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IN EVIDENZA
Continuità
aziendale possibile, ma solo «a brevissimo termine». Il consiglio di
amministrazione di Alitalia ha terminato in serata, dopo circa tre ore di
riunione (il via alle 17), l'esame della situazione finanziaria della società
rilevando che «al 31 marzo le disponibilità e i crediti finanziari a breve
termine - si legge in una nota - sulla base delle prime evidenze gestionali,
risultano dell'ordine di 170 milioni di euro, che comprendono il corrispettivo
di 79 milioni di euro incassato per la cessione delle azioni Air France-Klm in
portafoglio e non tengono conto del credito verso l'erario di 69 milioni di
euro incassato il 2 aprile».
Una situazione finanziaria «che consente, unitamente alla gestione dei rapporti
con i principali fornitori che, come da prassi, viene costantemente monitorata
e facilitata, di perseguire, nel brevissimo termine, ulteriori iniziative per
ricomporre – con la dovuta tempestività - un quadro favorevole di continuità
aziendale sul quale ha interferito l'interruzione delle trattative sindacali
del 2 aprile».
Il board di Alitalia ha tuttavia ribadito che la compagnia «ha necessità di un
consistente apporto finanziario, così come, peraltro, già preventivato nel
budget del corrente esercizio e nel contratto concluso con Air France-Klm e che
solo attraverso un siffatto apporto potrebbero rinvenirsi i necessari elementi
di confidenza nella perseguibilità» del piano industriale e «la conseguente
conferma della continuità aziendale».
Il Consiglio di amministrazione «continuerà a monitorare l'evolversi della
situazione patrimoniale, economica e finanziaria parallelamente allo sviluppo
delle iniziative promosse».
ROMA - L'Alitalia ha annullato
l'incontro con le nove sigle sindacali previsto per mercoledì alle ore 11. Lo
riferiscono fonti sindacali secondo le quali è più opportuno rinviare
l'incontro a dopo il vertice con il governo previsto giovedì. Lunedì il consiglio di
amministrazione di Air France aveva approvato la rottura delle trattative per
l'acquisto di Alitalia rimettendo la decisione della ripresa dei colloqui
all'Alitalia stessa e ai sindacati.
08 aprile 2008
Gaslini,indagatoil
chirurgo ( da "Secolo XIX, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl 08/04/2008 Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo.
Oggi
si firmerà in prefettura l'accordo di programma per ferrania. è questa una
delle principali questioni industriali sul tappeto
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Per l'aeroporto guardo con preoccupazione alla vicenda Alitalia, perché Villanova è legata a Malpensa come aeroporto di scarico merci. Occore poi saper raccogliere il sovratraffico di Nizza che in estate non accoglie più charter turistici. 6) Questo è un tema che avvicina molto i programmi dei due schieramenti.
La
Ue dice sì all'uso dei telefonini in aereo
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
mentre
Alitalia boccheggia, sono state stilate una serie di regole per armonizzare
l'avvio del servizio, peraltro già annunciato o testato da alcune compagnie
nelle scorse settimane.
La prima chiamata autorizzata, effettuata su un volo commerciale, è stata fatta
infatti il 20 marzo a 30 mila piedi sulla rotta Dubai-Casablanca a bordo di un
Airbus A340-
Air
France ad Alitalia: decidete voi ( da "Secolo XIX, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati, attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi.
Air
france non cede "decidano i sindacati"
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, ora le nove sigle sono disponibili a trattare Air France non cede "Decidano i sindacati" ROMA - Air France non cede, il Cda di ieri ha infatti confermato la rottura della trattativa per l'acquisto di Alitalia: "Adesso decidano i sindacati".
Privatizzazione
alitalia ultima chance da air france - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Privatizzazione Alitalia ultima chance da Air France "La nostra offerta non cambia, adesso decidano i sindacati" "Il piano presentato e discusso in marzo è l'unico che salva la compagnia" ETTORE LIVINI MILANO - Air France lascia aperto uno spiraglio per riaprire i negoziati sul futuro di Alitalia.
Ora
i nove leader sono pronti al dialogo - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è arrivato giusto in tempo per sbloccare la privatizzazione di Alitalia. Nel cassetto del negoziato che si riaprirà dopo il voto, ci sarebbero già dei minori tagli su piloti e flotta, oltre al progetto di aggirare lo scoglio dell'uscita della manutenzione dal nuovo gruppo, con l'ingresso a sorpresa di Finmeccanica.
Bonanni:
"dopo le elezioni si può firmare con i francesi" - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: infine, che chi sta scommettendo sul fallimento dell'Alitalia "si prenderà una responsabilità grave e non solo politica". L'Air France ha confermato il suo piano e rimette nelle vostre mani, oltreché in quelle dell'azienda e dei lavoratori, il futuro dell'Alitalia. A questo punto, lei è disposto a firmare?
Hostess
e steward "votano" parigi - paolo g. brera
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per l'Alitalia, per la vita nostra e dei nostri figli": "Vogliamo un sindacato più realista e meno corporativo, e un immediato ritorno al tavolo con Air France". Morale è al quarto giorno di astensione dal cibo, ma ieri in poche ore trascorse nell'area tecnica dello scalo ha raccolto solidarietà e promesse di tanti colleghi,
Inchiesta
per aggiotaggio singapore airlines in procura
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La Procura sospetta che qualcuno abbia messo in giro queste notizie false al solo scopo di speculare sul titolo di Alitalia (puntualmente al rialzo in quei momenti). La Commissione che vigila sulla Borsa (Consob) e la Guardia di Finanza accendono un faro intanto sul nuovo valzer di voci che, da qualche giorno, danno in corsa una cordata italiana per Alitalia.
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: tempo da perdere Lidia Morani Assistente di volo Alitalia Penso che il punto di non ritorno sia molto vicino, perché i passeggeri stanno iniziando ad avere paura ad acquistare i biglietti Az, memori di quanto è successo con la Swiss Air. I sindacati hanno la missione di salvare il maggior numero di posti di lavoro possibile e difendono gli interessi delle categorie che rappresentano;
Il
ricatto - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: allucinante vicenda Alitalia. Berlusconi non si era mosso fino a quando la Lega non gli ha intimato di far fallire la vendita a Air France. Quindi si è inventato la cordata di salvataggio, col risultato di far impazzire il titolo dell'Alitalia e di allontanare (con l'aiuto dei sindacati) la compagnia francese dal tavolo della trattativa.
L'ultimatum
di Air France: prendere o lasciare
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Air France ribadisce che il piano presentato dal presidente Spinetta, "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Ma la compagnia franco-olandese non si tira fuori dalla partita. Ilgoverno ha convocato i sindacati per giovedì. Oggi il cda di Alitalia. Rossi, Masocco e Di Giovanni a pagina 11.
Par
condicio nascosta ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In terza fila il caso Alitalia, quarta posizione per la cronaca (condanna per l'assassinio di una donna incinta e blitz anti-'ndrangheta). In quinta la mucca pazza in Spagna. Chiude lo sport. Titolo: "Berlusconi: Ancelotti resta al Milan". Par condicio, no? e.n. Mediavideo.
Sono
quelli delle armature e dell'odio Veltroni: se la fanno sotto a condannare
Bossi. Poi l'appello alle persone per bene del centrodestra
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Come la cordata Alitalia: "Ogni giorno che passa si capisce meglio che era una balla", dice Veltroni, che non si scompone per l'ordine delle tribune tv a Matrix e a Porta a Porta: "Su Raidue non ero in prima serata ma ho avuto più ascolti io". A Matera racconta un aneddoto: su Internet il Pd ha venduto i chilometri del suo viaggio in pullman a 15 euro l'
Non
si gioca con la direzione generale della Consob
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ultima fase della vicenda Alitalia prima della sospensione del titolo non hanno costituito il "non plus ultra", con gli appelli lanciati alle categorie innominate della "politica" e del "politico". Dunque, la nomina del direttore generale potrebbe essere l'occasione per potenziare e affinare l'organizzazione interna e per impostare in modo diverso -
Cgil,
Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili che ci costa quasi due miliardi di euro
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia.
<Sono
più ricchi e più potenti dei parlamentari>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: pensiamo a come è stata gestita la vicenda Alitalia. Voglio però precisare una cosa: il mio non è un libro contro il sindacato come istituzione ma contro la sua degenerazione, la sua incapacità di rappresentare gli interessi degli iscritti. Non è un caso che tutti i sondaggi, che io cito nel primo capitolo, mettano in evidenza proprio il rigetto della base".
<Deluso
da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre>
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc.
Il
giorno di riposo per il pilota ha 33 ore
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 08 pagina 3 Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore di Redazione Con l'Alitalia i sindacalisti sono riusciti nell'impossibile: dilatare il tempo. Un giorno di riposo per un pilota dura 33 ore o, a scelta, due notti. Tutto vero, è scritto nel contratto. Miracoli della contrattazione sindacale. Del resto l'87% dei piloti è iscritto al sindacato, adesione da Patto di Varsavia,
Brogli,schede,insulti:
ma la politica dov'è? ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e alla Rai ha fatto del fattore B che lui adatta a "broglio" una chiave di volta della campagna elettorale. Forse con una piccola aggiuntina si potrebbe andare alla I di imbroglio almeno concettuale. Di solito della chiarezza delle schede elettorali si parlava prima, meglio se addirittura prima della confezione delle liste:
E
se la destra (e sottolineo se...)
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: disastro Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima, giacché in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato (debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di flotta e di sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi ad un prestito-
Quirinale
con vista : mi ricorda gli allarmi sul pericolo di Mussolini... Caro C
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato un'altra proposta allucinante: tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa per comprarsi Alitalia.
Sciopero
della fame e raccolta di firme: vogliamo i francesi Funzionari, dirigenti, hostess
e piloti aumentano il pressing affinché la privatizzazione si concluda a Parigi
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Dopo funzionari e dirigenti anche steward e piloti di Alitalia rendono visibile il pressing sulle otto sigle che hanno chiesto più garanzie per tutti e, per questo, hanno scatenato l'ira del colosso franco-olandese con conseguente minaccia del fallimento della compagnia. Il fronte pro-AirFrance si sta manifestano su due livelli: da un lato ci sono sigle come Avia e Anpav,
Air
France avverte: prendere o lasciare Il consiglio approva l'interruzione del
negoziato: azienda e sindacati decidano sul nostro piano
( da "Unita,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Per questo, si legge ancora nella nota, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda".
Il
governo gioca l'ultima carta Convoca i sindacati per giovedì Gli spazi di
manovra sono stretti ( da "Unita, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: e più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori dell'Atitech. Queste, stando a indiscrezioni, sono le carte che il governo potrebbe giocare giovedì al tavolo con i sindacati per tenere accesa la speranza nella trattativa con Air France.
Se
noi socialisti supereremo il 4% Leggo con interesse e piacere quanto scrive
sulla Stamp ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una vergogna nazionale, pari all'immondizia campana per costi e durata ultradecennale.
Air
France ripassa la palla ai sindacati
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Air France ripassa la palla ai sindacati Il cda "prende atto" della rottura e chiede alla compagnia di esprimersi sul suo futuro. "Il nostro piano è l'unico possibile per tornare subito a crescere" PAGINA 5.
Air
France chiede la resa ( da "Manifesto, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: rottura e rilancia la palla ai sindacati italiani Air France chiede la resa "Il piano proposto è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita in tempi rapidi", dicono i francesi. "Spetta alla compagnia italiana, ai dipendenti e ai sindacati di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda" Francesco Piccioni "Diteci come vedete il vostro futuro".
Il
vecchio stupido gioco del cerino da evitare
( da "Manifesto,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Il vecchio stupido gioco del cerino da evitare Tommaso De Berlanga Il consiglio di amministrazione parigino ha ricordato come il "piano" proposto per risanare Alitalia è stato messo sul tavolo per cinque incontri consecutivi: "18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile".
L'Expo,
l'identità e l'impegno sociale ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE L'intervento L'Expo, l'identità e l'impegno sociale LA VITTORIA Expo, Alitalia, Malpensa, sgombero campi Rom. Milano si dibatte tra tutto questo ed altro con sofferta indifferenza, relegando man mano in un angolo sempre più nascosto e irraggiungibile del suo animo i diritti fondamentali. CONTINUA A PAGINA 10.
ROMA
Air France ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma Alitalia ha le ore contate. E
ora serve ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve un atto di reponsabilità dei sindacati: devono riprendere subito la trattativa". L'appello è firmato dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Che invita la politica a rimanere fuori: "Decidano solo le regole del mercato".
ROMA
Air France non torna indietro e rilancia: se il nostro piano non va bene siano
l'azienda ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Le organizzazioni sindacali si dicono pronte a tornare al tavolo negoziale "purchè ci sia una trattativa vera". Palazzo Chigi ha convocato per giovedì i sindacati. Intanto, spunta una nuova cordata italiana, pronta, qualora fallisse la trattativa con Air France, ad allearsi con Lufthansa e il gruppo di Ermolli per rilevare Alitalia.
Alitalia,
Air France non cede ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Palazzo Chigi prepara l'ultima mediazione. Una nuova cordata pronta ad allearsi con Lufthansa Alitalia, Air France non cede Parigi rimette sul tavolo il piano: decidano la compagnia italiana e i sindacati.
Campagna
bassolino annuncia il ritiro tra un anno
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Semplice: Alitalia e l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta voti?". Autocritiche? "Walter sta andando davvero forte", insiste Realacci. Che però riesce ammette un neo nelle scelte strategiche, mediatiche e politiche dei democrat. "Un errore tattico, effettivamente, l'abbiamo compiuto.
Salvataggi
come si fa in Germania ( da "Riformista, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Air France in relazione alla vicenda Alitalia. Questi applausi sono l'equivalente dei cartelli "Io non ci sto", "Vogliamo i francesi", inalberati da parte di quadri, dirigenti, hostess dell'Alitalia giustamente preoccupati del loro futuro. Sono analoghi, nello spirito, alla marcia di Torino nell'ottobre 1980, pur con tutte le grandi differenze del caso.
Alitalia
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia Svegliati, sindacato Il comunicato di Air France è chiarissimo. Dice che ora decidere spetta ai sindacati italiani. Dice ciò che aveva già detto Padoa Schioppa, che di suoi aveva aggiunto un senso di drammatica urgenza. Ma i sindacati, di nuovo, fanno finta di non capire.
Grattacieli
per l'assessore è giusta la battaglia sul piano citylife: <contrari anche i
cittadini> ( da "Riformista, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per far pagare a Ligresti il suo secco no alla richiesta di entrare a far parte della famosa cordata italiana per Alitalia. Rumours pre-elettorali, cattiverie gratuite oppure il Cavaliere è davvero preoccupato del fatto che il grattacielo "storto" sovrasterà di molto le guglie del Duomo? Il tempo - e gli sviluppi dell'affaire Alitalia - daranno forse una risposta.
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1
autore: di ... ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di ANTONELLA BACCARO Retroscena Ora Bersani pilota il commissariamento S e la missione affidata dal governo Prodi a Enrico Letta era quella di sfilare il dossier Alitalia dalle prime pagine dei giornali ed evitare che l'eventuale commissariamento di Alitalia si abbattesse sugli ultimi giorni della campagna elettorale, la missione sembra riuscita. CONTINUA A PAGINA 5.
Alitalia,
Air France non cede Il governo convoca i sindacati
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La parola passa a Roma Alitalia, Air France non cede Il governo convoca i sindacati ROMA - Il consiglio di amministrazione di Air France-Klm ha approvato la rottura delle trattative per Alitalia: "La nostra proposta non cambia, ora tocca ad azienda e dipendenti dire come vedono il futuro".
Air
France: Alitalia? Decidano azienda e sindacati
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno alla crescita di Alitalia in tempi rapidi", respingendo la proposta dei sindacati che ha provocato la rottura del negoziato.
Fiumicino
in attesa di notizie da parigi tra i lavoratori della compagnia di bandiera
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: non sembra aver guadagnato molti voti con la decisione di virare proprio su Alitalia la propria campagna elettorale. Aeroporto di Fiumicino, varco piloti. È qui che il personale passa per imbarcarsi. Piloti e assistenti di volo ogni volta che entrano o escono attraversano un piccolo piazzale su cui i sindacati hanno montato dei banchetti.
Segue
alitalia, l'ultimatum di spinetta
( da "Riformista,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Segue alitalia, l'ultimatum di spinetta di Tonia Mastrobuoni C'è qualcuno che scommette ormai apertamente sul fallimento della via francese per Alitalia: il mercato. Ieri il titolo AirFrance-Klm ha messo a segno un forte rialzo al Cac40 archiviando la seduta a 3,09%, a quota 19,70 euro.
E
Bersani pilota il commissariamento
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Malgrado ciò la vicenda Alitalia è tutt'altro che risolta. L'esiguità delle risorse di cassa e la mancanza di una concreta prospettiva lasciano intatta l'ipotesi del commissariamento. Già, perché il giorno dopo le elezioni, il nuovo governo non sarà ancora in carica.
Alitalia
La vendita ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La vendita Sindacati alla prova dei francesi Angeletti (Uil): da Air France "un'apertura", ma che l'accordo "si possa fare prima del voto" è "una forzatura" Per la Cgil "la via maestra è la ripresa diretta delle trattative tra le parti.
Il
consiglio ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: BREVI Il consiglio Si riunisce oggi il consiglio di Alitalia con il nuovo amministratore delegato Aristide Police. Non sono attese decisioni definitive Il confronto è in programma per giovedì l'incontro del governo con i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori che dovrebbe decidere sulla proposta d'acquisto ribadita ieri dal board del gruppo Air France-Klm.
Air
France: <Su Alitalia il piano non cambia>
( da "Liberazione"
del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Air France: "Su Alitalia il piano non cambia" La compagnia franco - olandese difende la propria posizione con durezza, ma non rinuncia alla sua offerta. Il Cda prende atto dell'"interruzione" della trattativa, "condivide e approvava" la scelta del presidente Spinetta, ma ribadisce che il piano già presentato è l'unico possibile.
Alitalia,
Air France non tratta: <Il nostro piano, l'unico possibile> Il governo
convoca i sindacati ( da "Liberazione"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ma ormai tutto slitta a dopo le elezioni Alitalia, Air France non tratta: "Il nostro piano, l'unico possibile" Il governo convoca i sindacati Roberto Farneti "Il nostro piano per Alitalia è l'unico possibile. Spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda"
ROMA
- Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione
( da "Messaggero,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Con il nuovo vertice Alitalia. Con i sindacati. Letta è rimasto al centro della rete. Ma ha anche chiesto il supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna elettorale.
ROMA
- Air France-Klm rimette sul tavolo il suo piano di rilancio di Alitalia. Ma lo
ripropone cos&# ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ha preso atto dell'interruzione della trattativa con Alitalia, condivisa e approvata" dallo stesso board. Ma l'ultima versione di piano industriale modificata il 2 aprile, può ancora essere la base da cui ripartire. E rimane la via, "l'unica possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi".
ROMA
Oplà. I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia
il ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I francesi ripassano la palla ai sindacati: decidete insieme ad Alitalia il vostro futuro. Come dire: fateci sapere se e su quali basi siete intenzionati a portare avanti la trattativa. E' l'ultimo colpo dell'interminabile ping pong per la vendita della nostra compagnia. Una partita che comunque finirà ai tempi supplementari.
Il
via libera delle nove sigle sindacali di Alitalia è una delle condizioni
irrinunciabili post ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
MILANO
- Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato da Silvio Berlusconi, lo scorso
marzo, ( da "Messaggero, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: potenzialmente interessati a far parte di una cordata tricolore per Alitalia, ha preso carta e penna. E ha spedito una lettera - secondo quanto risulta a Il Messaggero - a tutti gli uomini d'impresa sondati nei giorni scorsi. Che avevano espresso anche solo un velato interesse ad essere della partita. La missiva sarebbe una sorta di manifestazione d'interesse a far parte della cordata.
Singapore
Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Singapore Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta per Alitalia e non è mai stata interessata alla compagnia. Lo ha ribadito ieri mattina Stephen Forshaw, vice presidente della compagnia asiatica, davanti ai pm della procura di Roma che indagano sulle oscillazioni anomale del titolo Alitalia in Borsa.
Laura
Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it La soluzione
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia sta provocando ripercussioni sul turismo italiano? "Al memento non ci sono flessioni nelle presenze turistiche. Gravi problemi potrebbero sorgere in caso di decisioni drastiche sull'Alitalia. Sarebbe bene che il governo sostenesse l'Alitalia per un periodo tale da consentire a altri di farsi avanti e rendere il prodotto più appetibile per eventuali alleanze.
Lufthansa
non ha commentato le indiscrezioni secondo cui la
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Secondo il Cavaliere quando la trattativa con Air France sarà terminata del tutto, "avanzeranno imprenditori italiani, e saranno moltissimi". La cordata, ha assicurato Berlusconi "chiederà di poter conoscere i conti di Alitalia e in tre o quattro settimane presenterà una proposta impegnativa: sono sicuro che sarà questo il destino della nostra compagnia di bandiera".
Giovanni
Lombardo g.lombardo@iltempo.it I francesi
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.
Dispetti
ai comizi, la Lega sfida gli alleati <Vogliamo un governatore e il
Viminale> ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ". Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci insieme a Casini".
Il
caso ( da "Tempo, Il"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: diverso da quello di Alitalia. La scelta di Alitalia a favore di Fiumicino ha una sua razionalità se si guarda con distacco alla composizione dei flussi di traffico in entrata e in uscita nel nostro Paese (in larga misura flussi turistici) e ai costi di un trasferimento della base operativa della compagnia (sede amministrativa,
Maurizio
Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Si continua in seconda con il Cavaliere armato di piccone che se la prende con il simbolo dell'Alitalia: "Nell'attesa della cordata, ci sono andato di piccozza". Il "nostro" ricompare più avanti, sempre in tema "trasporto aereo", citato da due passeggeri in attesa del volo: "Se verrà ancora intercettato, Berlusconi lascerà l'Italia", annuncia il primo.
Il
problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Insomma lei non è negativo sulla prospettiva di Alitalia a Air France? "Io non faccio una questione di proprietà. Qualunque essa sia bisogna esigere che ci sia una forte attenzione sulla destinazione Italia. Io non sono pessimista su Air France. Chi ha in mano un prodotto ha bisogno di valorizzarlo al massimo altrimenti si fa del male da solo.
Torneranno
domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia si ritroveranno faccia a faccia con i vertici della compagnia di bandiera nella sede di via della Magliana. Un incontro per cercare di capire l'elemento dirimente dell'intera vicenda. Sotto il titolo dell'ordine del giorno: "Aggiornamenti e valutazioni della situazione della compagnia" si nasconde infatti la quantificazione approssimativa di quanto ossigeno resta alla compagnia
LOS
( da "Corriere
della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: mi hanno imbarcato sul volo Alitalia XM 52. La British ha così furbamente passato l'onere dei bagagli smarriti all'Alitalia, usufruendo della convenzione che la gestione dei bagagli è a carico dell'ultimo vettore. Oggi, dopo due settimane, British e Alitalia non mi sanno dire dove sono le mie valigie.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Air France non cede Il cda di Air France-Klm "ha preso atto e approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia e sottolinea che spetta ora ad Alitalia, dipendenti e organizzazioni sindacali, dire "come vedono il futuro della loro azienda".
Islam
e Occidente, l'integrazione è un crimine?
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
Berlusconi
frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo"
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è colpa dell'Udc.
Cgil,
Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di euro
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: magari sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia.
Air
France: decidano l'Alitalia e i sindacati
( da "Secolo
XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del campo.
"I
diritti di traffico? A Malpensa c'è spazio"
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: accordo riservato con Parigi per garantire ad Alitalia i diritti sui voli intercontinentali trasferiti a Fiumicino. "Io ho firmato un accordo con l'allora presidente Prato, il quale ribadisce che tutti i diritti di Alitalia verranno conservati se rimarrà una compagnia italiana. Non crede che sia un suo diritto avere la garanzia del mantenimento delle rotte al momento della vendita?
Air
France lascia la porta socchiusa ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA, LA PALLA RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA LE SIGLE GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Non è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita rapida.
Telefono
libero nei cieli ( da "Stampa, La"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è guarda caso l'Air France, stufa di trattare per l'Alitalia e rapida a lanciarsi in quello che ritiene essere un business redditizio. "Questione di settimane, spiegano a Bruxelles", dove ieri la Commissione Ue ha varato il pacchetto di misure destinato a regolamentare, armonizzare e rendere sicura la telefonia volante.
Alitalia,
Spinetta 'Prendere o lasciare'. Oggi CdA
( da "Voce
d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari.
Alitalia,
Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA
( da "Voce
d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta: "Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle contrattazioni di Piazza Affari.
Alitalia,
un circolo vizioso di strappi e false partenze
( da "Avanti!"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: INCONTRO COI SINDACATI E RIAVVICINAMENTO CON AIR FRANCE Alitalia, un circolo vizioso di strappi e false partenze 08/04/2008 Proposta. Falsa partenza. Strappo. Ripartenza. L'agonia di Alitalia è racchiusa in questo ciclo fallimentare. La tempesta che si sta abbattendo su Alitalia era nata, infatti, come un raggio di sole.
Rischio
astensione ( da "Avanti!"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: qualcosa di analogo a quanto sta succedendo per l'Alitalia. Un'azienda, per ammissione comune, giunta ormai sull'orlo del fallimento, che ha dissipato qualcosa come 15 miliardi di euro, con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato, la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno, e il cui destino rimane legato alla volontà dei sindacati che,
ALITALIA,
AIR FRANCE SFIDA I SINDACATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il quale - come è noto - ha rotto le trattative per il salvataggio dell'Alitalia rimettendo la questione alla responsabilità dell'azienda e dei sindacati italiani. "Giusto troncare i colloqui - sostengono a Parigi - il nostro piano è l'unico possibile, in grado di consentire una ripresa di Alitalia in tempi rapidi".
IL
FATTORE ELEZIONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Troveremo la via di uscita per Alitalia, il punto di compromesso per un accordo definitivo tra sindacati e Air France". A Palazzo Chigi, ieri, c'era un clima di cauto ottimismo. La nota arrivata nel tardo pomeriggio dal quartier generale della compagnia d'Oltralpe è stata, in effetti, quasi concordata parola per parola fra il numero uno del gruppo franco-
La
campagna che non c'è ( da "Opinione, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: settimana di essere certo di un colpo a sorpresa da parte del Cavaliere: "si presenterà con la cordata per Alitalia e vincerà le elezioni", questo aveva detto a L'Opinione. Adesso, invece, "mi sa che più che la cordata, Berlusconi ha una corda per impiccarsi, così come si impiccano i lavoratori". Insomma, niente colpi di cannone, ma un "unico colpo a salve, quello dei fucili di Bossi".
La
partita dei senatori esteri ( da "Opinione, L'"
del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: aziende quali Alitalia, Rai, Poste, Eni, Enac, Adr - aereoporti di Roma -, fiction e facscion: ce la faranno Berlusconi, Fini e Bossi ad avere una maggioranza vera anche a Palazzo Madama, oppure - come appare, anzi un po' più dicome appare -dovranno accontenrtarsi di dover dipendere dal voto non dei senatori a vita,
Perché
non "chi" ma "se" votare
( da "Opinione,
L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: A meno di Alitalia Italiana e qualche guerriglia delle schede - per cui Bossi, con sprezzo del ridicolo in mezzo a quegli armigeri di Pontida usciti dal set dell'Armata Brancaleone, minaccia di usare il fucile - non c 'è trippa (elettorale) per gatti. Tanto più che il Parlamento, ben prima di essere eletto, è già stato nominato.
Berlusconi
soffia la poltrona a Veltroni ( da "Opinione, L'"
del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Poi sulla crisi Alitalia lancia un appello a tutti gli imprenditori perché si impegnino per salvare la compagnia di bandiera. E sulle prossime elezioni, invita i cittadini a non disperdere il voto al Senato. Veltroni da Caserta torna invece a parlare di criminalità organizzata e annuncia un piano per combattere e annientare tutte le mafie e i poteri criminali nel Paese.
<Sardegna
tra le tre regioni decisive> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: è al centro della trattativa con Air France su Alitalia (e infatti, mentre parla, gli passano i bigliettini con le novità romane sul caso). "I giovani - riflette - non sono più il motore del Paese. Per il governo Veltroni questo sarà il tema centrale". Poi enumera le proposte del Pd sull'argomento: "Un forte progetto casa che faciliti l'addio al tetto familiare.
Berlusconi:
ecco il mio piano per l'Isola ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 08-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: perfino sui confronti televisivi, l'Alitalia e la sua salute: "Qualcuno mi vuole sfidare a braccio di ferro?". Ad Alghero, dove era arrivato domenica alle 22.30 da Catania sbarcando dal Boeing "di linea", gioiello della flotta, ieri mattina manda il primo assist ai giornalisti delle agenzie quando punta su Umberto Bossi: "I fucili?
Alitalia,
prendere o lasciare Il governo chiama i sindacati
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 08-04-2008)
+ 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: che chiederà 3 o 4 settimane per conoscere i conti di Alitalia e poi presenterà un'offerta impegnativa". Perché ciò possa accadere, però, prima deve saltare definitivamente la trattativa con Air France, sottolineano molti esponenti del Pdl. "Basta perdere ancora tempo, la vicenda Alitalia va risolta ora", rilancia Maurizio Lupi, responsabile infrastrutture di FI.
Linea
dura dei francesi: "Il piano non si cambia"
( da "Tempo,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che prevede il mantenimento delle attività cargo, minori tagli alla flotta e la partecipazione della finanziaria del Tesoro Fintecna all'aumento di capitale previsto con una quota di minoranza e il conferimento dell'intera quota (49,4%) che possiede in Alitalia servizi alla "Nuova Alitalia". Le posizioni al momento restano distanti.
L'Alitalia
è un puzzle Sono un dipendente di Alitalia e vorrei denunciare un fat
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sappiate che tra i lavoratori Alitalia è manifesta tale vostra "disattenzione" e non viene interpretata come casuale. Ritengo di non potermi più permettere di leggere il vostro giornale, cosa che peraltro ho fatto da sempre. CARLO DEL CASTELLO, ALITALIA SERVIZI Un giornale ha sempre molte colpe.
Bruno
Tabacci oggi a Sanremo unica tappa pre-elettorale in Liguria
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Fra i temi in discussione non potrà mancare il caso-Alitalia e la cordata "tutta italiana" proposta da Berlusconi. "E' la conferma - aveva detto il leader della Rosa Bianca in un'intervista - che quando diamo il meglio di noi siamo simili a un paese sudamericano".\.
L'ultima
cena diventa orgia e viene esposta al museo diocesano
( da "Giornale.it,
Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, salta il vertice azienda-sindacati Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano il blog di Maurizio Caverzan Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym
Berlusconi:
"I fucili di Bossi? Sta male"
( da "Stampa,
La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho forti dubbi che esista". Uno stillicidio di "distinguo", da far rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che conviene, pure lui evoca "i fucili siciliani", però "caricati a salve". Berlusconi non si scompone. Finge di ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio ovunque si adegua,
( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La tragedia
"Nessun problema in sala operatoria", ha detto il medico che ha tolto
le tonsille a Giacomo, 3 anni, morto per un'emorragia 08/04/2008 Ora la parola
passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl 08/04/2008
Roma. "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai
sindacati dire come vedono il futuro della loro azienda". Il consiglio di
amministrazione di Air France ratifica la rottura delle trattative e butta la
palla nell'altra metà del campo. "La trattativa può riprendere con
l'intervento del governo", dice la Cgil. Ottimista anche la Cisl. Ora la
parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima
dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia
e convocati giovedì a Palazzo Chigi. lombardi >> 5 08/04/2008 dal nostro
inviato LUIGI LEONE Matera. "Il Terzo valico ferroviario io lo farò".
E quanto alle liste elettorali, i liguri non mugugnino: "Sono
assolutamente convinto che i nostri candidati abbiano già, o sapranno
costruirlo, un forte rapporto con il territorio". Siamo sul bus
elettorale, lungo l'accidentato tragitto fra Taranto e Matera. Eccolo qui un
pezzo d'Italia da ricostruire. Anzi, da costruire, visto che la provincia
lucana è l'unica in tutto il Paese a non avere neppure la linea ferroviaria. E
non ha l'autostrada. segue >> 2 08/04/2008 la battuta sulle armi
08/04/2008 bufera su bossi berlusconi lo gela 08/04/2008 Roma. La battuta di
Umberto Bossi sui fucili ("li imbracceremo se non cambieranno le
schede") divide il Pdl. Silvio Berlusconi cerca di placare le polemiche
dichiarando che il senatùr è malato e che forse non potrà fare il ministro. Ma
l'uscita alimenta altre polemiche. "Io sto benissimo - replica Bossi -.
Fare il ministro è il mio ultimo pensiero". E il caso schede non si
risolve. bocconetti, nieddu e parodi >> 3 e 4 08/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
1) GIÀ OGGI IN
PROVINCIA non governiamo da nessuna parte con l'Udc. Registro anzi che tutti i
suoi dirigenti locali sono passati con il PdL. Quindi nessun problema di
assetti per il futuro. I problemi sono invece nel centrosinistra dove,
nonostante le scelte in campo nazionale, in sede locale continuano a passare
provvedimenti ideologizzati dove forte è il condizionamento della sinistra
radicale, si vedano in Regione le leggi sulla casa e quella sugli alberghi. 2)
Non c'è alcuna forma di desistenza, al massimo la si può definire una corsa
distinta senza calpestarsi i piedi, dal momento che io corro per il Senato e
Zunino per la Camera. Dico di più: non sono interessato ad una mia elezione se
anche fossi eletto, ma Berlusconi avesse perso. In quel caso resterei in
Regione. L'interesse della mia candidatura è dare alla provincia di Savona una
rappresentanza di governo. La deroga alla mia candidatura è nell'ottica di una
rivincita dell'intera Liguria che passa attraverso Scajola ministro certo e una
una rappresentanza dei territori nella squadra di governo. La possibile agenda comune,
poi, passa attraversa 3-4 temi che ci vedono vicini, chi la pensa diversamente
semmai sono gli alleati di Zunino in Regione: trovo singolare la politica dei
due forni, ma senza quel tipo di sinistra il Pd perde in tutti i Comuni della
provincia. 3) L'arrivo dei traffici portuali è una ricchezza, se poi vengono
lavorati qui assicurano una ulteriore ricaduta. Pensiamo solo al servizio
manutenzione container di Maersk per tutto l'Alto Tirreno: assicurarselo vale
persino di più in termini occupazionali della piattaforma stessa. Quanto ai
collegamenti con l'area retroportuale valbormidese fu un lavoro che iniziai
proprio io da assessore regionale, con Cengio Sviluppo e i bracci di ferro con
Enichem per portare a casa una bonifica vera delle aree ex Acna. 4) Quando in
Regione c'eravamo noi il centrosinistra diceva che il futuro di Ferrania era
nel medicale e dovevamo farle vincere le gare. Poi è arrivato Burlando e le
cose non sono cambiate. La veritàè che l'impulso al cambiamento arrivò con il
governo Berlusconi, poi si è fermato per due anni e si è ripresa la cosa con la
firma di domani (oggi, ndr) a governo morto. Non si può parlare di porto e di
Valbormida senza dire che siamo uno dei due poli più importanti della logistica
del carbone. C'è un problema di tutela ambientale e di produzione (Italiana
Coke non può andare avanti così), ma è un'opportunità se ci sono progetti
chiari e non ostacolati ideologicamente. Si torni insomma ai temi dell'accordo
di programma targato Scajola: in quello che firmerà Bersani manca la parte
relativa alle funivie e a Italiana Coke. A Vado, poi, i cittadini si devono
occupare di quello che esce dalle ciminiere e non di quello che entra nelle
caldaie. Noi siamo interessati a tutti i progetti che riducono le emissioni:
meglio se potenziano le capacità produttive. 5) L'idea di legare il
trasferimento della Piaggio all'utilizzo delle aree finalesi per finanziarlo fu
della giunta Biasotti, quando molti erano contrari. Ma non è pensabile
procedere in regime di autofinanziamento. La sinistra che a Finale ostacola la
valorizzazione delle aree Piaggio delle quali noi abbiamo vincolato l'azienda a
reinvestire il plusvalore nell'azienda stessa, ha interrotto i finanziamenti
pubblici per l'accordo. Non è giusto che Finale paghi con una eccessiva
urbanizzazione perché Piaggio riesca a sostenere i costi dell'operazione. Lo
Stato deve fare la sua parte in termini di finanziamenti e di nuova viabilità a
Finale. Per l'aeroporto guardo con preoccupazione alla
vicenda Alitalia, perché Villanova è legata a Malpensa come aeroporto di scarico
merci. Occore poi saper raccogliere il sovratraffico di Nizza che in estate non
accoglie più charter turistici. 6) Questo è un tema che avvicina molto i
programmi dei due schieramenti. Per ottenere dei risultati serve un
forte peso politico del Ponente ligure, che può darci solo una forte leadership
ministeriale espressione della Liguria: se il Ponente continua a non contare
nulla non ci sono possibilità. Scajola, che con Berlusconi premier sarà
ministro, ha posto il tema del collegamento Albenga-Alessandria come tema del
suo personale impegno. A livello locale siamo disposti a supportare il Pd in
Regione, che su questi temi non ha una maggioranza, e in Provincia, dove
l'alleanza con i Verdi e il Prc fa ballare su questi argomenti la poltrona di
Bertolotto. Su questi temi siamo disposti a costruire alleanze variabili in
provincia, almeno sino a che non governeremo noi. 7) Su questo c'è tra noi una
distinzione radicale. È emblematica la legge sul vincolo alberghiero. Noi
pensiamo a nuovi complessi turistico-alberghieri come unica condizione per il
rilancio e a politiche come la riduzione dell'Iva per gli stabilimenti
balneari. Noi pensiamo ad un turismo di qualità e non di massa, perché il
territorio della nostra regione non può sopportare un turismo di massa. Servono
qualità e prezzi elevati, non è un caso che le strutture a quattro stelle non
sentono la crisi. Dobbiamo aprire il mercato ad investimenti anche da fuori
regione e finanziarli anche con la riconversione di alberghetti che non fanno
qualità: strutture a 14 stanze e due stelle, magari senza parcheggi, sono
inutili. Certo ci dobbiamo decidere: le strutture alberghiere belle si fanno in
zone belle. 8) È un problema che nasce nelle contraddizioni del centrosinistra.
