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PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro
Novelli |
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DOSSIER “BUROCRAZIA” |
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Infrastrutture
da migliorare ( da "Alto Adige"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia, i
partecipanti chiedono condizioni più vantaggiose per la costituzione ed il
mantenimento in vita di un'azienda. Inoltre, essi ritengono che le infrastrutture
in Val Pusteria vadano migliorate, sia per quanto riguarda l'allacciamento alla
banda larga, sia per la creazione di piazzole di sosta e di possibilità di
sorpasso lungo la strada statale al fine di decongestionare
"C'è
lavoro", ma era di 30 anni fa
( da "Stampa,
La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
BUROCRAZIA
DUE BIDELLE CONVOCATE DOPO LA DOMANDA DEGLI ANNI 70 "C'è lavoro", ma
era di 30 anni fa Indecise se arrabbiarsi o farsi una risata. È stata la
reazione di due signore torinesi, una di 59 e l'altra di 64 anni, quando hanno
ricevuto una lettera dall'Itis «Giulio Natta» di Rivoli che proponeva loro una
supplenza da «
famiglia
cristiana: no a ronde fai da te ( da "Messaggero Veneto, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
estrema
difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la
cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze». La
soluzione è quindi sempre piú difficile da trovare, mentre c'è chi si sente
sempre meno sicuro. «In un mondo globalizzato, il fenomeno dell'immigrazione
non si può frenare.
la
stroke unit funziona a metà - federico spano
( da "Nuova
Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Ciò che
addolora è la scarsa reattività della cosiddetta burocrazia nella soluzione di
problemi di vitale importanza per la collettività. C'è da chiedersi se è
possibile che a chi di dovere non venga in mente che ogni giorno di ritardo è
un rischio grave - se non mortale - per il disgraziato di turno colpito da
ictus?
guerra
delle palme sul lungomare ( da "Tirreno, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Via -
prosegue - anche i pericolosissimi scaloni in cambio di tante, tantissime,
piante». Si realizzerà, insiste, «il sogno di tanti santostefanesi». Ed anche
in fretta, dato che, tempo e burocrazia permettendo, tutto sarà pronto prima
dell'estate. Paola Tana
più
sostegno alle aziende ( da "Tirreno, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia,
più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di artigiani e
commercianti che chiuderanno bottega. Accanto a politiche nazionali che
snelliscano la burocrazia, congelino il prelievo fiscale e rendano meno oneroso
l'accesso al credito, il mondo dell'imprenditoria chiede agli enti e agli
amministratori locali chiarezze sulle scelte strategiche per le infrastrutture,
Non
riesco a portare la mia neonata in Italia
( da "Provincia
Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Non riesco a
portare la mia neonata in Italia» Il papà di Villanterio travolto dalla
burocrazia, moglie e figlia sono in Russia Francheska è nata il 27 settembre,
ma resta in Siberia VILLANTERIO. Sua figlia è nata cinque mesi fa, ma lui non
l'ha ancora potuta abbracciare. Li separano quasi
Sannazzaro,
sulla sicurezza la prossima tornata elettorale
( da "Provincia
Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
costretti a
svolgere servizi anche la più bassa burocrazia, mancando così al loro compito
principale: vivere sulla strada e tra la gente». Riferendosi ai programmi
elettorali, Baldini conferma: «Si parlerà molto nei prossimi mesi di sicurezza.
Speriamo anche in modo costruttivo. Spero invece che nel programma del
centro-sinistra che ci governa oggi non appaia ancora una volta l'
Una
mamma esasperata ( da "Arena, L'"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma quando si
è trattato di apporvi alcune modifiche la pratica si è persa nei bui meandri
della burocrazia. Risultato: mio figlio è a letto da circa un anno. Non
parliamo, poi delle barriere architettoniche o della rampa che dovrebbero
mettere nel mio condominio. Lì sono state promesse, chiacchere, belle parole e
poi... niente di niente.
La
Russia di oggi è ancora autoritaria
( da "Eco
di Bergamo, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
umiliazione e
dalla burocrazia». Negli anni '90, secondo Archangel'skij, lo Stato era ridotto
a un «punto minimale». Soprattutto da questo sarebbero discesi «privatizzazione
dei redditi» e «nazionalizzazione delle spese»: quel gigantesco, oscuro (non
solo per noi) passaggio che ha messo in mano a pochi oligarchi settori
strategici dell'economia ex-
GIACOMO
ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia per
centinaia di anzian... ( da "Giorno, Il (Lodi)"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a tempo pieno
con la Coldiretti dal 1975 con delega al patronato, Rossi svolge il medesimo
incarico anche a Villanova Sillaro ed a Sant'Angelo Lodigiano, oltre che nella
sede di Lodi, in via Haussmann. Secondo una opinione diffusa, si tratta di uno
tra gli esperti più competenti della materia di pratiche previdenziali, una
sorta di «mago» della burocrazia. L.A.
<Pensionati
e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso>
( da "Giorno,
Il (Lodi)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
8 «Pensionati
e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso» L'anima
del Servizio assistenza Coldiretti di LUIGI ALBERTINI LODI NELLE STANZE degli
istituti previdenziali, Giacomo Rossi si è sempre mosso con disinvoltura. Il
suo compito?
Ripensando
a Craxi tra X Factor e Beppino Englaro il socialista
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Italia e
carambolavano fino alla loro meta tra personaggi avventurosi e improbabili (non
esistono burocrazie o concorsi per materie di questa specie). Che facciamo
allora: non si aiuta Solidarnosc, Papandreu, Soares? I suoi soldi (chi credeva
in Craxi sosteneva lui non i suoi, postumi, accusatori) servivano anche a
popoli che avevano guai con chi grondava sangue dalle mani.
La
lezione Ryan Air a Obama: nessuna pipì è gratis il liberista
( da "Riformista,
Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Questo
semplice fatto aumenta le dimensioni della burocrazia statale, che fa da
filtro. La maggiore spesa non garantisce che gli americani potranno avere più
cose: ma che qualcun altro le sceglierà per loro. Alla domanda chi paga, Obama
non risponde: chi usa il bagno. L'Obamaeconomics è un sistema piscio io-paghi
tu.
Latina
scorre sullo schermo a ritmo di musica rock. Palazzi in costruzione, il Key,
piazza d... ( da "Messaggero, Il (Frosinone)"
del 01-03-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
che gli
ostacoli e le lungaggini della burocrazia sono sempre in agguato, tanto che i
lavori all'ex Icos ad esempio sarebbero dovuti partire già da due anni fa e
sono invece ancora ai blocchi di partenza. «Il vero dramma - sottolinea il
sindaco - è che se non si fanno le riforme per gli enti locali noi saremo
sempre in ritardo rispetto al resto dell'Europa,
Il
direttore ( da "Corriere Alto Adige"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Corriere
dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-01 num: - pag:
9 categoria: BREVI Il direttore Rienzner: «Una partecipazione oltre le più rosee
aspettative» L'appello: meno burocrazia e più regole sulla liberalizzazione
PRIMIERO-VANOI
- A Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che
cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la
proprietari ( da "Adige, L'"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Le pastoie
della burocrazia che imponevano una gara d'appalto comunitaria, avevano
scoraggiato tutti, non ultima la Cooperazione. Col risultato di un nulla di
fatto; i soldi sono tornati mestamente da dove erano partiti. Per l'albergo,
che è in vendita, l'ente pubblico potrà intervenire anche in maniera
determinante coi suoi contributi,
Anna,
che impara facendo ( da "Corriere del Mezzogiorno"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
come recita
diligentemente la burocrazia. Anna (ma il suo nome potrebbe essere Maria, Imma,
Angela, quanto non un'improbabile Jessica, Samantha perché la televisione
sdogana oltre i comportamenti da pin up anche i loro nomi esotici) è una delle
tante ragazzine che frequentano la scuola controvoglia aspettandone la rapida
conclusione.
Biblioteca
civica da 5 anni senza direttore ( da "Corriere del Veneto"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
da allora
burocrazia e duelli legali Biblioteca civica da 5 anni senza direttore VERONA –
Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni. L'ultimo, Ennio Sandal,
è andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se avesse saputo che per trovare
il suo successore sarebbe trascorso tutto questo tempo, ci avrebbe pensato due
volte.
anzolini:
l'ufficio per il friulano non serve
( da "Messaggero
Veneto, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
troppa
burocrazia nelle scelte del centro-sinistra A palazzo D'Aronco, nel mirino del
centro-destra è finito l'ufficio per la valorizzazione della lingua friulana, i
tempi del consiglio comunale e il bilancio partecipativo che, secondo Fabrizio
Anzolini (Lista Cainero), Stefano Arpino e Piergiorgio Bertoli (Pdl) e Marco
Piva (Udc)
Ricorsi
e tagli, Civica senza direttore da 5 anni
( da "Corriere
del Veneto" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Da allora
un'odissea tra burocrazia e duelli legali: il posto resta vuoto Ricorsi e
tagli, Civica senza direttore da 5 anni Concorso sospeso. L'assessore: «Per il
patto di stabilità non possiamo assumerlo» VERONA – Senza un direttore
amministrativo da oltre cinque anni.
DILAGA
tra i politici riminesi la Facebook-ma...
( da "Resto
del Carlino, Il (Rimini)" del
01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
meno invadente, coinvolgimento del sistema creditizio nelle sorti comuni del
territorio riminese. Sono cose fattibili e che il centrosinistra deve fare.
Stupisce, ma fino a un certo punto, che il centrodestra risponda a queste
sollecitazioni, dichiarando di volere cancellare una grande infrastruttura come
il Trc per avere in cambio nulla.
<Dimenticata>
la legge sulle invalidità ( da "Corriere della Sera"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia:
la maggioranza delle Asl le ignora «Dimenticata» la legge sulle invalidità
Spesso chi ha una menomazione permanente subisce inutili verifiche Lo spirito
della legge 80 del 2006 è chiaro: evitare visite di revisione accertando
l'invalidità una volta per tutte «Soffro di sclerosi multipla e ho
un'invalidità permanente.
Via
Torino, il <trucco> di Bramante
( da "Giorno,
Il (Milano)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Il quale si
trovò subito di fronte a un bel problema: per una questione di permessi mancati
(vedi lo zampino della burocrazia), il suo progetto si rivelò irrealizzabile,
perché, semplicemente, non c'era lo spazio necessario: soprattutto in
lunghezza, proprio non si poteva andare. Sconforto? Rinuncia? Macché,
figuriamoci se il genio si ferma davanti alle minuzie.
)
SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del B...
( da "Resto
del Carlino, Il (Bologna)" del
01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Mirna
Tagliavini ) BUROCRAZIA Due rimborsi di pochi centesimi LEGGENDO della bolletta
da 1 cent recapitata a Pesaro, mi sovviene di due assegni circolari non
trasferibili ricevuti in autunno da mio cognato: uno da 0,07 euro e l'altro da
0,39, quali rimborso di eccedenze sul pagamento di servizi energetici.
ma
quali missioni all'estero - antonio bassu
( da "Nuova
Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
oberati dai
vincoli di una burocrazia ferrea e ormai asfissiante». I piccoli imprenditori,
titolari di 230 aziende, con un totale di oltre 2000 dipendenti, si aspettavano
che la Camera di commercio intervenisse sulla questione delle Zone Franche
Urbane, essendo il territorio caratterizzato da un pesante disagio sociale,
economico e occupazionale,
Dalla
strada al palcoscenico l'incredibile storia di Roye Lee
( da "Giornale.it,
Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
rese il tutto irrealizzabile. Oggi, la tenacia di Cristina Mesturini della
Croce Rossa Italiana della Provincia di Milano, ha convinto l'artista a
prendere alloggio presso una casa messa per lui a disposizione dalla CRI e
soprattutto a riprendere la strada della musica suonata, registrando nuovamente
le sue canzoni.
pattume
a lanciano, monta la protesta ( da "Centro, Il"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Considerati i
lunghi tempi della burocrazia i timori del primo cittadino scernese non sono
del tutto infondati, anche se dal Consorzio intercomunale arrivano segnali
ottimistici sull'iter in corso. D'Ercole teme che la spesa sostenuta per
portare i rifiuti a Lanciano - circa 200mila euro al mese - possa creare
problemi finanziari all'ente consortile,
Le
verità di un medico buddista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
è di mezzo la
burocrazia, la paralizzante filosofia del timbro tondo. «Peccato, un'iniziativa
del genere, da realizzare nell'area geomineraria di Iglesias o Montevecchio,
porterebbe da
Dai
samurai alla generazione Goldrake
( da "Giornale
di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
sia confluita
in strutture sociali e culturali del Giappone moderno, governando i rapporti
dall'interno di scuole, aziende, burocrazie. Ma bisogna anche ammonire come
l'«estetica» del gesto guerriero sia arrivata al kamikaze. E, ai bresciani, va
ricordato che elemento samurai c'è al Museo d'arte orientale-Fondazione
Mazzocchi di Coccaglio. Fausto Lorenzi
Grossa
borgata che (non) s'avvia a diventar città (
da "Giornale
di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Bagnolo
sfiorò il risultato di portarsi in casa le Magistrali, le burocrazie si misero
di traverso e alla fine nacque il Centro di Formazione Professionale. Ed è
stato un bene, ci spiegano il sindaco e l'assessore Sottini, visto che il 90%
dei frequentanti, 2 sezioni per 3 anni, hanno il posto di lavoro ancora prima
di staccare la carta del diploma.
Nuovo
liceo La Dc all'attacco ( da "Corriere Adriatico"
del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia e
quant'altro, ma in questo caso l'amministrazione civica ha davvero toccato il
fondo per l'inefficienza". E' scatenato il segretario della Dc per le
autonomie Claudio Biondi, perché ha sempre seguito con estrema attenzione la
problematica dei licei ed ora non tollera ulteriori ritardi, soprattutto dopo
che la Provincia ha stanziato 7 milioni di euro per la realizzazione
Anàs
e gli altri, viaggio senza fine per i baby profughi
( da "Gazzettino,
Il (Venezia)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Perché temono
che la burocrazia possa bloccarli o per lo meno ritardare il commiato da
Venezia». Nel 2008 sono stati 356 i minori non accompagnati assistiti dal
Comune di Venezia nelle diverse strutture affidate alle cooperative Gea e Coges
nell'istituto del Buon Pastore.
MARCO
ESPOSITO UN MODULO VA COMPILATO AL CAF, UN ALTRO ALLE POSTE, UN TERZO AL
COMUNE, UN QUARTO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-03-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Per ottenere
le agevolazioni sociali la burocrazia italiana impone ogni volta una strada
diversa, con il risultato che il numero di persone che davvero usufruisce delle
agevolazioni è più o meno un quarto rispetto agli aventi diritto. Gli altri tre
quarti dei poveri si perdono nel labirinto degli uffici.
MELITO.
UNA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE PER REALIZZARE SINGOLE UNITà ABITATIVE, TANTO
ERA BASTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-03-2009) + 5 altre fonti
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia e
normative edilizie, regolamenti locali. Quindici le persone coinvolte tra ex
assessori, tecnici del Comune, componenti della commissione urbanistica,
progettisti e impresa, un vigile. Tra gli indagati un ex vicesindaco, Michele
Pellecchia, 53 anni, ed ex assessore all'urbanistica, e due suoi parenti.
IN
TOTALE, QUASI CINQUE MILIARDI DI EURO D'INVESTIMENTO PRIVATO SONO PRONTI AD
ESSERE INVESTITI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 01-03-2009) + 3 altre fonti
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
a cui si
aggiunge il peso tutto italiano della burocrazia. Propongo allora una
riflessione: se una serie di investitori privati (e non solo) avanza progetti,
in linea con la strumentazione urbanistica, e iniziative con effetti
moltiplicatori sull'economia, capaci anche di contenere la crisi che ci
attende, se molti di questi restano al palo e la città regredisce,
Roma
ripulita dai rom ( da "Manifesto, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
l'odiosa
burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da
rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il
X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte
asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di
ferri vecchi.
LA
FRATTURA TRA DUE EUROPE ( da "Stampa, La"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
carolingia» di Bruxelles, paragonata da taluni perfino alla burocrazia
sovietica, non è possibile non intravedere il danno storico che all'Europa
odierna, all'Europa possibile, verrebbe dalla dissoluzione delle strutture
giuridiche, dei propellenti monetari, degli strumenti d'intervento e di
bonifica regionali già esistenti e operanti malgrado crisi minori di rigetto
Birreria
sigillata a metà Si fa baldoria all'esterno
( da "Arena,
L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
lavorare a 50
dipendenti causando un danno enorme per una cosa assolutamente banale, dimostrando
ancora una volta che la burocrazia è nemica dell'impresa». Secondo il gestore
della birreria, Cristian Rampazzo, il provvedimento li colpisce duramente al
punto che dice: «Dovremo lasciare a casa almeno trenta dipendenti, non possiamo
permetterci di tenere personale senza gli introiti.
L'Accademia
del circo trova la sede per restare
( da "Arena,
L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
02 Marzo 2009
CRONACA Pagina 9 TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni
parte il cantiere alle Golosine L'Accademia del circo trova la sede per restare
Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» La nuova sede
dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato il via libera
definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15 giorni.
la
task force sarda dell'integrazione aiuta i rifugiati a ritrovare la libertà
( da "Nuova
Sardegna, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
è una
complicazione anche far capire i meccanismi della nostra burocrazia». La
difficoltà maggiore? «Riuscire a spronarli, alcuni si aspettano troppo ma il
più delle volte si sanno integrare, hanno molta buona volontà». Tra gli
operatori c'è anche chi si occupa degli aspetti legali. è Ivonne Mameli, mamma
di Beatrice, bimba di tre anni, ovviamente laurea in Giurisprudenza,
Caro
presidente, questi giovani vanno valorizzati
( da "Arena,
L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
BUROCRAZIA
ANCHE QUI. «Con le società bisognerebbe avere maggiori rapporti», spiega Enrico
Pavoni, presidente del Pescantina San Lorenzo, «sarebbe importante ascoltarle
di più perché le questioni sono mille. So che è difficile, me ne rendo conto.
bike
sharing, è polemica il comune: non è colpa nostra - alessia gallione
( da "Repubblica,
La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
servizio
stanziati dal Comune debbano sostenere i ritardi della burocrazia». Rincara il
Pd con Pierfrancesco Majorino: «è un monumento all´incapacità
dell´amministrazione, che in un periodo di crisi butta via 500mila euro». Le
critiche arrivano anche dalla maggioranza. A dire sì alla riunione congiunta è
il presidente della commissione Arredo urbano, Fabrizio De Pasquale (Forza
Italia)
Tragiche
vacanze,muore giovane medico ( da "Secolo XIX, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Inevitabile
la burocrazia legata all'incidente, il trasporto del corpo all'obitorio, le
domande del magistrato. Ma prima di tutto, il gruppo, ha dovuto avvisare la
famiglia. A fare la prima telefonata a Genova è stato proprio Fabrizio Bruno.
«Purtroppo fa parte del mio lavoro», dice dalla Libia.
L'oligarca
finito in cella dopo aver sfidato Putin
( da "Secolo
XIX, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Mentre le imprese
pubbliche sono sottoposte alla burocrazia ministeriale, i Centri agiscono senza
controlli. Con alcuni amici Chodorkovskij, vice segretario del Komsomol' nel
quartiere Frunze, istituisce un Nttm dal nome Menatep e si rivela uno
formidabile businessman. Dagli affari che conduce direttori, docenti e
aspiranti delle facoltà ricevono tanti soldi per quei tempi.
PIÙ
LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, poten...
( da "Nazione,
La (Lucca)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
meno
burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di
artigiani e commercianti che chiuderanno bottega: sono queste alcune delle
richieste che le quattro associazioni di rappresentanza della Provincia Cna,
Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti presenteranno al tavolo
anti-crisi convocato dalla Provincia in programma oggi.
Premiato
da Brunetta il progetto anti-code dell'Amministrazione
( da "Giorno,
Il (Bergamo - Brescia)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Lo
snellimento della burocrazia, secondo l'Amministrazione abbiatense, deve
partire dalla legge sull'autocertificazione. Solo che finora le campagne di
sensibilizzazione rivolte ai cittadini non sono bastate a far applicare la
nuova legge e a dribblare la valanga di richieste per i certificati.
Posti
macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali
è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie
coronarie ( da "Adige, L'"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
ma
significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno
spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e auto referenziale. Come se i
cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare
non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale.
Meno
costi, più creatività: così l'Italia può ripartire
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
si assiste al
crescente rifiuto della burocrazia deresponsabilizzata delle grandi strutture».
Questo vale in ambiti molto diversi. «Sempre più - specifica Bruni, autore per
Bruno Mondadori di "L'ethos del mercato" e per Routledge di
"Reciprocity, altruism and civil society" - preferisci mangiare
prodotti che compri da chi li coltivao chiedere i soldi,
C'è
del buono in Danimarca: calano le tasse
( da "Sole
24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
dal mercato
del lavoro alla burocrazia: sono sufficienti 5 giorni per fondare ed iniziare
un'impresa. Non ci sono quasi più aziende in mano del governo, i diritti di
proprietà sono ben garantiti, la libertà di investire è assicurata, la
giustizia veloce e la corruzione è assente per il senso civico del popolo ed in
quanto, sebbene lo Stato spenda molto in sanità,
COSTRETTI
A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei postini, pi...
( da "Resto
del Carlino, Il (Ferrara)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
burocrazia
delle Poste che ha concentrato il centro di smistamento a Bologna, dove affluisce
tutta la corrispondenza e dove spesso le cartoline verdi' degli atti giudiziari
sembrano incepparsi o finire dentro una sorta di buco nero...». Il problema
però è più serio di quello che appaia: «Vari processi sono stati rinviati
spiega Romani perchè a seguito del mancato arrivo della cartolina
Alluvione:
lavori bloccati lungo il rio Pardu
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
la burocrazia
degli indennizzi e quella delle autorizzazioni per potere riparare i danni.
Formalmente le competenze sulla manutenzione di fiumi e torrenti sono passate
in capo a Provincia e Comuni ma occorre sempre procedere attraverso la giungla
delle autorizzazioni da parte di Genio civile, Ufficio tutela e Via
(Valutazione impatto ambientale)
Brambilla:
"Il turismo culturale deve diversificarsi"
( da "Travel
Trade Italia.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tra cui
l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli
anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di
Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza
nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino.
L'Accademia
del circo trova la sede per restare
( da "Arena.it,
L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
Accademia del
circo trova la sede per restare TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune,
entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine Palmiri: «Meno male, avrei
dovuto chiudere la scuola» 02/03/2009 rss e-mail print Un numero da circo: il
piccolo domatore di elefanti La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si
farà.
Roma
<ripulita> dai rom ( da "Manifesto, Il"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
l'odiosa
burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da
rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il
X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte
asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di
ferri vecchi.
Brambilla:
"Il turismo culturale deve diversificarsi"
( da "TTG
Italia Online" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
tra cui
l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli
anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di
Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza
nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino.
Di
ritorno da Gaza. Testimoni di una tragedia
( da "Articolo21.com"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e non è
l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che
non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a
rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il
lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le
21.
Sicilia/
Cgil: Su sanità tentativi di accordo al ribasso
( da "Virgilio
Notizie" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
confermano
che si vuole continuare ad asservire la burocrazia alla politica e la sanita'
alle clientele e al voto di scambio". Il segretario della Fp conclude con
l'auspicio che "l'assessore Russo possa alla fine liberarsi da lacci e
lacciuoli tesi dalla sua stessa maggioranza e che possa andare avanti insieme
alle forze che con lui condividono un serio progetto di riforma della sanita'
GENNARO
CORVINO CASTEL SAN GIORGIO. LE PROVINCE E I COMUNI SONO INDEBITATI, NEI
CONFRONTI D... ( da "Mattino, Il (Salerno)"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e anche sui
rapporti e le distanze esistenti tra il Sud e le regioni del nord, sui forti
ritardi che la burocrazia genera soprattutto nelle esecuzione di opere
pubbliche. Due e anche tre anni di attesa, prima di iniziare i lavori di
un'opera pubblica dal momento in cui la si appaltata.
AUTORITà
POLITICA, SI DICEVA. DI PIù: AUTORITà RESPONSABILE, VALE A DIRE AUTORITà...
( da "Mattino,
Il (Benevento)" del 02-03-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
esagerata
burocrazia, dal disimpegno facile e generalizzato». Parole di Giovanni Paolo
II, anno 1986. Conclusione. In queste condizioni lasciano, francamente, un po'
perplessi frasi edulcorate del tipo «faremo tesoro dei rilievi del
procuratore». Ci si attenderebbero, piuttosto, assunzioni di responsabilità e
scelte conseguenti.
Portogruaro
Con Tabaro daremo a Portogruaro quella centralità politica ed economica c...
( da "Gazzettino,
Il (Venezia)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
«che va
dimostrata con i fatti, non con le modifiche allo statuto comunale», la scelta
dell'amministrazione di sforare il patto di stabilità, «scelta pericolosa e
irrispettosa che avrà conseguenze per il futuro» e la «troppa burocrazia che ha
condizionato lo sviluppo delle aree industriali». Teresa Infanti
Di
ritorno da Gaza. Le verità nascoste di una tragedia.
( da "Articolo21.com"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
e non è
l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che
non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a
rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il
lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le
21.
La
burocrazia blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca
( da "Adnkronos"
del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Abstract:
La burocrazia
blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca La squadra di 'computer geek'
del presidente Obama si scontra con problemi burocratici, arretratezze
tecnologiche e timori per la sicurezza commenta 0 vota 1 tutte le notizie di
ESTERI ultimo aggiornamento: 02 marzo, ore 17:55
( da "Alto Adige" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Gli imprenditori
pusteresi hanno dibattuto con l'Ire il futuro dell'economia Infrastrutture da
migliorare Tutti d'accordo: penalizzante il traffico sulla statale BRUNICO.
L'Ire (Istituto di ricerca economica) della Camera di commercio di Bolzano ha
tenuto a Brunico una manifestazione-dibattito informale per gli imprenditori,
sul tema «Il futuro dell'economia». Ne sono risultati degli impulsi per la
politica economica, oltre ad un interessante scambio di idee tra imprenditori.
L'incontro di Brunico era l'ultimo di una serie di cinque manifestazioni
organizzate in tutta la provincia. «Il futuro dell'economia - discutere, agire,
affrontare le crisi», è questo il titolo della manifestazione organizzata nel
capoluogo pusterese con l'obiettivo di dare la parola agli imprenditori e
raccogliere i loro input per sollecitare i provvedimenti più opportuni. Gli
imprenditori della Val Pusteria hanno accolto con favore la manifestazione e
soprattutto la possibilità di confrontare i propri punti di vista. Quanto alla burocrazia, i partecipanti chiedono
condizioni più vantaggiose per la costituzione ed il mantenimento in vita di
un'azienda. Inoltre, essi ritengono che le infrastrutture in Val Pusteria
vadano migliorate, sia per quanto riguarda l'allacciamento alla banda larga,
sia per la creazione di piazzole di sosta e di possibilità di sorpasso lungo la
strada statale al fine di decongestionare il traffico che continua ad
essere molto elevato nonostante le circonvallazioni aperte. Ma gli imprenditori
presenti hanno anche fatto un esame autocritico, auspicando la presenza di un
maggior numero di manager con visioni ai vertici delle aziende. Hanno inoltre
posto la qualità al centro dell'attenzione dell'attività imprenditoriale,
qualità che dovrebbe assumere particolare importanza soprattutto per quanto
riguarda i collaboratori, i prodotti e i processi aziendali. Per proseguire il
lavoro sui temi discussi ed elaborare concrete misure di intervento l'IRE
progetta una manifestazione conclusiva, cui saranno invitati tutti i partecipanti
ai cinque incontri tenutisi a livello comprensorialem da cui sono emerse
indicazioni interessanti.
( da "Stampa, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
BUROCRAZIA
DUE BIDELLE CONVOCATE DOPO LA DOMANDA DEGLI ANNI 70 "C'è lavoro", ma
era di 30 anni fa Indecise se arrabbiarsi o farsi una risata. È stata la
reazione di due signore torinesi, una di 59 e l'altra di 64 anni, quando hanno
ricevuto una lettera dall'Itis «Giulio Natta» di Rivoli che proponeva loro una
supplenza da «collaboratore
scolastico», cioè da bidella, fino al prossimo 30 giugno. «Peccato che avessimo
presentato la domanda più di 30 anni fa», ha raccontato una di loro, vittima
della burocrazia e di graduatorie mai aggiornate.
