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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DEL  9-4-2008      #TOP


Report "Alitalia 2"

I sindacati ci credono: "Questa non è una rottura" ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tra oggi e giovedì i sindacati di Alitalia avranno l'occasione di dimostrare unità, nonostante le nove sigle sindacali. Gli appuntamenti sono importanti: oggi incontreranno l'azienda e dopodomani il governo. In questi giorni nessuno si aspetta la conclusione della trattativa che si trascina ormai da troppi mesi, ma un atteggiamento costruttivo sì.

Lo spiraglio di Spinetta ( da "EUROPA ON-LINE" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia a una crescita redditizia in tempi rapidi". Nel comunicato si legge che "spetta ora all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro dell'azienda". Gli amministratori d'oltralpe si sono espressi alla vigilia del consiglio di Alitalia che oggi dovrà fissare i tempi di sopravvivenza della compagnia che

La casta dei manager dà scacco matto ai politici ma pochi italiani se ne indignano e chiedono conto ( da "EUROPA ON-LINE" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia hanno visto correre stipendi da fiaba". Per carità, non vogliamo buttare benzina, men che meno in una campagna elettorale senza fiamme. Vogliamo solo sperare che cento italiani su 47 milioni di elettori si ricordino che non sempre i cosiddetti tecnici sono una riparazione ai danni (morali e non solo) dei politici e dei sindacalisti.

Alitalia gioca le ultime carte In cassa soldi per un mese ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: RESTA POCHISSIMO TEMPO PER CHIUDERE CON PARIGI Alitalia gioca le ultime carte In cassa soldi per un mese Il Cda: bene il tentativo di mediazione del governo ROMA La continuità aziendale "è garantita". Ma la liquidità di Alitalia è davvero agli sgoccioli: in cassa ci sono ancora 170 milioni di euro più 69 milioni di crediti fiscali riscossi.

Alitalia, casse quasi vuote ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il consiglio di amministrazione di Alitalia lancia l'allarme: l'azienda dispone di 170 milioni di euro che assicurano la "continuità aziendale" solo nel "brevissimo termine". Cancellato l'incontro di ieri con la compagnia di bandiera, i sindacati dovranno dire domani, nel vertice a Palazzo Chigi, se intendono infilarsi nello spiraglio lasciato aperto dal presidente di Air France,

La stampa: ancoraun piccolo spiraglio ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Klm ai sindacati di Alitalia che chiedono una ripresa dei negoziati". Lo ha scritto ieri il quotidiano "Les Echos", convinto però che "la porta non sia totalmente chiusa in quanto Air France-KLM non ha formalmente ritirato la sua offerta". Secondo il quotidiano "La Tribune", il gruppo franco-olandese, rilevando nel suo comunicato come il suo progetto sia l'

Alitalia, cassa quasi vuotaO vendita o commissario ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: il governo gioca l'ultima carta mentre scatta l'allarme per i conti in rosso. Al vertice convocato per domani a palazzo Chigi ci saranno quattro ministri e le nove sigle sindacali che erano sedute al tavolo con il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, prima della rottura: un pubblico delle grandi occasione per decidere quale sarà il destino della compagnia di bandiera,

L'Udc svela i <numeri veri>e Tabacci rilancia la sfida ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma in compenso ha partorito casi emblematici come quelli dei rifiuti in Campania e dell'Alitalia. Uno schema vecchio che oggi viene riproposto con il duello Berlusconi-Veltroni, figlio di un'Italia già vista. Che però non passa più, perchè ormai è acclarato nella gente, negli elettori, che ci sono quattro forze in campo. L'inizio, mi auguro, di un vero cambiamento".

<Esami psichici sui pm> ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Inneggia a un'Alitalia da non svendere ai francesi. Tuona sull'immondizia napoletana. Sul balcone del municipio c'è un piccolo spaccato di Italia che applaude con passione particolare. Remigio Alfredo, consigliere comunale di Forza Italia, "150 matrimoni celebrati in sette anni".

A chi giova e quanto costail fallimento dell'Alitalia ( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Filippo paganini La vertenza Alitalia rulla in pista. Le trattative sono in stallo. E mentre la rotta è sempre più opaca, sul destino della compagnia di bandiera sta andando in scena un inquietante balletto del rinvio, destinato a schiudere le porte al fallimento. L'azienda ha comunicato ieri a sorpresa alle nove sigle sindacali l'annullamento dell'

Questa Lega è sempre più estremista Sergio Chiamparino: Bossi sposta la Cdl alle propaggini dell'arco politico ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malpensa e Alitalia sono il termometro della scarsa credibilità di Berlusconi e della sua coalizione: un mese fa ci parlava dei figli e di una schiera di imprenditori pronti a salvare Alitalia, non s'è visto nessuno. Trattare Alitalia alla stregua di una fiction o di una dei tanti temi di propaganda è dimostrazione di irresponsabilità.

Assemblea Parmalat tutti in fila davanti a Bondi Oggi i soci confermano l'ex commissario mentre crescono gli appetiti sulla società ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: stato accostato ad Alitalia, non era affatto scontata. Nei giorni scorsi si era parlato di una contro-lista, su cui avrebbe lavorato, per conto di alcuni fondi, l'avvocato Dario Trevisan. Investitori, si era detto, delusi dal dividendo staccato (eppure ieri la Borsa ha fatto fare un salto al titolo del gruppo - +1,25% - proprio sull'attesa per la prossima distribuzione del dividendo,

Il cda: alitalia ha i giorni contati in cassa ci sono solo 172 milioni - paolo brera e lucio cillis a pagina 24 ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Domani l'incontro tra governo e sindacati sull'offerta di Air France Il Cda: Alitalia ha i giorni contati in cassa ci sono solo 172 milioni PAOLO BRERA e LUCIO CILLIS A PAGINA 24.

Chi salverà la Rai ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: avvicinare la Rai al caso Alitalia, Non parliamo del dramma causato da due riforme organizzative incompiute che hanno prodotto danni incalcolabili e i cui effetti si sentono ancora oggi: prima Celli che per dar vita a delle divisioni indipendenti (magari in vista di una privatizzazione mai dichiarata apertamente) di fatto ha spostato 4 mila dipendenti da una direzione a un'

Alitalia può volare per brevissimo tempo Il consiglio: in cassa 170 milioni, assicurata la continuità aziendale. Ma ci vuole Air France ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Alitalia può volare per "brevissimo tempo" Il consiglio: in cassa 170 milioni, assicurata la continuità aziendale. Ma ci vuole Air France di Roberto Rossi/ Roma CONTI La cassa di Alitalia è vuota o quasi. Il gruppo amministrato da Antonio Police a marzo presenta una liquidità per soli 170 milioni di euro.

Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tra questione dei rifiuti in Campania e Alitalia, si ha per esempio la sensazione che questo paese non sia più in grado di "mantenersi", che non abbia più le risorse per pagarsi il suo tenore di vita "occidentale", che quindi può essere venduto a pezzi... "Credo che siano più sensazioni ben motivate che condizioni oggettive.

I tempi lunghi della politica portano al commissario ( da "Unita, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ore per conoscere le carte che il governo potrà mettere sul tavolo davanti ai sindacati Alitalia. Il dossier è stato affidato completamente ad Enrico Letta. Domani al tavolo con le nove sigle della compagnia non ci sarà Tommaso Padoa-Schioppa impegnato negli Usa. Per il Tesoro parteciperà il sottosegretario Massimo Tononi. Con lui i ministri Pier Luigi Bersani e Alessandro Bianchi.

Pagina VI - Roma UN PIANO regolatore delle notti romane, l'idea di far arrivare la metropolitana fin... ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma sulla quale ora soffiano i venti della crisi, dalla Ericsson all'Alitalia? Rutelli: "Non bisogna sottovalutare la grande crescita delle imprese di servizi, anche culturali. E una leva di giovani imprenditori molto capaci. Una delle minacce più grandi è stata il trasferimento dei voli internazionali a Malpensa.

Tre progetti, nessun vincitore il trasloco divide chinatown - davide carlucci ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ingrosso della Chinatown milanese in via dei Missaglia ricorda un po' la cordata evocata da Berlusconi per il salvataggio di Alitalia. C'è di sicuro, anzi forse no: potrebbe esserci. "Ce ne saranno altri disposti a investire", azzarda l'assessore all'urbanistica Carlo Masseroli dopo il ritiro annunciato dai due promotori della soluzione Gratosoglio, Angelo Ou e Luigi Sun.

"malpensa, i fondi non bastano" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: area per decidere come affrontare le ripercussioni dell'abbandono di Alitalia sull'indotto dell'ex hub lombardo, e a Roma è saltato l'incontro tra i sindacati e i vertici della ex compagnia di bandiera, gli assessori al Lavoro di Palazzo Isimbardi e del Pirellone avvertono: i fondi stanziati dal governo sono insufficienti.

Malpensa, cargo in crisi: <tremano> 1200 addetti ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dovesse comprare Alitalia, le merci dovrebbero essere caricate sui tir e decollare da Fiumicino. "Uno spreco di risorse e di tempo enormi. Le imprese sono qui e le merci si muovono dalla Lombardia". La crisi dei Cargo, secondo l'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati, "non è ancora scoppiata, ma è addirittura più grave rispetto a quella del traffico passeggeri"

<Io, "atterrata" a Milano per sbaglio> ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ora poi che l'Alitalia ha chiuso i collegamenti dallo scalo, il disagio è notevole. Domani devo raggiungere il Dubai, dove sto completando i lavori di arredamento degli appartamenti di una splendida torre che porta il mio nome - KPM - e sono costretta a recarmi con un volo a Roma, e attenderne un altro per la mia destinazione.

MAURO MORETTI ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Esattamente come l'Alitalia, "impresa prigioniera delle logiche non imprenditoriali, piena di rotte improduttive volute dalla politica a tutti i livelli". Una novità viene dall'Alto Adige. La Provincia di Bolzano ha voluto allargare il servizio ferroviario con più frequenze e più collegamenti e se n'è assunta il rischio.

"alitalia, resta pochissimo tempo" - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia "Alitalia, resta pochissimo tempo" Allarme del cda: in cassa 170 milioni, continuità aziendale assicurata solo a breve La Ue: sindacati attenti. Domani vertice con il governo. Oggi azioni riammesse LUCIO CILLIS ROMA - Il cda di Alitalia tiene ancora in quota la compagnia, ma lancia l'allarme liquidità e avverte che,

I piloti scavano l'ultima trincea "serve ancora una trattativa" - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il fronte dei piloti Alitalia è compatto su una linea prudente: rimettersi al tavolo a discutere, ma non ammainare bandiera firmando la qualunque perché "questo non l'accetteremmo mai". A comandanti e primi ufficiali il futuro disegnato da Spinetta piace poco, questo è sicuro: "Dicono che l'alternativa è il fallimento, ma sarà vero?

Titoli riammessi a Piazza Affari ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: riammessi a Piazza Affari I titoli Alitalia saranno riammessi oggi alle contrattazioni di Borsa ma, come fanno sapere da Piazza Affari, le negoziazioni su azioni e obbligazioni convertibili quotate al mercato telematico avverranno in un'unica fase d'asta. Nel periodo di contrattazioni, fra le 8 e le 17,30, sarà vietato immettere ordini di acquisto o vendita senza il limite di prezzo.

ROMA La continuità aziendale di Alitalia è legata all'intesa con Air France. Ma i te ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Alitalia, liquidità per poco tempo ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Allarme del Cda: a marzo in cassa 170 milioni. Salta l'incontro con i sindacati "Alitalia, liquidità per poco tempo".

La lettera a Berlusconi ( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tanto invocata per Alitalia, e tanto calpestata dall'alleato principale del nord, quel Bossi che aspira addirittura a fare lui le riforme costituzionali. Il colpo è ben assestato. Raggiunge infatti sia gli antiberlusconiani di sinistra che gli elettori moderati di centrodestra.

Alitalia, ci sono soldi per qualche mese ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Segue dalla prima veltroni ( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e che anche Bossi condividerebbe, "Silvio ha tirato su il casino Alitalia-Malpensa soltanto per sottrarre a noi i voti del Nord". Il Cavaliere tenta di nascondere lo sporco sotto il tappeto. "I contrasti con Bossi? Sono inventati". E il Senatur, di rimando, se la prende con la sinistra: "Non vuole che io faccia il ministro".

Socialismo bancario ( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sostiene che per Alitalia non ci deve essere aiuto di stato e che i salari non debbono aumentare altrimenti si innescherà una pericolosa spirale prezzi-salari. Come dire: il reddito fisso deve pagare la crisi senza fiatare. Un altro esempio della asimmetria della politica monetaria è dato dall'oro: il Fondo ha deciso di vendere parte delle riserve per raccattare 10-

Alitalia: abbiamo poco tempo a disposizione ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Erano 170 i milioni nelle casse di Alitalia al 31 marzo tra disponibilità e crediti finanziari a breve termine. Cui si sono andati ad aggiungere i 69 milioni del credito d'imposta arrivati il 2 aprile. Ieri il cda di Alitalia, presieduto per la prima volta da Aristide Police, ha fatto il punto sulla situazione finanziaria, confermando la continuità aziendale.

E gli avvocati <garantiscono> il vertice ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, però, non si tratta della ricerca di possibili imprenditori o finanzieri interessati a una possibile e ancora poco delineata cordata. Ricerca che pure, altrove, continua per quanto con lo sguardo ormai rivolto al post elezioni. A muovere la ricerca di pareri e consigli sulla vicenda Alitalia ai maggiori esperti di diritto societario italiani è stato il tentativo di evitare

Spunta TT International socio al 2,8% ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tra gli azionisti rilevanti di Alitalia, cioè con una partecipazione di almeno il 2%, figura la TT International, con una quota del 2,37%. Chi è la TT International? Gente esperta, che mira ad alti rendimenti, prende decisioni velocemente, taglia subito i perdenti e attrae persone di talento, si legge sul sito Internet.

Fassino da Lerner: si parla di Padania ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-09 num: - pag: 52 categoria: BREVI Fassino da Lerner: si parla di Padania Fucili nordisti e canaglia romana, Malpensa e Alitalia: e se la Padania stesse inseguendo solo aiuti pubblici? Tra gli ospiti di Lerner: Piero Fassino (foto), Roberto Cota (Lega). L'Infedele La 7, ore 21.10.

Carrello incastrato Fermo volo Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE FIUMICINO Carrello incastrato Fermo volo Alitalia Singolare incidente ieri pomeriggio all'aeroporto di Fiumicino: una scala mobile utilizzata per la salita e la discesa dei passeggeri dai grossi aerei è rimasta incastrata, durante uno spostamento, sotto l'ala sinistra di un Boeing 767 dell'Alitalia in sosta nell'area 205.

Scaroni: Eni, obiettivo crescita ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il numero uno dell' Eni accenna, con estrema diplomazia, alla vicenda Alitalia per ribadire che "nessuno lo ha mai chiamato per contribuire al salvataggio della compagnia di bandiera e comunque, una decisione del genere, non spetterebbe a me ma al consiglio di amministrazione". Ma lei una ricetta ce l'ha per risanare Alitalia?

ROMA - C'è ancora un po' di liquidità nelle casse di Alitalia. Ce n’ ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: può salvare Alitalia, senza un accordo con Parigi. Nel frattempo, Alitalia illustrerà la situazione anche all'Enac, pur di allontanare la minaccia della licenza. I prossimi appuntamenti in calendario saranno cruciali per il futuro della compagnia. Una verifica importante arriverà già domani dal tavolo governo-sindacati.

ROMA - L'appuntamento a Palazzo Chigi è fissato per domani mattina. Sindacati e governo ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: cercheranno di fare il punto su Alitalia a poche ore dal "libera tutti" che suonerà con le elezioni di domenica. E' saltato invece, con grande disappunto dei sindacati, l'incontro, previsto per oggi, con l'azienda. Così le nove sigle (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Anpav e Avia) hanno inviato una lettera al direttore centrale per le risorse umane di Alitalia,

Alitalia, liquidità per brevissimo tempo ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, liquidità per brevissimo tempo" L'allarme del Cda: a marzo in cassa 170 milioni. La continuità aziendale legata all'intesa con Air France.

ROMA - Toccherà a Enrico Letta domani condurre il confronto con i sindacati ( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ieri mattina Letta ha incontrato Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa prima della riunione del cda di Alitalia. Domani al tavolo sarà affiancato soltanto dai ministri Bersani, Bianchi e Damiano. Il governo sta lavorando ad un dossier con alcune proposte per favorire l'accordo con la compagnia francese. Avrebbe voluto arrivare ad una pre-intesa con i sindacati prima del voto.

<Malpensa, mancano i fondi per la cassintegrazione> ( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che il mercato rapidamente farà una proposta industriale per occupare il buco lasciato da Alitalia. Certo, anche la decisione sui cargo è incomprensibile: a Malpensa sono aumentati di oltre il 20% ogni anno negli ultimi anni a conferma che le imprese sono qui". annunciato anche un accordo con la Regione Piemonte per il potenziamento delle infrastrutture per raggiungere lo scalo.

Da lunedì con Air France le prime telefonate dall'aereo ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Francoforte, Monaco, Barcellona, Copenhagen, Praga, Varsavia e Amburgo. E gli altri operatori? Tim è in pole posistion per stringere accordi con compagnie aeree. Circolano i nomi di AirOne e Alitalia. Mentre sarebbero ancora preliminari i contatti avviati da Vodafone e 3 verso i player del trasporto aereo.

Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it La vendita di ( da "Tempo, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa la compagnia nella bufera Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo La vendita di Alitalia può attendere: in cassa ci sono 170 milioni di euro, soldi sufficienti per andare avanti ancora qualche mese (due o tre al massimo) e garantire, quindi, la continuità aziendale fino a dopo le elezioni.

Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo ( da "Tempo, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa la compagnia nella bufera Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo La vendita di Alitalia può attendere: in cassa ci sono 170 milioni di euro, soldi sufficienti per andare avanti ancora qualche mese (due o tre al massimo) e garantire, quindi, la continuità aziendale fino a dopo le elezioni.

Berlusconi tantissimi imprenditori pronti alla cordata Alitalia ( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tantissimi imprenditori pronti alla cordata Alitalia Il leader del Pdl annuncia una quantita' incredibile di adesioni al suo appello Roma, 9 apr. – “Un paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera. Ho ritenuto mio dovere di cittadino e di politico di rivolgermi agli imprenditori dicendo: 'mettete insieme una compagine per prendere l'

<Alitalia, il governo stia con noi invece di tifare per Air France> ( da "Liberazione" del 09-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, il governo stia con noi invece di tifare per Air France" Roberto Farneti "E' una cosa indecorosa che il sindacato, impegnato a difendere un asset fondamentale per il paese, non solo sia lasciato solo dalla politica ma stia subendo, in questa azione di difesa, un attacco micidiale mediatico mai visto.

Alitalia nel caos, Air France non molla ( da "Padania, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non siamo obbligati ad acquisire Alitalia", "Non siamo qui per fare negoziati, i margini di manovra sono inesistenti o limitatissimi", "Non possiamo andare oltre senza rimettere in discussione le fondamenta stesse del nostro progetto per Alitalia". L ipotesi più accreditata è che il consiglio di Alitalia - nonostante la scarsa liquidità,

Parte il comitato di chi non vuole arrendersi ( da "Padania, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: milanese che magari ha sostenuto per anni Alitalia con le tasse e che ora è preoccupato per il grande aeroporto a due passi da casa. L iniziativa è così presentata da Elisa Ravella, Marketing Manager Italia e Grecia di easyJet: "Abbiamo scelto di promuovere un movimento d'opinione totalmente slegato dal dibattito politico perché ci sentiamo coinvolti in prima persona nella vita,

Il pensiero fisso del Pd? Chiudere lo scalo lombardo ( da "Padania, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di fronte allo stallo delle trattative sulla vendita di Alitalia gli esponenti del Pd hanno un pensiero fisso: "Mi auguro che si riprenda rapidamente il negoziato con Air France e che lo si chiuda nel migliore dei modi. Questo consentirebbe di rilanciare la compagnia e garantire la gran parte dei dipendenti" ha detto Piero Fassino, candidato del Pd ed ex segretario dei Ds,

<Sfruttare l Expo, norme più semplici per attrarre investimenti> ( da "Padania, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: con il taglio dei voli da parte di Alitalia destinato ad investire anche l area cargo. "Non possiamo fermarci a pensare di investire solo in armonizzatori sociali commenta l Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni perché dobbiamo sfruttare al meglio l evento fieristico di Expo 2015, anche attraverso l elaborazione di un piano d area che comprenda Malpensa.

Ancora un no del Governo alla Legge Marzano ( da "Padania, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Piuttosto che applicare la Legge Marzano all Alitalia e, quindi, il commissariamento della compagnia di bandiera (soluzione già usata per salvare la Parmalat dal disastro) meglio svendere ad Air France. "In questi giorni bisogna lavorare per riprendere il dialogo interrotto bruscamente.

Per Alitalia liquidità agli sgoccioli ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Restano ancora 170 milioni di euro in cassa per Alitalia. L'allarme è stato lanciato ieri dal cda della compagnia pubblica. La difficile situazione finanziaria di Alitalia, con 170 milioni in cassa al 31 marzo e altri 69 milioni di credito verso l'erario incassati il 2 aprile, permette di rosicchiare ancora un po' di tempo al rischio di una crisi di liquidità.

Visti dal Regno Unito ( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: according to one study - while the parties of the right appear to see saving Alitalia as the main national imperative. (...) Italy is in relative decline. It is sinking under a bloated public sector, over-regulation and crumbling infrastructure. Its traditional comparative advantage in manufacturing is being sorely tested.

Segue la mail dell'azienda, i messaggi dei sindacati ( da "Riformista, Il" del 09-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Una mail del direttore dei sistemi informativi dell'Alitalia, Edmondo Colombo, che rammenta le "politiche di uso" della posta elettronica. E che ha tutta l'aria di un avvertimento. Evidenziate da Colombo in neretto, due frasi: "È vietato utilizzare la casella di posta elettronica per la partecipazione a dibattiti, forum o mailing-list a meno di esigenze lavorative".

Alitalia voci nel mondo della finanza, la sorpresa sarebbe Tronchetti ( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia voci nel mondo della finanza, la sorpresa sarebbe Tronchetti Berlusconi annuncerà la cordata a Matrix? La giornata di Alitalia è cominciata con un rinvio. Le nove sigle sindacali che ieri mattina avrebbero dovuto incontrare i vertici di Alitalia sono state avvisate nella mattinata stessa che incontreranno l'azienda dopo la riunione a Palazzo Chigi con il governo,

Sino alla scorsa settimana mi sarei comportato come i sindacati italiani. Adesso direi loro di tratt ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per due motivi: è l'unica soluzione per non chiudere Alitalia ed è un accordo di sostanza. La compagnia italiana non può durare a lungo, perdono tre milioni al giorno. Nessuno può resistere per molto tempo". Crede che il marchio Alitalia vada conservato? "Sì certo, esattamente come accaduto per Klm.

Chi tratta per Alitalia La lettera di ieri di un dipendente Alitalia è la sintesi, ch ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

ALITALIA: IN CASSA LA LIQUIDITà è AGLI SGOCCIOLI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: in cassa la liquidità è agli sgoccioli GIUSY FRANZESE Roma. C'è ancora un po' di benzina nel serbatoio dell'Alitalia. Ma l'indicatore è pericolosamente vicino alla riserva. Per cui bisogna fare presto e trovare quanto più rapidamente possibile una pompa di servizio, una stazione di rifornimento.

Intervista a Stefano de Luca / Il Pli è l'ultimo baluardo liberale ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per quanto riguarda l'Alitalia ad esempio, la logica in cui, più o meno, si muovono sia il Pd che il Pdl è quella del salvataggio, cioè mettere soldi pubblici. Noi liberali pensiamo che la nostra compagnia di bandiera debba seguire il suo destino e andare sul mercato.

L'asticella del Cav per Palazzo Madama ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e sui suoi top manager che l'hanno affossata? Detto questo, passiamo oltre e torniamo in maniera STRETTAMENTE CONFIDENZIALE alle elezioni e al loro risultato finali. L'asticella della sicurezza al Senato per poter fare il governo che dice lui, Silvio Berlusconi l'ha fissata a 18/20 senatori: a sentire chi se ne intende gliene mancherebbero almeno otto o dieci e siamo a -

Verso la scelta del male. Minore Schieramenti senza un progetto ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la vicenda Alitalia ha scosso il tran tran ma ha finito col rivelarsi una drammatica metafora del paese, non soltanto per l'incapacità a decidere di questo governo, ma anche di quelli precedenti, ministri e premier, tutti inerti e incerti -insieme ai nove sindacati nove - e in modo rigorosamente bipartisan a prevedere,

Provaci ancora, Giovanni! ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: fece la battaglia ma perse Oggi è pronto a impegnarsi per Alitalia Provaci ancora, Giovanni! di Biagio Marzo A volte ritornano. Ma questo non vale per Giovanni Consorte che non è mai uscito di scena, per una cosa e per l'altra. Tutto si potrebbe dire di lui meno che non sia coerente e non si batta sulla idea dell'italianità bancaria e industriale per la quale ha pagato,

Berlusconi-Bossi, scintille nel ranking ( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anpac Piloti parla ancora una volta dell'emergenza Alitalia e si appella ai media; bisogna stringersi intorno alla compagnia aerea e ottenere così l'offerta migliore. Spetta invece a Giuseppe Pizza chiudere la top ten di lunedì. Il leader della Dc, dopo aver rinunciato alle elezioni per il bene del Paese, sottolinea il grande sacrificio del suo partito.

FRATTINI A NAPOLI: NON HA SENSO DELLE ISTITUZIONI, LE DIMISSIONI NON SI ANNUNCIANO MA SI DANNO. CARFAGNA: VELTRONI SI VERGOGNI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sarebbe stato meglio, se non lui in persona, che lo avesse fatto in tempo chi ne aveva responsabilità, cioè l'intero sistema di potere che ha governato la Campania negli ultimi. L'Alitalia e la mondezza napoletana sono le due metafore italiane. Un paese che non sa decidere". cor.cas.

Malpensa, decolla il piano da 120 milioni ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dal prossimo governo potrà essere risolto il problema Alitalia e anche il problema Malpensa". Positivo il giudizio dei sindacati sull'avvio del tavolo, ma anche le organizzazioni dei lavoratori sono in attesa di capire come finirà la trattativa su Alitalia e, in particolare, sui voli Cargo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.

"I puttanieri sono dappertutto" ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Siamo un orrendo condominio paralizzato dalle beghe, dall'Alitalia alle schede elettorali. L'unica cosa che ci ha unito veramente è stata la televisione negli Anni 50, il professor Manzi che parlava agli analfabeti e Mike Bongiorno". Tornando ai meriti del film: il debutto cinematografico di Eva Riccobono.

Il Cavaliere: "Niente tasse per un mese" ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". Immagino la risposta. "Hanno alzato tutti la mano. Tutti pronti. Del resto io non ho mai chiesto soldi per il partito: ora posso chiedere a tutti di diventare azionisti di Alitalia.

Alitalia, il cda prende tempo. Ma poco ( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 09 pagina 0 Alitalia, il cda prende tempo. Ma poco di Antonio Signorini Spetterà al nuovo governo decidere se scegliere Air France o favorire ipotesi alternative. Rinviato a data da destinarsi l'incontro azienda-sindacati. In cassa restano 170 milioni di euro: sarà possibile volare ancora per un breve periodo, poi serviranno nuove risorse Roma -

[FIRMA]GIANNI MICALETTO SANREMO Adolfo? I suoi metodi non mi sono mai piaciuti . L& ( da "Stampa, La" del 09-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tabacci ha parlato poi di Alitalia, assetto delle Regioni, porti turistici, economia, legge elettorale, società partecipate. E delle caste: "Questo è un paese dove ognuno difende la sua nicchia, magari anche al casinò, mentre altri sono riusciti a liberarsi da lacci e lacciuoli e continuano a crescere.


Articoli

I sindacati ci credono: "Questa non è una rottura" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 84 del 2008-04-08 pagina 0 I sindacati ci credono: "Questa non è una rottura" di Redazione Si fa strada una posizione unanime: tutti pronti a una trattativa seria e immediata Milano - Tra oggi e giovedì i sindacati di Alitalia avranno l'occasione di dimostrare unità, nonostante le nove sigle sindacali. Gli appuntamenti sono importanti: oggi incontreranno l'azienda e dopodomani il governo. In questi giorni nessuno si aspetta la conclusione della trattativa che si trascina ormai da troppi mesi, ma un atteggiamento costruttivo sì. Ora, dice Air-France, spetta ad azienda e sindacati decidere se riannodare i fili del confronto e la risposta delle varie sigle, pressoché unanime, non si fa attendere: vogliamo riprendere a trattare. Le decisioni del cda di Air France-Klm - hanno commentato la Cgil e la Filt Cgil - "non rappresentano una rottura e non escludono la possibilità di una ripresa del confronto tra le parti". Il sindacato di Corso Italia sottolinea che "la via maestra da seguire è quella della ripresa diretta delle trattative tra le parti". Disponibile al confronto anche la Fit Cisl che vede nelle decisioni del board di Air France-Klm "uno spiraglio aperto". Secondo il segretario generale, Claudio Claudiani, quella dei franco-olandesi "non sembra una chiusura definitiva e pare che oramai si pensi a una chiusura a dopo le elezioni. Riconfermiamo la nostra disponibilità a una trattativa che sia vera e, allo stesso tempo, l'indisponibilità a dare e ricevere ultimatum". Per il leader della Uil, Luigi Angeletti, "se la posizione di Air-France si può interpretare come una disponibilità a riprendere la trattativa, noi siamo pronti a discutere". Per il segretario nazionale dell'Ugl trasporti, Roberto Panella "ci sono dei segni di apertura che cogliamo e riconfermiamo la disponibilità a trattare ma che sia trattativa vera". L'Sdl osserva come da parte di Air France-Klm non ci sia una chiusura e si riconferma "la disponibilità ad un confronto serio ed immediato". Anche l'Anpac si dice pronta al dialogo: "Noi - dice il presidente Fabio Berti - siamo pronti a un confronto caratterizzato da una discussione produttiva che si trasformi in una vera trattativa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Lo spiraglio di Spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA Il board di Air France: "Decidano azienda e dipendenti". Il governo convoca i sindacati Lo spiraglio di Spinetta RAFFAELLA CASCIOLI La palla rimbalza direttamente da Parigi a Roma: i francesi non si spostano di una virgola dalla loro ultima proposta ma chiedono ad Alitalia e ai sindacati di decidere quale sarà "il futuro dell'azienda". Non, dunque, una chiusura netta, ma anzi l'occasione per rimettere in gioco il progetto sebbene non vi sia stato un ampliamento del mandato a trattare al presidente di Air France Spinetta. Insomma, dal quartier generale di Air France a Roissy è emerso quel che ci si attendeva: l'interesse di Air France per la compagnia di bandiera italiana è immutato. Jean- Cyril Spinetta tornerà. A patto, però, che sindacati e dipendenti di Alitalia siano disposti a parlare di rilancio dell'azienda. E a Roma i sindacati interpretano le parole dei francesi come un'apertura: sia per Cisl che per la Uil Spinetta si è lasciato uno spiraglio per consentire la ripresa della trattativa che peraltro in queste ultime ore è stata invocata da almeno due delle nove sigle sindacali (Anpav e Avia) in rappresentanza della maggioranza degli assistenti di voto. In serata il governo ha convocato le nove sigle sindacali per giovedì prossimo per valutare la praticabilità delle trattative con Air France alla luce delle dichiarazioni del board franco-olandese. Il comunicato di Air France arriva a metà pomeriggio, a mercati chiusi e dopo che il titolo del gruppo franco-olandese ha chiuso la seduta alla borsa di Parigi con un rialzo superiore ai tre punti percentuali per un valore pari a 19,70 euro per azione. Il consiglio di amministrazione condivide e approva l'interruzione della trattativa lo scorso 2 aprile da parte di Spinetta che, come anticipato nei giorni scorsi, ha illustrato le proprie ragioni sottolineando come il progetto di Air France era "il solo a consentire il ritorno di Alitalia a una crescita redditizia in tempi rapidi". Nel comunicato si legge che "spetta ora all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro dell'azienda". Gli amministratori d'oltralpe si sono espressi alla vigilia del consiglio di Alitalia che oggi dovrà fissare i tempi di sopravvivenza della compagnia che perde più di un milione di euro al giorno e per domani mattina ha convocato le nove sigle sindacali. Proprio a Roma si è interpretato l'atteggiamento di Air France come uno spiraglio per la ripresa delle trattative a cui ha lavorato in tutti questi giorni il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta. Ieri mattina a palazzo Chigi Letta ha partecipato a una riunione convocata dal premier Prodi con il nuovo presidente di Alitalia Police e i ministri dell'economia Padoa-Schioppa e dei trasporti Bianchi. Una discussione di tre quarti d'ora per fare il punto della situazione proprio mentre da Milano il governatore della Lombardia Formigoni spiegava che se "Air France tornasse al tavolo delle trattative è chiaro che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del governo". Intanto, di ora in ora, la protesta dei dipendenti di Alitalia contro i sindacati accusati della rottura delle trattative è andata aumentando: non solo sciopero della fame ma anche e-mail a sostegno dell'accordo con Air France. Insomma, molti dei dipendenti di Alitalia il loro futuro lo vedono ormai alla francese.

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La casta dei manager dà scacco matto ai politici ma pochi italiani se ne indignano e chiedono conto (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, il Giornale di Berlusconi ha denunciato che, a fianco agli sprechi della Casta politica, ci sono gli sprechi della Casta degli "inamovibili", e cioè dei dirigenti sindacali. Immagino che la denuncia sia fondata e che nell'immaginario collettivo quegli inamovibili vengano individuati solo nei dirigenti Cgil, Cisl, Uil e non anche nella pletora dei sindacati di destra, indipendenti, autonomi, ultra corporativi (i tassisti saranno addirittura rappresentati in parlamento) che frantumano ogni politica d'interesse generale. Perché il Giornale se ne accorge solo adesso? MAGDA ROSSOTTI, MILANO Cara Magda, lei ricorderà un piccolo illuminante particolare. Nel luglio 1993, a cinquant'anni dalla caduta del fascismo e dal ripristino delle libertà politiche e sindacali, la redazione del Giornale decise di indire il primo sciopero del quotidiano fondato da Montanelli venti anni prima. L'orrore di lettori, consiglieri, amministratori, proprietari per l'insulto al sacro mito dell'Antisciopero fu tale che per giorni la direzione fu sotto pressione perché proibisse lo sciopero. Come sa, mi si propose, in assenza di Montanelli, di fare un giornale di poche pagine, con una diecina di capiservizio e redattori disponibili. Naturalmente non lo facemmo: perché da democratici credevamo nello sciopero e da professionisti conoscevamo lo stato arcaico delle tecnologie in cui versava l'azienda. C'è dunque una lunga tradizione di odio antisindacale (disprezzo per i "dipendenti") in vaste plaghe del Nord, anche se ora molti "dipendenti" sono lieti di votare per chi li disprezza: forse delusi da chi li ha difesi probabilmente male. Costoro, i difensori, si sono trasformati in una delle tante caste del paese oggi nel mirino. Dopo il successo del libro di Salvi e Villone I costi della politica e l'exploit di quello di Rizzo e Stella La Casta, molti imitatori hanno cercato di riproporre il problema in altri quartieri di Castopoli, come Bacialli sulla Casta stampata ecc. Si scopre dunque la casta dei sindacalisti, che è più vecchia di quella dei politici e contestata sin dai tempi del pansindacalismo sia dai nostri giornali di destra che dai giovani di sinistra. Tutti però continuano a fingere che non esista la Supercasta di tutte le Caste, quella dei dirigenti di azienda e dei manager, i cui emolumenti supergalattici ridicolizzano quelli di politici, sindacalisti, giornalisti, ecc. ecc. C'è voluto Il Sole-24 Ore, giornale della Confindustria, per denunciare la Casta dei manager. L'ha fatto in un editorialino del 30 marzo a pagina 10: per i vertici aziendali ? scriveva ? "il 2007 è stato un anno d'oro. Tra super-stipendi, bonus e stock option, i top manager di banche, industrie e imprese di servizio hanno messo in cassa cifre da capogiro, spesso meritate ma, in alcuni casi, anche molto distanti dal valore creato per gli azionisti". A chi fosse sfuggito Il Sole-24 Ore, Edmondo Berselli offre una sintesi di detto panorama e alcuni nomi e relativi commenti sul numero in edicola de l'Espresso. Un commento dice: "Catastrofiche gestioni delle ferrovie si sono tradotte in buonuscita sensazionali; tragiche corresponsabilità in casi penosi come quello dell'Alitalia hanno visto correre stipendi da fiaba". Per carità, non vogliamo buttare benzina, men che meno in una campagna elettorale senza fiamme. Vogliamo solo sperare che cento italiani su 47 milioni di elettori si ricordino che non sempre i cosiddetti tecnici sono una riparazione ai danni (morali e non solo) dei politici e dei sindacalisti. E non ripongano troppi sogni nell'antipolitica.