Noi dall'opposizione abbiamo avuto il senso di responsabilità di non cavalcare
il dissenso sullo sviluppo, ma anzi di dire che siamo d'accordo. Il
centrosinistra ha invece amministratori e segretari di partito che manifestano
contro i propri sindaci. Credo che tutto ciò sia l'effetto di una forte
minoranza sovrarappresentata nelle amministrazioni. Se si portano i
massimalisti al governo e si trasforma una minoranza in una maggioranza non
significa che si tratta di un fenomeno di massa. Il referendum di Vado è un
pasticcio del sindaco Giacobbe, non una vittoria del fronte antiMaersk, si è
costruito un referendum nel quale sono andati a votare solo i contrari. Nessun
esponente del centrosinistra è andato a fare campagna, da Burlando a Bertolotto
e Berruti: si sarebbero trovati senza la loro maggioranza. 9) Io credo sia
stato un errore fare una lista, ma Ferrara ha il merito di aver posto sul
tavolo il tema della tutela della vita e di quanto poco si faccia per favore la
maternità anche in condizioni disagiate. L'aborto non è un diritto, ma un
comportamento che deriva da un dramma personale e sociale che le istituzioni
devono minimizzare. 08/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La novità Si potrà
telefonare quando il velicolo sarà in quota. Un sistema satellitare eviterà
interferenze con gli strumenti di bordo 08/04/2008 NEL BLU DIPINTO di blu con
lo squillo del cellulare a rovinare ogni poesia. La notizia del giorno è che la
Commissione europea ha aperto all'utilizzo dei telefonini a bordo degli aerei
in volo. Piaccia o no, anche tra le nuvole - e non solo in chiesa, al cinema,
in ospedale, sui bus, al bar - si sentirà trillare l'elettrodomestico-cult. Gli
italiani, che hanno in media quasi due apparecchi a testa, saranno felici?
L'Esecutivo Ue sostiene di aver pensato in primis alle comodità dei viaggiatori.
Per questo, mentre Alitalia boccheggia, sono state
stilate una serie di regole per armonizzare l'avvio del servizio, peraltro già
annunciato o testato da alcune compagnie nelle scorse settimane.¬ La prima
chiamata autorizzata, effettuata su un volo commerciale, è stata fatta infatti
il 20 marzo a 30 mila piedi sulla rotta Dubai-Casablanca a bordo di un Airbus
A340-300 di Emirates. Anzitutto i paletti tecnici. La Ue dice sì al telefono a
bordo, ma solo quando l'aereo raggiunge altezza di crociera. Nelle fasi di
decollo e atterraggio resta vietato. Ad alta quota si possono inviare sms e
fare chiamate con il proprio apparecchio. I telefoni dei passeggeri saranno
collegati ad una rete di bordo, a sua volta messa in comunicazione alla terra
via satellite. Il sistema - e qui sta la novità tecnologica - bloccherà ogni
tentativo di connessione alle reti mobili "on ground", assicurando
così una potenza di trasmissione degli aggeggi a livello basso, con conseguente
sicurezza per chi viaggia. Il veivolo è schermato: ogni informazione arriva ad
una fonte unica che comunica con il satellite. I cellulari trasmettono ad un
computer; il computer invia pacchetti voce e dati al satellite; suo tramite,
questi giungono a terra, senza nuocere alle apparecchiature dell'aereo o al
funzionamento delle reti mobili terrestri. I costi non dovrebbero essere
allucinanti, almeno secondo la volontà di Viviane Reding, responsabile della
Ue: "Se i consumatori riceveranno una bolletta troppo elevata - ha
spiegato - non saranno certo interessati al servizio". Ovvio. Resta da
capire come agiranno i principali operatori del settore. L'armonizzazione dei
requisiti tecnici per l'introduzione dei servizi di comunicazione in volo
permetterà il riconoscimento, a livello comunitario, delle licenze nazionali
concesse alle singole compagnie aeree dallo Stato membro in cui sono
registrate. Un aeromobile registrato in Francia o in Spagna, per esempio, potrà
offrire tali prestazioni anche se si sorvola la Grecia o la Spagna, senza dover
richiedere ulteriori licenze. Le aziende ragionano sul nuovo business, e i
consumatori? C'è chi festeggia, ma il fronte del "no", conservatore,
non è sparuto. Chi non desidera il cellulare a bordo ha paura di acquisire una
comodità in più per perderne in cambio tante altre. Ne hanno parlato negli
States. Secondo una recente indagine commissionata dalla FCC, il 63% degli
intervistati è favorevole al mantenimento delle restrizioni sull'uso del
telefonino in volo, mentre solo il 21% è a favore. Per l'82%, l'uso del portatile
renderebbe il viaggio "disagevole e disturbato"; il 70% vorrebbe
addirittura zone a parte per chi chiamerà, ipotesi al vaglio in Ue. La Reding
fa sapere di aver chiesto agli operatori e alle compagnie di creare le
condizioni necessarie a bordo perché chi vuole usare il telefonino non disturbi
gli altri passeggeri. Ma la prospettiva inquieta: per gli assistenti di volo,
permetterne l'uso a bordo potrebbe rendere ancora più difficoltoso l'intervento
in situazioni di emergenza e aumentare la tensione tra i passeggeri. Mettiamoci
anche l'opinione negativa dell'FBI e il pessimismo è servito: per il Federal
Bureau, autorizzare i passeggeri dei voli di linea a usare il telefono "on
air" potrebbe permettere ai terroristi di coordinare un attacco o di
azionare un esplosivo all'interno del velivolo. L'unica, sarebbe richiedere ai
passeggeri di registrare la loro posizione sul mezzo prima di effettuare la
chiamata e, ovviamente, di inasprire i controlli a terra. In Europa la paranoia
non attacca: va per la maggiore il motto "sempre raggiungibili", alla
faccia dei ricercatori di alibi ("scusa cara, ero in arero") e dei
romantici: la pace nei cieli va intesa in altro modo. Valerio Venturi
08/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La vendita della
compagnia di bandiera Il presidente Spinetta non tratta e passa la palla ai
sindacati. Si slitta a dopo le elezioni Roma. Se ne riparlerà dopo il voto,
forse. Il consiglio di amministrazione di Air France prende atto e ratifica la
rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non rilanciano e si
limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali
dire come vedono il futuro della loro azienda", si legge nella nota
diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy. Il verdetto arriva
nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la scelta Air France di
un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo guadagna così il
3,08% e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della compagnia, Jean-Cyril
Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non prenota il biglietto aereo per tornare
alla Magliana. Il negoziato rimane congelato alla data del 2 aprile, giorno in
cui i sindacati hanno bocciato il piano presentando un loro progetto
alternativo che ha messo il fuga il patron della compagnia francese. Quel
piano, contestato dalla selva di sigle sindacali presenti al tavolo, viene
confermato e rivendicato da Air France come il "solo" in grado di
"permettere il ritorno di Alitalia alla crescita
redditizia in tempi rapidi". Spinetta non cambia rotta rispetto alle
misure proposte per rimettere in pista la compagnia tricolore. Decisione
annunciata: il manager transalpino aveva già avvertito il ministro Tommaso
Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per firmare, non per trattare".
Nonostante l'accorato appello del ministro dell'Economia, i sindacati hanno
lanciato verso Parigi un segnale di segno esattamente opposto: "Siamo
disposti a trattare, non a firmare un accordo in bianco". Con il fronte
sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti fare un passo indietro; i
piloti contro Air France; le altre sigle in attesa del voto e di eventuali
cordate) e con il responso delle urne che incombe, l'epilogo ufficializzato a
Roissy risulta quasi scontato. "Segnale incoraggiante",
sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto che i francesi ci
ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che scommette su un
loro ritorno dopo il voto: "Sicurissimo che torneranno", dice
Bonanni. E, come lui, la pensa curiosamente Roberto Formigoni: "Air France
nei prossimi incontri dirà che è pronta a tornare al tavolo delle trattative
dopo il voto". Sembra un modo per gettare acqua sul fuoco. In realtà, né
Bonanni, favorevole a una soluzione con Lufthansa, né Formigoni smaniano per un
ritorno di Air France: "Se tornasse al tavolo delle trattative, è chiaro
che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del
governo", ha tuonato il governatore della Lombardia. "Fra dieci
giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno
fuori gli altri. Ci sarà la fila", prevede Bonanni. Come fa ogni giorno,
Silvio Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo
consigliere Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e
saranno moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia
e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il
Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra
compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun
rimpianto: "Il nostro Paese non si può mettere nelle mani di Air France".
Troppe le incognite, gli intoppi sulla strada di un risanamento già di per sé
complicato e incerto nei risultati con la recessione economica alle porte: ce
n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e agli altri membri del board
Air France, che scelgono di non riaprire un negoziato senza prospettive certe e
tempi sicuri. Sia Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per
salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della compagnia,
che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i sindacati,
attesi per domani in Alitalia e convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del
cda, il presidente Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi
e Padoa- Schioppa: un vertice di quasi un'ora per fare il punto della
situazione alla luce di verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era
nell'aria. È probabile che il governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di
emergenza, lasciato in eredità da Prato: il piano stand alone, concepito per
garantire continuità all'azienda proprio nel caso di un abbandono del campo da
parte dei francesi: se davvero la liquidità in cassa è quella che è (si parla
di circa 300 milioni), i soldi basterebbero a garantire benzina e stipendi solo
fino alle soglie dell'estate. Di questo si parlerà nei due vertici con i
sindacati, ai quali saranno mostrati i conti della compagnia, in attesa di
capire se i francesi cambieranno idea o se bisognerà passare la mano a un
commissario. "Air France lascia la porta socchiusa", titolano in
quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano questa tesi anche per
rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e aumentano le divisioni.
"Niente rottura. La trattativa può riprendere con l'intervento del
governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà nelle prossime
ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it Roma. Se riparlerà dopo il voto,
forse. Il Consiglio di amministrazione di Air France prende atto e ratifica la
rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non rilanciano e si
limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali
dire come vedono il futuro della loro azienda", si legge nella nota
diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy. Il verdetto arriva
nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la scelta Air France di
un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo guadagna così il
3,08 per cento e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della compagnia d'Oltralpe,
Jean-Cyril Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non prenota il biglietto
aereo per tornare alla Magliana. Il negoziato rimane congelato alla data del 2
aprile, il giorno in cui i sindacati hanno bocciato il piano di Air France,
presentando un loro progetto alternativo che ha messo il fuga il patron della
compagnia francese. Quel piano, contestato dalla selva di sigle sindacali presenti
al tavolo, viene confermato e rivendicato da Air France come il
"solo" in grado di "permettere il ritorno di Alitalia
alla crescita redditizia in tempi rapidi". Spinetta e i suoi non cambiano
rotta rispetto alle misure proposte per rimettere in pista la compagnia
tricolore. Una decisione per molti versi annunciata: il manager transalpino
aveva già avvertito il ministro Tommaso Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per
firmare, non per trattare". Nonostante l'accorato appello del ministro
dell'Economia, i sindacati hanno lanciato verso Parigi un segnale di segno
esattamente opposto: "Siamo disposti a trattare, non a firmare un accordo
in bianco". Con il fronte sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti
fare un passo indietro; i piloti contro Air France; le altre sigle in attesa
del voto e di eventuali cordate) con il responso delle urne che incombe,
l'epilogo ufficializzato a Roissy risulta quasi scontato. "Segnale
incoraggiante", sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto
che i francesi ci ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni,
che scommette su un ritorno dei francesi, a questo punto dopo il voto:
"Sono sicurissimo che torneranno", dice Bonanni. E, come lui, la
pensa curiosamente Roberto Formigoni: "Air France nei prossimi incontri
dirà che è pronta a tornare al tavolo delle trattative dopo il voto".
Sembra soltanto un modo per gettare acqua sul fuoco. In realtà, né Bonanni,
favorevole a una soluzione con Lufthansa, né Formigoni smaniano per un ritorno
di Air France: "Se tornasse al tavolo delle trattative, è chiaro che
partirebbe la nostra diffida all'Unione europea nei confronti del
governo", ha tuonato il Governatore della Lombardia, a poche ore
dall'annuncio di Parigi. "Fra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France
vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la
fila", prevede Bonanni. Già, gli altri. Come fa ogni giorno, Silvio
Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo consigliere
Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e saranno
moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia
e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il
Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra
compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun
rimpianto: "Il nostro paese non si può mettere nelle mani di Air
France". Troppe le incognite, troppi gli intoppi sulla strada di un
risanamento già di per sé complicato e incerto nei risultati con la recessione
economica alle porte: ce n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e
agli altri membri del board Air France, che scelgono di non riaprire un
negoziato senza prospettive certe e tempi sicuri. Sia
Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio
Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della
compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i
sindacati, attesi per domani in Alitalia e
convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del cda, il presidente
Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi e Padoa- Schioppa:
un vertice di quasi un'ora per fare il punto della situazione alla luce di
verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era nell'aria. E' probabile che il
governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di emergenza ,lasciato in eredità
da Prato: il piano stand alone, concepito per garantire continuità all'azienda
proprio nel caso di un abbandono del campo da parte dei francesi: se davvero la
liquidità in cassa è quella che è (si parla di circa 300 milioni), i soldi
basterebbero a garantire benzina e stipendi solo fino alle soglie dell'estate.
Di questo si parlerà nei due vertici con i sindacati, ai quali saranno mostrati
i conti della compagnia, in attesa di capire se i francesi cambieranno idea o
se bisognerà passare la mano a un commissario. "Air France lascia la porta
socchiusa", titolano in quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano
questa tesi anche per rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e
aumentano le divisioni. "Niente rottura. La trattativa può riprendere, con
l'intervento del governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà
nelle prossime ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it Roma. Se riparlerà
dopo il voto, forse. Il Consiglio di amministrazione di Air France prende atto
e ratifica la rottura delle trattative con i sindacati. I francesi non
rilanciano e si limitano buttare la palla nell'altra metà del campo: "Ora
spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle
organizzazioni sindacali dire come vedono il futuro della loro azienda",
si legge nella nota diffusa a mercati chiusi dal quartier generale di Roissy.
Il verdetto arriva nel tardo pomeriggio mentre la Borsa di Parigi premia la
scelta Air France di un disimpegno dalla pericolosa trincea italiana: il titolo
guadagna così il 3,08 per cento e chiude a 19,70 euro. Il numero uno della
compagnia d'Oltralpe, Jean-Cyril Spinetta, non ottiene un secondo mandato e non
prenota il biglietto aereo per tornare alla Magliana. Il negoziato rimane
congelato alla data del 2 aprile, il giorno in cui i sindacati hanno bocciato
il piano di Air France, presentando un loro progetto alternativo che ha messo
il fuga il patron della compagnia francese. Quel piano, contestato dalla selva
di sigle sindacali presenti al tavolo, viene confermato e rivendicato da Air
France come il "solo" in grado di "permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi".
Spinetta e i suoi non cambiano rotta rispetto alle misure proposte per
rimettere in pista la compagnia tricolore. Una decisione per molti versi
annunciata: il manager transalpino aveva già avvertito il ministro Tommaso
Padoa-Schioppa: "Tornerò solo per firmare, non per trattare".
Nonostante l'accorato appello del ministro dell'Economia, i sindacati hanno
lanciato verso Parigi un segnale di segno esattamente opposto: "Siamo
disposti a trattare, non a firmare un accordo in bianco". Con il fronte
sindacale diviso (gli assistenti di volo pronti fare un passo indietro; i
piloti contro Air France; le altre sigle in attesa del voto e di eventuali
cordate) con il responso delle urne che incombe, l'epilogo ufficializzato a
Roissy risulta quasi scontato. "Segnale incoraggiante",
sdrammatizzano a palazzo Chigi. C'è ancora chi è convinto che i francesi ci
ripenseranno. Come il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che scommette su un
ritorno dei francesi, a questo punto dopo il voto: "Sono sicurissimo che
torneranno", dice Bonanni. E, come lui, la pensa curiosamente Roberto Formigoni:
"Air France nei prossimi incontri dirà che è pronta a tornare al tavolo
delle trattative dopo il voto". Sembra soltanto un modo per gettare acqua
sul fuoco. In realtà, né Bonanni, favorevole a una soluzione con Lufthansa, né
Formigoni smaniano per un ritorno di Air France: "Se tornasse al tavolo
delle trattative, è chiaro che partirebbe la nostra diffida all'Unione europea
nei confronti del governo", ha tuonato il Governatore della Lombardia, a
poche ore dall'annuncio di Parigi. "Fra dieci giorni sarà tutto diverso.
Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà
la fila", prevede Bonanni. Già, gli altri. Come fa ogni giorno, Silvio
Berlusconi rilancia la cordata italiana, alla quale lavora il suo consigliere
Bruno Ermolli: "Avanzeranno gli imprenditori italiani e saranno
moltissimi. Chiederanno di conoscere i conti Alitalia
e, in tre o quattro settimane, presenteranno una proposta impegnativa". Il
Cavaliere ha le idee chiare: "Sarà questo il destino della nostra
compagnia". Quanto ai francesi, osteggiati in tutti i modi, nessun
rimpianto: "Il nostro paese non si può mettere nelle mani di Air
France". Troppe le incognite, troppi gli intoppi sulla strada di un
risanamento già di per sé complicato e incerto nei risultati con la recessione
economica alle porte: ce n'è abbastanza per far tremare i polsi a Spinetta e
agli altri membri del board Air France, che scelgono di non riaprire un
negoziato senza prospettive certe e tempi sicuri. Sia
Spinetta che l'ex presidente di Alitalia, Maurizio
Prato, lo hanno detto e ridetto: "I tempi per salvare Alitalia sono stretti". E ora la parola passa ai vertici della
compagnia, che si riuniscono oggi alla Magliana, prima dell'incontro con i
sindacati, attesi per domani in Alitalia e
convocati giovedì a palazzo Chigi. Alla vigilia del cda, il presidente
Aristide Police viene ricevuto in mattinata da Romano Prodi e Padoa- Schioppa:
un vertice di quasi un'ora per fare il punto della situazione alla luce di
verdetto che arriverà alcune ore dopo ma che era nell'aria. E' probabile che il
governo abbia chiesto lumi a Police sul piano di emergenza ,lasciato in eredità
da Prato: il piano stand alone, concepito per garantire continuità all'azienda
proprio nel caso di un abbandono del campo da parte dei francesi: se davvero la
liquidità in cassa è quella che è (si parla di circa 300 milioni), i soldi
basterebbero a garantire benzina e stipendi solo fino alle soglie dell'estate.
Di questo si parlerà nei due vertici con i sindacati, ai quali saranno mostrati
i conti della compagnia, in attesa di capire se i francesi cambieranno idea o
se bisognerà passare la mano a un commissario. "Air France lascia la porta
socchiusa", titolano in quotidiani d'Oltralpe. E i sindacati avvalorano
questa tesi anche per rassicurare i lavoratori, fra i quali sale la tensione e
aumentano le divisioni. "Niente rottura. La trattativa può riprendere, con
l'intervento del governo", dice la Cgil. Se le cose stanno così, si capirà
nelle prossime ore. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 08/04/2008 '
08/04/2008 cordate alternativeTra dieci giorni sarà diverso. Air France vorrà
chiudere a tutti i costi e verrano fuori gli altri Raffaele Bonannisegretario
generale Cisl 08/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, ora le nove sigle sono
disponibili a trattare Air France non cede "Decidano i sindacati" ROMA
- Air France non cede, il Cda di ieri ha infatti confermato la rottura della
trattativa per l'acquisto di Alitalia: "Adesso
decidano i sindacati". E ora le nove sigle sindacali della compagnia italiana si
dicono pronte a trattare. BRERA, CILLIS, LIVINI E MANIA ALLE PAGINE 10 E 11.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Privatizzazione Alitalia ultima chance
da Air France "La nostra offerta non cambia, adesso decidano i
sindacati" "Il piano presentato e discusso in marzo è l'unico che
salva la compagnia" ETTORE LIVINI MILANO - Air France lascia aperto uno
spiraglio per riaprire i negoziati sul futuro di Alitalia. Il cda della compagnia francese,
come previsto, ha preso atto ieri della rottura delle trattative con i
sindacati, approvando in toto la decisione di Jean Cyril Spinetta. Malgrado il
pressing della componente olandese del consiglio (e di parte di quella
francese), non ha però calato del tutto il sipario sulla partita per la
Magliana. "Il progetto che abbiamo presentato e discusso in marzo è
l'unico in grado di garantire una crescita sostenibile al gruppo ? scrive la
nota di Parigi usando un eloquente presente indicativo ?. Spetta dunque ad Alitalia, ai suoi dipendenti e ai suoi sindacati dire quale
futuro vogliono per la loro azienda". Il messaggio è chiaro: niente
pastrocchi che azzerino il lavoro fatto fin qua, come l'ultimo piano del
sindacato che prevedeva il coinvolgimento di Fintecna. E no alla riapertura di
tavoli che non abbiano al centro come unica base di discussione il dossier
messo a punto dall'aerolinea francese. "Se si riparte da qui e con la consapevolezza
che i ritocchi possibili sono davvero pochi, allora Spinetta può riprendere
l'aereo e tornare a Roma per discutere", spiega una fonte vicina ad Air
France. Nella speranza che doppiato lo scoglio delle elezioni il clima delle
trattative possa svelenirsi. Non è proprio un prendere o lasciare ma i margini
di manovra sono comunque molto stretti. Parigi, che conosce benissimo lo stato
di salute delle casse della Magliana, sa che non c'è più tempo per bizantinismi
e liturgie contrattuali. "Abbiamo già discusso di quasi tutto ? dicono i
francesi ?. Noi possiamo fare poco più di così. Il nostro piano non lasciava
nessuno per strada. E questo è davvero l'ultimo treno". La nota di ieri
non parla di tempi. La decisione di Alitalia e governo
di convocare a stretto giro di posta i sindacati è però il sintomo che tutti
vogliono arrivare in tempi brevi a una decisione finale. Sullo sfondo resta lo
spettro del commissariamento, congelato per ora dallo spiraglio aperto da Air
France. Ma è probabile che l'esecutivo ribadisca dopodomani ai rappresentanti
dei lavoratori che senza una soluzione positiva in pochi giorni Alitalia è destinata alla Legge Marzano. E che l'azienda non
rialzerà il telefono per chiedere a Spinetta di tornare a discutere se non ci
sarà la certezza di una soluzione rapida. Il pressing di Parigi ha anche
un'altra spiegazione: il timore di una vittoria elettorale di Berlusconi che ha
già preannunciato un "no secco" alla vendita della compagnia di
bandiera ai francesi. Certo il candidato premier del Pdl ha tenuto sul tema
atteggiamenti un po' ondivaghi, prima tacendo per tutti e 15 i mesi dell'asta,
poi sponsorizzando Air France, quindi impugnando il tricolore e la regia di
improbabili (almeno per ora) cordate italiane. Ma Spinetta sa bene che un pre-accordo
con i sindacati gli consentirebbe di presentarsi al tavolo con un eventuale
governo di destra con una briscola importante in mano. E ha deciso di giocarsi
fino in fondo la partita su questo fronte.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia I sindacati
farebbero un passo indietro e si accontenterebbero di possibili minori tagli
per piloti e flotta aerea Ora i nove leader sono pronti al dialogo Il governo
li convoca per giovedì. E per Atitech spunta Finmeccanica Spinetta potrebbe
tornare in Italia dopo il voto e fare qualche piccola concessione LUCIO CILLIS
ROMA - Sì dei sindacati alla trattativa. Quel "passo indietro"
richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa e al quale ha lavorato in questi
giorni il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, è
arrivato giusto in tempo per sbloccare la privatizzazione di Alitalia. Nel cassetto del negoziato che si riaprirà dopo il voto, ci
sarebbero già dei minori tagli su piloti e flotta, oltre al progetto di
aggirare lo scoglio dell'uscita della manutenzione dal nuovo gruppo, con
l'ingresso a sorpresa di Finmeccanica. L'azienda guidata da Francesco
Guarguaglini al termine del contratto di 4 più 4 anni (scadenza 2017) stipulato
da Atitech con Alitalia-Air France, potrebbe
subentrare e gestire la progressiva trasformazione del polo dei servizi di
terra. Il comunicato finale sottoscritto dal cda di Air France, in ogni caso
non lascia molti margini alla mediazione e rimette la palla nel campo opposto.
Le nove sigle sindacali sono ormai pronte a tornare al tavolo con Jean-Cyril
Spinetta, magari per firmare un accordo che non rappresenti una resa
incondizionata. Le alternative possibili, le cordate italiane, i salvataggi
all'ultimo minuto vengono messi da parte, come la logica di un sindacato che
lotta per far sopravvivere Alitalia vuole. E si guarda
con trepidazione a Parigi per evitare lo spettro dell'amministrazione
straordinaria che in Italia ha già due precedenti (i casi Volare e Minerva). Il
negoziato, avvertono i sindacati, si farà anche se toccherà al prossimo governo
metterci la faccia, garantendo margini di manovra. Mentre arriva l'ultimo atto
dell'esecutivo Prodi, che ha convocato le sigle per giovedì a Palazzo Chigi. Il
ministro Pierluigi Bersani conferma "che si sta lavorando al
dossier". Spinetta potrebbe così tornare in Italia dopo il voto. I punti
di incontro sono già segnati: se il presidente di Air France-Klm accetterà di
non stravincere la partita, anche per non rischiare vendette e scioperi da
parte delle maestranze dopo la firma, dovrà cedere simbolicamente su alcuni
punti: vedi qualche aereo in più in flotta rispetto ai 137 di fine piano, oltre
ad uno o due Boeing 777 nel 2009-2010 per tamponare l'uscita di due 767. Così
come si può discutere senza strappi della fine del cargo che resta fissata al
2010: una chiusura che sarà decisa da una attenta analisi di costi e ricavi nel
2009. Anche sulle modalità di uscita dei piloti (senza la temuta cassa
integrazione che fa scadere i brevetti dei comandanti) si potrà trattare un
poco. Il caso più difficile dovranno gestirlo Cgil e Cisl, che rappresentano la
maggioranza dei dipendenti di terra della compagnia di bandiera. Il tentativo
di portare la manutenzione nel nuovo perimetro di Alitalia
non potrà realizzarsi, a meno di un insperato slancio di generosità di
Spinetta. Ecco perché spunta dal cappello la possibile soluzione Finmeccanica.
I nove protagonisti del negoziato accettano, con modalità differenti, di
tornare a trattare. "La Uil è pronta a discutere con Air France" dice
il leader Luigi Angeletti. Improntate alla distensione le prime dichiarazioni
della Filt Cgil: "Le decisioni del cda di Air France-Klm non rappresentano
una rottura e non escludono la possibilità di una ripresa del confronto tra le
parti". Per Claudio Claudiani, numero uno della Fit Cisl, "è un
segnale chiaro che non chiude la trattativa: il confronto dovrà riaprirsi dopo
le elezioni". Più duro il commento del segretario nazionale dell'Ugl
Roberto Panella, che pur essendo "disposto a sedere al tavolo della
trattativa", sottolinea come "il governo dovrà riappropriarsi del suo
ruolo". I piloti Anpac sono pronti al confronto "anche sulla base di
ciò che è stato presentato da Spinetta". L'Up, afferma che "il
sindacato farà la sua parte, ma altrettanto dovranno fare il cda di Alitalia e il governo". Per l'Avia "dal cda
francese arriva una presa d'atto coerente e dai toni moderati" mentre
l'Sdl conferma "la disponibilità ad un confronto serio ed immediato".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La proposta
Fintecna La crisi del sindacato Il leader della Cisl: lo sappiamo che il piano
di Spinetta è l'unico sul tavolo Bonanni: "Dopo le elezioni si può firmare
con i francesi" Non è stato un errore. Ciascuno fa le sue proposte ma se
la controparte è contraria si cambiano Noi trattiamo per tutti i lavoratori:
per chi sa che perderà il posto, per chi si salva e per chi è in bilico ROBERTO
MANIA ROMA - "Dopo le elezioni è auspicabile un accordo con Air France. Le
percentuali perché ciò accada sono alte e importanti. Certo, se si vuole la
firma della Cisl non deve essere impedita la trattativa, perché bisogna fare
dei passi possibili", dice Raffaele Bonanni, segretario generale della
Cisl, mentre legge e rilegge "lo striminzito" comunicato del
consiglio di amministrazione del gruppo franco-olandese. Ora il leader di Via
Po non parla più di Lufthansa come possibile alternativa a Spinetta. Precisa
che la proposta sindacale di un ingresso di Fintecna nel capitale della nuova
azienda non è più sul tavolo. Spiega che è stata la campagna elettorale a non
far decollare il negoziato. Respinge la tesi di una retromarcia dei sindacati e
avverte, infine, che chi sta scommettendo sul fallimento
dell'Alitalia "si prenderà una responsabilità grave e non solo
politica". L'Air France ha confermato il suo piano e rimette nelle vostre
mani, oltreché in quelle dell'azienda e dei lavoratori, il futuro dell'Alitalia. A questo punto, lei è disposto a firmare? "Intanto
va sottolineato il fatto che il cda di Air France ha detto che è interessato
all'acquisto dell'Alitalia". Lo metteva in
dubbio? I francesi sono gli unici che hanno presentato un piano. "Lo dico
perché c'è chi, dopo la rottura, ha sostenuto che Spinetta non sarebbe più
tornato. Il comunicato del consiglio di amministrazione, invece, tiene in piedi
la vicenda". Ma dice anche che quella è l'unica soluzione. "Ci
mancherebbe altro! è il trionfo dell'ovvio: che altro dovrebbe dire? La verità
è che Spinetta non ha staccato la spina. Non poteva che essere così visto che
sono due anni che sta lavorando a questo "affare". Ma ora siamo
appena all'inizio della trattativa". Come fa a sostenere che si è
all'inizio? L'Alitalia è a un passo dal fallimento.
"A Spinetta non sfugge il fatto che la vicenda Alitalia
è stata buttata in maniera incresciosa dentro la campagna elettorale. Per
questo ha interrotto il confronto la scorsa settimana". Dunque dopo le
elezioni arriverete all'accordo? "La Cisl ha una vocazione agli accordi,
ma non si fa comandare a bacchetta da nessuno, né dalle aziende né dai
governi". Sembra che lei ora condivida il piano di Spinetta. è così?
"Su quel piano si può trattare, come abbiamo sempre detto. Si può
modificare su diversi punti: infrastrutture, esuberi, tratte. Ci sono molto
elementi che vanno valutati perché l'azienda, come qualcuno dice, è decotta o è
stata decotta, ma il mercato del volo italiano è molto ricco". La
questione delle infrastrutture non è certo di competenza dell'Air France.
"Infatti è un tema che, finalmente, affronteremo giovedì con il
governo". E la vostra proposta di coinvolgere Fintecna? Non è stato un
errore presentarla? "Perché un errore? Noi non siamo i dipendenti di
Spinetta! Non è facile fare un negoziato di questo tipo senza il governo.
Comunque al tavolo di confronto ciascuno fa le sue proposte. Poi se la
controparte è radicalmente contraria a quella ipotesi si possono cercare altre
soluzioni. Aggiungo che a Spinetta fa onore aver posto come condizione quella
dell'accordo con il sindacato, per questo deve ora rispettare chi deve
eventualmente dargli il consenso". Ammetterà che questa è una trattativa
anomala per ristrutturare un'azienda che altrimenti fallirebbe. "Senta io
non accetto prediche da chi, due anni fa, mentre noi della Cisl denunciavamo la
situazione drammatica dell'Alitalia, faceva spallucce
e confermava Cimoli". Ce l'ha con il ministro Padoa-Schioppa? "Siamo
in campagna elettorale. Dico che non accetto lezioni da chi ha perso così tanto
tempo". I segnali che arrivano dai dipendenti dell'Alitalia
non la preoccupano? Si sono costituiti comitati pro-Air France, c'è chi ha
stracciato la tessera sindacale, chi fa lo sciopero della fame. "Le
ricordo che noi trattiamo per tutti i lavoratori: per quelli che sono certi di
non perdere il posto; per quelli che non sanno che fine faranno e per chi sa
già che il suo posto è segnato. La nostra croce, ma anche il nostro onore, è
trattare per tutti, come sempre. Invito i troppi Masanielli della politica a
non occuparsene dopo aver gonfiato per anni e per il loro interesse il
personale dell'Alitalia".
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia A Fiumicino
cresce il partito filo-francese, ma c'è anche chi punta a condizioni meno dure
Hostess e steward "votano" Parigi "Meglio una resa senza
condizioni" E l'assistente di volo, Morale, continua lo sciopero della
fame PAOLO G. BRERA FIUMICINO - Firmare, "subito e senza condizioni".
Il fronte della resa, quello che vorrebbe forzare i sindacati a sedersi al
tavolo e a chiudere alla meglio la trattativa con Air France, si allarga ora
dopo ora conquistando consensi e indecisi. Ma l'aria di Fiumicino è sempre più
frizzante, tra la paura di un'insanabile rottura e la speranza di ottenere
condizioni meno dure: "Meglio copiare dai francesi, se non sappiamo
risanare da soli. Piuttosto lo Stato applichi alla lettera il piano Spinetta -
dice Fabio Frati, voce storica dei sindacati di base dello scalo - e poi
stringa un accordo vero, altro che regalare ad Air France questa compagnia
strategica". L'ennesima giornata di trepidazione a Fiumicino era iniziata
con l'ossimoro di uno sciopero della fame dell'uomo sandwich Gianluca Morale,
assistente di volo con 23 anni di anzianità aziendale e un cartello al collo
"per l'Alitalia, per la
vita nostra e dei nostri figli": "Vogliamo un sindacato più realista
e meno corporativo, e un immediato ritorno al tavolo con Air France".
Morale è al quarto giorno di astensione dal cibo, ma ieri in poche ore
trascorse nell'area tecnica dello scalo ha raccolto solidarietà e promesse di
tanti colleghi, disponibili a seguirlo nella battaglia del cibo. Tra il
personale viaggiante sono quasi tutti concordi: "Alzarsi e chiudere la
trattativa era l'unica cosa che Spinetta potesse fare, andare ora a firmare
laggiù senza discutere è l'unica cosa che resta da fare a noi. Con tutti i suoi
limiti - dice Marco Santilli, assistente di volo - è l'unica compagnia che
abbia fatto un'offerta degna del mercato. Altrimenti possiamo solo stare qui ad
aspettare il cavaliere bianco di Berlusconi, lasciandola fallire e facendola
spolpare dai soliti noti". "Il vero problema - dice Stefania, hostess
- sono i sindacati nazionali, che trattano senza rappresentarci. Hanno più
iscritti nel personale di terra che paga il conto più pesante, e li difendono
anche se così rischiamo di perdere il lavoro tutti". "Il nodo è Az
Service: ai francesi non gliene frega niente, vogliono solo noi di Az Fly che
costiamo molto meno della concorrenza", dice Alessandro. Ma non è solo a
terra la perplessità per un accordo doloroso: "Sono condizioni
estremamente gravose anche per noi piloti. Io ho trent'anni di anzianità - dice
Luciano Cacciotti - e sarei un esubero, e i 180 piloti che sposterebbero ai
regionali di Air France finirebbero all'ultimo posto per anzianità e
condizioni". E tra il personale di terra, dove i precari sono una percentuale
altissima, si assiste con più distacco: "Speravo in un accordo ma non so,
non riesco a capire cosa sia meglio per noi", sibila Giovanna dal
check-in.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
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Economia Il caso
Inchiesta per aggiotaggio Singapore Airlines in procura ROMA - Nessuna offerta
è stata mai formulata da Singapore Airlines per Alitalia.
Il vicepresidente della aerolinea di Singapore, Stephen Forshaw, lo ha
assicurato ieri al procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, che lo sentiva
come persona informata sui fatti. Da dicembre, la Procura di Roma indaga sulle
voci che davano Singapore Airlines interessata alla nostra compagnia di
bandiera, a braccetto di alcuni Fondi d'investimento americani. Voci che si
erano diffuse a più riprese e con maggiore forza a settembre
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
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Credo che gli
elettori non siano sprovveduti Riccardo Ghinelli righine@libero. it Ma i nostri
politici ci prendono per scemi? Pensano proprio che ci siano italiani che
entrano in cabina e mettono una croce in mezzo fra due simboli per il solo
fatto che sono unite e non c'è un mezzo centimetro di spazio fra i due? Pensano
che i presidenti di seggio e gli scrutatori non sappiano interpretare le
volontà dell'elettore perché uno sbaffo di matita è finito sul simbolo vicino?
