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DOSSIER “ALITALIA”

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Air France: "Decidano Alitalia e sindacati" di Redazione (Il Giornale 7-4-2008)

 

Parigi - "Ora spetta all’Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro della loro azienda". È quanto afferma il comunicato di Air France dopo il cda che "ha approvato" la rottura delle trattative. LA compagnia franco-olandese considera "che il progetto trasmesso il 14 marzo ed emendato nelle riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile è il solo a permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi rapidi". Il comunicato è stato pubblicato al termine della riunione del cda in cui il presidente esecutivo Jean-Cyril Spinetta "ha fatto il punto della situazione creata dall’interruzione delle discussioni tra Air France-Klm e i sindacati che rappresentano le diverse categorie dei dipendenti di Alitalia". E il governo ha convocato le parti sociali per giovedì.

Il sindacato piloti L’Anpac si dice pronta al confronto anche sul piano Spinetta, ma su basi vere. Lo afferma il presidente dell’Anpac, Fabio Berti commentando le decisioni del board di Air France-Klm. "Mi sembra prevedibile che il cda franco-olandese si esprimesse in questi termini e che l’operato di Spinetta fosse appoggiato" dice Berti. Che aggiunge: "Noi siamo pienamente disponibli a confronto anche su quanto ha presentato Spinetta, ma è determinante che questo confronto sia caratterizzato da una discussione produttiva che si trasformi in una vera trattativa".

Lo spiraglio Il consiglio di Air France lascia aperto uno spiraglio. Così il segretario nazionale della Fit-Cisl commenta le decisioni del board franco-olandese. "Mi sembra - dice Genovesi - che pur non modificando la loro posizione lascino uno spiraglio aperto rigettando la palla nel nostro campo. Questo - aggiunge - credo sia dovuto alla confusione generata da clima elettorale e quindi vogliono fermarsi a guardare con un po' di distacco in attesa dell’evolversi della situazione pronti a tornare al confronto. Confermiano la nostra disponibilità non appena le condizioni lo consentiranno, da parte nostra la disponibilità è anche immediata".

Mediazione Negli ultimi giorni il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, ha svolto un tentativo di mediazione con sindacati e Air France per fare in modo che la trattativa possa ripartire. Intanto molti lavoratori di Alitalia, in particolare gli assistenti di volo di Avia e Anpav, hanno chiesto con decisione la ripresa del confronto sottolineando che quella franco-olandese è l’unica soluzione concreta sul tavolo. Domani è in calendario il consiglio di amministrazione di Alitalia che, sulla base della decisione di Air France-Klm potrebbe decidere se portare i libri in tribunale e quindi chiedere il commissariamento o se invece esistono i presupposti per la continuità aziendale. A fine febbraio la disponibilità di cassa ammontava 180 milioni ai quali si aggiungono circa 148 milioni derivanti dalla cessione della quota detenuta in Air France-Klm e a rimborsi fiscali.


Alitalia, fiato sospeso per il cda Air France. Formigoni: "Se l'accordo, ricorso alla Ue" (Il Giornale 7-4-2008)

  

Parigi - Si riunisce oggi il consiglio di amministrazione di Air France-Klm. Il presidente e amministratore delegato della compagnia, Jean Cyril Spinetta, dovrebbe riferire al board i motivi della rottura della trattativa per l’acquisizione di Alitalia avvenuta mercoledì scorso. Non ci sarà alcuna comunicazione sull’esito del consiglio prima della chiusura dei mercati. Secondo indiscrezioni non confermate il cda potrebbe ampliare il mandato di Spinetta nel caso in cui si decida di riavviare il confronto. L’esito del consiglio dovrebbe essere comunicato a mercati chiusi.

Mediazione Negli ultimi giorni il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, ha svolto un tentativo di mediazione con sindacati e Air France per fare in modo che la trattativa possa ripartire. Intanto molti lavoratori di Alitalia, in particolare gli assistenti di volo di Avia e Anpav, hanno chiesto con decisione la ripresa del confronto sottolineando che quella franco-olandese è l’unica soluzione concreta sul tavolo. Domani è in calendario il consiglio di amministrazione di Alitalia che, sulla base della decisione di Air France-Klm potrebbe decidere se portare i libri in tribunale e quindi chiedere il commissariamento o se invece esistono i presupposti per la continuità aziendale. A fine febbraio la disponibilità di cassa ammontava 180 milioni ai quali si aggiungono circa 148 milioni derivanti dalla cessione della quota detenuta in Air France-Klm e a rimborsi fiscali.


IL RETROSCENA/ Oggi il cda di Air France deciderà se proseguire la trattativa. Ma a opporsi è la componente olandese - anche se minoritaria - del Consiglio

Spinetta lascia uno spiraglio, ma deve convincere Klm di ETTORE LIVINI (La Repubblica 7-4-2008)


MILANO - Air France resta in stand by sulla partita Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà l'informativa di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al piano dei sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e fisserà i paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con ogni probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul tavolo a metà della scorsa settimana da Spinetta.

Il consiglio non sarà però facilissimo per il numero uno di Parigi. Lui ha già ribadito mercoledì scorso lasciando il tavolo delle trattative che Alitalia è un progetto in cui continua a credere. Nel cda di Parigi c'è però una fazione decisamente meno favorevole di lui a riallacciare i rapporti con Roma, capeggiata in particolare dalla componente olandese di Klm. Una posizione allo stato minoritaria, ma rafforzata nelle sue convinzioni dal rimbalzo del titolo Air France in Borsa dopo la rottura con Roma.

Il primo tentativo del fronte filo-Amsterdam sarà oggi quello di calare il sipario definitivo sull'offerta per Alitalia. Spinetta però, confortato in parte dai timidi segnali di apertura delle ultime ore, potrebbe provare a convincerli a lasciare ancora aperto uno spiraglio. Agendo nel rispetto di un mandato che però nessuno a Parigi ha intenzione di allargare più di quanto sia già stato fatto. "Il nostro obiettivo è fare un'operazione che dia un ritorno agli azionisti - spiega una fonte molto vicina ad Air France - se si può fare bene, altrimenti lasceremo perdere".

Il problema, piuttosto, è chi farà adesso la prossima mossa. Spinetta non pare aver l'intenzione di riaprire di sua iniziativa la trattativa. E a questo punto non pare nemmeno interessato a risedersi a un tavolo senza certezze di poter arrivare davvero a un accordo.


Le diplomazie però sarebbero al lavoro già da qualche giorno. E il filo diretto sarebbe con il Tesoro e il sottosegretario Enrico Letta, impegnato a smussare gli angoli e calmare le acque inquinate dalla vigilia elettorale per rilanciare quella che allo stato è l'unica offerta sul tavolo per salvare Alitalia.

Air France, con ogni probabilità, si muoverà solo se riceverà una chiamata diretta dal principale azionista della nostra compagnia di bandiera e se via XX settembre sarà in grado di presentare un progetto quasi definitivo in grado di sbloccare l'impasse una volta per tutte. Non proprio il "prendere o lasciare" dei primi giorni di negoziati, ma qualcosa che è tornato ad assomigliargli molto. Le rigidità e le acrobazie sindacali degli ultimi giorni, del resto, hanno portato molta acqua al mulino degli scettici nel consiglio dell'aerolinea francese. E il corso Spinetta a questo punto dovrà utilizzare anche in casa propria tutta la sua capacità diplomatica per ottenere un ultimo sì a nuove trattative dal fronte Klm.
(7 aprile 2008)


Report "Alitalia 2"

Alitalia, sindacatipronti a trattare.Air France: per noic'è solo la firma ( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. lombardi >> 4 07/04/2008.

Centro aiuto vitae "dottor Morte"scontro sulla Ru 486 ( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: In una campagna elettorale che si è combattuta fra Alitalia e le mozzarelle di bufala - ha detto Ciangherotti - noi abbiamo vissuto questa avventura in difesa della vita. Forse qualcuno ci ha frainteso: non intendiamo cancellare la legge 194 del '78, ma siamo contrari alla RU 486 perché i casi di mortalità sono dieci volte superiori ripetto all'aborto chirurgico".

Alitalia, sindacati prontia riprendere la trattativa ( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tre giorni per decidere il destino di Alitalia. Si apre una settimana cruciale per la compagnia di bandiera, che è in attesa di sapere se il Consiglio di amministrazione di Air France metterà oggi una pietra tombale sulla trattativa con i sindacati, saltata mercoledì scorso. Dopo il verdetto dei francesi toccherà al vertice di Alitalia fare la sua scelta,

Alitalia, si apre uno spiraglio ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Oggi il Cda Air France decide se tornare a trattare Alitalia, si apre uno spiraglio ROMA - Settimana decisiva per le sorti di Alitalia. Oggi il Cda di Air France decide sul futuro della trattativa con Spinetta che lascia ancora uno spiraglio ma deve convincere Klm, mentre domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal neo presidente Aristide Police.

Alitalia, prime crepe nel sindacato - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia, prime crepe nel sindacato Hostess e steward: passo indietro. Caute le altre sigle. Oggi il cda Air France Ieri vertice a Palazzo Chigi tra Prodi, Letta, Padoa-Schioppa e Bianchi LUCIO CILLIS ROMA - Scricchiola la tenuta del fronte sindacale di Alitalia.

"i francesi non impongano il loro piano" ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: spesso ago della bilancia nelle trattative in Alitalia, attendono un segnale da Parigi. Per Fabio Berti, leader dell'Anpac, Air France dovrà "sedersi al tavolo per discutere senza imposizioni". Anpav e Avia sono pronte a fare quel passo indietro richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa 48 ore fa.

Spinetta lascia uno spiraglio ma deve convincere klm - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà l'informativa di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al piano dei sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e fisserà i paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con ogni probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul tavolo a metà

"solidarietà e accoglienza saranno alla base dell'expo" - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Nessuna torre alta duecento metri, semmai nuove biblioteche e centri studi. Ma attenzione: l'architettura quando è bella non è una colata di cemento". E Malpensa? "Il suo destino è ormai slegato da Alitalia. L'Expo ha riportato l'interesse delle compagnia sul nostro aeroporto".

Scontro sul futuro della compagnia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come nella vicenda Alitalia, gravi danni sulle casse dello Stato e dei lavoratori". Fuori dal coro la voce della Sinistra Arcobaleno, che difende la posizione dei sindacati: "In una vicenda difficile come quella dell'Alitalia - dice il candidato premier Fausto Bertinotti - in cui le responsabilità sono quelle del governo,

I sindacati: no alle firme in bianco ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di tenere qualità e manutenzione dentro" Alitalia, "come avviene in tutta Europa. Non è massimalismo". Quanto a cordate alternative, "già oggi - conclude - chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare un'Opa. È chiaro che di fronte ad un fallimento molti possono essere tentati, anche chi oggi nega o smentisce il suo interesse".

Sciopero della fame a Fiumicino ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm. E oggi Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia, si recherà a Fiumicino, dove manifesterà con vistosi cartelli. "Voglio far pressione sui sindacati, affinchè si rendano conto della situazione - spiega Gianluca Morale, che da tre giorni non mangia cibo,

Da Pan Am a Swissair: quando l'aristocrazia del volo resta a terra ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: aristocrazia del volo resta a terra di Oreste Pivetta S'arrivasse davvero al fallimento, Alitalia non sarebbe la prima compagnia a rimanere a terra. Gli americani,sempre all'avanguardia, hanno pure scovato la parola giusta: grounding, fermi in pista. Proprio loro, gli americani, campioni del libero mercato, vantano una grande esperienza.

Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi / Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il consiglio d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a decidere come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è diventato la cessione della compagnia di bandiera italiana.

Salute dei denti, un diritto in più ( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se non fossimo intervenuti con decisione la sanità pubblica italiana avrebbe fatto la fine dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più solido perché abbiamo ristabilito una cabina di governo comune tra Stato e Regioni e perché abbiamo rifinanziato adeguatamente il sistema. Sia per garantire migliori livelli di cura che per riammodernare ospedali e strutture sanitarie territoriali.

"Grande coalizione? Senza Silvio o Walter premier" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: come Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato e l'ho denunciato fin dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare perdere loro il lavoro"

Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it Ma quale ( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia,

Crisi Alitalia, ultima chiamata ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sullo sfondo le ultime sciabolate politiche con Silvio Berlusconi che continua a difendere l'italianità di Alitalia. "Se finisse nelle mani di una compagnia concorrente - ha detto - sarebbe un colpo al nostro orgoglio e ai nostri interessi nazionali". Roberto Bagnoli Il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Oggi la compagnia decide su Alitalia.

Bonanni: Spinetta? Tornerà ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dove tutti hanno fatto di tutto per strumentalizzare quest'affare dell'Alitalia. Ha preso la palla al balzo e se n'è andato. Ma tornerà: ha lavorato due anni e mezzo, sottobanco e poi sopra, per prendersi Alitalia". Sottobanco? "Il contorno di questa vicenda mi sfugge. Non so qual'è il compromesso tra il governo e i francesi".

Morale, lo steward allievo di Pannella ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, è in sciopero della fame. Protesta per far pressione sui sindacati affinché accettino l'offerta Air France per la nostra compagnia di bandiera. Con lui oggi saranno in sciopero simbolico altre 200 persone: "Dipendenti, ma anche familiari e pensionati dell'Alitalia", dice Morale che garantisce di avere dalla sua oltre duemila dipendenti della compagnia aerea.

Corradi-Alitalia, piccoli enigmi ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Corradi-Alitalia, piccoli enigmi Qualcuno nei salotti finanziari della Capitale è convinto che non sia una semplice coincidenza. Orlando Corradi, patròn di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella produzione di cartoni animati, il 3 aprile con una nota aveva offerto la propria disponibilità,

Rutelli allo sprint <Subito nuove piste ciclabili> ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Frecciata ad Alemanno: "Si è augurato che fallisse la trattativa Alitalia- francesi. Una posizione da irresponsabile ". In serata, a Ostia, Rutelli si rivolge così ad un uomo che urla ininterrottamente da 40 minuti: "Se l'avessi fatto in un comizio di Berlusconi, ti avrebbero già portato a Guantanamo con la tuta arancione".

ALITALIA ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Evoluzione del disastro Caro Romano, concordo sulle paure che ha manifestato circa un'ipotetica gestione dell'Alitalia da parte dello Stato; ma qui non si è trattato né di assistenzialismo né di liberismo: "Quel pasticciaccio brutto dell'Alitalia" è dipeso esclusivamente da persone irresponsabili che hanno distrutto un bene costruito con entusiasmo e competenza da altre

Interventi e Repliche ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia bis) da parte dell'Alitalia, che riceverebbe in corrispettivo le azioni da vendere a Air France; nel contratto dovrebbe essere inserita la clausola "call" per la quale, a determinate condizioni (cattiva gestione, dirottamento dei traffici, e così via) l'Alitalia (e non lo Stato) potrebbe riacquistare le azioni;

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Alitalia, ore decisive Oggi il consiglio di amministrazione di Air France, ore decisive per la crisi Alitalia. E 200 dipendenti hanno annunciato uno sciopero della fame a sostegno della soluzione francese. Cronache Ispettori per il rene sparito Inviati ispettori del ministero della Sanità nell'ospedale di Pescara dov'è "

IL mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole: l'inchiesta ( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, questa è un'altra terribile mazzata all'immagine del made in Italy nel mondo. Speriamo di finirla qua e che i Nas non scoprano fra qualche settimana che la mortadella è radioattiva, i pomodori pelati sono stati prodotti per anni dalla Montedison e il caffè espresso è il miglior antitarme attualmente in circolazione.

L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: della vicenda Alitalia ... L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ha distolto l'attenzione dal tema più vasto di dove sta andando, e di dove dovrebbe andare, la politica industriale dell'Italia. In altri termini, ci si è preoccupati molto dell'albero ammalato, senza guardare al bosco di cui fa parte.

Giurie popolari per fermare la mala giustizia ( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di Alitalia, di tutto, ma non di giustizia. è una strana sorte quella della giustizia. La criminalità, la giustizia politicizzata, i privilegi giudiziari della casta, l'attacco dei magistrati ai potenti suscitano ondate di barbarie mediatica, fanno la fortuna di tanti personaggi, fanno cadere i governi, ma,

Endorsement Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la vicenda dell'Alitalia ha tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello protezionista di Tremonti, essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di cambiare l'Italia. Il paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia.

Sindacati in ginocchio da Air France ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da Roma Si apre una settimana cruciale per le sorti di Alitalia. Oggi si riunisce il cda di Air France-Klm e c'è attesa per la relazione che il numero uno della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta, farà sull'esito della trattativa con i sindacati italiani. Il top manager concorderà con il consiglio la nuova strategia da mettere in campo e, soprattutto,

Pensiamoci ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: i liberisti si rallegrano che l'Italia debba lasciare l'Alitalia a Air France-Klm, i sindacati sembrano accorgersi solo ora della gestione sciagurata dell'azienda della quale sono i soli a pagare il prezzo, la destra sanguina per l'"italianità" perduta, Berlusconi tira fuori conigli dal cilindro per far voti, l'insieme fa pena.

Il Wsj di Murdoch cambia canale ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dalle mozzarelle all'Alitalia, una vera alla fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi, da destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento.

La giornata ( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: acquisizione di Alitalia. Martedì si riunirà il Cda Alitalia, che deve verificare se sussistano gli elementi necessari alla "continuità aziendale", cioè alternative che evitino il commissariamento. mercoledì infine, alla luce dei primi due incontri, ci sarà un nuovo round del confronto tra alitalia e i sindacati per mettere a punti correttivi al piano "

Alitalia, sindacati pronti a trattare. Air France: per noi c'è solo la firma ( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. Lombardi >> 4 07/04/2008.

Alitalia, Spinetta non molla ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: MA SENZA PASSI INDIETRO Alitalia, Spinetta non molla [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Il periodo di esclusiva con Alitalia "è terminato". Dunque il dossier, almeno formalmente, è chiuso. Ma Air France-Klm resta in attesa degli sviluppi e disponibile a riaprire il confronto sul proprio piano in qualunque momento.

Storace 'Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo' ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia accusa il Cavaliere di avere "improvvisato molto" Storace: "Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo" Il leader della Destra: "Fini e' un funzionario del Popolo delle liberta'" Monza – Incontriamo Francesco Storace al termine del tour de foce che lo ha portato per 24 ore in giro per tutta la Lombardia.

Padoa Schioppa 'Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili' ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili".

Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili".

Veltroni e quell'obamismo di importazione ( da "Avanti!" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La crisi Alitalia e lo spettacolo tragico dei rifiuti ammonticchiati a Napoli sono solo il simbolo di un Paese che non può rimandare la risoluzione di problemi che sono cresciuti ogni giorno di più. E che, alla fine, sono esplosi fino a diventare "di sistema", mettendo a repentaglio gli assetti strutturali di vari ambiti economici e sociali.

Brunello di Montalcino: un suicidio all'italiana ( da "Avanti!" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: mettere una fiche per la cordata dell'Alitalia: e non era una boutade ! Cavaliere, difenda il Brunello e anche il Barolo, che sono le nostre ultime risorse e lasci perdere l'Alitalia. P.S. L'affare Brunello di Montalcino deve essere ben distinto dalla più grossa inchiesta che si sta conducendo in questi giorni e di cui ha dato notizia "l'Espresso".

La battaglia delle schede Berlusconi tira in ballo il Pd ( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia,

Veltroni: <Ci manca l'ultimo miglio> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Da Alitalia al voto agli immigrati, dalle missioni all'estero all'Europa sono divisi su tutto". Poi, a proposito della Lega e del giuramento di Pontida: "Ho visto le comparse in costume e le armature, e ho pensato che se un francese o un tedesco si fossero collegati con la tv italiana per vedere come va la campagna elettorale avrebbero visto le persone in armatura.

<Pronto a impegnarmi per quest'Isola> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: In quali mani finirà l'Alitalia? Nelle mani e nelle cure di una compagine italiana. Quando saremo al governo affronteremo con impegno e concretezza la questione. Se riconquisterà Palazzo Chigi, quali saranno le prime tre decisioni che prenderà il "suo" consiglio dei ministri?

Sprechi oggi cda air france, alla magliana cresce il fronte pro-spinetta ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: alla magliana cresce il fronte pro-spinetta In Alitalia il giorno libero dura 33 ore Piloti e hostess volano un'ora e mezza al giorno. Gli incredibili privilegi Pubblichiamo un brano su Alitalia tratto dal libro di Stefano Livadiotti L'altra casta. L'inchiesta sul sindacato, in uscita per Bompiani mercoledì 9 aprile.

Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma l'obiettivo sarebbe realisticamente quello di chiudere la partita in fretta.

Segue il peso del sindacato e i troppi privilegi hanno portato l'azienda al tracollo ( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un'altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa

Se manca il "sistema paese" ( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia della fine degli anni '60, di rimettere in piedi l'azienda. Ma è proprio il riferimento ai tempi di Carandini e Velani, di Calabria, Saracino e dello stesso Romiti che introduce un argomento a cui l'ex amministratore delegato di Alitalia e della Fiat non ha fatto riferimento e che invece rappresenta il vero punto nodale non solo del caso del trasporto aereo nazionale ma

Rai, per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore ( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore Per Giuseppe Giuletti, portavoce dell'associazione Articolo 21, "hanno assolutamente ragione la Fnsi e l'Usigrai quando paventano per la Rai un rischio Alitalia". "Riteniamo condivisibile la proposta di superare l'attuale fonte di nomina (come per altro prevedeva e prevede la proposta presentata dal ministro Gentiloni)

Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua ( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e sindacati"Parigi, interrotto il viaggio della fiaccola Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società

Berlusconi: Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni, Padoa-Schioppa tentano in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France e chiudere l'intesa, Berlusconi non molla: "Ci sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il Cavaliere - che continuano a far danni su Alitalia.

Alitalia Air France approva rottura trattative ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia.

Alitalia: Air France approva rottura trattative ( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia.

Con la paura cresce il partito "viva la Francia" ( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ora che il dramma di Alitalia arriva al suo momento peggiore e le sigle vengono additate da più parti come corresponsabili del possibile disastro. Questa mattina 200 lavoratori - soprattutto assistenti di volo - e loro familiari si uniranno a Fiumicino allo sciopero della fame di uno steward - Gianluca Morale, 45 anni, da più di venti in Alitalia -


Articoli

Alitalia, sindacatipronti a trattare.Air France: per noic'è solo la firma (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi parigi decide roma. I sindacati fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con Air France ma non a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta. Il contrario di quello che è pronto a fare il manager francese: "Torno per firmare e non per trattare", dice il presidente di Air France. Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. lombardi >> 4 07/04/2008.

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Centro aiuto vitae "dottor Morte"scontro sulla Ru 486 (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Acceso dibattito a borgio verezzi Nel teatro Gassman sfida sulla pillola abortiva tra il ginecologo Viale e Ciangherotti ("farmaco letale") "L'ABORTO chirurgico è un frullatore meccanico. Il rischio di complicazioni letali è di un caso su 100 mila". "Con la RU 486 le complicazioni sono dieci volte maggiori rispetto a quelle che si hanno con l'aborto chirurgico. I 16 decessi che si sono avuti nel mondo parlano da soli". Due tesi a confronto. Da una parte quella del "rivoluzionario" Silvio Viale, ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino, il primo in Italia a sperimentare la pillola RU 486. Dall'altra quella "conservativa" di Renzo Puccetti, internista, membro dell'associazione "Scienza e vita" di Pisa. Due visioni antitetiche sull'uso della tanto discussa pillola RU 486, che ieri pomeriggio sono state messe a confronto al teatro Gassman di Borgio Verezzi in un terreno di parte. A organizzare il dibattito è stata infatti "Scienza & Vita Ingauna", presieduta dalla presidente Ginetta Perrone, che ha moderato il dibattito. L'associazione è molto legata al Movimento per la vita. In una platea di un'ottantina di persone, fra cui diversi medici, qualche suora, qualche prete e persino diversi bambini, sono stati molti gli applausi rivolti al dottor Puccetti (autore di un libro fresco di stampa "L'uomo indesiderato - dalla pillola di Pincus alla RU 486") e pochi quelli diretti a Viale, soprannominato "Dottor Morte" anche per la sue prese di posizione a favore dell'eutanasia, da sempre in prima linea quando bisogna combattere. Oggi è un radicale (ma per anni ha legato la sua esperienza politica ai verdi). Avrebbe dovuto candidarsi nelle liste del Pd, se non ci fosse stato il veto di alcuni cattolici del partito. L'incontro è stato organizzato nell'ambito della campagna elettorale. A chiuderlo è stato infatti Eraldo Ciangherotti, capolista in Liguria alla Camera nella lista "Aborto? No grazie" con Giuliano Ferrara. "Non capisco perché molti definiscano aborto chimico l'interruzione della gravidanza con la RU486: la pillola è un farmaco a tutti gli effetti, come lo è l'aspirina" ha esordito Silvio Viale, il quale preme che in Italia si arrivi al più presto alla registrazione del farmaco, così come auspica che la pillola del giorno dopo venga venduta senza ricetta. Presentando uno studio interdisciplinare pubblicato su questo numero della rivista della Società italiana di ginecologia, il dottor Puccetti ha elencato i motivi per cui l'aborto farmacologico va contrastato: è più pericoloso, provoca dolori forti, crea problemi maggiori sotto il profilo psicologico, ha un'efficacia minore ("Spesso le donne devono sottoporsi anche all'intervento chirurgico di revisione"). Mentre sul maxi schermo compariva l'elenco delle 16 donne morte nel mondo durante la sperimentazione della RU 486, accanto all'immagine di un bimbo che accarezzava una piccola tomba, il giovane candidato della lista "Aborto? No grazie", nonché presidente del Centro aiuto per la vita di Albenga, concludeva l'acceso dibattito. "In una campagna elettorale che si è combattuta fra Alitalia e le mozzarelle di bufala - ha detto Ciangherotti - noi abbiamo vissuto questa avventura in difesa della vita. Forse qualcuno ci ha frainteso: non intendiamo cancellare la legge 194 del '78, ma siamo contrari alla RU 486 perché i casi di mortalità sono dieci volte superiori ripetto all'aborto chirurgico". Il tema continua a far discutere, insieme a quello della pillola del giorno dopo, che Il Secolo XIX ha trattato in un'inchiesta. Per il candidato del partito socialista in Liguria, Renato Giusto, ex presidente dell'Ordine dei medici di Savona, "non è possibile che un medico possa rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo". Giusto ha inoltre ringraziato il giudice Fiorenza Giorgi "per essersi attivata ad assistere dal punto di vista legale le giovani che devono eventualmente prendere la cruciale decisione di interrompere la gravidanza in tempi e mezzi leciti". Stefania Mordeglia mordeglia@ilsecoloxix.it 07/04/2008 PD. Alle 17.30, alla Soms di Carcare, incontro su "La casa, una priorità per il Partito Democratico" con i candidati al Parlamento Massimo Zunino, Stefano Fassina, Danila Satragno, Luigi Lusi. Alle ore 21, a Cengio presso la Pro Loco, incontro con gli stessi candidati. LA DESTRA. Volantinaggio su scuola e sanità in provincia in piazza del Popolo, dalle 9 alle 12, con il candidato Ugo Ghione. LA SINISTRA ARCOBALENO. Incontro alle 20.45 alla Soms Abba di Cairo su "Fai una scelta di parte: dignità e diritti nel lavoro". Partecipano il sottosegretario Gian Paolo Patta e i candidati Orazio Licando, Cristina Morelli, Sergio Oliveri, Furio Mocco. PARTITO SOCIALISTA. Dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, sul mercato del lunedì a Savona, presidio con Stefano Demontis, Franco Costsantino, Paolo Caviglia e i candidati Marina Lombardi e Renato Giusto. Alle 16, nella piazza di Lavagnola, incontro con Pietro Li Calzi, Franco Costantino e il candidato Roberto De Cia. Presidio al mercato di Andora, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, con il candidato Aldo Tamburini. CONFRONTI. La Confapi, la confederazione della piccola e media industria, incontra alle 12.30 nella sede di via Baglietto i candidati Franco Orsi (PdL) e Massimo Zunino (Pd) sulle richieste dell'organizzazione imprenditoriale. 07/04/2008.

