HOME

PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

www.mauronovelli.it

[Vai al sito del CENACOLO DEI COGITANTI]

 

 

DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

TORNA ALL’INDICE MENSILE DEL DOSSIER    

ARCHIVIO GEN.  DEL DOSSIER 

TUTTI I DOSSIER

 


 

Report "Burocrazia"  10-17 luglio 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Verifiche sugli appartamenti: il padrone rischia la confisca ( da "Trentino" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sia per maggior pratica della burocrazia italiana, sia per dare una parvenza di rispettabilità. Erano tra l'altro gli unici a poter firmare un contratto valido, almeno dal punto di vista tecnico. In caso contrario, qualora cioè si provasse che i proprietari avevano affittato gli appartamenti a dei clandestini conoscendone la partricolare posizione,

con le pagine gialle la guida alla sanità - marco trabucco ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli ostacoli della burocrazia dipendono prima di tutto da una scarsa informazione». A Torino la Guida pratica, attraverso il canale di Seat PagineGialle Casa sarà distribuita in oltre 386mila copie, altre 9 mila saranno a disposizione nelle Asl, gli studi medici di base e l´Ufficio relazioni con il pubblico della Regione.

Bonus energiaun flop costato60 mila euro ( da "Secolo XIX, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «I costi di organizzazione in molti casi sono più alti dei benefici», sostengono i dirigenti comunali responsabili del progetto, che lamentano anche l'eccessiva burocrazia - Il sistema informatico è poco efficiente e i moduli di compilazione troppo difficili». M. Gra. 10/07/2009

"troppa burocrazia, bisogna istituire il garante per l'infanzia" - luigi spezia ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia, bisogna istituire il garante per l´infanzia" "Non bastano tutori istituzionali, nelle Marche mi affidai anche a famiglie disponibili" LUIGI SPEZIA «Bisogna fare molto di più per i minori in difficoltà. Propongo di realizzare anche due istituti che in altre regioni, come le Marche dalle quali provengo,

"la dura vita di noi nobel tra nobili cause e burocrazia" - cristina nadotti ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La dura vita di noi Nobel tra nobili cause e burocrazia" "Mi piace scherzare con il Dalai lama Gli ho proposto: sposami. E lui mi ha risposto: preferirei una più giovane" "Non facciamo cose coraggiose ma cose giuste e in ogni caso non mi sono mai sentita una persona eccezionale" CRISTINA NADOTTI «Non facciamo cose coraggiose, facciamo semplicemente le cose giuste e,

betty williams "noi nobel tra cause nobili e burocrazia" ( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina 41 - R2 CRISTINA NADOTTI Il personaggio Betty Williams "Noi Nobel tra cause nobili e burocrazia" SEGUE A PAGINA 47

Marco Aime, docente di Antropologia culturale all'università di Genova e scrittore, ha pub... ( da "Unita, L'" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: altrimenti è pura contabilità o burocrazia. L'appiattimento su un livello retorico becero o comunque arido e povero è uno dei segnali della mancanza di vero pensiero. Il groviglio dei tatticismi e delle speculazioni minime è invece segno di autoreferenzialità, che esclude la gente dalla partecipazione».

E' CONSUETUDINE che al momento di affrontare prelievi di sangue o pratiche in uffici pubblic... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Capisco che una certa riservatezza possa essere utile, ma questi eccessi mi fanno sentire un agente segreto. Oltre ad aumentare la burocrazia, essere considerati un numero per le persone oneste che nulla hanno da nascondere è come dover coprire qualche mancanza o vergognarsi del proprio cognome. Vittorio Boari

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: immagine di una amministrazione bloccata dalla burocrazia». «Fa impressione aggiunge Galletti sentire certi assessori che si prendono cinque anni per un'operazione di questo tipo. Occorre fare tutto in tempi rapidi». Tanto più che «i graffiti osserva il deputato sono un problema, ma non sono certo il problema più importante che hanno oggi i bolognesi».

Licenziata l'ispettrice di Madoff ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dove verrà sfoltita la burocrazia e sarà aumentato il numero di funzionari impegnato in prima linea nel perseguire truffe e irregolarità. E le svolte non sono finite: presto dovrebbe essere annunciata la nascita di nuove squadre, forse cinque, specializzate nelle inchieste sugli strumenti finanziari e i mercati più complessi,

Alerion all'offensiva nelle energie verdi ( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ma sollecita anche una riflessione su regole e burocrazia. A farlo è il vicepresidente Giuseppe Garofano: «I passaggi amministrativi e burocratici sono troppi - ammette - per cui risulta difficilmente perseguibile un approccio industriale di lungo termine ». Un appello subito raccolto dal viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, intervenuto all'inaugurazione con l'

soldi al distretto, basta cemento ( da "Tirreno, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Con una politica di forte contemimento delle spese storiche del Comune: tagli alla burocrazia, tagli alle risorse delle società partecipate, ai consigli di amministrazione. Sicurezza. Capitolo che parte decisamente aggressivo ma che finisce con una constatazione: che Prato «è naturale pensare che abbia un futuro multietnico».

chi ha perso tutto chiede risposte ( da "Tirreno, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ha perso casa e magari anche i familiari oggi si ritrova travolto non più dal fuoco e dalle macerie, ma dalla burocrazia. Tante le domande alle quali nessuno ha ancora risposto: «Dobbiamo fare denuncia alla polizia? Dobbiamo cercare i legali ciascuno per conto proprio? Dov'è la modulistica da riempire per chiedere i risarcimenti dei danni? Il Comune si costituirà parte civile?

Regina: "Vincoli al Prg? Così si torna indietro" ( da "Tempo, Il" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e innovazione; centro storico e centralità metropolitane. In altri contesti, anche di grandi realtà urbane internazionali, questi dilemmi sarebbero stati risolti a vantaggio dell'uno o dell'altro termine: città d'arte, vissuta come uno dei più stupefacenti musei del mondo, oppure città mercato del proprio patrimonio che consuma irrimediabilmente la propria memoria.

Raffadali, aula sempre più naccio ( da "Sicilia, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: gli scontri con la burocrazia comunale, un guasto ai microfoni ed in ultimo la discussione sulla proposta di mozione di sfiducia al sindaco Domenico Russello. Comunque anche se lentamente e con fasi alterne il Prg è stato spulciato in ogni sua parte, sono state fatte osservazioni e chiesti chiarimenti, sia tecnici che politici.

( da "Sicilia, La" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il personale della segreteria, si prodiga per dare dei consigli: "Vada in un centro commerciale, si compri un frigorifero nuovo e lasci lì il rottame". La soluzione sembra buona. Però non ci serve un frigorifero nuovo». Spadaro torna sulla questione Ccr: «Troppa burocrazia ingessa la macchina amministrativa». Roberto Rubino

No global all'Aquila, no incidenti "Siamo tutti dei terremotati">( da "Repubblica.it" del 10-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è tanta burocrazia che sembra ti facciano l'elemosina". Tant'è, i ragazzi del corteo ci provano inutilmente, a coinvolgere gli sfollati: li chiamano coi loro canti, ma sono parole al vento. Più oltre, il corteo passa davanti alle nuove piattaforme antisismiche di una delle cittadelle progettate per ospitare gli sfollati.

Da clandestino albanese a star della danza ( da "Trentino" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quanta burocrazia e quanta politica vi allignano; vi si rispettano più le regole della Comunità Europea che il compito di scoprire talenti. Ma l'arte è visibile, non è un passaporto, e davanti a lei non si può ragionare per compartimenti stagni, con una mentalità ottusa.

Il Veneto apre al nucleare ( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La polemica. Attacca la burocrazia come freno allo sviluppo il presidente della Provincia di Treviso: «Il governo deve produrre norme, come già la legge obiettivo, che permettano di infrastrutturare superando la burocrazia» ha detto Muraro.

Cinzia e le pecore che vengono dal passato ( da "Unita, L'" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: le ostilità del mercato, i vincoli della burocrazia, l'indifferenza della politica... «Qual è la cosa più brutta di questo lavoro?» Si fa seria e risponde senza esitazione: «La macellazione. Dopo che li hai coccolati per tre mesi e ti hanno riempito del loro affetto, è terribile avviarli al mattatoio».

il popolo della notte "troppa burocrazia feste al mare vietate" ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Pagina I - Palermo ISABELLA NAPOLI A PAGINA X L´estate Il popolo della notte "Troppa burocrazia feste al mare vietate" SEGUE A PAGINA

permessi e bolli per le feste a mare rivolta di gestori e organizzatori - isabella napoli giusi spica ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia, le istituzioni ci aiutino" Cilano: "Prefettura Comune e categorie possono riunirsi per snellire le procedure" ISABELLA NAPOLI GIUSI SPICA PARTY in spiaggia? A Mondello è meglio abbandonare l´idea, perché si scontra contro le lamentele dei residenti, i permessi di sicurezza e le autorizzazioni della Siae.

sale il palalido, terzo anello sugli spalti - oriana liso ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: solo i tempi tecnici della burocrazia. La formalizzazione dell´aumento di capitale verrà però fatta l´anno prossimo, quando sarà stipulato anche il nuovo contratto di servizio con il Comune. Assenti ieri in commissione i vertici di Milanosport ma, spiega Rizzi, solo perché «volevo prima presentare alla commissione il piano che porterò all´assemblea della società lunedì»

il bologna va a lavorare - dario giordo ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per minime burocrazie, i loro contratti vanno depositati. Saliranno comunque sul pullman che stamane intorno alle dieci lascerà il centro tecnico, e quella piccola di tifosi che si possono presumere non plaudenti. Poi, Papadopulo cerca altri quattro pezzi: sperava di ritrovarsi a Sestola con l´80% del gruppo da plasmare,

ganazzoli l'idealista intruso dell'antimafia - amelia crisantino ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: contiguità tra settori della burocrazia e ambienti mafiosi», la «diffusa illegalità che talvolta pervade l´esercizio dei pubblici poteri» e la certezza del diritto come unica vera azione antimafia praticabile dalle istituzioni. Ma, col suo parlare di questione morale e di eticità nelle scelte politiche, Ganazzoli non raccoglie molte simpatie: alle successive regionali è candidato,

la gm è già fuori dal fallimento - arturo zampaglione ( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lo snellimento della burocrazia interna dovrebbe rendere più veloci i processi decisionali e alcuni modelli avveniristici stanno per essere lanciati. E la speranza di Henderson e della Casa Bianca è che entro il 2010 la nuova società possa ritornare in Borsa in modo da risarcire i contribuenti americani.

Modello Teramo per l'Abruzzo ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppo spesso la burocrazia frena questi progetti di sviluppo – spiega l'avvocato Gianluca Santilli, dello studio legale Ls Lexjus Sinacta che sta seguendo il progetto –. Stiamo realizzando una cabina di regia, una società al 100% pubblica, a cui il Comune possa delegare le funzioni di progettazione degli interventi con i privati senza il peso dei tradizionali passaggi »

Più profitti ai proprietari con la guerra fra gestori ( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Valdameri è la burocrazia: «Progetti pensati 20 anni fa, autorizzati dieci anni fa, avviati cinque anni fa arrivano sul mercato con un gap incolmabile. Altri problemi sono quelli dell'impossibilità nel nostro paese di lanciare sul mercato i low cost hotel; la scarsa utilità delle statistiche, con dati Istat troppo vecchi e molte società che comunicano dati molto diversi tra loro;

legambiente chiede di sveltire la burocrazia ( da "Tirreno, Il" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: di sveltire la burocrazia GROSSETO. In Maremma le buone pratiche in materia di efficienza energetica stanno prendendo piede con progetti di diverse dimensioni come quello per Ol.Ma di Braccagni, segno, dice Angelo Gentili di Legambiente, «che si comprende l'esigenza di coniugare la tutela della natura con l'investimento sulle fonti rinnovabili come le biomasse e il fotovoltaico»

Anche le chiacchiere sono andate in ferie ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: O l'eccesso di burocrazia, i costi elevati e l'elefantiaca organizzazione di quasi tutte le istituzioni. Soprattutto il ritardo nel darsi una politica estera. In particolare, dell'Europa e dell'idea che l'ha fatta nascere si dovrebbe misurare l'effettivo coinvolgimento dei cittadini.

Il sindaco Angius: non mi ricandido ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ora fermo fra le maglie impietose della burocrazia, alle strade ecologiche che conducono a Piscinas ed a Portu Maga, all'acqua potabile sulla Costa Verde, all'Incubatore d'impresa, al canile, al caseificio, alla Casa della salute, allal viabilità, all'avvio dell'iter per dotare il paese di un Piano urbanistico.

"Subito una moratoria per i debiti agricoli" ( da "Stampa, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: internazionalizzazione diventa una strada quasi obbligata visto che i consumi interni, complice la difficile congiuntura, rimarranno probabilmente stabili se non fletteranno ancora. E poi resta sempre da risolvere una cronica criticità: «Sul nostro settore pesa anche troppo la burocrazia, centodieci giornate lavorative l'anno, tempi che collocano l'impresa lontano dal mercato».

Edilizia privata, un sondaggio per migliorare ( da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per semplificare la burocrazia, Tursi ha messo in piedi una task force. «Un passo importante è stato stabilire un responsabile per ogni zona - continua Parodi - Prima capitava spesso di trovarsi nella condizione di sapere chi fosse il referente in determinati quartieri».

comune, tutti i progetti fermi al palo - alessia gallione oriana liso ( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia o inefficienza rinviate a data da destinarsi le soluzioni ad alcuni problemi strutturali della città Comune, tutti i progetti fermi al palo Traffico, cantieri, crisi, immigrati: le promesse mancate della Moratti ALESSIA GALLIONE ORIANA LISO alessia gallioneoriana liso «Bisogna trovare soluzione ai problemi».

artigiani a rischio collasso ( da "Tirreno, Il" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia che rallenta tutti i passaggi Artigiani a rischio collasso Le associazioni: così siamo nelle mani delle banche PISA. Secondo Andrea Zavanella, presidente della Cna di Pisa, non sono soltanto le norme del Patto di stabilità a dilatare oltre misura i ritardi dei pagamenti, ci sono anche molti problemi burocratici da superare prima di riuscire a perfezionare le pratiche di

Avvilimento e rabbia nei frutteti ( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sospendere il pagamento delle tessere sindacali se non ci saranno risposte positive su alcune questioni, come il rifinanziamento del fondo per le calamità, un vero e concreto taglio netto alla burocrazia e interventi per contenere i costi di produzione e un impegno serio contro la speculazione della grande distribuzione organizzata». Daniele Filippi Image: 20090712/foto/9297.jpg

IL DISAGIO che emana dalla Sua lettera e dai passi che, per le note questi... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la vecchia storia della burocrazia, quella cosa' che lo scrittore Honoré de Balzac (1799-1850) definiva un gigantesco meccanismo azionato da pigmei'. In situazioni come quella che Lei descrive siamo, insomma, alle dipendenze della maggiore o minore altezza intendo capacità di correttezza, di rispetto per il cliente di chi abbiamo di fronte.

OGGI CALA IL SIPARIO SU SANTARCANGELO ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: edizione 2010 del festival) ed Ermanna Montanari di Teatro delle Albe (a cui è affidata la direzione 2011), che «una volta identificato il luogo dove sorgerà il teatro, il progetto venga affidato non a persone che non conoscono il teatro perché non lo praticano. Non risolviamo questa cosa con la burocrazia». Image: 20090712/foto/1903.jpg

Concerti, box, immigrati e cantieri ( da "Corriere della Sera" del 12-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per la burocrazia, in questo palazzo di via Conservatorio, ci si entra «per ricorrere contro atti amministrativi che ledono interessi di privati cittadini o aziende». Un tribunale di primo grado che si occupa esclusivamente di atti amministrativi. Nella pratica, all'interno di 19 mila faldoni ancora giacenti (nel 2002 erano 38 mi-

"Il bus della luce una speranza per tanti malati" ( da "Stampa, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: abbattendo steccati e i muri invalicabili della burocrazia. Il risultato, a Novara, è sotto gli occhi di tutti: centro per la prevenzione e la cura della cecità, una rete di medici a disposizione, campagne nelle scuole. Un'attività infaticabile, tanto da portarlo a diventare presidente provinciale e regionale dell'Unione Italiana Ciechi.

GIANNI GROSS: SIAMO PRONTI . Sono seduto sul bordo della piscina e vedo l'acqua ... ( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: C'è troppa burocrazia, tutto tempo perso. L'Italnuoto starà all'Acquacetosa, gli altri nelle strutture alberghiere con enormi recettività. Gli atleti che brilleranno? Aspettiamo il rientro di Michael Phelps dopo le Olimpiadi. Non credo però che sarà così trionfale come a Pechino.

Sì, ma soltanto a Ponente ( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: speriamo di riuscirci, dobbiamo fare i conti con la burocrazia», spiega la titolare dello stabilimento che ha clienti da tutta Italia e anche dall'estero: «Un po' di pubblicità, ma soprattutto il passaparola»è stata la ricetta per una scommessa vinta, e naturalmente la bellezza del paesaggio ha giocato il suo ruolo.

Dove sbagliano le care sorelle ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: associazioni create per sfuggire alle restrizioni che la burocrazia vaticana cerca di imporre. Come esempio abbastanza comune della nuova suora emersa dalle rovine del Concilio Vaticano II qui citeremo il caso di Anne E. Carr (morta recentemente), che per poter scrivere quel che voleva senza preoccuparsi dell'imprimatur insegnava teologia nella Divinity school della University of Chicago:

Ricercatori sans papiers ( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Stanca di battaglie con la burocrazia, Ilaria Capua se n'è andata ad Atlanta a «orientare le politiche riguardanti la sorveglianze e la prevenzione delle zoonosi» dei Centers for Disease Control (Cdc), massimo ente mondiale della sua categoria che deve investire di corsa una bella fetta di stimolo fiscale.

Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esponendosi a controlli con un aggravio di burocrazia e quindi di costi che non fa piacere a nessuno», sostiene Giuseppe Vivace, segretario della Cna Lombardia. Nel Veneto sembra di vivere in un mondo diverso. Sia per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti degli studi di settore sia per quanto riguarda la crisi.

Un giardino ai bambini ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ai bambini di ANDREA SENESI Il parco giochi di via Benedetto Marcello è pronto da un mese ma rimane chiuso. Il motivo? Manca il collaudo. «Un caso di cattiva burocrazia», attacca Carlo Montalbetti, che ha presentato un'interrogazione in Consiglio. «Entro la fine del mese apriremo il parco», assicura l'assessore Simini. A PAGINA

14mila ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 13/07/2009 - pag: 3 14mila Le badanti che a Milano da un anno e mezzo hanno diritto alla regolarizzazione nell'ambito del decreto flussi ma che non l'hanno ancora ottenuta a causa dei ritardi e delle lungaggini della burocrazia

Giardino vietato ai bimbi. ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il classico esempio di cattiva burocrazia», attacca il consigliere della Lista Ferrante, Carlo Montalbetti, che sulla vicenda ha pronta tanto di interrogazione a sindaco e giunta. «Il Comune deve trovare almeno una soluzione intermedia, in attesa che s'installino i pali. Anche perché un parco giochi, per definizione, serve d'estate e non nei mesi freddi.

Troppe sanatorie e nessuna politica ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non c'è burocrazia in grado di competere con la velocità con cui alloca le sue risorse. Difficoltà da noi aggravate da due difetti nazionali. L'uso improprio e prolungato dell'immigrazione per regolare i conti non solo tra ma addirittura all'interno degli schieramenti politici.

Giusta intuizione rovinata dalla burocrazia ( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: intuizione rovinata dalla burocrazia Si sono moltiplicati i compiti, addetti e quindi anche le spese. Un peso eccessivo per le piccole di Franco Morganti esperto in economia delle comunicazioni Q uando l'8 giugno 2001 fu approvato il decreto legislativo n. 231 tutti applaudirono al fatto che anche l'Italia avesse una legislazione etica e anti-corruzione come gli Usa e altri Paesi,

Usa-Italia, un legame sempre più intenso ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra modello ultraliberista e deregulatorio americano e burocrazia assistenzialista europea. Oggi le priorità e i parametri di riferimento sono altre: gli Stati Uniti guardano all'Europa e all'Italia nella consapevolezza che il Vecchio Continente può svolgere un ruolo fondamentale di promozione dello sviluppo sostenibile e di stabilizzazione regionale.

Riforme virtuali ( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è chi dice che sia colpa della burocrazia ministeriale che mette i bastoni tra le ruote ai ministri impedendo loro di fare ciò che vorrebbero e nel modo che vorrebbero. Può darsi ma è poco credibile: con un appoggio così solido in Parlamento il governo potrebbe mettere in riga qualsiasi burocrazia adottando misure appropriate per questo scopo.

Lotta di un emigrato per riavere la carriola sotto sequestro giudiziario ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Vittima di un furto e della burocrazia. Protagonista un emigrato, Giovanni Salaris, di 62 anni. Due anni fa i ladri avevano tentato di rubargli dalla casa una carriola e due maialetti pronti per essere cucinati. Sorpresi dai carabinieri erano scappati. La refurtiva era stata posta sotto sequestro: maialetti nel freezer e la carriola nel cortile della caserma.

Reggio. La presidente Masini ha incontrato i sindaci ( da "Sestopotere.com" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La presidente Masini ha infine parlato "della necessità di una burocrazia più snella, obiettivo che passa anche per la razionalizzazione degli organi esecutivi e degli apparati tecnici. E' quanto ci chiedono i cittadini e noi abbiamo il dovere di dare risposte concrete, pena la disaffezione della gente alla cosa pubblica, alle istituzioni e alla politica".

Rosolini, accordo con ZarbanoNoto, le mani su diverse punte ( da "Sicilia, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: per questioni di mera burocrazia, la società non ha ancora ottenuto la gestione dello stadio. Questo ritardo è un grave handicap per la programmazione della prossima stagione e quindi un freno per il proseguimento di quel progetto che intende mantenere il nome di Bagheria tra le grandi del calcio siciliano.

Milano, debutta la Cinecittà padana Castelli rilancia: "Stop al romanesco" ( da "Stampaweb, La" del 13-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Siamo riusciti a superare tutte le difficoltà di burocrazia. Bisogna crederci. Per realizzare le cose bisogna, come dice la Lega, averlo duro». Il leader del Carroccio ha ringraziato il ministro Tremonti, che ha definito: «Un vero federalista», e il lavoro per ottenere il risultato svolto dagli amministratori locali: Roberto Formigoni, Letizia Moratti e l?

Berutti: parcheggi multipiano e il casello bis i primi obiettivi ( da "Stampa, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: con la riduzione della burocrazia e delle code presso gli uffici comunali e con l'introduzione dell'advisor comunale con lo scopo di consigliare e accompagnare le nuove iniziative produttive, artigianali e professionali». Oltre a questi, tanti altri progetti confluiranno nelle linee programmatiche di mandato, cui sarà dedicato un apposito Consiglio comunale.

Il Pd: Grillo non si può candidare. Lui: vado avanti ( da "Corriere.it" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e poi con quelle della burocrazia: in serata infatti il Pd sardo, come aveva lasciato intendere già Maurizio Migliavacca, responsabile dell'organizzazione del Partito democratico, ha respinto la richiesta di iscrizione presentata dal genovese. «Lo Statuto e il regolamento impediscono l'iscrizione di Beppe Grillo al circolo del Pd di Arzachena:

Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano ( da "Corriere.it" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esponendosi a controlli con un aggravio di burocrazia e quindi di costi che non fa piacere a nessuno», sostiene Giuseppe Vivace, segretario della Cna Lombardia. Nel Veneto sembra di vivere in un mondo diverso. Sia per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti degli studi di settore sia per quanto riguarda la crisi.

A Venezia la regia mondiale ( da "Tribuna di Treviso, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: importante sarà non fermarsi sulla burocrazia e puntare alle soluzioni per salvaguardare il clima perché, se è vero che oggi le tecnologie per ridurre le emissioni ci sono, non tutti i paesi ne hanno accesso». Il dibattito in tema di gas serra, è ancora materia di accese discussioni: «Il programma dell'Ipcc dovrà aiutarci, a Copenhagen,

Oltrebormida, via Nucerae il grattacielo non si farà ( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia, viste le difficoltà autorizzative per le modifiche urbanistiche, è stata la molla per cui Quarto ha contattato Nucera: "Voglio uscire". E invece alla fine è stata la "Geo" a lasciare. "Abbiamo preferito così- conferma Andrea Nucera ieri pomeriggio al telefono- Cairo d'altronde è la piazza del nostro ex socio Quarto,

extracomunitari, via libera ai ricongiungimenti - massimo calandri ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, ambasciate e consolati avevano bloccato gli espatri" L´ultima normativa è più restrittiva, ma i diritti di molti nel frattempo erano stati negati MASSIMO CALANDRI LE ordinanze sottoscritte la scorsa settimana da Francesco Mazza Galanti restituiscono giustizia a due famiglie straniere, ma soprattutto rappresentano un precedente fondamentale in materia di ricongiungimento

"emozionati, ma non è il primo giorno di scuola" ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma non è il primo giorno di scuola" L´udc Bonetti: "Nessun problema per la burocrazia, ma per il peso della storia dell´aula" Ci tengono a sottolineare che «non è mica il primo giorno di scuola», ma l´emozione si vede. Qualcuno ha già dimestichezza con i giornalisti, altri cercano le parole giuste alzando gli occhi in aria.

bush addio, torna la "cia buona" la missione impossibile di obama - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi ( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia spionistica che già dovette subire il crollo di motivazione e di reclutamento dopo la fine della Guerra Fredda. Quello di una "Cia pulita" che sostituisca la "Cia sporca" è un sogno, un mito ricorrente e alimentato dalla saggistica e dalla fiction che alternativamente descrivono l´agenzia come un colosso sinistro e onnipotente oppure come un ministero di inetti burocrati

Bush addio, torna la "Cia buona" la missione impossibile di Obama ( da "Repubblica.it" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia spionistica che già dovette subire il crollo di motivazione e di reclutamento dopo la fine della Guerra Fredda. Quello di una "Cia pulita" che sostituisca la "Cia sporca" è un sogno, un mito ricorrente e alimentato dalla saggistica e dalla fiction che alternativamente descrivono l'agenzia come un colosso sinistro e onnipotente oppure come un ministero di inetti burocrati

Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio balena gialla ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: destinato a diventare il primo premier espresso dal (nuovo) Partito Democratico, parla già da premier in pectore. «Siamo alla vigilia di un cambiamento storico. Dopo essere passati dall'era dei samurai a quella della burocrazia, stiamo per realizzare quella della partecipazione pubblica alla gestione dello stato. Non più sudditi, ma cittadini».

Grillo si iscrive ma il Pd non lo accetta ( da "Corriere della Sera" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Neanche il tempo di archiviare la burocrazia spicciola che arriva il niet territoriale: documenti alla mano, il segretario del coordinamento di Olbia-Tempio, Salvatore Masia, fa sapere di non poter rilasciare la tessera «in quanto il richiedente non risiede in Gallura» e che «invieremo la richiesta al circolo del Pd del comune di residenza di Beppe Grillo»

Marmo, la crisi non fa paura ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Tengono le vendite nonostante la burocrazia --> Tengono le vendite nonostante la burocrazia Il comparto del marmo e del granito regge l'urto della crisi. Ma Confindustria va all'attacco: «Burocrazia ancora soffocante». L'industria del lapideo non teme crisi. Le aziende sarde del marmo e del granito, in questi mesi, sono riuscite a limitare i danni provocati dalla recessione.

Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio ( da "Manifesto, Il" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: destinato a diventare il primo premier espresso dal (nuovo) Partito Democratico, parla già da premier in pectore. «Siamo alla vigilia di un cambiamento storico. Dopo essere passati dall'era dei samurai a quella della burocrazia, stiamo per realizzare quella della partecipazione pubblica alla gestione dello stato. Non più sudditi, ma cittadini».

Alessi, il padre della Regione ( da "Sicilia, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: bisognava crearne le strutture e le basi di una burocrazia moderna diversa da quella elefantiaca dello Stato. E chi poteva gestite i primi passi della sua creatura se non Giuseppe Alessi? Eletto deputato regionale in occasione delle prime elezioni dell'Ars, 20 aprile 1947, rischiò di non potere reggere il passeggino della sua creatura.

Provincia, nasce l'assessorato alla Lealtà ( da "Sicilia, La" del 14-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Amministrazione e sulla base della nuova organizzazione della burocrazia dell'ente». In base alla nuova attribuzione la nuova organizzazione dell'esecutivo provinciale é la seguente: Carmelo Pace si occuperà di Turismo e marketing territoriale; Mariano Ragusa di attività economiche, tutela del consumatore e politiche del lavoro (delega che comprende anche la formazione professionale)

Ritardi nei restauri e troppa burocrazia ( da "Stampa, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: restauri e troppa burocrazia Povero Bolshoi, la sua odissea sembra non finire mai, tra infiniti ritardi nei restauri e ora le improvvise dimissioni del prestigioso direttore Aleksandr Vedernikov, 45 anni, di cui otto alla guida del più prestigioso teatro russo: dimissioni annunciate la sera del debutto alla Scala perché «il teatro antepone gli interessi burocratici a quelli artistici.

E c'è anche il caso del maxi capannone ( da "Stampa, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se c'è un vero abuso è quello della burocrazia». Guardando a Ponente, la situazione appare più rosea: Conti ha preannunciato l'imminente riapertura del Molo lungo dopo i lavori di ristrutturazione che l'hanno reso off limits e accentuato i problemi legati alla viabilità nella zona.

moratti e red ronnie, show per i ragazzi - franco vanni ( da "Repubblica, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Si risparmia sulla burocrazia» è la risposta. E dopo il pomeriggio con i giovani della periferia Est, la Moratti precisa: «Da sempre sono in mezzo alla gente, ma senza telecamere. Ora mi vedrete più spesso». Red Ronnie, con la cinepresa in mano, sorride. A realizzare le promesse fatte ieri dal sindaco sarà l´assessore alle Aree cittadine,

l'alba dell'autonomia "difenderemo la sicilia" - giuseppe alessi ( da "Repubblica, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ingiustificato stato psicologico di allarme serpeggia in alcuni settori della burocrazia isolana, incerta persino della sua legittimità e della sua continuità funzionale, per quella parte delle norme di statuto che prevedono la modificazione e la soppressione di uffici e di attività amministrative. Tale situazione importa, come primo dovere, l´assicurazione a tutti i funzionari e impiegati e,

Per riavere la targa perduta, tre file 130 euro e 15 giorni d'attesa ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nell'attesa di avere le nuove targhe, acquisterò una catenella per bloccarle definitivamente. ANTONIO CUBONI - ASSEMINI Un tempo si diceva: una risata vi seppellirà. Forse il senso dell'umorismo non ci salverà dalla burocrazia. Di certo, aiuta a sopravviverle. (d. p.)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: contano solo i numeri e la burocrazia, il cuore, la passione, la storia e gli sforzi che ho fatto per riportare in alto la pallavolo a BasketCity no. Avevamo superato l'esame lo scorso anno e ci mettono i bastoni tra le ruote proprio ora che avevamo allestito una buona squadra e stavamo rilanciando la nostra immagine: è un colpo durissimo».

ALTRO che talent show in tv! Potrebbe la generazione dei precari guardare al futu... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: il regime fiscale che regge il vecchio pesante edificio della burocrazia è una barriera insormontabile per quanti volessero intraprendere iniziative innovative. Incubazione e lancio di queste iniziative esigono incentivi fiscali. Nel quarto teatro, università, centri e laboratori di ricerca appaiono uccelli che si disputano la farfalla dei fondi pubblici.

Il Pd del Sol Levante ora crede nella vittoria ( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La lotta alla burocrazia sclerotizzata e la riforma delle pensioni, nell'ottica di garantire ai cittadini un welfare più solido. L'attenzione alle fasce più deboli della società: donne, madri, bambini e malati. Programmi speciali per rendere la sanità pubblica competitiva e accessibile per tutti.

Dolce morte con giallo per i Downes ( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: britannici hanno scelto di bypassare la burocrazia di Sua Maestà e morire in Svizzera, assistiti e coscienziosi della propria scelta. In un primo tempo si era diffusa la notizia che Lady Downes avesse scelto di seguire la volontà del marito pur non avendo seri problemi di salute, quindi unicamente per un estrema prova d'amore per l'uomo che le era stato accanto per oltre mezzo secolo:

Sicurezza e formazione, impegno degli imprenditori ( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: difficile momento e ha rivolto un appello ai rappresentanti delle Istituzioni locali affinché avviino iniziative di sostegno al credito, di riavvio dei lavori pubblici, indicano appalti a misura di piccola impresa, rispettino i tempi di pagamento, emanino il piano casa e riducano la burocrazia: attuando, così, politiche positive per creare un clima favorevole alle piccole imprese.

Piccole grandi imprese ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il problema delle piccole imprese non è solo l'asfissia creditizia: da sempre soffre una burocrazia che non ha eguali nel mondo, la mancanza di una tutela seriae convincente e non ha strumenti di pressione. Enzo Nacesarini e-mail S o tto l'effetto della crisi, il panorama produttivo e imprenditoriale è certamente destinato a modificarsi radicalmente.

Il nuoto vale 300 milioni ( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è legato alla burocrazia: «Se si ritiene che l'impiantistica sia importante per il paese allora servono strumenti adeguati che oggi non ci sono. A maggior ragione in presenza di eventi importanti » . Insomma se è ancora difficile calcolare il ritorno per la città (a Melbourne fu di circa 60 milioni di euro in 4 anni),

LO STRAPPO DI CIVILTÀ ( da "Manifesto, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra le pieghe della burocrazia. Alimenterà la paura in chi dalla paura, nelle proprie terre, aveva tentato di fuggire. Ma non produrrà certo né più «sicurezza», né più ordine. Anzi. Può darsi che per qualche tempo influenzi la geografia dei flussi, scoraggiando almeno in parte le rotte verso l'Italia, spostandone tuttavia le derive lungo altre direttrici,

La logistica frena lo shipping ( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: del sistema marittimo è il pesante carico della burocrazia. Basti pensare che, nel caso di presa in consegna di una nuova nave costruita in un cantiere estero, le lentezze burocratiche costano all'armatore italiano più di 100.000 euro a unità. E i punti di forza del settore? Quello armatoriale è un comparto sano, con prospettive positive e sempre più strategico per la ripresa dell'

Pressing delle categorie: Ridurre la burocrazia ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ridurre la burocrazia» Ridurre il peso della burocrazia sul le imprese e ac-celerare l'applicazione di normative di settore, come quelle per le politiche industriale o per la rivitalizzazione turistica dei centri storici. Sono queste alcune delle richieste che le principali associazioni di categoria regionali umbre avanzano alla giunta regionale,

Meno burocrazia per la ripresa ( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Meno burocrazia per la ripresa» Confindustria e Confcommercio: accelerare le norme su industria e turismo PERUGIA Beatrice Vergari Accelerare il processo di snellimento della burocrazia e attenzione agli effetti della crisi economica sono le principali richieste che le associazioni di categoria umbre rivolgono all'esecutivo regionale.

Una razionalizzazione è necessaria ( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Fra queste Finpiemonte, del cui esecutivo ho fatto parte, che comunque sta vivendo non a caso un suo momento di riorganizzazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA TROPPA BUROCRAZIA «Il cittadino non può interpellare dodici interlocutori diversi per avere una risposta» In Parlamento. Osvaldo Napoli è deputato del Pdl

Strasburgo guarda all'Est Eletto il polacco Buzek ( da "Corriere della Sera" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dei banchieri e della burocrazia del superstato europeo». Buzek ha indicato come priorità il controllo dei mercati finanziari per evitare nuove crisi e l'impegno contro i cambiamenti climatici. Il premier Silvio Berlusconi aveva cercato di opporre a Buzek il vicepresidente uscente dell'Europarlamento, Mario Mauro del Pdl.

Una leggina di 32 pagine per un pittosporo ( da "Corriere della Sera" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Anche il pittosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli. Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica.

tra nozze e burocrazia: l'espulsione impossibile ( da "Tirreno, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Cecina Tra nozze e burocrazia: l'espulsione impossibile LUCCA. La mancata traduzione degli atti del processo nella sua lingua la salva dall'espulsione e le fa coronare il suo sogno d'amore. Così una giovane moldava partecipa al processo subito dopo il matrimonio in Comune con un italiano e ottiene il permesso di soggiorno.

Comune, Puc al rush finale ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ancora problemi dando la colpa a mancanza di personale e burocrazia: scuse patetiche per un'amministrazione inconcludente», dice il gruppo civico che denuncia il rischio di una nuova incompiuta. Dopo 18 mesi di attesa, un'ordinanza autorizza la sistemazione dei tavolini all'aperto. Soddisfatta la Confesercenti con Tonino Mura: «Se bastava un'ordinanza perché si è perso tanto tempo?

Buone ragioni per chiamare "tutti dentro il Pd", tranne Grillo ( da "Foglio, Il" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Intanto Grillo risponde burocraticamente al niet della burocrazia democratica: “Non mi vogliono tesserare in Sardegna? Allora farò richiesta in Liguria”. Leggi Marino vuole tutti nel Pd, da Grillo a Binetti Leggi il manifesto di Ignazio Marino © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Salvatore Merlo

Muti, ritorno a Sarajevo: la pace si vince suonando ( da "Unita, L'" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In una burocrazia con 14 livelli istituzionali i veti incrociati hanno impedito alla commissione per la riconciliazione di funzionare, spiega Jovan Divjak, il vicecomandante serbo della storica difesa di Sarajevo. Nel frattempo sono rinate orgogliose chiese, moschee, alberghi e supermarket, ma al centro della città torreggia come un dente marcio,

Ai giornalisti al seguito di Riccardo Muti nel suo Viaggio dell'amicizia , che lo ve... ( da "Unita, L'" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: In una burocrazia con 14 livelli istituzionali i veti incrociati hanno impedito alla commissione per la riconciliazione di funzionare, spiega Jovan Divjak, il vicecomandante serbo della storica difesa di Sarajevo. Nel frattempo sono rinate orgogliose chiese, moschee, alberghi e supermarket, ma al centro della città torreggia come un dente marcio,

Messina, una leggina di 32 pagine per salvare un albero del Giappone ( da "Corriere.it" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli. Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica.

( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Anzitutto credo che se Confindutria intravede nel rapporto difficile tra la burocrazia e le imprese la causa delle difficoltà che si frappongono ai nuovi investimenti, il suo responsabile debba dire quali sono i burocrati e i comuni in cui queste difficoltà si riscontrano, perché non tutta la burocrazia é implicata in atteggiamenti di ritardo o di omissione di atti d'ufficio.

Progressioni verticali e precariatoi comunali in stato di agitazione ( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia ha funzionato. Adesso ci metteremo a passo coi debiti che riguardano i fornitori. Coi fondi comunali abbiamo già pagato circa 100.000 euro e rimangono da pagare altri 150.000. Con questi fondi assicureremo la buona amministrazione sino a fine anno, e garantendo gli stipendi che incidono per circa 300.

Conferenza dei capigruppoprimo atto di Arcidiacono ( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dopo un incontro con il sindaco Filippo Di Matteo ed i vertici della burocrazia comunale fra i quali il segretario generale Ettore Sunseri, si è insediato nel suo ufficio di presidenza. «L'incarico che mi accingo a rivestire ? ha detto Arcidiacono ? con la giusta coscienza ed imparzialità che lo stesso merita e pretende.

Dissequestrati cinque cancelliche danno il passaggio a mare naccio ( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Una buona notizia per i consumatori - spiegano - perché spesso la burocrazia non è sinonimo di qualità, anzi, diventa una buona ragione per allungare la filiera e far pagare un prezzo più salato ai consumatori. Del resto, vi sono mele bellissime che sanno di niente, contro altre molto brutte e assai meno costose, ma che hanno un sapore incomparabile.

Auto sostitutiva e niente burocrazia ( da "Stampa, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE Auto sostitutiva e niente burocrazia In effetti le nuova legislazione del mondo assicurativo, relativamente ai sinistri stradali, ha aumentato la tutela del consumatore. Ma come spesso capita, i diritti vanno perseguiti e difesi. Ad esempio, l'automobilista conosce quali sono i suoi diritti in caso fosse coinvolto in un sinistro stradale?

L'Aquila, la burocrazia ferma la ricostruzione ( da "Stampa, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: LA REGIONE NON HA UN PREZZARIO CHE CONSENTA DI STILARE UNA PERIZIA L'Aquila, la burocrazia ferma la ricostruzione

Avrò fatto novantanove cose buone e mi hanno punito al primo problema . E' gran... ( da "Leggo" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Entro la settimana sarà a colloquio con il Giudice di lega, ma Penazzi è pronto anche a presentarsi al Caf di Roma. «Contano solo i numeri e la burocrazie, il cuore, la passione, la storia e gli sforzi che ho fatto per riportare in alto la pallavolo a Basket City no».

regione, corsa per 286 poltrone - emanuele lauria ( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: muovendosi nella burocrazia e nel sottogoverno regionale, come dimostrato dalle polemiche sollevate dall´Udc all´Ars sulla nomina a commissario all´ospedale Umberto I di Enna di Francesco Iudica, cognato di Lombardo e già manager dell´Ausl ennese. In ogni caso, Francesca Chinnici probabilmente non resterà al suo posto,

puglia, fondi europei bloccati rischia il call center di taranto - mario diliberto ( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Fondi europei si impantanano nella burocrazia e i dipendenti del grande call center di Taranto rischiano il posto di lavoro. Accade a Teleperformance, multinazionale francese che nel capoluogo pugliese impiega duemila lavoratori. A innescare l´allarme è il ritardo della Regione Puglia nella emanazione dei bandi per i Fondi europei a supporto dell´occupazione e della formazione.

"torno e voto per ignazio se vince lui addio binetti" ( da "Repubblica, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La laicità e la battaglia anti-nomenclatura, anti-burocrazia. Due cose che avrebbe dovuto fare Veltroni, sull´esempio di Zapatero. Purtroppo non le ha fatte». Perché Marino dovrebbe farcela? «Ha un vantaggio: è credente. Forse per questo può riuscire: come Nixon che in forza del suo anticomunismo aprì il dialogo con Russia e Cina».

Gli immigrati, il sangue donato agli italiani e le vie dell'integrazione ( da "Unita, L'" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a prescindere dalla formalità giuridica e dalla burocrazia amministrativa, all'interno di un patto sociale con i residenti. Un patto sociale tanto più forte perché di natura interamente volontaria, non dichiarata, non trascritta. Una ragione in più per apprezzarlo e valorizzarlo. È anche per queste vie, così discrete e decentrate, che passa l'integrazione possibile.

burocrazia cieca un centesimo che costa caro Egregio direttore, è dei giorni scorsi la notizia del ricevimento da parte di parecchi contribuenti di Piacenza di cartelle esattoriali ( da "Libertà" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia cieca un centesimo che costa caro Egregio direttore, è dei giorni scorsi la notizia del ricevimento da parte di parecchi contribuenti di Piacenza di cartelle esattoriali con importi pazzeschi, frutto evidente ed ammesso di un macroscopico errore da parte del sistema informatico dell'ente esattore burocrazia cieca un centesimo che costa caro Egregio direttore,

HA CHIUSO gli occhi nella notte tra martedì e mercoledì, Silvio Buzzi. ... ( da "Resto del Carlino, Il (Forlì)" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Era iniziata una sperimentazione ad Empoli ma è rimasta incagliata nella burocrazia e nella poca convinzione. Ci ha creduto invece l'estero: i giapponesi la stanno sperimentando da circa un anno e mezzo con ottimi risultati. Grazie alle sue cure, tumori considerati inguaribili sono regrediti o addirittura scomparsi.

La Summer Card' è più conveniente ( da "Resto del Carlino, Il (Cesena)" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Se i comitati esistenti possono continuare a operare, non comprendiamo per quale motivo se ne debbano creare altri. Inoltre dal regolamento non si capisce bene cosa faranno i Comitati di Zona. In tutta Europa stanno scomparendo i quartieri per snellire la burocrazia, noi invece facciamo il contrario».

Fermiamo gli studi di settore ( da "Sole 24 Ore, Il" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e credito difficile «Fermiamo gli studi di settore» La protesta degli artigiani di Treviso: daremo al Fisco le chiavi delle imprese Claudio Pasqualetto TREVISO. Dal nostro inviato Nuovi studi di settore rispediti al mittente con l'invito al Fisco ad andare a prendere in mano fisicamente le aziende,

Garibaldi, apre il primo tunnel ecologico Sotto le auto, sopra un parco verde ( da "Corriere della Sera" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La Milano del 2015 e i cantieri bloccati da burocrazia e proteste. Salvatore Ligresti, patron di Fondiaria Sai, dopo il taglio del nastro dell'opera appena terminata, lancia la sua idea: «Una commissione di garanzia composta da magistrati per garantire all'inizio le autorizzazioni, in modo da poter poi lavorare in pace».

"La mia guida Darien arrivata dagli States" ( da "Salute (La Repubblica)" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: un'attesa di un paio d'anni e una burocrazia scoraggiante". E allora Carmina si mette alla ricerca di una soluzione alternativa. La risposta arriva dal web, da un sito americano, www.guidingeyes.org, una scuola non profit per cani guida, finanziata da donazioni private, che addestra cuccioli e li assegna a non vedenti.

Grillo: ( da "Corriere.it" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quella non è una risposta politica: è burocrazia. Allora la politica non serve a niente. Basta un apparato con dei regolamenti. Boh...». Fallito l'assalto alla segreteria del Pd, Beppe Grillo affonda con appetito la forchetta in un piatto di gnocchetti sardi alla bottarga: «Perché ci ho provato?

Il mare caccia gli spericolati in acqua ( da "Stampaweb, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: raccolte per la prima volta in un testo unico, che riducono la burocrazia», dice Albertoni. Ma non basta. «La sicurezza è anche questione di cultura nautica». È per questo che l?Ucina presenterà a breve al ministro dell?Istruzione Mariastella Gelmini la proposta di inserire nelle scuole, tra le materie di studio, lezioni di «mare».

Franceschini ( da "Stampaweb, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è burocrazia». Grillo sottolinea di non essere affatto ostile al Pd, smentisce quanti hanno scritto di essere ispirato da Di Pietro ed aggiunge «io sono un comico ma un programma ce l'ho». Il comico genovese picchia duro: «Io ce l?ho con quei dieci che guidano il partito, che le hanno perse tutte e sono la polizza-vita di Berlusconi il quale,

Via libera al programma regione E-R delle aree protette ( da "Sestopotere.com" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le aree protette vivono meglio senza troppa burocrazia, – ha aggiunto – ma non devono neppure essere oggetto di uno sfruttamento esasperato. “Integrazione” – ha detto – è la parola d?ordine delle nostre politiche. Oggi, infatti, ci sono anche le condizioni per un nuovo rapporto con l?

Franceschini: "Dialogo sulle riforme" ( da "Stampaweb, La" del 16-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è burocrazia». Grillo sottolinea di non essere affatto ostile al Pd, smentisce quanti hanno scritto di essere ispirato da Di Pietro ed aggiunge «io sono un comico ma un programma ce l'ho». Il comico genovese picchia duro: «Io ce l?ho con quei dieci che guidano il partito, che le hanno perse tutte e sono la polizza-vita di Berlusconi il quale,

Mini-sanatoria per le multe ( da "Stampa, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Capitale darebbe un colpo di spugna a decina di migliaia di contravvenzioni arretrate ed incagliate nelle pastoie della burocrazia e dei ricorsi, riguarda però solamente le multe contestate fino al 31 dicembre 2004. In pratica si consentirebbe ai cittadini di pagare le contravvenzioni senza interessi e sanzioni accessorie ma con tasso fisso al 4% in favore dell'agente della riscossione.

"Ora è tempo di fare giustizia" ( da "Stampa, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lacci e vincoli alle aziende che perdono di vista i problemi veri, per correre dietro alla burocrazia. Mi impegnerò in prima persona affinché questi 5 "eroi civili" e il loro sacrificio non vengano dimenticati». E ha annunciato un prossimo tavolo di confronto alla Provincia, invitando i rappresentanti dell'associazione «16 luglio per non dimenticare».

Obama concede l'asilo alle donne maltrattate ( da "Stampa, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sui diritti umani del nuovo governo Usa BOTTE E BUROCRAZIA Obama concede l'asilo alle donne maltrattate Migliaia in fuga dal Messico: ora possono restare FRANCESCO SEMPRINI Un calvario di anni nelle corti di giustizia della California Ora è il simbolo della vittoria Oltre il Rio Grande gli abusi sono tollerati dai giudici Ma emigrare era impossibile NEW YORK Per Sonia Sotomayor,

Da Uncem e Legautonomie prime critiche al ddl Calderoli ( da "Italia Oggi" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Come si può pensare di trasferire alla burocrazia di un ente intermedio precario come l'Unione dei comuni materie che oggi sono il cuore dell'azione di una municipalità democraticamente eletta?», si domanda il presidente dell'Uncem. «Urbanistica, edilizia pubblica e privata, viabilità, istruzione, non risponderanno più ai sindaci e ai consigli comunali eletti dai cittadini,

il concorso privè di de magistris ( da "Italia Oggi" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: europarlamentare cerca collaboratori su Facebook Al diavolo la burocrazia. L'ex magistrato Luigi de Magistris, titolare della ormai nota inchiesta Whay Not, oggi europarlamentare nelle fila dell'Italia dei valori, indice un concorso sul social network facebook. «Care amiche, cari amici, ho necessità di assumere gue giovani collaboratori.

