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DOSSIER “ALITALIA”

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T ARTICOLI DEL  6-4-2008       #TOP


Report "Alitalia 2"

Sindacati, aprite gli occhi ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: porterà forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte;

La Rai è già atterrata ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: COME ALITALIA? La Rai è già atterrata STEFANO BALASSONE Però, il vecchio comunista! Ci voleva Curzi perché dalla moquette dell'ottavo piano, o del settimo, non ricordo bene, di viale Mazzini qualcuno dicesse che "Alitalia e Rai si somigliano". "Si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare il mercato globale e le conseguenti sfide del mercato"

<Non sparate sul sindacato> ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La crisi di Alitalia non è nota da questa settimana". Insomma, ancora una volta ha prevalso quello spirito nazionale che ci fa vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, come se in fondo l'Alitalia avesse potuto farcela anche da sola. "Non c'è dubbio che il paese ha aspettato troppo nel prendere di petto la questione dell'Alitalia" sostiene Baretta,

Oggi primo bilancio di Letta dopo 48 ore di ricucitura ( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia prima di riaggiornarsi a mercoledì prossimo, quando torneranno a parlare del piano Prato e della possibilità di garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi così da scongiurare l'ipotesi del commissariamento. Per allora, infatti, il quadro del negoziato dovrebbe essere senza dubbio più chiaro: lunedì infatti è atteso il Cda di Air France che esaminerà il dossier

"Non abbiamo rotto noi sono stati i francesi" ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: anni una gestione difficile in Alitalia: si è sviluppato un sindacato di mestiere che ha creato problemi. Alitalia è in crisi per quindici anni di scelte industriali sbagliate, e la responsabilità maggiore è delle dirigenze aziendali che si sono susseguite. Lo dicono gli osservatori più onesti, a cominciare da Cesare Romiti.

Senza un patto Pd-Pdll'Italia non avrà una rotta ( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Infatti i cittadini si prendono grande cura dell'Alitalia: le hanno regalato l'Italia, una meta ambitissima nel mondo e siccome la compagnia non ha saputo cavarci che debiti, i cittadini se li accollano da anni. Ma l'Alitalia si prede cura dei cittadini? Ripaga i loro sacrifici con i suoi sacrifici?

I comitati spontanei di pilotisi schierano con i francesi ( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: alcune centinaia di lavoratori di Alitalia hanno riconsegnato le tessere al proprio sindacato ed hanno dato vita a due diversi comitati che chiedono al Consiglio di amministrazione della compagnia italiana di approvare il piano avanzato dal gruppo Air France-Klm. "Siamo in 250 e abbiamo già restituito le nostre tessere ai sindacati", ha spiegato il comandante pilota Marcello Labor,

"mossa dei sindacati o alitalia morirà" ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma basta ultimatum "Mossa dei sindacati o Alitalia morirà" ROMA - Senza una mossa immediata dei sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". Padoa-Schioppa lancia "un appello" alle organizzazioni sindacali: urge da parte loro "un fatto nuovo". E subito, sottolinea il ministro: entro oggi al massimo.

"entro oggi segnale dei sindacati o per alitalia rischi irreparabili" - elena polidori ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: imprenditori italiani disposti ad entrare nella vicenda Alitalia? "L'investigazione giornalistica spetta a voi", risponde secco. Di Lufthansa, cosa pensa? "Ho letto il loro comunicato". Prima di rientrare a Roma, il ministro ricorda che Alitalia è una società quotata e "non cessa di esserlo" se il suo azionista principale è lo Stato: "Questo non modifica il regime giuridico in cui opera:

Tremonti: per martedì gli italiani prenotino il treno ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Giulio Tremonti non nutre speranze su una risoluzione a breve della vicenda Alitalia. "La concentrazione in un grande gruppo europeo va bene - ha spiegato - purché conservi il valore e la forza di Alitalia perché la posta in gioco non è solo la compagnia ma l'intero mercato aereo dell'Italia. Se questo non è possibile è importante l'iniziativa di una cordata italiana".