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Alitalia, sindacati prontia riprendere la trattativa (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La vendita della compagnia di bandiera Ma Spinetta non cambia idea: "Air France è disponibile solo a firmare" Roma. Tre giorni per decidere il destino di Alitalia. Si apre una settimana cruciale per la compagnia di bandiera, che è in attesa di sapere se il Consiglio di amministrazione di Air France metterà oggi una pietra tombale sulla trattativa con i sindacati, saltata mercoledì scorso. Dopo il verdetto dei francesi toccherà al vertice di Alitalia fare la sua scelta, che è legata quella di Parigi: nel caso di uno stop definitivo, i manager della Magliana si affideranno al piano di emergenza o, in gergo, stand alone, lasciato in eredità dall'ex presidente Maurizio Prato. I sindacati torneranno in scena dopodomani per tentare un affondo con Air France o per discutere di come affrontare le prossime settimane con i pochi soldi che ci sono in cassa (circa 300 milioni di euro) e che consentono di arrivare, sì e no, alle soglie dell'estate. "Tra il cda di Air France e il cambio di governo passerà molto tempo. E bisogna vedere quanta benzina ancora ha l'Alitalia", dice Giulio Tremonti, cioè il successore del ministro Tommaso Padoa-Schioppa se il 14 aprile vincerà Silvio Berlusconi. Già la "benzina", nel senso di liquidità in cassa e carburante per far volare gli aerei. La benzina, come anche Tremonti teme, rischia di mancare prima di giugno e il nuovo governo, se tutto va bene, sarà operativo a fine maggio. Alitalia è allo stremo e, se i francesi si chiameranno fuori o prenderanno tempo per vedere cosa esce dalle urne, per la compagnia si profila il rischio di insolvenza: il che aprirebbe la strada a un commissario in stile Parmalat (anche il nome di Enrico Bondi è ricorrente) o al fallimento nel caso di insuccesso della ristrutturazione. Lo scenario è questo mentre i sindacati fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con Air France ma non a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta. Il contrario di quello che è pronto a fare il manager francese, che la scorsa settimana è andato oltre il mandato conferitogli dal board della compagnia quanto a concessioni: "Torno per firmare e non per trattare", dice il patron di Air France. Chi non ha fretta è Silvio Berlusconi, che si mostra molto più ottimista di Tremonti sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a continuare le trattative con Air France", incalza il Cavaliere. L'annunciata cordata italiana? "Io sono convinto ci sarà una grande compagine con voglia di partecipazione, che può rilevare la compagnia", insiste il leader del Pdl. E quando usciranno allo scoperto gli aspiranti compratori? "Quando succede succede". Più cauto e realista, Tremonti considera l'opzione italiana valida solo nel caso non si arrivi a un'intesa con Air France: "L'ipotesi migliore rimane concentare Alitalia in un grande gruppo internazionale. Se invece si tratta di una svendita, sarebbe ottimo se ci fossero dei privati", dice l'ex ministro dell'Economia. Ma Berlusconi ha i suoi canali e li ha già attivati: l'operazione è nelle mani di Bruno Ermolli, un manager che da anni gli fa da consigliere. "È lui che tiene i contatti con i tanti imprenditori che si sono fatti avanti, anche imprenditori del trasporto aereo che sono pronti a fare un'offerta impegnativa, tre o quattro settimane dopo aver visionato i conti reali", spiega il Cavaliere. Ermolli conferma il suo ruolo: "Il presidente Berlusconi mi ha incaricato di individuare degli imprenditori italiani in grado di intervenire nel salvataggio e nel rilancio di Alitalia, salvaguardando l'occupazione e gli interessi del Paese". Ma le "proposte concrete" non sono dietro l'angolo: prima "dovrà esaurirsi la trattativa con Air France", bisognerà poi visionare i "dati aggiornati" della compagnia e infine sarà possibile mettere a punto un "piano industriale", che la premessa per raccogliere le adesioni alla cordata. Come lo stesso Ermolli ammette, "non basteranno pochi giorni" per mandare in porto il progetto alternativo, che potrebbe interessare anche la tedesca Lufthansa. I lavoratori Alitalia sono però impazienti di conoscere il loro destino. E molti vorrebbero chiudere il tavolo con Air France. Chiedono il ritorno dei francesi anche gli assistenti di volo di Anpav e Avia, mentre oggi lo steward Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia, e da tre giorni in sciopero della fame contro la rottura dei sindacati con Air France, manifesterà a Fiumicino spiegando ai propri colleghi le ragioni della sua protesta. Michele LombardI lombardi@ilsecoloxix.it 07/04/2008 ' 07/04/2008 l'ottimismodel cavaliereNon ci sarà alcun commissario. La cordata italiana c'è e si farà viva. Quando? Non posso saperlo silvio berlusconicandidato premier per il Pdl 07/04/2008.

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Alitalia, si apre uno spiraglio (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Passo avanti dei sindacati. Oggi il Cda Air France decide se tornare a trattare Alitalia, si apre uno spiraglio ROMA - Settimana decisiva per le sorti di Alitalia. Oggi il Cda di Air France decide sul futuro della trattativa con Spinetta che lascia ancora uno spiraglio ma deve convincere Klm, mentre domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal neo presidente Aristide Police. Intanto ci sono le prime aperture del fronte sindacale, mentre il governo continua l'opera di mediazione. Ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, che segue da vicino il dossier, i ministri Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa si sono incontrati per fare il punto della situazione cercando di trovare una soluzione per favorire il dialogo. CILLIS E LIVINI A PAGINA 11.

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Alitalia, prime crepe nel sindacato - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia, prime crepe nel sindacato Hostess e steward: passo indietro. Caute le altre sigle. Oggi il cda Air France Ieri vertice a Palazzo Chigi tra Prodi, Letta, Padoa-Schioppa e Bianchi LUCIO CILLIS ROMA - Scricchiola la tenuta del fronte sindacale di Alitalia. Dopo l'uscita della Uil maturata nel corso delle frenetiche trattative della settimana scorsa, ora sono Anpav e Avia (personale di volo) a chiedere l'avvio di un confronto rapido, deciso e "senza tatticismi" con Air France-Klm, mentre l'Sdl (sempre assistenti di volo) punta al confronto sotto l'ombrello del governo. La settimana decisiva per Alitalia si apre oggi con il cda di Air France mentre domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal neo presidente Aristide Police. Il governo, intanto, continua la propria opera di mediazione e ieri, a palazzo Chigi, hanno fatto il punto in una riunione pomeridiana il premier uscente Romano Prodi, il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta (che sta seguendo in prima persona il dossier) e i ministri Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa. La sensazione è che ci siano margini per tornare al dialogo e, in questo senso, lo stesso esecutivo sarebbe disponibile a fornire il proprio apporto. Nelle ultime ore Anpav e Avia, due delle associazioni degli assistenti di volo, si sono dichiarate pronte a fare "un passo indietro" per arrivare ad un accordo "con l'unica, reale proposta che esiste, Air France". Fabrizio Solari, leader della Filt Cgil, preferisce non entrare nel merito delle scelte delle altre sigle sindacali: "Serve la volontà comune di giungere ad un accordo - avverte il sindacalista - e il cda di Air France darà nelle prossime ore una prima indicazione sulle reali intenzioni della compagnia francese per la quale, sono sicuro, l'operazione Alitalia è molto utile. Allo stesso modo è bene chiarire che è stato il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta a chiedere ai sindacati di sottoscrivere un accordo e quindi deve permetterci di fare il nostro lavoro. Che consiste nel fare proposte e trovare un'intesa, non certo accettare senza discussioni le offerte della controparte. Nell'interesse di tutti i lavoratori coinvolti". Più defilata, invece, la posizione dell'Sdl. Il coordinatore nazionale Fabrizio Tomaselli assicura disponibilità per la trattativa ma chiede un incontro a Padoa-Schioppa "perché il sindacato non può essere lasciato da solo a decidere". L'attenzione, in queste ore, va al cda della compagnia franco-olandese che oggi potrebbe decidere di proseguire sulla strada della trattativa in attesa del voto, lasciando intatto l'impianto del piano presentato da Jean-Cyril Spinetta ai sindacati italiani nelle scorse settimane. Se dovesse saltare l'opzione francese, il consiglio di amministrazione di Alitalia in calendario per domani, si troverebbe ad un bivio: commissariamento oppure proseguire nel segno della continuità aziendale attuando per le prossime settimane il piano stand-alone di Maurizio Prato, peraltro già in corso di applicazione con 27 aerei già a terra da una settimana che saliranno a 34 entro giugno. Resta infine caldo il fronte politico, impegnato nella campagna elettorale con Alitalia che resta in cima ai pensieri delle coalizioni. "Per la compagnia di bandiera non ci sarà alcun commissariamento, hanno appena fatto un nuovo presidente", ha detto ieri il leader del Pdl Silvio Berlusconi ribadendo l'esistenza di una cordata italiana pronta ad intervenire. Il Pd, invece, continua ad invitare i sindacati "al senso di responsabilità".

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"i francesi non impongano il loro piano" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia I piloti Il presidente dell'Anpac, Berti "I francesi non impongano il loro piano" ROMA - I piloti, spesso ago della bilancia nelle trattative in Alitalia, attendono un segnale da Parigi. Per Fabio Berti, leader dell'Anpac, Air France dovrà "sedersi al tavolo per discutere senza imposizioni". Anpav e Avia sono pronte a fare quel passo indietro richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa 48 ore fa. Voi cosa siete disposti a sacrificare? "L'Anpac ha le idee chiare: noi non faremo passi indietro, né passi in avanti. Solo un vero negoziato potrà dimostrare fino in fondo la volontà di tutti di trattare, non solo la nostra. Il presidente di Air France Spinetta, ha invece mostrato di non voler cambiare nulla del suo progetto. E questo noi non l'accetteremo senza discutere del cargo, che per i francesi dovrà chiudere tra due anni, degli aerei a terra che sono aumentati a dismisura rispetto al piano originario e degli esuberi che vanno ridotti e accompagnati da modalità non traumatiche". Martedì c'è il cda di Alitalia che ha di fronte due sole strade: continuità aziendale o commissariamento. "Se dovesse concretizzarsi la seconda ipotesi le responsabilità sul come ci si è arrivati e sui possibili sviluppi nei giorni successivi ricadranno tutte su governo e azienda. Le conseguenze di un atto simile potrebbero essere catastrofiche per tutti". (lu.ci.).

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Spinetta lascia uno spiraglio ma deve convincere klm - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Oggi il cda di Air France deciderà se proseguire la trattativa Spinetta lascia uno spiraglio ma deve convincere Klm ETTORE LIVINI MILANO - Air France resta in stand by sulla partita Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà l'informativa di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al piano dei sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e fisserà i paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con ogni probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul tavolo a metà della scorsa settimana da Spinetta. Il consiglio non sarà però facilissimo per il numero uno di Parigi. Lui ha già ribadito mercoledì scorso lasciando il tavolo delle trattative che Alitalia è un progetto in cui continua a credere. Nel cda di Parigi c'è però una fazione decisamente meno favorevole di lui a riallacciare i rapporti con Roma, capeggiata in particolare dalla componente olandese di Klm. Una posizione allo stato minoritaria, ma rafforzata nelle sue convinzioni dal rimbalzo del titolo Air France in Borsa dopo la rottura con Roma. Il primo tentativo del fronte filo-Amsterdam sarà oggi quello di calare il sipario definitivo sull'offerta per Alitalia. Spinetta però, confortato in parte dai timidi segnali di apertura delle ultime ore, potrebbe provare a convincerli a lasciare ancora aperto uno spiraglio. Agendo nel rispetto di un mandato che però nessuno a Parigi ha intenzione di allargare più di quanto sia già stato fatto. "Il nostro obiettivo è fare un'operazione che dia un ritorno agli azionisti - spiega una fonte molto vicina ad Air France - se si può fare bene, altrimenti lasceremo perdere". Il problema, piuttosto, è chi farà adesso la prossima mossa. Spinetta non pare aver l'intenzione di riaprire di sua iniziativa la trattativa. E a questo punto non pare nemmeno interessato a risedersi a un tavolo senza certezze di poter arrivare davvero a un accordo. Le diplomazie però sarebbero al lavoro già da qualche giorno. E il filo diretto sarebbe con il Tesoro e il sottosegretario Enrico Letta, impegnato a smussare gli angoli e calmare le acque inquinate dalla vigilia elettorale per rilanciare quella che allo stato è l'unica offerta sul tavolo per salvare Alitalia. Air France, con ogni probabilità, si muoverà solo se riceverà una chiamata diretta dal principale azionista della nostra compagnia di bandiera e se via XX settembre sarà in grado di presentare un progetto quasi definitivo in grado di sbloccare l'impasse una volta per tutte. Non proprio il "prendere o lasciare" dei primi giorni di negoziati, ma qualcosa che è tornato ad assomigliargli molto. Le rigidità e le acrobazie sindacali degli ultimi giorni, del resto, hanno portato molta acqua al mulino degli scettici nel consiglio dell'aerolinea francese. E il corso Spinetta a questo punto dovrà utilizzare anche in casa propria tutta la sua capacità diplomatica per ottenere un ultimo sì a nuove trattative dal fronte Klm.

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"solidarietà e accoglienza saranno alla base dell'expo" - andrea montanari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina XIII - Milano Lo spirito Il pericolo "Solidarietà e accoglienza saranno alla base dell'Expo" Formigoni: condivido l'appello del cardinale L'intervista Bisogna proseguire sulla strada del coinvolgimento di tutte le istituzioni, indipendentemente dal colore politico Non dobbiamo farci prendere dalla fretta, questo è il momento della riflessione per imparare dagli errori degli altri Il presidente non teme la colata di cemento "Sarà un'edizione ricordata per i contenuti" ANDREA MONTANARI "Chi dice che Milano è fredda, ora deve ricredersi. è gelida solo per chi la vede da lontano". Il governatore Roberto Formigoni risponde all'appello del cardinale Dionigi Tettamanzi sull'organizzazione dell'Expo: "Nessuna torre alta duecento metri, sarà l'esposizione della solidarietà". Presidente Formigoni, a giudicare il dibattito di questi giorni non sembrerebbe. "è solo uno stereotipo che dipinge questa città, come chi la abita, solo dedita al lavoro. Intendiamoci: noi siamo orgogliosi che sia così, ma i milanesi perseguono anche gli ideali di bellezza, armonia ed efficienza". Condivide, quindi, l'appello dell'arcivescovo? "Direi di più. Il nostro progetto si basa proprio sul coinvolgimento del paesi che non hanno autosufficienza alimentare. Il tema della tavola e del cibo che si consuma nella convivialità sono un altro concetto classico e cristiano insieme al rispetto dell'ospite". Milano in fatto di accoglienza, però, ultimamente, non ha dato segnali incoraggianti. "Milano e la Lombardia sono le realtà che accolgono più immigrati sia italiani che stranieri. In termini quantitativi siamo certamente i più ospitali. Certo chiediamo ordine e rispetto delle leggi. Siamo giustamente stufi di chi viene qui per fare altro o per vivere a sbafo. C'è un limite che va fatto rispettare". Letizia Moratti è stata molto criticata per i toni usati sabato in piazza Duomo alla festa del Pdl. "Si trattava di comizio elettorale. In questi casi non si possono certo tacere gli errori del governo o le differenze tra i programmi politici". Non trova che lo spirito bipartisan dopo la vittoria si sia un po' perso per strada? "Bisogna distinguere. Quella sull'Expo è stata una vittoria di squadra. Per l'organizzazione andremo avanti sulla stessa strada con il coinvolgimento di tutti, Comune, Regione, Provincia, ma anche i sindaci dei capoluoghi di provincia e le altre regioni, a prescindere dal colore politico. Mi auguro che nessuno si tiri indietro. Altra cosa è la campagna elettorale, che naturalmente auguro alla mia parte di vincere. è giusto che in questo caso emergano le differenze. è il gioco della democrazia. Per il resto sappiamo che al Paese occorrono slancio, riforme da fare con spirito di confronto e collaborazione". Errori da evitare? "Farsi prendere dalla troppa fretta. Questo è il momento della riflessione e del pensiero. Dobbiamo far tesoro degli errori che in passato sono stati commessi da altri. Penso ad Hannover che organizzò l'esposizione del 2000". Teme anche lei l'arrivo di una nuova colata di cemento? "Su questo abbiamo preceduto in nostri critici. Questa edizione dell'Expo non sarà ricordata per le opere infrastrutturali. Siamo nel ventunesimo secolo, ormai non esiste solo l'architettura. Questa sarà l'Expo dell'ambiente, delle università e delle varie reti che ci collegano al mondo. Tutte le realizzazioni dovranno essere utilizzate anche dopo. Nessuna torre alta duecento metri, semmai nuove biblioteche e centri studi. Ma attenzione: l'architettura quando è bella non è una colata di cemento". E Malpensa? "Il suo destino è ormai slegato da Alitalia. L'Expo ha riportato l'interesse delle compagnia sul nostro aeroporto".

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Scontro sul futuro della compagnia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 scenari politici Scontro sul futuro della compagnia Scenari politici --> ROMA Si avvicina l'ora della verità per Alitalia. E in attesa di avere il responso dal Cda di Air France (che oggi deciderà se tornare al tavolo della trattativa), il mondo politico continua a dividersi sul destino della compagnia di bandiera. Se da un lato il Partito democratico rimane saldamente sulla posizione filo-francese, augurandosi che a Jean Cyril Spinetta venga rinnovato il mandato per concludere l'accordo, Silvio Berlusconi da parte sua torna invece a ribadire che sarà una cordata italiana a risollevare le sorti della compagnia di bandiera, una volta fallita la trattativa con Air France. BERLUSCONI CHIEDE TEMPO Il leader del Pdl in ogni intervento pubblico non fa mistero di tifare per una soluzione tricolore. Perchè "sarebbe un colpo - ha ribadito ai microfoni di Rtl 102.5 - sia per l'orgoglio che per l'interesse nazionale" lasciare campo libero ai francesi per "l'assorbimento di Alitalia". Quella di Air France, infatti, per Berlusconi rimane una proposta "irricevibile e offensiva". "È rimasto il governo a fare danni - affonda poi da Palermo - non capisco perchè insistono a continuare le trattative con Air France. Sono convinto che ci sarà una grande compagine, con voglia di partecipazione che può rilevare la compagnia". "ORGOGLIO ITALIANO" Escluso il rischio commissariamento "perché hanno appena fatto un nuovo presidente", il Cavaliere insomma rimane assolutamente certo che la cordata arriverà, ma rimane vago sui tempi, "quando succede succede", si limita a dire. Ma per sapere chi siano gli imprenditori che hanno espresso volontà di rispondere all'appello all'orgoglio lanciato da Berlusconi, bisognerà comunque aspettare che sia chiusa la partita con Air France, come chiarisce anche Bruno Ermolli, il consigliere del Cavaliere incaricato di tastare il terreno nel mondo delle imprese per preparare una alternativa al gruppo franco-olandese. Intanto gli alleati del Popolo della libertà sottolineano come qualsiasi decisione sull'asset nazionale vada presa dal governo che uscirà dalle urne del 13 e 14 aprile e non da "un governo senza maggioranza", come sottolinea Italo Bocchino (An). Bisogna vedere poi "quanta benzina ha ancora Alitalia", dice Giulio Tremonti, probabile ministro dell'Economia di un nuovo governo Berlusconi, ricordando che "tra la riunione del Cda di Air France di oggi e il cambio di governo passerà molto tempo". PD, APPELLO AI SINDACATI Opposta la linea del Partito Democratico, che invita invece i sindacati "al senso di responsabilità", perché, come evidenzia il presidente del Senato Franco Marini, "non si vede ancora una proposta operativa diversa". L'obiettivo prioritario, spiega anche Giuseppe Fioroni resta quella di salvare "dal fallimento la compagnia di bandiera". Si appella alla responsabilità dei sindacati anche Pier Ferdinando Casini, perché, dice "non possiamo accettare quel sindacato che con resistenze corporative determini, come nella vicenda Alitalia, gravi danni sulle casse dello Stato e dei lavoratori". Fuori dal coro la voce della Sinistra Arcobaleno, che difende la posizione dei sindacati: "In una vicenda difficile come quella dell'Alitalia - dice il candidato premier Fausto Bertinotti - in cui le responsabilità sono quelle del governo, e per lunghi decenni sono quelle del management, all'ultimo momento gli esponenti del governo se la prendono con i sindacati. Brutta storia".

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I sindacati: no alle firme in bianco (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 105 I sindacati: no alle firme in bianco Cgil, Cisl, Uil: trattiamo. E le hostess si schierano con Air France --> Cgil, Cisl, Uil: trattiamo. E le hostess si schierano con Air France Disponibili a trattare con Air France, non a subire ultimatum. Cgil, Cisl e Uil chiariscono la loro posizione su Alitalia. ROMA Disponibilità a trattare, perchè nessuno dei lavoratori vuole il commissiariamento. Ma non sarà firmato un accordo in bianco perchè il mestiere del sindacato è trattare per lavoratori in carne e ossa. Arriva dalle colonne dei quotidiani la risposta di Cgil, Cisl e Uil all'ultimatum posto sabato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa. Che aspettava una mossa entro ieri sulla disponibilità a riprendere il negoziato con Air France-Klm sulla vendita di Alitalia avvertendo che dietro l'angolo c'è l'irreparabile. SNODO CRUCIALE In agenda, infatti, ci sono due importanti appuntamenti: oggi il consiglio di amministrazione del gruppo d'Oltralpe, a cui Spinetta riferirà delle ragioni dello stop al dialogo e chiederà come procedere; domani, sarà il board di Alitalia a riunirsi con il neo presidente Aristide Police, per completare l'esame della situazione finanziaria e patrimoniale e vedere se c'è continuità aziendale. Visto che le casse sarebbero sufficienti ad andare avanti pochissimi mesi e, senza la prospettiva di un compratore, potrebbe essere a rischio un prestito ponte da 300 milioni su cui Tesoro si era detto disponibile. Il 3 aprile, il cda aveva detto che la proposta d'Oltralpe è ancora "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". "Con Parigi si può ancora trattare", assicura il leader della Cgil, Guglielmo Epifani in un'intervista alla Stampa aggiungendo che non c'è "nessunissima preclusione a discutere con Air France". Auspica la riapertura del confronto la prossima settimana "senza drammatizzazioni, in tempi rapidi, risolvendo però alcuni problemi aperti" perchè "non vogliamo il commissariamento" di Alitalia. Chiede un vero negoziato, "un minimo di tempo necessario per arrivare a un compromesso". Epifani non contesta la strategia industriale di Air France ma chiede "qualche investimento in più sulla flotta, di tenere qualità e manutenzione dentro" Alitalia, "come avviene in tutta Europa. Non è massimalismo". Quanto a cordate alternative, "già oggi - conclude - chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare un'Opa. È chiaro che di fronte ad un fallimento molti possono essere tentati, anche chi oggi nega o smentisce il suo interesse". CISL, UIL E HOSTESS Il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni assicura la disponibilità "a negoziare" ma avverte che il sindacato "non firma accordi in bianco". La mossa davvero nuova semmai, sottolinea, "sarebbe vedere il Governo fare un passo avanti". Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, in un'intervista al Corriere della Sera, ricorda che "il nostro mestiere è trattare per i lavoratori in carne e ossa e un accordo è buono se viene accolto bene dai lavoratori". Su Alitalia, chiarisce, i sindacati hanno solo chiesto "più aerei. Siamo pronti a discutere di produttività e tutto il resto purchè ci siano più aerei". Dal fronte degli assistenti di volo, Anpav e Avia chiedono che si riapra "immediatamente il confronto con Air France-Klm" a cui non c'è un'alternativa credibile mentre oggi lo steward Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia, e da tre giorni in sciopero della fame contro la rottura dei sindacati con Air France, manifesterà a Fiumicino con vistosi cartelli.

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Sciopero della fame a Fiumicino (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del PROTESTE Sciopero della fame a Fiumicino È giunto al terzo giorno di sciopero della fame per protestare contro l'atteggiamento dei sindacati nella trattativa sull'acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm. E oggi Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia, si recherà a Fiumicino, dove manifesterà con vistosi cartelli. "Voglio far pressione sui sindacati, affinchè si rendano conto della situazione - spiega Gianluca Morale, che da tre giorni non mangia cibo, ma beve solo sostanze liquide e viene seguito telefonicamente da un medico - la proposta di Air France non è certo tutta rosa e fiori, ma le organizzazioni sindacali devono accettarla".