Difendersi dalla burocrazia, corsi per stranieri ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Anolf Difendersi dalla burocrazia, corsi per stranieri L'iniziativa.. Progetto ?Comunimondo? promosso dallo Ial e dall'Anolf --> Gli stranieri che vivono in città e in provincia sono 8.668, su 25.106 presenti in Sardegna: sono in costante aumento e tra loro c'è un numero sempre maggiore di persone che richiedono asilo politico,

L'ESCALATION ITALIANA CHE NON PIACE A LIBÉ ( da "Unita, L'" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Nel pianeta della burocrazia furoreggia l'esoterico «implementare», calco dall'inglese to implement, che comunque ha ascendenze latine. Gli sportivi si inebriano di «performante», per indicare «chi fornisce buone prestazioni» (vocabolario Zingarelli). E via anglicizzando, secondo estro e gusto di chi parla.

( da "Libertà" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: eccesso di burocrazia che affligge l'agricoltura attraverso un miglioramento del rapporto con Agrea (l'agenzia per le erogazioni in agricoltura della Regione Emilia-Romagna che, in qualità di organismo pagatore, eroga contributi e premi comunitari) si è invece rifatto Filippo Pozzi, il quale ha sottolineato la necessità di semplificare le procedure,

Disabile si incatena in Comune ( da "Secolo XIX, Il" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: attenzione che servizi sociali e la burocrazia gli avevano negato, dopo aver peregrinato da un ufficio all'altro di Palazzo Sisto rendere pubblica la propria situazione e richiesta del "fondo di non autosufficienza". Luca Spinace, sposato con una figlia di sei anni, ha scoperto una anno e mezzo fa di essere affetto da una rara malattia che lo costringe su una sedia a rotelle e richiede l'

La grande fuga dei giovani ( da "Resto del Carlino, Il (Imola)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «Si costruisce bene afferma Di Zuffa e si costruirebbe ancora di più se la burocrazia non bloccasse l'edilizia. Ci sono, per esempio, almeno 30 lotti residenziali pronti da 4-5 anni, ma per questi il benestare all'apertura del cantiere non è ancora arrivato».

Contributi agricoltura: ( da "Resto del Carlino, Il (Pesaro)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: già vessati da un eccesso di burocrazia che rischia di vanificare gli effetti positivi che dovrebbe venire dall'utilizzo dei fondi comunitari. E' il primo passo, afferma Giannotti, di una ferma e decisa azione di controllo, che dovrà ristabilire equità di trattamento fra gli imprenditori che chiedono contributi.

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Io abito a Nazioni e so che l'apparato locale è appesantito dalla mancanza di denaro e dalla burocrazia. La cittadina è in pieno sviluppo eppure le strade ed i marciapiedi si stanno sgretolando. La zona Africana e quella Polinesiana sono in ottimo stato, ma via Inghilterra (che arriva fino al mare) è priva di marciapiedi e piste ciclabili.

Distruggono la pizzeria a colpi di mazza Il proprietario mette una taglia ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La verità è che sono vittima di una burocrazia che impedisce ai cittadini di ottenere giustizia». All'inizio nessuno aveva visto o sentito niente, ma alla fine Barboni è riuscito ad avere qualche indicazione su chi potrebbero essere i responsabili: «Sembra continua il titolare che sia stato visto aggirarsi nelle vicinanze del locale un furgoncino.

La morte di un giovane soldato risarcita dopo 42 anni: 3mila euro ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma la burocrazia ha bloccato tutto fino al marzo scorso, quando il Ministero della Difesa si è pronunciato e non ha riconosciuto il giovane di Villanova Marchesana come «vittima del dovere», ma come «vittima del servizio», concedendo ai parenti sopravvissuti (il fratello Alessandro e la sua famiglia, mentre il padre Luigi è deceduto nel 1982)

Crescono gli emigranti, 700 mila dal Sud al Nord ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Troppa burocrazia Di infrastrutture neanche a parlarne: al Sud c'è una sola autostrada a tre corsie, il 7,8 per cento delle linee ferroviarie ad alta velocità. Ed anche l'acqua è un guaio serio: gli acquedotti sono ridotti così male che in Puglia se ne perde lungo le tubature addirittura il 46 per cento.

Piano casa Dal progetto ai cantieri ( da "Corriere della Sera" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Con il nuovo piano casa della Regione, sarà più semplice ampliare le volumetrie delle abitazioni. Per accedere agli incentivi occorre rispettare la «burocrazia » e rivolgersi ad un'impresa edile in regola con certificati e permessi. Una volta terminati i lavori, cambiano i parametri per Ici e Tarsu. A PAGINA 5 D'Amico e Giuzzi

Obama concede l'asilo alle donne maltrattate ( da "Stampaweb, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Comincia un nuovo calvario, fatto di burocrazia e politica, al quale forse solo oggi potrà mettere la parola fine. L?amministrazione Obama è infatti pronta a riconoscere lo status di rifugiate e il diritto di asilo alle cittadine straniere vittime di violenze domestiche e abusi sessuali.

Commercio e turismo: difficoltà e prospettive: analisi Confesercenti cesenate ( da "Sestopotere.com" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Innanzitutto la lotta alla burocrazia per favorire una concreta semplificazione amministrativa. Occorrono, poi, incentivi e non tassazione per occupazione del suolo pubblico, poiché gli spazi ben allestiti all?aria aperta contribuiscono a rendere più belle, vive e sicure le città.

Gli imprenditori. ( da "Sicilia, La" del 17-07-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Quello che chiediamo, da imprenditori che quotidianamente affrontano i problemi di questa realtà - ha spiegato Maimone - è un rapporto più snello e diretto con la burocrazia e i diversi enti che hanno competenza sulla Plaia, attraverso la nomina di un commissario d'area al quale affidare un unico coordinamento». Ma. B.


Articoli

Verifiche sugli appartamenti: il padrone rischia la confisca (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'INDAGINE Verifiche sugli appartamenti: il padrone rischia la confisca Gli stranieri vivevano nelle vie Cittadella e San Giovanni Bosco ROVERETO. Se da un lato l'indagine sulle identità dei 18 egiziani controllati mercoledì dai carabinieri può dirsi conclusa, un altro versante si apre con le necessarie verifiche a posteriori. Gli egiziani alloggiavano in due appartamenti in via Cittadella e via San Giovanni Bosco e i militari stanno conducendo degli approfondimenti d'indagine sui contratti di locazione stipulati coni proprietari degli immobili. La prima impressione è che fossero i quattro egiziani regolari a occuparsi dei contratti, sia per maggior pratica della burocrazia italiana, sia per dare una parvenza di rispettabilità. Erano tra l'altro gli unici a poter firmare un contratto valido, almeno dal punto di vista tecnico. In caso contrario, qualora cioè si provasse che i proprietari avevano affittato gli appartamenti a dei clandestini conoscendone la partricolare posizione, verrebbero denunciati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e le loro case correrebbero il rischio di venire persino confiscate, come prevede la legge.

Torna all'inizio


con le pagine gialle la guida alla sanità - marco trabucco (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Torino Dalle prenotazioni di esami specialistici all´assistenza all´estero. Sono state stampate due milioni di copie Con le Pagine gialle la guida alla sanità Un opuscolo della Regione sarà distribuito a tutti con gli elenchi MARCO TRABUCCO Volete sapere come comportarvi per riuscire a prenotare una visita specialistica? O quali moduli sono necessari per avere l´assistenza sanitaria all´estero o ancora quali esami siano necessari per un serio screening antitumorale? Per voi da oggi c´è «Tutti i servizi per la salute. Dove, come e quando», la guida pratica dei servizi offerti dalle Asl e dalle aziende ospedaliere di Torino (e del Piemonte) che in questi giorni, viene distribuita, casa per casa, allegata alle Pagine Gialle. A promuovere l´iniziativa è stata la Regione con il contributo della Fondazione Crt e dell´Associazione delle Fondazioni delle casse di risparmio piemontesi e ovviamente di Seat-Pagine Gialle. E, ieri mattina a presentarla c´erano la presidente Mercedes Bresso, l´assessore alla sanità regionale Eleonora Artesio e l´ad di Seat Pagine Gialle Alberto Cappellini. Sarà di circa 500 mila euro il costo complessivo dell´operazione. «Una pubblica amministrazione - ha spiegato Bresso - ha il dovere di tutelare la salute non solo assicurando un sicuro sistema di prevenzione, di cura e di riabilitazione, ma anche garantendo a tutti la possibilità di usufruire dei servizi disponibili». Per questo, tra le altre iniziative, la Regione ha ritenuto opportuno «realizzare in tutte le aziende una guida pratica, che aiuti i piemontesi a orientarsi meglio, a essere consapevoli dei propri diritti e a trovare rapidamente una prima risposta ai loro bisogni di salute. Perché spesso - ha aggiunto la presidente - gli ostacoli della burocrazia dipendono prima di tutto da una scarsa informazione». A Torino la Guida pratica, attraverso il canale di Seat PagineGialle Casa sarà distribuita in oltre 386mila copie, altre 9 mila saranno a disposizione nelle Asl, gli studi medici di base e l´Ufficio relazioni con il pubblico della Regione. Nel resto del Piemonte sono invece già state diffuse nei mesi scorsi altre undici diverse edizioni dell´opuscolo (una per ciascuna Asl), per un totale di due milioni di copie. La pubblicazione poi, è consultabile anche on line, attraverso un link dal sito della Regione. L´opuscolo offre un percorso ai servizi delle aziende sanitarie a partire dal medico di famiglia. Seguono poi le indicazioni su cosa fare in caso di emergenza, quindi per la prevenzione, l´assistenza territoriale e quella ospedaliera. «I dati sono i più aggiornati possibile - ha detto Bresso - ma in qualche caso possono essere già superati». Come per gli stranieri senza permesso di soggiorno che, dopo l´approvazione delle ultime norme, come si sa rischiano di rimanere senza assistenza sanitaria.

Torna all'inizio


Bonus energiaun flop costato60 mila euro (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Bonus energiaun flop costato60 mila euro il caso A 6 mesi dall'applicazione dello sconto sulla bolletta solo un terzo degli aventi diritto ha fatto domanda e in molti vi hanno rinunciato 10/07/2009 «Un fallimento». A sei mesi dall'applicazione del bonus sociale per l'energia, sconto automatico sulla bolletta per le classi meno abbienti, il Comune di Genova boccia il provvedimento voluto dal governo. «Più della metà delle persone che ne avevano diritto ha rinunciato perché lo sconto era troppo esiguo - commenta Roberta Papi, assessore alle Politiche sociali - In certi casi il costo della pratica per l'amministrazione è superiore alle erogazioni concesse». La facilitazione era stata varata dall'esecutivo, che ne aveva affidato l'applicazione ai Comuni. «Siamo al paradosso - rincara Papi - Si parla di federalismo e poi si accentra tutto. Sarebbe stato molto meglio distribuire dei soldi alle amministrazioni locali e lasciare autonomia sugli interventi». A fine giugno le domande presentate sono state 7.500, a fronte di un bacino potenziale di 20mila cittadini. «Molti sono venuti ai nostri sportelli per chiedere informazioni - continua l'assessore - Ma una volta scoperto che lo sconto arrivava al massimo a 58 euro all'anno, ci rispondevano che non ne valeva la pena. Senza contare che in determinati casi la riduzione era quasi inesistente». Un'indagine interna ha evidenziato che ogni pratica è costata alle casse comunali 8 euro, che moltiplicati per le cause totali fanno 60mila euro. Spesa che è anche superiore se si considerano i costi fissi degli uffici impegnati. «I costi di organizzazione in molti casi sono più alti dei benefici», sostengono i dirigenti comunali responsabili del progetto, che lamentano anche l'eccessiva burocrazia - Il sistema informatico è poco efficiente e i moduli di compilazione troppo difficili». M. Gra. 10/07/2009

Torna all'inizio


"troppa burocrazia, bisogna istituire il garante per l'infanzia" - luigi spezia (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Bologna Le proposte del procuratore Pastore per la tutela dei minori "Troppa burocrazia, bisogna istituire il garante per l´infanzia" "Non bastano tutori istituzionali, nelle Marche mi affidai anche a famiglie disponibili" LUIGI SPEZIA «Bisogna fare molto di più per i minori in difficoltà. Propongo di realizzare anche due istituti che in altre regioni, come le Marche dalle quali provengo, sono già operativi. il garante dell´infanzia e dell´adolescenza e i tutori privati, capaci di essere vicini realmente ai minori in difficoltà e non solo formalmente». Il procuratore dei Minori Ugo Pastore, dopo aver lanciato il sasso nello stagno, si dice piacevolmente colpito dal fatto che altre realtà istituzionali intervengano per sollevare il problema del deficit di assistenza ai minori che si è provocato nel Comune di Bologna. «Queste cose non le ho dette ieri per la prima volta alla stampa, ma già l´autunno scorso avevo chiesto un incontro con il sindaco Cofferati. Era impegnato, ho parlato con il vicesindaco Scaramuzzino. La mia disponibilità l´ho manifestata, ma da allora nessuno mi ha più cercato». Con spirito propositivo, il procuratore ora ha chiesto una nuova iniziativa alla Regione: «Quella del garante dell´infanzia è una figura indipendente che dovrebbe vigilare che vengano realizzati i provvedimenti a favore dei minori da proteggere, orientare gli interventi dei servizi, insomma fare un´opera di supervisione. Oggi, se ci sono ostacoli o ritardi da parte delle pubbliche amministrazioni, ci rivolgiamo al Difensore civico della Regione, che è molto disponibile ma non ha competenze specifiche». Nel suo ufficio, Pastore ha trovato in un cassetto centinaia di pratiche arretrate di accertamento presso famiglie che i servizi sociali non sono riusciti a espletare, per la carenza di organici, ma anche perché molti Comuni hanno cambiato più volte il sistema di gestione dei servizi creando disservizi: «Ora per molte di queste segnalazioni, alcune delle quali risalgono persino al 2002 e 2003, sarà troppo tardi intervenire. Tra le pratiche ce ne sono anche del Comune di Bologna». Ma come mai la Regione non ha ancora creato la figura del garante? «Non so, certo in generale le figure di garanzia sono un po´ scomode, tuttavia di questo ho già parlato con l´assessore alle Politiche sociali Anna Maria Dapporto, la Regione si sta dando da fare e spero presto si realizzi qualcosa». Quanto alla tutela, il procuratore valuta che così come è oggi sia solo «formale, burocratica». Nelle Marche lui ha fatto in modo diverso: «Abbiamo realizzato un altro modello, con la creazione di una lista di tutori, cittadini che si offrono volontari, partecipano ad un bando per un "volontariato qualificato", vengono formati per sei mesi alle Università di Urbino e Macerata. Vogliono partecipare alla gestione della giustizia e così il tutore ha col bambino senza genitori o abbandonati un contatto concreto, potendo fare interventi efficaci in caso di necessità». C´è qualcos´altro da criticare nel sistema attuale: «Un funzionario pubblico può incappare in un conflitto di interessi. Può essere che contemporaneamente sia l´erogatore e il fruitore dei servizi per il minore di cui è tutore e per il quale deve prendere decisioni e magari chiedere qualcosa allo stesso ente a cui appartiene».

Torna all'inizio


"la dura vita di noi nobel tra nobili cause e burocrazia" - cristina nadotti (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 47 - Esteri Le confessioni di Betty Williams, irlandese, premio per la pace nel ‘76 in Italia per inaugurare un villaggio per i piccoli profughi delle guerre "La dura vita di noi Nobel tra nobili cause e burocrazia" "Mi piace scherzare con il Dalai lama Gli ho proposto: sposami. E lui mi ha risposto: preferirei una più giovane" "Non facciamo cose coraggiose ma cose giuste e in ogni caso non mi sono mai sentita una persona eccezionale" CRISTINA NADOTTI «Non facciamo cose coraggiose, facciamo semplicemente le cose giuste e, per favore, non mi parlate di persone eccezionali: per quanto mi riguarda bevo, fumo e penso che il sesso sia la cosa migliore che può capitarti. E come tutti gli altri mi sono spaventata quando ha saputo del Nobel e ho pensato di rifiutarlo perché temevo, a ragione, che avrebbe cambiato la mia vita e soprattutto quella della mia famiglia». Betty Williams vive da Nobel dal 1976, quando ricevette il premio perché, dopo un attentato a Belfast in cui morirono tre bambini, andò a bussare casa per casa, per parlare alla gente e dire che con la violenza non si sarebbe arrivati da nessuna parte. Persone capaci di tali iniziative uno se le immagina seriose e più brave a disquisire dei massimi sistemi che a fare battute spiritose. Poi si sente raccontare aneddoti e battute e dare del premio una definizione molto pratica: «Il Nobel ti apre delle porte per ciò che ti interessa davvero fare, porte che altrimenti resterebbero chiuse - taglia corto Betty Williams - Sinceramente, avrei preferito essere una popstar e fare proclami dal palco, ma mi è toccato imparare giorno dopo giorno a fare il mio lavoro da Nobel, anche grazie agli altri». E così da usciere in un ufficio si diventa personaggio mondiale, invece che andare a prendere il tè dalla vicina di casa si finisce a scambiare due parole con il Papa e a fare due chiacchiere al telefono con Desmond Tutu. «Quando si lavora per anni a una causa, come è accaduto per esempio con Tutu contro l´apartheid, si diventa davvero amici, ci si apprezza per come si è, non per le iniziative a cui è legato il nome. Mi piace Shirin Ebadi perché quando la vedi ti sembra indifesa e poi scopri di quanta forza e determinazione è capace, e Rigoberta Menchù perché ha una dolcezza disarmante, che ispira simpatia a prima vista. In comune, i miei amici Nobel, hanno la capacità di accettare le sconfitte e la convinzione che se si fanno le cose in modo onesto niente è impossibile. Prendete Muhammad Yunus, lui è l´esempio migliore di quel che si può fare agendo in modo etico». E si scopre che tra di loro si danno dei soprannomi: «Adoro Mikhail Gorbaciov, che mi chiama "l´anarchica", e mi piace stuzzicare sua santità il Dalai lama, che ha sempre la battuta pronta. Una volta ero a Dharamsala per un progetto con i bambini tibetani e dopo una giornata di lavoro ci stavamo godendo una tazza di tè. Gli ho detto: "Santità, dopo tanti anni insieme, non pensa sia venuto il momento di sposarmi?" Si è lasciato andare a una di quelle sue risate di gusto e mi ha risposto: "Preferirei una un po´ più giovane". Quando ci siamo rivisti c´era con me mia figlia, davvero una bella ragazza, e allora gli ho detto: "Santità, le ho portato una più giovane", e lui: "Troppo alta per me". Questo è il tipo di rapporto tra di noi». La vita da Nobel è fatta anche di relazioni sociali che consolidano l´impegno civile. E infatti Betty Williams è in Italia per seguire il suo grande progetto di costruzione in Basilicata della prima "Città della pace", uno spazio in cui accogliere bambini e nuclei familiari provenienti da aree di conflitto. La città nascerà a Scanzano Jonico, il paese che sei anni fa divenne famoso perché si oppose alla costruzione di un deposito di scorie nucleari. Finanziato dalle amministrazioni dei Comuni della zona, che hanno messo a disposizione terreni ed edifici, dalla Regione Basilicata e dalla Fondazione Vodafone Italia, il progetto partirà con i primi 25 bambini già all´inizio del prossimo anno. Anche il modo in cui Betty Williams ha scelto Scanzano per il suo progetto getta una luce diversa sul modo in cui i Nobel fanno loro una causa: «Ero in Italia sei anni fa e quando mi hanno parlato delle proteste della gente contro il deposito di scorie ho detto: "Andiamo laggiù a dare una mano". Quando ho visto il coraggio di quelle donne, perché sono le donne le migliori per cambiare le situazioni, ho pensato che sarebbe stato il posto giusto per il nostro progetto». E allora via con le telefonate agli amici Nobel: «A lavorare con me alla Città della Pace ci sono il Dalai lama, Desmond Tutu, Oscar Arias SÁnchez, Muhammad Yunus. Ma vede - continua, come se parlasse tranquilla sulla porta di casa a Belfast - gli altri non sono lì a mettere il loro nome come un sigillo. Quando ho bisogno di consigli li chiamo al telefono, perché queste sono le persone in grado di darmi le informazioni importanti per fare le cose giuste, eticamente rilevanti. Quando si cominciano progetti come questo, una volta che si è avuta l´idea e si sono superati gli ostacoli burocratici, comincia il vero lavoro e si ha bisogno di poter contare sugli altri per mettere su mattone dopo mattone. Perché insieme ai finanziamenti servirà rimboccarsi le maniche e lavorare, praticamente, Nobel e cittadini, per far andare avanti la città».

Torna all'inizio


betty williams "noi nobel tra cause nobili e burocrazia" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 41 - R2 CRISTINA NADOTTI Il personaggio Betty Williams "Noi Nobel tra cause nobili e burocrazia" SEGUE A PAGINA 47

Torna all'inizio


Marco Aime, docente di Antropologia culturale all'università di Genova e scrittore, ha pub... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

MARCO ROVELLI Marco Aime, docente di Antropologia culturale all'università di Genova e scrittore, ha pubblicato di recente due libri: La macchia della razza (Ponte alle Grazie), Il primo libro di antropologia e Una bella differenza (entrambi per Einaudi). Ma è soprattutto un appassionato antropologo che guarda al nostro presente, e ci è parso importante riflettere con lui, mettendo in gioco il suo acuto «sguardo da lontano», su quella che è la vera emergenza italiana di questi tempi: l'emergenza razzismo. Nel suo «La macchia della razza» riflette a lungo sul linguaggio, sulle parole usate per «dire» l'immigrazione: una grandissima operazione di mascheramento, di costruzione di una realtà fittizia. «La retorica comunicativa relativa al problema immigrazione, come a quello della sicurezza è significativa di una precisa volontà di stravolgere i fatti. Pensiamo al grande spazio dato agli sbarchi e ai respingimenti. La percentuale di stranieri che arriva dal mare è irrisoria, ma adeguatamente mediatizzato questo diventa il problema principale. Innanzitutto, quando avviene un reato si enfatizza l'origine se a commetterlo è uno straniero, ma non si fa la stessa cosa se a delinquere è un italiano. Così si mettono le basi all'equazione "straniero uguale criminale", tacendo sulla stragrande maggioranza di immigrati che lavorano onestamente nel nostro paese. Poi si passa all'etnicizzazione del crimine. Basti pensare alle aberranti parole di Calderoli: "Ci sono etnie che hanno propensione a delinquere". Ecco come ci si avvicina pericolosamente alle teorie razziali. Nel Manifesto della razza del 1938 c'era scritto: "È ora che gli italiani si proclamino francamente razzisti". Il tono non è molto diverso da quel «Finalmente cattivi» della Padania, il giorno dopo i primi respingimenti». Nel libro lei scrive che all'origine di questa «emergenza razzismo» c'è anche una politica senza pensiero, senza orizzonte, che non scalda i cuori. E una sinistra che si è dimessa da se stessa. «Purtroppo è così. La politica si è ridotta ad amministrazione e a soddisfacimento dei sondaggi. Non si sente nessun politico italiano in grado di suscitare qualche emozione, rilanciando un'idea di politica che significhi tentare di realizzare una società migliore. In fondo è quello che ha fatto Obama, cambiando linguaggio e puntando a un futuro, non limitandosi a osservare l'oggi, come accade da noi. La politica deve appassionare, altrimenti è pura contabilità o burocrazia. L'appiattimento su un livello retorico becero o comunque arido e povero è uno dei segnali della mancanza di vero pensiero. Il groviglio dei tatticismi e delle speculazioni minime è invece segno di autoreferenzialità, che esclude la gente dalla partecipazione». Un punto qualificante del suo libro è la riflessione sulla perdita di memoria. Una memoria che fa selezione dei ricordi, e che dimentica quanto dovrebbe essere ricordato. Una selezione forse inevitabile, dacché la memoria è sempre vittima dei rapporti di forza, e noi oggi, che siamo i forti, siamo «condannati» a dimenticare. E allora, più che ricordare il nostro passato di emigranti (che è precisamente ciò di cui ci si vuole dimenticare) non converrà piuttosto come strategia retorica - ciò che lei fa peraltro - ricordare il razzismo istituzionalizzato dall'Italia fascista, e guardare la nostra faccia di forti e feroci? «L'una e l'altra cosa, direi. Dimenticare la nostra storia, peraltro molto recente, per quanto amara, significa privarsi di ogni possibile metro di comprensione. Significa osservare e giudicare ciò che sta accadendo, come se fosse la prima volta che ciò avviene. È curioso che i fondamentalisti della tradizione e i fanatici delle "radici", finiscano poi per sorvolare sul fatto che la nostra tradizione è fatta anche di tanta emigrazione e che molti di noi si sono salvati perché avevano piedi e non radici. Allo stesso tempo rievocare le tragiche derive razziste del ventennio mussoliniano è indispensabile perché molte cose sembrano ripetersi. Una fra tutti e l'apparente disinteresse generale. Sembra che tutto ciò non ci riguardi, che debba accadere ad altri. Immagino sia successo qualcosa di analogo, mentre i fascisti iniziavano a insinuarsi nelle pieghe del potere. Si è minimizzato, si è lasciato fare, tanto...». Un altro punto qualificante del suo discorso - e in questo si manifesta il debito con Giorgio Agamben - è la finzione dei diritti umani. La negazione dello statuto di persona quando non c'è nome, e diritto. Ciò che rende necessaria, allora, una lotta per il «diritto universale». «Il problema è che non basta nascere per esistere. E non basta esistere per avere dei diritti. Con l'introduzione del reato di clandestinità, si è arrivati a punire una persona non per ciò che fa, ma per ciò che è. Siamo alla negazione dello status di essere umano, alla riduzione delle relazioni umane ad atto burocratico, asettico. In questa progressiva spersonalizzazione mi sembra di risentire gli echi della "banalità del male" descritta da Hannah Arendt. Si spostano le tragedie umane su un piano formale, giuridico, privo di emotività e di senso di umanità. Poi ci si trincera dietro all'asettico rispetto delle norme. Esattamente come facevano i capi nazisti, che dicevano di avere semplicemente eseguito ordini».

Torna all'inizio


E' CONSUETUDINE che al momento di affrontare prelievi di sangue o pratiche in uffici pubblic... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E AGENDA pag. 14 E' CONSUETUDINE che al momento di affrontare prelievi di sangue o pratiche in uffici pubblic... E' CONSUETUDINE che al momento di affrontare prelievi di sangue o pratiche in uffici pubblici gli utenti, per la famosa privacy, vengano chiamati con il numero di prenotazione. Capisco che una certa riservatezza possa essere utile, ma questi eccessi mi fanno sentire un agente segreto. Oltre ad aumentare la burocrazia, essere considerati un numero per le persone oneste che nulla hanno da nascondere è come dover coprire qualche mancanza o vergognarsi del proprio cognome. Vittorio Boari

Torna all'inizio


(sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

BOLOGNA PRIMO PIANO pag. 7 «Delbono non si faccia imbrigliare dalle soprintendenze» L'ONOREVOLE GALLETTI (UDC) CONDIVIDE l'idea di coinvolgere la società civile nella battaglia contro i graffiti. «Non c'è dubbio che sia una buona cosa», osserva. Ma invita il Comune a non trascurare neppure l'uso delle telecamere (come suggerito dai commercianti). «Non è arte quella che imbratta i muri. I writers vanno multati», spiega. Il deputato e consigliere provinciale dell'Udc, Gian Luca Galletti (nella foto), entra nel dibattito che sta animando la città con una serie di raccomandazioni e un consiglio diretto al sindaco Flavio Delbono. «Deve andare avanti. Non deve farsi imbrigliare dalle Soprintendenze o da coloro che ritengono i graffiti un'opera d'arte. Tutto questo afferma non deve fargli perdere un'ora». Altrimenti «si rischia ancora una volta di dare l'immagine di una amministrazione bloccata dalla burocrazia». «Fa impressione aggiunge Galletti sentire certi assessori che si prendono cinque anni per un'operazione di questo tipo. Occorre fare tutto in tempi rapidi». Tanto più che «i graffiti osserva il deputato sono un problema, ma non sono certo il problema più importante che hanno oggi i bolognesi». E se le difficoltà maggiori sono legate agli edifici storici, che hanno bisogno di particolari attenzioni, «intanto andiamo avanti con quelli non storici suggerisce Galletti . Gli altri li metteremo a posto dopo». n. c. Image: 20090710/foto/1316.jpg

Torna all'inizio


Licenziata l'ispettrice di Madoff (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-10 - pag: 37 autore: Sec nella bufera Licenziata l'ispettrice di Madoff Marco Valsania MILANO. Dal nostro corrispondente Nuovo cambio ai vertici della Securities and Exchange Commission: il responsabile dell'ufficio ispezioni, Lori Richards, ha rassegnato le dimissioni. Richards era al comando dell'Office of Compliance Inspection and Examinations, che si occupa di esaminare i libri di hedge fund, broker e consulenti, dalla sua creazione nel 1995. Ma la 49enne dirigente della Sec è stata travolta dalle critiche per la mancata scoperta del caso di Bernard Madoff, il finanziare condannato per una truffa da 65 miliardi di dollari che ha scosso i mercati americani e internazionali. Madoff, prima di consegnarsi alle autorità, aveva operato per anni indisturbato nonostante ripetuti sospetti di irregolarità. Proprio l'ufficio della Richards aveva "setacciato" i conti e la documentazione della sua società in almeno tre occasioni, nel 1999, nel 2004 e nel 2005, senza trovar traccia del colossale inganno ai danni degli investitori. La partenza della veterana Richards è il secondo passo deciso in pochi giorni dall'authority di supervisione della Borsa, che sta accelerando le riforme interne per recuperare la credibilità perduta: la Sec ha già fatto scattare una riorganizzazione dell'altra grande divisione impegnata nelle operazioni di polizia finanziaria, la Enforcement Division, dove verrà sfoltita la burocrazia e sarà aumentato il numero di funzionari impegnato in prima linea nel perseguire truffe e irregolarità. E le svolte non sono finite: presto dovrebbe essere annunciata la nascita di nuove squadre, forse cinque, specializzate nelle inchieste sugli strumenti finanziari e i mercati più complessi, al centro dell'attuale crisi. La riorganizzazione della Sec è fortemente voluta dal nuovo presidente dell'authority scelto da Barack Obama, Mary Schapiro, che si è circondata negli ultimi mesi di collaboratori con solide credenziali investigative. Sia il neodirettore della divisione di Enforcement, Robert Khuzami, che il capo dell'ufficio di New York della Sec sono stati prelevati dai ranghi dei procuratori federali. La stessa Richards aveva avviato cambiamenti nell'ufficio ispezioni all'indomani dello scandalo, anzitutto programmi di addestramento anti-truffa. Queste riforme, però, saranno adesso portate avanti da altri: Richards è stata immediatamente sostituita a interim da John Walsh, il responsabile legale della divisione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


Alerion all'offensiva nelle energie verdi (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: FINANZA E MERCATI data: 2009-07-10 - pag: 39 autore: Utility. Investimenti per un miliardo Alerion all'offensiva nelle energie verdi Diciassette aerogeneratori per una potenza installata di 34 megawatt e che, a regime, garantiranno una produzione elettrica di 76 Gwh annui. Sono i numeri del parco eolico di Ordona, in Puglia, inaugurato ieri da Alerion Clean Power. «Puntiamo a consolidare la nostra leadership nel settore - ha detto l'ad Giulio Antonello- e a superare nei prossimi anni i 550 megawatt di potenza installata». Antonello ha poi aggiunto che Alerion investirà un miliardo di euro nel medio termine nelle energie verdi e che mira a raggiungere un ebitda di 120- 140 milioni di euro a regime, entro cioè il 2012-2013. La società punta dunque a rafforzare la sua posizione. Ma sollecita anche una riflessione su regole e burocrazia. A farlo è il vicepresidente Giuseppe Garofano: «I passaggi amministrativi e burocratici sono troppi - ammette - per cui risulta difficilmente perseguibile un approccio industriale di lungo termine ». Un appello subito raccolto dal viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, intervenuto all'inaugurazione con l'ex premier, Massimo D'Alema. Alla presentazione ha partecipato anche Vito Gamberale, amministratore delegato del Fondo F2i, azionista di maggioranza di Alerion con il 15,7%: «F2i crede nelle energie rinnovabili e investirà 500 milioni nei prossimi due anni al Sud nel fotovoltaico ». Gamberale è poi tornato sulla scelta di entrare nel capitale di Alerion sottolineando di aver fatto l'investimento giusto malgrado la crisi esplosa prima del closing, siglato in ottobre. Ce. Do. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


soldi al distretto, basta cemento (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Prato Soldi al distretto, basta cemento Ecco il programma del sindaco Cenni: «Ma Prato sarà multietnica» Sicurezza: sì all'esercito e azione di repressione, contrasto e prevenzione contro l'immigrazione clandestina e l'illegalità PRATO. Ventuno pagine di programma, o meglio delle "Linee programmatiche del sindaco Roberto Cenni". Con una postilla a inizio fascicolo: «I contenuti sono stati messi a fuoco nella campagna elettorale, grazie all'ascolto e all'incontro con i cittadini». Si parte con le "politiche sociali: la priorità". Centro di tutta l'azione del nuovo governo sarà la famiglia «perno della società» e la più colpita dalla crisi. Sociale e crisi vanno a braccetto nel programma di Cenni. Con la promessa di aiuti alle giovani coppie per l'accesso al credito per la prima casa. «Il mio impegno di sindaco - si legge - che si rivolge a tutte le categore sociali al di fuori di schemi ideologici non può che partire dalla convinzione che dalla crisi di esce tutti insieme senza lasciare indietro nessuno». Come trovare i soldi da girare al sociale? Con una politica di forte contemimento delle spese storiche del Comune: tagli alla burocrazia, tagli alle risorse delle società partecipate, ai consigli di amministrazione. Sicurezza. Capitolo che parte decisamente aggressivo ma che finisce con una constatazione: che Prato «è naturale pensare che abbia un futuro multietnico». Si parte: «Il rilancio economico e sociale della città presuppone il fermo ripristino delle condizioni di legalità, di sicurezza dei cittadini e di dignità del vivere». E continua: «Su questo fronte l'eredità lasciata dalle ultime amministrazioni comunali è particolarmente pesante. Si sono irresponsabilmente sottovalutati i problemi posti dai flussi incontrollati di immigrazione irregolare. Si è alimentata una falsa cultura dell'accoglienza». Le promesse di Cenni nel solco della continuità (il Comune già da anni garantisce personale al tribunale): «Mi impegnerò per assicurare agli uffici giudiziari organico e risorse e al tempo stesso per potenziare il personale delle forze dell'ordine». Con l'arrivo dell'esercito. «Non ho alcun pregiudizio sulla possibilità di impiegare l'esercito dal centro alle periferie. Ciò contribuirà a rassicurare la popolazione, consentendo di liberare da impieghi di routine uomini delle forze dell'ordine». Le promesse di Cenni nel segno della discontinuità: «Sarà un impegno assolutamente prioritario quello di promuovere, sollecitare e realizzare tutte le opportune strategie di contrasto, di prevenzione e di repressione per combattere tutti i fenomeni di immigrazione irregolare e in generale devianza e di illegalità di qualunque forma, senza nulla concedere a quell'ipocrita forma di buonismo che tanti danni ha arrecato alla comunità». Prendendo a prestito un po' di competenze del ministro degli Interni, Cenni poi spiega che sì Prato sarà una città mutlietnica, «ma ciò non può tradursi in un annullamento dei valori di riferimento». Ok, dunque, ai flussi regolari e controllati. Distretto. Primo colpo alle ex amministrazioni che hanno sottovalutato il problema «fino a ricorrere in extremis a tardive invocazioni di soccorso». «Sarà compito del sindaco fare del caso Prato un caso nazionale». Fondamentale il ruolo del tavolo di distretto «che dovrà diventare un punto di elaborazione di progetti da sottoporre con la necessaria autorevolezza a livello regionale, nazionale, europeo». Ovvero, cercasi risorse. Fondamentale «ritrovare i saperi antichi della nostra tardizione manifatturiera, la via per proporre la lavorazione del rigenerato come filiera ecosostenibile». Diversificazione economica verso prodotti di qualità (tagliando le ganbe alla concorrenza sleale), verso turismo, terziario, commercio. Il territorio. Anche qui si parte nel segno di una forte discontinuità col passato. «Si tratta di lanciare una straordinaria operazione di ripensamento della città molto lontana dalle linee generali della variante al piano strutturale». Per la riqualificazione del Macrolotto zero la proposta è «il ricorso a concorsi pubblici» per garantire la partecipazione. Sull'accesso al centro storico si ripensa, tra l'altro, il progetto del parcheggio sotterraneo in via Martini (due legislature fa) ma non si dice se si vuole fare con denaro pubblico o privato. Sul polo espositivo all'ex Banci e la Declassata si affonda contro la passata amministrazione: «Le scelte dell'amministrazione uscente appaiono del tutto irrealistiche e ispirate a progettualità velleitarie e dichiaratamente irrealizzabili». Il tema dovrà essere riconsiderato - dice il sindaco - secondo un concetto che veda la Declassata non come semplice strada di cesura tra sud e nord «ma spina dorsale di un quartiere lineare con funzioni anche direzionali, capace di dare un segno fortemente caratterizzante alla Prato del futuro, ricomponendo anche pedonalmente le due parti della città tramite interramenti stradali nelle zone del Soccorso e di Mezzana». Una descrizione già sentita. Probabilmente i tecnici dell'Ufficio di piano ringraziano e forse anche i tecnici di Urban. Su Interporto avanti, ma preservando la città etrusca. Altra promessa: basta cemento, niente edificazione di aree oggi libere, solo recupero usando quel milione di metri cubi di aree dismesse. Cri. Or.

Torna all'inizio


chi ha perso tutto chiede risposte (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 3 - Viareggio Chi ha perso tutto chiede risposte Il comitato al Comune: abbiamo bisogno di referenti certi ed esperti di Donatella Francesconi VIAREGGIO. C'è chi è rientrato in casa e ogni minuto si chiede se le mura reggeranno. Ma anche chi non ha sussulti per la stabilità dell'edificio, ma ha ricevuto la raccomandazione «di tenere le finestre ben chiuse» perché tutto intorno, mescolato alle macerie, c'è l'eternit sbriciolato. è il "day after" dei sopravvissuti alla strage di via Ponchielli. Quelli che non hanno più la casa o l'ufficio, ma anche tutti quelli che a questo debbono aggiungere lo strazio per i cari morti o feriti. Fin da subito si sono riuniti in un comitato (Avif) e ancora ieri sono tornati a riunirsi. Non in Comune, nella sala richiesta martedì, perché il vice sindaco Benincasa - spiega il consigliere Pdl Eugenio Vassalle - «ha obiettato che non sono ancora un'associazione riconosciuta». Brutto incidente, che però ha dato i suoi frutti: «Questa mattina - ha annunciato nel corso dell'assemblea il presidente del comitato, Gianfranco Baldini - incontro l'assessore Pierluigi Cinquini che ci ha promesso una sede stabile». Nell'incontro, che si è svolto nella sede della Camera del lavoro, si sono alternate le mille domande sull'iter burocratico con le storie di chi ha rimesso piede in casa. Magari rischiando - dopo essere scampata alla strage - di finire travolta dal muro crollato in giardino due giorni dopo aver varcato la soglia dell'abitazione. «Nessuno sa dirci se possiamo davvero essere sicuri in casa», raccontano i residenti di via Porta a Pietrasanta. «E soprattutto non abbiamo in mano niente che certifichi l'integrità delle strutture». Le voci si rincorrono una dietro l'altra: «Al negozio di computer hanno una crepa nel muro che fa paura. Hanno chiesto rassicurazioni e egli è stato risposto che non c'è problema: se viene giù il muro., hanno detto, accade piano piano...». Chi, invece, ha perso casa e magari anche i familiari oggi si ritrova travolto non più dal fuoco e dalle macerie, ma dalla burocrazia. Tante le domande alle quali nessuno ha ancora risposto: «Dobbiamo fare denuncia alla polizia? Dobbiamo cercare i legali ciascuno per conto proprio? Dov'è la modulistica da riempire per chiedere i risarcimenti dei danni? Il Comune si costituirà parte civile? E se sì sarà solo per i propri danni o per quelli dei cittadini?». La necessità - spiegano ad una sola voce gli aderenti al comitato - «è che il Comune ci metta a disposizione dei referenti che sappiano guidarci». Ma non solo: «Vogliamo essere presenti negli incontri che ci riguardano», spiega con decisione Raffella Rosa. Che aggiunge: «E dobbiamo prendere subito un appuntamento con l'assessore Fantoni per la questione avere o non avere una casa». Che, ribadiscono gli aderenti al comitato, «non dovrà essere un tetto purché sia». Le questioni burocratiche da affrontare rischiano di far crollare anche i familiari delle vittime e dei feriti. Per i quali la Cgil - ha annunciato ieri pomeriggio il segretario generale della Cgil, Andrea Antonioli - «mette a disposizione il proprio patronato con un percorso più rapido del consueto». La stessa scelta che ha fatto l'Inps, ha spiegato Antonioli, «che ha predisposto un canale particolare, meno fiscale dei percorsi tradizionali». Tra le questioni da affrontare subito ci sono anche il rapporto con le banche per coloro che, residenti nella zona disastrata, stanno ancora pagando i mutui. Per le aziende o attività produttive più in generale resta ancora in sospeso la sospensione del pagamento delle tasse al 20 luglio «che è dietro l'angolo». Insomma il "fai da te" dei tanti consiglieri comunali di maggioranza che si sono divisi i compiti nei giorni immediatamente successivi alla tragedia non è più sufficiente. Ora è la macchina amministrativa che deve agire a tutela di chi, tra lacrime e rabbia, deve poter ricominciare. Presto.

Torna all'inizio


Regina: "Vincoli al Prg? Così si torna indietro" (sezione: Burocrazia)

( da "Tempo, Il" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

stampa il presidente dell'Unione industriali Regina: "Vincoli al Prg? Così si torna indietro" Chi conosce bene Roma e chi opera nei suoi confini sa che in questa città esistono differenze e contrasti. Da mesi ripeto che la forza della Capitale, il suo impulso acceleratore che non vuole attenuarsi neppure nelle fasi di più difficile congiuntura economica sono impressi nella cultura di una città che tiene insieme produttivamente le proprie differenze e le proprie articolazioni. Queste articolazioni hanno molti nomi: antico e moderno; industria e servizi; burocrazia e innovazione; centro storico e centralità metropolitane. In altri contesti, anche di grandi realtà urbane internazionali, questi dilemmi sarebbero stati risolti a vantaggio dell'uno o dell'altro termine: città d'arte, vissuta come uno dei più stupefacenti musei del mondo, oppure città mercato del proprio patrimonio che consuma irrimediabilmente la propria memoria. A Roma non è stato così, e non si è trattato di un fatto straordinario, ma di scelte che pure nelle loro difficoltà, nelle inammissibili lunghezze temporali, nei troppo complessi iter di approvazione, (ben oltre quarant'anni per un Nuovo Piano Regolatore) hanno realizzato all'interno della sua superficie comunale due terzi di «open area»: il più grande spazio aperto non edificabile che una città possa vantare in Italia ed in gran parte dell'Europa. Il Piano ha saputo coniugare lo sviluppo della città e la sua modernizzazione con la storia, poggiando le sue fondamenta sul quel principio delle «invarianti» che hanno permesso di evitare una crescita puramente numerica di Roma. Porre nuovi vincoli su un territorio ampiamente valorizzato dal punto di vista ambientale, verificato attraverso un lungo percorso che ha visto realizzarsi quattro passaggi fondamentali (le due Varianti, il Sistema Regionale dei Parchi e il Piano Paesistico Regionale), corrisponde ad intraprendere una strada a ritroso, dopo aver già compiuto importantissimi salti in avanti. è un modo, poi, per contrastare il cammino della legge su Roma Capitale e di tutto il processo federalista avviato, che amplifica enormemente l'efficacia delle politiche urbanistiche, e non soltanto di queste, del Comune nei confronti dello Stato. è un modo per disorientare le attività imprenditoriali che hanno bisogno di verità e non di compensazioni. Di regole e non di casualità. è infine una rinuncia alla certezza del diritto e alla capacità di riconoscere che non si possono rimettere continuamente in discussione i diritti acquisiti, che restano la base della spinta imprenditoriale. La rapidità delle decisioni, la chiarezza delle scelte e dei metodi, la considerazione degli effetti reali dell'imposizione di condizioni impreviste - in un parola - le vere semplificazioni - nel rispetto delle regole, sono tutti elementi indispensabili a non bloccare opere di urbanizzazione reale, mettendo in isolamento i motori dell'economia di Roma. Non esiste un problema di dislocazione di spazi e di costruito, ma di comprensione di quanto da tempo sta già avvenendo nelle città capitali in aree diverse del mondo. Roma deve dunque assumere oggi una funzione di assoluta centralità politica e imprenditoriale nei nuovi processi di sviluppo, come peraltro sta già accadendo, indipendentemente dal ruolo che è in gioco nelle relazioni fra stati nazionali e governi locali.

