HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli (www.mauronovelli.it)
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Parigi - "Ora spetta
all’Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che
rappresentano il personale dire come vedono il futuro della loro azienda".
È quanto afferma il comunicato di Air France dopo il cda che "ha
approvato" la rottura delle trattative. LA compagnia franco-olandese
considera "che il progetto trasmesso il 14 marzo ed emendato nelle
riunioni del 18, 25, 31 marzo e del 1 e 2 aprile è il
solo a permettere il ritorno di Alitalia alla crescita redditizia in tempi
rapidi". Il comunicato è stato pubblicato al termine della riunione del
cda in cui il presidente esecutivo Jean-Cyril Spinetta "ha fatto il punto
della situazione creata dall’interruzione delle discussioni tra Air France-Klm
e i sindacati che rappresentano le diverse categorie dei dipendenti di
Alitalia". E il governo ha convocato le parti sociali per giovedì.
Il sindacato piloti L’Anpac si dice pronta al
confronto anche sul piano Spinetta, ma su basi vere. Lo afferma il presidente
dell’Anpac, Fabio Berti commentando le decisioni del board di Air France-Klm.
"Mi sembra prevedibile che il cda franco-olandese si esprimesse in questi
termini e che l’operato di Spinetta fosse appoggiato" dice Berti. Che
aggiunge: "Noi siamo pienamente disponibli a confronto anche su quanto ha
presentato Spinetta, ma è determinante che questo confronto sia caratterizzato
da una discussione produttiva che si trasformi in una vera trattativa".
Lo spiraglio Il consiglio di Air France lascia aperto uno
spiraglio. Così il segretario nazionale della Fit-Cisl commenta le decisioni
del board franco-olandese. "Mi sembra - dice Genovesi - che pur non
modificando la loro posizione lascino uno spiraglio aperto rigettando la palla
nel nostro campo. Questo - aggiunge - credo sia dovuto alla confusione generata
da clima elettorale e quindi vogliono fermarsi a guardare con un po' di
distacco in attesa dell’evolversi della situazione pronti
a tornare al confronto. Confermiano la nostra disponibilità
non appena le condizioni lo consentiranno, da parte nostra la disponibilità è
anche immediata".
Mediazione Negli ultimi giorni il sottosegretario
alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, ha svolto un tentativo di
mediazione con sindacati e Air France per fare in modo che la trattativa possa
ripartire. Intanto molti lavoratori di Alitalia, in particolare gli assistenti
di volo di Avia e Anpav, hanno chiesto con decisione la ripresa del confronto
sottolineando che quella franco-olandese è l’unica soluzione concreta sul
tavolo. Domani è in calendario il consiglio di
amministrazione di Alitalia che, sulla base della decisione di Air France-Klm
potrebbe decidere se portare i libri in tribunale e quindi chiedere il
commissariamento o se invece esistono i presupposti per la continuità
aziendale. A fine febbraio la disponibilità di cassa ammontava 180 milioni ai
quali si aggiungono circa 148 milioni derivanti dalla cessione della quota
detenuta in Air France-Klm e a rimborsi fiscali.
Parigi - Si riunisce oggi il
consiglio di amministrazione di Air France-Klm. Il presidente e amministratore
delegato della compagnia, Jean Cyril Spinetta, dovrebbe riferire al board i
motivi della rottura della trattativa per l’acquisizione di Alitalia avvenuta
mercoledì scorso. Non ci sarà alcuna comunicazione sull’esito del consiglio
prima della chiusura dei mercati. Secondo indiscrezioni non confermate il cda
potrebbe ampliare il mandato di Spinetta nel caso in cui si decida di riavviare
il confronto. L’esito del consiglio dovrebbe essere comunicato a mercati
chiusi.
Mediazione Negli ultimi giorni il
sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, ha svolto un
tentativo di mediazione con sindacati e Air France per fare in modo che la
trattativa possa ripartire. Intanto molti lavoratori di Alitalia, in
particolare gli assistenti di volo di Avia e Anpav, hanno chiesto con decisione
la ripresa del confronto sottolineando che quella franco-olandese è l’unica
soluzione concreta sul tavolo. Domani è in calendario
il consiglio di amministrazione di Alitalia che, sulla base della decisione di
Air France-Klm potrebbe decidere se portare i libri in tribunale e quindi
chiedere il commissariamento o se invece esistono i presupposti per la
continuità aziendale. A fine febbraio la disponibilità di cassa ammontava 180
milioni ai quali si aggiungono circa 148 milioni derivanti dalla cessione della
quota detenuta in Air France-Klm e a rimborsi fiscali.
MILANO - Air France resta in stand by sulla partita Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà
l'informativa di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al
piano dei sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e
fisserà i paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con
ogni probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul
tavolo a metà della scorsa settimana da Spinetta.
Il consiglio non sarà però facilissimo per il numero uno di Parigi. Lui ha già
ribadito mercoledì scorso lasciando il tavolo delle trattative che Alitalia è
un progetto in cui continua a credere. Nel cda di Parigi c'è però una fazione
decisamente meno favorevole di lui a riallacciare i rapporti con Roma,
capeggiata in particolare dalla componente olandese di Klm. Una posizione allo
stato minoritaria, ma rafforzata nelle sue convinzioni
dal rimbalzo del titolo Air France in Borsa dopo la rottura con Roma.
Il primo tentativo del fronte filo-Amsterdam sarà oggi quello di calare il sipario
definitivo sull'offerta per Alitalia. Spinetta però, confortato in parte dai
timidi segnali di apertura delle ultime ore, potrebbe provare a convincerli a
lasciare ancora aperto uno spiraglio. Agendo nel rispetto di un mandato che
però nessuno a Parigi ha intenzione di allargare più di quanto sia già stato
fatto. "Il nostro obiettivo è fare un'operazione che dia un ritorno agli
azionisti - spiega una fonte molto vicina ad Air France - se si può fare bene,
altrimenti lasceremo perdere".
Il problema, piuttosto, è chi farà adesso la prossima mossa. Spinetta non pare
aver l'intenzione di riaprire di sua iniziativa la trattativa. E a questo punto
non pare nemmeno interessato a risedersi a un tavolo senza certezze di poter
arrivare davvero a un accordo.
Le diplomazie però sarebbero al lavoro già da qualche giorno. E il filo diretto
sarebbe con il Tesoro e il sottosegretario Enrico Letta, impegnato a smussare
gli angoli e calmare le acque inquinate dalla vigilia elettorale per rilanciare
quella che allo stato è l'unica offerta sul tavolo per salvare Alitalia.
Air France, con ogni probabilità, si muoverà solo se riceverà una chiamata
diretta dal principale azionista della nostra compagnia di bandiera e se via XX
settembre sarà in grado di presentare un progetto quasi definitivo in grado di
sbloccare l'impasse una volta per tutte. Non proprio il "prendere o
lasciare" dei primi giorni di negoziati, ma qualcosa che è tornato ad
assomigliargli molto. Le rigidità e le acrobazie sindacali degli ultimi giorni,
del resto, hanno portato molta acqua al mulino degli scettici nel consiglio
dell'aerolinea francese. E il corso Spinetta a questo punto dovrà utilizzare
anche in casa propria tutta la sua capacità diplomatica per ottenere un ultimo
sì a nuove trattative dal fronte Klm.
(7 aprile 2008)
Alitalia,
sindacatipronti a trattare.Air France: per noic'è solo
la firma ( da "Secolo XIX, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. lombardi >> 4 07/04/2008.
Centro
aiuto vitae "dottor Morte"scontro sulla Ru 486
( da "Secolo
XIX, Il" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: In una campagna elettorale che si è combattuta fra Alitalia e le mozzarelle di bufala - ha detto Ciangherotti - noi abbiamo vissuto questa avventura in difesa della vita. Forse qualcuno ci ha frainteso: non intendiamo cancellare la legge 194 del '78, ma siamo contrari alla RU 486 perché i casi di mortalità sono dieci volte superiori ripetto all'aborto chirurgico".
Alitalia,
sindacati prontia riprendere la trattativa
( da "Secolo
XIX, Il" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Tre giorni per decidere il destino di Alitalia. Si apre una settimana cruciale per la compagnia di bandiera, che è in attesa di sapere se il Consiglio di amministrazione di Air France metterà oggi una pietra tombale sulla trattativa con i sindacati, saltata mercoledì scorso. Dopo il verdetto dei francesi toccherà al vertice di Alitalia fare la sua scelta,
Alitalia,
si apre uno spiraglio ( da "Repubblica, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Oggi il Cda Air France decide se tornare a trattare Alitalia, si apre uno spiraglio ROMA - Settimana decisiva per le sorti di Alitalia. Oggi il Cda di Air France decide sul futuro della trattativa con Spinetta che lascia ancora uno spiraglio ma deve convincere Klm, mentre domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal neo presidente Aristide Police.
Alitalia,
prime crepe nel sindacato - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, prime crepe nel sindacato Hostess e steward: passo indietro. Caute le altre sigle. Oggi il cda Air France Ieri vertice a Palazzo Chigi tra Prodi, Letta, Padoa-Schioppa e Bianchi LUCIO CILLIS ROMA - Scricchiola la tenuta del fronte sindacale di Alitalia.
"i
francesi non impongano il loro piano"
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: spesso ago della bilancia nelle trattative in Alitalia, attendono un segnale da Parigi. Per Fabio Berti, leader dell'Anpac, Air France dovrà "sedersi al tavolo per discutere senza imposizioni". Anpav e Avia sono pronte a fare quel passo indietro richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa 48 ore fa.
Spinetta
lascia uno spiraglio ma deve convincere klm - ettore livini
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà l'informativa di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al piano dei sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e fisserà i paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con ogni probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul tavolo a metà
"solidarietà
e accoglienza saranno alla base dell'expo" - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Nessuna torre alta duecento metri, semmai nuove biblioteche e centri studi. Ma attenzione: l'architettura quando è bella non è una colata di cemento". E Malpensa? "Il suo destino è ormai slegato da Alitalia. L'Expo ha riportato l'interesse delle compagnia sul nostro aeroporto".
Scontro
sul futuro della compagnia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come nella vicenda Alitalia, gravi danni sulle casse dello Stato e dei lavoratori". Fuori dal coro la voce della Sinistra Arcobaleno, che difende la posizione dei sindacati: "In una vicenda difficile come quella dell'Alitalia - dice il candidato premier Fausto Bertinotti - in cui le responsabilità sono quelle del governo,
I
sindacati: no alle firme in bianco
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di tenere qualità e manutenzione dentro" Alitalia, "come avviene in tutta Europa. Non è massimalismo". Quanto a cordate alternative, "già oggi - conclude - chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare un'Opa. È chiaro che di fronte ad un fallimento molti possono essere tentati, anche chi oggi nega o smentisce il suo interesse".
Sciopero
della fame a Fiumicino ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: acquisizione di Alitalia da parte di Air France-Klm. E oggi Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia, si recherà a Fiumicino, dove manifesterà con vistosi cartelli. "Voglio far pressione sui sindacati, affinchè si rendano conto della situazione - spiega Gianluca Morale, che da tre giorni non mangia cibo,
Da
Pan Am a Swissair: quando l'aristocrazia del volo resta a terra
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: aristocrazia del volo resta a terra di Oreste Pivetta S'arrivasse davvero al fallimento, Alitalia non sarebbe la prima compagnia a rimanere a terra. Gli americani,sempre all'avanguardia, hanno pure scovato la parola giusta: grounding, fermi in pista. Proprio loro, gli americani, campioni del libero mercato, vantano una grande esperienza.
Air
France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo vogliono l'accordo
con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia
( da "Unita,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi / Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il consiglio d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a decidere come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è diventato la cessione della compagnia di bandiera italiana.
Salute
dei denti, un diritto in più ( da "Unita, L'"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Se non fossimo intervenuti con decisione la sanità pubblica italiana avrebbe fatto la fine dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più solido perché abbiamo ristabilito una cabina di governo comune tra Stato e Regioni e perché abbiamo rifinanziato adeguatamente il sistema. Sia per garantire migliori livelli di cura che per riammodernare ospedali e strutture sanitarie territoriali.
"Grande coalizione? Senza Silvio o Walter premier"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato e l'ho denunciato fin dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare perdere loro il lavoro"
Laura
Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it Ma quale
( da "Tempo,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia,
Crisi
Alitalia, ultima chiamata ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sullo sfondo le ultime sciabolate politiche con Silvio Berlusconi che continua a difendere l'italianità di Alitalia. "Se finisse nelle mani di una compagnia concorrente - ha detto - sarebbe un colpo al nostro orgoglio e ai nostri interessi nazionali". Roberto Bagnoli Il presidente di Air France, Jean-Cyril Spinetta. Oggi la compagnia decide su Alitalia.
Bonanni:
Spinetta? Tornerà ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dove tutti hanno fatto di tutto per strumentalizzare quest'affare dell'Alitalia. Ha preso la palla al balzo e se n'è andato. Ma tornerà: ha lavorato due anni e mezzo, sottobanco e poi sopra, per prendersi Alitalia". Sottobanco? "Il contorno di questa vicenda mi sfugge. Non so qual'è il compromesso tra il governo e i francesi".
Morale,
lo steward allievo di Pannella ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, è in sciopero della fame. Protesta per far pressione sui sindacati affinché accettino l'offerta Air France per la nostra compagnia di bandiera. Con lui oggi saranno in sciopero simbolico altre 200 persone: "Dipendenti, ma anche familiari e pensionati dell'Alitalia", dice Morale che garantisce di avere dalla sua oltre duemila dipendenti della compagnia aerea.
Corradi-Alitalia,
piccoli enigmi ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Corradi-Alitalia, piccoli enigmi Qualcuno nei salotti finanziari della Capitale è convinto che non sia una semplice coincidenza. Orlando Corradi, patròn di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella produzione di cartoni animati, il 3 aprile con una nota aveva offerto la propria disponibilità,
Rutelli
allo sprint <Subito nuove piste ciclabili>
( da "Corriere
della Sera" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Frecciata ad Alemanno: "Si è augurato che fallisse la trattativa Alitalia- francesi. Una posizione da irresponsabile ". In serata, a Ostia, Rutelli si rivolge così ad un uomo che urla ininterrottamente da 40 minuti: "Se l'avessi fatto in un comizio di Berlusconi, ti avrebbero già portato a Guantanamo con la tuta arancione".
ALITALIA
( da "Corriere
della Sera" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Evoluzione del disastro Caro Romano, concordo sulle paure che ha manifestato circa un'ipotetica gestione dell'Alitalia da parte dello Stato; ma qui non si è trattato né di assistenzialismo né di liberismo: "Quel pasticciaccio brutto dell'Alitalia" è dipeso esclusivamente da persone irresponsabili che hanno distrutto un bene costruito con entusiasmo e competenza da altre
Interventi
e Repliche ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia bis) da parte dell'Alitalia, che riceverebbe in corrispettivo le azioni da vendere a Air France; nel contratto dovrebbe essere inserita la clausola "call" per la quale, a determinate condizioni (cattiva gestione, dirottamento dei traffici, e così via) l'Alitalia (e non lo Stato) potrebbe riacquistare le azioni;
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, ore decisive Oggi il consiglio di amministrazione di Air France, ore decisive per la crisi Alitalia. E 200 dipendenti hanno annunciato uno sciopero della fame a sostegno della soluzione francese. Cronache Ispettori per il rene sparito Inviati ispettori del ministero della Sanità nell'ospedale di Pescara dov'è "
IL
mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole: l'inchiesta
( da "Messaggero,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, questa è un'altra terribile mazzata all'immagine del made in Italy nel mondo. Speriamo di finirla qua e che i Nas non scoprano fra qualche settimana che la mortadella è radioattiva, i pomodori pelati sono stati prodotti per anni dalla Montedison e il caffè espresso è il miglior antitarme attualmente in circolazione.
L'amara
conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia
( da "Tempo,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: della vicenda Alitalia ... L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ha distolto l'attenzione dal tema più vasto di dove sta andando, e di dove dovrebbe andare, la politica industriale dell'Italia. In altri termini, ci si è preoccupati molto dell'albero ammalato, senza guardare al bosco di cui fa parte.
Giurie
popolari per fermare la mala giustizia
( da "Tempo,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: di Alitalia, di tutto, ma non di giustizia. è una strana sorte quella della giustizia. La criminalità, la giustizia politicizzata, i privilegi giudiziari della casta, l'attacco dei magistrati ai potenti suscitano ondate di barbarie mediatica, fanno la fortuna di tanti personaggi, fanno cadere i governi, ma,
Endorsement
Il Riformista vota per lui, ma ha molti dubbi sulla sua campagna
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la vicenda dell'Alitalia ha tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello protezionista di Tremonti, essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di cambiare l'Italia. Il paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia.
Sindacati
in ginocchio da Air France ( da "Giornale.it, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: da Roma Si apre una settimana cruciale per le sorti di Alitalia. Oggi si riunisce il cda di Air France-Klm e c'è attesa per la relazione che il numero uno della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta, farà sull'esito della trattativa con i sindacati italiani. Il top manager concorderà con il consiglio la nuova strategia da mettere in campo e, soprattutto,
Pensiamoci
( da "Manifesto,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i liberisti si rallegrano che l'Italia debba lasciare l'Alitalia a Air France-Klm, i sindacati sembrano accorgersi solo ora della gestione sciagurata dell'azienda della quale sono i soli a pagare il prezzo, la destra sanguina per l'"italianità" perduta, Berlusconi tira fuori conigli dal cilindro per far voti, l'insieme fa pena.
Il
Wsj di Murdoch cambia canale ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dalle mozzarelle all'Alitalia, una vera alla fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi, da destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che conta si è schierata con Veltroni, perché poi questo passa il convento.
La
giornata ( da "Manifesto, Il"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: acquisizione di Alitalia. Martedì si riunirà il Cda Alitalia, che deve verificare se sussistano gli elementi necessari alla "continuità aziendale", cioè alternative che evitino il commissariamento. mercoledì infine, alla luce dei primi due incontri, ci sarà un nuovo round del confronto tra alitalia e i sindacati per mettere a punti correttivi al piano "
Alitalia,
sindacati pronti a trattare. Air France: per noi c'è solo la firma
( da "Secolo
XIX, Il" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. Lombardi >> 4 07/04/2008.
Alitalia,
Spinetta non molla ( da "Stampa, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: MA SENZA PASSI INDIETRO Alitalia, Spinetta non molla [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Il periodo di esclusiva con Alitalia "è terminato". Dunque il dossier, almeno formalmente, è chiuso. Ma Air France-Klm resta in attesa degli sviluppi e disponibile a riaprire il confronto sul proprio piano in qualunque momento.
Storace
'Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo'
( da "Voce
d'Italia, La" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia accusa il Cavaliere di avere "improvvisato molto" Storace: "Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a ricattarlo" Il leader della Destra: "Fini e' un funzionario del Popolo delle liberta'" Monza – Incontriamo Francesco Storace al termine del tour de foce che lo ha portato per 24 ore in giro per tutta la Lombardia.
Padoa
Schioppa 'Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili'
( da "Voce d'Italia, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili".
Padoa
Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze
irreparabili" ( da "Voce d'Italia, La"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili".
Veltroni
e quell'obamismo di importazione ( da "Avanti!"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La crisi Alitalia e lo spettacolo tragico dei rifiuti ammonticchiati a Napoli sono solo il simbolo di un Paese che non può rimandare la risoluzione di problemi che sono cresciuti ogni giorno di più. E che, alla fine, sono esplosi fino a diventare "di sistema", mettendo a repentaglio gli assetti strutturali di vari ambiti economici e sociali.
Brunello
di Montalcino: un suicidio all'italiana
( da "Avanti!"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: mettere una fiche per la cordata dell'Alitalia: e non era una boutade ! Cavaliere, difenda il Brunello e anche il Barolo, che sono le nostre ultime risorse e lasci perdere l'Alitalia. P.S. L'affare Brunello di Montalcino deve essere ben distinto dalla più grossa inchiesta che si sta conducendo in questi giorni e di cui ha dato notizia "l'Espresso".
La
battaglia delle schede Berlusconi tira in ballo il Pd
( da "Tempo,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto il coraggio di usare la parola mafia,
Veltroni:
<Ci manca l'ultimo miglio> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Da Alitalia al voto agli immigrati, dalle missioni all'estero all'Europa sono divisi su tutto". Poi, a proposito della Lega e del giuramento di Pontida: "Ho visto le comparse in costume e le armature, e ho pensato che se un francese o un tedesco si fossero collegati con la tv italiana per vedere come va la campagna elettorale avrebbero visto le persone in armatura.
<Pronto
a impegnarmi per quest'Isola> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 07-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: In quali mani finirà l'Alitalia? Nelle mani e nelle cure di una compagine italiana. Quando saremo al governo affronteremo con impegno e concretezza la questione. Se riconquisterà Palazzo Chigi, quali saranno le prime tre decisioni che prenderà il "suo" consiglio dei ministri?
Sprechi
oggi cda air france, alla magliana cresce il fronte pro-spinetta
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: alla magliana cresce il fronte pro-spinetta In Alitalia il giorno libero dura 33 ore Piloti e hostess volano un'ora e mezza al giorno. Gli incredibili privilegi Pubblichiamo un brano su Alitalia tratto dal libro di Stefano Livadiotti L'altra casta. L'inchiesta sul sindacato, in uscita per Bompiani mercoledì 9 aprile.
Alitalia
in ogni caso se ne riparla dopo le elezioni
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma l'obiettivo sarebbe realisticamente quello di chiudere la partita in fretta.
Segue
il peso del sindacato e i troppi privilegi hanno portato l'azienda al tracollo
( da "Riformista,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un'altra azienda italiana. Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa
Se
manca il "sistema paese"
( da "Opinione,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia della fine degli anni '60, di rimettere in piedi l'azienda. Ma è proprio il riferimento ai tempi di Carandini e Velani, di Calabria, Saracino e dello stesso Romiti che introduce un argomento a cui l'ex amministratore delegato di Alitalia e della Fiat non ha fatto riferimento e che invece rappresenta il vero punto nodale non solo del caso del trasporto aereo nazionale ma
Rai,
per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore
( da "Opinione,
L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per evitare il rischio Alitalia fondazione e un amministratore Per Giuseppe Giuletti, portavoce dell'associazione Articolo 21, "hanno assolutamente ragione la Fnsi e l'Usigrai quando paventano per la Rai un rischio Alitalia". "Riteniamo condivisibile la proposta di superare l'attuale fonte di nomina (come per altro prevedeva e prevede la proposta presentata dal ministro Gentiloni)
Milano,
l'Expo, i grattacieli e il cemento: dì la tua
( da "Giornale.it,
Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia e sindacati"Parigi, interrotto il viaggio della fiaccola Blog amici Il blog di Andrea Tornielli Il blog di Christian Rocca Il blog di Marcello Foa Il blog di Nicola Porro Il blog di Paolo Guzzanti Siti Utili Centro Pannunzio Comitati per le Libertà Fondazione Einaudi Fondazione Liberal Free Foundation il Foglio Informazione corretta Istituto Bruno Leoni Magna Charta Società
Berlusconi:
Sicilia presa e l'Udc non farà il quorum
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni, Padoa-Schioppa tentano in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France e chiudere l'intesa, Berlusconi non molla: "Ci sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il Cavaliere - che continuano a far danni su Alitalia.
