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DOSSIER “ALITALIA”

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ARCHIVIO GENERALE  DEL DOSSIER  

TUTTI I DOSSIER


T ARTICOLI DELL’8-4-2008        #TOP


IN EVIDENZA

Alitalia, il cda: continuità aziendale solo «a brevissimo termine» (Il Sole 24 Ore 8-4-2008)

Continuità aziendale possibile, ma solo «a brevissimo termine». Il consiglio di amministrazione di Alitalia ha terminato in serata, dopo circa tre ore di riunione (il via alle 17), l'esame della situazione finanziaria della società rilevando che «al 31 marzo le disponibilità e i crediti finanziari a breve termine - si legge in una nota - sulla base delle prime evidenze gestionali, risultano dell'ordine di 170 milioni di euro, che comprendono il corrispettivo di 79 milioni di euro incassato per la cessione delle azioni Air France-Klm in portafoglio e non tengono conto del credito verso l'erario di 69 milioni di euro incassato il 2 aprile».
Una situazione finanziaria «che consente, unitamente alla gestione dei rapporti con i principali fornitori che, come da prassi, viene costantemente monitorata e facilitata, di perseguire, nel brevissimo termine, ulteriori iniziative per ricomporre – con la dovuta tempestività - un quadro favorevole di continuità aziendale sul quale ha interferito l'interruzione delle trattative sindacali del 2 aprile».
Il board di Alitalia ha tuttavia ribadito che la compagnia «ha necessità di un consistente apporto finanziario, così come, peraltro, già preventivato nel budget del corrente esercizio e nel contratto concluso con Air France-Klm e che solo attraverso un siffatto apporto potrebbero rinvenirsi i necessari elementi di confidenza nella perseguibilità» del piano industriale e «la conseguente conferma della continuità aziendale».
Il Consiglio di amministrazione «continuerà a monitorare l'evolversi della situazione patrimoniale, economica e finanziaria parallelamente allo sviluppo delle iniziative promosse».


Alitalia: rinviato l'incontro con i sindacati Era previsto mercoledì alle 11. Secondo fonti sindacali è più opportuno svolgerlo dopo il vertice con il governo di giovedì

ROMA - L'Alitalia ha annullato l'incontro con le nove sigle sindacali previsto per mercoledì alle ore 11. Lo riferiscono fonti sindacali secondo le quali è più opportuno rinviare l'incontro a dopo il vertice con il governo previsto giovedì. Lunedì il consiglio di amministrazione di Air France aveva approvato la rottura delle trattative per l'acquisto di Alitalia rimettendo la decisione della ripresa dei colloqui all'Alitalia stessa e ai sindacati.

08 aprile 2008


Report "Alitalia 2"

Gaslini,indagatoil chirurgo ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl 08/04/2008 Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo.

Oggi si firmerà in prefettura l'accordo di programma per ferrania. è questa una delle principali questioni industriali sul tappeto ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per l'aeroporto guardo con preoccupazione alla vicenda Alitalia, perché Villanova è legata a Malpensa come aeroporto di scarico merci. Occore poi saper raccogliere il sovratraffico di Nizza che in estate non accoglie più charter turistici. 6) Questo è un tema che avvicina molto i programmi dei due schieramenti.

La Ue dice sì all'uso dei telefonini in aereo ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: mentre Alitalia boccheggia, sono state stilate una serie di regole per armonizzare l'avvio del servizio, peraltro già annunciato o testato da alcune compagnie nelle scorse settimane.
La prima chiamata autorizzata, effettuata su un volo commerciale, è stata fatta infatti il 20 marzo a 30 mila piedi sulla rotta Dubai-Casablanca a bordo di un Airbus A340-

Air France ad Alitalia: decidete voi ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati, attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi.

Air france non cede "decidano i sindacati" ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, ora le nove sigle sono disponibili a trattare Air France non cede "Decidano i sindacati" ROMA - Air France non cede, il Cda di ieri ha infatti confermato la rottura della trattativa per l'acquisto di Alitalia: "Adesso decidano i sindacati".

Privatizzazione alitalia ultima chance da air france - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Privatizzazione Alitalia ultima chance da Air France "La nostra offerta non cambia, adesso decidano i sindacati" "Il piano presentato e discusso in marzo è l'unico che salva la compagnia" ETTORE LIVINI MILANO - Air France lascia aperto uno spiraglio per riaprire i negoziati sul futuro di Alitalia.

Ora i nove leader sono pronti al dialogo - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è arrivato giusto in tempo per sbloccare la privatizzazione di Alitalia. Nel cassetto del negoziato che si riaprirà dopo il voto, ci sarebbero già dei minori tagli su piloti e flotta, oltre al progetto di aggirare lo scoglio dell'uscita della manutenzione dal nuovo gruppo, con l'ingresso a sorpresa di Finmeccanica.

Bonanni: "dopo le elezioni si può firmare con i francesi" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: infine, che chi sta scommettendo sul fallimento dell'Alitalia "si prenderà una responsabilità grave e non solo politica". L'Air France ha confermato il suo piano e rimette nelle vostre mani, oltreché in quelle dell'azienda e dei lavoratori, il futuro dell'Alitalia. A questo punto, lei è disposto a firmare?

Hostess e steward "votano" parigi - paolo g. brera ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per l'Alitalia, per la vita nostra e dei nostri figli": "Vogliamo un sindacato più realista e meno corporativo, e un immediato ritorno al tavolo con Air France". Morale è al quarto giorno di astensione dal cibo, ma ieri in poche ore trascorse nell'area tecnica dello scalo ha raccolto solidarietà e promesse di tanti colleghi,

Inchiesta per aggiotaggio singapore airlines in procura ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La Procura sospetta che qualcuno abbia messo in giro queste notizie false al solo scopo di speculare sul titolo di Alitalia (puntualmente al rialzo in quei momenti). La Commissione che vigila sulla Borsa (Consob) e la Guardia di Finanza accendono un faro intanto sul nuovo valzer di voci che, da qualche giorno, danno in corsa una cordata italiana per Alitalia.

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tempo da perdere Lidia Morani Assistente di volo Alitalia Penso che il punto di non ritorno sia molto vicino, perché i passeggeri stanno iniziando ad avere paura ad acquistare i biglietti Az, memori di quanto è successo con la Swiss Air. I sindacati hanno la missione di salvare il maggior numero di posti di lavoro possibile e difendono gli interessi delle categorie che rappresentano;

Il ricatto - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: allucinante vicenda Alitalia. Berlusconi non si era mosso fino a quando la Lega non gli ha intimato di far fallire la vendita a Air France. Quindi si è inventato la cordata di salvataggio, col risultato di far impazzire il titolo dell'Alitalia e di allontanare (con l'aiuto dei sindacati) la compagnia francese dal tavolo della trattativa.

L'ultimatum di Air France: prendere o lasciare ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air France ribadisce che il piano presentato dal presidente Spinetta, "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Ma la compagnia franco-olandese non si tira fuori dalla partita. Ilgoverno ha convocato i sindacati per giovedì. Oggi il cda di Alitalia. Rossi, Masocco e Di Giovanni a pagina 11.

Par condicio nascosta ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In terza fila il caso Alitalia, quarta posizione per la cronaca (condanna per l'assassinio di una donna incinta e blitz anti-'ndrangheta). In quinta la mucca pazza in Spagna. Chiude lo sport. Titolo: "Berlusconi: Ancelotti resta al Milan". Par condicio, no? e.n. Mediavideo.

Sono quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come la cordata Alitalia: "Ogni giorno che passa si capisce meglio che era una balla", dice Veltroni, che non si scompone per l'ordine delle tribune tv a Matrix e a Porta a Porta: "Su Raidue non ero in prima serata ma ho avuto più ascolti io". A Matera racconta un aneddoto: su Internet il Pd ha venduto i chilometri del suo viaggio in pullman a 15 euro l'

Non si gioca con la direzione generale della Consob ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ultima fase della vicenda Alitalia prima della sospensione del titolo non hanno costituito il "non plus ultra", con gli appelli lanciati alle categorie innominate della "politica" e del "politico". Dunque, la nomina del direttore generale potrebbe essere l'occasione per potenziare e affinare l'organizzazione interna e per impostare in modo diverso -

Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili che ci costa quasi due miliardi di euro ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia.

<Sono più ricchi e più potenti dei parlamentari> ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: pensiamo a come è stata gestita la vicenda Alitalia. Voglio però precisare una cosa: il mio non è un libro contro il sindacato come istituzione ma contro la sua degenerazione, la sua incapacità di rappresentare gli interessi degli iscritti. Non è un caso che tutti i sondaggi, che io cito nel primo capitolo, mettano in evidenza proprio il rigetto della base".

<Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre> ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc.

Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 08 pagina 3 Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore di Redazione Con l'Alitalia i sindacalisti sono riusciti nell'impossibile: dilatare il tempo. Un giorno di riposo per un pilota dura 33 ore o, a scelta, due notti. Tutto vero, è scritto nel contratto. Miracoli della contrattazione sindacale. Del resto l'87% dei piloti è iscritto al sindacato, adesione da Patto di Varsavia,

Brogli,schede,insulti: ma la politica dov'è? ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e alla Rai ha fatto del fattore B che lui adatta a "broglio" una chiave di volta della campagna elettorale. Forse con una piccola aggiuntina si potrebbe andare alla I di imbroglio almeno concettuale. Di solito della chiarezza delle schede elettorali si parlava prima, meglio se addirittura prima della confezione delle liste:

E se la destra (e sottolineo se...) ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: disastro Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima, giacché in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato (debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-

Quirinale con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato un'altra proposta allucinante: tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa per comprarsi Alitalia.

Sciopero della fame e raccolta di firme: vogliamo i francesi Funzionari, dirigenti, hostess e piloti aumentano il pressing affinché la privatizzazione si concluda a Parigi ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo funzionari e dirigenti anche steward e piloti di Alitalia rendono visibile il pressing sulle otto sigle che hanno chiesto più garanzie per tutti e, per questo, hanno scatenato l'ira del colosso franco-olandese con conseguente minaccia del fallimento della compagnia. Il fronte pro-AirFrance si sta manifestano su due livelli: da un lato ci sono sigle come Avia e Anpav,

Air France avverte: prendere o lasciare Il consiglio approva l'interruzione del negoziato: azienda e sindacati decidano sul nostro piano ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Per questo, si legge ancora nella nota, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda".

Il governo gioca l'ultima carta Convoca i sindacati per giovedì Gli spazi di manovra sono stretti ( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori dell'Atitech. Queste, stando a indiscrezioni, sono le carte che il governo potrebbe giocare giovedì al tavolo con i sindacati per tenere accesa la speranza nella trattativa con Air France.

Se noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive sulla Stamp ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una vergogna nazionale, pari all'immondizia campana per costi e durata ultradecennale.

Air France ripassa la palla ai sindacati ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Air France ripassa la palla ai sindacati Il cda "prende atto" della rottura e chiede alla compagnia di esprimersi sul suo futuro. "Il nostro piano è l'unico possibile per tornare subito a crescere" PAGINA 5.

Air France chiede la resa ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rottura e rilancia la palla ai sindacati italiani Air France chiede la resa "Il piano proposto è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita in tempi rapidi", dicono i francesi. "Spetta alla compagnia italiana, ai dipendenti e ai sindacati di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda" Francesco Piccioni "Diteci come vedete il vostro futuro".

Il vecchio stupido gioco del cerino da evitare ( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Il vecchio stupido gioco del cerino da evitare Tommaso De Berlanga Il consiglio di amministrazione parigino ha ricordato come il "piano" proposto per risanare Alitalia è stato messo sul tavolo per cinque incontri consecutivi: "18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile".

L'Expo, l'identità e l'impegno sociale ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE L'intervento L'Expo, l'identità e l'impegno sociale LA VITTORIA Expo, Alitalia, Malpensa, sgombero campi Rom. Milano si dibatte tra tutto questo ed altro con sofferta indifferenza, relegando man mano in un angolo sempre più nascosto e irraggiungibile del suo animo i diritti fondamentali. CONTINUA A PAGINA 10.

ROMA Air France ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve un atto di reponsabilità dei sindacati: devono riprendere subito la trattativa". L'appello è firmato dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Che invita la politica a rimanere fuori: "Decidano solo le regole del mercato".

ROMA Air France non torna indietro e rilancia: se il nostro piano non va bene siano l'azienda ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le organizzazioni sindacali si dicono pronte a tornare al tavolo negoziale "purchè ci sia una trattativa vera". Palazzo Chigi ha convocato per giovedì i sindacati. Intanto, spunta una nuova cordata italiana, pronta, qualora fallisse la trattativa con Air France, ad allearsi con Lufthansa e il gruppo di Ermolli per rilevare Alitalia.

Alitalia, Air France non cede ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Palazzo Chigi prepara l'ultima mediazione. Una nuova cordata pronta ad allearsi con Lufthansa Alitalia, Air France non cede Parigi rimette sul tavolo il piano: decidano la compagnia italiana e i sindacati.

Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Semplice: Alitalia e l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta voti?". Autocritiche? "Walter sta andando davvero forte", insiste Realacci. Che però riesce ammette un neo nelle scelte strategiche, mediatiche e politiche dei democrat. "Un errore tattico, effettivamente, l'abbiamo compiuto.

Salvataggi come si fa in Germania ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air France in relazione alla vicenda Alitalia. Questi applausi sono l'equivalente dei cartelli "Io non ci sto", "Vogliamo i francesi", inalberati da parte di quadri, dirigenti, hostess dell'Alitalia giustamente preoccupati del loro futuro. Sono analoghi, nello spirito, alla marcia di Torino nell'ottobre 1980, pur con tutte le grandi differenze del caso.

Alitalia ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia Svegliati, sindacato Il comunicato di Air France è chiarissimo. Dice che ora decidere spetta ai sindacati italiani. Dice ciò che aveva già detto Padoa Schioppa, che di suoi aveva aggiunto un senso di drammatica urgenza. Ma i sindacati, di nuovo, fanno finta di non capire.

Grattacieli per l'assessore è giusta la battaglia sul piano citylife: <contrari anche i cittadini> ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per far pagare a Ligresti il suo secco no alla richiesta di entrare a far parte della famosa cordata italiana per Alitalia. Rumours pre-elettorali, cattiverie gratuite oppure il Cavaliere è davvero preoccupato del fatto che il grattacielo "storto" sovrasterà di molto le guglie del Duomo? Il tempo - e gli sviluppi dell'affaire Alitalia - daranno forse una risposta.

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di ... ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di ANTONELLA BACCARO Retroscena Ora Bersani pilota il commissariamento S e la missione affidata dal governo Prodi a Enrico Letta era quella di sfilare il dossier Alitalia dalle prime pagine dei giornali ed evitare che l'eventuale commissariamento di Alitalia si abbattesse sugli ultimi giorni della campagna elettorale, la missione sembra riuscita. CONTINUA A PAGINA 5.

Alitalia, Air France non cede Il governo convoca i sindacati ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La parola passa a Roma Alitalia, Air France non cede Il governo convoca i sindacati ROMA - Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm ha approvato la rottura delle trattative per Alitalia: "La nostra proposta non cambia, ora tocca ad azienda e dipendenti dire come vedono il futuro".

Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi", respingendo la proposta dei sindacati che ha provocato la rottura del negoziato.

Fiumicino in attesa di notizie da parigi tra i lavoratori della compagnia di bandiera ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: non sembra aver guadagnato molti voti con la decisione di virare proprio su Alitalia la propria campagna elettorale. Aeroporto di Fiumicino, varco piloti. È qui che il personale passa per imbarcarsi. Piloti e assistenti di volo ogni volta che entrano o escono attraversano un piccolo piazzale su cui i sindacati hanno montato dei banchetti.

Segue alitalia, l'ultimatum di spinetta ( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Segue alitalia, l'ultimatum di spinetta di Tonia Mastrobuoni C'è qualcuno che scommette ormai apertamente sul fallimento della via francese per Alitalia: il mercato. Ieri il titolo AirFrance-Klm ha messo a segno un forte rialzo al Cac40 archiviando la seduta a 3,09%, a quota 19,70 euro.

E Bersani pilota il commissariamento ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Malgrado ciò la vicenda Alitalia è tutt'altro che risolta. L'esiguità delle risorse di cassa e la mancanza di una concreta prospettiva lasciano intatta l'ipotesi del commissariamento. Già, perché il giorno dopo le elezioni, il nuovo governo non sarà ancora in carica.

Alitalia La vendita ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Sindacati alla prova dei francesi Angeletti (Uil): da Air France "un'apertura", ma che l'accordo "si possa fare prima del voto" è "una forzatura" Per la Cgil "la via maestra è la ripresa diretta delle trattative tra le parti.

Il consiglio ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: BREVI Il consiglio Si riunisce oggi il consiglio di Alitalia con il nuovo amministratore delegato Aristide Police. Non sono attese decisioni definitive Il confronto è in programma per giovedì l'incontro del governo con i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori che dovrebbe decidere sulla proposta d'acquisto ribadita ieri dal board del gruppo Air France-Klm.

Air France: <Su Alitalia il piano non cambia> ( da "Liberazione" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air France: "Su Alitalia il piano non cambia" La compagnia franco - olandese difende la propria posizione con durezza, ma non rinuncia alla sua offerta. Il Cda prende atto dell'"interruzione" della trattativa, "condivide e approvava" la scelta del presidente Spinetta, ma ribadisce che il piano già presentato è l'unico possibile.

Alitalia, Air France non tratta: <Il nostro piano, l'unico possibile> Il governo convoca i sindacati ( da "Liberazione" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ma ormai tutto slitta a dopo le elezioni Alitalia, Air France non tratta: "Il nostro piano, l'unico possibile" Il governo convoca i sindacati Roberto Farneti "Il nostro piano per Alitalia è l'unico possibile. Spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda"

ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Con il nuovo vertice Alitalia. Con i sindacati. Letta è rimasto al centro della rete. Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale.

ROMA - Air France-Klm rimette sul tavolo il suo piano di rilancio di Alitalia. Ma lo ripropone cos&# ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ha preso atto dell'interruzione della trattativa con Alitalia, condivisa e approvata" dallo stesso board. Ma l'ultima versione di piano industriale modificata il 2 aprile, può ancora essere la base da cui ripartire. E rimane la via, "l'unica possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi".

ROMA Oplà. I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia il ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia il vostro futuro. Come dire: fateci sapere se e su quali basi siete intenzionati a portare avanti la trattativa. E' l'ultimo colpo dell'interminabile ping pong per la vendita della nostra compagnia. Una partita che comunque finirà ai tempi supplementari.

Il via libera delle nove sigle sindacali di Alitalia è una delle condizioni irrinunciabili post ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

MILANO - Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato da Silvio Berlusconi, lo scorso marzo, ( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: potenzialmente interessati a far parte di una cordata tricolore per Alitalia, ha preso carta e penna. E ha spedito una lettera - secondo quanto risulta a Il Messaggero - a tutti gli uomini d'impresa sondati nei giorni scorsi. Che avevano espresso anche solo un velato interesse ad essere della partita. La missiva sarebbe una sorta di manifestazione d'interesse a far parte della cordata.

Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta per Alitalia e non è mai stata interessata alla compagnia. Lo ha ribadito ieri mattina Stephen Forshaw, vice presidente della compagnia asiatica, davanti ai pm della procura di Roma che indagano sulle oscillazioni anomale del titolo Alitalia in Borsa.

Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it La soluzione ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia sta provocando ripercussioni sul turismo italiano? "Al memento non ci sono flessioni nelle presenze turistiche. Gravi problemi potrebbero sorgere in caso di decisioni drastiche sull'Alitalia. Sarebbe bene che il governo sostenesse l'Alitalia per un periodo tale da consentire a altri di farsi avanti e rendere il prodotto più appetibile per eventuali alleanze.

Lufthansa non ha commentato le indiscrezioni secondo cui la ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Secondo il Cavaliere quando la trattativa con Air France sarà terminata del tutto, "avanzeranno imprenditori italiani, e saranno moltissimi". La cordata, ha assicurato Berlusconi "chiederà di poter conoscere i conti di Alitalia e in tre o quattro settimane presenterà una proposta impegnativa: sono sicuro che sarà questo il destino della nostra compagnia di bandiera".

Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I francesi ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.

Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il Viminale> ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini".

Il caso ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: diverso da quello di Alitalia. La scelta di Alitalia a favore di Fiumicino ha una sua razionalità se si guarda con distacco alla composizione dei flussi di traffico in entrata e in uscita nel nostro Paese (in larga misura flussi turistici) e ai costi di un trasferimento della base operativa della compagnia (sede amministrativa,

Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Si continua in seconda con il Cavaliere armato di piccone che se la prende con il simbolo dell'Alitalia: "Nell'attesa della cordata, ci sono andato di piccozza". Il "nostro" ricompare più avanti, sempre in tema "trasporto aereo", citato da due passeggeri in attesa del volo: "Se verrà ancora intercettato, Berlusconi lascerà l'Italia", annuncia il primo.

Il problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Insomma lei non è negativo sulla prospettiva di Alitalia a Air France? "Io non faccio una questione di proprietà. Qualunque essa sia bisogna esigere che ci sia una forte attenzione sulla destinazione Italia. Io non sono pessimista su Air France. Chi ha in mano un prodotto ha bisogno di valorizzarlo al massimo altrimenti si fa del male da solo.

Torneranno domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia si ritroveranno faccia a faccia con i vertici della compagnia di bandiera nella sede di via della Magliana. Un incontro per cercare di capire l'elemento dirimente dell'intera vicenda. Sotto il titolo dell'ordine del giorno: "Aggiornamenti e valutazioni della situazione della compagnia" si nasconde infatti la quantificazione approssimativa di quanto ossigeno resta alla compagnia

LOS ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: mi hanno imbarcato sul volo Alitalia XM 52. La British ha così furbamente passato l'onere dei bagagli smarriti all'Alitalia, usufruendo della convenzione che la gestione dei bagagli è a carico dell'ultimo vettore. Oggi, dopo due settimane, British e Alitalia non mi sanno dire dove sono le mie valigie.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Air France non cede Il cda di Air France-Klm "ha preso atto e approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia e sottolinea che spetta ora ad Alitalia, dipendenti e organizzazioni sindacali, dire "come vedono il futuro della loro azienda".

Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.

Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc.

Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di euro ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia.

Air France: decidano l'Alitalia e i sindacati ( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo.

"I diritti di traffico? A Malpensa c'è spazio" ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: accordo riservato con Parigi per garantire ad Alitalia i diritti sui voli intercontinentali trasferiti a Fiumicino. "Io ho firmato un accordo con l'allora presidente Prato, il quale ribadisce che tutti i diritti di Alitalia verranno conservati se rimarrà una compagnia italiana. Non crede che sia un suo diritto avere la garanzia del mantenimento delle rotte al momento della vendita?

Air France lascia la porta socchiusa ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA, LA PALLA RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA LE SIGLE GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita rapida.

Telefono libero nei cieli ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è guarda caso l'Air France, stufa di trattare per l'Alitalia e rapida a lanciarsi in quello che ritiene essere un business redditizio. "Questione di settimane, spiegano a Bruxelles", dove ieri la Commissione Ue ha varato il pacchetto di misure destinato a regolamentare, armonizzare e rendere sicura la telefonia volante.

Alitalia, Spinetta 'Prendere o lasciare'. Oggi CdA ( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari.

Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA ( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari.

Alitalia, un circolo vizioso di strappi e false partenze ( da "Avanti!" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: INCONTRO COI SINDACATI E RIAVVICINAMENTO CON AIR FRANCE Alitalia, un circolo vizioso di strappi e false partenze 08/04/2008 Proposta. Falsa partenza. Strappo. Ripartenza. L'agonia di Alitalia è racchiusa in questo ciclo fallimentare. La tempesta che si sta abbattendo su Alitalia era nata, infatti, come un raggio di sole.

Rischio astensione ( da "Avanti!" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: qualcosa di analogo a quanto sta succedendo per l'Alitalia. Un'azienda, per ammissione comune, giunta ormai sull'orlo del fallimento, che ha dissipato qualcosa come 15 miliardi di euro, con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato, la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno, e il cui destino rimane legato alla volontà dei sindacati che,

ALITALIA, AIR FRANCE SFIDA I SINDACATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il quale - come è noto - ha rotto le trattative per il salvataggio dell'Alitalia rimettendo la questione alla responsabilità dell'azienda e dei sindacati italiani. "Giusto troncare i colloqui - sostengono a Parigi - il nostro piano è l'unico possibile, in grado di consentire una ripresa di Alitalia in tempi rapidi".

IL FATTORE ELEZIONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Troveremo la via di uscita per Alitalia, il punto di compromesso per un accordo definitivo tra sindacati e Air France". A Palazzo Chigi, ieri, c'era un clima di cauto ottimismo. La nota arrivata nel tardo pomeriggio dal quartier generale della compagnia d'Oltralpe è stata, in effetti, quasi concordata parola per parola fra il numero uno del gruppo franco-

La campagna che non c'è ( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: settimana di essere certo di un colpo a sorpresa da parte del Cavaliere: "si presenterà con la cordata per Alitalia e vincerà le elezioni", questo aveva detto a L'Opinione. Adesso, invece, "mi sa che più che la cordata, Berlusconi ha una corda per impiccarsi, così come si impiccano i lavoratori". Insomma, niente colpi di cannone, ma un "unico colpo a salve, quello dei fucili di Bossi".

La partita dei senatori esteri ( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aziende quali Alitalia, Rai, Poste, Eni, Enac, Adr - aereoporti di Roma -, fiction e facscion: ce la faranno Berlusconi, Fini e Bossi ad avere una maggioranza vera anche a Palazzo Madama, oppure - come appare, anzi un po' più dicome appare -dovranno accontenrtarsi di dover dipendere dal voto non dei senatori a vita,

Perché non "chi" ma "se" votare ( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A meno di Alitalia Italiana e qualche guerriglia delle schede - per cui Bossi, con sprezzo del ridicolo in mezzo a quegli armigeri di Pontida usciti dal set dell'Armata Brancaleone, minaccia di usare il fucile - non c 'è trippa (elettorale) per gatti. Tanto più che il Parlamento, ben prima di essere eletto, è già stato nominato.

Berlusconi soffia la poltrona a Veltroni ( da "Opinione, L'" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Poi sulla crisi Alitalia lancia un appello a tutti gli imprenditori perché si impegnino per salvare la compagnia di bandiera. E sulle prossime elezioni, invita i cittadini a non disperdere il voto al Senato. Veltroni da Caserta torna invece a parlare di criminalità organizzata e annuncia un piano per combattere e annientare tutte le mafie e i poteri criminali nel Paese.

<Sardegna tra le tre regioni decisive> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: è al centro della trattativa con Air France su Alitalia (e infatti, mentre parla, gli passano i bigliettini con le novità romane sul caso). "I giovani - riflette - non sono più il motore del Paese. Per il governo Veltroni questo sarà il tema centrale". Poi enumera le proposte del Pd sull'argomento: "Un forte progetto casa che faciliti l'addio al tetto familiare.

Berlusconi: ecco il mio piano per l'Isola ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: perfino sui confronti televisivi, l'Alitalia e la sua salute: "Qualcuno mi vuole sfidare a braccio di ferro?". Ad Alghero, dove era arrivato domenica alle 22.30 da Catania sbarcando dal Boeing "di linea", gioiello della flotta, ieri mattina manda il primo assist ai giornalisti delle agenzie quando punta su Umberto Bossi: "I fucili?

Alitalia, prendere o lasciare Il governo chiama i sindacati ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: che chiederà 3 o 4 settimane per conoscere i conti di Alitalia e poi presenterà un'offerta impegnativa". Perché ciò possa accadere, però, prima deve saltare definitivamente la trattativa con Air France, sottolineano molti esponenti del Pdl. "Basta perdere ancora tempo, la vicenda Alitalia va risolta ora", rilancia Maurizio Lupi, responsabile infrastrutture di FI.

Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" ( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.

L'Alitalia è un puzzle Sono un dipendente di Alitalia e vorrei denunciare un fat ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sappiate che tra i lavoratori Alitalia è manifesta tale vostra "disattenzione" e non viene interpretata come casuale. Ritengo di non potermi più permettere di leggere il vostro giornale, cosa che peraltro ho fatto da sempre. CARLO DEL CASTELLO, ALITALIA SERVIZI Un giornale ha sempre molte colpe.

Bruno Tabacci oggi a Sanremo unica tappa pre-elettorale in Liguria ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Fra i temi in discussione non potrà mancare il caso-Alitalia e la cordata "tutta italiana" proposta da Berlusconi. "E' la conferma - aveva detto il leader della Rosa Bianca in un'intervista - che quando diamo il meglio di noi siamo simili a un paese sudamericano".\.

L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano ( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, salta il vertice azienda-sindacati Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym

Berlusconi: "I fucili di Bossi? Sta male" ( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista". Uno stillicidio di "distinguo", da far rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che conviene, pure lui evoca "i fucili siciliani", però "caricati a salve". Berlusconi non si scompone. Finge di ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio ovunque si adegua,


Articoli

Gaslini,indagatoil chirurgo (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La tragedia "Nessun problema in sala operatoria", ha detto il medico che ha tolto le tonsille a Giacomo, 3 anni, morto per un'emorragia 08/04/2008 Ora la parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl 08/04/2008 Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo. "La trattativa può riprendere con l'intervento del governo", dice la Cgil. Ottimista anche la Cisl. Ora la parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a Palazzo Chigi. lombardi >> 5 08/04/2008 dal nostro inviato LUIGI LEONE Matera. "Il Terzo valico ferroviario io lo farò". E quanto alle liste elettorali, i liguri non mugugnino: "Sono assolutamente convinto che i nostri candidati abbiano già, o sapranno costruirlo, un forte rapporto con il territorio". Siamo sul bus elettorale, lungo l'accidentato tragitto fra Taranto e Matera. Eccolo qui un pezzo d'Italia da ricostruire. Anzi, da costruire, visto che la provincia lucana è l'unica in tutto il Paese a non avere neppure la linea ferroviaria. E non ha l'autostrada. segue >> 2 08/04/2008 la battuta sulle armi 08/04/2008 bufera su bossi berlusconi lo gela 08/04/2008 Roma. La battuta di Umberto Bossi sui fucili ("li imbracceremo se non cambieranno le schede") divide il Pdl. Silvio Berlusconi cerca di placare le polemiche dichiarando che il senatùr è malato e che forse non potrà fare il ministro. Ma l'uscita alimenta altre polemiche. "Io sto benissimo - replica Bossi -. Fare il ministro è il mio ultimo pensiero". E il caso schede non si risolve. bocconetti, nieddu e parodi >> 3 e 4 08/04/2008.

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Oggi si firmerà in prefettura l'accordo di programma per ferrania. è questa una delle principali questioni industriali sul tappeto (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

1) GIÀ OGGI IN PROVINCIA non governiamo da nessuna parte con l'Udc. Registro anzi che tutti i suoi dirigenti locali sono passati con il PdL. Quindi nessun problema di assetti per il futuro. I problemi sono invece nel centrosinistra dove, nonostante le scelte in campo nazionale, in sede locale continuano a passare provvedimenti ideologizzati dove forte è il condizionamento della sinistra radicale, si vedano in Regione le leggi sulla casa e quella sugli alberghi. 2) Non c'è alcuna forma di desistenza, al massimo la si può definire una corsa distinta senza calpestarsi i piedi, dal momento che io corro per il Senato e Zunino per la Camera. Dico di più: non sono interessato ad una mia elezione se anche fossi eletto, ma Berlusconi avesse perso. In quel caso resterei in Regione. L'interesse della mia candidatura è dare alla provincia di Savona una rappresentanza di governo. La deroga alla mia candidatura è nell'ottica di una rivincita dell'intera Liguria che passa attraverso Scajola ministro certo e una una rappresentanza dei territori nella squadra di governo. La possibile agenda comune, poi, passa attraversa 3-4 temi che ci vedono vicini, chi la pensa diversamente semmai sono gli alleati di Zunino in Regione: trovo singolare la politica dei due forni, ma senza quel tipo di sinistra il Pd perde in tutti i Comuni della provincia. 3) L'arrivo dei traffici portuali è una ricchezza, se poi vengono lavorati qui assicurano una ulteriore ricaduta. Pensiamo solo al servizio manutenzione container di Maersk per tutto l'Alto Tirreno: assicurarselo vale persino di più in termini occupazionali della piattaforma stessa. Quanto ai collegamenti con l'area retroportuale valbormidese fu un lavoro che iniziai proprio io da assessore regionale, con Cengio Sviluppo e i bracci di ferro con Enichem per portare a casa una bonifica vera delle aree ex Acna. 4) Quando in Regione c'eravamo noi il centrosinistra diceva che il futuro di Ferrania era nel medicale e dovevamo farle vincere le gare. Poi è arrivato Burlando e le cose non sono cambiate. La veritàè che l'impulso al cambiamento arrivò con il governo Berlusconi, poi si è fermato per due anni e si è ripresa la cosa con la firma di domani (oggi, ndr) a governo morto. Non si può parlare di porto e di Valbormida senza dire che siamo uno dei due poli più importanti della logistica del carbone. C'è un problema di tutela ambientale e di produzione (Italiana Coke non può andare avanti così), ma è un'opportunità se ci sono progetti chiari e non ostacolati ideologicamente. Si torni insomma ai temi dell'accordo di programma targato Scajola: in quello che firmerà Bersani manca la parte relativa alle funivie e a Italiana Coke. A Vado, poi, i cittadini si devono occupare di quello che esce dalle ciminiere e non di quello che entra nelle caldaie. Noi siamo interessati a tutti i progetti che riducono le emissioni: meglio se potenziano le capacità produttive. 5) L'idea di legare il trasferimento della Piaggio all'utilizzo delle aree finalesi per finanziarlo fu della giunta Biasotti, quando molti erano contrari. Ma non è pensabile procedere in regime di autofinanziamento. La sinistra che a Finale ostacola la valorizzazione delle aree Piaggio delle quali noi abbiamo vincolato l'azienda a reinvestire il plusvalore nell'azienda stessa, ha interrotto i finanziamenti pubblici per l'accordo. Non è giusto che Finale paghi con una eccessiva urbanizzazione perché Piaggio riesca a sostenere i costi dell'operazione. Lo Stato deve fare la sua parte in termini di finanziamenti e di nuova viabilità a Finale. Per l'aeroporto guardo con preoccupazione alla vicenda Alitalia, perché Villanova è legata a Malpensa come aeroporto di scarico merci. Occore poi saper raccogliere il sovratraffico di Nizza che in estate non accoglie più charter turistici. 6) Questo è un tema che avvicina molto i programmi dei due schieramenti. Per ottenere dei risultati serve un forte peso politico del Ponente ligure, che può darci solo una forte leadership ministeriale espressione della Liguria: se il Ponente continua a non contare nulla non ci sono possibilità. Scajola, che con Berlusconi premier sarà ministro, ha posto il tema del collegamento Albenga-Alessandria come tema del suo personale impegno. A livello locale siamo disposti a supportare il Pd in Regione, che su questi temi non ha una maggioranza, e in Provincia, dove l'alleanza con i Verdi e il Prc fa ballare su questi argomenti la poltrona di Bertolotto. Su questi temi siamo disposti a costruire alleanze variabili in provincia, almeno sino a che non governeremo noi. 7) Su questo c'è tra noi una distinzione radicale. È emblematica la legge sul vincolo alberghiero. Noi pensiamo a nuovi complessi turistico-alberghieri come unica condizione per il rilancio e a politiche come la riduzione dell'Iva per gli stabilimenti balneari. Noi pensiamo ad un turismo di qualità e non di massa, perché il territorio della nostra regione non può sopportare un turismo di massa. Servono qualità e prezzi elevati, non è un caso che le strutture a quattro stelle non sentono la crisi. Dobbiamo aprire il mercato ad investimenti anche da fuori regione e finanziarli anche con la riconversione di alberghetti che non fanno qualità: strutture a 14 stanze e due stelle, magari senza parcheggi, sono inutili. Certo ci dobbiamo decidere: le strutture alberghiere belle si fanno in zone belle. 8) È un problema che nasce nelle contraddizioni del centrosinistra. Noi dall'opposizione abbiamo avuto il senso di responsabilità di non cavalcare il dissenso sullo sviluppo, ma anzi di dire che siamo d'accordo. Il centrosinistra ha invece amministratori e segretari di partito che manifestano contro i propri sindaci. Credo che tutto ciò sia l'effetto di una forte minoranza sovrarappresentata nelle amministrazioni. Se si portano i massimalisti al governo e si trasforma una minoranza in una maggioranza non significa che si tratta di un fenomeno di massa. Il referendum di Vado è un pasticcio del sindaco Giacobbe, non una vittoria del fronte antiMaersk, si è costruito un referendum nel quale sono andati a votare solo i contrari. Nessun esponente del centrosinistra è andato a fare campagna, da Burlando a Bertolotto e Berruti: si sarebbero trovati senza la loro maggioranza. 9) Io credo sia stato un errore fare una lista, ma Ferrara ha il merito di aver posto sul tavolo il tema della tutela della vita e di quanto poco si faccia per favore la maternità anche in condizioni disagiate. L'aborto non è un diritto, ma un comportamento che deriva da un dramma personale e sociale che le istituzioni devono minimizzare. 08/04/2008.