Torna all'inizio


Raffadali, aula sempre più naccio (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Raffadali, aula sempre più «rosa» naccio @@In Consiglio comunale Giovanna Galvano subentra a Salvatore Tuttolomondo Favara. Quindicesima seduta questa sera del consiglio comunale di Favara dedicata alla discussione sullo schema di massima del Piano regolatore generale. Molte di queste sedute, in realtà, sono state infruttuose in quanto i consiglieri hanno tralasciato la discussione sul Prg a causa di svariati motivi. La mancanza del redattore, l'assenza o l'indisponibilità del sindaco, gli scontri con la burocrazia comunale, un guasto ai microfoni ed in ultimo la discussione sulla proposta di mozione di sfiducia al sindaco Domenico Russello. Comunque anche se lentamente e con fasi alterne il Prg è stato spulciato in ogni sua parte, sono state fatte osservazioni e chiesti chiarimenti, sia tecnici che politici. Proprio nell'ultima seduta il capogruppo del Pd, Luigi Sferrazza, aveva presentato una relazione che individuava in 30 punti le tematiche di sviluppo dello schema del Prg. Trenta domande rivolte al professore Giuliano Leone sulla corrispondenza o meno dello schema di massima alle direttive date dal Consiglio comunale, ma anche politiche rivolte al sindaco Domenico Russello sulle linee che l'amministrazione intende seguire. Interrogativi fatti propri dalla commissione urbanistica e dalla conferenza dei capigruppo che attendono una risposta scritta. Proprio per questo la seduta fu aggiornata di una settimana per dare tempo a tecnici e amministratori di preparare le risposte. Capigruppo e commissione, proprie in relazione alle contro deduzioni che saranno portate in aula, predisporranno gli emendamenti sugli argomenti e sugli aspetti che non li soddisferanno. Le ipotesi di modifica, che potrebbero trasformarsi in emendamenti ufficiali da votare in consiglio sono relativi a: centro storico per consentirne il recupero e la rivalutazione; riqualificazione della città esterna, nata abusivamente e che ha bisogno di più spazio per i cittadini, migliore viabilità e più parcheggi; area di sviluppo edilizio, per evitare un nuovo abusivismo, adeguata alle moderne esigenze dei cittadini di avere case unifamiliari nel verde e non palazzoni; aree produttive con il Prg che deve offrire possibilità di investimenti sia industriali e commerciali ma anche turistiche nella zona sud verso la Statale 115 a servizio della Valle dei Templi e del Parco delle Miniere, insediamenti ricettivi legati anche alla produzione agricola. Stasera la riunione del consiglio inizio ore 19. Giuseppe Moscato

Torna all'inizio


(sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

de benedictis e marziano «Responsabilità della Regione per il blocco dell'eolico» Floridia. Un cittadino che, tiene a dire, «paga regolarmente le tasse», Salvo Sanzaro, ha un frigorifero non funzionante da smaltire e si reca al centro comunale di raccolta. Prima dell'apertura del Ccr, per gl'ingombranti, veniva effettuato il servizio di raccolta a domicilio. «Non siamo ancora abilitati a centro di stoccaggio - dice il sindaco Spadaro.- Possiamo accogliere i rifiuti ingombranti di quel genere soltanto dopo averne tolto il motore». E infatti Sanzaro ottiene la stessa risposta dal Ccr. Ma Sanzaro domanda quale procedura seguire per il corretto smaltimento: «Il personale addetto al Ccr ha lasciato intendere che in questi casi ci si deve arrangiare». Visitando il sito web del Comune vede in evidenza «Floridia, scrivi mail all'Urp». Sanzaro ci clicca sopra, dopo aver fornito tutti i dati personali richiesti. «Trascorsi oltre 15 giorni senza risposta alcuna mi reco al Comune a chiedere lumi, cercando l'Urp. Nessuno degli impiegati sembra saperne l'esistenza. "Provi a chiedere in segreteria" la risposta. Lì la conferma: "Al Comune non esiste alcun Ufficio relazioni col pubblico. Ma a chi sarà arrivata la mail? Il personale della segreteria, si prodiga per dare dei consigli: "Vada in un centro commerciale, si compri un frigorifero nuovo e lasci lì il rottame". La soluzione sembra buona. Però non ci serve un frigorifero nuovo». Spadaro torna sulla questione Ccr: «Troppa burocrazia ingessa la macchina amministrativa». Roberto Rubino

Torna all'inizio>


No global all'Aquila, no incidenti "Siamo tutti dei terremotati" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 10-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'AQUILA - Due ore e mezza sotto il solleone in marcia sulla statale 17, tra i campi di fieno della campagna aquilana; poi la ripida ascesa alla Villa, nel cuore della città, e il gran finale con scampoli di tensione, esplosa all'improvviso quando un manipolo di teste calde italiane e straniere ha provato a sfidare il cordone di polizia che controllava l'accesso al Centro storico devastato del capoluogo abruzzese. I primi calano sul viso sciarpe e maglioncini, pronti a dare battaglia; gli agenti indossano all'istante i caschi, preparando la carica. La tensione sale a mille, e si scarica in un gran balzo generale di venti metri all'indietro. Dopo un po' ci riprovano lanciando bottigliette d'acqua contro poliziotti e telecamere. Stop, fine. I manifestanti sono alcune migliaia, vengono soprattutto dal centro sud. In mille da Roma, con una carovana di una dozzina di pullman e le auto private. Altri cinque pullman, dicono gli organizzatori, sono arrivati da Napoli, un paio dalla Sicilia. E ce n'é uno con i ragazzi di un centro sociale di Firenze, e poi almeno un centinaio di auto e qualche altro singolo pullman. Il cuore del corteo sono le centinaia di bandiere rosse dei sindacati di base e delle varie anime della sinistra comunista, il clima è sereno nonostante sia evidente che tra i manifestanti ci siano anche le anime torride che hanno infocato il clima in tutti questi giorni di proteste nelle città italiane. Il ritrovo è la stazione di Paganica, una delle frazioni devastate dal sisma. Arriva la notizia che i ragazzi arrestati nei giorni scorsi sono stati liberati, ciò che manifestanti chiedevano ossessivamente nei canti e negli slogan. Il premio non poteva essere migliore. OAS_RICH('Middle'); Si parte alle 14, con siparietto artistico: una performance con quattro "santi" in preghiera per le disgrazie malavitose della Campania. Poi via per sei chilometri di marcia sulla statale che costeggia la zona industriale, praticamente deserta, sfilando infine davanti alla tendopoli di Bazzano. "Già ne abbiamo tanti, di problemi, speriamo stiano calmi e non creino guai", sospira Bernardino, 58 anni, pensionato Carispac. Bernardino compreso, ci sono solo una mezza dozzina di adulti a osservare il passaggio del corteo. "Hanno ragione a protestare", dice però Vittoria, seduta su una sedia al bordo della strada: "Siamo qui da tre mesi, abbiamo la casa distrutta e le condizioni in questi campi non sono umane. Io non lavoro, mio marito è autonomo e non guadagna nulla da tre mesi, non ho un euro e per chiedere un dentifricio c'è tanta burocrazia che sembra ti facciano l'elemosina". Tant'è, i ragazzi del corteo ci provano inutilmente, a coinvolgere gli sfollati: li chiamano coi loro canti, ma sono parole al vento. Più oltre, il corteo passa davanti alle nuove piattaforme antisismiche di una delle cittadelle progettate per ospitare gli sfollati. Si temeva un assalto al cantiere, ma il clima si mantiene molto soft. "Mancano le protezioni contro le cadute", si limita a urlare a squarciagola un edile dei sindacati di base facendo sorridere la fila di operai fermi a osservare il passaggio. Al megafono, Bobo dei Cobas di Bari chiama la tarantella, e qualcuno lì dietro balla e canta. Di tanto in tanto, sotto il sole che avvampa e sfianca, qualcuno prende il megafono e canta che "la rivoluzione ci sarà", o urla che "la lotta sarà sempre più dura". Un'altra voce avverte che "nonostante le str... che sono state dette su questa manifestazione siamo qui contro la globalizzazione che sta distruggendo il mondo", e un'altra ancora arringa i campi deserti e i colleghi di passo spiegando che c'è "un terremoto economico e sociale, siamo tutti terremotati". Come una tappa severa del Giro d'Italia, dopo la lunga pianura affrontata con ottimo piede si comincia la gran salita che porta alla Villa, dove i manifestanti venuti all'Aquila per la prima volta dopo il terremoto vedranno le prime uniche macerie della città devastata. Il corteo passa per il viale centrale, i ragazzi osservano una palazzina sventrata e l'emozione è grande: scattano decine di foto, impressionati. Lì accanto, nella strada parallela, edifici interamente crollati hanno portato via un'infinità di vite, ma quel piccolo cumulo di macerie incontrate è già più che sufficiente a stringere lo stomaco. Per questo nessuno si aspetta che ci sia ancora una coda velenosa, nel corteo anti G8. La lunga salita, le immagini di un dolore che si percepisce subito immenso... la marcia finisce però davanti al cordone di polizia che impedisce l'accesso al tempio della città vecchia sventrata. Un gruppetto di ragazzi con la voglia di fracassare qualcosa c'è ancora: è composto da italiani e stranieri in pari numero e si ritrova dietro le insegne "Smash G8". "Servi, servi!", urlano alla polizia. La tensione dura solo il tempo di indossare i caschi e accennare alla carica. "Compagni, è una provocazione. Non accettatela - implora il megafono - i pullman sono pronti, cominciamo il rientro". (10 luglio 2009

Torna all'inizio


Da clandestino albanese a star della danza (sezione: Burocrazia)

( da "Trentino" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Diventato un personaggio tivù idolatrato dalle ragazzine, non ha mai dimenticato i primi anni italiani passati in Trentino Da clandestino albanese a star della danza Kledi Kadiu ieri era alla «Mondadori» di Rovereto per presentare la sua biografia ROVERETO. Una piccola folla aspettava Kledi Kadiu, ieri alla libreria «Mondadori» per presentare la sua biografia «Meglio di una favola. La mia vita». Foto, strette di mano, in fila per avere l'autografo sulla biografia più fantastica del mondo: la storia di un ragazzo pieno di talento, e capace di soffrire, che ce l'ha fatta a diventare una stella di prima grandezza della danza. ROVERETO. Tra loro, gli amici. Poche battute per rinsaldare rapporti che risalgono ai due anni di soggiorno roveretano del danzatore, a quando il sogno di diventare una star sembrava pazzesco. Affabile e semplice nei modi, Kledi Kadiu ha avuto un sorriso per tutti, sotto gli occhi attenti del manager Toros, quel cugino che, racconta, incontrò a Iesolo quando entrambi erano solo due dei tanti albanesi in fuga dal nulla, stralunati dal viaggio sui barconi marci, i gommoni, le zattere... qualsiasi cosa fosse in grado di galleggiare. Che ricordo ha di Rovereto? Qui ho avuto la mia prima vera esperienza lavorativa italiana e qui ho conosciuto una persona decisiva, Maria Grazia Torbol, che ha subito creduto in me e in Enkel Zuhti. Ci ha assunti nella sua compagnia «Danza Viva». Qui ho tanti amici veri, di quelli che rimangono, come Michele e Bruna Sartori. Ogni tanto passo a trovarli, sono quasi di strada per Desenzano (dove Kledi dirige una scuola, ndr.) Perchè ha scritto questo libro? Già, perché? Non ho ancora l'età per i ricordi. La mia è una semplice riflessione, un modo per dire che con un po' di fortuna, se c'è mestiere, studio, alle spalle, ce la si può fare. A dieci anni lei entra nel corpo di ballo dell'Opera di Tirana, a venti espatria da clandestino, a trenta ha la sua prima esperienza televisiva. La sua vita va a cicli... cosa farà a quarant'anni? Spero di avere una bella famiglia. Per ora sono single. Quanto sacrificio richiede la vita del danzatore? Molto. La danza è paragonabile a uno sport: il fisico viene trasformato da questa disciplina, che è una specie di "tortura positiva". Ti trasforma anche mentalmente, impegna il pensiero e chi studia correttamente ne trae profitto. E' una disciplina dura, rigida, che aiuta i ragazzi anche a superare le asperità della vita. Lei è passato dall'Opera a un'intensa attività televisiva, questo non può danneggiare l'arte? La televisione ha pregi e difetti, ma anche il teatro non se la passa male. Quanta burocrazia e quanta politica vi allignano; vi si rispettano più le regole della Comunità Europea che il compito di scoprire talenti. Ma l'arte è visibile, non è un passaporto, e davanti a lei non si può ragionare per compartimenti stagni, con una mentalità ottusa. Certe procedure fanno stare male un artista di anima e sensibilità. Lei sembra molto genuino, il successo non le ha dato alla testa. E' la mia forza. La danza richiede la massima serietà, amore e rispetto, sennò non ti rispetta lei. E' vero che dal libro se ne trarrà una fiction? Sì, ma non sarò io a interpretarla. Cercherò un talento giovane, una specie di Billy Elliot. Albanese? No, perchè? L'importante è che sia bravo. Sennò il razzista sarei io. E lo spettacolo di questa sera, ad Ala? Direi che è un percorso di verità, un autentico viaggio interiore.

Torna all'inizio


Il Veneto apre al nucleare (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Veneto apre al nucleare Ipotesi di una centrale sul territorio: Galan e Tomat possibilisti Il governatore: «Disponibili a questo tipo di ragionamento» L'industriale: «Nessuna preclusione» di Simonetta Zanetti VENEZIA. Il Veneto apre al nucleare. Dopo il via libera del Parlamento all'energia atomica, il presidente del Veneto Giancarlo Galan e il numero uno degli industriali Andrea Tomat si dicono disponibili di fronte all'eventualità di accogliere una centrale nucleare all'interno della Regione. E chissà se tra i nuovi criteri di scelta dei siti - attesi entro sei mesi - la disponibilità sarà tra quelli in grado di far pendere l'ago della bilancia. Nucleare. A margine del convegno che si è tenuto a Padova su "paesaggio e infrastrutture" il governatore ha ribadito la sua posizione: «Non siamo khomeinisti sul nucleare. Dico solo che bisogna vedere il sito, fare le valutazioni. E questo tocca ai tecnici. Io ho sempre detto che il Veneto non è pregiudizialmente contrario e che siamo disponibili a questo tipo di ragionamento». Sulla stessa linea Tomat: «Non c'è alcuna preclusione da parte nostra alla produzione di questa fonte di energia. Certo il nostro territorio è fortemente antropizzato e questo richiede la ricerca di zone che garantiscano la piena sicurezza. Ma se ci sono i siti adatti, il nucleare va preso in considerazione». Le reazioni. Un dibattito in Consiglio - convocato per mercoledì, alla presenza dello stesso presidente del Veneto - sul nucleare per «arginare le scelte unilaterali del presidente». La richiesta, con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio regionale Marino Finozzi, arriva dal capogruppo del Pd Giovanni Gallo, mentre il Verde Bettin annuncia un referendum. «Non c'è dubbio - spiega Gallo - che la Regione sarà chiamata a prendere posizione circa l'ipotesi di insediare sul nostro territorio un impianto nucleare. A tal proposito esprimo tutta la preoccupazione del gruppo consiliare del Pd. La disponibilità di Galan, rischia di assumere la valenza di un impegno preso con il governo nazionale». Accettare fughe in avanti di un solo uomo che decide per tutti - sostiene quindi - significherebbe la definitiva delegittimazione del Consiglio. Adriatica. Il presidente del Veneto ha approfittato quindi del convegno per lanciare una sfida, o meglio, dare un "compito" agli imprenditori: «Agli industriali veneti - ha rilevato, rivolgendosi a Tomat - do un compito: comperare la società Adriatica di navigazione. Non possiamo lasciarci sfuggire questo momento: possiamo entrare in una partita europea che può portare Venezia ad avere le caratteristiche per non portare più gli industriali di quest'area d'Europa ad andare a Rotterdam o Amburgo. Non possiamo permettere che i cinesi ci vengano a dire quale tratta devono fare le nostre navi. Ma servono progettualità e coraggio». Tav. Spazio quindi all'eterna polemica per il mancato finanziamento del tratto veneto dell'alta velocità: «E' un errore storico inaudito aver scelto altri percorsi - ha sottolineato Galan in contrasto con il "suo" governo - ritengo che sia un vantaggio avere una grande nazione alle spalle, ma all'Italia conviene avere il Nord che traina il resto del Paese che, si spera, meno sprecone. Qualunque governo dovrebbe privilegiare questo sistema per una semplice questione di interesse: il progresso veneto è il progresso per l'intero sistema. E invece si sta perdendo del tempo». La proposta. Tra le idee per migliorare il sistema infrastrutturale il governatore rispolvera, infine, una vecchia idea: «Quando ancora c'erano le lire, avevo invitato gli industriali a istituire un fondo per le grandi opere. Un miliardo ciascuno: se così fosse stato forse avremmo avuto il Passante prima». La polemica. Attacca la burocrazia come freno allo sviluppo il presidente della Provincia di Treviso: «Il governo deve produrre norme, come già la legge obiettivo, che permettano di infrastrutturare superando la burocrazia» ha detto Muraro.

Torna all'inizio


Cinzia e le pecore che vengono dal passato (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cinzia e le pecore che vengono dal passato In Toscana, vicino Massa Carrara gli allevamenti dell'antica razza «zerasca» cresciuta con criteri biologici Sergio Staino La grande stanza con il pavimento coperto di paglia è vuota. «Nonostante il vento, sono uscite», mi dice lei, «ma tu aspetta qui, che te le chiamo». Il vento è davvero forte e i grandi alberi si piegano, frusciando, mentre le nuvole, come impazzite, coprono e scoprono il sole in continuazione. Con pochi balzi è in cima al greppo ed urla verso la valle e il bosco: «Ilva!». Tre, quattro volte ed ecco una pecora chiara, non molto grande, spuntare dall'erba vicina e correre verso di lei. Al suo seguito ne arrivano subito altre: alla fine ne conto 26. Tutte si raccolgono intorno a Cinzia, si strusciano sulle sue gambe con grandi manifestazioni di affetto e lei si china, le abbraccia, le saluta, le bacia una per una chiamandole col loro nome. In che secolo sono piombato, verrebbe da chiedersi, ma lo sguardo di Cinzia ed il suo abbigliamento lasciano pochi dubbi: è il nostro secolo, per fortuna. Mi trovo nel territorio del Comune di Zeri, Massa Carrara, a 900 metri di altezza e le pecore e gli agnelli che adesso circondano anche me appartengono alla razza zerasca, una razza autoctona che, grazie all'isolamento di questi luoghi, è giunta fino a noi dai secoli passati. Ne esistono 2500 capi, distribuiti tra una cinquantina di produttori dei quali, cosa strana ed interessante, più della metà sono donne. Donne belle e combattive, mi dicono, e a giudicare da Cinzia che mi sta guidando su questi monti e che di pecore ne ha circa 200, non m'insorgono certo dubbi. Cinzia è anche la presidente del consorzio tra gli allevatori della pecora zerasca ed è l'artefice di molte iniziative per la difesa e la valorizzazione di questa filiera, che è diventata oggi anche presidio Slow Food. Ma tutto questo richiede molti sacrifici: l'allevamento allo stato semi-brado è assai faticoso, l'inverno è lungo e pieno di neve per chi deve vivere quassù. Il foraggio prodotto dai pascoli biologici locali, l'agnello tenuto sotto la madre per tutti i tre mesi della sua vita, fino al momento della macellazione e poi i problemi legati alla mancanza di un mattatoio in loco, alla distribuzione e alla vendita della carne macellata. «Molti pensano che sono pazza», dice Cinzia, «e mi dicono che dovrei pensare in grande. Ma come posso pensare in grande io, che sono nata qui, dove tutto è piccolo? Gli agnelli sono piccoli, le case sono piccole, i paesi sono piccoli... Anche la mia scuola era piccola: quando ho fatto la quinta elementare eravamo solo due ragazze...» Pensare in grande, sappiamo bene cos'è: modificare la produzione, razionalizzarla con la prevalenza di stalle e mangimi più economici, cercando di abbattere i costi per poter entrare nella grande distribuzione e, alla fine, se la cosa è redditizia, farsi mangiare da qualche multinazionale. E addio pecora zerasca, e addio pastora, e addio pascoli, e addio montagna, ecc. ecc. Brava, ma il resistere a tutto questo è il vero pensare in grande, le vorrei dire. Ma lei non mi ascolta, si è chinata ad abbracciare una delle sue agnelle: «Perché sei così silenziosa?», le chiede, «non stai bene?» Noto che la chiama Sarisa: «Che bel nome, da dove arriva?». «È nata durante il festival di Sanremo», mi spiega, «a me piaceva molto Arisa, quella che poi ha vinto. Mi è sembrata la più nuova e la più simpatica, allora ho pensato di dedicarla a lei. Poi le ho aggiunto una "esse" davanti perché mi è sembrata una pecora speciale e, non so perché, ma penso che lo sia». La neve, la solitudine, la lontananza, le ostilità del mercato, i vincoli della burocrazia, l'indifferenza della politica... «Qual è la cosa più brutta di questo lavoro?» Si fa seria e risponde senza esitazione: «La macellazione. Dopo che li hai coccolati per tre mesi e ti hanno riempito del loro affetto, è terribile avviarli al mattatoio». Poi si riprende e con aria furba mi dice: «Anche se, in genere, ci finiscono solo i maschi». «Ma tu l'agnello lo mangi?», domando. «Quasi mai. E, comunque, mai di quelli allevati da me. Abbiamo un patto con le altre allevatrici e quando ci sono delle situazioni, come a Pasqua, in cui è quasi obbligatorio mangiarli, ce li scambiamo tra noi, in modo che nessuno mangi il proprio». Torniamo al paese, nei caratteristici testi di ghisa è già pronto l'agnello con le patate. Noto il piatto in cui me lo serve: probabilmente di carta, rigido e di una forma molto elegante. «Non si piega, è biodegradabile e ha un design molto bello», mi dice. Razionalità, innovazione, rispetto dell'ambiente e bellezza. Per una che non sa pensare in grande, niente male. www.officinab5.it

Torna all'inizio


il popolo della notte "troppa burocrazia feste al mare vietate" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina I - Palermo ISABELLA NAPOLI A PAGINA X L´estate Il popolo della notte "Troppa burocrazia feste al mare vietate" SEGUE A PAGINA X

Torna all'inizio


permessi e bolli per le feste a mare rivolta di gestori e organizzatori - isabella napoli giusi spica (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina X - Palermo Permessi e bolli per le feste a mare rivolta di gestori e organizzatori "Troppa burocrazia, le istituzioni ci aiutino" Cilano: "Prefettura Comune e categorie possono riunirsi per snellire le procedure" ISABELLA NAPOLI GIUSI SPICA PARTY in spiaggia? A Mondello è meglio abbandonare l´idea, perché si scontra contro le lamentele dei residenti, i permessi di sicurezza e le autorizzazioni della Siae. Insomma, l´estate è ormai entrata nel vivo ma chi vuole ballare in riva al mare trova mille difficoltà. Al commissariato di Mondello arrivano molte richieste di ragazzi che vogliono festeggiare i 18 anni in spiaggia. «Prima ho dovuto chiedere il permesso all´Italo Belga - racconta Mauro, 17 anni - poi mi hanno chiesto di passare dall´ufficio permessi del commissariato di polizia e per giunta dovrò pagare la Siae. è solo una festa privata». «Si tratta di luoghi pubblici - spiega Gabriella Tomasello, dirigente del commissariato di Mondello - che richiedono delle autorizzazioni di sicurezza necessarie anche per una festa privata. è possibile effettuare una richiesta per offrire un piccolo intrattenimento musicale». In altre parole, per motivi di ordine pubblico e di sicurezza, si può mettere musica a basso volume ma è vietato ballare. E tra l´altro dopo l´una di notte, scatta un´altra legge che vieta gli schiamazzi notturni. E così i ragazzi che amano trascorrere la notte in spiaggia e animare le serate mondellane a suon di tamburi africani e di chitarre, sono spesso un problema per i residenti. «Ci chiamano di notte dalle ville di via Regina Elena - dicono dal commissariato di Mondello - interveniamo con le pattuglie in servizio e spieghiamo con le buone maniere che si può fare musica ma solo fino all´una di notte». Così, spesso con un intervento della polizia, cala il sipario su queste esibizioni improvvisate. A gettare la spugna di fronte alle difficoltà di organizzare serate di intrattenimento, non sono solo i privati ma anche gli organizzatori di eventi e feste e i gestori dei lidi. «Di sera Mondello è off limits - spiega Fabrizio Lo Cascio, organizzatore - il meccanismo per chiedere le autorizzazioni è infernale. Possono passare anche mesi e, anche quando vengono concesse, c´è ostruzionismo da parte di forze dell´ordine e residenti. Si può solo organizzare qualche aperitivo, nulla di più». Gabriele Cuccia, organizzatore occasionale di feste, lamenta le difficoltà di chi è alle prime armi e deve fare i salti mortali per avere i permessi, scontrandosi con le lungaggini della burocrazia e con l´ostruzionismo dei colleghi: «Mondello - dice - potrebbe essere il centro della movida estiva palermitana, ma è impossibile lavorare in tranquillità. Per questo preferisco Sferracavallo». Anche Francesco Marcataio, promoter di serate al circolo Lauria e in altri locali della costa, lamenta i tempi burocratici lunghi e la difficoltà di ottenere i permessi: «La rivalutazione di Mondello - dice - passa anche dal divertimento notturno, come avviene nelle altre località balneari. Qui, dopo un certo orario, scatta il coprifuoco». Ma punta anche il dito contro i gestori: «I titolari hanno poco spirito di iniziativa. Dovrebbero elaborare una strategia comune e invece perdono tempo a farsi la guerra. Spesso sono infatti gli stessi titolari a chiamare le forze dell´ordine per intervenire nei lidi concorrenti». La proposta di fare fronte comune è stata raccolta da Alessandro Cilano, gestore del lido "Ombelico del mondo" e presidente dell´associazione regionale Turismo balneare: «Chiediamo un tavolo di confronto con prefettura, assessorato comunale alle Attività produttive, Siae e associazioni di commercianti ed esercenti per stabilire regole chiare e definire con precisione l´iter da seguire per avere velocemente i permessi. Siamo tutti a rischio chiusura proprio perché non esistono norme facili da applicare. è assurdo che in una città dove regna l´abusivismo commerciale, a temere sanzioni debbano essere gli esercizi in regola». «è vero che ci sono normative un po´ macchinose, ma è solo questione di perdere un po´ di tempo per le pratiche necessarie - ribattono dall´ufficio Siae di Partanna Mondello - raramente, comunque, riceviamo richieste su Mondello, perché spesso i locali non sono a norma. Lo stop arriva direttamente dalla commissione di vigilanza della prefettura che verifica di volta in volta se sussistono le condizioni igieniche e di sicurezza». Nel frattempo, però, la notte di Mondello rimane a luci spente e la borgata continua a perdere appeal turistico.

Torna all'inizio


sale il palalido, terzo anello sugli spalti - oriana liso (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VI - Milano Sale il Palalido, terzo anello sugli spalti Dal Comune piano di salvataggio per il buco di Milanosport Sbloccati 10 milioni di euro alla società, per lavori a piscine, centri sportivi e alla futura casa dell´Olimpia basket ORIANA LISO Un terzo anello al Palalido, perché possa tornare ad ospitare i grandi incontri di basket dell´Olimpia Armani Jeans. E una nuova pista indoor per i cento metri al XXV Aprile. Sono queste, oltre alle ristrutturazioni necessarie di impianti malmessi, le destinazioni dei soldi che il Comune ieri ha deliberato di trasferire nel bilancio della sua partecipata Milanosport. Soldi che fanno parte della ricapitalizzazione della società - oltre 30 milioni in tre anni - decisa da Palazzo Marino nel settembre scorso: soldi necessari per lo sport milanese, viste le condizioni di molte strutture e della stessa società che, così, potrebbe essere "salvata" dal rosso di bilancio. Ieri, durante la seduta della commissione sulla situazione della partecipata, l´assessore allo Sport Alan Rizzi ha presentato il piano di investimenti per quest´anno. In pratica, i soldi che arriveranno nelle casse di Milanosport hanno due indirizzi: 3 milioni e 400mila euro serviranno a coprire le spese di lavori già eseguiti negli ultimi mesi su sei piscine (soprattutto la Cozzi, lesionata dalla costruzione del parcheggio di via Manunzio), mentre il resto servirà per lavori futuri. Circa un milione e mezzo di euro andranno a coprire i lavori su sette impianti, tra centri sportivi e balneari (Cantù, Crespi, Lido, Murat, Procida, Sant´Abbondio e Saini). La novità vera, però, riguarda il Palalido: le previsioni di intervento riguardavano soltanto il tetto, che andava rifatto. Invece si è deciso di ampliare la struttura con un terzo anello di posti, per evitare che l´Olimpia debba ancora giocare gli incontri più importanti al Forum di Assago. Un intervento che, in tutto, costerà circa 4 milioni. Inderogabili sono anche i lavori per il centro XXV Aprile; qui saranno investiti altri due milioni e 200mila euro per ristrutturazione e costruzione di una nuova pista per i cento metri. Per il via ai lavori, ora, bisognerà attendere, si spera, solo i tempi tecnici della burocrazia. La formalizzazione dell´aumento di capitale verrà però fatta l´anno prossimo, quando sarà stipulato anche il nuovo contratto di servizio con il Comune. Assenti ieri in commissione i vertici di Milanosport ma, spiega Rizzi, solo perché «volevo prima presentare alla commissione il piano che porterò all´assemblea della società lunedì». Replica il consigliere del Pd Andrea Fanzago: «è necessario fare chiarezza sui conti, non vorremmo che questo diventasse un caso Zincar bis».

Torna all'inizio


il bologna va a lavorare - dario giordo (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina VIII - Bologna Il Bologna va a lavorare Da oggi a Sestola, fra dubbi, misteri e polemiche DARIO GIORDO Salvo per un soffio a maggio, e a tre mesi scarsi dal compiere cent´anni, il Bologna taglia oggi il nastro della nuova stagione. Si va in ritiro, nella ripudiata e poi riabbracciata Sestola, ma di entusiasmo per un´annata da celebrare in giro se ne vede poco. Normale, in fondo, ripensando a quanto stava per accadere a Casteldebole fino a pochi giorni fa. L´ingresso di Moggi ad affiancare (da fuori) il Geometra, sfumato all´ultimo, irritava la piazza, ma soprattutto rivelava la confusione ai vertici del club. In sella resta la famiglia Menarini, che continua a ripetere di voler tenere il timone, ma la ricerca di nuovi soci è sempre aperta. Le ultime voci, accantonate per ora le piste livornesi e quelle estere, parlano di imprenditori torinesi, ramo costruzioni. Di certo c´è che Renzo, da solo, non ce la fa. E di probabile c´è che un giorno spunterà un qualche sconosciuto signor Rossi, mai visto sulle scene del pallone, a fargli sponda. E a farci chiedere, a tutti, se è davvero solo, o male accompagnato. Il caos s´è riflesso sulla squadra. Ferma a quella d´un anno fa per oltre un mese. Il ds Salvatori, a lungo in bilico, ha potuto chiudere solo ora le trattative di mercato, con pochi soldi da spendere, e soprattutto un´instabilità che ne bloccava ogni iniziativa. Sbrogliata, almeno per ora, la situazione, ha portato a casa in un amen i quattro volti nuovi (Guana, Tedesco, Raggi e Viviano), che oggi non figurano tutti sulla lista ufficiale dei partenti, solo perché, per minime burocrazie, i loro contratti vanno depositati. Saliranno comunque sul pullman che stamane intorno alle dieci lascerà il centro tecnico, e quella piccola di tifosi che si possono presumere non plaudenti. Poi, Papadopulo cerca altri quattro pezzi: sperava di ritrovarsi a Sestola con l´80% del gruppo da plasmare, dovrà accontentarsi di qualcosa in meno. E lavorare pure coi partenti: su tutti Mudingayi, indeciso fra Napoli e FenerbahÇe. Coi soldi, si punterà magari su Nikola Kalinic, punta dell´Hajduk Spalato valutato fra gli 8 e i 10 milioni. Si cercano acquirenti anche per Marazzina (Brescia o Torino) e Adailton: partissero, il Bologna si libererebbe di contratti pesanti.

Torna all'inizio


ganazzoli l'idealista intruso dell'antimafia - amelia crisantino (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIX - Palermo Dieci anni fa la scomparsa del deputato regionale socialista GANAZZOLI L´IDEALISTA INTRUSO DELL´ANTIMAFIA Nel 1967 Peppino Impastato nella veste di cronista rileva il suo "attacco frontale" diretto ai colletti bianchi collusi con la malavita AMELIA CRISANTINO S ono passati dieci anni dalla scomparsa di Angelo Ganazzoli: socialista fuori dagli schemi, anomalo, solitario. Nato a Sestri Levante nel 1930 da famiglia antifascista costretta a varie peregrinazioni, arriva nell´isola bambino di sei anni. Diventerà siciliano per scelta. Studente lavoratore da sempre socialista, nel 1946 è già un militante. Sono anni difficili, i partiti di sinistra sono in condizioni di estrema debolezza e il referendum istituzionale del 2 giugno assegna alla monarchia ben oltre l´80 per cento dei voti. La disoccupazione è altissima, la Sicilia è scossa dalle convulsioni separatiste e teatro di oscuri episodi dove mafia, agrari, servizi segreti e apprendisti stregoni si esercitano in trame opache che mirano a controllare il voto popolare. Ganazzoli è coetaneo di altri ragazzi animati da grande senso di giustizia, che mettono in gioco se stessi: ci sono Pancrazio De Pasquale, Emanuele Conti, Napoleone Colajanni. Alla Federterra troviamo Francesco Renda, che di quegli anni ancora ricorda il grande entusiasmo e di Ganazzoli dice: «Non era un dirigente di primo piano, ma fra quei ragazzi che volevano cambiare il futuro era molto attivo». Nei primi anni Cinquanta troviamo Ganazzoli negli scioperi alla rovescia dei braccianti del corleonese, nel quadro della lotta per la riforma agraria è fra quanti organizzano l´occupazione dei feudi: per la prima volta tocca con mano il potere intimidatorio della mafia, quando nel feudo di Piano della Scala invece degli attesi tremila contadini se ne presentano la metà. Il campiere era Luciano Liggio. Nella Sicilia del dopoguerra è pericoloso essere dalla parte degli oppressi, mostrare la strada per diventare cittadini con diritti garantiti dalla legge. Ganazzoli è accanto a dirigenti contadini come Placido Rizzotto e Salvatore Carnevale, la lotta contro la mafia diventa la costante della sua attività politica. Da dirigente socialista ha incarichi istituzionali, cerca di aiutare quei processi di sviluppo in grado di diventare autonomi: è presidente dell´Esa - l´Ente di sviluppo agricolo - ma è anche a fianco di Danilo Dolci in tante iniziative di lotta. Dolci lo ricorda in un suo libro, "Chissà se i pesci piangono", scrive come Ganazzoli vada ripetutamente dichiarato che l´acqua dev´essere democraticamente gestita dai contadini. Si lotta per le dighe, Ganazzoli è al contempo uomo delle istituzioni e militante. Nel 1967, a consegnarci un´istantanea del lavoro di Ganazzoli è Peppino Impastato. Cronista per "L´idea socialista", foglio che circola ciclostilato, Impastato scrive di un incontro che domenica 5 marzo 1967 si tiene nel cinema di Partanna. Assieme a Danilo Dolci e Lorenzo Barbera, Ganazzoli è fra quanti stanno preparando la marcia di protesta che comincerà l´indomani; di lui Peppino annota il «duro e frontale attacco alla mafia» e lo cita testualmente: «Non è arrestando Liggio e Panzeca che si combatte la mafia: bisogna colpire i colletti duri, cioè le persone che stanno dietro gli esecutori» dice Ganazzoli alla sua platea di intellettuali e contadini. Il lavoro di anni sta portando il socialista Ganazzoli a maturare un´intransigente visione della mai veramente affrontata questione morale, un lucido pessimismo che rifiuta ogni comoda pratica assolutoria celebrata dalla politica. Nel 1984, quando la serie dei delitti eclatanti crea un clima di emergenza che genera decisioni quasi obbligate, l´Assemblea regionale crea una Commissione antimafia e Ganazzoli è il suo presidente. è ormai un uomo maturo ma non ha perso il vizio di quand´era ragazzo: si prende sul serio. La commissione che ha l´incarico di «eventualmente indagare» sulla pubblica amministrazione è quasi un atto dovuto, i suoi tredici componenti rappresentano tutti i gruppi politici e fra loro ci sono individui dalla fama non proprio specchiata, dalle azioni non sempre limpide. Nel marzo dell´86 i giornali rilevano che l´Antimafia non si riunisce da quattro mesi per mancanza del numero legale, l´impegno di Ganazzoli non basta per dare serietà a una caricatura. Un mese dopo, consegnata il 29 aprile 1986, la relazione del presidente Ganazzoli non fa sconti. Punta l´attenzione sul sistema degli appalti, gli «intrecci esistenti tra settori della pubblica amministrazione e organizzazioni mafiose», i danni operati dall´imperante clientelismo, l´importanza di «predisporre una normativa di carattere generale che fissi criteri e modalità per l´accesso ai fondi regionali da parte dei centri culturali», la «contiguità tra settori della burocrazia e ambienti mafiosi», la «diffusa illegalità che talvolta pervade l´esercizio dei pubblici poteri» e la certezza del diritto come unica vera azione antimafia praticabile dalle istituzioni. Ma, col suo parlare di questione morale e di eticità nelle scelte politiche, Ganazzoli non raccoglie molte simpatie: alle successive regionali è candidato, ma non in posizione eleggibile. In fondo era un intruso. Uno che il 16 settembre 1988, convocato come testimone sugli intrecci mafia-politica denunciati da Leoluca Orlando, arrivò con una borsa piena di carte: tutti gli atti firmati da presidente della Commissione antimafia. E uscendo si lasciò andare a una riflessione, di quelle che non gli procuravano alcuna simpatia. Chissà se da privato cittadino o in ricordo del suo incarico istituzionale, quel giorno disse: «Non mi sembra che sul piano politico qualcuno voglia seriamente fare la lotta alla mafia».

Torna all'inizio


la gm è già fuori dal fallimento - arturo zampaglione (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 28 - Economia La Gm è già fuori dal fallimento Nasce la nuova società controllata dal Tesoro, via 450 manager I dipendenti negli Usa scenderanno da 91 mila a 64 mila Allo studio un accordo con eBay ARTURO ZAMPAGLIONE NEW YORK - Dalle ceneri della vecchia General Motors, che dopo aver dominato per un secolo il mercato mondiale dell´auto era stata costretta a giugno ad avviare le procedure fallimentari, è nata ieri una «nuova» Gm più snella, più sana, più agguerrita, che punterà su auto ecologiche, vendite su eBay (con la quale è allo studio un accordo) e soprattutto sull´aiuto del governo per riconquistare l´equilibrio economico. La svolta, che segna una vittoria per la Casa Bianca di Barack Obama e del suo team dell´auto guidato da Steven Rattner, è stata realizzata in tempi da record - appena quaranta giorni - grazie all´esempio della Chrysler, la cui ristrutturazione è servita da modello. Ma mentre il rilancio della Chrysler è affidato a Sergio Marchionne e al ruolo della Fiat, la «nuova» Gm dovrà far leva sulle proprie forze. Come chief executive rimarrà infatti Fritz Henderson, l´erede di Rick Wagoner. Bob Lutz, 77 anni, uno dei più celebri executives dell´auto sarà responsabile del marketing e delle comunicazioni, mentre il presidente sarà Edward Whitacre, ex-capo della At&t. Come nel caso della Chrysler, il giudice fallimentare Robert Gerber ha autorizzato la vendita dei migliori assets della vecchia Gm alla nuova società, a cominciare dalle quattro marche di punta (Chevrolet, Cadillac, Buick, Gmc), mentre le fabbriche decotte, le altre marche (Saturn, Hummer, Opel, Pontiac) e diverse attività secondarie resteranno in stato fallimentare e saranno liquidate nei prossimi mesi e anni da Albert Koch, l´esperto nominato dal tribunale. Ovviamente dietro a questo piano di ristrutturazione c´è l´impegno di Washington che ha fatto di tutto per evitare che il collasso della Gm accentuasse la crisi economica, specie nel Michigan. La Casa Bianca ha già dato 30 miliardi di dollari di aiuti e ne ha promessi altri 20 prima della fine dell´anno. In cambio il Tesoro americano avrà una partecipazione maggioritaria nella rinata Gm - 60,8% - pur assicurando di non interferire nella gestione quotidiana del gruppo. Il resto del capitale sarà detenuto dal governo del Canada e da quello dell´Ontario (11,7%), da un trust fund del Uaw, il sindacato dell´auto (che rinuncerà ai vecchi accordi contrattuali in cambio del 17,5%), e per il 10% dai bondholders, i proprietari di 27 miliardi di obbligazioni della società. Gli azionisti della veccia Gm hanno invece perso tutto il capitale. «Apprezziamo il sostegno ricevuto durante questa trasformazione storica e lavoreremo sodo per ripagare la fiducia e i soldi», ha detto in una conferenza stampa Fritz Henderson, subito dopo la nascita del nuovo gruppo. Ci vorrà comunque del tempo prima che la Gm ricominci a macinare utili. Le condizioni del mercato dell´auto sono difficili e le sfide della riorganizzazione interna tutt´altro che risolte: entro l´anno il numero dei dipendenti negli Stati Uniti scenderà da 91mila a 64mila. Altre fabbriche saranno chiuse. In compenso i costi del lavoro dovrebbero essere simili a quelli delle concorrenti asiatiche, Toyota in testa, lo snellimento della burocrazia interna dovrebbe rendere più veloci i processi decisionali e alcuni modelli avveniristici stanno per essere lanciati. E la speranza di Henderson e della Casa Bianca è che entro il 2010 la nuova società possa ritornare in Borsa in modo da risarcire i contribuenti americani.

Torna all'inizio


Modello Teramo per l'Abruzzo (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO IMMOBILIARE data: 2009-07-11 - pag: 45 autore: Urbanistica. La riqualificazione di Villa Romita Modello Teramo per l'Abruzzo Maurizio Cannone Spesso si parla dell'innegabile tenacia degli abruzzesi, ma forse sarebbe opportuno parlare anche della loro lungimiranza, come nel caso di Teramo. Separata da L'Aquila da una cinquantina di chilometri e dal Gran Sasso, non ha subito grandi conseguenze dopo il recente terremoto. Certo anche qui i danni si sono visti, con diverse vecchie abitazioni che sono state dichiarate inagibili e 220 persone sono state sfollate. Ma l'esigenza di rivedere l'intera zona risale a ben prima del sisma. Già nel 2005 è nato il progetto Teramo 2020 che intende realizzare uno sviluppo diffuso del territorio. Così i privati rispondono, perché saranno loro a investire denaro, manifestando interesse verso quest'area d'Italia. Il mese scorso, durante l'Eire, è stato presentato un progetto di sviluppo per l'area di Villa Romita a Teramo. L' Immobiliare 05 (della famiglia di costruttori romani Galeoni) intende sviluppare strutture residenziali, un albergo, parchi e strutture ricettive per gli studenti universitari che seguiranno i corsi dell'università di Teramo. Il tutto, per un valore di 50 milioni di euro, finanziato totalmente dalla tedesca Aareal Bank . Serviranno dai 3 ai 5 anni per completare il progetto che vede impegnato uno dei più apprezzati studi di architettura internazionale, Dante O. Benini & Partners architects . «Siamo stati chiamati per completare una realizzazione che si sviluppa su 25 ettari – spiegano dallo studio - . La parte residenziale, composta da villette bifamiliari, è già stata realizzata e ci siamo chiesti come poter collegare questo insediamento alla città, in maniera organica e positiva per tutto il territorio. Da qui nasce il mix di funzioni che prevede un parco da cinque ettari, di proprietà privata ma che sarà di pubblico utilizzo, il campus universitario da 300 posti letto e un'estensione di 5mila mq, un centro congressi, scuole d'infanzia e centro sportivo. Ci piace chiamare questo intervento "modello Teramo" perché l'amministrazione si è dimostrata molto disponibile al dialogo con i progettisti, per superare i classici limiti che portano spesso a costruire in modo approssimativo e senza vantaggio per la comunità». Non poteva mancare l'attenzione alla sostenibilità e alle misure antisismiche. Gran parte delle superfici saranno realizzate in legno, con la tecnologiaX Lam realizzata dal Cnr di Trento. Modello Teramo che nasce grazie anche all'intervento di professionisti che hanno saputo vedere spazi innovativi. «Troppo spesso la burocrazia frena questi progetti di sviluppo – spiega l'avvocato Gianluca Santilli, dello studio legale Ls Lexjus Sinacta che sta seguendo il progetto –. Stiamo realizzando una cabina di regia, una società al 100% pubblica, a cui il Comune possa delegare le funzioni di progettazione degli interventi con i privati senza il peso dei tradizionali passaggi ». Rapidità nelle fasi autorizzative e disponibilità da parte dei tecnici della pubblica amministrazione che già oggi danno i primi risultati. Basti pensare alle strutture di supporto alle attività della zona come gli alberghi. Per esempio,a Teramo nonostante un'economia vivace e la presenza di un'università, mancava totalmente una struttura alberghiera moderna che potesse offrire anche spazi per i convegni. Il progetto contempla anche questa realizzazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA I PROTAGONISTI Insieme Immobiliare 05, gli architetti di Benini & Partners, Aareal Bank e lo studio Ls Lexjus Sinacta per un progetto innovativo

Torna all'inizio


Più profitti ai proprietari con la guerra fra gestori (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: MONDO IMMOBILIARE data: 2009-07-11 - pag: 51 autore: Il titolare del bene acquista sempre più potere contrattuale Più profitti ai proprietari con la «guerra» fra gestori In Europa, i primi 20 marchi alberghieri per numero di camere operano in maggioranza attraverso il modello del management contract o del franchising (si veda l'articolo a lato). Una tendenza che risulta ancora più forte per i marchi del settore luxury, ove la quasi totalità degli operatori agisce esclusivamente con la prima modalità. Nel management contract la proprietà affida la gestione operativa dell'hotel a un soggetto terzo –in particolare a una catena alberghiera – a fronte di management fees calcolate su parametri misurabili e contrattualizzati. «Per il settore alberghiero – spiega Marco Zalamena, partner e responsabile Hospitality di Cushman & Wakefield hospitality e relatore all'Eire del seminario "Gestioni alberghiere e investimenti immobiliari: le alternative gestionali per sostenere lo sviluppo” – la principale novità è costituita dal fatto che l'espansione dei principali brand ha portato a una crescente competizione tra gli operatori con il conseguente bilanciamento delle condizioni contrattuali a favore dei proprietari: a titolo esemplificativo operatori come il gruppo Statuto , Colony Capital (Tom Barrack) o Est Capital. Nei management contract trovano posto la riduzione della durata media dei contratti; la maggiore incidenza delle incentive fees (calcolati sul margine operativo lordo e sulla struttura dei costi) rispetto ai base fees (calcolati sul valore della produzione e sui ricavi di gestione); l'inserimento di clausole di performance e di minimo garantito; la condivisione formale sull'approvazione del budget (ma di solito non è previsto un impegno di risultato) e degli investimenti. A dispetto di quelle internazionali, le catene alberghiere italiane fanno ancora fatica a focalizzarsi sulle attività "core" della gestione alberghiera, cedendo i propri asset immobiliari e mantenendone la gestione attraverso contratti di management. In tal modo, otterrebbero risorse e liquidità da reinvestire per l'espansione dei brand. Una tipologia di gestione che trova il gradimento dei grandi investitori. Non a caso alcune tra le principali transazioni alberghiere avvenute in Italia negli ultimi cinque anni – gli hotel lusso di Venezia Lido, il Four Seasons a Milano, il Danieli di Venezia, lo Starwood in Costa Smeralda – hanno riguardato hotel gestiti in management contract ( sale and manage-back ), raggiungendo valori statistici di prezzo per camera superiori alla media di mercato. Emilio Valdameri, general manager di Progetto turismo real estate e presidente di Rescasa , sostiene che non sia poi tanto vero che la scarsa competitività del nostro sistema ricettivo dipenda dalla scarsa dimensione dei nostri alberghi: 60,5 letti per hotel, più della media Ue ( 59,7) ma molto meno rispetto ai principali competitor turistici come Spagna (89,7), Francia (87,8) e Grecia (75,5). Anche i nuovi hotel che si costruiscono in Italia sono grandi come quelli del passato: nel 1990 i 5 stelle avevano in media 178 camere, ora siano a 182; i 4 stelle sempre 138, i tre stelle sono scesi da 82 a 75. Il problema numero uno per Valdameri è la burocrazia: «Progetti pensati 20 anni fa, autorizzati dieci anni fa, avviati cinque anni fa arrivano sul mercato con un gap incolmabile. Altri problemi sono quelli dell'impossibilità nel nostro paese di lanciare sul mercato i low cost hotel; la scarsa utilità delle statistiche, con dati Istat troppo vecchi e molte società che comunicano dati molto diversi tra loro; le inconsistenti politiche regionali per il turismo». Sulla materia Elena David, a.d. di Una hotels & resorts e presidente di Aica (Associazione italiana catene alberghiere), in un momento nel quale volumi e marginalità delle aziende alberghiere sono in decisa contrazione, dice che «la separazione tra proprietà e gestione dell'impresa, in un'ottica di maggiore valorizzazione delle specifiche capacità manageriali, può rappresentare un'importante modalità di sviluppo per bilanciare la cultura "proprietaria" dominante, specie nelle catene nazionali». Qual è la posizione del neo ministero del Turismo? Sul sito personale del ministro Michela Vittoria Brambilla si possono leggere 26 punti sull'attività di governo, il primo dei quali riguarda la classificazione alberghiera dove – si legge sul sito – «è stato messo fine, dopo 24 anni, al caos delle stelle, con il varo, in accordo con le Regioni e le categorie economiche, di un nuovo sistema di classificazione delle imprese turistico ricettive: Italy stars& rating. Si tratta di un sistema misto composto da standard minimi certi e omogenei per tutto il territorio nazionale assegnati dalle Regioni e rating di valutazione dei servizi offerti che misureranno la reale qualità dell'ospitalità». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


legambiente chiede di sveltire la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Per dare spazio alle energie rinnovabili Legambiente chiede di sveltire la burocrazia GROSSETO. In Maremma le buone pratiche in materia di efficienza energetica stanno prendendo piede con progetti di diverse dimensioni come quello per Ol.Ma di Braccagni, segno, dice Angelo Gentili di Legambiente, «che si comprende l'esigenza di coniugare la tutela della natura con l'investimento sulle fonti rinnovabili come le biomasse e il fotovoltaico». Se ne è parlato ieri nella sede dell'impresa grossetana Galluzzi Termoidraulica dove erano presenti oltre a Gentili Daniele Galluzzi, titolare dell'impresa, il suo team di architetti, progettisti e tecnici impegnati nei progetti realizzati negli ultimi tempi, Tommaso Bucci (direttore tecnico azienda Banfi di Montalcino), l'assessore comunale Moreno Canuti, Francesco Pugliese (direttore Solaria) e Francesco Carri (presidente Banca della Maremma). Galluzzi e Bucci hanno ricordato in particolare i tempi in cui installare un impianto alimentato da fonti rinnovabili era una cosa avveniristica: un primo impianto del genere lo fece infatti Galluzzi proprio a Villa Banfi oltre venti anni fa. Invece, ha detto Gentili, «ciò che allora era un obiettivo possibile e futuribile oggi è un obiettivo in parte raggiunto». Per andare avanti su questa buona strada ecosostenibile è necessaria però, sottolinea Legambiente, la velocizzazione delle pratiche burocratiche per avere i permessi e i contributi governativi: per questo si conta sull'amministrazione comunale che ha già firmato in materia protocolli d'intesa con Legambiente. Adottare buone pratiche energetiche significa infatti ridurre le emissioni di anidride carbonica. Sa.La.