Alitalia
Air France approva rottura trattative
( da "Voce
d'Italia, La" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia.
Alitalia:
Air France approva rottura trattative
( da "Voce
d'Italia, La" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i sindacati sul piano Alitalia.
Con
la paura cresce il partito "viva la Francia"
( da "Stampa,
La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ora che il dramma di Alitalia arriva al suo momento peggiore e le sigle vengono additate da più parti come corresponsabili del possibile disastro. Questa mattina 200 lavoratori - soprattutto assistenti di volo - e loro familiari si uniranno a Fiumicino allo sciopero della fame di uno steward - Gianluca Morale, 45 anni, da più di venti in Alitalia -
( da "Secolo XIX, Il" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi parigi decide
roma. I sindacati fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con
Air France ma non a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta.
Il contrario di quello che è pronto a fare il manager francese: "Torno per
firmare e non per trattare", dice il presidente di Air France. Non ha fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla
capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà
alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air France".
Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e Avia. lombardi >> 4 07/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Acceso
dibattito a borgio verezzi Nel teatro Gassman sfida sulla pillola abortiva tra
il ginecologo Viale e Ciangherotti ("farmaco letale") "L'ABORTO
chirurgico è un frullatore meccanico. Il rischio di complicazioni letali è
di un caso su 100 mila". "Con la RU 486 le
complicazioni sono dieci volte maggiori rispetto a quelle che si hanno con
l'aborto chirurgico. I 16 decessi che si sono avuti
nel mondo parlano da soli". Due tesi a confronto. Da una parte
quella del "rivoluzionario" Silvio Viale, ginecologo dell'ospedale
Sant'Anna di Torino, il primo in Italia a sperimentare la pillola RU 486.
Dall'altra quella "conservativa" di Renzo Puccetti, internista,
membro dell'associazione "Scienza e vita" di Pisa. Due visioni
antitetiche sull'uso della tanto discussa pillola RU 486, che ieri pomeriggio
sono state messe a confronto al teatro Gassman di Borgio Verezzi in un terreno
di parte. A organizzare il dibattito è stata infatti
"Scienza & Vita Ingauna", presieduta dalla presidente Ginetta
Perrone, che ha moderato il dibattito. L'associazione è molto legata al
Movimento per la vita. In una platea di un'ottantina di persone, fra cui
diversi medici, qualche suora, qualche prete e persino diversi bambini, sono
stati molti gli applausi rivolti al dottor Puccetti (autore di un libro fresco
di stampa "L'uomo indesiderato - dalla pillola di Pincus alla RU
486") e pochi quelli diretti a Viale, soprannominato "Dottor
Morte" anche per la sue prese di posizione a
favore dell'eutanasia, da sempre in prima linea quando bisogna combattere. Oggi
è un radicale (ma per anni ha legato la sua esperienza politica ai verdi).
Avrebbe dovuto candidarsi nelle liste del Pd, se non ci fosse stato il veto di
alcuni cattolici del partito. L'incontro è stato organizzato nell'ambito della
campagna elettorale. A chiuderlo è stato infatti
Eraldo Ciangherotti, capolista in Liguria alla Camera nella lista "Aborto?
No grazie" con Giuliano Ferrara. "Non
capisco perché molti definiscano aborto chimico l'interruzione della gravidanza
con la RU486: la pillola è un farmaco a tutti gli effetti, come lo è
l'aspirina" ha esordito Silvio Viale, il quale preme che in Italia si
arrivi al più presto alla registrazione del farmaco, così come auspica che la
pillola del giorno dopo venga venduta senza ricetta. Presentando uno studio interdisciplinare
pubblicato su questo numero della rivista della Società italiana di
ginecologia, il dottor Puccetti ha elencato i motivi per cui l'aborto
farmacologico va contrastato: è più pericoloso, provoca dolori forti, crea
problemi maggiori sotto il profilo psicologico, ha un'efficacia minore
("Spesso le donne devono sottoporsi anche all'intervento chirurgico di
revisione"). Mentre sul maxi schermo compariva l'elenco
delle 16 donne morte nel mondo durante la sperimentazione della RU 486, accanto
all'immagine di un bimbo che accarezzava una piccola tomba, il giovane
candidato della lista "Aborto? No grazie",
nonché presidente del Centro aiuto per la vita di Albenga, concludeva l'acceso
dibattito. "In una campagna
elettorale che si è combattuta fra Alitalia e le
mozzarelle di bufala - ha detto Ciangherotti - noi abbiamo vissuto questa
avventura in difesa della vita. Forse qualcuno ci ha frainteso: non intendiamo cancellare la legge
194 del '78, ma siamo contrari alla RU 486 perché i casi di mortalità sono
dieci volte superiori ripetto all'aborto chirurgico". Il
tema continua a far discutere, insieme a quello della pillola del giorno dopo,
che Il Secolo XIX ha trattato in un'inchiesta. Per il candidato del partito
socialista in Liguria, Renato Giusto, ex presidente dell'Ordine dei medici di
Savona, "non è possibile che un medico possa rifiutarsi di prescrivere la
pillola del giorno dopo". Giusto ha inoltre ringraziato il
giudice Fiorenza Giorgi "per essersi attivata ad assistere dal
punto di vista legale le giovani che devono eventualmente prendere la cruciale
decisione di interrompere la gravidanza in tempi e mezzi leciti". Stefania
Mordeglia mordeglia@ilsecoloxix.it 07/04/2008 PD. Alle 17.30, alla Soms di
Carcare, incontro su "La casa, una priorità per il Partito Democratico"
con i candidati al Parlamento Massimo Zunino, Stefano Fassina, Danila Satragno,
Luigi Lusi. Alle ore
( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La vendita della
compagnia di bandiera Ma Spinetta non cambia idea: "Air France è
disponibile solo a firmare" Roma. Tre giorni per
decidere il destino di Alitalia. Si apre una settimana cruciale per la compagnia di bandiera,
che è in attesa di sapere se il Consiglio di amministrazione di Air France
metterà oggi una pietra tombale sulla trattativa con i sindacati, saltata
mercoledì scorso. Dopo il verdetto dei francesi toccherà al vertice di Alitalia fare la sua scelta, che è legata quella di Parigi: nel
caso di uno stop definitivo, i manager della Magliana si affideranno al piano
di emergenza o, in gergo, stand alone, lasciato in eredità dall'ex presidente
Maurizio Prato. I sindacati torneranno in scena dopodomani per tentare un
affondo con Air France o per discutere di come affrontare le prossime settimane
con i pochi soldi che ci sono in cassa (circa 300 milioni di euro) e che
consentono di arrivare, sì e no, alle soglie dell'estate. "Tra il cda di
Air France e il cambio di governo passerà molto tempo. E bisogna vedere quanta
benzina ancora ha l'Alitalia", dice Giulio
Tremonti, cioè il successore del ministro Tommaso Padoa-Schioppa se il 14
aprile vincerà Silvio Berlusconi. Già la "benzina", nel senso di
liquidità in cassa e carburante per far volare gli aerei. La benzina, come
anche Tremonti teme, rischia di mancare prima di giugno e il nuovo governo, se
tutto va bene, sarà operativo a fine maggio. Alitalia
è allo stremo e, se i francesi si chiameranno fuori o prenderanno tempo per
vedere cosa esce dalle urne, per la compagnia si profila il rischio di
insolvenza: il che aprirebbe la strada a un commissario in stile Parmalat
(anche il nome di Enrico Bondi è ricorrente) o al fallimento nel caso di
insuccesso della ristrutturazione. Lo scenario è questo mentre i sindacati
fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con Air France ma non
a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta. Il contrario di
quello che è pronto a fare il manager francese, che la scorsa settimana è
andato oltre il mandato conferitogli dal board della compagnia quanto a
concessioni: "Torno per firmare e non per trattare", dice il patron
di Air France. Chi non ha fretta è Silvio Berlusconi, che si mostra molto più
ottimista di Tremonti sulla capacità di tenuta di Alitalia:
"Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena fatto un nuovo presidente.
Non capisco perché insistono a continuare le trattative con Air France",
incalza il Cavaliere. L'annunciata cordata italiana? "Io sono convinto ci
sarà una grande compagine con voglia di partecipazione, che può rilevare la
compagnia", insiste il leader del Pdl. E quando usciranno allo scoperto
gli aspiranti compratori? "Quando succede succede". Più cauto e
realista, Tremonti considera l'opzione italiana valida solo nel caso non si
arrivi a un'intesa con Air France: "L'ipotesi migliore rimane concentare Alitalia in un grande gruppo internazionale. Se invece si
tratta di una svendita, sarebbe ottimo se ci fossero dei privati", dice
l'ex ministro dell'Economia. Ma Berlusconi ha i suoi canali e li ha già
attivati: l'operazione è nelle mani di Bruno Ermolli, un manager che da anni
gli fa da consigliere. "È lui che tiene i contatti con i tanti
imprenditori che si sono fatti avanti, anche imprenditori del trasporto aereo
che sono pronti a fare un'offerta impegnativa, tre o quattro settimane dopo
aver visionato i conti reali", spiega il Cavaliere. Ermolli conferma il
suo ruolo: "Il presidente Berlusconi mi ha incaricato di individuare degli
imprenditori italiani in grado di intervenire nel salvataggio e nel rilancio di
Alitalia, salvaguardando l'occupazione e gli interessi
del Paese". Ma le "proposte concrete" non sono dietro l'angolo:
prima "dovrà esaurirsi la trattativa con Air France", bisognerà poi
visionare i "dati aggiornati" della compagnia e infine sarà possibile
mettere a punto un "piano industriale", che la premessa per
raccogliere le adesioni alla cordata. Come lo stesso Ermolli ammette, "non
basteranno pochi giorni" per mandare in porto il progetto alternativo, che
potrebbe interessare anche la tedesca Lufthansa. I lavoratori Alitalia sono però impazienti di conoscere il loro destino.
E molti vorrebbero chiudere il tavolo con Air France. Chiedono il ritorno dei
francesi anche gli assistenti di volo di Anpav e Avia, mentre oggi lo steward
Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia,
e da tre giorni in sciopero della fame contro la rottura dei sindacati con Air
France, manifesterà a Fiumicino spiegando ai propri colleghi le ragioni della
sua protesta. Michele LombardI lombardi@ilsecoloxix.it 07/04/2008 ' 07/04/2008
l'ottimismodel cavaliereNon ci sarà alcun commissario. La cordata italiana c'è
e si farà viva. Quando? Non posso saperlo silvio berlusconicandidato premier
per il Pdl 07/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Passo avanti dei
sindacati. Oggi il Cda Air France decide se tornare a
trattare Alitalia, si apre uno spiraglio ROMA - Settimana decisiva per le sorti di
Alitalia. Oggi il Cda di Air France decide sul futuro della trattativa
con Spinetta che lascia ancora uno spiraglio ma deve convincere Klm, mentre
domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal neo presidente Aristide
Police. Intanto ci sono le prime aperture del fronte sindacale, mentre
il governo continua l'opera di mediazione. Ieri il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Enrico Letta, che segue da vicino il dossier, i
ministri Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa si sono incontrati per
fare il punto della situazione cercando di trovare una soluzione per favorire
il dialogo. CILLIS E LIVINI A PAGINA 11.
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, prime crepe nel sindacato Hostess
e steward: passo indietro. Caute le altre sigle. Oggi il cda Air France Ieri
vertice a Palazzo Chigi tra Prodi, Letta, Padoa-Schioppa e Bianchi LUCIO CILLIS
ROMA - Scricchiola la tenuta del fronte sindacale di Alitalia. Dopo l'uscita della Uil maturata
nel corso delle frenetiche trattative della settimana scorsa, ora sono Anpav e
Avia (personale di volo) a chiedere l'avvio di un confronto rapido, deciso e
"senza tatticismi" con Air France-Klm, mentre l'Sdl (sempre
assistenti di volo) punta al confronto sotto l'ombrello del governo. La
settimana decisiva per Alitalia si apre oggi con il
cda di Air France mentre domani toccherà a quello della Magliana presieduto dal
neo presidente Aristide Police. Il governo, intanto, continua la propria opera
di mediazione e ieri, a palazzo Chigi, hanno fatto il punto in una riunione
pomeridiana il premier uscente Romano Prodi, il sottosegretario alla Presidenza
Enrico Letta (che sta seguendo in prima persona il dossier) e i ministri
Alessandro Bianchi e Tommaso Padoa-Schioppa. La sensazione è che ci siano
margini per tornare al dialogo e, in questo senso, lo stesso esecutivo sarebbe
disponibile a fornire il proprio apporto. Nelle ultime ore Anpav e Avia, due
delle associazioni degli assistenti di volo, si sono dichiarate pronte a fare
"un passo indietro" per arrivare ad un accordo "con l'unica,
reale proposta che esiste, Air France". Fabrizio Solari, leader della Filt
Cgil, preferisce non entrare nel merito delle scelte delle altre sigle
sindacali: "Serve la volontà comune di giungere ad un accordo - avverte il
sindacalista - e il cda di Air France darà nelle prossime ore una prima
indicazione sulle reali intenzioni della compagnia francese per la quale, sono
sicuro, l'operazione Alitalia è molto utile. Allo
stesso modo è bene chiarire che è stato il numero uno di Air France Jean-Cyril
Spinetta a chiedere ai sindacati di sottoscrivere un accordo e quindi deve
permetterci di fare il nostro lavoro. Che consiste nel fare proposte e trovare
un'intesa, non certo accettare senza discussioni le offerte della controparte.
Nell'interesse di tutti i lavoratori coinvolti". Più defilata, invece, la
posizione dell'Sdl. Il coordinatore nazionale Fabrizio Tomaselli assicura
disponibilità per la trattativa ma chiede un incontro a Padoa-Schioppa
"perché il sindacato non può essere lasciato da solo a decidere".
L'attenzione, in queste ore, va al cda della compagnia franco-olandese che oggi
potrebbe decidere di proseguire sulla strada della trattativa in attesa del
voto, lasciando intatto l'impianto del piano presentato da Jean-Cyril Spinetta
ai sindacati italiani nelle scorse settimane. Se dovesse saltare l'opzione
francese, il consiglio di amministrazione di Alitalia in
calendario per domani, si troverebbe ad un bivio: commissariamento oppure
proseguire nel segno della continuità aziendale attuando per le prossime
settimane il piano stand-alone di Maurizio Prato, peraltro già in corso di
applicazione con 27 aerei già a terra da una settimana che saliranno a 34 entro
giugno. Resta infine caldo il fronte politico, impegnato nella campagna
elettorale con Alitalia che resta in cima ai pensieri
delle coalizioni. "Per la compagnia di bandiera non ci sarà alcun
commissariamento, hanno appena fatto un nuovo presidente", ha detto ieri
il leader del Pdl Silvio Berlusconi ribadendo l'esistenza di una cordata
italiana pronta ad intervenire. Il Pd, invece, continua ad invitare i sindacati
"al senso di responsabilità".
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia I piloti Il
presidente dell'Anpac, Berti "I francesi non impongano il loro piano"
ROMA - I piloti, spesso ago della bilancia nelle trattative
in Alitalia, attendono un segnale da Parigi. Per Fabio Berti, leader
dell'Anpac, Air France dovrà "sedersi al tavolo per discutere senza
imposizioni". Anpav e Avia sono pronte a fare quel passo indietro
richiesto dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa 48 ore fa. Voi cosa siete
disposti a sacrificare? "L'Anpac ha le idee chiare: noi non faremo passi
indietro, né passi in avanti. Solo un vero negoziato potrà dimostrare fino in
fondo la volontà di tutti di trattare, non solo la nostra. Il presidente di Air
France Spinetta, ha invece mostrato di non voler cambiare nulla del suo
progetto. E questo noi non l'accetteremo senza discutere del cargo, che per i
francesi dovrà chiudere tra due anni, degli aerei a terra che sono aumentati a
dismisura rispetto al piano originario e degli esuberi che vanno ridotti e
accompagnati da modalità non traumatiche". Martedì c'è il cda di Alitalia che ha di fronte due sole strade: continuità
aziendale o commissariamento. "Se dovesse concretizzarsi la seconda
ipotesi le responsabilità sul come ci si è arrivati e sui possibili sviluppi
nei giorni successivi ricadranno tutte su governo e azienda. Le conseguenze di
un atto simile potrebbero essere catastrofiche per tutti". (lu.ci.).
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Oggi il cda
di Air France deciderà se proseguire la trattativa Spinetta lascia uno
spiraglio ma deve convincere Klm ETTORE LIVINI MILANO - Air France resta in
stand by sulla partita Alitalia. Oggi infatti il cda della compagnia francese ascolterà l'informativa
di Jean Cyril Spinetta sullo stato delle trattative. Dirà no al piano dei
sindacati (peraltro già sconfessato da parte dei suoi autori) e fisserà i
paletti per riaprire - eventualmente - i negoziati, ribadendo con ogni
probabilità che l'unico testo da cui si può ripartire è quello messo sul tavolo
a metà della scorsa settimana da Spinetta. Il consiglio non sarà però
facilissimo per il numero uno di Parigi. Lui ha già ribadito mercoledì scorso
lasciando il tavolo delle trattative che Alitalia è un
progetto in cui continua a credere. Nel cda di Parigi c'è però una fazione
decisamente meno favorevole di lui a riallacciare i rapporti con Roma,
capeggiata in particolare dalla componente olandese di Klm. Una posizione allo
stato minoritaria, ma rafforzata nelle sue convinzioni dal rimbalzo del titolo
Air France in Borsa dopo la rottura con Roma. Il primo tentativo del fronte
filo-Amsterdam sarà oggi quello di calare il sipario definitivo sull'offerta
per Alitalia. Spinetta però, confortato in parte dai
timidi segnali di apertura delle ultime ore, potrebbe provare a convincerli a
lasciare ancora aperto uno spiraglio. Agendo nel rispetto di un mandato che
però nessuno a Parigi ha intenzione di allargare più di quanto sia già stato
fatto. "Il nostro obiettivo è fare un'operazione che dia un ritorno agli
azionisti - spiega una fonte molto vicina ad Air France - se si può fare bene,
altrimenti lasceremo perdere". Il problema, piuttosto, è chi farà adesso
la prossima mossa. Spinetta non pare aver l'intenzione di riaprire di sua
iniziativa la trattativa. E a questo punto non pare nemmeno interessato a
risedersi a un tavolo senza certezze di poter arrivare davvero a un accordo. Le
diplomazie però sarebbero al lavoro già da qualche giorno. E il filo diretto
sarebbe con il Tesoro e il sottosegretario Enrico Letta, impegnato a smussare
gli angoli e calmare le acque inquinate dalla vigilia elettorale per rilanciare
quella che allo stato è l'unica offerta sul tavolo per salvare Alitalia. Air France, con ogni probabilità, si muoverà solo
se riceverà una chiamata diretta dal principale azionista della nostra
compagnia di bandiera e se via XX settembre sarà in grado di presentare un
progetto quasi definitivo in grado di sbloccare l'impasse una volta per tutte.
Non proprio il "prendere o lasciare" dei primi giorni di negoziati,
ma qualcosa che è tornato ad assomigliargli molto. Le rigidità e le acrobazie
sindacali degli ultimi giorni, del resto, hanno portato molta acqua al mulino
degli scettici nel consiglio dell'aerolinea francese. E il corso Spinetta a
questo punto dovrà utilizzare anche in casa propria tutta la sua capacità
diplomatica per ottenere un ultimo sì a nuove trattative dal fronte Klm.
( da "Repubblica, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina XIII - Milano
Lo spirito Il pericolo "Solidarietà e accoglienza saranno alla base
dell'Expo" Formigoni: condivido l'appello del cardinale L'intervista
Bisogna proseguire sulla strada del coinvolgimento di tutte le istituzioni,
indipendentemente dal colore politico Non dobbiamo farci prendere dalla fretta,
questo è il momento della riflessione per imparare dagli errori degli altri Il
presidente non teme la colata di cemento "Sarà un'edizione ricordata per i
contenuti" ANDREA MONTANARI "Chi dice che Milano è fredda, ora deve
ricredersi. è gelida solo per chi la vede da lontano". Il governatore
Roberto Formigoni risponde all'appello del cardinale Dionigi Tettamanzi
sull'organizzazione dell'Expo: "Nessuna torre alta duecento metri, sarà
l'esposizione della solidarietà". Presidente Formigoni, a giudicare il
dibattito di questi giorni non sembrerebbe. "è solo uno stereotipo che
dipinge questa città, come chi la abita, solo dedita al lavoro. Intendiamoci:
noi siamo orgogliosi che sia così, ma i milanesi perseguono anche gli ideali di
bellezza, armonia ed efficienza". Condivide, quindi, l'appello dell'arcivescovo?
"Direi di più. Il nostro progetto si basa proprio sul coinvolgimento del
paesi che non hanno autosufficienza alimentare. Il tema della tavola e del cibo
che si consuma nella convivialità sono un altro concetto classico e cristiano
insieme al rispetto dell'ospite". Milano in fatto di accoglienza, però,
ultimamente, non ha dato segnali incoraggianti. "Milano e la Lombardia
sono le realtà che accolgono più immigrati sia italiani che stranieri. In
termini quantitativi siamo certamente i più ospitali. Certo chiediamo ordine e
rispetto delle leggi. Siamo giustamente stufi di chi viene qui per fare altro o
per vivere a sbafo. C'è un limite che va fatto rispettare". Letizia
Moratti è stata molto criticata per i toni usati sabato in piazza Duomo alla festa
del Pdl. "Si trattava di comizio elettorale. In questi casi non si possono
certo tacere gli errori del governo o le differenze tra i programmi
politici". Non trova che lo spirito bipartisan dopo la vittoria si sia un
po' perso per strada? "Bisogna distinguere. Quella sull'Expo è stata una
vittoria di squadra. Per l'organizzazione andremo avanti sulla stessa strada
con il coinvolgimento di tutti, Comune, Regione, Provincia, ma anche i sindaci
dei capoluoghi di provincia e le altre regioni, a prescindere dal colore
politico. Mi auguro che nessuno si tiri indietro. Altra cosa è la campagna
elettorale, che naturalmente auguro alla mia parte di vincere. è giusto che in
questo caso emergano le differenze. è il gioco della democrazia. Per il resto
sappiamo che al Paese occorrono slancio, riforme da fare con spirito di
confronto e collaborazione". Errori da evitare? "Farsi prendere dalla
troppa fretta. Questo è il momento della riflessione e del pensiero. Dobbiamo
far tesoro degli errori che in passato sono stati commessi da altri. Penso ad
Hannover che organizzò l'esposizione del 2000". Teme anche lei l'arrivo di
una nuova colata di cemento? "Su questo abbiamo preceduto in nostri
critici. Questa edizione dell'Expo non sarà ricordata per le opere infrastrutturali.
