responsabilità. Sui piccoli Comuni: sono sintomo di radicamento culturale e appartenenza. Rimangano, ma vanno accorpati i centri dei servizi: anagrafe, vigili, ambulatori». Avete pendenze giudiziarie? Taricco: «Ho una denuncia dei Cobas per la questione delle quote latte». Delfino: «Sulla vicenda dell'Enoteca Italia la Corte dei conti ha chiuso la questione amministrativa. Sul fronte penale mi risulta che l'istruttoria sia in fase di positiva conclusione». Gancia: «Solo una questione privata, nulla a che fare con la politica». Ballottaggio Gancia: «Ogni voto non dato a me e alle mie liste, è una preferenza per il Governo Prodi, o chi oggi lo rappresenta. Non credo servirà il ballottaggio». Delfino: «Il voto alla Provincia va alla persona, non ai partiti. Sono convinto di andare al ballottaggio e saranno gli altri a doversi porre la questione delle alleanze con me». Taricco: «Sono convinto che si andrà al ballottaggio. Alleanze si potranno fare solo dopo il risultato del primo turno». Pagella alla giunta Costa Taricco: «Fra il 5 e il 6». Delfino: «Un bel 7». Gancia: «Un 8. Pieno».

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Per la prima volta i tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di ... (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Per la prima volta i tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di liste d'appoggio, si sono ritrovati allo stesso tavolo per un confronto. In redazione a La Stampa per rispondere a domande dei giornalisti, a quesiti dei lettori. Gianna Gancia sostenuta da Lega, Pdl (e altre 5 liste); Mino Taricco, del Pd (più altre quattro liste); Teresio Delfino dell'Udc (con una lista di amministratori in appoggio). Due ore di confronto, a tratti serrato, con risposte a volte lapidarie a volte argomentate. A tutto campo. Donne e politica Gancia: «Le giovani candidate non sono state mai proposte dagli schieramenti politici in confronti diretti nelle competizioni elettorali: le hanno sempre inserite in collegi sicuri, blindatissimi. Per me questa candidatura è motivo di orgoglio. Sarà una competizione vera. Due anni fa ho scontato il peccato originale di essere la compagna del ministro Calderoli. Non ho accettato la candidatura in Parlamento. Una scelta etica. La mia definizione di "post femminista": le donne devono avanzare in politica». Delfino: «Le donne sono sempre più presenti per responsabilità e partecipazione nella politica. Ho dubbi sulle liste soltanto al femminile, la società è più complessa, questa specificità sarebbe un limite. Ci sono otto donne nelle nostre due liste, ma c'è un ritardo complessivo sulla situazione femminile. Il presidente della Provincia può dare un impulso in questo senso, ne sono convinto». Taricco: «Nelle mie liste oltre il 25% sono donne, tutte con conoscenza del territorio. Rilevo che molte non si sono date disponibili per problemi di lavoro o famiglia. In giunta, se sarò eletto, avremo almeno 4 donne su 10 assessori». Organico adeguato in Provincia Gancia: «Per il numero dei dipendenti ci sono parametri europei, statali e della Corte dei conti che nella Granda sono rispettati da tutti gli enti locali. Si deve sburocratizzare il rapporto tra ente e imprese e cittadini. Non è corretto promettere assunzioni tanto per farlo. E' indispensabile personale qualificato in tutti i settori». Delfino: «Il capitale umano di un ente è fondamentale. In 35 anni come dipendente in Provincia ho visto sprechi e inefficienze. Ma è sbagliato dare un taglio solo ragioneristico sul numero degli impiegati. Certo il ministro Brunetta ha dato una scossa. Qui nella Granda c'è serietà. La Provincia, per carenza di organico, ha avuto un'inadeguata gestione della formazione professionale che ogni anno ha un budget di 30 milioni. Voglio puntare su una costante e periodica verifica delle strutture e dei servizi». Taricco: «La nostra Provincia è l'unica in Piemonte che, rispetto ai servizi erogati, è sottorganico rispetto a quanto ricevuto per il personale che si occupa delle pratiche dei fondi Ue sullo sviluppo rurale. Risultato: 8 mesi di ritardi per assegnare diversi milioni di euro. Sarebbero necessarie 5-6 persone in più per sbrigare le pratiche arretrate in agricoltura. Stesso discorso per la formazione, dove la Granda era la provincia più efficiente a livello regionale: qui, ad esempio, c'erano due dei migliori dirigenti sulla piazza. Non sono stati valorizzati e ora hanno accettato di lavorare a Torino». Gancia: «Sul Piano di sviluppo rurale i ritardi, gravi, sono stati della Regione Piemonte». Taricco: «Non è vero. E' oggetto di negoziazione telematica con Bruxelles. L'Emilia è stata la prima regione in Italia a completare l'iter: l'ha fatto in estate. Il Piemonte è arrivato a novembre, in linea con Lombardia e Veneto». Delfino: «Sul Psr c'è stato ritardo. E' assurdo che ogni Regione contratti con la Ue. Serve un ministro unico». Burocrazia e utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio interno tanti progetti. Questa situazione non reggerà: deve essere invertita al più presto. Si deve andare incontro alle esigenze dei cittadini». Delfino: «Con il sistema maggioritario il vero responsabile del funzionamento della Provincia è il presidente. Si devono rendere più responsabili ed efficienti le strutture pubbliche a tutti i livelli. Non credo ai modelli centralisti. I casi vanno analizzati uno ad uno. Da noi, in Provincia il rapporto fra cittadini e dipendenti è corretto, se non sottodimensionato». Taricco: «In settori come quello dell'acqua la Provincia ha accumulato ritardi intollerabili in questi anni. Mancanza di personale mai rimpiazzato, corsa al risparmio sui dipendenti. Costa dice: "Ho ridotto il personale della Provincia" e lo vede come un traguardo in sé. Resta centrale strutturare meglio i servizi e assumere dove ci sono carenze». Finanziamenti dal Governo Gancia: «Ho un filo diretto con il Governo e useremo tutte conoscenze per ottenere il massimo di risorse da dare ai cuneesi. Così come fate in Regione. La Granda conta 80 mila partite Iva e non ha mai fatto sentire la propria voce a livello istituzionale, a Roma. E i problemi delle infrastrutture restano. Mi vergogno di parlare dell'autostrada Cuneo-Asti: non ero ancora nata e si discuteva degli stessi problemi stradali di oggi. La verità è che i cuneesi hanno dato tanto e ricevuto poco: anche per questo la Lega vuole il federalismo fiscale». Taricco: «Chiunque si candida deve dichiarare che farà il massimo per il territorio, ma è singolare dire che i soldi vengono assegnati grazie alle assonanze politiche. Sfido a citare un caso di fondi della Regione dati per amicizie di partito. In questi anni da assessore tutti i finanziamenti sono stati assegnati con bandi e requisiti oggettivi. Non solo. Anche nei mesi scorsi, quando sono andato in giro per incontri politici ho pagato di tasca mia. Il metodo dei soldi pubblici alle amministrazioni amiche è venuto fuori dal centrodestra con la "legge mancia": imponeva ai governi di dare soldi a determinati comuni, amici loro». Delfino: «E' ingeneroso dire che la Granda non ha mai ricevuto finanziamenti. Proprio grazie al gioco di squadra di tutti i parlamentari cuneesi in questi anni abbiamo portato a casa il raddoppio della Torino-Savona, le circonvallazioni dei principali centri e siamo a buon punto per la Cuneo-Asti. Ma è vero che la Granda ha pesanti arretrati da incassare. Si attendono i soldi per i danni legati all'alluvione e alle nevicate record. Da presidente istituirò una consulta permanente con rappresentati di territorio, consiglieri regionali e parlamentari: sarà permanente e non saltuaria». Gancia: «Ci sono imprenditori che devono ricevere i soldi dell'alluvione del '94. Questa è la vergogna. E qui sono stati fatti prestiti, con interessi da pagare. In altre zone d'Italia i soldi sono arrivati, e a fondo perso». Mercantour e pedaggi Cn-At Taricco: «Sono favorevole al traforo, anche se non sarà semplice trovare i soldi. Un esempio. Bene il raddoppio del Tenda ma per farlo sono stati tolti i soldi alla variante di Demonte, penalizzando il traffico pesante in valle Stura. E lì, proprio sul colle della Maddalena, la situazione è insostenibile e va risolta». Delfino: «E' nelle cose che si farà il Mercantour. Per avere la Cuneo-Asti era prima necessario il raddoppio della Torino-Savona. Fatto quello si è arrivati alla Cuneo-Asti che ha nel Mercantour la prosecuzione naturale, dopo il raddoppio della Torino-Savona. Ingiusto il pedaggio sulla Cn-At, costruita con soldi dello Stato: ma questo prevede il piano finanziario dell'opera e non può essere cambiato». Gancia: «La Cn-At a pagamento anche se realizzata esclusivamente con i soldi pubblici? E' una presa per i fondelli. Questa Provincia ha pesato poco in passato, quando si decidevano queste cose. Non è riuscita a farsi valere. Ora dovrà contare di più. Il Mercantour è il sogno, di difficile realizzazione, che porrà davvero fine all'isolamento della Granda. Ci apre non solo alla Francia, ma all'Europa intera». Ferrovie e guai Taricco: «La liberalizzazione è stata solo formale. Trenitalia ha il monopolio. Oggi la Regione finanzia l'acquisto di vagoni, ma poi è impossibile controllarne l'impiego. Così come avviene in tutte le Regioni. Si tratta di aprire alla concorrenza, offrire alternative. Impedire il monopolio». Delfino: «Le ferrovie sono una delle carenze strutturali del territorio. Il confronto utenti, Provincia, Regione e Trenitalia - se sarò eletto - sarà costante, periodico, stringente». Gancia: «E' una delle debolezze della Granda. Si deve aprire alla concorrenza: è l'unica strada concreta per migliorare il servizio a favore degli utenti». Province da abolire? Delfino: «Vero che l'Udc sosteneva l'abolizione delle Province, così come il Pdl: va abolito ciò che è inutile. A Cuneo è evidente il contrario. La Provincia serve ma deve avere risorse. Si deve dare battaglia per essere messi alla pari di Valle d'Aosta e Bolzano». Gancia: «La Lega crede nelle provincia come organo di gestione intermedio. La Granda è varia e diversa, pianura, colline, valli: la riforma degli Enti locali con l'autonomia fiscale e il nuovo codice delle autonomie che sta scrivendo il Governo va nella giusta direzione. Così come i Comuni piccoli: sono utili per la loro funzione di democrazia rappresentativa, ma devono associare molte funzioni». Taricco: «Otto province in Piemonte sono troppe.In alcuni casi davvero inutili. Ma a riforma dev'essere complessiva e deve salvare un ente intermedio che negli anni ha avuto sempre più impegni e responsabilità. Sui piccoli Comuni: sono sintomo di radicamento culturale e appartenenza. Rimangano, ma vanno accorpati i centri dei servizi: anagrafe, vigili, ambulatori». Avete pendenze giudiziarie? Taricco: «Ho una denuncia dei Cobas per la questione delle quote latte». Delfino: «Sulla vicenda dell'Enoteca Italia la Corte dei conti ha chiuso la questione amministrativa. Sul fronte penale mi risulta che l'istruttoria sia in fase di positiva conclusione». Gancia: «Solo una questione privata, nulla a che fare con la politica». Ballottaggio Gancia: «Ogni voto non dato a me e alle mie liste, è una preferenza per il Governo Prodi, o chi oggi lo rappresenta. Non credo servirà il ballottaggio». Delfino: «Il voto alla Provincia va alla persona, non ai partiti. Sono convinto di andare al ballottaggio e saranno gli altri a doversi porre la questione delle alleanze con me». Taricco: «Sono convinto che si andrà al ballottaggio. Alleanze si potranno fare solo dopo il risultato del primo turno». Pagella alla giunta Costa Taricco: «Fra il 5 e il 6». Delfino: «Un bel 7». Gancia: «Un 8. Pieno».

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Un artigianato d'eccellenza (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

TAVOLA ROTONDAGIOVEDI' NELL'AMBITO DELLA SETTIMANA EUROPEA DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA Un artigianato d'eccellenza [FIRMA]BRUNO MONTICONE SANREMO Ci sono i prodotti della tradizione gastronomica (olio, marmellate, pasta fresca, canestrelli) ma anche le composizioni floreali (con fiori, rigorosamente, di Sanremo), poi attività di restauro, grafica e fotografia, lavorazioni in ferro, pellicceria, scarpe fatte a mano, creazioni d'arte (su tessuti, madreperla, porcellane, trompe l'oeil), persino pipe con radica della Valle Argentina produzione di nicchia ma qualificatissima. Un contenitore di tesori. E' l'artigianato artistico provinciale. Un settore specifico - copre il 15 per cento del comparto - del ricco panorama artigianale provinciale. Prodotti segnalati nella pubblicazione «Artigiani in Liguria. Semplicemente Eccellenti» della Confartigianato regionale sulla scia di una legge della Regione, appena entrata in vigore, che assegnerà un marchio doc («Artigiani in Liguria») alle produzioni di eccellenza dell'artigianato ligure. La pubblicazione sarà presentata giovedi, alle 10, a Villa Nobel, nel corso della tavola rotonda «Artigianato artistico. Le politiche a sostegno della qualità e dell'eccellenza» promosso dalla Confartigianato imperiese. Ma il coloratissimo volume sarà solo una delle proposte di un appuntamento che vuol valorizzare il settore dell'artigianato artistico che può essere una carta importante da giocare per l'estremo ponente sia sul piano economico che occupazionale. «L'eccellenza premia perchè alla fine il consumatore riconosce la qualità. A Villa Nobel presenteremo una serie di eccellenze artigiane legate alla nostra terra. Ne completano l'offerta turistica», ha detto Barbara Biale, direttore provinciale di Confartigianato nel presentare, ieri, il convegno di Villa Nobel a cui parteciperà anche la «Chambre des Métiers» di Nizza. La scelta di puntare sull'artigianato artistico avviene nell'ambito della prima Settimana Europea della Piccola e Media Impresa (l'incontro di Sanremo sarà l'unico appuntamento in Liguria). Piccola impresa e artigianato vanno a braccetto. Non a caso lo slogan della Settimana è «Pensare in piccolo». Apparentemente una contraddizione in un mondo sempre più globalizzato e orientato al gigantismo produttivo. «Ma pensare in piccolo - avverte Mario Tiberti, presidente provinciale di Confartigianato - è la miglior risposta per contrastare la crisi economica. Favorire le piccole imprese vuol dire sostenere l'economia di un paese. Bisogna evitare gli eccessi di burocrazia che ne frenano lo sviluppo».

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Il "Calabrone" al fianco del contribuente in crisi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

UN SERVIZIO DELLA CISL Il "Calabrone" al fianco del contribuente in crisi La crisi influenza sempre di più la vita delle persone, e proprio per questo aumentano i servizi erogati dal «Calabrone», il sistema di servizi predisposto dalla Cisl di Novara. Da anni il sindacato Cisl di Novara ha ideato una «rete» di consulenza dedicata proprio ai bisogni quotidiani delle persone, e questa idea si è rivelata vincente, come sottolinea il segretario provinciale sindacale, Carlo Colzani: «Proprio i contraccolpi economici della crisi hanno cambiato il modo di vivere delle famiglie, l'hanno reso più complicato, e per questo sempre più c'è bisogno di un'assistenza per una serie di incombenze». Qualche esempio di quello che si può trovare agli sportelli del «Calabrone», che si possono trovare presso tutte le sedi della Cisl in provincia di Novara. «Uno dei servizi più richiesti è quello inerente la denuncia dei redditi, che fra l'altro è di grande attualità proprio in questo periodo. Un altro servizio che riscuote grande gradimento è quello relativo al disbrigo delle pratiche Inps, Inpdap, Inail, e tutte le pratiche burocratiche in genere. Non sempre la gente ha dimestichezza con la burocrazia e le sue esigenze, e il Calabrone - osserva Colzani - serve proprio ad aiutare a muoversi bene in questo ambito». Uno dei servizi che negli ultimi mesi ha visto una crescita esponenziale dell'utenza è il cosiddetto «sportello famiglia»: «Questo sportello - precisa il segretario provinciale della Cisl - si occupa della gestione delle incombenze che derivano dall'utilizzazione di una badante. Si va dal rispetto delle normative contrattuali, a tutela della badante, alle regole che a sua volta quest'ultima deve rispettare nel fornire il proprio servizio, in modo che vi sia la massima tutela anche per la famiglia e l'anziano. Questo servizio in provincia di Novara è ormai molto esteso, e siccome è regolato da una normativa abbastanza complessa, il Calabrone è molto utile per costruire un rapporto fra le parti ispirato alla massima trasparenza e tranquillità». Molto spesso il Calabrone diventa uno sportello che supplisce i servizi informativi che dovrebbero derivare dagli enti pubblici: «Penso a tutte le richieste che abbiamo in materia di Isee, cioè di reddito equivalente, e di Red. Sono sempre più numerose le famiglie che si rivolgono a noi per chiedere i bonus legati a chi ha redditi bassi, ma hanno difficoltà a compilare una modulistica che tante volte è piuttosto complicata, soprattutto per le persone di una certa età. E' proprio questa la funzione fondamentale del Calabrone, venire incontro alle esigenze concrete della gente. E' un formula, questa della concretezza e del contatto stretto coi bisogni quotidiani, che si è rivelata la più adatta a rispondere in modo efficace alle esigenze sociali. Del resto è questa la vocazione che ha sempre contraddistinto la Cisl, ed a Novara abbiamo voluto applicarla attraverso il Calabrone».

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Succede in Italia che si parta da un abuso edilizio e si finisca con l'incrociare una fitta trama di... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

BIANCA DI GIOVANNI Succede in Italia che si parta da un abuso edilizio e si finisca con l'incrociare una fitta trama di vicende border-line. Un mondo dove si intrecciano affari poco chiari, politica, giri di amicizie e tanti, tanti soldi. Si alza un velo su un mondo vischioso, spregiudicato, ai confini dell'illegalità. E anche oltre, a volte. Stavolta siamo a Roma, periferia sud-est. È lì che i vigili segnalano un abuso edilizio su un palazzone abbastanza anonimo nella struttura, ma ben noto a tutti gli abitanti dell'area. Una volta, infatti, era la sede zonale dell'Inps. Ma l'Istituto della previdenza sociale vi ha lavorato per poco tempo. Si è scoperto che nello stabile c'era l'amianto e per questo l'amministrazione ha deciso di venderlo attraverso una cartolarizzazione. Il palazzo passa di mano in mano: viene bonificato, ma resta libero. Fino a quando non finisce nelle mani della «Ducks due Srl» che per quell'immobile in Via Palmiro Togliatti ha molti progetti. Con una semplice «Dia» (dichiarazione inizio lavori) avvia una radicale opera di ristrutturazione per il cambio di destinazione d'uso: da uffici a residenziale. Tanti mini-appartamenti da vendere a giovani coppie o single. Gli acquirenti accorrono subito, nonostante i prezzi: tra i 280 e i 300mila euro, per quaranta metri quadri. A quei tempi, il 2007, la bolla immobiliare è al massimo: i listini schizzano in alto velocissimi. I giovani si indebitano, e cominciano a versare quote tra i 30 e i 50mila euro firmando scritture private. Ma quei mini-alloggi non li hanno mai visti. Succede infatti che l'amministrazione comunale - ritenendo insufficiente la semplice dichiarazione di inizio lavori per il cambio di destinazione - blocca la ristrutturazione. Poco dopo, il giudice dell'indagine preliminare dispone il sequestro preventivo del fabbricato e il Comune emette il decreto di demolizione. La burocrazia, insomma, funziona. Ma proprio mentre l'immobile è sotto sequestro (dunque a disposizione della magistratura), la «Ducks due» lo trasferisce a un'altra società, la «San Paolo building». Una procedura sorprendente: un immobile sotto sequestro che passa di mano. Lo stesso magistrato inizialmente fa fatica a crederci. Viene avviata una ricerca sui titolari della società, e qui si scopre un nuovo mondo. La «Ducks due» e la «San Paolo Building» fanno parte dello stesso gruppo, il «Bros-t» della famiglia Tartaglia. Il padre, Cosimo, e i figli Raffaele e Antonio, si spartiscono diverse poltrone in una rete di una decina di scatole societarie, con un capitale sociale tra i 10mila e i 120mila euro. Ma le attività dei Tartaglia non si limitano al settore immobiliare. Il padre, Cosimo, originario di Eboli, ha svolto attività politica nel Salernitano e poi, a Roma, ha cominciato a interessarsi delle Forze armate. Assieme a uno dei figli, Raffaele, e a Domenico Leggiero, un ex maresciallo molto vicino ad Alleanza nazionale, ha fondato l'«Osservatorio militare». Un'associazione che si presenta come strumento permanente di di «tutela dei diritti dei lavoratori delle Forze Armate e Forze di Polizia». Ha anche un sito Internet che, in alcuni momenti, è molto attivo. Tra l'altro avvia una campagna sull'uranio impoverito accusando il governo D'Alema di aver volontariamente esposto l'esercito italiano alle radiazioni. Leggiero e Cosimo Tartaglia vengono più volte auditi in Parlamento (sono gli anni del precedente governo Berlusconi). Si presentano come esperti, offrono i servizi legali ai giovani militari che intendono chiedere risarcimenti per l'uranio o anche per altre cause connesse al servizio. L'«Osservatorio militare» va avanti con l'appoggio di uomini di An, mentre dall'opposizione (ma anche dall'Unione di centro che all'epoca era nella maggioranza) partono interrogazioni parlamentari che ne mettono in discussione il ruolo. Ai militari, infatti, non solo non è concesso un sindacato ma possono associarsi solo previa autorizzazione del ministero. La risposta del governo è lunga due pagine fitte (e molto confuse), non specifica affatto cosa l'«Osservatorio» sia, ma dice chiaramente che non ha alcuna veste ufficiale. Le sue attività, però, sono molteplici. Tra queste c'è l'assistenza legale. Un altro figlio di Cosimo, Angelo Fiore, fa l'avvocato. Segue le cause di risarcimento per i danni da uranio impoverito. E segue anche le controversie immobiliari dell'azienda familiare. Intanto gli accertamenti dei vigili vanno avanti a aprono nuovi sorprendenti scenari. Si scopre che un altro dei fratelli, Raffaele, responsabile della «San Paolo Building», nonché socio fondatore dell'«Osservatorio», ha avuto diversi guai con la giustizia per accuse gravi e meno gravi: dalla resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale al riciclaggio. Ecco, la storia del palazzo di Via Palmiro Togliatti è incastonata in questa matassa. C'è da chiedersi come sia stato possibile che di uno scenario così confuso non si siano accorti quelli che utilizzavano l'«Osservatorio militare» per consulenze su questioni delicatissime. E come abbia fatto la ristrutturazione dell'ex palazzo dell'Inps ad andare avanti così tanto, fino all'intervento della magistratura e dell'amministrazione comunale di Roma. C'è anche un momento in cui viene chiesto il dissequestro dell'immobile per poi demolirlo. Ma, invece, riprendono i lavori. A bloccarli è un nuovo sopralluogo delle forze dell'ordine seguito da un nuovo sequestro. La decisione definitiva è di poche settimane fa: quello stabile non può essere trasformato in immobile residenziale. La sua funzione è ospitare uffici. Resta una domanda: quante speranze hanno i giovani che hanno versato l'anticipo di avere un giorno una casa?

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Europa senza amici su Facebook (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-12 - pag: 14 autore: Europa senza amici su Facebook P uò risultare strano, ma non sorprendente, che sia tanto difficile discutere dell'Europa e della sua più importante espressione politica, l'Unione Europea, senza usare la parola "crisi". C'è chi lamenta questo stato perpetuo di perplessità perché sogna un'Europa federalista, dove le vecchie divergenze sono dimenticate e dove gli europei, avendo scoperto o riscoperto la loro identità, forgiano tutti insieme il proprio futuro. Altri, timorosi della centralizzazione, attaccati alle loro nazioni e regioni, titubanti a lasciare che degli "stranieri" mettano bocca nei loro affari, gioiscono della confusione che regna attualmente. Alle elezioni europee va a votare sempre meno gente. L'Unione Europea è vista come qualcosa d'irrilevante, un problema collaterale o, per alcuni, un ostacolo. Il fallimento più evidente degli ultimi tempi è stato quello della Costituzione abortita, frutto del difficile e intricato processo di ratifica che le era stato imposto. Ma il fallimento più importante è di fronte ai nostri occhi: l'incapacità di parlare con una voce sola negli affari internazionali, e in particolare nell'attuale crisi economica mondiale. Eppure è strano dover parlare così spesso di crisi, perché la Ue è un'organizzazione che a dispetto delle costanti difficoltà con cui ha dovuto fare i conti fin dalla sua creazione, è cresciuta - in sessant'anni - da sei membri fondatori a ventisette. è quel tipo di club in cui altri (come la Turchia, la Macedonia e la Croazia, gli attuali candidati) vogliono entrare. Nessuno sembra avere smania di andarsene. Evidentemente i benefici superano di gran lunga i costi. è possibile costruire un'identità europea? è necessario costruirla? Che cosa comporterebbe? Il solo modello che abbiamo a questo proposito è la costruzione dell'identità nazionale, e questo ci riporta al XIX secolo, quando la Storia, da poco diventata un caposaldo del mondo accademico, stava diventando importante. La rivoluzione romantica ne aveva fatto la narrazione principale, quella dove le persone potevano leggere la propria biografia. Gli eroi potevano ancora essere re e regine, ma solo perché rappresentavano il "genio" della propria nazione. Gli storici, per secoli lacchè di sovrani, cronisti di bugie, acquisirono un ruolo "democratico", e al contempo un mercato importante. Gli storici britannici del XIX secolo presentarono una visione rosea e assolutamente confortante dello sviluppo della storia britannica, la storia di una serie di riforme intelligenti basate sul pragmatismo. Anche in Francia la storia è stata usata come il terreno preminente dove forgiare l'identità nazionale. Un popolo che non conosce la propria storia, si riteneva, sarebbe sempre stato alla mercé di despoti pronti a raggirarlo e imbrogliarlo. Nel 1848, Michelet dichiarava che il solo modo per gli storici di parlare al popolo era raccontargli la sua storia, quello che aveva conquistato e quello che poteva conquistare. Ma la "sua" storia era la storia francese, non la storia europea. E in ogni caso qual è, storicamente parlando, l'esperienza comune europea? è l'assenza di un impero unificante, di un'egemonia duratura. Nessun impero europeo è mai riuscito a governare a lungo l'intero continente. Sorgevano. Cadevano. Nazioni e regioni restavano in flusso costante. Un'identità europea non si può insegnare. Non si può fare dell'Europa uno Stato-nazione (il che non significa che la lenta e faticosa costruzione dell'Unione Europea non sia la cosa migliore che è mai successa nella storia europea). Quella che andrebbe insegnata, e certamente insegnata di più, è la storia di altri Paesi europei. Al momento, la storia che viene insegnata normalmente in gran parte d'Europa consiste di un pilastro fondamentale: la storia del proprio Paese. A questo pilastro si aggiunge un'infarinatura di storia greca e romana, cioè quello che sarebbe il nostro patrimonio comune (un concetto inventato nei secoli passati), alcuni eventi importanti (la peste nera, la Rivoluzione francese),certi periodi fondamentali come il Rinascimento e l'Illuminismo ( di solito marcatamente tarati sull'esperienza del proprio Paese). La prima metà del XX secolo è presente con due guerre mondiali. La seconda metà è quasi assente. La pace è noiosa. I popoli degli Stati-nazione europei non hanno scelto la loro nazione. L'idea di nazione e la costruzione della nazione se li sono ritrovati appiccicati addosso. Alla fine sono diventati britannici, tedeschi, francesi, italiani e belgi. Magari si sentivano scozzesi o della Cornovaglia, guasconi o bretoni, bavaresi o prussiani o austriaci, siciliani o piemontesi. E molti ci si sentono ancora, ma alla fine, grazie a una burocrazia e a un sistema scolastico che ha dato loro una lingua comune e istituzioni comuni, e graziea guerre, inni nazionali, tornei sportivi, concorsi canori in eurovisione, trasmissioni televisive nazionali e una serie di altre iniziative, gli europei hanno imparato a identificarsi con un insieme specifico d'istituzioni politiche che chiamiamo "nazioni". Non dobbiamo costruire l'identità europea come i francesi, gli inglesi o i tedeschi hanno costruito la loro. E nemmeno possiamo costruirla usando come base il neoliberismo. La fede nel libero mercato va benissimo per il libero mercato, ma non è di grande utilità per lo sviluppo della società. E il libero mercato, anche se forse non neè consapevole, ha bisogno della società. Circa dieci anni fa, Pierre Bourdieu ( L'essence du néolibéralisme) sottolineava la peculiare forza simbolica dell'ideologia neoliberista. Non era semplicemente una dottrina economica, ma una strategia per la decostruzione sistematica di strutture collettiviste contestualmente a un'individualizzazione crescente dei consumi. L'ecomonia si è separata dalle identità sociali. Il neoliberismo, nella sua forma più pura, si è presentato come l'unico discorso razionale, mentre le identità sociali (sindacati, partiti politici, nazioni, famiglie, eccetera) sono state giudicate come ostacoli al progresso economico. Il consumo di cultura è andato avanti al suo ritmo, come d'abitudine, ma sempre più o meno in sintonia con le vicissitudini del capitalismo. Il consumo si è allargato ma si è anche individualizzato. Un tempo andavamo tutti in chiesa o a un concerto, all'opera, al teatro, e consumavamo collettivamente note suonate e parole dette. Certo, leggevamo in solitudine, ma prima della comparsa della radioe della televisione non era insolita la lettura ad alta voce, nelle lunghe nottid'inverno. Poi è comparso il suono registrato - il grammofono - e poi la sua trasmissione via radio, e con questi è cresciuto il consumo individuale. All'inizio la radio e la televisione univano una piccola collettività domestica, la famiglia, ma verso la fine del XX secolo l'individualità si è fatta sempre più forte. è vero che ora c'è più consumo collettivo di musica dal vivo di qualsiasi epoca precedente. E in Europa ci sono più teatri, più festival e più incontri, dove una persona condivide il suo pensiero con altri, di qualsiasi epoca precedente. Ma c'è anche una straordinaria individualizzazione del consumo. Il telefono fisso, di tutta la famiglia, si è trasformato in telefono mobile personale, nostro e nostro soltanto. Ci segue dovunque andiamo. La musica che ci piace ce la portiamo in tasca, centinaia di ore di ascolto, grazie agli Mp3. Il computer, chiamato appropriatamente personal computer, è appunto personale. Nella maggior parte delle famiglie è comune che ognuno abbia il suo televisore. In Europa ci sono più radio (e più telefoni) che orecchie. I dvd vengono preferiti ai cinema. I nostri amici stanno su Facebook piuttosto che al bar. Non c'è da stupirsi della nostra ossessione per le identità, il segnale rivelatore che viviamo in tempi incerti, dove non siamo più sicuri di quello che siamo. Aggiungerei che da cosmopolita ( il termine che designa l'identità di chi non ha identità), essendo nato in Egitto, essendo di madrelingua francese, essendo di nazionalità britannica, avendo studiato parte in Italia e parte negli Stati Uniti, essendo ebreo ma critico verso la politica israeliana, io mi sento perfettamente a casa in questo mondo estremamente confuso. (Traduzione di Fabio Galimberti) Dalla «Lectio magistralis» che l'autore terrà sabato 16 maggio all'Università di Torino. Di Donald Sassoon Rizzoli ha pubblicato «La cultura degli europei dal 1800 a oggi» SENSO DI INSICUREZZA Il caos attuale spinge le persone a cercare punti di ancoraggio: ma la confusione può essere portatrice di creatività di Donald Sassoon QUEEN MARY'S COLLEGE DI LONDRA

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L'appello delle Pmi: un taglio alla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-12 - pag: 4 autore: L'appello delle Pmi: un taglio alla burocrazia Franco Vergnano MILANO I numeri sono chiari. Negli ultimi cinque anni, otto nuovi posti di lavoro su dieci sono stati creati dalle Pmi. Eppure i "piccoli" risultano appesantiti dalla burocrazia (e questo vale soprattutto per il made in Italy). le grandi industrie spendono un euro l'anno per ogni addetto per adeguarsi alla "regulation". Ma una media impresa deve pagare ben quattro euro solo per mettersi in regola con carte e bolli, mentre la spesa può arrivare a dieci euro per uno "small business". Tutti gli economisti riconoscono che le Pmi sono la spina dorsale dell'economia europea:generano il 58% del giro d'affari e assorbono i due terzi degli occupati. Ma sono anche bistrattate Spiega Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison: «L'elevato numero di microimprese che caratterizza il nostro sistema produttivo è stato spesso indicato come un elemento di debolezza». In realtà, aggiunge l'economista ( che ha appena pubblicato per le edizioni del «Mulino» il volume «La crisi mondiale e l'Italia»), la forte presenza di piccole e medie imprese rappresenta «soprattutto un fattore di flessibilità, oltre che un inesauribile serbatoio imprenditoriale e un pilastro dell'integrazione di filiera con le imprese più grandi. Si tratta di aspetti che consentono economie di specializzazione, maggiori capacità di adattamento e tenuta occupazionale, come stiamo appunto sperimentando in questa difficilissima crisi». Una burocrazia pesante e l'elevata pressione fiscale sono i due elementi chiave che penalizzano le nostre Pmi nei confronti degli altri Paesi europei, denuncia Giuseppe Morandini, 50 anni, presidente Piccola industria di Confindustria: «Da noi, non c'è mai stata una politica fiscale che consentisse l'irrobustimento finanziario delle piccole imprese. Come si fa a capitalizzarsi con un prelievo fiscale del 73,3% sugli utili (dato 2009 Banca mondiale) il più alto in Europa? Inoltre l'Italia è maglia nera anche per i balzelli perversi della burocrazia. Più un'impresa è piccola e più sente il peso di questi costi che in Italia arrivano al 4,6% del Pil a fronte di una media Ue (a 25) del 3,5 per cento». In tutti i Paesi che «ho visitato in questi mesi –afferma il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola – il sistema italiano delle Pmi viene considerato un modello da imitare. I "piccoli" non sono realtà marginali e residuali, ma restano il nerbo del nostro sistema produttivo. E il Governo le sta sostenendo, ad esempio, con il Fondo di garanzia per il credito da 1,6 miliardi che è stato esteso anche all'artigianato e il cui ammontare per singola impresa è stato aumentato da 500mila a 1,5 milioni di euro. Per la prima settimana europea delle Pmi che si concluderà giovedì, il made in Italy ha organizzato circa 120 eventi. Siamo il Paese più vivace». Francesco D'Aprile della P&d consulting di Bari, esperto per l'Italia del gruppo che ha elaborato il rapporto europeo «Think small first», ricorda la "best practice" di Madrid sulle aree sistema: «In Spagna hanno sperimentato un ottimo sistema per le start up delle Pmi nei distretti industriali. Mettendo in cordata le università, le banche, le società di private equity, i consulenti e le associazioni industriali fanno valutare da parti terze il progetto. Se questo ottiene il via libera, allora il private equity fornisce il capitale di rischio, gli istituti di credito finanziano il circolante e l'agenzia governativa mette a disposizione un fondo di garanzia. In tal modo lo Stato non spreca aiuti a fondo perduto e i quattrini stanziati fanno da moltiplicatore allo sviluppo». Anche sul versante della burocrazia ci sono novità: «In un rapporto consegnato alla Ue – conclude D'Aprile – abbiamo sottolineato come sia ora di smetterla con le "eccezioni" per le Pmi. Nel senso che si fanno le norme per i grandi gruppi e poi si stabiliscono degli slittamenti temporali che consentano alle aziende minori di mettersi in regola. Ma, visti i numeri in gioco, bisogna fare il contrario: fissare le regole per le Pmi e poi renderle più rigorose per i colossi». franco.vergnano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA AZIONISTI PENALIZZATI Le aziende italiane risultano poco capitalizzate perché la pressione fiscale arriva complessivamente al 73,3% dei profitti

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Petruzzelli ancora chiuso Wagner in scena alla fiera (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Spettacoli data: 12/05/2009 - pag: 46 Bari Il teatro non riapre, affittato un padiglione per l'opera Petruzzelli ancora chiuso Wagner in scena alla fiera L'orchestra al centro di una pedana a forma d'anello BARI Non c'è pace per il teatro Petruzzelli. Non bastassero l'incendio del 1991, il lungo corso dei processi civili e penali che ne conseguirono e quello relativamente breve, ma oneroso della ricostruzione, è la politica ora che ne impedisce la rinascita. Da una parte c'è il sindaco di centrosinistra Emiliano (in scadenza), che ha spinto sull'acceleratore per appuntarsi sulla divisa la stelletta della riapertura; e con lui la Fondazione lirica più precaria d'Italia, che non può ancora usare la nuova sede mentre deve rinunciare alla vecchia il teatro Piccinni non a norma. Dall'altra c'è il partito del no: il candidato sindaco della parte avversa (Simeone Di Cagno Abbrescia), il ministero della Cultura, persino i fan di Muti che pretendono di sincronizzare la riapertura del teatro con l'agenda del maestro («No Muti? No musica» è lo slogan). Ciascuno ha le sue ragioni e le fa valere con l'arma della burocrazia (chi ritarda i collaudi, chi ricorre al Tar). Ma la verità è che non c'è ragione politica che possa bilanciare il fatto che la città è oggi più che mai senza teatro. Vero che in questi giorni i baresi sembravano più preoccupati di festeggiare il santo patrono e il ritorno del Bari in serie A, ma nemmeno il tipico fatalismo meridionale consente più loro di farsene una ragione. Perché un teatro pronto il 6 dicembre, giorno dell'onomastico di San Nicola e data fissata per l'inaugurazione, è ancora muto a maggio? In attesa di risposte che non arrivano, la Fondazione ha però dato un bel segnale di vita decidendo di non cancellare i titoli in cartellone. Un mese fa ha eseguito Turandot in forma di concerto. Per Die Walküre ( La Valchiria), invece, ha affittato un padiglione della fiera affidando al regista Walter Pagliaro e allo scenografo Luigi Perego lo studio di una messinscena ad hoc. Quel che ne è risultato è di più e di meglio del fare necessità virtù. I due artisti hanno messo l'orchestra al centro di un'ampia pedana a forma d'anello, un richiamo al simbolo ultimo della Tetralogia wagneriana, che permettesse però agli interpreti di muoversi come su un palcoscenico. E hanno pensato una Valchiria senza effetti speciali (né quinte né graticcia, in fiera), ma recitata dalla a alla zeta. L'inedita prossimità dei cantanti alla platea consentiva loro peraltro di sfruttare non solo la gestualità, ma anche la mimica facciale, l'espressione degli occhi. Nessun «konzept», dunque, ma molto teatro. E bravi gli interpreti (Adrienne Dugger, Ralf Lukas, Christian Elsner e Anna-Katharina Behnke, i principali, tutti di buon livello), a prestarsi al gioco con una disponibilità quasi più d'attore che da cantante. Bravissimo inoltre Stefan Anton Reck a ottenere risultati molto dignitosi dalla Sinfonica della Provincia di Bari, orchestra che per crescere ha bisogno di quella continuità nel lavoro che attualmente non può avere. Allestimento A sinistra il curioso allestimento di «Die Walküre» (La Valchiria), in cui l'orchestra è posta al centro di un'ampia pedana a forma d'anello, all'interno di un padiglione della fiera di Bari Qui a destra, Christian Elsner e Anna-Katharina Behnke Enrico Girardi

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piccole imprese crescono meglio se l'università diventa partner - valentina conte (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XII - Roma Piccole imprese crescono meglio se l´università diventa partner Sul modello Usa sempre più spin-off: l´idea da un ricercatore, i fondi da privati e atenei VALENTINA CONTE Nascono per gemmazione, quando la ricerca si fa impresa. E quando i capitali incontrano le idee. Gli spin-off universitari sorgono sempre più numerosi negli atenei romani, pubblici e privati. Vera risorsa anti-crisi. Di più, veri incubatori di sviluppo. A dare il via è Tor Vergata, dieci anni fa, grazie alla legge 297 che consente ai ricercatori di industrializzare i brevetti. E cioè fare impresa: attrarre finanziamenti e andare sul mercato. Da soli o con l´università nel capitale delle società "gemmate" dalla costola di laboratori d´eccellenza e grazie al supporto accademico per i bandi, la burocrazia, gli spazi. Molti spin-off sono all´interno o a ridosso dei siti universitari. «In un decennio abbiamo gestito 20 milioni di contributi pubblici e oggi contiamo 15 aziende nate dalla collaborazione tra privati e università», racconta Stefano Ciccone, responsabile del Parco Scientifico di Tor Vergata. Ad esempio, la Redd gestisce progetti di ricerca biomedica dai vaccini ai marcatori tumorali, e la C4T sviluppa banche dati per nuove molecole di chimica combinatoriale, cioè simulate al computer. Altre 15 società in tutto il Lazio portano invece il marchio della Sapienza, che ne detiene quote da 10 a 100mila euro. «Piccole imprese ad altissima tecnologia» le descrive il prorettore Luciano Caglioti. «Abbiamo creato una decina di joint lab in altrettanti settori scientifici, laboratori che coinvolgono 150 persone». I "labs" fanno capo a un Consorzio, presieduto da Caglioti, con il contributo di Bic Lazio, Filas e Unicredit. «Fino a dieci anni fa aprire un ufficio brevetti nell´università era uno scandalo. Ma questa mentalità anti-industriale è finita». Tra i figli della nuova era troviamo Eco Recycling che recupera indio e litio dalle batterie e gestirà rifiuti hi-tech, oppure Archiweb dell´archeologo Carandini, un software per vedere com´era Roma nel passato. Gli spin-off sono catalizzatori di risorse dall´estero: l´università di scienza dell´Arabia Saudita, la Kaust, ha investito 5 milioni di dollari nel progetto di bioinformatica di una ricercatrice della Sapienza, prossimo spin-off. E una società olandese ha comprato il brevetto di una ricercatrice per il recupero muscolare nella distrofia. Ultima ma solo in ordine di tempo, la Luiss. La prima "gemma" si chiama Selected, società ideata dall´amministratore delegato Pierluigi Celli e alcuni studenti per finanziare Radio Luiss. Partirà a fine mese: partecipata al 51% dall´ateneo, si occuperà di radio personalizzate per le catene di ipermercati, nonché enti, poste, p.a. Avrà come Ceo un laureato Luiss di 25 anni, Daniele Pelli che tenta l´avventura con tre colleghi. Per gli altri giovani, anche di atenei diversi, c´è Tech Garage, la gara Luiss alla seconda edizione che il 22 maggio premierà le 10 migliori idee pronte a diventare start-up. Se sono gemme, sbocceranno.

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al fantacalcio tappa a sabino 951 sul sito tutte le classifiche (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 12-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Bari SERVIZIO A PAGINA IX La polemica Al Fantacalcio tappa a Sabino 951 sul sito tutte le classifiche Burocrazia efficiente Puglia bocciata "Troppi ritardi" SEGUE A PAGINA 11

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Montezemolo: "Pensai di entrare in politica" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

A BALLARÒ: ORA AIUTO L'ITALIA CON UNA FONDAZIONE Montezemolo: "Pensai di entrare in politica" ROMA «Se devo dire la verità, qualche pensiero, solo pensiero, in passato l'ho fatto. Ma poi...». Studi di Ballarò, conduce Giovanni Floris. Intervistato è Luca di Montezemolo. E' lì in quanto presidente della Fiat, preside dell'università privata Luiss e animatore della fondazione Italia Futura. Floris gli chiede a bruciapelo, subito dopo aver passato in rassegna ritardi e limiti della politica italiana: «Ma lei, la tentazione di intervenire direttamente in questo settore... Le è mai venuta?». E Montezemolo ammette che un pensierino l'aveva pure fatto. Presto abbandonato. «Per essere coerenti... Noi siamo una generazione, quella come la mia, che ha avuto molto da questo Paese. Quindi deve cercare di dare con impegno, coi risultati, facendo bene il proprio lavoro. E io, tra l'altro, insieme ad alcuni amici ho deciso di aiutare un gruppo di giovani economisti, ricercatori in una think-tank un po' all'americana, che si chiama Italia Futura, fuori dalla logica dei partiti». Fuori dai partiti, dunque. Distante e distinto da una politica «che è sempre così invadente». Interessato piuttosto a una fondazione che immagina e studia «dove vogliamo essere tra 5 anni, di guardare avanti e di ragionare non come quello che sono o che ero, ma quello che sarò... a porci degli obiettivi che non sono né di destra né di sinistra». Epperò Floris annusa la notizia: si comincia sempre con le fondazioni, gli dice, e si finisce con un partito. Sarà così anche con Italia Futura? «No, no, no. Questo è un discorso, ci tengo a dirlo, fuori dai partiti». Comunque Montezemolo non rinuncia a qualche unghiata. «Non possiamo continuare ad avere un Paese di così grandi potenziali senza affrontarne i nodi di fondo: la burocrazia, l'evasione, le infrastrutture, i giovani. Io credo che ognuno di noi, che ha passioni in questo Paese, deve poter dare un forte contributo senza essere inquadrato automaticamente nella politica di tutti i giorni». Alla fine tranquillizza anche sulla Fiat: «Lo dico forte e chiaro che la Fiat è italianocentrica non solo perchè ce l'ha nel suo marchio ma perchè per noi la centralità di questo paese, di questo mercato, dei nostri collaboratori, rimane la priorità». \

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Hotel e ristoranti con prodotti a chilometri zero (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

AYAS TERRITORIO SPORT PERSONAGGIO All'interno Hotel e ristoranti con prodotti «a chilometri zero» Valnontey, studio per la protezione dalle valanghe Costi e burocrazia mettono a rischio l'Open BelAir Da Sarre all'Africa storia di Sabrina l'angelo dei disperati Daniela Giachino Joëlle Cunéaz Fulvio Assanti Davide Romeo

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Burocrazia e costi contro il BelAir Open (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

INCERTEZZE PER IL FUTURO il caso Il tennis batte cassa IL PLAUSO DEGLI ESPERTI Burocrazia e costi contro il BelAir Open Maurizio Cerva punta il dito sulle difficoltà incontrate «Le risorse sono troppo poche» FULVIO ASSANTI L'ex arbitro Vincenzo Bottone dà un giudizio positivo «Organizzazione eccellente» GRESSAN Luci e ombre. La seconda edizione del BelAir Open, appena conclusosi, mostra le due facce di una stessa medaglia. Le luci sono quelle dei responsi della manifestazione, le ombre riguardano l'incertezza per il futuro. Vive così, tra uno stato di appagamento per quanto fatto e l'incognita per quello che verrà, il più importante torneo valdostano di tennis. Un giudizio sul BelAir Open 2009 - Memorial Federico Luzzi arriva da un esperto qualificato quale il supervisor della Itf, l'International tennis federation, che ha il compito di redigere una pagella articolata per l'ente sportivo internazionale. Un ruolo delicato che nel torneo di Gressan è stato ricoperto da Vincenzo Bottone, 74 anni, casertano di origine, ma romano di adozione. Per la sua dedizione a favore del tennis il Panathlon della Valle d'Aosta gli ha riconosciuto il Premio Fair Play, che gli è stato consegnato in chiusura del torneo. Bottone è un «capitano di lungo corso» del tennis italiano e internazionale. Nel 1976 fu arbitro di sedia dello storico match di Coppa Davis tra Adriano Panatta e l'australiano John Newcombe, nella sfida tra Italia e Australia per l'accesso alla finale che assegnava la celebre «insalatiera di cristallo», poi vinta dagli azzurri sul Cile. Inoltre è stato giudice di sedia in tutte e quattro i massimi tornei mondiali: l'Australian Open, il Roland Garros, Winbledon e il Flushing Meadows. Il giudizio di Vincenzo Bottone sul BelAir Open 2009 è positivo. «Ho trovato un ambiente di grande gentilezza e cortesia - spiega il supervisor della Itf -, dove ho potuto dialogare con persone appassionate che hanno sempre collaborato per il buon esito del torneo, a partire dal direttore della kermesse Vincenzo Gerbino. Inoltre c'è stata grande attenzione nei confronti dei giocatori che, in maniera piena, hanno apprezzato e sono pronti a promuovere questo evento». Non mancano aspetti negativi. «Ma sono piccole sfumature - continua Bottone -, "pagliuzze" che, se corrette, possono portare ancora più in alto il torneo. Per esempio prevedere un impianto di illuminazione sul centrale da almeno 500 lux, per poter pensare anche ad incontri in orario serale». La valutazione del torneo? «In una scala che va da zero a cinque posso dire che la media supera il 4 e che per gli organizzatori non mi sono risparmiato, riconoscendogli un 5 con lode». Un giudizio lusinghiero per il BelAir Open 2009, che pone il torneo valdostano tra i più qualificati a livello europeo. Ma già ci si interroga su quale può essere la prospettiva e l'eventuale la crescita per le prossime edizioni. Maurizio Cerva è il titolare del centro sportivo di Gressan e, anche se non vuole passare per l'organizzatore sempre pronto a lamentarsi, questa volta non può tacere le troppe difficoltà che ha incontrato. «Sotto l'aspetto organizzativo non posso che essere più che soddisfatto - è la premessa -. Abbiamo avuto attestati di stima dai partecipanti e i complimenti degli addetti ai lavori. Questo ci sprona a proseguire, ma economicamente questo sforzo non è gestibile per un privato del nostro livello». Il problema è, soprattutto, il denaro. «Il torneo ha potuto contare su un montepremi da 15 mila dollari, ma per coprire tutti i costi ci aggiriamo sui 50 mila euro. L'amministrazione regionale ci viene incontro, ma dialoga parlando solo sulle percentuali, con un impegno quantificabile intorno ai 15 mila euro. Al Comune di Gressan non si possono certo chiedere risorse importanti, e quest'anno neppure dai privati sono arrivate grandi sponsorizzazioni. Penso che qualcosa dovrà cambiare affinché questo appuntamento possa proseguire nel suo cammino. Mettere mano al portafogli per oltre 10 mila euro non è più plausibile. Vorremo non fermarci, stiamo seguendo con attenzione anche altre iniziative, come l'organizzazione della finale nazionale del torneo Topolino. Ma la burocrazia e i costi ci rendono il futuro poco roseo e non ci permettono di sbilanciarci troppo».

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Addio a Firpo, simbolo della lotta alla Sla (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LUTTO PER IL SUO CASO SI MOBILITO' ANCHE IL PREFETTO FREDIANI Addio a Firpo, simbolo della lotta alla Sla [FIRMA]MAURIZIO FICO BERGEGGI Se n'è andato rapidamente, in silenzio, Giorgio Firpo, 65 anni, ex artigiano specializzato di Bergeggi, affetto da Sla (sclerosi laterale amiotrofica), che nell'aprile del 2008 con la sua clamorosa protesta per il diritto al voto aveva aperto la strada, lunga e difficile, al riconoscimento dei diritti negati ai malati terminali. Un simbolo per tanti, un po' come era avvenuto per Welby. I suoi funerali si sono svolti ieri mattina nella chiesa di San Paolo di via Tardy e Benech a Savona, e hanno messo fine a un lungo calvario iniziato nell'estate del 2005 quando a Firpo, improvvisamente, cominciarono a cadere gli attrezzi da lavoro dalle mani. Poco tempo dopo la terribile sentenza e un mondo che per l'ex artigiano diventava sempre più stretto: un battito di ciglia per dire sì, un leggero movimento della testa per rispondere no. Anche dal suo letto però riusciva a esprimersi compiutamente attraverso lo speciale computer visivo. E nella primavera del 2008, sempre assistito amorevolmente dalla moglie Carla, aveva espresso con forza il desiderio di votare alle elezioni politiche del 13 aprile. Il riconoscimento di un diritto, quasi un'ultima volontà che venne subito ripresa da La Stampa. Per accogliere la richiesta si mobilitò anche il prefetto Nicoletta Frediani. Un'ambulanza della Croce Rossa di Vado andò a prenderlo nella sua casa al secondo piano, poco distsante dalla chiesa di Bergeggi, per accompagnarlo al seggio ricavato nell'ex municipio. All'operazione-voto collaborarono molte persone tra cui l'assessore ai servizi sociali, Carlo Galletti e il presidente del seggio, l'avvocato Beltrametti. Tutto si svolse nella massima discrezione e la moglie potè restargli vicina anche al momento del voto. Un successo che però Giorgio considerava parziale: «E' un primo passo importante ma speriamo che presto la legge venga modificata. La possibilità di votare a casa attualmente è prevista solo per chi è attaccato a una macchina "salvavita"». L'ex artigiano non voleva farsi intubare ma la gravità delle sue condizioni erano comunque evidenti. «La legge va riscirtta usando il buon senso e semplificando la normativa. La burocrazia, per un malato grave e per chi lo assiste risulta ancora più pesante e odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia e il senso di isolamento. La volontà espressa dai malati attraverso il computer visivo deve avere anche valore legale», aveva ripetuto la moglie Carla in una delle tante battaglie con la burocrazia. Da Bergeggi, grazie a Firpo, è partita una denuncia che può aprire un caso nazionale. In provincia è attiva una sezione locale dell'Aisla, l'associazione nata per combattere la Sla attraverso la ricerca e offrire un sostegno a malati e familiari.