Torna all'inizio


Anche le chiacchiere sono andate in ferie (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prima Pagina Pagina 2 Cittadini tra G8 ed Europa Anche le chiacchiere sono andate in ferie Cittadini tra G8 ed Europa di Gianni Filippini --> di Gianni Filippini Il vertice del G8 si è svolto e concluso secondo programma. Tutto regolare, organizzazione apprezzata, comprensibile soddisfazione di Berlusconi. E solito rituale: cortesie diplomatiche, sorrisi e pacche sulle spalle, strette di mano di buon auspicio, impegni più o meno sinceri e realistici, primedonne in competizione e in gita turistica, applausi e contestazioni. E, come per i precedenti, molti interrogativi sulla sua sostanziale utilità. Forse gli stessi risultati si sarebbero potuti ottenere con minori spese e senza disagi per i cittadini. Per esempio, con una teleconferenza: tutti sul video, ognuno a casa sua. Ma altri se ne annunciano, altri si terranno qui e là per il mondo. E di nuovo si faranno sforzi mediatici enormi per convincere i cittadini che si lavora per loro. Sinché qualcuno non deciderà che il logoro copione dev'essere cambiato e migliorato. Per fortuna i gossip che avevano preceduto il vertice in Abruzzo si sono concessi una breve vacanza. Ma già da oggi - c'è da temere - torneranno al lavoro per tormentare la meno planetaria politica italiana. E sarà difficile sollecitare doverosa attenzione sugli argomenti seri. Sull'Europa, per esempio, e sui tanti appuntamenti importanti che l'attendono nei prossimi mesi. L'Unione europea qualche critica la merita di certo. Però spesso si esagera. Talvolta le opinioni altro non sono che una sciocca ripetizione di luoghi comuni. Prevalgono convincimenti emotivi. Come la certezza che la moneta unica abbia la diretta responsabilità di tanti guai: il carovita, l'inflazione, la crisi. E non sempre gli euroentusiasti hanno voglia e tempo per controbattere queste tesi che tentano di negare la portata storica dell'alleanza. Invece dovrebbero impegnarsi a raccontare l'Europa unita, a illustrarne le caratteristiche e gli obbiettivi, a disegnarne in modo comprensibile e diretto ogni possibile vantaggio, a dire e dimostrare che non è una faccenda che riguarda soltanto i governi. D'accordo, di solito non frequentano i bar dove le chiacchiere hanno palcoscenico e pubblico. Ma in genere - par di capire - non se la sentono di separare il grano dalla gramigna, insomma di distinguere ciò che di buono la Comunità può vantare da quanto è invece giustamente criticabile. Gli egoismi nazionali, per esempio. O l'eccesso di burocrazia, i costi elevati e l'elefantiaca organizzazione di quasi tutte le istituzioni. Soprattutto il ritardo nel darsi una politica estera. In particolare, dell'Europa e dell'idea che l'ha fatta nascere si dovrebbe misurare l'effettivo coinvolgimento dei cittadini. Che anche alle ultime elezioni è parso modesto. Ed è un versante sul quale prevalgono considerazioni fondatamente negative. Infatti, ammesso che l'Europa si possa giudicare come in buona parte fatta, bisogna ammettere che gli europei sono ancora da fare. L'ha dimostrato anche una recente indagine: ciascuno sa almeno qualcosa del proprio orticello ma nulla o quasi di ciò che sta nel campetto vicino. Se non fossero profondamente tristi, i risultati della ricerca farebbero sganasciare dal ridere. Soltanto tre tedeschi su cento sanno chi era Garibaldi. E dieci francesi su cento riescono con qualche fatica a identificare in Dante l'autore della "Divina Commedia". Per contro quattro italiani su dieci non sanno citare un personaggio storico della Francia. Nemmeno Napoleone. E così via disegnando il profilo di una comunità ancora da costruire. Purtroppo, chi la chiama "Europa unita dall'ignoranza" non ha tutti i torti.

Torna all'inizio


Il sindaco Angius: non mi ricandido (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 11-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Medio Camp Pagina 3029 Arbus. L'annuncio nell'assemblea pubblica sull'attività dell'amministrazione Il sindaco Angius: non mi ricandido Arbus.. L'annuncio nell'assemblea pubblica sull'attività dell'amministrazione --> Il già fatto e quello che rimane da fare. Il sindaco di Arbus Mondo Angius, nei locali del Montegranatico, davanti all'assemblea cittadina, presenta l'attività della sua giunta nel resoconto di un anno di governo, il penultimo del suo mandato. Aggiorna punto per punto sul grado di attuazione del programma presentato l'indomani del suo insediamento, nell'ormai lontano 2005. C'è praticamente tutto: dal progetto della colonia marina di Funtanazza, ora fermo fra le maglie impietose della burocrazia, alle strade ecologiche che conducono a Piscinas ed a Portu Maga, all'acqua potabile sulla Costa Verde, all'Incubatore d'impresa, al canile, al caseificio, alla Casa della salute, allal viabilità, all'avvio dell'iter per dotare il paese di un Piano urbanistico. Copertina per la cultura e per i siti minerari di Montevecchio ed Ingurtosu acquisiti al patrimonio del Comune. «In questi quattro anni -dice- abbiamo raggiunto, con doverosa umiltà, risultati importanti ed in linea con gli obiettivi prefissati. C'è stato un attivismo che non si verificava da tempo. Certo, avremmo potuto fare di più, anche perchè i soldi a disposizione non sono mai mancati. Non abbiamo potuto spenderli. Il rischio di mancare all'appuntamento col patto di stabilità è stato molto più che un vincolo: un obbligo di legge». E mentre preannuncia la ferma decisione di non ricandidarsi per un mandato bis, confessa di essere preoccupato «per chi l'anno prossimo verrà dopo di me». Infine elenca gli interventi che lascia in eredità per 8 milioni di euro. E non dimentica i vincoli del Piano paesaggistico e la gestione di 6 aree Sic ed 1 zona Zps. E poi il tormentone della raccolta differenziata sulla Costa Verde che, un anno dopo l'avvio del servizio porta a porta, lascia ancora le spiagge invase dai rifiuti. «Una cosa -conclude- è certa: indietro non si torna». SANTINA RAVÌ

Torna all'inizio


"Subito una moratoria per i debiti agricoli" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

il caso Le richieste di Confagri al governo "Subito una moratoria per i debiti agricoli" GIANNI STORNELLO Tremonti ha ragione quando parla di una moratoria dei crediti delle banche, chiediamo che anche l'agricoltura sia inserita in questa manovra». La richiesta di Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, arriva nel corso dell'assemblea annuale dell'associazione ed è legata ad una preoccupazione: «Ottobre sarà il mese della verità per le imprese agricole italiane: l'autunno segnerà la "linea rossa" al di là della quale si entra nelle ombre del rischio liquidità e del rischio patrimoniale». Il rischio temuto da Vecchioni è elevato, anche perché «i nostri imprenditori agricoli hanno tutto il patrimonio investito nelle aziende, che non delocalizzano, e quindi hanno tutte le carte in regola per chiedere la massima fiducia alle banche: non si dimentichi che gli impieghi attivi degli agricoltori superano i 37 miliardi di euro». Vecchioni si è detto preoccupato anche perché il pericolo potrebbe essere sottovalutato. Per un semplice motivo: fino ad oggi, nel difficile panorama economico, l'agricoltura italiana ha fatto da diga, fornendo un contributo essenziale al Prodotto interno lordo, contenendo l'inflazione e dando uno sbocco occupazionale importante a molte migliaia di italiani che si sono trovati senza lavoro (il settore impiega circa un milione e mezzo di persone). «Le imprese associate a Confagricoltura, in base ai dati ufficiali dell'Inps - sottolinea il presidente Vecchioni - rappresentano oltre il 60% delle giornate di lavoro dipendente in agricoltura». L'agricoltura, dunque, con la cifra record di 24 milioni di giornate di lavoro ha fatto da argine alla congiuntura, «ma la nostra capacità di tenuta non è senza limiti». Da qui la richiesta al governo: «Come è intervenuto per dare sostegno all'industria, con il decreto Tremonti, così bisogna modulare l'intervento anche per dare ossigeno alle imprese agricole che sono in gran parte tagliate fuori dai provvedimenti dell'esecutivo per il rilancio dell'economia». Per questo motivo, la Confagricoltura chiede che il settore primario venga incluso nella Tremonti ter, perché a pieno titolo parte essenziale dell'economia del Paese. Vanno anche rinforzate le strutture al servizio dell'agricoltura per rilanciare l'export in modo concreto: meno denominazioni e più mercato, meno tavoli e più proposte operative. Secondo Vecchioni, va assolutamente sancito il definitivo ingresso dell'agricoltura nell'economia del Paese, che non vuol essere una «rinazionalizzazione», ma un aggancio alle misure economiche generali. Il presidente ha sottolineato la necessità di rilanciare la competitività a livello europeo «perché la domanda dei Paesi in via di sviluppo ed emergenti potrebbe essere catturata dai Paesi nostri concorrenti». L'internazionalizzazione diventa una strada quasi obbligata visto che i consumi interni, complice la difficile congiuntura, rimarranno probabilmente stabili se non fletteranno ancora. E poi resta sempre da risolvere una cronica criticità: «Sul nostro settore pesa anche troppo la burocrazia, centodieci giornate lavorative l'anno, tempi che collocano l'impresa lontano dal mercato».

Torna all'inizio


Edilizia privata, un sondaggio per migliorare (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edilizia privata, un sondaggio per migliorare l'iniziativa Il Comune corre ai ripari dopo gli intoppi dei mesi scorsi: i tecnici potranno dare suggerimenti rispondendo on line 12/07/2009 IL RILANCIO dell'edilizia privata, uno dei punti deboli della macchina comunale, riparte da un questionario. A febbraio Il Secolo XIX aveva segnalato la presenza di duemila pratiche ingolfate da iter farraginosi (una media di 516 giorni per ottenere una risposta) e uffici comunali al collasso, per carenza del personale e per la lentezza di altre istituzioni coinvolte. Per questo nei mesi scorsi l'amministrazione ha creato una task force per snellire le procedure richieste per portare a termine una pratica edilizia e ha coinvolto le associazioni delle varie categorie. Da questa esperienza nasce un sondaggio online, una specie di cahier de doléances in cui gli specialisti del settore indicheranno il loro grado di soddisfazione per i servizi offerti dal Settore approvazione progetti del Comune (ex Edilizia privata). L'esito dell'indagine sarà pubblicato all'indirizzo http://qualita.comune.genova.it. «Ben vengano queste iniziative - commenta Giorgio Parodi, presidente dell'Ordine degli architetti di Genova - In questo modo i professionisti possono segnalare ciò che non va di una realtà che vivono tutti i giorni». Per semplificare la burocrazia, Tursi ha messo in piedi una task force. «Un passo importante è stato stabilire un responsabile per ogni zona - continua Parodi - Prima capitava spesso di trovarsi nella condizione di sapere chi fosse il referente in determinati quartieri». E per facilitare ulteriormente le cose, l'Ordine degli Architetti ha lanciato una proposta: «Abbiamo chiesto al Comune di adottare un software, la cui sperimentazione sta già partendo a Roma - spiega Parodi - Con questo programma sarà possibile fare quasi tutti i passaggi su internet, senza bisogno di girare vari uffici per sapere quali sono i passi da compiere: l'obiettivo è arrivare a svolgere tutto online, come già fanno i commercialisti con le dichiarazioni dei redditi. Questa riforma richiede un investimento, ma sarebbe ampiamente ripagato». Tursi sta studiando l'abolizione di alcuni passaggi, per rendere più agevole l'approvazione di una pratica edilizia. «La riforma del settore è una priorità dell'amministrazione Vincenzi - conferma il nuovo assessore allo Sviluppo economico Gianni Vassallo - Tuttavia sono del parere che prima bisogna semplificare le procedure e poi adottare nuovi strumenti, anche se una cosa non esclude l'altra». Marco Grasso grasso@ilsecoloxix.it 12/07/2009

Torna all'inizio


comune, tutti i progetti fermi al palo - alessia gallione oriana liso (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Milano Per mancanza di fondi, burocrazia o inefficienza rinviate a data da destinarsi le soluzioni ad alcuni problemi strutturali della città Comune, tutti i progetti fermi al palo Traffico, cantieri, crisi, immigrati: le promesse mancate della Moratti ALESSIA GALLIONE ORIANA LISO alessia gallioneoriana liso «Bisogna trovare soluzione ai problemi». Faremo, diremo, realizzeremo: promettere non costa nulla e assicura visibilità. Lo sanno bene a Palazzo Marino e lo sa bene il sindaco Letizia Moratti: prodiga di rassicurazioni e promesse da realizzare in data da destinarsi. Dalla lotta all´inquinamento alla sicurezza delle donne, dallo svuotamento di Chinatown alle metropolitane. Parole, parole, parole. SEGUE A PAGINA II

Torna all'inizio


artigiani a rischio collasso (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Come se non bastasse ci si mette anche la burocrazia che rallenta tutti i passaggi Artigiani a rischio collasso Le associazioni: così siamo nelle mani delle banche PISA. Secondo Andrea Zavanella, presidente della Cna di Pisa, non sono soltanto le norme del Patto di stabilità a dilatare oltre misura i ritardi dei pagamenti, ci sono anche molti problemi burocratici da superare prima di riuscire a perfezionare le pratiche di pagamento. «Occorre incidere su entrambi fronti - dice Zavanella - e occorre farlo al più presto, perché la situazione sta diventando drammatica. L'eccessiva lunghezza nei pagamenti provoca un aumento della richiesta di finanziamenti nei confronti delle banche, che invece hanno ridotto la disponibilità nei confronti delle aziende». Quanto tempo c'è da aspettare prima di essere pagati? «Quando va bene, i pagamenti sono previsti dai contratti a 90 o 120 giorni; poi, però, nella pratica diventano cinque o sei mesi. Se si incappa in un Comune che è vicino al superamento dei limiti del Patto di stabilità, allora i tempi raddoppiano e ormai è frequente sentirsi dire che si verrà pagati solo a gennaio dell'anno successivo». Cosa si può fare per evitare il collasso finanziario di tante piccole aziende? «In mancanza di un'iniziativa del governo che conceda una deroga al Patto, auspichiamo un'iniziativa comune di tutti gli enti locali per arrivare a una messa in mora di fatto del Patto. Quando i soldi ci sono devono essere utilizzati per pagare le imprese, in barba al Patto: le istituzioni sappiano che se lo faranno avranno tutto il territorio al loro fianco. In ballo c'è la salvaguardia della coesione sociale dei territori». Ci sono anche altri problemi da risolvere? «Occorre sburocratizzare al massimo le procedure. Al minimo intoppo tutto si ferma, dato che gli uffici pensano solo a tutelarsi e a non assumersi alcuna responsabilità, contribuendo così a far dilatare ulteriormente i tempi. Bisognerebbe far sentire ai funzionari e ai dirigenti che la volontà politica è quella di velocizzare al massimo. Negli uffici si lavora con troppa flemma e non si capisce che per tante aziende la tempestività dei pagamenti è una questione decisiva». Nei Comuni non si percepisce l'emergenza? «Ci sono situazioni paradossali. E' il caso di un imprenditore a cui sono stati bloccati i pagamenti per quasi un anno. Alla fine, quando i soldi sono arrivati, è stato contattato degli uffici che gli hanno chiesto di presentare il Durc, il documento sulla regolarità contributiva. L'impresa non era tenuta a presentarlo, ma poi la somma delle fatture è cresciuta sopra i 10mila euro ed è scattato l'obbligo. L'imprenditore ha richiesto la documentazione e l'ha ottenuta nel giro di un mese, ma a quel punto il Comune aveva già esaurito i fondi effettuando altri pagamenti e così è rimasto a becco asciutto, stritolato da questo meccanismo infernale». C.B.

Torna all'inizio


Avvilimento e rabbia nei frutteti (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ravenna)" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

LUGO pag. 15 Avvilimento e rabbia nei frutteti Quotazioni di 25,30 centesimi per un chilo di pesche. «Crisi prevedibile» SI SPERAVA che non accadesse mai più, ma purtroppo anche nella campagna frutticola 2009 molti vedono il ripetersi di annate disastrose come il 2004 e 2005, perché i timori di un crollo del mercato, paventati qualche giorno fa, si sono puntualmente verificati. I numeri parlano chiaro: siamo a un 40, 50 per cento in meno rispetto ai prezzi del 2008, vale a dire quotazioni di 25, 30 centesimi per un chilo di pesche romagnole. «Questo significa afferma Franco Cicognani, agricoltore di Cotignola lavorare e raccogliere sotto i costi di produzione: più lavoriamo, più ci rimettiamo. Lo spettro è sempre quello della crisi del 2004 e del 2005, ma per certi versi quest'anno potrebbe essere perfino peggiore, perché ora non c'è neanche una coltivazione che sia sopra i costi di produzione. Infatti, oltre ai prezzi bassi della frutta, si aggiunge la crisi totale per il vino e scoraggianti sono anche le prime quotazioni per il raccolto 2009 del grano, che sono in ribasso rispetto al 2008, senza dimenticare la mancata copertura del Fondo di solidarietà nazionale». C'È MOLTO avvilimento nelle campagne del Lughese. Ma c'è anche rabbia perché in tanti parlano di una «crisi prevedibile» in caso di annate con produzioni «normali» come questa del 2009 (cioè non danneggiate da brinate o altre calamità atmosferiche) e si chiedono come mai, dalla crisi del 2004-2005 non sia stato tratto alcun insegnamento. «Non è cambiato niente da allora spiega Roberto Patuelli, agricoltore di Bagnacavallo la crisi frutticola è sicuramente strutturale, ma non è stato fatto nulla di serio per tentare di porvi rimedio. Abbiamo un mondo agricolo sempre più diviso, senza obiettivi precisi, non abbiamo potere commerciale nei confronti della grande distribuzione organizzata,che la fa da padrona a nostre spese, e questa è in definitiva un po' l'immagine della debolezza della nostra agricoltura». La difficoltà del momento non aiuta certo a rasserenare gli animi e in diversi agricoltori sta insinuandosi anche la tentazione di cercare soluzioni estreme a questa crisi. «Noi del Gta sostiene Gianfranco Rambelli di Bagnacavallo, segretario del Gruppo trasversale durante la crisi del 2004-2005 abbiamo cercato di istaurare un dialogo con le nostre strutture commerciali e professionali, anche se non tutte hanno risposto. Questa volta potremmo pensare di dare una svolta più netta e potremmo fare richieste ben precise, alle quali gli interlocutori dovranno dare adeguate risposte; in caso contrario adotteremo le misure che riterremo più opportune. Ad esempio conclude Rambelli per le nostre organizzazioni professionali potremmo pensare di invitare gli agricoltori a sospendere il pagamento delle tessere sindacali se non ci saranno risposte positive su alcune questioni, come il rifinanziamento del fondo per le calamità, un vero e concreto taglio netto alla burocrazia e interventi per contenere i costi di produzione e un impegno serio contro la speculazione della grande distribuzione organizzata». Daniele Filippi Image: 20090712/foto/9297.jpg

Torna all'inizio


IL DISAGIO che emana dalla Sua lettera e dai passi che, per le note questi... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E AGENDA pag. 14 IL DISAGIO che emana dalla Sua lettera e dai passi che, per le note questi... IL DISAGIO che emana dalla Sua lettera e dai passi che, per le note questioni di spazio, ho dovuto sopprimere, cercando di non operare tagli sconclusionati ha un timbro così convinto, così accorato, così amaro che chiunque si rifiuterebbe di inserirLa nel novero di quanti fanno i furbi' (ce ne sono molti, come si sa), quando ci sono di mezzo il biglietto del treno o il parcheggio in zona gialla. Se mi permetto di commentare il suo sfogo, signor Lorenzo, non è per entrare nello stretto merito della vicenda, ma per mettere in comune con lei una riflessione sulla quale mi attardo spesso. D'accordo, non è chiarissimo, dal Suo racconto, se Lei si sia recato d'iniziativa come avrebbe dovuto fare per evitare sanzioni a informare il controllore delle condizioni del biglietto non obliterato, e del perché. Così come, sempre stando al racconto, suona un pelo strano che il controllore Le abbia chiesto il biglietto quando il treno era ancora fermo. Di solito, quando il controllo avviene e si fanno spesso decine e decine di chilometri senza vedere nessuno il treno è già partito. Ma, torno a dire, mi parrebbe un dibattito ovvio, senza costrutto, anche perché io non c'ero e non posso padroneggiare tutti i dettagli. La cosa su cui vorrei soffermarmi, invece, riguarda i comportamenti che scattano sui treni come negli uffici in coloro che fanno un mestiere in cui il contatto con il pubblico ha un ruolo determinante. E' la vecchia storia della burocrazia, quella cosa' che lo scrittore Honoré de Balzac (1799-1850) definiva un gigantesco meccanismo azionato da pigmei'. In situazioni come quella che Lei descrive siamo, insomma, alle dipendenze della maggiore o minore altezza intendo capacità di correttezza, di rispetto per il cliente di chi abbiamo di fronte. Se siamo fortunati riusciamo a spiegare, a ragionare, persino a sottostare alla giusta sanzione. Ma se l'altro brandisce l'arma del lei non sa chi sono io', del tono minaccioso, di quel protervo invito a non farsi più vedere perché eccetera eccetera, allora veniamo retrocessi al rango di colpevoli anche se non lo siamo. La metterò così: lei non ha avuto fortuna. Detto quando c'è di mezzo un servizio destinato ai cittadini, è davvero triste. cesare.sughi@ilcarlino.net

Torna all'inizio


OGGI CALA IL SIPARIO SU SANTARCANGELO (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO VACANZE pag. 2 OGGI CALA IL SIPARIO SU SANTARCANGELO E il festival cerca spazi di MANUEL SPADAZZI SANTARCANGELO «ABBIAMO ricercato un'idea di bellezza. Quell'idea di bellezza che corrispondeva, negli antichi, alla bontà...». Non sa ancora se ci è riuscita Chiara Guidi, direttrice di questa edizione del festival di Santarcangelo dei Teatri. Ma anche questo ultimo giorno della kermesse, che propone tra gli altri le repliche degli spettacoli di Fanny & Alexander, Masque Teatro, e «Achab e la balena» con Arnoldo Foà (alle 21, al Lavatoio), rimandato giovedì per un lieve malore dell'attore, sarà all'altezza di questo festival. Agli spettacoli messi in scena dalle 30 compagnie e artisti presenti nel programma ufficiale hanno assistito 5mila spettatori, senza contare le migliaia di persone che hanno seguito le performance degli artisti scelti per Santarcangelo immensa. «E questo non era mica scontato osserva il presidente del festival Giuseppe Chicchi Siamo riusciti a rispettare finora il budget che ci eravamo dati: era una cosa che non accadeva da tempo». Chicchi guarda avanti: «Siamo già al lavoro per l'edizione 2010, quella del quarantennale. Da un mese c'è un comitato al lavoro che si prepara a celebrare il 40esimo di Santarcangelo dei Teatri». E da settembre il festival, con il progetto React, cercherà di diventare un progetto annuale, con laboratori e residenze artistiche da settembre a giugno. Aspettando il nuovo teatro.. NON SARÀ certamente pronto per il quarantennale (ci vorranno anni per realizzarlo), ma il nuovo sindaco di Santarcangelo Mauro Morri accarezza' da tempo il progetto di dare finalmente alla città il teatro che non ha mai avuto. «Siamo la città del festival, eppure non c'è uno vero e proprio spazio teatrale premette il sindaco Ora noi vogliamo dare questo spazio alla città». Il progetto, o meglio l'idea di un progetto, c'è già: trasformare il Supercinema, acquistando anche la parte del palazzo (l'ex casa del Fascio) che dà sul parco, e realizzare in questo modo un grande teatro che d'estate possa trasformarsi in una suggestiva arena all'aperto, con una struttura in vetro che permetta di avere per quinta il panorama del centro storico di Santarcangelo. «I soldi ci sono, basta trovare le idee». A patto, sottolineano Chiara Guidi, Enrico Casagrande di Motus (direttore dell'edizione 2010 del festival) ed Ermanna Montanari di Teatro delle Albe (a cui è affidata la direzione 2011), che «una volta identificato il luogo dove sorgerà il teatro, il progetto venga affidato non a persone che non conoscono il teatro perché non lo praticano. Non risolviamo questa cosa con la burocrazia». Image: 20090712/foto/1903.jpg

Torna all'inizio


Concerti, box, immigrati e cantieri (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 12-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 12/07/2009 - pag: 3 I giudici di via Conservatorio Concerti, box, immigrati e cantieri «Da queste aule passano le liti dei milanesi» Lo invocano i comitati di quartiere. Lo «minacciano» i residenti di San Siro e lo intasano sistematicamente le liti di questa città che pretende regole e, poi, presenta ricorsi. Cosa sia davvero il Tar, il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, quello, per intendersi, che ha deciso anche sul caso Eluana, non è facile da spiegare. Per la burocrazia, in questo palazzo di via Conservatorio, ci si entra «per ricorrere contro atti amministrativi che ledono interessi di privati cittadini o aziende». Un tribunale di primo grado che si occupa esclusivamente di atti amministrativi. Nella pratica, all'interno di 19 mila faldoni ancora giacenti (nel 2002 erano 38 mi-- la), ci passa però il destino di Milano; ci sono le sue ansie e pure il suo futuro. Il presidente Piermaria Piacentini, «romano innamorato di Milano», giudice e artista (in ufficio i quadri realizzati con la computer grafica), autore di un paio di canzoni pop, sostiene che qui «passano il presente e il destino dei milanesi, i cambiamenti di questa società, il futuro delle aziende escluse dalle gare d'appalti o quello degli stranieri truffati dai datori di lavoro ed espulsi dalla legge». Insomma, dal Tar con le sue sentenze scritte in burocratese e le sue decisioni sempre contestate, ci passa Milano. Una città litigiosa. Molto litigiosa. Così capita che in una normale mattina di udienza si presenti un uomo sulla cinquantina che invoca interventi contro il piano parcheggi del Comune. Il giudice di pace due giorni fa ha bocciato il ricorso a una multa. Lui dice che ne prenderà altre. Il segretario generale Giovanna Briccarello ascolta per venti minuti buoni e calma il «multato cronico» che, placato, se ne va. «A volte basta qualcuno che sappia ascoltare. Non è il nostro ruolo, ma il problema spesso è solo questo». Così succede che per la cancellata del condominio di via Marx, per il concerto oltre i decibel, per il maxi progetto di riqualificazione di Garibaldi, per la bocciatura a scuola, o solo per riavere il porto del fucile da caccia, si finisca qui. Così i giudici amministrativi devono entrare nel merito, decidere col buonsenso oltre che con il Codice. Ci vorrebbe maggiore attenzione dalla politica? «Ci vorrebbero risposte. E anche un'amministrazione più rapida», spiega Piacentini. Il suo obiettivo è quello di raddoppiare il lavoro delle sezioni di Milano e dimezzare le cause giacenti. Alcune risalgono al '93. Ai tempi di Tangentopoli. Ma la colpa non è solo della giustizia. A volte c'è chi ha interesse a tirar per le lunghe: «Chi ha costruito un'opera 'abusiva' preferisce continui rinvii per evitarne la demolizione, o magari per arrivare a un accordo con l'amministrazione». Poi ci sono le questioni economiche, quelle delle gare d'appalto o dei progetti che si bloccano: «Costi enormi, per la collettività e per le imprese che perdono soldi e posti di lavoro: le leggi sono bizantine, e oggi le gare d'appalto si fanno via Internet. Qualcosa non va, no?». Cesare Giuzzi Il presidente del Tar Piermaria Piacentini

Torna all'inizio


"Il bus della luce una speranza per tanti malati" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Personaggio-1 Una vita spesa a prevenire la cecità "Il bus della luce una speranza per tanti malati" GIANFRANCO QUAGLIA NOVARA Non si è mai dato per vinto, neppure quando il buio è calato sui suoi occhi, per 36 lunghi anni. Gaetano Baviera oggi ne ha ottanta e sta festeggiando il suo compleanno lottando ancora per gli altri. Lui, che dalla sofferenza ha attinto la forza di rinascere e dedicarsi al sociale. Ma con un'energia da «tsunami», travolgente, abbattendo steccati e i muri invalicabili della burocrazia. Il risultato, a Novara, è sotto gli occhi di tutti: centro per la prevenzione e la cura della cecità, una rete di medici a disposizione, campagne nelle scuole. Un'attività infaticabile, tanto da portarlo a diventare presidente provinciale e regionale dell'Unione Italiana Ciechi. In questi giorni si batte per El Faidy Elias, un bambino di due anni di origine marocchina, residente a Novara, cieco dalla nascita e affetto da tetraparesi spastica. «I genitori hanno bisogno di mille euro - dice Baviera - per pagare un soggiorno riabilitativo a Caorle. Faccio appello alla generosità dei novaresi». La risposta è quasi scontata. Perchè Gaetano Baviera, quando si pone un obiettivo, lo porta a termine. Come per il «bus della luce», l'ambulatorio oculistico viaggiante per prevenire la cecità. E' un «Double Decker» londinese, acquistato con l'aiuto delle Fondazioni Banca Popolare di Novara, Comunità del Novarese, Comune e Provincia. Adesso il bus è diventato un simbolo, gira in città e nei paesi, è dotato di attrezzature oculistiche d'avanguardia con medici che visitano migliaia di bambini e adulti. Un successo. Un tempo era soltanto il «ragazzo di Zagarise», il paese in provincia di Catanzaro, dove è nato ottant'anni fa. Ora è l'uomo che porta la speranza e previene la cecità. Racconta: «La mia vita è cambiata da quel 5 maggio 1953. Ero uno dei tanti immigrati arrivati dalla Calabria e lavoravo alla Montecatini: uno spruzzo di ammoniaca mi colpì in pieno volto e in quel momento persi l'uso della vista». Una sentenza inappellabile. All'età di 24 anni Baviera comincia il suo calvario che lo porta a sottoporsi a venti interventi all'occhio destro, nel tentativo di tornare a vedere almeno parzialmente. Non si arrende, malgrado gli insuccessi e nel 1989 il professor Falcinelli, chirurgo al San Camillo di Roma, realizza su Gaetano un intervento di osteo-odontocheratoporosi (usando un frammento di un dente) e gli ridona la vista all'occhio sinistro. Per Baviera, che nel frattempo è già diventato presidente dell'Unione Ciechi regionale, è la fine di un incubo. E dal quel momento si dedica ancora con maggior slancio agli altri.

Torna all'inizio


GIANNI GROSS: SIAMO PRONTI . Sono seduto sul bordo della piscina e vedo l'acqua ... (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIANNI GROSS: «SIAMO PRONTI». «Sono seduto sul bordo della piscina e vedo l'acqua ... GIANNI GROSS: «SIAMO PRONTI». «Sono seduto sul bordo della piscina e vedo l'acqua che si avvicina al colmo. Attorno ho circa 250 operai al lavoro. Se finiranno in tempo? Certo. Vanno via spediti. Adesso...». Tagliente come un'affettatrice, Gianni Gross, general manager dei Mondiali di nuoto e presidente del Plain Team Veneto supera le polemiche dei mesi scorsi e sta a guardare i tasselli del colosso sportivo che lui ha messo in piedi e che si ricompongono. «Purtroppo il problema di Roma è il collegamento fra una competenza e l'altra, non la competenza in sé. C'è troppa burocrazia, tutto tempo perso. L'Italnuoto starà all'Acquacetosa, gli altri nelle strutture alberghiere con enormi recettività. Gli atleti che brilleranno? Aspettiamo il rientro di Michael Phelps dopo le Olimpiadi. Non credo però che sarà così trionfale come a Pechino. Vedremo ottimi atleti europei, soprattutto inglesi fra le donne e tedeschi, russi, spagnoli e italiani fra gli uomini. Occhi puntati su Federica Pellegrini e i suoi 200 stile, su Alessia Filippi (può puntare alla medaglia in tre specialità: 800 sl, 200 dorso, 400 misti). E poi i veneti: speriamo che stavolta la staffetta 4x200 sl sia per tre quarti veneta: Pellegrini, Spagnolo, Carpanese, Filippi sono da medaglia d'oro perché quest'anno tutte loro hanno migliorato, mentre le altre hanno peggiorato. E poi ancora Goldin, Terrin. Il livello sarà altissimo, ma non eccelso perché è l'anno post-olimpico. La partita è aperta, un Magnini può essere tanto eliminato quanto può arrivare a medaglia». (c.c.)

Torna all'inizio


Sì, ma soltanto a Ponente (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sì, ma soltanto a Ponente estate da cani Nel Levante ligure esiste solo a Santa Margherita un'area attrezzataTanti stranieri ad Albisola, nel primo stabilimento inaugurato in Italia Genova. «Amo i cani, avevo lo stabilimento balneare e ho deciso di presentare la domanda alla capitaneria per poterli ospitare in spiaggia. Nel '96 abbiamo cominciato, due anni dopo ci hanno concesso anche la balneazione per gli animali». Elisabetta Dall'Orto è la titolare del "Bau Bau Village" di Albisola Mare ed è stata di fatto una pioniera nel settore delle spiagge attrezzate per cani. Che, del resto, sono una "invenzione" tutta savonese, nel senso che è stata la locale sezione dell'Enpa, l'Ente protezione animali, a cominciare nel '93 la battaglia con l'allora ministero della Marina per regolare una materia pressoché sconosciuta: l'accessibilità dei cani alle spiagge libere e private, per l'appunto. «Siamo stati gli apripista a livello nazionale, abbiamo diffuso gratuitamente in questi anni centinaia di progetti per allestire le spiagge come vogliono le normative», raccontano con la giusta dose di orgoglio i volontari dell'ente, instancabili nel portare avanti iniziative a favore degli animali. L'ultima riguarda il progetto presentato al Comune di Albenga per un tratto di spiaggia libera alla foce del Centa, trenta metri di litorale da attrezzare con distributore di palette e contenitore per le deiezioni, affissione del regolamento della spiaggia e rubinetto per l'acqua. Nulla di nuovo per una veterana come la Dell'Orto, che mette a disposizione degli ospiti a quattro zampe ciotole, docce calde, e perfino una boa destinata esclusivamente a loro. La convivenza in spiaggia? «Buona, del resto gli animali sono controllati dai padroni, abbiamo sistemato ai piedi degli ombrelloni dei moschettoni per i guinzagli». Al Bau Bau Village, l'anno prossimo, ci sarà una novità. «Ho fatto la domanda per installare una piscina per i cani, speriamo di riuscirci, dobbiamo fare i conti con la burocrazia», spiega la titolare dello stabilimento che ha clienti da tutta Italia e anche dall'estero: «Un po' di pubblicità, ma soprattutto il passaparola»è stata la ricetta per una scommessa vinta, e naturalmente la bellezza del paesaggio ha giocato il suo ruolo. Curiosamente, se nel Ponente ligure le spiagge attrezzate per i cani non mancano, spostandosi verso il Levante la situazione cambia abbastanza radicalmente. A Genova, per esempio, di fatto ne esiste una sola, a Vesima, aperta dal cinque luglio scorso dopo una "battaglia" dell'Enpa del capoluogo ligure, come spiega Rosanna Zanardi, «per riuscire a sistemare una scaletta per scendere in spiaggia, la gente mica può volare». L'altra spiaggia esistente ma solo teoricamente è quella di Punta Vagno, all'inizio del lungomare cittadino. Teoricamente perché, tanto per dire, lì vige il divieto di balneazione. «E comunque chi ha provato a chiamare il Comune per avere notizie su quel tratto non è riuscito a ottenere risposte», aggiunge Zanardi, che esprime il suo rammarico per essersi sentita ripetere spesso "picche" dai comuni della riviera di Levante in fatto di animali in spiaggia. In effetti, nella mappa ligure, compare solo la spiaggetta sotto l'Hotel Regina Elena a Santa Margherita. Compare anche, tornando a Ponente, per la precisione a Ospedaletti, anche lo stabilimento Baia Verde. Ma al telefono il gestore spiega che sono in corso lavori di bonifica dell'arenile e che i tempi si preannunciano lunghi: «Ci telefona tanta gente che vede la segnalazione su internet, vedremo quando sarà possibile riaprire, l'intenzione di continuare questa esperienza c'è». Insomma, per ora non andateci. Eugenio Agosti agosti@ilsecoloxix.it 13/07/2009

Torna all'inizio


Dove sbagliano le care sorelle (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: RELIGIONI E SOCIETA data: 2009-07-12 - pag: 30 autore: In America Dove sbagliano le care sorelle di Mauro Calamandrei L a guerra fra i conservatori della Curia Romana e le suore americane, che era esplosa con tanta violenza all'inizio del pontificato di Giovanni Paolo II, è stata inaspettatamente ripresa in questi giorni sulle pagine del «New York Times». Nel corso dell'inverno certi organi di stampa avevano già reso noto che i prefetti della Congregazione degli Ordini religiosi e della Congregazione per la Dottrina della fede volevano indagare se le monache americane stessero ormai andando troppo avanti nel modernizzarsi, uscire dai conventi e vestirsi in borghese; ma il lungo articolo delgiornale ha scatenato reazioni non solo ironiche. Perché l'inchiesta inquisitoria è diretta solo contro le suore americane? Si chiedono tanti. Per generazioni in America le monache hanno avuto un ruolo unico nel costruire chiese e scuole, nel gestire ospedali e nel far funzionare parrocchie e ospizi e, al contrario degli ordini religiosi maschili o del clero diocesano, non sono mai state coinvolte in clamorosi scandali. Perché solo loro ora sono prese di mira? Sandra Schneiders, che insegna Nuovo Testamento e Spiritualità nella scuola di Teologia dei Gesuiti a Berkeley (California), non ha dubbi: «Vorrebbero continuare a trattarci come se fossimo ancora solo manodopera da sfruttare ciecamente e non vogliono capire che siamo invece soggetti religiosi, che vivono una vita di totale dedizione a Cristo e da quella dedizione deriva il profondo interesse per il bene di tutta l'Umanità». Particolarmente forte è l'ostilità reciproca fra il Cardinale Levada e il Leadership conference of women religious perché questa associazione che rappresenta il 96% delle suore attive negli Stati Uniti si è distinta nell'interpretare il messaggio evangelico in senso moderno e nel promuovere con passione la causa della ordinazione religiosa delle donne come avviene fra protestanti, ebrei, e in tante altre religioni. Trenta anni fa le suore attive nella società americana erano 180mila, oggi non sono neppure 70mila, però ancora più significativi dei numeri sonoi cambiamenti nella qualità di vita e nella varietà delle ambizioni di chi diventa «donna di fede». Il Cardinale Levada può sognare conventi pieni di suore che seguono rigidi orari, strettissimi modi di vestire o di vivere, ma in America di anno in anno la sua congregazione diventa sempre meno capace perfino di contare le suore che esistono perché ogni stagione aumentano non solo gli ordini religiosi, ma anche le associazioni create per sfuggire alle restrizioni che la burocrazia vaticana cerca di imporre. Come esempio abbastanza comune della nuova suora emersa dalle rovine del Concilio Vaticano II qui citeremo il caso di Anne E. Carr (morta recentemente), che per poter scrivere quel che voleva senza preoccuparsi dell'imprimatur insegnava teologia nella Divinity school della University of Chicago: ma per rimanere suora senza dover digerire le trovate dei vari cardinali usava buona parte del suo salario per finanziarie differenti modi di essere «donne di fede » di altre consorelle meno fortunate della Religious community delle Sisters of charity of the presentation of the blessed Virgin Mary di cui era parte. L'insuccesso che hanno avuto vari vescovi e laici conservatori nell'impedire alla Notre Dame University (che è l'università cattolica più antica) di conferire la laurea ad honorem al presidente Obama perché è favorevole all'aborto ha messo in risalto come la chiesa cattolica in America è sempre più divisa. Nel frattempo numerosi sacerdoti e laici che hanno orizzonti mentali più aperti di quelli di cardinali di curia sono sempre più preoccupati perché ogni mese migliaia e migliaia di cattolici arrivati dall'America latina e da altre parti del globo abbandonano le parrocchie cattoliche adottate in America perché le trovano troppo burocratiche e passano a locali dove è incoraggiata la libera espressione delle emozioni dell'individuo. © RIPRODUZIONE RISERVATA è guerra aperta negli Usa tra le suore e i precetti troppo rigidi previsti dal Vaticano. Intanto le vocazioni diminuiscono

Torna all'inizio


Ricercatori sans papiers (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: INTERSEZIONI data: 2009-07-12 - pag: 29 autore: Paradossi del Nord-Est Ricercatori «sans papiers» di Sylvie Coyaud A Legnaro, ridente cittadina di ottomila abitanti tra Padova e Chioggia, un'impresa prospera mentre le altre annaspano. è il laboratorio d'eccellenza diretto da Ilaria Capua all'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie. In dieci anni, il personale è passato da 6 a 60 dipendenti a tempo pieno, più gli avventizi, e il volume d'affari ha superato i 2 milioni di euro l'anno, interamente versati da finanziamenti europei e internazionali. La virologa è oggi senza rivali, avendo informato i colleghi di ben tre agenzie dell'Onu dei rischi di pandemia mesi prima che questa emergesse. Si legga in proposito il peana che le dedicava «Nature» il 18 giugno, e il suo intervento sul prossimo numero della rivista «Darwin». Di pari passo con l'impresa, s'è espanso anche il medagliere della signora, ormai sembra quello del maresciallo Kulikov. Ilaria Capua forma anche ricercatori dei paesi dove i virus delle patologie animali tendono più spesso a provocare epidemie globali, umane e non, alle quali l'Italia non è immune. Ha appena concluso un seminario di aggiornamento per virologi dell'Asia centrale,un«gemellaggio con la Russia» e ne prepara uno con Cuba. Il governatore del Veneto, Giancarlo Galan potrebbe dirsi fiero di questi rapporti geopolitici che incentivano gli scambi commerciali oltre che scientifici. Ora potrebbe mantenere gli impegni e facilitare la concessione di permessi di soggiorno ai laureati multietnici mandati a Legnaro dai propri governi. In una regione apparentemente entusiasta della nuova legge sull'immigrazione,la mossa risulterebbe impopolare, ce ne rendiamo conto. Ma i veneti, tanto più se sono imprenditori anch'essi, capiranno che ne va del loro interesse economico – oltre che della loro salute –sostenere l'Internazionale sanitaria che sta incubando in quel laboratorio. Faccia presto. Stanca di battaglie con la burocrazia, Ilaria Capua se n'è andata ad Atlanta a «orientare le politiche riguardanti la sorveglianze e la prevenzione delle zoonosi» dei Centers for Disease Control (Cdc), massimo ente mondiale della sua categoria che deve investire di corsa una bella fetta di stimolo fiscale. Pensa di trattenersi a lungo? Le abbiamo chiesto, sapendo che da anni i Cdc le fanno la corte. «No, a ottobre rientro», ha risposto. I lettori vadano in vacanza tranquilli, è una donna fedele. Per ora. © RIPRODUZIONE RISERVATA Virologa internazionale. La ricercatrice Ilaria Capua

Torna all'inizio


Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Primo Piano data: 13/07/2009 - pag: 7 Il caso Accornero: più gravosi fino al 18%. Trevisani (Cna): i correttivi funzionano Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano «Uno su due non si adeguerà». Ma il Veneto: la crisi si vedrà nel 2009 MILANO Artigiani, a Milano sembra di essere sul piede di guerra. E il fronte è quello del Fisco. Quasi la metà degli aderenti alla Confartigianato della provincia di Milano sarebbero decisi a non adeguarsi agli studi di settore. In sostanza, non verserebbero i soldi richiesti dall'Agenzia dell'entrate. Pagherebbero soltanto quanto dovuto in base a bilanci aziendali che a loro dire sono stati cannibalizzati dalla crisi. Ma se nel capoluogo lombardo tira una brutta aria, la musica cambia in altre realtà territoriali, come il Veneto. Ma procediamo con ordine. La denuncia di un malcontento fiscale diffuso nel capoluogo lombardo arriva da Marco Accornero, segretario generale dell'Unione artigiani di Milano: «Già nelle scorse settimane gli uffici fiscali dell'Unione artigiani della Provincia hanno appurato che per molte categorie i nuovi studi di settore sono più gravosi dal 15 al 18 per cento. Prendiamo amaramente atto che gli studi di settore 2009 hanno ignorato la crisi». Le imprese artigiane immediatamente catalogabili come «congrue» oggi sarebbero poco più del 44%, contro il 58% dello scorso anno. Resta da vedere quante del restante 56% di «non congrue» decideranno di adeguarsi, ma questo dato sarà disponibile soltanto dopo le ferie estive. Il problema è condiviso dalle altre associazioni che rappresentano il mondo dell'artigianato sul territorio. «La maggioranza della categoria di fatto sta sfidando il fisco, esponendosi a controlli con un aggravio di burocrazia e quindi di costi che non fa piacere a nessuno», sostiene Giuseppe Vivace, segretario della Cna Lombardia. Nel Veneto sembra di vivere in un mondo diverso. Sia per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti degli studi di settore sia per quanto riguarda la crisi. Il presidente regionale di Confartigianato, Claudio Miotto, ha una visione molto più morbida nei confronti del Fisco e molto diversa sull'andamento economico del suo settore nel 2008. «Che dice non è stato affatto un anno di crisi. Lo dimostrano le dichiarazioni Iva: nel 2008 è stato dichiarato un miliardo di Iva in più rispetto al 2007. Semmai di crisi si dovrà parlare per il 2009, che è un anno delicato. Ma per l'anno scorso no. Se poi alcune aziende non hanno liquidità in cassa per pagare le tasse del 2008, questo è un altro discorso. Certo, l'arrivo degli studi di settore può far scatenare una certa emotività. Se vogliamo parlare alla pancia della gente possiamo farlo, ma non è così che si risolvono i problemi». Nessuna paura che molti non si adeguino? «Non vedo dove sta il problema. E' previsto che chi si ritiene non congruo non si adegui. Al Fisco va dichiarato il dato reale. Perché ci si dovrebbe adeguare se le cifre non corrispondono? Per paura dei controlli? Ma è normale che lo Stato controlli. Gli studi di settore, che per di più rappresentano la parte minore della fiscalità, in sé non hanno nulla di sbagliato. Non è questo il nocciolo della questione. Il vero problema è la fiscalità territoriale, tutte le addizionali. E la somma che esce alla fine dei conti. Oggi la fiscalità totale supera il 50%». Anche il direttore nazionale per le politiche fiscali di Confartigianato, Andrea Trevisani, ha toni concilianti nei confronti del Fisco: «I correttivi introdotti per far fronte alla crisi funzionano. Inoltre, rispetto al passato c'è un fatto nuovo: oggi con la Sose (la Società per gli studi di settore, ndr) e con le Agenzie delle Entrate territoriali c'è più dialogo. Si riesce a discutere dei problemi. E poi prima di parlare di artigiani che non si adeguano bisogna aspettare i dati: ci sono 120 realtà provinciali». Fausta Chiesa Rita Querzè Claudio Miotto Confartigianato del Veneto \\ I parametri scatenano una certa emotività, ma sono uno strumento legittimo del Fisco Marco Accornero Unione artigiani di Milano \\ Il 2008 è stato un anno difficile e i criteri dell'Erario non hanno tenuto conto della crisi

Torna all'inizio


Un giardino ai bambini (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: PRIMA PAGINA data: 13/07/2009 - pag: 1 Via Benedetto Marcello LA POLEMICA Un giardino «vietato» ai bambini di ANDREA SENESI Il parco giochi di via Benedetto Marcello è pronto da un mese ma rimane chiuso. Il motivo? Manca il collaudo. «Un caso di cattiva burocrazia», attacca Carlo Montalbetti, che ha presentato un'interrogazione in Consiglio. «Entro la fine del mese apriremo il parco», assicura l'assessore Simini. A PAGINA 5

Torna all'inizio


14mila (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 13/07/2009 - pag: 3 14mila Le badanti che a Milano da un anno e mezzo hanno diritto alla regolarizzazione nell'ambito del decreto flussi ma che non l'hanno ancora ottenuta a causa dei ritardi e delle lungaggini della burocrazia