Siamo nel ventunesimo secolo, ormai non esiste solo l'architettura. Questa sarà
l'Expo dell'ambiente, delle università e delle varie reti che ci collegano al
mondo. Tutte le realizzazioni dovranno essere utilizzate anche dopo. Nessuna torre alta duecento metri, semmai nuove biblioteche e
centri studi. Ma attenzione: l'architettura quando è bella non è una colata di
cemento". E Malpensa? "Il suo destino è ormai slegato da Alitalia. L'Expo ha riportato l'interesse delle compagnia sul nostro
aeroporto".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina 105
scenari politici Scontro sul futuro della compagnia Scenari politici -->
ROMA Si avvicina l'ora della verità per Alitalia. E in
attesa di avere il responso dal Cda di Air France (che oggi deciderà se tornare
al tavolo della trattativa), il mondo politico continua a dividersi sul destino
della compagnia di bandiera. Se da un lato il Partito democratico rimane
saldamente sulla posizione filo-francese, augurandosi che a Jean Cyril Spinetta
venga rinnovato il mandato per concludere l'accordo, Silvio Berlusconi da parte
sua torna invece a ribadire che sarà una cordata italiana a risollevare le
sorti della compagnia di bandiera, una volta fallita la trattativa con Air
France. BERLUSCONI CHIEDE TEMPO Il leader del Pdl in ogni intervento pubblico
non fa mistero di tifare per una soluzione tricolore. Perchè "sarebbe un
colpo - ha ribadito ai microfoni di Rtl 102.5 - sia per l'orgoglio che per
l'interesse nazionale" lasciare campo libero ai francesi per
"l'assorbimento di Alitalia". Quella di Air
France, infatti, per Berlusconi rimane una proposta "irricevibile e
offensiva". "È rimasto il governo a fare danni - affonda poi da
Palermo - non capisco perchè insistono a continuare le trattative con Air
France. Sono convinto che ci sarà una grande compagine, con voglia di
partecipazione che può rilevare la compagnia". "ORGOGLIO
ITALIANO" Escluso il rischio commissariamento "perché hanno appena
fatto un nuovo presidente", il Cavaliere insomma rimane assolutamente
certo che la cordata arriverà, ma rimane vago sui tempi, "quando succede
succede", si limita a dire. Ma per sapere chi siano gli imprenditori che
hanno espresso volontà di rispondere all'appello all'orgoglio lanciato da
Berlusconi, bisognerà comunque aspettare che sia chiusa la partita con Air
France, come chiarisce anche Bruno Ermolli, il consigliere del Cavaliere
incaricato di tastare il terreno nel mondo delle imprese per preparare una
alternativa al gruppo franco-olandese. Intanto gli alleati del Popolo della
libertà sottolineano come qualsiasi decisione sull'asset nazionale vada presa
dal governo che uscirà dalle urne del 13 e 14 aprile e non da "un governo
senza maggioranza", come sottolinea Italo Bocchino (An). Bisogna vedere
poi "quanta benzina ha ancora Alitalia",
dice Giulio Tremonti, probabile ministro dell'Economia di un nuovo governo
Berlusconi, ricordando che "tra la riunione del Cda di Air France di oggi
e il cambio di governo passerà molto tempo". PD, APPELLO AI SINDACATI
Opposta la linea del Partito Democratico, che invita invece i sindacati
"al senso di responsabilità", perché, come evidenzia il presidente
del Senato Franco Marini, "non si vede ancora una proposta operativa
diversa". L'obiettivo prioritario, spiega anche Giuseppe Fioroni resta
quella di salvare "dal fallimento la compagnia di bandiera". Si
appella alla responsabilità dei sindacati anche Pier Ferdinando Casini, perché,
dice "non possiamo accettare quel sindacato che con resistenze corporative
determini, come nella vicenda Alitalia, gravi
danni sulle casse dello Stato e dei lavoratori". Fuori dal coro la voce
della Sinistra Arcobaleno, che difende la posizione dei sindacati: "In una
vicenda difficile come quella dell'Alitalia - dice il
candidato premier Fausto Bertinotti - in cui le responsabilità sono quelle del
governo, e per lunghi decenni sono quelle del management, all'ultimo
momento gli esponenti del governo se la prendono con i sindacati. Brutta
storia".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
105 I sindacati: no alle firme in bianco Cgil, Cisl, Uil: trattiamo. E le
hostess si schierano con Air France --> Cgil, Cisl, Uil: trattiamo. E le
hostess si schierano con Air France Disponibili a trattare con Air France, non
a subire ultimatum. Cgil, Cisl e Uil chiariscono la loro posizione su Alitalia. ROMA Disponibilità a trattare, perchè nessuno dei
lavoratori vuole il commissiariamento. Ma non sarà firmato un accordo in bianco
perchè il mestiere del sindacato è trattare per lavoratori in carne e ossa.
Arriva dalle colonne dei quotidiani la risposta di Cgil, Cisl e Uil
all'ultimatum posto sabato dal ministro dell'Economia Padoa-Schioppa. Che
aspettava una mossa entro ieri sulla disponibilità a riprendere il negoziato
con Air France-Klm sulla vendita di Alitalia
avvertendo che dietro l'angolo c'è l'irreparabile. SNODO CRUCIALE In agenda,
infatti, ci sono due importanti appuntamenti: oggi il consiglio di amministrazione
del gruppo d'Oltralpe, a cui Spinetta riferirà delle ragioni dello stop al
dialogo e chiederà come procedere; domani, sarà il board di Alitalia
a riunirsi con il neo presidente Aristide Police, per completare l'esame della
situazione finanziaria e patrimoniale e vedere se c'è continuità aziendale.
Visto che le casse sarebbero sufficienti ad andare avanti pochissimi mesi e,
senza la prospettiva di un compratore, potrebbe essere a rischio un prestito
ponte da 300 milioni su cui Tesoro si era detto disponibile. Il 3 aprile, il
cda aveva detto che la proposta d'Oltralpe è ancora "idonea ad assicurare
ad Alitalia il ritorno ad una crescita
profittevole". "Con Parigi si può ancora trattare", assicura il
leader della Cgil, Guglielmo Epifani in un'intervista alla Stampa aggiungendo
che non c'è "nessunissima preclusione a discutere con Air France".
Auspica la riapertura del confronto la prossima settimana "senza
drammatizzazioni, in tempi rapidi, risolvendo però alcuni problemi aperti"
perchè "non vogliamo il commissariamento" di Alitalia.
Chiede un vero negoziato, "un minimo di tempo necessario per arrivare a un
compromesso". Epifani non contesta la strategia industriale di Air France
ma chiede "qualche investimento in più sulla flotta, di
tenere qualità e manutenzione dentro" Alitalia,
"come avviene in tutta Europa. Non è massimalismo". Quanto a cordate
alternative, "già oggi - conclude - chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare un'Opa. È chiaro che di fronte ad un fallimento
molti possono essere tentati, anche chi oggi nega o smentisce il suo
interesse". CISL, UIL E HOSTESS Il numero uno della Cisl Raffaele
Bonanni assicura la disponibilità "a negoziare" ma avverte che il
sindacato "non firma accordi in bianco". La mossa davvero nuova
semmai, sottolinea, "sarebbe vedere il Governo fare un passo avanti".
Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, in un'intervista al Corriere
della Sera, ricorda che "il nostro mestiere è trattare per i lavoratori in
carne e ossa e un accordo è buono se viene accolto bene dai lavoratori".
Su Alitalia, chiarisce, i sindacati hanno solo chiesto
"più aerei. Siamo pronti a discutere di produttività e tutto il resto
purchè ci siano più aerei". Dal fronte degli assistenti di volo, Anpav e
Avia chiedono che si riapra "immediatamente il confronto con Air
France-Klm" a cui non c'è un'alternativa credibile mentre oggi lo steward
Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in Alitalia,
e da tre giorni in sciopero della fame contro la rottura dei sindacati con Air
France, manifesterà a Fiumicino con vistosi cartelli.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del PROTESTE Sciopero della fame a Fiumicino È giunto al terzo giorno di
sciopero della fame per protestare contro l'atteggiamento dei sindacati nella
trattativa sull'acquisizione di Alitalia da parte
di Air France-Klm. E oggi Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo in
Alitalia, si recherà a Fiumicino, dove manifesterà con vistosi cartelli.
"Voglio far pressione sui sindacati, affinchè si rendano conto della
situazione - spiega Gianluca Morale, che da tre giorni non mangia cibo,
ma beve solo sostanze liquide e viene seguito telefonicamente da un medico - la
proposta di Air France non è certo tutta rosa e fiori, ma le organizzazioni
sindacali devono accettarla".
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del L'INCHIESTA Da Pan Am a Swissair: quando l'aristocrazia
del volo resta a terra di Oreste Pivetta S'arrivasse davvero al fallimento, Alitalia non sarebbe la prima compagnia a rimanere a terra. Gli
americani,sempre all'avanguardia, hanno pure scovato la parola giusta:
grounding, fermi in pista. Proprio loro, gli americani, campioni del libero
mercato, vantano una grande esperienza. Nobilissime e storiche società
affogate tra i buchi del bilancio, lasciando in strada migliaia di lavoratori,
tradendo masse di azionisti. Molte altre si sono salvate grazie ad una legge
congela debiti, chiamata Chapter 11: consente di non pagare i debitori in
attesa che la ristrutturazione si completi. Ne hanno approfittato compagnie
d'alto prestigio: Delta Airlines che sotto "amministrazione
controllata" c'è stata dal 2005 fino al maggio dell'anno scorso. Aveva un
debito da venti miliardi di dollari, ha licenziato novemila lavoratori (gliene
restano cinquantamila), ha ridotto gli stipendi del 30 per cento, ha tagliato
di tre miliardi i costi. Ha investito molto, ridisegnando le proprie rotte. S'è
rilanciata con una cura che si capisce pesantissima. Ha avuto fortuna. Si parla
di una sua fusione con Northwest Airlines, altra compagnia sotto il miracoloso
Chapter 11. Che non fa sempre miracoli. Una delle più gloriose compagnie
americane, quasi un simbolo, la Twa, negli anni novanta vi ricorse undici
volte: inutilmente e nel 2001 finì per due miliardi di dollari sotto l'insegna
della American Airlines. Molto prima di Twa atterrò malissimo Pan Am: una
disastrosa situazione finanziaria e in aggiunta il celeberrimo Airline
Deregulation Act, promulgato il 24 ottobre 1978, sotto al presidenza Carter.
Con il tracollo di Pan Am (e di altre compagnie importanti, come Braniff e
Eastern) s'entra nel regno delle vittime della deregulation. Nell'era precedente
il mercato era governato da un ente federale, il Civil Aeronautics Board, che
assegnava le rotte, una per ogni compagnia, decideva l'aereomobile da
utilizzare, stabiliva i prezzi dei biglietti. L'Ada del '78 cancellò questa
sorta di oligopolio ben temperato. Pan Am fallì nel '91: non resse all'urto dei
suoi conti in rosso e della concorrenza. Era troppo pesante, burocratica,
incapace di adattarsi alle novità del tempo. L'America è sempre generosa: di
storie fallimentari ne avrebbe da raccontare molte altre, anche recenti, da Ata
Airlines ad Aloha Airlines, che per ora viaggiano sotto la tutela del Chapter
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Air France oggi decide se tornare a Roma Gli assistenti di volo
vogliono l'accordo con Parigi. Domani il consiglio di Alitalia di Roberto Rossi / Roma POKER Nella partita Alitalia oggi è il giorno di Air France. Sarà il consiglio
d'amministrazione della società francese, che si riunirà a Parigi, a decidere
come svolgere la prossima mano in questo difficile poker che è diventato la
cessione della compagnia di bandiera italiana. I consiglieri di Air
France dovranno decidere, in base alla relazione che il presidente del gruppo
Jean-Cyril Spinetta presenterà, se continuare a giocare subito, saltare la mano
o alzarsi dal tavolo. Delle tre opzioni la più probabile potrebbe essere
l'attesa. Questo perché Spinetta vuole che la partita si chiarisca in Italia e
non a Parigi. Il numero uno di Air France ha già fatto sapere che se tornerà lo
farà per firmare e non per trattare. Resta da vedere che cosa. Non la bozza
proposta dai sindacati nell'ultimo incontro che prevedeva l'ingresso di
Fintecna. Le diplomazie, governo e sindacati, stanno lavorando, ma al momento
le distanze rimangono. Inoltre, fra meno di una settimana si conoscerà il
colore del nuovo governo. Che vinca Berlusconi o Veltroni qualche differenza la
fa visto che il Popolo delle libertà si è schierato a difesa dell'italianità e
il suo leader si è fatto promotore della formazione di una cordata italiana
(tra l'altro per ora inesistente). Inoltre qualche altro giorno di tempo
potrebbe rompere in modo definitivo la compattezza delle otto sigle sindacali.
Già ieri qualcosa è successo. Mentre tutti e tre i leader confederali, Epifani,
Bonanni e Angeletti, hanno ribadito, seppure con sfumature diverse, la
disponibilità a tornare al tavolo della trattativa con Air France, le
organizzazioni che rappresentano gli interessi degli assistenti di volo, Anpav
e Avia (che rappresentano gli assistenti di volo) hanno saltato lo steccato.
Con Air France è "l'unica, vera reale proposta che esiste", ha
spiegato tra l'altro l'Anpav, denunciando "una campagna scandalosa che è
tesa a generare solo un irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia stessa". Infine c'è anche un altro aspetto da
tenere in considerazione che fa propendere l'ago della bilancia sull'attesa.
Rompere oggi significherebbe dare la possibilità agli altri soggetti,
potenzialmente interessati, a rientrare in gioco. Air One è alla finestra, in
attesa che si apra uno spiraglio, con un eventuale definitivo passo indietro di
Air France, per ottenere la due diligence sui conti e valutare l'ipotesi di
costruire un'alleanza per lanciare un'offerta. Lufthansa, che ha fatto
trapelare in questi giorni tutto il suo interesse per il mercato italiano,
potrebbe tornare protagonista. La posizione della compagnia tedesca è nota da
tempo ma oggi il contesto è mutato. Il contratto fra Alitalia
e Air France è decaduto non essendosi verificate le condizioni poste dalla
compagnia. In sostanza, la trattativa in esclusiva è conclusa e il campo,
almeno formalmente, è libero. Da qui alla possibilità che venga formulata una
vera e propria offerta alternativa la strada non sembra comunque breve. Se Air
France deciderà di attendere, l'attenzione si sposterà sul consiglio di
amministrazione di Alitalia di domani chiamato a
verificare la sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità
aziendale. Mercoledì, poi, verifica con i sindacati sul piano stand alone dell'ex
presidente Maurizio Prato. Che dal primo aprile ha messo a terra già 27 aerei.
Che corrispondono a circa 300 piloti e 400 assistenti di volo. I quali per ora
non sono esuberi perché non c'è stato ancora un accordo per ammortizzatori
sociali.
( da "Unita, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando l'edizione
del Salute dei denti, un diritto in più Livia Turco C hiunque può rendersene
conto. Un sorriso sano e bello è un indiscutibile indicatore di classe. Perché
ancora oggi, nonostante il nostro Paese abbia ormai consolidato un sistema di
cure universale e solidaristico, la cura e il benessere dei denti sono solo
marginalmente tutelati dal servizio pubblico. E così un bel sorriso,
soprattutto ad una certa età, diventa un fattore discriminante. E spesso può
sfoggiarlo solo chi può permetterselo, con sacrifici economici a volte anche
molto impegnativi. Insomma è un po' come se i denti e il loro stato di salute
fossero assimilati a un problema di salute quasi accessorio, come può essere
una calvizie o un difetto estetico del nostro corpo. E non invece a una delle
patologie che si possono e si debbono prevenire e che si possono e si debbono
curare nell'ambito della sanità pubblica. Per tutti, senza discriminazioni di
reddito. Far rientrare la salute dei denti nei Livelli essenziali di assistenza
(Lea) del Ssn è stata quindi per me anche una battaglia di civiltà e di equità.
E l'ho condotta su due fronti. Il primo è stato quello di far sì che nella
revisione in atto dei livelli di assistenza garantiti dalle Asl, fosse
rafforzato quanto già disposto nei vecchi Lea. E cioè la prevenzione primaria
per i bambini, l'assistenza gratuita per le fasce più deboli e l'assistenza
gratuita per tutte quelle persone affette da malattie gravi che si ripercuotono
sulla salute dei denti, come il diabete o l'ipertensione. Il secondo intervento
è stato quello di dare il via alla sanità integrativa del Ssn, sbloccando
l'istituzione dei Fondi sanitari pubblici e chiarendo bene il paniere delle
prestazioni offerte dai vari Enti, Casse e Società di mutuo soccorso no profit
che, già oggi, forniscono prestazioni assistenziali integrative a quelle
fornite dal Ssn a più di 15 milioni di italiani. Con il decreto che abbiamo
varato nei giorni scorsi queste istituzioni saranno infatti obbligate a
garantire nel loro listino anche la salute dentale, pena la perdita dei
vantaggi fiscali di cui godono. Ma non ci vogliamo fermare qui. Nel programma
del PD la cura dei denti diventa un diritto in più da offrire ai nostri
cittadini. E lo vogliamo fare, anche in questo caso, agendo su due piani. Intanto
rafforzando ulteriormente i Lea del Ssn prevedendo che sia garantita, a tutti i
bambini dai 6 anni in poi, la sigillatura della dentatura definitiva per
prevenire la carie dentale e per evitare patologie anche gravi in età adulta. E
poi dando vita a un vero e proprio "Fondo pubblico per
l'odontoiatria", cui possano aderire i cittadini che non hanno la
possibilità di iscriversi ai fondi contrattuali e alle mutue volontarie. Questo
fondo, dietro corresponsione da parte del cittadino di un contributo annuo di
importo contenuto, metterà a disposizione, tramite convenzioni con i dentisti,
un pacchetto di prestazioni adeguato a garantire le principali cure dentarie.
Questa proposta è stata ben illustrata da Veltroni lo scorso 1 aprile in una
conferenza stampa cui hanno preso parte anche moltissimi esponenti della sanità
italiana e delle associazioni di cittadini, che da anni vigilano e intervengono
attivamente per spingerci a migliorare sempre di più il nostro sistema
sanitario. Una sanità che, due anni fa, all'inizio del mandato di Governo,
trovammo allo sbando. Con poche risorse, nessun investimento, una crescita
incontrollata della spesa e una conflittualità permanente tra Governo e Regioni
sulle politiche e le soluzioni da adottare. Se non fossimo
intervenuti con decisione la sanità pubblica italiana avrebbe fatto la fine
dell'Alitalia! Oggi il nostro sistema è più solido perché abbiamo ristabilito
una cabina di governo comune tra Stato e Regioni e perché abbiamo rifinanziato
adeguatamente il sistema. Sia per garantire migliori livelli di cura che per
riammodernare ospedali e strutture sanitarie territoriali. E poi
aggredendo il deficit cronico della sanità, sottoscrivendo accordi specifici
con tutte le Regioni in forte disavanzo e intervenendo sulla qualità della
spesa senza tagliare le prestazioni ai cittadini. Il risultato di questi piani
di rientro sarà il pareggio entro il 2010. E i primi risultati già si vedono.
Nel 2007 la spesa sanitaria pubblica ha subito un incremento annuo di solo lo
0,9%, contro una media di oltre il 6% registrata in tutto il quinquennio
Berlusconiano. E questo pur avendo aumentato le risorse per il Ssn di ben 10,5
miliardi di euro in due anni. È su queste basi solide e concrete, rafforzate
dall'impegno per il superamento delle liste d'attesa, per lo sviluppo della
medicina territoriale e per il riammodernamento di tutta la rete ospedaliera
nel segno della qualità e della sicurezza delle cure, che siamo convinti si
possa vincere anche la sfida per dare agli italiani, a tutti gli italiani, il
diritto ad un sorriso sano. Sgravando i bilanci delle famiglie di una spesa
privata di oltre 15 miliardi di euro l'anno. Un bel sorriso in salute per
tutti. Si può fare, si deve fare.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Sì alla Grande
coalizione, ma senza che siano Berlusconi o Veltroni a guidarla". Pier
Ferdinando Casini comincia l'ultima settimana da candidato premier ma già
guarda al dopo-voto, a quando - si dice "convinto" - nessuno dei due
partiti maggiori avrà una maggioranza per governare. Dialogando in videochat
con i lettori de La Stampa, Casini promette che non tornerà mai a fare da
stampella a Berlusconi, "è il nostro elettorato che ce lo chiede", ma
che non seguirà l'ex alleato Marco Follini sulle tracce del Pd, "tanto per
essere chiari". Eppure le sirene dal Pdl si fanno insistenti. Anche Bossi
ha detto: "Casini ha già nostalgia, tornerà alleato". "Io ho
tanti difetti ma sono sempre stato leale con i miei elettori e non sono mai
venuto meno agli impegni. Oggi contraggo un patto: non saremo disponibili a
sostenere un governo né con il Pdl né col Pd" E che tipo di opposizione
farete allora? "Posto che non voteremo la fiducia a nessuno dei due,
valuteremo con pragmatismo caso per caso se appoggiare o meno i disegni di
legge che arrivano in Parlamento". Ma la sua speranza è che ci sia una
Grande coalizione, giusto? "Dipende. Se fosse un inciucio, noi diremmo no
e saremo le sentinelle perché questo non succeda". Altrimenti?
"Altrimenti non è detto che non governeremo. Se ci fosse un'ipotesi alta,
tipo quella scelta dalla Germania, perché no?" In Germania governa la Merkel,
che era candidata per una delle due parti. "Ah no. Da noi dovrebbe essere
figura terza". La Dc è toranta protagonista grazie anche al bailamme della
riammissione di Pizza. Quanto vi costerà un altro simbolo dello scudo crociato
in termini di voti? "Zero" Senta, tra le tante lettere che ci sono
arrivate, molte riguardano le candidature, non aprrezzate almeno dai nostri
lettori, di Cuffaro e De Mita. "De Mita per noi è importantissimo perché è
il simbolo di quella parte di elettorato del partito democratico che ha scelto
di votare noi. In più lo devo ringraziare perché invece di candidarsi
comodamente alla Camera si è messo in gioco al Senato". E Cuffaro?