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La Ue dice sì all'uso dei telefonini in aereo (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La novità Si potrà telefonare quando il velicolo sarà in quota. Un sistema satellitare eviterà interferenze con gli strumenti di bordo 08/04/2008 NEL BLU DIPINTO di blu con lo squillo del cellulare a rovinare ogni poesia. La notizia del giorno è che la Commissione europea ha aperto all'utilizzo dei telefonini a bordo degli aerei in volo. Piaccia o no, anche tra le nuvole - e non solo in chiesa, al cinema, in ospedale, sui bus, al bar - si sentirà trillare l'elettrodomestico-cult. Gli italiani, che hanno in media quasi due apparecchi a testa, saranno felici? L'Esecutivo Ue sostiene di aver pensato in primis alle comodità dei viaggiatori. Per questo, mentre Alitalia boccheggia, sono state stilate una serie di regole per armonizzare l'avvio del servizio, peraltro già annunciato o testato da alcune compagnie nelle scorse settimane.¬ La prima chiamata autorizzata, effettuata su un volo commerciale, è stata fatta infatti il 20 marzo a 30 mila piedi sulla rotta Dubai-Casablanca a bordo di un Airbus A340-300 di Emirates. Anzitutto i paletti tecnici. La Ue dice sì al telefono a bordo, ma solo quando l'aereo raggiunge altezza di crociera. Nelle fasi di decollo e atterraggio resta vietato. Ad alta quota si possono inviare sms e fare chiamate con il proprio apparecchio. I telefoni dei passeggeri saranno collegati ad una rete di bordo, a sua volta messa in comunicazione alla terra via satellite. Il sistema - e qui sta la novità tecnologica - bloccherà ogni tentativo di connessione alle reti mobili "on ground", assicurando così una potenza di trasmissione degli aggeggi a livello basso, con conseguente sicurezza per chi viaggia. Il veivolo è schermato: ogni informazione arriva ad una fonte unica che comunica con il satellite. I cellulari trasmettono ad un computer; il computer invia pacchetti voce e dati al satellite; suo tramite, questi giungono a terra, senza nuocere alle apparecchiature dell'aereo o al funzionamento delle reti mobili terrestri. I costi non dovrebbero essere allucinanti, almeno secondo la volontà di Viviane Reding, responsabile della Ue: "Se i consumatori riceveranno una bolletta troppo elevata - ha spiegato - non saranno certo interessati al servizio". Ovvio. Resta da capire come agiranno i principali operatori del settore. L'armonizzazione dei requisiti tecnici per l'introduzione dei servizi di comunicazione in volo permetterà il riconoscimento, a livello comunitario, delle licenze nazionali concesse alle singole compagnie aeree dallo Stato membro in cui sono registrate. Un aeromobile registrato in Francia o in Spagna, per esempio, potrà offrire tali prestazioni anche se si sorvola la Grecia o la Spagna, senza dover richiedere ulteriori licenze. Le aziende ragionano sul nuovo business, e i consumatori? C'è chi festeggia, ma il fronte del "no", conservatore, non è sparuto. Chi non desidera il cellulare a bordo ha paura di acquisire una comodità in più per perderne in cambio tante altre. Ne hanno parlato negli States. Secondo una recente indagine commissionata dalla FCC, il 63% degli intervistati è favorevole al mantenimento delle restrizioni sull'uso del telefonino in volo, mentre solo il 21% è a favore. Per l'82%, l'uso del portatile renderebbe il viaggio "disagevole e disturbato"; il 70% vorrebbe addirittura zone a parte per chi chiamerà, ipotesi al vaglio in Ue. La Reding fa sapere di aver chiesto agli operatori e alle compagnie di creare le condizioni necessarie a bordo perché chi vuole usare il telefonino non disturbi gli altri passeggeri. Ma la prospettiva inquieta: per gli assistenti di volo, permetterne l'uso a bordo potrebbe rendere ancora più difficoltoso l'intervento in situazioni di emergenza e aumentare la tensione tra i passeggeri. Mettiamoci anche l'opinione negativa dell'FBI e il pessimismo è servito: per il Federal Bureau, autorizzare i passeggeri dei voli di linea a usare il telefono "on air" potrebbe permettere ai terroristi di coordinare un attacco o di azionare un esplosivo all'interno del velivolo. L'unica, sarebbe richiedere ai passeggeri di registrare la loro posizione sul mezzo prima di effettuare la chiamata e, ovviamente, di inasprire i controlli a terra. In Europa la paranoia non attacca: va per la maggiore il motto "sempre raggiungibili", alla faccia dei ricercatori di alibi ("scusa cara, ero in arero") e dei romantici: la pace nei cieli va intesa in altro modo. Valerio Venturi 08/04/2008.

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Air France ad Alitalia: decidete voi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La vendita della compagnia di bandiera Il presidente Spinetta non tratta e passa la palla ai sindacati. Si slitta a dopo le elezioni Roma. Se ne riparlerà dopo il voto, forse. Il consiglio di amministrazione di Air France prende atto e ratifica la rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non rilanciano e si limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire come vedono il futuro della loro azienda", si legge nella nota diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy. Il verdetto arriva nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la scelta Air France di un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo guadagna così il 3,08% e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della compagnia, Jean-Cyril Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non prenota il biglietto aereo per tornare alla Magliana. Il negoziato rimane congelato alla data del 2 aprile, giorno in cui i sindacati hanno bocciato il piano presentando un loro progetto alternativo che ha messo il fuga il patron della compagnia francese. Quel piano, contestato dalla selva di sigle sindacali presenti al tavolo, viene confermato e rivendicato da Air France come il "solo" in grado di "permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". Spinetta non cambia rotta rispetto alle misure proposte per rimettere in pista la compagnia tricolore. Decisione annunciata: il manager transalpino aveva già avvertito il ministro Tommaso Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per firmare, non per trattare". Nonostante l'accorato appello del ministro dell'Economia, i sindacati hanno lanciato verso Parigi un segnale di segno esattamente opposto: "Siamo disposti a trattare, non a firmare un accordo in bianco". Con il fronte sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti fare un passo indietro; i piloti contro Air France; le altre sigle in attesa del voto e di eventuali cordate) e con il responso delle urne che incombe, l'epilogo ufficializzato a Roissy risulta quasi scontato. "Segnale incoraggiante", sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto che i francesi ci ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che scommette su un loro ritorno dopo il voto: "Sicurissimo che torneranno", dice Bonanni. E, come lui, la pensa curiosamente Roberto Formigoni: "Air France nei prossimi incontri dirà che è pronta a tornare al tavolo delle trattative dopo il voto". Sembra un modo per gettare acqua sul fuoco. In realtà, né Bonanni, favorevole a una soluzione con Lufthansa, né Formigoni smaniano per un ritorno di Air France: "Se tornasse al tavolo delle trattative, è chiaro che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del governo", ha tuonato il governatore della Lombardia. "Fra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila", prevede Bonanni. Come fa ogni giorno, Silvio Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo consigliere Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e saranno moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun rimpianto: "Il nostro Paese non si può mettere nelle mani di Air France". Troppe le incognite, gli intoppi sulla strada di un risanamento già di per sé complicato e incerto nei risultati con la recessione economica alle porte: ce n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e agli altri membri del board Air France, che scelgono di non riaprire un negoziato senza prospettive certe e tempi sicuri. Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati, attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del cda, il presidente Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi e Padoa- Schioppa: un vertice di quasi un'ora per fare il punto della situazione alla luce di verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era nell'aria. È probabile che il governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di emergenza, lasciato in eredità da Prato: il piano stand alone, concepito per garantire continuità all'azienda proprio nel caso di un abbandono del campo da parte dei francesi: se davvero la liquidità in cassa è quella che è (si parla di circa 300 milioni), i soldi basterebbero a garantire benzina e stipendi solo fino alle soglie dell'estate. Di questo si parlerà nei due vertici con i sindacati, ai quali saranno mostrati i conti della compagnia, in attesa di capire se i francesi cambieranno idea o se bisognerà passare la mano a un commissario. "Air France lascia la porta socchiusa", titolano in quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano questa tesi anche per rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e aumentano le divisioni. "Niente rottura. La trattativa può riprendere con l'intervento del governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà nelle prossime ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it Roma. Se riparlerà dopo il voto, forse. Il Consiglio di amministrazione di Air France prende atto e ratifica la rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non rilanciano e si limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire come vedono il futuro della loro azienda", si legge nella nota diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy. Il verdetto arriva nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la scelta Air France di un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo guadagna così il 3,08 per cento e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della compagnia d'Oltralpe, Jean-Cyril Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non prenota il biglietto aereo per tornare alla Magliana. Il negoziato rimane congelato alla data del 2 aprile, il giorno in cui i sindacati hanno bocciato il piano di Air France, presentando un loro progetto alternativo che ha messo il fuga il patron della compagnia francese. Quel piano, contestato dalla selva di sigle sindacali presenti al tavolo, viene confermato e rivendicato da Air France come il "solo" in grado di "permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". Spinetta e i suoi non cambiano rotta rispetto alle misure proposte per rimettere in pista la compagnia tricolore. Una decisione per molti versi annunciata: il manager transalpino aveva già avvertito il ministro Tommaso Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per firmare, non per trattare". Nonostante l'accorato appello del ministro dell'Economia, i sindacati hanno lanciato verso Parigi un segnale di segno esattamente opposto: "Siamo disposti a trattare, non a firmare un accordo in bianco". Con il fronte sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti fare un passo indietro; i piloti contro Air France; le altre sigle in attesa del voto e di eventuali cordate) con il responso delle urne che incombe, l'epilogo ufficializzato a Roissy risulta quasi scontato. "Segnale incoraggiante", sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto che i francesi ci ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che scommette su un ritorno dei francesi, a questo punto dopo il voto: "Sono sicurissimo che torneranno", dice Bonanni. E, come lui, la pensa curiosamente Roberto Formigoni: "Air France nei prossimi incontri dirà che è pronta a tornare al tavolo delle trattative dopo il voto". Sembra soltanto un modo per gettare acqua sul fuoco. In realtà, né Bonanni, favorevole a una soluzione con Lufthansa, né Formigoni smaniano per un ritorno di Air France: "Se tornasse al tavolo delle trattative, è chiaro che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del governo", ha tuonato il Governatore della Lombardia, a poche ore dall'annuncio di Parigi. "Fra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila", prevede Bonanni. Già, gli altri. Come fa ogni giorno, Silvio Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo consigliere Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e saranno moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun rimpianto: "Il nostro paese non si può mettere nelle mani di Air France". Troppe le incognite, troppi gli intoppi sulla strada di un risanamento già di per sé complicato e incerto nei risultati con la recessione economica alle porte: ce n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e agli altri membri del board Air France, che scelgono di non riaprire un negoziato senza prospettive certe e tempi sicuri. Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati, attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del cda, il presidente Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi e Padoa- Schioppa: un vertice di quasi un'ora per fare il punto della situazione alla luce di verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era nell'aria. E' probabile che il governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di emergenza ,lasciato in eredità da Prato: il piano stand alone, concepito per garantire continuità all'azienda proprio nel caso di un abbandono del campo da parte dei francesi: se davvero la liquidità in cassa è quella che è (si parla di circa 300 milioni), i soldi basterebbero a garantire benzina e stipendi solo fino alle soglie dell'estate. Di questo si parlerà nei due vertici con i sindacati, ai quali saranno mostrati i conti della compagnia, in attesa di capire se i francesi cambieranno idea o se bisognerà passare la mano a un commissario. "Air France lascia la porta socchiusa", titolano in quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano questa tesi anche per rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e aumentano le divisioni. "Niente rottura. La trattativa può riprendere, con l'intervento del governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà nelle prossime ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it Roma. Se riparlerà dopo il voto, forse. Il Consiglio di amministrazione di Air France prende atto e ratifica la rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non rilanciano e si limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire come vedono il futuro della loro azienda", si legge nella nota diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy. Il verdetto arriva nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la scelta Air France di un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo guadagna così il 3,08 per cento e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della compagnia d'Oltralpe, Jean-Cyril Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non prenota il biglietto aereo per tornare alla Magliana. Il negoziato rimane congelato alla data del 2 aprile, il giorno in cui i sindacati hanno bocciato il piano di Air France, presentando un loro progetto alternativo che ha messo il fuga il patron della compagnia francese. Quel piano, contestato dalla selva di sigle sindacali presenti al tavolo, viene confermato e rivendicato da Air France come il "solo" in grado di "permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". Spinetta e i suoi non cambiano rotta rispetto alle misure proposte per rimettere in pista la compagnia tricolore. Una decisione per molti versi annunciata: il manager transalpino aveva già avvertito il ministro Tommaso Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per firmare, non per trattare". Nonostante l'accorato appello del ministro dell'Economia, i sindacati hanno lanciato verso Parigi un segnale di segno esattamente opposto: "Siamo disposti a trattare, non a firmare un accordo in bianco". Con il fronte sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti fare un passo indietro; i piloti contro Air France; le altre sigle in attesa del voto e di eventuali cordate) con il responso delle urne che incombe, l'epilogo ufficializzato a Roissy risulta quasi scontato. "Segnale incoraggiante", sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto che i francesi ci ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che scommette su un ritorno dei francesi, a questo punto dopo il voto: "Sono sicurissimo che torneranno", dice Bonanni. E, come lui, la pensa curiosamente Roberto Formigoni: "Air France nei prossimi incontri dirà che è pronta a tornare al tavolo delle trattative dopo il voto". Sembra soltanto un modo per gettare acqua sul fuoco. In realtà, né Bonanni, favorevole a una soluzione con Lufthansa, né Formigoni smaniano per un ritorno di Air France: "Se tornasse al tavolo delle trattative, è chiaro che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del governo", ha tuonato il Governatore della Lombardia, a poche ore dall'annuncio di Parigi. "Fra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila", prevede Bonanni. Già, gli altri. Come fa ogni giorno, Silvio Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo consigliere Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e saranno moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun rimpianto: "Il nostro paese non si può mettere nelle mani di Air France". Troppe le incognite, troppi gli intoppi sulla strada di un risanamento già di per sé complicato e incerto nei risultati con la recessione economica alle porte: ce n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e agli altri membri del board Air France, che scelgono di non riaprire un negoziato senza prospettive certe e tempi sicuri. Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati, attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del cda, il presidente Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi e Padoa- Schioppa: un vertice di quasi un'ora per fare il punto della situazione alla luce di verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era nell'aria. E' probabile che il governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di emergenza ,lasciato in eredità da Prato: il piano stand alone, concepito per garantire continuità all'azienda proprio nel caso di un abbandono del campo da parte dei francesi: se davvero la liquidità in cassa è quella che è (si parla di circa 300 milioni), i soldi basterebbero a garantire benzina e stipendi solo fino alle soglie dell'estate. Di questo si parlerà nei due vertici con i sindacati, ai quali saranno mostrati i conti della compagnia, in attesa di capire se i francesi cambieranno idea o se bisognerà passare la mano a un commissario. "Air France lascia la porta socchiusa", titolano in quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano questa tesi anche per rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e aumentano le divisioni. "Niente rottura. La trattativa può riprendere, con l'intervento del governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà nelle prossime ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 08/04/2008 ' 08/04/2008 cordate alternativeTra dieci giorni sarà diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verrano fuori gli altri Raffaele Bonannisegretario generale Cisl 08/04/2008.

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Air france non cede "decidano i sindacati" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, ora le nove sigle sono disponibili a trattare Air France non cede "Decidano i sindacati" ROMA - Air France non cede, il Cda di ieri ha infatti confermato la rottura della trattativa per l'acquisto di Alitalia: "Adesso decidano i sindacati". E ora le nove sigle sindacali della compagnia italiana si dicono pronte a trattare. BRERA, CILLIS, LIVINI E MANIA ALLE PAGINE 10 E 11.

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Privatizzazione alitalia ultima chance da air france - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Privatizzazione Alitalia ultima chance da Air France "La nostra offerta non cambia, adesso decidano i sindacati" "Il piano presentato e discusso in marzo è l'unico che salva la compagnia" ETTORE LIVINI MILANO - Air France lascia aperto uno spiraglio per riaprire i negoziati sul futuro di Alitalia. Il cda della compagnia francese, come previsto, ha preso atto ieri della rottura delle trattative con i sindacati, approvando in toto la decisione di Jean Cyril Spinetta. Malgrado il pressing della componente olandese del consiglio (e di parte di quella francese), non ha però calato del tutto il sipario sulla partita per la Magliana. "Il progetto che abbiamo presentato e discusso in marzo è l'unico in grado di garantire una crescita sostenibile al gruppo ? scrive la nota di Parigi usando un eloquente presente indicativo ?. Spetta dunque ad Alitalia, ai suoi dipendenti e ai suoi sindacati dire quale futuro vogliono per la loro azienda". Il messaggio è chiaro: niente pastrocchi che azzerino il lavoro fatto fin qua, come l'ultimo piano del sindacato che prevedeva il coinvolgimento di Fintecna. E no alla riapertura di tavoli che non abbiano al centro come unica base di discussione il dossier messo a punto dall'aerolinea francese. "Se si riparte da qui e con la consapevolezza che i ritocchi possibili sono davvero pochi, allora Spinetta può riprendere l'aereo e tornare a Roma per discutere", spiega una fonte vicina ad Air France. Nella speranza che doppiato lo scoglio delle elezioni il clima delle trattative possa svelenirsi. Non è proprio un prendere o lasciare ma i margini di manovra sono comunque molto stretti. Parigi, che conosce benissimo lo stato di salute delle casse della Magliana, sa che non c'è più tempo per bizantinismi e liturgie contrattuali. "Abbiamo già discusso di quasi tutto ? dicono i francesi ?. Noi possiamo fare poco più di così. Il nostro piano non lasciava nessuno per strada. E questo è davvero l'ultimo treno". La nota di ieri non parla di tempi. La decisione di Alitalia e governo di convocare a stretto giro di posta i sindacati è però il sintomo che tutti vogliono arrivare in tempi brevi a una decisione finale. Sullo sfondo resta lo spettro del commissariamento, congelato per ora dallo spiraglio aperto da Air France. Ma è probabile che l'esecutivo ribadisca dopodomani ai rappresentanti dei lavoratori che senza una soluzione positiva in pochi giorni Alitalia è destinata alla Legge Marzano. E che l'azienda non rialzerà il telefono per chiedere a Spinetta di tornare a discutere se non ci sarà la certezza di una soluzione rapida. Il pressing di Parigi ha anche un'altra spiegazione: il timore di una vittoria elettorale di Berlusconi che ha già preannunciato un "no secco" alla vendita della compagnia di bandiera ai francesi. Certo il candidato premier del Pdl ha tenuto sul tema atteggiamenti un po' ondivaghi, prima tacendo per tutti e 15 i mesi dell'asta, poi sponsorizzando Air France, quindi impugnando il tricolore e la regia di improbabili (almeno per ora) cordate italiane. Ma Spinetta sa bene che un pre-accordo con i sindacati gli consentirebbe di presentarsi al tavolo con un eventuale governo di destra con una briscola importante in mano. E ha deciso di giocarsi fino in fondo la partita su questo fronte.

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Ora i nove leader sono pronti al dialogo - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia I sindacati farebbero un passo indietro e si accontenterebbero di possibili minori tagli per piloti e flotta aerea Ora i nove leader sono pronti al dialogo Il governo li convoca per giovedì. E per Atitech spunta Finmeccanica Spinetta potrebbe tornare in Italia dopo il voto e fare qualche piccola concessione LUCIO CILLIS ROMA - Sì dei sindacati alla trattativa. Quel "passo indietro" richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa e al quale ha lavorato in questi giorni il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, è arrivato giusto in tempo per sbloccare la privatizzazione di Alitalia. Nel cassetto del negoziato che si riaprirà dopo il voto, ci sarebbero già dei minori tagli su piloti e flotta, oltre al progetto di aggirare lo scoglio dell'uscita della manutenzione dal nuovo gruppo, con l'ingresso a sorpresa di Finmeccanica. L'azienda guidata da Francesco Guarguaglini al termine del contratto di 4 più 4 anni (scadenza 2017) stipulato da Atitech con Alitalia-Air France, potrebbe subentrare e gestire la progressiva trasformazione del polo dei servizi di terra. Il comunicato finale sottoscritto dal cda di Air France, in ogni caso non lascia molti margini alla mediazione e rimette la palla nel campo opposto. Le nove sigle sindacali sono ormai pronte a tornare al tavolo con Jean-Cyril Spinetta, magari per firmare un accordo che non rappresenti una resa incondizionata. Le alternative possibili, le cordate italiane, i salvataggi all'ultimo minuto vengono messi da parte, come la logica di un sindacato che lotta per far sopravvivere Alitalia vuole. E si guarda con trepidazione a Parigi per evitare lo spettro dell'amministrazione straordinaria che in Italia ha già due precedenti (i casi Volare e Minerva). Il negoziato, avvertono i sindacati, si farà anche se toccherà al prossimo governo metterci la faccia, garantendo margini di manovra. Mentre arriva l'ultimo atto dell'esecutivo Prodi, che ha convocato le sigle per giovedì a Palazzo Chigi. Il ministro Pierluigi Bersani conferma "che si sta lavorando al dossier". Spinetta potrebbe così tornare in Italia dopo il voto. I punti di incontro sono già segnati: se il presidente di Air France-Klm accetterà di non stravincere la partita, anche per non rischiare vendette e scioperi da parte delle maestranze dopo la firma, dovrà cedere simbolicamente su alcuni punti: vedi qualche aereo in più in flotta rispetto ai 137 di fine piano, oltre ad uno o due Boeing 777 nel 2009-2010 per tamponare l'uscita di due 767. Così come si può discutere senza strappi della fine del cargo che resta fissata al 2010: una chiusura che sarà decisa da una attenta analisi di costi e ricavi nel 2009. Anche sulle modalità di uscita dei piloti (senza la temuta cassa integrazione che fa scadere i brevetti dei comandanti) si potrà trattare un poco. Il caso più difficile dovranno gestirlo Cgil e Cisl, che rappresentano la maggioranza dei dipendenti di terra della compagnia di bandiera. Il tentativo di portare la manutenzione nel nuovo perimetro di Alitalia non potrà realizzarsi, a meno di un insperato slancio di generosità di Spinetta. Ecco perché spunta dal cappello la possibile soluzione Finmeccanica. I nove protagonisti del negoziato accettano, con modalità differenti, di tornare a trattare. "La Uil è pronta a discutere con Air France" dice il leader Luigi Angeletti. Improntate alla distensione le prime dichiarazioni della Filt Cgil: "Le decisioni del cda di Air France-Klm non rappresentano una rottura e non escludono la possibilità di una ripresa del confronto tra le parti". Per Claudio Claudiani, numero uno della Fit Cisl, "è un segnale chiaro che non chiude la trattativa: il confronto dovrà riaprirsi dopo le elezioni". Più duro il commento del segretario nazionale dell'Ugl Roberto Panella, che pur essendo "disposto a sedere al tavolo della trattativa", sottolinea come "il governo dovrà riappropriarsi del suo ruolo". I piloti Anpac sono pronti al confronto "anche sulla base di ciò che è stato presentato da Spinetta". L'Up, afferma che "il sindacato farà la sua parte, ma altrettanto dovranno fare il cda di Alitalia e il governo". Per l'Avia "dal cda francese arriva una presa d'atto coerente e dai toni moderati" mentre l'Sdl conferma "la disponibilità ad un confronto serio ed immediato".

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Bonanni: "dopo le elezioni si può firmare con i francesi" - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

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Economia La proposta Fintecna La crisi del sindacato Il leader della Cisl: lo sappiamo che il piano di Spinetta è l'unico sul tavolo Bonanni: "Dopo le elezioni si può firmare con i francesi" Non è stato un errore. Ciascuno fa le sue proposte ma se la controparte è contraria si cambiano Noi trattiamo per tutti i lavoratori: per chi sa che perderà il posto, per chi si salva e per chi è in bilico ROBERTO MANIA ROMA - "Dopo le elezioni è auspicabile un accordo con Air France. Le percentuali perché ciò accada sono alte e importanti. Certo, se si vuole la firma della Cisl non deve essere impedita la trattativa, perché bisogna fare dei passi possibili", dice Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, mentre legge e rilegge "lo striminzito" comunicato del consiglio di amministrazione del gruppo franco-olandese. Ora il leader di Via Po non parla più di Lufthansa come possibile alternativa a Spinetta. Precisa che la proposta sindacale di un ingresso di Fintecna nel capitale della nuova azienda non è più sul tavolo. Spiega che è stata la campagna elettorale a non far decollare il negoziato. Respinge la tesi di una retromarcia dei sindacati e avverte, infine, che chi sta scommettendo sul fallimento dell'Alitalia "si prenderà una responsabilità grave e non solo politica". L'Air France ha confermato il suo piano e rimette nelle vostre mani, oltreché in quelle dell'azienda e dei lavoratori, il futuro dell'Alitalia. A questo punto, lei è disposto a firmare? "Intanto va sottolineato il fatto che il cda di Air France ha detto che è interessato all'acquisto dell'Alitalia". Lo metteva in dubbio? I francesi sono gli unici che hanno presentato un piano. "Lo dico perché c'è chi, dopo la rottura, ha sostenuto che Spinetta non sarebbe più tornato. Il comunicato del consiglio di amministrazione, invece, tiene in piedi la vicenda". Ma dice anche che quella è l'unica soluzione. "Ci mancherebbe altro! è il trionfo dell'ovvio: che altro dovrebbe dire? La verità è che Spinetta non ha staccato la spina. Non poteva che essere così visto che sono due anni che sta lavorando a questo "affare". Ma ora siamo appena all'inizio della trattativa". Come fa a sostenere che si è all'inizio? L'Alitalia è a un passo dal fallimento. "A Spinetta non sfugge il fatto che la vicenda Alitalia è stata buttata in maniera incresciosa dentro la campagna elettorale. Per questo ha interrotto il confronto la scorsa settimana". Dunque dopo le elezioni arriverete all'accordo? "La Cisl ha una vocazione agli accordi, ma non si fa comandare a bacchetta da nessuno, né dalle aziende né dai governi". Sembra che lei ora condivida il piano di Spinetta. è così? "Su quel piano si può trattare, come abbiamo sempre detto. Si può modificare su diversi punti: infrastrutture, esuberi, tratte. Ci sono molto elementi che vanno valutati perché l'azienda, come qualcuno dice, è decotta o è stata decotta, ma il mercato del volo italiano è molto ricco". La questione delle infrastrutture non è certo di competenza dell'Air France. "Infatti è un tema che, finalmente, affronteremo giovedì con il governo". E la vostra proposta di coinvolgere Fintecna? Non è stato un errore presentarla? "Perché un errore? Noi non siamo i dipendenti di Spinetta! Non è facile fare un negoziato di questo tipo senza il governo. Comunque al tavolo di confronto ciascuno fa le sue proposte. Poi se la controparte è radicalmente contraria a quella ipotesi si possono cercare altre soluzioni. Aggiungo che a Spinetta fa onore aver posto come condizione quella dell'accordo con il sindacato, per questo deve ora rispettare chi deve eventualmente dargli il consenso". Ammetterà che questa è una trattativa anomala per ristrutturare un'azienda che altrimenti fallirebbe. "Senta io non accetto prediche da chi, due anni fa, mentre noi della Cisl denunciavamo la situazione drammatica dell'Alitalia, faceva spallucce e confermava Cimoli". Ce l'ha con il ministro Padoa-Schioppa? "Siamo in campagna elettorale. Dico che non accetto lezioni da chi ha perso così tanto tempo". I segnali che arrivano dai dipendenti dell'Alitalia non la preoccupano? Si sono costituiti comitati pro-Air France, c'è chi ha stracciato la tessera sindacale, chi fa lo sciopero della fame. "Le ricordo che noi trattiamo per tutti i lavoratori: per quelli che sono certi di non perdere il posto; per quelli che non sanno che fine faranno e per chi sa già che il suo posto è segnato. La nostra croce, ma anche il nostro onore, è trattare per tutti, come sempre. Invito i troppi Masanielli della politica a non occuparsene dopo aver gonfiato per anni e per il loro interesse il personale dell'Alitalia".

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Hostess e steward "votano" parigi - paolo g. brera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia A Fiumicino cresce il partito filo-francese, ma c'è anche chi punta a condizioni meno dure Hostess e steward "votano" Parigi "Meglio una resa senza condizioni" E l'assistente di volo, Morale, continua lo sciopero della fame PAOLO G. BRERA FIUMICINO - Firmare, "subito e senza condizioni". Il fronte della resa, quello che vorrebbe forzare i sindacati a sedersi al tavolo e a chiudere alla meglio la trattativa con Air France, si allarga ora dopo ora conquistando consensi e indecisi. Ma l'aria di Fiumicino è sempre più frizzante, tra la paura di un'insanabile rottura e la speranza di ottenere condizioni meno dure: "Meglio copiare dai francesi, se non sappiamo risanare da soli. Piuttosto lo Stato applichi alla lettera il piano Spinetta - dice Fabio Frati, voce storica dei sindacati di base dello scalo - e poi stringa un accordo vero, altro che regalare ad Air France questa compagnia strategica". L'ennesima giornata di trepidazione a Fiumicino era iniziata con l'ossimoro di uno sciopero della fame dell'uomo sandwich Gianluca Morale, assistente di volo con 23 anni di anzianità aziendale e un cartello al collo "per l'Alitalia, per la vita nostra e dei nostri figli": "Vogliamo un sindacato più realista e meno corporativo, e un immediato ritorno al tavolo con Air France". Morale è al quarto giorno di astensione dal cibo, ma ieri in poche ore trascorse nell'area tecnica dello scalo ha raccolto solidarietà e promesse di tanti colleghi, disponibili a seguirlo nella battaglia del cibo. Tra il personale viaggiante sono quasi tutti concordi: "Alzarsi e chiudere la trattativa era l'unica cosa che Spinetta potesse fare, andare ora a firmare laggiù senza discutere è l'unica cosa che resta da fare a noi. Con tutti i suoi limiti - dice Marco Santilli, assistente di volo - è l'unica compagnia che abbia fatto un'offerta degna del mercato. Altrimenti possiamo solo stare qui ad aspettare il cavaliere bianco di Berlusconi, lasciandola fallire e facendola spolpare dai soliti noti". "Il vero problema - dice Stefania, hostess - sono i sindacati nazionali, che trattano senza rappresentarci. Hanno più iscritti nel personale di terra che paga il conto più pesante, e li difendono anche se così rischiamo di perdere il lavoro tutti". "Il nodo è Az Service: ai francesi non gliene frega niente, vogliono solo noi di Az Fly che costiamo molto meno della concorrenza", dice Alessandro. Ma non è solo a terra la perplessità per un accordo doloroso: "Sono condizioni estremamente gravose anche per noi piloti. Io ho trent'anni di anzianità - dice Luciano Cacciotti - e sarei un esubero, e i 180 piloti che sposterebbero ai regionali di Air France finirebbero all'ultimo posto per anzianità e condizioni". E tra il personale di terra, dove i precari sono una percentuale altissima, si assiste con più distacco: "Speravo in un accordo ma non so, non riesco a capire cosa sia meglio per noi", sibila Giovanna dal check-in.

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Inchiesta per aggiotaggio singapore airlines in procura (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il caso Inchiesta per aggiotaggio Singapore Airlines in procura ROMA - Nessuna offerta è stata mai formulata da Singapore Airlines per Alitalia. Il vicepresidente della aerolinea di Singapore, Stephen Forshaw, lo ha assicurato ieri al procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, che lo sentiva come persona informata sui fatti. Da dicembre, la Procura di Roma indaga sulle voci che davano Singapore Airlines interessata alla nostra compagnia di bandiera, a braccetto di alcuni Fondi d'investimento americani. Voci che si erano diffuse a più riprese e con maggiore forza a settembre 2007. L'ipotesi di reato è aggiotaggio. La Procura sospetta che qualcuno abbia messo in giro queste notizie false al solo scopo di speculare sul titolo di Alitalia (puntualmente al rialzo in quei momenti). La Commissione che vigila sulla Borsa (Consob) e la Guardia di Finanza accendono un faro intanto sul nuovo valzer di voci che, da qualche giorno, danno in corsa una cordata italiana per Alitalia.

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Credo che gli elettori non siano sprovveduti Riccardo Ghinelli righine@libero. it Ma i nostri politici ci prendono per scemi? Pensano proprio che ci siano italiani che entrano in cabina e mettono una croce in mezzo fra due simboli per il solo fatto che sono unite e non c'è un mezzo centimetro di spazio fra i due? Pensano che i presidenti di seggio e gli scrutatori non sappiano interpretare le volontà dell'elettore perché uno sbaffo di matita è finito sul simbolo vicino? Ma pensino bene a quello ci dicono, prima di sollevare inutili polveroni. Per ora voterò, ma dopo solo a queste condizioni Michele Torelli michele. torelli@tele2. it Con molta sofferenza e nausea, questa volta torno a votare, ma è l'ultima volta, dopo tornerò a votare se: 1) Sarà fatta subito la legge su riforma elettorale. Il partito che prende più voti dovrà governare per i 5 anni previsti e non dovrà cadere se un partito insignificante gli toglie l'appoggio. 2) Gli onorevoli dovranno percepire uno stipendio come un professore delle superiori e pensione Inps, non oltre. 3) Nessuno, compresi i ministri, dovrà avere più l'immunità parlamentare e se condannati dovranno esserci pene più severe, in quanto di cattivo esempio e diseducativo per la gente onesta. 4) Nell'impiego pubblico dev'essere prevista, da subito, la possibilità di licenziamento, in caso di assenze ingiustificate, disservizi dolosi, negligenze gravi che paralizzano tutto il privato. Vogliamo onestà, trasparenza e promozioni solo per meriti chiari. Navi, un ritardo di 5 ore senza annunci né scuse Bruno Spanghero Trieste In una lettera comparsa suRepubblica (del 3 aprile) veniva segnalato il disservizio di una compagnia di navigazione pubblica, Siremar Tirrenia. La mia esperienza dice che la situazione di disservizio è di carattere più generale e non limitata alle società pubbliche. A me è capitato di partire da Palermo con Grandi Navi Veloci pensando di arrivare a destinazione a Livorno dopo 17 ore, come previsto. Alle ore 16.00, orario d'arrivo previsto, scoprivo che la nave sarebbe arrivata a Livorno non prima delle 19.00, a causa della indisponibilità delle banchine a Livorno, nota da tempo come mi ha confermato il Commissario di bordo. In realtà siamo arrivati alle 21.00 nonostante le favorevoli condizioni meteorologiche e l'assenza di guasti alla nave. Ho constatato e non comprendo la colpevole disattenzione della Compagnia di Navigazione che oltre a non aggiornare per tempo gli orari, non informa i passeggeri (né all'imbarco né con congruo anticipo rispetto all'arrivo), del ritardo non trascurabile 5 ore su 17. Naturalmente la mia raccomandata di protesta non ha nemmeno ricevuto risposta. Come si può pensare di incentivare il trasporto marittimo in queste condizioni? Io, assistente di volo, dico non c'è tempo da perdere Lidia Morani Assistente di volo Alitalia Penso che il punto di non ritorno sia molto vicino, perché i passeggeri stanno iniziando ad avere paura ad acquistare i biglietti Az, memori di quanto è successo con la Swiss Air. I sindacati hanno la missione di salvare il maggior numero di posti di lavoro possibile e difendono gli interessi delle categorie che rappresentano; vorrei che però si mettessero una mano sulla coscienza qualora si trovassero nuovamente a trattare con Spinetta. Qui non si tratta di cedere o meno ad un ricatto, ma di capire che non esistono margini per una trattativa e che il fallimento dell'intesa con Air France coinciderebbe con quello di Alitalia, con tutte le conseguenze e le incognite del caso. Ma le clonazioni servono davvero? Zeila Dell'Arte zeilasun@hotmail.com Ho letto l'articolo sull'istituto di ricerca che effettua clonazioni, intitolato "Qui si fabbrica la vita". Permettemi di protestare, non sono un animalista ma quello che fanno quei dottori tutto mi sembra tranne che fabbricare la vita se per ogni 100 prove di clonazione ne sopravvive solo un esemplare, ma cosa ci fa l'uomo con il fegato di maiale trapiantato in una scimmia? Ma quante risorse e soldi si dovranno spendere a discapito dei popoli più poveri prima di essere in grado di usare la clonazione per l'uomo? e poi per cosa? per migliorare i trapianti? per poter usare un giorno organi di animali per far sopravvivere la nostra specie? Sarebbe il caso di fermarsi un momento a pensare.