Torna all'inizio


Giardino vietato ai bimbi. (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronaca di Milano data: 13/07/2009 - pag: 5 Polemica I residenti: il Comune fa sempre le cose a metà. L'assessore: lo prometto, apriremo entro la fine del mese Giardino vietato ai bimbi. «Assurdo» Il parco giochi di via Benedetto Marcello è terminato da un mese ma è chiuso: «Mancano i collaudi» L'orso Marcello è rimasto senza «collaudo» e nessuno può giocare con lui. In via Benedetto Marcello aspettavano il parco giochi da quattro anni. I residenti hanno anche una mascotte, un portafortuna che poi tanta fortuna evidentemente non porta. Lo scivolo, appunto, a forma di orso, costruito negli anni Venti e diventato nel corso dei decenni il simbolo della via. Le due aree gioco sono pronte. La cooperativa ha finito i lavori addirittura con qualche giorno d'anticipo. Il 19 giugno i residenti erano pronti alla festa. Avevano atteso la partenza dei lavori per mille giorni, dopo la fine della realizzazione dei box sotterranei. A distanza di un mese l'orso è rimasto solo. Senza bambini, senza compagni di gioco. Il parco giochi è ancora chiuso, sigillato, inaccessibile. Mancano i collaudi e il via libera dei tecnici all'agibilità dell'area e dei giochi. Non solo. Mancano i pali della luce, nei giardinetti. «Il classico esempio di cattiva burocrazia», attacca il consigliere della Lista Ferrante, Carlo Montalbetti, che sulla vicenda ha pronta tanto di interrogazione a sindaco e giunta. «Il Comune deve trovare almeno una soluzione intermedia, in attesa che s'installino i pali. Anche perché un parco giochi, per definizione, serve d'estate e non nei mesi freddi. Non si può perdere altro tempo». L'assessore ai Lavori pubblici, Bruno Simini, rassicura: «Entro la fine del mese apriremo il parchetto. Sempre che dal collaudo non escano anomalie». Il collaudo, appunto. «Non si può pensare che sia una cosa immediata si difende l'assessore : anche perché in ballo c'è l'incolumità dei bambini ». I residenti, loro, sono più rassegnati che infuriati. «Siamo alle solite», scuote la testa Claudio Magnani, portavoce del comitato di quartiere: «L'amministrazione fa le cose a metà. Sono anni che attendiamo, ma mi sa che anche per quest'estate i nostri bambini dovranno rassegnarsi: sotto casa non si potrà giocare». Quattro filari di alberi. Scivoli e altalene. La storia del parco dell'orso Marcello è lunga e complicata. Sbloccata a fine gennaio dall'intervento di Simini: «Abbiamo risolto una situazione complicata, che teneva fermo il completamento dei lavori di riqualificazione dei box, per altro già in uso da due anni», diceva allora l'assessore. Situazione sbloccata, lavori partiti e poi (in tempo) pure conclusi. «Proprio qui sta l'assurdo della vicenda. Per una volta che le cose sembravano procedere, ci si impianta proprio sul traguardo», dice Montalbetti. Ultima questione, quella delle telecamere. Il Comune, grazie agli oneri di urbanizzazione, ha messo in cassa quasi un milione di euro. «Abbiamo chiesto l'installazione della videosorveglianza », ricorda Montalbetti: «Ci hanno risposto che arriveranno presto». «Attendiamo e speriamo», sospirano i residenti. Pazienza e speranza, ancora. Andrea Senesi L'assessore «Entro la fine del mese apriremo il parchetto. Sempre che dal collaudo non si verifichino anomalie»

Torna all'inizio


Troppe sanatorie e nessuna politica (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Economia data: 13/07/2009 - pag: 13 Immigrazione Nove leggi e cinque provvedimenti di regolarizzazione Troppe sanatorie e nessuna politica di GUIDO BOLAFFI Esperto di immigrazione internazionale C on la questione badanti il partito della sanatoria torna all'attacco. Come già tante volte accaduto in passato, anche nella maggioranza di oggi, a poche ore dal varo di un provvedimento che modifica, per di più in maniera assai restrittiva, le regole dell'ingresso e della permanenza dei lavoratori stranieri sul territorio nazionale, ha ripreso corpo la vecchia diatriba sulla necessità di derogare (temporaneamente!) da quanto appena stabilito. Per consentire la legalizzazione di almeno una parte dei tanti che da noi lavorano senza permesso. Una sorta di replica del passato che se colpisce, perché contrasta in maniera eclatante con l'impegnativa promessa fatta dal Governo di evitare cedimenti e finte deroghe, non stupisce. Visto che negli ultimi venti anni, con una regolarità che non ha nulla da invidiare a quella degli eventi naturali, questo partito, che per comodità definiamo della sanatoria, si è fatto sentire in tutte le maggioranze, di centro-sinistra come di centro-destra. Comprese quelle cosiddette tecniche. Sta di fatto che peculiari caratteristiche della macchina politico-amministrativa, sommate a quelle culturali, rendono da noi patologico ciò che altrove è semplicemente difficile. Sull'immigrazione l'Italia è come se vivesse in una sorta di prolungato, permanente stato febbrile. Con provvedimenti di legge e sanatorie a ripetizione. Che per numero e rilevanza non hanno pari in nessuna delle grandi nazioni industrializzate. Basta leggere per credere. Cominciamo dai primi nella speranza di non tralasciarne qualcuno. 1986 legge n. 943. 1989 legge Martelli. 1992 legge Boniver. 1993 legge Conso. 1993 decreto legge sul lavoro stagionale. 1996 legge Dini. 1998 legge Turco-Napolitano. 2001 legge Bossi-Fini. Last but not least il provvedimento sull'ordine pubblico appena licenziato. Per le sanatorie arriviamo addirittura al passo cadenzato. Quadriennale. 1986, 1990, 1995, 1998, 2002. Alle quali vanno aggiunte quelle «mascherate » dei decreti flussi 2006 e 2007 con la presentazione di un numero record di richieste: 500 mila per il primo. 724 mila per il secondo. Il risultato? Che in Italia, caso unico al mondo, quasi tutti gli immigrati regolari di oggi non sono altro che gli irregolari di ieri legalizzati ex-post . Precedenti che fanno riflettere e dai quali i «sanatori » di turno traggono la speranza, non infondata, di poter riuscire prima o poi nel loro obbiettivo. Uno sbaglio reiterato o un problema irrisolto? L'uno e l'altro. In tutti i paesi indu-- strializzati, infatti, il controllo dell'immigrazione sta diventando di giorno in giorno più problematico. Una difficoltà che le cancellerie nazionali tentano di mascherare con altisonanti, ripetute dichiarazioni di lotta al mercato clandestino che continua ad esaudire quasi just in time i desiderata della domanda. Infatti, come ama ripetere il grande maestro Alejandro Portes ai suoi studenti di Harvard, gli immigrati ed in particolare quelli meno qualificati che sono per lo più irregolari, vengono non solo perché lo vogliono ma perché li vogliono. Una verità confermata dalla brusca frenata che l'attuale crisi economica ha determinato, per la prima volta dopo molti anni, sui flussi d'arrivo. Come tutti i fenomeni di mercato anche l'immigrazione non si governa solo con i divieti o i contingentamenti amministrativi. Non c'è burocrazia in grado di competere con la velocità con cui alloca le sue risorse. Difficoltà da noi aggravate da due difetti nazionali. L'uso improprio e prolungato dell'immigrazione per regolare i conti non solo tra ma addirittura all'interno degli schieramenti politici. E la decantata, esclusiva rigidità normativa dell'obbligatorietà del procedimento penale che qui da noi proibisce ciò che altrove si fa invece normalmente. Niente case by case ma solo ope legis . Poiché si sa che nella politica italiana il tutti o nessuno dura lo spazio di un mattino, una volta aperto un varco di legge, anche solo per pochissimi, si finisce «obbligatoriamente » agli omnes . Il nostro problema sta qui. Visto che il mercato è più forte della carta bollata sarà allora bene cominciare a riflettere su nuovi, possibili scenari. Che consentano alle istituzioni di dare al singolo ciò che oggi, invece, umiliando la proprie leggi, devono concedere a todos caballeros . Gli immigrati vanno dove vogliono e dove sono voluti. Non a caso con la crisi i flussi sono rallentati vistosamente

Torna all'inizio


Giusta intuizione rovinata dalla burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Economia data: 13/07/2009 - pag: 14 Il Brambilla Giusta intuizione rovinata dalla burocrazia Si sono moltiplicati i compiti, addetti e quindi anche le spese. Un peso eccessivo per le piccole di Franco Morganti esperto in economia delle comunicazioni Q uando l'8 giugno 2001 fu approvato il decreto legislativo n. 231 tutti applaudirono al fatto che anche l'Italia avesse una legislazione etica e anti-corruzione come gli Usa e altri Paesi, invocata a lungo dall'Ocse. Le società potevano essere sanzionate, e non più solo gli amministratori come fino ad allora, per i reati contro la pubblica amministrazione commessi sia in Italia che all' estero, in primo luogo la corruzione. Le sanzioni, a loro volta, andavano (e tuttora vanno) dall'ammenda fino alla sospensione dell'attività per un certo periodo e addirittura al ritiro della concessione, che in certi casi (soprattutto in tempi come questi) vuol dire la morte dell' azienda. Per non essere sanzionate, e ricondurre la responsabilità ai singoli amministratori o dirigenti, le società devono dimostrare di aver messo in atto e fatto funzionare un modello organizzativo che preveda un'adeguata divulgazione in azienda dei principi da applicare per evitare i reati nel mirino. Ciò che comporta l'istituzione di un apposito Organismo di vigilanza che sorvegli l'applicazione del modello. Ma in pratica ci vuole un codice etico debitamente diffuso. Un accurato controllo dei flussi finanziari, una corretta distribuzione della documentazione aziendale, il controllo dei collaboratori esterni, un controllo del sistema gerarchico e della concessione delle deleghe, un sistema sanzionatorio interno. Purtroppo, da questo ragionevole inizio, alla legge 231 è stata poi appioppata una serie di altre incombenze che con la pubblica amministrazione non hanno nulla da spartire, come la sicurezza (altrimenti nota come legge 262) el'antiriciclaggio. Così anche la specializzazione dell'Organismo di vigilanza è andata a farsi benedire, a favore di un organismo tuttofare, con l'effetto finale di fare quanto meno da moltiplicatore delle persone preposte alla ricerca di competenze diverse. E qui si apre una critica sulla proliferazione dei controlli societari: al Collegio sindacale, alla società di revisione, al Comitato di controllo interno istituito all'interno del CdA si è aggiunto con la 231 l'Organismo di vigilanza, ma non è finita. È stato poi istituito il dirigente preposto alla verifica dei dati contabili, il dirigente preposto al controllo interno e, secondo il Codice di autodisciplina della Borsa italiana, anche il Consigliere preposto al controllo interno, come se non bastasse l'apposito Comitato. Questa proliferazione si traduce inevitabilmente, oltre che in una moltiplicazione dei costi interni, anche nel ricorso a consulenze organizzative e legali per decifrare la corretta applicazione della norma ed evitare possibili sanzioni. Tutto questo non si applica soltanto alle grandi imprese, che possono disporre di adeguate strutture, ma a tutti i soggetti giuridici in forma di impresa, quindi anche alle piccole e medie imprese, che per natura e caratteristiche, ne risultano particolarmente penalizzate in termini di costi e risorse umane. franco_morganti@libero.it

Torna all'inizio


Usa-Italia, un legame sempre più intenso (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: SYSTEM (ITALPLANET) data: 2009-07-13 - pag: 19 autore: L'INTERVENTO di Claudio Scajola* Usa-Italia, un legame sempre più intenso Non contrapposizione, ma collaborazione: gli Stati Uniti puntano sull'Italiae sull'Europa per l'avvio di comuni iniziative in materia di sviluppo sostenibile e stabilizzazione regionale, e per sconfiggere la crisi con politiche condivise I l rapporto tra Italia e Stati Uniti è profondamente radicato, non solo a livello di Governi, come ha confermato la recente visita del Presidente Berlusconi al Presidente Obama alla Casa Bianca. è molto intenso anche per la cooperazione tra i nostri apparati industriali e finanziari, clamorosamente rilanciata proprio in queste settimane dall'intesa Fiat-Chrysler; ed è profondo anche a livello di coscienza collettiva. Sono ancora forti l'epopea della nostra emigrazione, che ha aiutato a fare grande l'America; il ricordo della liberazione dal nazifascismo; la riconoscenza per l'aiuto alla ricostruzione, con il piano Marshall. Stati Uniti e Italia stanno reagendo alla crisi con politiche di ampio respiro, che presentano alcune significative analogie. Ci accomuna l'obiettivo di promuovere le nuove tecnologie, la banda larga, lo sviluppo delle fonti rinnovabili, del risparmio e dell'efficienza energetica, settori che possono fornire un decisivo contributo ai processi di innovazione, alla crescita della competitività, alla lotta ai cambiamenti climatici. Proprio a fine maggio, a margine del G8 Energia svoltosi a Roma, ho firmato con il Ministro dell'Energia americano Steven Chu un importante accordo sull'utilizzo del carbone pulito e sulla cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, mentre è in preparazione un protocollo di collaborazione sull'energia nucleare. Queste intese energetiche avranno anche importanti ricadute industriali e rafforzeranno le relazioni economiche e commerciali tra Italia e Stati Uniti che sono già di eccezionale livello: lo testimonia l'interscambio complessivo, che nel 2008 ha sfiorato i 35 miliardi di euro, con un saldo di 11,2 miliardi a favore dell'Italia. Gli Stati Uniti rappresentano il quarto mercato di sbocco per le merci italiane, alle spalle di Germania, Francia e Spagna, e i dati della Banca d'Italia rivelano che il flusso cumulato di investimenti diretti americani in Italia al 2007 ha superato 28 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti rappresentano per l'Italia un mercato strategico, fondamentale per il nostro export. Per questo motivo, abbiamo adottato misure straordinarie mirate ad invertire l'attuale trend negativo delle nostre esportazioni. Con le azioni per la promozione del Made in Italy, promosse dal Ministero dello sviluppo economico e destinate principalmente alle piccole e medie imprese italiane, stiamo facendo convergere sul mercato USA ingenti risorse aggiuntive: ben 10 milioni di euro. Quella che stiamo vivendo non è “la morte del capitalismo” e nemmeno “la fine del Secolo Americano”, come sostenuto da alcuni, ma un punto di svolta, che richiede politiche innovative, coraggiose e inclusive. Abbiamo molto lavoro da fare con gli Stati Uniti: dalla lotta al cambiamento climatico, alla sicurezza energetica, dal finanziamento dello sviluppo alla gestione delle crisi regionali. La nuova stagione politica di Washington, sullo sfondo del cambiamento di passo imposto dalla crisi, fa sì che appaia obsoleta la vecchia contrapposizione, sovente nutrita di pregiudizi, tra unilateralismo e multilateralismo, tra modello ultraliberista e deregulatorio americano e burocrazia assistenzialista europea. Oggi le priorità e i parametri di riferimento sono altre: gli Stati Uniti guardano all'Europa e all'Italia nella consapevolezza che il Vecchio Continente può svolgere un ruolo fondamentale di promozione dello sviluppo sostenibile e di stabilizzazione regionale. Con l'Europa e con l'Italia essi vogliono definire una nuova agenda politica. E sono certo che il G8 dell'Aquila, presieduto dal Presidente Berlusconi, sarà un punto di svolta per la soluzione della crisi e l'avvio di un percorso di ripresa più regolato, solido e trasparente. * Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico

Torna all'inizio


Riforme virtuali (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Del Lunedi)" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore del lunedì sezione: PRIMO PIANO data: 2009-07-13 - pag: 5 autore: DALLA PRIMA Riforme virtuali Tante idee, di cui alcune buone e promettenti, ma poi o la realizzazione viene rinviata, oppure prende forma concreta in unmodo tale da annacquare completamente gli effetti annunciati a parole. Emblematico è quanto spiegano Tullio Jappelli e Daniele Checchi su www.lavoce. info : il ministro Gelmini annuncia che distribuirà in base a indicatori di performance la piccola quota dei fondi per la Programmazione Triennale delle università, in attesa di poter distribuire nello stesso modo (ma quando?) anche una quota più significativa delle altre risorse. Definisce un set di indicatori per la distribuzione, ma poi, sorprendentemente, lascia libera ogni università di scegliere i pesi da attribuire ai diversi indicatori. Ovviamente, ciascun rettore sceglie i pesi a lui più favorevoli. Il risultato è che, per l'ennesima volta, i fondi sono distribuiti a pioggia con l'aggravante di un sistema di calcolo complicatissimo e poco trasparente. Tutto questo non sta accadendo solo nel campo della riforma universitaria. In materia di welfare e di mercato del lavoro, a esempio la scelta di non toccare di fatto nulla è stata recentemente enunciata in modo esplicito proprio dal ministro Sacconi. C'è, però, qualcosa che non quadra. Se stessimo parlando del governo Prodi potremmo pensare che è colpa della maggioranza risicata, instabile e rissosa. Ma il governo Berlusconi ha una maggioranza inattaccabile e quasi monolitica che in cinque anni potrebbe rivoltare il paese da capo a piedi. Perché non lo fa? Che cosa impedisce al governo di passare dalle parole ai fatti? C'è chi dice che sia colpa della burocrazia ministeriale che mette i bastoni tra le ruote ai ministri impedendo loro di fare ciò che vorrebbero e nel modo che vorrebbero. Può darsi ma è poco credibile: con un appoggio così solido in Parlamento il governo potrebbe mettere in riga qualsiasi burocrazia adottando misure appropriate per questo scopo. Reagan non ci mise molto a licenziare i controllori di volo che si rifiutavano di obbedirgli. In un sistema democratico, c'è un'unica altra risposta possibile: il governo fa quello che vogliono i suoi elettori (inclusi forse i dipendenti dei ministeri, oltre un milione nell'Istruzione). Se questo fosse vero dovremmo concludere che il paese, in realtà, le riforme non le vuole. Le preferisce in forma virtuale, per poterne discutere davanti a un caffè ma non per vederle realizzate sul serio: proprio come il Truman dello show, felice di vivere nel suo mondo di cartapesta. Andrea Ichino andrea.ichino@unibo.it © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


Lotta di un emigrato per riavere la carriola sotto sequestro giudiziario (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia di Nuoro Pagina 5020 Dualchi Lotta di un emigrato per riavere la carriola sotto sequestro giudiziario Dualchi --> Vittima di un furto e della burocrazia. Protagonista un emigrato, Giovanni Salaris, di 62 anni. Due anni fa i ladri avevano tentato di rubargli dalla casa una carriola e due maialetti pronti per essere cucinati. Sorpresi dai carabinieri erano scappati. La refurtiva era stata posta sotto sequestro: maialetti nel freezer e la carriola nel cortile della caserma. A distanza di tanto tempo Salaris chiede di rientrare in possesso almeno della sua carriola. «Quando vengo in ferie a Dualchi, la carriola mi serve per fare la solita manutenzione nel giardino di casa mia. Anche nei giorni scorsi, appena arrivato a casa assieme alla mia famiglia, mi sono recato in caserma. Il comandante della Stazione mi ha fatto vedere la mia carriola e il freezer dove è conservata la carne che mi era stata rubata, ma non mi ha potuto concedere di più. Non chiedo che mi vengano riconsegnati i maialetti, ma almeno quanto è stato rubato dalla mia casa, i coltelli e altre attrezzature. La carriola, a questo punto, sono costretto a ricomprarmela, perché non posso aspettare che il giudice possa sbloccare il sequestro». Il furto risale al 23 febbraio di due anni fa, quando ignoti si introdussero nell'abitazione dell'emigrato, (che lavora in Toscana), al numero 26 di via Montello, in una zona periferica. Rovistarono indisturbati in tutta la casa, forse alla ricerca di oggetti di valore. I ladri però avevano trovato due maialetti nel freezer, poi una collezione di coltelli, altri oggetti che caricarono sulla carriola custodita nel garage. Quindi fuggirono col bottino. Il giorno dopo i carabinieri fermarono un giovane del luogo che trasportava proprio quella carriola rubata, con tutta la refurtiva. Il ragazzo, tuttavia, si difese dicendo che aveva trovato la carriola sulla strada e di non sapere che era stata rubata. «Non voglio entrare nel merito di chi è l'autore del furto, un compito che spetta agli inquirenti - dice Giovanni Salaris - ma voglio soltanto che mi venga restituito quanto mi è stato rubato due anni fa. Sequestro giudiziario? È assurdo. Tutto questo è veramente di ridicolo. Non credo che una carriola possa costituire un indizio per scoprire i veri ladri». Ha fatto di tutto l'emigrato, sollecitando anche il Tribunale di Oristano, ma senza ottenere niente. «Non mi resta che comprare una carriola nuova». FRANCESCO OGGIANU

Torna all'inizio


Reggio. La presidente Masini ha incontrato i sindaci (sezione: Burocrazia)

( da "Sestopotere.com" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Reggio. La presidente Masini ha incontrato i sindaci (13/7/2009 15:20) | (Sesto Potere) - Reggio Emilia - 13 luglio 2009 - Un primo incontro fra la presidente della Provincia Sonia Masini con i sindaci neoletti o riconfermati dei Comuni del territorio si è svolto nei giorni scorsi nella Sala consiliare di Palazzo Allende. La presidente Masini ha voluto incontrare gli amministratori del territorio "per iniziare a parlare delle modalità attraverso cui continuare una stretta e proficua collaborazione". Nell'occasione la presidente Masini ha rivolto le proprie congratulazioni agli eletti, mettendo poi sul tavolo alcune delle priorità che dovranno essere affrontate nei prossimi mesi, in primis la crisi economica: "Occorre continuare a lavorare, sulla scia di quanto già messo in campo dalla Provincia in questi mesi, indirizzando gli sforzi soprattutto al dopo-crisi. Si tratterà di investire da un lato sulle persone attraverso la formazione professionale e riqualificazione di coloro che hanno perso il lavoro e, dall'altro lato, di sostenere e accompagnare la nascita di una nuova imprenditoria per Reggio Emilia, penso in particolare ai giovani e alle donne, investendo in settori innovativi dell'economia". La presidente Masini ha però anche affrontato il tema relativo al ruolo di Provincia e Comuni: "Ci sono autonomie e competenze diverse, che devono rappresentare un valore e non un elemento di conflitto. A questo proposito bisogna assolutamente evitare sovrapposizioni e il coordinamento proprio dell'ente Provincia ha un ruolo fondamentale su questo fronte, sebbene non sia sempre riconosciuto da tutti. Occorre, una volta condivisi gli obiettivi, collaborare e lavorare in sintonia, perché solo così è possibile perseguire in modo corale progettualità alte, che pongano Reggio Emilia al centro dello sviluppo dell'area mediopadana e del nostro Paese". La presidente Masini ha infine parlato "della necessità di una burocrazia più snella, obiettivo che passa anche per la razionalizzazione degli organi esecutivi e degli apparati tecnici. E' quanto ci chiedono i cittadini e noi abbiamo il dovere di dare risposte concrete, pena la disaffezione della gente alla cosa pubblica, alle istituzioni e alla politica".

Torna all'inizio


Rosolini, accordo con ZarbanoNoto, le mani su diverse punte (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Rosolini, accordo con Zarbano Noto, le mani su diverse punte gaetano talluto Palermo. Si apre oggi la settimana più importante per le tre compagini palermitane che prenderanno parte al prossimo campionato d'Eccellenza. Venerdì prossimo infatti, a mezzogiorno scadrà il termine per perfezionare l'iscrizione al torneo 2009/2010, con il contestuale versamento delle tasse previste dalle norme federali. CITTÀ DI VILLABATE. Prenderà il via lunedì 27 luglio, alle 8.30, al Luigi Zarcone di Villabate, la nuova avventura della squadra giallorossa che quest'anno sarà guidata dal tecnico Mimmo Bellomo, reduce dal brillante campionato con il Bagheria. Nei giorni scorsi, lo stesso allenatore ha diramato, insieme con il presidente Mariano Giannone, la lista dei calciatori convocati per la preparazione precampionato. Portieri: Milani, Lo Giudice, Buttitte e Firriolo; difensori: Acciaio, Restivo, Zito, Amato, Troia, Lo Pinto, Palazzo, Guagliardo, Priola; centrocampisti: Correnti (capitano della squadra), Roberto Flauto, Gianluca Flauto, Li Castri, Mazzeo, Calandra, La Spisa, Marotta; attaccanti: Tummarello, Centorbi, D'Evola, Termini, Giglia, Cannioto, Greco. «Nei prossimi giorni – afferma il patron Giannone – cercheremo di completare la rosa con l'arrivo di un attaccante d'esperienza e di un centrocampista. Non è escluso, comunque, che qualcuno dei convocati possa anche andare via in società di categoria superiore». CITTÀ DI BAGHERIA. In casa nerazzurra, a restare sovrana è... l'incertezza più assoluta. Un paio di settimane fa, il direttore sportivo Salvo Bartolone aveva affermato: «Il nostro primo obiettivo sarà quello di ottenere finalmente il nuovo stadio con il manto in erba sintetica e la gestione dell´impianto. Senza questi presupposti, il calcio a Bagheria potrebbe anche sparire e tutto quello che abbiamo fatto in questi anni sarà vanificato». Adesso, a pochi giorni dalla scadenza per iscrivere la squadra al campionato, la situazione non è migliorata: «Purtroppo, per questioni di mera burocrazia, la società non ha ancora ottenuto la gestione dello stadio. Questo ritardo è un grave handicap per la programmazione della prossima stagione e quindi un freno per il proseguimento di quel progetto che intende mantenere il nome di Bagheria tra le grandi del calcio siciliano. Non potendo pianificare nulla, neanche il nome del successore di Bellomo, il futuro di questa squadra rimane incerto. La situazione è molto delicata, quando mancano pochi mesi dall´inizio del campionato. Per questo unico motivo, nostro malgrado, e con tanta amarezza ci siamo sentiti nel dovere morale e sportivo di rendere disponibile sul mercato il tecnico che quest´anno, insieme ad un gruppo fantastico di ragazzi ha regalato tantissime soddisfazioni a tutto lo sport bagherese, a cominciare». PARMONVAL. Perfezionata l'iscrizione negli uffici della Federcalcio, la società di Partanna Mondello ha fissato a lunedì 27 luglio l'inizio degli allenamenti in vista del prossimo campionato, che si terranno al Lo Monaco di Mondello, scelta dettata dall'impossibilità di molti calciatori di allontanarsi da Palermo per motivi di lavoro.

Torna all'inizio


Milano, debutta la Cinecittà padana Castelli rilancia: "Stop al romanesco" (sezione: Burocrazia)

( da "Stampaweb, La" del 13-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

MILANO Ne ha parlato, da più di un anno, in tanti incontri pubblici. Più che una delle tante iniziativa targata Lega, un vero e proprio chiodo fisso, per il leader del Carroccio Umberto Bossi, il Polo della cinematografia lombarda inaugurato oggi a Milano, la struttura che ospiterà la Fondazione cineteca italiana, Lombardia Film Commission e Fondazione sperimentale cinematografia e diverse produzioni televisive, su una superficie di 85mila metri quadrati nella restaurata Manifatture Tabacchi. Ed eccola la Cinecittà in salsa padana. Obiettivo: un cinema italiano che non parli più esclusivamente romanesco, come ha sottolineato il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli e che racconti le storie di Milano e della Lombardia, sempre messe da parte, secondo Bossi, da Cinecittà. C’era anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, oggi, per l’occasione della nascita della nuova Holliwood lombarda, accompagnato dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, dal sindaco di Milano Letizia Moratti, che ha annunciato la digitalizzazione da parte del Comune di "Miracolo a Milano", del presidente della Regione Lombardia, che ha finanziato la quasi totalità dell’intervervento (8,7 milioni di euro), Roberto Formigoni. «Avevo in mente di portare la cinematografia a Milano per raccontare la nostra storia, che è piena di storie incredibili sempre lasciate da parte dalla cinematografia romana», ha detto Bossi. «Parte così la cinematografia milanese, dobbiamo raccontare la nostra storia, farla conoscere prima alla nostra gente e poi al mondo». Per Castelli l’avvio della cinecittà padana segna la fine di una sorta di dittatura romana del linguaggio cinematografico: ascoltare attori che parlano romanesco in ogni ambientazione «è una cosa insopportabile, da fastidio da un punto di vista culturale. Che sia un bergamasco, un altoatesino o un tedesco comunque parlano tutti con accento romanesco - ha detto Castelli riferendosi alle produzioni cinematografiche e televisive - è una cosa insopportabile. E dà fastidio non tanto per una questione localistica o campanilistica, ma è chiaro che il linguaggio è parte essenziale dei personaggi». Castelli ha fatto l’esempio della fiction su Giovanni XXIII che era «un bergamasco verace: parlare con accento romanesco è sbagliato storicamente, da fastidio da un punto di vista culturale». Il percorso per la realizzazione della cittadella lombarda del cinema è stato complicato, ha ammesso Bossi: «Sembrava una cosa impossibile, lunga. Ed ecco qui, uno-due. Siamo riusciti a superare tutte le difficoltà di burocrazia. Bisogna crederci. Per realizzare le cose bisogna, come dice la Lega, averlo duro». Il leader del Carroccio ha ringraziato il ministro Tremonti, che ha definito: «Un vero federalista», e il lavoro per ottenere il risultato svolto dagli amministratori locali: Roberto Formigoni, Letizia Moratti e l’assessore regionale leghista Massimo Zanello. «Manca Berlusconi, mi spiace che non ci sia ma ci sono Tremonti e Bondi, che lo rappresentano». Bossi ha infine presentato al pubblico il regista Renzo Martinelli, autore del film su Federico Barbarossa: «È L’ultimo regista che esiste in Italia capace di fare colossal». Il leader del Carroccio ha infine invitato ancora una volta tutti a vedere la prima del film che verrà proiettata al Castello Sforzesco. Il Pd però non ci sta. Nel mirino delle critiche democratiche soprattutto la provocazione di Castelli. «Ancora una volta la Lega parla a vanvera su argomenti che non conosce» attacca Pierfrancesco Majorino. E per il capogruppo del Pd al Comune di Milano il nuovo polo sorto all’ex Manifattura Tabacchi difficilmente darà nuova linfa alle produzioni cinematografiche del Nord d’Italia perchè «l’intervento è mosso da interessi di speculazione edilizia che poco hanno a che vedere con il cinema». Dall'uscita del viceministro leghista prende le distanze anche Luca Barbareschi. «L’industria dello spettacolo è a Roma e lo è sempre stata, per varie ragioni, non ultima che a Roma c’è il bel tempo, il sole, elementi che servono quando si girano i film, e non nebbia e pioggia, con le quali si possono girare solo alcune scene». «Prima di questo - prosegue l'attore e deputato del Pdl -, sarebbe bene occuparsi della riforma dello spettacolo, di fare una legge per la reintegrazione del Fus e trovare regole affinchè l’Italia possa far fronte alla "invasione" degli stranieri, che stanno conquistando quote di mercato italiano grazie a investimenti ingenti». «Se non si fa questo -avverte Barbareschi- rischiamo che il cinema non parli nè il romanesco i il lombardo, ma nemmeno italiano».

Torna all'inizio


Berutti: parcheggi multipiano e il casello bis i primi obiettivi (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

TORTONA. IL NUOVO SINDACO SVELA LE STRATEGIE Berutti: parcheggi multipiano e il casello bis i primi obiettivi [FIRMA]MARIA TERESA MARCHESE TORTONA Sicurezza e qualità della vita in città, attenzione ai giovani e agli anziani, aiuto alle famiglie, sostegno a chi vive in situazioni difficili, interventi strutturali a difesa del lavoro e per promuovere di nuovo industrializzazione ed occupazione: l'impegno principale dei prossimi mesi per la giunta Berutti sarà quello di trasformare il programma elettorale in concrete linee programmatiche, cioè in progetti per Tortona. «Prima fra tutti - spiega Berutti - la realizzazione di un grande piano organico di sviluppo industriale, di potenziamento ed espansione delle attività commerciali, di tutela delle produzioni artigianali, agricole e rurali, di rilancio di un turismo di alto livello». Come? «Con provvedimenti a supporto delle aziende volti a superare la crisi economica - dice -, tutela del lavoro ed interventi per le categorie disagiate, ricerca di nuove aziende da collocare in città per incrementare il numero di lavoratori cittadini e l'introduzione di eventuali sgravi fiscali per le aziende che assumono persone della nostra città e la creazione di un fondo a sostegno delle aziende in particolari settori. E ancora: la creazione di un secondo casello autostradale e il potenziamento della rete ferroviaria e della logistica. Tutto ciò realizzando progetti utili, che dovranno essere finanziati dall'inizio alla fine del loro iter, anche usufruendo delle tante opportunità offerte della Comunità europea». L'adozione di un nuovo Prg, la riqualificazione degli interventi urbanistici, la creazione di una nuova zona artigianale, il raddoppio del ponte sullo Scrivia in direzione Alessandria per ridurre le code, la costruzione di nuovi parcheggi multipiano come il Lavello, piazza Milano, piazza delle Erbe, nuove soluzioni viabili, la rimodulazione delle zone 30, la valorizzazione e riqualificazione dell'ex Mercato ortofrutticolo: sono solo alcuni dei progetti pensati per la città. Le potenzialità di sviluppo di Tortona negli anni futuri si evidenzieranno anche nel livello dei servizi che la città saprà offrire ai cittadini e con progetti di grandi opere pubbliche che oltre a guardare al futuro e all'occupazione, prestino una puntuale attenzione ai progetti di manutenzione, che alleviano i disagi quotidiani dei cittadini, ed ai progetti di riqualificazione, soprattutto delle aree verdi. Nel progetto di Berutti c'è anche il rinnovamento della macchina amministrativa comunale: «Già efficiente e capace - dice - andrà ulteriormente organizzata internamente, con la riduzione della burocrazia e delle code presso gli uffici comunali e con l'introduzione dell'advisor comunale con lo scopo di consigliare e accompagnare le nuove iniziative produttive, artigianali e professionali». Oltre a questi, tanti altri progetti confluiranno nelle linee programmatiche di mandato, cui sarà dedicato un apposito Consiglio comunale. Intanto, dopo la prima riunione di giunta che si è tenuta giovedì scorso per definire con quali principi organizzare il lavoro futuro, oggi si terrà la prima vera giunta dell'amministrazione Berutti con una serie di argomenti in discussione. Domani alle 21, poi, tornerà a riunirsi il Consiglio per l'individuazione delle Commissioni e la nomina dei componenti.

Torna all'inizio


Il Pd: Grillo non si può candidare. Lui: vado avanti (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIOVANNA MELANDRI: «IL PD NON È UN TRAM». Marino E ADINOLFI APRONO: SI CANDIDA ALLE PRIMARIE Il Pd «fa muro» contro Grillo Lui non molla: «Vado avanti» Il comico si iscrive al partito in Sardegna. La Commissione di garanzia: «Non ha i requisiti» MILANO - Il Pd chiude la porta a Beppe Grillo. Ai big democratici, ad eccezione di Ignazio Marino, non piace l'autocandidatura del comico genovese alla corsa per futuro leader del partito. Per questo il partito guidato da Franceschini alza un muro contro il comico. E lo fa prima da Roma con le armi della politica («il Pd non è un tram su cui si può salire all'occorrenza» spiega Giovanna Melandri, dirigente del Pd) e poi con quelle della burocrazia: in serata infatti il Pd sardo, come aveva lasciato intendere già Maurizio Migliavacca, responsabile dell'organizzazione del Partito democratico, ha respinto la richiesta di iscrizione presentata dal genovese. «Lo Statuto e il regolamento impediscono l'iscrizione di Beppe Grillo al circolo del Pd di Arzachena: per questo, è stata avviata la procedura di restituzione degli euro versati» rende noto la Commissione regionale di garanzia della Sardegna, dopo aver sentito il coordinatore del circolo territoriale di Arzachena Andrea Filipeddu. Proprio quest'ultimo aveva dichiarato di aver incontrato Grillo e di avergli consentito la compilazione della domanda di adesione al Pd, ricevendo 16 euro per il completamento della procedura. «VADO AVANTI» - Il «muro» dei democratici non scoraggia comunque Grillo, che sembra invece sempre più disposto a portare avanti la sua operazione-Pd. «Il Pd sardo ha respinto la richiesta? Vorrà dire che la ripresenterò in continente! Peraltro la tessera praticamente ce l'ho già, ho pure pagato ben 16 euro..». Il comico genovese ci tiene, comunque, a sottolineare che non tutto il Pd gli ha chiuso la porta: «Ho visto che Adinolfi, Marino, hanno detto di essere favorevoli. Solo il "globulo" è contrario, Fassino, quelli lì... Sono straordinari!». L'obiezione del Pd, viene fatto notare a Grillo, sarebbero i requisiti previsti dallo statuto: «Ma quali requisiti deve avere uno per essere iscritto? Ho letto lo statuto, non c'è niente che impedisca la mia iscrizione, dice solo che non si possono iscrivere quelli che hanno la tessera di un altro partito. Che c'entro io? Non so, forse possono dire che sono "cattivo"! E poi, lo decide Fassino se ho i requisiti?». MELANDRI E VIOLANTE -L'incursione di Grillo agita i democratici. Alle dure dichiarazioni dell'ex segretario dei Ds Piero Fassino di domenica contro la candidatura del comico genovese, si sono aggiunte in giornata le critiche di altri autorevoli esponenti del partito. «A Grillo vorrei dire che il Pd non è un tram su cui si può salire all'occorrenza» ha detto Giovanna Melandri. Più interlocutorio l'intervento di Luciano Violante per il quale Grillo «non è solo un comico, interpreta uno stato d'animo. La sua candidatura è il frutto della crisi del sistema politico». E lo stesso Fassino è tornato a parlare della vicenda Grillo in un videoforum su Repubblica tv: «Non c'è alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del Pd». Secondo Fassino, quella del comico genovese «è una boutade», «una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo». MARINO E BONINO - Il senatore Ignazio Marino, anche lui candidato alla segreteria del Pd, ha ribadito invece di non avere pregiudizi nei confronti della eventuale candidatura di Grillo alle primarie. «Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo può fare. Io non giudico le persone, se Grillo arriverà con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perchè debba essere escluso». Tra i democratici, già impegnati in un infuocato avvio di campagna congressuale, l'annuncio di candidatura alla guida del partito fatto dal comico ha provocato un ulteriore dibattito sulla validità delle regole previste dallo statuto, a cominciare dalle primarie. La tesi di Marino in particolare ha riacceso la polemica rinfocolata dalla radicale Emma Bonino sulle regole per la candidatura contenute nello statuto del Pd: «Io ancora non ho capito bene - ha detto la Bonino - se le regole di questo Statuto del Pd, che ogni giorno di più risulta più pasticciato, consentono o no la candidatura di Beppe Grillo. Se lo consentono il dibattito deve essere politico, non esistono "vade retro Satana", si deve discutere di quello che propone. Grillo è abituato a lanciare anatemi e a fare monologhi, ma non è mai stato disponibile a dialoghi o confronti. Se poi parliamo del programma che Grillo ha enunciato io trovo che ci siano delle sciocchezze». L'ALLEATO DI PIETRO - Il comico genovese comunque vanta un alleato esterno: è il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. Un sostegno che nel Pd fa sospettare che l'ex pm sia «il mandante» del comico, armato per agitare le acque già poco tranquille del Pd. «Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario di quel partito, eppure il suo è l'unico programma esposto, molto più articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati» ha sottolineato il leader dell'Italia dei Valori. «Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d'interessi, l'acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l'informazione libera, con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico: sono tutti punti - ha aggiunto l'ex pm - che l'IdV sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide. Insomma, un programma serio, concreto e che, forse, proprio per questo porta i soloni della politica a irriderlo». stampa |

Torna all'inizio


Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il caso Accornero: più gravosi fino al 18%. Trevisani (Cna): i correttivi funzionano Studi di settore e artigiani, la protesta di Milano «Uno su due non si adeguerà». Ma il Veneto: la crisi si vedrà nel 2009 MILANO Artigiani, a Milano sembra di essere sul piede di guerra. E il fronte è quello del Fisco. Quasi la metà degli aderenti alla Confartigianato della provincia di Milano sarebbero decisi a non adeguarsi agli studi di settore. In sostanza, non verserebbero i soldi richiesti dall'Agenzia dell'entrate. Pagherebbero soltanto quanto dovuto in base a bilanci aziendali che a loro dire sono stati cannibalizzati dalla crisi. Ma se nel capoluogo lombardo tira una brutta aria, la musica cambia in altre realtà territoriali, come il Veneto. Ma procediamo con ordine. La denuncia di un malcontento fiscale diffuso nel capoluogo lombardo arriva da Marco Accornero, segretario generale dell'Unione artigiani di Milano: «Già nelle scorse settimane gli uffici fiscali dell'Unione artigiani della Provincia hanno appurato che per molte categorie i nuovi studi di settore sono più gravosi dal 15 al 18 per cento. Prendiamo amaramente atto che gli studi di settore 2009 hanno ignorato la crisi». Le imprese artigiane immediatamente catalogabili come «congrue» oggi sarebbero poco più del 44%, contro il 58% dello scorso anno. Resta da vedere quante del restante 56% di «non congrue» decideranno di adeguarsi, ma questo dato sarà disponibile soltanto dopo le ferie estive. Il problema è condiviso dalle altre associazioni che rappresentano il mondo dell'artigianato sul territorio. «La maggioranza della categoria di fatto sta sfidando il fisco, esponendosi a controlli con un aggravio di burocrazia e quindi di costi che non fa piacere a nessuno», sostiene Giuseppe Vivace, segretario della Cna Lombardia. Nel Veneto sembra di vivere in un mondo diverso. Sia per quanto riguarda l'atteggiamento nei confronti degli studi di settore sia per quanto riguarda la crisi. Il presidente regionale di Confartigianato, Claudio Miotto, ha una visione molto più morbida nei confronti del Fisco e molto diversa sull'andamento economico del suo settore nel 2008. «Che dice non è stato affatto un anno di crisi. Lo dimostrano le dichiarazioni Iva: nel 2008 è stato dichiarato un miliardo di Iva in più rispetto al 2007. Semmai di crisi si dovrà parlare per il 2009, che è un anno delicato. Ma per l'anno scorso no. Se poi alcune aziende non hanno liquidità in cassa per pagare le tasse del 2008, questo è un altro discorso. Certo, l'arrivo degli studi di settore può far scatenare una certa emotività. Se vogliamo parlare alla pancia della gente possiamo farlo, ma non è così che si risolvono i problemi». Nessuna paura che molti non si adeguino? «Non vedo dove sta il problema. E' previsto che chi si ritiene non congruo non si adegui. Al Fisco va dichiarato il dato reale. Perché ci si dovrebbe adeguare se le cifre non corrispondono? Per paura dei controlli? Ma è normale che lo Stato controlli. Gli studi di settore, che per di più rappresentano la parte minore della fiscalità, in sé non hanno nulla di sbagliato. Non è questo il nocciolo della questione. Il vero problema è la fiscalità territoriale, tutte le addizionali. E la somma che esce alla fine dei conti. Oggi la fiscalità totale supera il 50%». Anche il direttore nazionale per le politiche fiscali di Confartigianato, Andrea Trevisani, ha toni concilianti nei confronti del Fisco: «I correttivi introdotti per far fronte alla crisi funzionano. Inoltre, rispetto al passato c'è un fatto nuovo: oggi con la Sose (la Società per gli studi di settore, ndr) e con le Agenzie delle Entrate territoriali c'è più dialogo. Si riesce a discutere dei problemi. E poi prima di parlare di artigiani che non si adeguano bisogna aspettare i dati: ci sono 120 realtà provinciali». Rita Querzè Fausta Chiesa stampa |

Torna all'inizio


A Venezia la regia mondiale (sezione: Burocrazia)

( da "Tribuna di Treviso, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nella sede lavoreranno a tempo pieno un centinaio di esperti provenienti da tutto il globo A Venezia la regia mondiale Prestigiacomo: a gennaio un centro ricerche internazionale alla Cini Il riscaldamento minaccia i paesi del Mediterraneo 10 anni di tempo per fermare l'aumento a due gradi VENEZIA. Aumentano le temperature, variano le precipitazioni, si innalza il livello del mare e gli ecosistemi sono in disequilibrio. Se i cambiamenti climatici sono un pericolo per la popolazione mondiale, è urgente trovare soluzioni in grado di gestirli. Un esempio? Secondo Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente, questo è il Mose: «Venezia è la sede del più grande esperimento di lotta al cambiamento del clima» ha detto. L'occasione era la prima giornata di summit che, fino a venerdì, riunisce 200 scienziati presso la Fondazione Cini. Per Venezia, un evento importante, in previsione del debutto, a gennaio, del Centro euromediterrano per i cambiamenti climatici, struttura di ricerca scientifica per l'approfondimento di conoscenze, cause e conseguenze, nel campo della variabilità climatica, attraverso lo sviluppo di tecnologie ad alta risoluzione con modelli globali del sistema terra e con modelli regionali. Nella sede, alla Fondazione Cini, lavoreranno a tempo pieno cento esperti di tutto il mondo. Sarà, ha spiegato Carlo Carraro, vicepresidente del terzo gruppo di lavoro Ipcc «il più grosso centro al mondo per la lotta ai cambiamenti climatici». Il primo volume del quinto Rapporto Ipcc (il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici) vedrà la luce nel 2013, il secondo e terzo volume più il rapporto di sintesi nel 2014. A Venezia gli scienziati hanno il compito di mettere appunto argomenti e indice dei nuovi volumi. Nessun accenno, invece, ai futuri siti del nucleare nel veneziano: «i tempi sono ancora prematuri», ha detto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. I temi dell'Ipcc - che verranno approvati a fine ottobre a Bali, nel corso della Sessione Plenaria fra i Paesi membri - saranno presi in considerazione alla conferenza dell'Onu sul clima, che si terrà in dicembre a Copenhagen: «Attendiamo il via libera all'accordo globale sul clima - ha detto Clini - le prospettive sono positive perché, nel G8 Ambiente c'è stata una grande convergenza. L'importante sarà non fermarsi sulla burocrazia e puntare alle soluzioni per salvaguardare il clima perché, se è vero che oggi le tecnologie per ridurre le emissioni ci sono, non tutti i paesi ne hanno accesso». Il dibattito in tema di gas serra, è ancora materia di accese discussioni: «Il programma dell'Ipcc dovrà aiutarci, a Copenhagen, ad avere le risposte chiare che i governi reclamano - ha detto Stefania Prestigiacomo - mi riferisco alla necessità di una base scientifica certa sul ruolo delle emissioni nel riscaldamento globale. La discussione sul loro ruolo nell'innalzamento delle temperature è, per molti paesi, un alibi per non assumere decisioni impegnative. Ci auguriamo che i lavori dell'Ipcc forniscano dati chiari». Altro capitolo sono i paesi emergenti: «Sentono fortemente il problema dell'equità sulla riduzione delle emissioni: ci vuole elasticità o non si riuscirà nemmeno a raggiungere un accordo quadro in dicembre». Rajendra Pachauri, presidente dell'Ipcc ha parlato del suo Paese, l'India, che produce 1 tonnellata di emissioni pro capite, mentre gli Stati Uniti ne producono 20. «In India ci sono milioni di persone che non hanno a disposizione la corrente elettrica - ha detto - se le politiche dovessero essere uguali ovunque, continuerebbero ad esserci milioni di poveri. Ma, rispetto a Copenhagen, sono ottimista». Altre due invece - secondo Carraro - le priorità di cui discutere. Primo: «E' importante che il senato americano approvi entro novembre il «climate change bill» - ha detto - in caso contrario non si riuscirà ad aggiungere un accordo a Copenhagen». Secondo: «L'accordo sul limite dell'aumento a due gradi della temperatura globale, dovrà essere raggiunto in 10 anni, altrimenti sarà troppo tardi». (Silvia Zanardi)

Torna all'inizio


Oltrebormida, via Nucerae il grattacielo non si farà (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Oltrebormida, via Nucerae il grattacielo non si farà Cairo, già presentato un secondo progetto Giampiero Quarto ha rilevato tutte le azioni: costruirà volumi più bassi Cairo. Niente grattacieli o torri da 60 metri nell'Oltrebormida. Non si farà più il maxi complesso residenziale, ma verranno tirati su soltanto mini -palazzi per un impatto complessivo tra i 4 e i 5 mila metri cubi di cemento in via XXV aprile. Per una trentina di alloggi complessivi, oltre negozi e garage. E'quanto emerso ieri mattina in Comune a Cairo dopo che i progettisti dello studio Dotta e Lamberti di Cengio hanno presentato all'ufficio tecnico le prime bozze dell'Oltrebormida -bis per conto del costruttore locale Giampiero Quarto (a capo delle società"Cairo Due" e "Cairo Immobiliare"). Diventato l'attore principale, il "motore" dell'operazione, dopo l'uscita di scena di Andrea Nucera ("Geo"). Insieme avevano firmato il maxi progetto per l'intervento edilizio nel quartiere oggetto di espansione residenziale. Quindi fuori il costruttore albenganese dentro l'imprenditore locale. Alla fine è stato quest'ultimo, al termine di una serrata trattativa tutt'interna alla cordata dei soci-proprietari, a rilevare le quote dell'altro dopo aver offerto le proprie. Insieme non potevano andare avanti in base alle diverse valutazioni sui tempi del progetto. Troppo lunghi per Quarto che voleva accontentarsi di edificare di meno sui propri terreni già acquisiti (discoteca ex Fantasque). La burocrazia, viste le difficoltà autorizzative per le modifiche urbanistiche, è stata la molla per cui Quarto ha contattato Nucera: "Voglio uscire". E invece alla fine è stata la "Geo" a lasciare. "Abbiamo preferito così- conferma Andrea Nucera ieri pomeriggio al telefono- Cairo d'altronde è la piazza del nostro ex socio Quarto, con cui avevamo intrapreso insieme questa avventura. Ci siamo fatti da parte, vendendogli le nostra parte e lasciando a lui il timone del progetto che sarà quindi ridimensionato, rispetto ai nostri proponimenti, senza aspettare i tempi della macchina comunale". E che non vi sia il grattacielo nei piani di Quarto viene confermato dal diretto interessato: "I grattacieli lasciamoli fare a Dubai. Ho rilevato le quote di Nucera e porterò adesso avanti l'operazione, per cui i miei tecnici hanno già preso contatti per la presentazione dei due palazzi che ho in mente di fare con la giunta". Sugli sviluppi futuri Quarto non si sbilancia: "Il punto di partenza sono la trentina di alloggi che vogliamo costruire con il mio gruppo. Sui terreni già di mia proprietà della discoteca ex Fantasque e su quelli delle famiglie Briano e Tomatis". Per quanto riguarda gli ulteriori indici edificatori presenti nella zona e di proprietà del Comune, Quarto precisa "che molto probabilmente verranno messi all'asta". In commissione edilizia erano arrivati nei mesi scorsi i piani con torri residenziali da un minimo di 6 a un massimo di 10 piani. I palazzi secondo le indicazioni dovevano sorgere in via XXV aprile, al posto non solo dell'ex discoteca Fantasque, ma anche dell'ex Palazzetto dello Sport. Corredati da box, garage, ma anche negozi "di vicinato", seppur in misura ridotta dopo le nuove normative della recente legge regionale. L'aumento delle cubature è una questione ritenuta "rovente" in Comune, tanto che è stato affidato un ulteriore incarico all'avvocato Mauro Vallerga per sbrogliare il nodo con un'interpretazione pro veritate. Quarto con la sua "Cairo immobiliare" aveva fissato la stima dell'investimento sull'Oltrebormida in 20/25 milioni di euro: "Avevamo pensato di realizzare dagli 80 ai 90 appartamenti da un centinaio di metri quadrati l'uno, all'incirca" era stata l'indicazione prima del ridimensionamento. Da parte del Comune era stata presa in considerazione la possibilità di spostare dal campo sportivo Rizzo l'indice di edificabilità (la possibilità di costruire) in un'area adiacente nello stesso lotto, per esempio all'interno del piano particolareggiato imperniato sull'ex Palazzetto dello Sport, oppure sommandolo all'indice già in possesso di privati su terreni confinanti. In media nella zona l'indice di edificabilitàè di 1,5. Alberto Parodi 14/07/2009 ' 14/07/2009 divergenzedi veduteI grattacieli lasciamoli fare a Dubai: faremo due palazzi sui terreni dell'ex discoteca Giampiero quartoimpresario edile 14/07/2009

Torna all'inizio


extracomunitari, via libera ai ricongiungimenti - massimo calandri (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina V - Genova Extracomunitari, via libera ai ricongiungimenti I giudici sbloccano i visti: per oltre un migliaio si aprono le porte a Genova Il magistrato: "Lentezza e burocrazia, ambasciate e consolati avevano bloccato gli espatri" L´ultima normativa è più restrittiva, ma i diritti di molti nel frattempo erano stati negati MASSIMO CALANDRI LE ordinanze sottoscritte la scorsa settimana da Francesco Mazza Galanti restituiscono giustizia a due famiglie straniere, ma soprattutto rappresentano un precedente fondamentale in materia di ricongiungimento familiare. Sottolineando il cattivo andamento e la parzialità di consolati ed ambasciate straniere – che avevano più o meno consapevolmente allungato i tempi delle pratiche da loro gestite - il giudice genovese ha imposto il rilascio del visto a due coppie di genitori, una albanese e l´altra marocchina. Le sentenze del tribunale fanno già giurisprudenza: solo a Genova e provincia risolveranno centinaia di casi analoghi, permettendo l´ingresso regolare di oltre un migliaio di extracomunitari. In passato il lavoratore straniero in regola, con un´adeguata disponibilità economica ed un appartamento sufficientemente grande, poteva chiedere di essere raggiunto dai genitori e farsene carico, a patto che questi non disponessero di "un adeguato sostegno familiare nel paese di origine o di provenienza". Nell´ottobre 2008 sono stati però introdotti alcuni ‘paletti´ normativi per rendere più complicato il ricongiungimento. Con il nuovo decreto legislativo, per raggiungere il figlio ed essere regolarizzati i genitori dovevano avere compiuto entrambi 65 anni e non avere altri figli nella terra di origine. L´entrata in vigore della legge era attesa da un anno. «E guarda caso, proprio da allora le ambasciate e i consolati avevano rallentato la gestione delle pratiche»: l´avvocato Alessandra Ballerini, esperto in diritti dell´immigrazione, ha assistito le due famiglie. «Evidentemente sommersi dalla burocrazia hanno preso tempo, rinviando per mesi migliaia di fascicoli. La risposta guarda caso – è arrivata subito dopo l´entrata in vigore dell´ultima normativa». Ed essendo nel frattempo cambiati i parametri, la stragrande maggioranza delle domande è stata bocciata. «Ma quando hanno presentato la loro richiesta gli stranieri erano in regola, i tempi si sono allungati per l´inerzia degli uffici pubblici: che colpa ne hanno gli stranieri se nel frattempo la normativa è cambiata?». L´appello al tribunale del capoluogo ligure non è stato vano. Nella sua ordinanza, Francesco Mazza Galanti ha sottolineato che «in materia di ricongiungimento famigliare la pubblica amministrazione deve provvedere all´adozione di provvedimenti nel termine di trenta giorni». Nel caso della famiglia albanese erano trascorsi dieci mesi, in quello della famiglia marocchina più di quattro. «Gli uffici pubblici non hanno assicurato il buon andamento e l´imparzialità dell´amministrazione», ha scritto il giudice, annullando il precedente diniego e ordinando l´immediato rilascio dei visti.