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Da Pan Am a Swissair: quando l'aristocrazia del volo resta a terra (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del L'INCHIESTA Da Pan Am a Swissair: quando l'aristocrazia del volo resta a terra di Oreste Pivetta S'arrivasse davvero al fallimento, Alitalia non sarebbe la prima compagnia a rimanere a terra. Gli americani,sempre all'avanguardia, hanno pure scovato la parola giusta: grounding, fermi in pista. Proprio loro, gli americani, campioni del libero mercato, vantano una grande esperienza. Nobilissime e storiche società affogate tra i buchi del bilancio, lasciando in strada migliaia di lavoratori, tradendo masse di azionisti. Molte altre si sono salvate grazie ad una legge congela debiti, chiamata Chapter 11: consente di non pagare i debitori in attesa che la ristrutturazione si completi. Ne hanno approfittato compagnie d'alto prestigio: Delta Airlines che sotto "amministrazione controllata" c'è stata dal 2005 fino al maggio dell'anno scorso. Aveva un debito da venti miliardi di dollari, ha licenziato novemila lavoratori (gliene restano cinquantamila), ha ridotto gli stipendi del 30 per cento, ha tagliato di tre miliardi i costi. Ha investito molto, ridisegnando le proprie rotte. S'è rilanciata con una cura che si capisce pesantissima. Ha avuto fortuna. Si parla di una sua fusione con Northwest Airlines, altra compagnia sotto il miracoloso Chapter 11. Che non fa sempre miracoli. Una delle più gloriose compagnie americane, quasi un simbolo, la Twa, negli anni novanta vi ricorse undici volte: inutilmente e nel 2001 finì per due miliardi di dollari sotto l'insegna della American Airlines. Molto prima di Twa atterrò malissimo Pan Am: una disastrosa situazione finanziaria e in aggiunta il celeberrimo Airline Deregulation Act, promulgato il 24 ottobre 1978, sotto al presidenza Carter. Con il tracollo di Pan Am (e di altre compagnie importanti, come Braniff e Eastern) s'entra nel regno delle vittime della deregulation. Nell'era precedente il mercato era governato da un ente federale, il Civil Aeronautics Board, che assegnava le rotte, una per ogni compagnia, decideva l'aereomobile da utilizzare, stabiliva i prezzi dei biglietti. L'Ada del '78 cancellò questa sorta di oligopolio ben temperato. Pan Am fallì nel '91: non resse all'urto dei suoi conti in rosso e della concorrenza. Era troppo pesante, burocratica, incapace di adattarsi alle novità del tempo. L'America è sempre generosa: di storie fallimentari ne avrebbe da raccontare molte altre, anche recenti, da Ata Airlines ad Aloha Airlines, che per ora viaggiano sotto la tutela del Chapter 11, a Champion Air, che proprio fra un mese finirà grounding. Tutto normale. È la legge del libero mercato: meno protezioni, più rischi di impresa. Qualche volta si dovrebbe pensare al calcolo, all'azzardo della speculazione: cose da rapine. Come definire in altro modo l'avventura dell'irlandese JetGreen Airways? Nel mese di maggio 2004 inaugurò il primo volo, low cost verso Malaga e Alicante al prezzo di un euro incluse le tasse, volò una settimana, poi chiuse. Nel frattempo aveva venduto quarantamila biglietti, mai rimborsati. Di ben altro peso il fallimento di Swissair, che trascinò con sè anche la controllata Sabena. Swissair era un fiore all'occhiello, la compagnia aerea di Berna, nata nel 1931, che gareggiava con le migliori per puntualità, stile, eleganza dei servizi, la "banca volante" grazie alle sue alte riserve di liquidità e le sue partecipazioni in attività no core. Un simbolo delle fortune rossocrociate, fino a un "martedì nero" di sette anni fa, quando due aerei Swissair furono posti sotto sequestro a Heathrow, mentre Shell e Bp pretendevano pagamenti cash per il pieno. L'avvio della caduta risaliva a una decina di anni prima, quando anche gli svizzeri dovettero fare i conti con la prima guerra del Golfo, con la concorrenza dei voli low cost e con l'aumento dei costi. Il tentativo di un'alleanza con Klm e Sas fallì a causa di resistenze di bandiera. Si puntò allora su un grande polo aereo e in tale ottica venne rilevato il 49,5% della belga Sabena per 260 milioni di franchi svizzeri, nonostante i debiti della compagnia di Bruxelles. L'incidente di Halifax, in Canada, il 3 settembre 1998 con 229 vittime, azzoppò l'alleanza Qualyflyer di cui faceva parte insieme a una decina di altre compagnie. L'attentato alle Torri Gemelle seguito a una gestione dispendiosa e disastrata portarono al drammatico annuncio di Swissair il 2 ottobre 2001: "Non abbiamo i soldi per il carburante". Passeggeri a terra, circa 3.000 esuberi. Il buco colossale, pari a 10 miliardi di dollari, valeva quasi quaranta volte la ricapitalizzazione della società. Dramma tra i campanili elvetici. La rinascita della "rossocrociata" avvenne, dopo un anno, sotto il più agile marchio "Swiss" a fine marzo 2002. Contribuirono capitali freschi per 2,7 miliardi di franchi messo a disposizione dal governo, da alcuni cantoni e da investitori privati, in primo luogo le banche, Ubs e Credit Suisse, e poi Novartis, Swisscom, Nestlè, con il sacrificio della "regionale" Crossair (che venne assorbita). Più pesanti riduzione del personale, che si attestò a quota diecimila dipendenti. Seguì un'allenza con American Airlines per aggredire il mercato Usa. Non fu una partita semplice, le polemiche imperversarono: attacchi al management (Mario Corti fu il capo dell'ultima fase), troppo pagato, troppo attento agli interessi degli azionisti, accusato di aver taciuto troppo a lungo le vere condizioni di salute dell'azienda; attacchi all'ufficio federale per l'aviazione che non avrebbe controllato; attacchi al governo, che non avrebbe saputo leggere la situazione e governare l'emergenza. La bandiera svizzera comunque tornò a volare. Nel 2005 Lufthansa rilevò il 49 per cento di Swiss, per settanta milioni di franchi e la gestione della compagnia. Nel 2007 l'operazione venne completata: tutte le azioni finirono nella borsa del gruppo tedesco Swiss. La compagnia ha ripreso a riassumere. Molti dei manager Swissair (compreso Corti) finirono sotto processo per il fallimento: tutti assolti. Una delle ragioni del disastro svizzero fu, secondo alcuni, l'operazione Sabena. La compagnia di bandiera belga, tra le più antiche in Europa, era stata rilevata da Swissair, con l'idea di dar corpo a un gruppo più adatto ad affrontare la sfida della globalizzazione. Ma Swissair fu contestata, per aver rinunciato ad una pesante riorganizzazione delle rotte e delle forze: "Non è possibile - scrissero i giornali - volere la fusione di due compagnie aere e pretendere di non tagliare neppure una rotta". Il 7 novembre 2001, dopo 78 anni di attività durante i quali non cessò mai di sviluppare la sua rete mondiale con un occhio speciale all'Africa, Sabena lasciò gli aerei a terra con un "rosso" di 2 miliardi di euro su 2,4 di giro d'affari. Ma fece il miracolo: lo stesso giorno, rinacque come società privata grazie a investitori che misero sul piatto 200 milioni di euro per farla ripartire con il nome provvisorio di Dat (Delta Air Transport), riassumendo però solo 2.500 dipendenti su un organico di 7.500 persone. Qualche anno dopo, il 17 novembre 2005, Dat e Virgin, la compagnia di Richard Branson, annunciarono di fondersi per dare vita alla Brussels Airlines. Anche l'Italia ha la sua storia di fallimenti o quasi fallimenti: delle ventotto licenze concesse dall'Enac dal 1993 solo cinque o sei sono ancora operative. In un elenco "storico" di compagnie italiane si può trovare di tutto: da Minerva Airlines, nata per "valorizzare" l'aereoprato di Crotone, alle più note Gandalf e Volare (alle quali è già capitato di portare i libri in tribunale) alle travagliatissime Alpi Eagles e Eurofly. Ogni fallimento ha la sua storia. Leggendo di Delta o di Swissair, si ritrova però un paio di tratti in comune: il primo sta nell'incapacità del management, strapagato e straliquidato; il secondo in una voce del risanamento, sempre la stessa: il taglio degli organici.

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Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi / Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il consiglio d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a decidere come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è diventato la cessione della compagnia di bandiera italiana. I consiglieri di Air France dovranno decidere, in base alla relazione che il presidente del gruppo Jean-Cyril Spinetta presenterà, se continuare a giocare subito, saltare la mano o alzarsi dal tavolo. Delle tre opzioni la più probabile potrebbe essere l'attesa. Questo perché Spinetta vuole che la partita si chiarisca in Italia e non a Parigi. Il numero uno di Air France ha già fatto sapere che se tornerà lo farà per firmare e non per trattare. Resta da vedere che cosa. Non la bozza proposta dai sindacati nell'ultimo incontro che prevedeva l'ingresso di Fintecna. Le diplomazie, governo e sindacati, stanno lavorando, ma al momento le distanze rimangono. Inoltre, fra meno di una settimana si conoscerà il colore del nuovo governo. Che vinca Berlusconi o Veltroni qualche differenza la fa visto che il Popolo delle libertà si è schierato a difesa dell'italianità e il suo leader si è fatto promotore della formazione di una cordata italiana (tra l'altro per ora inesistente). Inoltre qualche altro giorno di tempo potrebbe rompere in modo definitivo la compattezza delle otto sigle sindacali. Già ieri qualcosa è successo. Mentre tutti e tre i leader confederali, Epifani, Bonanni e Angeletti, hanno ribadito, seppure con sfumature diverse, la disponibilità a tornare al tavolo della trattativa con Air France, le organizzazioni che rappresentano gli interessi degli assistenti di volo, Anpav e Avia (che rappresentano gli assistenti di volo) hanno saltato lo steccato. Con Air France è "l'unica, vera reale proposta che esiste", ha spiegato tra l'altro l'Anpav, denunciando "una campagna scandalosa che è tesa a generare solo un irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia stessa". Infine c'è anche un altro aspetto da tenere in considerazione che fa propendere l'ago della bilancia sull'attesa. Rompere oggi significherebbe dare la possibilità agli altri soggetti, potenzialmente interessati, a rientrare in gioco. Air One è alla finestra, in attesa che si apra uno spiraglio, con un eventuale definitivo passo indietro di Air France, per ottenere la due diligence sui conti e valutare l'ipotesi di costruire un'alleanza per lanciare un'offerta. Lufthansa, che ha fatto trapelare in questi giorni tutto il suo interesse per il mercato italiano, potrebbe tornare protagonista. La posizione della compagnia tedesca è nota da tempo ma oggi il contesto è mutato. Il contratto fra Alitalia e Air France è decaduto non essendosi verificate le condizioni poste dalla compagnia. In sostanza, la trattativa in esclusiva è conclusa e il campo, almeno formalmente, è libero. Da qui alla possibilità che venga formulata una vera e propria offerta alternativa la strada non sembra comunque breve. Se Air France deciderà di attendere, l'attenzione si sposterà sul consiglio di amministrazione di Alitalia di domani chiamato a verificare la sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale. Mercoledì, poi, verifica con i sindacati sul piano stand alone dell'ex presidente Maurizio Prato. Che dal primo aprile ha messo a terra già 27 aerei. Che corrispondono a circa 300 piloti e 400 assistenti di volo. I quali per ora non sono esuberi perché non c'è stato ancora un accordo per ammortizzatori sociali.

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Salute dei denti, un diritto in più (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Salute dei denti, un diritto in più Livia Turco C hiunque può rendersene conto. Un sorriso sano e bello è un indiscutibile indicatore di classe. Perché ancora oggi, nonostante il nostro Paese abbia ormai consolidato un sistema di cure universale e solidaristico, la cura e il benessere dei denti sono solo marginalmente tutelati dal servizio pubblico. E così un bel sorriso, soprattutto ad una certa età, diventa un fattore discriminante. E spesso può sfoggiarlo solo chi può permetterselo, con sacrifici economici a volte anche molto impegnativi. Insomma è un po' come se i denti e il loro stato di salute fossero assimilati a un problema di salute quasi accessorio, come può essere una calvizie o un difetto estetico del nostro corpo. E non invece a una delle patologie che si possono e si debbono prevenire e che si possono e si debbono curare nell'ambito della sanità pubblica. Per tutti, senza discriminazioni di reddito. Far rientrare la salute dei denti nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Ssn è stata quindi per me anche una battaglia di civiltà e di equità. E l'ho condotta su due fronti. Il primo è stato quello di far sì che nella revisione in atto dei livelli di assistenza garantiti dalle Asl, fosse rafforzato quanto già disposto nei vecchi Lea. E cioè la prevenzione primaria per i bambini, l'assistenza gratuita per le fasce più deboli e l'assistenza gratuita per tutte quelle persone affette da malattie gravi che si ripercuotono sulla salute dei denti, come il diabete o l'ipertensione. Il secondo intervento è stato quello di dare il via alla sanità integrativa del Ssn, sbloccando l'istituzione dei Fondi sanitari pubblici e chiarendo bene il paniere delle prestazioni offerte dai vari Enti, Casse e Società di mutuo soccorso no profit che, già oggi, forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle fornite dal Ssn a più di 15 milioni di italiani. Con il decreto che abbiamo varato nei giorni scorsi queste istituzioni saranno infatti obbligate a garantire nel loro listino anche la salute dentale, pena la perdita dei vantaggi fiscali di cui godono. Ma non ci vogliamo fermare qui. Nel programma del PD la cura dei denti diventa un diritto in più da offrire ai nostri cittadini. E lo vogliamo fare, anche in questo caso, agendo su due piani. Intanto rafforzando ulteriormente i Lea del Ssn prevedendo che sia garantita, a tutti i bambini dai 6 anni in poi, la sigillatura della dentatura definitiva per prevenire la carie dentale e per evitare patologie anche gravi in età adulta. E poi dando vita a un vero e proprio "Fondo pubblico per l'odontoiatria", cui possano aderire i cittadini che non hanno la possibilità di iscriversi ai fondi contrattuali e alle mutue volontarie. Questo fondo, dietro corresponsione da parte del cittadino di un contributo annuo di importo contenuto, metterà a disposizione, tramite convenzioni con i dentisti, un pacchetto di prestazioni adeguato a garantire le principali cure dentarie. Questa proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una conferenza stampa cui hanno preso parte anche moltissimi esponenti della sanità italiana e delle associazioni di cittadini, che da anni vigilano e intervengono attivamente per spingerci a migliorare sempre di più il nostro sistema sanitario. Una sanità che, due anni fa, all'inizio del mandato di Governo, trovammo allo sbando. Con poche risorse, nessun investimento, una crescita incontrollata della spesa e una conflittualità permanente tra Governo e Regioni sulle politiche e le soluzioni da adottare. Se non fossimo intervenuti con decisione la sanità pubblica italiana avrebbe fatto la fine dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più solido perché abbiamo ristabilito una cabina di governo comune tra Stato e Regioni e perché abbiamo rifinanziato adeguatamente il sistema. Sia per garantire migliori livelli di cura che per riammodernare ospedali e strutture sanitarie territoriali. E poi aggredendo il deficit cronico della sanità, sottoscrivendo accordi specifici con tutte le Regioni in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della spesa senza tagliare le prestazioni ai cittadini. Il risultato di questi piani di rientro sarà il pareggio entro il 2010. E i primi risultati già si vedono. Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di solo lo 0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il quinquennio Berlusconiano. E questo pur avendo aumentato le risorse per il Ssn di ben 10,5 miliardi di euro in due anni. È su queste basi solide e concrete, rafforzate dall'impegno per il superamento delle liste d'attesa, per lo sviluppo della medicina territoriale e per il riammodernamento di tutta la rete ospedaliera nel segno della qualità e della sicurezza delle cure, che siamo convinti si possa vincere anche la sfida per dare agli italiani, a tutti gli italiani, il diritto ad un sorriso sano. Sgravando i bilanci delle famiglie di una spesa privata di oltre 15 miliardi di euro l'anno. Un bel sorriso in salute per tutti. Si può fare, si deve fare.

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"Grande coalizione? Senza Silvio o Walter premier" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

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"Sì alla Grande coalizione, ma senza che siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier Ferdinando Casini comincia l'ultima settimana da candidato premier ma già guarda al dopo-voto, a quando - si dice "convinto" - nessuno dei due partiti maggiori avrà una maggioranza per governare. Dialogando in videochat con i lettori de La Stampa, Casini promette che non tornerà mai a fare da stampella a Berlusconi, "è il nostro elettorato che ce lo chiede", ma che non seguirà l'ex alleato Marco Follini sulle tracce del Pd, "tanto per essere chiari". Eppure le sirene dal Pdl si fanno insistenti. Anche Bossi ha detto: "Casini ha già nostalgia, tornerà alleato". "Io ho tanti difetti ma sono sempre stato leale con i miei elettori e non sono mai venuto meno agli impegni. Oggi contraggo un patto: non saremo disponibili a sostenere un governo né con il Pdl né col Pd" E che tipo di opposizione farete allora? "Posto che non voteremo la fiducia a nessuno dei due, valuteremo con pragmatismo caso per caso se appoggiare o meno i disegni di legge che arrivano in Parlamento". Ma la sua speranza è che ci sia una Grande coalizione, giusto? "Dipende. Se fosse un inciucio, noi diremmo no e saremo le sentinelle perché questo non succeda". Altrimenti? "Altrimenti non è detto che non governeremo. Se ci fosse un'ipotesi alta, tipo quella scelta dalla Germania, perché no?" In Germania governa la Merkel, che era candidata per una delle due parti. "Ah no. Da noi dovrebbe essere figura terza". La Dc è toranta protagonista grazie anche al bailamme della riammissione di Pizza. Quanto vi costerà un altro simbolo dello scudo crociato in termini di voti? "Zero" Senta, tra le tante lettere che ci sono arrivate, molte riguardano le candidature, non aprrezzate almeno dai nostri lettori, di Cuffaro e De Mita. "De Mita per noi è importantissimo perché è il simbolo di quella parte di elettorato del partito democratico che ha scelto di votare noi. In più lo devo ringraziare perché invece di candidarsi comodamente alla Camera si è messo in gioco al Senato". E Cuffaro? "Cuffaro è stato inquisito per mafia ed è stato assolto, sono rimaste due accuse per favoreggiamento per cui è stato condannato, si è dimesso in attesa del secondo grado. L'innocenza va presupposta finché la giustizia non ha finito il suo corso". Si parla molto in questi giorni di "schede confuse", ma in realtà gli italiani all'estero che hanno già votato non hanno trovato grosse difficoltà. Lei che idea si è fatto? "Non penso sia più difficile delle altre volte. Credo che sia un modo per distogliere l'attenzione dai veri problemi del Paese". Un po' come Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato e l'ho denunciato fin dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare perdere loro il lavoro". Ovviamente i lettori chiedono al candidato premier del partito centrista cosa ne pensa dei temi eticamente sensibili. "Penso che debbano entrare in campagna elettorale come tutti gli altri. Chi dice il contrario non vuole affrontare temi che lacerano al proprio interno" Sì ma nei fatti? Sui Dico che pensate? "Diciamo sì a forme di tutela di diritti individuali ma senza equiparazione alla famiglia". E sul divorzio? Le chiedono di accorciare i tempi "Poiché sono divorziato, penso che questa legge vada benissimo. Qualche elemento in più di riflessione è necessario per una scelta più serena".

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Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it Ma quale (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)

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Stampa Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "Ma quale ... Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "Ma quale debolezza, che paura di perdere. Sono assolutamente certo della nostra vittoria conosco i dati e ormai il distacco nei loro confronti è assolutamente incolmabile". Berlusconi all'indomani delle frecciate polemiche del ministro dell'Interno Amato, rilanciate dal vicesegretario del Pd Franceschini, insiste con la polemica sulle schede elettorali. Il Cavaliere non ci sta a essere accusato di usare il problema delle schede per pararsi le spalle da una possibile sconfitta come dice la sinistra. "Questa questione delle schede elettorali non l'ho sollevata io" replica Berlusconi. "Non è una mia iniziativa. Sono stati loro, quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema. Io ho visto le schede e ho concordato che c'è la possibilità di incertezze e confusione". Poi ha ribadito che "c'è tempo per rifare le schede". Ieri Berlusconi ha fatto una puntata in Sicilia, prima a Palermo e poi a Catania e nei due comizi ha sferrato un attacco a tutto campo, a Veltroni ma anche al suo ex alleato Casini. Il leader del Pd parla di una grande rimonta? "Questa è la rimonta spettacolare - replica Berlusconi al Palacatania, indicando la platea e raccogliendo l'ovazione del pubblico. "Quella di Veltroni è solo una delle sue tante spettacolari bugie. Offre la luna perchè sa che al governo non ci andrà mai". Poi elenca, tra gli applausi della folla, "i rischi" a cui incorrerebbe il Paese in caso di vittoria del Pd: "Votare Veltroni significa più tasse, più clandestini, meno sicurezza e probabilmente Di Pietro ministro della Giustizia". E al nome dell'ex pm la platea si è scatenata con una valanga di fischi. Berlusconi nei due comizi siciliani rilancia tutti i temi della campagna elettorale, dal taglio delle tasse ("Ridurremo l'aliquota massima delle imposte al 33%") agli aiuti alle famiglie meno abbienti, dall'Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia, ma lo accontento subito, ricordandogli che negli anni del nostro governo abbiamo arrestato 30 pericolosi mafiosi e il loro capo supremo". Incalzando la folla assiepata sotto il palco ha urlato: "Noi siamo incompatibili con la mafia, non vogliamo i loro voti". Una frecciata la riserva come al solito a Casini. Rivolgendosi alla platea catanese: "Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito Casini. Voi non vi siete mai spostati, siete rimasti sempre nella casa del Pdl. è Casini che se n'è andato". Poi smentisce l'ipotesi di accordi post elettorali con l'Udc. "Non ci potranno essere alleanze perchè ci sarà una parte che vince e una che perde, nessun governissimo. E poi difficilmente l'Udc sarà rappresentata in Parlamento. Mi sembra molto improbabile, se non impossibile, che Casini riesca a superare lo sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato". Quindi torna sul tema del voto utile: "Un elettore di centrodestra che vota Udc è un masochista, fa solo un favore a Veltroni e regala il suo voto alla sinistra".

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Crisi Alitalia, ultima chiamata (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Crisi Alitalia, ultima chiamata Oggi consiglio Air France. Duecento dipendenti iniziano lo sciopero della fame L'appello degli assistenti di volo: firmiamo con Parigi. Il board domani valuterà la continuità aziendale ROMA - Ce la farà il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta a convincere il board del gruppo franco olandese a proseguire la trattativa per chiudere la partita su Alitalia? Oggi il consiglio di ammini-strazione, riunito a Parigi, dovrà decidere se rinunciare o dare a Spinetta qualche margine finanziario in più. Il sindacato è convinto che Air France non mollerà la presa. Claudio Claudiani, responsabile trasporti della Cisl ne è quasi certo: "Il gruppo franco olandese non farà cadere l'opzione privilegiata per acquisire la nostra compagnia di bandiera". Un assist a favore dei francesi arriva da 200 dipendenti Alitalia che oggi si aggiungeranno allo steward Gianluca Morale nel continuare uno sciopero della fame per sostenere la validità della proposta Air France- Klm. Così come gli assistenti di volo dell'Anpav e dell'Avia tornano a chiedere a tutti i soggetti coinvolti di riaprire la trattativa "perché, allo stato dei fatti, quella di Air France è l'unica alternativa credibile ". Domani si riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia che dovrà valutare quanta "benzina" finanziaria è rimasta nelle casse della compagnia per trovare una soluzione diversa dal commissariamento. Poca, con tutta probabilità, se ha un senso l'allarme-ultimatum lanciato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa quando l'altro giorno paventava "conseguenze irreparabili". Ma la settimana che si apre oggi, nonostante i due appuntamenti cruciali di Parigi e Roma, non sarà probabilmente decisiva. Si dovrà aspettare quella successiva, dopo l'apertura delle urne. Lo stesso Spinetta, nei giorni precedenti la rinuncia al negoziato, aveva ammesso che in ogni caso mancavano due paletti vincolanti: la rinuncia da parte della Sea della richiesta di danni e il via libera dal futuro governo. Sullo sfondo le ultime sciabolate politiche con Silvio Berlusconi che continua a difendere l'italianità di Alitalia. "Se finisse nelle mani di una compagnia concorrente - ha detto - sarebbe un colpo al nostro orgoglio e ai nostri interessi nazionali". Roberto Bagnoli Il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Oggi la compagnia decide su Alitalia.

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Bonanni: Spinetta? Tornerà (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE "I francesi non si sono impauriti per la casta sindacale, ma per la campagna elettorale" Bonanni: Spinetta? Tornerà Il leader Cisl: dopo il voto ci sarà la fila dei compratori ROMA - "L'altra casta", per Raffaele Bonanni, non è un libro-inchiesta sul sindacato. "Il fatto è", dice il segretario della Cisl "che ogni tanto dal piano di sopra, mandano giù qualcuno nella corte dei miracoli a istigare invidia sociale e a mettere zizzania". E naturalmente sopra c'è "la vera casta", "quella che ha ereditato potere e denaro, possiede i mezzi di informazione e li usa". Tutto sommato, aggiunge, "non c'è problema, basta sapere da dove viene la predica". Autoreferenziali, intoccabili. è così? "I signori della casta vera, che non conoscono la democrazia, dimenticano che siamo il corpo della società sottoposto più di ogni altro alla verifica del consenso". Il sindacato non è un potere? "E' un contropotere che si costruisce con la fiducia di milioni di lavoratori, che pagano pure da 120 a 180 euro l'anno per essere rappresentati. è un potere molto pallido che ha un compito difficile di riequilibrio nella società democratica" Ma ai francesi ha fatto paura... "Mica l'abbiamo fatto scappare noi Spinetta. E comunque tornerà, sono sicurissimo". E perché avrebbe mollato? "Spinetta s'è trovato proprio come noi in mezzo a una campagna elettorale assurda, incasinatissima, dove tutti hanno fatto di tutto per strumentalizzare quest'affare dell'Alitalia. Ha preso la palla al balzo e se n'è andato. Ma tornerà: ha lavorato due anni e mezzo, sottobanco e poi sopra, per prendersi Alitalia". Sottobanco? "Il contorno di questa vicenda mi sfugge. Non so qual'è il compromesso tra il governo e i francesi". Sicuro che ci sia stato? "Il governo, o meglio alcuni governanti, hanno scelto in silenzio e ci hanno lasciato al buio. Ma non mi puoi dire: sottoscrivi questo accordo perché sennò salta tutto. E noi che ci stiamo a fare?" L'accordo con voi l'ha posto Air France come pre-condizione. Forse temendo il veto della casta? "Abbiamo tanto potere di veto che quando nel 2004 denunciammo che l'azienda stava andando a rotoli dopo la ricapitalizzazione, se ne sono altamente sbattutti. Strapagavano Cimoli mentre si dimenticava di partecipare alla gara per i voli in Sardegna. La Cisl sparò a zero. Niente" Perché Air France tornerà? "Figuriamoci se davanti alla prima controproposta sindacale, dico la prima, e dopo quello che ha fatto, Spinetta infila la porta e addio. Ma dove s'è mai visto? Manco fossimo dei gangster che gli hanno messo la pistola alla tempia. Vedrete, tra dieci giorni sarà tutto diverso. Air France vorrà chiudere a tutti i costi e verranno fuori gli altri. Ci sarà la fila". Per l'Alitalia? "L'Alitalia è un'azienda ormai cotta. è il mercato italiano del trasporto aereo che fa gola. Spinetta non è un filantropo, vuole fare un affare. E non si può lasciare a lui la chiave di tutto: l'occupazione, le infrastrutture, l'assetto del mercato. Al tavolo deve esserci pure il governo" Gli altri pretendenti chi sarebbero? Vede con favore la cordata italiana organizzata da Berlusconi? "Io sull'Alitalia la vedo esattamente come Rifondazione, e non dica che fanno il gioco di Berlusconi". Sull'Alitalia col Prc, sulle pensioni con Prodi e Padoa-Schioppa. "La Cisl cerca appoggi dovunque possibile per difendere i suoi lavoratori. Sarebbe preoccupante il contrario. Avere un legame che prescinde dai comportamenti, questo sì sarebbe da casta. Decidiamo secondo quello ci interessa come organizzazione sindacale". Quindi non esistono governi amici o nemici del sindacato? "Abbiamo discusso tanto con la Cgil di questo, e vedo che anche loro stanno cambiando idea. Per noi no, non esistono governi amici o nemici, esistono i fatti. Se sono buoni per i lavoratori li accetto, sennò li rifiuto ". Mario Sensini Il segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni: dopo le elezioni salirà l'interesse del mercato per Alitalia T. Padoa Schioppa \\ Non si può dire ai sindacati: sottoscrivi questo accordo, perché sennò salta tutto.

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Morale, lo steward allievo di Pannella (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 12 categoria: REDAZIONALE Il personaggio Morale, lo steward allievo di Pannella (al.ar.) Sono quattro giorni che Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo dell'Alitalia, è in sciopero della fame. Protesta per far pressione sui sindacati affinché accettino l'offerta Air France per la nostra compagnia di bandiera. Con lui oggi saranno in sciopero simbolico altre 200 persone: "Dipendenti, ma anche familiari e pensionati dell'Alitalia", dice Morale che garantisce di avere dalla sua oltre duemila dipendenti della compagnia aerea. Non soltanto: "Ci sono una decina di persone che stanno facendo lo sciopero della fame con me. E tra questi Leandro Albertoni dell'Anpav, il sindacato che l'altra notte ha rotto il fronte sindacale". Non è nuovo alla protesta non violenta dei digiuni Gianluca Morale: "Sono cresciuto politicamente con Marco Pannella ed Emma Bonino: a 12 anni ero già iscritto ai radicali e già protestavo insieme con loro". Gianluca Morale.