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urne aperte in cattolica e statale è sfida dopo la campagna più calda - ilaria carra franco vanni (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XV - Milano Gli episodi Urne aperte in Cattolica e Statale è sfida dopo la campagna più calda Dolci siciliani a sinistra, birra e ghiaccioli da Cl, gelati e pizza "padani" Alla vigilia, big della politica nazionale in campo e risse sfiorate Al centro del confronto elettorale il futuro dell´Onda studentesca, il tentativo di sorpasso del centrodestra in Statale e la percentuale di partecipazione degli studenti ILARIA CARRA FRANCO VANNI L´effetto dell´Onda sul voto, l´attesa crescita di popolarità delle liste di destra e l´enigma sull´affluenza alle urne, da sempre bassa. Sono i temi forti delle elezioni universitarie che si aprono oggi in Statale e Cattolica, dopo una campagna elettorale accesa: big della politica nazionale scesi in campo per sostenere le liste vicine ai partiti di governo, scambi al vetriolo fra opposte fazioni (vignette satiriche, volantini col faccione del Duce, spintoni dei collettivi ai leghisti). «L´importante è innovare l´università», ripetono tutti gli schieramenti. Ma a leggere i programmi le ricette sembrano sempre quelle: meno burocrazia, più alloggi, prezzi più bassi in mensa e valutazione per i professori. «Speriamo di mantenere i nostri voti e magari scavalcare la sinistra», dice Francesco Magni, candidato per Obiettivo Studenti in Statale, dove la lista ciellina è l´unica presente in tutte le nove facoltà. «Puntiamo sul buon lavoro fatto negli organi accademici, chiedendo trasparenza all´ateneo e partecipazione agli studenti», dice Marco Bettoni di Sinistra universitaria, prima lista alle elezioni 2007 con il 48 %. Altra battaglia di Su è quella per l´affluenza: ieri ha distribuito volantini in via Festa del Perdono per invitare al voto. Azione universitaria, lista vicina ad Alleanza nazionale, per la prima volta si presenta con Studenti per le libertà, i giovani di Forza Italia, creando un blocco Pdl. «L´obiettivo è crescere - dice Carlo Armeni - al Politecnico l´anno scorso abbiamo vinto ad Architettura in Bovisa, e questo fa sperare». Mancano invece, se non come candidati per i consigli delle singole facoltà, i rappresentanti delle assemblee nate nel periodo dell´Onda, convinte che «l´università non si cambia nelle stanze del potere». Alla Cattolica, in largo Gemelli, la campagna elettorale somigliava a un suk: ogni lista un banchetto, per conquistare i voto prendendo gli studenti per la gola. I dolci siciliani della Formica democratica, vicina al Pd, birra e ghiaccioli per i ciellini di Ateneo studenti, gelato e pizza dei leghisti del Mup, che hanno arruolato un gelataio dal cuore verde di Dalmine. Per Uld, di sinistra, niente cibo. «Austerity», i fondi scarseggiano. Solo un fantasmino appeso al banchetto, che rappresenta la lista di Cl alla Cattolica: «Una presenza inquietante in università», si legge. Ma la novità è la lista Avanguardia antagonista che ha riunito il Cuib, di estrema destra, con gli antagonisti padani. In Statale, nonostante un clima tutto sommato sereno, non sono mancati attriti e polemiche. Sinistra universitaria in un esposto al rettore segnala irregolarità da parte di Cl: affissioni irregolari (per cui è stata anche chiamata la polizia) un pallone aerostatico abusivo con la scritta "obiettivo studenti" nel cortile di via Celoria, un´impalcatura su tre piani di manifesti che per un giorno intero ha campeggiato in Festa del Perdono. SEGUE A PAGINA XIV

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Meno burocrazia per le Pmi umbre (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7 autore: Marco Caprai. Il presidente di Confagricoltura Perugia e imprenditore del vino propone la sua ricetta per dare maggiore slancio al comparto produttivo «Meno burocrazia per le Pmi umbre» di Alessandra Radicioni L iberare l'agricoltura umbra dalla burocrazia, valorizzare al meglio le produzioni locali consapevoli che la politica europea mostra non poche falle su questo versante. Marco Caprai, 45 anni, presidente di Confagricoltura Umbria, imprenditore del vino alla guida della Arnaldo Caprai, delinea la sua ricetta per uscire dall'impasse. La nuova Pac ha rappresentato un salto culturale. Passare dagli aiuti alla produzione all'aiuto al reddito ha determinato una svolta. Ma che impatto ha per l'Umbria? Il nuovo approccio è nei suoi intenti positivo, tuttavia ne conseguono due importanti emergenze: da un lato il problema gravissimo di come riconvertire, e non abbandonare, importanti superfici agricole, come quelle del tabacco; dall'altro le grosse perdite di competitività nel tessuto produttivo economicamente più debole. Pensiamo per esempio all'olivicoltura in Umbria in aree marginali, ma di grande interesse qualitativo come l'alta fascia collinare da Assisi a Spoleto. In queste zone estreme spesso la produzione viene abbandonata sulle piante per la scarsa remunerazione che non copre i costi di raccolta. Su questo, l'essere passati dagli aiuti alla produzione al reddito non è certo stato un grande salto se non nel senso che abbiamo trasformato gli agricoltori da produttori di beni a beneficiari di sussidi, una specie di contadino senza futuro e missione da compiere. L'agricoltura ha perso peso per incidenza sul Pil, il numero delle aziende agricole è in costante contrazione. Cosa significa oggi fare l'imprenditore agricolo in Umbria, è un settore su cui ancora scommettere? Il contrarsi del numero delle aziende agricole in Umbria appare come un fatto di naturale rafforzamento di modello darwinistico ed ha sicuramente i suoi lati positivi. Il settore primario ha perso importanza ed incidenza sul Pil dei paesi ricchi, tuttavia continua a mantenere una cruciale e strategica posizione in termini di economia. Se guardiamo al "Rural Act" di Barack Obama, ci accorgiamo di come la prima forza economica del mondo abbia compreso l'enorme valore della produzione agricola e di quanto sia prioritario il delinearsi di una gestione agile, diretta ed efficace della materia. Questo esempio, cosi come le diverse urgenze anche di ordine sanitario, ci fanno capire che è ora di intervenire concretamente per salvare il comparto che va liberato dalla burocrazia kafkiana e da quei vecchi e nuovi balzelli che erodono la redditività e condannano l'agricoltore ad una progressiva ed incentivata uscita dal settore. Oggi agricoltura è anche multifunzionalità. è turismo, è tutela del territorio, è sviluppo economico e sociale. Su quali linee dovrebbe puntare un piano di sviluppo rurale per rendere competitiva quest'area? Sempre di più sul ruolo dell'impresa agricola moderna che è innovativa, produttiva, multifunzionale e sostenibile e che riconosce nei giovani imprenditori la vera risorsa per mantenere se stessa. Questo implica una visione del sistema che ha al suo centro un'agricoltura fondata su una produzione alimentare sana e di qualità,sull'agroenergia,sull'agriturismo sulle ricchezze del bosco su quelle faunistico venatorie e non "sui sussidi e sull'incolto", ambiti ideali della non economia. Il nuovo Psr dovrà poter essere attuato in un quadro alleggerito dalla burocrazia e potersi basare su programmazioni di lungo periodo, dove sia ben chiaro a tutti che chi vive di agricoltura è più importante di chi vive per l'agricoltura.Sono convinto che solo così le risorse del Psr si tramuteranno in un volano anti crisi e di prospettiva futura; se verranno cioè rese velocemente disponibili ed impegnate per progetti d'impresa che riportino gli imprenditori e i giovani agricoltori alla loro mission di produrre per il mercato. Venendo alla sua attività di produttore di vino, quello del Sagrantino di Montefalco è un caso molto interessante: in pochi anni è salito alla ribalta dello scenario enologico internazionale. Come è stato possibile? Passione, lavoro e ricerca. Quando la mia famiglia nel 1971 iniziò quest'avventura, nulla tranne il potenziale del Sagrantino, poteva far presagire un successo del genere: solo la tenacia e la fiducia nell'unicità dell'"insieme Montefalco" ci ha dato la spinta per continuare il nostro percorso. Da subito abbiamo avviato un lungo processo di ricerca e sperimentazione con l'università di Milano (tutt'ora in atto) ponendoci così al pari dei migliori, abbiamo poi creduto che fosse importante riuscire a comunicare il nostro lavoro nella maniera migliore. Il suo Sagrantino è stato scelto addirittura per rappresentare il top dell'enologia italiana nel film "Holy Money", diretto da Maxime Alexandre, in uscita il prossimo autunno.Cosa manca all'Umbria per essere più internazionale? Maxime Alexandre ha compreso ciò che da sempre è alla base del nostro lavoro e di questo lo ringrazio, ovvero la produzione di un vino che rappresenta la radice d'italianità: la materia prima (una varietà autoctona) il suo forte legame con un territorio unico (Montefalco) fortemente caratterizzato. Molte aziende umbre oggi applicano questo modello, tuttavia per molte di esse il problema sono le dimensioni ridotte, la difficoltà a connettersi alle reti e la mancanza d'infrastrutture, deficit che sommati non permettono alle singole realtà di attuare progetti complessi. La causa molto spesso è anche dei "campanili" che restringono la ricerca di una strategia comune valida per tutto il sistema Umbria pensata in modo che ogni Pmi possa riversare in essa le proprie forzee partecipare così a un grande progetto mantenendo la propria unicità. © RIPRODUZIONE RISERVATA Più selettività La contrazione nel numero di aziende del settore non è un fattore in sé negativo Il profilo Marco Caprai Nato a Foligno nel 1964, è presidente di Confagricoltura Perugia e numero due del sindacato dell'industria alimentare di Confindustria Perugia. Nel 1988, fresco di laurea in scienze politiche, entra nell'azienda Arnaldo Caprai (5,5 milioni i ricavi e 700mila bottiglie prodotte) dove oggi è ad Il Sagrantino. Le produzioni del vino Sagrantino, nell'area di Montefalco (Pg), sono in costante crescita. Per l'annata 2008 sono state prodotte 2,3 milioni di bottiglie quando solo 10 anni prima si fermavano appena a 550mila. Le cantine imbottigliatrici sono passate da 18 a 61. In crescita anche il fenomeno del turismo enogastronomico

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Appello alle istituzioni locali (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7 autore: Appello alle istituzioni locali «Il nuovo piano di sviluppo rurale dovrà essere attuato in un quadro alleggerito dalla burocrazia dove sia ben chiaro il punto che chi vive di agricoltura è più importante di chi vive per l'agricoltura» GIANCARLO BELFIORE

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Enti territoriali al muro del diritto (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Alp-Med Gect) data: 2009-05-13 - pag: 5 autore: Burocrazia Enti territoriali al muro del diritto L'euroregione? Una realtà su cui si sta lavorando da molti anni in tutta Europa, ma in modo scoordinato, dipendente dagli ordinamenti dei singoli stati. La Commissione europea si è data il compito di uniformare questa disparità, attraverso uno strumento giuridico unico, a cui gli enti locali dei diversi stati possano far riferimento per la cooperazione transfrontaliera. è il regolamento 1082/2006, accolto in modo favorevole dagli stati perché era concepito per facilitare la cooperazione transfrontaliera: «Gli enti locali – spiega Michele Vellano ordinario di diritto dell'Unione europea all'Università della Valle d'Aosta –hanno vistoin questo strumento l'opportunità di creare legami stabili non solo per progetti comuni-tari, ma anche al di là delle intenzioni della Commissione ». Da qui la situazione di stallo e l'impugnazione della legge regionale ligure 1/2009, sull'Euroregione Alpi del Mediterraneo. Per due ragioni: era in anticipo rispetto all'approvazione della legge comunitaria che dava applicazione al regolamento e inoltre introduceva il rafforzamento dei legami politici tra le regioni che ne avrebbero fatto parte. «In Italia il Ddl di recepimento della normativa europea – prosegue Vellano –è ancora in fase di approvazione ma, a mio avviso, introduce indebitamente una procedura di autorizzazione discrezionale da parte dello stato. Potrebbe portare all'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti dello stato italiano». Dal punto di vista della costituzione formale dei Gect, con l'impugnativa della legge ligure, si ha una battuta d'arresto. Neanche attraverso il diritto francese si potrà partire, perché è comunque necessario il placet del diritto italiano. La.Si. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Montezemolo e l'impegno in politica: qualche pensiero l'ho fatto (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 13/05/2009 - pag: 10 Il presidente della Fiat «Ma credo che la nostra generazione debba contribuire facendo bene il suo lavoro» Montezemolo e l'impegno in politica: qualche pensiero l'ho fatto MILANO «Se devo dire la verità qualche pensiero, solo pensiero, in passato l'ho fatto». Ha risposto così, ieri, Luca Cordero di Montezemolo a Giovanni Floris, che gli ha chiesto se abbia mai pensato di intervenire direttamente in politica. Nell'intervista andata in onda su RaiTre nel corso di Ballarò, l'ex presidente di Confindustria e presidente della Fiat ha poi chiarito: «Siamo una generazione nata dopo la guerra che ha avuto molto da questo Paese e quindi deve cercare di dare con impegno, coi risultati, facendo bene il proprio lavoro». Ecco perché, spiega, ha deciso «assieme ad alcuni amici, di aiutare un gruppo di giovani economisti, ricercatori in un think tank un po' all'americana, che si chiama Italia Futura. Fuori dall'ottica e dalle logiche dei partiti della politica. che è sempre così invadente ». Nessun impegno diretto in politica, dunque, ma quello del presidente della Fiat vuole solo essere un contributo «nel cercare di studiare dove vogliamo essere tra cinque anni, di guardare avanti e di ragionare non come quello che sono o che ero, ma quello che sarò. Una grande spinta in questo senso a porci degli obiettivi che non sono né di destra né di sinistra, per il futuro del Paese, e quindi di contribuire a questo». Luca Cordero di Montezemolo definisce poi le elezioni europee «una sfida tra partiti piuttosto che un vero discorso europeo». E si dice «un po' deluso» dai criteri adottati per formare le liste. «Questo è un male, perché oggi molte delle scelte di fondo del Paese sono influenzate dalla politica europea e credo che sarebbe una buona opportunità per mandare in Europa giovani che vanno a rappresentare bene il Paese, con una cultura europea. Mi sembra invece che ci sia di nuovo una selezione nell'ottica di dare solo un posto alle persone». Sulla crisi economica, infine, il presidente della Fiat chiarisce: «L'Italia è un Paese bloccato da mille corporazioni, da intrecci, amicizie, difficoltà di emergere per chi è più bravo e più capace indipendentemente da dove proviene. Ma il nostro Paese deve guardare avanti e rischiare. Un tema di fondo oggi è riprendere, come nel dopoguerra, il gusto della sfida: dire dove vogliamo essere, non tra quarant'anni, ma tra cinque. Perché quando questa finirà, bisognerà tornare a pensare al futuro, e non possiamo continuare ad avere un Paese di così grandi potenziali senza affrontarne i nodi di fondo: burocrazia, evasione, infrastrutture e giovani». Il futuro «Assieme ad alcuni amici ho deciso di aiutare i ricercatori di un think tank che si chiama Italia Futura» R. P.

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"Il balòn pronto per le nuove sfide" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Chi è Intervista Enrico Costa Avvocato e parlamentare guida la Fipap dal 2005 "Il balòn pronto per le nuove sfide" ALDO SCAVINO MONDOVI' Enrico Costa, 39 anni, di Mondovì, avvocato è, dal 2005, presidente della Fipap, la Federazione italiana pallapugno. Figlio di Raffaele, ex parlamentare e presidente della Provincia di Cuneo, Enrico è al secondo mandato come deputato; è capogruppo Pdl in Commissione Giustizia alla Camera. In precedenza è stato consigliere regionale per due mandati e ha ricoperto la carica di vicepresidente. Nel 2001 era stato ispiratore di una legge regionale per la valorizzazione degli sport tradizionali. \Domani sera (alle 21) ad Asti, nel Salone della Provincia in piazza Alferi, l'atteso faccia a faccia, organizzato da «La Stampa» in collaborazione con l'Amministrazione provinciale di Asti, fra Enrico Costa ed Emilio Crosato, i due presidentissimi delle Federazioni di pallapugno e tamburello. Un incontro dal quale potrebbero scaturire idee nuove per due discipline di antiche tradizioni, che hanno nel Cuneese e nell'Astigiano le loro radici. Presidente Costa, qual è lo stato di salute della pallapugno? «Buono, direi, perchè stiamo assistendo ad una crescita notevole, soprattutto a livello giovanile grazie alla politica di incentivi per le società che abbiamo adottato». Qual è la dimensione attuale del movimento pallonistico? «Quest'anno abbiamo 42 squadre seniores (A, B, C1, C2) e ben 132 giovanili con un deciso incremento rispetto al passato; nel 2004 erano 54. Vorrei sottolineare, in particolare, che ci sono 32 squadre esordienti (13-14 anni). Non ne avevamo mai avuto un numero così alto». Quanti sono i tesserati? «Oltre 1000 giocatori e più di 100 tecnici. Lo scorso anno sono state disputate 1600 gare ufficiali; quest'anno supereremo certamente tale numero». Fra le iniziative nuove c'è il Centro tecnico federale affidato alla responsabilità di Mario Sasso. Perchè lo avete allestito? «Era un'esigenza che sentivamo da tempo. L'obiettivo è quello di individuare i giocatori più promettenti in prospettiva futura nelle varie società e seguirli più attentamente, con continui «stage» di perfezionamento». Lei è stato appena rieletto ai vertici della Fipap. Che cosa conta di realizzare nel nuovo mandato? «Gli obiettivi prioritari sono due. Il primo è la costruzione di impianti senza i quali non nascono società nuove. In collaborazione con le Regioni vogliamo individuare delle aree in cui costruire sferisteri nuovi, magari polifunzionali, adatti anche ad altri sport, in tutte le province che ne sono sprovviste. Il secondo obiettivo è quello della comunicazione. Stiamo lavorando, anche con la Lega delle Società, per dare maggiore visibilità alla pallapugno, adottando tutti i mezzi possibili: il sito internet «Losferisterio.it», il magazine collegato, le trasmissioni TV, nuovi rapporti con le emittenti locali. Dobbiamo cercare di rendere televisivo il nostro sport: adesso, purtroppo, non lo è. Se per farlo diventare più appetibile occorresse vivacizzarlo e magari cambiare certe regole che lo rendono troppo lento e un po' macchinoso, dovremmo farlo». Rapporti con la scuola? «Abbiamo attuato il Progetto scuola in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, per cercare di diffondere la pallapugno fra gli studenti. La nostra Federazione gestisce anche l'attività della pallapugno leggera che si pratica in tutta Italia, anche se non è facilissimo il passaggio da uno sport all'altro». Un sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente, e alla luce del sole, come è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle scommesse».

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"Le scommesse negli sferisteri" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

"Le scommesse negli sferisteri" Domani alle 21 ad Asti, nel Salone della Provincia in piazza Alfieri, inedito faccia a faccia organizzato da «La Stampa» tra Enrico Costa ed Emilio Crosato presidenti delle Federazioni di pallapugno e tamburello. Un incontro dal quale potrebbero scaturire idee nuove e forme di collaborazione tra due discipline di antiche tradizioni, che hanno nel Cuneese e Astigiano il radicamento maggiore. Alla vigilia dell'incontro Enrico Costa si presta a fare il punto sulla situazione della Federazione pallonistica che dirige da quattro anni (è all'inizio del secondo mandato). Presidente Costa, qual è lo stato di salute della pallapugno? «Buono, direi, perché stiamo assistendo a una crescita notevole, soprattutto a livello giovanile, grazie alla politica di incentivi per le società che abbiamo adottato». Qual è la dimensione attuale del movimento? «Quest'anno abbiamo 42 squadre Seniores (A, B, C1, C2) e ben 132 giovanili con un deciso incremento rispetto al passato; nel 2004 erano 54. Vorrei sottolineare, in particolare, che ci sono 32 squadre esordienti (13-14 anni). Non ne avevamo mai avuto un numero così alto». Quanti sono i tesserati? «Oltre 1.000 giocatori e più di 100 tecnici. Lo scorso anno sono state disputate 1.600 gare ufficiali; quest'anno supereremo certamente tale numero». Lei è stato appena rieletto ai vertici della Fipap. Che cosa conta di realizzare nel nuovo mandato? «Gli obiettivi prioritari sono due. Il primo è la costruzione di impianti senza i quali non nascono società nuove. In collaborazione con le Regioni vogliamo individuare aree in cui costruire sferisteri nuovi, magari polifunzionali, adatti anche ad altri sport, in tutte le province che ne sono sprovviste. Il secondo obiettivo è quello della comunicazione. Stiamo lavorando, anche con la Lega delle Società, per dare maggiore visibilità alla pallapugno, adottando tutti i mezzi: il sito Internet "Losferisterio.it"; il magazine collegato; le trasmissioni tv; nuovi rapporti con le emittenti locali. Dobbiamo cercare di rendere televisivo il nostro sport: adesso, purtroppo, non lo è. Se per farlo diventare più appetibile occorresse vivacizzarlo e magari cambiare certe regole che lo rendono troppo lento e un po' macchinoso, dovremo farlo». Un sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente, e alla luce del sole, com'è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle scommesse».

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Alba: Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ELEZIONI LAVORO MONDOVI' ALBA All'interno Alba: «Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia» Operai Burgo hanno detto sì ai 37 «tagli» Comune offre locali a Piazza e Altipiano per il Politecnico Miroglio premia i dipendenti «senior» Servizi Andrea Garassino Gianni Scarpace Giuseppina Fiori

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"Più costi e burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PROTESTA. INIZIATIVA DI CONFARTIGIANATO "Più costi e burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie" Artigiani in rivolta contro la Regione. La protesta parte dagli impiantisti di caldaie associati a Confartigianato (130 sui circa 300 dell'Astigiano) che minacciano un ricorso al Tar contro la nuova legge regionale varata dall'assessore all'Ambiente Nicola De Ruggiero per contenere l'inquinamento. Il problema, secondo gli artigiani, sono i nuovi e più restrittivi limiti imposti sugli impianti di riscaldamento e condizionamento: di fatto, metterebbero fuori legge la maggior parte delle caldaie piemontesi, molte installate negli ultimi anni. Del malcontento si fa portavoce il presidente dell'associazione Biagio Riccio che in una lettera alla presidente Mercedes Bresso, chiede la sospensione, almeno temporanea, dell'applicazione della legge. «I nostri installatori - denuncia - sono esasperati: questa nuova normativa porta solo burocrazia, demandando controlli, responsabilità e competenze agli artigiani. Praticamente diventano degli ispettori della Regione, ma non è il loro compito: questo sistema non incentiva la legalità». Altro problema è il «bollino verde» obbligatorio per il controllo dei fumi: lo gestiva la Provincia (al costo di 5 euro), ora la competenza passa alla Regione ed è gratis. Ma ricorda Riccio, «il bollino permetteva di creare un fondo provinciale da cui attingere contribuiti per la sostituzione dei vecchi impianti e finanziare la formazione dei nostri tecnici: ora rimaniamo con le casse vuote». Oggi, la revisione annuale degli impianti costa tra i 70 e i 100 euro, ma per il presidente, la normativa avrà un contraccolpo anche sulle tasche dei consumatori: «Aumenteranno i costi dei controlli e chi ci rimette? Gli utenti». Ora a Confartigianato si attende la risposta da Palazzo Lascaris. E se non arriverà, è già pronto un ricorso ai giudici amministrativi.

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l'asfissia della campagna elettorale - augusto muojo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Napoli L´analisi L´asfissia della campagna elettorale AUGUSTO MUOJO Nicolais chiede aiuto a Bassolino e il governatore promette subito di sostenerlo, anche se i suoi uomini sono stati "scientificamente" esclusi dalla "lista del presidente"; Punzo invita la classe politica a mettersi d´accordo su alcune opere infrastrutturali da realizzare in tempi brevi a carico dell´imprenditoria privata e a rispondergli, e in senso affermativo, è solo il cardinale Sepe; appena la Iervolino accenna alla necessità di accelerare i tempi per Bagnoli, interviene la burocrazia ambientalista per respingere l´ipotesi di porto-canale e, quindi, di modernizzazione per l´uso turistico dell´area. Sono tre eventi diversi, la cui lettura andrebbe associata e valutata insieme per definire l´asfissia dell´attuale momento pre-elettorale che dovrebbe produrre invece fervore di progetti e di proposte politiche unificanti. Primo punto. Il disgelo tra Bassolino e il candidato del Pd alla Provincia è partito dopo i contatti che l´ex ministro ha avuto a Roma con Franceschini e altri leader del partito. SEGUE A PAGINA XI

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le dieci domande che rivolgiamo a silvio berlusconi - (segue dalla prima pagina) giuseppe d'avanzo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 8 - Interni Le dieci domande che rivolgiamo a Silvio Berlusconi L´inchiesta Le incoerenze di un caso politico (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) GIUSEPPE D´AVANZO In quanto tali, quei comportamenti sono sempre di pubblico interesse e non possono essere circoscritti a un ambito familiare. D´altronde, la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni del 29 aprile e del 3 maggio, offre all´attenzione dell´opinione pubblica due certezze personali e una domanda. Le due certezze descrivono, tra il pubblico e il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio: «Mio marito frequenta minorenni»; «Mio marito non sta bene». La domanda, posta dalla signora all´opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta, è invece tutta politica e chiama in causa le pratiche del «potere», il suo modo di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito che un bell´aspetto e la prossimità al premier. Ha detto la signora Lario: «Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne (...). Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell´imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore». (Ansa, 28 aprile, 22,31) Silvio Berlusconi ha replicato, a caldo, evocando un complotto «della sinistra e della sua stampa che non riescono ad accettare la mia popolarità al 75 per cento (…) Tutto falso, nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un´assoluta falsità». (Porta a porta, 5 maggio) E´ il primo ingombro che bisogna verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata? E´ vero, se di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra e della «sua stampa»? Tre evidenze lo escludono. Il primo quotidiano che dà conto della candidatura di una "velina" alle elezioni europee è il Giornale della famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che «Barbara Matera punta a un seggio europeo». «Soubrette, già "Letterata" del Chiambretti c´è, poi "Letteronza" della Gialappa´s, quindi annunciatrice Rai e attrice della fiction Carabinieri», la Matera, scrive il Giornale, «ha voluto smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. "Dicono che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio molto"». «E si vede», commenta il giornale di casa Berlusconi. Il secondo giornale che svela «la carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare» è Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di prima pagina con «Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell´Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee». A pagina 12, le rilevazioni: «Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore» è il titolo. «Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl» è il sommario. Per Libero le «showgirl», che dovranno superare un colloquio, sono ventuno (in lista i candidati a un seggio di Bruxelles, come si sa, sono settantadue). I nomi che si leggono nella cronaca sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e «una misteriosa signorina» lituana, Giada Martirosianaite. Difficile sostenere che Il Giornale e Libero siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione farefuturo , presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito democratico. Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole «far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione» . Coerentemente critica l´uso di «uno stereotipo femminile mortificante» e con un´analisi della politologa Sofia Ventura avverte che «il "velinismo" non serve». Nell´articolo si legge : «Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, denota uno scarso rispetto per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima». Quando la signora Lario prende (buonultima) la parola per censurare il "velinismo" - e «il ciarpame senza pudore» del potere - non si muove nel vuoto, ma su un terreno già smosso dalle rivelazioni dei giornali vicini al premier e dalle analisi critiche di intellettuali prossimi alla maggioranza di governo. Questo "caso" non ha inizio con un intrigo, come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione nella preoccupazione di ambienti della destra per un «impoverimento della qualità democratica di un paese» (ancora la Ventura). Rimosso il presunto «complotto», resta il "caso" politico, dunque. Un "caso" che diventa anche familiare, quando Veronica Lario scopre che Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli alla festa di compleanno di una diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E ancora una volta politico quando la signora, annunciando la sua volontà di divorziare, denuncia pubblicamente i comportamenti di un marito che, «incaricato di una pubblica funzione», «frequenta minorenni», prigioniero com´è di un disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico. Il presidente del Consiglio ha replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo a Porta a Porta. In queste tre sortite pubbliche, la ricostruzione degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di giovani donne selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier; il suo affetto per Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione alla festa di compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia) ha avuto, da parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria o omissiva. Berlusconi nega di aver mai avuto intenzione di candidare «soubrette». «Non avevamo messo in lista nessuna "velina"» (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama «papi». Perché? A chi glielo chiede, replica: «E´ uno scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chiamino papi. Non crede?» (Corriere, 4 maggio). Berlusconi è più preciso con la Stampa (4 maggio): «Io frequenterei, come ha detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E´ una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!» E´ la stessa versione offerta a France2 .( 6 maggio) Quando il presidente del Consiglio spiega le circostanze della frequentazione con Noemi Letizia - si tratta di un´antica amicizia di natura politica con il padre, dice - il giornalista lo interrompe per chiedere: «…dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva personalmente?». Berlusconi risponde: «No, ho avuto l´occasione di conoscerla tramite i suoi genitori. Questo è tutto». La versione di Berlusconi è contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia concede. Noemi così ricostruisce il suo legame affettivo con il presidente del Consiglio: «Mi vuole bene come a un figlia. E anch´io, noi tutti gli siamo molto legati». (Repubblica, 29 aprile) Al Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile, consegna dettagli chiave. «[Berlusconi, papi] mi ha allevata (…) E´ un amico di famiglia. Dei miei genitori (…) non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un´altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. (…) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (…) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore. (…) [Da grande vorrò fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronto a cogliere qualunque opportunità. (…) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio». Nel racconto di Noemi c´è la narrazione di un rapporto diretto, intenso con il presidente del Consiglio. Che le fa tre regali per il 16°, 17° e 18° compleanno. Quindi, si può concludere, Berlusconi ha conosciuto Noemi quindicenne. Nel loro rapporto non c´è alcun ruolo o presenza dei genitori. Noemi non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre, presente al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno. Berlusconi ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: «Ho incontrato la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei genitori». I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier. Durante l´incontro con il giornalista, la signora Anna Palumbo - madre di Noemi - interviene soltanto per specificare le circostanze in cui Berlusconi ha conosciuto suo marito, Benedetto "Elio" Letizia. Dice: «[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più». Noemi non è così evasiva quando affronta una delle questioni decisive per questa storia. E´ addirittura esplicita. Ella ritiene di poter ottenere da Berlusconi l´opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di essere eletta in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le aspettative di Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi, sono in linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di Gianfranco Fini («Le donne non sono gingilli») e della signora Lario («Ciarpame senza pudore»). Quando e dove e come si sono conosciuti Berlusconi ed Elio Letizia è un altro enigma di questa storia che raccoglie versioni successive e contraddittorie. A Varsavia Berlusconi dice: «[Elio] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l´autista di Craxi». (Ansa, 29 aprile, 16,34) Quando la circostanza è subito negata da Bobo Craxi («Cado dalle nuvole. L´autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno»,( Ansa, 29 aprile, 16,57), deve intervenire Palazzo Chigi, con un imbarazzato ritardo di venti ore, per smentire a sua volta: «Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse autista dell´on, Bettino Craxi» (Ansa, 30 aprile, 12,30). Dal suo canto, Letizia non vuole ricordare in pubblico come e dove e quando ha conosciuto Berlusconi. Chi lo interroga raccoglie soltanto parole vuote. «Volete sapere come ho conosciuto Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però allora vi racconto anche come ho conosciuto tutte le persone che conosco…». (Corriere, 10 maggio) In qualche altra occasione, il rifiuto di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier è ancora più categorico: «Non ho alcuna intenzione di farlo» (Oggi, 13 maggio) Anche Noemi non ha voglia di offrire rievocazioni: «Non ricordo i particolari [di come è nato il contatto familiare], queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale... «. (Repubblica, 29 aprile) Un ricordo vivo del primo incontro tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex assessore socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente del Consiglio. «Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all´hotel Raphael, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno era quasi sempre Elio Letizia (…) Parecchie volte è capitato che al Raphael ci fosse Silvio Berlusconi. E´ lì che ho presentato i due che poi hanno fatto amicizia». (Corriere, 10 maggio) . Il ricordo di Arcangelo Martino è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. «Escludo categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell´hotel Raphael (…) Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare mio padre». (Repubblica, 11 maggio) Chiara anche la smentita di uomini che furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis («Mai sentito nominare Letizia»); Gennaro Acquaviva («Mai sentito nominare Letizia, neanche dai napoletani»); Giulio Di Donato («Questo signor Letizia, nel panorama napoletano e campano dei socialisti, non esisteva»). (Repubblica, 11 maggio) L´occasione dell´incontro tra Berlusconi e Letizia è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione del presidente del Consiglio di partecipare alla festa di compleanno di Noemi Al Corriere della sera, 4 maggio, così Berlusconi ha spiegato la sua presenza a Napoli. «Racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il padre, un mio amico da tanti anni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avanzamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina all´aeroporto. Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un´ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e matrimoni». Berlusconi, dunque, partecipa alla festa per un atto di affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si parla di Noemi né di altra necessità politica o urgenza di altra natura. Diversa la versione offerta, lo stesso giorno (4 maggio) alla Stampa: «Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello (Flavio, consigliere regionale del PdL) dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l´ex-questore Malvano (Franco, già candidato a sindaco di Napoli) sia Martusciello e che stavo per arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall´aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così ci sono andato…». Berlusconi aggiunge qualche dettaglio in più nel solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta a Porta: «Ero al salone del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per i cori "Meno male che Silvio c´e", "Magico" e il capitano dell´elicottero mi ha detto che era in arrivo entro mezz´ora un temporale che ci avrebbe costretto ad andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo e [visto il tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo in serata [con il ristorante a soli tre minuti dall´aeroporto] sono entrato…» Anche questa ricostruzione trova delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi giunge a Napoli con un regalo per Noemi, «cerchi concentrici in oro rosa arricchiti da una cascata di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6 mila euro, il ciondolo è anche nella collezione di Sophia Loren» (Gente, 19 maggio). Si è molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare molto significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei cadeaux da distribuire secondo necessità. Più interessante è che l´aereo di Berlusconi giunga a Napoli con un´ora di anticipo rispetto all´inizio della festa e il presidente attenda nell´aeromobile per un´ora prima di muoversi ed entrare «cinque minuti dopo l´arrivo in sala di Noemi» (Annozero, 7 maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato dal patron del ristorante "Villa Santa Chiara", si sapeva da sabato 25 aprile dell´arrivo del premier e, in ogni caso, la "bonifica" della sala da parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata, «alla 15», per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica, 10 maggio). Sembra di poter dire che non c´è stato alcun cambio di programma a Rho nel tardo pomeriggio di domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di Noemi era già nell´agenda del presidente da giorni, come dimostrano la "bonifica", l´attesa in aereo, l´arrivo nel ristorante subito quasi contestualmente all´ingresso della diciottenne come per un copione precedentemente preparato. C´è un´ultima contraddizione da sciogliere. La scelta o indicazione delle "veline" da candidare è stata opera di Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del Consiglio sostiene di non aver messo becco nella candidature europee: «Le candidature per le Europee non sono state gestite direttamente dal premier. Ad occuparsene sono stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e Verdini che "da migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede" per individuare i 72 candidati si sono orientati secondo le indicazioni del congresso, spazio ai giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna è qualificabile come velina» (resoconto delle parole del premier a Porta a porta, 5 maggio, tratto da Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette però di avere discusso con Elio Letizia (non è un dirigente del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le candidature di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a Napoli alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza altre spiegazioni, inverosimile. Il rosario di incoerenze che si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita a rivolgere dieci domande al presidente del consiglio: 1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio? 2.Nel corso di questa amicizia, che il premier dice «lunga», quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni? 3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in questo caso - come ammette anche Berlusconi - il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Elio Letizia? 4. Naturalmente il presidente del consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale? 5. Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? 6. Quante volte Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove? 7. Berlusconi si occupa dell´istruzione, della vita e del futuro di Noemi? Sostiene finanziariamente la sua famiglia? 8. E´ vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l´accesso alla scena politica e questo «uso strumentale del corpo femminile», per il premier, non «impoverisce la qualità democratica di un paese» come gli rimproverano personalità e istituzioni culturali vicine al suo partito? 9. Veronica Lario ha detto che il marito «frequenta minorenni». Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che il premier incontra o «alleva», per usare senza ironia un´espressione della ragazza di Napoli? 10. Veronica Lario ha detto: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E´ stato tutto inutile». Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell´Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l´esito di «una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità». Quali sono le condizioni di salute del presidente del consiglio?

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Tra Acea, Ama e Comune: il gioco dell'oca di Gabriele (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Lettere data: 14/05/2009 - pag: 12 Caro amico ti scrivo di Goffredo Buccini Tra Acea, Ama e Comune: il gioco dell'oca di Gabriele Egregio Buccini, desidero segnalarle un piccolo fatto emblematico di come un cittadino cerchi di collaborare con l'Autorità Municipale preposta al servizio idrico irriguo, ma questa latiti... nel senso che non la trovi! In breve appena si giunge a Spinaceto venendo da Roma, all'inizio di via Caduti della Resistenza angolo via Eroi di Roma, sul prato antistante vi è una bocchetta per l'irrigazione che per giorni manda quasi continuamente acqua... allagando la strada e i marciapiedi circostanti (tombini intasati). Mi sono chiesto come mai l'Autorità competente non provvedesse a riparare il malfunzionamento... Ho provato a contattare telefonicamente prima l'Acea (il suo nome è sul piccolo tombino dal quale fuoriesce l'acqua) che mi ha risposto essere la competenza dell' Ama; questa mi ha instradato al del Servizio Giardini del Comune... Sono riuscito a contattare il Servizio in questione dopo aver appurato che il numero fornitomi era sbagliato e solo grazie all'educatissima interlocutrice che nel rispondermi mi ha poi augurato buona ricerca nel fornirmi il numero giusto. Sono indi stato dirottato al Servizio Giardini del mio Municipio (XII) ove il signor Claudio,gentilmente, mi ha detto che era a conoscenza del problema,....ma che da tempo aveva reclamato con i suoi superiori sostenendo che la riparazione del guasto era di competenza non del Servizio Giardini ma dell'Acea! Visto che sono ritornato alla partenza....e volendo collaborare nonostante tutto, mi potete aiutare...anzi ci potete aiutare? Gabriele Bartolozzi Caro Bartolozzi, il suo racconto è così efficace che non le ruberò spazio. Un simile gioco dell'oca dovrebbe spiegare alla politica perché le burocrazie vanno semplificate. Presto. E con coraggio. gbuccini@rcs.it

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Tata e Ambani scelgono l' che odia i musulmani (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 14-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 14/05/2009 - pag: 21 Narendra Modi Il volto controverso dei nazionalisti indù Tata e Ambani scelgono l'«amico degli industriali» che odia i musulmani Un panorama politico disgregato e incerto: lo storico partito dei Gandhi, il Congresso oggi al potere, che si contende il primato (ormai relativo) con il rivale indù-nazionalista Bharatiya Janata Party (Bjp), mille e più formazioni minori in corsa per i voti di 714 milioni di indiani nella maratona elettorale che finirà il 16 maggio con i risultati. Un'economia che nell'anno fiscale 2009 ha visto una crescita del 6,5%, invidiabile per noi ma un vero crollo dal precedente 9% e il minimo dal 2003; milioni di posti di lavoro persi, megaprogetti abbandonati (come le famose autostrade dell'ex premier Vajpayee). Non sorprende che in questa situazione gli imprenditori della «più grande democrazia del pianeta» che compaiono in massa nelle classifiche mondiali dei miliardari, 4 tra i primi dieci di Forbes, 10 tra i primi 100 abbiano finanziato la campagna elettorale, costata solo sui media ancor più di quella Usa, distribuendo denaro e favori. «Ognuno paga chiunque possa essergli utile, a destra e sinistra, piccoli e grandi dice Nilofar Suhrawardy, giornalista e saggista di New Delhi . Ma da noi non è come in America, lo fanno sottobanco e in silenzio, il sostegno esplicito è raro». Con una sola, grande eccezione: il plateale appoggio di alcuni super-capitalisti a uno dei protagonisti più controversi della scena politica indiana, e cioè Narendra Modi. Astro in ascesa del Bjp, è primo ministro del Gujarat dal 2001, quando iniziò a trasformare il povero Stato desertico appena sconvolto dal terremoto in un «paradiso per gli imprenditori» al grido di «no red tape, yes red carpet». Ovvero tappeti rossi, nel senso di nuove leggi favorevoli agli investitori, al posto dell'infernale burocrazia indiana, che per molti di loro è il nemico numero uno del subcontinente, peggio delle inondazioni o degli scontri tra caste e religioni. «Modi è il miglior leader dell'India, se ha governato così bene il suo Stato, immaginiamoci cosa potrebbe fare come primo ministro di tutto il Paese», ha dichiarato a una convention di 20 mila investitori e imprenditori Anil Ambani, terzo per ricchezza e potere in India, a capo del colosso Reliance con il fratello Mukesh e appena sopravvissuto a uno strano tentativo di omicidio. «Abbiamo bisogno di un Ceo a capo del governo. E chi meglio di Modi? », ha aggiunto Sunil Mittal, quarto nelle classifiche grazie al suo gruppo nelle telecom Bharti. La dichiarazione ha fatto scalpore in India: perché Ambani e Mittal non sono imprenditori qualsiasi, perché il Bjp ha un leader (L. K. Anvani) determinato a non farsi scavalcare nonostante gli 81 anni. Ma soprattutto perché il curriculum politico di Modi è a dir poco imbarazzante. «E' peggio di Hitler, ricordiamoci tutti che ha costruito la sua carriera sui cadaveri di vittime innocenti», ha tuonato il Congresso. E ancora: «Nel 1933, i capitali dell'industria tedesca erano affascinati dal dittatore nazista. Qui sta accadendo lo stesso». Perché Modi è ritenuto quasi all'unanimità in India e all'estero (gli Usa gli hanno più volte rifiutato un visto) responsabile dei massacri di musulmani del 2002, con oltre 1000 morti e solo il culmine di una lunga serie di «incidenti» a base confessionale accaduti in Gujarat e non solo. Sul caso sono state aperte varie inchieste, indipendenti e ufficiali, qualche arresto è stato fatto, il nome di Modi è sempre comparso ma nulla è stato deciso. Il premier del Gujarat è anzi sempre più forte. «La sua ascesa è una prospettiva spaventosa per l'India dice Shabnam Hashmi, laico e capo di una Ong per la democrazia e il dialogo interconfessionale , la sua è un'ideologia di odio, polarizza la gente ». Qualcuno gli attribuisce perfino la colpa degli attacchi di Mumbai in novembre, «reazione di fanatici musulmani al suo fanatismo ». Eppure, alla «India Inc.» (come i media locali chiamano il grande capitale del Paese) Modi piace. Al punto che perfino Ratan Tata si è fatto sedurre. Dopo i lunghi tentativi di aprire una fabbrica in West Bengala, falliti per la protesta dei contadini che difendevano le terre dall'esproprio, ha fondato la sua fabbrica delle Nano, le auto più economiche del mondo, proprio in Gujarat. «In tre giorni ho avuto i permessi al posto dei soliti sei mesi», ha detto, lodando l'efficienza di Modi. Pensare che Tata, il maggior donatore in beneficenza dell'India, è anche zoroastriano. E con l'estremismo indù non ha proprio niente a che spartire. Cecilia Zecchinelli Imprenditori Ratan Tata e Anil Ambani Leader Narendra Modi, premier nazionalista indù del Gujarat

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L'Europa, un club alla ricerca (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA 22ª FIERA INTERNAZIONALE DEL LIBRO ATTUALITA' L'Europa, un club alla ricerca E' davvero possibile un terreno culturale comune tra i cittadini dei vari Stati del Vecchio Continente? di un'identità DONALD SASSOON La parola «crisi» viene immancabilmente invocata quando si discute dell'Europa, eppure è un club che nessuno vuole lasciare e al quale molti vogliono aderire. Paradossalmente, nell'era della globalizzazione, si dovrebbe parlare della crisi dello Stato-nazione ma oggi gli stati sono più numerosi che mai, soprattutto nel nostro continente, dove nel 1945 ve n'erano 27, già cinque in più rispetto al 1914, mentre oggi ce ne sono più di quaranta. E come costruirla, questa Europa, quando tutte le principali prerogative di uno Stato rimangono allo stato-nazione: la difesa, l'istruzione, la salute, il fisco, la legge e l'ordine e il controllo del sistema audiovisivo? Fino a poco fa molti ritenevano che ciò che poteva unire gli europei era l'idea del libero mercato. L'attuale congiuntura economica ha rimesso in discussione anche il liberismo. Ma alla crisi del modello neo-liberale non è emersa alternativa credibile, salvo un possibile ritorno all'altrettanto utopico status quo. Sia il vecchio sistema di Bretton Woods che il regime di deregulation degli ultimi trent'anni erano stati creati all'insegna dell'egemonia americana. Ma oggi, anche se gli Stati Uniti sono ancora la massima potenza sia militare che culturale, non hanno più la forza di imporre un nuovo ordine economico. Bush non lo aveva capito, Obama lo sa bene. Quanto alla Cina è troppo presto per esprimere un giudizio - come diceva Zhou Enlai della Rivoluzione francese. Almeno americani e cinesi hanno una qualche loro identità mentre l'Europa, di cui non sapremmo definire nemmeno i confini, non ha né l'unità, né la volontà, né la possibilità di sistemare il mondo. E' proprio necessario che l'Europa abbia una sua identità? Questa identità europea deve fare i conti con un passato difficile, lordo di sentimenti di superiorità, di razzismo, dell'idea discutibile che essa abbia avuto una «missione civilizzatrice», come si dice in Francia. Storicamente, non è solo il continente della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. E' anche il continente del colonialismo, della tratta degli schiavi, di Auschwitz e del Gulag. Ma è anche quello che di recente ha ratificato la Corte penale internazionale, il Protocollo di Kyoto, che ha abolito la pena di morte, che ha i più avanzati sistemi di welfare. L'Europa sociale e dei diritti civili non è ancora morta. Esiste un'Europa culturale? Certo abbiamo un patrimonio culturale comune, la poesia, i romanzi, i saggi, la musica. Ma spesso è la cultura dei colti, non quella della maggioranza. Quanto a cultura popolare, in Europa oggi esiste solo quella americana, dalla musica alla tv e al cinema. Certo ogni Paese apprezza i propri cantanti, i propri programmi, anche i propri scrittori, ma poco quelli degli altri paesi. Le varie culture nazionali comunicano poco tra loro. Si può costruire un'identità europea? Occorre farlo? L'unico modello che abbiamo è la costruzione delle identità nazionali, che ha richiesto scuole, eserciti, religioni, guerre, patriottismo, burocrazie, governi, bandiere e lingue nazionali. I popoli degli Stati-nazione europei non hanno mai, in realtà, davvero scelto la loro nazione. Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli Italiani, si è detto dopo il Risorgimento. Questo vale anche per gli altri. All'inizio c'era la nazione, poi sono stati fatti i cittadini. Siamo diventati cittadini perché ci hanno tassato, ci hanno mandato in guerra, ci hanno fatto cantare inni nazionali; e poi anche perché ci hanno fatto votare. Così siamo diventati italiani, francesi, polacchi, ecc. Ma non abbiamo ancora imparato ad essere europei. Forse non lo impareremo mai. SABATO 16 MAGGIO SALA AZZURRA ORE 12 Conferimento del Premio Alassio Internazionale a Donald Sassoon. A seguire una Lectio magistralis sul tema «L'identità culturale degli Europei dall'Ottocento a oggi», a cura di Fiera del libro e Premio Alassio 100 libri - Un autore per l'Europa. Intervengono: Paolo Mauri e Monica Zioni

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"Senza quei macchinari rischiamo di perdere il posto" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

INDUSTRIA.LA VICENDA CHE COINVOLGE I 15 DIPENDENTI DELLA «A&B IMPIANTI» "Senza quei macchinari rischiamo di perdere il posto" Sono in affitto da un'azienda fallita e rischiano di finire all'asta [FIRMA]ROBERTO GONELLA ASTI E' un arcipelago di posti di lavoro che si disperdono, spesso lontano dai clamori delle grandi vertenze sindacali e dalle pagine dei giornali . Eppure la burrasca della crisi occupazionale non ha travolto solo i cargo (qualcuno magari già da tempo male in arnese) come le grandi aziende, ma ha anche i vascelli, piccole realtà produttive con un esiguo «equipaggio». E talvolta a rendere ancor più ardua l'attraversata, sono i cavilli o l'esigenza - fate voi - della burocrazia e delle leggi. Come potrebbe accadere alla «A&B Impianti», piccola azienda che si occupa «della fornitura di impianti per la produzione di materiali da costruzione in laterizio e altre materie prime del tipo ecologico», come recita il sito internet. Sono 15 i dipendenti che lavorano nella sede di via Marco Polo, nella zona industriale. Destino della toponomastica, dal 2007 è controllata da un gruppo che batte bandiera cinese, la «Dragon&Strong». Socio di minoranza è un manager astigiano, Renato Gavello. Il prosieguo dell'attività è però in qualche modo a rischio. Al momento dell'acquisizione, il gruppo aveva infatti rilevato anche l'affitto del ramo d'azienda della «A&B automazioni», la cui vecchia proprietà era successivamente fallita. Seguendo la procedura, ora il curatore fallimentare ha fatto sapere che non sarà rinnovato il contratto d'affitto con «Dragon&Strong». Per soddisfare i creditori, sarà quindi indetto il bando per un'asta finalizzata alla vendita dei macchinari della «A&B automazioni»: la cessione finirebbe però con lo stoppare anche l'attività della «A&B Impianti», «azienda integrata». Inoltre, chi compra i macchinari potrà portarseli via anche senza doversi curare del destino dei 15 dipendenti che rischiano oltretutto di trovarsi senza lavoro già nell'immediato. «Il timore è che già oggi possano essere apposti i sigilli ai macchinari per impedire l'utilizzo del bene - sostiene Silvano Uppo, segretario Uilm - per questo abbiamo già chiesto un intervento delle istituzioni». Oggi alle 8 è prevista un'assemblea ai cancelli della fabbrica: «Valuteremo quali iniziative intraprendere» aggiunge il sindacalista. Smurfit.Avvio della procedura di mobilità alla «Smurfit»: riguarda 10 dei 123 dipendenti. La decisione è dovuta ad un calo dei volumi.

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1. Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono entrato nell'ammin... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

1. Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono entrato nell'amministrazione nel 1969, e quest'anno lascio con 7-8 mesi di anticipo. Quando nacque il ministero dei beni culturali nel '75 pensavamo a una struttura scientifica, invece predomina la burocrazia. 2. Difficoltà napoletane A Napoli abbiamo musei magnifici, li abbiamo rinnovati, siamo riusciti a fare mostre scientifiche dando all'estero un'immagine oltre pizza, monnezza e pistole, però la città non è mai intervenuta perché ci fosse una ricaduta tra i napoletani. 3. Cattedrale nel deserto Capodimonte non ha i visitatori che meriterebbe perché è difficile da raggiungere. E Napoli non si è mai attrezzata con ristoranti e alberghi a costo medio per il turismo culturale. Sembriamo una cattedrale nel deserto. 4. No ai cimiteri d'arte I musei non devono essere cimiteri d'arte. Anche per questo ho portato artisti contemporanei a Capodimonte. Quando ho messo Basquiat accanto al Salviati la gente ha scoperto entrambi. 5.Mostre da reality Si fanno mostre da 400mila visitatori? Bene se hanno contenuto scientifico, non se si intitolano agli impressionisti o a Picasso con ben poco dei maestri, allora sono come un reality. STEFANO MILIANI smiliani@unita.it 5 risposte da Nicola Spinosa Soprintendente del Polo museale di Napoli

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. E si dà fuoco (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Roma data: 15/05/2009 - pag: 7 All'Altare della Patria «Voglio la pensione». E si dà fuoco Alle diciotto di ieri, un uomo di 41 anni di nazionalità rumena, è salito sui gradini dell'Altare della Patria per darsi fuoco. Aveva indosso calzoni di cotone, camicia e uno zainetto da cui ha tirato fuori una bottiglia di alcol. Dopo aver tirato fuori dalla tasca un accendino si è appiccato il fuoco. Un carabiniere che dal presidio di piazza Venezia, aveva notato l'espressione stralunata dell'uomo, si è precipitato su di lui e strappandogli i pantaloni ha impedito che le fiamme raggiungessero torace e volto. Caricato da un'ambulanza del 118, l'uomo è stato ricoverato al Sant'Eugenio con ustioni a piedi e mani. Le sue condizioni non appaiono gravi. Ai carabinieri del comando di Roma centro, ha detto di essere disperato perchè la burocrazia italiana gli nega i suoi diritti. A Roma da anni, avrebbe maturato il diritto a una pensione di invalidità in seguito a un incidente sul lavoro. Pensione che però non gli viene versata. L'uomo si rifugia spesso al Centro Astalli. «Purtroppo - dice padre Giovanni Lamanna - questo non è il primo caso di disperazione a causa di una burocrazia lenta, che fatica nel riconoscimento dei diritti altrui». Ilaria Sacchettoni

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cavaioni, rinasce villa silvetta - eleonora capelli (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XXIII - Bologna Cavaioni, rinasce Villa Silvetta ELEONORA CAPELLI Un centro per genitori e bambini fino a tre anni con tanto di sala per lo yoga, ristorante con prodotti dell´orto biodinamico, laboratori artistici e una biblioteca di documentazione sulla medicina naturale. Così prova a rinascere Villa Silvetta, il cuore di Parco Cavaioni, burocrazia e generosità dei cittadini permettendo. Il progetto della cooperativa Le Ali, formata da un gruppo di cittadini guidati dall´architetto Francesca Lenzi appositamente per aggiudicarsi il bando pubblicato dal quartiere Santo Stefano, rischia infatti secondo gli organizzatori di rimanere impigliato nella rete infinita di permessi incrociati tra Comune, Ausl e Sovrintendenza. E deve superare l´ostacolo di reperire altri 280 mila euro circa, oltre ai 260 mila di capitale sociale. Eppure gli amministratori non hanno dubbi sull´opportunità di riqualificare Parco Cavaioni, sia i prati dove fino a qualche tempo fa era ospitata la discoteca delle serate estive dei bolognesi, il «Free Go», sia la villa dei primi del `900 che fino al 1959 fu la residenza estiva della famiglia Rossi e oggi è praticamente abbandonata. «Non solo abbiamo trovato una cooperativa disposta a intervenire dove nessun altro voleva mettere le mani - dice il presidente del quartiere Santo Stefano, Andrea Forlani - ma che porta anche avanti finalità che nessun amministratore può non sposare. Mi auguro che il Comune capisca queste cose e non inserisca più paletti di quelli che già ci sono». Responsabilità politiche di qualche assessore poco sensibile? «La difficoltà e che tutto è in mano ai tecnici - ribadisce Forlani - il politico spesso si trova a rimbalzare contro il muro di gomma della macchina burocratica che fa tornare sempre al punto di partenza anche i progetti migliori». Nel bando infatti c´è una clausola per cui il massimo per ottenere i permessi è sei mesi, altrimenti lo stabile ritorna al Comune, ma i permessi, che devono essere rilasciati dal Comune stesso, seguono iter che richiedono più tempo. Gli organizzatori sono comunque fiduciosi, sia che la pratica si sblocchi, sia di trovare i fondi anche attraverso un bando della Provincia, oltre che grazie ai contributi dei cittadini (info, infole-ali. com). Dopo di che, potrebbe tornare a nuova vita il parco dagli alberi secolari, il laghetto col macero, il bel viale di cipressi all´ingresso, oltre alla villa di due piani pronta ad ospitare attività educative sperimentali, tra laboratori e percorsi creativi.

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europarlamento, zanicchi maglia nera - dal nsotro corrispondente andrea bonanni (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 25 - Interni Europarlamento, Zanicchi maglia nera La deputata Pdl la più assente, Ferrari (Pd) e Kusstatscher (Verdi) i più presenti Pubblicati i dati sulla partecipazione dei parlamentari italiani alle sedute plenarie di Strasburgo Oltre il 45 per cento degli eletti cinque anni fa hanno lasciato il loro incarico, rinunciando al mandato DAL NSOTRO CORRISPONDENTE ANDREA BONANNI BRUXELLES - Ci sono voluti quattro mesi, dopo che il 14 gennaio la sessione plenaria del Parlamento europeo aveva deciso di mettere on line le presenze degli eurodeputati. Ma ora, finalmente, la burocrazia parlamentare è riuscita a pubblicare almeno i dati sulla frequenza alle sedute plenarie di ciascun onorevole. Anche così, però, lo ha fatto inserendo il dato nel profilo personale di ogni deputato, il che rende difficile avere un quadro complessivo a colpo d´occhio del comportamento dei vari gruppi politici o delle differenti delegazioni nazionali. Si direbbe quasi che, dopo aver preso una decisione più che doverosa su insistenza anche dell´eurodeputato radicale Marco Cappato, i parlamentari non abbiano in realtà alcun desiderio che gli elettori possano farsi facilmente un´idea della loro assiduità in aula. E allora, guardando ai dati dell´ottantina di eurodeputati italiani, si può notare con un certo sollievo che solo dieci hanno totalizzato una media di presenze alle sedute plenarie inferiore al 65 per cento. La maglia nera va a Iva Zanicchi, del Pdl, che ha registrato un misero 45 per cento di presenze. Segue Armando Veneto, deputato Pdl eletto nella circoscrizione Sud, con il 48 per cento, quindi Beniamino Donnici dell´Italia di Valori (49 per cento), che peraltro è protagonista di una annosa disputa giudiziaria con Achille Occhetto per aggiudicarsi il seggio. Bisogna dire che, tra gli assenteisti, i berlusconiani spadroneggiano: oltre alla Zanicchi e a Veneto, ci sono Vito Bonsignore (55 per cento), Nello Musumeci (57 per cento), Aldo Patriciello 58 per cento) e Umberto Pirilli (51 per cento). Seguono i socialisti Gianni de Michelis (51 per cento) e Rapisardo Antinucci (52 per cento). Nel Pd si conta solo Fabio Ciani (57 per cento). Sul fronte dei presenzialisti, invece, i meriti sono equamente ripartiti tra i vari gruppi politici. Sepp Kusstatscher (Verdi) e Francesco Ferrari (Pd) sono i campioni assoluti, con il 98 per cento delle presenze. Poi c´è Lo Curto, del Pdl, con il 97 per cento. Seguono Pasqualina Napoletano, della Sinistra, e Monica Giuntini (Pd) con il 96 per cento. Poi Iles Braghetto (UdC), con il 95 per cento, Roberto Musacchio, della Sinistra col 94 per cento, Luca Romagnoli della Fiamma, Vincenzo Aita di Rifondazione, e Paolo Bartolozzi (Pd) con il 93 per cento. Guido Sacconi (Pd), autore tra l´altro di alcuni dei rapporti parlamentari più importanti della legislatura, vanta un 91 per cento. La co- presidente del gruppo verde, Monica Frassoni, ha registrato un 89 per cento di presenze, così come Mario Mauro, del Pdl, in lizza per essere eletto prossimo presidente del Parlamento europeo. Vittorio Prodi (Pd), fratello di Romano, ha l´88 per cento, come Francesco Speroni, della Lega. I dati complessivi sulle presenze in aula dei deputati italiani, sono in generale abbastanza confortanti. Meno confortanti, invece, sono i dati riguardanti gli abbandoni del seggio parlamentare. Oltre il 45 per cento degli eurodeputati che erano stati eletti cinque anni fa hanno lasciato il loro incarico ritenendo, evidentemente, di avere di meglio da fare. Una catena di rinunce che non ha fatto bene al nostro prestigio nell´istituzione parlamentare.

