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PRIVILEGIA NE IRROGANTO  di  Mauro Novelli         

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DOSSIER “BUROCRAZIA”

 

 

 

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Report "Burocrazia"  1-2 marzo 2009


Indice degli articoli

Sezione principale: Burocrazia

Infrastrutture da migliorare ( da "Alto Adige" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, i partecipanti chiedono condizioni più vantaggiose per la costituzione ed il mantenimento in vita di un'azienda. Inoltre, essi ritengono che le infrastrutture in Val Pusteria vadano migliorate, sia per quanto riguarda l'allacciamento alla banda larga, sia per la creazione di piazzole di sosta e di possibilità di sorpasso lungo la strada statale al fine di decongestionare

"C'è lavoro", ma era di 30 anni fa ( da "Stampa, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA DUE BIDELLE CONVOCATE DOPO LA DOMANDA DEGLI ANNI 70 "C'è lavoro", ma era di 30 anni fa Indecise se arrabbiarsi o farsi una risata. È stata la reazione di due signore torinesi, una di 59 e l'altra di 64 anni, quando hanno ricevuto una lettera dall'Itis «Giulio Natta» di Rivoli che proponeva loro una supplenza da «

famiglia cristiana: no a ronde fai da te ( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze». La soluzione è quindi sempre piú difficile da trovare, mentre c'è chi si sente sempre meno sicuro. «In un mondo globalizzato, il fenomeno dell'immigrazione non si può frenare.

la stroke unit funziona a metà - federico spano ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Ciò che addolora è la scarsa reattività della cosiddetta burocrazia nella soluzione di problemi di vitale importanza per la collettività. C'è da chiedersi se è possibile che a chi di dovere non venga in mente che ogni giorno di ritardo è un rischio grave - se non mortale - per il disgraziato di turno colpito da ictus?

guerra delle palme sul lungomare ( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Via - prosegue - anche i pericolosissimi scaloni in cambio di tante, tantissime, piante». Si realizzerà, insiste, «il sogno di tanti santostefanesi». Ed anche in fretta, dato che, tempo e burocrazia permettendo, tutto sarà pronto prima dell'estate. Paola Tana

più sostegno alle aziende ( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di artigiani e commercianti che chiuderanno bottega. Accanto a politiche nazionali che snelliscano la burocrazia, congelino il prelievo fiscale e rendano meno oneroso l'accesso al credito, il mondo dell'imprenditoria chiede agli enti e agli amministratori locali chiarezze sulle scelte strategiche per le infrastrutture,

Non riesco a portare la mia neonata in Italia ( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Non riesco a portare la mia neonata in Italia» Il papà di Villanterio travolto dalla burocrazia, moglie e figlia sono in Russia Francheska è nata il 27 settembre, ma resta in Siberia VILLANTERIO. Sua figlia è nata cinque mesi fa, ma lui non l'ha ancora potuta abbracciare. Li separano quasi 7.000 chilometri e, soprattutto, un oceano di burocrazia.

Sannazzaro, sulla sicurezza la prossima tornata elettorale ( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: costretti a svolgere servizi anche la più bassa burocrazia, mancando così al loro compito principale: vivere sulla strada e tra la gente». Riferendosi ai programmi elettorali, Baldini conferma: «Si parlerà molto nei prossimi mesi di sicurezza. Speriamo anche in modo costruttivo. Spero invece che nel programma del centro-sinistra che ci governa oggi non appaia ancora una volta l'

Una mamma esasperata ( da "Arena, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma quando si è trattato di apporvi alcune modifiche la pratica si è persa nei bui meandri della burocrazia. Risultato: mio figlio è a letto da circa un anno. Non parliamo, poi delle barriere architettoniche o della rampa che dovrebbero mettere nel mio condominio. Lì sono state promesse, chiacchere, belle parole e poi... niente di niente.

La Russia di oggi è ancora autoritaria ( da "Eco di Bergamo, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: umiliazione e dalla burocrazia». Negli anni '90, secondo Archangel'skij, lo Stato era ridotto a un «punto minimale». Soprattutto da questo sarebbero discesi «privatizzazione dei redditi» e «nazionalizzazione delle spese»: quel gigantesco, oscuro (non solo per noi) passaggio che ha messo in mano a pochi oligarchi settori strategici dell'economia ex-

GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia per centinaia di anzian... ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a tempo pieno con la Coldiretti dal 1975 con delega al patronato, Rossi svolge il medesimo incarico anche a Villanova Sillaro ed a Sant'Angelo Lodigiano, oltre che nella sede di Lodi, in via Haussmann. Secondo una opinione diffusa, si tratta di uno tra gli esperti più competenti della materia di pratiche previdenziali, una sorta di «mago» della burocrazia. L.A.

<Pensionati e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso> ( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 8 «Pensionati e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso» L'anima del Servizio assistenza Coldiretti di LUIGI ALBERTINI LODI NELLE STANZE degli istituti previdenziali, Giacomo Rossi si è sempre mosso con disinvoltura. Il suo compito?

Ripensando a Craxi tra X Factor e Beppino Englaro il socialista ( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Italia e carambolavano fino alla loro meta tra personaggi avventurosi e improbabili (non esistono burocrazie o concorsi per materie di questa specie). Che facciamo allora: non si aiuta Solidarnosc, Papandreu, Soares? I suoi soldi (chi credeva in Craxi sosteneva lui non i suoi, postumi, accusatori) servivano anche a popoli che avevano guai con chi grondava sangue dalle mani.

La lezione Ryan Air a Obama: nessuna pipì è gratis il liberista ( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Questo semplice fatto aumenta le dimensioni della burocrazia statale, che fa da filtro. La maggiore spesa non garantisce che gli americani potranno avere più cose: ma che qualcun altro le sceglierà per loro. Alla domanda chi paga, Obama non risponde: chi usa il bagno. L'Obamaeconomics è un sistema piscio io-paghi tu.

Latina scorre sullo schermo a ritmo di musica rock. Palazzi in costruzione, il Key, piazza d... ( da "Messaggero, Il (Frosinone)" del 01-03-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: che gli ostacoli e le lungaggini della burocrazia sono sempre in agguato, tanto che i lavori all'ex Icos ad esempio sarebbero dovuti partire già da due anni fa e sono invece ancora ai blocchi di partenza. «Il vero dramma - sottolinea il sindaco - è che se non si fanno le riforme per gli enti locali noi saremo sempre in ritardo rispetto al resto dell'Europa,

Il direttore ( da "Corriere Alto Adige" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-01 num: - pag: 9 categoria: BREVI Il direttore Rienzner: «Una partecipazione oltre le più rosee aspettative» L'appello: meno burocrazia e più regole sulla liberalizzazione

PRIMIERO-VANOI - A Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la proprietari ( da "Adige, L'" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Le pastoie della burocrazia che imponevano una gara d'appalto comunitaria, avevano scoraggiato tutti, non ultima la Cooperazione. Col risultato di un nulla di fatto; i soldi sono tornati mestamente da dove erano partiti. Per l'albergo, che è in vendita, l'ente pubblico potrà intervenire anche in maniera determinante coi suoi contributi,

Anna, che impara facendo ( da "Corriere del Mezzogiorno" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: come recita diligentemente la burocrazia. Anna (ma il suo nome potrebbe essere Maria, Imma, Angela, quanto non un'improbabile Jessica, Samantha perché la televisione sdogana oltre i comportamenti da pin up anche i loro nomi esotici) è una delle tante ragazzine che frequentano la scuola controvoglia aspettandone la rapida conclusione.

Biblioteca civica da 5 anni senza direttore ( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: da allora burocrazia e duelli legali Biblioteca civica da 5 anni senza direttore VERONA – Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni. L'ultimo, Ennio Sandal, è andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se avesse saputo che per trovare il suo successore sarebbe trascorso tutto questo tempo, ci avrebbe pensato due volte.

anzolini: l'ufficio per il friulano non serve ( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: troppa burocrazia nelle scelte del centro-sinistra A palazzo D'Aronco, nel mirino del centro-destra è finito l'ufficio per la valorizzazione della lingua friulana, i tempi del consiglio comunale e il bilancio partecipativo che, secondo Fabrizio Anzolini (Lista Cainero), Stefano Arpino e Piergiorgio Bertoli (Pdl) e Marco Piva (Udc)

Ricorsi e tagli, Civica senza direttore da 5 anni ( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Da allora un'odissea tra burocrazia e duelli legali: il posto resta vuoto Ricorsi e tagli, Civica senza direttore da 5 anni Concorso sospeso. L'assessore: «Per il patto di stabilità non possiamo assumerlo» VERONA – Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni.

DILAGA tra i politici riminesi la Facebook-ma... ( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia meno invadente, coinvolgimento del sistema creditizio nelle sorti comuni del territorio riminese. Sono cose fattibili e che il centrosinistra deve fare. Stupisce, ma fino a un certo punto, che il centrodestra risponda a queste sollecitazioni, dichiarando di volere cancellare una grande infrastruttura come il Trc per avere in cambio nulla.

<Dimenticata> la legge sulle invalidità ( da "Corriere della Sera" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia: la maggioranza delle Asl le ignora «Dimenticata» la legge sulle invalidità Spesso chi ha una menomazione permanente subisce inutili verifiche Lo spirito della legge 80 del 2006 è chiaro: evitare visite di revisione accertando l'invalidità una volta per tutte «Soffro di sclerosi multipla e ho un'invalidità permanente.

Via Torino, il <trucco> di Bramante ( da "Giorno, Il (Milano)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Il quale si trovò subito di fronte a un bel problema: per una questione di permessi mancati (vedi lo zampino della burocrazia), il suo progetto si rivelò irrealizzabile, perché, semplicemente, non c'era lo spazio necessario: soprattutto in lunghezza, proprio non si poteva andare. Sconforto? Rinuncia? Macché, figuriamoci se il genio si ferma davanti alle minuzie.

) SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del B... ( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mirna Tagliavini ) BUROCRAZIA Due rimborsi di pochi centesimi LEGGENDO della bolletta da 1 cent recapitata a Pesaro, mi sovviene di due assegni circolari non trasferibili ricevuti in autunno da mio cognato: uno da 0,07 euro e l'altro da 0,39, quali rimborso di eccedenze sul pagamento di servizi energetici.

ma quali missioni all'estero - antonio bassu ( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: oberati dai vincoli di una burocrazia ferrea e ormai asfissiante». I piccoli imprenditori, titolari di 230 aziende, con un totale di oltre 2000 dipendenti, si aspettavano che la Camera di commercio intervenisse sulla questione delle Zone Franche Urbane, essendo il territorio caratterizzato da un pesante disagio sociale, economico e occupazionale,

Dalla strada al palcoscenico l'incredibile storia di Roye Lee ( da "Giornale.it, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia rese il tutto irrealizzabile. Oggi, la tenacia di Cristina Mesturini della Croce Rossa Italiana della Provincia di Milano, ha convinto l'artista a prendere alloggio presso una casa messa per lui a disposizione dalla CRI e soprattutto a riprendere la strada della musica suonata, registrando nuovamente le sue canzoni.

pattume a lanciano, monta la protesta ( da "Centro, Il" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Considerati i lunghi tempi della burocrazia i timori del primo cittadino scernese non sono del tutto infondati, anche se dal Consorzio intercomunale arrivano segnali ottimistici sull'iter in corso. D'Ercole teme che la spesa sostenuta per portare i rifiuti a Lanciano - circa 200mila euro al mese - possa creare problemi finanziari all'ente consortile,

Le verità di un medico buddista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è di mezzo la burocrazia, la paralizzante filosofia del timbro tondo. «Peccato, un'iniziativa del genere, da realizzare nell'area geomineraria di Iglesias o Montevecchio, porterebbe da 150 a 250mila visitatori l'anno». Il nonno, visto che non bastavano padre e madre, gli ha affidato una collezione di fossili che va dalle zanne del mammouth alle uova di dinosauro.

Dai samurai alla generazione Goldrake ( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: sia confluita in strutture sociali e culturali del Giappone moderno, governando i rapporti dall'interno di scuole, aziende, burocrazie. Ma bisogna anche ammonire come l'«estetica» del gesto guerriero sia arrivata al kamikaze. E, ai bresciani, va ricordato che elemento samurai c'è al Museo d'arte orientale-Fondazione Mazzocchi di Coccaglio. Fausto Lorenzi

Grossa borgata che (non) s'avvia a diventar città ( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Bagnolo sfiorò il risultato di portarsi in casa le Magistrali, le burocrazie si misero di traverso e alla fine nacque il Centro di Formazione Professionale. Ed è stato un bene, ci spiegano il sindaco e l'assessore Sottini, visto che il 90% dei frequentanti, 2 sezioni per 3 anni, hanno il posto di lavoro ancora prima di staccare la carta del diploma.

Nuovo liceo La Dc all'attacco ( da "Corriere Adriatico" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e quant'altro, ma in questo caso l'amministrazione civica ha davvero toccato il fondo per l'inefficienza". E' scatenato il segretario della Dc per le autonomie Claudio Biondi, perché ha sempre seguito con estrema attenzione la problematica dei licei ed ora non tollera ulteriori ritardi, soprattutto dopo che la Provincia ha stanziato 7 milioni di euro per la realizzazione

Anàs e gli altri, viaggio senza fine per i baby profughi ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 01-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Perché temono che la burocrazia possa bloccarli o per lo meno ritardare il commiato da Venezia». Nel 2008 sono stati 356 i minori non accompagnati assistiti dal Comune di Venezia nelle diverse strutture affidate alle cooperative Gea e Coges nell'istituto del Buon Pastore.

MARCO ESPOSITO UN MODULO VA COMPILATO AL CAF, UN ALTRO ALLE POSTE, UN TERZO AL COMUNE, UN QUARTO ... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009) + 1 altra fonte
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Per ottenere le agevolazioni sociali la burocrazia italiana impone ogni volta una strada diversa, con il risultato che il numero di persone che davvero usufruisce delle agevolazioni è più o meno un quarto rispetto agli aventi diritto. Gli altri tre quarti dei poveri si perdono nel labirinto degli uffici.

MELITO. UNA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE PER REALIZZARE SINGOLE UNITà ABITATIVE, TANTO ERA BASTA... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009) + 5 altre fonti
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia e normative edilizie, regolamenti locali. Quindici le persone coinvolte tra ex assessori, tecnici del Comune, componenti della commissione urbanistica, progettisti e impresa, un vigile. Tra gli indagati un ex vicesindaco, Michele Pellecchia, 53 anni, ed ex assessore all'urbanistica, e due suoi parenti.

IN TOTALE, QUASI CINQUE MILIARDI DI EURO D'INVESTIMENTO PRIVATO SONO PRONTI AD ESSERE INVESTITI... ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009) + 3 altre fonti
Argomenti: Burocrazia

Abstract: a cui si aggiunge il peso tutto italiano della burocrazia. Propongo allora una riflessione: se una serie di investitori privati (e non solo) avanza progetti, in linea con la strumentazione urbanistica, e iniziative con effetti moltiplicatori sull'economia, capaci anche di contenere la crisi che ci attende, se molti di questi restano al palo e la città regredisce,

Roma ripulita dai rom ( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: l'odiosa burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di ferri vecchi.

LA FRATTURA TRA DUE EUROPE ( da "Stampa, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia carolingia» di Bruxelles, paragonata da taluni perfino alla burocrazia sovietica, non è possibile non intravedere il danno storico che all'Europa odierna, all'Europa possibile, verrebbe dalla dissoluzione delle strutture giuridiche, dei propellenti monetari, degli strumenti d'intervento e di bonifica regionali già esistenti e operanti malgrado crisi minori di rigetto

Birreria sigillata a metà Si fa baldoria all'esterno ( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: lavorare a 50 dipendenti causando un danno enorme per una cosa assolutamente banale, dimostrando ancora una volta che la burocrazia è nemica dell'impresa». Secondo il gestore della birreria, Cristian Rampazzo, il provvedimento li colpisce duramente al punto che dice: «Dovremo lasciare a casa almeno trenta dipendenti, non possiamo permetterci di tenere personale senza gli introiti.

L'Accademia del circo trova la sede per restare ( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: 02 Marzo 2009 CRONACA Pagina 9 TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine L'Accademia del circo trova la sede per restare Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato il via libera definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15 giorni.

la task force sarda dell'integrazione aiuta i rifugiati a ritrovare la libertà ( da "Nuova Sardegna, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: è una complicazione anche far capire i meccanismi della nostra burocrazia». La difficoltà maggiore? «Riuscire a spronarli, alcuni si aspettano troppo ma il più delle volte si sanno integrare, hanno molta buona volontà». Tra gli operatori c'è anche chi si occupa degli aspetti legali. è Ivonne Mameli, mamma di Beatrice, bimba di tre anni, ovviamente laurea in Giurisprudenza,

Caro presidente, questi giovani vanno valorizzati ( da "Arena, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: BUROCRAZIA ANCHE QUI. «Con le società bisognerebbe avere maggiori rapporti», spiega Enrico Pavoni, presidente del Pescantina San Lorenzo, «sarebbe importante ascoltarle di più perché le questioni sono mille. So che è difficile, me ne rendo conto.

bike sharing, è polemica il comune: non è colpa nostra - alessia gallione ( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: servizio stanziati dal Comune debbano sostenere i ritardi della burocrazia». Rincara il Pd con Pierfrancesco Majorino: «è un monumento all´incapacità dell´amministrazione, che in un periodo di crisi butta via 500mila euro». Le critiche arrivano anche dalla maggioranza. A dire sì alla riunione congiunta è il presidente della commissione Arredo urbano, Fabrizio De Pasquale (Forza Italia)

Tragiche vacanze,muore giovane medico ( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Inevitabile la burocrazia legata all'incidente, il trasporto del corpo all'obitorio, le domande del magistrato. Ma prima di tutto, il gruppo, ha dovuto avvisare la famiglia. A fare la prima telefonata a Genova è stato proprio Fabrizio Bruno. «Purtroppo fa parte del mio lavoro», dice dalla Libia.

L'oligarca finito in cella dopo aver sfidato Putin ( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Mentre le imprese pubbliche sono sottoposte alla burocrazia ministeriale, i Centri agiscono senza controlli. Con alcuni amici Chodorkovskij, vice segretario del Komsomol' nel quartiere Frunze, istituisce un Nttm dal nome Menatep e si rivela uno formidabile businessman. Dagli affari che conduce direttori, docenti e aspiranti delle facoltà ricevono tanti soldi per quei tempi.

PIÙ LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, poten... ( da "Nazione, La (Lucca)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: meno burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di artigiani e commercianti che chiuderanno bottega: sono queste alcune delle richieste che le quattro associazioni di rappresentanza della Provincia Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti presenteranno al tavolo anti-crisi convocato dalla Provincia in programma oggi.

Premiato da Brunetta il progetto anti-code dell'Amministrazione ( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Lo snellimento della burocrazia, secondo l'Amministrazione abbiatense, deve partire dalla legge sull'autocertificazione. Solo che finora le campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini non sono bastate a far applicare la nuova legge e a dribblare la valanga di richieste per i certificati.

Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie ( da "Adige, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: ma significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e auto referenziale. Come se i cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale.

Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: si assiste al crescente rifiuto della burocrazia deresponsabilizzata delle grandi strutture». Questo vale in ambiti molto diversi. «Sempre più - specifica Bruni, autore per Bruno Mondadori di "L'ethos del mercato" e per Routledge di "Reciprocity, altruism and civil society" - preferisci mangiare prodotti che compri da chi li coltivao chiedere i soldi,

C'è del buono in Danimarca: calano le tasse ( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: dal mercato del lavoro alla burocrazia: sono sufficienti 5 giorni per fondare ed iniziare un'impresa. Non ci sono quasi più aziende in mano del governo, i diritti di proprietà sono ben garantiti, la libertà di investire è assicurata, la giustizia veloce e la corruzione è assente per il senso civico del popolo ed in quanto, sebbene lo Stato spenda molto in sanità,

COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei postini, pi... ( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: burocrazia delle Poste che ha concentrato il centro di smistamento a Bologna, dove affluisce tutta la corrispondenza e dove spesso le cartoline verdi' degli atti giudiziari sembrano incepparsi o finire dentro una sorta di buco nero...». Il problema però è più serio di quello che appaia: «Vari processi sono stati rinviati spiega Romani perchè a seguito del mancato arrivo della cartolina

Alluvione: lavori bloccati lungo il rio Pardu ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: la burocrazia degli indennizzi e quella delle autorizzazioni per potere riparare i danni. Formalmente le competenze sulla manutenzione di fiumi e torrenti sono passate in capo a Provincia e Comuni ma occorre sempre procedere attraverso la giungla delle autorizzazioni da parte di Genio civile, Ufficio tutela e Via (Valutazione impatto ambientale)

Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" ( da "Travel Trade Italia.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino.

L'Accademia del circo trova la sede per restare ( da "Arena.it, L'" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: Accademia del circo trova la sede per restare TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» 02/03/2009 rss e-mail print Un numero da circo: il piccolo domatore di elefanti La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si farà.

Roma <ripulita> dai rom ( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: l'odiosa burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di ferri vecchi.

Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" ( da "TTG Italia Online" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino.

Di ritorno da Gaza. Testimoni di una tragedia ( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e non è l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le 21.

Sicilia/ Cgil: Su sanità tentativi di accordo al ribasso ( da "Virgilio Notizie" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: confermano che si vuole continuare ad asservire la burocrazia alla politica e la sanita' alle clientele e al voto di scambio". Il segretario della Fp conclude con l'auspicio che "l'assessore Russo possa alla fine liberarsi da lacci e lacciuoli tesi dalla sua stessa maggioranza e che possa andare avanti insieme alle forze che con lui condividono un serio progetto di riforma della sanita'

GENNARO CORVINO CASTEL SAN GIORGIO. LE PROVINCE E I COMUNI SONO INDEBITATI, NEI CONFRONTI D... ( da "Mattino, Il (Salerno)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e anche sui rapporti e le distanze esistenti tra il Sud e le regioni del nord, sui forti ritardi che la burocrazia genera soprattutto nelle esecuzione di opere pubbliche. Due e anche tre anni di attesa, prima di iniziare i lavori di un'opera pubblica dal momento in cui la si appaltata.

AUTORITà POLITICA, SI DICEVA. DI PIù: AUTORITà RESPONSABILE, VALE A DIRE AUTORITà... ( da "Mattino, Il (Benevento)" del 02-03-2009) + 4 altre fonti
Argomenti: Burocrazia

Abstract: esagerata burocrazia, dal disimpegno facile e generalizzato». Parole di Giovanni Paolo II, anno 1986. Conclusione. In queste condizioni lasciano, francamente, un po' perplessi frasi edulcorate del tipo «faremo tesoro dei rilievi del procuratore». Ci si attenderebbero, piuttosto, assunzioni di responsabilità e scelte conseguenti.

Portogruaro Con Tabaro daremo a Portogruaro quella centralità politica ed economica c... ( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: «che va dimostrata con i fatti, non con le modifiche allo statuto comunale», la scelta dell'amministrazione di sforare il patto di stabilità, «scelta pericolosa e irrispettosa che avrà conseguenze per il futuro» e la «troppa burocrazia che ha condizionato lo sviluppo delle aree industriali». Teresa Infanti

Di ritorno da Gaza. Le verità nascoste di una tragedia. ( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: e non è l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le 21.

La burocrazia blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca ( da "Adnkronos" del 02-03-2009)
Argomenti: Burocrazia

Abstract: La burocrazia blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca La squadra di 'computer geek' del presidente Obama si scontra con problemi burocratici, arretratezze tecnologiche e timori per la sicurezza commenta 0 vota 1 tutte le notizie di ESTERI ultimo aggiornamento: 02 marzo, ore 17:55


Articoli

Infrastrutture da migliorare (sezione: Burocrazia)

( da "Alto Adige" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Gli imprenditori pusteresi hanno dibattuto con l'Ire il futuro dell'economia Infrastrutture da migliorare Tutti d'accordo: penalizzante il traffico sulla statale BRUNICO. L'Ire (Istituto di ricerca economica) della Camera di commercio di Bolzano ha tenuto a Brunico una manifestazione-dibattito informale per gli imprenditori, sul tema «Il futuro dell'economia». Ne sono risultati degli impulsi per la politica economica, oltre ad un interessante scambio di idee tra imprenditori. L'incontro di Brunico era l'ultimo di una serie di cinque manifestazioni organizzate in tutta la provincia. «Il futuro dell'economia - discutere, agire, affrontare le crisi», è questo il titolo della manifestazione organizzata nel capoluogo pusterese con l'obiettivo di dare la parola agli imprenditori e raccogliere i loro input per sollecitare i provvedimenti più opportuni. Gli imprenditori della Val Pusteria hanno accolto con favore la manifestazione e soprattutto la possibilità di confrontare i propri punti di vista. Quanto alla burocrazia, i partecipanti chiedono condizioni più vantaggiose per la costituzione ed il mantenimento in vita di un'azienda. Inoltre, essi ritengono che le infrastrutture in Val Pusteria vadano migliorate, sia per quanto riguarda l'allacciamento alla banda larga, sia per la creazione di piazzole di sosta e di possibilità di sorpasso lungo la strada statale al fine di decongestionare il traffico che continua ad essere molto elevato nonostante le circonvallazioni aperte. Ma gli imprenditori presenti hanno anche fatto un esame autocritico, auspicando la presenza di un maggior numero di manager con visioni ai vertici delle aziende. Hanno inoltre posto la qualità al centro dell'attenzione dell'attività imprenditoriale, qualità che dovrebbe assumere particolare importanza soprattutto per quanto riguarda i collaboratori, i prodotti e i processi aziendali. Per proseguire il lavoro sui temi discussi ed elaborare concrete misure di intervento l'IRE progetta una manifestazione conclusiva, cui saranno invitati tutti i partecipanti ai cinque incontri tenutisi a livello comprensorialem da cui sono emerse indicazioni interessanti.

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"C'è lavoro", ma era di 30 anni fa (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

BUROCRAZIA DUE BIDELLE CONVOCATE DOPO LA DOMANDA DEGLI ANNI 70 "C'è lavoro", ma era di 30 anni fa Indecise se arrabbiarsi o farsi una risata. È stata la reazione di due signore torinesi, una di 59 e l'altra di 64 anni, quando hanno ricevuto una lettera dall'Itis «Giulio Natta» di Rivoli che proponeva loro una supplenza da «collaboratore scolastico», cioè da bidella, fino al prossimo 30 giugno. «Peccato che avessimo presentato la domanda più di 30 anni fa», ha raccontato una di loro, vittima della burocrazia e di graduatorie mai aggiornate. Servizio A PAGINA 52

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famiglia cristiana: no a ronde fai da te (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Regione Famiglia cristiana: no a ronde fai da te 3 domande UDINE. «Il problema della sicurezza non può essere affidato alle ronde, a organizzazioni private. Altrimenti lo Stato abdica a uno Stato di diritto». Don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, ieri era al Centro di accoglienza Balducci di Zugliano guidato da don Pierluigi Di Piazza per partecipare a un convegno, e risponde cosí su uno dei temi piú caldi del dibattito politico nazionale, che anche in Fvg vede la Lega Nord tra i sostenitori delle ronde. Direttore, pensa che le ronde possano essere una delle tante soluzioni al problema della sicurezza? «Le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi. Troppo spesso, nel nostro Paese, si strumentalizza il problema della sicurezza, che non può essere affidato a organizzazioni private. Semmai andrebbero rafforzati i corpi di polizia, con piú mezzi e piú uomini sul territorio. Se poi le ronde sono politicizzate, la polizia magari deve anche controllare questi gruppi di persone». Il suo giornale è stato duro sul "pacchetto sicurezza" in discussione al Senato, definendolo «indegno di uno Stato di diritto». «Le varie misure previste nel pacchetto sarebbero, oltre che sbagliate, inutili, anche per l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze». La soluzione è quindi sempre piú difficile da trovare, mentre c'è chi si sente sempre meno sicuro. «In un mondo globalizzato, il fenomeno dell'immigrazione non si può frenare. E il messaggio della Chiesa va nella direzione dell'integrazione. Occorre attuare una politica di accoglienza, di integrazione, di ricongiungimento familiare. Non vanno in questo senso le proposte assurde espresse da alcuni esponenti politici, come il permesso di soggiorno a punti». Mirco Mastrorosa

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la stroke unit funziona a metà - federico spano (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 20 - Sassari «La stroke unit funziona a metà» La denuncia di Alice: «Manca la firma per la trombolisi» Aldo Meloni: «Troppi ritardi burocratici» FEDERICO SPANO SASSARI. Con oltre sette anni di ritardo rispetto a Cagliari, la Asl sassarese lo scorso ottobre ha attivato l'unità intensiva per i pazienti colpiti da ictus. Nonostante il reparto sia pienamente operativo, non è stato ancora sciolto il nodo della «trombolisi», una tecnica che in alcuni casi consente di limitare i danni dell'ictus, ma che a Sassari non può essere praticata per un intoppo burocratico. L'attivazione della «stroke unit» era sta richiesta a gran voce da numerose associazioni del territorio, in particolare da Alice. E proprio il presidente dell'associazione per la lotta all'ictus celebrale, Aldo Meloni, spiega quale sia l'importanza della trombolisi. «L'ictus è la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza di morte. Ogni 3 minuti una persona è colpita da questa terribile piaga che quando non uccide lascia danni e sofferenze che rendono pessima la qualità della vita sia del malato che della famiglia, con altissimi costi sociali. Ci sono due tipologie di ictus: emorragico e ischemico. I dati medici indicano nel 20 per cento dei casi si verifica un evento emorragico, mentre nell'80 per cento avviene quello ischemico. In circa un quinto dei casi di ischemia, se si interviene con tempestività - di norma entro le 3 ore -, si possono limitare notevolmente i danni cerebrali, se non addirittura evitarli. Per fare ciò è sufficiente praticare al paziente la cosiddetta trombolisi, che altro non è che una tradizionale flebo. Ma a Sassari non è possibile fare questo tipo di cura». Il motivo è semplice: dopo quattro mesi dalla attivazione del reparto, dalla Regione non è ancora arrivata l'autorizzazione. «Sia chiaro, si tratta solo di un atto formale e burocratico - aggiunge Aldo Meloni - Alice ha fatto presente la sua preoccupazione alla direzione della Asl, per questo grave ritardo, ottenendo per ora solo assicurazioni. Ciò che addolora è la scarsa reattività della cosiddetta burocrazia nella soluzione di problemi di vitale importanza per la collettività. C'è da chiedersi se è possibile che a chi di dovere non venga in mente che ogni giorno di ritardo è un rischio grave - se non mortale - per il disgraziato di turno colpito da ictus? Ed è ammissibile che i colpevoli ritardi non siano da considerarsi come omissioni punibili non solo moralmente?». La «stroke unit» si trova nel reparto di Medicina 3 del padiglione rosso dell'ospedale civile. Ci sono 6 letti dedicati, personale medico e infermieristico preparato, un ambiente a misura di paziente. Manca qualche attrezzatura, ma niente di determinante, fra l'altro la dirigenza della Asl ha assicurato che provvederà. Secondo l'associazione Alice, nei giorni scorsi, pur di salvare da gravissimi danni una giovane donna, l'équipe della stroke unit avrebbe praticato la trombolisi. «è andato tutto bene - spiega Meloni -, un invalido in meno. Ma anche nell'ottobre del 2007, un altro atto d'audacia fece cronoca: "Salvato dall'ictus con la trombolisi". Ne è passata di acqua sotto i ponti. Quanti infelici in meno si sarebbero potuti contare? Possibile che un medico coscienzioso debba rischiare sanzioni amministrative o penali per svolgere la propria missione?».