"Cuffaro è stato inquisito per mafia ed è stato assolto, sono rimaste due
accuse per favoreggiamento per cui è stato condannato, si è dimesso in attesa
del secondo grado. L'innocenza va presupposta finché la giustizia non ha finito
il suo corso". Si parla molto in questi giorni di "schede
confuse", ma in realtà gli italiani all'estero che hanno già votato non
hanno trovato grosse difficoltà. Lei che idea si è fatto? "Non penso sia
più difficile delle altre volte. Credo che sia un modo per distogliere
l'attenzione dai veri problemi del Paese". Un po' come
Alitalia? "Sulla vicenda della compagnia di bandiera, il
comportamento di Berlusconi è strumentale e sbagliato e l'ho denunciato fin
dall'inizio. Ma anche quello di Prodi. Alitalia è lo
spaccato dei problemi italiani. E quando dico questo penso soprattutto a una
mancanza di coraggio del sindacato che per difendere tutti rischia di fare
perdere loro il lavoro". Ovviamente i lettori chiedono al candidato
premier del partito centrista cosa ne pensa dei temi eticamente sensibili.
"Penso che debbano entrare in campagna elettorale come tutti gli altri.
Chi dice il contrario non vuole affrontare temi che lacerano al proprio
interno" Sì ma nei fatti? Sui Dico che pensate? "Diciamo sì a forme
di tutela di diritti individuali ma senza equiparazione alla famiglia". E
sul divorzio? Le chiedono di accorciare i tempi "Poiché sono divorziato,
penso che questa legge vada benissimo. Qualche elemento in più di riflessione è
necessario per una scelta più serena".
( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Laura Della
Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "Ma quale ... Laura Della Pasqua
l.dellapasqua@iltempo.it "Ma quale debolezza, che paura di perdere. Sono assolutamente
certo della nostra vittoria conosco i dati e ormai il distacco nei loro
confronti è assolutamente incolmabile". Berlusconi all'indomani delle
frecciate polemiche del ministro dell'Interno Amato, rilanciate dal
vicesegretario del Pd Franceschini, insiste con la polemica sulle schede
elettorali. Il Cavaliere non ci sta a essere accusato di usare il problema
delle schede per pararsi le spalle da una possibile sconfitta come dice la
sinistra. "Questa questione delle schede elettorali non l'ho sollevata
io" replica Berlusconi. "Non è una mia iniziativa. Sono stati loro,
quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario Franceschini a chiamare Gianni Letta
per avvisarlo del problema. Io ho visto le schede e ho concordato che c'è la
possibilità di incertezze e confusione". Poi ha ribadito che "c'è
tempo per rifare le schede". Ieri Berlusconi ha fatto una puntata in
Sicilia, prima a Palermo e poi a Catania e nei due comizi ha sferrato un
attacco a tutto campo, a Veltroni ma anche al suo ex alleato Casini. Il leader
del Pd parla di una grande rimonta? "Questa è la rimonta spettacolare -
replica Berlusconi al Palacatania, indicando la platea e raccogliendo
l'ovazione del pubblico. "Quella di Veltroni è solo una delle sue tante
spettacolari bugie. Offre la luna perchè sa che al governo non ci andrà
mai". Poi elenca, tra gli applausi della folla, "i rischi" a cui
incorrerebbe il Paese in caso di vittoria del Pd: "Votare Veltroni
significa più tasse, più clandestini, meno sicurezza e probabilmente Di Pietro
ministro della Giustizia". E al nome dell'ex pm la platea si è scatenata
con una valanga di fischi. Berlusconi nei due comizi siciliani rilancia tutti i
temi della campagna elettorale, dal taglio delle tasse ("Ridurremo
l'aliquota massima delle imposte al 33%") agli aiuti alle famiglie meno
abbienti, dall'Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi
imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in
pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema
della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto
il coraggio di usare la parola mafia, ma lo accontento subito,
ricordandogli che negli anni del nostro governo abbiamo arrestato 30 pericolosi
mafiosi e il loro capo supremo". Incalzando la folla assiepata sotto il
palco ha urlato: "Noi siamo incompatibili con la mafia, non vogliamo i
loro voti". Una frecciata la riserva come al solito a Casini. Rivolgendosi
alla platea catanese: "Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito
Casini. Voi non vi siete mai spostati, siete rimasti sempre nella casa del Pdl.
è Casini che se n'è andato". Poi smentisce l'ipotesi di accordi post
elettorali con l'Udc. "Non ci potranno essere alleanze perchè ci sarà una
parte che vince e una che perde, nessun governissimo. E poi difficilmente l'Udc
sarà rappresentata in Parlamento. Mi sembra molto improbabile, se non
impossibile, che Casini riesca a superare lo sbarramento del 4% alla Camera e
dell'8% al Senato". Quindi torna sul tema del voto utile: "Un elettore
di centrodestra che vota Udc è un masochista, fa solo un favore a Veltroni e
regala il suo voto alla sinistra".
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Crisi Alitalia, ultima chiamata Oggi
consiglio Air France. Duecento dipendenti iniziano lo sciopero della fame
L'appello degli assistenti di volo: firmiamo con Parigi. Il board domani
valuterà la continuità aziendale ROMA - Ce la farà il numero uno di Air France
Jean-Cyril Spinetta a convincere il board del gruppo franco olandese a
proseguire la trattativa per chiudere la partita su Alitalia?
Oggi il consiglio di ammini-strazione, riunito a Parigi, dovrà decidere se
rinunciare o dare a Spinetta qualche margine finanziario in più. Il sindacato è
convinto che Air France non mollerà la presa. Claudio Claudiani, responsabile
trasporti della Cisl ne è quasi certo: "Il gruppo franco olandese non farà
cadere l'opzione privilegiata per acquisire la nostra compagnia di
bandiera". Un assist a favore dei francesi arriva da 200 dipendenti Alitalia che oggi si aggiungeranno allo steward Gianluca
Morale nel continuare uno sciopero della fame per sostenere la validità della
proposta Air France- Klm. Così come gli assistenti di volo dell'Anpav e
dell'Avia tornano a chiedere a tutti i soggetti coinvolti di riaprire la trattativa
"perché, allo stato dei fatti, quella di Air France è l'unica alternativa
credibile ". Domani si riunirà il consiglio di amministrazione di Alitalia che dovrà valutare quanta "benzina"
finanziaria è rimasta nelle casse della compagnia per trovare una soluzione
diversa dal commissariamento. Poca, con tutta probabilità, se ha un senso
l'allarme-ultimatum lanciato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa- Schioppa
quando l'altro giorno paventava "conseguenze irreparabili". Ma la
settimana che si apre oggi, nonostante i due appuntamenti cruciali di Parigi e
Roma, non sarà probabilmente decisiva. Si dovrà aspettare quella successiva,
dopo l'apertura delle urne. Lo stesso Spinetta, nei giorni precedenti la
rinuncia al negoziato, aveva ammesso che in ogni caso mancavano due paletti
vincolanti: la rinuncia da parte della Sea della richiesta di danni e il via
libera dal futuro governo. Sullo sfondo le ultime
sciabolate politiche con Silvio Berlusconi che continua a difendere
l'italianità di Alitalia. "Se finisse nelle mani di una compagnia concorrente - ha
detto - sarebbe un colpo al nostro orgoglio e ai nostri interessi
nazionali". Roberto Bagnoli Il presidente di Air France, Jean-Cyril
Spinetta. Oggi la compagnia decide su Alitalia.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE "I francesi non si sono impauriti per la casta sindacale, ma
per la campagna elettorale" Bonanni: Spinetta? Tornerà Il leader Cisl:
dopo il voto ci sarà la fila dei compratori ROMA - "L'altra casta",
per Raffaele Bonanni, non è un libro-inchiesta sul sindacato. "Il fatto
è", dice il segretario della Cisl "che ogni tanto dal piano di sopra,
mandano giù qualcuno nella corte dei miracoli a istigare invidia sociale e a
mettere zizzania". E naturalmente sopra c'è "la vera casta",
"quella che ha ereditato potere e denaro, possiede i mezzi di informazione
e li usa". Tutto sommato, aggiunge, "non c'è problema, basta sapere
da dove viene la predica". Autoreferenziali, intoccabili. è così? "I
signori della casta vera, che non conoscono la democrazia, dimenticano che
siamo il corpo della società sottoposto più di ogni altro alla verifica del
consenso". Il sindacato non è un potere? "E' un contropotere che si
costruisce con la fiducia di milioni di lavoratori, che pagano pure da
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-07 num: - pag: 12 categoria:
REDAZIONALE Il personaggio Morale, lo steward allievo di Pannella (al.ar.) Sono
quattro giorni che Gianluca Morale, 45 anni, da 23 assistente di volo dell'Alitalia, è in sciopero della fame. Protesta per far pressione sui
sindacati affinché accettino l'offerta Air France per la nostra compagnia di
bandiera. Con lui oggi saranno in sciopero simbolico altre 200 persone:
"Dipendenti, ma anche familiari e pensionati dell'Alitalia", dice Morale che garantisce di avere dalla sua oltre
duemila dipendenti della compagnia aerea. Non soltanto: "Ci sono
una decina di persone che stanno facendo lo sciopero della fame con me. E tra
questi Leandro Albertoni dell'Anpav, il sindacato che l'altra notte ha rotto il
fronte sindacale". Non è nuovo alla protesta non violenta dei digiuni
Gianluca Morale: "Sono cresciuto politicamente con Marco Pannella ed Emma
Bonino: a 12 anni ero già iscritto ai radicali e già protestavo insieme con
loro". Gianluca Morale.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-07 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Capitalisti della Capitale di PAOLO FOSCHI Corradi-Alitalia, piccoli enigmi Qualcuno nei salotti finanziari della Capitale è
convinto che non sia una semplice coincidenza. Orlando Corradi, patròn di Mondo
Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella produzione di cartoni animati,
il 3 aprile con una nota aveva offerto la propria disponibilità, "a
titolo personale " a investire fino a due milioni di euro nella cordata
italiana per salvare Alitalia, auspicata da Silvio
Berlusconi. Fin qui nulla di strano. Appena due giorni prima, però, Mondo Tv
aveva comunicato ai mercati di aver siglato, attraverso le controllate Mhe e
Moviemax Italia, un importante accordo commerciale con Rti, gruppo Mediaset,
cioè famiglia Berlusconi. E come se non bastasse fra gli azionisti di Moviemax Italia
figura Marco Jacopo Del-l'Utri, figlio di Marcello, fedelissimo del leader del
Pdl. Insomma, c'è chi pensa che dietro l'offerta di Orlando Corradi per Alitalia ci sia in qualche maniera un atto di cortesia nei
confronti del Cavaliere. Perché l'imprenditore di Busto Arsizio trapiantato a
Roma non si è fatto avanti direttamente con Mondo Tv? Perché nella sua società
fra gli azionisti, sia pur indirettamente e con una quota di minoranza, c'è fra
gli altri una persona che non vanta certo rapporti idilliaci con Berlusconi: è
Carlo De Benedetti, che possiede una quota della Banca Intermobiliare
(partecipata dalle famiglie Segre e Ligresti), istituto che a sua volta ha un
consistente pacchetto di azioni nel gruppo dei "cartoon".
p_foschi@yahoo.it Orlando Corradi.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-07 num: - pag: 4 categoria:
REDAZIONALE Pd A un disturbatore: con Silvio saresti a Guantanamo Rutelli allo
sprint "Subito nuove piste ciclabili" Sui campi rom: "Si
cambia" "Sarà una settimana di incontri con gli indecisi. Lavoreremo
soprattutto per convincerli". Il candidato del centrosinistra Francesco
Rutelli lo dice al Quadraro, luogo storico per la Resistenza romana: lì,
nell'aprile del 1944, furono rastrellati mille uomini tra i 16 e i 55 anni; il
quartiere, considerato un covo di partigiani, fu circondato alle cinque del
mattino: chi venne catturato ebbe in premio un triangolo rosso sul petto, e fu
portato immediatamente nei campi di concentramento; nel 2004, il presidente
della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha conferito al Quadraro, unico quartiere
romano, la medaglia d'oro al merito civile. Non è dunque un luogo qualsiasi
quello da cui Francesco Rutelli apre la settimana che conduce alle urne. Alla
"street parade" che attraversa il quartiere c'è anche Maurizio
Costanzo: "Rutelli è una persona onesta. Non è mai stato impicciato in
storie sui giornali: oramai l'onestà è un optional. Quindi è giusto ricordare
che lui lo è, onesto". Dice anche una cosa che, scaramanticamente, fa
piacere al centrosinistra: "La mia presenza di oggi è un replay del 1993,
quando accompagnai Rutelli nella sua prima uscita da sindaco e spero di poterlo
rifare per il ritorno". Al Quadraro, Rutelli, dice che "dobbiamo
ascoltare anche le voci critiche della città, ascoltare con attenzione tutte le
preoccupazioni e le insoddisfazioni, perchè i progressi di Roma sono molti ma
ce ne sono altri da fare, legati soprattutto alla perdita di potere d'acquisto
delle famiglie e alla cura e al decoro della città". Rutelli viene
invitato sul palco di premiazione della pedalata amatoriale che si svolge ogni
anno in ricordo del rastrellamento compiuto dai nazifascisti. "Per le
strade di questi quartieri - dice Rutelli - e per una delle pagine più popolari
e delle atrocità più grandi fatte a Roma ". Rispondendo a ch chiedeva
maggiore sicurezza e tutela per gli amanti delle due ruote Rutelli risponde:
"Se sarò eletto ci vediamo subito dopo per un piano per le piste
ciclabili, le trasversalità per i quartieri e per un riassetto da costruire insieme
con le associazioni dei cicloamatori". Dice sorridendo, Rutelli, che
"come ciclista sono una schiappa ma sono un amante delle due ruote".
Il candidato alla Provincia, Nicola Zingaretti: "Quello di oggi è un bagno
popolare. L'ultima settimana di campagna elettorale è fatta di mobilitazione di
persone che sono nelle strade, nelle piazze e sui pianerottoli. La strada va
vissuta come momento di aggregazione: la spinta ad uscire di casa e a
ritrovarsi ha reso Roma unica in questi 10 anni di governo di centrosinistra".
Subito dopo, Rutelli si sposta a Radio popolare. Gli chiedono dei rom, di
quello che ha intenzione di fare in merito ai campi: "Sarò anche il
sindaco dei rom e sono pronto ad aprire il confronto con loro, positivamente.
Se noi guardiamo la struttura di questa città, non possiamo immaginare che i
campi nomadi restino come sono adesso. Per questo è giusto collaborare ". Frecciata ad Alemanno: "Si è augurato che fallisse la
trattativa Alitalia- francesi. Una posizione da irresponsabile ". In serata, a
Ostia, Rutelli si rivolge così ad un uomo che urla ininterrottamente da 40
minuti: "Se l'avessi fatto in un comizio di Berlusconi, ti avrebbero già
portato a Guantanamo con la tuta arancione". Al. Cap. Francesco
Rutelli Gianni Alemanno.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-07 num: - pag: 23 categoria:
BREVI ALITALIA Evoluzione del disastro Caro Romano,
concordo sulle paure che ha manifestato circa un'ipotetica gestione dell'Alitalia da parte dello Stato; ma qui non si è trattato né di
assistenzialismo né di liberismo: "Quel pasticciaccio brutto dell'Alitalia" è dipeso esclusivamente da persone irresponsabili che
hanno distrutto un bene costruito con entusiasmo e competenza da altre
anni orsono. Entrato in Alitalia nel '66 ad allestire
in pista gli aeromobili, per poi interessarmi di organizzazione, francamente mi
sono divertito, perché in pista, prima di me lavorava un addetto come Domenico
Cempella che diventerà amministratore delegato, o un Gianni Sebastiani che mi
aiutava al supporto di scalo che diventerà direttore generale, perché all'Iri c'era
Aldo Fascetti; Nicolò Carandini era presidente; Bruno Velani era direttore
generale; Ferruccio Pavolini, all'ufficio studi. Marcello Mainetti e Carlo Andò
combatterono per le tariffe del Nord Atlantico. Luciano Passeri fu per
vent'anni capo servizio navigazione. Cesare Romiti, amministratore negli anni
'70, organizzò per tutta l'azienda corsi innovativi di marketing per affinare
le finalità aziendali. Maurizio Maspes seppe anticipare le problematiche legate
all'aumento del carburante, dei primi attentati e dei problemi sindacali.
Umberto Nordio, infine fu il presidente cacciato, perché non comprò gli aerei
che Prodi (all'Iri) voleva imporre. Questa gente (citata esemplificativamente)
fu gente dell'apparato statale, nominati, cioè, da volontà politiche, ma
comunque facevano parte di coloro che, come era uso dire in Alitalia:
"avevano messo la testa dentro la stiva di un aereo". Il distintivo
dei 5 anni di appartenenza all'Alitalia me lo consegnò
in Aula magna il direttore generale; il Rolex dei 35 anni me lo consegnò una
segretaria del personale, firmando una ricevuta. In questi due avvenimenti c'è
tutta l'evoluzione del disastro. Per la cronaca, ora, non danno più come premio
fedeltà l'orologio. Quella che una volta chiamavamo "Mamma Alitalia" è diventata una prostituta. Roberto Pepe
roberto.pepe@tele2. Suppongo che lei abbia letto con piacere l'intervista a
Cesare Romiti nel Corriere del 4 aprile. E credo che a Romiti piacerà leggere
la sua lettera. EXPO 2015 I meriti di Albertini Caro Romano, nella lunga lista
di benemeriti del successo ottenuto per l'attribuzione dell'Expo 2015 non era
forse il caso di aggiungere anche il sindaco Albertini? Se Milano non avesse
ancora un impianto di trattamento delle acque, se non si fossero potute
mostrare con orgoglio opere come la Fiera di Rho, la Scala restaurata e la
nuova Bicocca, pensa che Milano avrebbe ottenuto una vittoria tanto netta da
sembrare che le forze spese siano state eccessive? E chi ha realizzato tutto
questo? Ce ne siamo dimenticati o facciamo finta di non ricordarcene? Raoul
Milani, Milano è una giusta osservazione. Occorre riconoscere che il rilancio
della città, dopo la stagnazione della prima metà degli anni Novanta, comincia
con Albertini. FONDO MONETARIO Pil ipotizzato L'Italia crescerà pochissimo,
anzi, forse nulla. Il Pil ipotizzato dal Fondo monetario dello 0,3% non lascia
ben sperare, anche se in più occasioni le previsioni del Fondo monetario non
sono state un granché attendibili. E allora che fare per tornare a far girare
l'economia? Aumentare gli stipendi? Secondo il presidente della Bce Trichet
aumentare gli stipendi scatenerebbe l'innalzamento dell'inflazione. Eppure in
questi ultimi mesi l'inflazione è aumentata lo stesso senza che gli stipendi
subissero di fatto degli incrementi degni di nota. Per contro i prezzi dei
generi di prima necessità sono andati alle stelle. Continuando di questo passo
milioni d'italiani non avranno di che mangiare dalla terza settimana del mese,
però il tasso d'inflazione viene prima di tutto, per i tanti euroburocrati con
stipendi di migliaia di euro al mese. Giuseppe Diotto, Torino PRESIDENTE DI
SEGGIO Un risparmio perduto Sono un'insegnante e ho fatto domanda alla Corte di
Appello dell'Aquila per svolgere il ruolo di presidente di seggio per le
politiche. Nonostante sia stata l'unica laureata del paese dove risiedo a fare
domanda, mi hanno "spedita" a circa
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-07 num: - pag: 23
categoria: BREVI Interventi e Repliche Vendere a Air France con clausola
"call" Vorrei ringraziare Sergio Romano per l'attenzione alla mia
lettera "Alitalia, la clausola call" e per
le osservazioni in merito, con il timore che la società possa ancora una volta
rimanere nelle mani dello Stato ( Corriere, 2 aprile). Fantasticando sulle
notizie riportate dalla stampa e sulle ansie per la cessione alla concorrenza
straniera, la mia ipotesi presupporrebbe una ristrutturazione societaria.
Semplificando: le attività dovrebbero essere conferite in una new Co (Alitalia bis) da parte dell'Alitalia, che
riceverebbe in corrispettivo le azioni da vendere a Air France; nel contratto
dovrebbe essere inserita la clausola "call" per la quale, a
determinate condizioni (cattiva gestione, dirottamento dei traffici, e così
via) l'Alitalia (e non lo Stato) potrebbe riacquistare le azioni; altro
presupposto sarebbe che la ipotizzata "cordata" capitalizzasse la
società, assumendone il controllo, così da essere in grado di riacquistare le
azioni. E' fantasia ma potrebbe soddisfare le ansie più o meno comprensibili.
Victor Uckmar L'inesistente complotto contro Pio XI Come nipote di monsignor
Cesare Orsenigo, Nunzio Apostolico sotto il pontificato dei due Papi Pio XI, di
cui era anche grande amico, e Pio XII, ho già espresso tempo fa il mio punto di
vista sull'argomento ulteriormente trattato dall'articolo "Nessun
complotto contro Pio XI" ( Corriere, 1 aprile). Vorrei pertanto fare solo
due brevi considerazioni. Innanzi tutto, finalmente, l'allora Segretario di
Stato, Cardinale Pacelli, non è più citato tra i probabili cospiratori. Inoltre
le recenti testimonianze tratte da documenti inediti custoditi negli archivi di
Civiltà Cattolica e raccolte da Padre Giovanni Sale, la cui onestà di storico è
unanimemente riconosciuta, bocciano l'ipotesi del "furto della bozza di
enciclica dalla scrivania del Papa", troncando, per ora almeno, qualsiasi
ulteriore discussione. Sebastiano Caronni Orsenigo, Pavia L'aumento del costo
dell'energia elettrica Ha scritto bene il lettore autore della lettera
"Bollette, gli aumenti" pubblicata sul Corriere del 31 marzo: a
essere aumentate del 4,1 per cento non sono le bollette di Enel in particolare,
bensì le bollette della luce in generale. Agli utenti del servizio di maggior
tutela, infatti, vengono applicate le condizioni fissate e aggiornate
trimestralmente dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, uguali per
tutti gli operatori del settore, che non possono non riflettere il continuo
aumento del costo del petrolio e, quindi, del gas, combustibile con cui in
Italia- caso unico in Europa e, forse, nel mondo - si produce oltre il 60 per
cento dell'energia elettrica. Come ricorda il lettore, Enel è una società
quotata in Borsa. Il suo dovere verso gli azionisti, quindi, è innanzitutto
quello di gestire bene la società al fine di aumentarne il valore e generare un
utile che le consenta di crescere. Grazie alla liberalizzazione del mercato,
una realtà anche per le famiglie dal 1Ë? luglio dello scorso anno, Enel può
oggi offrire sul mercato libero dell'energia un prezzo "congelato"
della componente energia dell'elettricità e gas per ben due anni. Questo
consente a famiglie e imprese, che scelgono di passare con Enel Energia sul
mercato libero, di porsi al riparo dagli attuali e futuri aumenti del costo dei
combustibili. A oggi, un milione di famiglie e 1,3 milioni di piccole e medie
imprese hanno approfittato di questa opportunità. Gerardo Orsini Responsabile
Relazioni con i Media di Enel.