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Il ricatto - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)

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Commenti IL RICATTO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L'altro ha replicato di star benissimo e Berlusconi ha emesso l'auto smentita di routine. Può sembrare una triste diatriba fra due anziani politicanti alla frutta, ma per evitare seccature smentiamo subito d'averlo scritto nella riga precedente. Il problema è un altro. Nell'ipotesi per fortuna remota in cui i sondaggi si rivelassero esatti, Berlusconi non potrebbe governare né alla Camera né al Senato senza i voti decisivi della Lega. L'Italia ha vissuto un'esperienza simile soltanto per pochi mesi nel 1994, breve ma significativa. La storia si è conclusa con il ribaltone, le accuse della Lega al "mafioso di Arcore" arricchito con "i soldi del narcotraffico" e con il giuramento solenne di Berlusconi di non allearsi mai più con un irresponsabile come Bossi. Nel 2001 i due, come si usa fra galantuomini che si fidano reciprocamente della parola data, fecero sottoscrivere il patto elettorale ("fino alla virgola") da un notaio. I voti leghisti comunque non risultarono decisivi in nessuno dei due rami del Parlamento. Non sarà così la prossima volta, se ci sarà una prossima volta di Berlusconi. Una vittoria del centrodestra consegnerebbe l'Italia alla Lega e ai suoi fucili per spararle grosse. L'immenso potere di ricatto di Bossi si è misurato già in campagna elettorale, sull'allucinante vicenda Alitalia. Berlusconi non si era mosso fino a quando la Lega non gli ha intimato di far fallire la vendita a Air France. Quindi si è inventato la cordata di salvataggio, col risultato di far impazzire il titolo dell'Alitalia e di allontanare (con l'aiuto dei sindacati) la compagnia francese dal tavolo della trattativa. Tutto per proteggere gli interessi della Lega a Malpensa e dintorni. E magari gli interessi inconfessabili di alcuni imprenditori del Nord, in attesa di saltare sul cadavere della compagnia di bandiera per allestire qualche affare "low cost". Dal 15 aprile la Lega tornerà alla carica per ottenere il federalismo fiscale. Tanto più se davvero l'eventuale governo Berlusconi dovesse abolire l'Ici sulla prima casa, come promesso in campagna elettorale. Sarebbe l'unico modo di "trovare la quadra" di fronte all'insurrezione delle stesse amministrazioni locali del Nord. In compenso, significa anche far fallire la metà delle regioni e dei comuni a sud di Roma. Altro che sgomberare i rifiuti dalle strade di Napoli. E questa fiammata di radicalismo padano non poteva non innescare la reazione uguale e contraria del Bossi del Sud: sentire anche Lombardo che segue il Senatur, evocando i fucili meridionali, è una bella prova dello spirito repubblicano che anima i capi di questo centrodestra. Il granitico asse Berlusconi-Fini non sarà in grado di rifiutare non soltanto un ministero a Umberto Bossi, ma neppure la presidenza del Senato a Roberto Calderoli, magari in maglietta anti-islmica, e finanche ostacolare, ove la Lega volesse, il ritorno di Irene Pivetti dall'avanspettacolo alle cariche istituzionali. Non saranno in grado di rifiutare nulla. E forse sono anche contenti così. In fondo hanno sempre avuto bisogno di un alibi, di un capro espiatorio di professione, come nei romanzi di Daniel Pennac. Una volta era la Lega, un'altra Casini, la prossima sarà ancora la Lega. La gente dimentica sempre lo show dell'anno prima.

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L'ultimatum di Air France: prendere o lasciare (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del L'ultimatum di Air France: prendere o lasciare Prendere o lasciare. Air France ribadisce che il piano presentato dal presidente Spinetta, "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Ma la compagnia franco-olandese non si tira fuori dalla partita. Ilgoverno ha convocato i sindacati per giovedì. Oggi il cda di Alitalia. Rossi, Masocco e Di Giovanni a pagina 11.

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Par condicio nascosta (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Par condicio nascosta Mentre l'Agcom continua a vigilare sulla campagna elettorale tv, Mediavideo - il televideo delle reti del Biscione - continua a informare. Come ieri, per esempio. Ore 16,30, guardando di sfuggita. Titolo di apertura sul Tibet (e ci sta). Poi: "Elezioni, Pizza ritira la sua lista", e in seconda riga: "Berlusconi: Bossi alleato fedele". In terza fila il caso Alitalia, quarta posizione per la cronaca (condanna per l'assassinio di una donna incinta e blitz anti-'ndrangheta). In quinta la mucca pazza in Spagna. Chiude lo sport. Titolo: "Berlusconi: Ancelotti resta al Milan". Par condicio, no? e.n. Mediavideo.

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Sono quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Sono quelli delle armature e dell'odio" Veltroni: se la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle "persone per bene del centrodestra" di Andrea Carugati inviato a Potenza QUALCHE settimana fa, il presidente della Swg Roberto Weber aveva spiegato che la carta più forte di Veltroni era questa: far passare l'idea che con lui "finiva la guerra civile, l'Italia come una comunità, dove non ci sono nemici, neppure tra le diverse classi sociali". E aveva aggiunto: "Questa è una campagna simile al 1994, l'elettorato è più mobile del solito". E l'Istituto Cattaneo aveva chiosato: Veltroni può vincere "se passa l'idea che la novità è lui, come lo era stato Berlusconi nel 1994". Ecco, in queste piazze del sud Italia, quando mancano poco più di 5 giorni al voto, Veltroni sta facendo proprio questo. E il messaggio arriva: ieri Taranto, Matera e in serata i 15mila di Potenza, piazza affollata, dicono i locali, come non si vedeva da tempo. Per tutti e tre i comizi il leader Pd batte e ribatte su quanto sia vecchia questa destra, che porta "odio, cupezza, divisioni, e poi le solite liti tra loro, c'è già la Lega che minaccia crisi di governo e non abbiamo ancora votato. ". E nel giorno delle liti tra Berlusconi e Bossi tutto questo pesa ancora di più. Proprio la Lega da giorni è nel mirino di Veltroni. "Bossi che parla di fucili è incompatibile con il ruolo di ministro, per di più delle riforme istituzionali. Per quel ruolo ci vorrebbe uno che tiene a cuore la Costituzione. ". Bossi e le armature, il Medioevo. Veltroni legge e rilegge alle piazze che ridono le cronache da Pontida. "I fucili, le armature, ma di cosa stanno parlando? Non è di questo che si parla nelle case degli italiani, ma di salari, pensioni, precarietà. E noi al Paese parliamo di questo". Veltroni va all'attacco del "silenzio" degli alleati del Carroccio che "se la fanno sotto, non c'è una parola di condanna: e io non so come possano pensare di governare ancora insieme. Sarebbe il solito vecchio copione degli ultimi 15 anni, gli ultimatum, le smentite, le crisi di governo. Non vogliono governare, solo spartirsi il potere". Poi, quando Berlusconi dice che Bossi forse non sarà ministro, dice: "E l'argomentazione peggiore che potesse usare, anche dal punto di vista umano". Sulle schede elettorali: "Sono figlie della legge Calderoli". Ancora contro la Lega: "Tuonano contro le carogne romane, e poi il martedì scendono dalle auto blu e vanno a cena nei ristoranti delle carogne romane". Applausi, ma qui siamo a Taranto e non stupisce. E ancora, in ogni piazza Veltroni mostra orgoglioso il tricolore, canta l'Inno di Mameli insieme alla folla, e dice: "Loro non lo possono cantare tutti insieme, perché quello della Lega tiene la bocca chiusa. Giurassero sulla Costituzione, non sulle spade di Pontida". E a Berlusconi che ha detto di voler usare i suoi voti contro la mafia, manda a dire: "No, non basta, certi voti dire che non li si vuole, come abbiamo fatto noi. ". Veltroni dice anche che non fare la sfida tv è stato "un torto per gli italiani", e Berlusconi ha detto una "bugia" dando la colpa alla par condicio. "Tutte le sere ci sono duelli tra esponenti Pd e Pdl. La verità l'ha detta Bossi, avevano paura perché, cito testualmente, 'Berlusconi qualche stupidaggine l'ha detta e queste cose fanno perdere voti'". Come la cordata Alitalia: "Ogni giorno che passa si capisce meglio che era una balla", dice Veltroni, che non si scompone per l'ordine delle tribune tv a Matrix e a Porta a Porta: "Su Raidue non ero in prima serata ma ho avuto più ascolti io". A Matera racconta un aneddoto: su Internet il Pd ha venduto i chilometri del suo viaggio in pullman a 15 euro l'uno per un totale di oltre 6mila chilometri e 90mila euro di incassi. "È il segno che la nostra è un'onda che sta montando". Il leader Pd si rivolge per tutta la giornata "alle persone perbene" del centrodestra, "quelli che si chiedono 'dove va la mia Italia con le armature, e l'odio?'". Cita più volte gli elettori di An: "Sono stati provocati, svillaneggiati, anche sui programmi. E ora An è una armata che si sta consumando nelle contraddizioni". Li corteggia, i delusi da un Fini "che diceva non sono una pecora e poi ha accettato" il predellino del Cavaliere. Prova a sedurli con il taglio dei costi della politica, la lotta alla burocrazia, agli sprechi, alla sanità lottizzata. E domanda: "Noi abbiamo rotto con la sinistra radicale, perché loro non l'hanno fatto con la Lega?". Poi punta il Cavaliere: "Davano per scontato che avrebbero vinto a mani basse, ora c'è nervosismo. ".

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Non si gioca con la direzione generale della Consob (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del IL CASOProliferano candidature sorprendenti per un ruolo delicatissimo dell'Autorità di controllo delle società e la Borsa Non si gioca con la direzione generale della Consob Angelo De Mattia Dopo che Massimo Tezzon, tra i maggiori e più fini esperti italiani di bilanci, ha lasciato la carica di Direttore generale della Consob per assumere quella di Segretario generale dell'Organismo italiano di contabilità, si è aperta la successione nella carica apicale dell'Authority di via Martini. Una più che fisiologica esigenza di continuità militerebbe per la nomina del surrogante vice direttore generale Antonio Rosati, che segue la strada efficacemente percorsa da Tezzon. Ma nei giorni scorsi, non si sa con quale fondamento, si sono sentiti fare anche altri nomi, fra i quali qualcuno che viene candidato per ogni tipo di carica e qualche altro di provenienza esterna. La nomina, di competenza del collegio dei Commissari, del Capo della struttura, composta da un personale di primordine con diffuse posizioni di eccellenza, rappresenta un atto di notevole rilievo. Né è immaginabile una lunga protrazione della temporaneità delle funzioni. E' singolare che se ne parli poco. Se si hanno presenti i ritardi e le difficoltà della Consob degli anni Ottanta, non si fa fatica a ricordare come essi fossero dovuti non, o più che, ai Commissari dell'epoca, a una allora non decollata struttura organizzativo-funzionale. Come alcune altre Authority, prima guardate anche a livello istituzionale con hard face e poi con deference, secondo lo scritto di un autorevole giurista, la Consob, che progressivamente è stata dotata dal legislatore di amplissimi poteri, in particolare in materia di market abuse, Mifid, OPA - tanto da porre fine alla ritornante, stracca richiesta di maggiori attribuzioni - è ora sempre più chiamata all'accountability nei confronti di Parlamento, risparmiatori, investitori, mercati, opinione pubblica. Ed è bene che la "rendicontazione" sia rigorosa, minuziosa, incessante. Episodi come la gestione dell'ultima fase della vicenda Alitalia prima della sospensione del titolo non hanno costituito il "non plus ultra", con gli appelli lanciati alle categorie innominate della "politica" e del "politico". Dunque, la nomina del direttore generale potrebbe essere l'occasione per potenziare e affinare l'organizzazione interna e per impostare in modo diverso - corrispondendo meglio alle esigenze di efficienza, tempestività e trasparenza - i rapporti tra la struttura amministrativa e i Commissari. Non vi può essere una netta cesura. Vanno, sì, distinte le fasi istruttorie da quelle decisionali. Lo vuole la legge. Ma il rapporto non può essere tra monadi che si aprano solo nel momento decisionale o del tipo "dammi il fatto, ti do la norma" (da mihi factum, dabo tibi ius), quasi fosse un vero e proprio procedimento giurisdizionale. Magistratura economica, senz'altro; ma ciò esige peculiarità e oggettività delle procedure. Occorre una interlocuzione efficace tra Commissari e unità operative, nel rispetto dei reciproci ruoli. Essa arricchisce tutti sotto il profilo conoscitivo e strategico. Insomma, la Consob, poiché il corpus normativo che la riguarda dovrebbe ritenersi stabilizzato - e semmai vi sarà bisogno di semplificazioni e snellimenti - potrebbe analizzare ancora e migliorare il proprio funzionamento interno, così preparandosi anche al momento in cui ritorneranno, com'è probabile, la discussione e le proposte di legge per la riforma delle Authority.

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Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili che ci costa quasi due miliardi di euro (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

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N. 84 del 2008-04-08 pagina 2 Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili che ci costa quasi due miliardi di euro di Cinzia Romani Un libro denuncia: hanno più di 700mila delegati, sei volte tanto i carabinieri. Tremila sedi per la sola organizzazione di Epifani da Roma Una casta all'ombra dei suoi consolidati privilegi s'aggira per l'Italia, aprendo e chiudendo trattative sulla pelle ormai lisa dei lavoratori, oltre che dei contribuenti. E nel paese bollito in sacche di spreco, gonfie di fatturati miliardari e bilanci segreti, mentre lo Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei Carabinieri), che a noi costano 1 miliardo e 845mila euro l'anno, esce un libro, ustionante come acido muriatico negli occhi della Triplice. S'intitola "L'altra casta. Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da Multinazionale. L'inchiesta sul sindacato" (da domani in libreria, con lancio da strenna natalizia) il documentato volume Bompiani di Stefano Livadiotti, firma del settimanale "L'Espresso", che in 236 pagine (prezzo 15 euro) mette il dito su una piaga purulenta quanto quella dei partiti. Contrordine, compagni, dopo che Diliberto ha ceduto il proprio posto in lista a un operaio della Thyssen, intanto che il suo vecchio sodale Cossutta lo accusa di "plebeismo demagogico"? Ma sì, è ora, è ora: potere a chi lavora. Sul serio, però, non come i membri dell'altra casta, quella sindacale, i cui permessi equivalgono a un milione di giorni lavorativi al mese, costando al nostro sistema 1 miliardo e 854 milioni di euro l'anno. E c'è da giurarci che il trio di sigle si arrabbierà parecchio leggendo l'impressionante dossier, proprio mentre cerca di sopravvivere a se stesso, magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Difficile affidarsi ai sindacati, che promettono bilanci consolidati, salvo poi evitare di trasferirli nero su bianco. Ma in che modo l'altra casta è diventata intoccabile, quando anche i sassi sanno che se c'è un problema di costi della politica, esso riguarda pure il sindacato, teso a intimidire la collettività con la propria capacità di mobilitazione? "Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3.500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al ribasso", avvertiva nel 2002 il radicale Capezzone. Se del Quirinale si sa che spende il quadruplo di Buckingham Palace, fare i conti in tasca all'altra casta, lardellata di un organico di 20mila dipendenti, è questione controversa, tanto diversificate risultano le sue fonti di guadagno. La slot machine più veloce coincide con le quote versate dagli iscritti: l'1 per cento della paga-base. E i pensionati? Fruttano circa 40 euro l'anno, che però fanno brodo, nel sostituto d'incasso complessivo: 1 miliardo l'anno. All'erogazione di liquidità, poi, pensano le aziende, con le trattenute in busta paga ed ecco bypassato il costo dell'esazione. E i soliti pensionati, visto che anche la miseria è un'eredità? Provvedono gli enti di previdenza: nel 2006 l'Inps ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Eppure, nel 1995 Marco Pannella promosse un referendum per abolire l'automatismo della trattenuta in busta paga, regalino vintage (del 1970) dello Statuto dei lavoratori. Nonostante gli italiani abbiano votato a favore, il meccanismo fu salvato comunque dai contratti collettivi. Quanto al rinnovo periodico della delega, per il cui tramite il pensionato autorizza l'ente previdenziale a trattenersi una quota sulla sua pensione, si è fatto in modo d'insabbiare l'emendamento al decreto Bersani (presentato da Fi), che rompeva le uova nel paniere sindacale. E siccome i pensionati sono poveri, ma tanti, è nei loro gruzzoli che si ficcano i Caf, quei centri di assistenza fiscale, trasformati in business per il sindacato. Gli enti previdenziali, infatti, pagano per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati: nel 2006 l'Inps ha travasato ai 74 Caf convenzionati 120 milioni. Così Cgil, Cisl e Uil, unite, hanno incassato 90 milioni circa. Invano la Corte di giustizia europea, persuasa che il monopolio dei Caf violasse i trattati comunitari, tre anni fa mise in mora l'Italia, con qualche lettera di richiamo. Ma se i bramini dei Caf vanno sotto schiaffo, quelli dei patronati, le strutture d'assistenza ai cittadini per le pratiche previdenziali, la cassa-integrazione e i sussidi di disoccupazione, non si toccano. E si estendono dall'Africa al Nordamerica, per tacere dell'Australia, con conseguente sospetto che svolgano un ruolo attivo nel pilotare il voto degli italiani all'estero. Nel 2006, l'Inps ha speso 248 milioni, 914mila e 211 euro tra Inca-Cgil, Inas-Cisl e Ital-Uil. Altro business in cui affondare le mani, è quello della formazione. Ogni anno, l'Europa manda in Italia 1 miliardo e mezzo di euro, per la formazione professionale. E 10 dei 14 enti, che annualmente si spartiscono metà dei finanziamenti nazionali, sono partecipati da Cgil, Cisl e Uil. Ma la vera forza dell'altra casta viene dai beni immobili, patrimonio sterminato, tutto da dissotterrare, mentre la Cgil conta 3mila sedi in Italia, di proprietà delle strutture territoriali; la Cisl, 5mila e la Uil concentra gli investimenti sul mattone in una società per azioni, controllata al cento per cento dalla Labour Uil, con 35 milioni e 25mila euro di immobili in bilancio. Va da sé che gli inquilini Vip di tanto bendiddio abitativo sono loro, i vecchi mandarini con un piede nella jacuzzi ai Parioli a un altro sulla pista di Fiumicino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Sono più ricchi e più potenti dei parlamentari> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 84 del 2008-04-08 pagina 2 "Sono più ricchi e più potenti dei parlamentari" di Mariateresa Conti da Milano Stefano Livadiotti, leggere il suo libro inchiesta mette i brividi. Chi fa più danni, la casta della politica o quella dei sindacati? "Beh, il sindacato danni ne ha fatti eccome, pensiamo a come è stata gestita la vicenda Alitalia. Voglio però precisare una cosa: il mio non è un libro contro il sindacato come istituzione ma contro la sua degenerazione, la sua incapacità di rappresentare gli interessi degli iscritti. Non è un caso che tutti i sondaggi, che io cito nel primo capitolo, mettano in evidenza proprio il rigetto della base". Quale delle due caste ha maggior peso? "Quella del sindacato, non c'è dubbio, è più ricca e potente di quella della politica. Lo è per numeri - i delegati sono ben 700 mila - e anche per ricchezza. Quale partito può permettersi di spendere oltre 50 milioni di euro per portare in piazza i propri iscritti, come ha fatto la Cgil nel 2002 con il corteo a Roma in difesa dell'articolo 18?". E per garantirsi i privilegi le due caste si aiutano... "C'è un calcolo nel libro: i parlamentari che hanno alle spalle un'esperienza nel sindacato, se si mettessero insieme, sarebbero il terzo gruppo sia alla Camera sia al Senato. Ovvio che poi facciano quadrato per garantire i privilegi, come la mancanza di controlli". Come è nato questo libro? "Quasi per caso. Non sono un esperto di sindacato, ho curato l'estate scorsa l'inchiesta de L'Espresso e mi sono accostato a questo mondo". È possibile scardinare questo sistema? "Non credo, o comunque ci vorrà tempo. È un problema di mentalità che va cambiata". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

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N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme? Non me l'ha chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come "una delusione". "La credibilità di Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un rapporto da "volemose bene": "Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...". Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità. Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?" dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce, che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè, che è una bella "sberla", possono avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

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N. 84 del 2008-04-08 pagina 3 Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore di Redazione Con l'Alitalia i sindacalisti sono riusciti nell'impossibile: dilatare il tempo. Un giorno di riposo per un pilota dura 33 ore o, a scelta, due notti. Tutto vero, è scritto nel contratto. Miracoli della contrattazione sindacale. Del resto l'87% dei piloti è iscritto al sindacato, adesione da Patto di Varsavia, perciò c'è poco da stupirsi. Privilegi che non sono tuttavia compensati da grandi fatiche. I piloti lavorano 556 ore all'anno, cioè 93 minuti al giorno, hostess e steward 5 minuti in più, grazie all'opera dei sindacati, che in Alitalia comandano. Sono loro che hanno deciso che piloti e hostess debbano mangiare ogni sei ore, "per evitare decrementi nelle prestazioni". Sono loro ad aver inventato il "premio di puntualità", la "Banca dei riposi individuali", la commissione per la scelta degli alberghi del personale di volo, chissà perché più cari del 45% rispetto alle altre compagnie. O anche la franchigia di 24 ore al mese per le donne (che dovrebbe coincidere con le mestruazioni). Peccato che la chiedano tutte tra il 31 dicembre e il primo gennaio. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Brogli,schede,insulti: ma la politica dov'è? (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Brogli,schede,insulti: ma la politica dov'è? Di solito dei brogli si parlava dopo, a scrutini cominciati o terminati: ora Berlusconi, che è del ramo, si è portato avanti con il lavoro e insieme all'Alitalia e alla Rai ha fatto del fattore B che lui adatta a "broglio" una chiave di volta della campagna elettorale. Forse con una piccola aggiuntina si potrebbe andare alla I di imbroglio almeno concettuale. Di solito della chiarezza delle schede elettorali si parlava prima, meglio se addirittura prima della confezione delle liste: adesso è tutto un fiorire di contestazioni a una settimana dal voto, a partire naturalmente dal Berlusca, che è del ramo, per svariare anche in campo avverso, tra Di Pietro e Franceschini. Peccato che nel frattempo i test con gli elettori sulla percentuale di confusione (cfr."La Stampa") abbiano rimesso a posto la questione. Si può far di meglio, ma insomma con la x puoi cavartela senza mal di testa aggiuntivi. Di solito non mancano le overdosi di insulti. Si ricorda quel "coglioni" riservato da Berlusconi, che è del ramo, agli elettori di Prodi, due anni fa. Allora Casini stava con lui. Oggi si lamenta che sempre Berlusconi, essendo del ramo, dia del "masochista" a chi vota Udc. Allora non fiatò. Allora come oggi, una domandina infinitesimale: ma la politica dov'è? Oliviero Beha.

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E se la destra (e sottolineo se...) (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del E se la destra (e sottolineo se...) Enzo Costa Tre piccoli esempi di campagna elettorale ucronica, ovvero fatta con i "se". Il primo: e se l'Expò 2015 fosse andata a Smirne? Ipotesi non inverosimile, giacché era la città che molti davano per favorita in conseguenza dell'apertura politico-diplomatica alla Turchia. Cosa avrebbe detto - a quel punto - il Popolo della Libertà? Avrebbe sparlato come un sol Cavaliere: "Vedete che l'Italia grazie al governo Prodi non conta più nulla?". Intervistato in esclusiva su Tg5, Studio Aperto, Tg4, Mattino Cinque, Secondo voi, Uomini e donne, Matrix e Meteo5, Berlusconi - dopo aver dato dei nullafacenti inconcludenti agli uomini della sinistra - avrebbe lamentato: "Sono così totalitari che mi hanno pure impedito di fare qualche telefonata ai capi di Stato che avrebbe fatto vincere Milano!". Emilio Fede, per ripristinare la par condicio giudicata infranta dall'Autorità delle Comunicazioni, alla ventiduesima replica delle parole di Silvio avrebbe abbinato una foto mossa di Prodi (tacciato dalla Lega di complicità con il Nemico islamico) immortalato con un vezzosissimo burqa, un confuso filmato di D'Alema vestito da hezbollah e una breve ma significativa sequenza di Marini che fuma il sigaro come un turco. A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i milanesi. Secondo esempio: e se il Pd, sul disastro Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima, giacché in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato (debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio pubblico della compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei Cieli targato Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo le mani nelle tasche degli italiani. Emilio Fede che nel Tg4 canta "Douce France" in omaggio alla salvifica Air France boicottata dal Soviet dei Piloti dirottati sulla scorretta rotta da Epifani. E magari, a tormentone su tutti i tiggì, la geniale ricetta imprenditoriale di Silvio, ispirata a quella che escogitò da Premier per la crisi Fiat. La ricordate? Diceva di aggiungere il marchio "Ferrari" ad ogni modello, Multipla compresa. Ergo, adesso, ad ogni cigolante Dc9 Alitalia appiccicare il logo "Concorde". Oppure (massì, abbondiamo!) "Air Force One". A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i transalpini. Esempio numero tre: e se la destra non controllasse la televisione? Ipotesi suggestiva ma fantascientifica: se la destra non controllasse la televisione, politicamente non esisterebbe. enzo@enzocosta.net www.enzocosta.net.

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Quirinale con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del "Quirinale con vista": mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro Colombo, leggo con la rabbia in corpo i suoi articoli e l'ultimo più degli altri. Come si fa a non capire, a non vedere che le cose che lei dice sono assolutamente esatte (non dico plausibili, ma esatte)? Gli italiani che non le vedono (almeno la metà degli italiani) o sono cointeressati (e allora va bene) o sono disinformati (e va meno bene) oppure hanno un vistoso deficit mentale. I suoi articoli mi ricordano con angoscia gli scritti di coloro che nel '20 o nel '21 anticipavano la dittatura di Mussolini e la gente li definiva "esagerati", "catastrofisti", "visionari". Come non sentire i rintocchi forti e netti di una corsa verso la dittatura del 2000, tecnologica, ma egualmente volgare e brutale. L'unica considerazione consolatoria può essere che Mussolini, quando prese il potere, aveva 39 anni e Berlusconi ne ha 72, ma oggi vuol dire poco. Un uomo come lui, che aveva vent'anni nel 1956 (!), passa per un innovatore, passa per la speranza del futuro. Non sarà che quasi tutta l'Italia sia formata da gente come Luca Luciani, quarantenne Direttore Generale della Telecom che invita i suoi dipendenti a trionfare sugli avversari come Napoleone fece a Waterloo? E dire che l'azienda ha tenuto ad informare il mondo che mantiene intatta la fiducia nel dirigente (forse neppure i vertici dell'azienda erano più informati di lui sul fango di Waterloo). Giuseppe Alù Per fortuna gli italiani sono intelligenti Cara Unità, gli ultimi giorni della campagna elettorale sta evidenziando la vera cultura della Partito di Berlusconi, Bossi e Fini. Sulle dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana in grado di comprarsi l'Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato un'altra proposta allucinante: tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa per comprarsi Alitalia. In realtà il progetto vero di Berlusconi e soci è quello di far fallire al nostra compagnia aerea, in modo che possano comprala a zero euro, licenziando tutti, con buona pace di Piloti, Hostess e Personale di terra. Altrettanto pericolose per la Democrazia nel nostro Paese sono le dichiarazioni di Bossi circa "l'uso del fucile" se non vengono cambiate le schede elettorali. Se questi sono gli avversari del Partito Democratico c'è da sperare che gli Italiani capiscano il tremendo pericolo che corrono se il Pdl dovesse, malauguratamente, vincere le elezioni. In tutti i casi, essendo la nostra fondata convinzione che gli Italiani sono persone intelligenti, confortati anche dalla forte rimonta che avvertiamo nelle piazze d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà una grande lezione e perderà, di conseguenza, la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra che cosa ne pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e l'ipocrisia di certa destra. Vorrei tanto che qualcuno di quelli che stanno a destra e che fanno tanto i legalitari commentasse le affermazioni di Umberto Bossi di oggi. "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". . Un'unica raccomandazione: se qualcuno di destra ha voglia e tempo di intervenire, non dica per l'ennesima volta "ma voi badate alle parole di Bossi? Eppure lo sapete che lui è fatto così, che parla tanto per parlare, per far contenti i leghisti che vanno ad ascoltarlo così come si va nei teatri di periferia a sentir Capitan Fracassa che le spara grosse. Piuttosto, siete fessi voi che gli date ascolto". Vi scongiuro: non ripetete queste imbecilli e schifose argomentazioni. Perchè non potete usarle a vostro piacimento, sorridendo di sufficienza quando Bossi minaccia la rivolta armata e poi strappandovi le vesti se qualcuno tira i pomodori a Ferrara. Io condanno tutte e due le cose, senza alcuna esitazione e senza nessuna ambiguità. Voi di destra fate lo stesso oppure provate a fare un turno di silenzio. Luciano Comida Belpietro: nessuna dimenticanza su Veltroni Caro Direttore, l'Unità di lunedì parla di una "colpevole svista" a proposito della copertina di Panorama: avremmo cioè "dimenticato" di strillare l'intervista a Veltroni nella pubblicità che sul Corriere della Sera annunciava l'uscita del nostro settimanale. In realtà non c'è stata nessuna disattenzione: semplicemente la pubblicità viene consegnata prima della chiusura della copertina e mercoledì - dopo l'annuncio da parte del ministro Amato della possibilità di un rinvio delle elezioni - lo "strillo" dell'intervista al leader del Pd era stato accantonato in attesa di capire cosa sarebbe accaduto con il voto. Poi, una volta rientrato l'allarme, Veltroni è ritornato al suo posto in copertina. Del resto, se ci fosse stato un tentativo di oscurare il candidato premier del Partito democratico, visto che non era obbligatoria, non avrei fatto l'intervista, non l'avrei annunciata alle agenzie di stampa giovedì, né l'avrei messa, in audio-video, sul sito di Panorama.it. Ti ringrazio e spero che l'equivoco sia chiarito Maurizio Belpietro direttore di Panorama.

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Sciopero della fame e raccolta di firme: vogliamo i francesi Funzionari, dirigenti, hostess e piloti aumentano il pressing affinché la privatizzazione si concluda a Parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Sciopero della fame e raccolta di firme: vogliamo i francesi Funzionari, dirigenti, hostess e piloti aumentano il pressing affinché la privatizzazione si concluda a Parigi di Felicia Masocco/ Roma LA SPINTA Una lista traversale e lo sciopero della fame per dire che un'alternativa ad AirFrance-Klm non c'è. E che i sindacati al tavolo del negoziato non de- vono farsi illusioni. Dopo funzionari e dirigenti anche steward e piloti di Alitalia rendono visibile il pressing sulle otto sigle che hanno chiesto più garanzie per tutti e, per questo, hanno scatenato l'ira del colosso franco-olandese con conseguente minaccia del fallimento della compagnia. Il fronte pro-AirFrance si sta manifestano su due livelli: da un lato ci sono sigle come Avia e Anpav, entrambe rappresentative tra il personale di volo, che nei giorni scorsi si erano "sfilate" dalla compagine con le altre organizzazioni proponendo di trattare sul piano di Jean-Cyril Spinetta e lasciar stare la linea intransigente. C'è poi una protesta dal "basso" con iniziative anche personali che stanno tuttavia diventando un caso. E un problema da non ignorare per chi rappresenta i lavoratori. Dopo che quattro giorni fa uno steward, Gianluca Morale, aveva scelto la linea pannelliana del digiuno per fare sentire la propria voce, ieri altre decine di persone lo hanno simbolicamente seguito nello sciopero della fame. Duecento in tutto, secondo gli aderenti, tra loro molti dipendenti e pensionati che hanno voluto manifestare per la compagnia di bandiera, e una decina di assistenti di volo. C'è poi la neonata lista "Az-Af", si autodefinisce trasversale e avrebbe già 1100 aderenti che nei prossimi giorni invieranno mail con scritto "Io sono per AirFrance". Ma, il tempo di contarsi meglio e di capire che cosa succede, e non è escluso il passaggio a iniziative più forti a sostegno dell'offerta francese. Si tratta di piloti, assistenti di volo e personale di terra. "Vogliamo che i sindacati discutano la proposta di Air France - spiega Marcello Labor, comandante sull'A321 - i sindacati facciano i sindacati, spetta agli imprenditori fare il piano di risanamento non a loro". Come spesso accade nelle trattative complicate e nelle strutture complesse come una compagnia aerea, mors tua vita mea, si tira acqua al proprio mulino, si pensa "io speriamo che me la cavo". A chi fa notare che queste proteste riguardano poche centinaia di lavoratori convinti di mantenere il posto con l'arrivo dei francesi, Labor risponde: "È chiaro che qualcuno dovrà andare in mobilità o in cassa integrazione, ma sul futuro di queste persone ragioniamo con Air France in modo costruttivo, ad esempio chiedendo l'impegno a riassumerli non appena i conti torneranno in attivo". Nel frattempo, aggiunge Labor, si potrebbe pensare ad "una agenzia di collocamento per i piloti in esubero, fatta da Alitalia o dai sindacati, per farli volare temporaneamente in altre compagnie. Noi - conclude - siamo disposti anche ad autotassarci". Già nei giorni scorsi le iniziative pro-AirFrance-Klm erano state stigmatizzate dagli altri sindacati che sono al tavolo. Ieri un giudizio molto negativo è arrivato dai piloti della Uil, la sigla che per prima ha rotto il fronte in disaccordo con la linea delle altre organizzazioni. Il coordinatore nazionale, Flavi Sordi, afferma che lo sciopero della fame "è una forma di protesta messa in atto solo da un manipolo di persone, e non da tante come è stato detto, che hanno verificato che nel piano AirFrance non saranno toccate dall'eventuale cassa integrazione".

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Air France avverte: prendere o lasciare Il consiglio approva l'interruzione del negoziato: azienda e sindacati decidano sul nostro piano (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Air France avverte: prendere o lasciare Il consiglio approva "l'interruzione" del negoziato: azienda e sindacati decidano sul nostro piano di Roberto Rossi/ Roma INTERRUZIONE Air France non si tira fuori dalla partita Alitalia. Il consiglio di amministrazione della società francese, riunito ieri a Parigi, ha deciso di non rompere in modo definitivo la trattativa per l'acquisto della compagnia di bandiera italiana.Il board del vettore, dopo aver "compreso e approvato" l'"interruzione" del negoziato, ha ributtato, però, la palla nel campo avversario. Nel comunicato Air France ha ribadito, che il piano, presentato dal presidente Jean-Cyril Spinetta, "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Per questo, si legge ancora nella nota, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". La questione Alitalia, al momento, non è più affare dei francesi. Che sono disponibili a trattare, come ci spiega una fonte vicina al dossier, ma all'interno della cornice delineata dal piano industriale di Spinetta (un solo hub a Fiumicino, 2.200 esuberi, riqualificazione dei servizi a terra, assottigliamento della flotta cargo). Una cornice che i sindacati avevano tentato di stravolgere, nell'ultimo incontro di mercoledì 2 aprile, chiedendo che l'accordo prevedesse anche l'ingresso di Fintecna. Spinetta, come annunciato la scorsa settimana, resta quindi fermo nel suo progetto, ma, come sottolineato dal giornale economico francese Les Echos, "lascia la porta socchiusa". E aspetta. Aspetta che l'incontro di giovedì prossimo tra governo e sindacati, convocato giusto ieri, chiarisca la situazione. L'esecutivo sta lavorando a un proposta di mediazione che possa essere accettata da tutte le sigle sindacali. Una proposta che sblocchi l'impasse e che faccia uscire dall'angolo la trattativa. Anche perché, secondo quanto detto sempre dal ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa, il tempo per un'alternativa non c'è. Non c'è perché, secondo il ministro, un'alternativa non esiste. E questo nonostante le voci su un nuovo interessamento di Lufthansa e sulla fantomatica cordata italiana, rilanciata giusto ieri da Silvio Berlusconi. Inoltre, sempre secondo Padoa-Schioppa, c'è il serio rischio che la società fallisca presto. Non è un mistero che a febbraio la liquidità del gruppo era scesa a soli 180 milioni di euro. Una piccola boccata d'ossigeno (148 milioni) è arrivata dai crediti d'imposta e dalla cessione di azioni a marzo. Ma la situazione rimane critica. Qualcosa di più lo si saprà oggi quando il consiglio di amministrazione del gruppo della Magliana, retto dal nuovo presidente Antonio Police, valuterà i conti dell'azienda e la loro sostenibilità. Si capirà in sostanza quanto carburante è rimasto all'interno del gruppo. Se ne sarà rimasto poco si dovrà pensare a un affannoso atterraggio di fortuna. Magari anche al commissariamento e al ricorso alla legge Marzano. Sempre che la situazione non si sblocchi prima con l'arrivo di Air France.