Ma pensino bene a quello ci dicono, prima di sollevare inutili polveroni. Per
ora voterò, ma dopo solo a queste condizioni Michele Torelli michele.
torelli@tele2. it Con molta sofferenza e nausea, questa volta torno a votare,
ma è l'ultima volta, dopo tornerò a votare se: 1) Sarà fatta subito la legge su
riforma elettorale. Il partito che prende più voti dovrà governare per i 5 anni
previsti e non dovrà cadere se un partito insignificante gli toglie l'appoggio.
2) Gli onorevoli dovranno percepire uno stipendio come un professore delle
superiori e pensione Inps, non oltre. 3) Nessuno, compresi i ministri, dovrà
avere più l'immunità parlamentare e se condannati dovranno esserci pene più
severe, in quanto di cattivo esempio e diseducativo per la gente onesta. 4)
Nell'impiego pubblico dev'essere prevista, da subito, la possibilità di
licenziamento, in caso di assenze ingiustificate, disservizi dolosi, negligenze
gravi che paralizzano tutto il privato. Vogliamo onestà, trasparenza e
promozioni solo per meriti chiari. Navi, un ritardo di 5 ore senza annunci né
scuse Bruno Spanghero Trieste In una lettera comparsa suRepubblica (del 3
aprile) veniva segnalato il disservizio di una compagnia di navigazione
pubblica, Siremar Tirrenia. La mia esperienza dice che la situazione di
disservizio è di carattere più generale e non limitata alle società pubbliche.
A me è capitato di partire da Palermo con Grandi Navi Veloci pensando di
arrivare a destinazione a Livorno dopo 17 ore, come previsto. Alle ore 16.00,
orario d'arrivo previsto, scoprivo che la nave sarebbe arrivata a Livorno non
prima delle 19.00, a causa della indisponibilità delle banchine a Livorno, nota
da tempo come mi ha confermato il Commissario di bordo. In realtà siamo
arrivati alle 21.00 nonostante le favorevoli condizioni meteorologiche e l'assenza
di guasti alla nave. Ho constatato e non comprendo la colpevole disattenzione
della Compagnia di Navigazione che oltre a non aggiornare per tempo gli orari,
non informa i passeggeri (né all'imbarco né con congruo anticipo rispetto
all'arrivo), del ritardo non trascurabile 5 ore su 17. Naturalmente la mia
raccomandata di protesta non ha nemmeno ricevuto risposta. Come si può pensare
di incentivare il trasporto marittimo in queste condizioni? Io, assistente di
volo, dico non c'è tempo da perdere Lidia Morani Assistente
di volo Alitalia Penso che il punto di non ritorno sia molto vicino, perché i
passeggeri stanno iniziando ad avere paura ad acquistare i biglietti Az, memori
di quanto è successo con la Swiss Air. I sindacati hanno la missione di salvare
il maggior numero di posti di lavoro possibile e difendono gli interessi delle
categorie che rappresentano; vorrei che però si mettessero una mano
sulla coscienza qualora si trovassero nuovamente a trattare con Spinetta. Qui
non si tratta di cedere o meno ad un ricatto, ma di capire che non esistono
margini per una trattativa e che il fallimento dell'intesa con Air France
coinciderebbe con quello di Alitalia, con tutte le
conseguenze e le incognite del caso. Ma le clonazioni servono davvero? Zeila
Dell'Arte zeilasun@hotmail.com Ho letto l'articolo sull'istituto di ricerca che
effettua clonazioni, intitolato "Qui si fabbrica la vita". Permettemi
di protestare, non sono un animalista ma quello che fanno quei dottori tutto mi
sembra tranne che fabbricare la vita se per ogni 100 prove di clonazione ne
sopravvive solo un esemplare, ma cosa ci fa l'uomo con il fegato di maiale
trapiantato in una scimmia? Ma quante risorse e soldi si dovranno spendere a
discapito dei popoli più poveri prima di essere in grado di usare la clonazione
per l'uomo? e poi per cosa? per migliorare i trapianti? per poter usare un
giorno organi di animali per far sopravvivere la nostra specie? Sarebbe il caso
di fermarsi un momento a pensare.
( da "Repubblica, La" del 08-04-2008)
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Commenti IL RICATTO
(SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) L'altro ha replicato di star benissimo e Berlusconi ha
emesso l'auto smentita di routine. Può sembrare una triste diatriba fra due
anziani politicanti alla frutta, ma per evitare seccature smentiamo subito
d'averlo scritto nella riga precedente. Il problema è un altro. Nell'ipotesi
per fortuna remota in cui i sondaggi si rivelassero esatti, Berlusconi non
potrebbe governare né alla Camera né al Senato senza i voti decisivi della
Lega. L'Italia ha vissuto un'esperienza simile soltanto per pochi mesi nel
1994, breve ma significativa. La storia si è conclusa con il ribaltone, le
accuse della Lega al "mafioso di Arcore" arricchito con "i soldi
del narcotraffico" e con il giuramento solenne di Berlusconi di non
allearsi mai più con un irresponsabile come Bossi. Nel 2001 i due, come si usa
fra galantuomini che si fidano reciprocamente della parola data, fecero
sottoscrivere il patto elettorale ("fino alla virgola") da un notaio.
I voti leghisti comunque non risultarono decisivi in nessuno dei due rami del
Parlamento. Non sarà così la prossima volta, se ci sarà una prossima volta di
Berlusconi. Una vittoria del centrodestra consegnerebbe l'Italia alla Lega e ai
suoi fucili per spararle grosse. L'immenso potere di ricatto di Bossi si è
misurato già in campagna elettorale, sull'allucinante
vicenda Alitalia. Berlusconi non si era mosso fino a quando la Lega non gli ha
intimato di far fallire la vendita a Air France. Quindi si è inventato la
cordata di salvataggio, col risultato di far impazzire il titolo dell'Alitalia e di allontanare (con l'aiuto dei sindacati) la compagnia
francese dal tavolo della trattativa. Tutto per proteggere gli interessi
della Lega a Malpensa e dintorni. E magari gli interessi inconfessabili di
alcuni imprenditori del Nord, in attesa di saltare sul cadavere della compagnia
di bandiera per allestire qualche affare "low cost". Dal 15 aprile la
Lega tornerà alla carica per ottenere il federalismo fiscale. Tanto più se
davvero l'eventuale governo Berlusconi dovesse abolire l'Ici sulla prima casa,
come promesso in campagna elettorale. Sarebbe l'unico modo di "trovare la
quadra" di fronte all'insurrezione delle stesse amministrazioni locali del
Nord. In compenso, significa anche far fallire la metà delle regioni e dei
comuni a sud di Roma. Altro che sgomberare i rifiuti dalle strade di Napoli. E
questa fiammata di radicalismo padano non poteva non innescare la reazione
uguale e contraria del Bossi del Sud: sentire anche Lombardo che segue il
Senatur, evocando i fucili meridionali, è una bella prova dello spirito
repubblicano che anima i capi di questo centrodestra. Il granitico asse
Berlusconi-Fini non sarà in grado di rifiutare non soltanto un ministero a
Umberto Bossi, ma neppure la presidenza del Senato a Roberto Calderoli, magari
in maglietta anti-islmica, e finanche ostacolare, ove la Lega volesse, il ritorno
di Irene Pivetti dall'avanspettacolo alle cariche istituzionali. Non saranno in
grado di rifiutare nulla. E forse sono anche contenti così. In fondo hanno
sempre avuto bisogno di un alibi, di un capro espiatorio di professione, come
nei romanzi di Daniel Pennac. Una volta era la Lega, un'altra Casini, la
prossima sarà ancora la Lega. La gente dimentica sempre lo show dell'anno
prima.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del L'ultimatum di Air France: prendere o lasciare Prendere o
lasciare. Air France ribadisce che il piano presentato dal
presidente Spinetta, "è l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Ma
la compagnia franco-olandese non si tira fuori dalla partita. Ilgoverno ha
convocato i sindacati per giovedì. Oggi il cda di Alitalia. Rossi,
Masocco e Di Giovanni a pagina 11.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
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Stai consultando l'edizione
del Par condicio nascosta Mentre l'Agcom continua a vigilare sulla campagna
elettorale tv, Mediavideo - il televideo delle reti del Biscione - continua a
informare. Come ieri, per esempio. Ore 16,30, guardando di sfuggita. Titolo di
apertura sul Tibet (e ci sta). Poi: "Elezioni, Pizza ritira la sua
lista", e in seconda riga: "Berlusconi: Bossi alleato fedele". In terza fila il caso Alitalia, quarta
posizione per la cronaca (condanna per l'assassinio di una donna incinta e
blitz anti-'ndrangheta). In quinta la mucca pazza in Spagna. Chiude lo sport.
Titolo: "Berlusconi: Ancelotti resta al Milan". Par condicio, no?
e.n. Mediavideo.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del "Sono quelli delle armature e dell'odio" Veltroni: se
la fanno sotto a condannare Bossi. Poi l'appello alle "persone per bene
del centrodestra" di Andrea Carugati inviato a Potenza QUALCHE settimana
fa, il presidente della Swg Roberto Weber aveva spiegato che la carta più forte
di Veltroni era questa: far passare l'idea che con lui "finiva la guerra
civile, l'Italia come una comunità, dove non ci sono nemici, neppure tra le
diverse classi sociali". E aveva aggiunto: "Questa è una campagna
simile al
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del IL CASOProliferano candidature sorprendenti per un ruolo delicatissimo
dell'Autorità di controllo delle società e la Borsa Non si gioca con la
direzione generale della Consob Angelo De Mattia Dopo che Massimo Tezzon, tra i
maggiori e più fini esperti italiani di bilanci, ha lasciato la carica di
Direttore generale della Consob per assumere quella di Segretario generale
dell'Organismo italiano di contabilità, si è aperta la successione nella carica
apicale dell'Authority di via Martini. Una più che fisiologica esigenza di
continuità militerebbe per la nomina del surrogante vice direttore generale
Antonio Rosati, che segue la strada efficacemente percorsa da Tezzon. Ma nei
giorni scorsi, non si sa con quale fondamento, si sono sentiti fare anche altri
nomi, fra i quali qualcuno che viene candidato per ogni tipo di carica e
qualche altro di provenienza esterna. La nomina, di competenza del collegio dei
Commissari, del Capo della struttura, composta da un personale di primordine
con diffuse posizioni di eccellenza, rappresenta un atto di notevole rilievo.
Né è immaginabile una lunga protrazione della temporaneità delle funzioni. E'
singolare che se ne parli poco. Se si hanno presenti i ritardi e le difficoltà
della Consob degli anni Ottanta, non si fa fatica a ricordare come essi fossero
dovuti non, o più che, ai Commissari dell'epoca, a una allora non decollata
struttura organizzativo-funzionale. Come alcune altre Authority, prima guardate
anche a livello istituzionale con hard face e poi con deference, secondo lo
scritto di un autorevole giurista, la Consob, che progressivamente è stata
dotata dal legislatore di amplissimi poteri, in particolare in materia di
market abuse, Mifid, OPA - tanto da porre fine alla ritornante, stracca
richiesta di maggiori attribuzioni - è ora sempre più chiamata
all'accountability nei confronti di Parlamento, risparmiatori, investitori,
mercati, opinione pubblica. Ed è bene che la "rendicontazione" sia
rigorosa, minuziosa, incessante. Episodi come la gestione dell'ultima fase della vicenda Alitalia prima
della sospensione del titolo non hanno costituito il "non plus
ultra", con gli appelli lanciati alle categorie innominate della
"politica" e del "politico". Dunque, la nomina del
direttore generale potrebbe essere l'occasione per potenziare e affinare
l'organizzazione interna e per impostare in modo diverso -
corrispondendo meglio alle esigenze di efficienza, tempestività e trasparenza -
i rapporti tra la struttura amministrativa e i Commissari. Non vi può essere
una netta cesura. Vanno, sì, distinte le fasi istruttorie da quelle
decisionali. Lo vuole la legge. Ma il rapporto non può essere tra monadi che si
aprano solo nel momento decisionale o del tipo "dammi il fatto, ti do la
norma" (da mihi factum, dabo tibi ius), quasi fosse un vero e proprio
procedimento giurisdizionale. Magistratura economica, senz'altro; ma ciò esige
peculiarità e oggettività delle procedure. Occorre una interlocuzione efficace
tra Commissari e unità operative, nel rispetto dei reciproci ruoli. Essa
arricchisce tutti sotto il profilo conoscitivo e strategico. Insomma, la
Consob, poiché il corpus normativo che la riguarda dovrebbe ritenersi
stabilizzato - e semmai vi sarà bisogno di semplificazioni e snellimenti -
potrebbe analizzare ancora e migliorare il proprio funzionamento interno, così
preparandosi anche al momento in cui ritorneranno, com'è probabile, la
discussione e le proposte di legge per la riforma delle Authority.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
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N. 84 del 2008-04-08
pagina 2 Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili che ci costa quasi due
miliardi di euro di Cinzia Romani Un libro denuncia: hanno più di 700mila
delegati, sei volte tanto i carabinieri. Tremila sedi per la sola
organizzazione di Epifani da Roma Una casta all'ombra dei suoi consolidati
privilegi s'aggira per l'Italia, aprendo e chiudendo trattative sulla pelle
ormai lisa dei lavoratori, oltre che dei contribuenti. E nel paese bollito in
sacche di spreco, gonfie di fatturati miliardari e bilanci segreti, mentre lo
Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei Carabinieri), che a
noi costano 1 miliardo e 845mila euro l'anno, esce un libro, ustionante come
acido muriatico negli occhi della Triplice. S'intitola "L'altra casta.
Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da Multinazionale. L'inchiesta sul
sindacato" (da domani in libreria, con lancio da strenna natalizia) il
documentato volume Bompiani di Stefano Livadiotti, firma del settimanale
"L'Espresso", che in 236 pagine (prezzo 15 euro) mette il dito su una
piaga purulenta quanto quella dei partiti. Contrordine, compagni, dopo che
Diliberto ha ceduto il proprio posto in lista a un operaio della Thyssen,
intanto che il suo vecchio sodale Cossutta lo accusa di "plebeismo
demagogico"? Ma sì, è ora, è ora: potere a chi lavora. Sul serio, però,
non come i membri dell'altra casta, quella sindacale, i cui permessi
equivalgono a un milione di giorni lavorativi al mese, costando al nostro
sistema 1 miliardo e 854 milioni di euro l'anno. E c'è da giurarci che il trio
di sigle si arrabbierà parecchio leggendo l'impressionante dossier, proprio
mentre cerca di sopravvivere a se stesso, magari sulle carcasse
di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl
e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai
sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle
sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Difficile
affidarsi ai sindacati, che promettono bilanci consolidati, salvo poi evitare
di trasferirli nero su bianco. Ma in che modo l'altra casta è diventata
intoccabile, quando anche i sassi sanno che se c'è un problema di costi della
politica, esso riguarda pure il sindacato, teso a intimidire la collettività
con la propria capacità di mobilitazione? "Il giro d'affari di Cgil, Cisl
e Uil ammonta a 3.500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al ribasso",
avvertiva nel 2002 il radicale Capezzone. Se del Quirinale si sa che spende il
quadruplo di Buckingham Palace, fare i conti in tasca all'altra casta,
lardellata di un organico di 20mila dipendenti, è questione controversa, tanto
diversificate risultano le sue fonti di guadagno. La slot machine più veloce
coincide con le quote versate dagli iscritti: l'1 per cento della paga-base. E
i pensionati? Fruttano circa 40 euro l'anno, che però fanno brodo, nel
sostituto d'incasso complessivo: 1 miliardo l'anno. All'erogazione di
liquidità, poi, pensano le aziende, con le trattenute in busta paga ed ecco
bypassato il costo dell'esazione. E i soliti pensionati, visto che anche la
miseria è un'eredità? Provvedono gli enti di previdenza: nel
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
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N. 84 del 2008-04-08
pagina 2 "Sono più ricchi e più potenti dei parlamentari" di
Mariateresa Conti da Milano Stefano Livadiotti, leggere il suo libro inchiesta
mette i brividi. Chi fa più danni, la casta della politica o quella dei
sindacati? "Beh, il sindacato danni ne ha fatti eccome, pensiamo a come è stata gestita la vicenda Alitalia. Voglio però precisare una cosa: il mio non è un libro contro il
sindacato come istituzione ma contro la sua degenerazione, la sua incapacità di
rappresentare gli interessi degli iscritti. Non è un caso che tutti i sondaggi,
che io cito nel primo capitolo, mettano in evidenza proprio il rigetto della
base". Quale delle due caste ha maggior peso? "Quella del
sindacato, non c'è dubbio, è più ricca e potente di quella della politica. Lo è
per numeri - i delegati sono ben 700 mila - e anche per ricchezza. Quale
partito può permettersi di spendere oltre 50 milioni di euro per portare in
piazza i propri iscritti, come ha fatto la Cgil nel 2002 con il corteo a Roma
in difesa dell'articolo 18?". E per garantirsi i privilegi le due caste si
aiutano... "C'è un calcolo nel libro: i parlamentari che hanno alle spalle
un'esperienza nel sindacato, se si mettessero insieme, sarebbero il terzo
gruppo sia alla Camera sia al Senato. Ovvio che poi facciano quadrato per garantire
i privilegi, come la mancanza di controlli". Come è nato questo libro?
"Quasi per caso. Non sono un esperto di sindacato, ho curato l'estate
scorsa l'inchiesta de L'Espresso e mi sono accostato a questo mondo". È
possibile scardinare questo sistema? "Non credo, o comunque ci vorrà
tempo. È un problema di mentalità che va cambiata". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
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N. 84 del 2008-04-08
pagina 6 "Deluso da Veltroni I comunisti restano quelli di sempre" di
Fabrizio De Feo Berlusconi: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase sui
fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata. Lui alle Riforme?
Non me l'ha chiesto. Vedremo..." da Roma La tregua è finita, archiviata. E
lo scontro si fa diretto, in un duello a distanza in cui, riposto il fioretto, si
incrociano le sciabole. Avviene così che, a cinque giorni dal voto, Silvio
Berlusconi, facendo tappa in terra sarda, emetta una dura sentenza di condanna
verso il suo antagonista, bollandolo come "una delusione". "La
credibilità di Veltroni è ormai vicina allo zero per chi guarda le cose non da
lettore de l'Unità ma da persona di normale buon senso" dice il leader del
Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni - sottolinea l'ex premier - le sue
mancate promesse. Si è dato una missione impossibile, quella di rappresentare
una sinistra irreale. C'è una sinistra della realtà, che è quella del governo
Prodi, con la drammatica eredità che ci lascia. E poi c'è la sinistra che
Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è quella del nuovo e delle
promesse, che è miseramente crollata perché nessuno dei suoi impegni si è
trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni aveva detto che
sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il peggio del peggio
che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista".
Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma
per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un
rapporto da "volemose bene": "Vogliamo fare un governo insieme?
Che problema c'è...". Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci
avevo sperato nel Pd, avevo sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50
anni dopo i socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore
tutta la vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di
menzogne". Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia
una menzogna. Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per
vedere un vero cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di
critiche si risolve in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa
più Stato, più debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento
della criminalità. Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un
imperversare di intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo
Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una
garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della
Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è
colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che
sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio,
volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato
possibile per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i
giornalisti lo inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto
Bossi sui fucili. Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta
poteva risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate.
Bossi si esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol
dire solo che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi,
ritorna sulla vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale,
con lui c'è una amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai
opposto a una decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non
lo so, a me nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le
battute di Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di
scherzare sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?"
dice incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce,
che ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità
è che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai
avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo
insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai
Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio
della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il
martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il
simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine
dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna
anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo
partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese
vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di giustizialismo"
e ribadisce la necessità di procedere alla separazione delle carriere. "Il
magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli avvocati della difesa, devono
arrivare con il cappello in mano davanti al giudice". L'ultima battuta è
per la necessità del voto utile. "Alla Camera alcuni partiti non possono
in nessun modo superare lo sbarramento e i voti che vengono dati alla
Santanchè, che è una bella "sberla", possono avvantaggiare uno che
bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
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N. 84 del 2008-04-08 pagina 3 Il giorno di riposo per il pilota ha 33 ore di
Redazione Con l'Alitalia i sindacalisti sono riusciti nell'impossibile: dilatare il
tempo. Un giorno di riposo per un pilota dura 33 ore o, a scelta, due notti.
Tutto vero, è scritto nel contratto. Miracoli della contrattazione sindacale.
Del resto l'87% dei piloti è iscritto al sindacato, adesione da Patto di
Varsavia, perciò c'è poco da stupirsi. Privilegi che non sono tuttavia
compensati da grandi fatiche. I piloti lavorano 556 ore all'anno, cioè 93
minuti al giorno, hostess e steward 5 minuti in più, grazie all'opera dei
sindacati, che in Alitalia comandano. Sono loro che
hanno deciso che piloti e hostess debbano mangiare ogni sei ore, "per
evitare decrementi nelle prestazioni". Sono loro ad aver inventato il
"premio di puntualità", la "Banca dei riposi individuali",
la commissione per la scelta degli alberghi del personale di volo, chissà
perché più cari del 45% rispetto alle altre compagnie. O anche la franchigia di
24 ore al mese per le donne (che dovrebbe coincidere con le mestruazioni).
Peccato che la chiedano tutte tra il 31 dicembre e il primo gennaio. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
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Stai consultando
l'edizione del Brogli,schede,insulti: ma la politica dov'è? Di solito dei
brogli si parlava dopo, a scrutini cominciati o terminati: ora Berlusconi, che
è del ramo, si è portato avanti con il lavoro e insieme all'Alitalia e alla
Rai ha fatto del fattore B che lui adatta a "broglio" una chiave di
volta della campagna elettorale. Forse con una piccola aggiuntina si potrebbe
andare alla I di imbroglio almeno concettuale. Di solito della chiarezza delle
schede elettorali si parlava prima, meglio se addirittura prima della
confezione delle liste: adesso è tutto un fiorire di contestazioni a una
settimana dal voto, a partire naturalmente dal Berlusca, che è del ramo, per
svariare anche in campo avverso, tra Di Pietro e Franceschini. Peccato che nel
frattempo i test con gli elettori sulla percentuale di confusione (cfr."La
Stampa") abbiano rimesso a posto la questione. Si può far di meglio, ma
insomma con la x puoi cavartela senza mal di testa aggiuntivi. Di solito non
mancano le overdosi di insulti. Si ricorda quel "coglioni" riservato
da Berlusconi, che è del ramo, agli elettori di Prodi, due anni fa. Allora
Casini stava con lui. Oggi si lamenta che sempre Berlusconi, essendo del ramo,
dia del "masochista" a chi vota Udc. Allora non fiatò. Allora come
oggi, una domandina infinitesimale: ma la politica dov'è? Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del E se la destra (e sottolineo se...) Enzo Costa Tre piccoli
esempi di campagna elettorale ucronica, ovvero fatta con i "se". Il
primo: e se l'Expò 2015 fosse andata a Smirne? Ipotesi non inverosimile,
giacché era la città che molti davano per favorita in conseguenza dell'apertura
politico-diplomatica alla Turchia. Cosa avrebbe detto - a quel punto - il
Popolo della Libertà? Avrebbe sparlato come un sol Cavaliere: "Vedete che
l'Italia grazie al governo Prodi non conta più nulla?". Intervistato in
esclusiva su Tg5, Studio Aperto, Tg4, Mattino Cinque, Secondo voi, Uomini e
donne, Matrix e Meteo5, Berlusconi - dopo aver dato dei nullafacenti
inconcludenti agli uomini della sinistra - avrebbe lamentato: "Sono così
totalitari che mi hanno pure impedito di fare qualche telefonata ai capi di
Stato che avrebbe fatto vincere Milano!". Emilio Fede, per ripristinare la
par condicio giudicata infranta dall'Autorità delle Comunicazioni, alla
ventiduesima replica delle parole di Silvio avrebbe abbinato una foto mossa di
Prodi (tacciato dalla Lega di complicità con il Nemico islamico) immortalato
con un vezzosissimo burqa, un confuso filmato di D'Alema vestito da hezbollah e
una breve ma significativa sequenza di Marini che fuma il sigaro come un turco.
A seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i milanesi.
Secondo esempio: e se il Pd, sul disastro Alitalia, fosse stato "statalista"? Ipotesi improbabilissima,
giacché in questo bizzarro paese gli unici liberali che credono nel mercato
(debitamente regolamentato) sono i democratici, ma utile anch'essa ad
immaginare cosa - a quel punto - avrebbe detto la destra di flotta e di
sgoverno: Prodi e Veltroni nazionalisticamente ostili ad Air France e propensi
ad un prestito-ponte al buio per il salvataggio pubblico della
compagnia? L'apposita Raiset a martellare sul Comunismo dei Cieli targato
Romano & Walter che soffoca la libera intrapresa aerea mettendo le mani
nelle tasche degli italiani. Emilio Fede che nel Tg4 canta "Douce
France" in omaggio alla salvifica Air France boicottata dal Soviet dei
Piloti dirottati sulla scorretta rotta da Epifani. E magari, a tormentone su
tutti i tiggì, la geniale ricetta imprenditoriale di Silvio, ispirata a quella
che escogitò da Premier per la crisi Fiat. La ricordate? Diceva di aggiungere
il marchio "Ferrari" ad ogni modello, Multipla compresa. Ergo, adesso,
ad ogni cigolante Dc9 Alitalia appiccicare il logo
"Concorde". Oppure (massì, abbondiamo!) "Air Force One". A
seguire, a Porta a Porta, il Cavaliere che firma il contratto con i
transalpini. Esempio numero tre: e se la destra non controllasse la televisione?
Ipotesi suggestiva ma fantascientifica: se la destra non controllasse la
televisione, politicamente non esisterebbe. enzo@enzocosta.net
www.enzocosta.net.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del "Quirinale con vista": mi ricorda gli allarmi sul pericolo
di Mussolini... Caro Colombo, leggo con la rabbia in corpo i suoi articoli e
l'ultimo più degli altri. Come si fa a non capire, a non vedere che le cose che
lei dice sono assolutamente esatte (non dico plausibili, ma esatte)? Gli
italiani che non le vedono (almeno la metà degli italiani) o sono cointeressati
(e allora va bene) o sono disinformati (e va meno bene) oppure hanno un vistoso
deficit mentale. I suoi articoli mi ricordano con angoscia gli scritti di
coloro che nel '20 o nel '21 anticipavano la dittatura di Mussolini e la gente
li definiva "esagerati", "catastrofisti",
"visionari". Come non sentire i rintocchi forti e netti di una corsa
verso la dittatura del 2000, tecnologica, ma egualmente volgare e brutale.
L'unica considerazione consolatoria può essere che Mussolini, quando prese il
potere, aveva 39 anni e Berlusconi ne ha 72, ma oggi vuol dire poco. Un uomo
come lui, che aveva vent'anni nel 1956 (!), passa per un innovatore, passa per
la speranza del futuro. Non sarà che quasi tutta l'Italia sia formata da gente
come Luca Luciani, quarantenne Direttore Generale della Telecom che invita i
suoi dipendenti a trionfare sugli avversari come Napoleone fece a Waterloo? E
dire che l'azienda ha tenuto ad informare il mondo che mantiene intatta la
fiducia nel dirigente (forse neppure i vertici dell'azienda erano più informati
di lui sul fango di Waterloo). Giuseppe Alù Per fortuna gli italiani sono
intelligenti Cara Unità, gli ultimi giorni della campagna elettorale sta
evidenziando la vera cultura della Partito di Berlusconi, Bossi e Fini. Sulle
dichiarazioni di Berlusconi circa la cordata italiana in grado di comprarsi l'Alitalia, a danno dell'Air France si è scoperto che i "volenterosi
capitani d'industria" si esponevano soltanto se il capitale veniva
anticipato dallo Stato, il cosiddetto "prestito ponte". Fallito
questo goffo tentativo, Berlusconi ha lanciato un'altra proposta allucinante:
tutti gli Italiani tirino fuori un euro a testa per comprarsi Alitalia. In realtà il progetto vero di Berlusconi e soci è quello
di far fallire al nostra compagnia aerea, in modo che possano comprala a zero
euro, licenziando tutti, con buona pace di Piloti, Hostess e Personale di
terra. Altrettanto pericolose per la Democrazia nel nostro Paese sono le
dichiarazioni di Bossi circa "l'uso del fucile" se non vengono
cambiate le schede elettorali. Se questi sono gli avversari del Partito
Democratico c'è da sperare che gli Italiani capiscano il tremendo pericolo che
corrono se il Pdl dovesse, malauguratamente, vincere le elezioni. In tutti i
casi, essendo la nostra fondata convinzione che gli Italiani sono persone
intelligenti, confortati anche dalla forte rimonta che avvertiamo nelle piazze
d'Italia, siamo sicuri che Berlusconi subirà una grande lezione e perderà, di conseguenza,
la gara elettorale con Veltroni. Pietro Aceto, Bologna Elettori di centrodestra
che cosa ne pensate delle parole di Bossi? Cara Unità, Bossi, i fucili e
l'ipocrisia di certa destra. Vorrei tanto che qualcuno di quelli che stanno a
destra e che fanno tanto i legalitari commentasse le affermazioni di Umberto
Bossi di oggi. "Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato
queste schede elettorali che sono una vera porcata e non permettono di votare
in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili". .
Un'unica raccomandazione: se qualcuno di destra ha voglia e tempo di
intervenire, non dica per l'ennesima volta "ma voi badate alle parole di
Bossi? Eppure lo sapete che lui è fatto così, che parla tanto per parlare, per
far contenti i leghisti che vanno ad ascoltarlo così come si va nei teatri di
periferia a sentir Capitan Fracassa che le spara grosse. Piuttosto, siete fessi
voi che gli date ascolto". Vi scongiuro: non ripetete queste imbecilli e
schifose argomentazioni. Perchè non potete usarle a vostro piacimento,
sorridendo di sufficienza quando Bossi minaccia la rivolta armata e poi
strappandovi le vesti se qualcuno tira i pomodori a Ferrara. Io condanno tutte
e due le cose, senza alcuna esitazione e senza nessuna ambiguità. Voi di destra
fate lo stesso oppure provate a fare un turno di silenzio. Luciano Comida
Belpietro: nessuna dimenticanza su Veltroni Caro Direttore, l'Unità di lunedì
parla di una "colpevole svista" a proposito della copertina di
Panorama: avremmo cioè "dimenticato" di strillare l'intervista a
Veltroni nella pubblicità che sul Corriere della Sera annunciava l'uscita del
nostro settimanale. In realtà non c'è stata nessuna disattenzione:
semplicemente la pubblicità viene consegnata prima della chiusura della copertina
e mercoledì - dopo l'annuncio da parte del ministro Amato della possibilità di
un rinvio delle elezioni - lo "strillo" dell'intervista al leader del
Pd era stato accantonato in attesa di capire cosa sarebbe accaduto con il voto.
Poi, una volta rientrato l'allarme, Veltroni è ritornato al suo posto in
copertina. Del resto, se ci fosse stato un tentativo di oscurare il candidato
premier del Partito democratico, visto che non era obbligatoria, non avrei
fatto l'intervista, non l'avrei annunciata alle agenzie di stampa giovedì, né
l'avrei messa, in audio-video, sul sito di Panorama.it. Ti ringrazio e spero
che l'equivoco sia chiarito Maurizio Belpietro direttore di Panorama.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del Sciopero della fame e raccolta di firme: vogliamo i francesi Funzionari,
dirigenti, hostess e piloti aumentano il pressing affinché la privatizzazione
si concluda a Parigi di Felicia Masocco/ Roma LA SPINTA Una lista traversale e
lo sciopero della fame per dire che un'alternativa ad AirFrance-Klm non c'è. E
che i sindacati al tavolo del negoziato non de- vono farsi illusioni. Dopo funzionari e dirigenti anche steward e piloti di Alitalia rendono visibile il pressing sulle otto sigle che hanno chiesto
più garanzie per tutti e, per questo, hanno scatenato l'ira del colosso
franco-olandese con conseguente minaccia del fallimento della compagnia. Il
fronte pro-AirFrance si sta manifestano su due livelli: da un lato ci sono
sigle come Avia e Anpav, entrambe rappresentative tra il personale di
volo, che nei giorni scorsi si erano "sfilate" dalla compagine con le
altre organizzazioni proponendo di trattare sul piano di Jean-Cyril Spinetta e
lasciar stare la linea intransigente. C'è poi una protesta dal
"basso" con iniziative anche personali che stanno tuttavia diventando
un caso. E un problema da non ignorare per chi rappresenta i lavoratori. Dopo
che quattro giorni fa uno steward, Gianluca Morale, aveva scelto la linea
pannelliana del digiuno per fare sentire la propria voce, ieri altre decine di
persone lo hanno simbolicamente seguito nello sciopero della fame. Duecento in
tutto, secondo gli aderenti, tra loro molti dipendenti e pensionati che hanno
voluto manifestare per la compagnia di bandiera, e una decina di assistenti di
volo. C'è poi la neonata lista "Az-Af", si autodefinisce trasversale
e avrebbe già 1100 aderenti che nei prossimi giorni invieranno mail con scritto
"Io sono per AirFrance". Ma, il tempo di contarsi meglio e di capire
che cosa succede, e non è escluso il passaggio a iniziative più forti a
sostegno dell'offerta francese. Si tratta di piloti, assistenti di volo e
personale di terra. "Vogliamo che i sindacati discutano la proposta di Air
France - spiega Marcello Labor, comandante sull'A321 - i sindacati facciano i
sindacati, spetta agli imprenditori fare il piano di risanamento non a
loro". Come spesso accade nelle trattative complicate e nelle strutture
complesse come una compagnia aerea, mors tua vita mea, si tira acqua al proprio
mulino, si pensa "io speriamo che me la cavo". A chi fa notare che
queste proteste riguardano poche centinaia di lavoratori convinti di mantenere
il posto con l'arrivo dei francesi, Labor risponde: "È chiaro che qualcuno
dovrà andare in mobilità o in cassa integrazione, ma sul futuro di queste
persone ragioniamo con Air France in modo costruttivo, ad esempio chiedendo
l'impegno a riassumerli non appena i conti torneranno in attivo". Nel
frattempo, aggiunge Labor, si potrebbe pensare ad "una agenzia di collocamento
per i piloti in esubero, fatta da Alitalia o dai
sindacati, per farli volare temporaneamente in altre compagnie. Noi - conclude
- siamo disposti anche ad autotassarci". Già nei giorni scorsi le
iniziative pro-AirFrance-Klm erano state stigmatizzate dagli altri sindacati
che sono al tavolo. Ieri un giudizio molto negativo è arrivato dai piloti della
Uil, la sigla che per prima ha rotto il fronte in disaccordo con la linea delle
altre organizzazioni. Il coordinatore nazionale, Flavi Sordi, afferma che lo
sciopero della fame "è una forma di protesta messa in atto solo da un
manipolo di persone, e non da tante come è stato detto, che hanno verificato
che nel piano AirFrance non saranno toccate dall'eventuale cassa
integrazione".
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Air France avverte: prendere o lasciare Il consiglio approva
"l'interruzione" del negoziato: azienda e sindacati decidano sul
nostro piano di Roberto Rossi/ Roma INTERRUZIONE Air France non si tira fuori
dalla partita Alitalia. Il consiglio di
amministrazione della società francese, riunito ieri a Parigi, ha deciso di non
rompere in modo definitivo la trattativa per l'acquisto della compagnia di
bandiera italiana.Il board del vettore, dopo aver "compreso e approvato"
l'"interruzione" del negoziato, ha ributtato, però, la palla nel
campo avversario. Nel comunicato Air France ha ribadito, che il piano,
presentato dal presidente Jean-Cyril Spinetta, "è
l'unico possibile per consentire ad Alitalia il
ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi". Per questo, si legge
ancora nella nota, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi
dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di
esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". La
questione Alitalia, al momento, non è più affare dei
francesi. Che sono disponibili a trattare, come ci spiega una fonte vicina al
dossier, ma all'interno della cornice delineata dal piano industriale di
Spinetta (un solo hub a Fiumicino, 2.200 esuberi, riqualificazione dei servizi
a terra, assottigliamento della flotta cargo). Una cornice che i sindacati
avevano tentato di stravolgere, nell'ultimo incontro di mercoledì 2 aprile,
chiedendo che l'accordo prevedesse anche l'ingresso di Fintecna. Spinetta, come
annunciato la scorsa settimana, resta quindi fermo nel suo progetto, ma, come
sottolineato dal giornale economico francese Les Echos, "lascia la porta
socchiusa". E aspetta. Aspetta che l'incontro di giovedì prossimo tra
governo e sindacati, convocato giusto ieri, chiarisca la situazione.
L'esecutivo sta lavorando a un proposta di mediazione che possa essere
accettata da tutte le sigle sindacali. Una proposta che sblocchi l'impasse e
che faccia uscire dall'angolo la trattativa. Anche perché, secondo quanto detto
sempre dal ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa, il tempo per
un'alternativa non c'è. Non c'è perché, secondo il ministro, un'alternativa non
esiste. E questo nonostante le voci su un nuovo interessamento di Lufthansa e
sulla fantomatica cordata italiana, rilanciata giusto ieri da Silvio
Berlusconi. Inoltre, sempre secondo Padoa-Schioppa, c'è il serio rischio che la
società fallisca presto. Non è un mistero che a febbraio la liquidità del
gruppo era scesa a soli 180 milioni di euro. Una piccola boccata d'ossigeno
(148 milioni) è arrivata dai crediti d'imposta e dalla cessione di azioni a
marzo. Ma la situazione rimane critica. Qualcosa di più lo si saprà oggi quando
il consiglio di amministrazione del gruppo della Magliana, retto dal nuovo
presidente Antonio Police, valuterà i conti dell'azienda e la loro
sostenibilità. Si capirà in sostanza quanto carburante è rimasto all'interno
del gruppo. Se ne sarà rimasto poco si dovrà pensare a un affannoso atterraggio
di fortuna. Magari anche al commissariamento e al ricorso alla legge Marzano.