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guerra delle palme sul lungomare (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 7 - Grosseto Guerra delle palme sul lungomare Il Comune vuole piantarle, per il Pd è un oltraggio al buon gusto PORTO S. STEFANO. A quasi quindici anni di distanza dall'ultima e piuttosto radicale ristrutturazione, il piazzale dei Rioni sta per cambiare di nuovo volto. E con esso, questa volta, il lungomare dei Navigatori. Se allora fu il sindaco Hubert Corsi a volere quest'opera come una delle più significative del suo mandato decennale, adesso è la maggioranza guidata dal sindaco Arturo Cerulli a rifare tutto daccapo, togliendosi molti sassolini dalle scarpe dovuti a modifiche che non ha mai sopportato. Dunque, per alcuni versi si tornerà all'antico e per altri saranno introdotte innovazioni che già stanno accendendo polemiche tra l'opposizione. D'altronde, quando si parla di piazza e lungomare si vanno a toccare i due punti di maggior pregio del paese e mettere tutti d'accordo è pressoché impossibile. E c'è sempre il pomo della discordia. A metà degli anni'90 fu l'abbattimento del murello (destinato a ricomparire), oggi sono le palme. Le Voci della Libertà lo avevano da tempo accennato e lo confermano ora che il progetto ha superato l'esame della Soprintendenza di Siena: una fila di palme sarà piantata dall'inizio del lungomare alla piazza. Apriti cielo! Il Partito Democratico sta gridando all'oltraggio nei confronti dell'opera voluta dal sindaco Susanna Agnelli e firmata da Giugiaro, una dei più grandi artisti contemporanei che ha regalato ai santostefanesi questo pregiato pezzo unico della sua produzione. Che adesso verrà deturpato perché, nota, il Pd, la piantagione delle palme richiede «il rispetto di particolari requisiti tra cui una grande disponibilità di terreno di almeno due mq per palma». Fatti due conti, gran parte della griffata pavimentazione dovrà essere smantellata. Ma le Voci della Libertà rimandano le accuse al mittente, ricordando che qualche anno addietro fu proprio la sinistra, al governo, a scardinare parecchie mattonelline per istallarvi pali pubblicitari. E che, una volta tolte a furor di popolo, sono rimaste le toppe di asfalto che - quelle sì - «sanno tanto di oltraggio a chi con tanto amore ce lo ha disegnato». Insomma, secondo Cerulli ed i suoi collaboratori, «il marciapiedi di Giugiaro, in passato devastato dalle vecchie amministrazioni composte da chi oggi si riconosce e rappresenta l'opposizione, finalmente sarà valorizzato, ripulito e lavato a dovere». Per quanto concerne la piazza più in generale, la maggioranza annuncia che le panchine spariranno e tornerà «il tanto amato murello. Via - prosegue - anche i pericolosissimi scaloni in cambio di tante, tantissime, piante». Si realizzerà, insiste, «il sogno di tanti santostefanesi». Ed anche in fretta, dato che, tempo e burocrazia permettendo, tutto sarà pronto prima dell'estate. Paola Tana

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più sostegno alle aziende (sezione: Burocrazia)

( da "Tirreno, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 4 - Lucca Più sostegno alle aziende Appello alle banche nel pacchetto anti-crisi LUCCA. Banche, non chiudete i rubinetti. Si fa pressante l'appello del mondo imprenditoriale rappresentato dalle associazioni Can, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti, unite nelle richieste di interventi anti-cirsi. Per sopravvivere e rilanciarsi le piccole e medie imprese, spina dorsale dell'ecomomia, chiedono più liquidità, ma vogliono anche il congelamento fiscale, il potenziamento della rete infrastrutturale, meno burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di artigiani e commercianti che chiuderanno bottega. Accanto a politiche nazionali che snelliscano la burocrazia, congelino il prelievo fiscale e rendano meno oneroso l'accesso al credito, il mondo dell'imprenditoria chiede agli enti e agli amministratori locali chiarezze sulle scelte strategiche per le infrastrutture, il turismo e la tassazione locale. In particolare assistono con sconcerto all'apparire di nuovi progetti viari (leggi: il traforo del Tambura) quando tutti sono d'accordo sull'assoluta priorità della realizzazione degli assi viari della Piana, del raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca-Viareggio e del potenziamento della Lucca-Aulla. Gli imprenditori chiedono poi conforza una vera azione coordinata di promozione e rilancio del turismo perché iniziative mirate, ben calendarizzate e pubblicizzate garantiscano nuovi flussi di visitatori, fondamentali per le tante aziende del settore ormai primario dell'economia locale. I quattro presidenti delle associazioni - Ademaro Cordoni (Confcommercio), Giuliano Cesaretti (Confesercenti), Ugo Da Prato (Cna) e Costante Martinucci (Confartigianato) presenteranno queste richieste al summit convocato per domani dalla Provincia. Proprio dal credito si deve ripartire. «A fronte di un fenomeno preoccupante di rigidità del sistema bancario - scrivono - le nostre associazioni valutano positivamente alcuni interventi dello Stato come i cosiddetti Tremonti bond e il progetto avviato con la Camera di commercio per l'attivazione di prodotti di breve periodo per dare respiro alle imprese, e siamo allo stesso tempo preoccupati per l'esclusione del sistema dei Confidi dai piani di intervento regionali». Mentre a livello locale viene chiesta «l'immediata attivazione di un tavolo di lavoro tra Camera di Commercio, Provincia, Comuni, sistema bancario e categorie e risorse straordinarie per la definizione di un progetto di intervento che possa agevolare le piccole imprese in stato di sofferenza. Sono infatti le imprese in difficoltà, quelle ai margini, quelle con un rating ai limiti che oggi sono escluse da qualsiasi forma di supporto. Si tratta di capire quale sia lo strumento tecnico migliore da adottare: se un fondo di controgaranzia, oppure un sostegno straordinario ai Confidi». C'è un messaggio anche per il sistema bancario invitato, quasi pregato, a non "chiudere i rubinetti": «è un dovere delle banche quello di evitare l'attivazione di procedure di rientro straordinarie. Chiediamo anzi - spiegano i quattro presidenti - che proprio in questa fase si apra una disponibilità a mettere in circolo risorse necessarie per il rilancio dell'economia e delle imprese. Le istituzioni locali possono farsi carico di un nuovo accordo territoriale che determini da parte del sistema bancario l'assunzione di comportamenti condivisi». C'è poi il capito della pressione fiscale. Le quattro associazioni rimproverano alla politica di non essere intervenuta: «Dalle imposte sul suolo pubblico o sulla pubblicità, alle tariffe per l'acqua, l'energia e i rifiuti che compongono in modo importante il pacchetto costi delle nostre aziende. Serve un impegno a cambiare rotta». Ma per affrontare la crisi c'è anche la necessità, l'urgenza visti i tempi di ridare un nuovo slancio al tema delle infrastrutture. L'intesa territoriale c'è ma purtroppo «non si riesce a passare dalle intese ai fatti. Il nostro sistema economico ha bisogno di una moderna rete infrastrutturale - rilevano le associazioni - di una diversa connessione ferroviaria con il capoluogo regionale, di un sistema viario interno più razionale e moderno. Chiediamo alle forze politiche che si inizi a passare dalle intese ai progetti coinvolgendo in una unica strategia il governo nazionale, regionale e le amministrazioni locali. Mentre le priorità del territorio sono condivise e tracciate si continua a parlare di temi diversi da quelli prioritari. Istituzioni e forze politiche devono farsi carico di una nuova e definitiva responsabilità e attivare con decisione i progetti cantierabili e condivisi dal territorio, dai più piccoli fino agli assi strategici».

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Non riesco a portare la mia neonata in Italia (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

di Fabrizio Merli «Non riesco a portare la mia neonata in Italia» Il papà di Villanterio travolto dalla burocrazia, moglie e figlia sono in Russia Francheska è nata il 27 settembre, ma resta in Siberia VILLANTERIO. Sua figlia è nata cinque mesi fa, ma lui non l'ha ancora potuta abbracciare. Li separano quasi 7.000 chilometri e, soprattutto, un oceano di burocrazia. E così Luca Astori, 36 anni, esperto in sicurezza informatica di Villanterio sta combattendo la sua personalissima battaglia per rivedere la moglie russa e potere finalmente stringere Francheska, nata il 27 settembre 2008 e tutt'ora bloccata, insieme alla madre, a Omsk, nella Siberia sud occidentale. La colpa è della struttura diplomatica italiana, che in cinque mesi ha fornito risposte parziali, a volte inesatte e sovente contraddittorie. La storia prende avvìo nella tarda estate del 2008. La moglie Angela sta per partorire, ma le viene uno scrupolo. Teme che, sotto stress, la sua conoscenza della lingua italiana possa tradirla, magari impedirle di comprendere le indicazioni dei medici. Così sceglie di tornate nella città natale, Omsk appunto, per dare alla luce Francheska in piena serenità. Il parto va bene, il resto no. All'atto della nascita, nell'ospedale di Omsk, alla piccola viene dato il cognome materno, ma non quello del padre che, in quell'istante, non è presente. Poco dopo, Luca Astori contatta le autorità diplomatiche italiane. «All'ufficio affari sociali del consolato italiano in Russia - racconta l'uomo - ci dicono che è possibile riconoscere mia figlia presso il consolato. Devo presentarmi a Mosca e dichiarare che la neonata è figlia mia; verrà registrata sul mio passaporto e potremo tornare in Italia». Così Astori fa tutti i documenti richiesti e verso l'inizio di dicembre è pronto a partire. Ed ecco il primo ostacolo. «Salta fuori che sul certificato di nascita della bimba non c'è il mio nome a una funzionaria dice che devo sposarmi anche in Russia, e solo dopo potrò riconoscere la bambina». Una pratica che richiede almeno un mese, anche se realisticamente ce ne potrebbero volere anche due o tre. La strada, quindi, non è percorribile. Dopo innumerevoli telefonate, un altro funzionario indica ai coniugi la possibilità di fare un visto di ricongiungimento familiare per cittadini dell'Unione Europea. «Mia moglie - prosegue Astori - chiama il consolato, ma viene costretta a passare attraverso un call center privato. L'operatrice elenca i documenti necessari, e dice che dal momento della consegna possono passare da 3 a 90 giorno per il rilascio del visto». Anche questa strada si rivela impercorribile: tra Omsk e Mosca ci sono 4.200 chilometri, e affrontare un viaggio simile, senza realistiche previsioni sui tempi, con una bambina di poche settimane non è fattibile. Altre telefonate, altro funzionario, altro consiglio. «Ci dicono che per semplicità dovremmo chiedere un visto turistico e poi riconoscere la bambina una volta arrivati in Italia. Scarico due moduli dal sito del ministero degli Esteri. Uno richiede una fidejussione bancaria come garanzia della persona invitata, l'altro, cioè la richiesta di visto Schengen, dice che non occorre indicare nè i mezzi di sussistenza del cittadino invitato nè la disponibilità economica del suo parente». Di fronte alla contraddizione, Luca Astori telefona all'ufficio relazioni con il pubblico della Farnesina, per avere notizie. «Un dipendente del ministero mi aggredisce dicendo che non posso permettermi di dire che sul sito vi sia documentazione non idonea. Dice che la legge non ammette ignoranza, ma quando gli chiedo cosa fare replica che non sono problemi che riguardano le leggi italiane». Alla fine, l'esperto informatico trova finalmente un funzionario dell'ufficio consolare che prende a cuore il suo caso. E indica la possibilità di rilasciare un visto con famigliare al seguito. In pratica il riconoscimento in consolato che era stato ipotizzato all'inizio dell'odissea. Ora Angela e Francheska dovrebbero tornare in Italia. Seppure con l'ultima beffa: certificare che la bambina non è stata riconosciuta dal padre, come scritto sul certificato di nascita. Quindi, certificare un certificato.

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Sannazzaro, sulla sicurezza la prossima tornata elettorale (sezione: Burocrazia)

( da "Provincia Pavese, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Le forze di centrodestra svelano il loro programma Sannazzaro, sulla sicurezza la prossima tornata elettorale SANNAZZARO. La sicurezza al centro dei programmi elettorali in vista delle amministrative. Ma è anche tema di attualità dopo una serie di furti in abitazioni che ha fatto alzare il livello di attenzione. Dal circolo locale del Popolo della Libertà arriva una presa di posizione che coinvolge anche la sfera politica. Così la portavoce del PdL, Patrizia Baldini: «Sono ripartiti i lavori nelle strade e piazze di Sannazzaro: è fumo negli occhi e si vuole sminuire l'emergenza-sicurezza con la rinnovata immagine del centro. La realtà? In un mese sono stati arrestati a Sannazzaro un ricercato di mafia di fama nazionale e un pezzo da novanta dello spaccio; furti e tentativi di furti in abitazioni non si contano più; non mancano neppure gli episodi di vandalismo notturno». Baldini aggiunge: «Gli amministratori locali come reagiscono? Pensano ed agiscono come se stessero giocando ai soldatini installando telecamere inutili che non funzionano o non vengono mai lette. Oppure armando i vigili urbani, costretti a svolgere servizi anche la più bassa burocrazia, mancando così al loro compito principale: vivere sulla strada e tra la gente». Riferendosi ai programmi elettorali, Baldini conferma: «Si parlerà molto nei prossimi mesi di sicurezza. Speriamo anche in modo costruttivo. Spero invece che nel programma del centro-sinistra che ci governa oggi non appaia ancora una volta l'idea di una nuova e grande caserma per i carabinieri, magari circondata da selciati in porfido, promessa che è rimasta per dieci anni nel cassetto dei sogni». «Il problema - aggiunge Pietro Signorelli, capogruppo del centro-destra - fu sollevato per la prima volta nel 1994 dall'allora neonato centrodestra con una raccolta di 800 firme. Venne anche indetto un consiglio comunale dove la parola d'ordine comunale fu "minimizzare". Tanto si disse che io dichiarai, deluso, che tutto sarebbe continuato come prima». Signorelli aggiunge: «Fui facile profeta e ci sentimmo dire dal sindaco d'allora che con il nostro allarmismo avremmo continuato a diffamare il nostro paese». Ed infine: «Nel 2000 fui propositori delle idee avanzate ora dal governo. Dissero che le mie idee risentivano della mia provenienza leghista. Ora dico che alla base di talune posizioni ci sia la mancanza di coraggio e la paura che l'opposizione cavalchi la protesta. Di questo buonismo ne fa le spese la collettività». (p.c.) Pieve a teatro. Entro mercoledì le iscrizioni alla serata al teatro Manzoni di Milano promossa dalla biblioteca (0384.831728) per lo spettacolo del giorno 18: «Il caso di Alessandro e Maria».

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Una mamma esasperata (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Domenica 01 Marzo 2009 LETTERE Pagina 23 SOCIETÀ Una mamma esasperata Mio figlio è ammalato di sclerosi multipla da venti anni. A parte il dolore di vedere un figlio che combatte con una malattia che lo distrugge giorno per giorno, devo continuamente scontrarmi con le «strutture sociali» o gli enti specifici preposti per avere un qualsiasi aiuto. Ho chiesto, a suo tempo, un'assistenza domiciliare e, dopo che mi avevano promesso mari e monti, ho avuto solo chiacchere senza alcun esito concreto. Ho chiesto una sedia a rotelle che è andata bene per un certo periodo di tempo, ma quando si è trattato di apporvi alcune modifiche la pratica si è persa nei bui meandri della burocrazia. Risultato: mio figlio è a letto da circa un anno. Non parliamo, poi delle barriere architettoniche o della rampa che dovrebbero mettere nel mio condominio. Lì sono state promesse, chiacchere, belle parole e poi... niente di niente. Vogliamo parlare delle «cosiddette» strutture per le terapie riabilitative? Anche qui, niente da fare. Se voglio che mio figlio faccia un pò di ginnastica devo pagare una persona che chiede 70 euro per un'ora di ginnastica passiva. Le piscine? Miraggi. A Verona esiste solo una piscina, quella di Don Calabria dove si riversano tutti i malati della città. Si creano, così, «turni» di venti giorni all'anno. Negli altri undici mesi cosa dovrebbe fare mio figlio? È miracolosamente guarito e non ne ha più bisogno? Mi sento presa in giro, specialmente quando leggo le assurde iniziative delle nostre autorità comunali. Invece di mettere il verde per il golf nel vallo dell'Arena o ripristinare malghe cimbre della Lessinia, o organizzare corsi di ballo latino americano, non sarebbe forse più utile ampliare o creare strutture dove le persone come mio figlio possano essere accettate e aiutate? Allora il mondo appartiene solo alle persone di sana e robusta costituzione? Nell'antica Sparta c'era il Taigeto da dove venivano gettati coloro che non erano fisicamente perfetti. Nel corso degli anni i Taigeti si sono moltiplicati. Noi, genitori meno fortunati, assistiamo impotenti ad una società che ti esclude. Rimane solo una soluzione: riapriamo le camere a gas, sopprimiamo alla nascita le persone con degli handicap. In questo modo, almeno non daremo loro false speranze per una vita migliore perchè ingannare chi non può difendersi è come condannarli ad una agonia lenta e continua. Carla Zamponi VERONA  

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La Russia di oggi è ancora autoritaria (sezione: Burocrazia)

( da "Eco di Bergamo, L'" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La Russia di oggi è ancora autoritaria --> Archangel'skij: «Controllo totale su politica, grosso business e media. Liberi vita privata, svago, piccola iniziativa» Chodorkovskij, ora sotto processo, anticipò il giudizio di Putin sei anni prima: «L'Occidente ha chiuso le porte» Domenica 01 Marzo 2009 TERZA, pagina 29 e-mail print Massima ragione di interesse dei convegni organizzati da Russia Cristiana, fondazione con sede a Seriate, a villa Ambiveri in via Tasca 36, è far sentire direttamente la voce di intellettuali russi, testimonianze dall'interno, di prima mano, sulla realtà di un paese, per noi, nonostante gli oltre vent'anni dalla perestrojka, ancora poco conosciuto e «lontano». Per questo, nell'ultimo numero (gennaio-febbraio 2009) de La Nuova Europa - rivista bimestrale dell'associazione -, che raccoglie gli Atti del convegno «Stato, società e persona. La Russia e l'Europa di fronte alle svolte epocali del XX e XXI secolo» (Seriate, 25-26 ottobre 2008) spicca, tra gli altri, il contributo di Aleksandr Archangel'skij, giornalista e scrittore, editorialista del quotidiano Izvestija: «La Russia di oggi vista dalla Russia». «La Russia sta andando a passi da gigante verso una zona di fortissimo rischio che, però, le offre anche una possibilità di crescita». Questa la diagnosi conclusiva. Che passa, però, per diverse tappe. La prima: l'uscita dal comunismo. «Che era venuto a noia a tutti, compresi gli stessi comunisti». Così la Russia usciva «dallo Stato onnipresente, dalla guerra in Afghanistan, dalla povertà generale, dall'umiliazione e dalla burocrazia». Negli anni '90, secondo Archangel'skij, lo Stato era ridotto a un «punto minimale». Soprattutto da questo sarebbero discesi «privatizzazione dei redditi» e «nazionalizzazione delle spese»: quel gigantesco, oscuro (non solo per noi) passaggio che ha messo in mano a pochi oligarchi settori strategici dell'economia ex-sovietica. Lo Stato, secondo il giornalista, non riuscendo a gestire i suoi colossi industriali, sarebbe stato «costretto a cedere tutto ai privati». Certamente «a un prezzo irrisorio, svendendolo ad amici, sottobanco e non pubblicamente». Ma ciò che prima «era comunque gestito in maniera inefficiente, una volta in mano ai privati è diventato produttivo». Esempio la Noril'sk Nickel: «quando era dello Stato rubavano tutti a man bassa», dopo la privatizzazione la produttività sarebbe aumentata «di mille volte». Il famoso gigante petrolifero della Jukos, «ceduta a Chodorkovskij per pochi rubli a un'asta ipotecaria non troppo pulita», come «compagnia statale non dava profitti», dopo la privatizzazione «è diventata un impero, un'impresa miliardaria». Quanto alle spese, lo Stato «si è assunto gli oneri sociali principali», «ha promesso tutto a tutti e non ha mantenuto niente». Il che spiegherebbe come mai, verso la fine del decennio, «l'umore della massa sia bruscamente cambiato: il singolo cittadino si è sentito supefluo, totalmente abbandonato sul piano sociale, indifeso di fronte allo Stato e al business». Anche l'Occidente, che dopo la fine del comunismo la gente tendeva a sentire amico, avrebbe tradito le attese, non sapendo «cosa fare della propria vittoria», non riuscendo ad «integrare» la Russia nelle proprie istituzioni, non aprendo i mercati al «nuovo business russo». Nel 2002, testimonia il giornalista, «ho sentito Chodorkovskij dire che l'Occidente aveva chiuso le porte al business russo», sei anni dopo lo ha ripetuto Putin: «Quello che è in prigione e quello che ce lo ha mandato dicono più o meno le stesse cose». Seconda tappa, anni «2000», che «da noi molti chiamano "anni zero"» (e lo «sono stati veramente»). Si impone un regime che Archangel'skij definisce «autoritario a zone»: che «non cerca di tenere tutto sotto controllo, ma ha scelto di esercitare il controllo totale su tre zone: la politica, il grosso business e i media». Il resto, «vita privata, svago, piccola iniziativa», non sarebbero controllati. Controllo che poi tanto totale non riuscirebbe ad essere nemmeno nei settori cruciali. Esempio, la libertà di parola oggi: «Dal punto di vista della possibilità di esprimere qualunque giudizio politico in diretta sui media, non c'è libertà». La tv, «nella sua componente politica, è sotto un controllo totale». Ma l'informazione libera arriva attraverso «l'accesso ad internet, le antenne satellitari, i giornali occidentali on line?». «Modello autoritario a raggio limitato, che segmenta la società», «autoritarismo apparente» o «parziale», lo definisce il giornalista. Negli anni 2000 il potere statale «è stato ricostituito, ma solo in parte, le libertà tolte, ma solo in parte». A livello economico, si starebbe invertendo il processo svoltosi negli anni '90: «privatizzazione delle spese e nazionalizzazione dei redditi». «Le imprese che sono state ricostruite e sono diventate redditizie tornano sotto le ali dello Stato», controllato «dall'élite politica». Chi è pronto a dimostrare la propria lealtà «può fare praticamente tutto». Il processo a Chodorkovskij, dopo oltre cinque anni di galera in Siberia, inizia a celebrarsi, a Mosca, proprio in questi giorni. Chodorkovskij è stato arrestato, secondo Archangel'skij, il 25 ottobre 2003, non certo perché avesse rubato «più di tutti gli altri oligarchi», ma perché «si è rifiutato di pagare il prezzo sotto forma di lealtà», ha «sfidato» il sistema politico e si è messo in «concorrenza» con esso. Punto di snodo, quell'arresto dimostra cha «il potere non voleva neanche prendere in considerazione la prospettiva di una giustizia indipendente». La situazione presente sarebbe ad alto rischio: «a parte il petrolio e il gas, non abbiamo altre risorse interne: non valori comuni che uniscano il paese», non «istituzioni comuni che lo «mantengano a galla; c'è solo il pacchetto sociale pagato coi soldi del petrolio e del gas». Come la vecchia Urss, anche questa putiniana sarebbe tenuta insieme da una «verticale del potere»: «non abbiamo un'asse orizzontale sociale che possa sostenere la società se la verticale viene meno». Il modello, secondo il giornalista, può sopravvivere col petrolio «a cento dollari al barile; a settanta diventa problematico; a cinquanta, del paese potrebbe non restare pietra su pietra». Le stessa potenza militare russa, tanto sbandierata da Putin e sodali, sarebbe «illusoria». E l'Urss, «gigante dai piedi d'argilla», è «andata in rovina proprio nella corsa agli armamenti». Oggi, si chiede (e risponde) Archangel'skij, «il nostro governo si rende conto di trovarsi nella zona di rischio? Sicuramente sì». Lo dimostrerebbero i suoi timori, sino all'«isteria», in occasione delle ultime elezioni. Il modello «non può andare avanti ancora a lungo». Due strade: o il ripristino di un «autoritarismo completo», o lo smantellamento del sistema attuale «in modo soft». Tra spaventosa crisi economico-finanziaria e guerre recenti la Russia ha bruciato gran parte delle proprie riserve auree e valutarie. Quando saranno esaurite «cosa succederà? «Le banche piccole e medie falliranno quasi tutte, lo Stato sarà costretto a comprarle perché non si diffonda il panico», consumando «cifre colossali». Poi «il crac del mercato edilizio», che significa «milioni di posti di lavoro», «semplici operai», in maggioranza venuti dagli ancor più poveri «paesi vicini». Quindi «crescita della criminalità etnica» e, per reazione, «esplosione di nazionalismo di massa» fra i russi. In uno scenario tanto fosco qualche luce: «lo Stato avrà meno possibilità di mantenere la verticale del potere senza costruire un asse orizzontale». In una simile crisi «è impossibile non aprire un po' la valvola dei media». Nella popolazione, inoltre, negli ultimi tempi, sarebbero avvenuti «processi molto significativi», maturati «nuovi valori sociali»: in primo luogo la solidarietà, la capacità di unirsi per una causa comune («a prescindere dalla politica la gente ha imparato a unirsi in modo solidale»). Come dimostrerebbe, fra l'altro, la raccolta di firme - 64.000 - su internet a favore di Svetlana Bachmina, avvocato della Jukos, madre di due figli e incinta del terzo, cui il tribunale ha sempre negato la sospensione condizionale della pena. «Non c'erano mai state iniziative di queste dimensioni per difendere i diritti di qualcuno». Vincenzo Guercio 01/03/2009 nascosto-->

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GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia per centinaia di anzian... (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL PERSONAGGIO pag. 8 GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia per centinaia di anzian... GIACOMO ROSSI, operatore sociale, esperto di previdenza e persona di fiducia per centinaia di anziani. Classe 1955, originario di Livraga, sposato, un figliolo, residente a Lodi, Rossi ha festeggiato un traguardo al quale teneva moltissimo: il suo trentennale di servizio nel paese di origine, dove cominciò il 1° marzo 1978, due volte la settimana, il pomeriggio dalle 14 in poi, in un locale dei servizi sociali, sempre con la coda di «clienti». DIPLOMATO agrotecnico a Villa Igea, già dirigente politico della Dc a Livraga, oltre che consigliere comunale ed assessore ai servizi sociali, poi consigliere di amministrazione della casa di riposo «Santa Chiara» a Lodi, a tempo pieno con la Coldiretti dal 1975 con delega al patronato, Rossi svolge il medesimo incarico anche a Villanova Sillaro ed a Sant'Angelo Lodigiano, oltre che nella sede di Lodi, in via Haussmann. Secondo una opinione diffusa, si tratta di uno tra gli esperti più competenti della materia di pratiche previdenziali, una sorta di «mago» della burocrazia. L.A.

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<Pensionati e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso> (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Lodi)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

IL PERSONAGGIO pag. 8 «Pensionati e burocrazia? Io so dare i consigli giusti e mi basta solo un sorriso» L'anima del Servizio assistenza Coldiretti di LUIGI ALBERTINI LODI NELLE STANZE degli istituti previdenziali, Giacomo Rossi si è sempre mosso con disinvoltura. Il suo compito? Operare sempre negli interessi del pensionato. suggerendo le vie da seguire per far valere i propri diritti. Il tutto senza mai chiedere un euro, ma semplicemente un sorriso, la soddisfazione di aver regalato tranquillità. Rossi, lei è un uomo generoso? «Non esageriamo. È vero, la mole di lavoro è notevole, diciamo almeno 500 pratiche previdenziali all'anno, con una statistica che viene regolarmente controllata dal Ministero del Lavoro. Senza falsa modestia, mi piace ricordare che nel 2006 sono stato premiato dalla Camera di Commercio di Lodi come biennio di fedeltà al lavoro per i trent'anni di attività. Fuori dal mio lavoro, che pure mi gratifica moltissimo, l'anno scorso ho collaborato alla realizzazione e diffusione del primo volume sulla storia delle cascine lodigiane. Ora stiamo mettendo in ordine la seconda raccolta». In cosa consiste il ruolo del patronato? «Il patronato Epaca della Coldiretti Milano-Lodi è l'ente che assiste i cittadini e l'agricoltura. I trent'anni dell'ufficio di Livraga rappresentano in effetti il mio orgoglio: si è trattato di una bellissima intuizione avuta insieme al sindaco dell'epoca Duccio Castellotti». Un servizio gratuito? «Senza dubbio. Restando all'esempio di Livraga, nell'ufficio del palazzo comunale di via Dante, due volte al mese, rigorosamente di mercoledì, a partire dalle 14, ricevo le persone che hanno bisogno di consulenza previdenziale, gente di ogni tipo, senza distinzione alcuna. È una gioia per me regalare serenità a tanti cittadini che altrimenti si troverebbero in difficoltà con il linguaggio arido e burocratese degli istituti previdenziali. Spesso volentieri, vengono sbrigate le pratiche parlando in dialetto lodigiano». Pratiche di che genere? «Domande pensionistiche di ogni genere e categoria, tipo invalidità, vecchiaia, anzianità, reversibilità, ma anche modelli reddituali, controllo delle posizioni assicurative dei dipendenti, compresi i lavoratori autonomi, insomma tutte le prestazioni sociali come le esenzioni dai ticket sanitari, le indennità di accompagnamento e via elencando». Un servizio oscuro, ma importante... «Diciamo pure vitale per tantissime persone che si troverebbero in difficoltà agli sportelli degli istituti. Insomma, regaliamo serenità e tranquillità: la gente si fida di noi, senza mai pagare nulla». Esattamente, cos'è il patronato? «È un ente riconosciuto dallo Stato che ha il compito di assistere i cittadini per il conseguimento delle prestazioni previste da leggi o regolamenti, svolge tutela per la difesa dei diritti delle persone e contribuisce al miglioramento della legislazione sociale. In sintesi, il patronato concorre ad assicurare a tutti i cittadini i diritti sanciti dalla costituzione e dall'ordinamento in materia di previdenza e assistenza sociale». Lei fa parte dell'Epaca? «Sì, è l'ente di patronato costituito dalla Coldiretti e riconosciuto dallo Stato sin dal 1954. Epaca è persona giuridica di diritto privato e svolge un servizio di pubblica utilità senza scopo di lucro e secondo le modalità stabilite dalla legge. Una preziosa opera di consulenza ed assistenza per il riconoscimento del diritto su ogni tipologia di pensione erogata dagli istituti previdenziali».

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Ripensando a Craxi tra X Factor e Beppino Englaro il socialista (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Ripensando a Craxi tra X Factor e Beppino Englaro il socialista Aiutava partiti in mezzo mondo con fondi che carambolavano tra personaggi avventurosi e improbabili Un lettore, Bruno da Modena, m'inoltra e sintetizzo: «Le buone ragioni di Craxi - mia rubrica della settimana scorsa - non possono giustificare comportamenti inaccettabili. Tv pagate all'amante con soldi non suoi, conti segreti affidati alla contessa Agusta e a Raggio. Non ci si può consolare affermando che il Pci prendeva i rubli insanguinati di Mosca. Vogliamo (vuoi) ammetterlo che per difendere quella storia non ci si può obbligare a giustificarne le porcherie personali (ci sono le carte, ci sono gli atti, ci sono i documenti: li conosci) che non hanno alibi in politica». Rispondo: «La molla di Bettino Craxi non era l'arricchimento personale ma la politica? Finché non c'è la prova di una corruzione personale, e non c'è, è un dovere dare a Craxi quel che è di Craxi, ma niente di più», senatore Gerardo D'Ambrosio. Il chirurgo che opera i nostri bambini speriamo sia bravo a tagliare, a non impressionarsi davanti al sangue, a capire con freddezza quali scelte compiere sul loro corpo per regalare a loro, e a noi, altra vita. Mentre scosta, apre, ripara organi, non pretendiamo che le sue sensibilità ed emotività si riconoscano nelle nostre di genitori e viceversa. Di quello che poi fa con i suoi sentimenti, con i regali di chi ha creduto in lui (anche fiscalmente non dichiarati), degli amici balordi che frequenta, non dovrebbe interessarci in alcun modo se crediamo che non baratterà la sua missione, salvare la vita, per valori che consideriamo minori. È un terreno sdrucciolevole questo ma condizionare la visione di Caravaggio, l'ascolto di Paganini o la lettura di Pasolini alla valutazione del loro privato può essere un po' fuorviante. Infine come non puoi chiedere al chirurgo di esibire un camice intonso mentre opera, tanto è infantile e ingeneroso disquisire con chi ti ha salvato dall'orso russo, e dei suoi orsetti, dell'ineleganza dei suoi abiti divelti dalle unghiate e della sua compagnia circense di domatori. La politica unisce pregi e i difetti dell'esistenza ma si fa con quello che hai e non con quello che vorresti. Sembra sia complesso perseguirla senza spericolatezze («È vero. Tutti i partiti hanno preso i soldi. Si è visto che aveva ragione Craxi», sempre D'Ambrosio) ma non per questo deve essere abolita o consegnata ai ricchi (sperando poi che le loro ricchezze siano integerrime). E se finanziarsi in modo imprudente è un reato - e lo è! - esistono reati diversamente giudicabili a seconda dell'eleganza, discrezione o organizzazione con cui vengono perpetuati (o del movimento politico che li compie)? Craxi riceveva finanziamenti illeciti non era corrotto o concusso. C'era la fila di imprenditori pronti a farsi "depauperare" per la semplice ragione che una politica, un leader e la sua visione del mondo possono essere più vantaggiosi di altri. Cassieri, amici improvvisati a custodi bancari (anziché finanzieri blasonati) furono il segno di un'approssimazione che può destare pena, rabbia o tenerezza ma non ammirazione per chi compie, e torniamo sempre lì, la medesima azione con maggiore professionalità e segretezza. Craxi aiutava partiti in mezzo mondo con fondi che non passavano per la Banca d'Italia e carambolavano fino alla loro meta tra personaggi avventurosi e improbabili (non esistono burocrazie o concorsi per materie di questa specie). Che facciamo allora: non si aiuta Solidarnosc, Papandreu, Soares? I suoi soldi (chi credeva in Craxi sosteneva lui non i suoi, postumi, accusatori) servivano anche a popoli che avevano guai con chi grondava sangue dalle mani. Altri, da quelle mani, prendevano soldi. Fa differenza? Credo di si. Infine Craxi, miele per l'invidie, ha eccitato il verosimile. Ruvido e schietto in un Paese in cui è comune fare in privato il contrario di ciò che si sbandiera in pubblico avrebbe esplorato - ricambiato - anche simpatie femminili (apparendo nei gusti, alla lunga, più conservatore che contemporaneo). Però in una nazione che spiega intere epopee attraverso storie di mutande, se il craxismo si fregiasse della leadership in questo campo, questa sì, sarebbe appropriazione indebita. Lo ammetto: non ho ingurgitato il bibitone moralista di quegli anni solo perché l'ho visto shakerare. I barman, professionisti della propaganda politica, producevano una sapiente bevanda allucinogena e stordente. Abbiamo compiuto un'infinità di errori tanto da perdere, ma il non proteggere la nostra storia ha consegnato questa a una memoria, prevalentemente, criminale. Craxi doveva essere difeso proprio da coloro che ne erano stati l'ombra perché se fosse diventato un fantasma i fantasmi, com'è noto, non hanno ombre. Invece cercarono di separare loro da lui. Ma se la gente, anche quella con una "g" sola e minuscola, a malapena riconosce in Mozart, Beethoven e Chopin tre musicisti (senza distinguerli musicalmente); immaginare che la stessa avrebbe potuto individuare tra tre socialisti quello migliore, quello neutro e quello peggiore sarebbe stato un po' velleitario. E così è stato. Ps: la tv Gbr, piccola emittente privata degli anni '80 di area socialista, guidata dalla signora Pieroni, fu la scopritrice di Simona Ventura (la X del suo attuale programma X Factor, si vuole però tranquillizzare, non è una dedica a Craxi ma trattasi di format internazionale). Beppino Englaro, svelatosi invece sostenitore craxiano, ha ricevuto un avviso di garanzia. Trattasi di atto dovuto. luca@josi.it di Luca Josi 01/03/2009

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La lezione Ryan Air a Obama: nessuna pipì è gratis il liberista (sezione: Burocrazia)