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Il governo gioca l'ultima carta Convoca i sindacati per giovedì Gli spazi di manovra sono stretti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 08-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Il governo gioca l'ultima carta Convoca i sindacati per giovedì Gli spazi di manovra sono stretti di Bianca Di Giovanni/ Roma Una limatura sugli esuberi, impegni sugli ammortizzatori sociali e sulla cassa integrazione, e più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori dell'Atitech. Queste, stando a indiscrezioni, sono le carte che il governo potrebbe giocare giovedì al tavolo con i sindacati per tenere accesa la speranza nella trattativa con Air France. Negli uffici del sottosegretario Enrico Letta si respira aria di cauta soddisfazione per il comunicato diffuso dai vertici franco-olandesi. "Non hanno chiuso la porta - dice una fonte vicina a Palazzo Chigi - ma semplicemente rimettono sul tavolo il loro piano. E questo è già molto". Insomma, il lavorio di Letta (che ha rinunciato a molti impegni elettorali per seguire la partita) è servito. A questo punto il governo è chiamato a tenere aperta la strada del dialogo, e a sostenere le richieste sindacali per evitare il peggio, che in una parola si chiama commissariamento. Per questo l'esecutivo ha già convocato i sindacati per giovedì. In quella sede scoprirà le sue carte e darà conto delle disponibilità mostrate da Jean-Cyril Spinetta. A poche ore dalle elezioni, è un vero salto mortale. Un'operazione ad alto rischio: per questo sarà preparata con contatti frenetici e lontano dai riflettori. "Sulle ricadute di accordi aziendali anche molto difficili - osserva Pier Luigi Bersani - i governi di centrosinistra non hanno mai fatto mancare il loro impegno a salvaguardia dei lavoratori. Non c'è ragione per cui non possa essere così anche nel caso di Alitalia". Dalle stanze sindacali ieri sono arrivati segnali di apertura. Che però dicono ancora poco su come si intende procedere. Anche per loro le elezioni sono un passaggio non secondario. Lo scenario potrebbe cambiare radicalmente la prossima settimana: nessuno vuole "aprire" troppo presto, ma neanche rischiare il precipizio per un'attesa troppo lunga. Da ambienti vicini al governo si ripete che alternativa non esiste: o Air France-Klm o il commissariamento. "Tempi tecnici per una nuova offerta in questo momento sono esclusi", spiegano fonti del ministero dei Trasporti. Ma è davvero così? Silvio Berlusconi e tutto il suo "seguito" invocano ancora un'iniziativa italiana. Tra gli addetti ai lavori si rincorrono ancora voci su Air One, magari con Lufthansa o con qualche altro grande gruppo. Per di più da Roberto Formigoni arrivano segnali di guerra, che potrebbero bloccare l'avanzata di Spinetta, e la cosa fa montare speranze di alternative ai lati della pista, in attesa del ritiro definitivo dei francesi. Ma dall'esecutivo si insiste: anche Banca Intesa avrebbe lasciato intendere di non essere più nella partita. Come dire: la situazione è molto fluida, ma le cordate alternative per ora sono una pia illusione. Solo con il passare delle ore si potrà sapere se quello di giovedì sarà un incontro decisivo o soltanto interlocutorio. Per il sindacato resta prioritaria la difesa dell'occupazione: con l'Atitech di Napoli in prima fila. Anche l'Anpac spinge per recuperare qualche esubero o prepensionamento, soprattutto sulle rotte di lungo raggio. Tutti elementi da segnalare ai francesi per verificare quanto il piano di Spinetta sia "flessibile". Non a caso la Cgil ha "corretto" il comunicato giunto da Parigi, segnalando che "l'unica modifica apportata è stata presentata dal gruppo Air France-Klm nel corso dell'incontro dello scorso 25 marzo". utto il resto (meno esuberi, più flotta) è solo comparso sui giornali.

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Se noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive sulla Stamp (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

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A Andrea Romano, preoccupato del fatto che nel nuovo Parlamento potrebbero non essere presenti "pezzi del paese reale e delle sue più autentiche culture politiche", con il rischio che "per la prima volta nelle storia repubblicana non vi sia alcun deputato di quel Partito socialista che è stato serenamente sacrificato da veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito socialista non abbia mai voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di piccoli partiti, quanto sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal Partito democratico, al di fuori del Partito del socialismo europeo e senza alcuna reale considerazione della tradizione socialista italiana. In questo senso ritengo necessario che noi diciamo con molta chiarezza che uso faremo dei nostri voti se superemo la soglia del 4%. Non certo un'utilizzazione solipsistica o parrocchiale. Forti di una affermazione che smentirebbe la sottovalutazione operata nei nostri confronti dal Pd, riproporremmo al Pd stesso non la difesa del "piccolo è bello" quanto una prospettiva unitaria più ambiziosa, la riaffermazione di una "sinistra nuova" (Riccardo Lombardi), ossia una prospettiva unitaria non contro il socialismo europeo, bensì col socialismo europeo che sintetizziamo col nome di Zapatero. Solo l'affermazione del Partito socialista può provocare un processo di questo genere e può interessare anche alcune aree della Sinistra arcobaleno, quelle modernamente ambientaliste e quelle che vogliono riconoscersi nel socialismo. VALDO SPINI Una tradizione da continuare Luca Ricolfi, sulla Stampa di sabato, ha scritto un fondo illuminante. Ha spiegato che capisce il disagio di chi esita a votare per i due maggiori partiti (Pd e PdL) per la vaghezza della loro identità e dei loro programmi. Ha anche osservato che egli stesso voterebbe con determinazione soltanto se fosse un fascista o un comunista, dal momento che i due partiti continuatori di queste tradizioni ci sono e sono ben visibili. Ricolfi ha ragione. Ma esistono altri elettori ancora in grado di votare senza esitazioni: sono i socialisti. Come i fascisti e i comunisti, anche i socialisti infatti possono trovare sulla scheda il partito continuatore della tradizione nella quale si riconoscono, strettamente legato alla famiglia del socialismo internazionale e al Partito socialista europeo: il Partito socialista appunto, finalmente unito nel sostenere la candidatura di Boselli. Sarebbe amaro se l'Italia diventasse l'unico dei 27 Paesi dell'Unione Europea senza una presenza socialista in Parlamento. Sarebbe ancora più amaro se gli eredi del fascismo o del comunismo, bocciati dalla storia, avessero in Italia più spazio dei socialisti. UGO INTINI Gli Angela: chi decide è soltanto il pubblico Leggo soltanto ora la lettera del 3 aprile del sig. Daniele Orla, che ringrazio per le parole molto elogiative rivolte a me e ad Alberto. Colgo l'occasione per precisare alcuni punti che riguardano la nostra attività. Da oltre 15 anni produciamo (insieme o separatamente) libri, articoli, inserti, cassette, dvd, per vari editori, come professionisti indipendenti. Nessuno di noi due è "assunto" alla Rai, ma lavora con contratti di uno o due anni per realizzare un certo numero di programmi. Se vanno bene si continua, altrimenti no. Chi decide della qualità e del merito del nostro prodotto (e della nostra permanenza sugli schermi) è quindi il pubblico. Che ringraziamo. PIERO ANGELA La protesta della Valle contro Chiamparino Non si può paragonare Giuliano Ferrara con Sergio Chiamparino. A Bologna un gruppo di sinistri ha impedito a Giuliano di parlare, e in democrazia tutti hanno il diritto di dire fesserie. In Val Susa invece il signor sindaco è venuto a imporre lo stesso programma di Berlusconi, ossia la distruzione della valle con il treno ad alta velocità. Non è venuto in Valle a parlare, ma a imporre quello che per noi valligiani è un danno, e quindi è giusto che ci siano delle proteste. PIERO BAROVERO AVIGLIANA (TO) Il generale Speciale senza commento Raramente mi sono indignato come sabato mattina, leggendo La Stampa. Infatti sono venuto a scoprire che abbiamo avuto ai vertici della Guarda di Finanza per anni un generale convinto che "la lotta all'evasione non può essere il pozzo di San Patrizio dove prendere tutti i soldi che servono allo Stato". Credo che non ci sia bisogno di alcun commento. ANTONELLO CONTE Alitalia / 1 le colpe di Prodi Tutti a dare addosso ai sindacati "irresponsabili", che hanno messo in fuga Air France. Ma definiremo responsabile ed efficiente il governo che ha perso un anno per fare scappare dalla gara tutti i concorrenti? Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una vergogna nazionale, pari all'immondizia campana per costi e durata ultradecennale. Fortunatamente possiamo liberarcene in un amen, o meglio in un De profundis. GIORGIO POLIGNIERI Alitalia / 2 le colpe di Berlusconi Se l'Alitalia è giunta a questo punto si può ringraziare Berlusconi perché in cinque anni di governo non ha fatto niente per risollevarne le sorti, anzi ne ha aumentato il debito lasciando poi la patata bollente nelle mani di Prodi che in poco tempo non poteva fare granché. Il perché Berlusconi non abbia fatto niente o meglio non abbia voluto fare niente è chiaramente sotto gli occhi di tutti: non poteva certamente inimicarsi la Lega, né tantomeno la Lombardia, per cui ha solo peggiorato le cose. PIERO MOZZONE Giustizia divina e giustizia terrena Molte volte ho sentito dire da imputati: credo nella giustizia. Anch'io credo nella giustizia, nella giustizia divina naturalmente. Ma in quella terrena... ? Bah! PASQUALE RAMPAZZO.

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Air France ripassa la palla ai sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia Air France ripassa la palla ai sindacati Il cda "prende atto" della rottura e chiede alla compagnia di esprimersi sul suo futuro. "Il nostro piano è l'unico possibile per tornare subito a crescere" PAGINA 5.

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Air France chiede la resa (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il cda "prende atto" della rottura e rilancia la palla ai sindacati italiani Air France chiede la resa "Il piano proposto è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita in tempi rapidi", dicono i francesi. "Spetta alla compagnia italiana, ai dipendenti e ai sindacati di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda" Francesco Piccioni "Diteci come vedete il vostro futuro". Se ne siete capaci. "Noi" - Air France-Klm - vi abbiamo presentato un piano, "l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita redditizia in tempi rapidi". Abbiamo perciò preso atto del fatto che, in sede di incontro del 2 aprile, non avete capito la situazione, presentandoci una sorta di controproposta irrealizzabile. Il nostro a.d., Jean-Cyril Spinetta, ha fatto bene a interrompere le trattative e tornare a Parigi. Voi, italiani perditempo, potete a questo punto fare uuna sola cosa: "i dipendenti e le organizzazioni sindacali rappresentative devono esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Una autentica porta in faccia, ma senza aggiungerci anche due giri di serratura. Come dire: se volete essere comprati, alle nostre condizioni, dovete venircelo a chiedere chiaramente e senza tanti giri di parole. Altrimenti, visto che "voi" state comunque dentro la nostra stessa alleanza internazionale (Sky Team), sarà solo questione di tempo "succhiarvi" le rotte, a partire da quelle più redditizie. Per "noi", va bene comunque. La risposta di Air France è stata insomma dura quanto si prevedeva. L'incertezza, se ce n'era, è rimasta nell'aria fino all'ora di chiusura della borsa francese. Poi, nell'after hour, il titolo guadagnava in un attimo più del 3%. Impossibile che Spinetta venisse sfiduciato da un cda - nella sua componente olandese - anche più drastico del suo delegato. Ma lo "spiraglio" lasciato aperto è esattamente della stessa dimensione di prima: "prendere o lasciare", non è più tempo di chiacchiere a vuoto. Le prime reazioni del mondo sindacale non sembrano all'altezza del problema. "Non credo che siamo a una rottura - ha dichiarato a caldo Claudio Genovesi, segretario della Fit Cisl - Spinetta si è lasciato uno spiraglio per consentire la ripresa in una condizione diversa, sia per la situazione politica come anche per lasciare ai sindacati una pausa di riflessione perché assumano una posizione più aperta". Posizione di fatto identica per la Filt Cgil: "questa decisione non è una rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto tra le parti". Seguono precisazioni sul fatto che il "piano" del 15 marzo sia stato o no modificato in occasione degli incontri successivi. Rituale, ne discende, la richiesta al governo di convocare le parti. Cosa che in effetti avviene, con appuntamento per giovedì. Anche la Uil - che aveva fatto il "gran rifiuto" lasciando il tavolo delle trattative da sola - continua a ragionare intorno alle proprie convinzioni, piuttosto slegate dalla situazione concreta: "cominciamo pure a trattare con Alitalia, ma è bene sapere che la soluzione della vertenza potrà arrivare solo dopo le elezioni". Tutto il gioco della Uil sta nel rinvio, nella speranza che un eventuale governo Berlusconi possa far uscire davvero allo scoperto una sempre più improbabile "cordata italiana". Le associazioni professionali dei piloti (Anpac, Up) e degli assistenti di volo (Avia, Anpav) sembrano essere state le più rapide a prendere atto che il margine di trattativa si è ristretto seriamente. Per Fabio Muccioli, presidente dell'Anpav, "l'importante è evitare che Air France esca definitivamente di scena ed è il momento che tutti i sindacati facciano un passo avanti verso la proposta del gruppo farnco-olanderse". E' un atteggiamento che corrisponde a quello dei settori più vicini all'azienda e sfrutta le preoccupazioni diffuse tra i dipendenti. L'Anpav è sulla stessa lunghezza d'onda: "Non vediamo nelle odierne determinazioni del cda di Air France-Klm nessun atto ostile ma una semplice cronaca fattuale. I francesi hanno rigettato la palla nella nostra metà campo. Sta ad azienda, sindacati e governo riuscire ad andare in gol". L'Anpac, la potente e maggiortaria associazione dei piloti, conferma invece "la nostra apertura a un confronto anche sulla base del documento presentato da Air France, ma ribadiamo che deve esserci confronto vero". Auspica, infine, che "il governo e tutte le forze politiche esplichino un'azione di supporto alla trattativa che vive ora una fase di estrema difficoltà". Anche il sindacato di base Sdl percepisce la difficoltà del momento ("tutti i lavoratori, di qualsiasi categoria o reparto, auspicano con forza la ripresa del confronto" con i francesi), il rischio implicito nel commissariamento, ma ripete anche che non è stato il sindacato ad abbandonare il tavolo, "bensì Spinetta". Della politica verrebbe di non parlare. Formigoni, dopo aver passato la giornata a minacciare "un ricorso alla Ue" se fosse ripresa la trattative con i francesi, a fine giornata si mostrava soddisfatto del risultato: "anche per Air France è tutto rinviato a dopo il voto elettorale". In effetti, soltanto una resa completa dei sindacati da qui a giovedì potrebbe portare a una accordo quadro prima di domenica (lasciando al "dopo" la definizione dei dettagli). L'incognita resta ancora una volta l'azionista, o meglio il ministro del tesoro, che in due anni di lavoro ha fatto tutto quel era umanamente possibile per obbligare l'azienda e i lavoratori ad accettare la vendita ad Air France, senza condizioni. Potrebbe scegliere di "drammatizzare" ulteriormente la situazione, costringendo magari il cda di Alitalia (presieduta ora da un suo ex funzionario, Aristide Police) a lanciare l'allarme sulla liquidità agli sgoccioli. Ma nemmeno lui - a meno di non voler fare l'ultimo sgarbo alla coalizione che l'ha messo su quella poltrona pagando prezzi enormi in termini di consenso - può davvero dichiarare il commissariamento all'ultimo giorno.

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Il vecchio stupido gioco del cerino da evitare (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia Il vecchio stupido gioco del cerino da evitare Tommaso De Berlanga Il consiglio di amministrazione parigino ha ricordato come il "piano" proposto per risanare Alitalia è stato messo sul tavolo per cinque incontri consecutivi: "18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile". Un tempo sufficiente dovunque per arrivare a una decisione chiara: si prende o si lascia. Non in Italia, dove ben nove sigle sindacali hanno fin qui giocato al solito vecchio gioco: non rimanere con il cerino acceso in mano. Ovvero non essere gli ultimi a dire "va bene", non essere i primi a dire "mi arrendo". Un gioco comprensibile solo in aziende statali o ex statali, dove le partite si possono sempre rinviare e non c'è mai - o quasi - un punto di non ritorno. Non è così che funziona l'impresa capitalistica globale. Del governo e della sua nullaggine abbiamo scritto spesso. Padoa Schioppa ha costruito quest'esito obbligato - vendere ad Air France - nel corso di due anni, come se ne andasse della sua carriera di statista. Futura, magari. Sull'azienda e i suoi squinternati manager, abbiamo infierito a lungo. Ma anche il sindacato ha le sue colpe. Non quelle che gli attribuiscono Il Sole o il Corsera, naturalmente. Ha pagato al contrario un eccesso sistematico di disponibilità ad essere coinvolto nella gestione di un'impresa vissuta come asset politico, invece che produttivo. Fino a condividere responsabilità nel consiglio di amministrazione (Anpac, Cisl, Cgil). Questo ruolo non è più esercitabile in un'impresa privata (il segretario della Fiom non ha occasione di entrare nel cda della Fiat). Tanto meno lo è in un'impresa globale, svincolata - tranne che per la "base centrale", in questo caso la Francia - da condizionamenti nazionali. Neppure quelli - a maggior ragione - provenienti dal sindacalismo di base. La sconfitta del sindacato era l'obiettivo di governo e acquirente. Il sindacato la sta subendo con rara cecità, aggrappato a speranze e voci di corridoio. Tutt'altra cosa sarebbe il raccogliere la sfida dell'internazionalizzazione, proiettando decisamente la parte migliore della propria esperienza all'interno di un'impresa di dimensioni globali. Perché il lavoro del trasporto, come nella fase aurorale del movimento operaio, è per sua natura "disseminativo". A patto di distinguere sempre con coraggio il compito proprio - la difesa dei lavoratori - e quello del "padrone". O co-gestore che dir si voglia.

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L'Expo, l'identità e l'impegno sociale (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di MILLY MORATTI categoria: REDAZIONALE L'intervento L'Expo, l'identità e l'impegno sociale LA VITTORIA Expo, Alitalia, Malpensa, sgombero campi Rom. Milano si dibatte tra tutto questo ed altro con sofferta indifferenza, relegando man mano in un angolo sempre più nascosto e irraggiungibile del suo animo i diritti fondamentali. CONTINUA A PAGINA 10.

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ROMA Air France ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ROMA "Air France ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve un atto di reponsabilità dei sindacati: devono riprendere subito la trattativa". L'appello è firmato dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Che invita la politica a rimanere fuori: "Decidano solo le regole del mercato". Altrimenti, il prezzo per migliaia di lavoratori sarebbe troppo alto. Il pressing di Formigoni? "Dovremmo stare attenti a non mettere in crisi il sistema Paese. Mai stati contro Malpensa. Ma Fiumicino è strategico per Alitalia".

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ROMA Air France non torna indietro e rilancia: se il nostro piano non va bene siano l'azienda (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

E i sindacati a decidere il loro futuro. Ma non è una rottura, almeno così i sindacati giudicano il pronunciamento del cda del vettore francese. Le organizzazioni sindacali si dicono pronte a tornare al tavolo negoziale "purchè ci sia una trattativa vera". Palazzo Chigi ha convocato per giovedì i sindacati. Intanto, spunta una nuova cordata italiana, pronta, qualora fallisse la trattativa con Air France, ad allearsi con Lufthansa e il gruppo di Ermolli per rilevare Alitalia.

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Alitalia, Air France non cede (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Palazzo Chigi prepara l'ultima mediazione. Una nuova cordata pronta ad allearsi con Lufthansa Alitalia, Air France non cede Parigi rimette sul tavolo il piano: decidano la compagnia italiana e i sindacati.

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Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Campagna bassolino annuncia il ritiro tra un anno Altro che mosci, il loft ammette un solo errore Tema: il Partito democratico e una campagna elettorale troppo monotona. Troppo presidenziale e poco di partito. In poche parole, solo Walter - e praticamente sempre nella stessa salsa, a Torino come a Treviso - non riesce "a sfondare il muro di Arcore" (cfr. il Riformista di ieri). Roberto Roscani, che è il portavoce del segretario, replica: "L'idea della solitudine di Veltroni non corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre piazze che, tra l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi, "non c'è soltanto un palco con Veltroni sopra. Certo, i media nazionali raccontano lui; come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi. La verità è che tutti i nostri candidati sono in movimento. Un esempio? Basti pensare a Follini, che si è trasferito in Campania e sta erodendo consensi al centro". Al pari di Roscani, anche Ermete Realacci, titolare del dossier comunicazione del loft, difende l'idea del road show veltroniano. "Li volete sapere i numeri della nostra rimonta, che può ancora trasformarsi in sorpasso?". Prego. "Il nostro partito appena nato, l'autunno scorso, era accreditato dai sondaggi del 22 per cento. Se fosse vera la storia del numero 35, vorrebbe dire che abbiamo recuperato ben tredici punti in pochi mesi". Sia Roscani che Realacci invitano a dare uno sguardo all'erba dell'Innominato (il copyright è di Ilvo Diamanti) vicino, che tutto sembra fuorché verde. Nella Pdl ci sono i fucili che saranno pure caricati a salve, ma sempre fucili sono. "E poi - sottolineano gli spin doctor del Pdc - quali sono stati i temi di campagna elettorale di Berlusconi? Semplice: Alitalia e l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta voti?". Autocritiche? "Walter sta andando davvero forte", insiste Realacci. Che però riesce ammette un neo nelle scelte strategiche, mediatiche e politiche dei democrat. "Un errore tattico, effettivamente, l'abbiamo compiuto. La scelta di chiudere le liste una settimana prima si è rivelata poco azzeccata. In questo modo, tutti si sono concentrati a fare le pulci ai nostri candidati e hanno tralasciato quelli del Pdl. Morale? I nostri nomi sono davvero validi, quelli loro no. E questo, purtroppo, non l'ha notato nessuno". Roscani punta l'indice contro i tempi contingentati e gli spazi dilatati. "Non abbiamo scelto noi i tempi di questa campagna elettorale. Semplicemente, perché siamo stati costretti ad andare alle elezioni con un partito ancora da presentare al pubblico nazionale. Prima che cadesse il governo, Walter aveva deciso di fare un giro d'Italia in treno per far conoscere il Pd alla gente. E invece, di colpo ci siamo ritrovati in pullman per la campagna elettorale...". L'obiettivo del rush finale non è solo raccattare voti. Ma anche evitare di perderne. Anche per questo, tra i collaboratori di Veltroni, c'è chi gli ha sconsigliato di presentare una lista di ministri decurtata della casella "Economia" a causa del non possum di Monti. "Prima del voto - si è sentito suggerire il segretario da uno dei suoi consiglieri - è inutile presentare un ottimo ministro della Cultura o un perfetto Guardasigilli (in questo caso, il nome più quotato sarebbe Giovanni Salvi, ndr ). Gli altri ci impiccherebbero alla casella decisiva e mancante...". Veltroni ha ascoltato senza replicare. E Realacci scommette: "Questa lista non ci sarà". Dentro il pullman veltroniano si riflette su Napoli, tappa di domani. Con tempismo perfetto, Antonio Bassolino ha fatto la "mossa", fissando nel 2009 le sue dimissioni da governatore. "L'orizzonte giusto del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno. Un ciclo politico si è chiuso, a Roma e qui". Con l'uscita bassoliniana, Veltroni ("Quanto ha detto Bassolino corrisponde al suo senso di responsabilità e al suo amore per la Campania") conta di ridurre il gap in quella Campania data ormai per persa. Al contrario del Lazio, che - grazie alla concomitanza con un mega round di amministrative - viene considerato "praticamente in cassaforte". I rimpianti di Walter, per adesso, sono solo "catodici". "Il mancato duello tv è stato un grande torto agli italiani". Per non parlare dell'handicap denunciato dal Pd, che ha fatto appello a Rai e Mediaset affinché garantiscano "un vero equilibrio nell'ultima settimana della campagna elettorale". Rimpianti per una campagna che pubblico e critica considerano "moscia" non ce ne sono. Anche perché, giura la freschissima Marianna Madia al Riformista , "la nostra campagna non è per niente moscia. È vero, il traino è Veltroni. Ma è altrettanto vero che il nostro segretario è riuscito a contagiare i candidati e gli elettori con un'energia positiva e crescente di cui è impossibile non prendere atto. Prendete me: mi chiamano a fare iniziative su iniziative e le sale sono sempre pienissime. Oppure Anna Finocchiaro, che in Sicilia recupera voti anche per le sue dichiarazioni sempre efficaci". L'analisi della Madia ci ha preso solo poche righe. "Mi hanno detto che con i giornalisti si deve essere sintetici, no?". 08/04/2008.

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Salvataggi come si fa in Germania (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Salvataggi come si fa in Germania Mai vista una trattativa così primitiva come quella dei sindacati sull'Alitalia I lavoratori italiani sono quelli maggiormente perdenti tra i lavoratori dei maggiori paesi europei nel corso degli ultimi dieci anni. Sono quelli che hanno visto il loro reddito eroso più di tutti gli altri, in termini reali. Sono quelli che hanno il regime fiscale (soprattutto a livello di nucleo familiare) e contributivo più oneroso. Sono quelli che hanno il peggior livello di partecipazione e di informazione. Sono quelli che, avendo i loro sindacati rifiutato la Mitbestimmung (cogestione) alla tedesca (che funziona molto bene), contano nei fatti aziendali come il due di picche, meno di tutti gli altri, se non per operazioni negative di interdizione e di distruzione, come nel caso Alitalia, o per accordi collusivi ("die schwarze Mitbestimmung", la cogestione nera all'italiana, secondo la definizione di un dirigente sindacale). Tutto ciò è l'inevitabile conseguenza di un sindacato altamente politicizzato, ideologico, ciarlero, fumista, poco interessato ai reali interessi dei lavoratori. Quando mi capita di dire cose simili di lavoro dinanzi a pubblici di lavoratori ricevo, quasi sempre, applausi scroscianti. Si tratta di valutazioni frutto di lunghe e meditate esperienze, che escono totalmente confermate dal negoziato sindacati - Air France in relazione alla vicenda Alitalia. Questi applausi sono l'equivalente dei cartelli "Io non ci sto", "Vogliamo i francesi", inalberati da parte di quadri, dirigenti, hostess dell'Alitalia giustamente preoccupati del loro futuro. Sono analoghi, nello spirito, alla marcia di Torino nell'ottobre 1980, pur con tutte le grandi differenze del caso. Mi è capitato di partecipare e talora guidare decine di casi di crisi e ristrutturazioni aziendali in Italia, Germania, Francia, Spagna con tagli di posti di lavoro necessari per salvare le aziende e con giustamente severi negoziati sindacali. Mai, almeno negli ultimi dieci anni, mi è capitato di vedere una trattativa impostata e condotta dai sindacati in modo così primitivo e superficiale come nella vicenda Alitalia. Vediamo come sarebbero andate, più o meno, le cose nella democrazia più civile e matura d'Europa, e cioè in Germania, nel caso di un'azienda paragonabile ad Alitalia, come dimensione e situazione economico-finanziaria. Il management (Vorstand o consiglio di gestione, formato esclusivamente dai maggiori dirigenti aziendali) elabora (con l'aiuto dei necessari esperti) il piano di ristrutturazione, il cui obiettivo centrale è quello di riportare l'azienda in profitto per salvaguardare la continuità aziendale (dovere professionale e morale primario del management). Il piano viene sottoposto al Consiglio di Sorveglianza (Aufsichtsrat, per metà nominato dall'assemblea degli azionisti e per metà dai sindacati sia interni che esterni). Il piano viene discusso approfonditamente e gli amministratori rappresentanti dei sindacati dedicano, naturalmente, particolare attenzione agli aspetti che più interessano i lavoratori, oltre che alla fondatezza intrinseca del piano. Ma anche il loro giudizio viene esercitato entro i limiti posti dal principio che vale indistintamente per tutti gli amministratori: al centro la sopravvivenza dell'azienda e la necessità di riconquistare l'equilibrio economico, premessa fondamentale per l'autonomia e lo sviluppo dell'impresa. Se il piano del management viene approvato, con eventuali modifiche, dal Consiglio di Sorveglianza inizia la trattativa sindacale. Questa si articola in due fasi ben distinte. Nella prima fase i sindacati esaminano la fondatezza del piano, la sua qualità, la sua coerenza, le sue presumibili conseguenze. Solo se al termine della prima fase i sindacati riconoscono la fondatezza del piano, si passa alla seconda fase, cioè alla negoziazione sindacale in senso stretto: come gestire gli esuberi, come fissare i corrispettivi in base alle tabelle della regolamentazione, come distribuire gli interventi nel tempo, come fare le scelte nominative ed anche qui ci sono precisi criteri regolamentari. Di solito l'onere monetario che l'azienda deve sostenere è significativo, tanto da funzionare, talora, come deterrente a ristrutturazioni altrimenti dovute. Nei rari casi in cui, al termine della prima fase, i sindacati considerassero inadeguato o comunque infondato o non credibile il piano, le parti si presenteranno, in camera di consiglio, a un ufficio specializzato della magistratura che, udite le parti, prenderà le necessarie disposizioni. In altri paesi la procedura è meno regolamentata, ma mai mi è capitato di vedere il sindacato affrontare una seria vicenda di crisi con la leggerezza, l'improvvisazione e l'indifferenza per la sorte vera dei lavoratori e dell'azienda, come nel caso Alitalia. Eppure anche in Italia mi è capitato, negli ultimi dieci anni, di partecipare a molte vicende di ristrutturazione nelle quali, pur mancando da noi la serietà istituzionale e comportamentale della Germania, si è lavorato in modo serio e responsabile con il sindacato italiano portando in porto tante vicende difficili, e salvando così decine di aziende (cioè salvando tutti i posti di lavoro, esclusi quelli degli esuberi, seriamente valutati e seriamente gestiti sul piano di ammortizzatori sociali adeguati). Qual è la differenza tra questi casi e casi come quello dell'Alitalia? La risposta sta tutta in una parola: emblematico. È una parola che ho appreso dal sindacato stesso nel corso di quella che fu, forse, la prima importante crisi di ristrutturazione a Milano a metà degli anni '70: quella della British Leyland Innocenti. Il piano di ristrutturazione della Leyland fu totalmente osteggiato dal sindacato, che sosteneva: "Questo è un caso emblematico". "What they do mean by "emblematico"?", mi chiese il rappresentante della Leyland (che era una giovane star emersa dal partito laburista). "Non te lo so tradurre con precisazione in inglese - io gli risposi - ma è una cattiva parola e una cattiva notizia". Quando una vicenda di lavoro diventa "emblematica", siamo sicuramente avviati al peggio. Perché allora i sindacalisti smettono di fare il loro mestiere (che sarebbe quello di salvare il maggior numero di posti di lavoro possibili, tenendo conto dell'esigenza di salvare, risanare e rilanciare l'azienda e di negoziare e gestire gli ammortizzatori sociali e gli altri interventi necessari per attenuare l'impatto negativo sugli esuberi) e si trasformano in un disperante mix di politicastri, astuti diplomatici, ideologici, imbonitori. È vero che in questo caso i sindacati hanno l'attenuante del modo pessimo e in alcuni passaggi puerile con il quale il governo ha impostato la gara, effettuato la selezione, condotto le trattative con ministri, come Padoa Schioppa, manifestamente privi di qualsiasi esperienza in materia. L'errore fondamentale iniziale è stato quello di presentare la gara come avente per oggetto un gioiello anziché come una selezione per un intervento di salvataggio, ristrutturazione e rilancio di una azienda in profonda crisi e che richiedeva cambiamenti profondi. È vero che in questo caso hanno anche l'attenuante di essere stati, per così dire, superati a sinistra dagli interventi elettorali di Berlusconi. Ma tutto ciò non cancella il fatto che il sindacato (per quello che ha fatto e non ha fatto, per come lo ha fatto, ma soprattutto per le sesquipedali sciocchezze che ha detto) ha fornito una straordinaria prova di "dilettantismo sindacale" (il giudizio è di Carniti). Io formulerei un giudizio più duro, ma possiamo fermarci al giudizio di Carniti. Perché il nostro mondo, complesso e professionalizzato, non accetta più dilettantismi. Ed è passando da dilettantismo a dilettantismo, da quello di Padoa Schioppa a quello dei sindacati, che l'Italia affonda. Comunque vada a finire la storia dell'Alitalia, il cinema che abbiamo visto sino ad ora è sufficiente per dire che l'Italia se vuole salvarsi deve aprire un altro capitolo difficile ma essenziale: come far sì che il sindacato esca dalla preistoria ed entri nel terzo millennio. 08/04/2008.

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Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia Svegliati, sindacato Il comunicato di Air France è chiarissimo. Dice che ora decidere spetta ai sindacati italiani. Dice ciò che aveva già detto Padoa Schioppa, che di suoi aveva aggiunto un senso di drammatica urgenza. Ma i sindacati, di nuovo, fanno finta di non capire. Continuano a trattare con Spinetta come se trattassero con un sottosegretario al lavoro. E' evidente che Spinetta ha lasciato aperto uno spiraglio, modestamente questo giornale l'aveva capito il giorno stesso della rottura. Ma non per ballare alla musica del sindacato. Non è sua la prossima mossa, ma tocca al sindacato dire che rimuove le sue pregiudiziali e accetta di trattare sul piano come farebbe qualsiasi sindacato del mondo civile. Altrimenti Alitalia chiude. E allora sì che i sindacati italiani si porteranno per sempre sulla coscienza il fallimento della compagnia di bandiera. E dovranno subire - come già stanno subendo - la rivolta dei loro stessi iscritti, dei lavoratori, che di questo gioco del cerino rischiano di essere le vittime sacrificali. 08/04/2008.

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Grattacieli per l'assessore è giusta la battaglia sul piano citylife: <contrari anche i cittadini> (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Grattacieli per l'assessore è giusta la battaglia sul piano citylife: "contrari anche i cittadini" Sgarbi sostiene Silvio e "il Celentano che c'è in lui" "I grattacieli sono palazzi molto dispendiosi (ci lavora molta gente, servono sostegni e strutture che costano sia tempo che denaro) e complicati da costruire: i grattacieli vanno bene a Chicago e New York, vanno bene nel centro, nelle aree ricche perché sono costruzioni che devono essere destinate ai ricchi. La verticalità dona un senso di elitarietà ma anche di ghettizzazione, di distacco, di solitudine se la si pone in essere in aree già di per sé difficili, disagiate: crea un effetto negativo a livello sociale, la gente che vi abita vive male, si sente abbandonata, fuori luogo. La gente vuole l'idea di continuità, di linearità, di "una casa dopo l'altra", di inclusione e di sicurezza". Così parlò, dalla sua abitazione vittoriana di Brook Green, Hammersmith, Alain De Botton, scrittore e filosofo inglese di origine svizzera e icona della sinistra posh londinese che ha incensato oltremodo il suo libro Architettura e felicità . Sembra Silvio Berlusconi, il fustigatore dei "grattacieli storti" dell'Expo 2015. Così parlò infatti il Cavaliere novello esteta: "Ho visto progetti di grattacieli storti e sbilenchi, elaborati da architetti stranieri, in totale contrasto con il contesto. Spero che non sia questa l'idea moderna di Milano, altrimenti la protesta nascerà spontanea e giusta e io mi metterò alla sua testa". Dopo la cordata italiana per Alitalia, la sommossa in difesa della ringhiera e dei bei tempi andati. Un po' strana come presa di posizione da chi ha dato vita a Milano 2 e Milano 3 ma quando l'urna si avvicina tutto passa in secondo piano. "Oggi non possiamo non dirci tutti berlusconiani", attacca Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del comune di Milano, da sempre in guerra con l'ipotesi CityLife - ovvero Libeskind, Isozaki, Hadid - e favorevole a quella elaborata da Renzo Piano per l'area dell'ex Fiera. "Avendo lavorato sia per Berlusconi che per Nicki Grauso, due imprenditori dalle diverse fortune, possono dire che hanno un tratto comune che li caratterizza: entrambi hanno un po' di Celentano in loro. L'uscita del Cavaliere rappresenta al meglio questa prerogativa: io ho cercato, da un punto di vista tecnico, di spiegare questo concetto più e più volte in giunta ma non hanno voluto sentirci da quell'orecchio. Poi è arrivata la vittoria di quel trio di disperati a dispetto di Renzo Piano ed ecco la situazione in cui ci troviamo. Qua non è una questione di grattacieli perché Ligresti ha detto a chiare lettere che lui i grattacieli ce li faceva anche in orizzontale, l'importante era fare". Quindi il Cavaliere avrebbe espresso con la sua prosa come al solito tra il rustico e il colorito un sentimento diffuso a Milano? "Il Cavaliere ha interpretato la gente che a mio avviso a Milano è celentanamente contraria ai grattacieli. Quando lo dicevo io ero il guastafeste della giunta, venivo quasi messo all'indice: beh, non posso che dire "io ve lo avevo detto", ora non sono più io il solo guastafeste. Ci vogliono progetti seri e architetti italiani per evitare certi scempi, Milano ha una sua tradizione degli anni '40, '50 che non può essere gettata al vento così. Se poi Berlusconi sapesse che vogliono distruggere il teatro Lirico sarebbe totalmente d'accordo con me nel contrastare questa decisione assurda. Mi compiaccio quindi di questa decisione che vedo presa da milanese e con una connotazione popolare, sana: il partito del nuovo a tutti i costi ha subito una sconfitta, forse ora capiranno che è ora di finirla di farsi piacere le cose straniere a tutti i costi. Ripeto, tra Berlusconi e Celentano ci sono molte più affinità di quanto Adriano pensi. E per questo ripeto convintamente che oggi non possiamo non dirci berlusconiani, qualsiasi sia il colore di appartenenza". Ma al di là dell'infervorata e capibile difesa a oltranza messa in atto da Vittorio Sgarbi, la vulgata milanese parla anche di un'altra interpretazione meno romantica riguardo la vera nascita della svolta estetica di Silvio Berlusconi: mandare un messaggio e un calcetto negli stinchi a Salvatore Ligresti, che capeggia il consorzio CityLife per l'area ex Fiera. Come il John Fitzgerald Kennedy che diceva "perdona i tuoi nemici ma ricorda i loro nomi", il Cavaliere ha aspettato il momento giusto - ovvero il post assegnazione dell'Expo a Milano - per far pagare a Ligresti il suo secco no alla richiesta di entrare a far parte della famosa cordata italiana per Alitalia. Rumours pre-elettorali, cattiverie gratuite oppure il Cavaliere è davvero preoccupato del fatto che il grattacielo "storto" sovrasterà di molto le guglie del Duomo? Il tempo - e gli sviluppi dell'affaire Alitalia - daranno forse una risposta. 08/04/2008.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di ... (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di ANTONELLA BACCARO Retroscena Ora Bersani pilota il commissariamento S e la missione affidata dal governo Prodi a Enrico Letta era quella di sfilare il dossier Alitalia dalle prime pagine dei giornali ed evitare che l'eventuale commissariamento di Alitalia si abbattesse sugli ultimi giorni della campagna elettorale, la missione sembra riuscita. CONTINUA A PAGINA 5.

