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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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Più
vigili urbani nelle strade ( da "Stampa, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
gli agenti
impegnati con le carte e la burocrazia sono diminuiti. Ci rendiamo conto che in
ufficio, al comando, ci sono molte cose da fare. Per questo vorremmo, studiando
una soluzione che metta d'accordo anche gli agenti, dar loro un aiuto con un
impiegato del municipio». Oggi l'organico della polizia municipale di
Ventimiglia non è ampio.
"Voglio
assistere mia madre con dignità"
( da "Stampa,
La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il caso Un
figlio contro la burocrazia "Voglio assistere mia madre con dignità"
VALENTINA ROBERTO ALICE CASTELLO «Per mia madre è indispensabile l'assegno di
accompagnamento, viste le sue precarie condizioni di salute. Invece è costretta
a vivere solo con la pensione minima che sfiora i 500 euro mensili».
Lo
scontro arriva su come ottenere le risorse statali
( da "Stampa,
La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Burocrazia e
utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia
bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a
professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio
interno tanti progetti.
Per
la prima volta i tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il
maggior numero di ... ( da "Stampa, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Burocrazia e
utilizzo delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina,
pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali diano appalti a
professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare al proprio
interno tanti progetti.
Un
artigianato d'eccellenza ( da "Stampa, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Ma pensare
in piccolo - avverte Mario Tiberti, presidente provinciale di Confartigianato -
è la miglior risposta per contrastare la crisi economica. Favorire le piccole
imprese vuol dire sostenere l'economia di un paese. Bisogna evitare gli eccessi
di burocrazia che ne frenano lo sviluppo».
Il
"Calabrone" al fianco del contribuente in crisi
( da "Stampa,
La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
con la
burocrazia e le sue esigenze, e il Calabrone - osserva Colzani - serve proprio
ad aiutare a muoversi bene in questo ambito». Uno dei servizi che negli ultimi
mesi ha visto una crescita esponenziale dell'utenza è il cosiddetto «sportello
famiglia»: «Questo sportello - precisa il segretario provinciale della Cisl -
si occupa della gestione delle incombenze che derivano dall'
Succede
in Italia che si parta da un abuso edilizio e si finisca con l'incrociare una
fitta trama di... ( da "Unita, L'"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La
burocrazia, insomma, funziona. Ma proprio mentre l'immobile è sotto sequestro
(dunque a disposizione della magistratura), la «Ducks due» lo trasferisce a
un'altra società, la «San Paolo building». Una procedura sorprendente: un
immobile sotto sequestro che passa di mano.
Europa
senza amici su Facebook ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
grazie a una
burocrazia e a un sistema scolastico che ha dato loro una lingua comune e
istituzioni comuni, e graziea guerre, inni nazionali, tornei sportivi, concorsi
canori in eurovisione, trasmissioni televisive nazionali e una serie di altre
iniziative, gli europei hanno imparato a identificarsi con un insieme specifico
d'istituzioni politiche che chiamiamo "
L'appello
delle Pmi: un taglio alla burocrazia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
PRIMO PIANO
data: 2009-05-12 - pag: 4 autore: L'appello delle Pmi: un taglio alla
burocrazia Franco Vergnano MILANO I numeri sono chiari. Negli ultimi cinque
anni, otto nuovi posti di lavoro su dieci sono stati creati dalle Pmi. Eppure i
"piccoli" risultano appesantiti dalla burocrazia (e questo vale
soprattutto per il made in Italy).
Petruzzelli
ancora chiuso Wagner in scena alla fiera
( da "Corriere
della Sera" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ciascuno ha
le sue ragioni e le fa valere con l'arma della burocrazia (chi ritarda i
collaudi, chi ricorre al Tar). Ma la verità è che non c'è ragione politica che
possa bilanciare il fatto che la città è oggi più che mai senza teatro. Vero
che in questi giorni i baresi sembravano più preoccupati di festeggiare il
santo patrono e il ritorno del Bari in serie A,
piccole
imprese crescono meglio se l'università diventa partner - valentina conte
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la
burocrazia, gli spazi. Molti spin-off sono all´interno o a ridosso dei siti
universitari. «In un decennio abbiamo gestito 20 milioni di contributi pubblici
e oggi contiamo 15 aziende nate dalla collaborazione tra privati e università»,
racconta Stefano Ciccone, responsabile del Parco Scientifico di Tor Vergata.
al
fantacalcio tappa a sabino 951 sul sito tutte le classifiche
( da "Repubblica,
La" del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Pagina I -
Bari SERVIZIO A P
Montezemolo:
"Pensai di entrare in politica"
( da "Stampa,
La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la
burocrazia, l'evasione, le infrastrutture, i giovani. Io credo che ognuno di
noi, che ha passioni in questo Paese, deve poter dare un forte contributo senza
essere inquadrato automaticamente nella politica di tutti i giorni». Alla fine
tranquillizza anche sulla Fiat: «Lo dico forte e chiaro che la Fiat è
italianocentrica non solo perchè ce l'
Hotel
e ristoranti con prodotti a chilometri zero
( da "Stampa,
La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
AYAS
TERRITORIO SPORT PERSONAGGIO All'interno Hotel e ristoranti con prodotti «a
chilometri zero» Valnontey, studio per la protezione dalle valanghe Costi e
burocrazia mettono a rischio l'Open BelAir Da Sarre all'Africa storia di
Sabrina l'angelo dei disperati Daniela Giachino Joëlle Cunéaz Fulvio Assanti
Davide Romeo
Burocrazia
e costi contro il BelAir Open ( da "Stampa, La"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
INCERTEZZE
PER IL FUTURO il caso Il tennis batte cassa IL PLAUSO DEGLI ESPERTI Burocrazia
e costi contro il BelAir Open Maurizio Cerva punta il dito sulle difficoltà
incontrate «Le risorse sono troppo poche» FULVIO ASSANTI L'ex arbitro Vincenzo
Bottone dà un giudizio positivo «Organizzazione eccellente» GRESSAN Luci e
ombre.
Addio
a Firpo, simbolo della lotta alla Sla
( da "Stampa,
La" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La
burocrazia, per un malato grave e per chi lo assiste risulta ancora più pesante
e odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia e il senso di isolamento. La
volontà espressa dai malati attraverso il computer visivo deve avere anche
valore legale», aveva ripetuto la moglie Carla in una delle tante battaglie con
la burocrazia.
urne
aperte in cattolica e statale è sfida dopo la campagna più calda - ilaria carra
franco vanni ( da "Repubblica, La"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma a leggere
i programmi le ricette sembrano sempre quelle: meno burocrazia, più alloggi,
prezzi più bassi in mensa e valutazione per i professori. «Speriamo di
mantenere i nostri voti e magari scavalcare la sinistra», dice Francesco Magni,
candidato per Obiettivo Studenti in Statale, dove la lista ciellina è l´unica
presente in tutte le nove facoltà.
Meno
burocrazia per le Pmi umbre ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Meno
burocrazia per le Pmi umbre» di Alessandra Radicioni L iberare l'agricoltura
umbra dalla burocrazia, valorizzare al meglio le produzioni locali consapevoli
che la politica europea mostra non poche falle su questo versante. Marco
Caprai, 45 anni, presidente di Confagricoltura Umbria, imprenditore del vino
alla guida della Arnaldo Caprai,
Appello
alle istituzioni locali ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Nord sezione:
INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7 autore: Appello alle istituzioni
locali «Il nuovo piano di sviluppo rurale dovrà essere attuato in un quadro
alleggerito dalla burocrazia dove sia ben chiaro il punto che chi vive di
agricoltura è più importante di chi vive per l'agricoltura» GIANCARLO BELFIORE
Enti
territoriali al muro del diritto ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
5 autore:
Burocrazia Enti territoriali al muro del diritto L'euroregione? Una realtà su
cui si sta lavorando da molti anni in tutta Europa, ma in modo scoordinato,
dipendente dagli ordinamenti dei singoli stati. La Commissione europea si è
data il compito di uniformare questa disparità, attraverso uno strumento
giuridico unico,
Montezemolo
e l'impegno in politica: qualche pensiero l'ho fatto
( da "Corriere
della Sera" del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
bisognerà
tornare a pensare al futuro, e non possiamo continuare ad avere un Paese di
così grandi potenziali senza affrontarne i nodi di fondo: burocrazia, evasione,
infrastrutture e giovani». Il futuro «Assieme ad alcuni amici ho deciso di
aiutare i ricercatori di un think tank che si chiama Italia Futura» R. P.
"Il
balòn pronto per le nuove sfide"
( da "Stampa,
La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Un sogno nel
cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente,
e alla luce del sole, come è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa
burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle
scommesse».
"Le
scommesse negli sferisteri" ( da "Stampa, La"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Un sogno nel
cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente,
e alla luce del sole, com'è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa
burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle
scommesse».
Alba:
Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia
( da "Stampa,
La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ELEZIONI
LAVORO MONDOVI' ALBA All'interno Alba: «Noi romeni esclusi dalle liste per la
burocrazia» Operai Burgo hanno detto sì ai 37 «tagli» Comune offre locali a
Piazza e Altipiano per il Politecnico Miroglio premia i dipendenti «senior»
Servizi Andrea Garassino Gianni Scarpace Giuseppina Fiori
"Più
costi e burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie"
( da "Stampa,
La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Più costi e
burocrazia la Regione cambi la legge sulle caldaie" Artigiani in rivolta
contro la Regione. La protesta parte dagli impiantisti di caldaie associati a
Confartigianato (130 sui circa 300 dell'Astigiano) che minacciano un ricorso al
Tar contro la nuova legge regionale varata dall'assessore all'Ambiente Nicola
De Ruggiero per contenere l'
l'asfissia
della campagna elettorale - augusto muojo
( da "Repubblica,
La" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
interviene la
burocrazia ambientalista per respingere l´ipotesi di porto-canale e, quindi, di
modernizzazione per l´uso turistico dell´area. Sono tre eventi diversi, la cui
lettura andrebbe associata e valutata insieme per definire l´asfissia
dell´attuale momento pre-elettorale che dovrebbe produrre invece fervore di
progetti e di proposte politiche unificanti.
le
dieci domande che rivolgiamo a silvio berlusconi - (segue dalla prima pagina)
giuseppe d'avanzo ( da "Repubblica, La"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Napoli per
dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati
dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi
venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi,
perché non vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante
dall´aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita".
Tra
Acea, Ama e Comune: il gioco dell'oca di Gabriele
( da "Corriere
della Sera" del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
anzi ci potete
aiutare? Gabriele Bartolozzi Caro Bartolozzi, il suo racconto è così efficace
che non le ruberò spazio. Un simile gioco dell'oca dovrebbe spiegare alla
politica perché le burocrazie vanno semplificate. Presto. E con coraggio.
gbuccini@rcs.it
Tata
e Ambani scelgono l'
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
infernale
burocrazia indiana, che per molti di loro è il nemico numero uno del
subcontinente, peggio delle inondazioni o degli scontri tra caste e religioni.
«Modi è il miglior leader dell'India, se ha governato così bene il suo Stato,
immaginiamoci cosa potrebbe fare come primo ministro di tutto il Paese», ha
dichiarato a una convention di 20 mila investitori e imprenditori Anil Ambani,
L'Europa,
un club alla ricerca ( da "Stampa, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
eserciti,
religioni, guerre, patriottismo, burocrazie, governi, bandiere e lingue
nazionali. I popoli degli Stati-nazione europei non hanno mai, in realtà,
davvero scelto la loro nazione. Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli
Italiani, si è detto dopo il Risorgimento. Questo vale anche per gli altri.
"Senza
quei macchinari rischiamo di perdere il posto"
( da "Stampa,
La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
sono i
cavilli o l'esigenza - fate voi - della burocrazia e delle leggi. Come potrebbe
accadere alla «A&B Impianti», piccola azienda che si occupa «della
fornitura di impianti per la produzione di materiali da costruzione in
laterizio e altre materie prime del tipo ecologico», come recita il sito internet.
1.
Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono
entrato nell'ammin... ( da "Unita, L'"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Burocrazia
culturale Sono soprintendente del Polo museale di Napoli, sono entrato
nell'amministrazione nel 1969, e quest'anno lascio con 7-8 mesi di anticipo.
Quando nacque il ministero dei beni culturali nel '75 pensavamo a una struttura
scientifica, invece predomina la burocrazia.
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
essere
disperato perchè la burocrazia italiana gli nega i suoi diritti. A Roma da
anni, avrebbe maturato il diritto a una pensione di invalidità in seguito a un
incidente sul lavoro. Pensione che però non gli viene versata. L'uomo si
rifugia spesso al Centro Astalli. «Purtroppo - dice padre Giovanni Lamanna -
questo non è il primo caso di disperazione a causa di una burocrazia lenta,
cavaioni,
rinasce villa silvetta - eleonora capelli
( da "Repubblica,
La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia e
generosità dei cittadini permettendo. Il progetto della cooperativa Le Ali,
formata da un gruppo di cittadini guidati dall´architetto Francesca Lenzi
appositamente per aggiudicarsi il bando pubblicato dal quartiere Santo Stefano,
rischia infatti secondo gli organizzatori di rimanere impigliato nella rete
infinita di permessi incrociati tra Comune,
europarlamento,
zanicchi maglia nera - dal nsotro corrispondente andrea bonanni
( da "Repubblica,
La" del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
parlamentare è riuscita a pubblicare almeno i dati sulla frequenza alle sedute
plenarie di ciascun onorevole. Anche così, però, lo ha fatto inserendo il dato
nel profilo personale di ogni deputato, il che rende difficile avere un quadro
complessivo a colpo d´occhio del comportamento dei vari gruppi politici o delle
differenti delegazioni nazionali.
Mosca,
tra Eurovision e gay pride negato week-end di spettacolo e tensione
( da "Repubblica.it"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nelle
burocrazie, e nelle verticali del potere che ancora oggi controllano non solo
la vita politica e che vorrebbero dominare anche la sfera privata. Del resto, i
gay non si inquadrano nella linea della leadership nazionale - per intenderci,
a Putin e ai siloviki, la casta dei "poteri forti": ministeri degli
Interni,
Incoerenze
di un caso politico: dieci domande a Berlusconi
( da "Repubblica.it"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Napoli per
dare una spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati
dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi
venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi,
perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante
dall'aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita".
se
il dirigente non ha obiettivi - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
valutazione
che dovrebbero essere sulla carta esterni alle amministrazioni (quindi nuova
burocrazia creata) accreditati a loro volta da una nuova autorità indipendente.
Si scavalcano i tanto vituperati dirigenti pubblici (Brunetta è stato in questi
giorni applaudito fragorosamente da una platea di dipendenti pubblici quando li
ha aizzati parlando di un "pesce che puzza dalla testa").
Con
lei la scienza diventò amica ( da "Stampa, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
bypassare
burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review»,
l'unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori
migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una
commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che
intensificare il proprio lavoro:
Uffici
pubblici la class action può attendere
( da "Stampa,
La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
I consumatori
dicono che l'esclusione è «una sconfitta» e che per questo Brunetta dovrebbe
dimettersi. L'ex ministro Linda Lanzillotta dice che «ha ceduto alle resistenze
della burocrazia e alle pressioni dei concessionari di servizi pubblici».
"Casale
deve tornare capitale del Monferrato"
( da "Stampa,
La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Poi bisogna
che la burocrazia per le bonifiche sia semplificata al massimo, per accelerare
i tempi della deamiantizzazione e contrastare gli smaltimenti selvaggi».
Sicurezza: il Comune, come richiesto dalla minoranza, ha appena annunciato
l'avvio di telecamere di controllo in città.
Osservatorio
Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede?
( da "Stampa,
La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
LA QUESTIONE
AFFRONTATA IN CONSIGLIO Burocrazia Osservatorio Valle Bormida Come sbarazzarsi
della sede? Presa in affitto, ma vuota, è diventata un peso in tempi di tagli
ai bilanci Il «tira e molla» dei 30 milioni [FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI E'
diventata una zavorra, ma come disfarsene?
"Soffocati
dalla burocrazia inutile" ( da "Stampa, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ALLARME DELLA
FEDERATION CHE COINVOLGE 20 MILA PERSONE "Soffocati dalla burocrazia
inutile" [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA «Stop alla burocrazia fine a se
stessa». E' uno degli appelli lanciati da Luigi Cerise, presidente della
Fédération des Cooperatives Valdotaines durante l'assemblea annuale. Il mondo
della cooperazione valdostana è radicato nel tessuto economico.
meritocrazia
e stage all'estero rivoluzione nel pubblico impiego - roberto petrini
( da "Repubblica,
La" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Se Linda
Lanzillota del Pd accusa il ministro di «cedere alle resistenze delle a
burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi
pubblici», il Codacons parla senza termini di «Brunetta sconfitto» e aggiunge:
«Ci aspettiamo dimissioni immediate».
Con
lei la scienza diventò amica ( da "Stampaweb, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
bypassare
burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review»,
l?unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori
migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una
commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare
il proprio lavoro:
Il
Nord abbandonato dalla Lega è difeso dagli amministratori Pd
( da "Italia
Oggi" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
il partito
della burocrazia nostalgica romana. Dopo la fusione, il Pdl non è più, come la
Cdl, il partito del «Vento del Nord» (come era nato) ma del Ponentino. Ecco
perché gli amministratori Pd di punta del Nord (come Penati, Chiamparino,
Cacciari, Besso) si sono messi di traverso contro l'abdicazione del Nord a
favore di Roma.
Cartella
Rai, Equitalia e le precisazioni che non precisano
( da "Italia
Oggi" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che è stato
coinvolto in questo caso esemplare di mala burocrazia) di decidere se questa
lettera di Michele Giardino, di Equitalia Emilia Nord, precisi qualcosa o si
limiti ad agitare le parole, tra l'altro in modo contraddittorio.Per consentire
al lettore di scegliere fra queste due alternative, riassumiamo i termini della
questione.
Contro
l'influenzaA un supercommissario ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che
dall'amministrazione Bush avrebbe ereditato un sovraccarico di burocrazia e
consulenze esterne. Il "nuovo corso"che ci si aspetta da Frieden
necessariamente influenzerà le decisioni assunte dalla stessa Organizzazione
mondiale della sanità. Solo ieri, l'Oms riportava un bilancio di mille contagi
in più rispetto a giovedì.
Il
decreto Brunetta riparte ma perde la class action
( da "Sole
24 Ore, Il" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ha ceduto
alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari
dei servizi pubblici». La Lanzillotta ha anche accusato l'esecutivo della
mancata attuazione dell'azione collettiva varata da Prodi con la Finanziaria
2008. «Si è continuato a rinviarne l'entrata in vigore, ora prevista al 30
luglio: ma, chissà,
Il
Cdm fa felice quel birichino di Brunetta
( da "Manifesto,
Il" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
per cui
Brunetta «cede alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche
dei concessionari dei servizi pubblici». Pierluigi Bersani (Pd) parla di
insulto, Cesare Damiano (Pd) fa notare che il parere della conferenza unificata
con le autonomie locali dovrebbe precedere la presentazione del decreto alle
Camere, non seguirla.
La
rivoluzione di Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini
( da "Unita,
L'" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ha ceduto
alle resistenze della burocrazia e alle lobby dei concessionari dei servizi
pubblici». Lui nega e, ovviamente, non si dimette. «Ha adottato una tecnica da
birichini», ha spiegato il premier Silvio Berlusconi svelando il bluff.
Birichinate a parte, il provvedimento prevede novità sui premi (il salario
accessorio): «Solo il 25% dei dipendenti lo avrà per intero»
Via
alla riforma Brunetta Ma senza la class action
( da "Corriere
della Sera" del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cedere alle
resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei
pubblici servizi » mentre il Codacons (consumatori) considera Brunetta
«sconfitto e per questo ci aspettiamo le sue dimissioni». Il ministro ha subito
replicato ricordando che è stata la Lanzillotta ad aver «stoppato la class
action per il pubblico» quando il governo Prodi varò la legge.
india,
il trionfo di sonia gandhi - (segue dalla prima pagina) federico rampini
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e non ha
saputo riformare una burocrazia pletorica e inefficiente. Ma ha evitato la
trappola in cui si sono cacciati i comunisti, stritolati in una guerra tra
poveri: il governo "rosso" del Bengala occidentale, per aver
sostenuto l´occupazione operaia creata dalla fabbrica della Tata Nano, si è
messo contro le masse contadine vittime degli espropri di terreni.
crisi,
la regione si muove adesso tocca alle imprese - franco lella
( da "Repubblica,
La" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dei
procedimenti amministrativi al fine di tagliare i tempi e le duplicazioni della
burocrazia e sostenere il lavoro e la piccola impresa attraverso un fondo di 50
milioni di euro. Inoltre, sono stati attivati nuovi bandi che agevolano gli
investimenti. Ora gli imprenditori pugliesi hanno a propria disposizione, per
la prima volta, 10 bandi tutti aperti.
Agricoltura
in affanno Ma il governo taglia 600 milioni di euro
( da "Unita,
L'" del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
agenzia
statale per le erogazioni in agricoltura) si inventa procedure non previste
dalla Ue, burocrazia e complicazioni della nostra vita». Ma come, questo non è
il governo che toglie lacci e lacciuoli alle imprese, che semplifica? O vale
solo per la sicurezza sul lavoro? «Nel settore agricolo non ha semplificato
nulla, ci ha solo complicato le cose.
l'università
inferma - vittorio coletti ( da "Repubblica, La"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che si è
trovata a malpartito e ha cominciato col difendere se stessa, come sempre fa la
burocrazia quando incontra difficoltà nei suoi compiti istituzionali. Negli
atenei si sono così incrociati, incompresi e confusi due linguaggi opposti,
quello dell´insegnamento e della ricerca, e quello dell´amministrazione. E non
si sono più capiti.
Metti
un asilo nella tua azienda ( da "ItaliaOggi Sette"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma dopo la
stagione d'oro 2002-04 il trend si è fermato Ma burocrazia e scarsi
finanziamenti frenano le iniziative Ore 7.35: corso Settembrini
È
Hatoyama il leader democratico ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Facciamola
finita con questa era di controllo della burocrazia sulla politica », ha detto,
evidenziando un tema su cui conta di strappare consensi a un elettorato
tendente all'apatia. In politica estera, Hatoyama passa come fautore di una
linea meno supina ai desideri di Washington di quella seguita tradizionalmente
dall'Ldp.
Crisi
lunga, ora riforme e puntare sull'energia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
cominciare
dalla burocrazia, dal sistema previdenziale, dalle liberalizzazioni, dalle
comunicazioni, dall'energia e da un maggior impegno nell'economia verde (con un
coordinamento almeno in ambito europeo). Sui benefici della deregulation ci
sono diverse ricerche, fra cui una della Banca d'Italia, che dimostrano come le
liberalizzazioni potrebbero portare ad aumenti significativi del Pil.
Che
vita da Vichinchi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
ostile (tedesca e italiana), malattie e tragedie familiari: Radio Colonia ha un
orecchio per tutto. L'antica patria talvolta è idealizzata, spesso avvertita
lontana e disinteressata. I parlamentari italiani in visita all'estero? «Noi qui
in questa zona non abbiamo mai visto nessuno, neanche un cantante!
L'Egitto
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
questi 17
racconti sono stati a lungo inediti in Egitto per il veto della burocrazia di
Mubarak che bollò come «antinazionalisti» i suoi protagonisti. Studenti, padri
di famiglia, tassisti e prostitute dalle vite «opache» raccontati con
affettuosa ironia. Oggi alle 18.30 alla Feltrinelli di piazza Piemonte l'autore
ne parla con Caterina Soffici.
Più
ottimiste le spie del futuro ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
i Governi
sono più pronti a dare la colpa "allo straniero" (o alla burocrazia
bruxellese). Ma porta con sè anche i germi dell'unione: il pericolo comune può
spingere al fronte unico', alla collaborazione in un'area economica in cui i
legami sono tali e tanti che il coordinamento – se non altro per dare fiducia
ai mercati e ai cittadini –
Cura
anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Raccolte dal
ministero le richieste di 40 enti Cura anti-burocrazia: tra i rimedi spunta la
cedolare sugli affitti Calderoli prepara un Dl e un disegno di legge P
Il
cambio di campo è un'opportunità ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
con meno
burocrazia ». Il merito principale della legge italiana, secondo Borzaga, è
aver introdotto «una mini-rottura, un soggetto terzo fra Stato e mondo profit,
che fa impresa allo scopo diprodurre beni di interesse collettivo anziché di
distribuire utili: per metabolizzare il cambiamento ci vorranno diversi anni».
Su
internet corre l'appello: ora lotta senza conciliazione
( da "Sole
24 Ore, Il" del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
operaio verso
quelle burocrazie colluse (in primo luogo Fim, Uilm e Ugl, ma anche gran parte
dei vertici Fiom) e responsabili di anni di sconfitte e arretramenti».Di fronte
alle politiche del governo e della Fiat, la direttiva non ammette equivoci: «La
rabbia dei lavoratori è giusta e sacrosanta, e non saranno le infami
intimidazioni poliziesche a indebolire e dividere la lotta!
Morandini:
i nostri veri nemici sono la burocrazia e il fisco
( da "Corriere
della Sera" del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nemici sono
la burocrazia e il fisco ( d.d.v.) Il rappresentante della piccola industria
nel vertice Confindustria è Giuseppe Morandini, udinese, un imprenditore di
quarta generazione che produce laterizi (e che quindi soffre la crisi dell'edilizia).
A novembre lascerà la carica e già si prospetta un derby Nord-Sud tra il
campano Vincenzo Boccia e il vicentino Paolo Bastianello.
AGRICOLTURA
È IL MOMENTO DI RIPENSARLA ( da "Unita, L'"
del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che va dalle
burocrazie e miopie pubbliche ai cambiamenti strutturali dei sistemi privati.
Perché ciò avvenga serve che gli attori coinvolti siano disponibili a ripensare
un po' il loro ruolo, dal produttore che deve sentirsi e farsi imprenditore, al
mondo delle rappresentanze, dell'associazionismo, della cooperazione che
riducano le separatezze e divisioni,
Patrocinio
gratuito lo Stato non paga ( da "Stampa, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Colpa della
burocrazia: le richieste di liquidazione hanno tempi di attesa da 6 mesi a un
anno, il successivo mandato di pagamento altrettanto, a cui si deve aggiungere
l'effettivo trasferimento dei fondi dal Ministero di Giustizia al tribunale,
che ha tempi sconosciuti.
un
leader in fuga dalla verità - giuseppe d'avanzo (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
delle
burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle
leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il
quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in
pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche
internazionale della sua reputazione.
la
piccola impresa bacchetta alemanno - alessandra paolini
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Pagina VIII -
Roma La piccola impresa bacchetta Alemanno Crisi, ambiente e burocrazia,
"insufficienti" le politiche del Campidoglio Nel sondaggio di Cna
promossa solo la sicurezza. Per molti imprenditori "tutto come prima"
ALESSANDRA PAOLINI GLI imprenditori romani, quelli delle piccole e medie
aziende, danno i voti ad Alemanno.
lodi
e applausi in corto circuito - roberto rho
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
opprimente, del merito negato dagli opportunismi di cordata, di fazione o di
partito. Invece no: Berlusconi, Formigoni e Moratti hanno scelto di partecipare
in contemporanea all´inaugurazione di un ospedale privato, il nuovo Policlinico
San Donato, e tutti in coro hanno cantato le lodi della sanità privata: «Questo
Policlinico rappresenta un esempio e un modello da seguire»
case
popolari, crollano pezzi di muro - ernesto ferrara
( da "Repubblica,
La" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E per il
futuro occorre snellire la burocrazia infinita che frena progetti e
autorizzazioni», dice il segretario fiorentino del sindacato degli inquilini
Sunia Simone Porzio. Un programma a cui sta lavorando proprio in questi giorni
Casa Spa e che sarà reso noto nei dettagli nelle prossime settimane.
Confindustria
cambia strada Adesso scopre l'ambiente
( da "Unita,
L'" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Cioè riforme
(specialmente delle pensioni) meno burocrazia, più liberalizzazioni. Anche
scelte impopolari. Ma la presidente sa che in mezzo al guoado è difficile fare
passi dolorosi (soprattutto per i lavoratori). Serve un nuovo orizzonte: torna
utile l'ambiente, e anche i nuovi mercati nei Paesi emergenti.
Dal
tunnel usciremo tutti cambiati ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Vi penalizza
la burocrazia italiana? Va da sè, più semplice è il sistema, meglio è. Skf è in
Italia da più di cento anni, ormai abbiamo metabolizzato... Il problema,
talvolta, è che si fa fatica a difendere il nostro Paese. Nel board centrale di
Skf è in difficoltà come nostro "ambasciatore"?
Le
aziende al centro della ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
E poi meno
burocrazia, meno statalismo municipale, più investimenti in infrastrutture.In
un'Italia dove l'intervento pubblico deve limitarsi a questa fase
dell'emergenza, per lasciare spazio al mercato, regolato però in modo diverso:
più trasparenza, più cooperazione, con un no forte al protezionismo.
Il
capo è donna in due aziende su dieci
( da "Sole
24 Ore, Il" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ma il
problema sta anche nella troppa burocrazia. Maria Bonfanti, prima donna
italiana a presiedere una banca, la Banca di credito cooperativo di Sesto San
Giovanni, e oggi anche presidente della Federazione Lombarda delle Bcc, spiega
che per ottenere i finanziamenti c'è da presentare una tale mole di documenti
che molte impren-ditrici, soprattutto nel Nord Italia,
La
Pa paghi per i ritardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Quanto costa
alle imprese la burocrazia? Molto più di quanto si possa immaginare. Il centro
studi Confartigianato ha calcolato che ogni anno le nostre imprese vengono
gravate da 26,5 miliardi di oneri tra costi della burocrazia, scarsa
concorrenza del mercato, lentezze della giustizia civile e ritardi nei pagamenti
da parte della Pa.
Supercar
addio, Obama converte l'America ai micro-consumi
( da "Corriere
della Sera" del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Una
rivoluzione a cui si assommerà quella delle auto elettriche e a carburanti
alterativi, la prossima scommessa di Obama. Una delle sue prime decisioni è
stata di ordinarne
La
nuova burocrazia ( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Corriere
della Sera sezione: Focus Vuota data: 20/05/2009 - pag: 11 Focus La nuova
burocrazia 11 Corriere della Sera Mercoledì 20 Maggio 2009
Assalto
al castello del G8 ( da "Manifesto, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
appello
mancavano infatti i seicento studenti milanesi bloccati in stazione Centrale,
alle prese con la solita burocrazia mista a mancanza di elasticità che
contraddistingue, spesso, le ferrovie dello stato. Alle 11:30 finalmente si
parte «noi la crisi non la paghiamo» è lo slogan-manifesto del movimento che
attraversa, a passo piuttosto sostenuto, il centro di Torino.
Un
leader in fuga dalla verità ( da "Repubblica.it"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
delle
burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle
leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa. Questo è il
quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare con coraggio, in
pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la decadenza anche
internazionale della sua reputazione.
Quell'Europa
che ha dato lezioni al mondo ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ora la sfida
è quella di non soffocare l'economia nella burocrazia e di riuscire ad
affrontare la sfida con gli Stati Uniti per le nuove tecnologie. L'Europa può
tornare a crescere, ma solo sfruttando al meglio l'innovazione e la ricerca per
rilanciare le forze del mercato. © RIPRODUZIONE RISERVATA
http://gianfrancofabi.
Non
va abbassata la guardia ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
di avere un
Paese che funzioni, senza sprechi, con una burocrazia meno asfissiante, con la
spesa pubblica per il welfare non sbilanciata sul sistema pensionistico. E c'è
bisogno anche del dialogo con il sindacato: peccato, ha ripetuto ieri la
Marcegaglia, il no della Cgil alla riforma dei contratti.
Quando
la città fa squadra riesce sempre a vincere
( da "Corriere
della Sera" del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
affrancandosi
da burocrazie, equilibri, interessi. Adesso tocca alla città nel suo insieme
saper accompagnare lo sviluppo del parco, trovare altre sinergie (ad esempio
nel campo dei trasporti pubblici e delle altre strutture in zona), far crescere
una cultura di partecipazione di progettualità per troppo tempo sopite.
Parlamento,
scontro Fini-Berlusconi ( da "Stampaweb, La"
del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Quindi, se la
prende con i lacci e lacciuoli della burocrazia che bloccano la pubblica
amministrazione. Poi arriva l?affondo contro l?attuale sistema parlamentare che
va «ammodernato», favorendo così il varo di leggi e provvedimenti in tempi più
brevi. Silvio Berlusconi sceglie il palco dell?
Berlusconi
attacca "Parlamento inutile"
( da "Stampa,
La" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
nemmeno dalla
burocrazia statale che imbriglia il suo decisionismo, la sua determinazione a
fare la riforma della giustizia («non ci fermeremo fino alla divisione delle
carriere»), ma anche del parlamentarismo. «La Costituzione è stata scritta dopo
il ventennio fascista - ha ricordato il premier - e quindi non è stato dato
nessun potere al governo.
Taxi
rosa, Imperia può ancora aspettare
( da "Stampa,
La" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
della
burocrazia e forse della scarsa sensibilità di alcuni: l'avvio è subordinato
all'approvazione da parte della commissione consiliare per le Pari opportunità,
che per ben due volte non si è potuta riunire per mancanza di numero legale. A
denunciare il vergognoso stato d'impasse è il presidente di commissione,
niente
binari sul parco della fibronit ( da "Repubblica, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
un progetto
che sembrava ormai morto nella burocrazia, seppellito dalle decine di
protocolli che si sono firmati negli anni senza però realizzare mai qualcosa di
concreto». «Quando, appena insediato - ricorda l´assessore all´Urbanistica,
Ludovico Abaticchio - andai a discutere con l´allora sottosegretario ai
Trasporti, il forzista Guido Viceconte,
Un
impegno da onorare senza indugi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia al
cambiamento sono infinite, ma ha riconosciuto che l'appello alle riforme va
raccolto. Poi Berlusconi ha parlato di giustizia con toni polemici. La
necessità delle riforme è presto spiegata: da quando l'euro ha cancellato la
scorciatoia delle svalutazioni competitive, l'Italia cresce meno dei suoi
partner europei e senza le riforme il suo ritorno sui livelli produttivi
Il
discorso contro tutti che il premier voleva fare alle Camere
( da "Sole
24 Ore, Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Contro «la
burocrazia» che tutto frena, al punto che «fare la rivoluzione sarebbe più
facile che attuare le riforme». Di fronte agli industriali il presidente del
Consiglio ha fatto, né più né meno, il discorso che avrebbe desiderato
rivolgere al Parlamento.
Berlusconi
critica il Parlamento ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che il
Governo sta incontrando sulla strada dell'ammodernamento puntando l'indice su
una «burocrazia che si oppone» al cambiamento. Cita a esempio i cantieri
pubblici: «Troviamo difficoltà enormi ad aprirli, nonostante abbiamo stanziato
17 miliardi». E cita il termovalorizzatore di Acerra «che per aprire abbiamo
dovuto schierare l'esercito».
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia e
della liberalizzazione delle società pubbliche. La Marcegaglia parla di
«impressionante avanzata del neostatalismo, gli enti locali non si fermano
continuano a creare nuove e improbabili aziende». Riconosce il merito di alcuni
ministri e quando cita il «coraggio» di Renato Brunetta (Funzione pubblica) la
platea di circa tremila imprenditori si scatena nel più scrosciante
E
si apre la fase due delle riforme con l'asse inedito tra Cisl e imprese
( da "Corriere
della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la lotta alla
burocrazia, lo Statuto dei lavori. Nessuno considera la crisi come un fatto già
archiviato, ma tutti sono convinti che l'uscita dal tunnel sia più vicina. E i
tre hanno cominciato a ragionare del futuro con l'idea di accelerare. «Con chi
ci sta»: scontato l'appoggio della Uil di Luigi Angeletti, un messaggio chiaro
alla Cgil,
Bene
il gover no ma tagli dipiù ( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che si
traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso
fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile):
tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male
anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza
sleale alle imprese».
Il
premier alle imprese: Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no
( da "Manifesto,
Il" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
vuoi per la
burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi
per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il
rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti
Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del leader.
Podestà:
per i disabili uno sportello unico E lotta ai pass auto falsi
( da "Corriere
della Sera" del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia.
«E siccome la tecnologia lo permette, punteremo molto sulla rete e su Internet.
Perché non tutti si possono accollare la visita allo sportello vero e proprio.
È possibile creare una rete virtuale che venga incontro alle richieste di tutte
queste persone: dagli assegni di invalidità a dove rivolgersi per trovare tutti
gli strumenti necessari per chi è diversamente abile»
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«La burocrazia
per le concessioni delle Soprintendenze chiede tempi troppo lunghi. E lo
ripeto: la crisi non permette altri ritardi». Resta l'edilizia sociale. «È ora
di dire basta ai quartieri ghetto. Perciò stiamo pensando alle quote». Quote?
«Case a coppie giovani, ma anche ad anziani.
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che si
traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso
fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile):
tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male
anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza
sleale alle imprese».
Il
premier alle imprese:
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
vuoi per la
burocrazia, vuoi per le tasse troppo alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi
per i costosi processi per riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il
rischio comunista. Manager, padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo
tutti Silvio Berlusconi» è la promessa costante, eterna ma mai appagata del
leader.
"Stop
alle ideologie e largo ai giovani"
( da "Stampa,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
per eliminare
code e burocrazia. Non ci vogliono molti soldi per fornire una connessione a
spese del Comune». Di sicuro siete contrari agli inceneritori. «Non bisogna più
bruciare rifiuti. Producono polveri sottili (Pm10) che uccidono. Solo in
Italia, le vittime vanno dalle 8 mila (secondo gli studi più ottimistici) alle
35 mila.
"la
mia sfida per il porto" - (segue dalla prima pagina) enrico pedemonte
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Snellisce la
burocrazia e facilita i traffici». A quando la vendita dell´aeroporto? «A
giugno presenteremo la delibera per vendere tutte le partecipazioni non
strategiche. Cederemo anche il 60 per cento dell´aeroporto». Ci sono trattative
in corso? «No, perché sarà indetta una gara pubblica, ma sono in molti a
manifestare interesse».
federagenti
"recessione anche sui moli"
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Anche per il
presidente della Commissione trasporti alla Camera, Mario Valducci (Pdl),
«occorre velocizzare l´iter per la riforma della legge 84 del 1994, attuare la
classificazione dei porti per stabilire le opere prioritarie e ideare norme più
semplici per portare avanti opere e pratiche». «Spesso il problema non sono i
soldi, ma la burocrazia», ha detto.
in
fuga dall'italia anche i cervelli stranieri - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
costretti e
una gi
Black-out
sui conti dei mafiosi ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«Burocrazia e
malapolitica – spiega – non aiutano chi denuncia e chi si espone. La
repressione dello Stato fa passi in avanti ma non basta, non basta». Insomma,
il circuito di legalità che parte dal basso fa fatica. Gli imprenditori
condividono e criticano.
Dalla
Toscana alla Costiera: cosa buttar giù
( da "Corriere
della Sera" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
inerzia
colpevole della burocrazia, l'indulgenza della magistratura e la scarsa
attenzione delle autorità di polizia, continueranno, allo scopo di cancellare
dalle «amate sponde» (e non solo), altri monumenti dell'avidità e
dell'insipienza umana. Tra gli ecomostri in attesa di definitiva cancellazione,
ricordiamo il Domizia Village,
Resteremo
con il retail e business selezionati
( da "Sole
24 Ore, Il (Plus)" del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Non è però
giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per
tutti. Paolo Zucca © RIPRODUZIONE RISERVATA «L'innovazione è partita da noi
Pressati da oneri e burocrazia» Guido Rosa, presidente Associazione italiana
delle banche estere (Aibe) IMAGOECONOMICA
Cinque
richieste alla Regione sulla deviazione dei camion
( da "Stampa,
La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia I
rimborsi devono essere più facili per chi evita la statale e viaggia sull'A26
Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion Cinque richieste
dagli artigiani alla Regione. Eccole: consentire agli autotrasportatori di
ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per deviazione sulla A26
indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di
pannella
in piazza maggiore sfida il pd "avete distrutto la fiducia degli
operai" ( da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che ha
cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere come ha fatto a Bologna.
Voi compagni - prosegue Pannella parlando dal palco - avete distrutto la
fiducia che c´era nei ceti operai, che c´era a Bologna per la vostra viltà.
Perchè di fronte al ruspante Berlusconi non vi si riconosce prestigio, storia,
cultura.
Stop
ai Tir sulle vie dei laghi Intervento di Confartigianato
( da "Stampa,
La" del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Confartigianato
chiede alla Regione Piemonte norme più semplici e meno burocrazia per i
rimborsi. L'obiettivo della presa di posizione di Confartigianato è quello di
consentire agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi dei pedaggi
autostradali per la deviazione sulla A26 indipendentemente dal fatto che i
mezzi entrino o escano dai caselli di Borgomanero, Castelletto Ticino o Arona,
Abstract: Burocrazia, leggi assurde. La ricerca deve attirare i giovani migliori. Che per venire qui si scontrano con la burocrazia. Penso all'esperienza dei giovani stranieri di Humanitas, un quarto del totale, che hanno scelto la nostra ricerca e sono frustrati dalle pratiche burocratiche e, per contrasto, penso ad altre realtà come Singapore o l'
Argomenti: Burocrazia
Abstract: dalla burocrazia alla famiglia Con sottile ironia, Daniela Di Benedetto - docente, musicista, autrice di saggi e romanzi - propone una galleria di personaggi che si caratterizzano per superficialità, cinismo, egoismo, arroganza. Il preside accomodante che sollecita facili promozioni, la badante senza scrupoli che somministra psicofarmaci secondo il proprio tornaconto,
Abstract:
famiglie e
imprese Si appesantisce la burocrazia per il matrimonio dello straniero in
Italia. è solo una delle misure destinate a persone e famiglie, previste nel
disegno di legge sulle disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Mentre
tornando alle misure previste per imprese e professioni, il disegno di [.
la
lamentela è una scienza ecco come spuntarla sempre - enrico franceschini londra
( da "Repubblica,
La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
con la
burocrazia: farlo in modo razionale, e senza perdere la calma, è
liberatorio" ENRICO FRANCESCHINI LONDRA dal nostro corrispondente C´è
gente che lo fa in continuazione, altri che vorrebbero ma non ne hanno il
coraggio, molti che ci provano senza ottenere niente e pochi che ottengono
soddisfazione: come colui che,
Cervelli
stranieri, l'87% fugge dall'Italia
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
I mali della
burocrazia «Cervelli» stranieri, l'87% fugge dall'Italia Nicoletta Picchio ROMA
Sfiancati dalla burocrazia. Dai tempi lunghi dei permessi di soggiorno, dalle
barriere legislative che, per esempio, non permettono ad uno studente di
portare la moglie come "familiare al seguito" ma impongono di seguire
l'iter,
Senza
investimenti prezzi fuori controllo
( da "Sole
24 Ore, Il" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
è sempre una piaga per chi investe? Gli aspetti ambientali sono stati
storicamente i passaggi più problematici. Devo osservare che il ministro
dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto molto per snellire le procedure
e dare fiducia a chi vuole investire.
Azionariato
contadino nella Corporate India ( da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
quando in
India non esistevano riforme economiche ma solo il «License Raj», l'impero
della burocrazia, era qualche cosa di sensazionale. Ma questo fu Dhirubhai
Ambani:l'uomo che ha inventato il culto indiano dell'azionariato. Girava le
campagne del Gujarat dove era nato, convincendo i contadini che investire
qualche rupia nella sua impresa li avrebbe fatti ricchi.
I
16 supercommissari rimasti nel cassetto
( da "Corriere
della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
1 Grandi
opere e burocrazia I 16 supercommissari rimasti nel cassetto di SERGIO RIZZO La
lista dei sedici commissari alle grandi opere pubbliche era pronta. Uno per
ognuna delle infrastrutture strategiche per il Paese. Impacchettata per il via
libera del Consiglio dei ministri della scorsa settimana, all'ultimo momento è
stata rimessa nel cassetto.
Dal
Ponte al Mose, bloccate le nomine dei sedici commissari
( da "Corriere
della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Peccato
soltanto che gli effetti della crisi non aspettino i comodi della nostra
burocrazia. Negli ambienti della maggioranza, dove i commissari vengono
ovviamente difesi a spada tratta, si rigetta la tesi che tutto si sia bloccato
a causa di contrasti politici o scontri fra poteri. I continui rinvii avrebbero
a che fare piuttosto con altre questioni.
La
Soprintendenza il piano casa e il rischio abusi
( da "Corriere
della Sera" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la Regione
anticipa il governo e rivoluziona la burocrazia: «Rimangono i soliti vincoli ha
spiegato Boni . Ma se esistono edifici, in queste aree, incompatibili con tali
contesti sarà possibile chiedere interventi di sostituzione. Anche in un centro
storico, purché non modifichi la fisionomia del centro stesso: spetterà alla
Regione autorizzare gli interventi».
Fino
a 5mila euro per entrare in Italia come clandestini
( da "Sole
24 Ore, Il (Del Lunedi)" del
25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
e gli episodi di cronaca rendono gli italiani meno accoglienti rispetto a
qualche anno fa– continua Cornejo –mai sudamericani sono qui solo per
lavorare». E sulla radice culturale comune, Patricia Sosa,46 anni –giornalista
ecuadoriana che conduce il programma "Babel latino" su Radio Marconi
&
In
vigore 1.656 leggi inutili ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia.
Dopo il censimento del ministero saranno cancellate da dicembre In vigore 1.656
leggi inutili Tra gli oltre 7mila atti anteriori al 1970 se ne salveranno 2.500
P
La
burocrazia assorbe 8 miliardi ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
3 autore: La
burocrazia assorbe 8 miliardi Il 6% del bilancio viene utilizzato per il
funzionamento delle amministrazioni Chiara Bussi «La Ue destina la maggior
parte delle proprie risorse al funzionamento della burocrazia ».Non è
l'affermazione di un euroscettico, ma una frase riportata sul sito web della
Commissione,
La
legge nasce in Conferenza ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Specchio
fedele della burocrazia, anche se in tempi di federalismo sempre più spinto non
si può sorvolare sulla necessità che Governo e periferia si parlino. «Non ci
sono alternative – afferma Fitto –. Certo, sarebbe auspicabile un organismo
come il Senato federale.
AMBASCIATORI
IN MISSIONE CON IL MARITO ( da "Stampa, La"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
immaginiamo
gli sconvolgimenti del più arido e del più tradizionale settore della
burocrazia, quello dei «foreign offices» esposti alla frizione di una
rivoluzione sessuale aperta; immaginiamo imbarazzi di cerimoniali, e autentici
problemi di rispetto religioso, come potrebbero verificarsi in Medio Oriente o
anche in Vaticano.
Pannella:
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che «ha
cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere, come ha fatto qui a
Bologna». E poi il vecchio leader radicale se la prende anche con chi demonizza
Berlusconi: «Un genio del male? Non diciamo coglionate», dice dal palco
allestito in piazza Maggiore. «Credete che Berlusconi sia cattivo?
Crisi,
rabbia e paura ( da "Manifesto, Il"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
si sono
dovute scontrare sempre con le burocrazie dei sindacati esistenti. Il vero
punto in questione è che si sono scontrati i lavoratori, non chi pretende di
sostituirsi ad essi o insegnare ad essi cosa fare o non fare o quando farlo.
Provino i militanti dello Slai Cobas a leggere della nascita dell'Afl, degli
stessi I.
Non
criminalizzare il dissenso ( da "Manifesto, Il"
del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
aperto gli
occhi e si siano accorti che questa burocrazia sindacale lavora per proprio
conto: Tfr, gestione dei fondi pensione, enti bilaterali, ecc.? Dagli accordi
del 1992-93 sulla politica dei redditi, alla concertazione, all'accettazione
dei contratti per il lavoro precario, questa è la situazione: retribuzioni fra
le più basse della Ue, attacchi continui al diritto del lavoro,
Caso
Noemi, la vicenda ricostruita dai cronisti
( da "Stampaweb,
La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dare una
spinta ai contratti per i nuovi termovalorizzatori che sono frenati dalla
burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stai venendo
a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi, perche' non
vieni per un brindisi, lo facciamo in un locale che e' poco distante
dall'aeroporto. Ti prego vieni, sarebbe il piu' bel regalo della mia
vita".
Crisi,
Bagnasco: "Tutelare i precari"
( da "Stampaweb,
La" del 25-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Europee -
"Va costruita Ue dei popoli non delle burocrazie" Dal cardinale
Bagnasco anche un monito in vista delle elezioni europee del 6-7 giugno. «Alla
luce delle esperienze non tutte positive degli ultimi anni, va costruita
l?Europa dei cittadini e dei popoli, non quella delle burocrazie.
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
VENTIMIGLIAPROPOSTA
DEL SINDACO PER RINFORZARE LA VIGILANZA AL TRAFFICO Più vigili urbani nelle
strade [FIRMA]LORENZA RAPINI VENTIMIGLIA Più vigili urbani per la strada, ad
occuparsi del traffico e di viabilità e meno negli uffici. Sulla via non
soltanto per aiutare il flusso di veicoli: ma anche per dare informazioni, per
fare ordine pubblico, per dare un supporto fondamentale a turisti e visitatori.
È questa l'idea del sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino, per l'estate.
«Tra poco arriveranno le vacanze estive - spiega il primo cittadino - nelle
nostre strade il traffico aumenterà notevolmente. Per questo c'è bisogno degli
agenti della polizia municipale. Di tutti quelli disponibili». Scullino
vorrebbe studiare il modo di occupare, negli uffici del comando dei vigili, uno
o più impiegati civili. «Stiamo valutando con le rappresentanze sindacali il
modo in cui si può intervenire - dice ancora il sindaco di Ventimiglia - e
stiamo cercando un accordo. L'idea è quella che stiamo portando avanti da
quando, quasi due anni fa, siamo arrivati a governare. L'obiettivo, cioè, è
aumentare quanto più possibile le presenze di uomini in divisa per le strade,
visto che sono un fondamentale supporto per la città». Negli uffici, quindi, ad
occuparsi del disbrigo delle pratiche amministrative, ci potranno essere uno o
anche due impiegati del Comune. «Già oggi - prosegue Scullino - gli agenti impegnati con le carte e la burocrazia sono diminuiti. Ci rendiamo conto che in ufficio, al comando, ci
sono molte cose da fare. Per questo vorremmo, studiando una soluzione che metta
d'accordo anche gli agenti, dar loro un aiuto con un impiegato del municipio».
Oggi l'organico della polizia municipale di Ventimiglia non è ampio. Ci
sono 33 vigili, dei quali cinque a tempo determinato. Tra l'altro, uno dei nodi
delle modalità operative degli agenti più volte toccato con l'Amministrazione,
riguarda le singole pattuglie: che, ultimamente, proprio per esigenze di
incrementare le presenze sulla strada, vengono svolte da singoli e non più in coppia.