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Corradi-Alitalia, piccoli enigmi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Corradi-Alitalia, piccoli enigmi Qualcuno nei salotti finanziari della Capitale è convinto che non sia una semplice coincidenza. Orlando Corradi, patròn di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella produzione di cartoni animati, il 3 aprile con una nota aveva offerto la propria disponibilità, "a titolo personale " a investire fino a due milioni di euro nella cordata italiana per salvare Alitalia, auspicata da Silvio Berlusconi. Fin qui nulla di strano. Appena due giorni prima, però, Mondo Tv aveva comunicato ai mercati di aver siglato, attraverso le controllate Mhe e Moviemax Italia, un importante accordo commerciale con Rti, gruppo Mediaset, cioè famiglia Berlusconi. E come se non bastasse fra gli azionisti di Moviemax Italia figura Marco Jacopo Del-l'Utri, figlio di Marcello, fedelissimo del leader del Pdl. Insomma, c'è chi pensa che dietro l'offerta di Orlando Corradi per Alitalia ci sia in qualche maniera un atto di cortesia nei confronti del Cavaliere. Perché l'imprenditore di Busto Arsizio trapiantato a Roma non si è fatto avanti direttamente con Mondo Tv? Perché nella sua società fra gli azionisti, sia pur indirettamente e con una quota di minoranza, c'è fra gli altri una persona che non vanta certo rapporti idilliaci con Berlusconi: è Carlo De Benedetti, che possiede una quota della Banca Intermobiliare (partecipata dalle famiglie Segre e Ligresti), istituto che a sua volta ha un consistente pacchetto di azioni nel gruppo dei "cartoon". p_foschi@yahoo.it Orlando Corradi.

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Rutelli allo sprint <Subito nuove piste ciclabili> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-07 num: - pag: 4 categoria: REDAZIONALE Pd A un disturbatore: con Silvio saresti a Guantanamo Rutelli allo sprint "Subito nuove piste ciclabili" Sui campi rom: "Si cambia" "Sarà una settimana di incontri con gli indecisi. Lavoreremo soprattutto per convincerli". Il candidato del centrosinistra Francesco Rutelli lo dice al Quadraro, luogo storico per la Resistenza romana: lì, nell'aprile del 1944, furono rastrellati mille uomini tra i 16 e i 55 anni; il quartiere, considerato un covo di partigiani, fu circondato alle cinque del mattino: chi venne catturato ebbe in premio un triangolo rosso sul petto, e fu portato immediatamente nei campi di concentramento; nel 2004, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito al Quadraro, unico quartiere romano, la medaglia d'oro al merito civile. Non è dunque un luogo qualsiasi quello da cui Francesco Rutelli apre la settimana che conduce alle urne. Alla "street parade" che attraversa il quartiere c'è anche Maurizio Costanzo: "Rutelli è una persona onesta. Non è mai stato impicciato in storie sui giornali: oramai l'onestà è un optional. Quindi è giusto ricordare che lui lo è, onesto". Dice anche una cosa che, scaramanticamente, fa piacere al centrosinistra: "La mia presenza di oggi è un replay del 1993, quando accompagnai Rutelli nella sua prima uscita da sindaco e spero di poterlo rifare per il ritorno". Al Quadraro, Rutelli, dice che "dobbiamo ascoltare anche le voci critiche della città, ascoltare con attenzione tutte le preoccupazioni e le insoddisfazioni, perchè i progressi di Roma sono molti ma ce ne sono altri da fare, legati soprattutto alla perdita di potere d'acquisto delle famiglie e alla cura e al decoro della città". Rutelli viene invitato sul palco di premiazione della pedalata amatoriale che si svolge ogni anno in ricordo del rastrellamento compiuto dai nazifascisti. "Per le strade di questi quartieri - dice Rutelli - e per una delle pagine più popolari e delle atrocità più grandi fatte a Roma ". Rispondendo a ch chiedeva maggiore sicurezza e tutela per gli amanti delle due ruote Rutelli risponde: "Se sarò eletto ci vediamo subito dopo per un piano per le piste ciclabili, le trasversalità per i quartieri e per un riassetto da costruire insieme con le associazioni dei cicloamatori". Dice sorridendo, Rutelli, che "come ciclista sono una schiappa ma sono un amante delle due ruote". Il candidato alla Provincia, Nicola Zingaretti: "Quello di oggi è un bagno popolare. L'ultima settimana di campagna elettorale è fatta di mobilitazione di persone che sono nelle strade, nelle piazze e sui pianerottoli. La strada va vissuta come momento di aggregazione: la spinta ad uscire di casa e a ritrovarsi ha reso Roma unica in questi 10 anni di governo di centrosinistra". Subito dopo, Rutelli si sposta a Radio popolare. Gli chiedono dei rom, di quello che ha intenzione di fare in merito ai campi: "Sarò anche il sindaco dei rom e sono pronto ad aprire il confronto con loro, positivamente. Se noi guardiamo la struttura di questa città, non possiamo immaginare che i campi nomadi restino come sono adesso. Per questo è giusto collaborare ". Frecciata ad Alemanno: "Si è augurato che fallisse la trattativa Alitalia- francesi. Una posizione da irresponsabile ". In serata, a Ostia, Rutelli si rivolge così ad un uomo che urla ininterrottamente da 40 minuti: "Se l'avessi fatto in un comizio di Berlusconi, ti avrebbero già portato a Guantanamo con la tuta arancione". Al. Cap. Francesco Rutelli Gianni Alemanno.

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ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-07 num: - pag: 23 categoria: BREVI ALITALIA Evoluzione del disastro Caro Romano, concordo sulle paure che ha manifestato circa un'ipotetica gestione dell'Alitalia da parte dello Stato; ma qui non si è trattato né di assistenzialismo né di liberismo: "Quel pasticciaccio brutto dell'Alitalia" è dipeso esclusivamente da persone irresponsabili che hanno distrutto un bene costruito con entusiasmo e competenza da altre anni orsono. Entrato in Alitalia nel '66 ad allestire in pista gli aeromobili, per poi interessarmi di organizzazione, francamente mi sono divertito, perché in pista, prima di me lavorava un addetto come Domenico Cempella che diventerà amministratore delegato, o un Gianni Sebastiani che mi aiutava al supporto di scalo che diventerà direttore generale, perché all'Iri c'era Aldo Fascetti; Nicolò Carandini era presidente; Bruno Velani era direttore generale; Ferruccio Pavolini, all'ufficio studi. Marcello Mainetti e Carlo Andò combatterono per le tariffe del Nord Atlantico. Luciano Passeri fu per vent'anni capo servizio navigazione. Cesare Romiti, amministratore negli anni '70, organizzò per tutta l'azienda corsi innovativi di marketing per affinare le finalità aziendali. Maurizio Maspes seppe anticipare le problematiche legate all'aumento del carburante, dei primi attentati e dei problemi sindacali. Umberto Nordio, infine fu il presidente cacciato, perché non comprò gli aerei che Prodi (all'Iri) voleva imporre. Questa gente (citata esemplificativamente) fu gente dell'apparato statale, nominati, cioè, da volontà politiche, ma comunque facevano parte di coloro che, come era uso dire in Alitalia: "avevano messo la testa dentro la stiva di un aereo". Il distintivo dei 5 anni di appartenenza all'Alitalia me lo consegnò in Aula magna il direttore generale; il Rolex dei 35 anni me lo consegnò una segretaria del personale, firmando una ricevuta. In questi due avvenimenti c'è tutta l'evoluzione del disastro. Per la cronaca, ora, non danno più come premio fedeltà l'orologio. Quella che una volta chiamavamo "Mamma Alitalia" è diventata una prostituta. Roberto Pepe roberto.pepe@tele2. Suppongo che lei abbia letto con piacere l'intervista a Cesare Romiti nel Corriere del 4 aprile. E credo che a Romiti piacerà leggere la sua lettera. EXPO 2015 I meriti di Albertini Caro Romano, nella lunga lista di benemeriti del successo ottenuto per l'attribuzione dell'Expo 2015 non era forse il caso di aggiungere anche il sindaco Albertini? Se Milano non avesse ancora un impianto di trattamento delle acque, se non si fossero potute mostrare con orgoglio opere come la Fiera di Rho, la Scala restaurata e la nuova Bicocca, pensa che Milano avrebbe ottenuto una vittoria tanto netta da sembrare che le forze spese siano state eccessive? E chi ha realizzato tutto questo? Ce ne siamo dimenticati o facciamo finta di non ricordarcene? Raoul Milani, Milano è una giusta osservazione. Occorre riconoscere che il rilancio della città, dopo la stagnazione della prima metà degli anni Novanta, comincia con Albertini. FONDO MONETARIO Pil ipotizzato L'Italia crescerà pochissimo, anzi, forse nulla. Il Pil ipotizzato dal Fondo monetario dello 0,3% non lascia ben sperare, anche se in più occasioni le previsioni del Fondo monetario non sono state un granché attendibili. E allora che fare per tornare a far girare l'economia? Aumentare gli stipendi? Secondo il presidente della Bce Trichet aumentare gli stipendi scatenerebbe l'innalzamento dell'inflazione. Eppure in questi ultimi mesi l'inflazione è aumentata lo stesso senza che gli stipendi subissero di fatto degli incrementi degni di nota. Per contro i prezzi dei generi di prima necessità sono andati alle stelle. Continuando di questo passo milioni d'italiani non avranno di che mangiare dalla terza settimana del mese, però il tasso d'inflazione viene prima di tutto, per i tanti euroburocrati con stipendi di migliaia di euro al mese. Giuseppe Diotto, Torino PRESIDENTE DI SEGGIO Un risparmio perduto Sono un'insegnante e ho fatto domanda alla Corte di Appello dell'Aquila per svolgere il ruolo di presidente di seggio per le politiche. Nonostante sia stata l'unica laureata del paese dove risiedo a fare domanda, mi hanno "spedita" a circa 60 chilometri da qui con tanto di spese di viaggio e alloggio pagate. Evviva il risparmio nella Pubblica Amministrazione. Non ho accettato, comunque nominandomi nel mio paese lo Stato avrebbe risparmiato. In compenso da noi verrà un presidente da fuori, con spese annesse. Rosanna D'Urban Pennadomo (Ch) CASE OCCUPATE Reati e sanatoria Leggo di una ventilata sanatoria per i reati connessi all'occupazione abusiva di abitazioni. Vorrei ricordare che, oltre al fatto che spesso le case non sono libere ma il suo occupante è malato in ospedale o in vacanza, c'è sempre una graduatoria da rispettare. Inoltre esiste un mercato clandestino di professionisti dell'occupazione abusiva che poi rivendono al maggior offerente il posto. Una sanatoria non può che incentivare questo malcostume. Ardengo Alebardi sfoggia@libero.it SCHEDE ELETTORALI Validità dei voti Ho visto su Corriere.it i casi di voto valido e non valido. Il voto risulterebbe non valido se tracciando la riga si esce dal riquadro di un simbolo e si va a finire, anche di poco nel riquadro del simbolo adiacente. Riconosco che è anomalo che i simboli non abbiano spazi di separazione, ma interpretare la volontà dell'elettore non dovrebbe essere difficile: valutando la percentuale di riga sui diversi simboli, o dove cade l'incrocio fra due righe. Ma noi siamo il Paese del diritto, non del buon senso. Paolo Preci, Milano UBRIACHI AL VOLANTE L'etilometro La strage sulle strade a causa degli ubriachi al volante non accenna a fermarsi; probabilmente, usando auto civetta e agenti in borghese, si riuscirebbero a fare molti più controlli "mirati". La cosa, però, risulta alquanto difficile in quanto le varie forze di polizia sono molto spesso impegnate con l'autovelox. Risultato: il rischio di essere fermati ed essere sottoposti al test dell'etilometro è praticamente nullo. In 23 anni di patente, pur essendo astemio, non ho mai dovuto soffiare nel palloncino. Franco Milletti, Carpi (Mo).

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Interventi e Repliche (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-07 num: - pag: 23 categoria: BREVI Interventi e Repliche Vendere a Air France con clausola "call" Vorrei ringraziare Sergio Romano per l'attenzione alla mia lettera "Alitalia, la clausola call" e per le osservazioni in merito, con il timore che la società possa ancora una volta rimanere nelle mani dello Stato ( Corriere, 2 aprile). Fantasticando sulle notizie riportate dalla stampa e sulle ansie per la cessione alla concorrenza straniera, la mia ipotesi presupporrebbe una ristrutturazione societaria. Semplificando: le attività dovrebbero essere conferite in una new Co (Alitalia bis) da parte dell'Alitalia, che riceverebbe in corrispettivo le azioni da vendere a Air France; nel contratto dovrebbe essere inserita la clausola "call" per la quale, a determinate condizioni (cattiva gestione, dirottamento dei traffici, e così via) l'Alitalia (e non lo Stato) potrebbe riacquistare le azioni; altro presupposto sarebbe che la ipotizzata "cordata" capitalizzasse la società, assumendone il controllo, così da essere in grado di riacquistare le azioni. E' fantasia ma potrebbe soddisfare le ansie più o meno comprensibili. Victor Uckmar L'inesistente complotto contro Pio XI Come nipote di monsignor Cesare Orsenigo, Nunzio Apostolico sotto il pontificato dei due Papi Pio XI, di cui era anche grande amico, e Pio XII, ho già espresso tempo fa il mio punto di vista sull'argomento ulteriormente trattato dall'articolo "Nessun complotto contro Pio XI" ( Corriere, 1 aprile). Vorrei pertanto fare solo due brevi considerazioni. Innanzi tutto, finalmente, l'allora Segretario di Stato, Cardinale Pacelli, non è più citato tra i probabili cospiratori. Inoltre le recenti testimonianze tratte da documenti inediti custoditi negli archivi di Civiltà Cattolica e raccolte da Padre Giovanni Sale, la cui onestà di storico è unanimemente riconosciuta, bocciano l'ipotesi del "furto della bozza di enciclica dalla scrivania del Papa", troncando, per ora almeno, qualsiasi ulteriore discussione. Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia L'aumento del costo dell'energia elettrica Ha scritto bene il lettore autore della lettera "Bollette, gli aumenti" pubblicata sul Corriere del 31 marzo: a essere aumentate del 4,1 per cento non sono le bollette di Enel in particolare, bensì le bollette della luce in generale. Agli utenti del servizio di maggior tutela, infatti, vengono applicate le condizioni fissate e aggiornate trimestralmente dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, uguali per tutti gli operatori del settore, che non possono non riflettere il continuo aumento del costo del petrolio e, quindi, del gas, combustibile con cui in Italia- caso unico in Europa e, forse, nel mondo - si produce oltre il 60 per cento dell'energia elettrica. Come ricorda il lettore, Enel è una società quotata in Borsa. Il suo dovere verso gli azionisti, quindi, è innanzitutto quello di gestire bene la società al fine di aumentarne il valore e generare un utile che le consenta di crescere. Grazie alla liberalizzazione del mercato, una realtà anche per le famiglie dal 1Ë? luglio dello scorso anno, Enel può oggi offrire sul mercato libero dell'energia un prezzo "congelato" della componente energia dell'elettricità e gas per ben due anni. Questo consente a famiglie e imprese, che scelgono di passare con Enel Energia sul mercato libero, di porsi al riparo dagli attuali e futuri aumenti del costo dei combustibili. A oggi, un milione di famiglie e 1,3 milioni di piccole e medie imprese hanno approfittato di questa opportunità. Gerardo Orsini Responsabile Relazioni con i Media di Enel.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-07 num: - pag: 48 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano La torcia olimpica Incidenti e decine di arresti a Londra durante il passaggio della torcia dell'Olimpiade. Manifestanti pro Tibet e attivisti per i diritti umani hanno tentato di intralciare la corsa dei tedofori e in una circostanza sono riusciti a strappare per pochi attimi la fiaccola dalle mani della staffetta. Polemiche sull'Expo Dopo l'affondo di Renzo Piano sull'Expo ("come Celentano temo gli affaristi") anche da Silvio Berlusconi arrivano dure critiche: "Sono inorridito. Credo che questi progetti che circolano rientreranno perché non hanno nulla a che fare con la tradizione, l'architettura, l'immagine e l'urbanistica di Milano". La polemica sulle schede "Sarebbe più saggio procedere alla ristampa " sostiene Silvio Berlusconi, a proposito delle schede elettorali. La replica del Pd: "Il ministero non poteva far altro che applicare le norme di legge. La verità è che Berlusconi è sempre più in affanno per la ormai vicina sconfitta". Focus Difensore civico, addio Sembrava la grande speranza dei consumatori. Invece il difensore civico si è rivelato una grande illusione. Economia Alitalia, ore decisive Oggi il consiglio di amministrazione di Air France, ore decisive per la crisi Alitalia. E 200 dipendenti hanno annunciato uno sciopero della fame a sostegno della soluzione francese. Cronache Ispettori per il rene sparito Inviati ispettori del ministero della Sanità nell'ospedale di Pescara dov'è "sparito " un rene. Livia Turco: "Ci sono gravi responsabilità". Venezia, sconti agli americani L'Harry's Bar di Venezia offre sconti ai clienti americani, penalizzati dal dollaro debole rispetto all'euro. Commenti I telefonini a Cuba Lo scrittore Leonardo Padura Fuentes racconta la liberalizzazione di telefonini e dvd nella Cuba di RaÚl Castro. Cultura "Artemidoro, un falso" Lo studioso Maurizio Calvesi dà ragione a Luciano Canfora il cosiddetto papiro di Artemidoro non risale al I secolo avanti Cristo ma è un falso. A sostegno della sua tesi, Calvesi mostra come il passaggio introduttivo ricalchi l'introduzione a un libro del geografo ottocentesco Carl Ritter. Pamuk: architetto mancato Un testo dello scrittore e premio Nobel turco sulla sua passione per l'architettura, che studiò per tre annui all'Università Tecnica di Istanbul. Spettacoli E' morto Charlton Heston Il grande attore hollywoodiano Charlton Heston è morto a 84 anni. Divenne famoso con "I Dieci Comandamenti" (1956) di Cecil B. DeMille, interpretò "L'infernale Quinlan" di Welles per arrivare a "Ben Hur" con cui vinse nel 1959 l'Oscar come miglior attore protagonista. Sport Doppietta Ferrari in Bahrein Trionfale gran premio in Bahrein per la Ferrari: vince Felipe Massa davanti al compagno di squadra Kimi Raikkonen. Al terzo posto il polacco Robert Kubica, su Bmw, partito in pole position. Male le McLaren: quinto Kovalainen, solo tredicesimo Lewis Hamilton. L'Inter non si arrende Vincendo 2-0 a Bergamo, l'Inter non si arrende alla rimonta della Roma e ripristina il distacco di 4 punti sui giallorossi, che sabato avevano battuto il Genoa: a segno Vieira e il giovane Balotelli. Nel posticipo, Juve beffata: perdeva 2-0 a Palermo, pareggia, subisce il 3-2 all'89'.

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IL mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole: l'inchiesta (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di ANTONELLO DOSE E MARCO PRESTA IL mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole: l'inchiesta portata avanti in gran segreto da alcune Procure italiane ha rivelato che sarebbero in vendita nel Paese milioni di litri di una miscela che, sotto l'ardito pseudonimo di "vino", contiene in realtà un micidiale cocktail di fertilizzanti chimici, acido solforico, muriatico, concimi, zucchero e forse addirittura succo d'uva. Ad accorgersi per primi di questa pericolosissima contraffazione alimentare, sono stati gli uomini di una pattuglia della polizia stradale, in provincia di Taranto: fermato a un posto di blocco un automobilista alticcio e sottopostolo alla prova del palloncino, hanno visto l'etilometro sciogliersi completamente alla prima fiatata, davanti ai loro occhi. I nostri nonni, nella loro atavica ingenuità, al massimo dello sdegno per un'eventuale manipolazione di questo meraviglioso prodotto delle vigne, cantavano "ma che ce frega, ma che ce 'mporta, se l'oste al vino ci ha messo l'acqua". Il significato dell'aggettivo "sofisticato", spesso abbinato al nostro prestigioso vino nel corso degli anni, è ormai cambiato radicalmente: da raffinata bevanda invecchiata secondo rituali molto curati (un po' come la Loren), a orribile beverone che non metteresti neanche sui germogli di rosa contro i pidocchi o i ragnetti rossi. Dopo la mozzarella di bufala e l'Alitalia, questa è un'altra terribile mazzata all'immagine del made in Italy nel mondo. Speriamo di finirla qua e che i Nas non scoprano fra qualche settimana che la mortadella è radioattiva, i pomodori pelati sono stati prodotti per anni dalla Montedison e il caffè espresso è il miglior antitarme attualmente in circolazione. Certo, se la Cia, cinque anni fa, invece di cercare inutilmente a Bagdad e in tutto l'Iraq, avesse bazzicato una ventina di cantine di casa nostra, probabilmente le armi di distruzione di massa le avrebbe trovate. I sindacati dei viticoltori hanno dichiarato che si tratta di una vergognosa campagna strumentale per denigrare il vino italiano e che è semplicemente in atto un cambiamento di destinazione d'uso. Da bevanda che, per altro, causa gravi problemi sulle strade nazionali, a sostanza adattissima a far risplendere le maioliche dei bagni o disgorgare gli scarichi dei lavandini. In questi ultimi giorni di campagna elettorale ci sarà inevitabilmente la strumentalizzazione di questo increscioso episodio di cronaca: per accaparrarsi i voti dei lavoratori del settore, vedremo i leader delle varie formazioni politiche tracannare, di fronte alle telecamere ed ai fotografi, intere bottiglie di Barbera e di Greco di Tufo, cadendo così preda di uno stato di ebbrezza che, almeno, giustificherebbe la maggior parte delle promesse che stanno facendo all'elettorato in queste ore frenetiche. Nel tentativo di tranquillizzare i consumatori, da più parti si sta precisando che il fenomeno è circoscritto e che non si può generalizzare, criminalizzando tutto il settore. Si tratta solo di poche mele marce. Sperando che un'affermazione del genere, vista a questo punto l'ipersensibilità degli Italiani, non metta in ginocchio la produzione ortofrutticola della Val di Non in Trentino.

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L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ... L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ha distolto l'attenzione dal tema più vasto di dove sta andando, e di dove dovrebbe andare, la politica industriale dell'Italia. In altri termini, ci si è preoccupati molto dell'albero ammalato, senza guardare al bosco di cui fa parte. Il termine stesso "politica industriale" sembra una parolaccia: evoca protezionismi, sussidi, pateracchi di vario tipo. L'ultimo documento di politica industriale, presentato dall'allora Ministro Antonio Marzano e incorporato, in parte in un Dpef, non è mai diventato un atto d'indirizzo di Governo. Nella XV legislatura, sarebbe ardimentoso chiamare atti d'indirizzo di politica industriale le "lenzuolate" promosse dal ministro Pierlugi Bersani oppure le varie versioni del ddl sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali presentate dal ministro Linda Lanzilotta. Pur in assenza di una politica industriale, un recente rapporto dell'Isae documenta, sulla base d'analisi empiriche, che all'integrazione economica internazionale, le imprese italiane hanno risposto con due tipologie di "efficienza adattiva": quella "passiva" (di autoselezione delle meglio dotate) e quella "attiva" di ristrutturazioni interne, maggiore focalizzazione su alcune specializzazioni, più spiccato orientamento verso i mercati internazionali, spostamento delle filiera produttiva verso un più alto contenuto qualitativo. Un aspetto interessante (analizzato in dettaglio per il periodo 2003-2007) è l'abilità delle imprese esportatrici di adattare la propria produzione ai comparti con domanda meno elastica al prezzo (quali il lusso). Altra caratteristica importante: nel periodo 2004-2007, le imprese nel Nord hanno mostrato di sapere utilizzare meglio delle altre la parziale deregolamentazione del mercato del lavoro e hanno ampliato i propri organici in misura consistente. Interessanti le conclusioni: per fare ancora meglio, le imprese hanno esigenza di deregolamentazione e semplificazioni - rispondere a Pa e authority varie costa 40.000 miliardi di euro l'anno - più che di sussidi. Mentre a Palazzo Chigi e dintorni una pletora di comitati, esperti e superesperti non ha sinora prodotto nulla di concreto anzi offuscando quel po' di analisi economica della regolamentazione che si era riusciti ad introdurre nella prima parte di questo decennio. A conclusioni analoghe, e forse ancora più pungenti, giunge una serie di ricerche empiriche condotte dal servizio studi Impresa e Territorio di Intesa Sanpaolo rivolti specialmente alle strategie d'internazzionalizzazione delle piccole e medie imprese: sarebbe sufficiente un sistema creditizio ben articolato e che svolga un ruolo attivo di ampio supporto al sistema produttivo. In breve, nonostante Prodi, TPS, VVV e WV, c'è un sostrato imprenditoriale vitale. Basta poco per svilupparne tutto il potenziale. Speriamo che dal voto emerga un XVI Legislatura che voglia e possa farlo.

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Giurie popolari per fermare la mala giustizia (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa L'intervento di CARLO TAORMINA Giurie popolari per fermare la mala giustizia In questa campagna elettorale si parla di economia, di sanità, di grandi opere, di Alitalia, di tutto, ma non di giustizia. è una strana sorte quella della giustizia. La criminalità, la giustizia politicizzata, i privilegi giudiziari della casta, l'attacco dei magistrati ai potenti suscitano ondate di barbarie mediatica, fanno la fortuna di tanti personaggi, fanno cadere i governi, ma, passata la nottata, tutto torna nel silenzio più assordante. Berlusconi aveva detto, in piena vicenda Mastella, che per prima cosa avrebbe fatto la riforma della giustizia; l'aveva detto nel '96 e anche nel 2001, ma, perso o vinto che abbia, all'annuncio non sono seguiti i fatti. Anche la riforma dell'ordinamento giudiziario varata da Castelli, divenuta già carta straccia, diciamo la verità, non era una bella riforma. Questa volta il Popolo della Libertà sarà ancora meno incline a riformare la giustizia. Alleanza Nazionale agì da freno potente al passaggio di leggi importanti che pure erano state messe in cantiere. E anche le battute che circolano sulla esigenza di dare la priorità al malinteso principio di certezza della pena, non fanno presagire nulla di buono. è piena demagogia parlare di sicurezza in maniera confusa e confusionaria fino a includervi i problemi della giustizia. La sicurezza con la giustizia non c'entra niente, l'una previene i reati, l'altra li punisce. è un errore gravissimo non intraprendere, con la dovuta consapevolezza, il percorso dell'ammodernamento e del risanamento di un sistema giudiziario ormai sommerso da una melma indicibile di incapacità, negligenza, abusi, corruzioni denunziati recentemente anche da Ilda Boccassini. Non c'è famiglia che non abbia un problema di giustizia civile o penale. La fascia delle persone massacrate dagli abusi della magistratura o dalla sua inefficienza è paurosamente crescente, ma la politica se ne frega, salvo che sotto scacco non finisca la casta dei potenti. Allora anche i magistrati - Forleo e De Magistris insegnano - pagano caramente con reazioni bipartisan. è il tempo del Popolo della Libertà e la sua caratterizzazione contiene la ricetta per fondare una nuova giustizia in Italia. è il "popolo" la parola chiave della nuova giustizia. Lo ha detto Bossi tanti anni fa, l'ha detto Berlusconi recentemente. I due grandi problemi della nostra giustizia, quello dei magistrati che sbagliano e non pagano e quello del fallimento della magistratura che non ha arginato la criminalità e l'ha invece fatta crescere, si risolvono col popolo. Deve essere un giudice popolare, staccato dal sistema a stabilire le responsabilità dei magistrati. Devono essere le giurie popolari a occupare le aule di giustizia e a rispondere alle istanze della gente alle quali i giudici dello Stato non hanno saputo attendere. Questa è la base un autentica rivoluzione liberale.