Le nove sigle disponibili alla trattativa "però adesso basta con gli aut-aut" - lucio cillis ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La partita Alitalia si gioca sul filo dei consigli d'amministrazione di Air France e Alitalia attesi nelle prossime 48 ore, ma soprattutto delle elezioni, mentre alle spalle del negoziato le indiscrezioni cercano di rimettere in gioco la corazzata Lufthansa.

Airone pronta a riaccendere i motori e lufthansa resta alla finestra ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per riprendere la scalata ad Alitalia. La trasferta però, secondo indiscrezioni attendibili, avrebbe dato un esito interlocutorio. Air One starebbe in realtà facendo pressioni sul colosso tedesco per convincerlo a uscire allo scoperto. Lufthansa, invece, da sempre spettatore interessato dietro le quinte nella partita per la Magliana,

Berlusconi e il rifiuto del duello in tv - corrado augias ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sfrontatezza con cui nel 2004 annunciò di mettere al servizio di Alitalia il proprio talento, allo "spreco" di un uomo come Ruggiero gettato letteralmente via, allo strattonar per la giacca il Quirinale, ad una riduzione delle tasse fatta mentre l'avanzo primario si azzerava, ecc. Ebbene, ho raggiunto uno stato mentale che definirei di karma se non avessi timore di offenderne i cultori.

L' amaca ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Amaca E la famosa cordata patriottica per rilevare Alitalia, che fine ha fatto? E gli "amici imprenditori" che facevano la fila da Berlusconi cantando "non passa lo straniero", dove sono scomparsi? E i due figlioli, che per far piacere a papà avrebbero volentieri preso il comando del generoso drappello, come mai non danno notizie?

Se scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La Borsa francese che temeva i rischi dell'operazione Alitalia ha premiato il titolo Air France dopo l'abbandono. Buona parte dei dipendenti di Alitalia protestano ora contro i sindacati. Questi a loro volta chiedono a Spinetta di tornare al tavolo del negoziato e si dicono pronti a ritirare le loro improvvide proposte.

"l'italia non è solo malpensa il nord sta oscurando il sud" ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se questo approccio scompare - come testimonia la gestione del problema Alitalia, diventato nei fatti il problema Malpensa (il fatto che venga meno la compagnia nazionale e che non si sappia bene chi collega Bari o Palermo all'Europa, non frega a nessuno) - sarebbe sbagliato contrapporre al leghismo un meridionalismo rivendicazionista.

Berlusconi tradito dal satellite moratti capopopolo contro prodi - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sulla vicenda Alitalia. "Malpensa è un valore per tutto il Paese. Stavamo consegnando la politica dei trasporti a una compagnia che legittimamente fa gli interessi del suo paese. Noi stavamo svendendo non Alitalia, ma la politica dei trasporti". La piazza, che fino ad allora si era scatenata solo per il breve concerto di Paolo Meneguzzi (

Brevi, schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di Alitalia e di tutti gli altri settori nei quali i partiti mettono becco legalmente o illegalmente. Non credo però che la soluzione sia quella che lei propone: cioè di affidare le municipalizzate a manager provenienti dal settore privato. Non dimentichiamo che la Fiat ha "prestato" alla città una mezza dozzina di suoi ex dirigenti,

Ultimatum di Padoa-Schioppa su Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: scenari inquietanti" sui diritti di traffico Ultimatum di Padoa-Schioppa su Alitalia Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi per riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui diritti di traffico --> ROMA Un "fatto nuovo", ad horas, dei sindacati o per Alitalia ci sarà "l'irreparabile".

Epifani: Padoa-Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili "L'ultimatum del ministro va in una direzione che non aiuta". Le parole che il segretario della Cgil Guglielmo Epifani usa nei confronti del ministro Padoa-Schioppa, che ha invitato i sindacati di Alitalia a fare alla svelta ad aprire a Air France, sono pacate, ma ferme.