Ma negli ultimi mesi questo ha comportato un aumento notevole delle aggressioni
subite dagli agenti da parte di automobilisti particolarmente «agitati». Un
numero più alto di vigili operativi per la strada può certamente essere un
deterrente anche in questo senso. Senza contare che, tra ferie, turni e
personale negli uffici, gli agenti tra le vie del centro e delle frazioni sono
pochi, per una città che ha un centro esteso come Ventimiglia e che conta ben
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
il
caso Un figlio contro la burocrazia "Voglio
assistere mia madre con dignità" VALENTINA ROBERTO ALICE CASTELLO «Per mia
madre è indispensabile l'assegno di accompagnamento, viste le sue precarie
condizioni di salute. Invece è costretta a vivere solo con la pensione minima
che sfiora i 500 euro mensili». E' l'appello lanciato da Enrico Ba, per far fronte alle
esigenze di assistenza della madre novantenne, obbligata a quindici ore di
ossigenoterapia al giorno. Per la legge, però, non le spetta altro se non la
sua pensione. «Mi rivolgo alle istituzioni e agli organi competenti perchè
diano una risposta al mio caso - spiega -, nella consapevolezza che di
situazioni come la mia ce ne sono tantissime. Proprio per questo bisogna
parlarne e almeno tentare di gettare le basi per una soluzione». Enrico Ba
racconta la sua quotidianità, fatta di un lavoro che occupa per gran parte
della giornata, dell'assistenza al padre, ospite da qualche giorno di una
residenza anziani, e del sostegno alla madre, Liliana Bongiovanni, di 89 anni.
«Se non fosse per mia moglie Annalisa, che assiste mia madre per l'intera
giornata - continua Ba -, penso che per me sarebbe impossibile accudirla con
dignità. Infatti, nonostante l'Asl non le abbia riconosciuto alcun assegno di
accompagnamento perchè non è ritenuta invalida, le sue condizioni e la sua
patologia fanno sì che lei in realtà lo sia a tutti gli effetti. Basti pensare
che le sono necessarie quindici ore di ossigenoterapia al giorno, senza
dimenticare che ogni qual volta si deve alzare ci deve essere qualcuno pronto
ad aiutarla». Un'assistenza non riconosciuta dalla legge, che ricade però
esclusivamente sulle spalle della famiglia. «Mia moglie - continua Ba -, a
causa di questa situazione, non può prendere altri impegni lavoro. La speranza
è a mia madre venga riconosciuto al più presto un assegno di accompagnamento.
In questo modo potremmo accudirla in casa, con l'aiuto di una badante, senza
pregiudicare l'intera giornata di mia moglie».
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Confronto Gianna
Gancia Mino Taricco Teresio Delfino Lo scontro arriva su come ottenere le
risorse statali MARRO, GIORDANO, BORATTO CUNEO Per la prima volta i tre
candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di
liste d'appoggio, si sono ritrovati allo stesso tavolo per un confronto. In
redazione a La Stampa per rispondere a domande dei giornalisti, a quesiti dei lettori.
Gianna Gancia sostenuta da Lega, Pdl (e altre 5 liste); Mino Taricco, del Pd
(più altre quattro liste); Teresio Delfino dell'Udc (con una lista di
amministratori in appoggio). Due ore di confronto, a tratti serrato, con
risposte a volte lapidarie a volte argomentate. A tutto campo. Donne e politica
Gancia: «Le giovani candidate non sono state mai proposte dagli schieramenti
politici in confronti diretti nelle competizioni elettorali: le hanno sempre
inserite in collegi sicuri, blindatissimi. Per me questa candidatura è motivo
di orgoglio. Sarà una competizione vera. Due anni fa ho scontato il peccato
originale di essere la compagna del ministro Calderoli. Non ho accettato la
candidatura in Parlamento. Una scelta etica. La mia definizione di "post
femminista": le donne devono avanzare in politica». Delfino: «Le donne
sono sempre più presenti per responsabilità e partecipazione nella politica. Ho
dubbi sulle liste soltanto al femminile, la società è più complessa, questa
specificità sarebbe un limite. Ci sono otto donne nelle nostre due liste, ma
c'è un ritardo complessivo sulla situazione femminile. Il presidente della
Provincia può dare un impulso in questo senso, ne sono convinto». Taricco:
«Nelle mie liste oltre il 25% sono donne, tutte con conoscenza del territorio.
Rilevo che molte non si sono date disponibili per problemi di lavoro o
famiglia. In giunta, se sarò eletto, avremo almeno 4 donne su 10 assessori».
Organico adeguato in Provincia Gancia: «Per il numero dei dipendenti ci sono
parametri europei, statali e della Corte dei conti che nella Granda sono
rispettati da tutti gli enti locali. Si deve sburocratizzare il rapporto tra
ente e imprese e cittadini. Non è corretto promettere assunzioni tanto per
farlo. E' indispensabile personale qualificato in tutti i settori». Delfino:
«Il capitale umano di un ente è fondamentale. In 35 anni come dipendente in
Provincia ho visto sprechi e inefficienze. Ma è sbagliato dare un taglio solo
ragioneristico sul numero degli impiegati. Certo il ministro Brunetta ha dato
una scossa. Qui nella Granda c'è serietà. La Provincia, per carenza di
organico, ha avuto un'inadeguata gestione della formazione professionale che
ogni anno ha un budget di 30 milioni. Voglio puntare su una costante e
periodica verifica delle strutture e dei servizi». Taricco: «La nostra
Provincia è l'unica in Piemonte che, rispetto ai servizi erogati, è
sottorganico rispetto a quanto ricevuto per il personale che si occupa delle
pratiche dei fondi Ue sullo sviluppo rurale. Risultato: 8 mesi di ritardi per
assegnare diversi milioni di euro. Sarebbero necessarie 5-6 persone in più per
sbrigare le pratiche arretrate in agricoltura. Stesso discorso per la
formazione, dove la Granda era la provincia più efficiente a livello regionale:
qui, ad esempio, c'erano due dei migliori dirigenti sulla piazza. Non sono
stati valorizzati e ora hanno accettato di lavorare a Torino». Gancia: «Sul
Piano di sviluppo rurale i ritardi, gravi, sono stati della Regione Piemonte».
Taricco: «Non è vero. E' oggetto di negoziazione telematica con Bruxelles.
L'Emilia è stata la prima regione in Italia a completare l'iter: l'ha fatto in
estate. Il Piemonte è arrivato a novembre, in linea con Lombardia e Veneto».
Delfino: «Sul Psr c'è stato ritardo. E' assurdo che ogni Regione contratti con
la Ue. Serve un ministro unico». Burocrazia e utilizzo
delle risorse Gancia: «Ci troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali
diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare
al proprio interno tanti progetti. Questa situazione non reggerà: deve
essere invertita al più presto. Si deve andare incontro alle esigenze dei
cittadini». Delfino: «Con il sistema maggioritario il vero responsabile del
funzionamento della Provincia è il presidente. Si devono rendere più
responsabili ed efficienti le strutture pubbliche a tutti i livelli. Non credo
ai modelli centralisti. I casi vanno analizzati uno ad uno. Da noi, in
Provincia il rapporto fra cittadini e dipendenti è corretto, se non
sottodimensionato». Taricco: «In settori come quello dell'acqua la Provincia ha
accumulato ritardi intollerabili in questi anni. Mancanza di personale mai
rimpiazzato, corsa al risparmio sui dipendenti. Costa dice: "Ho ridotto il
personale della Provincia" e lo vede come un traguardo in sé. Resta
centrale strutturare meglio i servizi e assumere dove ci sono carenze».
Finanziamenti dal Governo Gancia: «Ho un filo diretto con il Governo e useremo
tutte conoscenze per ottenere il massimo di risorse da dare ai cuneesi. Così
come fate in Regione. La Granda conta 80 mila partite Iva e non ha mai fatto
sentire la propria voce a livello istituzionale, a Roma. E i problemi delle
infrastrutture restano. Mi vergogno di parlare dell'autostrada Cuneo-Asti: non
ero ancora nata e si discuteva degli stessi problemi stradali di oggi. La
verità è che i cuneesi hanno dato tanto e ricevuto poco: anche per questo la
Lega vuole il federalismo fiscale». Taricco: «Chiunque si candida deve
dichiarare che farà il massimo per il territorio, ma è singolare dire che i
soldi vengono assegnati grazie alle assonanze politiche. Sfido a citare un caso
di fondi della Regione dati per amicizie di partito. In questi anni da
assessore tutti i finanziamenti sono stati assegnati con bandi e requisiti
oggettivi. Non solo. Anche nei mesi scorsi, quando sono andato in giro per
incontri politici ho pagato di tasca mia. Il metodo dei soldi pubblici alle
amministrazioni amiche è venuto fuori dal centrodestra con la "legge
mancia": imponeva ai governi di dare soldi a determinati comuni, amici
loro». Delfino: «E' ingeneroso dire che la Granda non ha mai ricevuto
finanziamenti. Proprio grazie al gioco di squadra di tutti i parlamentari
cuneesi in questi anni abbiamo portato a casa il raddoppio della Torino-Savona,
le circonvallazioni dei principali centri e siamo a buon punto per la
Cuneo-Asti. Ma è vero che la Granda ha pesanti arretrati da incassare. Si
attendono i soldi per i danni legati all'alluvione e alle nevicate record. Da
presidente istituirò una consulta permanente con rappresentati di territorio,
consiglieri regionali e parlamentari: sarà permanente e non saltuaria». Gancia:
«Ci sono imprenditori che devono ricevere i soldi dell'alluvione del '94.
Questa è la vergogna. E qui sono stati fatti prestiti, con interessi da pagare.
In altre zone d'Italia i soldi sono arrivati, e a fondo perso». Mercantour e
pedaggi Cn-At Taricco: «Sono favorevole al traforo, anche se non sarà semplice
trovare i soldi. Un esempio. Bene il raddoppio del Tenda ma per farlo sono
stati tolti i soldi alla variante di Demonte, penalizzando il traffico pesante
in valle Stura. E lì, proprio sul colle della Maddalena, la situazione è
insostenibile e va risolta». Delfino: «E' nelle cose che si farà il Mercantour.
Per avere la Cuneo-Asti era prima necessario il raddoppio della Torino-Savona.
Fatto quello si è arrivati alla Cuneo-Asti che ha nel Mercantour la
prosecuzione naturale, dopo il raddoppio della Torino-Savona. Ingiusto il
pedaggio sulla Cn-At, costruita con soldi dello Stato: ma questo prevede il
piano finanziario dell'opera e non può essere cambiato». Gancia: «La Cn-At a
pagamento anche se realizzata esclusivamente con i soldi pubblici? E' una presa
per i fondelli. Questa Provincia ha pesato poco in passato, quando si
decidevano queste cose. Non è riuscita a farsi valere. Ora dovrà contare di
più. Il Mercantour è il sogno, di difficile realizzazione, che porrà davvero
fine all'isolamento della Granda. Ci apre non solo alla Francia, ma all'Europa
intera». Ferrovie e guai Taricco: «La liberalizzazione è stata solo formale.
Trenitalia ha il monopolio. Oggi la Regione finanzia l'acquisto di vagoni, ma
poi è impossibile controllarne l'impiego. Così come avviene in tutte le
Regioni. Si tratta di aprire alla concorrenza, offrire alternative. Impedire il
monopolio». Delfino: «Le ferrovie sono una delle carenze strutturali del
territorio. Il confronto utenti, Provincia, Regione e Trenitalia - se sarò
eletto - sarà costante, periodico, stringente». Gancia: «E' una delle debolezze
della Granda. Si deve aprire alla concorrenza: è l'unica strada concreta per
migliorare il servizio a favore degli utenti». Province da abolire? Delfino:
«Vero che l'Udc sosteneva l'abolizione delle Province, così come il Pdl: va
abolito ciò che è inutile. A Cuneo è evidente il contrario. La Provincia serve
ma deve avere risorse. Si deve dare battaglia per essere messi alla pari di
Valle d'Aosta e Bolzano». Gancia: «La Lega crede nelle provincia come organo di
gestione intermedio. La Granda è varia e diversa, pianura, colline, valli: la
riforma degli Enti locali con l'autonomia fiscale e il nuovo codice delle
autonomie che sta scrivendo il Governo va nella giusta direzione. Così come i
Comuni piccoli: sono utili per la loro funzione di democrazia rappresentativa,
ma devono associare molte funzioni». Taricco: «Otto province in Piemonte sono
troppe.In alcuni casi davvero inutili. Ma a riforma dev'essere complessiva e
deve salvare un ente intermedio che negli anni ha avuto sempre più impegni e
responsabilità. Sui piccoli Comuni: sono sintomo di radicamento culturale e
appartenenza. Rimangano, ma vanno accorpati i centri dei servizi: anagrafe,
vigili, ambulatori». Avete pendenze giudiziarie? Taricco: «Ho una denuncia dei
Cobas per la questione delle quote latte». Delfino: «Sulla vicenda dell'Enoteca
Italia la Corte dei conti ha chiuso la questione amministrativa. Sul fronte
penale mi risulta che l'istruttoria sia in fase di positiva conclusione».
Gancia: «Solo una questione privata, nulla a che fare con la politica».
Ballottaggio Gancia: «Ogni voto non dato a me e alle mie liste, è una
preferenza per il Governo Prodi, o chi oggi lo rappresenta. Non credo servirà
il ballottaggio». Delfino: «Il voto alla Provincia va alla persona, non ai
partiti. Sono convinto di andare al ballottaggio e saranno gli altri a doversi
porre la questione delle alleanze con me». Taricco: «Sono convinto che si andrà
al ballottaggio. Alleanze si potranno fare solo dopo il risultato del primo
turno». Pagella alla giunta Costa Taricco: «Fra il 5 e il 6». Delfino: «Un bel
7». Gancia: «Un 8. Pieno».
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Per la prima volta i
tre candidati alla presidenza della Provincia che contano il maggior numero di
liste d'appoggio, si sono ritrovati allo stesso tavolo per un confronto. In
redazione a La Stampa per rispondere a domande dei giornalisti, a quesiti dei
lettori. Gianna Gancia sostenuta da Lega, Pdl (e altre 5 liste); Mino Taricco,
del Pd (più altre quattro liste); Teresio Delfino dell'Udc (con una lista di
amministratori in appoggio). Due ore di confronto, a tratti serrato, con
risposte a volte lapidarie a volte argomentate. A tutto campo. Donne e politica
Gancia: «Le giovani candidate non sono state mai proposte dagli schieramenti
politici in confronti diretti nelle competizioni elettorali: le hanno sempre
inserite in collegi sicuri, blindatissimi. Per me questa candidatura è motivo
di orgoglio. Sarà una competizione vera. Due anni fa ho scontato il peccato
originale di essere la compagna del ministro Calderoli. Non ho accettato la
candidatura in Parlamento. Una scelta etica. La mia definizione di "post
femminista": le donne devono avanzare in politica». Delfino: «Le donne
sono sempre più presenti per responsabilità e partecipazione nella politica. Ho
dubbi sulle liste soltanto al femminile, la società è più complessa, questa
specificità sarebbe un limite. Ci sono otto donne nelle nostre due liste, ma
c'è un ritardo complessivo sulla situazione femminile. Il presidente della
Provincia può dare un impulso in questo senso, ne sono convinto». Taricco: «Nelle
mie liste oltre il 25% sono donne, tutte con conoscenza del territorio. Rilevo
che molte non si sono date disponibili per problemi di lavoro o famiglia. In
giunta, se sarò eletto, avremo almeno 4 donne su 10 assessori». Organico
adeguato in Provincia Gancia: «Per il numero dei dipendenti ci sono parametri
europei, statali e della Corte dei conti che nella Granda sono rispettati da
tutti gli enti locali. Si deve sburocratizzare il rapporto tra ente e imprese e
cittadini. Non è corretto promettere assunzioni tanto per farlo. E'
indispensabile personale qualificato in tutti i settori». Delfino: «Il capitale
umano di un ente è fondamentale. In 35 anni come dipendente in Provincia ho
visto sprechi e inefficienze. Ma è sbagliato dare un taglio solo ragioneristico
sul numero degli impiegati. Certo il ministro Brunetta ha dato una scossa. Qui
nella Granda c'è serietà. La Provincia, per carenza di organico, ha avuto
un'inadeguata gestione della formazione professionale che ogni anno ha un
budget di 30 milioni. Voglio puntare su una costante e periodica verifica delle
strutture e dei servizi». Taricco: «La nostra Provincia è l'unica in Piemonte
che, rispetto ai servizi erogati, è sottorganico rispetto a quanto ricevuto per
il personale che si occupa delle pratiche dei fondi Ue sullo sviluppo rurale.
Risultato: 8 mesi di ritardi per assegnare diversi milioni di euro. Sarebbero
necessarie 5-6 persone in più per sbrigare le pratiche arretrate in
agricoltura. Stesso discorso per la formazione, dove la Granda era la provincia
più efficiente a livello regionale: qui, ad esempio, c'erano due dei migliori
dirigenti sulla piazza. Non sono stati valorizzati e ora hanno accettato di
lavorare a Torino». Gancia: «Sul Piano di sviluppo rurale i ritardi, gravi,
sono stati della Regione Piemonte». Taricco: «Non è vero. E' oggetto di
negoziazione telematica con Bruxelles. L'Emilia è stata la prima regione in
Italia a completare l'iter: l'ha fatto in estate. Il Piemonte è arrivato a
novembre, in linea con Lombardia e Veneto». Delfino: «Sul Psr c'è stato
ritardo. E' assurdo che ogni Regione contratti con la Ue. Serve un ministro
unico». Burocrazia e utilizzo delle risorse Gancia: «Ci
troviamo di fronte a una burocrazia bizantina, pesante, insostenibile. Illogico che gli Enti locali
diano appalti a professionisti esterni quando hanno le capacità per realizzare
al proprio interno tanti progetti. Questa situazione non reggerà: deve
essere invertita al più presto. Si deve andare incontro alle esigenze dei
cittadini». Delfino: «Con il sistema maggioritario il vero responsabile del
funzionamento della Provincia è il presidente. Si devono rendere più
responsabili ed efficienti le strutture pubbliche a tutti i livelli. Non credo
ai modelli centralisti. I casi vanno analizzati uno ad uno. Da noi, in Provincia
il rapporto fra cittadini e dipendenti è corretto, se non sottodimensionato».
Taricco: «In settori come quello dell'acqua la Provincia ha accumulato ritardi
intollerabili in questi anni. Mancanza di personale mai rimpiazzato, corsa al
risparmio sui dipendenti. Costa dice: "Ho ridotto il personale della
Provincia" e lo vede come un traguardo in sé. Resta centrale strutturare
meglio i servizi e assumere dove ci sono carenze». Finanziamenti dal Governo
Gancia: «Ho un filo diretto con il Governo e useremo tutte conoscenze per
ottenere il massimo di risorse da dare ai cuneesi. Così come fate in Regione.
La Granda conta 80 mila partite Iva e non ha mai fatto sentire la propria voce
a livello istituzionale, a Roma. E i problemi delle infrastrutture restano. Mi
vergogno di parlare dell'autostrada Cuneo-Asti: non ero ancora nata e si
discuteva degli stessi problemi stradali di oggi. La verità è che i cuneesi
hanno dato tanto e ricevuto poco: anche per questo la Lega vuole il federalismo
fiscale». Taricco: «Chiunque si candida deve dichiarare che farà il massimo per
il territorio, ma è singolare dire che i soldi vengono assegnati grazie alle
assonanze politiche. Sfido a citare un caso di fondi della Regione dati per
amicizie di partito. In questi anni da assessore tutti i finanziamenti sono
stati assegnati con bandi e requisiti oggettivi. Non solo. Anche nei mesi
scorsi, quando sono andato in giro per incontri politici ho pagato di tasca
mia. Il metodo dei soldi pubblici alle amministrazioni amiche è venuto fuori
dal centrodestra con la "legge mancia": imponeva ai governi di dare
soldi a determinati comuni, amici loro». Delfino: «E' ingeneroso dire che la
Granda non ha mai ricevuto finanziamenti. Proprio grazie al gioco di squadra di
tutti i parlamentari cuneesi in questi anni abbiamo portato a casa il raddoppio
della Torino-Savona, le circonvallazioni dei principali centri e siamo a buon
punto per la Cuneo-Asti. Ma è vero che la Granda ha pesanti arretrati da
incassare. Si attendono i soldi per i danni legati all'alluvione e alle
nevicate record. Da presidente istituirò una consulta permanente con
rappresentati di territorio, consiglieri regionali e parlamentari: sarà
permanente e non saltuaria». Gancia: «Ci sono imprenditori che devono ricevere
i soldi dell'alluvione del '94. Questa è la vergogna. E qui sono stati fatti
prestiti, con interessi da pagare. In altre zone d'Italia i soldi sono
arrivati, e a fondo perso». Mercantour e pedaggi Cn-At Taricco: «Sono
favorevole al traforo, anche se non sarà semplice trovare i soldi. Un esempio.
Bene il raddoppio del Tenda ma per farlo sono stati tolti i soldi alla variante
di Demonte, penalizzando il traffico pesante in valle Stura. E lì, proprio sul
colle della Maddalena, la situazione è insostenibile e va risolta». Delfino:
«E' nelle cose che si farà il Mercantour. Per avere la Cuneo-Asti era prima
necessario il raddoppio della Torino-Savona. Fatto quello si è arrivati alla
Cuneo-Asti che ha nel Mercantour la prosecuzione naturale, dopo il raddoppio
della Torino-Savona. Ingiusto il pedaggio sulla Cn-At, costruita con soldi
dello Stato: ma questo prevede il piano finanziario dell'opera e non può essere
cambiato». Gancia: «La Cn-At a pagamento anche se realizzata esclusivamente con
i soldi pubblici? E' una presa per i fondelli. Questa Provincia ha pesato poco
in passato, quando si decidevano queste cose. Non è riuscita a farsi valere.
Ora dovrà contare di più. Il Mercantour è il sogno, di difficile realizzazione,
che porrà davvero fine all'isolamento della Granda. Ci apre non solo alla
Francia, ma all'Europa intera». Ferrovie e guai Taricco: «La liberalizzazione è
stata solo formale. Trenitalia ha il monopolio. Oggi la Regione finanzia
l'acquisto di vagoni, ma poi è impossibile controllarne l'impiego. Così come
avviene in tutte le Regioni. Si tratta di aprire alla concorrenza, offrire
alternative. Impedire il monopolio». Delfino: «Le ferrovie sono una delle
carenze strutturali del territorio. Il confronto utenti, Provincia, Regione e
Trenitalia - se sarò eletto - sarà costante, periodico, stringente». Gancia:
«E' una delle debolezze della Granda. Si deve aprire alla concorrenza: è
l'unica strada concreta per migliorare il servizio a favore degli utenti».
Province da abolire? Delfino: «Vero che l'Udc sosteneva l'abolizione delle Province,
così come il Pdl: va abolito ciò che è inutile. A Cuneo è evidente il
contrario. La Provincia serve ma deve avere risorse. Si deve dare battaglia per
essere messi alla pari di Valle d'Aosta e Bolzano». Gancia: «La Lega crede
nelle provincia come organo di gestione intermedio. La Granda è varia e
diversa, pianura, colline, valli: la riforma degli Enti locali con l'autonomia
fiscale e il nuovo codice delle autonomie che sta scrivendo il Governo va nella
giusta direzione. Così come i Comuni piccoli: sono utili per la loro funzione
di democrazia rappresentativa, ma devono associare molte funzioni». Taricco:
«Otto province in Piemonte sono troppe.In alcuni casi davvero inutili. Ma a
riforma dev'essere complessiva e deve salvare un ente intermedio che negli anni
ha avuto sempre più impegni e responsabilità. Sui piccoli Comuni: sono sintomo
di radicamento culturale e appartenenza. Rimangano, ma vanno accorpati i centri
dei servizi: anagrafe, vigili, ambulatori». Avete pendenze giudiziarie?
Taricco: «Ho una denuncia dei Cobas per la questione delle quote latte».
Delfino: «Sulla vicenda dell'Enoteca Italia la Corte dei conti ha chiuso la
questione amministrativa. Sul fronte penale mi risulta che l'istruttoria sia in
fase di positiva conclusione». Gancia: «Solo una questione privata, nulla a che
fare con la politica». Ballottaggio Gancia: «Ogni voto non dato a me e alle mie
liste, è una preferenza per il Governo Prodi, o chi oggi lo rappresenta. Non
credo servirà il ballottaggio». Delfino: «Il voto alla Provincia va alla
persona, non ai partiti. Sono convinto di andare al ballottaggio e saranno gli
altri a doversi porre la questione delle alleanze con me». Taricco: «Sono
convinto che si andrà al ballottaggio. Alleanze si potranno fare solo dopo il
risultato del primo turno». Pagella alla giunta Costa Taricco: «Fra il 5 e il
6». Delfino: «Un bel 7». Gancia: «Un 8. Pieno».
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
TAVOLA ROTOND
( da "Stampa, La" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
UN SERVIZIO DELLA
CISL Il "Calabrone" al fianco del contribuente in crisi La crisi
influenza sempre di più la vita delle persone, e proprio per questo aumentano i
servizi erogati dal «Calabrone», il sistema di servizi predisposto dalla Cisl
di Novara. Da anni il sindacato Cisl di Novara ha ideato una «rete» di
consulenza dedicata proprio ai bisogni quotidiani delle persone, e questa idea
si è rivelata vincente, come sottolinea il segretario provinciale sindacale,
Carlo Colzani: «Proprio i contraccolpi economici della crisi hanno cambiato il
modo di vivere delle famiglie, l'hanno reso più complicato, e per questo sempre
più c'è bisogno di un'assistenza per una serie di incombenze». Qualche esempio
di quello che si può trovare agli sportelli del «Calabrone», che si possono
trovare presso tutte le sedi della Cisl in provincia di Novara. «Uno dei
servizi più richiesti è quello inerente la denuncia dei redditi, che fra
l'altro è di grande attualità proprio in questo periodo. Un altro servizio che
riscuote grande gradimento è quello relativo al disbrigo delle pratiche Inps,
Inpdap, Inail, e tutte le pratiche burocratiche in genere. Non sempre la gente
ha dimestichezza con la burocrazia e le sue esigenze, e il Calabrone - osserva Colzani - serve
proprio ad aiutare a muoversi bene in questo ambito». Uno dei servizi che negli
ultimi mesi ha visto una crescita esponenziale dell'utenza è il cosiddetto
«sportello famiglia»: «Questo sportello - precisa il segretario provinciale
della Cisl - si occupa della gestione delle incombenze che derivano dall'utilizzazione
di una badante. Si va dal rispetto delle normative contrattuali, a tutela della
badante, alle regole che a sua volta quest'ultima deve rispettare nel fornire
il proprio servizio, in modo che vi sia la massima tutela anche per la famiglia
e l'anziano. Questo servizio in provincia di Novara è ormai molto esteso, e
siccome è regolato da una normativa abbastanza complessa, il Calabrone è molto
utile per costruire un rapporto fra le parti ispirato alla massima trasparenza
e tranquillità». Molto spesso il Calabrone diventa uno sportello che supplisce
i servizi informativi che dovrebbero derivare dagli enti pubblici: «Penso a
tutte le richieste che abbiamo in materia di Isee, cioè di reddito equivalente,
e di Red. Sono sempre più numerose le famiglie che si rivolgono a noi per
chiedere i bonus legati a chi ha redditi bassi, ma hanno difficoltà a compilare
una modulistica che tante volte è piuttosto complicata, soprattutto per le
persone di una certa età. E' proprio questa la funzione fondamentale del
Calabrone, venire incontro alle esigenze concrete della gente. E' un formula,
questa della concretezza e del contatto stretto coi bisogni quotidiani, che si
è rivelata la più adatta a rispondere in modo efficace alle esigenze sociali.
Del resto è questa la vocazione che ha sempre contraddistinto la Cisl, ed a
Novara abbiamo voluto applicarla attraverso il Calabrone».
( da "Unita, L'" del
12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
BIANCA DI GIOVANNI
Succede in Italia che si parta da un abuso edilizio e si finisca con
l'incrociare una fitta trama di vicende border-line. Un mondo dove si
intrecciano affari poco chiari, politica, giri di amicizie e tanti, tanti
soldi. Si alza un velo su un mondo vischioso, spregiudicato, ai confini
dell'illegalità. E anche oltre, a volte. Stavolta siamo a Roma, periferia
sud-est. È lì che i vigili segnalano un abuso edilizio su un palazzone
abbastanza anonimo nella struttura, ma ben noto a tutti gli abitanti dell'area.
Una volta, infatti, era la sede zonale dell'Inps. Ma l'Istituto della
previdenza sociale vi ha lavorato per poco tempo. Si è scoperto che nello
stabile c'era l'amianto e per questo l'amministrazione ha deciso di venderlo
attraverso una cartolarizzazione. Il palazzo passa di mano in mano: viene
bonificato, ma resta libero. Fino a quando non finisce nelle mani della «Ducks
due Srl» che per quell'immobile in Via Palmiro Togliatti ha molti progetti. Con
una semplice «Dia» (dichiarazione inizio lavori) avvia una radicale opera di
ristrutturazione per il cambio di destinazione d'uso: da uffici a residenziale.
Tanti mini-appartamenti da vendere a giovani coppie o single. Gli acquirenti
accorrono subito, nonostante i prezzi: tra i 280 e i 300mila euro, per quaranta
metri quadri. A quei tempi, il 2007, la bolla immobiliare è al massimo: i
listini schizzano in alto velocissimi. I giovani si indebitano, e cominciano a
versare quote tra i 30 e i 50mila euro firmando scritture private. Ma quei
mini-alloggi non li hanno mai visti. Succede infatti che l'amministrazione
comunale - ritenendo insufficiente la semplice dichiarazione di inizio lavori
per il cambio di destinazione - blocca la ristrutturazione. Poco dopo, il
giudice dell'indagine preliminare dispone il sequestro preventivo del
fabbricato e il Comune emette il decreto di demolizione. La
burocrazia, insomma,
funziona. Ma proprio mentre l'immobile è sotto sequestro (dunque a disposizione
della magistratura), la «Ducks due» lo trasferisce a un'altra società, la «San
Paolo building». Una procedura sorprendente: un immobile sotto sequestro che
passa di mano. Lo stesso magistrato inizialmente fa fatica a crederci.
Viene avviata una ricerca sui titolari della società, e qui si scopre un nuovo
mondo. La «Ducks due» e la «San Paolo Building» fanno parte dello stesso
gruppo, il «Bros-t» della famiglia Tartaglia. Il padre, Cosimo, e i figli
Raffaele e Antonio, si spartiscono diverse poltrone in una rete di una decina
di scatole societarie, con un capitale sociale tra i 10mila e i 120mila euro.
Ma le attività dei Tartaglia non si limitano al settore immobiliare. Il padre,
Cosimo, originario di Eboli, ha svolto attività politica nel Salernitano e poi,
a Roma, ha cominciato a interessarsi delle Forze armate. Assieme a uno dei
figli, Raffaele, e a Domenico Leggiero, un ex maresciallo molto vicino ad
Alleanza nazionale, ha fondato l'«Osservatorio militare». Un'associazione che
si presenta come strumento permanente di di «tutela dei diritti dei lavoratori
delle Forze Armate e Forze di Polizia». Ha anche un sito Internet che, in
alcuni momenti, è molto attivo. Tra l'altro avvia una campagna sull'uranio
impoverito accusando il governo D'Alema di aver volontariamente esposto
l'esercito italiano alle radiazioni. Leggiero e Cosimo Tartaglia vengono più
volte auditi in Parlamento (sono gli anni del precedente governo Berlusconi).
Si presentano come esperti, offrono i servizi legali ai giovani militari che
intendono chiedere risarcimenti per l'uranio o anche per altre cause connesse
al servizio. L'«Osservatorio militare» va avanti con l'appoggio di uomini di
An, mentre dall'opposizione (ma anche dall'Unione di centro che all'epoca era
nella maggioranza) partono interrogazioni parlamentari che ne mettono in
discussione il ruolo. Ai militari, infatti, non solo non è concesso un
sindacato ma possono associarsi solo previa autorizzazione del ministero. La
risposta del governo è lunga due pagine fitte (e molto confuse), non specifica
affatto cosa l'«Osservatorio» sia, ma dice chiaramente che non ha alcuna veste
ufficiale. Le sue attività, però, sono molteplici. Tra queste c'è l'assistenza
legale. Un altro figlio di Cosimo, Angelo Fiore, fa l'avvocato. Segue le cause
di risarcimento per i danni da uranio impoverito. E segue anche le controversie
immobiliari dell'azienda familiare. Intanto gli accertamenti dei vigili vanno
avanti a aprono nuovi sorprendenti scenari. Si scopre che un altro dei
fratelli, Raffaele, responsabile della «San Paolo Building», nonché socio
fondatore dell'«Osservatorio», ha avuto diversi guai con la giustizia per
accuse gravi e meno gravi: dalla resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale al
riciclaggio. Ecco, la storia del palazzo di Via Palmiro Togliatti è incastonata
in questa matassa. C'è da chiedersi come sia stato possibile che di uno
scenario così confuso non si siano accorti quelli che utilizzavano
l'«Osservatorio militare» per consulenze su questioni delicatissime. E come
abbia fatto la ristrutturazione dell'ex palazzo dell'Inps ad andare avanti così
tanto, fino all'intervento della magistratura e dell'amministrazione comunale
di Roma. C'è anche un momento in cui viene chiesto il dissequestro
dell'immobile per poi demolirlo. Ma, invece, riprendono i lavori. A bloccarli è
un nuovo sopralluogo delle forze dell'ordine seguito da un nuovo sequestro. La
decisione definitiva è di poche settimane fa: quello stabile non può essere
trasformato in immobile residenziale. La sua funzione è ospitare uffici. Resta
una domanda: quante speranze hanno i giovani che hanno versato l'anticipo di
avere un giorno una casa?
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-12 - pag: 14 autore: Europa senza
amici su Facebook P uò risultare strano, ma non sorprendente, che sia tanto
difficile discutere dell'Europa e della sua più importante espressione
politica, l'Unione Europea, senza usare la parola "crisi". C'è chi
lamenta questo stato perpetuo di perplessità perché sogna un'Europa
federalista, dove le vecchie divergenze sono dimenticate e dove gli europei,
avendo scoperto o riscoperto la loro identità, forgiano tutti insieme il proprio
futuro. Altri, timorosi della centralizzazione, attaccati alle loro nazioni e
regioni, titubanti a lasciare che degli "stranieri" mettano bocca nei
loro affari, gioiscono della confusione che regna attualmente. Alle elezioni
europee va a votare sempre meno gente. L'Unione Europea è vista come qualcosa
d'irrilevante, un problema collaterale o, per alcuni, un ostacolo. Il
fallimento più evidente degli ultimi tempi è stato quello della Costituzione
abortita, frutto del difficile e intricato processo di ratifica che le era
stato imposto. Ma il fallimento più importante è di fronte ai nostri occhi:
l'incapacità di parlare con una voce sola negli affari internazionali, e in
particolare nell'attuale crisi economica mondiale. Eppure è strano dover
parlare così spesso di crisi, perché la Ue è un'organizzazione che a dispetto
delle costanti difficoltà con cui ha dovuto fare i conti fin dalla sua
creazione, è cresciuta - in sessant'anni - da sei membri fondatori a
ventisette. è quel tipo di club in cui altri (come la Turchia, la Macedonia e
la Croazia, gli attuali candidati) vogliono entrare. Nessuno sembra avere
smania di andarsene. Evidentemente i benefici superano di gran lunga i costi. è
possibile costruire un'identità europea? è necessario costruirla? Che cosa
comporterebbe? Il solo modello che abbiamo a questo proposito è la costruzione
dell'identità nazionale, e questo ci riporta al XIX secolo, quando la Storia,
da poco diventata un caposaldo del mondo accademico, stava diventando
importante. La rivoluzione romantica ne aveva fatto la narrazione principale,
quella dove le persone potevano leggere la propria biografia. Gli eroi potevano
ancora essere re e regine, ma solo perché rappresentavano il "genio"
della propria nazione. Gli storici, per secoli lacchè di sovrani, cronisti di
bugie, acquisirono un ruolo "democratico", e al contempo un mercato
importante. Gli storici britannici del XIX secolo presentarono una visione
rosea e assolutamente confortante dello sviluppo della storia britannica, la
storia di una serie di riforme intelligenti basate sul pragmatismo. Anche in
Francia la storia è stata usata come il terreno preminente dove forgiare
l'identità nazionale. Un popolo che non conosce la propria storia, si riteneva,
sarebbe sempre stato alla mercé di despoti pronti a raggirarlo e imbrogliarlo.
Nel 1848, Michelet dichiarava che il solo modo per gli storici di parlare al
popolo era raccontargli la sua storia, quello che aveva conquistato e quello
che poteva conquistare. Ma la "sua" storia era la storia francese,
non la storia europea. E in ogni caso qual è, storicamente parlando,
l'esperienza comune europea? è l'assenza di un impero unificante, di
un'egemonia duratura. Nessun impero europeo è mai riuscito a governare a lungo
l'intero continente. Sorgevano. Cadevano. Nazioni e regioni restavano in flusso
costante. Un'identità europea non si può insegnare. Non si può fare dell'Europa
uno Stato-nazione (il che non significa che la lenta e faticosa costruzione
dell'Unione Europea non sia la cosa migliore che è mai successa nella storia
europea). Quella che andrebbe insegnata, e certamente insegnata di più, è la
storia di altri Paesi europei. Al momento, la storia che viene insegnata
normalmente in gran parte d'Europa consiste di un pilastro fondamentale: la
storia del proprio Paese. A questo pilastro si aggiunge un'infarinatura di
storia greca e romana, cioè quello che sarebbe il nostro patrimonio comune (un
concetto inventato nei secoli passati), alcuni eventi importanti (la peste
nera, la Rivoluzione francese),certi periodi fondamentali come il Rinascimento
e l'Illuminismo ( di solito marcatamente tarati sull'esperienza del proprio
Paese). La prima metà del XX secolo è presente con due guerre mondiali. La
seconda metà è quasi assente. La pace è noiosa. I popoli degli Stati-nazione
europei non hanno scelto la loro nazione. L'idea di nazione e la costruzione
della nazione se li sono ritrovati appiccicati addosso. Alla fine sono
diventati britannici, tedeschi, francesi, italiani e belgi. Magari si sentivano
scozzesi o della Cornovaglia, guasconi o bretoni, bavaresi o prussiani o
austriaci, siciliani o piemontesi. E molti ci si sentono ancora, ma alla fine, grazie a una burocrazia e a un sistema scolastico che ha dato loro una lingua comune e
istituzioni comuni, e graziea guerre, inni nazionali, tornei sportivi, concorsi
canori in eurovisione, trasmissioni televisive nazionali e una serie di altre
iniziative, gli europei hanno imparato a identificarsi con un insieme specifico
d'istituzioni politiche che chiamiamo "nazioni". Non dobbiamo
costruire l'identità europea come i francesi, gli inglesi o i tedeschi hanno
costruito la loro. E nemmeno possiamo costruirla usando come base il
neoliberismo. La fede nel libero mercato va benissimo per il libero mercato, ma
non è di grande utilità per lo sviluppo della società. E il libero mercato,
anche se forse non neè consapevole, ha bisogno della società. Circa dieci anni
fa, Pierre Bourdieu ( L'essence du néolibéralisme) sottolineava la peculiare
forza simbolica dell'ideologia neoliberista. Non era semplicemente una dottrina
economica, ma una strategia per la decostruzione sistematica di strutture
collettiviste contestualmente a un'individualizzazione crescente dei consumi.
L'ecomonia si è separata dalle identità sociali. Il neoliberismo, nella sua
forma più pura, si è presentato come l'unico discorso razionale, mentre le
identità sociali (sindacati, partiti politici, nazioni, famiglie, eccetera)
sono state giudicate come ostacoli al progresso economico. Il consumo di
cultura è andato avanti al suo ritmo, come d'abitudine, ma sempre più o meno in
sintonia con le vicissitudini del capitalismo. Il consumo si è allargato ma si
è anche individualizzato. Un tempo andavamo tutti in chiesa o a un concerto,
all'opera, al teatro, e consumavamo collettivamente note suonate e parole
dette. Certo, leggevamo in solitudine, ma prima della comparsa della radioe
della televisione non era insolita la lettura ad alta voce, nelle lunghe
nottid'inverno. Poi è comparso il suono registrato - il grammofono - e poi la
sua trasmissione via radio, e con questi è cresciuto il consumo individuale.
All'inizio la radio e la televisione univano una piccola collettività
domestica, la famiglia, ma verso la fine del XX secolo l'individualità si è
fatta sempre più forte. è vero che ora c'è più consumo collettivo di musica dal
vivo di qualsiasi epoca precedente. E in Europa ci sono più teatri, più
festival e più incontri, dove una persona condivide il suo pensiero con altri,
di qualsiasi epoca precedente. Ma c'è anche una straordinaria individualizzazione
del consumo. Il telefono fisso, di tutta la famiglia, si è trasformato in
telefono mobile personale, nostro e nostro soltanto. Ci segue dovunque andiamo.
La musica che ci piace ce la portiamo in tasca, centinaia di ore di ascolto,
grazie agli Mp3. Il computer, chiamato appropriatamente personal computer, è
appunto personale. Nella maggior parte delle famiglie è comune che ognuno abbia
il suo televisore. In Europa ci sono più radio (e più telefoni) che orecchie. I
dvd vengono preferiti ai cinema. I nostri amici stanno su Facebook piuttosto
che al bar. Non c'è da stupirsi della nostra ossessione per le identità, il
segnale rivelatore che viviamo in tempi incerti, dove non siamo più sicuri di
quello che siamo. Aggiungerei che da cosmopolita ( il termine che designa
l'identità di chi non ha identità), essendo nato in Egitto, essendo di
madrelingua francese, essendo di nazionalità britannica, avendo studiato parte
in Italia e parte negli Stati Uniti, essendo ebreo ma critico verso la politica
israeliana, io mi sento perfettamente a casa in questo mondo estremamente
confuso. (Traduzione di Fabio Galimberti) Dalla «Lectio magistralis» che
l'autore terrà sabato 16 maggio all'Università di Torino. Di Donald Sassoon
Rizzoli ha pubblicato «La cultura degli europei dal
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-12 - pag: 4 autore:
L'appello delle Pmi: un taglio alla burocrazia Franco Vergnano MILANO I numeri sono chiari. Negli ultimi cinque
anni, otto nuovi posti di lavoro su dieci sono stati creati dalle Pmi. Eppure i
"piccoli" risultano appesantiti dalla burocrazia (e questo vale soprattutto per il made in Italy). le
grandi industrie spendono un euro l'anno per ogni addetto per adeguarsi alla
"regulation". Ma una media impresa deve pagare ben quattro euro solo
per mettersi in regola con carte e bolli, mentre la spesa può arrivare a dieci
euro per uno "small business". Tutti gli economisti riconoscono che
le Pmi sono la spina dorsale dell'economia europea:generano il 58% del giro
d'affari e assorbono i due terzi degli occupati. Ma sono anche bistrattate
Spiega Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison: «L'elevato numero
di microimprese che caratterizza il nostro sistema produttivo è stato spesso
indicato come un elemento di debolezza». In realtà, aggiunge l'economista ( che
ha appena pubblicato per le edizioni del «Mulino» il volume «La crisi mondiale
e l'Italia»), la forte presenza di piccole e medie imprese rappresenta
«soprattutto un fattore di flessibilità, oltre che un inesauribile serbatoio
imprenditoriale e un pilastro dell'integrazione di filiera con le imprese più
grandi. Si tratta di aspetti che consentono economie di specializzazione,
maggiori capacità di adattamento e tenuta occupazionale, come stiamo appunto
sperimentando in questa difficilissima crisi». Una burocrazia
pesante e l'elevata pressione fiscale sono i due elementi chiave che
penalizzano le nostre Pmi nei confronti degli altri Paesi europei, denuncia
Giuseppe Morandini, 50 anni, presidente Piccola industria di Confindustria: «Da
noi, non c'è mai stata una politica fiscale che consentisse l'irrobustimento
finanziario delle piccole imprese. Come si fa a capitalizzarsi con un prelievo
fiscale del 73,3% sugli utili (dato 2009 Banca mondiale) il più alto in Europa?
Inoltre l'Italia è maglia nera anche per i balzelli perversi della burocrazia. Più un'impresa è piccola e più sente il peso di
questi costi che in Italia arrivano al 4,6% del Pil a fronte di una media Ue (a
25) del 3,5 per cento». In tutti i Paesi che «ho visitato in questi mesi
–afferma il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola – il sistema
italiano delle Pmi viene considerato un modello da imitare. I
"piccoli" non sono realtà marginali e residuali, ma restano il nerbo
del nostro sistema produttivo. E il Governo le sta sostenendo, ad esempio, con
il Fondo di garanzia per il credito da 1,6 miliardi che è stato esteso anche
all'artigianato e il cui ammontare per singola impresa è stato aumentato da
500mila a 1,5 milioni di euro. Per la prima settimana europea delle Pmi che si
concluderà giovedì, il made in Italy ha organizzato circa 120 eventi. Siamo il
Paese più vivace». Francesco D'Aprile della P&d consulting di Bari, esperto
per l'Italia del gruppo che ha elaborato il rapporto europeo «Think small
first», ricorda la "best practice" di Madrid sulle aree sistema: «In
Spagna hanno sperimentato un ottimo sistema per le start up delle Pmi nei
distretti industriali. Mettendo in cordata le università, le banche, le società
di private equity, i consulenti e le associazioni industriali fanno valutare da
parti terze il progetto. Se questo ottiene il via libera, allora il private
equity fornisce il capitale di rischio, gli istituti di credito finanziano il
circolante e l'agenzia governativa mette a disposizione un fondo di garanzia.
In tal modo lo Stato non spreca aiuti a fondo perduto e i quattrini stanziati
fanno da moltiplicatore allo sviluppo». Anche sul versante della burocrazia ci sono novità: «In un rapporto consegnato alla
Ue – conclude D'Aprile – abbiamo sottolineato come sia ora di smetterla con le
"eccezioni" per le Pmi. Nel senso che si fanno le norme per i grandi
gruppi e poi si stabiliscono degli slittamenti temporali che consentano alle
aziende minori di mettersi in regola. Ma, visti i numeri in gioco, bisogna fare
il contrario: fissare le regole per le Pmi e poi renderle più rigorose per i
colossi». franco.vergnano@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA AZIONISTI
PENALIZZATI Le aziende italiane risultano poco capitalizzate perché la
pressione fiscale arriva complessivamente al 73,3% dei profitti
( da "Corriere della Sera"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Spettacoli data: 12/05/2009 - pag: 46 Bari Il teatro non riapre,
affittato un padiglione per l'opera Petruzzelli ancora chiuso Wagner in scena
alla fiera L'orchestra al centro di una pedana a forma d'anello BARI Non c'è
pace per il teatro Petruzzelli. Non bastassero l'incendio del 1991, il lungo
corso dei processi civili e penali che ne conseguirono e quello relativamente
breve, ma oneroso della ricostruzione, è la politica ora che ne impedisce la
rinascita. Da una parte c'è il sindaco di centrosinistra Emiliano (in
scadenza), che ha spinto sull'acceleratore per appuntarsi sulla divisa la
stelletta della riapertura; e con lui la Fondazione lirica più precaria
d'Italia, che non può ancora usare la nuova sede mentre deve rinunciare alla
vecchia il teatro Piccinni non a norma. Dall'altra c'è il partito del no: il
candidato sindaco della parte avversa (Simeone Di Cagno Abbrescia), il
ministero della Cultura, persino i fan di Muti che pretendono di sincronizzare
la riapertura del teatro con l'agenda del maestro («No Muti? No musica» è lo
slogan). Ciascuno ha le sue ragioni e le fa valere con
l'arma della burocrazia
(chi ritarda i collaudi, chi ricorre al Tar). Ma la verità è che non c'è
ragione politica che possa bilanciare il fatto che la città è oggi più che mai
senza teatro. Vero che in questi giorni i baresi sembravano più preoccupati di
festeggiare il santo patrono e il ritorno del Bari in serie A, ma
nemmeno il tipico fatalismo meridionale consente più loro di farsene una
ragione. Perché un teatro pronto il 6 dicembre, giorno dell'onomastico di San
Nicola e data fissata per l'inaugurazione, è ancora muto a maggio? In attesa di
risposte che non arrivano, la Fondazione ha però dato un bel segnale di vita
decidendo di non cancellare i titoli in cartellone. Un mese fa ha eseguito
Turandot in forma di concerto. Per Die Walküre ( La Valchiria), invece, ha
affittato un padiglione della fiera affidando al regista Walter Pagliaro e allo
scenografo Luigi Perego lo studio di una messinscena ad hoc. Quel che ne è
risultato è di più e di meglio del fare necessità virtù. I due artisti hanno
messo l'orchestra al centro di un'ampia pedana a forma d'anello, un richiamo al
simbolo ultimo della Tetralogia wagneriana, che permettesse però agli interpreti
di muoversi come su un palcoscenico. E hanno pensato una Valchiria senza
effetti speciali (né quinte né graticcia, in fiera), ma recitata dalla a alla
zeta. L'inedita prossimità dei cantanti alla platea consentiva loro peraltro di
sfruttare non solo la gestualità, ma anche la mimica facciale, l'espressione
degli occhi. Nessun «konzept», dunque, ma molto teatro. E bravi gli interpreti
(Adrienne Dugger, Ralf Lukas, Christian Elsner e Anna-Katharina Behnke, i
principali, tutti di buon livello), a prestarsi al gioco con una disponibilità
quasi più d'attore che da cantante. Bravissimo inoltre Stefan Anton Reck a
ottenere risultati molto dignitosi dalla Sinfonica della Provincia di Bari,
orchestra che per crescere ha bisogno di quella continuità nel lavoro che attualmente
non può avere. Allestimento A sinistra il curioso allestimento di «Die Walküre»
(La Valchiria), in cui l'orchestra è posta al centro di un'ampia pedana a forma
d'anello, all'interno di un padiglione della fiera di Bari Qui a destra,
Christian Elsner e Anna-Katharina Behnke Enrico Girardi
( da "Repubblica, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XII - Roma
Piccole imprese crescono meglio se l´università diventa partner Sul modello Usa
sempre più spin-off: l´idea da un ricercatore, i fondi da privati e atenei
VALENTINA CONTE Nascono per gemmazione, quando la ricerca si fa impresa. E
quando i capitali incontrano le idee. Gli spin-off universitari sorgono sempre
più numerosi negli atenei romani, pubblici e privati. Vera risorsa anti-crisi.
Di più, veri incubatori di sviluppo. A dare il via è Tor Vergata, dieci anni
fa, grazie alla legge 297 che consente ai ricercatori di industrializzare i
brevetti. E cioè fare impresa: attrarre finanziamenti e andare sul mercato. Da
soli o con l´università nel capitale delle società "gemmate" dalla
costola di laboratori d´eccellenza e grazie al supporto accademico per i bandi,
la burocrazia, gli spazi. Molti spin-off sono all´interno o a ridosso dei siti
universitari. «In un decennio abbiamo gestito 20 milioni di contributi pubblici
e oggi contiamo 15 aziende nate dalla collaborazione tra privati e università»,
racconta Stefano Ciccone, responsabile del Parco Scientifico di Tor Vergata.