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Alitalia, Air France non cede Il governo convoca i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE La trattativa "Conoscete la nostra proposta". La parola passa a Roma Alitalia, Air France non cede Il governo convoca i sindacati ROMA - Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm ha approvato la rottura delle trattative per Alitalia: "La nostra proposta non cambia, ora tocca ad azienda e dipendenti dire come vedono il futuro". E il governo convoca i sindacati. A PAGINA 5.

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Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Air France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati Il consiglio: la nostra proposta la conoscono. Giovedì vertice del governo con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi", respingendo la proposta dei sindacati che ha provocato la rottura del negoziato. "Spetta alle organizzazioni sindacali - si legge nel comunicato - esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Insomma i francesi restano, anche grazie alla mediazione portata avanti caparbiamente dal sottosegretario Enrico Letta, ma i margini della trattativa rimangono esigui. Tanto è bastato al governo per convocare i sindacati per giovedì prossimo e intestarsi, alla vigilia del voto, la mancata rottura. Se le cose stanno in questo modo, il Cda di Alitalia, che si riunirà oggi presieduto da Aristide Police, non dovrebbe avere un esito drammatico. Il board esaminerà i conti con l'ausilio dell'advisor Citi, ma è molto probabile che si limiti a ricostruire un quadro della situazione a tinte fosche senza giungere a conclusioni, vale a dire alla dichiarazione d'insolvenza. Al di là delle alchimie politiche, la situazione della compagnia resta pesante: le risorse di cassa si assottigliano e, secondo indiscrezioni, si aggirerebbero sui 160 milioni. Liquidità utile per un mese o poco più. Non molto, se si pensa che il prossimo governo non entrerà in carica prima di metà maggio. Lo scenario che si disegna è quello di una compagnia costretta a mettere alcuni aerei a terra. Lo spettro del commissariamento è tutt'altro che fugato, anche se l'idea che un evento così traumatico possa essere "pilotato " circola tra sindacati e forze politiche. E intanto le azioni Alitalia verranno riammesse in Borsa domani, con esiti incerti. I sindacati hanno accolto con sollievo le mosse di Air France e Palazzo Chigi. Per la Cgil, la "via maestra da seguire è quella della ripresa delle trattative". "Se ne riparla dopo le elezioni" sintetizza Claudio Claudiani per Fit-Cisl. "è quanto avevo chiesto abbandonando il tavolo del negoziato " replica Luigi Angeletti della Uil. Si dicono pronti al confronto "vero" i piloti dell'Anpac, chiedendo un supporto al governo e alle forze politiche. L'Anpav è per un "passo avanti verso Air France". E per la "ripresa del confronto, auspicata da tutti i lavoratori" si schierano anche Sdl e Ugl. La mediazione del governo che ha riportato i francesi al tavolo non piace a Silvio Berlusconi, secondo cui la trattativa con Air France "non si può concludere a queste condizioni ". L'idea della cordata resta: ieri il presidente della Fondazione Fiera Milano, Luigi Roth, si è detto pronto a "incoraggiarla ". "L'altra cordata per salvare Alitalia non era una cordata: era una balla" ha ribattuto il leader del Pd, Walter Veltroni. L'offerta Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta A. Bac.

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Fiumicino in attesa di notizie da parigi tra i lavoratori della compagnia di bandiera (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

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Fiumicino in attesa di notizie da parigi tra i lavoratori della compagnia di bandiera Al varco piloti Spinetta è più popolare dei sindacati Alla fine da Parigi è arrivato il prendere o lasciare. E a pagarne le conseguenze rischia di essere soprattutto il sindacato, schiacciato tra Air France e la paura dei lavoratori di rimanere per strada. Tanto che a Fiumicino c'è chi, a registratore spento, commenta: "Se prima Air France aveva il coltello dalla parte del manico ora ha un fucile". Ma sotto accusa ci sono proprio tutti, a partire dal governo e da Silvio Berlusconi che, almeno tra i lavoratori, non sembra aver guadagnato molti voti con la decisione di virare proprio su Alitalia la propria campagna elettorale. Aeroporto di Fiumicino, varco piloti. È qui che il personale passa per imbarcarsi. Piloti e assistenti di volo ogni volta che entrano o escono attraversano un piccolo piazzale su cui i sindacati hanno montato dei banchetti. Quella di ieri però non era una giornata qualsiasi. Era una vigilia: una lunga giornata iniziata con la dimostrazione di Gianluca Morale, steward di 45 anni, in sciopero della fame per spingere il sindacato a trattare con i francesi. I banchetti del varco piloti scoppiano di comunicati sindacali fermati da grossi sassi. Ci sono simboli e bandiere. E ci sono i sindacalisti. Non della Cgil, però; soltanto una bandiera. Della Uil neppure quella. Presenti in forze, invece, Anpav e Avia. Tra i confederali, Cisl e Ugl. E già la mappa di chi c'è e chi non c'è racconta qualcosa di come il sindacato viva questo complicato passaggio. Chi è qui spera che la trattativa con Air France-Klm riprenda e che si chiuda; e racconta come la decisione di Spinetta di rompere la trattativa abbia spaventato i lavoratori e messo in difficoltà lo stesso sindacato. Per la verità, c'è chi parla di "terrore". La giornata al varco piloti passa senza particolari tensioni. Si parla e si attende che chiudano i mercati e che vengano rese note le decisioni. Quella dei sindacati su cui si è consumata la rottura viene chiamata non "controproposta" ma "proposta integrativa". Poi, però, fatta la premessa, anche sul sindacato non si lesinano critiche. "Il punto - spiega Giorgio Mereu, delegato Fit-Cisl - non è tanto chi prende Alitalia ma il posto di lavoro". Come dire che tra i lavoratori si sia avuta la sensazione che "il sindacato abbia pensato più ai macroproblemi". Parole misurate dalle quali però sembra emergere una frattura tra sindacato e lavoratori che qui tutti smentiscono. Impossibile però negare che tra i lavoratori Alitalia serpeggi la paura e che su questa abbiano trovato terreno fertile iniziative come quella di Morale che ieri tutti descrivevano come una "iniziativa personale". Questa, come altre, sembrano schegge impazzite, sfuggite al controllo degli stessi sindacati o almeno di quelli spiazzati dalla decisione di Spinetta. "Nessun sindacato si è detto contrario alla ipotesi francese", dice Mauro Medina, anche lui Cisl-Fit. Ma che il fronte sia meno compatto di quanto voglia apparire lo raccontano le vistose assenze in una giornata come quella di ieri. Ma non solo. "Noi da tempo spingiamo per Air France", dice Claudio Bonito dell'Anpav. E Luca Ruberti, anche lui Anpav, spiega: "ma per noi è più facile perché dobbiamo tutelare una sola categoria e come categoria pensiamo che il piano Air France sia percorribile". Anche senza variazioni. "La proposta era l'inizio di una trattativa - spiega invece Ermenegildo Rossi della segreteria nazionale Ugl-Trapsorti - Eravamo e siamo d'accordo con la trattativa con Air France". Dopo la diffusione delle prime notizie sul Cda di Air France, aggiunge: "Sono positive perché confermano l'interesse da parte dei francesi". E chiede una presenza seria del governo nella trattativa. Già, il governo. Ovvero: il grande assente, dicono in molti qui al varco piloti. Assente perché, si dice, non ha mai convocato il sindacato. "Ci siamo seduti al tavolo al buio", ci si lamenta. "Ma è il sindacato o il governo che ha fatto davvero la trattativa?", dice qualcuno, per sostenere che di quella trattativa il sindacato ha preso soltanto la coda. Se si parla di Berlusconi, è peggio che andar di notte. "Le sue dichiarazioni - è quasi un coro - hanno spaventato molto di più della controproposta del sindacato". Intorno, il via vai di piloti ed equipaggi prosegue. Di qui passano anche gli stranieri. Velocemente. Qualche sorriso, qualcuno ogni tanto si informa. Tutti, però, sembrano aver fatto l'abitudine a situazioni come quella che oggi vive il personale Alitalia. Qualcuno ricorda l'aeroporto di Buenos Aires quando in crisi erano le Aerolineas Argentinas. Con l'avanzare del pomeriggio quel via vai diminuisce fisiologicamente. Tanto che, quando arrivano le prime notizie da Parigi, chi fino a poco prima presidiava i tavolini è sulla strada di casa. "Ora le contraddizioni emergeranno", è la previsione di un sindacalista che preferisce rimanere anonimo. "Se non teniamo la base - dice - si rischia una nuova fase di delegittimazione. Insomma, serve una forte presa di posizione del sindacato". Destinatari del messaggio sono i vertici dei sindacati confederali. Chi menerà il can per l'aia, è il succo del messaggio, "se ne dovrà assumere la responsabilità". 08/04/2008.

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Segue alitalia, l'ultimatum di spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue alitalia, l'ultimatum di spinetta di Tonia Mastrobuoni C'è qualcuno che scommette ormai apertamente sul fallimento della via francese per Alitalia: il mercato. Ieri il titolo AirFrance-Klm ha messo a segno un forte rialzo al Cac40 archiviando la seduta a 3,09%, a quota 19,70 euro. Un trend positivo, quello del titolo del gigante dei cieli transalpino, cominciato dal giorno della rottura delle trattative con i sindacati. E anche il candidato premier del Pdl, Berlusconi, si è nuovamente incuneato nella delicata trattativa con i francesi, rilanciando la proposta di una cordata italiana. Oggi è previsto anche un complicatissimo consiglio di amministrazione di Alitalia, chiamato a verificare la situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia di bandiera. Ieri l'allarme che giungeva dai piani alti della Magliana era alto. Mentre ritenevano scontata la risposta di AirFrance, i vertici attendevano con ansia un segnale di apertura da parte dei sindacati, nello scorso fine settimana. La prospettiva di richiamare i francesi al tavolo in tempi brevi e di ricreare le condizioni per un accordo-quadro e dunque la sponda per un'eventuale prestito-ponte del Tesoro, avrebbe regalato un po' di ossigeno alle boccheggianti casse della compagnia. La rigidità delle sigle sindacali, l'indisponibilità a fare un passo indietro esplicito sulla controproposta avanzata il giorno della rottura, ha fatto svanire tutto. E la compagnia di bandiera comincia ad avere serissimi problemi con una prospettiva troppo lunga di stand-by. Dalla Magliana spiegavano ieri che "in una situazione "normale" avremmo chiesto il commissariamento". Sotto elezioni, il quadro diventa ovviamente più mosso: ieri mattina, il nuovo presidente Aristide Police è stato convocato a Palazzo Chigi per un incontro con Prodi, Enrico Letta, Padoa-Schioppa e il responsabile dei Trasporti, Bianchi, proprio sulla situazione della compagnia di bandiera. Dopo la riunione, il sottosegretario alla Presidenza avrebbe annunciato ai sindacati la volontà di convocarli subito e avrebbe fatto anche un vago accenno alla possibilità di trovare delle soluzioni pratiche da mettere in capo subito per risolvere alcuni nodi come quello che riguarda la napoletana Atitech. Nel pomeriggio, il comunicato che confermava l'intenzione di convocare domani le sigle sindacali a Palazzo Chigi, sembra allontanare, per ora, lo spettro del commissariamento. Ma i tempi per scongiurarlo stringono. 08/04/2008.

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E Bersani pilota il commissariamento (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il retroscena E Bersani pilota il commissariamento SEGUE DALLA PRIMA La riunione ristretta tenutasi ieri a Palazzo Chigi, alla presenza di Prodi, ha sancito l'abbandono della linea dura, tenuta finora dal ministro dell'Econ omia, Tommaso Padoa-Schioppa: "Air France o fallimento". Malgrado ciò la vicenda Alitalia è tutt'altro che risolta. L'esiguità delle risorse di cassa e la mancanza di una concreta prospettiva lasciano intatta l'ipotesi del commissariamento. Già, perché il giorno dopo le elezioni, il nuovo governo non sarà ancora in carica. E ci vorrà del tempo prima che il nuovo azionista di Alitalia riprenda il bandolo della matassa. Ecco dunque affacciarsi due ipotesi: se l'esito delle urne fosse un sostanziale pareggio al Senato, Berlusconi potrebbe acconsentire a una soluzione bipartisan. Si parla di un accordo a breve, almeno un preaccordo, con Air France-Klm, che consenta di chiedere quel prestito-ponte che ridarebbe fiato alla compagnia. Non per niente ieri il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, si è battuto in cda per lasciare aperto uno spiraglio, ottenendo di mettere nella nota, soppesata parola per parola, la frase "il piano proposto è l'unico possibile ". Al presente e non al passato. In cambio si potrebbero prospettare quelle soluzioni, richieste su Malpensa, che finora il governo Prodi non ha concesso: il rilascio dei diritti di traffico sulle rotte intercontinentali e l'apertura di alcuni voli sulle tratte asiatiche. L'ipotesi della cordata alternativa, sostenuta ancora ieri da Berlusconi, richiede invece del tempo, come ha ammesso lo stesso Cavaliere: "Tre o quattro settimane per conoscere i conti di Alitalia e poi si presenterà un'offerta impegnativa ". Ecco perché è più probabile che una soluzione simile preveda, come premessa, l'avverarsi di un evento traumatico: il commissariamento. Una volta messa sotto la legge Marzano, la compagnia troverebbe forse quei compratori che finora hanno tardato a emergere, tra cui la tedesca Lufthansa, o il fondo americano Tpg, che potrebbero unirsi alla stessa cordata italiana. L'idea di un commissario non dispiacerebbe al ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che, tra l'altro, avrebbe il compito di nominarlo se l'evento si producesse prima dell'insediamento del prossimo governo. Il ragionamento sarebbe che il commissariamento è sempre meglio del fallimento, e non va drammatizzato. Del resto, l'idea di un commissariamento "pilotato" è stata ventilata per la prima volta, settimane fa, da un esponente del centrodestra: Renato Brunetta, uno dei consiglieri economici di Berlusconi. L'ipotesi è stata presa in considerazione anche dai sindacati che ufficialmente l'hanno respinta con forza: la convinzione che circola tra molti di loro è che un commissario italiano sia meglio di un amministratore straniero. Ma c'è un fattore nuovo con cui questi sindacati non pensavano fino a poco tempo fa di doversi misurare: la forte tensione che serpeggia tra i dipendenti di Alitalia. Anche ieri il tam tam favorevole a Air France- Klm ha continuato a rumoreggiare sui blog e nell'Intranet aziendale. L'impatto di una scelta di rottura, come il commissariamento, potrebbe essere difficile da gestire per gli stessi sindacati che con la base finora hanno dialogato. Ieri alla Magliana nessuno dei rappresentanti delle sigle che partecipano alla trattativa si è fatto vedere e le assemblee, tranne quelle degli autonomi della Cub, esclusi dal tavolo, sono sospese. Tutto congelato, dunque, nell'attesa del responso delle urne. Sperando che la fine della campagna elettorale riporti il clima necessario a valutare con serenità il futuro di Alitalia. Antonella Baccaro.

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Alitalia La vendita (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Sindacati alla prova dei francesi Angeletti (Uil): da Air France "un'apertura", ma che l'accordo "si possa fare prima del voto" è "una forzatura" Per la Cgil "la via maestra è la ripresa diretta delle trattative tra le parti. Necessario l'intervento del governo".

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Il consiglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: BREVI Il consiglio Si riunisce oggi il consiglio di Alitalia con il nuovo amministratore delegato Aristide Police. Non sono attese decisioni definitive Il confronto è in programma per giovedì l'incontro del governo con i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori che dovrebbe decidere sulla proposta d'acquisto ribadita ieri dal board del gruppo Air France-Klm.

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Air France: <Su Alitalia il piano non cambia> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)

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Air France: "Su Alitalia il piano non cambia" La compagnia franco - olandese difende la propria posizione con durezza, ma non rinuncia alla sua offerta. Il Cda prende atto dell'"interruzione" della trattativa, "condivide e approvava" la scelta del presidente Spinetta, ma ribadisce che il piano già presentato è l'unico possibile. Secondo Air France, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Il Governo ha convocato le Organizzazioni sindacali a palazzo Chigi per giovedì prossimo. 5 08/04/2008.

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Alitalia, Air France non tratta: <Il nostro piano, l'unico possibile> Il governo convoca i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 08-04-2008)

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Oggi il cda di via della Magliana. Ma ormai tutto slitta a dopo le elezioni Alitalia, Air France non tratta: "Il nostro piano, l'unico possibile" Il governo convoca i sindacati Roberto Farneti "Il nostro piano per Alitalia è l'unico possibile. Spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". E' questo il passaggio centrale del comunicato diffuso ieri dal consiglio di amministrazione di Air France-Klm, subito dopo la chiusura dei mercati azionari. Comunicato che ribadisce il pieno appoggio alla linea fin qui sostenuta dal numero uno francese, Jean Cyril Spinetta, compresa la decisione di abbandonare il tavolo con i sindacati italiani. "Prendere o lasciare": resta questa la posizione di Air France-Klm che, tuttavia, non esprime una rinuncia definitiva alla volontà di acquisire l'Alitalia. Piuttosto, lascia intravedere la volontà di non fare passi indietro a pochi giorni dalle elezioni politiche in Italia. Già martedì prossimo, verosimilmente, Spinetta saprà come minimo chi è il suo prossimo interlocutore, in attesa che il nuovo governo venga nominato. Il problema è che capire cosa potrebbe succedere di qui a domenica. Il governo, non appena è giunta la notizia da Parigi, ha convocato i sindacati per giovedì mattina. Oggi è in programma il cda dell'Alitalia, nella sede di via della Magliana a Roma. Il percorso immaginato dall'azienda per affrontare questa fase è quello di dare applicazione al piano "stand alone" ("restare in piedi da soli") elaborato dall'ex presidente Maurizio Prato per ridurre le perdite e avere in cassa liquidità sufficiente per andare avanti qualche mese. La situazione è critica ma la continuità aziendale può essere ancora garantita. Per questo sarebbe incomprensibile una virata verso il commissariamento. Illogica sia dal punto di vista amministrativo, che da quello politico. Anche qualora giovedì a Palazzo Chigi i sindacati si rifiutassero di accettare la resa incondizionata più volte auspicata in questi giorni dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, è impensabile che il governo Prodi decida di darsi la zappa sui piedi a soli tre giorni dal voto. E' facile prevedere perciò che la partita sul futuro della ex compagnia di bandiera si giocherà ormai dopo le elezioni. Il che non è necessariamente un bene: "Se adesso i leader politici fanno finta di interessarsi alle sorti dell'Alitalia, dopo il voto, chiunque vinca, l'abbandonerà al proprio destino", avverte Ugo Boghetta, responsabile Trasporti del Prc. Chi non smette di fare propaganda è il leader del Pdl, Silvio Berlusconi: "Una volta finita la trattativa, che non può concludersi a queste condizioni, con Air France, ci sarà una compagine di imprenditori italiani", promette il Cavaliere. La situazione è assai complicata, soprattutto per i sindacati, che devono difendersi dall'accusa di "irresponsabilità". Il rischio, se si va avanti così, è che le piccole crepe che si stanno aprendo tra lavoratori "garantiti" e potenziali esuberi finiscano con l'allargarsi, indebolendo l'azione di chi li vuole rappresentare e difendere tutti. Ma i sindacati non hanno nessuna intenzione di stare al gioco. "Siamo pronti a un confronto vero con Air France-Klm", fanno sapere i piloti dell'Anpac. Per Cgil e Filt Cgil "la via maestra da seguire è quella della ripresa diretta delle trattative tra le parti". Da questo punto di vista "è quindi utile la decisione" del governo "di convocare le organizzazioni sindacali". La Uil guarda con fiducia al dopo elezioni: "Con un governo nuovo - scommette Giuseppe Caronia, segretario generale UilT - possiamo sperare, qualunque sia, che sostenga diversamente la vertenza". Sdl intercategoriale rivolge invece "un appello al mondo politico ed al governo che emergerà dalle prossime elezioni: che l'azionista faccia il suo lavoro e non scarichi più responsabilità sul sindacato e sui lavoratori, che il Governo ponga al vertice della sua attenzione gli interessi del lavoro e del Paese". 08/04/2008.

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ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

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Di CLAUDIO SARDO ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione a Palazzo Chigi. La borsa di Parigi, ieri, scommetteva sulla rottura definitiva. Ed Enrico Letta, che negli ultimi giorni ore ha tenuto i contatti con Jean-Cyril Spinetta, aveva avvisato Romano Prodi delle difficoltà al vertice della compagnia francese. Il filo invece non è stato spezzato. Spinetta ha mantenuto la parola. E Letta è riuscito a tenere aperta la porta sulla ripresa della trattativa. Sono stati tre giorni di colloqui febbrili. Con Parigi. Con il nuovo vertice Alitalia. Con i sindacati. Letta è rimasto al centro della rete. Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia resta fragile e i tempi sono comunque stretti. È giovedì - incontro con i sindacati - il giorno in cui il governo si riserva di giocare la sua carta. La sua ultima carta. Letta ci sta lavorando da una settimana: e l'attesa di un "passo avanti" del governo è una delle ragioni che ha indotto Spinetta a non chiudere. Il dossier a cui Palazzo Chigi sta lavorando è un tentativo di accorciare le distanze tra il piano di Air France e le richieste dei sindacati. O meglio, si tratta di una serie di interventi che potrebbe consentire ai sindacati di accettare il piano Air France come base del confronto. Nel dossier governativo ci sono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori in esubero. E c'è uno studio per costituire una nuova società di servizi, che inglobi Fintecna e stipuli un contratto pluriennale con Air France. I sindacati chiedevano di mantenere i servizi dentro "il perimetro di Alitalia". Ma il governo confida di ottenere su questo punto un segnale di svolta e di offrirlo a Parigi. Anche perché lo stesso governo è convinto che, a quel punto, Air France possa correggere il suo piano, aumentando gli investimenti nel lungo periodo e recuperando alcune rotte, magari a partire dal 2010-2011. La speranza di Palazzo Chigi è di riaprire il tavolo giovedì, indicando la via concreta di un accordo dopo le elezioni. Ma resta l'obiettivo minimo: evitare comunque rottura prime del voto. Tanto per la decisione finale bisognerà attendere il voto e il futuro governo.

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ROMA - Air France-Klm rimette sul tavolo il suo piano di rilancio di Alitalia. Ma lo ripropone cos&# (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ROMA - Air France-Klm rimette sul tavolo il suo piano di rilancio di Alitalia. Ma lo ripropone così com'è. Insomma, Parigi non cambia la sua posizione ma lascia aperto il dossier, almeno fino dopo le elezioni. E' questo il segnale che arriva dal consiglio di amministrazione del gruppo francese riunito ieri a Parigi. Il board "ha preso atto dell'interruzione della trattativa con Alitalia, condivisa e approvata" dallo stesso board. Ma l'ultima versione di piano industriale modificata il 2 aprile, può ancora essere la base da cui ripartire. E rimane la via, "l'unica possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Parigi ne è convinta. Ecco perchè, adesso, pensa che "spetti ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Una frase sibillina sì, ma sufficiente a rimandare la palla in campo italiano, in attesa del passaggio elettorale. Jean Cyril Spinetta, il numero uno di Air France-Klm, non è riuscito a spuntare di più da suo consiglio di amministrazione. Ha messo ancora una volta agli atti le perplessità dell'anima olandese del gruppo. Lui stesso, il manager francese, ha di fatto congelato anche la sua determinazione nella realizzazione del progetto, in vista del confronto elettorale. Si vedrà se il tempo, giocherà a suo favore. Nel frattempo, il tempo, anche pochi giorni, non giocano a favore dei conti di Alitalia. Oggi il consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera presieduto da Aristide Police dovrà completare l'approfondimento sui requisiti della continuità aziendale di Alitalia. E nel caso ci fossero i requisiti, dovrà anche dire a chiare lettere quante settimane o mesi di autonomia ha ancora la compagnia di bandiera. Il dossier è uno di quelli bollenti da maneggiare per gli amministratori di una società che a febbraio aveva solo 180 milioni di euro in cassa. Sul tavolo del cda ci saranno più variabili da considerare. Prima di tutto gli amministratori esamineranno la relazione degli advisor incaricati per valutare le condizioni tecniche per l'operatività (e quindi la continuità aziendale) per una società (non una qualsiasi, ma una compagnia aerea) che ha così poca cassa a disposizione. Non si potrà non considerare l'ultima posizione di Air France, che di fatto ripropne un'offerta di acquisto che lascia ancora aperta la prospettiva di un rilancio. Poi c'è la disponibilità dei sindacati a riaprire il dialogo. E una scadenza elettorale che spinge a rinviare in là (non si sa di quanto) il momento della chiarezza. Di fronte a tutti questi elementi, il cda si aggrapperà a qualsiasi appiglio tecnico e di bilancio per congelare l'ipotesi del commissariamento. A patto che lo stesso consiglio di amministrazione abbia anche gli elementi per mettersi al riparo da un'eventuale azione di responsabilità, o da altre conseguenze legali. Tutto dipenderà dalla liquidità in cassa (potrebbe essere già scesa a circa 230 milioni nonostante i recuperi di cassa su cui però pesanti alcuni dubbi). Perchè c'è un ultimo elemento di cui il cda di Alitalia non potrà non tener conto: anche per mettere in piedi la macchina della legge Marzano (e quindi del commissariamento) potrebbero essere necessari uno o due mesi. Insomma, anche nell'ipotesi del commissariamento, il cda non può giocare le sue mosse all'ultimo minuto. R.Amo.

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ROMA Oplà. I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia il (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Oplà. I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia il vostro futuro. Come dire: fateci sapere se e su quali basi siete intenzionati a portare avanti la trattativa. E' l'ultimo colpo dell'interminabile ping pong per la vendita della nostra compagnia. Una partita che comunque finirà ai tempi supplementari. Anzi, con una nuova partita che ripartirà dopo le elezioni. Oggi il board della Magliana riformulerà i conti e deciderà per la "continuità aziendale". Domani i vertici dell'aviolinea incontreranno di nuovo i sindacati; giovedì le nove sigle presenti in azienda vedranno il governo: era una richiesta che le rappresentanze di categoria sollecitavano da tempo. Ultimi adempimenti prima di rinviare l'intera operazione a dopo il voto. Nessuna trattativa in tempi stretti. Le organizzazioni sindacali rilanciano immediatamente la palla in campo francese interpretando la decisione del cda di Air France "non come una rottura, ma come la volontà di tenere la porta aperta al negoziato...e allora se questa volontà c'è, mandateci un segnale". Insomma, siamo pronti a trattare. "Certo - ammettono i sindacati - ci aspettavamo qualcosa di più da Parigi, tuttavia il tavolo non è saltato definitivamente. E questo è comunque un risultato". "Da parte nostra - puntualizza il leader della Uil, Luigi Angeletti - non c'è alcun ostacolo a tornare a discutere anche se andare a un accordo prima delle elezioni mi sembrerebbe una forzatura...e poi ci sono i miracoli, ma io ai miracoli non credo. Il comportamento di Air France? Non mi aspettavo che il cda smentisse il suo presidente". Identica l'interpretazione che dà il numero uno della Fit/Cisl, Claudio Claudiani: "Non c'è una chiusura definitiva, ma una riconferma del progetto insieme ad un segnale esplicito a ridiscuterne, evidentemente dopo le elezioni". Anche in casa Cgil si prende atto del fatto che il pronunciamento del board parigino "non rappresenta una rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto. E' la via maestra da seguire ed è necessario anche l'intervento del governo". Semmai una puntualizzazione nei confronti del vettore francese: "Non corrisponde al vero che il piano proposto il 14 marzo sia stato modificato più volte nel corso delle riunioni tra le parti, in quanto l'unica modifica apportata è stata quella nel corso dell'incontro del 25 marzo". Anche l'Ugl chiama in causa palazzo Chigi. "Riconfermiamo la nostra disponilità ad un vero negoziato - precisa Roberto Panella - ma deve essere sostenuto con vigore dal nuovo governo". I piloti dell'Anpac allargano il coinvolgimento ai partiti: "Siamo pienamente disponibili ad una ripresa di un confronto costruttivo". Di "situazione di stallo" parla l'Sdl "ma il governo deve assumersi la responsabilità della vendita dell'ex compagnia di bandiera". "I francesi - osserva l'Avia (assistenti di volo) - hanno respinto la palla nella nostra metà campo, sta ad azienda, sindacati e governo riuscire ad andare in gol". L'Anpav sollecita un "ammorbidimento delle posizioni da parte di alcune sigle sindacali per l'unica soluzione che al momento è rappresentata da Air France".

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Il via libera delle nove sigle sindacali di Alitalia è una delle condizioni irrinunciabili post (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

E dal presidente di Air France, Spinetta. Senza la loro firma sul piano i francesi non intendono muoversi. Così come è fondamentale l'ok del governo che uscirà dalle elezioni e la manleva sul caso Sea, che chiede una maxi risarcimento dopo il taglio di Malpensa.

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MILANO - Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato da Silvio Berlusconi, lo scorso marzo, (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di GIULIA LEONI MILANO - Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato da Silvio Berlusconi, lo scorso marzo, di individuare imprenditori italiani potenzialmente interessati a far parte di una cordata tricolore per Alitalia, ha preso carta e penna. E ha spedito una lettera - secondo quanto risulta a Il Messaggero - a tutti gli uomini d'impresa sondati nei giorni scorsi. Che avevano espresso anche solo un velato interesse ad essere della partita. La missiva sarebbe una sorta di manifestazione d'interesse a far parte della cordata. Che i vari imprenditori dovrebbero sottoscrivere e rispedire il prima possibile al mittente, appunto Ermolli che domenica scorsa tuttavia escluso novità. Nel rispetto della procedura di cessione di Alitalia e in ottemperenza della normativa vigente, sarebbe scritto in sintesi nella lettera, il sottoscritto tal imprenditore "manifesta un interesse non vincolante a fare parte di un raggruppamento di imprese". Nei giorni scorsi sono circolati diversi nomi di coloro che potrebbero scender in campo. Da Radici a Bracco, da Gavio a Tronchetti Provera, solo per citarne alcuni. Intanto anche il grande escluso, Carlo Toto patron di Air One - il vettore abruzzese cui il Governo e Alitalia hanno preferito i francesi di Air France Klm - lavorerebbe sottotraccia. Incessantemente. Starebbe cercando il sostegno di alcuni istituti di credito: sarebbe tornato a bussare innanzitutto alle porte di quelle banche (Intesa Sanpaolo, Nomura e Morgan Stanley) che si erano già schierate al suo fianco nella cosiddetta prima fase della privatizzazione di Alitalia. Ma dovrebbe sondare anche Mediobanca e qualche grossa banca popolare. Nell'intento di raccogliere la loro disponibilità a versare 50-100 milioni in equity in cordata. L'obiettivo di Toto resta quello di raggiungere un supporto finanziario pari ad 1 miliardo. Per ora dunque il lavoro di Ermolli e quello di Toto starebbero marciando parallelamente ma è evidente che prima o poi le due iniziative potranno incrociarsi. Per unire le forze, a breve Toto (che nell'operazione Alitalia è assistito da Goldman Sachs) ed Ermolli (quando avrà in mano le adesioni scritte nero su bianco degli imprenditori) potrebbero sedersi allo stesso tavolo. Un incontro potrebbe tenersi molto presto. E comunque Ermolli potrebbe scoprire le carte entro venerdì.

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Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta ... Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta per Alitalia e non è mai stata interessata alla compagnia. Lo ha ribadito ieri mattina Stephen Forshaw, vice presidente della compagnia asiatica, davanti ai pm della procura di Roma che indagano sulle oscillazioni anomale del titolo Alitalia in Borsa. Forshaw è stato sentito come persona informata sui fatti in relazione alla presunta offerta per Alitalia formulata lo scorso dicembre da fondi americani. Il manager, accompagnato dagli avvocati Alberto Rasi e Luigi Garnieri, è stato sentito come testimone dai pm Stefano Pesci, Francesca Loi, Gustavo de Marinis e dal procuratore aggiunto Nello Rossi, che indagano per aggiotaggio e turbativa d'asta in relazione alla misteriosa offerta lanciata lo scorso dicembre dai fondi americani Evergreen e Thl. Per tale vicenda, nei mesi scorsi, gli inquirenti hanno iscritto nel registro degli indagati tre persone. L'indagine si riferisce ai retroscena che il 13 dicembre 2007 accompagnarono la consegna all'allora presidente di Alitalia, Maurizio Prato, della lettera in cui la cordata statunitense aveva manifestato forte interesse ad acquistare il 49,9% della compagnia aerea facendo intendere che all'operazione avrebbe preso parte anche la Singapore Airlines (che tuttavia si era subito affrettata a smentire). Alla smentita erano seguite a stretto giro quelle di Deutsche Bank e dello studio legale Orrick, indicati come possibili advisor dell'operazione. Nei mesi scorsi i pm hanno ascoltato tutti i protagonisti della vicenda. Tra questi, l'avvocato Pietro Tantalo (il legale indicato in un primo momento come colui che avrebbe firmato la lettera, circostanza poi smentita dall'interessato), il commercialista milanese Luigi Pezzoli (che aveva confermato in un primo momento l'interesse di sa) e lo stesso Prato (che lo scorso 20 marzo si è presentato spontaneamente in procura per rilasciare dichiarazioni ai pm). L'indagine costituisce una costola della più ampia inchiesta per aggiotaggio aperta dalla Procura di Roma la scorsa estate, in seguito alle oscillazioni anomale del titolo registrate dopo il fallimento della prima fase della procedura di dismissione di Alitalia. Nelle scorse settimane l'attenzione dei magistrati si è concentrata infine sugli annunci relativi alla cessione della compagnia aerea da parte di diversi leader politici. In particolare sono al vaglio della procura le pesanti oscillazioni subite dal titolo alitalia fra il 19 e il 20 marzo, dopo che Silvio Berlusconi aveva dichiarato la sua contrarietà all'offerta di Air France-Klm preannunciando l'esistenza di una cordata italiana. Sull'andamento anomalo del titolo indaga anche la Consob.

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Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it La soluzione (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "La soluzione ... Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "La soluzione migliore sarebbe che l'Alitalia restasse in mani italiane. Ci stiamo giocando una partita sul turismo che rappresenta il 12% del pil. La Francia è il principale competitor dell'Italia e sarebbe come dargli le chiavi in mano del nostro turismo. Senza la compagnia di bandiera si fa poco turismo". è preoccupato Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi. La crisi dell'Alitalia sta provocando ripercussioni sul turismo italiano? "Al memento non ci sono flessioni nelle presenze turistiche. Gravi problemi potrebbero sorgere in caso di decisioni drastiche sull'Alitalia. Sarebbe bene che il governo sostenesse l'Alitalia per un periodo tale da consentire a altri di farsi avanti e rendere il prodotto più appetibile per eventuali alleanze. Con la situazione attuale è ovvio che le condizioni le fissa Air France. Quindi prima bisognerebbe ristrutturare la compagnia e una volta diventata efficiente rimetterla sul mercato". E Malpensa? "Non capisco come mai il caso Malpensa è stato agganciato all'Alitalia. Se Malpensa è un aeroporto efficiente e in grado di stare sul mercato non credo che avrà difficoltà a sostituire gli slot lasciati da Alitalia. Se l'aeroporto dovesse essere ridimensionato, verrebbe tagliata fuori una parte produttiva come l'est della Lombardia".