( da "Riformista, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La lezione Ryan Air a Obama: nessuna pipì è gratis il liberista O'Leary avvicina consumatore e scelta, rende evidente quanto-costa-cosa. L'Obamanomics intorbidisce le acque Ci sono due modelli, per uscire dalla crisi. Uno è il modello Michael O'Leary. L'altro è il modello Barack Obama. Partiamo dal modello che funziona. Come spesso accade, con le cose che funzionano, viene dal basso. Nello specifico: dalle fognature, dai cessi. Ryan Air farà pagare ai suoi passeggeri una (modestissima) tariffa per l'utilizzo dei bagni a bordo delle proprie aeromobili. Nessuna pisciata è gratis. Ryan Air fonda il proprio successo sulla straordinaria capacità di dividere il costo di un singolo servizio (il trasporto da un luogo ad un altro, su un aeromobile) da qualsiasi altra cosa che tradizionalmente veniva considerata parte di esso. Per abbassare il costo del biglietto, prima ha fatto pagare lo spuntino a bordo. Poi l'imbarco delle valigie. Sgranocchiato il torsolo del vecchio biglietto aereo, Ryan Air ci ha dato viaggi in cui ogni singola componente di costo è disintermediata e presentata al passeggero per quello che è. Ogni passeggero ottiene esattamente quello che vuole, al prezzo a cui è disposto ad arrivare. Il motivo per cui Ryan Air ha successo è che vi sono molte persone che preferiscono non pagare un biglietto più caro per essere ricevuti a bordo da una hostess più graziosa. La trasparenza consente ai consumatori di fare scelte più informate, e così di risparmiare o spendere, ma ottenendo il massimo dal proprio budget. Il modello Obama è radicalmente differente. Se Ryan Air avvicina consumatore e scelta, rende evidente quanto-costa-cosa, l'Obamanomics mira ad intorbidire le acque. Aumenta l'intermediazione pubblica: stimoli e sussidi si frappongono fra l'utente finale e l'erogatore del servizio. Questo semplice fatto aumenta le dimensioni della burocrazia statale, che fa da filtro. La maggiore spesa non garantisce che gli americani potranno avere più cose: ma che qualcun altro le sceglierà per loro. Alla domanda chi paga, Obama non risponde: chi usa il bagno. L'Obamaeconomics è un sistema piscio io-paghi tu. Ad aprire i portafogli saranno come da copione "i ricchi". Gli investimenti nella sanità, nell'indipendenza energetica e nella scuola saranno finanziati da tasse più alte sull'industria petrolifera e del gas, sui manager di hedge fund, sulle corporation e su circa tre milioni di contribuenti "ricchi". L'argomento è quello di sempre. Per il principio dell'utilità marginale decrescente, cento euro cambiano la vita a chi ne guadagna cento in una settimana, ma non a chi ne guadagna centomila. Pertanto, confiscarglieli sarebbe indolore per la vittima, e positivo per la società. L'idea sembrebbe quadrare, il problema è dove tirare la linea. Perché una tassazione troppo progressiva disincentiva la produttività. In casi estremi, spinge i più ricchi a fare le valigie, e diventare "base imponibile" di uno Stato più rispettoso. Nella quotidianità, suggerisce di non mettere in moto nuove attività economiche, perché i loro frutti sarebbero tassati in misura talmente significativa, che lo sforzo non varrebbe la candela. Una variante dell'argomento suggerisce di tassare i beni di lusso - dimenticando che anche le Porsche le costruiscono degli operai, cioè che esiste una filiera che verrebbe molto penalizzata qualora si colpissero i consumi "frivoli". Obama cavalca la tigre del populismo, e individua figure che vanno colpite non solo per ottenere più entrate, ma per dare un messaggio al popolo. Tassando di più le corporation, per esempio, si penalizzano investitori piccoli e grandi investitori (quasi il 40% delle famiglie americane, per non dire dei fondi pensioni) che già hanno le loro traversie in borsa. Ma è un dettaglio. Robin Hood non fa l'economista, ma l'imbonitore. Questo genere di approccio non produrrà una sanità o una scuola migliore. Perché la centrifuga redistributiva considera tutti alla stregua di mucche da mungere o pupi da allattare. Per migliorare la qualità del servizio, serve un consumatore attento e partecipe. Quest'attenzione è difficile da onorare, se il momento della fruizione è lontano da quello dell'acquisto, a maggiore ragione quando il pagatore è un terzo. Obama vuole diffondere fra gli americani il mito che il governo faccia loro dei regali, e incassarne per questo la gratitudine. Il suo è un biglietto aereo "tutto compreso", che proprio per questo darà un senso generale di soddisfazione al passeggero, rendendo impossibile a ciascuno pagare responsabilmente per cio' che desidera, pretendendo il massimo della qualità. Tanto è chi viaggia in business class che paga per tutti? Ma se la business class si assottiglia, i suoi passeggeri truccano le carte per venire in Economy, oppure prendono il treno, sono guai. Guai grossi, a giudicare dai numeri. Immaginiamo che O'Leary faccia pagare un passaggio alla "ritirata" un dollaro. Che ci sia una persona al secondo, per tutte le ventiquattro ore della giornata, che su un aereo deve andare alla toilette. Questo per trecentosessantacinque giorni l'anno. Il signor O'Leary ci metterebbe comunque trentaduemila anni per incassare un milione di milioni di dollari. Per spenderli, a Barack Obama basta la firma in calce a un "piano". Ci vorrebbe un po' più di rispetto, per trentaduemila anni di pipì. di Alberto Mingardi 01/03/2009

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Latina scorre sullo schermo a ritmo di musica rock. Palazzi in costruzione, il Key, piazza d... (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero, Il (Frosinone)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Messaggero, Il (Latina))

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Domenica 01 Marzo 2009 Chiudi di MONICA FORLIVESI Latina scorre sullo schermo a ritmo di musica rock. Palazzi in costruzione, il Key, piazza del Popolo, l'hotel Europa scivolano via uno dopo l'altro. Poi resta la voce, quella del sindaco della città. Vincenzo Zaccheo è convinto che la sua sia un'amministrazione rock. Ha un progetto ambizioso, lo illustra nel corso dell'incontro annuale con i giornalisti, ed è condensato in una frase: «Io cercherò di rappresentare un nuovo modello di città». Perché Zaccheo non vuole essere ricordato come il sindaco "liquidatore", quello che ha pagato i vecchi debiti, vuole essere ricordato come il sindaco che ha «"riammagliato" la città». Ma come si ammaglia una città come Latina? «Intanto - risponde - abbiamo dato un'identità al nucleo di fondazione con l'Università e con l'acquisizione di immobili come i Monopoli di Stato, il garage Ruspi che diventerà un centro espositivo, i capannoni del Consorzio agrario che diventeranno un centro polivalente con auditorium». Poi snocciola i risultati portati a casa negli ultimi giorni: l'accordo di programma che dovrebbe essere firmato entro un paio di settimane e che dovrebbe segnare l'effettivo inizio dei lavori all'ex Icos, futura caserma della Guardia di finanza; l'apertura delle buste per la gara relativa alla demolizione dell'ex Svar; l'apertura della conferenza dei servizi sul porto e l'asseveramento bancario che consentirà l'avvio del progetto di ristrutturazione del mercato annonario. Infine il sindaco annuncia che domani sarà a Roma con la manager Asl Ilde Coiro per l'avvio dell'iter relativo al nuovo ospedale. Insomma milioni e milioni di opere pubbliche, tanta carne al fuoco, ma si sa, e Zaccheo non lo nasconde, che gli ostacoli e le lungaggini della burocrazia sono sempre in agguato, tanto che i lavori all'ex Icos ad esempio sarebbero dovuti partire già da due anni fa e sono invece ancora ai blocchi di partenza. «Il vero dramma - sottolinea il sindaco - è che se non si fanno le riforme per gli enti locali noi saremo sempre in ritardo rispetto al resto dell'Europa, basti pensare che per il Piano particolareggiato di Pantanaccio e Gionchetto sono stati necessari 34 anni. Un'assurdità». Poi la Marina di Latina, sì perché Zaccheo non ha dubbi: il futuro di questa città sono la cultura, quindi l'Università, e il turismo. Quindi il no al nucleare a Latina. «Perché se in altre parti d'Italia - precisa - può essere un'opportunità, qui è incompatibile con i nostri progetti di turismo e agricoltura. Il decreto Bersani prevede la riqualificazione delle aree, la riqualificazione passa attraverso il progetto del porto che è proprio in quell'area, dunque un'ipotesi da scongiurare la costruzione di una nuova centrale nucleare, perché quella esistente è inutilizzabile». Poi un sogno: «Spero di poter ospitare prima della fine del mio mandato il Santo Padre». Ad aprire l'incontro era stato l'assessore all'Urbanistica Massimo Rosolini che ha esordito: «Qui la concretezza fa la differenza, noi lavoriamo con un metodo nuovo, intervenendo in modo pragmatico sulle criticità, zona per zona. Abbiamo un Piano regolatore dimensionato su 200.000 abitanti, la città ne conta 120.000. Per questo motivo non era necessario un nuovo Prg, stiamo completando quello del '72 che prevedeva una serie di infrastrutture mai realizzate. Quel Piano lascia però dei punti irrisolti sui quali stiamo intervenendo: riguardano il centro storico, che non aveva un piano attuativo e lo stiamo realizzando, la Marina, perché non ci sono interventi per il suo rilancio, la zona agricola e i borghi. Il nostro è un approccio riformista all'urbanistica. E il punto centrale è la riqualificazione dell'esistente».

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Il direttore (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Alto Adige" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere dell'Alto Adige - BOLZANO - sezione: 1AECONOMIA - data: 2009-03-01 num: - pag: 9 categoria: BREVI Il direttore Rienzner: «Una partecipazione oltre le più rosee aspettative» L'appello: meno burocrazia e più regole sulla liberalizzazione

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PRIMIERO-VANOI - A Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la proprietari (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMIERO-VANOI - A Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la proprietaria Tiziana Orsingher appenderà i bicchieri al chiodo per l'agognata pensione, si è tenuto un primo incontro tra popolazione e giunta comunale per fare il punto della situazione PRIMIERO-VANOI - A Passo Gobbera, in una sala di quell'omonimo albergo - bar - pizzeria che cambierà gestione o chiuderà definitivamente fra neanche due anni, quando la proprietaria Tiziana Orsingher appenderà i bicchieri al chiodo per l'agognata pensione, si è tenuto un primo incontro tra popolazione e giunta comunale per fare il punto della situazione. Presente anche il presidente del consiglio regionale, Marco Depaoli . Sul tappeto della questione proprio l'ipotesi di chiusura dell'albergo e di un bar alimentari, l'unico, a Revedea. Che aveva partorito come prima cosa una lettera al Comune e alla Provincia, sottofirmata da 118 cittadini - capofila Erminio Bettega - delle due zone, nella quale si esprimeva dolore e rabbia. Come spesso succede, però, in questi incontri dal problema singolo si è virato velocemente a parlare di tutto e a parlare sono stati quasi esclusivamente gli imprenditori: lo svuotamento della montagna, cosa fa o non fa l'amministrazione per il turismo, la viabilità, le troppe tasse, ecc. Per fortuna, alla fine, un minimo di sintesi è stata fatta, per tentare di dare soluzioni al problema spicciolo. Già tre anni fa era stato finanziato dalla comunità europea un punto di self service commerciale. Le pastoie della burocrazia che imponevano una gara d'appalto comunitaria, avevano scoraggiato tutti, non ultima la Cooperazione. Col risultato di un nulla di fatto; i soldi sono tornati mestamente da dove erano partiti. Per l'albergo, che è in vendita, l'ente pubblico potrà intervenire anche in maniera determinante coi suoi contributi, purchè l'eventuale acquirente vi svolga un'attività di multiservizi, adeguando la struttura. Per il negozio di Revedea il discorso è diverso; lì si chiude definitivamente. Allora, dal sindaco Luigi Zortea è stata rilanciata l'idea della Cooperazione; per esempio con un punto della Famiglia Cooperativa da aprirsi un paio d'ore al giorno. Dal cilindro in chiusura il primo cittadino ha pescato un'altra idea, estemporanea, presentandola alla sua stessa giunta: un progetto di salvataggio di passo Gobbera, vergato dagli uffici provinciali al turismo: «Già, lunedì mi metterò in contatto con i dirigenti». Ammonendo: «Quando sarà finito e presentato, la palla toccherà ancora una volta ai cittadini». Saranno loro a decretarne o meno il successo. Iv. O. 01/03/2009

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Anna, che impara facendo (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Mezzogiorno" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Mezzogiorno - CASERTA - sezione: 1DOSSIER - data: 2009-03-01 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Scuola Sogni e prospettive delle ragazze dei vicoli che frequentano le lezioni controvoglia aspettandone la rapida conclusione Anna, che impara facendo di DANIELA POLITI * Anna ha quattordici anni. Tutte le mattine entra in classe rumorosamente. Il suo ingresso, che non deve passare inosservato, è accompagnato da un consueto «m'aggio scetat in ritardo, prussurè, ma song'venut o stesso » oppure «maroo è chi c'a' fa..!» La sua frequenza risulta «assidua» come recita diligentemente la burocrazia. Anna (ma il suo nome potrebbe essere Maria, Imma, Angela, quanto non un'improbabile Jessica, Samantha perché la televisione sdogana oltre i comportamenti da pin up anche i loro nomi esotici) è una delle tante ragazzine che frequentano la scuola controvoglia aspettandone la rapida conclusione. Dopo la terza media sarà costretta a frequentare un paio d'anni di scuola superiore, la scelta è indifferente e l'unica certezza sta nell'evitare il liceo o l'istituto tecnico «pecché nunn è cosa ». Anna sogna di fare la parrucchiera o la stilista. Il primo era anche il sogno di Annalisa Durante, la quattordicenne uccisa qualche anno fa da un proiettile vagante mentre guardava la vita dal suo balcone di Forcella, lo stesso quartiere di Anna. Tante, tantissime sono le adolescenti che aspirano a un futuro tra spazzole e phon, diventando magari proprietarie di un negozio dalle parti di via Roma, o celebrate creatrici di moda, non sartine. Se non si fidanzano prima e restano prigioniere in casa o ne escono perché «hanno la pancia avanti», a 15 anni, poche, veramente poche, coronano il proprio sogno di falsa indipendenza tutt'al più facendo le commesse in qualche modesto negozietto. Per le ragazze che non studiano ci sono veramente poche prospettive e, spesso, per quanto le loro madri, in genere semianalfabete, si augurino per loro un avvenire migliore, da madre in figlia si perpetua, come una maledizione, un destino fatto di frustrazioni, violenze, infelicità. Anna inonda il suo diario di frasi d'amore, di cuori colorati, ascolta la musica di Raffaello. Aspetta con ansia di ritornare sabato al Tuscià perché è lì che ha visto la settimana scorsa Lello, uno di Secondigliano, carino. Ad Anna non piacciono le canzoni in inglese, non le capisce; lei vuole sentire parole che parlano di gelosia, di tradimenti, di ragazze incinte e abbandonate. Da parte di chi fa l'insegnante c'è per questo un'ansia profonda nel guardare, attraverso il presente di tante ragazze come Anna, il loro futuro. C'è molto da fare a scuola per Anna. Insegnarle, innanzitutto, a «vedere » dentro e fuori di sé, farle sperimentare le potenzialità di tutti i linguaggi, da quelli del corpo a quelli multimediali. Ed è allora che Anna si emoziona quando riconosce nel vicolo calpestato mille volte un cardine greco romano, o quando si scopre capace di usare una videocamera con competenza o quando torna esultante con le compagne in classe per aver sconfitto la squadra della scuola del Vomero. * Insegnante in una scuola di Forcella intitolata ad Annalisa Durante Buona volontà «M'aggio scetat in ritardo, prussurè, ma song'venut 'o stesso»

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Biblioteca civica da 5 anni senza direttore (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: PRIMAPAGINA - data: 2009-03-01 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il caso Nel 2003 il pensionamento di Sandal, da allora burocrazia e duelli legali Biblioteca civica da 5 anni senza direttore VERONA – Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni. L'ultimo, Ennio Sandal, è andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se avesse saputo che per trovare il suo successore sarebbe trascorso tutto questo tempo, ci avrebbe pensato due volte. Ma tant'è: questa è la situazione della biblioteca Civica di via Cappello, uno dei luoghi più frequentati dagli studenti veronesi. Nel mezzo di questo quinquennio è successo di tutto. E' cambiata l'Amministrazione, si è cercato di assumere una nuova figura dirigenziale tramite curricula e colloqui. A PAGINA 5 Guerrini

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anzolini: l'ufficio per il friulano non serve (sezione: Burocrazia)

( da "Messaggero Veneto, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 2 - Udine Anzolini: l'ufficio per il friulano non serve Il consigliere della lista Cainero: troppa burocrazia nelle scelte del centro-sinistra A palazzo D'Aronco, nel mirino del centro-destra è finito l'ufficio per la valorizzazione della lingua friulana, i tempi del consiglio comunale e il bilancio partecipativo che, secondo Fabrizio Anzolini (Lista Cainero), Stefano Arpino e Piergiorgio Bertoli (Pdl) e Marco Piva (Udc), sembra aver perso di importanza. Tre le questioni che i rappresentanti del centro-destra sollevano nell'interpellanza che domani presenteranno in consiglio comunale. In prima battuta vogliono «conoscere i motivi per cui la giunta Honsell ha deciso di costituire un ufficio con tre addetti per valorizzare la lingua friulana». Ecco i quesiti: «Per tutelare il Friulano a Udine è necessario ricorrere a tre persone e creare un nuovo ufficio? I nuovi addetti modificheranno l'organico a palazzo D'Aronco? Quale sarà la natura dei contratti e, soprattutto, quale sarà il costo di questa struttura?». Ma non basta perché Anzolini, Arpino, Bertoli e Piva intendono fare il punto anche sui tempi del consiglio comunale. «Ci sono mozioni da discutere ferme dalla scorsa estate: dove sono finiti i principi di eccellenza ed efficienza propagandati in campagna elettorale? È concepibile che si parli per ore del gemellaggio con la capitale del Camerun mentre alcune interrogazioni non trovano risposte da agosto 2008?». Nella stessa interrogazioni, i quattro consiglieri del centro-destra si soffermano pure sull'attività del bilancio partecipativo. Il progetto affidato dal sindaco, Furio Honsell, alla consigliera delegata Anna Paola Peratoner (Sa). «Condivisibile o meno il progetto fa parte del programma dell'amministrazione di centro-sinistra, ma ora la stessa amministrazione sembra frenare» fa notare Anzolini, prima di aggiungere: «Che senso ha affidare una delega a un consigliere comunale per portare avanti il progetto se poi la giunta sembra considerarla un'azione di secondo piano e il sindaco arriva addirittura a nominare i delegati di quartiere, in aperta contraddizione con le linee generali del processo partecipativo?». Secondo Anzolini, Arpino, Bertoli e Piva, insomma, «a quasi un anno dall'elezione di una nuova maggioranza è giunto il momento di chiarire la posizione del centro-sinistra su tutti questi punti».

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Ricorsi e tagli, Civica senza direttore da 5 anni (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere del Veneto" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere del Veneto - VERONA - sezione: CRONACAVERONA - data: 2009-03-01 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il caso Nel 2003 il pensionamento di Sandal. Da allora un'odissea tra burocrazia e duelli legali: il posto resta vuoto Ricorsi e tagli, Civica senza direttore da 5 anni Concorso sospeso. L'assessore: «Per il patto di stabilità non possiamo assumerlo» VERONA – Senza un direttore amministrativo da oltre cinque anni. L'ultimo, Ennio Sandal, è andato in pensione nel novembre 2003. Forse, se avesse saputo che per trovare il suo successore sarebbe trascorso tutto questo tempo, ci avrebbe pensato due volte. Ma tant'è: questa è la situazione della biblioteca Civica di via Cappello, uno dei luoghi più frequentati dagli studenti veronesi. Nel mezzo di questo quinquennio è successo di tutto. E' cambiata l'Amministrazione comunale, si è cercato di assumere una nuova figura dirigenziale tramite lo studio di curricula e lo svolgimento di colloqui. E' stato persino bandito un concorso pubblico con tutti i crismi: commissione giudicante, prove scritte e orali da affrontare per i pretendenti all'incarico. Ma il nuovo direttore non è mai stato nominato. Alla fine del 2003 la direzione della biblioteca fu affidata a Gabriele Ren, il capoarea del settore culturale di Verona. Nel 2005 Ren decise di delegare ad Agostino Comtò la responsabilità delle biblioteche cittadine. Nello stesso anno la precedente Amministrazione cercò di scegliere il nuovo dirigente attraverso una serie di colloqui. Si presentarono circa quindici pretendenti, ma nessuno di loro fu giudicato idoneo a ricoprire tale carica. Nel dicembre 2006 venne bandito il concorso pubblico per l'assegnazione del posto. I concorrenti furono una ventina, ma la Commissione ne escluse subito la metà, giudicando non idonei alcuni titoli di studio presentati dai partecipanti. Lo stesso Comtò risultò tra gli eliminati. Contro questa estromissione decise di ricorrere al Tar, che lo riammise d'urgenza alle prove scritte, svolte nell'agosto 2007. Dei venti pretendenti iniziali, solo tre persone (tra cui lo stesso Comtò) si presentarono alla prova. Passati gli scritti, però, la Commissione fece slittare gli esami orali fino a giugno scorso. Ma sul più bello, ventiquattrore prima delle interrogazioni, i tre ancora in gara ricevettero una telefonata dalla segretaria del concorso che li avvisò della sospensione di quest'ultimo. Da allora non è seguita più alcuna comunicazione. «Svolgo le funzioni di un direttore – commenta amareggiato Comtò – senza esserlo nella realtà. Mi occupo di gestire la Civica, impegnare i soldi, dare gli incarichi al personale, fare gli ordini per gli acquisti, provvedere ai pagamenti, firmare i contratti. Ma siamo ancora tutti in attesa di scoprire quale sarà il nostro futuro». Le risposte a questa situazione paradossale prova a fornirle Erminia Perbellini, assessore alla Cultura: «Abbiamo sforato il Patto di stabilità, (cioè il saldo che i Comuni devono mantenere tra entrate e uscite che deve essere uguale a quello avuto in media negli anni 2003-2005, ndr). Sino a quando non torniamo sotto quei parametri del Patto nessuno può essere assunto a livello di Amministrazione comunale. Mi auguro che la situazione si possa risolvere al più presto, ma per ora non posso fare previsioni. Adesso la priorità per la biblioteca Civica è terminare i lavori in corso». Dino Guerrini La biblioteca C'è un facente funzioni, Agostino Comtò «Ne svolgo le mansioni senza esserlo»

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DILAGA tra i politici riminesi la Facebook-ma... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Rimini)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

RIMINI CRONACA pag. 11 DILAGA tra i politici riminesi la Facebook-ma... DILAGA tra i politici riminesi la Facebook-mania. Non è un caso che anche Stefano Vitali abbia scelto il social network per aprire una finestra riservata agli elettori. «A cento giorni dalle elezioni per il rinnovo della Provincia di Rimini e di 18 Comuni scrive il candidato del centrosinistra scelgo questa data simbolica per aprire su Facebook il gruppo Essere Vitali', Non una strizzata d'occhi alla moda ma una goccia nel mare di un processo di partecipazione in tempo reale che vorrei diventasse la matrice della campagna elettorale. Essere Vitali' è un gruppo di Facebbok e non una bacheca propagandistica: all'interno ci saranno le news politiche ma anche e soprattutto i pensieri sparsi, le domande serie o divertenti che mi farò/che mi faranno, i momenti di allegria, di stanchezza». Un mezzo, Fecebook, già ampiamente utilizzato dai candidati alle primarie del 18 gennaio. Poi Vitali passa alla propaganda. «I primi incontri avuti con piccole e medie aziende del territorio confermano la grande preoccupazione su una crisi, certamente non ancora percepita nella sua gravità e novità. Al pubblico queste imprese e i loro lavoratori chiedono garanzie su infrastrutture, burocrazia meno invadente, coinvolgimento del sistema creditizio nelle sorti comuni del territorio riminese. Sono cose fattibili e che il centrosinistra deve fare. Stupisce, ma fino a un certo punto, che il centrodestra risponda a queste sollecitazioni, dichiarando di volere cancellare una grande infrastruttura come il Trc per avere in cambio nulla. Guardiamo al futuro con sana preoccupazione ma sapendo di avere alle spalle un capitale conquistato con il lavoro e non con le chiacchiere. Siamo e saremo sempre vitali».

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<Dimenticata> la legge sulle invalidità (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere della Sera" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Salute - data: 2009-03-01 num: - pag: 59 categoria: REDAZIONALE Indagine Dati sorprendenti sull'applicazione di norme anti-burocrazia: la maggioranza delle Asl le ignora «Dimenticata» la legge sulle invalidità Spesso chi ha una menomazione permanente subisce inutili verifiche Lo spirito della legge 80 del 2006 è chiaro: evitare visite di revisione accertando l'invalidità una volta per tutte «Soffro di sclerosi multipla e ho un'invalidità permanente. Ho ricevuto la convocazione per la visita periodica: è vero che esiste una legge che mi esonera? ». Risposta dell'Asl: «Non conosciamo questa legge, lei deve rifare la visita». Accade in quasi tutte le regioni alla maggior parte dei pazienti con invalidità permanente. Lo rileva un'indagine condotta, su oltre 180 Uffici invalidi delle Asl italiane, dall'Anio, Associazione nazionale infezioni osteoarticolari, in collaborazione con Cittadinanzattiva e 18 associazioni di pazienti. «Eppure lo spirito della legge 80 del 2006 è chiaro: evitare ai pazienti visite di revisione inutili, accertando l'invalidità permanente una volta per tutte, senza più dover ripetere periodicamente esami e controllo per continuare a usufruire dei benefici previsti — afferma Tonino Aceti del Coordinamento nazionale Associazioni dei malati cronici-Cittadinanzattiva — . Il Decreto ministeriale del 2 agosto 2007, poi, ha individuato un elenco di 12 menomazioni e patologie gravi e croniche per le quali si prevede l'esonero dai controlli». Ma, aggiunge Girolamo Calsabianca, presidente di Anio: «A quasi 2 anni dall'entrata in vigore del decreto emanato per semplificare la vita dei disabili gravi, le Asl conoscono e applicano poco la legge». Nell'indagine, gli invalidi o volontari delle associazioni hanno telefonato alle Asl chiedendo informazioni. Risultato: un'Asl su 4 non ha risposto al telefono o non ha dato informazioni; poco meno della metà degli uffici che hanno risposto ha dichiarato di non conoscere la legge; tra quelli che hanno detto di conoscerla, 1 su 3 non la applica. Così in 4 Asl su 5 i pazienti sono richiamati, anche quando non è necessario, a visita periodica. E, nel frattempo, vedono sospesi i sussidi economici: dalla pensione di invalidità, all'indennità di accompagnamento, all'indennità di comunicazione (per i sordi). Tra le regioni "virtuose" si distinguono Veneto e Sardegna, le più informatizzate; la maglia nera spetta alla Sicilia. Anche l'INPS con 2 circolari, l'ultima del 3 giugno 2008, ha richiamato le Asl all'applicazione della legge. «Il problema è che in molti casi le Asl hanno difficoltà a trasmettere i verbali all'Istituto perché non sono informatizzate » spiega Massimo Piccioni, coordinatore generale medico legale dell'INPS. Un danno per i cittadini, ma anche una disfunzione che pesa sulle casse dello Stato. «L'attivazione di una procedura burocratica inutile ha un costo — sottolinea Calsabianca —. Ogni volta che si riunisce la Commissione per le invalidità, costituita presso l'Asl, i componenti percepiscono un gettone di presenza». Aggiunge Carlo Giacobini della Federazione italiana superamento handicap: «Ad oggi non abbiamo dati precisi di quanto costi la macchina burocratica. Ma, mentre si è molto attenti nella caccia, senz'altro giusta, ai "falsi invalidi", lo si è molto meno rispetto al controllo della qualità del lavoro delle Asl o dei costi delle verifiche». E per scovare i falsi invalidi partiranno le verifiche straordinarie su invalidità civili, indennità di accompagnamento, di cecità e sordità civile. «Entro il 2009 saranno controllati a campione circa 200 mila invalidi» dice Piccioni. Ma cosa succede se viene "estratta" una persona con invalidità permanente? «Se rientra nel decreto sulla non rivedibilità, è esentato, purché fornisca la documentazione sanitaria, che verrà controllata. Nel caso in cui questa non fosse esaustiva, verrà richiamato a visita medica ». Maria Giovanna Faiella

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Via Torino, il <trucco> di Bramante (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Milano)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA MILANO pag. 13 Via Torino, il «trucco» di Bramante L'abside che occupa un solo metro e sembra profonda dieci S. MARIA PRESSO SAN SATIRO STORIA DI UN'ILLUSIONE OTTICA A PASSARE in via Torino, in quella folla che non cessa mai nella commercialissima strada, c'è il rischio di non notare uno dei gioielli architettonici più raffinati del pur straordinario patrimonio milanese. Parliamo ancora una volta di una chiesa, una chiesa dal doppio nome, Santa Maria presso San Satiro, che ha indirizzo in via Speronari ma la facciata - arretrata - in una stretta rientranza in via Torino. Questo meraviglioso edificio presenta non una, ma diverse particolarità. Intanto, va detto che è dedicato a Satiro (334-379), il fratello avvocato di Ambrogio, patrono della città. Un'origine antichissima, dunque: si ritiene che la chiesa sia stata fatta costruire su un luogo di culto preesistente da Ansperto da Biassono, arcivescovo di Milano dall'868 all'882. Perché la doppia dedica a Maria e a Satiro? Qui è necessario un salto in avanti - si fa per dire -, verso i nostri tempi: al 1242, quando una venerata immagine della Madonna col Bambino, custodita in chiesa fin dall'inizio, venne orrendamente profanata da un giovane di nome Massazio, proveniente da Vigonzone, (nel Pavese). Costui, un poco di buono che spendeva alla bisca tutto quel che aveva, il 25 marzo 1242 si scagliò con un coltello contro il dipinto sul muro, colpendo la gola del Bambino. Ne zampillò sangue vivo, che tinse la lama e lo stesso viso del vandalo. L'episodio toccò fortemente i milanesi, che vollero onorare l'immagine miracolosa erigendo, attorno al 1480 una nuova chiesa, quella che vediamo oggi, dove ancora si conserva quel dipinto e quel coltello (Massazio, poi, si fece monaco). LA NUOVA costruzione venne affidata a uno dei più grandi architetti di sempre, Donato Bramante. Il quale si trovò subito di fronte a un bel problema: per una questione di permessi mancati (vedi lo zampino della burocrazia), il suo progetto si rivelò irrealizzabile, perché, semplicemente, non c'era lo spazio necessario: soprattutto in lunghezza, proprio non si poteva andare. Sconforto? Rinuncia? Macché, figuriamoci se il genio si ferma davanti alle minuzie. Ci gioca, anzi. Così, visto che non era più disponibile la decina di metri sulla quale aveva contato per la realizzazione dell'abside, bensì uno solo, il grande architetto ridusse di dieci volte il suo progetto, facendo in 97 centimetri ciò che in origine doveva occupare 9 metri e 70. E nacque il capolavoro. Chi entri nella chiesa ignorando il tutto, crede che dietro l'altare si sviluppi una sontuosa, interminabile abside. Invece, in una splendida teoria di pilastrini, capitelli, archi e modanature, cassettoni ornati con borchie e fiori, ecco il miracolo della prospettiva bramantesca: ogni elemento è "schiacciato" in quei 97 centimetri dietro l'altare, sul quale è custodita l'immagine a suo tempo colpita da Massazio e in seguito "strappata" dal muro. Facile e perfino banale il gioco di parole: in poco spazio, due miracoli. MA SANTA Maria presso San Satiro, che ha una facciata ottocentesca (con la scritta della dedica al santo) certo imparagonabile con quella ideata e non completata dal Bramante, sbalordisce i passanti anche per il soffocante abbraccio urbanistico in cui oggi si trova. Soffocata, abbiamo detto, in una rientranza di via Torino, e soffocata da un lato dall'angusta via Speronari e dall'altro da via Falcone, è anche assediata dal traffico e dai parcheggi di motociclette e motorini nei pressi del bellissimo sacello quattrocentesco di San Satiro, verso il largo Jorge Luis Borges. È la Milano che preme, e che, veramente, ha sempre incalzato ogni presenza notevole nel suo paesaggio urbano. Le "aree di rispetto", principio esso stesso urbanistico prima che simbolico, sono sempre state minacciate da un compulsivo accrescimento del tessuto viario e residenziale. Un esempio paradossale è dato dalla vicina piazza del Duomo: in astratto, smisurata area di sacralità; nella realtà, abbraccio profano anch'esso soffocante.