Ad esempio, la Redd gestisce progetti di ricerca biomedica dai vaccini ai
marcatori tumorali, e la C4T sviluppa banche dati per nuove molecole di chimica
combinatoriale, cioè simulate al computer. Altre 15 società in tutto il Lazio
portano invece il marchio della Sapienza, che ne detiene quote da
( da "Repubblica, La"
del 12-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
I - Bari SERVIZIO A P
( da "Stampa, La" del
13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
A BALLARÒ: ORA AIUTO
L'ITALIA CON UNA FONDAZIONE Montezemolo: "Pensai di entrare in
politica" ROMA «Se devo dire la verità, qualche pensiero, solo pensiero,
in passato l'ho fatto. Ma poi...». Studi di Ballarò, conduce Giovanni Floris.
Intervistato è Luca di Montezemolo. E' lì in quanto presidente della Fiat,
preside dell'università privata Luiss e animatore della fondazione Italia
Futura. Floris gli chiede a bruciapelo, subito dopo aver passato in rassegna
ritardi e limiti della politica italiana: «Ma lei, la tentazione di intervenire
direttamente in questo settore... Le è mai venuta?». E Montezemolo ammette che
un pensierino l'aveva pure fatto. Presto abbandonato. «Per essere coerenti...
Noi siamo una generazione, quella come la mia, che ha avuto molto da questo
Paese. Quindi deve cercare di dare con impegno, coi risultati, facendo bene il
proprio lavoro. E io, tra l'altro, insieme ad alcuni amici ho deciso di aiutare
un gruppo di giovani economisti, ricercatori in una think-tank un po'
all'americana, che si chiama Italia Futura, fuori dalla logica dei partiti».
Fuori dai partiti, dunque. Distante e distinto da una politica «che è sempre
così invadente». Interessato piuttosto a una fondazione che immagina e studia
«dove vogliamo essere tra 5 anni, di guardare avanti e di ragionare non come
quello che sono o che ero, ma quello che sarò... a porci degli obiettivi che
non sono né di destra né di sinistra». Epperò Floris annusa la notizia: si
comincia sempre con le fondazioni, gli dice, e si finisce con un partito. Sarà
così anche con Italia Futura? «No, no, no. Questo è un discorso, ci tengo a
dirlo, fuori dai partiti». Comunque Montezemolo non rinuncia a qualche
unghiata. «Non possiamo continuare ad avere un Paese di così grandi potenziali
senza affrontarne i nodi di fondo: la burocrazia, l'evasione, le
infrastrutture, i giovani. Io credo che ognuno di noi, che ha passioni in
questo Paese, deve poter dare un forte contributo senza essere inquadrato
automaticamente nella politica di tutti i giorni». Alla fine tranquillizza
anche sulla Fiat: «Lo dico forte e chiaro che la Fiat è italianocentrica non
solo perchè ce l'ha nel suo marchio ma perchè per noi la centralità di
questo paese, di questo mercato, dei nostri collaboratori, rimane la priorità».
\
( da "Stampa, La" del
13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
AYAS
TERRITORIO SPORT PERSONAGGIO All'interno Hotel e ristoranti con prodotti «a
chilometri zero» Valnontey, studio per la protezione dalle valanghe Costi e burocrazia mettono a
rischio l'Open BelAir Da Sarre all'Africa storia di Sabrina l'angelo dei
disperati Daniela Giachino Joëlle Cunéaz Fulvio Assanti Davide Romeo
( da "Stampa, La" del
13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
INCERTEZZE
PER IL FUTURO il caso Il tennis batte cassa IL PLAUSO DEGLI ESPERTI Burocrazia
e costi contro il BelAir Open Maurizio Cerva punta il dito sulle difficoltà
incontrate «Le risorse sono troppo poche» FULVIO ASSANTI L'ex arbitro Vincenzo
Bottone dà un giudizio positivo «Organizzazione eccellente» GRESSAN Luci e
ombre. La
seconda edizione del BelAir Open, appena conclusosi, mostra le due facce di una
stessa medaglia. Le luci sono quelle dei responsi della manifestazione, le
ombre riguardano l'incertezza per il futuro. Vive così, tra uno stato di
appagamento per quanto fatto e l'incognita per quello che verrà, il più
importante torneo valdostano di tennis. Un giudizio sul BelAir Open 2009 -
Memorial Federico Luzzi arriva da un esperto qualificato quale il supervisor
della Itf, l'International tennis federation, che ha il compito di redigere una
pagella articolata per l'ente sportivo internazionale. Un ruolo delicato che
nel torneo di Gressan è stato ricoperto da Vincenzo Bottone, 74 anni, casertano
di origine, ma romano di adozione. Per la sua dedizione a favore del tennis il
Panathlon della Valle d'Aosta gli ha riconosciuto il Premio Fair Play, che gli
è stato consegnato in chiusura del torneo. Bottone è un «capitano di lungo
corso» del tennis italiano e internazionale. Nel 1976 fu arbitro di sedia dello
storico match di Coppa Davis tra Adriano Panatta e l'australiano John Newcombe,
nella sfida tra Italia e Australia per l'accesso alla finale che assegnava la
celebre «insalatiera di cristallo», poi vinta dagli azzurri sul Cile. Inoltre è
stato giudice di sedia in tutte e quattro i massimi tornei mondiali:
l'Australian Open, il Roland Garros, Winbledon e il Flushing Meadows. Il
giudizio di Vincenzo Bottone sul BelAir Open 2009 è positivo. «Ho trovato un ambiente
di grande gentilezza e cortesia - spiega il supervisor della Itf -, dove ho
potuto dialogare con persone appassionate che hanno sempre collaborato per il
buon esito del torneo, a partire dal direttore della kermesse Vincenzo Gerbino.
Inoltre c'è stata grande attenzione nei confronti dei giocatori che, in maniera
piena, hanno apprezzato e sono pronti a promuovere questo evento». Non mancano
aspetti negativi. «Ma sono piccole sfumature - continua Bottone -,
"pagliuzze" che, se corrette, possono portare ancora più in alto il
torneo. Per esempio prevedere un impianto di illuminazione sul centrale da
almeno 500 lux, per poter pensare anche ad incontri in orario serale». La
valutazione del torneo? «In una scala che va da zero a cinque posso dire che la
media supera il 4 e che per gli organizzatori non mi sono risparmiato,
riconoscendogli un 5 con lode». Un giudizio lusinghiero per il BelAir Open
2009, che pone il torneo valdostano tra i più qualificati a livello europeo. Ma
già ci si interroga su quale può essere la prospettiva e l'eventuale la
crescita per le prossime edizioni. Maurizio Cerva è il titolare del centro
sportivo di Gressan e, anche se non vuole passare per l'organizzatore sempre
pronto a lamentarsi, questa volta non può tacere le troppe difficoltà che ha
incontrato. «Sotto l'aspetto organizzativo non posso che essere più che
soddisfatto - è la premessa -. Abbiamo avuto attestati di stima dai
partecipanti e i complimenti degli addetti ai lavori. Questo ci sprona a
proseguire, ma economicamente questo sforzo non è gestibile per un privato del
nostro livello». Il problema è, soprattutto, il denaro. «Il torneo ha potuto
contare su un montepremi da 15 mila dollari, ma per coprire tutti i costi ci
aggiriamo sui 50 mila euro. L'amministrazione regionale ci viene incontro, ma
dialoga parlando solo sulle percentuali, con un impegno quantificabile intorno
ai 15 mila euro. Al Comune di Gressan non si possono certo chiedere risorse
importanti, e quest'anno neppure dai privati sono arrivate grandi sponsorizzazioni.
Penso che qualcosa dovrà cambiare affinché questo appuntamento possa proseguire
nel suo cammino. Mettere mano al portafogli per oltre 10 mila euro non è più
plausibile. Vorremo non fermarci, stiamo seguendo con attenzione anche altre
iniziative, come l'organizzazione della finale nazionale del torneo Topolino.
Ma la burocrazia e i costi ci rendono il futuro poco
roseo e non ci permettono di sbilanciarci troppo».
( da "Stampa, La" del
13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LUTTO PER IL SUO
CASO SI MOBILITO' ANCHE IL PREFETTO FREDIANI Addio a Firpo, simbolo della lotta
alla Sla [FIRMA]MAURIZIO FICO BERGEGGI Se n'è andato rapidamente, in silenzio,
Giorgio Firpo, 65 anni, ex artigiano specializzato di Bergeggi, affetto da Sla
(sclerosi laterale amiotrofica), che nell'aprile del 2008 con la sua clamorosa
protesta per il diritto al voto aveva aperto la strada, lunga e difficile, al
riconoscimento dei diritti negati ai malati terminali. Un simbolo per tanti, un
po' come era avvenuto per Welby. I suoi funerali si sono svolti ieri mattina
nella chiesa di San Paolo di via Tardy e Benech a Savona, e hanno messo fine a
un lungo calvario iniziato nell'estate del 2005 quando a Firpo,
improvvisamente, cominciarono a cadere gli attrezzi da lavoro dalle mani. Poco
tempo dopo la terribile sentenza e un mondo che per l'ex artigiano diventava
sempre più stretto: un battito di ciglia per dire sì, un leggero movimento
della testa per rispondere no. Anche dal suo letto però riusciva a esprimersi
compiutamente attraverso lo speciale computer visivo. E nella primavera del
2008, sempre assistito amorevolmente dalla moglie Carla, aveva espresso con forza
il desiderio di votare alle elezioni politiche del 13 aprile. Il riconoscimento
di un diritto, quasi un'ultima volontà che venne subito ripresa da La Stampa.
Per accogliere la richiesta si mobilitò anche il prefetto Nicoletta Frediani.
Un'ambulanza della Croce Rossa di Vado andò a prenderlo nella sua casa al
secondo piano, poco distsante dalla chiesa di Bergeggi, per accompagnarlo al
seggio ricavato nell'ex municipio. All'operazione-voto collaborarono molte
persone tra cui l'assessore ai servizi sociali, Carlo Galletti e il presidente
del seggio, l'avvocato Beltrametti. Tutto si svolse nella massima discrezione e
la moglie potè restargli vicina anche al momento del voto. Un successo che però
Giorgio considerava parziale: «E' un primo passo importante ma speriamo che
presto la legge venga modificata. La possibilità di votare a casa attualmente è
prevista solo per chi è attaccato a una macchina "salvavita"». L'ex
artigiano non voleva farsi intubare ma la gravità delle sue condizioni erano
comunque evidenti. «La legge va riscirtta usando il buon senso e semplificando
la normativa. La burocrazia, per un malato grave e per chi lo assiste risulta ancora più
pesante e odiosa e non fa altro che aumentare la rabbia e il senso di
isolamento. La volontà espressa dai malati attraverso il computer visivo deve
avere anche valore legale», aveva ripetuto la moglie Carla in una delle tante
battaglie con la burocrazia.
Da Bergeggi, grazie a Firpo, è partita una denuncia che può aprire un caso
nazionale. In provincia è attiva una sezione locale dell'Aisla, l'associazione
nata per combattere la Sla attraverso la ricerca e offrire un sostegno a malati
e familiari.
( da "Repubblica, La"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XV - Milano
Gli episodi Urne aperte in Cattolica e Statale è sfida dopo la campagna più
calda Dolci siciliani a sinistra, birra e ghiaccioli da Cl, gelati e pizza
"padani" Alla vigilia, big della politica nazionale in campo e risse
sfiorate Al centro del confronto elettorale il futuro dell´Onda studentesca, il
tentativo di sorpasso del centrodestra in Statale e la percentuale di
partecipazione degli studenti ILARIA CARRA FRANCO VANNI L´effetto dell´Onda sul
voto, l´attesa crescita di popolarità delle liste di destra e l´enigma
sull´affluenza alle urne, da sempre bassa. Sono i temi forti delle elezioni
universitarie che si aprono oggi in Statale e Cattolica, dopo una campagna
elettorale accesa: big della politica nazionale scesi in campo per sostenere le
liste vicine ai partiti di governo, scambi al vetriolo fra opposte fazioni
(vignette satiriche, volantini col faccione del Duce, spintoni dei collettivi
ai leghisti). «L´importante è innovare l´università», ripetono tutti gli
schieramenti. Ma a leggere i programmi le ricette sembrano
sempre quelle: meno burocrazia, più alloggi, prezzi più bassi in mensa e valutazione per i
professori. «Speriamo di mantenere i nostri voti e magari scavalcare la
sinistra», dice Francesco Magni, candidato per Obiettivo Studenti in Statale,
dove la lista ciellina è l´unica presente in tutte le nove facoltà.
«Puntiamo sul buon lavoro fatto negli organi accademici, chiedendo trasparenza
all´ateneo e partecipazione agli studenti», dice Marco Bettoni di Sinistra
universitaria, prima lista alle elezioni 2007 con il 48 %. Altra battaglia di
Su è quella per l´affluenza: ieri ha distribuito volantini in via Festa del
Perdono per invitare al voto. Azione universitaria, lista vicina ad Alleanza
nazionale, per la prima volta si presenta con Studenti per le libertà, i
giovani di Forza Italia, creando un blocco Pdl. «L´obiettivo è crescere - dice
Carlo Armeni - al Politecnico l´anno scorso abbiamo vinto ad Architettura in
Bovisa, e questo fa sperare». Mancano invece, se non come candidati per i
consigli delle singole facoltà, i rappresentanti delle assemblee nate nel
periodo dell´Onda, convinte che «l´università non si cambia nelle stanze del
potere». Alla Cattolica, in largo Gemelli, la campagna elettorale somigliava a
un suk: ogni lista un banchetto, per conquistare i voto prendendo gli studenti
per la gola. I dolci siciliani della Formica democratica, vicina al Pd, birra e
ghiaccioli per i ciellini di Ateneo studenti, gelato e pizza dei leghisti del
Mup, che hanno arruolato un gelataio dal cuore verde di Dalmine. Per Uld, di
sinistra, niente cibo. «Austerity», i fondi scarseggiano. Solo un fantasmino
appeso al banchetto, che rappresenta la lista di Cl alla Cattolica: «Una
presenza inquietante in università», si legge. Ma la novità è la lista
Avanguardia antagonista che ha riunito il Cuib, di estrema destra, con gli
antagonisti padani. In Statale, nonostante un clima tutto sommato sereno, non
sono mancati attriti e polemiche. Sinistra universitaria in un esposto al
rettore segnala irregolarità da parte di Cl: affissioni irregolari (per cui è
stata anche chiamata la polizia) un pallone aerostatico abusivo con la scritta
"obiettivo studenti" nel cortile di via Celoria, un´impalcatura su
tre piani di manifesti che per un giorno intero ha campeggiato in Festa del
Perdono. SEGUE A P
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7 autore: Marco Caprai. Il
presidente di Confagricoltura Perugia e imprenditore del vino propone la sua
ricetta per dare maggiore slancio al comparto produttivo «Meno
burocrazia per le Pmi umbre»
di Alessandra Radicioni L iberare l'agricoltura umbra dalla burocrazia, valorizzare al meglio le
produzioni locali consapevoli che la politica europea mostra non poche falle su
questo versante. Marco Caprai, 45 anni, presidente di Confagricoltura Umbria,
imprenditore del vino alla guida della Arnaldo Caprai, delinea la sua
ricetta per uscire dall'impasse. La nuova Pac ha rappresentato un salto
culturale. Passare dagli aiuti alla produzione all'aiuto al reddito ha
determinato una svolta. Ma che impatto ha per l'Umbria? Il nuovo approccio è
nei suoi intenti positivo, tuttavia ne conseguono due importanti emergenze: da
un lato il problema gravissimo di come riconvertire, e non abbandonare,
importanti superfici agricole, come quelle del tabacco; dall'altro le grosse
perdite di competitività nel tessuto produttivo economicamente più debole.
Pensiamo per esempio all'olivicoltura in Umbria in aree marginali, ma di grande
interesse qualitativo come l'alta fascia collinare da Assisi a Spoleto. In
queste zone estreme spesso la produzione viene abbandonata sulle piante per la
scarsa remunerazione che non copre i costi di raccolta. Su questo, l'essere
passati dagli aiuti alla produzione al reddito non è certo stato un grande
salto se non nel senso che abbiamo trasformato gli agricoltori da produttori di
beni a beneficiari di sussidi, una specie di contadino senza futuro e missione
da compiere. L'agricoltura ha perso peso per incidenza sul Pil, il numero delle
aziende agricole è in costante contrazione. Cosa significa oggi fare
l'imprenditore agricolo in Umbria, è un settore su cui ancora scommettere? Il
contrarsi del numero delle aziende agricole in Umbria appare come un fatto di
naturale rafforzamento di modello darwinistico ed ha sicuramente i suoi lati
positivi. Il settore primario ha perso importanza ed incidenza sul Pil dei
paesi ricchi, tuttavia continua a mantenere una cruciale e strategica posizione
in termini di economia. Se guardiamo al "Rural Act" di Barack Obama,
ci accorgiamo di come la prima forza economica del mondo abbia compreso
l'enorme valore della produzione agricola e di quanto sia prioritario il
delinearsi di una gestione agile, diretta ed efficace della materia. Questo
esempio, cosi come le diverse urgenze anche di ordine sanitario, ci fanno capire
che è ora di intervenire concretamente per salvare il comparto che va liberato
dalla burocrazia kafkiana e da quei vecchi e nuovi
balzelli che erodono la redditività e condannano l'agricoltore ad una
progressiva ed incentivata uscita dal settore. Oggi agricoltura è anche
multifunzionalità. è turismo, è tutela del territorio, è sviluppo economico e
sociale. Su quali linee dovrebbe puntare un piano di sviluppo rurale per
rendere competitiva quest'area? Sempre di più sul ruolo dell'impresa agricola
moderna che è innovativa, produttiva, multifunzionale e sostenibile e che
riconosce nei giovani imprenditori la vera risorsa per mantenere se stessa.
Questo implica una visione del sistema che ha al suo centro un'agricoltura
fondata su una produzione alimentare sana e di
qualità,sull'agroenergia,sull'agriturismo sulle ricchezze del bosco su quelle
faunistico venatorie e non "sui sussidi e sull'incolto", ambiti
ideali della non economia. Il nuovo Psr dovrà poter essere attuato in un quadro
alleggerito dalla burocrazia e potersi basare su
programmazioni di lungo periodo, dove sia ben chiaro a tutti che chi vive di
agricoltura è più importante di chi vive per l'agricoltura.Sono convinto che
solo così le risorse del Psr si tramuteranno in un volano anti crisi e di prospettiva
futura; se verranno cioè rese velocemente disponibili ed impegnate per progetti
d'impresa che riportino gli imprenditori e i giovani agricoltori alla loro
mission di produrre per il mercato. Venendo alla sua attività di produttore di
vino, quello del Sagrantino di Montefalco è un caso molto interessante: in
pochi anni è salito alla ribalta dello scenario enologico internazionale. Come
è stato possibile? Passione, lavoro e ricerca. Quando la mia famiglia nel 1971
iniziò quest'avventura, nulla tranne il potenziale del Sagrantino, poteva far
presagire un successo del genere: solo la tenacia e la fiducia nell'unicità
dell'"insieme Montefalco" ci ha dato la spinta per continuare il
nostro percorso. Da subito abbiamo avviato un lungo processo di ricerca e sperimentazione
con l'università di Milano (tutt'ora in atto) ponendoci così al pari dei
migliori, abbiamo poi creduto che fosse importante riuscire a comunicare il
nostro lavoro nella maniera migliore. Il suo Sagrantino è stato scelto
addirittura per rappresentare il top dell'enologia italiana nel film "Holy
Money", diretto da Maxime Alexandre, in uscita il prossimo autunno.Cosa
manca all'Umbria per essere più internazionale? Maxime Alexandre ha compreso
ciò che da sempre è alla base del nostro lavoro e di questo lo ringrazio,
ovvero la produzione di un vino che rappresenta la radice d'italianità: la
materia prima (una varietà autoctona) il suo forte legame con un territorio
unico (Montefalco) fortemente caratterizzato. Molte aziende umbre oggi
applicano questo modello, tuttavia per molte di esse il problema sono le
dimensioni ridotte, la difficoltà a connettersi alle reti e la mancanza
d'infrastrutture, deficit che sommati non permettono alle singole realtà di
attuare progetti complessi. La causa molto spesso è anche dei
"campanili" che restringono la ricerca di una strategia comune valida
per tutto il sistema Umbria pensata in modo che ogni Pmi possa riversare in
essa le proprie forzee partecipare così a un grande progetto mantenendo la
propria unicità. © RIPRODUZIONE RISERVATA Più selettività La contrazione nel
numero di aziende del settore non è un fattore in sé negativo Il profilo Marco
Caprai Nato a Foligno nel 1964, è presidente di Confagricoltura Perugia e
numero due del sindacato dell'industria alimentare di Confindustria Perugia.
Nel 1988, fresco di laurea in scienze politiche, entra nell'azienda Arnaldo
Caprai (5,5 milioni i ricavi e 700mila bottiglie prodotte) dove oggi è ad Il
Sagrantino. Le produzioni del vino Sagrantino, nell'area di Montefalco (Pg),
sono in costante crescita. Per l'annata 2008 sono state prodotte 2,3 milioni di
bottiglie quando solo 10 anni prima si fermavano appena a 550mila. Le cantine
imbottigliatrici sono passate da
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione: INTERVISTA (Marche) data: 2009-05-13 - pag: 7
autore: Appello alle istituzioni locali «Il nuovo piano di sviluppo rurale
dovrà essere attuato in un quadro alleggerito dalla burocrazia dove sia ben chiaro il punto che chi vive di agricoltura è più
importante di chi vive per l'agricoltura» GIANCARLO BELFIORE
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest sezione:
PRIMO PIANO (Alp-Med Gect) data: 2009-05-13 - pag: 5
autore: Burocrazia Enti territoriali al muro del diritto L'euroregione? Una
realtà su cui si sta lavorando da molti anni in tutta Europa, ma in modo
scoordinato, dipendente dagli ordinamenti dei singoli stati. La Commissione
europea si è data il compito di uniformare questa disparità, attraverso uno
strumento giuridico unico, a cui gli enti locali dei diversi stati
possano far riferimento per la cooperazione transfrontaliera. è il regolamento
1082/2006, accolto in modo favorevole dagli stati perché era concepito per
facilitare la cooperazione transfrontaliera: «Gli enti locali – spiega Michele
Vellano ordinario di diritto dell'Unione europea all'Università della Valle d'Aosta
–hanno vistoin questo strumento l'opportunità di creare legami stabili non solo
per progetti comuni-tari, ma anche al di là delle intenzioni della Commissione
». Da qui la situazione di stallo e l'impugnazione della legge regionale ligure
1/2009, sull'Euroregione Alpi del Mediterraneo. Per due ragioni: era in
anticipo rispetto all'approvazione della legge comunitaria che dava
applicazione al regolamento e inoltre introduceva il rafforzamento dei legami
politici tra le regioni che ne avrebbero fatto parte. «In Italia il Ddl di
recepimento della normativa europea – prosegue Vellano –è ancora in fase di
approvazione ma, a mio avviso, introduce indebitamente una procedura di
autorizzazione discrezionale da parte dello stato. Potrebbe portare all'apertura
di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea nei confronti
dello stato italiano». Dal punto di vista della costituzione formale dei Gect,
con l'impugnativa della legge ligure, si ha una battuta d'arresto. Neanche
attraverso il diritto francese si potrà partire, perché è comunque necessario
il placet del diritto italiano. La.Si. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Corriere della Sera"
del 13-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 13/05/2009 - pag: 10 Il presidente della Fiat «Ma credo
che la nostra generazione debba contribuire facendo bene il suo lavoro»
Montezemolo e l'impegno in politica: qualche pensiero l'ho fatto MILANO «Se
devo dire la verità qualche pensiero, solo pensiero, in passato l'ho fatto». Ha
risposto così, ieri, Luca Cordero di Montezemolo a Giovanni Floris, che gli ha
chiesto se abbia mai pensato di intervenire direttamente in politica.
Nell'intervista andata in onda su RaiTre nel corso di Ballarò, l'ex presidente
di Confindustria e presidente della Fiat ha poi chiarito: «Siamo una
generazione nata dopo la guerra che ha avuto molto da questo Paese e quindi
deve cercare di dare con impegno, coi risultati, facendo bene il proprio
lavoro». Ecco perché, spiega, ha deciso «assieme ad alcuni amici, di aiutare un
gruppo di giovani economisti, ricercatori in un think tank un po'
all'americana, che si chiama Italia Futura. Fuori dall'ottica e dalle logiche
dei partiti della politica. che è sempre così invadente ». Nessun impegno
diretto in politica, dunque, ma quello del presidente della Fiat vuole solo
essere un contributo «nel cercare di studiare dove vogliamo essere tra cinque
anni, di guardare avanti e di ragionare non come quello che sono o che ero, ma
quello che sarò. Una grande spinta in questo senso a porci degli obiettivi che
non sono né di destra né di sinistra, per il futuro del Paese, e quindi di
contribuire a questo». Luca Cordero di Montezemolo definisce poi le elezioni europee
«una sfida tra partiti piuttosto che un vero discorso europeo». E si dice «un
po' deluso» dai criteri adottati per formare le liste. «Questo è un male,
perché oggi molte delle scelte di fondo del Paese sono influenzate dalla
politica europea e credo che sarebbe una buona opportunità per mandare in
Europa giovani che vanno a rappresentare bene il Paese, con una cultura
europea. Mi sembra invece che ci sia di nuovo una selezione nell'ottica di dare
solo un posto alle persone». Sulla crisi economica, infine, il presidente della
Fiat chiarisce: «L'Italia è un Paese bloccato da mille corporazioni, da
intrecci, amicizie, difficoltà di emergere per chi è più bravo e più capace
indipendentemente da dove proviene. Ma il nostro Paese deve guardare avanti e rischiare.
Un tema di fondo oggi è riprendere, come nel dopoguerra, il gusto della sfida:
dire dove vogliamo essere, non tra quarant'anni, ma tra cinque. Perché quando
questa finirà, bisognerà tornare a pensare al futuro, e non
possiamo continuare ad avere un Paese di così grandi potenziali senza
affrontarne i nodi di fondo: burocrazia, evasione, infrastrutture e giovani». Il futuro «Assieme ad
alcuni amici ho deciso di aiutare i ricercatori di un think tank che si chiama
Italia Futura» R. P.
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Chi è Intervista
Enrico Costa Avvocato e parlamentare guida la Fipap dal 2005 "Il balòn
pronto per le nuove sfide" ALDO SCAVINO MONDOVI' Enrico Costa, 39 anni, di
Mondovì, avvocato è, dal 2005, presidente della Fipap, la Federazione italiana
pallapugno. Figlio di Raffaele, ex parlamentare e presidente della Provincia di
Cuneo, Enrico è al secondo mandato come deputato; è capogruppo Pdl in
Commissione Giustizia alla Camera. In precedenza è stato consigliere regionale
per due mandati e ha ricoperto la carica di vicepresidente. Nel 2001 era stato
ispiratore di una legge regionale per la valorizzazione degli sport
tradizionali. \Domani sera (alle 21) ad Asti, nel Salone della Provincia in
piazza Alferi, l'atteso faccia a faccia, organizzato da «La Stampa» in
collaborazione con l'Amministrazione provinciale di Asti, fra Enrico Costa ed
Emilio Crosato, i due presidentissimi delle Federazioni di pallapugno e
tamburello. Un incontro dal quale potrebbero scaturire idee nuove per due
discipline di antiche tradizioni, che hanno nel Cuneese e nell'Astigiano le
loro radici. Presidente Costa, qual è lo stato di salute della pallapugno?
«Buono, direi, perchè stiamo assistendo ad una crescita notevole, soprattutto a
livello giovanile grazie alla politica di incentivi per le società che abbiamo
adottato». Qual è la dimensione attuale del movimento pallonistico? «Quest'anno
abbiamo 42 squadre seniores (A, B, C1, C2) e ben 132 giovanili con un deciso
incremento rispetto al passato; nel 2004 erano 54. Vorrei sottolineare, in
particolare, che ci sono 32 squadre esordienti (13-14 anni). Non ne avevamo mai
avuto un numero così alto». Quanti sono i tesserati? «Oltre 1000 giocatori e
più di 100 tecnici. Lo scorso anno sono state disputate 1600 gare ufficiali;
quest'anno supereremo certamente tale numero». Fra le iniziative nuove c'è il
Centro tecnico federale affidato alla responsabilità di Mario Sasso. Perchè lo
avete allestito? «Era un'esigenza che sentivamo da tempo. L'obiettivo è quello
di individuare i giocatori più promettenti in prospettiva futura nelle varie
società e seguirli più attentamente, con continui «stage» di perfezionamento».
Lei è stato appena rieletto ai vertici della Fipap. Che cosa conta di
realizzare nel nuovo mandato? «Gli obiettivi prioritari sono due. Il primo è la
costruzione di impianti senza i quali non nascono società nuove. In collaborazione
con le Regioni vogliamo individuare delle aree in cui costruire sferisteri
nuovi, magari polifunzionali, adatti anche ad altri sport, in tutte le province
che ne sono sprovviste. Il secondo obiettivo è quello della comunicazione.
Stiamo lavorando, anche con la Lega delle Società, per dare maggiore visibilità
alla pallapugno, adottando tutti i mezzi possibili: il sito internet
«Losferisterio.it», il magazine collegato, le trasmissioni TV, nuovi rapporti
con le emittenti locali. Dobbiamo cercare di rendere televisivo il nostro
sport: adesso, purtroppo, non lo è. Se per farlo diventare più appetibile
occorresse vivacizzarlo e magari cambiare certe regole che lo rendono troppo
lento e un po' macchinoso, dovremmo farlo». Rapporti con la scuola? «Abbiamo
attuato il Progetto scuola in collaborazione con la Fondazione Cassa di
Risparmio di Cuneo, per cercare di diffondere la pallapugno fra gli studenti.
La nostra Federazione gestisce anche l'attività della pallapugno leggera che si
pratica in tutta Italia, anche se non è facilissimo il passaggio da uno sport
all'altro». Un sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse
negli sferisteri. Regolamentate, ovviamente, e alla luce del sole, come è
nell'ippica e in altri sport. Purtroppo c'è troppa burocrazia da affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle
scommesse».
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
"Le scommesse
negli sferisteri" Domani alle 21 ad Asti, nel Salone della Provincia in
piazza Alfieri, inedito faccia a faccia organizzato da «La Stampa» tra Enrico
Costa ed Emilio Crosato presidenti delle Federazioni di pallapugno e
tamburello. Un incontro dal quale potrebbero scaturire idee nuove e forme di
collaborazione tra due discipline di antiche tradizioni, che hanno nel Cuneese
e Astigiano il radicamento maggiore. Alla vigilia dell'incontro Enrico Costa si
presta a fare il punto sulla situazione della Federazione pallonistica che
dirige da quattro anni (è all'inizio del secondo mandato). Presidente Costa,
qual è lo stato di salute della pallapugno? «Buono, direi, perché stiamo
assistendo a una crescita notevole, soprattutto a livello giovanile, grazie
alla politica di incentivi per le società che abbiamo adottato». Qual è la
dimensione attuale del movimento? «Quest'anno abbiamo 42 squadre Seniores (A,
B, C1, C2) e ben 132 giovanili con un deciso incremento rispetto al passato;
nel 2004 erano 54. Vorrei sottolineare, in particolare, che ci sono 32 squadre
esordienti (13-14 anni). Non ne avevamo mai avuto un numero così alto». Quanti
sono i tesserati? «Oltre 1.000 giocatori e più di 100 tecnici. Lo scorso anno
sono state disputate 1.600 gare ufficiali; quest'anno supereremo certamente
tale numero». Lei è stato appena rieletto ai vertici della Fipap. Che cosa
conta di realizzare nel nuovo mandato? «Gli obiettivi prioritari sono due. Il
primo è la costruzione di impianti senza i quali non nascono società nuove. In
collaborazione con le Regioni vogliamo individuare aree in cui costruire
sferisteri nuovi, magari polifunzionali, adatti anche ad altri sport, in tutte
le province che ne sono sprovviste. Il secondo obiettivo è quello della
comunicazione. Stiamo lavorando, anche con la Lega delle Società, per dare
maggiore visibilità alla pallapugno, adottando tutti i mezzi: il sito Internet
"Losferisterio.it"; il magazine collegato; le trasmissioni tv; nuovi
rapporti con le emittenti locali. Dobbiamo cercare di rendere televisivo il
nostro sport: adesso, purtroppo, non lo è. Se per farlo diventare più
appetibile occorresse vivacizzarlo e magari cambiare certe regole che lo
rendono troppo lento e un po' macchinoso, dovremo farlo». Un
sogno nel cassetto? «Riportare le scommesse negli sferisteri. Regolamentate,
ovviamente, e alla luce del sole, com'è nell'ippica e in altri sport. Purtroppo
c'è troppa burocrazia da
affrontare e poca convenienza da parte dei gestori delle scommesse».
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ELEZIONI
LAVORO MONDOVI' ALBA All'interno Alba: «Noi romeni esclusi dalle liste per la burocrazia» Operai Burgo
hanno detto sì ai 37 «tagli» Comune offre locali a Piazza e Altipiano per il
Politecnico Miroglio premia i dipendenti «senior» Servizi Andrea Garassino
Gianni Scarpace Giuseppina Fiori
( da "Stampa, La" del
14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
PROTESTA. INIZIATIVA
DI CONFARTIGIANATO "Più costi e burocrazia la Regione cambi la legge
sulle caldaie" Artigiani in rivolta contro la Regione. La protesta parte
dagli impiantisti di caldaie associati a Confartigianato (130 sui circa 300
dell'Astigiano) che minacciano un ricorso al Tar contro la nuova legge
regionale varata dall'assessore all'Ambiente Nicola De Ruggiero per contenere
l'inquinamento. Il problema, secondo gli artigiani, sono i nuovi e più
restrittivi limiti imposti sugli impianti di riscaldamento e condizionamento:
di fatto, metterebbero fuori legge la maggior parte delle caldaie piemontesi,
molte installate negli ultimi anni. Del malcontento si fa portavoce il
presidente dell'associazione Biagio Riccio che in una lettera alla presidente
Mercedes Bresso, chiede la sospensione, almeno temporanea, dell'applicazione
della legge. «I nostri installatori - denuncia - sono esasperati: questa nuova
normativa porta solo burocrazia, demandando controlli,
responsabilità e competenze agli artigiani. Praticamente diventano degli
ispettori della Regione, ma non è il loro compito: questo sistema non incentiva
la legalità». Altro problema è il «bollino verde» obbligatorio per il controllo
dei fumi: lo gestiva la Provincia (al costo di 5 euro), ora la competenza passa
alla Regione ed è gratis. Ma ricorda Riccio, «il bollino permetteva di creare
un fondo provinciale da cui attingere contribuiti per la sostituzione dei
vecchi impianti e finanziare la formazione dei nostri tecnici: ora rimaniamo
con le casse vuote». Oggi, la revisione annuale degli impianti costa tra i 70 e
i 100 euro, ma per il presidente, la normativa avrà un contraccolpo anche sulle
tasche dei consumatori: «Aumenteranno i costi dei controlli e chi ci rimette?
Gli utenti». Ora a Confartigianato si attende la risposta da Palazzo Lascaris.
E se non arriverà, è già pronto un ricorso ai giudici amministrativi.
( da "Repubblica, La"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina I - Napoli
L´analisi L´asfissia della campagna elettorale AUGUSTO MUOJO Nicolais chiede
aiuto a Bassolino e il governatore promette subito di sostenerlo, anche se i
suoi uomini sono stati "scientificamente" esclusi dalla "lista
del presidente"; Punzo invita la classe politica a mettersi d´accordo su
alcune opere infrastrutturali da realizzare in tempi brevi a carico
dell´imprenditoria privata e a rispondergli, e in senso affermativo, è solo il
cardinale Sepe; appena la Iervolino accenna alla necessità di accelerare i
tempi per Bagnoli, interviene la burocrazia ambientalista per respingere l´ipotesi di porto-canale e,
quindi, di modernizzazione per l´uso turistico dell´area. Sono tre eventi
diversi, la cui lettura andrebbe associata e valutata insieme per definire
l´asfissia dell´attuale momento pre-elettorale che dovrebbe produrre invece fervore
di progetti e di proposte politiche unificanti. Primo punto. Il disgelo
tra Bassolino e il candidato del Pd alla Provincia è partito dopo i contatti
che l´ex ministro ha avuto a Roma con Franceschini e altri leader del partito.
SEGUE A P
( da "Repubblica, La"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 8 - Interni
Le dieci domande che rivolgiamo a Silvio Berlusconi L´inchiesta Le incoerenze
di un caso politico (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Corriere della Sera"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Lettere data: 14/05/2009 - pag: 12 Caro amico ti scrivo di Goffredo
Buccini Tra Acea, Ama e Comune: il gioco dell'oca di Gabriele Egregio Buccini,
desidero segnalarle un piccolo fatto emblematico di come un cittadino cerchi di
collaborare con l'Autorità Municipale preposta al servizio idrico irriguo, ma
questa latiti... nel senso che non la trovi! In breve appena si giunge a
Spinaceto venendo da Roma, all'inizio di via Caduti della Resistenza angolo via
Eroi di Roma, sul prato antistante vi è una bocchetta per l'irrigazione che per
giorni manda quasi continuamente acqua... allagando la strada e i marciapiedi
circostanti (tombini intasati). Mi sono chiesto come mai l'Autorità competente
non provvedesse a riparare il malfunzionamento... Ho provato a contattare
telefonicamente prima l'Acea (il suo nome è sul piccolo tombino dal quale
fuoriesce l'acqua) che mi ha risposto essere la competenza dell' Ama; questa mi
ha instradato al del Servizio Giardini del Comune... Sono riuscito a contattare
il Servizio in questione dopo aver appurato che il numero fornitomi era
sbagliato e solo grazie all'educatissima interlocutrice che nel rispondermi mi
ha poi augurato buona ricerca nel fornirmi il numero giusto. Sono indi stato
dirottato al Servizio Giardini del mio Municipio (XII) ove il signor
Claudio,gentilmente, mi ha detto che era a conoscenza del problema,....ma che
da tempo aveva reclamato con i suoi superiori sostenendo che la riparazione del
guasto era di competenza non del Servizio Giardini ma dell'Acea! Visto che sono
ritornato alla partenza....e volendo collaborare nonostante tutto, mi potete
aiutare...anzi ci potete aiutare? Gabriele Bartolozzi Caro
Bartolozzi, il suo racconto è così efficace che non le ruberò spazio. Un simile
gioco dell'oca dovrebbe spiegare alla politica perché le burocrazie vanno
semplificate. Presto. E con coraggio. gbuccini@rcs.it
( da "Corriere della Sera"
del 14-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Esteri data: 14/05/2009 - pag: 21 Narendra Modi Il volto controverso
dei nazionalisti indù Tata e Ambani scelgono l'«amico degli industriali» che
odia i musulmani Un panorama politico disgregato e incerto: lo storico partito
dei Gandhi, il Congresso oggi al potere, che si contende il primato (ormai
relativo) con il rivale indù-nazionalista Bharatiya Janata Party (Bjp), mille e
più formazioni minori in corsa per i voti di 714 milioni di indiani nella
maratona elettorale che finirà il 16 maggio con i risultati. Un'economia che
nell'anno fiscale
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA 22ª FIERA
INTERNAZIONALE DEL LIBRO ATTUALITA' L'Europa, un club alla ricerca E' davvero
possibile un terreno culturale comune tra i cittadini dei vari Stati del
Vecchio Continente? di un'identità DONALD SASSOON La parola «crisi» viene
immancabilmente invocata quando si discute dell'Europa, eppure è un club che
nessuno vuole lasciare e al quale molti vogliono aderire. Paradossalmente,
nell'era della globalizzazione, si dovrebbe parlare della crisi dello
Stato-nazione ma oggi gli stati sono più numerosi che mai, soprattutto nel
nostro continente, dove nel 1945 ve n'erano 27, già cinque in più rispetto al
1914, mentre oggi ce ne sono più di quaranta. E come costruirla, questa Europa,
quando tutte le principali prerogative di uno Stato rimangono allo stato-nazione:
la difesa, l'istruzione, la salute, il fisco, la legge e l'ordine e il
controllo del sistema audiovisivo? Fino a poco fa molti ritenevano che ciò che
poteva unire gli europei era l'idea del libero mercato. L'attuale congiuntura
economica ha rimesso in discussione anche il liberismo. Ma alla crisi del
modello neo-liberale non è emersa alternativa credibile, salvo un possibile
ritorno all'altrettanto utopico status quo. Sia il vecchio sistema di Bretton
Woods che il regime di deregulation degli ultimi trent'anni erano stati creati
all'insegna dell'egemonia americana. Ma oggi, anche se gli Stati Uniti sono
ancora la massima potenza sia militare che culturale, non hanno più la forza di
imporre un nuovo ordine economico. Bush non lo aveva capito, Obama lo sa bene.
Quanto alla Cina è troppo presto per esprimere un giudizio - come diceva Zhou
Enlai della Rivoluzione francese. Almeno americani e cinesi hanno una qualche
loro identità mentre l'Europa, di cui non sapremmo definire nemmeno i confini,
non ha né l'unità, né la volontà, né la possibilità di sistemare il mondo. E'
proprio necessario che l'Europa abbia una sua identità? Questa identità europea
deve fare i conti con un passato difficile, lordo di sentimenti di superiorità,
di razzismo, dell'idea discutibile che essa abbia avuto una «missione
civilizzatrice», come si dice in Francia. Storicamente, non è solo il
continente della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo. E' anche il continente
del colonialismo, della tratta degli schiavi, di Auschwitz e del Gulag. Ma è
anche quello che di recente ha ratificato la Corte penale internazionale, il
Protocollo di Kyoto, che ha abolito la pena di morte, che ha i più avanzati
sistemi di welfare. L'Europa sociale e dei diritti civili non è ancora morta.
Esiste un'Europa culturale? Certo abbiamo un patrimonio culturale comune, la
poesia, i romanzi, i saggi, la musica. Ma spesso è la cultura dei colti, non
quella della maggioranza. Quanto a cultura popolare, in Europa oggi esiste solo
quella americana, dalla musica alla tv e al cinema. Certo ogni Paese apprezza i
propri cantanti, i propri programmi, anche i propri scrittori, ma poco quelli
degli altri paesi. Le varie culture nazionali comunicano poco tra loro. Si può
costruire un'identità europea? Occorre farlo? L'unico modello che abbiamo è la
costruzione delle identità nazionali, che ha richiesto scuole, eserciti, religioni, guerre, patriottismo, burocrazie, governi,
bandiere e lingue nazionali. I popoli degli Stati-nazione europei non hanno
mai, in realtà, davvero scelto la loro nazione. Abbiamo fatto l'Italia, ora
dobbiamo fare gli Italiani, si è detto dopo il Risorgimento. Questo vale anche
per gli altri. All'inizio c'era la nazione, poi sono stati fatti i
cittadini. Siamo diventati cittadini perché ci hanno tassato, ci hanno mandato
in guerra, ci hanno fatto cantare inni nazionali; e poi anche perché ci hanno
fatto votare. Così siamo diventati italiani, francesi, polacchi, ecc. Ma non
abbiamo ancora imparato ad essere europei. Forse non lo impareremo mai. SABATO
16 MAGGIO SALA AZZURRA ORE 12 Conferimento del Premio Alassio Internazionale a
Donald Sassoon. A seguire una Lectio magistralis sul tema «L'identità culturale
degli Europei dall'Ottocento a oggi», a cura di Fiera del libro e Premio
Alassio 100 libri - Un autore per l'Europa. Intervengono: Paolo Mauri e Monica
Zioni
( da "Stampa, La" del
15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
INDUSTRIA.LA VICENDA
CHE COINVOLGE I 15 DIPENDENTI DELLA «A&B IMPIANTI» "Senza quei
macchinari rischiamo di perdere il posto" Sono in affitto da un'azienda
fallita e rischiano di finire all'asta [FIRMA]ROBERTO GONELLA ASTI E' un
arcipelago di posti di lavoro che si disperdono, spesso lontano dai clamori
delle grandi vertenze sindacali e dalle pagine dei giornali . Eppure la
burrasca della crisi occupazionale non ha travolto solo i cargo (qualcuno
magari già da tempo male in arnese) come le grandi aziende, ma ha anche i
vascelli, piccole realtà produttive con un esiguo «equipaggio». E talvolta a
rendere ancor più ardua l'attraversata, sono i cavilli o
l'esigenza - fate voi - della burocrazia e delle leggi. Come potrebbe accadere alla «A&B Impianti»,
piccola azienda che si occupa «della fornitura di impianti per la produzione di
materiali da costruzione in laterizio e altre materie prime del tipo
ecologico», come recita il sito internet. Sono 15 i dipendenti che
lavorano nella sede di via Marco Polo, nella zona industriale. Destino della
toponomastica, dal 2007 è controllata da un gruppo che batte bandiera cinese,
la «Dragon&Strong». Socio di minoranza è un manager astigiano, Renato
Gavello. Il prosieguo dell'attività è però in qualche modo a rischio. Al momento
dell'acquisizione, il gruppo aveva infatti rilevato anche l'affitto del ramo
d'azienda della «A&B automazioni», la cui vecchia proprietà era
successivamente fallita. Seguendo la procedura, ora il curatore fallimentare ha
fatto sapere che non sarà rinnovato il contratto d'affitto con
«Dragon&Strong». Per soddisfare i creditori, sarà quindi indetto il bando
per un'asta finalizzata alla vendita dei macchinari della «A&B
automazioni»: la cessione finirebbe però con lo stoppare anche l'attività della
«A&B Impianti», «azienda integrata». Inoltre, chi compra i macchinari potrà
portarseli via anche senza doversi curare del destino dei 15 dipendenti che
rischiano oltretutto di trovarsi senza lavoro già nell'immediato. «Il timore è
che già oggi possano essere apposti i sigilli ai macchinari per impedire
l'utilizzo del bene - sostiene Silvano Uppo, segretario Uilm - per questo
abbiamo già chiesto un intervento delle istituzioni». Oggi alle 8 è prevista
un'assemblea ai cancelli della fabbrica: «Valuteremo quali iniziative
intraprendere» aggiunge il sindacalista. Smurfit.Avvio della procedura di
mobilità alla «Smurfit»: riguarda 10 dei 123 dipendenti. La decisione è dovuta
ad un calo dei volumi.
( da "Unita, L'" del
15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
1. Burocrazia culturale Sono soprintendente del Polo museale di
Napoli, sono entrato nell'amministrazione nel 1969, e quest'anno lascio con 7-8
mesi di anticipo. Quando nacque il ministero dei beni culturali nel '75
pensavamo a una struttura scientifica, invece predomina la burocrazia. 2. Difficoltà
napoletane A Napoli abbiamo musei magnifici, li abbiamo rinnovati, siamo
riusciti a fare mostre scientifiche dando all'estero un'immagine oltre pizza,
monnezza e pistole, però la città non è mai intervenuta perché ci fosse una
ricaduta tra i napoletani. 3. Cattedrale nel deserto Capodimonte non ha i
visitatori che meriterebbe perché è difficile da raggiungere. E Napoli non si è
mai attrezzata con ristoranti e alberghi a costo medio per il turismo
culturale. Sembriamo una cattedrale nel deserto. 4. No ai cimiteri d'arte I
musei non devono essere cimiteri d'arte. Anche per questo ho portato artisti
contemporanei a Capodimonte. Quando ho messo Basquiat accanto al Salviati la
gente ha scoperto entrambi. 5.Mostre da reality Si fanno mostre da 400mila
visitatori? Bene se hanno contenuto scientifico, non se si intitolano agli
impressionisti o a Picasso con ben poco dei maestri, allora sono come un
reality. STEFANO MILIANI smiliani@unita.it 5 risposte da Nicola Spinosa Soprintendente
del Polo museale di Napoli
( da "Corriere della Sera"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Roma data: 15/05/2009 - pag: 7 All'Altare della Patria
«Voglio la pensione». E si dà fuoco Alle diciotto di ieri, un uomo di 41 anni
di nazionalità rumena, è salito sui gradini dell'Altare della Patria per darsi
fuoco. Aveva indosso calzoni di cotone, camicia e uno zainetto da cui ha tirato
fuori una bottiglia di alcol. Dopo aver tirato fuori dalla tasca un accendino
si è appiccato il fuoco. Un carabiniere che dal presidio di piazza Venezia,
aveva notato l'espressione stralunata dell'uomo, si è precipitato su di lui e
strappandogli i pantaloni ha impedito che le fiamme raggiungessero torace e
volto. Caricato da un'ambulanza del
( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XXIII -
Bologna Cavaioni, rinasce Villa Silvetta ELEONORA CAPELLI Un centro per genitori
e bambini fino a tre anni con tanto di sala per lo yoga, ristorante con
prodotti dell´orto biodinamico, laboratori artistici e una biblioteca di
documentazione sulla medicina naturale. Così prova a rinascere Villa Silvetta,
il cuore di Parco Cavaioni, burocrazia e generosità dei cittadini permettendo. Il progetto della
cooperativa Le Ali, formata da un gruppo di cittadini guidati dall´architetto
Francesca Lenzi appositamente per aggiudicarsi il bando pubblicato dal
quartiere Santo Stefano, rischia infatti secondo gli organizzatori di rimanere
impigliato nella rete infinita di permessi incrociati tra Comune, Ausl e
Sovrintendenza. E deve superare l´ostacolo di reperire altri 280 mila euro
circa, oltre ai 260 mila di capitale sociale. Eppure gli amministratori non
hanno dubbi sull´opportunità di riqualificare Parco Cavaioni, sia i prati dove
fino a qualche tempo fa era ospitata la discoteca delle serate estive dei
bolognesi, il «Free Go», sia la villa dei primi del `900 che fino al 1959 fu la
residenza estiva della famiglia Rossi e oggi è praticamente abbandonata. «Non
solo abbiamo trovato una cooperativa disposta a intervenire dove nessun altro
voleva mettere le mani - dice il presidente del quartiere Santo Stefano, Andrea
Forlani - ma che porta anche avanti finalità che nessun amministratore può non
sposare. Mi auguro che il Comune capisca queste cose e non inserisca più
paletti di quelli che già ci sono». Responsabilità politiche di qualche
assessore poco sensibile? «La difficoltà e che tutto è in mano ai tecnici -
ribadisce Forlani - il politico spesso si trova a rimbalzare contro il muro di
gomma della macchina burocratica che fa tornare sempre al punto di partenza
anche i progetti migliori». Nel bando infatti c´è una clausola per cui il
massimo per ottenere i permessi è sei mesi, altrimenti lo stabile ritorna al
Comune, ma i permessi, che devono essere rilasciati dal Comune stesso, seguono
iter che richiedono più tempo. Gli organizzatori sono comunque fiduciosi, sia
che la pratica si sblocchi, sia di trovare i fondi anche attraverso un bando
della Provincia, oltre che grazie ai contributi dei cittadini (info,
infole-ali. com). Dopo di che, potrebbe tornare a nuova vita il parco dagli
alberi secolari, il laghetto col macero, il bel viale di cipressi all´ingresso,
oltre alla villa di due piani pronta ad ospitare attività educative
sperimentali, tra laboratori e percorsi creativi.