Torna all'inizio


"emozionati, ma non è il primo giorno di scuola" (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina III - Bologna Per molti consiglieri è il debutto nel Palazzo. Puglisi: terrò le orecchie ben aperte. Mingardi: sarò ironico e diretto "Emozionati, ma non è il primo giorno di scuola" L´udc Bonetti: "Nessun problema per la burocrazia, ma per il peso della storia dell´aula" Ci tengono a sottolineare che «non è mica il primo giorno di scuola», ma l´emozione si vede. Qualcuno ha già dimestichezza con i giornalisti, altri cercano le parole giuste alzando gli occhi in aria. I "nuovi" consiglieri di Palazzo d´Accursio si dividono tra strette di mano e la concentrazione da neofita per la prima seduta del Consiglio comunale. Molti si fregano già le mani per iniziare a lavorare. «Sono emozionata ma soprattutto determinata - commenta Francesca Puglisi, neoeletta per il Pd e membro del comitato genitori delle scuole elementari Longhena - terrò le orecchie aperte a disposizione dei cittadini». La prima fila degli scranni della maggioranza ne ospita ben tre, uno di fianco all´altro: il "primino" Andrea De Maria, segretario del Pd bolognese, attivo in politica fin da giovanissimo ma mai entrato in consiglio comunale, Marilena Pillati, docente dell´Alma Mater di statistica e reduce dal consiglio del quartiere Savena, e il novello per eccellenza Andrea Mingardi. Il consigliere prestato dal mondo dello spettacolo, in particolare, si distingue fin da subito: arriva in ritardo, occhiali da sole appesi al collo della t-shirt bianca, gilet nero e scarpe da ginnastica. Un abbigliamento che fa brillare ancora di più l´elegantissima Pillati e distrae un attimo dalla polo a righe colorate dell´altro vicino di banco Giuseppe Paruolo, ex assessore e vice sindaco di Sergio Cofferati. «Io sono ironico e diretto - ammette candido Mingardi all´uscita - Qui però cerchi di apprendere. Potrebbe davvero essere l´inizio di una nuova stagione». Poi stringe la mano all´altra new entry, il leghista Manes Bernandini, e gli confida di «esser già distrutto». Nell´altra ala dell´aula, affollatissima di visitatori, tra i "primini" dell´opposizione spicca invece Giovanni Favia, per la camicia bianchissima in mezzo a tante giacche scure e per le 28 primavere che lo nominano il più giovane a Palazzo. Ancora, Pasquale Caviano, per una cravatta che non passa inosservata, in pendant con il fazzoletto e raffigurante verdi palme su sfondo giallo. Più sicuro e sciolto, infine, il collega di lista Tommaso Bonetti (Guazzaloca per Bologna), che di mestiere fa l´avvocato e a formalità come quelle della prima seduta è già avvezzo. «Per le procedure burocratiche non c´è problema - dice Bonetti - La vera emozione è per il peso della storia che si sente in questa sala». (s.sch.)

Torna all'inizio


bush addio, torna la "cia buona" la missione impossibile di obama - (segue dalla prima pagina) vittorio zucconi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 9 - Esteri Bush addio, torna la "Cia buona" la missione impossibile di Obama Il presidente costretto ad alzare il tiro contro Langley L´intelligence A ogni crisi risorge il falso mito delle spie "sporche" da rimpiazzare con quelle "pulite" La Casa Bianca ha bisogno dei repubblicani per varare le riforme più urgenti (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) VITTORIO ZUCCONI Ma gli otto anni delle Bush & Cheney follies hanno lasciato troppa sporcizia nelle stalle d´America perché possa andare avanti senza almeno un tentativo di bonificare il recinto degli spooks, degli spioni. Come sempre nei momenti in cui l´America si pente di sé stessa, è la Central Intelligence Agency il capro da offrire in sacrificio a un pubblico che nel panico le chiede di essere onnisciente e feroce. E quando la paura si attenua, si pente di averlo sguinzagliato. Avvenne così alla metà degli anni ‘70, quando la vergogna del Watergate produsse la Commissione d´inchiesta parlamentare Church e la rivelazione degli attentati della Cia contro leader stranieri, da Fidel Castro al vietnamita Ngo Din Diem, in seguito proibiti da Gerald Ford. Allora era stato il panico "rosso" a togliere il guinzaglio alla Cia e alle sue black op, alle sue operazioni clandestine. Nel 2001, dopo l´11 settembre, è stato il terrore del terrore a spingere George Bush, la sua anima nera Cheney, i loro docili giuristi e i direttori della company, della agenzia di spionaggio, a muoversi spasmodicamente per contrastare un nemico che non conoscevano. Il caso del massacro dei Taliban, denunciato per anni dall´associazione dei Medici per i Diritti Umani e raccolto anche dal comandante generale delle operazione, Tommy Franks, che chiese un´inchiesta prima di dimettersi in fretta, è soltanto quello più raccapricciante, nella finzione di una grandiosa rivolta popolare contro i Taliban che fu sempre abilmente pilotata dalla Cia, di fronte a un Pentagono recalcitrante a impegnarsi in Afghanistan. Ma gli scheletri che stanno riaffiorando dagli armadi di Washington sono, politicamente e costituzionalmente, anche più paurosi. Esce il Programma Speciale di intercettazioni telefoniche fatte a strappi, e con risultati nulli, senza neppure la formale approvazione dei giudici, e soprattutto senza comunicazione al Parlamento, come la legge istitutiva della Cia scritta nel 1947 vorrebbe. Sono le torture, ormai riconosciute come tali, a rappresentare possibili crimini e a spingere il segretario alla Giustizia, Eric Holder, a preparare uno special prosecutor, un magistrato straordinario, per frugare nelle stalle di Bush e Cheney. Il nuovo direttore della Cia, Leon Panetta, da mesi ormai sta vuotando il sacco davanti alle commissioni parlamentari di sorveglianza, a porte chiuse, mettendo in imbarazzo anche la stessa speaker, la presidente della Camera Nancy Pelosi, che ammette, nega, poi ammette e poi nega, di essere stata sempre informata delle «tecniche speciali» di interrogatorio. Anche per questo Obama avrebbe preferito un cambio di stagione, una "nuova Cia", senza radere al suolo quella vecchia e travolgere alleati come la Pelosi nelle macerie. Lo avrebbe voluto per non stroncare il morale dei 20 mila, almeno, uomini e donne che lavorano nel palazzo di Langley, in Virginia, e nel mondo, per non dover ricostruire da zero quei servizi di intelligence come accadde ai suoi predecessori, dopo le grandi purghe post- Watergate. Non ci sta riuscendo, per la gioia dell´elettorato più liberal che esige la propria libbra di carne e naturalmente la vuole dalla esecrata Cia, e per la costernazione della burocrazia spionistica che già dovette subire il crollo di motivazione e di reclutamento dopo la fine della Guerra Fredda. Quello di una "Cia pulita" che sostituisca la "Cia sporca" è un sogno, un mito ricorrente e alimentato dalla saggistica e dalla fiction che alternativamente descrivono l´agenzia come un colosso sinistro e onnipotente oppure come un ministero di inetti burocrati incapaci di scovare anche le talpe interne. Tutti preferiscono dimenticare che la realtà, dietro la letteratura e il cinema, è quella di un ministero di statali, nel quale i capi, come i gregari, devono adeguarsi docilmente al clima politico portato dai padroni di turno. E sfornare i prodotti che il padrone richiede. Lo sa perfettamente Obama, come lo sa Leon Panetta, vecchio navigatore delle acque di Washington. Tutti e due sanno che dalle fosse comuni, dalle violazioni costituzionali come Guantanamo, dai rapporti massaggiati per dare alla Casa Bianca notizie "quasi vere" sulle armi di Saddam, dagli ordini per dare la caccia e uccidere i sospetti leader di al Qaeda, ogni inchiesta arriverà inesorabilmente ai burattinai, a Bush e a Cheney. Una certezza che spiega la furia della minoranza repubblicana, che sente l´odore di un gigantesco processo politico al passato, nel quale le malefatte della Cia sarebbero soltanto la chiave. Suggerimenti di commissione per la «verità e la riconcliliazione nazionale», alla maniera del Sudafrica dopo l´apartheid, non hanno speranza. Ma Obama ha bisogno anche dell´opposizione, almeno della sua tacita complicità, per spingere il progetto al quale ha affidato il successo o il fallimento della propria presidenza, la riforma dell´iniquo e inefficiente sistema sanitario. Vorrebbe che i morti seppellissero i morti, per occuparsi meglio dei vivi, ma gli otto anni di Bush tornano a perseguitarlo. Ha ammesso, ormai, che non potrà evitare il confronto con la sporcizia lasciata nelle stalle della Cia. Sapendo che in essa potrebbe morire il progetto di una nuova America, troppo occupata da quella vecchia.

Torna all'inizio


La burocrazia aggiunge sta uccidendo le aziende e con esse il nostro Paese; come siamo pronti a ringraziare chi cerca di sveltire le procedure, mi sembra giunto il momento di fare nomi e cognomi di coloro che bloccano o ritardano le pratiche». «I cicli economici gli fa eco Alberto Zambianchi, direttore di Confindustria Forlì-Cesena oggi sono molto più rapidi di dieci o vent'anni fa, si fanno bilanci trimestrali quando non addirittura mensili. Le nostre rilevazioni ci fanno sperare che forse l'economia abbia toccato il fondo della crisi e che, con molta gradualità, possa avviarsi a una ripresa: nei primi cinque mesi del 2009 il calo della produzione era del 25%, in giugno è stato del 23%. Ma resta sempre il segno negativo».

Torna all'inizio


Moduli sbagliati? Domande ok (sezione: Burocrazia)

( da "Italia Oggi" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

ItaliaOggi sezione: Azienda Scuola data: 14/07/2009 - pag: 12 autore: Antimo Di Geronimo graduatorie Moduli sbagliati? Domande ok Il ministero: gli errori dei precari sono scusabili I docenti precari non abilitati che hanno fatto confusione tra i moduli di domanda per l'inclusione o l'aggiornamento delle graduatorie di circolo e di istituto possono stare tranquilli. Anche se hanno presentato un modulo al posto di un altro l'amministrazione considererà valida la domanda e non saranno esclusi dalle graduatorie.Lo ha fatto sapere il ministero dell'istruzione con una nota emanata il 7 luglio scorso (prot.10136 reperibile sul sito: www.istruzione.it). La sanatoria vale per gli aspiranti docenti non abilitati, in possesso solo della laurea o comunque del titolo di studio per accedere ad una qualunque classe di concorso. Perchè le procedure per la compilazione delle domande era talmente complicata che molti sono stati tratti in errore. A maggior ragione se si pensa che, generalmente, i precari non abilitati sono i neolaureati. E cioè i giovani che muovono i primi passi nella complicatissima burocrazia ministeriale. Le cui regole sono talmente complesse da indurre in errore anche gli addetti ai lavori. E dunque, il ministero ha deciso di chiudere un occhio e di andare incontro ai giovani neolaureati. E quindi il ministero ha spiegato agli uffici periferici e alle scuole che, nei confronti degli aspiranti all'inclusione nella III fascia delle graduatorie idi circolo e di istituto, che erroneamente, non ricorrendone le condizioni, abbiano presentato istanza di partecipazione alla procedura utilizzando il modello A2 bis, anziché il modello A2, l'istanza in questione deve essere considerata valida, tenuto conto che il modello A2 bis contiene analiticamente le medesime dichiarazioni che nel modello A2 sono invece previste in misura più sintetica. Tradotto dal burocratese all'italiano vuol dire che i modelli di domanda, tutto sommato, erano molto simili. E quindi non è il caso di mettersi a fare i fiscali se un docente ha utilizzato un modulo al posto di un altro. Non rischiano nulla nemmeno coloro che hanno dichiarato nuovamente il possesso del titolo di studio. Che , invece, stando a quanto previsto nella normativa avrebbero dovuto essere esclusi dalle graduatorie. Secondo l'amministrazione questa dichiarazione, non dovuta, «è considerata errore scusabile» si legge nella nota «in relazione alla complessità della procedura. La dichiarazione in questione, peraltro, è agevolmente verificabile da parte della competente istituzione scolastica e valorizzata solo in caso di nuova inclusione».

Torna all'inizio


Bush addio, torna la "Cia buona" la missione impossibile di Obama (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica.it" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

di VITTORIO ZUCCONI Sta in una fossa comune scavata nelle valli dell'Afghanistan, dove i corpi di almeno mille Taliban forse già morti furono buttati sotto gli occhi della Cia, quel passato che Barack Obama aveva sperato di tenere sepolto. Si era illuso di tenere gli scheletri del bushismo, delle esecuzioni di massa, delle torture, della quotidiana sovversione della legge nel nome della sicurezza nazionale, rinchiusi nell'armadio, per creare una "Cia buona" in luogo di quella "cattiva" intossicata dai predecessori, per "poter guardare avanti e non all'indietro". Ma gli otto anni delle Bush & Cheney follies hanno lasciato troppa sporcizia nelle stalle d'America perché possa andare avanti senza almeno un tentativo di bonificare il recinto degli spooks, degli spioni. Come sempre nei momenti in cui l'America si pente di sé stessa, è la Central Intelligence Agency il capro da offrire in sacrificio a un pubblico che nel panico le chiede di essere onnisciente e feroce. E quando la paura si attenua, si pente di averlo sguinzagliato. Avvenne così alla metà degli anni '70, quando la vergogna del Watergate produsse la Commissione d'inchiesta parlamentare Church e la rivelazione degli attentati della Cia contro leader stranieri, da Fidel Castro al vietnamita Ngo Din Diem, in seguito proibiti da Gerald Ford. Allora era stato il panico "rosso" a togliere il guinzaglio alla Cia e alle sue black op, alle sue operazioni clandestine. Nel 2001, dopo l'11 settembre, è stato il terrore del terrore a spingere George Bush, la sua anima nera Cheney, i loro docili giuristi e i direttori della company, della agenzia di spionaggio, a muoversi spasmodicamente per contrastare un nemico che non conoscevano. OAS_RICH('Middle'); Il caso del massacro dei Taliban, denunciato per anni dall'associazione dei Medici per i Diritti Umani e raccolto anche dal comandante generale delle operazione, Tommy Franks, che chiese un'inchiesta prima di dimettersi in fretta, è soltanto quello più raccapricciante, nella finzione di una grandiosa rivolta popolare contro i Taliban che fu sempre abilmente pilotata dalla Cia, di fronte a un Pentagono recalcitrante a impegnarsi in Afghanistan. Ma gli scheletri che stanno riaffiorando dagli armadi di Washington sono, politicamente e costituzionalmente, anche più paurosi. Esce il Programma Speciale di intercettazioni telefoniche fatte a strappi, e con risultati nulli, senza neppure la formale approvazione dei giudici, e soprattutto senza comunicazione al Parlamento, come la legge istitutiva della Cia scritta nel 1947 vorrebbe. Sono le torture, ormai riconosciute come tali, a rappresentare possibili crimini e a spingere il segretario alla Giustizia, Eric Holder, a preparare uno special prosecutor, un magistrato straordinario, per frugare nelle stalle di Bush e Cheney. Il nuovo direttore della Cia, Leon Panetta, da mesi ormai sta vuotando il sacco davanti alle commissioni parlamentari di sorveglianza, a porte chiuse, mettendo in imbarazzo anche la stessa speaker, la presidente della Camera Nancy Pelosi, che ammette, nega, poi ammette e poi nega, di essere stata sempre informata delle "tecniche speciali" di interrogatorio. Anche per questo Obama avrebbe preferito un cambio di stagione, una "nuova Cia", senza radere al suolo quella vecchia e travolgere alleati come la Pelosi nelle macerie. Lo avrebbe voluto per non stroncare il morale dei 20 mila, almeno, uomini e donne che lavorano nel palazzo di Langley, in Virginia, e nel mondo, per non dover ricostruire da zero quei servizi di intelligence come accadde ai suoi predecessori, dopo le grandi purghe post- Watergate. Non ci sta riuscendo, per la gioia dell'elettorato più liberal che esige la propria libbra di carne e naturalmente la vuole dalla esecrata Cia, e per la costernazione della burocrazia spionistica che già dovette subire il crollo di motivazione e di reclutamento dopo la fine della Guerra Fredda. Quello di una "Cia pulita" che sostituisca la "Cia sporca" è un sogno, un mito ricorrente e alimentato dalla saggistica e dalla fiction che alternativamente descrivono l'agenzia come un colosso sinistro e onnipotente oppure come un ministero di inetti burocrati incapaci di scovare anche le talpe interne. Tutti preferiscono dimenticare che la realtà, dietro la letteratura e il cinema, è quella di un ministero di statali, nel quale i capi, come i gregari, devono adeguarsi docilmente al clima politico portato dai padroni di turno. E sfornare i prodotti che il padrone richiede. Lo sa perfettamente Obama, come lo sa Leon Panetta, vecchio navigatore delle acque di Washington. Tutti e due sanno che dalle fosse comuni, dalle violazioni costituzionali come Guantanamo, dai rapporti massaggiati per dare alla Casa Bianca notizie "quasi vere" sulle armi di Saddam, dagli ordini per dare la caccia e uccidere i sospetti leader di al Qaeda, ogni inchiesta arriverà inesorabilmente ai burattinai, a Bush e a Cheney. Una certezza che spiega la furia della minoranza repubblicana, che sente l'odore di un gigantesco processo politico al passato, nel quale le malefatte della Cia sarebbero soltanto la chiave. Suggerimenti di commissione per la "verità e la riconcliliazione nazionale", alla maniera del Sudafrica dopo l'apartheid, non hanno speranza. Ma Obama ha bisogno anche dell'opposizione, almeno della sua tacita complicità, per spingere il progetto al quale ha affidato il successo o il fallimento della propria presidenza, la riforma dell'iniquo e inefficiente sistema sanitario. Vorrebbe che i morti seppellissero i morti, per occuparsi meglio dei vivi, ma gli otto anni di Bush tornano a perseguitarlo. Ha ammesso, ormai, che non potrà evitare il confronto con la sporcizia lasciata nelle stalle della Cia. Sapendo che in essa potrebbe morire il progetto di una nuova America, troppo occupata da quella vecchia. (14 luglio 2009

Torna all'inizio


Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio balena gialla (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIAPPONE Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio «balena gialla» Pio d'Emilia TOKYO TOKYO In Giappone è cominciato ufficialmente il conto alla rovescia per la «grande svolta», come la stampa locale, non senza ingiustificato ottimismo, chiama l'annunciata uscita di scena della «balena gialla» e la conquista del potere da parte del Partito Democratico, nato una decina di anni fa da una costola della stessa. La batosta elettorale di domenica, che ha visto il partito di governo perdere la maggioranza all'assemblea metropolitana di Tokyo e lo strepitoso successo del partito democratico (+21 seggi) , ha costretto il premier Taro Aso a cedere. E mentre l'opposizione annunciava l'ennesima mozione di sfiducia - mero esercizio di provocazione politica, visto che alla Camera non ci sono i numeri per farla passare - ha preso tutti in contropiede. Elezioni anticipate il 30 agosto, un paio di mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Anche qui, un dispetto, più che una precisa strategia. Dopo aver traccheggiato per oltre un anno - infischiandosene dell'opinione pubblica, della crisi economica e sociale, delle richieste dell'opposizione e persino delle sempre più pressanti spinte interne che gli suggerivano di dimettersi per dare il tempo al partito di cercare un nuovo leader prima del nuovo scontro elettorale, Taro Aso riuscirà finalmente a passare alla storia per essere stato l'ultimo premier della Balena Gialla, il partito-stato che nel bene e nel male ha, nel dopoguerra, ininterrottamente governato per conto terzi il Giappone (salvo un piccolo incidente di percorso nel 1989, durato pochi mesi e subito risolto con il micidiale compromesso storico che nel giro di un anno ha «cancellato» il partito socialista dallo scenario politico giapponese: da 180 a 5 seggi!) Via libera al seiken kotai, dunque. Al «cambio di potere», come scrivono oramai da mesi i giornali giapponesi, con il duplice scopo di aumentare l'interesse, decisamente scarso, per gli avvenimenti della politica da parte di un popolo costretto a confrontarsi con una crisi sempre più profonda e inesorabile e di stimolare i dirigenti del partito democratico ad uscire allo scoperto, elaborando proposte e suggerendo soluzioni, anziché chiedere voti per mettere fine al «regime». Un «regime» che gli attuali dirigenti del partito democratico, a cominciare dal suo presidente e probabile prossimo premier, Yukio Hatoyama, hanno contribuito a formare, hanno difeso quando si trattava di spartirsi appalti e nomine, e ora si affannano a voler ereditare, prima che il «sistema», più che il partito che lo ha rappresentato, vada in malora. Taro Aso avrà anche ragione quando dice che lui con le responsabilità di guerra non c'entra nulla, che quando suo nonno riduceva in schiavitù i prigionieri di guerra lui aveva 5 anni e giocava a rimpiattino. Ma la storia è storia e siccome nei libri di testo giapponesi si parla ancora di «avanzata eroica» e di «sfortunato epilogo», a proposito della guerra di aggressione condotta dall'Armata Imperiale, vale forse la pena di ricordare che il prossimo premier giapponese non è un bolscevico e nemmeno un «figlio del popolo» (come invece era Kakuei Tanaka, il premier più corrotto e popolare del dopoguerra) bensì l'ultimo rampollo di una famiglia che, in un modo o nell'altro, ha governato il Giappone da oltre un secolo. Il nonno, Ichiro Hatoyama, laurea a Yale, massone e cristiano è stato il simbolo di una continuità che nemmeno la tragedia della guerra è riuscita di fatto ad interrompere. Ministro della pubblica istruzione durante gli anni dell'oltranzismo militarista, autore di saggi inneggianti a Hitler e Mussolini, nonno Hatoyama fu arrestato dagli alleati e, scampato all'incriminazione come criminale di guerra, inserito nella lista dei «purgati», assieme a circa 20 mila dirigenti giapponesi che non avrebbero più dovuto assumere cariche pubbliche. Invece nel 1953 diventa addirittura primo ministro, come previsto dai piani segreti, oggi divenuti pubblici, dell'allora braccio segreto della Cia, il famigerato G2 diretto dal generale Charles Willoughby, ex vice di McArthur, il Comandante Supremo delle forze di occupazione. Il nipote Yukio, destinato a diventare il primo premier espresso dal (nuovo) Partito Democratico, parla già da premier in pectore. «Siamo alla vigilia di un cambiamento storico. Dopo essere passati dall'era dei samurai a quella della burocrazia, stiamo per realizzare quella della partecipazione pubblica alla gestione dello stato. Non più sudditi, ma cittadini».

Torna all'inizio


Grillo si iscrive ma il Pd non lo accetta (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Politica data: 14/07/2009 - pag: 10 Il caso Lo showman prende la tessera in Sardegna, stop del partito: non è residente lì. La replica: ho letto lo statuto, vado avanti Grillo si iscrive ma il Pd non lo accetta Bersani: non siamo un bus su cui fare un giro. Di Pietro: ma è l'unico che ha un programma MILANO Può, non può, certo che può, sì ma non potrebbe. La candidatura di Beppe Grillo alla segreteria del Pd manda in tilt il partito per una giornata intera, in un tourbillon di dichiarazioni, regole e commi branditi come scudo. E intanto il comico italiano più famoso della blogosfera incassa in rete una mobilitazione senza precedenti tra valanghe di commenti entusiasti, adepti prontissimi al voto e un placet formato 70% che attraverso il sondaggio di affaritaliani.it sbaraglia la nomenklatura nel giro di un pomeriggio. La mattinata di Grillo si apre sotto il sole della Costa Smeralda, alla ricerca della tessera indispensabile per correre alle primarie: «Mi sono iscritto ad Arzachena, ho fatto la domanda di persona e dato 16 euro di quota. Poi, se troveranno il terzo comma del quarto regolamento del quinto paragrafo bis del loro statuto, che ho letto, e s'inventeranno qualcosa, pagheranno le conseguenze ». Neanche il tempo di archiviare la burocrazia spicciola che arriva il niet territoriale: documenti alla mano, il segretario del coordinamento di Olbia-Tempio, Salvatore Masia, fa sapere di non poter rilasciare la tessera «in quanto il richiedente non risiede in Gallura» e che «invieremo la richiesta al circolo del Pd del comune di residenza di Beppe Grillo». E però il richiedente guarda avanti comunque, punta al congresso con la sua tessera nuova nuova ottenuta via web «L'ho fatta a Nervi, dal pc: dov'è la residenza online?» urla vade retro all'Udc e stringe la mano all'Idv: «Con Di Pietro abbiamo obiettivi comuni da anni, lui è uno che fa opposizione alla grande». In più, sbandiera un programma che su Internet è ormai arcinoto: «Parlamento pulito, conflitto d'interessi, legge Gasparri, energia, acqua pubblica, wi-fi libero e benservito a dirigenti chiusi nel loro loft con le sovvenzioni statali. Riempiamo un vuoto di vent'anni di finta opposizione, di fassini e dalemini che stanno lì e non si capisce cos'abbiano fatto». Nel frattempo, a Roma, quasi tutto il Pd è impegnato a respingere o a minimizzare la corazzata Grillo. Vago il segretario Franceschini: «Abbiamo allestito un partito che può essere ritenuto un'occasione da prendere per sviluppare la propria politica». Tranchant lo sfidante Bersani: «Il partito non è un autobus sul quale salire e fare un giretto ». La metafora-trasporti diventa poi un tema ricorrente, declinato in versione privata da Fassino «Il Pd non è un taxi dove si paga la corsa e si scende» e pubblica dalla Melandri: «Il Pd non è un tram su cui si può salire all'occorrenza». Libera concorrenza, invece, per il chirurgosenatore Marino: «Chiunque ha le carte e le firme può correre: se Grillo arriverà con una mozione strutturata perché escluderlo?». Adinolfi, uno dei cento che lo statuto del Pd hanno contribuito a scriverlo, spiega che il temine proibitivo sarebbe quel 26 giugno ormai passato e stabilito come termine statutario per la presentazione della candidatura, però «se Grillo accetta le regole e chiede una deroga alla direzione nazionale, voterò per concedergliela ». Di opposto avviso il senatore e costituzionalista Ceccanti: «Non può, è stato promotore di liste in concorrenza col Pd». Quando Follini dichiara che «Di Pietro è il mandante di Grillo» per l'Idv alza la voce direttamente l'ex pm: «Grillo non ha bisogno di alcun mandante, il Pd irride l'unico candidato con un programma esposto». Nel mare magnum di botta e risposta avanza Emma Bonino: «Ancora non ho capito se le regole pasticciate di questo statuto consentono o no questa benedetta candidatura». Lontano dai palazzi della politica, l'exploit di Grillo è visto come una provocazione. Sabina Guzzanti: «Lui pone il problema di regole non democratiche: così com'è fatto il Pd, anche Calderoli potrebbe scalarlo ». Marco Travaglio: «Beppe vuole movimentare l'appuntamento decisivo dal quale dipenderà la qualità dell'opposizione nei prossimi anni». Fosse per Gad Lerner (coordinatore di un circolo in Valcerrina) «mi rifiuterei di iscriverlo». Un anticipo dell'applicazione pratica del grillismo è arrivato ieri dalla Bologna di Delbono: il consigliere comunale Favia, lista «Beppe Grillo», ha contestato l'elezione del presidente, si è candidato come vice e poi ha chiesto a tutta la giunta di tagliarsi lo stipendio. Urlante Grillo al No Cav Day 2008 (Afp) Elsa Muschella

Torna all'inizio


Marmo, la crisi non fa paura (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Economia Pagina 212 L'Isola cresce in Cina e in India. Ma Confindustria rilancia: «Vanno eliminati gli handicap del passato» Marmo, la crisi non fa paura L'Isola cresce in Cina e in India. Ma Confindustria rilancia: «Vanno eliminati gli handicap del passato» Tengono le vendite nonostante la burocrazia --> Tengono le vendite nonostante la burocrazia Il comparto del marmo e del granito regge l'urto della crisi. Ma Confindustria va all'attacco: «Burocrazia ancora soffocante». L'industria del lapideo non teme crisi. Le aziende sarde del marmo e del granito, in questi mesi, sono riuscite a limitare i danni provocati dalla recessione. «Abbiamo aggredito nuovi mercati», spiega Ivo Ratti, del Consorzio-distretto del marmo di Orosei, «attenuando le perdite registrate in Spagna dovute al crollo immobiliare». I prodotti dell'Isola sono sbarcati in Cina, in India e anche nei Paesi arabi. «Siamo cresciuti nella vendita dei cosiddetti blocchi, la prima lavorazione, compensando la caduta dei finiti e delle lastre, che ha raggiunto il -12%». L'INCONTRO Ma non basta resistere: per gli imprenditori del comparto è necessario continuare a sviluppare il business. E per farlo, occorre «modificare le norme fortemente penalizzanti introdotte dalla precedente giunta regionale». Ne è convinto Roberto Bornioli, presidente della commissione regionale cave e miniere della Confindustria Sardegna, che ieri a Cagliari ha incontrato l'assessore regionale all'Industria, Andreina Farris. LE PROPOSTE Diverse le richieste avanzate da Bornioli al rappresentante della Giunta: «Bisogna attuare la semplificazione autorizzativa, rivedendo con urgenza alcune prescrizioni che accompagnano le autorizzazioni della Via, la valutazione d'impatto ambientale, in quanto tecnicamente ed economicamente insostenibili per le aziende. Altrettanto importanti», aggiunge Bornioli, «le proposte di sviluppo industriale e competitivo: il settore va sostenuto e promosso dalla Regione, con azioni e strumenti specifici. Inoltre», dice l'imprenditore, «vanno abbattuti i costi di trasporto, che incidono fortemente sulla competitività delle aziende». Insomma, la burocrazia è «soffocante» e le norme sono «punitive» perché «tendono a ridimensionare queste attività anziché valorizzarle». IL RILANCIO L'assessore Farris, che nelle scorse settimane ha visitato alcuni siti produttivi come il distretto del marmo di Orosei, ha assicurato «la massima attenzione verso le istanze delle aziende», impegnandosi «a rivedere le norme effettivamente ostative per il settore». Sul tema della semplificazione amministrativa, Farris sta avviando un tavolo interassessoriale (Industria e Ambiente) con il coinvolgimento delle imprese. «Tutto questo», osserva ancora Bornioli, «serve per rendere compatibile la tutela ambientale con la crescita economica del comparto, secondo il principio europeo della promozione dello sviluppo sostenibile dell'industria estrattiva, e per garantire la certezza del diritto alle imprese». I NUMERI In Sardegna si estraggono e si lavorano minerali per circa 22 milioni di tonnellate annue. Il fatturato 2007 è stato di 241 milioni di euro, con 646 siti produttivi in attività, diffusi in tutta l'Isola e una occupazione diretta di 3.700 addetti, cui vanno aggiunti altri 10.000 indiretti. Il settore incide per il 10% circa sull'export regionale. Tra i vari comparti, spiccano i lapidei (marmo, granito, trachite), i minerali industriali (sabbie silicee, fluorite, argilla, feldspato, talco) e gli inerti per le costruzioni. Anche le acque minerali e termali, il carbone e la bauxite fanno parte dei prodotti minerari. Tutte queste attività si svolgono utilizzando lo 0,17% del territorio regionale. LANFRANCO OLIVIERI

Torna all'inizio


Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

GIAPPONE Sciolto il parlamento, elezioni anticipate. Addio «balena gialla» Pio d'Emilia TOKYO In Giappone è cominciato ufficialmente il conto alla rovescia per la «grande svolta», come la stampa locale, non senza ingiustificato ottimismo, chiama l'annunciata uscita di scena della «balena gialla» e la conquista del potere da parte del Partito Democratico, nato una decina di anni fa da una costola della stessa. La batosta elettorale di domenica, che ha visto il partito di governo perdere la maggioranza all'assemblea metropolitana di Tokyo e lo strepitoso successo del partito democratico (+21 seggi) , ha costretto il premier Taro Aso a cedere. E mentre l'opposizione annunciava l'ennesima mozione di sfiducia - mero esercizio di provocazione politica, visto che alla Camera non ci sono i numeri per farla passare - ha preso tutti in contropiede. Elezioni anticipate il 30 agosto, un paio di mesi prima della scadenza naturale della legislatura. Anche qui, un dispetto, più che una precisa strategia. Dopo aver traccheggiato per oltre un anno - infischiandosene dell'opinione pubblica, della crisi economica e sociale, delle richieste dell'opposizione e persino delle sempre più pressanti spinte interne che gli suggerivano di dimettersi per dare il tempo al partito di cercare un nuovo leader prima del nuovo scontro elettorale, Taro Aso riuscirà finalmente a passare alla storia per essere stato l'ultimo premier della Balena Gialla, il partito-stato che nel bene e nel male ha, nel dopoguerra, ininterrottamente governato per conto terzi il Giappone (salvo un piccolo incidente di percorso nel 1989, durato pochi mesi e subito risolto con il micidiale compromesso storico che nel giro di un anno ha «cancellato» il partito socialista dallo scenario politico giapponese: da 180 a 5 seggi!) Via libera al seiken kotai, dunque. Al «cambio di potere», come scrivono oramai da mesi i giornali giapponesi, con il duplice scopo di aumentare l'interesse, decisamente scarso, per gli avvenimenti della politica da parte di un popolo costretto a confrontarsi con una crisi sempre più profonda e inesorabile e di stimolare i dirigenti del partito democratico ad uscire allo scoperto, elaborando proposte e suggerendo soluzioni, anziché chiedere voti per mettere fine al «regime». Un «regime» che gli attuali dirigenti del partito democratico, a cominciare dal suo presidente e probabile prossimo premier, Yukio Hatoyama, hanno contribuito a formare, hanno difeso quando si trattava di spartirsi appalti e nomine, e ora si affannano a voler ereditare, prima che il «sistema», più che il partito che lo ha rappresentato, vada in malora. Taro Aso avrà anche ragione quando dice che lui con le responsabilità di guerra non c'entra nulla, che quando suo nonno riduceva in schiavitù i prigionieri di guerra lui aveva 5 anni e giocava a rimpiattino. Ma la storia è storia e siccome nei libri di testo giapponesi si parla ancora di «avanzata eroica» e di «sfortunato epilogo», a proposito della guerra di aggressione condotta dall'Armata Imperiale, vale forse la pena di ricordare che il prossimo premier giapponese non è un bolscevico e nemmeno un «figlio del popolo» (come invece era Kakuei Tanaka, il premier più corrotto e popolare del dopoguerra) bensì l'ultimo rampollo di una famiglia che, in un modo o nell'altro, ha governato il Giappone da oltre un secolo. Il nonno, Ichiro Hatoyama, laurea a Yale, massone e cristiano è stato il simbolo di una continuità che nemmeno la tragedia della guerra è riuscita di fatto ad interrompere. Ministro della pubblica istruzione durante gli anni dell'oltranzismo militarista, autore di saggi inneggianti a Hitler e Mussolini, nonno Hatoyama fu arrestato dagli alleati e, scampato all'incriminazione come criminale di guerra, inserito nella lista dei «purgati», assieme a circa 20 mila dirigenti giapponesi che non avrebbero più dovuto assumere cariche pubbliche. Invece nel 1953 diventa addirittura primo ministro, come previsto dai piani segreti, oggi divenuti pubblici, dell'allora braccio segreto della Cia, il famigerato G2 diretto dal generale Charles Willoughby, ex vice di McArthur, il Comandante Supremo delle forze di occupazione. Il nipote Yukio, destinato a diventare il primo premier espresso dal (nuovo) Partito Democratico, parla già da premier in pectore. «Siamo alla vigilia di un cambiamento storico. Dopo essere passati dall'era dei samurai a quella della burocrazia, stiamo per realizzare quella della partecipazione pubblica alla gestione dello stato. Non più sudditi, ma cittadini».

Torna all'inizio


Alessi, il padre della Regione (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Alessi, il padre della Regione Combattè e vinse una storica battaglia per il riconoscimento dell'autonomia speciale Giovanni Ciancimino Palermo. Giuseppe Alessi è andato ad altra vita, alla veneranda età di 104 anni. Il giorno dei festeggiamenti delle 100 primavere, sempre lucido, disse ai cronisti: «Sono in attesa, ma come vedete proprio non mi vogliono fare morire». Non riuscì a festeggiare le cento primavere il fratello, don Luigi, morto pochi giorni fa, all'età di 98 anni. E con Giuseppe (Peppe lo chiamavano gli amici) Alessi, è andato l'ultimo padre dell'Autonomia speciale della Regione Siciliana. Anzi, ne fu il papà. Già, perché furono in molti a lottare per il riconoscimento dello Statuto speciale, a cui lavorò intensamente la Consulta, composta di personaggi di grande spicco della cultura siciliana. Lui, Peppe Alessi, fu il più audace sostenitore di una battaglia che nella Consulta ebbe l'epilogo, ma le premesse furono frutto di dibattito politico e di agitazioni in Sicilia ed a Roma, che lo videro indiscusso protagonista. Una battaglia su due fronti: in Sicilia bisognava arginare l'invadenza del Movimento separatista alimentato dagli "alleati"; a Roma si dovevano vincere le resistenze dello Stato unitario che non intendeva cedere di un solo millimetro al decentramento dei suoi poteri. Giuseppe Alessi non si accontentò del semplice atto di nascita della Regione autonoma. Pretese, ed a ragione, che si chiamasse «Regione Siciliana» per darle la sovranità dello Stato-Regione, ente sovrano che si confronta alla pari con lo Stato. E lui, sebbene ormai fosse fuori dalla politica attiva, se ne doleva parecchio quando, scopiazzando le regioni a Statuto ordinario, la nostra veniva chiamata Regione Sicilia, cosa che purtroppo avveniva ed avviene con molta frequenza. Sapeva bene che in questo modo si toglie la sovranità di Regione-Stato che si era conquistata e quindi perdeva il valore pattizio dei suoi rapporti con Roma. Giuseppe Alessi, con la sua tenacia riuscì a fare riconoscere l'Autonomia della nostra Regione dal Regno d'Italia. Unica regione italiana nata con decreto di Umberto di Savoia. Una sorta di rivincita di Alessi verso la monarchia sabauda. Alessi non digeriva il tradimento di Garibaldi e dei Savoia verso la Sicilia. Ricorda Massimo Costa che il primo Stato sovrano in Sicilia era stato creato da Giuseppe Garibaldi che se ne proclamò dittatore con l'impegno che avrebbe convocato il Parlamento siciliano per affrontare il tema della sua indipendenza. Da Torino, sede del regno dei Savoia, invece, arrivò l'ordine di non convocare il Parlamento. Si organizzò perfino un falso plebiscito per giustificare lo smantellamento dello Stato Siciliano e l'annessione allo Stato Italiano dei Savoia. Una pagina nera della storia che Giuseppe Alessi prese come punto di partenza della sua battaglia per dare alla Sicilia la sovranità che le spettava. E per questo pretese che l'Autonomia speciale avesse natura pattizia nei confronti dello Stato e comunque che l'inserimento nella Costituzione dello Statuto non fosse interpretato come una concessione dello Stato italiano, ma con una conquista della Sicilia ancora prima che venisse proclamata la Repubblica. Queste le premesse. Nata la Regione, bisognava crearne le strutture e le basi di una burocrazia moderna diversa da quella elefantiaca dello Stato. E chi poteva gestite i primi passi della sua creatura se non Giuseppe Alessi? Eletto deputato regionale in occasione delle prime elezioni dell'Ars, 20 aprile 1947, rischiò di non potere reggere il passeggino della sua creatura. Infatti, il Blocco del Popolo (Pci-Psi) con 30 deputati su 90 prese la maggioranza relativa all'Ars, mentre la Dc ne aveva ottenuti 20. Si prospettava l'ipotesi che il primo presidente della Regione fosse di sinistra, di quella sinistra che, specie col Pci, inizialmente si era opposta alla nascita dell'Autonoma speciale con ampi poteri. Alessi mobilitò i separatisti, i liberali, i monarchici e l'Uomo qualunque per fare maggioranza e quindi formare il primo governo della Regione. Peraltro, «facilitato» dalla strage di Portella della Ginestra (primo maggio 1947) pochi giorni dopo le elezioni regionali e pochi giorni prima dell'insediamento dell'Ars. La mobilitazione della sinistra, convinse la maggioranza del Parlamento siciliano che affidare il governo della Regione a comunisti e socialisti sarebbe stato pericoloso per la neonata Autonomia speciale. Memorabile la battaglia di Alessi, purtroppo perduta, quando nel 1957 la Corte Costituzionale cassò l'Alta Corte per la Sicilia che la Consulta volle fortemente per mettere la Regione al riparo dalle interferenze dello Stato. E fu il primo atto del declino dell'Autonomia speciale. Alessi fu molto vicino a don Luigi Sturzo, svolse una parte importante in occasione dell'operazione Milazzo: da presidente dell'Ars, con molta abilità, non raccolse la richiesta della Dc, cioè del suo partito, di rinviare la votazione che avrebbe portato all'elezione di Silvio Milazzo alla presidenza della Regione. Sempre in piena sintonia col prete di Caltagirone, la filosofia dei quell'operazione era fondata sull'opportunità di creare un movimento autenticamente autonomista che dalla Sicilia si estendesse alle altre regioni del Paese; di fermare il dominato di Amintore Fanfani presidente del Consiglio e segretario nazionale della Dc. Giuseppe Alessi, come conferma Gabriella Portalone nella sua pubblicazione dell'epistolario di Milazzo don Sturzo, ad un certo punto fece retromarcia, avendo capito che quel movimento milazziano aveva perduto i connotati dell'autonomismo, essendo diventato strumento di pressione del Pci. Ed ora una nota personale, da giornalista che ha seguito le varie vicende regionali e quindi anche Giuseppe Alessi. Era il politico più difficile da intervistare. Un fiume in piena, brillante e piacevole, ti dava sempre delle novità, un vulcano inesauribile. Ma pretendeva che tutto quello che ti raccontava andava pubblicato. L'ultima volta che lo intervistammo, a sbobinamento avvenuto erano una cinquantina di cartelle. Ne portammo alla sua attenzione 12. Si seccò, mi «avete sacrificato» e quando gli chiedemmo di sintetizzare ancora le 12 cartelle, non volle neppure leggerle: «Non chiedetemi più interviste, non posso perdere tempo con chi mi sacrifica». Ma incantava in ogni caso: in occasione di un convegno della Dc ad Agrigento, presenti il segretario pro tempore della Dc Arnaldo Forlani e il ministro degli Interni Antonio Gava, nella pausa di pranzo tenne banco. Il suo dire e le storie che raccontava destarono l'attenzione di tutti. Fecero perdere la cognizione del tempo. I lavori del convegno ripresero con un'ora di ritardo. Grazie a Giuseppe Sinesio che, ad un certo punto, guardò l'orologio.