J'accuse dei piloti: patto inconfessabile con Parigi Fonti di Palazzo Chigi: solo atti trasparenti, l'unica intesa era l'ok alla trattativa ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ok alla trattativa di Bianca Di Giovanni Nel risiko Alitalia tiene banco l'ennesimo ultimatum ai sindacati lanciato da Tommaso Padoa-Schioppa dall'Ecofin (che fa infuriare tutti, ministri inclusi), mentre riparte il "toto-indiscrezioni" sui possibili esiti della vertenza. Stand-by fino alle elezioni, ripresa già dalla prossima settimana del tavolo con i francesi,

L'ultimatum di Padoa-Schioppa per Alitalia è inaccettabile ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Si dovrebbe forse considerare anche che Alitalia è un'azienda divisa in due. "Una difficoltà sta ovviamente nella struttura di Alitalia, dentro appunto il suo corpo sociale. La divisione tra Alitalia che vola e Alitalia che garantisce i servizi a terra prefigura destini diversi e crea contrasto.

Veltroni: Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi sta facendo una campagna incivile su Alitalia e sui rifiuti", poi se ne accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere che parla di brogli manda a dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino Bari (anche qui migliaia in piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di brogli è evidente che qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi così scontato.

Meridiana-Eurofly, fusione vicina? ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: soprattutto al Nord, da Alitalia. Ma per fare tutto questo potrebbe servire una struttura più solida e soprattutto anche "senso di responsabilità da parte dei sindacati sul fronte dei contratti di lavoro che oggi non sono allineati con il resto d'Europa", ha dichiarato Rossi al quotidiano di Confindustria.

Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del Paese all'Europa e al Mondo. E sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è scatenata una speculazione senza riscontro scientifico.

Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo alternative ad Air France ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo alternative ad Air France.

Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradiziona ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tutta questa campagna elettorale è stata segnata dalla vicenda Alitalia: che giudizio dà di questa crisi? "Alitalia si trova su un piano inclinato da molti anni. E personalmente credo che l'errore più grave sia stato compiuto più di un decennio fa quando non si concluse la trattativa per la fusione con Klm.

Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti ( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il cachemire) esca l'attivo dei rimborsi elettorali dei partiti e partitini. Rifondazione: spese accertate in milioni di euro 1.636, contributo in 5 anni per le due Camere 34.932. E vai, questo sì è l'esempio di una gestione attiva. Chapeau, Fausto, ora rifonda l'Alitalia.Oliviero Beha.

Sul palco la cucina della vita ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Viene citata persino l'Alitalia. Tutto continuerà come prima. L'idea di vedere nella cucina del ristorante un micro-esempio del mondo non è certo nuova. A parte le varianti cinematografiche, viene in mente La cucina di Arnold Wesker. Alla regista, Elisabetta Podda, sta a cuore anche altro: chiudere in uno spazio ristretto, gomito a gomito,

Moratti: basta promesse su immigrati e sicurezza ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Continua: "Non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il nord possono essere il motore di questo Paese. Riprendiamoci questo orgoglio, l'orgoglio di chi lavora tutti i giorni e di chi paga le tasse. Questo orgoglio diventi politica a favore dei cittadini e a favore delle imprese ".

L'Expo e il voto ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Al governo non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il Nord possono essere il motore di questo Paese" Il ministro Fioroni: "Sorprende sentire certe espressioni dal sindaco che ospiterà l'Expo, la festa dei popoli, anche di quelli dei bambini immigrati che l'amministrazione di Milano oggi rifiuta di accogliere".

ROMA Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lancia l'ultimatum ai sindacati: ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un passo nelle prossime ore o le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". E avverte: "Se tirati troppo non si spezzano solo i fili, ma anche gli elastici". Risposta immediata delle organizzazioni sindacali che si dicono pronte a trattare, ma che respingono qualsiasi ultimatum. "Non firmiamo accordi in bianco" dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni,

Alitalia, ultimatum ai sindacati ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Intervista a Bonanni: non firmiamo accordi in bianco. La Sea chiede al governo di liberalizzare le tratte a Malpensa Alitalia, ultimatum ai sindacati Padoa-Schioppa: subito un passo avanti o conseguenze irreparabili.

Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: governo al tavolo Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro BRDO (Slovenia) - Caso Alitalia: il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, affronta la questione al termine dell'Ecofin. "Il mio appello è che avvenga subito, entro oggi, un fatto nuovo da parte dei sindacati, altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi"

Letta-Tremonti, prove di larghe intese sul lago <Patto su 4 temi>. <Sì, lavoriamo insieme> ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in stile Aspen non si spezza sul caso Alitalia. Tremonti e Letta si punzecchiano solo un po'. "La concentrazione di Alitalia in un grande gruppo pubblico europeo va bene ma a condizione che questa conservi identità e valore" e che non comporti "un esproprio " osserva Tremonti. Letta lo interrompe: "Trovo ragionevoli queste parole, peccato che siano diverse da quelle di Berlusconi"

I sindacati: governo al tavolo E riprendiamo le trattative ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: gli impegni evidentemente segreti che avete preso su Alitalia? " Mentre il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, fornisce una versione dei fatti diversa da quella di Padoa- Schioppa - "i sindacati verranno convocati dopo il consiglio di Alitalia di martedì " - un assist al ministro arriva dal presidente del Senato Franco Marini: "C'è il rischio di fallimento dell'impresa,

Il ministro: la politica non c'entra, vale il codice civile ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Che non si diverta a esternare sulla vicenda dell'Alitalia, è poco ma sicuro. Tanto che in privato Tommaso Padoa-Schioppa si lamenta spesso: "Tocca sempre a me dire le cose spiacevoli ". Pur sapendo di essere "l'unico che possa farlo", e che i fatti, confida ai suoi stretti collaboratori, "finiscono sempre per darmi ragione".

Angeletti: casta noi? No, siamo la Champions League ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A giudicare dalla trattativa Alitalia non pare un'ipotesi campata per aria. "Non c'è problema, tanto si vota. Sissignore, i lavoratori votano. Tutti, mica solo quelli iscritti al sindacato. E allora vedremo se questo sindacato è rappresentativo o no. Il resto sono chiacchiere".

E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: della pubblica amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi parla, e in cielo volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il suo rumore le parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che hanno paura". Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una parte invita alla mobilitazione ("finita la festa andate a fare proselitismo") e dall'

Ermolli cerca 800 milioni e la legge Marzano ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: applicazione della legge Marzano ad Alitalia. Questi sono i pilastri dell'azione che, nel riserbo più assoluto, Bruno Ermolli starebbe portando avanti in attesa che domani si chiarisca la vicenda Air France. Il fallimento definitivo della pista parigina, da un lato, e la vittoria del Pdl alle elezioni, dal-l'altro, sarebbero poi i requisiti di contesto.

Alitalia, ultimatum di Padoa-Schioppa Cordate, spunta l'ipotesi Lufthansa ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quello di Alitalia, martedì, si muoverà di conseguenza" DAL NOSTRO INVIATO BRDO (Slovenia) - "Il mio appello è che avvenga subito un fatto nuovo da parte dei sindacati. Perché altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi": il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, affronta la questione al termine dell'

E a Lazard adesso arriva un super advisor ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: consulenza fornita ad Air France sulla complessa vicenda Alitalia. Ma anche la partita energetica che vede Eni - affiancata da Lazard - in short list, e assai ben piazzata, con Edf e E.On per la belga Distrigaz, controllata da Suez. Ci sono poi la forte presenza nel debt advisory e restructuring, il settore delle utility locali e, più in generale, una presenza consolidata nel settore "

La tua opinione ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: it Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Si R 69,7 No R 30,3 La domanda di oggi Ritenete che le schede per votare possano indurre in errore gli elettori?