Servizio A PAGINA 52
( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 7 - Regione
Famiglia cristiana: no a ronde fai da te 3 domande UDINE. «Il problema della
sicurezza non può essere affidato alle ronde, a organizzazioni private.
Altrimenti lo Stato abdica a uno Stato di diritto». Don Antonio Sciortino,
direttore di Famiglia Cristiana, ieri era al Centro di accoglienza Balducci di
Zugliano guidato da don Pierluigi Di Piazza per partecipare a un convegno, e
risponde cosí su uno dei temi piú caldi del dibattito politico nazionale, che
anche in Fvg vede la Lega Nord tra i sostenitori delle ronde. Direttore, pensa
che le ronde possano essere una delle tante soluzioni al problema della
sicurezza? «Le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno
Stato di diritto non può e non deve permettersi. Troppo spesso, nel nostro
Paese, si strumentalizza il problema della sicurezza, che non può essere
affidato a organizzazioni private. Semmai andrebbero rafforzati i corpi di
polizia, con piú mezzi e piú uomini sul territorio. Se poi le ronde sono
politicizzate, la polizia magari deve anche controllare questi gruppi di
persone». Il suo giornale è stato duro sul "pacchetto sicurezza" in
discussione al Senato, definendolo «indegno di uno Stato di diritto». «Le varie
misure previste nel pacchetto sarebbero, oltre che sbagliate, inutili, anche
per l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di
uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze». La
soluzione è quindi sempre piú difficile da trovare, mentre c'è chi si sente
sempre meno sicuro. «In un mondo globalizzato, il fenomeno dell'immigrazione
non si può frenare. E il messaggio della Chiesa va nella direzione
dell'integrazione. Occorre attuare una politica di accoglienza, di
integrazione, di ricongiungimento familiare. Non vanno in questo senso le
proposte assurde espresse da alcuni esponenti politici, come il permesso di
soggiorno a punti». Mirco Mastrorosa
( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 20 - Sassari
«La stroke unit funziona a metà» La denuncia di Alice: «Manca la firma per la
trombolisi» Aldo Meloni: «Troppi ritardi burocratici» FEDERICO SPANO SASSARI.
Con oltre sette anni di ritardo rispetto a Cagliari, la Asl sassarese lo scorso
ottobre ha attivato l'unità intensiva per i pazienti colpiti da ictus. Nonostante
il reparto sia pienamente operativo, non è stato ancora sciolto il nodo della
«trombolisi», una tecnica che in alcuni casi consente di limitare i danni
dell'ictus, ma che a Sassari non può essere praticata per un intoppo
burocratico. L'attivazione della «stroke unit» era sta richiesta a gran voce da
numerose associazioni del territorio, in particolare da Alice. E proprio il
presidente dell'associazione per la lotta all'ictus celebrale, Aldo Meloni,
spiega quale sia l'importanza della trombolisi. «L'ictus è la prima causa di
invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte. Ogni 3 minuti una
persona è colpita da questa terribile piaga che quando non uccide lascia danni
e sofferenze che rendono pessima la qualità della vita sia del malato che della
famiglia, con altissimi costi sociali. Ci sono due tipologie di ictus:
emorragico e ischemico. I dati medici indicano nel 20 per cento dei casi si
verifica un evento emorragico, mentre nell'80 per cento avviene quello
ischemico. In circa un quinto dei casi di ischemia, se si interviene con
tempestività - di norma entro le 3 ore -, si possono limitare notevolmente i
danni cerebrali, se non addirittura evitarli. Per fare ciò è sufficiente
praticare al paziente la cosiddetta trombolisi, che altro non è che una
tradizionale flebo. Ma a Sassari non è possibile fare questo tipo di cura». Il
motivo è semplice: dopo quattro mesi dalla attivazione del reparto, dalla
Regione non è ancora arrivata l'autorizzazione. «Sia chiaro, si tratta solo di
un atto formale e burocratico - aggiunge Aldo Meloni - Alice ha fatto presente
la sua preoccupazione alla direzione della Asl, per questo grave ritardo,
ottenendo per ora solo assicurazioni. Ciò che addolora è la
scarsa reattività della cosiddetta burocrazia nella soluzione di problemi di vitale importanza per la
collettività. C'è da chiedersi se è possibile che a chi di dovere non venga in
mente che ogni giorno di ritardo è un rischio grave - se non mortale - per il
disgraziato di turno colpito da ictus? Ed è ammissibile che i colpevoli
ritardi non siano da considerarsi come omissioni punibili non solo
moralmente?». La «stroke unit» si trova nel reparto di Medicina 3 del
padiglione rosso dell'ospedale civile. Ci sono 6 letti dedicati, personale
medico e infermieristico preparato, un ambiente a misura di paziente. Manca
qualche attrezzatura, ma niente di determinante, fra l'altro la dirigenza della
Asl ha assicurato che provvederà. Secondo l'associazione Alice, nei giorni
scorsi, pur di salvare da gravissimi danni una giovane donna, l'équipe della
stroke unit avrebbe praticato la trombolisi. «è andato tutto bene - spiega
Meloni -, un invalido in meno. Ma anche nell'ottobre del 2007, un altro atto
d'audacia fece cronoca: "Salvato dall'ictus con la trombolisi". Ne è
passata di acqua sotto i ponti. Quanti infelici in meno si sarebbero potuti
contare? Possibile che un medico coscienzioso debba rischiare sanzioni
amministrative o penali per svolgere la propria missione?».
( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 7 - Grosseto
Guerra delle palme sul lungomare Il Comune vuole piantarle, per il Pd è un
oltraggio al buon gusto PORTO S. STEFANO. A quasi quindici anni di distanza
dall'ultima e piuttosto radicale ristrutturazione, il piazzale dei Rioni sta
per cambiare di nuovo volto. E con esso, questa volta, il lungomare dei
Navigatori. Se allora fu il sindaco Hubert Corsi a volere quest'opera come una
delle più significative del suo mandato decennale, adesso è la maggioranza
guidata dal sindaco Arturo Cerulli a rifare tutto daccapo, togliendosi molti
sassolini dalle scarpe dovuti a modifiche che non ha mai sopportato. Dunque,
per alcuni versi si tornerà all'antico e per altri saranno introdotte
innovazioni che già stanno accendendo polemiche tra l'opposizione. D'altronde,
quando si parla di piazza e lungomare si vanno a toccare i due punti di maggior
pregio del paese e mettere tutti d'accordo è pressoché impossibile. E c'è
sempre il pomo della discordia. A metà degli anni'90 fu l'abbattimento del
murello (destinato a ricomparire), oggi sono le palme. Le Voci della Libertà lo
avevano da tempo accennato e lo confermano ora che il progetto ha superato l'esame
della Soprintendenza di Siena: una fila di palme sarà piantata dall'inizio del
lungomare alla piazza. Apriti cielo! Il Partito Democratico sta gridando
all'oltraggio nei confronti dell'opera voluta dal sindaco Susanna Agnelli e
firmata da Giugiaro, una dei più grandi artisti contemporanei che ha regalato
ai santostefanesi questo pregiato pezzo unico della sua produzione. Che adesso
verrà deturpato perché, nota, il Pd, la piantagione delle palme richiede «il
rispetto di particolari requisiti tra cui una grande disponibilità di terreno
di almeno due mq per palma». Fatti due conti, gran parte della griffata
pavimentazione dovrà essere smantellata. Ma le Voci della Libertà rimandano le
accuse al mittente, ricordando che qualche anno addietro fu proprio la
sinistra, al governo, a scardinare parecchie mattonelline per istallarvi pali
pubblicitari. E che, una volta tolte a furor di popolo, sono rimaste le toppe
di asfalto che - quelle sì - «sanno tanto di oltraggio a chi con tanto amore ce
lo ha disegnato». Insomma, secondo Cerulli ed i suoi collaboratori, «il
marciapiedi di Giugiaro, in passato devastato dalle vecchie amministrazioni
composte da chi oggi si riconosce e rappresenta l'opposizione, finalmente sarà
valorizzato, ripulito e lavato a dovere». Per quanto concerne la piazza più in
generale, la maggioranza annuncia che le panchine spariranno e tornerà «il
tanto amato murello. Via - prosegue - anche i
pericolosissimi scaloni in cambio di tante, tantissime, piante». Si realizzerà,
insiste, «il sogno di tanti santostefanesi». Ed anche in fretta, dato che,
tempo e burocrazia
permettendo, tutto sarà pronto prima dell'estate. Paola Tana
( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 4 - Lucca Più
sostegno alle aziende Appello alle banche nel pacchetto anti-crisi LUCCA.
Banche, non chiudete i rubinetti. Si fa pressante l'appello del mondo
imprenditoriale rappresentato dalle associazioni Can, Confartigianato,
Confcommercio e Confesercenti, unite nelle richieste di interventi anti-cirsi.
Per sopravvivere e rilanciarsi le piccole e medie imprese, spina dorsale
dell'ecomomia, chiedono più liquidità, ma vogliono anche il congelamento
fiscale, il potenziamento della rete infrastrutturale, meno burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di
artigiani e commercianti che chiuderanno bottega. Accanto a politiche nazionali
che snelliscano la burocrazia, congelino il prelievo fiscale e rendano meno oneroso l'accesso
al credito, il mondo dell'imprenditoria chiede agli enti e agli amministratori
locali chiarezze sulle scelte strategiche per le infrastrutture, il
turismo e la tassazione locale. In particolare assistono con sconcerto
all'apparire di nuovi progetti viari (leggi: il traforo del Tambura) quando
tutti sono d'accordo sull'assoluta priorità della realizzazione degli assi
viari della Piana, del raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca-Viareggio e del
potenziamento della Lucca-Aulla. Gli imprenditori chiedono poi conforza una
vera azione coordinata di promozione e rilancio del turismo perché iniziative
mirate, ben calendarizzate e pubblicizzate garantiscano nuovi flussi di
visitatori, fondamentali per le tante aziende del settore ormai primario
dell'economia locale. I quattro presidenti delle associazioni - Ademaro Cordoni
(Confcommercio), Giuliano Cesaretti (Confesercenti), Ugo Da Prato (Cna) e
Costante Martinucci (Confartigianato) presenteranno queste richieste al summit
convocato per domani dalla Provincia. Proprio dal credito si deve ripartire. «A
fronte di un fenomeno preoccupante di rigidità del sistema bancario - scrivono
- le nostre associazioni valutano positivamente alcuni interventi dello Stato
come i cosiddetti Tremonti bond e il progetto avviato con la Camera di
commercio per l'attivazione di prodotti di breve periodo per dare respiro alle
imprese, e siamo allo stesso tempo preoccupati per l'esclusione del sistema dei
Confidi dai piani di intervento regionali». Mentre a livello locale viene
chiesta «l'immediata attivazione di un tavolo di lavoro tra Camera di
Commercio, Provincia, Comuni, sistema bancario e categorie e risorse
straordinarie per la definizione di un progetto di intervento che possa
agevolare le piccole imprese in stato di sofferenza. Sono infatti le imprese in
difficoltà, quelle ai margini, quelle con un rating ai limiti che oggi sono
escluse da qualsiasi forma di supporto. Si tratta di capire quale sia lo
strumento tecnico migliore da adottare: se un fondo di controgaranzia, oppure
un sostegno straordinario ai Confidi». C'è un messaggio anche per il sistema
bancario invitato, quasi pregato, a non "chiudere i rubinetti": «è un
dovere delle banche quello di evitare l'attivazione di procedure di rientro
straordinarie. Chiediamo anzi - spiegano i quattro presidenti - che proprio in
questa fase si apra una disponibilità a mettere in circolo risorse necessarie
per il rilancio dell'economia e delle imprese. Le istituzioni locali possono
farsi carico di un nuovo accordo territoriale che determini da parte del
sistema bancario l'assunzione di comportamenti condivisi». C'è poi il capito
della pressione fiscale. Le quattro associazioni rimproverano alla politica di
non essere intervenuta: «Dalle imposte sul suolo pubblico o sulla pubblicità,
alle tariffe per l'acqua, l'energia e i rifiuti che compongono in modo
importante il pacchetto costi delle nostre aziende. Serve un impegno a cambiare
rotta». Ma per affrontare la crisi c'è anche la necessità, l'urgenza visti i
tempi di ridare un nuovo slancio al tema delle infrastrutture. L'intesa
territoriale c'è ma purtroppo «non si riesce a passare dalle intese ai fatti.
Il nostro sistema economico ha bisogno di una moderna rete infrastrutturale -
rilevano le associazioni - di una diversa connessione ferroviaria con il
capoluogo regionale, di un sistema viario interno più razionale e moderno.
Chiediamo alle forze politiche che si inizi a passare dalle intese ai progetti
coinvolgendo in una unica strategia il governo nazionale, regionale e le
amministrazioni locali. Mentre le priorità del territorio sono condivise e
tracciate si continua a parlare di temi diversi da quelli prioritari.
Istituzioni e forze politiche devono farsi carico di una nuova e definitiva
responsabilità e attivare con decisione i progetti cantierabili e condivisi dal
territorio, dai più piccoli fino agli assi strategici».
( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
di Fabrizio Merli «Non riesco a portare la mia neonata in Italia» Il papà di
Villanterio travolto dalla burocrazia, moglie e figlia sono in Russia Francheska è nata il 27
settembre, ma resta in Siberia VILLANTERIO. Sua figlia è nata cinque mesi fa,
ma lui non l'ha ancora potuta abbracciare. Li separano quasi
( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Le forze di
centrodestra svelano il loro programma Sannazzaro, sulla sicurezza la prossima
tornata elettorale SANNAZZARO. La sicurezza al centro dei programmi elettorali
in vista delle amministrative. Ma è anche tema di attualità dopo una serie di
furti in abitazioni che ha fatto alzare il livello di attenzione. Dal circolo
locale del Popolo della Libertà arriva una presa di posizione che coinvolge
anche la sfera politica. Così la portavoce del PdL, Patrizia Baldini: «Sono
ripartiti i lavori nelle strade e piazze di Sannazzaro: è fumo negli occhi e si
vuole sminuire l'emergenza-sicurezza con la rinnovata immagine del centro. La
realtà? In un mese sono stati arrestati a Sannazzaro un ricercato di mafia di
fama nazionale e un pezzo da novanta dello spaccio; furti e tentativi di furti
in abitazioni non si contano più; non mancano neppure gli episodi di vandalismo
notturno». Baldini aggiunge: «Gli amministratori locali come reagiscono?
Pensano ed agiscono come se stessero giocando ai soldatini installando
telecamere inutili che non funzionano o non vengono mai lette. Oppure armando i
vigili urbani, costretti a svolgere servizi anche la più
bassa burocrazia, mancando
così al loro compito principale: vivere sulla strada e tra la gente».
Riferendosi ai programmi elettorali, Baldini conferma: «Si parlerà molto nei
prossimi mesi di sicurezza. Speriamo anche in modo costruttivo. Spero invece
che nel programma del centro-sinistra che ci governa oggi non appaia ancora una
volta l'idea di una nuova e grande caserma per i carabinieri, magari
circondata da selciati in porfido, promessa che è rimasta per dieci anni nel
cassetto dei sogni». «Il problema - aggiunge Pietro Signorelli, capogruppo del
centro-destra - fu sollevato per la prima volta nel 1994 dall'allora neonato
centrodestra con una raccolta di 800 firme. Venne anche indetto un consiglio
comunale dove la parola d'ordine comunale fu "minimizzare". Tanto si
disse che io dichiarai, deluso, che tutto sarebbe continuato come prima».
Signorelli aggiunge: «Fui facile profeta e ci sentimmo dire dal sindaco
d'allora che con il nostro allarmismo avremmo continuato a diffamare il nostro
paese». Ed infine: «Nel 2000 fui propositori delle idee avanzate ora dal
governo. Dissero che le mie idee risentivano della mia provenienza leghista.
Ora dico che alla base di talune posizioni ci sia la mancanza di coraggio e la
paura che l'opposizione cavalchi la protesta. Di questo buonismo ne fa le spese
la collettività». (p.c.) Pieve a teatro. Entro mercoledì le iscrizioni alla
serata al teatro Manzoni di Milano promossa dalla biblioteca (0384.831728) per
lo spettacolo del giorno 18: «Il caso di Alessandro e Maria».
( da "Arena, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Domenica 01 Marzo
2009 LETTERE Pagina 23 SOCIETÀ Una mamma esasperata Mio figlio è ammalato di
sclerosi multipla da venti anni. A parte il dolore di vedere un figlio che
combatte con una malattia che lo distrugge giorno per giorno, devo
continuamente scontrarmi con le «strutture sociali» o gli enti specifici
preposti per avere un qualsiasi aiuto. Ho chiesto, a suo tempo, un'assistenza
domiciliare e, dopo che mi avevano promesso mari e monti, ho avuto solo
chiacchere senza alcun esito concreto. Ho chiesto una sedia a rotelle che è
andata bene per un certo periodo di tempo, ma quando si è
trattato di apporvi alcune modifiche la pratica si è persa nei bui meandri della
burocrazia. Risultato: mio
figlio è a letto da circa un anno. Non parliamo, poi delle barriere
architettoniche o della rampa che dovrebbero mettere nel mio condominio. Lì
sono state promesse, chiacchere, belle parole e poi... niente di niente.
Vogliamo parlare delle «cosiddette» strutture per le terapie riabilitative?
Anche qui, niente da fare. Se voglio che mio figlio faccia un pò di ginnastica
devo pagare una persona che chiede 70 euro per un'ora di ginnastica passiva. Le
piscine? Miraggi. A Verona esiste solo una piscina, quella di Don Calabria dove
si riversano tutti i malati della città. Si creano, così, «turni» di venti
giorni all'anno. Negli altri undici mesi cosa dovrebbe fare mio figlio? È
miracolosamente guarito e non ne ha più bisogno? Mi sento presa in giro,
specialmente quando leggo le assurde iniziative delle nostre autorità comunali.
Invece di mettere il verde per il golf nel vallo dell'Arena o ripristinare
malghe cimbre della Lessinia, o organizzare corsi di ballo latino americano,
non sarebbe forse più utile ampliare o creare strutture dove le persone come
mio figlio possano essere accettate e aiutate? Allora il mondo appartiene solo
alle persone di sana e robusta costituzione? Nell'antica Sparta c'era il
Taigeto da dove venivano gettati coloro che non erano fisicamente perfetti. Nel
corso degli anni i Taigeti si sono moltiplicati. Noi, genitori meno fortunati,
assistiamo impotenti ad una società che ti esclude. Rimane solo una soluzione:
riapriamo le camere a gas, sopprimiamo alla nascita le persone con degli
handicap. In questo modo, almeno non daremo loro false speranze per una vita
migliore perchè ingannare chi non può difendersi è come condannarli ad una
agonia lenta e continua. Carla Zamponi VERONA
( da "Eco di Bergamo, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
La Russia di oggi è
ancora autoritaria --> Archangel'skij: «Controllo totale su politica, grosso
business e media. Liberi vita privata, svago, piccola iniziativa»
Chodorkovskij, ora sotto processo, anticipò il giudizio di Putin sei anni
prima: «L'Occidente ha chiuso le porte» Domenica 01 Marzo 2009 TERZA, pagina 29
e-mail print Massima ragione di interesse dei convegni organizzati da Russia
Cristiana, fondazione con sede a Seriate, a villa Ambiveri in via Tasca 36, è
far sentire direttamente la voce di intellettuali russi, testimonianze
dall'interno, di prima mano, sulla realtà di un paese, per noi, nonostante gli
oltre vent'anni dalla perestrojka, ancora poco conosciuto e «lontano». Per
questo, nell'ultimo numero (gennaio-febbraio 2009) de La Nuova Europa - rivista
bimestrale dell'associazione -, che raccoglie gli Atti del convegno «Stato,
società e persona. La Russia e l'Europa di fronte alle svolte epocali del XX e
XXI secolo» (Seriate, 25-26 ottobre 2008) spicca, tra gli altri, il contributo
di Aleksandr Archangel'skij, giornalista e scrittore, editorialista del quotidiano
Izvestija: «La Russia di oggi vista dalla Russia». «La Russia sta andando a
passi da gigante verso una zona di fortissimo rischio che, però, le offre anche
una possibilità di crescita». Questa la diagnosi conclusiva. Che passa, però,
per diverse tappe. La prima: l'uscita dal comunismo. «Che era venuto a noia a
tutti, compresi gli stessi comunisti». Così la Russia usciva «dallo Stato
onnipresente, dalla guerra in Afghanistan, dalla povertà generale, dall'umiliazione e dalla burocrazia». Negli anni '90, secondo Archangel'skij, lo Stato era ridotto a
un «punto minimale». Soprattutto da questo sarebbero discesi «privatizzazione
dei redditi» e «nazionalizzazione delle spese»: quel gigantesco, oscuro (non
solo per noi) passaggio che ha messo in mano a pochi oligarchi settori
strategici dell'economia ex-sovietica. Lo Stato, secondo il giornalista,
non riuscendo a gestire i suoi colossi industriali, sarebbe stato «costretto a
cedere tutto ai privati». Certamente «a un prezzo irrisorio, svendendolo ad
amici, sottobanco e non pubblicamente». Ma ciò che prima «era comunque gestito
in maniera inefficiente, una volta in mano ai privati è diventato produttivo».
Esempio la Noril'sk Nickel: «quando era dello Stato rubavano tutti a man
bassa», dopo la privatizzazione la produttività sarebbe aumentata «di mille
volte». Il famoso gigante petrolifero della Jukos, «ceduta a Chodorkovskij per
pochi rubli a un'asta ipotecaria non troppo pulita», come «compagnia statale
non dava profitti», dopo la privatizzazione «è diventata un impero, un'impresa
miliardaria». Quanto alle spese, lo Stato «si è assunto gli oneri sociali
principali», «ha promesso tutto a tutti e non ha mantenuto niente». Il che
spiegherebbe come mai, verso la fine del decennio, «l'umore della massa sia
bruscamente cambiato: il singolo cittadino si è sentito supefluo, totalmente
abbandonato sul piano sociale, indifeso di fronte allo Stato e al business».
Anche l'Occidente, che dopo la fine del comunismo la gente tendeva a sentire
amico, avrebbe tradito le attese, non sapendo «cosa fare della propria
vittoria», non riuscendo ad «integrare» la Russia nelle proprie istituzioni,
non aprendo i mercati al «nuovo business russo». Nel 2002, testimonia il
giornalista, «ho sentito Chodorkovskij dire che l'Occidente aveva chiuso le
porte al business russo», sei anni dopo lo ha ripetuto Putin: «Quello che è in
prigione e quello che ce lo ha mandato dicono più o meno le stesse cose».
Seconda tappa, anni «2000», che «da noi molti chiamano "anni zero"»
(e lo «sono stati veramente»). Si impone un regime che Archangel'skij definisce
«autoritario a zone»: che «non cerca di tenere tutto sotto controllo, ma ha
scelto di esercitare il controllo totale su tre zone: la politica, il grosso
business e i media». Il resto, «vita privata, svago, piccola iniziativa», non
sarebbero controllati. Controllo che poi tanto totale non riuscirebbe ad essere
nemmeno nei settori cruciali. Esempio, la libertà di parola oggi: «Dal punto di
vista della possibilità di esprimere qualunque giudizio politico in diretta sui
media, non c'è libertà». La tv, «nella sua componente politica, è sotto un
controllo totale». Ma l'informazione libera arriva attraverso «l'accesso ad
internet, le antenne satellitari, i giornali occidentali on line?». «Modello
autoritario a raggio limitato, che segmenta la società», «autoritarismo
apparente» o «parziale», lo definisce il giornalista. Negli anni 2000 il potere
statale «è stato ricostituito, ma solo in parte, le libertà tolte, ma solo in
parte». A livello economico, si starebbe invertendo il processo svoltosi negli
anni '90: «privatizzazione delle spese e nazionalizzazione dei redditi». «Le
imprese che sono state ricostruite e sono diventate redditizie tornano sotto le
ali dello Stato», controllato «dall'élite politica». Chi è pronto a dimostrare
la propria lealtà «può fare praticamente tutto». Il processo a Chodorkovskij,
dopo oltre cinque anni di galera in Siberia, inizia a celebrarsi, a Mosca,
proprio in questi giorni. Chodorkovskij è stato arrestato, secondo
Archangel'skij, il 25 ottobre 2003, non certo perché avesse rubato «più di
tutti gli altri oligarchi», ma perché «si è rifiutato di pagare il prezzo sotto
forma di lealtà», ha «sfidato» il sistema politico e si è messo in
«concorrenza» con esso. Punto di snodo, quell'arresto dimostra cha «il potere
non voleva neanche prendere in considerazione la prospettiva di una giustizia
indipendente». La situazione presente sarebbe ad alto rischio: «a parte il
petrolio e il gas, non abbiamo altre risorse interne: non valori comuni che uniscano
il paese», non «istituzioni comuni che lo «mantengano a galla; c'è solo il
pacchetto sociale pagato coi soldi del petrolio e del gas». Come la vecchia
Urss, anche questa putiniana sarebbe tenuta insieme da una «verticale del
potere»: «non abbiamo un'asse orizzontale sociale che possa sostenere la
società se la verticale viene meno». Il modello, secondo il giornalista, può
sopravvivere col petrolio «a cento dollari al barile; a settanta diventa
problematico; a cinquanta, del paese potrebbe non restare pietra su pietra». Le
stessa potenza militare russa, tanto sbandierata da Putin e sodali, sarebbe
«illusoria». E l'Urss, «gigante dai piedi d'argilla», è «andata in rovina
proprio nella corsa agli armamenti». Oggi, si chiede (e risponde)
Archangel'skij, «il nostro governo si rende conto di trovarsi nella zona di
rischio? Sicuramente sì». Lo dimostrerebbero i suoi timori, sino all'«isteria»,
in occasione delle ultime elezioni. Il modello «non può andare avanti ancora a
lungo». Due strade: o il ripristino di un «autoritarismo completo», o lo
smantellamento del sistema attuale «in modo soft». Tra spaventosa crisi
economico-finanziaria e guerre recenti la Russia ha bruciato gran parte delle
proprie riserve auree e valutarie. Quando saranno esaurite «cosa succederà? «Le
banche piccole e medie falliranno quasi tutte, lo Stato sarà costretto a
comprarle perché non si diffonda il panico», consumando «cifre colossali». Poi
«il crac del mercato edilizio», che significa «milioni di posti di lavoro»,
«semplici operai», in maggioranza venuti dagli ancor più poveri «paesi vicini».
Quindi «crescita della criminalità etnica» e, per reazione, «esplosione di
nazionalismo di massa» fra i russi. In uno scenario tanto fosco qualche luce:
«lo Stato avrà meno possibilità di mantenere la verticale del potere senza
costruire un asse orizzontale». In una simile crisi «è impossibile non aprire
un po' la valvola dei media». Nella popolazione, inoltre, negli ultimi tempi,
sarebbero avvenuti «processi molto significativi», maturati «nuovi valori
sociali»: in primo luogo la solidarietà, la capacità di unirsi per una causa
comune («a prescindere dalla politica la gente ha imparato a unirsi in modo
solidale»). Come dimostrerebbe, fra l'altro, la raccolta di firme - 64.000 - su
internet a favore di Svetlana Bachmina, avvocato della Jukos, madre di due
figli e incinta del terzo, cui il tribunale ha sempre negato la sospensione
condizionale della pena. «Non c'erano mai state iniziative di queste dimensioni
per difendere i diritti di qualcuno». Vincenzo Guercio 01/03/2009
nascosto-->
( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL PERSONAGGIO pag.
8 GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia
per centinaia di anzian... GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di
previdenza e persona di fiducia per centinaia di anziani. Classe 1955,
originario di Livraga, sposato, un figliolo, residente a Lodi, Rossi ha
festeggiato un traguardo al quale teneva moltissimo: il suo trentennale di
servizio nel paese di origine, dove cominciò il 1° marzo 1978, due volte la settimana,
il pomeriggio dalle
( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
IL PERSONAGGIO pag. 8 «Pensionati e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso»
L'anima del Servizio assistenza Coldiretti di LUIGI ALBERTINI LODI NELLE STANZE
degli istituti previdenziali, Giacomo Rossi si è sempre mosso con disinvoltura.