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Mosca, tra Eurovision e gay pride negato week-end di spettacolo e tensione (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

MOSCA - Nel giorno che dovrebbe consacrare il vincitore, o la vincitrice, del 54esimo Eurovision - il concorso musicale più kitsch del mondo, ma anche quello con più audience televisiva - Mosca rischia di trasformarsi in una città sotto assedio, mentre invece dovrebbe essere una città in grande festa. Perché il sindaco omofobo Jurij Luzhkov, per l'ennesima volta, ha detto no al Gay Pride, la parata degli omosessuali che hanno deciso di svolgere la loro manifestazione proprio questo sabato, in concomitanza con la finale musicale. E questo significa che sguinzaglierà per la metropoli migliaia e migliaia di "Omon", i reparti speciali antiguerriglia della polizia, utilizzati spesso e volentieri per reprimere le manifestazioni delle opposizioni e dei movimenti civili. Semplice, il motivo che ha spinto i gay a scegliere la data del 16 maggio: all'Eurovision di Mosca sono accreditati 2427 giornalisti, ci sono le troupes televisive di 42 nazioni, e ben 1500 persone che fanno capo a decine e decine di delegazioni ufficiali. Immaginiamo che i gay riuscissero a radunarsi da qualche parte a Mosca, violando il divieto del sindaco, come peraltro è già successo negli scorsi anni. Qual è la scusa del sindaco, la ragione alla quale si è appigliato per respingere la richiesta dei gay? Voglio evitare scontri tra loro e i gruppi che non li tollerano. Come gli ultraortodossi, i radicali delle destre, gli skinheads, i neonazisti, insomma, il repertorio dell'estremismo "nero" e il fanatismo religioso. In realtà, le autorità potrebbero "proteggere" i gay impedendo agli altri di avvicinarsi e aggredirli: come succede, per esempio, quando manifestano i comunisti e le destre, quelle rare volte che il regime lo permette. Invece, si gonfia il pallone dell'allarmismo, si imbonisce l'opinione pubblica, si fomenta la discriminazione e si tollerano episodi di violenza nei confronti delle minoranze sessuali. E pensare che Lenin depenalizzò l'omosessualità (a dire il vero, il primo leader europeo a farlo fu Napoleone). Ma Stalin era di parere contrario e dette il via alle spietate repressioni contro i gay, includendo nel codice penale sovietico il reato di "deviazione sessuale". Reato che restò tale sino ai tempi di Gorbaciov. Il pregiudizio - "educato" da decenni di repressione - è rimasto però nel genoma delle forze dell'ordine, nelle burocrazie, e nelle verticali del potere che ancora oggi controllano non solo la vita politica e che vorrebbero dominare anche la sfera privata. Del resto, i gay non si inquadrano nella linea della leadership nazionale - per intenderci, a Putin e ai siloviki, la casta dei "poteri forti": ministeri degli Interni, polizia, servizi segreti, Emergenza e militari - che vogliono la rinascita della Grande Russia, nazione sana fisicamente e spiritualmente, e nemmeno la Chiesa ortodossa russa ha per le minoranze sessuali attenzione e rispetto. OAS_RICH('Middle'); I giornali di Mosca si lamentano perché la loro città apparirà agli occhi del mondo ancora una volta una metropoli inadatta alle grandi kermesses popolari, come dovrebbe essere la cornice attorno all'Olimpijskij, lo stadio che accoglie l'Eurovision, con tutte le sue diavolerie elettroniche e i suoi sofisticati congegni scenografici (il festival è costato qualcosa come 42 milioni di dollari, di cui 30 anticipati dal governo). Solo per mettere in ordine lo stadio e adeguarlo alle necessità della tv si sono spesi 20 milioni di dollari, una cifra mostruosa in tempi di crisi nera e di disoccupazione dilagante. Le luci del palco consumano tanta energia quanto ne sarebbe necessaria per illuminare la città satellite Zelenograd, dove vivono 218mila abitanti a 30 chilometri da Mosca, che è conosciuta come la Silicon Valley russa (e prima, sovietica). Cifre che sbalordiscono e che, nelle intenzioni di Putin - il grande "padrino" di questa manifestazione - avrebbero dovuto sbalordire l'Europa. Cifre, invece, che hanno scatenato la protesta di numerosi gruppi della società civile russa. Come i radicali del Fronte della Sinistra che hanno dispiegato davanti agli ingressi dell'Olimpijskij striscioni che condannavano il festival: "Eurovision, la grande abbuffata ai tempi della peste", oppure, "abbasso l'arte del cartone": sono finiti in gattabuia. Tre arrestati per turbativa dell'ordine pubblico e per teppismo. Senza dimenticare la minaccia olandese: il complesso De Toppers, che rappresenta i Paesi Bassi, ha detto che boicotterà la finale se sarà impedito ai gay di manifestare a Mosca, e con loro si è schierato pure il ministro olandese dell'Istruzione. E questo, è proprio ciò che temevano le autorità russe, nell'ospitare l'Eurovision. E cioè che la politica facesse capolino accanto alla musica. Ignorando, o fingendo di ignorare, che negli ultimi anni l'Eurovision ha maturato una reputazione di festival delle sex-minoranze. Due anni fa, per esempio, ci fu il caso di Verka Serduchka, il candidato ucraino che si esibisce sempre in abito femminile, una drag queen assai popolare anche in Russia. E prima ancora, le ormai famose ragazzine del gruppo russo Tatù, che simulano scene lesbiche quando cantano, e che appoggiano le manifestazioni per la libertà delle minoranze sessuali. La politica è sempre stata dietro l'uscio dell'Eurovision. Perché manca la Georgia? Perché il gruppo "Stephane &3G" voleva portare una canzone polemica nei confronti di Putin, fin dal titolo: "We don't Wanna Put In", un gioco di parole per dire "Non vogliamo Putin". La guerra tra Georgia e Russia riproposta in do maggiore. Però, come lo scorso agosto, Mosca è riuscita ad aver ragione di Stephane e delle sue tre "girls": prima gli hanno chiesto di modificare il testo e loro hanno rifiutato; poi, gli hanno fatto capire che non sarebbero stati graditi a Mosca. Risultato: esclusione di fatto. Partecipano al festival alternativo che in quattro e quattr'otto i georgiani hanno organizzato a Tblisi, "Open air festival", una sorta di Woodstock caucasico con la partecipazione di una ventina di gruppi stranieri (anche uno italiano, il gruppo torinese "Motel Connection"). Sponsor di Tblisi, la Coca Cola. Sponsor di Mosca, la Pepsi Cola. Vorrà pur dire qualcosa, anche questa guerra tra soft drinks? Potremmo chiudere qui, nel presentare l'Eurovision e le sue derive. Ma sarebbe ingiusto dimenticare che il quarantenne cantante bulgaro Krassimir Avramov è stato picchiato a sangue il 5 maggio, pochi minuti prima che iniziasse le prove; e che il giornalista israeliano Dori Aaron è stato pestato davanti allo stadio il 10 maggio, mentre con la sua troupe si apprestava a filmare la prova generale dell'inaugurazione. In entrambi i casi la "security" russa è apparsa impotente. (15 maggio 2009

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Incoerenze di un caso politico: dieci domande a Berlusconi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 15-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Repubblica ha chiesto, nei giorni scorsi, di rivolgere al presidente del Consiglio dieci domande sulle incoerenze e le omissioni di una storia che molti definiscono "di Veronica" o "di Noemi" e nessuno azzarda a definire per quel che è o appare: un "caso Berlusconi". Il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, lunedì, ha chiesto due giorni per dare una risposta. Quella risposta non è arrivata. Per non dissimulare, come vuole il nuovo conformismo dell'informazione italiana, ciò che dovrebbe essere chiarito, pubblichiamo oggi le domande che avremmo voluto rivolgere al premier e le contraddizioni che abbiamo ritenuto di riscontrare tra le sue dichiarazioni e quelle degli altri protagonisti della vicenda. Silvio Berlusconi ha detto: "Credo che chi è incaricato di una funzione pubblica, come il presidente del Consiglio, possa accettare la continuazione di un rapporto [con la sua consorte, Veronica Lario] soltanto se si chiarisce chi ha provocato questa situazione". (Porta a Porta, 5 maggio 2009). Repubblica concorda con Silvio Berlusconi. E' evidente che, nonostante il frastuono mediatico di queste ore, non si discute di un divorzio o di una separazione, affare privato di due coniugi. Come ha chiaro il premier, la questione interroga i comportamenti di "un incaricato di una funzione pubblica". In quanto tali, quei comportamenti sono sempre di pubblico interesse e non possono essere circoscritti a un ambito familiare. D'altronde, la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni del 29 aprile e del 3 maggio, offre all'attenzione dell'opinione pubblica due certezze personali e una domanda. OAS_RICH('Middle'); Le due certezze descrivono, tra il pubblico e il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio: "Mio marito frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene". La domanda, posta dalla signora all'opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta, è invece tutta politica e chiama in causa le pratiche del "potere", il suo modo di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza altro merito che un bell'aspetto e la prossimità al premier. Ha detto la signora Lario: "Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne (...). Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore". (Ansa, 28 aprile, 22:31) Silvio Berlusconi ha replicato, a caldo, evocando un complotto "della sinistra e della sua stampa che non riescono ad accettare la mia popolarità al 75 per cento (...) Tutto falso, nato dalla trappola in cui anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un'assoluta falsità". (Porta a porta, 5 maggio) E' il primo ingombro che bisogna verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata? E' vero, se di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra e della "sua stampa"? Tre evidenze lo escludono. Il primo quotidiano che dà conto della candidatura di una "velina" alle elezioni europee è il Giornale della famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a Palazzo si legge che "Barbara Matera punta a un seggio europeo". "Soubrette, già "Letterata" del Chiambretti c'è, poi "Letteronza" della Gialappa's, quindi annunciatrice Rai e attrice della fiction Carabinieri", la Matera, scrive il Giornale, "ha voluto smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano. "Dicono che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio molto"". "E si vede", commenta il giornale di casa Berlusconi. Il secondo giornale che svela "la carta segreta che il Cavaliere è pronto a giocare" è Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di prima pagina con "Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle De Vivo dell'Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee". A pagina 12, le rivelazioni: "Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre candidate in pectore" è il titolo. "Silvio porta a Strasburgo una truppa di showgirl" è il sommario. Per Libero le "showgirl", che dovranno superare un colloquio, sono 21 (in lista i candidati a un seggio di Bruxelles, come si sa, sono 72). I nomi che si leggono nella cronaca sono: Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice, Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e "una misteriosa signorina" lituana, Giada Martirosianaite. Difficile sostenere che Il Giornale e Libero siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione farefuturo, presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito democratico. Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole "far emergere una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e della globalizzazione". Coerentemente critica l'uso di "uno stereotipo femminile mortificante" e con un'analisi della politologa Sofia Ventura avverte che "il "velinismo" non serve". Nell'articolo si legge: "Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con disinvoltura, denota uno scarso rispetto, da un lato, per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro; dall'altro, per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima". Sofia Ventura conclude: "Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse". Quando la signora Lario prende (buonultima) la parola per censurare il "velinismo" - e "il ciarpame senza pudore" del potere - non si muove nel vuoto, ma su un terreno già smosso dalle rivelazioni dei giornali vicini al premier e dalle analisi critiche di intellettuali prossimi alla maggioranza di governo. Questo "caso" non ha inizio con un intrigo, come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione nella preoccupazione di ambienti della destra per un "impoverimento della qualità democratica di un paese" (ancora la Ventura). Rimosso il presunto "complotto", resta il "caso" politico, dunque. Un "caso" che diventa anche familiare, quando Veronica Lario scopre che Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli alla festa di compleanno di una diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E ancora una volta politico quando la signora, annunciando la sua volontà di divorziare, denuncia pubblicamente i comportamenti di un marito che, "incaricato di una pubblica funzione", "frequenta minorenni", prigioniero com'è di un disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico. Il presidente del Consiglio ha replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo a Porta a Porta (5 maggio). In queste tre sortite pubbliche, la ricostruzione degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di giovani donne selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier; il suo affetto per Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione alla festa di compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia) ha avuto, da parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria o omissiva. Berlusconi nega di aver mai avuto intenzione di candidare "soubrette". "Non avevamo messo in lista nessuna "velina"" (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama "papi". Perché? A chi glielo chiede, replica: "E' uno scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chiamino papi. Non crede?" (Corriere, 4 maggio). Berlusconi è più preciso con la Stampa (4 maggio): "Io frequenterei, come ha detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E' una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!" E' la stessa versione offerta a France2 (6maggio). Quando il presidente del Consiglio spiega le circostanze della frequentazione con Noemi Letizia - si tratta di un'antica amicizia di natura politica con il padre, dice - il giornalista lo interrompe per chiedere: "... dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva personalmente?". Berlusconi risponde: "No, ho avuto l'occasione di conoscerla con i suoi genitori. Questo è tutto". La versione di Berlusconi è contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia concede. Noemi così ricostruisce il suo legame affettivo con il presidente del Consiglio: "Mi vuole bene come a un figlia. E anch'io, noi tutti gli siamo molto legati". (Repubblica, 29 aprile) Al Corriere del Mezzogiorno, il 28 aprile, consegna dettagli chiave. "[Berlusconi, papi] mi ha allevata (...) E' un amico di famiglia. Dei miei genitori (...) non mi ha fatto mai mancare le sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo, mi ha regalato un diamantino. Un'altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di attenzioni. (...) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (...) Quando vado da lui ha sempre la scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male, gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso. Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo che soltanto io potevo capire il suo dolore. (...) [Da grande vorrò fare] la showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque opportunità. (...) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà papi Silvio". Nel racconto di Noemi c'è la narrazione di un rapporto diretto, intenso con il presidente del Consiglio. Che le fa tre regali per il 16°, 17° e 18° compleanno. Quindi, si può concludere, Berlusconi ha conosciuto Noemi quindicenne. Nel loro rapporto non c'è alcun ruolo o presenza dei genitori. Noemi non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre, presente al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno. Berlusconi ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: "Ho incontrato la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei genitori". I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier. Durante l'incontro con il giornalista, la signora Anna Palumbo - madre di Noemi - interviene soltanto per specificare le circostanze in cui Berlusconi ha conosciuto suo marito, Benedetto "Elio" Letizia. Dice: "[Berlusconi] ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire di più". Noemi non è così evasiva quando affronta una delle questioni decisive per questa storia. E' addirittura esplicita. Ella ritiene di poter ottenere da Berlusconi l'opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di essere eletta in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le aspettative di Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi, sono in linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di Gianfranco Fini ("Le donne non sono gingilli") e della signora Lario ("Ciarpame senza pudore"). Quando e dove e come si sono conosciuti Berlusconi e Benedetto Letizia è un altro enigma di questa storia che raccoglie versioni successive e contraddittorie. A Varsavia Berlusconi dice: "[Benedetto] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi". (Ansa, 29 aprile, 16:34) Quando la circostanza è subito negata da Bobo Craxi ("Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno", Ansa, 29 aprile, 16:57), Palazzo Chigi con un imbarazzato ritardo di venti ore, smentisce a sua volta: "Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor Letizia fosse autista dell'on. Bettino Craxi" (Ansa, 30 aprile, 12:30). Dal suo canto, Letizia non vuole ricordare in pubblico come e dove e quando ha conosciuto Berlusconi. Chi lo interroga raccoglie soltanto parole vuote. "Volete sapere come ho conosciuto Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però allora vi racconto anche come ho conosciuto tutte le persone che conosco...". (Corriere, 10 maggio) In qualche altra occasione, il rifiuto di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier è ancora più categorico: "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, in edicola il 6 maggio) Anche Noemi non ha voglia di offrire rievocazioni: "Non ricordo i particolari [di come è nato il contatto familiare], queste cose ai miei genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre è un dipendente comunale...". (Repubblica, 29 aprile) Un ricordo vivo del primo incontro tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex assessore socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente del Consiglio. "Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino Craxi. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all'hotel Raphael, una consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno era quasi sempre Elio Letizia (...) Parecchie volte è capitato che al Raphael ci fosse Silvio Berlusconi. E' lì che ho presentato i due che poi hanno fatto amicizia". (Corriere della sera, 10 maggio). Il ricordo di Arcangelo Martino è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. "Escludo categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell'hotel Raphael (...) Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare mio padre". (Repubblica, 11 maggio) Chiara anche la smentita di uomini che furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis ("Mai sentito nominare Letizia"); Gennaro Acquaviva ("Mai sentito nominare Letizia, neanche dai napoletani"); Giulio Di Donato ("Questo signor Letizia, nel panorama napoletano e campano dei socialisti, non esisteva, a mia memoria"). Ancora più efficace la contestazione di Stefano Caldoro: "Proprio nei primi anni novanta, abitavo al Raphael tutte le volte che mi fermavo a Roma. Si scherzava sulla intraprendenza di Martino (...) ma escludo categoricamente di aver mai visto e sentito che questo Letizia venisse presentato a Craxi. Perché mai l'avrebbero dovuto presentare? Non era un dirigente, non era un esponente del sociale, non era un militante" (Ancora Repubblica, 11 maggio 2009). L'occasione dell'incontro tra Berlusconi e Letizia è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione del presidente del Consiglio di partecipare alla festa di compleanno di Noemi. Al Corriere della sera, 4 maggio, così Berlusconi ha spiegato la sua presenza a Napoli: "Racconto come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il padre, un mio amico da tanti anni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avanzamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina all'aeroporto. Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un'ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e matrimoni". Berlusconi, dunque, partecipa alla festa per un atto di affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si parla di Noemi né di altra necessità politica o urgenza di altra natura. Diversa la versione offerta, lo stesso giorno (4 maggio) alla Stampa: "Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello (Flavio, consigliere regionale del PdL) dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l'ex-questore Malvano (Franco, già candidato a sindaco di Napoli) sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita". Così ci sono andato...". Berlusconi aggiunge qualche dettaglio in più nel solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta a Porta: "Ero al salone del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per i cori "Meno male che Silvio c'e", "Magico" e il capitano dell'elicottero mi ha detto che era in arrivo entro mezz'ora un temporale che ci avrebbe costretto ad andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo e [visto il tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo in serata [con il ristorante a soli tre minuti dall'aeroporto] sono entrato..." Anche questa ricostruzione trova delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi giunge a Napoli con un regalo per Noemi, "cerchi concentrici in oro rosa arricchiti da una cascata di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6mila euro, il ciondolo è anche nella collezione di Sophia Loren" (Gente, 19 maggio). Si è molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare molto significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei cadeaux da distribuire secondo necessità. Più interessante è che l'aereo di Berlusconi giunga a Napoli con un'ora di anticipo rispetto all'inizio della festa e il presidente attenda nell'aeromobile per un'ora prima di muoversi ed entrare "cinque minuti dopo l'arrivo in sala di Noemi" (Annozero, 7 maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato dal patron del ristorante "Villa Santa Chiara", si sapeva da sabato 25 aprile dell'arrivo del premier e, in ogni caso, la "bonifica" della sala da parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata, "alle 15", per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica, 9 maggio). Sembra di poter dire che non c'è stato alcun cambio di programma a Rho nel tardo pomeriggio di domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di Noemi era già nell'agenda del presidente da giorni, come dimostrano la "bonifica", l'attesa in aereo, l'arrivo nel ristorante subito quasi contestualmente all'ingresso della diciottenne come per un copione precedentemente preparato. C'è un'ultima contraddizione da sciogliere. La scelta o indicazione delle "veline" da candidare è stata opera di Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del Consiglio sostiene di non aver messo becco nella candidature europee: "Le candidature per le Europee non sono state gestite direttamente dal premier. Ad occuparsene sono stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e Verdini che "da migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede" per individuare i 72 candidati si sono orientati secondo le indicazioni del congresso, spazio ai giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna è qualificabile come velina" (resoconto delle parole del premier a Porta a porta, 5 maggio, tratto dal Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette però di avere discusso con Elio Letizia (non è un dirigente del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le candidature di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a Napoli alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza altre spiegazioni, inverosimile. Il rosario di incoerenze che si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere a Berlusconi dieci domande: 1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio? 2. Nel corso di questa amicizia, che il premier dice "lunga", quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni? 3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in questo caso - come ammette anche Berlusconi - il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia? 4. Naturalmente il presidente del Consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale? 5. Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? 6. Quante volte Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove? 7. Berlusconi si occupa dell'istruzione, della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la sua famiglia? 8. E' vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l'accesso alla scena politica e questo "uso strumentale del corpo femminile", per il premier, non "impoverisce la qualità democratica di un paese" come gli rimproverano personalità e istituzioni culturali vicine al suo partito? 9. Veronica Lario ha detto che il marito "frequenta minorenni". Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che il premier incontra o "alleva", per usare senza ironia un'espressione della ragazza di Napoli? 10. Veronica Lario ha detto: "Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E' stato tutto inutile". Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell'Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l'esito di "una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità". Quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio? (15 maggio 2009

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se il dirigente non ha obiettivi - (segue dalla prima pagina) (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2009)

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Pagina 33 - Commenti SE IL DIRIGENTE NON HA OBIETTIVI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Comprensibile che i cittadini, che hanno sperimentato sulla loro pelle le inefficienze dei nostri servizi pubblici, siano più che mai attenti al funzionamento di chi gestisce questa enorme montagna di risorse. Il Ministro Brunetta ha avuto il pregio di captare queste legittime preoccupazioni. Complice l´immobilismo del ministero dell´Economia, è riuscito a trasformare un dicastero marginale in passate legislature in un ministero di primaria importanza. Negli ultimi 12 mesi Brunetta ha mobilitato l´opinione pubblica con una fitta serie di annunci e di risultati ad effetto. La battaglia contro l´assenteismo è stata combattuta senza esclusione di colpi (al punto da decurtare la paga ai dipendenti ricoverati in ospedale per interventi chirurgici), ma portando a casa risultati importanti. Si può discutere sui metodi draconiani e sulle percentuali, ma è indubbio che il ricorso alle assenze retribuite nel pubblico impiego, sin qui nettamente superiore che nel settore privato, sia stato ridotto, il che è sicuramente una buona notizia per i contribuenti. Ora il Ministro si è messo in testa di passare dagli annunci e dagli interventi ad effetto alle riforme vere e proprie. Bene. Sarebbe la prima vera riforma di questo governo, che sin qui ha scelto di non scegliere di fronte al precipitare di una crisi che vede l´Italia continuare a far peggio degli altri, come certificato proprio ieri da Eurostat. Bisogna approfittare della recessione per fare quelle riforme che non si riescono a fare in condizioni normali. Al tempo stesso, a più di 15 anni dal primo tentativo di riformare la PA, non possiamo permetterci nuovi fallimenti. Nel riformare la PA non si può continuare a schierare l´opinione pubblica contro i dipendenti pubblici, come fatto a più riprese in questi mesi. Al contrario bisogna lavorare col cesello su incentivi, carriere e trasparenza. Il grosso delle misure prese nel decreto intraprende una strada diversa. Vengono istituiti una pluralità di nuclei di valutazione che dovrebbero essere sulla carta esterni alle amministrazioni (quindi nuova burocrazia creata) accreditati a loro volta da una nuova autorità indipendente. Si scavalcano i tanto vituperati dirigenti pubblici (Brunetta è stato in questi giorni applaudito fragorosamente da una platea di dipendenti pubblici quando li ha aizzati parlando di un "pesce che puzza dalla testa"). Si stabiliscono anche rigidamente le regole di distribuzione dei premi che dovranno essere dati ai singoli in ciascuna amministrazione: a un quarto di loro verrà dato il 100% del premio, a un altro quarto non verrà dato nulla, mentre il restante 50% dei dipendenti si prenderà il premio a metà. Dato che si tratta di somme consistenti, che molte amministrazioni sono piccole (attorno ai 10 dipendenti) e che è molto difficile misurare la produttività del singolo, è prevedibile che questi premi verranno alla fine assegnati a rotazione: Tizio li prende quest´anno, Caio il prossimo e Sempronio fra due, magari determinando l´ordine con una bella lotteria. Altro esempio è la class action, azione collettiva contro le inefficienze della pubblica amministrazione, che prefigurava la gogna mediatica (pubblicità sui giornali ancora prima del giudizio) delle amministrazioni coinvolte. è stata rimossa in extremis dal decreto, ma è emblematica del metodo seguito nel ridisegnare la PA. Era prevista nel caso di «lesione di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità di utenti o consumatori», una formulazione talmente generica da poter essere usata come strumento di pressione contro le amministrazioni che pestano i piedi a qualcuno e da offrire lunghi anni di lavoro (speriamo con poche assenze retribuite) ai Tar. Il punto debole della riforma è nel non operare sugli incentivi dei dirigenti pubblici, trasformandoli in esecutori di decisioni prese da autorità dipendenti o tribunali e imponendo regole che, comunque, nel giro di qualche anno, saranno del tutto inefficaci. Per incentivare i dirigenti bisogna innanzitutto valutare le amministrazioni di cui sono a capo. Per farlo ci vogliono obiettivi misurabili che può fissare il politico senza mettere di mezzo nuova burocrazia. Devono essere grandezze che sono sotto il controllo della PA, di cui dunque i singoli dirigenti sono responsabili. Ad esempio, si possono stabilire obiettivi in termini di presenza sul territorio della Pubblica Sicurezza, speriamo non solo per fare le ronde alle ronde di quartiere. In altri casi l´impegno profuso dalle singole amministrazioni è meno visibile ai cittadini. Ma non per questo non si possono definire indicatori (ad esempio l´agenzia delle entrate di Trento utilizza il numero di controlli eseguiti, pesati in base allo sforzo richiesto per diverse tipologie di controlli) e rendere di pubblico dominio i risultati raggiunti dalle singole amministrazioni. Saranno queste amministrazioni, prima ancora dei singoli, ad essere premiate nel caso di raggiungimento degli obiettivi, non necessariamente solo con incrementi dello stipendio, ma anche attrezzature. In caso contrario, non verrà concesso alcun premio ad alcun membro di quella amministrazione: nel decreto Brunetta, invece, vengono comunque attribuiti i premi, anche alle amministrazioni inefficienti. Incentivi per i singoli potranno poi essere definiti principalmente in termini di carriere, dato che i posti pubblici durano a lungo. Bene perciò ricostruire le carriere fissando regole rigide, questo sì, per i passaggi di grado. A quel punto il dirigente locale sarà costretto a valutare i singoli prefigurando potenziali avanzamenti di carriera che, per il bene della struttura, non possono riguardare tutti. Dovrà fare bene queste valutazioni perché è chiamato a rispondere dei risultati raggiunti dall´unità che dirige. Insomma bene che ognuno si prenda le sue responsabilità. A partire dal Governo che deve dirci quali sono gli obiettivi dei diversi rami della PA e offrirci una mappatura degli esuberi.

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Con lei la scienza diventò amica (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-05-2009)

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Con lei la scienza diventò amica [FIRMA]GABRIELE BECCARIA TORINO Sono già 12 e quel numero dall'impatto simbolico evoca un'avventura scientifica nata da un intreccio di dolore e di coraggio. Li chiamano i «bambini bolla», perché soffrono di una malattia - la «Ada-scid» - che li obbliga a sopravvivere in una crisalide. Colpa del sistema immunitario che non funziona come dovrebbe a causa di un guasto del Dna. Erano dei condannati, finché una terapia che sa di fantascienza - a base di un virus addomesticato capace di riparare i geni - li ha riportati alla normalità dei coetanei. Sono già 12 e altri guariranno. Sono i primi miracolati della cura inventata dal Tiget, l'Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano: è considerata un'«officina biologica» d'avanguardia ed è una delle creature della Fondazione Telethon, nata da un'idea di Susanna Agnelli. «Era il '90 e bussò alla porta del suo ufficio di sottosegretario agli Esteri un gruppo di mamme dell'Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Raccontarono che in Francia era nata una maratona tv: raccoglieva fondi per finanziare la ricerca su una malattia terribile eppure quasi sconosciuta - racconta Marco Piazza di Telethon -. Proposero di fare lo stesso in Italia». Lei accettò subito. Mise insieme Rai, Sip e Ferrovie e costruì il primo nocciolo di quella che sarebbe diventata una delle istituzioni scientifiche più note. E' rimasta celebre una sua frase. «Se non funziona - disse - in qualche modo i soldi li metto io». Il weekend del dicembre '90 fece storia: 19 miliardi di lire raccolti. C'era Gianni Minà a spingere per le «promesse di donazione» e, per la prima volta, la tv ruppe il tabù, mostrando ragazzi in carrozzina. «Dopo il successo si presentò la sfida successiva: come spendere quel tesoro e farlo arrivare nei laboratori giusti?». Susanna Agnelli ebbe la seconda idea: bypassare burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review», l'unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare il proprio lavoro: oltre 284 milioni sono serviti fino a oggi a sostenere 2160 studi. Nel 2009 la distrofia resta un punto di riferimento, ma l'orizzonte si è allargato, com'è inevitabile quando al centro c'è la doppia elica del Dna. «Dal '92 Telethon si è occupata delle malattie genetiche rare, che sono 6 mila». I camici bianchi hanno puntato i riflettori su un mondo sommerso (chi ha mai sentito parlare di Leucodistrofia metacromatica o Sindrome di Wiscott-Aldrich?) e sono diventati 1364 anche grazie alla terza idea di Susanna Agnelli, oggi popolare, ma 15 anni fa pionieristica: convincere i cervelli in fuga a tornare in Italia. Tutto cominciò con una «star», Andrea Ballabio, che, lasciata Houston, oggi dirige l'Istituto Tigem di Napoli. E il flusso di rientri continua, mentre il lavoro sui geni si intreccia alle sperimentazioni di nuove terapie. La macchina funziona a pieno ritmo. E l'entusiasmo della gente cresce. Lo scorso dicembre sono arrivati 31 milioni. Susanna Agnelli apparve in tv e ringraziò. Era felice e orgogliosa.

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Uffici pubblici la class action può attendere (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

PASSA IN CONSIGLIO DEI MINISTRI LA RIFORMA DELL'AMMINISTRAZIONE Uffici pubblici la class action può attendere [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Manca ancora il parere di Camera, Senato, delle Regioni, del Cnel, il via libera definitivo del governo. C'è da vincere i malumori dei sindacati e, nonostante la minaccia di dimissioni, per ora Renato Brunetta deve rinunciare ad uno dei punti ai quali più teneva della sua riforma: la possibilità per i cittadini di ricorrere all'azione collettiva contro la pubblica amministrazione. Insomma, la strada per la promessa rivoluzione è ancora lunga - ci vorranno circa due mesi - ma nel frattempo il ministro ottiene il via libera del governo allo schema di riforma, ritira le dimissioni e si appresta a depositare il decreto legislativo in Parlamento. «Ha usato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati», dice sornione il Cavaliere in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Merito, responsabilizzazione dei dirigenti, sanzioni e nuove regole per la contrattazioni: il potere politico torna a decidere su questioni - come ad esempio le modalità delle progressioni in carriera - che le riforme Bassanini avevano delegato alla trattativa con i sindacati. La novità più cara a Brunetta è però il nuovo meccanismo per distribuire i premi di produttività: il decreto scrive infatti che «non più del 30% dei dipendenti di ciascuna amministrazione» potrà beneficiare del «trattamento accessorio nella misura massima», e «non più della metà potrà goderne in misura ridotta al 50%». In sostanza, ogni dieci dipendenti di una stesso ufficio, i tre più bravi si vedranno distribuire la metà delle risorse previste dal contratto per i premi. Una voce che esiste da tempo, ma che di solito viene distribuita a pioggia. Il leader dei dipendenti pubblici della Cgil, Carlo Podda, è caustico: «Grazie a Brunetta la contrattazione non vale più nulla. E questo è un meccanismo meritocratico degno dell'Unione Sovietica, manca solo la medaglietta di Stakanov da appendere al petto». Podda dice di aver «tentato inutilmente» di convincere Brunetta ad introdurre un meccanismo «che è già in vigore in alcune realtà locali» e che permette di distribuire i premi sulla base di formulari distribuiti ai cittadini. Un sistema di difficile applicazione, che comunque avrebbe potuto riguardare solo i dipendenti che hanno contatti quotidiani con i cittadini. I dubbi del premier e di molti ministri hanno costretto intanto Brunetta a mettere per ora da parte un'altra delle novità più rilevanti della riforma, ovvero l'introduzione dell'azione collettiva. In sostanza, il cittadino che non fosse stato soddisfatto del servizio ottenuto in base a certi standard, avrebbe potuto chiedere il risarcimento del danno in tribunale. «Vogliamo acquisire il parere del Consiglio di Stato per vedere gli effetti sul processo amministrativo», spiega Berlusconi. «Abbiamo anche ritenuto di dover intervenire nel testo per coordinarlo con la class action nel settore privato», novità della quale si sta discutendo in Senato. Il meccanismo - che però non prevedeva l'azione nella pubblica amministrazione - avrebbe dovuto già entrare in vigore in virtù di una legge voluta dal governo Prodi e poi bloccata. Brunetta rassicura: «Ci sarà un nuovo decreto legislativo dedicato alla materia. In ogni caso la class action entrerà in vigore dal primo gennaio 2010». I consumatori dicono che l'esclusione è «una sconfitta» e che per questo Brunetta dovrebbe dimettersi. L'ex ministro Linda Lanzillotta dice che «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni dei concessionari di servizi pubblici».

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"Casale deve tornare capitale del Monferrato" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LAVORO, AMIANTO, RIFIUTI Intervista L'architetto Carlo Caire "Casale deve tornare capitale del Monferrato" Confronto con le aziende condivisione con i medici e alternative al porta a porta FRANCA NEBBIA CASALE MONFERRATO Casale da riportare al ruolo che le spetta, cioè di capitale del Monferrato e centro di aggregazione di tutti i Comuni limitrofi. E' questa la molla che ha spinto l'architetto Carlo Caire, tranquillo professionista casalese, ad aderire alla lista civica «Nuove Frontiere», nel cui simbolo spiccano due monumenti cult della città come la Torre civica e la statua della Difesa, a significare battaglie civiche «fuori dal Palazzo», ma facendo leva su «una popolazione che va interpellata sulla vita della città in ogni sua forma». Lo ripete di frequente Caire, rifuggendo l'immagine di «cittadini-contenitori su cui riversare decisioni prese dall'alto». Quindi, questa la sua convinzione, «se la maggioranza non fa il suo dovere, bisogna mandarla a casa». Caire sfodera una grinta già nota a compagni di strada della lista civica, come all'avvocato Carlo Curti che si è distinto per le battaglie in difesa della seconda Corte d'Appello a Casale, a Massimo De Bernardi che si batte per la messa in sicurezza del territorio e per la raccolta rifiuti porta a porta, al colonnello Giuseppe Grisolia per la sicurezza, ad Alberto Riccio per la richiesta, ancora inserita nel programma elettorale, per la riesumazione dell'Asl 21. Convinto della risposta positiva della popolazione, in barba a qualche voltafaccia registrato, ad esempio, sulla battaglia del porta a porta a Oltreponte, appassionato di natura «senza essere un ambientalista sfegatato», il candidato sindaco Caire cosa pensa dei grandi temi che infiammano l'attuale campagna elettorale, ovvero i temi del lavoro, dell'amianto, della sicurezza e dei rifiuti? Sul lavoro, che fare per uscire dalla crisi che attanaglia una città un tempo prettamente industriale e ora con industrie che chiudono e mettono i lavoratori in cassa integrazione? «Bisogna costituire tavoli di confronto tra Confindustria, Piccole imprese, Artigianato, per un piano produttivo che esalti l'incentivazione degli insediamenti produttivi e dove "l'Istituzione" si confronti da vero partner. Collegato a questo progetto quello di una linea ferroviaria gestita da un consorzio pubblico-privato che colleghi direttamente Casale a Milano e a Torino». Quindi Casale una sorta di dormitorio di Milano? «Beh, se si trovasse la città più competitiva per permanenza e insediamento di aziende, ben venga questa impostazione. Poi, serve un piano commerciale studiato con i negozianti che argini la grande distribuzione e incentivi il piccolo commercio». Per l'amianto ritiene che in città e sul territorio si sia fatto a sufficienza? «Se con i medici dell'ospedale Santo Spirito e con i dipendenti dell'ospedale si fosse impostato un rapporto più corretto e condiviso ci sarebbero persone che darebbero l'anima per impegnarsi sul tema «cure da malattie d'amianto» e ricerca. Poi bisogna che la burocrazia per le bonifiche sia semplificata al massimo, per accelerare i tempi della deamiantizzazione e contrastare gli smaltimenti selvaggi». Sicurezza: il Comune, come richiesto dalla minoranza, ha appena annunciato l'avvio di telecamere di controllo in città. Ritiene sia sufficiente per garantire sicurezza ai cittadini? «Le telecamere vanno bene, ma perché pensare di ghettizzare la fasce più deboli al Ronzone, dove sorgeranno case convenzionate, rivolte a questa popolazione e a immigrati? Vogliamo creare dei Bronx? Il quartiere, completamente bonificato, avrà una forte vocazione turistica: è la porta della collina e di zone panoramiche di rara bellezza.Perchè non realizzarvi case per le vacanze? Evitando di ghettizzare gli immigrati verso cui deve procedere, invece, una politica di vera integrazione?» Rifiuti e raccolta porta a porta sono temi affrontati da molti candidati. Nella sua lista è presente lo «zoccolo duro» di Massimo De Bernardi, che sull'argomento è ormai un esperto. Cosa intende fare Nuove Frontiere? «Molte altre soluzioni possono essere prese in considerazione, ma bisogna tenere conto degli investimenti già effettuati e arrivare a introdurre nuovi sistemi gradatamente, per evitare collassi finanziari, che bloccherebbero l'attività. Da questo punto di vista è indispensabile vederci chiaro nei conti del consorzio Cosmo».

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Osservatorio Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede? (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

REGIONE.LA QUESTIONE AFFRONTATA IN CONSIGLIO Burocrazia Osservatorio Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede? Presa in affitto, ma vuota, è diventata un peso in tempi di tagli ai bilanci Il «tira e molla» dei 30 milioni [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI E' diventata una zavorra, ma come disfarsene? E' la sede dell'Osservatorio della Valle Bormida, affittata nel centralissimo corso Dante ad Asti lo scorso anno e mai utilizzata. Dentro non ci sono entrati neppure i mobili. Costo del canone 7.200 euro l'anno a carico della Regione. Durata del contratto: 6 anni. Il caso è approdato in Consiglio regionale dove l'assessore all'Ambiente Nicola De Ruggiero ha risposto all'interrogazione di Mariangela Cotto. E' emerso che la scelta del capoluogo per dare una «casa» all'osservatorio presieduto dall'ambientalista Dino Barrera, è stata frutto di una decisione demandata al Servizio Patrimonio della Regione, senza che la parte politica entrasse nel merito. In Consiglio sono emersi comunque altri particolari: con il cambio di governo (da Prodi a Berlusconi) sarebbe sorto qualche dubbio sull'utilità dell'Osservatorio, «creatura» che aveva visto la luce quando ministro dell'Ambiente era Pecoraro Scanio; l'Osservatorio, si è detto, avrebbe già svolto (e anche bene) gran parte del lavoro di sua competenza ed ora quel che resta da fare sarà compito dell'Arpa; terzo i solleciti ripetuti giunti anche alla Regione, per ottimizzare le risorse, operando risparmi anche di entità ridotta. Ma De Ruggiero ha anche ricordato che la Regione, dopo essersi fatta carico di dotare l'Osservatorio di una sede, «è rimasta da sola a fare la propria parte»: le altre componenti dell'organismo (governo, Protezione civile, le Province di Cuneo, Asti e Alessandria) non avrebbero quindi mantenuto fede agli obblighi di contribuzione previsti nel decreto ministeriale. Ha quindi aggiunto che «l'invito è di chiudere il contratto, alla luce delle esigenze di risparmio e per il fatto - è stato ulteriormente rimarcato - che una parte del compito assegnato all'Osservatorio si è già evidenziato». Mariangela Cotto non si è ritenuta soddisfatta delle risposte ricevute: «Mi aspettavo più chiarezza sulla destinazione della sede che, ripeto, non è mai stata utilizzata. Quando i cittadini si pongono delle domande e la politica non riesce a rispondere, siamo al fallimento della politica». Il 18 giugno l'Osservatorio per la Valle Bormida è convocato a Torino per l'audizione di fronte alla commissione Ambiente della Regione. La questione del risanamento dai danni causati dall'Acna di Cengio, nasconde anche un problema di carattere finanziario. Per la bonifica, il risarcimento danni, il risanamento e lo sviluppo della vallata, lo Stato aveva stanziato 30 milioni di euro per il triennio 2007/2009. Di questa somma, 23 milioni, tutt'ora iscritti a bilancio, sono bloccati per una questione di interpretazione. Quindici milioni dovrebbero venire utilizzati per interventi di bonifica e in questo senso il ministero dell'Ambiente non avrebbe problemi ad elargirli. La Regione vorrebbe impiegare i restanti 8 nelle energie rinnovabili, ma il ministero dell'Ambiente sostiene che questo settore è di competenza del dicastero dello Sviluppo (ministro Scajola) e quindi non si ritiene competente. Risultato: i soldi restano congelati.

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"Soffocati dalla burocrazia inutile" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ASSEMBLEA.ALLARME DELLA FEDERATION CHE COINVOLGE 20 MILA PERSONE "Soffocati dalla burocrazia inutile" [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA «Stop alla burocrazia fine a se stessa». E' uno degli appelli lanciati da Luigi Cerise, presidente della Fédération des Cooperatives Valdotaines durante l'assemblea annuale. Il mondo della cooperazione valdostana è radicato nel tessuto economico. Le cifre: 150 cooperative, 131 consorzi di miglioramento fondiario e 12 associazioni che raggruppano più di 20 mila persone. Il giro d'affari nel 2008 è stato di 100 milioni di euro, con una crescita media negli ultimi tre anni del 5 per cento ogni 12 mesi. Non mancano però i problemi. Come appunto i lunghi percorsi disseminati da carte, bolli e viaggi da un ufficio all'altro. «La burocrazia è il braccio operativo necessario della regia politica - ha detto Cerise - e il sistema dei controlli è garanzia per tutti. Ma esiste una profonda differenza tra burocrazia e ridicola produzione e riproduzione di carte e obbligazioni. Così come - ha detto ancora Cerise - è molto diverso il controllo dalla vessazione». Ha detto l'assessore al Turismo e Trasporti Aurelio Marguerettaz, presente all'assemblea: «La sburocratizzazione è un tema all'attenzione della giunta regionale». Cerise ha toccato anche altri temi caldi. Soprattutto in un momento di crisi. «C'è bisogno di un grande bagno di umiltà - ha detto rivolgendosi agli associati - che permetta ricerca, conoscenza e studio approfondito dei problemi. Dobbiamo cercare di riorganizzare le cooperative, di superare le fragilità esistenti, anche attraverso l'apporto di risorse manageriali in grado di migliorare il profilo gestionale e la capacità di competere sul mercato». La concorrenza è un altro dei temi al centro dell'attenzione. Sugli appalti pubblici banditi da Regione, Comuni e Comunità montane (dagli asili nido ai servizi per gli anziani) si sono affacciate e si faranno sentire le ambizioni di grandi cooperative di fuori Valle. «Nel 2008 c'è stata la revisione della direttiva regionale per l'affidamento dei servizi alla persona - ha detto Cerise - con questa normativa la cooperazione valdostana può contare, senza barriere protezionistiche particolari, su una disciplina che consente di valorizzare l'esperienza maturata nel contesto locale». Una salvaguardia del lavoro fatto finora, non una diga rispetto all'esterno. Come ha ammonito Cerise: «Le cooperative sociali devono competere in modo leale per ogni gara, sapendo che nulla è dovuto a priori, ma consapevoli che in Valle c'è chi apprezza il valore aggiunto che sanno dare alla tutela del territorio e della sua cultura». Secondo Cerise, tra i settori più dinamici della federazione c'è proprio quello delle cooperative sociali. Tanto sviluppato in Valle da poter contare su mille addetti. «L'anno scorso c'è stato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro e il costo del personale rappresenta più del 70 per cento degli oneri totali di queste imprese. Aumenti che devono essere riconosciuti a prescindere dal rinnovo degli accordi di convenzione stipulati con le varie amministrazioni locali e la Regione per la gestione dei servizi». «L'attività delle cooperative edilizie nel 2008 e anche nel 2009 - ha detto ancora Cerise - è andata molto a rilento, in qualche caso si è bloccata. Si sono sovrapposte cause negative strutturali e congiunturali. Le cause strutturali, come abbiamo evidenziato da almeno un decennio, sono la mancanza di aree edificabili o di fabbricati idonei al recupero a prezzi accessibili. Il mancato adeguamento dei Piani regolatori ai Piani territoriali paesistici in molti Comuni non consente di approvare varianti sia sostanziali sia parziali, quindi anche l'approvazione di progetti che interessano alcune cooperative edilizie».

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meritocrazia e stage all'estero rivoluzione nel pubblico impiego - roberto petrini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 22 - Economia Meritocrazia e stage all´estero rivoluzione nel pubblico impiego Ma slitta la class action. Berlusconi: Brunetta birichino Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo ROBERTO PETRINI ROMA - «Una tecnica da birichino», la definisce Berlusconi. Con la sua minaccia di dimissioni il ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha forzato i tempi ed ottenuto che ieri il consiglio dei ministri varasse il suo decreto legislativo in attuazione della riforma che introduce la «meritocrazia» tra i dipendenti statali. Il provvedimento arriverà lunedì in Parlamento e prima dell´estate diventerà operativo. Berlusconi, illustrando la riforma Brunetta, ha parlato di «rivoluzione» e ha sottolineato come l´obiettivo sia «riconoscere lo sforzo dei dipendenti pubblici con compensi economici che si danno a coloro che lavorano nel privato». Per Bersani (Pd): «L´idea della riforma della destra è un richiamo all´ordine che comprende sempre un insulto». Il punto centrale della riforma anti-fannulloni è stato illustrato dallo stesso Brunetta ieri in conferenza stampa: «Solo il 25 per cento dei dipendenti pubblici, e il sindacato è d´accordo - ha detto il ministro - avrà a disposizione il 50 per cento di tutte le risorse destinate alla premialità. E´ una cosa mai accaduta». Tanto per farsi un´idea oggi su 160 miliardi di stipendi, circa il 20 per cento sono costituiti dalle cosiddette indennità accessorie o fisse (scatti di anzianità e incentivi alla produttività): in media una indennità accessoria per un impiegato ministeriale oggi conta sulla busta paga circa 200 euro. Oggi queste risorse, che rappresentano il 24 per cento del salario, vengono spalmate in modo uniforme su tutti gli impiegati. Con la nuova normativa gran parte di queste premialità andrà solo ai più meritevoli. Novità anche per i dirigenti: saranno sanzionati anche economicamente se non svolgeranno efficacemente il proprio lavoro. Inoltre l´accesso alla qualifica di dirigente avverrà per il 50 per cento dei posti attraverso un concorso per titoli ed esami. Arriveranno gli stage all´estero (almeno sei mesi all´estero per coloro che vincono il concorso). Per il controllo delle assenze sono confermate le misure già introdotte e sono previsti vari tipi di sanzioni per i casi di false attestazioni di presenze o di falsi certificati medici: licenziamento disciplinare e obbligo del risarcimento del danno e creazione di una specifica fattispecie di reato per il dipendente stesso e per gli eventuali «complici», compreso il medico (per il sanitario compiacente è anche prevista la radiazione dall´albo professionale). E´ inoltre previsto il licenziamento per ripetizione di assenze ingiustificate e ingiustificato rifiuto di trasferimento. Per la class action si registra invece un rinvio motivato sia dalla necessità di acquisire i pareri di Avvocatura e Consiglio di Stato. Comunque Brunetta sembra avere già in testa questo secondo decreto legislativo: «Arriverà in autunno, sarà di sei articoli e sarà coerente con quanto le Camere avranno definito in termini di azione collettiva per il settore privato». Ma le motivazioni addotte non convincono né l´opposizione né le associazioni dei consumatori. Se Linda Lanzillota del Pd accusa il ministro di «cedere alle resistenze delle a burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici», il Codacons parla senza termini di «Brunetta sconfitto» e aggiunge: «Ci aspettiamo dimissioni immediate».

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Con lei la scienza diventò amica (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

TORINO Sono già 12 e quel numero dall’impatto simbolico evoca un’avventura scientifica nata da un intreccio di dolore e di coraggio. Li chiamano i «bambini bolla», perché soffrono di una malattia - la «Ada-scid» - che li obbliga a sopravvivere in una crisalide. Colpa del sistema immunitario che non funziona come dovrebbe a causa di un guasto del Dna. Erano dei condannati, finché una terapia che sa di fantascienza - a base di un virus addomesticato capace di riparare i geni - li ha riportati alla normalità dei coetanei. Sono già 12 e altri guariranno. Sono i primi miracolati della cura inventata dal Tiget, l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano: è considerata un’«officina biologica» d’avanguardia ed è una delle creature della Fondazione Telethon, nata da un’idea di Susanna Agnelli. «Era il ‘90 e bussò alla porta del suo ufficio di sottosegretario agli Esteri un gruppo di mamme dell’Unione per la lotta alla distrofia muscolare. Raccontarono che in Francia era nata una maratona tv: raccoglieva fondi per finanziare la ricerca su una malattia terribile eppure quasi sconosciuta - racconta Marco Piazza di Telethon -. Proposero di fare lo stesso in Italia». Lei accettò subito. Mise insieme Rai, Sip e Ferrovie e costruì il primo nocciolo di quella che sarebbe diventata una delle istituzioni scientifiche più note. E’ rimasta celebre una sua frase. «Se non funziona - disse - in qualche modo i soldi li metto io». Il weekend del dicembre ‘90 fece storia: 19 miliardi di lire raccolti. C’era Gianni Minà a spingere per le «promesse di donazione» e, per la prima volta, la tv ruppe il tabù, mostrando ragazzi in carrozzina. «Dopo il successo si presentò la sfida successiva: come spendere quel tesoro e farlo arrivare nei laboratori giusti?». Susanna Agnelli ebbe la seconda idea: bypassare burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review», l’unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare il proprio lavoro: oltre 284 milioni sono serviti fino a oggi a sostenere 2160 studi. Nel 2009 la distrofia resta un punto di riferimento, ma l’orizzonte si è allargato, com’è inevitabile quando al centro c’è la doppia elica del Dna. «Dal ‘92 Telethon si è occupata delle malattie genetiche rare, che sono 6 mila». I camici bianchi hanno puntato i riflettori su un mondo sommerso (chi ha mai sentito parlare di Leucodistrofia metacromatica o Sindrome di Wiscott-Aldrich?) e sono diventati 1364 anche grazie alla terza idea di Susanna Agnelli, oggi popolare, ma 15 anni fa pionieristica: convincere i cervelli in fuga a tornare in Italia. Tutto cominciò con una «star», Andrea Ballabio, che, lasciata Houston, oggi dirige l’Istituto Tigem di Napoli. E il flusso di rientri continua, mentre il lavoro sui geni si intreccia alle sperimentazioni di nuove terapie. La macchina funziona a pieno ritmo. E l’entusiasmo della gente cresce. Lo scorso dicembre sono arrivati 31 milioni. Susanna Agnelli apparve in tv e ringraziò. Era felice e orgogliosa.

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Il Nord abbandonato dalla Lega è difeso dagli amministratori Pd (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi sezione: I commenti data: 16/05/2009 - pag: 2 autore: di Pierluigi Magnaschi L'analisi Il Nord abbandonato dalla Lega è difeso dagli amministratori Pd Dire che la Lega ha abbandonato il Nord non è una boutade. La sua precedente combattività nel cercare di bilanciare l'appetito infinito di Roma è venuta meno. La Lega infatti, in questo primo scorcio di legislatura, si è posta un obiettivo al quale ha subordinato tutti gli altri: quello di riuscire a far approvare il federalismo fiscale. Il partito del «Roma ladrona» ha quindi approvato, senza fiatare,  la legge «Roma capitale»che non era mai riuscita a passare con nessun governo precedente e che d'ora innanzi assicurerà a Roma enormi risorse pubbliche aggiuntive. Sempre la Lega, mentre non è riuscita a far sbloccare il vincolo che, con la scusa del patto di stabilità,  impediva agli enti locali del Nord con i conti a posto, di investire in opere pubbliche i capitali che hanno a disposizione, ha approvato il clamoroso ripianamento straordinario pubblico, dei bilanci-gruviera delle città di Roma e di Catania dopo le disastrose gestioni di Veltroni (Pd) e di Scapagnini (Pdl). Inoltre la privatizzazione di Alitalia, avvenuta a spese dell'erario, si è conclusa con la nascita di ciò che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha definito essere: AliLazio, una compagnia cioè che, pur di riposizionarsi completamente su Roma, non ha esitato a sguarnire l'aeroporto intercontinentale della più ricca regione italiana, Malpensa, pretendendo inoltre che, sulla oltremodo redditizia rotta Linate-Fiumicino, possa operare solo Alitalia che, per evitare gli inevitabili rigori dell'Antitrust, si è fatta approvare una legge (alla quale la Lega non si è opposta uscendo dal governo) che consente ad Alitalia questo intollerabile abuso, derivante, non da posizione dominante (che sarebbe già grave) ma, addirittura da posizione esclusiva.  Intanto, mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato di voler dotare Roma di un autodromo che sia in concorrenza con quello di Monza, il milanesissimo Giro d'Italia, quest'anno, si concluderà a Roma. L'afasia della Lega in difesa del Nord è stata aggravata dalla fusione fra la Cdl e An. Quest'ultima è, da sempre, il partito della burocrazia nostalgica romana. Dopo la fusione, il Pdl non è più, come la Cdl, il partito del «Vento del Nord» (come era nato) ma del Ponentino. Ecco perché gli amministratori Pd di punta del Nord (come Penati, Chiamparino, Cacciari, Besso) si sono messi di traverso contro l'abdicazione del Nord a favore di Roma. Operando così, prendono due piccioni con  una sola fava. Intercettano un malcontento diffuso e si dissociano dalla cupola romanocentrica del  Pd che vorrebbe tenerli in minorità. 

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Cartella Rai, Equitalia e le precisazioni che non precisano (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi sezione: Economia e Politica data: 16/05/2009 - pag: 8 autore: Lettera Cartella Rai, Equitalia e le precisazioni che non precisano Gentilissimo direttore,l'anonimato dietro cui ha scelto di trincerarsi l'autore della lettera «A questo punto posso contare su santo Brunetta», pubblicata da ItaliaOggi, mercoledì 13 maggio, a pag. 8, unitamente all'errato numero di cartella riportato in calce alla stessa, non ci ha consentito una rapida verifica del fatto denunciato, poiché la nostra richiesta di dati corretti, inoltrata alla sua redazione nel giorno della pubblicazione e reiterata il giorno successivo, ha ottenuto risposta soltanto venerdì pomeriggio. Riteniamo fortemente «inadeguate» le affermazioni e i toni denigratori utilizzati nella lettera, circa l'attività di Equitalia.In qualità di agente della riscossione, Equitalia svolge, per legge dello Stato, la funzione istituzionale della riscossione dei tributi che gli enti pubblici iscrivono a ruolo e, dunque, non è mai titolare del credito vantato. Ciò comporta, inesorabilmente, che debba essere lo stesso ente creditore che ha imposto a Equitalia la riscossione a fornire un ordine uguale e contrario a quello impartito. È da intendersi solo in questo senso la dicitura apposta su tutte le cartelle di pagamento: «Chi vuole spiegazioni sugli addebiti non deve rivolgersi all'agente della riscossione, ma direttamente all'ente creditore». Essa non esprime, quindi, come sembra sostenere l'anonimo autore della lettera, un presunto spirito di Equitalia di abbandonare il cittadino al proprio destino. Piuttosto, dal tenore della lettera, appare evidente la volontà dell'estensore di non contattare Equitalia. Se l'avesse fatto, avrebbe trovato delle gentili collaboratrici e dei cortesi collaboratori pronti a fornirgli la necessaria consulenza per la risoluzione del suo problema. Michele GiardinoRelazioni esterneEquitalia Emilia NordDi solito le lettere di precisazione dovrebbero precisare qualcosa. Lasciamo al lettore (che è stato coinvolto in questo caso esemplare di mala burocrazia) di decidere se questa lettera di Michele Giardino, di Equitalia Emilia Nord, precisi qualcosa o si limiti ad agitare le parole, tra l'altro in modo contraddittorio.Per consentire al lettore di scegliere fra queste due alternative, riassumiamo i termini della questione. ItaliaOggi pubblica, mercoledì 13 maggio, una lettera di un lettore dalla quale si apprende che:1) A un abbonato alla Rai che paga regolarmente il canone ininterrottamente da 38 anni viene richiesto dalla Rai di pagare «un» canone annuale secondo loro non pagato.2) L'abbonato scrive alla signora che firma la lettera della Rai (ma poi si scopre che questa signora non esiste) dicendo che ha regolarmente pagato ciò che gli si chiede di ripagare e lo dimostra con la fotocopia del bonifico bancario.3) Dopo qualche tempo l'utente (dal che si desume che egli ha interloquito con un computer che, dopo essere stato messo in moto contro lui, avanza come un panzer, secondo un software già programmato, incurante di ogni precisazione e che evidentemente si ferma solo se paghi anche quello che non devi) riceve un'altra lettera (questa volta non firmata dalla signora, ma dall'Ente!) in cui si richiede il pagamento del non dovuto, minacciando, «in caso di inadempienza», sfracelli.4) L'utente si aggrappa al call center della Rai, ma perde tempo senza riuscire a parlare con nessuno. 5) L'utente allora scopre un indirizzo internet Rai, ma scopre anche che la schermata accetta solo l'indicazione del c/c postale con il quale si è versato l'abbonamento mentre l'utente ha fatto un versamento attraverso bonifico bancario che il computer Rai non riconosce come ammissibile.6) A questo punto la Rai «sguinzaglia» (il termine non sarà giuridico ma rende perfettamente l'idea) Equitalia che è vero che non c'entra con le disfunzioni elencate fino al precedente punto 5, che, com'è ovvio, sono «interamente» dovute alla Rai ma che purtuttavia (ai sensi dei poteri che legittimamente gli attribuisce la legge, non c'è dubbio; è questo, semmai, proprio il problema) non deve dare spiegazioni («che spettano all'ente creditore», come è stato già scritto nella lettera di ItaliaOggi e come adesso, non si sa perché, Giardino ripete). Tuttavia, come ente «morsicatore» (sempre per rendere l'idea), Equitalia è legittimato, su mandato di un Ente (tra l'altro privato, come in questo caso, trattandosi di Rai spa; tutto in regola con la legge, per carità, niente in ordine con la sostanza), un ente, la Rai, dicevamo, che, tra l'altro, non si spiega con l'utente, a mordere nei polpacci un semplice cittadino che non ha sollevato il caso per i 105 euro che comporta questa vicenda (il prezzo di una delle molte cene che chi protesta riesce ancora a permettersi) ma perché, in casi di questo genere (anche perché si tratta di cifre modeste richieste con il bazooka, questo sì facente parte dell'armamentario legittimo di Equitalia), sono in gioco i diritti del cittadino, ben sapendo che uno per 105 euro non si mette certo in mano a un avvocato. Paga, maledice e chiude. Sarà poi quello che farà il lettore di ItaliaOggi. Che, ci ha anticipato, pagherà il non dovuto. Ma, almeno, con la collaborazione di ItaliaOggi, ha detto che viviamo con norme vergognose di cui dovrebbero interessarsi i politici che però, essendo impegnati a dibattere sui vari lati delle veline, hanno altro di cui occuparsi.P.S.: Nella lettera, Equitalia ribadisce ciò che era già stato scritto dal lettore e cioè che, essendo Equitalia un ente di riscossione, non può dare spiegazioni. Ma poi, incurante della precedente affermazione, dice che «dal tenore della lettera appare evidente la volontà dell'estensore di non contattare Equitalia». Ma se Equitalia non ha nulla da spiegare perché avrebbe dovuto essere contattata? O no?