( da "Repubblica, La"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 25 - Interni
Europarlamento, Zanicchi maglia nera La deputata Pdl la più assente, Ferrari
(Pd) e Kusstatscher (Verdi) i più presenti Pubblicati i dati sulla
partecipazione dei parlamentari italiani alle sedute plenarie di Strasburgo
Oltre il 45 per cento degli eletti cinque anni fa hanno lasciato il loro
incarico, rinunciando al mandato DAL NSOTRO CORRISPONDENTE ANDREA BONANNI
BRUXELLES - Ci sono voluti quattro mesi, dopo che il 14 gennaio la sessione
plenaria del Parlamento europeo aveva deciso di mettere on line le presenze
degli eurodeputati. Ma ora, finalmente, la burocrazia parlamentare è riuscita a
pubblicare almeno i dati sulla frequenza alle sedute plenarie di ciascun
onorevole. Anche così, però, lo ha fatto inserendo il dato nel profilo personale
di ogni deputato, il che rende difficile avere un quadro complessivo a colpo
d´occhio del comportamento dei vari gruppi politici o delle differenti
delegazioni nazionali. Si direbbe quasi che, dopo aver preso una
decisione più che doverosa su insistenza anche dell´eurodeputato radicale Marco
Cappato, i parlamentari non abbiano in realtà alcun desiderio che gli elettori
possano farsi facilmente un´idea della loro assiduità in aula. E allora,
guardando ai dati dell´ottantina di eurodeputati italiani, si può notare con un
certo sollievo che solo dieci hanno totalizzato una media di presenze alle
sedute plenarie inferiore al 65 per cento. La maglia nera va a Iva Zanicchi,
del Pdl, che ha registrato un misero 45 per cento di presenze. Segue Armando
Veneto, deputato Pdl eletto nella circoscrizione Sud, con il 48 per cento,
quindi Beniamino Donnici dell´Italia di Valori (49 per cento), che peraltro è
protagonista di una annosa disputa giudiziaria con Achille Occhetto per
aggiudicarsi il seggio. Bisogna dire che, tra gli assenteisti, i berlusconiani
spadroneggiano: oltre alla Zanicchi e a Veneto, ci sono Vito Bonsignore (55 per
cento), Nello Musumeci (57 per cento), Aldo Patriciello 58 per cento) e Umberto
Pirilli (51 per cento). Seguono i socialisti Gianni de Michelis (51 per cento)
e Rapisardo Antinucci (52 per cento). Nel Pd si conta solo Fabio Ciani (57 per
cento). Sul fronte dei presenzialisti, invece, i meriti sono equamente
ripartiti tra i vari gruppi politici. Sepp Kusstatscher (Verdi) e Francesco
Ferrari (Pd) sono i campioni assoluti, con il 98 per cento delle presenze. Poi
c´è Lo Curto, del Pdl, con il 97 per cento. Seguono Pasqualina Napoletano,
della Sinistra, e Monica Giuntini (Pd) con il 96 per cento. Poi Iles Braghetto
(UdC), con il 95 per cento, Roberto Musacchio, della Sinistra col 94 per cento,
Luca Romagnoli della Fiamma, Vincenzo Aita di Rifondazione, e Paolo Bartolozzi
(Pd) con il 93 per cento. Guido Sacconi (Pd), autore tra l´altro di alcuni dei
rapporti parlamentari più importanti della legislatura, vanta un 91 per cento.
La co- presidente del gruppo verde, Monica Frassoni, ha registrato un 89 per
cento di presenze, così come Mario Mauro, del Pdl, in lizza per essere eletto
prossimo presidente del Parlamento europeo. Vittorio Prodi (Pd), fratello di
Romano, ha l´88 per cento, come Francesco Speroni, della Lega. I dati
complessivi sulle presenze in aula dei deputati italiani, sono in generale
abbastanza confortanti. Meno confortanti, invece, sono i dati riguardanti gli
abbandoni del seggio parlamentare. Oltre il 45 per cento degli eurodeputati che
erano stati eletti cinque anni fa hanno lasciato il loro incarico ritenendo,
evidentemente, di avere di meglio da fare. Una catena di rinunce che non ha
fatto bene al nostro prestigio nell´istituzione parlamentare.
( da "Repubblica.it"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
MOSCA - Nel giorno
che dovrebbe consacrare il vincitore, o la vincitrice, del 54esimo Eurovision -
il concorso musicale più kitsch del mondo, ma anche quello con più audience
televisiva - Mosca rischia di trasformarsi in una città sotto assedio, mentre
invece dovrebbe essere una città in grande festa. Perché il sindaco omofobo
Jurij Luzhkov, per l'ennesima volta, ha detto no al Gay Pride, la parata degli
omosessuali che hanno deciso di svolgere la loro manifestazione proprio questo
sabato, in concomitanza con la finale musicale. E questo significa che
sguinzaglierà per la metropoli migliaia e migliaia di "Omon", i
reparti speciali antiguerriglia della polizia, utilizzati spesso e volentieri
per reprimere le manifestazioni delle opposizioni e dei movimenti civili.
Semplice, il motivo che ha spinto i gay a scegliere la data del 16 maggio:
all'Eurovision di Mosca sono accreditati 2427 giornalisti, ci sono le troupes
televisive di 42 nazioni, e ben 1500 persone che fanno capo a decine e decine
di delegazioni ufficiali. Immaginiamo che i gay riuscissero a radunarsi da
qualche parte a Mosca, violando il divieto del sindaco, come peraltro è già
successo negli scorsi anni. Qual è la scusa del sindaco, la ragione alla quale
si è appigliato per respingere la richiesta dei gay? Voglio evitare scontri tra
loro e i gruppi che non li tollerano. Come gli ultraortodossi, i radicali delle
destre, gli skinheads, i neonazisti, insomma, il repertorio dell'estremismo
"nero" e il fanatismo religioso. In realtà, le autorità potrebbero "proteggere"
i gay impedendo agli altri di avvicinarsi e aggredirli: come succede, per
esempio, quando manifestano i comunisti e le destre, quelle rare volte che il
regime lo permette. Invece, si gonfia il pallone dell'allarmismo, si imbonisce
l'opinione pubblica, si fomenta la discriminazione e si tollerano episodi di
violenza nei confronti delle minoranze sessuali. E pensare che Lenin
depenalizzò l'omosessualità (a dire il vero, il primo leader europeo a farlo fu
Napoleone). Ma Stalin era di parere contrario e dette il via alle spietate
repressioni contro i gay, includendo nel codice penale sovietico il reato di
"deviazione sessuale". Reato che restò tale sino ai tempi di
Gorbaciov. Il pregiudizio - "educato" da decenni di repressione - è
rimasto però nel genoma delle forze dell'ordine, nelle
burocrazie, e nelle verticali del potere che ancora oggi controllano non solo
la vita politica e che vorrebbero dominare anche la sfera privata. Del resto, i
gay non si inquadrano nella linea della leadership nazionale - per intenderci,
a Putin e ai siloviki, la casta dei "poteri forti": ministeri degli
Interni, polizia, servizi segreti, Emergenza e militari - che vogliono
la rinascita della Grande Russia, nazione sana fisicamente e spiritualmente, e
nemmeno la Chiesa ortodossa russa ha per le minoranze sessuali attenzione e
rispetto. OAS_RICH('Middle'); I giornali di Mosca si lamentano perché la loro
città apparirà agli occhi del mondo ancora una volta una metropoli inadatta
alle grandi kermesses popolari, come dovrebbe essere la cornice attorno
all'Olimpijskij, lo stadio che accoglie l'Eurovision, con tutte le sue
diavolerie elettroniche e i suoi sofisticati congegni scenografici (il festival
è costato qualcosa come 42 milioni di dollari, di cui 30 anticipati dal
governo). Solo per mettere in ordine lo stadio e adeguarlo alle necessità della
tv si sono spesi 20 milioni di dollari, una cifra mostruosa in tempi di crisi
nera e di disoccupazione dilagante. Le luci del palco consumano tanta energia
quanto ne sarebbe necessaria per illuminare la città satellite Zelenograd, dove
vivono 218mila abitanti a
( da "Repubblica.it"
del 15-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Repubblica ha
chiesto, nei giorni scorsi, di rivolgere al presidente del Consiglio dieci
domande sulle incoerenze e le omissioni di una storia che molti definiscono
"di Veronica" o "di Noemi" e nessuno azzarda a definire per
quel che è o appare: un "caso Berlusconi". Il sottosegretario alla
presidenza del consiglio Gianni Letta, lunedì, ha chiesto due giorni per dare
una risposta. Quella risposta non è arrivata. Per non dissimulare, come vuole
il nuovo conformismo dell'informazione italiana, ciò che dovrebbe essere
chiarito, pubblichiamo oggi le domande che avremmo voluto rivolgere al premier
e le contraddizioni che abbiamo ritenuto di riscontrare tra le sue
dichiarazioni e quelle degli altri protagonisti della vicenda. Silvio
Berlusconi ha detto: "Credo che chi è incaricato di una funzione pubblica,
come il presidente del Consiglio, possa accettare la continuazione di un
rapporto [con la sua consorte, Veronica Lario] soltanto se si chiarisce chi ha
provocato questa situazione". (Porta a Porta, 5 maggio 2009). Repubblica
concorda con Silvio Berlusconi. E' evidente che, nonostante il frastuono
mediatico di queste ore, non si discute di un divorzio o di una separazione,
affare privato di due coniugi. Come ha chiaro il premier, la questione
interroga i comportamenti di "un incaricato di una funzione
pubblica". In quanto tali, quei comportamenti sono sempre di pubblico
interesse e non possono essere circoscritti a un ambito familiare. D'altronde,
la signora Veronica Lario, nelle sue dichiarazioni del 29 aprile e del 3
maggio, offre all'attenzione dell'opinione pubblica due certezze personali e
una domanda. OAS_RICH('Middle'); Le due certezze descrivono, tra il pubblico e
il privato, i comportamenti del presidente del Consiglio: "Mio marito
frequenta minorenni"; "Mio marito non sta bene". La domanda,
posta dalla signora all'opinione pubblica e a chi in vario modo la rappresenta,
è invece tutta politica e chiama in causa le pratiche del "potere",
il suo modo di essere, che si degrada e si avvilisce pericolosamente quando a
rappresentare la sovranità popolare vengono chiamate "veline" senza
altro merito che un bell'aspetto e la prossimità al premier. Ha detto la
signora Lario: "Quello che emerge oggi, attraverso il paravento delle
curve e della bellezza femminile, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno
del potere che offende la credibilità di tutte le donne (...). Qualcuno ha
scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore.
Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore". (Ansa,
28 aprile, 22:31) Silvio Berlusconi ha replicato, a caldo, evocando un
complotto "della sinistra e della sua stampa che non riescono ad accettare
la mia popolarità al 75 per cento (...) Tutto falso, nato dalla trappola in cui
anche mia moglie purtroppo è caduta. Le veline sono inesistenti. Un'assoluta
falsità". (Porta a porta, 5 maggio) E' il primo ingombro che bisogna
verificare. Questa storia è soltanto una trappola bene organizzata? E' vero, se
di complotto si tratta, che nasconde la mano della sinistra e della "sua
stampa"? Tre evidenze lo escludono. Il primo quotidiano che dà conto della
candidatura di una "velina" alle elezioni europee è il Giornale della
famiglia Berlusconi. Il 31 marzo, a pagina 12, nella rubrica Indiscreto a
Palazzo si legge che "Barbara Matera punta a un seggio europeo".
"Soubrette, già "Letterata" del Chiambretti c'è, poi
"Letteronza" della Gialappa's, quindi annunciatrice Rai e attrice
della fiction Carabinieri", la Matera, scrive il Giornale, "ha voluto
smentire i luoghi comuni sui giovani che non si applicano e non si impegnano.
"Dicono che i ragazzi perdino tempo. Non è vero: io per esempio studio
molto"". "E si vede", commenta il giornale di casa
Berlusconi. Il secondo giornale che svela "la carta segreta che il
Cavaliere è pronto a giocare" è Libero, il 22 aprile. Notizia e foto di
prima pagina con "Angela Sozio, la rossa del Grande Fratello e le gemelle
De Vivo dell'Isola dei famosi, possibili candidate alle elezioni europee".
A pagina 12, le rivelazioni: "Gesto da Cavaliere. Le veline azzurre
candidate in pectore" è il titolo. "Silvio porta a Strasburgo una
truppa di showgirl" è il sommario. Per Libero le "showgirl", che
dovranno superare un colloquio, sono 21 (in lista i candidati a un seggio di
Bruxelles, come si sa, sono 72). I nomi che si leggono nella cronaca sono:
Angela Sozio, Elisa Alloro, Emanuela Romano, Rachele Restivo, Eleonora
Gaggioli, Camilla Ferranti, Barbara Matera, Ginevra Crescenzi, Antonia
Ruggiero, Lara Comi, Adriana Verdirosi, Cristina Ravot, Giovanna Del Giudice,
Chiara Sgarbossa, Silvia Travaini, Assunta Petron, Letizia Cioffi, Albertina
Carraro. Eleonora e Imma De Vivo e "una misteriosa signorina"
lituana, Giada Martirosianaite. Difficile sostenere che Il Giornale e Libero
siano fogli di sinistra. Come è arduo credere che la Fondazione farefuturo,
presieduta da Gianfranco Fini, sia un pensatoio vicino al partito democratico.
Il think tank, diretto dal professor Alessandro Campi, vuole "far emergere
una nuova classe dirigente adeguata a governare le sfide della modernità e
della globalizzazione". Coerentemente critica l'uso di "uno
stereotipo femminile mortificante" e con un'analisi della politologa Sofia
Ventura avverte che "il "velinismo" non serve".
Nell'articolo si legge: "Assistiamo a una dirigenza di partito che fa uso
dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto da
fare, allo scopo di proiettare una (falsa) immagine di freschezza e
rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente
le protagoniste si prestano con disinvoltura, denota uno scarso rispetto, da un
lato, per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie
capacità e il proprio lavoro; dall'altro, per le istituzioni e per la sovranità
popolare che le legittima". Sofia Ventura conclude: "Le donne non
sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole, non sono nemmeno
fragili esserini bisognosi di protezione e promozione da parte di generosi e
paterni signori maschi. Le donne sono, banalmente, persone. Vorremmo che chi ha
importanti responsabilità politiche qualche volta lo ricordasse". Quando
la signora Lario prende (buonultima) la parola per censurare il
"velinismo" - e "il ciarpame senza pudore" del potere - non
si muove nel vuoto, ma su un terreno già smosso dalle rivelazioni dei giornali
vicini al premier e dalle analisi critiche di intellettuali prossimi alla
maggioranza di governo. Questo "caso" non ha inizio con un intrigo,
come protesta Berlusconi, ma trova la sua trasparente ragione nella preoccupazione
di ambienti della destra per un "impoverimento della qualità democratica
di un paese" (ancora la Ventura). Rimosso il presunto
"complotto", resta il "caso" politico, dunque. Un
"caso" che diventa anche familiare, quando Veronica Lario scopre che
Silvio Berlusconi ha partecipato a Napoli alla festa di compleanno di una
diciottenne (Repubblica, 28 aprile). E ancora una volta politico quando la
signora, annunciando la sua volontà di divorziare, denuncia pubblicamente i
comportamenti di un marito che, "incaricato di una pubblica
funzione", "frequenta minorenni", prigioniero com'è di un
disagio che minaccia il suo equilibrio psicofisico. Il presidente del Consiglio
ha replicato ai rilievi della signora Lario con due interviste alla carta
stampata (Corriere della Sera e la Stampa, 4 maggio) e con un lungo monologo a
Porta a Porta (5 maggio). In queste tre sortite pubbliche, la ricostruzione
degli avvenimenti di cui si discute (la candidatura di giovani donne
selezionate per la loro bellezza e amicizia con il premier; il suo affetto per
Noemi Letizia, maggiorenne il 26 aprile; la partecipazione alla festa di
compleanno; il lungo sodalizio amicale con la famiglia Letizia) ha avuto, da
parte di Berlusconi, una parola definitiva, ma o contraddittoria o omissiva.
Berlusconi nega di aver mai avuto intenzione di candidare
"soubrette". "Non avevamo messo in lista nessuna
"velina"" (Corriere, 4 maggio) Noemi lo chiama "papi".
Perché? A chi glielo chiede, replica: "E' uno scherzo, mi volevano dare
del nonno, meglio mi chiamino papi. Non crede?" (Corriere, 4 maggio).
Berlusconi è più preciso con la Stampa (4 maggio): "Io frequenterei, come
ha detto la signora [Lario], delle diciassettenni. E' una cosa che non posso
sopportare. Io sono amico del padre punto e basta. Lo giuro!" E' la stessa
versione offerta a France2 (6maggio). Quando il presidente del Consiglio spiega
le circostanze della frequentazione con Noemi Letizia - si tratta di un'antica
amicizia di natura politica con il padre, dice - il giornalista lo interrompe
per chiedere: "... dunque [Noemi] non è una ragazza che lei conosceva
personalmente?". Berlusconi risponde: "No, ho avuto l'occasione di
conoscerla con i suoi genitori. Questo è tutto". La versione di Berlusconi
è contraddetta in tutti i suoi elementi dalle interviste che Noemi Letizia
concede. Noemi così ricostruisce il suo legame affettivo con il presidente del
Consiglio: "Mi vuole bene come a un figlia. E anch'io, noi tutti gli siamo
molto legati". (Repubblica, 29 aprile) Al Corriere del Mezzogiorno, il 28
aprile, consegna dettagli chiave. "[Berlusconi, papi] mi ha allevata (...)
E' un amico di famiglia. Dei miei genitori (...) non mi ha fatto mai mancare le
sue attenzioni. Un anno [per il mio compleanno], ricordo, mi ha regalato un
diamantino. Un'altra volta, una collanina. Insomma, ogni volta mi riempie di
attenzioni. (...) Lo adoro. Gli faccio compagnia. Lui mi chiama, mi dice che ha
qualche momento libero e io lo raggiungo. Resto ad ascoltarlo. Ed è questo che
desidera da me. Poi, cantiamo assieme. (...) Quando vado da lui ha sempre la
scrivania sommersa dalle carte. Dice che vorrebbe mettersi su una barca e
dedicarsi alla lettura. Talvolta è deluso dal fatto che viene giudicato male,
gli spiego che chi lo giudica male non guarda al di là del proprio naso.
Nessuno può immaginare quanto papi sia sensibile. Pensi che gli sono stata
vicinissima quando è morta, di recente, la sorella Maria Antonietta. Gli dicevo
che soltanto io potevo capire il suo dolore. (...) [Da grande vorrò fare] la
showgirl. Mi interessa anche la politica. Sono pronta a cogliere qualunque
opportunità. (...) Preferisco candidarmi alla Camera, al parlamento. Ci penserà
papi Silvio". Nel racconto di Noemi c'è la narrazione di un rapporto
diretto, intenso con il presidente del Consiglio. Che le fa tre regali per il
16°, 17° e 18° compleanno. Quindi, si può concludere, Berlusconi ha conosciuto
Noemi quindicenne. Nel loro rapporto non c'è alcun ruolo o presenza dei
genitori. Noemi non vi fa alcun riferimento e non è corretta dalla madre,
presente al colloquio con Angelo Agrippa del Corriere del Mezzogiorno.
Berlusconi ha tentato di ridimensionare il legame con la minorenne: "Ho
incontrato la ragazza due o tre volte, non ricordo, e sempre alla presenza dei
genitori". I genitori non hanno ancora confermato le parole del premier.
Durante l'incontro con il giornalista, la signora Anna Palumbo - madre di Noemi
- interviene soltanto per specificare le circostanze in cui Berlusconi ha
conosciuto suo marito, Benedetto "Elio" Letizia. Dice: "[Berlusconi]
ha conosciuto mio marito ai tempi del partito socialista. Ma non possiamo dire
di più". Noemi non è così evasiva quando affronta una delle questioni
decisive per questa storia. E' addirittura esplicita. Ella ritiene di poter
ottenere da Berlusconi l'opportunità di fare spettacolo o, in alternativa, di
essere eletta in parlamento. Televisione o scranno a Montecitorio. Le
aspettative di Noemi, sollecitate dalle attenzioni (o promesse) di Berlusconi,
sono in linea con le riflessioni critiche di farefuturo, il think tank di
Gianfranco Fini ("Le donne non sono gingilli") e della signora Lario
("Ciarpame senza pudore"). Quando e dove e come si sono conosciuti
Berlusconi e Benedetto Letizia è un altro enigma di questa storia che raccoglie
versioni successive e contraddittorie. A Varsavia Berlusconi dice:
"[Benedetto] lo conosco da anni, è un vecchio socialista ed era l'autista
di Craxi". (Ansa, 29 aprile, 16:34) Quando la circostanza è subito negata
da Bobo Craxi ("Cado dalle nuvole. L'autista di mio padre si chiamava
Nicola, era veneto, ed è morto da qualche anno", Ansa, 29 aprile, 16:57),
Palazzo Chigi con un imbarazzato ritardo di venti ore, smentisce a sua volta:
"Si rileva che il presidente Berlusconi non ha mai detto che il signor
Letizia fosse autista dell'on. Bettino Craxi" (Ansa, 30 aprile, 12:30).
Dal suo canto, Letizia non vuole ricordare in pubblico come e dove e quando ha
conosciuto Berlusconi. Chi lo interroga raccoglie soltanto parole vuote.
"Volete sapere come ho conosciuto Berlusconi? Va bene, ve lo dico, però
allora vi racconto anche come ho conosciuto tutte le persone che
conosco...". (Corriere, 10 maggio) In qualche altra occasione, il rifiuto
di Letizia a raccontare il primo incontro con il futuro premier è ancora più
categorico: "Non ho alcuna intenzione di farlo" (Oggi, in edicola il
6 maggio) Anche Noemi non ha voglia di offrire rievocazioni: "Non ricordo
i particolari [di come è nato il contatto familiare], queste cose ai miei
genitori non le ho chieste. Non è che si siano incrociati sul lavoro: mio padre
è un dipendente comunale...". (Repubblica, 29 aprile) Un ricordo vivo del
primo incontro tra Berlusconi e Letizia sembra averlo Arcangelo Martino, un ex
assessore socialista al comune di Napoli, oggi vicino al partito del presidente
del Consiglio. "Fra il 1987 e il 1993 sono stato grande amico di Bettino
Craxi. Tutti i mercoledì andavo a trovarlo a Roma all'hotel Raphael, una
consuetudine. Mi accompagnava sempre qualcuno del mio staff e quel qualcuno era
quasi sempre Elio Letizia (...) Parecchie volte è capitato che al Raphael ci
fosse Silvio Berlusconi. E' lì che ho presentato i due che poi hanno fatto
amicizia". (Corriere della sera, 10 maggio). Il ricordo di Arcangelo
Martino è sconfessato con nettezza ancora una volta da Bobo Craxi. "Escludo
categoricamente che il signor Letizia fosse un habitué dell'hotel Raphael (...)
Lo stesso Martino credo che sia passato qualche volta a salutare mio
padre". (Repubblica, 11 maggio) Chiara anche la smentita di uomini che
furono accanto al leader socialista: Gianni De Michelis ("Mai sentito
nominare Letizia"); Gennaro Acquaviva ("Mai sentito nominare Letizia,
neanche dai napoletani"); Giulio Di Donato ("Questo signor Letizia,
nel panorama napoletano e campano dei socialisti, non esisteva, a mia
memoria"). Ancora più efficace la contestazione di Stefano Caldoro:
"Proprio nei primi anni novanta, abitavo al Raphael tutte le volte che mi
fermavo a Roma. Si scherzava sulla intraprendenza di Martino (...) ma escludo
categoricamente di aver mai visto e sentito che questo Letizia venisse
presentato a Craxi. Perché mai l'avrebbero dovuto presentare? Non era un
dirigente, non era un esponente del sociale, non era un militante" (Ancora
Repubblica, 11 maggio 2009). L'occasione dell'incontro tra Berlusconi e Letizia
è ancora da chiarire. Come i tempi della decisione del presidente del Consiglio
di partecipare alla festa di compleanno di Noemi. Al Corriere della sera, 4
maggio, così Berlusconi ha spiegato la sua presenza a Napoli: "Racconto
come è andata veramente. Quel giorno mi telefona il padre, un mio amico da
tanti anni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo
stato di avanzamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché
passi almeno un attimo al compleanno della figlia. La casa è vicina
all'aeroporto. Non molla. Io non so dir di no. Eravamo in anticipo di un'ora e
ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per compleanni e
matrimoni". Berlusconi, dunque, partecipa alla festa per un atto di
affetto nei confronti di Elio Letizia. Non si parla di Noemi né di altra
necessità politica o urgenza di altra natura. Diversa la versione offerta, lo
stesso giorno (4 maggio) alla Stampa: "Suo padre, che conoscevo da tempo,
mi ha telefonato per chiedermi se lasciavo fuori Martusciello (Flavio,
consigliere regionale del PdL) dalle liste per le Europee, io gli ho spiegato
che avrei cercato di mettere sia l'ex-questore Malvano (Franco, già candidato a
sindaco di Napoli) sia Martusciello e che stavo arrivando a Napoli per dare una spinta ai contratti per i nuovi
termovalorizzatori che sono frenati dalla burocrazia. A quel punto lui mi ha interrotto e mi ha detto: "Stavi
venendo a Napoli? Io stasera festeggio il diciottesimo compleanno di Noemi,
perché non vieni con un brindisi, lo facciamo in un locale poco distante
dall'aeroporto. Ti prego vieni sarebbe il più bel regalo della mia vita".
Così ci sono andato...". Berlusconi aggiunge qualche dettaglio in più nel
solco di questa versione, il 5 maggio, durante Porta a Porta: "Ero al salone
del Mobile della Fiera di Rho, imbarazzato per i cori "Meno male che
Silvio c'e", "Magico" e il capitano dell'elicottero mi ha detto
che era in arrivo entro mezz'ora un temporale che ci avrebbe costretto ad
andare in macchina a Linate. Per questo siamo partiti in anticipo e [visto il
tempo a disposizione, prima di] una riunione politica che avevo in serata [con
il ristorante a soli tre minuti dall'aeroporto] sono entrato..." Anche
questa ricostruzione trova delle evidenze che la contraddicono. Berlusconi
giunge a Napoli con un regalo per Noemi, "cerchi concentrici in oro rosa
arricchiti da una cascata di diamanti bianchi montati su oro bianco, 6mila
euro, il ciondolo è anche nella collezione di Sophia Loren" (Gente, 19
maggio). Si è molto discusso di questa circostanza che, al contrario, non pare
molto significativa: il presidente potrebbe aver a bordo del suo aereo dei
cadeaux da distribuire secondo necessità. Più interessante è che l'aereo di
Berlusconi giunga a Napoli con un'ora di anticipo rispetto all'inizio della
festa e il presidente attenda nell'aeromobile per un'ora prima di muoversi ed
entrare "cinque minuti dopo l'arrivo in sala di Noemi" (Annozero, 7
maggio). Secondo la testimonianza di un fotografo, ingaggiato dal patron del
ristorante "Villa Santa Chiara", si sapeva da sabato 25 aprile
dell'arrivo del premier e, in ogni caso, la "bonifica" della sala da
parte della polizia è stata predisposta già nella mattinata, "alle
15", per alcune fonti del Dipartimento di sicurezza. (Repubblica, 9
maggio). Sembra di poter dire che non c'è stato alcun cambio di programma a Rho
nel tardo pomeriggio di domenica 26 aprile. La partecipazione alla festa di
Noemi era già nell'agenda del presidente da giorni, come dimostrano la
"bonifica", l'attesa in aereo, l'arrivo nel ristorante subito quasi
contestualmente all'ingresso della diciottenne come per un copione
precedentemente preparato. C'è un'ultima contraddizione da sciogliere. La
scelta o indicazione delle "veline" da candidare è stata opera di
Berlusconi? A Porta a Porta, 5 maggio, il presidente del Consiglio sostiene di
non aver messo becco nella candidature europee: "Le candidature per le
Europee non sono state gestite direttamente dal premier. Ad occuparsene sono
stati i tre coordinatori del PdL Bondi, La Russa e Verdini che "da
migliaia di segnalazioni sono giunti a 500 schede" per individuare i 72
candidati si sono orientati secondo le indicazioni del congresso, spazio ai
giovani e alla donne. Tra questi candidati nessuna è qualificabile come velina"
(resoconto delle parole del premier a Porta a porta, 5 maggio, tratto dal
Giornale, 6 maggio). Berlusconi ammette però di avere discusso con Elio Letizia
(non è un dirigente del PdL né, che si sappia, un iscritto al partito) le
candidature di Malvano e Martusciello e per farlo lo raggiunge addirittura a
Napoli alla festa di sua figlia. La circostanza appare contraddittoria e, senza
altre spiegazioni, inverosimile. Il rosario di incoerenze che si incardina
sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come
Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere a Berlusconi
dieci domande: 1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi
Letizia, Elio? 2. Nel corso di questa amicizia, che il premier dice
"lunga", quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni?
3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in
questo caso - come ammette anche Berlusconi - il tempo non è mancato. Come il
capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto
Letizia? 4. Naturalmente il presidente del Consiglio discute le candidature del
suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a
dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo
allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo
partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale? 5.
Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? 6. Quante volte
Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove? 7. Berlusconi si occupa
dell'istruzione, della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la
sua famiglia? 8. E' vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le
ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in
alternativa, l'accesso alla scena politica e questo "uso strumentale del
corpo femminile", per il premier, non "impoverisce la qualità
democratica di un paese" come gli rimproverano personalità e istituzioni
culturali vicine al suo partito? 9. Veronica Lario ha detto che il marito
"frequenta minorenni". Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che
il premier incontra o "alleva", per usare senza ironia un'espressione
della ragazza di Napoli? 10. Veronica Lario ha detto: "Ho cercato di
aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare
altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E' stato tutto
inutile". Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell'Università
di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso,
censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l'esito di "una
degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità".
Quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio? (15 maggio
2009
( da "Repubblica, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 33 - Commenti
SE IL DIRIGENTE NON HA OBIETTIVI (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Stampa, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Con lei la scienza
diventò amica [FIRMA]GABRIELE BECCARIA TORINO Sono già 12 e quel numero
dall'impatto simbolico evoca un'avventura scientifica nata da un intreccio di
dolore e di coraggio. Li chiamano i «bambini bolla», perché soffrono di una
malattia - la «Ada-scid» - che li obbliga a sopravvivere in una crisalide.
Colpa del sistema immunitario che non funziona come dovrebbe a causa di un
guasto del Dna. Erano dei condannati, finché una terapia che sa di fantascienza
- a base di un virus addomesticato capace di riparare i geni - li ha riportati
alla normalità dei coetanei. Sono già 12 e altri guariranno. Sono i primi
miracolati della cura inventata dal Tiget, l'Istituto San Raffaele Telethon per
la Terapia Genica di Milano: è considerata un'«officina biologica»
d'avanguardia ed è una delle creature della Fondazione Telethon, nata da
un'idea di Susanna Agnelli. «Era il '90 e bussò alla porta del suo ufficio di
sottosegretario agli Esteri un gruppo di mamme dell'Unione per la lotta alla
distrofia muscolare. Raccontarono che in Francia era nata una maratona tv:
raccoglieva fondi per finanziare la ricerca su una malattia terribile eppure
quasi sconosciuta - racconta Marco Piazza di Telethon -. Proposero di fare lo
stesso in Italia». Lei accettò subito. Mise insieme Rai, Sip e Ferrovie e
costruì il primo nocciolo di quella che sarebbe diventata una delle istituzioni
scientifiche più note. E' rimasta celebre una sua frase. «Se non funziona - disse
- in qualche modo i soldi li metto io». Il weekend del dicembre '90 fece
storia: 19 miliardi di lire raccolti. C'era Gianni Minà a spingere per le
«promesse di donazione» e, per la prima volta, la tv ruppe il tabù, mostrando
ragazzi in carrozzina. «Dopo il successo si presentò la sfida successiva: come
spendere quel tesoro e farlo arrivare nei laboratori giusti?». Susanna Agnelli
ebbe la seconda idea: bypassare burocrazia e baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer
review», l'unico compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai
ricercatori migliori e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò
una commissione internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che
intensificare il proprio lavoro: oltre 284 milioni sono serviti fino a
oggi a sostenere 2160 studi. Nel 2009 la distrofia resta un punto di
riferimento, ma l'orizzonte si è allargato, com'è inevitabile quando al centro
c'è la doppia elica del Dna. «Dal '92 Telethon si è occupata delle malattie
genetiche rare, che sono 6 mila». I camici bianchi hanno puntato i riflettori
su un mondo sommerso (chi ha mai sentito parlare di Leucodistrofia
metacromatica o Sindrome di Wiscott-Aldrich?) e sono diventati 1364 anche
grazie alla terza idea di Susanna Agnelli, oggi popolare, ma 15 anni fa
pionieristica: convincere i cervelli in fuga a tornare in Italia. Tutto
cominciò con una «star», Andrea Ballabio, che, lasciata Houston, oggi dirige
l'Istituto Tigem di Napoli. E il flusso di rientri continua, mentre il lavoro
sui geni si intreccia alle sperimentazioni di nuove terapie. La macchina
funziona a pieno ritmo. E l'entusiasmo della gente cresce. Lo scorso dicembre
sono arrivati 31 milioni. Susanna Agnelli apparve in tv e ringraziò. Era felice
e orgogliosa.
( da "Stampa, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
PASSA IN CONSIGLIO
DEI MINISTRI LA RIFORMA DELL'AMMINISTRAZIONE Uffici pubblici la class action
può attendere [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Manca ancora il parere di Camera,
Senato, delle Regioni, del Cnel, il via libera definitivo del governo. C'è da vincere
i malumori dei sindacati e, nonostante la minaccia di dimissioni, per ora
Renato Brunetta deve rinunciare ad uno dei punti ai quali più teneva della sua
riforma: la possibilità per i cittadini di ricorrere all'azione collettiva
contro la pubblica amministrazione. Insomma, la strada per la promessa
rivoluzione è ancora lunga - ci vorranno circa due mesi - ma nel frattempo il
ministro ottiene il via libera del governo allo schema di riforma, ritira le
dimissioni e si appresta a depositare il decreto legislativo in Parlamento. «Ha
usato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati», dice sornione il
Cavaliere in conferenza stampa a Palazzo Chigi. Merito, responsabilizzazione
dei dirigenti, sanzioni e nuove regole per la contrattazioni: il potere politico
torna a decidere su questioni - come ad esempio le modalità delle progressioni
in carriera - che le riforme Bassanini avevano delegato alla trattativa con i
sindacati. La novità più cara a Brunetta è però il nuovo meccanismo per
distribuire i premi di produttività: il decreto scrive infatti che «non più del
30% dei dipendenti di ciascuna amministrazione» potrà beneficiare del
«trattamento accessorio nella misura massima», e «non più della metà potrà
goderne in misura ridotta al 50%». In sostanza, ogni dieci dipendenti di una
stesso ufficio, i tre più bravi si vedranno distribuire la metà delle risorse
previste dal contratto per i premi. Una voce che esiste da tempo, ma che di
solito viene distribuita a pioggia. Il leader dei dipendenti pubblici della
Cgil, Carlo Podda, è caustico: «Grazie a Brunetta la contrattazione non vale
più nulla. E questo è un meccanismo meritocratico degno dell'Unione Sovietica,
manca solo la medaglietta di Stakanov da appendere al petto». Podda dice di
aver «tentato inutilmente» di convincere Brunetta ad introdurre un meccanismo
«che è già in vigore in alcune realtà locali» e che permette di distribuire i
premi sulla base di formulari distribuiti ai cittadini. Un sistema di difficile
applicazione, che comunque avrebbe potuto riguardare solo i dipendenti che
hanno contatti quotidiani con i cittadini. I dubbi del premier e di molti
ministri hanno costretto intanto Brunetta a mettere per ora da parte un'altra
delle novità più rilevanti della riforma, ovvero l'introduzione dell'azione
collettiva. In sostanza, il cittadino che non fosse stato soddisfatto del
servizio ottenuto in base a certi standard, avrebbe potuto chiedere il
risarcimento del danno in tribunale. «Vogliamo acquisire il parere del
Consiglio di Stato per vedere gli effetti sul processo amministrativo», spiega
Berlusconi. «Abbiamo anche ritenuto di dover intervenire nel testo per
coordinarlo con la class action nel settore privato», novità della quale si sta
discutendo in Senato. Il meccanismo - che però non prevedeva l'azione nella
pubblica amministrazione - avrebbe dovuto già entrare in vigore in virtù di una
legge voluta dal governo Prodi e poi bloccata. Brunetta rassicura: «Ci sarà un
nuovo decreto legislativo dedicato alla materia. In ogni caso la class action
entrerà in vigore dal primo gennaio 2010». I consumatori
dicono che l'esclusione è «una sconfitta» e che per questo Brunetta dovrebbe
dimettersi. L'ex ministro Linda Lanzillotta dice che «ha ceduto alle resistenze
della burocrazia e alle
pressioni dei concessionari di servizi pubblici».
( da "Stampa, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
LAVORO, AMIANTO,
RIFIUTI Intervista L'architetto Carlo Caire "Casale deve tornare capitale
del Monferrato" Confronto con le aziende condivisione con i medici e
alternative al porta a porta FRANCA NEBBIA CASALE MONFERRATO Casale da
riportare al ruolo che le spetta, cioè di capitale del Monferrato e centro di
aggregazione di tutti i Comuni limitrofi. E' questa la molla che ha spinto
l'architetto Carlo Caire, tranquillo professionista casalese, ad aderire alla
lista civica «Nuove Frontiere», nel cui simbolo spiccano due monumenti cult
della città come la Torre civica e la statua della Difesa, a significare
battaglie civiche «fuori dal Palazzo», ma facendo leva su «una popolazione che
va interpellata sulla vita della città in ogni sua forma». Lo ripete di frequente
Caire, rifuggendo l'immagine di «cittadini-contenitori su cui riversare
decisioni prese dall'alto». Quindi, questa la sua convinzione, «se la
maggioranza non fa il suo dovere, bisogna mandarla a casa». Caire sfodera una
grinta già nota a compagni di strada della lista civica, come all'avvocato
Carlo Curti che si è distinto per le battaglie in difesa della seconda Corte
d'Appello a Casale, a Massimo De Bernardi che si batte per la messa in
sicurezza del territorio e per la raccolta rifiuti porta a porta, al colonnello
Giuseppe Grisolia per la sicurezza, ad Alberto Riccio per la richiesta, ancora
inserita nel programma elettorale, per la riesumazione dell'Asl 21. Convinto
della risposta positiva della popolazione, in barba a qualche voltafaccia
registrato, ad esempio, sulla battaglia del porta a porta a Oltreponte,
appassionato di natura «senza essere un ambientalista sfegatato», il candidato
sindaco Caire cosa pensa dei grandi temi che infiammano l'attuale campagna
elettorale, ovvero i temi del lavoro, dell'amianto, della sicurezza e dei
rifiuti? Sul lavoro, che fare per uscire dalla crisi che attanaglia una città
un tempo prettamente industriale e ora con industrie che chiudono e mettono i
lavoratori in cassa integrazione? «Bisogna costituire tavoli di confronto tra
Confindustria, Piccole imprese, Artigianato, per un piano produttivo che esalti
l'incentivazione degli insediamenti produttivi e dove "l'Istituzione"
si confronti da vero partner. Collegato a questo progetto quello di una linea
ferroviaria gestita da un consorzio pubblico-privato che colleghi direttamente
Casale a Milano e a Torino». Quindi Casale una sorta di dormitorio di Milano?
«Beh, se si trovasse la città più competitiva per permanenza e insediamento di
aziende, ben venga questa impostazione. Poi, serve un piano commerciale
studiato con i negozianti che argini la grande distribuzione e incentivi il
piccolo commercio». Per l'amianto ritiene che in città e sul territorio si sia
fatto a sufficienza? «Se con i medici dell'ospedale Santo Spirito e con i
dipendenti dell'ospedale si fosse impostato un rapporto più corretto e
condiviso ci sarebbero persone che darebbero l'anima per impegnarsi sul tema
«cure da malattie d'amianto» e ricerca. Poi bisogna che la burocrazia per le bonifiche sia
semplificata al massimo, per accelerare i tempi della deamiantizzazione e
contrastare gli smaltimenti selvaggi». Sicurezza: il Comune, come richiesto
dalla minoranza, ha appena annunciato l'avvio di telecamere di controllo in
città. Ritiene sia sufficiente per garantire sicurezza ai cittadini? «Le
telecamere vanno bene, ma perché pensare di ghettizzare la fasce più deboli al
Ronzone, dove sorgeranno case convenzionate, rivolte a questa popolazione e a
immigrati? Vogliamo creare dei Bronx? Il quartiere, completamente bonificato,
avrà una forte vocazione turistica: è la porta della collina e di zone
panoramiche di rara bellezza.Perchè non realizzarvi case per le vacanze?
Evitando di ghettizzare gli immigrati verso cui deve procedere, invece, una
politica di vera integrazione?» Rifiuti e raccolta porta a porta sono temi
affrontati da molti candidati. Nella sua lista è presente lo «zoccolo duro» di
Massimo De Bernardi, che sull'argomento è ormai un esperto. Cosa intende fare
Nuove Frontiere? «Molte altre soluzioni possono essere prese in considerazione,
ma bisogna tenere conto degli investimenti già effettuati e arrivare a
introdurre nuovi sistemi gradatamente, per evitare collassi finanziari, che
bloccherebbero l'attività. Da questo punto di vista è indispensabile vederci
chiaro nei conti del consorzio Cosmo».
( da "Stampa, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
REGIONE.LA QUESTIONE AFFRONTATA IN CONSIGLIO Burocrazia Osservatorio
Valle Bormida Come sbarazzarsi della sede? Presa in affitto, ma vuota, è
diventata un peso in tempi di tagli ai bilanci Il «tira e molla» dei 30 milioni
[FIRMA]FRANCO CAVAGNINO ASTI E' diventata una zavorra, ma come disfarsene?
E' la sede dell'Osservatorio della Valle Bormida, affittata nel centralissimo
corso Dante ad Asti lo scorso anno e mai utilizzata. Dentro non ci sono entrati
neppure i mobili. Costo del canone 7.200 euro l'anno a carico della Regione.
Durata del contratto: 6 anni. Il caso è approdato in Consiglio regionale dove
l'assessore all'Ambiente Nicola De Ruggiero ha risposto all'interrogazione di
Mariangela Cotto. E' emerso che la scelta del capoluogo per dare una «casa»
all'osservatorio presieduto dall'ambientalista Dino Barrera, è stata frutto di
una decisione demandata al Servizio Patrimonio della Regione, senza che la
parte politica entrasse nel merito. In Consiglio sono emersi comunque altri
particolari: con il cambio di governo (da Prodi a Berlusconi) sarebbe sorto
qualche dubbio sull'utilità dell'Osservatorio, «creatura» che aveva visto la
luce quando ministro dell'Ambiente era Pecoraro Scanio; l'Osservatorio, si è
detto, avrebbe già svolto (e anche bene) gran parte del lavoro di sua
competenza ed ora quel che resta da fare sarà compito dell'Arpa; terzo i
solleciti ripetuti giunti anche alla Regione, per ottimizzare le risorse,
operando risparmi anche di entità ridotta. Ma De Ruggiero ha anche ricordato
che la Regione, dopo essersi fatta carico di dotare l'Osservatorio di una sede,
«è rimasta da sola a fare la propria parte»: le altre componenti dell'organismo
(governo, Protezione civile, le Province di Cuneo, Asti e Alessandria) non
avrebbero quindi mantenuto fede agli obblighi di contribuzione previsti nel
decreto ministeriale. Ha quindi aggiunto che «l'invito è di chiudere il
contratto, alla luce delle esigenze di risparmio e per il fatto - è stato
ulteriormente rimarcato - che una parte del compito assegnato all'Osservatorio si
è già evidenziato». Mariangela Cotto non si è ritenuta soddisfatta delle
risposte ricevute: «Mi aspettavo più chiarezza sulla destinazione della sede
che, ripeto, non è mai stata utilizzata. Quando i cittadini si pongono delle
domande e la politica non riesce a rispondere, siamo al fallimento della
politica». Il 18 giugno l'Osservatorio per la Valle Bormida è convocato a
Torino per l'audizione di fronte alla commissione Ambiente della Regione. La
questione del risanamento dai danni causati dall'Acna di Cengio, nasconde anche
un problema di carattere finanziario. Per la bonifica, il risarcimento danni,
il risanamento e lo sviluppo della vallata, lo Stato aveva stanziato 30 milioni
di euro per il triennio 2007/2009. Di questa somma, 23 milioni, tutt'ora iscritti
a bilancio, sono bloccati per una questione di interpretazione. Quindici
milioni dovrebbero venire utilizzati per interventi di bonifica e in questo
senso il ministero dell'Ambiente non avrebbe problemi ad elargirli. La Regione
vorrebbe impiegare i restanti 8 nelle energie rinnovabili, ma il ministero
dell'Ambiente sostiene che questo settore è di competenza del dicastero dello
Sviluppo (ministro Scajola) e quindi non si ritiene competente. Risultato: i
soldi restano congelati.
( da "Stampa, La" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ASSEMBLEA.ALLARME DELLA FEDERATION CHE COINVOLGE 20 MILA PERSONE
"Soffocati dalla burocrazia inutile" [FIRMA]GIANPAOLO CHARRÈRE AOSTA «Stop alla burocrazia fine a se stessa». E' uno
degli appelli lanciati da Luigi Cerise, presidente della Fédération des
Cooperatives Valdotaines durante l'assemblea annuale. Il mondo della
cooperazione valdostana è radicato nel tessuto economico. Le cifre: 150
cooperative, 131 consorzi di miglioramento fondiario e 12 associazioni che
raggruppano più di 20 mila persone. Il giro d'affari nel 2008 è stato di 100
milioni di euro, con una crescita media negli ultimi tre anni del 5 per cento
ogni 12 mesi. Non mancano però i problemi. Come appunto i lunghi percorsi
disseminati da carte, bolli e viaggi da un ufficio all'altro. «La burocrazia è il braccio operativo necessario della regia
politica - ha detto Cerise - e il sistema dei controlli è garanzia per tutti.
Ma esiste una profonda differenza tra burocrazia e
ridicola produzione e riproduzione di carte e obbligazioni. Così come - ha
detto ancora Cerise - è molto diverso il controllo dalla vessazione». Ha detto
l'assessore al Turismo e Trasporti Aurelio Marguerettaz, presente
all'assemblea: «La sburocratizzazione è un tema all'attenzione della giunta
regionale». Cerise ha toccato anche altri temi caldi. Soprattutto in un momento
di crisi. «C'è bisogno di un grande bagno di umiltà - ha detto rivolgendosi
agli associati - che permetta ricerca, conoscenza e studio approfondito dei
problemi. Dobbiamo cercare di riorganizzare le cooperative, di superare le
fragilità esistenti, anche attraverso l'apporto di risorse manageriali in grado
di migliorare il profilo gestionale e la capacità di competere sul mercato». La
concorrenza è un altro dei temi al centro dell'attenzione. Sugli appalti
pubblici banditi da Regione, Comuni e Comunità montane (dagli asili nido ai
servizi per gli anziani) si sono affacciate e si faranno sentire le ambizioni
di grandi cooperative di fuori Valle. «Nel 2008 c'è stata la revisione della
direttiva regionale per l'affidamento dei servizi alla persona - ha detto
Cerise - con questa normativa la cooperazione valdostana può contare, senza
barriere protezionistiche particolari, su una disciplina che consente di
valorizzare l'esperienza maturata nel contesto locale». Una salvaguardia del
lavoro fatto finora, non una diga rispetto all'esterno. Come ha ammonito Cerise:
«Le cooperative sociali devono competere in modo leale per ogni gara, sapendo
che nulla è dovuto a priori, ma consapevoli che in Valle c'è chi apprezza il
valore aggiunto che sanno dare alla tutela del territorio e della sua cultura».
Secondo Cerise, tra i settori più dinamici della federazione c'è proprio quello
delle cooperative sociali. Tanto sviluppato in Valle da poter contare su mille
addetti. «L'anno scorso c'è stato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro
e il costo del personale rappresenta più del 70 per cento degli oneri totali di
queste imprese. Aumenti che devono essere riconosciuti a prescindere dal
rinnovo degli accordi di convenzione stipulati con le varie amministrazioni
locali e la Regione per la gestione dei servizi». «L'attività delle cooperative
edilizie nel 2008 e anche nel 2009 - ha detto ancora Cerise - è andata molto a
rilento, in qualche caso si è bloccata. Si sono sovrapposte cause negative
strutturali e congiunturali. Le cause strutturali, come abbiamo evidenziato da
almeno un decennio, sono la mancanza di aree edificabili o di fabbricati idonei
al recupero a prezzi accessibili. Il mancato adeguamento dei Piani regolatori
ai Piani territoriali paesistici in molti Comuni non consente di approvare
varianti sia sostanziali sia parziali, quindi anche l'approvazione di progetti
che interessano alcune cooperative edilizie».
( da "Repubblica, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 22 - Economia
Meritocrazia e stage all´estero rivoluzione nel pubblico impiego Ma slitta la
class action. Berlusconi: Brunetta birichino Il Consiglio dei ministri ha
approvato il decreto legislativo ROBERTO PETRINI ROMA - «Una tecnica da
birichino», la definisce Berlusconi. Con la sua minaccia di dimissioni il
ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha forzato i tempi ed
ottenuto che ieri il consiglio dei ministri varasse il suo decreto legislativo
in attuazione della riforma che introduce la «meritocrazia» tra i dipendenti
statali. Il provvedimento arriverà lunedì in Parlamento e prima dell´estate
diventerà operativo. Berlusconi, illustrando la riforma Brunetta, ha parlato di
«rivoluzione» e ha sottolineato come l´obiettivo sia «riconoscere lo sforzo dei
dipendenti pubblici con compensi economici che si danno a coloro che lavorano
nel privato». Per Bersani (Pd): «L´idea della riforma della destra è un
richiamo all´ordine che comprende sempre un insulto». Il punto centrale della
riforma anti-fannulloni è stato illustrato dallo stesso Brunetta ieri in
conferenza stampa: «Solo il 25 per cento dei dipendenti pubblici, e il
sindacato è d´accordo - ha detto il ministro - avrà a disposizione il 50 per
cento di tutte le risorse destinate alla premialità. E´ una cosa mai accaduta».
Tanto per farsi un´idea oggi su 160 miliardi di stipendi, circa il 20 per cento
sono costituiti dalle cosiddette indennità accessorie o fisse (scatti di
anzianità e incentivi alla produttività): in media una indennità accessoria per
un impiegato ministeriale oggi conta sulla busta paga circa 200 euro. Oggi
queste risorse, che rappresentano il 24 per cento del salario, vengono spalmate
in modo uniforme su tutti gli impiegati. Con la nuova normativa gran parte di
queste premialità andrà solo ai più meritevoli. Novità anche per i dirigenti:
saranno sanzionati anche economicamente se non svolgeranno efficacemente il
proprio lavoro. Inoltre l´accesso alla qualifica di dirigente avverrà per il 50
per cento dei posti attraverso un concorso per titoli ed esami. Arriveranno gli
stage all´estero (almeno sei mesi all´estero per coloro che vincono il
concorso). Per il controllo delle assenze sono confermate le misure già
introdotte e sono previsti vari tipi di sanzioni per i casi di false
attestazioni di presenze o di falsi certificati medici: licenziamento
disciplinare e obbligo del risarcimento del danno e creazione di una specifica
fattispecie di reato per il dipendente stesso e per gli eventuali «complici»,
compreso il medico (per il sanitario compiacente è anche prevista la radiazione
dall´albo professionale). E´ inoltre previsto il licenziamento per ripetizione
di assenze ingiustificate e ingiustificato rifiuto di trasferimento. Per la
class action si registra invece un rinvio motivato sia dalla necessità di
acquisire i pareri di Avvocatura e Consiglio di Stato. Comunque Brunetta sembra
avere già in testa questo secondo decreto legislativo: «Arriverà in autunno,
sarà di sei articoli e sarà coerente con quanto le Camere avranno definito in
termini di azione collettiva per il settore privato». Ma le motivazioni addotte
non convincono né l´opposizione né le associazioni dei consumatori. Se Linda Lanzillota del Pd accusa il ministro di «cedere alle
resistenze delle a burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei servizi
pubblici», il Codacons parla senza termini di «Brunetta sconfitto» e aggiunge:
«Ci aspettiamo dimissioni immediate».