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) SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del B... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Bologna)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

LETTERE E AGENDA pag. 17 ) SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del B... ) SANITA' Professionalità e cortesia alla neurochirurgia del Bellaria MIO MARITO è stato ricoverato per un importante intervento in neurochirurgia al Bellaria e ho avuto modo di vedere con quanta bravura il reparto viene gestito. I pazienti giungono da tutt'Italia con gravissime patologie e sono trattati con grande umanità e gentilezza. Un grandissimo ringraziamento ai professori Calbucci e Leonardi per avere operato egregiamente mio marito. Mirna Tagliavini ) BUROCRAZIA Due rimborsi di pochi centesimi LEGGENDO della bolletta da 1 cent recapitata a Pesaro, mi sovviene di due assegni circolari non trasferibili ricevuti in autunno da mio cognato: uno da 0,07 euro e l'altro da 0,39, quali rimborso di eccedenze sul pagamento di servizi energetici. Alessandro B. ) SCUOLA Quel 10 è un'omissione di atti d'ufficio SONO laureato in Scienze dell'educazione e vorrei insegnare nella scuola statale. In attesa di un posto, lavoro come precario fuori Bologna. Un lavoro duro, con turni di notte, non ha niente a che fare con la laurea, ma lo accetto perché non posso permettermi di vivere alle spalle dei genitori. Non so quando potrò insegnare, data la sovrabbondanza di docenti di ruolo inamovibili. Fra questi anche quelli che possono disattendere al loro dovere di giudicare con serietà gli alunni con i voti in decimi. Il 10 a tutti è formalmente un giudizio, ma sostanzialmente un'omissione di atti d'ufficio, che offende i ragazzi, prende in giro i genitori (alcuni consenzienti per motivi politici) e disonora la categoria dei docenti. Vorrei che qualcuno di loro venisse a lavorare con me. Capirebbe cos'è la vera fatica di tante persone Giorgio Valli ) SEMAFORI Giallo intermittente tra il rosso e il verde DA TEMPO si discute sulla validità dei semafori con i contasecondi: partenze più sollecite con meno rischi di brusche frenate o sanzioni da fotored. Intanto si attui il giallo intermittente fra il rosso e il verde come in altri Paesi. Amedeo Fanti

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ma quali missioni all'estero - antonio bassu (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

LA POLEMICA «Ma quali missioni all'estero» Gli operatori di Pratosardo contro la Camera di commercio ANTONIO BASSU NUORO. è polemica tra gli operatori della zona industriale di Pratosardo e la Camera di commercio di Nuoro, a proposito delle missioni all'estero dei suoi rappresentanti, e più precisamente verso i mercati di Dubai, in medio oriente, e di Hong Kong, in Cina, all'altro capo del mondo. Gli imprenditori, le cui aziende distano appena due chilometri dal capoluogo, contestano, nel momento tutto il Paese, e dunque anche Nuoro e la Sardegna, stanno vivendo la gravissima crisi, che la lungimiranza managerialità dell'ente camerale scelga di volare così lontano dalla nostra realtà. Gli operatori stigmatizzano la decisione con un documento, con il quale per sottolineare che a Pratosardo si è di fronte «a una realtà in stato preagonico, vicina al collasso totale, dove si opera in condizioni di assoluta precarietà, tra continue tensioni, senza le giuste strutture materiali e immateriali, oberati dai vincoli di una burocrazia ferrea e ormai asfissiante». I piccoli imprenditori, titolari di 230 aziende, con un totale di oltre 2000 dipendenti, si aspettavano che la Camera di commercio intervenisse sulla questione delle Zone Franche Urbane, essendo il territorio caratterizzato da un pesante disagio sociale, economico e occupazionale, in modo da accedere al Fondo per gli interventi con i quali contrastare il fenomeno, mentre invece c'è stato solo disinteresse. La realtà economica di Dubai e il mercato di Hong Kong, evidentemente, garantiranno ricadute più sicure e positive, sottolineano gli operatori di Pratosardo. Anche se non si comprende bene che cosa è stato proposto ai ricchissimi petrolieri di Dubai, visto che non mangiano gli insaccati prodotti con le carni suine e non bevono alcolici. Mentre in Cina è invece probabile che vengano richieste un pò di tonnellate di marmo alle cave di Orosei. «A noi di Pratosardo - commentano gli operatori della zona industriale - non resta che rilassarci con la lettura della nuova collana editoriale pubblicata dall'ente Camerale. Speriamo soltanto che l'Osservatorio per la tutela e il monitoraggio delle tariffe ci presenti la nota spese di questi "viaggi della speranza". Visto e considerato che il viaggio in Cina, in un'isola vicino ad Hong Kong, dove si tiene una grossa fiera del lapideo, proponiamo agli amministratori dell'ente camerale barbaricino - scrivono con molta ironia gli operatori di Pratosardo - di acquistare una bella lapide marmorea su cui apporre un efficace epitaffio in memoria della defunta economia del Nuorese».

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Dalla strada al palcoscenico l'incredibile storia di Roye Lee (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale.it, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

n. 52 del 2009-03-01 pagina 12 Dalla strada al palcoscenico l'incredibile storia di Roye Lee di Redazione Il più celebre clochard milanese torna alla musica grazie alla Croce Rossa Negli Usa suonò con grandi artisti. Ora ha inciso un disco che presenta al Trottoir Quante volte si è rimasti colpiti dalla storia di una persona che in Tv verrebbe riconosciuta come «invisibile»? Quante volte ci si cammina per la città e si finisce per girare la testa dal lato opposto per non incontrare lo sguardo di un «barbone»? Probabilmente sarà successo almeno una volta ad ognuno di noi. Chi sono quelle persone che vivono ai margini della società o che la società ha voluto mettere ai margini? Le storie nascoste dietro a queste persone sono tante e diverse, molte oscure, alcune sarebbero davvero da scoprire. Parecchi avranno incontrato per caso Roye Lee, forse il più celebre dei clochard milanesi, in via Torino mentre leggeva il New York Times. Roye ha vissuto per molti anni in pieno centro, in Via Posterla (vicino Via Torino). Non è il classico barbone che chiede elemosina, lui regala sguardi e sorrisi. Raccoglie di tutto da terra: vetro, lattine, carta. Non si sa bene quale fosse il motivo di questa collezione che finisce nella sua «casa» (tre pareti sotto una tettoia chiusa da un telo preso da qualche cantiere). La storia di Roye è davvero particolare; nato a Nashville, arrivato in Italia negli anni '50 con l'esercito americano, è tornato poi in patria con l'Italia nel cuore. Negli anni '70 è tornato, si è sposato ed ha avuto due figli. Dopo qualche tempo di convivenza la moglie lo ha lasciato portandosi via i suoi figli e lui ha preso la via della strada. Ma chi era quest'uomo? Beh, un musicista piuttosto rinomato in patria dove conosceva Elvis, Sinatra e Dean Martin, oltre che frequentare Hemingway ed aver seguito da vicino gli esordi di Springsteen. La vita spesso riserva sorprese brutte che ti portano a scelta disperate, anche se pare, nel caso di Roye, che siano state prese in piena coscienza. Gli aneddoti legati a questo personaggio sono numerosi. Fece causa al team di Claudio Baglioni che, pare, avesse copiato una sua musica per scrivere la canzone «Cinque Minuti E Poi»"; Roye dice «mi ha rubato il testo della mia who's gonna break your heart». Non solo musica, infatti, ci sono i cameo nei film con Celentano e Monica Vitti, una parte in «Odio Mortale» del regista Amedeo Nazzari, collaborazioni con Arbore, Boncompagni e Mike Bongiorno, fino al 1992 quando fu il testimonial di una nota marca di jeans che ha il suo nome. Tanti tasselli di un mosaico che però ha avuto nella musica il suo vero fulcro; Roye Lee è soprattutto un musicista di grande talento, riscoperto dall'amico di sempre Giuliano Founier della Radio Svizzera Italiana. Da appassionato collezionista di musica country ha ritrovato le vecchie canzoni di Roye e ne ha creato un disco, intitolato dallo stesso Fournier, «Where Roses Grow» cercando di venderlo presso la Fnac, che guarda caso è proprio dietro alla «casa» dell'artista. Il disco in vendita quella volta non ci andò, la burocrazia rese il tutto irrealizzabile. Oggi, la tenacia di Cristina Mesturini della Croce Rossa Italiana della Provincia di Milano, ha convinto l'artista a prendere alloggio presso una casa messa per lui a disposizione dalla CRI e soprattutto a riprendere la strada della musica suonata, registrando nuovamente le sue canzoni. L'occasione per scoprire ed incontrare Roye è per domani (lunedì) alle 19.30 a Le Trottoir di Piazza XXIV Maggio, quando, in un vero concerto verrà presentato il disco «Roye 1». Sul palco con l'ormai 74enne Roye ci sarà un trio jazz composto da Angelo Bifezzi al piano, Roby Perissin al contrabbasso e Paolo Traino alla batteria a suonare le sedici canzoni che compongono il disco. Una bellissima occasione per entrare in contatto con un personaggio che fa parte della storia di questa città troppo poco attenta al romanticismo, incapace di commuoversi e rimanere stupita davanti alle piccole cose che forse sono l'anima della vita di tutti i giorni. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano

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pattume a lanciano, monta la protesta (sezione: Burocrazia)

( da "Centro, Il" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cupello. A un mese e mezzo dalla chiusura della discarica il Consorzio attende il sì sul nuovo impianto Pattume a Lanciano, monta la protesta Il sindaco di Scerni: per Civeta e Comuni costi in aumento CUPELLO. Continuano a essere portati a Lanciano i rifiuti prodotti dai comuni del comprensorio vastese. A distanza di un mese e mezzo dalla chiusura della discarica annessa all'impianto di riciclaggio e di compostaggio di Valle Cena, il Consorzio è ancora alle prese con la procedura per il rilascio dell'autorizzazione necessaria per l'apertura della nuova "vasca" di raccolta del pattume. «Il rischio è che i rifiuti vengano conferiti a Cerratina per una durata superiore ai tre mesi previsti inizialmente, con ripercussioni economiche per il Civeta», osserva il sindaco di Scerni, Donato D'Ercole (lista civica). Considerati i lunghi tempi della burocrazia i timori del primo cittadino scernese non sono del tutto infondati, anche se dal Consorzio intercomunale arrivano segnali ottimistici sull'iter in corso. D'Ercole teme che la spesa sostenuta per portare i rifiuti a Lanciano - circa 200mila euro al mese - possa creare problemi finanziari all'ente consortile, soprattutto nel caso in cui la somma preventivata sfori il budget già assegnato. «Non vorrei che a farne le spese siano i comuni», osserva il primo cittadino, «per quanto mi riguarda ho inviato una lettera al Civeta con la quale faccio presente che Scerni non può accollarsi eventuali costi aggiuntivi». E' dall'8 gennaio, cioè da quando la Regione ha disposto la chiusura della vasca annessa all'impianto di Valle Cena, che il Consorzio conferisce i rifiuti indifferenziati (sovvallo) nella discarica di Cerratina. Dopo lo stop è stata convocata una conferenza di servizi e in quella sede l'Arta, l'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente, ha chiesto una serie di documenti necessari per il rilascio dell'autorizzazione, oltre ad alcuni interventi strutturali. «La documentazione è stata fornita nei tempi stabiliti, cioè entro il 20 febbraio», afferma Antonio Marchioli, presidente del consiglio d'amministrazione del Civeta, «bisogna solo attendere che la Regione riunisca la conferenza di servizi, che si è impegnata a convocare per il 10 marzo. Contrariamente al sindaco di Scerni sono ottimista: gli impegni presi finora sono stati rispettati», aggiunge Marchioli. Anche la Provincia, a detta del presidente del consiglio di amministrazione, sta facendo la sua parte affinchè si giunga in tempi rapidi all'apertura della nuova discarica realizzata a fianco della vecchia vasca. «Al Civeta non c'è alcuna situazione di stallo», precisa ancora Marchioli, «si sta lavorando alacremente per risolvere un problema che è solo di natura burocratica». Anna Bontempo

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Le verità di un medico buddista (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Cronaca Regionale Pagina 109 Le verità di un medico buddista Enrico Dellaca': sono le emozioni a farci ammalare --> Enrico Dellaca': sono le emozioni a farci ammalare di GIORGIO PISANO Sua madre gli trapanava il cervello con un segreto della vita: pensa sempre diversamente. Insomma, non allinearti, apriti al mondo, cerca strade che non siano scontate. E siccome immaginava di chi sarebbe stato il futuro glielo diceva in inglese: think always different. Enrico Dellaca' l'ha presa in parola. Si è laureato in medicina, specializzato in anestesia e rianimazione. Poi, in terapia intensiva. Poi ancora in algologia (la scienza del dolore) a Losanna. Visto che tutto questo poteva essere scontato, ha allargato l'orizzonte. Oggi è un Lama medico, insegna Medicina tradizionale cinese e tiene un corso (gratuito) di autoguarigione attraverso tecniche di meditazione e visualizzazione: ricetta tibetana miscelata col sapere occidentale. «Le cause più profonde di tutte le malattie sono le emozioni». Il padre lavorava in ferrovia e gli ha lasciato una collezione di modellini che lui ha ampliato fino ad arrivare a quattromila pezzi, inclusa la miniatura della locomotiva più famosa: quella del Trenino verde. Sogna di realizzare un parco del modellismo, magari affidato a una cooperativa giovanile, però c'è di mezzo la burocrazia, la paralizzante filosofia del timbro tondo. «Peccato, un'iniziativa del genere, da realizzare nell'area geomineraria di Iglesias o Montevecchio, porterebbe da 150 a 250mila visitatori l'anno». Il nonno, visto che non bastavano padre e madre, gli ha affidato una collezione di fossili che va dalle zanne del mammouth alle uova di dinosauro. In tutto, diecimila reperti. Il massimo dei massimi, secondo lui, è una zolla di terra tempestata di conchiglie trovata durante uno scavo in piazza Martiri a Cagliari. «Le conchiglie appartengono alla famiglia delle Arctica Islandica. Sono la prova che proprio lì, in piazza Martiri, c'era in un passato remotissimo un mare artico. Gelido, polare». Appena sopra i sessanta, origini sassaresi, sposato, niente figli, il dottor Dellaca' ha un fratello normale che vive una normale passione: lo sport. E qui si chiude la foto di gruppo con famiglia. La sua casa, in un rione piccolo borghese di Cagliari, è un magazzino d'arte tibetana. Lo studio, dove passa anche dieci ore al giorno incollato al computer per mettere a punto un sito internazionale sul dolore, straripa di divinità lignee, mostruosità animali in bronzo, oggetti d'uso comune, quadri e vasellame orientali. Da questa stanza sono finora usciti quattro libri sulla medicina cinese, altri tre debbono essere completati. Niente libera professione dopo più di trent'anni da rianimatore in ospedale, Dellaca' dedica il suo tempo libero a migliorare la conoscenza del sanscrito, che ha iniziato a studiare su consiglio della madre. Il suo nome da Lama medico è Sopa Chempo. Significa "grande pazienza", cioè quello che gli manca. Non vedrebbe il festival di Sanremo neppure sotto minaccia, non degnerebbe di un'occhiata una qualunque partita di calcio, rabbrividisce davanti alla musica dei giovani. Sull'ipod ha scaricato tutto Mozart. «Ma sia chiara una cosa: non mi sento vice-Dio e non sto studiando per diventarlo. Dico solo che la malattia non è sempre un male». No? «No. È un insieme di segnali chimici che permette di capire quale sia il problema. La medicina occidentale cura la malattia, quella orientale si muove prima: si occupa di conservare la salute». Un esempio? «L'ipertiroidismo. Per la medicina dell'Occidente è un'alterazione ormonale mentre quella cinese ritiene invece sia legata ad emozioni che non si riesce a digerire». Essere un Lama che significa? «Aver ricevuto un insegnamento e poterlo trasmettere ad altri. Io ho avuto la fortuna di avere un maestro straordinario: si chiama Dondhup. Mi ha aperto scenari inimmaginabili sulla vita». Essendo buddista, è nonviolento per definizione. «La violenza è un mostro che vive dentro di noi. Ci sono tecniche per sublimarla e controllarla, questo sì. Ma nessuno può onestamente definirsi nonviolento. Non dimentichiamo che il simbolo del buddismo è il fiore di loto». E allora? «Il fiore di loto è purissimo. Ma nasce dal fango. Gli uomini non sono molto diversi». Da nonviolento nei reparti speciali dei carabinieri: come concilia? «Avevo 24 anni ed ero ufficiale medico di leva. Undicesima brigata meccanizzata. Reggio Calabria, Cagliari, Milano: sempre nei punti caldi della contestazione». Mai reagito? «Da medico non stavo in prima linea ma posso garantire che la percezione del mondo cambia quando ti stanno piovendo addosso molotov e pietre. Aggiungeteci il sentimento della paura, che non è affatto secondario». L'Italia è un Paese violento? «Non più violento del passato recente. A mutare, oggi, è la manipolazione della realtà da parte dei media». Che c'entrano giornali e tivù? «Siete sul serio il quarto potere, avete un'enorme responsabilità. Non è la realtà che ci fa soffrire ma l'idea che ne abbiamo. E quell'idea, in gran parte, è costruita da voi». Cos'è il portale del dolore? «Un'idea che avevo da giovanissimo. Si tratta di un sito (www.paindifferentialdiagnosis.com) che sarà a disposizione dai prossimi giorni. È un sistema nuovo che consente di verificare diagnosi, sintomi e cercare la terapia giusta in collegamento diretto con le banche-dati più aggiornate del mondo». Obiettivo? «Recapitare a casa del malato i centri medici più seri. Per l'Italia è una novità assoluta». Perché? «Premessa: il dolore è l'aspetto-chiave di qualunque malattia. In Italia ci sono molti centri per la terapia del dolore, neppure uno che ti offra - come avviene invece negli Usa con le pain clinics - anche una possibilità di una diagnosi completa. La medicina occidentale, l'ho detto prima, affronta solo l'ultima fase della malattia in ordine di tempo». Ed è un errore? «È un metodo che negli Stati Uniti, Germania e Inghilterra non esiste». Quante Eluana Englaro ha incontrato in ospedale? «In trentadue anni di attività, moltissime. Ai miei tempi, casi come quelli venivano rispediti a casa». Eluana ha sofferto quando le hanno staccato i sondini dell'alimentazione e dell'acqua? «Credo di no, ma la verità su questo punto non ce l'ha nessuno. In questa storia si sono sprecate parole e si sono dette cose che non si dovevano dire. Non è stato sicuramente rispettato il dolore dei genitori di quella povera ragazza. E anche stavolta le responsabilità dei media sono imponenti». Perché? «Perché mostrando foto di Eluana in salute, bella e sorridente, hanno di fatto alterato la realtà. Che invece era fatta di una povera ragazza ridotta a un cencio, torturata dalle piaghe». Le risulta che negli ospedali l'eutanasia venga praticata in modo discreto? «Se succede, non viene certo pubblicizzata. Qualche volta più che un sospetto ho avuto la percezione che si sia ricorsi a questo sistema». Medico occidentale che insegna la medicina cinese: è un pentito? «Proprio no. Non rinnego gli insegnamenti di due metodi diversi, tutto qui. E questo insegno nella scuola che abbiamo aperto a Cagliari. Si chiama Vidhut: in sanscrito vuol dire veloce come il fulmine». Facciamo un confronto. «Dovremmo parlare per mesi. In sintesi: la medicina tradizionale cinese è un corpus infinito di tecniche e nozioni di cui gli occidentali conoscono la parte più marginale: ossia l'agopuntura». Tutto qui? «Questa è la parte più evidente. I cinesi dicono che odio e amore sono due rami dello stesso albero e che gli esseri umani vivono di frustrazioni o gratificazioni: ecco qual è la via delle malattie». Bisogna pensare positivo per salvarsi? «Sarebbe troppo semplice». Ha ragione Berlusconi a ridere sempre o quasi? «No perché la realtà resta comunque quella e prima o poi ci finisci contro. Il nodo è cambiare atteggiamento. Crisi, negli ideogrammi cinesi, vuol dire pericolo ma anche opportunità». E con questo? «Da una situazione di pericolo si può ottenere un risultato positivo cambiando atteggiamento davanti al problema che ci fa soffrire. Quattro sono i punti della sfera vitale in ognuno di noi: 1) la motivazione. 2) Avere energia costante per mutare atteggiamento. 3) Trovare il metodo giusto, altrimenti non si approda a nulla. 4) Sterilizzare o sublimare l'evento emotivo che scuote il nostro corpo». Al dunque? «L'essere umano che si adatta a un disagio mutando atteggiamento ha più probabilità di restare sano rispetto a quello che invece si adegua subendo il disagio. La malattia insorge in questo modo». L'agopuntura può servire? «Certo ma non risolve tutto come vuol far credere qualcuno. È ottima nel trattamento del dolore, specie quello cronico. Ma non serve a nulla nella terapia dei tumori: può solo attenuarne alcuni effetti collaterali (nausea, vomito, sudorazione)». Per la medicina ufficiale siete ciarlatani. «La medicina ufficiale non esiste. Se applicassi i principi che mi hanno insegnato all'università negli anni Sessanta farei solo disastri». Perché ci ammaliamo? «Perché non ci siamo scelti i genitori giusti, perché mangiamo in maniera eccessiva o incongrua, perché non ci muoviamo abbastanza, perché non ci vogliamo bene, perché non curiamo il nostro sistema immunitario trascurando la gestione delle emozioni che è alla base del suo buon funzionamento». Cos'è la vita? «Un'esperienza fragile e transitoria. Il mio maestro Dondhup dice che è più lieve del riflesso della luna sull'acqua». pisano@unionesarda.it

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Dai samurai alla generazione Goldrake (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 01/03/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:la città Dai samurai alla generazione Goldrake in Palazzo Reale a Milano" title="Spettacolari armature di samurai in Palazzo Reale a Milano" onClick="showImage('http://www.giornaledibrescia.it/gdbonline/contenuti/20090301/foto/full_brescia_998.jpg',410,329)"> Spettacolari armature di samurai in Palazzo Reale a Milano MILANOPer sette secoli il Giappone fu governato da una casta militare - i bushi ovvero la classe dei samurai - che lasciò all'imperatore una sovranità sacerdotale. Portavano due spade, avevano il diritto di «uccidere e andarsene». Nell'essenza delle arti marziali, l'Estremo Oriente infuse un'esperienza totale, fisica e psichica ad un tempo. L'abbigliamento da guerra dei samurai è sempre stato considerato, anche in periodo di pace, come segno di comando e di casta. Sulla funzione protettiva e orrifica dell'armatura s'è innestata la funzione «da parata» o cerimoniale, con ornamenti di pregevole fattura. A Milano, Palazzo Reale e la Fondazione Mazzotta presentano la mostra «Samurai», coordinata da Giorgio Piva (pure maestro di Iado e Kendo, arti marziali con la spada), annunciata come la prima in Italia dedicata ai signori-guerrieri tra storia e mito (in realtà li affrontò già «L'Ombra del Guerriero-Kagemusha» nel 2002 a Torino), attraverso armature, spade (katana), elmi, ventagli di ferro e altri accessori della collezione Koelliker di Milano, oltre ad apporti dalle Raccolte d'Arti Orientali del Castello Sforzesco e dal Museo Stibbert di Firenze (fino al 2 giugno, 9.30-19.30, lun. 14.30-19.30, giov. 9.30-22.30, 9, ridotti 7, catalogo Mazzotta, info 02.54913 - www.mostrasamurai.it ). Fu la fase finale della dinastia Heian (784-1185) - specie di attardata età classica -, a segnare il passaggio del potere dalla corte alla casta militare in un medioevo nipponico sotto le dinastie Kamakura (1186 -1333) e Muromachi o Ashikaga (dagli shogun prevalenti, 1392-1568), finché dopo la breve età Momoyama (1568- 1615), si sboccò nel lungo periodo Edo, col trasloco del governo militare da Kyoto (restò sede dell'imperatore) a Edo (l'odierna Tokyo) dal 1615 al 1868, data in cui il Sol Levante dilaniato dai feudatari fu unificato sotto la dinastia Meiji). Le opere in mostra appartengono prevalentemente al periodo Edo. Ma è precedente il famoso «Elmo a testa di mucca» che serviva al generale in battaglia per farsi riconoscere dai suoi soldati. Si chiamavano «maidate» (alcuni in mostra) gli orpelli anche grotteschi che svettavano sull'elmo («kabuto»)con forme di drago, aquila, aragosta o altri animali, ma anche di altre forme naturali. Sono le armature e gli elmi che hanno ispirato ai grafici e fumettisti di «manga» e «anime» ed ai cartoonist giapponesi i personaggi arcaico-fantascientifici dalle corazze d'acciaio e dai superpoteri come Goldrake, Mazinga, Gundam, Aktarus. Quegli Ufo-robot che hanno avuto tanto successo da far parlare di una «generazione Goldrake» incanalata dai media sull'antica «via dei samurai». Ma anche la saga hollywoodiana di Star Wars («la forza sia con te») ha attinto elementi da qui, persino nella katana-laser. L'incontro con l'ideale guerriero fuso con quello religioso, così tipico nella cultura «zen» giapponese, fece sì che le arti psico-fisiche marziali, attraverso il gesto e l'arma, sondassero aspetti profondi dell'animo umano e si proponessero come «via di conoscenza». La via del gesto doveva permettere di rinnovare la capacità di scegliere e di agire senza cedere all'impulso dei propri istinti. «Non fermare la mente è ad un tempo lo scopo e l'essenza» scrisse il più importante maestro zen del primo '600, Takuan Sôhô, dedicando il «Libro segreto della Saggezza Immutabile» ad un famoso spadaccino e maestro d'armi. Ora i curatori di mostra e catalogo Mazzotta guidano a scoprire come «l'arte dei samurai» sia confluita in strutture sociali e culturali del Giappone moderno, governando i rapporti dall'interno di scuole, aziende, burocrazie. Ma bisogna anche ammonire come l'«estetica» del gesto guerriero sia arrivata al kamikaze. E, ai bresciani, va ricordato che elemento samurai c'è al Museo d'arte orientale-Fondazione Mazzocchi di Coccaglio. Fausto Lorenzi

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Grossa borgata che (non) s'avvia a diventar città (sezione: Burocrazia)

( da "Giornale di Brescia" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Edizione: 01/03/2009 testata: Giornale di Brescia sezione:PRONTO GDB TOUR «Grossa borgata che (non) s'avvia a diventar città» di Tonino Zana Il sindaco Panzini contesta la profezia del suo illustre concittadino mons. Paolo Guerrini là dove scriveva, della loro e della nostra Bagnolo, nel 1926, «...grossa borgata che s'avvia a diventar città...». Intesa come assalto di Brescia e dinamica di risucchio da una lontana e inesorabile (?) interlandizzazione, fu una profezia eccessiva. Una profezia è buona se chiude in un tempo scommesso, altrimenti tutti sappiamo di dover morire. La questione è il "quando", è il "giorno e l'ora". Il giorno 28 febbraio 2009, di sabato, alle ore 10, mentre il pullman giallo del tour GdB prende un solettino che basta, in piazza Garibaldi, Bagnolo non respira la pressione di Brescia, resiste in una compattezza umana indipendente, di quasi 13mila anime, conta più di 120 cascine, impreca contro una provinciale micidiale che la taglia in mezzo, sopporta una ferrovia che le passa sopra lo sterno, non corre il pericolo maggiore di diventare un indistinto complesso di case riempite di sonno, sud della città. Come negli avanzanti dormitori dell'hinterland in cui città e paesi si ingoiano reciprocamente, si digeriscono stentamente e singhiozzano tra ricerca dell'identità e reclami di egemonia, tra il "chi sono" e il "chi comanda". Per ora, si assottigliano le radici e nessuno "comanda". Bagnolo, dunque, resiste nei suoi 32 chilometri quadri, difende con euro non bastevoli i 100 chilometri di strade in dotazione, spende 50mila euro per la neve di quest'anno e mostra, di sabato, un'umanità riposante, rispettosa dell'istituzione e orgogliosa nel vivere bar e pasticcerie eleganti e botteghe di frutte e verdure di gran razza. La piramide sociale del lavoro parla di un'agricoltura forte, di un artigianato di servizio ragguardevole, di un sopportabile pendolarismo storico. La Bagnolo studentesca è sempre uscita per frequentare scuola a Brescia e Cremona, al Polivalente di Manerbio. Bagnolo sfiorò il risultato di portarsi in casa le Magistrali, le burocrazie si misero di traverso e alla fine nacque il Centro di Formazione Professionale. Ed è stato un bene, ci spiegano il sindaco e l'assessore Sottini, visto che il 90% dei frequentanti, 2 sezioni per 3 anni, hanno il posto di lavoro ancora prima di staccare la carta del diploma. Si tratta di formazione alberghiera, di ristorazione: un terzo sono di Bagnolo e gli altri studenti vengono da Manerbio, Ghedi, Leno, Gambara, da quei dintorni con cui ci si rispetta per erigere, sempre, quell'indipendenza di cui si diceva. Anche se, oggi, basterebbe la colpevole sveltezza di un Piano del governo del territorio malandrino, camuffato di necessità finanziaria, con operazione da coccodrillo per riempire la cambusa di oneri urbanistici e un paese perderebbe, d'un colpo, la sua storia, la sua vocazione, il patrimonio di cubature non tanto e soltanto urbanistiche, ma cubature bagnolesi, di spirito e di vita bagnolese. Con un Pgt furbo e mascalzone Bagnolo finirebbe alla Volta... Intanto, il piò di terra costa 70, 80mila euro, i bagnolesi rimangono padroni di cascine e terre gestite in parte dagli indiani, i quali costituiscono una delle 40 etnie (poco meno di 2mila persone, tutto incluso) residenti a Bagnolo. Hanno comperato casa e potremo vivere il tempo sufficiente per scrivere di una cascina con stalla e 10 piò interamente comprata da una famiglia di cognome Singh, Nord dell'India. L'integrazione verrà dalla scuola e pregherà sulla nostra generazione, visto che il 30% degli studenti della scuola dell'obbligo è extracomunitaria e qualcosa di più si registra alla scuola materna. Chi è il bagnolese, domandiamo, nel solito e non insensato tormentone riguardo al carattere di un paese, poichè continuiamo a credere nelle sfumature decisive che contraddistinguono una comunità dall'altra, per la ragione di un sole calante in modo percettibilmente diverso, di un crocicchio e di un palazzo pendente e diritto, di una grondaia, di un rumore di ferrovia e di un sapore d'asfalto dopo il temporale d'estate e di diverse e rare nevicate alle Basse. Altrimenti, che ragione avrebbe, ogni paese, di tenere in serbo un dialetto personale? Non a caso, il signor Marini, appassionato di fotografia e di storia locale, mentre ci accompagna al Santuario della Madonna della Stella insegna un proverbio solamente bagnolese: «El Signur de Bagnol el fa pioer quando el vol». Ci mancherebbe altro. Però l'è el Signur de Bagnol. I bagnolesi sono generosi, indipendentemente dal possesso, trattengono una loro introversione, un riserbo di 4 centimetri per difendersi dagli estroversi di 8 centimetri e per prendersi il tempo e capire, essendo indigesto, nelle terre della fatica agricola e artigiana, il "parlare a vanvera". Bagnolo, una volta prelevato quel palazzo davanti alla sede pure dell'Avis, potrebbe vivere una piazza grande e grossa come una piazza padana, congiungendo quella municipale e parrocchiale e di fatto la Garibaldi con altri spazi, così da avere un centro aperto che sarebbe l'insieme e la riproduzione simbolica di 10 aie di cascina, di 10 piccole piazze, dei 100 sagrati della chiesa parrocchiale del Milleseicento, del campanile di età post-risorgimentale, di un palazzo municipale di razza decadentista. Anche a Bagnolo, il volontariato è vasto, le organizzazioni impegnano il Comune alla ricerca di sedi e nell'Avis, dove ci ospitano i presidenti di oggi e di ieri con un'accoglienza d'altri tempi: 300 iscritti, un migliaio di donazioni l'anno. Il solidarismo e la gratitudine sono alti. Fendino Cotelli se ne è andato qualche tempo fa, era un uomo bravo e interpretava la musica alzando gli umori bassi dei compaesani. L'altra sera, l'hanno ricordato in chiesa con tutte le corali e le bande. Don Severino Chiari, il parroco, non ha voluto mancare prima di partire per far del bene in Africa. Non ci fossero tutti questi "matti padani" in giro, perderemmo l'onore di star al mondo in una postura sorprendente, dove il far del bene con commozione bilancia il far del male in uno stato di premeditazione.

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Nuovo liceo La Dc all'attacco (sezione: Burocrazia)

( da "Corriere Adriatico" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Urbanistica Nuovo liceo La Dc all'attacco "Tutti comprendiamo le difficoltà oggettive, la burocrazia e quant'altro, ma in questo caso l'amministrazione civica ha davvero toccato il fondo per l'inefficienza". E' scatenato il segretario della Dc per le autonomie Claudio Biondi, perché ha sempre seguito con estrema attenzione la problematica dei licei ed ora non tollera ulteriori ritardi, soprattutto dopo che la Provincia ha stanziato 7 milioni di euro per la realizzazione del primo dei due edifici scolastici, il classico Stelluti. Se a questo aggiungiamo che anche dalla maggioranza (Emanuele Rossi del gruppo misto) sono arrivate critiche, la misura è colma. "Pure Rossi si lamenta dei ritardi della giunta - spiega Biondi - e chiede lumi sulla variante. E' encomiabile, ma dovrebbe anche recitare il mea culpa. Già nel 1998 sul piano triennale dei Lavori pubblici della Provincia erano stati inseriti ben 20 miliardi delle vecchie lire. Eppure, se non fosse stato per l'intervento di alcuni privati, il Comune non sarebbe stato in grado di indicare alla Provincia un'area. Credo che se ci fosse stato prima il ministro Brunetta, gli studenti adesso frequenterebbero le lezioni nel nuovo plesso".