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Contro l'influenzaA un supercommissario (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-16 - pag: 8 autore: Altri due morti in Texas e Arizona - Tre scuole chiuse a New York Contro l'influenzaA un supercommissario Barbara Gobbi ROMA Sono gli Stati Uniti il Paese più colpito, negli ultimi giorni, dal virus dell'"influenza A". Ieri le autorità hanno annunciato altri due decessi: una quarantenne in Arizona, già malata ai polmoni, morta per complicazioni e un uomo di 33 anni in Texas.Ma l'allarme arriva soprattutto da New York, dove il sindaco Michael Bloomberg ha chiuso ieri tre scuole frequentate da 4.500 studenti nel quartiere di Queens, a causa di una seconda ondata di epidemia.Il sindaco,che ha esortato i newyorchesi a contattare un medico ai primi sintomi di influenza e a rimanere a casa come misura precauzionale, ha precisato che il contagio riguarda con certezza quattro studenti e il vice preside di uno degli istituti. Quest'ultimo sarebbe in condizioni critiche, tanto da essere stato ricoverato e sottoposto a ventilazione meccanica. Bollettino epidemiologico a parte, la notizia sul fronte americano è la nomina di Obama del commissario per la salute di New York Thomas Frieden al vertice dei Centers for disease control and prevention del paese. Frieden, noto per le crociate contro fumo, Hiv e tubercolosi, sarà cruciale nel definire la strategia contro un'eventuale mutazione del virus H1N1. E in generaleè chiamato a revisionare l'intero sistema dei Cdc, che dall'amministrazione Bush avrebbe ereditato un sovraccarico di burocrazia e consulenze esterne. Il "nuovo corso"che ci si aspetta da Frieden necessariamente influenzerà le decisioni assunte dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità. Solo ieri, l'Oms riportava un bilancio di mille contagi in più rispetto a giovedì. Immutato il numero dei morti,che salgono a 66.Nel complesso, l'Oms parla di 7.520 casi in 34 Paesi. Un picco atteso dagli esperti dell'Organizzazione, che mantengono alta la guardia: l'emergenza sarà infatti al top dell'agenda dei lavori alla 62esima Assemblea mondiale della sanità, a Ginevra dal 18 al 22 maggio. Un appuntamento che quest'anno sarà più breve, proprio per consentire ai tecnici di rientrare rapidamente nei rispettivi Paesi, dove sorvegliano la nuova malattia. Al centro dei lavori dell'assemblea, la questione vaccino.Considerando, come ha ricordato il vicedirettore Oms Keiji Fukuda, «che è ragionevole attendersi un lungo periodo d'attività del virus, anche intensa». La fase 6 (il livello pandemico) scatterà soltanto se e quando ci saranno segni di una trasmissione autonoma al di fuori del continente americano. Intanto il ministro della Sanità messicano José Angel Cordova ha annunciato che chiederà all'Oms un «risarcimento in denaro»:come Paese più colpito e che, lanciando subito l'allarme, avrebbe scongiurato «danni enormi» al resto del mondo. E un'offerta curiosa è arrivata nei giorni scorsi dagli albergatori delle località turistiche di Cancun e della riviera Maya: a chi dimostrerà, certificato medico alla mano, di essersi ammalato di H1N1 nei Caraibi, sono garantite vacanze gratis per tre anni. Stabile la situazione italiana: ieri il ministero del Welfare confermava i 9 casi accertati nei giorni scorsi. In calo anche le chiamate al numero verde 1500, tanto che il servizio sarà interrotto nei fine settimana. © RIPRODUZIONE RISERVATA EMERGENZA TURISTICA Gli albergatori di Cancun offrono vacanze gratis per tre anni a chi dimostrerà di aver contratto l'H1N1 nei Caraibi

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Il decreto Brunetta riparte ma perde la class action (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-16 - pag: 19 autore: Riforme. Berlusconi: il ministro è stato birichino ma la «rivoluzione» della Pa va avanti Il decreto Brunetta riparte ma perde la «class action» Rientra l'ipotesi di dimissioni: l'azione collettiva partirà a gennaio ROMA «Una tattica da birichino che lo ha portato a un ottimo risultato. C'è stima amicizia e affetto da parte dei ministri con lui e con tutti». Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiuso così il «caso Brunetta». Niente dimissioni dunque e avanti con la «rivoluzione della pubblica amministrazione». Chesaràoperativadal1Úgennaio 2010, promette il ministro nella conferenza stampa seguita alle riunione del Consiglio di ieri (assente Giulio Tremonti, il «rivale » di questi giorni su alcuni contenuti del decreto). Dal testo varato una settimana fa escono i sei articoli sull'azione collettiva di tutela giudiziale contro le inefficienza della Pa (dal 31 al 36) e si apre la strada dell'esame in Parlamento, dove arriverà lunedì. Sessanta giorni nel corso dei quali matureranno i pareri della Conferenza unificata e del Cnel e a cui seguirà comunque un confronto («che chiedo al presidente sia al massimo livello » ha sottolineato Brunetta) con le organizzazioni sindacali. Per la class action verrà messo a punto un apposito decreto legislativo dopo aver acquisito i pareri del Consiglio di Stato e dell'Avvocatura «sui riflessi che la nuova azione avrà sul processo amministrativo e sulla difesa erariale». Anche perché, ha spiegato Berlusconi, «c'è l'esigenza di coordinare la disciplina della class action "amministrativa" con quella della class action generale, che il Senato sta esaminando e ridisegnando nell'ambito del disegno di legge sullo sviluppo». Per attuare la riforma che introduce i premi selettivi per i dipendenti più produttivi, l'Autorità di valutazione dell'efficienza e della trasparenza, che completa la riforma della dirigenza e allinea la contrattazione collettiva alle nuove regole valide nel settore privato, saranno varati complessivamente tre strumenti. Il decreto legislativo generale, che nella nuova versione si compone di cinque titoli e 67 articoli, il decreto legislativo per la class action che verrà presentato prima dell'estate e due decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) per applicare le nuove regole alla Presidenza del Consiglio, alla scuola e alle accademie. Lo stralcio delle norme attuative della class action ha suscitato numerose reazioni critiche dell'opposizione e di organizzazioni dei consumatori come Cittadinanza attiva e Codacons. Per Linda Lanzillotta, responsabile per la Funzione pubblica del Pd, Brunetta «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». La Lanzillotta ha anche accusato l'esecutivo della mancata attuazione dell'azione collettiva varata da Prodi con la Finanziaria 2008. «Si è continuato a rinviarne l'entrata in vigore, ora prevista al 30 luglio: ma, chissà, è legittimo ritenere che slitterà ancora.Inoltre il governo – ha aggiunto – ha stabilito che le norme non avranno carattere retroattivo: in questo modo, ha di fatto abbandonato al loro destino e lasciato privi di tutela i risparmiatori vittime dei peggiori scandali finanziari degli ultimi anni: da Cirio a Parmalat fino ad Alitalia». Pronta la replica del ministro: nessuno stop, nessuna retromarcia «Linda Lanzillotta e il suo partito non hanno nulla da insegnare al governo Berlusconi e alla sua maggioranza. Dal 1Úgennaio al più tardi, l'Italia avrà norme serie, applicabili e responsabili di azione collettiva tanto nel settore privato quanto nel settore pubblico». Tornando al decreto legislativo generale, c'è da registrare qualche modifica in materia di contrattazione collettiva. Come già nel provvedimento originale il decreto prevede che non più di un quarto dei dipendenti di ogni amministrazione possa beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima, a seconda della performance individuale, e che non più della metà potrà goderne in misura ridotta al 50%, mentre ai lavoratori meno meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo. Tuttavia, questo principio potrà essere in parte derogabile dalla contrattazione collettiva. In sede di rinnovo, le parti potranno modificare «fino al 5% in più o in meno la percentuale della prima fascia, fermo restando che a quest'ultima verrà comunque attribuito il 50% delle risorse disponibili». «Non ci ho dormito una notte » aveva detto tre giorni fa il ministro parlando del fatto che a un quarto dei dipendenti non sarebbe andato alcun premio e promettendo una modifica per rendere più morbida la norma. Il ritocco è arrivato, a conferma della volontà di trovare un accordo «ampio e meditato» con tutti i sindacati. D. Col. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il Cdm fa felice quel birichino di Brunetta (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

FUNZIONE PUBBLICA Il Cdm fa felice quel «birichino» di Brunetta Mariangela Maturi Quel gran «birichino» rivoluzionario di Brunetta ce l'ha fatta. Il consiglio dei ministri ha licenziato ieri il decreto legislativo per la pubblica amministrazione, dopo che il ministro aveva puntato i piedi e minacciato le dimissioni se il decreto non fosse stato presentato in Parlamento entro due giorni. «Ha adottato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati», ha esordito Berlusconi. Con un buffetto sulla guancia del ministro «ribelle», il premier ha concesso la grazia e il testo da lunedì passa all'esame delle Camere. La «rivoluzione Brunetta», così l'hanno definita al consiglio dei ministri, ha inizio. Senza aver ancora consultato sindacati, conferenza Stato-Regioni e consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel). C'è tempo. Forse. Tremano i fannulloni di tutt'Italia, perché a sentire il governo d'ora in poi la vera meritocrazia avrà la meglio. A costo di dover «trascurare» dettagli come la contrattazione nazionale e integrativa, ridotta a due comparti e avvicinata a quella del settore privato. Per non parlare dell'amputazione della sezione che dovrebbe regolamentare la class action nei confronti dei prodotti e servizi della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta non si scompone, e difende il suo decreto così com'è. Senza class action. Promette però di affrontare la questione in un secondo momento con un decreto ad hoc, pronto per gennaio 2010 in concomitanza all'altro decreto sulla class action che riguarda anche i privati. Nel frattempo, dicono, serve «un parere al consiglio di Stato e dell'avvocatura». Lo scorporo di questa norma non è piaciuto al Codacons. «Ci aspettiamo dimissioni immediate del ministro», tuona il presidente Carlo Rienzi. «Brunetta, che si è strenuamente battuto per l'estensione dell'azione collettiva, deve essere coerente. Ora che è stato battuto deve lasciare il proprio incarico». Concorda Linda Lanzillotta (Pd), per cui Brunetta «cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi pubblici». Pierluigi Bersani (Pd) parla di insulto, Cesare Damiano (Pd) fa notare che il parere della conferenza unificata con le autonomie locali dovrebbe precedere la presentazione del decreto alle Camere, non seguirla. Nel frattempo, in seno al Pdl, Giuliano Cazzola e l'ex ministro della funzione pubblica Franco Frattini esultano per il passo «rivoluzionario». Resta l'«empasse» dell'opposizione dei sindacati. Brunetta rassicura: «Li sentiremo entro luglio, in maniera tale che ci sia ancora un mese per implementare le norme». Mentre la Cgil promette battaglia, per la Cisl fp «l'approvazione va bene, ora il confronto è con il sindacato». Staremo a vedere.

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La rivoluzione di Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

La rivoluzione di Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini FELICIA MASOCCO La class action è stralciata, ma Renato Brunetta non si dimette. È una delle considerazioni che si possono trarre dal via libera, dato ieri dal consiglio dei ministri, al decreto per la produttività nella pubblica amministrazione. La class action non c'è, è rinviata, si fa la data del 2010. Forse. La «rivoluzione Brunetta» nasce quindi senza un pezzo, quello che dovrebbe tutelare i cittadini dai danni causati da inefficienze o abusi degli uffici pubblici. In seno al governo l'ha spuntata chi, come il ministro Tremonti, ha fatto valere il suo peso e il timore che l'introduzione della class action avrebbe aperto la via a un perenne contenzioso. BIRICHINATE Altre «resistenze» dentro l'esecutivo, ammesse come tali dallo stesso ministro Brunetta, erano state opposte dai colleghi perché, alla fine della fiera, la «rivoluzione» si risolve in una grande operazione di centralizzazione che toglie prerogative e poteri ad altri ministeri, alle regioni e agli enti locali e li dà al ministero di Brunetta. Il titolare della Funzione Pubblica aveva risposto con la minaccia di dimissioni se il suo decreto non fosse stato trasmesso alle Camere entro due giorni. La "trasmissione" c'è, lunedì inizia l'iter, l'approvazione è fissata per fine giugno. Prima verrà sentito il sindacato. Ma Brunetta è stato stoppato, come viene fatto notare da Linda Lanzillotta, esponente del Pd. «Dovrebbe riconoscerlo», «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle lobby dei concessionari dei servizi pubblici». Lui nega e, ovviamente, non si dimette. «Ha adottato una tecnica da birichini», ha spiegato il premier Silvio Berlusconi svelando il bluff. Birichinate a parte, il provvedimento prevede novità sui premi (il salario accessorio): «Solo il 25% dei dipendenti lo avrà per intero», spiega Brunetta, «è una cosa mai accaduta», prima i premi venivano dati a tutti. Metà dei dipendenti potranno avere il 50%, il restante 25% non avrà nulla. Le percentuali possono essere modificate (in misura del 5%) con la contrattazione. POLITICA PIGLIATUTTO «In realtà la contrattazione sparisce», replica Michele Gentile che per la Cgil segue il settore, «gli resta un ruolo residuale, si ritorna al primato della legge. E della politica, sotto cui tutta la pubblica amministrazione viene ricondotta». Premesso che non si dice mai dove siano i soldi per premiare i meritevoli, è invece chiaro che il meccanismo di valutazione di meriti e demeriti viene affidato a un'Autorità (costo stimato fino a 8 milioni), i cui membri sono proposti da Brunetta, e nominati dal Parlamento e che risponde al ministero per l'Attuazione del programma. Un altro elemento riguarda il "congelamento" dei rappresentanti dei lavoratori, si bloccano le elezioni dei nuovi delegati per un turno: i sindacati, tutti, non sono d'accordo e voteranno lo stesso. Si introducono sanzioni, fino al licenziamento, per i dipendenti che violano le regole, e per i dirigenti non svolgeranno bene il loro lavoro. La rivoluzione nella pubblica amministrazione partirà, se mai partirà, zoppa: salta la class action, cioè l'azione di tutela dei diritti dei cittadini. Il ministro Brunetta resta però al suo posto.

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Via alla riforma Brunetta Ma senza la class action (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 16-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 16/05/2009 - pag: 13 Legge «antifannulloni» In vigore dall'estate. Tremonti: no a tutto il potere ai consumatori Via alla riforma Brunetta Ma senza la class action Il ministro: ritiro le dimissioni. Il premier: bene, birichino ROMA La riforma della pubblica amministrazione, passata alla storia ormai come la legge «antifannulloni», con tanto di meritocrazia e sanzioni disciplinari entrerà in vigore entro l'estate. Ma senza la class action, il cui testo verrà stralciato dal decreto legislativo, per essere ridiscusso in autunno e partire dal primo gennaio 2010. Così ha deciso il Consiglio dei ministri, con un accordo tra il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta - che ha ritirato le dimissioni minacciate - e il collega all'Economia Giulio Tremonti, che in un primo tempo si era opposto all'introduzione da subito dell'azione collettiva. Brunetta è soddisfatto e parla di una «grandissima legge rivoluzionaria ». Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel presentare le novità in conferenza stampa, ha escluso qualsiasi «problema dentro il governo» ma poi, ridendo, ha ammesso che Brunetta «ha adottato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati ». Anche Tremonti ha mostrato soddisfazione e ha speso parole benevole. «Brunetta fa molto per migliorare lo stato reale e sono solidale con lui». Ma si premura anche di precisare come sia «giusto che i consumatori abbiano voce ma non tutto il potere, così come è giusto che i tribunali lavorino ma non lo è quando nominano dei commissari ad acta». Il duello tra i due ministri - se mai si ripresenterà - si sposta in autunno per la definizione degli standard di qualità e di efficienza che, se non vengono garantiti, daranno al cittadino la possibilità di avviare la class action. Brunetta ha dimostrato di avere in proposito le idee piuttosto chiare: «Il nuovo decreto sull'azione collettiva sarà di sei articoli e sarà coerente con quanto le Camere avranno definito per il settore privato». Anche il premier ha sottolineato che la nuova legge è «rivoluzionaria » e ha come obiettivo primario di riconoscere lo sforzo dei dipendenti pubblici con compensi economici paragonabili al settore privato, perché «vogliamo che abbiano un morale diverso, motivo di essere realizzati e di essere così più positivi nei confronti dei cittadini». Il ministro della Funzione pubblica ha ricordato brevemente le principali novità: dagli stage all'estero per i dirigenti ai riconoscimenti economici elargiti ai più bravi. «Solo il 25% dei dipendenti pubblici ha ricordato Brunetta e il sindacato è d'accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla premialità, è una cosa mai accaduta e che non esiste nemmeno in moltissime aziende private». Il sindacato, che ha protestato vivamente per non essere stato coinvolto a sufficienza, «verrà convocato ai più alti livelli ha promesso tra fine giugno e i primi di luglio» e per l'occasione ha chiesto la presenza dello stesso Berlusconi. Molto critica l'opposizione per il rinvio della class action. Linda Lanzillotta ha accusato il ministro di «cedere alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei pubblici servizi » mentre il Codacons (consumatori) considera Brunetta «sconfitto e per questo ci aspettiamo le sue dimissioni». Il ministro ha subito replicato ricordando che è stata la Lanzillotta ad aver «stoppato la class action per il pubblico» quando il governo Prodi varò la legge. Roberto Bagnoli L'agenda La riforma della pubblica amministrazione firmata dal ministro Renato Brunetta entrerà in vigore entro l'estate

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india, il trionfo di sonia gandhi - (segue dalla prima pagina) federico rampini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Esteri India, il trionfo di Sonia Gandhi Battuta l´ultradestra hindu, vince la stabilità. Folla in festa per "l´italiana" La "regina degli intoccabili" Mayawati non è riuscita a sfondare a livello federale (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) FEDERICO RAMPINI Esplodono fuochi d´artificio, tuonano i tamburi, sventolano i poster giganti con la foto del figlio Rahul. E´ appena finito lo spoglio di 400 milioni di schede elettorali, il più gigantesco suffragio universale della storia. L´India porta in trionfo la sua "dinastia repubblicana", la famiglia Gandhi. Sonia ringrazia con eleganza regale: «Il popolo indiano sa riconoscere il bene del paese e ha fatto la scelta giusta». La vittoria è più ampia del previsto, il Congresso risale ai massimi dal 1991. E´ rafforzata la coalizione di governo uscente, guidata dal premier Manmohan Singh. E´ un messaggio di stabilità che irradia oltre i confini dell´India: verso il Pakistan assediato dai Taliban, verso lo Sri Lanka dove imperversa la guerra civile e incombe una tragedia umanitaria. Non c´è stato nessun effetto-Mumbai. A pochi mesi dalla strage terroristica che fu definita "l´11 settembre indiano", la maggioranza degli elettori ha respinto la logica dello scontro di civiltà. Il vero perdente è il Bjp, il partito d´opposizione nazionalista che cavalca l´integralismo indù e soffia sulle tensioni con la minoranza musulmana (150 milioni). Perdono quota i comunisti, che facevano parte della coalizione ma ostacolarono il riavvicinamento con l´America sul nucleare. E´ premiata una politica economica prudente, che ha cercato di attutire l´impatto della crisi sulle fasce più povere. Dal 2004 l´India ha avuto una crescita annua dell´8%, seconda solo alla Cina. Perfino quest´anno il Pil indiano crescerà del 5%, un exploit nella recessione mondiale. La più grande democrazia del mondo non dà segni di stanchezza. Malgrado gli scandali a ripetizione e la corruzione dilagante, l´affluenza alle urne è aumentata al 60%. Il margine ampio di vittoria libera il partito del Congresso dall´ipoteca di lunghi negoziati per allargare la coalizione. La "regina degli intoccabili", Mayawati, ha vinto nell´Uttar Pradesh (uno Stato con la popolazione del Brasile: 190 milioni) ma non sfonda a livello federale e il suo appoggio non sarà indispensabile. Anche questo è un segnale. Il Congresso è la forza politica che ha tenuto duro sui valori della laicità indiana. E´ stato la barriera contro le tentazioni dell´integralismo religioso. Ha fatto argine alla frammentazione della rappresentanza politica per caste, una tendenza pericolosa perché può trasformare il Parlamento in un mercato di scambio di interessi corporativi. Ipnotizzati dai riti dell´incoronazione del nuovo erede al trono, Rahul, gli indiani rischiano di dimenticare l´umile lavoro del premier: l´unico dopo Nehru a vincere le elezioni dopo un´intera legislatura al governo. A 76 anni e con la barba ormai candida Manmohan Singh è l´antipolitico per eccellenza. Primo esponente della minoranza sikh a dirigere un governo indiano, affezionato ai suoi tradizionali turbanti colore azzurro-cielo, Singh ha mantenuto la reputazione di uomo onesto: una fama rara nel paese dove il 20% dei parlamentari ha pendenze con la giustizia. Tecnocrate, ex dirigente del Fondo monetario internazionale, Singh ha saputo manovrare con flessibilità il timone della politica economica. All´inizio degli anni Novanta avviò le liberalizzazioni per aprire un´India protezionista e stagnante. In questa legislatura ha corretto il tiro in favore delle politiche sociali. Ha varato i «cento giorni di lavori pubblici al salario minimo garantito», un New Deal rooseveltiano per i disoccupati poveri delle regioni rurali. Un anno fa quando imperversava l´inflazione dei prezzi alimentari, Singh non esitò a chiudere le frontiere per impedire l´export di riso riservando le scorte al mercato interno. Ha messo fuori legge i futures sui prezzi agricoli. Ha aperto i rubinetti del credito per i contadini poveri strangolati dagli usurai. In una recessione globale che mette alla prova i modelli occidentali, Singh ha rivalutato la tradizione socialista di Nehru e Indira Gandhi. Non è immune dal vizio dell´assistenzialismo; e non ha saputo riformare una burocrazia pletorica e inefficiente. Ma ha evitato la trappola in cui si sono cacciati i comunisti, stritolati in una guerra tra poveri: il governo "rosso" del Bengala occidentale, per aver sostenuto l´occupazione operaia creata dalla fabbrica della Tata Nano, si è messo contro le masse contadine vittime degli espropri di terreni. Operato al cuore pochi mesi fa, Singh si è visto poco in campagna elettorale. La nuova star che il Congresso ha lanciato nei comizi è il giovane Rahul. Ieri Singh si è affrettato a dire che "le porte del nuovo governo sono spalancate per lui, speriamo di averlo nell´esecutivo". Come sempre sarà la famiglia a decidere tempi e modi della successione. Entro due anni c´è da scommettere che avremo un rimpasto, e un Gandhi alla guida del governo.

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crisi, la regione si muove adesso tocca alle imprese - franco lella (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 17-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Bari CRISI, LA REGIONE SI MUOVE ADESSO TOCCA ALLE IMPRESE FRANCO LELLA La Regione Puglia ha messo in campo una serie di manovre anticrisi a sostegno dell´economia locale. Il tessuto economico e produttivo pugliese è costituito prevalentemente da piccole e medie imprese. E´ stato costituito il cosiddetto "Tavolo della semplificazione" dei procedimenti amministrativi al fine di tagliare i tempi e le duplicazioni della burocrazia e sostenere il lavoro e la piccola impresa attraverso un fondo di 50 milioni di euro. Inoltre, sono stati attivati nuovi bandi che agevolano gli investimenti. Ora gli imprenditori pugliesi hanno a propria disposizione, per la prima volta, 10 bandi tutti aperti. Questo significa dieci possibilità di investimenti per le nostre aziende. In particolare sono state destinati 99,5 milioni di euro al bando relativo agli aiuti per gli investimenti iniziali alle microimprese, ovvero quelle imprese che occupano meno di 10 persone e realizzano un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro, ed alle piccole imprese vale a dire aziende che occupano meno di 50 persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiori a 10 milioni di euro. L´aiuto è erogato in forma di contributo in conto interessi a valere su un finanziamento e non può superare il 40 per cento per le microimprese ed il 30 per cento per le piccole imprese. Dette agevolazioni sono calcolate, indipendentemente dall´ammontare del progetto ammissibile, su un importo finanziato massimo di 400 mila euro nel caso di microimprese e 700 mila euro per le piccole imprese. Insomma, complessivamente i bandi inietteranno nel sistema produttivo regionale altri 210 milioni di euro che si andranno ad aggiungere ai 255 milioni di euro stanziati con i sette bandi già attivi. Questi nuovi avvisi permetteranno di immettere circa 465 milioni di euro di fondi pubblici a disposizione delle imprese. Una manovra anticrisi che non ha eguali in nessuna regione italiana. Ebbene la Regione ha fatto la sua parte ora tocca all´imprenditore fare la sua, possibilmente evitando gli errori del passato con l´impresa "mordi e fuggi" che non giova a nessuno. Sono in molti, infatti, a sostenere che l´imprenditore deve riappropriarsi della sua vitalità: deve organizzarsi, investire, conquistare nuove "nicchie" di mercato affinché l´impresa sia una iniziativa viva, dinamica, e non uno statico patrimonio da gestire. In altre parole ritrovare lo spirito imprenditoriale di un tempo che, proiettato al futuro e lungimirante nei metodi, ha permesso di tramandare alcune aziende pugliesi di generazioni in generazioni, dando vita, addirittura, alla creazione di veri e propri archivi storici aziendali, conservati con cura e dedizione, dove è documentata tutta l´evoluzione e la storia dell´azienda dal suo fondatore ai giorni nostri. Ora è pur vero che si convive da tempo con una forte crisi che coinvolge l´intero pianeta, ma è altrettanto vero che l´economia è fatta di fasi cicliche e l´imprenditore, seppur indebolito dalla crisi e deluso dalle aspettative, non può più vedere la propria azienda come un business fine a se stesso, ma deve proiettarsi verso il futuro con programmi, progetti a lunga scadenza, piani industriali che prevedono l´innovazione dei processi.

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Agricoltura in affanno Ma il governo taglia 600 milioni di euro (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 17-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Agricoltura in affanno «Ma il governo taglia 600 milioni di euro» La denuncia di Giuseppe Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori: stanno chiudendo migliaia di aziende, altre vanno fuori mercato, non si può far finta di niente» FELICIA MASOCCO Una crisi nella crisi. È quanto sta vivendo il settore agricolo italiano, funestato dalle avversità meteo dell'autunno e dell'inverno, e poi dalla congiuntura. «Il ministro Zaia dice che l'agricoltura si è rigenerata, evidentemente vive in un altro Paese», attacca Giuseppe Politi presidente della Cia, la Confederazione italiana agricoltori che conta 700mila associati, tra cui 280mila titolari di impresa. «Non può far finta di non sapere che nel 2008 hanno chiuso 20mila aziende. E nel 2009 50mila rischiano di andare fuori mercato. Stiamo affrontando la crisi senza alcun sostegno, anzi, ci hanno tagliato i finanziamenti. Noi siamo senza soldi "veri"». Quali sono i problemi che premono? «Uno è noto da tempo: abbiamo una caduta di prezzi all'origine, c'è stata anche nell'ultimo trimestre, che non si ripercuote sul prezzo al consumatore che non cala. Il rapporto è di 1 a 3 oppure 1 a 4. Insomma il prezzo finale è tre, quattro volte quello pagato al coltivatore». Vale a dire minor redditi per voi e minori consumi. E sul fronte della produzione? «A causa delle piogge e delle calamità sparse qui e là che hanno ritardato la semina e in alcuni casi l'hanno impedita, stimiamo che il 2009 avrà un forte calo della produzione rispetto al 2008. Cala la produzione e calano i prezzi. Faccia lei i conti. Non abbiamo il dato disaggregato ma sappiamo che l'agricoltura contribuisce in modo significativo al calo del Pil nazionale». Una crisi nella crisi, insomma. «Che stiamo affrontando senza un euro in più. Anzi, ci hanno tagliato i fondi. Nella finanziaria 2008 per il settore agricolo c'erano più risorse del 2009. È un paradosso. Ci sono 600 milioni di euro in meno e questo significa che non abbiamo più il Fondo di solidarietà per le calamità naturali che alleviava le polizze assicurative. Poi ci sono i ritardi impressionanti nel liquidare alle aziende i fondi europei per i piani regionali di sviluppo. Stiamo ancora aspettando i soldi del 2008: la macchina statale, l'Agea (agenzia statale per le erogazioni in agricoltura) si inventa procedure non previste dalla Ue, burocrazia e complicazioni della nostra vita». Ma come, questo non è il governo che toglie lacci e lacciuoli alle imprese, che semplifica? O vale solo per la sicurezza sul lavoro? «Nel settore agricolo non ha semplificato nulla, ci ha solo complicato le cose. Sono solo bravi a comunicare. Il ministro dell'Agricoltura, Zaia, dice che l'agricoltura italiana si è rigenerata, vive in un altro paese. Non si può far finta di non sapere che nel 2008 si sono chiuse 20mila aziende, e decine di migliaia quest'anno rischiano di andare fuori mercato. Chiediamo più attenzione: tra piccole, medie, grandi imprese il settore agricolo e agroalimentare contribuisce per il 17% al Pil nazionale». Che cosa il governo dovrebbe fare subito? «Mantenere i patti, innanzitutto. Berlusconi è intervenuto in modo pomposo all'assemblea di un'altra organizzazione di agricoltori e ha detto che le nostre ragioni sono sacrosante e che sarebbe intervenuto anche per decreto. Giacché in Italia si va avanti per decreti, ne facesse qualcuno anche per l'agricoltura. Ripristinasse i finanziamenti per il Fondo di solidarietà. Andrebbe finanziato il progetto per un ricambio generazionale perché abbiamo bisogno di incentivare i giovani a entrare e rimanere nel settore. Promuovesse, poi, la conferenza nazionale dell'agricoltura, convocata dal precedente governo, perché vogliamo capire se l'agricoltura ha un ruolo in questo paese. Zaia si era impegnato a farla, non ha fatto nulla. Infine, vorremmo concertare anche noi le decisioni che ci riguardano». Intervista a Giuseppe Politi

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l'università inferma - vittorio coletti (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IX - Genova L´università inferma VITTORIO COLETTI (segue dalla prima di cronaca) e aggiungerò che, volendo, l´infelice autonomia dei nostri atenei potrebbe essere una buona prospettiva da cui guardare col dovuto terrore il decentramento istituzionale prossimo venturo (federalismo). Perché il nostro Paese si può dividere, spezzare, chiudere; forse è già avvenuto e non ce ne siamo neppure accorti. Ma non decentrare, portando in periferia poteri un tempo centrali e nazionali. La qualità dell´amministrazione scende subito. Il livello della classe politica, selezionata più in basso, con criteri più clientelari, pure (per la verità, ora "papi" sta dando una mano a far precipitare definitivamente anche le selezioni nazionali). Le università italiane, con la loro triste storia recente, lo provano in modo inconfutabile. Nell´università l´autonomia ha significato trasferimento dei poteri di controllo, una volta svolti dal lontano ed esperto Ministero, all´amministrazione vicina e impreparata, che si è trovata a malpartito e ha cominciato col difendere se stessa, come sempre fa la burocrazia quando incontra difficoltà nei suoi compiti istituzionali. Negli atenei si sono così incrociati, incompresi e confusi due linguaggi opposti, quello dell´insegnamento e della ricerca, e quello dell´amministrazione. E non si sono più capiti. Gli uffici sono passati da un ruolo di affiancamento operativo della docenza a uno di kafkiana sorveglianza burocratica, quando non di autentica opposizione e di inimicizia vera e propria (basterebbero a provarlo le mail che circolano in questi giorni sul blog dell´Ateneo genovese, con feroci polemiche contro i docenti da parte di alcuni tecnici amministrativi). Da allora le strade dell´amministrazione e quelle della docenza e della ricerca hanno cominciato a divergere sempre di più, solo raddrizzate e corrette dalla buona volontà dei singoli (fortunatamente numerosi). Le colpe sono di entrambi i comparti dell´istituzione universitaria. Anche quello dei docenti ha usato molto male del potere delegato; ha interpretato l´autonomia come spazio corporativo, insofferente di regole, ha moltiplicato i posti e facilitato le carriere dei professori. Alcuni ne hanno approfittato per farsene una particolare. Si sono specializzati nel governo degli atenei, hanno fatto e rifanno statuti, organismi, commissioni (molti di loro, a Genova, sono tornati all´opera col nuovo progetto, incuranti del fallimento dei precedenti), accettando così che a norme e atti burocratici venga affidato il compito di far camminare l´università. Gli atenei sono oggi come un ospedale in cui i medici parlano una lingua diversa dagli infermieri e dagli impiegati; o viceversa. Per questo, credo, che il problema principale dell´università sia di rimettersi sui suoi piedi e ritrovare, insieme con un comune linguaggio, i propri compiti primari e istituzionali, che sono, per quel che se ne sa, insegnare e studiare.

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Metti un asilo nella tua azienda (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette Numero 116  pag. 51 del 18/5/2009 | Indietro Metti un asilo nella tua azienda L'INCHIESTA Di Pagina a cura di Chiara De Feudis Le imprese con il nido sono cresciute, ma dopo la stagione d'oro 2002-04 il trend si è fermato Ma burocrazia e scarsi finanziamenti frenano le iniziative Ore 7.35: corso Settembrini 215 a Mirafiori. Con un bacio la mamma saluta il bimbo, attraversa la strada e va al lavoro. Ore 7.45: stessa scena in via Bensi 12 a Milano. Qui però c'è un papà che si infila negli uffici Vodafone. Ore 8: via Rivoltana 13 a Segrate. Un'altra mamma [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 8      

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È Hatoyama il leader democratico (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO data: 2009-05-17 - pag: 11 autore: Giappone è Hatoyama il leader democratico Potrebbe diventare primo ministro del Giappone entro tre o quattro mesi: Yukio Hatoyama, 62 anni, è stato eletto ieri presidente del Partito Democratico, che alle elezioni della Camera Bassa - da tenersi entro ottobre, ma ipotizzate tra agosto e settembre - è dato per favorito nel suo tentativo di scalzare il predominio di oltre mezzo secolo del Partito Liberaldemocratico (Ldp). Hatoyama, finora numero due del partito, subentra a Ichiro Ozawa - dimessosi per uno scandalo di finanziamenti illeciti - e ha prevalso (per 124 a 95 nei voti dei parlamentari dello schieramento) sullo sfidante Katsuya Okada. Non è chiaro, sottolineano gli esperti, se il nuovo leader dell' opposizione sarà in grado di imporsi all'opinione pubblica come un punto di svolta rispetto a Ozawa (al quale è considerato un po' troppo vicino) e più in generale come alfiere del cambiamento. La sua biografia incarna la tendenza della politica giapponese a essere un “ affare di famiglia”: suo nonno è stato premier e suo padre ministro degli Esteri, mentre suo fratello minore è ministro degli Interni del governo di Taro Aso. Il programma del partito, comunque, ha tra i suoi punti una specifica limitazione della possibilità di tramandare di padre in figlio o a parenti stretti i collegi elettorali. Nella conferenza stampa seguita alla nomina Hatoyama ha sottolineato che cercherà di cambiare il Paese: «Facciamola finita con questa era di controllo della burocrazia sulla politica », ha detto, evidenziando un tema su cui conta di strappare consensi a un elettorato tendente all'apatia. In politica estera, Hatoyama passa come fautore di una linea meno supina ai desideri di Washington di quella seguita tradizionalmente dall'Ldp. S.Car.

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Crisi lunga, ora riforme e puntare sull'energia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-17 - pag: 7 autore: «Crisi lunga, ora riforme e puntare sull'energia» Franco Vergnano CAGLIARI. Dal nostro inviato Bisogna accelerare le riforme per competere nel mondo che uscirà da questa grave recessione, la peggiore dal Dopoguerra. è infatti proprio nei momenti di crisi come gli attuali, caratterizzati da grande discontinuità, che si deve essere capaci di rompere gli indugi e intervenire sui punti critici per mettere in grado il Paese di cogliere le occasioni di crescita, anche con "interventi impopolari". Chiudendo il venticinquesimo incontro Nielsen sulla distribuzione organizzata, il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, ha detto a chiare lettere che il Paese deve spingere sul pedale della modernizzazione, a cominciare dalla burocrazia, dal sistema previdenziale, dalle liberalizzazioni, dalle comunicazioni, dall'energia e da un maggior impegno nell'economia verde (con un coordinamento almeno in ambito europeo). Sui benefici della deregulation ci sono diverse ricerche, fra cui una della Banca d'Italia, che dimostrano come le liberalizzazioni potrebbero portare ad aumenti significativi del Pil. La crisi è profonda, non c'è dubbio. Commentando il crollo del Pil nel primo trimestre, la leader di Confindustria ha sottolineato come il-5,9% «evidenzi la portata della recessione. Rispetto alla grande depressione del 1929, il calo della produzione industriale e del commercio risulta addirittura maggiore. Inoltre diventa complicato fare previsioni perché siamo appunto in presenza di un rallentamento inedito dell'economia. Probabilmente, però, il peggio è ormai alle nostre spalle. La percezione è che ci saranno piccoli miglioramenti nel secondo semestre dell'anno. Ma la strada per tornare sui livelli del 2007 sarà lunga, complicata e molto dolorosa». Tra gli aspetti positivi, la reazione abbastanza rapida degli Stati e delle banche centrali intervenuti con tempestività, anche se non in maniera sufficientemente coordinata. Tra i grandi driver dicrescitadel dopo crisi troviamo l'ambiente e l'energia. Temi trattati circa un mese fa proprio dal business summit del G8 svoltosi in Sardegna: «Confindustria – ha sottolineato la Marcegaglia – pone grande attenzione affinché l'Europa non ponga troppi vincoli, voluti dall'alto, al nuovo settore. Bisogna evitare che prevalga una logica impositiva, di obiettivi slegati dal mondo reale. Si deve lavorare su elementi realizzabili, concreti, non penalizzanti per l'industria». Secondo la Marcegaglia l'economia verde è la nuova frontiera industriale. I consumi del futuro saranno più attenti agli aspetti ecologici. Ma per fare questo è necessario un accordo che coinvolga tutti i paesi del mondo. Gli Stati Uniti di Obama hanno fatto grandi passi avanti e «noi lavoreremo affinché al vertice di Copenhagen di dicembre si arrivi con obiettivi condivisi. Lo sviluppo deve seguire gli sviluppi tecnologici. Ogni paese dovrà trovare la sua via per ridurre le emissioni, anche perché su questo versante la dialettica è aperta, con posizioni differenziate. Il made in Italy è già all'avanguardia sul fronte del risparmio industriale, ma si può ancora fare qualcosa. Anche perché quest'area potrebbe essere uno dei motori di crescita del futuro. Sulle energie alternative l'Italia è partita con qualche ritardo ma sta recuperando». La vera sfida, in un mondo nel quale molto probabilmente la domanda di Europa e Usa rimarrà bassa, sono i nuovi mercati. Un altro elemento essenziale per rilanciare la crescita è quindi lo sviluppo delle esportazioni verso la Cina,l'India, i paesi del Mediterraneo, l'area del Baltico e la Russia.Secondo la Marcegaglia, infatti, si stima che nei prossimi anni «500 milioni di nuovi consumatori avranno un reddito elevato. Di questi, i 4/5 saranno localizzati nei paesi emergenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA ECONOMIA VERDE «Sarà il motore di crescita per il futuro ma evitiamo che prevalga un approccio impositivo: servono obiettivi concreti e non penalizzanti» Emma Marcegaglia LAPRESSE

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Che vita da Vichinchi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: INTERSEZIONI data: 2009-05-17 - pag: 35 autore: Emigrati italiani / 1 Che vita da «Vichinchi» di Alessandro Melazzini «D unque vorrei sapere come mai per il servizio militare il nostro governo si ricorda poi per farci stare bene all'Italia non si ricorda ». Un pensiero sgrammaticato, ma in cui paiono riecheggiare I Malavoglia del Verga. E invece è Michele da Braunschweig a esprimerlo negli anni Sessanta. Uno dei milioni d'italiani che scelsero l'emigrazione in Germania per strappare qualcosa alla vita. In quegli anni per molti di loro il conforto maggiore venne dall'etere. Radio Colonia era la trasmissione in lingua italiana ascoltabile dalle frequenze della Westdeutscher Rundfunk (radio tedesco occidentale). A volerla fu la politica, soprattutto il governo italiano, per contrastare quella Radio Praga che dall'Est trasmetteva propaganda comunista anche nella lingua di Dante. Tra le rubriche riscosse particolare successo L'esperto risponde di Giacomo Maturi. Delle 50.000 lettere pervenute in redazione duecento sono raccolte in un'antologia dai toni commoventi. Perché se la stragrande maggioranza delle missive è scritta in un italiano sgrammaticato, i loro mittenti sono intraprendenti due volte: nell'aver deciso di emigrare e nell'aver superato l'ostacolo della scrittura. Per chi ignora il tedesco e dell'italiano conosce solo il dialetto la difficoltà di spedire una lettera inizia già dall'indirizzo. E così la "Funkhaus" (Casa della Radio) si trasforma in "Funcaos", " Funkakusi" e persino "Funghi ausi". Un muratore lamenta la solitudine «dato che in questo piccolo paesello dove abito, altri Italiani non ve ne sono». Per gli operai invece il problema è quello opposto: quelle sporche "barrache fatte ditavole" dove vengono stipati prima che le ditte tedesche si decideranno a garantire loro pareti in muratura. E se qualcuno tenta la ricerca di un appartamento: «questi signori Vichinchi, non appena sentono che ci sono figli, gli sbattono la porta in faccia, come se uno fosse un cane. Oppure uno Zingaro». Ma insieme al risentimento contro il paese ospitante non di rado vi è la severa consapevolezza dei propri difetti: «sul lavoro i tedeschi ci ammirano e ci stimano, da una parte, e dall'altra hanno pienamente ragione perché noi dico noi italiani siamo molto scorretti maleducati ed anche un po' prepotenti».Tra i "Gastarbeiter" il politically correct non è la preoccupazione maggiore, come nel caso chi chiede alla radio "un buon conziglio" perché la vicina è una «Tedesca signora che dorme con un Turco cioè un mantenuto». Radio Colonia presto si emancipa dalle finalità politiche, fornendo un aiuto concreto per i mille problemi che la quotidianità tedesca pone ai lavoratori italiani e alle loro mogli, talvolta lasciate per correre dietro a una straniera. Leggi incomprensibili, burocrazia ostile (tedesca e italiana), malattie e tragedie familiari: Radio Colonia ha un orecchio per tutto. L'antica patria talvolta è idealizzata, spesso avvertita lontana e disinteressata. I parlamentari italiani in visita all'estero? «Noi qui in questa zona non abbiamo mai visto nessuno, neanche un cantante!!», scrive Remo dalla Svevia. Non mancano nemmeno i grandi temi, come le discussioni sul divorzio o gli auspici di pace universale. In molti si accontenterebbero anche solo di essere trattati un po' meglio, perché gli stranieri sono spesso «vittime dell'infelicità e costretti al bisogno». Valeva allora per gli italiani in Germania, vale oggi per quei disperati che calcano il nostro suolo. alessandro@melazzini.com © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 Roberto Sala e Giovanna Massariello Merzagora, «Radio Colonia. Emigrati italiani in Germania scrivono alla radio», Utet, pagg. 302, Á 21,00.

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L'Egitto di Ala Al-Aswani (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Tempo Libero data: 18/05/2009 - pag: 9 FELTRINELLI L'Egitto «pop» di Ala Al-Aswani Chi ha amato le atmosfere di «Palazzo Yacoubian» bestseller numero uno nel mondo arabo non si farà sfuggire i primi racconti di Ala Al-Aswani che Feltrinelli pubblica ora per la prima volta in italiano con il titolo «Se non fossi egiziano». Come spiega nel prologo lo scrittore-dentista del Cairo (foto), questi 17 racconti sono stati a lungo inediti in Egitto per il veto della burocrazia di Mubarak che bollò come «antinazionalisti» i suoi protagonisti. Studenti, padri di famiglia, tassisti e prostitute dalle vite «opache» raccontati con affettuosa ironia. Oggi alle 18.30 alla Feltrinelli di piazza Piemonte l'autore ne parla con Caterina Soffici.

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Più ottimiste le spie del futuro (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: MONDO data: 2009-05-18 - pag: 14 autore: Congiuntura. Dopo i dati deludenti del Pil Ue segnali positivi arrivano dagli indicatori anticipatori Più ottimiste le «spie» del futuro Superindici e andamento delle scorte sono pronti a rimbalzare di Fabrizio Galimberti F a sempre più buio prima dell'alba: di fronte ai dati sconsolanti del Pil italiano (e dell'Eurozona) bisogna cercar consolazione nei detti e nei proverbi. Ed essi possono aver più ragione di quanto si pensi. Il giro di boa del primo semestre 2009 dovrebbe segnare il nadir della congiuntura. Quali sono le ragioni di questo (relativo) ottimismo? La prima sta nel rasserenarsi dell'orizzonte sul fronte dei sistemi finanziari. Questa crisi ha avuto origine in una finanza malatae il suo risanamento è una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per uscirne. Sia in America sia in Europa l'imponente soccorso delle banche centrali sta iniziando a dare i suoi frutti. Quegli spread che indicano le tensioni sui mercati dell'interbancario stanno tornando vicini a livelli fisiologici, le garanzie governative su depositi e titoli emessi dalle banche hanno rassicurato gli investitori, i canali alternativi al credito bancario (leggi emissione di obbligazioni societarie) si sono riattivati,le banche hanno ripreso a fare profitti sulla gestione corrente (grazie ai tassi-guida schiacciati verso lo zero, ciò che ha permesso d'innalzare il margine d'interesse – la differenza fra tassi attivi e passivi), il capitale delle banche si è rafforzato, grazie a iniezioni pubbliche e (almeno negli Usa) anche private. I mercati, insomma, sono convinti che il sistema finanziario terrà; i Governi,anche sfidando l'impopolarità degli aiuti ai "ricchi" banchieri, hanno correttamente deciso che la prima priorità del contrasto alla crisi era salvare le banche. Scelta giusta, ma che suscita problemi di azzardo morale e invita a grosse riforme della regolazione. Ma i primi e le seconde sono all'ordine del giorno di domani. Oggi la prioritàsta nel puntellare l'economia. Questo puntello descrive la seconda condizione per uscire dalla crisi: il sostegno diretto alla domanda. Questa crisi, dopo decenni di "controrivoluzione keynesiana", ha fatto tornare di attualità il keynesiano " paradosso del risparmio" ( «Ogni volta che risparmiate cinque scellini, togliete a un uomo una giornata di lavoro »). Se il privato non spende, bisogna che lo Stato intervenga, sostituendo spesa pubblica a spesa privata. Questa semplice verità è stata riconosciuta. Forse con più forza negli Usa che in Europa, ma anche nell'Eurozona sono state prese rilevanti misure di sostegno alla domanda. Certo,le vicende del Pil non sono incoraggianti, ma la contabilità nazionale fotografa il passato. Gli indicatori anticipatori, comei "superindici" della Commissione Ue e gli indici Pmi, danno segnali di stabilizzazione. Il ciclo delle scorte ha colpito soprattutto quei Paesi, come Germania e Italia,dove l'industria ha un grosso peso nell'economia (il valore aggiunto industriale italiano è il secondo dei 16 Paesi dell'Eurozona, dopo quello tedesco), ma l'interazione scorte-domanda-produzione ha esaurito la sua carica distruttiva e dovrebbe oggi dare spazio a qualche rimbalzo. Nel frattempo, le azioni di supporto alla domanda finale (meno tasse e più spese) dovrebbero raccogliere il testimone del soccorso. Ma i Paesi dell'Eurozona hanno la volontà di continuare a sostenere l'economia, costi quel che costi? La risposta della politica economica europea è stata obiettivamente scoordinata, ma nel contempo ha instillato urgenze e cogenze che porteranno a riforme rendendo più leggere alcune palle al piede, così come il rispetto sacrale del Patto di stabilità. Questo era stato concepito e attuato per far fronte a bilanci erranti, non a economie erranti,e il crollo della domanda nei Paesi europeiha spostato i paletti e le priorità della politica economica. Insomma, la recessione in corso porta con sè i germi della disunione: nei tempi difficili i Paesi si chiudono a riccio, aumenta la domanda di protezione, i Governi sono più pronti a dare la colpa "allo straniero" (o alla burocrazia bruxellese). Ma porta con sè anche i germi dell'unione: il pericolo comune può spingere al fronte unico', alla collaborazione in un'area economica in cui i legami sono tali e tanti che il coordinamento – se non altro per dare fiducia ai mercati e ai cittadini – diventa una scelta quasi obbligata. Vedremo di che stoffa è fatta l'Unione europea nel tempo a venire, quando diventerà chiaro se questacrisi ha spinto verso una comunità più coesa o più sfilacciata. fabrizio@bigpond.net.au © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Cura anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-18 - pag: 11 autore: Semplificazioni. Raccolte dal ministero le richieste di 40 enti Cura anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti Calderoli prepara un Dl e un disegno di legge PAGINA A CURA DI Antonello Cherchi Dallo sportello unico che svolge tutte le pratiche legate al cambio di residenza alla cancellazione dell'obbligo di fornire le proprie generalità all'arrivo in albergo, dalla dichiarazione di inizio attività (Dia) "esplicita" e non più subordinata al silenzio assenso a un'unica tessera elettronica che contenga tutti i documenti di identità (escluso il passaporto), dal vietare al legislatore di introdurre adempimenti ulteriori rispetto a quelli previsti dalle direttive europee (cosiddetto gold plating) allo snellimento delle procedure per le verifiche metriche. Sono solo alcune delle proposte avanzate da diverse categorie che il ministero della Semplificazione ha riunito intorno a un tavolo con l'obiettivo di capire dove e come eliminare gli orpelli che rendono pesante e inefficiente la nostra burocrazia. La lista dei desiderata dei circa 40 enti e associazioni che hanno risposto è ben più lunga di quella riportata nella scheda qui a fianco, che è il risultato di una prima scrematura delle proposte ritenute dalla Semplificazione più interessanti e percorribili. Ce ne sono poi altre che dovrebbero essere inserite nell'elenco, che con ogni probabilità assumerà – come spiega il capo dell'ufficio legislativo della Semplificazione, Alfonso Celotto – la forma di un disegno di legge. Non si esclude, però, il ricorso al decreto legge, almeno per le iniziative più urgenti. Nella cura anti-burocrazia dovrebbe trovar posto anche la cedolare secca sugli affitti, proposta in circolo da anni e ora sul punto di prendere forma.L'obiettivo è far emergere almeno una parte della gran massa di locazioni in nero. I tecnici della Semplificazione, che devono agire di concerto con quelli dell'Economia, stanno valutando un prelievo del 20-25% sul canone di affitto. è più probabile, al momento, l'aliquota maggiore, perché c'è l'intenzione di legare la cedolare secca all'eliminazione del rinnovo annuale della tassa di registro. Si tratterebbe di un ulteriore incentivo per spingere i proprietari di immobili a dichiarare gli affitti percepiti, i quali potrebbero poi – è un'altra delle ipotesi allo studio – utilizzare il contratto registrato come titolo esecutivo per lo sfratto: se alla scadenza l'immobile non viene liberato, si va direttamente alla procedura di sgombero, senza passare per la convalida dello sfratto da parte del giudice. «Al momento –spiega ilsottosegretario Aldo Brancher, che sta seguendo in prima persona il progetto di semplificazione – stiamo valutando quali proposte trasferire nella riforma, la cui bozza dovrebbe vedere la luce prima dell'estate. Dobbiamo, infatti, tener conto che si tratterà di un mix di interventi diversi, che coinvolgono più ministeri. Per questo dobbiamo prestare attenzione che la prima potatura di adempimenti superflui, a cui potrebbe seguirne una seconda, abbia una certa omogeneità, in modo che l'iter parlamentare non conosca intoppi». antonello.cherchi@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il cambio di campo è un'opportunità (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 18-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: VOLONTARIATO data: 2009-05-18 - pag: 29 autore: L'opinione/2. Carlo Borzaga (Euricse) e le Odv «di confine» «Il cambio di campo è un'opportunità» «Molte organizzazioni di volontariato, oggi, starebbero meglio nel campo dell'impresa sociale che nei confini stabiliti dalla legge 266/91». è il punto di vista di Carlo Borzaga, ordinario di Politica economica all'università di Trento, presidente dell'Euricse, Istituto europeo di ricerca sulla cooperazione e l'impresa sociale, e coordinatore del Primo rapporto sull'impresa sociale in Italia, i cui contenutisaranno illustrati in anteprima domani a Roma. «Non mi riferisco solo alle organizzazioni di volontariato più grandi e strutturate –spiega –che si occupano, tra l'altro, di produrre beni e servizi di utilità sociale, ma anche a quelle più piccole, dove ormai ci sono più dipendenti che volontari». Il successo della legge sull'impresa sociale, secondo Borzaga, non si può misurare dai soli 501 soggetti iscritti con questa denominazione al Registro imprese, che qualcuno giudica già «un fallimento ». Sul decollo lento della nuova forma giuridica, infatti, hanno inciso il lungo percorso di attuazione della legge delega (dal 2005 al 2008) e l'adeguamento alle nuove regole delle Camere di commercio. «Diversi enti non profit –continua il professore – stentano a cambiare casacca e ad adottare la nuova forma giuridica, un po' perché stanno bene nella veste che hanno (come alcune associazioni, che possono comunque svolgere attività d'impresa), un po' perché temono di perdere le agevolazioni fiscali di cui godono, come le Onlus. Non molti, però, fanno un'analisi costi- benefici. In alcuni casi, è più vantaggioso costituire un ente commerciale che un ente non commerciale». La mancanza di incentivi fiscali non è, secondo Borzaga, un limite eccessivo: «In Italia – osserva – c'è la tendenza a enfatizzare la rilevanza dei benefici fiscali. In Gran Bretagna, la normativa non prevede la detassazione degli utili, ma solo un iter facilitato per la nascita di questi soggetti, con meno burocrazia ». Il merito principale della legge italiana, secondo Borzaga, è aver introdotto «una mini-rottura, un soggetto terzo fra Stato e mondo profit, che fa impresa allo scopo diprodurre beni di interesse collettivo anziché di distribuire utili: per metabolizzare il cambiamento ci vorranno diversi anni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Su internet corre l'appello: ora lotta senza conciliazione (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 19-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-19 - pag: 17 autore: Tra atenei e fabbriche Su internet corre l'appello: ora lotta senza conciliazione Marco Ludovico ROMA I segnali ci sono tutti: l'avvio di una nuova strategia di lotta, la necessità di reagire con forme più dure e risolute, le indicazioni che, dietro formule a volte un po' datate, spiegano con chiarezza la necessità di una protesta che non ha, o quasi, possibilità di conciliazione. La contestazione unisce studenti e operai: ieri è stata la volta dei giovani, a Torino, con lancio di uova e fumogeni, cassonetti rovesciati usati come una sorta di barricata, blocchi stradali con traffico in tilt, cariche delle forze dell'ordine.Il sito Indymedia (http:// italy.indymedia.org) resoconta nel dettaglio la rivolta studentesca contro il G8 delle università e annuncia: «è solo l'inizio della mobilitazione ». Poi, bsta guardare una manciata di siti dell'estrema sinistra per rendersi conto del clima sostenuto e diffuso sempre di più negli ambienti di lavoro. Il sito dello Slai Cobas (www.slaicobas.it) sostiene che «si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il segretario della Fiom Rinaldini».E rilancia«la necessità di una lotta ampia e unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne ». Ma sulla rete c'è molto più, per capire lastrategia della tensione che sta emergendo. Prendiamo www.unitacomunista. it che rappresenta i contenuti dell'omonima associazione: si schiera «al fianco degli operai dello Slai Cobas vittime di un ignobile campagna mediatica finalizzata a screditare e reprimere - sostengono - tutti coloro che in fabbrica non hanno chinato la testa alla concertazione e agli accordi al ribasso col padronato». Quella di domenica è stata «la messinscena della caduta dal palco di Rinaldini» che, a loro avviso, «serve solo a giustificare i maldestri tentativi da parte dei vertici sindacali di isolare i lavoratori più combattivi, e a mettere in secondo piano il legittimo, crescente malcontento operaio verso quelle burocrazie colluse (in primo luogo Fim, Uilm e Ugl, ma anche gran parte dei vertici Fiom) e responsabili di anni di sconfitte e arretramenti».Di fronte alle politiche del governo e della Fiat, la direttiva non ammette equivoci: «La rabbia dei lavoratori è giusta e sacrosanta, e non saranno le infami intimidazioni poliziesche a indebolire e dividere la lotta!». Sul sito www.pane-rose.it, che si definisce«foglio periodico di collegamento tra le lotte dei lavoratori », un certo «Combat» prima fa sarcasmo sulla caduta di Rinaldini dal palco e e mette in corsivo un « Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra,e tutti giu' per terra ». Poi esce dall'ironia e minaccia: «Quando un gruppo di operai passa dalle parole ai fatti, e si riprende la parola, diventa un “teppista” per tutta la panoramica politico-pubblicistica. Bene scrive Combat- “cari”signori pa-rassiti, della politica e del sindacato, di destra e di sinistra,dovete sapere che ci avete definitivamente rotto i c...». E aggiunge: «Volete farci subire,senza neanche prote-stare! Anche in tempi di crisi,continuate a fare la bella vita, sulla nostra pelle. Abbiamo intenzione di rendere la vostra ( bella) vita almeno un po' piu' difficile, e guadagnata ». I toni, insomma, non ammettono equivoci. A inneggiare alla lotta,come da tradizione,è anche il sito Indymedia Italia ( www. http://italia.indymedia.org). Non solo, su www.infoaut.org si sostiene che, piuttosto che protestare contro il leader della Fiom con il conseguente parapiglia, «forse sarebbe stato meglio utilizzare queste energie per un'azione più incisiva che invece di creare, a torto o a ragione, contrasti interni alla piazza, si fosse rivolta con maggiore visibilità all'esterno ». Più sottili sul piano intellettuali, ma non meno inquietanti, le considerazioni su www.contropiano. org ("per la rete dei comunisti". Si legge: «è ancora più evidente come, anche a ridosso della vertenza Fiat dentro cui si sta ulteriormente consumando l'inadeguatezza e la lunga crisi della sinistra (che già si era vista nella vertenza Alitalia), i lavoratori iniziano ad agire con modalità non propriamente compatibili con il bon ton con il quale – scrive il sito – il riformismo nostrano (a differenza della Francia o di altri paesi europei) ha sempre ingabbiato le modalità del conflitto». Perciò «c'è bisogno di scelte coraggiose e conseguenti». Con un auspicio: «Sarebbe ora che i delegati e gli at-tivisti sindacali, non compatibilizzati, adeguassero la loro iniziativa ». Un messaggio, come gli altri, più che esplicito. marco.ludovico@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Morandini: i nostri veri nemici sono la burocrazia e il fisco (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 19-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Focus Vuota data: 19/05/2009 - pag: 9 Il vicepresidente che rappresenta le piccole industrie Morandini: i nostri veri nemici sono la burocrazia e il fisco ( d.d.v.) Il rappresentante della piccola industria nel vertice Confindustria è Giuseppe Morandini, udinese, un imprenditore di quarta generazione che produce laterizi (e che quindi soffre la crisi dell'edilizia). A novembre lascerà la carica e già si prospetta un derby Nord-Sud tra il campano Vincenzo Boccia e il vicentino Paolo Bastianello. Per Morandini «sempre più spesso le priorità delle piccole e medie imprese diventano priorità della Confindustria e del resto i presidenti delle associazioni territoriali spesso sono dei piccoli». Più che stare a Roma Morandini preferisce girare l'Italia per incontrare la base, anche duecento-trecento industriali per volta. «A loro faccio rapporto e da loro prendo ordini sulle priorità della nostra azione». E in materia non ha dubbi: i nemici dei piccoli sono la burocrazia e il fisco. «Subiamo un prelievo che fra tasse dirette e indirette per le piccole aziende arriva al 74% e in queste condizioni mi dite come facciamo a patrimonializzare? ». Chi rimprovera le aziende italiane di esser nane dovrebbe battersi per ridurre l'invadenza del fisco, altrimenti è incoerente. E comunque nonostante le tasse-monstre le piccole imprese in questi anni «hanno aumentato del 20% i loro posti di lavoro mentre le grandi li hanno ridotti del 13%». Morandini ha seguito la gara Meomartini- Spada per il rinnovo del vertice dell'Assolombarda così come sta monitorando il bis Marchi-Trovò a Venezia ma la polarizzazione anche elettorale tra grandi e piccoli non lo preoccupa, «anzi mi piace più sottolineare la grande partecipazione che c'è attorno a questi avvenimenti ». Quanto alla concorrenza associativa Morandini non teme l'aggressività e il ritmo delle Confapi o Confartigianato perché «stando in Confindustria un piccolo industriale può stare in scia, può ampliare la sua agenda di conoscenze». Un vantaggio non da poco in tempo di recessione.

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AGRICOLTURA È IL MOMENTO DI RIPENSARLA (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 19-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

AGRICOLTURA È IL MOMENTO DI RIPENSARLA ITALIA TRA RITARDI E OPPORTUNITÀ Ritengo un paradosso ciò che avviene nell'Italia agricola di questo tempo. Da un lato le possibilità del nostro agroalimentare, le sue eccellenze, il suo credito riconosciuto nel mondo, le potenzialità per essere comparto strategico nella ripartenza economica. Dall'altro la considerazione marginale che gli viene riservata nelle politiche economiche di questo paese. Mai come ora nel dire «agricoltura» si dice cibo, salute, ambiente, impresa, identità culturale, energia. Lo sconvolgimento è forte ed è avvenuto in pochi anni. I mercati dal cortile di casa si sono estesi fino al mondo. Le incertezze si sono moltiplicate, le eccedenze di prodotto alimentare in un solo anno si sono trasformate in carenze di materia prima, le fluttuazioni di prezzi devastanti, le speculazioni pure. La finanza e la fame si sono incontrate nella massima contraddizione possibile. Nello stesso tempo si è conclusa quella fase dell'Europa agricola che proteggeva, che sovvenzionava le produzioni e si apre una nuova pagina, quella di una politica che premia «l'intraprendere», sostiene quegli imprenditori che innovano prodotto e tecnologie, che sapranno internazionalizzarsi dentro una nuova logica di liberalizzazione degli scambi ma senza perdere il radicamento territoriale. E il nostro sistema agricolo è pronto a tutto questo? Non abbastanza. Bisogna correre. La crisi in atto poi ha reso ancora più scoperte le inefficienze e le storture lungo il viaggio che il prodotto compie dal campo allo scaffale. Una filiera dove proprio chi produce perde di più, non fa reddito, crescono paurosamente le aziende indebitate. I diversi intermediari, troppi, caricano il prodotto di costi spesso non giustificabili, costruendo un prezzo finale spesso più alto del suo valore reale. Perciò dico sproporzione tra ciò che potrebbe l'agricoltura per l'Italia e l'inadeguatezza dell'approccio. Parlo del Governo che nelle strategie anticrisi non contempla il settore primario come opportunità. Del Ministro competente che opportunamente organizza il G8 agricolo ma non svela qual è la sua «via italiana allo sviluppo del sistema imprenditoriale agricolo», si limita a somme di azioni, spot, provvedimenti e proroghe a singhiozzo. Singoli pezzi che non fanno una visione. Ma se non è ora il tempo di un salto coraggioso, quando? Di un cambio di ottica, di una «ristrutturazione» che va dalle burocrazie e miopie pubbliche ai cambiamenti strutturali dei sistemi privati. Perché ciò avvenga serve che gli attori coinvolti siano disponibili a ripensare un po' il loro ruolo, dal produttore che deve sentirsi e farsi imprenditore, al mondo delle rappresentanze, dell'associazionismo, della cooperazione che riducano le separatezze e divisioni, che intervengano per ridurre le frammentazioni. Abbiamo importanti occasioni per ridiscutere, reimpostare, «re-immaginare». Le elezioni europee sono la prima bella occasione.