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Endorsement Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Perché Veltroni non sfonda il muro di Arcore L'endorsement del Riformista va a Walter Veltroni. Come quello dell' Economist, e con motivazioni analoghe. Non tanto basate sulla fiducia che ispira il leader del Pd, ma sulla sfiducia che ispira "il principale esponente dello schieramento avverso". Per un giornale riformista, la vicenda dell'Alitalia ha tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello protezionista di Tremonti, essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di cambiare l'Italia. Il paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia. Ma già questo semplice fatto - giudicare Veltroni guardando il suo avversario - dimostra che la campagna del leader Pd, almeno da un certo punto in poi, ha avuto un formidabile difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena. Non è bastato trasformarlo nell'Innominato, come scrive Ilvo Diamanti. Tacerne il nome, anzi, ha fatto fragore. Al punto che viene il sospetto che anche Veltroni temesse il faccia a faccia in tv, se ha rinunciato al faccia a faccia nelle piazze. L'endorsement del Riformista va a Veltroni, ma non siamo affatto ottimisti sul suo risultato, come dice di essere Scalfari (forse per dovere di officio). Né possiamo dire di essere soddisfatti della sua campagna elettorale. Che ha mostrato sorprendentemente, vista la scafatezza di Walter in materia, qualche serio problema di comunicazione. È partita troppo presto, innanzitutto, mostrando un inevitabile affanno nel finale. È stata monotona, perché il viaggio è diventato il messaggio, e ogni sera in tv c'è sempre e solo lui che parla da un palco, e la gente che guarda non sa se è Treviso o Torino, e non ricorda più se ha parlato di casalinghe o precari. Soprattutto, è stata una campagna presidenziale. Veltroni ha fatto di se stesso il contenuto della sua politica. Su questo versante ha forse vinto, perché agli italiani sembra davvero più nuovo e scattante di Berlusconi. Ma per vincere le elezioni ci vogliono i voti, e i voti da noi vanno ai partiti, e non crediamo che abbastanza italiani si siano convinti che il partito e il governo di Veltroni possano davvero fare ciò che lui promette. Non a caso, i due punti deboli della campagna sono stati le liste dei candidati e la lista dei ministri. In entrambe le circostanze Veltroni ha dimostrato di non credere lui per primo alla vittoria. Le liste sono state un turning point, arrestando il trend della rimonta. Troppo d'immagine e troppo inesperte, non contengono abbastanza personale politico all'altezza del governo del paese. La lista dei ministri, poi, non è proprio arrivata. E forse non arriverà mai, almeno per la casella cruciale dell'economia. È chiaro che Veltroni ha in testa, in caso di vittoria, qualcuno che cominci con la M (di nome, di cognome, o di entrambi). Ma un signore con la M non può dirgli di sì finché il Pd è predestinato alla sconfitta. Per questo Veltroni non l'annuncia. Il messaggio di svolta, di conseguenza, è troppo vago, sospeso com'è tra Calearo e la Cgil. Gli esperti dicono che il problema del Pd sono gli astensionisti di sinistra. Sono tanti, e la campagna "moscia", senza nemico, non li motiva. Veltroni avrebbe cioè privilegiato troppo il messaggio rassicurante ai moderati, scommettendo sul fatto che i suoi astensionisti alla fine, magari turandosi il naso e per puro "voto utile", rientreranno all'ovile. Noi invece crediamo che il problema di Veltroni sia proprio il mancato sfondamento al centro. Gli astensionisti ci sono davvero, potrebbero essere tanti come mai sono stati, lo spaesamento del nuovo panorama politico può moltiplicarli. E però è più facile che siano quelli indifferenti o qualunquisti, che alla fine votano a destra, a disertare davvero le urne per anti-politica. Sarebbe un guaio serio per Berlusconi. Se l'affluenza alle urne scendesse sotto l'80%, allora il 34-35% strutturale di Veltroni può pesare di più. E se il Cavaliere non supera i dieci seggi di vantaggio al Senato, state sicuri che non si arrischierà a governare come Prodi, e Veltroni così rientrerà nel gioco. Ma il mancato sfondamento al centro non è dovuto solo ai difetti della campagna di Veltroni. È la conferma di un dato strutturale: la vischiosità dell'elettorato italiano. Il Pd ha prosciugato tutto ciò che poteva nella sua metà del campo ai danni della Sinistra, ma poi si è trovato di fronte il muro che lo divide dall'altro mondo. Non l'ha aiutato la decisione di Berlusconi di lasciare l'Udc fuori dalla porta a presidiare quel confine. Forse si rivelerà la mossa cruciale. C'è molta gente, anche tradizionalmente conservatrice, che non ha più voglia di Berlusconi. Ma la corsa solitaria di Casini ha dato loro un luogo dove poter svernare senza dover fare il grande salto. Per sfondare, Veltroni avrebbe dovuto sedurre l'elettorato cattolico e l'elettorato nordista. Non ci sembra che, almeno finora, quel muro dia segni di cedimenti. 07/04/2008.

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Sindacati in ginocchio da Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 14 del 2008-04-07 pagina 11 Sindacati in ginocchio da Air France di Redazione Oggi cda a Parigi. Berlusconi: "Nessun commissariamento" da Roma Si apre una settimana cruciale per le sorti di Alitalia. Oggi si riunisce il cda di Air France-Klm e c'è attesa per la relazione che il numero uno della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta, farà sull'esito della trattativa con i sindacati italiani. Il top manager concorderà con il consiglio la nuova strategia da mettere in campo e, soprattutto, verificherà i margini di manovra ancora possibili nella partita che sta giocando. Domani, invece, sarà la volta del cda di Alitalia, chiamato a verificare la sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale. Un passaggio fondamentale per capire quale spazio di tempo ci sia per trovare una soluzione diversa rispetto allo spettro, che continua ad aleggiare, del commissariamento. Infine, mercoledì, proprio alla luce di quanto sarà emerso il giorno prima, è atteso un nuovo giro di confronti tra Alitalia e sindacati, per mettere a punto eventuali correttivi, o ulteriori interventi, per l'attuazione del piano stand alone messo appunto dall'ex presidente Maurizio Prato, che è operativo dal 30 marzo scorso. Intanto, dopo l'appello del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, si registra una certa fibrillazione nel fronte sindacale. Tutti e tre i leader confederali, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno ribadito, seppure con sfumature diverse, la disponibilità a tornare al tavolo della trattativa con Air France-Klm. A spingersi oltre, chiedendo un passo indietro agli altri sindacati per un'immediata riapertura del confronto, sono state invece le organizzazioni che rappresentano gli interessi degli assistenti di volo, Anpav e Avia. Quella con Air France è "l'unica, vera reale proposta che esiste". Dell'ex compagnia di bandiera ha parlato anche Silvio Berlusconi, dopo il suo comizio alla Fiera del Mediterraneo a Palermo. "Per Alitalia - ha detto il candidato premier del Pdl - non ci sarà alcun commissariamento. Non capisco - ha aggiunto - perché insistono a continuare le trattative con Air France. Sono convinto che ci sarà una grande compagine, con voglia di partecipazione, che può rilevare la compagnia". "Il futuro di Alitalia - ha commentato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni - non può essere deciso da questo governo, bisogna attendere quello nuovo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Pensiamoci (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Rossana Rossanda A una settimana dal voto, tutto è stato detto dai leader. Dai microfoni su piazza e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del "Silvio facci sognare", lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria. Gli elementi per valutare a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. Facciamo parlare i dati di fatto. 1. L'ultimo, arrivato fresco fresco dal Fondo Monetario Internazionale è che l'Italia è a crescita zero (0,3). E non è la crescita zero preconizzata dagli ecologisti, cioè una selezione degli investimenti che protegga e risani l'ambiente. È crescita zero nell'insieme caotico dell'attuale modello, crescita zero nell'occupazione, crescita zero del potere d'acquisto. Sarebbe utile che si incazzassero i candidati premier di fronte alle loro trovate, tipo: con me, mille euro mensili a ogni precario. Ottimo. Chi li paga? L'azienda che lo ha assunto per dodici giorni al mese? Gli intermediari, Adecco o Manpower? La cooperativa fasulla che lo costringe a essere socio-lavoratore o niente? Lo stato? E da dove fa entrare i soldi? Visto che nessuno propone di accrescere le tasse. Eppure si dovrebbe almeno redistribuirne i carichi, toglierli ai ceti più deboli, aggravare quelli più forti, bastonare un po' le operazioni finanziare - ma tutti sono contro. E poi la Banca centrale europea di una sola cosa ha paura - che il potere di acquisto aumenti e si riaffacci l'inflazione... chi mangia poco continui a digiunare, per favore. Nell'ultima settimana si sono ventilati ottocento o mille euro minimi di pensione al mese. Sette anni fa Berlusconi ne aveva promessi mille. Poi s'è visto che ne avevano diritto solo quelli in tardissima età e condizioni più disastrate. L'estate scorsa tutti salvo l'abominevole "sinistra radicale" hanno strillato che l'Inps era in deficit, e sulla parola di Epifani i pensionati hanno votato in massa come se fosse vero. E intanto né Berlusconi né Veltroni né Casini accennano a mettere un tetto alle pensioni superiori a una certa cifra - tipo Banca d'Italia e altre. Forse redistribuire non basta, ma sarebbe una misura di decenza. 2. La recessione è in arrivo. Già imperversa sugli Usa, la Fed riduce i tassi, tutti sono preoccupati salvo Repubblica, quotidiano di Veltroni, che ha pescato a Cernobbio quattro persone (per la verità tre e mezzo, Spaventa è più cauto) disposte all'ottimismo. Sta arrivando in Europa e che significherà per l'Italia? Berlusconi, in un sussulto di sincerità, ha promesso lacrime e sangue - a tutti, meno ai ricchi cui ridurrà le tasse. Ma che significa l'arrivo d'una recessione su un paese che è già a crescita 0,3? In un'Europa a crescita 1,3 se va bene? Fra poco nessuno sarà in grado di pagare quel che importa e di farsi pagare quel che esporta. Per quale altro motivo la Cina sostiene il dollaro? In questo quadro l'occupazione - che per salire avrebbe bisogno almeno d'una crescita del Pil attorno al 3% (dieci volte di più dell'attuale in Italia) - non crescerà. Già gli occupati dichiarati dalle statistiche erano per almeno un quarto fasulli, mezzi-posti o quarti di posto del precariato, forma di disoccupazione travestita. Ormai trentenni già diplomati, laureati o dottorati, (se non in qualche disciplina scientifica per la quale c'è sbocco fuori dall'Italia) , figurarsi i non diplomati, sono ancora in cerca dell'impiego per il quale hanno studiato, pesano sui genitori, e non pochi si accingono a montare un bar o un'impresina del genere, perlopiù in subappalto, per rendersi indipendenti, sposarsi, fare un figlio. E poi ci si duole che le intelligenze se ne vadano e la natalità resti bassa. 3. Dagli anni '90 tutti i partiti, eccentuata Rifondazione e pochi altri, hanno piegato la testa al vecchio diktat liberista: lo stato non metta il becco in economia. Capitali e lavoratori, vanno lasciati al mercato e al suo occhio invisibile. Ah sì? Oggi l'occhio del mercato ha come minimo la congiuntivite acuta. Se no non saremmo a questo punto (dovrei scrivere "nella merda"). Anche gli europei lo sono, appena un po' meno la Germania perché ha difeso la qualità del prodotto e la Francia perché al mercato sottrae ogni tanto qualcosa. Ma la Commissione Ue strilla subito al protezionismo (sottace soltanto l'uso degli Stati Uniti delle spese militari a mo' di enorme offerta). E infatti il miliardario indiano Mittal s'è mangiato l'acciaio francese, non perciò pagando i lavoratori indiani come in Francia, ma proprio perché li paga quattro volte di meno. Da noi, i liberisti si rallegrano che l'Italia debba lasciare l'Alitalia a Air France-Klm, i sindacati sembrano accorgersi solo ora della gestione sciagurata dell'azienda della quale sono i soli a pagare il prezzo, la destra sanguina per l'"italianità" perduta, Berlusconi tira fuori conigli dal cilindro per far voti, l'insieme fa pena. Non solo. Lo stato non ha da metter becco nell'economia, ma soldi nelle imprese sulla semplice fiducia che creeranno nuovi posti di lavoro. Così i furbetti prendono i soldi, alzano capannoni e se la filano senza aver assunto nessuno o licenziando subito. Non ci sono controlli. Ma non impossibile a sapersi: ce lo dice Report, cifre, nomi, luoghi, anni - ma anche noi telespettatori siamo strani, non so, non ho visto, se c'ero dormivo. L'Italia ha smesso di avere industria pubblica per dare i quattrini ai privati, che li prendono e scappano. Quanti? Vorrei saperlo, e anche perché, invece che spendere a destra e a sinistra senza controllo, lo stato non ha a suo tempo raddrizzato Alitalia. Non mi si dica che è colpa dei sindacati che non accettavano 2000 "esuberi". Se Air France la può comprare, come ha già fatto con la compagnia olandese, perché non lo ha fatto la nobile imprenditoria italiana? E magari, ahinoi, lo stato di cui sopra? Alla sottoscritta di una compagna di bandiera non importa niente, dei suoi lavoratori molto. Perché devono subire e pagare per le nefandezze di chi li ha gestiti? Il loro paese li deve difendere, e così i loro sindacati. Ma come possono farlo senza discutere la strategia dell'impresa? Se l'ideologia oggi in voga dice che proprio non si può, perché i leader della destra e del centro non dicono al microfono: "Lavoratori! Cavatevela! Noi sulle scelte delle imprese non siamo in grado di interferire! Né lo vogliamo!". Almeno così l'elettore lo sa. E' vero che potrebbe saperlo lo stesso, siamo nell'epoca della comunicazione totale, e rammentarlo al leader del Pd quando questi gli predica con voce commossa che padroni e dipendenti pari sono e hanno lo stesso identico interesse. 4. Ci dicono che bisogna tagliare la spesa pubblica. Dove? La teoria liberista dice che lo stato deve intervenire solo dove il privato non arriva. Ebbene, si diano ai privati scuole e sanità, e più o meno sottobanco i soldi per gestirseli da aggiungere ai costi che il cittadino deve pagare. Erano diritti? Ebbene, prendiamoli come semplici raccomandazioni. Non che in Italia sia enunciato così chiaro, ma largamente praticato. Due giorni fa il presidente francese Sarkozy ha deciso di "modernizzare" lo stato, cioè ridurne energicamente le spese, ogni due funzionari che se ne vanno, se ne prende uno solo. Peccato che la maggioranza dei funzionari siano nella scuola. Si dimezzino lo stesso. E poi a Lisbona hanno detto e sottoscritto che educazione e formazione sono l'asse della nuova Europa. Da quel che si capisce, soltanto le spese militari aumenteranno. L'Europa avrebbe finalmente il permesso degli Stati Uniti per fare la sua forza di difesa da aggiungere, si suppone, alle "missioni", parola con cui si nascondono le partecipazioni alle imprese belliche di Bush. Ecco un intervento statale ammesso: servono anche per dare impieghi, contratti detti condizioni di ingaggio, che stanno diventando sempre più strani. Vedi l'ammazzamento di Calipari. 5. Non dimentichiamo la sicurezza. Gli italiani sono buoni ma non amano essere assillati tutti i giorni dall'extracomunitario - pardon anche dal comunitario romeno - appena mettono il naso fuori di casa. Per la sicurezza sono disposti a spendere, gli elettori di nove decimi dell'arco politico, quel che non vogliono più spendere in beni pubblici o in solidiarietà - diciamo che la sicurezza è il solo bene pubblico da privilegiare. E i candidati premier di destra e di centro e democratici non se ne privano. A Milano si fanno i pogrom contro i campi nomadi, e quella illuminata città non fa una piega. Da Roma Veltroni ha ottenuto in 48 ore non solo una calata di polizia contro un insediamento romeno, ma una legge che facilita le espulsioni, e sarebbe peggiore se la sinistra "estremista" non l'avesse parzialmente corretta. La sicurezza è un tema imbroglione. Perché chi immigra è perlopiù un marginale e quindi malvisto. E come no? Chi viene senza un contratto di lavoro - ma come farebbe ad averlo da fuori, da lontano, senza appoggi perché si muovono i più disgraziati - si deve poter mandar via, perché se non ce la fa si muove sull'orlo della legalità, e magari ne esce, e alimenta la microcriminalità. Di chi sono piene per due terzi le italiche galere? Di immigrati. I quali servono, e come, alle imprese, anche se in nero, per cui il cavaliere ha pensato persino di dargli un voto amministrativo - arretrando subito davanti alla Lega su tutte le furie. L'attuale società afferma di essere per i diritti umani, ma produce marginalità, la sbatte in galera, produce crisi e bisogni crescenti nel resto del mondo e però tenta di bloccare l'immigrazione. Intanto l'occidente abbassa di anno in anno i già modesti aiuti che davano ai paesi di provenienza. 6. I costi della politica. Ecco un punto che unifica, a quanto sembra, gli italiani: la politica costa troppo, ma soprattutto gli addetti alla politica trovano il modo di compensarsi troppo. Falso? No,vero. Da quando? Dagli anni Settanta in poi, per salari da capogiro da una legislazione all'altra. Meno i politici sono stati apprezzati, più sono stati pagati. Facciamo l'esempio che conosco: il mio. Per essere stata cinque anni deputata (1963-1968) ricevo un vitalizio che oggi è di 2.162 euro netti. Si chiama vitalizio perché non si sommino due pensioni - la mia dell'Inps è 850 euro. Non so come sarei vissuta senza, ma ammetto che se me lo togliessero non oserei aprir bocca. Ma, negli anni Ottanta sono stati in molti a sostenere che se un deputato non veniva pagato bene, si sarebbero candidati solo i miserabili. No, la retribuzione per l'incarico politico, elettivo o no, ha da essere decente ma commisurata al tenore di vita medio del paese, non della sua parte privilegiata. Ma questa verità, che Salvi e Villone avevano scritto per primi, ma nessuno ha ascoltato finché non l'hanno ripetuta quelli del Corriere della Sera - non può servire da grimaldello per cambiare le Costituzione, perché diciamola tutta, quando Veltroni e Berlusconi litigano o si accordano per le riforme delle istituzioni, non intendono solo la legge elettorale né che si tratti di abbassare i costi delle Camere e dei ministeri. Si tratta di andare verso una repubblica presidenziale. Ci sono riforme e riforme: quando si sente la parola, bisogna chiedere: Scusi, precisiamo? 7 e finale. Ecco dunque altri sei punti, oltre quelli trattati finora dal povero gatto del lunedì - su cui ci sono state più oscurità che chiarezze nella campagna elettorale. O qualche chiarezza, se c'è stata, fa paura. Chi legge, ci pensi. Siamo a una svolta della storia italiana, vorrebbe esser la conclusione del 1989. Tabula rasa della sinistra. Per conto mio, tanto perché sia chiaro, voterò Bertinotti. So bene che la Sinistra Arcobaleno non ha dato tutte le risposte, ne ha date, siamo sinceri, solo alcune. Ma è la sola ad avere posto questi problemi. Ed è per questo che la si vuole cancellare dalla scena politica. Il più accanito sembra il Pd, come succede quando si ha che fare con il proprio passato, che non si riesce a elaborare e si vorrebbe liquidare. Bisogna essere ben obnubilati dalla passione, e forse da una certa angoscia, per accusare Bertinotti di aver "segato" l'albero di Prodi. Come fosse stato lui ad averlo fatto cadere, invece che Mastella, Dini e soci. Lasciamo andare. Io voto Bertinotti perché voglio che una sinistra seria e non pentita resti su piazza. E perché la Sinistra Arcobaleno intende rielaborare tutto quello di cui sopra, e prima, e altro. Non sarà semplice, non dovranno essere loro soli. Tutti portiamo qualche livido addosso. Ma non siamo morti, né staremo zitti.

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Il Wsj di Murdoch cambia canale (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Berlusconi Il Wsj di Murdoch cambia canale Tra le varie cordate di bufala, dalle mozzarelle all'Alitalia, una vera alla fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi, da destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento. Sul Cavaliere, l'Economist posa pietra tombale dopo il famoso giudizio "unfit" del 2001, inadatto a governare: oggi Silvio è un Gattopardo perennemente in conflitto di interessi, uno che "non ha mai mostrato molto interesse nelle riforme". Ma gli inglesi, si sa, sono perfidi da sempre. Più sorprendente è stato il bye bye dei pragmatici americani del Wall Street Journal Europe, unico grande giornale a sostenere sempre e comunque Berlusconi nei suoi cinque anni di governo. Con la scusa di non avere mai cercato nel lustro "un salvatore" per l'Alitalia, il Wsj ora lo lascia a terra: "Berlusconi si è mostrato sempre più un corporativo contrario alla competizione del libero mercato che un liberista desideroso di fare ciò che l'Italia ha bisogno per rilanciare la sua barcollante economia". Nuova vita al Wsj, oltre che nuova proprietà con Murdoch, competitor tv di Berlusconi. Già...francesco paternò.

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La giornata (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La giornata Olimpiadi Fiaccola contestata, scontri e 35 arresti nel centro di Londra Più che una staffetta, quella della torcia olimpica è stata una corsa a ostacoli, nel suo passaggio ieri attraverso la capitale britannica. Migliaia di persone hanno cercato di bloccare il percorso della torcia, portata a turno da atleti circondati da un drappello di autorità e celebrità dello sport - e da un consistente numero di agenti di polizia a piedi e in bicicletta. I manifestanti però sono riusciti in diverse occasioni a penetrare i cordoni della sicurezza. Hanno cercato di spegnere la fiaccola con gli estintori. Un uomo è riuscito anche a toglierla di mano a una giovane atleta anche se solo pochi secondi, prima di essere immobilizzato dagli agenti. I manifestanti protestavano contro la repressione in Tibet e le violazioni dei diritti umani: c'erano sostenitori della causa tibetana ma anche della setta Falun Gong e della campagna per la Birmania. Giornata conclusa con 35 arresti (molti avvenuti presso la residenza del premier Gordon Brown, che ha dovuto salutare la torcia protetto da cancellate d'acciaio davanti a un'audience selezionata). E con la ministra per le olimpiadi Tessa Jowel che dichiarava alla Bbc: il Regno Unito accoglie i principi delle Olimpiadi e dello sport, "ma non scusa il regime di diritti umani in Cina". Alitalia Oggi il Cda Air France-Klm, al via una settimana cruciale Comincia oggi una settimana cruciale per le sorti della compagnia aerea italiana. Oggi si riunisce il Consiglio d'amministrazione di Air France-Klm, a cui il presidente della compagnia francese, Jean Cyril Spinetta, riferità sull'esito della trattativa con i sindacati italiani: Af-Klm valuteranno se ritengono che restino margini di manovra nella partita per l'acquisizione di Alitalia. Martedì si riunirà il Cda Alitalia, che deve verificare se sussistano gli elementi necessari alla "continuità aziendale", cioè alternative che evitino il commissariamento. mercoledì infine, alla luce dei primi due incontri, ci sarà un nuovo round del confronto tra alitalia e i sindacati per mettere a punti correttivi al piano "stand alone" varato dall'ex presidente dell'azienda Maurizio Prato, ora in vigore. Usa/Russia Toni caldi ma nessun accordo, l'ultimo vertice Bush-Putin Era l'ultimo incontro tra due presidenti alla fine dei rispettivi mandati. Il summit dell'addio tra lo statunitense George W Bush e il russo Vladimir Putin, a Soci sul mar Nero, si è concluso con parole calde: i due presidenti hanno detto che i due paesi oggi sono più vicini di quando loro sono entrati in carica. Hanno pure firmato una "dichiarazione strategica" di buone intenzioni da realizzare insieme (trattati sul disarmo, lotta al terrorismo, non proliferazione nucleare, cooperazione economica). Ma sulle questioni strategiche restano distanti: Putin ha ribadito la valutazione negativa sullo "scudo spaziale" (che proprio questa settimana ha ottenuto l'avallo della Nato); la Russia ripete che non bisogna "mettere all'angolo" l'Iran. Cinema È morto Charlton Heston l'ultimo divo granitico "Nella mia carriera sono stato il profeta che spaccò in due il mar Rosso, tre presidenti, tre santi, due geni e coraggiosi condottieri. Se tutto questo non ha intaccato il mio ego, nulla può farlo". Invece era proprio scisso in due personalità, il duro e l'"anima bella" (quando sorresse sul palco, intenerito e imbarazzato, Susan Heyward morente di tumore al cervello), il "pistolero" e l'artista (espose le sue chine anche in Europa). Forse solo Welles, Peckinpah e Carpenter (che lo diressero nei suoi film più misteriosi) e Gore Vidal, co-autore nel copione di "Ben Hur" (l'unico suo oscar) di tutti i sottintesi gay, ne compresero e valorizzarono le ambiguità. Bush jr. ne premiò invece nel 2003, con la Medaglia della Libertà, la carriera patriottica, immemore di quando l'attrice teatrale Shirley Knight giurò, nel 1959, che mai più avrebbe messo piede in un "posto dove lo premiano come miglior attore". A 84 anni, dopo aver lottato anche contro cancro e alzheimer, è morto a Beverly Hills Charlton Heston, l'ultimo divo del cinema epico hollywoodiano, 191 cm. di muscoli "all american", sguardo d'acciaio, 60 anni di carriera, oltre 100 film e 3 regie alle spalle, premio Oscar nel 1959 strappato al collega pittore Tony Curtis ("A qualcuno piace caldo"). Era al suo fianco Lydia Clarke, l'attrice di teatro conosciuta e sposata a inizio carriera, che ha dichiarato: "Charlton ha combattutto ogni causa con entusiasmo incomparabile". Non sempre dalla parte giusta. "Non sono né uno che si tira indietro né uno che si lascia prendere troppo", diceva. Però, aggiungeva, da collezionista di armi antiche: "Riuscirete a sfilarmi la colt solo quando le mie mani saranno morte". Un individualista non proprio democratico. Come quando ironizzò con Brando che aveva rifiutato l'Oscar insanguinato e razzista ("gli indiani hanno bisogno di amici più seri"), polemizzò per la statuetta all'immorale "Lezioni di piano" e a un'attrice che fa la muta ("troppo facile"), o rese omaggio, con Scorsese e De Niro, a Kazan, l'artista, patriota, delatore. Granitico, marmoreo Mosè nei "10 comandamenti", il kolossal di Cecil B. De Mille del '56, Heston, democratico fino al '87 (quando il partito bocciò il conservatore Bork alla Corte suprema) aveva sfidato però il razzismo sfilando con Martin Luther King (che giudicava il "Mosé del XX secolo della sua gente"). Era stato coriaceo presidente del sindacato attori dal '66 al '71 e quando l'amico Reagan lo nominò consigliere per le Arti, nel '81, fece ostruzionismo agli artisti più scabrosi (Mapplethorpe, Serrano). Nel '92 attaccò Ice T. e il rap che minava le basi della grande cultura americana. Dal '98 al 2003 accettò di esserne il simbolo della National Rifle Association, potente lobby degli industriali delle armi che con il pretesto di salvaguardare l'inviolabile diritto costituzionale di possedere armi (ne approfittò il Black Panther Party, ma non piacque) promuove redditizie e sinistre campagne contro "la criminalità dilagante"; appoggiò la politica estera più reazionaria e oltranzista. Michael Moore in "Bowling a Columbine" cercò di inchiodarlo alle sue contraddizioni, ricevendone un patetico e affaticato "no-comment". Nato il 4 ottobre 1924, vero nome John Charlton Carter, cresciuto a St Helen, Michigan, studi di teatro alla Northwestner University di Chicago, radio operatore dei B25 durante la II guerra mondiale, cresce sulle scene di Broadway nel dopoguerra. I suoi capolavori: "Il più grande spettacolo del mondo" ('53), "I 10 comandamenti" ('56), "Ben Hur" ('59) "El Cid" ('61), "Il pianeta delle scimmie" ('68), "Terremoto" ('74). "Airport" ('75). Coprodusse "L'infernale Quinlan" ('58) di Welles e "Sierra Charriba" ('64) di Peckinpah. Magnifico l'addio, "Il seme della follia" ('94) di Carpenter. Sport Vince Massa a Sahkir, Inter resiste. Le Fiandre Ciclismo. 92° Giro delle Fiandre. 1. Stjin Devolder (Belgio); 2. Nick Nujens (Belgio) a 15''; 3. Juan Antonio Flecha (Spagna) s.t.; 4.Alessandro Ballan a 21"; 5.George Hincapie (Usa) s.t. Automobilismo F1. Gp Bahrein: 1.Massa (Br. Ferrari); 2. Raikkonen (Fin, Ferrari); 3. Kubika (Pol, Bmw Sauber); 4. Heidfeld (Ger, Bmw Sauber); 5. Kovalainen (Fin, McLaren). Classifica piloti: 1.Raikkonen 19p.; 2. Heidfeld 16; 3. Hamilton, Kubika e Kivalainen 14; 6. Massa 10; 7.Trulli 8. Classifica costruttori: 1. Bmw Sauber 30 p.; 2. Ferrari 29; 3. Mclaren 28; 4. Wiliam 10; 5. Toyota 8. Calcio, campionato italiano serie A. Atalanta-Inter 0-2; Catania-Napoli 3-0; Fiorentina-Reggina 2-0, Parma-Lazio 2-2-; Sampdoria-Livorno 2-0-; Siena-Udinese 1-1-; Torino-Empoli 0-1; Roma-Genoa 3-2 (giocata ieri); Milan-Cagliari 3-1 (giocata ieri).