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Alitalia gioca le ultime carte In cassa soldi per un mese (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

RESTA POCHISSIMO TEMPO PER CHIUDERE CON PARIGI Alitalia gioca le ultime carte In cassa soldi per un mese Il Cda: bene il tentativo di mediazione del governo ROMA La continuità aziendale "è garantita". Ma la liquidità di Alitalia è davvero agli sgoccioli: in cassa ci sono ancora 170 milioni di euro più 69 milioni di crediti fiscali riscossi. Insomma, devono essere attuate "nel brevissimo termine" iniziative per "ricomporre un quadro favorevole" e serve "un consistente apporto finanziario". Come atteso, ieri il consiglio di amministrazione ha preso atto "con favore" del tentativo del governo e dei sindacati di tentare l'ultima carta con Air France-Klm. Ma se non verrà giocata, il commissariamento stavolta è vicino. Secondo quanto riferivano ieri alcune fonti governative Alitalia ha ancora ossigeno per poco più di un mese. Dopo di allora, anche se tentasse di sopravvivere, i fornitori saranno entrati in fibrillazione e non concederanno più credito. Con queste premesse il sottosegretario Enrico Letta ha convocato per domani i sindacati. Obiettivo: tentare di ricostruire subito le condizioni per l'accordo dopo la traumatica rottura. Nonostante la marcia indietro delle sigle, l'obiettivo resta lontano. Per vedere al tavolo le nove sigle e Air France-Klm bisognerà attendere almeno l'esito delle urne. "Solo da lunedì - spiegava ieri sera Letta - Alitalia sarà decontaminata dalla campagna elettorale". Poco prima il Cavaliere aveva lanciato l'ennesimo mantra: "Spero finisca questa dissennata trattativa durata sei mesi senza neppure sospendere il titolo. Un atto di incompetenza totale e assoluta. Solo dopo si faranno avanti i molti imprenditori che mi hanno detto di voler intervenire". Vista la situazione finanziaria di Alitalia, lo scenario prossimo è scritto: se lunedì, in caso di vittoria, Berlusconi confermerà il no, la compagnia è pronta a far scattare la richiesta del commissariamento. In caso di ravvedimento del Cavaliere, pareggio, o vittoria del Pd, si attenderà l'esito del confronto. Al loft, sede del Partito Democratico, sono fra il terrorizzato e l'infuriato: il battage del Cavaliere "rischia di ottenere il risultato voluto", ovvero il commissariamento. Berlusconi "è fra l'ondivago e l'irresponsabile", attacca il responsabile economico Giorgio Tonini. Domani, al tavolo con i leader sindacali, ci saranno ministri del Pd (Bianchi, Bersani e Damiano) ma né Tommaso Padoa-Schioppa né Romano Prodi. Entrambi hanno una scusa buona: il primo è impegnato al G7 di Washington, il secondo è ancora in missione con gli imprenditori italiani in Egitto. A giudicare dalle parole di Raffaele Bonanni i margini per riaprire il confronto ci sarebbero: "Non mi aspetto stravolgimenti al piano, aggiustamenti sì". E però il leader della Cisl sembra pronto al peggio: "Ci sono compagnie che farebbero la fila pur di accaparrarsi un mercato come il nostro. Non si sono ancora fatte avanti perché sanno che se un governo privilegia una realtà, finchè questa non salta nessuno si fa avanti". Palazzo Chigi proverà a dare qualche garanzia in più sia rispetto all'uso degli ammortizzatori sociali, sia affidando a Fintecna la garanzia del posto di lavoro per le attività di terra che rimarrebbero fuori del nuovo gruppo. Fra queste c'è lo stabilimento napoletano di Atitech, spina nel fianco della Cgil. Finmeccanica si chiama fuori: "Il nostro coinvolgimento nel salvataggio è una balla", dice l'amministratore delegato Pierfrancesco Guarguaglini. A scanso di equivoci il commissario europeo (e francese) ai Trasporti Jacques Barrot avverte: "Occorre che i sindacati misurino bene le conseguenze delle loro azioni. Alitalia non può più avere aiuti pubblici fino al 2011. Qualunque altra decisione verrebbe sanzionata dalla Corte europea". Il titolo Alitalia intanto torna in Borsa: sarà riammesso in un'unica fase d'asta con il divieto di proposte senza limite di prezzo.\.

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Alitalia, casse quasi vuote (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Allarme degli amministratori "Resta poco tempo". Il cda preme per la ripresa dei contatti con Air France. Nuovo veto di Berlusconi: "Trattativa dissennata" 09/04/2008 Roma. Il consiglio di amministrazione di Alitalia lancia l'allarme: l'azienda dispone di 170 milioni di euro che assicurano la "continuità aziendale" solo nel "brevissimo termine". Cancellato l'incontro di ieri con la compagnia di bandiera, i sindacati dovranno dire domani, nel vertice a Palazzo Chigi, se intendono infilarsi nello spiraglio lasciato aperto dal presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Lo diranno all'azionista di maggioranza, il Tesoro, avendo sul tavolo tutti i conti aggiornati dell'azienda. "Tutti devono lavorare per trovare un'intesa. È la sola ipotesi davanti a noi", avverte il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, cui toccherebbe il compito di nominare un commissario se la situazione precipitasse. Silvio Berlusconi insiste: "Trattativa dissennata". lombardi e un commento di filippo paganini >> 4 e 21 09/04/2008.

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La stampa: ancoraun piccolo spiraglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

In francia PARIGI. "Il nostro progetto è da prendere o da lasciare: questo è in sostanza il messaggio indirizzato da Air France-Klm ai sindacati di Alitalia che chiedono una ripresa dei negoziati". Lo ha scritto ieri il quotidiano "Les Echos", convinto però che "la porta non sia totalmente chiusa in quanto Air France-KLM non ha formalmente ritirato la sua offerta". Secondo il quotidiano "La Tribune", il gruppo franco-olandese, rilevando nel suo comunicato come il suo progetto sia l'unico in grado di risanare Alitalia, ha indicato di non avere "seppellito definitivamente" il dossier della compagnia italiana e di voler dare un'ultima chance , però"senza crederci". Il risultato di questa sfida si conoscerà probabilmente giovedì prossimo. 09/04/2008.

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Alitalia, cassa quasi vuotaO vendita o commissario (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La compagnia di bandiera Solo 170 milioni di euro. Domani vertice fra governo e sindacati Roma. Alitalia: il governo gioca l'ultima carta mentre scatta l'allarme per i conti in rosso. Al vertice convocato per domani a palazzo Chigi ci saranno quattro ministri e le nove sigle sindacali che erano sedute al tavolo con il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, prima della rottura: un pubblico delle grandi occasione per decidere quale sarà il destino della compagnia di bandiera, che ormai ha pochi soldi in cassa e viaggia verso un commissario, se i francesi non torneranno indietro. Il consiglio di amministrazione di Alitalia si riunisce per oltre tre ore e certifica quello che tutti sanno: l'azienda dispone di 170 milioni di euro, che assicurano la "continuità aziendale" solo nel "brevissimo termine". L'allarme è serio: occorre presto un "consistente apporto finanziario" per andare avanti. I sindacati restano quindi sotto pressione perché da loro dipende un ritorno di Air France o la rottura definitiva con Parigi. Nonostante il veto di Silvio Berlusconi, il governo rimane favorevole a un accordo con i francesi: "Tutti devono lavorare per trovare un'intesa. E' la sola ipotesi davanti a noi e su quella bisogna ragionare", afferma il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani. A Bersani, del resto, toccherebbe l'ingrato compito di nominare un commissario se la situazione sfuggirà di mano: il profondo rosso dei conti rischia di imporre una scelta praticamente obbligata prima che un nuovo governo possa fare il suo ingresso a palazzo Chigi e prima che l'esecutivo uscito dalle urne il 14 aprile sia operativo, in grado di attivare la ventilata cordata italiana sponsorizzata dal Cavaliere. Fra una cosa e l'altra, si arriverà a fine maggio, inizio giugno. E' un arco di tempo lungo, che rischia di rivelarsi fatale per la compagnia di bandiera, senza un compratore ufficiale e senza la stampella del prestito ponte, che avrebbe il via libera di Bruxelles soltanto nel caso in cui l'azionista pubblico passerà la mano a qualcun altro. Questo il quadro che sarà esposto ai sindacati domani dalla delegazione del governo a palazzo Chigi con in testa il sottosegretario Enrico Letta. Assente il ministro Tommaso Padoa-Schioppa in viaggio per il vertice G7 di Washington. In alternativa ad Air France, che non è disposta modificare il suo piano, c'è l'ipotesi di un commissario che circola sempre più con insistenza. "I sindacati hanno nelle loro mani un passaggio molto delicato. Esiste la figura del commissario ma è una soluzione più rischiosa per l'azienda che non un accordo su una prospettiva industriale ben definita. Io lavoro per un accordo e non per un commissariamento", spiega Bersani. "Prima di buttare a mare la proposta di Air France, bisogna avere senso di umiltà e responsabilità da parte di sindacati, azienda e governo", aggiunge il ministro Antonio Di Pietro. Ma non c'è solo il pressing del governo. Da Bruxelles, arriva un richiamo anche del commissario Ue ai Trasporti, Jaques Barrot, che osserva: "I sindacati valutino bene le conseguenze delle loro scelte. L'Alitalia non può ricevere altri aiuti pubblici fino al 2011". E il presidente dell'Enac, Vito Riggio, è fra quelli che considerano scaduto il tempo a disposizione: "Basta chiacchiere. Se con Air France o con altri acquirenti non si arriva una ricapitalizzazione, le possibilità di salvare Alitalia vengono meno". I sindacati hanno dunque nelle loro mani il bandolo della matassa e dovranno dire domani se intendono infilarsi nello spiraglio lasciato ancora aperto da Spinetta: lo diranno all'azionista di maggioranza, il Tesoro, avendo sul tavolo tutti i conti aggiornati della compagnia. Ecco perchéè diventato superfluo ed è stato quindi cancellato l'incontro di ieri con Alitalia, in calendario dalla scorsa settimana, prima che da Roissy arrivasse il verdetto di Air France. "Abbiamo fatto il punto della situazione", si limita a dire Romano Prodi. "Il governo non ha più conigli nel cappello", ironizza il governatore lombardo, Roberto Formigoni. E Maurizio Gasparri di An avverte: "Bisogna sospendere le trattative con Air France e trovare altre soluzioni". Altre soluzioni che per ora non ci sono in attesa di cordata annunciate e smentite. Anche Finmeccanica, tirata in ballo per la manutenzione, si fa da parte: "E' una balla. Non abbiamo alcun interesse in Alitalia. Nessuno ci ha chiesto niente", chiarisce il patron Pierfrancesco Guarguaglini. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 09/04/2008.

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L'Udc svela i <numeri veri>e Tabacci rilancia la sfida (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'Udc svela i "numeri veri"e Tabacci rilancia la sfida verso le elezioni politiche Sindoni: "Nessun saccheggio, via solo 23". In sala l'ex sindaco Pippione L'UDC applaude a Sanremo Bruno Tabacci e ritrova la carica elettorale contro il "saccheggio" di vertici da parte del Pdl. "Ma quale saccheggio - dice infatti alla platea e ai giornalisti il segretario provinciale, Antonio Sindoni - Li abbiamo contati: se ne sono andati in 23, sei amministratori e il resto parenti e affini. Tutti gli altri sono con noi, qui presenti, e soprattutto sono con noi gli elettori". In sala ad ascoltarlo c'erano ieri, in effetti, molti dei leader e degli elementi di punta dell'Udc in provincia: dal neo-entrato De Lucia, consigliere comunale a Ventimiglia, al sindaco di Vallecrosia Croese, e poi Chiappori della Rt, la Giannina Borelli di Bordighera, ovviamente il neo-acquisto sanremese candidato alla Camera, Luigi Patrone, insieme al segretario Tron e a Stefanucci, Lupi di Taggia, i consiglieri comunali imperiesi Gramondo e Risso, il vicesindaco di Diano Marina Peirano e il segretario cittadino Cavalletto. E infine alcune presenze importanti, come quella del segretario provinciale della Cisl, Remigio D'Aquaro, e ancora quella dell'ex sindaco di Sanremo, Leo Pippione, sempre più vicino (se non già dentro) al nuovo partito di centro: "Conosco Tabacci da una vita - si è limitato a dire - è uno bravo, trasparente, che dice le cose come stanno". E mentre Sindoni conta le schiere Udc, Tabacci affonda. "Intanto - ha detto ieri al proposito - i metodi di Vittorio Adolfo (parlamentare imperiese uscito dal partito, ndr) personalmente non mi sono mai piaciuti. E poi non basta e non conta fare campagna acquisti di qualche dirigente. Lo scambio non rende, è la forza delle idee ad essere vincente e gli elettori non sono servi e sanno bene cosa fare. Io non ho mai condiviso la logica delle tessere, delle posizioni di potere. E al decadentismo preferisco le novità, i cambiamenti, i giovani". L'incontro con Tabacci si è svolto nei saloni di Villa Zirio, dopo che l'inventore della "Rosa Bianca" ha salutato e scambiato alcune parole con il sindaco di Sanremo, Claudio Borea, e prima di trasferirsi a Imperia per un altro meeting con gli iscritti del partito. Rispondendo alle domande dei giornalisti ha contestato quello che da tempo ha definito "bi-leaderismo""che in quindici anni - ha detto - non ha prodotto nessuna crescita per l'Italia, ma in compenso ha partorito casi emblematici come quelli dei rifiuti in Campania e dell'Alitalia. Uno schema vecchio che oggi viene riproposto con il duello Berlusconi-Veltroni, figlio di un'Italia già vista. Che però non passa più, perchè ormai è acclarato nella gente, negli elettori, che ci sono quattro forze in campo. L'inizio, mi auguro, di un vero cambiamento". Parlando di classe dirigente e di sistema elettorale, una battuta Tabacci l'ha riservata anche al leader ligure del Pdl, Claudio Scajola. "In altri tempi i parlamentari liguri arrivavano a Roma per merito e capacità - ha detto - ora con questa legge elettorale Scajola seleziona i candidati per fedeltà. Insomma i parlamentari non li scelgono gli elettori, ma li impongono i partiti". Tabacci non ha voluto fare nessuna previsione elettorale, nè citare sondaggi, ma ha proposto due scenari futuri. "Chi vince le elezioni e ha i numeri per governare, bene lo faccia, nel qual caso noi staremo all'opposizione - ha detto - Ma se chi vince alla fine non ha i numeri, allora bisognerà andare dal presidente della Repubblica. E se si vuole un governo delle larghe intese allora diciamo che bisogna scegliere una personalità terza che dia garanzie non ai partiti, ma all'Italia". Roberto Berio 09/04/2008.

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<Esami psichici sui pm> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Esami psichici sui pm" Berlusconi a Savona: sindacati problema da risolvere.Tafferugli prima del comizio dal nostro inviato PAOLO CRECCHI Savona. Alla fine dice che il pubblico ministero "dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale", e su questo passaggio si scatenerà la polemica di giornata. Ma prima. Raccontando di quando si congratulò con madame Thatcher "per la guerra vinta contro i sindacati inglesi", lui doveva essere agli esordi e lei pensionata da parecchio, punta l'indice ammonitore e: "Aperta parentesi, noi faremo lo stesso con i sindacati italiani". Chiusa parentesi. L'ululato di approvazione scuote piazza Sisto IV, il sindacato si è sempre contato in piazza Mameli o in piazza Diaz ma sarebbe stato impensabile, a Savona, fino a poco tempo fa. Perché davanti al palco impavesato d'azzurro ci sono soprattutto pensionati e impiegati, gente che con Cgil-Cisl-Uil ha avuto a che fare per una vita. Poi, certo, gli artigiani. I piccoli imprenditori. Le casalinghe. Silvio Berlusconi approda in Liguria perché la Regione è in bilico, e sceglie Savona perché proprio qui si gioca la partita decisiva. Città e Valbormida rosse, riviera bianca, e tuttavia molti delusi o disincantati da una parte e dall'altra. In piazza ci sono gli striscioni di Spotorno e Loano ma pure quelli di Andora, Imperia, Camporosso, dei frontalieri di Ventimiglia, di "Diano Marina con Claudio" che naturalmente è Scajola. Il leader azzurro parla per due ore e dedica almeno trenta minuti a quella che considera la sua terra d'elezione, per memorie vacanziere e simpatia: "Bellissima... Dolcissima...". Promette che "nella squadra di governo la Liguria sarà molto ben rappresentata", e dunque almeno un ministro lo avrà. Scajola? Il proconsole si acquatta sotto il palco e gli suggerisce il raddoppio della Genova-Ventimiglia, eterna incompiuta, quando il candidato premier ha già snocciolato le promesse su Terzo Valico, nodo autostradale e Pontremolese (per il comizio, la lezione gliel'ha fatta il senatore Luigi Grillo). Berlusconi arriva in ritardo di un'ora e mezzo e non fa a tempo a vedere i contestatori che provano a insolentire la piazza, e si scontreranno con la polizia per pochi ma intensissimi secondi che manderanno al pronto soccorso sette agenti e sei manifestanti. Nota invece gli striscioni di dileggio, primo fra tutti "Silvio facci ridere, raccontane ancora", ma risponderà con l'ironia di sempre: "Io faccio troppe battute? Meglio che essere perennemente incazzati come quelli di sinistra". Il popolo delle libertà sopporta acqua e freddure con stoicismo. Spruzzi di programma: bonus bebè, adeguamento delle pensioni sotto i mille euro, cinque anni di carcere a chi abusa delle intercettazioni telefoniche, un piano casa che lo consegni alla storia. Alla sinistra, stoccate. Due anni di governo Prodi assolutamente disastrosi, "non hanno fatto niente neppure contro il conflitto di interessi...", no, non il suo: "quello delle cooperative rosse!". Spiega che il voto ai piccoli partiti rischia di essere buttato via. Inneggia a un'Alitalia da non svendere ai francesi. Tuona sull'immondizia napoletana. Sul balcone del municipio c'è un piccolo spaccato di Italia che applaude con passione particolare. Remigio Alfredo, consigliere comunale di Forza Italia, "150 matrimoni celebrati in sette anni". Luca Brusco, operaio dell'Ap, azienda specializzata in freni, 1300 euro al mese. Amelia Palmato Minetti, imprenditrice, ramo derattizzazioni e simili, "guadagno poco più di un operaio". Simone Poggio, studente in scienze politiche, 23 anni. Tutti e quattro sostengono di essere pienamente convinti di ciò che va scandendo Berlusconi, appena più sotto, nell'eterno doppiopetto grigio con camicia azzurra e cravatta blu a pois. "Bisogna fare un grande bucato!", ecco, e quindi abolire le province che non servono a niente, combattere il comunismo che "avete visto con i tibetani", restaurare la riforma della scuola affossata dalla sinistra... Attacca Di Pietro, "pensare a lui come ministro della giustizia mi fa orrore". Rivela di aver pagato 168 milioni di euro in parcelle di avvocati. Annuncia che farà il primo viaggio all'estero, da presidente del Consiglio, "in Israele: per festeggiare il sessantesimo anniversario della sua nascita". Ma a Savona Berlusconi tiene soprattutto la sua prima lezione anti-brogli. Al Palacrociere, con un puntiglio da maestro elementare, spiega cosa fare e cosa no ai 1700 e rotti "difensori del voto" reclutati per la Liguria. "Attenti, sarà una battaglia. Loro proveranno a barare in tutti i modi, e voi dovrete essere attentissimi e in forze. Portatevi da mangiare, non fatevi prendere per fame. Non lasciatevi distrarre se vi offrono il caffè o vi invitano ad accompagnarvi in bagno. Hanno una lunga tradizione... La nostra vittoria dipende soprattutto da voi", e da un normografo che sarà consegnato agli elettori per tracciare la croce sulla scheda nel modo corretto. Unico contrattempo della giornata savonese. Raggiungendo l'ultimo piano della torre Orsero, messo a disposizione dalla nota famiglia di importatori, ramo frutta, Berlusconi è rimasto bloccato in ascensore per una decina di minuti. Panico: non suo, ma dell'organizzazione. Vigili del fuoco convocati, inutilizzati ma solennemente encomiati: "Io non mi dimentico, sappiatelo... Non sono di sinistra!". La torre Orsero, non ancora completata nelle rifiniture, era stata collaudata fino a poche ore prima. Ma lui se l'è presa solo con una signora che gli ha sfilato la spilla dall'occhiello: "Attenta! Mi rovina il vestit, lo sa quanto costa?". Scherzava, naturalmente. crecchi@ilsecoloxix.it 09/04/2008 Post-it 09/04/2008 Berlusconi: esami psichiatrici per i pm. E per i deputati? Elettrochoc. 09/04/2008.

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A chi giova e quanto costail fallimento dell'Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Filippo paganini La vertenza Alitalia rulla in pista. Le trattative sono in stallo. E mentre la rotta è sempre più opaca, sul destino della compagnia di bandiera sta andando in scena un inquietante balletto del rinvio, destinato a schiudere le porte al fallimento. L'azienda ha comunicato ieri a sorpresa alle nove sigle sindacali l'annullamento dell'incontro previsto per oggi. La riunione era cominciata all'indomani della rottura del negoziato con Air France-Klm. Avrebbe dovuto riprendere proprio il giorno dopo che il consiglio di amministrazione del colosso dei cieli franco-olandese ha approvato la linea molto dura del suo presidente, Jean-Cyril Spinetta, confermando l'offerta e il piano di ristrutturazione lacrime e sangue per rilevare il gruppo della Magliana. Il cda di Parigi ha lasciato, comunque, uno spiraglio, un'apertura che, se si vuole, è un rinvio della palla nel campo italiano: "Spetta ora ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali esprimersi", si legge, infatti, nel comunicato diffuso al termine della riunione del direttorio presieduto da Spinetta. In altre parole, per Air France-Klm il piano industriale non è modificabile nella sostanza, ma si può riprendere a discutere con le nove sigle della "livrea tricolore". Il rimando da parte dei franco-olandesi a Roma non ha evidentemente messo fretta alla controparte italiana. Tant'è vero che il consiglio di amministrazione dell'Alitalia, guidato dal neo-presidente Aristide Police, non ha esitato a rinviare l'incontro con i sindacati, senza una motivazione ufficiale e senza che sia stata fissata una nuova data, pur avendo esaminato sempre ieri con l'ausilio degli advisor i conti sempre più disastrati della compagnia. La situazione finanziaria garantisce la sopravvivenza aziendale solo per "un brevissimo tempo". La liquidità di Alitalia ammonta complessivamente a 239 milioni di euro, ma soltanto tenendo conto di disponibilità e crediti finanziari per 170 milioni e di un credito verso l'erario di 69 milioni. E per la compagnia, come ha ribadito il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot, non ci potranno essere aiuti di Stato. Il board della linea aerea italiana ha voluto prendere tempo, attendendo l'esito dell'incontro che con gli stessi sindacati il governo Prodi ha convocato per domattina alle 10 e 30. Le nove organizzazioni di categoria sperano ancora di strappare spazi di trattativa con la mediazione di Palazzo Chigi per ammorbidire l'aut aut di Air France-Klm. E contano su un intervento del governo per ottenere ammortizzatori sociali o interventi di società pubbliche per attutire le ricadute del piano di Spinetta. Tuttavia, il percorso che si sta profilando negli ambienti vicini a Palazzo Chigi prefigura lo slittamento dei tempi fino al dopo-elezioni. Il dossier Alitalia è destinato a finire sul tavolo del governo che scaturirà dalle urne. Come ha detto a chiare lettere il vicepresidente della Camera ed esponente del Pd, Pierluigi Castagnetti, che ha chiamato in causa, accusandolo di gravi strumentalizzazioni, Silvio Berlusconi. Il quale si è fatto sentire tuonando ancora contro la "dissennata" trattativa con Air France. Pian piano tutte le soluzioni per chiudere la privatizzazione Alitalia si stanno allontanando. Il ruolino di marcia si allunga, mentre si accorciano i tempi di possibile sopravvivenza del gruppo. Tutto slitta, senza una rotta e senza scadenze precise. Con un fronte sempre più ampio che sposa la linea del rinvio per liberarsi delle proprie responsabilità passate e presenti a pochi giorni dal voto. Un disegno che porta diritto al commissariamento e al fallimento della compagnia che così potrà essere rilevata, come è accaduto alla brasiliana Varig, a un prezzo simbolico. Un gioco cinico che, intanto, costa ai contribuenti quasi un milione di euro ogni giorno che passa. paganini@ilsecoloxix.it 09/04/2008.

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Questa Lega è sempre più estremista Sergio Chiamparino: Bossi sposta la Cdl alle propaggini dell'arco politico (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Questa Lega è sempre più estremista" Sergio Chiamparino: Bossi sposta la Cdl alle propaggini dell'arco politico di Oreste Pivetta / Milano MESSAGGI Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, era ieri sera a Tortona per un incontro con gli elettori, uno dei tanti di questa campagna elettorale, una campagna inevitabilmente incentratata sulle leadership: "Che non sia data la possibilità della preferenza fa sì che le iniziative sul territorio siano meno incisive e comunque legate a pochi messaggi di valore nazionale". Sindaco, ieri il Tg5 proponeva quasi in testa tre notizie, due delle quali toccano la sua città: era rumeno il "pirata", erano rumeni gli aggressori di un cuoco in pensione, infine un rumeno ha chiesto i danni a un signore che aveva rapinato. Che impressione le fa questa sequenza? "Che certi richiami alla paura e all'allarme per la presenza degli stranieri in campagna elettorale funzionano. Sono questi i messaggi subliminali che contano, che possono indirizzare l'elettore da una parte o dall'altra. Altro che i talk show". Sono messaggi razzisti? "Non direi razzisti. Direi proprio che si vuole stimolare la paura e lo straniero va benissimo allo scopo, perchè si sa che gli immigrati possono essere portatori di comportamenti illegali". Qualcuno, leggi la Lega, è in prima fila... Che sensazioni ha tratto dalla campagna elettorale? "La partita è aperta: è stato compreso il messaggio innovativo che il Partito democratico ha cercato di diffondere. Più al Nord che al Sud. Mentre mi pare che la figura di Berlusconi e l'immagine del suo partito siano sbiaditi, incolori. Potrebbe succedere che Berlusconi perda consensi: difficile dire se a vantaggio della Lega o semplicemente verso il "non voto". Lo teme anche lui. La sua insistenza sui brogli è la dimostrazione di questi timori, un modo per metter le mani avanti, non solo un trucchetto per offrire una ragione viscerale, panica, rabbiosa di mobilitazione". Se tra Pd e Pdl non vi fosse molta differenza, Bossi si ritroverebbe con un'enorme potere di ricatto nei confronti di Berlusconi. "Un ago della bilancia che si ritrova sempre più spostato alle propaggini del sistema politico". Il professor Ignazi diceva all'Unità: Bossi sempre più simile a Storace... "Dal punto di vista delle affermazioni, addirittura oltre Storace. In questo senso la collocazione della Lega è quella di Borghezio, non certo quella di un regionalismo moderato alla Maroni. Dal punto di vista della natura sociale la differenza c'è, perchè la Lega resta popolare, di un popolo che non è plebeo, non è lumpenproletariat, ma è un popolo di operai, artigiani, pensionati...". Potere di ricatto: Malpensa potrebbe darne il segno... "Malpensa e Alitalia sono il termometro della scarsa credibilità di Berlusconi e della sua coalizione: un mese fa ci parlava dei figli e di una schiera di imprenditori pronti a salvare Alitalia, non s'è visto nessuno. Trattare Alitalia alla stregua di una fiction o di una dei tanti temi di propaganda è dimostrazione di irresponsabilità. Non è una interpretazione, sono i fatti che lo dicono. La Lega è fallita nella sua pretesa di difendere gli interessi del Nord: è stato il leghista Bonomi a pensare che potessero prosperare due hub internazionali sotto lo stesso ombrello di Alitalia, uno dei quali con una infinità di scali attorno. Quando la Lega parla a Gallarate si vanta di rappresentare il Nord, quando scende a Roma diventa supina più degli altri ad alcune lobbies".

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Assemblea Parmalat tutti in fila davanti a Bondi Oggi i soci confermano l'ex commissario mentre crescono gli appetiti sulla società (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Assemblea Parmalat tutti in fila davanti a Bondi Oggi i soci confermano l'ex commissario mentre crescono gli appetiti sulla società di Roberto Rossi/ Roma CONFERMA Era considerato l'uomo delle banche, il risanatore, il commissario con la scure in mano, è finito per diventare l'uomo dei sindacati, dell'occupazione, della produzione. Odiato e temuto dagli istituti di credito, osannato e difeso dalle organizzazione dei lavoratori. La metamorfosi di Enrico Bondi, già commissario straordinario oggi presidente della Parmalat, è stata lenta ma inesorabile. Sotto la sua gestione il gruppo di Collecchio è passato dal dissesto finanziario a un bilancio 2007 con 3,8 miliardi di euro di fatturato, 670 milioni di euro di utile e un "tesoretto" di 900 milioni di euro di cassa. E, oggi, Bondi il risanatore avrà la sua consacrazione in assemblea. Che gli rinnoverà per un altro triennio il mandato di amministratore delegato. D'altronde ci sarà solo una lista di candidati per il rinnovo del consiglio di amministrazione di Parmalat. E in testa all'elenco degli undici nomi c'è appunto quello di Enrico Bondi. La lista è stata presentata da Lehman Brothers, assieme a una pattuglia di fondi d'investimento (Angelo, Gordon & Co., Stark Master Fund, Stark Global Opportunities, Stark Criterion, MkM Longboat, Zenit Fund), nel complesso rappresentanti il 6,385% del capitale. Lehman e i suoi alleati hanno sottoscritto un patto di sindacato che li vincola a votare insieme. La squadra sostenuta da Lehman, storica alleata di Bondi, ripropone gli stessi uomini che siedono nel cda di Parmalat: l'attuale presidente Alfredo Picella, Marco De Benedetti, managing director del fondo Carlyle per l'Italia, l'amministratore delegato di Luxottica, Andrea Guerra, l'ex amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, l'ex rettore della Bocconi, Carlo Secchi. In lista anche Massimo Confortini, Marzio Saà, Ferdinando Superti Furga, Piergiorgio Alberti e Erder Mingoli. Nonostante i risultati la riconferma di Bondi, il cui nome è stato accostato ad Alitalia, non era affatto scontata. Nei giorni scorsi si era parlato di una contro-lista, su cui avrebbe lavorato, per conto di alcuni fondi, l'avvocato Dario Trevisan. Investitori, si era detto, delusi dal dividendo staccato (eppure ieri la Borsa ha fatto fare un salto al titolo del gruppo - +1,25% - proprio sull'attesa per la prossima distribuzione del dividendo, la cui cedola presenta un rendimento del 6,7% circa) e, soprattutto, attratti dai 900 milioni di liquidità che il manager aretino vorrebbe utilizzare per la crescita. E proprio questa liquidità, secondo Antonio Mattioli, segretario della Flai Cgil, sarebbe al centro del contendere fra Bondi e alcuni azionisti bancari del gruppo. Il sistema bancario, sostiene Mattioli, "intravede nella crescente liquidità l'occasione per riempirsi la pancia e magari la possibilità di fare lo sgambetto all'amministratore delegato". Il quale ha ancora in piedi cause per un totale di 14 miliardi di euro con molti istituti finanziari. Alcuni come Jp Morgan (3%) o Deutsche Bank (scesa di recente sotto il 2%) sono soci della banca e daranno battaglia in assemblea con altri fondi. Non tutti però. Banca Intesa (2,4%), che è uscita dal contenzioso per il crac con una transazione inferiore ai 400 milioni di euro, voterà l'amministratore. "Lui è stata una delle carte vincenti di questi anni - dice ancora Mattioli - per questo deve restare. È la garanzia per lo sviluppo di Parmalat in Italia e all'estero".

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Il cda: alitalia ha i giorni contati in cassa ci sono solo 172 milioni - paolo brera e lucio cillis a pagina 24 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

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Domani l'incontro tra governo e sindacati sull'offerta di Air France Il Cda: Alitalia ha i giorni contati in cassa ci sono solo 172 milioni PAOLO BRERA e LUCIO CILLIS A PAGINA 24.

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Chi salverà la Rai (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Chi salverà la Rai Carlo Rognoni Segue dalla Prima I giovani che tradiscono la tv per il computer aumentano. E per la Rai in particolare i telespettatori invecchiano. Meno ascolti, e più anziani che giovani davanti al teleschermo, vuol dire più difficoltà a fare i budget pubblicitari. Senza contare che anche la pubblicità è sempre più attratta dalle piattaforme tecnologiche nuove, dal satellite a Internet, alla tv sul telefonino. Oltre a crescere poco più di quanto cresce il Pil. Il canone fa fatica a star dietro all'inflazione, mentre l'unica risorsa che conosce ritmi di aumenti a due cifre è il pay, gli abbonamenti a pagamento. E se la Rai sta lontana dal pay, non elabora in fretta una strategia, vedrà fatalmente restringersi il suo peso nel mercato radiotelevisivo. Nel frattempo crescono tutti costi. I diritti sportivi - in un anno di Europei di calcio e di Olimpiadi - portano a una spesa complessiva di più di 300 milioni di euro che difficilmente possono trovare copertura nella pubblicità aggiuntiva. A mezzo miliardo è arrivato l'investimento per fiction e cinema di produzione europea e per acquisti soprattutto dagli Stati Uniti. Dal punto di vista strutturale e organizzativo la Rai è vecchia. Solo per rinnovare le attrezzatura di produzione, a cominciare dalle telecamere, e per mettere l'azienda alla pari con gli altri servizi pubblici europei è necessario investire nei prossimi due tre anni alcune centinaia di milioni di euro per la digitalizzazione dei telegiornali. Dal punto di vista strutturale stanno emergendo gravissime lacune. Ne cito due per tutte: quasi 1.700 giornalisti, divisi in undici testate. Siamo sicuri che stiano lavorando al meglio? Soprattutto siamo sicuri che la Rai debba avere undici testate giornalistiche, più, molte di più, di qualunque altro servizio pubblico e televisione privata in Europa? Che fare per ottimizzare la capacità di fare informazione di questa massa di professionisti sulle nuove piattaforme tecnologiche? E chi lo sa che grazie all'ultima legge sui precari approvata da poco, la Rai - se non apre una trattativa coraggiosa e disincantata con le organizzazioni sindacali - dovrà assumere duemila nuovi dipendenti entro il 2009? È un aumento degli occupati che metterebbe in ginocchio qualsiasi azienda normale. Un dato che farebbe, quello si, avvicinare la Rai al caso Alitalia, Non parliamo del dramma causato da due riforme organizzative incompiute che hanno prodotto danni incalcolabili e i cui effetti si sentono ancora oggi: prima Celli che per dar vita a delle divisioni indipendenti (magari in vista di una privatizzazione mai dichiarata apertamente) di fatto ha spostato 4 mila dipendenti da una direzione a un'altra, da un reparto a un altro; poi Cattaneo che per rispondere alla richiesta - questa si ufficiale - di portare la Rai in Borsa con un progetto delirante inventato da Gasparri - che prevedeva azionisti al massimo in grado di controllare l'uno per cento - ha rispostato duemila dipendenti e creato mega direzioni che fanno tutte capo al direttore generale. Non c'è azienda al mondo che abbia 49 riporti diretti al direttore generale come la Rai. E infine la ciliegina sulla torta: un consiglio di amministrazione nominato dalle segreterie dei partiti e dal governo - così come ha voluto la pessima legge Gasparri - più preoccupato degli equilibrismi politici, di chi dirige una rete o l'altra, dei tempi a cui ogni partito ha diritto nei tg o a "Ballarò" o a "Porta a porta" o ad "Anno Zero", che delle scelte strategiche. Ora ai tempi dell'analogico e del duopolio puro questo giocattolo straordinario di nome Rai poteva perfino funzionare con la lottizzazione. Oggi in piena rivoluzione digitale la Rai se non vuole fare la fine dell'Alitalia deve poter contare su un amministratore delegato e su un consiglio come tutte le aziende del mondo, in grado di decidere autonomamente dalle segreterie dei partiti. La politica deve avere il coraggio di fare un passo indietro. Deve assumersi una sola importante responsabilità: dire chiaramente che cosa vuole in termini di qualità, di presenza sul mercato, di protagonismo tecnologico, dal servizio pubblico. Sarebbe per la politica più dignitoso e per l'azienda è diventato una necessità pena il progressivo decadimento. Ebbene finora solo il Pd di Veltroni - con la proposta dell'amministratore unico e della Fondazione che lo indica - sembra aver capito che i guai della Rai si affrontano partendo dalla testa, cioè dai criteri di nomina, dall regole per una governance adatta ai nuovi tempi. Possibile che nessuno abbia ancora chiesto a Berlusconi, a "mister conflitto di interessi", che cosa ha in mente il Pdl per il servizio pubblico? Non è che per caso pensano ancora di ricorrere alla Gasparri? Ammesso che in questa materia errare sia umano, perseverare è più che diabolico, è criminoso. A meno che non ci sia un retropensiero inconfessabile: "una cordata di imprenditori amici" pronti a intervenire.