Aziende pubbliche: lo Stato non deve abdicare ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La storia dell'Alitalia ci dice che al dunque le abdicazioni si pagano. Le cronache delle nomine aggiungono che, senza trasparenza, gli uomini vengono giudicati in via privata e opaca e, talvolta, per servigi non dichiarabili. Nomine siffatte sono censurabili se decise da privati.

Il movimento di passeggeri è aumentato così tanto che l'azienda ha già avv ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è uno dei tanti operatori commerciali che benedice il ritorno di Alitalia al Leonardo da Vinci. A una settimana dal rientro di centottanta voli della sinistrata compagnia di bandiera, è entusiasmante il risultato che l'operazione ha prodotto per l'economia locale. Sono soddisfatti i romani che ritrovano sulla porta di casa un trampolino per le rotte intercontinentali.

ALITALIA, SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE La scelta di Maria Latella ALITALIA, SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE Gentile signora Latella, Vorrei mandare tramite la Sua preziosa rubrica un messaggio al nuovo (l'ennesimo) a.d. di Aeroporti di Roma confidando che vorrà perseguire il miglioramento dei servizi agli utenti di Fiumicino, considerata anche la sua crescente importanza.

Immigrati e reati, la sfida di Rutelli <Io sarò tosto> ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Quando ero sindaco la Lega mi chiese l'autorizzazione per fare una manifestazione dal titolo "Forza Nerone, bruciamo il Colosseo"...". Ovviamente, durante la diretta tv, s'è parlato anche d'altro. A cominciare dalla sicurezza: "Il tema riguarda le leggi dello Stato: non è possibile che quelli che commettono reati predatori nei confronti delle donne,

ROMA Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...&# ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia abbia bisogno di una profonda svolta, di una modernizzazione e di scelte impopolari, che solo chi avrà grande coraggio riuscirà a fare". E mette in chiaro che "dopo essere stati vittime del ricatto di Bertinotti, oggi rischiamo di essere vittime di quello di Bossi", avverte, spiegando che "ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i toni"

NAPOLI - Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza.

ROMA Lufthansa e Air One alla finestra, pronte a entrare in campo se il filo della trattativa con A ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e la società di Toto, e l'entrata in campo da una parte della compagnia di bandiera tedesca come socio industriale, dall'altra del fondo americano Texas Pacific Group (Tpg) come partner finanziario. In questo modo Lufthansa potrebbe prendere le redini operative del nuovo vettore, limitando però per il momento il proprio coinvolgimento finanziario diretto.

ROMA L'orizzonte è quello, l'inizio dell'estate: con le risorse che ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sono attualmente in cassa, Alitalia potrebbe andare avanti forse fino a giugno. Ma nella cruciale riunione di dopodomani gli amministratori di Alitalia non potranno limitarsi a fotografare lo stato della liquidità, per decidere quante settimane o mesi si potrebbe teoricamente andare avanti.

BRDO (Slovenia) - Il 3 ho sentito Spinetta e mi ha detto "non torno a Roma per tr ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E lascia intendere che il consiglio di amministrazione di Alitalia di dopodomani potrebbe trovarsi nella necessità di avviare le procedure per il commissariamento della compagnia. "Non è che Alitalia, per il fatto che è in mano allo Stato per il 49 per cento, smette di essere come le altre società quotate, e il codice civile non vale più.

ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di fatto archivierà la trattativa con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Bonanni che è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa, non contribuiscono certo a far recedere francesi e olandesi dal loro proposito. Servirebbe quindi un gesto forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a riprendere l'aereo.

Alitalia, subito una mossa dei sindacati ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Alitalia, subito una mossa dei sindacati" L'appello di Padoa-Schioppa: "Senza un fatto nuovo entro oggi conseguenze irreparabili".