( da "Corriere della Sera" del 07-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-07 num: - pag: 48 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano La torcia olimpica Incidenti e decine di
arresti a Londra durante il passaggio della torcia dell'Olimpiade. Manifestanti
pro Tibet e attivisti per i diritti umani hanno tentato di intralciare la corsa
dei tedofori e in una circostanza sono riusciti a strappare per pochi attimi la
fiaccola dalle mani della staffetta. Polemiche sull'Expo Dopo l'affondo di
Renzo Piano sull'Expo ("come Celentano temo gli affaristi") anche da
Silvio Berlusconi arrivano dure critiche: "Sono inorridito. Credo che
questi progetti che circolano rientreranno perché non hanno nulla a che fare
con la tradizione, l'architettura, l'immagine e l'urbanistica di Milano".
La polemica sulle schede "Sarebbe più saggio procedere alla ristampa
" sostiene Silvio Berlusconi, a proposito delle schede elettorali. La
replica del Pd: "Il ministero non poteva far altro che applicare le norme
di legge. La verità è che Berlusconi è sempre più in affanno per la ormai
vicina sconfitta". Focus Difensore civico, addio Sembrava la grande
speranza dei consumatori. Invece il difensore civico si è rivelato una grande
illusione. Economia Alitalia, ore
decisive Oggi il consiglio di amministrazione di Air France, ore decisive per
la crisi Alitalia. E 200 dipendenti hanno annunciato uno sciopero della fame a
sostegno della soluzione francese. Cronache Ispettori per il rene sparito
Inviati ispettori del ministero della Sanità nell'ospedale di Pescara dov'è
"sparito " un rene. Livia Turco: "Ci sono gravi
responsabilità". Venezia, sconti agli americani L'Harry's Bar di Venezia
offre sconti ai clienti americani, penalizzati dal dollaro debole rispetto
all'euro. Commenti I telefonini a Cuba Lo scrittore Leonardo Padura Fuentes
racconta la liberalizzazione di telefonini e dvd nella Cuba di RaÚl Castro.
Cultura "Artemidoro, un falso" Lo studioso Maurizio Calvesi dà
ragione a Luciano Canfora il cosiddetto papiro di Artemidoro non risale al I
secolo avanti Cristo ma è un falso. A sostegno della sua tesi, Calvesi mostra
come il passaggio introduttivo ricalchi l'introduzione a un libro del geografo
ottocentesco Carl Ritter. Pamuk: architetto mancato Un testo dello scrittore e
premio Nobel turco sulla sua passione per l'architettura, che studiò per tre
annui all'Università Tecnica di Istanbul. Spettacoli E' morto Charlton Heston
Il grande attore hollywoodiano Charlton Heston è morto a 84 anni. Divenne
famoso con "I Dieci Comandamenti" (1956) di Cecil B. DeMille, interpretò
"L'infernale Quinlan" di Welles per arrivare a "Ben Hur"
con cui vinse nel
( da "Messaggero, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di ANTONELLO DOSE E
MARCO PRESTA IL mosto di Frankenstein sta terrorizzando le nostre tavole:
l'inchiesta portata avanti in gran segreto da alcune Procure italiane ha
rivelato che sarebbero in vendita nel Paese milioni di litri di una miscela
che, sotto l'ardito pseudonimo di "vino", contiene in realtà un
micidiale cocktail di fertilizzanti chimici, acido solforico, muriatico,
concimi, zucchero e forse addirittura succo d'uva. Ad accorgersi per primi di
questa pericolosissima contraffazione alimentare, sono stati gli uomini di una
pattuglia della polizia stradale, in provincia di Taranto: fermato a un posto
di blocco un automobilista alticcio e sottopostolo alla prova del palloncino,
hanno visto l'etilometro sciogliersi completamente alla prima fiatata, davanti
ai loro occhi. I nostri nonni, nella loro atavica ingenuità, al massimo dello
sdegno per un'eventuale manipolazione di questo meraviglioso prodotto delle
vigne, cantavano "ma che ce frega, ma che ce 'mporta, se l'oste al vino ci
ha messo l'acqua". Il significato dell'aggettivo "sofisticato",
spesso abbinato al nostro prestigioso vino nel corso degli anni, è ormai
cambiato radicalmente: da raffinata bevanda invecchiata secondo rituali molto
curati (un po' come la Loren), a orribile beverone che non metteresti neanche
sui germogli di rosa contro i pidocchi o i ragnetti rossi. Dopo la mozzarella
di bufala e l'Alitalia, questa è un'altra terribile mazzata all'immagine del made in
Italy nel mondo. Speriamo di finirla qua e che i Nas non scoprano fra qualche
settimana che la mortadella è radioattiva, i pomodori pelati sono stati prodotti
per anni dalla Montedison e il caffè espresso è il miglior antitarme
attualmente in circolazione. Certo, se la Cia, cinque anni fa, invece di
cercare inutilmente a Bagdad e in tutto l'Iraq, avesse bazzicato una ventina di
cantine di casa nostra, probabilmente le armi di distruzione di massa le
avrebbe trovate. I sindacati dei viticoltori hanno dichiarato che si tratta di
una vergognosa campagna strumentale per denigrare il vino italiano e che è
semplicemente in atto un cambiamento di destinazione d'uso. Da bevanda che, per
altro, causa gravi problemi sulle strade nazionali, a sostanza adattissima a
far risplendere le maioliche dei bagni o disgorgare gli scarichi dei lavandini.
In questi ultimi giorni di campagna elettorale ci sarà inevitabilmente la strumentalizzazione
di questo increscioso episodio di cronaca: per accaparrarsi i voti dei
lavoratori del settore, vedremo i leader delle varie formazioni politiche
tracannare, di fronte alle telecamere ed ai fotografi, intere bottiglie di
Barbera e di Greco di Tufo, cadendo così preda di uno stato di ebbrezza che,
almeno, giustificherebbe la maggior parte delle promesse che stanno facendo
all'elettorato in queste ore frenetiche. Nel tentativo di tranquillizzare i
consumatori, da più parti si sta precisando che il fenomeno è circoscritto e
che non si può generalizzare, criminalizzando tutto il settore. Si tratta solo
di poche mele marce. Sperando che un'affermazione del genere, vista a questo
punto l'ipersensibilità degli Italiani, non metta in ginocchio la produzione
ortofrutticola della Val di Non in Trentino.
( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa L'amara
conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ... L'amara conclusione (per il momento) della vicenda Alitalia ha distolto l'attenzione dal tema più vasto di dove sta andando,
e di dove dovrebbe andare, la politica industriale dell'Italia. In altri
termini, ci si è preoccupati molto dell'albero ammalato, senza guardare al
bosco di cui fa parte. Il termine stesso "politica
industriale" sembra una parolaccia: evoca protezionismi, sussidi,
pateracchi di vario tipo. L'ultimo documento di politica industriale,
presentato dall'allora Ministro Antonio Marzano e incorporato, in parte in un
Dpef, non è mai diventato un atto d'indirizzo di Governo. Nella XV legislatura,
sarebbe ardimentoso chiamare atti d'indirizzo di politica industriale le "lenzuolate"
promosse dal ministro Pierlugi Bersani oppure le varie versioni del ddl sulla
privatizzazione dei servizi pubblici locali presentate dal ministro Linda
Lanzilotta. Pur in assenza di una politica industriale, un recente rapporto dell'Isae
documenta, sulla base d'analisi empiriche, che all'integrazione economica
internazionale, le imprese italiane hanno risposto con due tipologie di
"efficienza adattiva": quella "passiva" (di autoselezione
delle meglio dotate) e quella "attiva" di ristrutturazioni interne,
maggiore focalizzazione su alcune specializzazioni, più spiccato orientamento
verso i mercati internazionali, spostamento delle filiera produttiva verso un
più alto contenuto qualitativo. Un aspetto interessante (analizzato in
dettaglio per il periodo 2003-2007) è l'abilità delle imprese esportatrici di
adattare la propria produzione ai comparti con domanda meno elastica al prezzo
(quali il lusso). Altra caratteristica importante: nel periodo 2004-2007, le
imprese nel Nord hanno mostrato di sapere utilizzare meglio delle altre la
parziale deregolamentazione del mercato del lavoro e hanno ampliato i propri
organici in misura consistente. Interessanti le conclusioni: per fare ancora
meglio, le imprese hanno esigenza di deregolamentazione e semplificazioni -
rispondere a Pa e authority varie costa 40.000 miliardi di euro l'anno - più
che di sussidi. Mentre a Palazzo Chigi e dintorni una pletora di comitati,
esperti e superesperti non ha sinora prodotto nulla di concreto anzi offuscando
quel po' di analisi economica della regolamentazione che si era riusciti ad
introdurre nella prima parte di questo decennio. A conclusioni analoghe, e
forse ancora più pungenti, giunge una serie di ricerche empiriche condotte dal
servizio studi Impresa e Territorio di Intesa Sanpaolo rivolti specialmente
alle strategie d'internazzionalizzazione delle piccole e medie imprese: sarebbe
sufficiente un sistema creditizio ben articolato e che svolga un ruolo attivo
di ampio supporto al sistema produttivo. In breve, nonostante Prodi, TPS, VVV e
WV, c'è un sostrato imprenditoriale vitale. Basta poco per svilupparne tutto il
potenziale. Speriamo che dal voto emerga un XVI Legislatura che voglia e possa
farlo.
( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa L'intervento
di CARLO TAORMINA Giurie popolari per fermare la mala giustizia In questa
campagna elettorale si parla di economia, di sanità, di grandi opere, di Alitalia, di tutto, ma non di giustizia. è una strana sorte quella della
giustizia. La criminalità, la giustizia politicizzata, i privilegi giudiziari
della casta, l'attacco dei magistrati ai potenti suscitano ondate di barbarie
mediatica, fanno la fortuna di tanti personaggi, fanno cadere i governi, ma,
passata la nottata, tutto torna nel silenzio più assordante. Berlusconi aveva
detto, in piena vicenda Mastella, che per prima cosa avrebbe fatto la riforma
della giustizia; l'aveva detto nel '96 e anche nel 2001, ma, perso o vinto che
abbia, all'annuncio non sono seguiti i fatti. Anche la riforma dell'ordinamento
giudiziario varata da Castelli, divenuta già carta straccia, diciamo la verità,
non era una bella riforma. Questa volta il Popolo della Libertà sarà ancora
meno incline a riformare la giustizia. Alleanza Nazionale agì da freno potente
al passaggio di leggi importanti che pure erano state messe in cantiere. E
anche le battute che circolano sulla esigenza di dare la priorità al malinteso
principio di certezza della pena, non fanno presagire nulla di buono. è piena
demagogia parlare di sicurezza in maniera confusa e confusionaria fino a
includervi i problemi della giustizia. La sicurezza con la giustizia non
c'entra niente, l'una previene i reati, l'altra li punisce. è un errore
gravissimo non intraprendere, con la dovuta consapevolezza, il percorso
dell'ammodernamento e del risanamento di un sistema giudiziario ormai sommerso
da una melma indicibile di incapacità, negligenza, abusi, corruzioni denunziati
recentemente anche da Ilda Boccassini. Non c'è famiglia che non abbia un
problema di giustizia civile o penale. La fascia delle persone massacrate dagli
abusi della magistratura o dalla sua inefficienza è paurosamente crescente, ma
la politica se ne frega, salvo che sotto scacco non finisca la casta dei
potenti. Allora anche i magistrati - Forleo e De Magistris insegnano - pagano
caramente con reazioni bipartisan. è il tempo del Popolo della Libertà e la sua
caratterizzazione contiene la ricetta per fondare una nuova giustizia in
Italia. è il "popolo" la parola chiave della nuova giustizia. Lo ha
detto Bossi tanti anni fa, l'ha detto Berlusconi recentemente. I due grandi
problemi della nostra giustizia, quello dei magistrati che sbagliano e non
pagano e quello del fallimento della magistratura che non ha arginato la
criminalità e l'ha invece fatta crescere, si risolvono col popolo. Deve essere
un giudice popolare, staccato dal sistema a stabilire le responsabilità dei
magistrati. Devono essere le giurie popolari a occupare le aule di giustizia e
a rispondere alle istanze della gente alle quali i giudici dello Stato non
hanno saputo attendere. Questa è la base un autentica rivoluzione liberale.
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Perché Veltroni non
sfonda il muro di Arcore L'endorsement del Riformista va a Walter Veltroni.
Come quello dell' Economist, e con motivazioni analoghe. Non tanto basate sulla
fiducia che ispira il leader del Pd, ma sulla sfiducia che ispira "il
principale esponente dello schieramento avverso". Per un giornale
riformista, la vicenda dell'Alitalia ha
tagliato la testa al toro. Se sommata con l'appello protezionista di Tremonti,
essa suggerisce una destra che ha perso la voglia di cambiare l'Italia. Il
paese andrebbe rivoltato come un calzino, e Berlusconi promette invece di
confortarlo, proteggerlo, rendergli dolce l'agonia. Ma già questo
semplice fatto - giudicare Veltroni guardando il suo avversario - dimostra che
la campagna del leader Pd, almeno da un certo punto in poi, ha avuto un formidabile
difetto: ha lasciato Berlusconi al centro della scena. Non è bastato
trasformarlo nell'Innominato, come scrive Ilvo Diamanti. Tacerne il nome, anzi,
ha fatto fragore. Al punto che viene il sospetto che anche Veltroni temesse il
faccia a faccia in tv, se ha rinunciato al faccia a faccia nelle piazze.
L'endorsement del Riformista va a Veltroni, ma non siamo affatto ottimisti sul
suo risultato, come dice di essere Scalfari (forse per dovere di officio). Né
possiamo dire di essere soddisfatti della sua campagna elettorale. Che ha
mostrato sorprendentemente, vista la scafatezza di Walter in materia, qualche
serio problema di comunicazione. È partita troppo presto, innanzitutto,
mostrando un inevitabile affanno nel finale. È stata monotona, perché il viaggio
è diventato il messaggio, e ogni sera in tv c'è sempre e solo lui che parla da
un palco, e la gente che guarda non sa se è Treviso o Torino, e non ricorda più
se ha parlato di casalinghe o precari. Soprattutto, è stata una campagna
presidenziale. Veltroni ha fatto di se stesso il contenuto della sua politica.
Su questo versante ha forse vinto, perché agli italiani sembra davvero più
nuovo e scattante di Berlusconi. Ma per vincere le elezioni ci vogliono i voti,
e i voti da noi vanno ai partiti, e non crediamo che abbastanza italiani si
siano convinti che il partito e il governo di Veltroni possano davvero fare ciò
che lui promette. Non a caso, i due punti deboli della campagna sono stati le
liste dei candidati e la lista dei ministri. In entrambe le circostanze
Veltroni ha dimostrato di non credere lui per primo alla vittoria. Le liste
sono state un turning point, arrestando il trend della rimonta. Troppo
d'immagine e troppo inesperte, non contengono abbastanza personale politico
all'altezza del governo del paese. La lista dei ministri, poi, non è proprio
arrivata. E forse non arriverà mai, almeno per la casella cruciale
dell'economia. È chiaro che Veltroni ha in testa, in caso di vittoria, qualcuno
che cominci con la M (di nome, di cognome, o di entrambi). Ma un signore con la
M non può dirgli di sì finché il Pd è predestinato alla sconfitta. Per questo
Veltroni non l'annuncia. Il messaggio di svolta, di conseguenza, è troppo vago,
sospeso com'è tra Calearo e la Cgil. Gli esperti dicono che il problema del Pd
sono gli astensionisti di sinistra. Sono tanti, e la campagna
"moscia", senza nemico, non li motiva. Veltroni avrebbe cioè
privilegiato troppo il messaggio rassicurante ai moderati, scommettendo sul
fatto che i suoi astensionisti alla fine, magari turandosi il naso e per puro
"voto utile", rientreranno all'ovile. Noi invece crediamo che il
problema di Veltroni sia proprio il mancato sfondamento al centro. Gli
astensionisti ci sono davvero, potrebbero essere tanti come mai sono stati, lo
spaesamento del nuovo panorama politico può moltiplicarli. E però è più facile
che siano quelli indifferenti o qualunquisti, che alla fine votano a destra, a
disertare davvero le urne per anti-politica. Sarebbe un guaio serio per
Berlusconi. Se l'affluenza alle urne scendesse sotto l'80%, allora il 34-35%
strutturale di Veltroni può pesare di più. E se il Cavaliere non supera i dieci
seggi di vantaggio al Senato, state sicuri che non si arrischierà a governare
come Prodi, e Veltroni così rientrerà nel gioco. Ma il mancato sfondamento al
centro non è dovuto solo ai difetti della campagna di Veltroni. È la conferma
di un dato strutturale: la vischiosità dell'elettorato italiano. Il Pd ha
prosciugato tutto ciò che poteva nella sua metà del campo ai danni della
Sinistra, ma poi si è trovato di fronte il muro che lo divide dall'altro mondo.
Non l'ha aiutato la decisione di Berlusconi di lasciare l'Udc fuori dalla porta
a presidiare quel confine. Forse si rivelerà la mossa cruciale. C'è molta
gente, anche tradizionalmente conservatrice, che non ha più voglia di
Berlusconi. Ma la corsa solitaria di Casini ha dato loro un luogo dove poter
svernare senza dover fare il grande salto. Per sfondare, Veltroni avrebbe
dovuto sedurre l'elettorato cattolico e l'elettorato nordista. Non ci sembra
che, almeno finora, quel muro dia segni di cedimenti. 07/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 14 del 2008-04-07
pagina 11 Sindacati in ginocchio da Air France di Redazione Oggi cda a Parigi.
Berlusconi: "Nessun commissariamento" da Roma Si
apre una settimana cruciale per le sorti di Alitalia. Oggi si
riunisce il cda di Air France-Klm e c'è attesa per la relazione che il numero
uno della compagnia francese, Jean-Cyril Spinetta, farà sull'esito della
trattativa con i sindacati italiani. Il top manager concorderà con il consiglio
la nuova strategia da mettere in campo e, soprattutto, verificherà i
margini di manovra ancora possibili nella partita che sta giocando. Domani,
invece, sarà la volta del cda di Alitalia, chiamato a
verificare la sussistenza degli elementi necessari a garantire la continuità
aziendale. Un passaggio fondamentale per capire quale spazio di tempo ci sia
per trovare una soluzione diversa rispetto allo spettro, che continua ad
aleggiare, del commissariamento. Infine, mercoledì, proprio alla luce di quanto
sarà emerso il giorno prima, è atteso un nuovo giro di confronti tra Alitalia e sindacati, per mettere a punto eventuali
correttivi, o ulteriori interventi, per l'attuazione del piano stand alone
messo appunto dall'ex presidente Maurizio Prato, che è operativo dal 30 marzo
scorso. Intanto, dopo l'appello del ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, si registra una certa fibrillazione nel fronte sindacale. Tutti
e tre i leader confederali, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi
Angeletti, hanno ribadito, seppure con sfumature diverse, la disponibilità a
tornare al tavolo della trattativa con Air France-Klm. A spingersi oltre,
chiedendo un passo indietro agli altri sindacati per un'immediata riapertura
del confronto, sono state invece le organizzazioni che rappresentano gli
interessi degli assistenti di volo, Anpav e Avia. Quella con Air France è
"l'unica, vera reale proposta che esiste". Dell'ex compagnia di
bandiera ha parlato anche Silvio Berlusconi, dopo il suo comizio alla Fiera del
Mediterraneo a Palermo. "Per Alitalia - ha detto
il candidato premier del Pdl - non ci sarà alcun commissariamento. Non capisco
- ha aggiunto - perché insistono a continuare le trattative con Air France.
Sono convinto che ci sarà una grande compagine, con voglia di partecipazione,
che può rilevare la compagnia". "Il futuro di Alitalia
- ha commentato il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni - non può
essere deciso da questo governo, bisogna attendere quello nuovo". ©
SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Rossana Rossanda A
una settimana dal voto, tutto è stato detto dai leader. Dai microfoni su piazza
e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è
chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani
che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli
che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del "Silvio facci
sognare", lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non
solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria. Gli elementi per valutare
a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. Facciamo
parlare i dati di fatto.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Berlusconi Il Wsj di
Murdoch cambia canale Tra le varie cordate di bufala, dalle
mozzarelle all'Alitalia, una vera alla fine è nata sul serio. Per suonarle a Berlusconi,
da destra, o dal satellite, chissà. La storia è presto detta: nella campagna
elettorale italiana, l'internazionale stampa economica che conta si è schierata
con Veltroni, perché poi questo passa il convento. Sul Cavaliere,
l'Economist posa pietra tombale dopo il famoso giudizio "unfit" del
2001, inadatto a governare: oggi Silvio è un Gattopardo perennemente in
conflitto di interessi, uno che "non ha mai mostrato molto interesse nelle
riforme". Ma gli inglesi, si sa, sono perfidi da sempre. Più sorprendente
è stato il bye bye dei pragmatici americani del Wall Street Journal Europe,
unico grande giornale a sostenere sempre e comunque Berlusconi nei suoi cinque
anni di governo. Con la scusa di non avere mai cercato nel lustro "un
salvatore" per l'Alitalia, il Wsj ora lo lascia a
terra: "Berlusconi si è mostrato sempre più un corporativo contrario alla
competizione del libero mercato che un liberista desideroso di fare ciò che
l'Italia ha bisogno per rilanciare la sua barcollante economia". Nuova
vita al Wsj, oltre che nuova proprietà con Murdoch, competitor tv di
Berlusconi. Già...francesco paternò.
( da "Manifesto, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La giornata
Olimpiadi Fiaccola contestata, scontri e 35 arresti nel centro di Londra Più
che una staffetta, quella della torcia olimpica è stata una corsa a ostacoli,
nel suo passaggio ieri attraverso la capitale britannica. Migliaia di persone
hanno cercato di bloccare il percorso della torcia, portata a turno da atleti
circondati da un drappello di autorità e celebrità dello sport - e da un
consistente numero di agenti di polizia a piedi e in bicicletta. I manifestanti
però sono riusciti in diverse occasioni a penetrare i cordoni della sicurezza.