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Alitalia può volare per brevissimo tempo Il consiglio: in cassa 170 milioni, assicurata la continuità aziendale. Ma ci vuole Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Alitalia può volare per "brevissimo tempo" Il consiglio: in cassa 170 milioni, assicurata la continuità aziendale. Ma ci vuole Air France di Roberto Rossi/ Roma CONTI La cassa di Alitalia è vuota o quasi. Il gruppo amministrato da Antonio Police a marzo presenta una liquidità per soli 170 milioni di euro. Più altri 69 derivanti da crediti d'imposta. Secondo il consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera, riunito ieri a Roma, la situazione finanziaria lascia solo ancora un "brevissimo termine" per cercare di salvaguardare la "continuità aziendale". Per questo Alitalia "ha necessità di un consistente apporto finanziario" e che "solo attraverso un siffatto apporto potrebbero rinvenirsi i necessari elementi di confidenza nella perseguibilità del piano industriale della società e la conseguente conferma della continuità aziendale". In base a questi numeri, secondo fonti industriali, Alitalia, che già oggi perde un milione di euro al giorno, ha vita per circa un mese. Ma la scadenza potrebbe accorciarsi. "Con questi soldi - spiega la fonte - non imbarchi più neanche un biscotto se non paghi cash". Niente più credito dai fornitori, dunque. Al quale si somma la sfiducia dei passeggeri. Che decidono di cambiare compagnia. A marzo si è registrata una cancellazione delle prenotazioni di circa il 40%. Inoltre, se non si fa in fretta, l'Enac potrebbe lasciare a terra gli aerei di Alitalia. Secondo una normativa europea, le compagnie devono garantire una liquidità per dodici mesi circa pena il ritiro del certificato di operatore aeronautico (Coa) che consente il trasporto dei passeggeri. Lo scenario delineato dal consiglio di amministrazione è quindi molto fosco. Decisivo sarà l'incontro tra sindacati e governo domani. Che sarà il solo. Alitalia ha infatti cancellato quello in programma oggi con i sindacati, stupiti di questa scelta. Se giovedì il tavolo dovesse saltare è chiaro che la compagnia di bandiera sarebbe sempre più prossima al fallimento o, molto più probabilmente, al commissariamento. Anche perché non ci sarà neanche il tempo di aspettare l'insediamento del nuovo governo che dovrebbe avvenire un mese circa dopo le elezioni. Sempre che queste, poi, diano un risultato certo. Non è neanche ipotizzabile un salvagente statale. Ieri il commissario ai Trasporti Ue Jacques Barrot ha confermato che "Alitalia, avendo già beneficiato di aiuti pubblici, non può riceverne altri fino al 2011". Il commissario ha poi aggiunto che "qualunque altra soluzione che preveda aiuti pubblici sarebbe bloccata dalla Corte europea". Per questo il francese Barrot ha chiesto ai sindacati italiani di valutare bene le conseguenze delle scelte". Le parole che sono suonate come un chiaro avvertimento a non lasciar chiudere l'ultimo spiraglio che Jean-Cyril Spinetta e il consiglio di amministrazione di Air France hanno lasciato aperto. Intanto, Alitalia rientrerà in Borsa. Il titolo rientrerà in "un'unica fase di asta" che avrà luogo tra le 8 e le 17.30, "con il divieto di immissione di proposte senza limite di prezzo".

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Domenica 13 aprile l'Unità fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Guccini: la mia "Unità" infilata nella tasca dei jeans Domenica 13 aprile "l'Unità" fa il bis. Dopo il grande successo della diffusione straordinaria del 30 marzo (750 mila copie) un'altra iniziativa per rilanciare il giornale. A tutti i nostri lettori e a tutti i nostri amici diciamo: il giorno delle elezioni comprate due copie de "l'Unità", una regalatela e cercate di convincere un indeciso. In questo modo si dà un grande sostegno al giornale e si contribuisce a far vincere il Pd. Ognuno di noi faccia passaparola (con sms, e-mail o telefonando) in modo che le doppie copie de "l'Unità" siano tantissime. Per aderire si può mandare un messaggio a faibis@unita.it. Per chi voglia organizzare la diffusione basta prenotare le copie mandando una e-mail a diffusione@unita.it o telefonando al numero 0658557472 dalle 9 alle 16 di Toni Jop Azzardiamo: cos'è che lega, al di là delle reciproche passioni, una testata come l'Unità a Guccini? Toglietevi dalla testa che questa sia la prima domanda che rivolgiamo al più grande troubadour d'Italia. Secondo noi, ciò che accomuna questo quotidiano e Guccini è l'epica. Il primo la vive, il secondo la canta ma la minestra è la stessa. Tanto è vero che, lo si è ricordato in altri tempi, la sola volta in cui il nome dell'Unità è comparso nel testo di una canzone di larga diffusione è stato quando Francesco ha avuto la bellissima idea di citare il giornale fondato da Gramsci in quella commovente carrellata di immagini ruggentemente démodé titolata "Eskimo". Flashback: il brano racconta, per gli infelici che non lo sanno, cos'è stato il tempo andato, il suo e - a dispetto del fatto che lui si senta sotto il profilo emotivo il più vecchio del mondo - molto anche il nostro. Un tempo "barbaro" per durezze e per quella straordinaria capacità distribuita a piene mani a tanti giovani che allora avevano vent'anni "o giù di lì" di "vivre débout" di vivere stando in piedi, ben dentro quel tempo senza tempo, che se ne fregava della fisica scadenza dell'orizzonte in cui l'esistenza si consumava e si consuma. "Con l'incoscienza dentro al basso ventre - recitava Guccini - e alcuni audaci in tasca l'Unità": rieccoci nella barbarità di una doppia, guascona "cazzutaggine", davanti e di dietro. Davanti c'era l'argentina arroganza di un sesso "libero" esercitato anche come professione di fede nei confronti di una teoria della liberazione che non aveva fatto i conti con l'Aids e che vantava una sua impertinente, politica dimensione; dietro, c'era quell'altra "erezione", provocante al limiti dell'oscenità sociale, costituita dall'Unità ripiegata tre volte e infilata, con la "U" della testata bene in vista, nella tasca posteriore dei bluejeans. Avere l'Unità in tasca poteva allora significare il più delle volte essere guardati male quasi dappertutto, non riuscire a trovare un posto di lavoro, far fatica a ottenere un alloggio pubblico, farsi diffidare dal preside della scuola, non essere invitato alle feste di compleanno delle amiche che avevano genitori "perbene", farsi diffidare dal datore di lavoro, essere segnalato alla polizia politica da qualche zelante cittadino. E non ottenere il visto per gli Stati Uniti, nel caso qualche compagno avesse avuto voglia di toccare con mano quel magnifico paese in cui gironzolavano Dylan e Peter, Paul and Mary, Joan Baez e Gregory Corso, Chomsky e William Borroughs. Alla faccia del "consociativismo" che ora molti rimproverano al vecchio Pci. Era davvero una provocazione questo giornale... "Non mi far fare il vecchio saggio: non mi sembra che nel tempo di Berlusconi la provocazione sia venuta meno. Anzi, nessuno prima aveva detto che l'Unità era un giornale assassino o terrorista. Invece, questo tipo di accuse è fatto recente. Si potrebbe dire che si è fatto un salto indietro ma non ne sono convinto..." Nemmeno io: per la strada le cose son cambiate, tra la gente della vita quotidiana l'Unità non è più un saio da appestato... "Mentre, invece, per la politica sì. Lo è ancora per la grande scena allestita da questo venditore molto ricco. Insomma, la testata mi sembra inserita a forza in un indice ufficiale che tiene ormai poco conto della realtà..." Se aggiungi che, in virtù di questo indice all'Unità viene ancora negata la pubblicità che le spetta per le sue dimensioni e la sua diffusione, il quadro mi pare abbastanza fedele... "Sarà vero che i tempi sono mutati ma non ci scommetterei che l'Unità non abbia nemici anche dentro la sinistra. Non ho mai capito perché Furio Colombo sia stato tolto dalla direzione. Chi è che ha voluto fare un favore a Berlusconi? Padellaro ha mantenuto la rotta, per fortuna, ma quella "decapitazione" si capiva benissimo cosa voleva dire..." Torniamo all'epica, che forse è meno dolorosa. Secondo te, cos'è che fa dell'Unità ancora un giornale di "lotta"? "Il coraggio, credo. Sono affezionato a due quotidiani, Repubblica e l'Unità, li leggo ogni giorno da molti anni. Parlano chiaro, senza ipocrisie e ci vuole coraggio per farlo. Le altre testate, mi pare, lasciano vedere di seguire con grande cautela ciò che accade, lo spostamento degli equilibri di potere nel paese; comunque vada non vogliono restare tagliati fuori e questo non originale modello di comportamento lo chiamano "indipendenza". Ciascuno ha i suoi obiettivi e il suo vocabolario..." Forse non siamo tutti d'accordo sull'interpretazione delle cose di oggi. Tra questione dei rifiuti in Campania e Alitalia, si ha per esempio la sensazione che questo paese non sia più in grado di "mantenersi", che non abbia più le risorse per pagarsi il suo tenore di vita "occidentale", che quindi può essere venduto a pezzi... "Credo che siano più sensazioni ben motivate che condizioni oggettive. Viviamo un momento di sbandamento, economico, politico, psicologico, e tutto appare, a chi ha a cuore la consapevolezza e la libertà, grigio e senza speranza. Freniamo l'ansia e guardamoci attorno. Lo sai che, tanto per dirne una, nel Pisano c'è un comune che è diventato ricco trattando il riciclaggio delle spazzature? Basta organizzarsi. Bassolino avrà anche le sue responsabilità, ma, sacrificato lui, pare che la "bomba" sia esplosa dal nulla e non è vero. Calma e sangue freddo: ora abbiamo un problema, impedire alla cultura di Berlusconi di tornare a governare la cosa pubblica. Guarda la sceneggiata che ha fatto sull'Alitalia e sulle cordate alternative all'Air France: questo è il suo stile di governo mentre ancora non sta al governo. Pensa dopo. Se vince lui, fra una decina di giorni di problemi ne avremo una quantità esagerata..." Pessimista? "Non so cosa pensare. So quel che voglio. Vorrei che Veltroni vincesse, è il solo che può battere questa destra, è incontestabile. Ma vorrei anche che vincesse senza quei margini assurdi che hanno tolto a Prodi il diritto di governare fino in fondo. E per un settimana non ho alcuna intenzione di sganciarmi da questi semplici scongiuri. Se vogliamo cambiare questo paese quel tanto che serve a garantire un minimo di serenità alle nuove generazioni, conviene vincere, davvero..." Il tuo pubblico sta su questa barricata? "A quel che sembra, sì. A dispetto di una parte del paese che sbraita mossa da un egoismo da giardinetto privato, che si è fatta i soldi sull'onda dell'euro sbancando milioni di lavoratori, che ora straparla con l'arroganza del nuovo ricco sulla testa di un mare di nuovi poveri". Cantavi: "col ghigno e l'arroganza dei primi della classe" "Ah, ero io che cantavo questo?" Prego: professor Guccini, vada pure con lo spot... "Benissimo: domenica, fate qualcosa di buono: comprate due copie dell'Unità, una la regalate, l'altra la infilate nella tasca posteriore del pantalone". Pare che se si fa così si vincono le elezioni "Questo non lo so, ma di sicuro si entra per sempre in una vecchia canzone che si intitola "Eskimo"".

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I tempi lunghi della politica portano al commissario (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del IL RETROSCENANell'incontro di domani con i sindacati il governo potrebbe puntare a una pre-intesa, ma domenica si vota I tempi lunghi della politica portano al commissario Bianca Di Giovanni Ancora 24 ore per conoscere le carte che il governo potrà mettere sul tavolo davanti ai sindacati Alitalia. Il dossier è stato affidato completamente ad Enrico Letta. Domani al tavolo con le nove sigle della compagnia non ci sarà Tommaso Padoa-Schioppa impegnato negli Usa. Per il Tesoro parteciperà il sottosegretario Massimo Tononi. Con lui i ministri Pier Luigi Bersani e Alessandro Bianchi. Non conferma la sua presenza Cesare Damiano, impegnato in campagna elettorale. Un appuntamento a 48 ore dal voto ha il sapore della sfida. Contrastanti le indiscrezioni della vigilia. C'è chi giura che Letta punti a ottenere una preintesa: non vuol dire proprio l'accordo, ma qualche passo di avvicinamento tra Roma e Parigi.Insomma, l'avvio di un dialogo, nella cornice del piano francese ma con quegli "aggiustamenti" che ieri ha chiesto il leader Cisl Raffaele Bonanni. Secondo altre fonti, invece, il percorso è ancora tutto da studiare. Pare che il sottosegretario non abbia ancora ottenuto da Jean-Cyril Spinetta rassicurazioni sufficienti sulle limature al numero di esuberi, mentre il piano di salvataggio per i lavoratori di Az servizi lasciati fuori dal perimetro aziendale sarebbe ancora da costruire. Probabilmente proprio per questo si sarebbe preferito rinviare l'incontro tra azienda e sindacati originariamente fissato per oggi. Meglio sfruttare queste ore per proseguire i contatti riservati e mettere a punto un piano. Nelle ore frenetiche della vigilia è scontato che le voci siano spesso discordanti. Tanto più che con le elezioni alle porte il centrodestra è determinato a seminare il campo di mine. Ieri Silvio Berlusconi è tornato all'attacco: "Finisca questa dissennata trattativa con Air France, sono tantissimi gli imprenditori pronti a intervenire". Peccato che non sia arrivata nessuna proposta al Tesoro, né sia partito il lancio di un'Opa in Borsa. Il centrodestra alza i toni, rilanciando sempre nuove ipotesi, sperando forse in una soluzione estrema per poter poi inserire le proprie pedine a costo zero. Ieri le cordate "ispirate" dal leader del Pdl sono diventate due: una guidata da Bruno Ermolli, l'altra dal finanziere romano Fabio Verna che in serata ha parlato solo di un dossier, non di una cordata. Dietro al tam-tam si rispolvera l'ipotesi Lufthansa, che continua a non mandare segnali. Sta di fatto che a questo punto si gioca davvero con il fuoco. I "tempi brevi" annunciati ieri dal consiglio d'amministrazione della compagnia non consentono l'apertura di nuove ipotesi rimaste finora solo sulle pagine dei giornali. "Si devono presentare con il borsellino in mano", ripete più volte Bersani. Per dire che a questo punto si devono mettere soldi e progetti sul tavolo, e non solo parole. Ma finora non sono arrivati né i primi, né i secondi. E qualora arrivassero, il "conto" da pagare per la compagnia di bandiera non sarà tanto diverso da quello che chiedono i francesi. Insomma, i pozzi sono avvelenati dalla campagna elettorale. Proprio i tempi della politica potrebbero infilare la compagnia sulla strada del commissariamento. Dopo le elezioni ci vorrà un mesetto prima che il nuovo governo si insedi. Un lasso di tempo molto lungo per le casse dell'Alitalia. Come dire: toccherà sempre a Prodi condurre la partita. Se il gioco si ferma, non ci sarà un altro giro di tavolo: solo il tribunale. I sindacati lo sanno bene, per questo ieri sono giunte tutte dichiarazioni distensive. I piloti della Uilt si sono detti pronti a riaprire la trattativa con Air France- Klm. Il sindacato di Angeletti si è detto anche soddisfatto per l'apertura del tavolo a Malpensa. Insomma, lo strappo della scorsa settimana sembra essere archiviato. Lo stesso Giuseppe Caronia, quello che si era alzato dal tavolo con Spinetta, lancia segnali positivi. "La decisione del Consiglio di amministrazione dell'Alitalia, che assicura la continuità aziendale, è assolutamente positiva e da noi ampiamente prevista: non c'erano alternative".

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Pagina VI - Roma UN PIANO regolatore delle notti romane, l'idea di far arrivare la metropolitana fin... (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina VI - Roma UN PIANO regolatore delle notti romane, l'idea di far arrivare la metropolitana fino ai nuovi quartieri di Bufalotta, i distretti della Creatività al Flaminio e della Modernità e dei Congressi dall'Eur a Ostia. E ancora: pene certe per i writer, che devono essere condananti a ripulire, un dipartimento del decoro che farà capo direttamente al sindaco, cento scuole aperte anche il pomeriggio a tutti, la lotta al racket degli ambulanti abusivi e 19 centri socioculturali, uno per ogni municipio. Sono alcune delle proposte di Francesco Rutelli, candidato del Centrosinistra a sindaco di Roma, al Forum che si è tenuto a Repubblica e a cui hanno partecipato il caporedattore della Cronaca romana Giuseppe Cerasa, Paolo Boccacci, Simona Casalini, Francesca Giuliani, Giovanna Vitale e Cecilia Gentile. Repubblica: Il tema della sicurezza è stato al centro della sua campagna elettorale. Che cosa propone? Rutelli: "Le statistiche dicono che Roma è più sicura delle altre Capitali, e che negli ultimi 6 mesi del 2007 i delitti sono diminuiti. Ma la verità è che oggi a Roma ci si sente meno sicuri di ieri. In parte questa sensazione è legata a fatti terribili che sono successi. Certo, la Roma degli scippi e dell'eroina di qualche decennio fa è finita. Ma bisogna fare cose concrete. Per prima cosa, se sarò eletto, cercherò di creare pattuglie miste di vigili urbani con carabinieri, polizia e guardia di Finanza. Ma bisognerà anche ridisegnare la mappa dei commissariati e delle stazioni dell'Arma, prevedere controlli sui campi rom 24 ore su 24. Far sì che siano gli stessi immigrati ad isolare i criminali. Perché, ad esempio, se la gran parte dei romeni sono onesti, è pur vero che è in questa comunità che si registrano più reati". Repubblica: Trasporti: sono da cantierizzare la metro D e il prolungamento del tram 8 fino a Termini. Nuovi quartieri come Bufalotta nascono senza metropolitana. E intanto gli autobus si aspettano ancora troppo alle fermate. Rutelli: "Devo dire che tra le emergenze della città avvertite dai romani il traffico, che era tra le prime, è sceso, pur restando un gran problema. Molto è stato fatto. Certo, per quanto riguarda Bufalotta, quando la talpa comincerà a scavare la linea B1 verso Conca d'Oro, beh, bisognerà pensarci prima di farla fermare a viale Jonio. L'ideale sarebbe che arrivasse ai nuovi quartieri di Bufalotta, insomma al Gra. Devo pensarci. Certamente lo sforzo finanziario è enorme e bisognerà coinvolgere i privati. Il Comune spenderà 9 miliardi di euro per i cantieri aperti. La soluzione resta la cura del ferro: abbiamo già 400 chilometri di ferrovie metropolitane che si integrano con il metrò e il trasporto di superficie. Bisogna cercare nuovi meccanismi di finanziamento. E poi, associata al traffico, c'è anche la condizione delle strade, il problema delle buche. Ho idee precise per una soluzione radicale". Repubblica: Pulizia della città: la situazione non è rosea, anzi è drammatica. Alemanno ha proposto di privatizzare l'Ama. Lei ha risposto che è una sciocchezza e che bisogna solo modificare il contratto di servizio. Che cosa propone? Rutelli: "La cura del decoro urbano sarà responsabilità diretta del sindaco, che coordinerà tutti gli uffici che si occupano di decoro e di pulizia e dunque anche l'Ama. E il contratto dell'Ama sarà da rivedere. Non è possibile che ci siano strade spazzate solo una volta al mese. E per quanto riguarda i rifiuti, bisogna chiudere il ciclo, metterlo a regime. Incrementare la raccolta differenziata con il porta a porta, utilizzare le migliori tecnologie per trasformare il Cdr in energia. E alla fine in discarica finirà solo una piccola frazione dei rifiuti. Malagrotta in questi anni ha ospitato 50 milioni di tonnellate di rifiuti. è ora di cambiare pagina, siamo pronti a concordare le iniziative con la Regione e la Provincia" Repubblica: Ancora decoro urbano. Le scritte hanno ridotto i muri di Roma in una condizione da Terzo mondo, tanti sono i manifesti affissi e non multati. Non pensa che sia venuta l'ora di costringere i condomini a ripulire almeno i primi tre metri degli edifici e affidare alle forze dell'ordine il compito di punire i writer? Rutelli: "Un buon esempio fu la ripulitura del ponte Flaminio a Corso Francia. Tutti la guardarono con meraviglia. Non sembrava vero. Da una parte c'è l'aspetto educativo. Lasciare un vetro rotto per strada è il miglior modo di ritrovarsene a migliaia. Ma bisogna chiedere alla magistratura di non permettere più l'impunità di chi sporca. Chi lo fa deve essere condannato a ripulire, a lavorare con le squadre del decoro che curano i giardini e cancellano le scritte. Insomma sporcare non deve essere più un gioco impunito. E anche vigili, polizia e carabinieri devono aiutarci a trovare chi sporca. è altamente educativo, ad esempio, che si sia smantellato il racket dei posteggiatori abusivi, che tenevano in ostaggio i cittadini. Perché è il racket che bisogna colpire. Come quello che organizza i venditori ambulanti. Per il senegalese che vende borse possiamo creare mercatini etnici, ma l'organizzazione che lo sfrutta deve essere stroncata. In certi casi nascondono la merce sotto le arcate dei monumenti. A Fontana di Trevi ci sono decine di venditori di palline anti stress. A via Tuscolana i negozianti che pagano le tasse non riescono a entrare nei negozi per quanti ambulanti ci sono. E questo non è possibile" Repubblica: I rom: continuare a tenere i campi in città o mandarli fuori dal raccordo? O pretendere che organizzino cooperative di lavoro? Che cosa farà? Rutelli: "Bisogna che i campi siano controllati 24 ore su 24. Dobbiamo impedire attività illecite, come furti e spaccio di droga, e dobbiamo pretendere che i bambini vadano a scuola. Integrare gli onesti, punire i delinquenti". Repubblica: Ztl notturna in centro e nei rioni storici, Trastevere, Testaccio, San Lorenzo. I residenti vogliono che sia estesa. I commercianti che sia ridotto l'orario vietato. Che farà? Rutelli: "Proporrò un piano regolatore della notte, con diritti e doveri per tutti, studiato insieme a residenti e esercenti. Il Centro ha 100 mila abitanti, non molti rispetto ad altri municipi. I palazzi della Politica fanno parte della sua storia, guai a cacciarli. E così la parte turistica, gli alberghi, ma anche pub, locali, discoteche. Bisogna evitare però che diventi come a Venezia: solo souvenir e struscio per turisti. Bisogna garantire il giusto equilibrio. E salvare oltre alle botteghe storiche anche quelle degli artigiani, come a via dell'Orso, come il negozio delle bambole di piazza Magnanapoli. Bisogna far pagare di meno agli artigiani il permesso per la Ztl. Il Centro non può ridursi a luogo per poche famiglie benestanti e bed&breakfast. Dobbiamo valutare come portare il tram 8 a Termini, usare molti più mezzi non inquinanti, installare parcheggi di scambio per le biciclette e dare un giro di vite ai troppi pullman turistici. Benvenuti, ma con le regole del Giubileo". Repubblica: Spazi per la cultura. In questo campo la giunta Veltroni ha fatto bene: dalle case del jazz e del cinema alla Festa del Cinema, alle notti bianche. Lei che proporrà di nuovo? Rutelli: "Diciannove centri culturali polifunzionali, uno per ogni municipio. E il museo di Roma Antica che, come ministro dei Beni Culturali, ho progettato insieme al Comune. Sorgerà nel palazzo di via dei Cerchi e lì si leggerà la storia di Roma Classica. Esporrà l'antiquarium comunale e opere dello Stato, il grande plastico del museo della Civiltà Romana e visite virtuali con le nuove tecnologie. Ci saranno due nuovi distretti: quello della creatività al Flaminio, con l'Auditorium, il nuovo museo Maxxi, il centro per le scienze che metterà in mostra la città del futuro, tutti i cambiamenti del vivere urbano. E nasceranno parcheggi e servizi migliori per i residenti. Invece dall'Eur a Ostia ci sarà il distretto della contemporaneità, dei congressi, con la Nuvola di Fuksas ma anche con tanti nuovi alberghi che dovranno nascere sul litorale. Ostia non ha nulla da invidiare a Rimini. Ed ha bisogno di alberghi per il turismo balneare e per quello congressuale dodici mesi all'anno. Ma in tutto il quadrante bisognerà migliorare la circolazione, cominciando con l'uso della ferrovia Roma-Formia per i pendolari che vengono da sud-est. Repubblica: Piano regolatore e interessi dei grandi costruttori: se ne è parlato a lungo. Per alcuni il Prg è già superato. Lei come si regolerà? Rutelli: "Io ho sempre avuto il massimo rispetto per i grandi imprenditori romani, che sono spesso di livello nazionale e alcuni anche internazionale. L'amministrazione sarà come sempre neutrale: detterà regole certe e non favorirà nessuno" Repubblica: Che cosa farà per l'economia romana, che ha avuto grandi successi, ma sulla quale ora soffiano i venti della crisi, dalla Ericsson all'Alitalia? Rutelli: "Non bisogna sottovalutare la grande crescita delle imprese di servizi, anche culturali. E una leva di giovani imprenditori molto capaci. Una delle minacce più grandi è stata il trasferimento dei voli internazionali a Malpensa. Finalmente ora si è capito che l'hub naturale dell'Italia è Fiumicino. E questo porterà linfa vitale per l'economia. Ora dobbiamo pensare all'indispensabile alleanza per Alitalia, che non vuol dire dimenticare Air One. Quanto all'edilizia, vogliamo che non si costruiscano solo case e centri commerciali, ma si portino in periferia funzioni pregiate. Questa è l'idea del Piano Regolatore, di una vera e propria città multipolare". Repubblica: C'è anche tanta fame di case popolari. Rutelli: "Prendo qui l'impegno di costruire a Roma 10 mila nuovi alloggi popolari, 10 mila in affitto agevolato, 6000 per studenti nei prossimi 5 anni". Repubblica: Se sarà eletto sindaco, dovrà fare una giunta di 12 assessori, come ora impone la legge. Quali incarichi accorperà e chi sceglierà? Rutelli: "Sulla giunta, se vincerò, voglio darmi qualche giorno di tempo. Alla mia prima elezione, la scelta dei nomi fu naturale: le persone con cui avevo lavorato per mesi nella campagna elettorale, da Tocci a Gentiloni, da Minelli a Montino, da Linda Lanzillotta a Piva. Ora dovrò fare una riflessione nuova. Creerò un mix di esperti e di "nuovissimi". Per il resto ho già detto che la competenza del decoro sarà direttamente del sindaco e del direttore generale, il City manager. E per le periferie ci vorrà un incarico che accentri le competenze oggi troppo disperse". Repubblica: E per i primi cento giorni? Rutelli: "Avvierò il progetto di aprire cento scuole anche il pomeriggio e la sera per i quartieri, come centro di aggregazione, di cultura e di sport per tutti". (a cura di paolo boccacci).

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Tre progetti, nessun vincitore il trasloco divide chinatown - davide carlucci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

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Pagina XI - Milano Tre progetti, nessun vincitore il trasloco divide Chinatown Sempre più fantomatica la "cordata" per Gratosoglio mentre c'è già chi ha firmato per spostarsi a Lacchiarella DAVIDE CARLUCCI La storia degli imprenditori disposti a trasferire i negozi all'ingrosso della Chinatown milanese in via dei Missaglia ricorda un po' la cordata evocata da Berlusconi per il salvataggio di Alitalia. C'è di sicuro, anzi forse no: potrebbe esserci. "Ce ne saranno altri disposti a investire", azzarda l'assessore all'urbanistica Carlo Masseroli dopo il ritiro annunciato dai due promotori della soluzione Gratosoglio, Angelo Ou e Luigi Sun. "In un incontro con il console ho visto persone disposte a investire con l'aiuto di capitali cinesi. Aspettiamo di vedere se è una balla o se è vero", continua Masseroli. La prima delle due, dicono tutti in Paolo Sarpi. "Gratosoglio? Noi non sappiamo nulla - dice una grossista, Elisa Han - ma noi seguiamo quello che dice il Comune e se non c'è niente di sicuro il problema non è dei cinesi". Per Marco Ji, commercialista, è stato addirittura "tutto uno scherzo: ma chi vuole che vada a investire tutti quei soldi lì? E non si capisce nemmeno chi, tra i commercianti, sarebbe disposto a trasferirsi". Ji sostiene l'ipotesi alternativa, il centro commerciale Girasole di Lacchiarella, che avrebbe diversi spazi da concedere in affitto. "Molti hanno già fatto questa scelta, silenziosa e intelligente - assicura - lasciando la caparra e firmando la proposta. Se qualcuno ancora nicchia è perché spera che il Comune conceda loro un'area gratuita. Ma i commercianti non aspettano i tempi della politica. E fra qualche mese a Lacchiarella sarà tutto pronto". Un "piano B" benedetto anche da Masseroli - "noi non siamo affezionati a via dei Missaglia" - e dal vicesindaco Riccardo De Corato: "Se raggiungono l'accordo su Lacchiarella, che in una prima fase era una proposta complementare a Gratosoglio, ben venga: ne parleremo a fine aprile quando riconvocheremo il tavolo". Tramontato definitivamente, perché impraticabile, l'investimento in via Ripamonti - l'area sorge su un terreno agricolo - l'opzione del Comune ai confini con la provincia di Pavia è stata indicata da un ristoratore molto influente nella comunità cinese. E gli stessi grossisti, piuttosto confusi, suggeriscono di parlare con lui (che però si nega). Sui giornali in lingua, del resto, il centro viene già ampiamente propagandato - "ma ogni settimana ne spunta uno nuovo", rivela un'operatrice immobiliare. E lo stesso Luigi Sun ammette: "è l'unico progetto concreto e non ha costi". Certo, aggiunge, "va bene per chi viene dalla provincia ma è molto lontano e scomodo per i cinesi che vivono a Milano, mentre il nostro è raggiungibile con i mezzi pubblici". Ma se il Comune e una parte della comunità cinese pensano che sia la soluzione migliore, facciano pure, aggiunge l'imprenditore. è risentito, si capisce: "L'amministrazione ci ha screditato all'interno della comunità decidendo per la Ztl proprio in questa fase delicata della trattativa". De Corato - che non considera tuttavia Sun e Ou degli interlocutori - rispedisce la palla a Pierfrancesco Majorino, del Pd, e Matteo Salvini, della Lega: "Sono loro gli autori di quella mozione. Poi, qualcuno, nella maggioranza, ha abboccato". Majorino replica che "quella mozione si occupa solo di tutelare la qualità della vita in un quartiere eccessivamente stressato". Il problema è che il Comune "continua a perdere tempo dando l'impressione di non avere una linea". L'associazione ViviSarpi, poi, attacca tutti: i due imprenditori che hanno dato forfait, il sindaco e il console. "Ai suoi residenti raccomanda pazienza. E intanto i suoi compatrioti continuano ad aprire esercizi all'ingrosso". Chi ci guadagna, però, sono gli italiani: il titolare di un negozio di scarpe per andar via e cedere il suo locale in affitto chiede una buonuscita da 300mila euro. E i prezzi continuano a salire.

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"malpensa, i fondi non bastano" - andrea montanari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

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Pagina XII - Milano "Malpensa, i fondi non bastano" Provincia e Regione: pochi per 7 mila posti persi nell'indotto I sindacati: no alle speculazioni elettorali, gli aiuti saranno decisi dagli accordi ANDREA MONTANARI Nuovo allarme di Regione e Provincia sugli esuberi a Malpensa. Mentre il governatore Roberto Formigoni annuncia che entro il 20 maggio sarà sottoscritta un'intesa d'area per decidere come affrontare le ripercussioni dell'abbandono di Alitalia sull'indotto dell'ex hub lombardo, e a Roma è saltato l'incontro tra i sindacati e i vertici della ex compagnia di bandiera, gli assessori al Lavoro di Palazzo Isimbardi e del Pirellone avvertono: i fondi stanziati dal governo sono insufficienti. "Con quelli stanziati nel decreto "milleproroghe" - spiega l'assessore provinciale al Lavoro Bruno Casati - si può coprire la cassa integrazione solo per 2.083 lavoratori. Gli esuberi nell'indotto sono tre volte tanto. Secondo la Camera di commercio di Varese solo nell'area dell'aeroporto sono a rischio sei mila posti di lavoro. Se poi la crisi si stendesse al settore cargo si perderebbero altri mille posti di lavoro". Sulla stessa linea l'assessore al Lavoro del Pirellone Gianni Rossoni: "Bisogna chiedere al prossimo governo di aumentare la dotazione. La stima è di oltre settemila esuberi. Quindi per due anni occorrono 290 milioni di euro, senza contare atipici e precari di cui vorremmo farci carico". I fondi finora a disposizione, come ha ricordato Formigoni nel corso della riunione che ha convocato con enti locali, sindacati e industriali, sono 40 milioni di euro per il 2008 e altri 40 nel 2009 per finanziare gli ammortizzatori sociali. Più altri quaranta per il completamento delle infrastrutture di collegamento. Prudente la reazione dei sindacati. "Non è vero che i fondi sono insufficienti - commenta Osvaldo Domaneschi della Cisl Lombardia - . Il vero problema da affrontare è quello della logistica, non è ancora detto che il settore cargo di Malpensa sia condannato". Poi un avvertimento: "Basta con le strumentalizzazioni politiche sul numero degli esuberi. Non si faccia campagna elettorale sulla testa dei lavoratori. Gli accordi sugli esuberi nelle piccole come nelle piccolissime aziende si fanno tra i sindacati e le aziende". Il segretario della Uil Stefano Franzoni avverte: "è necessario definire rapidamente le condizioni e i criteri di ammissione alla cassa integrazione per evitare strumentalizzazioni nel ricorso al finanziamento". Quanto al futuro di Alitalia, Formigoni non si sbilancia: "Air France sta chiedendo una marcia indietro formidabile, vediamo come risponderanno gli altri attori". E il presidente di Confindustria Lombarda Giuseppe Fontana ammette: "Di fronte a piani interessanti gli industriali non si tireranno indietro, ma finora di cordate non ne ho viste".