( da "Stampaweb, La"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
TORINO Sono già 12 e
quel numero dallimpatto simbolico evoca unavventura
scientifica nata da un intreccio di dolore e di coraggio. Li chiamano i
«bambini bolla»,
perché soffrono di una malattia - la «Ada-scid» - che li obbliga a sopravvivere
in una crisalide. Colpa del sistema immunitario che non funziona come dovrebbe
a causa di un guasto del Dna. Erano dei condannati, finché una terapia che sa
di fantascienza - a base di un virus addomesticato capace di riparare i geni -
li ha riportati alla normalità dei coetanei. Sono già 12 e altri guariranno.
Sono i primi miracolati della cura inventata dal Tiget, lIstituto
San Raffaele Telethon per la Terapia Genica di Milano: è considerata un«officina
biologica» davanguardia ed è una delle creature della Fondazione
Telethon, nata da unidea di Susanna Agnelli. «Era il 90 e bussò
alla porta del suo ufficio di sottosegretario agli Esteri un gruppo di mamme
dellUnione per
la lotta alla distrofia muscolare. Raccontarono che in Francia era nata una
maratona tv: raccoglieva fondi per finanziare la ricerca su una malattia
terribile eppure quasi sconosciuta - racconta Marco Piazza di Telethon -.
Proposero di fare lo stesso in Italia». Lei accettò subito. Mise insieme Rai,
Sip e Ferrovie e costruì il primo nocciolo di quella che sarebbe diventata una
delle istituzioni scientifiche più note. E rimasta celebre una
sua frase. «Se non funziona - disse - in qualche modo i soldi li metto io». Il weekend del dicembre
90 fece storia: 19 miliardi di lire raccolti. Cera Gianni
Minà a spingere per le «promesse di donazione» e, per la prima volta, la tv
ruppe il tabù, mostrando ragazzi in carrozzina. «Dopo il successo si presentò
la sfida successiva:
come spendere quel tesoro e farlo arrivare nei laboratori giusti?». Susanna
Agnelli ebbe la seconda idea: bypassare burocrazia e
baronie e applicare il metodo anglosassone della «peer review», lunico
compatibile con la scienza vera. I soldi finiscono solo ai ricercatori migliori
e sulla base del valore oggettivo dei progetti. Ci pensò una commissione
internazionale di grandi nomi, che da allora non ha fatto che intensificare il proprio lavoro:
oltre 284 milioni sono serviti fino a oggi a sostenere 2160 studi. Nel 2009 la
distrofia resta un punto di riferimento, ma lorizzonte si è
allargato, comè inevitabile quando al centro cè la doppia elica del Dna. «Dal 92
Telethon si è occupata delle malattie genetiche rare, che sono 6 mila». I
camici bianchi hanno puntato i riflettori su un mondo sommerso (chi ha mai
sentito parlare di Leucodistrofia metacromatica o Sindrome di Wiscott-Aldrich?) e sono diventati 1364 anche
grazie alla terza idea di Susanna Agnelli, oggi popolare, ma 15 anni fa
pionieristica: convincere i cervelli in fuga a tornare in Italia. Tutto
cominciò con una «star», Andrea Ballabio, che, lasciata Houston, oggi dirige lIstituto
Tigem di Napoli. E il flusso di rientri continua, mentre il lavoro sui geni si
intreccia alle sperimentazioni di nuove terapie. La macchina funziona a pieno
ritmo. E lentusiasmo della gente cresce. Lo scorso dicembre sono arrivati
31 milioni. Susanna
Agnelli apparve in tv e ringraziò. Era felice e orgogliosa.
( da "Italia Oggi"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ItaliaOggi sezione:
I commenti data: 16/05/2009 - pag: 2 autore: di Pierluigi Magnaschi L'analisi
Il Nord abbandonato dalla Lega è difeso dagli amministratori Pd Dire che la
Lega ha abbandonato il Nord non è una boutade. La sua precedente combattività
nel cercare di bilanciare l'appetito infinito di Roma è venuta meno. La Lega
infatti, in questo primo scorcio di legislatura, si è posta un obiettivo al
quale ha subordinato tutti gli altri: quello di riuscire a far approvare il
federalismo fiscale. Il partito del «Roma ladrona» ha quindi approvato, senza
fiatare, la legge «Roma capitale»che non era mai riuscita a passare con
nessun governo precedente e che d'ora innanzi assicurerà a Roma enormi risorse
pubbliche aggiuntive. Sempre la Lega, mentre non è riuscita a far sbloccare il
vincolo che, con la scusa del patto di stabilità, impediva agli enti
locali del Nord con i conti a posto, di investire in opere pubbliche i capitali
che hanno a disposizione, ha approvato il clamoroso ripianamento straordinario
pubblico, dei bilanci-gruviera delle città di Roma e di Catania dopo le
disastrose gestioni di Veltroni (Pd) e di Scapagnini (Pdl). Inoltre la
privatizzazione di Alitalia, avvenuta a spese dell'erario, si è conclusa con la
nascita di ciò che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha
definito essere: AliLazio, una compagnia cioè che, pur di riposizionarsi
completamente su Roma, non ha esitato a sguarnire l'aeroporto intercontinentale
della più ricca regione italiana, Malpensa, pretendendo inoltre che, sulla
oltremodo redditizia rotta Linate-Fiumicino, possa operare solo Alitalia che,
per evitare gli inevitabili rigori dell'Antitrust, si è fatta approvare una
legge (alla quale la Lega non si è opposta uscendo dal governo) che consente ad
Alitalia questo intollerabile abuso, derivante, non da posizione dominante (che
sarebbe già grave) ma, addirittura da posizione esclusiva. Intanto,
mentre il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato di voler dotare Roma
di un autodromo che sia in concorrenza con quello di Monza, il milanesissimo
Giro d'Italia, quest'anno, si concluderà a Roma. L'afasia della Lega in difesa
del Nord è stata aggravata dalla fusione fra la Cdl e An. Quest'ultima è, da
sempre, il partito della burocrazia nostalgica romana. Dopo la fusione, il Pdl non è più, come la
Cdl, il partito del «Vento del Nord» (come era nato) ma del Ponentino. Ecco
perché gli amministratori Pd di punta del Nord (come Penati, Chiamparino,
Cacciari, Besso) si sono messi di traverso contro l'abdicazione del Nord a
favore di Roma. Operando così, prendono due piccioni con una sola
fava. Intercettano un malcontento diffuso e si dissociano dalla cupola
romanocentrica del Pd che vorrebbe tenerli in minorità.
( da "Italia Oggi"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ItaliaOggi sezione:
Economia e Politica data: 16/05/2009 - pag: 8 autore: Lettera Cartella Rai,
Equitalia e le precisazioni che non precisano Gentilissimo
direttore,l'anonimato dietro cui ha scelto di trincerarsi l'autore della
lettera «A questo punto posso contare su santo Brunetta», pubblicata da
ItaliaOggi, mercoledì 13 maggio, a pag. 8, unitamente all'errato numero di
cartella riportato in calce alla stessa, non ci ha consentito una rapida
verifica del fatto denunciato, poiché la nostra richiesta di dati corretti,
inoltrata alla sua redazione nel giorno della pubblicazione e reiterata il
giorno successivo, ha ottenuto risposta soltanto venerdì pomeriggio. Riteniamo
fortemente «inadeguate» le affermazioni e i toni denigratori utilizzati nella
lettera, circa l'attività di Equitalia.In qualità di agente della riscossione,
Equitalia svolge, per legge dello Stato, la funzione istituzionale della
riscossione dei tributi che gli enti pubblici iscrivono a ruolo e, dunque, non
è mai titolare del credito vantato. Ciò comporta, inesorabilmente, che debba
essere lo stesso ente creditore che ha imposto a Equitalia la riscossione a
fornire un ordine uguale e contrario a quello impartito. È da intendersi solo
in questo senso la dicitura apposta su tutte le cartelle di pagamento: «Chi
vuole spiegazioni sugli addebiti non deve rivolgersi all'agente della
riscossione, ma direttamente all'ente creditore». Essa non esprime, quindi,
come sembra sostenere l'anonimo autore della lettera, un presunto spirito di
Equitalia di abbandonare il cittadino al proprio destino. Piuttosto, dal tenore
della lettera, appare evidente la volontà dell'estensore di non contattare
Equitalia. Se l'avesse fatto, avrebbe trovato delle gentili collaboratrici e
dei cortesi collaboratori pronti a fornirgli la necessaria consulenza per la
risoluzione del suo problema. Michele GiardinoRelazioni esterneEquitalia Emilia
NordDi solito le lettere di precisazione dovrebbero precisare qualcosa.
Lasciamo al lettore (che è stato coinvolto in questo caso
esemplare di mala burocrazia) di decidere se questa lettera di Michele Giardino, di Equitalia
Emilia Nord, precisi qualcosa o si limiti ad agitare le parole, tra l'altro in
modo contraddittorio.Per consentire al lettore di scegliere fra queste due
alternative, riassumiamo i termini della questione. ItaliaOggi pubblica,
mercoledì 13 maggio, una lettera di un lettore dalla quale si apprende che:1) A
un abbonato alla Rai che paga regolarmente il canone ininterrottamente da 38
anni viene richiesto dalla Rai di pagare «un» canone annuale secondo loro non
pagato.2) L'abbonato scrive alla signora che firma la lettera della Rai (ma poi
si scopre che questa signora non esiste) dicendo che ha regolarmente pagato ciò
che gli si chiede di ripagare e lo dimostra con la fotocopia del bonifico
bancario.3) Dopo qualche tempo l'utente (dal che si desume che egli ha
interloquito con un computer che, dopo essere stato messo in moto contro lui,
avanza come un panzer, secondo un software già programmato, incurante di ogni
precisazione e che evidentemente si ferma solo se paghi anche quello che non
devi) riceve un'altra lettera (questa volta non firmata dalla signora, ma
dall'Ente!) in cui si richiede il pagamento del non dovuto, minacciando, «in
caso di inadempienza», sfracelli.4) L'utente si aggrappa al call center della
Rai, ma perde tempo senza riuscire a parlare con nessuno. 5) L'utente allora
scopre un indirizzo internet Rai, ma scopre anche che la schermata accetta solo
l'indicazione del c/c postale con il quale si è versato l'abbonamento mentre
l'utente ha fatto un versamento attraverso bonifico bancario che il computer
Rai non riconosce come ammissibile.6) A questo punto la Rai «sguinzaglia» (il
termine non sarà giuridico ma rende perfettamente l'idea) Equitalia che è vero
che non c'entra con le disfunzioni elencate fino al precedente punto 5, che,
com'è ovvio, sono «interamente» dovute alla Rai ma che purtuttavia (ai sensi
dei poteri che legittimamente gli attribuisce la legge, non c'è dubbio; è
questo, semmai, proprio il problema) non deve dare spiegazioni («che spettano
all'ente creditore», come è stato già scritto nella lettera di ItaliaOggi e
come adesso, non si sa perché, Giardino ripete). Tuttavia, come ente
«morsicatore» (sempre per rendere l'idea), Equitalia è legittimato, su mandato
di un Ente (tra l'altro privato, come in questo caso, trattandosi di Rai spa;
tutto in regola con la legge, per carità, niente in ordine con la sostanza), un
ente, la Rai, dicevamo, che, tra l'altro, non si spiega con l'utente, a mordere
nei polpacci un semplice cittadino che non ha sollevato il caso per i 105 euro
che comporta questa vicenda (il prezzo di una delle molte cene che chi protesta
riesce ancora a permettersi) ma perché, in casi di questo genere (anche perché
si tratta di cifre modeste richieste con il bazooka, questo sì facente parte
dell'armamentario legittimo di Equitalia), sono in gioco i diritti del
cittadino, ben sapendo che uno per 105 euro non si mette certo in mano a un
avvocato. Paga, maledice e chiude. Sarà poi quello che farà il lettore di
ItaliaOggi. Che, ci ha anticipato, pagherà il non dovuto. Ma, almeno, con la
collaborazione di ItaliaOggi, ha detto che viviamo con norme vergognose di cui
dovrebbero interessarsi i politici che però, essendo impegnati a dibattere sui
vari lati delle veline, hanno altro di cui occuparsi.P.S.: Nella lettera,
Equitalia ribadisce ciò che era già stato scritto dal lettore e cioè che,
essendo Equitalia un ente di riscossione, non può dare spiegazioni. Ma poi,
incurante della precedente affermazione, dice che «dal tenore della lettera
appare evidente la volontà dell'estensore di non contattare Equitalia». Ma se
Equitalia non ha nulla da spiegare perché avrebbe dovuto essere contattata? O
no?
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-16 - pag: 8 autore: Altri due morti in Texas e
Arizona - Tre scuole chiuse a New York Contro l'influenzaA un supercommissario
Barbara Gobbi ROMA Sono gli Stati Uniti il Paese più colpito, negli ultimi
giorni, dal virus dell'"influenza A". Ieri le autorità hanno
annunciato altri due decessi: una quarantenne in Arizona, già malata ai
polmoni, morta per complicazioni e un uomo di 33 anni in Texas.Ma l'allarme
arriva soprattutto da New York, dove il sindaco Michael Bloomberg ha chiuso
ieri tre scuole frequentate da 4.500 studenti nel quartiere di Queens, a causa
di una seconda ondata di epidemia.Il sindaco,che ha esortato i newyorchesi a
contattare un medico ai primi sintomi di influenza e a rimanere a casa come
misura precauzionale, ha precisato che il contagio riguarda con certezza
quattro studenti e il vice preside di uno degli istituti. Quest'ultimo sarebbe
in condizioni critiche, tanto da essere stato ricoverato e sottoposto a
ventilazione meccanica. Bollettino epidemiologico a parte, la notizia sul
fronte americano è la nomina di Obama del commissario per la salute di New York
Thomas Frieden al vertice dei Centers for disease control and prevention del
paese. Frieden, noto per le crociate contro fumo, Hiv e tubercolosi, sarà
cruciale nel definire la strategia contro un'eventuale mutazione del virus
H1N1. E in generaleè chiamato a revisionare l'intero sistema dei Cdc, che dall'amministrazione Bush avrebbe ereditato un sovraccarico
di burocrazia e consulenze
esterne. Il "nuovo corso"che ci si aspetta da Frieden necessariamente
influenzerà le decisioni assunte dalla stessa Organizzazione mondiale della
sanità. Solo ieri, l'Oms riportava un bilancio di mille contagi in più rispetto
a giovedì. Immutato il numero dei morti,che salgono a 66.Nel complesso,
l'Oms parla di 7.520 casi in 34 Paesi. Un picco atteso dagli esperti
dell'Organizzazione, che mantengono alta la guardia: l'emergenza sarà infatti
al top dell'agenda dei lavori alla 62esima Assemblea mondiale della sanità, a
Ginevra dal 18 al 22 maggio. Un appuntamento che quest'anno sarà più breve,
proprio per consentire ai tecnici di rientrare rapidamente nei rispettivi
Paesi, dove sorvegliano la nuova malattia. Al centro dei lavori dell'assemblea,
la questione vaccino.Considerando, come ha ricordato il vicedirettore Oms Keiji
Fukuda, «che è ragionevole attendersi un lungo periodo d'attività del virus,
anche intensa». La fase 6 (il livello pandemico) scatterà soltanto se e quando
ci saranno segni di una trasmissione autonoma al di fuori del continente
americano. Intanto il ministro della Sanità messicano José Angel Cordova ha
annunciato che chiederà all'Oms un «risarcimento in denaro»:come Paese più
colpito e che, lanciando subito l'allarme, avrebbe scongiurato «danni enormi»
al resto del mondo. E un'offerta curiosa è arrivata nei giorni scorsi dagli
albergatori delle località turistiche di Cancun e della riviera Maya: a chi
dimostrerà, certificato medico alla mano, di essersi ammalato di H1N1 nei Caraibi,
sono garantite vacanze gratis per tre anni. Stabile la situazione italiana:
ieri il ministero del Welfare confermava i 9 casi accertati nei giorni scorsi.
In calo anche le chiamate al numero verde 1500, tanto che il servizio sarà
interrotto nei fine settimana. © RIPRODUZIONE RISERVATA EMERGENZA TURISTICA Gli
albergatori di Cancun offrono vacanze gratis per tre anni a chi dimostrerà di
aver contratto l'H1N1 nei Caraibi
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-16 - pag: 19 autore: Riforme.
Berlusconi: il ministro è stato birichino ma la «rivoluzione» della Pa va
avanti Il decreto Brunetta riparte ma perde la «class action» Rientra l'ipotesi
di dimissioni: l'azione collettiva partirà a gennaio ROMA «Una tattica da
birichino che lo ha portato a un ottimo risultato. C'è stima amicizia e affetto
da parte dei ministri con lui e con tutti». Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, ha chiuso così il «caso Brunetta». Niente dimissioni dunque e
avanti con la «rivoluzione della pubblica amministrazione».
Chesaràoperativadal1Úgennaio 2010, promette il ministro nella conferenza stampa
seguita alle riunione del Consiglio di ieri (assente Giulio Tremonti, il
«rivale » di questi giorni su alcuni contenuti del decreto). Dal testo varato
una settimana fa escono i sei articoli sull'azione collettiva di tutela
giudiziale contro le inefficienza della Pa (dal 31 al 36) e si apre la strada
dell'esame in Parlamento, dove arriverà lunedì. Sessanta giorni nel corso dei
quali matureranno i pareri della Conferenza unificata e del Cnel e a cui
seguirà comunque un confronto («che chiedo al presidente sia al massimo livello
» ha sottolineato Brunetta) con le organizzazioni sindacali. Per la class
action verrà messo a punto un apposito decreto legislativo dopo aver acquisito
i pareri del Consiglio di Stato e dell'Avvocatura «sui riflessi che la nuova
azione avrà sul processo amministrativo e sulla difesa erariale». Anche perché,
ha spiegato Berlusconi, «c'è l'esigenza di coordinare la disciplina della class
action "amministrativa" con quella della class action generale, che
il Senato sta esaminando e ridisegnando nell'ambito del disegno di legge sullo
sviluppo». Per attuare la riforma che introduce i premi selettivi per i
dipendenti più produttivi, l'Autorità di valutazione dell'efficienza e della
trasparenza, che completa la riforma della dirigenza e allinea la
contrattazione collettiva alle nuove regole valide nel settore privato, saranno
varati complessivamente tre strumenti. Il decreto legislativo generale, che
nella nuova versione si compone di cinque titoli e 67 articoli, il decreto
legislativo per la class action che verrà presentato prima dell'estate e due
decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) per applicare le nuove regole alla
Presidenza del Consiglio, alla scuola e alle accademie. Lo stralcio delle norme
attuative della class action ha suscitato numerose reazioni critiche
dell'opposizione e di organizzazioni dei consumatori come Cittadinanza attiva e
Codacons. Per Linda Lanzillotta, responsabile per la Funzione pubblica del Pd,
Brunetta «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche
dei concessionari dei servizi pubblici». La Lanzillotta ha anche accusato
l'esecutivo della mancata attuazione dell'azione collettiva varata da Prodi con
la Finanziaria 2008. «Si è continuato a rinviarne l'entrata in vigore, ora
prevista al 30 luglio: ma, chissà, è legittimo ritenere che slitterà
ancora.Inoltre il governo – ha aggiunto – ha stabilito che le norme non avranno
carattere retroattivo: in questo modo, ha di fatto abbandonato al loro destino
e lasciato privi di tutela i risparmiatori vittime dei peggiori scandali
finanziari degli ultimi anni: da Cirio a Parmalat fino ad Alitalia». Pronta la
replica del ministro: nessuno stop, nessuna retromarcia «Linda Lanzillotta e il
suo partito non hanno nulla da insegnare al governo Berlusconi e alla sua
maggioranza. Dal 1Úgennaio al più tardi, l'Italia avrà norme serie, applicabili
e responsabili di azione collettiva tanto nel settore privato quanto nel
settore pubblico». Tornando al decreto legislativo generale, c'è da registrare
qualche modifica in materia di contrattazione collettiva. Come già nel
provvedimento originale il decreto prevede che non più di un quarto dei
dipendenti di ogni amministrazione possa beneficiare del trattamento accessorio
nella misura massima, a seconda della performance individuale, e che non più
della metà potrà goderne in misura ridotta al 50%, mentre ai lavoratori meno
meritevoli non sarà corrisposto alcun incentivo. Tuttavia, questo principio
potrà essere in parte derogabile dalla contrattazione collettiva. In sede di
rinnovo, le parti potranno modificare «fino al 5% in più o in meno la
percentuale della prima fascia, fermo restando che a quest'ultima verrà
comunque attribuito il 50% delle risorse disponibili». «Non ci ho dormito una
notte » aveva detto tre giorni fa il ministro parlando del fatto che a un
quarto dei dipendenti non sarebbe andato alcun premio e promettendo una
modifica per rendere più morbida la norma. Il ritocco è arrivato, a conferma
della volontà di trovare un accordo «ampio e meditato» con tutti i sindacati.
D. Col. © RIPRODUZIONE RISERVATA
( da "Manifesto, Il" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
FUNZIONE PUBBLICA Il
Cdm fa felice quel «birichino» di Brunetta Mariangela Maturi Quel gran
«birichino» rivoluzionario di Brunetta ce l'ha fatta. Il consiglio dei ministri
ha licenziato ieri il decreto legislativo per la pubblica amministrazione, dopo
che il ministro aveva puntato i piedi e minacciato le dimissioni se il decreto
non fosse stato presentato in Parlamento entro due giorni. «Ha adottato una
tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati», ha esordito Berlusconi.
Con un buffetto sulla guancia del ministro «ribelle», il premier ha concesso la
grazia e il testo da lunedì passa all'esame delle Camere. La «rivoluzione
Brunetta», così l'hanno definita al consiglio dei ministri, ha inizio. Senza
aver ancora consultato sindacati, conferenza Stato-Regioni e consiglio
nazionale dell'economia e del lavoro (Cnel). C'è tempo. Forse. Tremano i
fannulloni di tutt'Italia, perché a sentire il governo d'ora in poi la vera
meritocrazia avrà la meglio. A costo di dover «trascurare» dettagli come la
contrattazione nazionale e integrativa, ridotta a due comparti e avvicinata a
quella del settore privato. Per non parlare dell'amputazione della sezione che
dovrebbe regolamentare la class action nei confronti dei prodotti e servizi
della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta non si scompone, e difende
il suo decreto così com'è. Senza class action. Promette però di affrontare la
questione in un secondo momento con un decreto ad hoc, pronto per gennaio
( da "Unita, L'" del
16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
La rivoluzione di
Brunetta perde subito un pezzo: la tutela dei cittadini FELICIA MASOCCO La
class action è stralciata, ma Renato Brunetta non si dimette. È una delle
considerazioni che si possono trarre dal via libera, dato ieri dal consiglio
dei ministri, al decreto per la produttività nella pubblica amministrazione. La
class action non c'è, è rinviata, si fa la data del 2010. Forse. La
«rivoluzione Brunetta» nasce quindi senza un pezzo, quello che dovrebbe
tutelare i cittadini dai danni causati da inefficienze o abusi degli uffici pubblici.
In seno al governo l'ha spuntata chi, come il ministro Tremonti, ha fatto
valere il suo peso e il timore che l'introduzione della class action avrebbe
aperto la via a un perenne contenzioso. BIRICHINATE Altre «resistenze» dentro
l'esecutivo, ammesse come tali dallo stesso ministro Brunetta, erano state
opposte dai colleghi perché, alla fine della fiera, la «rivoluzione» si risolve
in una grande operazione di centralizzazione che toglie prerogative e poteri ad
altri ministeri, alle regioni e agli enti locali e li dà al ministero di
Brunetta. Il titolare della Funzione Pubblica aveva risposto con la minaccia di
dimissioni se il suo decreto non fosse stato trasmesso alle Camere entro due
giorni. La "trasmissione" c'è, lunedì inizia l'iter, l'approvazione è
fissata per fine giugno. Prima verrà sentito il sindacato. Ma Brunetta è stato
stoppato, come viene fatto notare da Linda Lanzillotta, esponente del Pd.
«Dovrebbe riconoscerlo», «ha ceduto alle resistenze della burocrazia e alle lobby dei
concessionari dei servizi pubblici». Lui nega e, ovviamente, non si dimette.
«Ha adottato una tecnica da birichini», ha spiegato il premier Silvio
Berlusconi svelando il bluff. Birichinate a parte, il provvedimento prevede
novità sui premi (il salario accessorio): «Solo il 25% dei dipendenti lo avrà
per intero», spiega Brunetta, «è una cosa mai accaduta», prima i premi
venivano dati a tutti. Metà dei dipendenti potranno avere il 50%, il restante
25% non avrà nulla. Le percentuali possono essere modificate (in misura del 5%)
con la contrattazione. POLITICA PIGLIATUTTO «In realtà la contrattazione
sparisce», replica Michele Gentile che per la Cgil segue il settore, «gli resta
un ruolo residuale, si ritorna al primato della legge. E della politica, sotto
cui tutta la pubblica amministrazione viene ricondotta». Premesso che non si
dice mai dove siano i soldi per premiare i meritevoli, è invece chiaro che il
meccanismo di valutazione di meriti e demeriti viene affidato a un'Autorità
(costo stimato fino a 8 milioni), i cui membri sono proposti da Brunetta, e
nominati dal Parlamento e che risponde al ministero per l'Attuazione del
programma. Un altro elemento riguarda il "congelamento" dei
rappresentanti dei lavoratori, si bloccano le elezioni dei nuovi delegati per
un turno: i sindacati, tutti, non sono d'accordo e voteranno lo stesso. Si
introducono sanzioni, fino al licenziamento, per i dipendenti che violano le
regole, e per i dirigenti non svolgeranno bene il loro lavoro. La rivoluzione
nella pubblica amministrazione partirà, se mai partirà, zoppa: salta la class
action, cioè l'azione di tutela dei diritti dei cittadini. Il ministro Brunetta
resta però al suo posto.
( da "Corriere della Sera"
del 16-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Politica data: 16/05/2009 - pag: 13 Legge «antifannulloni» In vigore
dall'estate. Tremonti: no a tutto il potere ai consumatori Via alla riforma
Brunetta Ma senza la class action Il ministro: ritiro le dimissioni. Il
premier: bene, birichino ROMA La riforma della pubblica amministrazione,
passata alla storia ormai come la legge «antifannulloni», con tanto di
meritocrazia e sanzioni disciplinari entrerà in vigore entro l'estate. Ma senza
la class action, il cui testo verrà stralciato dal decreto legislativo, per
essere ridiscusso in autunno e partire dal primo gennaio 2010. Così ha deciso
il Consiglio dei ministri, con un accordo tra il ministro della Funzione
pubblica Renato Brunetta - che ha ritirato le dimissioni minacciate - e il
collega all'Economia Giulio Tremonti, che in un primo tempo si era opposto
all'introduzione da subito dell'azione collettiva. Brunetta è soddisfatto e
parla di una «grandissima legge rivoluzionaria ». Il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi, nel presentare le novità in conferenza stampa, ha escluso
qualsiasi «problema dentro il governo» ma poi, ridendo, ha ammesso che Brunetta
«ha adottato una tecnica da birichino che ha avuto i suoi risultati ». Anche
Tremonti ha mostrato soddisfazione e ha speso parole benevole. «Brunetta fa
molto per migliorare lo stato reale e sono solidale con lui». Ma si premura
anche di precisare come sia «giusto che i consumatori abbiano voce ma non tutto
il potere, così come è giusto che i tribunali lavorino ma non lo è quando
nominano dei commissari ad acta». Il duello tra i due ministri - se mai si
ripresenterà - si sposta in autunno per la definizione degli standard di
qualità e di efficienza che, se non vengono garantiti, daranno al cittadino la
possibilità di avviare la class action. Brunetta ha dimostrato di avere in
proposito le idee piuttosto chiare: «Il nuovo decreto sull'azione collettiva
sarà di sei articoli e sarà coerente con quanto le Camere avranno definito per
il settore privato». Anche il premier ha sottolineato che la nuova legge è
«rivoluzionaria » e ha come obiettivo primario di riconoscere lo sforzo dei
dipendenti pubblici con compensi economici paragonabili al settore privato,
perché «vogliamo che abbiano un morale diverso, motivo di essere realizzati e
di essere così più positivi nei confronti dei cittadini». Il ministro della
Funzione pubblica ha ricordato brevemente le principali novità: dagli stage
all'estero per i dirigenti ai riconoscimenti economici elargiti ai più bravi.
«Solo il 25% dei dipendenti pubblici ha ricordato Brunetta e il sindacato è
d'accordo, avrà a disposizione il 50% di tutte le risorse destinate alla
premialità, è una cosa mai accaduta e che non esiste nemmeno in moltissime
aziende private». Il sindacato, che ha protestato vivamente per non essere
stato coinvolto a sufficienza, «verrà convocato ai più alti livelli ha promesso
tra fine giugno e i primi di luglio» e per l'occasione ha chiesto la presenza
dello stesso Berlusconi. Molto critica l'opposizione per il rinvio della class
action. Linda Lanzillotta ha accusato il ministro di «cedere
alle resistenze della burocrazia e alle pressioni lobbistiche dei concessionari dei pubblici
servizi » mentre il Codacons (consumatori) considera Brunetta «sconfitto e per
questo ci aspettiamo le sue dimissioni». Il ministro ha subito replicato
ricordando che è stata la Lanzillotta ad aver «stoppato la class action per il
pubblico» quando il governo Prodi varò la legge. Roberto Bagnoli
L'agenda La riforma della pubblica amministrazione firmata dal ministro Renato
Brunetta entrerà in vigore entro l'estate
( da "Repubblica, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 9 - Esteri
India, il trionfo di Sonia Gandhi Battuta l´ultradestra hindu, vince la
stabilità. Folla in festa per "l´italiana" La "regina degli
intoccabili" Mayawati non è riuscita a sfondare a livello federale (SEGUE
DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La"
del 17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IX - Bari
CRISI, LA REGIONE SI MUOVE ADESSO TOCCA ALLE IMPRESE FRANCO LELLA La Regione
Puglia ha messo in campo una serie di manovre anticrisi a sostegno
dell´economia locale. Il tessuto economico e produttivo pugliese è costituito
prevalentemente da piccole e medie imprese. E´ stato costituito il cosiddetto
"Tavolo della semplificazione" dei procedimenti
amministrativi al fine di tagliare i tempi e le duplicazioni della burocrazia e sostenere il lavoro e la
piccola impresa attraverso un fondo di 50 milioni di euro. Inoltre, sono stati
attivati nuovi bandi che agevolano gli investimenti. Ora gli imprenditori
pugliesi hanno a propria disposizione, per la prima volta, 10 bandi tutti
aperti. Questo significa dieci possibilità di investimenti per le nostre
aziende. In particolare sono state destinati 99,5 milioni di euro al bando
relativo agli aiuti per gli investimenti iniziali alle microimprese, ovvero
quelle imprese che occupano meno di 10 persone e realizzano un fatturato annuo
oppure un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro, ed alle
piccole imprese vale a dire aziende che occupano meno di 50 persone e realizzano
un fatturato annuo o un totale di bilancio non superiori a 10 milioni di euro.
L´aiuto è erogato in forma di contributo in conto interessi a valere su un
finanziamento e non può superare il 40 per cento per le microimprese ed il 30
per cento per le piccole imprese. Dette agevolazioni sono calcolate,
indipendentemente dall´ammontare del progetto ammissibile, su un importo
finanziato massimo di 400 mila euro nel caso di microimprese e 700 mila euro
per le piccole imprese. Insomma, complessivamente i bandi inietteranno nel
sistema produttivo regionale altri 210 milioni di euro che si andranno ad
aggiungere ai 255 milioni di euro stanziati con i sette bandi già attivi.
Questi nuovi avvisi permetteranno di immettere circa 465 milioni di euro di
fondi pubblici a disposizione delle imprese. Una manovra anticrisi che non ha
eguali in nessuna regione italiana. Ebbene la Regione ha fatto la sua parte ora
tocca all´imprenditore fare la sua, possibilmente evitando gli errori del
passato con l´impresa "mordi e fuggi" che non giova a nessuno. Sono
in molti, infatti, a sostenere che l´imprenditore deve riappropriarsi della sua
vitalità: deve organizzarsi, investire, conquistare nuove "nicchie"
di mercato affinché l´impresa sia una iniziativa viva, dinamica, e non uno statico
patrimonio da gestire. In altre parole ritrovare lo spirito imprenditoriale di
un tempo che, proiettato al futuro e lungimirante nei metodi, ha permesso di
tramandare alcune aziende pugliesi di generazioni in generazioni, dando vita,
addirittura, alla creazione di veri e propri archivi storici aziendali,
conservati con cura e dedizione, dove è documentata tutta l´evoluzione e la
storia dell´azienda dal suo fondatore ai giorni nostri. Ora è pur vero che si
convive da tempo con una forte crisi che coinvolge l´intero pianeta, ma è
altrettanto vero che l´economia è fatta di fasi cicliche e l´imprenditore,
seppur indebolito dalla crisi e deluso dalle aspettative, non può più vedere la
propria azienda come un business fine a se stesso, ma deve proiettarsi verso il
futuro con programmi, progetti a lunga scadenza, piani industriali che
prevedono l´innovazione dei processi.
( da "Unita, L'" del
17-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Agricoltura in
affanno «Ma il governo taglia 600 milioni di euro» La denuncia di Giuseppe
Politi, presidente della Confederazione italiana agricoltori: stanno chiudendo
migliaia di aziende, altre vanno fuori mercato, non si può far finta di niente»
FELICIA MASOCCO Una crisi nella crisi. È quanto sta vivendo il settore agricolo
italiano, funestato dalle avversità meteo dell'autunno e dell'inverno, e poi
dalla congiuntura. «Il ministro Zaia dice che l'agricoltura si è rigenerata,
evidentemente vive in un altro Paese», attacca Giuseppe Politi presidente della
Cia, la Confederazione italiana agricoltori che conta 700mila associati, tra
cui 280mila titolari di impresa. «Non può far finta di non sapere che nel 2008
hanno chiuso 20mila aziende. E nel 2009 50mila rischiano di andare fuori
mercato. Stiamo affrontando la crisi senza alcun sostegno, anzi, ci hanno
tagliato i finanziamenti. Noi siamo senza soldi "veri"». Quali sono i
problemi che premono? «Uno è noto da tempo: abbiamo una caduta di prezzi all'origine,
c'è stata anche nell'ultimo trimestre, che non si ripercuote sul prezzo al
consumatore che non cala. Il rapporto è di
( da "Repubblica, La"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IX - Genova
L´università inferma VITTORIO COLETTI (segue dalla prima di cronaca) e
aggiungerò che, volendo, l´infelice autonomia dei nostri atenei potrebbe essere
una buona prospettiva da cui guardare col dovuto terrore il decentramento
istituzionale prossimo venturo (federalismo). Perché il nostro Paese si può
dividere, spezzare, chiudere; forse è già avvenuto e non ce ne siamo neppure
accorti. Ma non decentrare, portando in periferia poteri un tempo centrali e
nazionali. La qualità dell´amministrazione scende subito. Il livello della
classe politica, selezionata più in basso, con criteri più clientelari, pure
(per la verità, ora "papi" sta dando una mano a far precipitare
definitivamente anche le selezioni nazionali). Le università italiane, con la
loro triste storia recente, lo provano in modo inconfutabile. Nell´università
l´autonomia ha significato trasferimento dei poteri di controllo, una volta
svolti dal lontano ed esperto Ministero, all´amministrazione vicina e
impreparata, che si è trovata a malpartito e ha cominciato
col difendere se stessa, come sempre fa la burocrazia quando incontra difficoltà nei suoi compiti istituzionali. Negli
atenei si sono così incrociati, incompresi e confusi due linguaggi opposti,
quello dell´insegnamento e della ricerca, e quello dell´amministrazione. E non
si sono più capiti. Gli uffici sono passati da un ruolo di affiancamento
operativo della docenza a uno di kafkiana sorveglianza burocratica, quando non
di autentica opposizione e di inimicizia vera e propria (basterebbero a
provarlo le mail che circolano in questi giorni sul blog dell´Ateneo genovese,
con feroci polemiche contro i docenti da parte di alcuni tecnici
amministrativi). Da allora le strade dell´amministrazione e quelle della
docenza e della ricerca hanno cominciato a divergere sempre di più, solo
raddrizzate e corrette dalla buona volontà dei singoli (fortunatamente
numerosi). Le colpe sono di entrambi i comparti dell´istituzione universitaria.
Anche quello dei docenti ha usato molto male del potere delegato; ha
interpretato l´autonomia come spazio corporativo, insofferente di regole, ha
moltiplicato i posti e facilitato le carriere dei professori. Alcuni ne hanno
approfittato per farsene una particolare. Si sono specializzati nel governo
degli atenei, hanno fatto e rifanno statuti, organismi, commissioni (molti di
loro, a Genova, sono tornati all´opera col nuovo progetto, incuranti del
fallimento dei precedenti), accettando così che a norme e atti burocratici
venga affidato il compito di far camminare l´università. Gli atenei sono oggi
come un ospedale in cui i medici parlano una lingua diversa dagli infermieri e
dagli impiegati; o viceversa. Per questo, credo, che il problema principale
dell´università sia di rimettersi sui suoi piedi e ritrovare, insieme con un
comune linguaggio, i propri compiti primari e istituzionali, che sono, per quel
che se ne sa, insegnare e studiare.
( da "ItaliaOggi Sette"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
ItaliaOggi Sette
Numero 116 pag. 51 del 18/5/2009 | Indietro Metti un asilo
nella tua azienda L'INCHIESTA Di Pagina a cura di Chiara De Feudis Le imprese
con il nido sono cresciute, ma dopo la stagione d'oro
2002-04 il trend si è fermato Ma burocrazia e scarsi finanziamenti frenano le iniziative Ore 7.35: corso
Settembrini
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: MONDO data: 2009-05-17 - pag: 11 autore: Giappone è Hatoyama il leader
democratico Potrebbe diventare primo ministro del Giappone entro tre o quattro
mesi: Yukio Hatoyama, 62 anni, è stato eletto ieri presidente del Partito
Democratico, che alle elezioni della Camera Bassa - da tenersi entro ottobre,
ma ipotizzate tra agosto e settembre - è dato per favorito nel suo tentativo di
scalzare il predominio di oltre mezzo secolo del Partito Liberaldemocratico
(Ldp). Hatoyama, finora numero due del partito, subentra a Ichiro Ozawa -
dimessosi per uno scandalo di finanziamenti illeciti - e ha prevalso (per
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-17 - pag: 7 autore: «Crisi lunga, ora
riforme e puntare sull'energia» Franco Vergnano CAGLIARI. Dal nostro inviato
Bisogna accelerare le riforme per competere nel mondo che uscirà da questa
grave recessione, la peggiore dal Dopoguerra. è infatti proprio nei momenti di
crisi come gli attuali, caratterizzati da grande discontinuità, che si deve
essere capaci di rompere gli indugi e intervenire sui punti critici per mettere
in grado il Paese di cogliere le occasioni di crescita, anche con
"interventi impopolari". Chiudendo il venticinquesimo incontro
Nielsen sulla distribuzione organizzata, il presidente della Confindustria,
Emma Marcegaglia, ha detto a chiare lettere che il Paese deve spingere sul
pedale della modernizzazione, a cominciare dalla burocrazia, dal sistema previdenziale,
dalle liberalizzazioni, dalle comunicazioni, dall'energia e da un maggior
impegno nell'economia verde (con un coordinamento almeno in ambito europeo).
Sui benefici della deregulation ci sono diverse ricerche, fra cui una della
Banca d'Italia, che dimostrano come le liberalizzazioni potrebbero portare ad
aumenti significativi del Pil. La crisi è profonda, non c'è dubbio.
Commentando il crollo del Pil nel primo trimestre, la leader di Confindustria
ha sottolineato come il-5,9% «evidenzi la portata della recessione. Rispetto
alla grande depressione del 1929, il calo della produzione industriale e del
commercio risulta addirittura maggiore. Inoltre diventa complicato fare
previsioni perché siamo appunto in presenza di un rallentamento inedito
dell'economia. Probabilmente, però, il peggio è ormai alle nostre spalle. La
percezione è che ci saranno piccoli miglioramenti nel secondo semestre
dell'anno. Ma la strada per tornare sui livelli del 2007 sarà lunga, complicata
e molto dolorosa». Tra gli aspetti positivi, la reazione abbastanza rapida
degli Stati e delle banche centrali intervenuti con tempestività, anche se non
in maniera sufficientemente coordinata. Tra i grandi driver dicrescitadel dopo
crisi troviamo l'ambiente e l'energia. Temi trattati circa un mese fa proprio
dal business summit del G8 svoltosi in Sardegna: «Confindustria – ha
sottolineato la Marcegaglia – pone grande attenzione affinché l'Europa non
ponga troppi vincoli, voluti dall'alto, al nuovo settore. Bisogna evitare che
prevalga una logica impositiva, di obiettivi slegati dal mondo reale. Si deve
lavorare su elementi realizzabili, concreti, non penalizzanti per l'industria».
Secondo la Marcegaglia l'economia verde è la nuova frontiera industriale. I
consumi del futuro saranno più attenti agli aspetti ecologici. Ma per fare
questo è necessario un accordo che coinvolga tutti i paesi del mondo. Gli Stati
Uniti di Obama hanno fatto grandi passi avanti e «noi lavoreremo affinché al
vertice di Copenhagen di dicembre si arrivi con obiettivi condivisi. Lo
sviluppo deve seguire gli sviluppi tecnologici. Ogni paese dovrà trovare la sua
via per ridurre le emissioni, anche perché su questo versante la dialettica è
aperta, con posizioni differenziate. Il made in Italy è già all'avanguardia sul
fronte del risparmio industriale, ma si può ancora fare qualcosa. Anche perché
quest'area potrebbe essere uno dei motori di crescita del futuro. Sulle energie
alternative l'Italia è partita con qualche ritardo ma sta recuperando». La vera
sfida, in un mondo nel quale molto probabilmente la domanda di Europa e Usa
rimarrà bassa, sono i nuovi mercati. Un altro elemento essenziale per
rilanciare la crescita è quindi lo sviluppo delle esportazioni verso la
Cina,l'India, i paesi del Mediterraneo, l'area del Baltico e la Russia.Secondo
la Marcegaglia, infatti, si stima che nei prossimi anni «500 milioni di nuovi
consumatori avranno un reddito elevato. Di questi, i 4/5 saranno localizzati
nei paesi emergenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA ECONOMIA VERDE «Sarà il motore
di crescita per il futuro ma evitiamo che prevalga un approccio impositivo:
servono obiettivi concreti e non penalizzanti» Emma Marcegaglia LAPRESSE
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: INTERSEZIONI data: 2009-05-17 - pag: 35 autore: Emigrati italiani / 1
Che vita da «Vichinchi» di Alessandro Melazzini «D unque vorrei sapere come mai
per il servizio militare il nostro governo si ricorda poi per farci stare bene
all'Italia non si ricorda ». Un pensiero sgrammaticato, ma in cui paiono
riecheggiare I Malavoglia del Verga. E invece è Michele da Braunschweig a
esprimerlo negli anni Sessanta. Uno dei milioni d'italiani che scelsero
l'emigrazione in Germania per strappare qualcosa alla vita. In quegli anni per
molti di loro il conforto maggiore venne dall'etere. Radio Colonia era la
trasmissione in lingua italiana ascoltabile dalle frequenze della Westdeutscher
Rundfunk (radio tedesco occidentale). A volerla fu la politica, soprattutto il
governo italiano, per contrastare quella Radio Praga che dall'Est trasmetteva
propaganda comunista anche nella lingua di Dante. Tra le rubriche riscosse
particolare successo L'esperto risponde di Giacomo Maturi. Delle 50.000 lettere
pervenute in redazione duecento sono raccolte in un'antologia dai toni
commoventi. Perché se la stragrande maggioranza delle missive è scritta in un
italiano sgrammaticato, i loro mittenti sono intraprendenti due volte:
nell'aver deciso di emigrare e nell'aver superato l'ostacolo della scrittura.
Per chi ignora il tedesco e dell'italiano conosce solo il dialetto la
difficoltà di spedire una lettera inizia già dall'indirizzo. E così la
"Funkhaus" (Casa della Radio) si trasforma in "Funcaos", "
Funkakusi" e persino "Funghi ausi". Un muratore lamenta la
solitudine «dato che in questo piccolo paesello dove abito, altri Italiani non
ve ne sono». Per gli operai invece il problema è quello opposto: quelle sporche
"barrache fatte ditavole" dove vengono stipati prima che le ditte
tedesche si decideranno a garantire loro pareti in muratura. E se qualcuno
tenta la ricerca di un appartamento: «questi signori Vichinchi, non appena
sentono che ci sono figli, gli sbattono la porta in faccia, come se uno fosse
un cane. Oppure uno Zingaro». Ma insieme al risentimento contro il paese
ospitante non di rado vi è la severa consapevolezza dei propri difetti: «sul
lavoro i tedeschi ci ammirano e ci stimano, da una parte, e dall'altra hanno
pienamente ragione perché noi dico noi italiani siamo molto scorretti
maleducati ed anche un po' prepotenti».Tra i "Gastarbeiter" il
politically correct non è la preoccupazione maggiore, come nel caso chi chiede
alla radio "un buon conziglio" perché la vicina è una «Tedesca
signora che dorme con un Turco cioè un mantenuto». Radio Colonia presto si
emancipa dalle finalità politiche, fornendo un aiuto concreto per i mille
problemi che la quotidianità tedesca pone ai lavoratori italiani e alle loro
mogli, talvolta lasciate per correre dietro a una straniera. Leggi
incomprensibili, burocrazia ostile
(tedesca e italiana), malattie e tragedie familiari: Radio Colonia ha un
orecchio per tutto. L'antica patria talvolta è idealizzata, spesso avvertita
lontana e disinteressata. I parlamentari italiani in visita all'estero? «Noi
qui in questa zona non abbiamo mai visto nessuno, neanche un cantante!!»,
scrive Remo dalla Svevia. Non mancano nemmeno i grandi temi, come le
discussioni sul divorzio o gli auspici di pace universale. In molti si
accontenterebbero anche solo di essere trattati un po' meglio, perché gli
stranieri sono spesso «vittime dell'infelicità e costretti al bisogno». Valeva
allora per gli italiani in Germania, vale oggi per quei disperati che calcano
il nostro suolo. alessandro@melazzini.com © RIPRODUZIONE RISERVATA 1 Roberto
Sala e Giovanna Massariello Merzagora, «Radio Colonia. Emigrati italiani in
Germania scrivono alla radio», Utet, pagg. 302, Á 21,00.
( da "Corriere della Sera"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Tempo Libero data: 18/05/2009 - pag: 9 FELTRINELLI L'Egitto «pop» di
Ala Al-Aswani Chi ha amato le atmosfere di «Palazzo Yacoubian» bestseller
numero uno nel mondo arabo non si farà sfuggire i primi racconti di Ala
Al-Aswani che Feltrinelli pubblica ora per la prima volta in italiano con il
titolo «Se non fossi egiziano». Come spiega nel prologo lo scrittore-dentista
del Cairo (foto), questi 17 racconti sono stati a lungo
inediti in Egitto per il veto della burocrazia di Mubarak che bollò come «antinazionalisti» i suoi
protagonisti. Studenti, padri di famiglia, tassisti e prostitute dalle vite
«opache» raccontati con affettuosa ironia. Oggi alle 18.30 alla Feltrinelli di
piazza Piemonte l'autore ne parla con Caterina Soffici.
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: MONDO data: 2009-05-18 - pag: 14 autore: Congiuntura. Dopo i
dati deludenti del Pil Ue segnali positivi arrivano dagli indicatori
anticipatori Più ottimiste le «spie» del futuro Superindici e andamento delle
scorte sono pronti a rimbalzare di Fabrizio Galimberti F a sempre più buio
prima dell'alba: di fronte ai dati sconsolanti del Pil italiano (e
dell'Eurozona) bisogna cercar consolazione nei detti e nei proverbi. Ed essi
possono aver più ragione di quanto si pensi. Il giro di boa del primo semestre
2009 dovrebbe segnare il nadir della congiuntura. Quali sono le ragioni di
questo (relativo) ottimismo? La prima sta nel rasserenarsi dell'orizzonte sul
fronte dei sistemi finanziari. Questa crisi ha avuto origine in una finanza
malatae il suo risanamento è una condizione necessaria, anche se non
sufficiente, per uscirne. Sia in America sia in Europa l'imponente soccorso
delle banche centrali sta iniziando a dare i suoi frutti. Quegli spread che
indicano le tensioni sui mercati dell'interbancario stanno tornando vicini a
livelli fisiologici, le garanzie governative su depositi e titoli emessi dalle
banche hanno rassicurato gli investitori, i canali alternativi al credito
bancario (leggi emissione di obbligazioni societarie) si sono riattivati,le
banche hanno ripreso a fare profitti sulla gestione corrente (grazie ai
tassi-guida schiacciati verso lo zero, ciò che ha permesso d'innalzare il
margine d'interesse – la differenza fra tassi attivi e passivi), il capitale
delle banche si è rafforzato, grazie a iniezioni pubbliche e (almeno negli Usa)
anche private. I mercati, insomma, sono convinti che il sistema finanziario
terrà; i Governi,anche sfidando l'impopolarità degli aiuti ai "ricchi"
banchieri, hanno correttamente deciso che la prima priorità del contrasto alla
crisi era salvare le banche. Scelta giusta, ma che suscita problemi di azzardo
morale e invita a grosse riforme della regolazione. Ma i primi e le seconde
sono all'ordine del giorno di domani. Oggi la prioritàsta nel puntellare
l'economia. Questo puntello descrive la seconda condizione per uscire dalla
crisi: il sostegno diretto alla domanda. Questa crisi, dopo decenni di
"controrivoluzione keynesiana", ha fatto tornare di attualità il
keynesiano " paradosso del risparmio" ( «Ogni volta che risparmiate
cinque scellini, togliete a un uomo una giornata di lavoro »). Se il privato
non spende, bisogna che lo Stato intervenga, sostituendo spesa pubblica a spesa
privata. Questa semplice verità è stata riconosciuta. Forse con più forza negli
Usa che in Europa, ma anche nell'Eurozona sono state prese rilevanti misure di
sostegno alla domanda. Certo,le vicende del Pil non sono incoraggianti, ma la
contabilità nazionale fotografa il passato. Gli indicatori anticipatori, comei
"superindici" della Commissione Ue e gli indici Pmi, danno segnali di
stabilizzazione. Il ciclo delle scorte ha colpito soprattutto quei Paesi, come
Germania e Italia,dove l'industria ha un grosso peso nell'economia (il valore
aggiunto industriale italiano è il secondo dei 16 Paesi dell'Eurozona, dopo
quello tedesco), ma l'interazione scorte-domanda-produzione ha esaurito la sua
carica distruttiva e dovrebbe oggi dare spazio a qualche rimbalzo. Nel
frattempo, le azioni di supporto alla domanda finale (meno tasse e più spese)
dovrebbero raccogliere il testimone del soccorso. Ma i Paesi dell'Eurozona
hanno la volontà di continuare a sostenere l'economia, costi quel che costi? La
risposta della politica economica europea è stata obiettivamente scoordinata,
ma nel contempo ha instillato urgenze e cogenze che porteranno a riforme
rendendo più leggere alcune palle al piede, così come il rispetto sacrale del
Patto di stabilità. Questo era stato concepito e attuato per far fronte a bilanci
erranti, non a economie erranti,e il crollo della domanda nei Paesi europeiha
spostato i paletti e le priorità della politica economica. Insomma, la
recessione in corso porta con sè i germi della disunione: nei tempi difficili i
Paesi si chiudono a riccio, aumenta la domanda di protezione, i Governi sono
più pronti a dare la colpa "allo straniero" (o alla burocrazia bruxellese). Ma porta con sè anche i germi
dell'unione: il pericolo comune può spingere al fronte unico', alla
collaborazione in un'area economica in cui i legami sono tali e tanti che il
coordinamento – se non altro per dare fiducia ai mercati e ai cittadini –
diventa una scelta quasi obbligata. Vedremo di che stoffa è fatta l'Unione
europea nel tempo a venire, quando diventerà chiaro se questacrisi ha spinto
verso una comunità più coesa o più sfilacciata. fabrizio@bigpond.net.au ©
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( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-18 - pag: 11 autore:
Semplificazioni. Raccolte dal ministero le richieste di 40
enti Cura anti-burocrazia:
tra i rimedi spunta la cedolare sugli affitti Calderoli prepara un Dl e un
disegno di legge P
( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)"
del 18-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore del
lunedì sezione: VOLONTARIATO data: 2009-05-18 - pag: 29 autore: L'opinione/2.