Hanno cercato di spegnere la fiaccola con gli estintori. Un uomo è riuscito
anche a toglierla di mano a una giovane atleta anche se solo pochi secondi,
prima di essere immobilizzato dagli agenti. I manifestanti protestavano contro
la repressione in Tibet e le violazioni dei diritti umani: c'erano sostenitori
della causa tibetana ma anche della setta Falun Gong e della campagna per la
Birmania. Giornata conclusa con 35 arresti (molti avvenuti presso la residenza
del premier Gordon Brown, che ha dovuto salutare la torcia protetto da
cancellate d'acciaio davanti a un'audience selezionata). E con la ministra per
le olimpiadi Tessa Jowel che dichiarava alla Bbc: il Regno Unito accoglie i
principi delle Olimpiadi e dello sport, "ma non scusa il regime di diritti
umani in Cina". Alitalia Oggi il Cda Air
France-Klm, al via una settimana cruciale Comincia oggi una settimana cruciale
per le sorti della compagnia aerea italiana. Oggi si riunisce il Consiglio
d'amministrazione di Air France-Klm, a cui il presidente della compagnia
francese, Jean Cyril Spinetta, riferità sull'esito della trattativa con i
sindacati italiani: Af-Klm valuteranno se ritengono che restino margini di
manovra nella partita per l'acquisizione di Alitalia. Martedì si riunirà il Cda Alitalia, che deve
verificare se sussistano gli elementi necessari alla "continuità
aziendale", cioè alternative che evitino il commissariamento. mercoledì
infine, alla luce dei primi due incontri, ci sarà un nuovo round del confronto
tra alitalia e i sindacati per mettere a punti correttivi al piano "stand
alone" varato dall'ex presidente dell'azienda Maurizio Prato, ora in
vigore. Usa/Russia Toni caldi ma nessun accordo, l'ultimo vertice Bush-Putin
Era l'ultimo incontro tra due presidenti alla fine dei rispettivi mandati. Il
summit dell'addio tra lo statunitense George W Bush e il russo Vladimir Putin,
a Soci sul mar Nero, si è concluso con parole calde: i due presidenti hanno
detto che i due paesi oggi sono più vicini di quando loro sono entrati in
carica. Hanno pure firmato una "dichiarazione strategica" di buone
intenzioni da realizzare insieme (trattati sul disarmo, lotta al terrorismo,
non proliferazione nucleare, cooperazione economica). Ma sulle questioni
strategiche restano distanti: Putin ha ribadito la valutazione negativa sullo
"scudo spaziale" (che proprio questa settimana ha ottenuto l'avallo
della Nato); la Russia ripete che non bisogna "mettere all'angolo"
l'Iran. Cinema È morto Charlton Heston l'ultimo divo granitico "Nella mia
carriera sono stato il profeta che spaccò in due il mar Rosso, tre presidenti,
tre santi, due geni e coraggiosi condottieri. Se tutto questo non ha intaccato
il mio ego, nulla può farlo". Invece era proprio scisso in due
personalità, il duro e l'"anima bella" (quando sorresse sul palco,
intenerito e imbarazzato, Susan Heyward morente di tumore al cervello), il
"pistolero" e l'artista (espose le sue chine anche in Europa). Forse
solo Welles, Peckinpah e Carpenter (che lo diressero nei suoi film più
misteriosi) e Gore Vidal, co-autore nel copione di "Ben Hur" (l'unico
suo oscar) di tutti i sottintesi gay, ne compresero e valorizzarono le
ambiguità. Bush jr. ne premiò invece nel 2003, con la Medaglia della Libertà,
la carriera patriottica, immemore di quando l'attrice teatrale Shirley Knight
giurò, nel 1959, che mai più avrebbe messo piede in un "posto dove lo
premiano come miglior attore". A 84 anni, dopo aver lottato anche contro
cancro e alzheimer, è morto a Beverly Hills Charlton Heston, l'ultimo divo del
cinema epico hollywoodiano,
( da "Secolo XIX, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi Parigi decide
Roma. I sindacati fanno sapere di essere disposti a riprendere il negoziato con
Air France ma non a firmare al buio il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta.
Il contrario di quello che è pronto a fare il manager francese: "Torno per
firmare e non per trattare", dice il presidente di Air France. Non ha
fretta Silvio Berlusconi, che si mostra ottimista sulla capacità di tenuta di Alitalia: "Non ci sarà alcun commissario. Hanno appena
fatto un nuovo presidente. Non capisco perché insistono a trattare con Air
France". Chiedono invece il ritorno dei francesi gli steward di Anpav e
Avia. Lombardi >> 4 07/04/2008.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I SINDACATI
DISPONIBILI AL CONFRONTO, MA SENZA PASSI INDIETRO Alitalia, Spinetta non molla [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA Il periodo di
esclusiva con Alitalia "è terminato". Dunque il dossier, almeno formalmente,
è chiuso. Ma Air France-Klm resta in attesa degli sviluppi e disponibile a
riaprire il confronto sul proprio piano in qualunque momento. Attorno ai
consigli di amministrazione della compagnia franco-olandese c'è sempre molto
riserbo. Al punto che alcune indiscrezioni (non confermate) ipotizzano che una
riunione dei vertici - prevista per oggi - ci sia già stata, domenica mattina,
al riparo da occhi indiscreti. L'unica cosa che trapela da Parigi è che Air
France-Klm - a meno di colpi di scena - non intende lasciare campo libero agli
avversari nella settimana più decisiva per le sorti di Alitalia:
le elezioni di domenica e lunedì. Gli stessi soci olandesi - da sempre freddi
sul progetto Alitalia - sanno che molti concorrenti
attendono solo il loro ritiro: da Lufthansa ai texani di Tpg. Ma allo stesso
tempo sono convinti che la loro offerta resterà l'ultima prima del
commissariamento. Lo credono anche i sindacati, e per questo aprono al
confronto, ma non sembrano spaventati dall'ultimatum di Padoa-Schioppa: firme
in bianco "non ne daremo". Nonostante la liquidità incerta, le sigle
confederali non credono (ieri lo ha detto anche Berlusconi) che la compagnia
verrà commissariata prima delle elezioni. Dunque, se nel frattempo non uscirà
la cordata made in Pdl, "per tornare al tavolo - ribadisce Marco Veneziani
della Uilt - si può aspettare qualche giorno". E però - complici i
malumori fra i lavoratori che si stanno organizzando in comitati pro Parigi -
il fronte sindacale comincia a sgretolarsi. Ieri sono venute allo scoperto
Anpav e Avia, le due sigle più forti fra gli assistenti di volo: "Siamo
pronti a un passo indietro, perché ad Air France-Klm non c'è alternativa".
Per questo a Palazzo Chigi restano "cautamente ottimisti" e il
sottosegretario Enrico Letta spera di organizzare subito un primo incontro
distensivo. Le possibilità di trovare un accordo prima delle elezioni sono
prossime allo zero. Riaprire il dialogo allontanerebbe però lo spettro del
commissariamento e permetterebbe al Pd di rivendicare di fronte agli elettori
il merito di aver ritessuto la tela dopo la disastrosa rottura per mano della
Cgil. Una delle ipotesi ancora in campo è che giovedì, dopo il consiglio di
amministrazione (domani) della compagnia che aggiornerà sullo stato dei conti,
un incontro (mercoledì) Alitalia-sindacati e uno
(forse) con il governo, Letta riesca a far sedere al tavolo le sigle di
categoria con un paio di manager parigini: Jean-François Colin - responsabile
delle risorse umane - e la responsabile fusioni e acquisizioni Florence Parly.
Ieri - ospite di Lucia Annunziata a "In mezz'ora" - Giulio Tremonti
sembrava sostenere il tentativo: "Non so se Alitalia
ha benzina fino alle elezioni". Ma "tra la riunione del consiglio di
Air France-Klm e il cambio di governo, ammesso che questo possa influenzare la
trattativa, passerà molto tempo". Dentro al Pdl, Tremonti - e con lui
Gianni Letta - è il meno felice all'idea di trovarsi fra le mani l'Alitalia commissariata. Ma il Capo, almeno ufficialmente,
ribadisce di pensarla diversamente: "La cordata alternativa ci sarà.
Devono dare la possibilità che si apra la trattativa con un altro gruppo".
Alcune indiscrezioni dicono che Gianni Letta avrebbe sul tavolo la
disponibilità di alcuni imprenditori italiani (da Marcellino Gavio a Salvatore
Ligresti) a stringere un accordo con Lufthansa, già sondata. Ma altre fonti del
Partito democratico sostengono che dopo le elezioni il nuovo governo sarebbe
pronto a proporre lo stesso schema a Parigi.
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Politica E sull'Alitalia accusa il Cavaliere di avere "improvvisato molto"
Storace: "Quando Berlusconi governera', Bossi e Fini cominceranno a
ricattarlo" Il leader della Destra: "Fini e' un funzionario del
Popolo delle liberta'" Monza – Incontriamo Francesco Storace al termine
del tour de foce che lo ha portato per 24 ore in giro per tutta la Lombardia.
Lui, che è “romano de Roma”, è venuto in caccia di voti nella terra dei
leghisti. Nel comizio appena terminato, infatti, ha toccato molti temi cari a
Bossi (a parte alcune frecciatine che il leader della Destra ha riservato
all'amico-avversario Berlusconi). D'altronde, nel programma della candidata
premier Daniela Santanchè, compare anche il federalismo fiscale, condizione
imposta dall'ex ministro leghista Giancarlo Pagliarini per la sua adesione al
progetto. Storace e la Santanchè (che sarà a Monza lunedì mattina, ma nel più
raccolto privè del bar San Paolo) ne sono così convinti, che ne parlano il meno
possibile. Senatore, Fini ha dichiarato che lei è una sua creatura politica,
considerandola un grave errore. Poi, si è detto sicuro che non supererà il 2%
dei voti. “Quello che dice Fini era importante quand'era presidente di Alleanza
nazionale, ora è un funzionario del Popolo delle libertà, e mi interessa di più
quello che dice Berlusconi”. Prima di lasciare Alleanza nazionale, la candidata
premier della Destra, Daniela Santanchè, ha detto che gli uomini di An “hanno
le palle di velluto”. E' un partito diventato “moscio” sulle proposte
politiche? “Daniela può dire tutto quello che vuole, e non succede niente, ma
se lo dico io, cade la Borsa”. A proposito di borsa, la sua ricetta per la
crisi dell'Alitalia. “Trasparenza. Voglio vedere le
carte sul tavolo. Fin'ora hanno tutti giocato. Prodi sottovalutando una
tragedia che si approssima per Malpensa, per Fiumicino, per il trasporto aereo,
per i lavoratori; Berlusconi improvvisando molto: ha bisogno di chiudere la
partita prima, perché quando governerà, Bossi e Fini cominceranno a
ricattarlo”. Poi, Storace si concede all'abbraccio del “popolo della destra”.
Autografi, strette di mano, foto; sembra un divo del cinema. Il leader della
Destra si emoziona vedendo un'enorme bandiera del partito realizzata da un
giovane militante. La distende, e insiste per fare una foto insieme con al
ragazzo (“Si vede che l'hai fatta a tue spese, questa”, si complimenta
Storace). Poi, giusto il tempo per fumare una sigaretta, e ripartire per Roma.
Domani è un altro giorno, e la campagna elettorale non è ancora finita. Marco
Marsili direttore@voceditalia.it.
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Riprendere le
trattative Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo
dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello del Governo: D'Alema
"allo stato degli atti non vedo alternative" Milano, 7 apr.- Il
Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e proprio grido d'allarme:
dai sindacati serve "un fatto nuovo" altrimenti le conseguenze
saranno "irreparabili". Il Ministro giudica gravissimo quanto
avvenuto il 2 aprile scorso e che ha portato Spinettà a lasciare il tavolo
della trattativa: "Pensare di tirare a lungo, fino a dopo le elezioni, non
è possibile, perché se si tira troppo si spezzano non solo i fili, ma anche gli
elastici" ha tuonato Padoa Schioppa. Critico con i sindacati anche il
VicePremier D'Alema: "la riapertura delle trattative dipende dai sindacati,
ed io lo spero, perché allo stato degli atti non vedo alternative".
D'Alema ha poi ricordato che non esiste alcuna cordata italiana e che nessun
piano industriale alternativo a quello francese è stato posto all'attenzione di
chicchessia. Intanto, circa 250 dipendenti tra il personale viaggiante di Alitalia, hanno fondato un comitato Pro Air France dicendosi
pronti a riconsegnare le tessere sindacali. Luca Ceccarelli.
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Riprendere
le trattative Padoa Schioppa: "Alitalia, un passo dei sindacati o conseguenze irreparabili" Appello
del Governo: D'Alema "allo stato degli atti non vedo alternative"
Milano, 7 apr.- Il Ministro dell'Economia Padoa Schioppa lancia un vero e
proprio grido d'allarme: dai sindacati serve "un fatto nuovo"
altrimenti le conseguenze saranno "irreparabili". Il Ministro
giudica gravissimo quanto avvenuto il 2 aprile scorso e che ha portato Spinettà
a lasciare il tavolo della trattativa: "Pensare di tirare a lungo, fino a
dopo le elezioni, non è possibile, perché se si tira troppo si spezzano non
solo i fili, ma anche gli elastici" ha tuonato Padoa Schioppa. Critico con
i sindacati anche il VicePremier D'Alema: "la riapertura delle trattative
dipende dai sindacati, ed io lo spero, perché allo stato degli atti non vedo
alternative". D'Alema ha poi ricordato che non esiste alcuna cordata
italiana e che nessun piano industriale alternativo a quello francese è stato
posto all'attenzione di chicchessia. Intanto, circa 250 dipendenti tra il
personale viaggiante di Alitalia, hanno fondato un
comitato Pro Air France dicendosi pronti a riconsegnare le tessere sindacali.
Luca Ceccarelli.
( da "Avanti!" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
IL "SI PUò
FARE" DI WALTER TROVA UN LIMITE NELLA STORIA POLITICA DEGLI UOMINI DEL
PARTITO DEMOCRATICO Veltroni e quell'obamismo di importazione 07/04/2008 Il
governo che verrà dovrà farsi portatore di una società nuova. La crisi Alitalia e lo spettacolo tragico dei rifiuti ammonticchiati a Napoli sono
solo il simbolo di un Paese che non può rimandare la risoluzione di problemi
che sono cresciuti ogni giorno di più. E che, alla fine, sono esplosi fino a
diventare "di sistema", mettendo a repentaglio gli assetti
strutturali di vari ambiti economici e sociali. In questo scenario,
Veltroni si è presentato come l'Obama all'amatriciana. Uno slogan importato, un
look riprodotto da altri, una demagogia basata sul "nuovo".
L'"obamismo di importazione", però, non è detto che funzioni. Primo,
perché Obama è sostanzialmente autonomo nella sua proposta politica, che deve
avanzare in un primo tempo al suo partito e poi, in caso di nomination,
all'intero Paese (e in ciò la differenza con la Clinton appare netta). L'iter
di Veltroni, invece, è ben diverso: già alle primarie ci furono molte polemiche
su un candidato "calato dall'alto", già in partenza molto più forte
degli altri. Inoltre, il suo programma magari sarà anche una sintesi, ma
elettorale e non certo politica, dettato dall'emergenza della caduta del
governo Prodi. Il segretario Pd, durante la campagna elettorale, si è sempre
trovato in equilibrio precario, stretto tra la smania di presentarsi come una
novità e la veste pesante del governo Prodi. Il Pd è nato con Prodi, è
presieduto da Prodi e al suo interno vede militare i suoi ministri. Molti dei
suoi esponenti vantano un lungo curriculum politico che affonda le radici nelle
vecchie e polverose nomenklature del Pci. Parlare di novità, dunque, è davvero
troppo azzardato, se non comico. Ma tutto ciò è valido anche per un'altra
ragione: per un decennio, dal '
( da "Avanti!" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
CHE ERRORE LA GDF
ALL'INAUGURAZIONE DI VINITALY Brunello di Montalcino: un suicidio all'italiana
07/04/2008 Ieri si è inaugurato a Verona il Vinitaly, la rassegna del vino
italiano. Un successo enorme: 150mila visitatori, buyers di tutto il mondo,
migliaia le ditte espositrici. Il vino è rimasto il più grosso business
italiano, tre miliardi e mezzo di esportazioni all'anno, settemila miliardi di
vecchie lire. Bene. All'inaugurazione, la agenzie battono due notizie. Primo,
il Brunello di Montalcino è stato falsificato, 60mila bottiglie ritirate, la
Guardia di Finanza chiude e indaga nientemeno che: Antinori, Bandi,
Frescobaldi, Argiano e altri cento produttori di Brunello. Il quale Brunello è
il più grande dei vini italiani, e quindi il più grande vino del mondo,
ripetutamente proclamato tale dalla migliori riviste specializzate, d'America e
d'Europa. Più tardi si apprende che non si tratta di vino sofisticato, ma deviazioni
dal disciplinare del Brunello. Come noto agli intenditori (che per il Brunello
spendono decine e anche centinaia di euro la bottiglia) il Brunello deve essere
fatto con uva Sangiovese in purezza, cioè senza altre uve, invecchiato in
barrique. Pare invece che alcune ditte, soprattutto la Banfi che è da tempo
americana, per accontentare il gusto dei bevitori statunitensi, vi abbiano
aggiunto un po' d'uva più dolce o più bianca. Ma questo, da che mondo è mondo,
non è un delitto: tuttalpiù è una "frode commerciale", ma in verità
non è neanche quello. È un piccolo trucco del vinificatore, del tecnico, che
addolcisce un po' il prodotto per non perdere qualche cliente americano.
Ricordo che una ventina di anni fa, proprio le Cantine cooperative di Reggio
Emilia (che poi comprarono Banfi e lo introdussero in America) facevano anche
il "Lambrusco Cola" di sette, otto gradi, per i giovanotti americani.
Ma questi sono espedienti commerciali, non è vino fatto con l'etanolo, o con le
polverine rosse: è sempre vino d'uva e non fa male a nessuno. È compito dei
Consorzi Doc vigilare e punire, in via amministrativa e non in via penale, i
produttori che non si attendono alle direttive Doc: tanto di Sangiovese, tanto
di Cannaiolo, tanto di Prugnolo gentile, non più di sessanta quintali di uva
per ettaro e il di più si elimina, o si fa del vino sottocosto da vendere in
cartoni o a pochi euro la bottiglia. Ma far intervenire la Guardia di Finanza,
il giorno dell'inaugurazione del Vinitaly; chiudere cantine e sequestrare centinaia
di migliaia di bottiglie, denunciare grossi nomi di risonanza mondiale, questo
è pazzesco, e può venire in mente solo in Italia. Dopo la mozzarella ammazziamo
anche il vino, dopo la Campania ammazziamo anche la Toscana, alé Alitalia, ne abbiamo da regalare a tutti. Poi toccherà ai
formaggi, poi ai prosciutti, poi alla pasta, poi chiudiamo la bottega Italia e
importiamo tutto dal Congo belga. Se una cosa del genere fosse successa in
Borgogna o nello Chateneuf du Pape, i "vignerons" francesi avrebbero
imbracciato i forconi e preso a forconate i gendarmi. Così come se la monnezza
di Napoli fosse stata a Parigi, i parigini avrebbero già buttato il sindaco giù
dal balcone dell'Hotel de Ville. Chi ha mai letto su un giornale francese che si
è trovato dello Champagne fatto con dell'uva bianca della Mosella? Tutti zitti,
perché i francesi sanno che i panni sporchi si lavano in casa; e dicono che il
Roquefort è il miglior formaggio del mondo, quando non vale un decimo del
nostro Gorgonzola. Ma che volete farci, la Francia è il Paese di Sarkozy e
l'Italia è il Paese di Pecoraro Scanio. A me viene un sospetto diabolico: che
dietro questa balla del Brunello ci sia qualcuno che manovra per farci fuori,
magari nostri amici francesi. E come mai la Corea e la Cina hanno proibito non
solo la mozzarella, ma tutti i formaggi italiani? Mah. È che l'Italia è un
Paese di cafoni, governato da dei matti allegri. Mi viene in mente Berlusconi,
che ieri invitava i coltivatori diretti a? mettere una
fiche per la cordata dell'Alitalia: e non era una boutade !
Cavaliere, difenda il Brunello e anche il Barolo, che sono le nostre ultime
risorse e lasci perdere l'Alitalia. P.S. L'affare Brunello di
Montalcino deve essere ben distinto dalla più grossa inchiesta che si sta
conducendo in questi giorni e di cui ha dato notizia "l'Espresso".
Si tratta di una grande quantità di vino adulterato che è stato immesso nei
supermercati e che viene venduto a dei prezzi bassissimi, intorno a 1 euro la
bottiglia. Questo è davvero vino contraffatto e addirittura velenoso, prodotto
da dei grandi truffatori in Sicilia e in Puglia. Questa campagna è stata
condotta dalla Guardia forestale e dal ministero dell'Agricoltura ed è
decisamente un'azione meritoria. Il problema si pone dunque su due piani ben
distinti: difendere il vino di grande qualità e dare invece la caccia ai
delinquenti del vino contraffatto, che tanto male stanno producendo alla nostra
economia.
( da "Tempo, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa verso il voto
La battaglia delle schede Berlusconi tira in ballo il Pd "Ma quale
debolezza, che paura di perdere. Sono assolutamente certo della nostra vittoria
conosco i dati e ormai il distacco nei loro confronti è assolutamente
incolmabile". Berlusconi all'indomani delle frecciate polemiche del
ministro dell'Interno Amato, rilanciate dal vicesegretario del Pd Franceschini,
insiste con la polemica sulle schede elettorali. Il Cavaliere non ci sta a
essere accusato di usare il problema delle schede per pararsi le spalle da una
possibile sconfitta come dice la sinistra. "Questa questione delle schede
elettorali non l'ho sollevata io" replica Berlusconi. "Non è una mia
iniziativa. Sono stati loro, quelli del Pd. Due giorni fa è stato Dario
Franceschini a chiamare Gianni Letta per avvisarlo del problema. Io ho visto le
schede e ho concordato che c'è la possibilità di incertezze e confusione".
Poi ha ribadito che "c'è tempo per rifare le schede". Ieri Berlusconi
ha fatto una puntata in Sicilia, prima a Palermo e poi a Catania e nei due
comizi ha sferrato un attacco a tutto campo, a Veltroni ma anche al suo ex
alleato Casini. Il leader del Pd parla di una grande rimonta? "Questa è la
rimonta spettacolare - replica Berlusconi al Palacatania, indicando la platea e
raccogliendo l'ovazione del pubblico. "Quella di Veltroni è solo una delle
sue tante spettacolari bugie. Offre la luna perchè sa che al governo non ci
andrà mai". Poi elenca, tra gli applausi della folla, "i rischi"
a cui incorrerebbe il Paese in caso di vittoria del Pd: "Votare Veltroni
significa più tasse, più clandestini, meno sicurezza e probabilmente Di Pietro
ministro della Giustizia". E al nome dell'ex pm la platea si è scatenata
con una valanga di fischi. Berlusconi nei due comizi siciliani rilancia tutti i
temi della campagna elettorale, dal taglio delle tasse ("Ridurremo
l'aliquota massima delle imposte al 33%") agli aiuti alle famiglie meno
abbienti, dall'Alitalia ("Non ci sarà il commissariamento. Ci sono tantissimi
imprenditori disposti a partecipare a una cordata italiana, che scenderà in
pista se non si concluderà la trattativa con Air France") fino al problema
della mafia. "Veltroni ha detto che io qui in Sicilia non avrei mai avuto
il coraggio di usare la parola mafia, ma lo accontento subito,
ricordandogli che negli anni del nostro governo abbiamo arrestato 30 pericolosi
mafiosi e il loro capo supremo". Incalzando la folla assiepata sotto il
palco ha urlato: "Noi siamo incompatibili con la mafia, non vogliamo i
loro voti". Una frecciata la riserva come al solito a Casini. Rivolgendosi
alla platea catanese: "Saluto gli amici dell'Udc che non hanno seguito
Casini. Voi non vi siete mai spostati, siete rimasti sempre nella casa del Pdl.