Sempre che la situazione non si sblocchi prima con l'arrivo di Air France.
( da "Unita, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Il governo gioca l'ultima carta Convoca i sindacati per giovedì
Gli spazi di manovra sono stretti di Bianca Di Giovanni/ Roma Una limatura
sugli esuberi, impegni sugli ammortizzatori sociali e sulla cassa integrazione,
e più certezze sul contratto di servizio tra la nuova Alitalia e Fintecna per la manutenzione, ovvero per i lavoratori
dell'Atitech. Queste, stando a indiscrezioni, sono le carte che il governo
potrebbe giocare giovedì al tavolo con i sindacati per tenere accesa la
speranza nella trattativa con Air France. Negli uffici del
sottosegretario Enrico Letta si respira aria di cauta soddisfazione per il
comunicato diffuso dai vertici franco-olandesi. "Non hanno chiuso la porta
- dice una fonte vicina a Palazzo Chigi - ma semplicemente rimettono sul tavolo
il loro piano. E questo è già molto". Insomma, il lavorio di Letta (che ha
rinunciato a molti impegni elettorali per seguire la partita) è servito. A
questo punto il governo è chiamato a tenere aperta la strada del dialogo, e a
sostenere le richieste sindacali per evitare il peggio, che in una parola si
chiama commissariamento. Per questo l'esecutivo ha già convocato i sindacati
per giovedì. In quella sede scoprirà le sue carte e darà conto delle
disponibilità mostrate da Jean-Cyril Spinetta. A poche ore dalle elezioni, è un
vero salto mortale. Un'operazione ad alto rischio: per questo sarà preparata
con contatti frenetici e lontano dai riflettori. "Sulle ricadute di
accordi aziendali anche molto difficili - osserva Pier Luigi Bersani - i
governi di centrosinistra non hanno mai fatto mancare il loro impegno a salvaguardia
dei lavoratori. Non c'è ragione per cui non possa essere così anche nel caso di
Alitalia". Dalle stanze sindacali ieri sono
arrivati segnali di apertura. Che però dicono ancora poco su come si intende
procedere. Anche per loro le elezioni sono un passaggio non secondario. Lo
scenario potrebbe cambiare radicalmente la prossima settimana: nessuno vuole
"aprire" troppo presto, ma neanche rischiare il precipizio per
un'attesa troppo lunga. Da ambienti vicini al governo si ripete che alternativa
non esiste: o Air France-Klm o il commissariamento. "Tempi tecnici per una
nuova offerta in questo momento sono esclusi", spiegano fonti del
ministero dei Trasporti. Ma è davvero così? Silvio Berlusconi e tutto il suo
"seguito" invocano ancora un'iniziativa italiana. Tra gli addetti ai
lavori si rincorrono ancora voci su Air One, magari con Lufthansa o con qualche
altro grande gruppo. Per di più da Roberto Formigoni arrivano segnali di
guerra, che potrebbero bloccare l'avanzata di Spinetta, e la cosa fa montare
speranze di alternative ai lati della pista, in attesa del ritiro definitivo
dei francesi. Ma dall'esecutivo si insiste: anche Banca Intesa avrebbe lasciato
intendere di non essere più nella partita. Come dire: la situazione è molto
fluida, ma le cordate alternative per ora sono una pia illusione. Solo con il
passare delle ore si potrà sapere se quello di giovedì sarà un incontro
decisivo o soltanto interlocutorio. Per il sindacato resta prioritaria la
difesa dell'occupazione: con l'Atitech di Napoli in prima fila. Anche l'Anpac
spinge per recuperare qualche esubero o prepensionamento, soprattutto sulle
rotte di lungo raggio. Tutti elementi da segnalare ai francesi per verificare
quanto il piano di Spinetta sia "flessibile". Non a caso la Cgil ha
"corretto" il comunicato giunto da Parigi, segnalando che
"l'unica modifica apportata è stata presentata dal gruppo Air France-Klm
nel corso dell'incontro dello scorso 25 marzo". utto il resto (meno
esuberi, più flotta) è solo comparso sui giornali.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
A Andrea Romano, preoccupato
del fatto che nel nuovo Parlamento potrebbero non essere presenti "pezzi
del paese reale e delle sue più autentiche culture politiche", con il
rischio che "per la prima volta nelle storia repubblicana non vi sia alcun
deputato di quel Partito socialista che è stato serenamente sacrificato da
veltroni". Vorrei sottolineare come il Partito socialista non abbia mai
voluto considerarsi membro di una sorta di sindacato di piccoli partiti, quanto
sia insorto contro quel tipo di unità raggiunta dal Partito democratico, al di
fuori del Partito del socialismo europeo e senza alcuna reale considerazione
della tradizione socialista italiana. In questo senso ritengo necessario che
noi diciamo con molta chiarezza che uso faremo dei nostri voti se superemo la soglia
del 4%. Non certo un'utilizzazione solipsistica o parrocchiale. Forti di una
affermazione che smentirebbe la sottovalutazione operata nei nostri confronti
dal Pd, riproporremmo al Pd stesso non la difesa del "piccolo è
bello" quanto una prospettiva unitaria più ambiziosa, la riaffermazione di
una "sinistra nuova" (Riccardo Lombardi), ossia una prospettiva
unitaria non contro il socialismo europeo, bensì col socialismo europeo che
sintetizziamo col nome di Zapatero. Solo l'affermazione del Partito socialista
può provocare un processo di questo genere e può interessare anche alcune aree
della Sinistra arcobaleno, quelle modernamente ambientaliste e quelle che
vogliono riconoscersi nel socialismo. VALDO SPINI Una tradizione da continuare
Luca Ricolfi, sulla Stampa di sabato, ha scritto un fondo illuminante. Ha
spiegato che capisce il disagio di chi esita a votare per i due maggiori
partiti (Pd e PdL) per la vaghezza della loro identità e dei loro programmi. Ha
anche osservato che egli stesso voterebbe con determinazione soltanto se fosse
un fascista o un comunista, dal momento che i due partiti continuatori di
queste tradizioni ci sono e sono ben visibili. Ricolfi ha ragione. Ma esistono
altri elettori ancora in grado di votare senza esitazioni: sono i socialisti.
Come i fascisti e i comunisti, anche i socialisti infatti possono trovare sulla
scheda il partito continuatore della tradizione nella quale si riconoscono,
strettamente legato alla famiglia del socialismo internazionale e al Partito
socialista europeo: il Partito socialista appunto, finalmente unito nel
sostenere la candidatura di Boselli. Sarebbe amaro se l'Italia diventasse
l'unico dei 27 Paesi dell'Unione Europea senza una presenza socialista in
Parlamento. Sarebbe ancora più amaro se gli eredi del fascismo o del comunismo,
bocciati dalla storia, avessero in Italia più spazio dei socialisti. UGO INTINI
Gli Angela: chi decide è soltanto il pubblico Leggo soltanto ora la lettera del
3 aprile del sig. Daniele Orla, che ringrazio per le parole molto elogiative
rivolte a me e ad Alberto. Colgo l'occasione per precisare alcuni punti che
riguardano la nostra attività. Da oltre 15 anni produciamo (insieme o
separatamente) libri, articoli, inserti, cassette, dvd, per vari editori, come
professionisti indipendenti. Nessuno di noi due è "assunto" alla Rai,
ma lavora con contratti di uno o due anni per realizzare un certo numero di
programmi. Se vanno bene si continua, altrimenti no. Chi decide della qualità e
del merito del nostro prodotto (e della nostra permanenza sugli schermi) è
quindi il pubblico. Che ringraziamo. PIERO ANGELA La protesta della Valle
contro Chiamparino Non si può paragonare Giuliano Ferrara con Sergio
Chiamparino. A Bologna un gruppo di sinistri ha impedito a Giuliano di parlare,
e in democrazia tutti hanno il diritto di dire fesserie. In Val Susa invece il
signor sindaco è venuto a imporre lo stesso programma di Berlusconi, ossia la
distruzione della valle con il treno ad alta velocità. Non è venuto in Valle a
parlare, ma a imporre quello che per noi valligiani è un danno, e quindi è
giusto che ci siano delle proteste. PIERO BAROVERO AVIGLIANA (TO) Il generale
Speciale senza commento Raramente mi sono indignato come sabato mattina,
leggendo La Stampa. Infatti sono venuto a scoprire che abbiamo avuto ai vertici
della Guarda di Finanza per anni un generale convinto che "la lotta
all'evasione non può essere il pozzo di San Patrizio dove prendere tutti i
soldi che servono allo Stato". Credo che non ci sia bisogno di alcun
commento. ANTONELLO CONTE Alitalia / 1 le colpe di
Prodi Tutti a dare addosso ai sindacati "irresponsabili", che hanno
messo in fuga Air France. Ma definiremo responsabile ed efficiente il governo
che ha perso un anno per fare scappare dalla gara tutti i concorrenti? Quanto ad Alitalia, che razza di orgoglio nazionale c'è nel voler conservare
l'italianità di una compagnia-rottame, che per "mostrar bandiera" ha
sin qui dilapidato 15 miliardi di euro? Alitalia è una
vergogna nazionale, pari all'immondizia campana per costi e durata
ultradecennale. Fortunatamente possiamo liberarcene in un amen, o meglio
in un De profundis. GIORGIO POLIGNIERI Alitalia / 2 le
colpe di Berlusconi Se l'Alitalia è giunta a questo
punto si può ringraziare Berlusconi perché in cinque anni di governo non ha
fatto niente per risollevarne le sorti, anzi ne ha aumentato il debito
lasciando poi la patata bollente nelle mani di Prodi che in poco tempo non
poteva fare granché. Il perché Berlusconi non abbia fatto niente o meglio non
abbia voluto fare niente è chiaramente sotto gli occhi di tutti: non poteva
certamente inimicarsi la Lega, né tantomeno la Lombardia, per cui ha solo
peggiorato le cose. PIERO MOZZONE Giustizia divina e giustizia terrena Molte
volte ho sentito dire da imputati: credo nella giustizia. Anch'io credo nella
giustizia, nella giustizia divina naturalmente. Ma in quella terrena... ? Bah!
PASQUALE RAMPAZZO.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia Air France ripassa la palla ai
sindacati Il cda "prende atto" della rottura e chiede alla compagnia
di esprimersi sul suo futuro. "Il nostro piano è l'unico possibile per
tornare subito a crescere" PAGINA 5.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il cda "prende
atto" della rottura e rilancia la palla ai sindacati
italiani Air France chiede la resa "Il piano proposto è l'unico possibile
per consentire ad Alitalia il ritorno a una crescita in tempi rapidi", dicono i
francesi. "Spetta alla compagnia italiana, ai dipendenti e ai sindacati di
esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda" Francesco Piccioni
"Diteci come vedete il vostro futuro". Se ne siete capaci.
"Noi" - Air France-Klm - vi abbiamo presentato un piano,
"l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno
a una crescita redditizia in tempi rapidi". Abbiamo perciò preso atto del
fatto che, in sede di incontro del 2 aprile, non avete capito la situazione,
presentandoci una sorta di controproposta irrealizzabile. Il nostro a.d.,
Jean-Cyril Spinetta, ha fatto bene a interrompere le trattative e tornare a
Parigi. Voi, italiani perditempo, potete a questo punto fare uuna sola cosa:
"i dipendenti e le organizzazioni sindacali rappresentative devono
esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda". Una autentica
porta in faccia, ma senza aggiungerci anche due giri di serratura. Come dire:
se volete essere comprati, alle nostre condizioni, dovete venircelo a chiedere
chiaramente e senza tanti giri di parole. Altrimenti, visto che "voi"
state comunque dentro la nostra stessa alleanza internazionale (Sky Team), sarà
solo questione di tempo "succhiarvi" le rotte, a partire da quelle
più redditizie. Per "noi", va bene comunque. La risposta di Air
France è stata insomma dura quanto si prevedeva. L'incertezza, se ce n'era, è
rimasta nell'aria fino all'ora di chiusura della borsa francese. Poi,
nell'after hour, il titolo guadagnava in un attimo più del 3%. Impossibile che
Spinetta venisse sfiduciato da un cda - nella sua componente olandese - anche
più drastico del suo delegato. Ma lo "spiraglio" lasciato aperto è
esattamente della stessa dimensione di prima: "prendere o lasciare",
non è più tempo di chiacchiere a vuoto. Le prime reazioni del mondo sindacale
non sembrano all'altezza del problema. "Non credo che siamo a una rottura
- ha dichiarato a caldo Claudio Genovesi, segretario della Fit Cisl - Spinetta
si è lasciato uno spiraglio per consentire la ripresa in una condizione
diversa, sia per la situazione politica come anche per lasciare ai sindacati
una pausa di riflessione perché assumano una posizione più aperta".
Posizione di fatto identica per la Filt Cgil: "questa decisione non è una
rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto tra le
parti". Seguono precisazioni sul fatto che il "piano" del 15
marzo sia stato o no modificato in occasione degli incontri successivi.
Rituale, ne discende, la richiesta al governo di convocare le parti. Cosa che
in effetti avviene, con appuntamento per giovedì. Anche la Uil - che aveva
fatto il "gran rifiuto" lasciando il tavolo delle trattative da sola
- continua a ragionare intorno alle proprie convinzioni, piuttosto slegate
dalla situazione concreta: "cominciamo pure a trattare con Alitalia, ma è bene sapere che la soluzione della vertenza
potrà arrivare solo dopo le elezioni". Tutto il gioco della Uil sta nel
rinvio, nella speranza che un eventuale governo Berlusconi possa far uscire
davvero allo scoperto una sempre più improbabile "cordata italiana".
Le associazioni professionali dei piloti (Anpac, Up) e degli assistenti di volo
(Avia, Anpav) sembrano essere state le più rapide a prendere atto che il
margine di trattativa si è ristretto seriamente. Per Fabio Muccioli, presidente
dell'Anpav, "l'importante è evitare che Air France esca definitivamente di
scena ed è il momento che tutti i sindacati facciano un passo avanti verso la
proposta del gruppo farnco-olanderse". E' un atteggiamento che corrisponde
a quello dei settori più vicini all'azienda e sfrutta le preoccupazioni diffuse
tra i dipendenti. L'Anpav è sulla stessa lunghezza d'onda: "Non vediamo
nelle odierne determinazioni del cda di Air France-Klm nessun atto ostile ma
una semplice cronaca fattuale. I francesi hanno rigettato la palla nella nostra
metà campo. Sta ad azienda, sindacati e governo riuscire ad andare in
gol". L'Anpac, la potente e maggiortaria associazione dei piloti, conferma
invece "la nostra apertura a un confronto anche sulla base del documento
presentato da Air France, ma ribadiamo che deve esserci confronto vero".
Auspica, infine, che "il governo e tutte le forze politiche esplichino
un'azione di supporto alla trattativa che vive ora una fase di estrema
difficoltà". Anche il sindacato di base Sdl percepisce la difficoltà del
momento ("tutti i lavoratori, di qualsiasi categoria o reparto, auspicano
con forza la ripresa del confronto" con i francesi), il rischio implicito
nel commissariamento, ma ripete anche che non è stato il sindacato ad
abbandonare il tavolo, "bensì Spinetta". Della politica verrebbe di
non parlare. Formigoni, dopo aver passato la giornata a minacciare "un
ricorso alla Ue" se fosse ripresa la trattative con i francesi, a fine
giornata si mostrava soddisfatto del risultato: "anche per Air France è
tutto rinviato a dopo il voto elettorale". In effetti, soltanto una resa
completa dei sindacati da qui a giovedì potrebbe portare a una accordo quadro
prima di domenica (lasciando al "dopo" la definizione dei dettagli).
L'incognita resta ancora una volta l'azionista, o meglio il ministro del
tesoro, che in due anni di lavoro ha fatto tutto quel era umanamente possibile
per obbligare l'azienda e i lavoratori ad accettare la vendita ad Air France,
senza condizioni. Potrebbe scegliere di "drammatizzare" ulteriormente
la situazione, costringendo magari il cda di Alitalia
(presieduta ora da un suo ex funzionario, Aristide Police) a lanciare l'allarme
sulla liquidità agli sgoccioli. Ma nemmeno lui - a meno di non voler fare
l'ultimo sgarbo alla coalizione che l'ha messo su quella poltrona pagando
prezzi enormi in termini di consenso - può davvero dichiarare il
commissariamento all'ultimo giorno.
( da "Manifesto, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia Il vecchio stupido gioco del
cerino da evitare Tommaso De Berlanga Il consiglio di amministrazione parigino
ha ricordato come il "piano" proposto per risanare Alitalia è stato messo
sul tavolo per cinque incontri consecutivi: "18, 25, 31 marzo e del 1 e 2
aprile".
Un tempo sufficiente dovunque per arrivare a una decisione chiara: si prende o
si lascia. Non in Italia, dove ben nove sigle sindacali hanno fin qui giocato
al solito vecchio gioco: non rimanere con il cerino acceso in mano. Ovvero non
essere gli ultimi a dire "va bene", non essere i primi a dire
"mi arrendo". Un gioco comprensibile solo in aziende statali o ex
statali, dove le partite si possono sempre rinviare e non c'è mai - o quasi -
un punto di non ritorno. Non è così che funziona l'impresa capitalistica
globale. Del governo e della sua nullaggine abbiamo scritto spesso. Padoa
Schioppa ha costruito quest'esito obbligato - vendere ad Air France - nel corso
di due anni, come se ne andasse della sua carriera di statista. Futura, magari.
Sull'azienda e i suoi squinternati manager, abbiamo infierito a lungo. Ma anche
il sindacato ha le sue colpe. Non quelle che gli attribuiscono Il Sole o il
Corsera, naturalmente. Ha pagato al contrario un eccesso sistematico di
disponibilità ad essere coinvolto nella gestione di un'impresa vissuta come
asset politico, invece che produttivo. Fino a condividere responsabilità nel
consiglio di amministrazione (Anpac, Cisl, Cgil). Questo ruolo non è più
esercitabile in un'impresa privata (il segretario della Fiom non ha occasione
di entrare nel cda della Fiat). Tanto meno lo è in un'impresa globale,
svincolata - tranne che per la "base centrale", in questo caso la
Francia - da condizionamenti nazionali. Neppure quelli - a maggior ragione - provenienti
dal sindacalismo di base. La sconfitta del sindacato era l'obiettivo di governo
e acquirente. Il sindacato la sta subendo con rara cecità, aggrappato a
speranze e voci di corridoio. Tutt'altra cosa sarebbe il raccogliere la sfida
dell'internazionalizzazione, proiettando decisamente la parte migliore della
propria esperienza all'interno di un'impresa di dimensioni globali. Perché il
lavoro del trasporto, come nella fase aurorale del movimento operaio, è per sua
natura "disseminativo". A patto di distinguere sempre con coraggio il
compito proprio - la difesa dei lavoratori - e quello del "padrone".
O co-gestore che dir si voglia.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di
MILLY MORATTI categoria: REDAZIONALE L'intervento L'Expo,
l'identità e l'impegno sociale LA VITTORIA Expo, Alitalia,
Malpensa, sgombero campi Rom. Milano si dibatte tra tutto questo ed altro con
sofferta indifferenza, relegando man mano in un angolo sempre più nascosto e
irraggiungibile del suo animo i diritti fondamentali. CONTINUA A PAGINA 10.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA "Air France
ha lasciato aperto uno spiraglio. Ma Alitalia ha le ore contate. E ora serve un atto di reponsabilità dei
sindacati: devono riprendere subito la trattativa". L'appello è firmato
dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Che invita la politica a
rimanere fuori: "Decidano solo le regole del mercato".
Altrimenti, il prezzo per migliaia di lavoratori sarebbe troppo alto. Il
pressing di Formigoni? "Dovremmo stare attenti a non mettere in crisi il
sistema Paese. Mai stati contro Malpensa. Ma Fiumicino è strategico per Alitalia".
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
E i sindacati a
decidere il loro futuro. Ma non è una rottura, almeno così i sindacati
giudicano il pronunciamento del cda del vettore francese. Le
organizzazioni sindacali si dicono pronte a tornare al tavolo negoziale
"purchè ci sia una trattativa vera". Palazzo Chigi ha convocato per
giovedì i sindacati. Intanto, spunta una nuova cordata italiana, pronta,
qualora fallisse la trattativa con Air France, ad allearsi con Lufthansa e il
gruppo di Ermolli per rilevare Alitalia.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Palazzo
Chigi prepara l'ultima mediazione. Una nuova cordata pronta ad allearsi con
Lufthansa Alitalia, Air France
non cede Parigi rimette sul tavolo il piano: decidano la compagnia italiana e i
sindacati.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Campagna bassolino
annuncia il ritiro tra un anno Altro che mosci, il loft ammette un solo errore
Tema: il Partito democratico e una campagna elettorale troppo monotona. Troppo presidenziale
e poco di partito. In poche parole, solo Walter - e praticamente sempre nella
stessa salsa, a Torino come a Treviso - non riesce "a sfondare il muro di
Arcore" (cfr. il Riformista di ieri). Roberto Roscani, che è il portavoce
del segretario, replica: "L'idea della solitudine di Veltroni non
corrisponde alla realtà. Non c'è solo Walter nelle nostre piazze che, tra
l'altro, sono sempre piene all'inverosimile". Quindi, "non c'è
soltanto un palco con Veltroni sopra. Certo, i media nazionali raccontano lui;
come, dall'altra parte, raccontano Berlusconi. La verità è che tutti i nostri
candidati sono in movimento. Un esempio? Basti pensare a Follini, che si è
trasferito in Campania e sta erodendo consensi al centro". Al pari di
Roscani, anche Ermete Realacci, titolare del dossier comunicazione del loft,
difende l'idea del road show veltroniano. "Li volete sapere i numeri della
nostra rimonta, che può ancora trasformarsi in sorpasso?". Prego. "Il
nostro partito appena nato, l'autunno scorso, era accreditato dai sondaggi del
22 per cento. Se fosse vera la storia del numero 35, vorrebbe dire che abbiamo
recuperato ben tredici punti in pochi mesi". Sia Roscani che Realacci
invitano a dare uno sguardo all'erba dell'Innominato (il copyright è di Ilvo Diamanti)
vicino, che tutto sembra fuorché verde. Nella Pdl ci sono i fucili che saranno
pure caricati a salve, ma sempre fucili sono. "E poi - sottolineano gli
spin doctor del Pdc - quali sono stati i temi di campagna elettorale di
Berlusconi? Semplice: Alitalia e
l'allarmismo sulle schede elettorali. Roba che porta voti?". Autocritiche?
"Walter sta andando davvero forte", insiste Realacci. Che però riesce
ammette un neo nelle scelte strategiche, mediatiche e politiche dei democrat.
"Un errore tattico, effettivamente, l'abbiamo compiuto. La scelta
di chiudere le liste una settimana prima si è rivelata poco azzeccata. In
questo modo, tutti si sono concentrati a fare le pulci ai nostri candidati e
hanno tralasciato quelli del Pdl. Morale? I nostri nomi sono davvero validi,
quelli loro no. E questo, purtroppo, non l'ha notato nessuno". Roscani
punta l'indice contro i tempi contingentati e gli spazi dilatati. "Non
abbiamo scelto noi i tempi di questa campagna elettorale. Semplicemente, perché
siamo stati costretti ad andare alle elezioni con un partito ancora da
presentare al pubblico nazionale. Prima che cadesse il governo, Walter aveva
deciso di fare un giro d'Italia in treno per far conoscere il Pd alla gente. E
invece, di colpo ci siamo ritrovati in pullman per la campagna
elettorale...". L'obiettivo del rush finale non è solo raccattare voti. Ma
anche evitare di perderne. Anche per questo, tra i collaboratori di Veltroni,
c'è chi gli ha sconsigliato di presentare una lista di ministri decurtata della
casella "Economia" a causa del non possum di Monti. "Prima del
voto - si è sentito suggerire il segretario da uno dei suoi consiglieri - è
inutile presentare un ottimo ministro della Cultura o un perfetto Guardasigilli
(in questo caso, il nome più quotato sarebbe Giovanni Salvi, ndr ). Gli altri
ci impiccherebbero alla casella decisiva e mancante...". Veltroni ha
ascoltato senza replicare. E Realacci scommette: "Questa lista non ci
sarà". Dentro il pullman veltroniano si riflette su Napoli, tappa di
domani. Con tempismo perfetto, Antonio Bassolino ha fatto la "mossa",
fissando nel 2009 le sue dimissioni da governatore. "L'orizzonte giusto
del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno. Un ciclo politico
si è chiuso, a Roma e qui". Con l'uscita bassoliniana, Veltroni
("Quanto ha detto Bassolino corrisponde al suo senso di responsabilità e
al suo amore per la Campania") conta di ridurre il gap in quella Campania
data ormai per persa. Al contrario del Lazio, che - grazie alla concomitanza
con un mega round di amministrative - viene considerato "praticamente in
cassaforte". I rimpianti di Walter, per adesso, sono solo
"catodici". "Il mancato duello tv è stato un grande torto agli
italiani". Per non parlare dell'handicap denunciato dal Pd, che ha fatto
appello a Rai e Mediaset affinché garantiscano "un vero equilibrio
nell'ultima settimana della campagna elettorale". Rimpianti per una
campagna che pubblico e critica considerano "moscia" non ce ne sono.
Anche perché, giura la freschissima Marianna Madia al Riformista , "la
nostra campagna non è per niente moscia. È vero, il traino è Veltroni. Ma è
altrettanto vero che il nostro segretario è riuscito a contagiare i candidati e
gli elettori con un'energia positiva e crescente di cui è impossibile non
prendere atto. Prendete me: mi chiamano a fare iniziative su iniziative e le
sale sono sempre pienissime. Oppure Anna Finocchiaro, che in Sicilia recupera
voti anche per le sue dichiarazioni sempre efficaci". L'analisi della
Madia ci ha preso solo poche righe. "Mi hanno detto che con i giornalisti
si deve essere sintetici, no?". 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Salvataggi come si
fa in Germania Mai vista una trattativa così primitiva come quella dei
sindacati sull'Alitalia I lavoratori italiani sono
quelli maggiormente perdenti tra i lavoratori dei maggiori paesi europei nel
corso degli ultimi dieci anni. Sono quelli che hanno visto il loro reddito
eroso più di tutti gli altri, in termini reali. Sono quelli che hanno il regime
fiscale (soprattutto a livello di nucleo familiare) e contributivo più oneroso.
Sono quelli che hanno il peggior livello di partecipazione e di informazione.
Sono quelli che, avendo i loro sindacati rifiutato la Mitbestimmung
(cogestione) alla tedesca (che funziona molto bene), contano nei fatti
aziendali come il due di picche, meno di tutti gli altri, se non per operazioni
negative di interdizione e di distruzione, come nel caso Alitalia,
o per accordi collusivi ("die schwarze Mitbestimmung", la cogestione
nera all'italiana, secondo la definizione di un dirigente sindacale). Tutto ciò
è l'inevitabile conseguenza di un sindacato altamente politicizzato,
ideologico, ciarlero, fumista, poco interessato ai reali interessi dei
lavoratori. Quando mi capita di dire cose simili di lavoro dinanzi a pubblici
di lavoratori ricevo, quasi sempre, applausi scroscianti. Si tratta di
valutazioni frutto di lunghe e meditate esperienze, che escono totalmente
confermate dal negoziato sindacati - Air France in
relazione alla vicenda Alitalia. Questi applausi sono l'equivalente dei cartelli "Io non ci
sto", "Vogliamo i francesi", inalberati da parte di quadri,
dirigenti, hostess dell'Alitalia giustamente preoccupati del loro futuro. Sono analoghi, nello
spirito, alla marcia di Torino nell'ottobre 1980, pur con tutte le grandi
differenze del caso. Mi è capitato di partecipare e talora guidare
decine di casi di crisi e ristrutturazioni aziendali in Italia, Germania,
Francia, Spagna con tagli di posti di lavoro necessari per salvare le aziende e
con giustamente severi negoziati sindacali. Mai, almeno negli ultimi dieci
anni, mi è capitato di vedere una trattativa impostata e condotta dai sindacati
in modo così primitivo e superficiale come nella vicenda Alitalia.
Vediamo come sarebbero andate, più o meno, le cose nella democrazia più civile
e matura d'Europa, e cioè in Germania, nel caso di un'azienda paragonabile ad Alitalia, come dimensione e situazione
economico-finanziaria. Il management (Vorstand o consiglio di gestione, formato
esclusivamente dai maggiori dirigenti aziendali) elabora (con l'aiuto dei
necessari esperti) il piano di ristrutturazione, il cui obiettivo centrale è
quello di riportare l'azienda in profitto per salvaguardare la continuità
aziendale (dovere professionale e morale primario del management). Il piano
viene sottoposto al Consiglio di Sorveglianza (Aufsichtsrat, per metà nominato
dall'assemblea degli azionisti e per metà dai sindacati sia interni che
esterni). Il piano viene discusso approfonditamente e gli amministratori
rappresentanti dei sindacati dedicano, naturalmente, particolare attenzione
agli aspetti che più interessano i lavoratori, oltre che alla fondatezza
intrinseca del piano. Ma anche il loro giudizio viene esercitato entro i limiti
posti dal principio che vale indistintamente per tutti gli amministratori: al
centro la sopravvivenza dell'azienda e la necessità di riconquistare
l'equilibrio economico, premessa fondamentale per l'autonomia e lo sviluppo
dell'impresa. Se il piano del management viene approvato, con eventuali
modifiche, dal Consiglio di Sorveglianza inizia la trattativa sindacale. Questa
si articola in due fasi ben distinte. Nella prima fase i sindacati esaminano la
fondatezza del piano, la sua qualità, la sua coerenza, le sue presumibili
conseguenze. Solo se al termine della prima fase i sindacati riconoscono la fondatezza
del piano, si passa alla seconda fase, cioè alla negoziazione sindacale in
senso stretto: come gestire gli esuberi, come fissare i corrispettivi in base
alle tabelle della regolamentazione, come distribuire gli interventi nel tempo,
come fare le scelte nominative ed anche qui ci sono precisi criteri
regolamentari. Di solito l'onere monetario che l'azienda deve sostenere è
significativo, tanto da funzionare, talora, come deterrente a ristrutturazioni
altrimenti dovute. Nei rari casi in cui, al termine della prima fase, i
sindacati considerassero inadeguato o comunque infondato o non credibile il
piano, le parti si presenteranno, in camera di consiglio, a un ufficio
specializzato della magistratura che, udite le parti, prenderà le necessarie
disposizioni. In altri paesi la procedura è meno regolamentata, ma mai mi è
capitato di vedere il sindacato affrontare una seria vicenda di crisi con la
leggerezza, l'improvvisazione e l'indifferenza per la sorte vera dei lavoratori
e dell'azienda, come nel caso Alitalia. Eppure anche
in Italia mi è capitato, negli ultimi dieci anni, di partecipare a molte
vicende di ristrutturazione nelle quali, pur mancando da noi la serietà
istituzionale e comportamentale della Germania, si è lavorato in modo serio e
responsabile con il sindacato italiano portando in porto tante vicende
difficili, e salvando così decine di aziende (cioè salvando tutti i posti di
lavoro, esclusi quelli degli esuberi, seriamente valutati e seriamente gestiti
sul piano di ammortizzatori sociali adeguati). Qual è la differenza tra questi
casi e casi come quello dell'Alitalia? La risposta sta
tutta in una parola: emblematico. È una parola che ho appreso dal sindacato
stesso nel corso di quella che fu, forse, la prima importante crisi di
ristrutturazione a Milano a metà degli anni '70: quella della British Leyland
Innocenti. Il piano di ristrutturazione della Leyland fu totalmente osteggiato
dal sindacato, che sosteneva: "Questo è un caso emblematico".
"What they do mean by "emblematico"?", mi chiese il rappresentante
della Leyland (che era una giovane star emersa dal partito laburista).
"Non te lo so tradurre con precisazione in inglese - io gli risposi - ma è
una cattiva parola e una cattiva notizia". Quando una vicenda di lavoro
diventa "emblematica", siamo sicuramente avviati al peggio. Perché
allora i sindacalisti smettono di fare il loro mestiere (che sarebbe quello di
salvare il maggior numero di posti di lavoro possibili, tenendo conto
dell'esigenza di salvare, risanare e rilanciare l'azienda e di negoziare e
gestire gli ammortizzatori sociali e gli altri interventi necessari per
attenuare l'impatto negativo sugli esuberi) e si trasformano in un disperante
mix di politicastri, astuti diplomatici, ideologici, imbonitori. È vero che in
questo caso i sindacati hanno l'attenuante del modo pessimo e in alcuni
passaggi puerile con il quale il governo ha impostato la gara, effettuato la
selezione, condotto le trattative con ministri, come Padoa Schioppa,
manifestamente privi di qualsiasi esperienza in materia. L'errore fondamentale
iniziale è stato quello di presentare la gara come avente per oggetto un
gioiello anziché come una selezione per un intervento di salvataggio,
ristrutturazione e rilancio di una azienda in profonda crisi e che richiedeva
cambiamenti profondi. È vero che in questo caso hanno anche l'attenuante di
essere stati, per così dire, superati a sinistra dagli interventi elettorali di
Berlusconi. Ma tutto ciò non cancella il fatto che il sindacato (per quello che
ha fatto e non ha fatto, per come lo ha fatto, ma soprattutto per le
sesquipedali sciocchezze che ha detto) ha fornito una straordinaria prova di
"dilettantismo sindacale" (il giudizio è di Carniti). Io formulerei
un giudizio più duro, ma possiamo fermarci al giudizio di Carniti. Perché il
nostro mondo, complesso e professionalizzato, non accetta più dilettantismi. Ed
è passando da dilettantismo a dilettantismo, da quello di Padoa Schioppa a
quello dei sindacati, che l'Italia affonda. Comunque vada a finire la storia
dell'Alitalia, il cinema che abbiamo visto sino ad ora
è sufficiente per dire che l'Italia se vuole salvarsi deve aprire un altro
capitolo difficile ma essenziale: come far sì che il sindacato esca dalla
preistoria ed entri nel terzo millennio. 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia Svegliati, sindacato Il comunicato
di Air France è chiarissimo. Dice che ora decidere spetta ai sindacati
italiani. Dice ciò che aveva già detto Padoa Schioppa, che di suoi aveva
aggiunto un senso di drammatica urgenza. Ma i sindacati, di nuovo, fanno finta
di non capire.
Continuano a trattare con Spinetta come se trattassero con un sottosegretario
al lavoro. E' evidente che Spinetta ha lasciato aperto uno spiraglio,
modestamente questo giornale l'aveva capito il giorno stesso della rottura. Ma
non per ballare alla musica del sindacato. Non è sua la prossima mossa, ma
tocca al sindacato dire che rimuove le sue pregiudiziali e accetta di trattare
sul piano come farebbe qualsiasi sindacato del mondo civile. Altrimenti Alitalia chiude. E allora sì che i sindacati italiani si
porteranno per sempre sulla coscienza il fallimento della compagnia di bandiera.