Carlo Borzaga (Euricse) e le Odv «di confine» «Il cambio di campo è
un'opportunità» «Molte organizzazioni di volontariato, oggi, starebbero meglio
nel campo dell'impresa sociale che nei confini stabiliti dalla legge 266/91». è
il punto di vista di Carlo Borzaga, ordinario di Politica economica
all'università di Trento, presidente dell'Euricse, Istituto europeo di ricerca
sulla cooperazione e l'impresa sociale, e coordinatore del Primo rapporto
sull'impresa sociale in Italia, i cui contenutisaranno illustrati in anteprima
domani a Roma. «Non mi riferisco solo alle organizzazioni di volontariato più
grandi e strutturate –spiega –che si occupano, tra l'altro, di produrre beni e
servizi di utilità sociale, ma anche a quelle più piccole, dove ormai ci sono
più dipendenti che volontari». Il successo della legge sull'impresa sociale,
secondo Borzaga, non si può misurare dai soli 501 soggetti iscritti con questa
denominazione al Registro imprese, che qualcuno giudica già «un fallimento ».
Sul decollo lento della nuova forma giuridica, infatti, hanno inciso il lungo
percorso di attuazione della legge delega (dal 2005 al 2008) e l'adeguamento
alle nuove regole delle Camere di commercio. «Diversi enti non profit –continua
il professore – stentano a cambiare casacca e ad adottare la nuova forma
giuridica, un po' perché stanno bene nella veste che hanno (come alcune
associazioni, che possono comunque svolgere attività d'impresa), un po' perché
temono di perdere le agevolazioni fiscali di cui godono, come le Onlus. Non
molti, però, fanno un'analisi costi- benefici. In alcuni casi, è più
vantaggioso costituire un ente commerciale che un ente non commerciale». La
mancanza di incentivi fiscali non è, secondo Borzaga, un limite eccessivo: «In
Italia – osserva – c'è la tendenza a enfatizzare la rilevanza dei benefici
fiscali. In Gran Bretagna, la normativa non prevede la detassazione degli
utili, ma solo un iter facilitato per la nascita di questi soggetti, con meno burocrazia ». Il merito principale della legge italiana, secondo Borzaga, è
aver introdotto «una mini-rottura, un soggetto terzo fra Stato e mondo profit,
che fa impresa allo scopo diprodurre beni di interesse collettivo anziché di
distribuire utili: per metabolizzare il cambiamento ci vorranno diversi anni».
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( da "Sole 24 Ore, Il"
del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: POLITICA E SOCIETA data: 2009-05-19 - pag: 17 autore: Tra atenei e
fabbriche Su internet corre l'appello: ora lotta senza conciliazione Marco
Ludovico ROMA I segnali ci sono tutti: l'avvio di una nuova strategia di lotta,
la necessità di reagire con forme più dure e risolute, le indicazioni che,
dietro formule a volte un po' datate, spiegano con chiarezza la necessità di una
protesta che non ha, o quasi, possibilità di conciliazione. La contestazione
unisce studenti e operai: ieri è stata la volta dei giovani, a Torino, con
lancio di uova e fumogeni, cassonetti rovesciati usati come una sorta di
barricata, blocchi stradali con traffico in tilt, cariche delle forze
dell'ordine.Il sito Indymedia (http:// italy.indymedia.org) resoconta nel
dettaglio la rivolta studentesca contro il G8 delle università e annuncia: «è
solo l'inizio della mobilitazione ». Poi, bsta guardare una manciata di siti
dell'estrema sinistra per rendersi conto del clima sostenuto e diffuso sempre
di più negli ambienti di lavoro. Il sito dello Slai Cobas (www.slaicobas.it)
sostiene che «si è costruita ad arte la falsa notizia di un attacco preordinato
e organizzato per gettare dal palco della manifestazione operaia di Torino il
segretario della Fiom Rinaldini».E rilancia«la necessità di una lotta ampia e
unitaria degli operai, dei lavoratori, contro la Fiat e il piano di
ristrutturazione e licenziamenti delineato da Marchionne ». Ma sulla rete c'è
molto più, per capire lastrategia della tensione che sta emergendo. Prendiamo
www.unitacomunista. it che rappresenta i contenuti dell'omonima associazione:
si schiera «al fianco degli operai dello Slai Cobas vittime di un ignobile
campagna mediatica finalizzata a screditare e reprimere - sostengono - tutti
coloro che in fabbrica non hanno chinato la testa alla concertazione e agli
accordi al ribasso col padronato». Quella di domenica è stata «la messinscena
della caduta dal palco di Rinaldini» che, a loro avviso, «serve solo a
giustificare i maldestri tentativi da parte dei vertici sindacali di isolare i
lavoratori più combattivi, e a mettere in secondo piano il legittimo, crescente
malcontento operaio verso quelle burocrazie colluse (in
primo luogo Fim, Uilm e Ugl, ma anche gran parte dei vertici Fiom) e
responsabili di anni di sconfitte e arretramenti».Di fronte alle politiche del
governo e della Fiat, la direttiva non ammette equivoci: «La rabbia dei
lavoratori è giusta e sacrosanta, e non saranno le infami intimidazioni
poliziesche a indebolire e dividere la lotta!». Sul sito
www.pane-rose.it, che si definisce«foglio periodico di collegamento tra le
lotte dei lavoratori », un certo «Combat» prima fa sarcasmo sulla caduta di
Rinaldini dal palco e e mette in corsivo un « Giro giro tondo, casca il mondo,
casca la terra,e tutti giu' per terra ». Poi esce dall'ironia e minaccia:
«Quando un gruppo di operai passa dalle parole ai fatti, e si riprende la
parola, diventa un “teppista” per tutta la panoramica politico-pubblicistica.
Bene scrive Combat- “cari”signori pa-rassiti, della politica e del sindacato,
di destra e di sinistra,dovete sapere che ci avete definitivamente rotto i
c...». E aggiunge: «Volete farci subire,senza neanche prote-stare! Anche in
tempi di crisi,continuate a fare la bella vita, sulla nostra pelle. Abbiamo
intenzione di rendere la vostra ( bella) vita almeno un po' piu' difficile, e
guadagnata ». I toni, insomma, non ammettono equivoci. A inneggiare alla
lotta,come da tradizione,è anche il sito Indymedia Italia ( www.
http://italia.indymedia.org). Non solo, su www.infoaut.org si sostiene che,
piuttosto che protestare contro il leader della Fiom con il conseguente
parapiglia, «forse sarebbe stato meglio utilizzare queste energie per un'azione
più incisiva che invece di creare, a torto o a ragione, contrasti interni alla
piazza, si fosse rivolta con maggiore visibilità all'esterno ». Più sottili sul
piano intellettuali, ma non meno inquietanti, le considerazioni su
www.contropiano. org ("per la rete dei comunisti". Si legge: «è
ancora più evidente come, anche a ridosso della vertenza Fiat dentro cui si sta
ulteriormente consumando l'inadeguatezza e la lunga crisi della sinistra (che
già si era vista nella vertenza Alitalia), i lavoratori iniziano ad agire con
modalità non propriamente compatibili con il bon ton con il quale – scrive il
sito – il riformismo nostrano (a differenza della Francia o di altri paesi
europei) ha sempre ingabbiato le modalità del conflitto». Perciò «c'è bisogno
di scelte coraggiose e conseguenti». Con un auspicio: «Sarebbe ora che i
delegati e gli at-tivisti sindacali, non compatibilizzati, adeguassero la loro
iniziativa ». Un messaggio, come gli altri, più che esplicito. marco.ludovico@ilsole24ore.com
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( da "Corriere della Sera"
del 19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Focus Vuota data: 19/05/2009 - pag: 9 Il vicepresidente che
rappresenta le piccole industrie Morandini: i nostri veri nemici
sono la burocrazia e il
fisco ( d.d.v.) Il rappresentante della piccola industria nel vertice
Confindustria è Giuseppe Morandini, udinese, un imprenditore di quarta
generazione che produce laterizi (e che quindi soffre la crisi dell'edilizia).
A novembre lascerà la carica e già si prospetta un derby Nord-Sud tra il
campano Vincenzo Boccia e il vicentino Paolo Bastianello. Per Morandini
«sempre più spesso le priorità delle piccole e medie imprese diventano priorità
della Confindustria e del resto i presidenti delle associazioni territoriali
spesso sono dei piccoli». Più che stare a Roma Morandini preferisce girare
l'Italia per incontrare la base, anche duecento-trecento industriali per volta.
«A loro faccio rapporto e da loro prendo ordini sulle priorità della nostra
azione». E in materia non ha dubbi: i nemici dei piccoli sono la burocrazia e il fisco. «Subiamo un prelievo che fra tasse
dirette e indirette per le piccole aziende arriva al 74% e in queste condizioni
mi dite come facciamo a patrimonializzare? ». Chi rimprovera le aziende
italiane di esser nane dovrebbe battersi per ridurre l'invadenza del fisco,
altrimenti è incoerente. E comunque nonostante le tasse-monstre le piccole
imprese in questi anni «hanno aumentato del 20% i loro posti di lavoro mentre
le grandi li hanno ridotti del 13%». Morandini ha seguito la gara Meomartini-
Spada per il rinnovo del vertice dell'Assolombarda così come sta monitorando il
bis Marchi-Trovò a Venezia ma la polarizzazione anche elettorale tra grandi e
piccoli non lo preoccupa, «anzi mi piace più sottolineare la grande
partecipazione che c'è attorno a questi avvenimenti ». Quanto alla concorrenza
associativa Morandini non teme l'aggressività e il ritmo delle Confapi o
Confartigianato perché «stando in Confindustria un piccolo industriale può
stare in scia, può ampliare la sua agenda di conoscenze». Un vantaggio non da
poco in tempo di recessione.
( da "Unita, L'" del
19-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
AGRICOLTURA È IL
MOMENTO DI RIPENSARLA ITALIA TRA RITARDI E OPPORTUNITÀ Ritengo un paradosso ciò
che avviene nell'Italia agricola di questo tempo. Da un lato le possibilità del
nostro agroalimentare, le sue eccellenze, il suo credito riconosciuto nel mondo,
le potenzialità per essere comparto strategico nella ripartenza economica.
Dall'altro la considerazione marginale che gli viene riservata nelle politiche
economiche di questo paese. Mai come ora nel dire «agricoltura» si dice cibo,
salute, ambiente, impresa, identità culturale, energia. Lo sconvolgimento è
forte ed è avvenuto in pochi anni. I mercati dal cortile di casa si sono estesi
fino al mondo. Le incertezze si sono moltiplicate, le eccedenze di prodotto
alimentare in un solo anno si sono trasformate in carenze di materia prima, le
fluttuazioni di prezzi devastanti, le speculazioni pure. La finanza e la fame
si sono incontrate nella massima contraddizione possibile. Nello stesso tempo
si è conclusa quella fase dell'Europa agricola che proteggeva, che sovvenzionava
le produzioni e si apre una nuova pagina, quella di una politica che premia
«l'intraprendere», sostiene quegli imprenditori che innovano prodotto e
tecnologie, che sapranno internazionalizzarsi dentro una nuova logica di
liberalizzazione degli scambi ma senza perdere il radicamento territoriale. E
il nostro sistema agricolo è pronto a tutto questo? Non abbastanza. Bisogna
correre. La crisi in atto poi ha reso ancora più scoperte le inefficienze e le
storture lungo il viaggio che il prodotto compie dal campo allo scaffale. Una
filiera dove proprio chi produce perde di più, non fa reddito, crescono
paurosamente le aziende indebitate. I diversi intermediari, troppi, caricano il
prodotto di costi spesso non giustificabili, costruendo un prezzo finale spesso
più alto del suo valore reale. Perciò dico sproporzione tra ciò che potrebbe
l'agricoltura per l'Italia e l'inadeguatezza dell'approccio. Parlo del Governo
che nelle strategie anticrisi non contempla il settore primario come
opportunità. Del Ministro competente che opportunamente organizza il G8
agricolo ma non svela qual è la sua «via italiana allo sviluppo del sistema
imprenditoriale agricolo», si limita a somme di azioni, spot, provvedimenti e
proroghe a singhiozzo. Singoli pezzi che non fanno una visione. Ma se non è ora
il tempo di un salto coraggioso, quando? Di un cambio di ottica, di una
«ristrutturazione» che va dalle burocrazie e miopie
pubbliche ai cambiamenti strutturali dei sistemi privati. Perché ciò avvenga
serve che gli attori coinvolti siano disponibili a ripensare un po' il loro
ruolo, dal produttore che deve sentirsi e farsi imprenditore, al mondo delle
rappresentanze, dell'associazionismo, della cooperazione che riducano le
separatezze e divisioni, che intervengano per ridurre le frammentazioni.
Abbiamo importanti occasioni per ridiscutere, reimpostare, «re-immaginare». Le
elezioni europee sono la prima bella occasione.
( da "Stampa, La" del
20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
il caso Violato il
diritto alla difesa per i più poveri IL PRESIDENTE CHIAPPERO IL BOOM Patrocinio
gratuito lo Stato non paga I penalisti: neanche un euro dal 2006 RAPHAËL
ZANOTTI «Dal governo arrivano dichiarazioni demagogiche Non le risorse
necessarie» La legge ha esteso l'assistenza alle vittime di violenza sessuale
La difesa in un processo è un diritto inviolabile previsto dalla Costituzione.
Anche per chi non ha i mezzi per pagare un avvocato. Per questo lo Stato, nei
casi previsti, si assume lui l'onere delle parcelle. Si chiama «gratuito
patrocinio» ed è uno degli istituti che meglio rappresenta la civiltà giuridica
dell'Italia. Peccato che ormai gli avvocati non vedano i soldi da anni. A
Torino ci sono legali che aspettano i soldi dal 2006 e qualcuno anche da prima.
Colpa della burocrazia: le richieste di liquidazione hanno tempi di attesa da 6 mesi a
un anno, il successivo mandato di pagamento altrettanto, a cui si deve
aggiungere l'effettivo trasferimento dei fondi dal Ministero di Giustizia al
tribunale, che ha tempi sconosciuti. Ma non si tratta solo di burocrazia. Sapere quanto c'è nel capitolo di bilancio dello
Stato è impresa titanica. Lo stanno scoprendo sulla propria pelle gli avvocati
della Camera Penale del Piemonte e Valle d'Aosta che, dopo una recente
assemblea, hanno deliberato di chiedere ufficialmente al presidente del
tribunale e della corte d'appello quali sono gli importi iscritti per il patrocinio.
«Il problema è già grave, ma si aggraverà - spiega il presidente della Camera
penale Luigi Chiappero - anche perché la recente normativa antistupro ha
fornito l'accesso al gratuito patrocinio per tutte le vittime di violenza
sessuale. Peccato che a queste dichiarazioni demagogiche del governo non siano
corrisposti fondi nel capitolo di bilancio. E si aggraverà ancora di più con
l'inserimento del reato di clandestinità visto che è presumibile che molti
extracomunitari abbiano i requisiti per chiedere di essere difesi a spese dello
Stato. Chi pagherà quelle parcelle?». La domanda non è peregrina, anche perché
già così sembra che i soldi siano finiti. Secondo gli ultimi dati ufficiali
forniti dal ministero della Giustizia, nel corso del 2007 sono state ammesse al
gratuito patrocinio 94.401 persone non abbienti per un totale di costi di
84.916.200 euro (costi al lordo delle somme eventualmente recuperate). Gli
onorari degli avvocati (Iva inclusa) è stata di quasi 80 milioni di euro.
Questo a livello nazionale. Se si scende nel dettaglio, nel distretto di Torino
ci sono state 7.486 persone interessate (di cui un quinto straniere, e ancora
non si parlava del reato di clandestinità). Sono stati 6.361 gli imputati
difesi da un avvocato d'ufficio. Gli onorari dei legali ammontano a 4.050.669
euro, ma come dichiarato all'inizio non per tutti sono arrivati i soldi.
«Bisognerebbe fare chiarezza sul capitolo di bilancio dal quale si attingono
questi fondi - spiega ancora il presidente Chiappero - Innanzitutto pare sia lo
stesso capitolo con cui vengono pagate le intercettazioni telefoniche, le
consulenze e gli interpreti. Ma anche dopo questa suddivisione, non è ancora
chiaro quale criterio di suddivisione venga utilizzato per il trasferimento dei
fondi a un distretto piuttosto che a un altro». I legali della camera penale
del Piemonte e della Valle d'Aosta hanno chiesto di poter incontrare i
presidenti del tribunale e della corte d'appello per discutere al più presto
della questione.
( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 33 - Commenti
UN LEADER IN FUGA DALLA VERITà modello nordcoreano GIUSEPPE D´AVANZO (SEGUE
DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina
VIII - Roma La piccola impresa bacchetta Alemanno Crisi, ambiente e burocrazia,
"insufficienti" le politiche del Campidoglio Nel sondaggio di Cna
promossa solo la sicurezza. Per molti imprenditori "tutto come prima"
ALESSANDRA PAOLINI GLI imprenditori romani, quelli delle piccole e medie
aziende, danno i voti ad Alemanno. E la pagella, a un anno dall´insediamento della nuova
giunta, non è di quelle stellari. Secondo un sondaggio commissionato dal Cna e
pubblicato sul sito (www. cnapmi. org) - sono ancora tante le spine per chi fa
impresa. E parecchie le delusioni. Delusione per le politiche anti crisi messe
in campo dal Campidoglio, ad esempio, bollate quasi dal 50 per cento degli
intervistati come "scarse" o comunque "insufficienti". La
ricerca è stata portata avanti con questionari via e-mail e via fax indirizzati
alle imprese associate al Cna: artigiani, piccoli e medi imprenditori,
commercianti. Si scopre così che alla domanda «come giudica l´intervento in termini
di semplificazione dell´apparato burocratico?», il 50 per cento degli
intervistati ha detto di ritenerlo ancora insufficiente. Mentre "non è
cambiato nulla" rispetto a prima per il 27 per cento; positivo invece il
giudizio il 13%. Anche sul fronte appalti pubblici un 50 % delle imprese ha
affermato che la politica per favorire la gara delle piccole e medie imprese è
stata scarsa. Un 30% ha dichiarato invece che nulla è cambiato rispetto a un
anno fa. Un 20 per cento è stato più ottimista e hanno piazzato una bella x
sulla casella «elementi positivi al riguardo ci sono stati». Non ha preso dei
voti alti, il sindaco - volendosi avvalere della riforma Gelmini - neanche sul
campo amministrazione/ ambiente. La domanda era: «Come valuta la centralità
della politiche in tema ambientale come la gestione rifiuti e il risparmio
energetico?». Anche stavolta quasi la metà degli imprenditori (43%) ha dato
parere negativo e senza appelli: «l´azione svolta è stata scarsa o comunque
insufficiente». Per un quarto degli intervistati invece (25%) l´amministrazione
capitolina ha dato peso alle tematiche ambientali (25%). Un 2% è addirittura
entusiasta: giudizio totalmente positivo. La nota più dolente per il
Campidoglio riguarda la congiuntura economica perché - a pensare che non siano
state messe in campo misure anticrisi adeguate - c´è il 43% dei consociati. Gli
interventi del Comune sono stati "discreti", secondo il sondaggio per
23 per cento degli intervistati e "buoni" per il 5 per cento, mentre
il 33 % ha preferito non dare giudizi. Sulla percezione che le imprese hanno
della sicurezza, la situazione invece si ribalta. Alemanno prende l´applauso
dal 44% degli intervistati che dicono di sentirsi più sicuri riguardo alla loro
attività. Convinti che si debba fare di più sono il 33 per cento dei consociati
che hanno risposto al questionario. Quelli che invece pensano che tutto sia
cambiato per rimanere uguale, sono il 23 per cento dei piccoli imprenditori.
( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina VIII - Milano
LODI E APPLAUSI IN CORTO CIRCUITO ROBERTO RHO Dalle massime autorità nazionali
e locali, che ogni anno destinano una fetta considerevole dei bilanci pubblici
? nonostante i tagli ? all´assistenza sanitaria, ci si aspetterebbero incoraggiamenti
ed elogi per la sanità pubblica, e per le migliaia di persone che ci lavorano,
che combattono con le difficoltà dei mezzi insufficienti, della burocrazia opprimente, del merito negato
dagli opportunismi di cordata, di fazione o di partito. Invece no: Berlusconi,
Formigoni e Moratti hanno scelto di partecipare in contemporanea
all´inaugurazione di un ospedale privato, il nuovo Policlinico San Donato, e
tutti in coro hanno cantato le lodi della sanità privata: «Questo Policlinico
rappresenta un esempio e un modello da seguire», ha detto il premier. E
la Moratti ? da qualche tempo così preoccupata di recuperare punti nella
considerazione di Berlusconi che riesce a sorridere anche di fronte
all´azzeramento di Malpensa ? gioca al rilancio: «Questo ospedale testimonia la
capacità di un imprenditore nel campo della salute, smantellando la retorica
che solo il pubblico può operare nel campo della salute». E via snocciolando
aggettivi e ringraziamenti. Di esempio «grandioso ed eccellente» parla pure
Formigoni, che per fortuna trova il tempo per spendere qualche parola anche
sugli investimenti lombardi nella sanità pubblica. Ora, il Policlinico San
Donato è certamente un ottimo ospedale e il livello medio della sanità privata
lombarda è sicuramente elevato, con punte di eccellenza riconosciute. Allo
stesso modo, è elevata la qualità media dell´assistenza sanitaria pubblica, a
Milano e in Lombardia anche più che in altre regioni. Ma c´è qualche fatto non
trascurabile che avrebbe dovuto suggerire a Berlusconi, a Formigoni e alla
Moratti quantomeno più misura nella scelta degli aggettivi, se non proprio una
diversa organizzazione dell´agenda. Il primo: il "modello" della
sanità privata lombarda scricchiola sotto il peso delle inchieste sulla clinica
degli orrori ? dove, secondo l´accusa, chirurghi senza scrupoli eseguivano
interventi tutt´altro che necessari, in alcuni casi perfino dannosi fino alla
morte del paziente, con l´obiettivo di incassare i rimborsi dalla Regione ? e
sulle altre case di cura private dove con disinvoltura si taroccavano le
cartelle cliniche, sempre per gonfiare i "ritorni" di denaro
pubblico. Il secondo: tra gli indagati per falso e truffa al sistema sanitario
nazionale c´è anche il destinatario di tanti e autorevoli elogi, Giuseppe
Rotelli, proprietario del gruppo San Donato (e del Galeazzi, dove secondo la
Procura si confezionavano cartelle con richieste di rimborsi fino a dieci volte
superiori al dovuto). Dunque: premier, governatore e sindaco, massime autorità
pubbliche, si sono precipitati a cantare le lodi della sanità privata, per
giunta a casa di un imprenditore (certo: innocente fino al terzo grado di
giudizio) indagato per truffa ai danni del sistema sanitario pubblico. In un
paese normale, il corto circuito avrebbe bruciato le mani a qualcuno. In
Italia, giù applausi.
( da "Repubblica, La"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Firenze
Case popolari, crollano pezzi di muro La protesta degli inquilini di via
Canova. C´è anche amianto "Cinque anni fa venne Domenici: promise
interventi, non l´abbiamo più rivisto" ERNESTO FERRARA Case popolari, a
venti giorni dalle elezioni si riaccende la rabbia degli inquilini contro
l´amianto sui tetti e le facciate dei palazzi che cadono a pezzi. La miccia
stavolta si accende in via Canova all´Isolotto, 60 alloggi dove vivono oltre
250 persone. Appartamenti consegnati nei primi anni ´80, coperture realizzate
con pannelli di eternit, niente manutenzione straordinaria da almeno 10 anni. I
balconi ormai cadono a pezzi e più volte nei mesi scorsi toppe di intonaco e
anche schegge di mattone si sono staccate dalle facciate dal serpentone di
palazzi Erp: «Alcune sono cadute a due passi dalle persone, una volta un
frammento ha persino sfiorato una signora con un passeggino», giura Enrico
Crivellari, portavoce degli inquilini, mentre invita le 50 persone scese in
strada a mostrare ai fotografi i pezzi di facciate franati in terra nel corso
dei mesi e raccolti e "classificati" per data e dimensione su un
quaderno. «La macchina di mio figlio è stata danneggiata da una pietra caduta
da una terrazza», racconta arrabbiata una donna. Due altre appendono un cartellone:
«Cinque anni fa l´allora candidato sindaco Leonardo Domenici era qui a
prometterci che avremmo avuto le ristrutturazioni: da allora non l´abbiamo più
rivisto, né lui né i muratori». «E pensare che al sindaco Domenici offrimmo
anche un piccolo buffet, in questi anni ci è stato vicino solo il Sunia»,
scuote il capo un signore. Crivellari svela pure un episodio curioso: «Un anno
fa si presentarono due manutentori di Casa Spa (la società interamente pubblica
che gestisce per conto del Comune le case popolari fiorentine, ndr), volevano
salire sulle terrazze di tutti gli inquilini, sporgersi e grattare dalle
facciate i pezzi di intonaco e di mattone pericolante per farle cadere in modo
da eliminare il pericolo. Una presa di giro, li mandai via», racconta il capo
condominio. «Hanno i soldi e non fanno i lavori, ci fanno vivere
nell´insicurezza più profonda, ci passa persino la voglia di andarci a votare»,
urlano gli inquilini nel loro mezzogiorno di fuoco. Riportando di fatto al
centro della campagna elettorale il tema caldo delle ristrutturazioni di cui
necessitano le 11.600 case popolari di Firenze, come ha già chiesto a gran voce
il candidato sindaco Pdl Giovanni Galli. L´ufficio casa di Palazzo Vecchio
rassicura: «Ora si possono spendere i circa 8,5 milioni di euro derivanti dai
canoni pagati dagli inquilini e da vendite di alloggi fermi dal 2003 per un
contenzioso con la Regione Toscana, che riteneva dovessero esser spesi solo per
le ristrutturazioni e non per pagare le spese dell´ufficio comunale casa». Gli
8,5 milioni serviranno a rimettere a nuovo circa 850 alloggi Erp tra via Simone
Martini, Carlo del Prete, Argingrosso, Pio Fedi, Pescetti, Canova, Casella,
Accademia del Cimento. Ma quando si parte? Quando si inizia cioè con i lavori
veri e propri? «Attendiamo un cronoprogramma dettagliato dei lavori, la nostra
edilizia popolare dai capelli bianchi ha bisogno di una scossa che non può
attendere oltre. E per il futuro occorre snellire la burocrazia infinita che frena progetti e
autorizzazioni», dice il segretario fiorentino del sindacato degli inquilini
Sunia Simone Porzio. Un programma a cui sta lavorando proprio in questi giorni
Casa Spa e che sarà reso noto nei dettagli nelle prossime settimane.
( da "Unita, L'" del
20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Confindustria cambia
strada Adesso scopre l'ambiente BIANCA DI GIOVANNI La Confindustria italiana
scopre l'economia verde come motore per uscire dalla crisi. Sarà questo uno dei
punti della relazione di Emma Marcegaglia all'assemblea dei delegati di domani.
Peccato che esattamente un anno fa la tutela ambientale dalle parti di Viale
dell'astronomia era considerata una sorta di ferrovecchio da rottamare.
Nucleare e carbone subito, chiedeva la nuova leader 12 mesi fa, sull'onda di
una destra prepotente e imperante. Dopo un paio di settimane ci si misero anche
i giovani, con Federica Guidi, a Santa Margherita Ligure, a «impallinare» Kyoto
in nome dell'atomo (salvo poi essere «bacchettati» prima da un perentorio Paolo
Scaroni in nome del petrolio, e da un «luciferino» Massimo D'Alema in nome
della politica). effetto USA È passato un anno, e ora gli industriali parlano
di green economy. Effetto Obama? Effetto crisi? Possibile. Questa volta
l'impresa si ritrova nella parte più bassa di quella U temuta da tutti gli
economisti: il ciclo che precipita verso un abisso. Siamo a -6% rispetto a un
anno fa, e Marcegaglia è tentata dalla ricetta di sempre. Cioè
riforme (specialmente delle pensioni) meno burocrazia, più liberalizzazioni. Anche scelte impopolari. Ma la presidente
sa che in mezzo al guoado è difficile fare passi dolorosi (soprattutto per i
lavoratori). Serve un nuovo orizzonte: torna utile l'ambiente, e anche i nuovi
mercati nei Paesi emergenti. dalla crisi si potrà uscire così. Dunque,
no al protezionismo, sì a un mercato regolato. La presidente non rinuncerà a un
richiamo alle banche, perché sostengano le piccole imprese in questo momento di
crisi. È assai probabile che anche di fronte ad esponenti del governo (che si
annunciano numerosi all'assemblea) rammenterà i crediti che le imprese vantano
nei confronti della pubblica amministrazione, su cui ha avuto un attrito con il
ministro Giulio Tremonti. Per Confindustria, infatti, il «rosso» arriva a 70
miliardi, per il ministro alla metà. Sia come sia, il credito c'è. Così come
c'è un credito vantato dai piccoli nei confronti dei grandi, di cui Marcegaglia
non aprla mai. rinnovaMENTO Novità sono attese anche per oggi all'assemblea
privata, che nominerà tre new entry nella giunta. Si tratta di Antonello
Montante, vicepresidente di Confindustria Sicilia, Nino Salerno, presidente di
Confindustria Palermo, e infine Alessandro Laterza, presidente Confindustria
Bari. Si saprà solo oggi se le novità finiscono qui. Si uscirà dalla crisi
puntando sull'economia verde e sui nuovi mercati. Emma Marcegaglia posiziona la
Confindustria su un nuovo scenario nell'assemblea di domani. Fino a ieri
chiedeva nucleare e carbone.
( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Nord-Ovest sezione:
LINTERVISTA (Paolo Zegna) data: 2009-05-20 - pag: 7 autore: Giuseppe Donato. Il
vicepresidente di Amma spiega le strategie anti-crisi: controllo dei costi,
attenzione più forte alla clientela, monitoraggio della liquidità «Dal tunnel usciremo
tutti cambiati» di Francesco Antonioli G iuseppe Donato, biellese, 64 anni, è
presidente e amministratore delegato di Skf Industrie, la società italiana
della multinazionale svedese Skf Ab di GÖteborg, di cui è anche senior vice
president e advisor. Ingegnere elettronico, una carriera iniziata nel 1970
all'Ibm e poi, dal 1979, tutta conquistata all'interno del gruppo Skf. Sposato,
padre di due figli, è vice presidente dell'Amma di Torino nonché Console
generale onorario di Svezia nel capoluogo piemontese. Donato guida anche la Skf
in Francia, in Malaysia e in Indonesia.Con la sua particolare esperienza – è
anche uno dei vicepresidenti nazionali di Federmeccanica – risulta un
osservatore prezioso, perché a tutti gli effetti glocal, di che cosa sta succedendo
nel settore. Ingegnere, questa crisi è una brutta bestia. La state domando? Con
tre linee di indirizzo valide per tutti i segmenti di mercato. La clientela al
centro dell'attenzione; un controllo dei costi accuratissimo, con un range che
va dal tenere le unità produttive chiuse usando gli strumenti di flessibilità
al controllo delle spese come i viaggi.Infine,l'attenzione alla liquidità:
vigilanza sui termini di pagamento, investimenti al minimo. Dove accusate
minori colpi? Siamo il maggior fornitore a livello mondiale di prodotti,
soluzioni e servizi, nel campo dei cuscinetti volventi, tenute, meccatronica,
sistemi di lubrificazione. Il business è articolato in tre divisioni:
industrial, automotive, service. I fronti energia, aeronautica e ferroviario
passeggeri sono quelli che mostrano un minimo segno di vitalità. Meglio, un
cambiamento di tendenza: i numeri assoluti non sono superiori all'anno scorso.
Hanno raggiunto il fondo e possono invertire la rotta. In passato potevate
compensare tra i mercati. Già. Ma adesso la recessione è sincronizzata
ovunque... C'è qualche area migliore di altre? In Sudamerica e in Cina sembra
esserci un trend diverso. Ma tutto è fragilissimo. Se basta l'influenza suina a
scombussolare le Borse, è detto tutto. State licenziando, ingegnere. Finora, in
Italia, abbiamo utilizzato la cassa ordinaria. Laddove è stato necessario
intervenire più strutturalmente, invece, d'accordo con i sindacati, si è agito
su chi poteva essere agganciato ai prepensionamenti. In Piemonte avete 5 società,
6 stabilimenti, un magazzino internazionale, oltre 3.200 dipendenti. Non
dovevate vendere le Officine meccaniche di Villar Perosa ( Omvp)? Il dossier
Omvp è sempre aperto. Ma lo chiuderemo solo quando sarà stato individuato il
partner giusto. Chi è interessato aspetta tempi migliori. Nell'automotive non
c'è tempo da perdere. Fiat sta correndo tra Detroit e Berlino: le nuove
alleanze daranno una nuova centralità al Nord-Ovest? Se è vero che la massa
critica di vetture prodotte per poter restare sul mercato è intorno ai 5,5
milioni all'anno, questi sono passi indispensabili per avvicinarsi o superare
quei livelli. In capacità di innovazione, tecnologia e design, il Nord Ovest ha
di che insegnare. Se Fiat è convinta di poter compiere questo passo è perché si
fida di chi ha intorno, rassicurata dal bagaglio di esperienze e di partnership
con l'indotto. Benefici ce ne saranno. Anche per voi? Ad Airasca, nel Torinese,
abbiamo lo stabilimento Skf più grande del mondo. Tutto il business legato alle
quattro e alle due ruote gli fa capo. La meccatronica è sempre stato un vostro
fiore all'occhiello.è ancora così? Sì, tant'è che Airasca continua a essere il
punto di riferimento mondiale. La nostra più recente innovazione – adottata dai
trattori Deutz-Fahr e Case New Holland –è il sistema-attuatore intelligente per
freno di stazionamento elettronico a basso impatto ambientale, specificamente
pensato per trattori e macchine agricole. è stato sviluppato dalla business
unit Drive-by-Wire. La partnership con il Politecnico di Torino prosegue?
Prosegue. Anzi, s'intensifica. Abbiamo partecipato al progetto «Idra09»
costruendo insieme all'ateneo il nuovo prototipo dell'auto a idrogeno per
l'edizione 2009 della Shell Eco-Marathon, che si è tenuta a Lausitzring, in
Germania, dal 7 al 9 maggio scorsi. Oltre mille chilometri con un litro di
benzina: mi pare un buon risultato, o no? Prima ha indicato come contromisura
alla recessione il taglio degli investimenti. Se non si investe, però, addio
competitività. Io non ho detto che non ne facciamo. Citi un esempio. Abbiamo
insediato nella zona di Torino all'ingresso dell'autostrada per Milano
un'innovativa solution factory. In un fabbricato di circa duemila metri
quadrati lavorano una cinquantina di addetti altamente specializzati. Su questo
modello ne sono già state aperte tre: in Cina, in Brasile e in Svezia. Dal 2010
ne avremo in tutto il mondo. Di che si tratta? è un nuovo centro di eccellenza
tecnologica che integra la conoscenza del Gruppo in un'unica realtà. è stato
inaugurato a metà aprile ed è il il risultato dell'evoluzione della Skf da
produttore di componenti industriali a fornitore di conoscenza e partner di
soluzioni. Il Piemonte è strategico per la nostra multinazionale: Torino è
stata scelta come location di Skf Solution Factory Italy. A che cosa serve?
Risolvere in unico punto tutte le esigenze o i problemi dei clienti. Mettendo
poi le soluzioni in rete, per consentire risposte sempre più rapide. Bisogna
andare sempre più veloci. Vi penalizza la burocrazia italiana? Va da sè, più
semplice è il sistema, meglio è. Skf è in Italia da più di cento anni, ormai
abbiamo metabolizzato... Il problema, talvolta, è che si fa fatica a difendere
il nostro Paese. Nel board centrale di Skf è in difficoltà come nostro
"ambasciatore"? Oggi è più difficile spiegare che qui
l'energia costa più che altrove, che vi è un'incertezza fiscale assurda, che
mancano le infrastrutture e che discutiamo anni prima di decidere... Ma questo
non toglie il nostro impegno convinto per il "made in Italy". Continuiamo,
per esempio, nel rapporto di partnership e di sponsorizzazione della Ducati di
Casey Stoner. Con la casa motociclistica di Borgo Panigale c'è un sodalizio
robusto che dura da anni. Il Piemonte ha buone carte per attrarre aziende
straniere? Skf è ancora saldamente in terra subalpina e continuerà a restarci.
Non le pare la migliore risposta? E se la crisi volgesse al peggio? L'augurio
ragionevole è di venirne fuori. Qualche timido segnale lo osserviamo. Ma, una
volta usciti dal tunnel, saremo molto diversi. Ci aiuti a capire: diversi come?
Più snelli, con una organizzazione più razionale delle aziende, con le priorità
riviste. Non tutti ce la faranno, bisogna essere realisti. Ci potrà essere
qualche attività di M&A, servirà liquidità. Nessuno ha esperienza. Ma sono
ottimista: in Piemonte, le crisi del passato, hanno temprato il mondo delle
imprese. f.antonioli@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA L'automotive Il
Nord-Ovest ha di che insegnare in capacità di innovazione, tecnologia e design
Top manager Giuseppe Donato Originario di Biella, classe 1944, è ingegnere
elettronico. Presidente e a.d. di Skf Industrie, vicepresidente dell'Amma
Torino, vicepresidente di Federmeccanica, siede nel board del gruppo Skf a
GÖteborg come senior vice president Vive a Torino, dove è console generale
onorario di Svezia I numeri Il Gruppo Skf è stato fondato nel 1907; possiede
nel mondo oltre 140 stabilimenti e 15mila concessionari autorizzati In Italia
opera con 8 società, la cui principale è Skf Industrie: in totale 4.709
dipendenti. In Piemonte ci sono cinque società, sei stabilimenti, un magazzino
internazionale e oltre 3.200 addetti
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-05-20 - pag: 5 autore: Le aziende al centro
della ripresa La presidente Marcegaglia rilancia l'orgoglio industriale a
sostegno del paese Nicoletta Picchio ROMA Maggio 2008: l'Italia si trova a fare
i conti con una crescita zero, il petrolio a 140 dollari, ma con la prospettiva
di una ripresa nell'anno successivo. Mai si sarebbe aspettata Emma Marcegaglia,
appena eletta presidente di Confindustria, di dover fare i conti con la più
grande crisi dal dopoguerra a oggi. Un tracollo repentino, che da settembre
dell'anno scorso ha cambiato l'economia mondiale. Un anno in trincea, a
fronteggiare l'emergenza del credito, con le aziende a corto di liquidità e gli
ordini a picco, un aumento record della cassa integrazione. Che però non ha
distolto l'attenzione dalla riforma dei contratti, firmata, senza la Cgil. «Il
peggio è passato», dice oggi la presidente, ipotizzando per fine anno qualche
segnale di inversione di tendenza. Maa riprova dalla gravità della crisi c'è
quel-4,6%di calo del Pil previsto per il 2009. E la Marcegaglia lo sa: «Per
tornare sui livelli del 2007 la strada sarà lunga e dolorosa». Per tutti, ma in
particolare per l'Italia, già inchiodata a quella «crescita zero» che aveva
denunciato l'anno scorso come «la malattia del Paese». Servono le riforme:
tagli alla spesa improduttiva, previdenza, liberalizzazioni. E poi meno burocrazia, meno statalismo municipale, più investimenti in
infrastrutture.In un'Italia dove l'intervento pubblico deve limitarsi a questa
fase dell'emergenza, per lasciare spazio al mercato, regolato però in modo
diverso: più trasparenza, più cooperazione, con un no forte al protezionismo.
Va bene la strada imboccata dal Governo, ma bisogna fare di più e più in
fretta. Lo ripeterà domani, la Marcegaglia, nel discorso all'assemblea annuale.
Più di tremila presenze annunciate. Ci sarà anche il presidente del Consiglio,
Silvio Berlusconi, che ieri proprio sulle riforme ha aperto la porta: «Le
faremo, nonostante le difficoltà». Parole che pronuncerà anche di fronte alla
platea di Confindustria, come segnale di attenzione verso il mondo
imprenditoriale. Con il Governo più volte la Marcegaglia ha puntato i piedi.
Come quando ha chiesto i «soldi veri», a marzo, durante il convegno della
Piccola industria, nel momento più buio della crisi. E dal Governo molte
risposte sono arrivate: l'aumento del Fondo di garanzia, ad 1,6 miliardi,
l'innalzamento della soglia di compensazione debiticrediti con l'erario da
516mila ad 1 milione di euro, un bonus per favorire le aggregazioni di imprese,
specie per le piccole, gli incentivi alla rottamazione auto, l'Iva per cassa,
mentre è ancora aperta la questione dei crediti della Pa. L'attenzione si è
concentrata sull'emergenza liquidità. Bene quindi, i Tremonti bond, per
permettere alle banche di erogare più finanziamenti, bene gli osservatori
locali, un montoraggio del territorio su cui Confindustria si era già mossa,
avviando tavoli con l'Abi. Su un aspetto la Marcegaglia è sempre stata
esplicita: se la crisi è globale, va aiutato tutto il sistema imprenditoriale.
Grande attenzione, quindi, al mondo delle piccole, che hanno più difficoltà sia
ad otterere finanziamenti, sia a richiedere la cassa integrazione. Fermo
restando che le aziende debbano fare la propria parte, investendo ed
accorpandosi, per crescere. Credito alle imprese, ma anche soldi per gli
ammortizzatori sociali, per evitare drammatiche ricadute sul sociale. Bene,
quindi, gli 8 miliardi di euro stanziati ed anche la scelta di allargare la
platea delle tutele ai contratti a termine e agli interinali. Su questo punto,
la sua battaglia è stata accanto a quella dei sindacati. Eletta presidente, la
Marcegaglia aveva sperato in una nuova fase di dialogo, grazie anche alla
novità di un documento unitario Cgil, Cisl e Uil sulla riforma dei contratti,
per superare l'accordo del 1993. Ma la trattativa si è conclusa con una firma
separata, senza la Cgil. Un nuovo indice per gli aumenti della contrattazione nazionale,
che sostituisce l'inflazione programmata, durata triennale, contratto nazionale
meno pesante, per puntare di più sugli aumenti aziendali, favoriti anche
dall'aliquota ridotta decisa dal Governo. La Marcegaglia ha tentato fino
all'ultimo di coinvolgere la Cgil. Ma alla fine è arrivata alla firma, per non
bloccare una riforma che dovrebbe portare più soldi in busta paga legati alla
produttività. «Non possiamo stare fermi, nessun diritto di veto». Ma la
disponibilità al diagolo resta, per chiudere «la stagione di antagonismo», come
ha detto un anno fa. Ma cosa c'è oltre la crisi, pensando al 2010? La
Marcegaglia pensa come driver futuro della crescita l'economia verde,legata
all'ambiente. Un'opportunità economica, oltre che un vincolo da rispettare. Le
imprese, dice la Marcegaglia, ne sono coinvinte, ma la lotta al cambiamento
climatico non può riguardare solo l'Europa, lasciando fuori i Paesi che
emettono di più. E sull'applicazione dell'accordo di Kyoto, a dicembre, ha
ottenuto un importante risultato a livello europeo (soglia di esclusione,
meccanismo dei crediti), evitando di penalizzare l'industria italiana. Prima
dell'assemblea pubblica di domani oggi si terrà quella privata. Ci saranno
nuovi ingressi in giunta: Antonello Montante (delega ai rapporti con le
istituzioni), Alessandro Laterza, presidente dell'Associazione industriali di
Bari, Gianni Lettieri, presidente di Napoli e Nino Salerno, presidente di
Palermo. Entra anche Giovanni Buti, come rappresentante della Piccola toscana.
© RIPRODUZIONE RISERVATA MESSAGGIO AL PREMIER «La strada imboccata dal Governo
è quella giusta, ma bisogna accelerare sul fronte delle riforme istituzionali e
sui tagli alla spesa» PENSANDO AL 2010 Oltre la crisi c'è l'economia verde, che
potrebbe diventare una straordinaria opportunità di crescita e di rispetto
dell'ambiente Al timone. Emma Marcegaglia guida Confindustria dal maggio del
2008 AFP
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: JOB 24 data: 2009-05-20 - pag: 29 autore: Mercato del lavoro. Aumenta
il peso dell'imprenditoria femminile anche nei settori finora più
tradizionalmente maschili come l'edilizia Il capo è donna in due aziende su
dieci Le società in «rosa» sono quasi 1,5 milioni: il 23,4% del totale -
Crescono in particolare al Nord P
( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Centro-Nord sezione:
CENTRO NORD data: 2009-05-20 - pag: 3 autore: INTERVISTA Giampaolo Palazzi
Confartigianato «La Pa paghi per i ritardi» «La burocrazia
strangola le imprese, con la conseguenza immediata di un forte aggravio dei
costi di produzione che si traduce in perdita di competitività sui mercati
esteri ». Servono «indennizzi automatici per le imprese che scontano ritardi
causati dalla Pa». A parlare è Giampaolo Palazzi, 60 anni, presidente di
Confartigianato Emilia-Romagna. Quanto costa alle imprese
la burocrazia? Molto più di
quanto si possa immaginare. Il centro studi Confartigianato ha calcolato che
ogni anno le nostre imprese vengono gravate da 26,5 miliardi di oneri tra costi
della burocrazia, scarsa
concorrenza del mercato, lentezze della giustizia civile e ritardi nei
pagamenti da parte della Pa. Oneri e vincoli che strozzano soprattutto
le imprese con meno di 20 dipendenti, l'ossatura del sistema economico: sono il
98% delle aziende. Quali i settori che più risentono del carico degli oneri
amministrativi? Il peso maggiore della burocrazia,
pari a 11,3 miliardi l'anno, viene sopportato dalle microimprese fino a 9
addetti. Un sistema a "burocrazia zero"
consentirebbe loro di incrementare la produttività del 5,8% e di recuperare il
53,7% del gap che oggi scontano rispetto a Francia, Germania, Spagna. A essere
penalizzati sono tutti i settori che hanno nell'export il loro punto di forza,
come la meccanica. Con quali conseguenze? La prima è un pesantissimo aggravio
dei costi di produzione che si traduce in un'immediata perdita di competitività
con i concorrenti diretti esteri. Non si deve poi sottovalutare l'allungamento
dei tempi dovuto alle complicate procedure e alla moltitudine di enti e uffici
cui le imprese devono rivolgersi per gli adempimenti burocratici. Sono tempi e
costi difficilmente sostenibili in aziende con pochi addetti. Quali le
strategie per recuperare efficienza? Già nel 2006 la Commissione europea ha
proposto di ridurre del 25% gli oneri amministrativi per le imprese entro il
2012, con un potenziale aumento dell'1,5% del Pil in area Ue. Per l'Italia si
tradurrebbe in un calo del costo per oneri amministrativi a un ritmo del 4,6%
l'anno, con minori uscite per 3,7 miliardi in sei anni. Di fatto come si
semplificano i rapporti con la Pa? Ci sono sei principi chiave, a nostro
avviso: bisogna innanzitutto creare un punto unico di contatto per
l'imprenditore ed eliminare i controlli ex ante sull'attività d'impresa; vanno
poi rafforzati i controlli expost. Nel contempo si deve creare un supporto
tecnico di enti privati accreditati per certificare la conformità delle imprese
alle norme e garantire omogeneità di trattamento in tutto il Paese, con
standard minimi di efficienza della Pa. Infine, l'impresa va tutelata con un
indennizzo automatico in caso di ritardi della Pa. © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI
SVANTAGGI «I troppi adempimenti fanno aumentare i costi di produzione e addio
competitività» Alla guida. Giampaolo Palazzi, presidente Confartigianato E-R.
( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 20/05/2009 - pag: 7 Svolta verde La Casa Bianca:
l'obiettivo per il 2016 sono consumi pari a
( da "Corriere della Sera"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
della Sera sezione: Focus Vuota data: 20/05/2009 - pag: 11 Focus La nuova burocrazia 11 Corriere
della Sera Mercoledì 20 Maggio 2009
( da "Manifesto, Il"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Assalto al castello
del G8 Guerriglia a Torino per la fine del summit dei rettori. I dimostranti
cercano di forzare la zona rossa. 19 feriti tra le forze dell'ordine Stefano
Milani TORINO TORINO Occhi rossi, mani sul naso, il respiro che si fa
singhiozzo. E lacrime, tante lacrime. La zona rossa che diventa bianca dal fumo
denso lasciato dai lacrimogeni, lanciati a pioggia dalle forze dell'ordine.
Così si presentava Torino ieri intorno alle 13:30. Siamo su corso Gulielmo
Marconi, davanti c'è lo splendido castello del Valentino, sede della facoltà di
architettura. All'interno i cosiddetti grandi della terra si apprestano a
concludere il G8 delle università. Fuori migliaia di studenti a cercare di
bloccarlo. In mezzo una quantità spropositata di poliziotti e carabinieri in
assetto antisommossa (più un paio di elicotteri a controllare la città
dall'alto), come a dire: di qui non si passa. Ma i ragazzi dell'Onda sono
venuti da tutta Italia a manifestare il loro dissenso ai rettori del pianeta.