è Casini che se n'è andato". Poi smentisce l'ipotesi di accordi post
elettorali con l'Udc. "Non ci potranno essere alleanze perchè ci sarà una
parte che vince e una che perde, nessun governissimo. E poi difficilmente l'Udc
sarà rappresentata in Parlamento. Mi sembra molto improbabile, se non
impossibile, che Casini riesca a superare lo sbarramento del 4% alla Camera e
dell'8% al Senato". Quindi torna sul tema del voto utile: "Un elettore
di centrodestra che vota Udc è un masochista, fa solo un favore a Veltroni e
regala il suo voto alla sinistra".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Veltroni: "Ci manca l'ultimo miglio" Il candidato del Pd incita i
suoi e attacca Berlusconi: "È stanco" --> Il candidato del Pd
incita i suoi e attacca Berlusconi: "È stanco" Il leader del Pd
Veltroni in Puglia spande ottimismo: "È una grande rimonta, ora facciamo
insieme l'ultimo miglio per superare il Pdl". BARI Il traguardo del
centesimo appuntamento di questa campagna elettorale Veltroni l'ha fatto a
mezzanotte di sabato nella piazza di Conversano, nel Barese, dove tremila
persone l'hanno accolto nonostante l'ora tarda e il freddo che lo stesso leader
del Pd ha definito "insolito". È cominciata così la giornata di
Veltroni che ieri è stato a Bari e in serata a Brindisi e a Lecce, davanti a
20mila persone. Una giornata segnata da attacchi diretti in particolare a
Berlusconi e alla Lega. Avversari - ha detto - dai quali il Pd è separato da
un'incollatura, grazie ad una "grande rimonta": "Ora - ha affermato
a Brindisi - faremo insieme l'ultimo miglio per raggiungerli e superarli".
NOTTURNA L'appuntamento di Conversano è stato un po' una scommessa, ha spiegato
Veltroni dal palco: "Volevo vedere se riuscivamo ad avere tanta gente
anche facendo un comizio a mezzanotte. Eccovi qui". Poi ha ricordato che
mancano dieci tappe alla fine di "questa esperienza che mi ha dato la
sensazione di sentire il respiro di tutto questo meraviglioso Paese". E
del suo amore per l'Italia Veltroni ha parlato nel comizio sul lungomare di
Bari, davanti a 15mila persone. Ha parlato dell'Italia che ha conosciuto in
queste tappe, "quella che non occupa le prime pagine dei giornali".
Gente che lavora, che si alza alle 5 del mattino, a cui lo slogan del Pdl
"Rialzati Italia" - ha detto - può apparire un po' strano. Un amore
il suo per il Paese, che ha contrapposto all'atteggiamento del suo innominato
avversario politico. Al quale ha dedicato più di una stoccata. Insieme con il
suo alleato Bossi. "Dalle cose che dice il capo dei nostri oppositori - ha
detto - quello che emerge è una leadership stanca e logorata dopo 15 anni. Ogni
giorno dichiara che per lui governare sarà portare una croce. Ieri Bossi ha
detto che sarà ministro delle Riforme istituzionali anche se non vorrebbe
farlo, ma è costretto". Insomma, "sembra che per loro governare sia
un insopportabile sacrificio e non il massimo onore che deriva dalla voglia di
cambiare questo Paese". E ancora al Pdl ha rivolto l'accusa di essere
diviso su tutto: "Il leader dello schieramento avverso ha detto che farà
la prima sessione di governo a Napoli, Maroni ha detto che la faranno a
Malpensa, finirà che la faranno a Roma, a Palazzo Chigi, per mettersi
d'accordo". E ancora: "Da Alitalia al voto agli immigrati, dalle missioni all'estero all'Europa
sono divisi su tutto". Poi, a proposito della Lega e del giuramento di
Pontida: "Ho visto le comparse in costume e le armature, e ho pensato che
se un francese o un tedesco si fossero collegati con la tv italiana per vedere
come va la campagna elettorale avrebbero visto le persone in armatura.
Avrebbero visto il medioevo". NO FISCHI La piazza non è insensibile e
accenna a qualche fischio indirizzato a Berlusconi e Bossi, ma Veltroni (che
pure replicherà duramente al leader leghista a proposito dei "fucili"
per la questione delle schede) la zittisce con garbo: "Noi non siamo
quelli dei fischi". Ma frecciate sì. Come quella sull'età. "Nel 2026
avrò la stessa età che ha oggi il mio avversario", ha detto ricordando che
in Europa i primi ministri hanno la sua età e che c'è bisogno di un
"rinnovamento". Non viene risparmiato nemmeno Casini: "Ora
esagera, dà lezioni a tutti. Lui che come nella canzone di Jannacci "Vengo
anch'io, no tu no", ha aspettato che gli sbattessero la porta in faccia
per scoprire la sua vocazione". E ce n'è anche per Fini, oscurato - dice
Veltroni - da Berlusconi, e per il Pdl che "non è un partito, è come la
casa finta di un film".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
07-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
103 "Pronto a impegnarmi per quest'Isola" Berlusconi in Sardegna:
"Dietro Veltroni c'è ancora Prodi" --> Berlusconi in Sardegna:
"Dietro Veltroni c'è ancora Prodi" Ieri sera in Sicilia, oggi in
Sardegna. Silvio Berlusconi accelera e sceglie la nostra Isola per aprire la
settimana decisiva. E non nasconde di puntare molto sul voto sardo, oggi e fra
dodici mesi, quando si andrà alle urne per la Regione. Presidente Berlusconi,
chi vince le elezioni? Vinceranno gli italiani. Quelli che dopo venti mesi di
governo Prodi-Veltroni hanno capito che solo il popolo della libertà può
rimettere in marcia un Paese che la sinistra ha messo in ginocchio. Vado in
giro per l'Italia e vedo tanto entusiasmo tra la gente. Per me è quello il
migliore dei sondaggi. Siamo alla volata, quei giorni in cui il clima si
riscalda ulteriormente. Qual è la frase, il concetto-guida del suo Pdl? Più
liberi, più sicuri, più solidali. Più liberi in economia significa far crescere
il Paese, più sicuri significa non vivere assediati da chi non rispetta le
regole, significa dare a ogni cittadino la possibilità di camminare in
sicurezza nella propria città. Più solidali significa coniugare il libero
mercato con i bisogni dei meno abbienti. La nostra regola è semplice: meno
parole e più fatti. C'è un alleato che avrebbe voluto avere, in questa tornata
elettorale, con cui non ha potuto chiudere? Veltroni ha annunciato di voler
andare da solo alle elezioni e poi ha imbarcato di tutto e di più, dai radicali
mangiapreti alle forche giudiziarie di Di Pietro. Noi abbiamo scelto di
allearci solo con chi era in grado di garantire coerenza di idee e affidabilità
politica. Ho sentito la responsabilità di dover governare il Paese con forze
politiche affini ed affidabili. E così ho fatto. Qual è la critica che le ha
fatto più male, che ha letto o che le hanno rivolto, in questi giorni di
campagna elettorale? Mi hanno accusato di non avere un sogno. La differenza tra
me e l'uomo delle fantasie è sostanziale. Io i sogni li realizzo. Perché ci
credo davvero e ci metto tutte le energie possibili sino a quando non ho
raggiunto l'obiettivo. Il Paese ha bisogno di concretezza, non di promesse
vane. Occorre determinazione e coraggio, insieme a idee chiare e realizzabili.
Perché non votare Partito democratico Basterebbe dire che Prodi è il presidente
del Pd e avremmo risolto la questione. Sarebbe anche sufficiente ricordare che
Veltroni era il vice di Prodi nel governo del 1996. Ma se volessimo essere più
chiari, basterebbe guardare in faccia i principali protagonisti di questo
partito che si autodefinisce post comunista: D'Alema, Fassino, Veltroni,
Bassolino. In quattro, centosessanta anni in politica. Non mi sembrano proprio
una novità, anzi. Ha mai pensato all'ipotesi di una sconfitta, il 14 aprile? In
quel caso, che ne sarebbe del Pdl? Non mi occupo di situazioni irreali. I
sondaggi li conoscono tutti. Gli italiani hanno capito chi sono i responsabili
dell'attuale situazione. Sono quindi certo che il Paese reagirà. Il Popolo
della libertà sarà per molti anni a venire la più grande forza politica del
Paese, al servizio della libertà di un grande popolo che vuole intraprendere,
che vuole valorizzare le proprie risorse umane e culturali, le proprie risorse
ambientali e imprenditoriali, che vuole riprendersi dal disastro economico nel
quale lo ha trascinato questa sinistra. In quali mani
finirà l'Alitalia? Nelle mani e nelle cure di una compagine italiana. Quando
saremo al governo affronteremo con impegno e concretezza la questione. Se
riconquisterà Palazzo Chigi, quali saranno le prime tre decisioni che prenderà
il "suo" consiglio dei ministri? Oltre all'immediato impegno
nell'emergenza dei rifiuti, l'abolizione totale dell'Ici sulla prima casa,
detassazione integrale dei premi aziendali di produttività e degli
straordinari, le nuove misure per la prevenzione dei reati. Abolendo l'Ici
cancelleremo una tassa iniqua sul primo diritto di una famiglia, quello di
avere una casa. Con la detassazione degli straordinari otterremo due obiettivi:
guadagni più elevati per i lavoratori e maggiore capacità produttiva per le
aziende. Il risultato sarà chiaro: maggiori consumi, più produzioni, più lavoro
per tutti. Lei ha un rapporto particolare con la Sardegna. Un terreno di
scontro politico dove il voto al Senato è davvero in bilico. Dica una cosa di
centrodestra per spostare gli equilibri. Ricordo quello che ha fatto il mio
governo per la Sardegna: 3 mila miliardi di vecchie lire per le strade sarde e
1600 miliardi per l'acqua. Basterebbero questi fatti per rendere credibile
qualsiasi nostro progetto per far immaginare quel che faremo in futuro. È per
questo che sposo in pieno la sfida per la libertà lanciata in queste settimane
dal Popolo sardo della Libertà. Quattro obiettivi chiari su cui ci impegneremo
seriamente e concretamente. Perché i sardi devono essere alla pari di qualsiasi
altro cittadino italiano ed europeo, in termini infrastrutturali ed economici.
Questo sarà un obiettivo preciso e prioritario del nostro governo. Un governo
nazionale che si impegna su temi locali, i sardi chiederanno conto... Noi non
accettiamo le logiche da "riserva indiana" che la sinistra di Prodi,
Veltroni e Soru ha imposto alla Sardegna. Sono le popolazioni locali che devono
decidere sulle loro priorità ambientali. Se la Sardegna ha un patrimonio
naturale unico nel suo genere lo si deve al buon senso dei sardi e non a quello
di Pecoraro Scanio e di Soru. Secondo: i sardi devono potersi muovere come se
disponessero di un "ponte" con l'Italia. Realizzeremo una nuova
continuità territoriale, moderna ed efficiente. Nel 2002, con il nostro governo
e la giunta Pili, iniziò alla prima continuità territoriale. Oggi, con Prodi e
Soru, costa quasi il doppio. Venire in Sardegna non deve avere costi doppi
rispetto a qualsiasi altra regione italiana. Terzo: realizzeremo il metanodotto
Algeria - Sardegna - Europa. È scritto in una legge che abbiamo approvato nel
2002, daremo un'accelerata all'iter che Prodi e Soru hanno colpevolmente
rallentato. Quarto: completeremo la grande rete infrastrutturale già avviata
con il nostro governo e la giunta Pili. Completeremo la Carlo Felice da
Cagliari a Sassari, l'Orientale sarda da Cagliari a Santa Teresa, la
Sassari-Olbia e la Sulcitana nel sud Sardegna. A tutto ciò, aggiungeremo la
trasversale sarda tra Oristano e Tortolì. Mi impegnerò a fondo, la Sardegna se
lo merita. Qual è il suo giudizio sulle liste sarde per queste elezioni? Sono convinto
che i nostri candidati rappresentino a un ottimo livello le aspettative e gli
interessi della Sardegna e dei sardi. Ci sarà spazio per qualche rappresentante
sardo del Pdl nel suo governo? Siatene certi, ma ricordatevi che la Sardegna
potrà contare sul Presidente del Consiglio, che non è nato in Sardegna ma che
la Sardegna la ama profondamente. Dietro l'angolo in Sardegna ci sono le
regionali. Il Pdl non ha ancora un nome da opporre al probabilissimo candidato
Soru. Quando dirà la sua sul tema? Ora. Chi vota Veltroni vota Soru. La Regione
è in ginocchio, i disoccupati aumentano ogni giorno, l'economia è bloccata da
veti e divieti, le infrastrutture sono al palo. Insomma, un vero un disastro.
Una nostra vittoria significherebbe il licenziamento di Soru. L'unico
disoccupato per il quale nessuno si straccerà le vesti. Solo dopo faremo il
nome del nostro candidato. Una cosa è certa: dopo le elezioni politiche
punteremo a vincere anche le elezioni regionali e diremo "Rialzati
Sardegna", così come diciamo "Rialzati Italia". ENRICO PILIA.
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sprechi oggi cda air
france, alla magliana cresce il fronte pro-spinetta In Alitalia il giorno libero dura 33 ore Piloti e hostess volano un'ora e
mezza al giorno. Gli incredibili privilegi Pubblichiamo un brano su Alitalia tratto dal libro di Stefano Livadiotti L'altra casta.
L'inchiesta sul sindacato, in uscita per Bompiani mercoledì 9 aprile.
Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro colleghi di altre compagnie. Però
costano tanto di più. Grazie a una giungla di benefit, difesi con le unghie e
con i denti e puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter,
dove tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due
notti. Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di
Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell'Alitalia.
È scritto nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di
volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante approvato,
con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di amministrazione
dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. Il terzo comma
dell'articolo 2 disciplina il "giorno singolo libero dal servizio".
Che viene così descritto: "Periodo libero da qualunque impiego che
comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un periodo libero da
qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore che comprende almeno una
notte locale". Un giorno di 33 ore o con due notti? Quando si tratta del
personale di volo della ex compagnia di bandiera italiana, e dei relativi regolamenti
di lavoro, bisogna abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale
all'ora di Greenwich: per loro non valgono. Vivono in un mondo a parte, dove
tutto è dorato. Da sempre veri padroni dell'azienda, piloti e assistenti di
volo si sono dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i
capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale indennità
economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a terra tutto
l'anno). Secondo il regolamento dell'Enac, dove è specificato che hanno diritto
a riposare su poltrone con una reclinabilità superiore al 45% e munite di
poggiapiedi regolabile in altezza, non devono volare più di cento ore nel corso
del mese. Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere: e si
vede che per loro è sempre febbraio. Nell'intero anno, cioè nei dodici mesi (se
non hanno modificato a loro uso e consumo pure il calendario) il tetto non è,
come da calcolatrice, mille e 200 ore (100 per 12) ma 900, e vai a sapere
perché. Nel contratto, che l'azienda si rifiuta di fornire ai giornalisti, come
del resto qualunque altro dato sulla produttività dei dipendenti, l'orario però
si riduce. Nel medio raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel
trimestre non diventano 255, ma 240. E nell'anno non arrivano, come
l'aritmetica sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900. Ma non è neanche
questo il punto: fosse vero che volano così tanto (tra gli assistenti di volo
l'assenteismo è all'11%). I numeri tracciano un quadro un po' diverso e dicono
che nel medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di
queste ultime su 4300, cioè l'11%, erano praticamente fuori gioco perché in
maternità o in permesso in base alla legge che consente di assistere familiari
gravemente malati) restano tra le nuvole per non più di 595 ore l'anno. Vuol
dire 98 minuti al giorno, il tempo che molti Cipputi impiegano per fare su e
giù tra casa e fabbrica. A titolo di raffronto, un assistente di volo della
Lufthansa vola 900 ore, uno della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810.
Restando in Italia, una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore. I piloti,
poi, alla cloche sembrano quasi allergici: la loro performance non va oltre le
566 ore, che significano 93 minuti al giorno. I loro pari grado riescono a
pilotare per 720 ore all'Iberia, per 700 alla Lufthansa e all'AirOne, per 680
alla Tap e per 650 all'Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente
degli stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8 tratte al
giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In compenso, sono molto più
cari di tutti gli altri. Un assistente di volo con una certa anzianità può
arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e 533 euro,
contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di Toto (AirOne, ndr
). 2 Stefano Livadiotti 07/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia in ogni caso se ne riparla dopo le
elezioni Tra i lavoratori cresce il fronte pro-Spinetta L'accordo con AirFrance
si fa più vicino Anche il board spinge per una rapida conclusione Il silenzio
che AirFrance-Klm sta opponendo a ogni tentativo del governo uscente di
ricostruire il tavolo con Alitalia e i sindacati non è
necessariamente un preludio alla catastrofe. Oggi Jean-Cyril Spinetta non
dovrebbe chiedere un voto al suo cda: secondo fonti vicine al dossier, si limiterà
ad aggiornare il board sulle trattative con la compagnia di bandiera italiana.
Il numero uno del vettore franco-olandese informerà dunque i consiglieri che la
prima delle tre condizioni per mandare in porto la trattativa con Alitalia - l'assenso dei sindacati - non si è verificata.
Questo non vuol dire la fine del negoziato, ma certamente che la palla della
difficile partita resta in campo ai sindacati. Il negoziato potrà riprendere
soltanto se le nove sigle faranno marcia indietro sulle controproposte che
hanno portato alla rottura del tavolo con i francesi. Come ha rivelato sabato
anche il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, i francesi tornerebbero
soltanto per firmare l'ultima offerta avanzata ai rappresentanti dei
lavoratori, non più per trattare. Sulla situazione pesa anche la protesta dei
lavoratori, un fronte pro-Spinetta che sta crescendo di giorno in giorno e che
ha assunto da subito un evidente carattere di fronda anti-sindacale. E
probabilmente lo sciopero della fame iniziato da cinque assistenti di volo ha
ispirato ieri la chiara presa di posizione dei due sindacati più importanti
delle hostess e degli steward, l'Anpav e l'Avia, che hanno fatto sapere di
volere l'accordo con AirFrance-Klm e hanno chiesto "formalmente" a
Spinetta "a riprendere immediatamente il confronto". Infine, a
Gianluca Morale e ai suoi quattro colleghi si uniranno oggi circa 200 persone,
dipendenti, familiari e pensionati Alitalia che
faranno uno sciopero della fame e della sete simbolico di un giorno per
convincere i francesi a non gettare la spugna. In ogni caso la ripresa del
negoziato slitterà certamente a dopo le elezioni. Anche perché dal risultato
delle urne dipenderà la realizzazione o meno della seconda condizione per
l'acquisto di Alitalia posta dai francesi, il via
libera del nuovo governo. Le prospettive sono tre: se Berlusconi vince le
elezioni con un ampio margine, l'ipotesi AirFrance rischia seriamente di
tramontare per sempre. Al contrario, se vince Veltroni, la trattativa si
potrebbe chiudere velocemente con esito positivo. Altrimenti, nel caso più
probabile di vittoria risicata del centrodestra, l'incubo dello stallo al
Senato costringerebbe Berlusconi a concentrare tutte le sue energie sulla
formazione del nuovo governo: Alitalia diventerebbe una patata bollente e l'urgenza di risolvere
l'attuale impasse con i francesi più urgente. Il Cav potrebbe chiedere qualche
condizione in più, ad esempio sulla nuova governance di Alitalia, per non dare l'idea di svendere la compagnia di bandiera, ma
l'obiettivo sarebbe realisticamente quello di chiudere la partita in fretta.
Certo, sulla trattativa pende l'incognita di un rientro di Lufthansa o
dell'ingresso in campo della famigerata cordata italiana, ma al di là di
generiche manifestazioni di interesse o di singoli annunci-spot, sia l'una che
l'altra faticano ancora a materializzarsi. Ora il tempo stringe per Alitalia, alle prese con una liquidità in rapido
esaurimento. Domani è convocato il cda che farà il punto sulle ultime notizie
in arrivo dalla Francia delle trattative ma soprattutto sulla situazione
finanziaria. Dalla Magliana spiegano che dopo la rottura con i francesi era
scontato il recupero del "piano di transizione/sopravvivenza"
dell'autunno scorso. Dove erano scritti però chiaramente i motivi per trovare
in fretta un acquirente per la disastrata compagnia di bandiera: senza una
"consistente" ricapitalizzazione, si legge, "il rapporto tra
indebitamento finanziario netto e mezzi propri" è destinato a crescere
"dal livello di circa 1,1 di fine
( da "Riformista, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue il peso del
sindacato e i troppi privilegi hanno portato l'azienda al tracollo Alla fiera
delle indennità spunta anche il premio di puntualità (segue dalla prima pagina)
Il comandante di un Md80 dell'azienda della Magliana ha un costo del lavoro
annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa figura professionale i
concorrenti italiani non sborsano più di 145 mila euro. Sempre restando allo stesso
tipo di aereo, per pagare il pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e
374 euro, tra i 28 e i 33 mila in più di AirOne o di un'altra azienda italiana.
Il mix di orari da impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea
un cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due conti
viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende
per ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro.
Contro i 207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato
chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex compagnia di
bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon 30% rispetto alla media
dei concorrenti. Il risultato finale è che in Alitalia
il tasso di efficienza per dipendente è pari, secondo i calcoli
dell'Association of European Airlines, a poco più della metà di quello che può
vantare la Lufthansa. Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente,
contro i 10 mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni
lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un terzo
rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro). In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo semestre
del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore ogni 24). E si
vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice che, nel medio raggio,
una hostess o un pilota non possono essere utilizzati per più di 210 ore al
mese (che, con il solito giochino, diventano 600 nel trimestre e 1.800
nell'anno). Ebbene, se uno di loro parte da Roma per andare a prendere servizio
a Milano la metà della durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole
crociate viene considerata servizio. La tabella dell'Enac che stabilisce, a
seconda dell'orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può
essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi. Che
salgono a diciassette nell'accordo sottoscritto da azienda e sindacato. Dove è
stabilito per il personale navigante il diritto a 33 giorni di riposo a
trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a 35 per chi è impegnato nel
lungo raggio. In base al contratto, al termine di ogni volo deve essere
garantito un riposo fisiologico di 13 ore, che sul lungo raggio deve risultare
invece pari al numero dei fusi geografici attraversati moltiplicato per otto,
con un minimo però di 24 ore. Boh. Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema
retributivo, in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo
stipendio base (quattordici mensilità) e l'indennità di volo minimo garantito:
quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano la parte
variabile della retribuzione di un pilota (compreso il cosiddetto "premio
Bin Laden" corrisposto, dopo l'attentato alle Torri gemelle di New York, a
tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e dintorni) sono state tutte
sostituite da un'unica indennità di volo giornaliera (per un comandante è pari
a 177 euro se è impegnato sul lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre
alle quali va sommata la diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può
quindi arrivare a 219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il
pilota sta alla cloche solo per mezz'ora o semplicemente si trasferisce
all'aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene
cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo scalo
d'imbarco. Per di più, aumenta se c'è uno spostamento dei turni rispetto al
calendario originale. Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede
l'istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i crediti
che si ottengono per esempio quando l'aereo viaggia con personale ridotto (un
riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e piloti possono attingere pure degli
anticipi. Non è invece dato sapere se le parti hanno raggiunto un accordo su
una nuova indennità graziosamente prevista nell'ultima intesa: il premio di
puntualità, che per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è
alla direttiva dell'Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la
dettagliatissima disciplina della cosiddetta "riserva", i periodi di
tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere a
un'improvvisa chiamata. Premesso che si può essere messi in riserva solo dopo
aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo trascorso a casa
con le pantofole ai piedi va considerata come servizio. Bingo. Di più: che se
l'attesa si consuma inutilmente perché il telefono non trilla, e dev'essere
proprio per lo stress, scatta un successivo periodo di riposo di almeno otto
ore, che in alcuni casi salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a
stabilire che a piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da
mangiare una volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, "in modo
da evitare decrementi nelle prestazioni". Di alcuni privilegi o istituti
incomprensibili nessuno ricorda neanche l'esatta origine. Ci sono e basta.