Il suo compito? Operare sempre negli interessi del pensionato.
suggerendo le vie da seguire per far valere i propri diritti. Il tutto senza
mai chiedere un euro, ma semplicemente un sorriso, la soddisfazione di aver
regalato tranquillità. Rossi, lei è un uomo generoso? «Non esageriamo. È vero,
la mole di lavoro è notevole, diciamo almeno 500 pratiche previdenziali
all'anno, con una statistica che viene regolarmente controllata dal Ministero
del Lavoro. Senza falsa modestia, mi piace ricordare che nel 2006 sono stato
premiato dalla Camera di Commercio di Lodi come biennio di fedeltà al lavoro
per i trent'anni di attività. Fuori dal mio lavoro, che pure mi gratifica
moltissimo, l'anno scorso ho collaborato alla realizzazione e diffusione del
primo volume sulla storia delle cascine lodigiane. Ora stiamo mettendo in
ordine la seconda raccolta». In cosa consiste il ruolo del patronato? «Il
patronato Epaca della Coldiretti Milano-Lodi è l'ente che assiste i cittadini e
l'agricoltura. I trent'anni dell'ufficio di Livraga rappresentano in effetti il
mio orgoglio: si è trattato di una bellissima intuizione avuta insieme al
sindaco dell'epoca Duccio Castellotti». Un servizio gratuito? «Senza dubbio.
Restando all'esempio di Livraga, nell'ufficio del palazzo comunale di via
Dante, due volte al mese, rigorosamente di mercoledì, a partire dalle 14,
ricevo le persone che hanno bisogno di consulenza previdenziale, gente di ogni
tipo, senza distinzione alcuna. È una gioia per me regalare serenità a tanti
cittadini che altrimenti si troverebbero in difficoltà con il linguaggio arido
e burocratese degli istituti previdenziali. Spesso volentieri, vengono sbrigate
le pratiche parlando in dialetto lodigiano». Pratiche di che genere? «Domande
pensionistiche di ogni genere e categoria, tipo invalidità, vecchiaia,
anzianità, reversibilità, ma anche modelli reddituali, controllo delle
posizioni assicurative dei dipendenti, compresi i lavoratori autonomi, insomma
tutte le prestazioni sociali come le esenzioni dai ticket sanitari, le
indennità di accompagnamento e via elencando». Un servizio oscuro, ma
importante... «Diciamo pure vitale per tantissime persone che si troverebbero
in difficoltà agli sportelli degli istituti. Insomma, regaliamo serenità e
tranquillità: la gente si fida di noi, senza mai pagare nulla». Esattamente,
cos'è il patronato? «È un ente riconosciuto dallo Stato che ha il compito di
assistere i cittadini per il conseguimento delle prestazioni previste da leggi
o regolamenti, svolge tutela per la difesa dei diritti delle persone e
contribuisce al miglioramento della legislazione sociale. In sintesi, il
patronato concorre ad assicurare a tutti i cittadini i diritti sanciti dalla
costituzione e dall'ordinamento in materia di previdenza e assistenza sociale».
Lei fa parte dell'Epaca? «Sì, è l'ente di patronato costituito dalla Coldiretti
e riconosciuto dallo Stato sin dal 1954. Epaca è persona giuridica di diritto
privato e svolge un servizio di pubblica utilità senza scopo di lucro e secondo
le modalità stabilite dalla legge. Una preziosa opera di consulenza ed
assistenza per il riconoscimento del diritto su ogni tipologia di pensione
erogata dagli istituti previdenziali».
( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Ripensando a Craxi
tra X Factor e Beppino Englaro il socialista Aiutava partiti in mezzo mondo con
fondi che carambolavano tra personaggi avventurosi e improbabili Un lettore,
Bruno da Modena, m'inoltra e sintetizzo: «Le buone ragioni di Craxi - mia rubrica
della settimana scorsa - non possono giustificare comportamenti inaccettabili.
Tv pagate all'amante con soldi non suoi, conti segreti affidati alla contessa
Agusta e a Raggio. Non ci si può consolare affermando che il Pci prendeva i
rubli insanguinati di Mosca. Vogliamo (vuoi) ammetterlo che per difendere
quella storia non ci si può obbligare a giustificarne le porcherie personali
(ci sono le carte, ci sono gli atti, ci sono i documenti: li conosci) che non
hanno alibi in politica». Rispondo: «La molla di Bettino Craxi non era
l'arricchimento personale ma la politica? Finché non c'è la prova di una
corruzione personale, e non c'è, è un dovere dare a Craxi quel che è di Craxi,
ma niente di più», senatore Gerardo D'Ambrosio. Il chirurgo che opera i nostri bambini
speriamo sia bravo a tagliare, a non impressionarsi davanti al sangue, a capire
con freddezza quali scelte compiere sul loro corpo per regalare a loro, e a
noi, altra vita. Mentre scosta, apre, ripara organi, non pretendiamo che le sue
sensibilità ed emotività si riconoscano nelle nostre di genitori e viceversa.
Di quello che poi fa con i suoi sentimenti, con i regali di chi ha creduto in
lui (anche fiscalmente non dichiarati), degli amici balordi che frequenta, non
dovrebbe interessarci in alcun modo se crediamo che non baratterà la sua
missione, salvare la vita, per valori che consideriamo minori. È un terreno
sdrucciolevole questo ma condizionare la visione di Caravaggio, l'ascolto di
Paganini o la lettura di Pasolini alla valutazione del loro privato può essere
un po' fuorviante. Infine come non puoi chiedere al chirurgo di esibire un
camice intonso mentre opera, tanto è infantile e ingeneroso disquisire con chi
ti ha salvato dall'orso russo, e dei suoi orsetti, dell'ineleganza dei suoi
abiti divelti dalle unghiate e della sua compagnia circense di domatori. La
politica unisce pregi e i difetti dell'esistenza ma si fa con quello che hai e
non con quello che vorresti. Sembra sia complesso perseguirla senza
spericolatezze («È vero. Tutti i partiti hanno preso i soldi. Si è visto che
aveva ragione Craxi», sempre D'Ambrosio) ma non per questo deve essere abolita
o consegnata ai ricchi (sperando poi che le loro ricchezze siano integerrime).
E se finanziarsi in modo imprudente è un reato - e lo è! - esistono reati
diversamente giudicabili a seconda dell'eleganza, discrezione o organizzazione
con cui vengono perpetuati (o del movimento politico che li compie)? Craxi
riceveva finanziamenti illeciti non era corrotto o concusso. C'era la fila di
imprenditori pronti a farsi "depauperare" per la semplice ragione che
una politica, un leader e la sua visione del mondo possono essere più
vantaggiosi di altri. Cassieri, amici improvvisati a custodi bancari (anziché
finanzieri blasonati) furono il segno di un'approssimazione che può destare
pena, rabbia o tenerezza ma non ammirazione per chi compie, e torniamo sempre
lì, la medesima azione con maggiore professionalità e segretezza. Craxi aiutava
partiti in mezzo mondo con fondi che non passavano per la Banca d'Italia e carambolavano fino alla loro meta tra personaggi
avventurosi e improbabili (non esistono burocrazie o concorsi per materie di
questa specie). Che facciamo allora: non si aiuta Solidarnosc, Papandreu,
Soares? I suoi soldi (chi credeva in Craxi sosteneva lui non i suoi, postumi,
accusatori) servivano anche a popoli che avevano guai con chi grondava sangue
dalle mani. Altri, da quelle mani, prendevano soldi. Fa differenza?
Credo di si. Infine Craxi, miele per l'invidie, ha eccitato il verosimile.
Ruvido e schietto in un Paese in cui è comune fare in privato il contrario di
ciò che si sbandiera in pubblico avrebbe esplorato - ricambiato - anche
simpatie femminili (apparendo nei gusti, alla lunga, più conservatore che
contemporaneo). Però in una nazione che spiega intere epopee attraverso storie
di mutande, se il craxismo si fregiasse della leadership in questo campo,
questa sì, sarebbe appropriazione indebita. Lo ammetto: non ho ingurgitato il
bibitone moralista di quegli anni solo perché l'ho visto shakerare. I barman,
professionisti della propaganda politica, producevano una sapiente bevanda
allucinogena e stordente. Abbiamo compiuto un'infinità di errori tanto da
perdere, ma il non proteggere la nostra storia ha consegnato questa a una
memoria, prevalentemente, criminale. Craxi doveva essere difeso proprio da
coloro che ne erano stati l'ombra perché se fosse diventato un fantasma i
fantasmi, com'è noto, non hanno ombre. Invece cercarono di separare loro da
lui. Ma se la gente, anche quella con una "g" sola e minuscola, a
malapena riconosce in Mozart, Beethoven e Chopin tre musicisti (senza
distinguerli musicalmente); immaginare che la stessa avrebbe potuto individuare
tra tre socialisti quello migliore, quello neutro e quello peggiore sarebbe
stato un po' velleitario. E così è stato. Ps: la tv Gbr, piccola emittente
privata degli anni '80 di area socialista, guidata dalla signora Pieroni, fu la
scopritrice di Simona Ventura (la X del suo attuale programma X Factor, si
vuole però tranquillizzare, non è una dedica a Craxi ma trattasi di format
internazionale). Beppino Englaro, svelatosi invece sostenitore craxiano, ha
ricevuto un avviso di garanzia. Trattasi di atto dovuto. luca@josi.it di Luca
Josi 01/03/2009
( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
La lezione Ryan Air
a Obama: nessuna pipì è gratis il liberista O'Leary avvicina consumatore e
scelta, rende evidente quanto-costa-cosa. L'Obamanomics intorbidisce le acque
Ci sono due modelli, per uscire dalla crisi. Uno è il modello Michael O'Leary.
L'altro è il modello Barack Obama. Partiamo dal modello che funziona. Come
spesso accade, con le cose che funzionano, viene dal basso. Nello specifico:
dalle fognature, dai cessi. Ryan Air farà pagare ai suoi passeggeri una
(modestissima) tariffa per l'utilizzo dei bagni a bordo delle proprie
aeromobili. Nessuna pisciata è gratis. Ryan Air fonda il proprio successo sulla
straordinaria capacità di dividere il costo di un singolo servizio (il
trasporto da un luogo ad un altro, su un aeromobile) da qualsiasi altra cosa
che tradizionalmente veniva considerata parte di esso. Per abbassare il costo
del biglietto, prima ha fatto pagare lo spuntino a bordo. Poi l'imbarco delle
valigie. Sgranocchiato il torsolo del vecchio biglietto aereo, Ryan Air ci ha
dato viaggi in cui ogni singola componente di costo è disintermediata e
presentata al passeggero per quello che è. Ogni passeggero ottiene esattamente
quello che vuole, al prezzo a cui è disposto ad arrivare. Il motivo per cui
Ryan Air ha successo è che vi sono molte persone che preferiscono non pagare un
biglietto più caro per essere ricevuti a bordo da una hostess più graziosa. La
trasparenza consente ai consumatori di fare scelte più informate, e così di
risparmiare o spendere, ma ottenendo il massimo dal proprio budget. Il modello
Obama è radicalmente differente. Se Ryan Air avvicina consumatore e scelta, rende
evidente quanto-costa-cosa, l'Obamanomics mira ad intorbidire le acque. Aumenta
l'intermediazione pubblica: stimoli e sussidi si frappongono fra l'utente
finale e l'erogatore del servizio. Questo semplice fatto
aumenta le dimensioni della burocrazia statale, che fa da filtro. La maggiore spesa non garantisce che
gli americani potranno avere più cose: ma che qualcun altro le sceglierà per
loro. Alla domanda chi paga, Obama non risponde: chi usa il bagno.
L'Obamaeconomics è un sistema piscio io-paghi tu. Ad aprire i portafogli
saranno come da copione "i ricchi". Gli investimenti nella sanità,
nell'indipendenza energetica e nella scuola saranno finanziati da tasse più
alte sull'industria petrolifera e del gas, sui manager di hedge fund, sulle
corporation e su circa tre milioni di contribuenti "ricchi".
L'argomento è quello di sempre. Per il principio dell'utilità marginale
decrescente, cento euro cambiano la vita a chi ne guadagna cento in una
settimana, ma non a chi ne guadagna centomila. Pertanto, confiscarglieli
sarebbe indolore per la vittima, e positivo per la società. L'idea sembrebbe
quadrare, il problema è dove tirare la linea. Perché una tassazione troppo
progressiva disincentiva la produttività. In casi estremi, spinge i più ricchi
a fare le valigie, e diventare "base imponibile" di uno Stato più
rispettoso. Nella quotidianità, suggerisce di non mettere in moto nuove
attività economiche, perché i loro frutti sarebbero tassati in misura talmente
significativa, che lo sforzo non varrebbe la candela. Una variante
dell'argomento suggerisce di tassare i beni di lusso - dimenticando che anche
le Porsche le costruiscono degli operai, cioè che esiste una filiera che
verrebbe molto penalizzata qualora si colpissero i consumi "frivoli".
Obama cavalca la tigre del populismo, e individua figure che vanno colpite non
solo per ottenere più entrate, ma per dare un messaggio al popolo. Tassando di
più le corporation, per esempio, si penalizzano investitori piccoli e grandi
investitori (quasi il 40% delle famiglie americane, per non dire dei fondi
pensioni) che già hanno le loro traversie in borsa. Ma è un dettaglio. Robin
Hood non fa l'economista, ma l'imbonitore. Questo genere di approccio non
produrrà una sanità o una scuola migliore. Perché la centrifuga redistributiva
considera tutti alla stregua di mucche da mungere o pupi da allattare. Per
migliorare la qualità del servizio, serve un consumatore attento e partecipe.
Quest'attenzione è difficile da onorare, se il momento della fruizione è
lontano da quello dell'acquisto, a maggiore ragione quando il pagatore è un
terzo. Obama vuole diffondere fra gli americani il mito che il governo faccia
loro dei regali, e incassarne per questo la gratitudine. Il suo è un biglietto
aereo "tutto compreso", che proprio per questo darà un senso generale
di soddisfazione al passeggero, rendendo impossibile a ciascuno pagare
responsabilmente per cio' che desidera, pretendendo il massimo della qualità.
Tanto è chi viaggia in business class che paga per tutti? Ma se la business
class si assottiglia, i suoi passeggeri truccano le carte per venire in
Economy, oppure prendono il treno, sono guai. Guai grossi, a giudicare dai
numeri. Immaginiamo che O'Leary faccia pagare un passaggio alla
"ritirata" un dollaro. Che ci sia una persona al secondo, per tutte
le ventiquattro ore della giornata, che su un aereo deve andare alla toilette.
Questo per trecentosessantacinque giorni l'anno. Il signor O'Leary ci
metterebbe comunque trentaduemila anni per incassare un milione di milioni di
dollari. Per spenderli, a Barack Obama basta la firma in calce a un
"piano". Ci vorrebbe un po' più di rispetto, per trentaduemila anni
di pipì. di Alberto Mingardi 01/03/2009
( da "Messaggero, Il (Frosinone)" del
01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Latina))
Argomenti: Burocrazia
Domenica 01 Marzo
2009 Chiudi di MONICA FORLIVESI Latina scorre sullo schermo a ritmo di musica
rock. Palazzi in costruzione, il Key, piazza del Popolo, l'hotel Europa
scivolano via uno dopo l'altro. Poi resta la voce, quella del sindaco della città.
Vincenzo Zaccheo è convinto che la sua sia un'amministrazione rock. Ha un
progetto ambizioso, lo illustra nel corso dell'incontro annuale con i
giornalisti, ed è condensato in una frase: «Io cercherò di rappresentare un
nuovo modello di città». Perché Zaccheo non vuole essere ricordato come il
sindaco "liquidatore", quello che ha pagato i vecchi debiti, vuole
essere ricordato come il sindaco che ha «"riammagliato" la città». Ma
come si ammaglia una città come Latina? «Intanto - risponde - abbiamo dato
un'identità al nucleo di fondazione con l'Università e con l'acquisizione di
immobili come i Monopoli di Stato, il garage Ruspi che diventerà un centro
espositivo, i capannoni del Consorzio agrario che diventeranno un centro
polivalente con auditorium». Poi snocciola i risultati portati a casa negli
ultimi giorni: l'accordo di programma che dovrebbe essere firmato entro un paio
di settimane e che dovrebbe segnare l'effettivo inizio dei lavori all'ex Icos,
futura caserma della Guardia di finanza; l'apertura delle buste per la gara
relativa alla demolizione dell'ex Svar; l'apertura della conferenza dei servizi
sul porto e l'asseveramento bancario che consentirà l'avvio del progetto di
ristrutturazione del mercato annonario. Infine il sindaco annuncia che domani
sarà a Roma con la manager Asl Ilde Coiro per l'avvio dell'iter relativo al
nuovo ospedale. Insomma milioni e milioni di opere pubbliche, tanta carne al
fuoco, ma si sa, e Zaccheo non lo nasconde, che gli
ostacoli e le lungaggini della burocrazia sono sempre in agguato, tanto che i lavori all'ex Icos ad
esempio sarebbero dovuti partire già da due anni fa e sono invece ancora ai
blocchi di partenza. «Il vero dramma - sottolinea il sindaco - è che se non si
fanno le riforme per gli enti locali noi saremo sempre in ritardo rispetto al
resto dell'Europa, basti pensare che per il Piano particolareggiato di
Pantanaccio e Gionchetto sono stati necessari 34 anni. Un'assurdità». Poi la
Marina di Latina, sì perché Zaccheo non ha dubbi: il futuro di questa città sono
la cultura, quindi l'Università, e il turismo. Quindi il no al nucleare a
Latina. «Perché se in altre parti d'Italia - precisa - può essere
un'opportunità, qui è incompatibile con i nostri progetti di turismo e
agricoltura. Il decreto Bersani prevede la riqualificazione delle aree, la
riqualificazione passa attraverso il progetto del porto che è proprio in
quell'area, dunque un'ipotesi da scongiurare la costruzione di una nuova
centrale nucleare, perché quella esistente è inutilizzabile». Poi un sogno: «Spero
di poter ospitare prima della fine del mio mandato il Santo Padre». Ad aprire
l'incontro era stato l'assessore all'Urbanistica Massimo Rosolini che ha
esordito: «Qui la concretezza fa la differenza, noi lavoriamo con un metodo
nuovo, intervenendo in modo pragmatico sulle criticità, zona per zona. Abbiamo
un Piano regolatore dimensionato su 200.000 abitanti, la città ne conta
120.000. Per questo motivo non era necessario un nuovo Prg, stiamo completando
quello del '72 che prevedeva una serie di infrastrutture mai realizzate. Quel
Piano lascia però dei punti irrisolti sui quali stiamo intervenendo: riguardano
il centro storico, che non aveva un piano attuativo e lo stiamo realizzando, la
Marina, perché non ci sono interventi per il suo rilancio, la zona agricola e i
borghi. Il nostro è un approccio riformista all'urbanistica. E il punto
centrale è la riqualificazione dell'esistente».
( da "Corriere Alto Adige" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere
dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-01 num: - pag:
9 categoria: BREVI Il direttore Rienzner: «Una partecipazione oltre le più
rosee aspettative» L'appello: meno burocrazia e più regole
sulla liberalizzazione
( da "Adige, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMIERO-VANOI - A
Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che
cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la
proprietaria Tiziana Orsingher appenderà i bicchieri al chiodo per l'agognata
pensione, si è tenuto un primo incontro tra popolazione e giunta comunale per
fare il punto della situazione PRIMIERO-VANOI - A Passo Gobbera, in una sala di
quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che cambierà gestione o chiuderà
definitivamente fra neanche due anni, quando la proprietaria Tiziana Orsingher
appenderà i bicchieri al chiodo per l'agognata pensione, si è tenuto un primo
incontro tra popolazione e giunta comunale per fare il punto della situazione.
Presente anche il presidente del consiglio regionale, Marco Depaoli . Sul
tappeto della questione proprio l'ipotesi di chiusura dell'albergo e di un bar
alimentari, l'unico, a Revedea. Che aveva partorito come prima cosa una lettera
al Comune e alla Provincia, sottofirmata da 118 cittadini - capofila Erminio
Bettega - delle due zone, nella quale si esprimeva dolore e rabbia. Come spesso
succede, però, in questi incontri dal problema singolo si è virato velocemente
a parlare di tutto e a parlare sono stati quasi esclusivamente gli
imprenditori: lo svuotamento della montagna, cosa fa o non fa l'amministrazione
per il turismo, la viabilità, le troppe tasse, ecc. Per fortuna, alla fine, un
minimo di sintesi è stata fatta, per tentare di dare soluzioni al problema
spicciolo. Già tre anni fa era stato finanziato dalla comunità europea un punto
di self service commerciale. Le pastoie della burocrazia che imponevano una gara
d'appalto comunitaria, avevano scoraggiato tutti, non ultima la Cooperazione.
Col risultato di un nulla di fatto; i soldi sono tornati mestamente da dove
erano partiti. Per l'albergo, che è in vendita, l'ente pubblico potrà
intervenire anche in maniera determinante coi suoi contributi, purchè
l'eventuale acquirente vi svolga un'attività di multiservizi, adeguando la
struttura. Per il negozio di Revedea il discorso è diverso; lì si chiude
definitivamente. Allora, dal sindaco Luigi Zortea è stata rilanciata l'idea
della Cooperazione; per esempio con un punto della Famiglia Cooperativa da
aprirsi un paio d'ore al giorno. Dal cilindro in chiusura il primo cittadino ha
pescato un'altra idea, estemporanea, presentandola alla sua stessa giunta: un
progetto di salvataggio di passo Gobbera, vergato dagli uffici provinciali al
turismo: «Già, lunedì mi metterò in contatto con i dirigenti». Ammonendo:
«Quando sarà finito e presentato, la palla toccherà ancora una volta ai
cittadini». Saranno loro a decretarne o meno il successo. Iv. O. 01/03/2009
( da "Corriere del Mezzogiorno" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del
Mezzogiorno - CASERTA - sezione: 1DOSSIER - data: 2009-03-01 num: - pag: 11
categoria: REDAZIONALE Scuola Sogni e prospettive delle ragazze dei vicoli che
frequentano le lezioni controvoglia aspettandone la rapida conclusione Anna,
che impara facendo di DANIELA POLITI * Anna ha quattordici anni. Tutte le
mattine entra in classe rumorosamente. Il suo ingresso, che non deve passare
inosservato, è accompagnato da un consueto «m'aggio scetat in ritardo,
prussurè, ma song'venut o stesso » oppure «maroo è chi c'a' fa..!» La sua
frequenza risulta «assidua» come recita diligentemente la burocrazia. Anna (ma il suo nome
potrebbe essere Maria, Imma, Angela, quanto non un'improbabile Jessica,
Samantha perché la televisione sdogana oltre i comportamenti da pin up anche i
loro nomi esotici) è una delle tante ragazzine che frequentano la scuola
controvoglia aspettandone la rapida conclusione. Dopo la terza media
sarà costretta a frequentare un paio d'anni di scuola superiore, la scelta è
indifferente e l'unica certezza sta nell'evitare il liceo o l'istituto tecnico
«pecché nunn è cosa ». Anna sogna di fare la parrucchiera o la stilista. Il
primo era anche il sogno di Annalisa Durante, la quattordicenne uccisa qualche
anno fa da un proiettile vagante mentre guardava la vita dal suo balcone di
Forcella, lo stesso quartiere di Anna. Tante, tantissime sono le adolescenti
che aspirano a un futuro tra spazzole e phon, diventando magari proprietarie di
un negozio dalle parti di via Roma, o celebrate creatrici di moda, non sartine.
Se non si fidanzano prima e restano prigioniere in casa o ne escono perché
«hanno la pancia avanti», a 15 anni, poche, veramente poche, coronano il
proprio sogno di falsa indipendenza tutt'al più facendo le commesse in qualche
modesto negozietto. Per le ragazze che non studiano ci sono veramente poche
prospettive e, spesso, per quanto le loro madri, in genere semianalfabete, si
augurino per loro un avvenire migliore, da madre in figlia si perpetua, come
una maledizione, un destino fatto di frustrazioni, violenze, infelicità. Anna
inonda il suo diario di frasi d'amore, di cuori colorati, ascolta la musica di
Raffaello. Aspetta con ansia di ritornare sabato al Tuscià perché è lì che ha
visto la settimana scorsa Lello, uno di Secondigliano, carino. Ad Anna non
piacciono le canzoni in inglese, non le capisce; lei vuole sentire parole che
parlano di gelosia, di tradimenti, di ragazze incinte e abbandonate. Da parte
di chi fa l'insegnante c'è per questo un'ansia profonda nel guardare,
attraverso il presente di tante ragazze come Anna, il loro futuro. C'è molto da
fare a scuola per Anna. Insegnarle, innanzitutto, a «vedere » dentro e fuori di
sé, farle sperimentare le potenzialità di tutti i linguaggi, da quelli del
corpo a quelli multimediali. Ed è allora che Anna si emoziona quando riconosce
nel vicolo calpestato mille volte un cardine greco romano, o quando si scopre
capace di usare una videocamera con competenza o quando torna esultante con le
compagne in classe per aver sconfitto la squadra della scuola del Vomero. *
Insegnante in una scuola di Forcella intitolata ad Annalisa Durante Buona
volontà «M'aggio scetat in ritardo, prussurè, ma song'venut 'o stesso»
( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Veneto
- VERONA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2009-03-01 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Il caso Nel 2003 il pensionamento di Sandal, da allora burocrazia e duelli legali Biblioteca civica da 5 anni senza
direttore VERONA – Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni.
L'ultimo, Ennio Sandal, è andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se
avesse saputo che per trovare il suo successore sarebbe trascorso tutto questo
tempo, ci avrebbe pensato due volte. Ma tant'è: questa è la situazione della
biblioteca Civica di via Cappello, uno dei luoghi più frequentati dagli
studenti veronesi. Nel mezzo di questo quinquennio è successo di tutto. E'
cambiata l'Amministrazione, si è cercato di assumere una nuova figura
dirigenziale tramite curricula e colloqui. A PAGINA 5 Guerrini
( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 2 - Udine
Anzolini: l'ufficio per il friulano non serve Il consigliere della lista
Cainero: troppa burocrazia nelle scelte del centro-sinistra A palazzo D'Aronco, nel mirino
del centro-destra è finito l'ufficio per la valorizzazione della lingua
friulana, i tempi del consiglio comunale e il bilancio partecipativo che,
secondo Fabrizio Anzolini (Lista Cainero), Stefano Arpino e Piergiorgio Bertoli
(Pdl) e Marco Piva (Udc), sembra aver perso di importanza. Tre le
questioni che i rappresentanti del centro-destra sollevano nell'interpellanza
che domani presenteranno in consiglio comunale. In prima battuta vogliono
«conoscere i motivi per cui la giunta Honsell ha deciso di costituire un
ufficio con tre addetti per valorizzare la lingua friulana». Ecco i quesiti:
«Per tutelare il Friulano a Udine è necessario ricorrere a tre persone e creare
un nuovo ufficio? I nuovi addetti modificheranno l'organico a palazzo D'Aronco?
Quale sarà la natura dei contratti e, soprattutto, quale sarà il costo di
questa struttura?». Ma non basta perché Anzolini, Arpino, Bertoli e Piva
intendono fare il punto anche sui tempi del consiglio comunale. «Ci sono mozioni
da discutere ferme dalla scorsa estate: dove sono finiti i principi di
eccellenza ed efficienza propagandati in campagna elettorale? È concepibile che
si parli per ore del gemellaggio con la capitale del Camerun mentre alcune
interrogazioni non trovano risposte da agosto 2008?». Nella stessa
interrogazioni, i quattro consiglieri del centro-destra si soffermano pure
sull'attività del bilancio partecipativo. Il progetto affidato dal sindaco,
Furio Honsell, alla consigliera delegata Anna Paola Peratoner (Sa).
«Condivisibile o meno il progetto fa parte del programma dell'amministrazione
di centro-sinistra, ma ora la stessa amministrazione sembra frenare» fa notare
Anzolini, prima di aggiungere: «Che senso ha affidare una delega a un
consigliere comunale per portare avanti il progetto se poi la giunta sembra
considerarla un'azione di secondo piano e il sindaco arriva addirittura a
nominare i delegati di quartiere, in aperta contraddizione con le linee
generali del processo partecipativo?». Secondo Anzolini, Arpino, Bertoli e
Piva, insomma, «a quasi un anno dall'elezione di una nuova maggioranza è giunto
il momento di chiarire la posizione del centro-sinistra su tutti questi punti».
( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Corriere del Veneto
- VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2009-03-01 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il caso Nel 2003 il pensionamento di Sandal. Da allora un'odissea
tra burocrazia e duelli legali: il posto resta vuoto
Ricorsi e tagli, Civica senza direttore da 5 anni Concorso sospeso.
L'assessore: «Per il patto di stabilità non possiamo assumerlo» VERONA – Senza
un direttore amministrativo da oltre cinque anni. L'ultimo, Ennio Sandal, è
andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se avesse saputo che per trovare
il suo successore sarebbe trascorso tutto questo tempo, ci avrebbe pensato due
volte. Ma tant'è: questa è la situazione della biblioteca Civica di via
Cappello, uno dei luoghi più frequentati dagli studenti veronesi. Nel mezzo di
questo quinquennio è successo di tutto. E' cambiata l'Amministrazione comunale,
si è cercato di assumere una nuova figura dirigenziale tramite lo studio di
curricula e lo svolgimento di colloqui. E' stato persino bandito un concorso
pubblico con tutti i crismi: commissione giudicante, prove scritte e orali da
affrontare per i pretendenti all'incarico. Ma il nuovo direttore non è mai
stato nominato. Alla fine del 2003 la direzione della biblioteca fu affidata a
Gabriele Ren, il capoarea del settore culturale di Verona. Nel 2005 Ren decise
di delegare ad Agostino Comtò la responsabilità delle biblioteche cittadine.
Nello stesso anno la precedente Amministrazione cercò di scegliere il nuovo
dirigente attraverso una serie di colloqui. Si presentarono circa quindici pretendenti,
ma nessuno di loro fu giudicato idoneo a ricoprire tale carica. Nel dicembre
2006 venne bandito il concorso pubblico per l'assegnazione del posto. I
concorrenti furono una ventina, ma la Commissione ne escluse subito la metà,
giudicando non idonei alcuni titoli di studio presentati dai partecipanti. Lo
stesso Comtò risultò tra gli eliminati. Contro questa estromissione decise di
ricorrere al Tar, che lo riammise d'urgenza alle prove scritte, svolte
nell'agosto 2007. Dei venti pretendenti iniziali, solo tre persone (tra cui lo
stesso Comtò) si presentarono alla prova. Passati gli scritti, però, la
Commissione fece slittare gli esami orali fino a giugno scorso. Ma sul più
bello, ventiquattrore prima delle interrogazioni, i tre ancora in gara ricevettero
una telefonata dalla segretaria del concorso che li avvisò della sospensione di
quest'ultimo. Da allora non è seguita più alcuna comunicazione. «Svolgo le
funzioni di un direttore – commenta amareggiato Comtò – senza esserlo nella
realtà. Mi occupo di gestire la Civica, impegnare i soldi, dare gli incarichi
al personale, fare gli ordini per gli acquisti, provvedere ai pagamenti,
firmare i contratti. Ma siamo ancora tutti in attesa di scoprire quale sarà il
nostro futuro». Le risposte a questa situazione paradossale prova a fornirle
Erminia Perbellini, assessore alla Cultura: «Abbiamo sforato il Patto di
stabilità, (cioè il saldo che i Comuni devono mantenere tra entrate e uscite
che deve essere uguale a quello avuto in media negli anni 2003-2005, ndr). Sino
a quando non torniamo sotto quei parametri del Patto nessuno può essere assunto
a livello di Amministrazione comunale. Mi auguro che la situazione si possa
risolvere al più presto, ma per ora non posso fare previsioni. Adesso la
priorità per la biblioteca Civica è terminare i lavori in corso». Dino Guerrini
La biblioteca C'è un facente funzioni, Agostino Comtò «Ne svolgo le mansioni
senza esserlo»
( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del
01-03-2009)
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RIMINI CRONACA pag.
11 DILAGA tra i politici riminesi la Facebook-ma... DILAGA tra i politici
riminesi la Facebook-mania. Non è un caso che anche Stefano Vitali abbia scelto
il social network per aprire una finestra riservata agli elettori. «A cento
giorni dalle elezioni per il rinnovo della Provincia di Rimini e di 18 Comuni
scrive il candidato del centrosinistra scelgo questa data simbolica per aprire
su Facebook il gruppo Essere Vitali', Non una strizzata d'occhi alla moda ma
una goccia nel mare di un processo di partecipazione in tempo reale che vorrei
diventasse la matrice della campagna elettorale. Essere Vitali' è un gruppo di
Facebbok e non una bacheca propagandistica: all'interno ci saranno le news
politiche ma anche e soprattutto i pensieri sparsi, le domande serie o
divertenti che mi farò/che mi faranno, i momenti di allegria, di stanchezza».
Un mezzo, Fecebook, già ampiamente utilizzato dai candidati alle primarie del
18 gennaio. Poi Vitali passa alla propaganda. «I primi incontri avuti con
piccole e medie aziende del territorio confermano la grande preoccupazione su
una crisi, certamente non ancora percepita nella sua gravità e novità. Al
pubblico queste imprese e i loro lavoratori chiedono garanzie su
infrastrutture, burocrazia meno
invadente, coinvolgimento del sistema creditizio nelle sorti comuni del
territorio riminese. Sono cose fattibili e che il centrosinistra deve fare.
Stupisce, ma fino a un certo punto, che il centrodestra risponda a queste
sollecitazioni, dichiarando di volere cancellare una grande infrastruttura come
il Trc per avere in cambio nulla. Guardiamo al futuro con sana
preoccupazione ma sapendo di avere alle spalle un capitale conquistato con il
lavoro e non con le chiacchiere. Siamo e saremo sempre vitali».
( da "Corriere della Sera" del 01-03-2009)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2009-03-01 num: - pag: 59 categoria:
REDAZIONALE Indagine Dati sorprendenti sull'applicazione di norme anti-burocrazia: la maggioranza delle Asl le
ignora «Dimenticata» la legge sulle invalidità Spesso chi ha una menomazione
permanente subisce inutili verifiche Lo spirito della legge 80 del 2006 è
chiaro: evitare visite di revisione accertando l'invalidità una volta per tutte
«Soffro di sclerosi multipla e ho un'invalidità permanente. Ho ricevuto
la convocazione per la visita periodica: è vero che esiste una legge che mi
esonera? ». Risposta dell'Asl: «Non conosciamo questa legge, lei deve rifare la
visita». Accade in quasi tutte le regioni alla maggior parte dei pazienti con
invalidità permanente. Lo rileva un'indagine condotta, su oltre 180 Uffici
invalidi delle Asl italiane, dall'Anio, Associazione nazionale infezioni
osteoarticolari, in collaborazione con Cittadinanzattiva e 18 associazioni di
pazienti. «Eppure lo spirito della legge 80 del 2006 è chiaro: evitare ai
pazienti visite di revisione inutili, accertando l'invalidità permanente una
volta per tutte, senza più dover ripetere periodicamente esami e controllo per
continuare a usufruire dei benefici previsti — afferma Tonino Aceti del
Coordinamento nazionale Associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva — .
Il Decreto ministeriale del 2 agosto 2007, poi, ha individuato un elenco di 12
menomazioni e patologie gravi e croniche per le quali si prevede l'esonero dai
controlli». Ma, aggiunge Girolamo Calsabianca, presidente di Anio: «A quasi 2
anni dall'entrata in vigore del decreto emanato per semplificare la vita dei
disabili gravi, le Asl conoscono e applicano poco la legge». Nell'indagine, gli
invalidi o volontari delle associazioni hanno telefonato alle Asl chiedendo
informazioni. Risultato: un'Asl su 4 non ha risposto al telefono o non ha dato
informazioni; poco meno della metà degli uffici che hanno risposto ha
dichiarato di non conoscere la legge; tra quelli che hanno detto di conoscerla,
1 su 3 non la applica. Così in 4 Asl su 5 i pazienti sono richiamati, anche
quando non è necessario, a visita periodica. E, nel frattempo, vedono sospesi i
sussidi economici: dalla pensione di invalidità, all'indennità di
accompagnamento, all'indennità di comunicazione (per i sordi). Tra le regioni
"virtuose" si distinguono Veneto e Sardegna, le più informatizzate;
la maglia nera spetta alla Sicilia. Anche l'INPS con 2 circolari, l'ultima del
3 giugno
( da "Giorno, Il (Milano)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA MILANO pag.
13 Via Torino, il «trucco» di Bramante L'abside che occupa un solo metro e
sembra profonda dieci S. MARIA PRESSO SAN SATIRO STORIA DI UN'ILLUSIONE OTTICA
A PASSARE in via Torino, in quella folla che non cessa mai nella
commercialissima strada, c'è il rischio di non notare uno dei gioielli
architettonici più raffinati del pur straordinario patrimonio milanese.
Parliamo ancora una volta di una chiesa, una chiesa dal doppio nome, Santa
Maria presso San Satiro, che ha indirizzo in via Speronari ma la facciata -
arretrata - in una stretta rientranza in via Torino. Questo meraviglioso
edificio presenta non una, ma diverse particolarità. Intanto, va detto che è
dedicato a Satiro (334-379), il fratello avvocato di Ambrogio, patrono della
città. Un'origine antichissima, dunque: si ritiene che la chiesa sia stata
fatta costruire su un luogo di culto preesistente da Ansperto da Biassono,
arcivescovo di Milano dall'868 all'882. Perché la doppia dedica a Maria e a
Satiro? Qui è necessario un salto in avanti - si fa per dire -, verso i nostri
tempi: al 1242, quando una venerata immagine della Madonna col Bambino,
custodita in chiesa fin dall'inizio, venne orrendamente profanata da un giovane
di nome Massazio, proveniente da Vigonzone, (nel Pavese). Costui, un poco di
buono che spendeva alla bisca tutto quel che aveva, il 25 marzo 1242 si scagliò
con un coltello contro il dipinto sul muro, colpendo la gola del Bambino. Ne
zampillò sangue vivo, che tinse la lama e lo stesso viso del vandalo.
L'episodio toccò fortemente i milanesi, che vollero onorare l'immagine
miracolosa erigendo, attorno al 1480 una nuova chiesa, quella che vediamo oggi,
dove ancora si conserva quel dipinto e quel coltello (Massazio, poi, si fece
monaco). LA NUOVA costruzione venne affidata a uno dei più grandi architetti di
sempre, Donato Bramante. Il quale si trovò subito di fronte
a un bel problema: per una questione di permessi mancati (vedi lo zampino della
burocrazia), il suo
progetto si rivelò irrealizzabile, perché, semplicemente, non c'era lo spazio
necessario: soprattutto in lunghezza, proprio non si poteva andare. Sconforto?
Rinuncia? Macché, figuriamoci se il genio si ferma davanti alle minuzie.
Ci gioca, anzi. Così, visto che non era più disponibile la decina di metri
sulla quale aveva contato per la realizzazione dell'abside, bensì uno solo, il
grande architetto ridusse di dieci volte il suo progetto, facendo in
( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del
01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
LETTERE E AGENDA
pag. 17 ) SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del B... )
SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del Bellaria MIO MARITO
è stato ricoverato per un importante intervento in neurochirurgia al Bellaria e
ho avuto modo di vedere con quanta bravura il reparto viene gestito. I pazienti
giungono da tutt'Italia con gravissime patologie e sono trattati con grande umanità
e gentilezza. Un grandissimo ringraziamento ai professori Calbucci e Leonardi
per avere operato egregiamente mio marito. Mirna Tagliavini
) BUROCRAZIA Due rimborsi di pochi centesimi LEGGENDO della bolletta da 1 cent
recapitata a Pesaro, mi sovviene di due assegni circolari non trasferibili
ricevuti in autunno da mio cognato: uno da 0,07 euro e l'altro da 0,39, quali
rimborso di eccedenze sul pagamento di servizi energetici. Alessandro B.
) SCUOLA Quel 10 è un'omissione di atti d'ufficio SONO laureato in Scienze
dell'educazione e vorrei insegnare nella scuola statale. In attesa di un posto,
lavoro come precario fuori Bologna. Un lavoro duro, con turni di notte, non ha
niente a che fare con la laurea, ma lo accetto perché non posso permettermi di
vivere alle spalle dei genitori. Non so quando potrò insegnare, data la
sovrabbondanza di docenti di ruolo inamovibili. Fra questi anche quelli che
possono disattendere al loro dovere di giudicare con serietà gli alunni con i
voti in decimi. Il
( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
LA POLEMICA «Ma
quali missioni all'estero» Gli operatori di Pratosardo contro la Camera di
commercio ANTONIO BASSU NUORO. è polemica tra gli operatori della zona
industriale di Pratosardo e la Camera di commercio di Nuoro, a proposito delle
missioni all'estero dei suoi rappresentanti, e più precisamente verso i mercati
di Dubai, in medio oriente, e di Hong Kong, in Cina, all'altro capo del mondo.
Gli imprenditori, le cui aziende distano appena due chilometri dal capoluogo,
contestano, nel momento tutto il Paese, e dunque anche Nuoro e la Sardegna,
stanno vivendo la gravissima crisi, che la lungimiranza managerialità dell'ente
camerale scelga di volare così lontano dalla nostra realtà. Gli operatori stigmatizzano
la decisione con un documento, con il quale per sottolineare che a Pratosardo
si è di fronte «a una realtà in stato preagonico, vicina al collasso totale,
dove si opera in condizioni di assoluta precarietà, tra continue tensioni,
senza le giuste strutture materiali e immateriali, oberati
dai vincoli di una burocrazia ferrea e ormai asfissiante». I piccoli imprenditori, titolari di
230 aziende, con un totale di oltre 2000 dipendenti, si aspettavano che la
Camera di commercio intervenisse sulla questione delle Zone Franche Urbane,
essendo il territorio caratterizzato da un pesante disagio sociale, economico e
occupazionale, in modo da accedere al Fondo per gli interventi con i
quali contrastare il fenomeno, mentre invece c'è stato solo disinteresse. La
realtà economica di Dubai e il mercato di Hong Kong, evidentemente,
garantiranno ricadute più sicure e positive, sottolineano gli operatori di
Pratosardo. Anche se non si comprende bene che cosa è stato proposto ai
ricchissimi petrolieri di Dubai, visto che non mangiano gli insaccati prodotti
con le carni suine e non bevono alcolici. Mentre in Cina è invece probabile che
vengano richieste un pò di tonnellate di marmo alle cave di Orosei. «A noi di
Pratosardo - commentano gli operatori della zona industriale - non resta che
rilassarci con la lettura della nuova collana editoriale pubblicata dall'ente
Camerale. Speriamo soltanto che l'Osservatorio per la tutela e il monitoraggio
delle tariffe ci presenti la nota spese di questi "viaggi della speranza".
Visto e considerato che il viaggio in Cina, in un'isola vicino ad Hong Kong,
dove si tiene una grossa fiera del lapideo, proponiamo agli amministratori
dell'ente camerale barbaricino - scrivono con molta ironia gli operatori di
Pratosardo - di acquistare una bella lapide marmorea su cui apporre un efficace
epitaffio in memoria della defunta economia del Nuorese».
( da "Giornale.it, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
n. 52 del 2009-03-01
pagina 12 Dalla strada al palcoscenico l'incredibile storia di Roye Lee di
Redazione Il più celebre clochard milanese torna alla musica grazie alla Croce
Rossa Negli Usa suonò con grandi artisti. Ora ha inciso un disco che presenta
al Trottoir Quante volte si è rimasti colpiti dalla storia di una persona che
in Tv verrebbe riconosciuta come «invisibile»? Quante volte ci si cammina per
la città e si finisce per girare la testa dal lato opposto per non incontrare
lo sguardo di un «barbone»? Probabilmente sarà successo almeno una volta ad
ognuno di noi. Chi sono quelle persone che vivono ai margini della società o
che la società ha voluto mettere ai margini? Le storie nascoste dietro a queste
persone sono tante e diverse, molte oscure, alcune sarebbero davvero da
scoprire. Parecchi avranno incontrato per caso Roye Lee, forse il più celebre
dei clochard milanesi, in via Torino mentre leggeva il New York Times. Roye ha
vissuto per molti anni in pieno centro, in Via Posterla (vicino Via Torino).
Non è il classico barbone che chiede elemosina, lui regala sguardi e sorrisi.
Raccoglie di tutto da terra: vetro, lattine, carta. Non si sa bene quale fosse
il motivo di questa collezione che finisce nella sua «casa» (tre pareti sotto
una tettoia chiusa da un telo preso da qualche cantiere). La storia di Roye è
davvero particolare; nato a Nashville, arrivato in Italia negli anni '50 con
l'esercito americano, è tornato poi in patria con l'Italia nel cuore. Negli
anni '70 è tornato, si è sposato ed ha avuto due figli. Dopo qualche tempo di
convivenza la moglie lo ha lasciato portandosi via i suoi figli e lui ha preso la
via della strada. Ma chi era quest'uomo? Beh, un musicista piuttosto rinomato
in patria dove conosceva Elvis, Sinatra e Dean Martin, oltre che frequentare
Hemingway ed aver seguito da vicino gli esordi di Springsteen. La vita spesso
riserva sorprese brutte che ti portano a scelta disperate, anche se pare, nel
caso di Roye, che siano state prese in piena coscienza. Gli aneddoti legati a
questo personaggio sono numerosi. Fece causa al team di Claudio Baglioni che,
pare, avesse copiato una sua musica per scrivere la canzone «Cinque Minuti E
Poi»"; Roye dice «mi ha rubato il testo della mia who's gonna break your
heart». Non solo musica, infatti, ci sono i cameo nei film con Celentano e
Monica Vitti, una parte in «Odio Mortale» del regista Amedeo Nazzari, collaborazioni
con Arbore, Boncompagni e Mike Bongiorno, fino al 1992 quando fu il testimonial
di una nota marca di jeans che ha il suo nome. Tanti tasselli di un mosaico che
però ha avuto nella musica il suo vero fulcro; Roye Lee è soprattutto un
musicista di grande talento, riscoperto dall'amico di sempre Giuliano Founier
della Radio Svizzera Italiana. Da appassionato collezionista di musica country
ha ritrovato le vecchie canzoni di Roye e ne ha creato un disco, intitolato
dallo stesso Fournier, «Where Roses Grow» cercando di venderlo presso la Fnac,
che guarda caso è proprio dietro alla «casa» dell'artista. Il disco in vendita
quella volta non ci andò, la burocrazia rese il tutto irrealizzabile. Oggi, la tenacia di Cristina
Mesturini della Croce Rossa Italiana della Provincia di Milano, ha convinto
l'artista a prendere alloggio presso una casa messa per lui a disposizione
dalla CRI e soprattutto a riprendere la strada della musica suonata,
registrando nuovamente le sue canzoni. L'occasione per scoprire ed incontrare
Roye è per domani (lunedì) alle
( da "Centro, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cupello. A un mese e
mezzo dalla chiusura della discarica il Consorzio attende il sì sul nuovo
impianto Pattume a Lanciano, monta la protesta Il sindaco di Scerni: per Civeta
e Comuni costi in aumento CUPELLO. Continuano a essere portati a Lanciano i
rifiuti prodotti dai comuni del comprensorio vastese. A distanza di un mese e
mezzo dalla chiusura della discarica annessa all'impianto di riciclaggio e di
compostaggio di Valle Cena, il Consorzio è ancora alle prese con la procedura
per il rilascio dell'autorizzazione necessaria per l'apertura della nuova
"vasca" di raccolta del pattume. «Il rischio è che i rifiuti vengano
conferiti a Cerratina per una durata superiore ai tre mesi previsti
inizialmente, con ripercussioni economiche per il Civeta», osserva il sindaco
di Scerni, Donato D'Ercole (lista civica). Considerati i
lunghi tempi della burocrazia i timori del primo cittadino scernese non sono del tutto
infondati, anche se dal Consorzio intercomunale arrivano segnali ottimistici
sull'iter in corso. D'Ercole teme che la spesa sostenuta per portare i rifiuti
a Lanciano - circa 200mila euro al mese - possa creare problemi finanziari
all'ente consortile, soprattutto nel caso in cui la somma preventivata
sfori il budget già assegnato. «Non vorrei che a farne le spese siano i
comuni», osserva il primo cittadino, «per quanto mi riguarda ho inviato una
lettera al Civeta con la quale faccio presente che Scerni non può accollarsi
eventuali costi aggiuntivi». E' dall'8 gennaio, cioè da quando la Regione ha
disposto la chiusura della vasca annessa all'impianto di Valle Cena, che il
Consorzio conferisce i rifiuti indifferenziati (sovvallo) nella discarica di
Cerratina. Dopo lo stop è stata convocata una conferenza di servizi e in quella
sede l'Arta, l'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente, ha chiesto una
serie di documenti necessari per il rilascio dell'autorizzazione, oltre ad
alcuni interventi strutturali. «La documentazione è stata fornita nei tempi
stabiliti, cioè entro il 20 febbraio», afferma Antonio Marchioli, presidente
del consiglio d'amministrazione del Civeta, «bisogna solo attendere che la
Regione riunisca la conferenza di servizi, che si è impegnata a convocare per
il 10 marzo. Contrariamente al sindaco di Scerni sono ottimista: gli impegni
presi finora sono stati rispettati», aggiunge Marchioli. Anche la Provincia, a
detta del presidente del consiglio di amministrazione, sta facendo la sua parte
affinchè si giunga in tempi rapidi all'apertura della nuova discarica
realizzata a fianco della vecchia vasca. «Al Civeta non c'è alcuna situazione
di stallo», precisa ancora Marchioli, «si sta lavorando alacremente per
risolvere un problema che è solo di natura burocratica». Anna Bontempo
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Cronaca Regionale
Pagina 109 Le verità di un medico buddista Enrico Dellaca': sono le emozioni a
farci ammalare --> Enrico Dellaca': sono le emozioni a farci ammalare di
GIORGIO PISANO Sua madre gli trapanava il cervello con un segreto della vita:
pensa sempre diversamente. Insomma, non allinearti, apriti al mondo, cerca
strade che non siano scontate. E siccome immaginava di chi sarebbe stato il
futuro glielo diceva in inglese: think always different. Enrico Dellaca' l'ha
presa in parola. Si è laureato in medicina, specializzato in anestesia e
rianimazione. Poi, in terapia intensiva. Poi ancora in algologia (la scienza
del dolore) a Losanna. Visto che tutto questo poteva essere scontato, ha
allargato l'orizzonte. Oggi è un Lama medico, insegna Medicina tradizionale
cinese e tiene un corso (gratuito) di autoguarigione attraverso tecniche di
meditazione e visualizzazione: ricetta tibetana miscelata col sapere
occidentale. «Le cause più profonde di tutte le malattie sono le emozioni». Il
padre lavorava in ferrovia e gli ha lasciato una collezione di modellini che
lui ha ampliato fino ad arrivare a quattromila pezzi, inclusa la miniatura
della locomotiva più famosa: quella del Trenino verde. Sogna di realizzare un
parco del modellismo, magari affidato a una cooperativa giovanile, però c'è di mezzo la burocrazia, la paralizzante filosofia del timbro tondo. «Peccato,
un'iniziativa del genere, da realizzare nell'area geomineraria di Iglesias o
Montevecchio, porterebbe da
( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 01/03/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:la città Dai samurai alla generazione
Goldrake in Palazzo Reale a Milano" title="Spettacolari armature di
samurai in Palazzo Reale a Milano"
onClick="showImage('http://www.giornaledibrescia.it/gdbonline/contenuti/20090301/foto/full_brescia_998.jpg',410,329)">
Spettacolari armature di samurai in Palazzo Reale a Milano MILANOPer sette
secoli il Giappone fu governato da una casta militare - i bushi ovvero la
classe dei samurai - che lasciò all'imperatore una sovranità sacerdotale.
Portavano due spade, avevano il diritto di «uccidere e andarsene». Nell'essenza
delle arti marziali, l'Estremo Oriente infuse un'esperienza totale, fisica e
psichica ad un tempo. L'abbigliamento da guerra dei samurai è sempre stato
considerato, anche in periodo di pace, come segno di comando e di casta. Sulla
funzione protettiva e orrifica dell'armatura s'è innestata la funzione «da
parata» o cerimoniale, con ornamenti di pregevole fattura. A Milano, Palazzo
Reale e la Fondazione Mazzotta presentano la mostra «Samurai», coordinata da
Giorgio Piva (pure maestro di Iado e Kendo, arti marziali con la spada),
annunciata come la prima in Italia dedicata ai signori-guerrieri tra storia e
mito (in realtà li affrontò già «L'Ombra del Guerriero-Kagemusha» nel
( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Edizione: 01/03/2009
testata: Giornale di Brescia sezione:PRONTO GDB TOUR «Grossa borgata che (non)
s'avvia a diventar città» di Tonino Zana Il sindaco Panzini contesta la
profezia del suo illustre concittadino mons. Paolo Guerrini là dove scriveva,
della loro e della nostra Bagnolo, nel 1926, «...grossa borgata che s'avvia a
diventar città...». Intesa come assalto di Brescia e dinamica di risucchio da
una lontana e inesorabile (?) interlandizzazione, fu una profezia eccessiva.
Una profezia è buona se chiude in un tempo scommesso, altrimenti tutti sappiamo
di dover morire. La questione è il "quando", è il "giorno e
l'ora". Il giorno 28 febbraio 2009, di sabato, alle ore 10, mentre il
pullman giallo del tour GdB prende un solettino che basta, in piazza Garibaldi,
Bagnolo non respira la pressione di Brescia, resiste in una compattezza umana
indipendente, di quasi 13mila anime, conta più di 120 cascine, impreca contro
una provinciale micidiale che la taglia in mezzo, sopporta una ferrovia che le
passa sopra lo sterno, non corre il pericolo maggiore di diventare un
indistinto complesso di case riempite di sonno, sud della città. Come negli
avanzanti dormitori dell'hinterland in cui città e paesi si ingoiano
reciprocamente, si digeriscono stentamente e singhiozzano tra ricerca
dell'identità e reclami di egemonia, tra il "chi sono" e il "chi
comanda". Per ora, si assottigliano le radici e nessuno
"comanda". Bagnolo, dunque, resiste nei suoi
( da "Corriere Adriatico" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Urbanistica Nuovo
liceo La Dc all'attacco "Tutti comprendiamo le difficoltà oggettive, la burocrazia e quant'altro, ma in questo
caso l'amministrazione civica ha davvero toccato il fondo per
l'inefficienza". E' scatenato il segretario della Dc per le autonomie
Claudio Biondi, perché ha sempre seguito con estrema attenzione la problematica
dei licei ed ora non tollera ulteriori ritardi, soprattutto dopo che la
Provincia ha stanziato 7 milioni di euro per la realizzazione del primo
dei due edifici scolastici, il classico Stelluti. Se a questo aggiungiamo che
anche dalla maggioranza (Emanuele Rossi del gruppo misto) sono arrivate
critiche, la misura è colma. "Pure Rossi si lamenta dei ritardi della
giunta - spiega Biondi - e chiede lumi sulla variante. E' encomiabile, ma
dovrebbe anche recitare il mea culpa. Già nel 1998 sul piano triennale dei Lavori
pubblici della Provincia erano stati inseriti ben 20 miliardi delle vecchie
lire. Eppure, se non fosse stato per l'intervento di alcuni privati, il Comune
non sarebbe stato in grado di indicare alla Provincia un'area. Credo che se ci
fosse stato prima il ministro Brunetta, gli studenti adesso frequenterebbero le
lezioni nel nuovo plesso".