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Malpensa, cargo in crisi: <tremano> 1200 addetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

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N. 85 del 2008-04-09 pagina 5 Malpensa, cargo in crisi: "tremano" 1200 addetti di Maria Sorbi Nel piano Air France c'è il taglio dei voli merci. L'assessore Boni: "Scelta scellerata i centri di smistamento sono tutti qui" L'allarme lavoro a Malpensa si fa sempre più grave. Oltre a dover rinunciare a 6 milioni di passeggeri, l'aeroporto vede anche calare il traffico merci. Tanto che il settore Cargo sta perdendo un terzo del fatturato. Questo significa che a rischio ci sono altri posti di lavoro, oltre ai seimila già calcolati nel territorio e ai 900 provvedimenti di cassa integrazione Sea. Si parla di qualcosa come altre 1.200 occupazioni che vacillano. "E pensare che il traffico merci - fa notare l'assessore lombardo alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo - cresce del 20-25 per cento ogni anno. Sono state compiute scelte suicide, che vanno del tutto contro le logiche del mercato". Paradossalmente, se dovessero riprendere le trattative e se Air France dovesse comprare Alitalia, le merci dovrebbero essere caricate sui tir e decollare da Fiumicino. "Uno spreco di risorse e di tempo enormi. Le imprese sono qui e le merci si muovono dalla Lombardia". La crisi dei Cargo, secondo l'assessore al Lavoro della Provincia di Milano, Bruno Casati, "non è ancora scoppiata, ma è addirittura più grave rispetto a quella del traffico passeggeri". Davide Boni, assessore lombardo al Territorio, non osa nemmeno immaginare il danno a tutto l'indotto. "I punti di smistamento delle merci - spiega - sono tutti qui. La crisi Cargo metterebbe definitivamente in ginocchio le aziende e sarebbe una scelta scellerata tagliare anche i voli che trasportano merci". C'è anche un altro problema: i 40 milioni di euro all'anno, previsti dal decreto "mille-proroghe" bastano a coprire solo 2.083 provvedimenti di cassa integrazione, quando invece i lavoratori da tutelare sono almeno tre volte tanto. "Servirebbero 145 milioni all'anno" spiega l'assessore lombardo al Lavoro, Gianni Rossoni. Se ne è parlato durante il tavolo istituzionale con enti locali, associazioni di categoria e sindacati, convocato ieri al Pirellone, per trovare un accordo sulla gestione delle risorse stanziate dallo Stato: per il 2008 40 milioni per gli ammortizzatori sociali e 40 milioni per le infrastrutture di accesso all'aeroporto di Malpensa. Le tempistiche sono già state decise: entro il 20 maggio deve esserci un'intesa perché poi il governo possa far partire la cassa integrazione entro il 15 giugno. "Bisogna chiedere al prossimo governo di aumentare la dotazione - aggiunge Rossoni -. Occorrono 290 milioni di euro senza contare atipici e precari di cui vorremmo farci carico". È lo stesso presidente lombardo Roberto Formigoni a confidare nel post elezioni: "Questo governo non ha più conigli da tirare fuori dal cilindro. Sarà il prossimo governo a risolvere il problema e a rilanciare Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Io, "atterrata" a Milano per sbaglio> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 85 del 2008-04-09 pagina 7 "Io, "atterrata" a Milano per sbaglio" di Redazione L'ex moglie di Leonardo Mondadori racconta la sua avventura italiana, quella di un'arredatrice "mondiale" innamorata di una città "dialettale" "Venga in terrazza a vedere il Duomo e la Madonnina!". Sono le prime parole di Katherine Price Mondadori appena entriamo in casa. "Voglio mostrarle dall'alto, approfittando della luminosità della giornata, la visione della città. Non la trova spettacolare?". È vero. Uno scenario sorprendente che forse pochi, fra gli stessi milanesi, hanno avuto occasione di osservare. L'istintività del gesto fa capire quanto affetto Katherine Price abbia per la città dove è venuta a vivere all'inizio degli anni Ottanta, quando ha incontrato suo marito, l'editore Leonardo Mondadori, e dove sono nati i suoi figli, Filippo e Francesco, appassionato tifoso del Milan, di cui è il più giovane consigliere, per quanto impegnato a studiare musica a Los Angeles. "Sono felice dell'assegnazione dell'Expo ed ho voluto scrivere una lettera di congratulazione a Letizia Moratti, un'amica, per quanto non la incontri di frequente. È' stata bravissima". Nata e vissuta negli Stati Uniti, nel North Carolina, dove si è laureata in giornalismo, Katherine Mondadori ha viaggiato un po' in tutto il mondo, cosa che continua a fare, pur tornando di frequente a Milano dove risiede, per svolgere la sua attività di interior designer. Quando arrivò in Italia? "La prima volta che sono giunta in Italia, sono atterrata proprio a Malpensa, anche se ero diretta a Capri... Forse un segno premonitore. Nel mio paese Milano era nota per la Scala, e mi dicevano però che era una città buia, piena di smog, ma non è così". In un italiano perfetto, ma con inconfondibile accento americano, Katherine Mondadori rivela una classe squisita. È una di quelle signore che, pur se indossano un abbigliamento sobrio, sembra vestano in un abito da sera. Quando conobbe Leonardo, e cosa le piacque di Milano? "Ho conosciuto Leonardo nel 1981 a una cena e poi ci siamo sposati. Milano mi è piace perché è una città misteriosa, che bisogna scoprire. Si trovano degli angoli deliziosi, come il giardino della famiglia Invernizzi, presso Corso Venezia. Mi piacciono i Navigli dove lavora il mio ultra ottantenne tappezziere che si rivolge a me solo in dialetto: "bela sciura, bela tusa...". Il milanese "doc", ma ce ne sono sempre meno, non ti dà subito confidenza, anche se si trovano di fronte a uno straniero. Un atteggiamento che apprezzo dal momento che provengo da una famiglia rigida, severa. Oggi vi è invece la tendenza a dare subito del tu, una familiarità eccessiva". Katherine Mondadori ha difficoltà nel pronunciare il dialetto, ma quando, le chiediamo se le pace la cucina milanese, cita subito la cassuola. "Per me la vostra cucina è la migliore del mondo. Anche Leonardo la gustava. Il risotto, la cotoletta... Sono sempre stata una brava cuoca e me la cavo bene". Lei ha cominciato vivere a Milano in un periodo "ruggente" per la città, gli anni della Milano da bere... Come si svolgeva la sua vita? "Frequentavamo molto la Scala, il simbolo culturale internazionale di Milano. Poi molte cene, numerosi amici, i nomi più in vista della moda e della cultura, dell'arte, dell'arredamento: Ferrè, Versace, Camilla Cederna... Non mi chieda di elencarli tutti poiché sono certa di dimenticarne qualcuno. Milano mi ha dato non solamente un marito e i figli, ma molte durature conoscenze. Per gli amici autentici il tempo non conta. Non occorre vedersi ogni giorno. So che i vostri negozi offrono di tutto e riflettono il buongusto della città, ma non sono amante dello shopping". Ci sarà qualcosa che non le piace di Milano... "Il troppo tempo necessario a raggiungere in auto Malpensa. La lunga fila che devo fare quando vi arrivo per il controllo del mio passaporto americano. Non potendo utilizzare il passaggio per le persone dell'Unione Europea, a volte sono costretta ad attendere per ore tra sudamericani, indiani, cinesi... Ora poi che l'Alitalia ha chiuso i collegamenti dallo scalo, il disagio è notevole. Domani devo raggiungere il Dubai, dove sto completando i lavori di arredamento degli appartamenti di una splendida torre che porta il mio nome - KPM - e sono costretta a recarmi con un volo a Roma, e attenderne un altro per la mia destinazione. L'immigrazione è un altro grave problema. Temo che un giorno i milanesi autentici saranno talmente pochi che in strada si saluteranno fra di loro stringendosi la mano...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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MAURO MORETTI (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 85 del 2008-04-09 pagina 25 MAURO MORETTI di Paolo Stefanato Il principio è: tutti devono acquistare il biglietto da Milano Dicono che somigli a Gian Maria Volontè nel film "Il caso Mattei". Più banalmente Mauro Moretti, è un ferroviere e da un anno e mezzo è incaricato di una vera e propria mission impossible per un manager: risanare e, soprattutto, rendere efficienti le Ferrovie dello Stato. Gira con una Yaris: "Funziona benissimo". Le auto blu le ha abolite per sé e per tutti i dirigenti. Il suo stile è spartano. A Milano, riceve nell'ufficio del capostazione di Rogoredo, affacciato al binario: i suoi predecessori accoglievano gli ospiti a Palazzo Litta, uno dei capolavori del Barocco milanese. Lui Palazzo Litta l'ha restituito al Demanio: "Ci costava un milione all'anno e serviva solo all'amministratore delegato per le sue trasferte milanesi". Nel 2007 ha tagliato spese inutili per 147 milioni. Ha risolto i contratti con le società di polizia privata e ha fatto un accordo innovativo con quella di Stato: adesso con 5 milioni l'anno la Polfer è tornata nelle stazioni anche di notte, contro i 30 che prima si spendevano per vigilantes che non potevano nemmeno arrestare. Nei primi 15 mesi del suo mandato le Ferrovie sono "dimagrite" di 6mila persone, compresi 150 dirigenti, in maniera indolore, senza piani di esuberi. È stato per quattro anni sindacalista della Cgil: "Mi volle Lama ai tempi in cui presidente era Ligato, un uomo che con le Ferrovie c'entrava nulla. Era il 1986 e fui chiamato perché il sindacato doveva essere ricostruito; a quei tempi l'Italia andava peggio di oggi". Nel novembre del 1988 Mario Schimberni, allora commissario straordinario, gli chiese: lei quanta gente licenzierebbe? Moretti ci pensò qualche attimo: "Cinquantamila". L'accordo fu firmato due anni dopo: 50mila tagli, appunto. Oggi spiega il calcolo: "Semplice: erano state assunte 50mila persone senza che ci fosse stato alcun miglioramento di produttività. Voleva dire che non servivano". Si è mai visto un sindacalista appassionato di produttività? Se non ci fosse il passato alla Cgil, le sue rigidità di oggi potrebbero essere considerate in perfetto stile Federmeccanica. La legalità per esempio. Il principio è: tutti devono pagare il biglietto. A sinistra non sono stati sempre tutti di questo avviso. Così quando i dimostranti veneziani diretti a Roma per manifestare contro Bush volevano farlo gratis, a spese delle Ferrovie, lui ha bloccato i treni. Ripartiti dopo alcune ore, quando tutti i passeggeri sono risultati in regola: "Ho fatto lo sconto comitive", osserva con un guizzo d'ironia. Moretti lancia un segnale obliquo: "Il discorso vale anche per i tifosi. E se qualcuno mi ordina di spedirli in treno, io la fattura la mando a lui". Alle Ferrovie è arrivato per la strada principale: un concorso. Un bando delle Fs per laureandi ("modello attualissimo"), un milione di lire più biglietti gratis per un anno. Lo vinse (era al quarto anno di ingegneria a Bologna) e nel 1978 entrò in azienda, scorrendola tutta: impianti elettrici, tecnologie, officine. Ha studiato l'elettrificazione dell'Alta velocità, anticipando lo standard europeo, 25 kilovolts: senza quello, non si potrebbe viaggiare a 300 orari. Poi Metropolis, la società degli immobili, antesignana di Grandi Stazioni. È stato incaricato di studiare il modello societario dopo la liberalizzazione. Poi l'area trasporto a Firenze, e nel 2001 la guida di Rfi, la società che gestisce l'infrastruttura, cioè i binari. Moretti non è un politico: è un ingegnere, e ne ha il carattere. Che vuol dire rigore, chiarezza. Durezza se necessario. Nel 2006 lo ha chiamato Tommaso Padoa-Schioppa, che in quanto titolare del Tesoro è il padrone delle Ferrovie, e gli ha offerto il vertice dell'azienda. Lui ha risposto più o meno così: "Accetto a due condizioni. Primo, di non essere, come i miei predecessori, presidente e amministratore delegato. Io voglio solo la gestione; il presidente e i consiglieri devono essere persone indipendenti e di garanzia. Secondo. Dovete sistemare i rapporti tra le Ferrovie e lo Stato. Che al tempo stesso fa le regole, fa l'azionista e fa il cliente. Troppa confusione". La promessa c'è stata. Ma con lo Stato i rapporti sono ancora così e così. Per esempio, l'ultima Finanziaria ha ridotto i soldi a disposizione delle Regioni per pagare il servizio da 1.650 a 1.300 milioni. "È il 20% in meno. Lo Stato vuole tagliare i servizi? Lo faccia, è una scelta politica". E precisa: "Le Fs sono una società per azioni: se non pagano e dò ugualmente il servizio, rischio un'azione di responsabilità oltre che il fallimento". Già porre il problema in questi termini è una rivoluzione. È proprio sul concetto di impresa che, da ingegnere, insiste. È riassumibile così: dove c'è mercato, quelle aree di trasporto dove i ricavi sono superiori ai costi, l'azienda sta in piedi da sola. Dove non c'è mercato, lo Stato e le Regioni devono decidere che cosa vogliono, e le Ferrovie prestano il servizio come fornitore, su corrispettivo. "Diventa un servizio universale, come portare l'acqua nei paesini di montagna. Deve pagare la comunità". Il principio risale al 1998, ma finora non ha soddisfatto nessuno, a cominciare dai pendolari. "Il problema riguarda Milano, Roma e, in diversa misura, Torino e Genova. Nelle due ore di punta, a Milano, entra una popolazione come due volte l'Umbria, e in quelle ore non ci sono treni sufficienti". E allora? "Le Regioni decidano che servizio vogliono, spetta a loro. Il biglietto è solo una parte del costo, e in Italia oggi i costi sono i più bassi: 3,5 centesimi al chilometro pagati dal passeggero, più 6,8 dal sistema pubblico; in Germania sono 7,3 dal cittadino e 12,5 dallo Stato; in Francia 11,9 più 9,9. Libere le Regioni di fare gare internazionali, ma questi numeri siano chiari. E se per caso tedeschi o francesi volessero fare dumping in Italia, siamo pronti a ricorrere alla Corte di giustizia europea per aiuti di Stato". Ma le Regioni pagano? "Non tutte, e comunque poco", è la risposta. "Se nel 2008 ci saranno dati i soldi per il trasporto locale, il bilancio del gruppo Fs chiuderà in pareggio". Moretti ha ripreso in mano la contrattazione con le Regioni e ha inventato quello che tutte le imprese hanno già: un catalogo. Finora il prezzo del servizio si basava solo sui chilometri. Ora c'è un tariffario completo a disposizione dei clienti: un treno vecchio costa meno di un treno nuovo, un convoglio di 150 posti viene fatturato diversamente da uno di 450 o di 700, la notte è più cara del giorno perché incide il notturno nelle buste paga. La strada è avviata, tutto diventa chiaro e non casuale, e "se le Regioni vogliono fare le gare, adesso hanno i capitolati pronti". Un passo culturale decisivo. Ma il vero salto di qualità per il trasporto regionale arriverà con i famosi "1.000 treni per i pendolari" previsti nel piano industriale che il governo ha approvato solo politicamente, senza cioè prevedere come reperire gli adeguati stanziamenti. Ma in perdita non è solo il trasporto locale. Si fa prima a dire che cosa è in attivo per capire quanto sia complicata la missione di Moretti: la rete passeggeri Torino-Venezia e Roma-Napoli, di giorno. Tra Roma e Bari guadagnano due treni al giorno, tra Reggio Calabria e Napoli uno solo. I quattro Eurostar tra Ancona e Roma sono in perdita. Ma quando le Fs hanno messo in discussione il servizio sono scoppiate polemiche e pressioni a non finire. La stessa logica ha voluto che la linea dell'Alta velocità Milano-Torino corresse lungo l'autostrada, costringendo a rifare tutti gli svincoli, per motivi "non ferroviari" ma a spese delle Fs. La stessa logica, ancora, sulla Bologna-Milano ha imposto barriere antirumore anche quando di qua e di là ci sono campi di frumento. "Quando Andreotti diceva che ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le Fs non conosceva le Ferrovie, ma conosceva tutto quello che ci sta attorno", commenta Moretti. Che per pazzo non vuol passare. Esattamente come l'Alitalia, "impresa prigioniera delle logiche non imprenditoriali, piena di rotte improduttive volute dalla politica a tutti i livelli". Una novità viene dall'Alto Adige. La Provincia di Bolzano ha voluto allargare il servizio ferroviario con più frequenze e più collegamenti e se n'è assunta il rischio. "Noi vendiamo il treno vuoto per pieno e giriamo a loro gli incassi". Una logica che assomiglia a quella dei voli charter, venduti all'ingrosso ai tour operator. Anche grazie a un aumento delle tariffe, nel 2007 i conti sono migliorati di 1.700 milioni. Nel 2006 le perdite nette erano state di 2,12 miliardi, nel 2007 sono scese a 420 milioni su un fatturato di circa 6 miliardi. Più significativo il margine operativo: nel 2006 era negativo di 670 milioni, nel 2007 ha invertito: più 300. Per il 2008 si punta, come abbiamo visto, al pareggio. E intanto si lavora nei cantieri e sulla finanza. Nel dicembre 2008 sarà attiva la Bologna-Verona (un progetto di cui parlavano già Mussolini e Hitler), e si andrà da Milano a Bologna in un'ora con i treni dell'Alta velocità. Nel 2008 sarà completata anche la ristrutturazione della Centrale di Milano. Nel dicembre 2009, sarà operativo tutto l'asse veloce Torino-Salerno, si andrà da Roma a Milano in tre ore, da Milano a Napoli in 4 e 15. "Porteremo via il 70% del traffico tra Linate e Fiumicino e il biglietto non costerà molto più di oggi". Anche per le merci ci sono risultati visibili. La rete è stata riorganizzata in un sistema di hub intermodali. "Il primo anno pensavamo di perdere traffico, invece lo abbiamo aumentato del 4%". L'attività cargo viene anche esportata: il trasporto merci effettuato dalle Fs all'estero è circa un terzo di quello interno, ed è superiore a quello fatto in Italia dagli stranieri. In Germania le Fs hanno una società incaricata di tutte le operazioni internazionali e che è leader nel trasporto di auto: "Le Bmw le distribuiamo noi". Con le Poste è stata creata una società per la logistica, sono avviate partnership con operatori marittimi. Tutto questo ha esplicite prospettive finanziarie: sistemati i conti, l'obiettivo è il mercato finanziario: "Perché il mercato dei capitali dà più forza contrattuale anche nei confronti degli enti locali. I contratti di servizio devono essere scontabili in banca". Anche le lamentele più semplici trovano risposta: il sistema tariffario passeggeri è farraginoso? "Abbiamo trovato un sistema informatico disastroso, troppo complicato. Lo abbiamo già semplificato del 40%, l'obiettivo è avere solo quattro livelli di tariffe: normale, senior, junior, handicap, con sconti con le carte viaggio". I treni sono sporchi? "Lo ammetto. Con i consumatori abbiamo dato incarico a una società terza, di fama mondiale, la Sgs, di verificare se il lavoro delle società incaricate del servizio viene svolto correttamente. Stanno elaborando i dati e a breve, dove necessario, risolveremo i contratti per inadempienza". Tutto il pensiero di Moretti sembra puntato a obiettivi schiettamente liberali: fare impresa, quadrare i conti, espellere la politica o comunque ridimensionarne il ruolo a quello di indirizzo. Napoleone? Forse. Ma il suo mandato scadrà nel 2010. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"alitalia, resta pochissimo tempo" - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Alitalia, resta pochissimo tempo" Allarme del cda: in cassa 170 milioni, continuità aziendale assicurata solo a breve La Ue: sindacati attenti. Domani vertice con il governo. Oggi azioni riammesse LUCIO CILLIS ROMA - Il cda di Alitalia tiene ancora in quota la compagnia, ma lancia l'allarme liquidità e avverte che, senza mezzi freschi, i conti lasciano ancora "pochissimo tempo". Il consiglio presieduto dal nuovo numero uno Aristide Police, col sostegno degli advisor finanziari, ha deciso per la continuità aziendale, mettendo da parte, per ora, lo spettro dell'amministrazione straordinaria. I tempi della sopravvivenza sono però "brevissimi", considerato che al 31 marzo c'erano in cassa 170 milioni di cui 79 entrati con la cessione del 2% scarso di azioni Air France detenute dalla Magliana. Ai 170 milioni di euro vanno però sommati altri 69 milioni incassati il 2 aprile (e quindi non conteggiabili al 31 marzo) grazie ad un credito di imposta già annunciato. Quindi le disponibilità della compagnia, oggi, ammontano a poco più di 200 milioni. Una cifra che permette di non affogare ma non di guardare al futuro serenamente. Mantenendo il ritmo negativo dei primi due mesi del 2008 (circa 3 milioni di euro in fumo ogni giorno) è possibile ipotizzare 2 mesi di attività. Bisogna però considerare che il piano di sopravvivenza ideato dall'ex numero uno Maurizio Prato - compresi i tagli a Malpensa e alla flotta - è entrato in azione dal 1 aprile e quindi i benefici si sentiranno sui conti già a partire dalle prossime settimane. Verosimilmente è possibile che Alitalia riesca quindi ad arrivare senza contraccolpi all'insediamento del nuovo governo a maggio. Giusto il tempo di entrare nel gruppo Air France-Klm, che resta l'unica opzione sul tavolo: il cda di Alitalia, tra l'altro, ha preso "favorevolmente atto del comunicato stampa diramato dal gruppo franco-olandese al termine della riunione del board", segno di una nuova schiarita sul fronte del negoziato. Oggi, intanto, nel giorno del rientro alle contrattazioni (solo in asta) del titolo Alitalia, è saltato il previsto incontro tra azienda e sindacati. E questo per non anticipare i temi al centro dell'incontro programmato per domani mattina alle 10.30 a Palazzo Chigi. Il vertice, il primo dopo un lungo digiuno per le sigle di Alitalia (che da tempo attaccano l'esecutivo per l'assenza dal tavolo delle trattative con Air France) è stato preceduto ieri da un briefing con Romano Prodi. Domani, oltre al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, sono attesi Pierluigi Bersani (Sviluppo economico), Alessandro Bianchi (Trasporti) e Cesare Damiano (Lavoro). Per il Tesoro, in sostituzione del ministro Padoa-Schioppa impegnato all'estero, sarà presente il sottosegretario all'Economia Massimo Tononi. Il ministro Damiano, in previsione dell'incontro che affronterà il nodo degli esuberi e degli ammortizzatori sociali di Alitalia, ieri ha invitato i sindacati alla cautela: "Come sempre ciascuno fa la sua parte, ma la corda non va tirata, il rischio è che salti. Mi auguro comunque, come sempre, che si raggiunga un accordo - ha aggiunto - altrimenti si determinerà una situazione difficilmente gestibile: soltanto partendo da un piano industriale possiamo risolvere i problemi occupazionali". Anche dall'Unione Europea parte una esortazione diretta ai rappresentanti dei lavoratori Alitalia: "Occorre che i sindacati valutino bene le conseguenze delle loro scelte, delle loro azioni" è il commento del commissario ai Trasporti Ue Jaques Barrot, il quale ha ribadito che "Alitalia ha già beneficiato di aiuti pubblici e quindi non può riceverne altri fino al 2011. Qualunque altra soluzione che preveda sostegni pubblici - ha concluso il commissario - sarebbe bloccata dalla Corte". I sindacati, da parte loro, mettono da parte le polemiche. Secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni "il problema non è capire quello che noi diremo al governo nel prossimo incontro, ma quello che il governo dirà a noi". Fabio Berti, dell'Anpac esprime "grande soddisfazione per la decisione del cda di Alitalia: è quanto mi aspettavo, e spero che il governo imposti la trattativa con l'azione di supporto nella nostra mediazione con Air France". Ma per Fabrizio Solari, numero uno della Filt Cgil "la decisione del cda di Alitalia di garantire la continuità aziendale era scontata: solo il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, aveva perplessità e lanciava degli allarmi che, come dimostrano i fatti, non avevano ragione di essere". Silvio Berlusconi, invece, insiste: "Finisca la dissennata trattativa con Air France".

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I piloti scavano l'ultima trincea "serve ancora una trattativa" - paolo g. brera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Assemblea della Uilt nel terminal voli nazionali di Fiumicino: il piano francese va ritoccato I piloti scavano l'ultima trincea "Serve ancora una trattativa" "Se i sindacati firmano un accordo con 507 esuberi rigettiamo tutto. Siamo coesi" PAOLO G. BRERA FIUMICINO - "Quel piano va ritoccato, senza modifiche è troppo indigesto per poter essere firmato". All'ombra di una possibile ripresa delle trattative con Air France, il fronte dei piloti Alitalia è compatto su una linea prudente: rimettersi al tavolo a discutere, ma non ammainare bandiera firmando la qualunque perché "questo non l'accetteremmo mai". A comandanti e primi ufficiali il futuro disegnato da Spinetta piace poco, questo è sicuro: "Dicono che l'alternativa è il fallimento, ma sarà vero? O è solo un'indebita pressione per convincerci? Dobbiamo trattare, trattare e trattare ancora - dice il comandante Federico Lasco, da 23 anni in Alitalia - ma mettere a terra decine di aerei e il 25 per cento dei piloti non ha senso. Air France assume un centinaio di piloti l'anno, e quest'anno prevede di assumerne 300: che significato ha tagliare 507 di noi, molti dei quali hanno un grande patrimonio di esperienza?". Ieri i piloti si sono riuniti in assemblea (convocata dalla Uilt) nella sala blu del terminal voli nazionali di Fiumicino, ed è partito un fitto scambio di telefonate ed e-mail in tutto il mondo. Qualcuno ricorda le durissime trattative contrattuali francesi sul fronte dei trasporti, quando "bloccano le autostrade e fanno a chi è più duro la vince: se sono abituati così, non dovremmo pensare di farlo anche noi?". "Non lo escludo, è una strada che possiamo ipotizzare", risponde il segretario nazionale Uilt Marco Veneziani, prima di chiudere con un sorriso ottimista l'assemblea in cui ha tastato il polso della categoria: "Siamo aperti al dialogo, la speranza di riaprire la trattativa c'è tutta. Siamo preoccupati, sì, ma anche tranquilli: questo fronte del "firmare subito" è un bluff, non possiamo certo mettere a terra 42 aeroplani e mandare a casa 500 piloti. Sarebbe una resa alla Francia". "Se ci vogliono comprare - dice Tommaso Brait, primo ufficiale (copilota) con 6 anni di anzianità - devono essere disposti a trattare. I francesi vogliono fare un affare, ma a quanto pare intendono farlo esclusivamente loro. Io sono un esubero, ci tengo a dirlo: i piloti sono la categoria che soffrirebbe di più: da 290 esuberi si è saliti a 507. Hanno una modalità di trattativa fortemente ostile, ma il ruolo dei sindacati ora è molto delicato: possono calarsi le braghe, ma se firmano con 507 esuberi rigettiamo tutto. Al di là di qualche scheggia impazzita che fa lo sciopero della fame, siamo coesi. Una soluzione? Spalmare il disagio su tutta la categoria con cassa integrazione a rotazione, giornate di solidarietà e part time". "è troppo presto per decidere - frena un comandante di lungo raggio, Paul Contini - perché se Berlusconi vincerà le elezioni tornerà sicuramente in ballo la questione Malpensa. Certo, se Air France dovesse fare un passo nella nostra direzione... non bisogna tirare troppo la corda, ma che peccato vedere la nostra Alitalia svenduta e rovinata in questo modo: lasciare un quarto della flotta a terra vuol dire avere destinazioni annullate, penalizzando il servizio e il ruolo della compagnia".

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Titoli riammessi a Piazza Affari (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Unica fase d'asta Titoli riammessi a Piazza Affari I titoli Alitalia saranno riammessi oggi alle contrattazioni di Borsa ma, come fanno sapere da Piazza Affari, le negoziazioni su azioni e obbligazioni convertibili quotate al mercato telematico avverranno in un'unica fase d'asta. Nel periodo di contrattazioni, fra le 8 e le 17,30, sarà vietato immettere ordini di acquisto o vendita senza il limite di prezzo. Le azioni e le obbligazioni convertibili Alitalia segneranno quindi un unico prezzo in chiusura, alle 17,30.

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ROMA La continuità aziendale di Alitalia è legata all'intesa con Air France. Ma i te (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Mpi sono strettissimi avverte il cda: a marzo la cassa era ridotta a 170 milioni. Intanto, salta l'incontro azienda-sindacati e Palazzo Chigi lavora a un pre-accordo per dopo le elezioni.

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Alitalia, liquidità per poco tempo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Allarme del Cda: a marzo in cassa 170 milioni. Salta l'incontro con i sindacati "Alitalia, liquidità per poco tempo".

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La lettera a Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La lettera a Berlusconi Bel colpo di Veltroni che si riprende l'italianità Eravamo stati buoni profeti, ieri, quando abbiamo titolato così la nostra prima pagina: "Il Pd: con Bossi salta ogni tavolo sulle riforme". Il loft ha afferrato al volo forse l'ultima occasione di rimonta di questa campagna elettorale, e ha deciso di mordere l'avversario - come lo invitavano a fare in tanti al fine di recuperare il voto degli astensionisti di sinistra - non sul solito versante antiberlusconiano, che è tabù per il nuovismo veltroniano, ma là dove Berlusconi è più vulnerabile: Umberto Bossi. In qualche modo, dunque, ha ragione Bossi quando dice che la sinistra non lo vuole ministro. Di più: Veltroni ha scritto addirittura al "principale esponente dello schieramento avverso", nominandolo per la prima volta, per chiedergli garanzie su quattro punti istituzionali: tutela dell'unità dello stato italiano, rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata, fedeltà alla Costituzione repubblicana, fedeltà alla bandiera e all'inno di Mameli". È chiaro che la Lega non può impegnarsi a nemmeno uno di questi punti, ma se non lo fa Berlusconi - questo è il pensiero del loft - allora scopre il fianco sul versante dell'"italianità". Tanto invocata per Alitalia, e tanto calpestata dall'alleato principale del nord, quel Bossi che aspira addirittura a fare lui le riforme costituzionali. Il colpo è ben assestato. Raggiunge infatti sia gli antiberlusconiani di sinistra che gli elettori moderati di centrodestra. Da molte settimane Veltroni non trovava il modo di riprendere il pallino della matassa elettorale, l'affondo su Bossi sembra aver messo in difficoltà l'avversario. In ogni caso, Berlusconi deve stare attento. È lui infatti a dire che proporrà un governo delle larghe intese per le riforme istituzionali nel caso non raggiunga una maggioranza sicura al Senato. Ed è Gianni Letta che sta già lavorando (gli sherpa sono Quagliariello e Vassallo per le due parti) a un accordo quantomeno sugli strumenti di quelle riforme da fare insieme dopo il voto, comunque vada. Però questo encomiabile tentativo fallisce inevitabilmente prima di nascere se i due schieramenti non dimostrano di avere, come in ogni democrazia matura, lo stesso rispetto della Carta fondamentale, se non sono d'accordo nemmeno sulla Costituzione, l'unità d'Italia, il ripudio dei fucili e i libri di storia sulla Resistenza (improvvidamente citati ieri da Dell'Utri, che vorrebbe riscriverli in caso di vittoria della sua parte politica). Il dialogo bipartisan o è "bi" o non è. Se poi dopo il voto risultasse indispensabile per dare un governo all'Italia, queste giornate di scontro sulla Costituzione peseranno, e peseranno male. 09/04/2008.

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Alitalia, ci sono soldi per qualche mese (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il cda conferma: "Continuità aziendale sul breve termine". C'è quindi un po' di tempo in più per raffinare la trattativa con Air France. Messi da parte gli ultimatum di Padoa Schioppa Francesco Piccioni Il giorno dopo l'aut aut di Air France la temperatura è scesa parecchio. Complice la scadenza elettorale e il disperato tentativo (soprattutto del Pd) di mettere la sordina a una vicenda ad alto impatto sulle urne. La compagnia di bandiera ha aperto la giornata annullando la convocazione dei sindacati, originariamente prevista per oggi alle 11, prima ancora di riunire il consiglio di amministrazione che doveva discutere di "continuità aziendale"; ovvero quanti mesi di operatività garantiscono i fondi attualmente in cassa. In tarda serata ne è uscito con la conferma che "le disponibilità e i crediti finanziari" - a "brevissimo termine" - "consentono di perseguire un quadro favorevole di continuità aziendale", visto che in cassa ci sono 170 milioni (che comprendono i 79 milioni incassati per la cessione di azioni Air France-Klm - la compagnia deteneva il 2% -, ma non ancora il credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile scorso). Un po' di fiato in più, insomma, che permette di discutere la cessione ai francesi senza la pistola alla tempia impugnata con decisione da Tommaso Padoa Schioppa fino all'altro giorno. Anche se quell'insistere sul" brevissimo" segna un compromesso con la volontà del ministro di "drammatizzare" ancora la procedura. Su questo punto i media padronali hanno rimestato parecchio, tanto che i 170 milioni di euro sono stati improvvisamente valutati "sufficienti per un mese". Strano, per un'azienda che perdeva un milione al giorno prima di eliminare i voli su Malpensa (due terzi del "buco" giornaliero) e mettere a terra 37 aerei. Se la matematica non è un'opinione, almeno le perdite dovrebbero esser state ridotte, non aumentate di sei volte. A occhio. La situazione resta ovviamente molto critica. E il cda ha "ribadito la necessità di un consistente apporto finanziario (il prestito-ponte da 300 milioni, ndr), peraltro già preventivato nel budget del corrente esercizio e nel contratto concluso con Air France". Ma la pistola alla tempia non c'è più. Per ora. Del resto è stato un cda preoccupato di apparire ecumenico, al punto di "prendere favorevolmente atto del comunicato stampa diramato da Air France-Klm al termine della riunione del board di ieri (lunedì, ndr) e della convocazione per il prossimo 10 aprile, da parte del Governo, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di categoria". I sindacati hanno preso tutto sommato bene il rinvio dell'incontro a dopo che avranno visto il governo, giovedì mattina alle 10,30, anche se hanno dovuto esprimere il loro "sconcerto". A palazzo Chigi vedranno soltanto Enrico Letta, però. Quel giorno Tommaso Padoa Schioppa sarà in viaggio per Washington, per le riunioni del Fondo monetario. I sindacalisti sogghignano: "sarebbe andato anche in montagna, pur di non vederci più". L'interpretazione che va per la maggiore, infatti, è che da questa vicenda escano due sconfitti: il sindacato, ovviamente, ma anche il ministro dell'economia, che non è riuscito a "chiudere" la vendita in prima persona. A questo punto il commissariamento è da escludere per l'immediato; e anche il prestito sembra rinviabile a quando - con il proseguire della trattativa con Air France - sarà necessario passare alle fasi "operative". Domanda: che la situazione dei conti dell'azienda fosse questa non poteva essere ignoto al ministro-azionista: che senso (e quali risultati negativi) hanno avuto fin qui le sue drammatizzazioni?.