E dovranno subire - come già stanno subendo - la rivolta dei loro stessi
iscritti, dei lavoratori, che di questo gioco del cerino rischiano di essere le
vittime sacrificali. 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Grattacieli per
l'assessore è giusta la battaglia sul piano citylife: "contrari anche i
cittadini" Sgarbi sostiene Silvio e "il Celentano che c'è in
lui" "I grattacieli sono palazzi molto dispendiosi (ci lavora molta
gente, servono sostegni e strutture che costano sia tempo che denaro) e complicati
da costruire: i grattacieli vanno bene a Chicago e New York, vanno bene nel
centro, nelle aree ricche perché sono costruzioni che devono essere destinate
ai ricchi. La verticalità dona un senso di elitarietà ma anche di
ghettizzazione, di distacco, di solitudine se la si pone in essere in aree già
di per sé difficili, disagiate: crea un effetto negativo a livello sociale, la
gente che vi abita vive male, si sente abbandonata, fuori luogo. La gente vuole
l'idea di continuità, di linearità, di "una casa dopo l'altra", di
inclusione e di sicurezza". Così parlò, dalla sua abitazione vittoriana di
Brook Green, Hammersmith, Alain De Botton, scrittore e filosofo inglese di
origine svizzera e icona della sinistra posh londinese che ha incensato
oltremodo il suo libro Architettura e felicità . Sembra Silvio Berlusconi, il
fustigatore dei "grattacieli storti" dell'Expo 2015. Così parlò
infatti il Cavaliere novello esteta: "Ho visto progetti di grattacieli
storti e sbilenchi, elaborati da architetti stranieri, in totale contrasto con
il contesto. Spero che non sia questa l'idea moderna di Milano, altrimenti la
protesta nascerà spontanea e giusta e io mi metterò alla sua testa". Dopo
la cordata italiana per Alitalia, la sommossa in
difesa della ringhiera e dei bei tempi andati. Un po' strana come presa di
posizione da chi ha dato vita a Milano 2 e Milano 3 ma quando l'urna si
avvicina tutto passa in secondo piano. "Oggi non possiamo non dirci tutti
berlusconiani", attacca Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del comune
di Milano, da sempre in guerra con l'ipotesi CityLife - ovvero Libeskind,
Isozaki, Hadid - e favorevole a quella elaborata da Renzo Piano per l'area
dell'ex Fiera. "Avendo lavorato sia per Berlusconi che per Nicki Grauso,
due imprenditori dalle diverse fortune, possono dire che hanno un tratto comune
che li caratterizza: entrambi hanno un po' di Celentano in loro. L'uscita del
Cavaliere rappresenta al meglio questa prerogativa: io ho cercato, da un punto
di vista tecnico, di spiegare questo concetto più e più volte in giunta ma non
hanno voluto sentirci da quell'orecchio. Poi è arrivata la vittoria di quel
trio di disperati a dispetto di Renzo Piano ed ecco la situazione in cui ci
troviamo. Qua non è una questione di grattacieli perché Ligresti ha detto a
chiare lettere che lui i grattacieli ce li faceva anche in orizzontale,
l'importante era fare". Quindi il Cavaliere avrebbe espresso con la sua
prosa come al solito tra il rustico e il colorito un sentimento diffuso a
Milano? "Il Cavaliere ha interpretato la gente che a mio avviso a Milano è
celentanamente contraria ai grattacieli. Quando lo dicevo io ero il guastafeste
della giunta, venivo quasi messo all'indice: beh, non posso che dire "io
ve lo avevo detto", ora non sono più io il solo guastafeste. Ci vogliono
progetti seri e architetti italiani per evitare certi scempi, Milano ha una sua
tradizione degli anni '40, '50 che non può essere gettata al vento così. Se poi
Berlusconi sapesse che vogliono distruggere il teatro Lirico sarebbe totalmente
d'accordo con me nel contrastare questa decisione assurda. Mi compiaccio quindi
di questa decisione che vedo presa da milanese e con una connotazione popolare,
sana: il partito del nuovo a tutti i costi ha subito una sconfitta, forse ora
capiranno che è ora di finirla di farsi piacere le cose straniere a tutti i
costi. Ripeto, tra Berlusconi e Celentano ci sono molte più affinità di quanto
Adriano pensi. E per questo ripeto convintamente che oggi non possiamo non
dirci berlusconiani, qualsiasi sia il colore di appartenenza". Ma al di là
dell'infervorata e capibile difesa a oltranza messa in atto da Vittorio Sgarbi,
la vulgata milanese parla anche di un'altra interpretazione meno romantica
riguardo la vera nascita della svolta estetica di Silvio Berlusconi: mandare un
messaggio e un calcetto negli stinchi a Salvatore Ligresti, che capeggia il
consorzio CityLife per l'area ex Fiera. Come il John Fitzgerald Kennedy che
diceva "perdona i tuoi nemici ma ricorda i loro nomi", il Cavaliere
ha aspettato il momento giusto - ovvero il post assegnazione dell'Expo a Milano
- per far pagare a Ligresti il suo secco no alla richiesta
di entrare a far parte della famosa cordata italiana per Alitalia. Rumours pre-elettorali, cattiverie gratuite oppure il Cavaliere
è davvero preoccupato del fatto che il grattacielo "storto"
sovrasterà di molto le guglie del Duomo? Il tempo - e gli sviluppi dell'affaire
Alitalia - daranno forse una risposta. 08/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 autore: di ANTONELLA BACCARO Retroscena Ora Bersani pilota il
commissariamento S e la missione affidata dal governo Prodi a Enrico Letta era
quella di sfilare il dossier Alitalia dalle prime pagine dei
giornali ed evitare che l'eventuale commissariamento di Alitalia si abbattesse sugli ultimi giorni della campagna elettorale, la
missione sembra riuscita. CONTINUA A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-08 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE La trattativa "Conoscete la nostra proposta". La parola passa a Roma Alitalia, Air
France non cede Il governo convoca i sindacati ROMA - Il consiglio di
amministrazione di Air France-Klm ha approvato la rottura delle trattative per Alitalia: "La nostra proposta non cambia, ora tocca ad azienda e
dipendenti dire come vedono il futuro". E il governo convoca i
sindacati. A PAGINA 5.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Air France: Alitalia? Decidano azienda e
sindacati Il consiglio: la nostra proposta la conoscono. Giovedì vertice del
governo con le parti sociali Berlusconi: trattativa sciagurata. Quando finirà
pronta la cordata Veltroni: non c'è nessuno, è una balla ROMA - Resta sospesa fino a dopo il voto la vicenda di Alitalia. Ieri il consiglio d'amministrazione di Air France- Klm ha confermato
il proprio piano, considerato ancora "l'unico possibile per un ritorno
alla crescita di Alitalia in tempi rapidi", respingendo la proposta dei sindacati che
ha provocato la rottura del negoziato. "Spetta alle organizzazioni
sindacali - si legge nel comunicato - esprimersi su come vedono il futuro della
loro azienda". Insomma i francesi restano, anche grazie alla mediazione
portata avanti caparbiamente dal sottosegretario Enrico Letta, ma i margini
della trattativa rimangono esigui. Tanto è bastato al governo per convocare i
sindacati per giovedì prossimo e intestarsi, alla vigilia del voto, la mancata
rottura. Se le cose stanno in questo modo, il Cda di Alitalia,
che si riunirà oggi presieduto da Aristide Police, non dovrebbe avere un esito
drammatico. Il board esaminerà i conti con l'ausilio dell'advisor Citi, ma è
molto probabile che si limiti a ricostruire un quadro della situazione a tinte
fosche senza giungere a conclusioni, vale a dire alla dichiarazione
d'insolvenza. Al di là delle alchimie politiche, la situazione della compagnia
resta pesante: le risorse di cassa si assottigliano e, secondo indiscrezioni,
si aggirerebbero sui 160 milioni. Liquidità utile per un mese o poco più. Non
molto, se si pensa che il prossimo governo non entrerà in carica prima di metà
maggio. Lo scenario che si disegna è quello di una compagnia costretta a
mettere alcuni aerei a terra. Lo spettro del commissariamento è tutt'altro che
fugato, anche se l'idea che un evento così traumatico possa essere
"pilotato " circola tra sindacati e forze politiche. E intanto le
azioni Alitalia verranno riammesse in Borsa domani,
con esiti incerti. I sindacati hanno accolto con sollievo le mosse di Air
France e Palazzo Chigi. Per la Cgil, la "via maestra da seguire è quella
della ripresa delle trattative". "Se ne riparla dopo le
elezioni" sintetizza Claudio Claudiani per Fit-Cisl. "è quanto avevo
chiesto abbandonando il tavolo del negoziato " replica Luigi Angeletti
della Uil. Si dicono pronti al confronto "vero" i piloti dell'Anpac,
chiedendo un supporto al governo e alle forze politiche. L'Anpav è per un
"passo avanti verso Air France". E per la "ripresa del
confronto, auspicata da tutti i lavoratori" si schierano anche Sdl e Ugl.
La mediazione del governo che ha riportato i francesi al tavolo non piace a
Silvio Berlusconi, secondo cui la trattativa con Air France "non si può
concludere a queste condizioni ". L'idea della cordata resta: ieri il
presidente della Fondazione Fiera Milano, Luigi Roth, si è detto pronto a
"incoraggiarla ". "L'altra cordata per salvare Alitalia non era una cordata: era una balla" ha
ribattuto il leader del Pd, Walter Veltroni. L'offerta Il numero uno di Air
France Jean-Cyril Spinetta A. Bac.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Fiumicino in attesa di
notizie da parigi tra i lavoratori della compagnia di bandiera Al varco piloti
Spinetta è più popolare dei sindacati Alla fine da Parigi è arrivato il
prendere o lasciare. E a pagarne le conseguenze rischia di essere soprattutto
il sindacato, schiacciato tra Air France e la paura dei lavoratori di rimanere
per strada. Tanto che a Fiumicino c'è chi, a registratore spento, commenta:
"Se prima Air France aveva il coltello dalla parte del manico ora ha un
fucile". Ma sotto accusa ci sono proprio tutti, a partire dal governo e da
Silvio Berlusconi che, almeno tra i lavoratori, non sembra
aver guadagnato molti voti con la decisione di virare proprio su Alitalia la propria campagna elettorale. Aeroporto di Fiumicino, varco
piloti. È qui che il personale passa per imbarcarsi. Piloti e assistenti di
volo ogni volta che entrano o escono attraversano un piccolo piazzale su cui i
sindacati hanno montato dei banchetti. Quella di ieri però non era una
giornata qualsiasi. Era una vigilia: una lunga giornata iniziata con la
dimostrazione di Gianluca Morale, steward di 45 anni, in sciopero della fame
per spingere il sindacato a trattare con i francesi. I banchetti del varco
piloti scoppiano di comunicati sindacali fermati da grossi sassi. Ci sono
simboli e bandiere. E ci sono i sindacalisti. Non della Cgil, però; soltanto
una bandiera. Della Uil neppure quella. Presenti in forze, invece, Anpav e
Avia. Tra i confederali, Cisl e Ugl. E già la mappa di chi c'è e chi non c'è
racconta qualcosa di come il sindacato viva questo complicato passaggio. Chi è
qui spera che la trattativa con Air France-Klm riprenda e che si chiuda; e
racconta come la decisione di Spinetta di rompere la trattativa abbia
spaventato i lavoratori e messo in difficoltà lo stesso sindacato. Per la
verità, c'è chi parla di "terrore". La giornata al varco piloti passa
senza particolari tensioni. Si parla e si attende che chiudano i mercati e che
vengano rese note le decisioni. Quella dei sindacati su cui si è consumata la
rottura viene chiamata non "controproposta" ma "proposta
integrativa". Poi, però, fatta la premessa, anche sul sindacato non si
lesinano critiche. "Il punto - spiega Giorgio Mereu, delegato Fit-Cisl -
non è tanto chi prende Alitalia ma il posto di
lavoro". Come dire che tra i lavoratori si sia avuta la sensazione che
"il sindacato abbia pensato più ai macroproblemi". Parole misurate
dalle quali però sembra emergere una frattura tra sindacato e lavoratori che
qui tutti smentiscono. Impossibile però negare che tra i lavoratori Alitalia serpeggi la paura e che su questa abbiano trovato
terreno fertile iniziative come quella di Morale che ieri tutti descrivevano
come una "iniziativa personale". Questa, come altre, sembrano schegge
impazzite, sfuggite al controllo degli stessi sindacati o almeno di quelli
spiazzati dalla decisione di Spinetta. "Nessun sindacato si è detto
contrario alla ipotesi francese", dice Mauro Medina, anche lui Cisl-Fit.
Ma che il fronte sia meno compatto di quanto voglia apparire lo raccontano le
vistose assenze in una giornata come quella di ieri. Ma non solo. "Noi da
tempo spingiamo per Air France", dice Claudio Bonito dell'Anpav. E Luca
Ruberti, anche lui Anpav, spiega: "ma per noi è più facile perché dobbiamo
tutelare una sola categoria e come categoria pensiamo che il piano Air France
sia percorribile". Anche senza variazioni. "La proposta era l'inizio
di una trattativa - spiega invece Ermenegildo Rossi della segreteria nazionale
Ugl-Trapsorti - Eravamo e siamo d'accordo con la trattativa con Air
France". Dopo la diffusione delle prime notizie sul Cda di Air France,
aggiunge: "Sono positive perché confermano l'interesse da parte dei
francesi". E chiede una presenza seria del governo nella trattativa. Già,
il governo. Ovvero: il grande assente, dicono in molti qui al varco piloti.
Assente perché, si dice, non ha mai convocato il sindacato. "Ci siamo
seduti al tavolo al buio", ci si lamenta. "Ma è il sindacato o il
governo che ha fatto davvero la trattativa?", dice qualcuno, per sostenere
che di quella trattativa il sindacato ha preso soltanto la coda. Se si parla di
Berlusconi, è peggio che andar di notte. "Le sue dichiarazioni - è quasi
un coro - hanno spaventato molto di più della controproposta del
sindacato". Intorno, il via vai di piloti ed equipaggi prosegue. Di qui
passano anche gli stranieri. Velocemente. Qualche sorriso, qualcuno ogni tanto
si informa. Tutti, però, sembrano aver fatto l'abitudine a situazioni come
quella che oggi vive il personale Alitalia. Qualcuno
ricorda l'aeroporto di Buenos Aires quando in crisi erano le Aerolineas
Argentinas. Con l'avanzare del pomeriggio quel via vai diminuisce
fisiologicamente. Tanto che, quando arrivano le prime notizie da Parigi, chi
fino a poco prima presidiava i tavolini è sulla strada di casa. "Ora le
contraddizioni emergeranno", è la previsione di un sindacalista che
preferisce rimanere anonimo. "Se non teniamo la base - dice - si rischia
una nuova fase di delegittimazione. Insomma, serve una forte presa di posizione
del sindacato". Destinatari del messaggio sono i vertici dei sindacati
confederali. Chi menerà il can per l'aia, è il succo del messaggio, "se ne
dovrà assumere la responsabilità". 08/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue
alitalia, l'ultimatum di spinetta di Tonia Mastrobuoni C'è qualcuno che
scommette ormai apertamente sul fallimento della via francese per Alitalia: il mercato.
Ieri il titolo AirFrance-Klm ha messo a segno un forte rialzo al Cac40
archiviando la seduta a 3,09%, a quota 19,70 euro. Un trend positivo, quello del
titolo del gigante dei cieli transalpino, cominciato dal giorno della rottura
delle trattative con i sindacati. E anche il candidato premier del Pdl,
Berlusconi, si è nuovamente incuneato nella delicata trattativa con i francesi,
rilanciando la proposta di una cordata italiana. Oggi è previsto anche un
complicatissimo consiglio di amministrazione di Alitalia,
chiamato a verificare la situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia
di bandiera. Ieri l'allarme che giungeva dai piani alti della Magliana era
alto. Mentre ritenevano scontata la risposta di AirFrance, i vertici
attendevano con ansia un segnale di apertura da parte dei sindacati, nello
scorso fine settimana. La prospettiva di richiamare i francesi al tavolo in
tempi brevi e di ricreare le condizioni per un accordo-quadro e dunque la
sponda per un'eventuale prestito-ponte del Tesoro, avrebbe regalato un po' di
ossigeno alle boccheggianti casse della compagnia. La rigidità delle sigle
sindacali, l'indisponibilità a fare un passo indietro esplicito sulla
controproposta avanzata il giorno della rottura, ha fatto svanire tutto. E la
compagnia di bandiera comincia ad avere serissimi problemi con una prospettiva
troppo lunga di stand-by. Dalla Magliana spiegavano ieri che "in una
situazione "normale" avremmo chiesto il commissariamento". Sotto
elezioni, il quadro diventa ovviamente più mosso: ieri mattina, il nuovo
presidente Aristide Police è stato convocato a Palazzo Chigi per un incontro
con Prodi, Enrico Letta, Padoa-Schioppa e il responsabile dei Trasporti,
Bianchi, proprio sulla situazione della compagnia di bandiera. Dopo la
riunione, il sottosegretario alla Presidenza avrebbe annunciato ai sindacati la
volontà di convocarli subito e avrebbe fatto anche un vago accenno alla
possibilità di trovare delle soluzioni pratiche da mettere in capo subito per
risolvere alcuni nodi come quello che riguarda la napoletana Atitech. Nel
pomeriggio, il comunicato che confermava l'intenzione di convocare domani le
sigle sindacali a Palazzo Chigi, sembra allontanare, per ora, lo spettro del
commissariamento. Ma i tempi per scongiurarlo stringono. 08/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena E Bersani pilota il commissariamento SEGUE DALLA
PRIMA La riunione ristretta tenutasi ieri a Palazzo Chigi, alla presenza di
Prodi, ha sancito l'abbandono della linea dura, tenuta finora dal ministro
dell'Econ omia, Tommaso Padoa-Schioppa: "Air France o fallimento". Malgrado ciò la vicenda Alitalia è
tutt'altro che risolta. L'esiguità delle risorse di cassa e la mancanza di una
concreta prospettiva lasciano intatta l'ipotesi del commissariamento. Già,
perché il giorno dopo le elezioni, il nuovo governo non sarà ancora in carica.
E ci vorrà del tempo prima che il nuovo azionista di Alitalia
riprenda il bandolo della matassa. Ecco dunque affacciarsi due ipotesi: se
l'esito delle urne fosse un sostanziale pareggio al Senato, Berlusconi potrebbe
acconsentire a una soluzione bipartisan. Si parla di un accordo a breve, almeno
un preaccordo, con Air France-Klm, che consenta di chiedere quel prestito-ponte
che ridarebbe fiato alla compagnia. Non per niente ieri il presidente di Air
France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, si è battuto in cda per lasciare aperto uno
spiraglio, ottenendo di mettere nella nota, soppesata parola per parola, la
frase "il piano proposto è l'unico possibile ". Al presente e non al
passato. In cambio si potrebbero prospettare quelle soluzioni, richieste su
Malpensa, che finora il governo Prodi non ha concesso: il rilascio dei diritti
di traffico sulle rotte intercontinentali e l'apertura di alcuni voli sulle
tratte asiatiche. L'ipotesi della cordata alternativa, sostenuta ancora ieri da
Berlusconi, richiede invece del tempo, come ha ammesso lo stesso Cavaliere:
"Tre o quattro settimane per conoscere i conti di Alitalia
e poi si presenterà un'offerta impegnativa ". Ecco perché è più probabile
che una soluzione simile preveda, come premessa, l'avverarsi di un evento
traumatico: il commissariamento. Una volta messa sotto la legge Marzano, la
compagnia troverebbe forse quei compratori che finora hanno tardato a emergere,
tra cui la tedesca Lufthansa, o il fondo americano Tpg, che potrebbero unirsi
alla stessa cordata italiana. L'idea di un commissario non dispiacerebbe al
ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che, tra l'altro, avrebbe
il compito di nominarlo se l'evento si producesse prima dell'insediamento del
prossimo governo. Il ragionamento sarebbe che il commissariamento è sempre
meglio del fallimento, e non va drammatizzato. Del resto, l'idea di un
commissariamento "pilotato" è stata ventilata per la prima volta,
settimane fa, da un esponente del centrodestra: Renato Brunetta, uno dei
consiglieri economici di Berlusconi. L'ipotesi è stata presa in considerazione
anche dai sindacati che ufficialmente l'hanno respinta con forza: la
convinzione che circola tra molti di loro è che un commissario italiano sia
meglio di un amministratore straniero. Ma c'è un fattore nuovo con cui questi
sindacati non pensavano fino a poco tempo fa di doversi misurare: la forte
tensione che serpeggia tra i dipendenti di Alitalia.
Anche ieri il tam tam favorevole a Air France- Klm ha continuato a rumoreggiare
sui blog e nell'Intranet aziendale. L'impatto di una scelta di rottura, come il
commissariamento, potrebbe essere difficile da gestire per gli stessi sindacati
che con la base finora hanno dialogato. Ieri alla Magliana nessuno dei
rappresentanti delle sigle che partecipano alla trattativa si è fatto vedere e
le assemblee, tranne quelle degli autonomi della Cub, esclusi dal tavolo, sono
sospese. Tutto congelato, dunque, nell'attesa del responso delle urne. Sperando
che la fine della campagna elettorale riporti il clima necessario a valutare
con serenità il futuro di Alitalia. Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num:
- pag: 5 categoria: REDAZIONALE Alitalia La
vendita Sindacati alla prova dei francesi Angeletti (Uil): da Air France
"un'apertura", ma che l'accordo "si possa fare prima del
voto" è "una forzatura" Per la Cgil "la via maestra è la
ripresa diretta delle trattative tra le parti. Necessario l'intervento
del governo".
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-08 num: - pag: 5 categoria: BREVI Il consiglio Si riunisce oggi il consiglio di Alitalia con il nuovo amministratore delegato Aristide Police. Non sono
attese decisioni definitive Il confronto è in programma per giovedì l'incontro
del governo con i rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori che
dovrebbe decidere sulla proposta d'acquisto ribadita ieri dal board del gruppo
Air France-Klm.
( da "Liberazione" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Liberazione)
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Air
France: "Su Alitalia il piano non
cambia" La compagnia franco - olandese difende la propria posizione con
durezza, ma non rinuncia alla sua offerta. Il Cda prende atto
dell'"interruzione" della trattativa, "condivide e
approvava" la scelta del presidente Spinetta, ma ribadisce che il piano
già presentato è l'unico possibile. Secondo Air France, "spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni
sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro
della loro azienda". Il Governo ha convocato le Organizzazioni sindacali a
palazzo Chigi per giovedì prossimo. 5 08/04/2008.
( da "Liberazione" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi il cda di via
della Magliana. Ma ormai tutto slitta a dopo le elezioni Alitalia, Air France non tratta: "Il nostro piano, l'unico
possibile" Il governo convoca i sindacati Roberto Farneti "Il nostro
piano per Alitalia è l'unico possibile. Spetta adesso ad Alitalia, ai suoi dipendenti
ed alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale di esprimersi su
come vedono il futuro della loro azienda". E' questo il passaggio
centrale del comunicato diffuso ieri dal consiglio di amministrazione di Air
France-Klm, subito dopo la chiusura dei mercati azionari. Comunicato che
ribadisce il pieno appoggio alla linea fin qui sostenuta dal numero uno
francese, Jean Cyril Spinetta, compresa la decisione di abbandonare il tavolo
con i sindacati italiani. "Prendere o lasciare": resta questa la
posizione di Air France-Klm che, tuttavia, non esprime una rinuncia definitiva
alla volontà di acquisire l'Alitalia. Piuttosto,
lascia intravedere la volontà di non fare passi indietro a pochi giorni dalle
elezioni politiche in Italia. Già martedì prossimo, verosimilmente, Spinetta
saprà come minimo chi è il suo prossimo interlocutore, in attesa che il nuovo
governo venga nominato. Il problema è che capire cosa potrebbe succedere di qui
a domenica. Il governo, non appena è giunta la notizia da Parigi, ha convocato
i sindacati per giovedì mattina. Oggi è in programma il cda dell'Alitalia, nella sede di via della Magliana a Roma. Il
percorso immaginato dall'azienda per affrontare questa fase è quello di dare
applicazione al piano "stand alone" ("restare in piedi da
soli") elaborato dall'ex presidente Maurizio Prato per ridurre le perdite
e avere in cassa liquidità sufficiente per andare avanti qualche mese. La
situazione è critica ma la continuità aziendale può essere ancora garantita.
Per questo sarebbe incomprensibile una virata verso il commissariamento.
Illogica sia dal punto di vista amministrativo, che da quello politico. Anche
qualora giovedì a Palazzo Chigi i sindacati si rifiutassero di accettare la
resa incondizionata più volte auspicata in questi giorni dal ministro
dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa, è impensabile che il governo Prodi decida
di darsi la zappa sui piedi a soli tre giorni dal voto. E' facile prevedere
perciò che la partita sul futuro della ex compagnia di bandiera si giocherà
ormai dopo le elezioni. Il che non è necessariamente un bene: "Se adesso i
leader politici fanno finta di interessarsi alle sorti dell'Alitalia,
dopo il voto, chiunque vinca, l'abbandonerà al proprio destino", avverte
Ugo Boghetta, responsabile Trasporti del Prc. Chi non smette di fare propaganda
è il leader del Pdl, Silvio Berlusconi: "Una volta finita la trattativa,
che non può concludersi a queste condizioni, con Air France, ci sarà una
compagine di imprenditori italiani", promette il Cavaliere. La situazione
è assai complicata, soprattutto per i sindacati, che devono difendersi
dall'accusa di "irresponsabilità". Il rischio, se si va avanti così,
è che le piccole crepe che si stanno aprendo tra lavoratori
"garantiti" e potenziali esuberi finiscano con l'allargarsi,
indebolendo l'azione di chi li vuole rappresentare e difendere tutti. Ma i
sindacati non hanno nessuna intenzione di stare al gioco. "Siamo pronti a
un confronto vero con Air France-Klm", fanno sapere i piloti dell'Anpac.
Per Cgil e Filt Cgil "la via maestra da seguire è quella della ripresa
diretta delle trattative tra le parti". Da questo punto di vista "è
quindi utile la decisione" del governo "di convocare le
organizzazioni sindacali". La Uil guarda con fiducia al dopo elezioni:
"Con un governo nuovo - scommette Giuseppe Caronia, segretario generale
UilT - possiamo sperare, qualunque sia, che sostenga diversamente la
vertenza". Sdl intercategoriale rivolge invece "un appello al mondo
politico ed al governo che emergerà dalle prossime elezioni: che l'azionista
faccia il suo lavoro e non scarichi più responsabilità sul sindacato e sui
lavoratori, che il Governo ponga al vertice della sua attenzione gli interessi
del lavoro e del Paese". 08/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO SARDO
ROMA - Il comunicato del cda di Air France è stato accolto con soddisfazione a
Palazzo Chigi. La borsa di Parigi, ieri, scommetteva sulla rottura definitiva.
Ed Enrico Letta, che negli ultimi giorni ore ha tenuto i contatti con
Jean-Cyril Spinetta, aveva avvisato Romano Prodi delle difficoltà al vertice
della compagnia francese. Il filo invece non è stato spezzato. Spinetta ha
mantenuto la parola. E Letta è riuscito a tenere aperta la porta sulla ripresa
della trattativa. Sono stati tre giorni di colloqui febbrili. Con Parigi. Con il nuovo vertice Alitalia. Con i
sindacati. Letta è rimasto al centro della rete. Ma ha anche chiesto il
supporto di Padoa-Schioppa e di Veltroni, che a sua volta ha fatto pressioni su
Epifani. Evitare la rottura irreparabile era l'obiettivo minimo. Se fosse
fallito, Berlusconi avrebbe suonato la grancassa in questo finale di campagna
elettorale. Ma il filo del dialogo Air France-Alitalia
resta fragile e i tempi sono comunque stretti. È giovedì - incontro con i
sindacati - il giorno in cui il governo si riserva di giocare la sua carta. La
sua ultima carta. Letta ci sta lavorando da una settimana: e l'attesa di un
"passo avanti" del governo è una delle ragioni che ha indotto
Spinetta a non chiudere. Il dossier a cui Palazzo Chigi sta lavorando è un
tentativo di accorciare le distanze tra il piano di Air France e le richieste
dei sindacati. O meglio, si tratta di una serie di interventi che potrebbe
consentire ai sindacati di accettare il piano Air France come base del
confronto. Nel dossier governativo ci sono gli ammortizzatori sociali per i
lavoratori in esubero. E c'è uno studio per costituire una nuova società di
servizi, che inglobi Fintecna e stipuli un contratto pluriennale con Air
France. I sindacati chiedevano di mantenere i servizi dentro "il perimetro
di Alitalia". Ma il governo confida di ottenere
su questo punto un segnale di svolta e di offrirlo a Parigi. Anche perché lo
stesso governo è convinto che, a quel punto, Air France possa correggere il suo
piano, aumentando gli investimenti nel lungo periodo e recuperando alcune rotte,
magari a partire dal 2010-2011. La speranza di Palazzo Chigi è di riaprire il
tavolo giovedì, indicando la via concreta di un accordo dopo le elezioni. Ma
resta l'obiettivo minimo: evitare comunque rottura prime del voto. Tanto per la
decisione finale bisognerà attendere il voto e il futuro governo.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA - Air
France-Klm rimette sul tavolo il suo piano di rilancio di Alitalia.
Ma lo ripropone così com'è. Insomma, Parigi non cambia la sua posizione ma
lascia aperto il dossier, almeno fino dopo le elezioni. E' questo il segnale
che arriva dal consiglio di amministrazione del gruppo francese riunito ieri a
Parigi. Il board "ha preso atto dell'interruzione
della trattativa con Alitalia, condivisa e approvata" dallo stesso board. Ma l'ultima
versione di piano industriale modificata il 2 aprile, può ancora essere la base
da cui ripartire. E rimane la via, "l'unica possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad una crescita redditizia in tempi rapidi".
Parigi ne è convinta. Ecco perchè, adesso, pensa che "spetti ad Alitalia, ai suoi dipendenti ed alle organizzazioni
sindacali rappresentative del personale di esprimersi su come vedono il futuro
della loro azienda". Una frase sibillina sì, ma sufficiente a rimandare la
palla in campo italiano, in attesa del passaggio elettorale. Jean Cyril
Spinetta, il numero uno di Air France-Klm, non è riuscito a spuntare di più da
suo consiglio di amministrazione. Ha messo ancora una volta agli atti le
perplessità dell'anima olandese del gruppo. Lui stesso, il manager francese, ha
di fatto congelato anche la sua determinazione nella realizzazione del
progetto, in vista del confronto elettorale. Si vedrà se il tempo, giocherà a
suo favore. Nel frattempo, il tempo, anche pochi giorni, non giocano a favore
dei conti di Alitalia. Oggi il consiglio di
amministrazione della compagnia di bandiera presieduto da Aristide Police dovrà
completare l'approfondimento sui requisiti della continuità aziendale di Alitalia. E nel caso ci fossero i requisiti, dovrà anche
dire a chiare lettere quante settimane o mesi di autonomia ha ancora la
compagnia di bandiera. Il dossier è uno di quelli bollenti da maneggiare per
gli amministratori di una società che a febbraio aveva solo 180 milioni di euro
in cassa. Sul tavolo del cda ci saranno più variabili da considerare. Prima di
tutto gli amministratori esamineranno la relazione degli advisor incaricati per
valutare le condizioni tecniche per l'operatività (e quindi la continuità
aziendale) per una società (non una qualsiasi, ma una compagnia aerea) che ha
così poca cassa a disposizione. Non si potrà non considerare l'ultima posizione
di Air France, che di fatto ripropne un'offerta di acquisto che lascia ancora
aperta la prospettiva di un rilancio. Poi c'è la disponibilità dei sindacati a
riaprire il dialogo. E una scadenza elettorale che spinge a rinviare in là (non
si sa di quanto) il momento della chiarezza. Di fronte a tutti questi elementi,
il cda si aggrapperà a qualsiasi appiglio tecnico e di bilancio per congelare
l'ipotesi del commissariamento. A patto che lo stesso consiglio di
amministrazione abbia anche gli elementi per mettersi al riparo da un'eventuale
azione di responsabilità, o da altre conseguenze legali. Tutto dipenderà dalla
liquidità in cassa (potrebbe essere già scesa a circa 230 milioni nonostante i
recuperi di cassa su cui però pesanti alcuni dubbi). Perchè c'è un ultimo
elemento di cui il cda di Alitalia non potrà non tener
conto: anche per mettere in piedi la macchina della legge Marzano (e quindi del
commissariamento) potrebbero essere necessari uno o due mesi. Insomma, anche
nell'ipotesi del commissariamento, il cda non può giocare le sue mosse
all'ultimo minuto. R.Amo.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Oplà. I francesi ripassano la palla ai
sindacati: decidete insieme ad Alitalia il vostro futuro. Come
dire: fateci sapere se e su quali basi siete intenzionati a portare avanti la
trattativa. E' l'ultimo colpo dell'interminabile ping pong per la vendita della
nostra compagnia. Una partita che comunque finirà ai tempi supplementari.
Anzi, con una nuova partita che ripartirà dopo le elezioni. Oggi il board della
Magliana riformulerà i conti e deciderà per la "continuità
aziendale". Domani i vertici dell'aviolinea incontreranno di nuovo i
sindacati; giovedì le nove sigle presenti in azienda vedranno il governo: era
una richiesta che le rappresentanze di categoria sollecitavano da tempo. Ultimi
adempimenti prima di rinviare l'intera operazione a dopo il voto. Nessuna
trattativa in tempi stretti. Le organizzazioni sindacali rilanciano immediatamente
la palla in campo francese interpretando la decisione del cda di Air France
"non come una rottura, ma come la volontà di tenere la porta aperta al
negoziato...e allora se questa volontà c'è, mandateci un segnale".
Insomma, siamo pronti a trattare. "Certo - ammettono i sindacati - ci
aspettavamo qualcosa di più da Parigi, tuttavia il tavolo non è saltato
definitivamente. E questo è comunque un risultato". "Da parte nostra
- puntualizza il leader della Uil, Luigi Angeletti - non c'è alcun ostacolo a
tornare a discutere anche se andare a un accordo prima delle elezioni mi
sembrerebbe una forzatura...e poi ci sono i miracoli, ma io ai miracoli non
credo. Il comportamento di Air France? Non mi aspettavo che il cda smentisse il
suo presidente". Identica l'interpretazione che dà il numero uno della
Fit/Cisl, Claudio Claudiani: "Non c'è una chiusura definitiva, ma una
riconferma del progetto insieme ad un segnale esplicito a ridiscuterne,
evidentemente dopo le elezioni". Anche in casa Cgil si prende atto del
fatto che il pronunciamento del board parigino "non rappresenta una
rottura e non esclude la possibilità di una ripresa del confronto. E' la via
maestra da seguire ed è necessario anche l'intervento del governo". Semmai
una puntualizzazione nei confronti del vettore francese: "Non corrisponde
al vero che il piano proposto il 14 marzo sia stato modificato più volte nel
corso delle riunioni tra le parti, in quanto l'unica modifica apportata è stata
quella nel corso dell'incontro del 25 marzo". Anche l'Ugl chiama in causa
palazzo Chigi. "Riconfermiamo la nostra disponilità ad un vero negoziato -
precisa Roberto Panella - ma deve essere sostenuto con vigore dal nuovo
governo". I piloti dell'Anpac allargano il coinvolgimento ai partiti:
"Siamo pienamente disponibili ad una ripresa di un confronto
costruttivo". Di "situazione di stallo" parla l'Sdl "ma il
governo deve assumersi la responsabilità della vendita dell'ex compagnia di
bandiera". "I francesi - osserva l'Avia (assistenti di volo) - hanno
respinto la palla nella nostra metà campo, sta ad azienda, sindacati e governo
riuscire ad andare in gol". L'Anpav sollecita un "ammorbidimento
delle posizioni da parte di alcune sigle sindacali per l'unica soluzione che al
momento è rappresentata da Air France".
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
E dal presidente di
Air France, Spinetta. Senza la loro firma sul piano i francesi non intendono
muoversi. Così come è fondamentale l'ok del governo che uscirà dalle elezioni e
la manleva sul caso Sea, che chiede una maxi risarcimento dopo il taglio di Malpensa.
( da "Messaggero, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI
MILANO - Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato da Silvio Berlusconi, lo
scorso marzo, di individuare imprenditori italiani potenzialmente
interessati a far parte di una cordata tricolore per Alitalia, ha preso
carta e penna. E ha spedito una lettera - secondo quanto risulta a Il
Messaggero - a tutti gli uomini d'impresa sondati nei giorni scorsi. Che
avevano espresso anche solo un velato interesse ad essere della partita. La
missiva sarebbe una sorta di manifestazione d'interesse a far parte della
cordata. Che i vari imprenditori dovrebbero sottoscrivere e rispedire il
prima possibile al mittente, appunto Ermolli che domenica scorsa tuttavia
escluso novità. Nel rispetto della procedura di cessione di Alitalia
e in ottemperenza della normativa vigente, sarebbe scritto in sintesi nella
lettera, il sottoscritto tal imprenditore "manifesta un interesse non
vincolante a fare parte di un raggruppamento di imprese". Nei giorni
scorsi sono circolati diversi nomi di coloro che potrebbero scender in campo.
Da Radici a Bracco, da Gavio a Tronchetti Provera, solo per citarne alcuni.
Intanto anche il grande escluso, Carlo Toto patron di Air One - il vettore
abruzzese cui il Governo e Alitalia hanno preferito i
francesi di Air France Klm - lavorerebbe sottotraccia. Incessantemente.