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Alitalia, sindacati pronti a trattare. Air France: per noi c'è solo la firma (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi Parigi decide Roma. I sindacati fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con Air France ma non a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta. Il contrario di quello che è pronto a fare il manager francese: "Torno per firmare e non per trattare", dice il presidente di Air France. Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. Lombardi >> 4 07/04/2008.

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Alitalia, Spinetta non molla (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I SINDACATI DISPONIBILI AL CONFRONTO, MA SENZA PASSI INDIETRO Alitalia, Spinetta non molla [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Il periodo di esclusiva con Alitalia "è terminato". Dunque il dossier, almeno formalmente, è chiuso. Ma Air France-Klm resta in attesa degli sviluppi e disponibile a riaprire il confronto sul proprio piano in qualunque momento. Attorno ai consigli di amministrazione della compagnia franco-olandese c'è sempre molto riserbo. Al punto che alcune indiscrezioni (non confermate) ipotizzano che una riunione dei vertici - prevista per oggi - ci sia già stata, domenica mattina, al riparo da occhi indiscreti. L'unica cosa che trapela da Parigi è che Air France-Klm - a meno di colpi di scena - non intende lasciare campo libero agli avversari nella settimana più decisiva per le sorti di Alitalia: le elezioni di domenica e lunedì. Gli stessi soci olandesi - da sempre freddi sul progetto Alitalia - sanno che molti concorrenti attendono solo il loro ritiro: da Lufthansa ai texani di Tpg. Ma allo stesso tempo sono convinti che la loro offerta resterà l'ultima prima del commissariamento. Lo credono anche i sindacati, e per questo aprono al confronto, ma non sembrano spaventati dall'ultimatum di Padoa-Schioppa: firme in bianco "non ne daremo". Nonostante la liquidità incerta, le sigle confederali non credono (ieri lo ha detto anche Berlusconi) che la compagnia verrà commissariata prima delle elezioni. Dunque, se nel frattempo non uscirà la cordata made in Pdl, "per tornare al tavolo - ribadisce Marco Veneziani della Uilt - si può aspettare qualche giorno". E però - complici i malumori fra i lavoratori che si stanno organizzando in comitati pro Parigi - il fronte sindacale comincia a sgretolarsi. Ieri sono venute allo scoperto Anpav e Avia, le due sigle più forti fra gli assistenti di volo: "Siamo pronti a un passo indietro, perché ad Air France-Klm non c'è alternativa". Per questo a Palazzo Chigi restano "cautamente ottimisti" e il sottosegretario Enrico Letta spera di organizzare subito un primo incontro distensivo. Le possibilità di trovare un accordo prima delle elezioni sono prossime allo zero. Riaprire il dialogo allontanerebbe però lo spettro del commissariamento e permetterebbe al Pd di rivendicare di fronte agli elettori il merito di aver ritessuto la tela dopo la disastrosa rottura per mano della Cgil. Una delle ipotesi ancora in campo è che giovedì, dopo il consiglio di amministrazione (domani) della compagnia che aggiornerà sullo stato dei conti, un incontro (mercoledì) Alitalia-sindacati e uno (forse) con il governo, Letta riesca a far sedere al tavolo le sigle di categoria con un paio di manager parigini: Jean-François Colin - responsabile delle risorse umane - e la responsabile fusioni e acquisizioni Florence Parly. Ieri - ospite di Lucia Annunziata a "In mezz'ora" - Giulio Tremonti sembrava sostenere il tentativo: "Non so se Alitalia ha benzina fino alle elezioni". Ma "tra la riunione del consiglio di Air France-Klm e il cambio di governo, ammesso che questo possa influenzare la trattativa, passerà molto tempo". Dentro al Pdl, Tremonti - e con lui Gianni Letta - è il meno felice all'idea di trovarsi fra le mani l'Alitalia commissariata. Ma il Capo, almeno ufficialmente, ribadisce di pensarla diversamente: "La cordata alternativa ci sarà. Devono dare la possibilità che si apra la trattativa con un altro gruppo". Alcune indiscrezioni dicono che Gianni Letta avrebbe sul tavolo la disponibilità di alcuni imprenditori italiani (da Marcellino Gavio a Salvatore Ligresti) a stringere un accordo con Lufthansa, già sondata. Ma altre fonti del Partito democratico sostengono che dopo le elezioni il nuovo governo sarebbe pronto a proporre lo stesso schema a Parigi.

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Storace 'Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo' (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Politica E sull'Alitalia accusa il Cavaliere di avere "improvvisato molto" Storace: "Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo" Il leader della Destra: "Fini e' un funzionario del Popolo delle liberta'" Monza – Incontriamo Francesco Storace al termine del tour de foce che lo ha portato per 24 ore in giro per tutta la Lombardia. Lui, che è “romano de Roma”, è venuto in caccia di voti nella terra dei leghisti. Nel comizio appena terminato, infatti, ha toccato molti temi cari a Bossi (a parte alcune frecciatine che il leader della Destra ha riservato all'amico-avversario Berlusconi). D'altronde, nel programma della candidata premier Daniela Santanchè, compare anche il federalismo fiscale, condizione imposta dall'ex ministro leghista Giancarlo Pagliarini per la sua adesione al progetto. Storace e la Santanchè (che sarà a Monza lunedì mattina, ma nel più raccolto privè del bar San Paolo) ne sono così convinti, che ne parlano il meno possibile. Senatore, Fini ha dichiarato che lei è una sua creatura politica, considerandola un grave errore. Poi, si è detto sicuro che non supererà il 2% dei voti. “Quello che dice Fini era importante quand'era presidente di Alleanza nazionale, ora è un funzionario del Popolo delle libertà, e mi interessa di più quello che dice Berlusconi”. Prima di lasciare Alleanza nazionale, la candidata premier della Destra, Daniela Santanchè, ha detto che gli uomini di An “hanno le palle di velluto”. E' un partito diventato “moscio” sulle proposte politiche? “Daniela può dire tutto quello che vuole, e non succede niente, ma se lo dico io, cade la Borsa”. A proposito di borsa, la sua ricetta per la crisi dell'Alitalia. “Trasparenza. Voglio vedere le carte sul tavolo. Fin'ora hanno tutti giocato. Prodi sottovalutando una tragedia che si approssima per Malpensa, per Fiumicino, per il trasporto aereo, per i lavoratori; Berlusconi improvvisando molto: ha bisogno di chiudere la partita prima, perché quando governerà, Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo”. Poi, Storace si concede all'abbraccio del “popolo della destra”. Autografi, strette di mano, foto; sembra un divo del cinema. Il leader della Destra si emoziona vedendo un'enorme bandiera del partito realizzata da un giovane militante. La distende, e insiste per fare una foto insieme con al ragazzo (“Si vede che l'hai fatta a tue spese, questa”, si complimenta Storace). Poi, giusto il tempo per fumare una sigaretta, e ripartire per Roma. Domani è un altro giorno, e la campagna elettorale non è ancora finita. Marco Marsili direttore@voceditalia.it.

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Padoa Schioppa 'Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili' (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Riprendere le trattative Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili". Il Ministro giudica gravissimo quanto avvenuto il 2 aprile scorso e che ha portato Spinettà a lasciare il tavolo della trattativa: "Pensare di tirare a lungo, fino a dopo le elezioni, non è possibile, perché se si tira troppo si spezzano non solo i fili, ma anche gli elastici" ha tuonato Padoa Schioppa. Critico con i sindacati anche il VicePremier D'Alema: "la riapertura delle trattative dipende dai sindacati, ed io lo spero, perché allo stato degli atti non vedo alternative". D'Alema ha poi ricordato che non esiste alcuna cordata italiana e che nessun piano industriale alternativo a quello francese è stato posto all'attenzione di chicchessia. Intanto, circa 250 dipendenti tra il personale viaggiante di Alitalia, hanno fondato un comitato Pro Air France dicendosi pronti a riconsegnare le tessere sindacali. Luca Ceccarelli.

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Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Riprendere le trattative Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili". Il Ministro giudica gravissimo quanto avvenuto il 2 aprile scorso e che ha portato Spinettà a lasciare il tavolo della trattativa: "Pensare di tirare a lungo, fino a dopo le elezioni, non è possibile, perché se si tira troppo si spezzano non solo i fili, ma anche gli elastici" ha tuonato Padoa Schioppa. Critico con i sindacati anche il VicePremier D'Alema: "la riapertura delle trattative dipende dai sindacati, ed io lo spero, perché allo stato degli atti non vedo alternative". D'Alema ha poi ricordato che non esiste alcuna cordata italiana e che nessun piano industriale alternativo a quello francese è stato posto all'attenzione di chicchessia. Intanto, circa 250 dipendenti tra il personale viaggiante di Alitalia, hanno fondato un comitato Pro Air France dicendosi pronti a riconsegnare le tessere sindacali. Luca Ceccarelli.

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Veltroni e quell'obamismo di importazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

IL "SI PUò FARE" DI WALTER TROVA UN LIMITE NELLA STORIA POLITICA DEGLI UOMINI DEL PARTITO DEMOCRATICO Veltroni e quell'obamismo di importazione 07/04/2008 Il governo che verrà dovrà farsi portatore di una società nuova. La crisi Alitalia e lo spettacolo tragico dei rifiuti ammonticchiati a Napoli sono solo il simbolo di un Paese che non può rimandare la risoluzione di problemi che sono cresciuti ogni giorno di più. E che, alla fine, sono esplosi fino a diventare "di sistema", mettendo a repentaglio gli assetti strutturali di vari ambiti economici e sociali. In questo scenario, Veltroni si è presentato come l'Obama all'amatriciana. Uno slogan importato, un look riprodotto da altri, una demagogia basata sul "nuovo". L'"obamismo di importazione", però, non è detto che funzioni. Primo, perché Obama è sostanzialmente autonomo nella sua proposta politica, che deve avanzare in un primo tempo al suo partito e poi, in caso di nomination, all'intero Paese (e in ciò la differenza con la Clinton appare netta). L'iter di Veltroni, invece, è ben diverso: già alle primarie ci furono molte polemiche su un candidato "calato dall'alto", già in partenza molto più forte degli altri. Inoltre, il suo programma magari sarà anche una sintesi, ma elettorale e non certo politica, dettato dall'emergenza della caduta del governo Prodi. Il segretario Pd, durante la campagna elettorale, si è sempre trovato in equilibrio precario, stretto tra la smania di presentarsi come una novità e la veste pesante del governo Prodi. Il Pd è nato con Prodi, è presieduto da Prodi e al suo interno vede militare i suoi ministri. Molti dei suoi esponenti vantano un lungo curriculum politico che affonda le radici nelle vecchie e polverose nomenklature del Pci. Parlare di novità, dunque, è davvero troppo azzardato, se non comico. Ma tutto ciò è valido anche per un'altra ragione: per un decennio, dal '96 a oggi, si è fatto un gran parlare di nuova era politica, quella di Prodi.; di tutto questo, però, l'unico segno che ci resta è quello di una pressione fiscale che ha soffocato i contribuenti e le imprese. Una retorica fondata sul "rigore" ha avuto come il risultato l'immagine di uno Stato ostile verso i contribuenti. Il Pd non ha preso distanze convincenti da questa politica: richiamare continuamente alla necessità di "meno tasse" non vuol dire un cambiamento di rotta culturale. Lo stesso vale con tutte le altre riforme. Sarà difficile credere che questo centrosinistra sia in grado di creare un sistema formativo in grado di valorizzare gli studenti, quando la scuola creata in questi anni da Prodi ha rappresentato la regressione dell'investimento individuale e l'avanzamento del centralismo. Con il risultato di scontentare sempre di più le famiglie degli studenti. Un'opera riformista dovrebbe essere motivata dall'investimento sui giovani e per i giovani, ma tutto questo non può essere fatto tralasciando le scelte per lo sviluppo. Per questo il "si può fare" di Veltroni trova un limite nella storia e nelle realizzazioni politiche fin qui dimostrate dagli uomini che lo rivendicano, uomini la cui storia politica parla di immobilismo, di affossamento delle individualità, e di preferenza delle esigenze di partito rispetto a quelle dei cittadini. Ciò che è accaduto con il governo Prodi, con i vertici a cui non si arrivava a nulla, con un'attività legislativa ridotta al minimo per evitare rotture, ne è un esempio evidente e rimarrà impresso nella mente nei cittadini.

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Brunello di Montalcino: un suicidio all'italiana (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

CHE ERRORE LA GDF ALL'INAUGURAZIONE DI VINITALY Brunello di Montalcino: un suicidio all'italiana 07/04/2008 Ieri si è inaugurato a Verona il Vinitaly, la rassegna del vino italiano. Un successo enorme: 150mila visitatori, buyers di tutto il mondo, migliaia le ditte espositrici. Il vino è rimasto il più grosso business italiano, tre miliardi e mezzo di esportazioni all'anno, settemila miliardi di vecchie lire. Bene. All'inaugurazione, la agenzie battono due notizie. Primo, il Brunello di Montalcino è stato falsificato, 60mila bottiglie ritirate, la Guardia di Finanza chiude e indaga nientemeno che: Antinori, Bandi, Frescobaldi, Argiano e altri cento produttori di Brunello. Il quale Brunello è il più grande dei vini italiani, e quindi il più grande vino del mondo, ripetutamente proclamato tale dalla migliori riviste specializzate, d'America e d'Europa. Più tardi si apprende che non si tratta di vino sofisticato, ma deviazioni dal disciplinare del Brunello. Come noto agli intenditori (che per il Brunello spendono decine e anche centinaia di euro la bottiglia) il Brunello deve essere fatto con uva Sangiovese in purezza, cioè senza altre uve, invecchiato in barrique. Pare invece che alcune ditte, soprattutto la Banfi che è da tempo americana, per accontentare il gusto dei bevitori statunitensi, vi abbiano aggiunto un po' d'uva più dolce o più bianca. Ma questo, da che mondo è mondo, non è un delitto: tuttalpiù è una "frode commerciale", ma in verità non è neanche quello. È un piccolo trucco del vinificatore, del tecnico, che addolcisce un po' il prodotto per non perdere qualche cliente americano. Ricordo che una ventina di anni fa, proprio le Cantine cooperative di Reggio Emilia (che poi comprarono Banfi e lo introdussero in America) facevano anche il "Lambrusco Cola" di sette, otto gradi, per i giovanotti americani. Ma questi sono espedienti commerciali, non è vino fatto con l'etanolo, o con le polverine rosse: è sempre vino d'uva e non fa male a nessuno. È compito dei Consorzi Doc vigilare e punire, in via amministrativa e non in via penale, i produttori che non si attendono alle direttive Doc: tanto di Sangiovese, tanto di Cannaiolo, tanto di Prugnolo gentile, non più di sessanta quintali di uva per ettaro e il di più si elimina, o si fa del vino sottocosto da vendere in cartoni o a pochi euro la bottiglia. Ma far intervenire la Guardia di Finanza, il giorno dell'inaugurazione del Vinitaly; chiudere cantine e sequestrare centinaia di migliaia di bottiglie, denunciare grossi nomi di risonanza mondiale, questo è pazzesco, e può venire in mente solo in Italia. Dopo la mozzarella ammazziamo anche il vino, dopo la Campania ammazziamo anche la Toscana, alé Alitalia, ne abbiamo da regalare a tutti. Poi toccherà ai formaggi, poi ai prosciutti, poi alla pasta, poi chiudiamo la bottega Italia e importiamo tutto dal Congo belga. Se una cosa del genere fosse successa in Borgogna o nello Chateneuf du Pape, i "vignerons" francesi avrebbero imbracciato i forconi e preso a forconate i gendarmi. Così come se la monnezza di Napoli fosse stata a Parigi, i parigini avrebbero già buttato il sindaco giù dal balcone dell'Hotel de Ville. Chi ha mai letto su un giornale francese che si è trovato dello Champagne fatto con dell'uva bianca della Mosella? Tutti zitti, perché i francesi sanno che i panni sporchi si lavano in casa; e dicono che il Roquefort è il miglior formaggio del mondo, quando non vale un decimo del nostro Gorgonzola. Ma che volete farci, la Francia è il Paese di Sarkozy e l'Italia è il Paese di Pecoraro Scanio. A me viene un sospetto diabolico: che dietro questa balla del Brunello ci sia qualcuno che manovra per farci fuori, magari nostri amici francesi. E come mai la Corea e la Cina hanno proibito non solo la mozzarella, ma tutti i formaggi italiani? Mah. È che l'Italia è un Paese di cafoni, governato da dei matti allegri. Mi viene in mente Berlusconi, che ieri invitava i coltivatori diretti a? mettere una fiche per la cordata dell'Alitalia: e non era una boutade ! Cavaliere, difenda il Brunello e anche il Barolo, che sono le nostre ultime risorse e lasci perdere l'Alitalia. P.S. L'affare Brunello di Montalcino deve essere ben distinto dalla più grossa inchiesta che si sta conducendo in questi giorni e di cui ha dato notizia "l'Espresso". Si tratta di una grande quantità di vino adulterato che è stato immesso nei supermercati e che viene venduto a dei prezzi bassissimi, intorno a 1 euro la bottiglia. Questo è davvero vino contraffatto e addirittura velenoso, prodotto da dei grandi truffatori in Sicilia e in Puglia. Questa campagna è stata condotta dalla Guardia forestale e dal ministero dell'Agricoltura ed è decisamente un'azione meritoria. Il problema si pone dunque su due piani ben distinti: difendere il vino di grande qualità e dare invece la caccia ai delinquenti del vino contraffatto, che tanto male stanno producendo alla nostra economia.

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La battaglia delle schede Berlusconi tira in ballo il Pd (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)

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Stampa verso il voto La battaglia delle schede Berlusconi tira in ballo il Pd "Ma quale debolezza, che paura di perdere. Sono assolutamente certo della nostra vittoria conosco i dati e ormai il distacco nei loro confronti è assolutamente incolmabile". Berlusconi all'indomani delle frecciate polemiche del ministro dell'Interno Amato, rilanciate dal vicesegretario del Pd Franceschini, insiste con la polemica sulle schede elettorali. Il Cavaliere non ci sta a essere accusato di usare il problema delle schede per pararsi le spalle da una possibile sconfitta come dice la sinistra. "Questa questione delle schede elettorali non l'ho sollevata io" replica Berlusconi. "Non è una mia iniziativa. Sono stati loro, quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema. Io ho visto le schede e ho concordato che c'è la possibilità di incertezze e confusione". Poi ha ribadito che "c'è tempo per rifare le schede". Ieri Berlusconi ha fatto una puntata in Sicilia, prima a Palermo e poi a Catania e nei due comizi ha sferrato un attacco a tutto campo, a Veltroni ma anche al suo ex alleato Casini. Il leader del Pd parla di una grande rimonta? "Questa è la rimonta spettacolare - replica Berlusconi al Palacatania, indicando la platea e raccogliendo l'ovazione del pubblico. "Quella di Veltroni è solo una delle sue tante spettacolari bugie. Offre la luna perchè sa che al governo non ci andrà mai". Poi elenca, tra gli applausi della folla, "i rischi" a cui incorrerebbe il Paese in caso di vittoria del Pd: "Votare Veltroni significa più tasse, più clandestini, meno sicurezza e probabilmente Di Pietro ministro della Giustizia". E al nome dell'ex pm la platea si è scatenata con una valanga di fischi. Berlusconi nei due comizi siciliani rilancia tutti i temi della campagna elettorale, dal taglio delle tasse ("Ridurremo l'aliquota massima delle imposte al 33%") agli aiuti alle famiglie meno abbienti, dall'Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia, ma lo accontento subito, ricordandogli che negli anni del nostro governo abbiamo arrestato 30 pericolosi mafiosi e il loro capo supremo". Incalzando la folla assiepata sotto il palco ha urlato: "Noi siamo incompatibili con la mafia, non vogliamo i loro voti". Una frecciata la riserva come al solito a Casini. Rivolgendosi alla platea catanese: "Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito Casini. Voi non vi siete mai spostati, siete rimasti sempre nella casa del Pdl. è Casini che se n'è andato". Poi smentisce l'ipotesi di accordi post elettorali con l'Udc. "Non ci potranno essere alleanze perchè ci sarà una parte che vince e una che perde, nessun governissimo. E poi difficilmente l'Udc sarà rappresentata in Parlamento. Mi sembra molto improbabile, se non impossibile, che Casini riesca a superare lo sbarramento del 4% alla Camera e dell'8% al Senato". Quindi torna sul tema del voto utile: "Un elettore di centrodestra che vota Udc è un masochista, fa solo un favore a Veltroni e regala il suo voto alla sinistra".

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Veltroni: <Ci manca l'ultimo miglio> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)

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Primo Piano Pagina 102 Veltroni: "Ci manca l'ultimo miglio" Il candidato del Pd incita i suoi e attacca Berlusconi: "È stanco" --> Il candidato del Pd incita i suoi e attacca Berlusconi: "È stanco" Il leader del Pd Veltroni in Puglia spande ottimismo: "È una grande rimonta, ora facciamo insieme l'ultimo miglio per superare il Pdl". BARI Il traguardo del centesimo appuntamento di questa campagna elettorale Veltroni l'ha fatto a mezzanotte di sabato nella piazza di Conversano, nel Barese, dove tremila persone l'hanno accolto nonostante l'ora tarda e il freddo che lo stesso leader del Pd ha definito "insolito". È cominciata così la giornata di Veltroni che ieri è stato a Bari e in serata a Brindisi e a Lecce, davanti a 20mila persone. Una giornata segnata da attacchi diretti in particolare a Berlusconi e alla Lega. Avversari - ha detto - dai quali il Pd è separato da un'incollatura, grazie ad una "grande rimonta": "Ora - ha affermato a Brindisi - faremo insieme l'ultimo miglio per raggiungerli e superarli". NOTTURNA L'appuntamento di Conversano è stato un po' una scommessa, ha spiegato Veltroni dal palco: "Volevo vedere se riuscivamo ad avere tanta gente anche facendo un comizio a mezzanotte. Eccovi qui". Poi ha ricordato che mancano dieci tappe alla fine di "questa esperienza che mi ha dato la sensazione di sentire il respiro di tutto questo meraviglioso Paese". E del suo amore per l'Italia Veltroni ha parlato nel comizio sul lungomare di Bari, davanti a 15mila persone. Ha parlato dell'Italia che ha conosciuto in queste tappe, "quella che non occupa le prime pagine dei giornali". Gente che lavora, che si alza alle 5 del mattino, a cui lo slogan del Pdl "Rialzati Italia" - ha detto - può apparire un po' strano. Un amore il suo per il Paese, che ha contrapposto all'atteggiamento del suo innominato avversario politico. Al quale ha dedicato più di una stoccata. Insieme con il suo alleato Bossi. "Dalle cose che dice il capo dei nostri oppositori - ha detto - quello che emerge è una leadership stanca e logorata dopo 15 anni. Ogni giorno dichiara che per lui governare sarà portare una croce. Ieri Bossi ha detto che sarà ministro delle Riforme istituzionali anche se non vorrebbe farlo, ma è costretto". Insomma, "sembra che per loro governare sia un insopportabile sacrificio e non il massimo onore che deriva dalla voglia di cambiare questo Paese". E ancora al Pdl ha rivolto l'accusa di essere diviso su tutto: "Il leader dello schieramento avverso ha detto che farà la prima sessione di governo a Napoli, Maroni ha detto che la faranno a Malpensa, finirà che la faranno a Roma, a Palazzo Chigi, per mettersi d'accordo". E ancora: "Da Alitalia al voto agli immigrati, dalle missioni all'estero all'Europa sono divisi su tutto". Poi, a proposito della Lega e del giuramento di Pontida: "Ho visto le comparse in costume e le armature, e ho pensato che se un francese o un tedesco si fossero collegati con la tv italiana per vedere come va la campagna elettorale avrebbero visto le persone in armatura. Avrebbero visto il medioevo". NO FISCHI La piazza non è insensibile e accenna a qualche fischio indirizzato a Berlusconi e Bossi, ma Veltroni (che pure replicherà duramente al leader leghista a proposito dei "fucili" per la questione delle schede) la zittisce con garbo: "Noi non siamo quelli dei fischi". Ma frecciate sì. Come quella sull'età. "Nel 2026 avrò la stessa età che ha oggi il mio avversario", ha detto ricordando che in Europa i primi ministri hanno la sua età e che c'è bisogno di un "rinnovamento". Non viene risparmiato nemmeno Casini: "Ora esagera, dà lezioni a tutti. Lui che come nella canzone di Jannacci "Vengo anch'io, no tu no", ha aspettato che gli sbattessero la porta in faccia per scoprire la sua vocazione". E ce n'è anche per Fini, oscurato - dice Veltroni - da Berlusconi, e per il Pdl che "non è un partito, è come la casa finta di un film".