Torna all'inizio


Provincia, nasce l'assessorato alla Lealtà (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 14-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Provincia, nasce l'assessorato alla Lealtà La giunta della Provincia regionale é di nuovo nella pienezza delle sue funzioni e con incarichi ben definiti tra i suoi componenti. Ieri mattina infatti il presidente D'Orsi ha firmato la determina con la quale ha nuovamente attribuito le deleghe agli assessori e ieri nel tardo pomeriggio ha tenuto una conferenza stampa per illustrare il nuovo assetto dell'esecutivo. «Non é cambiato alcun assessore - ha precisato - soltanto ho redistribuito le deleghe sulla base di una serie di valutazioni che ho potuto effettuare nel corso dei primi mesi di attività della mia Amministrazione e sulla base della nuova organizzazione della burocrazia dell'ente». In base alla nuova attribuzione la nuova organizzazione dell'esecutivo provinciale é la seguente: Carmelo Pace si occuperà di Turismo e marketing territoriale; Mariano Ragusa di attività economiche, tutela del consumatore e politiche del lavoro (delega che comprende anche la formazione professionale); Luca Salvato di viabilità, grandi infrastrutture ed isole; Piero Macedonio di Ambiente e territorio oltre che della polizia provinciale; Giovanni Barbera di bilancio, finanze e provveditorato; Giuseppe Ciulla di sit, protezione civile, ludoteca, pari opportunità, rapporti con il Consiglio provinciale; Settimio Cantone di servizi sociali; Luigi Argento di edilizia e gestione patrimoniale; Giuseppe Arnone di programmazione negoziata e politiche comunitarie (in cui ricade anche la gestione dell'ufficio Europa); Sergio Indelicato di sport, spettacolo e cultura; Gaetano Cani di istruzione e rapporti con gli enti locali; Stefano Castellino di politiche agricole, rurali e trasporti. Inoltre Sergio Indelicato ha anche ricevuto la delega dell'assessorato alla lealtà, ideato da D'Orsi per dare un preciso segnale sia alla sua giunta che al mondo politico agrigentino, ma anche alla comunità amministrata. Come si vede, c'é qualche variazione rispetto a quanto era stato anticipato dal nostro giornale nell'edizione di ieri mattina, ma sostanzialmente l'intelaiatura é quella. Pochi gli assessori che hanno mantenuto l'incarico precedente, mentre le modifiche sono state sostanziali. «Questa distribuzione - ha sempre tenuto a sottolineare D'Orsi - nasce unicamente dalle valutazioni che ho potuto effettuare sulle attitudini degli assessori nel corso di questi mesi, mentre gli incarichi precedenti erano derivanti dalle contrattazioni tra i partiti». La Giunta adesso é dunque nelle condizioni di ricominciare ad operare dopo un paio di settimane in cui gli assessori erano rimasti senza deleghe e venivano incaricati, di volta in volta di seguire determinati provvedimenti. Non ci sono state variazioni nella composizione. «Io sono garante della coalizione che mi ha eletto - ha più volte evidenziato D'Orsi - per cui difficilmente avrei potuto operare delle variazioni nella composizione dell'esecutivo». Salvatore Fucà

Torna all'inizio


Ritardi nei restauri e troppa burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'odissea del teatro di Mosca Ritardi nei restauri e troppa burocrazia Povero Bolshoi, la sua odissea sembra non finire mai, tra infiniti ritardi nei restauri e ora le improvvise dimissioni del prestigioso direttore Aleksandr Vedernikov, 45 anni, di cui otto alla guida del più prestigioso teatro russo: dimissioni annunciate la sera del debutto alla Scala perché «il teatro antepone gli interessi burocratici a quelli artistici. Il mondo musicale russo è a corto di ossigeno, non esistono trampolini di lancio per attori e cantanti, i finanziamenti scarseggiano. Io sono abituato a giocare rispettando le regole, quando vengono infrante cade ogni mio interesse». Parole in aperta polemica con il direttore generale Anatoli Iksanov, con cui ha costituito un tandem conflittuale fin dal 2001. Iksanov cerca di ridimensionare sia la sorpresa delle dimissioni sia le sue conseguenze: «Per noi non c'era nulla di inatteso», assicura. Ma sul futuro del Bolshoi, chiuso dal 2005 per restauri da un miliardo di dollari contro il rischio di un collasso dei muri portanti, incombe anche l'incognita della sua riapertura, rimandata al 2011 anche per gli effetti della crisi economica. In un recente sopralluogo, il sindaco di Mosca Iuri Luzhkov si sarebbe lasciato scappare l'esclamazione «È un delitto», minacciando di riferire tutto al presidente Medvedev. Tra le gatte da pelare l'acustica: gli esperti tedeschi della Müller-Bbm, vera autorità a livello mondiale, sono ormai alla porta per essere sostituiti con consulenti russi «gli stessi che hanno curato l'acustica della sede temporanea del Bolshoi - ammonisce Vedernikov - i risultati saranno disastrosi».

Torna all'inizio


E c'è anche il caso del maxi capannone (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

E c'è anche il caso del maxi capannone [FIRMA]ENRICO FERRARI IMPERIA I lavori per il nuovo porto d'Imperia, avviati il 1° febbraio 2007, vanno avanti, sia pur fra strascichi polemici. La realizzazione del capannone per la cantieristica a San Lazzaro, già avviato dalla Porto d'Imperia Spa, è stato bloccato dalla regione perché le varianti al progetto non avevano ricevuto il nulla osta dalla Conferenza dei servizi. Le variazioni, che la magistratura considera abusi edilizi, riguardano l'aumento improprio della cubatura: il capannone sarebbe stato realizzato in modo difforme da quanto risulta dal progetto iniziale, più alto del dovuto (adesso sarebbe di 12 metri) e con la forma del tetto, che non risulta più spiovente come invece avrebbe dovuto essere. Il primo permesso di costruire, rilasciato il 9 gennaio 2007, contemplava anche una copertura in lamiera, divenuta cemento armato nella variante: al di sopra dovrebbe essere realizzata una zona a verde e un'area con pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, mediante un impianto di terza generazione da 100 kW. Per l'illecito, il sostituto procuratore Maria Paola Marrali ha aperto un'inchiesta un'inchiesta che vede indagati il presidente della Spa, il progettista e due dirigenti. Il direttore della società, Carlo Conti, ha commentato: «I fatti dimostreranno che è stata compiuta soltanto un'irregolarità in quanto si è costruito il capannone prima della conferenza dei servizi deliberante. Tutto ciò è dovuto al fatto che purtroppo i tempi per la licenza sono diventati troppo lunghi: sono infatti passati già due anni dalla richiesta. Se c'è un vero abuso è quello della burocrazia». Guardando a Ponente, la situazione appare più rosea: Conti ha preannunciato l'imminente riapertura del Molo lungo dopo i lavori di ristrutturazione che l'hanno reso off limits e accentuato i problemi legati alla viabilità nella zona. È stata creata una passeggiata che trae ispirazione della tolda di una nave, disseminata di lampioni con luce azzurra e una balaustra che ricorda il ponte delle imbarcazioni. Per accelerare i tempi le squadre sono al lavoro anche il sabato e la domenica: l'obiettivo è di riaprire l'area al transito pedonale fra pochi giorni. Aggiunge Conti: «Prevediamo un collaudo provvisorio per permettere di passeggiare sulla parte pubblica, anche se magari resteranno ancora alcune rifiniture da compiere. Sempre in questo mese prevediamo di mettere a disposizione un nuovo parcheggio con più di cento posti all'interno di Calata Anselmi».

Torna all'inizio


moratti e red ronnie, show per i ragazzi - franco vanni (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIV - Milano Moratti e Red Ronnie, show per i ragazzi Il sindaco visita un oratorio: "Vi darò corsi per dj e mini-moto" FRANCO VANNI Al primo bambino che le urla «signor sindaco» lei risponde: «Per favore, chiamatemi Letizia». La scena, ripresa dalla telecamera del regista personale Red Ronnie, funziona: la Moratti, in visita ieri pomeriggio al "centro giovani" della parrocchia del Sacro Cuore a Ponte Lambro, è seduta fra i ragazzini. Il don e gli educatori le sorridono, ma lei chiarisce che è lì «per sentire le necessità dei giovani». Dopo un´ora e mezza di incontro, il sindaco avrà promesso corsi di fotografia e per diventare dj, una mostra alla Triennale Bovisa per esporre le opere dei ragazzi e la costruzione di una pista per le mini moto. Un tredicenne attacca: «Letizia, quando togli le siringhe dei drogati dal parco qui dietro?». La Moratti: «Contro la droga facciamo molto, multiamo anche i consumatori». Il ragazzino: «Vogliamo una pista per girare con le mini moto». Lei: «Si può fare». Interviene Red Ronnie: «Ragazzi, vi piace la musica?». Dopo la risposta entusiasta, il sindaco la butta lì: «Perché non organizziamo un corso?». Nel quartiere c´è un dj, si chiama Binnu. Lo chiamano al cellulare, lui arriva e si dice pronto a dare lezioni. Il parroco, dopo avere mostrato sculture create dai ragazzini e un video, dice: «Abbiamo fatto anche murales». La Moratti, «nemica degli imbrattatori», apprezza: «I murales sono arte, faremo una mostra». Letizia trova il tempo per ascoltare una ragazza dell´Est che chiede un lavoro, poi saluta: «Ragazzi, siete contro la droga, vero?». Poi le domande dei cronisti: sindaco, ma dove trova i soldi per corsi e mini moto nel bilancio del Comune? «Si risparmia sulla burocrazia» è la risposta. E dopo il pomeriggio con i giovani della periferia Est, la Moratti precisa: «Da sempre sono in mezzo alla gente, ma senza telecamere. Ora mi vedrete più spesso». Red Ronnie, con la cinepresa in mano, sorride. A realizzare le promesse fatte ieri dal sindaco sarà l´assessore alle Aree cittadine, Andrea Mascaretti: «I corsi saranno sperimentali - dice - se piaceranno andremo avanti». E comunque non si parte prima di settembre, quando a Ponte Lambro riaprirà il centro sociale del Comune, chiuso da un anno. SEGUE A PAGINA V

Torna all'inizio


l'alba dell'autonomia "difenderemo la sicilia" - giuseppe alessi (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XVIII - Palermo L´ALBA DELL´AUTONOMIA "DIFENDEREMO LA SICILIA" Pubblichiamo uno stralcio dell´intervento che il primo presidente della Regione, morto lunedì, tenne a sala d´Ercole nel giugno del 1947. Erano i primi passi del suo governo e l´obiettivo annunciato era l´attuazione dello statuto "Vi è una sola politica: assoluta e incondizionata fedeltà allo Stato repubblicano lealtà democratica e inserimento nello sviluppo" L´illustrazione del disegno di legge che dava sostanza all´autonomia tributaria "Uno degli elementi più sensibili" GIUSEPPE ALESSI C onseguire questa alta finalità che, nella difesa della Regione, ritrova l´elemento più energico della difesa di tutta l´Italia, è il primo compito di questo Governo, il quale, pertanto, si impegna a non rinunziare, col fatto suo amministrativo, ad una sola delle posizioni raggiunte col nostro Statuto. Ecco il nostro indirizzo fondamentale: l´attuazione integrale e sostanziale delle norme statutarie. Tale compito, segnato nella nostra coscienza, importa un sì gravoso onere per il Governo, che se la nostra fatica dovesse limitarsi a questo successo, per ciò solo ci saremo guadagnati la benemerenza di aver servito la nostra Isola. Infatti non sono sfuggite a voi, signori deputati, non sono sfuggite alla stampa isolana e a tutto il Paese le difficoltà che il primo governo regionale deve affrontare per la realizzazione dell´autonomia, anche nei suoi elementi condizionanti, giuridici, finanziari, burocratici, dell´organizzazione della Regione. L´anno intercorso tra il decreto istitutivo della Regione Siciliana e l´insediamento dell´Assemblea, avrebbe dovuto servire per predisporre tempestivamente le norme transitorie e di primo regolamento per il passaggio delle amministrazioni e l´apprestamento, almeno provvisorio, della macchina finanziaria, amministrativa, burocratica, materiale. Il Governo ha trovato soltanto i locali e il modesto complesso burocratico dell´Alto Commissariato, e quest´ultimo non tutto disponibile, per il dislocamento di alcuni elementi agli uffici dell´Assemblea. Peraltro un ingiustificato stato psicologico di allarme serpeggia in alcuni settori della burocrazia isolana, incerta persino della sua legittimità e della sua continuità funzionale, per quella parte delle norme di statuto che prevedono la modificazione e la soppressione di uffici e di attività amministrative. Tale situazione importa, come primo dovere, l´assicurazione a tutti i funzionari e impiegati e, certamente, qui troverà la vostra autorevole garanzia che noi cureremo con diligenza i loro interessi: il loro lealismo regionale non comprometterà in nulla l´avvenire della loro carriera. Intanto la mancata traduzione in legge delle norme transitorie e di attuazione non ci ha impedito di realizzare l´esercizio del potere in tutte le materie di competenza della Regione e di assicurare la continuità dell´ordinamento giuridico ed amministrativo. II primo dei quattro disegni di legge che abbiamo presentato all´Assemblea, con la richiesta di trattazione col procedimento di massima urgenza, ha come destinatari i cittadini e l´Amministrazione. Si rivolge ai cittadini, cui si pone l´obbligo dell´osservanza delle leggi dello Stato, anche nelle materie di competenza esclusiva della Regione, fino a che noi tutti non avremo diversamente disposto: si rivolge, nel contempo, agli, organi dell´Amministrazione attualmente esistenti nella Regione, rispetto ai quali il disegno di legge accerta che essi, secondo le rispettive competenze, sono già il mezzo di esercizio dei poteri che ha la Regione. Abbiamo voluto evitare sbandamenti psicologici ed esitanze; abbiamo voluto contenere remore specie in settori interessati a sottrarsi agli oneri sociali e a suscitare difficoltà con i facili pretesti di una insensata vacatio legis. Con il secondo disegno di legge abbiamo voluto sostanziare la posizione di mero diritto col possesso di uno degli elementi più sensibili di riconoscimento della nostra autonomia: quello tributario, Per nostro conto abbiamo tempestivamente avvertito tutte le branche delle Amministrazioni che il Governo dell´Isola ha assunto l´esercizio dei poteri che gli sono conferiti dagli articoli 20 e 21 dello Statuto, anche se resta a regolarsi lo stato giuridico dei funzionari e degli impiegati che opteranno per la burocrazia regionale. Peraltro, l´inconveniente che tanto aumenta le nostre difficoltà di Governo, ci dà la possibilità di affidare a voi l´esame e la compilazione delle norme transitorie, per modo che sia la vostra volontà e la vostra saggezza a intervenire nei vari problemi di nostra esclusiva competenza e regolamento, e sia da voi ricercato e studiato il piano da proporre al Governo centrale, per le parti nelle quali è indispensabile che, anche, concordi la volontà dello Stato alla formazione della legge. Preghiamo quindi il signor Presidente dell´Assemblea ad affidare ad un´apposita Commissione il compito di provvedere, nel più breve tempo possibile, allo studio di un progetto per le norme transitorie e di attuazione del nostro Statuto, onde in questa stessa sessione l´Assemblea possa deliberare, almeno, per il gruppo delle più urgenti. (....) Questo è il principio ispirato a coerenza logica e giuridica. Quanto a noi, tuttavia, non intendiamo trascurare nonché evitare la più chiara manifestazione del parere dell´Assemblea su ogni problema, specie i più vitali, giacché i Vostri consensi saranno per noi insurrogabile sostegno. Ma non tramutiamo, vi prego, la nostra Assemblea in una succursale della grande Assemblea Nazionale, squisitamente politica perché regola tutta la vita del Paese; vita, nella quale non possiamo, come Regione, non inserirci, onde la Sicilia ha già i suoi deputati alla Costituente e avrà i suoi deputati al Parlamento Nazionale. Vi è una sola politica della Regione; gli atti del Governo sono e saranno conformi a questo spirito: assoluta ed incondizionata fedeltà allo Stato Repubblicano, assoluta e incondizionata lealtà democratica, nella forma e nella sostanza, inserzione della Regione nello sviluppo sociale e nazionale, il quale porta le forze del lavoro al posto che la giustizia e il progresso reclamano e che le organizzazioni vanno conquistando.

Torna all'inizio


Per riavere la targa perduta, tre file 130 euro e 15 giorni d'attesa (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lettere & Opinioni Pagina 336 Una Via Crucis tra gli sportelli della Motorizzazione e le Poste Per riavere la targa perduta, tre file 130 euro e 15 giorni d'attesa Una Via Crucis tra gli sportelli della Motorizzazione e le Poste --> Per la prima volta in vita mia, mi sono recato alla Motorizzazione per sbrigare una pratica: ho smarrito la targa anteriore dell'auto, quasi certamente lungo la Assemini-Sardara. Nel piazzale, mi vengono incontro alcune nomadi che chiedono poche monetine per campare. Una volta negli uffici, chiedo informazioni a un signore in fila; sentito il mio problema, mi suggerisce di recarmi allo sportello numero 1. Dopo 15 minuti circa è il mio turno. L'impiegato mi ascolta e mi consegna tre bollettini di conto corrente rispettivamente da 9 euro, 29,24 euro e 39,71 euro; un modulo da compilare e l'avvertimento di tutta una serie di altri documenti da allegare alla pratica. Ringrazio, e faccio per guadagnare l'uscita. Mi richiamano: «Non vada via, ora deve recarsi allo sportello numero 6». Eseguo! Il mio turno arriva dopo 45 minuti. Rispiego tutto alla signora addetta (molto gentile, come tutti i suoi colleghi) che mi dice: «Mi faccia vedere quel che le hanno consegnato allo sportello 1». Controlla e mi rifila un altro bollettino di conto corrente, stavolta da 50,16 euro. Devo accomodarmi (si fa per dire) allo sportello numero 4. Nella breve attesa, tremo al pensiero che mi rifilino il quinto conto corrente. Mostro la documentazione in mio possesso, che viene scrupolosamente controllata. Mi viene chiesto se sapevo che avrei dovuto presentare anche: targa restante, certificato di proprietà, carta di circolazione, fotocopia del documento d'identità, l'originale della denuncia presentata ai carabinieri. Rispondo: sì, me lo ha detto il suo collega dello sportello 1. «Allora può andare, ma si ricordi che devono trascorrere almeno 15 giorni dalla data di denuncia presentata ai carabinieri». Finalmente libero! Ma con un conto salato da pagare: 128,11 euro a cui ne vanno aggiunti altri 4,4 per i quattro bollettini postali. Era così difficile fare tutto allo Sportello 1? All'uscita, nel piazzale, mi si stringono intorno tre ragazze nomadi che mi accompagnano alla macchina. Mi dico: «Ho fatto 30, facciamo 31» e passo loro una moneta. Quale fatica, stare tante ora al sole cocente per recuperare qualche euro. Non posso dire altrettanto per lo Stato che, per due pezzi di lamierino stampato, ti chiede quasi un quarto di una pensione minima. Oggi mi assale il dubbio che una volta preparato il tutto, io debba fare la stessa Via Crucis all'incontrario: stazione 4 -stazione 6 - stazione 1. Avrò la risposta fra 15 giorni. Nell'attesa di avere le nuove targhe, acquisterò una catenella per bloccarle definitivamente. ANTONIO CUBONI - ASSEMINI Un tempo si diceva: una risata vi seppellirà. Forse il senso dell'umorismo non ci salverà dalla burocrazia. Di certo, aiuta a sopravviverle. (d. p.)

Torna all'inizio


(sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

BOLOGNA SPORT pag. 8 «La Zinella e io meritiamo maggior rispetto» Volley L'amarezza di Penazzi. «Lotterò perché ci restituiscano la A2, se ci mandano in B mollo tutto» Marcello Giordano Bologna COMBATTERE ANCORA o arrendersi e mollare tutto: il giorno dopo l'esclusione della Zinella dal campionato di A2 è questo il dilemma che tormenta Paolo Penazzi. La Commissione di Lega ha emesso il suo verdetto, ma restano ancora due gradi di giudizio da affrontare per continuare a sperare. Penazzi ha già depositato il ricorso, deciso più che mai ad andare fino in fondo: entro la fine settimana sarà a colloquio con il Giudice di Lega e nel caso quest'ultimo confermasse il verdetto della Commissione allora Penazzi si presenterà al Caf di Roma a metà agosto. Ma la bocciatura pesa: «Sono amareggiatissimo racconta il patron giallonero pensavo di avere ampi meriti per quanto fatto nei miei 44 anni di pallavolo. Avrò fatto novantanove cose buone e mi hanno punito al primo problema. Questo non è più lo sport che ho conosciuto e di cui mi sono innamorato: contano solo i numeri e la burocrazia, il cuore, la passione, la storia e gli sforzi che ho fatto per riportare in alto la pallavolo a BasketCity no. Avevamo superato l'esame lo scorso anno e ci mettono i bastoni tra le ruote proprio ora che avevamo allestito una buona squadra e stavamo rilanciando la nostra immagine: è un colpo durissimo». QUELLO CHE NON RIESCE a mandare giù Penazzi è il fatto che lo scorso anno, quando era ancora consigliere federale, gli fu chiesto di iscriversi all'A2 e fu ammesso nella stessa situazione di bilancio. Un anno dopo, uscito dal palazzo, è stato rimandato al mittente: «Combatterò fino fondo continua gli attestati di stima arrivati dalla piazza, dall'amministratore delegato della Lega Massimo Righi e dal presidente della Federazione Magri lo impongono. Ma se la Zinella verrà rifiutata passerò la mano. Sono partito 44 anni fa da giocatore del Cus Bologna in Prima divisione e sono arrivato in serie A come dirigente, salvando la Zinella nel 1990, portandola poi a Ferrara, riportando la città in A dopo dieci anni di B di vertice. Non avrei la forza di rifare tutto da capo. Dovesse andare male si potrebbe chiedere l'ammissione alla B1, sempre che ci siano posti, o alla B2: ma non avrebbe senso, visto che c'è già il Paolo Poggi. Nel caso si potrebbe ripartire dai nostri ragazzi di serie D». Parole amare che non lasciano presagire nulla di buono. La battaglia è ancora lunga, può protrarsi fino ad agosto, ma il rischio è che senza l'ammissione della squadra giocatori e staff tecnico non possano essere tesserati: il tempo stringe Penazzi e la sua Zinella lotteranno col morale sotto i tacchi.

Torna all'inizio


ALTRO che talent show in tv! Potrebbe la generazione dei precari guardare al futu... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

I COMMENTI pag. 12 ALTRO che talent show in tv! Potrebbe la generazione dei precari guardare al futu... ALTRO che talent show in tv! Potrebbe la generazione dei precari guardare al futuro con l'ottimismo del «noi possiamo farcela insieme» anziché col pessimismo di chi tenta di salvarsi da solo? Sì, solo che fosse incoraggiata a trasformarsi in una comunità imprenditoriale le cui imprese portano sui mercati prodotti, servizi e modelli di business innovativi. Sono quattro i teatri in cui gli incentivi dovrebbero recitare la loro parte per catapultare sulla scena una giovane generazione con tanti «Ulisse» desiderosi di mettersi in gioco per acquisire nuove esperienze. INCENTIVI, anzitutto, ai capitali di rischio e ai risparmi personali ancora poco presenti nel teatro in cui il ruolo principale dovrebbe spettare ai creatori di iniziative imprenditoriali. Nel secondo teatro, il pessimo governo dei mercati finanziari ha impedito ai nuovi talenti di affacciarsi sulla scena e diventarne protagonisti da emulare come e più dei moderni eroi del piccolo schermo e degli stadi di calcio. Nuove regole di governance, come quelle volute dal ministro Tremonti, sono l'incentivo giusto. Nel terzo teatro, il regime fiscale che regge il vecchio pesante edificio della burocrazia è una barriera insormontabile per quanti volessero intraprendere iniziative innovative. Incubazione e lancio di queste iniziative esigono incentivi fiscali. Nel quarto teatro, università, centri e laboratori di ricerca appaiono uccelli che si disputano la farfalla dei fondi pubblici. La loro attenzione, oggi tutta concentrata sulla preda, va spostata sul come volgerla in azioni imprenditoriali. Nel secondo, terzo e quarto teatro, fazioni e consorterie si muovono per impedire all'economia imprenditoriale di moltiplicare il valore di imprese e investitori. Per arrestare la corsa del precariato, il da farsi è noto. Facilitare il ricambio imprenditoriale deve prevalere sulla difesa a oltranza dello status quo. Sarebbe una perdita colossale di un importante potenziale ereditato dalle passate generazioni imprenditoriali se nel paese non si facesse uso di queste speciali libertà che si offrono al nostro agire. Ciò che è fattibile dirottando le risorse dalla protezione dei dinosauri delle corporazioni alle gazzelle degli «Ulisse» che oggi popolano la generazione del «noi possiamo farcela insieme».

Torna all'inizio


Il Pd del Sol Levante ora crede nella vittoria (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Pd del Sol Levante ora crede nella vittoria Yukio Hatoyama. Il nuovo leader del Dpj potrebbe diventare premier dopo le elezioni anticipate del 30 agosto. È una svolta per la politica giapponese, che per 55 anni ha visto al governo solo i conservatori. Colpiscono le assonanze con i Democratici italiani. di Anna Mazzone 30 agosto 2009. Per il Giappone potrebbe essere una data storica. Le elezioni anticipate indette lunedì dal premier Taro Aso potrebbero incoronare un nuovo premier al governo del Paese. Per la prima volta in 55 anni - tranne una parentesi breve quanto insignificante di 10 mesi - l'Impero del Sol Levante potrebbe passare sotto la guida del partito Democratico (Dpj). I Liberal democratici dell'Lpd sarebbero costretti a cedere il loro scettro e imparare a stare all'opposizione. Il condizionale è d'obbligo, ma tutto indica che un'ipotesi di questo genere è tutt'altro che fantascientifica. Il Pd giapponese, fondato da Naoto Kan, Yukio Hatoyama e Ichiro Ozawa nell'aprile del 1998, dopo undici lunghi anni di "apprendistato" è finalmente pronto a prendere in mano le sorti del Paese. Uno Stato, quello nipponico, che dal dopoguerra non ha mai conosciuto un'alternanza di governo. Colpisce la sovrapposizione di alcune date "italiane", a testimonianza del fatto che il mondo politico nipponico e quello nostrano sono molto più simili di quel che si pensi. 1992. In Italia scoppia lo scandalo di "Mani pulite"; la classe politica viene decapitata a suon di avvisi di garanzia. L'inchiesta dei magistrati di Milano porta alla luce una serie di dinamiche basate su atteggiamenti clientelari e corrotti. In Giappone, nello stesso anno, a Tokyo esplode un medesimo scandalo. I 2/3 dei deputati e senatori della Dieta (200 persone) vengono inquisiti per aver ricevuto fondi illeciti. L'Ldp è il grande "accusato", assieme al suo leader storico, Kakuei Tanaka, (una sorta di Andreotti con gli occhi a mandorla). Il partito è allo sbando. Non esiste opposizione. E salta fuori una figura carismatica che si fa spazio tra i grandi "vecchi" dell'Lpd, fiaccati dal tintinnio delle manette. Il giovane conservatore che da lì a poco verrà definito come il «Richard Gere» del Sol Levante è Junichiro Koizumi e per la prima volta il suo volto e il suo nome resteranno impressi anche nella memoria di milioni di cittadini occidentali. 1996. In Italia nasce l'Ulivo, guidato in tandem da Romano Prodi e Walter Veltroni e ad aprile vince le elezioni. Prodi è premier. In Giappone, si scioglie laconicamente il partito Socialista e si comincia a pensare a un nuovo format per l'opposizione, che racchiuda anime diverse. Ichiro Ozawa - detto il giaguaro - è già all'opera. 1998. Il governo Prodi cade, ma l'idea di una coalizione di centrosinistra continua a vivere. Mentre a Tokyo, ad aprile, viene fondato il partito Democratico giapponese. Ozawa ne è a capo, dopo essere uscito dall'Ldp. Quella coalizione che inizialmente molti definivano come «bizzarra» e troppo eterogenea, nel corso degli anni si compatta. I Democratici nipponici, proprio come dei lottatori di sumo, sanno che il tempo non è importante e che bisogna lavorare per raggiungere la coesione necessaria e trovare la mossa vincente. In molti li accusano di essere «caotici» e troppo simili all'Lpd, ma il manifesto che Ozawa annuncia nel 1998, e che è ancora oggi alla base del Dpj, si discosta sostanzialmente dalla base programmatica dei conservatori. Si legge nell'incipit: «Prima di ogni cosa, desideriamo costruire una società governata con regole trasparenti, giuste e uguali per tutti. In secondo luogo, se da una parte la filosofia di libero mercato deve continuare a permeare la vita economica, noi puntiamo ad avere una società inclusiva che garantisca sicurezza ed eguali opportunità per ogni individuo. Inoltre, vogliamo decentralizzare verso i cittadini il potere politico, i mercati e il governo locale e incarnare i principi fondamentali della Costituzione: la sovranità popolare, il rispetto dei diritti umani e il pacifismo. Infine, come membri della comunità globale, vogliamo stabilire relazioni internazionali basate sullo spirito della mutua-coesistenza e, quindi, restaurare la fiducia del mondo nel Giappone». Questa la base programmatica del Dpj, che ha inferto cinque sconfitte consecutive al governo di Taro Aso e che si candida oggi, a pieno titolo, alla guida del Paese, dopo 11 anni di attesa e di preparazione. La lotta alla burocrazia sclerotizzata e la riforma delle pensioni, nell'ottica di garantire ai cittadini un welfare più solido. L'attenzione alle fasce più deboli della società: donne, madri, bambini e malati. Programmi speciali per rendere la sanità pubblica competitiva e accessibile per tutti. Un sistema fiscale che garantisca una vita dignitosa a coloro che non godono di privilegi dalla nascita. E poi la politica estera, dove il Giappone punta ad assumere una posizione di rilievo nella regione asiatica, con vicini come la Cina e la Corea del Sud, e desidera avere con gli Usa un rapporto di partnership paritaria e non di mera subordinazione. Yukio Hatoyama, 62 anni, eletto a maggio nuovo leader del partito dopo uno scandalo che ha coinvolto Ozawa costringendolo alle dimissioni, sa che il sogno di diventare premier è oggi più che mai concreto. Politico di quarta generazione (suo nonno fu primo ministro dal 1954 al 1956), è un purosangue nato nei liberaldemocratici, nei quali milita ancora suo fratello Kunio. Il 30 agosto il partito Democratico giapponese potrebbe aggiudicarsi una vittoria storica, che cambierebbe radicalmente il volto dell'Impero del Sol Levante, ma anche gli equilibri mondiali. E Hatoyama adesso ci crede sul serio. 15/07/2009

Torna all'inizio


Dolce morte con giallo per i Downes (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Dolce morte con giallo per i Downes Londra. Era dai tempi della partecipazione della Gran Bretagna all'Efta che il Regno Unito e la Svizzera non avevano rapporti così stretti. Ormai tra Londra e I cantoni elvetici esiste un vero e proprio via vai, essenzialmente di due categorie: gli hedge fund, spaventati dall'aliquota monster applicata dal governo Brown e dalle restrizione draconiane impostate dell'Ue e I malati terminali in cerca della "dolce morte". I primi puntano su Ginevra, i secondo su Zurigo, precisamente la clinica Dignitas dove venerdì 10 luglio si sono spenti il famoso direttore d'orchestra Sir Edward Downes e sua moglie, l'uno ormai praticamente cieco e sordo, l'altra in fase terminale per un cancro. Hanno deciso di morire insieme, di porre fine a un vita ormai di sofferenze l'uno accanto all'altro come avevano fatto per 54 anni di matrimonio: ad annunciare il decesso e le sue modalità, i figli, Caractacus e Baudicca, che hanno confermato che i due si sarebbero spenti «serenamente». Insomma, altri due britannici hanno scelto di bypassare la burocrazia di Sua Maestà e morire in Svizzera, assistiti e coscienziosi della propria scelta. In un primo tempo si era diffusa la notizia che Lady Downes avesse scelto di seguire la volontà del marito pur non avendo seri problemi di salute, quindi unicamente per un estrema prova d'amore per l'uomo che le era stato accanto per oltre mezzo secolo: dopo qualche ora di dubbio che avrebbe scatenato ulteriori polemiche è invece giunta la conferma, certamente non sufficiente a neutralizzare la contrarietà a prescindere del fronte anti-eutanasia, della malattia in stato terminale. Una scelta d'amore e consapevolezza per qualcuno, un suicidio assistito e illegale in piena regola per altri. Ma se altri casi di "turismo della morte", come quello del giovane rugbista che aveva preferito la morte a una vita inchiodato nel letto lontano dai campi di gioco, aveva colpito l'emotività della nazione, in questo caso anche la notorietà del protagonista depone a favore di una polemica che non si esaurirà in poche ore. Sir Edward, nativo di Birmingham, è stato infatti direttore associate della Royal Opera House, dirigendo 950 messe in scena di 49 opere a Covent Garden, il tempio della lirica Britannica. Investito del titolo di direttore dell'Australian Opera nel 1970, diresse il primo concerto in assoluto alla Sidney Opera House. Noto per i suoi enormi sforzi nella promozione della musica britannica e per la diffusione della lirica, è stato per anni direttore della Bbc Philharmonic, di cui era divenuto negli anni Novanta direttore emerito. Insignito nel 1986 del titolo di Cbe e del cavalierato nel 1991, Downes non poteva sopportare l'atroce oltraggio che la vita stava compiendo ai suoi danni: lui, un uomo che viveva per la musica, costretto al silenzio dalla quasi totale sordità. Senza contare l'ulteriore onta della cecità, quello spegnersi innaturale della luce che trasforma la vita in un chiaroscuro senza senso e profondità. Tutto questo è finito venerdì in una clinica di Zurigo, due cuori che hanno battuto all'unisono per 54 anni hanno smesso all'unisono di darsi musica per far danzare la vita, come scriveva Céline in Viaggio al termine della notte. Non ci saranno funerali, né pubblici né privati. Solo silenzio, come alla fine di una rappresentazione quando gli applausi hanno riempito l'aria e il teatro si svuota. Dissolvenza, titoli di coda. Per le polemiche, immancabili, ci sarà tempo. Ora, solo silenzio, il più grande martirio per chi ha vissuto di musica. di Mauro Bottarelli 15/07/2009

Torna all'inizio


Sicurezza e formazione, impegno degli imprenditori (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ascoli)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

ASCOLI E PROVINCIA pag. 6 Sicurezza e formazione, impegno degli imprenditori CONFARTIGIANATO CONVEGNO L'IMPORTANZA della sicurezza sui luoghi di lavoro è stata recepita dai circa ottanta imprenditori che, negli scorsi giorni, hanno preso parte al convegno sul tema organizzato dalla Confartigianato di Ascoli e Fermo, durante il quale sono stati consegnati anche gli attestati sulla formazione specifica inerenti i corsi realizzati dalla Confartigianato in collaborazione con Ecosistem di Natascia Troli. Relatori dell'incontro sono stati il neo Presidente della Provincia Celani, il sindaco Castelli, il direttore dell'Inail di Fermo Mariotti, il dirigente del Spsal dell'Asur Carlini. I lavori sono aperti dal Presidente della Confartigianato Marche Salvatore Fortuna che ha sottolineato l'impegno dell'Associazione nel potenziare i servizi a favore dell'artigianato e per la valorizzazione del territorio, sono proseguiti con gli interventi di Celani, Castelli, Mariotti e dell'Ispettore Asur Palmizi. Gasparoni, nuovo responsabile della Confartigianato di Ascoli e Fermo, ha evidenziato le difficoltà in cui versa il sistema economico e produttivo ma anche la ferma volontà di superare il difficile momento e ha rivolto un appello ai rappresentanti delle Istituzioni locali affinché avviino iniziative di sostegno al credito, di riavvio dei lavori pubblici, indicano appalti a misura di piccola impresa, rispettino i tempi di pagamento, emanino il piano casa e riducano la burocrazia: attuando, così, politiche positive per creare un clima favorevole alle piccole imprese.

Torna all'inizio


Piccole grandi imprese (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-07-15 - pag: 14 autore: Piccole grandi imprese Ora la Consob si accorge dell'emergenza piccole imprese,dell'asfissia creditizia che sta interessando questa importante parte della società italiana senza la quale i recenti crolli del Pil sembrerebbero semplici scosse di assestamento e la grande impresa si troverebbea dover chiudere per l'estinzione dei fornitori. Vorrei ora sentire il parere di tutti coloro che fino alla passata legislatura vedevano nelle piccole imprese unicamente la fonte di tutti i mali, la fonte primaria del debito pubblico. Il problema delle piccole imprese non è solo l'asfissia creditizia: da sempre soffre una burocrazia che non ha eguali nel mondo, la mancanza di una tutela seriae convincente e non ha strumenti di pressione. Enzo Nacesarini e-mail S o tto l'effetto della crisi, il panorama produttivo e imprenditoriale è certamente destinato a modificarsi radicalmente. E di questi mutamenti le piccole e medie imprese saranno involontarie protagoniste e, talora, incolpevoli vittime. Perciò è importante che cresca la consapevolezza sul ruolo delle piccole e medie imprese nell'economia italiana. Non credo che la considerazione sociale nei loro confronti sia scarsa: non foss'altro che per la loro diffusione capillare nel Paese. Non escludo che nei loro confronti un atteggiamento in parte snobistico ci sia stato da parte di chi, facendo parte di consorterie di vario genere, tende a non comprendere, o a non considerare, chi a quelle consorterie non appartiene. La questione di sostanza, ora, è non solo assistere nella pesante contingenza le Pmi italiane, ma accompagnarle nella ristrutturazione che dovranno necessariamente affrontare, perché alla fine si ritrovino più forti e competitive. • Ritorno al futuro Quando Michael J. Fox nel corso del film “Ritorno al futuro” torna indietro nel 1955, trova Doc, uno scienziato che non crede minimamente che la macchina del tempo possa esistere. Il giovane Marty McFly viene messo alla prova e gli viene chiesto chi sarà il presidente Usa nel 1985. Ovvio che alla risposta Ronald Reagan, Doc si sia messoa ridere, ipotizzando Jerry Lewis vicepresidente, Marilyn Monroe first lady e John Wayne ministro della guerra. Ipotizzo quindi di tornare indietro negli anni 80e spacciarmi come un italiano che proviene dal 2012. Mi verrebbe sicuramente chiesto chi sarà il presidente del consiglio di quegli anni. Come potrei rispondere che si tratterà di Beppe Grillo, il comico, alla guida di un partito frutto della disgregazione del vecchio Pci? Potrei forse essere più convincente dicendo che il presidente della Camera sarà Benigni? E quello del Senato Alvaro Vitali? Andrea Bucci Torino Condono sepolcrale Immagino i sorrisetti compiaciuti che avranno fatto gli evasori fiscali ed i titolari di attività in "nero" leggendo della iniziativa parlamentare del Pdl (non del Governo) tesa a proporre un altro condono.L'ultimo fu definito "tombale": questo potrebbe essere chiamato "sepolcrale"! Il tutto per ottenere entrate,una tantum, stimate tra 2-5 miliardi di euro. Ma non sarebbe meglio far emergere stabilmente, cioè ogni anno, 60-70 miliardi di tasse non pagate? Potremmo annullare l'incidenza degli interessi sul debito; o utilizzare la parte eccedente il 60% del debito sul Pil(parametro di Maastricht) per avere 30 miliardi all'anno da destinarea infrastrutture e welfare. Nel 2001 Berlusconi vinse le elezioni con un programma che prevedeva due sole aliquote fiscali 23 e 33%. Non lo votai ma mi augurai che quel suo punto del programma si realizzasse. Vorrei lo facesse oggi dandomi la possibilità di immettere un po' delle tasse dirette che pago (32,8%) in consumi per stimolare la crescita. Saremmo così contenti entrambi. Agostino Ghiglione Roma

Torna all'inizio


Il nuoto vale 300 milioni (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: ECONOMIA E IMPRESE data: 2009-07-15 - pag: 22 autore: Sport & business. Gli investimenti per i Mondiali di Roma Il nuoto vale 300 milioni Giuliano Balestreri MILANO Conti in pareggio e visibilità in aumento. L'obiettivo delle grandi manifestazioni sportive è sempre lo stesso e i mondiali di nuoto di Roma, al via da venerdì fino al 2 agosto, non fanno eccezione. A cominciare dagli investimenti: 45-50 milioni messi sul piatto dal comitato organizzatore, 50 dal commissario straordinario e 200 dai privati. Oltre ai 550 milioni (290 già stanziati) per gli impianti di Tor Vergata, progettati e non realizzati. «Rispetto all'edizione di Melbourne 2007 il ruolo dei privati è cresciuto parecchio » dice Giovanni Palazzi, presidente di StageUp che spiega: «Il budget del comitato è coperto per il 65% dalle istituzioni, mentre gli sponsor peseranno per oltre 8 milioni ai quali si aggiungono i biglietti ». In Australia l'82% delle spese del comitato fu coperto da contributi pubblici, un'inversione di tendenza che Palazzi spiega con l'interesse degli italiani verso il nuoto: gli appassionati superano i 16 milioni. «Il marketing ha scoperto che l'acqua ha un richiamo fortissimo – continua il presidente di StageUp –, ma qualcosa in più poteva essere raccolto». Uno dei limiti del nuoto resta infatti la notorietà degli atleti, in molti casi resta sotto il 50%, «ad eccezione di casi come quello di Federica Pellegrini, bella, giovane e vincente » . Qualcosa in più forse poteva essere fatto sul fronte degli impianti, con alcuni allestimenti ancora da completare, ma il direttore generale del comitato, Roberto Diacetti rilancia: «L'importante è arrivare pronti a venerdì e poi nel caso del Foro Italico abbiamo avuto le aree a disposizione solo il 1Ú giugno. Prima ci sono stati gli Internazionali di tennis, poi la finale di Champions League, ma sono tutte cose positive per la città». Il problema delle strutture – secondo Palazzi – è legato alla burocrazia: «Se si ritiene che l'impiantistica sia importante per il paese allora servono strumenti adeguati che oggi non ci sono. A maggior ragione in presenza di eventi importanti » . Insomma se è ancora difficile calcolare il ritorno per la città (a Melbourne fu di circa 60 milioni di euro in 4 anni), la risposta dei cittadini alla manifestazione è stata buona. A fine aprile erano stati venduti biglietti per 1,6 milioni di euro, «oggi – aggiunge Diacetti – siamo a 2,5 milioni di incassi netti, ma speriamo di arrivare a 3,5. Va molto bene il nuoto, un po' meno tuffi e pallanuoto, ma dipenderà dai risultati della nazionale. Di certo ci presentiamo al pubblico con un look decisamente bello». Poco convinti del successo della manifestazione gli albergatori della capitale. «Abbiamo 7mila camere prenotate, ma si sarebbe potuto fare meglio» sottolinea il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli che poi aggiunge: «è una manifestazione che da continuità agli eventi di maggio, dal tennis alla Champions League, ma dal nuoto non possiamo aspettarci lo stesso flusso di tifosi». Eppure il 40% di biglietti sono stati acquistati dall'estero. giuliano.balestreri@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA GLI INTROITI Cresce il peso dei privati nel comitato organizzatore, dagli sponsor oltre 8 milioni a cui bisogna aggiungere i proventi dei biglietti

Torna all'inizio


LO STRAPPO DI CIVILTÀ (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

LO STRAPPO DI CIVILTÀ Marco Revelli Nessuno potrà dire che non sapeva. Le cifre della strage sono pubbliche, accessibili a tutti. Basta consultare il sito di Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com) per conoscere i numeri della nostra vergogna. Nei primi quattro mesi dell'anno sono stati già 339 i migranti morti annegati nel canale di Sicilia. Erano stati 1.274 in tutto il 2008. E ammontano a 4.099 nel quindicennio che va dal 1994, quando si è incominciato a tenere il conto dei morti sulla base delle notizie stampa, a oggi. Un'altra decina di migliaia di vittime si contano sulle rotte verso la Spagna e le Canarie (4.436), nel mar Egeo, verso la Grecia (1.310), nel nostro Adriatico, dall'Albania (603), o nel deserto del Sahara, lungo «le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall'altro» (1.691 morti censiti, ma il numero è sottostimato perché la maggior parte delle tragedie si consuma fuori da ogni vista, senza lasciar traccia né notizia). Altri sono morti di freddo nel tentativo di attraversare le zone montuose tra Turchia e Grecia. O saltando nei campi minati dell'Evros, in Macedonia (91 persone). O annegati nelle acque dell'Oder, del Sava, del Morava, i fiumi che separano Polonia e Germania, Bosnia e Croazia, Slovacchia e Repubblica Ceca. O assiderati nei carrelli degli aerei dove si erano nascosti per sfuggire ai controlli (41 persone). O soffocati nei container di un tir. O, ancora, caduti sotto gli spari delle diverse polizie di frontiera, a Ceuta e Melilla, l'enclave spagnola in Marocco, in Gambia, in Egitto, in Israele, in Libia, dove sono documentate le feroci torture praticate «nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall'Italia». Il totale è agghiacciante: 14.679 morti documentate lungo il perimetro che circonda la civile Europa con un muro immaginario immenso, infinitamente più lungo, alto e terribile di quello stesso Muro di Berlino la cui caduta è stata salutata come una liberazione dai fantasmi del Novecento. Di questi numeri non si è parlato nel G8 dell'Aquila, che pure della tragedia dell'Africa si è fatto ampiamente scudo per nascondere il proprio vuoto. Non hanno turbato lo shopping delle first ladies per le vie di Roma. Né i sonni dei loro augusti mariti nella caserma di Coppito, riadattata in fretta e furia per l'occasione probabilmente con il lavoro di un buon numero di sopravvissuti a quella strage, ora «regolarizzati». CONTINUA|PAGINA10 Soprattutto non hanno segnato, col proprio scandalo, neppure una riga dei discorsi ufficiali del cosiddetti «Grandi», detentori di un'estenuata sovranità nazionale che - pur nel proprio anacronismo - non tollera messe in discussione né eccezioni, pronta a rivalersi della propria impotenza verso la forza dei mercati e dei capitali con la segregazione, il respingimento, la chiusura dei confini e il loro presidio, l'ostentazione muscolare nei confronti dei più deboli tra i deboli. Men che meno, quei numeri - eppure di questo si trattava -, hanno anche soltanto sfiorato la discussione nel nostro parlamento su quel decreto sicurezza che, divenuto legge, trasforma in reato penale la colpa di esser sopravvissuti al viaggio. Tacendo sui sommersi, costituisce in «criminali» i salvati. Il Senato l'ha approvato in un clima dimesso, dopo un dibattito svogliato, come si trattasse di ordinaria amministrazione, con un'opposizione rassegnata, distratta e in una sua parte, almeno, intimamente connivente. E una stampa divisa tra le storie da bordello del premier e la cronaca rosa del summit, un occhio ai letti di palazzo Grazioli e l'altro ai tavoli di Coppito. Eppure uno strappo, grave - un ennesimo, tanto che ci si è assuefatti - alla nostra civiltà giuridica, e alla più elementare morale pubblica, in quell'atto si è consumato: con l'introduzione del «reato di clandestinità», in una forma che è unica in Europa, si è varcato un limite. Sanzionando penalmente l'ingresso o la permanenza del singolo straniero sul nostro territorio, si individua come fattispecie di reato non un fatto o una serie di «fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale» ma - come è stato autorevolmente sostenuto da un buon numero di giuristi - «una condizione individuale, la condizione di migrante» secondo una logica che assume di per sé «un connotato discriminatorio contrastante non solo con il principio di eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia penale, in base alla quale si può essere puniti solo per fatti materiali». Sul piano pratico gli effetti saranno nulli, o più probabilmente negativi. Chiunque conosca il problema concorda che l'applicazione di quell'obbrobrio è tecnicamente impossibile, metterebbe in crisi l'intero sistema giudiziario. Spaventerà, certo. Rafforzerà le tendenze xenofobe già fin troppo diffuse nei nostri uffici pubblici, nei commissariati di polizia, tra le pieghe della burocrazia. Alimenterà la paura in chi dalla paura, nelle proprie terre, aveva tentato di fuggire. Ma non produrrà certo né più «sicurezza», né più ordine. Anzi. Può darsi che per qualche tempo influenzi la geografia dei flussi, scoraggiando almeno in parte le rotte verso l'Italia, spostandone tuttavia le derive lungo altre direttrici, dalla Turchia alla Grecia, in primo luogo, sui confini orientali dove la pericolosità è maggiore, e la mortalità rischia di crescere. Un effetto, evidente, la legge ce l'ha, invece, sul piano simbolico. Per il messaggio che lancia. E per l'incultura che rivela. Uno strappo intollerabile, perché di effetti simbolici si nutre oggi la politica e la coscienza collettiva. E di oltraggi simbolici al pudore civile una democrazia muore. C'è da augurarsi che la figura cui spetta in ultima istanza il ruolo di «custode della Costituzione» non avalli un tale strappo. Che lo scandalo di quei numeri, inascoltato negli altri luoghi del potere, varchi almeno i muri del Quirinale.