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Segue dalla prima veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima veltroni di Tommaso Labate Nelle lande berlusconiane non ammetterebbero neanche sotto tortura lo scenario che, qualche giorno fa, un front-man del Carroccio ha rivelato a un amico del Pd incontrato casualmente dopo un'iniziativa elettorale. "Anche l'Umberto l'ha capito: Silvio teme che i nostri senatori siano decisivi. E questo scenario gli fa molta più paura rispetto al pareggio". Vincere anche di buon margine, ma col Carroccio decisivo, potrebbe riportare l'orologio del Cavaliere all' annus horribilis 1994. Se invece le urne consegnano al paese un Parlamento che non è in grado di esprimere chiaramente un governo, allora tutto cambia: Silvio getterebbe a mare la Lega chiedendo magari al Pd di lasciare a piedi il fedele alleato Tonino Di Pietro. E via tutti insieme, più o meno appassionatamente, con le "larghe intese". Fantapolitica? Tutt'altro. La Lega è in cima alle preoccupazioni berlusconiane da ormai molte settimane. Da quando, cioè, il Cavaliere ha avuto modo di vedere che il risultato positivo assegnato dai sondaggi al Carroccio (15 senatori circa) non tendeva al ribasso. Anzi. Stando a quel che si dice nella Lega, e che anche Bossi condividerebbe, "Silvio ha tirato su il casino Alitalia-Malpensa soltanto per sottrarre a noi i voti del Nord". Il Cavaliere tenta di nascondere lo sporco sotto il tappeto. "I contrasti con Bossi? Sono inventati". E il Senatur, di rimando, se la prende con la sinistra: "Non vuole che io faccia il ministro". Ma il clima è tale che nel frattempo, tra le camicie verdi, è già partita la caccia ai cavalli di Troia berlusconiani interni al partito. Roberto Calderoli, ad esempio, da sempre prodigo di dichiarazioni "a effetto", praticamente non ha proferito verbo sull'affaire Bossi-fucili. Non solo: ieri il padre del porcellum era segnalato sulle agenzie per una sua mansuetissima intervista a Famiglia cristiana , in cui ha sostenuto - tra le altre cose - che "le riforme vanno fatte insieme". Il Senatur avrebbe già affrontato con la sua stretta cerchia il tema delle possibili "serpi in seno", come dimostra l'uscita in cui ha chiesto il ministero del Lavoro per la fedelissima Rosy Mauro, sconosciuta ai più. Tutto questo mentre nel Pdl, iniziano a farsi sentire le voci di chi - come Quagliariello - spera che si riattivi presto "quantomeno un canale diplomatico" con l'Udc di Casini. Tra i berluscones il nervosismo è palpabile. E l'immagine di un Popolo (della libertà) fatto da persone l'un contro l'altro armate è evidente dal ritratto di Michela Brambilla che Dell'Utri (che ieri ha rivalutato Mangano) ha disegnato a Klauscondicio : "La Brambilla è una persona che è stata data in pasto all'opinione pubblica, ma non le attribuisco alcuna importanza". La tensione potrebbe aver contagiato anche il Cavaliere, che ieri ha pubblicamente affermato: "Il pubblico ministero dovrà essere sottoposto periodicamente a degli esami che ne attestino la sanità mentale". Più che nuova bufera sui giudici, anche l'ultima di Berlusconi sulla giustizia ha alimentato la rincorsa di Veltroni. Che, non a caso, ha fatto sapere a Rai Due di voler partecipare al confronto a distanza finale. Seguito verosimilmente a ruota dallo stesso Innominato, cui ha sottratto l'agenda politica, in zona Cesarini.

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Socialismo bancario (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Galapagos Mille miliardi di dollari: a tanto ammontano le perdite totali previste dal Fondo Monetario internazionale come effetto del crack dei mutui subprime. Finora le perdite accertate sono circa 300 miliardi, ma "lo shock del credito originato dalla crisi dei subprime è destinato a peggiorare in un contesto di significativo rallentamento economico", ha dichiarato ieri Jaime Caruana, direttore del Monetary and Capital Markets Department del Fmi. Insomma, la crisi si sta estendendo a tutto il sistema creditizio e - ha aggiunto Caruana - "i tassi di default sui pagamenti continueranno con tutta probabilità ad aumentare". A questo punto rimbalza in tutto il globo la leninista domanda: "che fare?". La risposta l'ha data due giorni fa, in una intervista al Financial times, Strauss-Kahn. Per il direttore generale del Fondo, la soluzione è una sola: "Sta diventando evidente la necessità di un intervento dei governi". Strauss Kahn in altri tempi è stato ministro dell'economia in Francia. Di formazione è "socialista": sarà per questo che lancia la proposta del "socialismo bancario". Un socialismo a senso unico: quello che propone è una "socializzazione delle perdite". Ma quella di Kahn non è una sortita personale. L'intervento pubblico (per salvare il sistema creditizio) è diventato una costante: lo hanno praticato in Gran Bretagna con la Northern Rock; negli Stati uniti per il salvataggio della Bear Stearns e lo praticano quotidianamente le banche centrali con finanziamenti giganteschi a tassi ridicoli che se fossero stati praticati ai poveri cristi per comprare casa ora non ci sarebbe la crisi che ci minaccia. Di più: c'è una commissione del Fondo monetario presieduta dal "nostro" Mario Draghi, governatore di Bankitalia, che a fine settimana farà proprie le indicazioni di Strauss-Kahn proponendo che dove non arrivano i capitali privati è necessario l'intervento del capitale pubblico. Insomma, il "socialismo bancario" trova sempre più sostenitori. Anche fra chi (è Draghi è uno dei tanti) sostiene che per Alitalia non ci deve essere aiuto di stato e che i salari non debbono aumentare altrimenti si innescherà una pericolosa spirale prezzi-salari. Come dire: il reddito fisso deve pagare la crisi senza fiatare. Un altro esempio della asimmetria della politica monetaria è dato dall'oro: il Fondo ha deciso di vendere parte delle riserve per raccattare 10-11 miliardi di dollari da impiegare per il salvataggio delle banche. Alcuni anni fa in Italia (ma non solo) si propose la vendita di parte delle riserve per finanziare lo sviluppo, per costruire case, strade, infrastrutture. La proposta fu giudicata al pari di una bestemmia: la "barbara reliquia" non potè essere toccata. Certo, un crollo del sistema bancario globale potrebbe fare molto male, ma provate a chiedere a decine di milioni di persone quanto male fa vivere senza casa e senza lavoro. Si domandava retoricamente Bertold Brecht "è più criminale chi rapina una banca o chi la fonda?".

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Alitalia: abbiamo poco tempo a disposizione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-09 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE La compagnia sembra sperare ancora in Air France. Il consiglio: iniziative per allungare la continuità aziendale Alitalia: abbiamo poco tempo a disposizione In cassa solo 170 milioni. Berlusconi: spero che la trattativa dissennata finisca Al vertice di domani solo governo e sindacati senza l'azienda. Il titolo oggi in negoziazione ma con vincoli ROMA - Erano 170 i milioni nelle casse di Alitalia al 31 marzo tra disponibilità e crediti finanziari a breve termine. Cui si sono andati ad aggiungere i 69 milioni del credito d'imposta arrivati il 2 aprile. Ieri il cda di Alitalia, presieduto per la prima volta da Aristide Police, ha fatto il punto sulla situazione finanziaria, confermando la continuità aziendale. Nessuna dichiarazione di stato d'insolvenza, come previsto, e neanche la riproposizione di termini per la negoziazione di un accordo cui richiamare i sindacati. Anzi il board ha preso atto "favorevolmente" del comunicato emesso lunedì da Air France-Klm e della convocazione da parte del governo dei sindacati, fissata per domani. La situazione finanziaria, si legge nel comunicato emesso con insolita tempestività, "consente, unitamente alla gestione dei rapporti con i principali fornitori " di perseguire "nel brevissimo termine" ulteriori iniziative "per ricomporre un quadro favorevole di continuità aziendale sul quale ha interferito l'interruzione delle trattative sindacali ". Ma se il linguaggio del cda non è drammatico, le prospettive tracciate non sono rosee. Il consiglio ribadisce che "la compagnia ha necessità di un consistente apporto finanziario" e che "solo attraverso un siffatto apporto" potrà attuarsi la "perseguibilità " del piano e "la conseguente conferma della continuità aziendale". Il tutto in attesa del 23 maggio, data del consiglio d'amministrazione che dovrà approvare il bilancio 2007. "La continuità aziendale era scontata - commenta Fabrizio Solari (Filt-Cgil) -: solo il ministro dell'Economia aveva perplessità e lanciava degli allarmi che, come dimostrano i fatti, non avevano ragione di essere". I dati, che verranno costantemente monitorati, saranno ora comunicati "alle Autorità preposte", a partire dall' Enac, come regolatore dell' aviazione civile. Domani infatti il presidente Vito Riggio incontrerà i vertici di Alitalia per verificare la permanenza dei requisiti che autorizzano Alitalia al volo. I risultati del cda dovrebbero essere considerati per ora sufficienti a scongiurare l'ipotesi che tutti gli aerei vengano messi a terra. Quanto alla riunione di domani a Palazzo Chigi, sarà coordinata dal sottosegretario Enrico Letta e vi parteciperanno i ministri Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico), Cesare Damiano (Lavoro), Alessandro Bianchi (Trasporti), insieme con il sottosegretario all'Economia, Massimo Tonomi. Non dovrebbero parteciparvi i segretari confederali. Nelle previsioni non c'è la sottoscrizione di documenti congiunti: le parti faranno solo il punto della situazione. Ma il governo Prodi non sembra voler abbandonare il dossier Alitalia nemmeno dopo il voto. "In questi giorni - ha detto Bersani - bisogna lavorare per riprendere il dialogo interrotto bruscamente. Per quel che posso lavoro per un accordo, non per un commissariamento". E ha aggiunto che "i commissariamenti certamente non sono dei fallimenti ma sono sempre peggio di un accordo". Insomma la priorità sembra quella di ricucire con Air France, anche se un'ipotesi come quella del coinvolgimento di Finmeccanica, che potrebbe favorire la trattativa, è stata smentita ieri dal capo- azienda Pierfrancesco Guarguaglini. I contatti con i francesi proseguiranno, non ai massimi livelli, a caccia di un'intesa da offrire al prossimo governo anche se Silvio Berlusconi resta contrario: "Finisca questa dissennata trattativa". Ecco perché Palazzo Chigi è sempre pronto all'ipotesi del commissariamento. Oggi il titolo Alitalia rientrerà in Borsa in un'unica fase di asta, dalle 8 alle 17.30, e con il divieto di immissione di proposte di negoziazione senza limite di prezzo. I conti La compagnia ieri ha fatto il punto sulla situazione finanziaria Antonella Baccaro.

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E gli avvocati <garantiscono> il vertice (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-09 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE La vendita Offensiva giuridica per evitare l'impugnazione degli atti E gli avvocati "garantiscono" il vertice MILANO - Un pool di advisor finanziari e legali, nella city e non solo, è stato allertato fin dalla mattina di ieri. Dal punto di vista di Alitalia, però, non si tratta della ricerca di possibili imprenditori o finanzieri interessati a una possibile e ancora poco delineata cordata. Ricerca che pure, altrove, continua per quanto con lo sguardo ormai rivolto al post elezioni. A muovere la ricerca di pareri e consigli sulla vicenda Alitalia ai maggiori esperti di diritto societario italiani è stato il tentativo di evitare che un domani si potessero impugnare scelte e decisioni dei vertici. I legali interpellati, fin dalla serata di lunedì, hanno ritenuto non decaduto il contratto di trattativa, e non vincolante il termine del 2 aprile fissato dall'ex presidente Maurizio Prato. Per la precisione, il comunicato di Air France ha spinto a pensare che Parigi lo considerasse irrilevante e che, quindi, il contesto "politico" complessivo spingesse verso una decisione interlocutoria, che mantenesse aperta la porta e lasciasse in carica l'attuale consiglio di amministrazione scongiurando la prospettiva del commissariamento o quella, più drastica, del fallimento. Per questo, Aristide Police e il suo board, ha voluto anzitutto "blindare" la posizione sua e dei suoi colleghi di consiglio. Ha voluto essere certo, insomma, che chi arriverà dopo di lui, un futuro consiglio di amministrazione o tanto più un commissario, non potessero trovare eccepibile, dal punto di vista economico-finanziario, e quindi giuridico, l'operato di chi si è trovato catapultato ai vertici in un momento delicatissimo. E deve contemperare i principi contabili e le decisioni politiche, gli umori sindacali e gli accenti parigini, senza mai perdere di vista il profilo e la diligenza che il codice civile chiede agli amministratori. Tanto più nella prospettiva, per ora rinviata ma certo non escludibile in eterno, di un commissariamento seguendo la via della Legge Marzano. Nel caso di amministrazione straordinaria è prassi spesso praticata quella di un' azione di responsabilità da parte del commissario nei confronti di chi è venuto prima. E se il caso Alitalia non è certo in alcun modo comparabile al crac di Parmalat, è chiaro che gli attuali vertici hanno voluto cautelarsi per il futuro. Assecondando, come naturale, il riaprirsi di un'opportunità coi francesi, ma non volendo rischiare di essere chiamati in causa domani. Per questo, il team di consulenti ha immediatamente fornito dati "confortanti" su una sostenibilità finanziaria per i prossimi mesi, mentre un parere legale ha confortato la decisione uscita ieri dal board della Magliana. In sostanza, proprio perché la situazione finanziaria, per quanto grave, non è d'insolvenza, la diligenza dell'amministratore non solo avrebbe consentito, ma in qualche misura consigliato di procedere ad un voto attendista capace di recepire gli spiragli lasciati aperti a Parigi. Numeri e parole di advisor terzi, insomma, che l'Alitalia "transitoria " di Aristide Police ha voluto che restassero agli atti. In attesa che lo scenario si chiarisca e il timido ottimismo di ieri si confronti con l'incontro tra i sindacati e il governo, azionista di riferimento della società amministrata da Police. Jacopo Tondelli jtondelli@corriere.it.

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Spunta TT International socio al 2,8% (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-09 num: - pag: 29 categoria: REDAZIONALE Azionisti Spunta TT International socio al 2,8% Dopo il Tesoro, che ha un pacchetto del 49,9%, tra gli azionisti rilevanti di Alitalia, cioè con una partecipazione di almeno il 2%, figura la TT International, con una quota del 2,37%. Chi è la TT International? Gente esperta, che mira ad alti rendimenti, prende decisioni velocemente, taglia subito i perdenti e attrae persone di talento, si legge sul sito Internet. Dove si spiega come questa partnership privata di gestori, sia di fondi tradizionali che di hedge funds, che operano sotto la legge inglese, metta al primo posto "eccezionali performance, eccellenza nel servizio ai clienti e la volontà di essere diversi". Resta da capire l'obiettivo dell'investimento in Alitalia. Entrati nel capitale della compagnia aerea il 24 novembre 2006, quando il titolo valeva 0,908 euro, TT International ha conservato il pacchetto durante il flop della privatizzazione e il tira e molla con i francesi. Prima della sospensione per la rottura con Air France il titolo scambiava intorno a 50 centesimi. Giuliana Ferraino.

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Fassino da Lerner: si parla di Padania (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Spettacoli TV - data: 2008-04-09 num: - pag: 52 categoria: BREVI Fassino da Lerner: si parla di Padania Fucili nordisti e canaglia romana, Malpensa e Alitalia: e se la Padania stesse inseguendo solo aiuti pubblici? Tra gli ospiti di Lerner: Piero Fassino (foto), Roberto Cota (Lega). L'Infedele La 7, ore 21.10.

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Carrello incastrato Fermo volo Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-09 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE FIUMICINO Carrello incastrato Fermo volo Alitalia Singolare incidente ieri pomeriggio all'aeroporto di Fiumicino: una scala mobile utilizzata per la salita e la discesa dei passeggeri dai grossi aerei è rimasta incastrata, durante uno spostamento, sotto l'ala sinistra di un Boeing 767 dell'Alitalia in sosta nell'area 205. Il carrello è stato liberato dai vigili del fuoco, costretti a tagliare la tettoria, ma il velivolo, che sarebbe dovuto partire oggi per gli Stati Uniti, è stato trasferito subito negli hangar per la manutenzione: la parte finale dell'ala era infatti danneggiata.

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Scaroni: Eni, obiettivo crescita (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-09 num: - pag: 32 categoria: REDAZIONALE # Il bilancio "I dirigenti si scervellano per trovare nuove opportunità. In tre anni valore su del 62%" Scaroni: Eni, obiettivo crescita "La nostra casa è il mondo, nel 2007 primi per investimenti" "Oltre dieci miliardi per lo sviluppo", dice il numero uno del gruppo petrolifero. E "cerchiamo di essere matteiani" DAL NOSTRO INVIATO IL CAIRO - Paolo Scaroni, il manager vicentino che da tre anni guida l'Eni, rassetta le carte a bordo del Falcon 900 che da Ciampino lo porta al Cairo per firmare un ennesimo accordo con le autorità egiziane. Questa volta è roba piccola, uno studio di fattibilità per ristrutturare le loro centrali elettriche ma l'Egitto per l'Eni è una tappa storica: la holding italiana è il primo partner estero nel settore petrolifero e nella terra delle Piramidi Enrico Mattei ha mosso i primi passi. Il punto di Scaroni è il bilancio alla fine del suo mandato. "Nel 2007 l'Eni è stata di gran lunga la prima compagnia al mondo per acquisizioni investendo 9,9 miliardi di euro ai quali ne vanno aggiunti altri 10,6 per sviluppare il nostro core business". In totale anno oltre 20 miliardi di euro. L'elenco delle operazioni è lunghissimo: dall'ingresso nell'upstream russo con Arcticgas e Urengoil agli asset del Golfo del Messico, dall'acquisizione dell'inglese Burren Energy all'entrata in Alaska, all'ingresso nell'Orinoco. "Nessuno ha messo sul piatto tanti soldi e continueremo a farlo perché la chiave del successo è la crescita, il mondo è la nostra casa". Il mercato ha dimostrato di apprezzare. Dalle cifre preparate dal suo staff viene fuori che dal primo gennaio scorso, uno dei peggiori periodi in assoluto nella finanza mondiale, Eni è riuscita a fare meno peggio dei suoi competitor. Da allora il titolo ha perso il 4% contro il 5,3% della Exxon, il 5,7% della Chevron, il 7, 8% della Total, il 13,7 della British Petroleum, il 14,4% della Shell. Dalla cartella di cuoio Scaroni estrae un dato che meglio di ogni altro racconta la sintesi dei suoi primi tre anni all'Eni: "Dal 31 maggio 2005 il titolo, sommando plusvalenze di Borsa e dividendi, ha realizzato una creazione di valore del 62,9%, 12 punti in più della media delle più importanti società petrolifere del mondo". Il supermanager del Cane a sei zampe spiega questo successo con la caparbietà dovuta alla sindrome del piccolo. "Tra i grandi siamo i più piccoli, siamo condannati a crescere, i nostri manager si applicano per mantenere questi ritmi, non è facile ma non abbiamo scelta". Il successo del 62,9% fotografa la sua gestione ma lui nega ogni paragone con il predecessore Vittorio Mincato. "Il segreto del nostro business è la continuità, siamo arrivati a questi risultati anche grazie a strategie impostate molto tempo fa". Si volta verso uno dei suoi più stretti collaboratori Stefano Cao, direttore generale della divisione esplorazione petrolifera e lo indica come un caso da manuale: "Sono sette anni che si arrovella per Kashagan ma il primo barile di greggio lo tireremo fuori solo fra tre anni". Tempi lunghi. Il Kazakhastan è stato anche fonte di forti preoccupazioni. Scaroni conferma: "C'è stato molto rumore mediatico ma sul nostro bilancio non ha pesato nemmeno per un euro". E il caso Mentasti, l'industriale vicino a Berlusconi che voleva fare affari col gas di Putin? "Tengo a precisare che quella storia io l'ho ereditata e risolta con efficacia però, paradossalmente è grazie a quella vicenda che siamo riusciti a sfondare in Russia: abbiamo potuto rinegoziare tutto e alla fine abbiamo trovato dei meccanismi per accedere in casa loro anche nel petrolio e non solo nel gas". Scaroni conferma lo scenario futuro già delineato in febbraio davanti agli analisti: "Cresceremo negli idrocarburi del 4,5% all'anno fino a raggiungere i due milioni di barili al giorno nel 2012". La sfera di cristallo - "Perché possiamo anche sbagliarci, nessuno lo sa con certezza " - prevede una lenta discesa del prezzo del petrolio entro quattro anni fino a 50-55 dollari per poi stabilizzarsi. Un beneficio relativo, spiega Scaroni, perché dopo le presidenziali la valuta americana dovrebbe riapprezzarsi rispetto all'euro fino a un target stimato di 1,3. E da lì non muoversi per diversi anni. Poche speranze per un abbassamento del prezzo della benzina. "Gli ecologisti sono contrari e hanno ragione; nei Paesi dove il carburante costa di meno l'inquinamento è più alto, una delle soluzioni è rendere più efficiente la catena visto che in Italia ci sono dal doppio al triplo di distributori rispetto al resto d'Europa".Il numero uno dell' Eni accenna, con estrema diplomazia, alla vicenda Alitalia per ribadire che "nessuno lo ha mai chiamato per contribuire al salvataggio della compagnia di bandiera e comunque, una decisione del genere, non spetterebbe a me ma al consiglio di amministrazione". Ma lei una ricetta ce l'ha per risanare Alitalia? Ride e schiva. "Un argomento tabù, parlo solo delle cose che mi competono ". Mentre il Falcon si appresta ad atterrare, una considerazione politica sul futuro governo. "Noi, alla guida della più grande azienda del Paese, cerchiamo di seguire la tradizione di Mattei nel senso di non avere atteggiamenti colonialisti nei confronti degli Stati produttori; in questo contesto noi collaboriamo con la politica estera del Paese come per l'Expo 2015". Per Eni è sempre gradita la continuità. Le acquisizioni "Nel 2007 siamo stati la prima compagnia al mondo per acquisizioni investendo 9,9 miliardi, ai quali ne vanno aggiunti altri 10,6 per sviluppare il core business" Energia L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni. Ieri è partita la missione di Confindustria e delle banche italiane in Egitto Roberto Bagnoli.

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ROMA - C'è ancora un po' di liquidità nelle casse di Alitalia. Ce n’ (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

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Di ROBERTA AMORUSO ROMA - C'è ancora un po' di liquidità nelle casse di Alitalia. Ce n'è per 239 milioni (170 milioni a fine marzo, da aggiungere al rimborso successivo dei crediti tributari). Ma la continuità aziendale della compagnia è appesa alla chiusura "nel brevissimo termine" della trattativa con Air France-Klm. E' questa l'ultima fotografia dello stato di salute di Alitalia scattata ieri dal cda della compagnia guidato da Aristide Police. Un'istantanea che, di fatto, affida all'accordo tra i sindacati e Parigi, l'allontanamento di un commissariamento che, altrimenti sarebbe davvero dietro l'angolo. Il cda può, infatti, contare sui segnali arrivati da Air France (pronta a ribadire la validità del suo piano per Alitalia) e dagli stessi sindacati. Ha "preso favorevolmente atto del comunicato stampa diramato da Air France-klm al termine della riunione del board di lunedì". Ma guarda anche al vertice governo-sindacati convocato per domani. Da parte sua, la posizione finanziaria di Alitalia garantisce ancora la benzina minima per portare in porto la trattativa. La liquidità in cassa, "sulla base delle prime evidenze gestionali, risulta dell'ordine di 170 milioni di euro (che comprendono il corrispettivo di 79 milioni incassato per la cessione delle azioni Air France e non tengono conto del credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile)". Si tratta di una situazione finanziaria che consente, "unitamente alla gestione dei rapporti con i principali fornitori di perseguire, nel brevissimo termine, ulteriori iniziative per ricomporre - con la dovuta tempestività - un quadro favorevole di continuità aziendale sul quale ha interferito l'interruzione delle trattative sindacali del 2 aprile", dice il cda. Un modo per ribadire a chiare lettere, pur pesando attentamente le parole, che Alitalia cercherà nelle pieghe del bilancio altre fonti di liquidità per prendere altro tempo, ma i tempi rimangono strettissimi. Perchè per realizzare il piano industriale e per confermare la continuità aziendale della compagnia serve "un consistente apporto finanziario". E nemmeno un prestito ponte del Tesoro, può salvare Alitalia, senza un accordo con Parigi. Nel frattempo, Alitalia illustrerà la situazione anche all'Enac, pur di allontanare la minaccia della licenza. I prossimi appuntamenti in calendario saranno cruciali per il futuro della compagnia. Una verifica importante arriverà già domani dal tavolo governo-sindacati. Un confronto su cui pesa anche il monito di Bruxelles alle sigle sindacali: "Valutate bene le conseguenze delle vostre scelte", ha detto il commissario europei ai Trasporti, il francese Jacques Barrot, ribadendo anche il destino di Alitalia non può passare a nuovi aiuti di Stato. Ma decisivi saranno, di sicuro le mosse che seguiranno il confronto elettorale del 13 e 14 aprile. La palla finirà nel campo del nuovo governo e il dossier Alitalia non potrà aspettare. Intanto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi ribadisce il suo affondo contro Air France: "Spero che finisca la dissennata trattativa sui destini di Alitalia con Air France, durata sei mesi senza neppure sospendere il titolo in Borsa. Un atto di incompetenza totale e assoluta", insiste Berlusconi. Oggi il delicato dossier Alitalia sarà riaffidato al giudizio della Borsa. Il titolo verrà riammesso alle contrattazioni dopo tre sedute di stop. Ma lo farà con modalità blindate: con una unica fase di asta, tra le 8 e le 17,30, con il divieto di proposte senza limite di prezzo.

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ROMA - L'appuntamento a Palazzo Chigi è fissato per domani mattina. Sindacati e governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di UMBERTO MANCINI ROMA - L'appuntamento a Palazzo Chigi è fissato per domani mattina. Sindacati e governo, assente Prodi che ieri ha incontrato Padoa-Schioppa ed è poi volato al Cairo, cercheranno di fare il punto su Alitalia a poche ore dal "libera tutti" che suonerà con le elezioni di domenica. E' saltato invece, con grande disappunto dei sindacati, l'incontro, previsto per oggi, con l'azienda. Così le nove sigle (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Anpav e Avia) hanno inviato una lettera al direttore centrale per le risorse umane di Alitalia, Massimo Cestaro, per stigmatizzare il rinvio sine die ed esprimere sconcerto. Giovedì Letta, Bersani, Damiano e Bianchi offriranno, con ogni probabilità, una proposta di mediazione, tentando di avvicinare i contendenti. Di certo i piloti dell'Anpac ribadiranno il loro "no", a meno che i francesi non accettino una radicale revisione del piano che prevede oltre 500 esuberi. Le altre otto sigle avranno invece un atteggiamento più attendista, consapevoli ormai che il negoziato slitterà. Nessuno vuole immaginare un colpo di scena traumatico. Bersani ha ribadito che si lavora per un accordo, non per un commissariamento. Solo evocarlo potrebbe avere ripercussioni negative in campagna elettorale, visto che i sindacati insistono, accusando il governo Prodi di aver gestito male il negoziato con Spinetta. L'ultimatum del ministro dell'Economia non è piaciuto a Cgil, Cisl e Uil che, adesso, non si aspettano molto dal vertice di domani. Insomma, la trattativa, con Air France o con altri, andrà ai tempi supplementari. E questo nonostante le aperture degli assistenti di volo e di una parte dei sindacati che rappresentano i servizi a terra. Realisticamente Cisl e Uil pensano al dopo voto. E alla Lufthansa in particolare. A fari spenti, l'ambasciatore tedesco a Roma, Michael Steiner, sta avviando i contatti per stabilire un clima costruttivo con le sigle sindacali, dopo gli incontri già avuti a metà dicembre. La diplomazia tedesca - secondo quanto risulta al Messaggero - è insomma già al lavoro a ritmo sostenuto. Il leader della Cisl, Bonani, intervistato da SkyTg24, ha fatto capire che delle alternative ai francesi ci sono, e che Lufthansa si è tirata indietro perchè ha capito che "forse c'erano troppi francofoni in Italia". "Ci sono compagnie straniere - ha aggiunto - che farebbero la fila pur di accaparrarsi un mercato di 140 milioni di passeggeri. Ancora non si sono fatte avanti perchè ognuna è quotata in Borsa e perchè ognuno sa che se un Governo privilegia una realtà, finchè questa non salta nessuno si fa avanti". Anche a livello industriale Bruno Ermolli e Fabio Verna, rispettivamente il superconsulente di Berlusconi e il finanziere romano, stanno accelerando sul dossier. Non è escluso che i contorni della cordata italiana, che poi cercherebbe una sponda con i tedeschi, prendano forma già venerdì. Per poi materializzarsi nel week-end.

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Alitalia, liquidità per brevissimo tempo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Alitalia, liquidità per brevissimo tempo" L'allarme del Cda: a marzo in cassa 170 milioni. La continuità aziendale legata all'intesa con Air France.

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ROMA - Toccherà a Enrico Letta domani condurre il confronto con i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di CLAUDIO SARDO ROMA - Toccherà a Enrico Letta domani condurre il confronto con i sindacati. È stato lui, negli ultimi giorni, a riannodare i fili del dialogo con Air France e a tenere aperto lo spiraglio estremo di un accordo. Ieri mattina Letta ha incontrato Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa prima della riunione del cda di Alitalia. Domani al tavolo sarà affiancato soltanto dai ministri Bersani, Bianchi e Damiano. Il governo sta lavorando ad un dossier con alcune proposte per favorire l'accordo con la compagnia francese. Avrebbe voluto arrivare ad una pre-intesa con i sindacati prima del voto. Ma non è stato possibile. I tempi però restano strettissimi - l'ha ribadito anche il cda di Alitalia - e l'obiettivo di una pre-intesa, nella prossima settimana o al massimo dieci giorni dopo le elezioni, è giudicato comunque essenziale da Palazzo Chigi per scongiurare il commissariamento. Certo, il governo aveva anche un traguardo minimo: evitare la rottura definitiva negli ultimi giorni della campagna elettorale. Avrebbe consentito a Berlusconi il colpo del ko. Il traguardo minimo è stato raggiunto. E, anche se i margini restano molto esigui, i sindacati hanno comunque lanciato verso Parigi segnali di disponibilità. Domani Letta chiederà ai suoi interlocutori di fare un altro passo avanti. Di accettare il piano Air France come base dell'accordo. E di limitare a pochi punti la richiesta di correzioni e di integrazioni. Se la risposta ci sarà, il governo prenderà l'impegno di formulare le sue proposte subito dopo il voto. L'ipotesi di Palazzo Chigi è offrire ai sindacati maggiore garanzie sugli ammortizzatori sociali. E contribuire alla riduzione degli esuberi, attraverso la costituzione di una nuova società (esterna ad Alitalia) nella quale assorbire Fintecna. In altre parole se i sindacati faranno passi avanti verso Air France, il governo tenterà una sua mediazione per risolvere due-tre punti aperti. Dal contropiano, che provocò la rottura di Spinetta, però i punti aperti devono restare al massimo due-tre. Altrimenti, dopo il voto, il commissariamento sarà inevitabile. Ma dopo le elezioni si conoscerà anche il vincitore e come questi intenda giocare le sue carte. Air France vuole il benestare del futuro governo. E tra le sue condizioni c'è anche la rinuncia della milanese Sea alla richiesta del maxi-risarcimento.

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<Malpensa, mancano i fondi per la cassintegrazione> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-09 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Aeroporto in crisi Parte la trattativa per gli ammortizzatori sociali. Ma la Regione accusa il governo "Malpensa, mancano i fondi per la cassintegrazione" Ammortizzatori per Malpensa, il piatto piange. O almeno, è quanto ha affermato ieri l'assessore al Lavoro della Regione, Gianni Rossoni: "La stima è di oltre settemila esuberi, quindi per due anni servono 290 milioni di euro senza contare atipici e precari di cui vorremmo farci carico". Al momento, per il 2008 ci sono sul tavolo 40 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali, altrettanti per il 2009 più altri 40 per le infrastrutture di accesso a Malpensa previsto dal decreto "mille proroghe". In ogni caso, sulla gestione delle risorse sul tavolo, entro il 20 maggio Regione e parti sociali dovranno raggiungere un accordo, in modo da far scattare la cassa integrazione a partire dal 15 giugno. E giusto ieri, in Regione si è riunito per la prima volta il tavolo istituzionale composto da enti locali, associazioni di categoria e sindacati. Le parti hanno dato una valutazione nel complesso positiva. Secondo il presidente Roberto Formigoni, l'obiettivo del tavolo è quello di "tutelare l'occupazione e nello stesso tempo non rinunciare a catalizzare risorse e investimenti su Malpensa e sulla sua area, perché lo scalo rimane una risorsa strategica per il Nord, con in più la grande chance di Expo 2015". Sempre l'assessore Rossoni ha annunciato una segreteria tecnica del tavolo che svolga l'analisi dettagliata della situazione occupazionale, l'utilizzo della cassa integrazione straordinaria per le aziende che possono applicarla, il recupero di ulteriori risorse per i lavoratori di società che non possono accedere alla cassa integrazione, iniziative specifiche per i lavoratori atipici. E infine, l'allungamento di almeno sei mesi del periodo di erogazione della cassa, "da richiedere - ha detto ancora l'assessore Rossoni - al nuovo Governo". Raffaele Cattaneo, l'assessore ai Trasporti, ha invece voluto in parte dissipare le preoccupazioni per il settore dei voli merci, che nel piano Air France scomparirebbe in blocco da Malpensa: "Sui cargo ci sono meno limitazioni che sul traffico passeggeri e sono certo che il mercato rapidamente farà una proposta industriale per occupare il buco lasciato da Alitalia. Certo, anche la decisione sui cargo è incomprensibile: a Malpensa sono aumentati di oltre il 20% ogni anno negli ultimi anni a conferma che le imprese sono qui". annunciato anche un accordo con la Regione Piemonte per il potenziamento delle infrastrutture per raggiungere lo scalo. I cargo "Sui cargo ci sono meno limitazioni, il mercato farà una proposta industriale per occupare il buco lasciato da Alitalia".

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Da lunedì con Air France le prime telefonate dall'aereo (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I cellulari prendono il volo Da lunedì con Air France le prime telefonate dall'aereo Presto si potrà usare il telefonino anche sull'aereo. E sarà Wind il primo operatore di telefonia mobile ad offrire in Italia, da lunedì prossimo, la possibilità di effettuare telefonate in volo ai suoi clienti abbonati che viaggeranno su alcune tratte con la compagnia Air France. La notizia arriva in contemporanea con il via libera dato dalla Commissione europea all'utilizzo dei telefoni cellulari in aereo. Secondo un responsabile di Wind , i costi saranno di 4 euro al minuto per le chiamate effettuate, di 2 euro per quelle ricevute e 1,5 euro per gli sms. Dalla metà di aprile potranno fare o ricevere chiamate col cellulare i passeggeri in volo verso destinazioni come Roma, Torino, Venezia, Parigi, Londra, Francoforte, Monaco, Barcellona, Copenhagen, Praga, Varsavia e Amburgo. E gli altri operatori? Tim è in pole posistion per stringere accordi con compagnie aeree. Circolano i nomi di AirOne e Alitalia. Mentre sarebbero ancora preliminari i contatti avviati da Vodafone e 3 verso i player del trasporto aereo.

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Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it La vendita di (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa la compagnia nella bufera Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo La vendita di Alitalia può attendere: in cassa ci sono 170 milioni di euro, soldi sufficienti per andare avanti ancora qualche mese (due o tre al massimo) e garantire, quindi, la continuità aziendale fino a dopo le elezioni. La palla, quindi, passa al nuovo governo. Ieri il cda della compagnia di bandiera ha esaminato la situazione finanziaria al 31 marzo: la cifra totale comprende i 79 milioni incassati per la cessione delle azioni Air France Klm, ma non il credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile scorso. Intanto prosegue la mediazione, affidata al sottosegretario alla Presidenza del consiglio Enrico Letta, per cercare di tenere al tavolo Air France-Klm. I francesi non hanno escluso la possibilità di proseguire nell'operazione, a patto che i sindacati accettino l'ultimo piano presentato dal presidente Jean Cyril Spinetta. Oggi le organizzazioni dei lavoratori avrebbero dovuto incontrare i vertici della Magliana, ma l'incontro è stato rinviato a data da destinarsi. I sindacati hanno accolto questa decisione con "sconcerto e disappunto in considerazione della manifesta criticità in cui versa Alitalia" e hanno confermato "da subito piena disponibilità alla ripresa del confronto". L'obiettivo del governo è cercare di ammorbidire la posizione delle nove sigle sindacali nell'incontro fissato per domani mattina alle 10,30. Il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa non parteciperanno alla riunione. Entrambi sono impegnati all'estero. A rappresentare l'azionista Tesoro sarà dunque il sottosegretario Massimo Tononi, che parteciperà all'incontro al fianco di Letta e dei ministri dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, del Lavoro Cesare Damiano e dei Trasporti Alessandro Bianchi. La trattativa per il momento è dunque in una fase di stallo. Ma sono giornate convulse per la compagnia di bandiera, che ha sempre davanti lo spettro del fallimento o del commissariamento come prevede la legge Marzano. Sembra però ormai scontato che si attenderà l'esito delle elezioni di domenica prossima prima di fare passi decisivi. Bersani ha spiegato che "in questi giorni bisogna lavorare per riprendere il dialogo interrotto bruscamente". Il ministro ha precisato che sta lavorando "per un accordo, non per un commissariamento. Il titolo, nel frattempo, resta sospeso in Borsa: l'ultimo prezzo segnato lo scorso 3 aprile era di 0,48 euro.