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Patrocinio gratuito lo Stato non paga (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Violato il diritto alla difesa per i più poveri IL PRESIDENTE CHIAPPERO IL BOOM Patrocinio gratuito lo Stato non paga I penalisti: neanche un euro dal 2006 RAPHAËL ZANOTTI «Dal governo arrivano dichiarazioni demagogiche Non le risorse necessarie» La legge ha esteso l'assistenza alle vittime di violenza sessuale La difesa in un processo è un diritto inviolabile previsto dalla Costituzione. Anche per chi non ha i mezzi per pagare un avvocato. Per questo lo Stato, nei casi previsti, si assume lui l'onere delle parcelle. Si chiama «gratuito patrocinio» ed è uno degli istituti che meglio rappresenta la civiltà giuridica dell'Italia. Peccato che ormai gli avvocati non vedano i soldi da anni. A Torino ci sono legali che aspettano i soldi dal 2006 e qualcuno anche da prima. Colpa della burocrazia: le richieste di liquidazione hanno tempi di attesa da 6 mesi a un anno, il successivo mandato di pagamento altrettanto, a cui si deve aggiungere l'effettivo trasferimento dei fondi dal Ministero di Giustizia al tribunale, che ha tempi sconosciuti. Ma non si tratta solo di burocrazia. Sapere quanto c'è nel capitolo di bilancio dello Stato è impresa titanica. Lo stanno scoprendo sulla propria pelle gli avvocati della Camera Penale del Piemonte e Valle d'Aosta che, dopo una recente assemblea, hanno deliberato di chiedere ufficialmente al presidente del tribunale e della corte d'appello quali sono gli importi iscritti per il patrocinio. «Il problema è già grave, ma si aggraverà - spiega il presidente della Camera penale Luigi Chiappero - anche perché la recente normativa antistupro ha fornito l'accesso al gratuito patrocinio per tutte le vittime di violenza sessuale. Peccato che a queste dichiarazioni demagogiche del governo non siano corrisposti fondi nel capitolo di bilancio. E si aggraverà ancora di più con l'inserimento del reato di clandestinità visto che è presumibile che molti extracomunitari abbiano i requisiti per chiedere di essere difesi a spese dello Stato. Chi pagherà quelle parcelle?». La domanda non è peregrina, anche perché già così sembra che i soldi siano finiti. Secondo gli ultimi dati ufficiali forniti dal ministero della Giustizia, nel corso del 2007 sono state ammesse al gratuito patrocinio 94.401 persone non abbienti per un totale di costi di 84.916.200 euro (costi al lordo delle somme eventualmente recuperate). Gli onorari degli avvocati (Iva inclusa) è stata di quasi 80 milioni di euro. Questo a livello nazionale. Se si scende nel dettaglio, nel distretto di Torino ci sono state 7.486 persone interessate (di cui un quinto straniere, e ancora non si parlava del reato di clandestinità). Sono stati 6.361 gli imputati difesi da un avvocato d'ufficio. Gli onorari dei legali ammontano a 4.050.669 euro, ma come dichiarato all'inizio non per tutti sono arrivati i soldi. «Bisognerebbe fare chiarezza sul capitolo di bilancio dal quale si attingono questi fondi - spiega ancora il presidente Chiappero - Innanzitutto pare sia lo stesso capitolo con cui vengono pagate le intercettazioni telefoniche, le consulenze e gli interpreti. Ma anche dopo questa suddivisione, non è ancora chiaro quale criterio di suddivisione venga utilizzato per il trasferimento dei fondi a un distretto piuttosto che a un altro». I legali della camera penale del Piemonte e della Valle d'Aosta hanno chiesto di poter incontrare i presidenti del tribunale e della corte d'appello per discutere al più presto della questione.

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un leader in fuga dalla verità - giuseppe d'avanzo (segue dalla prima pagina) (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 33 - Commenti UN LEADER IN FUGA DALLA VERITà modello nordcoreano GIUSEPPE D´AVANZO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Le leggi ad personam, è vero, sono un lacerto dell´anomalia italiana che trova il suo perno nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è soltanto un segmento della questione che oggi l´Italia e l´Europa hanno davanti agli occhi. Le ragioni della condanna di David Mills (il testimone corrotto dal capo del governo) chiamano in causa anche altro, come ha sempre avuto chiaro anche il presidente del consiglio. Nel corso del tempo, il premier ha affrontato il caso "All Iberian/Mills" con parole definitive, con impegni che, se fosse coerente, oggi appaiono temerari: «Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l´esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario» (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15,17). Nove anni dopo, Berlusconi è a Bruxelles, al vertice europeo dei capi di Stato e di governo. Ripete: «Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l´Italia» (Il sole24ore.com; Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47). è stato lo stesso Berlusconi a intrecciare consapevolmente in un unico destino il suo futuro di leader politico, «responsabile di fronte agli elettori», e il suo passato di imprenditore di successo. Quindi, ancora una volta, creando un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo perché, nell´ideologia del premier, il suo successo personale è insieme la promessa di sviluppo del Paese. I suoi soldi sono la garanzia della sua politica; sono il canone ineliminabile della «società dell´incanto» che lo beatifica; quasi la condizione necessaria della continua performance spettacolare che sovrappone ricchezza e infallibilità. Otto anni fa questo giornale, dando conto di un documento di una società internazionale di revisione contabile (Kpmg) che svelava l´esistenza di un «comparto estero riservato della Fininvest», chiedeva al premier di rispondere a qualche domanda «non giudiziaria, tanto meno penale, neppure contabile: soltanto di buon senso. Perché questi segreti, e questi misteri? Perché questo traffico riservato e nascosto? Perché questo muoversi nell´ombra? Il vero nucleo politico, ma prima ancora culturale, della questione sta qui perché l´imprenditorialità, l´efficienza, l´homo faber, la costruzione dell´impero ? in una parola, i soldi ? sono il corpo mistico dell´ideologia berlusconiana» (Repubblica, 11 aprile 2001). Berlusconi se la cavò come sempre dandosi alla fuga. Andò a farsi intervistare senza contraddittorio a Porta a porta per dire: «All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità». La scena oggi è mutata in modo radicale. Se il processo "All Iberian" (condanna e poi prescrizione) aveva concluso in Cassazione che «non emerge negli atti processuali l´estraneità dell´imputato», le motivazioni della sentenza che ha condannato David Mills ci raccontano il coinvolgimento «diretto e personale» di Silvio Berlusconi nella creazione e nella gestione di «64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest». Le creò David Mills per conto e nell´interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l´avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio «enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali», come si legge nella sentenza. è la conclusione che ha reso necessaria l´immunità. Berlusconi temeva questo esito perché, una volta dimostrato il suo governo personale sulle 64 società off-shore, si può oggi dare risposta alle domande di otto anni fa, luce a quasi tutti i misteri della sua avventura imprenditoriale. Si può comprendere come è nato l´impero del Biscione e con quali pratiche. Lungo i sentieri del «group B very discreet della Fininvest» sono transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l´approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come «i politici costano molto? ed è in discussione la legge Mammì»). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio Malgara, presidente dell´Upa (l´associazione che raccoglie gli inserzionisti pubblicitari) e dell´Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell´86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l´acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il «corpo mistico» dell´ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c´è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione. Magari con un colpo d´ala rinunciando all´impunità e accettando un processo rapido. Non accadrà. Il premier non sembra comprendere una necessità che interpella il suo privato e il suo ufficio pubblico, l´immagine stessa del Paese dinanzi al mondo. Prigioniero di un ostinato narcisismo e convinto della sua invincibilità, pensa che un bluff o qualche favola o una nuova nebbia mediatica possano salvarlo ancora una volta. Dice che non si farà processare da questi giudici e sa che non saranno «questi giudici» a processarlo. Sa che non ci sarà, per lui, alcun processo perché l´immunità lo protegge. Come sa che, se la Corte Costituzionale dovesse cancellare per incostituzionalità lo scudo immunitario, le norme sulla prescrizione che si è approvato uccideranno nella culla il processo. Promette che in parlamento «dirà finalmente quel che pensa di certa magistratura», come se non conoscessimo la litania da quindici anni. Finge di non sapere che ci si attende da lui non uno "spettacolo", ma una risposta per le sue manovre corruttive, i metodi delle sue imprese, i sistemi del suo governo autoreferenziale e privatistico. S´aggrappa al solito refrain, «gli italiani sono con me», come se il consenso lo liberasse da ogni vincolo, da ogni dovere, da ogni onere. Soltanto un potere che si ritiene "irresponsabile" può continuare a tacere. Quel che si scorge in Italia oggi ? e non soltanto in Italia ? è un leader in fuga dalla sua storia, dal suo presente, dalle sue responsabilità. Un leader che non vuole rispondere perché, semplicemente, non può farlo.

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la piccola impresa bacchetta alemanno - alessandra paolini (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Roma La piccola impresa bacchetta Alemanno Crisi, ambiente e burocrazia, "insufficienti" le politiche del Campidoglio Nel sondaggio di Cna promossa solo la sicurezza. Per molti imprenditori "tutto come prima" ALESSANDRA PAOLINI GLI imprenditori romani, quelli delle piccole e medie aziende, danno i voti ad Alemanno. E la pagella, a un anno dall´insediamento della nuova giunta, non è di quelle stellari. Secondo un sondaggio commissionato dal Cna e pubblicato sul sito (www. cnapmi. org) - sono ancora tante le spine per chi fa impresa. E parecchie le delusioni. Delusione per le politiche anti crisi messe in campo dal Campidoglio, ad esempio, bollate quasi dal 50 per cento degli intervistati come "scarse" o comunque "insufficienti". La ricerca è stata portata avanti con questionari via e-mail e via fax indirizzati alle imprese associate al Cna: artigiani, piccoli e medi imprenditori, commercianti. Si scopre così che alla domanda «come giudica l´intervento in termini di semplificazione dell´apparato burocratico?», il 50 per cento degli intervistati ha detto di ritenerlo ancora insufficiente. Mentre "non è cambiato nulla" rispetto a prima per il 27 per cento; positivo invece il giudizio il 13%. Anche sul fronte appalti pubblici un 50 % delle imprese ha affermato che la politica per favorire la gara delle piccole e medie imprese è stata scarsa. Un 30% ha dichiarato invece che nulla è cambiato rispetto a un anno fa. Un 20 per cento è stato più ottimista e hanno piazzato una bella x sulla casella «elementi positivi al riguardo ci sono stati». Non ha preso dei voti alti, il sindaco - volendosi avvalere della riforma Gelmini - neanche sul campo amministrazione/ ambiente. La domanda era: «Come valuta la centralità della politiche in tema ambientale come la gestione rifiuti e il risparmio energetico?». Anche stavolta quasi la metà degli imprenditori (43%) ha dato parere negativo e senza appelli: «l´azione svolta è stata scarsa o comunque insufficiente». Per un quarto degli intervistati invece (25%) l´amministrazione capitolina ha dato peso alle tematiche ambientali (25%). Un 2% è addirittura entusiasta: giudizio totalmente positivo. La nota più dolente per il Campidoglio riguarda la congiuntura economica perché - a pensare che non siano state messe in campo misure anticrisi adeguate - c´è il 43% dei consociati. Gli interventi del Comune sono stati "discreti", secondo il sondaggio per 23 per cento degli intervistati e "buoni" per il 5 per cento, mentre il 33 % ha preferito non dare giudizi. Sulla percezione che le imprese hanno della sicurezza, la situazione invece si ribalta. Alemanno prende l´applauso dal 44% degli intervistati che dicono di sentirsi più sicuri riguardo alla loro attività. Convinti che si debba fare di più sono il 33 per cento dei consociati che hanno risposto al questionario. Quelli che invece pensano che tutto sia cambiato per rimanere uguale, sono il 23 per cento dei piccoli imprenditori.

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lodi e applausi in corto circuito - roberto rho (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Milano LODI E APPLAUSI IN CORTO CIRCUITO ROBERTO RHO Dalle massime autorità nazionali e locali, che ogni anno destinano una fetta considerevole dei bilanci pubblici ? nonostante i tagli ? all´assistenza sanitaria, ci si aspetterebbero incoraggiamenti ed elogi per la sanità pubblica, e per le migliaia di persone che ci lavorano, che combattono con le difficoltà dei mezzi insufficienti, della burocrazia opprimente, del merito negato dagli opportunismi di cordata, di fazione o di partito. Invece no: Berlusconi, Formigoni e Moratti hanno scelto di partecipare in contemporanea all´inaugurazione di un ospedale privato, il nuovo Policlinico San Donato, e tutti in coro hanno cantato le lodi della sanità privata: «Questo Policlinico rappresenta un esempio e un modello da seguire», ha detto il premier. E la Moratti ? da qualche tempo così preoccupata di recuperare punti nella considerazione di Berlusconi che riesce a sorridere anche di fronte all´azzeramento di Malpensa ? gioca al rilancio: «Questo ospedale testimonia la capacità di un imprenditore nel campo della salute, smantellando la retorica che solo il pubblico può operare nel campo della salute». E via snocciolando aggettivi e ringraziamenti. Di esempio «grandioso ed eccellente» parla pure Formigoni, che per fortuna trova il tempo per spendere qualche parola anche sugli investimenti lombardi nella sanità pubblica. Ora, il Policlinico San Donato è certamente un ottimo ospedale e il livello medio della sanità privata lombarda è sicuramente elevato, con punte di eccellenza riconosciute. Allo stesso modo, è elevata la qualità media dell´assistenza sanitaria pubblica, a Milano e in Lombardia anche più che in altre regioni. Ma c´è qualche fatto non trascurabile che avrebbe dovuto suggerire a Berlusconi, a Formigoni e alla Moratti quantomeno più misura nella scelta degli aggettivi, se non proprio una diversa organizzazione dell´agenda. Il primo: il "modello" della sanità privata lombarda scricchiola sotto il peso delle inchieste sulla clinica degli orrori ? dove, secondo l´accusa, chirurghi senza scrupoli eseguivano interventi tutt´altro che necessari, in alcuni casi perfino dannosi fino alla morte del paziente, con l´obiettivo di incassare i rimborsi dalla Regione ? e sulle altre case di cura private dove con disinvoltura si taroccavano le cartelle cliniche, sempre per gonfiare i "ritorni" di denaro pubblico. Il secondo: tra gli indagati per falso e truffa al sistema sanitario nazionale c´è anche il destinatario di tanti e autorevoli elogi, Giuseppe Rotelli, proprietario del gruppo San Donato (e del Galeazzi, dove secondo la Procura si confezionavano cartelle con richieste di rimborsi fino a dieci volte superiori al dovuto). Dunque: premier, governatore e sindaco, massime autorità pubbliche, si sono precipitati a cantare le lodi della sanità privata, per giunta a casa di un imprenditore (certo: innocente fino al terzo grado di giudizio) indagato per truffa ai danni del sistema sanitario pubblico. In un paese normale, il corto circuito avrebbe bruciato le mani a qualcuno. In Italia, giù applausi.

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case popolari, crollano pezzi di muro - ernesto ferrara (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Firenze Case popolari, crollano pezzi di muro La protesta degli inquilini di via Canova. C´è anche amianto "Cinque anni fa venne Domenici: promise interventi, non l´abbiamo più rivisto" ERNESTO FERRARA Case popolari, a venti giorni dalle elezioni si riaccende la rabbia degli inquilini contro l´amianto sui tetti e le facciate dei palazzi che cadono a pezzi. La miccia stavolta si accende in via Canova all´Isolotto, 60 alloggi dove vivono oltre 250 persone. Appartamenti consegnati nei primi anni ´80, coperture realizzate con pannelli di eternit, niente manutenzione straordinaria da almeno 10 anni. I balconi ormai cadono a pezzi e più volte nei mesi scorsi toppe di intonaco e anche schegge di mattone si sono staccate dalle facciate dal serpentone di palazzi Erp: «Alcune sono cadute a due passi dalle persone, una volta un frammento ha persino sfiorato una signora con un passeggino», giura Enrico Crivellari, portavoce degli inquilini, mentre invita le 50 persone scese in strada a mostrare ai fotografi i pezzi di facciate franati in terra nel corso dei mesi e raccolti e "classificati" per data e dimensione su un quaderno. «La macchina di mio figlio è stata danneggiata da una pietra caduta da una terrazza», racconta arrabbiata una donna. Due altre appendono un cartellone: «Cinque anni fa l´allora candidato sindaco Leonardo Domenici era qui a prometterci che avremmo avuto le ristrutturazioni: da allora non l´abbiamo più rivisto, né lui né i muratori». «E pensare che al sindaco Domenici offrimmo anche un piccolo buffet, in questi anni ci è stato vicino solo il Sunia», scuote il capo un signore. Crivellari svela pure un episodio curioso: «Un anno fa si presentarono due manutentori di Casa Spa (la società interamente pubblica che gestisce per conto del Comune le case popolari fiorentine, ndr), volevano salire sulle terrazze di tutti gli inquilini, sporgersi e grattare dalle facciate i pezzi di intonaco e di mattone pericolante per farle cadere in modo da eliminare il pericolo. Una presa di giro, li mandai via», racconta il capo condominio. «Hanno i soldi e non fanno i lavori, ci fanno vivere nell´insicurezza più profonda, ci passa persino la voglia di andarci a votare», urlano gli inquilini nel loro mezzogiorno di fuoco. Riportando di fatto al centro della campagna elettorale il tema caldo delle ristrutturazioni di cui necessitano le 11.600 case popolari di Firenze, come ha già chiesto a gran voce il candidato sindaco Pdl Giovanni Galli. L´ufficio casa di Palazzo Vecchio rassicura: «Ora si possono spendere i circa 8,5 milioni di euro derivanti dai canoni pagati dagli inquilini e da vendite di alloggi fermi dal 2003 per un contenzioso con la Regione Toscana, che riteneva dovessero esser spesi solo per le ristrutturazioni e non per pagare le spese dell´ufficio comunale casa». Gli 8,5 milioni serviranno a rimettere a nuovo circa 850 alloggi Erp tra via Simone Martini, Carlo del Prete, Argingrosso, Pio Fedi, Pescetti, Canova, Casella, Accademia del Cimento. Ma quando si parte? Quando si inizia cioè con i lavori veri e propri? «Attendiamo un cronoprogramma dettagliato dei lavori, la nostra edilizia popolare dai capelli bianchi ha bisogno di una scossa che non può attendere oltre. E per il futuro occorre snellire la burocrazia infinita che frena progetti e autorizzazioni», dice il segretario fiorentino del sindacato degli inquilini Sunia Simone Porzio. Un programma a cui sta lavorando proprio in questi giorni Casa Spa e che sarà reso noto nei dettagli nelle prossime settimane.

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Confindustria cambia strada Adesso scopre l'ambiente (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Confindustria cambia strada Adesso scopre l'ambiente BIANCA DI GIOVANNI La Confindustria italiana scopre l'economia verde come motore per uscire dalla crisi. Sarà questo uno dei punti della relazione di Emma Marcegaglia all'assemblea dei delegati di domani. Peccato che esattamente un anno fa la tutela ambientale dalle parti di Viale dell'astronomia era considerata una sorta di ferrovecchio da rottamare. Nucleare e carbone subito, chiedeva la nuova leader 12 mesi fa, sull'onda di una destra prepotente e imperante. Dopo un paio di settimane ci si misero anche i giovani, con Federica Guidi, a Santa Margherita Ligure, a «impallinare» Kyoto in nome dell'atomo (salvo poi essere «bacchettati» prima da un perentorio Paolo Scaroni in nome del petrolio, e da un «luciferino» Massimo D'Alema in nome della politica). effetto USA È passato un anno, e ora gli industriali parlano di green economy. Effetto Obama? Effetto crisi? Possibile. Questa volta l'impresa si ritrova nella parte più bassa di quella U temuta da tutti gli economisti: il ciclo che precipita verso un abisso. Siamo a -6% rispetto a un anno fa, e Marcegaglia è tentata dalla ricetta di sempre. Cioè riforme (specialmente delle pensioni) meno burocrazia, più liberalizzazioni. Anche scelte impopolari. Ma la presidente sa che in mezzo al guoado è difficile fare passi dolorosi (soprattutto per i lavoratori). Serve un nuovo orizzonte: torna utile l'ambiente, e anche i nuovi mercati nei Paesi emergenti. dalla crisi si potrà uscire così. Dunque, no al protezionismo, sì a un mercato regolato. La presidente non rinuncerà a un richiamo alle banche, perché sostengano le piccole imprese in questo momento di crisi. È assai probabile che anche di fronte ad esponenti del governo (che si annunciano numerosi all'assemblea) rammenterà i crediti che le imprese vantano nei confronti della pubblica amministrazione, su cui ha avuto un attrito con il ministro Giulio Tremonti. Per Confindustria, infatti, il «rosso» arriva a 70 miliardi, per il ministro alla metà. Sia come sia, il credito c'è. Così come c'è un credito vantato dai piccoli nei confronti dei grandi, di cui Marcegaglia non aprla mai. rinnovaMENTO Novità sono attese anche per oggi all'assemblea privata, che nominerà tre new entry nella giunta. Si tratta di Antonello Montante, vicepresidente di Confindustria Sicilia, Nino Salerno, presidente di Confindustria Palermo, e infine Alessandro Laterza, presidente Confindustria Bari. Si saprà solo oggi se le novità finiscono qui. Si uscirà dalla crisi puntando sull'economia verde e sui nuovi mercati. Emma Marcegaglia posiziona la Confindustria su un nuovo scenario nell'assemblea di domani. Fino a ieri chiedeva nucleare e carbone.

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Dal tunnel usciremo tutti cambiati (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: LINTERVISTA (Paolo Zegna) data: 2009-05-20 - pag: 7 autore: Giuseppe Donato. Il vicepresidente di Amma spiega le strategie anti-crisi: controllo dei costi, attenzione più forte alla clientela, monitoraggio della liquidità «Dal tunnel usciremo tutti cambiati» di Francesco Antonioli G iuseppe Donato, biellese, 64 anni, è presidente e amministratore delegato di Skf Industrie, la società italiana della multinazionale svedese Skf Ab di GÖteborg, di cui è anche senior vice president e advisor. Ingegnere elettronico, una carriera iniziata nel 1970 all'Ibm e poi, dal 1979, tutta conquistata all'interno del gruppo Skf. Sposato, padre di due figli, è vice presidente dell'Amma di Torino nonché Console generale onorario di Svezia nel capoluogo piemontese. Donato guida anche la Skf in Francia, in Malaysia e in Indonesia.Con la sua particolare esperienza – è anche uno dei vicepresidenti nazionali di Federmeccanica – risulta un osservatore prezioso, perché a tutti gli effetti glocal, di che cosa sta succedendo nel settore. Ingegnere, questa crisi è una brutta bestia. La state domando? Con tre linee di indirizzo valide per tutti i segmenti di mercato. La clientela al centro dell'attenzione; un controllo dei costi accuratissimo, con un range che va dal tenere le unità produttive chiuse usando gli strumenti di flessibilità al controllo delle spese come i viaggi.Infine,l'attenzione alla liquidità: vigilanza sui termini di pagamento, investimenti al minimo. Dove accusate minori colpi? Siamo il maggior fornitore a livello mondiale di prodotti, soluzioni e servizi, nel campo dei cuscinetti volventi, tenute, meccatronica, sistemi di lubrificazione. Il business è articolato in tre divisioni: industrial, automotive, service. I fronti energia, aeronautica e ferroviario passeggeri sono quelli che mostrano un minimo segno di vitalità. Meglio, un cambiamento di tendenza: i numeri assoluti non sono superiori all'anno scorso. Hanno raggiunto il fondo e possono invertire la rotta. In passato potevate compensare tra i mercati. Già. Ma adesso la recessione è sincronizzata ovunque... C'è qualche area migliore di altre? In Sudamerica e in Cina sembra esserci un trend diverso. Ma tutto è fragilissimo. Se basta l'influenza suina a scombussolare le Borse, è detto tutto. State licenziando, ingegnere. Finora, in Italia, abbiamo utilizzato la cassa ordinaria. Laddove è stato necessario intervenire più strutturalmente, invece, d'accordo con i sindacati, si è agito su chi poteva essere agganciato ai prepensionamenti. In Piemonte avete 5 società, 6 stabilimenti, un magazzino internazionale, oltre 3.200 dipendenti. Non dovevate vendere le Officine meccaniche di Villar Perosa ( Omvp)? Il dossier Omvp è sempre aperto. Ma lo chiuderemo solo quando sarà stato individuato il partner giusto. Chi è interessato aspetta tempi migliori. Nell'automotive non c'è tempo da perdere. Fiat sta correndo tra Detroit e Berlino: le nuove alleanze daranno una nuova centralità al Nord-Ovest? Se è vero che la massa critica di vetture prodotte per poter restare sul mercato è intorno ai 5,5 milioni all'anno, questi sono passi indispensabili per avvicinarsi o superare quei livelli. In capacità di innovazione, tecnologia e design, il Nord Ovest ha di che insegnare. Se Fiat è convinta di poter compiere questo passo è perché si fida di chi ha intorno, rassicurata dal bagaglio di esperienze e di partnership con l'indotto. Benefici ce ne saranno. Anche per voi? Ad Airasca, nel Torinese, abbiamo lo stabilimento Skf più grande del mondo. Tutto il business legato alle quattro e alle due ruote gli fa capo. La meccatronica è sempre stato un vostro fiore all'occhiello.è ancora così? Sì, tant'è che Airasca continua a essere il punto di riferimento mondiale. La nostra più recente innovazione – adottata dai trattori Deutz-Fahr e Case New Holland –è il sistema-attuatore intelligente per freno di stazionamento elettronico a basso impatto ambientale, specificamente pensato per trattori e macchine agricole. è stato sviluppato dalla business unit Drive-by-Wire. La partnership con il Politecnico di Torino prosegue? Prosegue. Anzi, s'intensifica. Abbiamo partecipato al progetto «Idra09» costruendo insieme all'ateneo il nuovo prototipo dell'auto a idrogeno per l'edizione 2009 della Shell Eco-Marathon, che si è tenuta a Lausitzring, in Germania, dal 7 al 9 maggio scorsi. Oltre mille chilometri con un litro di benzina: mi pare un buon risultato, o no? Prima ha indicato come contromisura alla recessione il taglio degli investimenti. Se non si investe, però, addio competitività. Io non ho detto che non ne facciamo. Citi un esempio. Abbiamo insediato nella zona di Torino all'ingresso dell'autostrada per Milano un'innovativa solution factory. In un fabbricato di circa duemila metri quadrati lavorano una cinquantina di addetti altamente specializzati. Su questo modello ne sono già state aperte tre: in Cina, in Brasile e in Svezia. Dal 2010 ne avremo in tutto il mondo. Di che si tratta? è un nuovo centro di eccellenza tecnologica che integra la conoscenza del Gruppo in un'unica realtà. è stato inaugurato a metà aprile ed è il il risultato dell'evoluzione della Skf da produttore di componenti industriali a fornitore di conoscenza e partner di soluzioni. Il Piemonte è strategico per la nostra multinazionale: Torino è stata scelta come location di Skf Solution Factory Italy. A che cosa serve? Risolvere in unico punto tutte le esigenze o i problemi dei clienti. Mettendo poi le soluzioni in rete, per consentire risposte sempre più rapide. Bisogna andare sempre più veloci. Vi penalizza la burocrazia italiana? Va da sè, più semplice è il sistema, meglio è. Skf è in Italia da più di cento anni, ormai abbiamo metabolizzato... Il problema, talvolta, è che si fa fatica a difendere il nostro Paese. Nel board centrale di Skf è in difficoltà come nostro "ambasciatore"? Oggi è più difficile spiegare che qui l'energia costa più che altrove, che vi è un'incertezza fiscale assurda, che mancano le infrastrutture e che discutiamo anni prima di decidere... Ma questo non toglie il nostro impegno convinto per il "made in Italy". Continuiamo, per esempio, nel rapporto di partnership e di sponsorizzazione della Ducati di Casey Stoner. Con la casa motociclistica di Borgo Panigale c'è un sodalizio robusto che dura da anni. Il Piemonte ha buone carte per attrarre aziende straniere? Skf è ancora saldamente in terra subalpina e continuerà a restarci. Non le pare la migliore risposta? E se la crisi volgesse al peggio? L'augurio ragionevole è di venirne fuori. Qualche timido segnale lo osserviamo. Ma, una volta usciti dal tunnel, saremo molto diversi. Ci aiuti a capire: diversi come? Più snelli, con una organizzazione più razionale delle aziende, con le priorità riviste. Non tutti ce la faranno, bisogna essere realisti. Ci potrà essere qualche attività di M&A, servirà liquidità. Nessuno ha esperienza. Ma sono ottimista: in Piemonte, le crisi del passato, hanno temprato il mondo delle imprese. f.antonioli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA L'automotive Il Nord-Ovest ha di che insegnare in capacità di innovazione, tecnologia e design Top manager Giuseppe Donato Originario di Biella, classe 1944, è ingegnere elettronico. Presidente e a.d. di Skf Industrie, vicepresidente dell'Amma Torino, vicepresidente di Federmeccanica, siede nel board del gruppo Skf a GÖteborg come senior vice president Vive a Torino, dove è console generale onorario di Svezia I numeri Il Gruppo Skf è stato fondato nel 1907; possiede nel mondo oltre 140 stabilimenti e 15mila concessionari autorizzati In Italia opera con 8 società, la cui principale è Skf Industrie: in totale 4.709 dipendenti. In Piemonte ci sono cinque società, sei stabilimenti, un magazzino internazionale e oltre 3.200 addetti

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Le aziende al centro della ripresa (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-20 - pag: 5 autore: Le aziende al centro della ripresa La presidente Marcegaglia rilancia l'orgoglio industriale a sostegno del paese Nicoletta Picchio ROMA Maggio 2008: l'Italia si trova a fare i conti con una crescita zero, il petrolio a 140 dollari, ma con la prospettiva di una ripresa nell'anno successivo. Mai si sarebbe aspettata Emma Marcegaglia, appena eletta presidente di Confindustria, di dover fare i conti con la più grande crisi dal dopoguerra a oggi. Un tracollo repentino, che da settembre dell'anno scorso ha cambiato l'economia mondiale. Un anno in trincea, a fronteggiare l'emergenza del credito, con le aziende a corto di liquidità e gli ordini a picco, un aumento record della cassa integrazione. Che però non ha distolto l'attenzione dalla riforma dei contratti, firmata, senza la Cgil. «Il peggio è passato», dice oggi la presidente, ipotizzando per fine anno qualche segnale di inversione di tendenza. Maa riprova dalla gravità della crisi c'è quel-4,6%di calo del Pil previsto per il 2009. E la Marcegaglia lo sa: «Per tornare sui livelli del 2007 la strada sarà lunga e dolorosa». Per tutti, ma in particolare per l'Italia, già inchiodata a quella «crescita zero» che aveva denunciato l'anno scorso come «la malattia del Paese». Servono le riforme: tagli alla spesa improduttiva, previdenza, liberalizzazioni. E poi meno burocrazia, meno statalismo municipale, più investimenti in infrastrutture.In un'Italia dove l'intervento pubblico deve limitarsi a questa fase dell'emergenza, per lasciare spazio al mercato, regolato però in modo diverso: più trasparenza, più cooperazione, con un no forte al protezionismo. Va bene la strada imboccata dal Governo, ma bisogna fare di più e più in fretta. Lo ripeterà domani, la Marcegaglia, nel discorso all'assemblea annuale. Più di tremila presenze annunciate. Ci sarà anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ieri proprio sulle riforme ha aperto la porta: «Le faremo, nonostante le difficoltà». Parole che pronuncerà anche di fronte alla platea di Confindustria, come segnale di attenzione verso il mondo imprenditoriale. Con il Governo più volte la Marcegaglia ha puntato i piedi. Come quando ha chiesto i «soldi veri», a marzo, durante il convegno della Piccola industria, nel momento più buio della crisi. E dal Governo molte risposte sono arrivate: l'aumento del Fondo di garanzia, ad 1,6 miliardi, l'innalzamento della soglia di compensazione debiticrediti con l'erario da 516mila ad 1 milione di euro, un bonus per favorire le aggregazioni di imprese, specie per le piccole, gli incentivi alla rottamazione auto, l'Iva per cassa, mentre è ancora aperta la questione dei crediti della Pa. L'attenzione si è concentrata sull'emergenza liquidità. Bene quindi, i Tremonti bond, per permettere alle banche di erogare più finanziamenti, bene gli osservatori locali, un montoraggio del territorio su cui Confindustria si era già mossa, avviando tavoli con l'Abi. Su un aspetto la Marcegaglia è sempre stata esplicita: se la crisi è globale, va aiutato tutto il sistema imprenditoriale. Grande attenzione, quindi, al mondo delle piccole, che hanno più difficoltà sia ad otterere finanziamenti, sia a richiedere la cassa integrazione. Fermo restando che le aziende debbano fare la propria parte, investendo ed accorpandosi, per crescere. Credito alle imprese, ma anche soldi per gli ammortizzatori sociali, per evitare drammatiche ricadute sul sociale. Bene, quindi, gli 8 miliardi di euro stanziati ed anche la scelta di allargare la platea delle tutele ai contratti a termine e agli interinali. Su questo punto, la sua battaglia è stata accanto a quella dei sindacati. Eletta presidente, la Marcegaglia aveva sperato in una nuova fase di dialogo, grazie anche alla novità di un documento unitario Cgil, Cisl e Uil sulla riforma dei contratti, per superare l'accordo del 1993. Ma la trattativa si è conclusa con una firma separata, senza la Cgil. Un nuovo indice per gli aumenti della contrattazione nazionale, che sostituisce l'inflazione programmata, durata triennale, contratto nazionale meno pesante, per puntare di più sugli aumenti aziendali, favoriti anche dall'aliquota ridotta decisa dal Governo. La Marcegaglia ha tentato fino all'ultimo di coinvolgere la Cgil. Ma alla fine è arrivata alla firma, per non bloccare una riforma che dovrebbe portare più soldi in busta paga legati alla produttività. «Non possiamo stare fermi, nessun diritto di veto». Ma la disponibilità al diagolo resta, per chiudere «la stagione di antagonismo», come ha detto un anno fa. Ma cosa c'è oltre la crisi, pensando al 2010? La Marcegaglia pensa come driver futuro della crescita l'economia verde,legata all'ambiente. Un'opportunità economica, oltre che un vincolo da rispettare. Le imprese, dice la Marcegaglia, ne sono coinvinte, ma la lotta al cambiamento climatico non può riguardare solo l'Europa, lasciando fuori i Paesi che emettono di più. E sull'applicazione dell'accordo di Kyoto, a dicembre, ha ottenuto un importante risultato a livello europeo (soglia di esclusione, meccanismo dei crediti), evitando di penalizzare l'industria italiana. Prima dell'assemblea pubblica di domani oggi si terrà quella privata. Ci saranno nuovi ingressi in giunta: Antonello Montante (delega ai rapporti con le istituzioni), Alessandro Laterza, presidente dell'Associazione industriali di Bari, Gianni Lettieri, presidente di Napoli e Nino Salerno, presidente di Palermo. Entra anche Giovanni Buti, come rappresentante della Piccola toscana. © RIPRODUZIONE RISERVATA MESSAGGIO AL PREMIER «La strada imboccata dal Governo è quella giusta, ma bisogna accelerare sul fronte delle riforme istituzionali e sui tagli alla spesa» PENSANDO AL 2010 Oltre la crisi c'è l'economia verde, che potrebbe diventare una straordinaria opportunità di crescita e di rispetto dell'ambiente Al timone. Emma Marcegaglia guida Confindustria dal maggio del 2008 AFP

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Il capo è donna in due aziende su dieci (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: JOB 24 data: 2009-05-20 - pag: 29 autore: Mercato del lavoro. Aumenta il peso dell'imprenditoria femminile anche nei settori finora più tradizionalmente maschili come l'edilizia Il capo è donna in due aziende su dieci Le società in «rosa» sono quasi 1,5 milioni: il 23,4% del totale - Crescono in particolare al Nord PAGINA A CURA DI Giovanna Faggionato Quando devono andare in cantiere fanno fatica a trovare caschi e protezioni della loro misura. Gianna Martinengo, presidente del Comitato per l'imprenditoria femminile della Camera di commercio di Milano e fondatrice nel lontano 1983 della società di e-learning e comunicazione attraverso la tecnologia, Didael, è divertita mentre racconta di un incontro con un'imprenditrice edile. Eppure secondo l'ultima rilevazione dell'Osservatorio sull'imprenditoria femminile, l'indagine semestrale di Unioncamere basata sui dati del Registro Imprese e della Camera di Commercio, sono più di 58mila le imprese di costruzioni al femminile, cioè quelle guidate da una donna o in cui la partecipazione femminile tra soci o amministratori supera il 50 per cento. Nel 2008 il settore ha visto nascere più di 4.500 nuove imprese in rosa, segnando un più 8,6%rispetto all'anno precedente. E al di là dell'edilizia, il protagonismo femminile è cresciuto dello 0,2% sul 2007 con un saldo positivo di più di 3mila imprese a livello nazionale: le imprese in rosa oggi sono 1.429.267, pari al 23,4% del totale. Ma il panorama è assai diversificato: il Centro è l'area che traina la corsa delle donne imprenditrici con un aumento superiore a un punto percentuale, grazie al contributo del Lazio che incassa il miglior risultato nazionale con più di 2mila nuove aziende. Mentre nell'intero Nord Ovest l'aumento si ferma a 722 unità in più rispetto all'anno precedente e nel Nord Est a sole 64. Il Sud e le isole, pur mantenendo il primato per percentuale di imprese femminili sul totale, registrano un calo dello 0,13 per cento. In tutta la penisola la presenza delle donne continua ad aumentare particolarmente nei settori considerati maschili: oltre 10mila nuove aziende (più 6,8%)nell'immobiliare che comprende anche noleggio, informatica e ricerca, mentre ne sono bastate 111 per arrivare a un aumento del 36% nella produzione di energia elettrica, acqua e gas. Le donne crescono anche nel comparto sanità (più 8,8%) dove già rappresentano una quota superiore al 40%, nel turismo e ristorazione e nei servizi sociali, mentre fermo allo zero il saldo del commercio,cala dell'1,9%la presenza femminile nel settore agricolo e addirittura del 25% nei servizi domestici. Insomma i settori perdono colore di genere. Ma non è solo questione di generazioni o di trend di lungo periodo, anche qui forse è la crisi che contribuisce a modificare gli orizzonti, quando viene considerata un'occasione di riscatto. «Questo fenomeno si collega certo al passaggio di scettro all'interno di imprese familiari, ma non esclusivamente –spiega Gianna Martinengo - . Ci sono donne che a 40 anni, magari dopo la maternità, fanno fatica a restare nel circuito del lavoro dipendente e allora decidono di realizzare il loro sogno nel cassetto. Spesso poi si guarda ad alcuni settori ancora in maniera tradizionale, invece nel caso ad esempio delle costruzioni dobbiamo pensare alla domotica, al risparmio energetico alla protezione dell'ambiente. In più le donne, come emerge da tutte le ricerche, sono più affidabili e responsabili e puntano maggiormente alla fidelizzazione del cliente: in questo momento insomma abbiamo tutto da guadagnare. Si potrebbe pensare solo a una questione di propensione al rischio o viceversa alla prudenza, ma secondo lo studio Mc Kinsey Women Matter 2,realizzato in collaborazione con il Women's Forum for the Economy and Society e pubblicato in Francia nell'ottobre del 2008 le donne eserciterebbero più degli uomini ben cinque delle nove qualità necessarie all'esercizio della leadership, dall'attenzione allo sviluppo delle potenzialità degli altri alla capacità di condividere le decisioni. Restando al caso italiano nel 2008 le piccole imprese femminili a guida individuale hanno retto meglio rispetto a quelle maschili, calando dello 0,84% a fronte dello 0,94% delle aziende capitanate da un uomo. Ciò nonostante, il fatto che proprio le piccole e piccolissime imprese rappresentino ancora il 61,1% del totale delle aziende rosa significativo. «Il panorama è sicuramente cambiato- precisa Paola Giuntelli, a capo degli Hotel Flamingo e responsabile del tavolo dei settori dell'Associazione imprenditrici e donne dirigenti di azienda ( Aidda)- , quando 25 anni fa ho iniziato a lavorare ero una delle due sole imprenditrici nel settore alberghiero in tutta la Sardegna. Oggi le donne non hanno difficoltà a creare impresa, a prescindere dall'ambito. La verità che è più facile per una donna avere una buona idea e impiantare un'azienda che affermarsi nella propria professione come dirigente in una grande azienda. E poi, anche per chi si cimenta nella leadership diretta inseguendo un'idea innovativa, rimane il nodo del credito. Il ruolo positivo della legge 215 del 1992 sui finanziamenti a fondo perduto e agevolato per le imprese rosa si perso col tempo a causa delle pochissime risorsea fronte di molte domande, tanto che a volte preferibile ricorrere a un mutuo ordinario». La stessa Isabella Rauti, capo del Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha affermato che la 215 meriterebbe di essere rifinanziata. Ma il problema sta anche nella troppa burocrazia. Maria Bonfanti, prima donna italiana a presiedere una banca, la Banca di credito cooperativo di Sesto San Giovanni, e oggi anche presidente della Federazione Lombarda delle Bcc, spiega che per ottenere i finanziamenti c'è da presentare una tale mole di documenti che molte impren-ditrici, soprattutto nel Nord Italia, sono state scoraggiate. Almeno la piccola banca della Bonfanti è stata la prima cassa lombarda ad adottare nel 2007 la Convenzione Donna Impresa. Un accordo, già sperimentato in Friuli Venezia Giulia e ora adottato anche dalla Federazione delle Bcc lombarde e piemontesi, nato per iniziativa della rete dei Comitati per l'imprenditoria femminile, che prevede per le imprenditrici la sospensione del pagamento delle rate del mutuo in caso di maternità, malattia propria, del coniuge, convivente, dei figli o dei genitori, e anche in caso l'allontanamento dall'azienda sia dovuto alla decisione di adottare un figlio, con tutto ciò che ne consegue. © RIPRODUZIONE RISERVATA LEADERSHIP Paola Giuntelli (Aidda): «Oggi per noi è più facile realizzare un'attività da sole piuttosto che raggiungere il vertice come dipendenti» DISEGNO DI DOMENICO ROSA

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La Pa paghi per i ritardi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-05-20 - pag: 3 autore: INTERVISTA Giampaolo Palazzi Confartigianato «La Pa paghi per i ritardi» «La burocrazia strangola le imprese, con la conseguenza immediata di un forte aggravio dei costi di produzione che si traduce in perdita di competitività sui mercati esteri ». Servono «indennizzi automatici per le imprese che scontano ritardi causati dalla Pa». A parlare è Giampaolo Palazzi, 60 anni, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna. Quanto costa alle imprese la burocrazia? Molto più di quanto si possa immaginare. Il centro studi Confartigianato ha calcolato che ogni anno le nostre imprese vengono gravate da 26,5 miliardi di oneri tra costi della burocrazia, scarsa concorrenza del mercato, lentezze della giustizia civile e ritardi nei pagamenti da parte della Pa. Oneri e vincoli che strozzano soprattutto le imprese con meno di 20 dipendenti, l'ossatura del sistema economico: sono il 98% delle aziende. Quali i settori che più risentono del carico degli oneri amministrativi? Il peso maggiore della burocrazia, pari a 11,3 miliardi l'anno, viene sopportato dalle microimprese fino a 9 addetti. Un sistema a "burocrazia zero" consentirebbe loro di incrementare la produttività del 5,8% e di recuperare il 53,7% del gap che oggi scontano rispetto a Francia, Germania, Spagna. A essere penalizzati sono tutti i settori che hanno nell'export il loro punto di forza, come la meccanica. Con quali conseguenze? La prima è un pesantissimo aggravio dei costi di produzione che si traduce in un'immediata perdita di competitività con i concorrenti diretti esteri. Non si deve poi sottovalutare l'allungamento dei tempi dovuto alle complicate procedure e alla moltitudine di enti e uffici cui le imprese devono rivolgersi per gli adempimenti burocratici. Sono tempi e costi difficilmente sostenibili in aziende con pochi addetti. Quali le strategie per recuperare efficienza? Già nel 2006 la Commissione europea ha proposto di ridurre del 25% gli oneri amministrativi per le imprese entro il 2012, con un potenziale aumento dell'1,5% del Pil in area Ue. Per l'Italia si tradurrebbe in un calo del costo per oneri amministrativi a un ritmo del 4,6% l'anno, con minori uscite per 3,7 miliardi in sei anni. Di fatto come si semplificano i rapporti con la Pa? Ci sono sei principi chiave, a nostro avviso: bisogna innanzitutto creare un punto unico di contatto per l'imprenditore ed eliminare i controlli ex ante sull'attività d'impresa; vanno poi rafforzati i controlli expost. Nel contempo si deve creare un supporto tecnico di enti privati accreditati per certificare la conformità delle imprese alle norme e garantire omogeneità di trattamento in tutto il Paese, con standard minimi di efficienza della Pa. Infine, l'impresa va tutelata con un indennizzo automatico in caso di ritardi della Pa. © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI SVANTAGGI «I troppi adempimenti fanno aumentare i costi di produzione e addio competitività» Alla guida. Giampaolo Palazzi, presidente Confartigianato E-R.

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Supercar addio, Obama converte l'America ai micro-consumi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 20/05/2009 - pag: 7 Svolta verde La Casa Bianca: l'obiettivo per il 2016 sono consumi pari a 15 chilometri al litro. Scompariranno 177 milioni di automobili Supercar addio, Obama converte l'America ai micro-consumi WASHINGTON Affiancato dai manager delle più grandi case automobilistiche, dai governatori degli Stati più potenti, dai leader sindacali e dagli ambientalisti, il presidente Obama ha ieri dato il via alla lunga marcia verso l'auto verde americana. Una svolta storica, ha detto, che ci consentirà di ridurre di quasi un terzo il consumo di carburante e le emissioni di gas delle vetture in poco più di sei anni e mezzo, e che ci aprirà la strada delle energie pulite e rinnovabili. Il presidente ha precisato che entro il 2016 con un solo gallone di benzina le auto americane dovranno percorrere in media 35 miglia e mezzo, ossia 56,8 chilometri, circa 15 chilometri al litro, contro le 25 miglia di oggi. Ciò equivarrà a rimuovere dalle strade 177 milioni di veicoli e a risparmiare tutto il greggio importato dall'Arabia Saudita, dal Venezuela, dalla Libia e dalla Nigeria nel 2008. Rifacendosi all'attuale crisi dell'auto e all'ingresso sulla scena americana della Fiat, che segnala la fine della età dei gas guzzler, i fuoristrada «ingoia benzina» degli ultimi decenni, Obama ha ringraziato «tutte le parti al mio fianco », ha asserito «che hanno raggiunto un accordo sinora ritenuto impossibile». L'America conta il 5 per cento della popolazione mondiale, ha spiegato, ma consuma un quarto del petrolio prodotto annualmente: bisogna che sia indipendente dal petrolio straniero, ha ammonito, «e produca le auto del XXI secolo, non di quello passato »: unico modo per uscire dalla crisi, creare occupazione e promuovere il boom. Per il presidente, con le nuove auto l'America tornerà all'avanguardia del settore in un quinquennio. Con il Piano auto verde anche se l'auto verde vera e propria è ancora lontana Obama ha chiuso l'era del predecessore Bush che, scettico del surriscaldamento del globo, aveva rifiutato o posticipato misure analoghe, e ha risolto il confronto tra l'industria automobilistica e i governatori come Arnold Schwarzenegger della California che volevano regolamentarla più rigidamente. Dave McCurdy, il capo della Alleanza dei costruttori di auto, lo ha elogiato impegnandosi a cercare investimenti: dal 2010 al 2015, il settore avrà infatti bisogno di 47 miliardi di dollari. Il Piano verrà messo a punto congiuntamente da Ministero dei trasporti e dall'Agenzia della difesa dell' ambiente. Le auto a basso consumo costeranno inizialmente 1.300 dollari in media in più agli americani, ma il rincaro verrà ammortizzato in tre anni, e nel corso della loro vita le vetture finiranno per costare 2.800 dollari di meno delle attuali. Una rivoluzione a cui si assommerà quella delle auto elettriche e a carburanti alterativi, la prossima scommessa di Obama. Una delle sue prime decisioni è stata di ordinarne 2.500 a Detroit per la burocrazia di Stato, insieme a 75 mila vetture ibride. Ennio Caretto

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La nuova burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Focus Vuota data: 20/05/2009 - pag: 11 Focus La nuova burocrazia 11 Corriere della Sera Mercoledì 20 Maggio 2009

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Assalto al castello del G8 (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Assalto al castello del G8 Guerriglia a Torino per la fine del summit dei rettori. I dimostranti cercano di forzare la zona rossa. 19 feriti tra le forze dell'ordine Stefano Milani TORINO TORINO Occhi rossi, mani sul naso, il respiro che si fa singhiozzo. E lacrime, tante lacrime. La zona rossa che diventa bianca dal fumo denso lasciato dai lacrimogeni, lanciati a pioggia dalle forze dell'ordine. Così si presentava Torino ieri intorno alle 13:30. Siamo su corso Gulielmo Marconi, davanti c'è lo splendido castello del Valentino, sede della facoltà di architettura. All'interno i cosiddetti grandi della terra si apprestano a concludere il G8 delle università. Fuori migliaia di studenti a cercare di bloccarlo. In mezzo una quantità spropositata di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa (più un paio di elicotteri a controllare la città dall'alto), come a dire: di qui non si passa. Ma i ragazzi dell'Onda sono venuti da tutta Italia a manifestare il loro dissenso ai rettori del pianeta. Vogliono entrare. Vogliono fermare il vertice. «A tutti i costi». Accade in un attimo. Il camioncino che poco prima aveva alternato musica a slogan della protesta si ferma. Dal megafono si cerca di infondere un po' di tranquillità, l'aria comincia a farsi tesa. «Rimaniamo compatti, siamo venuti per dire a quei signori che non ci rappresentano». Ma per dirglielo bisogna entrare. E per entrare bisogna superare questa barriera umana di caschi blu, armata fino ai denti. Minuti di attesa, poi alcuni ragazzi si staccano dal corteo e avanzano. Si mettono davanti a tutti. Caschi in testa e sassi nelle mani provano a sfondare i blocchi. Le forze dell'ordine non se lo fanno ripetere due volte e cominciano a caricare. Uno, due, decine di lacrimogeni. Una sequenza impressionante che crea il panico. L'aria nelle anguste viuzze del quartiere attorno al Valentino diventa irrespirabile. Comincia un fuggi fuggi generale. Non tutti però arretrano. I più temerari, con mascherine e fazzoletti sulla bocca, rimangono a pochi centimetri dalla zona rossa. E arrivano, puntuali, le manganellate. I ragazzi provano a rispondere: ancora caschi, ma anche bastoni, bottiglie e tutto ciò che riescono a trovare a terra. Ma di fronte hanno un muro invalicabile e determinato a far rispettare gli ordini. E gli ordini, stavolta, non li dà un funzionario qualunque ma Spartaco Mortola, che ai tempi del G8 di Genova era a capo della Digos e partecipò all'assalto della Diaz. Una garanzia di successo per dissolvere il dissenso studentesco che, dopo una quindicina di minuti di vero panico, volta le spalle a rettori e poliziotti e torna in corteo verso Palazzo Nuovo. Il bilancio della giornata dirà: 19 contusi, tutti delle forze dell'ordine, più due studenti fermati. Un epilogo annunciato e che fa comodo a molti. A chi ha gestito la piazza prima di tutto, e che durante i tre giorni del summit aveva lanciato ogni tipo di allarmismo. Ripreso da buona parte della stampa e televisione. Ieri mattina chi si fosse sintonizzato sui vari tg regionali o avesse sfogliato i giornali locali avrebbe visto e letto la stessa litania: torinesi non uscite di casa. Una strategia della tensione ben nota che però si è dissolta subito, appena il corteo ha cominciato a riversarsi su via Po. Con un'ora di ritardo rispetto al previsto. All'appello mancavano infatti i seicento studenti milanesi bloccati in stazione Centrale, alle prese con la solita burocrazia mista a mancanza di elasticità che contraddistingue, spesso, le ferrovie dello stato. Alle 11:30 finalmente si parte «noi la crisi non la paghiamo» è lo slogan-manifesto del movimento che attraversa, a passo piuttosto sostenuto, il centro di Torino. Arrivano da Roma, Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Padova, Venezia. Ci sono anche diversi studenti arrivati da mezza Europa: greci, spagnoli, tedeschi. Per di più giovanissimi, tante le matricole, molti alla loro prima «esperienza di piazza». Nessuna faccia strana, allegri, festanti. Incazzati certo (contro «un sistema universitario che ci nega il futuro»), ma tranquilli. Ma tant'è, al loro passaggio sono tante le saracinesche che vanno giù. Per paura? «No, ma l'hanno consigliato alla radio», ammette candidamente un barista di Corso Vittorio Emanuele II. «L'Onda anomala vi travolge», si sente dagli altoparlanti. E l'Onda viaggia spedita nel vuoto di una città volutamente diventata fantasma. Nessun momento di tensione a parte qualche scritta sui muri e una dozzina di uova lanciate contro luoghi sensibili, ritenuti dai ragazzi «i veri responsabili della crisi», come banche e agenzie del lavoro. Poi l'entrata a San Salvario, Un'ultima curva e il castello del Valentino è all'orizzonte. E tutto quel che segue: le cariche, gli scontri, i feriti e i fermati. Che però non hanno minimamente toccato i Magnifici rettori della Terra. Rinchiusi nelle ovattate e lussuose stanze della dimora che è stata dei Savoia, non si sono accorti di nulla. Alla notizia cadono dalle nuvole. «Non ci siamo barricati, siamo aperti al dialogo con gli studenti», dirà qualche ora più tardi Francesco Profumo, rettore del Politecnico. Anche a lui il fumo dei lacrimogeni ha annebbiato per un attimo la vista. Foto: NELLA FOTO GRANDE UNA MOMENTO DELLA MANIFESTAZIONE DEGLI STUDENTI A TORINO /FOTO TAM TAM NELLA SEQUENZA GLI SCONTRI CON LA POLIZIA /FOTO ALEANDRO BIAGIANTI

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Un leader in fuga dalla verità (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 20-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

È giusto ricordare che, se Silvio Berlusconi non si fosse fabbricato l'immunità con la "legge Alfano", sarebbe stato condannato come corruttore di un testimone che ha protetto dinanzi ai giudici le illegalità del patron della Fininvest. Condizione non nuova per Berlusconi, salvato in altre occasioni da norme che egli stesso si è fatto approvare da un parlamento gregario. Le leggi ad personam, è vero, sono un lacerto dell'anomalia italiana che trova il suo perno nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è soltanto un segmento della questione che oggi l'Italia e l'Europa hanno davanti agli occhi. Le ragioni della condanna di David Mills (il testimone corrotto dal capo del governo) chiamano in causa anche altro, come ha sempre avuto chiaro anche il presidente del consiglio. Nel corso del tempo, il premier ha affrontato il caso "All Iberian/Mills" con parole definitive, con impegni che, se fosse coerente, oggi appaiono temerari: "Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15,17). Nove anni dopo, Berlusconi è a Bruxelles, al vertice europeo dei capi di Stato e di governo. Ripete: "Non conoscevo Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l'Italia" (Il sole24ore. com; Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47). È stato lo stesso Berlusconi a intrecciare consapevolmente in un unico destino il suo futuro di leader politico, "responsabile di fronte agli elettori", e il suo passato di imprenditore di successo. Quindi, ancora una volta, creando un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo perché, nell'ideologia del premier, il suo successo personale è insieme la promessa di sviluppo del Paese. I suoi soldi sono la garanzia della sua politica; sono il canone ineliminabile della "società dell'incanto" che lo beatifica; quasi la condizione necessaria della continua performance spettacolare che sovrappone ricchezza e infallibilità. OAS_RICH('Middle'); Otto anni fa questo giornale, dando conto di un documento di una società internazionale di revisione contabile (Kpmg) che svelava l'esistenza di un "comparto estero riservato della Fininvest", chiedeva al premier di rispondere a qualche domanda "non giudiziaria, tanto meno penale, neppure contabile: soltanto di buon senso. Perché questi segreti, e questi misteri? Perché questo traffico riservato e nascosto? Perché questo muoversi nell'ombra? Il vero nucleo politico, ma prima ancora culturale, della questione sta qui perché l'imprenditorialità, l'efficienza, l'homo faber, la costruzione dell'impero ? in una parola, i soldi ? sono il corpo mistico dell'ideologia berlusconiana" (Repubblica, 11 aprile 2001). Berlusconi se la cavò come sempre dandosi alla fuga. Andò a farsi intervistare senza contraddittorio a Porta a porta per dire: "All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità". La scena oggi è mutata in modo radicale. Se il processo "All Iberian" (condanna e poi prescrizione) aveva concluso in Cassazione che "non emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato", le motivazioni della sentenza che ha condannato David Mills ci raccontano il coinvolgimento "diretto e personale" di Silvio Berlusconi nella creazione e nella gestione di "64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest". Le creò David Mills per conto e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle "fiamme gialle" corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuì la paternità ricevendone in cambio "enormi somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali", come si legge nella sentenza. È la conclusione che ha reso necessaria l'immunità. Berlusconi temeva questo esito perché, una volta dimostrato il suo governo personale sulle 64 società off-shore, si può oggi dare risposta alle domande di otto anni fa, luce a quasi tutti i misteri della sua avventura imprenditoriale. Si può comprendere come è nato l'impero del Biscione e con quali pratiche. Lungo i sentieri del "group B very discreet della Fininvest" sono transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come "i politici costano molto? ed è in discussione la legge Mammì"). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio Malgara, presidente dell'Upa (l'associazione che raccoglie gli inserzionisti pubblicitari) e dell'Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente. Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il "corpo mistico" dell'ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche internazionale della sua reputazione. Magari con un colpo d'ala rinunciando all'impunità e accettando un processo rapido. Non accadrà. Il premier non sembra comprendere una necessità che interpella il suo privato e il suo ufficio pubblico, l'immagine stessa del Paese dinanzi al mondo. Prigioniero di un ostinato narcisismo e convinto della sua invincibilità, pensa che un bluff o qualche favola o una nuova nebbia mediatica possano salvarlo ancora una volta. Dice che non si farà processare da questi giudici e sa che non saranno "questi giudici" a processarlo. Sa che non ci sarà, per lui, alcun processo perché l'immunità lo protegge. Come sa che, se la Corte Costituzionale dovesse cancellare per incostituzionalità lo scudo immunitario, le norme sulla prescrizione che si è approvato uccideranno nella culla il processo. Promette che in parlamento "dirà finalmente quel che pensa di certa magistratura", come se non conoscessimo la litania da quindici anni. Finge di non sapere che ci si attende da lui non uno "spettacolo", ma una risposta per le sue manovre corruttive, i metodi delle sue imprese, i sistemi del suo governo autoreferenziale e privatistico. S'aggrappa al solito refrain, "gli italiani sono con me", come se il consenso lo liberasse da ogni vincolo, da ogni dovere, da ogni onere. Soltanto un potere che si ritiene "irresponsabile" può continuare a tacere. Quel che si scorge in Italia oggi ? e non soltanto in Italia ? è un leader in fuga dalla sua storia, dal suo presente, dalle sue responsabilità. Un leader che non vuole rispondere perché, semplicemente, non può farlo. (20 maggio 2009