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Anàs e gli altri, viaggio senza fine per i baby profughi (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 01-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Anàs e gli altri, viaggio senza fine per i baby profughi Il piccolo afghano di otto anni, come altri minori ospitati a Forte Rossarol, si è dileguato per ritrovare i parenti Domenica 1 Marzo 2009, Lo è venuto a prendere uno zio che risiede in Austria e che molto probabilmente ha contattato telefonicamente. «Se ne sono andati via in macchina e ci chiameranno non appena arrivati a casa», hanno detto gli amici con cui ha trascorso queste quattro settimane di soggiorno al Centro di prima accoglienza per minori, al Forte Rossarol di Tessera. Anàs, afghano di appena otto anni, a fine gennaio era stato raccolto in tangenziale dagli agenti della Polstrada, "scaricato" insieme ad altri quattro connazionali adulti a lui estranei, da un camion frigo carico di arance, sbarcato al porto da un traghetto proveniente dalla Grecia. Occhi grandi segnati dalla stanchezza e dalla rassegnazione, smarriti nel vuoto di un viaggio di stenti e di paura. Il suo ingresso nella struttura gestita dalla Coges è stato salutato dal sorriso rassicurante del responsabile organizzativo Renato Mingardi e degli altri "compagni di sventura", che hanno condiviso, su rotte diverse, le stesse tribolazioni e le stesse ansie. Ed è con questi altri stranieri, alcuni connazionali sia di etnia pashtun che hazara, altri kosovari, marocchini, albanesi o nigeriani, che Anàs si è aperto dopo aver imparato qualche parola di italiano e di inglese, fino a confidare la vera meta del viaggio intrapreso prima dell'estate scorsa. «Ciao Renato, tutto ok. Grazie». Poche, semplici, autentiche parole che condensano la gratitudine per l'abbraccio ospitale ricevuto sulla gronda lagunare. Ma anche la felicità per aver realizzato il sogno di ricongiungersi con i parenti in un paese normale, dove la guerra e le persecuzioni si vedono solo in tv. «Una chiamata, solo una chiamata di rassicurazione. È quanto chiedo loro - spiega Mingardi - una volta che si allontanano come spesso succede perché questi baby profughi si muovono percorrendo itinerari studiati sulla scia di reti parentali diffuse per lo più nel nord Europa. È accaduto anche per i due fratelli, di 7 e 14 anni, sempre afghani, che abbiamo accolto alcuni giorni dopo Anàs. Entrambi ci hanno lasciato una quindicina di giorni fa, diretti in Francia con un cugino. Perché non salutano? Perché temono che la burocrazia possa bloccarli o per lo meno ritardare il commiato da Venezia». Nel 2008 sono stati 356 i minori non accompagnati assistiti dal Comune di Venezia nelle diverse strutture affidate alle cooperative Gea e Coges nell'istituto del Buon Pastore. Il mantenimento di ogni singolo bambino od adolescente costa all'amministrazione comunale dai 55 agli 80 euro al giorno: lo scorso anno la spesa complessiva è ammontata a circa tre milioni e mezzo. «Si tratta di uno sforzo finanziario che non siamo più in grado di sostenere - spiega l'assessore alle Politiche sociali, Sandro Simionato - soprattutto di fronte a un target di utenti in continua crescita come confermato dall'escalation di ingressi fra gennaio e febbraio. Tuttavia non per questo possiamo sottrarci al dovere e alla responsabilità di ricevere questi ragazzini e fornire loto una opportunità di crescita, di riscatto, di futuro, nel caso decidano di fermarsi e integrarsi. Per questo stiamo predisponendo delle soluzioni alternative valide ed efficaci ma nel contempo meno onerose senza ridurre l'ospitalità. Servizi cioè definiti "a bassa soglia" ma tutelati e sicuri». «In questa prospettiva - conclude Simionato - abbiamo approntato alcuni alloggi protetti in città, seguiti da operatori o da stranieri adulti che hanno condiviso il medesimo percorso, affidati agli adolescenti con un'età compresa fra i 13 e i 17 anni». La scorsa settimana il varo dell'iniziativa con l'inserimento di un gruppo di ospiti in due appartamenti, uno a Mestre l'altro a Favaro. Monica Andolfatto

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MARCO ESPOSITO UN MODULO VA COMPILATO AL CAF, UN ALTRO ALLE POSTE, UN TERZO AL COMUNE, UN QUARTO ... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Benevento))

Argomenti: Burocrazia

MARCO ESPOSITO Un modulo va compilato al Caf, un altro alle Poste, un terzo al Comune, un quarto a Telecom Italia. Per ottenere le agevolazioni sociali la burocrazia italiana impone ogni volta una strada diversa, con il risultato che il numero di persone che davvero usufruisce delle agevolazioni è più o meno un quarto rispetto agli aventi diritto. Gli altri tre quarti dei poveri si perdono nel labirinto degli uffici. Il moltiplicarsi della burocrazia nasce, come accade spesso, dalle migliori intenzioni. Le tariffe sociali infatti sono sempre esistite ma la loro logica era che il povero doveva consumare poco, per cui i primi scatti del telefono e i primi giri del contatore della corrente avevano prezzi molto bassi. In realtà la famiglia povera, soprattutto se numerosa, non può ridurre i consumi al lumicino mentre per esempio un single che abita una seconda casa può avere consumi bassi e redditi alti. Si è quindi gradualmente passati dal sistema a consumo a strumenti mirati, che puntano ad agevolare davvero chi ha bisogno. Ma chi ha davvero bisogno? Se si guarda soltanto al reddito si rischia di agevolare soprattutto gli evasori fiscali. Si cerca quindi di sommare al fattore reddito alcuni elementi quali per esempio l'anzianità o la presenza in famiglia di invalidi, portatori di handicap o anche solo di bambini molto piccoli. Fatto sta che una famiglia a basso reddito per utilizzare i bonus nazionali oggi dovrebbe recarsi al Caf per compilare il modulo che dà diritto al bonus famiglia, quindi andare alle Poste per chiedere la social card, poi recarsi a Telecom Italia per compilare il modulo che dà diritto allo sconto del 50% sul canone telefonico, infine presentarsi al suo Comune per avere uno sconto sulla bolletta della luce e, un domani, anche su quella del gas. Moduli tutti diversi per documentazione richiesta, per cui non è affatto detto che chi abbia diritto alla social card rientri tra quelli cui spetta il bonus famiglia e viceversa. Il ministro Giulio Tremonti, lo scorso giugno, quando presentò il progetto di social card specificò che la grande novità consisteva proprio nel creare una piattaforma tecnologica grazie alla quale concentrare in un unico strumento tutte le agevolazioni sociali. Se dal piano nazionale si va a quello locale, inoltre, le agevolazioni per le fasce deboli riguardano anche i ticket sanitari, le spese scolastiche e universitarie, gli abbonamenti all'autobus, i contributi all'affitto e così via. Tremonti il 19 giugno fece proprio l'esempio della tariffa sociale della luce come quella che poteva scattare in automatico per chi attivava la social card. Poi, nonostante le ottime intenzioni, qualcosa non è andato per il suo verso. E il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola ha spiegato che per avere lo sconto sulle tariffe della luce bisognerà rivolgersi al proprio Comune entro il prossimo 30 aprile. Lo sconto, peraltro, andrà a sanare dei rincari che nel corso del 2008 hanno colpito soprattutto le fasce della popolazione più deboli, per cui il bonus in bolletta sarà retroattivo al primo gennaio 2008 e potrà arrivare a 150 euro annui. Per il gas si conta di attivare un meccanismo simile, ma gli sconti non sono ancora partiti e per fortuna sarà il ribasso del petrolio a rendere meno pesanti le bollette dei prossimi trimestri. Senza che ci sia bisogno, almeno per questo, di compilare alcun modulo.

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MELITO. UNA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE PER REALIZZARE SINGOLE UNITà ABITATIVE, TANTO ERA BASTA... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Benevento)) (Mattino, Il (Caserta)) (Mattino, Il (Circondario Nord)) (Mattino, Il (City)) (Mattino, Il (Circondario Sud2))

Argomenti: Burocrazia

Melito. Una richiesta di autorizzazione per realizzare singole unità abitative, tanto era bastato per avviare una lottizzazione con il trucco. Licenze edilizie di fatto illegittime, ma indispensabili anche per andare oltre, ovvero realizzare volumetrie in eccesso. Ma alla fine i presunti trucchi sono venuti a galla e ieri sono scattati i sigilli per 30 appartamenti realizzati in via Camelie su 4061 metri quadrati per un valore stimato di due milioni di euro. Una indagine complessa delegata dalla Procura al gruppo della Guardia di Finanza di Giugliano, comandante il tenente colonnello Geremia Guercia, che ha dovuto districarsi tra cavilli tecnici e progettuali, burocrazia e normative edilizie, regolamenti locali. Quindici le persone coinvolte tra ex assessori, tecnici del Comune, componenti della commissione urbanistica, progettisti e impresa, un vigile. Tra gli indagati un ex vicesindaco, Michele Pellecchia, 53 anni, ed ex assessore all'urbanistica, e due suoi parenti. Pellecchia, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, dopo aver richiesto e ottenuto dalla giunta le tre concessioni edilizie (gli atti sono sequestrati) aveva realizzato - grazie alla società G.A. Costruzioni - gli edifici sforando rispetto alle volumetrie previste: tre piani anziché due. Per gli inquirenti le concessioni sarebbero state rilasciare in maniera illegittima in mancanza del piano di lottizzazione, o del piano pluriennale di attuazione previsto dal piano regolatore. Il vigile del settore antiabusivismo che era stato inviato a controllare la corrispondenza delle autorizzazioni rispetto a quanto realizzato, non si era accorto delle differenze, guardacaso, e per questo ora è sotto accusa con tutti gli altri. Melito è da anni al centro di complesse vicende giudiziarie legate all'abusivismo edilizio. Qualche anno fa il consiglio comunale è stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. «Ormai in Campania l'abusivismo edilizio non si quantifica più nel numero di case ma nella realizzazione di interi quartieri abusivi - si legge in una nota diffusa ieri dal presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo -. Come dimostrano le ultime inchieste, in Campania c'è una casta del cemento composta da professionisti, notai, pubblici dipendenti, vigili urbani, imprenditori con la lunga mano anche della criminalità organizzata. Di fatto questa casta governa la politica urbanistica di molti comuni dell'area nord di Napoli». «Il cemento armato, la lottizzazione, le speculazioni edilizie, l'intera industria illegale dell'abusivismo edilizio in particolar modo in provincia di Napoli rappresentano uno dei principali volani dell'imprenditoria illegale e criminale. Un'attività - conclude Buonomo - che ha depredato il territorio e che rappresenta la lavanderia ideale per riciclare una enorme quantità di danaro spesso frutto di attività illecite».

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IN TOTALE, QUASI CINQUE MILIARDI DI EURO D'INVESTIMENTO PRIVATO SONO PRONTI AD ESSERE INVESTITI... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 01-03-2009)
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Argomenti: Burocrazia

In totale, quasi cinque miliardi di euro d'investimento privato sono pronti ad essere investiti, per un'iniezione di vitalità nel tessuto economico di Napoli. Un piano che prevede strutture ricettive, porti turistici, attività produttive e direzionali, residenze e parcheggi, attrezzature sportive e reti infrastrutturali, tasselli di una dimensione urbana nuova, dove la qualità della vita, il riposizionamento socio-economico e l'attrattività di investimenti, anche stranieri, trovano naturale allocazione. A fronte di questo promettente, quanto articolato scenario di sviluppo, vi sono due ordini di problemi che vincolano la città: la capacità di interdizione di poteri amministrativi esercitati ancora con pervicacia, a cui si aggiunge il peso tutto italiano della burocrazia. Propongo allora una riflessione: se una serie di investitori privati (e non solo) avanza progetti, in linea con la strumentazione urbanistica, e iniziative con effetti moltiplicatori sull'economia, capaci anche di contenere la crisi che ci attende, se molti di questi restano al palo e la città regredisce, perdendo imprese e residenti, è evidente che qualcosa non va. Serve dunque programmare e agire con pragmatismo, mettendo in rete poteri decisionali, intelligenze e tutto ciò che serve ad attivare e sincronizzare infrastrutture materiali e immateriali. Innanzitutto, per offrire speranza ed opportunità alle nuove generazioni, frenando quell'emorragia di risorse qualificate che sta impoverendo il nostro territorio. Per contenere, poi, l'onda d'urto della crisi occupazionale. Adottiamo allora un progetto, facciamo che ogni attore sociale ed economico, ogni fascia di utenza segua e sostenga l'evoluzione di uno degli importanti progetti in campo. Si tratta in pratica di riqualificare la città, tassello dopo tassello, con azioni sincronizzate, secondo la logica dei sistemi integrati. Solo così Napoli sarà in grado di offrire ai suoi cittadini, agli investitori e ai turisti (speriamo sempre più numerosi) un volto moderno, attraente, realizzando a pieno il suo piano strategico e definendo la sua vocazione multiforme. Serve lavorare sul turismo, sfruttando subito i fondi stanziati per il centro storico, realizzando tutti i progetti che accrescono e qualificano la cultura dell'accoglienza: tra questi i porti turistici, la darsena Acton e il «water front» monumentale, un'opera che fonde con suggestione il mare alla terra. Bisogna poi completare la piattaforma logistica con la darsena di levante e il sistema di trasporti su ferro, e mettere a sistema l'eccellenza nella ricerca campana - l'aerospazio, il polo hi-tech e i centri di ricerca di biotecnologia - con il sistema economico-produttivo. Se a questo si aggiunge la splendida occasione del gemellaggio con la città di Milano tra il Forum delle Culture che si svolgerà a Napoli e l'Expo mondiale, ci si rende conto che abbiamo di fronte un'occasione unica di valorizzazione complessiva delle risorse culturali, economiche e di attrazione. So bene che parlare ancora di progetti in un momento così delicato per l'economia può apparire retorico, ma mi riferisco soprattutto ai miei colleghi imprenditori: serve rimboccarsi le maniche, rispondere con coraggio e senso di responsabilità alla crisi congiunturale ed operare davvero. Insomma, serve fare e fare presto. Ambrogio Prezioso * Presidente Acen

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Roma ripulita dai rom (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

SICUREZZA La cacciata dei «nomadi» vista da uno dei nuovi campi alle porte della città Roma «ripulita» dai rom Andrea Palladino ROMA ROMA Proviamo ad immaginarlo il villaggio. Chiudiamo per un attimo gli occhi, cerchiamo di dimenticare il brusio di fondo del Raccordo anulare, il rombo degli aerei low-cost - e altamente inquinanti - che scendono su Ciampino. Dimentichiamo, anche, la faccia di Alemanno, quella del prefetto Pecoraro, le bandoliere dei carabinieri e le facce delle ronde. Quello che avremo davanti è il nuovo campo per rom, sinti, camminanti. Italiani, stranieri, poco importa. Un campo chiuso, illuminato la notte, con cartelli in varie lingue che sgranano le regole, i commi, i codicilli, l'odiosa burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di ferri vecchi. Tanti bambini, che appaiono dopo l'una del pomeriggio, quando le scuole chiudono e tornano correndo, ridendo, scherzando. Allegri, un po' furbi, bambini come altri milioni in tutta Italia, forse solo un po' più felici. La Barbuta è uno dei campi di sosta dove da dieci giorni vige il nuovo regolamento emanato dal Prefetto di Roma Pecoraro. È un commissario straordinario, uno dei tanti in Italia, e l'emergenza stavolta sono meno di diecimila persone nel Lazio, i rom, i sinti e le tante altre etnie di origine nomade. Sono un'emergenza anche i bambini che ora giocano a poche centinaia di metri dal Raccordo anulare. È un'emergenza il vecchio del campo - settanta persone rom della Bosnia Erzegovina - di 75 anni, in Italia da 45. Si chiama Naso, di mestiere fa il maestro del rame. Incide disegni, modella il metallo come lo facevano i suoi genitori, un'arte antica che si impara ancora in pochissimi posti. «Una volta insegnavo la mia arte - racconta - avevo più di 150 allievi, bambini italiani e rom, che insieme imparavano a lavorare il rame». Per tre mesi, poi il contratto è svanito. Chiede, Naso, cosa c'è scritto sulle pagine firmate Pecoraro, che stanno cambiando la vita dei campi. Si chiameranno villaggi, ora. Ride Naso, ride la moglie che versa il caffè alla turca. «Villaggi? Ma se qui non c'è niente!», commentano. «Le vedi le nostre case? Le abbiamo pagate tutte noi - spiegano nella strada del campo - con i nostri soldi». Francesco Rutelli li ha mandati qui nel 1995, con qualche roulotte malandata della protezione civile. «In quarantacinque anni - continua Naso - sono passato per tanti campi, sono stato all'Eur, a Cinecittà». Ma il nuovo regolamento lo porta più indietro nel tempo, a quando era un bambino. «Era il 1938, poi è venuto il 1939. Erano i tedeschi che a noi e agli ebrei ci ammazzavano. Ora è venuto il momento di voi italiani». Si ferma, vuole essere sicuro che le sue parole non vadano perdute. Dietro l'ottusa burocrazia del regolamento si nasconde il solo intento di mandare via da Roma tutti i rom. Serviranno permessi speciali, gestiti da un comitato con poliziotti, burocrati comunali e un solo rappresentante degli abitanti dei campi, per accedere ai posti, a pagamento. Basterà venir meno ai «piani d'integrazione», non accettare un lavoro o star fuori più di un mese per essere espulsi. Ci saranno «presidi» interni che, in teoria, potranno essere affidati anche a delle ronde. E poi all'esterno le forze dell'ordine dovranno essere sempre pronte a intervenire. Si dovranno accettare tutti i lavori che i burocrati comunali forniranno, non rimanere disoccupati per più di tre mesi, pagare sempre le bollette ad Acea. Altrimenti, fuori. E chi viene espulso non potrà più chiedere di entrare in altri campi, perché aver perso il posto in precedenza impedisce di vedersi assegnare una nuova piazzola. «Era meglio una legge chiara, che ci mandava via». Sefko scuote la testa, guarda Naso, lo ascolta mentre ricorda i pogrom che hanno sempre accompagnato la storia dei rom. «Questa volta ci vogliono sterminare da vivi», continua Naso. Colpisce l'ossessione per il lavoro. «Io ho fatto tanti di quei lavori - racconta Sefko - sono stato anche un operaio della Fiat Mirafiori, ma quando hanno scoperto che ero rom mi hanno tolto il permesso. Chi ci darà lavoro?». Nel regolamento non si spiega neanche chi sarà tenuto a lavorare: solo il capo famiglia? E i figli? Appena finito l'obbligo scolastico? E le donne? Diciannove pagine, sei parti. E un articolo finale, che cancella tutte le normative comunali nel Lazio che riguardavano i campi nomadi. Anni di politica d'integrazione, di norme oramai conosciute, accettate, eliminate da un unico regolamento. Un regolamento che spiega nei dettagli come cacciare i rom dai tanti campi di Roma. Basta un nulla, basta non avere un lavoro o rubare una mela in un negozio e si va via per sempre, senza nessun ricorso ad una autorità terza, senza appello. Le chiamano «reiterate violazioni del regolamento». E dove andranno quando li cacceranno? «Immaginate che significa, ad esempio, tornare in un paese dopo decine di anni che sei fuori - spiega Naso - Torni che sei uno straniero anche lì, non hai più il passaporto, non hai più la cittadinanza, i tuoi figli non conoscono neanche la lingua». Loro, i rom della Bosnia, non sono neanche «comunitari» e l'espulsione potrebbe significare l'inizio di un cammino senza fine. «Sono dieci anni che abbiamo chiesto una casa popolare - spiega la famiglia di Naso - noi vorremmo una casa, come avviene in Germania, in Francia, in Spagna. Noi vorremmo poter lavorare». Senza nessuno che ti caccia, per spedirti in un campo dove diventi prigioniero. Fino al prossimo regolamento, fino alla prossima espulsione, fino a farli sparire. «Come possiamo continuare? L'altro giorno hanno picchiato una rom davanti ad una chiesa perché con la figlia chiedeva la carità», racconta la figlia più giovane di Naso. Ed è lei, la più giovane della casa, che alla fine ha il volto più scuro. Affiora la paura, la paura di rivivere quei racconti del 1938 che gli anziani ripetono oggi, davanti al nuovo regolamento del governo Berlusconi. «Ci vogliono sterminare da vivi», continua ripetere Naso. Foto: IL CAMPO ROM DI VIA SALONE ALLA PERIFERIA DI ROMA /FOTO EIDON

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LA FRATTURA TRA DUE EUROPE (sezione: Burocrazia)

( da "Stampa, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Enzo Bettiza LA FRATTURA TRA DUE EUROPE Fino a che punto i cittadini dei singoli Paesi dell'Unione Europea, italiani compresi, assordati come sono dalle rispettive controversie domestiche, possono essere in grado di percepire in tutta la sua estensione e gravità l'incombenza di una crisi continentale senza precedenti? Fino a che punto, insomma, riusciamo a comprendere che il vertice lampo dei 27 Capi di Stato e di governo dell'Unione, riuniti ieri a Bruxelles, è stato davvero «straordinario»? Straordinario per tante cose, certo, ma soprattutto perché svolto in una rovente atmosfera di ricatti, accuse, risentimenti che bollivano da un pezzo nella surriscaldata pentola comunitaria e che ormai nessuno, né all'Est né all'Ovest, può fingere di ignorare. A Bruxelles, in realtà, si è verificata la spaccatura fra due Europe che si sono contese il campo di battaglia con due vertici contrapposti. Da un lato il vertice visibilmente ostentato e polemico di dieci Paesi dell'Europa centrorientale, di cui almeno sette al limite del disastro finanziario, promosso in separata sede addirittura dal presidente ceco dell'Unione Mirek Topolanek. Dall'altro l'incontro più discreto, ma nella sostanza altrettanto determinato, dei leader euroccidentali capitanati dal francese Nicolas Sarkozy col pretesto di difendere le industrie nazionali in generale e lo scopo di salvaguardare in particolare l'occupazione francese nell'industria dell'auto. Secondo i governanti degli Stati ex comunisti, oggi tendenzialmente liberisti, i più polemici con la Francia accusata di dirigismo e nazionalismo economico, si tratterebbe d'un insieme di prevenzioni di sapore autarchico, antieuropeo, al limite protezionistico e contrario alla mobilità della manodopera dall'Est e alla localizzazione di attività produttive nell'Est dov'è minore il costo del lavoro. Aleggia ovviamente sul tutto l'incubo delle recessione che, innescata dall'America, minaccia le società ancora solide e ricche della «vecchia Europa» e mette già in ginocchio i due terzi delle economie più fragili e vulnerabili dell'Europa centrorientale. I grandi d'Occidente, Inghilterra, Italia, Spagna, seguiti dall'Olanda e dal Belgio, sembrano propensi a non perdere il contatto con la linea di larvato neoprotezionismo imboccata da Sarkozy. La Germania con la sua doppia anima, per metà occidentale e per metà orientale, come lo è la biografia personale del cancelliere Merkel, sembra invece attestata su una posizione duttile e mediatrice tra i due fronti opposti. Oramai è chiaro che la crisi europea è altrettanto politica, o forse senz'altro più politica che economica e finanziaria. Qui siamo al cospetto della più seria frattura che l'Europa di Maastricht, l'Europa della riunificazione tedesca, l'Europa dell'allargamento a Est, veda aprirsi nel proprio grembo dopo il crollo del Muro nel 1989. È in gioco qualcosa che va assai al di là delle comprensibili preoccupazioni della Francia, e dei Paesi in difficoltà che la sostengono, per la salvaguardia e l'intangibilità delle proprie industrie e dei propri mercati del lavoro. Una parte dei popoli e dei governanti dell'Est, i quali beninteso hanno anch'essi le loro colpe per la situazione spesso disperata in cui versano, rimproverano all'Ovest di voler erigere oggi una nuova «cortina di ferro» protezionistica al posto di quella ideologica e poliziesca caduta nell'89. Il presidente della Repubblica Ceca, di vocazione euroscettica, punta il dito sostenendo che la nave europea, sballottata qua e là dalla tempesta dei mercati internazionali, vorrebbe evitare il naufragio gettando a mare «la zavorra dei Paesi ex comunisti». In queste accuse, ancorché esagerate, c'è tuttavia un fondo speculare di verità. Sono in gioco difatti il mercato unico europeo, la tenuta dell'euro nello sconquasso finanziario globale, il salvataggio di una metà d'Europa dalla bancarotta, il contenimento di tracolli di tipo argentino che s'affacciano sul Danubio, il recupero di membri comunitari giù adulti e importanti come l'Irlanda e la Grecia che oggi, dopo un decollo miracoloso, appaiono inclinati sullo stesso abisso che minaccia d'inghiottire i Paesi baltici e, più in là, perfino la Bielorussia e l'Ucraina. In definitiva, per la prima volta, è nell'occhio del ciclone non solo l'idea di un'Europa più unita e più ampia; è a rischio tutto ciò che, bene o meno bene, è stato già faticosamente e gradualmente costruito da oltre mezzo secolo. A prescindere dalle critiche che diversi europessimisti «vecchi» e «nuovi» esprimono sui labirinti della «burocrazia carolingia» di Bruxelles, paragonata da taluni perfino alla burocrazia sovietica, non è possibile non intravedere il danno storico che all'Europa odierna, all'Europa possibile, verrebbe dalla dissoluzione delle strutture giuridiche, dei propellenti monetari, degli strumenti d'intervento e di bonifica regionali già esistenti e operanti malgrado crisi minori di rigetto e conflittualità inevitabili in un organismo transnazionale di così eccezionale complessità. La crisi in atto, purtroppo, non è per niente minore e passeggera. È una crisi che potrebbe trasformarsi, se non vi si pone per tempo rimedio, in un morbo terminale. Basta un piccolo spaccato periferico, la Lettonia, a testimoniare la profondità di un contagio che già lambisce Paesi molto più grandi come la Polonia e l'Ungheria. L'ex repubblica sovietica del Baltico aveva ricevuto un prestito di salvataggio di 7,5 miliardi di euro pilotato dal Fondo monetario internazionale, ma la cifra, troppo esigua, non era riuscita a contenere la deriva; il mese scorso erano scoppiate manifestazioni di protesta contro la corruzione e le insufficienti manovre economiche del governo; la crisi, fattasi politica, ha costretto il primo ministro e il suo esecutivo di centrodestra alle dimissioni sotto la pressione della piazza. Dopo quello islandese, è stato il secondo governo europeo a cadere per effetto del caos mondiale. Un caso in cui il rimedio si è rivelato peggiore del male. Il premier ungherese Ferenc Gyurcsany, indicando lo sfascio politico di Riga, ha colto la palla al balzo per contestare la recente cifra di 24,5 miliardi di euro, destinati dalla Banca Europea e dalla Banca Mondiale all'Europa dell'Est, esigendo un piano d'assistenza Ue da 180 miliardi nello stesso momento in cui il primo ministro polacco, Donald Tusk, richiedeva l'ingresso accelerato nella zona euro delle monete orientali. Come si sa, la richiesta di mutare le vecchie valute in euro è una delle più assillanti e più problematiche che arrivino alla Commissione di Bruxelles dall'Est, dove per ora fruiscono della moneta unica soltanto Slovenia e Slovacchia coi loro bilanci in regola con i parametri di Maastricht. L'epidemia di dissesti nella metà più povera d'Europa, se dovesse tramutarsi in un incontenibile effetto domino paneuropeo, porrebbe scottanti problemi anche all'Italia impegnata con banche, prestiti e aziende (migliaia in Romania) in quelle nazioni ammalate. Così come li pone già alle banche austriache presenti nella Mitteleuropa, alle greche operanti nei Balcani, alle svedesi e finlandesi attive o invischiate fino al collo nei Paesi baltici. Ma, al di là di tante spine tecniche e pratiche, lo spettro che s'aggira per l'Europa è l'Europa stessa ormai in bilico tra malanni curabili e incurabili. La chiave d'uscita dalla crisi si trova sicuramente a Berlino. La buona salute economica, l'esperienza che le deriva dall'assorbimento dei tedeschi orientali, la sua atavica prossimità e sensibilità ai problemi dell'Est, fanno in questo momento della Germania la sola credibile nave di soccorso in mezzo alle acque procellose del Danubio e della Moldava. Non sappiamo ancora quali carte la signora Merkel giocherà per attenuare i colpi troppo duri di Sarkozy. Dovremo aspettare che le giochi e sperare che le giochi bene.

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Birreria sigillata a metà Si fa baldoria all'esterno (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 02 Marzo 2009 CRONACA Pagina 13 BORGO ROMA. Svolta nella storia infinita del locale di via Golino. Il gestore: «Dovremo lasciare a casa 30 dipendenti» Birreria sigillata a metà Si fa baldoria all'esterno I vigili ordinano la chiusura di tre stanze: il barista allestisce un banchetto fuori. E fa ricorso al Tar Baldoria fuori programma sabato sera alla birreria Paulaner di via Golino, in Borgo Roma. Ai gestori è infatti toccato allestire un banchetto all'esterno per scusarsi con tutti i clienti che non riuscivano ad entrare nel locale, dopo che la polizia municipale aveva chiuso tre delle quattro sale disponibili. La motivazione di tale provvedimento, secondo i gestori e il loro avvocato, che ha già inoltrato ricorso alle autorità, sarebbe «assurdo» e «dannoso per l'attività commerciale». «I vigili urbani sono intervenuti a chiudere due terzi del locale perché sostengono che non ci sono parcheggi sufficienti rispetto al numero delle persone che lo possono frequentare», spiega il legale dei titolari Kofler, Stefano Baciga. «In realtà i miei assistiti, nel luglio scorso, si sono dotati di uno spazio formalizzando l'affitto di un pezzo di terra dietro al locale che viene a tutti gli effetti già utilizzato come parcheggio. Ma secondo le autorità manca un vincolo notarile, ovvero un timbro che stabilisce che quel terreno è vincolato all'uso di parcheggio esclusivamente da parte dei clienti del locale», aggiunge Baciga. Che incalza: «È assurdo che nel 2009, per una formalità, si chiuda una parte del locale che dà da lavorare a 50 dipendenti causando un danno enorme per una cosa assolutamente banale, dimostrando ancora una volta che la burocrazia è nemica dell'impresa». Secondo il gestore della birreria, Cristian Rampazzo, il provvedimento li colpisce duramente al punto che dice: «Dovremo lasciare a casa almeno trenta dipendenti, non possiamo permetterci di tenere personale senza gli introiti. Già alcuni si sono proposti di dimezzarsi lo stipendio per evitare i licenziamenti e abbiamo già inoltrato il ricorso sperando che il Tar dia la sospensione». Non è il primo ricorso che i gestori devono affrontare nei confronti dell'amministrazione, spiega l'avvocato: «Già due anni fa abbiamo dovuto rivolgerci al tribunale per poter aprire il locale e l'abbiamo spuntata». Poi era successo che i vicini si erano lamentati del rumore dei clienti e, grazie ad un accomodamento, tutto si è risolto riuscendo a creare una sorta di convivenza pacifica tra i residenti e la vita del locale. Ora la questione dei parcheggi: l'azienda per ovviare agli interventi dei vigili ha affittato un appezzamento di terra da uno dei proprietari di Forte Tomba, ma a quanto pare non tutte le carte sono in regola e c'è chi si chiede se non sia necessaria anche una variante urbanistica per poter trasformare l'area in parcheggio. Intanto, l'assessore alle attività commerciali, Enrico Corsi, interpellato dagli stessi gestori, mette le mani avanti e dice: «Devo verificare l'accaduto con gli uffici, poi potrò esprimermi».  