Starebbe cercando il sostegno di alcuni istituti di credito: sarebbe tornato a
bussare innanzitutto alle porte di quelle banche (Intesa Sanpaolo, Nomura e
Morgan Stanley) che si erano già schierate al suo fianco nella cosiddetta prima
fase della privatizzazione di Alitalia. Ma dovrebbe
sondare anche Mediobanca e qualche grossa banca popolare. Nell'intento di
raccogliere la loro disponibilità a versare 50-100 milioni in equity in
cordata. L'obiettivo di Toto resta quello di raggiungere un supporto
finanziario pari ad 1 miliardo. Per ora dunque il lavoro di Ermolli e quello di
Toto starebbero marciando parallelamente ma è evidente che prima o poi le due
iniziative potranno incrociarsi. Per unire le forze, a breve Toto (che nell'operazione
Alitalia è assistito da Goldman Sachs) ed Ermolli
(quando avrà in mano le adesioni scritte nero su bianco degli imprenditori)
potrebbero sedersi allo stesso tavolo. Un incontro potrebbe tenersi molto
presto. E comunque Ermolli potrebbe scoprire le carte entro venerdì.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Singapore
Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta ... Singapore
Airlines non ha mai effettuato alcuna offerta per Alitalia e non è
mai stata interessata alla compagnia. Lo ha ribadito ieri mattina Stephen
Forshaw, vice presidente della compagnia asiatica, davanti ai pm della procura
di Roma che indagano sulle oscillazioni anomale del titolo Alitalia in Borsa. Forshaw è stato sentito come persona informata
sui fatti in relazione alla presunta offerta per Alitalia
formulata lo scorso dicembre da fondi americani. Il manager, accompagnato dagli
avvocati Alberto Rasi e Luigi Garnieri, è stato sentito come testimone dai pm
Stefano Pesci, Francesca Loi, Gustavo de Marinis e dal procuratore aggiunto
Nello Rossi, che indagano per aggiotaggio e turbativa d'asta in relazione alla
misteriosa offerta lanciata lo scorso dicembre dai fondi americani Evergreen e
Thl. Per tale vicenda, nei mesi scorsi, gli inquirenti hanno iscritto nel
registro degli indagati tre persone. L'indagine si riferisce ai retroscena che
il 13 dicembre 2007 accompagnarono la consegna all'allora presidente di Alitalia, Maurizio Prato, della lettera in cui la cordata
statunitense aveva manifestato forte interesse ad acquistare il 49,9% della
compagnia aerea facendo intendere che all'operazione avrebbe preso parte anche
la Singapore Airlines (che tuttavia si era subito affrettata a smentire). Alla
smentita erano seguite a stretto giro quelle di Deutsche Bank e dello studio
legale Orrick, indicati come possibili advisor dell'operazione. Nei mesi scorsi
i pm hanno ascoltato tutti i protagonisti della vicenda. Tra questi, l'avvocato
Pietro Tantalo (il legale indicato in un primo momento come colui che avrebbe
firmato la lettera, circostanza poi smentita dall'interessato), il
commercialista milanese Luigi Pezzoli (che aveva confermato in un primo momento
l'interesse di sa) e lo stesso Prato (che lo scorso 20 marzo si è presentato
spontaneamente in procura per rilasciare dichiarazioni ai pm). L'indagine
costituisce una costola della più ampia inchiesta per aggiotaggio aperta dalla
Procura di Roma la scorsa estate, in seguito alle oscillazioni anomale del
titolo registrate dopo il fallimento della prima fase della procedura di
dismissione di Alitalia. Nelle scorse settimane
l'attenzione dei magistrati si è concentrata infine sugli annunci relativi alla
cessione della compagnia aerea da parte di diversi leader politici. In
particolare sono al vaglio della procura le pesanti oscillazioni subite dal
titolo alitalia fra il 19 e il 20 marzo, dopo che Silvio Berlusconi aveva
dichiarato la sua contrarietà all'offerta di Air France-Klm preannunciando
l'esistenza di una cordata italiana. Sull'andamento anomalo del titolo indaga
anche la Consob.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Laura Della
Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "La soluzione ... Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it
"La soluzione migliore sarebbe che l'Alitalia
restasse in mani italiane. Ci stiamo giocando una partita sul turismo che
rappresenta il 12% del pil. La Francia è il principale competitor dell'Italia e
sarebbe come dargli le chiavi in mano del nostro turismo. Senza la compagnia di
bandiera si fa poco turismo". è preoccupato Bernabò Bocca, presidente
della Federalberghi. La crisi dell'Alitalia sta provocando
ripercussioni sul turismo italiano? "Al memento non ci sono flessioni
nelle presenze turistiche. Gravi problemi potrebbero sorgere in caso di
decisioni drastiche sull'Alitalia. Sarebbe bene che il governo sostenesse l'Alitalia per un periodo tale da consentire a altri di farsi avanti e
rendere il prodotto più appetibile per eventuali alleanze. Con la
situazione attuale è ovvio che le condizioni le fissa Air France. Quindi prima
bisognerebbe ristrutturare la compagnia e una volta diventata efficiente
rimetterla sul mercato". E Malpensa? "Non capisco come mai il caso
Malpensa è stato agganciato all'Alitalia. Se Malpensa
è un aeroporto efficiente e in grado di stare sul mercato non credo che avrà
difficoltà a sostituire gli slot lasciati da Alitalia.
Se l'aeroporto dovesse essere ridimensionato, verrebbe tagliata fuori una parte
produttiva come l'est della Lombardia".
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Tempo, Il)
Argomenti: Alitalia
Stampa Lufthansa non
ha commentato le indiscrezioni secondo cui la ... Lufthansa non ha commentato
le indiscrezioni secondo cui la compagnia aerea tedesca starebbe lavorando a un
piano per fare di Malpensa il suo quarto hub, accanto a Francoforte, Monaco e
Zurigo. "Sono tutte speculazioni che non commentiamo", ha detto
Stefanie Stotz, portavoce del vettore tedesco. Nessuna soluzione alla tedesca
in arrivo, dunque. Almeno per il momento. Il presidente della Regione Lombardia
Roberto Formigoni sulla questione Malpensa ha detto ieri che "il disastro
è legato al fatto che le competenze non sono della Regione Lombardia, ma tutte
dello Stato. La Regione è l'unico ente che ha collegato l'aeroporto con una
propria ferrovia". Scaloda i motori, intanto, la cordata italiana. Su
questo punto ha insistito ieri il leader del Pdl, Silvio Berlusconi. Secondo il Cavaliere quando la trattativa con Air France sarà
terminata del tutto, "avanzeranno imprenditori italiani, e saranno
moltissimi". La cordata, ha assicurato Berlusconi "chiederà di poter
conoscere i conti di Alitalia e in tre o quattro settimane presenterà una proposta
impegnativa: sono sicuro che sarà questo il destino della nostra compagnia di
bandiera".
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa alitalia
Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" I francesi mantengono
la linea dura e da Parigi rilanciano la palla nella metà campo italiana. Il cda
di Air France-Klm "ha preso atto, compreso e approvato" la rottura
dei negoziati per Alitalia. E adesso spetta alla
compagnia della Magliana, ai dipendenti e alle organizzazioni sindacali dire
"come vedono il futuro della loro azienda". In un comunicato diramato
al termine della riunione del board, durante il quale il presidente Jean-Cyril
Spinetta ha illustrato ai consiglieri la situazione, la compagnia franco-olandese
sottolinea "che il progetto trasmesso il 14 marzo e emendato nelle
riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile è il solo a permettere il
ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi
rapidi". I sindacati hanno dichiarato la loro disponibilità a riprendere
le trattativa. Ma dicono "no" a soluzioni a senso unico. In altre
parole, secondo le organizzazioni dei lavoratori, è necessario sedersi di nuovo
intorno al tavolo e rivedere le linee del piano di rilancio di Alitalia. Ma si tratta di una condizione che al momento
appare difficile, visto che per Air France l'unico progetto è quello presentato
nell'ultima riunione e che contiene già diverse aperture su esuberi e
ridimensionamento della flotta. Si fa strada, quindi, l'ipotesi di un rinvio a dopo
le elezioni per discutere l'operazione una volta chiarito chi sarà il nuovo
inquilino di Palazzo Chigi. Oggi si riunirà il cda di Alitalia,
presieduto dal nuovo presidente Aristide Police che ieri ha incontrato a
Palazzo Chigi il premier Romano Prodi e i ministri dell'Economia Tommaso Padoa
Schioppa e dei Trasporti Alessandro Bianchi. Il governo ha convocato i
sindacati per giovedì con l'obiettivo di convincerli ad ammorbidire la loro
posizione. D'altronde Air France ha cercato di rendere più digeribile l'offerta:
l'ultima versione del piano anticipa al
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-08 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE Il retroscena Sfiorata la rissa tra Cota e Crosetto durante un
incontro pubblico a Cuneo Dispetti ai comizi, la Lega sfida gli alleati
"Vogliamo un governatore e il Viminale" SEGUE DALLA PRIMA Qualche
sera fa a Barge, paesino della provincia di Cuneo, durante un comizio si è
sfiorata la rissa tra alleati. Era accaduto che il segretario piemontese della
Lega, Cota, avesse arringato la piccola folla in questo modo: "Votate il
Carroccio perché così il Carroccio terrà in riga Berlusconi". Crosetto,
responsabile regionale azzurro, era rimasto esterrefatto. E visto che l'alleato
non la smetteva, è salito sul palco e gli ha risposto a muso duro: "L'unico
problema è mettere in riga Cota. Se la Lega tornerà al governo e potrà
rilanciare le riforme federaliste che ci stanno a cuore, dovrà dire grazie a
Berlusconi". Il dirigente forzista non smentisce l'episodio, si limita a
rilevare che "in effetti i leghisti sul territorio sono un po'
aggressivi". Lo sono eccome, e hanno una forte capacità penetrativa. Tanto
che la segretaria dell'Ugl Renata Polverini - tornata da un tour al Nord - ha
raccontato ad alcuni dirigenti del sindacato di aver sentito "tanti nostri
iscritti decisi a votare Lega". Il metodo, per quanto artigianale,
coincide con i rilevamenti di molti istituti di ricerca. Per uno di questi il
Carroccio è in crescita costante da un mese, una novità rispetto ai test di
ogni precedente consultazione, test nei quali la Lega aveva sempre avuto una
flessione nelle settimane a ridosso del voto. Stavolta non è così. E comunque
tutte le società demoscopiche la accreditano tra il 5 e il 6%. Tremonti spiega
che il "successo" della Lega è dovuto "alla capacità di Bossi di
aver fatto passare l'immagine di un movimento in cui convivono rivoluzione e
capacità di amministrazione". Il fatto è che il Carroccio continua a
erodere voti al Cavaliere anche per la visibilità e la notorietà del simbolo.
Perciò Berlusconi ripete ossessivamente ai suoi candidati di pubblicizzare il
marchio Pdl. Insomma, "Silvio" sarà pure "un amico", ma per
il Senatùr "competition is competition" al Nord. E ci sarà un motivo
se da un paio di settimane lo liscia in contropelo. Berlusconi
lancia l'idea della cordata italiana per Alitalia? Bossi
commenta che "è difficile riuscirci". Berlusconi rifiuta il duello tv
con Veltroni? Bossi dice che "avrebbe fatto meglio ad accettarlo ".
Berlusconi attacca l'Udc? Bossi sostiene che "dopo le elezioni dovremo rimetterci
insieme a Casini". E soprattutto: Berlusconi rimanda a dopo il voto
il tema della lista dei ministri? Bossi annuncia che "io andrò al
dicastero delle Riforme". Perché questo è uno dei contenziosi aperti, se è
vero che alcune settimane fa il confronto tra i due è stato piuttosto ruvido,
con il capo del Carroccio fermo nel chiedere per il suo partito una poltrona di
governatore al Nord e il ministero degli Interni a Roma. Il Cavaliere ha messo
le mani avanti per la Lombardia: "Formigoni non si muove. Ci sarà anche
l'Expo di Milano da gestire ". E ha rinviato le trattative sul governo:
"Ne riparliamo dopo il voto. Non ci ho messo ancora la testa". Sarà,
intanto Bossi per sicurezza gli ha lasciato un post it. Lo si capisce dal modo
in cui Maroni - che è stato titolare degli Interni nel '94 - si schermisce
sulla questione: "Noi sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il
Viminale non diremmo no. Tutto dipenderà dal risultato elettorale".
Appunto. E il Carroccio sarebbe determinante al Senato qualora Berlusconi
approdasse a palazzo Chigi. "Silvio" ieri ha chiamato "Umberto
" dopo la battuta sullo stato di salute del leader leghista che gli
impedirebbe di tornare al governo. Il Cavaliere, come al solito, ha detto di
esser stato "male interpretato", e Bossi come al solito ha detto di
credergli. Tranne poi alzare la posta sul federalismo fiscale, "che andrà
varato entro l'estate se vinceremo ". C'è da scommettere che fino a sabato
tra i due ci sarà ancora qualche scintilla. è possibile si tratti di un gioco
delle parti, servirebbe a smentire l'asse del Nord e consentirebbe a Berlusconi
di conquistare i voti moderati al Centro-sud, necessari per vincere - ad
esempio - nel Lazio. Ed è indubbio - come sottolinea Maroni - che "gli
attacchi del Pd ci giovano". Casini l'ha intuito, infatti ha derubricato
la polemica sui "fucili leghisti" a "folklore". Il
Cavaliere invece, piccato dai sondaggi, ha assunto "uno stile
ciampiano", come ironizza un autorevole dirigente forzista. L'irritazione
verso l'"amico" Bossi è autentica, quanto indistruttibile è la loro
alleanza. Il caso Formigoni Il Cavaliere ai leghisti: Formigoni non si muove
dalla Lombardia. Ci sarà anche l'Expo La mossa di Maroni L'ex ministro: noi
sappiamo accontentarci. Certo, se ci offrissero il Viminale non diremmo di no
Francesco Verderami.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Il caso Il
caso C'è un alto dirigente dell'Antitrust che dichiara pubblicamente di non
disdegnare affatto l'acquisizione di Alitalia da parte
di Air France. Andrea Pezzoli, responsabile della direzione trasporti
dell'Autorità garante del mercato, ha scritto sulla questione un commento per
il sito "Nel merito. com" animato da un gruppo di economisti, che ha
come garanti Roberto Artoni, Paolo Bosi, Salvatore Bragantini, Marcello
Messori, Ferdinando Targetti, Carlo Trigilia. Ecco quanto si legge, a firma di
Pezzoli, sul sito: "La prossima apertura alla concorrenza dei collegamenti
tra Europa e Stati Uniti e l'auspicabile effetto domino che l'open sky potrebbe
determinare a breve sui collegamenti con gli altri continenti, ancora regolati
da accordi bilaterali, rendono ancor più cruciale che a rilevare Alitalia sia un vettore già parte di un network
internazionale". "L'integrazione con il gruppo Air France-Klm, per
quanto ruvide possano essere le condizioni, risponde a questa necessità",
scrive l'alto dirigente dell'Agenzia. "Le altre ipotesi di cui si legge
non sembrano consapevoli di questa esigenza, a meno di un coinvolgimento last
minute di Lufthansa", si legge. Pezzoli poi allarga l'analisi:
"Sorprende altresì che non si riesca a immaginare un futuro per Malpensa
diverso da quello di hub e, dunque, diverso da quello di Alitalia. La scelta di Alitalia a favore di Fiumicino ha
una sua razionalità se si guarda con distacco alla composizione dei flussi di
traffico in entrata e in uscita nel nostro Paese (in larga misura flussi
turistici) e ai costi di un trasferimento della base operativa della compagnia
(sede amministrativa, manutenzione, residenza del personale.) da Roma a
Milano".
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Maurizio
Gallo m.gallo@iltempo.it Lo spettro del ... Maurizio Gallo m.gallo@iltempo.it
Lo spettro del Veltrusconi incombe. I programmi elettorali si assomigliano, il
"voto" sull'appeal massmediologico sfiora la parità, i sondaggi
(ormai vietati) li davano fino a qualche giorno fa a pochi punti di distanza e
mai come prima nella storia del Belpaese gli italiani indecisi sui due
principali schieramenti faticano a trovare fra i candidati differenze
sostanziali in grado di andare oltre le astratte promesse pre-elettorali (che
valgono quanto quelle pre-orgasmatiche maschili). Ecco allora che per vincere
la battaglia del consenso si alzano i toni o si cercano altre strade. Una di queste
è la satira, che per definizione dovrebbe essere extra-partisan come
l'informazione, ma che invece diventa uno strumento di derisione
dell'avversario e di erosione della sua immagine pubblica. Due esempi della
guerra a colpi di risate (ma più spesso di timidi sorrisi) sono l'inserto
dell'Unità "M" curato da Sergio Staino e le vignette di Krancic
diffuse sul sito dell'eurodeputata di An Roberta Angelilli. Il supplemento del
quotidiano si apre con una pagina dedicata all'improbabilissimo faccia a faccia
fra Walter e Silvio. Lui, il Berlusca, mostra i suoi trentadue denti e afferma:
"L'unico faccia a faccia che mi va di fare è con me stesso. Però esigo di
sapere in anticipo cosa sto per dire". Si continua in
seconda con il Cavaliere armato di piccone che se la prende con il simbolo
dell'Alitalia: "Nell'attesa della cordata, ci sono andato di
piccozza". Il "nostro" ricompare più avanti, sempre in tema
"trasporto aereo", citato da due passeggeri in attesa del volo:
"Se verrà ancora intercettato, Berlusconi lascerà l'Italia", annuncia
il primo. "Per un Paese in cui non c'è l'estradizione?",
chiede la seconda. Nel paginone centrale, dedicato al Vaticano, Giuliano
riserva la sua ironia al rapporto Berlusconi- Ruini: "Il Cavaliere ha
detto a Ruini che se lo aiuterà a far fuori Veltroni e Casini - spiega uno dei
due personaggi all'altro - lui lo aiuterà a far fuori Ratzinger per diventare
Papa". Proseguendo incontriamo la coppia Fini-Berlusconi. Gianfranco,
canuto e con il grembiulino da alunno delle elementari, ricorda al capo:
"Mi hai promesso che se vinciamo dopo cinque anni mi lasci la
lidership". E Silvio replica: "Ma Gianfranchino, sei troppo giovane!
Guardati: hai ancora i capelli bianchi". Una vignetta veltrusconica vede
il leader del Pdl super-nanizzato che afferma: "Veltroni è un abile
comunicatore, un illusionista, un bluff. Sembra me!". Nella pagina
accanto, invece, in versione normo-vignettata il creatore di Finivest e Forza
Italia è seduto su una poltrona e riflette sul suo futuro: "Cinque anni a
Palazzo Chigi, poi altri sette al Quirinale...Dopodiché potrò lasciare l'Italia
al miglior offerente", è la battuta. Per concludere, la locandina di un
film dal titolo "Magnifica ossessione" rappresenta il Cav abbracciato
a un(a) Bondi con tanto di decolleté e collana di perle che lo stringe per la
testa attirandolo al seno mentre nel riquadro in alto a sinistra incombono
Napolitano e Ciampi che "impugnano" come un'arma un testo della
Costituzione italiana. Più propagandistico l'opuscolo diffuso dalla Angelilli,
che sottopone agli italiani "cinque buoni motivi per non votare
Walter", sottotitolando lo slogan con la frase: "Le eurofiguracce
della sinistra". Krancic dà inchiostro ai suoi pennini prendendo spunto da
articoli di giornali e frasi di esponenti dell'Unione. Ecco allora che se il
New York Times scrive che "l'Italia sta attraversando una fase di
depressione collettiva", il vignettista disegna la Penisola
"turrita" piangente e vestita con un tricolore rattoppato.
L'euroattacco del centrodestra prosegue affrontando cinque temi scottanti:
nomadi, rifiuti, infrastrutture, infanzia, fisco. "I campi nomadi nelle
periferie delle città italiane sono un piccolo Darfur", ha detto il
responsabile del Viminale Giuliano Amato. E il vignettista ritrae Veltroni con
bandana tzigana in testa e violino in spalla che suona davanti a un campo rom
all'ingresso del quale troneggia il cartello: benvenuti in Italia. Il phamplet
precisa che "nella capitale governata da 15 anni dal duo Rutelli-Veltroni
ci sono gli insediamenti abusivi più grandi d'Europa". La citazione
seguente è del ministro (recentemente indagato per corruzione) dell'Ambiente:
"Perché spendere miliardi di euro per un tunnel quando la linea attuale
sistemata è già efficiente?", si chiede Alfonso Pecoraro Scanio. E la satira
di centrodestra lo raffigura insieme con Bertinotti e Giordano (rispettivamente
leader e segretario di Rifondazione) dietro uno striscione con la scritta
"No pasaran" e davanti a un tunnel della Tav. "La sinistra ha
tentato di boicottare in ogni modo i progetti per le grandi infrastrutture,
rischiando di far perdere all'Italia i fondi comunitari", chiosa la
Angelilli. E ancora. "Le tasse? Sono bellissime", disse con infausto
tempismo il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. Krancic lo dipinge
vestito da Dracula mentre affonda i canini nel collo di un (povero) italiano e
gli sussurra: "Di cosa ti lamenti?! Le tasse sono bellissime!". A
seguire la denuncia: nel nostro Paese esiste una pressione fiscale record pari
al 43,3%, con le tasse sul lavoro più alte d'Europa". Informazione
superflua per gli italiani, che la scoperta l'hanno già fatta in busta paga.
Insomma, i due schieramenti, ormai a corto di argomenti, cercano di seppellirsi
l'uno con l'altro usando una risata. Ma nella battaglia dell'esposizione
satirica vince senza dubbio il primogenito degli "Oni". Basta fare
una prova su Google inserendo i loro nomi associati alla parola
"satira": Silvio trionfa su Walter 649mila a 429mila. Per alcuni è la
dimostrazione che Berlusconi fa ridere. Per altri che Veltroni fa piangere.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Tempo, Il)
Argomenti: Alitalia
Stampa "Il
problema non è tanto nella proprietà, nel passaggio ... "Il problema non è
tanto nella proprietà, nel passaggio all'Air France. Io non penso che una
realtà industriale che investe del denaro lo fa con la prospettiva di perdere e
siccome l'Italia è una ricchezza per il turismo, sono sicuro che i franbcesi
sapranno cogliere questa opportunità". Umberto Paolucci, presidente
dell'Enit, non guarda a Air France come a un mostro. Insomma
lei non è negativo sulla prospettiva di Alitalia a Air
France? "Io non faccio una questione di proprietà. Qualunque essa sia
bisogna esigere che ci sia una forte attenzione sulla destinazione Italia. Io
non sono pessimista su Air France. Chi ha in mano un prodotto ha bisogno di
valorizzarlo al massimo altrimenti si fa del male da solo. L'Italia è un
prodotto vincente". C'è stato un calo nel flusso turistico a seguito della
crisi Alitalia? "Al momento no ma se la compagnia
aerea si dovesse fermare o avere dei problemi, sarebbe un'altra storia. Malpensa
funziona a scartamento ridotto e questo non aiuta. Il fatto che ci siano meno
voli da Malpensa complica le rotte e gli itinerari". Di chi è la
responsabilità della crisi Alitalia? "Non sta a
me fare un'analisi delle responsabilità. Non credo però che si possa andare
avanti a forza di diritti acquisiti". L.D.P.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Torneranno
domani allo stesso tavolo al quale Jean Cyril ... Torneranno domani allo stesso
tavolo al quale Jean Cyril Spinetta li ha lasciati, sbattendo la porta, giovedì
scorso dopo aver rifiutato la loro controproposta. Alle 11 le nove sigle
sindacali che hanno in mano il futuro di Alitalia si
ritroveranno faccia a faccia con i vertici della compagnia di bandiera nella
sede di via della Magliana. Un incontro per cercare di capire l'elemento
dirimente dell'intera vicenda. Sotto il titolo dell'ordine del giorno:
"Aggiornamenti e valutazioni della situazione della compagnia" si
nasconde infatti la quantificazione approssimativa di quanto ossigeno resta
alla compagnia per vivere evitando il commissariamento. Un dato
fondamentale per la ripresa della trattativa perché darà ai sindacati l'idea di
che margine hanno, se mai Air France lo concederà, per cercare di alzare il
prezzo della trattativa. Non sarà finita però. Il giorno dopo gli stessi
esponenti sindacali saranno a Palazzo Chigi. Il Governo li ha convocati dopo
che il cda del vettore francese ha rimandato la patata bollente del destino di Alitalia in Italia. Sarà una delle ultime occasioni, per
loro, di incontrare il ministro Tommaso Padoa Schioppa, difensore estremo della
soluzione francese. Dalla prossima volta, infatti, ci sarà la nuova compagine
governativa, quella che uscirà dalla competizione elettorale del 13 aprile, a
guidare il dossier. Probabilmente i tempi sono ormai così stretti che sarà
difficile che esca una soluzione definitiva prima di domenica. Le
organizzazioni sindacali arriveranno ai due tavoli con posizioni differenti.
Anpav e Avia, le sigle che rappresentano gli assistenti di volo, hanno ribadito
l'appello per una ripresa della trattativa con Spinetta mentre duecento
dipendenti appoggiano lo sciopero della fame, giunto al quarto giorno, da parte
dello stewart Gianluca Morale che guida la fronda di chi reclama un sindacato
meno corporativo e "l'immediato ritorno al tavolo con Air France". Il
segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi, legge nella nota diffusa
al termine del cda francese "uno spiraglio aperto" che lascia la
palla nelle mani dei sindacati. Genovesi riconosce che "il tentativo del
sottosegretario Enrico Letta non sembra aver sortito effetti" ma spiega
che ciò "è dovuto alla confusione generata dal clima elettorale".
Secondo il sindacalista, dunque, i francesi "vogliono fermarsi a guardare
con un pò di distacco in attesa dell'evolversi della situazione pronti a
tornare al confronto". Aperture anche dal numero uno della Uil, Luigi
Angeletti: "Se la posizione di Air France si può interpretare come una
disponibilità a riprendere la trattativa - dichiara 'a caldò -, noi siamo
pronti a discutere". L'interpretazione di Angeletti, tuttavia, appare
quanto meno discutibile dal momento che il senso del comunicato di Air France
sembra indicare una direzione opposta. Una conferma arriva dall'edizione online
del quotidiano La Tribune che sottolinea come da Roissy giunga "non una
rottura definitiva" ma un richiamo al "prendere o lasciare" del
piano presentato come potenziale acquirente. Succeda quel che succeda nei
prossimi giorni è chiaro che il futuro di Alitalia è
nelle mani del prossimo governo e dunque un ragionamento serio sul destino
della compagnia potrà essere fatto solo alla luce del responso elettorale. Lo
stesso segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, si è detto certo che "fra
dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e
verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila".
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-08 num: - pag: 39 categoria:
BREVI LOS ANGELES-MILANO Bagagli smarriti Sono partito da Los Angeles il 27
marzo col volo BA 278, destinazione Milano Linate con scalo Londra Lhr. A
Londra, sapendo che il nuovo terminal 5 era in tilt e con migliaia di bagagli
impazziti, anziché farmi proseguire per Linate col volo British, mi hanno imbarcato sul volo Alitalia XM 52. La
British ha così furbamente passato l'onere dei bagagli smarriti all'Alitalia, usufruendo della convenzione che la gestione dei bagagli è a
carico dell'ultimo vettore. Oggi, dopo due settimane, British e Alitalia non mi sanno dire dove sono le mie valigie. E poi dicono
che sono gli italiani "i furbi"! Renato Focchi , Milano.
( da "Corriere della Sera" del 08-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-08 num: - pag: 56 categoria: BREVI
Notizie in 2 minuti Primo Piano Parigi spegne la torcia Corsa della fiaccola
olimpica sempre più a ostacoli tra le crescenti proteste anticinesi per la
vicenda Tibet. La torcia è stata addirittura spenta a Parigi, con scontri tra
dimostranti e polizia, e messa al sicuro su un bus. Alitalia, Air
France non cede Il cda di Air France-Klm "ha preso atto e approvato"
la rottura dei negoziati per Alitalia e sottolinea che spetta ora
ad Alitalia, dipendenti e organizzazioni sindacali, dire "come vedono
il futuro della loro azienda". Il governo convoca i sindacati.
Mucca pazza, morti in Spagna Il morbo della mucca pazza è tornato a colpire in
Spagna, a otto anni dall'allarme del 2000: due persone sono morte negli ultimi
tre mesi nella provincia agricola di Castiglia e Leon. Focus Longevità, Italia
record Secondo l'Oms, l'Italia è al sesto posto, su 193 Paesi, della classifica
di longevità dell'Oms. Con una prospettiva di vita media di 80 anni e 9 mesi.
Problemi e prospettive. Politica Berlusconi su Bossi Bossi parla di rispondere
con i fucili se non saranno modificate le schede elettorali? Berlusconi in
apparenza prende le distanze dall'alleato e, alla domanda se gli darà un
ministero, risponde: "Non sta bene". Poi chiama il Senatur e si
scusa. Esteri Diana e Dodi, niente complotti Fu la negligenza dell'autista
Henri Paul, ubriaco, e dei paparazzi che inseguivano l'auto a provocare, il 31
agosto 1997, la morte della principessa Diana e del suo compagno Dodi Al Fayed.
Nessun complotto, quindi. E' la conclusione del tribunale di Londra. Clinton,
l'addio del guru Mark Penn, stratega per la campagna elettorale di Hillary
Clinton, si è dimesso: il consulente avrebbe cercato di concludere un affare
commerciale con la Colombia, cui Clinton si oppone. Cronache Ue, sì a cellulari
in volo La Commissione Ue ha dato il via libera alle norme per armonizzare le
condizioni che consentiranno di utilizzare nell' Ue in modo sicuro i telefonini
Gsm durante i voli. Economia Yahoo! vuole più soldi L'offerta di Microsoft per
Yahoo!, 42 miliardi di dollari, non è considerata sufficiente dal vertice del
motore di ricerca Internet. "Non siamo pregiudizialmente contrari, ma
vogliamo un'offerta adeguata al nostro valore". Cultura Il matematico
funambolo Viaggio nel pensiero di Allen Knutson, matematico americano che
detiene il record mondiale dei "giochi di palla", quelli che si fanno
nelle piazze con le palle, le arance, le uova. Giochi che si possono ridurre a
formule e simboli matematici. E da cui può nascere un nuovo pensiero antidogmatico
che unisce vita, simboli e scienze esatte. Spettacoli Via col vento musical Ha
debuttato sulla scena teatrale londinese il musical Via col vento, tratto dal
bestseller di Margaret Mitchell che 70 anni fa diventò il famosissimo film con
Clark Gable e Vivien Leigh. Il regista Trevor Nunn: fedele al romanzo, non al
film. Sport La Roma conta su Juan Alla vigilia della partita di Champions
League con il Manchester, la Roma punta sul brasiliano Juan, finora imbattuto
dai britannici. "Ce la giocheremo senza pensare al campionato e
all'Inter". * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere
Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie
della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e
8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con
"L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina
italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e
10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi -
Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande
scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90. In
Molise, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata,
Abruzzo, Calabria, Trentino Alto Adige e nelle province di SA, BA e VE con la
Gazzetta dello Sport e 1,00.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sul Giornale di oggi
è uscita una mia intervista all'intellettuale francese Alain Finkielkraut, in
gran parte dedicata alla Cina e al Tibet, ma nel finale si parla di Islam e di
integrazione. Finkielkraut ha ricordato la frase pronunciata recentemente dal
premier turco Erdogan a Colonia, che ha suscitato enormi in Germania, ma che in
Italia è passata quasi inosservata. Secondo Erdogan, leader del partito
islamico Akp e considerato moderato da molti occidentali, "assimilare gli
stranieri è un crimine contro l'umanità". Questa la risposta di
Finkielkraut, che critica la tendenza a bollare come islamofobica qualunque
critica un po' energica al mondo musulmano: "Io dico che non si tratta di
imporre i nostri costumi, ma di esigere il rispetto delle norme sancite dalle
democrazie europee: parità tra uomo e donna, no alla sottomissione, no ai
matrimoni forzati. Questi sono principi non negoziabili. Non è islamofobia
"sottomettere" le popolazioni musulmane al rispetto dei diritti
dell'uomo e far valere le regole della civiltà europea". Ha ragione
Finkielkraut, occorre obbligare gli islamici immigrati in Occidente? O bisogna
rassegnarsi alle idee di Erdogan, che rivendica il diritto di vivere in un
Paese senza adeguarsi alle sue regole civiche e dunque senza vera integrazione,
come in fondo propone il comunitarismo? Scritto in notizie nascoste,
immigrazione, islam, turchia Commenti ( 4 ) " (1 voti, il voto medio è: 5
su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS
Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 05Apr 08 Ecco come
si può davvero aiutare il Tibet Ieri ho avuto il privilegio di incontrare
Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama,
che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho
tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali
e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet.
Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire
chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei
Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di
apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come
ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e
sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli
atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe
uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità.
Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il
boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e
rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono
cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto
ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il
passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto
in cina Commenti ( 21 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5)
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Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato
all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post
e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li
ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso
onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post,
argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato
modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati
gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei
paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero
fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per
favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan,
ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la
presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta
instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga.
Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto
l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa
sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci
contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente,
sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare
contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi.
Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E
sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo
di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi
criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 122 ) " (6 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto
marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France
si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso
proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa
non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi:
saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi
commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del
nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un
successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto
in Italia Commenti ( 32 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.2 su un massimo di
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Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama?
Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di
Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore
straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo.
Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo
e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa
davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe,
perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in
campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia,
peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di
Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito
nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente
se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo
che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno
in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo
ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte
di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
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28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
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27Mar
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 84 del 2008-04-08
pagina 6 Berlusconi frena su Bossi ministro Lui: "Non ci tengo" di
Fabrizio De Feo Il leader del Pdl: "Il Senatùr poteva risparmiarsi la frase
sui fucili anche se è stata solo una boutade strumentalizzata". E su
Veltroni: "Sono deluso, i comunisti restano quelli di sempre" Roma -
La tregua è finita, archiviata. E lo scontro si fa diretto, in un duello a
distanza in cui, riposto il fioretto, si incrociano le sciabole. Avviene così
che, a cinque giorni dal voto, Silvio Berlusconi, facendo tappa in terra sarda,
emetta una dura sentenza di condanna verso il suo antagonista, bollandolo come
"una delusione". "La credibilità di Veltroni è ormai vicina allo
zero per chi guarda le cose non da lettore de l'Unità ma da persona di normale
buon senso" dice il leader del Pdl. "Cerco di addebitare a Veltroni -
sottolinea l'ex premier - le sue mancate promesse. Si è dato una missione
impossibile, quella di rappresentare una sinistra irreale. C'è una sinistra
della realtà, che è quella del governo Prodi, con la drammatica eredità che ci
lascia. E poi c'è la sinistra che Veltroni ha cominciato a rappresentare, che è
quella del nuovo e delle promesse, che è miseramente crollata perché nessuno
dei suoi impegni si è trasformato in realtà". Per esempio, "Veltroni
aveva detto che sarebbe andato alle elezioni da solo e invece ha accorpato il
peggio del peggio che è Di Pietro, dimostrando che c'è ancora una cultura giustizialista".
Dalla politica delle alleanze all'impostazione scelta dall'ex sindaco di Roma
per la campagna elettorale il giudizio non cambia. "Inizialmente c'era un
rapporto da “volemose bene”: “Vogliamo fare un governo insieme? Che problema c'è...”.
Poi Veltroni ha cominciato a deludermi, eppure ci avevo sperato nel Pd, avevo
sperato che 100 anni dopo i laburisti inglesi e 50 anni dopo i
socialdemocratici tedeschi volessero dire: siamo stati nell'errore tutta la
vita. Ma la campagna elettorale di Veltroni è fatta solo di menzogne".
Anzi "non ho visto un'affermazione di Veltroni che non sia una menzogna.
Sono i comunisti di sempre e bisognerà cambiare generazione per vedere un vero
cambiamento". La sintesi finale di questo crescendo di critiche si risolve
in una sorta di equazione: "Votare Veltroni significa più Stato, più
debito pubblico, più extracomunitari con conseguente aumento della criminalità.
Significa avere Di Pietro come ministro della Giustizia e un imperversare di
intercettazioni. E significa svendere Alitalia e farci colonizzare dai francesi, e significa nessun Ponte sullo
Stretto". Gli italiani, invece, potranno votare per il Pdl contando su una
garanzia: quell'"85% di promesse mantenute durante il governo della
Cdl". Con una postilla: "Il 15% del programma che non abbiamo fatto è
colpa dell'Udc. Avevamo una legge pronta a togliere quella metastasi che
sono le Coop rosse, avevamo la possibilità di cambiare la par condicio,
volevamo portare le tasse ad aliquote giuste. Tutto questo non è stato possibile
per il veto di Casini". Per tutta la giornata, in realtà, i giornalisti lo
inseguono per chiedergli di commentare la battuta di Umberto Bossi sui fucili.
Berlusconi non si tira indietro. "Certo quella battuta poteva
risparmiarsela perché sa che poi certe cose vengono strumentalizzate. Bossi si
esprime per slogan: quante volte ha detto i fucili, i fucili. Vuol dire solo
che lui farà una battaglia politica forte". In serata, poi, ritorna sulla
vicenda. "Con Bossi esiste un rapporto veramente speciale, con lui c'è una
amicizia fraterna. In cinque anni il Carroccio non si è mai opposto a una
decisione del governo". Ma Bossi farà il ministro? "Non lo so, a me
nessuno ha chiesto niente". Quel che è certo è che, dopo le battute di
Veltroni sulla differenza di età, Berlusconi non può fare a meno di scherzare
sul suo stato di salute. "Chi vuol fare braccio di ferro?" dice
incontrando i giornalisti. "Sto bene, sto molto bene. Tranne la voce, che
ormai sta andando via: del resto con quattro comizi al giorno... La verità è
che mi attribuiscono frasi mai dette e una stanchezza che non ho mai
avuto". E se Berlusconi prende tempo sulle Olimpiadi - "decideremo
insieme con gli alleati. Bisogna premere affinché inizi un dialogo con il Dalai
Lama" - mostra di avere le idee molto chiare sull'esclusione del marchio
della Dc. Il fatto che vi siano "quattro simboli con la falce e il
martello" sulla scheda e che invece sia stato escluso "proprio il
simbolo della Dc" indica che "evidentemente c'è stato un ordine
dall'alto e la volontà di fare un favore a qualcuno". Berlusconi torna
anche sull'energia: "Bisogna riprendere con il nucleare. Dovremo
partecipare alla realizzazione di una centrale che sarà costruita in un Paese
vicino". Poi se la prende anche con una sinistra "intrisa di
giustizialismo" e ribadisce la necessità di procedere alla separazione
delle carriere. "Il magistrato deve essere terzo. I pm, così come gli
avvocati della difesa, devono arrivare con il cappello in mano davanti al
giudice". L'ultima battuta è per la necessità del voto utile. "Alla
Camera alcuni partiti non possono in nessun modo superare lo sbarramento e i
voti che vengono dati alla Santanchè, che è una bella “sberla”, possono
avvantaggiare uno che bella sberla non è: Walter Veltroni". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 84 del 2008-04-08
pagina 0 Cgil, Cisl e Uil: l'esercito di intoccabili costa quasi 2 miliardi di
euro di Cinzia Romani Un libro denuncia: hanno più di 700mila delegati, sei
volte tanto i carabinieri. Tremila sedi per la sola organizzazione di Epifani.