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Lufthansa non ha commentato le indiscrezioni secondo cui la (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
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Stampa Lufthansa non ha commentato le indiscrezioni secondo cui la ... Lufthansa non ha commentato le indiscrezioni secondo cui la compagnia aerea tedesca starebbe lavorando a un piano per fare di Malpensa il suo quarto hub, accanto a Francoforte, Monaco e Zurigo. "Sono tutte speculazioni che non commentiamo", ha detto Stefanie Stotz, portavoce del vettore tedesco. Nessuna soluzione alla tedesca in arrivo, dunque. Almeno per il momento. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni sulla questione Malpensa ha detto ieri che "il disastro è legato al fatto che le competenze non sono della Regione Lombardia, ma tutte dello Stato. La Regione è l'unico ente che ha collegato l'aeroporto con una propria ferrovia". Scaloda i motori, intanto, la cordata italiana. Su questo punto ha insistito ieri il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Secondo il Cavaliere quando la trattativa con Air France sarà terminata del tutto, "avanzeranno imprenditori italiani, e saranno moltissimi". La cordata, ha assicurato Berlusconi "chiederà di poter conoscere i conti di Alitalia e in tre o quattro settimane presenterà una proposta impegnativa: sono sicuro che sarà questo il destino della nostra compagnia di bandiera".

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Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it I francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

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Stampa alitalia Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" I francesi mantengono la linea dura e da Parigi rilanciano la palla nella metà campo italiana. Il cda di Air France-Klm "ha preso atto, compreso e approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia. E adesso spetta alla compagnia della Magliana, ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire "come vedono il futuro della loro azienda". In un comunicato diramato al termine della riunione del board, durante il quale il presidente Jean-Cyril Spinetta ha illustrato ai consiglieri la situazione, la compagnia franco-olandese sottolinea "che il progetto trasmesso il 14 marzo e emendato nelle riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile è il solo a permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". I sindacati hanno dichiarato la loro disponibilità a riprendere le trattativa. Ma dicono "no" a soluzioni a senso unico. In altre parole, secondo le organizzazioni dei lavoratori, è necessario sedersi di nuovo intorno al tavolo e rivedere le linee del piano di rilancio di Alitalia. Ma si tratta di una condizione che al momento appare difficile, visto che per Air France l'unico progetto è quello presentato nell'ultima riunione e che contiene già diverse aperture su esuberi e ridimensionamento della flotta. Si fa strada, quindi, l'ipotesi di un rinvio a dopo le elezioni per discutere l'operazione una volta chiarito chi sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Oggi si riunirà il cda di Alitalia, presieduto dal nuovo presidente Aristide Police che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Romano Prodi e i ministri dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e dei Trasporti Alessandro Bianchi. Il governo ha convocato i sindacati per giovedì con l'obiettivo di convincerli ad ammorbidire la loro posizione. D'altronde Air France ha cercato di rendere più digeribile l'offerta: l'ultima versione del piano anticipa al 2009, in caso di pareggio operativo di Alitalia, l'ingresso nella flotta di due B777, riassorbendo così parte degli esuberi tra i piloti. Non solo: Spinetta si è dichiarato disponibile ad anticipare l'avvio della sostituzione degli MD80 con gli A321, ad assumere 180 giovani piloti in Air France-Klm e a verificare, con un ente terzo, nel settembre del 2009 la redditività del settore Cargo. Infine l'ultima apertura su Az Servizi, con un maggior numero di dipendenti compresi nel perimetro di vendita. Ma i sindacati hanno già respinto la proposta francese. E hanno presentato una proposta alternativa, "non accettabile" secondo Spinetta, che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.

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Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il Viminale> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE Il retroscena Sfiorata la rissa tra Cota e Crosetto durante un incontro pubblico a Cuneo Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati "Vogliamo un governatore e il Viminale" SEGUE DALLA PRIMA Qualche sera fa a Barge, paesino della provincia di Cuneo, durante un comizio si è sfiorata la rissa tra alleati. Era accaduto che il segretario piemontese della Lega, Cota, avesse arringato la piccola folla in questo modo: "Votate il Carroccio perché così il Carroccio terrà in riga Berlusconi". Crosetto, responsabile regionale azzurro, era rimasto esterrefatto. E visto che l'alleato non la smetteva, è salito sul palco e gli ha risposto a muso duro: "L'unico problema è mettere in riga Cota. Se la Lega tornerà al governo e potrà rilanciare le riforme federaliste che ci stanno a cuore, dovrà dire grazie a Berlusconi". Il dirigente forzista non smentisce l'episodio, si limita a rilevare che "in effetti i leghisti sul territorio sono un po' aggressivi". Lo sono eccome, e hanno una forte capacità penetrativa. Tanto che la segretaria dell'Ugl Renata Polverini - tornata da un tour al Nord - ha raccontato ad alcuni dirigenti del sindacato di aver sentito "tanti nostri iscritti decisi a votare Lega". Il metodo, per quanto artigianale, coincide con i rilevamenti di molti istituti di ricerca. Per uno di questi il Carroccio è in crescita costante da un mese, una novità rispetto ai test di ogni precedente consultazione, test nei quali la Lega aveva sempre avuto una flessione nelle settimane a ridosso del voto. Stavolta non è così. E comunque tutte le società demoscopiche la accreditano tra il 5 e il 6%. Tremonti spiega che il "successo" della Lega è dovuto "alla capacità di Bossi di aver fatto passare l'immagine di un movimento in cui convivono rivoluzione e capacità di amministrazione". Il fatto è che il Carroccio continua a erodere voti al Cavaliere anche per la visibilità e la notorietà del simbolo. Perciò Berlusconi ripete ossessivamente ai suoi candidati di pubblicizzare il marchio Pdl. Insomma, "Silvio" sarà pure "un amico", ma per il Senatùr "competition is competition" al Nord. E ci sarà un motivo se da un paio di settimane lo liscia in contropelo. Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini". E soprattutto: Berlusconi rimanda a dopo il voto il tema della lista dei ministri? Bossi annuncia che "io andrò al dicastero delle Riforme". Perché questo è uno dei contenziosi aperti, se è vero che alcune settimane fa il confronto tra i due è stato piuttosto ruvido, con il capo del Carroccio fermo nel chiedere per il suo partito una poltrona di governatore al Nord e il ministero degli Interni a Roma. Il Cavaliere ha messo le mani avanti per la Lombardia: "Formigoni non si muove. Ci sarà anche l'Expo di Milano da gestire ". E ha rinviato le trattative sul governo: "Ne riparliamo dopo il voto. Non ci ho messo ancora la testa". Sarà, intanto Bossi per sicurezza gli ha lasciato un post it. Lo si capisce dal modo in cui Maroni - che è stato titolare degli Interni nel '94 - si schermisce sulla questione: "Noi sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo no. Tutto dipenderà dal risultato elettorale". Appunto. E il Carroccio sarebbe determinante al Senato qualora Berlusconi approdasse a palazzo Chigi. "Silvio" ieri ha chiamato "Umberto " dopo la battuta sullo stato di salute del leader leghista che gli impedirebbe di tornare al governo. Il Cavaliere, come al solito, ha detto di esser stato "male interpretato", e Bossi come al solito ha detto di credergli. Tranne poi alzare la posta sul federalismo fiscale, "che andrà varato entro l'estate se vinceremo ". C'è da scommettere che fino a sabato tra i due ci sarà ancora qualche scintilla. è possibile si tratti di un gioco delle parti, servirebbe a smentire l'asse del Nord e consentirebbe a Berlusconi di conquistare i voti moderati al Centro-sud, necessari per vincere - ad esempio - nel Lazio. Ed è indubbio - come sottolinea Maroni - che "gli attacchi del Pd ci giovano". Casini l'ha intuito, infatti ha derubricato la polemica sui "fucili leghisti" a "folklore". Il Cavaliere invece, piccato dai sondaggi, ha assunto "uno stile ciampiano", come ironizza un autorevole dirigente forzista. L'irritazione verso l'"amico" Bossi è autentica, quanto indistruttibile è la loro alleanza. Il caso Formigoni Il Cavaliere ai leghisti: Formigoni non si muove dalla Lombardia. Ci sarà anche l'Expo La mossa di Maroni L'ex ministro: noi sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo di no Francesco Verderami.

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Il caso (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Il caso Il caso C'è un alto dirigente dell'Antitrust che dichiara pubblicamente di non disdegnare affatto l'acquisizione di Alitalia da parte di Air France. Andrea Pezzoli, responsabile della direzione trasporti dell'Autorità garante del mercato, ha scritto sulla questione un commento per il sito "Nel merito. com" animato da un gruppo di economisti, che ha come garanti Roberto Artoni, Paolo Bosi, Salvatore Bragantini, Marcello Messori, Ferdinando Targetti, Carlo Trigilia. Ecco quanto si legge, a firma di Pezzoli, sul sito: "La prossima apertura alla concorrenza dei collegamenti tra Europa e Stati Uniti e l'auspicabile effetto domino che l'open sky potrebbe determinare a breve sui collegamenti con gli altri continenti, ancora regolati da accordi bilaterali, rendono ancor più cruciale che a rilevare Alitalia sia un vettore già parte di un network internazionale". "L'integrazione con il gruppo Air France-Klm, per quanto ruvide possano essere le condizioni, risponde a questa necessità", scrive l'alto dirigente dell'Agenzia. "Le altre ipotesi di cui si legge non sembrano consapevoli di questa esigenza, a meno di un coinvolgimento last minute di Lufthansa", si legge. Pezzoli poi allarga l'analisi: "Sorprende altresì che non si riesca a immaginare un futuro per Malpensa diverso da quello di hub e, dunque, diverso da quello di Alitalia. La scelta di Alitalia a favore di Fiumicino ha una sua razionalità se si guarda con distacco alla composizione dei flussi di traffico in entrata e in uscita nel nostro Paese (in larga misura flussi turistici) e ai costi di un trasferimento della base operativa della compagnia (sede amministrativa, manutenzione, residenza del personale.) da Roma a Milano".

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Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

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Stampa Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del ... Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del Veltrusconi incombe. I programmi elettorali si assomigliano, il "voto" sull'appeal massmediologico sfiora la parità, i sondaggi (ormai vietati) li davano fino a qualche giorno fa a pochi punti di distanza e mai come prima nella storia del Belpaese gli italiani indecisi sui due principali schieramenti faticano a trovare fra i candidati differenze sostanziali in grado di andare oltre le astratte promesse pre-elettorali (che valgono quanto quelle pre-orgasmatiche maschili). Ecco allora che per vincere la battaglia del consenso si alzano i toni o si cercano altre strade. Una di queste è la satira, che per definizione dovrebbe essere extra-partisan come l'informazione, ma che invece diventa uno strumento di derisione dell'avversario e di erosione della sua immagine pubblica. Due esempi della guerra a colpi di risate (ma più spesso di timidi sorrisi) sono l'inserto dell'Unità "M" curato da Sergio Staino e le vignette di Krancic diffuse sul sito dell'eurodeputata di An Roberta Angelilli. Il supplemento del quotidiano si apre con una pagina dedicata all'improbabilissimo faccia a faccia fra Walter e Silvio. Lui, il Berlusca, mostra i suoi trentadue denti e afferma: "L'unico faccia a faccia che mi va di fare è con me stesso. Però esigo di sapere in anticipo cosa sto per dire". Si continua in seconda con il Cavaliere armato di piccone che se la prende con il simbolo dell'Alitalia: "Nell'attesa della cordata, ci sono andato di piccozza". Il "nostro" ricompare più avanti, sempre in tema "trasporto aereo", citato da due passeggeri in attesa del volo: "Se verrà ancora intercettato, Berlusconi lascerà l'Italia", annuncia il primo. "Per un Paese in cui non c'è l'estradizione?", chiede la seconda. Nel paginone centrale, dedicato al Vaticano, Giuliano riserva la sua ironia al rapporto Berlusconi- Ruini: "Il Cavaliere ha detto a Ruini che se lo aiuterà a far fuori Veltroni e Casini - spiega uno dei due personaggi all'altro - lui lo aiuterà a far fuori Ratzinger per diventare Papa". Proseguendo incontriamo la coppia Fini-Berlusconi. Gianfranco, canuto e con il grembiulino da alunno delle elementari, ricorda al capo: "Mi hai promesso che se vinciamo dopo cinque anni mi lasci la lidership". E Silvio replica: "Ma Gianfranchino, sei troppo giovane! Guardati: hai ancora i capelli bianchi". Una vignetta veltrusconica vede il leader del Pdl super-nanizzato che afferma: "Veltroni è un abile comunicatore, un illusionista, un bluff. Sembra me!". Nella pagina accanto, invece, in versione normo-vignettata il creatore di Finivest e Forza Italia è seduto su una poltrona e riflette sul suo futuro: "Cinque anni a Palazzo Chigi, poi altri sette al Quirinale...Dopodiché potrò lasciare l'Italia al miglior offerente", è la battuta. Per concludere, la locandina di un film dal titolo "Magnifica ossessione" rappresenta il Cav abbracciato a un(a) Bondi con tanto di decolleté e collana di perle che lo stringe per la testa attirandolo al seno mentre nel riquadro in alto a sinistra incombono Napolitano e Ciampi che "impugnano" come un'arma un testo della Costituzione italiana. Più propagandistico l'opuscolo diffuso dalla Angelilli, che sottopone agli italiani "cinque buoni motivi per non votare Walter", sottotitolando lo slogan con la frase: "Le eurofiguracce della sinistra". Krancic dà inchiostro ai suoi pennini prendendo spunto da articoli di giornali e frasi di esponenti dell'Unione. Ecco allora che se il New York Times scrive che "l'Italia sta attraversando una fase di depressione collettiva", il vignettista disegna la Penisola "turrita" piangente e vestita con un tricolore rattoppato. L'euroattacco del centrodestra prosegue affrontando cinque temi scottanti: nomadi, rifiuti, infrastrutture, infanzia, fisco. "I campi nomadi nelle periferie delle città italiane sono un piccolo Darfur", ha detto il responsabile del Viminale Giuliano Amato. E il vignettista ritrae Veltroni con bandana tzigana in testa e violino in spalla che suona davanti a un campo rom all'ingresso del quale troneggia il cartello: benvenuti in Italia. Il phamplet precisa che "nella capitale governata da 15 anni dal duo Rutelli-Veltroni ci sono gli insediamenti abusivi più grandi d'Europa". La citazione seguente è del ministro (recentemente indagato per corruzione) dell'Ambiente: "Perché spendere miliardi di euro per un tunnel quando la linea attuale sistemata è già efficiente?", si chiede Alfonso Pecoraro Scanio. E la satira di centrodestra lo raffigura insieme con Bertinotti e Giordano (rispettivamente leader e segretario di Rifondazione) dietro uno striscione con la scritta "No pasaran" e davanti a un tunnel della Tav. "La sinistra ha tentato di boicottare in ogni modo i progetti per le grandi infrastrutture, rischiando di far perdere all'Italia i fondi comunitari", chiosa la Angelilli. E ancora. "Le tasse? Sono bellissime", disse con infausto tempismo il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. Krancic lo dipinge vestito da Dracula mentre affonda i canini nel collo di un (povero) italiano e gli sussurra: "Di cosa ti lamenti?! Le tasse sono bellissime!". A seguire la denuncia: nel nostro Paese esiste una pressione fiscale record pari al 43,3%, con le tasse sul lavoro più alte d'Europa". Informazione superflua per gli italiani, che la scoperta l'hanno già fatta in busta paga. Insomma, i due schieramenti, ormai a corto di argomenti, cercano di seppellirsi l'uno con l'altro usando una risata. Ma nella battaglia dell'esposizione satirica vince senza dubbio il primogenito degli "Oni". Basta fare una prova su Google inserendo i loro nomi associati alla parola "satira": Silvio trionfa su Walter 649mila a 429mila. Per alcuni è la dimostrazione che Berlusconi fa ridere. Per altri che Veltroni fa piangere.

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Il problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
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Stampa "Il problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio ... "Il problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio all'Air France. Io non penso che una realtà industriale che investe del denaro lo fa con la prospettiva di perdere e siccome l'Italia è una ricchezza per il turismo, sono sicuro che i franbcesi sapranno cogliere questa opportunità". Umberto Paolucci, presidente dell'Enit, non guarda a Air France come a un mostro. Insomma lei non è negativo sulla prospettiva di Alitalia a Air France? "Io non faccio una questione di proprietà. Qualunque essa sia bisogna esigere che ci sia una forte attenzione sulla destinazione Italia. Io non sono pessimista su Air France. Chi ha in mano un prodotto ha bisogno di valorizzarlo al massimo altrimenti si fa del male da solo. L'Italia è un prodotto vincente". C'è stato un calo nel flusso turistico a seguito della crisi Alitalia? "Al momento no ma se la compagnia aerea si dovesse fermare o avere dei problemi, sarebbe un'altra storia. Malpensa funziona a scartamento ridotto e questo non aiuta. Il fatto che ci siano meno voli da Malpensa complica le rotte e gli itinerari". Di chi è la responsabilità della crisi Alitalia? "Non sta a me fare un'analisi delle responsabilità. Non credo però che si possa andare avanti a forza di diritti acquisiti". L.D.P.

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Torneranno domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

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Stampa Torneranno domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril ... Torneranno domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril Spinetta li ha lasciati, sbattendo la porta, giovedì scorso dopo aver rifiutato la loro controproposta. Alle 11 le nove sigle sindacali che hanno in mano il futuro di Alitalia si ritroveranno faccia a faccia con i vertici della compagnia di bandiera nella sede di via della Magliana. Un incontro per cercare di capire l'elemento dirimente dell'intera vicenda. Sotto il titolo dell'ordine del giorno: "Aggiornamenti e valutazioni della situazione della compagnia" si nasconde infatti la quantificazione approssimativa di quanto ossigeno resta alla compagnia per vivere evitando il commissariamento. Un dato fondamentale per la ripresa della trattativa perché darà ai sindacati l'idea di che margine hanno, se mai Air France lo concederà, per cercare di alzare il prezzo della trattativa. Non sarà finita però. Il giorno dopo gli stessi esponenti sindacali saranno a Palazzo Chigi. Il Governo li ha convocati dopo che il cda del vettore francese ha rimandato la patata bollente del destino di Alitalia in Italia. Sarà una delle ultime occasioni, per loro, di incontrare il ministro Tommaso Padoa Schioppa, difensore estremo della soluzione francese. Dalla prossima volta, infatti, ci sarà la nuova compagine governativa, quella che uscirà dalla competizione elettorale del 13 aprile, a guidare il dossier. Probabilmente i tempi sono ormai così stretti che sarà difficile che esca una soluzione definitiva prima di domenica. Le organizzazioni sindacali arriveranno ai due tavoli con posizioni differenti. Anpav e Avia, le sigle che rappresentano gli assistenti di volo, hanno ribadito l'appello per una ripresa della trattativa con Spinetta mentre duecento dipendenti appoggiano lo sciopero della fame, giunto al quarto giorno, da parte dello stewart Gianluca Morale che guida la fronda di chi reclama un sindacato meno corporativo e "l'immediato ritorno al tavolo con Air France". Il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi, legge nella nota diffusa al termine del cda francese "uno spiraglio aperto" che lascia la palla nelle mani dei sindacati. Genovesi riconosce che "il tentativo del sottosegretario Enrico Letta non sembra aver sortito effetti" ma spiega che ciò "è dovuto alla confusione generata dal clima elettorale". Secondo il sindacalista, dunque, i francesi "vogliono fermarsi a guardare con un pò di distacco in attesa dell'evolversi della situazione pronti a tornare al confronto". Aperture anche dal numero uno della Uil, Luigi Angeletti: "Se la posizione di Air France si può interpretare come una disponibilità a riprendere la trattativa - dichiara 'a caldò -, noi siamo pronti a discutere". L'interpretazione di Angeletti, tuttavia, appare quanto meno discutibile dal momento che il senso del comunicato di Air France sembra indicare una direzione opposta. Una conferma arriva dall'edizione online del quotidiano La Tribune che sottolinea come da Roissy giunga "non una rottura definitiva" ma un richiamo al "prendere o lasciare" del piano presentato come potenziale acquirente. Succeda quel che succeda nei prossimi giorni è chiaro che il futuro di Alitalia è nelle mani del prossimo governo e dunque un ragionamento serio sul destino della compagnia potrà essere fatto solo alla luce del responso elettorale. Lo stesso segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si è detto certo che "fra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila".

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LOS (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-08 num: - pag: 39 categoria: BREVI LOS ANGELES-MILANO Bagagli smarriti Sono partito da Los Angeles il 27 marzo col volo BA 278, destinazione Milano Linate con scalo Londra Lhr. A Londra, sapendo che il nuovo terminal 5 era in tilt e con migliaia di bagagli impazziti, anziché farmi proseguire per Linate col volo British, mi hanno imbarcato sul volo Alitalia XM 52. La British ha così furbamente passato l'onere dei bagagli smarriti all'Alitalia, usufruendo della convenzione che la gestione dei bagagli è a carico dell'ultimo vettore. Oggi, dopo due settimane, British e Alitalia non mi sanno dire dove sono le mie valigie. E poi dicono che sono gli italiani "i furbi"! Renato Focchi , Milano.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-08 num: - pag: 56 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Parigi spegne la torcia Corsa della fiaccola olimpica sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi per la vicenda Tibet. La torcia è stata addirittura spenta a Parigi, con scontri tra dimostranti e polizia, e messa al sicuro su un bus. Alitalia, Air France non cede Il cda di Air France-Klm "ha preso atto e approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia e sottolinea che spetta ora ad Alitalia, dipendenti e organizzazioni sindacali, dire "come vedono il futuro della loro azienda". Il governo convoca i sindacati. Mucca pazza, morti in Spagna Il morbo della mucca pazza è tornato a colpire in Spagna, a otto anni dall'allarme del 2000: due persone sono morte negli ultimi tre mesi nella provincia agricola di Castiglia e Leon. Focus Longevità, Italia record Secondo l'Oms, l'Italia è al sesto posto, su 193 Paesi, della classifica di longevità dell'Oms. Con una prospettiva di vita media di 80 anni e 9 mesi. Problemi e prospettive. Politica Berlusconi su Bossi Bossi parla di rispondere con i fucili se non saranno modificate le schede elettorali? Berlusconi in apparenza prende le distanze dall'alleato e, alla domanda se gli darà un ministero, risponde: "Non sta bene". Poi chiama il Senatur e si scusa. Esteri Diana e Dodi, niente complotti Fu la negligenza dell'autista Henri Paul, ubriaco, e dei paparazzi che inseguivano l'auto a provocare, il 31 agosto 1997, la morte della principessa Diana e del suo compagno Dodi Al Fayed. Nessun complotto, quindi. E' la conclusione del tribunale di Londra. Clinton, l'addio del guru Mark Penn, stratega per la campagna elettorale di Hillary Clinton, si è dimesso: il consulente avrebbe cercato di concludere un affare commerciale con la Colombia, cui Clinton si oppone. Cronache Ue, sì a cellulari in volo La Commissione Ue ha dato il via libera alle norme per armonizzare le condizioni che consentiranno di utilizzare nell' Ue in modo sicuro i telefonini Gsm durante i voli. Economia Yahoo! vuole più soldi L'offerta di Microsoft per Yahoo!, 42 miliardi di dollari, non è considerata sufficiente dal vertice del motore di ricerca Internet. "Non siamo pregiudizialmente contrari, ma vogliamo un'offerta adeguata al nostro valore". Cultura Il matematico funambolo Viaggio nel pensiero di Allen Knutson, matematico americano che detiene il record mondiale dei "giochi di palla", quelli che si fanno nelle piazze con le palle, le arance, le uova. Giochi che si possono ridurre a formule e simboli matematici. E da cui può nascere un nuovo pensiero antidogmatico che unisce vita, simboli e scienze esatte. Spettacoli Via col vento musical Ha debuttato sulla scena teatrale londinese il musical Via col vento, tratto dal bestseller di Margaret Mitchell che 70 anni fa diventò il famosissimo film con Clark Gable e Vivien Leigh. Il regista Trevor Nunn: fedele al romanzo, non al film. Sport La Roma conta su Juan Alla vigilia della partita di Champions League con il Manchester, la Roma punta sul brasiliano Juan, finora imbattuto dai britannici. "Ce la giocheremo senza pensare al campionato e all'Inter". * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90. In Molise, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria, Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la Gazzetta dello Sport e 1,00.

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Islam e Occidente, l'integrazione è un crimine? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

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Sul Giornale di oggi è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia "sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione, come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste, immigrazione, islam, turchia Commenti ( 4 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 122 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.67 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.8 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (19) islam (12) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (27) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (12) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails Ecco come si può davvero aiutare il Tibet - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails Ultime discussioni Rodolfo de Trent: Per uno che non crede in nessuna forma di religione come me è difficile solo percepire il senso... Ambrogio.: Se mi permette gentile Marcello Foà, ho anch'io un libro da consigliare se uno volesse capire di... Fabio.G.: Prima osservazione:quello che chiede Erdogan,viene riservato/praticato agli stranieri nei Paesi di... voce nel deserto: Ad Erdogan si deve rispondere ora e sempre con Chambronne.MERDE !!! capirà anche lui Mefisto: Lasciare che gli immigrati seguano le leggi dei paesi da dove provengono, o peggio, inserire nelle leggi del... 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Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 84 del 2008-04-08 pagina 6 Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata". E su Veltroni: "Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma - La tregua è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come "una delusione". "La credibilità di Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista". Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un rapporto da “volemose bene”: “Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...”. Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità. Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio, volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?" dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce, che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo" e ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla Santanchè, che è una bella “sberla”, possono avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di euro (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 84 del 2008-04-08 pagina 0 Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di euro di Cinzia Romani Un libro denuncia: hanno più di 700mila delegati, sei volte tanto i carabinieri. Tremila sedi per la sola organizzazione di Epifani. In Italia il record europeo: 5 scioperi al giorno Roma - Una casta all'ombra dei suoi consolidati privilegi s'aggira per l'Italia, aprendo e chiudendo trattative sulla pelle ormai lisa dei lavoratori, oltre che dei contribuenti. E nel paese bollito in sacche di spreco, gonfie di fatturati miliardari e bilanci segreti, mentre lo Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei Carabinieri), che a noi costano 1 miliardo e 845mila euro l'anno, esce un libro, ustionante come acido muriatico negli occhi della Triplice. S'intitola "L'altra casta. Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da Multinazionale. L'inchiesta sul sindacato" (da domani in libreria, con lancio da strenna natalizia) il documentato volume Bompiani di Stefano Livadiotti, firma del settimanale "L'Espresso", che in 236 pagine (prezzo 15 euro) mette il dito su una piaga purulenta quanto quella dei partiti. Contrordine, compagni, dopo che Diliberto ha ceduto il proprio posto in lista a un operaio della Thyssen, intanto che il suo vecchio sodale Cossutta lo accusa di "plebeismo demagogico"? Ma sì, è ora, è ora: potere a chi lavora. Sul serio, però, non come i membri dell'altra casta, quella sindacale, i cui permessi equivalgono a un milione di giorni lavorativi al mese, costando al nostro sistema 1 miliardo e 854 milioni di euro l'anno. E c'è da giurarci che il trio di sigle si arrabbierà parecchio leggendo l'impressionante dossier, proprio mentre cerca di sopravvivere a se stesso, magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Difficile affidarsi ai sindacati, che promettono bilanci consolidati, salvo poi evitare di trasferirli nero su bianco. Ma in che modo l'altra casta è diventata intoccabile, quando anche i sassi sanno che se c'è un problema di costi della politica, esso riguarda pure il sindacato, teso a intimidire la collettività con la propria capacità di mobilitazione? "Il giro d'affari di Cgil, Cisl e Uil ammonta a 3.500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al ribasso", avvertiva nel 2002 il radicale Capezzone. Se del Quirinale si sa che spende il quadruplo di Buckingham Palace, fare i conti in tasca all'altra casta, lardellata di un organico di 20mila dipendenti, è questione controversa, tanto diversificate risultano le sue fonti di guadagno. La slot machine più veloce coincide con le quote versate dagli iscritti: l'1 per cento della paga-base. E i pensionati? Fruttano circa 40 euro l'anno, che però fanno brodo, nel sostituto d'incasso complessivo: 1 miliardo l'anno. All'erogazione di liquidità, poi, pensano le aziende, con le trattenute in busta paga ed ecco bypassato il costo dell'esazione. E i soliti pensionati, visto che anche la miseria è un'eredità? Provvedono gli enti di previdenza: nel 2006 l'Inps ha girato 110 milioni alla Cgil, 70 alla Cisl e 18 alla Uil. Eppure, nel 1995 Marco Pannella promosse un referendum per abolire l'automatismo della trattenuta in busta paga, regalino vintage (del 1970) dello Statuto dei lavoratori. Nonostante gli italiani abbiano votato a favore, il meccanismo fu salvato comunque dai contratti collettivi. Quanto al rinnovo periodico della delega, per il cui tramite il pensionato autorizza l'ente previdenziale a trattenersi una quota sulla sua pensione, si è fatto in modo d'insabbiare l'emendamento al decreto Bersani (presentato da Fi), che rompeva le uova nel paniere sindacale. E siccome i pensionati sono poveri, ma tanti, è nei loro gruzzoli che si ficcano i Caf, quei centri di assistenza fiscale, trasformati in business per il sindacato. Gli enti previdenziali, infatti, pagano per le dichiarazioni dei redditi dei pensionati: nel 2006 l'Inps ha travasato ai 74 Caf convenzionati 120 milioni. Così Cgil, Cisl e Uil, unite, hanno incassato 90 milioni circa. Invano la Corte di giustizia europea, persuasa che il monopolio dei Caf violasse i trattati comunitari, tre anni fa mise in mora l'Italia, con qualche lettera di richiamo. Ma se i bramini dei Caf vanno sotto schiaffo, quelli dei patronati, le strutture d'assistenza ai cittadini per le pratiche previdenziali, la cassa-integrazione e i sussidi di disoccupazione, non si toccano. E si estendono dall'Africa al Nordamerica, per tacere dell'Australia, con conseguente sospetto che svolgano un ruolo attivo nel pilotare il voto degli italiani all'estero. Nel 2006, l'Inps ha speso 248 milioni, 914mila e 211 euro tra Inca-Cgil, Inas-Cisl e Ital-Uil. Altro business in cui affondare le mani, è quello della formazione. Ogni anno, l'Europa manda in Italia 1 miliardo e mezzo di euro, per la formazione professionale. E 10 dei 14 enti, che annualmente si spartiscono metà dei finanziamenti nazionali, sono partecipati da Cgil, Cisl e Uil. Ma la vera forza dell'altra casta viene dai beni immobili, patrimonio sterminato, tutto da dissotterrare, mentre la Cgil conta 3mila sedi in Italia, di proprietà delle strutture territoriali; la Cisl, 5mila e la Uil concentra gli investimenti sul mattone in una società per azioni, controllata al cento per cento dalla Labour Uil, con 35 milioni e 25mila euro di immobili in bilancio. Va da sé che gli inquilini Vip di tanto bendiddio abitativo sono loro, i vecchi mandarini con un piede nella jacuzzi ai Parioli a un altro sulla pista di Fiumicino. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Air France: decidano l'Alitalia e i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)

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Il CDA approva lo stop Ora la parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo. "La trattativa può riprendere con l'intervento del governo", dice la Cgil. Ottimista anche la Cisl. Ora la parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a Palazzo Chigi. Lombardi >> 5 08/04/2008.

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"I diritti di traffico? A Malpensa c'è spazio" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Presidente Riggio, Roberto Formigoni - a nome della Sea - minaccia un ricorso alle Ue nel caso in cui, dopo un eventuale accordo con Air France-Klm, venissero congelati slot e diritti di traffico a favore di Alitalia. Che cosa risponde? "Non ho chiaro di cosa parli. Facciamo chiarezza: sugli slot non ci sono limitazioni. A Malpensa ci sono decine di fasce orarie libere e non ci risulta che alcuna compagnia abbia fatto domanda di atterraggio per tratte extraeuropee: siamo pronti a concederle in qualunque momento. Stessa cosa vale per i diritti di traffico da e verso l'Europa e ora da e verso gli Stati Uniti. Forti limitazioni esistono solo per alcune rotte extraeuropee, regolate da accordi fra governi". Appunto: sui diritti di traffico la Sea vi contesta di aver firmato un accordo riservato con Parigi per garantire ad Alitalia i diritti sui voli intercontinentali trasferiti a Fiumicino. "Io ho firmato un accordo con l'allora presidente Prato, il quale ribadisce che tutti i diritti di Alitalia verranno conservati se rimarrà una compagnia italiana. Non crede che sia un suo diritto avere la garanzia del mantenimento delle rotte al momento della vendita?" Ma non rimarrebbe italiana. "Vero che il controllo della holding sarebbe a maggioranza francese, ma Alitalia resterebbe una compagnia italiana. Il governo societario prevede un consiglio di amministrazione con membri italiani". Alcuni accordi sono "monodesignazione", cioé destinati ad Alitalia, altri no. E se un'altra compagnia vuole aprire una tratta su Malpensa non può farlo. Non è distorsione della concorrenza? "Anche in questo caso va fatta chiarezza. Spesso il problema non esiste: ad esempio l'accordo da e verso la Cina oggi lascia ampio spazio ad altri operatori. Altre situazioni si possono risolvere: Alitalia ha trasferito a Fiumicino le cinque tratte settimanali verso Caracas, ma l'accordo con il Venezuela ci permette di autorizzare deroghe temporanee". Possibile che non esista alcun problema? "In alcuni casi il problema effettivamente c'è. Due di questi sono il Giappone e la Russia. I russi vogliono più rotte verso l'Italia, ma non le concedono alle compagnie italiane. Qui il ministero degli Esteri deve fare la sua parte per ottenere un allargamento degli accordi. Faccio comunque presente che tutti i nuovi accordi dovranno prevede la clausola comunitaria: non ci sarà più l'esclusiva solo per il vettore nazionale, ma tutti potranno concorrere per quella rotta". Dunque nessun privilegio per Air France-Klm? "No, ma ove ci fosse, siamo pronti in qualunque momento a intervenire. Faremo il necessario per far atterrare a Malpensa tutti i voli che Sea vorrà. Aspetto di sapere quali sono le compagnie che ne hanno fatto richiesta e quali sono le restrizioni. Per ora nessuno mi ha chiamato. Ricordo che se Alitalia fallisse perderebbe ogni diritto: non vorrei che nella testa di qualcuno a Milano non ci siano le restrizioni, ma il fallimento di Alitalia a vantaggio del traffico di qualcun'altro". \.

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Air France lascia la porta socchiusa (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA, LA PALLA RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA LE SIGLE GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita rapida. Spetta alla compagnia, ai dipendenti e ai sindacati esprimersi su come vedono il futuro dell'azienda". Nonostante la rottura della settimana scorsa il consiglio di amministrazione di Air France-Klm e il numero uno Jean-Cyril Spinetta non mollano la partita Alitalia e rilanciano la palla a Roma. Parigi è disposta a sedersi nuovamente al tavolo con le nove sigle, ma ora è lei a porre condizioni. Sembra improbabile che ciò avverrà prima delle elezioni, ma intanto, in attesa di capire se esiste davvero una cordata alternativa, i franco-olandesi tengono un piede dentro Alitalia: loro sono chiaramente convinti non esista. Palazzo Chigi e il Partito Democratico puntavano a questo: presentarsi di fronte agli elettori avendo recuperato la rottura con i sindacati e l'ultima offerta, quella della salvezza non troppo indolore prima dell'inevitabile commissariamento. "Abbiamo ottenuto il risultato", dice il sottosegretario Enrico Letta, autore di una mediazione voluta anzitutto da Walter Veltroni. "Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i margini per un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati, all'ultimo minuto dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del governo. Giovedì mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia, le nove sigle sono state convocate a Palazzo Chigi. Per allora si saprà se ci sono i margini per un incontro immediato con i manager della compagnia transalpina. "La via maestra è quella di riprendere il negoziato, non credano che accetteremo un prendere o lasciare", fanno sapere dalla Cgil, indispettiti per la decisione del governo di intervenire solo all'ultimo momento "per ragioni elettorali" e dopo i ripetuti niet di Tommaso Padoa-Schioppa. Se le sigle vorranno l'accordo, dovranno comunque accettare di ripartire dal piano Air France-Klm. Difficile dunque un'apertura sul destino del Cargo (la cui chiusura è prevista nel 2010) o sul reingresso in Alitalia di tutte le attività di terra, mentre Spinetta sarebbe disposto a confermare le aperture sul rinnovo della flotta. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano il coinvolgimento di Finmeccanica per la riconversione di Atitech, lo stabilimento napoletano che fa la manutenzione ai vecchi Md80. I piloti dell'Anpac ora si dicono disposti a "partire dal piano Spinetta", ma il problema resta l'atteggiamento dei confederali, preoccupati delle ripercussioni del piano di ristrutturazioni sui servizi di terra. Con queste premesse la trattativa non potrà che decollare solo dopo le elezioni. Spinetta si potrebbe trovare in una situazione paradossale: trattare con una maggioranza a favore dell'accordo e ancora in carica per gli affari correnti in attesa di quella nuova che, almeno fino a ieri, si mostrava ostile. "La trattativa - insiste Berlusconi - non si può concludere a queste condizioni. Sono sicuro ci sarà una compagine di imprenditori italiani". Ma di questi tempi dal centro-destra - dove non mancano le "colombe" preoccupate dal commissariamento - per ogni bastonata del Cavaliere arriva la carota di un alleato: "Air France deve trattare con il nuovo governo, non solo con i sindacati", dice Umberto Bossi. In caso di vittoria alle elezioni, in casa Pdl lo schema è pronto: un accordo con Air France-Klm che preveda però l'ingresso nella nuova Alitalia di soci italiani. Possibilmente sostenitori della causa di Malpensa.