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Quell'Europa che ha dato lezioni al mondo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-21 - pag: 14 autore: L'ECONOMIA E LE IDEE ... Quell'Europa che ha dato lezioni al mondo «L a pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza sforzi creativi all'altezza dei pericoli che la minacciano. Il contributo che un'Europa organizzata e viva può fornire alla civiltà è indispensabile al mantenimento delle relazioni pacifiche». Inizia così la dichiarazione, ispirata da Jean Monnet, che il ministro degli Esteri francese Robert Schuman pronunciò il 9 maggio 1950, dichiarazione che viene considerata l'atto istitutivo di quella che è diventata l'Unione Europea. E lo sforzo creativo dei padri fondatori dell'Europa è stato veramente rilevante e di portata storica, come dimostrano ampiamente i successi economici negli anni della ricostruzione. Grazie prima alla Comunità del carbone e dell'acciaio e solo pochi anni dopo alla creazione del Mercato comune europeo, i paesi del Vecchio continente hanno fatto passi da gigante, sfruttando al meglio tutte le potenzialità che erano offerte da un'efficace integrazione tra intervento pubblico e logiche di mercato. Lo sottolinea con forza l'analisi di Barry Eichengreen, professore di economia a Berkeley, nel suo libro sulla nascita dell'economia europea: «Una spiegazione degli investimenti elevati, della rapida crescita delle esportazioni e della moderazione salariale che hanno sostenuto l'età dell'oro è l'esistenza di una serie di istituzioni particolarmente adatte agli imperativi posti all'epoca della crescita». In pratica vi fu una costruttiva convergenza d'interessi grazie a elementi congiunturali, come la possibilità di spostare rapidamente manodopera dall'agricoltura all'industria e la forte spinta al trasferimento tecnologico dagli Stati Uniti ai paesi alleati anche in funzione politica e militare, elementi che si sono uniti ai fattori strutturali, come la liberalizzazione del commercio, che ha moltiplicato gli effetti dei forti investimenti destinati alla ricostruzione. Un ruolo importante venne anche dalle tradizioni di cooperazione sociale e di moderazione sindacale, che contribuirono a mantenere bassi i salari migliorando le potenzialità d'investimento delle imprese. E inoltre, nei primi anni le partecipazioni statali garantirono la realizzazione d'infrastrutture decisive per lo sviluppo economico. La visione di Eichengreen offre tuttavia una prospettiva particolarmente interessante perché cerca di rispondere alla domanda: le condizioni che hanno permesso l'età dell'oro negli anni 50 possono essere un modello per ricostruire ora le basi della crescita, dopo la prima grande crisi globale del secondo millennio? La risposta è sostanzialmente positiva: le condizioni ci sono, ma l'Europa deve adattare la propria politica allo spirito dei tempi. Nei primi anni l'anima dell'Europa è stata la volontà di creare istituzioni che facessero funzionare meglio i mercati: la politica della concorrenza è sempre stata al primo posto nella logica della Comunità. Ora la sfida è quella di non soffocare l'economia nella burocrazia e di riuscire ad affrontare la sfida con gli Stati Uniti per le nuove tecnologie. L'Europa può tornare a crescere, ma solo sfruttando al meglio l'innovazione e la ricerca per rilanciare le forze del mercato. © RIPRODUZIONE RISERVATA http://gianfrancofabi.blog.ilsole24ore.com/ LA CITAZIONE “ «Nell'età dell'oro investimenti elevati, moderazione salariale e rapida crescita delle esportazioni» BARRY EICHENGREEN Dal libro La nascita dell'economia europea, Ed. Il Saggiatore, pagg. 420, ¬ 29 di Gianfranco Fabi

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Non va abbassata la guardia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 21-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-21 - pag: 7 autore: «Non va abbassata la guardia» Marcegaglia: la crisi non è finita, ora riforme per tornare alla crescita Nicoletta Picchio ROMA Un anno, quello appena passato, «complicatissimo». Con la crisi economica che non è ancora finita. Emma Marcegaglia, davanti all'assemblea privata degli imprenditori che a maggio del 2008 l'ha eletta presidente di Confindustria, ha tracciato un quadro ancora grave della situazione. Non bisogna abbassare la guardia. E servono le riforme, anche impopolari, per permettere al paese di reagire e di superare quella «malattia» della «crescita zero» che già negli anni passati ci ha messo in coda rispetto agli altri Paesi europei. Lo ripeterà oggi, nell'assemblea pubblica, davanti al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che su questo argomento ha fatto una prima apertura: «Abbiamo la maggioranza sufficiente per fare scelte anche difficili». Con il governo la Marcegaglia più volte ha puntato i piedi, come quando ha chiesto i «soldi veri »per fronteggiare l'emergenza del credito e l'aumento della cassa integrazione. Di fronte a più di 1.300 imprenditori, riuniti nell'auditorium di Confindustria, la presidente ha tracciato le tappe fondamentali di questo primo anno: il traguardo della riforma dei contratti, anche se senza la Cgil, le misure decise dal Governo contro la crisi, prima fra tutte l'aumento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese a 1,6 miliardi di euro. Ma l'elenco è lungo: la rottamazione per l'auto, l'aumento della soglia di compensazione debiti-crediti con l'erario ad un milione di euro, le agevolazioni per le imprese che si aggregano, gli 8 miliardi per la cassa integrazione in deroga. Un impegno che la platea ha dimostrato di apprezzare, con una standing ovation appena la Marcegaglia ha terminato il suo intervento. Seduti accanto alla presidente, i suoi vice, che la Marcegaglia ha ringraziato per il lavoro. Ognuno di loro è intervenuto per raccontare il primo anno di attività. Sull'ambiente, Confindustria si è battuta in ambito europeo per modificare le condizioni di recepimento dell'accordo di Kyoto, evitando che il sistema imprenditoriale fosse penalizzato. Ricca anche l'agenda dell'internazionalizzazione, con tre missioni, in Vietnam, in Israele e in Russia, più altre due già programmate, Malesia e Singapore a giugno, e Brasile in autunno. Viaggi all'estero ai quali si aggiungono l'arrivo di delegazioni di imprenditori stranieri in Italia. è la prova, ha sottolineato la Marcegaglia, della volontà dell'imprenditoria italiana di reagire alla crisi. «Non siamo rassegnati, ma preoccupati», ha detto ieri la presidente. Per questo c'è bisogno del sostegno del Governo, di avere un Paese che funzioni, senza sprechi, con una burocrazia meno asfissiante, con la spesa pubblica per il welfare non sbilanciata sul sistema pensionistico. E c'è bisogno anche del dialogo con il sindacato: peccato, ha ripetuto ieri la Marcegaglia, il no della Cgil alla riforma dei contratti. La presidente di Confindustria spera in un ripensamento, ma resta convinta che le «vecchie ideologie non possono bloccare il paese». Ieri è stata anche rinnovata la giunta di Confindustria che resterà in carica per i prossimi due anni (in totale sono 158 membri). La parte elettiva, che spetta ai rappresentanti della Piccola, dei Giovani, delle territoriali, alle categorie (circa 110 membri), è stata rinnovata per circa il 40 per cento. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA PRIORITà «In questo momento bisogna mettere il paese in grado di avere livelli accettabili di espansione quando verrà la ripresa» GLI OBIETTIVI RAGGIUNTI La riforma dei contratti, l'aumento del Fondo di garanzia, gli incentivi auto, gli 8 miliardi per la cassa integrazione in deroga Contro la «crescita zero». Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria INFOPHOTO

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Quando la città fa squadra riesce sempre a vincere (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 21-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 21/05/2009 - pag: 7 Il successo Quando la città fa squadra riesce sempre a vincere SEGUE DA PAGINA 1 Università che forniscono supporti tecnico-scientifici in grado di aiutare nella conoscenza delle problematiche specifiche e poi di monitorarne l'andamento; persone di cultura e artisti, che accompagnano lo sviluppo dei progetti; giornali che svolgono la funzione civica di stimolo e di vigilanza; un'amministrazione pubblica che ascolta, discute, si confronta, decide, offre disponibilità, affrancandosi da burocrazie, equilibri, interessi. Adesso tocca alla città nel suo insieme saper accompagnare lo sviluppo del parco, trovare altre sinergie (ad esempio nel campo dei trasporti pubblici e delle altre strutture in zona), far crescere una cultura di partecipazione di progettualità per troppo tempo sopite. Intanto Milano può continuare a coltivare sogni di riscatto, di rilancio, di futuro. Un grande parco per bambini è la metafora di una voglia collettiva di uscire dal clima di rinuncia, assuefazione, inutilità, depressione. Cambiare si può. Impariamo dai bambini, dalla voglia di spazio e di contenimento, di gioco e di libertà. E, soprattutto, di fantasia. Marco Garzonio

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Parlamento, scontro Fini-Berlusconi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 21-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA Esordisce autodefinendosi «un rivoluzionario» e per questo motivo in Italia «è molto più facile fare una rivoluzione che le riforme». Quindi, se la prende con i lacci e lacciuoli della burocrazia che bloccano la pubblica amministrazione. Poi arriva laffondo contro l’attuale sistema parlamentare che va «ammodernato», favorendo così il varo di leggi e provvedimenti in tempi più brevi. Silvio Berlusconi sceglie il palco dell’assemblea annuale della Confindustria per puntare ancora una volta il dito sulle assemblee parlamentari «pletoriche». In particolare, si lamenta del deficit di potere in capo al premier rispetto alle Camere. «Dobbiamo fare i conti -avverte il Cavaliere- con una legislazione che deve essere migliorata e ammodernata. Praticamente il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Ma si capisce, perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi non è stato dato nessun potere al governo... Tutti i poteri - insiste - sono stati dati al Parlamento che è pletorico». A questo punto il premier si rivolge alla platea degli imprenditori che lo applaude: «Pensate che ci sono 630 deputati quando ne basterebbero 100 e qualche cosa... insomma, come il Congresso americano peraltro. Ora è chiaro però che per arrivare a questo, - precisa - dovremmo arrivare a un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai capponi, o ai cattivi, di anticipare il Natale... Credo che questo sia e debba essere chiaro a tutti». Immediata arriva però la replica del presidente della Camera Gianfranco Fini: «L’iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi». Il presidente della Camera torna a sottolineare il ruolo del Parlamento nel quadro istituzionale del Paese in un convegno a Montecitorio sulla "Transizione verso il federalismo fiscale". Per Fini «il Parlamento, quando riesce a operare attraverso procedure "aperte", è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato». In particolare, proprio l’esempio di un provvedimento così importante come la riforma del federalismo fiscale ha dimostrato che «l’approfondimento parlamentare di una serie di questioni non ha affatto impedito l’approvazione in tempi più che ragionevoli. Il recupero di un corretto metodo di lavoro parlamentare - ha detto ancora Fini - conferma che le grandi riforme, che coinvolgono il Paese nel suo complesso, devono essere realizzate attraverso il più ampio confronto. Forzature e chiusure pregiudiziali non servono se non ad esasperare il tono del dibattito politico».

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Berlusconi attacca "Parlamento inutile" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Berlusconi attacca "Parlamento inutile" [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA «Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti». Silvio Berlusconi non ha mai avuto un grande feeling con le aule parlamentari e ha sempre lamentato le lungaggini dell'iter legislativo che deve attraversare le forche caudine di Camera e Senato. Di feeling invece ne ha tanto con la platea di Confindustria che ieri lo ha applaudito spesso durante il suo intervento. Soprattutto quando ha rivendicato il «diritto di ogni cittadino» di criticare i giudici e ha definito «estremisti di sinistra» quei magistrati che hanno indagato e deciso sul caso Mills. Non è solo «indignato» per una sentenza «scandalosa»: è «esacerbato» per lo stato della giustizia penale che ha raggiunto livelli «patologici». «E' come se Mourinho arbitrasse una partita tra Inter e Milan. Voi vi fidereste, lo riterreste affidabile? Non posso stare zitto di fronte a certe cose che leggo sui giornali». Il premier si scalda, tocca le corde degli imprenditori che sono «fortunati» perché a Palazzo Chigi c'è uno come loro e il governo funziona come un consiglio di amministrazione. E promette che non si farà fermare da nessuno, nemmeno dalla burocrazia statale che imbriglia il suo decisionismo, la sua determinazione a fare la riforma della giustizia («non ci fermeremo fino alla divisione delle carriere»), ma anche del parlamentarismo. «La Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista - ha ricordato il premier - e quindi non è stato dato nessun potere al governo. Pensate che ci sono 630 parlamentari quando ne basterebbero 100..., come il Congresso americano. Ora è chiaro però che per arrivare a questo ci vorrebbe un disegno di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale...». I capponi sono i deputati e senatori che non sono disposti a votare riforme costituzionali per non finire nel forno. Ma per superare la loro resistenza, ecco l'annuncio di un ddl di iniziativa popolare. Per il premier una richiesta che viene dal popolo non può essere rifiutata da nessuno. L'idea era venuta a Berlusconi una decina di giorni fa e ne aveva parlato al partito: mettere su i gazebo e iniziare la raccolta delle firme già durante la campagna elettorale. Nel frattempo, però, altre grane lo hanno distratto, ma ieri il premier l'ha voluta svelare proprio di fronte ad una platea amica. E ora, come assicura il responsabile organizzativo del Pdl Maurizio Lupi, verrà messa in moto la macchina del partito. Le parole di Berlusconi sul Parlamento «pletorico e addirittura controproducente», ha fatto scattare una ridda di reazioni dall'opposizione e da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini. Ma era ben consapevole anche di susciate malumore nella Lega, che è in difficoltà su questo terreno e auspica una sorta di unità nazionale per le riforme. Ma Berlusconi non è intenzionato a farsi legare le mani dall'infinito dibattito parlamentare: nonostante Fini gli abbia fatto presente che il modello del dialogo seguito con il federalismo fiscale è il giusto punto di riferimento. Il premier invece pensa addirittura a una legge di iniziativa popolare. Dice che «ci sono deputati che non si vedono mai perché hanno cose più importanti da fare che stare con le mani nella scatoletta e votare». «Ma voi - si è rivolto ancora una volta agli imprenditori - sapete come si vota? Si guarda il capogruppo: se alza il pollice vuol dire sì, se stende la mano vuol dire astensione, se fa pollice verso vuol dire no. Ma votano cose che non conoscono, perché magari ci sono 400 emendamenti per ogni provvedimento».

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Taxi rosa, Imperia può ancora aspettare (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Corse notturne previsti sconti per le donne ENRICO FERRARI Taxi rosa, Imperia può ancora aspettare IMPERIA Sulla carta sarebbe un valido aiuto rivolto all'«altra metà del cielo», che garantirebbe più libertà di movimento e sicurezza alle donne nelle ore notturne, in cui il rischio di aggressioni si moltiplica. Sulla carta. Perché il progetto del «taxi rosa», cofinanziato dalla Regione e già avviato con successo in diversi centri italiani, per Imperia resta al palo. La colpa è, tanto per cambiare, della burocrazia e forse della scarsa sensibilità di alcuni: l'avvio è subordinato all'approvazione da parte della commissione consiliare per le Pari opportunità, che per ben due volte non si è potuta riunire per mancanza di numero legale. A denunciare il vergognoso stato d'impasse è il presidente di commissione, il consigliere Udc Claudio Risso. Cosa prevede il «taxi rosa»? Come spiega la delibera emessa dall'assessore regionale Giovanni Enrico Vesco, «è rivolto alle donne che si spostano sole, in piccoli gruppi femminili e/o con minori e utilizzano il taxi nella fascia oraria tra le 22 e le 4. Consiste nella concessione di un buono sconto di 5 euro per ogni corsa effettuata, scalato dal corrispettivo del tassametro, così ripartito: 2,50 a carico del tassista e 2,50 a carico della Regione». I conducenti dovrebbero anche accertarsi che le clienti siano rientrate in casa sane e salve, al termine della corsa, prima di riavviare il veicolo. Su richiesta, la Regione invierà alle donne un blocchetto con tre buoni sconto da 5 euro ciascuno. Un'operazione utile e meritevole. Il problema, però, è che l'avvio del servizio sperimentale, fissato proprio questo mese fino al 31 dicembre, è «subordinato all'approvazione delle commissioni consultive comunali». Commenta Risso: «Ho provato a riunire la commissione da me presieduta per ben due volte, e in orari diversi (prima alle 13, poi alle 18), la settimana scorsa e lunedì, in modo da dare l'avvio a questo interessante progetto. Esclusi alcuni rappresentanti di opposizione, non si è fatto vivo nessuno. In questo particolare momento, caratterizzato da violenze alle donne in diverse località italiane e dalla necessità di prevenire determinati fenomeni, mi pare quanto mai curiosa questa scarsa attenzione». D'altro canto, la maggioranza non ha fatto mancare il proprio sostegno. «L'assessore competente per le Pari opportunità, Angela Ardizzone, si è dichiarata perfettamente d'accordo e mi ha confermato il proprio appoggio», conclude Risso. E allora, che fare? Forse puntare su una terza convocazione questa volta mandare a prendere i partecipanti da un taxi. Per la pena del contrappasso.

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niente binari sul parco della fibronit (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Bari Niente binari sul parco della Fibronit Via libera al progetto, venti edifici da abbattere a Palese e San Spirito Saranno demoliti alcuni capannoni ma sarà salvaguardata la zona verde. Indennizzi previsti per proprietari I binari non passeranno nel nuovo parco della Fibronit. Le Ferrovie dello Stato hanno recepito la prescrizione del Comune di Bari nel nuovo progetto preliminare sul nodo ferroviario: è stata prevista una deviazione delle rotaie che porterà, però, all´abbattimento di parte di alcuni capannoni che si trovano nella zona. L´abbattimento sarà indennizzato economicamente oppure compensato con volumetrie compatibili in altre aree della città, come per esempio nella zona industriale. A dover essere abbattuti, questa volta, però, a Palese e Santo Spirito dove spariranno i passaggi a livello, saranno una ventina di piccoli edifici: Rfi sta cercando di ridurre il meno possibile l´impatto, così come richiesto dall´amministrazione, «ma - spiegano i dirigenti di Rete ferroviarie - purtroppo ci saranno alcuni sacrifici da fare, che comunque saranno tutti ampiamente e adeguatamente ripagati». Da Rfi assicurano, anche, che ci sono tutti i tempi tecnici perché entro la fine dell´anno venga bandito il primo maxi appalto sul nodo di Bari: i lavori complessivamente costeranno 850 milioni di euro, 600 dei quali sono già disponibili. «Parliamo - spiega l´assessore regionale ai Trasporti, Mario Loizzo - della più grande opera che si andrà a realizzare in questa città: abbiamo tolto da un pantano, così com´è accaduto per la metropolitana del San Paolo, un progetto che sembrava ormai morto nella burocrazia, seppellito dalle decine di protocolli che si sono firmati negli anni senza però realizzare mai qualcosa di concreto». «Quando, appena insediato - ricorda l´assessore all´Urbanistica, Ludovico Abaticchio - andai a discutere con l´allora sottosegretario ai Trasporti, il forzista Guido Viceconte, mi disse che praticamente mai nessuno aveva fatto pressioni serie perché il progetto si realizzasse. Eppure Simeone Di Cagno Abbrescia era stato sindaco per dieci anni e Viceconte era un esponente del suo partito». I primi effetti dei cambiamenti del traffico ferroviario sulla circolazione cittadina si vedranno già a partire dal 31 maggio. Quel giorno, infatti, cesserà di funzionare il passaggio a livello sull´Estramurale Capruzzi. Tra il 6 e il 7 i binari verranno completamente asfaltati. «Un intervento che ci permetterà di cancellare uno dei tappi storici del traffico cittadino» spiega l´assessore alla Mobilità, Antonio Decaro, che stamattina effettuerà in zona un sopralluogo insieme con il presidente della circoscrizione Poggiofranco, Franco Polemio. «Per il passaggio a livello di viale Pasteur - continua Loizzo - ci sarà bisogno invece di più tempo. Certo, a partire, dal 31 passeranno di lì soltanto i treni delle Appulo lucane: parliamo di quattro vetture al giorno, quasi nulla. Perché sparisca del tutto c´è bisogno però di più tempo». Insieme con il progetto delle Ferrovie, sul tavolo dell´amministrazione ne è arrivato uno dell´Anas. Si tratta di un raddoppio della statale 16 nel tratto che va da Japigia, all´altezza del depuratore, sino a Mola di Bari. «Il progetto - fanno sapere dalla società stradale - è pensato principalmente per decongestionare il traffico in una delle zone più calde di tutta la tratta, soprattutto nel periodo estivo». (giuliano foschini)

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Un impegno da onorare senza indugi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMA data: 2009-05-22 - pag: 1 autore: Un impegno da onorare senza indugi di Franco Locatelli I n tempi di crisi si possono fare o no le riforme? Se si pensa al New Deal e a tutta la strategia delle riforme che il presidente americano Franklin Delano Roosevelt mise in campo durante la Grande Depressione che fece seguito al crollo di Wall Street del '29, la risposta potrebbe apparire scontata. Se invece si rammentano i dubbi sulla praticabilità immediata delle riforme, manifestati fino a qualche giorno fa da autorevoli ministri del nostro governo e motivati proprio dall'incombenza della crisi, lo scenario cambia completamente e la domanda iniziale diventa tutt'altro che banale. Da ieri queste perplessità politiche e concettuali sembrano destinate ad affievolirsi. La relazione che il presidente della ConfindustriaEmma Marcegaglia ha presentato all'assemblea annuale davanti al premier Silvio Berlusconi ha provocato un chiarimento che non è da poco: l'emergenza economica non solo non è un ostacolo ma deve diventare il volano per fare le riforme. Di fronte alle proposte di Marcegaglia, il presidente del Consiglio ha sostenuto che le riforme sono più difficili delle rivoluzioni e che le resistenze della burocrazia al cambiamento sono infinite, ma ha riconosciuto che l'appello alle riforme va raccolto. Poi Berlusconi ha parlato di giustizia con toni polemici. La necessità delle riforme è presto spiegata: da quando l'euro ha cancellato la scorciatoia delle svalutazioni competitive, l'Italia cresce meno dei suoi partner europei e senza le riforme il suo ritorno sui livelli produttivi pre-crisi non avverrebbe prima del 2013, con conseguenze negative sulla vita dei lavoratori e delle imprese e sulla stessa coesione sociale. Se si vuole ridurre il differenziale di crescita tra la nostra economia e il resto d'Europa bisogna convincersi che le riforme non sono assolutamente un lusso e sono invece sempre più urgenti. Continua u pagina 6 l'articolo prosegue in altra pagina

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Il discorso contro tutti che il premier voleva fare alle Camere (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-22 - pag: 5 autore: Il discorso contro tutti che il premier voleva fare alle Camere C' erano due Berlusconi ieri sul palco dell'assemblea confindustriale. Uno era il Berlusconi imprenditore, concreto e capace come sempre di entrare in sintonia con la platea, di spronarla alla speranza («Nei momenti difficili solo chi ha coraggio vince, chi ha paura perde...»). L'altro era il Berlusconi politico,il presidente del Consiglio colpito dalla sentenza Mills e incalzato dalle ombre della vicenda di Noemi, tutt'altro che chiarita, anzi alimentata dalle rivelazioni di «Repubblica». Era un Berlusconi senza freni,carico d'ira,desideroso di rovesciare il tavolo. Inutile dire che, tra i due, il secondo ha travolto il primo, finendo per esasperare la tensione che si respira nei palazzi romani. Niente di nuovo, si dirà. Sono anni che il premier e i magistrati mettono in scena il loro duello; anni che il presidente del Consiglio cattura le simpatie dei suoi ascoltatori con le stesse parole e le stesse allusioni («Devo comunicare la mia indignazione perché quando queste cose capitano a Berlusconi, lui ha le spalle larghe, ma se succedono a un cittadino normale possono rovinargli la vita...»). I «cittadini normali» finora hanno creduto in lui, lo considerano uno scudo protettivo irrinunciabile. I sondaggi, a quanto pare, garantiscono che non c'è nessun Mills e nessuna Noemi in grado di frenare il successo delle liste berlusconiane alle europee. E anche questo era prevedibile, considerando lo stato in cui versa l'opposizione. Resta il fatto che lo spettacolo andato in scena ieri a Roma aveva qualcosa di surreale. Un presidente del Consiglio a cui era stato posto in maniera stringente il tema delle riforme, cioè di quale sbocco dare al grande consenso raccolto nel paese, rispondeva con un'invettiva a tutto campo. Contro i magistrati «estremisti di sinistra». Contro il Parlamento «pletorico» e di fatto inutile, visto che cento deputati bastano e avanzano. Contro «la burocrazia» che tutto frena, al punto che «fare la rivoluzione sarebbe più facile che attuare le riforme». Di fronte agli industriali il presidente del Consiglio ha fatto, né più né meno, il discorso che avrebbe desiderato rivolgere al Parlamento. Lì avrebbe chiesto alla sua maggioranza di sconfessare la magistratura «nemica» e di confermargli, attraverso un'ovazione, la sua legittimità a governare. In attesa delle urne. Questo discorso non lo ascolteremo perché ragioni evidenti di opportunità hanno consigliato di soprassedere. Ma è chiaro che Berlusconi non intende rinunciare alla sostanza delle sue tesi. L'uomo che ritiene la rivoluzione più facile delle riforme ieri è tornato a delegittimare insieme la magistratura e il Parlamento, visti quasi come due facce della stessa medaglia: giudici e pubblici ministeri sono i suoi nemici giurati, le Camere sono un ostacolo, un freno, un impedimento. Di qui l'idea di una legge di iniziativa popolare per ridurre drasticamente il numero dei parlamentari. è facile prevedere che non si farà nulla di tutto questo. Quello di ieri era soprattutto un intervento di tipo elettorale, utile per riprendere l'iniziativa dopo giorni amari. Ma era anche un alibi per chi le riforme non le ha ancora fatte o impostate: a parte il federalismo che è il cavallo di battaglia della Lega. Berlusconi denuncia che «il premier dispone di poteri troppo limitati», ma inasprire il clima del paese è la strada per vincere le elezioni; non certo per avviare un progetto riformatore. www.ilsole24ore.com Online «il Punto» di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Dietro la requisitoria un intento elettorale e un alibi per il deficit di riforme

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Berlusconi critica il Parlamento (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-22 - pag: 5 autore: Berlusconi critica il Parlamento «Così è pletorico, legge popolare per snellirlo» - Rivoluzioni più facili delle riforme Lina Palmerini ROMA L'affondo non è nuovo. Tutt'altro. Non è la prima volta che Silvio Berlusconi parla della debolezza del ruolo di presidente del Consiglio e della pesantezzae «inutilità» di quello del Parlamento. Ma ieri davanti alla platea di imprenditori che lo hanno applaudito, le parole del premier hanno preso la forma di un progetto più che di un attacco. Perché questa volta ha indicato anche lo strumento con il quale punta a rivoluzionare l'assetto istituzionale dello Stato: un progetto di legge di iniziativa popolare per tagliare drasticamente il numero di parlamentari e rinnovare le Camere. «Non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale». Con questa battuta, il premier ha voluto dire che la riforma di un Parlamento «pletorico e inutile» non può arrivare da deputati e senatori che sicuramente non voterebbero per auto-eliminarsi. Ma «la legislazione va cambiata, perché il presidente del Consiglio non ha nessun potere» nonostante oggi a Palazzo Chigi sieda un imprenditore – come quelli che aveva davanti ieri riuniti per l'assemblea di Confindustria – e una squadra di Governo che paragona «a membri di un Cda per la loro efficienza ». Certo, ci sono Cda e Cda, ma l'esempio calza a pennello per chi, dopo 15 anni di vita politica e parlamentare, si sente ancora solo un imprenditore. Le reazioni e le critiche –che arriveranno puntuali – le conosce già. Ma qui la platea lo applaude. «Diranno che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà. Pensate che ci sono 630 deputati quando ne basterebbero 100, come il Congresso americano. Quando si votano centinaia di emendamenti nessuno sa cosa stia votando. Sono assemblee inutili e controproducenti». Insomma, quello che non funziona – al di là del numero dei parlamentari – è lo squilibrio di poteri tutti spostati sulle Camere mentre il capo del Governo è debole. «Frutto di una Costituzione arrivata dopo il ventennio fascista» ma ora questa ragione storica sembra non reggere più. Dunque, è di nuovo al popolo, che Silvio Berlusconi si rivolge lanciando quell'iniziativa di legge per voltare pagina e riformare gli assetti istituzionali. In mattinata era stato accolto dagli applausi della platea. Seduto tra Gianfranco Fini – che dopo non gli risparmierà critiche –e Luca Cordero di Montezemolo, aveva ascoltato il discorso di Emma Marcegaglia annuendo, facendo segno di volersi rimboccare le maniche quando veniva incalzato sulle riforme da fare. Il fotografo lo coglie anche in un attimo di cura personale, intento a incipriarsi il naso ma, del resto, il premier non ha mai derogato alle regole dell'apparire. è proprio sulle riforme in economia che Silvio Berlusconi prova a dare le sue risposte. «Emma ci ha invitato ad utilizzare la maggioranza per fare le riforme. Io, che mi sono sempre sentito un rivoluzionario, ritengo che le rivoluzioni sono più facili delle riforme ». è così che il premier spiega le «difficoltà enormi» che il Governo sta incontrando sulla strada dell'ammodernamento puntando l'indice su una «burocrazia che si oppone» al cambiamento. Cita a esempio i cantieri pubblici: «Troviamo difficoltà enormi ad aprirli, nonostante abbiamo stanziato 17 miliardi». E cita il termovalorizzatore di Acerra «che per aprire abbiamo dovuto schierare l'esercito».E ancora le resistenze trovate per la riforma dell'Università, come per quella della pubblica amministrazione. Insomma, i «capponi» sono ovunque, non solo tra i parlamentari. La crisi è dentro quella sala dell'Auditorium che ha ospitato l'assemblea di Confindustria.Ciascuno degli imprenditori seduto ne conosce la portata, la affronta ogni giorno. E dunque non serve fare solo professione d'ottimismo. «La crisi è pesante come mai in passato», dice il premier spiegando però che con il «catastrofismo dell'opposizione e dei media» non si va da nessuna parte. L'ottimismo è dunque necessario perché la componente psicologica è una delle chiavi per superare questa fase. Ed è di nuovo a tu per tu che parla con gli imprenditori con il linguaggio di chi conosce il rischio: «Nei momenti difficili solo chi ha coraggio vince, chi ha paura perde». Suggerisce dove scommettere: turismo e sanità. Due settori in espansione nei prossimi anni per la maggiore propensione a spostarsi e per l'aumento di anziani che porterà più domanda sanitaria. Una domanda anche «estetica» ma il premier parla solo delle donne quando ormai il mercato – e lui lo sa – si è aperto pure agli uomini. Dopo lo sguardo di prospettiva, c'è quello sulle cose fatte. E il premier si promuove. «Abbiamo fatto meglio degli altri sulle banche e sul risparmio. E sulla tutela del lavoro con 9 miliardi per la cassa integrazione». E poi c'è il piano casa. «Abbiamo dei dati per cui il 30% delle famiglie che vivono in case mono o bi-familiari hanno espresso l'intenzione di ampliare la loro abitazione» e il progetto di new town «partirà dal 2010 in ogni provincia» per consentire di avere una casa alle giovani coppie. I meriti vanno condivisi. Soprattutto con chi nel Governo gestisce i conti. «Tremonti sembra il cattivo della compagnia perché è sempre lui che ci deve mettere la faccia quando ci sono delle spese da fare ma in realtà è un pezzo di pane. Giulio va sostenuto ». E la platea lo fa tributandogli un lungo applauso. © RIPRODUZIONE RISERVATA Apagina 19 Berlusconi: «Giudici estremisti» LA SEMPLIFICAZIONE «Bastano 100 deputati come il Senato Usa, ma serve una Pdl dal basso perché non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale» Distanti sul ruolo del Parlamento. Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi ieri all'assemblea di Confindustria ANSA

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 22/05/2009 - pag: 5 «Il premier ha il consenso, faccia le riforme» Marcegaglia: la crisi non è finita, ma non sia un alibi. Coesione sociale a rischio ROMA - «La crisi non può essere l'alibi per non fare le riforme di cui abbiamo bisogno, mi rivolgo a lei, presidente Berlusconi, metta a frutto il patrimonio di consensi che ha saputo conquistarsi e lo usi, ma lo faccia adesso». Arriva a pagina 27 del lungo intervento di Emma Marcegaglia il passaggio chiave della seconda relazione del primo presidente donna della storia confindustriale. Senza riforme, aggiunge nelle pagine successive, «la coesione sociale è a rischio». E Berlusconi, seduto in prima fila, annuendo più volte risponde di essere pronto e fa il gesto di rimboccarsi le maniche. La Marcegaglia incassa e dice di «apprezzare le azioni che sono state avviate dal governo», ma subito dopo incalza: «Occorrono maggiore incisività, rapidità, verifica dei risultati». Le riforme di cui parla la Marcegaglia sono quelle della previdenza - «spendiamo troppo, il 16% del Pil contro il 9,5% dei Paesi avanzati» - della giustizia - «intollerabile la lunghezza dei processi» - della burocrazia e della liberalizzazione delle società pubbliche. La Marcegaglia parla di «impressionante avanzata del neostatalismo, gli enti locali non si fermano continuano a creare nuove e improbabili aziende». Riconosce il merito di alcuni ministri e quando cita il «coraggio» di Renato Brunetta (Funzione pubblica) la platea di circa tremila imprenditori si scatena nel più scrosciante applauso della mattinata con tanto di «Bravo!» In più passaggi della relazione Emma si rivolge alle banche invitandole a «tornare a fare il loro mestiere, a non lasciare sole le imprese» e allo Stato a «rientrare nei suoi confini». «Non serve una nuova Bretton Woods», spiega la Marcegaglia, «basta il Financial Stability Board guidato dal governatore Mario Draghi» e definisce un «tragico errore riaffermare la supremazia della politica per condurre lo sviluppo, scegliere le nuove tecnologie e i vincitori della competizione». Se questa è sembrata una critica al ministro del Tesoro Giulio Tremonti, in passaggi successivi riconosce al responsabile dell'Economia il successo «della manovra triennale che ha evitato l'assalto alla Finanziaria», di aver tenuto la «barra dritta verso il risanamento» e il via libera alla raccolta di risorse mediante l'emissione di Bond a livello europeo. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola nel suo intervento si dice convinto che l'Italia uscirà dalla crisi «meglio di come ci è entrata», sarà «più giusta e più forte». E garantisce agli industriali «il sostegno del governo». Così come il presidente dell'Abi Corrado Faissola - in zona reazioni - risponde all'invito della Marcegaglia promettendo «ossigeno da parte del sistema creditizio». Diviso il sindacato. Se il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni si dice letteralmente «entusiasta » perché non è mai «accaduto nella storia della Confindustria un'apertura come quella di Emma sulla partecipazione dei lavoratori nel capitale delle imprese», il leader della Cgil Guglielmo Epifani è deluso. «Mi sarei aspettato di meglio », commenta, «cioè una relazione più coraggiosa e attenta alle condizioni dei lavoratori e non solo a quelle delle aziende». Apprezzamento in genere alle parole della Marcegaglia da parte del Pdl, mentre l'opposizione si sminuzza in diverse posizioni. Per il segretario Dario Franceschini la leader degli imprenditori «ha chiesto fatti e il premier ha risposto con le promesse». Per l'ex ministro e responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani le parole della Marcegaglia «hanno cercato di non disturbare il manovratore». Emma Marcegaglia Roberto Bagnoli

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E si apre la fase due delle riforme con l'asse inedito tra Cisl e imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 22/05/2009 - pag: 6 Il retroscena La strategia dell'esecutivo E si apre la fase due delle riforme con l'asse inedito tra Cisl e imprese ROMA La «fase due», quella delle riforme oltre la crisi, è cominciata ieri a Roma alle cinque del pomeriggio con un fitto conciliabolo ai piedi del palco del XVI Congresso della Cisl. È stato lì, anche se c'erano avvisaglie già da qualche tempo, che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il padrone di casa, Raffaele Bonanni, e il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, mai prima d'ora intervenuta ad un congresso sindacale, ne hanno gettato le basi. Cominciando a fare programmi sull'agenda dei prossimi mesi: le pensioni, la partecipazione dei lavoratori nelle imprese, l'università, la lotta alla burocrazia, lo Statuto dei lavori. Nessuno considera la crisi come un fatto già archiviato, ma tutti sono convinti che l'uscita dal tunnel sia più vicina. E i tre hanno cominciato a ragionare del futuro con l'idea di accelerare. «Con chi ci sta»: scontato l'appoggio della Uil di Luigi Angeletti, un messaggio chiaro alla Cgil, alla quale nessuno comunque vuol chiudere la porta a priori. Giulio Tremonti è convinto che il momento giusto per «aprire il grande capitolo delle riforme », sia arrivato. La «fase uno», quella dettata dall'emergenza e dai vincoli della tempesta finanziaria, per il ministro, è chiusa. Non c'è voluto poco: 51 giorni e tre incontri con le banche per assicurare la liquidità al sistema delle imprese, che era il primo obiettivo. Una buona dose di diplomazia, e altrettanto tempo, per chiudere la partita con le regioni sulle risorse per gli ammortizzatori sociali, che ha anche cementato il rapporto tra Bonanni e la Marcegaglia: «Emma si è battuta con foga, e non era scontato, - riconosce il segretario della Cisl - per ottenere soldi per i più deboli ». Ora sul piatto ci sono più di 100 miliardi di risorse attivabili per le imprese e 8 miliardi, «per ora», per la cassa integrazione in deroga. Per Tremonti «liquidità e solidarietà » sono capitoli assestati «e operativi ». Una buona base di partenza per la nuova fase. «Adesso - ha detto ieri al presidente della Confindustria e al segretario della Cisl - possiamo guardare oltre la crisi». Oggi il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sempre al congresso Cisl continuerà su questa scia. Rilancerà, per la gioia di Bonanni, la partecipazione, sulla quale in Senato c'è una proposta di legge bipartisan che avanza. C'è anche il tema delle pensioni sul tavolo, ma non tanto perché sia davvero attuale, bensì per dimostrare, come hanno sottolineato tutti, che nessuno vuole avere preclusioni ideologiche: il sindacato sulla previdenza, le imprese sulla partecipazione. L'asse Bonanni- Marcegaglia una novità rispetto a un passato che invece spesso ha visto un rapporto privilegiato tra i leader della Confindustria e della Cgil punta a segnare la nuova stagione di relazioni industriali. E per il capo della Cgil, Guglielmo Epifani, diventa sempre più difficile restare immobile sulla linea del no. Enrico Marro Mario Sensini

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Bene il gover no ma tagli dipiù (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)

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CONFINDUSTRIALI A un anno dal suo insediamento alla Confindustria, la presidente Emma Marcegaglia promuove l'esecutivo. Applausi ai ministri, ma un attimo di gelo con Berlusconi quando la definisce «velina». Poi le imprese battono cassa: dove sono gli investimenti promessi per il 2009? Per reperire le risorse, si riduca il pubblico e aumenti l'età di pensione «Bene il gover no ma tagli dipiù» Antonio Sciotto ROMA ROMA La Confindustria promuove il governo, ma aspetta ancora di vedere i soldi veri su molti capitoli. Così come era accaduto solo qualche mese fa, quando già gli annunci di Silvio Berlusconi di miliardi stanziati qui e là, erano sembrati troppo aleatori: e poi la polemica era rientrata dopo un breve incontro a Palazzo Chigi. Ma questa volta la relazione di Emma Marcegaglia - all'Assemblea generale di Roma, a un anno esatto dal suo insediamento come presidente - è molto prudente, non attacca mai l'esecutivo, di cui anzi registra «l'ampio consenso». Un consenso che - citiamo letteralmente il testo letto dal gobbo dell'Auditorium - «Lei, presidente Berlusconi, ha saputo conquistarsi»: il premier è in prima fila, risponde con un sorriso soddisfatto. Più tardi un fotografo lo coglierà mentre si asciuga il sudore, lasciando sul fazzoletto una pesante striscia di cerone. Ma successivamente sarà meno educato: all'inizio del suo intervento fiume contro i giudici, riserverà una battuta del tutto inaspettata, e non apprezzata da Marcegaglia, paragonandola a una velina. Ma baruffe a parte, l'appoggio della Confindustria al governo è saldo: in molti passaggi della sua relazione, la leader delle imprese sottolinea come l'esecutivo abbia «fatto bene», e anzi fornisce più volte un assist ai vari ministri seduti in prima fila. Apprezzamento per Renato Brunetta, che ha l'onore dell'applauso più lungo, bene anche Scajola, Matteoli e Calderoli, come pure la ministra Gelmini. Disco verde anche a Tremonti, per come ha affrontato la crisi: «Ha tenuto la barra sul risanamento». I ripetuti ok discendono dai tagli e/o norme pro-imprese realizzati dai diversi dicasteri, come giungono gradite le «modifiche al Testo unico sulla sicurezza». Ma questo non vuol dire che il mondo delle aziende, adesso, non voglia di più: e anzi lamenta l'assenza delle risorse su diversi capitoli di investimento per il 2009 (e siamo già a metà anno). L'imperativo per reperire quanto serve è uno solo: «ridurre la spesa corrente» (ma anche «lotta contro l'evaasione fiscale», frase aggiunta a voce al testo ufficiale). Cioè tagliare il più possibile il pubblico, che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile): tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza sleale alle imprese». Insomma, il pubblico risulta quanto mai un impiccio. In un mondo che ha le imprese al centro - spiega Marcegaglia - «non devono vincere le forze che tendono sempre a statalizzare l'economia». La crisi è «violentissima», con la «produzione industriale e il commercio caduti negli ultimi 9 mesi a ritmi superiori che nel 1929», ma è anche vero che «le reazioni sono state sufficientemente coordinate» da parte di governi e banche centrali, e oggi «qualche segno di fiducia è apparso». «Si può sperare di vedere entro fine anno qualche segnale di miglioramento». E allora il male dove stava? «Non nel capitalismo in sè, che crea benessere: chi afferma il contrario può essere convinto di volere una società più giusta, ma ne creerebbe solo una più povera». Il male sta nell'«anarchia» del capitalismo, «quando sono mancati i meccanismi di vigilanza». Tutto questo vuol dire che «ora lo Stato deve rimettere in carreggiata le economie e ridefinire le regole», «ma sarebbe un grave errore pensare che la crisi apra una nuova epoca»: esaurito il suo compito transitorio, «lo Stato dovrà rientrare nei suoi confini». Da qui discende tutta l'impostazione della relazione: con l'invito a mettere al centro dell'azione di governo l'impresa e lo sviluppo. Un accorato appello alle banche «perché non facciano mancare il credito alle aziende». Ma anche a Berlusconi, perché «realizzi le riforme utili a far ripartire l'economia dopo la crisi»: «Finanziare le opere pubbliche immediatamente cantierabili, potenziare gli ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese, onorare i crediti della pubblica amministrazione, sostenere la patrimonializzazione delle aziende». Marcegaglia elenca poi i punti dove vede gli ammanchi: «Nonostante gli annunci, dagli stessi documenti ufficiali del governo (Ruef) non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009» sulle opere cantierabili; ancora, Confindustria aspetta il «rifinanziamento del Fondo per le pmi», e che venga superata «la vergogna della montagna di crediti delle imprese verso il pubblico»: «Chiedo perciò quando e come saremo pagati». Altre richieste: detassare gli utili reinvestiti, applicare il Piano casa, varare la riforma Alfano della giustizia, e realizzare il federalismo fiscale «a patto che non significhi la creazione di nuove tasse». Del sollecito confindustriale sulle pensioni si è già detto. Sul modello contrattuale, Marcegaglia ha spiegato: «Ho fatto di tutto per convincere la Cgil, ma non ha creduto nel cambiamento e da sola non ha firmato: spero torni presto a operare con noi». Fredda la risposta di Guglielmo Epifani seduto in platea: «Mi sarei aspettato una relazione più coraggiosa e più attenta alle condizioni dei lavoratori. Non ha mai nominato le persone in cassa integrazione e i lavoratori che vivono con 600 euro al mese». L'intervento di Berlusconi, a parte i magistrati, è stato un elenco propagandistico su quanto già realizzato, con l'esordio del «Sono d'accordo su tutta la relazione». Salvo poi citare i «tanti miliardi già stanziati». Soldi che - come si è visto dalle parole di Marcegaglia e dalla freddezza della platea (che ha applaudito solo i passaggi sui giudici) - le imprese non hanno ancora visto.

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Il premier alle imprese: Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)

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Il premier alle imprese: «Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no» Matteo Bartocci Ammette di essere «esacerbato» per le sue vicende giudiziarie e non lo nasconde, Silvio Berlusconi di fronte alla platea degli imprenditori della Confindustria. Di fronte ai sudditi, pardon, colleghi imprenditori, non si trattiene, anzi, «non posso non dirvelo, scusate se ne approfitto». E giù a cascata le tesi difensive già demolite dal processo Mills in primo grado e le promesse di sempre: i pm «col cappello in mano davanti al giudice», le «toghe rosse estremiste e di sinistra» che sono come «Mourinho arbitro nel derby con il Milan», la promessa che «non ci fermeremo» finché non avremo separato «i giudici dagli avvocati dell'accusa». «Fino a quando non ci sarà questa riforma della giustizia nessun cittadino potrà avere un giusto processo». La linea politica è la solita: derubricare a persecuzione politica il controllo di legalità della magistratura. Ma la strategia del consenso, stavolta, si arricchisce di tonalità forse più inquietanti. La prima, in sintesi: «Finché succede a me che ho le spalle larghe - si batte il petto Berlusconi - non fa niente ma questa giustizia penale è una patologia scandalosa che può toccare anche a voi, rovinando, come ha fatto in tante altre occasioni, le vostre vite». E' il rovesciamento del «supplizio» personale sulla collettività che tante volte gli è riuscito in passato: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del leader. Mai appagata perché il confine tra verità e propaganda, in questa gigantesca, pluriennale, ricostruzione dei fatti pro domo sua contiene alcune leggine di cui non tutti i cittadini hanno usufruito. E' infatti la seconda frecciata, lanciata peraltro con la stessa enfasi della prima, a smascherare le premesse "egualitarie e democratiche" del perseguitato presidente del consiglio. «E' una questione che riguarda me - ammette Berlusconi - ma io ne sono assolutamente fuori, abbiamo il lodo Alfano, c'è la prescrizione, ma non si può accettare che in Italia succedano più queste cose del genere». Come un novello Marchese del grillo («Io so' io e voi non siete...»), lui ha il lodo Alfano, gli altri no. Dal che si deduce che allo scudo legale che si è fatto approvare a tempo di record dalle camere non rinuncerà (come pure è previsto al secondo comma dell'unico articolo del provvedimento), né rinuncerà (come è consentito a qualsiasi cittadino sotto processo convinto della propria adamantina innocenza) alla salvezza penale rappresentata della prescrizione. Una prescrizione ottenuta, peraltro, con l'uso di tutti gli strumenti legittimi e immaginabili in un processo che si muove tra paradisi fiscali di mezzo mondo su decine di conti correnti attivi per quasi quindici anni. Resta il fatto che questa sentenza (414 pagine piene di documenti e punti ancora da chiarire) al di là degli esiti penali, ricostruisce i movimenti di una «Fininvest A», conosciuta al pubblico, e di una «Fininvest B», il cuore oscuro del presidente, occulta e quanto mai opaca, che è intrecciata alla corruzione della «prima Repubblica», decisiva per il salvataggio dell'impero mediatico del premier, fondamentale per il suo successivo ingresso in politica.

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Podestà: per i disabili uno sportello unico E lotta ai pass auto falsi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 22/05/2009 - pag: 5 Podestà: per i disabili uno sportello unico E lotta ai pass auto falsi Candidato Pdl: un ente per gli handicappati La creazione di uno sportello unico per i disabili. E lotta dura a chi utilizza il pass per disabili pur non avendone diritto. Il candidato del centrodestra, Guido Podestà lancia due punti del suo programma. Entrambi riguardano le difficoltà quotidiane di chi deve convivere con un handicap. «In caso di vittoria attacca Podestà istituiremo una commissione per la disabilità. Il suo compito sarà quello di realizzare lo sportello unico dei diversamente abili. Il primo in Italia». Quali saranno i compiti dello sportello? Sbrigare tutte le pratiche quotidiane, dai certificati, alle incombenze della burocrazia. «E siccome la tecnologia lo permette, punteremo molto sulla rete e su Internet. Perché non tutti si possono accollare la visita allo sportello vero e proprio. È possibile creare una rete virtuale che venga incontro alle richieste di tutte queste persone: dagli assegni di invalidità a dove rivolgersi per trovare tutti gli strumenti necessari per chi è diversamente abile». All'interno della struttura, a contatto con gli utenti, lavoreranno solo persone disabili. «Perché c'è una sensibilità particolare che permette di capire meglio quali sono i problemi e le difficoltà». E in un secondo tempo, lo sportello amplierà i suoi compiti. Non solo pratiche o certificati, ma anche l'indirizzamento al lavoro. Il progetto sarà è portato avanti con il Meda, Il Movimento Europeo diversamente abili. L'altro punto del programma. La lotta a chi utilizza il pass per i disabili in modo improprio. «Noi dobbiamo garantire in tutto e per tutto il diritto alla mobilità delle persone disabili. Perciò dobbiamo porre termine a quella vergogna che è l'uso improprio dei pass e dei parcheggi per i disabili. Non vi capita mai di vedere scendere da un auto con il pass per i disabili, una giovane signora con le borse della spesa? O qualche aitante giovanotto? ». Come intervenire? «Il progetto è quello di creare un badge che riporti anche l'impronta digitale, in modo da regolamentare il corretto uso del pass. Anche se si dovrà risolvere la questione degli accompagnamenti e dei riaccompagnamenti». Il tema, comunque, sta a cuore del candidato. Tanto che in tutti gli spot elettorali che andranno in onda nei prossimi giorni, oltre alla voce di Podestà, ci sarà una signorina che con il linguaggio dei segni tradurrà le parole del candidato per i sordomuti. Lo slogan è «Non lasceremo indietro nessuno». M.Gian.

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 22-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 22/05/2009 - pag: 6 Progetto di legge Modifiche anche nei centri storici. «Le autorizzerà il Pirellone» «Regione, piano casa contro la crisi Interventi su abitazioni e industrie» La Lombardia anticipa il governo. Boni: impatto economico per 5 miliardi «Perché perdere altro tempo per il rilancio edilizio...». In che senso? «Perché aspettare i ritardi del governo. È del 30 marzo l'intesa tra governo e Regioni. E tutto è ancora fermo». Ma il piano casa è così urgente? «Per la Lombardia urgentissimo. La crisi sta mettendo in ginocchio il sistema edilizio. Serve un segnale forte». E dunque? «Abbiamo accelerato i tempi sul progetto di legge». Così Davide Boni, assessore a Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia si prepara a portare in giunta, per discussione e approvazione, il piano casa regionale. «Mercoledì. La crisi del sistema edilizio rischia di demolire l'intero tessuto socio-economico». Partiamo dai punti di fondo del nuovo piano casa. «Prima di tutto va specificato che interveniamo sugli edifici, non sulle aree. L'intento è quello di sfruttare il minor territorio per puntare sulle massime volumetrie. Così si darà anche un nuovo volto alle città». Il pdl segue le linee dell'intesa governo-Regioni? «Le acquisisce e le integra». Prego? «Il progetto di legge prevede il recupero degli spazi edilizi inutilizzati, l'ampliamento degli edifici del 20% e la riqualificazione di edilizia residenziale pubblica ». E in che modo le integra? «Abbiamo introdotto un'importante novità. Sarà possibile sostituire gli edifici obsoleti, con un aumento volumetrico fino al 30%. Il pdl però non si riferisce solo agli edifici residenziali, ma anche industriali». Industriali? «Certo. Se c'è l'esigenza di abbattere un vecchio capannone perché non farlo? Serviva una svolta anticrisi decisa, e così sarà. Anzi si potrà intervenire, con le dovute cautele, anche su edifici rurali». E chi ne beneficerà? «Tutti. Il comparto edilizio lombardo oggi in grande difficoltà, i proprietari di case, le piccole e medie imprese. Senza contare l'Expo». Cosa c'entra l'Expo? «Le grandi imprese potranno giocarsi partite interessanti in vista dell'evento 2015». Previsioni economiche? «Pur con le significative restrizioni è stato stimato un impatto economico di 5,12 miliardi. A cui va aggiunto il risparmio energetico». Già, perché gli interventi sono legati anche all'aspetto del risparmio energetico. «In campo residenziale sono previsti interventi con qualificati requisiti di risparmio energetico. In tal senso è stato preventivato un risparmio annuo complessivo di circa 14,9 milioni di euro». E le significative restrizioni a cui faceva riferimento? «L'applicazione della legge avrà una durata di 18 mesi. Poi c'è l'esclusione delle aree storiche o di rilievo naturalistico ambientale. Salvo alcuni interventi ». Come? Sarà possibile intervenire in aree protette? «Rimangono i soliti vincoli. Ma se esistono edifici, in queste aree, incompatibili con tali contesti sarà possibile chiedere interventi di sostituzione». Ad esempio anche in un centro storico? «Anche in un centro storico, purché non modifichi la fisionomia del centro stesso». E le autorizzazioni? «Spetterà alla Regione autorizzare gli interventi». Così si scavalcano le Soprintendenze... «La burocrazia per le concessioni delle Soprintendenze chiede tempi troppo lunghi. E lo ripeto: la crisi non permette altri ritardi». Resta l'edilizia sociale. «È ora di dire basta ai quartieri ghetto. Perciò stiamo pensando alle quote». Quote? «Case a coppie giovani, ma anche ad anziani. E solo a immigrati regolari. Ma è ancora presto per questo discorso». Ora c'è il piano casa: una bella sfida. «E se funziona non è detto che alcuni punti non possano essere inseriti nella legge del territorio ». \\ Serviva un segnale forte per far fronte alla grave crisi del settore edilizio In aula L'assessore Davide Boni, nel tondo, presenterà il piano casa lombardo, per la discussione e l'approvazione, alla prossima giunta della Regione Davide Gorni

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( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)

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CONFINDUSTRIALI «Bene il governo ma tagli di più» A un anno dal suo insediamento alla Confindustria, la presidente Emma Marcegaglia promuove l'esecutivo. Applausi ai ministri, ma un attimo di gelo con Berlusconi quando la definisce «velina». Poi le imprese battono cassa: dove sono gli investimenti promessi per il 2009? Per reperire le risorse, si riduca il pubblico e aumenti l'età di pensione Antonio Sciotto ROMA La Confindustria promuove il governo, ma aspetta ancora di vedere i soldi veri su molti capitoli. Così come era accaduto solo qualche mese fa, quando già gli annunci di Silvio Berlusconi di miliardi stanziati qui e là, erano sembrati troppo aleatori: e poi la polemica era rientrata dopo un breve incontro a Palazzo Chigi. Ma questa volta la relazione di Emma Marcegaglia - all'Assemblea generale di Roma, a un anno esatto dal suo insediamento come presidente - è molto prudente, non attacca mai l'esecutivo, di cui anzi registra «l'ampio consenso». Un consenso che - citiamo letteralmente il testo letto dal gobbo dell'Auditorium - «Lei, presidente Berlusconi, ha saputo conquistarsi»: il premier è in prima fila, risponde con un sorriso soddisfatto. Più tardi un fotografo lo coglierà mentre si asciuga il sudore, lasciando sul fazzoletto una pesante striscia di cerone. Ma successivamente sarà meno educato: all'inizio del suo intervento fiume contro i giudici, riserverà una battuta del tutto inaspettata, e non apprezzata da Marcegaglia, paragonandola a una velina. Ma baruffe a parte, l'appoggio della Confindustria al governo è saldo: in molti passaggi della sua relazione, la leader delle imprese sottolinea come l'esecutivo abbia «fatto bene», e anzi fornisce più volte un assist ai vari ministri seduti in prima fila. Apprezzamento per Renato Brunetta, che ha l'onore dell'applauso più lungo, bene anche Scajola, Matteoli e Calderoli, come pure la ministra Gelmini. Disco verde anche a Tremonti, per come ha affrontato la crisi: «Ha tenuto la barra sul risanamento». I ripetuti ok discendono dai tagli e/o norme pro-imprese realizzati dai diversi dicasteri, come giungono gradite le «modifiche al Testo unico sulla sicurezza». Ma questo non vuol dire che il mondo delle aziende, adesso, non voglia di più: e anzi lamenta l'assenza delle risorse su diversi capitoli di investimento per il 2009 (e siamo già a metà anno). L'imperativo per reperire quanto serve è uno solo: «ridurre la spesa corrente» (ma anche «lotta contro l'evaasione fiscale», frase aggiunta a voce al testo ufficiale). Cioè tagliare il più possibile il pubblico, che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile): tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza sleale alle imprese». Insomma, il pubblico risulta quanto mai un impiccio. In un mondo che ha le imprese al centro - spiega Marcegaglia - «non devono vincere le forze che tendono sempre a statalizzare l'economia». La crisi è «violentissima», con la «produzione industriale e il commercio caduti negli ultimi 9 mesi a ritmi superiori che nel 1929», ma è anche vero che «le reazioni sono state sufficientemente coordinate» da parte di governi e banche centrali, e oggi «qualche segno di fiducia è apparso». «Si può sperare di vedere entro fine anno qualche segnale di miglioramento». E allora il male dove stava? «Non nel capitalismo in sè, che crea benessere: chi afferma il contrario può essere convinto di volere una società più giusta, ma ne creerebbe solo una più povera». Il male sta nell'«anarchia» del capitalismo, «quando sono mancati i meccanismi di vigilanza». Tutto questo vuol dire che «ora lo Stato deve rimettere in carreggiata le economie e ridefinire le regole», «ma sarebbe un grave errore pensare che la crisi apra una nuova epoca»: esaurito il suo compito transitorio, «lo Stato dovrà rientrare nei suoi confini». Da qui discende tutta l'impostazione della relazione: con l'invito a mettere al centro dell'azione di governo l'impresa e lo sviluppo. Un accorato appello alle banche «perché non facciano mancare il credito alle aziende». Ma anche a Berlusconi, perché «realizzi le riforme utili a far ripartire l'economia dopo la crisi»: «Finanziare le opere pubbliche immediatamente cantierabili, potenziare gli ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese, onorare i crediti della pubblica amministrazione, sostenere la patrimonializzazione delle aziende». Marcegaglia elenca poi i punti dove vede gli ammanchi: «Nonostante gli annunci, dagli stessi documenti ufficiali del governo (Ruef) non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009» sulle opere cantierabili; ancora, Confindustria aspetta il «rifinanziamento del Fondo per le pmi», e che venga superata «la vergogna della montagna di crediti delle imprese verso il pubblico»: «Chiedo perciò quando e come saremo pagati». Altre richieste: detassare gli utili reinvestiti, applicare il Piano casa, varare la riforma Alfano della giustizia, e realizzare il federalismo fiscale «a patto che non significhi la creazione di nuove tasse». Del sollecito confindustriale sulle pensioni si è già detto. Sul modello contrattuale, Marcegaglia ha spiegato: «Ho fatto di tutto per convincere la Cgil, ma non ha creduto nel cambiamento e da sola non ha firmato: spero torni presto a operare con noi». Fredda la risposta di Guglielmo Epifani seduto in platea: «Mi sarei aspettato una relazione più coraggiosa e più attenta alle condizioni dei lavoratori. Non ha mai nominato le persone in cassa integrazione e i lavoratori che vivono con 600 euro al mese». L'intervento di Berlusconi, a parte i magistrati, è stato un elenco propagandistico su quanto già realizzato, con l'esordio del «Sono d'accordo su tutta la relazione». Salvo poi citare i «tanti miliardi già stanziati». Soldi che - come si è visto dalle parole di Marcegaglia e dalla freddezza della platea (che ha applaudito solo i passaggi sui giudici) - le imprese non hanno ancora visto.