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Anàs e gli altri,
viaggio senza fine per i baby profughi Il piccolo afghano di otto anni, come
altri minori ospitati a Forte Rossarol, si è dileguato per ritrovare i parenti
Domenica 1 Marzo 2009, Lo è venuto a prendere uno zio che risiede in Austria e
che molto probabilmente ha contattato telefonicamente. «Se ne sono andati via
in macchina e ci chiameranno non appena arrivati a casa», hanno detto gli amici
con cui ha trascorso queste quattro settimane di soggiorno al Centro di prima
accoglienza per minori, al Forte Rossarol di Tessera. Anàs, afghano di appena
otto anni, a fine gennaio era stato raccolto in tangenziale dagli agenti della
Polstrada, "scaricato" insieme ad altri quattro connazionali adulti a
lui estranei, da un camion frigo carico di arance, sbarcato al porto da un
traghetto proveniente dalla Grecia. Occhi grandi segnati dalla stanchezza e
dalla rassegnazione, smarriti nel vuoto di un viaggio di stenti e di paura. Il
suo ingresso nella struttura gestita dalla Coges è stato salutato dal sorriso
rassicurante del responsabile organizzativo Renato Mingardi e degli altri
"compagni di sventura", che hanno condiviso, su rotte diverse, le
stesse tribolazioni e le stesse ansie. Ed è con questi altri stranieri, alcuni
connazionali sia di etnia pashtun che hazara, altri kosovari, marocchini,
albanesi o nigeriani, che Anàs si è aperto dopo aver imparato qualche parola di
italiano e di inglese, fino a confidare la vera meta del viaggio intrapreso
prima dell'estate scorsa. «Ciao Renato, tutto ok. Grazie». Poche, semplici,
autentiche parole che condensano la gratitudine per l'abbraccio ospitale
ricevuto sulla gronda lagunare. Ma anche la felicità per aver realizzato il
sogno di ricongiungersi con i parenti in un paese normale, dove la guerra e le
persecuzioni si vedono solo in tv. «Una chiamata, solo una chiamata di
rassicurazione. È quanto chiedo loro - spiega Mingardi - una volta che si
allontanano come spesso succede perché questi baby profughi si muovono
percorrendo itinerari studiati sulla scia di reti parentali diffuse per lo più
nel nord Europa. È accaduto anche per i due fratelli, di 7 e 14 anni, sempre
afghani, che abbiamo accolto alcuni giorni dopo Anàs. Entrambi ci hanno
lasciato una quindicina di giorni fa, diretti in Francia con un cugino. Perché
non salutano? Perché temono che la burocrazia possa bloccarli o per lo meno
ritardare il commiato da Venezia». Nel 2008 sono stati 356 i minori non
accompagnati assistiti dal Comune di Venezia nelle diverse strutture affidate
alle cooperative Gea e Coges nell'istituto del Buon Pastore. Il
mantenimento di ogni singolo bambino od adolescente costa all'amministrazione
comunale dai 55 agli 80 euro al giorno: lo scorso anno la spesa complessiva è
ammontata a circa tre milioni e mezzo. «Si tratta di uno sforzo finanziario che
non siamo più in grado di sostenere - spiega l'assessore alle Politiche
sociali, Sandro Simionato - soprattutto di fronte a un target di utenti in
continua crescita come confermato dall'escalation di ingressi fra gennaio e
febbraio. Tuttavia non per questo possiamo sottrarci al dovere e alla
responsabilità di ricevere questi ragazzini e fornire loto una opportunità di
crescita, di riscatto, di futuro, nel caso decidano di fermarsi e integrarsi.
Per questo stiamo predisponendo delle soluzioni alternative valide ed efficaci
ma nel contempo meno onerose senza ridurre l'ospitalità. Servizi cioè definiti
"a bassa soglia" ma tutelati e sicuri». «In questa prospettiva -
conclude Simionato - abbiamo approntato alcuni alloggi protetti in città,
seguiti da operatori o da stranieri adulti che hanno condiviso il medesimo
percorso, affidati agli adolescenti con un'età compresa fra i 13 e i 17 anni».
La scorsa settimana il varo dell'iniziativa con l'inserimento di un gruppo di
ospiti in due appartamenti, uno a Mestre l'altro a Favaro. Monica Andolfatto
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Benevento))
Argomenti: Burocrazia
MARCO ESPOSITO Un
modulo va compilato al Caf, un altro alle Poste, un terzo al Comune, un quarto
a Telecom Italia. Per ottenere le agevolazioni sociali la burocrazia italiana impone ogni volta
una strada diversa, con il risultato che il numero di persone che davvero
usufruisce delle agevolazioni è più o meno un quarto rispetto agli aventi
diritto. Gli altri tre quarti dei poveri si perdono nel labirinto degli uffici.
Il moltiplicarsi della burocrazia nasce, come accade
spesso, dalle migliori intenzioni. Le tariffe sociali infatti sono sempre
esistite ma la loro logica era che il povero doveva consumare poco, per cui i
primi scatti del telefono e i primi giri del contatore della corrente avevano
prezzi molto bassi. In realtà la famiglia povera, soprattutto se numerosa, non
può ridurre i consumi al lumicino mentre per esempio un single che abita una
seconda casa può avere consumi bassi e redditi alti. Si è quindi gradualmente
passati dal sistema a consumo a strumenti mirati, che puntano ad agevolare
davvero chi ha bisogno. Ma chi ha davvero bisogno? Se si guarda soltanto al
reddito si rischia di agevolare soprattutto gli evasori fiscali. Si cerca
quindi di sommare al fattore reddito alcuni elementi quali per esempio
l'anzianità o la presenza in famiglia di invalidi, portatori di handicap o
anche solo di bambini molto piccoli. Fatto sta che una famiglia a basso reddito
per utilizzare i bonus nazionali oggi dovrebbe recarsi al Caf per compilare il
modulo che dà diritto al bonus famiglia, quindi andare alle Poste per chiedere
la social card, poi recarsi a Telecom Italia per compilare il modulo che dà
diritto allo sconto del 50% sul canone telefonico, infine presentarsi al suo
Comune per avere uno sconto sulla bolletta della luce e, un domani, anche su
quella del gas. Moduli tutti diversi per documentazione richiesta, per cui non
è affatto detto che chi abbia diritto alla social card rientri tra quelli cui
spetta il bonus famiglia e viceversa. Il ministro Giulio Tremonti, lo scorso
giugno, quando presentò il progetto di social card specificò che la grande
novità consisteva proprio nel creare una piattaforma tecnologica grazie alla
quale concentrare in un unico strumento tutte le agevolazioni sociali. Se dal
piano nazionale si va a quello locale, inoltre, le agevolazioni per le fasce
deboli riguardano anche i ticket sanitari, le spese scolastiche e
universitarie, gli abbonamenti all'autobus, i contributi all'affitto e così
via. Tremonti il 19 giugno fece proprio l'esempio della tariffa sociale della
luce come quella che poteva scattare in automatico per chi attivava la social
card. Poi, nonostante le ottime intenzioni, qualcosa non è andato per il suo
verso. E il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola ha spiegato che
per avere lo sconto sulle tariffe della luce bisognerà rivolgersi al proprio
Comune entro il prossimo 30 aprile. Lo sconto, peraltro, andrà a sanare dei
rincari che nel corso del 2008 hanno colpito soprattutto le fasce della
popolazione più deboli, per cui il bonus in bolletta sarà retroattivo al primo
gennaio 2008 e potrà arrivare a 150 euro annui. Per il gas si conta di attivare
un meccanismo simile, ma gli sconti non sono ancora partiti e per fortuna sarà
il ribasso del petrolio a rendere meno pesanti le bollette dei prossimi
trimestri. Senza che ci sia bisogno, almeno per questo, di compilare alcun
modulo.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Benevento)) (Mattino,
Il (Caserta)) (Mattino, Il (Circondario Nord)) (Mattino, Il (City)) (Mattino,
Il (Circondario Sud2))
Argomenti: Burocrazia
Melito. Una
richiesta di autorizzazione per realizzare singole unità abitative, tanto era
bastato per avviare una lottizzazione con il trucco. Licenze edilizie di fatto
illegittime, ma indispensabili anche per andare oltre, ovvero realizzare
volumetrie in eccesso. Ma alla fine i presunti trucchi sono venuti a galla e
ieri sono scattati i sigilli per 30 appartamenti realizzati in via Camelie su
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Benevento)) (Mattino,
Il (Circondario Nord)) (Mattino, Il (Circondario Sud2))
Argomenti: Burocrazia
In totale, quasi
cinque miliardi di euro d'investimento privato sono pronti ad essere investiti,
per un'iniezione di vitalità nel tessuto economico di Napoli. Un piano che
prevede strutture ricettive, porti turistici, attività produttive e
direzionali, residenze e parcheggi, attrezzature sportive e reti
infrastrutturali, tasselli di una dimensione urbana nuova, dove la qualità
della vita, il riposizionamento socio-economico e l'attrattività di
investimenti, anche stranieri, trovano naturale allocazione. A fronte di questo
promettente, quanto articolato scenario di sviluppo, vi sono due ordini di
problemi che vincolano la città: la capacità di interdizione di poteri
amministrativi esercitati ancora con pervicacia, a cui si
aggiunge il peso tutto italiano della burocrazia. Propongo allora una riflessione: se una serie di investitori
privati (e non solo) avanza progetti, in linea con la strumentazione
urbanistica, e iniziative con effetti moltiplicatori sull'economia, capaci
anche di contenere la crisi che ci attende, se molti di questi restano al palo
e la città regredisce, perdendo imprese e residenti, è evidente che
qualcosa non va. Serve dunque programmare e agire con pragmatismo, mettendo in
rete poteri decisionali, intelligenze e tutto ciò che serve ad attivare e
sincronizzare infrastrutture materiali e immateriali. Innanzitutto, per offrire
speranza ed opportunità alle nuove generazioni, frenando quell'emorragia di
risorse qualificate che sta impoverendo il nostro territorio. Per contenere,
poi, l'onda d'urto della crisi occupazionale. Adottiamo allora un progetto,
facciamo che ogni attore sociale ed economico, ogni fascia di utenza segua e
sostenga l'evoluzione di uno degli importanti progetti in campo. Si tratta in
pratica di riqualificare la città, tassello dopo tassello, con azioni
sincronizzate, secondo la logica dei sistemi integrati. Solo così Napoli sarà
in grado di offrire ai suoi cittadini, agli investitori e ai turisti (speriamo
sempre più numerosi) un volto moderno, attraente, realizzando a pieno il suo
piano strategico e definendo la sua vocazione multiforme. Serve lavorare sul
turismo, sfruttando subito i fondi stanziati per il centro storico, realizzando
tutti i progetti che accrescono e qualificano la cultura dell'accoglienza: tra
questi i porti turistici, la darsena Acton e il «water front» monumentale,
un'opera che fonde con suggestione il mare alla terra. Bisogna poi completare
la piattaforma logistica con la darsena di levante e il sistema di trasporti su
ferro, e mettere a sistema l'eccellenza nella ricerca campana - l'aerospazio,
il polo hi-tech e i centri di ricerca di biotecnologia - con il sistema
economico-produttivo. Se a questo si aggiunge la splendida occasione del
gemellaggio con la città di Milano tra il Forum delle Culture che si svolgerà a
Napoli e l'Expo mondiale, ci si rende conto che abbiamo di fronte un'occasione
unica di valorizzazione complessiva delle risorse culturali, economiche e di
attrazione. So bene che parlare ancora di progetti in un momento così delicato
per l'economia può apparire retorico, ma mi riferisco soprattutto ai miei
colleghi imprenditori: serve rimboccarsi le maniche, rispondere con coraggio e
senso di responsabilità alla crisi congiunturale ed operare davvero. Insomma,
serve fare e fare presto. Ambrogio Prezioso * Presidente Acen
( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
SICUREZZA La
cacciata dei «nomadi» vista da uno dei nuovi campi alle porte della città Roma
«ripulita» dai rom Andrea Palladino ROMA ROMA Proviamo ad immaginarlo il
villaggio. Chiudiamo per un attimo gli occhi, cerchiamo di dimenticare il
brusio di fondo del Raccordo anulare, il rombo degli aerei low-cost - e
altamente inquinanti - che scendono su Ciampino. Dimentichiamo, anche, la
faccia di Alemanno, quella del prefetto Pecoraro, le bandoliere dei carabinieri
e le facce delle ronde. Quello che avremo davanti è il nuovo campo per rom,
sinti, camminanti. Italiani, stranieri, poco importa. Un campo chiuso,
illuminato la notte, con cartelli in varie lingue che sgranano le regole, i
commi, i codicilli, l'odiosa burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da
rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il
X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte
asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di
ferri vecchi. Tanti bambini, che appaiono dopo l'una del pomeriggio,
quando le scuole chiudono e tornano correndo, ridendo, scherzando. Allegri, un
po' furbi, bambini come altri milioni in tutta Italia, forse solo un po' più
felici. La Barbuta è uno dei campi di sosta dove da dieci giorni vige il nuovo
regolamento emanato dal Prefetto di Roma Pecoraro. È un commissario
straordinario, uno dei tanti in Italia, e l'emergenza stavolta sono meno di
diecimila persone nel Lazio, i rom, i sinti e le tante altre etnie di origine
nomade. Sono un'emergenza anche i bambini che ora giocano a poche centinaia di
metri dal Raccordo anulare. È un'emergenza il vecchio del campo - settanta
persone rom della Bosnia Erzegovina - di 75 anni, in Italia da 45. Si chiama
Naso, di mestiere fa il maestro del rame. Incide disegni, modella il metallo
come lo facevano i suoi genitori, un'arte antica che si impara ancora in
pochissimi posti. «Una volta insegnavo la mia arte - racconta - avevo più di
150 allievi, bambini italiani e rom, che insieme imparavano a lavorare il
rame». Per tre mesi, poi il contratto è svanito. Chiede, Naso, cosa c'è scritto
sulle pagine firmate Pecoraro, che stanno cambiando la vita dei campi. Si
chiameranno villaggi, ora. Ride Naso, ride la moglie che versa il caffè alla
turca. «Villaggi? Ma se qui non c'è niente!», commentano. «Le vedi le nostre
case? Le abbiamo pagate tutte noi - spiegano nella strada del campo - con i
nostri soldi». Francesco Rutelli li ha mandati qui nel 1995, con qualche
roulotte malandata della protezione civile. «In quarantacinque anni - continua
Naso - sono passato per tanti campi, sono stato all'Eur, a Cinecittà». Ma il
nuovo regolamento lo porta più indietro nel tempo, a quando era un bambino. «Era
il 1938, poi è venuto il 1939. Erano i tedeschi che a noi e agli ebrei ci
ammazzavano. Ora è venuto il momento di voi italiani». Si ferma, vuole essere
sicuro che le sue parole non vadano perdute. Dietro l'ottusa burocrazia
del regolamento si nasconde il solo intento di mandare via da Roma tutti i rom.
Serviranno permessi speciali, gestiti da un comitato con poliziotti, burocrati
comunali e un solo rappresentante degli abitanti dei campi, per accedere ai
posti, a pagamento. Basterà venir meno ai «piani d'integrazione», non accettare
un lavoro o star fuori più di un mese per essere espulsi. Ci saranno «presidi»
interni che, in teoria, potranno essere affidati anche a delle ronde. E poi
all'esterno le forze dell'ordine dovranno essere sempre pronte a intervenire.
Si dovranno accettare tutti i lavori che i burocrati comunali forniranno, non
rimanere disoccupati per più di tre mesi, pagare sempre le bollette ad Acea.
Altrimenti, fuori. E chi viene espulso non potrà più chiedere di entrare in
altri campi, perché aver perso il posto in precedenza impedisce di vedersi
assegnare una nuova piazzola. «Era meglio una legge chiara, che ci mandava
via». Sefko scuote la testa, guarda Naso, lo ascolta mentre ricorda i pogrom
che hanno sempre accompagnato la storia dei rom. «Questa volta ci vogliono
sterminare da vivi», continua Naso. Colpisce l'ossessione per il lavoro. «Io ho
fatto tanti di quei lavori - racconta Sefko - sono stato anche un operaio della
Fiat Mirafiori, ma quando hanno scoperto che ero rom mi hanno tolto il
permesso. Chi ci darà lavoro?». Nel regolamento non si spiega neanche chi sarà
tenuto a lavorare: solo il capo famiglia? E i figli? Appena finito l'obbligo
scolastico? E le donne? Diciannove pagine, sei parti. E un articolo finale, che
cancella tutte le normative comunali nel Lazio che riguardavano i campi nomadi.
Anni di politica d'integrazione, di norme oramai conosciute, accettate,
eliminate da un unico regolamento. Un regolamento che spiega nei dettagli come
cacciare i rom dai tanti campi di Roma. Basta un nulla, basta non avere un
lavoro o rubare una mela in un negozio e si va via per sempre, senza nessun
ricorso ad una autorità terza, senza appello. Le chiamano «reiterate violazioni
del regolamento». E dove andranno quando li cacceranno? «Immaginate che
significa, ad esempio, tornare in un paese dopo decine di anni che sei fuori -
spiega Naso - Torni che sei uno straniero anche lì, non hai più il passaporto,
non hai più la cittadinanza, i tuoi figli non conoscono neanche la lingua».
Loro, i rom della Bosnia, non sono neanche «comunitari» e l'espulsione potrebbe
significare l'inizio di un cammino senza fine. «Sono dieci anni che abbiamo
chiesto una casa popolare - spiega la famiglia di Naso - noi vorremmo una casa,
come avviene in Germania, in Francia, in Spagna. Noi vorremmo poter lavorare».
Senza nessuno che ti caccia, per spedirti in un campo dove diventi prigioniero.
Fino al prossimo regolamento, fino alla prossima espulsione, fino a farli
sparire. «Come possiamo continuare? L'altro giorno hanno picchiato una rom
davanti ad una chiesa perché con la figlia chiedeva la carità», racconta la
figlia più giovane di Naso. Ed è lei, la più giovane della casa, che alla fine
ha il volto più scuro. Affiora la paura, la paura di rivivere quei racconti del
1938 che gli anziani ripetono oggi, davanti al nuovo regolamento del governo
Berlusconi. «Ci vogliono sterminare da vivi», continua ripetere Naso. Foto: IL
CAMPO ROM DI VIA SALONE ALLA PERIFERIA DI ROMA /FOTO EIDON
( da "Stampa, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Enzo Bettiza LA
FRATTURA TRA DUE EUROPE Fino a che punto i cittadini dei singoli Paesi
dell'Unione Europea, italiani compresi, assordati come sono dalle rispettive
controversie domestiche, possono essere in grado di percepire in tutta la sua
estensione e gravità l'incombenza di una crisi continentale senza precedenti?
Fino a che punto, insomma, riusciamo a comprendere che il vertice lampo dei 27
Capi di Stato e di governo dell'Unione, riuniti ieri a Bruxelles, è stato
davvero «straordinario»? Straordinario per tante cose, certo, ma soprattutto
perché svolto in una rovente atmosfera di ricatti, accuse, risentimenti che
bollivano da un pezzo nella surriscaldata pentola comunitaria e che ormai
nessuno, né all'Est né all'Ovest, può fingere di ignorare. A Bruxelles, in
realtà, si è verificata la spaccatura fra due Europe che si sono contese il
campo di battaglia con due vertici contrapposti. Da un lato il vertice
visibilmente ostentato e polemico di dieci Paesi dell'Europa centrorientale, di
cui almeno sette al limite del disastro finanziario, promosso in separata sede
addirittura dal presidente ceco dell'Unione Mirek Topolanek. Dall'altro
l'incontro più discreto, ma nella sostanza altrettanto determinato, dei leader
euroccidentali capitanati dal francese Nicolas Sarkozy col pretesto di
difendere le industrie nazionali in generale e lo scopo di salvaguardare in
particolare l'occupazione francese nell'industria dell'auto. Secondo i
governanti degli Stati ex comunisti, oggi tendenzialmente liberisti, i più
polemici con la Francia accusata di dirigismo e nazionalismo economico, si
tratterebbe d'un insieme di prevenzioni di sapore autarchico, antieuropeo, al
limite protezionistico e contrario alla mobilità della manodopera dall'Est e
alla localizzazione di attività produttive nell'Est dov'è minore il costo del
lavoro. Aleggia ovviamente sul tutto l'incubo delle recessione che, innescata
dall'America, minaccia le società ancora solide e ricche della «vecchia Europa»
e mette già in ginocchio i due terzi delle economie più fragili e vulnerabili
dell'Europa centrorientale. I grandi d'Occidente, Inghilterra, Italia, Spagna,
seguiti dall'Olanda e dal Belgio, sembrano propensi a non perdere il contatto
con la linea di larvato neoprotezionismo imboccata da Sarkozy. La Germania con
la sua doppia anima, per metà occidentale e per metà orientale, come lo è la
biografia personale del cancelliere Merkel, sembra invece attestata su una
posizione duttile e mediatrice tra i due fronti opposti. Oramai è chiaro che la
crisi europea è altrettanto politica, o forse senz'altro più politica che
economica e finanziaria. Qui siamo al cospetto della più seria frattura che
l'Europa di Maastricht, l'Europa della riunificazione tedesca, l'Europa
dell'allargamento a Est, veda aprirsi nel proprio grembo dopo il crollo del
Muro nel 1989. È in gioco qualcosa che va assai al di là delle comprensibili
preoccupazioni della Francia, e dei Paesi in difficoltà che la sostengono, per
la salvaguardia e l'intangibilità delle proprie industrie e dei propri mercati
del lavoro. Una parte dei popoli e dei governanti dell'Est, i quali beninteso
hanno anch'essi le loro colpe per la situazione spesso disperata in cui
versano, rimproverano all'Ovest di voler erigere oggi una nuova «cortina di
ferro» protezionistica al posto di quella ideologica e poliziesca caduta
nell'89. Il presidente della Repubblica Ceca, di vocazione euroscettica, punta
il dito sostenendo che la nave europea, sballottata qua e là dalla tempesta dei
mercati internazionali, vorrebbe evitare il naufragio gettando a mare «la
zavorra dei Paesi ex comunisti». In queste accuse, ancorché esagerate, c'è
tuttavia un fondo speculare di verità. Sono in gioco difatti il mercato unico
europeo, la tenuta dell'euro nello sconquasso finanziario globale, il
salvataggio di una metà d'Europa dalla bancarotta, il contenimento di tracolli
di tipo argentino che s'affacciano sul Danubio, il recupero di membri
comunitari giù adulti e importanti come l'Irlanda e la Grecia che oggi, dopo un
decollo miracoloso, appaiono inclinati sullo stesso abisso che minaccia
d'inghiottire i Paesi baltici e, più in là, perfino la Bielorussia e l'Ucraina.
In definitiva, per la prima volta, è nell'occhio del ciclone non solo l'idea di
un'Europa più unita e più ampia; è a rischio tutto ciò che, bene o meno bene, è
stato già faticosamente e gradualmente costruito da oltre mezzo secolo. A
prescindere dalle critiche che diversi europessimisti «vecchi» e «nuovi»
esprimono sui labirinti della «burocrazia carolingia» di Bruxelles, paragonata da taluni perfino alla burocrazia sovietica, non è possibile
non intravedere il danno storico che all'Europa odierna, all'Europa possibile,
verrebbe dalla dissoluzione delle strutture giuridiche, dei propellenti
monetari, degli strumenti d'intervento e di bonifica regionali già esistenti e
operanti malgrado crisi minori di rigetto e conflittualità inevitabili
in un organismo transnazionale di così eccezionale complessità. La crisi in
atto, purtroppo, non è per niente minore e passeggera. È una crisi che potrebbe
trasformarsi, se non vi si pone per tempo rimedio, in un morbo terminale. Basta
un piccolo spaccato periferico, la Lettonia, a testimoniare la profondità di un
contagio che già lambisce Paesi molto più grandi come la Polonia e l'Ungheria.
L'ex repubblica sovietica del Baltico aveva ricevuto un prestito di salvataggio
di 7,5 miliardi di euro pilotato dal Fondo monetario internazionale, ma la
cifra, troppo esigua, non era riuscita a contenere la deriva; il mese scorso
erano scoppiate manifestazioni di protesta contro la corruzione e le
insufficienti manovre economiche del governo; la crisi, fattasi politica, ha
costretto il primo ministro e il suo esecutivo di centrodestra alle dimissioni
sotto la pressione della piazza. Dopo quello islandese, è stato il secondo
governo europeo a cadere per effetto del caos mondiale. Un caso in cui il
rimedio si è rivelato peggiore del male. Il premier ungherese Ferenc Gyurcsany,
indicando lo sfascio politico di Riga, ha colto la palla al balzo per
contestare la recente cifra di 24,5 miliardi di euro, destinati dalla Banca
Europea e dalla Banca Mondiale all'Europa dell'Est, esigendo un piano
d'assistenza Ue da 180 miliardi nello stesso momento in cui il primo ministro
polacco, Donald Tusk, richiedeva l'ingresso accelerato nella zona euro delle
monete orientali. Come si sa, la richiesta di mutare le vecchie valute in euro
è una delle più assillanti e più problematiche che arrivino alla Commissione di
Bruxelles dall'Est, dove per ora fruiscono della moneta unica soltanto Slovenia
e Slovacchia coi loro bilanci in regola con i parametri di Maastricht.
L'epidemia di dissesti nella metà più povera d'Europa, se dovesse tramutarsi in
un incontenibile effetto domino paneuropeo, porrebbe scottanti problemi anche
all'Italia impegnata con banche, prestiti e aziende (migliaia in Romania) in
quelle nazioni ammalate. Così come li pone già alle banche austriache presenti
nella Mitteleuropa, alle greche operanti nei Balcani, alle svedesi e finlandesi
attive o invischiate fino al collo nei Paesi baltici. Ma, al di là di tante
spine tecniche e pratiche, lo spettro che s'aggira per l'Europa è l'Europa
stessa ormai in bilico tra malanni curabili e incurabili. La chiave d'uscita
dalla crisi si trova sicuramente a Berlino. La buona salute economica,
l'esperienza che le deriva dall'assorbimento dei tedeschi orientali, la sua
atavica prossimità e sensibilità ai problemi dell'Est, fanno in questo momento
della Germania la sola credibile nave di soccorso in mezzo alle acque
procellose del Danubio e della Moldava. Non sappiamo ancora quali carte la signora
Merkel giocherà per attenuare i colpi troppo duri di Sarkozy. Dovremo aspettare
che le giochi e sperare che le giochi bene.
( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 02 Marzo 2009
CRONACA Pagina 13 BORGO ROMA. Svolta nella storia infinita del locale di via
Golino. Il gestore: «Dovremo lasciare a casa 30 dipendenti» Birreria sigillata
a metà Si fa baldoria all'esterno I vigili ordinano la chiusura di tre stanze:
il barista allestisce un banchetto fuori. E fa ricorso al Tar Baldoria fuori
programma sabato sera alla birreria Paulaner di via Golino, in Borgo Roma. Ai
gestori è infatti toccato allestire un banchetto all'esterno per scusarsi con
tutti i clienti che non riuscivano ad entrare nel locale, dopo che la polizia
municipale aveva chiuso tre delle quattro sale disponibili. La motivazione di
tale provvedimento, secondo i gestori e il loro avvocato, che ha già inoltrato
ricorso alle autorità, sarebbe «assurdo» e «dannoso per l'attività
commerciale». «I vigili urbani sono intervenuti a chiudere due terzi del locale
perché sostengono che non ci sono parcheggi sufficienti rispetto al numero delle
persone che lo possono frequentare», spiega il legale dei titolari Kofler,
Stefano Baciga. «In realtà i miei assistiti, nel luglio scorso, si sono dotati
di uno spazio formalizzando l'affitto di un pezzo di terra dietro al locale che
viene a tutti gli effetti già utilizzato come parcheggio. Ma secondo le
autorità manca un vincolo notarile, ovvero un timbro che stabilisce che quel
terreno è vincolato all'uso di parcheggio esclusivamente da parte dei clienti
del locale», aggiunge Baciga. Che incalza: «È assurdo che nel 2009, per una
formalità, si chiuda una parte del locale che dà da lavorare
a 50 dipendenti causando un danno enorme per una cosa assolutamente banale,
dimostrando ancora una volta che la burocrazia è nemica dell'impresa». Secondo il gestore della birreria,
Cristian Rampazzo, il provvedimento li colpisce duramente al punto che dice:
«Dovremo lasciare a casa almeno trenta dipendenti, non possiamo permetterci di
tenere personale senza gli introiti. Già alcuni si sono proposti di
dimezzarsi lo stipendio per evitare i licenziamenti e abbiamo già inoltrato il
ricorso sperando che il Tar dia la sospensione». Non è il primo ricorso che i
gestori devono affrontare nei confronti dell'amministrazione, spiega
l'avvocato: «Già due anni fa abbiamo dovuto rivolgerci al tribunale per poter
aprire il locale e l'abbiamo spuntata». Poi era successo che i vicini si erano
lamentati del rumore dei clienti e, grazie ad un accomodamento, tutto si è
risolto riuscendo a creare una sorta di convivenza pacifica tra i residenti e
la vita del locale. Ora la questione dei parcheggi: l'azienda per ovviare agli
interventi dei vigili ha affittato un appezzamento di terra da uno dei
proprietari di Forte Tomba, ma a quanto pare non tutte le carte sono in regola
e c'è chi si chiede se non sia necessaria anche una variante urbanistica per
poter trasformare l'area in parcheggio. Intanto, l'assessore alle attività
commerciali, Enrico Corsi, interpellato dagli stessi gestori, mette le mani
avanti e dice: «Devo verificare l'accaduto con gli uffici, poi potrò
esprimermi».
( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 02 Marzo 2009 CRONACA Pagina 9 TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera
del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine L'Accademia del
circo trova la sede per restare Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la
scuola» La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato
il via libera definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15
giorni. Scongiurato quindi il rischio di una chiusura dei corsi,
paventato dal presidente e fondatore dell'Accademia, Egidio Palmiri, in mancanza
di una sede stabile prima del prossimo inverno. «Ringrazio tutti coloro che
hanno reso possibile questo miracolo», ha detto Palmiri, «posso finalmente
realizzare un sogno: dare agli studenti spazi adeguati, non solo agli allievi
interni, che vivono in Accademia, ma anche a quelli esterni, aumentati
notevolmente anno dopo anno e per i quali gli spazi attuali, nell'ex centrale
del latte di via Francia, non erano più sufficienti. Ora potremo rispondere
alle molte richieste che continuamente ci arrivano». Palmiri, 85 anni molto ben
portati, figura di spicco del mondo circense italiano per la sua carriera come
acrobata a grandi altezze e poi come presidente dell'Ente nazionale circhi, che
guida ancora oggi, ha fondato l'Accademia a Verona nel 1988. Anche allora la
prima sede fu provvisoria, ospitata dalla base invernale del Circo Americano,
in Zai, e anche allora la burocrazia fermò il progetto
di una sede stabile che doveva essere costruita alla Spianà. Così Palmiri fece
le valigie e si trasferì a Cesenatico, dove il Comune gli mise a disposizione
un'ex colonia estiva da ristrutturare. Che diventò l'Accademia del circo
italiana, unica nel mondo occidentale con il convitto (ce ne sono in Russia,
Cina, Corea). Nel 2003, scaduta la convenzione con l'ente comunale, la scuola
ha smontato trapezi e trampolini lasciando il mondo del circo orfano di una
delle migliori scuole del mondo. Un anno dopo l'Accademia è rinata a Verona,
ancora una volta in una sede provvisoria, sul terreno della latteria in disuso,
dove è stato montato un tendone, sono state allestite roulotte e altre
strutture mobili e ristrutturate alcune sale del vecchio edificio. E subito
Palmiri ha messo mano a un progetto per dotare l'Accademia di una sede
definitiva. Ma ci sono voluti cinque anni. «Per fortuna ho avuto la pazienza
che non ebbi vent'anni fa», spiega Palmiri. «Pure in ritardo, siamo ancora in
tempo a costruire la palestra per l'avvio del prossimo anno scolastico, e
comunque prima dell'inverno. Non sarebbe stato possibile affrontare un'altra
volta i mesi freddi in una struttura precaria, costosissima da riscaldare e
ormai troppo piccola. Piuttosto ero disposto a chiudere tutto, non avrei potuto
fare un altro anno così». L'area dove sarà costruita la nuova Accademia, alle
Golosine, fa parte di un piano che ha avuto un iter complesso. Passato in
Regione quattro anni fa con altri progetti di riqualificazione urbana, poi i
tempi si sono allungati e ora si dovrà correre con i lavori per aprire puntuali
a settembre, o almeno tagliare il nastro a Natale.[FIRMA]
( da "Nuova Sardegna, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina 6 - Sardegna
La task force sarda dell'integrazione aiuta i rifugiati a ritrovare la libertà
In Sardegna sono sedici gli stranieri che hanno richiesto asilo politico:
arrivano da Nigeria, Ghana, Guinea e Afghanistan Sono i "senza
libertà", perseguitati che scappano dai regimi di dittatori e despoti,
dall'Eritrea e dalla Somalia, dall'Afghanistan dei talebani e dall'Iran degli
ayatollah irriducibili, dalla Liberia e dalla Costa d'Avorio, dalla Cina che
per farsi sentire deve morire col fuoco in piazza Tienammen. Fuggono da tutti
quei Paesi dove non puoi protestare e contestare senza finire in carcere. è
quel mondo ancora tribale e violento dove i diritti civili sono calpestati come
avveniva secoli fa, dove la legge è quella sanguinaria dei tagliatori di gole e
di testa, di quelli che il dissenso non lo accettano proprio. In Sardegna i
rifugiati politici - in questi giorni - sono sedici. Sono affidati allo Sprar
(sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) sorto con la legge
Bossi-Fini 189 del 2002. Il Centro è stato intitolato a Emilio Lussu, il
sardista-socialista di Armungia fuggito in Francia sotto il fascismo. Dal 29
dicembre 2006 il Centro è gestito dall'amministrazione provinciale di Cagliari
(assessore competente Angela Quaquero) che ne ha affidato la gestione operativa
all'associazione "Cooperazione e confronto" di Serdiana diretta da
Ettore Cannavera, uno dei pochi sacerdoti-coraggio impegnati a difendere i più
deboli nella sua comunità "La Collina" tra gli ulivi e le vigne del
Parteolla. Lo Sprar ha sede in via Cadello, terzo piano di un palazzo della
Provincia dove i rifugiati trovano assistenza e sorrisi. Giovedì c'erano quasi
tutti perché era la giornata del "pocket money", la social card o se
volete la "paghetta", 42 euro alla settimana che lo Stato italiano
passa ai rifugiati. Adesso sono 14 maschi e due donne iraniane, queste ultime
chiedono di non essere né fotografate né citate, parlano in inglese («ci
rintraccerebbero comunque, we live by fear, viviamo di paura»). Sono qui per preparare
documenti sanitari, i più per cercare un lavoro anche perché con 42 euro la
settimana bisogna saper stringere la cinghia. Non pagano affitto perché abitano
in appartamenti della Provincia tra il Poetto, il Cep e Is Mirrionis. Amos
Ebosele ha 25 anni, è un nigeriano: «Sono dovuto scappare perché avevamo molti
problemi io e la mia famiglia. Sono arrivato a novembre, ho frequentato un
corso per meccanico, mi piacerebbe lavorare in un'officina. Qui in Sardegna sto
scoprendo la libertà e l'affetto degli operatori». Aklis Molokrano, 24 anni,
arriva dal Ghana. Sa dire solo una frase: «Ho bisogno di lavoro, tra Accra e
Takoradi non ne trovi, ho visto che è difficile anche qui ma almeno solo
libero». Storie di disperazione, ma non solo. Da Kronacri, in Guinea, era
arrivato Suleiname Bayo, aveva vent'anni, aveva partecipato ai mondiali
giovanili di calcio, era finito in carcere per aver urlato slogan
antigovernativi, riesce a fuggire dalla cella e sbarca in Italia passando cento
frontiere. Arriva in Sardegna. è accolto in via Cadello, gioca a calcetto,
viene notato da alcuni presidenti di squadre di prima categoria. Lui dice:
«Gioco con voi solo se mi trovate un lavoro». Indossa così la maglia dell'Uta
90, diventa capocannoniere, lo vorrebbero due squadre del Sassarese, ora è in
Lombardia, gioca da titolare in seconda divisione e fa il cameriere in un
ristorante di lusso («fra i miei colleghi sono l'unico che parla inglese»). E
così tante, tante altre storie che non sempre possono essere raccontate. Perché
ci si imbatte, per esempio, in giovani afghani delle etnie Pasthun e Hazara e
si capisce solo che vogliono dimenticare «persecuzioni e carcere, violenze
morali e fisiche, fame e malattie,e mai un ospedale dove puoi essere curato.
Voi in Sardegna, in Italia, vivete in un paradiso, la nostra vita è un
inferno». E così oggi si chiudono sedici capitoli con le storie di sedici
persone. Ne sono passati altri in questi uffici, nelle case alloggio, alcuni
hanno trovato lavoro, si sono saputi inserire. Altri aspettano, passano le
giornate o davanti alla televisione o a studiare l'italiano. Le lezioni di
lingua vengono impartite alla "Giuseppe Manno", scalette di Santa
Chiara. C'è anche chi riesce a iscriversi alle superiori. Due afghani, Jovid e
Amin, hanno potuto trovare una busta paga lavorando a Sestu in un laboratorio
tessile. "Siamo felici, ma vediamo molti nostri connazionali senza
futuro". A lavorare con questi giovani erranti dal mondo e per il mondo
c'è un'èquipe affiatata di professionisti sardi con competenze di tutto
rispetto. è una squadra, un team sociale che si è formato nelle nostre
università, che a "La collina" di Serdiana ha trovato le motivazioni
giuste. Oggi si occuperebbero di Navtei Singh Sidhu, l'indiano di 35 anni a cui
tre belve hanno dato fuoco a Nettuno. Starebbero a contatto con Gratian, il
bambino rumeno di quattro anni costretto dalla nonna a mendicare e rispedito in
patria. (Ieri su l'Unità il direttore Concita de Gregorio, ha scritto:
"Rimpatriare bambini soli anziché accoglierli, crescerli e farli diventare
cittadini di questo Paese è una vergogna - non è la sola - che siamo costretti
a condividere con chi ci governa"). I sardi del sociale lavorano senza le
luci della ribalta tra gli uffici di via Cadello, al centro del parco di Monte
Claro, e le tre residenze cagliaritane di quanti - in un labirinto burocratico
spesso inestricabile - hanno chiesto asilo politico. La responsabile del
progetto è una pedagogista di Maracalagonis, Stella Deiana, 43 anni, mamma di
Chiara bimba di cinque anni. Dopo la laurea, dal 1991 lavora tra Milano e Roma.
Ha davanti a sé i guai dei tossicodipendenti e degli etilisti, fa l'operatrice
di strada nella zona della stazione Termini e in alcune borgate, avvia a La
Cassia un progetto pilota di mediazione sociale in un quartiere di senzatetto a
contatto con ville miliardarie di super-ricchi. Nel 2000 scatta il Servizio
centrale del Programma nazionale per l'asilo politico "il padre
dell'attuale sistema di protezione". è lei che dal 2002 deve monitorare i
progetti territoriali nazionali, compresi quelli della Sardegna. Si trasferisce
a Cagliari dal 2005. Competenze varie. Gianna Antonacci, 29 anni, di
Quartucciu, è psicologa, aveva discusso la tesi sulla "motivazione al
cambiamento negli eroinomani" con molte inchieste sul campo. «Volevo
soprattutto rendermi utile con i più indifesi, faccio un tirocinio al Sert, ed
eccomi qui con i rifugiati, allo Sprar». I casi più toccanti: «La storia di
un'iraniana violentata e torturata perché rifiutava il velo». Un gruppo di
nigeriani e somali sta parlando con il sociologo del gruppo, Diego Serra, 40
anni, anche qui pagine choccanti di torture e arresti, di fame e miseria. Non
le vogliono raccontare perché hanno paura, la frase più frequente è la solita,
"we live by fear". Serra, di Arbus, si è formato nel Montefeltro,
all'università intitolata a Carlo Bo, a Urbino, tesi sulla formazione
professionale con Marcello Dei. «Il problema principale dei rifugiati è la
lingua, per questo motivo rendiamo obbligatoria la frequenza alle lezioni di italiano.
è una complicazione anche far capire i meccanismi della
nostra burocrazia». La
difficoltà maggiore? «Riuscire a spronarli, alcuni si aspettano troppo ma il
più delle volte si sanno integrare, hanno molta buona volontà». Tra gli
operatori c'è anche chi si occupa degli aspetti legali. è Ivonne Mameli, mamma
di Beatrice, bimba di tre anni, ovviamente laurea in Giurisprudenza,
deve seguire tutti i passaggi per far ottenere i permessi di soggiorno dei
richiedenti asilo e le procedure connesse al riconoscimento dello status di
rifugiato. è tra le prime a ricevere le confidenze, i segreti di questi
giovani. «Il più delle volte sono persone che sono fuggite dal carcere dei
rispettivi Paesi perché hanno osato protestare contro il governo, hanno un grande
desiderio di libertà, vorrebbero rientrare nei loro Paesi, che ci fosse libertà
in Iran e Afghanistan, in Costa d'Avorio e in Somalia, alcuni piangono, hanno
nostalgia dei genitori. Mi ha commosso e inquietato la vicenda di un nigeriano
coinvolto nella guerriglia civile, si è salvato dopo che alcuni avevano cercato
di dargli fuoco». Vicende altrettanto drammatiche potrebbe raccontare Sara
Cossu, 29 anni, di Dolianova, lei che ha vissuto in Marocco e che ha visto in
presa diretta i giorni bui della Bosnia, del Kosovo. Sara si forma a Napoli,
laurea in Studi islamici («mi hanno sempre intrigato i comportamenti di quel
gruppo religioso»). Poi un master a Roma con i finanziamenti master and back
della Regione sarda, si occupa della ricerca della pace (peacekeeping) e della
sicurezza (security's study). Rientra ed eccola al Progetto del centro
rifugiati "Emilio Lussu" e nel gruppo di operatori guidati da Ettore
Cannavera. Spiega: «Sono circondata da persone che hanno una grande voglia di
integrazione, ad alcuni che soffrono la nostalgia se ne affiancano altri che si
sentono davvero cittadini del mondo e che, quando assaporano un po' di libertà,
desiderano poterla esportare nei Paesi dove son nati. Ma sanno che è difficile
combattere contro i regimi autoritari e i dittatori». Resta da chiedersi se la
Sardegna sia razzista o ospitale. Stella Deiana e Ivonne Mameli, Diego Serra,
Gianna Antonacci e Sara Cossu che «il razzismo non sia diffuso ma è evidente
che sacche di resistenza ne esistono». Si cita - e sembra di tornare alla
cronache dell'emigrazione italiana all'estero e di quella meridionale a Torino
e Milano negli anni Cinquanta del secolo scorso - il caso degli annunci sul
"Baratto" dove spesso si legge "Si affitta ma non a
stranieri". Precisa Sara: «Ci sono difficoltà di primo impatto, appena ci
si trova davanti a un rifugiato, soprattutto se asiatico o africano, c'è come
un blocco. Ma poi - come ci capita frequentemente - quando andiamo agli uffici
Asl di via Nebida, o alla cittadella finanziaria, o all'ospedale Brotzu
troviamo massima collaborazione. Succede lo stesso quando andiamo con loro nei
negozi per aiutarli, le prime volte, a fare la spesa, a sapersi districare con
l'euro. Talvolta, anzi, ci scontriamo con atteggiamenti buonisti spesso
controproducenti, che non giovano perché è logico che anche i rifugiati vanno
spronati al massimo perché si sappiano rendere autosufficienti. No, non c'è
razzismo, Cagliari - come la Sardegna - si conferma anzi una città
accogliente». Ettore Cannavera, il sacerdote cui fa capo il Centro rifugiati,
aggiunge: «Occorre una educazione costante anche della nostra società che,
rispetto alle zone di provenienza dei rifugiati e richiedenti asilo, si
conferma società opulenta mentre da altre parti si muore di fame, di epidemie e
per di più senza libertà. Il mondo non può ancora essere diviso tra ricchi e
poveri». Anche questi problemi verranno affrontati in un convegno organizzato
dalla Fondazione "Luca Raggio" in collaborazione con la facoltà di
Scienze politiche di Cagliari e l'Unric (centro regionale europeo sotto
l'ombrello dell'Onu). Tema: "i diritti e la condizione dei
rifugiati". Con testimonial somali ed eritrei ne parleranno la preside
Paola Piras, i docenti Annamaria Baldussi e Giacomo Biagioni, l'avvocato Tiziana
Meloni, l'assessore provinciale alle politiche sociali Angela Quaquero,
Gianluca Scroccu della Fondazione Raggio e il giornalista eritreo Hailé
Weldemicheal. L'incontro si terrà giovedì 5 marzo alle ore 16,30 nell'aula
magna di viale Fra Ignazio
( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 02 Marzo 2009
SPORT Pagina
( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Pagina XIV - Milano
La giunta potrebbe arrivare a versare fino a 500mila euro ai gestori per i
ritardi Bike sharing, è polemica il Comune: non è colpa nostra Protesta di
Verdi, Pd e Forza Italia "C´è il rischio di affossare tutto il nuovo
servizio" ALESSIA GALLIONE è scontro sui ritardi della macchina comunale
che potrebbe far lievitare a 500mila euro la cifra che l´amministrazione dovrà
pagare per la gestione del bike sharing. Soldi che si sarebbero potuti
risparmiare se fossero stati montati gli impianti pubblicitari che servono per
coprire i costi del servizio. E di cui adesso il centrosinistra chiede conto.
Ma l´assessore con delega alla Pubblicità, Maurizio Cadeo, non ci sta a prendersi
la responsabilità: «Per me non c´è nessun ritardo. Se qualcuno si lamenta per
tempi che considero fisiologici respingo le accuse al mittente». E gli
indirizzi sembrano chiari. A cominciare dal gestore, Clear Channel: «Le
posizioni degli impianti ci sono state consegnate tra novembre e dicembre e non
concordate prima. Stiamo facendo di tutto per risolvere una situazione
complicata, ma non posso non tutelare altre esigenze della città o ignorare le
regole». Fino ad Atm, che ha fatto la gara per il Comune: «Se è Atm ad avere
fretta, ricordo che il bando lo hanno fatto loro: io non l´ho neppure visto.
Possiamo risolvere i problemi quando ci vengono presentati, non prima». Gli
uffici, dice Cadeo, sono al lavoro. Anche l´assessore alla Mobilità Edoardo Croci
assicura: «Entro una settimana saranno autorizzati 100 impianti». E aggiunge:
«L´importante era far partire il bike sharing: sapevamo che ci sarebbe stato
uno sfasamento tra l´inizio del servizio e la pubblicità. Avevamo stabilito
anche che i costi di gestione iniziali sarebbero stati coperti da Atm. Come?
L´azienda ha incassato diversi milioni in più arrivati dalla gestione di spazi
pubblicitari comunali». Il contratto tra Atm e Clear Channel prevede che per
ogni impianto pubblicitario non autorizzato venga pagato un corrispettivo.
Finora la cifra è di 150mila euro. Ma crescerà di 100mila euro per ogni mese di
ulteriore ritardo. Per 103 rastrelliere dovrebbero essere 206 cartelloni e un
centinaio non hanno ancora il nulla osta: «Non rispettavano le regole della
Sovrintendenza, del codice della strada, del decoro urbano o del regolamento
del verde», aggiunge Cadeo. Ma il capogruppo dei Verdi in Consiglio, Maurizio
Baruffi, chiede una seduta straordinaria delle commissioni Mobilità e Arredo
urbano e oggi farà un intervento in aula: «Se c´è qualcuno che vuole affossare
qualsiasi iniziativa a favore delle due ruote venga allo scoperto - dice - .
Non vorrei che i soldi necessari per potenziare il servizio
stanziati dal Comune debbano sostenere i ritardi della burocrazia». Rincara il Pd con
Pierfrancesco Majorino: «è un monumento all´incapacità dell´amministrazione,
che in un periodo di crisi butta via 500mila euro». Le critiche arrivano anche
dalla maggioranza. A dire sì alla riunione congiunta è il presidente della
commissione Arredo urbano, Fabrizio De Pasquale (Forza Italia): «Il bike
sharing era stato recuperato all´ultimo momento con un emendamento al piano
pubblicità, adesso c´è il ritardo delle autorizzazioni: a questo punto più che
i due assessori la speranza e che se ne occupi il sindaco. Bisogna vincere la
miopia dei singoli settori». Per Marco Osnato di An, presidente della
commissione Mobilità, «non credo che ci sia ostruzionismo, ma difficoltà
normative. Mi auguro che si trovi una soluzione che non pesi sui cittadini».
( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Tragiche
vacanze,muore giovane medico incidente in libia Federico Ronzitti, 33 anni, si
è scontrato in moto contro un camion LA LIBIA, il sole, la sabbia, l'avventura,
l'emozione di percorrere la regione a cavallo di una supermoto, come la Bmw
HP2. Poi, in un attimo, la tragedia. La moto esce dal rettilineo, invade la
corsia opposta di marcia e va impattare frontalmente contro un camion, che si
ribalta. Sotto gli occhi esterrefatti di sette compagni di viaggio. È un attimo
e per Federico Ronzitti, chirurgo genovese di 33 anni, è la fine. La morte è
immediata. Se ne è andato così, sabato pomeriggio poco dopo le
( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'oligarca finito in
cella dopo aver sfidato Putin Lorenzo Gianotti Domani a Mosca inizia il secondo
processo a Michail Borisovic Chodorkovskij e a Platon Lebedev, da tempo
detenuti in un campo siberiano. Sono giudicati per reati di frode e evasione
fiscale dalla corte distrettuale di Chamovnicesk. Chi è Chodorkovskij e che ha
fatto? Nato nel
( da "Nazione, La (Lucca)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
CRONACA LUCCA pag. 3
PIÙ LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, poten... PIÙ
LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, potenziamento
della rete infrastrutturale, meno burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di
artigiani e commercianti che chiuderanno bottega: sono queste alcune delle
richieste che le quattro associazioni di rappresentanza della Provincia Cna,
Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti presenteranno al tavolo anti-crisi
convocato dalla Provincia in programma oggi. Interventi necessari e
vitali per rimettere in moto il sistema economico che fanno parte del
«pacchetto» preparato, in prospettiva, dai quattro presidenti delle
associazioni - Ademaro Cordoni (Confcommercio), Giuliano Cesaretti
(Confesercenti), Ugo Da Prato (Cna) e Costante Martinucci (Confartigianato)
durante l'ultimo tavolo convocato in vista del summit. Una vera propria task
force, quella delle 4 associazioni, che da dicembre si stanno muovendo in modo
unitario per suggerire, promuovere, sostenere azioni concrete a sostegno della
micro, piccola e media impresa della Provincia. «IN PROVINCIA di Lucca scrivono
nel documento le quattro associazioni su un totale di 53.369 imprese sono
14.154 quelle artigianali, 14.310 le commerciali, 4.148 le turistiche, 5.864
quelle del terziario dei servizi e 1.805 degli altri settori del terziario. Un
panorama di oltre 40.000 aziende che rappresenta il 75% del tessuto
imprenditoriale della Provincia». Ed è proprio dai numeri, dall'espressione
matematica dell'importanza economica dei piccoli artigiani e imprenditori,
imprese, negozi e professionisti che Cna, Confartigianato, Confcommercio e
Confecercenti ribadiscono «alle istituzioni locali, regionali, provinciale e ai
parlamentari del nostro territorio» alcune delle priorità che avevano già
espresso nei precedenti incontri: dal sostegno al credito per le imprese alla
revisione degli studi di settore e la fiscalità locale con riduzione del carico
di imposte locali e addizionale Irpef, sia delle tariffe, dallo sviluppo delle
infrastrutture al sostegno al turismo, dalla semplificazione burocratica agli
interventi specifici per i piccoli imprenditori che cessano l'attività. Ed è
dal credito che si deve ripartire. QUALCOSA di positivo è stato finalmente
fatto: «A fronte di un fenomeno preoccupante di rigidità del sistema bancario
scrivono - le nostre associazioni valutano positivamente alcuni interventi
dello Stato come i cosiddetti Tremonti bond e il progetto avviato con la Camera
di Commercio per l'attivazione di prodotti di breve periodo per dare respiro
alle imprese, e siamo allo stesso tempo preoccupati per l'esclusione del
sistema dei Confidi dai piani di intervento regionali». Mentre a livello locale
«chiediamo l'immediata attivazione di un tavolo di lavoro tra Camera di
commercio, Provincia, Comuni, sistema bancario e categorie e risorse
straordinarie per agevolare le piccole imprese in stato di sofferenza».
( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
PRIMO PIANO pag. 5
Premiato da Brunetta il progetto anti-code dell'Amministrazione ABBIATEGRASSO
ABBIATEGRASSO STOP ALLE code davanti agli sportelli degli uffici comunali.
Arriva un nuovo progetto antiburocrazia che nelle
intenzioni dell'Amministrazione dovrebbe salvare cittadini e aziende da
estenuanti attese. Il progetto promette bene, tanto che è riuscito a guadagnare
la finale di «Premiamo i risultati», un'iniziativa promossa dal ministero della
Funzione pubblica guidato da Renato Brunetta e a cui hanno partecipato 760
Comuni italiani. Lo snellimento della burocrazia, secondo l'Amministrazione
abbiatense, deve partire dalla legge sull'autocertificazione. Solo che finora
le campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini non sono bastate a far
applicare la nuova legge e a dribblare la valanga di richieste per i certificati.
Dice Giuseppe De Santis, responsabile dei Servizi demografici del Comune e
ideatore del progetto: «Quella dell'autocertificazione è una delle leggi meno
applicate d'Italia. Bisogna promuovere l'autocertificazione a tutti i livelli.
L'UNICO soggetto di riferimento, cui spetteranno i relativi controlli, sarà il
Comune». Il progetto è già operativo. Il Comune ha infatti istituito un filo
diretto con le scuole, una banca e un'assicurazione. «Siamo convinti dice
l'assessore Franco Lovetti che i risultati non mancheranno, ma occorre la
collaborazione di tutti». M.Az.
( da "Adige, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Posti macchina
sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è
diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie
coronarie Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore,
leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e
verso le proprie coronarie. La politica fa il bello e cattivo tempo mentre i
cittadini, e mi limito all'ambito locale per carità cristiana, stanno a
guardare sempre più increduli e scoraggiati. Un candidato sindaco dirigente
provinciale che non conosce la storia e le storie dei suoi ospiti a pranzo, un
candidato sindaco di valle che da parlamentare europeo già assicura: «Mi tengo
tutte due le poltrone»; un sindaco che da senatore se le tiene tutte e due e
non ne parla proprio. Una bagarre sui costi della politica che passata una
settimana viene lasciata nel silenzio perché tanto la gente poi se ne scorda.
Uno stanziamento a favore di una organizzazione certamente non bisognosa che
dovrebbe portare alla conta di chi è più cattolico cristiano. Una nobile gara, insomma.
Una città che fra lavori di marciapiedi e strade sta diventando un budello
(vedasi Bolghera) con costi che non ci sono mai stati comunicati. Questi alcuni
grandi temi, però vorrei citarne uno piccolo ma significativo: in piazza
Medaglie d'oro, di fronte all'ospedale, dove la ricerca del parcheggio è spesso
una lotta all'ultimo centimetro, ad un bar (con grande giardino) è stata
assegnata, dal burocrate di turno, un'area per esporre i tavolini, sopprimendo
tre posti macchina. È un esempio banale, ma significativo
di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana,
ovattata, autonoma e auto referenziale. Come se i cittadini non esistessero,
come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi
sta dall'altra parte del portone istituzionale. Superata la soglia
sembra vi sia una mutazione genetico-comportamentale. Noi siamo comparse, solo
comparse, il regista e gli autori non si vedono ma si sa che ci sono . Noi
crediamo in regole e comportamenti etici, loro in effetti speciali. Rita
Grisenti - Trento Manager pubblici, mi offro con sconto al 50% H o appena
finito di leggere l'articolo dell'Adige sugli stipendi dei manager di nomina
provinciale. Il mio stato d'animo a fine lettura posso pensare che sia simile a
quello di molte altre persone che hanno letto l'articolo. La giustificazione
dei lauti stipendi è sempre quella: rivestono posizione di responsabilità, a
prescindere dai risultati ottenuti, queste persone il cui merito è ancora tutto
da dimostrare, rimangono blindati dietro questa leggenda metropolitana della
responsabilità. Il fatto che poi queste aziende in periodi di gestione più o
meno allegri, macinino deficit di bilancio da paura nulla importa, loro sono e
rimangono intoccabili. Risulta poi singolare che a prescindere dai risultati, i
compensi tendono a salire costantemente e non al ritmo dell'inflazione ma molto
di più. Ora fatte queste considerazioni, ho preso la decisione di trasmettere
nei prossimi giorni, alle principali società a controllo provinciale un'offerta
di ingaggio per le cariche di consiglio scontandole del 50% rispetto a quelle
rese pubbliche a pag. 22 del quotidiano l'Adige di sabato 28/02. Sono un libero
professionista di 43 anni ed esercito da più di 20, ho conseguito due diplomi
di maturità di natura tecnica, nonché una laurea in Architettura allo IUAV di
Venezia. Ritengo senza peccare in immodestia di essere pronto ed all'altezza
per incarichi di questo tipo. Inviterei inoltre le persone di buona volontà ed
interessate, a seguirmi nell'iniziativa, perché rammento che queste società
sono anche nostre (noi contribuenti) e rimane quindi anche un nostro dovere di
cittadino proporci per migliorare una situazione che ha francamente del
ridicolo. Non trovo infatti corretto, che mentre il resto del sistema economico
è legato a logiche di mercato, queste nomine siano fatte su basi a dir poco
deboli e sicuramente non seguendo un ragionamento di costi/benefici o rapporto
qualità/prezzo. Siamo noi che dobbiamo impegnarci per cambiare le regole del
gioco perché se aspettiamo la politica a cambiarle, non abbiamo futuro! Per
concludere vorrei spendere due parole sulla questione del finanziamento
provinciale di 400.000 euro al centro Mariapoli di Loppiano presso Firenze. Non
per fare demagogia ma quando si spendono o si regalano soldi degli altri è
chiaro che non rappresentano un grande peso nemmeno a livello di decisione.