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L'Accademia del circo trova la sede per restare (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 02 Marzo 2009 CRONACA Pagina 9 TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine L'Accademia del circo trova la sede per restare Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato il via libera definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15 giorni. Scongiurato quindi il rischio di una chiusura dei corsi, paventato dal presidente e fondatore dell'Accademia, Egidio Palmiri, in mancanza di una sede stabile prima del prossimo inverno. «Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo miracolo», ha detto Palmiri, «posso finalmente realizzare un sogno: dare agli studenti spazi adeguati, non solo agli allievi interni, che vivono in Accademia, ma anche a quelli esterni, aumentati notevolmente anno dopo anno e per i quali gli spazi attuali, nell'ex centrale del latte di via Francia, non erano più sufficienti. Ora potremo rispondere alle molte richieste che continuamente ci arrivano». Palmiri, 85 anni molto ben portati, figura di spicco del mondo circense italiano per la sua carriera come acrobata a grandi altezze e poi come presidente dell'Ente nazionale circhi, che guida ancora oggi, ha fondato l'Accademia a Verona nel 1988. Anche allora la prima sede fu provvisoria, ospitata dalla base invernale del Circo Americano, in Zai, e anche allora la burocrazia fermò il progetto di una sede stabile che doveva essere costruita alla Spianà. Così Palmiri fece le valigie e si trasferì a Cesenatico, dove il Comune gli mise a disposizione un'ex colonia estiva da ristrutturare. Che diventò l'Accademia del circo italiana, unica nel mondo occidentale con il convitto (ce ne sono in Russia, Cina, Corea). Nel 2003, scaduta la convenzione con l'ente comunale, la scuola ha smontato trapezi e trampolini lasciando il mondo del circo orfano di una delle migliori scuole del mondo. Un anno dopo l'Accademia è rinata a Verona, ancora una volta in una sede provvisoria, sul terreno della latteria in disuso, dove è stato montato un tendone, sono state allestite roulotte e altre strutture mobili e ristrutturate alcune sale del vecchio edificio. E subito Palmiri ha messo mano a un progetto per dotare l'Accademia di una sede definitiva. Ma ci sono voluti cinque anni. «Per fortuna ho avuto la pazienza che non ebbi vent'anni fa», spiega Palmiri. «Pure in ritardo, siamo ancora in tempo a costruire la palestra per l'avvio del prossimo anno scolastico, e comunque prima dell'inverno. Non sarebbe stato possibile affrontare un'altra volta i mesi freddi in una struttura precaria, costosissima da riscaldare e ormai troppo piccola. Piuttosto ero disposto a chiudere tutto, non avrei potuto fare un altro anno così». L'area dove sarà costruita la nuova Accademia, alle Golosine, fa parte di un piano che ha avuto un iter complesso. Passato in Regione quattro anni fa con altri progetti di riqualificazione urbana, poi i tempi si sono allungati e ora si dovrà correre con i lavori per aprire puntuali a settembre, o almeno tagliare il nastro a Natale.[FIRMA]  

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la task force sarda dell'integrazione aiuta i rifugiati a ritrovare la libertà (sezione: Burocrazia)

( da "Nuova Sardegna, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina 6 - Sardegna La task force sarda dell'integrazione aiuta i rifugiati a ritrovare la libertà In Sardegna sono sedici gli stranieri che hanno richiesto asilo politico: arrivano da Nigeria, Ghana, Guinea e Afghanistan Sono i "senza libertà", perseguitati che scappano dai regimi di dittatori e despoti, dall'Eritrea e dalla Somalia, dall'Afghanistan dei talebani e dall'Iran degli ayatollah irriducibili, dalla Liberia e dalla Costa d'Avorio, dalla Cina che per farsi sentire deve morire col fuoco in piazza Tienammen. Fuggono da tutti quei Paesi dove non puoi protestare e contestare senza finire in carcere. è quel mondo ancora tribale e violento dove i diritti civili sono calpestati come avveniva secoli fa, dove la legge è quella sanguinaria dei tagliatori di gole e di testa, di quelli che il dissenso non lo accettano proprio. In Sardegna i rifugiati politici - in questi giorni - sono sedici. Sono affidati allo Sprar (sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) sorto con la legge Bossi-Fini 189 del 2002. Il Centro è stato intitolato a Emilio Lussu, il sardista-socialista di Armungia fuggito in Francia sotto il fascismo. Dal 29 dicembre 2006 il Centro è gestito dall'amministrazione provinciale di Cagliari (assessore competente Angela Quaquero) che ne ha affidato la gestione operativa all'associazione "Cooperazione e confronto" di Serdiana diretta da Ettore Cannavera, uno dei pochi sacerdoti-coraggio impegnati a difendere i più deboli nella sua comunità "La Collina" tra gli ulivi e le vigne del Parteolla. Lo Sprar ha sede in via Cadello, terzo piano di un palazzo della Provincia dove i rifugiati trovano assistenza e sorrisi. Giovedì c'erano quasi tutti perché era la giornata del "pocket money", la social card o se volete la "paghetta", 42 euro alla settimana che lo Stato italiano passa ai rifugiati. Adesso sono 14 maschi e due donne iraniane, queste ultime chiedono di non essere né fotografate né citate, parlano in inglese («ci rintraccerebbero comunque, we live by fear, viviamo di paura»). Sono qui per preparare documenti sanitari, i più per cercare un lavoro anche perché con 42 euro la settimana bisogna saper stringere la cinghia. Non pagano affitto perché abitano in appartamenti della Provincia tra il Poetto, il Cep e Is Mirrionis. Amos Ebosele ha 25 anni, è un nigeriano: «Sono dovuto scappare perché avevamo molti problemi io e la mia famiglia. Sono arrivato a novembre, ho frequentato un corso per meccanico, mi piacerebbe lavorare in un'officina. Qui in Sardegna sto scoprendo la libertà e l'affetto degli operatori». Aklis Molokrano, 24 anni, arriva dal Ghana. Sa dire solo una frase: «Ho bisogno di lavoro, tra Accra e Takoradi non ne trovi, ho visto che è difficile anche qui ma almeno solo libero». Storie di disperazione, ma non solo. Da Kronacri, in Guinea, era arrivato Suleiname Bayo, aveva vent'anni, aveva partecipato ai mondiali giovanili di calcio, era finito in carcere per aver urlato slogan antigovernativi, riesce a fuggire dalla cella e sbarca in Italia passando cento frontiere. Arriva in Sardegna. è accolto in via Cadello, gioca a calcetto, viene notato da alcuni presidenti di squadre di prima categoria. Lui dice: «Gioco con voi solo se mi trovate un lavoro». Indossa così la maglia dell'Uta 90, diventa capocannoniere, lo vorrebbero due squadre del Sassarese, ora è in Lombardia, gioca da titolare in seconda divisione e fa il cameriere in un ristorante di lusso («fra i miei colleghi sono l'unico che parla inglese»). E così tante, tante altre storie che non sempre possono essere raccontate. Perché ci si imbatte, per esempio, in giovani afghani delle etnie Pasthun e Hazara e si capisce solo che vogliono dimenticare «persecuzioni e carcere, violenze morali e fisiche, fame e malattie,e mai un ospedale dove puoi essere curato. Voi in Sardegna, in Italia, vivete in un paradiso, la nostra vita è un inferno». E così oggi si chiudono sedici capitoli con le storie di sedici persone. Ne sono passati altri in questi uffici, nelle case alloggio, alcuni hanno trovato lavoro, si sono saputi inserire. Altri aspettano, passano le giornate o davanti alla televisione o a studiare l'italiano. Le lezioni di lingua vengono impartite alla "Giuseppe Manno", scalette di Santa Chiara. C'è anche chi riesce a iscriversi alle superiori. Due afghani, Jovid e Amin, hanno potuto trovare una busta paga lavorando a Sestu in un laboratorio tessile. "Siamo felici, ma vediamo molti nostri connazionali senza futuro". A lavorare con questi giovani erranti dal mondo e per il mondo c'è un'èquipe affiatata di professionisti sardi con competenze di tutto rispetto. è una squadra, un team sociale che si è formato nelle nostre università, che a "La collina" di Serdiana ha trovato le motivazioni giuste. Oggi si occuperebbero di Navtei Singh Sidhu, l'indiano di 35 anni a cui tre belve hanno dato fuoco a Nettuno. Starebbero a contatto con Gratian, il bambino rumeno di quattro anni costretto dalla nonna a mendicare e rispedito in patria. (Ieri su l'Unità il direttore Concita de Gregorio, ha scritto: "Rimpatriare bambini soli anziché accoglierli, crescerli e farli diventare cittadini di questo Paese è una vergogna - non è la sola - che siamo costretti a condividere con chi ci governa"). I sardi del sociale lavorano senza le luci della ribalta tra gli uffici di via Cadello, al centro del parco di Monte Claro, e le tre residenze cagliaritane di quanti - in un labirinto burocratico spesso inestricabile - hanno chiesto asilo politico. La responsabile del progetto è una pedagogista di Maracalagonis, Stella Deiana, 43 anni, mamma di Chiara bimba di cinque anni. Dopo la laurea, dal 1991 lavora tra Milano e Roma. Ha davanti a sé i guai dei tossicodipendenti e degli etilisti, fa l'operatrice di strada nella zona della stazione Termini e in alcune borgate, avvia a La Cassia un progetto pilota di mediazione sociale in un quartiere di senzatetto a contatto con ville miliardarie di super-ricchi. Nel 2000 scatta il Servizio centrale del Programma nazionale per l'asilo politico "il padre dell'attuale sistema di protezione". è lei che dal 2002 deve monitorare i progetti territoriali nazionali, compresi quelli della Sardegna. Si trasferisce a Cagliari dal 2005. Competenze varie. Gianna Antonacci, 29 anni, di Quartucciu, è psicologa, aveva discusso la tesi sulla "motivazione al cambiamento negli eroinomani" con molte inchieste sul campo. «Volevo soprattutto rendermi utile con i più indifesi, faccio un tirocinio al Sert, ed eccomi qui con i rifugiati, allo Sprar». I casi più toccanti: «La storia di un'iraniana violentata e torturata perché rifiutava il velo». Un gruppo di nigeriani e somali sta parlando con il sociologo del gruppo, Diego Serra, 40 anni, anche qui pagine choccanti di torture e arresti, di fame e miseria. Non le vogliono raccontare perché hanno paura, la frase più frequente è la solita, "we live by fear". Serra, di Arbus, si è formato nel Montefeltro, all'università intitolata a Carlo Bo, a Urbino, tesi sulla formazione professionale con Marcello Dei. «Il problema principale dei rifugiati è la lingua, per questo motivo rendiamo obbligatoria la frequenza alle lezioni di italiano. è una complicazione anche far capire i meccanismi della nostra burocrazia». La difficoltà maggiore? «Riuscire a spronarli, alcuni si aspettano troppo ma il più delle volte si sanno integrare, hanno molta buona volontà». Tra gli operatori c'è anche chi si occupa degli aspetti legali. è Ivonne Mameli, mamma di Beatrice, bimba di tre anni, ovviamente laurea in Giurisprudenza, deve seguire tutti i passaggi per far ottenere i permessi di soggiorno dei richiedenti asilo e le procedure connesse al riconoscimento dello status di rifugiato. è tra le prime a ricevere le confidenze, i segreti di questi giovani. «Il più delle volte sono persone che sono fuggite dal carcere dei rispettivi Paesi perché hanno osato protestare contro il governo, hanno un grande desiderio di libertà, vorrebbero rientrare nei loro Paesi, che ci fosse libertà in Iran e Afghanistan, in Costa d'Avorio e in Somalia, alcuni piangono, hanno nostalgia dei genitori. Mi ha commosso e inquietato la vicenda di un nigeriano coinvolto nella guerriglia civile, si è salvato dopo che alcuni avevano cercato di dargli fuoco». Vicende altrettanto drammatiche potrebbe raccontare Sara Cossu, 29 anni, di Dolianova, lei che ha vissuto in Marocco e che ha visto in presa diretta i giorni bui della Bosnia, del Kosovo. Sara si forma a Napoli, laurea in Studi islamici («mi hanno sempre intrigato i comportamenti di quel gruppo religioso»). Poi un master a Roma con i finanziamenti master and back della Regione sarda, si occupa della ricerca della pace (peacekeeping) e della sicurezza (security's study). Rientra ed eccola al Progetto del centro rifugiati "Emilio Lussu" e nel gruppo di operatori guidati da Ettore Cannavera. Spiega: «Sono circondata da persone che hanno una grande voglia di integrazione, ad alcuni che soffrono la nostalgia se ne affiancano altri che si sentono davvero cittadini del mondo e che, quando assaporano un po' di libertà, desiderano poterla esportare nei Paesi dove son nati. Ma sanno che è difficile combattere contro i regimi autoritari e i dittatori». Resta da chiedersi se la Sardegna sia razzista o ospitale. Stella Deiana e Ivonne Mameli, Diego Serra, Gianna Antonacci e Sara Cossu che «il razzismo non sia diffuso ma è evidente che sacche di resistenza ne esistono». Si cita - e sembra di tornare alla cronache dell'emigrazione italiana all'estero e di quella meridionale a Torino e Milano negli anni Cinquanta del secolo scorso - il caso degli annunci sul "Baratto" dove spesso si legge "Si affitta ma non a stranieri". Precisa Sara: «Ci sono difficoltà di primo impatto, appena ci si trova davanti a un rifugiato, soprattutto se asiatico o africano, c'è come un blocco. Ma poi - come ci capita frequentemente - quando andiamo agli uffici Asl di via Nebida, o alla cittadella finanziaria, o all'ospedale Brotzu troviamo massima collaborazione. Succede lo stesso quando andiamo con loro nei negozi per aiutarli, le prime volte, a fare la spesa, a sapersi districare con l'euro. Talvolta, anzi, ci scontriamo con atteggiamenti buonisti spesso controproducenti, che non giovano perché è logico che anche i rifugiati vanno spronati al massimo perché si sappiano rendere autosufficienti. No, non c'è razzismo, Cagliari - come la Sardegna - si conferma anzi una città accogliente». Ettore Cannavera, il sacerdote cui fa capo il Centro rifugiati, aggiunge: «Occorre una educazione costante anche della nostra società che, rispetto alle zone di provenienza dei rifugiati e richiedenti asilo, si conferma società opulenta mentre da altre parti si muore di fame, di epidemie e per di più senza libertà. Il mondo non può ancora essere diviso tra ricchi e poveri». Anche questi problemi verranno affrontati in un convegno organizzato dalla Fondazione "Luca Raggio" in collaborazione con la facoltà di Scienze politiche di Cagliari e l'Unric (centro regionale europeo sotto l'ombrello dell'Onu). Tema: "i diritti e la condizione dei rifugiati". Con testimonial somali ed eritrei ne parleranno la preside Paola Piras, i docenti Annamaria Baldussi e Giacomo Biagioni, l'avvocato Tiziana Meloni, l'assessore provinciale alle politiche sociali Angela Quaquero, Gianluca Scroccu della Fondazione Raggio e il giornalista eritreo Hailé Weldemicheal. L'incontro si terrà giovedì 5 marzo alle ore 16,30 nell'aula magna di viale Fra Ignazio 78 a Cagliari.

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Caro presidente, questi giovani vanno valorizzati (sezione: Burocrazia)

( da "Arena, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 02 Marzo 2009 SPORT Pagina 43 L'INCHIESTA. AL DIRIGENTE VERONESE CONFERMATO ALLA GUIDA DELLA FIGC DEL VENETO I PRIMI CONSIGLI PER ASSICURARE UN FUTURO ALLE SOCIETÀ DI DILETTANTI «Caro presidente, questi giovani vanno valorizzati» I dirigenti a Guardini rieletto al vertice Dagli arbitri ai fondi, ecco tutte le richieste Lettere aperte a Giovanni Guardini. Suggerimenti per migliorare il sistema calcio. Eletto per la seconda volta, il presidente della Figc del Veneto ha davanti altri quattro anni per continuare la sua opera. I presidenti intanto avanzano le loro richieste. FORMAZIONE TECNICA. «Darei un incentivo», suggerisce Claudio Bertelli, presidente dell'Amatori Nogara, «a quelle società che impiegano i giovani, senza alcun obbligo a priori. Non c'è bisogno di una norma che ponga come condizione uno o due ragazzi in campo. C'è bisogno invece di un riconoscimento per chi ogni domenica fa giocare quegli elementi nati e cresciuti nel proprio settore giovanile e non certamente quelli che arrivano dalle Primavera di Chievo o Verona. Sono gli stessi che se ne vanno da piccoli e che ritornano da grandi facendoti lievitare i costi di gestione solo perché di loro hai assolutamente bisogno perché così impone la Federazione. L'altra lacuna, a mio parere, è nella formazione degli allenatori. Io ho avuto maggiori soddisfazioni da quelli non patentati ma che comunque si aggiornano, imparano e trasferiscono sul campo insegnamenti veri. Sono gli stessi che però spesso vedono respinta la propria domanda di iscrizione al corso solo perché non hanno mai militato in certe categorie. I corsi dovrebbero trasformarsi da abilitanti in formativi, quindi aperti a tutti». GIOVANI E ADULTI. «Il primo aspetto che mi viene in mente», osserva Emilio Montresor, presidente del Bussolengo, «è quello legato ai più piccoli e alla tendenza della Federazione di tenerli secondo me troppo a lungo sul campo piccolo senza la possibilità di formare subito squadre a undici. Il secondo riguarda la poca sportività dei giocatori e le sanzioni spesso minime per la gravità di certi gesti. A volte c'è difformità di giudizio, ci vorrebbe maggiore omogeneità. Il terzo è nel tesseramento di giocatori che provengono da altri Paesi. Se vogliamo che si integrino nella nostra società una delle leve fondamentali è l'attività sportiva. Mi pare strano che non esista una via agevole, senza dover impiegare i soliti quattro o cinque mesi per avere l'ok definitivo. E perché non pensare, in generale, a tesseramenti on line? Significherebbe per tutti meno viaggi, meno spese e risparmio di tempo». RETROCESSIONI NEL VIVAIO. «I campionati regionali giovanili», sostiene Mauro Bezzetto, presidente del Bovolone, «andrebbero rinnovati. So che in altre regioni c'è un torneo provinciale da settembre a dicembre ed un altro regionale, da gennaio a maggio, a cui partecipano le prime classificate nei tornei locali che si giocano nella prima parte della stagione. Noi stiamo retrocedendo con gli Allievi del '92 che erano due anni fa retrocessi anche nei Giovanissimi. Questa è la dimostrazione di come una sola annata rischi di compromettere anche le categorie successive che magari hanno tanta qualità, come i nostri ragazzi del '95 e del '96, e a volte addirittura l'intera filiera. Certi criteri dovrebbero essere rivisti». COSTI ECCESSIVI. «Serve una politica seria per arrivare ad una forte diminuzione dei costi», sentenzia Giorgio Zanoni, presidente dell'Ares. «Anche in categorie come la Prima, la Seconda o la Terza», prosegue Zanoni, «il mercato che si è creato richiede degli sforzi che vanno al di làdel puro dilettantismo. Mi riferisco ai giocatori ma anche agli stessi allenatori. E il problema diventa più evidente se rapportato a periodi di difficoltà economica generale come quelli che stiamo vivendo». POTERE AI GIOVANI. «L'obbligo dell'impiego dei ragazzi», commenta Gabriele Broggio, presidente del Gazzolo, «dovrebbe essere esteso anche alla Prima categoria e non essere limitato a Promozione ed Eccellenza. Nei giovani bisogna credere ed investire. Un altro aspetto da migliorare è lo snellimento delle procedure per il tesseramento, degli italiani ma soprattutto degli stranieri. Perché per un ragazzo extracomunitario ogni anno servono nuove foto, nuovi documenti, nuove firme anche se rimane nella stessa società? Perché bisogna sempre aspettare il visto di Roma?» RIMBORSI COME STIPENDI. «Guardini sta lavorando bene», sottolinea Giampaolo Quaglia, presidente dell'Alba Borgo Roma, «nel giorno della sua elezione ero a Mestre. Ho ascoltato il suo discorso e condiviso le sue linee-guida. La priorità assoluta è la questione legata ai compensi ai giocatori, vanno assolutamente ridimensionati. Io ho già cominciato, quella che deve imporsi però è una convinzione generale che non abbia le solite deleterie eccezioni. La crisi che ha investito ogni settore è entrata anche nel nostro calcio, c'è poco da fare. Gli sponsor latitano ma la nostra voglia di fare calcio è rimasta immutata. Questa passione va coltivata e premiata, bloccando invece certi sprechi». BUROCRAZIA ANCHE QUI. «Con le società bisognerebbe avere maggiori rapporti», spiega Enrico Pavoni, presidente del Pescantina San Lorenzo, «sarebbe importante ascoltarle di più perché le questioni sono mille. So che è difficile, me ne rendo conto. Di presidente ce n'è uno ed i problemi sono diversi. Noi ad esempio siamo stati in difficoltà sotto l'aspetto regolamentare, ci è sfuggito il tetto degli otto prestiti e per questo non abbiamo potuto tesserare due giocatori. Ma al di là di questo episodio che ha riguardato noi, ci vorrebbero pratiche più veloci per i tesseramenti. Se non hai un segretario che si occupa solo di questo non ne vieni mai fuori. Troppa burocrazia». PER CHI NE HA MENO. «Io chiederei», confida Fosco Micheletti, presidente del San Marco Borgo Milano, «qualche aiuto per le società povere come la nostra. Possibile che tutto debba andare alla serie A? Io sono dell'idea che realtà come la nostra, che fanno attività attraverso grandi sforzi, andrebbero supportate proprio per la loro importanza nel tessuto connettivo del vivere quotidiano. Una volta, c'era ancora la lira, ci diedero un contributo di 800.000 lire. Come premio abbiamo avuto un paio di volte anche un incentivo di 200 euro. Mi rendo conto di quanto sia difficile per la Federazione accontentare tutti. Ma così si fa fatica ad andare avanti, soprattutto noi che siamo animati solo da volontariato e passione. Un'altra lacuna forte del sistema è quella degli arbitri. Noi dopo una partita abbiamo avuto una multa di 60 euro senza aver fatto nulla. E per noi 60 euro solo soldi». «Gli arbitri», conclude, «lasciano troppo a desiderare, nei referti dicono una cosa per un'altra e quello che scrivono è sacrosanto. Manca solo che ci mandino in galera».  

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bike sharing, è polemica il comune: non è colpa nostra - alessia gallione (sezione: Burocrazia)

( da "Repubblica, La" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Pagina XIV - Milano La giunta potrebbe arrivare a versare fino a 500mila euro ai gestori per i ritardi Bike sharing, è polemica il Comune: non è colpa nostra Protesta di Verdi, Pd e Forza Italia "C´è il rischio di affossare tutto il nuovo servizio" ALESSIA GALLIONE è scontro sui ritardi della macchina comunale che potrebbe far lievitare a 500mila euro la cifra che l´amministrazione dovrà pagare per la gestione del bike sharing. Soldi che si sarebbero potuti risparmiare se fossero stati montati gli impianti pubblicitari che servono per coprire i costi del servizio. E di cui adesso il centrosinistra chiede conto. Ma l´assessore con delega alla Pubblicità, Maurizio Cadeo, non ci sta a prendersi la responsabilità: «Per me non c´è nessun ritardo. Se qualcuno si lamenta per tempi che considero fisiologici respingo le accuse al mittente». E gli indirizzi sembrano chiari. A cominciare dal gestore, Clear Channel: «Le posizioni degli impianti ci sono state consegnate tra novembre e dicembre e non concordate prima. Stiamo facendo di tutto per risolvere una situazione complicata, ma non posso non tutelare altre esigenze della città o ignorare le regole». Fino ad Atm, che ha fatto la gara per il Comune: «Se è Atm ad avere fretta, ricordo che il bando lo hanno fatto loro: io non l´ho neppure visto. Possiamo risolvere i problemi quando ci vengono presentati, non prima». Gli uffici, dice Cadeo, sono al lavoro. Anche l´assessore alla Mobilità Edoardo Croci assicura: «Entro una settimana saranno autorizzati 100 impianti». E aggiunge: «L´importante era far partire il bike sharing: sapevamo che ci sarebbe stato uno sfasamento tra l´inizio del servizio e la pubblicità. Avevamo stabilito anche che i costi di gestione iniziali sarebbero stati coperti da Atm. Come? L´azienda ha incassato diversi milioni in più arrivati dalla gestione di spazi pubblicitari comunali». Il contratto tra Atm e Clear Channel prevede che per ogni impianto pubblicitario non autorizzato venga pagato un corrispettivo. Finora la cifra è di 150mila euro. Ma crescerà di 100mila euro per ogni mese di ulteriore ritardo. Per 103 rastrelliere dovrebbero essere 206 cartelloni e un centinaio non hanno ancora il nulla osta: «Non rispettavano le regole della Sovrintendenza, del codice della strada, del decoro urbano o del regolamento del verde», aggiunge Cadeo. Ma il capogruppo dei Verdi in Consiglio, Maurizio Baruffi, chiede una seduta straordinaria delle commissioni Mobilità e Arredo urbano e oggi farà un intervento in aula: «Se c´è qualcuno che vuole affossare qualsiasi iniziativa a favore delle due ruote venga allo scoperto - dice - . Non vorrei che i soldi necessari per potenziare il servizio stanziati dal Comune debbano sostenere i ritardi della burocrazia». Rincara il Pd con Pierfrancesco Majorino: «è un monumento all´incapacità dell´amministrazione, che in un periodo di crisi butta via 500mila euro». Le critiche arrivano anche dalla maggioranza. A dire sì alla riunione congiunta è il presidente della commissione Arredo urbano, Fabrizio De Pasquale (Forza Italia): «Il bike sharing era stato recuperato all´ultimo momento con un emendamento al piano pubblicità, adesso c´è il ritardo delle autorizzazioni: a questo punto più che i due assessori la speranza e che se ne occupi il sindaco. Bisogna vincere la miopia dei singoli settori». Per Marco Osnato di An, presidente della commissione Mobilità, «non credo che ci sia ostruzionismo, ma difficoltà normative. Mi auguro che si trovi una soluzione che non pesi sui cittadini».

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Tragiche vacanze,muore giovane medico (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)

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Tragiche vacanze,muore giovane medico incidente in libia Federico Ronzitti, 33 anni, si è scontrato in moto contro un camion LA LIBIA, il sole, la sabbia, l'avventura, l'emozione di percorrere la regione a cavallo di una supermoto, come la Bmw HP2. Poi, in un attimo, la tragedia. La moto esce dal rettilineo, invade la corsia opposta di marcia e va impattare frontalmente contro un camion, che si ribalta. Sotto gli occhi esterrefatti di sette compagni di viaggio. È un attimo e per Federico Ronzitti, chirurgo genovese di 33 anni, è la fine. La morte è immediata. Se ne è andato così, sabato pomeriggio poco dopo le 17.30 in Libia, tra le località di Al Awynat e Takerkiba, il medico motociclista e karateka (cintura nera quarto dan e medico di gara) mentre era in viaggio con un gruppo di sei amici guidato dal tour leader di Culture Lontane, Fabrizio Bruno. Ronzitti era partito da Genova il 21 febbraio. E con la morte nel cuore. Solo due giorni prima gli era mancata la nonna Elisa, 93 anni, che aveva assistito fino all'ultimo chiedendo anche alcuni giorni di permesso all'ospedale di Imperia dove da due anni lavorava come libero professionista nell'équipe di punta del reparto di Chirurgia. «Era lanciato verso la dirigenza, aspettava solo che indicessero il concorso all'Asl di Imperia», dice il padre Andrea Ronzitti, 64 anni, nella casa di Genova dove Federico tra un corso di specializzazione (all'ospedale di Lavagna), un incarico temporaneo (a Sestri Levante) e, finalmente, l'assegnazione definitiva a Imperia due anni fa, aveva continuato a fare base. Lavorava anche a Chiavari, assistenza anziani alle Giannelline. A Imperia, invece, viveva con la fidanzata Adriana Justes, un'infermiera spagnola di Saragozza con cui divideva la vita da un anno. Legatissimo alla sua famiglia, oltre che al papà alla mamma Ivana, 62 anni, Federico ospitava spesso i suoi genitori a Imperia. Ai genitori aveva anche presentato la sua compagna. «Una ragazza meravigliosa. Avevano dei progetti», dice ancora papà Andrea, un viso lungo incorniciato da capelli un po' radi sulle tempie e baffi grigi, gli occhi velati dalle lacrime, la voce incrinata dal pianto. «Mia moglie ed io speravamo che questi progetti si concretizzassero, con il matrimonio». Nella casa di via Alcide De Gasperi su Colle degli Ometti - le casette della zona di fronte allo svincolo autostrada le di Nervi - da sabato sera sono accorse decine di persone: gli amici del Bmw Motorrad Club, di cui era consigliere, i parenti, la fidanzata Adriana e i suoi genitori venuti dalla Spagna per restare qualche tempo a Imperia. Il corpo di Ronzitti, invece, si trova ancora in Libia, dove gli amici che erano in viaggio con lui - su tutti Roberto Vallarino, amico di sempre che lo aveva accompagnato in decine di viaggi - si stanno adoperando, con l'aiuto della Farnesina, per far rientrare il più presto possibile la salma in Italia. Hanno ovviamente interrotto il tour e dovrebbero rientrare alla fine della settimana. La speranza è che anche il corpo di Federico possa arrivare in pochi giorni per poter celebrare al più preso il funerale. La notizia della tragedia è arrivata alla famiglia circa due ore dopo l'incidente, avvenuto nel nono giorno, durante una delle tappe del tour naturalistico della Libia che sarebbe dovuto terminare il 10 marzo. «All'improvviso l'ho visto che sbandava a sinistra - racconta il tour leader Fabrizio Bruno, che procedeva dietro la moto di Ronzitti - non ha fatto nulla per evitare il camion che veniva in senso contrario perciò pensiamo che possa aver avuto un colpo di sonno». A tutti è stato subito chiaro che non c'era nulla da fare. Federico è morto sul colpo. Vani i soccorsi dei sanitari locali. Inevitabile la burocrazia legata all'incidente, il trasporto del corpo all'obitorio, le domande del magistrato. Ma prima di tutto, il gruppo, ha dovuto avvisare la famiglia. A fare la prima telefonata a Genova è stato proprio Fabrizio Bruno. «Purtroppo fa parte del mio lavoro», dice dalla Libia. Più complesso, per i familiari, mettersi in contatto con le autorità libiche anche se, ieri, la Farnesina li ha rassicurati di aver fatto il possibile per accelerare i tempi, tramite il consolato generale di Tripoli. «Lo speriamo - dice il padre - dell'incidente ci hanno avvertito subito gli amici , due ore dopo. Più difficile avere notizie del trasferimento, che sarà sicuramente complesso e non abbiamo idea dei tempi». Andrea Ronzitti, distrutto dal dolore, parla comunque volentieri del figlio. Ricorda i suoi successi come campione di karate, la sua passione per le moto cominciata nel 2003 e culminata con l'acquisto di tre Bmw (una Gs Adventure 1200, una R 1150 Gs e l'HP2 con cui era andato in Libia), i viaggi in Marocco e Tunisia, sempre in moto. Mamma Ivana riceve in casa il conforto dei parenti. Il marito la tiene affettuosamente al riparo da qualunque interferenza esterna in un momento tanto drammatico. «Dobbiamo andare avanti - dice il padre - non so come, ma dobbiamo farlo. Forse dedicandoci a fare del bene a chi soffre ed è solo». Francesca Forleo forleo@ilsecoloxix.it [+] www.ilsecoloxix.it Gli altri ricordi degli amici sul sito del Secolo XIX 02/03/2009 «Pensiamo che non sia importante se un viaggio è avventuroso, culturale, itinerante o di completo relax. Ciò che è importante è che rispecchi e soddisfi i vostri desideri». Il sito internet di Culture lontane è chiuso per il viaggio in Libia finito tragicamente. Un tour fantastico tra dune e luoghi magici del paese sahariano, lungo le piste carovaniere, da Sabrata a Seba, passando dal deserto di Akakus ai laghi Awbari (Gabron e Mandara). 02/03/2009 il ricordo un grande sportivo 02/03/2009 Federico Ronzitti, 33 anni, era un grande sportivo (cintura nera di karate, quarto Dan) e appassionato di moto. Oltre che un bravo medico. Nella foto in alto è a destra, con due amici. 02/03/2009 L'itinerario che Federico Ronzitti e i suoi compagni di viaggio stavano percorrendo al momento dell'incidente aveva una durata di 18 giorni dal 21 febbraio al 10 marzo. Le tappe programmate erano quattro, con la possibilità di estendere il viaggio alla località di Alwynat. Proprio da quel centro al confine con l'Egitto stava tornando Ronzitti, diretto verso Ghat prima e poi a Tripoli. Un viaggio straordinario nel cuore della Libia 02/03/2009

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L'oligarca finito in cella dopo aver sfidato Putin (sezione: Burocrazia)

( da "Secolo XIX, Il" del 02-03-2009)

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L'oligarca finito in cella dopo aver sfidato Putin Lorenzo Gianotti Domani a Mosca inizia il secondo processo a Michail Borisovic Chodorkovskij e a Platon Lebedev, da tempo detenuti in un campo siberiano. Sono giudicati per reati di frode e evasione fiscale dalla corte distrettuale di Chamovnicesk. Chi è Chodorkovskij e che ha fatto? Nato nel 1963 a Mosca e laureatosi all'Istituto chimico-tecnologico, si affaccia alla vita adulta nel 1986. Periodo tumultuoso: Michail Gorbaciov ha annunciato la perestrojka e aperto all'iniziativa dei privati. Nell'aria si coglie il profumo dei soldi. Sorgono le cooperative. Il Komsomol' crea i Centri di creatività tecnico-scientifica giovanile (Nttm), che usano gratis i laboratori scientifici universitari commercializzandone le ricerche. Mentre le imprese pubbliche sono sottoposte alla burocrazia ministeriale, i Centri agiscono senza controlli. Con alcuni amici Chodorkovskij, vice segretario del Komsomol' nel quartiere Frunze, istituisce un Nttm dal nome Menatep e si rivela uno formidabile businessman. Dagli affari che conduce direttori, docenti e aspiranti delle facoltà ricevono tanti soldi per quei tempi. «Ufficialmente percepivo 180 rubli», confida a Isvestija uno di loro. «Una volta arrivai a casa e misi sul tavolo 500 rubli. Poi ancora altri 100 e 200 Äervoncj (10 rubli). Mia moglie pensò che li avessi presi chissà dove e giocassi. Non aveva mai visto tanti soldi in vita sua. Si spaventò: "Ti mettono in galera". Risposi: non temere, lavoriamo con bravi ragazzi, tutto va al meglio». A fine 1988 Chodorkovskij fonda la Banca commerciale innovativa per il progresso tecnico-scientifico (Kib Ntp) Menatep. È il primo a interessarsi alle enormi somme di denaro che i cittadini sovietici tengono in casa, perché la banche statali non pagano interessi. Conduce una campagna promozionale in tv per convincerli a versarglieli: offre un titolo nominale Menatep di 1.000 rubli per 333 e un interesse annuo del 12 per cento. Un affare troppo bello per non suscitare diffidenza, ma i fidenti cittadini sovietici accorrono a migliaia, depositando i loro averi. Quando ne chiedono la restituzione, succede loro di scoprire che la sede locale della banca si è trasferita oppure è scomparsa. In poco tempo Menatep raccoglie circa 2,5 miliardi di rubli, accrescendo di circa due volte il suo attivo. All'inizio degli anni Novanta partono le privatizzazioni. Chodorkovskij è ben posizionato: è prima consigliere del primo ministro della Repubblica federativa russa, Ivan Silaev, poi collabora col viceministro del combustibile e dell'energia, Jurij Shafranik. Informato in anticipo, come altri oligarchi, acquista freneticamente azioni di aziende: le fabbriche di concimi minerali a Voskresensk e la società Apatit, l'azienda del rame Uralelektromed, le fonderie degli Urali centrali e di Kirovograd, il complesso metallurgico di Krasnojarsk' e il tubificio del Volga. Indi s'appropria del maggiore produttore di spore di titanio Avisma e di fabbriche tessili, forestali, alimentari. Si compera alle aste: chi offre di più vince. Gli impegni si onorano dopo l'acquisto, e quasi nessuno se ne ricorda. La grande occasione si presenta nel 1995. Il governo ha bisogno di denaro fresco e le banche russe versano due miliardi di dollari nelle estenuate casse statali dietro pegno di pacchetti azionari. Si sa che il governo non potrà riacquistare le azioni. Il boccone più ghiotto è Jukos, società petrolifera seconda per grandezza e prima per riserve petrolifere. Battendo i concorrenti, Menatep entra in possesso del 45 per cento delle azioni offrendo 159 milioni di dollari, appena 9 milioni in più della base d'asta, il 55 resta in mani statali. In fretta Chodorkovskij s'appropria di un altro 33, poi con un'emissione azionaria giunge al 90 per cento. Secondo la regola machiavellica che il fine giustifica i mezzi, per ottenere ciò che vogliono Chodorkovskij e i suoi (come gli altri affaristi emergenti) ricorrono, quand'è il caso, alle maniere forti. Evgenij Rjbin è capo della East Petroleum che ha investito in due giacimenti appartenenti a Tomskneft, partecipata della Compagnia petrolifera orientale (Vnk). Nel 1997 Jukos acquista il 60 per cento di Vnk, e impone a Tomskneft di rompere il contratto con Rjbin. In cambio l'East Petroleum chiede 100 milioni, l'offerta è di 25 milioni, e in nero. Un bel giorno l'automobile di Rjbin salta in aria con la morte degli occupanti, ma il proprietario è per caso sceso e si salva. L'elenco degli attentati condotti dagli uomini di mano Jukos, capitanati da Aleksej Piciugin riguarda, secondo gli inquirenti, la famiglia Gorin, l'ex collaboratrice Jukos Olga Kostina, Vladimir Petuchov (sindaco di Neftejugansk), la commerciante Valentina Korneeva. Per tutti gli oligarchi l'arricchimento rapido è possibile grazie al legame con il potere politico. Nel 1996 Chodorkovskij sostiene la campagna elettorale di Boris El'cin. Tre anni dopo i finanziamenti Jukos vanno a Jabloko, a Sps, al movimento "Voce della Russia", all'Unità russa e ai comunisti. Pubblicamente Chodorkovskij ammette solo l'appoggio ai liberali di Jabloko, che in Occidente l'accredita come un uomo d'affari d'orientamento democratico. A quei tempi i lobbisti arrivano nella Duma con pacchi di soldi. Jukos ha grandi disponibilità, e la Duma approva i provvedimenti che la interessano. Negli anni Novanta la banca Menatep entra nel servizio del bilancio statale. Prende a circolare la voce che siano addirittura 226 i deputati legati a Jukos. Chodorkovskij ha accumulato una grande fortuna, circa 15 miliardi di dollari, ma sembra non bastargli più il ruolo di oligarca. A fine 2001 lui ed altri azionisti di Jukos costituiscono la fondazione Otkrjtaja Rossija (Russia aperta) per "lo sviluppo del potenziale intellettuale del popolo russo e il potenziamento della società civile". In pochi mesi si aprono sedi in 50 regioni, si elaborano programmi di promozione, spendendo 20 milioni di dollari. Ufficialmente Otkrjtaja Rossija è apolitica, ma non manca di far sapere di voler «garantire ai partiti democratici più voti possibile». L'invasione del terreno della politica allarma il Cremlino. Nel febbraio 2003 Vladimir Putin incontra i maggiori oligarchi e osserva che le società petrolifere statali sono quasi prive di riserve perché i pozzi più redditizi sono in mano privata; rivolgendosi a Chodorkovskij aggiunge: «Come ha ottenuto enormi riserve la sua società? Si sta risolvendo il contenzioso della sua società con il fisco?». È un avvertimento. In aprile Putin s'incontra a tu per tu con il capo Jukos e gli ingiunge di troncare i finanziamenti ai partiti d'opposizione, ma Michail Borisovic evita gli impegni. È dal petrolio che arriva la goccia finale. È in corso l'invasione americana dell'Iraq e Jukos annuncia l'acquisizione di Sibneft, altra grande società petrolifera russa: la vicenda si trascina dal 1998 e l'affare, ancora incerto in aprile, a giugno è concluso. Nel contempo Chodorkovskij stringe la trattativa con l'americana Exxon-Mobil, che è pronta ad acquistare il 40% o il pacchetto di controllo di Jukos. Un'ultima mediazione è tentata da Roman Abramovic, legato a Putin e ai siloviki, che si offre per acquisire Sibneft, ma Chodorkovskij rifiuta. La procura generale russa ha già pronto il mandato di cattura e Michail Borisovic finisce in cella a Matrosskaja Tishinà, dov'è ospitato anche in questi giorni. Gli oligarchi o si sono allineati o sono emigrati. Lui è in galera.Lorenzo Gianotti è stato segretario del Pci torinese e senatore dello stesso partito (poi Pds) per tre legislature. 02/03/2009