Vogliono entrare. Vogliono fermare il vertice. «A tutti i costi». Accade in un
attimo. Il camioncino che poco prima aveva alternato musica a slogan della
protesta si ferma. Dal megafono si cerca di infondere un po' di tranquillità,
l'aria comincia a farsi tesa. «Rimaniamo compatti, siamo venuti per dire a quei
signori che non ci rappresentano». Ma per dirglielo bisogna entrare. E per
entrare bisogna superare questa barriera umana di caschi blu, armata fino ai
denti. Minuti di attesa, poi alcuni ragazzi si staccano dal corteo e avanzano.
Si mettono davanti a tutti. Caschi in testa e sassi nelle mani provano a
sfondare i blocchi. Le forze dell'ordine non se lo fanno ripetere due volte e
cominciano a caricare. Uno, due, decine di lacrimogeni. Una sequenza
impressionante che crea il panico. L'aria nelle anguste viuzze del quartiere
attorno al Valentino diventa irrespirabile. Comincia un fuggi fuggi generale.
Non tutti però arretrano. I più temerari, con mascherine e fazzoletti sulla
bocca, rimangono a pochi centimetri dalla zona rossa. E arrivano, puntuali, le
manganellate. I ragazzi provano a rispondere: ancora caschi, ma anche bastoni,
bottiglie e tutto ciò che riescono a trovare a terra. Ma di fronte hanno un
muro invalicabile e determinato a far rispettare gli ordini. E gli ordini,
stavolta, non li dà un funzionario qualunque ma Spartaco Mortola, che ai tempi
del G8 di Genova era a capo della Digos e partecipò all'assalto della Diaz. Una
garanzia di successo per dissolvere il dissenso studentesco che, dopo una
quindicina di minuti di vero panico, volta le spalle a rettori e poliziotti e
torna in corteo verso Palazzo Nuovo. Il bilancio della giornata dirà: 19
contusi, tutti delle forze dell'ordine, più due studenti fermati. Un epilogo
annunciato e che fa comodo a molti. A chi ha gestito la piazza prima di tutto,
e che durante i tre giorni del summit aveva lanciato ogni tipo di allarmismo.
Ripreso da buona parte della stampa e televisione. Ieri mattina chi si fosse
sintonizzato sui vari tg regionali o avesse sfogliato i giornali locali avrebbe
visto e letto la stessa litania: torinesi non uscite di casa. Una strategia
della tensione ben nota che però si è dissolta subito, appena il corteo ha
cominciato a riversarsi su via Po. Con un'ora di ritardo rispetto al previsto.
All'appello mancavano infatti i seicento studenti milanesi
bloccati in stazione Centrale, alle prese con la solita burocrazia mista a mancanza di
elasticità che contraddistingue, spesso, le ferrovie dello stato. Alle 11:30
finalmente si parte «noi la crisi non la paghiamo» è lo slogan-manifesto del
movimento che attraversa, a passo piuttosto sostenuto, il centro di Torino.
Arrivano da Roma, Milano, Bologna, Napoli, Palermo, Padova, Venezia. Ci sono
anche diversi studenti arrivati da mezza Europa: greci, spagnoli, tedeschi. Per
di più giovanissimi, tante le matricole, molti alla loro prima «esperienza di
piazza». Nessuna faccia strana, allegri, festanti. Incazzati certo (contro «un
sistema universitario che ci nega il futuro»), ma tranquilli. Ma tant'è, al
loro passaggio sono tante le saracinesche che vanno giù. Per paura? «No, ma
l'hanno consigliato alla radio», ammette candidamente un barista di Corso
Vittorio Emanuele II. «L'Onda anomala vi travolge», si sente dagli altoparlanti.
E l'Onda viaggia spedita nel vuoto di una città volutamente diventata fantasma.
Nessun momento di tensione a parte qualche scritta sui muri e una dozzina di
uova lanciate contro luoghi sensibili, ritenuti dai ragazzi «i veri
responsabili della crisi», come banche e agenzie del lavoro. Poi l'entrata a
San Salvario, Un'ultima curva e il castello del Valentino è all'orizzonte. E
tutto quel che segue: le cariche, gli scontri, i feriti e i fermati. Che però
non hanno minimamente toccato i Magnifici rettori della Terra. Rinchiusi nelle
ovattate e lussuose stanze della dimora che è stata dei Savoia, non si sono
accorti di nulla. Alla notizia cadono dalle nuvole. «Non ci siamo barricati,
siamo aperti al dialogo con gli studenti», dirà qualche ora più tardi Francesco
Profumo, rettore del Politecnico. Anche a lui il fumo dei lacrimogeni ha
annebbiato per un attimo la vista. Foto: NELLA FOTO GRANDE UNA MOMENTO DELLA
MANIFESTAZIONE DEGLI STUDENTI A TORINO /FOTO TAM TAM NELLA SEQUENZA GLI SCONTRI
CON LA POLIZIA /FOTO ALEANDRO BI
( da "Repubblica.it"
del 20-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
È giusto ricordare
che, se Silvio Berlusconi non si fosse fabbricato l'immunità con la "legge
Alfano", sarebbe stato condannato come corruttore di un testimone che ha
protetto dinanzi ai giudici le illegalità del patron della Fininvest.
Condizione non nuova per Berlusconi, salvato in altre occasioni da norme che
egli stesso si è fatto approvare da un parlamento gregario. Le leggi ad
personam, è vero, sono un lacerto dell'anomalia italiana che trova il suo perno
nel conflitto di interessi, ma la legislazione immunitaria del premier è
soltanto un segmento della questione che oggi l'Italia e l'Europa hanno davanti
agli occhi. Le ragioni della condanna di David Mills (il testimone corrotto dal
capo del governo) chiamano in causa anche altro, come ha sempre avuto chiaro
anche il presidente del consiglio. Nel corso del tempo, il premier ha
affrontato il caso "All Iberian/Mills" con parole definitive, con
impegni che, se fosse coerente, oggi appaiono temerari: "Ho dichiarato
pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di
fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure
l'esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario" (Ansa, 23 novembre
1999, ore 15,17). Nove anni dopo, Berlusconi è a Bruxelles, al vertice europeo
dei capi di Stato e di governo. Ripete: "Non conoscevo Mills, lo giuro sui
miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei
l'Italia" (Il sole24ore. com; Ansa, 20 giugno 2008, ore 15,47). È stato lo
stesso Berlusconi a intrecciare consapevolmente in un unico destino il suo
futuro di leader politico, "responsabile di fronte agli elettori", e
il suo passato di imprenditore di successo. Quindi, ancora una volta, creando
un confine indefinibile tra pubblico e privato. Se ne comprende il motivo
perché, nell'ideologia del premier, il suo successo personale è insieme la
promessa di sviluppo del Paese. I suoi soldi sono la garanzia della sua
politica; sono il canone ineliminabile della "società dell'incanto"
che lo beatifica; quasi la condizione necessaria della continua performance
spettacolare che sovrappone ricchezza e infallibilità. OAS_RICH('Middle'); Otto
anni fa questo giornale, dando conto di un documento di una società
internazionale di revisione contabile (Kpmg) che svelava l'esistenza di un
"comparto estero riservato della Fininvest", chiedeva al premier di
rispondere a qualche domanda "non giudiziaria, tanto meno penale, neppure
contabile: soltanto di buon senso. Perché questi segreti, e questi misteri?
Perché questo traffico riservato e nascosto? Perché questo muoversi nell'ombra?
Il vero nucleo politico, ma prima ancora culturale, della questione sta qui
perché l'imprenditorialità, l'efficienza, l'homo faber, la costruzione
dell'impero ? in una parola, i soldi ? sono il corpo mistico dell'ideologia
berlusconiana" (Repubblica, 11 aprile 2001). Berlusconi se la cavò come
sempre dandosi alla fuga. Andò a farsi intervistare senza contraddittorio a
Porta a porta per dire: "All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest?
Assolute falsità". La scena oggi è mutata in modo radicale. Se il processo
"All Iberian" (condanna e poi prescrizione) aveva concluso in
Cassazione che "non emerge negli atti processuali l'estraneità
dell'imputato", le motivazioni della sentenza che ha condannato David
Mills ci raccontano il coinvolgimento "diretto e personale" di Silvio
Berlusconi nella creazione e nella gestione di "64 società estere offshore
del group B very discreet della Fininvest". Le creò David Mills per conto
e nell'interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle
"fiamme gialle" corrotte), Mills mentì in aula per tener lontano
Berlusconi dai guai, da quella galassia di cui l'avvocato inglese si attribuì
la paternità ricevendone in cambio "enormi somme di denaro, estranee alle
sue parcelle professionali", come si legge nella sentenza. È la
conclusione che ha reso necessaria l'immunità. Berlusconi temeva questo esito
perché, una volta dimostrato il suo governo personale sulle 64 società
off-shore, si può oggi dare risposta alle domande di otto anni fa, luce a quasi
tutti i misteri della sua avventura imprenditoriale. Si può comprendere come è
nato l'impero del Biscione e con quali pratiche. Lungo i sentieri del
"group B very discreet della Fininvest" sono transitati quasi mille
miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino
Craxi per l'approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct)
destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha
riferito come "i politici costano molto? ed è in discussione la legge
Mammì"). E ancora, il finanziamento estero su estero a favore di Giulio
Malgara, presidente dell'Upa (l'associazione che raccoglie gli inserzionisti
pubblicitari) e dell'Auditel (la società che rileva gli ascolti televisivi); la
proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per
nasconderla furono corrotte le "fiamme gialle"); il controllo
illegale dell'86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole);
l'acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle
leggi antitrust tedesche; la risorse destinate poi da Cesare Previti alla
corruzione dei giudici di Roma; gli acquisti di pacchetti azionari che, in
violazione delle regole di mercato, favorirono le scalate a Standa, Mondadori,
Rinascente. Sono le connessioni e la memoria che sbriciolano il "corpo
mistico" dell'ideologia berlusconiana: al fondo della fortuna del premier,
ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c'è la corruzione della politica,
delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni;
la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e
in Europa. Questo è il quadro che dovrebbe convincere Berlusconi ad affrontare
con coraggio, in pubblico e in parlamento, la sua crisi di credibilità, la
decadenza anche internazionale della sua reputazione. Magari con un
colpo d'ala rinunciando all'impunità e accettando un processo rapido. Non
accadrà. Il premier non sembra comprendere una necessità che interpella il suo
privato e il suo ufficio pubblico, l'immagine stessa del Paese dinanzi al
mondo. Prigioniero di un ostinato narcisismo e convinto della sua
invincibilità, pensa che un bluff o qualche favola o una nuova nebbia mediatica
possano salvarlo ancora una volta. Dice che non si farà processare da questi
giudici e sa che non saranno "questi giudici" a processarlo. Sa che
non ci sarà, per lui, alcun processo perché l'immunità lo protegge. Come sa
che, se la Corte Costituzionale dovesse cancellare per incostituzionalità lo
scudo immunitario, le norme sulla prescrizione che si è approvato uccideranno
nella culla il processo. Promette che in parlamento "dirà finalmente quel
che pensa di certa magistratura", come se non conoscessimo la litania da
quindici anni. Finge di non sapere che ci si attende da lui non uno
"spettacolo", ma una risposta per le sue manovre corruttive, i metodi
delle sue imprese, i sistemi del suo governo autoreferenziale e privatistico.
S'aggrappa al solito refrain, "gli italiani sono con me", come se il
consenso lo liberasse da ogni vincolo, da ogni dovere, da ogni onere. Soltanto
un potere che si ritiene "irresponsabile" può continuare a tacere.
Quel che si scorge in Italia oggi ? e non soltanto in Italia ? è un leader in
fuga dalla sua storia, dal suo presente, dalle sue responsabilità. Un leader che
non vuole rispondere perché, semplicemente, non può farlo. (20 maggio 2009
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-05-21 - pag: 14 autore: L'ECONOMIA E
LE IDEE ... Quell'Europa che ha dato lezioni al mondo «L a pace mondiale non
potrebbe essere salvaguardata senza sforzi creativi all'altezza dei pericoli
che la minacciano. Il contributo che un'Europa organizzata e viva può fornire
alla civiltà è indispensabile al mantenimento delle relazioni pacifiche».
Inizia così la dichiarazione, ispirata da Jean Monnet, che il ministro degli
Esteri francese Robert Schuman pronunciò il 9 maggio 1950, dichiarazione che
viene considerata l'atto istitutivo di quella che è diventata l'Unione Europea.
E lo sforzo creativo dei padri fondatori dell'Europa è stato veramente
rilevante e di portata storica, come dimostrano ampiamente i successi economici
negli anni della ricostruzione. Grazie prima alla Comunità del carbone e
dell'acciaio e solo pochi anni dopo alla creazione del Mercato comune europeo,
i paesi del Vecchio continente hanno fatto passi da gigante, sfruttando al
meglio tutte le potenzialità che erano offerte da un'efficace integrazione tra
intervento pubblico e logiche di mercato. Lo sottolinea con forza l'analisi di
Barry Eichengreen, professore di economia a Berkeley, nel suo libro sulla
nascita dell'economia europea: «Una spiegazione degli investimenti elevati,
della rapida crescita delle esportazioni e della moderazione salariale che
hanno sostenuto l'età dell'oro è l'esistenza di una serie di istituzioni
particolarmente adatte agli imperativi posti all'epoca della crescita». In
pratica vi fu una costruttiva convergenza d'interessi grazie a elementi
congiunturali, come la possibilità di spostare rapidamente manodopera
dall'agricoltura all'industria e la forte spinta al trasferimento tecnologico
dagli Stati Uniti ai paesi alleati anche in funzione politica e militare,
elementi che si sono uniti ai fattori strutturali, come la liberalizzazione del
commercio, che ha moltiplicato gli effetti dei forti investimenti destinati
alla ricostruzione. Un ruolo importante venne anche dalle tradizioni di
cooperazione sociale e di moderazione sindacale, che contribuirono a mantenere
bassi i salari migliorando le potenzialità d'investimento delle imprese. E
inoltre, nei primi anni le partecipazioni statali garantirono la realizzazione
d'infrastrutture decisive per lo sviluppo economico. La visione di Eichengreen
offre tuttavia una prospettiva particolarmente interessante perché cerca di
rispondere alla domanda: le condizioni che hanno permesso l'età dell'oro negli
anni 50 possono essere un modello per ricostruire ora le basi della crescita,
dopo la prima grande crisi globale del secondo millennio? La risposta è
sostanzialmente positiva: le condizioni ci sono, ma l'Europa deve adattare la
propria politica allo spirito dei tempi. Nei primi anni l'anima dell'Europa è
stata la volontà di creare istituzioni che facessero funzionare meglio i
mercati: la politica della concorrenza è sempre stata al primo posto nella
logica della Comunità. Ora la sfida è quella di non
soffocare l'economia nella burocrazia e di riuscire ad affrontare la sfida con gli Stati Uniti per le
nuove tecnologie. L'Europa può tornare a crescere, ma solo sfruttando al meglio
l'innovazione e la ricerca per rilanciare le forze del mercato. © RIPRODUZIONE
RISERVATA http://gianfrancofabi.blog.ilsole24ore.com/ LA CITAZIONE “
«Nell'età dell'oro investimenti elevati, moderazione salariale e rapida
crescita delle esportazioni» BARRY EICHENGREEN Dal libro La nascita
dell'economia europea, Ed. Il Saggiatore, pagg. 420, ¬ 29 di Gianfranco Fabi
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 21-05-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-21 - pag: 7 autore: «Non va abbassata la
guardia» Marcegaglia: la crisi non è finita, ora riforme per tornare alla
crescita Nicoletta Picchio ROMA Un anno, quello appena passato,
«complicatissimo». Con la crisi economica che non è ancora finita. Emma
Marcegaglia, davanti all'assemblea privata degli imprenditori che a maggio del
( da "Corriere della Sera"
del 21-05-2009)
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Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Milano data: 21/05/2009 - pag: 7 Il successo Quando la
città fa squadra riesce sempre a vincere SEGUE DA P
( da "Stampaweb, La"
del 21-05-2009)
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ROMA Esordisce
autodefinendosi «un rivoluzionario» e per questo motivo in Italia «è molto più
facile fare una rivoluzione che le riforme». Quindi, se la prende con i lacci e
lacciuoli della burocrazia che bloccano la pubblica
amministrazione. Poi arriva laffondo contro lattuale sistema
parlamentare che va «ammodernato», favorendo così il varo di leggi e
provvedimenti in tempi più brevi. Silvio Berlusconi sceglie il palco
dellassemblea annuale della Confindustria per puntare ancora una volta il
dito sulle assemblee
parlamentari «pletoriche». In particolare, si lamenta del deficit di potere in
capo al premier rispetto alle Camere. «Dobbiamo fare i conti -avverte il
Cavaliere- con una legislazione che deve essere migliorata e ammodernata.
Praticamente il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Ma si capisce,
perchè la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi non
è stato dato nessun potere al governo... Tutti i poteri - insiste - sono stati
dati al Parlamento che è pletorico». A questo punto il premier si rivolge alla
platea degli imprenditori che lo applaude: «Pensate che ci sono 630 deputati
quando ne basterebbero 100 e qualche cosa... insomma, come il Congresso
americano peraltro. Ora è chiaro però che per arrivare a questo, - precisa -
dovremmo arrivare a un ddl di iniziativa popolare perchè non si può chiedere ai
capponi, o ai cattivi, di anticipare il Natale... Credo che questo sia e debba
essere chiaro a tutti». Immediata arriva però la replica del presidente della
Camera Gianfranco Fini: «Liter della legge sul federalismo fiscale
smentisce la tesi dellinevitabile tramonto del ruolo del Parlamento come
legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle
leggi». Il presidente della Camera torna a sottolineare il ruolo del Parlamento nel quadro
istituzionale del Paese in un convegno a Montecitorio sulla "Transizione
verso il federalismo fiscale". Per Fini «il Parlamento, quando riesce a
operare attraverso procedure "aperte", è e viene percepito dalla società
come un interlocutore ineludibile, qualificato e impegnato». In particolare,
proprio lesempio di un provvedimento così importante come la riforma del
federalismo fiscale ha dimostrato che «lapprofondimento parlamentare di
una serie di questioni non ha affatto impedito lapprovazione in tempi più che
ragionevoli. Il recupero di un corretto metodo di lavoro parlamentare - ha
detto ancora Fini - conferma che le grandi riforme, che coinvolgono il Paese
nel suo complesso, devono essere realizzate attraverso il più ampio confronto. Forzature
e chiusure pregiudiziali non servono se non ad esasperare il tono del dibattito
politico».
( da "Stampa, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Berlusconi attacca
"Parlamento inutile" [FIRMA]AMEDEO LA MATTINA ROMA «Adesso diranno
che offendo il Parlamento ma questa è la pura realtà: le assemblee pletoriche
sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti». Silvio Berlusconi
non ha mai avuto un grande feeling con le aule parlamentari e ha sempre
lamentato le lungaggini dell'iter legislativo che deve attraversare le forche
caudine di Camera e Senato. Di feeling invece ne ha tanto con la platea di
Confindustria che ieri lo ha applaudito spesso durante il suo intervento.
Soprattutto quando ha rivendicato il «diritto di ogni cittadino» di criticare i
giudici e ha definito «estremisti di sinistra» quei magistrati che hanno
indagato e deciso sul caso Mills. Non è solo «indignato» per una sentenza
«scandalosa»: è «esacerbato» per lo stato della giustizia penale che ha
raggiunto livelli «patologici». «E' come se Mourinho arbitrasse una partita tra
Inter e Milan. Voi vi fidereste, lo riterreste affidabile? Non posso stare
zitto di fronte a certe cose che leggo sui giornali». Il premier si scalda,
tocca le corde degli imprenditori che sono «fortunati» perché a Palazzo Chigi
c'è uno come loro e il governo funziona come un consiglio di amministrazione. E
promette che non si farà fermare da nessuno, nemmeno dalla burocrazia statale che imbriglia il suo
decisionismo, la sua determinazione a fare la riforma della giustizia («non ci
fermeremo fino alla divisione delle carriere»), ma anche del parlamentarismo.
«La Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista - ha ricordato il
premier - e quindi non è stato dato nessun potere al governo. Pensate
che ci sono 630 parlamentari quando ne basterebbero 100..., come il Congresso
americano. Ora è chiaro però che per arrivare a questo ci vorrebbe un disegno
di legge di iniziativa popolare perché non si può chiedere ai capponi di
anticipare il Natale...». I capponi sono i deputati e senatori che non sono
disposti a votare riforme costituzionali per non finire nel forno. Ma per
superare la loro resistenza, ecco l'annuncio di un ddl di iniziativa popolare.
Per il premier una richiesta che viene dal popolo non può essere rifiutata da
nessuno. L'idea era venuta a Berlusconi una decina di giorni fa e ne aveva
parlato al partito: mettere su i gazebo e iniziare la raccolta delle firme già durante
la campagna elettorale. Nel frattempo, però, altre grane lo hanno distratto, ma
ieri il premier l'ha voluta svelare proprio di fronte ad una platea amica. E
ora, come assicura il responsabile organizzativo del Pdl Maurizio Lupi, verrà
messa in moto la macchina del partito. Le parole di Berlusconi sul Parlamento
«pletorico e addirittura controproducente», ha fatto scattare una ridda di
reazioni dall'opposizione e da parte del presidente della Camera Gianfranco
Fini. Ma era ben consapevole anche di susciate malumore nella Lega, che è in
difficoltà su questo terreno e auspica una sorta di unità nazionale per le
riforme. Ma Berlusconi non è intenzionato a farsi legare le mani dall'infinito
dibattito parlamentare: nonostante Fini gli abbia fatto presente che il modello
del dialogo seguito con il federalismo fiscale è il giusto punto di
riferimento. Il premier invece pensa addirittura a una legge di iniziativa
popolare. Dice che «ci sono deputati che non si vedono mai perché hanno cose
più importanti da fare che stare con le mani nella scatoletta e votare». «Ma
voi - si è rivolto ancora una volta agli imprenditori - sapete come si vota? Si
guarda il capogruppo: se alza il pollice vuol dire sì, se stende la mano vuol
dire astensione, se fa pollice verso vuol dire no. Ma votano cose che non
conoscono, perché magari ci sono 400 emendamenti per ogni provvedimento».
( da "Stampa, La" del
22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
il caso Corse
notturne previsti sconti per le donne ENRICO FERRARI Taxi rosa, Imperia può
ancora aspettare IMPERIA Sulla carta sarebbe un valido aiuto rivolto all'«altra
metà del cielo», che garantirebbe più libertà di movimento e sicurezza alle
donne nelle ore notturne, in cui il rischio di aggressioni si moltiplica. Sulla
carta. Perché il progetto del «taxi rosa», cofinanziato dalla Regione e già
avviato con successo in diversi centri italiani, per Imperia resta al palo. La
colpa è, tanto per cambiare, della burocrazia e forse della scarsa
sensibilità di alcuni: l'avvio è subordinato all'approvazione da parte della
commissione consiliare per le Pari opportunità, che per ben due volte non si è
potuta riunire per mancanza di numero legale. A denunciare il vergognoso stato
d'impasse è il presidente di commissione, il consigliere Udc Claudio
Risso. Cosa prevede il «taxi rosa»? Come spiega la delibera emessa
dall'assessore regionale Giovanni Enrico Vesco, «è rivolto alle donne che si
spostano sole, in piccoli gruppi femminili e/o con minori e utilizzano il taxi
nella fascia oraria tra le 22 e le 4. Consiste nella concessione di un buono
sconto di 5 euro per ogni corsa effettuata, scalato dal corrispettivo del
tassametro, così ripartito:
( da "Repubblica, La"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Bari
Niente binari sul parco della Fibronit Via libera al progetto, venti edifici da
abbattere a Palese e San Spirito Saranno demoliti alcuni capannoni ma sarà
salvaguardata la zona verde. Indennizzi previsti per proprietari I binari non
passeranno nel nuovo parco della Fibronit. Le Ferrovie dello Stato hanno
recepito la prescrizione del Comune di Bari nel nuovo progetto preliminare sul
nodo ferroviario: è stata prevista una deviazione delle rotaie che porterà,
però, all´abbattimento di parte di alcuni capannoni che si trovano nella zona.
L´abbattimento sarà indennizzato economicamente oppure compensato con
volumetrie compatibili in altre aree della città, come per esempio nella zona
industriale. A dover essere abbattuti, questa volta, però, a Palese e Santo
Spirito dove spariranno i passaggi a livello, saranno una ventina di piccoli
edifici: Rfi sta cercando di ridurre il meno possibile l´impatto, così come
richiesto dall´amministrazione, «ma - spiegano i dirigenti di Rete ferroviarie
- purtroppo ci saranno alcuni sacrifici da fare, che comunque saranno tutti
ampiamente e adeguatamente ripagati». Da Rfi assicurano, anche, che ci sono
tutti i tempi tecnici perché entro la fine dell´anno venga bandito il primo
maxi appalto sul nodo di Bari: i lavori complessivamente costeranno 850 milioni
di euro, 600 dei quali sono già disponibili. «Parliamo - spiega l´assessore
regionale ai Trasporti, Mario Loizzo - della più grande opera che si andrà a
realizzare in questa città: abbiamo tolto da un pantano, così com´è accaduto
per la metropolitana del San Paolo, un progetto che
sembrava ormai morto nella burocrazia, seppellito dalle decine di protocolli che si sono firmati negli
anni senza però realizzare mai qualcosa di concreto». «Quando, appena insediato
- ricorda l´assessore all´Urbanistica, Ludovico Abaticchio - andai a discutere
con l´allora sottosegretario ai Trasporti, il forzista Guido Viceconte,
mi disse che praticamente mai nessuno aveva fatto pressioni serie perché il
progetto si realizzasse. Eppure Simeone Di Cagno Abbrescia era stato sindaco
per dieci anni e Viceconte era un esponente del suo partito». I primi effetti
dei cambiamenti del traffico ferroviario sulla circolazione cittadina si
vedranno già a partire dal 31 maggio. Quel giorno, infatti, cesserà di
funzionare il passaggio a livello sull´Estramurale Capruzzi. Tra il 6 e il 7 i
binari verranno completamente asfaltati. «Un intervento che ci permetterà di
cancellare uno dei tappi storici del traffico cittadino» spiega l´assessore
alla Mobilità, Antonio Decaro, che stamattina effettuerà in zona un sopralluogo
insieme con il presidente della circoscrizione Poggiofranco, Franco Polemio.
«Per il passaggio a livello di viale Pasteur - continua Loizzo - ci sarà
bisogno invece di più tempo. Certo, a partire, dal 31 passeranno di lì soltanto
i treni delle Appulo lucane: parliamo di quattro vetture al giorno, quasi
nulla. Perché sparisca del tutto c´è bisogno però di più tempo». Insieme con il
progetto delle Ferrovie, sul tavolo dell´amministrazione ne è arrivato uno
dell´Anas. Si tratta di un raddoppio della statale 16 nel tratto che va da
Japigia, all´altezza del depuratore, sino a Mola di Bari. «Il progetto - fanno
sapere dalla società stradale - è pensato principalmente per decongestionare il
traffico in una delle zone più calde di tutta la tratta, soprattutto nel
periodo estivo». (giuliano foschini)
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMA data: 2009-05-22 - pag: 1 autore: Un impegno da onorare senza
indugi di Franco Locatelli I n tempi di crisi si possono fare o no le riforme?
Se si pensa al New Deal e a tutta la strategia delle riforme che il presidente
americano Franklin Delano Roosevelt mise in campo durante la Grande Depressione
che fece seguito al crollo di Wall Street del '29, la risposta potrebbe
apparire scontata. Se invece si rammentano i dubbi sulla praticabilità immediata
delle riforme, manifestati fino a qualche giorno fa da autorevoli ministri del
nostro governo e motivati proprio dall'incombenza della crisi, lo scenario
cambia completamente e la domanda iniziale diventa tutt'altro che banale. Da
ieri queste perplessità politiche e concettuali sembrano destinate ad
affievolirsi. La relazione che il presidente della ConfindustriaEmma
Marcegaglia ha presentato all'assemblea annuale davanti al premier Silvio
Berlusconi ha provocato un chiarimento che non è da poco: l'emergenza economica
non solo non è un ostacolo ma deve diventare il volano per fare le riforme. Di
fronte alle proposte di Marcegaglia, il presidente del Consiglio ha sostenuto
che le riforme sono più difficili delle rivoluzioni e che le resistenze della burocrazia al cambiamento sono infinite,
ma ha riconosciuto che l'appello alle riforme va raccolto. Poi Berlusconi ha
parlato di giustizia con toni polemici. La necessità delle riforme è presto
spiegata: da quando l'euro ha cancellato la scorciatoia delle svalutazioni
competitive, l'Italia cresce meno dei suoi partner europei e senza le riforme
il suo ritorno sui livelli produttivi pre-crisi non avverrebbe prima del
2013, con conseguenze negative sulla vita dei lavoratori e delle imprese e
sulla stessa coesione sociale. Se si vuole ridurre il differenziale di crescita
tra la nostra economia e il resto d'Europa bisogna convincersi che le riforme
non sono assolutamente un lusso e sono invece sempre più urgenti. Continua u
pagina
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-22 - pag: 5 autore: Il discorso contro tutti
che il premier voleva fare alle Camere C' erano due Berlusconi ieri sul palco
dell'assemblea confindustriale. Uno era il Berlusconi imprenditore, concreto e
capace come sempre di entrare in sintonia con la platea, di spronarla alla
speranza («Nei momenti difficili solo chi ha coraggio vince, chi ha paura
perde...»). L'altro era il Berlusconi politico,il presidente del Consiglio
colpito dalla sentenza Mills e incalzato dalle ombre della vicenda di Noemi,
tutt'altro che chiarita, anzi alimentata dalle rivelazioni di «Repubblica». Era
un Berlusconi senza freni,carico d'ira,desideroso di rovesciare il tavolo.
Inutile dire che, tra i due, il secondo ha travolto il primo, finendo per
esasperare la tensione che si respira nei palazzi romani. Niente di nuovo, si
dirà. Sono anni che il premier e i magistrati mettono in scena il loro duello;
anni che il presidente del Consiglio cattura le simpatie dei suoi ascoltatori
con le stesse parole e le stesse allusioni («Devo comunicare la mia
indignazione perché quando queste cose capitano a Berlusconi, lui ha le spalle
larghe, ma se succedono a un cittadino normale possono rovinargli la vita...»).
I «cittadini normali» finora hanno creduto in lui, lo considerano uno scudo
protettivo irrinunciabile. I sondaggi, a quanto pare, garantiscono che non c'è
nessun Mills e nessuna Noemi in grado di frenare il successo delle liste
berlusconiane alle europee. E anche questo era prevedibile, considerando lo
stato in cui versa l'opposizione. Resta il fatto che lo spettacolo andato in
scena ieri a Roma aveva qualcosa di surreale. Un presidente del Consiglio a cui
era stato posto in maniera stringente il tema delle riforme, cioè di quale
sbocco dare al grande consenso raccolto nel paese, rispondeva con un'invettiva
a tutto campo. Contro i magistrati «estremisti di sinistra». Contro il
Parlamento «pletorico» e di fatto inutile, visto che cento deputati bastano e
avanzano. Contro «la burocrazia» che tutto frena, al punto che «fare la rivoluzione sarebbe più
facile che attuare le riforme». Di fronte agli industriali il presidente del
Consiglio ha fatto, né più né meno, il discorso che avrebbe desiderato
rivolgere al Parlamento. Lì avrebbe chiesto alla sua maggioranza di
sconfessare la magistratura «nemica» e di confermargli, attraverso un'ovazione,
la sua legittimità a governare. In attesa delle urne. Questo discorso non lo
ascolteremo perché ragioni evidenti di opportunità hanno consigliato di
soprassedere. Ma è chiaro che Berlusconi non intende rinunciare alla sostanza
delle sue tesi. L'uomo che ritiene la rivoluzione più facile delle riforme ieri
è tornato a delegittimare insieme la magistratura e il Parlamento, visti quasi
come due facce della stessa medaglia: giudici e pubblici ministeri sono i suoi
nemici giurati, le Camere sono un ostacolo, un freno, un impedimento. Di qui
l'idea di una legge di iniziativa popolare per ridurre drasticamente il numero
dei parlamentari. è facile prevedere che non si farà nulla di tutto questo.
Quello di ieri era soprattutto un intervento di tipo elettorale, utile per
riprendere l'iniziativa dopo giorni amari. Ma era anche un alibi per chi le
riforme non le ha ancora fatte o impostate: a parte il federalismo che è il cavallo
di battaglia della Lega. Berlusconi denuncia che «il premier dispone di poteri
troppo limitati», ma inasprire il clima del paese è la strada per vincere le
elezioni; non certo per avviare un progetto riformatore. www.ilsole24ore.com
Online «il Punto» di Stefano Folli 7 il PUNTO DI Stefano Folli Dietro la
requisitoria un intento elettorale e un alibi per il deficit di riforme
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: PRIMO PIANO data: 2009-05-22 - pag: 5 autore: Berlusconi critica il
Parlamento «Così è pletorico, legge popolare per snellirlo» - Rivoluzioni più
facili delle riforme Lina Palmerini ROMA L'affondo non è nuovo. Tutt'altro. Non
è la prima volta che Silvio Berlusconi parla della debolezza del ruolo di
presidente del Consiglio e della pesantezzae «inutilità» di quello del
Parlamento. Ma ieri davanti alla platea di imprenditori che lo hanno
applaudito, le parole del premier hanno preso la forma di un progetto più che
di un attacco. Perché questa volta ha indicato anche lo strumento con il quale
punta a rivoluzionare l'assetto istituzionale dello Stato: un progetto di legge
di iniziativa popolare per tagliare drasticamente il numero di parlamentari e
rinnovare le Camere. «Non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale».
Con questa battuta, il premier ha voluto dire che la riforma di un Parlamento
«pletorico e inutile» non può arrivare da deputati e senatori che sicuramente
non voterebbero per auto-eliminarsi. Ma «la legislazione va cambiata, perché il
presidente del Consiglio non ha nessun potere» nonostante oggi a Palazzo Chigi
sieda un imprenditore – come quelli che aveva davanti ieri riuniti per
l'assemblea di Confindustria – e una squadra di Governo che paragona «a membri
di un Cda per la loro efficienza ». Certo, ci sono Cda e Cda, ma l'esempio
calza a pennello per chi, dopo 15 anni di vita politica e parlamentare, si
sente ancora solo un imprenditore. Le reazioni e le critiche –che arriveranno
puntuali – le conosce già. Ma qui la platea lo applaude. «Diranno che offendo
il Parlamento ma questa è la pura realtà. Pensate che ci sono 630 deputati
quando ne basterebbero 100, come il Congresso americano. Quando si votano
centinaia di emendamenti nessuno sa cosa stia votando. Sono assemblee inutili e
controproducenti». Insomma, quello che non funziona – al di là del numero dei
parlamentari – è lo squilibrio di poteri tutti spostati sulle Camere mentre il
capo del Governo è debole. «Frutto di una Costituzione arrivata dopo il
ventennio fascista» ma ora questa ragione storica sembra non reggere più.
Dunque, è di nuovo al popolo, che Silvio Berlusconi si rivolge lanciando
quell'iniziativa di legge per voltare pagina e riformare gli assetti istituzionali.
In mattinata era stato accolto dagli applausi della platea. Seduto tra
Gianfranco Fini – che dopo non gli risparmierà critiche –e Luca Cordero di
Montezemolo, aveva ascoltato il discorso di Emma Marcegaglia annuendo, facendo
segno di volersi rimboccare le maniche quando veniva incalzato sulle riforme da
fare. Il fotografo lo coglie anche in un attimo di cura personale, intento a
incipriarsi il naso ma, del resto, il premier non ha mai derogato alle regole
dell'apparire. è proprio sulle riforme in economia che Silvio Berlusconi prova
a dare le sue risposte. «Emma ci ha invitato ad utilizzare la maggioranza per
fare le riforme. Io, che mi sono sempre sentito un rivoluzionario, ritengo che
le rivoluzioni sono più facili delle riforme ». è così che il premier spiega le
«difficoltà enormi» che il Governo sta incontrando sulla
strada dell'ammodernamento puntando l'indice su una «burocrazia che si oppone» al cambiamento. Cita a esempio i cantieri
pubblici: «Troviamo difficoltà enormi ad aprirli, nonostante abbiamo stanziato
17 miliardi». E cita il termovalorizzatore di Acerra «che per aprire abbiamo
dovuto schierare l'esercito».E ancora le resistenze trovate per la
riforma dell'Università, come per quella della pubblica amministrazione.
Insomma, i «capponi» sono ovunque, non solo tra i parlamentari. La crisi è
dentro quella sala dell'Auditorium che ha ospitato l'assemblea di
Confindustria.Ciascuno degli imprenditori seduto ne conosce la portata, la
affronta ogni giorno. E dunque non serve fare solo professione d'ottimismo. «La
crisi è pesante come mai in passato», dice il premier spiegando però che con il
«catastrofismo dell'opposizione e dei media» non si va da nessuna parte.
L'ottimismo è dunque necessario perché la componente psicologica è una delle chiavi
per superare questa fase. Ed è di nuovo a tu per tu che parla con gli
imprenditori con il linguaggio di chi conosce il rischio: «Nei momenti
difficili solo chi ha coraggio vince, chi ha paura perde». Suggerisce dove
scommettere: turismo e sanità. Due settori in espansione nei prossimi anni per
la maggiore propensione a spostarsi e per l'aumento di anziani che porterà più
domanda sanitaria. Una domanda anche «estetica» ma il premier parla solo delle
donne quando ormai il mercato – e lui lo sa – si è aperto pure agli uomini.
Dopo lo sguardo di prospettiva, c'è quello sulle cose fatte. E il premier si
promuove. «Abbiamo fatto meglio degli altri sulle banche e sul risparmio. E
sulla tutela del lavoro con 9 miliardi per la cassa integrazione». E poi c'è il
piano casa. «Abbiamo dei dati per cui il 30% delle famiglie che vivono in case
mono o bi-familiari hanno espresso l'intenzione di ampliare la loro abitazione»
e il progetto di new town «partirà dal
( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 22/05/2009 - pag: 5 «Il premier ha il consenso,
faccia le riforme» Marcegaglia: la crisi non è finita, ma non sia un alibi.
Coesione sociale a rischio ROMA - «La crisi non può essere l'alibi per non fare
le riforme di cui abbiamo bisogno, mi rivolgo a lei, presidente Berlusconi,
metta a frutto il patrimonio di consensi che ha saputo conquistarsi e lo usi,
ma lo faccia adesso». Arriva a pagina 27 del lungo intervento di Emma
Marcegaglia il passaggio chiave della seconda relazione del primo presidente
donna della storia confindustriale. Senza riforme, aggiunge nelle pagine
successive, «la coesione sociale è a rischio». E Berlusconi, seduto in prima
fila, annuendo più volte risponde di essere pronto e fa il gesto di rimboccarsi
le maniche. La Marcegaglia incassa e dice di «apprezzare le azioni che sono
state avviate dal governo», ma subito dopo incalza: «Occorrono maggiore
incisività, rapidità, verifica dei risultati». Le riforme di cui parla la
Marcegaglia sono quelle della previdenza - «spendiamo troppo, il 16% del Pil
contro il 9,5% dei Paesi avanzati» - della giustizia - «intollerabile la
lunghezza dei processi» - della burocrazia e della liberalizzazione delle società pubbliche. La Marcegaglia
parla di «impressionante avanzata del neostatalismo, gli enti locali non si
fermano continuano a creare nuove e improbabili aziende». Riconosce il merito
di alcuni ministri e quando cita il «coraggio» di Renato Brunetta (Funzione
pubblica) la platea di circa tremila imprenditori si scatena nel più
scrosciante applauso della mattinata con tanto di «Bravo!» In più
passaggi della relazione Emma si rivolge alle banche invitandole a «tornare a
fare il loro mestiere, a non lasciare sole le imprese» e allo Stato a
«rientrare nei suoi confini». «Non serve una nuova Bretton Woods», spiega la
Marcegaglia, «basta il Financial Stability Board guidato dal governatore Mario
Draghi» e definisce un «tragico errore riaffermare la supremazia della politica
per condurre lo sviluppo, scegliere le nuove tecnologie e i vincitori della
competizione». Se questa è sembrata una critica al ministro del Tesoro Giulio
Tremonti, in passaggi successivi riconosce al responsabile dell'Economia il
successo «della manovra triennale che ha evitato l'assalto alla Finanziaria»,
di aver tenuto la «barra dritta verso il risanamento» e il via libera alla
raccolta di risorse mediante l'emissione di Bond a livello europeo. Il ministro
dello Sviluppo economico Claudio Scajola nel suo intervento si dice convinto
che l'Italia uscirà dalla crisi «meglio di come ci è entrata», sarà «più giusta
e più forte». E garantisce agli industriali «il sostegno del governo». Così
come il presidente dell'Abi Corrado Faissola - in zona reazioni - risponde
all'invito della Marcegaglia promettendo «ossigeno da parte del sistema
creditizio». Diviso il sindacato. Se il segretario generale della Cisl Raffaele
Bonanni si dice letteralmente «entusiasta » perché non è mai «accaduto nella
storia della Confindustria un'apertura come quella di Emma sulla partecipazione
dei lavoratori nel capitale delle imprese», il leader della Cgil Guglielmo
Epifani è deluso. «Mi sarei aspettato di meglio », commenta, «cioè una
relazione più coraggiosa e attenta alle condizioni dei lavoratori e non solo a
quelle delle aziende». Apprezzamento in genere alle parole della Marcegaglia da
parte del Pdl, mentre l'opposizione si sminuzza in diverse posizioni. Per il
segretario Dario Franceschini la leader degli imprenditori «ha chiesto fatti e
il premier ha risposto con le promesse». Per l'ex ministro e responsabile
economico del Pd Pierluigi Bersani le parole della Marcegaglia «hanno cercato
di non disturbare il manovratore». Emma Marcegaglia Roberto Bagnoli
( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Primo Piano data: 22/05/2009 - pag: 6 Il retroscena La strategia
dell'esecutivo E si apre la fase due delle riforme con l'asse inedito tra Cisl
e imprese ROMA La «fase due», quella delle riforme oltre la crisi, è cominciata
ieri a Roma alle cinque del pomeriggio con un fitto conciliabolo ai piedi del
palco del XVI Congresso della Cisl. È stato lì, anche se c'erano avvisaglie già
da qualche tempo, che il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, il padrone di
casa, Raffaele Bonanni, e il presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia,
mai prima d'ora intervenuta ad un congresso sindacale, ne hanno gettato le
basi. Cominciando a fare programmi sull'agenda dei prossimi mesi: le pensioni,
la partecipazione dei lavoratori nelle imprese, l'università, la lotta alla burocrazia, lo Statuto dei lavori. Nessuno considera la crisi come un fatto
già archiviato, ma tutti sono convinti che l'uscita dal tunnel sia più vicina.
E i tre hanno cominciato a ragionare del futuro con l'idea di accelerare. «Con
chi ci sta»: scontato l'appoggio della Uil di Luigi Angeletti, un messaggio
chiaro alla Cgil, alla quale nessuno comunque vuol chiudere la porta a
priori. Giulio Tremonti è convinto che il momento giusto per «aprire il grande
capitolo delle riforme », sia arrivato. La «fase uno», quella dettata
dall'emergenza e dai vincoli della tempesta finanziaria, per il ministro, è
chiusa. Non c'è voluto poco: 51 giorni e tre incontri con le banche per
assicurare la liquidità al sistema delle imprese, che era il primo obiettivo.
Una buona dose di diplomazia, e altrettanto tempo, per chiudere la partita con
le regioni sulle risorse per gli ammortizzatori sociali, che ha anche cementato
il rapporto tra Bonanni e la Marcegaglia: «Emma si è battuta con foga, e non era
scontato, - riconosce il segretario della Cisl - per ottenere soldi per i più
deboli ». Ora sul piatto ci sono più di 100 miliardi di risorse attivabili per
le imprese e 8 miliardi, «per ora», per la cassa integrazione in deroga. Per
Tremonti «liquidità e solidarietà » sono capitoli assestati «e operativi ». Una
buona base di partenza per la nuova fase. «Adesso - ha detto ieri al presidente
della Confindustria e al segretario della Cisl - possiamo guardare oltre la
crisi». Oggi il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, sempre al congresso
Cisl continuerà su questa scia. Rilancerà, per la gioia di Bonanni, la
partecipazione, sulla quale in Senato c'è una proposta di legge bipartisan che
avanza. C'è anche il tema delle pensioni sul tavolo, ma non tanto perché sia
davvero attuale, bensì per dimostrare, come hanno sottolineato tutti, che
nessuno vuole avere preclusioni ideologiche: il sindacato sulla previdenza, le
imprese sulla partecipazione. L'asse Bonanni- Marcegaglia una novità rispetto a
un passato che invece spesso ha visto un rapporto privilegiato tra i leader
della Confindustria e della Cgil punta a segnare la nuova stagione di relazioni
industriali. E per il capo della Cgil, Guglielmo Epifani, diventa sempre più
difficile restare immobile sulla linea del no. Enrico Marro Mario Sensini
( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
CONFINDUSTRIALI A un
anno dal suo insediamento alla Confindustria, la presidente Emma Marcegaglia
promuove l'esecutivo. Applausi ai ministri, ma un attimo di gelo con Berlusconi
quando la definisce «velina». Poi le imprese battono cassa: dove sono gli
investimenti promessi per il 2009? Per reperire le risorse, si riduca il
pubblico e aumenti l'età di pensione «Bene il gover no ma tagli dipiù» Antonio
Sciotto ROMA ROMA La Confindustria promuove il governo, ma aspetta ancora di
vedere i soldi veri su molti capitoli. Così come era accaduto solo qualche mese
fa, quando già gli annunci di Silvio Berlusconi di miliardi stanziati qui e là,
erano sembrati troppo aleatori: e poi la polemica era rientrata dopo un breve
incontro a Palazzo Chigi. Ma questa volta la relazione di Emma Marcegaglia - all'Assemblea
generale di Roma, a un anno esatto dal suo insediamento come presidente - è
molto prudente, non attacca mai l'esecutivo, di cui anzi registra «l'ampio
consenso». Un consenso che - citiamo letteralmente il testo letto dal gobbo
dell'Auditorium - «Lei, presidente Berlusconi, ha saputo conquistarsi»: il
premier è in prima fila, risponde con un sorriso soddisfatto. Più tardi un
fotografo lo coglierà mentre si asciuga il sudore, lasciando sul fazzoletto una
pesante striscia di cerone. Ma successivamente sarà meno educato: all'inizio
del suo intervento fiume contro i giudici, riserverà una battuta del tutto
inaspettata, e non apprezzata da Marcegaglia, paragonandola a una velina. Ma
baruffe a parte, l'appoggio della Confindustria al governo è saldo: in molti
passaggi della sua relazione, la leader delle imprese sottolinea come
l'esecutivo abbia «fatto bene», e anzi fornisce più volte un assist ai vari
ministri seduti in prima fila. Apprezzamento per Renato Brunetta, che ha
l'onore dell'applauso più lungo, bene anche Scajola, Matteoli e Calderoli, come
pure la ministra Gelmini. Disco verde anche a Tremonti, per come ha affrontato
la crisi: «Ha tenuto la barra sul risanamento». I ripetuti ok discendono dai
tagli e/o norme pro-imprese realizzati dai diversi dicasteri, come giungono
gradite le «modifiche al Testo unico sulla sicurezza». Ma questo non vuol dire
che il mondo delle aziende, adesso, non voglia di più: e anzi lamenta l'assenza
delle risorse su diversi capitoli di investimento per il 2009 (e siamo già a
metà anno). L'imperativo per reperire quanto serve è uno solo: «ridurre la
spesa corrente» (ma anche «lotta contro l'evaasione fiscale», frase aggiunta a
voce al testo ufficiale). Cioè tagliare il più possibile il pubblico, che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le imprese. Allo stesso fine, «va
ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata l'età pensionabile): tema su
cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato invece dalla Cgil. Male anche i
servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati, perché fanno concorrenza sleale
alle imprese». Insomma, il pubblico risulta quanto mai un impiccio. In
un mondo che ha le imprese al centro - spiega Marcegaglia - «non devono vincere
le forze che tendono sempre a statalizzare l'economia». La crisi è
«violentissima», con la «produzione industriale e il commercio caduti negli
ultimi 9 mesi a ritmi superiori che nel 1929», ma è anche vero che «le reazioni
sono state sufficientemente coordinate» da parte di governi e banche centrali,
e oggi «qualche segno di fiducia è apparso». «Si può sperare di vedere entro
fine anno qualche segnale di miglioramento». E allora il male dove stava? «Non
nel capitalismo in sè, che crea benessere: chi afferma il contrario può essere
convinto di volere una società più giusta, ma ne creerebbe solo una più
povera». Il male sta nell'«anarchia» del capitalismo, «quando sono mancati i
meccanismi di vigilanza». Tutto questo vuol dire che «ora lo Stato deve
rimettere in carreggiata le economie e ridefinire le regole», «ma sarebbe un
grave errore pensare che la crisi apra una nuova epoca»: esaurito il suo
compito transitorio, «lo Stato dovrà rientrare nei suoi confini». Da qui
discende tutta l'impostazione della relazione: con l'invito a mettere al centro
dell'azione di governo l'impresa e lo sviluppo. Un accorato appello alle banche
«perché non facciano mancare il credito alle aziende». Ma anche a Berlusconi,
perché «realizzi le riforme utili a far ripartire l'economia dopo la crisi»:
«Finanziare le opere pubbliche immediatamente cantierabili, potenziare gli
ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese,
onorare i crediti della pubblica amministrazione, sostenere la
patrimonializzazione delle aziende». Marcegaglia elenca poi i punti dove vede
gli ammanchi: «Nonostante gli annunci, dagli stessi documenti ufficiali del
governo (Ruef) non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009»
sulle opere cantierabili; ancora, Confindustria aspetta il «rifinanziamento del
Fondo per le pmi», e che venga superata «la vergogna della montagna di crediti
delle imprese verso il pubblico»: «Chiedo perciò quando e come saremo pagati».
Altre richieste: detassare gli utili reinvestiti, applicare il Piano casa,
varare la riforma Alfano della giustizia, e realizzare il federalismo fiscale
«a patto che non significhi la creazione di nuove tasse». Del sollecito
confindustriale sulle pensioni si è già detto. Sul modello contrattuale,
Marcegaglia ha spiegato: «Ho fatto di tutto per convincere la Cgil, ma non ha
creduto nel cambiamento e da sola non ha firmato: spero torni presto a operare
con noi». Fredda la risposta di Guglielmo Epifani seduto in platea: «Mi sarei
aspettato una relazione più coraggiosa e più attenta alle condizioni dei
lavoratori. Non ha mai nominato le persone in cassa integrazione e i lavoratori
che vivono con 600 euro al mese». L'intervento di Berlusconi, a parte i
magistrati, è stato un elenco propagandistico su quanto già realizzato, con
l'esordio del «Sono d'accordo su tutta la relazione». Salvo poi citare i «tanti
miliardi già stanziati». Soldi che - come si è visto dalle parole di
Marcegaglia e dalla freddezza della platea (che ha applaudito solo i passaggi
sui giudici) - le imprese non hanno ancora visto.
( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il premier alle
imprese: «Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no» Matteo Bartocci Ammette
di essere «esacerbato» per le sue vicende giudiziarie e non lo nasconde, Silvio
Berlusconi di fronte alla platea degli imprenditori della Confindustria. Di
fronte ai sudditi, pardon, colleghi imprenditori, non si trattiene, anzi, «non
posso non dirvelo, scusate se ne approfitto». E giù a cascata le tesi difensive
già demolite dal processo Mills in primo grado e le promesse di sempre: i pm
«col cappello in mano davanti al giudice», le «toghe rosse estremiste e di
sinistra» che sono come «Mourinho arbitro nel derby con il Milan», la promessa
che «non ci fermeremo» finché non avremo separato «i giudici dagli avvocati
dell'accusa». «Fino a quando non ci sarà questa riforma della giustizia nessun
cittadino potrà avere un giusto processo». La linea politica è la solita:
derubricare a persecuzione politica il controllo di legalità della
magistratura. Ma la strategia del consenso, stavolta, si arricchisce di
tonalità forse più inquietanti. La prima, in sintesi: «Finché succede a me che
ho le spalle larghe - si batte il petto Berlusconi - non fa niente ma questa
giustizia penale è una patologia scandalosa che può toccare anche a voi,
rovinando, come ha fatto in tante altre occasioni, le vostre vite». E' il
rovesciamento del «supplizio» personale sulla collettività che tante volte gli
è riuscito in passato: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo
alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per
riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager,
padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la
promessa costante, eterna ma mai appagata del leader. Mai appagata
perché il confine tra verità e propaganda, in questa gigantesca, pluriennale,
ricostruzione dei fatti pro domo sua contiene alcune leggine di cui non tutti i
cittadini hanno usufruito. E' infatti la seconda frecciata, lanciata peraltro
con la stessa enfasi della prima, a smascherare le premesse "egualitarie e
democratiche" del perseguitato presidente del consiglio. «E' una questione
che riguarda me - ammette Berlusconi - ma io ne sono assolutamente fuori,
abbiamo il lodo Alfano, c'è la prescrizione, ma non si può accettare che in
Italia succedano più queste cose del genere». Come un novello Marchese del
grillo («Io so' io e voi non siete...»), lui ha il lodo Alfano, gli altri no.
Dal che si deduce che allo scudo legale che si è fatto approvare a tempo di
record dalle camere non rinuncerà (come pure è previsto al secondo comma
dell'unico articolo del provvedimento), né rinuncerà (come è consentito a
qualsiasi cittadino sotto processo convinto della propria adamantina innocenza)
alla salvezza penale rappresentata della prescrizione. Una prescrizione
ottenuta, peraltro, con l'uso di tutti gli strumenti legittimi e immaginabili
in un processo che si muove tra paradisi fiscali di mezzo mondo su decine di
conti correnti attivi per quasi quindici anni. Resta il fatto che questa
sentenza (414 pagine piene di documenti e punti ancora da chiarire) al di là
degli esiti penali, ricostruisce i movimenti di una «Fininvest A», conosciuta
al pubblico, e di una «Fininvest B», il cuore oscuro del presidente, occulta e
quanto mai opaca, che è intrecciata alla corruzione della «prima Repubblica»,
decisiva per il salvataggio dell'impero mediatico del premier, fondamentale per
il suo successivo ingresso in politica.
( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Milano data: 22/05/2009 - pag: 5 Podestà: per i disabili
uno sportello unico E lotta ai pass auto falsi Candidato Pdl: un ente per gli
handicappati La creazione di uno sportello unico per i disabili. E lotta dura a
chi utilizza il pass per disabili pur non avendone diritto. Il candidato del
centrodestra, Guido Podestà lancia due punti del suo programma. Entrambi
riguardano le difficoltà quotidiane di chi deve convivere con un handicap. «In
caso di vittoria attacca Podestà istituiremo una commissione per la disabilità.
Il suo compito sarà quello di realizzare lo sportello unico dei diversamente
abili. Il primo in Italia». Quali saranno i compiti dello sportello? Sbrigare
tutte le pratiche quotidiane, dai certificati, alle incombenze della burocrazia. «E siccome la tecnologia lo
permette, punteremo molto sulla rete e su Internet. Perché non tutti si possono
accollare la visita allo sportello vero e proprio. È possibile creare una rete
virtuale che venga incontro alle richieste di tutte queste persone: dagli
assegni di invalidità a dove rivolgersi per trovare tutti gli strumenti
necessari per chi è diversamente abile». All'interno della struttura, a
contatto con gli utenti, lavoreranno solo persone disabili. «Perché c'è una
sensibilità particolare che permette di capire meglio quali sono i problemi e
le difficoltà». E in un secondo tempo, lo sportello amplierà i suoi compiti.
Non solo pratiche o certificati, ma anche l'indirizzamento al lavoro. Il
progetto sarà è portato avanti con il Meda, Il Movimento Europeo diversamente
abili. L'altro punto del programma. La lotta a chi utilizza il pass per i
disabili in modo improprio. «Noi dobbiamo garantire in tutto e per tutto il
diritto alla mobilità delle persone disabili. Perciò dobbiamo porre termine a
quella vergogna che è l'uso improprio dei pass e dei parcheggi per i disabili.
Non vi capita mai di vedere scendere da un auto con il pass per i disabili, una
giovane signora con le borse della spesa? O qualche aitante giovanotto? ». Come
intervenire? «Il progetto è quello di creare un badge che riporti anche
l'impronta digitale, in modo da regolamentare il corretto uso del pass. Anche
se si dovrà risolvere la questione degli accompagnamenti e dei
riaccompagnamenti». Il tema, comunque, sta a cuore del candidato. Tanto che in
tutti gli spot elettorali che andranno in onda nei prossimi giorni, oltre alla
voce di Podestà, ci sarà una signorina che con il linguaggio dei segni tradurrà
le parole del candidato per i sordomuti. Lo slogan è «Non lasceremo indietro
nessuno». M.Gian.
( da "Corriere della Sera"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronaca di Milano data: 22/05/2009 - pag: 6 Progetto di legge
Modifiche anche nei centri storici. «Le autorizzerà il Pirellone» «Regione,
piano casa contro la crisi Interventi su abitazioni e industrie» La Lombardia
anticipa il governo. Boni: impatto economico per 5 miliardi «Perché perdere
altro tempo per il rilancio edilizio...». In che senso? «Perché aspettare i
ritardi del governo. È del 30 marzo l'intesa tra governo e Regioni. E tutto è
ancora fermo». Ma il piano casa è così urgente? «Per la Lombardia urgentissimo.
La crisi sta mettendo in ginocchio il sistema edilizio. Serve un segnale
forte». E dunque? «Abbiamo accelerato i tempi sul progetto di legge». Così
Davide Boni, assessore a Territorio e Urbanistica della Regione Lombardia si
prepara a portare in giunta, per discussione e approvazione, il piano casa
regionale. «Mercoledì. La crisi del sistema edilizio rischia di demolire
l'intero tessuto socio-economico». Partiamo dai punti di fondo del nuovo piano
casa. «Prima di tutto va specificato che interveniamo sugli edifici, non sulle
aree. L'intento è quello di sfruttare il minor territorio per puntare sulle
massime volumetrie. Così si darà anche un nuovo volto alle città». Il pdl segue
le linee dell'intesa governo-Regioni? «Le acquisisce e le integra». Prego? «Il
progetto di legge prevede il recupero degli spazi edilizi inutilizzati,
l'ampliamento degli edifici del 20% e la riqualificazione di edilizia
residenziale pubblica ». E in che modo le integra? «Abbiamo introdotto
un'importante novità. Sarà possibile sostituire gli edifici obsoleti, con un
aumento volumetrico fino al 30%. Il pdl però non si riferisce solo agli edifici
residenziali, ma anche industriali». Industriali? «Certo. Se c'è l'esigenza di
abbattere un vecchio capannone perché non farlo? Serviva una svolta anticrisi
decisa, e così sarà. Anzi si potrà intervenire, con le dovute cautele, anche su
edifici rurali». E chi ne beneficerà? «Tutti. Il comparto edilizio lombardo
oggi in grande difficoltà, i proprietari di case, le piccole e medie imprese.
Senza contare l'Expo». Cosa c'entra l'Expo? «Le grandi imprese potranno
giocarsi partite interessanti in vista dell'evento 2015». Previsioni
economiche? «Pur con le significative restrizioni è stato stimato un impatto
economico di 5,12 miliardi. A cui va aggiunto il risparmio energetico». Già,
perché gli interventi sono legati anche all'aspetto del risparmio energetico.
«In campo residenziale sono previsti interventi con qualificati requisiti di
risparmio energetico. In tal senso è stato preventivato un risparmio annuo
complessivo di circa 14,9 milioni di euro». E le significative restrizioni a
cui faceva riferimento? «L'applicazione della legge avrà una durata di 18 mesi.
Poi c'è l'esclusione delle aree storiche o di rilievo naturalistico ambientale.
Salvo alcuni interventi ». Come? Sarà possibile intervenire in aree protette?
«Rimangono i soliti vincoli. Ma se esistono edifici, in queste aree,
incompatibili con tali contesti sarà possibile chiedere interventi di
sostituzione». Ad esempio anche in un centro storico? «Anche in un centro
storico, purché non modifichi la fisionomia del centro stesso». E le
autorizzazioni? «Spetterà alla Regione autorizzare gli interventi». Così si
scavalcano le Soprintendenze... «La burocrazia per le concessioni delle
Soprintendenze chiede tempi troppo lunghi. E lo ripeto: la crisi non permette
altri ritardi». Resta l'edilizia sociale. «È ora di dire basta ai quartieri
ghetto. Perciò stiamo pensando alle quote». Quote? «Case a coppie giovani, ma
anche ad anziani. E solo a immigrati regolari. Ma è ancora presto per
questo discorso». Ora c'è il piano casa: una bella sfida. «E se funziona non è
detto che alcuni punti non possano essere inseriti nella legge del territorio
». \\ Serviva un segnale forte per far fronte alla grave crisi del settore
edilizio In aula L'assessore Davide Boni, nel tondo, presenterà il piano casa
lombardo, per la discussione e l'approvazione, alla prossima giunta della
Regione Davide Gorni
( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
CONFINDUSTRIALI
«Bene il governo ma tagli di più» A un anno dal suo insediamento alla
Confindustria, la presidente Emma Marcegaglia promuove l'esecutivo. Applausi ai
ministri, ma un attimo di gelo con Berlusconi quando la definisce «velina». Poi
le imprese battono cassa: dove sono gli investimenti promessi per il 2009? Per
reperire le risorse, si riduca il pubblico e aumenti l'età di pensione Antonio
Sciotto ROMA La Confindustria promuove il governo, ma aspetta ancora di vedere
i soldi veri su molti capitoli. Così come era accaduto solo qualche mese fa,
quando già gli annunci di Silvio Berlusconi di miliardi stanziati qui e là,
erano sembrati troppo aleatori: e poi la polemica era rientrata dopo un breve
incontro a Palazzo Chigi. Ma questa volta la relazione di Emma Marcegaglia -
all'Assemblea generale di Roma, a un anno esatto dal suo insediamento come
presidente - è molto prudente, non attacca mai l'esecutivo, di cui anzi
registra «l'ampio consenso». Un consenso che - citiamo letteralmente il testo
letto dal gobbo dell'Auditorium - «Lei, presidente Berlusconi, ha saputo
conquistarsi»: il premier è in prima fila, risponde con un sorriso soddisfatto.
Più tardi un fotografo lo coglierà mentre si asciuga il sudore, lasciando sul
fazzoletto una pesante striscia di cerone. Ma successivamente sarà meno
educato: all'inizio del suo intervento fiume contro i giudici, riserverà una
battuta del tutto inaspettata, e non apprezzata da Marcegaglia, paragonandola a
una velina. Ma baruffe a parte, l'appoggio della Confindustria al governo è
saldo: in molti passaggi della sua relazione, la leader delle imprese
sottolinea come l'esecutivo abbia «fatto bene», e anzi fornisce più volte un
assist ai vari ministri seduti in prima fila. Apprezzamento per Renato
Brunetta, che ha l'onore dell'applauso più lungo, bene anche Scajola, Matteoli
e Calderoli, come pure la ministra Gelmini. Disco verde anche a Tremonti, per
come ha affrontato la crisi: «Ha tenuto la barra sul risanamento». I ripetuti
ok discendono dai tagli e/o norme pro-imprese realizzati dai diversi dicasteri,
come giungono gradite le «modifiche al Testo unico sulla sicurezza». Ma questo
non vuol dire che il mondo delle aziende, adesso, non voglia di più: e anzi lamenta
l'assenza delle risorse su diversi capitoli di investimento per il 2009 (e
siamo già a metà anno). L'imperativo per reperire quanto serve è uno solo:
«ridurre la spesa corrente» (ma anche «lotta contro l'evaasione fiscale», frase
aggiunta a voce al testo ufficiale). Cioè tagliare il più possibile il
pubblico, che si traduce in tasse e burocrazia, in veti fastidiosi per le
imprese. Allo stesso fine, «va ritardato il ritiro dal lavoro» (cioè innalzata
l'età pensionabile): tema su cui la Cisl ha aperto l'altroieri, rigettato
invece dalla Cgil. Male anche i servizi pubblici locali: «vanno liberalizzati,
perché fanno concorrenza sleale alle imprese». Insomma, il pubblico
risulta quanto mai un impiccio. In un mondo che ha le imprese al centro -
spiega Marcegaglia - «non devono vincere le forze che tendono sempre a
statalizzare l'economia». La crisi è «violentissima», con la «produzione
industriale e il commercio caduti negli ultimi 9 mesi a ritmi superiori che nel
1929», ma è anche vero che «le reazioni sono state sufficientemente coordinate»
da parte di governi e banche centrali, e oggi «qualche segno di fiducia è
apparso». «Si può sperare di vedere entro fine anno qualche segnale di
miglioramento». E allora il male dove stava? «Non nel capitalismo in sè, che
crea benessere: chi afferma il contrario può essere convinto di volere una
società più giusta, ma ne creerebbe solo una più povera». Il male sta
nell'«anarchia» del capitalismo, «quando sono mancati i meccanismi di
vigilanza». Tutto questo vuol dire che «ora lo Stato deve rimettere in
carreggiata le economie e ridefinire le regole», «ma sarebbe un grave errore
pensare che la crisi apra una nuova epoca»: esaurito il suo compito
transitorio, «lo Stato dovrà rientrare nei suoi confini». Da qui discende tutta
l'impostazione della relazione: con l'invito a mettere al centro dell'azione di
governo l'impresa e lo sviluppo. Un accorato appello alle banche «perché non
facciano mancare il credito alle aziende». Ma anche a Berlusconi, perché
«realizzi le riforme utili a far ripartire l'economia dopo la crisi»:
«Finanziare le opere pubbliche immediatamente cantierabili, potenziare gli
ammortizzatori sociali, rafforzare le garanzie sui prestiti alle imprese,
onorare i crediti della pubblica amministrazione, sostenere la
patrimonializzazione delle aziende». Marcegaglia elenca poi i punti dove vede
gli ammanchi: «Nonostante gli annunci, dagli stessi documenti ufficiali del
governo (Ruef) non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009»
sulle opere cantierabili; ancora, Confindustria aspetta il «rifinanziamento del
Fondo per le pmi», e che venga superata «la vergogna della montagna di crediti
delle imprese verso il pubblico»: «Chiedo perciò quando e come saremo pagati».
Altre richieste: detassare gli utili reinvestiti, applicare il Piano casa,
varare la riforma Alfano della giustizia, e realizzare il federalismo fiscale
«a patto che non significhi la creazione di nuove tasse». Del sollecito
confindustriale sulle pensioni si è già detto. Sul modello contrattuale,
Marcegaglia ha spiegato: «Ho fatto di tutto per convincere la Cgil, ma non ha
creduto nel cambiamento e da sola non ha firmato: spero torni presto a operare
con noi». Fredda la risposta di Guglielmo Epifani seduto in platea: «Mi sarei
aspettato una relazione più coraggiosa e più attenta alle condizioni dei
lavoratori. Non ha mai nominato le persone in cassa integrazione e i lavoratori
che vivono con 600 euro al mese». L'intervento di Berlusconi, a parte i
magistrati, è stato un elenco propagandistico su quanto già realizzato, con
l'esordio del «Sono d'accordo su tutta la relazione». Salvo poi citare i «tanti
miliardi già stanziati». Soldi che - come si è visto dalle parole di
Marcegaglia e dalla freddezza della platea (che ha applaudito solo i passaggi sui
giudici) - le imprese non hanno ancora visto.
( da "Manifesto, Il"
del 22-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
GIUSTIZIA Il premier
alle imprese: «Contro le toghe rosse io ho il lodo, voi no» Matteo Bartocci
Ammette di essere «esacerbato» per le sue vicende giudiziarie e non lo
nasconde, Silvio Berlusconi di fronte alla platea degli imprenditori della
Confindustria. Di fronte ai sudditi, pardon, colleghi imprenditori, non si
trattiene, anzi, «non posso non dirvelo, scusate se ne approfitto». E giù a
cascata le tesi difensive già demolite dal processo Mills in primo grado e le
promesse di sempre: i pm «col cappello in mano davanti al giudice», le «toghe
rosse estremiste e di sinistra» che sono come «Mourinho arbitro nel derby con
il Milan», la promessa che «non ci fermeremo» finché non avremo separato «i
giudici dagli avvocati dell'accusa». «Fino a quando non ci sarà questa riforma
della giustizia nessun cittadino potrà avere un giusto processo». La linea
politica è la solita: derubricare a persecuzione politica il controllo di
legalità della magistratura. Ma la strategia del consenso, stavolta, si
arricchisce di tonalità forse più inquietanti. La prima, in sintesi: «Finché
succede a me che ho le spalle larghe - si batte il petto Berlusconi - non fa
niente ma questa giustizia penale è una patologia scandalosa che può toccare
anche a voi, rovinando, come ha fatto in tante altre occasioni, le vostre vite».
E' il rovesciamento del «supplizio» personale sulla collettività che tante
volte gli è riuscito in passato: vuoi per la burocrazia, vuoi per le tasse troppo
alte o le ispezioni fiscali rigorose, vuoi per i costosi processi per
riciclaggio, frode e falso in bilancio, vuoi per il rischio comunista. Manager,
padroni, colletti bianchi, industriali, «siamo tutti Silvio Berlusconi» è la
promessa costante, eterna ma mai appagata del leader. Mai appagata
perché il confine tra verità e propaganda, in questa gigantesca, pluriennale,
ricostruzione dei fatti pro domo sua contiene alcune leggine di cui non tutti i
cittadini hanno usufruito. E' infatti la seconda frecciata, lanciata peraltro
con la stessa enfasi della prima, a smascherare le premesse "egualitarie e
democratiche" del perseguitato presidente del consiglio. «E' una questione
che riguarda me - ammette Berlusconi - ma io ne sono assolutamente fuori,
abbiamo il lodo Alfano, c'è la prescrizione, ma non si può accettare che in
Italia succedano più queste cose del genere». Come un novello Marchese del
grillo («Io so' io e voi non siete...»), lui ha il lodo Alfano, gli altri no.
Dal che si deduce che allo scudo legale che si è fatto approvare a tempo di
record dalle camere non rinuncerà (come pure è previsto al secondo comma
dell'unico articolo del provvedimento), né rinuncerà (come è consentito a
qualsiasi cittadino sotto processo convinto della propria adamantina innocenza)
alla salvezza penale rappresentata della prescrizione. Una prescrizione
ottenuta, peraltro, con l'uso di tutti gli strumenti legittimi e immaginabili
in un processo che si muove tra paradisi fiscali di mezzo mondo su decine di
conti correnti attivi per quasi quindici anni. Resta il fatto che questa
sentenza (414 pagine piene di documenti e punti ancora da chiarire) al di là
degli esiti penali, ricostruisce i movimenti di una «Fininvest A», conosciuta
al pubblico, e di una «Fininvest B», il cuore oscuro del presidente, occulta e
quanto mai opaca, che è intrecciata alla corruzione della «prima Repubblica»,
decisiva per il salvataggio dell'impero mediatico del premier, fondamentale per
il suo successivo ingresso in politica.
( da "Stampa, La" del
23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Intervista Nicolò
Sapellani ISPIRATI DA GRILLO RIVOLUZIONE VERDE "Niente autostrada, meglio
Internet gratis a tutti" GIUSEPPE BUFFA "Stop alle ideologie e largo
ai giovani" «La politica ha deluso molti Ora servono programmi più a
misura di cittadino» «No agli inceneritori e sì alle energie rinnovabili e ai
negozi del riciclo» BIELLA Nicolò Sapellani è nato a Biella il 16 agosto 1983.
Dopo la laurea di primo livello in Scienze politiche, sta prendendo quella
specialistica, e intanto collabora ad alcune testate come giornalista
pubblicista. Appassionato di snowboard, s'è cimentato anche con lo skate, ma
ora ha smesso perché dice di non avere più l'età. In passato ha fatto molto
sport, anche a livello agonistico: nuoto, basket, rugby e scherma. Il suo libro
preferito è un classico russo, «Il maestro e Margherita», di Michail Bulgakov.
Come film vota un altro classico: «Easy Rider», di Dennis Hopper. Ama molto il
repertorio di Fabrizio De Andrè, soprattutto «La canzone di Marinella». Luogo
del cuore: «La montagna, in particolare Bardonecchia e il Sestriere». Sogno nel
cassetto: «Diventare un giornalista».Il suo slogan è: «Vuoi fare qualcosa per i
giovani? Votali». E Nicolò Sapellani, dottore in Scienze politiche, coi suoi 25
anni è giovane davvero: la mascotte fra i candidati sindaci, capo della lista
«Biella a cinque stelle». Un po' grillina e un po' civica «pura». E,
soprattutto, con un'età media veramente bassa. Come vi siete messi insieme? «Ci
siamo trovati con altri ragazzi con cui avevamo fondato un'associazione
sportiva, per promuovere lo skate-park del Villaggio La Marmora. Poi il gruppo
s'è sciolto, ma è rimasta la voglia di pensare a idee nuove per Biella. E così
è nata la lista». Le formazioni «a cinque stelle» sono quelle che si ispirano a
Grillo, giusto? «Sicuramente condividiamo alcune interpretazioni di Beppe
Grillo: il degrado della nostra classe dirigente, l'idea che i cittadini
tornino a interessarsi della cosa pubblica senza essere legati a interessi
personali. Grillo dice tante cose, a volte ci azzecca e a volte no. Ma su
quelle che ho citato siamo d'accordo». Alcuni grillini biellesi, però, hanno
contestato la vostra lista, dicendo che non eravate «certificati», che non
garantivate «trasparenza»... «Hanno detto che il simbolo è registrato, ma non
mi risulta. E quanto alla certificazione, non c'è una scadenza precisa per
farla. Evidentemente, all'associazione di volontariato che ci accusa non basta
la mia dichiarazione sul fatto che siamo tutti incensurati e tutti apartitici.
Comunque faremo questa certificazione, così almeno dimostreremo anche ai più
increduli che siamo persone perbene». Ma lei è di destra o di sinistra? «Io ho
smesso di crederci. Mi sembra una classificazione un po' vecchia, e che
comunque, a livello locale, non ha alcun senso. Per noi contano solo i
programmi». E che cosa dicono i programmi? «Che bisogna rivalutare il
territorio, perché un circondario vivo rende più vivace anche la città. Biella
dovrebbe diventare un "angolo di paradiso" per chi fugge dalle
metropoli, e per questo sarebbe utile anche investire sulle fonti rinnovabili
(soprattutto il fotovoltaico) e sul recupero dei rifiuti. Pensiamo, insomma, a
una specie di "green revolution", simile a quella di Obama». Intanto,
però, il tessile sta agonizzando... «Certo, perché l'economia locale è stata
protetta per anni in un mondo globalizzato, non ha saputo investire sul futuro
e ora non riesce più a reggere sul mercato». Morale? «Bisogna puntare sulla
ricerca, sullo sviluppo. E' più utile Internet che l'autostrada, ad esempio per
il telelavoro. Una delle nostre proposte è quella di concedere a tutti un
collegamento gratuito al Web, per eliminare code e burocrazia. Non ci vogliono molti soldi
per fornire una connessione a spese del Comune». Di sicuro siete contrari agli
inceneritori. «Non bisogna più bruciare rifiuti. Producono polveri sottili
(Pm10) che uccidono. Solo in Italia, le vittime vanno dalle 8 mila (secondo gli
studi più ottimistici) alle 35 mila. Noi con l'immondizia vogliamo
produrre soldi, non veleno. Siamo quindi per l'opzione "rifiuti zero"
e pensiamo ai "negozi del riciclo", dove portare bottiglie di
plastica, vetro e altro. Più roba si riesce a riusare, meglio è per tutti». La
vostra sembra la più «civica» delle liste, perché non avete avuto
frequentazioni partitiche. Come spiega questa allergia generale alla politica?
«Ai nostri banchetti, più della metà delle persone diceva: basta, della
politica non ne possiamo più. La classe dirigente è fumosa, da una parte come
dall'altra. E le persone hanno voglia di applicare programmi più vicini ai
cittadini che ad altri tipi di interessi». Se si andasse al ballottaggio, come
vi schierereste? «Come dicevo prima, non ci interessa il colore, ma il programma.
Il Pd, in teoria, appoggia molte delle iniziative in cui crediamo anche noi, ma
è pure favorevole agli inceneritori. Barazzotto, nel suo programma, punta molto
sulle energie rinnovabili, ma in questi 5 anni ha fatto ben poco in tal senso.
Gentile, invece, sposa il telelavoro, ma sembra più interessato all'autostrada.
Entrambi si contraddicono, insomma. Perciò è molto difficile scegliere fra una
parte e l'altra. Al limite, ci si tura il naso...». Beh, magari diventa sindaco
lei... «Non sono così illuso. Noi puntiamo decisamente più in basso. Per la
nostra lista sarebbe già una vittoria riuscire a far passare qualche punto del
programma. Ed avere un consigliere comunale che faccia da controllore,
soprattutto sulla trasparenza della spesa pubblica. Bisogna poter chiarire ai
cittadini come il Comune spende ogni euro, anche perché i bilanci non sono di
facile lettura, nemmeno per i consiglieri comunali». Perché la gente dovrebbe
votare «Biella a 5 stelle»? «Perché abbiamo idee di buonsenso, che possono
creare benessere. E poi perché siamo giovani, e non ancorati a ideologie del
passato. Ci proponiamo come il nuovo, e in effetti, nella nostra lista, solo 8
candidati sono sopra i 40 anni. Gli altri 21 sono sotto i trenta».
( da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Genova
"La mia sfida per il porto" La dogana in Cina, la vendita
dell´aeroporto...Merlo racconta tutto l´intervista Accordo pilota con Tianjin:
le merci verranno sdoganate già nello scalo cinese (SEGUE DALLA PRIMA P
( da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina IV - Genova
L´assemblea Federagenti "Recessione anche sui moli" La crisi picchia
duro anche sullo shipping. Secondo il rapporto 2008 di Federagenti,
l´associazione nazioale degli agenti marittimi guidata dal genovese Filippo
Gallo che ieri ha tenuto la sua sessantesima assemblea a palazzo San Giorgio,
la recessione coinvolge oggi tutte le attività: fra l´ultimo trimestre 2008 e
il primo trimestre 2009 vi è stata una contrazione del 20% con punte fino al
50% e si teme che gli effetti possano durare anche nel 2010. «Se non si
interviene su dragaggi - ha detto Gallo - sul potenziamento infrastrutturale
dei porti e autonomia finanziaria, si rischia di penalizzare non solo
l´economia marittima ma l´intero tessuto produttivo». Anche
per il presidente della Commissione trasporti alla Camera, Mario Valducci
(Pdl), «occorre velocizzare l´iter per la riforma della legge 84 del 1994,
attuare la classificazione dei porti per stabilire le opere prioritarie e
ideare norme più semplici per portare avanti opere e pratiche». «Spesso il
problema non sono i soldi, ma la burocrazia», ha detto.
( da "Repubblica, La"
del 23-05-2009)
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Pagina 27 - Economia
In fuga dall´Italia anche i cervelli stranieri Solo il 6% decide di restare
dopo aver conseguito il dottorato Una ricerca della Fondazione Debenedetti.
Boeri: immigrazione vista come minaccia ROBERTO MANIA ROMA - I talenti non ci
piacciono. Con quelli stranieri adottiamo una specie di "respingimento
soft": prima li facciamo arrivare (pochi), poi facciamo di tutto perché
non restino. Soldi buttati e cervelli non sfruttati. «Siamo talentuosi nel
rigettare i talenti», dice Tito Boeri, direttore scientifico della Fondazione
Rodolfo Debenedetti, che ha coordinato la prima ricerca in Italia sui tremila
studenti stranieri iscritti a dottorati delle nostre università. Un´indagine
sull´università, certo, ma soprattutto sulla miopia delle politiche in materia
di immigrazione. Perché la vera ragione per cui la stragrande maggioranza dei
giovani studiosi non resta in Italia sta nella legge Bossi-Fini che rende
praticamente impossibile la loro permanenza, costretti e
una gi
( da "Sole 24 Ore, Il"
del 23-05-2009)
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Il Sole-24 Ore
sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-05-23 - pag: 21 autore: Lotta a Cosa
Nostra. Il procuratore aggiunto Roberto Scarpinato: «Persa l'occasione per
sequestrare miliardi di soldi sporchi» Black-out sui conti dei mafiosi Tolta
alla Procura di Palermo la password dell'Anagrafe dei rapporti finanziari
Roberto Galullo PALERMO. Basta disattivare una password per rafforzare Cosa
Nostra. Una sequenza di numeri e lettere che dal 5 marzo è stata tolta alla
Procura di Palermo che, da oltre due mesi, non può più monitorare e sequestrare
i conti correnti bancari dei boss. Mentre la repressione va avanti senza sosta
– con un'azione investigativa costante anche sul fronte dei rapporti deviati
tra mafia e politica, decine di processi in corso e centinaia di arresti di
boss e affiliati che sfiancano l'esercito delle cosche - la lotta ai capitali
mafiosi, vale a dire il cuore dell'azione di contrasto, fatica. Con quella
password –che apre i file dell'Anagrafe dei rapporti finanziari – magistrati e
polizia, sotto copertura, dal 5 gennaio al 4 marzo, accedevano ogni giorno ai
conti, ai depositi, ai dossier titoli e alle transazioni da un capo all'altro
del mondo di Cosa Nostra. «Dalla sera alla mattina – spiega il procuratore
aggiunto di Palermo, Roberto Scarpinato – i ministeri della Giustizia e
dell'Economia ce l'hanno tolta per motivi burocratici dopo avercela data, per
grazia ricevuta, a distanza di 18 anni dalle previsioni legislative. La
restituzione di quella password, a noi e a tutte le Procure, è la maniera
migliore per onorare con i fatti e non a parole la memoria di Giovanni Falcone,
della moglie e della scorta, morti 17 anni fa a Capaci». «Con questa revoca –
prosegue Scarpinato – siamo tornati agli anni in cui bisognava fare richiesta
di informazioni a ogni singola banca. Nelle regioni del Sud c'è un problema
ulteriore:il tessuto creditizio è profondamente inquinato, molte operazioni
sospette vengono fatte sparire e non manca chi avvisa i boss delle indagini in
corso. In questi mesi, a causa di questo scippo, abbiamo persol'occasione per
sequestrare miliardi. Scandalo nello scandalo, la password non è stata data
neppurealla Banca d'Italia che ha il compito di contrastare il riciclaggio dei
capitali sporchi». Battere Cosa Nostra sul terreno dei capitali e deipatrimoni
inquinati è un chiodo fisso per magistrati, Forze di polizia e Gdf, che
spingono l'acceleratore su sequestro e confisca dei beni immobiliari, la cui
gestione è affidata a un Commissario straordinario, anche se i più spingono per
la creazione di un'Agenzia autonoma. Alla fine del 2008 i beni confiscati erano
8.466 (di cui
( da "Corriere della Sera"
del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera
sezione: Cronache data: 23/05/2009 - pag: 21 I cinque simboli Dalla Toscana
alla Costiera: cosa buttar giù di FULCO PRATESI In un Paese come il nostro,
secondo produttore e consumatore di cemento dell'Unione Europea e ottavo nel
mondo, gli «ecomostri» proliferano come funghi velenosi, soprattutto nei
paesaggi costieri. L'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria che segue
quelli del Fuenti sulla Costiera Amalfitana, di Punta Perotti e quelli del
Villaggio Coppola che deturpava il litorale casertano rappresenta una tappa
importante contro il degrado delle coste. Coste che, dal secondo dopoguerra in
poi (chi non ricorda la mostra «Italia da Salvare» organizzata da Italia Nostra
nel 1966?) sono state date in pasto alla speculazione più terrificante. Ma la
costante e paziente battaglia delle associazioni ambientaliste, Legambiente,
Italia Nostra e Wwf contro questi orrendi feticci cementizi non può fermarsi.
Altre battaglie, avverso l'insensibilità delle Amministrazioni locali, l'inerzia colpevole della burocrazia, l'indulgenza della magistratura e la scarsa attenzione delle
autorità di polizia, continueranno, allo scopo di cancellare dalle «amate
sponde» (e non solo), altri monumenti dell'avidità e dell'insipienza umana. Tra
gli ecomostri in attesa di definitiva cancellazione, ricordiamo il Domizia
Village, sul litorale del Lago Patria in provincia di Napoli, che
prevedeva 170 residence con piscina, chiesa, centro commerciale, per metà
costruito e il resto in attesa di demolizione. Oppure in pieno Parco Nazionale
dell'Arcipelago Toscano, il complesso Spalmatoio nella splendida Isola di
Giannutri, innalzato in spregio delle leggi accanto a importanti resti
archeologici, rimasto anch'esso un tetro scheletro figlio di una fallita
speculazione. E poi è stata bloccata ma non ancora demolita un'altra orrida
carcassa cementizia di quattro piani, sorta questa volta non sul litorale ma sulle
sponde del grande e finora intatto Lago Matese all'interno del Parco Regionale
campano del Matese-Taburno. E che dire de «La Palafitta» edificio multipiano
che svetta grigio sulla spiaggia di Falerna, in provincia di Catanzaro, tanto
in riva al mare che spesso le onde invadono le zampe di questo ecomostro
calabro? Infine, in un altro paesaggio celebre, la costiera Sorrentina, la
conca di Alimuri è presidiata dall'ossatura di un albergo di 100 stanze
(bloccato dalla Soprintendenza nel 1971) il cui cadavere deturpa ancora la
zona. Sono tutte storie complicate e contorte che vedono annodati, in un
groviglio inestricabile, abusivismo, licenze di costruzione irregolari,
violazione di vincoli e risolutivi interventi delle Soprintendenze e della
magistratura, provocati sempre o quasi dalle denunce delle stesse associazioni
ambientaliste che oggi celebrano l'abbattimento dello Scheletrone di Palmaria.
Alla Conca di Alimuri Un albergo di 100 stanze Sull'isola di Giannutri Il
complesso lo Spalmatoio Sulla spiaggia di Falerna La grigia palafitta
( da "Sole 24 Ore, Il (Plus)"
del 23-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Plus sezione:
ATTUALITA data: 2009-05-23 - pag: 6 autore: INTERVISTA Guido Rosa Aibe
«Resteremo con il retail e business selezionati» L' Italia si conferma un paese
complesso per le banche estere. Che in Italia ci sono e – assicura il
presidente dell'Aibe (l'associazione che le rappresenta), Guido Rosa –
resteranno. Mai come in questo momento la presenza delle banche internazionali
è in forse. La crisi induce a rientrare in un perimetro più ristretto,
l'operatività in Italia è frenata. Ci sono più fattori. La grande crisi
internazionale e la penuria di capitali spingono a misurare con la massima
attenzione quali asset accettare, quale rischiosità affrontare e quale
remunerazione ottenere. Si vuole selezionare, non scappare. Come associazione
non abbiamo segnali di uscita, festeggeremo a breve i 25 anni di attività in
Italia. Avete protestato per una verifica effettuata dall'amministrazione
fiscale sui vostri fondi di dotazione, patrimonio locale a sostegno delle
attività nazionali. è un intervento che aggiunge complessità. Ricordo che c'è
una fiscalità superiore del 6-7% rispetto ad altri paesi e la "Robin
Tax" ha aggiunto altri oneri. Gli accantonamenti su crediti dubbi non sono
deducibili nella stessa misura di paesi comparabili come la Spagna. Si vuole
verificare l'adeguatezza o l'esistenza di fondi di dotazione dimenticando che
abbiamo sempre operato secondo le normative di Vigilanza. L'insieme degli
oneri, in un momento in cui i margini si stringono, non aiuta. Comunque
l'Italia resta un paese importante per ogni grande gruppo. Le banche estere
pagano lo sbilanciamento sull'investment banking, corporate e le aggregazioni
imposte dalla crisi tagliano queste attività. Con riflessi occupazionali.
Infatti non sono in discussione tutte le importanti realtà retail acquisite da
Bnp Paribas, Credit Agricole, per citarne due, o le attività retail online come
Ing e altri. L'aggancio al retail permette alle banche italiane di resistere
meglio all'estero dove solo le big, in verità, avevano investito in modo
consistente. Le aggregazioni vengono da lontano e si riflettono in Italia come
in altri paesi. Le banche estere hanno portato in questi anni molta innovazione
finanziaria, project financing, emissioni e tanto altro. Sarebbe un peccato se
una piazza come Milano perdesse queste presenze. Forse hanno portato anche
prodotti nocivi finiti nei portafogli di clienti.... Certo, nei tanti prodotti
sfornati dall'innovazione finanziaria alcuni erano troppo rischiosi. Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno
funzionato bene e per tutti. Paolo Zucca © RIPRODUZIONE RISERVATA
«L'innovazione è partita da noi Pressati da oneri e burocrazia» Guido Rosa, presidente Associazione italiana delle banche
estere (Aibe) IMAGOECONOMICA
( da "Stampa, La" del
24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
DA CONFARTIGIANATO
DI NOVARA E VCO Meno burocrazia I
rimborsi devono essere più facili per chi evita la statale e viaggia sull'A26
Cinque richieste alla Regione sulla deviazione dei camion Cinque richieste
dagli artigiani alla Regione. Eccole: consentire agli autotrasportatori di
ottenere i rimborsi dei pedaggi autostradali per deviazione sulla A26
indipendentemente dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di
Borgomanero, Castelletto Ticino o Arona, come sin qui previsto; prevedere un
rimborso forfettario per i mezzi pesanti deviati sulla A26 che transitano dai
caselli di Castelletto Ticino, Borgomanero e Arona; prevedere un allargamento
delle tratte interessate al rimborso comprendendo i caselli di Romagnano Sesia
e di Gallarate; prevedere il rimborso anche per i cosiddetti mezzi d'opera (che
trasportano materiali particolari, come i prodotti di cava); infine rendere più
semplici le procedure prevedendo il rimborso in fattura da parte di società
autostrade. Queste le richieste avanzate da Confartigianato alla Regione
Piemonte nel corso di un incontro svoltosi nei giorni scorsi per la definizione
dell'accordo per la deviazione dei mezzi pesanti (cioè i veicoli per il
trasporto di merci oltre le 7,5 tonnellate) dalla strada statale 33 del Lago
Maggiore all'autostrada nel prossimo periodo estivo. «Chiediamo una
ridefinizione delle modalità di concessione dei rimborsi e di rimuovere il
vincolo dell'entrata o uscita dai caselli interessati dalla tratta - spiega
Francesco Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti e vicepresidente di
Confartigianato Imprese Novara Vco -. Con l'incontro dei giorni scorsi,
sollecitato da Confartigianato, abbiamo evidenziato alla Regione come la
procedura sino a oggi utilizzata debba essere rivista per consentire realmente
agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi previsti per la deviazione dal tratto
individuato della strada statale 33. La Regione, con l'accordo del 2008, si
assumeva totalmente l'onere del rimborso dei pedaggi dovuti dagli
autotrasportatori deviati dalla SS 33 (liberando quindi la statale nel periodo
di forte traffico legato alle vacanze, e utilizzando sistemi di pagamento
Telepass) al tratto autostradale della A 26 nelle tratte Gravellona Toce -
Castelletto Ticino e Gravellona Toce -Borgomanero nel doppio senso di marcia
nel periodo compreso dal 11 al 31 agosto 2008. Le modalità di rimborso dei
pedaggi, che Confartigianato ritiene sfavorevoli per gli autotrasportatori,
vincolate come sono all'obbligo di ingresso o uscita dai caselli della tratta,
hanno però determinato a carico della Regione Piemonte una spesa di meno di 500
euro a fronte dei 155 mila euro stanziati dall'amministrazione regionale per i
rimborsi del periodo estivo dell'anno appena trascorso. «Significa che le norme
sono troppo penalizzanti per gli autotrasportatori» spiega Del Boca. La Regione
ha annunciato che chiederà un incontro al ministero dei Trasporti per la
definizione del nuovo protocollo di intesa.
( da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina V - Bologna
Il leader radicale sul Crescentone insieme a Pasquino. "Pensano all´Udc e
non alla laicità" Pannella in piazza Maggiore sfida il Pd "Avete
distrutto la fiducia degli operai" «Non si possono portare all´ammasso
cervello e idee per essere fedeli al partito». Marco Pannella arriva sotto le
torri per un comizio a Piazza Maggiore davanti a circa 300 persone. Fianco a
fianco con il politologo Gianfranco Pasquino, candidato a Palazzo d´Accursio, e
attacca a muso duro il Pd. Puntando il dito contro Palazzo d´Accursio nella
piazza assolata, il leader radicale accusa il vecchio partito della sinistra, «che ha cambiato nome per conservare la burocrazia e il potere come ha fatto a Bologna. Voi compagni - prosegue
Pannella parlando dal palco - avete distrutto la fiducia che c´era nei ceti
operai, che c´era a Bologna per la vostra viltà. Perchè di fronte al ruspante
Berlusconi non vi si riconosce prestigio, storia, cultura. E ce ne
rammarichiamo». Poi ha ribadito l´urgenza di «farla finita col sessantennio
partitocratico. L´obiettivo è aggregare una classe dirigente alternativa
rispetto alla partitocrazia». Il volto scavato per lo sciopero della fame che
prosegue da giorni contro l´oscuramento mediatico della sua lista, Pannella
arriva in giacca azzurro cielo, su cui spicca la stella gialla di David.
Abbraccia il politologo candidato «ulivista»: «Non si offendano Delbono e
Guazzaloca, ma io appoggio Pasquino perché è intelligente, serio, il più onesto
intellettualmente. Le idee sono una cosa importante e lui ne ha» dice. Poi, sul
palco, tocca al politologo, che strappa applausi quando ironizza su Cofferati
«uscente e uscito dal Comune». E poi promette una un programma fondato sulla
laicità: dal registro delle unioni civili in Comune al testamento biologico. Il
grande tema dimenticato dal Pd, «in cambio di qualche voto». Magari della
cattolica Udc. (s. b.)
( da "Stampa, La" del
24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
BORGOMANERO.PRESTO
LA CHIUSURA DELLE LITORANEE Sulla A26 Stop ai Tir sulle vie dei laghi
Intervento di Confartigianato L'associazione chiede alla Regione norme più
semplici e rimborsi agevoli Chiusura serale per lavori elettrici
[FIRMA]MARCELLO GIORDANI BORGOMANERO I mezzi pesanti, come ogni estate, tra
poco non potranno più passare sulle litoranee dei laghi e verranno deviati
sull'autostrada Voltri-Sempione: Confartigianato chiede
alla Regione Piemonte norme più semplici e meno burocrazia per i rimborsi. L'obiettivo della presa di posizione di
Confartigianato è quello di consentire agli autotrasportatori di ottenere i
rimborsi dei pedaggi autostradali per la deviazione sulla A26 indipendentemente
dal fatto che i mezzi entrino o escano dai caselli di Borgomanero, Castelletto
Ticino o Arona, come è stato previsto sino ad oggi; le imprese di
autotrasporto chiedono un rimborso forfettario per i mezzi pesanti deviati
sulla A26 che transitano dai caselli di Castelletto Ticino, Borgomanero e
Arona; un allargamento delle tratte interessate al rimborso comprendendo i
caselli di Romagnano Sesia e di Gallarate; auspicano che il rimborso sia esteso
ai «mezzi d'opera» (che trasportano materiali particolari, come i prodotti di
cava); infine arriva la richiesta di rendere più semplici le procedure mediante
il rimborso in fattura da parte di società autostrade. «Chiediamo una
ridefinizione delle modalità di concessione dei rimborsi e di rimuovere il
vincolo dell'entrata o uscita dai caselli interessati dalla tratta - dice Francesco
Del Boca, presidente di Confartigianato Trasporti - alla Regione abbiamo
evidenziato come la procedura sino a oggi utilizzata vada rivista per
consentire realmente agli autotrasportatori di ottenere i rimborsi previsti».
La Regione Piemonte, con l'accordo del 2008, si assumeva l'onere del rimborso
dei pedaggi dovuti dagli autotrasportatori deviati dalla statale 33 (liberando
quindi la statale nel periodo di forte traffico legato alle vacanze) al tratto
della A26 nelle tratte Gravellona - Castelletto e Gravellona - Borgomanero, nel
periodo compreso fra l'11 e il 31 agosto 2008. Nel 2008 la Regione aveva
stanziato per i rimborsi 155 mila euro, ma a richiedere il rimborso non è stato
quasi nessuno, tanto che sono stati rimborsati meno di 500 euro, a causa della
procedura eccessivamente burocratica. Autostrada A/26 chiusa da questa
settimana dalle 20 della sera alle 7 del mattino nella corsia Nord, nel tratto
tra il casello di Arona e il raccordo con la superstrada dell'Ossola. Il
provvedimento si è reso necessario per lavori di manutenzione, in particolare
per il rifacimento dell'impianto di illuminazione elettrica, che sarà messo a
norma, secondo le indicazioni emanate in materia dall'Unione Europea, per tutto
il tratto che comprende una mezza dozzina di gallerie. Dal momento che il
traffico sarà fermo, verranno effettuati anche altri lavori di manutenzione che
si sono resi necessari tra Arona e Gravellona. La chiusura avviene
simultaneamente alle 20 precise in prossimità del casello di Arona, dove, attraverso
l'apposita segnaletica, gli automobilisti vengono invitati ad uscire e a
percorrere la statale 33 del Sempione per raggiungere Verbania o l'Ossola.
Chiuso, ovviamente, da quell'ora sino alle 7 del mattino anche lo svincolo di
entrata di Meina-Ghevio.
(
da "Corriere della Sera"
del 24-05-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 24/05/2009 - pag: 4 Il dibattito Il primario e il magistrato puntano sui giovani per rilanciare la città. Promuovere la cultura e i luoghi del sapere Alberto Mantovani, immunologo e ricercatore «Qui c'è energia e generosità Sfruttiamo i centri di ricerca per attirare i giovani cervelli» Il battito è regolare. I riflessi perfetti. La testa lucida. E ha ancora una gran voglia di lavorare. Considerata l'età, la paziente non ha bisogno di cure particolari. A stilare il «check up» di Milano è il professor Alberto Mantovani, immunologo e ricercatore, direttore scientifico dell'Istituto Clinico Humanitas e docente di Patologia generale all'Università degli Studi. Dunque Milano non è malata? «E' una città piena di energia positiva. Con anticorpi capaci di contrastare i 'virus'. Qui c'è un patrimonio di cultura del saper fare e di generosità che garantiscono a Milano di restare nella 'Serie A' delle metropoli. Con questo 'patrimonio genetico' è possibile affrontare le sfide, i problemi che, inutile nasconderlo, ci sono». Una partita che si vince se in in squadra ci sono dei campioni. «E da giocare all'attacco. Dobbiamo fare in modo che Milano sia una meta appetibile e desiderata dalle migliori teste pensanti in circolazione. Una città godibile anche sotto il profilo dell'offerta culturale». Adesso lo è? «Ci sono segnali positivi». Tipo? «L'idea di portare i ragazzi in jeans all'anteprima della Scala, per esempio. Ne vorrei dieci di iniziative così». Lei si occupa di ricerca. E' un lamento unico. Non ci sono soldi, i migliori scappano. «I mugugni lasciano il tempo che trovano ». Ma ciò non toglie che le difficoltà esistano. «Non sempre legate ai soldi, però». E a che cosa, allora? «>Burocrazia, leggi assurde. La ricerca deve attirare i giovani migliori. Che per venire qui si scontrano con la
burocrazia. Penso all'esperienza dei giovani stranieri di Humanitas, un quarto del totale, che hanno scelto la nostra ricerca e sono frustrati dalle pratiche burocratiche e, per contrasto, penso ad altre realtà come Singapore o l'area fiamminga dove le procedure più snelle permettono di accaparrarsi i ricercatori più capaci senza affogare nelle carte bollate». Una volta, però, bastava alzare la cornetta e si trovava subito chi finanziava o sosteneva un progetto importante. Non è che ai milanesi sia venuto il braccino corto? «Proprio per niente. A Milano resiste lo stereotipo del cuore in mano. E' una città generosa. Qui, non a caso, sono nate le principali charity, come l'Airc». Malasanità, scandali giudiziari: l'opinione pubblica è sconcertata. L'eccellenza sanità resta un vanto di Milano? «Non giudicherei il complesso della sanità milanese sulla base degli scandali. Anzi ben vengano se servono a scoperchiare situazioni malsane. Ma le disavventure giudiziarie non cambiano il mio giudizio sulla qualità del nostro settore». Quando ha scelto di diventare medico? In Inghilterra, dopo il liceo classico. Pensavo che la mia strada fosse la fisica. Poi in quell'estate inglese ho capito la mia vera vocazione. Chi sono i medici di oggi: a dar retta alla tv gente antipatica e scontrosa modello dottor House? «Senza passione non si può fare buona medicina e buona ricerca Ci vuole sempre disponibilità verso i pazienti. Oggi come ieri. Sono fiducioso e fiero dei nostri giovani studenti. Ho solo il rammarico che a questi potenziali talenti vengano date scarse possibilità di provarsi e verificarsi. Carlo Baroni(
da "Repubblica, La"
del 24-05-2009)
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(
da "ItaliaOggi Sette"
del 25-05-2009)
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(
da "Repubblica, La"
del 25-05-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-05-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-05-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il"
del 25-05-2009)
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(
da "Corriere della Sera"
del 25-05-2009)
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(
da "Corriere della Sera"
del 25-05-2009)
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(
da "Corriere della Sera"
del 25-05-2009)
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(
da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 25-05-2009)
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da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 25-05-2009)
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da "Sole 24 Ore, Il
(Del Lunedi)" del 25-05-2009)
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(Del Lunedi)" del 25-05-2009)
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(
da "Stampa, La"
del 25-05-2009)
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da "Manifesto, Il"
del 25-05-2009)
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da "Manifesto, Il"
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da "Stampaweb, La"
del 25-05-2009)
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