Torna all'inizio


La logistica frena lo shipping (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Sud)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Sud sezione: INTERVISTA data: 2009-07-15 - pag: 7 autore: Nicola Coccia. Per il presidente di Confitarma lo sviluppo dei servizi per il settore è condizionato dalle carenze infrastrutturali degli scali italiani e meridionali «La logistica frena lo shipping» di Brunella Giugliano R ilanciare le infrastrutture e accelerare lo sviluppo dei porti strategici del Sud. è la ricetta proposta da Nicola Coccia, 62 anni e dal 2005 presidente di Confitarma - la confederazione che raggruppa oltre 230 tra gruppi armatoriali, società di navigazione, imprese ed enti- per rafforzare il comparto armatoriale e permettergli di affrontare le sfide future. «Il successo di un porto - spiega Coccia- si misura con la profondità dei suoi fondali, la lunghezza delle sue banchine, il numero delle gru, l'ampiezza delle aree di stoccaggio ed anche la capacità di interconnettersi con il tessuto economico del territorio di riferimento. Penso, ad esempio, ad un porto hub come quello di Gioia Tauro e alle sue potenzialità ». Quali sono oggi i punti di debolezza del settore dello shipping? La logistica è da sempre il tallone d'Achille del nostro sistema.Oltre alla carenza delle infrastrutture, molto spesso la logistica è nelle mani di grandi gruppi internazionali e ciò impedisce un vero sviluppo qualitativo dei sevizi offerti. Le merci provenienti dall'estremo oriente e destinate in Italia vengono il larga parte scaricate nei porti del nord Europa, nonostante un allungamento dei tempi di percorrenza delle navi di circa cinque giorni. Ed è in particolare per il Mezzogiorno che lo sviluppo della logistica diventa una priorità. Senza contare la logistica legata al turismo, la cui generale inefficienza rappresenta un ostacolo enorme per il Sud. Altro punto debole del sistema marittimo è il pesante carico della burocrazia. Basti pensare che, nel caso di presa in consegna di una nuova nave costruita in un cantiere estero, le lentezze burocratiche costano all'armatore italiano più di 100.000 euro a unità. E i punti di forza del settore? Quello armatoriale è un comparto sano, con prospettive positive e sempre più strategico per la ripresa dell'economia. In un solo anno, lo scenario economico mondiale è cambiato ed è venuta meno la convinzione che l'economia finanziaria fosse più generosa di quella reale. Ma è una necessaria fase di passaggio per il riequilibrio del sistema. Stiamo lavorando molto perché venga riconosciuto, soprattutto a livello politico, il nostro ruolo di "indicatore di ripresa", elemento essenziale per mettere in rete l'economia. Del resto i numeri parlano da soli. Quali sono? In un quadro generale che prevede riduzioni del 21% delle esportazioni di beni e servizi, l'aumento dell'8,4% della disoccupazione ed un calo degli investimenti del 12,7%, il settore marittimo registra invece i primi segnali di risalita. La nostra flotta è cresciuta del 4% con un conseguente aumento del 3% degli occupati. Il nostro Paese, inoltre, con 255 milioni di tonnellate di merci, è al primo posto nell'import-export marittimo dell'Unione europea con le altre aree del mondo. Inoltre, il nostro naviglio per il 57% ha oggi meno di dieci anni. Senza contare il turismo che viene dal mare. In dieci anni, il movimento dei crocieristi nei porti italiani è aumentato del 350%, toccando la cifra record di 8,5 milioni nel 2008. Presidente, quali emergenze vive oggi l'armamento? La strada che lo shipping ha tracciato negli anni recenti, con interventi legislativi mirati, ha condotto ad un miglioramento qualitativo dei servizi prestati. è però urgente portare a termine quanto di buono è stato fatto. Penso alla riduzione, attraverso una norma strutturale, degli oneri sociali per il cabotaggio minore; alla semplificazione delle norme e regolamenti obsoleti; alla realizzazione di una effettiva autonomia finanziaria dei porti ed il contenimento dei costi delle operazioni che vi si svolgono, con la fiscalizzazione di parte dei contributi sociali per le imprese portuali. Attendiamo di valutare il progetto di riforma governativo annunciato dal Ministro Matteoli. Quali sono le sfide che hanno più di altre un peso strategico sul futuro dei porti? Sicuramente la soluzione del problema della burocrazia. La lotta alla pirateria nel Golfo di Aden. La valorizzazione del Mediterraneo. Qui si giocheranno partite determinanti sulla portualità, sul cabotaggio, sulle autostrade del mare e sulle crociere. L'armamento privato italiano, insieme agli altri settori del cluster marittimo, ha già manifestato al Governo ed al Parlamento quali sono le esigenze degli operatori. è necessario, in primis, che venga attuata una riforma della legge 84/94 di riordino della legislazione portuale. © RIPRODUZIONE RISERVATA In controtendenza Nonostante la crisi, il comparto segna la crescita della flotta e degli occupati

Torna all'inizio


Pressing delle categorie: Ridurre la burocrazia (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-07-15 - pag: 1 autore: UMBRIA Pressing delle categorie: «Ridurre la burocrazia» Ridurre il peso della burocrazia sul le imprese e ac-celerare l'applicazione di normative di settore, come quelle per le politiche industriale o per la rivitalizzazione turistica dei centri storici. Sono queste alcune delle richieste che le principali associazioni di categoria regionali umbre avanzano alla giunta regionale, alla quale restano una decina di mesi di attività prima che finisca la legislatura attualmente in corso. Servizio u pagina 14 Cresce l'appeal delle Srl artigiane Sono sempre di più le imprese guidate da under 40 che scelgono la forma giuridica di Srl artigiana. A rivelarlo è un'indagine della Cna su 504 ditte "giovani". u pagina4 Nelle Marche piano casa «leggero» Dopo il via libera in giunta,l'Ance chiede che il piano casa preveda il cambio di destinazione contestuale alla demolizione e ricostruzione degli immobili. u pagina 16 Nelle procure toscane sale l'efficienza Sono le procure di Grosseto e Montepulciano, secondo un'indagine dell'Anm, ad aver abbattuto con più forza il carico delle pendenze e smaltito gli arretrati tra 2001 e 2007 u pagina 17

Torna all'inizio


Meno burocrazia per la ripresa (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Centro Nord)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Centro-Nord sezione: CENTRO NORD data: 2009-07-15 - pag: 14 autore: Sviluppo. Le categorie economiche fissano le priorità per i prossimi interventi della giunta regionale «Meno burocrazia per la ripresa» Confindustria e Confcommercio: accelerare le norme su industria e turismo PERUGIA Beatrice Vergari Accelerare il processo di snellimento della burocrazia e attenzione agli effetti della crisi economica sono le principali richieste che le associazioni di categoria umbre rivolgono all'esecutivo regionale. Nodi che andrebbero sciolti entro il termine della legislatura. «La nostra prima richiesta è una reale rimappatura della burocrazia di questa regione» spiega Alfredo Monacelli, direttore di Confagricoltura Umbria. «Sono necessarie alcune scelte strategiche per il settore zootecnico, su problematiche aperte come lo smaltimento dei reflui e l'adeguamento delle normative urbanistiche per gli allevamenti ». Confagricoltura pone anche l'accento sul rapporto tra sostenibilità ambientale e contesto economico-sociale. Un altro tema caldo è quello dei danni provocati dalla fauna selvatica. «Alla crescita esponenziale dei danni, triplicati nell'ultimo triennio afferma il direttore di Confagricoltura Umbria – una società civile deve dare delle risposte: non solo negli indennizzi, ma anche nella prevenzione che non può essere a carico degli imprenditori ». Anche gli industriali ritengono «essenziale» il problema della sburocratizzazione amministrativa. «Un tema sempre più centrale –lo definisce Umbro Bernardini, presidente Confindustria Umbria – soprattutto nei momenti di difficoltà». Bernardini ritiene che la campagna elettorale degli scorsi mesi, insieme alle lungaggini della pubblica amministrazione, «abbia rallentato la definizione dei piani necessari per dare attuazione alla legge sulle politiche industriali e il completamento della riforma delle agenzie. Sono interventi di grande importanza, non sono auspicabili pertanto ulteriori ritardi legati alla prossima campagna elettorale ». Infine, la questione rifiuti. Confindustria chiede l'utilizzo dei cementifici per la termovalorizzazione, così come previsto dal piano in via sperimentale. «Lo smaltimento nei cementifici umbri - conclude Bernardini - non produrrebbe ceneri e abbatterebbe le emissioni provenienti da nuovi impianti». Confidi, applicazione della legge regionale sui centri storici e grandi eventi sono, invece, i temi caldi per Confcommercio. «La prima priorità è la ricapitalizzazione dei confidi –sottolinea il presidente regionale Luciano Ioni - in particolare quelli del terziario, che fino ad oggi hanno beneficiato in pratica solo di contributi camerali. Impegnando risorse adeguate si incrementa l'operatività ». L'associazione chiede poi interventi mirati al commercio. «Servono politiche e risorse specifiche per i servizi, un comparto che rappresenta il futuro dell'economia». Infine il turismo. «Gli eventi – aggiunge Ioni - sono l'elemento su cui investire. E al turista che arriva sulla spinta delle grandi manifestazioni, bisogna far trovare centri storici che siano sempre più centri commerciali naturali che traggano nuova vitalità dall'applicazione della relativa legge regionale». Per Confcommercio, bisogna accelerare l'applicazione della legge per l'attrattività dei centri storici. La Cna dell'Umbria, invece, chiede alla Regione un intervento per mettere al riparo le imprese da un autunno in cui si registrerà il punto massimo di caduta. «Chiediamo alla nostra Presidente, una forte presenza dell'Umbria in un tavolo di confronto Stato-Regioni per affrontare la reale situazione » afferma il direttore Paolo Arcelli. «C'è anche il rischio - conclude - di una caduta verticale dell'edilizia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna all'inizio


Una razionalizzazione è necessaria (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il (Nord Ovest)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nord-Ovest sezione: PRIMO PIANO (Bonifiche) data: 2009-07-15 - pag: 2 autore: INTERVISTA Osvaldo Napoli Deputato Pdl «Una razionalizzazione è necessaria» Una croce sopra a Bim, consorzi di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario. Non solo. Aboliti Ato idrici, enti parco, circoscrizioni comunali, residue comunità montane, e infine – c'è anche l'asso – gli enti strumentali regionali. è il succo della proposta di legge (nÚ 2134) presentata a gennaio dal deputato piemontese Osvaldo Napoli insieme al collega Mario Valducci. La Pdl prevede il passaggio delle funzioni esercitate dagli enti soppressi, con subentro in tutti i rapporti giuridici in atto, ai Comuni, magari associati, o alle Province o, in qualche caso, alle Regioni, le quali introiterebbero ad esempio i sovraccanoni attualmente incassati dai Bim, per ridistribuirli sui territori. Non ha ancora iniziato il suo iter in commissione, ma deve aver evidentemente ispirato il ministro Calderoli. Il subalpino Napoli, parlamentare del Pdl, già sindaco di Giaveno (To) dal 1985 al 2004, nella direzione dell'Anci dal '95, è ora fresco primo cittadino di un altro Comune del Torinese, Valgioie. «Premetto, circa i costi della politica: secondo me certi sindaci dovrebbero prendere il doppio di un par-lamentare, per la grande responsabilità ( gestionale, amministrativa, sociale e penale) che hanno, rispondendone direttamente ai cittadini ogni 5 anni. Sono più critico semmai verso le Regioni, che continuano ad aumentarsi consiglieri e stipendi. Ma non è questo il punto». Qual è allora? Prima di pensare di abolire le Province, operiamo a monte. I tre enti costituzionali, Regioni, Province e Comuni, specie con Aree metropolitane vere, sarebbero più che sufficienti all'esercizio di tutte le funzioni, razionalizzando lo scenario. Il cittadino non può avere dodici interlocutori per mettere insieme una risposta. è un problema di principi costituzionali o di soldi? Di efficienza della Pa, di sburocratizzazione, oltre che, senza dubbio, di risparmi: la congiuntura impone scelte rigorose per l'eliminazione di spese, prestazioni, servizi inutili o, comunque, non sufficientemente produttivi, al fine di concentrare le risorse nei settori più importanti sotto il profilo dello sviluppo economico. Tutto il personale passerebbe comunque ad altri enti& è evidente che i benefici si avrebbero in prospettiva. Oggi vediamo enti parco con direttori stipendiati al massimo livello contrattuale, Cda di decine di membri, uno sconveniente sottobosco della politica. In Italia, al di là degli enti irrigui, esistono 344 circoscrizioni comunali, 356 comunità montane, 138 parchi regionali, 91 Ato, 600 enti strumentali regionali: è mai possibile? Quindi, la scure? Non sarebbe meglio il bisturi? Per dire, Finpiemonte è una controllata regionale: sarebbe riassorbita? Alcune realtà hanno ragion d'essere. Fra queste Finpiemonte, del cui esecutivo ho fatto parte, che comunque sta vivendo non a caso un suo momento di riorganizzazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA TROPPA BUROCRAZIA «Il cittadino non può interpellare dodici interlocutori diversi per avere una risposta» In Parlamento. Osvaldo Napoli è deputato del Pdl

Torna all'inizio


Strasburgo guarda all'Est Eletto il polacco Buzek (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Esteri data: 15/07/2009 - pag: 12 Europarlamento Si insedia l'Assemblea: italiani due vicepresidenti Strasburgo guarda all'Est Eletto il polacco Buzek A metà mandato staffetta con il socialdemocratico Schulz DAL NOSTRO INVIATO STRASBURGO L'elezione del polacco Jerzy Buzek del Ppe alla presidenza dell'Europarlamento, nella seduta inaugurale della nuova legislatura, porta per la prima volta un esponente dei Paesi membri dell'Est al vertice di una delle istituzioni fondamentali dell'Unione europea. Il governo tedesco di «grande coalizione», guidato da Angela Merkel, ha sostenuto intensamente dall'esterno questa nomina per dare un segnale di apertura all'Europa orientale. Ma ha conquistato anche la seconda parte del mandato quinquennale di presidenza dell'Europarlamento, che i due principali eurogruppi, i popolari del Ppe (con Pdl e Udc) e i socialdemocratici Asde (con il Pd), hanno concordato di assegnare dal 2012 al tedesco Martin Schulz (Asde). L'influenza di Berlino sulla carica più rappresentativa dell'Assemblea Ue promette così di estendersi dal presidente uscente, il tedesco Hans-Gert Pöttering (Ppe), fino al 2014 con Schulz. «Molti anni fa avevo sognato di essere un membro del Parlamento polacco dopo la liberazione della Polonia, ma una giornata come questa non l'avrei mai immaginata», ha detto Buzek, 69 anni, uno dei fondatori del sindacato anti-comunista Solidarnosc ed ex premier di Varsavia, dopo la sua elezione a larghissima maggioranza con 555 voti su 713 presenti nell'aula di Strasburgo. Anche i liberaldemocratici Alde, il terzo gruppo più numeroso (che include l'Idv), ha votato per l'ex premier polacco. L'unica altra candidata, la comunista svedese Eva Svensson, ha ottenuto 89 voti. Appare evidente lo spostamento verso il centrodestra dell'Europarlamento e la crescita degli euroscettici, che in aula hanno boicottato la bandiera Ue a 12 stelle e l'Inno alla gioia: secondo l'eurodeputato leghista Mario Borghezio «perché è la musica delle lobby, dei banchieri e della burocrazia del superstato europeo». Buzek ha indicato come priorità il controllo dei mercati finanziari per evitare nuove crisi e l'impegno contro i cambiamenti climatici. Il premier Silvio Berlusconi aveva cercato di opporre a Buzek il vicepresidente uscente dell'Europarlamento, Mario Mauro del Pdl. Ma la Germania lo ha costretto a ritirarsi. Gianni Pittella del Pd è stato eletto in quota Asde come più votato e primo dei 14 vicepresidenti dell'Europarlamento. Roberta Angelilli del Pdl è passata faticosamente come vicepresidente in quota Ppe, riducendo a due la presenza italiana (tre nella scorsa legislatura), che è precipitata nei vertici degli eurogruppi da due co-presidenti (Destra e Verdi) a zero. Domani, nell'assegnazione delle presidenze delle commissioni, Mauro e Gabriele Albertini del Pdl sembrano rischiare nella corsa alla Esteri, più di Paolo De Castro del Pd (Agricoltura) e Luigi De Magistris dell'Idv (Controllo del bilancio). Subito dopo nell'Europarlamento inizierà la ricerca di una maggioranza per approvare dopo le ferie la decisione dei governi Ue di confermare il portoghese José Manuel Barroso del Ppe alla presidenza della Commissione europea. Per ora Asde e Verdi sono contrari. Ivo Caizzi

Torna all'inizio


Una leggina di 32 pagine per un pittosporo (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera sezione: Cronache data: 15/07/2009 - pag: 21 La storia Si trova in un giardino privato di Messina, ha gli anni del suo proprietario. «Perché ho chiesto il vincolo alla Sovrintendenza? Così non me lo tocca nessuno» Una leggina di 32 pagine per un pittosporo La Gazzetta ufficiale dedica 16 fogli al caso, altrettanti nel Bollettino siciliano ROMA Sedici pagine sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana e altrettante sul Bollettino ufficiale della Regione siciliana, per migliaia e migliaia di copie: chissà quanti alberi sarebbero stati sacrificati per stamparle, se non fosse per l'uso della carta riciclata. E tutto ciò perché l'intera cittadinanza italiana venga edotta, con meticolosa dovizia di particolari, che un albero di Messina è stato dichiarato per legge di «notevole interesse pubblico ». Avete capito bene: un solo albero. Bello, bellissimo, da far invidia ai suoi consimili dell'Orto botanico cittadino, dove, dicono gli esperti, non ce n'è uno paragonabile. Ma tutto sommato né unico né particolarmente vecchio. È un esemplare di Pittosporum tobira, specie vegetale originaria del Giappone, che viene utilizzata per le siepi dei giardini pubblici. Più semplicemente, un pittosporo. Ecco come l'ha descritto il 23 gennaio 2002 Rosa Maria Piccone del Dipartimento di scienze botaniche dell'Università di Messina che fu incaricata di fare una relazione a sostegno della proposta di vincolare la pianta: «L'esemplare da me osservato è un alberello alto circa 4 metri, che ha sviluppato la caratteristica chioma ad ampio ombrello, con un diametro di metri 6,60, quasi perfettamente emisferica... Considerato che questa specie ha una crescita del tronco estremamente lenta, questo esemplare ha sicuramente più di 50 anni di età, probabilmente fra i 70 e i 100 anni». Insomma, stando alla professoressa Piccone si tratterebbe di una pianta appena più anziana del suo padrone, ovvero l'autore della richiesta presentata sette anni fa alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali. Perché quell'alberello meraviglioso non si trova sulla pubblica via, bensì in un giardino privato che affaccia sul mare, in via Consolare Pompea, di proprietà del signor Giuseppe Raffa, settant'anni il prossimo 30 novembre. Ex agente di commercio in pensione, spiega: «Perché ho chiesto il vincolo alla Soprintendenza? Me lo consigliarono alcuni esperti. Adesso nessuno potrà tagliare o spostare l'albero». Certo, non è stato facile. Prima la richiesta alla Soprintendenza, il 16 gennaio 2002. Quindi la relazione di parte. Poi, dopo quasi cinque anni anni, il 20 dicembre 2006, i dirigenti del Soprintendente Rocco Scimone, vergarono un rapporto favorevole. E trascorso un altro anno, si riunì la Commissione provinciale per la tutela delle Bellezze naturali e panoramiche di Messina, che deliberò «all'unanimità » la concessione «di vincolo della bellezza individua» al pittosforo del signor Raffa. Non era finita. Il decreto del «Dirigente del servizio tutela del dipartimento regionale dei beni culturali e ambientali» Daniela Mazzarella, è arrivato soltanto il 20 aprile scorso. Mentre la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana è di lunedì 13 luglio: a quasi otto anni di distanza dalla richiesta. Anche il pittosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli. Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica. Per comprenderne la portata bisogna leggere la relazione della Soprintendenza del dicembre 2006, un documento di due paginette dove forse c'è la spiegazione. Poche righe in fondo, per rammentare che ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 del codice civile in caso di vincolo accordato al vegetale, «eventuali modifiche, potature straordinarie e ulteriori piantumazioni» dovranno essere autorizzate dalla Soprintendenza. Ma soprattutto che «non si potranno consentire ampliamenti della costruzione retrostante, né la realizzazione di ulteriori corpi di fabbrica nel giardino ». Non c'è che dire. L'ex agente di commercio adesso ha la sua bella assicurazione ecologica. Morale: a questo punto per combattere la cementificazione selvaggia della costa siciliana non resta che piantare pittospori ovunque. E poi chiedere di vincolare il vegetale. Mica fesso, il signor Raffa: «Perché ho chiesto il vincolo? Quando fa molto caldo, sotto quella chioma c'è un fresco incredibile. Non sa che cos'è, d'estate, prender il caffè lì sotto». Interesse pubblico Otto anni di istruttoria per dichiarare una singola pianta siciliana di interesse pubblico Sergio Rizzo

Torna all'inizio


tra nozze e burocrazia: l'espulsione impossibile (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 0 - Cecina Tra nozze e burocrazia: l'espulsione impossibile LUCCA. La mancata traduzione degli atti del processo nella sua lingua la salva dall'espulsione e le fa coronare il suo sogno d'amore. Così una giovane moldava partecipa al processo subito dopo il matrimonio in Comune con un italiano e ottiene il permesso di soggiorno. TRONCHETTI A PAGINA 11

Torna all'inizio


Comune, Puc al rush finale (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Nuoro e Provincia Pagina 5030 Nuoro. Domani nuova seduta, il Pdl: meglio pensare al bilancio Comune, Puc al rush finale Nuoro.. Domani nuova seduta, il Pdl: meglio pensare al bilancio --> Sono giorni decisivi per il Puc di Nuoro che tornerà in Consiglio domani e venerdì per il voto finale. In quella seduta il Puc potrebbe essere adottato nonostante le divisioni interne al Pd e alla maggioranza: basterebbero 15 sì, anziché i soliti 21 perché la riunione è in seconda convocazione. Ieri pomeriggio si è svolta la riunione dei capigruppo, alle prese con i 65 emendamenti. Diversi sono ripetitivi, gli altri approderanno in aula se coerenti con le linee del Puc. «Nella migliore tradizione di cencelliana memoria se i Ds contrattano a Biscollai, la Margherita vuole contrattare in zona anfiteatro-Carmelitane. Siamo all'epilogo d'una contrattazione quasi privatistica delle cose pubbliche della città», accusa Peppe Montesu del Pdl. Punta l'indice sul Puc che sarebbe condizionato da esigenze legate al bilancio. «Abbassare le volumetrie disponibili a Biscollai non rafforza chi è intenzionato a trattare con chi ha in mano il debito del Comune». Secondo Montesu «il miglior servizio che questa maggioranza può fare è predisporre un bilancio vero affrontando il giudizio amministrativo. Se ci sarà l'insolvibilità del debito, qualcuno pagherà e qualcuno interverrà per ripristinare la normale attività finanziaria. A quel punto potrà essere elaborato un Puc per assecondare le esigenze di crescita della città basata sull'interesse generale, non di parte». Il gruppo “Città in Comune” chiede chiarezza sull'ostello della gioventù. «I lavori di competenza dell'amministrazione sono stati eseguiti e quando? E quelli del direttore dei lavori (il vice sindaco Ivo Carboni n.d.r.)? Il ritardo avrà oneri aggiuntivi? Il Comune vuole dare corso alla valutazione dei danni subiti dai cittadini per l'ulteriore ritardo? Quali le iniziative per ottenere il certificato di prevenzione incendi e rendere fruibile la struttura nel caso in cui il direttore dei lavori non abbia fornito la documentazione richiesta?» Il gruppo civico fa memoria anche delle affermazioni dell'assessore ai Lavori pubblici Ventura Meloni: nel 2008 assicurava che i lavori erano stati eseguiti, restava da fare solo il sopralluogo dei vigili del fuoco. «Oggi veniamo a scoprire che esistono ancora problemi dando la colpa a mancanza di personale e burocrazia: scuse patetiche per un'amministrazione inconcludente», dice il gruppo civico che denuncia il rischio di una nuova incompiuta. Dopo 18 mesi di attesa, un'ordinanza autorizza la sistemazione dei tavolini all'aperto. Soddisfatta la Confesercenti con Tonino Mura: «Se bastava un'ordinanza perché si è perso tanto tempo?».

Torna all'inizio


Buone ragioni per chiamare "tutti dentro il Pd", tranne Grillo (sezione: Burocrazia)

( da "Foglio, Il" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

15 luglio 2009 Buone ragioni per chiamare "tutti dentro il Pd", tranne Grillo Europa ieri ha compilato un numero quasi monografico per lanciare un messaggio al Pd: fatti rispettare. Il direttore Stefano Menichini sintetizza parlando con il Foglio: “Questo partito dovrebbe adesso recuperare onore e rispetto di se stesso costruendo ‘una barriera politica’ contro Beppe Grillo. Insomma, all’arrembaggio del comico il Pd non deve porre – come invece sta facendo – ostacoli formali e burocratici. Bensì dovrebbe spiegare ai cittadini e agli elettori le ragioni politiche per le quali Grillo non può stare nel Pd. Il partito dovrebbe dire che Grillo rappresenta una deriva autoritaria della sinistra che non gli appartiene e che anzi i democratici vorrebbero vedere cancellata una volta per sempre”. L’autocandidatura più o meno provocatoria di Beppe Grillo alla segreteria del Partito democratico pone in queste ore i dirigenti di fronte a un problema sostanziale che riguarda la tanto evocata vocazione maggioritaria. Esclusa la corrente ascrivibile all’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, il resto del partito ha negli ultimi mesi in più occasioni e più o meno omogeneamente declinato l’idea di fare del Pd “il partito dell’Unione” secondo una formula che, rivolta ai dispersi della sinistra radicale e dei rivoli socialisti, è in talune occasioni suonata come lo slogan “tutti dentro il Pd”. Ma per chi come l’ex presidente del Senato Franco Marini o come lo stesso segretario Dario Franceschini o come il sindaco torinese Sergio Chiamparino ha sostenuto la necessità di rifondare “un partito aperto” capace di allargarsi – come ha detto anche Sergio D’Antoni pochi giorni fa sul Foglio– “a tutti i riformismi italiani”, le ragioni dell’esclusione di Beppe Grillo non possono ritrovarsi in un banale escamotage burocratico come pare stia facendo l’organizzazione del partito riunita ancora ieri per decidere sul caso. E’ necessario al contrario trovare ragioni politiche per le quali Grillo si è già escluso da sé dal Pd. Come ha scritto ieri anche il quotidiano della Cei, Avvenire: gli attacchi continui al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono per esempio una buona ragione. O come ha detto Pier Luigi Bersani, che tuttavia di vocazione maggioritaria pare non voglia proprio sentire parlare, “Grillo non può stare nel Pd perché ci attacca in continuazione, ha costituito delle liste contro di noi e non ha mai parteggiato perché il nostro partito funzionasse e vincesse”. Ragioni politiche, dunque, che tuttavia il Pd non trova anche perché – secondo molti osservatori – persino i fautori più convinti della vocazione maggioritaria non riescono a trovarsi d’accordo e sembrano non parlare la stessa lingua. Difatti Dario Franceschini – come ha anticipato il Foglio – teorizza un partito allargato in una visione che pure, paradossalmente, non sembra collimare con quanto sostiene, ad esempio, Sergio Chiamparino (“il Pd deve sciogliersi per allargarsi”, ma non come sostiene Franceschini). L’idea del “partito contenitore dei riformismi” che attraversa gran parte dell’ex nucleo veltroniano, la corrente dei popolari e taluni settori del così detto Pd del nord di cui Chiamparino è stato tra i maggiori animatori, non è precipitata mai in un comune progetto esplicitamente enunciato. “Ed è la maggiore pecca di questo congresso”, dice Menichini. “Se l’idea di ‘tutti dentro il Pd’ fosse diventata un’opzione chiara – spiega il direttore di Europa – non solo avrebbe coinvolto i dispersi della sinistra ma avrebbe anche marcato una profonda differenza tra i programmi di Franceschini e Bersani. Purtroppo così non è stato e quanto risulta è che le due piattaforme politiche sembrano sostanzialmente sovrapponibili con l’effetto di avere fatto degenerare i toni della contesa”. Intanto Grillo risponde burocraticamente al niet della burocrazia democratica: “Non mi vogliono tesserare in Sardegna? Allora farò richiesta in Liguria”. Leggi Marino vuole tutti nel Pd, da Grillo a Binetti Leggi il manifesto di Ignazio Marino © 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO di Salvatore Merlo

Torna all'inizio


Muti, ritorno a Sarajevo: la pace si vince suonando (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Muti, ritorno a Sarajevo: la pace si vince suonando LUCA DEL FRA Ai giornalisti al seguito di Riccardo Muti nel suo «Viaggio dell'amicizia», che lo vedeva tornare a Sarajevo, si poneva la questione se la musica, la più astratta di tutte le arti, sia veramente un veicolo dei valori fondativi della civiltà. La risposta non poteva essere che positiva ascoltando le voci dei bambini di Srebenica, Tuzla, Mostar, e Zenica che si erano unite nel bis, Va pensiero, ai complessi del Maggio fiorentino con cui il direttore partenopeo si è esibito lunedì in uno straordinario concerto nella città simbolo delle guerre nella ex Jugoslavia. Risposta positiva quanto incompleta: infatti, aveva probabilmente ragione Muti nel dire che da un'atmosfera di tragedia di 12 anni fa, quando aveva qui inaugurato i viaggi dell'amicizia del Ravenna Festival, si è passati a quella di gratitudine, manifestata dal sindaco di Sarajevo con la consegna delle chiavi della città. Allora il pubblico stringeva nelle mani le fotografie dei parenti morti. Dopo tutto a Sarajevo essere vivi è un valore: questa è la città dei cimiteri, da piccolissimi a enormi come campi sportivi, la maggior parte delle tombe sono dal 1992, inizio dell'assedio più lungo che l'Europa ricordi. Quando Muti arrivò nel '97 la terra su quelle bare era ancora fresca, a Sarajevo impazzavano i media da tutto il mondo e fioccavano i fondi internazionali per la ricostruzione, che molto hanno stimolato l'appetito delle mafie locali. Oggi che quei fondi sono finiti, la Bosnia-Erzegovina si trova ad affrontare altri problemi: una crisi economica devastante e una disoccupazione che fischia al 40 per cento. Con un parlamento e tre presidenti diversi eletti su basi «etniche», ognuna delle componenti può porre il veto su un provvedimento se si ritiene danneggiata: così non si promulga una legge da dieci anni. Molti giurano che sotto la cenere dell'attuale calma covino tizzoni incandescenti, e il colonnello Costantini, comandante del contingente italiano, è convinto che le truppe Nato resteranno a lungo. In una burocrazia con 14 livelli istituzionali i veti incrociati hanno impedito alla commissione per la riconciliazione di funzionare, spiega Jovan Divjak, il vicecomandante serbo della storica difesa di Sarajevo. Nel frattempo sono rinate orgogliose chiese, moschee, alberghi e supermarket, ma al centro della città torreggia come un dente marcio, abbrutito da colpi di mortaio, la biblioteca universitaria su cui ha speso la sua lacrimuccia ogni europeo con in saccoccia almeno un diploma secondario quando venne distrutta nel '92. Sull'edificio stampellato da impalcature spicca il lungo elenco di paesi e città che partecipano alla ricostruzione: tra cui la non epulonica Ungheria e perfino Tirana, ma non l'Italia né uno dei suoi umanistici comuni. A fine concerto le devote acclamazioni del pubblico, oltre 4000 persone, allora sembrerebbero suggerire maliziosamente che la musica sia un'«Estasi trasportabile», per citare la definizione dell'oppio di Thomas De Quincey nelle sue memorabili Confessioni. Certo trasportabili sono il capo gabinetto del ministero della cultura Salvo Nastasi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, giunti con volo militare a Sarajevo per non perdere l'evento assieme a Bruno Vespa: non è prodigiosa la velocità con cui gli aerei dello stato sono passati dalle veline agli anchor-man di Rai1? CANTI DEL DESTINO Senonché il programma di Muti offre ben altro: lo Schicksalslied (Canto del destino) è un fenomenale esempio di come Johannes Brahms mettendo in musica una lirica di Hölderlin dissenta profondamente dal testo: per il poeta alla beatitudine celeste ed eterna si oppone una terrena sofferenza. Ma il compositore riprende alla fine la musica celestiale suggerendo che la beatitudine possa essere anche terrena, e bisogna ascoltare con quale convinzione Muti affronta queste battute conclusive, oppure come nella Sinfonia n. 3 Eroica di Ludwig van Beethoven sfogli le pagine disarticolandone la componente epica in favore di un sapiente gioco di effetti timbrici e ritmici -beata la terra libera dal destino, e questa lo meriterebbe. «Vorrei cercare delle collaborazioni tra i Teatri di Napoli e Roma - confida il Muti a una pletora di giornalisti durante un ritardo di un aereo -. Perché l'idea di ridurre a due o tre i grandi teatri italiani non mi piace: è antistorica e lo anche detto al ministro Bondi. I politici, di qualsiasi schieramento, dicano se la cultura e la musica in Italia devono finire o contano davvero qualcosa. Lo ripeto da quaranta anni, ma a me chi volete che mi stia a sentire?» Parole non prive di melanconia, suggeriscono forse che i valori e la musica viaggiano sulle gambe degli uomini? Quando Muti arrivò nel '97 la terra su quelle bare era ancora fresca, a Sarajevo impazzavano i media da tutto il mondo e fioccavano i fondi internazionali. Oggi, con il Maggio, i bambini cantano «Va pensiero».

Torna all'inizio


Ai giornalisti al seguito di Riccardo Muti nel suo Viaggio dell'amicizia , che lo ve... (sezione: Burocrazia)

( da "Unita, L'" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Ai giornalisti al seguito di Riccardo Muti nel suo «Viaggio dell'amicizia», che lo vedeva tornare a Sarajevo, si poneva la questione se la musica, la più astratta di tutte le arti, sia veramente un veicolo dei valori fondativi della civiltà. La risposta non poteva essere che positiva ascoltando le voci dei bambini di Srebenica, Tuzla, Mostar, e Zenica che si erano unite nel bis, Va pensiero, ai complessi del Maggio fiorentino con cui il direttore partenopeo si è esibito lunedì in uno straordinario concerto nella città simbolo delle guerre nella ex Jugoslavia. Risposta positiva quanto incompleta: infatti, aveva probabilmente ragione Muti nel dire che da un'atmosfera di tragedia di 12 anni fa, quando aveva qui inaugurato i viaggi dell'amicizia del Ravenna Festival, si è passati a quella di gratitudine, manifestata dal sindaco di Sarajevo con la consegna delle chiavi della città. Allora il pubblico stringeva nelle mani le fotografie dei parenti morti. Dopo tutto a Sarajevo essere vivi è un valore: questa è la città dei cimiteri, da piccolissimi a enormi come campi sportivi, la maggior parte delle tombe sono dal 1992, inizio dell'assedio più lungo che l'Europa ricordi. Quando Muti arrivò nel '97 la terra su quelle bare era ancora fresca, a Sarajevo impazzavano i media da tutto il mondo e fioccavano i fondi internazionali per la ricostruzione, che molto hanno stimolato l'appetito delle mafie locali. Oggi che quei fondi sono finiti, la Bosnia-Erzegovina si trova ad affrontare altri problemi: una crisi economica devastante e una disoccupazione che fischia al 40 per cento. Con un parlamento e tre presidenti diversi eletti su basi «etniche», ognuna delle componenti può porre il veto su un provvedimento se si ritiene danneggiata: così non si promulga una legge da dieci anni. Molti giurano che sotto la cenere dell'attuale calma covino tizzoni incandescenti, e il colonnello Costantini, comandante del contingente italiano, è convinto che le truppe Nato resteranno a lungo. In una burocrazia con 14 livelli istituzionali i veti incrociati hanno impedito alla commissione per la riconciliazione di funzionare, spiega Jovan Divjak, il vicecomandante serbo della storica difesa di Sarajevo. Nel frattempo sono rinate orgogliose chiese, moschee, alberghi e supermarket, ma al centro della città torreggia come un dente marcio, abbrutito da colpi di mortaio, la biblioteca universitaria su cui ha speso la sua lacrimuccia ogni europeo con in saccoccia almeno un diploma secondario quando venne distrutta nel '92. Sull'edificio stampellato da impalcature spicca il lungo elenco di paesi e città che partecipano alla ricostruzione: tra cui la non epulonica Ungheria e perfino Tirana, ma non l'Italia né uno dei suoi umanistici comuni. A fine concerto le devote acclamazioni del pubblico, oltre 4000 persone, allora sembrerebbero suggerire maliziosamente che la musica sia un'«Estasi trasportabile», per citare la definizione dell'oppio di Thomas De Quincey nelle sue memorabili Confessioni. Certo trasportabili sono il capo gabinetto del ministero della cultura Salvo Nastasi, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, giunti con volo militare a Sarajevo per non perdere l'evento assieme a Bruno Vespa: non è prodigiosa la velocità con cui gli aerei dello stato sono passati dalle veline agli anchor-man di Rai1? CANTI DEL DESTINO Senonché il programma di Muti offre ben altro: lo Schicksalslied (Canto del destino) è un fenomenale esempio di come Johannes Brahms mettendo in musica una lirica di Hölderlin dissenta profondamente dal testo: per il poeta alla beatitudine celeste ed eterna si oppone una terrena sofferenza. Ma il compositore riprende alla fine la musica celestiale suggerendo che la beatitudine possa essere anche terrena, e bisogna ascoltare con quale convinzione Muti affronta queste battute conclusive, oppure come nella Sinfonia n. 3 Eroica di Ludwig van Beethoven sfogli le pagine disarticolandone la componente epica in favore di un sapiente gioco di effetti timbrici e ritmici -beata la terra libera dal destino, e questa lo meriterebbe. «Vorrei cercare delle collaborazioni tra i Teatri di Napoli e Roma - confida il Muti a una pletora di giornalisti durante un ritardo di un aereo -. Perché l'idea di ridurre a due o tre i grandi teatri italiani non mi piace: è antistorica e lo anche detto al ministro Bondi. I politici, di qualsiasi schieramento, dicano se la cultura e la musica in Italia devono finire o contano davvero qualcosa. Lo ripeto da quaranta anni, ma a me chi volete che mi stia a sentire?» Parole non prive di melanconia, suggeriscono forse che i valori e la musica viaggiano sulle gambe degli uomini?

Torna all'inizio


Messina, una leggina di 32 pagine per salvare un albero del Giappone (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere.it" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Si trova in un giardino privato di Messina, ha gli anni del suo proprietario Una leggina di 32 pagine per un pittosporo La Gazzetta ufficiale dedica 16 fogli al caso, altrettanti nel Bollettino siciliano ROMA Sedici pagine sulla Gaz­zetta ufficiale della Repubblica italia­na e altrettante sul Bollettino ufficiale della Regione siciliana, per migliaia e migliaia di copie: chissà quanti alberi sarebbero stati sacrificati per stampar­le, se non fosse per l'uso della carta ri­ciclata. E tutto ciò perché l'intera citta­dinanza italiana venga edotta, con me­ticolosa dovizia di particolari, che un albero di Messina è stato dichiarato per legge di «notevole interesse pub­blico ». Avete capito bene: un solo al­bero. Bello, bellissimo, da far invidia ai suoi consimili dell'Orto botanico citta­dino, dove, dicono gli esperti, non ce n'è uno paragonabi­le. Ma tutto somma­to né unico né parti­colarmente vecchio. È un esemplare di Pittosporum tobira, specie vegetale origi­naria del Giappone, che viene utilizzata per le siepi dei giardini pubblici. Più semplicemente, un pittosporo. Ecco come l'ha descrit­to il 23 gennaio 2002 Rosa Maria Pic­cone del Dipartimento di scienze bota­niche dell'Università di Messina che fu incaricata di fare una relazione a so­stegno della proposta di vincolare la pianta: «L'esemplare da me osservato è un alberello alto circa 4 metri, che ha sviluppato la caratteristica chioma ad ampio ombrello, con un diametro di metri 6,60, quasi perfettamente emisferica... Considerato che questa specie ha una crescita del tronco estre­mamente lenta, questo esemplare ha sicuramente più di 50 anni di età, pro­babilmente fra i 70 e i 100 anni». In­somma, stando alla professoressa Pic­cone si tratterebbe di una pianta appe­na più anziana del suo padrone, ovve­ro l'autore della richiesta presentata sette anni fa alla Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali. Perché quell'alberello meraviglioso non si trova sulla pubblica via, bensì in un giar­dino privato che af­faccia sul mare, in via Consolare Pom­pea, di proprietà del signor Giuseppe Raf­fa, settant'anni il prossimo 30 novem­bre. Ex agente di commercio in pensione, spiega: «Per­ché ho chiesto il vincolo alla Soprin­tendenza? Me lo consigliarono alcuni esperti. Adesso nessuno potrà taglia­re o spostare l'albero». Certo, non è stato facile. Prima la richiesta alla Soprintendenza, il 16 gennaio 2002. Quindi la relazione di parte. Poi, dopo quasi cinque anni an­ni, il 20 dicembre 2006, i dirigenti del Soprintendente Rocco Scimone, ver­garono un rapporto favorevole. E tra­scorso un altro anno, si riunì la Com­missione provinciale per la tutela del­le Bellezze naturali e panoramiche di Messina, che deliberò «all'unanimi­tà » la concessione «di vincolo della bellezza individua» al pittosforo del si­gnor Raffa. Non era finita. Il decreto del «Dirigente del servizio tutela del dipartimento regionale dei beni cultu­rali e ambientali» Daniela Mazzarella, è arrivato soltanto il 20 aprile scorso. Mentre la pubblicazione sulla Gazzet­ta ufficiale della Repubblica italiana è di lunedì 13 luglio: a quasi otto anni di distanza dalla richiesta. Anche il pit­tosporo messinese ha così potuto sperimentare sulla propria corteccia la lentezza della burocrazia italiana. Per non parlare dei costi. Timbri, relazioni, riunioni di commissioni, decreti e Gazzette ufficiali stampate in migliaia di copie per decine di migliaia di fogli. Non senza, però, qualche interessante conseguenza pratica. Per comprenderne la portata bisogna leggere la relazione della Soprintendenza del dicembre 2006, un documento di due paginette dove forse c'è la spiegazio­ne. Poche righe in fondo, per rammen­tare che ai sensi del secondo comma dell'articolo 138 del codice civile in ca­so di vincolo accordato al vegetale, «eventuali modifiche, potature straor­dinarie e ulteriori piantumazioni» do­vranno essere autorizzate dalla So­printendenza. Ma soprattutto che «non si potranno consentire amplia­menti della costruzione retrostante, né la realiz­zazione di ulteriori cor­pi di fabbrica nel giardi­no ». Non c'è che dire. L'ex agente di commer­cio adesso ha la sua bel­la assicurazione ecologi­ca. Morale: a questo pun­to per combattere la ce­mentificazione selvag­gia della costa siciliana non resta che piantare pittospori ovunque. E poi chiedere di vincolare il vegetale. Mica fesso, il signor Raffa: «Perché ho chiesto il vincolo? Quan­do fa molto caldo, sotto quella chio­ma c'è un fresco incredibile. Non sa che cos'è, d'estate, prender il caffè lì sotto». Sergio Rizzo stampa |

Torna all'inizio


(sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

«Politica inefficiente. Si spiega così il disamore degli elettori» La scarsa affluenza alle urne delle recenti consultazioni per il rinnovo del parlamento europeo é dovuta essenzialmente all'inefficienza dell'attuale sistema politico. Il giudizio é di Giovanni Palillo, ex segretario provinciale del Psi negli anni '80 e che a cavallo tra gli stessi anni '80 e gli anni '90 rivestì anche la carica di assessore regionale alla cooperazione e poi al turismo, ed in atto segretario regionale del partito socialista e componente della direzione nazionale e del coordinamento regionale di Sinistra e Libertà. «L'assenteismo - afferma - ha due chiavi di lettura: da un lato i partiti sono considerati dei contenitori vuoti, dall'altro é appunto una risposta all'inefficienza del sistema politico. Peraltro il Pd, che doveva essere il naturale raccoglitore della protesta popolare, ha perso 200 mila voti su scala regionale, evidenziando ancor di più la disaffezione dei cittadini a causa di un modo vecchio di fare politica». Cosa propone di nuovo Sinistra e Libertà? «Noi intendiamo introdurre una nuova fase politica in provincia di Agrigento, entrando nel merito delle questioni politicvhe ed economiche. Voglio sottolineare che siamo una forza riformista, laica e pluralistica che nulla ha a che fare con il neocomunismo di Ferrero». Quale deve essere il rapporto con le imprese? «Anzitutto credo che se Confindutria intravede nel rapporto difficile tra la burocrazia e le imprese la causa delle difficoltà che si frappongono ai nuovi investimenti, il suo responsabile debba dire quali sono i burocrati e i comuni in cui queste difficoltà si riscontrano, perché non tutta la burocrazia é implicata in atteggiamenti di ritardo o di omissione di atti d'ufficio. Così come il rapporto politico-imprenditoriale non può ripercorrere le vecchies trade della prima repubblica perché settori consistenti della seconda repubblica hanno scelto la via di diventare impresa. Pertanto mentre nella prima repubblica c'era un illecito finanziamento dei partiti, oggi é più grave perché i politici, con il sostegno delle risorse nazionali, dei fondi di Agenda 2000, e di quelli regionali, mirano ad invadere l'economia creando situazioni di decuplicazione dei ruoli e di intorbidimento dell'economia di mercato». La nostra provincia é isolata da un cattivo sistema di trasporti... «Non sappiamo quale fine farenno i soldi spesi per la progettazione dell'aeroporto di Racalmuto. La Corte dei Conti sta indagando. Noi, pur essendo favorevoli all'aeroporto, in qualcunque sito della provincia, riteniamo però che non c'é la volontà dell'Enac perché il suo presidente Vito Riggio ha detto chiaramente che in Sicilia bastano due assi aeroportuali: Catania con Comiso e Palermo con Trapani. Quindi non c'é spazio per Agrigento». S. F.

Torna all'inizio


Progressioni verticali e precariatoi comunali in stato di agitazione (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)

Argomenti: Burocrazia

Niscemi Progressioni verticali e precariato i comunali in stato di agitazione Mussomeli. Un milione di euro tondi tondi. A tanto ammonta l'anticipo di cassa erogato dalla Regione al Comune di Mussomeli il cui stato di salute finanziario era abbastanza malmesso. Un ulteriore buona notizia riguarda il pagamento dello stipendio arretrato di giugno ai comunali, che ieri è stato saldato. E così i dipendenti adesso sono in pari con gli stipendi. Il sindaco precisa che vive tale anticipo di cassa lo vive con assoluta tranquillità e chiarisce che nessun padrino politico ha avallato l'erogazione di tale somma. "Mi sono presentato come sindaco - dice Mancuso - presso l'assessorato regionale al Bilancio e la mia richiesta è stata evasa in pochi giorni. La prima richiesta via fax è stata inviata il 21 maggio scorso. Mi hanno risposto che tale anticipo sarebbe stato concesso ma bisognava quantizzare, e così il 10 giugno abbiamo richiesto 1,6 milioni di euro e a fine giugno, è stato emanato il decreto e i soldi adesso sono in banca. La burocrazia ha funzionato. Adesso ci metteremo a passo coi debiti che riguardano i fornitori. Coi fondi comunali abbiamo già pagato circa 100.000 euro e rimangono da pagare altri 150.000. Con questi fondi assicureremo la buona amministrazione sino a fine anno, e garantendo gli stipendi che incidono per circa 300.000 euro al mese". Il milione di euro dovrà essere restituito nei prossimi tre anni, mediante trattenute che saranno operate sulle trimestralità erogate dal 2010 al 2012, a valere sul Fondo delle Autonomie locali. R. M.

Torna all'inizio


Conferenza dei capigruppoprimo atto di Arcidiacono (sezione: Burocrazia)

( da "Sicilia, La" del 15-07-2009)