Così, le hostess continuano ad avere una franchigia di ventiquattr'ore al mese,
che in pura teoria dovrebbe coincidere con l'inizio del ciclo mestruale, ma si
racconta del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come
permesso per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio:
misteri del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in
maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio
guadagnato nell'ultimo mese di servizio, che, guarda un po', svolgono
regolarmente sul lungo raggio, per far salire l'importo della busta paga. I
piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso scalo in un solo
giorno. La logica della regola, che pare non sia neanche scritta ma frutto
della consuetudine, è imperscrutabile. La conseguenza, però, è chiara: la
crescita delle spese per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi,
che in Alitalia vengono scelti da un'apposita
commissione dopo attento esame dei loro requisiti: con il risultato che
l'importo medio è superiore del 45% a quello sostenuto dagli altri vettori.
Solo per le 300 stanze prenotate tutto l'anno per i dipendenti che, anziché
essere trasferiti a Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in
bilancio 45 milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il
personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per l'assenza del
lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di euro che venivano
corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione. I
lavoratori più coccolati d'Italia quando viaggiano per piacere godono di una
politica di sconti davvero generosa. Argomento sul quale l'azienda ha di nuovo
una tale coda di paglia da rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto
di Pulcinella: i dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad
acquistare (anche per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti
con una riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla
prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto garantito,
magari perché vanno a festeggiare l'ultima promozione, che in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la
direzione per la finanza dell'azienda della Magliana poteva contare su 152
persone: 20 dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i
soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60: 25
dirigenti e 35 quadri). Dev'essere anche per questo che il consiglio di
amministrazione dell'azienda ha sentito la necessità di garantirsi l'ombrello
di una polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità
nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice dei
sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto. 07/04/2008.
( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Lun, 07 Apr
2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Italianità e no Se manca il "sistema
paese" di Arturo Diaconale Non sbaglia Cesare Romiti quando si dice contrario
alla vendita di Alitalia e sostiene che il problema
della Compagnia di Bandiera è solo di management. Ed ha ancora più ragione
quando aggiunge che solo un gruppo dirigente autonomo ed indipendente dalla
politica può essere in grado, come quello dell'età dell'oro di Alitalia della fine degli anni '60, di rimettere in piedi l'azienda. Ma è
proprio il riferimento ai tempi di Carandini e Velani, di Calabria, Saracino e
dello stesso Romiti che introduce un argomento a cui l'ex amministratore
delegato di Alitalia e della Fiat non ha fatto riferimento e che invece rappresenta
il vero punto nodale non solo del caso del trasporto aereo nazionale ma
dell'intera economia italiana. Il punto è che la stagione d'oro di Alitalia è durata fino a quando il management che ha diretto
l'azienda è stato consapevole che l'interesse dell'azienda coincideva con
quello del "sistema paese". Più aumentava la produttività
dell'economia nazionale, più cresceva il traffico delle merci attraverso i
vettori con i colori nazionali, più si rafforzava il benessere della società
nazionale, più salivano i flussi turistici verso il Bel Paese dall'estero e più
si dilatavano gli spostamenti interni a benificio sempre della compagnia aerea.
L'interesse particolare di Alitalia, così come quello
dell'Eni, della Finmeccanica, della immensa galassia delle partecipate Iri e
dell'intero mondo dell'imprenditoria privata, Fiat in testa, si identificava
con quello della collettività nazionale. Non si trattava di un residuato del
nazionalismo d'anteguerra. Era un puro e semplice interesse economico. Romiti
lascia intendere che la fine dell'età dell'oro per Alitalia
(ma guarda caso anche per il resto delle aziende del paese) sia iniziata nel momento
in cui la politica dei partiti e dei sindacati ha trasformato la Compagnia di
Bandiera in un carrozzone di clientele. Ed il suo giudizio è fin troppo vero.
Quando all'interesse dell'azienda che coincideva con quello del "sistema
paese" è subentrato l'interesse dei partiti e dei sindacati per la
lottizzazione e per l'utilizzo di Alitalia come
ammortizzatore sociale, il declino è scattato in maniera inesorabile. Ma perché
le ragioni dell'interesse politico e sindacale hanno prevalso su ogni altro? E'
facile rispondere all'interrogativo tirando in ballo l'egoismo e la cecità
delle forze politiche e sindacali. Ma è anche un modo semplicistico e
qualunquista di chiudere la faccenda. Il fatto è che il declino è iniziato nel
momento in cui una sorta di rivoluzione culturale ispirata
all'internazionalismo cattolico e comunista ha imposto la convinzione che
l'interesse del "sistema paese" s'identificasse con un nazionalismo
vetusto e fuori del tempo e fosse diventato un disvalore destinato ad essere
cancellato dal superamento delle vecchie nazionalità nei grandi organismi
internazionali. Dall'Unione Europea alle Nazioni Unite. Negli anni successivi,
inoltre, a completare la rivoluzione culturale sono poi subentrati il crollo
del Muro di Berlino, il trionfo del consumismo e del mercato, la
globalizzazione, che in un paese già convinto dell'inesorabilità del
superamento dell'interesse nazionale, hanno radicato una doppia certezza. La
prima è che gli unici interessi legittimi o sono quelli espressi dai grandi organismi
internazionali (la pace, la solidarietà, il dialogo, lo sviluppo equo e
solidale) oppure sono quelli del proprio cortile. La seconda è che essendo
quella del mercato l'unica legge del pianeta ormai internazionalizzato e
globalizzato, chi si ostina a parlare di interesse nazionale e di "sistema
paese" è un nostalgico statalista di altri tempi. Se questa doppia
certezza nutrita in Italia trovasse un identico riscontro nel resto del mondo
non ci sarebbero problemi. Invece, a partire dai paesi più vicini che fanno
parte dell'Unione Europea fino a quelli asiatici che sfruttano al massimo i
vantaggi della modernizzazione e del mercato globale, non esiste un solo paese
che non persegua, nel rispetto e nella sincera esaltazione della legge del
mercato e dei grandi valori internazionali, il proprio interesse nazionale. Che
non è un generico interesse fatto di trombette e bandiere da contrapporre
ridicolmente ad altre trombette e bandiere, ma è l'interesse concreto di
qualunque classe dirigente responsabile consapevole che il benessere collettivo
si persegue se viene fatto coincidere con quello del singolo individuo, della
singola azienda, della singola regione. In Francia, in Germania, in Inghilterra
ed in qualsiasi altro componente dell'Unione Europea l'interesse per il
"sistema paese" prevale su ogni altro. Per non parlare di Stati
Uniti, Russia o Cina. A dimostrazione che nel mercato globale si può essere
competitivi solo se si è portatori di una forte identità. Che può essere anche
il frutto di tante identità diverse ma che se non vuole essere messa fuori del
mercato non può essere cancellata o polverizzata. L'anomalia italiana, invece e
tanto per fare esempi concreti, sta nel non capire che la difesa di Malpensa fa
parte dell'interesse del "sistema paese" e che l'eventuale
mantenimento dell'italianità di Alitalia non è una
ridicola barzelletta ma un modo concreto, con un management consapevole ed
impreditori privati lungimiranti, per sfruttare al meglio l'occasione di Expò
2015, puntare sul rilancio del settore del turismo nazionale, mantenere alti i
livelli occupazionali di buona parte delle imprese e difendere il livello di
benessere dei cittadini. Certo, ci vuole una nuova rivoluzione culturale per
cancellare gli effetti di quella precedente. Che sembra impossibile ma che,
forse, è molto più matura e vicina di quanto si possa credere.
( da "Opinione, L'" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Lun, 07 Apr
2008 Edizione 67 del 05-04-2008 Giulietti, Articolo 21 Rai, per evitare il rischio Alitalia
fondazione e un amministratore Per Giuseppe Giuletti, portavoce
dell'associazione Articolo 21, "hanno assolutamente ragione la Fnsi e
l'Usigrai quando paventano per la Rai un rischio Alitalia".
"Riteniamo condivisibile la proposta di superare l'attuale fonte di nomina
(come per altro prevedeva e prevede la proposta presentata dal ministro
Gentiloni) - continua Giulietti in una nota - che ha completamente
consegnato al governo e ai partiti il controllo dell'azienda. Per il futuro é
necessario prevedere una fondazione ed un amministratore unico, dotato di pieni
poteri e capace di superare vecchi schemi consociativi, burocratici e
microcorporativi che hanno letteralmente dissanguato l'azienda e mortificato le
professionalità esistenti".
( da "Giornale.it, Il" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corso Buenos Aires a
Milano, sembrava la New York durante una parata celebrativa. Duecentomila, ma c'è
chi dice di più, hanno festaggiato Milano città dell'Expo 2015 e il sindaco
Letizia Moratti: pullman rosso, piano rialzato aperto, Letizia con il
presidente della Lombardia Formigoni, il vicesindaco De Corato a salutare la
folla milanese. Strisce di carta colorate che volteggiano, palloncini, musica e
festa grande. Milano se la merita. Il suo sindaco pure. Portare a casa un
risultato del genere non è cosa da poco. Anche alla festa, però, sono
riecheggiati i temi del dibattito sulla Milano che verrà, sulla capacità
dell'occasione Expo, per dare un volto nuovo, moderno, più internazionale alla
capitale morale ed economica dell'Italia. Dibattito non da poco, ne ho parlato
anche nel post precedente ed avete scritto in tantissimi e vi ringrazio ancora.
Andrò avanti, con voi, su questo terreno così cruciale. E torno sul tema
"grattacieli" e cemento. Letizia Moratti ha detto: "Non sarà
l'Expo del cemento, migliorerà la qualità di vita dei milanesi". Poi ha
aggiunto: "punteremo su verde e solidarietà, Milano sarà più accogliente e
multiculturale". Poi il sindaco ha ribadito che intende collaborare con
l'opposizione. Risposta indiretta sulla questione grattacieli (Berlusconi torna
alla carica, CityLife proprio non gli piace, cos'ì com'è) : niente colate di cemento.
Anche perché, a onor del vero, le tre Torri al posto della vecchia Fiera
portano la firma di un altro sindaco, Gabriele Albertini. Il dibattito sulla
città che verrà dunque si allarga alla qualità della vita, al verde, alla
riduzione di traffico e inquinamento, alla riqualificazione delle periferie,
alla valorizazzione di cultra ed eccellenze. Quali sono le vostre priorità?
Quale città vorreste per il 2015? Scritto in Varie Commenti ( 13 ) " (27
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( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nella culla del
berlusconismo del Sud, la Sicilia, Silvio Berlusconi è convinto di non avere
problemi. Il divorzio dall'Udc di Totò Cuffaro non ha prodotto grossi traumi.
Semmai chi rischia di più è proprio l'ex governatore e, insieme a lui, l'uomo
che lo ha indotto a divorziare con il Cavaliere, Pier Ferdinando Casini.
"Qui - osserva Renato Schifani - siamo a posto. La Sicilia come la
Calabria e la Campania le abbiamo prese. I guai da noi li ha l'Udc. Nei
sondaggi il loro quorum al Senato balla. Una settimana sono sopra l'8%,
un'altra sotto. Possono sperare solo nell'aiuto segreto di Raffele
Lombardo". Non tutti gli uomini di Berlusconi credono, però, in questa
ciambella di salvataggio per Casini. "Lombardo - spiega Carlo Vizzini - non
ha nessun candidato nelle liste dell'Udc. Per cui questa operazione sofisticata
mi sembra difficile. I primi a saperlo sono gli uomini di Casini: col cavolo,
ad esempio, che Mannino si è presentato al Senato. Ha preferito la Camera dove
è più facile centrare il quorum". Se così stanno davvero le cose la
Sicilia continuerà ad essere uno dei principali serbatoi di voti per il
Cavaliere. Ieri a Palermo Berlusconi ha dimostrato di non avere dubbi. Come gli
capita sempre più spesso in queste ultime giornate di campagna elettorale, il
leader del centro-destra dà per acquisito il risultato elettorale: "Siamo
avanti di sette-otto punti". Semmai quest'ultima settimana gli serve per
perfezionare la sua proposta e corteggiare l'elettorato di "mezzo".
Proprio quello dell'Udc. Si tratta di quegli elettori che non lo amano ma che
di fronte allo sfascio del centro-sinistra e all'"inutilità" -
l'espressione è di Berlusconi - del voto agli ex dc, questa volta potrebbero
appoggiarlo. Del resto i continui riferimenti alla "gravità della crisi",
al "rigore", non rispondono solo ad una lettura obiettiva della
situazione ma anche al desiderio di competere con Casini su quel versante:
"Non posso lasciargli - ha ripetuto spesso nelle scorse settimane - questo
spazio". E l'ipotesi del ritorno del figliol prodigo Casini nella sua
testa è ormai considerata secondaria: "Non so se ritornerà. Io insisto che
oggi anche gli elettori dell'Udc debbono votare per noi". Teatro
principale di questa battaglia è la Sicilia, roccaforte elettorale degli ex dc.
Se l'Udc non riuscirà a strappare qui il quorum per il Senato difficilmente
centrerà l'obiettivo in altre regioni. Ecco perché da queste parti al Cavaliere
non vuole solo vincere, ma vuole stravincere per andare oltre il premio di
maggioranza. "Ed è un obiettivo possibile - osserva Gianfranco Miccichè -:
gli ex dc nel loro massimo storico, con Cuffaro presidente, qui sono arrivati
al 9,4%. Oggi si presentano avendo perso buona parte del gruppo dirigente e non
andranno oltre il 7%". Ieri Berlusconi è tornato a dire che un voto
all'Udc è un voto a Veltroni e ha tirato fuori - anche perché incalzato dal
leader del Pd - l'argomento della lotta alla mafia, un tema che potrebbe
mettere in imbarazzo il luogotenente di Casini, Cuffaro, che si è dovuto
dimettere da presidente della regione proprio a seguito del processo che lo ha
coinvolto. "Noi useremo i nostri voti contro la criminalità
organizzata". E visto che c'erano già le premesse per un'altra polemica
perché non aveva usato l'espressione mafia (segno che la campagna nell'ultima
settimana impazzisce), il Cavaliere ha subito fatto l'elenco di tutte le
organizzazioni mafiose che operano in Italia: "Li useremo contro la mafia,
l'ndrangheta, la camorra e la sacra corona unita. Ricordo a Veltroni che quando
noi eravamo al governo l'operazione "alto impatto" ha portato
all'arresto di trenta capi mafiosi e del loro capo supremo". Appunto,
anche la mafia, insieme al ponte di Messina e al programma di infrastrutture
per la Sicilia, è diventata un argomento del Cavaliere. "Possono dire ciò
che vogliono - sostiene Miccichè - ma noi dal '94 diciamo che i voti dati a noi
sono voti contro la mafia. Cuffaro? Io non ho mai detto che Cuffaro è mafioso.
Ci mancherebbe. Io dico che è leggero, che non sta attento a chi incontra. Lui mi
ha risposto dicendo che non si può sapere chi si ha di fronte. Vero. Ma mi
chiedo: perché a me non è mai capitato di incontare gente del genere?". In
Sicilia, quindi, come nel resto del paese il gioco si sta facendo duro. La
polemica sulle schede elettorali addirittura ha messo a rischio il buon
rapporto che lega Berlusconi all'attuale ministro dell'Interno, Giuliano Amato:
da oggi in poi per lui sarà "il signor Amato". Anche con Veltroni che
offre al paese l'immagine di un Pd che ormai ha quasi agganciato il Pdl, il
Cavaliere non è stato tenero: "Sogna - ha confidato - sta andando fuori di
testa". Sull'Alitalia lo scontro trova un terreno di battaglia concreto. Qui le
posizioni restano agli antipodi. Mentre Prodi, Veltroni, Padoa-Schioppa tentano
in tutti i modi di riaprire la trattativa con Air France e chiudere l'intesa,
Berlusconi non molla: "Ci sono ministri - è tornato a sentenziare ieri il
Cavaliere - che continuano a far danni su Alitalia.
Puntano ancora sulla trattativa su Air-France. Io invece sono sicuro che si
farà una grande cordata italiana. Alla fine saranno tanti gli imprenditori che
vorranno partecipare, che qualcuno bisognerà tenerlo fuori. Certo bisogna dare
a questi nuovi interlocutori i tempi necessari per formulare una proposta. Il rischio
di commissariamento? Ma su! Hanno appena nominato un presidente...".
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia â??Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle
organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura
trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda
di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i
sindacati sul piano Alitalia. Ad annunciarlo il gruppo franco-olandese con una nota
dopo il termine della riunione del board. “Ora spetta all'Alitalia,
ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il
personale dire come vedono il futuro della loro azienda” sottolinea Air
France-Klm nella nota. “Il consiglio d'amministrazione ha preso atto della
rottura della trattativa” si legge ancora nel comunicato, dove si ribadisce che
solo il piano del gruppo franco-olandese “può permettere il ritorno di Alitalia alla crescita raggiungibile in tempi rapidi”.
Settimana decisiva questa per Alitalia. Domani si
terrà il consiglio d'amministrazione della compagnia di bandiera che è chiamato
a verificare l'esistenza degli elementi necessari a garantire la continuità
aziendale e per capire quanto tempo ci sia a disposizione per evitare lo
spettro del commissariamento. Mercoledì invece sarà la volta dell'incontro tra Alitalia e i sindacati, che vede all'ordine del giorno
l'aggiornamento e la valutazione della situazione aziendale.
( da "Voce d'Italia, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia â??Ora spetta all'Alitalia, ai suoi dipendenti e alle
organizzazioni sindacali" Alitalia: Air France approva rottura
trattative Settimana decisiva per la compagnia di bandiera Roma, 7 apr.- Il cda
di Air-France ha “compreso e approvato” la rottura delle trattative con i
sindacati sul piano Alitalia. Ad annunciarlo il gruppo franco-olandese con una nota
dopo il termine della riunione del board. “Ora spetta all'Alitalia,
ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali che rappresentano il
personale dire come vedono il futuro della loro azienda” sottolinea Air
France-Klm nella nota. “Il consiglio d'amministrazione ha preso atto della
rottura della trattativa” si legge ancora nel comunicato, dove si ribadisce che
solo il piano del gruppo franco-olandese “può permettere il ritorno di Alitalia alla crescita raggiungibile in tempi rapidi”.
Settimana decisiva questa per Alitalia. Domani si
terrà il consiglio d'amministrazione della compagnia di bandiera che è chiamato
a verificare l'esistenza degli elementi necessari a garantire la continuità
aziendale e per capire quanto tempo ci sia a disposizione per evitare lo
spettro del commissariamento. Mercoledì invece sarà la volta dell'incontro tra Alitalia e i sindacati, che vede all'ordine del giorno
l'aggiornamento e la valutazione della situazione aziendale.
( da "Stampa, La" del 07-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il caso Hostess e
steward Da oggi sciopero della fame per 200 Con la paura cresce il partito
"viva la Francia" LUIGI GRASSIA Scollamento. Fra i vertici e la base.
È quello che potrebbe succedere o forse sta già succedendo nel sindacato, ora che il dramma di Alitalia arriva al
suo momento peggiore e le sigle vengono additate da più parti come
corresponsabili del possibile disastro. Questa mattina 200 lavoratori -
soprattutto assistenti di volo - e loro familiari si uniranno a Fiumicino allo
sciopero della fame di uno steward - Gianluca Morale, 45 anni, da più di venti
in Alitalia - che ha cominciato a non mangiare per protesta tre
giorni fa e che chiede ai sindacati di accettare le proposte di Air France così
come sono, prima che sia troppo tardi. Due delle sigle degli assistenti di
volo, l'Anpav e l'Avia, senza sposare formalmente questa protesta così sopra le
righe, hanno diffuso delle note scritte enfatiche ed emotive per comunicare la
gravità dell'ora e l'urgenza di decidere. Il presidente dell'Anpav Massimo
Muccioli dice al telefono: "Vedo persone al limite della depressione.
Siamo sull'orlo del baratro". Nei giorni scorsi una specie di partito di
Air France si è manifestato anche fra gli impiegati di Alitalia
e fra i piloti, che all'inizio erano ostilissimi alla cessione, poi hanno
ammorbidito la posizione e poi sono tornati a irrigidirsi. La maggiore ansia
degli assistenti di volo (in questi giorni si sono viste hostess quasi piangere
davanti alle tv) si spiega, forse, con la loro relativa debolezza sul mercato
del lavoro: se Alitalia fallisce, i tecnici di terra
potranno fare i meccanici altrove; i piloti, chissà, avranno offerte di impiego
all'estero; ma le compagnie straniere non hanno bisogno di hostess italiane, e
mettersi a cercare un lavoro incerto da cameriere è una prospettiva molto dura
per chi adesso ha un posto fisso nella compagnia di bandiera. Comprensibile,
quindi, che Anpav e Avia premano per dire sì ad Air France senza indugi.
"L'Anpav non può non tener conto della totale e unanime volontà degli
assistenti di volo di ritenere valido l'accordo con Air France" incalza il
presidente Muccioli. "Si sta creando un movimento spontaneo a favore di
Air France, bisogna scongiurare il rischio di uno scollamento con i lavoratori.
Contemporaneamente è in atto una campagna scandalosa tesa a generare un
irrimediabile disastro per tutti i dipendenti e per l'Alitalia
stessa. Non è più tempo di giochi al massacro". Decisa anche l'Avia.
"Non esiste, allo stato, un'alternativa credibile ad Air France, ed è con
i francesi che bisogna riaprire il confronto. Non è più accettabile che la
realtà venga mistificata in un inganno condiviso". Invece per un'altra
sigla di hostess e steward, l'Sdl, il segretario nazionale Paolo Maras dice che
"da Spinetta non ci sono state aperture e non è vero che i sindacati hanno
chiuso la trattativa. Noi siamo disponibili a discutere anche adesso".