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Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa la compagnia nella bufera Alitalia, la vendita può attendere il nuovo governo La vendita di Alitalia può attendere: in cassa ci sono 170 milioni di euro, soldi sufficienti per andare avanti ancora qualche mese (due o tre al massimo) e garantire, quindi, la continuità aziendale fino a dopo le elezioni. La palla, quindi, passa al nuovo governo. Ieri il cda della compagnia di bandiera ha esaminato la situazione finanziaria al 31 marzo: la cifra totale comprende i 79 milioni incassati per la cessione delle azioni Air France Klm, ma non il credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile scorso. Intanto prosegue la mediazione, affidata al sottosegretario alla Presidenza del consiglio Enrico Letta, per cercare di tenere al tavolo Air France-Klm. I francesi non hanno escluso la possibilità di proseguire nell'operazione, a patto che i sindacati accettino l'ultimo piano presentato dal presidente Jean Cyril Spinetta. Oggi le organizzazioni dei lavoratori avrebbero dovuto incontrare i vertici della Magliana, ma l'incontro è stato rinviato a data da destinarsi. I sindacati hanno accolto questa decisione con "sconcerto e disappunto in considerazione della manifesta criticità in cui versa Alitalia" e hanno confermato "da subito piena disponibilità alla ripresa del confronto". L'obiettivo del governo è cercare di ammorbidire la posizione delle nove sigle sindacali nell'incontro fissato per domani mattina alle 10,30. Il presidente del Consiglio Romano Prodi e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa non parteciperanno alla riunione. Entrambi sono impegnati all'estero. A rappresentare l'azionista Tesoro sarà dunque il sottosegretario Massimo Tononi, che parteciperà all'incontro al fianco di Letta e dei ministri dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani, del Lavoro Cesare Damiano e dei Trasporti Alessandro Bianchi. La trattativa per il momento è dunque in una fase di stallo. Ma sono giornate convulse per la compagnia di bandiera, che ha sempre davanti lo spettro del fallimento o del commissariamento come prevede la legge Marzano. Sembra però ormai scontato che si attenderà l'esito delle elezioni di domenica prossima prima di fare passi decisivi. Bersani ha spiegato che "in questi giorni bisogna lavorare per riprendere il dialogo interrotto bruscamente". Il ministro ha precisato che sta lavorando "per un accordo, non per un commissariamento. Il titolo, nel frattempo, resta sospeso in Borsa: l'ultimo prezzo segnato lo scorso 3 aprile era di 0,48 euro.

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Berlusconi tantissimi imprenditori pronti alla cordata Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Politica "La trattativa e' una svendita" Berlusconi: tantissimi imprenditori pronti alla cordata Alitalia Il leader del Pdl annuncia una quantita' incredibile di adesioni al suo appello Roma, 9 apr. – “Un paese come l'Italia non può non avere una compagnia di bandiera. Ho ritenuto mio dovere di cittadino e di politico di rivolgermi agli imprenditori dicendo: 'mettete insieme una compagine per prendere l'Italia'. […] Parteciperanno a questa cordata un numero enorme di imprenditori”. Sono queste le parole del candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi, che considera la trattativa tra la compagnia di bandiera italiana e Air France “una svendita”. Silvio Berlusconi annuncia, a Radio Anch'io, l'adesione degli imprenditori italiani al suo appello, dichiarando anche, a proposito della disastrata situazione finanziaria di Alitalia certificata nuovamente ieri dal CdA della compagnia: “Potevano accorgersene prima”.

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<Alitalia, il governo stia con noi invece di tifare per Air France> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 09-04-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)

Argomenti: Alitalia

"Alitalia, il governo stia con noi invece di tifare per Air France" Roberto Farneti "E' una cosa indecorosa che il sindacato, impegnato a difendere un asset fondamentale per il paese, non solo sia lasciato solo dalla politica ma stia subendo, in questa azione di difesa, un attacco micidiale mediatico mai visto. Un attacco che ha sicuramente altri significati, ma che in questo momento sta investendo in modo negativissimo la partita di Alitalia". Fabio Berti, presidente dei piloti dell'Anpac, non ci sta a fare del sindacato il capro espiatorio del mancato accordo con Air France e del possibile fallimento della compagnia. In vista dell'incontro di domani a Palazzo Chigi, il leader di una delle sigle più potenti dell'Alitalia chiede "al governo e alla politica di fare come in Francia. Dove le proprie aziende le difendono, e non il contrario". Il sottosegretario Letta insiste: quella di Air France, dice, è l'unica proposta sul tavolo. Quindi "prima di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte". Facile pensare che nel prossimo incontro il governo vi chiederà di essere "responsabili". Tradotto: resa totale. Mi auguro che non sia così. Air France non ha mai fatto una vera trattativa. Se ci trovassimo di fronte ad un altro "prendere o lasciare", sarebbe incomprensibile. Al governo abbiamo chiesto un supporto, non una ulteriore condizione di difficoltà. Però l'atteggiamento fin qui tenuto dal ministro Padoa Schioppa e dallo stesso Prodi non è stato certo quello di chi ha cercato di difendere un patrimonio nazionale. Semmai, di chi ha voluto liberarsi di una azienda pubblica in difficoltà e che pesa sulle tasche dei contribuenti. Io ho sempre pensato che l'opzione Air France-Klm fosse giustificata da motivazioni di tipo industriale. Poi la trattativa si è esasperata e oggi assistiamo a queste forme di pressione inaccettabili. Spero che non si continui in questa direzione. Anche perché siamo alla vigilia delle elezioni. Già. Può un governo in scadenza assumere decisioni così importanti, come quelle che riguardano il futuro di Alitalia, quando manca cosi poco al voto? La stessa Air France ha tutto l'interesse a gestire il proseguio di questa trattativa sotto il nuovo governo. Se i nostri politici volessero dimostrare grande maturità, dovrebbero loro stessi mettersi in prima linea, capire fin dove può essere gestita questa partita, avviare la mediazione con i francesi per poi passare la pratica al governo successivo, qualunque esso sia. Di centrosinistra o di centrodestra. C'è un fattore che tutti dimenticano in questa vicenda. Non è stato il sindacato che ha fatto forzature. E' stata Air France che si è seduta al tavolo, non si è spostata di un millimetro e al primo movimento del sindacato, quando abbiamo avanzato una nostra proposta, invece di discuterla si è alzata dal tavolo. Veramente in molti hanno osservato che chiedere a Spinetta di tenersi settori in perdita, come il Cargo, non risponde a una logica di mercato. Infatti noi non abbiamo chiesto questo. La nostra proposta sul Cargo è: teniamolo in piedi per tutto l'arco del piano 2008-2010. In questo lasso di tempo, facciamo tutto il possibile per renderlo produttivo. Poi, a fine 2009, sotto il controllo di una parte terza, verifichiamo se le condizioni sono ancora così negative da non giustificare più questa attività. Cosa rispondi a chi accusa l'Anpac di seguire una logica corporativa e che se ci fossero 200 esuberi in meno tra i piloti, il fatto che Air France si "pappi" l'Alitalia non vi disturberebbe più di tanto? Non è così. Gli esuberi noi li avremo in ogni caso. E' quindi una questione industriale, di inserimento dell'azienda nell'alleanza. Che doveva avvenire in un certo modo e invece le cose sono cambiate. Gli aeromobili in meno dovevano essere dai 32 ai 34, ora arrivano ad essere 46 in un determinato momento del piano. Per l'Alitalia era previsto un ruolo competitivo, mentre oggi viene chiesto all'azienda di stare su un mercato low-cost. Quindi sono cambiati gli scenari. 09/04/2008.

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Alitalia nel caos, Air France non molla (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

DOMANI VERTICE SINDACATI-GOVERNO E ancora caos sui cieli dell Alitalia. Annullato l incontro di oggi fra i vertici della compagnia di bandiera e le nove sigle sindacali e professionali dell azienda. Lo ha comunicato, senza nessuna motivazione ufficiale, il consiglio di amministrazione della Magliana riunito ieri per esaminare una situazione finanziaria che lascia solo ancora un "brevissimo termine" per cercare di salvaguardare la "continuità aziendale". Il confronto, è stato deciso, ci sarà solo dopo il tavolo di domani alle 10,30 a Palazzo Chigi fra governo e rappresentanti dei lavoratori. In vista di quest ultimo appuntamento ieri mattina il premier Romano Prodi ha incontrato il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta e il titolare dell Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. I sindacati da parte loro hanno espresso ad Alitalia "sconcerto e disappunto" per il rinvio a data da destinarsi dell incontro con l azienda. Il cda di Air France-Klm, intanto, ha confermato il progetto di acquisizione negoziato con i sindacati fino al 2 aprile sottolineando che "il piano proposto è l unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Una dichiarazione che sposta indietro le lancette dell orologio della trattativa alla fine di marzo quando le dichiarazioni del numero uno di Air France-Klm, Jean Cyril Spinetta, erano improntate al prendere o lasciare : "Non siamo obbligati ad acquisire Alitalia", "Non siamo qui per fare negoziati, i margini di manovra sono inesistenti o limitatissimi", "Non possiamo andare oltre senza rimettere in discussione le fondamenta stesse del nostro progetto per Alitalia". L ipotesi più accreditata è che il consiglio di Alitalia - nonostante la scarsa liquidità, l indebitamento e le perdite quotidiane pari a oltre un milione di euro - prenda tempo e congeli ogni decisione sul possibile commissariamento della compagnia a dopo le elezioni. In quest ottica il pressing del governo sui sindacati si può leggere come il tentativo di tessere le fila per la stipula di un preaccordo con Parigi. Quest ultima è la condizione necessaria per ottenere un prestito ponte che garantisca una nuova boccata d ossigeno alla Magliana in attesa che il dossier passi nelle mani del prossimo esecutivo. Anche ieri il commissario europeo per i Trasporti, Jacques Barrot, ha fatto appello ai sindacati affinchè "misurino bene le conseguenze delle loro azioni". Il commissario ha spiegato che "la compagnia ha già beneficiato di aiuti pubblici e fino al 2011 non può averne di nuovi. Qualunque soluzione con nuovi aiuti sarebbe implacabilmente bocciata dalla Corte europea". Un preaccordo fra Air France e i sindacati, al di là del prestito ponte, sembra nell interesse sia di Spinetta sia del Tesoro che in questi mesi ha fatto poco per nascondere la sua preferenza per l opzione francese. Il documento, infatti, permetterebbe a Parigi di sedersi con una carta in più al tavolo del prossimo governo soprattutto nel caso di una vittoria netta del Pdl. Silvio Berlusconi e la Lega Nord di Umberto Bossi, nell ultimo mese, hanno sempre avanzato perplessità sull offerta francese definendola "irricevibile e offensiva" per i danni che creerebbe all aeroporto di Malpensa. Il Cavaliere si è ritagliato il ruolo di garante della cordata italiana alla cui composizione sta lavorando il suo storico consigliere e presidente di Sinergica, Bruno Ermolli. A ogni modo anche la cordata italiana, se si manifesterà, lo farà dopo l apertura delle urne elettorali e la fine del negoziato con Air France-Klm. Intanto il presidente di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, parla per la prima volta di Alitalia e smentisce, per il momento, l interesse di Piazza Monte Grappa alla compagnia di bandiera: "Attualmente - ha detto a margine del roadshow di Borsa Italiana a New York - Finmeccanica non ha mostrato interesse su Alitalia, e nessuno ci ha contattati. Se questo accadrà, analizzeremo la situazione e daremo una risposta". [Data pubblicazione: 09/04/2008].

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Parte il comitato di chi non vuole arrendersi (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I milanesi appoggiano l aeroporto lombardo Parte il comitato di chi non vuole arrendersi Mirko Molteni Grande successo fin dal suo debutto per la campagna di opinione I love Malpensa , attuata dall omonimo movimento, promosso dalla compagnia aerea low cost Easy Jet per sensibilizzare l opinione pubblica italiana, e in particolare lombarda, circa l importanza dello scalo varesino. Nella sola giornata di ieri sono state raccolte ben 3000 firme di cittadini in sostegno del manifesto in dieci punti Perche amo Malpensa . Di queste, oltre duemila sono state recepite presso il solo presidio organizzato dal movimento a Milano in Piazza Cadorna, proprio davanti alla Stazione delle Ferrovie Nord. Ambiente ideale, fra l altro, per raccogliere le istanze di chi è costretto a spostarsi per lavoro e tendenzialmente è favorevole a una ripresa fulminea di Malpensa. Il restante migliaio di firme è invece pervenuto via internet sull apposito sito www.ilovemalpensa.it. Oltre alla sottoscrizione del manifesto di appoggio al ruolo dell hub lombardo, era prevista anche la possibilità di rispondere a quattro domande. Nell ordine: "Di chi è la colpa dell attuale situazione?", "Cosa potrebbe salvare l aeroporto?", "Ami tanto Malpensa da pagare 1 euro in più se servisse a salvare lo scalo e i posti di lavoro?" e infine "Quale motivazione aggiungeresti come decimo punto al nostro manifesto?". Un sondaggio mirato a far riflettere la gente e che ha avuto un largo riscontro, ma i cui risultati verranno divulgati solo nei prossimi giorni. Dall iniziativa emergerà il punto di vista dell uomo della strada, quel milanese che magari ha sostenuto per anni Alitalia con le tasse e che ora è preoccupato per il grande aeroporto a due passi da casa. L iniziativa è così presentata da Elisa Ravella, Marketing Manager Italia e Grecia di easyJet: "Abbiamo scelto di promuovere un movimento d'opinione totalmente slegato dal dibattito politico perché ci sentiamo coinvolti in prima persona nella vita, nel funzionamento e nel futuro di Milano Malpensa, che consideriamo un aeroporto d'importanza strategica sin dal 2006 e che ha visto transitare, nel 2007, 2.261.641 passeggeri easyJet. Crediamo fermamente nelle prospettive di crescita di Milano Malpensa, tanto da aver varato un piano triennale di espansione che prevede investimenti per 600 milioni di Euro con il rafforzamento della flotta aerea, da pochi giorni passata a 9 aeromobili, ma destinata ad arrivare a 15 unità entro il 2009, un ulteriore incremento delle attuali 25 destinazioni nazionali e internazionali e la creazione di ulteriori posti di lavoro che si affiancheranno alle 280 persone, tra piloti e assistenti di volo, che già operano nella nostra base della Malpensa". In particolare, la Ravella rimarca con forza: "Ribadisco che questo scalo ha un futuro positivo, al di là di chi faziosamente ha visto la questione in un modo Alitaliacentrico , per così dire. Basti pensare al grande effetto volano che avrà anche la preparazione per l Expo 2015 di Milano. Sarà una grande occasione per tutto il settore". La responsabile della compagnia spiega poi come sia importante acquisire la prospettiva dei cittadini: "Per ora vogliamo dare ancora tempo a chi si collega al nostro sito per rispondere alle domande. Ma verso la fine della settimana potremo disporre di dati più completi. Di sicuro è stato piacevole vedere oggi centinaia di persone rispondere positivamente, fermarsi e firmare. Ma soprattutto scambiare opinioni e supportare Malpensa. Come vettore importante che opera in questo scalo, per noi di Easy Jet era doveroso vedere quale fosse l opinione del pubblico. Un opinione che ci sembrava assai trascurata in tutti questi mesi di forte politicizzazione della questione. Abbiamo visto che alla gente importa prima di tutto poter viaggiare. Inoltre lo reputano uno scalo importante e sono anche dalla parte dei lavoratori. Comunque la riduzione di Alitalia non comprometterà il futuro dell aeroporto. L esperienza che viviamo in prima persona allo scalo di Gatwick, presso Londra, dove siamo la compagnia numero uno, ci dice che il self hubbing funziona per tutte le compagnie. In altre parole c è una compagnia che porta a destinazioni domestiche o europee e poi ci sono numerose compagnie che operano sul lungo raggio e che smistano le destinazioni intercontinentali. Per Malpensa meglio quindi orientarsi su un analogo discorso. Ci sono compagnie low cost come Easy Jet, o come altre che verranno, per le tratte domestiche e europee. Ma ci sono anche grosse compagnie, alcune già presenti, altre che stanno addocchiando Malpensa, che faranno da traghettatori per le destinazioni più lontane, dagli USA al Sudafrica, dal Sudamerica all Asia. L interesse di colossi come Air Singapore o America Airlines indicano quanto Malpensa sia importante". A quanto pare, quindi, non ci sarebbe proprio nulla da temere. Basta dare tempo al tempo. [Data pubblicazione: 09/04/2008].

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Il pensiero fisso del Pd? Chiudere lo scalo lombardo (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L importante è che chiuda Malpensa, è che si danneggi il Nord. Il pensiero del Partito Democratico sembra essere solo questo. Di fronte allo stallo delle trattative sulla vendita di Alitalia gli esponenti del Pd hanno un pensiero fisso: "Mi auguro che si riprenda rapidamente il negoziato con Air France e che lo si chiuda nel migliore dei modi. Questo consentirebbe di rilanciare la compagnia e garantire la gran parte dei dipendenti" ha detto Piero Fassino, candidato del Pd ed ex segretario dei Ds, "Mi auguro - ha continuato - che si arrivi ad una conclusione anche perchè tutte le altre soluzioni che vengono evocate sono peggiori di quelle di Air France: dal portare i libri in tribunale, che significa la chiusura dell azienda, al commissariamento, che comunque determina una sospensione dell attività ed esuberi molto più consistenti di quelli previsti da Air France, dalla cordata di cui non si sa nulla, a qualche altra compagnia, che a quel punto porrebbe condizioni ancora più onerose di quelle di Air France". Dello stesso parere un altro illustre candidato democratico. "Air France è una grandissima opportunità per Alitalia e per il nostro Paese. Sarebbe la soluzione dei problemi economico-finanziari della compagnia, ma soprattutto di quelli industriali" ha ribadito Matteo Colaninno secondo il quale, al contrario, "l ipotetica cordata di imprenditori italiani, che non si è mai manifestata, non avrebbe mai potuto risolvere i problemi industriali di Alitalia". Un pensiero a Malpensa? Manco a parlarne [Data pubblicazione: 09/04/2008].

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<Sfruttare l Expo, norme più semplici per attrarre investimenti> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il tavolo lombardo su Malpensa "Sfruttare l Expo, norme più semplici per attrarre investimenti" Silvia Scurati Si è tenuto in Regione Lombardia il tavolo istituzionale riguardante la crisi d area Malpensa , presieduto dal Governatore lombardo, Roberto Formigoni, con la partecipazione dell Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni, dell Assessore alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo e di quello all Istruzione e alla Formazione, Gianni Rossoni. Regione Lombardia prosegue quindi sulla strada tracciata lo scorso marzo, in occasione della sottoscrizione dell accordo territoriale sulla crisi del gruppo Sea, decidendo di continuare il confronto allargato con tutte le istituzioni e con tutti gli attori interessati dalla crisi d area di Malpensa, che ha colpito il settore occupazionale e le realtà dell indotto delle attività aeroportuali. "Regione Lombardia ha commentato il Presidente Formigoni persegue l obiettivo di difendere Malpensa e le sue prospettive di crescita, mettendo in campo una serie di iniziative che sostengano i nostri lavoratori, attirando maggiori investimenti e individuando strategie comuni che permettano di difendere questo importante patrimonio". Nel corso della riunione, le sigle sindacali presenti hanno sottolineato le forti preoccupazioni determinate dai gravi impatti occupazionali determinati da questa crisi, che ha già messo in cassa integrazione più di novecento dipendenti Sea. Uno scenario futuro che prevede non solo la creazione di armonizzatori sociale per gestire l emergenza, ma anche l attuazione di politiche attive che favoriscano nuove prospettive occupazionali per i lavoratori coinvolti, con il taglio dei voli da parte di Alitalia destinato ad investire anche l area cargo. "Non possiamo fermarci a pensare di investire solo in armonizzatori sociali commenta l Assessore regionale al Territorio e Urbanistica, Davide Boni perché dobbiamo sfruttare al meglio l evento fieristico di Expo 2015, anche attraverso l elaborazione di un piano d area che comprenda Malpensa. Il capitale vero è Malpensa, Alitalia è solo il contorno. Noi dobbiamo salvaguardare e rilanciare il nostro hub, superando questo momento di crisi e innescando un processo virtuoso che porti nuovi investimenti sul nostro territorio. Proprio per questo, stiamo pensando anche ad una serie di norme per accelerare i processi di realizzazione degli interventi, con l obiettivo di ridurre il tempo che intercorre tra la fase di progettazione e quella di realizzazione delle opere". Anche lo stesso Assessore Raffaele Cattaneo ha sottolineato che "Malpensa è uno straordinario motore di sviluppo e la crisi attuale del nostro aeroporto si può quantificare in 40 mila posti di lavoro in meno da qui al 2015". Il confronto dunque prosegue attraverso la partecipazione e l ascolto di tutti gli enti locali e degli operatori coinvolti nella vicenda Malpensa, comprese le camere di commercio di Milano e di Varese, la Confartigianato e la Confindustria Lombardia. [Data pubblicazione: 09/04/2008].

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Ancora un no del Governo alla Legge Marzano (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il governo insiste. Piuttosto che applicare la Legge Marzano all Alitalia e, quindi, il commissariamento della compagnia di bandiera (soluzione già usata per salvare la Parmalat dal disastro) meglio svendere ad Air France. "In questi giorni bisogna lavorare per riprendere il dialogo interrotto bruscamente. Per quel che posso, lavoro per un accordo, non per un commissariamento. Per esperienza diretta ho imparato che i commissariamenti, certamente, non sono dei fallimenti, ma sono sempre ben peggio di un accordo". Ad affermarlo è il ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani che farà parte della delegazione governativa che giovedì incontrerà i sindacati. Proprio i rappresentanti dei lavoratori, aggiunge, "si rendono conto che hanno nelle loro mani un passaggio molto delicato. Esiste la figura del commissariamento, ma è una soluzione molto più rischiosa per l azienda che non un accordo sindacale su una prospettiva industriale ben definita. Tutti, in questi giorni, devono lavorare per vedere di trovare un intesa". Sulle ipotesi di eventuali cordate alternative alla trattativa con Air France il ministro Bersani si è mostrato molto scettico: "io ho sempre visto -conclude il ministro - che le cordate del giorno dopo si presentavano a condizioni molto peggiori delle proposte del giorno prima. Credo ci sia una sola ipotesi davanti a noi e su quella bisogna ragionare. Altre trattative mi paiono molto fumose e problematiche". [Data pubblicazione: 09/04/2008].

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Per Alitalia liquidità agli sgoccioli (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Pagina 215 Trasporto aereo. In cassa solo 170 milioni di euro. Oggi il titolo torna a Piazza Affari Per Alitalia liquidità agli sgoccioli Trasporto aereo.. In cassa solo 170 milioni di euro. Oggi il titolo torna a Piazza Affari Il cda: "La continuità aziendale è garantita ancora per poco" --> Il cda: "La continuità aziendale è garantita ancora per poco" Restano ancora 170 milioni di euro in cassa per Alitalia. L'allarme è stato lanciato ieri dal cda della compagnia pubblica. La difficile situazione finanziaria di Alitalia, con 170 milioni in cassa al 31 marzo e altri 69 milioni di credito verso l'erario incassati il 2 aprile, permette di rosicchiare ancora un po' di tempo al rischio di una crisi di liquidità. C'è ancora qualche piccolo spazio di manovra, ma "nel brevissimo termine", anche perché è confermata l'assoluta necessità di una iniezione di risorse come il prestito ponte che era previsto dall'accordo con Air France e che se non si raggiunge una intesa resta al momento una soluzione non percorribile. L'analisi del cda consente di prendere fiato, ma non di guardare molto lontano. Mentre resta la speranza di salvare l'operazione di integrazione in Air France-Klm, il cda ha "preso favorevolmente atto" della decisione del gruppo franco-olandese di lasciare aperto uno spiraglio e del tentativo di mediazione con i sindacati messo in campo da Palazzo Chigi. LA BORSA Intanto oggi il titolo verrà riammesso alle contrattazioni in Borsa sia con una unica fase di asta, tra le 8 e le 17.30, con il divieto di proposte senza limite di prezzo. Era sospeso da giovedì 3 marzo. "Spero che finisca la dissennata trattativa sui destini di Alitalia con Air France, durata sei mesi senza neppure sospendere il titolo in Borsa. Un atto di incompetenza totale e assoluta", insiste il leader del Pdl Silvio Berlusconi. L'INCONTRO Il confronto con i sindacati invece si sposta a Palazzo Chigi: cancellata la riunione prevista per oggi con i vertici di Alitalia (le sigle hanno accolto la notizia scrivendo all'azienda per manifestare "sconcerto e disappunto"), il prossimo incontro sarà con il governo domani mattina alle 10.30. I sindacati sperano ancora di strappare spazi di trattativa per ammorbidire l'aut aut di Air France-Klm e incassano il risultato di avere la presidenza del Consiglio al tavolo: indipendentemente dalla posizione del gruppo franco-olandese, Palazzo Chigi può mettere in campo qualcosa di più - sperano le sigle - sia in termini di ammortizzatori sociali per alleggerire l'impatto dell'operazione sia affidando a società pubbliche eventuali progetti di salvataggio per le attività che Air France non intende acquisire. Potrebbero arrivare maggiori garanzie da Fintecna, la finanziaria del Tesoro che già controlla le attività di Alitalia deconsolidate sotto Az Servizi. Non è invece il caso di Finmeccanica, che non prevede un ruolo nel futuro degli stabilimenti per la manutenzione Atitech di Napoli come indicavano indiscrezioni di stampa.

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Visti dal Regno Unito (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Visti dal Regno Unito Italy needs reform Dismaying though it is that Italy this weekend faces yet another election the prospect that it will return an ineffectual government headed by Silvio Berlusconi, (...) is profoundly depressing.The outgoing centre-left coalition of Romano Prodi, in power less than two years, had made modest progress - especially in improving Italy's disastrous public finances - as it lurched from one crisis to another. Nothing in the previous record of Mr Berlusconi suggests this crab-like advance will continue. (...) The five wasted years of 2001-06 under Mr Berlusconi, a vainglorious populist who came into politics seemingly to dodge the courts and protect his business interests, stand out - especially now it looks as though they are about to be repeated. Walter Veltroni has expressed some resolve to continue reform (...) But the loose spending promises from both sides ignore the realities of Italy's low (and falling) growth, vast public debt and declining economic competitiveness. Mr Berlusconi's unfunded public spending promises are particularly demagogic - about three times Mr Veltroni's, according to one study - while the parties of the right appear to see saving Alitalia as the main national imperative. (...) Italy is in relative decline. It is sinking under a bloated public sector, over-regulation and crumbling infrastructure. Its traditional comparative advantage in manufacturing is being sorely tested. It needs determined structural reform of the economy and political renewal. It does not look like it will get them. The Financial Times.

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Segue la mail dell'azienda, i messaggi dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)
Pubblicato anche in: (Riformista, Il)

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Segue la mail dell'azienda, i messaggi dei sindacati Attento, rischi il posto. Ma la fronda non si ferma (segue dalla prima pagina) Oltre alle mail inquietanti che gli stanno arrivando anche da capi della sua categoria, Labor ha subito già una durissima presa di posizione ufficiale, molto esplicita nei suoi confronti, proprio dall'Anpac, sabato scorso. Cui si è aggiunta ieri una strana circolare dell'azienda. Una mail del direttore dei sistemi informativi dell'Alitalia, Edmondo Colombo, che rammenta le "politiche di uso" della posta elettronica. E che ha tutta l'aria di un avvertimento. Evidenziate da Colombo in neretto, due frasi: "È vietato utilizzare la casella di posta elettronica per la partecipazione a dibattiti, forum o mailing-list a meno di esigenze lavorative". Ed "è vietato inviare o rispondere a catene telematiche. Se si dovessero ricevere messaggi di tale tipo, si deve comunicare immediatamente all'amministratore di sistema. Non si devono in ogni caso aprire e/o salvare gli allegati di tali messaggi". L'ultimo dei punti rammentati dal dirigente Alitalia ricorda che l'uso "improprio" della posta elettronica costituisce "violazione delle norme aziendali". Un richiamo all'ordine cui molti aderenti all'appello di Labor hanno risposto ieri pomeriggio sostituendo semplicemente l'indirizzo di posta aziendale con quello privato. Quanto alla nota del sindacato dei piloti, l'Anpac, vale la pena ricordarne i contenuti. Il sindacato della "maggioranza assoluta dei piloti" precisava che la notizia dei lavoratori che stavano riconsegnando le tessere dei sindacati era "ascrivibile ad un singolo che, al solo scopo di tutelare i propri interessi e in spregio agli interessi della collettività aziendale, sta tentando senza alcun successo di aggregare consensi millantando adesioni mai esistite". Insomma, ogni riferimento a Labor era abilmente dissimulato. Ma il sindacato non sembrano tranquillissimo. Ieri circolava un'accorata mail che invitava a manifestare sostegno ai piloti a piazza Colonna, durante l'incontro con il governo a Palazzo Chigi, previsto per domani. Interessante l'uso delle minuscole e delle maiuscole. "Durante l'incontro con il ministro padoa schioppa, è importante, necessario e fondamentale far vedere che i Piloti non sono una Categoria di viziati e disinteressati figli di papà, che seguono la trattativa seduti in poltrona guardando il telegiornale, oppure al mare facendo kite, bensì una Categoria di Professionisti stufa di vedersi annacquare ogni sacrificio nel nome di fantomatici Piani di Risanamento che non vengono mai portati a buon fine da dirigenti, spesso legati alla politica, incapaci o in malafede". La lettera non omette di citare naturalmente i "dissidenti": "Non possiamo in alcun modo subire i disfattisti e chiunque, in questo momento, stia pensando di "sbragare", deve rendersi conto che chi sbraga non otterrà nulla oltre l'infamia". Testuale. Labor ed il suo comitato, com'è noto, non sono soli. Sono scesi in campo a sostegno di AirFrance, poco dopo la rottura dei sindacati con Spinetta, anche 1.200 colletti bianchi con l'iniziativa "Le ali per volare" che esordiva con una magnifica poesia di Nelly Sachs. E c'è la pattuglia, capeggiata dallo steward Gianluca Morale, del Satyagraha filofrancese. Morale sembra un po' provato, al quinto giorno di sciopero della fame. Ha già perso cinque chili e dopo i primi giorni di feroci mal di testa, adesso soffre di sbandamenti e fatica a concentrarsi. Domani interromperà la sua protesta, sicuramente perché è rientrata in pista AirFrance. Ma soprattutto, come spiega al Riformista , "perché da venerdì ci sarà una settimana di blackout elettorale in cui tutti si dimenticheranno di AirFrance". Morale lo dice esplicitamente: la soluzione francese è la migliore "perché taglia fuori, per sempre, la politica". Che secondo lui ha fatto i danni peggiori, negli ultimi decenni. E allora, meglio evitare la cordata italiana? "No, perché ovviamente noi lavoratori Alitalia non siamo nella condizione di poter scegliere, ma in un anno e oltre di privatizzazione, nessuno si è fatto vivo. L'unica che offre un miliardo subito è AirFrance. Al momento c'è questo". Ha un passato da radicale, come hanno già scritto. Ma nel 1994 ha anche aderito dal primo minuto al movimento "Mani pulite", ed ha tentato di portare quella logica in azienda, chiedendo trasparenza nei conti. Soprattutto quando, alla fine degli anni Novanta, i lavoratori Alitalia entrarono nell'azionariato. Oggi "è molto amareggiato, anche per la dinamica delle trattative di AirFrance di questi ultimissimi mesi. Senza la crisi di governo l'accordo sarebbe andato in porto da lì a un mese. Le condizioni c'erano: il governo, Prodi e Padoa-Schioppa in primo luogo, erano in campo con AirFrance. Ma dopo la crisi hanno bloccato tutto per un bel po', salvo riattivarsi in "zona cesarini" con Enrico Letta". Morale ha già denunciato la deriva massimalista dei sindacati, in una lettera al Sole24Ore . Ed è convinto che non hanno saputo distinguere "quando era il caso di fare la volpe o fare il leone". In questo momento non c'erano proprio i margini per fare i leoni: "era meglio fare le volpi, chiudere con AirFrance l'accordo-quadro e negoziare nei dettagli dopo".

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Alitalia voci nel mondo della finanza, la sorpresa sarebbe Tronchetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia voci nel mondo della finanza, la sorpresa sarebbe Tronchetti Berlusconi annuncerà la cordata a Matrix? La giornata di Alitalia è cominciata con un rinvio. Le nove sigle sindacali che ieri mattina avrebbero dovuto incontrare i vertici di Alitalia sono state avvisate nella mattinata stessa che incontreranno l'azienda dopo la riunione a Palazzo Chigi con il governo, prevista per domani. In serata, il cda di Alitalia ha reso nota la situazione finanziaria, che conta in cassa, al 31 marzo, 170 milioni di euro, dieci in meno rispetto a febbraio, 112 in meno rispetto a gennaio. Una cifra che include, oltretutto, "il corrispettivo di 79 milioni di euro incassato per la cessione delle azioni Air France-Klm in portafoglio", ma che non tiene ancora conto del credito di 69 milioni di euro nei confronti dell'erario incassato successivamente, il 2 aprile scorso. Questo vuol dire che "nel brevissimo termine" la continuità aziendale è salva, ma che nel giro di pochissimo tempo serve "un consistente apporto finanziario" per scongiurare il commissariamento o il fallimento, come già preventivato dal budget dello scorso autunno. Infine, il board di Alitalia ha preso "favorevolmente" atto della decisione di AirFrance di non abbandonare il campo. Domani, poi, sarà il turno di Enrico Letta, il grande ambasciatore presso Air France, per mettere i sindacati di fronte al fatto compiuto: vi abbiamo conquistato una seconda chance, non sprecate anche questa: il piano di Spinetta non è negoziabile, va recepito in toto altrimenti la rottura diventerà definitiva. E il prezzo verrà pagato da tutti, lavoratori in primis che in questi giorni stanno premendo sui loro rappresentanti affinché non optino per ulteriori irrigidimenti. D'altronde è ormai chiaro che il dossier Alitalia si chiuderà dopo le elezioni e prima di quel termine l'ipotesi del commissariamento non verrà presa in esame. Ma non solo gli attori principali della vicenda vedono la tornata elettorale del prossimo weekend con uno spartiacque. "Per ora stiamo studiando i dati e da quelli stiamo costruendo il dossier e comunque solo lunedì sapremo con le proiezioni elettorali chi prenderà Alitalia...". È questo il commento di Fabio Verna, finanziere e docente universitario di economia, in merito alle indiscrezioni di stampa secondo cui, insieme ad altri imprenditori, starebbe preparando una cordata italiana alternativa ad Air France-Klm per acquisire Alitalia. "È ancora tutto in fieri. È prematuro parlare di cordate, quelle semmai verranno in un secondo momento". In ogni caso, per il manager, "sarebbe importante che l'Italia avesse una sua compagnia di bandiera, è quello che vogliamo tutti". Il finanziere ha analizzato poi le problematiche relative a un eventuale rilancio dell'ex compagnia di bandiera: "Alitalia così com'è costa poco, circa 150 milioni di euro, il problema è il dopo. Ci vogliono infatti quasi 3 miliardi di euro per rilanciare la compagnia dal punto di vista industriale e in Italia al momento non c'è nessuno che metta sul piatto questa cifra". Sul finire del colloquio con l'agenzia Agi, alla domanda se ci sono stati contatti con AirOne, Verna ha risposto in modo sibillino "forse andiamo oltre", per poi concludere che "solo lunedì sera con le proiezioni elettorali sapremo chi si prenderà Alitalia...". Insomma, la partita si sta giocando su due tavoli paralleli: uno quello ufficiale, l'altro quello semi-clandestino (ma tremendamente avvezzo al rumour e alla parolina che sfugge) che dopo aver giocato alle montagne russe con il titolo Alitalia ora si muove nell'ombra sperando nel fallimento delle trattative con Air France-Klm e nell'irresponsabilità dei sindacati. E in molti cominciano a dare per certo un annuncio della cordata berlusconiana di imprenditori italiani venerdì, ovvero prima del voto e con un nome di prima grandezza a garantire la natura non di boutade elettorale ma di progetto serio e alternativo: il nome sarebbe quello di Marco Tronchetti Provera. In effetti il timing gioca a favore del colpo a sensazione del Cavaliere. Il governo ha già reso noto che il dossier Alitalia proseguirà oltre la scadenza elettorale e anche gli appuntamenti fissati (oggi governo-Alitalia, domani governo-sindacati) vanno troppo a ridosso del weekend elettorale per scommettere su una chiusura - negativa o positiva - della trattative con Parigi prima della prossima settimana. In molti poi sono quasi certi del fatto che Bruno Ermolli, l'uomo a cui il Cav ha dato mandato di tessere la tela della cordata, stia a sua volta giocando su due tavoli: uno più prettamente indirizzato verso gli imprenditori da precettare, l'altro con Lufthansa per valutare la disponibilità tedesca di subentrare come partner industriale al progetto post-Air France. Ma come dice Verna, occorrerà attendere le proiezioni di lunedì per capire chi comprerà Alitalia: l'annuncio di un compratore alternativo, invece, potrebbe materializzarsi venerdì a Matrix.