BRDO (Slovenia) Il peggio non è passato- dice Tommaso Padoa-Schioppa - nè pe ( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: con molta amarezza alla quale non è estranea la vicenda Alitalia, dice che "l'Italia di oggi, sotto il profilo dei costumi, è come quella del '400 che descriveva Machiavelli". Tra una settimana esatta si vota. E le promesse elettorali si sprecano. A sentire il ministro non ci sono grandi margini. Nella Relazione unificata ha previsto per quest'anno un rapporto deficit-Pil al 2,

ALITALIA ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lettere al Corriere - data: 2008-04-06 num: - pag: 31 categoria: BREVI ALITALIA Il governo e i sindacati Chi sono i maggiori azionisti di Alitalia? In ogni azienda a decidere le strategie economiche e industriali sono i maggiori azionisti, "i padroni" che investono svariate somme di denaro e che a ragione tengono le redini del comando.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: allarme di Tps "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E ha aggiunto: "Pensare di tirare a lungo non è certamente possibile".

Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la deve smettere con gli ultimatum ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Intervista Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la deve smettere con gli ultimatum Giovannini.

<Linate? Scalo comodo e utile> I milanesi sono contro la chiusura ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la situazione di Alitalia si risolverà". Così come saranno risolti i problemi di sicurezza e inquinamento. "Tutte le compagnie, Alitalia compresa, stanno sostituendo i vecchi Md80 con apparecchi nuovi - spiega Ballotta -. Sono aerei che non inquinano, fanno poco rumore e possono effettuare manovre su piste corte.

Il governo dà 24 ore all'Alitalia ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 83 del 2008-04-06 pagina 1 Il governo dà 24 ore all'Alitalia di Redazione Padoa-Schioppa avverte i sindacati: "Se non arriveranno nuove proposte sarà un disastro" "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili".

La Moratti: <Dalla sinistra solo delusioni> ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La piazza si lancia in coretti quando sul megaschermo appare Silvio Berlusconi in diretta da Roma su Sky e assicura che "Alitalia non finirà in mano ai francesi". Moratti insiste su Malpensa: "Il governo non ci ha dato risposte. Milano, il Nord, sono al servizio del Paese". Conclude: "Prendiamoci quest'orgoglio, rialziamo tutti insieme l'Italia". Come il manifesto del Pdl.

<Aprire i cieli per far rivivere Malpensa> ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: verificare se è possibile la ripresa delle trattative con Air France per la vendita di Alitalia. Da tempo il presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti Malpensa e Linate, sottolinea che la liberalizzazione dei cieli è un elemento essenziale per il rilancio dello scalo varesino dopo che il 30 marzo Alitalia ha tagliato il 72% dei propri voli dalla stazione aerea.

La pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo governo" ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ugl a Padoa-Schioppa: "Sono mesi che su Alitalia non ascoltate le ragioni dei dipendenti" da Roma Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, il sindacato sta facendo marcia indietro e cerca di recuperare Air France? "Noi eravamo decisi a trattare da subito, da quando il governo ha dato l'esclusiva della gara ad Air France.

Abete (Bnl): <Network globale indispensabile> ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Network globale indispensabile" di Redazione Alitalia non può stare da sola, per avere un futuro l'ex compagnia di bandiera deve essere inserita in un grande network internazionale. Luigi Abete, presidente di Bnl, è sicuro che se anche si presentasse una cordata di imprenditori disposti a investire, "questo non risolverebbe il problema".

Nozze con Air One e controllo a Lufthansa e Tpg ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Milano Una fusione tra Alitalia e Air One per creare una nuova grande compagnia di bandiera controllata da Lufthansa e da Tpg: è l'ultima indiscrezione sul futuro dell'ex compagnia di bandiera. Secondo quanto apprende l'Agi da fonti riservate di alto livello, viene precisato, tra le opzioni sul futuro dell'Alitalia in campo dopo la rottura delle trattative con il gruppo Air France-

Consorte, il finanziere rosso <sposa> la cordata lanciata da Berlusconi ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia in mani italiane". Ieri, intervistato dal Sole 24 Ore, Consorte è stato tagliente: "Quella di Air France avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia, non la prima". Per questo aveva dato la disponibilità sua e di Intermedia, la merchant bank creata sulle ceneri delle fallite scalate bancarie, a giocare un qualche ruolo nella difficile partita del salvataggio di Alitalia:

Il governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non vogliamo prendercela ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Il governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non vogliamo prendercela" Raffaele Bonanni.