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Il premier alle imprese: (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 22-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIUSTIZIA Il premier alle imprese: «Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no» Matteo Bartocci Ammette di essere «esacerbato» per le sue vicende giudiziarie e non lo nasconde, Silvio Berlusconi di fronte alla platea degli imprenditori della Confindustria. Di fronte ai sudditi, pardon, colleghi imprenditori, non si trattiene, anzi, «non posso non dirvelo, scusate se ne approfitto». E giù a cascata le tesi difensive già demolite dal processo Mills in primo grado e le promesse di sempre: i pm «col cappello in mano davanti al giudice», le «toghe rosse estremiste e di sinistra» che sono come «Mourinho arbitro nel derby con il Milan», la promessa che «non ci fermeremo» finché non avremo separato «i giudici dagli avvocati dell'accusa». «Fino a quando non ci sarà questa riforma della giustizia nessun cittadino potrà avere un giusto processo». La linea politica è la solita: derubricare a persecuzione politica il controllo di legalità della magistratura. Ma la strategia del consenso, stavolta, si arricchisce di tonalità forse più inquietanti. La prima, in sintesi: «Finché succede a me che ho le spalle larghe - si batte il petto Berlusconi - non fa niente ma questa giustizia penale è una patologia scandalosa che può toccare anche a voi, rovinando, come ha fatto in tante altre occasioni, le vostre vite». E' il rovesciamento del «supplizio» personale sulla collettività che tante volte gli è riuscito in passato: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del leader. Mai appagata perché il confine tra verità e propaganda, in questa gigantesca, pluriennale, ricostruzione dei fatti pro domo sua contiene alcune leggine di cui non tutti i cittadini hanno usufruito. E' infatti la seconda frecciata, lanciata peraltro con la stessa enfasi della prima, a smascherare le premesse "egualitarie e democratiche" del perseguitato presidente del consiglio. «E' una questione che riguarda me - ammette Berlusconi - ma io ne sono assolutamente fuori, abbiamo il lodo Alfano, c'è la prescrizione, ma non si può accettare che in Italia succedano più queste cose del genere». Come un novello Marchese del grillo («Io so' io e voi non siete...»), lui ha il lodo Alfano, gli altri no. Dal che si deduce che allo scudo legale che si è fatto approvare a tempo di record dalle camere non rinuncerà (come pure è previsto al secondo comma dell'unico articolo del provvedimento), né rinuncerà (come è consentito a qualsiasi cittadino sotto processo convinto della propria adamantina innocenza) alla salvezza penale rappresentata della prescrizione. Una prescrizione ottenuta, peraltro, con l'uso di tutti gli strumenti legittimi e immaginabili in un processo che si muove tra paradisi fiscali di mezzo mondo su decine di conti correnti attivi per quasi quindici anni. Resta il fatto che questa sentenza (414 pagine piene di documenti e punti ancora da chiarire) al di là degli esiti penali, ricostruisce i movimenti di una «Fininvest A», conosciuta al pubblico, e di una «Fininvest B», il cuore oscuro del presidente, occulta e quanto mai opaca, che è intrecciata alla corruzione della «prima Repubblica», decisiva per il salvataggio dell'impero mediatico del premier, fondamentale per il suo successivo ingresso in politica.

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"Stop alle ideologie e largo ai giovani" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Intervista Nicolò Sapellani ISPIRATI DA GRILLO RIVOLUZIONE VERDE "Niente autostrada, meglio Internet gratis a tutti" GIUSEPPE BUFFA "Stop alle ideologie e largo ai giovani" «La politica ha deluso molti Ora servono programmi più a misura di cittadino» «No agli inceneritori e sì alle energie rinnovabili e ai negozi del riciclo» BIELLA Nicolò Sapellani è nato a Biella il 16 agosto 1983. Dopo la laurea di primo livello in Scienze politiche, sta prendendo quella specialistica, e intanto collabora ad alcune testate come giornalista pubblicista. Appassionato di snowboard, s'è cimentato anche con lo skate, ma ora ha smesso perché dice di non avere più l'età. In passato ha fatto molto sport, anche a livello agonistico: nuoto, basket, rugby e scherma. Il suo libro preferito è un classico russo, «Il maestro e Margherita», di Michail Bulgakov. Come film vota un altro classico: «Easy Rider», di Dennis Hopper. Ama molto il repertorio di Fabrizio De Andrè, soprattutto «La canzone di Marinella». Luogo del cuore: «La montagna, in particolare Bardonecchia e il Sestriere». Sogno nel cassetto: «Diventare un giornalista».Il suo slogan è: «Vuoi fare qualcosa per i giovani? Votali». E Nicolò Sapellani, dottore in Scienze politiche, coi suoi 25 anni è giovane davvero: la mascotte fra i candidati sindaci, capo della lista «Biella a cinque stelle». Un po' grillina e un po' civica «pura». E, soprattutto, con un'età media veramente bassa. Come vi siete messi insieme? «Ci siamo trovati con altri ragazzi con cui avevamo fondato un'associazione sportiva, per promuovere lo skate-park del Villaggio La Marmora. Poi il gruppo s'è sciolto, ma è rimasta la voglia di pensare a idee nuove per Biella. E così è nata la lista». Le formazioni «a cinque stelle» sono quelle che si ispirano a Grillo, giusto? «Sicuramente condividiamo alcune interpretazioni di Beppe Grillo: il degrado della nostra classe dirigente, l'idea che i cittadini tornino a interessarsi della cosa pubblica senza essere legati a interessi personali. Grillo dice tante cose, a volte ci azzecca e a volte no. Ma su quelle che ho citato siamo d'accordo». Alcuni grillini biellesi, però, hanno contestato la vostra lista, dicendo che non eravate «certificati», che non garantivate «trasparenza»... «Hanno detto che il simbolo è registrato, ma non mi risulta. E quanto alla certificazione, non c'è una scadenza precisa per farla. Evidentemente, all'associazione di volontariato che ci accusa non basta la mia dichiarazione sul fatto che siamo tutti incensurati e tutti apartitici. Comunque faremo questa certificazione, così almeno dimostreremo anche ai più increduli che siamo persone perbene». Ma lei è di destra o di sinistra? «Io ho smesso di crederci. Mi sembra una classificazione un po' vecchia, e che comunque, a livello locale, non ha alcun senso. Per noi contano solo i programmi». E che cosa dicono i programmi? «Che bisogna rivalutare il territorio, perché un circondario vivo rende più vivace anche la città. Biella dovrebbe diventare un "angolo di paradiso" per chi fugge dalle metropoli, e per questo sarebbe utile anche investire sulle fonti rinnovabili (soprattutto il fotovoltaico) e sul recupero dei rifiuti. Pensiamo, insomma, a una specie di "green revolution", simile a quella di Obama». Intanto, però, il tessile sta agonizzando... «Certo, perché l'economia locale è stata protetta per anni in un mondo globalizzato, non ha saputo investire sul futuro e ora non riesce più a reggere sul mercato». Morale? «Bisogna puntare sulla ricerca, sullo sviluppo. E' più utile Internet che l'autostrada, ad esempio per il telelavoro. Una delle nostre proposte è quella di concedere a tutti un collegamento gratuito al Web, per eliminare code e burocrazia. Non ci vogliono molti soldi per fornire una connessione a spese del Comune». Di sicuro siete contrari agli inceneritori. «Non bisogna più bruciare rifiuti. Producono polveri sottili (Pm10) che uccidono. Solo in Italia, le vittime vanno dalle 8 mila (secondo gli studi più ottimistici) alle 35 mila. Noi con l'immondizia vogliamo produrre soldi, non veleno. Siamo quindi per l'opzione "rifiuti zero" e pensiamo ai "negozi del riciclo", dove portare bottiglie di plastica, vetro e altro. Più roba si riesce a riusare, meglio è per tutti». La vostra sembra la più «civica» delle liste, perché non avete avuto frequentazioni partitiche. Come spiega questa allergia generale alla politica? «Ai nostri banchetti, più della metà delle persone diceva: basta, della politica non ne possiamo più. La classe dirigente è fumosa, da una parte come dall'altra. E le persone hanno voglia di applicare programmi più vicini ai cittadini che ad altri tipi di interessi». Se si andasse al ballottaggio, come vi schierereste? «Come dicevo prima, non ci interessa il colore, ma il programma. Il Pd, in teoria, appoggia molte delle iniziative in cui crediamo anche noi, ma è pure favorevole agli inceneritori. Barazzotto, nel suo programma, punta molto sulle energie rinnovabili, ma in questi 5 anni ha fatto ben poco in tal senso. Gentile, invece, sposa il telelavoro, ma sembra più interessato all'autostrada. Entrambi si contraddicono, insomma. Perciò è molto difficile scegliere fra una parte e l'altra. Al limite, ci si tura il naso...». Beh, magari diventa sindaco lei... «Non sono così illuso. Noi puntiamo decisamente più in basso. Per la nostra lista sarebbe già una vittoria riuscire a far passare qualche punto del programma. Ed avere un consigliere comunale che faccia da controllore, soprattutto sulla trasparenza della spesa pubblica. Bisogna poter chiarire ai cittadini come il Comune spende ogni euro, anche perché i bilanci non sono di facile lettura, nemmeno per i consiglieri comunali». Perché la gente dovrebbe votare «Biella a 5 stelle»? «Perché abbiamo idee di buonsenso, che possono creare benessere. E poi perché siamo giovani, e non ancorati a ideologie del passato. Ci proponiamo come il nuovo, e in effetti, nella nostra lista, solo 8 candidati sono sopra i 40 anni. Gli altri 21 sono sotto i trenta».

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"la mia sfida per il porto" - (segue dalla prima pagina) enrico pedemonte (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina IV - Genova "La mia sfida per il porto" La dogana in Cina, la vendita dell´aeroporto...Merlo racconta tutto l´intervista Accordo pilota con Tianjin: le merci verranno sdoganate già nello scalo cinese (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ENRICO PEDEMONTE (segue dalla prima di cronaca) Ma la delibera Cipe per l´assegnazione dei fondi per il Terzo Valico non è ancora stata pubblicata. Nel mondo politico c´è allarme: si teme che si tratti di un annuncio preelettorale destinato a sfumare dopo il voto. «Attendiamo la delibera Cipe e l´avvio da parte delle Ferrovie di tutti gli interventi propedeutici per l´avvio dei lavori. Gli altri paesi non stanno fermi. Il governo svizzero ha già inaugurato il traforo del Loechberg e aprirà quello del Gottardo nel 2017. Se il Terzo Valico non decollerà i paesi del Nord Europa saranno obbligati a costruire una grande alleanza con Barcellona o Marsiglia. E Genova perderà l´occasione di diventare il punto di congiunzione tra Rotterdam il Nord Africa». L´amministratore delegato delle ferrovie, Moretti, continua a fare resistenza alla costruzione del Terzo Valico?? «Fino a oggi Moretti ha espresso opinioni molto negative sul Terzo Valico giustificando questi giudizi con le inefficienze e le carenze strutturali del porto di Genova. Ma noi stiamo facendo un grande sforzo, con nuove opere pubbliche e infrastrutture. L´unica opera strategica che può avere una funzione di alta capacità per le merci è la Genova Rotterdam. Da parte nostra noi siamo impegnati in alcune operazioni importanti di innovazione tecnologica». Per esempio? «Abbiamo in corso una sperimentazione nel gigantesco porto di Tianjin, in Cina. Grazie all´Ice stiamo creando per primi un avamposto doganale italiano in Cina per snellire le procedure doganali. La sperimentazione prevede che la merce sia controllata alla partenza: il container verrà sigillato con un microchip che garantirà sul contenuto, evitando ogni controllo durante il transito nello scalo genovese. Il sottosegretario Urso firmerà un protocollo con i cinesi nei prossimi giorni. Il progetto prevede che i container siano trasportati al Retroporto di Rivalta evitando giorni di attesa sugli scali genovesi. è un sistema che non ha eguali nel Mediterraneo. Lo potremo replicare nei porti dell´India e dell´Africa». Resistenze sindacali? «Nessuna, perché non incide sul lavoro portuale. Snellisce la burocrazia e facilita i traffici». A quando la vendita dell´aeroporto? «A giugno presenteremo la delibera per vendere tutte le partecipazioni non strategiche. Cederemo anche il 60 per cento dell´aeroporto». Ci sono trattative in corso? «No, perché sarà indetta una gara pubblica, ma sono in molti a manifestare interesse». La Camera di Commercio, che detiene un pacchetto del 25 per cento, venderà anch´essa o si assocerà a una cordata di acquirenti? «Oggi sembra orientata a una cessione delle sue quote. Ma si pronuncerà sulla base delle valutazioni fatte dall´autorità portuale». Il governo vi nega i 70 milioni previsti dall´accordo di programma siglato nel 2005 per l´area di Cornigliano. Cosa intendete fare? «Quell´accordo è valido solo se tutte le clausole vengono rispettate. Basta che una sola clausola non sia rispettata per renderlo nullo. Se il governo non dà i soldi promessi, le ragioni dell´accordo vengono meno». E allora? «Scriveremo a tutti i soggetti che hanno firmato l´accordo di programma mettendoli di fronte alle loro responsabilità. Basterà questa comunicazione, che scatterà nei prossimi giorni, per far venir meno il valore dell´accordo. Il ministro Claudio Scajola e Gianni Letta si stanno impegnando per trovare queste risorse». Ma Riva da parte sua ha rispettato i patti. «Sta facendo gli investimenti promessi. Ma in questi giorni abbiamo avviato un procedimento per verificare che Riva svolga attività solo collegate ai propri stabilimenti. E non invece, come ci è stato segnalato, anche attività da terminalista sbarcando merci destinati ad altri soggetti. Non sarebbe compatibile con l´accordo di programma». Intendete aprire una gara anche sulla Darsena della Fiera? «Venderemo la nostra quota. E faremo una gara affinché la Darsena venga utilizzata per tutto l´anno. Garantendone l´uso al Salone Nautico per un solo mese». La Fondazione San Paolo ha avviato un progetto di fattibilità per la realizzazione del Bruco, un´opera avveniristica lanciata alcuni anni fa dall´armatore Bruno Musso che consentirebbe l´avvio di centinaia di treni merci al giorno verso un retroporto nel Basso Piemonte. Che cosa ne pensa? «Per ora sul Bruco esiste solo uno studio di massima firmato dal Politecnico di Torino. Si tratta di un progetto ambizioso che va verificato. Siamo interessati a capire se si tratta di un´opera realizzabile». C´è molta cautela a Genova su questo progetto. «Per tre ragioni. C´è chi, in buona fede, teme l´eccessiva complessità dell´opera. Altri hanno paura che un simile possa danneggiare le loro rendite di posizione. Altri ancora hanno il timore fondato che possa entrare in competizione con il Terzo Valico. In realtà si tratta di due progetti diversi, con tempi diversi. Il Terzo valico è un progetto di oggi e deve partire subito. Il Bruco è un progetto per il futuro. La realtà è che a Genova, e spesso in Italia, non si lavora più per il futuro e si fatica persino a lavorare per il presente. Lombardia e Piemonte manifestano grande interesse e sperano di poterne verificare rapidamente la fattibilità, per offrire questo progetto al mondo internazionale dello shipping».

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federagenti "recessione anche sui moli" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)

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Pagina IV - Genova L´assemblea Federagenti "Recessione anche sui moli" La crisi picchia duro anche sullo shipping. Secondo il rapporto 2008 di Federagenti, l´associazione nazioale degli agenti marittimi guidata dal genovese Filippo Gallo che ieri ha tenuto la sua sessantesima assemblea a palazzo San Giorgio, la recessione coinvolge oggi tutte le attività: fra l´ultimo trimestre 2008 e il primo trimestre 2009 vi è stata una contrazione del 20% con punte fino al 50% e si teme che gli effetti possano durare anche nel 2010. «Se non si interviene su dragaggi - ha detto Gallo - sul potenziamento infrastrutturale dei porti e autonomia finanziaria, si rischia di penalizzare non solo l´economia marittima ma l´intero tessuto produttivo». Anche per il presidente della Commissione trasporti alla Camera, Mario Valducci (Pdl), «occorre velocizzare l´iter per la riforma della legge 84 del 1994, attuare la classificazione dei porti per stabilire le opere prioritarie e ideare norme più semplici per portare avanti opere e pratiche». «Spesso il problema non sono i soldi, ma la burocrazia», ha detto.

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in fuga dall'italia anche i cervelli stranieri - roberto mania (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 27 - Economia In fuga dall´Italia anche i cervelli stranieri Solo il 6% decide di restare dopo aver conseguito il dottorato Una ricerca della Fondazione Debenedetti. Boeri: immigrazione vista come minaccia ROBERTO MANIA ROMA - I talenti non ci piacciono. Con quelli stranieri adottiamo una specie di "respingimento soft": prima li facciamo arrivare (pochi), poi facciamo di tutto perché non restino. Soldi buttati e cervelli non sfruttati. «Siamo talentuosi nel rigettare i talenti», dice Tito Boeri, direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti, che ha coordinato la prima ricerca in Italia sui tremila studenti stranieri iscritti a dottorati delle nostre università. Un´indagine sull´università, certo, ma soprattutto sulla miopia delle politiche in materia di immigrazione. Perché la vera ragione per cui la stragrande maggioranza dei giovani studiosi non resta in Italia sta nella legge Bossi-Fini che rende praticamente impossibile la loro permanenza, costretti e una gimcana continua nei meandri della burocrazia inefficiente per poter "strappare" il necessario permesso di soggiorno. «La filosofia della legge - spiega Boeri - è che l´immigrazione sia sempre una minaccia». Anche quella qualificata. E così solo il 6 per cento dei dottorati stranieri, dopo aver ricevuto nell´85 per cento dei casi una borsa di studio per un quadriennio, proverà a restare in Italia. Invece, se ne andrà altrove il 40 per cento. Al quale va aggiunto una parte di quel 54 per cento che dichiara di non aver ancora scelto. Risorse sprecate, dunque, poiché si calcola che ogni ricercatore costi alla comunità intorno ai 40-50 mila euro l´anno. E spreco di talenti: anziché tenerci uno studioso di qualità, che può contribuire ad innalzare il livello scientifico, preferiamo abbandonarlo. Un competitor in meno anche per le nostre baronie chiuse nelle cittadelle universitarie. Tant´è. Eppure i giovani studiosi arrivano in Italia speranzosi. Circa la metà (il 55 per cento tra coloro che arrivano da un paese non europeo e il 48 tra tutti gli studenti) sceglie l´Italia per la disponibilità di una borsa di studio. Il 41 per cento lo fa per la buona reputazione della ricerca nel nostro paese. Ed è molto interessante notare che ben il 73 per cento di studenti di dottorato è iscritto a una facoltà scientifica. Il 31 per cento a ingegneria. Il 77 per cento arriva da paesi non europei; il 33 per cento dall´Asia, Cina e India. L´età media è di 29 anni; le donne sono il 44 per cento del totale. I giovani studiosi cercano le lezioni in inglese: il 61 per cento dichiara che la maggior parte dei corsi seguiti sono nella lingua di Shakespeare. Percentuale che sale al 67 per gli studenti non europei. Poi arrivano le note dolenti. Non dalla struttura universitaria, ma dal contesto: la burocrazia, i vincoli della legge sull´immigrazione, l´inadeguatezza delle informazioni agli uffici pubblici. Ottenere il permesso di soggiorno costa (il 67 per cento degli studenti ha pagato dai 50 ai 200 euro), richiede una perdita di tempo (per il 28 per cento degli intervistati arriva dopo un anno di attesa). Complicato uscire per seguire seminari e conferenze all´estero e poi rientrare in Italia. Ma si può studiare così nel mondo globalizzato? Meglio cambiare paese. Negli Usa, per esempio, dove ha studiato un terzo degli attuali Capi di Stato.

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Black-out sui conti dei mafiosi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-23 - pag: 21 autore: Lotta a Cosa Nostra. Il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato: «Persa l'occasione per sequestrare miliardi di soldi sporchi» Black-out sui conti dei mafiosi Tolta alla Procura di Palermo la password dell'Anagrafe dei rapporti finanziari Roberto Galullo PALERMO. Basta disattivare una password per rafforzare Cosa Nostra. Una sequenza di numeri e lettere che dal 5 marzo è stata tolta alla Procura di Palermo che, da oltre due mesi, non può più monitorare e sequestrare i conti correnti bancari dei boss. Mentre la repressione va avanti senza sosta – con un'azione investigativa costante anche sul fronte dei rapporti deviati tra mafia e politica, decine di processi in corso e centinaia di arresti di boss e affiliati che sfiancano l'esercito delle cosche - la lotta ai capitali mafiosi, vale a dire il cuore dell'azione di contrasto, fatica. Con quella password –che apre i file dell'Anagrafe dei rapporti finanziari – magistrati e polizia, sotto copertura, dal 5 gennaio al 4 marzo, accedevano ogni giorno ai conti, ai depositi, ai dossier titoli e alle transazioni da un capo all'altro del mondo di Cosa Nostra. «Dalla sera alla mattina – spiega il procuratore aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato – i ministeri della Giustizia e dell'Economia ce l'hanno tolta per motivi burocratici dopo avercela data, per grazia ricevuta, a distanza di 18 anni dalle previsioni legislative. La restituzione di quella password, a noi e a tutte le Procure, è la maniera migliore per onorare con i fatti e non a parole la memoria di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta, morti 17 anni fa a Capaci». «Con questa revoca – prosegue Scarpinato – siamo tornati agli anni in cui bisognava fare richiesta di informazioni a ogni singola banca. Nelle regioni del Sud c'è un problema ulteriore:il tessuto creditizio è profondamente inquinato, molte operazioni sospette vengono fatte sparire e non manca chi avvisa i boss delle indagini in corso. In questi mesi, a causa di questo scippo, abbiamo persol'occasione per sequestrare miliardi. Scandalo nello scandalo, la password non è stata data neppurealla Banca d'Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio dei capitali sporchi». Battere Cosa Nostra sul terreno dei capitali e deipatrimoni inquinati è un chiodo fisso per magistrati, Forze di polizia e Gdf, che spingono l'acceleratore su sequestro e confisca dei beni immobiliari, la cui gestione è affidata a un Commissario straordinario, anche se i più spingono per la creazione di un'Agenzia autonoma. Alla fine del 2008 i beni confiscati erano 8.466 (di cui 3.930 in Sicilia), con un valore di mercato di decine di miliardi. Ma prima che gli immobili sequestrati rientrino nel pieno godimento della collettività passano anche 17 anni e sono numerosi i casi di prestanomi della mafia che ne sono rientrati in possesso. La Procura di Palermo, di fronte alle difficoltà, rilancia: a giorni sarà potenziato il Dipartimento "Mafia ed economia" che conta su un pool di magistrati e investigatori specializzati nella lotta all'economia illegale. Finora i risultati non sono mancati: da gennaio 2008 a oggi la Procura ha sequestrato 2,7 miliardi tra beni mobili e immobili. «La lotta a Cosa Nostra – conclude Scarpinato – passa da qui, il resto sono chiacchiere. L'arresto di 100 estorsori serve ma tra due mesi ce ne saranno altri 100 pronti a chiedere gli arretrati con gli interessi. Per questo chiediamo a commercianti e imprenditori di denunciare e a Confindustria Sicilia, che espelle chi paga il pizzo, sollecitiamo un passo in più: l'allontanamento di tutti coloro che hanno avuto una sentenza passata in giudicato o hanno processi in corso per mafia ». «Nonostante la ribellione di Confindustria e associazioni come Addio Pizzo – aggiunge il magistrato della Direzione nazionale antimafia Roberto Alfonso – il fenomeno estorsivo non è arretrato di un millimetro. Anzi: è in pericolosa crescita». I dati della Direzone investigativa antimafia, diffusi ieri, sembrano confermarlo: le denunce 2008 per estorsione, usura e riciclaggio sono in calo (si vedano grafici). Ad Andrea Vecchio – a capo degli edili catanesi e una vita blindata, il prezzo pagato al coraggio della denuncia – spetta un commento. «Burocrazia e malapolitica – spiega – non aiutano chi denuncia e chi si espone. La repressione dello Stato fa passi in avanti ma non basta, non basta». Insomma, il circuito di legalità che parte dal basso fa fatica. Gli imprenditori condividono e criticano. A partire da Giuseppe Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, altra esistenza blindata per le continue minacce dimorte.«Dobbiamo capire –afferma – che Cosa Nostra ha il solo fine di creare profitto. Per sconfiggerla bisogna però avere la certezza che chi viene condannato resti in cella e viva da povero. Invece le scarcerazioni dei boss e degli estorsori si susseguono e non vedo né il Governo né il Parlamento asserire in maniera corale questo banale principio. Quanto all'invito di Scarpinato, Confindustria Sicilia lo ha già fatto suo: è sospeso chi ha un processo, viene cacciato chi è stato condannato. La stessa severità vorrei vederla nelle pubbliche amministrazioni che devono cacciare i dirigenti che ritardano i procedimenti amministrativi a danno delle imprese oneste e a favore di quelle mafiose. Ci sono ancora troppi politici localiche non adottano i principi di questa catena di legalità». Nel giorno in cui sarà posata l'ennesima corona di fiori a piedi dell'albero Falcone a Palermo, servirà forse spostare lo sguardo un pò più in là, verso il porto di Palermo, dove oggi attracca la nave con studenti provenienti da ogni parte d'Italia, partita ieri da Napoli. «E allora converrà ricordare – rammenta Maria Falcone, sorella del giudice – le parole di Gesualdo Bufalino ». La mafia - amava ripetere lo scrittore di Comiso- sarà sconfitta da un esercito di maestri elementari. Speriamo che sappiano insegnare che una password non serve solo per accedere a Facebook ma anche per bruciare i soldi sporchi e con loro l'anima di Cosa Nostra. http://robertogalullo.blog. ilsole24ore.com PATRIMONI SOTTO CHIAVE L'azione repressiva procede con processi e arresti Catanzaro, vicepresidente di Confindustria Sicilia, «Carcere duro in povertà»

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Dalla Toscana alla Costiera: cosa buttar giù (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 23/05/2009 - pag: 21 I cinque simboli Dalla Toscana alla Costiera: cosa buttar giù di FULCO PRATESI In un Paese come il nostro, secondo produttore e consumatore di cemento dell'Unione Europea e ottavo nel mondo, gli «ecomostri» proliferano come funghi velenosi, soprattutto nei paesaggi costieri. L'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria che segue quelli del Fuenti sulla Costiera Amalfitana, di Punta Perotti e quelli del Villaggio Coppola che deturpava il litorale casertano rappresenta una tappa importante contro il degrado delle coste. Coste che, dal secondo dopoguerra in poi (chi non ricorda la mostra «Italia da Salvare» organizzata da Italia Nostra nel 1966?) sono state date in pasto alla speculazione più terrificante. Ma la costante e paziente battaglia delle associazioni ambientaliste, Legambiente, Italia Nostra e Wwf contro questi orrendi feticci cementizi non può fermarsi. Altre battaglie, avverso l'insensibilità delle Amministrazioni locali, l'inerzia colpevole della burocrazia, l'indulgenza della magistratura e la scarsa attenzione delle autorità di polizia, continueranno, allo scopo di cancellare dalle «amate sponde» (e non solo), altri monumenti dell'avidità e dell'insipienza umana. Tra gli ecomostri in attesa di definitiva cancellazione, ricordiamo il Domizia Village, sul litorale del Lago Patria in provincia di Napoli, che prevedeva 170 residence con piscina, chiesa, centro commerciale, per metà costruito e il resto in attesa di demolizione. Oppure in pieno Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, il complesso Spalmatoio nella splendida Isola di Giannutri, innalzato in spregio delle leggi accanto a importanti resti archeologici, rimasto anch'esso un tetro scheletro figlio di una fallita speculazione. E poi è stata bloccata ma non ancora demolita un'altra orrida carcassa cementizia di quattro piani, sorta questa volta non sul litorale ma sulle sponde del grande e finora intatto Lago Matese all'interno del Parco Regionale campano del Matese-Taburno. E che dire de «La Palafitta» edificio multipiano che svetta grigio sulla spiaggia di Falerna, in provincia di Catanzaro, tanto in riva al mare che spesso le onde invadono le zampe di questo ecomostro calabro? Infine, in un altro paesaggio celebre, la costiera Sorrentina, la conca di Alimuri è presidiata dall'ossatura di un albergo di 100 stanze (bloccato dalla Soprintendenza nel 1971) il cui cadavere deturpa ancora la zona. Sono tutte storie complicate e contorte che vedono annodati, in un groviglio inestricabile, abusivismo, licenze di costruzione irregolari, violazione di vincoli e risolutivi interventi delle Soprintendenze e della magistratura, provocati sempre o quasi dalle denunce delle stesse associazioni ambientaliste che oggi celebrano l'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria. Alla Conca di Alimuri Un albergo di 100 stanze Sull'isola di Giannutri Il complesso lo Spalmatoio Sulla spiaggia di Falerna La grigia palafitta

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Resteremo con il retail e business selezionati (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)" del 23-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Plus sezione: ATTUALITA data: 2009-05-23 - pag: 6 autore: INTERVISTA Guido Rosa Aibe «Resteremo con il retail e business selezionati» L' Italia si conferma un paese complesso per le banche estere. Che in Italia ci sono e – assicura il presidente dell'Aibe (l'associazione che le rappresenta), Guido Rosa – resteranno. Mai come in questo momento la presenza delle banche internazionali è in forse. La crisi induce a rientrare in un perimetro più ristretto, l'operatività in Italia è frenata. Ci sono più fattori. La grande crisi internazionale e la penuria di capitali spingono a misurare con la massima attenzione quali asset accettare, quale rischiosità affrontare e quale remunerazione ottenere. Si vuole selezionare, non scappare. Come associazione non abbiamo segnali di uscita, festeggeremo a breve i 25 anni di attività in Italia. Avete protestato per una verifica effettuata dall'amministrazione fiscale sui vostri fondi di dotazione, patrimonio locale a sostegno delle attività nazionali. è un intervento che aggiunge complessità. Ricordo che c'è una fiscalità superiore del 6-7% rispetto ad altri paesi e la "Robin Tax" ha aggiunto altri oneri. Gli accantonamenti su crediti dubbi non sono deducibili nella stessa misura di paesi comparabili come la Spagna. Si vuole verificare l'adeguatezza o l'esistenza di fondi di dotazione dimenticando che abbiamo sempre operato secondo le normative di Vigilanza. L'insieme degli oneri, in un momento in cui i margini si stringono, non aiuta. Comunque l'Italia resta un paese importante per ogni grande gruppo. Le banche estere pagano lo sbilanciamento sull'investment banking, corporate e le aggregazioni imposte dalla crisi tagliano queste attività. Con riflessi occupazionali. Infatti non sono in discussione tutte le importanti realtà retail acquisite da Bnp Paribas, Credit Agricole, per citarne due, o le attività retail online come Ing e altri. L'aggancio al retail permette alle banche italiane di resistere meglio all'estero dove solo le big, in verità, avevano investito in modo consistente. Le aggregazioni vengono da lontano e si riflettono in Italia come in altri paesi. Le banche estere hanno portato in questi anni molta innovazione finanziaria, project financing, emissioni e tanto altro. Sarebbe un peccato se una piazza come Milano perdesse queste presenze. Forse hanno portato anche prodotti nocivi finiti nei portafogli di clienti.... Certo, nei tanti prodotti sfornati dall'innovazione finanziaria alcuni erano troppo rischiosi. Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per tutti. Paolo Zucca © RIPRODUZIONE RISERVATA «L'innovazione è partita da noi Pressati da oneri e burocrazia» Guido Rosa, presidente Associazione italiana delle banche estere (Aibe) IMAGOECONOMICA

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Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

DA CONFARTIGIANATO DI NOVARA E VCO Meno burocrazia I rimborsi devono essere più facili per chi evita la statale e viaggia sull'A26 Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion Cinque richieste dagli artigiani alla Regione. Eccole: consentire agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per deviazione sulla A26 indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di Borgomanero, Castelletto Ticino o Arona, come sin qui previsto; prevedere un rimborso forfettario per i mezzi pesanti deviati sulla A26 che transitano dai caselli di Castelletto Ticino, Borgomanero e Arona; prevedere un allargamento delle tratte interessate al rimborso comprendendo i caselli di Romagnano Sesia e di Gallarate; prevedere il rimborso anche per i cosiddetti mezzi d'opera (che trasportano materiali particolari, come i prodotti di cava); infine rendere più semplici le procedure prevedendo il rimborso in fattura da parte di società autostrade. Queste le richieste avanzate da Confartigianato alla Regione Piemonte nel corso di un incontro svoltosi nei giorni scorsi per la definizione dell'accordo per la deviazione dei mezzi pesanti (cioè i veicoli per il trasporto di merci oltre le 7,5 tonnellate) dalla strada statale 33 del Lago Maggiore all'autostrada nel prossimo periodo estivo. «Chiediamo una ridefinizione delle modalità di concessione dei rimborsi e di rimuovere il vincolo dell'entrata o uscita dai caselli interessati dalla tratta - spiega Francesco Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti e vicepresidente di Confartigianato Imprese Novara Vco -. Con l'incontro dei giorni scorsi, sollecitato da Confartigianato, abbiamo evidenziato alla Regione come la procedura sino a oggi utilizzata debba essere rivista per consentire realmente agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi previsti per la deviazione dal tratto individuato della strada statale 33. La Regione, con l'accordo del 2008, si assumeva totalmente l'onere del rimborso dei pedaggi dovuti dagli autotrasportatori deviati dalla SS 33 (liberando quindi la statale nel periodo di forte traffico legato alle vacanze, e utilizzando sistemi di pagamento Telepass) al tratto autostradale della A 26 nelle tratte Gravellona Toce - Castelletto Ticino e Gravellona Toce -Borgomanero nel doppio senso di marcia nel periodo compreso dal 11 al 31 agosto 2008. Le modalità di rimborso dei pedaggi, che Confartigianato ritiene sfavorevoli per gli autotrasportatori, vincolate come sono all'obbligo di ingresso o uscita dai caselli della tratta, hanno però determinato a carico della Regione Piemonte una spesa di meno di 500 euro a fronte dei 155 mila euro stanziati dall'amministrazione regionale per i rimborsi del periodo estivo dell'anno appena trascorso. «Significa che le norme sono troppo penalizzanti per gli autotrasportatori» spiega Del Boca. La Regione ha annunciato che chiederà un incontro al ministero dei Trasporti per la definizione del nuovo protocollo di intesa.

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pannella in piazza maggiore sfida il pd "avete distrutto la fiducia degli operai" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Bologna Il leader radicale sul Crescentone insieme a Pasquino. "Pensano all´Udc e non alla laicità" Pannella in piazza Maggiore sfida il Pd "Avete distrutto la fiducia degli operai" «Non si possono portare all´ammasso cervello e idee per essere fedeli al partito». Marco Pannella arriva sotto le torri per un comizio a Piazza Maggiore davanti a circa 300 persone. Fianco a fianco con il politologo Gianfranco Pasquino, candidato a Palazzo d´Accursio, e attacca a muso duro il Pd. Puntando il dito contro Palazzo d´Accursio nella piazza assolata, il leader radicale accusa il vecchio partito della sinistra, «che ha cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere come ha fatto a Bologna. Voi compagni - prosegue Pannella parlando dal palco - avete distrutto la fiducia che c´era nei ceti operai, che c´era a Bologna per la vostra viltà. Perchè di fronte al ruspante Berlusconi non vi si riconosce prestigio, storia, cultura. E ce ne rammarichiamo». Poi ha ribadito l´urgenza di «farla finita col sessantennio partitocratico. L´obiettivo è aggregare una classe dirigente alternativa rispetto alla partitocrazia». Il volto scavato per lo sciopero della fame che prosegue da giorni contro l´oscuramento mediatico della sua lista, Pannella arriva in giacca azzurro cielo, su cui spicca la stella gialla di David. Abbraccia il politologo candidato «ulivista»: «Non si offendano Delbono e Guazzaloca, ma io appoggio Pasquino perché è intelligente, serio, il più onesto intellettualmente. Le idee sono una cosa importante e lui ne ha» dice. Poi, sul palco, tocca al politologo, che strappa applausi quando ironizza su Cofferati «uscente e uscito dal Comune». E poi promette una un programma fondato sulla laicità: dal registro delle unioni civili in Comune al testamento biologico. Il grande tema dimenticato dal Pd, «in cambio di qualche voto». Magari della cattolica Udc. (s. b.)

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Stop ai Tir sulle vie dei laghi Intervento di Confartigianato (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

BORGOMANERO.PRESTO LA CHIUSURA DELLE LITORANEE Sulla A26 Stop ai Tir sulle vie dei laghi Intervento di Confartigianato L'associazione chiede alla Regione norme più semplici e rimborsi agevoli Chiusura serale per lavori elettrici [FIRMA]MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO I mezzi pesanti, come ogni estate, tra poco non potranno più passare sulle litoranee dei laghi e verranno deviati sull'autostrada Voltri-Sempione: Confartigianato chiede alla Regione Piemonte norme più semplici e meno burocrazia per i rimborsi. L'obiettivo della presa di posizione di Confartigianato è quello di consentire agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per la deviazione sulla A26 indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di Borgomanero, Castelletto Ticino o Arona, come è stato previsto sino ad oggi; le imprese di autotrasporto chiedono un rimborso forfettario per i mezzi pesanti deviati sulla A26 che transitano dai caselli di Castelletto Ticino, Borgomanero e Arona; un allargamento delle tratte interessate al rimborso comprendendo i caselli di Romagnano Sesia e di Gallarate; auspicano che il rimborso sia esteso ai «mezzi d'opera» (che trasportano materiali particolari, come i prodotti di cava); infine arriva la richiesta di rendere più semplici le procedure mediante il rimborso in fattura da parte di società autostrade. «Chiediamo una ridefinizione delle modalità di concessione dei rimborsi e di rimuovere il vincolo dell'entrata o uscita dai caselli interessati dalla tratta - dice Francesco Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti - alla Regione abbiamo evidenziato come la procedura sino a oggi utilizzata vada rivista per consentire realmente agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi previsti». La Regione Piemonte, con l'accordo del 2008, si assumeva l'onere del rimborso dei pedaggi dovuti dagli autotrasportatori deviati dalla statale 33 (liberando quindi la statale nel periodo di forte traffico legato alle vacanze) al tratto della A26 nelle tratte Gravellona - Castelletto e Gravellona - Borgomanero, nel periodo compreso fra l'11 e il 31 agosto 2008. Nel 2008 la Regione aveva stanziato per i rimborsi 155 mila euro, ma a richiedere il rimborso non è stato quasi nessuno, tanto che sono stati rimborsati meno di 500 euro, a causa della procedura eccessivamente burocratica. Autostrada A/26 chiusa da questa settimana dalle 20 della sera alle 7 del mattino nella corsia Nord, nel tratto tra il casello di Arona e il raccordo con la superstrada dell'Ossola. Il provvedimento si è reso necessario per lavori di manutenzione, in particolare per il rifacimento dell'impianto di illuminazione elettrica, che sarà messo a norma, secondo le indicazioni emanate in materia dall'Unione Europea, per tutto il tratto che comprende una mezza dozzina di gallerie. Dal momento che il traffico sarà fermo, verranno effettuati anche altri lavori di manutenzione che si sono resi necessari tra Arona e Gravellona. La chiusura avviene simultaneamente alle 20 precise in prossimità del casello di Arona, dove, attraverso l'apposita segnaletica, gli automobilisti vengono invitati ad uscire e a percorrere la statale 33 del Sempione per raggiungere Verbania o l'Ossola. Chiuso, ovviamente, da quell'ora sino alle 7 del mattino anche lo svincolo di entrata di Meina-Ghevio.

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(sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 24-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 24/05/2009 - pag: 4 Il dibattito Il primario e il magistrato puntano sui giovani per rilanciare la città. Promuovere la cultura e i luoghi del sapere Alberto Mantovani, immunologo e ricercatore «Qui c'è energia e generosità Sfruttiamo i centri di ricerca per attirare i giovani cervelli» Il battito è regolare. I riflessi perfetti. La testa lucida. E ha ancora una gran voglia di lavorare. Considerata l'età, la paziente non ha bisogno di cure particolari. A stilare il «check up» di Milano è il professor Alberto Mantovani, immunologo e ricercatore, direttore scientifico dell'Istituto Clinico Humanitas e docente di Patologia generale all'Università degli Studi. Dunque Milano non è malata? «E' una città piena di energia positiva. Con anticorpi capaci di contrastare i 'virus'. Qui c'è un patrimonio di cultura del saper fare e di generosità che garantiscono a Milano di restare nella 'Serie A' delle metropoli. Con questo 'patrimonio genetico' è possibile affrontare le sfide, i problemi che, inutile nasconderlo, ci sono». Una partita che si vince se in in squadra ci sono dei campioni. «E da giocare all'attacco. Dobbiamo fare in modo che Milano sia una meta appetibile e desiderata dalle migliori teste pensanti in circolazione. Una città godibile anche sotto il profilo dell'offerta culturale». Adesso lo è? «Ci sono segnali positivi». Tipo? «L'idea di portare i ragazzi in jeans all'anteprima della Scala, per esempio. Ne vorrei dieci di iniziative così». Lei si occupa di ricerca. E' un lamento unico. Non ci sono soldi, i migliori scappano. «I mugugni lasciano il tempo che trovano ». Ma ciò non toglie che le difficoltà esistano. «Non sempre legate ai soldi, però». E a che cosa, allora? «>Burocrazia, leggi assurde. La ricerca deve attirare i giovani migliori. Che per venire qui si scontrano con la burocrazia. Penso all'esperienza dei giovani stranieri di Humanitas, un quarto del totale, che hanno scelto la nostra ricerca e sono frustrati dalle pratiche burocratiche e, per contrasto, penso ad altre realtà come Singapore o l'area fiamminga dove le procedure più snelle permettono di accaparrarsi i ricercatori più capaci senza affogare nelle carte bollate». Una volta, però, bastava alzare la cornetta e si trovava subito chi finanziava o sosteneva un progetto importante. Non è che ai milanesi sia venuto il braccino corto? «Proprio per niente. A Milano resiste lo stereotipo del cuore in mano. E' una città generosa. Qui, non a caso, sono nate le principali charity, come l'Airc». Malasanità, scandali giudiziari: l'opinione pubblica è sconcertata. L'eccellenza sanità resta un vanto di Milano? «Non giudicherei il complesso della sanità milanese sulla base degli scandali. Anzi ben vengano se servono a scoperchiare situazioni malsane. Ma le disavventure giudiziarie non cambiano il mio giudizio sulla qualità del nostro settore». Quando ha scelto di diventare medico? In Inghilterra, dopo il liceo classico. Pensavo che la mia strada fosse la fisica. Poi in quell'estate inglese ho capito la mia vera vocazione. Chi sono i medici di oggi: a dar retta alla tv gente antipatica e scontrosa modello dottor House? «Senza passione non si può fare buona medicina e buona ricerca Ci vuole sempre disponibilità verso i pazienti. Oggi come ieri. Sono fiducioso e fiero dei nostri giovani studenti. Ho solo il rammarico che a questi potenziali talenti vengano date scarse possibilità di provarsi e verificarsi. Carlo Baroni

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madre finta in affitto per lasciare fidanzata - ernesto di lorenzo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 24-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIX - Palermo Racconti MADRE FINTA IN AFFITTO PER LASCIARE FIDANZATA ERNESTO DI LORENZO Storie di vita quotidiana. Undici Racconti senza rispetto - come recita il titolo - sui vezzi, i vizi, i paradossi, le contraddizioni della società d´oggi, dalla scuola alla sanità, dalla burocrazia alla famiglia Con sottile ironia, Daniela Di Benedetto - docente, musicista, autrice di saggi e romanzi - propone una galleria di personaggi che si caratterizzano per superficialità, cinismo, egoismo, arroganza. Il preside accomodante che sollecita facili promozioni, la badante senza scrupoli che somministra psicofarmaci secondo il proprio tornaconto, la suocera rimbambita che il genero decide di eliminare perché gli rende le notti insonni. E ancora, il prete che reagisce a colpi di fucile al killer di mafia, la ragazza incinta che nasconde la gravidanza fino a morirne, la vecchia petulante presa in prestito come madre da un giovanotto per liquidare una scomoda fidanzata. S´intrecciano così vicende e bozzetti di varia umanità con risvolti umoristici, patetici e grotteschi, talvolta surreali. Tra tutti, il racconto più godibile sembra Fuori dalla monade, metafora del complesso rapporto individuo-società. In un condominio un giovane pittore detesta gli altri inquilini. Insofferente a tutti e a tutto sogna di andare a vivere in campagna da solo. Con i primi guadagni riuscirà nel suo intento, liberandosi così dei fastidiosi vicini di casa, ma perdendo con loro anche quegli spunti creativi che ne avevano determinato il successo.

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Dall'albo per i buttafuori al reato di oltraggio: ecco cosa cambia (sezione: Burocrazia)

( da "ItaliaOggi Sette" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi Sette Numero 122  pag. 7 del 25/5/2009 | Indietro Dall'albo per i buttafuori al reato di oltraggio: ecco cosa cambia CITTADINI & SICUREZZA Di Antonio Ciccia Le norme del ddl su p.a., famiglie e imprese Si appesantisce la burocrazia per il matrimonio dello straniero in Italia. è solo una delle misure destinate a persone e famiglie, previste nel disegno di legge sulle disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Mentre tornando alle misure previste per imprese e professioni, il disegno di [...] Costo Punti per Abbonati: 0 - Costo Punti per Registrati: 10      

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la lamentela è una scienza ecco come spuntarla sempre - enrico franceschini londra (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 29 - Cronaca Londra, un manuale per ottenere ragione tra soprusi e ingiustizie Servono tenacia, conoscenza dei propri diritti e un po´ di umorismo La lamentela è una scienza ecco come spuntarla sempre "Le aziende non temono la rabbia del consumatore, ma la delusione. Faranno di tutto per riconquistare la vostra fiducia" "In ufficio, al ristorante, con la burocrazia: farlo in modo razionale, e senza perdere la calma, è liberatorio" ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro corrispondente C´è gente che lo fa in continuazione, altri che vorrebbero ma non ne hanno il coraggio, molti che ci provano senza ottenere niente e pochi che ottengono soddisfazione: come colui che, dopo aver assaggiato il vino, richiama il cameriere e gli dice, "scusi, sa di tappo, me ne porti un´altra bottiglia". Lamentarsi è una delle attività quotidiani universali: succede a tutti, al ristorante, al supermercato, nella boutique o nei grandi magazzini, a teatro, al cinema, allo stadio, al telefono con l´azienda dei telefoni o con quella dei telefonini, magari con il proprio Comune o con la propria Regione o con lo Stato, o con il proprio datore di lavoro. Soprusi, ingiustizie, mancanze, carenze, errori, le ragioni variano, ma suscitano sempre la medesima reazione: una lamentela. Adesso un libro e un sito apparsi in Inghilterra affrontano l´argomento col piglio del manuale, della guida, del consulente. Ovvero: come lamentarsi con successo. Lo psicologo Jaspier Griegson lo spiega in "The joys of complaining" (Le gioie della lamentela), un volume pubblicato in questi giorni che fin dal titolo lascia capire il primo suggerimento: lamentarsi è spesso non solo giusto ma fa bene alla salute, è una sensazione liberatoria, se non dà la felicità perlomeno aiuta a sentirsi meglio. James Walker, paladino dei diritti dei consumatori, sprona a farlo nel sito www. Disputer. com (il Contestatore - ma nel senso del lamento privato e individuale, non di massa), lanciato la settimana scorsa per offrire alla gente un forum in cui confrontarsi e uno strumento per lamentarsi in modo più razionale e produttivo. I consigli, riassunti dall´Observer di Londra che ieri ha dedicato un servizio al fenomeno, sono vari e numerosi. Uno è "carpe diem": cogli l´attimo. Ossia non perder tempo, non indugiare, comincia subito a lamentarti. Un altro sembra predicare l´opposto, ma è invece complementare al primo: abbi pazienza. Cioè non demordere, non scoraggiarti, non rinunciare, se vedi che le tue prime lamentele non hanno effetto: molte aziende hanno una precisa politica in materia, non rispondere alle prime proteste, nella convinzione che il consumatore si stancherà e dopo un po´ lascerà perdere. Un terzo e cruciale consiglio è di non perdere la calma, non agitarsi, non arrabbiarsi e soprattutto non offendere: altrimenti l´oggetto della disputa non sarà più il torto subito o il diritto negato, ma l´insulto arrecato. La vendetta, insomma, è un piatto che va decisamente servito freddo. «Le aziende non temono la rabbia del consumatore, ma temono il consumatore deluso», afferma Griegson. «Il loro incubo è che la lealtà di un consumatore abituale venga spezzata. Nel presentare la vostra lamentela, dunque, date loro la possibilità di riconquistarvi. L´ultima cosa che dovete dire è "non vedrete mai più un soldo da me". Lasciate aperto uno spiraglio e sarete sorpresi di scoprire quante aziende vi si buttano dietro per riguadagnare la vostra fiducia». Quindi meglio fare ricorso all´umorismo, che alla rabbia: una battuta, anche se cattivella, ottiene effetto migliore di una minaccia o di un urlaccio. In generale, concordano il libro e il sito, il metodo migliore per formulare una lamentela è una lettera, inviata per posta, con il sistema di comunicazione di una volta: funziona di più di una lamentela per email, per telefono o faccia a faccia. La "perfetta lettera di lamentele", sostiene James Walker, il fondatore del sito Disputer, contiene svariati elementi. Uno: dimostrarsi bene informati. La controparte si libera facilmente del consumatore ignorante. Due: dimostrarsi fedeli. Dire: siete sempre stati il mio negozio, o ristorante, o ufficio, preferito. Le aziende sanno che conquistare un nuovo cliente è più difficile che conservarne uno vecchio. Tre: scoprire come funziona la catena di comando dell´azienda, ristorante, negozio con cui volete lamentarvi. Se dopo dieci giorni non ottenete risposta al primo livello, passate al livello superiore, e così via fino al direttore generale. Se non funziona neanche così, ecco l´ultimo consiglio, rivolgetevi a un avvocato. E se non funziona nemmeno con quello, lamentatevi con lui: non servirà a riparare il torto, ma vi consolerà del tempo, e dei soldi, perduti.

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Cervelli stranieri, l'87% fugge dall'Italia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-24 - pag: 15 autore: I mali della burocrazia «Cervelli» stranieri, l'87% fugge dall'Italia Nicoletta Picchio ROMA Sfiancati dalla burocrazia. Dai tempi lunghi dei permessi di soggiorno, dalle barriere legislative che, per esempio, non permettono ad uno studente di portare la moglie come "familiare al seguito" ma impongono di seguire l'iter,più lungo,del ricongiungimento familiare. Di cervelli dall'estero già ne attraiamo pochi. E quelli che arrivano facciamo di tutto per farli andare via. Nonostante un ciclo di dottorato di 3 anni corrisponda ad un investimento dello Stato di circa 50mila euro per studente. E nonostante il fatto che l'Italia abbia una buona reputazione: il 63% degli intervistati ritiene che il programma di studi abbia una buona o ottima qualità. Sono i risultati di una ricerca coordinata da Tito Boeri, professore della Bocconi e direttore scientifico della Fondazione Rodolfo Debenedetti, realizzata tra studenti stranieri iscritti a dottorandi nelle nostre università (il campione è di 3mila persone), presentata ieri a Pisa, durante il convegno "Brain drain and brain gain". Sono gli studenti stessi a raccontare, nelle domande del sondaggio, i casi più eclatanti di inefficienze: primo fra tutti, la lunghezza del permesso di soggiorno. «A Singapore ho ottenuto il permesso tre ore dopo la presentazione della domanda. In Italia ci sono voluti 22 mesi». Lentezze che hanno conseguenze nella vita di tutti i giorni: «La banca non mi ha aperto il conto corrente senza il permesso di soggiorno, che sto aspettando da mesi. Ma così non riesco ad incassare l'assegno dello stipendio». E anche nella carriera professionale: «I dottorandi stranieri non riescono ad assistere alle conferenze internazionali perché sono costretti a stare in Italia ad aspettare i documenti. Ogni volta che riceviamo il rinnovo del permesso, è già scaduto e dobbiamo fare un'altra domanda. I tempi? Ho fatto la richiesta a giugno 2008 e dopo 10 mesi non sono nemmeno stato convocato dalla questura », si lamenta un altro ragazzo. Anche la tutela sanitaria è un problema:spostare l'assicurazione sanitaria da un Paese europeo all'Italia è molto complicato, racconta uno studente. Mentre c'è chi descrive altri paradossi: per il permesso di soggiorno serve la copertura assicurativa sanitaria, la Asl per fornirla ha bisogno del permesso di soggiorno. Conclusione, è stata necessaria una doppia copertura, con una assicurazione privata e con la Asl, per mettersi in regola. «Dobbiamo attuare norme che non scoraggino l'immigrazione qualificata», ha detto in un messaggio il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, annunciando che gli sgravi fiscali per i ricercatori da annuali diventeranno permanenti. E Boeri sottolinea un altro aspetto: in fase di recessione, l'immigrazione qualificata non ha effetti negativi sull'occupazione dei residenti, al contrario di quella poco qualificata che qualche impatto negativo può averlo.Sta di fatto che l'87% di chi fa il dottorato in Italia dichiara di non voler restare nel nostro Paese, una percentuale che si ridurrebbe molto se si eliminassero le complicazioni burocratiche. Ma anche le scarse prospettive future pesano sulla scelta:4 dottorandi su 10 ritengono che le possibilità di carriera in Italia siano pessime o scarse. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA RICERCA Fondazione Debenedetti: pesano i tempi dei permessi di soggiorno. La testimonianza: «Qui 20 mesi, a Singapore 3 ore»

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Senza investimenti prezzi fuori controllo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-24 - pag: 17 autore: INTERVISTA Quadrino (Edison) Senza investimenti prezzi fuori controllo Jacopo Giliberto Oggi al G8 Energia in corso a Roma con la grande politica internazionale si confrontano le imprese. Che hanno due obiettivi di fondo. La questione del rapporto tra energia e ambiente e, secondo tema centrale, la possibilità di certezze sul futuro che consentano gli investimenti indispensabili per la ripresa economica mondiale. Le certezze si articolano su più sequenze:un migliore rapporto tra paesi produttori di petrolio e paesi consumatori, la sicurezza degli approvvigionamenti, la stabilità delle grandi vie di scambio e di conseguenza le regole su metanodotti e oleodotti. «In un momento di crisi come quello attuale, con queste grandi incertezze su temi come il petrolio o i "corridoi di transito" – avverte Umberto Quadrino, amministratore delegato dell'Edison – si rischia che ci sia un altro rallentamento degli investimenti in energia». Quadrino, quali effetti avrebbe una frenata degli investimenti? Le conseguenze sono facilmente immaginabili nel momento in cui la ripresa partirà: con una domanda in ripresa ma pochi giacimenti, si allargherebbe quel divario tra richiesta e offerta che già l'anno scorso aveva portato il petrolio a rincarare violentemente l'anno scorso. C'è poi il tema dei "corridoi dell'energia". Certo, la sicurezza dei transiti. Ce lo ha mostrato il caso dell'Ucraina. La produzione di metano in Europa è destinata a calare nei prossimi quindici anni e la domanda tende a crescere: essere sicuri sugli approvvigionamenti è un'evidenza. In prospettiva un ruolo centrale in questi corridoi spetterà alla Turchia, che si trova sul cosiddetto corridoio sud che unirà l'area del mar Caspio e del Medio Oriente con l'Europa. Russia, Caspio e Medio Oriente hanno l'80% delle riserve provate di gas. Voi avete investimenti in quel settore? Abbiamo comprato i giacimenti di Abukir in Egitto e a dispetto della crisi l'Edison non ha frenato; dopo il rigassificatore di Rovigo, che entrerà in produzione verso la fine dell'estate, i nostri due grandi progetti infrastrutturali sono il Galsi dall'Algeria e l'Itgi che farà arrivare in Italia il metano dell'Azerbaigian passando per Georgia, Turchia e Grecia; in futuro in quella rete potranno dare il loro contributo fondamentale le produzioni dell'Iraq, dell'Iran e del Turkmenistan. Il metano è un combustibile a basso impatto ambientale. Sarà sufficiente a raggiungere gli obiettivi che l'Unione Europea si è posta in termini ambientali? La strada maestra per ridurre le emissioni è fare più ricorso alle fonti rinnovabili di energia, nelle quali Edison ha appena varato un programma da 1,3 miliardi di euro. E poi serve un cambiamento sostanziale delle tecnologie che compongono il mix di produzione elettrico. Penso al nucleare, per il quale servono certezze negli investimenti. La burocrazia è sempre una piaga per chi investe? Gli aspetti ambientali sono stati storicamente i passaggi più problematici. Devo osservare che il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto molto per snellire le procedure e dare fiducia a chi vuole investire. Un'ultima considerazione. Le energie rinnovabili e il risparmio energetico sono un'occasione importante. Saranno uno dei driver per la ripresa economica. © RIPRODUZIONE RISERVATA «Con la ripresa tornerà ad allargarsi quel divario tra richiesta e offerta che farà salire il petrolio» Umberto Quadrino LAPRESSE