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Sino alla scorsa settimana mi sarei comportato come i sindacati italiani. Adesso direi loro di tratt (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Are. Esistono i margini per concludere un'ottima intesa con Air France e Klm. Se dovessi dare un consiglio agli assistenti di volo Alitalia, direi loro di accettare". Non ha dubbi Ton Scherrenberg, presidente del Vnc, Vakbond van Nederlands Cabinepersoneel, il sindacato che rappresenta i settemila steward e hostess olandesi di Klm, Martinair e Transavia. "Ne abbiamo parlato a lungo - racconta -. La nostra maggioranza pensa che la combinazione fra queste tre compagnie sia più che benvenuta". Lo era anche quanto ci fu il tentativo di approccio del 1999-2000? "Certo. Eravamo favorevoli. Il fallimento dell'intesa è costato parecchio. Molti sono ancora arrabbiati per come sono andate le cose. C'è chi ancora oggi, dopo tutti questi anni, è infuriato con l'ad di allora, Leo Van Wijk. Era una buona intesa, fu una grande delusione", E adesso? "Per quanto ne sappiamo, questo è per Alitalia l'ultima possibilità. E per noi è un'ottima prospettiva". Come mai? "Sarebbe una combinazione competitiva, un'alleanza forte. Nascerebbe la più importante compagnia europea, una delle principali al mondo. Ci sarebbero vantaggi per tutti, piloti e assistenti. Saremmo imbattibili anche per giganti come British e Lufthansa". Come giudica la reazione negativa del sindacato italiano? "Capisco il loro punto di vista in questo momento. Stanno cercando di ottenere il meglio dalla trattativa, per loro è un dovere e un diritto. Però devono rendersi conto che questa è l'ultima fermata per Alitalia, non possono continuare a dire no". Siete in contatto con loro? "No. Lo eravamo nel 1999, anche se era molto complesso. Da noi c'è un sindacato unitario, loro hanno nove sigle. Non siamo abituati ad avere così tanti interlocutori". Che idea s'è fatta di Malpensa? Un problema o un'opportunità? "Da quello che leggo sui giornali, è un problema. Klm ci ha detto che, se si farà l'accordo, l'hub sarà a Roma. Per noi va bene. Non è conveniente avere due centri di riferimento e spostare il personale da uno all'altro". Come pensa che andrà a finire? "Si farà. Sono ottimista, direi 75 su cento per la soluzione positiva. Per due motivi: è l'unica soluzione per non chiudere Alitalia ed è un accordo di sostanza. La compagnia italiana non può durare a lungo, perdono tre milioni al giorno. Nessuno può resistere per molto tempo". Crede che il marchio Alitalia vada conservato? "Sì certo, esattamente come accaduto per Klm. È un nome molto speciale, ha una lunga storia. Sarebbe un vero peccato buttarlo via". www.lastampa.it/zatterin.

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Chi tratta per Alitalia La lettera di ieri di un dipendente Alitalia è la sintesi, ch (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

E più perfetta non si può, la quintessenza di tutti i problemi della compagnia. La sublimazione dei sindacati, tra i primi responsabili della disfatta, con le assunzioni selvagge e non necessarie e quindi improduttive. Il comportamento sindacale che, tetragono ai problemi reali della compagnia, per anni ha infilato uno sciopero dopo l'altro, dando il colpo finale al tracollo. Ed ora un governo che, dimissionario al ritmo di chitarre e Bob Dylan, anziché trattare in prima persona con la controparte, manda i sindacati che non hanno titolo per rappresentare alcunché, a parte il personale improduttivo, la vera palla al piede. Una impresa ha una proprietà, ed è questa proprietà che si deve impegnare nella trattativa; non mandare i sindacati per poi magari criticarli. Una impresa ha un'anima, una sua cultura, una sua tradizione, è un qualcosa di vivo; in questo caso non vi è solo il personale, ma gli aerei, gli impianti, le scuole di formazione e tutta una serie di fattori cui il sindacato è estraneo: e il governo dimissionario a suon di reggae che fa? Manda i sindacati e poi li sgrida. Una vera Prodezza. CHIAFFREDO ROSSO Il motore in "fiamme" Nervosismo e paura di Silvio Berlusconi, di ritrovarsi con la macchina in avaria e il motore in "fiamme", a qualche chilometro dal traguardo, non sono provocati né dalla silenziosa e costante rimonta del Partito democratico né dalle intemperanze dell'irascibile leader della Lega Nord. Da qualche giorno l'incubo della sconfitta si chiama Movimento sociale italiano. Una fiamma mai spenta, una fiaccola ben più viva anche del bistrattato simbolo dei Giochi Olimpici, che dal bagno purificatore di Fiuggi ne era uscita avvolta col velo moderato di Alleanza nazionale. ANTONIO V. GELORMINI, BARI I partiti cambiano nome I partiti cambiano nome. Fanno come le ditte che cambiano ragione sociale confidando nella lentezza della giustizia, con questo ottengono l'impunità per eventuali malefatte. Adesso andremo a votare gli stessi delle volte precedenti che però corrono sotto altre bandiere. VARENO BOREATTI L'importante è incassare Con la soglia di sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato, chi sta sotto non porta rappresentanti in Parlamento se corre da solo, ma in compenso con almeno l'1% di preferenze i finanziamenti pubblici non mancheranno per i prossimi cinque anni. Della serie "l'importante non è partecipare, ma incassare"! ANDREA SILLONI, BOLSENA La guerra dei simboli Sono un lettore svizzero, di lingua italiana. Come tale, non posso che seguire con interesse quanto succede in Italia, soprattutto in ambito culturale e politico. Vi è però una cosa che, in quest'ultimo campo, proprio non capisco: la "guerra dei simboli", che si scatena ogni volta in vista di un'elezione. Ma sono poi necessari i simboli, in un paese moderno? Quando è stato introdotto il suffragio universale, e una parte dell'elettorato era ancora analfabeta, essi erano ovviamente necessari. Ma oggi queste guerricciole fra i vari modi di raffigurare lo scudo crociato, oppure la falce e martello, o il sole che ride o altri loghi, non fa un po' ridere? Non basterebbe che ogni lista portasse la propria intestazione? FRANCO CELIO Il mondo della finanza E' sempre un piacere leggere le interviste di Claudio Sabelli Fioretti; quella rilasciata da Stefano Ricucci, sulla Stampa di lunedì 7 aprile, impone alcune considerazioni (e non solo perché si è laureato a San Marino, con tutte le università italiane a disposizione; e vista la sua bravura nel ramo economico avrebbe dovuto scegliere la mitica Bocconi). Nel doloroso capitolo della sua vita matrimoniale mi viene da credere che se Anna Falchi lo ha lasciato può essere per via di quel regalo (l'aspirapolvere) non proprio azzeccato e non perché non ha retto al suo "tsunami giudiziario"; sul fatto poi di "non aver fatto niente di male" bisognerebbe chiederlo a chi veramente lavora con onestà e al massimo raggiunge solo un buon tenore di vita (mentre Ricucci, da povero qual era, è diventato "straordinariamente ricco"). Ricucci vuole farci credere che il mondo della finanza è popolato da gente onesta e soprattutto non propensa a "fottere gli altri", mentre sappiamo bene che la finanza vive di "inganni e di raggiri" più o meno legalizzati (basta chiedere ai risparmiatori Cirio e Parmalat). LORIS NUCERA La scelta di non scegliere E' una vergogna che La Stampa ospiti un articolo come quello di Ricolfi di sabato 5 aprile. E' una vergogna che si voglia argomentare sulla rispettabilità della "scelta" di non scegliere. Il ragionamento di Ricolfi è semplice: siamo in trappola perché non possiamo prevedere come i politici useranno il nostro voto. Perché, prima d'ora era diverso? Forse chi ha votato per Berlusconi sapeva che avrebbe fatto leggi pro domo sua e aziende di famiglia anziché per il bene del Paese? E chi ha votato per Prodi sapeva che non sarebbe riuscito a varare neppure la legge sul tanto sbandierato conflitto di interessi? No, non penso che sia l'incertezza su come verrà usato il voto la caratteristica di queste elezioni. Credo invece che incitare al non voto o, peggio, fornire una copertura intellettuale a tale decisione sia irresponsabile. A proposito poi del comportamento futuro dei politici eletti, tutti i principali candidati premier hanno già dato prova di sé, in passato. L'elettore quindi non è in trappola: se è soddisfatto dei loro comportamenti li può votare, in caso contrario no. C'è comunque una alternativa. L'unica vera novità, da molti anni, si presenta proprio in questa tornata elettorale. Si chiama Partito democratico. Mi sembra però importante che si scelga qualcuno per rappresentarci, perché è questa la radice e la sostanza della democrazia rappresentativa. E' solo con il voto che si esprime la fiducia, il gradimento o la contrarietà nei confronti dei nostri delegati. E' solo con il voto che si possono orientare le scelte politiche del nostro Paese. In alternativa, forse, sarebbe meglio tacere o (magari!) emigrare. PAOLO MACCARRONE, TORINO.

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ALITALIA: IN CASSA LA LIQUIDITà è AGLI SGOCCIOLI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia: in cassa la liquidità è agli sgoccioli GIUSY FRANZESE Roma. C'è ancora un po' di benzina nel serbatoio dell'Alitalia. Ma l'indicatore è pericolosamente vicino alla riserva. Per cui bisogna fare presto e trovare quanto più rapidamente possibile una pompa di servizio, una stazione di rifornimento. Ha confermato le previsioni, il cda di ieri della compagnia di bandiera, presieduto dal neo amministratore delegato Aristide Police. "La continuità aziendale" per ora è assicurata: dall'analisi dei conti, in cassa risultavano al 31 marzo scorso 170 milioni di euro, "che comprendono il corrispettivo di 79 milioni di euro incassato per la cessione delle azioni Air France Klm in portafoglio". Il due aprile poi sono arrivati altri 69 milioni in seguito al rimborso del credito verso l'Erario. In totale fanno 239 milioni di euro, non moltissimo, ma comunque una liquidità tale da poter proseguire ancora per un po' l'attività e nel frattempo cercare di arrivare alla soluzione migliore per il futuro della compagnia e dei suoi dipendenti. Senza perdere ulteriore tempo, però. Perché - avvisa il cda della Magliana - la situazione finanziaria lascia solo un "brevissimo termine". Per andare oltre serve ulteriore benzina, nuove iniezioni di capitale. Police e i suoi ci tengono a sottolinearlo: per perseguire il piano industriale "la compagnia ha necessità di un consistente apporto finanziario". Per cui il piano Air France - che prevede un prestito ponte di trecento milioni di euro in attesa di una ricapitalizzazione di un miliardo di euro - resta un'opzione valida. Tant'è che il cda non dimentica di prendere "favorevolmente atto del comunicato stampa diramato da Air France-Klm al termine della riunione del board" di lunedì. Un chiaro messaggio inviato a Spinetta. Ma anche un appello ai sindacati ad una maggiore disponibilità, reso ancora più evidente dal rinvio a data da destinarsi dell'incontro previsto oggi alla Magliana. È confermata invece la riunione domani a Palazzo Chigi tra i rappresentanti dei lavoratori e il governo. Toccherà al sottosegretario Enrico Letta (Prodi e Padoa-Schioppa sono entrambi all'estero) scoprire le ultimissime carte che può mettere in campo l'esecutivo per facilitare la trattativa e andare a vedere quelle dei sindacati. "La partita è nelle loro mani. La proposta Air France è l'unica sul tavolo e prima di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte" ripeteva ancora ieri mattina Letta. A sua volta il ministro dello Sviluppo Economico, Pier Luigi Bersani, aveva fatto capire che di commissariamento non se ne sarebbe parlato: "Bisogna riprendere il dialogo interrotto bruscamente. Io lavoro per un accordo, non per un commissariamento". Pressing sui sindacati anche dall'Ue: nuovi aiuti pubblici - si avverte - non saranno possibili fino al 2011. "Occorre che i sindacati considerino bene le conseguenze delle loro scelte e delle loro azioni" dice il commissario Ue ai Trasporti, Jacques Barrot. Difficilmente, comunque, la vertenza si sbloccherà prima del voto. Capire chi è il vincitore di queste elezioni non è indifferente in questa vertenza. Come è noto le posizioni, tra i due maggiori schieramenti, sono diametralmente opposte. Il Pd è sempre stato pro-Air France, non così il Pdl. Se a Palazzo Chigi dovesse andare Berlusconi, per Spinetta acquisire l'Alitalia potrebbe diventare molto più complicato. Berlusconi ieri lo ha ribadito: la cordata italiana esiste e verrà fuori quando "la dissennata trattativa con Air France finirà". "Un Paese come il nostro - ha concluso il Cavaliere - non può svendere la sua compagnia di bandiera". Intanto oggi il titolo Alitalia - sospeso dal 3 marzo - verrà riammesso alle contrattazioni in Borsa, ma con una unica fase di asta e con il divieto di proposte senza limite di prezzo.

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Intervista a Stefano de Luca / Il Pli è l'ultimo baluardo liberale (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 Intervista a Stefano de Luca / Il Pli è l'ultimo baluardo liberale di Rosamaria Gunnella Rush finale di una campagna elettorale un po' noiosa, ripetitiva e soprattutto centrata solo su due partiti, o per meglio dire su due uomini: Berlusconi e Veltroni. Le plateali proteste televisive degli esponenti dei partiti minori, che rivendicano una maggiore visibilità, forse sono eccessive ma è pur vero che in democrazia tutte le forze politiche devono potere esporre le proprie idee e i propri programmi nel rispetto della "discussa" par condicio. Il Partito Liberale Italiano, storico emblema di un'antica tradizione politica, si ripresenta con il proprio simbolo, rivendicando l'aggettivo liberale, da tanti abusato anche in questa campagna elettorale. Stefano De Luca, segretario nazionale del Pli e candidato premier del suo partito, spiega i motivi di questa corsa solitaria e i principali punti del suo programma. Perché il Pli ha voluto presentarsi con il suo simbolo e liste per la Camera e Senato, pur con una legge elettorale che favorisce di fatto i grandi partiti? La ragione per la quale ci siamo messi in gioco è perché siamo preoccupati per la democrazia e la libertà in questo paese. In assenza di politiche liberali sia nel periodo in cui ha governato il centro destra che in quello di centro sinistra, dove, anzi, sono state assunte iniziative illiberali, ci voleva una voce veramente liberale. In questi ultimi anni, molti per non dire troppi si sono sentiti "liberali" e hanno dimostrato con i fatti di non esserlo; i veri e molti liberali sono stati considerati scomodi e per questo sono stati sostanzialmente epurati dalle liste, sia di destra che di sinistra. Che cosa resta di liberale nel Pdl che aderisce però al Partito Popolare Europeo e non ai Liberali Democratici Europei? Assolutamente nulla. Il Pdl, nato come Forza Italia, aveva inizialmente un programma liberale e l'obiettivo di diventare un partito liberale di massa. Oggi è su posizioni molto più a destra del Ppe e si segnalano posizioni e presenze che dal punto di vista liberale riteniamo inquietanti. Nel programma del Pdl cosa c'è di liberale nella politica economica, dopo le posizioni "interventiste" di Tremonti, probabile futuro ministro di Berlusconi? Personalmente giudico Tremonti una persona colta, a differenza della media della classe dirigente del Pdl, ma la sua linea politica non è liberale. Non è con i dazi e con lo statalismo di ritorno da lui proposto che si risolve il problema del paese. In questi ultimi anni in Italia è prevalsa la speculazione finanziaria che ha di fatto fermato lo sviluppo e la crescita economica; c'è bisogno di libertà economica, mercato e competizione. Quali le differenze tra il vostro programma economico e quello del Pdl e del Pd? Quelli di entrambi più che programmi elettorali sono proclami di propaganda, si limitano a fare promesse e fanno a gara a chi la dice più grossa. Non mi meraviglierei se prima della fine di questa campagna elettorale qualcuno di loro offrirà ai propri elettori una crociera ai Carabi. L'Italia attraversa una gravissima crisi economica, bisogna dire con onestà che dobbiamo prepararci ad affrontare sacrifici. Un punto su cui ci differenziamo fortemente da entrambi gli schieramenti è la spesa pubblica, che fino ad ora è stata sostanzialmente clientelare. Deve essere drasticamente tagliata perché si è rivelata improduttiva. Per quanto riguarda l'Alitalia ad esempio, la logica in cui, più o meno, si muovono sia il Pd che il Pdl è quella del salvataggio, cioè mettere soldi pubblici. Noi liberali pensiamo che la nostra compagnia di bandiera debba seguire il suo destino e andare sul mercato. Secondo lei, il governo Berlusconi potrà diminuire la pressione fiscale e bloccare l'inflazione? Io penso ad un governo Veltrusconi e prevedo una ripetizione della situazione del 2006 con una maggioranza alla Camera e un sostanziale pareggio al Senato. Questo governo sarà costretto a rimangiarsi tutte le promesse e a fare una politica di risanamento economico. Mi auguro che abbiano la saggezza di farlo perché l'Italia non può continuare così. Bisogna azzerare i costi della politica, cominciando col ridurre ad un terzo i numeri dei comuni, abolendo le province, chiudendo tutti gli enti inutili e diminuendo drasticamente il numero di consulenti, di consigli di amministrazione, di consiglieri comunali e di lavoratori socialmente utili. La diminuzione dello stipendio ai parlamentari è solo la punta dell'iceberg di questo problema. Cosa farà il Pli nel caso in cui non riuscisse ad avere una rappresentanza in Parlamento? Noi continueremo la nostra battaglia. Se due settimane fa non esistevamo per la coltre di silenzio che c'era su di noi, oggi, grazie alla par condicio che ci ha dato una piccolissima visibilità, noi ci siamo e gli altri dovranno fare i conti anche con noi, sia in Parlamento che nel paese, ove vi è un bacino elettorale liberale che oscilla tra il 6 e il 15 per cento. Ci batteremo soprattutto per i temi che riguardano la giustizia: la separazione delle carriere, una legge che regolamenti le intercettazioni telefoniche, l'anonimato delle inchieste - perché non vogliamo magistrati eroi - e una riforma per un Csm spoliticizzato. Appoggerete il governo Berlusconi? Assolutamente no. Noi siamo entrati nella competizione elettorale per fare opposizione a questo sistema bipartitico di plastica, senza programmi e senza cultura politica, economica ed istituzionale. Come liberali vigileremo con forza e intransigenza. Chi voterete come presidente della Regione Sicilia? Noi liberali ci presenteremo insieme ad altri soggetti laici con una lista che si chiama Democratici autonomisti e voteremo Lombardo. Daremo il nostro appoggio al leader dell'Mpa, perché la sua politica autonomista e meridionalista ci sembra la più concreta e attenta ai bisogni della Sicilia.

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L'asticella del Cav per Palazzo Madama (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

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Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 Strettamente confidenziale L'asticella del Cav per Palazzo Madama di Hush Hush Intanto reitero una domanda pur se STRETTAMENTE CONFIDENZIALE: come mai i due grandi scopritori di scandali altrui e i due più grandi moralizzatori attualmente in circolazione, ossia Milena Gabanelli e Marco Travaglio, più il moralizzatore per eccellenza, come scriverebbe impeccabilmente il nostro Grillo Sparlante, ossia Giorgio Bocca, già fascista in servizio permanente effettivo e quindi partigiano in servizio permanente effettivo, non trovano il tempo di scrivere una riga una sull'Alitalia e sui suoi top manager che l'hanno affossata? Detto questo, passiamo oltre e torniamo in maniera STRETTAMENTE CONFIDENZIALE alle elezioni e al loro risultato finali. L'asticella della sicurezza al Senato per poter fare il governo che dice lui, Silvio Berlusconi l'ha fissata a 18/20 senatori: a sentire chi se ne intende gliene mancherebbero almeno otto o dieci e siamo a -4 dall'apertura delle urne. Il Cavaliere ha già dimostrato di saper fare miracoli, ma stavolta la cosa risulterebbe più complicata del previsto. Per questo, e senza che alcuno possa interpretare ciò come un endorsment, chi è indeciso ma non vuol riconsegnare l'Italia a Prodi, Veltroni, D'Alema, Franceschini, Bassolino & compagnia farà bene a non arrivare alla 25esima ora con le idee confuse. D'accordo che il voto, qualunque sia, è utile ma, in certe occasioni, e sia STRETTAMENTE CONFIDENZIALE, vi sono momenti in cui certi voti sono utili, altri no. Il 13 e il 14 aprile mi sembra uno di questi momenti, quindi riflettete, cari lettori che avete la bontà di leggermi ogni giorno, e poi votate, ricordandovi che il voto è comunque STRETTAMENTE CONFIDENZIALE, anzi di più: è segreto.

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Verso la scelta del male. Minore Schieramenti senza un progetto (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

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Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 Senza progetto Verso la scelta del male. Minore Schieramenti senza un progetto I due grandi duellanti si rivolgono ai loro elettori senza affrontare seriamente i temi più scottanti di Paolo Pillitteri Ci sono (stati) dei momenti in cui la campagna elettorale ha dato l'idea di non essere ancora iniziata. Salvo che in Tv dove, però, le elezioni vengono decise da chi ha già una convinzione consolidata. Qualcuno sostiene, tra l'altro, che il Cavaliere abbia perso lo smalto di altre stagioni. Ma a sinistra, con Veltroni non si è manifestato (ancora?) un evento in grado di fare scricchiolare l'intelaiatura berlusconiana, peraltro solidamente tradizionale. Quasi sempre i duellanti si rivolgono al loro popolo per dire le cose che vuole sentirsi dire. Raramente gli si dà una salutare sveglia, una cura dolorosa. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, come se si fosse aperto un grande ombrello a proteggerci dagli eventi esterni, mettiamo il Tibet che infiamma Londra e Parigi e il mondo civile, perchè la fiaccola olimpica si trascina dietro la vergogna di una repressione cinese cui la globalità ha dato una diffusione mediatica mondiale, imprevista e sottovalutata dal blindato regime di Pechino. Con tutto ciò, la Cina non è vicina a questa competizione nostrana. Come, del resto, sono lontani i temi primari della crescita zero o quelli dell'etica, lasciati alla "solitudine" di Ferrara, interrotta dall'intolleranza. Certo, la vicenda Alitalia ha scosso il tran tran ma ha finito col rivelarsi una drammatica metafora del paese, non soltanto per l'incapacità a decidere di questo governo, ma anche di quelli precedenti, ministri e premier, tutti inerti e incerti -insieme ai nove sindacati nove - e in modo rigorosamente bipartisan a prevedere, a rimediare, a riformare la ex compagnia di bandiera. Cosicchè, se per campagna elettorale si intende, come in ogni paese evoluto, l'occasione per un autentico, impietoso tagliando sullo stato di salute del proprio paese - di questo e su questo s'affrontano Hillary e Obama - ecco che da noi s'infiammano i rancori sulla casta e suoi privilegi, come la pensione veltroniana, con quella replica a bassa voce che la dice lunga sulla friabilità e le code di paglia di questa politica senza identità. O le schede porcata, come affermano all'unisono Bossi e Calderoli, che, invero, se ne intendono. Eppure, la replica a costoro del ministro Amato ha reso ancora più trash questo refolo sulla calma piatta, con quel penoso accusare il governo di prima, come se l'attuale in carica, davanti ad un errore, non potesse e dovesse intervenire. Certo che la scheda è "colpa" della legge del Governo Berlusconi, ma, dal 2006 a oggi, qualcosa è comunque cambiato, nel passaggio dal bipolarismo al bipartitismo. Invece, il cattivo genio della (non) politica ha per l'ennesima volta ritenuto - ora da un Polo ora dall'altro - più conveniente accusare il passato altrui piuttosto che misurararsi sulla proprie, attuali, capacità di interevento. E di riforma. Perciò, al posto di "to run a chek up on our country", siamo corsi a promettere a piene a mani immaginando il nostro come un paese virtuale in cui ripartire risorse che non ci sono, chiudendo gli occhi sulla crisi mondiale in cui siamo immersi. Invece di usare il linguaggio della verità, nuda e cruda, e di mettere mano al sistema paese che rischia una deriva verso la serie B, il fair play ha ridotto lo scontro alla scelta del minore dei mali. Evitando qualsiasi rupture, quando invece c'è bisogno di una scossa, di un abbandono definitivo del passato consolatorio, per misurarsi con le sfide del presente, della modernità. Persino con il prossimo cambio di governo, il capitolo berlusconiano dal titolo: la vendetta, parte seconda, viene presentato sotto la voce: "la dura fatica di governare". E, come extrema ratio, il ripiego verso una grande coalizione e diluire così le responsabilità parcellizzando le asperità... Quando, invece, che vi siano le larghe intese o un governo con solida maggioranza, il problema è sempre lo stesso: avere un progetto, una visione condivisa del paese, riproporre con determinazione le scelte che mettano al centro i destini collettivi di una (grande) nazione.

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Provaci ancora, Giovanni! (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 Giovanni Consorte Italianità: fece la battaglia ma perse Oggi è pronto a impegnarsi per Alitalia Provaci ancora, Giovanni! di Biagio Marzo A volte ritornano. Ma questo non vale per Giovanni Consorte che non è mai uscito di scena, per una cosa e per l'altra. Tutto si potrebbe dire di lui meno che non sia coerente e non si batta sulla idea dell'italianità bancaria e industriale per la quale ha pagato, nel recente passato, caramente e in prima persona. E sul caso Alitalia la pensa come ai tempi in cui fu protagonista dell'acquisto di Bnl per conto dell'Unipol. Cioè non vorrebbe che il vettore finisse in mani straniere. Giocoforza, facendo il banchiere d'affari, guidando il gruppo di Intermedia, ha detto la sua sull'Alitalia, la cui sorte l'ha legata alla cordata tricolore italica; per dipiù, non ha escluso una propria partecipazione diretta tra gli eventuali partner. "Intermedia è pronta a entrare in una cordata, - ha confessato al Sole24Ore - che faccia perno sull'Air One di Carlo Toto, industriale del settore". Le comuni radici abruzzesi (Chieti) dei due troverebbero terreno fertile nel progetto di acquisto di Alitalia e nell'alleanza a favore dell'itlaianità. Per Consorte, comunque, "quella di Air France avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia, non la prima". Un volta Consorte lavorava per la finanza di sinistra e, non a caso, lo chiamavano il "Cuccia rosso", stavolta lavora in proprio, non avendo la sua "pecunia" alcun profumo e colore politico. Al di là da questo dettaglio, è rimasto sempre un uomo di sinistra, quella riformista, non avendo scelto il Partito democratico. Il suo nuovo amore, si dice, sarebbe il socialismo riformista e non vedrebbe male il Partito socialista, riveduto e corretto. Le sue ultime frequentazioni lo confermerebbero. Se la memoria non ci inganna, l'italianità fu rilanciata in un pranzo, il cui vino fu lo Sciacchetrà, da due commensali di alto rango: l'allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e l'ex governatore di Bankitalia, Antonio Fazio. In quell'occasione, fu sottoscritto il patto dello Sciacchetrà, incentrato sul rapporto più stretto tra i Palazzi Chigi e Koch e, come detto, sulla consacrazione dell'italianità. A quei tempi, erano iniziate le grandi manovre, per "rivoluzionare" gli equilibri bancari italiani e non solo, i cui centri operativi erano dislocati lungo il quadrilatero Brescia, Lodi, Bologna e Roma. A Brescia, in Via Zanardelli, c'era la sede dell'Hopa di Chicco Gnutti; da Lodi, il banchiere di Bpl, Giampiero Fiorani, partì spedito alla conquista di AntonVeneta, inciampando in falsi in bilancio, secondo Stefano Ricucci; a Bologna, in Via Stalingrado, Giovanni Consorte preparò il progetto di bancassurance che aggregava l'Unipol alla Bnl; a Roma, la capitale del potere senza il quale i finanzieri-scalatori non sarebbero andati da alcuna parte. Sennonché, i lanci dell'Opa su AntonVeneta e su Bnl finirono in Procura e del patto dello Sciacchetrà nessuno se ne rammenta più. Di conseguenza, Consorte ammainò la bandiera dell'italianità per reissarla ora nella vicenda Alitalia. E Consorte, avendo fatto flop a suo tempo, non per colpa sua, ci ritenta questa idea. "Proprio per questo bisogna insistere, - ha affermato-, perché il valore aggiunto delle nostre imprese resti nel Paese, così come fanno le altre nazioni europee?". Proprio nel caso della fusione di Bnl con la francese Paribas, quel "valore, - è la sua amara considerazione - "se n'è volato Oltralpe". In concreto, il progetto industriale studiato da Consorte non era campato in aria, anzi tutt'altro, mirava alla nascita del primo polo bancario?assicurativo del Paese. Coloro che remarono contro furono alcuni poteri finanziari ed assicurativi che fecero entrare in gioco i politici dello schieramento di cui l'ex numero uno di Unipol faceva parte, per boicottarlo, in modo palese e brutale. Allora i politici ne dissero di cotte e di crude, quando in tutta l'operazione la politica doveva rimanere assente. Alcuni leader politici tifavano alla morte per Consorte (e alla luce della vicenda avrebbero fatto bene a tenersi, invece, lontani mille miglia dalla scalata e non telefonargli per alcuna ragione al mondo), mentre altri (troppi) politici sparavano contro di lui palle incatenate, tirando in ballo perfino la questione morale di berlingueriana memoria. Alla lunga, invece, altre fusioni andarono in porto senza alcun problema di sorta: il San Paolo Imi con Banca Intesa e Unicredit con Capitalia. A dire il vero, furono assai acclamate dal mondo politico, perché davano vita a due colossi bancari italiani in competizione con quelli stranieri. Tutto finì in sollucchero, ovverosia in gloria per via dell'italianità, ritornata di moda per le fusioni realizzate dai banchieri aventi quarti di nobiltà, santi in paradiso e mass media di loro proprietà, rispetto a Consorte che è un ingegnere chimico e, per giunta, di estrazioni politiche "proletarie", e che, nella sua seconda vita lavorativa, scoprì, per caso, le assicurazioni e la finanza. Provaci ancora Giovanni, come il vecchio Sam del film Casablanca. Stavolta speriamo con più fortuna e successo.

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Berlusconi-Bossi, scintille nel ranking (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mer, 09 Apr 2008 Edizione 69 del 09-04-2008 Info Tv Berlusconi-Bossi, scintille nel ranking di Lucilla Bicocchi "I fucili non esistono". Berlusconi bacchetta Bossi e prende le distanze. Difficile per il Cavaliere "maneggiare" l'evocazione dei fucili contro le schede elettorali tranello. Ruggini in atto dunque tra il leader del PdL e della Lega, che risponde a Berlusconi di essere in ottima salute e non aver mai chiesto di diventare ministro. Dalla piazza di Cagliari, dove torna a parlare del programma, di opere pubbliche, di turismo e ambiente, il leader del PdL lancia un nuovo appello, quello per il voto utile, ricordando che un voto sottratto alla sua forza politica è un voto senza esito, perché non sarà rappresentato da alcun parlamentare e senatore. Dietro Berlusconi, in testa con oltre 10 minuti, segue Walter Veltroni. Nel corso dei comizi di Taranto e Matera il leader del Partito democratico lancia nuove accuse alla Lega e contro le parole di ieri, pronunciate da Bossi riguardo alle schede elettorali. Ai microfoni dei Tg, in 9 minuti e 24 secondi, Veltroni ricorda che le schede sono il prodotto della legge elettorale fatta dal ministro Calderoli e il frutto di un provvedimento di legge firmato dall'allora presidente del Consiglio. Terzo gradino del podio per Roberto Fiore, ospite del TgLa7 delle ore 12 e 30. Contento che sulle schede il simbolo di Forza Nuova sia ben visibile, Fiore fa notare con amarezza come l'Italia sia il Paese in cui si parla di brogli già prima delle elezioni, ma spiega anche come il rischio brogli durante lo spoglio esista comunque. La polemica sulle schede è l'ennesimo tentativo di favorire Pd e Pdl. E' questa la posizione del candidato premier dell'Unione di Centro che vale a Pier Ferdinando Casini la quarta postazione con oltre 3 minuti di parlato Tv. Ospite di turno del salotto serale del TgLa7 è Olimpia Tarzia della lista Aborto? No grazie. Un commento sulla polemica delle schede elettorali, e sui punti del programma del movimento. Fino a ieri dimenticati dalle forze politiche, ricorda come la vita e la politica per la famiglia diventino ora obiettivi primari. Nel ranking di inizio settimana, carico di personaggi politici, ecco Antonio Di Pietro. E' lapidario il commento del leader dell'Italia dei Valori sulla questione schede. Non si possono ristampare, dice, cambiarle significherebbe far slittare la data del voto. Tempo di parola nelle ultime posizioni della classifica per Fausto Bertinotti. Il candidato premier della Sinistra arcobaleno accusa i principali schieramenti di essere solo loro riconoscibili, proponendo ironicamente due schede elettorali. Penultima posizione per il comandante Berti, ormai di casa al Tg4. Il presidente dell'Anpac Piloti parla ancora una volta dell'emergenza Alitalia e si appella ai media; bisogna stringersi intorno alla compagnia aerea e ottenere così l'offerta migliore. Spetta invece a Giuseppe Pizza chiudere la top ten di lunedì. Il leader della Dc, dopo aver rinunciato alle elezioni per il bene del Paese, sottolinea il grande sacrificio del suo partito.