In Italia il record europeo: 5 scioperi al giorno Roma - Una casta all'ombra
dei suoi consolidati privilegi s'aggira per l'Italia, aprendo e chiudendo
trattative sulla pelle ormai lisa dei lavoratori, oltre che dei contribuenti. E
nel paese bollito in sacche di spreco, gonfie di fatturati miliardari e bilanci
segreti, mentre lo Stato paga i settecentomila delegati (sei volte di più dei
Carabinieri), che a noi costano 1 miliardo e 845mila euro l'anno, esce un
libro, ustionante come acido muriatico negli occhi della Triplice. S'intitola
"L'altra casta. Privilegi. Carriere. Stipendi. Fatturati da
Multinazionale. L'inchiesta sul sindacato" (da domani in libreria, con
lancio da strenna natalizia) il documentato volume Bompiani di Stefano Livadiotti,
firma del settimanale "L'Espresso", che in 236 pagine (prezzo 15
euro) mette il dito su una piaga purulenta quanto quella dei partiti.
Contrordine, compagni, dopo che Diliberto ha ceduto il proprio posto in lista a
un operaio della Thyssen, intanto che il suo vecchio sodale Cossutta lo accusa
di "plebeismo demagogico"? Ma sì, è ora, è ora: potere a chi lavora.
Sul serio, però, non come i membri dell'altra casta, quella sindacale, i cui
permessi equivalgono a un milione di giorni lavorativi al mese, costando al
nostro sistema 1 miliardo e 854 milioni di euro l'anno. E c'è da giurarci che
il trio di sigle si arrabbierà parecchio leggendo l'impressionante dossier,
proprio mentre cerca di sopravvivere a se stesso, magari
sulle carcasse di Alitalia. Lo strapotere delle tre grandi centrali confederali, Cgil, Cisl
e Uil, è nell'occhio del ciclone da un ventennio, tanto che, in base ai
sondaggi, un italiano su venti si sente pienamente rappresentato dalle sigle
sindacali e meno di uno su dieci dichiara di averne fiducia. Difficile
affidarsi ai sindacati, che promettono bilanci consolidati, salvo poi evitare
di trasferirli nero su bianco. Ma in che modo l'altra casta è diventata
intoccabile, quando anche i sassi sanno che se c'è un problema di costi della
politica, esso riguarda pure il sindacato, teso a intimidire la collettività
con la propria capacità di mobilitazione? "Il giro d'affari di Cgil, Cisl
e Uil ammonta a 3.500 miliardi di vecchie lire e il nostro è un calcolo al
ribasso", avvertiva nel 2002 il radicale Capezzone. Se del Quirinale si sa
che spende il quadruplo di Buckingham Palace, fare i conti in tasca all'altra
casta, lardellata di un organico di 20mila dipendenti, è questione controversa,
tanto diversificate risultano le sue fonti di guadagno. La slot machine più
veloce coincide con le quote versate dagli iscritti: l'1 per cento della
paga-base. E i pensionati? Fruttano circa 40 euro l'anno, che però fanno brodo,
nel sostituto d'incasso complessivo: 1 miliardo l'anno. All'erogazione di
liquidità, poi, pensano le aziende, con le trattenute in busta paga ed ecco
bypassato il costo dell'esazione. E i soliti pensionati, visto che anche la
miseria è un'eredità? Provvedono gli enti di previdenza: nel
( da "Secolo XIX, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il CDA approva lo
stop Ora la parola passa ai vertici della compagnia che si riuniscono oggi,
prima dell'incontro con i sindacati attesi per domani in Alitalia e giovedì a Palazzo Chigi. Ottimiste Cgil e Cisl Roma. "Ora
spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e ai sindacati dire come vedono il futuro
della loro azienda". Il consiglio di amministrazione di Air France
ratifica la rottura delle trattative e butta la palla nell'altra metà del
campo. "La trattativa può riprendere con l'intervento del
governo", dice la Cgil. Ottimista anche la Cisl. Ora la parola passa ai
vertici della compagnia che si riuniscono oggi, prima dell'incontro con i
sindacati attesi per domani in Alitalia e convocati
giovedì a Palazzo Chigi. Lombardi >> 5 08/04/2008.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Presidente Riggio,
Roberto Formigoni - a nome della Sea - minaccia un ricorso alle Ue nel caso in
cui, dopo un eventuale accordo con Air France-Klm, venissero congelati slot e
diritti di traffico a favore di Alitalia. Che cosa
risponde? "Non ho chiaro di cosa parli. Facciamo chiarezza: sugli slot non
ci sono limitazioni. A Malpensa ci sono decine di fasce orarie libere e non ci
risulta che alcuna compagnia abbia fatto domanda di atterraggio per tratte
extraeuropee: siamo pronti a concederle in qualunque momento. Stessa cosa vale
per i diritti di traffico da e verso l'Europa e ora da e verso gli Stati Uniti.
Forti limitazioni esistono solo per alcune rotte extraeuropee, regolate da accordi
fra governi". Appunto: sui diritti di traffico la Sea vi contesta di aver
firmato un accordo riservato con Parigi per garantire ad Alitalia i diritti sui voli intercontinentali trasferiti a Fiumicino.
"Io ho firmato un accordo con l'allora presidente Prato, il quale
ribadisce che tutti i diritti di Alitalia verranno
conservati se rimarrà una compagnia italiana. Non crede che sia un suo diritto
avere la garanzia del mantenimento delle rotte al momento della vendita?"
Ma non rimarrebbe italiana. "Vero che il controllo della holding sarebbe a
maggioranza francese, ma Alitalia resterebbe una
compagnia italiana. Il governo societario prevede un consiglio di
amministrazione con membri italiani". Alcuni accordi sono
"monodesignazione", cioé destinati ad Alitalia,
altri no. E se un'altra compagnia vuole aprire una tratta su Malpensa non può
farlo. Non è distorsione della concorrenza? "Anche in questo caso va fatta
chiarezza. Spesso il problema non esiste: ad esempio l'accordo da e verso la
Cina oggi lascia ampio spazio ad altri operatori. Altre situazioni si possono
risolvere: Alitalia ha trasferito a Fiumicino le
cinque tratte settimanali verso Caracas, ma l'accordo con il Venezuela ci
permette di autorizzare deroghe temporanee". Possibile che non esista alcun
problema? "In alcuni casi il problema effettivamente c'è. Due di questi
sono il Giappone e la Russia. I russi vogliono più rotte verso l'Italia, ma non
le concedono alle compagnie italiane. Qui il ministero degli Esteri deve fare
la sua parte per ottenere un allargamento degli accordi. Faccio comunque
presente che tutti i nuovi accordi dovranno prevede la clausola comunitaria:
non ci sarà più l'esclusiva solo per il vettore nazionale, ma tutti potranno
concorrere per quella rotta". Dunque nessun privilegio per Air France-Klm?
"No, ma ove ci fosse, siamo pronti in qualunque momento a intervenire.
Faremo il necessario per far atterrare a Malpensa tutti i voli che Sea vorrà.
Aspetto di sapere quali sono le compagnie che ne hanno fatto richiesta e quali
sono le restrizioni. Per ora nessuno mi ha chiamato. Ricordo che se Alitalia fallisse perderebbe ogni diritto: non vorrei che
nella testa di qualcuno a Milano non ci siano le restrizioni, ma il fallimento
di Alitalia a vantaggio del traffico di qualcun'altro".
\.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA,
LA PALLA RITORNA AD AZIENDA E ORGANIZZAZIONI DEI DIPENDENTI. IL GOVERNO CONVOCA
LE SIGLE GIOVEDÌ Air France lascia la porta socchiusa [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA
ROMA Non è un prendere o lasciare, ma ci assomiglia: "Il nostro piano è
l'unico possibile per consentire ad Alitalia il ritorno ad
una crescita rapida. Spetta alla compagnia, ai dipendenti e ai sindacati esprimersi su
come vedono il futuro dell'azienda". Nonostante la rottura della settimana
scorsa il consiglio di amministrazione di Air France-Klm e il numero uno
Jean-Cyril Spinetta non mollano la partita Alitalia e
rilanciano la palla a Roma. Parigi è disposta a sedersi nuovamente al tavolo
con le nove sigle, ma ora è lei a porre condizioni. Sembra improbabile che ciò
avverrà prima delle elezioni, ma intanto, in attesa di capire se esiste davvero
una cordata alternativa, i franco-olandesi tengono un piede dentro Alitalia: loro sono chiaramente convinti non esista. Palazzo
Chigi e il Partito Democratico puntavano a questo: presentarsi di fronte agli
elettori avendo recuperato la rottura con i sindacati e l'ultima offerta,
quella della salvezza non troppo indolore prima dell'inevitabile
commissariamento. "Abbiamo ottenuto il risultato", dice il
sottosegretario Enrico Letta, autore di una mediazione voluta anzitutto da
Walter Veltroni. "Parigi è disposta a trattare, dunque ci sono anche i
margini per un'intesa". Hanno ottenuto qualcosa anche i sindacati,
all'ultimo minuto dei tempi supplementari: la (finora negata) mediazione del
governo. Giovedì mattina, dopo l'incontro di domani con Alitalia,
le nove sigle sono state convocate a Palazzo Chigi. Per allora si saprà se ci
sono i margini per un incontro immediato con i manager della compagnia
transalpina. "La via maestra è quella di riprendere il negoziato, non
credano che accetteremo un prendere o lasciare", fanno sapere dalla Cgil,
indispettiti per la decisione del governo di intervenire solo all'ultimo
momento "per ragioni elettorali" e dopo i ripetuti niet di Tommaso
Padoa-Schioppa. Se le sigle vorranno l'accordo, dovranno comunque accettare di ripartire
dal piano Air France-Klm. Difficile dunque un'apertura sul destino del Cargo
(la cui chiusura è prevista nel 2010) o sul reingresso in Alitalia
di tutte le attività di terra, mentre Spinetta sarebbe disposto a confermare le
aperture sul rinnovo della flotta. Ieri alcune indiscrezioni ipotizzavano il
coinvolgimento di Finmeccanica per la riconversione di Atitech, lo stabilimento
napoletano che fa la manutenzione ai vecchi Md80. I piloti dell'Anpac ora si
dicono disposti a "partire dal piano Spinetta", ma il problema resta
l'atteggiamento dei confederali, preoccupati delle ripercussioni del piano di
ristrutturazioni sui servizi di terra. Con queste premesse la trattativa non
potrà che decollare solo dopo le elezioni. Spinetta si potrebbe trovare in una
situazione paradossale: trattare con una maggioranza a favore dell'accordo e
ancora in carica per gli affari correnti in attesa di quella nuova che, almeno
fino a ieri, si mostrava ostile. "La trattativa - insiste Berlusconi - non
si può concludere a queste condizioni. Sono sicuro ci sarà una compagine di
imprenditori italiani". Ma di questi tempi dal centro-destra - dove non
mancano le "colombe" preoccupate dal commissariamento - per ogni
bastonata del Cavaliere arriva la carota di un alleato: "Air France deve
trattare con il nuovo governo, non solo con i sindacati", dice Umberto
Bossi. In caso di vittoria alle elezioni, in casa Pdl lo schema è pronto: un
accordo con Air France-Klm che preveda però l'ingresso nella nuova Alitalia di soci italiani. Possibilmente sostenitori della
causa di Malpensa.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
D'Europa Cellulari
accesi sopra i tremila metri Il divieto resta per decollo e atterraggio
[FIRMA]MARCO ZATTERIN CORRISPONDENTE DA BRUXELLES Così in cielo come in terra,
il telefonino si prepara a infrangere l'ennesimo tabù. Presto potremo
utilizzare il nostro cellulare senza problemi a bordo della maggior parte degli
aerei europei, per conversare con clienti, capi ufficio, amici, figli, coniugi
e amanti. Il sortilegio della comunicazione colpirà appena passata quota
tremila, quando l'ordine di tenere il gsm spento in cabina cadrà per decreto
del capitano e tutti potranno liberamente digitare numeri su numeri. Costerà
caro, ma vuoi mettere l'emozione di parlare con la testa fra le nuvole. Già si
immaginano i velivoli riempirsi di melodie immaginifiche, e le inevitabili
risse fra chi vuole riposare e chi tenta di ricucire con la moglie sul
Roma-Parigi. Senza contare che lo "scusa, sono sulla scaletta, ci sentiamo
dopo" diventerà la frase di un vocabolario obsoleto, il ricordo di un'era
in cui, in volo, era possibile lasciarsi per un poco la vita alle spalle. In
pole position c'è guarda caso l'Air France, stufa di
trattare per l'Alitalia e rapida a lanciarsi in quello che ritiene essere un business
redditizio. "Questione di settimane, spiegano a Bruxelles", dove ieri
la Commissione Ue ha varato il pacchetto di misure destinato a regolamentare,
armonizzare e rendere sicura la telefonia volante. La lista delle
compagnie che stanno predisponendo il servizio si allunga di ora in ora. La
Midland ha annunciato tre settimane di prova. Ryanair comincerà non appena gli
impianti saranno installati. Per questo Bruxelles ha deciso di portarsi avanti
col lavoro, perchè "i servizi di telecomunicazione paneuropei, come la
telefonia mobile a bordo degli aerei, richiedono uno "sportello normativo
unico"". Una coppia di disposizioni, una raccomandazione e una
decisione della Commissione, armonizza pertanto i requisiti tecnici e le
prescrizioni in materia di concessione di licenze da adottare entro sei mesi. I
rischi connessi alle interferenze con il sistema di bordo saranno aggirati con
l'installazione in ogni aereo di una centralina che, via satellite, invierà il
segnale a terra e riceverà il traffico in entrata. Il sistema "permetterà
il riconoscimento, a livello Ue, delle licenze nazionali concesse alle singole
compagnie aeree dallo Stato membro in cui sono registrate". Il
funzionamento è relativamente semplice. Il vettore avrà un accordo con uno o
più gestori e, spiegano i servizi della commissaria per la Comunicazione
Viviane Reding, "un aeromobile francese o spagnolo potrà offrire servizi
di comunicazione ai passeggeri a bordo di aerei che sorvolano la Germania o
l'Ungheria senza dover ulteriori licenze". Il problema sono i costi. Non
ci sono indicazioni precise, ma è logico aspettarsi listini più salati di quelli
del roaming internazionale. Bruxelles lancia un messaggio: "Ci attendiamo
ora che le offerte tariffarie siano trasparenti e innovative". La Reding
si affida dunque alla "moral suasion" e non intende introdurre un
tetto per i costi, cosa che invece avviene per le attuali conversazioni
effettuate coi telefonini nazionali in un altro stato. Tutto è demandato al
mercato e ai suoi protagonisti, anche se la Commissione invita "le
compagnie aeree e gli operatori del settore a creare, a bordo degli aerei, le
condizioni necessarie affinché coloro che utilizzano questi servizi di
comunicazione non disturbino gli altri passeggeri". Posto che per
questioni di sicurezza il capitano potrà interrompere il servizio, l'incubo
della tranquillità celeste violata è reale. L'esperienza dei viaggi in treno
insegna, in Italia almeno, che l'inquinamento acustico da suoneria cafona è una
antipatica regola del giorno su tutti i convogli. Bruxelles stima che il 90%
dei viaggiatori ha con sé il telefonino. Vuol dire che i profitti per compagnie
e gestori sono sulla carta garantiti. La tranquillità dei passeggeri certamente
no. www.lastampa.it/zatterin.
( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta:
"Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani dei
sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano, 8
apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle
contrattazioni di Piazza Affari. Il 4 aprile scorso, infatti, la Borsa aveva annunciato la
sospensione di tutte le negoziazioni sui titoli “fino all'8 aprile incluso, in
attesa di comunicati”. Nel frattempo oggi si riunirà il Consiglio di
Amministrazione della società. Due i punti all'ordine del giorno: aggiornare la
situazione della trattativa con Air France, alla luce della proposta- ultimatum
lanciata da Spinetta: “prendere o lasciare”. Verificare, inoltre, i requisiti
per la continuità aziendale. Il presidente della compagnia francese interroga
infatti Alitalia e sindacati su quale visione abbiano
del “futuro dell'azienda”. “La partita su Alitalia è
nelle mani dei sindacati: è giusto che si assumano la loro responsabilità”.
Questa la risposta del sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, in vista
dell'incontro a Palazzo Chigi coi sindacati fissato giovedì prossimo. “Il Governo
ha fatto di tutto per evitare che la trattativa saltasse –aggiunge- quella
proposta è l'unica sul tavolo e prima di chiudere questa porta è bene che tutti
ci pensino due volte”. Annalisa Tregattini.
( da "Voce d'Italia, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Piazza Affari: ultimo giorno di esclusione per la compagnia di bandiera Alitalia, Spinetta:
"Prendere o lasciare". Oggi CdA "La partita su Alitalia e' nelle mani
dei sindacati: e' giusto che si prendano la loro responsabilita'" Milano,
8 apr. – Ultimo giorno di esclusione di Alitalia dalle
contrattazioni di Piazza Affari. Il 4 aprile scorso, infatti, la Borsa aveva annunciato la
sospensione di tutte le negoziazioni sui titoli “fino all'8 aprile incluso, in
attesa di comunicati”. Nel frattempo oggi si riunirà il Consiglio di
Amministrazione della società. Due i punti all'ordine del giorno: aggiornare la
situazione della trattativa con Air France, alla luce della proposta- ultimatum
lanciata da Spinetta: “prendere o lasciare”. Verificare, inoltre, i requisiti
per la continuità aziendale. Il presidente della compagnia francese interroga
infatti Alitalia e sindacati su quale visione abbiano
del “futuro dell'azienda”. “La partita su Alitalia è
nelle mani dei sindacati: è giusto che si assumano la loro responsabilità”.
Questa la risposta del sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, in vista
dell'incontro a Palazzo Chigi coi sindacati fissato giovedì prossimo. “Il
Governo ha fatto di tutto per evitare che la trattativa saltasse –aggiunge-
quella proposta è l'unica sul tavolo e prima di chiudere questa porta è bene
che tutti ci pensino due volte”. Annalisa Tregattini.
( da "Avanti!" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LA SETTIMANA INIZIA
RIPETENDO IL SOLITO SCHEMA: RIUNIONE DEL CDA, INCONTRO COI
SINDACATI E RIAVVICINAMENTO CON AIR FRANCE Alitalia, un
circolo vizioso di strappi e false partenze 08/04/2008 Proposta. Falsa
partenza. Strappo. Ripartenza. L'agonia di Alitalia è
racchiusa in questo ciclo fallimentare. La tempesta che si sta abbattendo su Alitalia era nata, infatti, come un raggio di sole. Quando il
governo Prodi annuncia nell'autunno 2006 la privatizzazione di circa il
quaranta per cento della compagnia aerea, la lista dei pretendenti che portano
in dote un'Opa comprende undici nominativi. Festa grande. Ma poi si riduce a
tre e infine ne resta uno soltanto: Air France. Meglio che niente. Però quando
Padoa Schioppa dichiara formalmente conclusa la gara, l'allora presidente di Alitalia, Libonati, si dimette. Tutto da rifare Le
condizioni peggiorano e il volo di Alitalia verso la
salvezza si fa sempre più turbolento. Sul tavolo del Cda si valuta un piano di
sopravvivenza. Purtroppo l'aumento dei voli in Europa e della flotta di
Volareweb sono rose che non bastano a tagliare le spine di duemila esuberi e di
centocinquanta voli in meno sul territorio nazionale. La mannaia che il nuovo
presidente Alitalia, Prato, brandeggia nell'aria fa fischiare
le orecchie al duetto Moratti-Formigoni, centrali di potere politico-economico
in Lombardia. Malpensa va in panico e la Sea si rivolge ai tribunali per il
risarcimento dei danni causati dall'irreversibile disimpegno di Alitalia dall'hub lombardo. Per racimolare qualche euro in
più e ripulirsi la faccia Padoa Schioppa indice un'altra gara per un'offerta
non vincolante, il ministero di via XX Settembre vola basso. Si ricomincia.
Questa volta si presentano sei compagnie per il check-in ma solo due si vedono
staccare il biglietto per raggiungere il capezzale di Alitalia:
Air France e AirOne. La nuova storia porta allo stesso finale: è la vigilia di
Natale e il governo sceglie ancora Air France. Proposta. Falsa partenza.
Strappo. Ripartenza, ancora così. La stessa dinamica si riproduce nei singoli
compartimenti. A lato dello stop-and-go tra governo e Air France si apre il
conflitto tra sindacati e governo. Ma stendere un filo di dialogo tra sindacati
e Air France è l'operazione che non riesce a un governo in fin di vita come la
sua compagnia di bandiera. Così anche tra sindacati e governo si innesca la
stessa dinamica: prove di dialogo, rottura, accuse reciproche, riapertura del
confronto. Parole in codice che sono diventate come le luci di un semaforo. Adesso
siamo ritornati al rosso, ma Padoa Schioppa si è esibito in un inatteso atto di
volizione con cui ha intimato ai sindacati di interrompere il loro sciopero
delle trattative. Semaforo verde per la triplice sindacale che obbedisce con
qualche mugugno. Tutti in scena, si ricomincia. Sì, ma cosa? Lo stesso copione
con la variante di un'ambiguità ancora più forte. Alitalia
ha sfruttato una serie di operazioni contabili per accrescere la sua liquidità
e prolungare la sua agonia: 150 milioni di euro sono una boccata d'ossigeno per
le asfittiche casse di Alitalia. Però la stessa Alitalia non ha potuto evitare la vistosa amputazione dei
suoi voli da Malpensa. Anche il governo respira, ma l'aria di concordia è
infranta da Berlusconi che invoca una cordata imprenditoriale made in Italy per
salvare la "italianità" di Alitalia,
colorare il futuro grigio di Malpensa e conservare il posto di lavoro a duemila
lavoratori. Nel frattempo la giustizia italiana cassa il ricorso di AirOne per
rientrare in corsa, Air France ringrazia ma al momento cruciale di far
decollare l'accordo il suo presidente Spinetta si dimette e interrompe la
trattativa. Lo segue a ruota il suo collega italiano. Un altro stop. La crisi
di nervi di Spinetta, oppure l'abile mossa di un grande negoziatore, ha messo
in riga l'Italia, a partire dal governo e dai sindacati. I margini della
trattativa si sono ridotti al minimo: accettare, cioè subire, oppure rifiutare,
cioè fallire. Se tornare indietro è impossibile, andare avanti con questa
logica di strappi e suture sta riducendo Alitalia in
brandelli. La nuova settimana inizia ripetendo per l'ennesima volta questo
ciclo fallimentare: riunione del Cda di Alitalia,
incontro coi sindacati e riavvicinamento con Air France. Ma ormai questo gioco
di sponde e falsi rimpalli si è consumato nel gioco in cui alla fine c'è sempre
qualcuno che rimarrà bruciato col cerino in mano.
( da "Avanti!" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
CAMPAGNA ELETTORALE
TROPPO SOTTO TONO Rischio astensione 08/04/2008 Questo Paese, se non fosse
tragico, sarebbe una barzelletta. È l'amara conclusione alla quale arriva Piero
Ostellino, nella sua rubrica "Il dubbio", sulle colonne del
"Corriere della Sera" di sabato scorso, dove si occupa del cosiddetto
"spoils system" - in pratica, delle nomine nella pubblica
amministrazione - che da noi c'è, ma nello stesso tempo non c'è, grazie, anche
in questo caso, alla giungla di leggi che si contraddicono a vicenda, e dove,
quindi, può accadere tutto. Insomma, qualcosa di analogo a
quanto sta succedendo per l'Alitalia. Un'azienda, per ammissione
comune, giunta ormai sull'orlo del fallimento, che ha dissipato qualcosa come
15 miliardi di euro, con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato,
la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno, e il cui destino rimane legato
alla volontà dei sindacati che, dopo aver mandato all'aria le trattative
con Lufthansa, hanno fatto altrettanto con Air France, tanto da suscitare la
protesta degli stessi dipendenti di Alitalia. Senza
che uno straccio di autorità governativa - anche se siamo in tempo di elezioni
- dicesse: un momento, qui si giocano i destini non soltanto della compagnia
aerea di bandiera, ma gli interessi generali del Paese, a cominciare da quelli
legati ai traffici turistici, fondamentali per una nazione come l'Italia.
Quindi, una volta sentito il parere dei sindacati, si decide per il meglio,
tenendo conto, appunto, degli interessi generali degli italiani. Niente. Siamo
ancora al punto di partenza e l'ombra del fallimento si addensa sempre di più
su Alitalia. Sembra di sognare. Così come sembra di
sognare di essere tornati indietro nel tempo, di fronte alle contestazioni di
piazza contro Giuliano Ferrara, non per quello che dice, ma per quello che gli
si vuol far dire, secondo il copione tradizionale di un certo modo di far
politica, cioè cercando di cambiare le carte in tavola, fingendo di non capire,
facendo dire all'altro quello che non ha mai detto - nel caso di Ferrara, no
alla legge sull'aborto - ma che gli si vuol far dire, secondo appunto
un'interpretazione di comodo. È la tecnica della costruzione della figura del
nemico pubblico numero uno, da colpire nei supremi interessi della difesa dei
beni più preziosi della collettività nazionale. Traduzione in volgare: mors
tua, vita mea. A onor del vero, in questa campagna elettorale che sta per
concludersi, a eccezione del caso Ferrara, questo metodo è stato in genere
dismesso e forse, proprio perché non si era più abituati alla pacatezza di
certi toni, qualcuno ha parlato di una campagna elettorale un po' troppo sotto
tono, addirittura flaccida. In realtà, una volta smesso di gridare "al
lupo, al lupo", bisognava dimostrare di essere capaci di occupare gli
spazi vuoti, non tanto con belle intenzioni, buone per tutte le occasioni,
quanto piuttosto con programmi di prospettiva, che disegnassero, con la maggior
chiarezza possibile, il cammino lungo il quale far procedere il Paese, per
affrontare i tempi duri che ci stanno davanti. In questo senso, si sono
appalesate le difficoltà, in maggiore o minor misura, delle forze politiche che
si presentano al voto del 13 aprile, e questo stato di cose è senza dubbio una
delle cause dell'elevata percentuale di astensionismo dal voto, indicata,
almeno finora, da tutti i sondaggi. Ciò detto, non c'è dubbio alcuno che
l'augurio di ogni sincero democratico è che domenica e lunedì prossimi si rechi
a votare il maggior numero possibile di elettori e che, dopo il voto, chiunque
sia il vincitore, si trovi l'unità d'intenti necessaria a fare urgentemente le
riforme indispensabili per rimettere, in tutti i sensi, in cammino un Paese che
è rimasto fermo per troppo tempo, mentre tutt'attorno gli altri andavano
avanti. Insomma: riprendere a camminare, per tornare a essere un Paese moderno.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Spinetta non cede:
l'offerta è immodificabile. La replica: è solo un rinvio a dopo il voto Alitalia, Air France sfida i sindacati Il governo convoca
per giovedì Cgil, Cisl e Uil: si tenta l'ultima mediazione Il consiglio
d'amministrazione di Air France ha approvato la linea del presidente Spinetta, il quale - come è noto - ha rotto le trattative per il
salvataggio dell'Alitalia rimettendo la questione alla responsabilità dell'azienda e dei
sindacati italiani. "Giusto troncare i colloqui - sostengono a Parigi - il
nostro piano è l'unico possibile, in grado di consentire una ripresa di Alitalia in tempi rapidi". Dunque, prendere o lasciare.
Secondo i sindacati "è solo un rinvio a dopo le elezioni". In una
nota congiunta Cgil, Cisl e Uil osservano che "la posizione di Air France
non va interpretata come una rottura e non esclude la possibilità di una
ripresa del confronto". Il governo ha convocato i sindacati per giovedì.
Formigoni insiste: "Se andrà in porto l'accordo con i francesi ricorreremo
alla Ue". FRANZESE E SERVIZI ALLE PAGINE 4 E 5.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il fattore elezioni
Antonio Troise "Troveremo la via di uscita per Alitalia, il punto di compromesso per un accordo definitivo tra sindacati
e Air France". A Palazzo Chigi, ieri, c'era un clima di cauto ottimismo.
La nota arrivata nel tardo pomeriggio dal quartier generale della compagnia
d'Oltralpe è stata, in effetti, quasi concordata parola per parola fra il
numero uno del gruppo franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta ed Enrico
Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che negli ultimi giorni
ha tessuto una fitta ragnatela di incontri e contatti fra Roma e Parigi. SEGUE
A PAGINA 4.
( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Mar, 08 Apr
2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Luigi Crespi: "Unico colpo, quello a salve
di Bossi" "Veltroni ha incarnato il nemico dentro di sé" La
campagna che non c'è di Francesco Blasilli A meno di sette giorni dalle
elezioni, l'esperto di comunicazione e sondaggista Luigi Crespi è un un uomo
deluso. Deluso dalla campagna elettorale di Berlusconi "perché non l'ha
proprio fatta". E' deluso professionalmente, questo è chiaro, perché si
aspettava "colpi di teatro, trovate geniali, un utilizzo massiccio di
internet": insomma, "credevo di trovarmi davanti qualcosa di più di
quel meno male che c'è Silvio". Anche perché Crespi, da antico conoscitore
del "Silvio-style", proprio sul nostro giornale aveva confessato la
scorsa settimana di essere certo di un colpo a sorpresa da
parte del Cavaliere: "si presenterà con la cordata per Alitalia e vincerà le elezioni", questo aveva detto a L'Opinione.
Adesso, invece, "mi sa che più che la cordata, Berlusconi ha una corda per
impiccarsi, così come si impiccano i lavoratori". Insomma, niente colpi di
cannone, ma un "unico colpo a salve, quello dei fucili di Bossi".
Non solo Berlusconi "ha rinunciato a fare campagna elettorale, ma anche
preso una serie di topiche con battute e uscite che poteva risparmiarsi. Ma in
fondo tutto questo non sarà un elemento determinante per la vittoria, visto che
la campagna è come se non ci fosse stata". Non c'è stata da parte del
Cavaliere, ma non è mancato quel modo di cercare il consenso, visto che
"Veltroni è il miglior Berlusconi mai visto in Italia, il maggior
interprete del berlusconismo". Il leader del Pd ha fatto sua "la
cultura dell'ottimismo: io vi rendo felici, io ho un sogno, io ho tanti soldi
da darvi". Tutta roba "made in Arcore", ma "Veltroni ha
incarnato il nemico dentro di sé", anche se in questo modo ha messo da
parte la storia, visto che tutto questo nulla c'entra con "la tradizione e
la cultura comunista e socialista". A conti fatti, poi, bisognerebbe domandarsi
se non sia stato tutto inutile, se Berlusconi e Veltroni non siano già
d'accordo. E in questi ultimi giorni, anche un anti-inciucista come Crespi,
sembra stia convincendosi di questa possibilità. Il motivo? La querelle sulle
schede elettorali stampate male. La cosa più strana è il modo in cui il
problema schede è stato posto. "A cinque giorni dal voto a sinistra si
accorgono di non sapere dove mettere il proprio simbolo e siccome non hanno il
coraggio di prendersi una responsabilità, Franceschini telefonata a Letta".
Subito dopo partono le bordate di Berlusconi, "nemmeno il Cavaliere fosse
diventato il portavoce della sinistra". Di fronte a cose come queste
"qualche dubbio ti viene", perché sembra quasi "che si ammazzino
di giorno per poi darsi i bacini di notte: una roba imbarazzante".
Imbarazzante perché il rischio maggiore di errore è proprio per la coalizione
di Veltroni, con il simbolo del Pd e quello dell'Idv pericolosamente vicini e
quindi passibili di annullamento qualora l'elettore li sbarrasse entrambi; un
rischio che rischia di diventare una (alta) probabilità, visto che i due sono
alleati e appaiono come una cosa sola. Più che sui voti annullati, però, le
elezioni si giocheranno sugli indecisi ed è in questa direzione che va lo
sforzo dei candidati in questi ultimi giorni. "Esistono vari tipi di
indecisi ? secondo Crespi ? e non sono tutti uguali". Ci sono infatti
quelli "finti", perché in realtà "sono decisissimi, sono quelli
che non vanno mai a votare". Poi ci sono i "diversamente
decisi", quelli che hanno ben chiara la loro area, "ma non sanno se
voteranno Berlusconi o La Destra, il Pd o Bertinotti, il Pd o i socialisti,
Bertinotti o Ferrando". Insomma ci sono tante sfumature di indecisi,
compresi quelli dell'antipolitica, "quella vera, però, non quella di Grillo
il quale è molto politico. Qui stiamo parlando dell'uomo qualunque, poco
interessato e disinformato, quello che guarda esclusivamente al proprio
portafoglio: su questa categoria è indubbiamente importante l'appeal che può
avere Berlusconi". E il Cavaliere dovrebbe andare a raccogliere anche la
preferenza del popolo della "partita Iva", tutti quei liberi
professionisti che si sentivano minacciati da Prodi e che "non credo
sceglieranno l'opzione centrosinistra". Anche perché stiamo parlando
soprattutto di gente del nord Italia, "una realtà molto più complessa di
come l'ha affrontata Veltroni". Insomma, non basta un Calearo per fare
primavera.
( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Mar, 08 Apr
2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Strettamente confidenziale La partita dei
senatori esteri di Hush Hush Oggi comincio parlando di me: devo, infatti, una
spiegazione a diversi lettori che si sono chiesti cosa significhi il nom de
plume, cioè Hush Hush? Una sorta di arabeggiante yalla, yalla, anglofonizzato o
che altro? Nulla di tutto questo: Hush Hush, che si pronuncia asc asc e
significa in slang, dialetto per il pizzighettonaro, ZITTI ZITTI, era la più
famosa rivista di pettegolezzi edita e venduta negli Stati Uniti negli anni 40
e 50 del secolo scorso e di un giornalista della quale Danny De Vito dà una
memorabile interpretazione in LA CONFIDENTIAL, e James Ellroy ne scrive
memorabili pagine anche in AMERICAN TABLOID, uno e due. Chiarito il mistero,
vieniamo sin dubio all'argomento del giorno che angustia tutto il peteguless
romanocentrico e il puttan tour che vi gravita intorno, aziende
quali Alitalia, Rai, Poste, Eni, Enac, Adr - aereoporti di Roma -, fiction e
facscion: ce la faranno Berlusconi, Fini e Bossi ad avere una maggioranza vera
anche a Palazzo Madama, oppure - come appare, anzi un po' più dicome appare
-dovranno accontenrtarsi di dover dipendere dal voto non dei senatori a vita,
stavolta, ma dei senatori che vengon dall'estero? Essendo la seconda, ad horas
anche senza acca, l'ipotesi più probabile, al netto delle insopportabili
smargiassate degli imitatori del Cavaliere, mi si dice e mi si assicura ? ma
resti STRETTAMENTE CONFIDENZIALE - che Silvio Berlusconi ,dovesse verificarsi
la condizione di cui sopra, non farà il Premier ma cercherà di tirarla per le
lunghe, in modo da far maturare una candidatura Gianni Letta o Mario Draghi che
possa guidare un esecutivo di garanzia e di DECANTAZIONE, con dentro tutti
anche se al popolo (SOVRANO) apparirebbe che non vi è dentro nessuno. Questo
esecutivo potrebbe tirare la palla in tribuna fino alle elezioni europee del
prossimo giugno 2009 quando, votando per esse con il proporzionale puro, le si
potrebbe abbinare a nuove elezioni politiche, votando con il proprorzionale
corretto, ossia alla tedesca con lo sbarramento, sistema per il quale, ma anche
ciò è STRETTAMENTE CONFIDENZIALE - fa un tifo pesante il Quirinale. Attenzione:
ho scritto il Quirinale e non il Presidente della Repubblica, perché so molto
bene che il Capo dello Stato sta mantenendo in queste elezioni politiche
un'imparzialità che fa a lui e alla Suprema Magistratura che occupa pro tempore
davvero onore. Ho scritto: il Quirinale, con la q maiuscola, intendendo la
prima cerchia (e vorrei aggiungere dei Navigli, così chi deve capire capisce
senza bisogno dei disegnini) di coloro i quali sono usi a salire spesso
l'augusto Colle. Ma naturalmente sono TUTTE cose STRETTAMENTE CONFIDENZIALI.
Come dice Bossi, il PdL vincerà alla grande, è sicuro. Solo che non mi torna
una cosa: perché Silvio ha tenuto a precisare che l'Umberto non sta bene e non
farà il ministro, se tutto andrà così bene?.
( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Mar, 08 Apr
2008 Edizione 68 del 08-04-2008 Interrogativi Perché non "chi" ma
"se" votare di Paolo Pillitteri Perché, a differenza di altre
elezioni, a molti capita di chiedersi non "chi" ma "se"
votare? Probabilmente - e lo abbiamo sovente sottolinato - lo scarso interesse,
l'assenza di passione politica è individuabile (anche) nelle sedi "là dove
si puote ciò che si vuole": la monarchia del Pdl e l'oligarchia del Pd,
che nomina i parlamentari senza alcun bisogno della preferenza dell'elettore.