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Telefono libero nei cieli (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

D'Europa Cellulari accesi sopra i tremila metri Il divieto resta per decollo e atterraggio [FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Così in cielo come in terra, il telefonino si prepara a infrangere l'ennesimo tabù. Presto potremo utilizzare il nostro cellulare senza problemi a bordo della maggior parte degli aerei europei, per conversare con clienti, capi ufficio, amici, figli, coniugi e amanti. Il sortilegio della comunicazione colpirà appena passata quota tremila, quando l'ordine di tenere il gsm spento in cabina cadrà per decreto del capitano e tutti potranno liberamente digitare numeri su numeri. Costerà caro, ma vuoi mettere l'emozione di parlare con la testa fra le nuvole. Già si immaginano i velivoli riempirsi di melodie immaginifiche, e le inevitabili risse fra chi vuole riposare e chi tenta di ricucire con la moglie sul Roma-Parigi. Senza contare che lo "scusa, sono sulla scaletta, ci sentiamo dopo" diventerà la frase di un vocabolario obsoleto, il ricordo di un'era in cui, in volo, era possibile lasciarsi per un poco la vita alle spalle. In pole position c'è guarda caso l'Air France, stufa di trattare per l'Alitalia e rapida a lanciarsi in quello che ritiene essere un business redditizio. "Questione di settimane, spiegano a Bruxelles", dove ieri la Commissione Ue ha varato il pacchetto di misure destinato a regolamentare, armonizzare e rendere sicura la telefonia volante. La lista delle compagnie che stanno predisponendo il servizio si allunga di ora in ora. La Midland ha annunciato tre settimane di prova. Ryanair comincerà non appena gli impianti saranno installati. Per questo Bruxelles ha deciso di portarsi avanti col lavoro, perchè "i servizi di telecomunicazione paneuropei, come la telefonia mobile a bordo degli aerei, richiedono uno "sportello normativo unico"". Una coppia di disposizioni, una raccomandazione e una decisione della Commissione, armonizza pertanto i requisiti tecnici e le prescrizioni in materia di concessione di licenze da adottare entro sei mesi. I rischi connessi alle interferenze con il sistema di bordo saranno aggirati con l'installazione in ogni aereo di una centralina che, via satellite, invierà il segnale a terra e riceverà il traffico in entrata. Il sistema "permetterà il riconoscimento, a livello Ue, delle licenze nazionali concesse alle singole compagnie aeree dallo Stato membro in cui sono registrate". Il funzionamento è relativamente semplice. Il vettore avrà un accordo con uno o più gestori e, spiegano i servizi della commissaria per la Comunicazione Viviane Reding, "un aeromobile francese o spagnolo potrà offrire servizi di comunicazione ai passeggeri a bordo di aerei che sorvolano la Germania o l'Ungheria senza dover ulteriori licenze". Il problema sono i costi. Non ci sono indicazioni precise, ma è logico aspettarsi listini più salati di quelli del roaming internazionale. Bruxelles lancia un messaggio: "Ci attendiamo ora che le offerte tariffarie siano trasparenti e innovative". La Reding si affida dunque alla "moral suasion" e non intende introdurre un tetto per i costi, cosa che invece avviene per le attuali conversazioni effettuate coi telefonini nazionali in un altro stato. Tutto è demandato al mercato e ai suoi protagonisti, anche se la Commissione invita "le compagnie aeree e gli operatori del settore a creare, a bordo degli aerei, le condizioni necessarie affinché coloro che utilizzano questi servizi di comunicazione non disturbino gli altri passeggeri". Posto che per questioni di sicurezza il capitano potrà interrompere il servizio, l'incubo della tranquillità celeste violata è reale. L'esperienza dei viaggi in treno insegna, in Italia almeno, che l'inquinamento acustico da suoneria cafona è una antipatica regola del giorno su tutti i convogli. Bruxelles stima che il 90% dei viaggiatori ha con sé il telefonino. Vuol dire che i profitti per compagnie e gestori sono sulla carta garantiti. La tranquillità dei passeggeri certamente no. www.lastampa.it/zatterin.

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Alitalia, Spinetta 'Prendere o lasciare'. Oggi CdA (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari. Il 4 aprile scorso, infatti, la Borsa aveva annunciato la sospensione di tutte le negoziazioni sui titoli “fino all'8 aprile incluso, in attesa di comunicati”. Nel frattempo oggi si riunirà il Consiglio di Amministrazione della società. Due i punti all'ordine del giorno: aggiornare la situazione della trattativa con Air France, alla luce della proposta- ultimatum lanciata da Spinetta: “prendere o lasciare”. Verificare, inoltre, i requisiti per la continuità aziendale. Il presidente della compagnia francese interroga infatti Alitalia e sindacati su quale visione abbiano del “futuro dell'azienda”. “La partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati: è giusto che si assumano la loro responsabilità”. Questa la risposta del sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, in vista dell'incontro a Palazzo Chigi coi sindacati fissato giovedì prossimo. “Il Governo ha fatto di tutto per evitare che la trattativa saltasse –aggiunge- quella proposta è l'unica sul tavolo e prima di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte”. Annalisa Tregattini.

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Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)

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Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari. Il 4 aprile scorso, infatti, la Borsa aveva annunciato la sospensione di tutte le negoziazioni sui titoli “fino all'8 aprile incluso, in attesa di comunicati”. Nel frattempo oggi si riunirà il Consiglio di Amministrazione della società. Due i punti all'ordine del giorno: aggiornare la situazione della trattativa con Air France, alla luce della proposta- ultimatum lanciata da Spinetta: “prendere o lasciare”. Verificare, inoltre, i requisiti per la continuità aziendale. Il presidente della compagnia francese interroga infatti Alitalia e sindacati su quale visione abbiano del “futuro dell'azienda”. “La partita su Alitalia è nelle mani dei sindacati: è giusto che si assumano la loro responsabilità”. Questa la risposta del sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, in vista dell'incontro a Palazzo Chigi coi sindacati fissato giovedì prossimo. “Il Governo ha fatto di tutto per evitare che la trattativa saltasse –aggiunge- quella proposta è l'unica sul tavolo e prima di chiudere questa porta è bene che tutti ci pensino due volte”. Annalisa Tregattini.

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Alitalia, un circolo vizioso di strappi e false partenze (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

LA SETTIMANA INIZIA RIPETENDO IL SOLITO SCHEMA: RIUNIONE DEL CDA, INCONTRO COI SINDACATI E RIAVVICINAMENTO CON AIR FRANCE Alitalia, un circolo vizioso di strappi e false partenze 08/04/2008 Proposta. Falsa partenza. Strappo. Ripartenza. L'agonia di Alitalia è racchiusa in questo ciclo fallimentare. La tempesta che si sta abbattendo su Alitalia era nata, infatti, come un raggio di sole. Quando il governo Prodi annuncia nell'autunno 2006 la privatizzazione di circa il quaranta per cento della compagnia aerea, la lista dei pretendenti che portano in dote un'Opa comprende undici nominativi. Festa grande. Ma poi si riduce a tre e infine ne resta uno soltanto: Air France. Meglio che niente. Però quando Padoa Schioppa dichiara formalmente conclusa la gara, l'allora presidente di Alitalia, Libonati, si dimette. Tutto da rifare Le condizioni peggiorano e il volo di Alitalia verso la salvezza si fa sempre più turbolento. Sul tavolo del Cda si valuta un piano di sopravvivenza. Purtroppo l'aumento dei voli in Europa e della flotta di Volareweb sono rose che non bastano a tagliare le spine di duemila esuberi e di centocinquanta voli in meno sul territorio nazionale. La mannaia che il nuovo presidente Alitalia, Prato, brandeggia nell'aria fa fischiare le orecchie al duetto Moratti-Formigoni, centrali di potere politico-economico in Lombardia. Malpensa va in panico e la Sea si rivolge ai tribunali per il risarcimento dei danni causati dall'irreversibile disimpegno di Alitalia dall'hub lombardo. Per racimolare qualche euro in più e ripulirsi la faccia Padoa Schioppa indice un'altra gara per un'offerta non vincolante, il ministero di via XX Settembre vola basso. Si ricomincia. Questa volta si presentano sei compagnie per il check-in ma solo due si vedono staccare il biglietto per raggiungere il capezzale di Alitalia: Air France e AirOne. La nuova storia porta allo stesso finale: è la vigilia di Natale e il governo sceglie ancora Air France. Proposta. Falsa partenza. Strappo. Ripartenza, ancora così. La stessa dinamica si riproduce nei singoli compartimenti. A lato dello stop-and-go tra governo e Air France si apre il conflitto tra sindacati e governo. Ma stendere un filo di dialogo tra sindacati e Air France è l'operazione che non riesce a un governo in fin di vita come la sua compagnia di bandiera. Così anche tra sindacati e governo si innesca la stessa dinamica: prove di dialogo, rottura, accuse reciproche, riapertura del confronto. Parole in codice che sono diventate come le luci di un semaforo. Adesso siamo ritornati al rosso, ma Padoa Schioppa si è esibito in un inatteso atto di volizione con cui ha intimato ai sindacati di interrompere il loro sciopero delle trattative. Semaforo verde per la triplice sindacale che obbedisce con qualche mugugno. Tutti in scena, si ricomincia. Sì, ma cosa? Lo stesso copione con la variante di un'ambiguità ancora più forte. Alitalia ha sfruttato una serie di operazioni contabili per accrescere la sua liquidità e prolungare la sua agonia: 150 milioni di euro sono una boccata d'ossigeno per le asfittiche casse di Alitalia. Però la stessa Alitalia non ha potuto evitare la vistosa amputazione dei suoi voli da Malpensa. Anche il governo respira, ma l'aria di concordia è infranta da Berlusconi che invoca una cordata imprenditoriale made in Italy per salvare la "italianità" di Alitalia, colorare il futuro grigio di Malpensa e conservare il posto di lavoro a duemila lavoratori. Nel frattempo la giustizia italiana cassa il ricorso di AirOne per rientrare in corsa, Air France ringrazia ma al momento cruciale di far decollare l'accordo il suo presidente Spinetta si dimette e interrompe la trattativa. Lo segue a ruota il suo collega italiano. Un altro stop. La crisi di nervi di Spinetta, oppure l'abile mossa di un grande negoziatore, ha messo in riga l'Italia, a partire dal governo e dai sindacati. I margini della trattativa si sono ridotti al minimo: accettare, cioè subire, oppure rifiutare, cioè fallire. Se tornare indietro è impossibile, andare avanti con questa logica di strappi e suture sta riducendo Alitalia in brandelli. La nuova settimana inizia ripetendo per l'ennesima volta questo ciclo fallimentare: riunione del Cda di Alitalia, incontro coi sindacati e riavvicinamento con Air France. Ma ormai questo gioco di sponde e falsi rimpalli si è consumato nel gioco in cui alla fine c'è sempre qualcuno che rimarrà bruciato col cerino in mano.

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Rischio astensione (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

CAMPAGNA ELETTORALE TROPPO SOTTO TONO Rischio astensione 08/04/2008 Questo Paese, se non fosse tragico, sarebbe una barzelletta. È l'amara conclusione alla quale arriva Piero Ostellino, nella sua rubrica "Il dubbio", sulle colonne del "Corriere della Sera" di sabato scorso, dove si occupa del cosiddetto "spoils system" - in pratica, delle nomine nella pubblica amministrazione - che da noi c'è, ma nello stesso tempo non c'è, grazie, anche in questo caso, alla giungla di leggi che si contraddicono a vicenda, e dove, quindi, può accadere tutto. Insomma, qualcosa di analogo a quanto sta succedendo per l'Alitalia. Un'azienda, per ammissione comune, giunta ormai sull'orlo del fallimento, che ha dissipato qualcosa come 15 miliardi di euro, con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato, la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno, e il cui destino rimane legato alla volontà dei sindacati che, dopo aver mandato all'aria le trattative con Lufthansa, hanno fatto altrettanto con Air France, tanto da suscitare la protesta degli stessi dipendenti di Alitalia. Senza che uno straccio di autorità governativa - anche se siamo in tempo di elezioni - dicesse: un momento, qui si giocano i destini non soltanto della compagnia aerea di bandiera, ma gli interessi generali del Paese, a cominciare da quelli legati ai traffici turistici, fondamentali per una nazione come l'Italia. Quindi, una volta sentito il parere dei sindacati, si decide per il meglio, tenendo conto, appunto, degli interessi generali degli italiani. Niente. Siamo ancora al punto di partenza e l'ombra del fallimento si addensa sempre di più su Alitalia. Sembra di sognare. Così come sembra di sognare di essere tornati indietro nel tempo, di fronte alle contestazioni di piazza contro Giuliano Ferrara, non per quello che dice, ma per quello che gli si vuol far dire, secondo il copione tradizionale di un certo modo di far politica, cioè cercando di cambiare le carte in tavola, fingendo di non capire, facendo dire all'altro quello che non ha mai detto - nel caso di Ferrara, no alla legge sull'aborto - ma che gli si vuol far dire, secondo appunto un'interpretazione di comodo. È la tecnica della costruzione della figura del nemico pubblico numero uno, da colpire nei supremi interessi della difesa dei beni più preziosi della collettività nazionale. Traduzione in volgare: mors tua, vita mea. A onor del vero, in questa campagna elettorale che sta per concludersi, a eccezione del caso Ferrara, questo metodo è stato in genere dismesso e forse, proprio perché non si era più abituati alla pacatezza di certi toni, qualcuno ha parlato di una campagna elettorale un po' troppo sotto tono, addirittura flaccida. In realtà, una volta smesso di gridare "al lupo, al lupo", bisognava dimostrare di essere capaci di occupare gli spazi vuoti, non tanto con belle intenzioni, buone per tutte le occasioni, quanto piuttosto con programmi di prospettiva, che disegnassero, con la maggior chiarezza possibile, il cammino lungo il quale far procedere il Paese, per affrontare i tempi duri che ci stanno davanti. In questo senso, si sono appalesate le difficoltà, in maggiore o minor misura, delle forze politiche che si presentano al voto del 13 aprile, e questo stato di cose è senza dubbio una delle cause dell'elevata percentuale di astensionismo dal voto, indicata, almeno finora, da tutti i sondaggi. Ciò detto, non c'è dubbio alcuno che l'augurio di ogni sincero democratico è che domenica e lunedì prossimi si rechi a votare il maggior numero possibile di elettori e che, dopo il voto, chiunque sia il vincitore, si trovi l'unità d'intenti necessaria a fare urgentemente le riforme indispensabili per rimettere, in tutti i sensi, in cammino un Paese che è rimasto fermo per troppo tempo, mentre tutt'attorno gli altri andavano avanti. Insomma: riprendere a camminare, per tornare a essere un Paese moderno.

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ALITALIA, AIR FRANCE SFIDA I SINDACATI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spinetta non cede: l'offerta è immodificabile. La replica: è solo un rinvio a dopo il voto Alitalia, Air France sfida i sindacati Il governo convoca per giovedì Cgil, Cisl e Uil: si tenta l'ultima mediazione Il consiglio d'amministrazione di Air France ha approvato la linea del presidente Spinetta, il quale - come è noto - ha rotto le trattative per il salvataggio dell'Alitalia rimettendo la questione alla responsabilità dell'azienda e dei sindacati italiani. "Giusto troncare i colloqui - sostengono a Parigi - il nostro piano è l'unico possibile, in grado di consentire una ripresa di Alitalia in tempi rapidi". Dunque, prendere o lasciare. Secondo i sindacati "è solo un rinvio a dopo le elezioni". In una nota congiunta Cgil, Cisl e Uil osservano che "la posizione di Air France non va interpretata come una rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto". Il governo ha convocato i sindacati per giovedì. Formigoni insiste: "Se andrà in porto l'accordo con i francesi ricorreremo alla Ue". FRANZESE E SERVIZI ALLE PAGINE 4 E 5.

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IL FATTORE ELEZIONI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il fattore elezioni Antonio Troise "Troveremo la via di uscita per Alitalia, il punto di compromesso per un accordo definitivo tra sindacati e Air France". A Palazzo Chigi, ieri, c'era un clima di cauto ottimismo. La nota arrivata nel tardo pomeriggio dal quartier generale della compagnia d'Oltralpe è stata, in effetti, quasi concordata parola per parola fra il numero uno del gruppo franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta ed Enrico Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che negli ultimi giorni ha tessuto una fitta ragnatela di incontri e contatti fra Roma e Parigi. SEGUE A PAGINA 4.

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La campagna che non c'è (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 08 Apr 2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Luigi Crespi: "Unico colpo, quello a salve di Bossi" "Veltroni ha incarnato il nemico dentro di sé" La campagna che non c'è di Francesco Blasilli A meno di sette giorni dalle elezioni, l'esperto di comunicazione e sondaggista Luigi Crespi è un un uomo deluso. Deluso dalla campagna elettorale di Berlusconi "perché non l'ha proprio fatta". E' deluso professionalmente, questo è chiaro, perché si aspettava "colpi di teatro, trovate geniali, un utilizzo massiccio di internet": insomma, "credevo di trovarmi davanti qualcosa di più di quel meno male che c'è Silvio". Anche perché Crespi, da antico conoscitore del "Silvio-style", proprio sul nostro giornale aveva confessato la scorsa settimana di essere certo di un colpo a sorpresa da parte del Cavaliere: "si presenterà con la cordata per Alitalia e vincerà le elezioni", questo aveva detto a L'Opinione. Adesso, invece, "mi sa che più che la cordata, Berlusconi ha una corda per impiccarsi, così come si impiccano i lavoratori". Insomma, niente colpi di cannone, ma un "unico colpo a salve, quello dei fucili di Bossi". Non solo Berlusconi "ha rinunciato a fare campagna elettorale, ma anche preso una serie di topiche con battute e uscite che poteva risparmiarsi. Ma in fondo tutto questo non sarà un elemento determinante per la vittoria, visto che la campagna è come se non ci fosse stata". Non c'è stata da parte del Cavaliere, ma non è mancato quel modo di cercare il consenso, visto che "Veltroni è il miglior Berlusconi mai visto in Italia, il maggior interprete del berlusconismo". Il leader del Pd ha fatto sua "la cultura dell'ottimismo: io vi rendo felici, io ho un sogno, io ho tanti soldi da darvi". Tutta roba "made in Arcore", ma "Veltroni ha incarnato il nemico dentro di sé", anche se in questo modo ha messo da parte la storia, visto che tutto questo nulla c'entra con "la tradizione e la cultura comunista e socialista". A conti fatti, poi, bisognerebbe domandarsi se non sia stato tutto inutile, se Berlusconi e Veltroni non siano già d'accordo. E in questi ultimi giorni, anche un anti-inciucista come Crespi, sembra stia convincendosi di questa possibilità. Il motivo? La querelle sulle schede elettorali stampate male. La cosa più strana è il modo in cui il problema schede è stato posto. "A cinque giorni dal voto a sinistra si accorgono di non sapere dove mettere il proprio simbolo e siccome non hanno il coraggio di prendersi una responsabilità, Franceschini telefonata a Letta". Subito dopo partono le bordate di Berlusconi, "nemmeno il Cavaliere fosse diventato il portavoce della sinistra". Di fronte a cose come queste "qualche dubbio ti viene", perché sembra quasi "che si ammazzino di giorno per poi darsi i bacini di notte: una roba imbarazzante". Imbarazzante perché il rischio maggiore di errore è proprio per la coalizione di Veltroni, con il simbolo del Pd e quello dell'Idv pericolosamente vicini e quindi passibili di annullamento qualora l'elettore li sbarrasse entrambi; un rischio che rischia di diventare una (alta) probabilità, visto che i due sono alleati e appaiono come una cosa sola. Più che sui voti annullati, però, le elezioni si giocheranno sugli indecisi ed è in questa direzione che va lo sforzo dei candidati in questi ultimi giorni. "Esistono vari tipi di indecisi ? secondo Crespi ? e non sono tutti uguali". Ci sono infatti quelli "finti", perché in realtà "sono decisissimi, sono quelli che non vanno mai a votare". Poi ci sono i "diversamente decisi", quelli che hanno ben chiara la loro area, "ma non sanno se voteranno Berlusconi o La Destra, il Pd o Bertinotti, il Pd o i socialisti, Bertinotti o Ferrando". Insomma ci sono tante sfumature di indecisi, compresi quelli dell'antipolitica, "quella vera, però, non quella di Grillo il quale è molto politico. Qui stiamo parlando dell'uomo qualunque, poco interessato e disinformato, quello che guarda esclusivamente al proprio portafoglio: su questa categoria è indubbiamente importante l'appeal che può avere Berlusconi". E il Cavaliere dovrebbe andare a raccogliere anche la preferenza del popolo della "partita Iva", tutti quei liberi professionisti che si sentivano minacciati da Prodi e che "non credo sceglieranno l'opzione centrosinistra". Anche perché stiamo parlando soprattutto di gente del nord Italia, "una realtà molto più complessa di come l'ha affrontata Veltroni". Insomma, non basta un Calearo per fare primavera.

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La partita dei senatori esteri (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 08 Apr 2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Strettamente confidenziale La partita dei senatori esteri di Hush Hush Oggi comincio parlando di me: devo, infatti, una spiegazione a diversi lettori che si sono chiesti cosa significhi il nom de plume, cioè Hush Hush? Una sorta di arabeggiante yalla, yalla, anglofonizzato o che altro? Nulla di tutto questo: Hush Hush, che si pronuncia asc asc e significa in slang, dialetto per il pizzighettonaro, ZITTI ZITTI, era la più famosa rivista di pettegolezzi edita e venduta negli Stati Uniti negli anni 40 e 50 del secolo scorso e di un giornalista della quale Danny De Vito dà una memorabile interpretazione in LA CONFIDENTIAL, e James Ellroy ne scrive memorabili pagine anche in AMERICAN TABLOID, uno e due. Chiarito il mistero, vieniamo sin dubio all'argomento del giorno che angustia tutto il peteguless romanocentrico e il puttan tour che vi gravita intorno, aziende quali Alitalia, Rai, Poste, Eni, Enac, Adr - aereoporti di Roma -, fiction e facscion: ce la faranno Berlusconi, Fini e Bossi ad avere una maggioranza vera anche a Palazzo Madama, oppure - come appare, anzi un po' più dicome appare -dovranno accontenrtarsi di dover dipendere dal voto non dei senatori a vita, stavolta, ma dei senatori che vengon dall'estero? Essendo la seconda, ad horas anche senza acca, l'ipotesi più probabile, al netto delle insopportabili smargiassate degli imitatori del Cavaliere, mi si dice e mi si assicura ? ma resti STRETTAMENTE CONFIDENZIALE - che Silvio Berlusconi ,dovesse verificarsi la condizione di cui sopra, non farà il Premier ma cercherà di tirarla per le lunghe, in modo da far maturare una candidatura Gianni Letta o Mario Draghi che possa guidare un esecutivo di garanzia e di DECANTAZIONE, con dentro tutti anche se al popolo (SOVRANO) apparirebbe che non vi è dentro nessuno. Questo esecutivo potrebbe tirare la palla in tribuna fino alle elezioni europee del prossimo giugno 2009 quando, votando per esse con il proporzionale puro, le si potrebbe abbinare a nuove elezioni politiche, votando con il proprorzionale corretto, ossia alla tedesca con lo sbarramento, sistema per il quale, ma anche ciò è STRETTAMENTE CONFIDENZIALE - fa un tifo pesante il Quirinale. Attenzione: ho scritto il Quirinale e non il Presidente della Repubblica, perché so molto bene che il Capo dello Stato sta mantenendo in queste elezioni politiche un'imparzialità che fa a lui e alla Suprema Magistratura che occupa pro tempore davvero onore. Ho scritto: il Quirinale, con la q maiuscola, intendendo la prima cerchia (e vorrei aggiungere dei Navigli, così chi deve capire capisce senza bisogno dei disegnini) di coloro i quali sono usi a salire spesso l'augusto Colle. Ma naturalmente sono TUTTE cose STRETTAMENTE CONFIDENZIALI. Come dice Bossi, il PdL vincerà alla grande, è sicuro. Solo che non mi torna una cosa: perché Silvio ha tenuto a precisare che l'Umberto non sta bene e non farà il ministro, se tutto andrà così bene?.

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Perché non "chi" ma "se" votare (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 08 Apr 2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Interrogativi Perché non "chi" ma "se" votare di Paolo Pillitteri Perché, a differenza di altre elezioni, a molti capita di chiedersi non "chi" ma "se" votare? Probabilmente - e lo abbiamo sovente sottolinato - lo scarso interesse, l'assenza di passione politica è individuabile (anche) nelle sedi "là dove si puote ciò che si vuole": la monarchia del Pdl e l'oligarchia del Pd, che nomina i parlamentari senza alcun bisogno della preferenza dell'elettore. Tutto, poi, si riduce alla scelta tra due uomini. Di idee innovative, di nuove personalità, di veri confronti programmatici, le tracce sono scarse. Peraltro, i due antagonisti sono per dir così capitani di lungo corso: Veltroni è più giovane, ma la sua carriera è lunga come due o tre generazioni politiche. Se il Cavaliere ha lasciato la trincea del lavoro scendendo in politica da "soli" 14 anni, è già stato premier due volte e si accinge a diventarlo per la terza. Capita così che molta gente si chieda non "chi" ma "se" votare. Tu chiamalo, se vuoi, astensionismo. Che, in caso di crescita sostanziosa, farebbe sballare previsioni e risultati ma, al tempo stesso, ci darebbe l'ennesima conferma del fallimento sia del bipolarismo maggioritario sia di questo bipartitismo affrettato in nome del voto utile, per i due contendenti, ça va sans dire; e inutile per gli altri. Anzi, è questo improprio richiamo all'inutilità del voto che lo sta rendendo tale perchè disaffeziona dal voto proprio coloro che si vorrebbero costringere a votare per i due "colossi" ( solo in ricordo del grande Charlton Heston) pur non riconoscendosi in nessuno dei due. Non è infatti automatico che l'operazione terra bruciata intorno ai due "grandi" produca l'effetto desiderato. Al contrario, rischia di fare andare al mare gli indecisi, con risultati finali imprevedibili. A questo si aggiunga una competizione sbiadita, smorta, ripetitiva, scialba, moscia, e ciò non solo o non tanto per un accordo bipartisan di rispetto reciproco quanto, invece, per l'assenza di una narrazione coinvolgente dove si proietti in avanti una visione del paese, una sua lettura ottimistica, un suo futuro da conquistare e da vincere. Manca, cioè, una progettualità di alto profilo e manca, soprattutto in Veltroni, un lessico, un progetto, l'aderenza e la consonanza al territorio. Non basta la caccia al consenso al Nord, che la sinistra non ha mai capito e dal quale non si è fatta mai capire, ma occorre(rebbe) "una sintesi fra luoghi, cittadinanza e contenuti sociali della cittadinanza" ovverosia una immagine forte della società e del mondo, radicata nei luoghi dove la vita e l'economia si (ri)producono. Berlusconi, al contrario, fa di sè stesso l'alfa e l'omega del progetto politico del Pdl, ma, a differenza del 2006 e del 2001, non teme di perdere, cosicchè non ha da proporre un racconto fascinoso, un destino, semmai un rosario di accuse agli altri in un mix di saggi propositi, venati qua e là di preoccupazione per governare. A meno di Alitalia Italiana e qualche guerriglia delle schede - per cui Bossi, con sprezzo del ridicolo in mezzo a quegli armigeri di Pontida usciti dal set dell'Armata Brancaleone, minaccia di usare il fucile - non c 'è trippa (elettorale) per gatti. Tanto più che il Parlamento, ben prima di essere eletto, è già stato nominato. Capirai.

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Berlusconi soffia la poltrona a Veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')

Argomenti: Alitalia

Oggi è Mar, 08 Apr 2008 Edizione 68 del 08-04-2008 INFO TV Berlusconi soffia la poltrona a Veltroni di Claudia Bruno Si è aperta l'ultima settimana di campagna elettorale e ancora una volta il ranking è dominato dalla presenza di Silvio Berlusconi, che il 4 aprile ai microfoni dei telegiornali nazionali totalizza 12 minuti e 49 secondi tra dichiarazioni e interviste. Subito dietro il suo diretto avversario politico il leader del Pd Walter Veltroni, che con uno scarto di oltre 4 minuti dal Cavaliere procede la sua corsa elettorale, sostenuto mediaticamente soprattutto dai Tg Rai. In occasione di un incontro alla Confapi, il leader del Pdl Berlusconi torna a criticare le istituzioni e dice: "Ci sono da fare tante cose per un Governo che avrà contro molto del sistema istituzionale italiano. Credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra architettura costituzionale". Poi sulla crisi Alitalia lancia un appello a tutti gli imprenditori perché si impegnino per salvare la compagnia di bandiera. E sulle prossime elezioni, invita i cittadini a non disperdere il voto al Senato. Veltroni da Caserta torna invece a parlare di criminalità organizzata e annuncia un piano per combattere e annientare tutte le mafie e i poteri criminali nel Paese. "Noi dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta. Le dobbiamo sradicare dal Paese" afferma. La terza posizione se la aggiudica il leader della Dc Giuseppe Pizza che reclama spazio in Tv e un posto sulle schede elettorali, mentre scendendo di una posizione è la seducente voce di Monica Bellucci a catturare l'attenzione dei Tg con 4 minuti e mezzo di parlato Tv. L'attrice torna sul grande schermo con un nuovo film d'azione americano dal titolo "Shoot 'em up" - Spara o muori! Scritto e diretto da Michael Davis. "La sequenza di sesso è da fumetto, sopra le righe come il resto del film" afferma l'attrice. A metà classifica incontriamo Giovanni Pistorio del Movimento per l'Autonomia, che ai microfoni del Tg La7 totalizza 3 minuti e 42 secondi parlando non solo delle prossime elezioni, ma anche del caso Piatto e del potere bancario in Italia e in particolare in Sicilia. "Hanno risanato i loro bilanci sulle spalle dei siciliani" dice. Sempre dai microfoni del TG La7 si fa sentire la voce di Bruno De Vita dell'Unione Democratica dei consumatori, che nell'edizione meridiana del notiziario spiega in 3 minuti e 41 secondi la decisione di presentarsi come un partito e non come un movimento e poi commenta insieme la giornalista Flavia Fratello le principali notizie della giornata. Settimo posto nella top ten del parlato Tv per Alfonso Pecoraio Scanio indagato dalla Procura di Potenza con l'accusa di aver pilotato appalti pubblici in cambio di favori. Il leader dei Verdi ha già annunciato di voler rinunciare all'immunità parlamentare per evitare ombre. Chiude, infine, la classifica Pier Ferdinando Casini che si è concesso un giorno di riposo per festeggiare la nascita del suo quarto figlio, Francesco, avuto con Azzurra Caltagirone.

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<Sardegna tra le tre regioni decisive> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 "Sardegna tra le tre regioni decisive" Enrico Letta: qui, nel Lazio e in Abruzzo si assegna il Senato --> Enrico Letta: qui, nel Lazio e in Abruzzo si assegna il Senato Enrico Letta sprona gli elettori sardi del Pd per le elezioni politiche: "Qui ogni voto può essere decisivo". DAL NOSTRO INVIATO GIUSEPPE MELONI ALGHERO Se le elezioni fossero una volata ciclistica, il Pd visto da Enrico Letta sarebbe un velocista in rimonta. "Siamo all'ultima curva", esclama il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, "il sorpasso è a portata di mano". Proprio mentre lo dice, fuori dal chiostro di San Francesco che ospita il comizio algherese iniziano a suonare le campane, coprendo un po' la frase. Buon presagio, o un segno celeste per far tacere l'ottimismo lettiano? Si vedrà il 14 aprile: per ora l'ex candidato alla segreteria del Pd (alle primarie gareggiò con Walter Veltroni e Rosy Bindi) è fiducioso. IL PRONOSTICO "Mi spiace di non essere un elettore sardo", confessa Letta nel suo mini-tour tra Sassari e Alghero. Perché la partita al Senato, spiega, sarà decisa da tre regioni: "Sardegna, Lazio e Abruzzo. Qui bisogna vincere, anche con un solo voto in più". Non potendo contribuire con scheda e matita copiativa, prova allora a strappare quel voto attaccando Silvio Berlusconi, che ha parlato ad Alghero poche ore prima: "Per lui - avverte - l'Isola è come una colonia. Per noi, invece, è una terra che deve creare il proprio sviluppo organizzando, in autonomia, le sue risorse, la gente, le sue competenze". Al Cavaliere che se la prende con Renato Soru, il sottosegretario di Palazzo Chigi contrappone una strenua difesa dell'operato della Giunta e delle intese raggiunte col governo Prodi: specie l'accordo sulle entrate della Regione e il G8 alla Maddalena. Poi racconta un episodio di cinque anni fa, a sottolineare il forte legame con Soru: "Era solo un imprenditore quando un amico ci mise in contatto. Mi parlò del suo progetto politico, fui colpito dalla sua voglia di ripartire dall'orgoglio di un popolo nauseato dai politici". I GIOVANI Il governatore non c'è, in questa giornata isolana di Enrico Letta. Compaiono però due assessori regionali (Eliseo Secci e Concetta Rau), alcuni candidati di chiara matrice lettiana (Francesco Sanna e Guido Melis), i consiglieri regionali Marco Meloni e Mario Bruno, e altri ancora. Ma nel capoluogo parlano soprattutto gli under 30, visto che la presenza dell'ospite illustre serve a inaugurare il Cad (Centro di ascolto democratico), un'iniziativa dei giovani del Pd sassarese. "Noi alle primarie abbiamo lavorato e ci abbiamo creduto", dice Stefano Cucca, introducendo il dibattito insieme a Simone Campus. Un modo per reclamare il ruolo che, almeno a parole, il partito veltroniano vuole garantire alle nuove generazioni. E il tema appassiona Letta, che a 32 anni fu il ministro più giovane nella storia repubblicana e oggi, a 42, è al centro della trattativa con Air France su Alitalia (e infatti, mentre parla, gli passano i bigliettini con le novità romane sul caso). "I giovani - riflette - non sono più il motore del Paese. Per il governo Veltroni questo sarà il tema centrale". Poi enumera le proposte del Pd sull'argomento: "Un forte progetto casa che faciliti l'addio al tetto familiare. Il sostegno al lavoro stabile, per renderlo più vantaggioso rispetto a quello precario". Determinando tra l'altro anche benefici per le imprese, con un alleggerimento del peso fiscale. Infine, "delle serie politiche familiari che superino uno scandalo tutto italiano: nell'Europa dei 15, siamo il Paese col più basso tasso di occupazione femminile". L'APPELLO Cose che si faranno se vincerà il Pd, e Letta chiede la spinta finale alla sua Sardegna. Sua perché, ricorda, "sono di Pisa ma di origine sono un sussinco di scoglio ": sorsese costiero, come dicono a Sassari per marchiare quelli di Porto Torres. "Purtroppo - conclude - voto in Toscana, dove vinciamo di sicuro, e sono candidato in Lombardia, dov'è forte il Pdl". Per dare un voto davvero utile, se potesse, verrebbe a deporlo in un'urna sarda.