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FRATTINI A NAPOLI: NON HA SENSO DELLE ISTITUZIONI, LE DIMISSIONI NON SI ANNUNCIANO MA SI DANNO. CARFAGNA: VELTRONI SI VERGOGNI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 09-04-2008)

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Frattini a Napoli: non ha senso delle istituzioni, le dimissioni non si annunciano ma si danno. Carfagna: Veltroni si vergogni Ancora un vespaio di polemiche sul fronte del Pdl, dopo l'annuncio del governatore Antonio Bassolino. A partire da Franco Frattini, vice-presidente della commissione europea, il quale nel corso del tour campano che l'ha portato a Napoli e a Salerno si è detto meravigliato: "Leggo con stupore - almeno per come concepisco io le istituzioni - l'annuncio di Bassolino, ma io credo che le dimissioni debbano essere date e non annunciate a dodici mesi di distanza. Questo modo di fare offende il buon senso delle persone perbene". Stessa musica con Alessandra Mussolini, responsabile di Azione sociale: "È stato mollato dai cittadini, è stato mollato dalla coalizione: Bassolino lasci subito la guida della Regione senza attendere il 2009. Azione Sociale dà tempo al governatore di lasciare la Regione entro il 27 aprile. Il giorno dopo, a partire dalle 11, starò sotto i suoi uffici a chiederne le dimissioni, subito". Anche Mara Carfagna interviene, soprattutto per attaccare Veltroni che ha usato parole di elogio per il gesto del governatore: "La Iervolino disse che a Napoli il presidente Berlusconi venne a raccontare barzellette. Fu un'uscita patetica. Se c'è qualcuno che potrebbe partecipare ad una gara di barzellette è invece Veltroni. Difendendo Bassolino, dicendo che ha cambiato Napoli, il segretario del Pd l'ha sparata davvero grossa. Veltroni potrebbe vincere il premio "balla dell'anno". Credo che il segretario del Pd non conosca la vergogna e soprattutto non conosce la Campania". Duro il coordinatore regionale di Forza Italia Nicola Cosentino: "Bassolino dovrebbe andar via subito e quand'anche lo facesse sarebbe comunque in ritardo. Non si può governare la complessità di questo territorio, avendo contro l'88 per cento della popolazione. Se vuol essere davvero "nuovo" invito Veltroni a dire a Bassolino di farsi da parte, per riprenderci la possibilità di riscatto per la nostra regione". Intanto il capogruppo in Regione Cosimo Sibilia osserva: "Il presidente della Regione non lascerà tra un anno ma, costretto degli eventi, sarà obbligato a rassegnare le dimissioni subito dopo il voto del 13 e 14 aprile. E, questo, per l'esito scontato del voto sul quale peserà come un macigno il caso Campania". Polemiche anche negli altri schieramenti. Tra i socialisti scende in campo Gianni De Michelis, già segretario del Nuovo Psi, intervenuto al Circolo Posillipo per presentare le liste del Ps alla Camera e al Senato: "Finalmente Bassolino ha preso atto e sia pure dandosi un anno di attesa se ne andrà. Sarebbe stato meglio, se non lui in persona, che lo avesse fatto in tempo chi ne aveva responsabilità, cioè l'intero sistema di potere che ha governato la Campania negli ultimi. L'Alitalia e la mondezza napoletana sono le due metafore italiane. Un paese che non sa decidere". cor.cas.

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Malpensa, decolla il piano da 120 milioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

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N. 85 del 2008-04-09 pagina 21 Malpensa, decolla il piano da 120 milioni di Redazione da Roma Mentre la trattativa nazionale su Alitalia si congela in attesa del voto, in Lombardia decolla il tavolo istituzionale su Malpensa, con le risorse messe sul tavolo dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. In tutto, ha annunciato, per lo scalo lombardo saranno stanziati 120 milioni di euro: "40 milioni per gli ammortizzatori sociali per il 2008, altri 40 per il 2009 e 40 milioni per terminare le opere infrastrutturali". L'obiettivo è quello di arrivare, entro il 20 maggio, a "un accordo unanime, che proporremo anche alla Regione Piemonte, per dare una risposta forte a tutela dell'occupazione, per il completamento delle opere di accessibilità di Malpensa e il rilancio dell'intero settore produttivo". La priorità resta quella di tutelare l'occupazione ed evitare il peggio. Cioè quei 6-7mila posti di lavoro che la crisi dell'aeroporto rischia di fare saltare. E le risorse a disposizione per il momento non bastano. La cassa integrazione dovrebbe scattare entro il 15 giugno (e per questo l'intesa deve essere raggiunta entro il 20 maggio). "Bisogna chiedere al prossimo governo di aumentare la dotazione - ha spiegato l'assessore al Lavoro della Regione, Gianni Rossoni -. La stima è di oltre settemila esuberi, quindi per due anni occorrono 290 milioni di euro senza contare atipici e precari di cui vorremmo farci carico". Il governatore Formigoni è sicuro che proprio "dal prossimo governo potrà essere risolto il problema Alitalia e anche il problema Malpensa". Positivo il giudizio dei sindacati sull'avvio del tavolo, ma anche le organizzazioni dei lavoratori sono in attesa di capire come finirà la trattativa su Alitalia e, in particolare, sui voli Cargo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"I puttanieri sono dappertutto" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Ma ormai non si scandalizza più nessuno L'Italia? Siamo un orrendo paese di impuniti" "I puttanieri sono dappertutto" Lui vede tutta Roma dal terrazzo del suo attico, tutta Roma vede lui al cinema. Reciprocità assoluta. L'insonne cronico Carlo Verdone dice di non essere più ipocondriaco ma quando racconta nei dettagli il cocktail perfetto con cui si dispone ogni giorno alla nanna diventa un flauto, sembra Vissani quando spiega uno dei suoi piatti, un profumiere di Versailles quando svela le sue essenze, piacere allo stato puro, un distillato sapiente di benzodiazepine ("...a quel punto, prima di andare a letto, partono le ultime 26 gocce..."), farmaci di lunga emivita ("perché gli altri, quelli troppo brevi, dopo tre o quattro ore, alla seconda pisciata, è finito tutto"). Di questi tempi il suo cruccio sono i trigliceridi. Via lo zucchero, solo fruttosio nel caffè. "Mai avuti così alti. Abusi alimentari? Macché, è lo stress della promozione. Venti giorni da far saltare il sistema immunitario, un tour da cocainomani... Mi sono consolato pensando a Veltroni". Ha i crampi alle dita. Acido lattico. La sera prima ha suonato la batteria nel concerto di Antonello Venditti. La sua anima rock è sparsa nel salone di casa, la chitarra, il piano elettrico, i feticci. Le foto con dedica di Pete Townshend e di Jimmy Page sono i pezzi forti del santuario, insieme a tutti i cimeli di Jimi Hendrix. Sono anche giorni di riconoscimenti. Dal Grinzane Cavour al David di Donatello per i trent'anni di carriera. "Trent'anni... Non è facile durare così a lungo. E pensare che dopo "Bianco, rosso e Verdone" volevo smettere col cinema. Ho sempre patito troppo le critiche. Solo Sergio Citti era entusiasta del film. Voleva rivedere in continuazione la scena del cimitero con la Sora Lella". Insonnia, trigliceridi e agorafobia a parte, sembra un uomo sereno. "Lo sono. Merito anche di questo ultimo film. Ne sono fiero, mi sta dando parecchie soddisfazioni". "Grande, grosso e Verdone" è un titolo fuorviante. Si va al cinema per ridere e la risata strozza in gola. "Il produttore ha sposato questo titolo con troppa facilità. In effetti, il film ha qualcosa di funereo e non certo perché andiamo per cimiteri o catacombe. È la morte della civiltà, dell'etica, dello stile, il trionfo della volgarità. Questo è il funerale". Un film su commissione. "Quasi duemila tra mail e lettere che mi chiedevano di riportare al cinema i miei tre personaggi. Il punto è che dieci anni dopo è cambiato tutto, è cambiata la mia faccia, è cambiato il contesto. Cinismo, veleni, speranze amputate. Il pubblico va a ridere e si ritrova un cazzotto allo stomaco, un retrogusto al fiele". La prestazione dell'attore Verdone in questo caso eccede le maschere. "Le maschere mi hanno esaltato, ora basta, finiscono in soffitta. Riconosco che, nel secondo episodio specialmente, la mia interpretazione è molto alta, perfetta nei dettagli, fin troppo raffinata. Io ormai non provo più, mi butto, ho capito che le cose migliori vengono così. Ma ci vogliono anni di lavoro prima". Nel suo film genitori e figli non hanno niente da dirsi e non hanno più nemmeno le parole per non dirselo. "I genitori risultano inadeguati e i figli sembrano più maturi di loro. Sono pessimista. Lo scadimento non è solo italiano, riguarda tutto l'Occidente. Sono padre anch'io, se paragono i miei vent'anni con quelli dei miei figli, mi metto le mani nei capelli". I politici sono un suo bersaglio da sempre. Volgari e puttanieri. Dice Maria Ornella Serpa, sindacalista delle prostitute romane: "Senza di loro moriremmo di fame". "I puttanieri sono ovunque, guarda l'americano che faceva il moralista o quel Mosley. Io ce l'ho con i politici per l'esempio che danno. La gente li guarda e si sente autorizzata a fare come loro, peggio di loro. Questo è tremendo. Nessuno si scandalizza più di niente. Guarda la guerra in Iraq, una delle più sporche della storia. Non ho avvertito la giusta indignazione". Per restare in casa nostra? "Non va mai dentro nessuno. Quello che ha messo sotto le due irlandesi ha avuto i domiciliari. Non sono uno stronzo giustizialista, ma un elettore che vorrebbe vedere applicate le regole. Abbiamo troppe leggi, troppi gradi di giudizio. I paesi più corrotti sono quelli dove abbondano le leggi". Ha deciso per chi voterà? "Voterò per Veltroni ma è l'ultima volta che voto. Scelgo lui perchè l'ho conosciuto, sono stato a casa sua e ho avuto modo di apprezzare la sobrietà del suo stile. È un uomo eticamente molto impegnato. Fa cose importanti che non sappiamo, nel silenzio. Gradirei perdesse certa patina di buonismo e migliorasse nel desiderio di rigore e nel non fare sconti. Mi sembra sulla buona strada". In quest'orgia di promesse elettorali, il disprezzo per gli elettori è palese. "Sembrano le pagine di pubblicità della telefonia, una gara a chi rilancia di più. Atti disperati per accalappiare la gente. Siamo un orrendo condominio paralizzato dalle beghe, dall'Alitalia alle schede elettorali. L'unica cosa che ci ha unito veramente è stata la televisione negli Anni 50, il professor Manzi che parlava agli analfabeti e Mike Bongiorno". Tornando ai meriti del film: il debutto cinematografico di Eva Riccobono. "Sorprendente la sua umiltà. A vederla così sembra una eterea, irraggiungibile, poi a calcio balilla ha rotto il culo a tutti, macchinisti, elettricisti, mio figlio compreso, sfoderando una violenza da maschiaccio". Roberto Rossellini aveva detto: diventerai un grande regista drammatico. "Aveva intuito il mio temperamento malinconico, ma alla fine ha prevalso il guitto". "Compagni di scuola", il suo primo film corale, un successone. Cecchi Gori l'aveva definito "una schifezza". "Mi tirò il copione in faccia. "Prenderemo ceffoni da tutti questo Natale. L'è troppo verboso, c'è troppa gente, non ho capito un cazzo di questo film". "Ma come, non l'hai visto 'Il grande freddo'?", cercai di calmarlo. "Non mi frega un cazzo del grande freddo...". Poi mi aiutò a raccogliere le 150 pagine del copione, una ad una. "Tanto lo so che i film li fai megli di come li scrivi...". Nel suo sito firma un grande omaggio a Massimo Troisi. "La prima volta che lo vidi a teatro rimasi stupefatto. Troisi aveva tempi recitativi straordinari, mai visti neanche nel miglior Eduardo, un talento naturale filtrato dalla sua filosofia di vita. Troisi era lento, pigro, l'uomo più pigro mai conosciuto". Quando recitano insieme, surclassa Benigni. "Massimo è personaggio e attore, Benigni è solo gran personaggio". L'ha certificato Goffredo Fofi: Verdone è l'unico erede di Alberto Sordi. È stato deludente l'incontro sul set? "Sordi mi ha voluto veramente bene. Era un uomo intuitivo ma di scarsa cultura. Parlavamo tanto ma quasi solo del suo passato. Un giorno gli feci ascoltare un pezzo di Peter Gabriel, "San Jacinto", una perla del rock. Lui ascolta e alla fine mi fa: "Sento solo 'na caciara de tamburi". Voleva sapere cosa mi piaceva dei suoi film. Fui onesto. Gli dissi che con "I vitelloni" e "Lo sceicco bianco" Fellini aveva delineato tutto quello che poi avrebbe fatto in futuro. Lui si arrabbiava. Mi chiedeva: "Ma l'hai visto 'Fumo di Londra'?"". Si sentiva sminuito. "A torto. L'Alberto Sordi in bianco e nero è il più grande di tutti, inarrivabile. Nessuno più come Fellini ha saputo inquadrarlo. Sordi mi diceva che Fellini era un imbroglione, uno che improvvisava, un grande affabulatore. Voleva convincermi che era uno sopravvalutato. Ingmar Bergman diceva: "Beati voi che avete avuto Fellini"". Quella volta che diede l'esame con Mario Verdone, studioso di cinema. "Mi dava del lei. Tutti ridevano alle mie spalle. Sapeva che ero preparato su Bergman, mi chiese tutto su Pabst. Feci scena muta. "Si ripresenti alla prossima occasione" mi fece. Una figura di merda. Era un uomo sorprendente, mio padre. Mi entrò definitivamente nel cuore la sera che mi portò a vedere i Beatles a Roma, nonostante la bocciatura in quarto ginnasio. Stavo sulle palle alla professoressa di matematica". Dopo "C'era un cinese in coma", un lungo sabbatico. "Due anni e mezzo. Il film non era brutto, ma percepivo la stanchezza del pubblico nei miei confronti. Mi sfilai per riprendere poco a poco". Fu depressione? "I due anni più belli della mia vita, giuro su Dio. Andai in depressione invece quando morì all'improvviso il mio neurologo. Una tragedia. Sembrava la scena di un mio film. Eravamo in venti là fuori nella sala d'aspetto a chiederci cosa sarebbe stato della nostra vita". Attacchi di panico? "Quando ho capito che stavo per diventare famoso. Ero e sono una persona riservata, timida. Mi sono dovuto violentare. Mi ha salvato un bravissimo psichiatra che mi dava i compitini, tipo andare e tornare di notte a Ostia per una settimana. Furono i giorni più brutti della mia vita ma guarii". Compagne sul set. Claudia Gerini, Laura Morante, Margherita Buy, Asia Argento, Ornella Muti, Eleonora Giorgi... "Con Claudia un grandissimo feeling. Mi ha sorpreso nell'ultimo film, non c'è mai stato bisogno di darle un'indicazione. Laura, la più impegnativa. Una perfezionista incontentabile". Christian De Sica. L'altro corno della commedia all'italiana. "Siamo cresciuti insieme, ci siamo anche menati e poi ritrovati cognati. Christian ha talento ma lo voglio dirigere io. Faremo un film insieme. Lo devo asciugare, gli devo togliere un sacco di cose". Che Verdone sarà? "Basta maschere. Tornerò alla coralità di "Compagni di scuola". Penso al Pietro Germi di "Matrimonio all'italiana"".

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Il Cavaliere: "Niente tasse per un mese" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 85 del 2008-04-09 pagina 0 Il Cavaliere: "Niente tasse per un mese" di Mario Giordano Il Cavaliere: "Dopo i disastri di Prodi, vorrei regalare 30 giorni di libertà dalle imposte. Vediamo se si può fare". Poi dice: "Pure l'azionariato diffuso per salvare Alitalia. I ministri? Per ora sicuri Tremonti e Prestigiacomo". La maratona con Silvio tra quiz, bigliettini e tanta folla Un po' di pasta fredda, formaggio spalmato sui cracker, mezzo bicchiere di vino. "Champagne?", chiede il pilota. "No, vino bianco normale". Il pilota ci guarda: "Vede? Sull'aereo privato il comandante fa anche l'hostess...", sorride. Altro che l'Alitalia. Silvio Berlusconi domanda ancora qualche cracker, si assicura che tutti a bordo abbiano la cena ("Ci sono più passeggeri del previsto, vero? "). Poi si rilassa. Sono le dieci di sera. è stata una giornata lunga, faticosa, chi lo accompagna sull'aereo è stremato. Lui che ha tenuto due comizi in Sardegna, più uno al telefono (col Veneto), un paio di conferenze stampa volanti, decine di interviste e infiniti colloqui privati, è il più pimpante di tutti. "E pensare che la descrivono come vecchio e stanco", abbozzo, accasciandomi sulla poltrona. Il mio fisico giovanile è punto sul vivo dell'orgoglio: solo aver seguito la maratona mi ha semidistrutto. E lui, che l'ha corsa, invece, è fresco come una rosa. Mi guarda e sorride: "Ha visto? è così tutti i giorni. E oggi mi è ancora andata bene... ". Perché? "Non ho le mani graffiate. Né lividi sulle braccia. Succede spesso. L'entusiasmo della folla è travolgente... Mi accolgono come se fossi una rockstar. Lo sa perché ho deciso di non portare più la cravatta?". No. "Perché un giorno ho rischiato di farmi male. Tanto era l'entusiasmo attorno ame che mi hanno afferrato involontariamente per la cravatta e mi hanno trascinato contro un tubolare. Allora ho pensato: in piazza occorre un altro abbigliamento. Devo stare comodo, come quando sono en privé". Nessuna decisione strategica? Nessun pool di esperti? Nessun messaggio nascosto? "Io non ho ovviamente nessun consulente per il look. Mity Simonetto si occupa solo dei servizi fotografici per i giornali. Cosa indossare lo decido io. Ma ciò che conta è altro". E cioè? "Il fatto che trovo dappertutto una grande passione, uno slancio incredibile, un desiderio di vicinanza anche fisica". Simile alle altre campagne elettorali, immagino. "No. Di più. Non ho mai visto tanto entusiasmo in una mia campagna elettorale". Eppure l'accusano di avere tenuto i toni bassi: niente promesse, niente miracoli, niente "sole in tasca". "Sono stato semplicemente realista. Bisogna prendere atto della realtà che la sinistra ci ha lasciato: siamo un Paese in emergenza, cercare di rialzarlo è un dovere e un onere". Tornare a Palazzo Chigi dunque sarebbe un onere? "Sì. Al 100 per cento. Certo: c'è anche l'intima soddisfazione di chi torna per portare a compimento ciò che aveva iniziato nella precedente esperienza di governo. Ma c'è soprattutto il senso di responsabilità per la fiducia che la gente ha in me. Ha visto la gente che partecipa ai miei comizi?". Ho visto. "Uno di loro oggi mi diceva: Silvio, non è ancora nato il tuo successore... E io ho risposto: peccato". Quali sono le possibilità di vittoria che si dà oggi? "Possibilità di vittoria? 100 per cento". Ma al Senato non c'è il rischio di qualche sorpresa? La vittoria netta nei voti potrebbe non coincidere con una maggioranza sicura in aula? "Se succede è colpa del premio di maggioranza su base regionale, un premio che io non volevo. Non potendo farlo su base nazionale, sarebbe stato meglio abolirlo del tutto". Teme per il Lazio? "No. L'unica cosa che temo sono i brogli e gli inganni. Nelle altre elezioni ci hanno tolto quasi un milione di voti. Ma questa volta la distanza è tale che ogni loro sforzo sarà inutile". Fra i possibili inganni va pure inserita la scheda-confusione? "No, quel pasticcio danneggia tutti in egual misura. Però è un'altra dimostrazione della mancanza di buon senso della sinistra al governo. Della sua totale incapacità". A proposito di incapacità: il problema dei rifiuti. Si stabilirà davvero a Napoli? "Almeno tre giorni a settimana finché l'emergenza non sarà finita". Ma come risolverà l'emergenza? "Per il medio periodo, costruendo termovalorizzatori dappertutto, in ogni provincia, secondo le emergenze". E per il breve periodo? "Ho delle idee precise e concrete. Se gliene dico una mi promette che non la scrive?". Promessa mantenuta. E l'Alitalia? "Se non la svendono prima delle elezioni, la salveremo. L'altro giorno ho ricevuto la lettera di un artigiano con un assegno di 150 euro. “Non posso dare di più”, mi ha scritto, “ma voglio offrire il mio contributo per evitare la vergogna che la nostra compagnia di bandiera finisca nelle mani di un altro Paese”. Mi ha colpito quella lettera. E mi ha fatto venire un'idea". Quale? "Incontrando le varie associazioni di categoria (l'ultima è stata la Confapi) ho chiesto alla platea: chi di voi se la sente di sottoscrivere una fiche per Alitalia se ve lo chiedesse il vostro presidente del Consiglio?". Immagino la risposta. "Hanno alzato tutti la mano. Tutti pronti. Del resto io non ho mai chiesto soldi per il partito: ora posso chiedere a tutti di diventare azionisti di Alitalia. E anche di volare Alitalia". Ma questo appello all'azionariato diffuso significa che nella cordata non ci saranno più i grandi nomi che sono usciti sui giornali nei giorni scorsi? "No, ci saranno anche quelli. C'è una compagine molto allargata di imprenditori importanti che si faranno avanti non appena questa sciagurata trattativa finirà. Alitalia resterà italiana e tornerà in attivo". Dove troverà le risorse per abbassare le tasse, costruire le infrastrutture e rilanciare il Paese? "Abbiamo diversi progetti. Uno dei più importanti è la cessione di immobili del patrimonio dello Stato, che vale 1.800 miliardi di euro, cioè più del debito pubblico italiano. Penso per esempio alle caserme nel centro delle grandi città che potrebbero diventare centri commerciali o direzionali". Quanto pensa che si possa ricavare ogni anno dalle dismissioni? "Almeno 15 miliardi di euro, ma si potrebbe arrivare anche a 30 miliardi. Tutte somme che dovrebbero essere destinate all'investimento in infrastrutture e alla riduzione del debito". Gli italiani chiedono di ridurre soprattutto i costi della politica. "In una grande azienda è dimostrato che i costi si possono ridurre del 30 per cento, senza diminuire il fatturato e la profittabilità. Dovremo farlo anche in quella grande azienda che è la nostra Pubblica Amministrazione. Ci si rimbocca le maniche e si comincia a risanare. In cinque anni dovremo impegnarci per portare il debito pubblico sotto il 100 per cento". E intanto taglierete anche le tasse? "Sì, a cominciare dai provvedimenti che presenteremo al primo Consiglio dei ministri: l'abolizione dell'Ici sulla prima casa e la detassazione degli straordinari, una misura che non è ancora stata capita fino in fondo. Una misura davvero rivoluzionaria". Rivoluzionaria? "Sì: perché se lavoratori e imprenditori si metteranno d'accordo, si potranno di fatto detassare tutti gli aumenti di stipendio". Poi c'è la proposta sull'Iva... "L'Iva non dovrà più essere versata in anticipo, ma solo quando sarà stato incassato il pagamento. Abbiamo cominciato a parlarne anche con l'Unione europea". Ha qualcos'altro in mente? "C'è un'iniziativa che mi piacerebbe molto, ma anche questa gliela posso dire solo se non la scrive...". Presidente, non posso mantenere tutte le promesse. Se no che giornalista sarei... "Dunque: l'idea sarebbe quella di regalare agli italiani, dopo tutto quello che hanno subito con Prodi, un mese senza tasse. Il mese della libertà. Probabilmente non si potrà fare, perché costa troppo. Ma come vede la fantasia per risolvere i problemi non ci manca". Ha un'idea anche per risolvere il problema dei ministri? "Non c'è nessun problema con i ministri. Non ne abbiamo ancora parlato". Manterrete l'impegno: 12 ministri e non più di 60 cariche di governo in tutto? "Sì. Lo manterremo. E ci saranno quattro donne". Sa già chi saranno? "Tre di queste quattro le ho in mente. Una sarà sicuramente Stefania Prestigiacomo". Michela Vittoria Brambilla avrà un incarico di governo? "Credo di sì. Ma le ho detto che non abbiamo ancora iniziato a parlarne. L'unico incarico mai messo in discussione è il ministero dell'Economia a Giulio Tremonti". Bossi? "Non ho detto quello che mi è stato attribuito. Sono le solite sparate dei giornali di sinistra, Repubblica e Unità in testa, che vogliono disinformare". Il senatùr poteva risparmiarsela quella dei fucili... "Ma lo sanno tutti che i fucili non ci sono. Lui si esprime così, per paradossi". Si parla di Gianfranco Fini presidente della Camera... "Perché no? Ma le ripeto: non ne abbiamo ancora discusso". ... E di Roberto Formigoni presidente del Senato... "Non le dico nulla di più. Non è il momento. Adesso dobbiamo solo impegnarci per questi ultimi giorni di campagna elettorale". A proposito di ultimi giorni di campagna elettorale. Ho notato un certo cambiamento di toni nei confronti della sinistra. Adesso lei è molto più duro. "Più deciso, direi. Il fatto è che mi ero illuso: avevo incontrato Veltroni e gli avevo creduto. Pensavo che finalmente potesse nascere una sinistra diversa, che fossimo vicini a una Bad Godesberg italiana. Invece mi sono sbagliato: sono sempre i soliti". Quando se n'è accorto? "è lampante. Veltroni aveva detto che si sarebbe presentato da solo e invece si è alleato con il peggio del peggio, con Di Pietro. Il che dimostra che nel Pd c'è ancora una radicata cultura giustizialista. Poi aveva promesso: divorzierò per sempre dall'estrema sinistra, quella che ancora orgogliosamente vuole chiamarsi comunista. E invece quando si è trattato del potere locale nelle elezioni amministrative si è messo ancora con Rifondazione comunista e con i comunisti italiani che aveva giurato di abbandonare per sempre. Un altro impegno mancato. E infine, per asseverare la sua pretesa di essere il nuovo, l'innovazione, il futuro, aveva annunciato una classe dirigente assolutamente nuova. Poi ha presentato le liste e nelle liste ci sono tutti, ma proprio tutti i ministri, i vice-ministri, i sottosegretari del Pd che sono ancora al governo con Prodi, a combinare i danni che sappiamo. Nessuna novità, anzi continuità assoluta, una promessa totalmente mancata". E allora? "Allora i fuochi di artificio dell'inizio della campagna elettorale sono finiti. Sono finiti gli effetti speciali. Veltroni da buon cineasta diplomato in fiction potrebbe scrivere come finale della sua campagna la didascalia che si legge alla fine di molti film: “Le vicende raccontate in questo film non hanno alcun riferimento a fatti realmente accaduti”". Cioè? "Cioè in Italia esiste una sola sinistra della realtà. E quella al governo è quella dei fatti, è quella che ci lascia una drammatica eredità. La pressione fiscale record, la crescita zero, l'apertura delle frontiere agli extracomunitari con il calo verticale della sicurezza dei cittadini, il blocco dei cantieri per le grandi opere, l'immane tragedia dei rifiuti. L'altra, la sinistra futura di Veltroni, è la sinistra delle parole, dei sogni, delle fantasie. Credo che gli italiani di buon senso l'abbiano assolutamente capito". Le dà fastidio quando Veltroni la chiama "l'esponente dello schieramento avversario", senza citarla? "Per nulla. Penso che Veltroni addossandosi una missione impossibile si sia rovinato con le sue mani". Di Pietro è un punto fermo dei suoi comizi... "Mi fa orrore". Dicono però che il vostro programma e quello del centrosinistra si assomiglino... "Hanno copiato. Ma sa qual è la differenza? Loro non hanno mai rispettato i programmi. Mai. A loro i programmi, come quello delle 281 pagine di Prodi, servono soltanto per conquistare il potere che poi gestiscono nel loro interesse, nell'interesse delle loro clientele, delle loro corporazioni, delle loro cooperative". Quindi nessuna possibilità di collaborazione dopo il voto? "Non è possibile fare accordi con questa sinistra, che è rimasta quella di sempre. Per loro lo Stato è solo il partito che ha preso il potere: un'idea che non posso accettare perché segna il confine tra regime e democrazia". Vi accusano di dire sempre le stesse cose. "è vero: noi questa la chiamiamo coerenza". E Casini? "Casini ha preferito essere il primo in un villaggio che il secondo a Roma. Ma si troverà da solo perché molti dell'Udc sono rimasti qui, con noi, nel Popolo della Libertà, mentre lui se n'è andato". Cosa ne pensa della campagna elettorale di Giuliano Ferrara? "Abbiamo tentato di dissuaderlo in tutti i modi. Spero che non ci sottragga troppi voti, dal momento che i suoi saranno prevalentemente voti del Popolo della Libertà". Lei ha già deciso dove voterà? "Nel solito seggio. Quello dove votavo con la mamma, anche se adesso lei non c'è più". Le sono mancati i suggerimenti di mamma Rosa in questa campagna elettorale? "Sì, mi manca la telefonata quotidiana, quella in cui mi confidava quanti rosari aveva detto per me e commentava le immagini viste alla Tv. Mi mancano le sue raccomandazioni. Ancora adesso ogni tanto quando salgo in auto mi viene l'istinto di chiamarla, come facevo sempre". L'intervista è quasi finita: sono riuscito a rovinarle l'unico momento di quiete sull'aereo... "Ma no, è stato un piacere. Adesso sto bene, stamattina invece...". Mi hanno detto i suoi collaboratori che la giornata non era partita benissimo... "Ogni giorno mi spaventano un po' gli impegni che mi aspettano. L'ha visto? è molto faticoso, proprio perché sto cercando un modo nuovo di fare politica: i miei non sono comizi, sono conversazioni a cui la gente partecipa con pieno coinvolgimento. E poi gli abbracci, i baci, le strette di mano, gli autografi, i consigli". Uno dei suoi collaboratori mi confidava che lei è un diesel... "Diesel? Forse perché tengo botta sulla lunga distanza. Maio mi sento un velocista. E i miei comizi spesso sono veri e propri exploit, pieni di novità e di battute improvvisate, anche se pochi giornali (compreso il suo, direttore) registrano l'entusiasmo e la passione che mi accolgono e mi accompagnano". Siamo prudenti, presidente. "Stasera, invece, io sono proprio soddisfatto. E allora mi premio con un bicchiere d'amaro. Comandante, me lo porta?". Prende l'amaro solo se è soddisfatto della sua giornata? "Esatto. Me lo consento solo se ho adempiuto a tutti i miei doveri". E quindi? "Quindi lo prendo sempre, caro direttore". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Alitalia, il cda prende tempo. Ma poco (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 09-04-2008)

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N. 85 del 2008-04-09 pagina 0 Alitalia, il cda prende tempo. Ma poco di Antonio Signorini Spetterà al nuovo governo decidere se scegliere Air France o favorire ipotesi alternative. Rinviato a data da destinarsi l'incontro azienda-sindacati. In cassa restano 170 milioni di euro: sarà possibile volare ancora per un breve periodo, poi serviranno nuove risorse Roma - Air France "non ha chiuso la porta". Ieri questa era la frase più gettonata a Palazzo Chigi e anche nelle sedi sindacali dove si scommette sulla disponibilità del gruppo franco-olandese a trattare; non appena il quadro politico si sarà chiarito. E fino ad allora - anche questo il leit motiv ripetuto da tutti gli attori in campo - non sarà possibile sapere cosa ne sarà di Alitalia. E a conferma di una situazione di attesa, ieri il Consiglio di amministrazione del gruppo italiano ha annunciato disponibilità e crediti finanziari a breve termine per 170 milioni di euro. Cifra che comprende i 79 milioni incassati per la cessione delle azioni Air France-Klm, ma non il credito verso l'erario di 69 milioni incassato il 2 aprile scorso. Risorse che permetteranno ad Alitalia di volare ancora per un po'. Per un "brevissimo termine", ha comunicato il cda al termine della riunione. Margini "molto stretti", che rendono ancora necessaria una iniezione di risorse fresche, come il prestito ponte. In sostanza la compagnia è in grado di aspettare l'insediamento del prossimo governo e poco oltre. Al prossimo esecutivo toccherà la scelta se garantire il prestito e accompagnare la compagnia di bandiera verso la ricapitalizzazione da un miliardo annunciata da Air France-Klm o favorire ipotesi alternative. Tutto comunque in tempi brevi. Altro segnale di attesa, il rinvio "a data da destinarsi" dell'incontro tra l'azienda e i sindacati che era in agenda per oggi. La giustificazione ufficiosa è stata vedere come va a finire l'incontro sindacati-governo che si terrà domani. Anche se persino dall'esecutivo si fa capire che sarà solo interlocutorio e servirà solo a passare il testimone ai successori. Al limite, un modo per "eliminare da questa vicenda le tante tossine elettorali che si sono accumulate", ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. Il rinvio dell'incontro con l'azienda non è piaciuto per nulla alle organizzazioni dei lavoratori. In una lettera all'azienda le nove sigle che fanno la trattativa hanno manifestato "sconcerto e disappunto in considerazione della manifesta criticità in cui versa Alitalia". Per il momento i sindacati si preparano all'incontro con il governo uscente. "L'unica cosa buona - spiega il segretario nazionale Ugl Trasporti Roberto Panella - è che si fa tornare la trattativa nella sua sede naturale". Per il dopo elezioni, tutti gli scenari rimangono aperti. C'è Air France, che neppure il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni sostiene di voler tagliare fuori. La cordata italiana, che ieri ha incassato una mezza conferma dal finanziere Fabio Verna, il sì convinto di Giuseppe Gentile, fondatore e presidente di Air Italy, e il "no" di Pierfrancesco Guarguaglini per Finmeccanica. E ancora una volta la sponsorizzazione del candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi, che vorrebbe finisse "la dissennata trattativa con Air France" e conferma la disponibilità di molti imprenditori italiani. In questa situazione più che fluida, un piccolo segnale di normalità: oggi il titolo Alitalia tornerà in contrattazione, ma senza scambi in continuo. Ci sarà infatti un'unica fase d'asta dalle 8 alle 17.30 con divieto di immissione di proposte di negoziazione senza limite di prezzo. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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[FIRMA]GIANNI MICALETTO SANREMO Adolfo? I suoi metodi non mi sono mai piaciuti . L& (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 09-04-2008)

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[FIRMA]GIANNI MICALETTO SANREMO "Adolfo? I suoi metodi non mi sono mai piaciuti". L'on. Bruno Tabacci non usa perifrasi per esprimere il suo pensiero sul parlamentare imperiese che, con un gruppo di fedelissimi (tra i quali il fratello), ha abbandonato l'Udc per avvicinarsi al Pdl, sostenendolo in questa campagna elettorale. Il leader della Rosa Bianca è "sbarcato" ieri a Sanremo, unica sua tappa ligure, per dare manforte ai candidati della coalizione nata dall'incontro con il partito di Casini, in un contesto reso difficile dalle fughe verso Scajola e il Popolo della libertà. "Scortato" da Antonio Sindoni, il segretario provinciale dell'Udc, ha parlato nella sala di Villa Zirio gremita da sostenitori e amministratori di area. Prima, però, è stato ricevuto dal sindaco Claudio Borea: incontro caldeggiato dal consigliere Luigi Patrone, candidato alla Camera. C'erano anche il consigliere ed ex sindaco Leo Pippione, che ha ormai abbracciato la causa della Rosa Bianca, e l'assessore Franco Formaggini. Manovre di riposizionamento in vista delle Amministrative 2009. "Non ho mai fatto prevalere il peso delle tessere sulla forza delle idee - sottolinea Tabacci - Perché penso che gli elettori siano liberi di fare le loro scelte. Per noi è importante il posizionamento al centro, non se Adolfo va con Scajola, in questo gioco al recupero portato avanti da Forza Italia. I dirigenti passano, la politica resta quando è fatta in maniera seria, senza pensare a qualcosa da scambiare. Sono contento di aver fatto nascere la Rosa Bianca al buio, quando ancora si pensava che Casini potesse accordarsi con Berlusconi. Noi siamo al centro rispetto a Pdl e Pd. Veltroni e Berlusconi sono figli di cose già viste, occorre voltare pagina". Quanto alle fughe, il cui reale peso elettorale sarà valutato fra pochi giorni, Sindoni precisa che "in provincia i fuorusciti sono in tutto 23, di cui 6 amministratori dell'entroterra e 11 familiari". "Il voto è libero, non ci sono padroni - incalza Tabacci - Ci saranno pure clienti, ma il vero problema resta il posizionamento". A proposito di posizioni, ieri a Villa Zirio si sono fatti vedere diversi amministratori locali: Silvano Croese (sindaco di Vallecrosia), Giannina Borelli (presidente Consiglio comunale di Bordighera), Gianluca De Lucia (consigliere a Ventimiglia), Claudio Risso e Fabrizio Gramondo (consiglieri a Imperia), Sergio Peirano (vicesindaco a Diano), Christian Lupi (consigliere a Taggia), Sandro Collina (consigliere a S. Stefano), oltre a Remigio D'Aquaro, segretario provinciale della Cisl. Tabacci ha parlato poi di Alitalia, assetto delle Regioni, porti turistici, economia, legge elettorale, società partecipate. E delle caste: "Questo è un paese dove ognuno difende la sua nicchia, magari anche al casinò, mentre altri sono riusciti a liberarsi da lacci e lacciuoli e continuano a crescere. Noi, invece, rimaniamo fermi".

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