Sarebbe interessante sapere quanti soldini suoi ha donato contestualmente alla
delibera di assegnazione a Mariapoli il nostro Presidente Lorenzo Dellai. Remo
Zanella - Terlago Che brutto viaggio in treno In Germania è un'altra cosa G
entile direttore, ho letto con interesse la lettera di alcuni pendolari
trentini sul degrado dei treni. Pochi giorni fa ho viaggiato da Milano a
Rovereto e desidero perciò raccontare alcuni aspetti di questo breve tragitto.
Si partiva da Milano alle 18.05. Poco prima di partire viene annunciato un
ritardo di 15 minuti, che diventerà poi di 25. Penso fiducioso che viste le
sole due fermate di Brescia e Peschiera, probabilmente qualche minuto si
riuscirà a guadagnare, ma questo non accade, anzi l'Eurostar arriva a Verona
con 30 minuti di ritardo. Lì cambio treno e alle 20.09 è previsto un regionale
verso Rovereto che fermerà in tutte le stazioni. Al momento di partire, un
ragazzo non si sa perché tira una leva, forse il freno di emergenza, che fa
accendere una sirena: preciso che non sono stato testimone diretto di questo
fatto. Dopo pochi minuti il treno nonostante questo allarme acceso, parte
comunque: come previsto ferma in tutte le stazioni, ma con sorpresa nessun
annuncio avverte dove siamo e nessun display è presente sul convoglio. Ho
pensato basterà guardare dal finestrino; in tre-quattro tentativi ho potuto
riconoscere solo la scritta alla fermata di Borghetto, visto che tutte le
stazioni sono quasi al buio. Dopo un po' che viaggiamo, mi alzo con anticipo
per prepararmi a scendere a Rovereto, ricordando che la sirena continuava a
suonare. Arrivato all'ennesima stazione senza luce, a treno fermo arriva il
capotreno, il quale chiaramente infastidito e provvisto dell'apposita chiave,
disattiva la sirena dopo circa quaranta minuti di viaggio. Approfitto per
chiedere dove siamo e mi dice: «Non lo so!». Apre le porte e risponde: «Siamo a
Serravalle». Mi son detto, se nemmeno il capotreno sa dove ci si trova, come
possiamo saperlo noi viaggiatori occasionali? Non è certo con questi servizi
così approssimativi e superficiali, che si stimola l'uso del trasporto
pubblico. Colgo l'occasione per dire di come ho viaggiato sui mezzi pubblici
tedeschi in una dozzina di giorni di vacanza, trascorsi ad Amburgo e dintorni:
là ho preso, treno, bus, metrò e pure un battello. Non c'è stato alcun disagio
e ad esempio su un treno regionale, dotato di display che segnalava le varie
fermate, veniva pure annunciato se si scendeva a destra o a sinistra; la stessa
cosa avveniva anche in metrò. Ho pensato che da noi in Italia questo proprio
non succede. L'anno scorso a Berlino altra importante città tedesca, viaggio
gratis sui mezzi pubblici a fine settimana, perché accompagnato da una persona
che ha l'abbonamento, e neanche questo penso che avvenga in Italia o almeno non
lo so. Un'ultimo esempio di Berlino: usciamo con la metrò, dopo di che dovendo
attraversare un lago, ci mettiamo in fila per il biglietto del battello. Con
sorpresa mia e pure del mio amico, berlinese da trent'anni, ci viene detto che
possiamo utilizzare il ticket della metrò. Non aggiungo altro perché a volte i
fatti parlano da soli; mi chiedo però perché in questo povero paese, non si
riescano a semplificare le cose, anche le più semplici e poter così rendere
funzionali ed efficaci i normali servizi ai cittadini. Paolo Baldessarini
02/03/2009
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: Meno costi, più
creatività: così l'Italia può ripartire Sotto accusa i troppi debiti e il
mercato senza controlli Paolo Bricco MILANO Archiviati un gennaio e un febbraio
da incubo, i prossimi mesi sono ancora terra incognita. Il signor Gino, piccolo
imprenditore di Treviso, e la signora Lella, casalinga di Frosinone, non lo
sanno. Ma mister Barack, monsieur Sarko e frau Angela Merkel influiranno più di
ogni cosa sul loro stato d'animo, sulle loro scelte e sui loro conti correnti.
è vero: non c'è stato alcun bombardamento, le abitazioni sono ancora in piedi
pur a valori decurtati, i capannoni li vedi in perfette condizioni benché semi-
inattivi, nessuno ha ancora raso al suolo le filiali delle banche. Però, a
gennaio e a febbraio la crisi finanziaria globale, nella piccola Italia come in
tutto il mondo, ha completato la sua mutazione genetica: dalle banche si è
trasmessa con effetti violentissimi alle imprese e alle famiglie. «Stiamo
vivendo il passaggio più duro - osserva Sergio de Nardis, direttore del
dipartimento macroeconomico dell'Isae - . Le azioni di contrasto concepite a
livello globale non sono poca cosa. Se i piani di stimolo fiscale della domanda
e di intervento pubblico progettati dai Governi americano, tedesco e francese
risulteranno efficaci, anche la nostra economia non potrà non beneficiarne
dalla fine del 2009». L'Isae stima per quest'anno un Pil mondiale a -0,4%,
americano a -2%, dell'area euro a-2,5%e dell'Italiaa -2,6%. Valori che, l'anno
prossimo, dovrebbero salire rispettivamente a 3,1%, a 2,2%, a 0,7% e a 0,4 per cento.
«In questo quadro fortemente keynesiano - continua de Nardis - il denaro che
entrerà in circolo nel sistema internazionale avrà un effetto stabilizzante
tanto quanto l'idea stessa che il governo si occupi della crisi ». Finanza
pubblica e psicologia individuale, dunque, si intrecceranno. «Una ipotetica
pietra di inciampo - dice de Nardis - è costituita dall'interbancario
americano: se le banche non vinceranno la paura e non torneranno a prestarsi i
soldi fra di loro, le linee di credito alle imprese non potranno riattivarsi.
E, allora, la notte diventerà ancora più buia di oggi. Negli Stati Uniti, che
continuano a essere in una posizione centrale, come in Europa». Un'altra
incognita è la quantità di derivati e di "prodotti spazzatura" che non
sono ancora emersi dalle pieghe del sistema bancario internazionale. Un
acceleratore positivo, invece, nei prossimi mesi dovrebbe essere la
ricostituzione delle scorte: «Le economie manifatturiere come la nostra -
continua de Nardis - godranno di un naturale rimbalzo. E la voglia di ripartire
che anima ogni imprenditore, anche quello oggi più congelato dalla paura, ne
trarrà giovamento». Le scelte dei Governi, soprattutto quelli con maggiore
capacità di spesa come Washington, Berlino e Parigi, determineranno dunque il
contesto macroeconomico che non potrà non condizionare le scelte individuali.
Tuttavia, in Italia non sarà semplice scalfire il blocco depressivo che si è
rappreso e agglomerato intorno alle paure individuali. Secondo l'istituto di
ricerca Gpf, il 28% degli italiani è molto convinto che «la situazione di crisi
durerà a lungo e lascerà ferite molto profonde per diversi anni». Una quota di
pessimisti che sale al 77%, includendo quelli che si dicono abbastanza convinti
di questo. Otto italiani su dieci hanno ridotto le spese. La metà ritiene che,
nei prossimi 12 mesi, avrà meno soldi da spendere, anche se un non irrilevante
40% pensa che disporrà più o meno dello stesso denaro. Il disagio è profondo.
«Il senso di smarrimento degli italiani di fronte alla recessione - rileva
Monica Fabris, presidente di Gpf - è evidente dalla mancanza di lucidità e
dalla incapacità di riflettere sulle sue ragioni globali». La principale
ragione della crisi? Per il 58% degli italiani è la corruzione dei politici.
Dietro ci sono quelli che imputano i problemi di questi mesi agli scarsi
controlli, al ricorso eccessivo all'indebitamento, al mercato senza regole.
Tanto che, per superare la crisi, il 59% dei nostri connazionali ritiene
necessaria una riduzione drastica dei costi della politica. Dunque, fra
irrazionali rigurgiti di antipolitica e valutazioni più coerenti con la realtà,
si sta profilando una diversa fisionomia del corpo sociale italiano, che fra
chiaroscuri emotivi e scelte pragmatiche non potrà nei prossimi mesi non determinare
nuovi assetti nei rapporti con i consumi e la produzione, il denaro e il
lavoro. «C'è la consapevolezza - precisa Fabris - che la baldoria miope è
finita». Non a caso, il 72% degli italiani giudica la crisi anche una
opportunità «che porta a valorizzare comportamenti virtuosi, efficienti ed
etici». Per il 64% essa «sta stimolando le persone a diventare più creative e
innovative, a inventare soluzioni, lavori e prodotti». Un filo rosso che pare
scorgersi, per usare un lessico da industria pesante, è quello
dell'accorciamento della filiera. «Negli stili di vita e nei consumi- afferma
Luigino Bruni, economista dell'Università di Milano Bicocca - si assiste al crescente rifiuto della burocrazia deresponsabilizzata delle grandi strutture». Questo vale in
ambiti molto diversi. «Sempre più - specifica Bruni, autore per Bruno Mondadori
di "L'ethos del mercato" e per Routledge di "Reciprocity,
altruism and civil society" - preferisci mangiare prodotti che compri da
chi li coltivao chiedere i soldi, nelle così dette banche di territorio,
da chi in prima persona decide se darteli o meno, senza dovere attendere
l'autorizzazione del risk management che si trova nel lontano quartier
generale. Da questa crisi usciremo con una maggiore intolleranza verso l'irresponsabilità».
LA SOCIOLOGA Monica Fabris: «è diffusa la consapevolezza che sia finita la
baldoria miope, sostituita da comportamenti più etici ed efficienti»
( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Il Sole-24 Ore
sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-01 - pag: 10 autore: LA MANO
VISIBILE ... C'è del buono in Danimarca: calano le tasse «L a tinta nativa
della risoluzione è resa malsana dal pallido aspetto del pensiero&» «Sire,
Sire!». «è più nobile soffrire nell'animo le frombole e i dardi
dell'oltraggiosa Fortuna, o prender armi contro un mare di guai, e
contrastandoli por fine ad essi&». «Amleto! Sire, insomma!». «Cosa c'è mio
buon Orazio? Sì lo so, lo zio Claudio ha ucciso mio padre, ho già parlato con
lo Spettro: c'è del marcio in Danimarca». «Ma no maestà, esiste anche del
buono, non disperate, guardate cosa ha appena annunciato il governo Rasmussen
». «Quel Primo Ministro che corteggiava la moglie del premier italiano?» «No,
no, era una battuta di Sir Berlusconi. Invece sapete cosa ha fatto l'Esecutivo
danese? Mentre Obama, insieme a Cacciari l'altro bello della trinità
berlusconiana, preannuncia aumenti di tasse a tutto spiano, la Danimarca le
abbasserà, anche per i ricchi. Le imposte scenderanno di 1,6 miliardi di euro,
pari all'1%del Pil,e l'aliquota più alta sulle persone fisiche calerà dal 63 al
55% in 2 anni» «Obama fa una cosa, Rasmussen un'altra. I tempi sono sconnessi».
«Rasmussen», spiega Orazio, «ha esposto bene la filosofia del suo intervento:
ridurre il carico fiscale sui redditi alti "fa valer la pena lavorare ed
incoraggia i risparmi riducendo il debito". Per questo motivo è stata anche
innalzata la soglia dalla quale si pagherà la percentuale più elevata.
D'altronde il vostro Regno ha conosciuto negli ultimi anni un grande successo
economico liberalizzando tutte le componenti dell'economia, dal mercato del lavoro alla burocrazia: sono sufficienti 5 giorni per fondare ed iniziare un'impresa.
Non ci sono quasi più aziende in mano del governo, i diritti di proprietà sono
ben garantiti, la libertà di investire è assicurata, la giustizia veloce e la
corruzione è assente per il senso civico del popolo ed in quanto, sebbene lo
Stato spenda molto in sanità, istruzione, formazione, non si intromette
nel mercato. L'unica area in cui non si erano fatti molti passi avanti era
quella del carico fiscale, diminuito di poco, ma almeno con il gran risultato
di portare le finanze statali in uno stato eccellente grazie all'abbassamento
delle spese.Il debito pubblico danese è meno del 30% del Pil!». «Benché questa
sia pazzia, c'è pur del metodo in essa». «Eh già. E adesso che la crisi
finanziaria è arrivata anche nella nostra fredda penisola il governo sfrutta il
suo tesoretto senza bisogno di nazionalizzare: alle banche sono stati offerti
prestiti speciali e alle imprese è stato concesso di posticipare l'Iva e i
contributi previdenziali per 6 mesi». «Io credo tu abbia ragione, caro Orazio.
Mi sembra che Obama abbia buone intenzioni quando si tratta di eliminare
privilegi ad alcune industrie e immettere più concorrenza nel sistema
sanitario, ma la cura di tasse e misure dirigiste non aiuterà l'economia americana.
Come dissi a Polonio dopo averlo ammazzato, il darsi troppo da fare è di
qualche pericolo». «Eh Sire, non lo faceste volontariamente, pensavate fosse Re
Claudio: la vita è piena di conseguenze inintenzionali e questo vale anche per
i grandi disegni politici che credono di poter raddrizzare l'economia a furia
di leggi». «Sei saggio mio buon Orazio, ma ci sono più cose in cielo e in terra
che nella tua filosofia». adenicola@adamsmith.it IN CONTROTENDENZA Le imposte
diminuiscono dell'1% del Pil L'aliquota più alta cala dell'8% di Alessandro De
Nicola
( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
FERRARA PRIMO PIANO
pag. 3 COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei
postini, pi... COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e
patrono dei postini, piuttosto che il proprio protettore' ufficiale, sant'Ivo
di Kermartin: sempre di invocazione si tratta, comunque, per gli avvocati
ferraresi. Disperati e in qualche caso allo stremo, come gli ufficiali
giudiziari, per «ritardi e disguidi ormai inenarrabili nel recapito degli atti
e delle notifiche racconta Franco Romani ; tutta la documentazione inviata a
mezzo posta, ormai da tempo, sembra affidata all'alea; le cartoline delle
raccomandate ritornano con tempi incerti e spesso biblici, quando ritornano. E
ciò sta comportando disagi gravissimi, che si aggiungono alle difficoltà
croniche dello stesso sistema giudiziario». Ma entriamo più nel dettaglio. Tra
gli atti più frequenti che i legali ferraresi consegnano agli ufficiali
giudiziari per l'inoltro o che, personalmente, provvedono a spedire con la
formula della raccomandata, figurano «intimazioni ai testimoni, decreti
ingiuntivi, atti di precetto prosegue l'avvocato Romani ; quando va bene, il
riscontro dell'avvenuta spedizione ti ritorna dopo un mese, purtroppo i
problemi si stanno facendo più sistematici. Personalmente di tre atti spediti a
gennaio ho perso ogni traccia, malgrado telefonate continue alle Poste,
inseguimenti telematici' su Internet, maledizioni e qualche preghiera». Appunto
a sant'Ivo e san Rufo, difensori come detto delle categorie dei legali e dei
portalettere; mentre la maledizione è indirizzata, essenzialmente, «alla burocrazia delle Poste che ha
concentrato il centro di smistamento a Bologna, dove affluisce tutta la
corrispondenza e dove spesso le cartoline verdi' degli atti giudiziari sembrano
incepparsi o finire dentro una sorta di buco nero...». Il problema però è più
serio di quello che appaia: «Vari processi sono stati rinviati spiega Romani
perchè a seguito del mancato arrivo della cartolina verde' il giudice
non è stato in grado di accertare l'avvenuta consegna degli atti. Perciò,
tecnicamente, l'omessa notifica dei documenti giudiziari ha comportato problemi
per le udienze». Romani ed altri colleghi avvocati hanno intrapreso una sorta
di (civile) battaglia con le Poste: «Telefoniamo, sollecitiamo, qualche volta
ci scappa l'imprecazione afferma il legale , la risposta è cortese ma purtroppo
deludente. Viene spiegato appunto che si tratta del sistema centralizzato di
smistamento ed in qualche caso del fatto che vari servizi sono ormai in
appalto. Sarà, tuttavia per gli avvocati e per gli ufficiali giudiziari la
situazione è ormai insostenibile». Nell'ambiente forense circolano così piccole
storie leggendarie: si narra di una cartolina verde' partita da Roma oltre un
anno fa e ci sarebbero riscontri via Internet che testimoniano almeno la
partenza , e mai giunta a destinazione. Varie iscrizioni a ruolo di cause, o
atti sottoposti come si dice in gergo legale a perenzione' (decadenza), sono
sistematicamente in bilico. Quando invece una cartolina verde' arriva nei
termpi previsti, per qualche avvocato è un po' come il biglietto vincente del
Super Enalotto. «Insomma, siamo un po' nelle mani del caso», conclude Romani. O
forse del caos. Che però, visto che di legge comunque si tratta, è almeno
uguale per tutti: avvocati, giudici, testimoni, imputati. E persino postini.
Stefano Lolli
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Prov Ogliastra
Pagina 6045 Jerzu. L'assessore all'agricoltura Congiu denuncia i ritardi nella
verifica dei danni nelle aree devastate Alluvione: lavori bloccati lungo il rio
Pardu Jerzu.. L'assessore all'agricoltura Congiu denuncia i ritardi nella
verifica dei danni nelle aree devastate --> Durante l'alluvione hanno dovuto
combattere contro la furia delle acque per mettere in salvo le greggi, i
trattori e soprattutto se stessi e le loro famiglie. Ora gli agricoltori e
allevatori che hanno i terreni vicino all'alveo del rio Pardu, del rio Quirra e
dei loro affluenti sono impegnati a combattere contro un nemico ben più
insidioso, la burocrazia degli indennizzi e quella delle autorizzazioni per potere
riparare i danni. Formalmente le competenze sulla manutenzione di fiumi e
torrenti sono passate in capo a Provincia e Comuni ma occorre sempre procedere
attraverso la giungla delle autorizzazioni da parte di Genio civile, Ufficio
tutela e Via (Valutazione impatto ambientale). A chi tra i proprietari
dei terreni alluvionati ha manifestato l'intenzione di procedere con mezzi
propri alla pulizia dell'alveo dei torrenti intasati dai detriti è giunto un
monito chiaro: nessuno tocchi niente senza autorizzazione. Facendo aleggiare
sullo sfondo lo spettro di pesanti sanzioni. «In un momento molto critico per
il settore - denuncia Roberto Congiu, assessore all'Agricoltura del Comune di
Jerzu - gli agricoltori denunciano una totale assenza degli organi preposti
alla tutela dei loro beni e del loro lavoro. L'Argea, organo competente per la
verifica dei danni, non si è ancora attivato, lasciando gli agricoltori nel
dubbio di poter o meno intervenire sui propri fondi per il loro ripristino,
senza pregiudicare il loro diritto al risarcimento più volte garantito dagli
enti regionali». Gli agricoltori jerzesi sono abituati a rimboccarsi le maniche
e a non alzare bandiera bianca, ma ora si trovano di fronte ad ostacoli
imprevisti. «Ulteriori problemi - spiega l'assessore Congiu - vi sono per chi
ha la sfortuna di possedere il proprio podere in prossimità dei corsi d'acqua
che con violenza eccezionale hanno devastato interi fondi. Si pone il problema
della ricostruzione degli argini del corso d'acqua. Anche in questo caso gli
agricoltori non sono sicuramente aiutati da chi avrebbe competenze in merito in
quanto non è considerata la specificità, l'eccezionalità e l'urgenza dei fatti
con il rischio che una pioggia successiva, anche di portata minima, causi danni
irreparabili ai terreni già erosi dall'alluvione. Ritengo doveroso da parte degli
enti regionali e provinciali un interesse prioritario nei confronti di una
categoria che raramente si lamenta e se lo fa è per motivi veramente gravi che
pregiudicano il loro diritto ad esistere». A rischio c'è la scomparsa di
numerosi frutteti e dei vigneti di collina che conferiscono le loro uve
migliori alla cantina Antichi Poderi. In una zona che basa gran parte della
propria economia sul settore vitivinicolo e frutticolo, il pericolo di un
tracollo economico è molto alto. NINO MELIS
( da "Travel Trade Italia.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
02/03/2009 09.02
Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" "Il
turismo culturale rappresenta il 30% del Pil di quello nazionale, ma soffre di
alcune criticità, tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di
determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma
anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al
Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo,
tenutasi a Torino. Brambilla ha sottolineato la "necessità di
investire in cultura", anche se il turismo culturale "deve dimostrare
volontà di innovazione e di diversificazione perchè rivolto ad un target molto
esigente" ha aggiunto. Due i punti cruciali secondo il sottosegrario:
"È fondamentale che il settore pubblico si apra a quello privato e che gli
amministratori locali diventino sempre più centrali nell'attuazione di un
rinnovamento dell'offerta turistica culturale" Siti sponsorizzati
( da "Arena.it, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
L'Accademia del circo trova la sede per restare TRAPEZI E
BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle
Golosine Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» 02/03/2009 rss
e-mail print Un numero da circo: il piccolo domatore di elefanti La nuova sede
dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato il via libera
definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15 giorni. Scongiurato
quindi il rischio di una chiusura dei corsi, paventato dal presidente e
fondatore dell'Accademia, Egidio Palmiri, in mancanza di una sede stabile prima
del prossimo inverno. «Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo
miracolo», ha detto Palmiri, «posso finalmente realizzare un sogno: dare agli
studenti spazi adeguati, non solo agli allievi interni, che vivono in
Accademia, ma anche a quelli esterni, aumentati notevolmente anno dopo anno e
per i quali gli spazi attuali, nell'ex centrale del latte di via Francia, non
erano più sufficienti. Ora potremo rispondere alle molte richieste che
continuamente ci arrivano». Palmiri, 85 anni molto ben portati, figura di
spicco del mondo circense italiano per la sua carriera come acrobata a grandi
altezze e poi come presidente dell'Ente nazionale circhi, che guida ancora
oggi, ha fondato l'Accademia a Verona nel 1988. Anche allora la prima sede fu
provvisoria, ospitata dalla base invernale del Circo Americano, in Zai, e anche
allora la burocrazia fermò il progetto di una sede
stabile che doveva essere costruita alla Spianà. Così Palmiri fece le valigie e
si trasferì a Cesenatico, dove il Comune gli mise a disposizione un'ex colonia
estiva da ristrutturare. Che diventò l'Accademia del circo italiana, unica nel
mondo occidentale con il convitto (ce ne sono in Russia, Cina, Corea). Nel
2003, scaduta la convenzione con l'ente comunale, la scuola ha smontato trapezi
e trampolini lasciando il mondo del circo orfano di una delle migliori scuole
del mondo. Un anno dopo l'Accademia è rinata a Verona, ancora una volta in una
sede provvisoria, sul terreno della latteria in disuso, dove è stato montato un
tendone, sono state allestite roulotte e altre strutture mobili e ristrutturate
alcune sale del vecchio edificio. E subito Palmiri ha messo mano a un progetto
per dotare l'Accademia di una sede definitiva. Ma ci sono voluti cinque anni.
«Per fortuna ho avuto la pazienza che non ebbi vent'anni fa», spiega Palmiri.
«Pure in ritardo, siamo ancora in tempo a costruire la palestra per l'avvio del
prossimo anno scolastico, e comunque prima dell'inverno. Non sarebbe stato
possibile affrontare un'altra volta i mesi freddi in una struttura precaria,
costosissima da riscaldare e ormai troppo piccola. Piuttosto ero disposto a chiudere
tutto, non avrei potuto fare un altro anno così». L'area dove sarà costruita la
nuova Accademia, alle Golosine, fa parte di un piano che ha avuto un iter
complesso. Passato in Regione quattro anni fa con altri progetti di
riqualificazione urbana, poi i tempi si sono allungati e ora si dovrà correre
con i lavori per aprire puntuali a settembre, o almeno tagliare il nastro a
Natale.[FIRMA] Daniela Bruna Adami Daniela Bruna Adami
( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
SICUREZZA Roma
«ripulita» dai rom La cacciata dei «nomadi» vista da uno dei nuovi campi alle
porte della città Andrea Palladino ROMA Proviamo ad immaginarlo il villaggio.
Chiudiamo per un attimo gli occhi, cerchiamo di dimenticare il brusio di fondo
del Raccordo anulare, il rombo degli aerei low-cost - e altamente inquinanti -
che scendono su Ciampino. Dimentichiamo, anche, la faccia di Alemanno, quella del
prefetto Pecoraro, le bandoliere dei carabinieri e le facce delle ronde. Quello
che avremo davanti è il nuovo campo per rom, sinti, camminanti. Italiani,
stranieri, poco importa. Un campo chiuso, illuminato la notte, con cartelli in
varie lingue che sgranano le regole, i commi, i codicilli, l'odiosa
burocrazia. Ecco, possiamo
immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da rispettare. Oggi il campo di
sosta de "La Barbuta", al confine tra il X Municipio di Roma e il
Comune di Ciampino, è una strada solo in parte asfaltata, con qualche decina di
roulotte, qualche casa di legno, depositi di ferri vecchi. Tanti
bambini, che appaiono dopo l'una del pomeriggio, quando le scuole chiudono e
tornano correndo, ridendo, scherzando. Allegri, un po' furbi, bambini come
altri milioni in tutta Italia, forse solo un po' più felici. La Barbuta è uno
dei campi di sosta dove da dieci giorni vige il nuovo regolamento emanato dal
Prefetto di Roma Pecoraro. È un commissario straordinario, uno dei tanti in Italia,
e l'emergenza stavolta sono meno di diecimila persone nel Lazio, i rom, i sinti
e le tante altre etnie di origine nomade. Sono un'emergenza anche i bambini che
ora giocano a poche centinaia di metri dal Raccordo anulare. È un'emergenza il
vecchio del campo - settanta persone rom della Bosnia Erzegovina - di 75 anni,
in Italia da 45. Si chiama Naso, di mestiere fa il maestro del rame. Incide
disegni, modella il metallo come lo facevano i suoi genitori, un'arte antica
che si impara ancora in pochissimi posti. «Una volta insegnavo la mia arte -
racconta - avevo più di 150 allievi, bambini italiani e rom, che insieme
imparavano a lavorare il rame». Per tre mesi, poi il contratto è svanito.