Tutto, poi, si riduce alla scelta tra due uomini. Di idee innovative, di nuove
personalità, di veri confronti programmatici, le tracce sono scarse. Peraltro,
i due antagonisti sono per dir così capitani di lungo corso: Veltroni è più
giovane, ma la sua carriera è lunga come due o tre generazioni politiche. Se il
Cavaliere ha lasciato la trincea del lavoro scendendo in politica da
"soli" 14 anni, è già stato premier due volte e si accinge a
diventarlo per la terza. Capita così che molta gente si chieda non
"chi" ma "se" votare. Tu chiamalo, se vuoi, astensionismo.
Che, in caso di crescita sostanziosa, farebbe sballare previsioni e risultati
ma, al tempo stesso, ci darebbe l'ennesima conferma del fallimento sia del
bipolarismo maggioritario sia di questo bipartitismo affrettato in nome del
voto utile, per i due contendenti, ça va sans dire; e inutile per gli altri.
Anzi, è questo improprio richiamo all'inutilità del voto che lo sta rendendo
tale perchè disaffeziona dal voto proprio coloro che si vorrebbero costringere
a votare per i due "colossi" ( solo in ricordo del grande Charlton
Heston) pur non riconoscendosi in nessuno dei due. Non è infatti automatico che
l'operazione terra bruciata intorno ai due "grandi" produca l'effetto
desiderato. Al contrario, rischia di fare andare al mare gli indecisi, con
risultati finali imprevedibili. A questo si aggiunga una competizione sbiadita,
smorta, ripetitiva, scialba, moscia, e ciò non solo o non tanto per un accordo
bipartisan di rispetto reciproco quanto, invece, per l'assenza di una
narrazione coinvolgente dove si proietti in avanti una visione del paese, una
sua lettura ottimistica, un suo futuro da conquistare e da vincere. Manca,
cioè, una progettualità di alto profilo e manca, soprattutto in Veltroni, un
lessico, un progetto, l'aderenza e la consonanza al territorio. Non basta la
caccia al consenso al Nord, che la sinistra non ha mai capito e dal quale non
si è fatta mai capire, ma occorre(rebbe) "una sintesi fra luoghi,
cittadinanza e contenuti sociali della cittadinanza" ovverosia una
immagine forte della società e del mondo, radicata nei luoghi dove la vita e
l'economia si (ri)producono. Berlusconi, al contrario, fa di sè stesso l'alfa e
l'omega del progetto politico del Pdl, ma, a differenza del 2006 e del 2001,
non teme di perdere, cosicchè non ha da proporre un racconto fascinoso, un
destino, semmai un rosario di accuse agli altri in un mix di saggi propositi,
venati qua e là di preoccupazione per governare. A meno di Alitalia Italiana e qualche guerriglia delle schede - per cui Bossi, con
sprezzo del ridicolo in mezzo a quegli armigeri di Pontida usciti dal set dell'Armata
Brancaleone, minaccia di usare il fucile - non c 'è trippa (elettorale) per
gatti. Tanto più che il Parlamento, ben prima di essere eletto, è già stato
nominato. Capirai.
( da "Opinione, L'" del 08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Opinione, L')
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Oggi è Mar, 08 Apr
2008 Edizione 68 del 08-04-2008 INFO TV Berlusconi soffia la poltrona a Veltroni
di Claudia Bruno Si è aperta l'ultima settimana di campagna elettorale e ancora
una volta il ranking è dominato dalla presenza di Silvio Berlusconi, che il 4
aprile ai microfoni dei telegiornali nazionali totalizza 12 minuti e 49 secondi
tra dichiarazioni e interviste. Subito dietro il suo diretto avversario
politico il leader del Pd Walter Veltroni, che con uno scarto di oltre 4 minuti
dal Cavaliere procede la sua corsa elettorale, sostenuto mediaticamente
soprattutto dai Tg Rai. In occasione di un incontro alla Confapi, il leader del
Pdl Berlusconi torna a criticare le istituzioni e dice: "Ci sono da fare
tante cose per un Governo che avrà contro molto del sistema istituzionale
italiano. Credo che la prima cosa da cambiare sarà la nostra architettura
costituzionale". Poi sulla crisi Alitalia lancia un appello a tutti gli imprenditori perché si impegnino
per salvare la compagnia di bandiera. E sulle prossime elezioni, invita i
cittadini a non disperdere il voto al Senato. Veltroni da Caserta torna invece
a parlare di criminalità organizzata e annuncia un piano per combattere e
annientare tutte le mafie e i poteri criminali nel Paese. "Noi
dobbiamo annientare la camorra, la mafia e la 'ndrangheta. Le dobbiamo
sradicare dal Paese" afferma. La terza posizione se la aggiudica il leader
della Dc Giuseppe Pizza che reclama spazio in Tv e un posto sulle schede
elettorali, mentre scendendo di una posizione è la seducente voce di Monica
Bellucci a catturare l'attenzione dei Tg con 4 minuti e mezzo di parlato Tv.
L'attrice torna sul grande schermo con un nuovo film d'azione americano dal
titolo "Shoot 'em up" - Spara o muori! Scritto e diretto da Michael
Davis. "La sequenza di sesso è da fumetto, sopra le righe come il resto
del film" afferma l'attrice. A metà classifica incontriamo Giovanni
Pistorio del Movimento per l'Autonomia, che ai microfoni del Tg La7 totalizza 3
minuti e 42 secondi parlando non solo delle prossime elezioni, ma anche del
caso Piatto e del potere bancario in Italia e in particolare in Sicilia.
"Hanno risanato i loro bilanci sulle spalle dei siciliani" dice.
Sempre dai microfoni del TG La7 si fa sentire la voce di Bruno De Vita
dell'Unione Democratica dei consumatori, che nell'edizione meridiana del
notiziario spiega in 3 minuti e 41 secondi la decisione di presentarsi come un
partito e non come un movimento e poi commenta insieme la giornalista Flavia
Fratello le principali notizie della giornata. Settimo posto nella top ten del
parlato Tv per Alfonso Pecoraio Scanio indagato dalla Procura di Potenza con
l'accusa di aver pilotato appalti pubblici in cambio di favori. Il leader dei
Verdi ha già annunciato di voler rinunciare all'immunità parlamentare per
evitare ombre. Chiude, infine, la classifica Pier Ferdinando Casini che si è
concesso un giorno di riposo per festeggiare la nascita del suo quarto figlio,
Francesco, avuto con Azzurra Caltagirone.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
08-04-2008)
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Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
105 "Sardegna tra le tre regioni decisive" Enrico Letta: qui, nel
Lazio e in Abruzzo si assegna il Senato --> Enrico Letta: qui, nel Lazio e
in Abruzzo si assegna il Senato Enrico Letta sprona gli elettori sardi del Pd
per le elezioni politiche: "Qui ogni voto può essere decisivo". DAL
NOSTRO INVIATO GIUSEPPE MELONI ALGHERO Se le elezioni fossero una volata
ciclistica, il Pd visto da Enrico Letta sarebbe un velocista in rimonta.
"Siamo all'ultima curva", esclama il sottosegretario alla presidenza
del Consiglio, "il sorpasso è a portata di mano". Proprio mentre lo
dice, fuori dal chiostro di San Francesco che ospita il comizio algherese
iniziano a suonare le campane, coprendo un po' la frase. Buon presagio, o un
segno celeste per far tacere l'ottimismo lettiano? Si vedrà il 14 aprile: per
ora l'ex candidato alla segreteria del Pd (alle primarie gareggiò con Walter
Veltroni e Rosy Bindi) è fiducioso. IL PRONOSTICO "Mi spiace di non essere
un elettore sardo", confessa Letta nel suo mini-tour tra Sassari e
Alghero. Perché la partita al Senato, spiega, sarà decisa da tre regioni:
"Sardegna, Lazio e Abruzzo. Qui bisogna vincere, anche con un solo voto in
più". Non potendo contribuire con scheda e matita copiativa, prova allora
a strappare quel voto attaccando Silvio Berlusconi, che ha parlato ad Alghero
poche ore prima: "Per lui - avverte - l'Isola è come una colonia. Per noi,
invece, è una terra che deve creare il proprio sviluppo organizzando, in
autonomia, le sue risorse, la gente, le sue competenze". Al Cavaliere che
se la prende con Renato Soru, il sottosegretario di Palazzo Chigi contrappone
una strenua difesa dell'operato della Giunta e delle intese raggiunte col
governo Prodi: specie l'accordo sulle entrate della Regione e il G8 alla
Maddalena. Poi racconta un episodio di cinque anni fa, a sottolineare il forte
legame con Soru: "Era solo un imprenditore quando un amico ci mise in contatto.
Mi parlò del suo progetto politico, fui colpito dalla sua voglia di ripartire
dall'orgoglio di un popolo nauseato dai politici". I GIOVANI Il
governatore non c'è, in questa giornata isolana di Enrico Letta. Compaiono però
due assessori regionali (Eliseo Secci e Concetta Rau), alcuni candidati di
chiara matrice lettiana (Francesco Sanna e Guido Melis), i consiglieri
regionali Marco Meloni e Mario Bruno, e altri ancora. Ma nel capoluogo parlano
soprattutto gli under 30, visto che la presenza dell'ospite illustre serve a
inaugurare il Cad (Centro di ascolto democratico), un'iniziativa dei giovani
del Pd sassarese. "Noi alle primarie abbiamo lavorato e ci abbiamo
creduto", dice Stefano Cucca, introducendo il dibattito insieme a Simone
Campus. Un modo per reclamare il ruolo che, almeno a parole, il partito
veltroniano vuole garantire alle nuove generazioni. E il tema appassiona Letta,
che a 32 anni fu il ministro più giovane nella storia repubblicana e oggi, a
42, è al centro della trattativa con Air France su Alitalia (e infatti, mentre parla, gli passano i bigliettini con le
novità romane sul caso). "I giovani - riflette - non sono più il motore
del Paese. Per il governo Veltroni questo sarà il tema centrale". Poi
enumera le proposte del Pd sull'argomento: "Un forte progetto casa che
faciliti l'addio al tetto familiare. Il sostegno al lavoro stabile, per
renderlo più vantaggioso rispetto a quello precario". Determinando tra
l'altro anche benefici per le imprese, con un alleggerimento del peso fiscale.
Infine, "delle serie politiche familiari che superino uno scandalo tutto
italiano: nell'Europa dei 15, siamo il Paese col più basso tasso di occupazione
femminile". L'APPELLO Cose che si faranno se vincerà il Pd, e Letta chiede
la spinta finale alla sua Sardegna. Sua perché, ricorda, "sono di Pisa ma
di origine sono un sussinco di scoglio ": sorsese costiero, come dicono a
Sassari per marchiare quelli di Porto Torres. "Purtroppo - conclude - voto
in Toscana, dove vinciamo di sicuro, e sono candidato in Lombardia, dov'è forte
il Pdl". Per dare un voto davvero utile, se potesse, verrebbe a deporlo in
un'urna sarda.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 Berlusconi: ecco il mio piano per l'Isola "Strade, turismo e lotta
alla disoccupazione". Attacco a Soru --> "Strade, turismo e lotta
alla disoccupazione". Attacco a Soru "Quello lì", e con il
braccio indica verso la sua sinistra, "sarà un po' incacchiato". La
provocazione di andare sotto casa del "nemico Soru" è condita dalla
solita barzelletta sul governatore e sulla sua "certezza di credersi un
monarca, spiegategli voi cosa è la democrazia". Silvio Berlusconi, da
Alghero a Cagliari, indossa l'elmetto e - metaforicamente - anche il costume
sardo: "Questa è la mia terra d'adozione, la Sardegna ha un vero
amico". Senza risparmiarsi di fronte a un pubblico di sostenitori che
passa dai tre, forse quattromila della piazza Civica di Alghero ai diecimila
sotto la basilica di Bonaria. Di ottimo umore, il leader del Pdl, ma
fisicamente provato dalla corsa verso il voto di sabato e domenica. La voce è
più bassa, i toni soffusi, solo a tratti riemerge la vena dell'intrattenitore.
Questa volta si gigioneggia meno - dicono nel suo staff - e si pensa alle cose
da fare. "Per l'Italia, per il nostro Paese, per la Sardegna", urla
ai cagliaritani, prima di puntare verso l'aeroporto e tornare a casa, mentre le
bandiere sventolano e il refrain di Meno male che Silvio c'è... ti insegue
anche se scappi. Tutta colpa di Mauro Pili - il più citato, ieri, col Cavaliere
che se l'è coccolato anche in aereo, fra Fertilia ed Elmas - se questa canzone
è il nuovo, martellante inno del Pdl: l'avevano composta per lui un gruppo di
ragazze di Olbia, un paio d'anni fa, e Pili generosamente l'ha offerta al suo
leader. Cambiate alcune parole, e passati dal Meno male che Mauro c'è all'inno
per Silvio, il motivetto è stato sdoganato per il pubblico di fede Pdl. GLI
AFFONDI Se i temi sardi sono stati al centro del suo passaggio nell'Isola, l'ex
presidente del Consiglio ha cercato di graffiare su alleati, schede, programma,
previsioni, voto utile, perfino sui confronti televisivi,
l'Alitalia e la sua salute: "Qualcuno mi vuole sfidare a braccio di
ferro?". Ad Alghero, dove era arrivato domenica alle 22.30 da Catania
sbarcando dal Boeing "di linea", gioiello della flotta, ieri mattina
manda il primo assist ai giornalisti delle agenzie quando punta su Umberto
Bossi: "I fucili? Un modo di dire. Ha avuto quello che avuto,
queste frasi però poteva risparmiarsele". Le reazioni dure della Lega
sulla salute del senatur gli fanno correggere il tiro ed evitare lo strappo:
"Con Bossi ho un rapporto speciale". Se è stato "Casini ad
andarsene" e gran parte "dei dirigenti Udc stanno passando dalla
nostra parte", il dente duole sul nervo delle schede: "Si dovrebbero
urgentemente ristampare, con tutte le tipografie che abbiamo in Italia... ed è
stato proprio Franceschini del Pd a telefonarci, preoccupatissimo. La sinistra
non sa governare, questo è evidente". Il futuro, vicinissimo: "Non
posso rivelare i dati di cui sono in possesso, ma sono tranquillo". Si
sente pronto per varcare per la terza volta il grande portale di Palazzo Chigi,
nella volata ci tiene a battere un tasto che non piace a Casini e agli altri
partiti piccoli: "Qualsiasi voto a una forza politica minore di centrodestra
è perso, inutile, sarebbe una scelta pericolosa per il successo del Pdl".
Lo dice ad Alghero - tappa scelta grazie al successo schiacciante di Marco
Tedde alle ultime amministrative - e lo ribadisce a Cagliari, scandendo le
parole. L'Alitalia? Ripete: "Deve restare
italiana e soprattutto, mi sento di prometterlo, tornerà in utile". Poi un
fugace accenno al sorteggio per la partecipazione a Matrix di venerdì e al
contemporaneo Porta a Porta : "Non è vero che parlerò per primo, ci sarà
un'estrazione. Come alla Rai". Sui rifiuti della Campania, a Cagliari il
Cavaliere assume un tono basso, teatrale, e ribadisce: "Il governo resterà
a Napoli fino a quando non sarà risolta la questione dell'immondezza". I
punti fermi del programma non cambiano: l'Ici sulla prima casa che scompare,
detassazione su premi e straordinari nelle imprese, meno tasse sulla famiglia,
con i libri scolastici gratuiti per i nuclei familiari in difficoltà, l'Iva si
pagherà all'incasso delle fatture. E poi il "piano Berlusconi" per la
prima casa, una colossale operazione con 100 "new towns", nuove città
con abitazioni a basso costo per le coppie giovani. LA SARDEGNA Si accende, il
candidato premier del Popolo della libertà, quando mette a fuoco i suoi
progetti sull'Isola. "Col prossimo governo, tornerà un amico della
Sardegna, quello che fino a oggi non avete avuto". Ad Alghero, prima di
pranzo, Berlusconi si è concesso una lunga passeggiata a piedi nel lungomare,
fermandosi con una scolaresca di ragazzine e con un venditore di acqua curativa:
"Me ne spedisca un bel po' di confezioni alla Certosa". Alghero gli
piace, il sindaco gongola, ma la tabella di marcia si deve rispettare. Il
leader del Pdl, prima di pranzare al Carlos V con i candidati e i
collaboratori, snocciola uno per uno i punti del programma sardo del Pdl in una
veloce conferenza stampa nell'hotel dove ha pernottato (Las Tronas):
"Sposo in pieno il progetto di Mauro Pili", dice, attaccando il
presidente Soru: "Votare Veltroni è come votare per Soru, uno che ha messo
in ginocchio la Sardegna con il suo furore ambientalista". Il piano per
l'Isola: "Gli accordi che questa Giunta ha chiuso col governo Prodi hanno
portato solo depressione. Il nostro piano prevede quattro direzioni di
intervento: le infrastrutture, la continuità territoriale anche per le merci,
l'alleggerimento della pressione fiscale, un costo migliore e controllato
dell'energia e la valorizzazione delle risorse ambientali". La Giunta di
Soru "non riconosce l'importanza del turismo culturale, invernale e congressuale
che sceglie il sud della Spagna". Poi Berlusconi elenca a braccio i
cantieri da aprire in Sardegna, con relativi chilometri da completare: "Ne
mancano dieci del raccordo tra Alghero e l'aeroporto, i cantieri sulla 131 e
sulla 125 vanno ripresi subito, occorre dare ai sardi del centro i collegamenti
necessari con la costa, con la Olbia-Sassari, la Oristano-Tortolì e la
Sulcitana. Riapriremo i cantieri bloccati da Prodi e dai suoi anche in
Sardegna". PILI E SORU Il feeling con Pili è più saldo che mai, se i progetti
nati con l'abbinata governo Berlusconi-giunta Pili sono stati al centro delle
considerazioni elettorali di ieri del Cavaliere. Una re-investitura in chiave
regionale? Fra i sussurri raccolti nell'entourage del capo del Pdl, anche
l'ipotesi di un importante incarico di governo - in caso di successo nello
spoglio di lunedì sera - per l'ex presidente della Regione, candidato alla
Camera. Se negli ultimi dodici mesi è stato quasi sempre Renato Soru il
bersaglio della campagna di opposizione di Pili, ieri Berlusconi non si è
discostato da quella linea: "Si presentava ogni tanto in Consiglio dei
ministri già arrabbiato", ha detto, "pensavo che Soru fosse un po'
svitato". Duello anche sui programmi: "Ne manderemo avanti uno
completamente opposto al suo: liberiamoci di Prodi e diamo un avviso di sfratto
a Soru". Il confronto: "Non stabiliamo veti, non recintiamo
parchi", ha detto ad Alghero e Cagliari, "si dovranno mettere regole
di buonsenso perché le nostre coste siano abbellite, una commissione di
architetti sardi giudicherà quali opere dovranno essere le più adatte per dare
all'Isola un'immagine migliore". L'obiettivo: "Bisogna restituire
alla Sardegna la mentalità turistica, questo è il Paradiso d'Europa".
Turismo e lavoro: "Da qui parte la lotta alla disoccupazione, sarà il
turismo a restituire speranze a chi non lavora. E a una terra che è stata messa
in ginocchio". Oggi a Savona e Vicenza, domani Silvio Berlusconi sarà a
Pescara e a Roma, il Colosseo alle spalle. ENRICO PILIA.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
08-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
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Economia Pagina 213
Ieri il Cda di Air France. Dipendenti in sciopero della fame Alitalia,
prendere o lasciare Il governo chiama i sindacati Ieri il Cda di Air France.
Dipendenti in sciopero della fame --> Il Cda di Air France non cambia il
piano: decida l'Italia. Giovedì vertice governo-sindacati. Berlusconi: la
cordata italiana c'è. Air France non cambia idea sulla vicenda Alitalia ma allo stesso tempo rilancia la palla in campo
avversario : c'è un unico piano, ora la decisione - è la posizione del Cda, presieduta
da Jean Cyril Spinetta - spetta all'azienda e ai sindacati. Poco forse, ma
quanto basta al governo per decidere che uno spiraglio c'è: scatta così la
convocazione dei sindacati per giovedì. "Come governo", spiega il
ministro Pierluigi Bersani, "stiamo lavorando per vedere se la rottura con
i francesi non è definitiva". Anche se chiudere la partita prima delle
elezioni assomiglia sempre di più a una missione impossibile. Per i sindacati,
"la via maestra" è la ripresa delle trattative, ma occorre un
intervento del governo. IL TENTATIVO E Palazzo Chigi apre le porte alle
organizzazioni sindacali, così come richiesto con una certa insistenza proprio
in seguito alla rottura che si è consumata con i francesi la scorsa settimana.
D'altro canto, l'obiettivo del governo resta sempre lo stesso, perché identica
resta la convinzione: arrivare a un'intesa con i francesi per evitare il
fallimento della compagnia di bandiera. CORDATA ITALIANA Altrettanto chiara
però la posizione di Silvio Berlusconi: a queste condizioni, dice, con Air
France non si può e non si deve trattare. Il Cavaliere è pronto a giurare che
la cordata italiana spunterà: "Mi hanno telefonato in moltissimi",
dice. "I contatti", aggiunge, "li sta tenendo Sinergetica di Bruno
Ermolli. Non ci saranno difficoltà a mettere insieme una compagine
italiana", assicura, "che chiederà 3 o 4
settimane per conoscere i conti di Alitalia e poi
presenterà un'offerta impegnativa". Perché ciò possa accadere, però, prima
deve saltare definitivamente la trattativa con Air France, sottolineano molti
esponenti del Pdl. "Basta perdere ancora tempo, la vicenda Alitalia va risolta ora", rilancia Maurizio Lupi, responsabile
infrastrutture di FI. "Il governo deve respingere la proposta
indecente confermata ancora oggi da Air France ed è indispensabile porre le
condizioni per aprire ad una cordata di imprenditori italiani". L'APERTURA
Ma, replica il presidente del Senato ed ex sindacalista Franco Marini, l'ultima
mossa di Air France non va interpretata come "un rifiuto del dialogo. Fra
le righe", dice, "io leggo una riconferma sostanziale delle loro
posizioni". Ed è così che sembra leggerla il governo. Da qui la scelta,
presa velocemente subito dopo aver appreso l'esito del Cda di Air France, di
convocare le organizzazioni dei lavoratori. Ieri, peraltro, circa duecento
dipendenti della compagnia hanno fatto uno sciopero della fame per sollecitare
i sindacati a fare un passo indietro e riaprire così la trattativa. IL TAVOLO I
dettagli della riunione sono ancora da mettere a fuoco: ci sarà il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta (che da giorni
gestisce il dossier) e i ministri competenti (Economia e Trasporti), mentre non
è ancora certa quella del presidente Romano Prodi. Il premier infatti si occupa
della vicenda, come dimostra la riunione avuta ieri mattina con il neo
presidente della compagnia Aristide Police, ma a gestire la partita in prima
persona è appunto Letta. Dall'altro lato del tavolo i segretari confederali.
Ciò che sembra a tutti evidente è però che riuscire a suggellare l'intesa prima
delle elezioni equivarrebbe a un miracolo.
( da "Tempo, Il" del 08-04-2008)
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Linea dura dei francesi: "Il piano non si cambia" I francesi
mantengono la linea dura e da Parigi rilanciano la palla nella metà campo
italiana. Il cda di Air France-Klm "ha preso atto, compreso e
approvato" la rottura dei negoziati per Alitalia.
E adesso spetta alla compagnia della Magliana, ai dipendenti e alle
organizzazioni sindacali dire "come vedono il futuro della loro
azienda". In un comunicato diramato al termine della riunione del board,
durante il quale il presidente Jean-Cyril Spinetta ha illustrato ai consiglieri
la situazione, la compagnia franco-olandese sottolinea "che il progetto
trasmesso il 14 marzo e emendato nelle riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e
2 aprile è il solo a permettere il ritorno di Alitalia
alla crescita redditizia in tempi rapidi". I sindacati hanno dichiarato la
loro disponibilità a riprendere le trattativa. Ma dicono "no" a
soluzioni a senso unico. In altre parole, secondo le organizzazioni dei lavoratori,
è necessario sedersi di nuovo intorno al tavolo e rivedere le linee del piano
di rilancio di Alitalia. Ma si tratta di una
condizione che al momento appare difficile, visto che per Air France l'unico
progetto è quello presentato nell'ultima riunione e che contiene già diverse
aperture su esuberi e ridimensionamento della flotta. Si fa strada, quindi,
l'ipotesi di un rinvio a dopo le elezioni per discutere l'operazione una volta
chiarito chi sarà il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. Oggi si riunirà il cda
di Alitalia, presieduto dal nuovo presidente Aristide
Police che ieri ha incontrato a Palazzo Chigi il premier Romano Prodi e i
ministri dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa e dei Trasporti Alessandro
Bianchi. Il governo ha convocato i sindacati per giovedì con l'obiettivo di
convincerli ad ammorbidire la loro posizione. D'altronde Air France ha cercato
di rendere più digeribile l'offerta: l'ultima versione del piano anticipa al
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
To sconcertante.
Sono tra i tanti che hanno presidiato il piazzale della compagnia ogni volta
che si è riunito il tavolo della trattativa con Jean-Cyril Spinetta, i vertici
dell'azienda e i sindacati. Trovo sconcertante e sconfortante che il vostro
giornale, da sempre attento alle questioni sociali come l'occupazione, non dia
una seppur minima voce ai sindacati che forse stanno facendo per la prima volta
il loro lavoro: difendere l'occupazione. Non avete mai perso occasione di
pubblicare, giustamente, le dichiarazioni delle istituzioni che per voce di
Padoa-Schioppa accusano le organizzazioni sindacali di aver fatto saltare il
negoziato. Le vostre illustri penne hanno immediatamente ravvisato
l'"irresponsabilità" dei sindacati che con il loro
"massimalismo" si sono arroccati su un'anacronistica difesa
dell'occupazione. Vi siete scapicollati per accendere i riflettori su quei quattro
dirigenti e piloti che cercano di conservare con le unghie il loro pezzettino
di potere acquisito. Avete altresì riportato le dichiarazioni inutili di
politici altrettanto inutili per il dovere di dar voce a chiunque in campagna
elettorale e non avete sentito la minima necessità di pubblicare le
dichiarazioni e i comunicati rilasciati a fiumi in questi momenti dai sindacati
che parlano di come le istituzioni abbiano abdicato dal ruolo di reali
mediatori nell'interesse sociale ed economico del paese. Sappiate
che tra i lavoratori Alitalia è manifesta tale vostra "disattenzione" e non viene
interpretata come casuale. Ritengo di non potermi più permettere di leggere il
vostro giornale, cosa che peraltro ho fatto da sempre. CARLO DEL CASTELLO,
ALITALIA SERVIZI Un giornale ha sempre molte colpe. Se non altro perché
ha la presunzione di voler ogni giorno fornire il significato del mondo in
poche pagine. Ma il suo particolare rimprovero mi sembra ingeneroso: non è vero
che non abbiamo dato voce ai sindacati. Tuttavia la sua è la giusta e sentita
testimonianza di uno delle migliaia di dipendenti Alitalia
preso al centro di una vicenda che è più grande della stessa azienda. Il campo
dentro cui si gioca la partita del futuro della nostra compagnia di bandiera è
estremamente frazionato, oltre che incerto: chi sta con chi? Lei mi dice che
non abbiamo prestato voce al sindacato: ma di quale delle varie sigle lei
parla, visto che quasi ognuna di queste sigle ha cambiato posizioni nel corso
della vicenda? Lei poi solleva la questioni piloti, che esiste (e fa bene a
segnalarla) ma che rappresenta bene anche quanto diversificate siano le
condizioni dei dipendenti Alitalia... Dunque, continui
a leggerci, e a scriverci anche se di malumore, perché Lei è il primo a sapere
come difficile sia rappresentare tutto questo.
( da "Stampa, La" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
INCONTROLEADER DELLA
ROSA BIANCA E CAPOLISTA UDC IN LOMBARDIA Bruno Tabacci oggi a Sanremo unica
tappa pre-elettorale in Liguria Bruno Tabacci, leader della Rosa Bianca e
capolista dell'Udc in Lombardia, oggi alle 11 terrà una conferenza stampa a
Sanremo per illustrare il programma elettorale e per fare il punto sulla
situazione in Liguria e, in particolare, in provincia di Imperia dopo le
"fughe" di numerosi esponenti del partito. Tabacci incontrerà
giornalisti a Villa Zirio. Poi avrà un confronto con il segretario provinciale
Ninetto Sindoni e i vertici locali del partito. Fra i temi
in discussione non potrà mancare il caso-Alitalia e la
cordata "tutta italiana" proposta da Berlusconi. "E' la conferma
- aveva detto il leader della Rosa Bianca in un'intervista - che quando diamo
il meglio di noi siamo simili a un paese sudamericano".\.
( da "Giornale.it, Il" del 08-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Quello che è
accaduto a Vienna nei giorni scorsi (ne scrivo oggi sul Giornale) ha davvero
dell'incredibile: nel museo diocesano della capitale, dove è in corso una
mostra retrospettiva dedicata a un artista famoso uno dei grandi artisti
austriaci, l'ottantenne Alfred Hrdlicka, che ha appena compiuto 80 anni, è
stato esposto un quadro intitolato "Ultima cena di Leonardo, restaurata da
Pier Paolo Pasolini". La scena è molto esplicita. Invece del pasto consumato
da Gesù con gli apostoli, nel cenacolo si assiste a un'orgia omosessuale. Dopo
ben otto giorni di esposizione e una bufera di critiche, il cardinale
Schoenborn l'ha fatta togliere, mentre il direttore del museo difende la scelta
e ha detto che non si aspettava reazioni così indignate. Comprendo che il
cardinale fosse all'oscuro della cosa, ma i suoi collaboratori? Davvero
pensavano che rappresentare gli apostoli impegnati in rapporti gay, ed esporre
quest' "opera" in un museo collegato con la diocesi, non sconcertesse
i fedeli? La realtà, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti: l'unica fede che
può essere derisa e oltraggiata è quella cristiana. Ma che questo sia fatto con
l'indifferenza o il tacito assendo dei preti, beh è davvero sconcertante. Tra
l'altro, coinvolgere nel titolo dell' "opera" Pasolini, è del tutto
fuori luogo. Lo scrittore e regista era omosessuale, ma quando ha dovuto
rappresentare la vita di Gesù, nel suo Vangelo secondo Matteo, l'ha fatto in
ben altro modo. Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (3 votes, average: 5
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 04Apr 08 Il voto
"veltroniano" di Maria: lettera blasfema di don Farinella Ne ha
accennato su questo blog il collega Andrea Macco, collaboratore dell'edizione
genovese del Giornale, poi la notizia è finalmente approdata sulle pagine
nazionali del nostro quotidiano: don Farinella, prete della città della
Lanterna, non si limita a fare campagna elettorale per la sinistra. Ha
coinvolto pure Maria santissima, immaginando una lettera aperta a firma della
Madonna che invita a votare Veltroni (turandosi il naso) per abbattere il
potere di Berlusconi e di Casini. Trovo sacrilego che un prete - il quale in
realtà non dovrebbe neanche occuparsi di scelte partitiche, limitandosi a
formare le coscienze sulla base del Vangelo e del magistero - coinvolga in
questa sua attività smaccatamente politico-elettorale la Madre di Gesù. Devo
aggiungere, mutatis mutandis, che non mi ha colpito positivamente la pubblicità
- data già ieri in senso smaccatamente elettorale da un quotidiano romano -
della partecipazione di Marcello Pera alla plenaria del Pontificio consiglio
della famiglia in Vaticano, presentata come una "benedizione" papale
dell'ex presidente del Senato. Ora, è noto che Benedetto XVI conosce e stima
Pera, nonché che abbia dialogato con lui sul relativismo etico e l'identità
occidentale: dalle loro discussioni è nato un libro a doppia firma. Ma la
partecipazione del candidato del Pdl alla plenaria (era presente anche Giulio
Andreotti, che però non fa campagna elettorale essendo senatore a vita),
invitato in qualità di nonno a discutere sui temi della famiglia, era stata
decisa prima che si fissasse la data delle elezioni e non può certamente essere
letta come una sponsorizzazione vaticana della candidatura, nonostante
l'indubbia stima che molti, Oltretevere, hanno per l'ex presidente del Senato.
Infine, devo farvi partecipi di un dubbio (forse sto avendo troppi dubbi,
ultimamente.), che riguarda una persona amica, Alessandra Borghese, vaticanista
con la quale ho condiviso l'eccezionale esperienza di diversi viaggi papali,
scrittrice, autrice di libri di successo nei quali ha raccontato il suo cammino
di conversione, candidata per l'Udc nel Lazio. Capisco bene che le elezioni
sono arrivate all'improvviso ed è certo che Alessandra non poteva prevedere la
concomitanza né disdire impegni presi. Ma mi chiedo però, sommessamente e
amichevolmente, se fosse davvero opportuno tenere in queste settimane molte
presentazioni del suo bel libro su "Lourdes. I miei giorni al servizio di
Maria" (uscito in occasione del 150 anniversario delle apparizioni nella
grotta di Massabielle), con il rischio di confonderli con appuntamenti della campagna
elettorale. Scritto in Varie Commenti ( 311 ) " (13 votes, average: 4.38
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ROMA Per sminuire le sparate di Bossi, che minaccia di "imbracciare il fucile
contro le carogne romane", Berlusconi gli dà del malato di mente. Esorta a
lasciarlo perdere perché "le condizioni di salute sono quelle che
sono". Non è lucido. "Ha avuto quel che ha avuto, e si esprime per
slogan...". Va compatito. Poi smentisce di averlo detto dopo che Veltroni,
fulmineo, gli fa notare: "E' la giustificazione umanamente peggiore".
Il Senatùr più di tanto non se la prende, "chi dice che non stai bene ti
allunga la vita", ridacchia. Solo il fido Speroni reagisce offeso
("Dichiarazioni inopportune, Bossi è in ottima salute"). C'è stato un
vortice di telefonate, Berlusconi con Calderoli, Bonaiuti con mezza Lega.
Parola d'ordine è sdrammatizzare. "Tutto s'è chiarito in un attimo",
garantisce il Portavoce. Mancano pochi giorni al voto, per litigare sarebbe il
momento peggiore. Semmai ci sarà tempo dopo, specie in caso di vittoria. Bossi
da tempo va dicendo che sarebbe pronto a fare il ministro delle Riforme. Non
per scaldare la poltrona, ma perché "ho moltissime idee che sarebbe bene
realizzare". Una su tutte: il federalismo fiscale "da portare a casa
prima dell'estate". L'idea di averlo ministro non entusiasma però il
Cavaliere. Smentisce di averne discusso con Tremonti, Calderoli o chicchessia:
"A me non ha mai chiesto niente nessuno". Prima vuole pensarci,
capire bene. Le riforme saranno lo snodo della prossima legislatura, il
crocevia obbligato. Bossi con la spingarda al semaforo potrebbe creare
ingorghi. E poi, se vuol fare il ministro deve moderare i termini. Specie
quando parla di Roma e dei romani. Da una parte Berlusconi giustifica l'alleato
("Per lui imbracciare i fucili vuol dire fare una battaglia forte"),
dall'altra storce la bocca ("Questa frase poteva risparmiarsela").
Bossi alza le spalle, "quando parlo di canaglia romana parlo del Palazzo
che tiene schiavi gli stessi abitanti di Roma", e poi "fare il
ministro è il mio ultimo pensiero, se me lo chiedono lo faccio", è a loro
che conviene tenermi buono. Altro che fuori-di-testa: "Sto
benissimo". Tutti i matti lo dicono, ma nel suo caso c'è del metodo:
"Il richiamo ai fucili era solo per attirare l'attenzione della gente. Ora
gli italiani sanno che sulle schede è molto facile sbagliare...". Va al
Tg3, getta acqua sul fuoco. Caso chiuso? C'è da scommettere, lo rifarà. Lega e
Pdl sono apparentati sulla scheda, ma si contendono i voti. Ogni volta che
Bossi alza i toni, ne ruba qualcuno al socio di Arcore. I sondaggi non si
dicono ma si fanno, e l'aria nel centro-destra è di un Carroccio da corsa, mai
così rampante. Guarda caso, l'intera campagna elettorale è stata punteggiata da
battute e battutine di Bossi sul conto di Berlusconi. Il caro Umberto non
gliene passa una. La gag sulla precaria che dovrebbe sposare un Piersilvio:
"Non si scherza su queste cose". L'apertura al voto degli immigrati:
"E' troppo, è troppo... In certi momenti fa davvero arrabbiare". Il
no di Berlusconi al duello televisivo con Veltroni: "Al posto di Silvio io
ci andrei. E' contrario perché un po' di stupidaggini le ha dette, e in
televisione verrebbero moltiplicate, sono cose che fanno perdere voti". La famosa cordata padana per Alitalia: "Ho
forti dubbi che esista". Uno stillicidio di "distinguo", da far
rimpiangere Follini. Lombardo ha capito che conviene, pure lui evoca "i
fucili siciliani", però "caricati a salve". Berlusconi non si
scompone. Finge di ignorare le battutacce grevi di Bossi, tipo: "Silvio
ovunque si adegua, se va a Piacenza vuol piacere, se va a Lodi vuol
lodare, se va a Bari vuol barare, se va a Chiavari...". Si augura che,
chiuse le urne, Bossi si plachi. Fa gli scongiuri: "Mai nessuno è stato
così leale nei 5 anni di governo". E comunque, il problema si porrà dopo
il 14 aprile. Per ora, l'unica cosa che conta è fare bottino.