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PIÙ LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, poten... (sezione: Burocrazia)

( da "Nazione, La (Lucca)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

CRONACA LUCCA pag. 3 PIÙ LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, poten... PIÙ LIQUIDITÀ alle piccole e medie imprese, congelamento fiscale, potenziamento della rete infrastrutturale, meno burocrazia, più sostegno allo sviluppo turistico e interventi a favore di artigiani e commercianti che chiuderanno bottega: sono queste alcune delle richieste che le quattro associazioni di rappresentanza della Provincia Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti presenteranno al tavolo anti-crisi convocato dalla Provincia in programma oggi. Interventi necessari e vitali per rimettere in moto il sistema economico che fanno parte del «pacchetto» preparato, in prospettiva, dai quattro presidenti delle associazioni - Ademaro Cordoni (Confcommercio), Giuliano Cesaretti (Confesercenti), Ugo Da Prato (Cna) e Costante Martinucci (Confartigianato) durante l'ultimo tavolo convocato in vista del summit. Una vera propria task force, quella delle 4 associazioni, che da dicembre si stanno muovendo in modo unitario per suggerire, promuovere, sostenere azioni concrete a sostegno della micro, piccola e media impresa della Provincia. «IN PROVINCIA di Lucca scrivono nel documento le quattro associazioni su un totale di 53.369 imprese sono 14.154 quelle artigianali, 14.310 le commerciali, 4.148 le turistiche, 5.864 quelle del terziario dei servizi e 1.805 degli altri settori del terziario. Un panorama di oltre 40.000 aziende che rappresenta il 75% del tessuto imprenditoriale della Provincia». Ed è proprio dai numeri, dall'espressione matematica dell'importanza economica dei piccoli artigiani e imprenditori, imprese, negozi e professionisti che Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confecercenti ribadiscono «alle istituzioni locali, regionali, provinciale e ai parlamentari del nostro territorio» alcune delle priorità che avevano già espresso nei precedenti incontri: dal sostegno al credito per le imprese alla revisione degli studi di settore e la fiscalità locale con riduzione del carico di imposte locali e addizionale Irpef, sia delle tariffe, dallo sviluppo delle infrastrutture al sostegno al turismo, dalla semplificazione burocratica agli interventi specifici per i piccoli imprenditori che cessano l'attività. Ed è dal credito che si deve ripartire. QUALCOSA di positivo è stato finalmente fatto: «A fronte di un fenomeno preoccupante di rigidità del sistema bancario scrivono - le nostre associazioni valutano positivamente alcuni interventi dello Stato come i cosiddetti Tremonti bond e il progetto avviato con la Camera di Commercio per l'attivazione di prodotti di breve periodo per dare respiro alle imprese, e siamo allo stesso tempo preoccupati per l'esclusione del sistema dei Confidi dai piani di intervento regionali». Mentre a livello locale «chiediamo l'immediata attivazione di un tavolo di lavoro tra Camera di commercio, Provincia, Comuni, sistema bancario e categorie e risorse straordinarie per agevolare le piccole imprese in stato di sofferenza».

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Premiato da Brunetta il progetto anti-code dell'Amministrazione (sezione: Burocrazia)

( da "Giorno, Il (Bergamo - Brescia)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

PRIMO PIANO pag. 5 Premiato da Brunetta il progetto anti-code dell'Amministrazione ABBIATEGRASSO ABBIATEGRASSO STOP ALLE code davanti agli sportelli degli uffici comunali. Arriva un nuovo progetto antiburocrazia che nelle intenzioni dell'Amministrazione dovrebbe salvare cittadini e aziende da estenuanti attese. Il progetto promette bene, tanto che è riuscito a guadagnare la finale di «Premiamo i risultati», un'iniziativa promossa dal ministero della Funzione pubblica guidato da Renato Brunetta e a cui hanno partecipato 760 Comuni italiani. Lo snellimento della burocrazia, secondo l'Amministrazione abbiatense, deve partire dalla legge sull'autocertificazione. Solo che finora le campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini non sono bastate a far applicare la nuova legge e a dribblare la valanga di richieste per i certificati. Dice Giuseppe De Santis, responsabile dei Servizi demografici del Comune e ideatore del progetto: «Quella dell'autocertificazione è una delle leggi meno applicate d'Italia. Bisogna promuovere l'autocertificazione a tutti i livelli. L'UNICO soggetto di riferimento, cui spetteranno i relativi controlli, sarà il Comune». Il progetto è già operativo. Il Comune ha infatti istituito un filo diretto con le scuole, una banca e un'assicurazione. «Siamo convinti dice l'assessore Franco Lovetti che i risultati non mancheranno, ma occorre la collaborazione di tutti». M.Az.

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Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie (sezione: Burocrazia)

( da "Adige, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie Posti macchina sacrificati per i tavolini del bar C aro direttore, leggere i giornali è diventata un'azione di coraggio verso il proprio fegato e verso le proprie coronarie. La politica fa il bello e cattivo tempo mentre i cittadini, e mi limito all'ambito locale per carità cristiana, stanno a guardare sempre più increduli e scoraggiati. Un candidato sindaco dirigente provinciale che non conosce la storia e le storie dei suoi ospiti a pranzo, un candidato sindaco di valle che da parlamentare europeo già assicura: «Mi tengo tutte due le poltrone»; un sindaco che da senatore se le tiene tutte e due e non ne parla proprio. Una bagarre sui costi della politica che passata una settimana viene lasciata nel silenzio perché tanto la gente poi se ne scorda. Uno stanziamento a favore di una organizzazione certamente non bisognosa che dovrebbe portare alla conta di chi è più cattolico cristiano. Una nobile gara, insomma. Una città che fra lavori di marciapiedi e strade sta diventando un budello (vedasi Bolghera) con costi che non ci sono mai stati comunicati. Questi alcuni grandi temi, però vorrei citarne uno piccolo ma significativo: in piazza Medaglie d'oro, di fronte all'ospedale, dove la ricerca del parcheggio è spesso una lotta all'ultimo centimetro, ad un bar (con grande giardino) è stata assegnata, dal burocrate di turno, un'area per esporre i tavolini, sopprimendo tre posti macchina. È un esempio banale, ma significativo di come la politica e la burocrazia operino se non sempre, almeno spesso in una sfera lontana, ovattata, autonoma e auto referenziale. Come se i cittadini non esistessero, come se le regole dell'etica più comune e basilare non valessero più per chi sta dall'altra parte del portone istituzionale. Superata la soglia sembra vi sia una mutazione genetico-comportamentale. Noi siamo comparse, solo comparse, il regista e gli autori non si vedono ma si sa che ci sono . Noi crediamo in regole e comportamenti etici, loro in effetti speciali. Rita Grisenti - Trento Manager pubblici, mi offro con sconto al 50% H o appena finito di leggere l'articolo dell'Adige sugli stipendi dei manager di nomina provinciale. Il mio stato d'animo a fine lettura posso pensare che sia simile a quello di molte altre persone che hanno letto l'articolo. La giustificazione dei lauti stipendi è sempre quella: rivestono posizione di responsabilità, a prescindere dai risultati ottenuti, queste persone il cui merito è ancora tutto da dimostrare, rimangono blindati dietro questa leggenda metropolitana della responsabilità. Il fatto che poi queste aziende in periodi di gestione più o meno allegri, macinino deficit di bilancio da paura nulla importa, loro sono e rimangono intoccabili. Risulta poi singolare che a prescindere dai risultati, i compensi tendono a salire costantemente e non al ritmo dell'inflazione ma molto di più. Ora fatte queste considerazioni, ho preso la decisione di trasmettere nei prossimi giorni, alle principali società a controllo provinciale un'offerta di ingaggio per le cariche di consiglio scontandole del 50% rispetto a quelle rese pubbliche a pag. 22 del quotidiano l'Adige di sabato 28/02. Sono un libero professionista di 43 anni ed esercito da più di 20, ho conseguito due diplomi di maturità di natura tecnica, nonché una laurea in Architettura allo IUAV di Venezia. Ritengo senza peccare in immodestia di essere pronto ed all'altezza per incarichi di questo tipo. Inviterei inoltre le persone di buona volontà ed interessate, a seguirmi nell'iniziativa, perché rammento che queste società sono anche nostre (noi contribuenti) e rimane quindi anche un nostro dovere di cittadino proporci per migliorare una situazione che ha francamente del ridicolo. Non trovo infatti corretto, che mentre il resto del sistema economico è legato a logiche di mercato, queste nomine siano fatte su basi a dir poco deboli e sicuramente non seguendo un ragionamento di costi/benefici o rapporto qualità/prezzo. Siamo noi che dobbiamo impegnarci per cambiare le regole del gioco perché se aspettiamo la politica a cambiarle, non abbiamo futuro! Per concludere vorrei spendere due parole sulla questione del finanziamento provinciale di 400.000 euro al centro Mariapoli di Loppiano presso Firenze. Non per fare demagogia ma quando si spendono o si regalano soldi degli altri è chiaro che non rappresentano un grande peso nemmeno a livello di decisione. Sarebbe interessante sapere quanti soldini suoi ha donato contestualmente alla delibera di assegnazione a Mariapoli il nostro Presidente Lorenzo Dellai. Remo Zanella - Terlago Che brutto viaggio in treno In Germania è un'altra cosa G entile direttore, ho letto con interesse la lettera di alcuni pendolari trentini sul degrado dei treni. Pochi giorni fa ho viaggiato da Milano a Rovereto e desidero perciò raccontare alcuni aspetti di questo breve tragitto. Si partiva da Milano alle 18.05. Poco prima di partire viene annunciato un ritardo di 15 minuti, che diventerà poi di 25. Penso fiducioso che viste le sole due fermate di Brescia e Peschiera, probabilmente qualche minuto si riuscirà a guadagnare, ma questo non accade, anzi l'Eurostar arriva a Verona con 30 minuti di ritardo. Lì cambio treno e alle 20.09 è previsto un regionale verso Rovereto che fermerà in tutte le stazioni. Al momento di partire, un ragazzo non si sa perché tira una leva, forse il freno di emergenza, che fa accendere una sirena: preciso che non sono stato testimone diretto di questo fatto. Dopo pochi minuti il treno nonostante questo allarme acceso, parte comunque: come previsto ferma in tutte le stazioni, ma con sorpresa nessun annuncio avverte dove siamo e nessun display è presente sul convoglio. Ho pensato basterà guardare dal finestrino; in tre-quattro tentativi ho potuto riconoscere solo la scritta alla fermata di Borghetto, visto che tutte le stazioni sono quasi al buio. Dopo un po' che viaggiamo, mi alzo con anticipo per prepararmi a scendere a Rovereto, ricordando che la sirena continuava a suonare. Arrivato all'ennesima stazione senza luce, a treno fermo arriva il capotreno, il quale chiaramente infastidito e provvisto dell'apposita chiave, disattiva la sirena dopo circa quaranta minuti di viaggio. Approfitto per chiedere dove siamo e mi dice: «Non lo so!». Apre le porte e risponde: «Siamo a Serravalle». Mi son detto, se nemmeno il capotreno sa dove ci si trova, come possiamo saperlo noi viaggiatori occasionali? Non è certo con questi servizi così approssimativi e superficiali, che si stimola l'uso del trasporto pubblico. Colgo l'occasione per dire di come ho viaggiato sui mezzi pubblici tedeschi in una dozzina di giorni di vacanza, trascorsi ad Amburgo e dintorni: là ho preso, treno, bus, metrò e pure un battello. Non c'è stato alcun disagio e ad esempio su un treno regionale, dotato di display che segnalava le varie fermate, veniva pure annunciato se si scendeva a destra o a sinistra; la stessa cosa avveniva anche in metrò. Ho pensato che da noi in Italia questo proprio non succede. L'anno scorso a Berlino altra importante città tedesca, viaggio gratis sui mezzi pubblici a fine settimana, perché accompagnato da una persona che ha l'abbonamento, e neanche questo penso che avvenga in Italia o almeno non lo so. Un'ultimo esempio di Berlino: usciamo con la metrò, dopo di che dovendo attraversare un lago, ci mettiamo in fila per il biglietto del battello. Con sorpresa mia e pure del mio amico, berlinese da trent'anni, ci viene detto che possiamo utilizzare il ticket della metrò. Non aggiungo altro perché a volte i fatti parlano da soli; mi chiedo però perché in questo povero paese, non si riescano a semplificare le cose, anche le più semplici e poter così rendere funzionali ed efficaci i normali servizi ai cittadini. Paolo Baldessarini 02/03/2009

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Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: IN PRIMO PIANO data: 2009-03-01 - pag: 4 autore: Meno costi, più creatività: così l'Italia può ripartire Sotto accusa i troppi debiti e il mercato senza controlli Paolo Bricco MILANO Archiviati un gennaio e un febbraio da incubo, i prossimi mesi sono ancora terra incognita. Il signor Gino, piccolo imprenditore di Treviso, e la signora Lella, casalinga di Frosinone, non lo sanno. Ma mister Barack, monsieur Sarko e frau Angela Merkel influiranno più di ogni cosa sul loro stato d'animo, sulle loro scelte e sui loro conti correnti. è vero: non c'è stato alcun bombardamento, le abitazioni sono ancora in piedi pur a valori decurtati, i capannoni li vedi in perfette condizioni benché semi- inattivi, nessuno ha ancora raso al suolo le filiali delle banche. Però, a gennaio e a febbraio la crisi finanziaria globale, nella piccola Italia come in tutto il mondo, ha completato la sua mutazione genetica: dalle banche si è trasmessa con effetti violentissimi alle imprese e alle famiglie. «Stiamo vivendo il passaggio più duro - osserva Sergio de Nardis, direttore del dipartimento macroeconomico dell'Isae - . Le azioni di contrasto concepite a livello globale non sono poca cosa. Se i piani di stimolo fiscale della domanda e di intervento pubblico progettati dai Governi americano, tedesco e francese risulteranno efficaci, anche la nostra economia non potrà non beneficiarne dalla fine del 2009». L'Isae stima per quest'anno un Pil mondiale a -0,4%, americano a -2%, dell'area euro a-2,5%e dell'Italiaa -2,6%. Valori che, l'anno prossimo, dovrebbero salire rispettivamente a 3,1%, a 2,2%, a 0,7% e a 0,4 per cento. «In questo quadro fortemente keynesiano - continua de Nardis - il denaro che entrerà in circolo nel sistema internazionale avrà un effetto stabilizzante tanto quanto l'idea stessa che il governo si occupi della crisi ». Finanza pubblica e psicologia individuale, dunque, si intrecceranno. «Una ipotetica pietra di inciampo - dice de Nardis - è costituita dall'interbancario americano: se le banche non vinceranno la paura e non torneranno a prestarsi i soldi fra di loro, le linee di credito alle imprese non potranno riattivarsi. E, allora, la notte diventerà ancora più buia di oggi. Negli Stati Uniti, che continuano a essere in una posizione centrale, come in Europa». Un'altra incognita è la quantità di derivati e di "prodotti spazzatura" che non sono ancora emersi dalle pieghe del sistema bancario internazionale. Un acceleratore positivo, invece, nei prossimi mesi dovrebbe essere la ricostituzione delle scorte: «Le economie manifatturiere come la nostra - continua de Nardis - godranno di un naturale rimbalzo. E la voglia di ripartire che anima ogni imprenditore, anche quello oggi più congelato dalla paura, ne trarrà giovamento». Le scelte dei Governi, soprattutto quelli con maggiore capacità di spesa come Washington, Berlino e Parigi, determineranno dunque il contesto macroeconomico che non potrà non condizionare le scelte individuali. Tuttavia, in Italia non sarà semplice scalfire il blocco depressivo che si è rappreso e agglomerato intorno alle paure individuali. Secondo l'istituto di ricerca Gpf, il 28% degli italiani è molto convinto che «la situazione di crisi durerà a lungo e lascerà ferite molto profonde per diversi anni». Una quota di pessimisti che sale al 77%, includendo quelli che si dicono abbastanza convinti di questo. Otto italiani su dieci hanno ridotto le spese. La metà ritiene che, nei prossimi 12 mesi, avrà meno soldi da spendere, anche se un non irrilevante 40% pensa che disporrà più o meno dello stesso denaro. Il disagio è profondo. «Il senso di smarrimento degli italiani di fronte alla recessione - rileva Monica Fabris, presidente di Gpf - è evidente dalla mancanza di lucidità e dalla incapacità di riflettere sulle sue ragioni globali». La principale ragione della crisi? Per il 58% degli italiani è la corruzione dei politici. Dietro ci sono quelli che imputano i problemi di questi mesi agli scarsi controlli, al ricorso eccessivo all'indebitamento, al mercato senza regole. Tanto che, per superare la crisi, il 59% dei nostri connazionali ritiene necessaria una riduzione drastica dei costi della politica. Dunque, fra irrazionali rigurgiti di antipolitica e valutazioni più coerenti con la realtà, si sta profilando una diversa fisionomia del corpo sociale italiano, che fra chiaroscuri emotivi e scelte pragmatiche non potrà nei prossimi mesi non determinare nuovi assetti nei rapporti con i consumi e la produzione, il denaro e il lavoro. «C'è la consapevolezza - precisa Fabris - che la baldoria miope è finita». Non a caso, il 72% degli italiani giudica la crisi anche una opportunità «che porta a valorizzare comportamenti virtuosi, efficienti ed etici». Per il 64% essa «sta stimolando le persone a diventare più creative e innovative, a inventare soluzioni, lavori e prodotti». Un filo rosso che pare scorgersi, per usare un lessico da industria pesante, è quello dell'accorciamento della filiera. «Negli stili di vita e nei consumi- afferma Luigino Bruni, economista dell'Università di Milano Bicocca - si assiste al crescente rifiuto della burocrazia deresponsabilizzata delle grandi strutture». Questo vale in ambiti molto diversi. «Sempre più - specifica Bruni, autore per Bruno Mondadori di "L'ethos del mercato" e per Routledge di "Reciprocity, altruism and civil society" - preferisci mangiare prodotti che compri da chi li coltivao chiedere i soldi, nelle così dette banche di territorio, da chi in prima persona decide se darteli o meno, senza dovere attendere l'autorizzazione del risk management che si trova nel lontano quartier generale. Da questa crisi usciremo con una maggiore intolleranza verso l'irresponsabilità». LA SOCIOLOGA Monica Fabris: «è diffusa la consapevolezza che sia finita la baldoria miope, sostituita da comportamenti più etici ed efficienti»

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C'è del buono in Danimarca: calano le tasse (sezione: Burocrazia)

( da "Sole 24 Ore, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Il Sole-24 Ore sezione: COMMENTI E INCHIESTE data: 2009-03-01 - pag: 10 autore: LA MANO VISIBILE ... C'è del buono in Danimarca: calano le tasse «L a tinta nativa della risoluzione è resa malsana dal pallido aspetto del pensiero&» «Sire, Sire!». «è più nobile soffrire nell'animo le frombole e i dardi dell'oltraggiosa Fortuna, o prender armi contro un mare di guai, e contrastandoli por fine ad essi&». «Amleto! Sire, insomma!». «Cosa c'è mio buon Orazio? Sì lo so, lo zio Claudio ha ucciso mio padre, ho già parlato con lo Spettro: c'è del marcio in Danimarca». «Ma no maestà, esiste anche del buono, non disperate, guardate cosa ha appena annunciato il governo Rasmussen ». «Quel Primo Ministro che corteggiava la moglie del premier italiano?» «No, no, era una battuta di Sir Berlusconi. Invece sapete cosa ha fatto l'Esecutivo danese? Mentre Obama, insieme a Cacciari l'altro bello della trinità berlusconiana, preannuncia aumenti di tasse a tutto spiano, la Danimarca le abbasserà, anche per i ricchi. Le imposte scenderanno di 1,6 miliardi di euro, pari all'1%del Pil,e l'aliquota più alta sulle persone fisiche calerà dal 63 al 55% in 2 anni» «Obama fa una cosa, Rasmussen un'altra. I tempi sono sconnessi». «Rasmussen», spiega Orazio, «ha esposto bene la filosofia del suo intervento: ridurre il carico fiscale sui redditi alti "fa valer la pena lavorare ed incoraggia i risparmi riducendo il debito". Per questo motivo è stata anche innalzata la soglia dalla quale si pagherà la percentuale più elevata. D'altronde il vostro Regno ha conosciuto negli ultimi anni un grande successo economico liberalizzando tutte le componenti dell'economia, dal mercato del lavoro alla burocrazia: sono sufficienti 5 giorni per fondare ed iniziare un'impresa. Non ci sono quasi più aziende in mano del governo, i diritti di proprietà sono ben garantiti, la libertà di investire è assicurata, la giustizia veloce e la corruzione è assente per il senso civico del popolo ed in quanto, sebbene lo Stato spenda molto in sanità, istruzione, formazione, non si intromette nel mercato. L'unica area in cui non si erano fatti molti passi avanti era quella del carico fiscale, diminuito di poco, ma almeno con il gran risultato di portare le finanze statali in uno stato eccellente grazie all'abbassamento delle spese.Il debito pubblico danese è meno del 30% del Pil!». «Benché questa sia pazzia, c'è pur del metodo in essa». «Eh già. E adesso che la crisi finanziaria è arrivata anche nella nostra fredda penisola il governo sfrutta il suo tesoretto senza bisogno di nazionalizzare: alle banche sono stati offerti prestiti speciali e alle imprese è stato concesso di posticipare l'Iva e i contributi previdenziali per 6 mesi». «Io credo tu abbia ragione, caro Orazio. Mi sembra che Obama abbia buone intenzioni quando si tratta di eliminare privilegi ad alcune industrie e immettere più concorrenza nel sistema sanitario, ma la cura di tasse e misure dirigiste non aiuterà l'economia americana. Come dissi a Polonio dopo averlo ammazzato, il darsi troppo da fare è di qualche pericolo». «Eh Sire, non lo faceste volontariamente, pensavate fosse Re Claudio: la vita è piena di conseguenze inintenzionali e questo vale anche per i grandi disegni politici che credono di poter raddrizzare l'economia a furia di leggi». «Sei saggio mio buon Orazio, ma ci sono più cose in cielo e in terra che nella tua filosofia». adenicola@adamsmith.it IN CONTROTENDENZA Le imposte diminuiscono dell'1% del Pil L'aliquota più alta cala dell'8% di Alessandro De Nicola

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COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei postini, pi... (sezione: Burocrazia)

( da "Resto del Carlino, Il (Ferrara)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

FERRARA PRIMO PIANO pag. 3 COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei postini, pi... COSTRETTI A pregare san Rufo, martire sotto Diocleziano e patrono dei postini, piuttosto che il proprio protettore' ufficiale, sant'Ivo di Kermartin: sempre di invocazione si tratta, comunque, per gli avvocati ferraresi. Disperati e in qualche caso allo stremo, come gli ufficiali giudiziari, per «ritardi e disguidi ormai inenarrabili nel recapito degli atti e delle notifiche racconta Franco Romani ; tutta la documentazione inviata a mezzo posta, ormai da tempo, sembra affidata all'alea; le cartoline delle raccomandate ritornano con tempi incerti e spesso biblici, quando ritornano. E ciò sta comportando disagi gravissimi, che si aggiungono alle difficoltà croniche dello stesso sistema giudiziario». Ma entriamo più nel dettaglio. Tra gli atti più frequenti che i legali ferraresi consegnano agli ufficiali giudiziari per l'inoltro o che, personalmente, provvedono a spedire con la formula della raccomandata, figurano «intimazioni ai testimoni, decreti ingiuntivi, atti di precetto prosegue l'avvocato Romani ; quando va bene, il riscontro dell'avvenuta spedizione ti ritorna dopo un mese, purtroppo i problemi si stanno facendo più sistematici. Personalmente di tre atti spediti a gennaio ho perso ogni traccia, malgrado telefonate continue alle Poste, inseguimenti telematici' su Internet, maledizioni e qualche preghiera». Appunto a sant'Ivo e san Rufo, difensori come detto delle categorie dei legali e dei portalettere; mentre la maledizione è indirizzata, essenzialmente, «alla burocrazia delle Poste che ha concentrato il centro di smistamento a Bologna, dove affluisce tutta la corrispondenza e dove spesso le cartoline verdi' degli atti giudiziari sembrano incepparsi o finire dentro una sorta di buco nero...». Il problema però è più serio di quello che appaia: «Vari processi sono stati rinviati spiega Romani perchè a seguito del mancato arrivo della cartolina verde' il giudice non è stato in grado di accertare l'avvenuta consegna degli atti. Perciò, tecnicamente, l'omessa notifica dei documenti giudiziari ha comportato problemi per le udienze». Romani ed altri colleghi avvocati hanno intrapreso una sorta di (civile) battaglia con le Poste: «Telefoniamo, sollecitiamo, qualche volta ci scappa l'imprecazione afferma il legale , la risposta è cortese ma purtroppo deludente. Viene spiegato appunto che si tratta del sistema centralizzato di smistamento ed in qualche caso del fatto che vari servizi sono ormai in appalto. Sarà, tuttavia per gli avvocati e per gli ufficiali giudiziari la situazione è ormai insostenibile». Nell'ambiente forense circolano così piccole storie leggendarie: si narra di una cartolina verde' partita da Roma oltre un anno fa e ci sarebbero riscontri via Internet che testimoniano almeno la partenza , e mai giunta a destinazione. Varie iscrizioni a ruolo di cause, o atti sottoposti come si dice in gergo legale a perenzione' (decadenza), sono sistematicamente in bilico. Quando invece una cartolina verde' arriva nei termpi previsti, per qualche avvocato è un po' come il biglietto vincente del Super Enalotto. «Insomma, siamo un po' nelle mani del caso», conclude Romani. O forse del caos. Che però, visto che di legge comunque si tratta, è almeno uguale per tutti: avvocati, giudici, testimoni, imputati. E persino postini. Stefano Lolli

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Alluvione: lavori bloccati lungo il rio Pardu (sezione: Burocrazia)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Prov Ogliastra Pagina 6045 Jerzu. L'assessore all'agricoltura Congiu denuncia i ritardi nella verifica dei danni nelle aree devastate Alluvione: lavori bloccati lungo il rio Pardu Jerzu.. L'assessore all'agricoltura Congiu denuncia i ritardi nella verifica dei danni nelle aree devastate --> Durante l'alluvione hanno dovuto combattere contro la furia delle acque per mettere in salvo le greggi, i trattori e soprattutto se stessi e le loro famiglie. Ora gli agricoltori e allevatori che hanno i terreni vicino all'alveo del rio Pardu, del rio Quirra e dei loro affluenti sono impegnati a combattere contro un nemico ben più insidioso, la burocrazia degli indennizzi e quella delle autorizzazioni per potere riparare i danni. Formalmente le competenze sulla manutenzione di fiumi e torrenti sono passate in capo a Provincia e Comuni ma occorre sempre procedere attraverso la giungla delle autorizzazioni da parte di Genio civile, Ufficio tutela e Via (Valutazione impatto ambientale). A chi tra i proprietari dei terreni alluvionati ha manifestato l'intenzione di procedere con mezzi propri alla pulizia dell'alveo dei torrenti intasati dai detriti è giunto un monito chiaro: nessuno tocchi niente senza autorizzazione. Facendo aleggiare sullo sfondo lo spettro di pesanti sanzioni. «In un momento molto critico per il settore - denuncia Roberto Congiu, assessore all'Agricoltura del Comune di Jerzu - gli agricoltori denunciano una totale assenza degli organi preposti alla tutela dei loro beni e del loro lavoro. L'Argea, organo competente per la verifica dei danni, non si è ancora attivato, lasciando gli agricoltori nel dubbio di poter o meno intervenire sui propri fondi per il loro ripristino, senza pregiudicare il loro diritto al risarcimento più volte garantito dagli enti regionali». Gli agricoltori jerzesi sono abituati a rimboccarsi le maniche e a non alzare bandiera bianca, ma ora si trovano di fronte ad ostacoli imprevisti. «Ulteriori problemi - spiega l'assessore Congiu - vi sono per chi ha la sfortuna di possedere il proprio podere in prossimità dei corsi d'acqua che con violenza eccezionale hanno devastato interi fondi. Si pone il problema della ricostruzione degli argini del corso d'acqua. Anche in questo caso gli agricoltori non sono sicuramente aiutati da chi avrebbe competenze in merito in quanto non è considerata la specificità, l'eccezionalità e l'urgenza dei fatti con il rischio che una pioggia successiva, anche di portata minima, causi danni irreparabili ai terreni già erosi dall'alluvione. Ritengo doveroso da parte degli enti regionali e provinciali un interesse prioritario nei confronti di una categoria che raramente si lamenta e se lo fa è per motivi veramente gravi che pregiudicano il loro diritto ad esistere». A rischio c'è la scomparsa di numerosi frutteti e dei vigneti di collina che conferiscono le loro uve migliori alla cantina Antichi Poderi. In una zona che basa gran parte della propria economia sul settore vitivinicolo e frutticolo, il pericolo di un tracollo economico è molto alto. NINO MELIS

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Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" (sezione: Burocrazia)

( da "Travel Trade Italia.com" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

02/03/2009 09.02 Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" "Il turismo culturale rappresenta il 30% del Pil di quello nazionale, ma soffre di alcune criticità, tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino. Brambilla ha sottolineato la "necessità di investire in cultura", anche se il turismo culturale "deve dimostrare volontà di innovazione e di diversificazione perchè rivolto ad un target molto esigente" ha aggiunto. Due i punti cruciali secondo il sottosegrario: "È fondamentale che il settore pubblico si apra a quello privato e che gli amministratori locali diventino sempre più centrali nell'attuazione di un rinnovamento dell'offerta turistica culturale" Siti sponsorizzati

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L'Accademia del circo trova la sede per restare (sezione: Burocrazia)