Chiede, Naso, cosa c'è scritto sulle pagine firmate Pecoraro, che stanno
cambiando la vita dei campi. Si chiameranno villaggi, ora. Ride Naso, ride la
moglie che versa il caffè alla turca. «Villaggi? Ma se qui non c'è niente!»,
commentano. «Le vedi le nostre case? Le abbiamo pagate tutte noi - spiegano
nella strada del campo - con i nostri soldi». Francesco Rutelli li ha mandati
qui nel 1995, con qualche roulotte malandata della protezione civile. «In
quarantacinque anni - continua Naso - sono passato per tanti campi, sono stato
all'Eur, a Cinecittà». Ma il nuovo regolamento lo porta più indietro nel tempo,
a quando era un bambino. «Era il 1938, poi è venuto il 1939. Erano i tedeschi
che a noi e agli ebrei ci ammazzavano. Ora è venuto il momento di voi
italiani». Si ferma, vuole essere sicuro che le sue parole non vadano perdute.
Dietro l'ottusa burocrazia del regolamento si nasconde
il solo intento di mandare via da Roma tutti i rom. Serviranno permessi
speciali, gestiti da un comitato con poliziotti, burocrati comunali e un solo
rappresentante degli abitanti dei campi, per accedere ai posti, a pagamento.
Basterà venir meno ai «piani d'integrazione», non accettare un lavoro o star
fuori più di un mese per essere espulsi. Ci saranno «presidi» interni che, in
teoria, potranno essere affidati anche a delle ronde. E poi all'esterno le
forze dell'ordine dovranno essere sempre pronte a intervenire. Si dovranno
accettare tutti i lavori che i burocrati comunali forniranno, non rimanere
disoccupati per più di tre mesi, pagare sempre le bollette ad Acea. Altrimenti,
fuori. E chi viene espulso non potrà più chiedere di entrare in altri campi,
perché aver perso il posto in precedenza impedisce di vedersi assegnare una
nuova piazzola. «Era meglio una legge chiara, che ci mandava via». Sefko scuote
la testa, guarda Naso, lo ascolta mentre ricorda i pogrom che hanno sempre
accompagnato la storia dei rom. «Questa volta ci vogliono sterminare da vivi»,
continua Naso. Colpisce l'ossessione per il lavoro. «Io ho fatto tanti di quei
lavori - racconta Sefko - sono stato anche un operaio della Fiat Mirafiori, ma
quando hanno scoperto che ero rom mi hanno tolto il permesso. Chi ci darà
lavoro?». Nel regolamento non si spiega neanche chi sarà tenuto a lavorare:
solo il capo famiglia? E i figli? Appena finito l'obbligo scolastico? E le
donne? Diciannove pagine, sei parti. E un articolo finale, che cancella tutte
le normative comunali nel Lazio che riguardavano i campi nomadi. Anni di
politica d'integrazione, di norme oramai conosciute, accettate, eliminate da un
unico regolamento. Un regolamento che spiega nei dettagli come cacciare i rom
dai tanti campi di Roma. Basta un nulla, basta non avere un lavoro o rubare una
mela in un negozio e si va via per sempre, senza nessun ricorso ad una autorità
terza, senza appello. Le chiamano «reiterate violazioni del regolamento». E
dove andranno quando li cacceranno? «Immaginate che significa, ad esempio,
tornare in un paese dopo decine di anni che sei fuori - spiega Naso - Torni che
sei uno straniero anche lì, non hai più il passaporto, non hai più la
cittadinanza, i tuoi figli non conoscono neanche la lingua». Loro, i rom della
Bosnia, non sono neanche «comunitari» e l'espulsione potrebbe significare
l'inizio di un cammino senza fine. «Sono dieci anni che abbiamo chiesto una
casa popolare - spiega la famiglia di Naso - noi vorremmo una casa, come
avviene in Germania, in Francia, in Spagna. Noi vorremmo poter lavorare». Senza
nessuno che ti caccia, per spedirti in un campo dove diventi prigioniero. Fino
al prossimo regolamento, fino alla prossima espulsione, fino a farli sparire.
«Come possiamo continuare? L'altro giorno hanno picchiato una rom davanti ad
una chiesa perché con la figlia chiedeva la carità», racconta la figlia più
giovane di Naso. Ed è lei, la più giovane della casa, che alla fine ha il volto
più scuro. Affiora la paura, la paura di rivivere quei racconti del 1938 che
gli anziani ripetono oggi, davanti al nuovo regolamento del governo Berlusconi.
«Ci vogliono sterminare da vivi», continua ripetere Naso.
( da "TTG Italia Online" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
02/03/2009 09.02
Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" "Il
turismo culturale rappresenta il 30% del Pil di quello nazionale, ma soffre di
alcune criticità, tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di
determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma
anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al
Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo,
tenutasi a Torino. Brambilla ha sottolineato la "necessità di
investire in cultura", anche se il turismo culturale "deve dimostrare
volontà di innovazione e di diversificazione perchè rivolto ad un target molto
esigente" ha aggiunto. Due i punti cruciali secondo il sottosegrario:
"È fondamentale che il settore pubblico si apra a quello privato e che gli
amministratori locali diventino sempre più centrali nell'attuazione di un
rinnovamento dell'offerta turistica culturale"
( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Di ritorno da Gaza.
Testimoni di una tragedia di Bruna Iacopino Che fine ha fatto la Striscia di
Gaza? Quale la sorte del milione e mezzo di persone che viveva confinata in
quella prigione a cielo aperto e che è stata vittima di 22 giorni di follia
omicida? Cosa è accaduto, infine, all'unica missione italiana partita il 27
gennaio e arrivata a Gaza solo il 29? Finita l'emergenza, la stampa e i mezzi
di informazione nostrani hanno smesso di occuparsene. Finito il massacro,
inutile cominciare a contare i morti e le macerie; il silenzio è di nuovo sceso
su quel fazzoletto di terra. Apparentemente sceso, perchè quelli che erano
partiti dall'Italia sono tornati il 14 di febbario e di cose da raccontare ne
hanno... e tante. Ma procediamo con ordine. Siamo ancora in piena escalation
militare. Di fronte all'immobilismo della politica e anche di buona parte del
mondo della Cooperazione, poche persone cominciano a mobilitarsi spinte
dall'emergenza umanitaria, creano un movimento di sensibilizzazione dal basso,
fanno rete, si coordinano e iniziano a fare pressione sui “piani alti”. Nel
giro di poco tempo la delegazione comprendente medici, cooperanti, giornalisti
e qualche rappresentante delle amministrazioni locali di Rimini e Monterotondo
è pronta a partire dall'Italia il 27 gennaio. Arrivati al valico di Rafah ecco
presentarsi le prime difficoltà, e non è l'esercito
isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e
l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo
l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al
di fuori dalle regole, sono le 21.00 e il valico dovrebbe essere chiuso
già da 4 ore, ma di fronte alla determinazione, anche le regole più rigide
vengono a cadere. I nostri passano con il loro carico di medicinali e
attrezzature sanitarie, dall'altra parte sono già in attesa, e per chi ha fatto
tanta strada si prepara il meritato ristoro prima di affrontare la dura prova
dei giorni avvenire. La distruzione è la cifra prevalente: distruzione di case,
campi coltivati, infrastrutture, ambulanze, moschee. “Hanno continuato a
bombardare anche mentre stavamo dentro” racconta Meri, cooperante alla guida
della delegazione. Tutto raso al suolo o quasi. La zona maggiormente colpita è
quella che si trova a Nord della Striscia e che, teoricamente, avrebbe dovuto
essere anche la parte più immune, perchè quella “non è zona di Hamas né di
Moschee, ma una semplice zona residenziale abitata anche da famiglie vicine a
Fatah”. “ La gente continua a rimanere vicina alle macerie della propria casa,
non riesce ad allontanarsi, quelli un po' più fortunati trovano ospitalità a
casa di amici o parenti ancora in vita e la cui abitazione non è stata
gravemente danneggiata.” Ma il quadro più desolante risulta dall'incontro con
la gente, con i feriti o con chi ha perso l'intera famiglia sotto le bombe. “
Abbiamo trovato tantissimi feriti con amputazioni...”. Del resto, data la
penuria di medici e strutture ospedaliere e la fretta di lasciare lo spazio
nelle corsie a centinaia di altre emergenze, quello dell'amputazione è
risultato il metodo più veloce ed efficace per salvare il maggior numero di
vite possibile. I medici non erano preparati a quanto sarebbe successo, come
non erano preparati all'uso di armi non convenzionali. “Loro non sapevano cosa
fosse il fosforo bianco, né come bisognasse intervenire in casi del genere...
succedeva quindi che le bruciature di fosfotro venissero curate come semplici
ustioni e che il ferito ricominciasse a bruciare senza alcuna spiegazione. Lo
hanno scoperto solo piu' tardi attraverso internet e poi in seguito, quando gli
abbiamo portato il documento datoci dalle organizzazioni dei dirittti umani
attive in Israele; hanno scoperto anche che i medici israeliani avrebbero
potuto aiutarli ma non lo hanno fatto.” Sembra infatti che in seguito all'uso
massiccio di fosforo bianco, vietato dalle convenzioni internazionali nei
luoghi densamente popolati, l'esercito abbia distribuito alla popolazione
isareliana un documento informativo sui comportamenti da tenere nel caso in cui
Hamas avesse deciso di “restituire” ai legittimi proprietari le bombe al
fosforo cadute su Gaza e rimaste inesplose ( cosa mai avvenuta). “ Camminando
per la Striscia è possibile vedere ovunque i residui delle esplosioni al
fosforo, pallette biancastre che bruciano a contatto con l'ossigeno, abbiamo
trovato anche bambini che ci giocavano... e poi anche molti proiettili rimsti
inesplosi.” Accanto al fosforo poi le DIME, armi di ultima generazione, già
precedentemente sperimentate e ugualmente utilizzate sui civili ( di questo si
era già occupata Rainews24), in grado di amputare e cicatrizzare allo stesso
tempo a causa del calore elevato che sviluppano i frammenti metallici di cui
sono composte. E anche qui, l'inevitabile e drammatica impreparazione del
personale medico locale. Accanto ai medici, i giornalisti presenti con la delegazione,
fra cui anche due inviati di Rai3 per la trasmissione Presa diretta, hanno
avuto modo di documentare passo passo la realtà di un'aggressione
sproporzionata, presto, dunque, il grande pubblico avrà la possibilità di
vedere con i propri occhi e capire perchè da più parti si chieda a gran voce il
deferimento di Israele alla Corte penale internazionale per crimini contro
l'umanità. Le immagini sono tutte accompagante dalle testimonianze di quanti
sono sopravvissuti e possono raccontare di esplosioni continue ed esecuzioni
sommarie, e, infine, ci sono i filmati realizzati da operatori palestinesi,
occhio puntato sugli attacchi incrociati e sulle 4.000 bombe piovute durante i
primi 10 minuti dell'attacco. Nonostante i proclami l'esercito continua ad usare
le armi: i bersagli migliori sono pescatori e contadini, rei di allontanarsi
troppo o di provare a riprendere una vita “normale”. “I valichi sono aperti
solo per il passaggio di aiuti umanitari e nient'altro e solo per tre giorni a
settimana; nella Striscia manca il gas, l'elettricità per non parlare dei
materiali per la riscotruzione.” La popolazione affida ai nostri connazionali
una richiesta di aiuto. "Occorre adesso tornare a dare sostegno al settore
agricolo e rinsaldare le strutture e il personale medico, ma occorre
soprattutto consentire alla popolazione della Striscia di uscire dall'incubo
favorendo spazi di socializzazione e ricreazione, magari con il supporto delle
ONG e della società civile internazionale." Il timore di una nuova escalation
militare per il momento appare fugato, causa l'incertezza dell'attuale quadro
politico israeliano e i recenti accordi tra Hamas e Fatah... La ricostruzione
sarà lunga e difficile. Impossibile, finchè Israele non deciderà di revocare
l'assedio ancora vigente.
( da "Virgilio Notizie" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Palermo, 2 mar.
(Apcom) - "Il ritiro della circolare con cui l'assessore Russo cercava di
evitare la commistione tra amministrazione e politica segnala che c'e' un
tentativo in atto di raggiungere sulla sanita' un accordo al ribasso, deludendo
le aspettative di quanti hanno creduto nell'avvio di un serio processo
riformatore": lo dice Michele Palazzotto, segretario generale della Fp
Cgil siciliana. Secondo Palazzotto - il fatto che si voglia tornare indietro
prima ancora che il percorso sia intrapreso trova peraltro evidenti conferme in
altri fatti, come l'ingresso nel cda del S. Raffaele Giglio di Cefalu' del
direttore generale dell'Asl 6 Iacolino, che cosi' assume la duplice veste di
controllore e controllato peraltro in odore di candidatura alle europee".
Per Palazzotto "sono vicende che comunque confermano
che si vuole continuare ad asservire la burocrazia alla politica e la sanita' alle clientele e al voto di
scambio". Il segretario della Fp conclude con l'auspicio che
"l'assessore Russo possa alla fine liberarsi da lacci e lacciuoli tesi
dalla sua stessa maggioranza e che possa andare avanti insieme alle forze che
con lui condividono un serio progetto di riforma della sanita'
siciliana".
( da "Mattino, Il (Salerno)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
GENNARO CORVINO
Castel San Giorgio. «Le province e i comuni sono indebitati, nei confronti
delle imprese, di ben 64 miliardi di euro. Metta fuori questa cifra, il
governo, se vuole dimostrare di affrontare uno degli aspetti delle crisi,
consendendo che le imprese riprendano fiato ed evitino i licenziamenti». Lo ha
detto il presidente della Provincia Angelo Villani intervenendo al convegno su
«Economia e Lavoro. Crisi globale. Prospettive di sviluppo, crescita delle
imprese», organizzato dal Pd di Castel San Giorgio. «Sono preoccupato - ha
aggiunto Villani - perché di questo nessuno parla, né vengono presentate
soluzioni vere, praticabili, per arginare la caduta verticale dei consumi. Se
la provincia di Salerno si attesta su di una percentuale produttiva del 4,2 per
cento in agricoltura, rispetto al 2 per cento della media nazionale, è perché
l'Amministrazione Provinciale ha impegnato, in agricoltura, 350 milioni di
euro». Le dichiarazioni si stagliano su uno scenario locale pesante. I
disoccupati nell'Agro nocerino sono 65.000, dei quali 21mila nell'area Scafati
(include sei comuni), 20mila nell'area di Nocera e 13mila in quella di Castel
San Giorgio (quattro comuni). A Cava città, ci sono circa 12.000 disoccupati.,
Complessivamente, la disoccupazione, rispetto allo stesso periodo del 2008, è
aumentata di 10.000 unità. Al convegno hanno partecipato, tra gli altri,
Salvatore Capuano e Ciro Altomare e il direttore di Confindustria Salerno
Ernesto Pappalardo che si è soffermato sulla produttività; e
anche sui rapporti e le distanze esistenti tra il Sud e le regioni del nord, sui
forti ritardi che la burocrazia genera soprattutto nelle esecuzione di opere pubbliche. Due e
anche tre anni di attesa, prima di iniziare i lavori di un'opera pubblica dal
momento in cui la si appaltata.
( da "Mattino, Il (Benevento)" del 02-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Nazionale)) (Mattino,
Il (Circondario Sud2)) (Mattino, Il (Circondario Sud1)) (Mattino, Il (City))
Argomenti: Burocrazia
Autorità politica,
si diceva. Di più: autorità responsabile, vale a dire autorità esercitata con
quelle virtù che, sole, orientano l'esercizio del potere con spirito di
servizio: un'autorità esercitata da persone in grado di assumere come finalità
del proprio operato la crescita delle comunità loro affidate e non il prestigio
o la ricerca di vantaggi personali. I dati forniti dalla Corte dei Conti
preoccupano. E preoccupano non solo e non tanto per i profili giuridico-formali
di competenza di quella magistratura quanto perché danno, nell'insieme, un
quadro di disordine e di scorrettezze di tipo contabile-amministrativo che
possono avere un effetto devastante. Difatti, la preoccupazione nasce nel
momento in cui si consideri che è proprio in un contesto di confusione
amministrativa generalizzata che si creano le condizioni più favorevoli per
l'insorgere di quei casi di corruzione di cui le cronache dei quotidiani
napoletani sono piene. Questo non è un discorso di tipo morale (o moralistico,
come si usa dire in politica) ma di giustizia sociale. Perché la corruzione
compromette il corretto funzionamento dello Stato, pregiudica il rapporto tra
governanti e governati, introduce una crescente sfiducia dei cittadini verso
l'ente pubblico, provoca la loro progressiva disaffezione nei confronti della
politica e dei suoi rappresentanti, determina, in definitiva, l'indebolimento
dello stesso Stato. E si sa bene che un Paese con istituzioni deboli è un Paese
a rischio. In sintesi: la corruzione distorce alla radice il ruolo degli
organismi rappresentativi perché li usa come terreno di scambio politico tra
richieste clientelari e prestazioni dei governanti. In altri termini, il
rischio palese è che le scelte politiche favoriscano gli obiettivi particolari
di quanti hanno il potere di influenzarle, così impedendo la realizzazione del
bene comune di tutti i cittadini. Interessante, poi, quel passaggio in cui il
Procuratore regionale parla di «sovrapposizione» e di «duplicazione di
competenze» che generano «deresponsabilizzazioni». Sotto il profilo del
rapporto tra enti pubblici e cittadini questo fa pensare - tra le molte altre
cose - a quell'eccesso di burocratizzazione che si ha quando «le istituzioni
finiscono per essere rovinate dal funzionalismo impersonale, dall'esagerata burocrazia, dal disimpegno facile e generalizzato». Parole di Giovanni
Paolo II, anno 1986. Conclusione. In queste condizioni lasciano, francamente,
un po' perplessi frasi edulcorate del tipo «faremo tesoro dei rilievi del
procuratore». Ci si attenderebbero, piuttosto, assunzioni di responsabilità e
scelte conseguenti. Diversamente, abbiamo ottime probabilità di ritrovarci,
di qui a un anno, esattamente come oggi. Mario Di Costanzo
( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Lunedì 2 Marzo 2009,
Portogruaro «Con Tabaro daremo a Portogruaro quella centralità politica ed
economica che la città si merita». Lo hanno definito il "candidato sindaco
di tutti i portogruaresi": Angelo Tabaro, segretario regionale alla
Cultura, ha incassato il placet di tutto il Popolo della Libertà. All'incontro,
svoltosi ieri in Villa Comunale, erano presenti i politici di ogni livello
istituzionale, dal senatore portogruarese Paolo Scarpa all'assessore regionale
Renato Chisso, dal candidato del Pdl per le Provinciali, Mario Dalla Tor, al
consigliere regionale Moreno Teso, nonché i protagonisti della vita politica
del territorio, tra cui il coordinatore comunale di Forza Italia verso il Pdl,
Pietro Rambuschi, il coordinatore di An verso il Pdl, Michele Lipani ed il
collega del Movimento Popolare Veneto, Nicola Venturuzzo. Il sostegno a Tabaro
è arrivato anche dalla lista civica coordinata da Gianni Marella. «Con la
candidatura di Tabaro daremo nuova autorevolezza alla città sia a livello
regionale che nazionale. Il sindaco uscente, Antonio Bertoncello - ha
sottolineato Scarpa, invitando le forze che confluiranno nel Pdl a superare le
divisioni - ha lavorato al massimo delle sue possibilità e questo massimo è
rappresentato dal vecchio che lo ha costretto a percorrere strade vecchie. In
cinque anni è stato sempre boicottato e quel poco che è riuscito a fare lo ha
fatto perché c'è stato un interessamento della Regione Veneto. Ora è arrivato il
momento di voltare pagina e sono sicuro che anche la Lega Nord alla fine si
unirà a noi». «L'alleanza con la Lega - ha precisato Dalla Tor - dovrà nascere
dalla capacità vera di stare assieme e di dialogare e mi sembra che qui a
Portogruaro questa capacità non manchi». «Come Regione - ha aggiunto Chisso -
non abbiamo mai voluto considerare Portogruaro una città di serie B solo perché
governata dal centrosinistra. Tuttavia con un'amministrazione più vicina a noi
avremo potuto fare di più. Il sindaco uscente - ha proseguito - è in
maggioranza con i Comunisti ed i Verdi che sono spariti dalla scena politica
nazionale. Bertoncello è zavorrato da questo forze». «Tabaro - ha affermato il
consigliere Teso - è il candidato che la città sta aspettando da anni. Portogruaro
e quindi tutto il Portogruarese devono uscire dall'isolamento attuale e
contrapporsi all'egemonia di San Donà». «La nostra - ha detto in conclusione
Tabaro - è un'alleanza per il cambiamento. Non è pensabile che
un'amministrazione possa, com'è successo in questi anni, reggersi sul pensiero
di una sola persona. L'assenza di una squadra forte ha portato all'isolamento
della città e le risorse che sono arrivate non hanno prodotto quello sviluppo
di cui tutto il territorio aveva bisogno. Portogruaro non solo deve
riacquistare il ruolo di guida del mandamento ma deve superare il dualismo tra
il centro e le frazioni». Tabaro ha poi fatto accenno a diversi temi che
saranno oggetto di confronto in campagna elettorale: la presenza femminile nel
luoghi decisionali, «che va dimostrata con i fatti, non con
le modifiche allo statuto comunale», la scelta dell'amministrazione di sforare
il patto di stabilità, «scelta pericolosa e irrispettosa che avrà conseguenze
per il futuro» e la «troppa burocrazia che ha condizionato lo sviluppo delle aree industriali». Teresa
Infanti
( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
Di ritorno da Gaza.
Le verità nascoste di una tragedia. di Bruna Iacopino Che fine ha fatto la
Striscia di Gaza? Quale la sorte del milione e mezzo di persone che viveva
confinata in quella prigione a cielo aperto e che è stata vittima di 22 giorni
di follia omicida? Cosa è accaduto, infine, all'unica missione italiana partita
il 27 gennaio e arrivata a Gaza solo il 29? Finita l'emergenza, la stampa e i
mezzi di informazione nostrani hanno smesso di occuparsene. Finito il massacro,
inutile cominciare a contare i morti e le macerie; il silenzio è di nuovo sceso
su quel fazzoletto di terra. Apparentemente sceso, perchè quelli che erano
partiti dall'Italia sono tornati il 14 di febbario e di cose da raccontare ne
hanno... e tante. Ma procediamo con ordine. Siamo ancora in piena escalation
militare. Di fronte all'immobilismo della politica e anche di buona parte del
mondo della Cooperazione, poche persone cominciano a mobilitarsi spinte
dall'emergenza umanitaria, creano un movimento di sensibilizzazione dal basso,
fanno rete, si coordinano e iniziano a fare pressione sui “piani alti”. Nel
giro di poco tempo la delegazione comprendente medici, cooperanti, giornalisti
e qualche rappresentante delle amministrazioni locali di Rimini e Monterotondo
è pronta a partire dall'Italia il 27 gennaio. Arrivati al valico di Rafah ecco
presentarsi le prime difficoltà, e non è l'esercito
isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e
l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo
l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al
di fuori dalle regole, sono le 21.00 e il valico dovrebbe essere chiuso
già da 4 ore, ma di fronte alla determinazione, anche le regole più rigide
vengono a cadere. I nostri passano con il loro carico di medicinali e
attrezzature sanitarie, dall'altra parte sono già in attesa, e per chi ha fatto
tanta strada si prepara il meritato ristoro prima di affrontare la dura prova
dei giorni avvenire. La distruzione è la cifra prevalente: distruzione di case,
campi coltivati, infrastrutture, ambulanze, moschee. “Hanno continuato a
bombardare anche mentre stavamo dentro” racconta Meri Calvelli, cooperante alla
guida della delegazione. Tutto raso al suolo o quasi. La zona maggiormente
colpita è quella che si trova a Nord della Striscia e che, teoricamente,
avrebbe dovuto essere anche la parte più immune, perchè quella “non è zona di
Hamas né di Moschee, ma una semplice zona residenziale abitata anche da
famiglie vicine a Fatah”. “ La gente continua a rimanere vicina alle macerie
della propria casa, non riesce ad allontanarsi, quelli un po' più fortunati
trovano ospitalità a casa di amici o parenti ancora in vita e la cui abitazione
non è stata gravemente danneggiata.” Ma il quadro più desolante risulta
dall'incontro con la gente, con i feriti o con chi ha perso l'intera famiglia
sotto le bombe. “ Abbiamo trovato tantissimi feriti con amputazioni...”. Del
resto, data la penuria di medici e strutture ospedaliere e la fretta di
lasciare lo spazio nelle corsie a centinaia di altre emergenze, quello
dell'amputazione è risultato il metodo più veloce ed efficace per salvare il
maggior numero di vite possibile. I medici non erano preparati a quanto sarebbe
successo, come non erano preparati all'uso di armi non convenzionali. “Loro-
continua Meri- non sapevano cosa fosse il fosforo bianco, né come bisognasse
intervenire in casi del genere... succedeva quindi che le bruciature di
fosfotro venissero curate come semplici ustioni e che il ferito ricominciasse a
bruciare senza alcuna spiegazione. Lo hanno scoperto solo piu' tardi attraverso
internet e poi in seguito, quando gli abbiamo portato il documento datoci dalle
organizzazioni dei dirittti umani attive in Israele; hanno scoperto anche che i
medici israeliani avrebbero potuto aiutarli ma non lo hanno fatto.” Sembra
infatti, stando al racconto, che in seguito all'uso massiccio di fosforo
bianco, vietato dalle convenzioni internazionali nei luoghi densamente
popolati, l'esercito abbia distribuito alla popolazione isareliana un documento
informativo sui comportamenti da tenere nel caso in cui Hamas avesse deciso di
“restituire” ai legittimi proprietari le bombe al fosforo cadute su Gaza e rimaste
inesplose ( oggi Peacereporter apre appunto su questo riportando il documento
in questione) . “ Camminando per la Striscia è possibile vedere ovunque i
residui delle esplosioni al fosforo, pallette biancastre che bruciano a
contatto con l'ossigeno, abbiamo trovato anche bambini che ci giocavano... e
poi anche molti proiettili rimsti inesplosi.” Accanto al fosforo poi le DIME,
armi di ultima generazione, già precedentemente sperimentate e ugualmente
utilizzate sui civili ( di questo si era già occupata Rainews24), in grado di
amputare e cicatrizzare allo stesso tempo a causa del calore elevato che
sviluppano i frammenti metallici di cui sono composte. E anche qui,
l'inevitabile e drammatica impreparazione del personale medico locale. Accanto
ai medici, i giornalisti presenti con la delegazione, fra cui anche due inviati
di Rai3 per la trasmissione Presa diretta, hanno avuto modo di documentare
passo passo la realtà di un'aggressione sproporzionata, presto, dunque, il
grande pubblico avrà la possibilità di vedere con i propri occhi e capire
perchè da più parti si chieda a gran voce il deferimento di Israele alla Corte
penale internazionale per crimini contro l'umanità. Le immagini sono tutte
accompagante dalle testimonianze di quanti sono sopravvissuti e possono
raccontare di esplosioni continue ed esecuzioni sommarie, e, infine, ci sono i
filmati realizzati da operatori palestinesi, occhio puntato sugli attacchi
incrociati e sulle 4.000 bombe piovute durante i primi 10 minuti dell'attacco.
Nonostante i proclami l'esercito continua ad usare le armi: i bersagli migliori
sono pescatori e contadini, rei di allontanarsi troppo o di provare a
riprendere una vita “normale”. “I valichi sono aperti solo per il passaggio di
aiuti umanitari e nient'altro e solo per tre giorni a settimana; nella Striscia
manca il gas, l'elettricità per non parlare dei materiali per la
riscotruzione.” La popolazione affida ai nostri connazionali una richiesta di
aiuto. "Occorre adesso tornare a dare sostegno al settore agricolo e rinsaldare
le strutture e il personale medico, ma occorre soprattutto consentire alla
popolazione della Striscia di uscire dall'incubo favorendo spazi di
socializzazione e ricreazione, magari con il supporto delle ONG e della società
civile internazionale." Il timore di una nuova escalation militare per il
momento appare fugato, causa l'incertezza dell'attuale quadro politico
israeliano e i recenti accordi tra Hamas e Fatah... La ricostruzione sarà lunga
e difficile. Impossibile, finchè Israele non deciderà di revocare l'assedio
ancora vigente.
( da "Adnkronos" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia
La
burocrazia blocca la
rivoluzione al sito della Casa Bianca La squadra di 'computer geek' del
presidente Obama si scontra con problemi burocratici, arretratezze tecnologiche
e timori per la sicurezza commenta 0 vota 1 tutte le notizie di ESTERI ultimo
aggiornamento: 02 marzo, ore 17:55