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Berlusconi: ecco il mio piano per l'Isola (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 103 Berlusconi: ecco il mio piano per l'Isola "Strade, turismo e lotta alla disoccupazione". Attacco a Soru --> "Strade, turismo e lotta alla disoccupazione". Attacco a Soru "Quello lì", e con il braccio indica verso la sua sinistra, "sarà un po' incacchiato". La provocazione di andare sotto casa del "nemico Soru" è condita dalla solita barzelletta sul governatore e sulla sua "certezza di credersi un monarca, spiegategli voi cosa è la democrazia". Silvio Berlusconi, da Alghero a Cagliari, indossa l'elmetto e - metaforicamente - anche il costume sardo: "Questa è la mia terra d'adozione, la Sardegna ha un vero amico". Senza risparmiarsi di fronte a un pubblico di sostenitori che passa dai tre, forse quattromila della piazza Civica di Alghero ai diecimila sotto la basilica di Bonaria. Di ottimo umore, il leader del Pdl, ma fisicamente provato dalla corsa verso il voto di sabato e domenica. La voce è più bassa, i toni soffusi, solo a tratti riemerge la vena dell'intrattenitore. Questa volta si gigioneggia meno - dicono nel suo staff - e si pensa alle cose da fare. "Per l'Italia, per il nostro Paese, per la Sardegna", urla ai cagliaritani, prima di puntare verso l'aeroporto e tornare a casa, mentre le bandiere sventolano e il refrain di Meno male che Silvio c'è... ti insegue anche se scappi. Tutta colpa di Mauro Pili - il più citato, ieri, col Cavaliere che se l'è coccolato anche in aereo, fra Fertilia ed Elmas - se questa canzone è il nuovo, martellante inno del Pdl: l'avevano composta per lui un gruppo di ragazze di Olbia, un paio d'anni fa, e Pili generosamente l'ha offerta al suo leader. Cambiate alcune parole, e passati dal Meno male che Mauro c'è all'inno per Silvio, il motivetto è stato sdoganato per il pubblico di fede Pdl. GLI AFFONDI Se i temi sardi sono stati al centro del suo passaggio nell'Isola, l'ex presidente del Consiglio ha cercato di graffiare su alleati, schede, programma, previsioni, voto utile, perfino sui confronti televisivi, l'Alitalia e la sua salute: "Qualcuno mi vuole sfidare a braccio di ferro?". Ad Alghero, dove era arrivato domenica alle 22.30 da Catania sbarcando dal Boeing "di linea", gioiello della flotta, ieri mattina manda il primo assist ai giornalisti delle agenzie quando punta su Umberto Bossi: "I fucili? Un modo di dire. Ha avuto quello che avuto, queste frasi però poteva risparmiarsele". Le reazioni dure della Lega sulla salute del senatur gli fanno correggere il tiro ed evitare lo strappo: "Con Bossi ho un rapporto speciale". Se è stato "Casini ad andarsene" e gran parte "dei dirigenti Udc stanno passando dalla nostra parte", il dente duole sul nervo delle schede: "Si dovrebbero urgentemente ristampare, con tutte le tipografie che abbiamo in Italia... ed è stato proprio Franceschini del Pd a telefonarci, preoccupatissimo. La sinistra non sa governare, questo è evidente". Il futuro, vicinissimo: "Non posso rivelare i dati di cui sono in possesso, ma sono tranquillo". Si sente pronto per varcare per la terza volta il grande portale di Palazzo Chigi, nella volata ci tiene a battere un tasto che non piace a Casini e agli altri partiti piccoli: "Qualsiasi voto a una forza politica minore di centrodestra è perso, inutile, sarebbe una scelta pericolosa per il successo del Pdl". Lo dice ad Alghero - tappa scelta grazie al successo schiacciante di Marco Tedde alle ultime amministrative - e lo ribadisce a Cagliari, scandendo le parole. L'Alitalia? Ripete: "Deve restare italiana e soprattutto, mi sento di prometterlo, tornerà in utile". Poi un fugace accenno al sorteggio per la partecipazione a Matrix di venerdì e al contemporaneo Porta a Porta : "Non è vero che parlerò per primo, ci sarà un'estrazione. Come alla Rai". Sui rifiuti della Campania, a Cagliari il Cavaliere assume un tono basso, teatrale, e ribadisce: "Il governo resterà a Napoli fino a quando non sarà risolta la questione dell'immondezza". I punti fermi del programma non cambiano: l'Ici sulla prima casa che scompare, detassazione su premi e straordinari nelle imprese, meno tasse sulla famiglia, con i libri scolastici gratuiti per i nuclei familiari in difficoltà, l'Iva si pagherà all'incasso delle fatture. E poi il "piano Berlusconi" per la prima casa, una colossale operazione con 100 "new towns", nuove città con abitazioni a basso costo per le coppie giovani. LA SARDEGNA Si accende, il candidato premier del Popolo della libertà, quando mette a fuoco i suoi progetti sull'Isola. "Col prossimo governo, tornerà un amico della Sardegna, quello che fino a oggi non avete avuto". Ad Alghero, prima di pranzo, Berlusconi si è concesso una lunga passeggiata a piedi nel lungomare, fermandosi con una scolaresca di ragazzine e con un venditore di acqua curativa: "Me ne spedisca un bel po' di confezioni alla Certosa". Alghero gli piace, il sindaco gongola, ma la tabella di marcia si deve rispettare. Il leader del Pdl, prima di pranzare al Carlos V con i candidati e i collaboratori, snocciola uno per uno i punti del programma sardo del Pdl in una veloce conferenza stampa nell'hotel dove ha pernottato (Las Tronas): "Sposo in pieno il progetto di Mauro Pili", dice, attaccando il presidente Soru: "Votare Veltroni è come votare per Soru, uno che ha messo in ginocchio la Sardegna con il suo furore ambientalista". Il piano per l'Isola: "Gli accordi che questa Giunta ha chiuso col governo Prodi hanno portato solo depressione. Il nostro piano prevede quattro direzioni di intervento: le infrastrutture, la continuità territoriale anche per le merci, l'alleggerimento della pressione fiscale, un costo migliore e controllato dell'energia e la valorizzazione delle risorse ambientali". La Giunta di Soru "non riconosce l'importanza del turismo culturale, invernale e congressuale che sceglie il sud della Spagna". Poi Berlusconi elenca a braccio i cantieri da aprire in Sardegna, con relativi chilometri da completare: "Ne mancano dieci del raccordo tra Alghero e l'aeroporto, i cantieri sulla 131 e sulla 125 vanno ripresi subito, occorre dare ai sardi del centro i collegamenti necessari con la costa, con la Olbia-Sassari, la Oristano-Tortolì e la Sulcitana. Riapriremo i cantieri bloccati da Prodi e dai suoi anche in Sardegna". PILI E SORU Il feeling con Pili è più saldo che mai, se i progetti nati con l'abbinata governo Berlusconi-giunta Pili sono stati al centro delle considerazioni elettorali di ieri del Cavaliere. Una re-investitura in chiave regionale? Fra i sussurri raccolti nell'entourage del capo del Pdl, anche l'ipotesi di un importante incarico di governo - in caso di successo nello spoglio di lunedì sera - per l'ex presidente della Regione, candidato alla Camera. Se negli ultimi dodici mesi è stato quasi sempre Renato Soru il bersaglio della campagna di opposizione di Pili, ieri Berlusconi non si è discostato da quella linea: "Si presentava ogni tanto in Consiglio dei ministri già arrabbiato", ha detto, "pensavo che Soru fosse un po' svitato". Duello anche sui programmi: "Ne manderemo avanti uno completamente opposto al suo: liberiamoci di Prodi e diamo un avviso di sfratto a Soru". Il confronto: "Non stabiliamo veti, non recintiamo parchi", ha detto ad Alghero e Cagliari, "si dovranno mettere regole di buonsenso perché le nostre coste siano abbellite, una commissione di architetti sardi giudicherà quali opere dovranno essere le più adatte per dare all'Isola un'immagine migliore". L'obiettivo: "Bisogna restituire alla Sardegna la mentalità turistica, questo è il Paradiso d'Europa". Turismo e lavoro: "Da qui parte la lotta alla disoccupazione, sarà il turismo a restituire speranze a chi non lavora. E a una terra che è stata messa in ginocchio". Oggi a Savona e Vicenza, domani Silvio Berlusconi sarà a Pescara e a Roma, il Colosseo alle spalle. ENRICO PILIA.

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Alitalia, prendere o lasciare Il governo chiama i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008)
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Economia Pagina 213 Ieri il Cda di Air France. Dipendenti in sciopero della fame Alitalia, prendere o lasciare Il governo chiama i sindacati Ieri il Cda di Air France. Dipendenti in sciopero della fame --> Il Cda di Air France non cambia il piano: decida l'Italia. Giovedì vertice governo-sindacati. Berlusconi: la cordata italiana c'è. Air France non cambia idea sulla vicenda Alitalia ma allo stesso tempo rilancia la palla in campo avversario : c'è un unico piano, ora la decisione - è la posizione del Cda, presieduta da Jean Cyril Spinetta - spetta all'azienda e ai sindacati. Poco forse, ma quanto basta al governo per decidere che uno spiraglio c'è: scatta così la convocazione dei sindacati per giovedì. "Come governo", spiega il ministro Pierluigi Bersani, "stiamo lavorando per vedere se la rottura con i francesi non è definitiva". Anche se chiudere la partita prima delle elezioni assomiglia sempre di più a una missione impossibile. Per i sindacati, "la via maestra" è la ripresa delle trattative, ma occorre un intervento del governo. IL TENTATIVO E Palazzo Chigi apre le porte alle organizzazioni sindacali, così come richiesto con una certa insistenza proprio in seguito alla rottura che si è consumata con i francesi la scorsa settimana. D'altro canto, l'obiettivo del governo resta sempre lo stesso, perché identica resta la convinzione: arrivare a un'intesa con i francesi per evitare il fallimento della compagnia di bandiera. CORDATA ITALIANA Altrettanto chiara però la posizione di Silvio Berlusconi: a queste condizioni, dice, con Air France non si può e non si deve trattare. Il Cavaliere è pronto a giurare che la cordata italiana spunterà: "Mi hanno telefonato in moltissimi", dice. "I contatti", aggiunge, "li sta tenendo Sinergetica di Bruno Ermolli. Non ci saranno difficoltà a mettere insieme una compagine italiana", assicura, "che chiederà 3 o 4 settimane per conoscere i conti di Alitalia e poi presenterà un'offerta impegnativa". Perché ciò possa accadere, però, prima deve saltare definitivamente la trattativa con Air France, sottolineano molti esponenti del Pdl. "Basta perdere ancora tempo, la vicenda Alitalia va risolta ora", rilancia Maurizio Lupi, responsabile infrastrutture di FI. "Il governo deve respingere la proposta indecente confermata ancora oggi da Air France ed è indispensabile porre le condizioni per aprire ad una cordata di imprenditori italiani". L'APERTURA Ma, replica il presidente del Senato ed ex sindacalista Franco Marini, l'ultima mossa di Air France non va interpretata come "un rifiuto del dialogo. Fra le righe", dice, "io leggo una riconferma sostanziale delle loro posizioni". Ed è così che sembra leggerla il governo. Da qui la scelta, presa velocemente subito dopo aver appreso l'esito del Cda di Air France, di convocare le organizzazioni dei lavoratori. Ieri, peraltro, circa duecento dipendenti della compagnia hanno fatto uno sciopero della fame per sollecitare i sindacati a fare un passo indietro e riaprire così la trattativa. IL TAVOLO I dettagli della riunione sono ancora da mettere a fuoco: ci sarà il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta (che da giorni gestisce il dossier) e i ministri competenti (Economia e Trasporti), mentre non è ancora certa quella del presidente Romano Prodi. Il premier infatti si occupa della vicenda, come dimostra la riunione avuta ieri mattina con il neo presidente della compagnia Aristide Police, ma a gestire la partita in prima persona è appunto Letta. Dall'altro lato del tavolo i segretari confederali. Ciò che sembra a tutti evidente è però che riuscire a suggellare l'intesa prima delle elezioni equivarrebbe a un miracolo.

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Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)

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Stampa alitalia Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" I francesi mantengono la linea dura e da Parigi rilanciano la palla nella metà campo italiana. Il cda di Air France-Klm "ha preso atto, compreso e approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia. E adesso spetta alla compagnia della Magliana, ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire "come vedono il futuro della loro azienda". In un comunicato diramato al termine della riunione del board, durante il quale il presidente Jean-Cyril Spinetta ha illustrato ai consiglieri la situazione, la compagnia franco-olandese sottolinea "che il progetto trasmesso il 14 marzo e emendato nelle riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile è il solo a permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". I sindacati hanno dichiarato la loro disponibilità a riprendere le trattativa. Ma dicono "no" a soluzioni a senso unico. In altre parole, secondo le organizzazioni dei lavoratori, è necessario sedersi di nuovo intorno al tavolo e rivedere le linee del piano di rilancio di Alitalia. Ma si tratta di una condizione che al momento appare difficile, visto che per Air France l'unico progetto è quello presentato nell'ultima riunione e che contiene già diverse aperture su esuberi e ridimensionamento della flotta. Si fa strada, quindi, l'ipotesi di un rinvio a dopo le elezioni per discutere l'operazione una volta chiarito chi sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Oggi si riunirà il cda di Alitalia, presieduto dal nuovo presidente Aristide Police che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Romano Prodi e i ministri dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e dei Trasporti Alessandro Bianchi. Il governo ha convocato i sindacati per giovedì con l'obiettivo di convincerli ad ammorbidire la loro posizione. D'altronde Air France ha cercato di rendere più digeribile l'offerta: l'ultima versione del piano anticipa al 2009, in caso di pareggio operativo di Alitalia, l'ingresso nella flotta di due B777, riassorbendo così parte degli esuberi tra i piloti. Non solo: Spinetta si è dichiarato disponibile ad anticipare l'avvio della sostituzione degli MD80 con gli A321, ad assumere 180 giovani piloti in Air France-Klm e a verificare, con un ente terzo, nel settembre del 2009 la redditività del settore Cargo. Infine l'ultima apertura su Az Servizi, con un maggior numero di dipendenti compresi nel perimetro di vendita. Ma i sindacati hanno già respinto la proposta francese. E hanno presentato una proposta alternativa, "non accettabile" secondo Spinetta, che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.

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L'Alitalia è un puzzle Sono un dipendente di Alitalia e vorrei denunciare un fat (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

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To sconcertante. Sono tra i tanti che hanno presidiato il piazzale della compagnia ogni volta che si è riunito il tavolo della trattativa con Jean-Cyril Spinetta, i vertici dell'azienda e i sindacati. Trovo sconcertante e sconfortante che il vostro giornale, da sempre attento alle questioni sociali come l'occupazione, non dia una seppur minima voce ai sindacati che forse stanno facendo per la prima volta il loro lavoro: difendere l'occupazione. Non avete mai perso occasione di pubblicare, giustamente, le dichiarazioni delle istituzioni che per voce di Padoa-Schioppa accusano le organizzazioni sindacali di aver fatto saltare il negoziato. Le vostre illustri penne hanno immediatamente ravvisato l'"irresponsabilità" dei sindacati che con il loro "massimalismo" si sono arroccati su un'anacronistica difesa dell'occupazione. Vi siete scapicollati per accendere i riflettori su quei quattro dirigenti e piloti che cercano di conservare con le unghie il loro pezzettino di potere acquisito. Avete altresì riportato le dichiarazioni inutili di politici altrettanto inutili per il dovere di dar voce a chiunque in campagna elettorale e non avete sentito la minima necessità di pubblicare le dichiarazioni e i comunicati rilasciati a fiumi in questi momenti dai sindacati che parlano di come le istituzioni abbiano abdicato dal ruolo di reali mediatori nell'interesse sociale ed economico del paese. Sappiate che tra i lavoratori Alitalia è manifesta tale vostra "disattenzione" e non viene interpretata come casuale. Ritengo di non potermi più permettere di leggere il vostro giornale, cosa che peraltro ho fatto da sempre. CARLO DEL CASTELLO, ALITALIA SERVIZI Un giornale ha sempre molte colpe. Se non altro perché ha la presunzione di voler ogni giorno fornire il significato del mondo in poche pagine. Ma il suo particolare rimprovero mi sembra ingeneroso: non è vero che non abbiamo dato voce ai sindacati. Tuttavia la sua è la giusta e sentita testimonianza di uno delle migliaia di dipendenti Alitalia preso al centro di una vicenda che è più grande della stessa azienda. Il campo dentro cui si gioca la partita del futuro della nostra compagnia di bandiera è estremamente frazionato, oltre che incerto: chi sta con chi? Lei mi dice che non abbiamo prestato voce al sindacato: ma di quale delle varie sigle lei parla, visto che quasi ognuna di queste sigle ha cambiato posizioni nel corso della vicenda? Lei poi solleva la questioni piloti, che esiste (e fa bene a segnalarla) ma che rappresenta bene anche quanto diversificate siano le condizioni dei dipendenti Alitalia... Dunque, continui a leggerci, e a scriverci anche se di malumore, perché Lei è il primo a sapere come difficile sia rappresentare tutto questo.

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Bruno Tabacci oggi a Sanremo unica tappa pre-elettorale in Liguria (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

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INCONTROLEADER DELLA ROSA BIANCA E CAPOLISTA UDC IN LOMBARDIA Bruno Tabacci oggi a Sanremo unica tappa pre-elettorale in Liguria Bruno Tabacci, leader della Rosa Bianca e capolista dell'Udc in Lombardia, oggi alle 11 terrà una conferenza stampa a Sanremo per illustrare il programma elettorale e per fare il punto sulla situazione in Liguria e, in particolare, in provincia di Imperia dopo le "fughe" di numerosi esponenti del partito. Tabacci incontrerà giornalisti a Villa Zirio. Poi avrà un confronto con il segretario provinciale Ninetto Sindoni e i vertici locali del partito. Fra i temi in discussione non potrà mancare il caso-Alitalia e la cordata "tutta italiana" proposta da Berlusconi. "E' la conferma - aveva detto il leader della Rosa Bianca in un'intervista - che quando diamo il meglio di noi siamo simili a un paese sudamericano".\.

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L'ultima cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)

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Quello che è accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (3 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto "veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità - data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano - della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita), invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato. Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi, ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali, scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 311 ) " (13 votes, average: 4.38 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 In memoria di Papa Wojtyla Domani, 2 aprile, ricorre il terzo anniversario della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II. La causa di beatificazione procede, il postulatore, monsignor Slawomir Oder, ha consegnato la bozza della Positio al relatore della Congregazione delle cause dei santi. Voglio ricordare questo grande Papa, che viveva totalmente immerso in Dio e ha insegnato alla nostra generazione come la fermezza su ciò che è essenziale della fede si possa coniugare con una straordinaria apertura verso tutti. E' stato un evangelizzatore e un uomo di pace. Il suo successore Benedetto XVI, che lo ha commemorato domenica scorsa prima del Regina Coeli e che celebrerà la messa in suo suffragio, gli è stato accanto nel delicato compito di "custode della fede" più a lungo di qualsiasi altro responsabile di dicastero. Aggiungo il testo dell'intervista con monsinor Fisichella su Papa Wojtyla che ho pubblicato oggi sul Giornale. Aggiungo inoltre il pezzo con alcuni ricordi a partire dalle straordinarie parole pronunciate da Benedetto XVI ieri 2 aprile in piazza San Pietro. Scritto in Varie Commenti ( 259 ) " (26 votes, average: 4.54 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Fisichella va al Sant'Uffizio, e per la successione di Ruini. Cambio della guardia in vista nelle congregazioni romane: l'arcivescovo salesiano Angelo Amato, 70 anni il prossimo giugno, attuale Segretario della Congregazione per la dottrina della fede, dovrebbe lasciare il Sant'Uffizio. Sembrava destinato alla Congregazione del culto divino, ma l'ipotesi, della quale avevo parlato su una precedente versione di questo post, sembra al momento rientrata e si riparla per lui della possibilità di andare alla guida della Congregazione dei santi o di quella dell'Educazione cattolica (nel primo caso, verrebbero accettate le dimissioni dell'attuale Prefetto, Saraiva Martins, nel secondo caso, verrebbe trasferito ad altro incarico il cardinale Grocolewski). Sembra invece deciso che a sostituire Amato all'ex Sant'Uffizio sarà monsignor Rino Fisichella, stimato rettore dell'università Lateranense. Si parla anche della possibilità di richiamare a Roma il cardinale di Firenze Ennio Antonelli e forse il primate di Spagna Canizares. I "movimenti" dovrebbero iniziare a giugno, quando il cardinale Ruini lascerà l'incarico di Vicario del Papa: al suo posto dovrebbe arrivare l'attuale Prefetto della Segnatura, il cardinale Vallini. Scritto in Varie Commenti ( 201 ) " (20 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 Ancora sul battesimo di Allam e sui dubbi Ho letto con attenzione tutti i vostri commenti al post precedente. Il novanta per cento di voi non ha condiviso il mio dubbio. Devo dire che io, invece, dopo aver letto la lettera con la quale Magdi Cristiano Allam ha raccontato la sua conversione (non la conoscevo ancora quando, la mattina di Pasqua, ho scritto quel post), ho visto approfondirsi e acuirsi il mio dubbio. Mi è sembrato fuori luogo il fatto che a poche ore dal battesimo ricevuto - dono di grazia - Allam abbia pubblicato una sorta di manifesto antimusulmano dicendo che "la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento" e affermando che il battesimo lo ha liberato "dall'oscurantismo di un'ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all'omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia". Non risulta infatti che Magdi Allam sia mai stato così succubo di questa religione "oscurantista". E' stato, invece, oggetto di gravi minacce (e per questo vive sotto scorta). Sono in grado dunque di specificare meglio il mio dubbio e le mie perplessità: mi rallegro - ovviamente - per l'approdo a cui il giornalista è giunto dopo un cammino interiore e degli incontri significativi. Non discuto in alcun modo la scelta di celebrare il battesimo in San Pietro. Discuto, invece, il significato altamente simbolico e anti-islamico che Allam ha voluto dare fornendo la mattina di Pasqua l'interpretazione del gesto del Papa. Interpretazione battagliera, che non mi risulta poi così condivisa Oltretevere. Vorrei ricordare, perché è importante farlo, che dopo il discorso di Ratisbona 138 intellettuali musulmani hanno scritto al Papa e si sono gettate le basi per un dialogo. Magdi Allam, in un articolo intitolato "La doppiezza del terrore", aveva rivolto critiche durissime ai 138, bollando tra l'altro come ingenue le reazioni di Giuliano Ferrara (che non mi pare un imbelle e irenico "cattolico adulto", di quelli che aborriscono alcuni visitatori di questo blog) e dei cardinali Angelo Scola (patriarca di Venezia) e Jean Luis Tauran (Presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso). Magdi Allam afferma che non esiste un islam moderato, che l'islam quando dialoga in realtà dissimula, che l'islam è geneticamente violento. Magdi Allam ha bollato come complici dei terroristi anche certi cristiani che cercano il dialogo. Ha sostenuto fino in fondo la guerra anglo-americana contro l'Irak, osteggiata da Giovanni Paolo II e realisticamente descritta come catastrofica da Benedetto XVI pochi giorni fa. Ecco, vorrei dire agli amici del blog - sperando di annoverarli ancora come tali dopo questo mio post - che il battesimo di Allam è una notizia bella e commovente. Ma che l'interpretazione un po' bellica che lui stesso ne ha fornito, accusando la Chiesa di essere stata troppo prudente, no. Non credo proprio che battezzandolo in San Pietro il Papa e la Santa Sede abbiano voluto far propri contenuti e toni degli articoli del vicedirettore del Corriere della Sera, come invece traspare da molti dei vostri entusiasti commenti. Mi permetto di citare una frase di Giovanni Paolo II (24 gennaio 2003) riferita proprio alla responsabilità dei mass media: "Mettere l'uno contro l'altro in nome della religione è un errore particolarmente grave contro la verità e la giustizia, come lo è un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle diverse convinzioni religiose, poiché esse appartengono alla sfera più profonda della dignità e della libertà della persona umana". L'atteggiamento dei cristiani verso l'islam è quello sancito dal Concilio Vaticano II e ribadito più volte da Papa Benedetto XVI, che il 25 settembre 2006 ha detto: "In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia, riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto e rispetta le differenze". Non mi nascondo (e ne ho scritto moltissime volte) i gravi problemi del fondamentalismo islamico, delle leggi liberticide che non rispettano la dignità delle persone e il loro diritto a cambiar religione, di tradizioni che umiliano le donne, etc. etc. Credo però che le semplificazioni non servano a fare chiarezza. E credo che affermare che tutto l'islam è intrinsecamente violento e che il dialogo da parte dei musulmani è dissimulazione, semplicemente non sia vero. Aggiungo le parole pronunciate poco fa dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, in riferimento al battesimo di Magdi Allam: "Accogliere nella Chiesa un nuovo credente non significa evidentemente sposarne tutte le idee e le posizioni. Magdi Allam ha il diritto ad esprimere le proprie idee, che rimangono idee personali, senza evidentemente diventarei in alcun modo espressione ufficiale delle posizioni del Papa o della Santa Sede". Scritto in Varie Commenti ( 226 ) " (22 votes, average: 3.73 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 23Mar 08 Un abbraccio a Magdi Allam e un dubbio La notte di Pasqua il vicedirettore del "Corriere della Sera" Magdi Allam ha ricevuto il battesimo da Benedetto XVI divenendo cristiano. Ha scelto proprio Cristiano come nome di battesimo. A lui, costretto a vivere sotto scorta, va un abbraccio fraterno e l'augurio di Buona Pasqua. Vengo al dubbio: viste le posizioni molto forti (e molto contestate) prese da Magdi Allam contro il fondamentalismo e le sue infiltrazioni in Occidente, mi chiedo se fosse davvero opportuno che il battesimo avvenisse in San Pietro con il Pontefice come celebrante. Già il fatto che Allam si sia convertito ha un alto valore simbolico, data la storia del suo protagonista. La celebrazione del Papa nella veglia di Pasqua amplifica enormemente questo simbolismo, la cui portata sarebbe stata ridotta se Allam avesse ricevuto il battesimo nella sua parrocchia, senza le telecamere. Stamattina ho parlato di questo con un amico che occupa un posto di responsabilità in Vaticano di questo mio dubbio: mi ha assicurato che - ovviamente - la portata del gesto era stata tenuta ben presente al momento della decisione. Mi fido dunque della saggezza di chi governa la Chiesa, della decisione del Papa e dei suoi collaboratori. Scritto in Varie Commenti ( 200 ) " (24 votes, average: 3.79 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 22Mar 08 Buona Pasqua ai naviganti Cari amici, vi scrivo da Roma solo per augurare a tutti Buona Pasqua di resurrezione. L'evento misterioso avvenuto in questa notte è il Big Bang che sta all'origine del cristianesimo: un gruppetto di persone sconsolate, afflitte, impaurite dopo aver visto il loro Maestro morire ammazzato sul peggiore dei supplizi, la croce, improvvisamente e inspiegabilmente diventano instancabili annunciatori della sua resurrezione e affermano di averlo visto vivo. Raccontano di aver mangiato e bevuto con lui. La fede cristiana sta o cade interamente sulla storicità dell'evento accaduto in questa notte. Non si poggia su un'idea (per quanto bella e rivoluzionaria), né su una filosofia, né su norme morali (per quanto buone e utili), né su un sentimento religioso (per quanto naturale): si fonda su un avvenimento storico, accaduto in un determinato momento del tempo. Da duemila anni - e anche oggi, purtroppo persino certa teologia - si cerca di svuotare la portata di questo evento e la sua storicità. Auguro a me stesso e a tutti voi la semplicità dello sguardo di fede di Giovanni, che entrato subito dopo Pietro nel sepolcro, "vide e credette". Buona Pasqua. Scritto in Varie Commenti ( 38 ) " (19 votes, average: 4.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Il professore di Padova e la Sindone Sul Giornale di oggi pubblico un'intervista con il prof. Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche all'università di Padova, che sta per pubblicare (uscirà a giorni) un poderoso volume di 608 pagine sulla Sindone e sulle ricerche scientifiche più avanzate che la riguardano. Il professore prova che la datazione al radiocarbonio è stata falsata da contaminazioni esterne (e per far quadrare un certo risultato è stato cambiato un numero): rifacendo i calcoli si scopre che l'età medioevale ha un'attendibilità pari all'1,2 per cento, cioè praticamente nulla! Inoltre, il professore ha studiato e sta studiando la formazione della misteriosa immagine. L'unica conclusione è che si sia creata per irradiazione, come in un lampo di luce. Vi invito a leggere l'intervista e soprattutto il libro. Scritto in Varie Commenti ( 164 ) " (20 votes, average: 4.25 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 18Mar 08 L'inascoltato grido del Papa sull'Irak, le polemiche sul Tibet Domenica scorsa, al termine della liturgia delle Palme, Benedetto XVI ha pronunciato un appello vibrante per l'Irak, con parole che suonano come un giudizio chiarissimo su ciò che in quel Paese è accaduto in questi anni e sugli effetti devastanti di una guerra che la Santa Sede ha fatto di tutto per evitare. Questo è l'articolo che ho scritto e che lo riporta integralmente. In particolare, vi segnalo la frase: "Elevo un appello al popolo iracheno, che da cinque anni porta le conseguenze di una guerra che ha provocato lo scompaginamento della sua vita civile e sociale: amato popolo iracheno, solleva la tua testa e sii tu stesso, in primo luogo, ricostruttore della tua vita nazionale!". Leggo in queste parole, tra l'altro, la piena continuità tra i pontificati di Papa Wojtyla e Papa Ratzinger. Purtroppo, nelle ultime ore, non è stata la lucidità e la chiarezza di questo appello ad avere spazio sui media, ma il fatto che domenica il Papa non abbia accennato alla situazione del Tibet. Trovo strano che chi accusa la Chiesa di ingerenza e critica ogni appello papale, poi faccia le pulci ai messaggi del Pontefice se non contengono cià che qualcuno si aspettava. La Santa Sede domenica scorsa non aveva informazioni dirette e precise su ciò che stava avvenendo in Tibet e sono convinto che un accenno Benedetto XVI lo farà nei prossimi giorni, magari nel messaggio pasquale Urbi et Orbi. A questo propovito vi segnalo l'intervista che ho fatto a padre Bernardo Cervellera. Scritto in Varie Commenti ( 141 ) " (21 votes, average: 4.24 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 16Mar 08 Violenze e minacce, dobbiamo vigilare Due notizie. La prima riguarda un episodio avvenuto ieri, nella prima tappa della due giorni veneta di Giuliano Ferrara per la campagna elettorale. Come sapere, il direttore del Foglio ha presentato una lista per una moratoria sull'aborto. A Conegliano è accaduta una cosa incredibile: non solo violenze verbali dei "democratici" dei centri sociali, ma si è pasatti anche alle mani. Il giornalista Francesco Agnoli è stato aggredito con due pugni e si è visto strappare tutti i libri e volantini che aveva con sè; alla candidata Maria Luisa Tezza ed a un simpatizzante hanno conficcato in bocca prezzemolo e tirato addossa uova e vernice rossa. Lo stesso trattamento l'ha ricevuto qualche comune cittadino che era lì solo per ascoltare. Alle proteste di Agnoli contro il questore, si è sentito rispondere: "Questi sono gli ordini. Dobbiamo solo contenere, perchè se reagiamo scoppia il finimondo". Oggi Ferrara è a Padova. Speriamo bene. La seconda notizia riguarda Pacifico Gammella, frequentatore da un paio di mesi di questo blog. Spesso e volentieri le sue riflessioni e i suoi commenti hanno provocato accesissimi dibattiti. Bene, Gammella e la sua famiglia hanno ricevuto minacce. Mi ha chiesto di cancellare dal blog ogni suo commento. Nessuno deve essere minacciato, nessuno aggredito, per aver espresso le proprie opinioni. Esprimo tutta la mia (e credo anche la vostra) solidarietà, agli aggrediti di Conegliano e a Gammella. Aggiungo oggi (Venerdì Santo) che ho letto la denuncia di Gammella ai carabinieri: è stato minacciato a mano armata e gli è stato detto di non scrivere più sui vari siti Internet. Per questo mi ha chiesto di cancellare i suoi post. Lo farò subito. Scritto in Varie Commenti ( 243 ) " (92 votes, average: 4.82 out of 5) Loading ... Il Blog di Andrea Tornielli © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono Andrea Tornielli, il vaticanista del Giornale, classe 1964, laurea in storia della lingua greca. Sono sposato e ho tre figli. Vivo tra Roma e Milano Tutti gli articoli di Andrea Tornielli su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (161) Ultime discussioni Luisa: Raffaele, potrebbe spiegarmi come la bestemmia di quell'"opera" può trasformarsi in preghiera ?... Cosimo De Matteis: AVE MARIA Chiedo sinceramente ed umilmente a tutti di dirmi se il seguente episodio citato in... aldo: Don Farinella è stato incardinato nella Diocesi di Genova dal Card. Giuseppe Siri, bisognerebbe conoscerne i... aldo: Il Cardinale di Vienna assieme al Card. Ruini ha presieduto proprio in questi giorni il primo Congresso... Physikelly: [Altra valorizzazione del medesimo momento positivo: http://thenewliturgicalmove... 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Berlusconi: "I fucili di Bossi? Sta male" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 08-04-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]UGO MAGRI ROMA Per sminuire le sparate di Bossi, che minaccia di "imbracciare il fucile contro le carogne romane", Berlusconi gli dà del malato di mente. Esorta a lasciarlo perdere perché "le condizioni di salute sono quelle che sono". Non è lucido. "Ha avuto quel che ha avuto, e si esprime per slogan...". Va compatito. Poi smentisce di averlo detto dopo che Veltroni, fulmineo, gli fa notare: "E' la giustificazione umanamente peggiore". Il Senatùr più di tanto non se la prende, "chi dice che non stai bene ti allunga la vita", ridacchia. Solo il fido Speroni reagisce offeso ("Dichiarazioni inopportune, Bossi è in ottima salute"). C'è stato un vortice di telefonate, Berlusconi con Calderoli, Bonaiuti con mezza Lega. Parola d'ordine è sdrammatizzare. "Tutto s'è chiarito in un attimo", garantisce il Portavoce. Mancano pochi giorni al voto, per litigare sarebbe il momento peggiore. Semmai ci sarà tempo dopo, specie in caso di vittoria. Bossi da tempo va dicendo che sarebbe pronto a fare il ministro delle Riforme. Non per scaldare la poltrona, ma perché "ho moltissime idee che sarebbe bene realizzare". Una su tutte: il federalismo fiscale "da portare a casa prima dell'estate". L'idea di averlo ministro non entusiasma però il Cavaliere. Smentisce di averne discusso con Tremonti, Calderoli o chicchessia: "A me non ha mai chiesto niente nessuno". Prima vuole pensarci, capire bene. Le riforme saranno lo snodo della prossima legislatura, il crocevia obbligato. Bossi con la spingarda al semaforo potrebbe creare ingorghi. E poi, se vuol fare il ministro deve moderare i termini. Specie quando parla di Roma e dei romani. Da una parte Berlusconi giustifica l'alleato ("Per lui imbracciare i fucili vuol dire fare una battaglia forte"), dall'altra storce la bocca ("Questa frase poteva risparmiarsela"). Bossi alza le spalle, "quando parlo di canaglia romana parlo del Palazzo che tiene schiavi gli stessi abitanti di Roma", e poi "fare il ministro è il mio ultimo pensiero, se me lo chiedono lo faccio", è a loro che conviene tenermi buono. Altro che fuori-di-testa: "Sto benissimo". Tutti i matti lo dicono, ma nel suo caso c'è del metodo: "Il richiamo ai fucili era solo per attirare l'attenzione della gente. Ora gli italiani sanno che sulle schede è molto facile sbagliare...". Va al Tg3, getta acqua sul fuoco. Caso chiuso? C'è da scommettere, lo rifarà. Lega e Pdl sono apparentati sulla scheda, ma si contendono i voti. Ogni volta che Bossi alza i toni, ne ruba qualcuno al socio di Arcore. I sondaggi non si dicono ma si fanno, e l'aria nel centro-destra è di un Carroccio da corsa, mai così rampante. Guarda caso, l'intera campagna elettorale è stata punteggiata da battute e battutine di Bossi sul conto di Berlusconi. Il caro Umberto non gliene passa una. La gag sulla precaria che dovrebbe sposare un Piersilvio: "Non si scherza su queste cose". L'apertura al voto degli immigrati: "E' troppo, è troppo... In certi momenti fa davvero arrabbiare". Il no di Berlusconi al duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io ci andrei. E' contrario perché un po' di stupidaggini le ha dette, e in televisione verrebbero moltiplicate, sono cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista". Uno stillicidio di "distinguo", da far rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che conviene, pure lui evoca "i fucili siciliani", però "caricati a salve". Berlusconi non si scompone. Finge di ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio ovunque si adegua, se va a Piacenza vuol piacere, se va a Lodi vuol lodare, se va a Bari vuol barare, se va a Chiavari...". Si augura che, chiuse le urne, Bossi si plachi. Fa gli scongiuri: "Mai nessuno è stato così leale nei 5 anni di governo". E comunque, il problema si porrà dopo il 14 aprile. Per ora, l'unica cosa che conta è fare bottino.

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