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Azionariato contadino nella Corporate India (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MANAGER E IMPRESE data: 2009-05-24 - pag: 20 autore: Le dynasty degli altri. La saga della famiglia Ambani Azionariato contadino nella Corporate India FAMILY BUSINESS di Ugo Tramballi I l 16 di Walchand, davanti al porto di Mumbai, non è un tempio ma solo la sede di un'impresa. Né Dhirubhai Ambani è una delle forme umane in cui si manifestano le divinità del pantheon hinduista: in vita fu solo un imprenditore. Eppure ogni mattina e ogni sera nel salone d'ingresso di Reliance, il personale che entra ed esce si ferma davanti al grande ritratto carico di ghirlande zafferano del vecchio Ambani, e fa puja. La "reverenza" si fa solo a un Murti, a una divinità. «Ma chi le dice che lui non ne sia stata una reincarnazione?», chiede senza scherzare un dipendente. «Per fare profitto non è richiesto un invito », aveva annunciato Dhirubhai Ambani ai 30mila azionisti convocati nel 1986 al Cross Maidan, il parco pubblico di 19mila metri quadrati nel centro di Mumbai. Nell'India di oggi questo è essere una divinità. Convocare ogni eserciziol'assemblea degli azionisti di Reliance al Barbourne stadium di Churchgate, era come trasformare in miracolo l'approvazione del bilancio. Avere avuto 58mila piccoli e grandi investitori privati già nel 1977, quando in India non esistevano riforme economiche ma solo il «License Raj», l'impero della burocrazia, era qualche cosa di sensazionale. Ma questo fu Dhirubhai Ambani:l'uomo che ha inventato il culto indiano dell'azionariato. Girava le campagne del Gujarat dove era nato, convincendo i contadini che investire qualche rupia nella sua impresa li avrebbe fatti ricchi. Quando morì a 70 anni nel 2002, nessuno pensò che le sue miracolose opere in terra sarebbero andate perdute. Perché per un Ambani che veniva cremato davanti a migliaia di azionisti arricchiti grazie a lui, altri due Ambani – i suoi figli maschi – avevano dimostrato di avere le stesse doti taumaturgiche. Prima che Dhirubhai morisse, Mukesh e Anil avevano trasformato Reliance commercial corporation in Reliance industries limited: tessile, fibre, petrolchimico, telecomunicazioni, energia elettrica, produzione cinematografica e grande distribuzione. La maggior compagnia indiana privata. Tutto questo in due generazioni. Le radici dei Birla e dei Tata, i punti di partenza del sistema industriale familiare indiano, il «Corporate India» alternativo a quello gigantesco pubblico, affondavano nel XIX secolo. I primi soldi Dhirubhai li fece negli anni cinquanta ad Aden. Il rial yemenita non valeva nulla ma era coniato in argento: lui requisiva le monete nelle banche, nei suk, al porto e le fondeva, vendendo l'argento a Londra. Quanto bastò per tornare in India e fondare la Reliance con un capitale di 375 dollari, poco più di 15mila rupie di allora. Dhirubhani veniva, come il Mahatma Gandhi, dalle campagne del Gujarat. Mukesh aveva studiato a Stanford, Anil in Pennsylvania. Dato il medesimo istinto per l'affare e la stessa capacità di visione, era questo il valore aggiunto dei due figli sul padre: l'istruzione.Come in tutte le grandi famiglie industriali indiane che hanno investito i loro primi guadagni nella scuola peri figli. Nell'elenco dei soci dei circoli degli ex studenti di Harvard, Yale e Stanford troverete sempre un Ambani, un Mahindra, un Gojrey, un Birla, un Tata, un Singhania. Migliaia e migliaia di dinastie industriali e familiari piccole e grandi: solo a Mumbai sono più di 10mila.E non ce n'é una che non abbia mandato i figli alle business school. Se non fosse stato fatto questo investimento primario, le riforme di Manmohan Singh all'inizio degli anni 90 non avrebbero garantito da sole il miracolo indiano. Ma il pericolo d'implodere che non aveva avuto nel 2002, quando morì Dhirubhani, «Corporate India» lo corse due anni più tardi. Mukesh e Anil avevano idee diverse su come guidare Reliance e alla fine si separarono. Non era mai successo in India. Fu la vicenda più raccontata sui giornali indiani: e nemmeno questo era mai accaduto perché uno dei mantra delle dinastie industriali indiane è l'understatement. «Si tratti dei Bajaj, degli Ambani o di qualsiasi altra famiglia, tutte le dispute devono essere risolte all'interno della famiglia», disse scandalizzato il vecchio Rahul Bajaj, dopo aver tentato una mediazione come «amico di famiglia». Kolikaben, la madre di Mukesh e Anil, aveva anche organizzato un pellegrinaggio propiziatorio nel Gujarat, all'ashram di Morari Bapu,il guru degli Ambani. Ma non c'era nessuno che potesse fermare il dramma che qualcuno paragonò alla spartizione fra India e Pakistan del 1947. Non accadde nulla, alla fine. Con il consenso informato dei tre milioni di azionisti Reliance si divise: Mukesh si prese il petrolio e le raffinerie, Anil le telecomunicazioni, l'energia e, avendo sposato Tina Munim, una star di Bollywood, anche la casa di produzione cinematografica. Un anno più tardi quasi nessuno ricordava che un tempo la conglomerata era una sola. Nel 2008 la Reliance industries di Mukesh che ora ha 52 anni, ha denunciato un turnover da 20 miliardi di dollari (più 22% sull'anno prima), profitti per due miliardi ( più 20%), esportazioni per sette (più 28%). Secondo «Forbes», con un patrimonio personale di 63 miliardi di dollari nel 2007 Mukesh era l'uomo più ricco del mondo. Anil, il fondatore della Anil Dhirubhai Ambani group, ha un patrimonio di 45 miliardi. A cinquant'anni é solo il secondo uomo più ricco dell'India, ma si accontenta. © RIPRODUZIONE RISERVATA UN MITO IN DUE GENERAZIONI Dal contrabbando di argento nello Yemen alla creazione di un impero con 58mila investitori e i bilanci votati nello stadio di Mumbai

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I 16 supercommissari rimasti nel cassetto (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Prima Pagina data: 25/05/2009 - pag: 1 Grandi opere e burocrazia I 16 supercommissari rimasti nel cassetto di SERGIO RIZZO La lista dei sedici commissari alle grandi opere pubbliche era pronta. Uno per ognuna delle infrastrutture strategiche per il Paese. Impacchettata per il via libera del Consiglio dei ministri della scorsa settimana, all'ultimo momento è stata rimessa nel cassetto. Tutto rimandato. Negli ambienti della maggioranza, dove i commissari sono difesi a spada tratta, si rigetta la tesi che tutto si sia bloccato a causa di contrasti politici o scontri fra poteri. Le ragioni del rinvio, a data da destinarsi, sarebbero altre. A PAGINA 9

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Dal Ponte al Mose, bloccate le nomine dei sedici commissari (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 25/05/2009 - pag: 9 Dal Ponte al Mose, bloccate le nomine dei sedici commissari Fermata sul filo di lana la lista dei nomi Il decreto anticrisi approvato da sei mesi ROMA La lista dei sedici nomi era pronta. Qualche alto papavero ministeriale, qualche superburocrate, qualche tecnico. Pronti per avere il bollo del governo: commissari alle grandi opere pubbliche. Uno per ognuna delle infrastrutture strategiche per il Paese. Impacchettata per il via libera del Consiglio dei ministri della scorsa settimana, all'ultimo momento è stata rimessa nel cassetto. Tutto rimandato. A quando? Appena possibile. Ma a questo punto, settimana più, settimana meno. Da quando il governo ha varato il decreto anticrisi con le misure urgenti (urgenti!) per far ripartire l'economia, fra cui figura proprio (articolo 20) l'istituzione dei commissari per mettere il turbo alle opere infrastrutturali che procedono a passo di lumaca, sono passati sei mesi. Quattro, invece, da quando il Parlamento ha convertito definitivamente in legge il provvedimento. Ma dei famosi commissari nemmeno l'ombra. Si dirà che per i tempi italiani, dove le decisioni si prendono al ritmo delle ere geologiche, quattro o sei mesi non sono niente. Peccato soltanto che gli effetti della crisi non aspettino i comodi della nostra burocrazia. Negli ambienti della maggioranza, dove i commissari vengono ovviamente difesi a spada tratta, si rigetta la tesi che tutto si sia bloccato a causa di contrasti politici o scontri fra poteri. I continui rinvii avrebbero a che fare piuttosto con altre questioni. Prima è sorto il problema di definire con esattezza le risorse a disposizione per il nuovo piano di infrastrutture: a un certo punto era stata ventilata l'eventualità di dirottare lì una parte dei soldi non utilizzati per gli ammortizzatori sociali. Poi c'è stato il terremoto dell'Abruzzo, che ha oggettivamente complicato tutto. Con la conseguenza di rendere più difficile la decisione sulle opere da accelerare. Quali affidare ai commissari? Il Ponte sullo Stretto di Messina? La Salerno-Reggio Calabria? Oppure il Mose? O magari la fantomatica autostrada Livorno-Civitavecchia, che sta tanto a cuore al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, sindaco di Orbetello? Inutile dire che anche qui c'è stato un bel tira e molla. Non che non ci siano anche altri problemini. Vero è che i nuovi commissari si sono visti accrescere i poteri rispetto ai loro precedessori. Per esempio, potranno agire in deroga ad alcune norme vigenti, in caso di necessità. Ma anche intervenire quando ci si trovi di fronte a ritardi ingiustificati. E perfino proporre la revoca dei finanziamenti. Senza però avere in mano i cordoni della borsa, che restano saldamente in pugno alle cosiddette «stazioni appaltanti »: le Ferrovie, l'Anas. Un meccanismo che rischia di mettere oggettivamente i commissari in contrasto con i vertici di quelle «stazioni appaltanti ». Ecco perché Angelo Cicolani, ex direttore generale dell'Astaldi, parlamentare del Pdl considerato fra i massimi esperti di questo settore, aveva suggerito di nominare commissari proprio loro. Soluzione ora sempre possibile, ma non esplicitamente prevista. Esiste poi una pattuglia di burocrati frenatori che, in centro e in periferia, ha sempre considerato i commissari un'inutile iattura, buona soltanto a pestare i piedi ai provveditori alle opere pubbliche. Insomma, non manca nemmeno chi, sotto sotto, non ha mai smesso di remare contro. C'è da dire che i precedenti non sono esaltanti. I commissari alle grandi opere sono un'invenzione del primo governo di Romano Prodi, ministro l'ex sindaco di Venezia Paolo Costa. Senza grandi risultati. Non migliore fu l'esperienza dei commissari nominati nel 2003 dal secondo governo di Silvio Berlusconi, che con la legge obiettivo contava di rinverdire (parole dell'ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi) i fasti del Colosseo e delle Piramidi. «Avevano poteri limitati. E sono serviti concretamente in poche occasioni», ricorda oggi uno di loro: Aurelio Misiti, ex presidente del consiglio superiore dei Lavori pubblici, assessore della Regione Calabria, attualmente parlamentare dell'Italia dei Valori. Allora i commissari si dividevano cinque macroaree. A Misiti toccò il Sud e la Sicilia. Ma dopo qualche tempo si dimise in polemica con il governo avendo preso atto che, nonostante quanto era scritto nel piano delle grandi opere, non c'era alcuna intenzione di realizzare l'alta velocità ferroviaria fra Salerno e Palermo. Il secondo governo di Romano Prodi, estremamente diffidente nei confronti del piano infrastrutturale berlusconiano e diviso al proprio interno, dove i Verdi esercitavano un notevole potere di condizionamento, ereditò con il massimo scetticismo quei commissari. E alla scadenza degli incarichi non li rinnovò: da allora sono passati più di due anni. Sergio Rizzo

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La Soprintendenza il piano casa e il rischio abusi (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 25-05-2009)

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Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 25/05/2009 - pag: 4 I progetti della Regione La Soprintendenza il piano casa e il rischio abusi SEGUE DA PAGINA 1 Visto che ancora può, Artioli dà il suo parere sul rilancio del mattone in Lombardia: negativo. «La crisi del sistema edilizio rischia di demolire l'intero tessuto socio-economico, non permette altri ritardi», ha detto Boni al Corriere. Così, la Regione anticipa il governo e rivoluziona la burocrazia: «Rimangono i soliti vincoli ha spiegato Boni . Ma se esistono edifici, in queste aree, incompatibili con tali contesti sarà possibile chiedere interventi di sostituzione. Anche in un centro storico, purché non modifichi la fisionomia del centro stesso: spetterà alla Regione autorizzare gli interventi». Non più alle Soprintendenze, dunque: lo scontro nasce qui. Così Artioli: «Noi non siamo nostalgici che vogliono preservare un'area al di fuori della realtà. La tutela è uno dei principi fondamentali della Costituzione. Dire che il vincolo determina lungaggini è ingiusto, oltre che un alibi». Più che il vincolo, osserva il soprintendente, è il progetto «non rispondente ai valori richiesti» a rallentare gli interventi. «Io capisco che la tutela del paesaggio e dei monumenti si debba sposare armonicamente con lo sviluppo, e infatti questa è la nostra linea: lo abbiamo dimostrato con il sostegno dato alla Pedemontana, al restauro del Teatro alla Scala e ai mondiali di Bormio. Non c'è mai stata una visione ottusa». Ma un conto «è armonizzare lo sviluppo con la tutela, e un altro è fare scempi», conclude Artioli: «Ma se la Soprintendenza dà fastidio, se è stata individuata come capro espiatorio, allora vuol dire che facciamo bene il nostro lavoro, che gestiamo i vincoli paesaggistici in maniera intelligente...». Armando Stella

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Fino a 5mila euro per entrare in Italia come clandestini (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: ECONOMIA E IMPRESE IMMIGRAZIO data: 2009-05-25 - pag: 19 autore: Le testimonianze. I racconti degli stranieri Fino a 5mila euro per entrare in Italia come clandestini Gianluca Schinaia U n patrimonio culturale comune, in un paese dove il fervore religiosoè rispettato e condiviso. Sonoi due aspetti determinanti nelle scelte che guidanoi sudamericani verso l'Italia. «Cultura e religione hanno contribuito alla crescita della comunità sudamericana in Italia» conferma Franklin Cornejo, 33 anni, ricercatore peruviano presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Ma l'emigrazione nasce anche dal disagio politicoe sociale nelle nazioni d'origine. «Sono andato via dal Perù quando il nazionalismo del presidente Fujimori portò all'odio contro l'Ecuador» racconta Roberto Reyes, 47 anni, presidente della cooperativa sociale "Studio 3 R" che si occupa di mediazione interculturale a Milano. I sudamericani arrivano in Italia affrontando un viaggio «che oggi costa tra i 4 e i 5mila euro –spiega Cornejo –a causa del lungo tragitto che bisogna affrontare per entrare clandestinamente».Infatti, continua il ricercatore «le rimesse degli stranieri dell'America Latina sono spesso utilizzate per pagare i debiti per il viaggio, oltre che per sostenere la famiglia». Le rimesse sono diventate oggetto di un business florido controllato dai "money transfer", le agenzie che garantiscono gli spostamenti del denaro. Hectòr Valdidia Chavez, 44 anni, peruviano, gestisce un'impresa chiamata "Chavin Cash", che oggi ha dieci agenzie di money transfer in tutt'Italia.«Ho cominciato da zero –racconta –come collaboratore domestico per una famiglia lombarda, poi nel 1999 ho deciso di puntare sui money transfer».Ma la crisi si è riflessa anche sulle rimesse. «Abbiamo registrato un calo del 20% nell'ultimo anno –continua –: bisognerebbe organizzarsi per un aiuto reciproco».Un'idea raccolta da Rodolfo Barrientos Garay, 67 anni, che viene dal paesino di Tumbes, proprio al confine tra Ecuador e Perù, e oggi vive nel capoluogo ligure. «Il "Gruppo italiano amici della natura" ci ha dato una sede quia Genova per sviluppare un'associazione non profit,al fine di promuovere il turismo sostenibile e la coesione della comunità sudamericana». Nel 2006, Reyes ha contribuito alla creazione del Conapi– Coordinamento nazionale di associazioni e organizzazioni dei peruviani in Italia. «Vogliamo garantire l'affidabilità dei nostri professionisti –spiega Reyes– che sono contattati da cittadinio amministrazioni locali, per sconfessare chi ci taccia di dilettantismo e criminalità». La società italiana? Sempre più diffidente. «La burocrazia e gli episodi di cronaca rendono gli italiani meno accoglienti rispetto a qualche anno fa– continua Cornejo –mai sudamericani sono qui solo per lavorare». E sulla radice culturale comune, Patricia Sosa,46 anni –giornalista ecuadoriana che conduce il programma "Babel latino" su Radio Marconi –conclude così: «Noi siamo "figliastri" del vostro patrimonio storico, per questo oggi le nostre civiltà sono sorelle». © RIPRODUZIONE RISERVATA L'ACCOGLIENZA Secondo il ricercatore le vicende di cronaca e la burocrazia rendono la società italiana sempre più diffidente

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In vigore 1.656 leggi inutili (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)

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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-25 - pag: 13 autore: Misure anti-burocrazia. Dopo il censimento del ministero saranno cancellate da dicembre In vigore 1.656 leggi inutili Tra gli oltre 7mila atti anteriori al 1970 se ne salveranno 2.500 PAGINA A CURA DI Antonello Cherchi Per l'operazione taglia-leggi si apre una nuova fase: quella dell'individuazione degli atti anteriori al 1Ú gennaio 1970 da salvare. Su tutti gli altri provvedimenti non compresi negli elenchi calerà la ghigliottina. Una prima ricognizione del ministero della Semplificazione – ricognizione, comunque, in stato avanzato – ha contato circa 2.500 provvedimenti statali da salvare, su oltre 7.500 esaminati. Quasi 1.700, invece, scompariranno dalla scena. I ministeri in cui l'intervento di lifting legislativo sarà più incisivo sono i Beni culturali (con 533 atti da tagliare), l'Istruzione (che rinuncerà a 320 provvedimenti), lo Sviluppo economico (in predicato di perdere 189 tra leggi e regolamenti). Ma anche l'Economia (89), il Welfare (77) e la Difesa (74) subiranno un consistente ridimensionamento delle disposizioni che li riguardano. L'intenzione del ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, è di presentare nelle prossime settimane al Consiglio dei ministri i decreti legislativi con gli atti da conservare. I decreti dovranno, poi, compiere il loro articolato iter –conferenza unificata Stato-Regioni, parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari competenti – per poi ritornare a Palazzo Chigi per il via libera finale. La data per portare a compimento l'operazione è il 16 dicembre prossimo. Quel giorno dovrebbe anche scattare la ghigliottina, che però è probabile slitti di un anno. Lo prevede il disegno di legge sulla semplificazione, approvato dalla Camera e ora al Senato, che contiene anche altre novità sul taglia-leggi.Tra l'altro, si propone di estendere l'opera di sfoltimento agli atti posteriori al 1Ú gennaio 1970. Al contempo, però, si fanno sopravvivere oltre mille provvedimenti di ratifica e di esecuzione di trattati internazionali pubblicati tra il 1861 e il 1948 che erano già stati cancellati, insieme ad altre 28mila leggi (emanate sempre tra l'unità d'Italia e la Repubblica), dal decreto legge 200/2008 e che cesseranno definitivamente di esistere il 16 dicembre. Lo snellimento del panorama legislativo appare, dunque, sempre di più come un puzzle, che continuamente perde e acquista pezzi. L'intervento promesso da Calderoli per la fine di maggio si inserisce, infatti, nell'operazione taglia- leggi originaria, così come delineata dalla legge 246/2005. Vi si prevedeva che entrodicembre 2007 il Governo individuasse le disposizioni legislative statali in vigore: missione conclusa e che ha portato a contare oltre 22mila atti di rango primario. La seconda fase, da portare a termine entro il 16 dicembre 2009, richiede che Palazzo Chigi indichi i provvedimenti anteriori al 1Ú gennaio 1970 da tenere in vita. Fase alle battute finali e che ha visto la Semplificazione chiedere a tutti i ministeri di individuare qualidisposizioni di loro competenza intendono salvare e quali invece dal 16 dicembre (salvo proroghe) devono intendersi implicitamente abrogate. Il monitoraggio ha individuato più di 17mila atti, di cui 7.500 anteriori al 1970. Di questi ultimi, 2.500 sopravviveranno, 1.700 scompariranno, mentre gli altri fanno parte di settori, come quello tributario, che la legge 246 ha escluso dalla ghigliottina ( sono 1.064 disposizioni) oppure sui quali c'è bisogno di un supplemento di istruttoria. Mentre si perfezionava l'operazione taglia- leggi come congegnata nel 2005 è intervenuto il decreto legge 112/2008, che ha dato un colpo di spugna a 3.313 leggi, cancellate a dicembre 2008. Nel momento in cui quei 3mila atti andavano definitivamente in sof-fitta, un altro decreto legge (il 200/2008) ha abrogato 29mila disposizioni (poi diventate 28mila per il ripescaggio delle disposizioni di ratifica) emanate tra l'unità d'Italia e la proclamazione della Repubblica. Il prossimo passo – oltre ai decreti di conferma – sarà l'individuazione dei regolamenti attuativi che non hanno più ragione di esistere perché legati ai 3mila atti abrogati lo scorso dicembre. E anche in questo caso, il tutto va fatto entro il 16 dicembre prossimo. Solo a quel punto, dunque, tutti i pezzi del puzzle dovrebbero andare a posto e si capirà quanto profondo è stato il disboscamento. © RIPRODUZIONE RISERVATA IL PUZZLE Si tratta di una nuova fase dell'operazione di taglio, che ha già portato all'abrogazione di 31mila provvedimenti

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La burocrazia assorbe 8 miliardi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)

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Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-25 - pag: 3 autore: La burocrazia assorbe 8 miliardi Il 6% del bilancio viene utilizzato per il funzionamento delle amministrazioni Chiara Bussi «La Ue destina la maggior parte delle proprie risorse al funzionamento della burocrazia ».Non è l'affermazione di un euroscettico, ma una frase riportata sul sito web della Commissione, nella sezione dedicata ai "falsi miti". Per sfatare quello in questione, l'esecutivo di Bruxelles spiega che l'azienda Europa costa meno del 6% del bilancio totale dell'Unione (5,7% per la precisione). Un assegno che nel 2009 vale 7,7 miliardi di euro e serve a far funzionare un ingranaggio composto da nove istituzioni, tre sedi geografiche separate e 27 Paesi rappresentati. A due settimane dalle elezioni europee il Sole 24 Ore del Lunedì ha fatto i conti in tasca a Europarlamento, Commissione Ue, Consiglio dell'Unione europea e Corte di giustizia. Il confronto con il 2005, l'anno del primo bilancio dopo l'ultimo grande allargamento, mostra che i costi amministrativi sono cresciuti del 21%e l'importoè destinato ad aumentare ancora: la previsione per il prossimo anno è per una spesa di funzionamento della macchina di 8 miliardi, anche se la percentuale rispetto al bilancio totale resterà la stessa. Il meccanismo più costoso è quello della Commissione Ue che, con 25mila dipendenti, è anche l'istituzione più "affollata".Qui,come nelle altre tre istituzioni, la parte più consistente delle risorse (oltre la metà) è destinata al personale. E se al secondo posto si piazza il Parlamento, si scopre che anche nelle sedi comunitarie si sente il peso dell'invecchiamento. Così, a sorpresa, la terza voce di spesa è quella legata alle pensioni dei dipendenti, che ammonta a 1,13 miliardi. Più del necessario per far funzionare Consiglio Ue e Corte di giustizia. Quando possono andare in pensione i funzionari europei? La soglia è fissata a 63 anni, anche se è possibile anticipare a 55 anni, ma con una riduzione del compenso. O lavorare fino a 67 anni, percependo fino al 70% dello stipendio finale. Ma le sorprese non finiscono qui: un settimo dei costi della "macchina" e l'1% del bilancio europeo va a coprire il servizio d'interpretariato e traduzioni. Evitare la babele linguistica tra 23 idiomi ufficiali costa 1,1 miliardi, ripartiti tra le diverse istituzioni. Una somma che da un lato viene utilizzataper consentire il buon funzionamento delle riunioni e dall'altro per rendere accessibili ai cittadini i documenti ufficiali. «è il costo della democrazia, se si pensa che il 46%degli europei conosce solo la propria lingua madre – spiega Pietro Petrucci, portavoce del Commissario al multilinguismo, il rumeno Leonard Orban –. Dal 2004 sono state prese misure di austerità: si traduce solo lo stretto necessario». Cioè atti legislativi e d'interesse generale, come le gare d'appalto e i concorsi. Gli altri documenti vengono invece diffusi in inglese, francese e tedesco, le tre lingue procedurali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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La legge nasce in Conferenza (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-25 - pag: 6 autore: La legge nasce in Conferenza Dal piano casa al patto della salute, la Stato-Regioni è sempre più protagonista Antonello Cherchi Il tira e molla sul piano casa l'ha portata più volte sotto i riflettori. Ora si prepara al confronto sul nuovo patto sulla salute mentre già si è aperta la partita del codice della autonomie. è la Conferenza Stato-Regioni, che in versione allargata – quando si tratta di trovare l'intesa anche con gli enti locali – diventa Conferenza unificata, che chiama all'appello pure la Conferenza Stato-Città e autonomie locali (si veda l'articolo sotto). Prima ancora di avere sul tavolo il decreto legge del Governo che vuole semplificare le procedure per costruire, la StatoRegioni si era occupata dell'altro piano casa, quello previsto dalla manovra estiva dello scorso anno (Dl 112), che ha incrementato di 200 milioni l'importo da dividere tra le regioni per interventi di edilizia residenziale pubblica. E prima ancora era stata la volta dell'intesa sugli ammortizzatori sociali: una partita da 8 miliardi, di cui 2,6 di provenienza regionale. A ottobre, poi, c'era stato il carteggio sul federalismo fiscale, che aveva portato alla messa a punto del disegno di legge, ora diventato legge. Una Stato-Regioni, insomma, sempre più protagonista. Eppure i numeri sembrerebbero smentire il maggior coinvolgimento dell'organismo nato nell'83. Dal 2001 in poi – anno di modifica del Titolo V della Costituzione in chiave federale –c'è stato un lieve aumento degli atti adottati, che ha registrato un picco nel 2006 (325 decisioni; si veda la tabella). Ma intanto non si tratta di una crescita uniforme e poi proprio nel 2008 i numeri fotografano un'attività in frenata. Stesso discorso per i pareri che la Stato-Regione ha emesso (che non sono, tuttavia, vincolanti). C'è, però, da considerare che l'anno scorso c'è stato l'avvicendamento politico e per i primi sei mesi l'attività della Stato-Regioni si è pressoché fermata. «Ma non è solo questo. Ci sono state numerose riunioni –spiega Raffaele Fitto, ministro per gli Affari regionali e presidente della StatoRegioni e della Conferenza unificata – svolte non nella sede ufficiale della Conferenza ma attraverso un tavolo tecnico-politico. Lì sono state trovate le intese che poi sono state ratificate nella Stato- Regioni. Così è stato per gli ammortizzatori sociali e per il federalismo. è il metodo inaugurato in questa legislatura: non semplice, ma che sta portando a soluzioni. Con il codice delle autonomie faremo lo stesso, anche se in questo caso se ne discuterà in Conferenza unificata». Resta il fatto che la Stato-Regioni – che vede attorno al tavolo i presidenti di Regione e i presidenti delle province di Trento e Bolzano – e ancora più la Conferenza unificata – che chiama a raccolta circa cinquanta persone, perché oltre ai componenti della StatoRegioni riunisce anche quelli della Stato- Città: quattro ministri (oltre Fitto), i presidenti delle associazioni dei comuni, delle province, delle comunità montane, 14 sindaci, sei presidenti di provincia – sono organismi faticosi da gestire. Specchio fedele della burocrazia, anche se in tempi di federalismo sempre più spinto non si può sorvolare sulla necessità che Governo e periferia si parlino. «Non ci sono alternative – afferma Fitto –. Certo, sarebbe auspicabile un organismo come il Senato federale. A Costituzione invariata, però, le Conferenze sono l'unica soluzione, perché rappresentano un crocevia fondamentale per un percorso condiviso e il Governo intende accrescerne il ruolo. Certo, bisogna organizzare meglio il lavoro, rendere duttile il rapporto al loro interno. Non è semplice, anche perché ci sono volte in cui le posizioni sono difficilmente conciliabili, soprattutto quando si parla di risorse. Finora, però, l'atteggiamento è stato costruttivo». Il maggiore protagonismo che Palazzo Chigi vuole attribuire alle Conferenze deve, però, fare i conti con gli organici: sono previste 84 persone, ma in servizio ce ne sono 52 (direttori compresi), in parte statali e per il resto provenienti dalle Regioni, che continuano a tenerli a libro paga. E che anche per questo non distaccano facilmente i loro dipendenti. Una volta di più, il rapporto tra centro e periferia si ingarbuglia appena si parla di soldi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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AMBASCIATORI IN MISSIONE CON IL MARITO (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lucia Annunziata AMBASCIATORI IN MISSIONE CON IL MARITO Quando la scorsa settimana, nel pieno del dibattito sulle torture durante la presidenza di George W. Bush, un ennesimo traduttore arabo venne cacciato dall'esercito americano perché gay, il comico Jon Stewart così trafisse le ipocrisie americane: «Permettiamo agli interrogatori di usare il waterboarding per i terroristi, ma cacciamo perché gay i traduttori che ci potrebbero dire cosa rivelano i terroristi sotto tortura». «Don't ask, don't tell» - Non chiedere e non spiegare. La formula, che è da sempre nel mondo anglosassone la base della ricerca della felicità in condizioni di incertezza - per esempio, nel matrimonio - è diventata da anni sinonimo della pilatesca fuga a cui hanno fatto ricorso una serie di Amministrazioni statunitensi di fronte a uno dei più scomodi tra i diritti civili: il riconoscimento dei gay nell'esercito. Fu Clinton - Bill, presidente Usa - nel primo mandato a dovervisi adeguare, dopo aver fatto molte promesse, intimorito dalla reazione dei conservatori. La storia torna a galla ora, rimessa in moto da un secondo Clinton, Hillary, Segretario di Stato, che ha deciso di picconare il muro delle fobie pubbliche antiomosessuali. Non si tratta di militari, stavolta, ma - da un certo punto di vista - il riconoscimento è persino più audace: il Dipartimento di Stato riconoscerà ai compagni/e dei diplomatici americani gay gli stessi diritti delle coppie eterosessuali. E forse gli Usa rischieranno di pentirsene. A volte succede. Ma, se di rivoluzione nel linguaggio internazionale si vuol parlare, quale migliore shock che quello di portare a tavola, a ricevere i potenti di turno, insieme con il Signor Ambasciatore anche il suo Signor compagno? È un bel ribaltamento, intanto, contro l'ipocrisia. I Mr e Mrs Ambasciatori esistono già oggi: nelle mani di Hillary e Obama c'è un recente appello di ben 2200 membri dell'Amministrazione Esteri di sgombrare la vita diplomatica dalle ambiguità connesse al problema di compagni di vita che finora vengono inclusi come «parte della famiglia», ma che non hanno diritto, ad esempio in situazioni di guerra, di essere evacuati insieme con i loro compagni/e. Il caso più famoso lo ha fatto esplodere nel 2007 un apprezzato diplomatico, Michael Guest, che dopo 26 anni di servizio si dimise dal Foreign Service per protesta contro le regole che gli impedivano di riconoscere il suo compagno, «obbligandomi così a scegliere tra la lealtà al mio partner e quella nei confronti della patria». Guest è poi stato chiamato da Obama a far parte del «transition team» nel Dipartimento di Stato. Molti punti di vista possono essere letti, ovviamente, in questa decisione di Hillary Clinton. Secondo gli ultimi dati, il 57 per cento della popolazione Usa sotto i 35 è a favore dei matrimoni gay. Una tendenza che contraddice la cautela con cui il presidente Obama ha deciso di gestire in questi mesi la questione dei diritti civili. È possibile dunque che il Segretario di Stato voglia aiutare Obama trascinando avanti lei stessa la palla in campo. O che voglia aiutarlo magari riprendendo in mano una torcia liberal tipica dei Clinton e della loro generazione. O anche solo che voglia «compensare» la cautela nazionale della Casa Bianca, aprendo una campagna di immagine internazionale. Perché, alla fine, di questo poi si tratterà. Immaginiamo l'impatto che avranno sul piano diplomatico queste coppie «same-gender»; immaginiamo gli sconvolgimenti del più arido e del più tradizionale settore della burocrazia, quello dei «foreign offices» esposti alla frizione di una rivoluzione sessuale aperta; immaginiamo imbarazzi di cerimoniali, e autentici problemi di rispetto religioso, come potrebbero verificarsi in Medio Oriente o anche in Vaticano. Ma qualunque sarà l'intoppo, questa decisione di Foggy Bottom si irraggerà in tutta l'amministrazione pubblica americana, e anche in quelle mondiali. Con effetti non meno rivoluzionari di quelli già avuti nelle relazioni internazionali dall'elezione del primo presidente Usa nero.

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Pannella: (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pannella: «Silvio genio del male? Coglionate» Ha interrotto (per ora) lo sciopero della sete, ma quello della fame prosegue. Marco Pannella non molla la sua protesta per avere più visibilità in televisione in vista delle prossime elezioni, e questo anche se a partire da domani saranno molti gli studi televisivi che si apriranno per i radicali. E le sue condizioni di salute naturalmente noi possono non preoccupare i suoi compagni di partito. «Il quadro fisico di Marco è complicato», ha detto ieri Emma Bonino. «Pannella ha solo sospeso lo sciopero della sete e in questi casi il quadro clinico migliora, ma il quadro fisico è complicato, sono giorni molto pesanti». Di certo, però, Pannella non è solo nella sua battaglia. Oltre all'opposizione, che condivide l'allarme sull'esistenza di «un'urgenza democratica» nel nostro Paese, e oltre all'apprezzamento ricevuto da FareFuturo, il sito che fa riferimento al presidente della Camera Gianfranco Fini, ci sono anche centinaia di cittadini che condividono sua battaglia. In tutto 1.621 persone, hanno fatto sapere ieri i radicali, che si alternano in un digiuno a staffetta. E di questi 1.296 sono detenuti che chiedono di poter avere una maggiore informazione sull'esercizio del voto per i carcerati. E Pannella? Da brava «bestia abruzzese», come si è definito ieri, il leader radicale ieri si è recato da solo in treno fino a Bologna per sostenere la candidatura a sindaco del politologo Gianfranco Pasquino. «Non si possono portare cervello e idee all'ammasso per essere fedeli al partito», ha detto lanciando un frecciata al Pd. Un partito, dice, che «ha cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere, come ha fatto qui a Bologna». E poi il vecchio leader radicale se la prende anche con chi demonizza Berlusconi: «Un genio del male? Non diciamo coglionate», dice dal palco allestito in piazza Maggiore. «Credete che Berlusconi sia cattivo? Semmai è ignorante e cretino. Vuole ridurre i parlamentari perché a lui costano, li nomina ma gli costano. Provate ad andare in Inghilterra e vedete come reagiscono gli elettori se gli si prova a sottrarre i candidati dai loro collegi. In Italia - ha concluso Pannella - non è Berlusconi che ha creato il vuoto nel paese, con i partiti in vent'anni abbiamo distrutto la Costituzione. E ora il ruspante Berlusconi, nel deserto della legalità che si è creato, sta andando sempre più veloce».

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Crisi, rabbia e paura (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Crisi, rabbia e paura Michele Castaldo Sui fatti di sabato 16 maggio alla manifestazione di Torino, Loris Campetti nel commentarli propone di non parlarne più. No, bisogna discuterne eccome! A mio modestissimo modo di vedere è sbagliato porre la questione se stare con Rinaldini o con lo Slai Cobas o qualunque altra sigla di sindacalismo di base. Sarebbe un modo come un altro per glissare sui nodi veri che hanno di fronte i lavoratori in Italia come di tutto il mondo in questa fase storica. L'estremismo - tanto sindacale quanto politico - scambia il rappresentante per il rappresentato, e non avendo né la forza né la capacità di sapersi rapportare al proletariato rappresentato reale, si scaglia contro il rappresentante - nel caso specifico Gianni Rinaldini, la Fiom o la stessa Cgil - ritenendo in questo modo di colpire il reo delle disgrazie operaie e sostituirsi ad esso alla guida dei lavoratori perché «più onesti», «più combattivi», «più rivoluzionari». Il messaggio che viene fatto veicolare e che cade regolarmente nel vuoto è che le disgrazie operaie ricadono interamente o quasi sulle sue direzioni sindacali e politiche. L'estremismo politico e sindacale conosce poco la storia del movimento operaio, altrimenti saprebbe che le organizzazioni sindacali sono sorte sempre a seguito delle lotte operaie e che le lotte operaie - quelle vere, non le pantomime - si sono dovute scontrare sempre con le burocrazie dei sindacati esistenti. Il vero punto in questione è che si sono scontrati i lavoratori, non chi pretende di sostituirsi ad essi o insegnare ad essi cosa fare o non fare o quando farlo. Provino i militanti dello Slai Cobas a leggere della nascita dell'Afl, degli stessi I.W.W., della Cio, di Solidarnosc, della Cgil, tanto per citare alcuni esempi. La discussione di merito va ripresa perché questa crisi mette a nudo le vere questioni che ha di fronte il «nuovo movimento operaio» che, a differenza del novecentismo, non ha da aiutare a compiere una rivoluzione democratico borghese, ma sta impattando con una crisi che può rivelarsi crisi generale del modello del sistema del capitale. Gianni Rinaldini - da un punto di vista del determinismo materialista e dialettico - è l'espressione socialdemocratica della paura operaia di questa fase in Occidente. A cosa serve prendere a pugni la «paura» se non a esorcizzare la propria rabbia e la propria impotenza? Inviterei pertanto a stare più a contatto con l'umore reale dei lavoratori, ascoltarne le pulsazioni, perché esso è il soggetto e solo da esso potranno arrivare indicazioni di come affrontare questa crisi. Non servono alla causa operaia le azioni di «avanguardia» perché è il proletariato che decide quando, come e se del caso prendere a schiaffi Rinaldini. Ma si tratta di tutt'altra storia.

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Non criminalizzare il dissenso (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

Non criminalizzare il dissenso ga. p. I fatti di Torino non hanno niente di criminale. Lo stato d'animo e il clima che si respira tra i lavoratori non può essere manifestato solo da chi vuole essere per decreto l'unico portavoce. È scorretto che i poteri forti, come Confindustria e governo, aggrediscano le formazioni antagoniste e il dissenso agitando la storiella del terrorismo. Ma quello che sorprende di più sono le accuse che vengono da tutte le organizzazioni e la stampa che si dichiarano difensori dei diritti dei lavoratori. Sorprende così tanto che alcuni lavoratori abbiano aperto gli occhi e si siano accorti che questa burocrazia sindacale lavora per proprio conto: Tfr, gestione dei fondi pensione, enti bilaterali, ecc.? Dagli accordi del 1992-93 sulla politica dei redditi, alla concertazione, all'accettazione dei contratti per il lavoro precario, questa è la situazione: retribuzioni fra le più basse della Ue, attacchi continui al diritto del lavoro, futuro disperato, pensioni che fanno intravedere una ben misera vecchiaia, il contratto nazionale ha perso il suo valore di difesa del salario e delle condizioni di lavoro, soprattutto nelle piccole aziende e si sono introdotte modifiche al diritto di sciopero per renderlo inefficace. Il vero grave misfatto è la criminalizzazione del dissenso e la rivendicazione del diritto esclusivo di parola e di rappresentanza. Giacomo Vietina e Franco Picone Rappresentanze di Base Lucca e Pistoia Nel corso della settimana ci sono giunte molte lettere sulla vicenda Slai-Rinaldini. Ed è già sbagliato definirla così, perché l'episodio chiama in causa molte altre cose, forse troppe. Proviamo a vederle, in breve. Sullo sfondo c'è una duplice questione: il «reparto confino» di Nola e le scelte dei sindacati (tutti, non solo quelli confederali). Che la Fiat sia usa a emarginare i lavoratori scomodi è cosa nota e antica. Alla vicenda di Nola avevamo dedicato più di un servizio ai tempi di un accordo sindacale che spostava in quella sede alcune centinaia di operai, indicandone tutti gli errori. Questo è lo specchio della politica della Fiom? Deve essere la Fiom a rispondere, ma in tutti i casi non crediamo che la Fiom sia «il nemico» che ha partorito quell'emarginazione operaia, perciò prendersela con il suo segretario generale ci è sembrato sbagliato. Dopodiché le scelte dei sindacati sono tutte e sempre discutibili (e il manifesto non manca di criticare Cgil e Fiom quando pensa - in piena autonomia, anche di errore - che facciano male il loro lavoro di rappresentanza). Per quanto riguarda le cronache e i giudizi di quella giornata, eravamo lì e abbiamo raccontato ciò che abbiamo visto. La versione dei fatti dello Slai l'abbiamo riportata successivamente - dopo una conferenza stampa. Forse potevamo articolare meglio il racconto di quel sabato torinese. Ma questo nostro peccato è stato il prodotto di una preoccupazione: quella che la rissa di cui ha fatto le spese Rinaldini (la versione dello Slai sulla sua «scivolata» ci sembra un po' campata in aria, una sorta di piccolo «malore attivo» di milanese memoria) oscurasse la giornata di lotta dei lavoratori Fiat contro l'azienda. Sugli altri giornali questo è puntalmente avvenuto. E anche per questo la «pressione» (chiamiamola così) dello Slai sul piccolo palco sotto il Lingotto ci ha fatto arrabbiare. Se questo è un errore che ci ha portato a essere troppo sbrigativi, lo abbiamo commesso. (ga. p.) Ps: Abbiamo ricevuto molte lettere. Qui ne abbiamo pubblicate solo alcune, escludendo quelle che incitavano alla «guerra contro i bonzi sindacali», quelle che ci auguravano di chiudere presto e quelle, dall'altro lato, che chiedevano servizi d'ordine sindacali modello polizia: è bene tenere sempre uno spiraglio aperto a speranza e ragione. Anche in tempi come questi.

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Caso Noemi, la vicenda ricostruita dai cronisti (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA STAMPA (F. Martini) 29/04 L'attacco di Veronica Lario Le parole piu' amare, una condanna durissima nei confronti del marito, la Lario le scandisce quando le viene chiesto di commentare un fatto di cronaca, descitto dal quotidiano ''La Repubblica''. Due sere fa, secondo il quotidiano, il presidente del Consiglio, sbarcato all'aeroporto di Capodichino di Napoli per l'ennesima visita-lampo per i rifiuti, avrebbe chiesto alla propria scorta di fare una deviazione per poter partecipare alla festa di compleanno, in una discoteca del Napoletano, di una ragazza di 18 anni di nome Noemi. LA STAMPA (A. Minzolini) 30/04 Il premier: "Mi aveva invitato il padre, un vecchio socialista, autista di Craxi" Insomma, il Cavaliere ha affrontato tutti gli argomenti, anche i piu' delicati. Ha anche motivato la sua presenza alla festa a Casoria per i 18 anni di Noemi che aveva irritato la moglie. «Ci sono andato - ha spiegato - perche' mi aveva invitato il padre, un vecchio socialista, autista di Craxi. E non avevo certo nulla da nascondere visto che mi sono fatto fotografare per un'ora». LA STAMPA (F. Amabile) 30/04 Bobo Craxi: "Io questa Noemi e suo padre non li conosco davvero" E' Berlusconi a fornire qualche dettaglio in piu' su come sia nata questa amicizia. «Se fosse stata una cosa piccante sarei andato in mezzo alla gente a farmi delle foto? Conosco il padre da una vita, e' un vecchio socialista ed era l'autista di Craxi». Non l'avesse mai detto. Smentisce Bobo Craxi: «Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre si chiamava Nicola, era veneto, ed e' morto da qualche anno. Io questa Noemi e suo padre non li conosco davvero». Smentiscono anche Giulio Di Donato e gli altri socialisti napoletani: «Craxi non ha mai avuto un autista a Napoli». LA STAMPA (Mario Calabresi) 04/05 Berlusconi: "Io sono amico del padre: punto e basta" «Avete dato tanto spazio ad una vicenda privata piena di falsita'. Avete preso le parole della signora, le avete amplificate senza contraddittorio e a me neppure la possibilita' di spiegarmi». La parola «minorenne», pronunciata dalla moglie, e' quella che per Berlusconi rende impossibile qualunque riconciliazione: «Io frequenterei, come ha detto la signora, delle diciassettenni. E' una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre: punto e basta. Lo giuro. La cosa mi sembrava talmente chiara e limpida che pensavo fosse impossibile che ci si potesse costruire sopra un tale castello di menzogne. Suo padre, che conoscevo da tempo, mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato che avrei cercato di mettere sia l'ex questore Malvano sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perche' non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che e' poco distante dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il piu' bel regalo della mia vita". LA STAMPA (Ugo Magri) 06/05 Berlusconi racconta la sua verità da Bruno Vespa Altro che chiedere scusa, come s'e' illusa con qualche amica Veronica. Silvio Berlusconi e' andato in tivu', da Vespa, per rilanciare la «sua» verita'. Vuole che sia lei a piegarsi: dica perdono, ho sbagliato. Dipinge la moglie come una donna manipolata. APCOM 14/05 Le dieci domande di "Repubblica" al premier Il quotidiano "Repubblica" rende note dieci domande rivolte al presidente del Consiglio sulla vicenda Lario-Noemi Letizia, relative a questioni ritenute di pubblico interesse. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro spiega che tali domande sono state presentate lunedì scorso a Palazzo Chigi e che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta si era impegnato a fornire risposte in 48 ore. Un termine scaduto, invece, senza notizie dal Governo. Motivo per il quale il quotidiano ha deciso di chiedere pubblicamente la versione di Berlusconi sulle questioni poste. ADNKRONOS 15 /05 Vittorio Craxi: "Se avessi saputo di poter salvare il matrimonio di due persone che considero amiche, forse avrei anche detto una mezza bugia" Aver preso parte alla festa di compleanno di Noemi Letizia è un «errore» che ogni uomo politico avrebbe potuto commettere. Lo ha dichiarato Vittorio Craxi, che in un’intervista a Red Tv è tornato a parlare anche del padre di Noemi. «Elio Letizia? Mi sono trovato involontariamente coinvolto nella vicenda -ha spiegato Bobo Craxi- se avessi saputo di poter salvare il matrimonio di due persone che considero amiche, forse avrei anche detto una mezza bugia, perchè a fin di bene». ADNKRONOS 16/05 Il Padre di Noemi al Times: "Campagna di bugie e invenzioni " Letizia, confermando di aver dichiarato un reddito di circa 12 mila euro, ha parlato al Times di una «campagna di bugie e invenzioni per vendere giornali» e definito «una bugia» la notizia che la figlia vada a scuola in Mercedes. Il padre di Noemi ha detto di non essere stato l’autista di Craxi e alla domanda su perchè Berlusconi l’abbia detto, ha risposto: «Spesso a Berlusconi vengono attribuite cose che non ha mai detto». Il quotidiano britannico mette poi in evidenza che è stato proprio Benedetto Letizia, e non Noemi, a invitare il premier alla festa di compleanno della figlia. «Erano vecchi amici-scrive il Times- dal tempo del suo impegno giovanile nel ramo napoletano del Partito socialista guidato da Craxi, mentore politiico di Berlusconi». ADNKRONOS 16/05 La Madre di Noemi al Times Il Times passa poi alla madre della ragazza, Anna Palumbo, osservando che ha rifiutato di dire come, quando e dove ha incontrato Berlusconi. In un’altra occasione, ricorda il Times, ha detto di averlo incontrato attraverso le attività politiche del marito. Ma ha anche detto, secondo il Times, che Berlusconi potrà «fare per mia figlia quello che non ha potuto fare per me» AGI 17/05 La gaffe del Times sull'intervista alla madre di Noemi Marcia indietro del Times. Il giorno dopo aver pubblicato l’intervista alla madre di Noemi il quotidiano proprietà di Rupert Murdoch rettifica il passaggio più delicato, quello dedicato ai rapporti tra la signora e Silvio Berlusconi. La signora Palumbo non si riferiva a Berlusconi, quando diceva "il signore", ma a «Il Signore», intendendo Dio. Il che dunque non implica che lei conoscesse Berlusconi negli anni ’80. Chiediamo scusa per l’imbarazzo creato». ADKRONOS 18/05 Il Times torna all'attacco di Berlusconi Dopo il corsivo di pubbliche scuse per il clamoroso errore commesso nel tradurre in modo errato dichiarazioni non concesse della madre di Noemi, Anna Palumbo, ecco che il Times torna all’attacco di Silvio Berlusconi. Lo fa con un editoriale, intitolato «Pubblico dovere e vendetta privata». Il quotidiano britannico accusa Berlusconi di «intimidire il dissenso» in merito al caso di Noemi. AGI 19/05 Berlusconi: Noemi "bersagliata in modo inaccettabile dai giornali" Dopo la «mia partecipazione a quella festa di quella ragazza, lei è stata bersagliata in modo inaccettabile dai giornali». Lo dice il premier, Silvio Berlusconi, riferendosi a Noemi Letizia. «Qualche giornale è andato anche a vedere le proprietà immobiliari che i genitori le hanno intestato negli anni. È una cosa veramente vergognosa. Io mi vergogno per questi giornali nel leggere queste cose, con delle interviste inventate e con qualche risposta inventata di sana pianta». APCOM 19/05 Berlusconi: "Non rispondo a Repubblica" «Non rispondo a Repubblica. Se Repubblica cambiasse atteggiamento potremmo trovare un accordo, ma ora non rispondo. Ho già risposto quando mi hanno detto che ero malato: ho risposto che eravate voi malati di invidia e odio politico, lo riconfermo in pieno». APCOM 21/05 Noemi e la cena a Villa Madama col premier Noemi Letizia avrebbe partecipato il 19 novembre a una cena ufficiale con il Presidente del Conisiglio Silvio Berlusconi a Villa Madama, in uno dei periodici incontri del Premier con il gotha dell’imprenditoria: quella sera toccava al settore moda. Lo rifertisce oggi in prima pagina il quotidiano "La Repubblica" che assicura aver condotto sulla verifica «approfondite verifiche presso diverse fonti dirette». ANSA 22/05 Versace smentisce di aver visto Noemi a Villa Madama Santo Versace, deputato del Pdl, smentisce di aver accompagnato il 19 novembre dello scorso anno Noemi Letizia a Villa Madama ad una cena, e anzi afferma di non ricordare di averla vista lì. APCOM 22/05 Confalonieri e la festa del Milan: "Non ricordo i presenti" Cinque scatti e un video sulla festa del Milan per il Natale 2008 pubblicati sul sito "Repubblica.it" sono la conferma della presenza di Noemi Letizia con la madre all’evento. Una presenza di cui si è parlato da tempo, ora confermata da scatti e riprese. La signora Letizia siede alla sinistra di Fedele Confalonieri con accanto la figlia. In piedi alle loro spalle in una immagine si vede Carlo Ancelotti, in un’ altra il premier Silvio Berlusconi. La didascalia considera queste foto prova che Noemi e sua madre fossero ospiti al tavolo presidenziale. Il Presidente di Mediaset Fedele Confalonieri finora alle domande sulla festa del Milan 2008 ha sempre risposto di non ricorsare i presenti. Oggi, interrogato sulla pubblicazione delle foto che lo ritraggono al tavolo con la signora Letizia e la allora sedicenne Noemi, assicura di non essere stato allora a conoscenza della identità delle sue commensali: «Con 900 persone a una festa - risponde interrogato in proposito a margine della kermesse dei giovani editori a Bagnaia - che ne sai di chi ti mettono davanti o di fianco?». AGI 23/05 Berlusconi: "Ho detto alla famiglia di cui sono molto amico da anni, che non dessero risposte su quella che è stata la nostra frequentazione" «Questa volta hanno proprio esagerato, anche portando mie situazioni private al centro della lotta politica. Ora,in questa situazione non c’è nulla che sia men che pulito e ciò verrà fuori». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Ho detto alla famiglia di cui sono molto amico da anni, che non dessero risposte su quella che è stata la nostra frequentazione, per il semplice motivo che deve essere chiaro a tutti come sia meschina e indebita la volontà di chi si immette nella privacy che riguarda ciascuno di noi. Anche il comportamento di molti giornali è veramente indegno, ignobile, direi sconcio e quando la gente si accorgerà di quella che è la vera situazione, ci saranno molte persone che si dovranno vergognare eccome». APCOM 23/05 Berlusconi: "Riferire in Parlamento sui miei rapporti con Noemi ? Ci sto pensando" «Riferire in Parlamento sui miei rapporti con Noemi Letizia? Ci sto pensando». A dirlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un’intervista al direttore della televisione romana T9, Gaetano Pedullà. Intervista che sarà trasmessa nel tg delle 19. APCOM 24/05 L'ex fidanzato di Noemi racconta come Berlusconi "è entrato nella vita della ragazza e come l’abbia cambiata anche esteticamente" Gino Flaminio, operaio di 22 anni, è stato per sedici mesi il fidanzato di Noemi Letizia ed è in grado di dire quando e come Silvio Berlusconi «è entrato nella vita della ragazza e come l’abbia cambiata anche esteticamente; il corpo, il volto, le labbra, gli zigomi, in una parola i valori». Gino racconta al quotidiano che nel rapporto tra il premier e Noemi «i genitori di lei non c’entrano niente»: «Il legame era proprio con lei...il rapporto comincia più o meno intorno all’ottobre 2008. Noemi mi ha raccontato di aver fatto alcune foto per un book di moda. Lo aveva consegnato a un’agenzia romana, importante, di quelle che fanno lavorare le modelle, le ballerine. Noemi mi dice che in quell’agenzia di Roma va Emilio Fede e si porta via questi book. Quindi il ragazzo racconta di come Noemi lo chiamasse «papi al telefono, anche davanti a me e io capivo che si trattava del presidente»; poi, riferisce di aver cominciato ad allontanarsi da lei dopo «la vacanza di Capodanno in Sardegna nella villa di lui. Noemi me lo disse a dicembre che papi l’aveva invitata là. Mi disse: ’Posso portare un’amica qualunque, non gli importa e ci saranno altre ragazzè. E lei si è portata Roberta. E poi è rimasta con Roberta tutto il periodo. Quando è tornata mi ha raccontato tante cose. Che Berlusconi l’aveva trattata bene, a lei e alle amiche. Hanno scherzato, hanno riso. C’erano tante ragazze. Tra 30 e 40 che alloggiavano in questi bungalow che stava nel parco. In quello di Noemi erano in quattro, oltre a lei e a Roberta c’erano due gemelline». ANSA 24/05 Il padre di Noemi querela "Repubblica" e l’ex fidanzato della figlia Gino Flaminio. Il signor Benedetto Elio Letizia, padre di Noemi, annuncia, in un comunicato dettato allANSA dal suo legale, l’avvocato Giulio Costanzo, la decisione di querelare il quotidiano la Repubblica e l’ex fidanzato della figlia Gino Flaminio. ANSA 24/05 Berlusconi: campagna «indegna» e «sconcia Il Cavaliere ha espresso indignazione per quello che considera un attacco politico al presidente del Consiglio (una campagna «indegna», «sconcia», ha detto ieri ad alcune tv locali). ANSA 25/05 Berlusconi: "Quest’accusa sarà un boomerang per coloro che me l’hanno rivolta" «Mi accusano di aver mentito? Allora, reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me; e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang per coloro che me l’hanno rivolta». Silvio Berlusconi risponde così alla Cnn APCOM 25/05 Emilio Fede racconta la sua versione Chiamato in causa dall’ex fidanzato di Noemi Letizia, Emilio Fede racconta la sua versione dei fatti in un colloquio con "La Stampa" e in un intervista al Corriere della Sera. «Ho l’impressione - spiega - che questo ragazzo, questo giovane operaio, abbia messo le mani nella marmellata. Magari invogliato non dai soldi, ma da un bel regalo, da una possibilità di lavoro migliore, che so...Non dico che si è inventato tutto però, almeno per quello che mi concerne e per le cose che so per certo...Beh, almeno su quelle mente di sicuro». Tanto per cominciare Fede nega che complice del primo contatto sia stato un book di Noemi da lui lasciato sulla scrivania del premier. «Tutte sciocchezze». ANSA 25/05 Il padre di Noemi racconta il suo primo incontro con Berlusconi: «A Roma, era il 1990, lui era presidente del Milan, ancora non era in politica. Lo vidi, mi avvicinai e gli strinsi la mano, nulla di più» Una stretta di mano al presidente del Milan, e una serie di contatti in occasioni pubbliche, fino alla lettera «accorata» del premier alla famiglia Letizia, che perse tragicamente un figlio di 19 anni, nel 2001: il padre di Noemi, Benedetto (detto Elio), racconta al quotidiano "il Mattino" la storia del legame con Silvio Berlusconi: «A Roma, era il 1990, lui era presidente del Milan, ancora non era in politica. Lo vidi, mi avvicinai e gli strinsi la mano, nulla di più». «La vera conoscenza ci fu nel 2001».

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Crisi, Bagnasco: "Tutelare i precari" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 25-05-2009)

Argomenti: Burocrazia

ROMA La crisi economica che ora ha ripercussioni più forti sulle famiglie e sui lavoratori precari; il tema dell’immigrazione e il ddl sicurezza che ha ancora ambiguità: sono i due dossier più "caldi" toccati dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, che questo pomeriggio ha aperto in Vaticano la 59esima Assemblea generale della Cei. Il summit, una sorta di "parlamentino" dell’espiscopato, si inserisce in un momento delicato per il Paese, dove le polemiche sulle questioni della disoccupazione, della crisi e dell’immigrazione, non mancano. Una prolusione a 360 gradi quella dell’arcivescovo di Genova, che spazia dalle questioni politiche a quelle economiche, dalle preoccupazioni sui temi di bioetica e sul sociale, fino alle europee. Nessun accenno, invece, alla campagna elettorale in vista del voto del 6-7 giugno, e alla vicenda Berlusconi-Noemi. Lavoro - "I Lavoratori non sono licenziabili come futile zavorra" Sbaglia chi pensa che i lavoratori rappresentano una «futile zavorra» da licenziare come fossimo davanti a «una nave da alleggerire», ammonisce il porporato. «Contraendosi gli ordinativi e le commesse - dice Bagnasco - dalle imprese viene azionata la leva occupazionale, talora in tempi e modi alquanto sbrigativi, come si trattasse di alleggerire la nave di futile zavorra. Invece, proprio il patrimonio di conoscenze e di esperienza garantito dalle persone che lavorano sarà la base realistica da cui ripartire, una volta passato il peggio» della crisi. Anche se «c’è una comprensibile ansia volta a scrutare, e dunque quasi anticipare, i segni di uscita dal tunnel in cui ci troviamo», prosegue il presidente della Cei, «e per la verità non mancano le voci che si arrischiano in previsioni quasi rasserenanti, che tutti naturalmente vorrebbero vedere confermate» questo «pare a noi il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie per le quali torniamo ad auspicare un fisco più equo». L’analisi del cardinale Bagnasco si sposta presto sul fronte della disoccupazione che «sta intaccando anche le zone a più radicata tradizione industriale». La disoccupazione - prosegue Bagnasco - «registra ora un brusco aumento dovuto principalmente alla perdita di posti di lavoro non garantiti. Per questi lavoratori gli ammortizzatori previsti sono davvero modesti. Ma l’incertezza ha da tempo attecchito anche nell’area del lavoro stabilizzato, che sta infatti conoscendo l’inquietudine della cassa integrazione, quando non del licenziamento». Sicurezza - "Nel ddl ancora punti ambigui" Bagnasco ha espresso apprezzamento per «alcune significative correzioni» del disegno di legge sulla sicurezza che la Camera dei deputati ha approvato rispetto al primo testo uscito dal Senato ma ritiene che ci siano ancora «punti di ambiguità». Poi i respingimenti: «A tali immigrati le nostre Autorità hanno infine risposto con la controversa prassi dei respingimenti, già sperimentata in altre stagioni come pure in altri Paesi. Se la sovrapposizione con la campagna elettorale non ha sempre assicurato l’obiettività necessaria ad un utile confronto - ha aggiunto - non può sfuggire il criterio fondamentale con cui valutare questi episodi, al di là delle contingenze legate allo spirito polemico o alla stagione politica. Ossia il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili». Europee - "Va costruita Ue dei popoli non delle burocrazie" Dal cardinale Bagnasco anche un monito in vista delle elezioni europee del 6-7 giugno. «Alla luce delle esperienze non tutte positive degli ultimi anni, va costruita l’Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie. Un’Europa - ha spiegato - che può tornare ad essere un ideale luminoso solo se si farà attenta alle coscienze e alle culture, se sa essere generosa all’esterno perché fedele e creativa rispetto alle proprie radici». Bioetica - "Nessuno autorizzi lo stop a idratazione e alimentazione" La Chiesa ha tutto il diritto di «rivolgere ai responsabili della democrazia un rispettoso invito affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell’acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo», afferma Bagnasco, ricordando che «avere a cuore i temi della bioetica è un modo, non l’ultimo, per avere a cuore l’uguaglianza tra tutti gli esseri umani. Non si può assolutizzare una situazione di povertà a discapito delle altre; ma non si può nemmeno distinguere tra vita degna e vita non degna», osserva. «Non c’è contraddizione tra mettersi il grembiule per servire le situazioni più esposte alla povertà e rivolgere ai responsabili della democrazia un rispettoso invito affinché in materia di fine vita non si autorizzi la privazione dell’acqua e del nutrimento vitale a chi è in stato vegetativo. È una questione di coerenza».

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