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<Pronto a impegnarmi per quest'Isola> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

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Primo Piano Pagina 103 "Pronto a impegnarmi per quest'Isola" Berlusconi in Sardegna: "Dietro Veltroni c'è ancora Prodi" --> Berlusconi in Sardegna: "Dietro Veltroni c'è ancora Prodi" Ieri sera in Sicilia, oggi in Sardegna. Silvio Berlusconi accelera e sceglie la nostra Isola per aprire la settimana decisiva. E non nasconde di puntare molto sul voto sardo, oggi e fra dodici mesi, quando si andrà alle urne per la Regione. Presidente Berlusconi, chi vince le elezioni? Vinceranno gli italiani. Quelli che dopo venti mesi di governo Prodi-Veltroni hanno capito che solo il popolo della libertà può rimettere in marcia un Paese che la sinistra ha messo in ginocchio. Vado in giro per l'Italia e vedo tanto entusiasmo tra la gente. Per me è quello il migliore dei sondaggi. Siamo alla volata, quei giorni in cui il clima si riscalda ulteriormente. Qual è la frase, il concetto-guida del suo Pdl? Più liberi, più sicuri, più solidali. Più liberi in economia significa far crescere il Paese, più sicuri significa non vivere assediati da chi non rispetta le regole, significa dare a ogni cittadino la possibilità di camminare in sicurezza nella propria città. Più solidali significa coniugare il libero mercato con i bisogni dei meno abbienti. La nostra regola è semplice: meno parole e più fatti. C'è un alleato che avrebbe voluto avere, in questa tornata elettorale, con cui non ha potuto chiudere? Veltroni ha annunciato di voler andare da solo alle elezioni e poi ha imbarcato di tutto e di più, dai radicali mangiapreti alle forche giudiziarie di Di Pietro. Noi abbiamo scelto di allearci solo con chi era in grado di garantire coerenza di idee e affidabilità politica. Ho sentito la responsabilità di dover governare il Paese con forze politiche affini ed affidabili. E così ho fatto. Qual è la critica che le ha fatto più male, che ha letto o che le hanno rivolto, in questi giorni di campagna elettorale? Mi hanno accusato di non avere un sogno. La differenza tra me e l'uomo delle fantasie è sostanziale. Io i sogni li realizzo. Perché ci credo davvero e ci metto tutte le energie possibili sino a quando non ho raggiunto l'obiettivo. Il Paese ha bisogno di concretezza, non di promesse vane. Occorre determinazione e coraggio, insieme a idee chiare e realizzabili. Perché non votare Partito democratico Basterebbe dire che Prodi è il presidente del Pd e avremmo risolto la questione. Sarebbe anche sufficiente ricordare che Veltroni era il vice di Prodi nel governo del 1996. Ma se volessimo essere più chiari, basterebbe guardare in faccia i principali protagonisti di questo partito che si autodefinisce post comunista: D'Alema, Fassino, Veltroni, Bassolino. In quattro, centosessanta anni in politica. Non mi sembrano proprio una novità, anzi. Ha mai pensato all'ipotesi di una sconfitta, il 14 aprile? In quel caso, che ne sarebbe del Pdl? Non mi occupo di situazioni irreali. I sondaggi li conoscono tutti. Gli italiani hanno capito chi sono i responsabili dell'attuale situazione. Sono quindi certo che il Paese reagirà. Il Popolo della libertà sarà per molti anni a venire la più grande forza politica del Paese, al servizio della libertà di un grande popolo che vuole intraprendere, che vuole valorizzare le proprie risorse umane e culturali, le proprie risorse ambientali e imprenditoriali, che vuole riprendersi dal disastro economico nel quale lo ha trascinato questa sinistra. In quali mani finirà l'Alitalia? Nelle mani e nelle cure di una compagine italiana. Quando saremo al governo affronteremo con impegno e concretezza la questione. Se riconquisterà Palazzo Chigi, quali saranno le prime tre decisioni che prenderà il "suo" consiglio dei ministri? Oltre all'immediato impegno nell'emergenza dei rifiuti, l'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa, detassazione integrale dei premi aziendali di produttività e degli straordinari, le nuove misure per la prevenzione dei reati. Abolendo l'Ici cancelleremo una tassa iniqua sul primo diritto di una famiglia, quello di avere una casa. Con la detassazione degli straordinari otterremo due obiettivi: guadagni più elevati per i lavoratori e maggiore capacità produttiva per le aziende. Il risultato sarà chiaro: maggiori consumi, più produzioni, più lavoro per tutti. Lei ha un rapporto particolare con la Sardegna. Un terreno di scontro politico dove il voto al Senato è davvero in bilico. Dica una cosa di centrodestra per spostare gli equilibri. Ricordo quello che ha fatto il mio governo per la Sardegna: 3 mila miliardi di vecchie lire per le strade sarde e 1600 miliardi per l'acqua. Basterebbero questi fatti per rendere credibile qualsiasi nostro progetto per far immaginare quel che faremo in futuro. È per questo che sposo in pieno la sfida per la libertà lanciata in queste settimane dal Popolo sardo della Libertà. Quattro obiettivi chiari su cui ci impegneremo seriamente e concretamente. Perché i sardi devono essere alla pari di qualsiasi altro cittadino italiano ed europeo, in termini infrastrutturali ed economici. Questo sarà un obiettivo preciso e prioritario del nostro governo. Un governo nazionale che si impegna su temi locali, i sardi chiederanno conto... Noi non accettiamo le logiche da "riserva indiana" che la sinistra di Prodi, Veltroni e Soru ha imposto alla Sardegna. Sono le popolazioni locali che devono decidere sulle loro priorità ambientali. Se la Sardegna ha un patrimonio naturale unico nel suo genere lo si deve al buon senso dei sardi e non a quello di Pecoraro Scanio e di Soru. Secondo: i sardi devono potersi muovere come se disponessero di un "ponte" con l'Italia. Realizzeremo una nuova continuità territoriale, moderna ed efficiente. Nel 2002, con il nostro governo e la giunta Pili, iniziò alla prima continuità territoriale. Oggi, con Prodi e Soru, costa quasi il doppio. Venire in Sardegna non deve avere costi doppi rispetto a qualsiasi altra regione italiana. Terzo: realizzeremo il metanodotto Algeria - Sardegna - Europa. È scritto in una legge che abbiamo approvato nel 2002, daremo un'accelerata all'iter che Prodi e Soru hanno colpevolmente rallentato. Quarto: completeremo la grande rete infrastrutturale già avviata con il nostro governo e la giunta Pili. Completeremo la Carlo Felice da Cagliari a Sassari, l'Orientale sarda da Cagliari a Santa Teresa, la Sassari-Olbia e la Sulcitana nel sud Sardegna. A tutto ciò, aggiungeremo la trasversale sarda tra Oristano e Tortolì. Mi impegnerò a fondo, la Sardegna se lo merita. Qual è il suo giudizio sulle liste sarde per queste elezioni? Sono convinto che i nostri candidati rappresentino a un ottimo livello le aspettative e gli interessi della Sardegna e dei sardi. Ci sarà spazio per qualche rappresentante sardo del Pdl nel suo governo? Siatene certi, ma ricordatevi che la Sardegna potrà contare sul Presidente del Consiglio, che non è nato in Sardegna ma che la Sardegna la ama profondamente. Dietro l'angolo in Sardegna ci sono le regionali. Il Pdl non ha ancora un nome da opporre al probabilissimo candidato Soru. Quando dirà la sua sul tema? Ora. Chi vota Veltroni vota Soru. La Regione è in ginocchio, i disoccupati aumentano ogni giorno, l'economia è bloccata da veti e divieti, le infrastrutture sono al palo. Insomma, un vero un disastro. Una nostra vittoria significherebbe il licenziamento di Soru. L'unico disoccupato per il quale nessuno si straccerà le vesti. Solo dopo faremo il nome del nostro candidato. Una cosa è certa: dopo le elezioni politiche punteremo a vincere anche le elezioni regionali e diremo "Rialzati Sardegna", così come diciamo "Rialzati Italia". ENRICO PILIA.

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Sprechi oggi cda air france, alla magliana cresce il fronte pro-spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

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Sprechi oggi cda air france, alla magliana cresce il fronte pro-spinetta In Alitalia il giorno libero dura 33 ore Piloti e hostess volano un'ora e mezza al giorno. Gli incredibili privilegi Pubblichiamo un brano su Alitalia tratto dal libro di Stefano Livadiotti L'altra casta. L'inchiesta sul sindacato, in uscita per Bompiani mercoledì 9 aprile. Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro colleghi di altre compagnie. Però costano tanto di più. Grazie a una giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti e puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter, dove tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due notti. Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell'Alitalia. È scritto nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante approvato, con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di amministrazione dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. Il terzo comma dell'articolo 2 disciplina il "giorno singolo libero dal servizio". Che viene così descritto: "Periodo libero da qualunque impiego che comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un periodo libero da qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore che comprende almeno una notte locale". Un giorno di 33 ore o con due notti? Quando si tratta del personale di volo della ex compagnia di bandiera italiana, e dei relativi regolamenti di lavoro, bisogna abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale all'ora di Greenwich: per loro non valgono. Vivono in un mondo a parte, dove tutto è dorato. Da sempre veri padroni dell'azienda, piloti e assistenti di volo si sono dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale indennità economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a terra tutto l'anno). Secondo il regolamento dell'Enac, dove è specificato che hanno diritto a riposare su poltrone con una reclinabilità superiore al 45% e munite di poggiapiedi regolabile in altezza, non devono volare più di cento ore nel corso del mese. Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere: e si vede che per loro è sempre febbraio. Nell'intero anno, cioè nei dodici mesi (se non hanno modificato a loro uso e consumo pure il calendario) il tetto non è, come da calcolatrice, mille e 200 ore (100 per 12) ma 900, e vai a sapere perché. Nel contratto, che l'azienda si rifiuta di fornire ai giornalisti, come del resto qualunque altro dato sulla produttività dei dipendenti, l'orario però si riduce. Nel medio raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel trimestre non diventano 255, ma 240. E nell'anno non arrivano, come l'aritmetica sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900. Ma non è neanche questo il punto: fosse vero che volano così tanto (tra gli assistenti di volo l'assenteismo è all'11%). I numeri tracciano un quadro un po' diverso e dicono che nel medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di queste ultime su 4300, cioè l'11%, erano praticamente fuori gioco perché in maternità o in permesso in base alla legge che consente di assistere familiari gravemente malati) restano tra le nuvole per non più di 595 ore l'anno. Vuol dire 98 minuti al giorno, il tempo che molti Cipputi impiegano per fare su e giù tra casa e fabbrica. A titolo di raffronto, un assistente di volo della Lufthansa vola 900 ore, uno della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810. Restando in Italia, una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore. I piloti, poi, alla cloche sembrano quasi allergici: la loro performance non va oltre le 566 ore, che significano 93 minuti al giorno. I loro pari grado riescono a pilotare per 720 ore all'Iberia, per 700 alla Lufthansa e all'AirOne, per 680 alla Tap e per 650 all'Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente degli stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8 tratte al giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In compenso, sono molto più cari di tutti gli altri. Un assistente di volo con una certa anzianità può arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e 533 euro, contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di Toto (AirOne, ndr ). 2 Stefano Livadiotti 07/04/2008.

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Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

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Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni Tra i lavoratori cresce il fronte pro-Spinetta L'accordo con AirFrance si fa più vicino Anche il board spinge per una rapida conclusione Il silenzio che AirFrance-Klm sta opponendo a ogni tentativo del governo uscente di ricostruire il tavolo con Alitalia e i sindacati non è necessariamente un preludio alla catastrofe. Oggi Jean-Cyril Spinetta non dovrebbe chiedere un voto al suo cda: secondo fonti vicine al dossier, si limiterà ad aggiornare il board sulle trattative con la compagnia di bandiera italiana. Il numero uno del vettore franco-olandese informerà dunque i consiglieri che la prima delle tre condizioni per mandare in porto la trattativa con Alitalia - l'assenso dei sindacati - non si è verificata. Questo non vuol dire la fine del negoziato, ma certamente che la palla della difficile partita resta in campo ai sindacati. Il negoziato potrà riprendere soltanto se le nove sigle faranno marcia indietro sulle controproposte che hanno portato alla rottura del tavolo con i francesi. Come ha rivelato sabato anche il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, i francesi tornerebbero soltanto per firmare l'ultima offerta avanzata ai rappresentanti dei lavoratori, non più per trattare. Sulla situazione pesa anche la protesta dei lavoratori, un fronte pro-Spinetta che sta crescendo di giorno in giorno e che ha assunto da subito un evidente carattere di fronda anti-sindacale. E probabilmente lo sciopero della fame iniziato da cinque assistenti di volo ha ispirato ieri la chiara presa di posizione dei due sindacati più importanti delle hostess e degli steward, l'Anpav e l'Avia, che hanno fatto sapere di volere l'accordo con AirFrance-Klm e hanno chiesto "formalmente" a Spinetta "a riprendere immediatamente il confronto". Infine, a Gianluca Morale e ai suoi quattro colleghi si uniranno oggi circa 200 persone, dipendenti, familiari e pensionati Alitalia che faranno uno sciopero della fame e della sete simbolico di un giorno per convincere i francesi a non gettare la spugna. In ogni caso la ripresa del negoziato slitterà certamente a dopo le elezioni. Anche perché dal risultato delle urne dipenderà la realizzazione o meno della seconda condizione per l'acquisto di Alitalia posta dai francesi, il via libera del nuovo governo. Le prospettive sono tre: se Berlusconi vince le elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente di tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la trattativa si potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel caso più probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo al Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie sulla formazione del nuovo governo: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma l'obiettivo sarebbe realisticamente quello di chiudere la partita in fretta. Certo, sulla trattativa pende l'incognita di un rientro di Lufthansa o dell'ingresso in campo della famigerata cordata italiana, ma al di là di generiche manifestazioni di interesse o di singoli annunci-spot, sia l'una che l'altra faticano ancora a materializzarsi. Ora il tempo stringe per Alitalia, alle prese con una liquidità in rapido esaurimento. Domani è convocato il cda che farà il punto sulle ultime notizie in arrivo dalla Francia delle trattative ma soprattutto sulla situazione finanziaria. Dalla Magliana spiegano che dopo la rottura con i francesi era scontato il recupero del "piano di transizione/sopravvivenza" dell'autunno scorso. Dove erano scritti però chiaramente i motivi per trovare in fretta un acquirente per la disastrata compagnia di bandiera: senza una "consistente" ricapitalizzazione, si legge, "il rapporto tra indebitamento finanziario netto e mezzi propri" è destinato a crescere "dal livello di circa 1,1 di fine 2006 a un livello prossimo a 6 a fine 2010". Dunque, considerando il tassativo divieto di Bruxelles di varare aumenti di capitale finanziati dal Tesoro, considerando anche che il quadro delineato a settembre "è peggiorato enormemente", come sottolineano fonti di Alitalia, l'urgenza di concludere con AirFrance è oggi più forte che mai. Lo spettro del commissariamento è dietro l'angolo: il board non aspetterà certo l'ultimo centesimo rimasto in cassa per alzare bandiera bianca. I consiglieri rischiano in prima persona, se danno l'idea di trascinare il disastro troppo in avanti: l'accusa potrebbe essere quella di "mancato fallimento". 07/04/2008.

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Segue il peso del sindacato e i troppi privilegi hanno portato l'azienda al tracollo (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)

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Segue il peso del sindacato e i troppi privilegi hanno portato l'azienda al tracollo Alla fiera delle indennità spunta anche il premio di puntualità (segue dalla prima pagina) Il comandante di un Md80 dell'azienda della Magliana ha un costo del lavoro annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa figura professionale i concorrenti italiani non sborsano più di 145 mila euro. Sempre restando allo stesso tipo di aereo, per pagare il pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un'altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro. Contro i 207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex compagnia di bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon 30% rispetto alla media dei concorrenti. Il risultato finale è che in Alitalia il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli dell'Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro). In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo semestre del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore ogni 24). E si vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice che, nel medio raggio, una hostess o un pilota non possono essere utilizzati per più di 210 ore al mese (che, con il solito giochino, diventano 600 nel trimestre e 1.800 nell'anno). Ebbene, se uno di loro parte da Roma per andare a prendere servizio a Milano la metà della durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole crociate viene considerata servizio. La tabella dell'Enac che stabilisce, a seconda dell'orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi. Che salgono a diciassette nell'accordo sottoscritto da azienda e sindacato. Dove è stabilito per il personale navigante il diritto a 33 giorni di riposo a trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a 35 per chi è impegnato nel lungo raggio. In base al contratto, al termine di ogni volo deve essere garantito un riposo fisiologico di 13 ore, che sul lungo raggio deve risultare invece pari al numero dei fusi geografici attraversati moltiplicato per otto, con un minimo però di 24 ore. Boh. Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema retributivo, in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo stipendio base (quattordici mensilità) e l'indennità di volo minimo garantito: quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano la parte variabile della retribuzione di un pilota (compreso il cosiddetto "premio Bin Laden" corrisposto, dopo l'attentato alle Torri gemelle di New York, a tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e dintorni) sono state tutte sostituite da un'unica indennità di volo giornaliera (per un comandante è pari a 177 euro se è impegnato sul lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre alle quali va sommata la diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può quindi arrivare a 219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il pilota sta alla cloche solo per mezz'ora o semplicemente si trasferisce all'aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo scalo d'imbarco. Per di più, aumenta se c'è uno spostamento dei turni rispetto al calendario originale. Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede l'istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i crediti che si ottengono per esempio quando l'aereo viaggia con personale ridotto (un riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e piloti possono attingere pure degli anticipi. Non è invece dato sapere se le parti hanno raggiunto un accordo su una nuova indennità graziosamente prevista nell'ultima intesa: il premio di puntualità, che per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è alla direttiva dell'Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la dettagliatissima disciplina della cosiddetta "riserva", i periodi di tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere a un'improvvisa chiamata. Premesso che si può essere messi in riserva solo dopo aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo trascorso a casa con le pantofole ai piedi va considerata come servizio. Bingo. Di più: che se l'attesa si consuma inutilmente perché il telefono non trilla, e dev'essere proprio per lo stress, scatta un successivo periodo di riposo di almeno otto ore, che in alcuni casi salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a stabilire che a piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da mangiare una volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, "in modo da evitare decrementi nelle prestazioni". Di alcuni privilegi o istituti incomprensibili nessuno ricorda neanche l'esatta origine. Ci sono e basta. Così, le hostess continuano ad avere una franchigia di ventiquattr'ore al mese, che in pura teoria dovrebbe coincidere con l'inizio del ciclo mestruale, ma si racconta del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come permesso per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio: misteri del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio guadagnato nell'ultimo mese di servizio, che, guarda un po', svolgono regolarmente sul lungo raggio, per far salire l'importo della busta paga. I piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso scalo in un solo giorno. La logica della regola, che pare non sia neanche scritta ma frutto della consuetudine, è imperscrutabile. La conseguenza, però, è chiara: la crescita delle spese per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi, che in Alitalia vengono scelti da un'apposita commissione dopo attento esame dei loro requisiti: con il risultato che l'importo medio è superiore del 45% a quello sostenuto dagli altri vettori. Solo per le 300 stanze prenotate tutto l'anno per i dipendenti che, anziché essere trasferiti a Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in bilancio 45 milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per l'assenza del lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di euro che venivano corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione. I lavoratori più coccolati d'Italia quando viaggiano per piacere godono di una politica di sconti davvero generosa. Argomento sul quale l'azienda ha di nuovo una tale coda di paglia da rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto di Pulcinella: i dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto garantito, magari perché vanno a festeggiare l'ultima promozione, che in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la direzione per la finanza dell'azienda della Magliana poteva contare su 152 persone: 20 dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60: 25 dirigenti e 35 quadri). Dev'essere anche per questo che il consiglio di amministrazione dell'azienda ha sentito la necessità di garantirsi l'ombrello di una polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice dei sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto. 07/04/2008.

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Se manca il "sistema paese" (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)

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Oggi è Lun, 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Italianità e no Se manca il "sistema paese" di Arturo Diaconale Non sbaglia Cesare Romiti quando si dice contrario alla vendita di Alitalia e sostiene che il problema della Compagnia di Bandiera è solo di management. Ed ha ancora più ragione quando aggiunge che solo un gruppo dirigente autonomo ed indipendente dalla politica può essere in grado, come quello dell'età dell'oro di Alitalia della fine degli anni '60, di rimettere in piedi l'azienda. Ma è proprio il riferimento ai tempi di Carandini e Velani, di Calabria, Saracino e dello stesso Romiti che introduce un argomento a cui l'ex amministratore delegato di Alitalia e della Fiat non ha fatto riferimento e che invece rappresenta il vero punto nodale non solo del caso del trasporto aereo nazionale ma dell'intera economia italiana. Il punto è che la stagione d'oro di Alitalia è durata fino a quando il management che ha diretto l'azienda è stato consapevole che l'interesse dell'azienda coincideva con quello del "sistema paese". Più aumentava la produttività dell'economia nazionale, più cresceva il traffico delle merci attraverso i vettori con i colori nazionali, più si rafforzava il benessere della società nazionale, più salivano i flussi turistici verso il Bel Paese dall'estero e più si dilatavano gli spostamenti interni a benificio sempre della compagnia aerea. L'interesse particolare di Alitalia, così come quello dell'Eni, della Finmeccanica, della immensa galassia delle partecipate Iri e dell'intero mondo dell'imprenditoria privata, Fiat in testa, si identificava con quello della collettività nazionale. Non si trattava di un residuato del nazionalismo d'anteguerra. Era un puro e semplice interesse economico. Romiti lascia intendere che la fine dell'età dell'oro per Alitalia (ma guarda caso anche per il resto delle aziende del paese) sia iniziata nel momento in cui la politica dei partiti e dei sindacati ha trasformato la Compagnia di Bandiera in un carrozzone di clientele. Ed il suo giudizio è fin troppo vero. Quando all'interesse dell'azienda che coincideva con quello del "sistema paese" è subentrato l'interesse dei partiti e dei sindacati per la lottizzazione e per l'utilizzo di Alitalia come ammortizzatore sociale, il declino è scattato in maniera inesorabile. Ma perché le ragioni dell'interesse politico e sindacale hanno prevalso su ogni altro? E' facile rispondere all'interrogativo tirando in ballo l'egoismo e la cecità delle forze politiche e sindacali. Ma è anche un modo semplicistico e qualunquista di chiudere la faccenda. Il fatto è che il declino è iniziato nel momento in cui una sorta di rivoluzione culturale ispirata all'internazionalismo cattolico e comunista ha imposto la convinzione che l'interesse del "sistema paese" s'identificasse con un nazionalismo vetusto e fuori del tempo e fosse diventato un disvalore destinato ad essere cancellato dal superamento delle vecchie nazionalità nei grandi organismi internazionali. Dall'Unione Europea alle Nazioni Unite. Negli anni successivi, inoltre, a completare la rivoluzione culturale sono poi subentrati il crollo del Muro di Berlino, il trionfo del consumismo e del mercato, la globalizzazione, che in un paese già convinto dell'inesorabilità del superamento dell'interesse nazionale, hanno radicato una doppia certezza. La prima è che gli unici interessi legittimi o sono quelli espressi dai grandi organismi internazionali (la pace, la solidarietà, il dialogo, lo sviluppo equo e solidale) oppure sono quelli del proprio cortile. La seconda è che essendo quella del mercato l'unica legge del pianeta ormai internazionalizzato e globalizzato, chi si ostina a parlare di interesse nazionale e di "sistema paese" è un nostalgico statalista di altri tempi. Se questa doppia certezza nutrita in Italia trovasse un identico riscontro nel resto del mondo non ci sarebbero problemi. Invece, a partire dai paesi più vicini che fanno parte dell'Unione Europea fino a quelli asiatici che sfruttano al massimo i vantaggi della modernizzazione e del mercato globale, non esiste un solo paese che non persegua, nel rispetto e nella sincera esaltazione della legge del mercato e dei grandi valori internazionali, il proprio interesse nazionale. Che non è un generico interesse fatto di trombette e bandiere da contrapporre ridicolmente ad altre trombette e bandiere, ma è l'interesse concreto di qualunque classe dirigente responsabile consapevole che il benessere collettivo si persegue se viene fatto coincidere con quello del singolo individuo, della singola azienda, della singola regione. In Francia, in Germania, in Inghilterra ed in qualsiasi altro componente dell'Unione Europea l'interesse per il "sistema paese" prevale su ogni altro. Per non parlare di Stati Uniti, Russia o Cina. A dimostrazione che nel mercato globale si può essere competitivi solo se si è portatori di una forte identità. Che può essere anche il frutto di tante identità diverse ma che se non vuole essere messa fuori del mercato non può essere cancellata o polverizzata. L'anomalia italiana, invece e tanto per fare esempi concreti, sta nel non capire che la difesa di Malpensa fa parte dell'interesse del "sistema paese" e che l'eventuale mantenimento dell'italianità di Alitalia non è una ridicola barzelletta ma un modo concreto, con un management consapevole ed impreditori privati lungimiranti, per sfruttare al meglio l'occasione di Expò 2015, puntare sul rilancio del settore del turismo nazionale, mantenere alti i livelli occupazionali di buona parte delle imprese e difendere il livello di benessere dei cittadini. Certo, ci vuole una nuova rivoluzione culturale per cancellare gli effetti di quella precedente. Che sembra impossibile ma che, forse, è molto più matura e vicina di quanto si possa credere.

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Rai, per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)

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Oggi è Lun, 07 Apr 2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Giulietti, Articolo 21 Rai, per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore Per Giuseppe Giuletti, portavoce dell'associazione Articolo 21, "hanno assolutamente ragione la Fnsi e l'Usigrai quando paventano per la Rai un rischio Alitalia". "Riteniamo condivisibile la proposta di superare l'attuale fonte di nomina (come per altro prevedeva e prevede la proposta presentata dal ministro Gentiloni) - continua Giulietti in una nota - che ha completamente consegnato al governo e ai partiti il controllo dell'azienda. Per il futuro é necessario prevedere una fondazione ed un amministratore unico, dotato di pieni poteri e capace di superare vecchi schemi consociativi, burocratici e microcorporativi che hanno letteralmente dissanguato l'azienda e mortificato le professionalità esistenti".