( da "Arena.it, L'" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

L'Accademia del circo trova la sede per restare TRAPEZI E BUROCRAZIA. Via libera del Comune, entro 15 giorni parte il cantiere alle Golosine Palmiri: «Meno male, avrei dovuto chiudere la scuola» 02/03/2009 rss e-mail print Un numero da circo: il piccolo domatore di elefanti La nuova sede dell'Accademia d'arte circense si farà. Il Comune ha dato il via libera definitivo e il cantiere di via Tevere potrà partire entro 15 giorni. Scongiurato quindi il rischio di una chiusura dei corsi, paventato dal presidente e fondatore dell'Accademia, Egidio Palmiri, in mancanza di una sede stabile prima del prossimo inverno. «Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo miracolo», ha detto Palmiri, «posso finalmente realizzare un sogno: dare agli studenti spazi adeguati, non solo agli allievi interni, che vivono in Accademia, ma anche a quelli esterni, aumentati notevolmente anno dopo anno e per i quali gli spazi attuali, nell'ex centrale del latte di via Francia, non erano più sufficienti. Ora potremo rispondere alle molte richieste che continuamente ci arrivano». Palmiri, 85 anni molto ben portati, figura di spicco del mondo circense italiano per la sua carriera come acrobata a grandi altezze e poi come presidente dell'Ente nazionale circhi, che guida ancora oggi, ha fondato l'Accademia a Verona nel 1988. Anche allora la prima sede fu provvisoria, ospitata dalla base invernale del Circo Americano, in Zai, e anche allora la burocrazia fermò il progetto di una sede stabile che doveva essere costruita alla Spianà. Così Palmiri fece le valigie e si trasferì a Cesenatico, dove il Comune gli mise a disposizione un'ex colonia estiva da ristrutturare. Che diventò l'Accademia del circo italiana, unica nel mondo occidentale con il convitto (ce ne sono in Russia, Cina, Corea). Nel 2003, scaduta la convenzione con l'ente comunale, la scuola ha smontato trapezi e trampolini lasciando il mondo del circo orfano di una delle migliori scuole del mondo. Un anno dopo l'Accademia è rinata a Verona, ancora una volta in una sede provvisoria, sul terreno della latteria in disuso, dove è stato montato un tendone, sono state allestite roulotte e altre strutture mobili e ristrutturate alcune sale del vecchio edificio. E subito Palmiri ha messo mano a un progetto per dotare l'Accademia di una sede definitiva. Ma ci sono voluti cinque anni. «Per fortuna ho avuto la pazienza che non ebbi vent'anni fa», spiega Palmiri. «Pure in ritardo, siamo ancora in tempo a costruire la palestra per l'avvio del prossimo anno scolastico, e comunque prima dell'inverno. Non sarebbe stato possibile affrontare un'altra volta i mesi freddi in una struttura precaria, costosissima da riscaldare e ormai troppo piccola. Piuttosto ero disposto a chiudere tutto, non avrei potuto fare un altro anno così». L'area dove sarà costruita la nuova Accademia, alle Golosine, fa parte di un piano che ha avuto un iter complesso. Passato in Regione quattro anni fa con altri progetti di riqualificazione urbana, poi i tempi si sono allungati e ora si dovrà correre con i lavori per aprire puntuali a settembre, o almeno tagliare il nastro a Natale.[FIRMA] Daniela Bruna Adami Daniela Bruna Adami

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Roma <ripulita> dai rom (sezione: Burocrazia)

( da "Manifesto, Il" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

SICUREZZA Roma «ripulita» dai rom La cacciata dei «nomadi» vista da uno dei nuovi campi alle porte della città Andrea Palladino ROMA Proviamo ad immaginarlo il villaggio. Chiudiamo per un attimo gli occhi, cerchiamo di dimenticare il brusio di fondo del Raccordo anulare, il rombo degli aerei low-cost - e altamente inquinanti - che scendono su Ciampino. Dimentichiamo, anche, la faccia di Alemanno, quella del prefetto Pecoraro, le bandoliere dei carabinieri e le facce delle ronde. Quello che avremo davanti è il nuovo campo per rom, sinti, camminanti. Italiani, stranieri, poco importa. Un campo chiuso, illuminato la notte, con cartelli in varie lingue che sgranano le regole, i commi, i codicilli, l'odiosa burocrazia. Ecco, possiamo immaginarlo così, pieno di avvisi, di orari da rispettare. Oggi il campo di sosta de "La Barbuta", al confine tra il X Municipio di Roma e il Comune di Ciampino, è una strada solo in parte asfaltata, con qualche decina di roulotte, qualche casa di legno, depositi di ferri vecchi. Tanti bambini, che appaiono dopo l'una del pomeriggio, quando le scuole chiudono e tornano correndo, ridendo, scherzando. Allegri, un po' furbi, bambini come altri milioni in tutta Italia, forse solo un po' più felici. La Barbuta è uno dei campi di sosta dove da dieci giorni vige il nuovo regolamento emanato dal Prefetto di Roma Pecoraro. È un commissario straordinario, uno dei tanti in Italia, e l'emergenza stavolta sono meno di diecimila persone nel Lazio, i rom, i sinti e le tante altre etnie di origine nomade. Sono un'emergenza anche i bambini che ora giocano a poche centinaia di metri dal Raccordo anulare. È un'emergenza il vecchio del campo - settanta persone rom della Bosnia Erzegovina - di 75 anni, in Italia da 45. Si chiama Naso, di mestiere fa il maestro del rame. Incide disegni, modella il metallo come lo facevano i suoi genitori, un'arte antica che si impara ancora in pochissimi posti. «Una volta insegnavo la mia arte - racconta - avevo più di 150 allievi, bambini italiani e rom, che insieme imparavano a lavorare il rame». Per tre mesi, poi il contratto è svanito. Chiede, Naso, cosa c'è scritto sulle pagine firmate Pecoraro, che stanno cambiando la vita dei campi. Si chiameranno villaggi, ora. Ride Naso, ride la moglie che versa il caffè alla turca. «Villaggi? Ma se qui non c'è niente!», commentano. «Le vedi le nostre case? Le abbiamo pagate tutte noi - spiegano nella strada del campo - con i nostri soldi». Francesco Rutelli li ha mandati qui nel 1995, con qualche roulotte malandata della protezione civile. «In quarantacinque anni - continua Naso - sono passato per tanti campi, sono stato all'Eur, a Cinecittà». Ma il nuovo regolamento lo porta più indietro nel tempo, a quando era un bambino. «Era il 1938, poi è venuto il 1939. Erano i tedeschi che a noi e agli ebrei ci ammazzavano. Ora è venuto il momento di voi italiani». Si ferma, vuole essere sicuro che le sue parole non vadano perdute. Dietro l'ottusa burocrazia del regolamento si nasconde il solo intento di mandare via da Roma tutti i rom. Serviranno permessi speciali, gestiti da un comitato con poliziotti, burocrati comunali e un solo rappresentante degli abitanti dei campi, per accedere ai posti, a pagamento. Basterà venir meno ai «piani d'integrazione», non accettare un lavoro o star fuori più di un mese per essere espulsi. Ci saranno «presidi» interni che, in teoria, potranno essere affidati anche a delle ronde. E poi all'esterno le forze dell'ordine dovranno essere sempre pronte a intervenire. Si dovranno accettare tutti i lavori che i burocrati comunali forniranno, non rimanere disoccupati per più di tre mesi, pagare sempre le bollette ad Acea. Altrimenti, fuori. E chi viene espulso non potrà più chiedere di entrare in altri campi, perché aver perso il posto in precedenza impedisce di vedersi assegnare una nuova piazzola. «Era meglio una legge chiara, che ci mandava via». Sefko scuote la testa, guarda Naso, lo ascolta mentre ricorda i pogrom che hanno sempre accompagnato la storia dei rom. «Questa volta ci vogliono sterminare da vivi», continua Naso. Colpisce l'ossessione per il lavoro. «Io ho fatto tanti di quei lavori - racconta Sefko - sono stato anche un operaio della Fiat Mirafiori, ma quando hanno scoperto che ero rom mi hanno tolto il permesso. Chi ci darà lavoro?». Nel regolamento non si spiega neanche chi sarà tenuto a lavorare: solo il capo famiglia? E i figli? Appena finito l'obbligo scolastico? E le donne? Diciannove pagine, sei parti. E un articolo finale, che cancella tutte le normative comunali nel Lazio che riguardavano i campi nomadi. Anni di politica d'integrazione, di norme oramai conosciute, accettate, eliminate da un unico regolamento. Un regolamento che spiega nei dettagli come cacciare i rom dai tanti campi di Roma. Basta un nulla, basta non avere un lavoro o rubare una mela in un negozio e si va via per sempre, senza nessun ricorso ad una autorità terza, senza appello. Le chiamano «reiterate violazioni del regolamento». E dove andranno quando li cacceranno? «Immaginate che significa, ad esempio, tornare in un paese dopo decine di anni che sei fuori - spiega Naso - Torni che sei uno straniero anche lì, non hai più il passaporto, non hai più la cittadinanza, i tuoi figli non conoscono neanche la lingua». Loro, i rom della Bosnia, non sono neanche «comunitari» e l'espulsione potrebbe significare l'inizio di un cammino senza fine. «Sono dieci anni che abbiamo chiesto una casa popolare - spiega la famiglia di Naso - noi vorremmo una casa, come avviene in Germania, in Francia, in Spagna. Noi vorremmo poter lavorare». Senza nessuno che ti caccia, per spedirti in un campo dove diventi prigioniero. Fino al prossimo regolamento, fino alla prossima espulsione, fino a farli sparire. «Come possiamo continuare? L'altro giorno hanno picchiato una rom davanti ad una chiesa perché con la figlia chiedeva la carità», racconta la figlia più giovane di Naso. Ed è lei, la più giovane della casa, che alla fine ha il volto più scuro. Affiora la paura, la paura di rivivere quei racconti del 1938 che gli anziani ripetono oggi, davanti al nuovo regolamento del governo Berlusconi. «Ci vogliono sterminare da vivi», continua ripetere Naso.

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Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" (sezione: Burocrazia)

( da "TTG Italia Online" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

02/03/2009 09.02 Brambilla: "Il turismo culturale deve diversificarsi" "Il turismo culturale rappresenta il 30% del Pil di quello nazionale, ma soffre di alcune criticità, tra cui l'eccesso di burocrazia: l'organizzazione di determinate strutture risale agli anni '50": un intervento critico, ma anche programmatico, quello di Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, alla V Conferenza nazionale degli assessori alla Cultura e al Turismo, tenutasi a Torino. Brambilla ha sottolineato la "necessità di investire in cultura", anche se il turismo culturale "deve dimostrare volontà di innovazione e di diversificazione perchè rivolto ad un target molto esigente" ha aggiunto. Due i punti cruciali secondo il sottosegrario: "È fondamentale che il settore pubblico si apra a quello privato e che gli amministratori locali diventino sempre più centrali nell'attuazione di un rinnovamento dell'offerta turistica culturale"

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Di ritorno da Gaza. Testimoni di una tragedia (sezione: Burocrazia)

( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Di ritorno da Gaza. Testimoni di una tragedia di Bruna Iacopino Che fine ha fatto la Striscia di Gaza? Quale la sorte del milione e mezzo di persone che viveva confinata in quella prigione a cielo aperto e che è stata vittima di 22 giorni di follia omicida? Cosa è accaduto, infine, all'unica missione italiana partita il 27 gennaio e arrivata a Gaza solo il 29? Finita l'emergenza, la stampa e i mezzi di informazione nostrani hanno smesso di occuparsene. Finito il massacro, inutile cominciare a contare i morti e le macerie; il silenzio è di nuovo sceso su quel fazzoletto di terra. Apparentemente sceso, perchè quelli che erano partiti dall'Italia sono tornati il 14 di febbario e di cose da raccontare ne hanno... e tante. Ma procediamo con ordine. Siamo ancora in piena escalation militare. Di fronte all'immobilismo della politica e anche di buona parte del mondo della Cooperazione, poche persone cominciano a mobilitarsi spinte dall'emergenza umanitaria, creano un movimento di sensibilizzazione dal basso, fanno rete, si coordinano e iniziano a fare pressione sui “piani alti”. Nel giro di poco tempo la delegazione comprendente medici, cooperanti, giornalisti e qualche rappresentante delle amministrazioni locali di Rimini e Monterotondo è pronta a partire dall'Italia il 27 gennaio. Arrivati al valico di Rafah ecco presentarsi le prime difficoltà, e non è l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le 21.00 e il valico dovrebbe essere chiuso già da 4 ore, ma di fronte alla determinazione, anche le regole più rigide vengono a cadere. I nostri passano con il loro carico di medicinali e attrezzature sanitarie, dall'altra parte sono già in attesa, e per chi ha fatto tanta strada si prepara il meritato ristoro prima di affrontare la dura prova dei giorni avvenire. La distruzione è la cifra prevalente: distruzione di case, campi coltivati, infrastrutture, ambulanze, moschee. “Hanno continuato a bombardare anche mentre stavamo dentro” racconta Meri, cooperante alla guida della delegazione. Tutto raso al suolo o quasi. La zona maggiormente colpita è quella che si trova a Nord della Striscia e che, teoricamente, avrebbe dovuto essere anche la parte più immune, perchè quella “non è zona di Hamas né di Moschee, ma una semplice zona residenziale abitata anche da famiglie vicine a Fatah”. “ La gente continua a rimanere vicina alle macerie della propria casa, non riesce ad allontanarsi, quelli un po' più fortunati trovano ospitalità a casa di amici o parenti ancora in vita e la cui abitazione non è stata gravemente danneggiata.” Ma il quadro più desolante risulta dall'incontro con la gente, con i feriti o con chi ha perso l'intera famiglia sotto le bombe. “ Abbiamo trovato tantissimi feriti con amputazioni...”. Del resto, data la penuria di medici e strutture ospedaliere e la fretta di lasciare lo spazio nelle corsie a centinaia di altre emergenze, quello dell'amputazione è risultato il metodo più veloce ed efficace per salvare il maggior numero di vite possibile. I medici non erano preparati a quanto sarebbe successo, come non erano preparati all'uso di armi non convenzionali. “Loro non sapevano cosa fosse il fosforo bianco, né come bisognasse intervenire in casi del genere... succedeva quindi che le bruciature di fosfotro venissero curate come semplici ustioni e che il ferito ricominciasse a bruciare senza alcuna spiegazione. Lo hanno scoperto solo piu' tardi attraverso internet e poi in seguito, quando gli abbiamo portato il documento datoci dalle organizzazioni dei dirittti umani attive in Israele; hanno scoperto anche che i medici israeliani avrebbero potuto aiutarli ma non lo hanno fatto.” Sembra infatti che in seguito all'uso massiccio di fosforo bianco, vietato dalle convenzioni internazionali nei luoghi densamente popolati, l'esercito abbia distribuito alla popolazione isareliana un documento informativo sui comportamenti da tenere nel caso in cui Hamas avesse deciso di “restituire” ai legittimi proprietari le bombe al fosforo cadute su Gaza e rimaste inesplose ( cosa mai avvenuta). “ Camminando per la Striscia è possibile vedere ovunque i residui delle esplosioni al fosforo, pallette biancastre che bruciano a contatto con l'ossigeno, abbiamo trovato anche bambini che ci giocavano... e poi anche molti proiettili rimsti inesplosi.” Accanto al fosforo poi le DIME, armi di ultima generazione, già precedentemente sperimentate e ugualmente utilizzate sui civili ( di questo si era già occupata Rainews24), in grado di amputare e cicatrizzare allo stesso tempo a causa del calore elevato che sviluppano i frammenti metallici di cui sono composte. E anche qui, l'inevitabile e drammatica impreparazione del personale medico locale. Accanto ai medici, i giornalisti presenti con la delegazione, fra cui anche due inviati di Rai3 per la trasmissione Presa diretta, hanno avuto modo di documentare passo passo la realtà di un'aggressione sproporzionata, presto, dunque, il grande pubblico avrà la possibilità di vedere con i propri occhi e capire perchè da più parti si chieda a gran voce il deferimento di Israele alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità. Le immagini sono tutte accompagante dalle testimonianze di quanti sono sopravvissuti e possono raccontare di esplosioni continue ed esecuzioni sommarie, e, infine, ci sono i filmati realizzati da operatori palestinesi, occhio puntato sugli attacchi incrociati e sulle 4.000 bombe piovute durante i primi 10 minuti dell'attacco. Nonostante i proclami l'esercito continua ad usare le armi: i bersagli migliori sono pescatori e contadini, rei di allontanarsi troppo o di provare a riprendere una vita “normale”. “I valichi sono aperti solo per il passaggio di aiuti umanitari e nient'altro e solo per tre giorni a settimana; nella Striscia manca il gas, l'elettricità per non parlare dei materiali per la riscotruzione.” La popolazione affida ai nostri connazionali una richiesta di aiuto. "Occorre adesso tornare a dare sostegno al settore agricolo e rinsaldare le strutture e il personale medico, ma occorre soprattutto consentire alla popolazione della Striscia di uscire dall'incubo favorendo spazi di socializzazione e ricreazione, magari con il supporto delle ONG e della società civile internazionale." Il timore di una nuova escalation militare per il momento appare fugato, causa l'incertezza dell'attuale quadro politico israeliano e i recenti accordi tra Hamas e Fatah... La ricostruzione sarà lunga e difficile. Impossibile, finchè Israele non deciderà di revocare l'assedio ancora vigente.

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Sicilia/ Cgil: Su sanità tentativi di accordo al ribasso (sezione: Burocrazia)

( da "Virgilio Notizie" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Palermo, 2 mar. (Apcom) - "Il ritiro della circolare con cui l'assessore Russo cercava di evitare la commistione tra amministrazione e politica segnala che c'e' un tentativo in atto di raggiungere sulla sanita' un accordo al ribasso, deludendo le aspettative di quanti hanno creduto nell'avvio di un serio processo riformatore": lo dice Michele Palazzotto, segretario generale della Fp Cgil siciliana. Secondo Palazzotto - il fatto che si voglia tornare indietro prima ancora che il percorso sia intrapreso trova peraltro evidenti conferme in altri fatti, come l'ingresso nel cda del S. Raffaele Giglio di Cefalu' del direttore generale dell'Asl 6 Iacolino, che cosi' assume la duplice veste di controllore e controllato peraltro in odore di candidatura alle europee". Per Palazzotto "sono vicende che comunque confermano che si vuole continuare ad asservire la burocrazia alla politica e la sanita' alle clientele e al voto di scambio". Il segretario della Fp conclude con l'auspicio che "l'assessore Russo possa alla fine liberarsi da lacci e lacciuoli tesi dalla sua stessa maggioranza e che possa andare avanti insieme alle forze che con lui condividono un serio progetto di riforma della sanita' siciliana".

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GENNARO CORVINO CASTEL SAN GIORGIO. LE PROVINCE E I COMUNI SONO INDEBITATI, NEI CONFRONTI D... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Salerno)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

GENNARO CORVINO Castel San Giorgio. «Le province e i comuni sono indebitati, nei confronti delle imprese, di ben 64 miliardi di euro. Metta fuori questa cifra, il governo, se vuole dimostrare di affrontare uno degli aspetti delle crisi, consendendo che le imprese riprendano fiato ed evitino i licenziamenti». Lo ha detto il presidente della Provincia Angelo Villani intervenendo al convegno su «Economia e Lavoro. Crisi globale. Prospettive di sviluppo, crescita delle imprese», organizzato dal Pd di Castel San Giorgio. «Sono preoccupato - ha aggiunto Villani - perché di questo nessuno parla, né vengono presentate soluzioni vere, praticabili, per arginare la caduta verticale dei consumi. Se la provincia di Salerno si attesta su di una percentuale produttiva del 4,2 per cento in agricoltura, rispetto al 2 per cento della media nazionale, è perché l'Amministrazione Provinciale ha impegnato, in agricoltura, 350 milioni di euro». Le dichiarazioni si stagliano su uno scenario locale pesante. I disoccupati nell'Agro nocerino sono 65.000, dei quali 21mila nell'area Scafati (include sei comuni), 20mila nell'area di Nocera e 13mila in quella di Castel San Giorgio (quattro comuni). A Cava città, ci sono circa 12.000 disoccupati., Complessivamente, la disoccupazione, rispetto allo stesso periodo del 2008, è aumentata di 10.000 unità. Al convegno hanno partecipato, tra gli altri, Salvatore Capuano e Ciro Altomare e il direttore di Confindustria Salerno Ernesto Pappalardo che si è soffermato sulla produttività; e anche sui rapporti e le distanze esistenti tra il Sud e le regioni del nord, sui forti ritardi che la burocrazia genera soprattutto nelle esecuzione di opere pubbliche. Due e anche tre anni di attesa, prima di iniziare i lavori di un'opera pubblica dal momento in cui la si appaltata.

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AUTORITà POLITICA, SI DICEVA. DI PIù: AUTORITà RESPONSABILE, VALE A DIRE AUTORITà... (sezione: Burocrazia)

( da "Mattino, Il (Benevento)" del 02-03-2009)
Pubblicato anche in: (Mattino, Il (Nazionale)) (Mattino, Il (Circondario Sud2)) (Mattino, Il (Circondario Sud1)) (Mattino, Il (City))

Argomenti: Burocrazia

Autorità politica, si diceva. Di più: autorità responsabile, vale a dire autorità esercitata con quelle virtù che, sole, orientano l'esercizio del potere con spirito di servizio: un'autorità esercitata da persone in grado di assumere come finalità del proprio operato la crescita delle comunità loro affidate e non il prestigio o la ricerca di vantaggi personali. I dati forniti dalla Corte dei Conti preoccupano. E preoccupano non solo e non tanto per i profili giuridico-formali di competenza di quella magistratura quanto perché danno, nell'insieme, un quadro di disordine e di scorrettezze di tipo contabile-amministrativo che possono avere un effetto devastante. Difatti, la preoccupazione nasce nel momento in cui si consideri che è proprio in un contesto di confusione amministrativa generalizzata che si creano le condizioni più favorevoli per l'insorgere di quei casi di corruzione di cui le cronache dei quotidiani napoletani sono piene. Questo non è un discorso di tipo morale (o moralistico, come si usa dire in politica) ma di giustizia sociale. Perché la corruzione compromette il corretto funzionamento dello Stato, pregiudica il rapporto tra governanti e governati, introduce una crescente sfiducia dei cittadini verso l'ente pubblico, provoca la loro progressiva disaffezione nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti, determina, in definitiva, l'indebolimento dello stesso Stato. E si sa bene che un Paese con istituzioni deboli è un Paese a rischio. In sintesi: la corruzione distorce alla radice il ruolo degli organismi rappresentativi perché li usa come terreno di scambio politico tra richieste clientelari e prestazioni dei governanti. In altri termini, il rischio palese è che le scelte politiche favoriscano gli obiettivi particolari di quanti hanno il potere di influenzarle, così impedendo la realizzazione del bene comune di tutti i cittadini. Interessante, poi, quel passaggio in cui il Procuratore regionale parla di «sovrapposizione» e di «duplicazione di competenze» che generano «deresponsabilizzazioni». Sotto il profilo del rapporto tra enti pubblici e cittadini questo fa pensare - tra le molte altre cose - a quell'eccesso di burocratizzazione che si ha quando «le istituzioni finiscono per essere rovinate dal funzionalismo impersonale, dall'esagerata burocrazia, dal disimpegno facile e generalizzato». Parole di Giovanni Paolo II, anno 1986. Conclusione. In queste condizioni lasciano, francamente, un po' perplessi frasi edulcorate del tipo «faremo tesoro dei rilievi del procuratore». Ci si attenderebbero, piuttosto, assunzioni di responsabilità e scelte conseguenti. Diversamente, abbiamo ottime probabilità di ritrovarci, di qui a un anno, esattamente come oggi. Mario Di Costanzo

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Portogruaro Con Tabaro daremo a Portogruaro quella centralità politica ed economica c... (sezione: Burocrazia)

( da "Gazzettino, Il (Venezia)" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Lunedì 2 Marzo 2009, Portogruaro «Con Tabaro daremo a Portogruaro quella centralità politica ed economica che la città si merita». Lo hanno definito il "candidato sindaco di tutti i portogruaresi": Angelo Tabaro, segretario regionale alla Cultura, ha incassato il placet di tutto il Popolo della Libertà. All'incontro, svoltosi ieri in Villa Comunale, erano presenti i politici di ogni livello istituzionale, dal senatore portogruarese Paolo Scarpa all'assessore regionale Renato Chisso, dal candidato del Pdl per le Provinciali, Mario Dalla Tor, al consigliere regionale Moreno Teso, nonché i protagonisti della vita politica del territorio, tra cui il coordinatore comunale di Forza Italia verso il Pdl, Pietro Rambuschi, il coordinatore di An verso il Pdl, Michele Lipani ed il collega del Movimento Popolare Veneto, Nicola Venturuzzo. Il sostegno a Tabaro è arrivato anche dalla lista civica coordinata da Gianni Marella. «Con la candidatura di Tabaro daremo nuova autorevolezza alla città sia a livello regionale che nazionale. Il sindaco uscente, Antonio Bertoncello - ha sottolineato Scarpa, invitando le forze che confluiranno nel Pdl a superare le divisioni - ha lavorato al massimo delle sue possibilità e questo massimo è rappresentato dal vecchio che lo ha costretto a percorrere strade vecchie. In cinque anni è stato sempre boicottato e quel poco che è riuscito a fare lo ha fatto perché c'è stato un interessamento della Regione Veneto. Ora è arrivato il momento di voltare pagina e sono sicuro che anche la Lega Nord alla fine si unirà a noi». «L'alleanza con la Lega - ha precisato Dalla Tor - dovrà nascere dalla capacità vera di stare assieme e di dialogare e mi sembra che qui a Portogruaro questa capacità non manchi». «Come Regione - ha aggiunto Chisso - non abbiamo mai voluto considerare Portogruaro una città di serie B solo perché governata dal centrosinistra. Tuttavia con un'amministrazione più vicina a noi avremo potuto fare di più. Il sindaco uscente - ha proseguito - è in maggioranza con i Comunisti ed i Verdi che sono spariti dalla scena politica nazionale. Bertoncello è zavorrato da questo forze». «Tabaro - ha affermato il consigliere Teso - è il candidato che la città sta aspettando da anni. Portogruaro e quindi tutto il Portogruarese devono uscire dall'isolamento attuale e contrapporsi all'egemonia di San Donà». «La nostra - ha detto in conclusione Tabaro - è un'alleanza per il cambiamento. Non è pensabile che un'amministrazione possa, com'è successo in questi anni, reggersi sul pensiero di una sola persona. L'assenza di una squadra forte ha portato all'isolamento della città e le risorse che sono arrivate non hanno prodotto quello sviluppo di cui tutto il territorio aveva bisogno. Portogruaro non solo deve riacquistare il ruolo di guida del mandamento ma deve superare il dualismo tra il centro e le frazioni». Tabaro ha poi fatto accenno a diversi temi che saranno oggetto di confronto in campagna elettorale: la presenza femminile nel luoghi decisionali, «che va dimostrata con i fatti, non con le modifiche allo statuto comunale», la scelta dell'amministrazione di sforare il patto di stabilità, «scelta pericolosa e irrispettosa che avrà conseguenze per il futuro» e la «troppa burocrazia che ha condizionato lo sviluppo delle aree industriali». Teresa Infanti

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Di ritorno da Gaza. Le verità nascoste di una tragedia. (sezione: Burocrazia)

( da "Articolo21.com" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

Di ritorno da Gaza. Le verità nascoste di una tragedia. di Bruna Iacopino Che fine ha fatto la Striscia di Gaza? Quale la sorte del milione e mezzo di persone che viveva confinata in quella prigione a cielo aperto e che è stata vittima di 22 giorni di follia omicida? Cosa è accaduto, infine, all'unica missione italiana partita il 27 gennaio e arrivata a Gaza solo il 29? Finita l'emergenza, la stampa e i mezzi di informazione nostrani hanno smesso di occuparsene. Finito il massacro, inutile cominciare a contare i morti e le macerie; il silenzio è di nuovo sceso su quel fazzoletto di terra. Apparentemente sceso, perchè quelli che erano partiti dall'Italia sono tornati il 14 di febbario e di cose da raccontare ne hanno... e tante. Ma procediamo con ordine. Siamo ancora in piena escalation militare. Di fronte all'immobilismo della politica e anche di buona parte del mondo della Cooperazione, poche persone cominciano a mobilitarsi spinte dall'emergenza umanitaria, creano un movimento di sensibilizzazione dal basso, fanno rete, si coordinano e iniziano a fare pressione sui “piani alti”. Nel giro di poco tempo la delegazione comprendente medici, cooperanti, giornalisti e qualche rappresentante delle amministrazioni locali di Rimini e Monterotondo è pronta a partire dall'Italia il 27 gennaio. Arrivati al valico di Rafah ecco presentarsi le prime difficoltà, e non è l'esercito isareliano, bensì il muro onnipresente della burocrazia: un fax che non arriva, la titubanza della Farnesina e l'egiziano al confine che continua a rispondere al telefonon proprio impedendo l'arrivo di quel fax che è il lasciapassre. Il passaggio avviene al confine al di fuori dalle regole, sono le 21.00 e il valico dovrebbe essere chiuso già da 4 ore, ma di fronte alla determinazione, anche le regole più rigide vengono a cadere. I nostri passano con il loro carico di medicinali e attrezzature sanitarie, dall'altra parte sono già in attesa, e per chi ha fatto tanta strada si prepara il meritato ristoro prima di affrontare la dura prova dei giorni avvenire. La distruzione è la cifra prevalente: distruzione di case, campi coltivati, infrastrutture, ambulanze, moschee. “Hanno continuato a bombardare anche mentre stavamo dentro” racconta Meri Calvelli, cooperante alla guida della delegazione. Tutto raso al suolo o quasi. La zona maggiormente colpita è quella che si trova a Nord della Striscia e che, teoricamente, avrebbe dovuto essere anche la parte più immune, perchè quella “non è zona di Hamas né di Moschee, ma una semplice zona residenziale abitata anche da famiglie vicine a Fatah”. “ La gente continua a rimanere vicina alle macerie della propria casa, non riesce ad allontanarsi, quelli un po' più fortunati trovano ospitalità a casa di amici o parenti ancora in vita e la cui abitazione non è stata gravemente danneggiata.” Ma il quadro più desolante risulta dall'incontro con la gente, con i feriti o con chi ha perso l'intera famiglia sotto le bombe. “ Abbiamo trovato tantissimi feriti con amputazioni...”. Del resto, data la penuria di medici e strutture ospedaliere e la fretta di lasciare lo spazio nelle corsie a centinaia di altre emergenze, quello dell'amputazione è risultato il metodo più veloce ed efficace per salvare il maggior numero di vite possibile. I medici non erano preparati a quanto sarebbe successo, come non erano preparati all'uso di armi non convenzionali. “Loro- continua Meri- non sapevano cosa fosse il fosforo bianco, né come bisognasse intervenire in casi del genere... succedeva quindi che le bruciature di fosfotro venissero curate come semplici ustioni e che il ferito ricominciasse a bruciare senza alcuna spiegazione. Lo hanno scoperto solo piu' tardi attraverso internet e poi in seguito, quando gli abbiamo portato il documento datoci dalle organizzazioni dei dirittti umani attive in Israele; hanno scoperto anche che i medici israeliani avrebbero potuto aiutarli ma non lo hanno fatto.” Sembra infatti, stando al racconto, che in seguito all'uso massiccio di fosforo bianco, vietato dalle convenzioni internazionali nei luoghi densamente popolati, l'esercito abbia distribuito alla popolazione isareliana un documento informativo sui comportamenti da tenere nel caso in cui Hamas avesse deciso di “restituire” ai legittimi proprietari le bombe al fosforo cadute su Gaza e rimaste inesplose ( oggi Peacereporter apre appunto su questo riportando il documento in questione) . “ Camminando per la Striscia è possibile vedere ovunque i residui delle esplosioni al fosforo, pallette biancastre che bruciano a contatto con l'ossigeno, abbiamo trovato anche bambini che ci giocavano... e poi anche molti proiettili rimsti inesplosi.” Accanto al fosforo poi le DIME, armi di ultima generazione, già precedentemente sperimentate e ugualmente utilizzate sui civili ( di questo si era già occupata Rainews24), in grado di amputare e cicatrizzare allo stesso tempo a causa del calore elevato che sviluppano i frammenti metallici di cui sono composte. E anche qui, l'inevitabile e drammatica impreparazione del personale medico locale. Accanto ai medici, i giornalisti presenti con la delegazione, fra cui anche due inviati di Rai3 per la trasmissione Presa diretta, hanno avuto modo di documentare passo passo la realtà di un'aggressione sproporzionata, presto, dunque, il grande pubblico avrà la possibilità di vedere con i propri occhi e capire perchè da più parti si chieda a gran voce il deferimento di Israele alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità. Le immagini sono tutte accompagante dalle testimonianze di quanti sono sopravvissuti e possono raccontare di esplosioni continue ed esecuzioni sommarie, e, infine, ci sono i filmati realizzati da operatori palestinesi, occhio puntato sugli attacchi incrociati e sulle 4.000 bombe piovute durante i primi 10 minuti dell'attacco. Nonostante i proclami l'esercito continua ad usare le armi: i bersagli migliori sono pescatori e contadini, rei di allontanarsi troppo o di provare a riprendere una vita “normale”. “I valichi sono aperti solo per il passaggio di aiuti umanitari e nient'altro e solo per tre giorni a settimana; nella Striscia manca il gas, l'elettricità per non parlare dei materiali per la riscotruzione.” La popolazione affida ai nostri connazionali una richiesta di aiuto. "Occorre adesso tornare a dare sostegno al settore agricolo e rinsaldare le strutture e il personale medico, ma occorre soprattutto consentire alla popolazione della Striscia di uscire dall'incubo favorendo spazi di socializzazione e ricreazione, magari con il supporto delle ONG e della società civile internazionale." Il timore di una nuova escalation militare per il momento appare fugato, causa l'incertezza dell'attuale quadro politico israeliano e i recenti accordi tra Hamas e Fatah... La ricostruzione sarà lunga e difficile. Impossibile, finchè Israele non deciderà di revocare l'assedio ancora vigente.

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La burocrazia blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca (sezione: Burocrazia)

( da "Adnkronos" del 02-03-2009)

Argomenti: Burocrazia

La burocrazia blocca la rivoluzione al sito della Casa Bianca La squadra di 'computer geek' del presidente Obama si scontra con problemi burocratici, arretratezze tecnologiche e timori per la sicurezza commenta 0 vota 1 tutte le notizie di ESTERI ultimo aggiornamento: 02 marzo, ore 17:55

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