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Milano, l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corso Buenos Aires a Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora. Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema "grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento. Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie, alla valorizazzione di cultra ed eccellenze. Quali sono le vostre priorità? Quale città vorreste per il 2015? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (27 votes, average: 1.04 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 01Apr 08 L'Expo, la Moratti e l'orgoglio della milanesità da ritrovare. Come vorreste la Milano che verrà? Grattacieli sì o no? Milano ce l'ha fatta, a conquistare l'Expo Universale del 2015. Dicono - ed è vero - che è stata dura, durissima. Ma ha vinto il gioco di squadra, l'intesa fra le istituzioni. Nell'interesse di Milano, della Lombardia, dell'Italia. Arriveranno maxi investimenti, Milano potrà ridisegnare il suo futuro ed esaltare la sua vocazione europea e internazionale. Ma la squadra che ha vinto ha avuto un leader. Che si chiama Letizia Moratti: il sindaco di Milano. La Lady di ferro che si è trasformata in globetrotter della diplomazia e ha girato il mondo instancabilmente per la sua Milano. Una superdonna? Ma no. Una donna che crede in quello che fa e lo fa. Semplicemente. Il vicesindaco Riccardo De Corato è sceso in piazza davanti a Palazzo Marino a festeggiare la vittoria con le "bollicine" assieme agli assessori e a molti dipendenti comunali. Una bellissima idea, spontanea e non programmata (bravo chi l'ha avuta) e ha detto: "Letizia sarà un sindaco che resterà (e segnerà, aggiungo) nella storia di Milano". Ha ragione. Donna Letizia, "il signor sindaco" può farlo. Ha la capacità del leader e una visione del mondo adeguata alla sfida di ridisegnare la metropoli perché entri nel nuovo millennio da protagonista. Molti hanno scritto che è stato vinto il primo round e adesso viene il difficile. Vero: investimenti miliardari, mega progetti urbanistici, infrastrutture decisive per lo sviluppo, nuovi posti di lavoro. E si riaccende il dibattito sui grattacieli, sui simboli della modernità internazionale. A Silvio Berlusconi non piacciono, sono "storti e sbilenchi, in totale contrasto con il contesto milanese e la sua tradizione urbanistica". L'architetto Fuksas per una volta è d'accordo col Cavaliere. "Meglio il modello Central Park". L'ex sindaco Albertini difende le sue "creature" e dice: "No, saranno un simbolo". Il dibattito si riaccende con Letia Moratti che vuol fare non della Torre ma del Centro per lo sviluppo sostenibile il simbolo dell'Expo 2015. Ma c'è anche un altro terreno che Letizia Moratti dovrà dissodare (e non sarà facile) per garantire davvero il successo dell'Expo nell'interesse della città e dell'Italia (parafraso Susanna Agnelli: quello che va bene per Milano va bene per l'Italia): fatta l'Expo deve "rifare" i milanesi. Ridare cioè ai milanesi l'orgoglio della milanesità che oggi è sottotraccia ma che non è mai scomparso. Quel modo di vedere le cose in positivo, concreto con la capacità di saper guardare avanti, al futuro. Orgoglio della milanesità, ovvero "fare squadra con i cittadini" nell'interesse di una metropoli che è sempre stata aperta, internazionale, innovativa, capace di valorizzare ingegno ed eccellenze. Come giustamente dice Escobar "Una città provinciale? Ma no, smettiamola." E io la pensa come Escobar, e come il "signor sindaco". L'orgoglio della milanesità è sempre stato la forza di Milano. E' l'arma in più per il successo dell'Expo 2015. Che cosa ne pensate della milanesità perduta? Esiste ancora? E cos'è per voi? E che cosa chiedete dalla Milano dell'Expo? Grattacieli sì o no? Il dibattito è aperto Milano 2015. Ecco come sarà la città del futuro (leggi l'articolo) Scritto in Varie Commenti ( 116 ) " (203 votes, average: 1.28 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Mar 08 Pensioni, a chi gli aumenti. Inevitabile che le pensioni e il loro adeguamento fossero uno snodo centrale cella campagna elettorale. Il duello sulla previdenza fa discutere. Veltroni promette 400 euro in più all'anno per i pensionati con più di 65 anni e un tetto pensionistico massimo di 25 mila euro e fra 100 e 250 euro fra 25 e 50mila euro. Spiega Tiziano Treu: "Creremo un indice legato alla spesa reale degli anziani". E la copertura finanziaria? E' legata al miglioramento delle entrate fiscali e quindi a eventuali "tesoretti" futuri. Se ci saranno. Ma Berlusconi (che aveva già aumentato le pensioni all'inizio del suo governo) rilancia: quando sarà al governo il Pdl farà partire un programma di incrementi (come ha detto anche l'economista Roberto Brunetta alla "Stampa"), semeastrali con una specie di scala mobile agganciata non solo ai prezzi ma anche all'andamento degli aumenti dei salari. E la copertura? Dice Brunetta: sarà solidaristica e certa, con un aumento dei contributi ai pensionati che lavorano. Questo in uno scenario generale in cui il Pdl si è impegnato a portare la pressione fiscale generale al di sotto del 40% nell' arco di cinque anni di legislatura. Cosa ne pensate? Scritto in Varie Commenti ( 40 ) " (15 votes, average: 2.8 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 19Mar 08 Imposte locali: +111% in 10 anni. Se Roma taglia. Ormai la parola "emergenza" è all'ordine del giorno, si usa quasi per tutto, a torto o a ragione ma quelle delle tasse, in Italia è la vera "emergenza": vogliamo parlare, così, di "caro tasse"? Vanno su - come petrolio, gasolio, benzina - e non conoscono ribassi. Tasse su tutto, palesi e nascoste, e colpiscono tutti: dipendenti, imprese, pensionati. Tasse nazionali e locali, balzelli e balzelletti, iva di qua iva di là e sigle (di tasse) una via l'altra. Per qusto voglio segnalare sul blog la bella inchiesta realizzata dal nostro inviato Stefano Filippi (leggi l'articolo): racconta cosa sta accadendo nel Nord (Marca trevigiana), dove il fisco uccite le imprese. Già, perché Roma taglia il trasferimento dei fondi statali e gli enti locali si "rifanno" aumentando le imposte per tappare i buschi e far cassa. Così metà dei sindaci del Veneto ha presentato un ricordo al Quirinale. Ecco l'altra notizia: la pressione fiscale quest'anno non scenderà sotto la soglia del 43%. E anche per il 2009 il dato resta confermato. Non ci sarà, quindi, a breve un alleggerimento del fisco (a meno che il nuovo governo, dopo le elezioni. ndr). La previsione è contenuta nel rapporto dell'Isae sulle previsioni per l'economia italiana. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (15 votes, average: 2.6 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14Mar 08 Dal nanetto al "piccolo Ciarra" Oggi mi è lieve lo scrivere sul blog, quasi un piccolo divertimento. Leggere i post di alcuni "anti-berlusconiani" che ho pubblicato (di altri ve ne ho fatto grazia per pudore e rispetto, non pubblicandoli ) mi ha dato la misura di come sia ardua la strada per Veltroni che tenta l'impresa di rifondare il centrosinistra su basi sicuramente più civili e aperte. Più che con Berlusconi deve e dovrà scontrarsi con gli "anti-berlusconiani preistorici" molti dei quali formano il suo elettorato. Appartengono a quella sinistra becera che spesso ha generato e genera anche reazioni becere dall'altra parte. Lo definirei l'elettorato dell'insulto per parte presa. A prescindere. C'è chi definisce il cavalietre un "nanetto" e chi mi ha definito "piccolo Ciarra". Piccolo sì, l'ho scritto anche: sono un "nanetto" anch'io. Ciarra proprio no: in famiglia ho qualcuno che ha fatto il partigiano in Piemonte (Brigata Garibaldi - comunista - "Romano della Torre", arruolato dal prete di un paesino e partigiano vero, con tanto di riconoscimento delle Forze armate e del governo Usa). Insomma, una storia diversa da quella del Ciarra. Ma la questione è un'altra: l'insulto gratuito e anonimo. quel "piccolo Ciarra" a mo' di sfida. Non vale una risposta e un post, direte. E' vero. Ma certi vizi privati sarebbe bene si trasformassero in pubbliche virtù. o è roba da uomini? Quanto al Ciarrapico, quello vero, candidato nel Pdl posso solo dire che certe sortite me lo rendono quasi simpatico. Chissenefrega. verrebbe voglia di dire, forse è un Ciarra che detta la linea a un partito? In realtà penso che sia proprio verò che tutte le polemiche portano acqua al mulino del Cavaliere, alla fine. Il metodo è sempre lo stesso: i meno giovani ricorderanno i vecchi tempi dei governi Fanfani. non c'era corteo, occupazione, manifestazione in cui si desse la colpa di qualcosa al povero Fanfani ("nanetto" anche lui) se pioveva era colpa di Fanfani e della Cia. ma anche se faceva troppo caldo. accidenti a Fanfani. Il tiro al Cavaliere è il gioco del momento, davanti al baraccone da luna park del Pd e della sinistra. E guai a parlar bene di Berlusconi. cari "piccoli Ciarra". Il Cav ha sempre torto. Per definizione, di parte. Scritto in Varie Commenti ( 26 ) " (20 votes, average: 3.35 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09Mar 08 Quel programma "stracciato" ma dalla sinistra Il gesto di Silvio Berlusconi al Palalido di Milano, quei fogli strappati. quei programmi inutili che la sinistra. ma anche il centro-sinistra non rispettano, piaccia o non piaccia ha un forte valore simbolico. Richiama soprattutto Prodi, quelle 281 pagine del "librone dei sogni" presentate nella passata campagna elettorale. Chi le ha lette? Si chiesero subito tutti, sorridendo me scuotendo la testa. Devo dire che io lo lessi pensando subito: "Questi sono matti. ma chi ci crede? Nemmeno loro, ci credono". Alla fine è stato proprio così, Prodi nella polvere (dopo una crisi di governo) e tutti si uoi alleati (veri e presunti, ogni volta impegnati a invocare la pagina numero tale, la riga talaltra, il paragrafo del capitolo. per dire che insomma nel programma c'era tutto (ciò che poi non si faceva). A seconda delle conveniente del momento. Risultato? Avanti a colpi di fiducia altrimenti il governo durava tre mesi (forse). "Stracciare" il programma del Pd non è un insulto a Veltroni (che di sicuro il Cavaliere non sottovaluta) ma un richiamo generale a stare con i piedi per terra: bene i sogni e gli slanci, ma testa sulle cose da fare che si possono fare e che vanno fatte. Una volta un navigatissimo politico d'antan disse: "Impossibile governare gli italiani.". Ma è davvero così? Di sicuro con programmi di 281 pagine non è possibile. Ma se cambi rotta e dalla politica degli annunci (generalizzata) si passa ai fatti: pochi, concreti e subito, l'impresa è meno impossibile. E se il partito che vince le elezioni è coeso e condivide gli obbiettivi (il Pdl. ma anche il Pd ci prova anche se la coesione pare minore) forse è meno difficile governare gli italiani. Si darà: ma in cinque anni Berlusconi ha governato e. E sono state rose e spine, rispondo: tanto che alla fine si è visto chi remava contro nella Cdl. Il Cavaliere l'ha detto a chiare lettere. Casini corre da solo e Fini ha fatto un salutare "ravvedimento operoso". Ora dipende tutto dalle urne: se il voto si concentrerà sui grandi partiti e al Senato non ci sarà pareggio. Veltroni invece dice che lui non straccia i programmi degli altri, ma li rispetta. Giusto che lo dica, Walter infatti ha imboccato una strada "berlusconiana" perché ha capito che quella vecchia faceva solo danni all'ex Ulivo ma soprattutto al Paese. Anche questo, Fini non se ne abbia a mnale, è un "ravvedimento operoso" sia pure tardivo. Di "nuovo" nel Pd c'è soprattutto la rincorsa, il tappare i buchi, il mettere le pezze a due anni di Prodi-Bertinotti-Mastella-Di Pietro-Verdi. Diciotto ministri ds su venticinque. L'abbinata Padoa Schioppa-Visco. Mah! Veltroni ha un bel dire che al Nordest il centro-sinistra ha commesso errori. e che ora cambia tutto. Ricordo la vecchia campagna elettorale: il duo Bersani-Letta a fare il giro delle realtà economico produttive del nord. Spiegarono a Prodi e ai capi dell'Unione quel che si doveva dire e soprattutto fare. Rimasero inascoltati, scrissero i giornali, e la sinistra li sbertucciò, aggiungo. Veltroni ha davvero capito? E i tanti ds del Pd? La concretezza di Berlusconi stride con l'Italia degli Anni Sessanta sognata da Walter. A volte i lustrini non bastano. Scritto in Varie Commenti ( 45 ) " (19 votes, average: 3.16 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 04Mar 08 I dolori di Walter, Emma e le liste chiuse. ma anche no Tanto tuonò che piovve, in casa del Pd. Veltroni dice: primi a chiudere le liste elettorali. Poi si scopre che forse no. non sono chiuse. Ed Emma Bonino, pasionaria pannelliana tuona: in quelle liste i 9 eletti radicali non ci sono.". O meglio: "Non c'è la certezza che siano eletti tutti.". Walter replica: "Ci sono. ci sono". Poi annuncia un approfondimento. Ma Emma incalza: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono. Non sono un oggetto che può essere usato o spostato.". Come prevedibile i radicali anche nel Pd non rinunciano a fare i radicali. Pannella l'aveva detto a chiare lettere. Non sarà una convivenza facile. Ad esmpio a Roma non è detto che appoggino Rutelli nella corsa a sindaco. trattative in corso. Scritto in Varie Commenti ( 7 ) " (18 votes, average: 1.89 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Walter e l'Italia "sapore di sale" "Il Pd corre finalmente libero, e chi voterà per noi sa che se vinceremo l'Italia potrà rivivere un tempo mai vissuto se non negli anni Sessanta con il primo centrosinistra". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni in un incontro pubblico con i giovani a Perugia. "Se vincerà la destra - ha proseguito Veltroni - si riproporrà il vecchio schema dei veti incrociati. Con noi l'Italia sarà in una posizione unica nella sua storia: al governo ci sarà un solo partito, con un solo programma, un solo gruppo parlamentare, e un solo leader". Veltroni ha insistito sul fatto che l'Italia debba riguadagnare punti sul piano della competitività: "il nostro problema - ha spiegato - è una società immobile, che si riproduce come una decalcomania. Il paese ha bisogno ritrovare se stesso e la velocità perduta". Così ha scritto l'agenzia Ansa. L'Italia dei "mitici" anni Sessanta. Ma quale Italia? E furono davvero così mitici quegli anni? Chissà cosa pensano di quegli anni i vecchi del Pci e i sindacalisti duri e puri. C'è l'immaginario delle canzonette, del boom (.ma anche dei palazzinari, degli scioperi) . ma anche l'inizio del '68. Boh? Non sono nostalgico, guardare al passato serve ma forse è meglio immaginare e lavorare per il futuro (.ma anche pensando ai problemi del presente). O no? Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (20 votes, average: 2.75 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 29Feb 08 Le sette missioni di Berlusconi per l'Italia E' stato di parola, Silvio Berlusconi: in dodici pagine dense e tutte di sostanza (leggi: cose da fare) ha presentato le "sette missioni" per far rialzare l'Italia che sono il corpus dell'azione di governo del Pdl subito dopo il voto. Berlusconi, insomma, dice chiaro e tondo: ecco che cosa farò appena tornerò al governo. E aggiunge: ". ma niente miracoli". In sintesi ecco le missioni. Prima: rilanciare lo sviluppo. Seconda: sostenere la famiglia. Terza: più sicurezza e più giustizia. Quarta: migliori servizi ai cittadini. Quinta: rilancio del Mezzogiorno. Sesta: federalismo. Settima: piano straordinario di finanza pubblica (per saperne di più leggi nel dettaglio il programma del Partito della Libertà). Berlusconi insomma, riprende il filo della politica interrotta dalla parentesi (non certo felice visti gli esiti parlamentari, di Prodi e del centrosinistra) e rilancia la sfida sul terreno della concretezza e degli interessi complessivi del Paese. Sicuro di poter percorrere questa strada, tanto che annuncia un nuovo contratto con gli italiani, come quello sottoscritto nel 2001 dalla scrivania di Porta a Porta. "Come l'altra volta - dice il Cavaliere - depositiamo il programma che indica le nostre priorità". Per quanto riguarda "i punti principali da realizzare, alla fine della campagna elettorale farò il contratto con gli italiani, così come feci nel 2001". E aggiunge che il programma ora passa all'esame del Popolo della libertà nei diecimila gazebo sparsi in tutta Italia da questo fine settimana alla fine della campagna elettorale, e "le priorità di azione saranno quindi indicate a secondo di quello che ci dirà la gente, se ci sarà qualche idea nuova in più la inseriremo: è un programma che per noi è impegnativo nel senso che non faremo mai il contrario di quello che c'è scritto, ma è aperto ai cambiamenti voluti dalla gente". Cosa ne pensate delle sette missioni indicate da Berlusconi? Quali sono le più importanti per voi? E' un programma moderno che può davvero segnare un cambiamento per il Paese? Scritto in Varie Commenti ( 20 ) " (19 votes, average: 3.11 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Walter e le tre cose che è meglio "non fare" Torno su un argomento che mi sfrucuglia. il programma del Partito democratico. Direte: 12 punti, quasi tutto detto da Walter ecc. ecc. Vero, verissimo. Ma c'è anche quello che il leader del Pd non ha detto. Tre cose, ad esempio, dimenticate anzi, cancellate senza che si siano state inserite con la formuletta omnibus del "ma anche.". Mi aiuta in questa riflessione Cesare Salvi ex esponente di spicco del Pci-Pds-Ds e poi transfuga sotto le bandiere della Sinistra Arcobaleno. Sottolinea, Salvi, tre "clamorose lacune": 1) La lotta alla mafia, nominata appena di sfuggita, come denunciato oggi dal "Sole 24 Ore" 2) La legge sulle unioni civili, scomparsa anche nella moderatissima formulazione dei DICO 3) La tassazione delle rendite finanziarie Che Walter Veltroni si stia davvero democristianizzando? Certe "dimenticanze" per chi ha memoria, non ricorda un po' l'esprit doroteo in un tempo? Già, ci si può dimenticare oggi di "non fare" per poi "fare" domani una volta incassato il voto che altrimenti sarebbe andato dall'altra parte. Davvero un Walter-Houdini. Scritto in Varie Commenti ( 16 ) " (20 votes, average: 2.7 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto Taliani © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Sono il caporedattore del Giornale.it, un toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti gli articoli di Alberto Taliani su ilGiornale.it contatti Categorie Varie (26) Ultime discussioni Pia d'Amico: Per una volta non sono d'accordo con Berlusconi. la Moratti c'ha visto giusto. Milano deve... Nando: Letizia continua così. Non ascoltare Berlusconi. lavora bene per Milano come stai facendo e non... Flora Fausta D'Ercole: Vanno bene i grattacieli, ma servono più metropolitane in movimento e più linee... massimo baraldi: Ho assistito alla festa di ieri in corso Buenos Ayres,una cosa davvero simpatica e coinvolgente,e... Carola Tincati: Serve molto coraggio: cambiare Milano non è un'impresa facile. La Moratti si trova a cambiare... I più inviati Sayed, primo risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails Ultime News Il Senatur e i "fucili" Berlusconi frena: "Ministro? 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Berlusconi: Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Nella culla del berlusconismo del Sud, la Sicilia, Silvio Berlusconi è convinto di non avere problemi. Il divorzio dall'Udc di Totò Cuffaro non ha prodotto grossi traumi. Semmai chi rischia di più è proprio l'ex governatore e, insieme a lui, l'uomo che lo ha indotto a divorziare con il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini. "Qui - osserva Renato Schifani - siamo a posto. La Sicilia come la Calabria e la Campania le abbiamo prese. I guai da noi li ha l'Udc. Nei sondaggi il loro quorum al Senato balla. Una settimana sono sopra l'8%, un'altra sotto. Possono sperare solo nell'aiuto segreto di Raffele Lombardo". Non tutti gli uomini di Berlusconi credono, però, in questa ciambella di salvataggio per Casini. "Lombardo - spiega Carlo Vizzini - non ha nessun candidato nelle liste dell'Udc. Per cui questa operazione sofisticata mi sembra difficile. I primi a saperlo sono gli uomini di Casini: col cavolo, ad esempio, che Mannino si è presentato al Senato. Ha preferito la Camera dove è più facile centrare il quorum". Se così stanno davvero le cose la Sicilia continuerà ad essere uno dei principali serbatoi di voti per il Cavaliere. Ieri a Palermo Berlusconi ha dimostrato di non avere dubbi. Come gli capita sempre più spesso in queste ultime giornate di campagna elettorale, il leader del centro-destra dà per acquisito il risultato elettorale: "Siamo avanti di sette-otto punti". Semmai quest'ultima settimana gli serve per perfezionare la sua proposta e corteggiare l'elettorato di "mezzo". Proprio quello dell'Udc. Si tratta di quegli elettori che non lo amano ma che di fronte allo sfascio del centro-sinistra e all'"inutilità" - l'espressione è di Berlusconi - del voto agli ex dc, questa volta potrebbero appoggiarlo. Del resto i continui riferimenti alla "gravità della crisi", al "rigore", non rispondono solo ad una lettura obiettiva della situazione ma anche al desiderio di competere con Casini su quel versante: "Non posso lasciargli - ha ripetuto spesso nelle scorse settimane - questo spazio". E l'ipotesi del ritorno del figliol prodigo Casini nella sua testa è ormai considerata secondaria: "Non so se ritornerà. Io insisto che oggi anche gli elettori dell'Udc debbono votare per noi". Teatro principale di questa battaglia è la Sicilia, roccaforte elettorale degli ex dc. Se l'Udc non riuscirà a strappare qui il quorum per il Senato difficilmente centrerà l'obiettivo in altre regioni. Ecco perché da queste parti al Cavaliere non vuole solo vincere, ma vuole stravincere per andare oltre il premio di maggioranza. "Ed è un obiettivo possibile - osserva Gianfranco Miccichè -: gli ex dc nel loro massimo storico, con Cuffaro presidente, qui sono arrivati al 9,4%. Oggi si presentano avendo perso buona parte del gruppo dirigente e non andranno oltre il 7%". Ieri Berlusconi è tornato a dire che un voto all'Udc è un voto a Veltroni e ha tirato fuori - anche perché incalzato dal leader del Pd - l'argomento della lotta alla mafia, un tema che potrebbe mettere in imbarazzo il luogotenente di Casini, Cuffaro, che si è dovuto dimettere da presidente della regione proprio a seguito del processo che lo ha coinvolto. "Noi useremo i nostri voti contro la criminalità organizzata". E visto che c'erano già le premesse per un'altra polemica perché non aveva usato l'espressione mafia (segno che la campagna nell'ultima settimana impazzisce), il Cavaliere ha subito fatto l'elenco di tutte le organizzazioni mafiose che operano in Italia: "Li useremo contro la mafia, l'ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita. Ricordo a Veltroni che quando noi eravamo al governo l'operazione "alto impatto" ha portato all'arresto di trenta capi mafiosi e del loro capo supremo". Appunto, anche la mafia, insieme al ponte di Messina e al programma di infrastrutture per la Sicilia, è diventata un argomento del Cavaliere. "Possono dire ciò che vogliono - sostiene Miccichè - ma noi dal '94 diciamo che i voti dati a noi sono voti contro la mafia. Cuffaro? Io non ho mai detto che Cuffaro è mafioso. Ci mancherebbe. Io dico che è leggero, che non sta attento a chi incontra. Lui mi ha risposto dicendo che non si può sapere chi si ha di fronte. Vero. Ma mi chiedo: perché a me non è mai capitato di incontare gente del genere?". In Sicilia, quindi, come nel resto del paese il gioco si sta facendo duro. La polemica sulle schede elettorali addirittura ha messo a rischio il buon rapporto che lega Berlusconi all'attuale ministro dell'Interno, Giuliano Amato: da oggi in poi per lui sarà "il signor Amato". Anche con Veltroni che offre al paese l'immagine di un Pd che ormai ha quasi agganciato il Pdl, il Cavaliere non è stato tenero: "Sogna - ha confidato - sta andando fuori di testa". Sull'Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni, Padoa-Schioppa tentano in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France e chiudere l'intesa, Berlusconi non molla: "Ci sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il Cavaliere - che continuano a far danni su Alitalia. Puntano ancora sulla trattativa su Air-France. Io invece sono sicuro che si farà una grande cordata italiana. Alla fine saranno tanti gli imprenditori che vorranno partecipare, che qualcuno bisognerà tenerlo fuori. Certo bisogna dare a questi nuovi interlocutori i tempi necessari per formulare una proposta. Il rischio di commissariamento? Ma su! Hanno appena nominato un presidente...".

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Alitalia Air France approva rottura trattative (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia â??Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia. Ad annunciarlo il gruppo franco-olandese con una nota dopo il termine della riunione del board. “Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro della loro azienda” sottolinea Air France-Klm nella nota. “Il consiglio d'amministrazione ha preso atto della rottura della trattativa” si legge ancora nel comunicato, dove si ribadisce che solo il piano del gruppo franco-olandese “può permettere il ritorno di Alitalia alla crescita raggiungibile in tempi rapidi”. Settimana decisiva questa per Alitalia. Domani si terrà il consiglio d'amministrazione della compagnia di bandiera che è chiamato a verificare l'esistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale e per capire quanto tempo ci sia a disposizione per evitare lo spettro del commissariamento. Mercoledì invece sarà la volta dell'incontro tra Alitalia e i sindacati, che vede all'ordine del giorno l'aggiornamento e la valutazione della situazione aziendale.

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Alitalia: Air France approva rottura trattative (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia â??Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia. Ad annunciarlo il gruppo franco-olandese con una nota dopo il termine della riunione del board. “Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il personale dire come vedono il futuro della loro azienda” sottolinea Air France-Klm nella nota. “Il consiglio d'amministrazione ha preso atto della rottura della trattativa” si legge ancora nel comunicato, dove si ribadisce che solo il piano del gruppo franco-olandese “può permettere il ritorno di Alitalia alla crescita raggiungibile in tempi rapidi”. Settimana decisiva questa per Alitalia. Domani si terrà il consiglio d'amministrazione della compagnia di bandiera che è chiamato a verificare l'esistenza degli elementi necessari a garantire la continuità aziendale e per capire quanto tempo ci sia a disposizione per evitare lo spettro del commissariamento. Mercoledì invece sarà la volta dell'incontro tra Alitalia e i sindacati, che vede all'ordine del giorno l'aggiornamento e la valutazione della situazione aziendale.

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Con la paura cresce il partito "viva la Francia" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 07-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il caso Hostess e steward Da oggi sciopero della fame per 200 Con la paura cresce il partito "viva la Francia" LUIGI GRASSIA Scollamento. Fra i vertici e la base. È quello che potrebbe succedere o forse sta già succedendo nel sindacato, ora che il dramma di Alitalia arriva al suo momento peggiore e le sigle vengono additate da più parti come corresponsabili del possibile disastro. Questa mattina 200 lavoratori - soprattutto assistenti di volo - e loro familiari si uniranno a Fiumicino allo sciopero della fame di uno steward - Gianluca Morale, 45 anni, da più di venti in Alitalia - che ha cominciato a non mangiare per protesta tre giorni fa e che chiede ai sindacati di accettare le proposte di Air France così come sono, prima che sia troppo tardi. Due delle sigle degli assistenti di volo, l'Anpav e l'Avia, senza sposare formalmente questa protesta così sopra le righe, hanno diffuso delle note scritte enfatiche ed emotive per comunicare la gravità dell'ora e l'urgenza di decidere. Il presidente dell'Anpav Massimo Muccioli dice al telefono: "Vedo persone al limite della depressione. Siamo sull'orlo del baratro". Nei giorni scorsi una specie di partito di Air France si è manifestato anche fra gli impiegati di Alitalia e fra i piloti, che all'inizio erano ostilissimi alla cessione, poi hanno ammorbidito la posizione e poi sono tornati a irrigidirsi. La maggiore ansia degli assistenti di volo (in questi giorni si sono viste hostess quasi piangere davanti alle tv) si spiega, forse, con la loro relativa debolezza sul mercato del lavoro: se Alitalia fallisce, i tecnici di terra potranno fare i meccanici altrove; i piloti, chissà, avranno offerte di impiego all'estero; ma le compagnie straniere non hanno bisogno di hostess italiane, e mettersi a cercare un lavoro incerto da cameriere è una prospettiva molto dura per chi adesso ha un posto fisso nella compagnia di bandiera. Comprensibile, quindi, che Anpav e Avia premano per dire sì ad Air France senza indugi. "L'Anpav non può non tener conto della totale e unanime volontà degli assistenti di volo di ritenere valido l'accordo con Air France" incalza il presidente Muccioli. "Si sta creando un movimento spontaneo a favore di Air France, bisogna scongiurare il rischio di uno scollamento con i lavoratori. Contemporaneamente è in atto una campagna scandalosa tesa a generare un irrimediabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia stessa. Non è più tempo di giochi al massacro". Decisa anche l'Avia. "Non esiste, allo stato, un'alternativa credibile ad Air France, ed è con i francesi che bisogna riaprire il confronto. Non è più accettabile che la realtà venga mistificata in un inganno condiviso". Invece per un'altra sigla di hostess e steward, l'Sdl, il segretario nazionale Paolo Maras dice che "da Spinetta non ci sono state aperture e non è vero che i sindacati hanno chiuso la trattativa. Noi siamo disponibili a discutere anche adesso".

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