Due le ipotesi estreme: che sia una bufala del weekend, o al contrario che sia una cosa talmente ver ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come che sia, ieri per Alitalia si vociferava di un possibile piano alternativo, che secondo le indiscrezioni prevede una fusione con AirOne e un ingresso nel capitale Alitalia di Lufthansa (il gruppo tedesco alleato storico della compagnia di Carlo Toto) e del fondo Texas Pacific Group.

[FIRMA]MARCO ZATTERIN INVIATO A BRDO (Slovenia) Serve un fatto nuovo per evitare consegu ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: regola che sinora lo ha sempre visto sfuggire ai commenti sulle questioni nazionali a margine dei consigli europei, e parla di Alitalia. Lo spinge l'urgenza del caso, dice che "è spiacevole ricordare la tirannia del tempo", ma per il ministro dell'Economia la gravità del caso non offre scelta. Domani si riunisce il cda di Air France, martedì toccherà a quello della nostra compagnia.

Alitalia parla Orlando Corradi ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal fallimento,

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi.

Segue carniti ( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Giorgio Benvenuto ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma Spinetta".

Achille Bonito Oliva ( da "Liberazione" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Mi riferisco alla soluzione patriottica per Alitalia, alle continue e generiche promesse, alla disinvoltura con cui il candidato premier del Popolo delle libertà ha imbarcato nelle sue liste elettorali personaggi come Giuseppe Ciarrapico. L'altro ieri l'imprenditore è arrivato ad attaccato il Quirinale.

Il sindacato una casta in crisi? <Falsità. Vogliono condizionarci ma non ci riusciranno> ( da "Liberazione" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La fuga di Air France dal tavolo per l'Alitalia sarebbe, secondo l'articolo, la dimostrazione di questa tesi. Nella vicenda Alitalia il sindacato non ha fatto altro che difendere il proprio ruolo negoziale. Noi vogliamo fare una trattativa, per poi arrivare a una mediazione. Questo finora non ci è stato consentito.

Alitalia, il governo non trova la rotta ( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E Lufthansa scalda i motori Alitalia, il governo non trova la rotta Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Fino all'ultimo momento il governo non vuole smentire la sua linea caotica nella vendita di Alitalia. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa lancia l'ultimo appello e chiede ai sindacati di tendere la mano ad Air France-Klm entro oggi.

Domenico Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha ( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per la cronaca, in settimana siamo stati a Foggia con Alitalia e abbiamo accumulato ritardi imbarazzanti; ad Alghero con Air One, la puntualità ha spaccato il minuto. Che dire? C'è un'Italia a due velocità. Da una parte quella parastatale sovraccarica di gente, dall'altra quella imprenditoriale che va avanti.

La Filt: Smetta di fare il 12 uomo dei francesi ( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Schioppa hanno prodotto solo danni nella vicenda Alitalia" afferma il segretario generale Roberto Spinazzola. E poi, Savino Pezzotta, presidente della Rosa bianca: "Non credo che il governo Prodi abbia agito nel modo corretto nella trattativa per Alitalia. In 40 anni di vita sindacale ho capito che quando si apre una trattativa si sa anche come uscirne".

L'ANPAC (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PILOTI AVIAZIONE COMMERCIALE) PRENDE POSIZIONE DOPO LE NOTIZIE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Solo nel gruppo Alitalia rappresenta, con oltre 1.100 iscritti, la maggioranza assoluta" della categoria) e la compattezza. Duro il commento sull'ultimatum del ministro Padoa-Schioppa: "Questi ultimatum al posto di offrire un attimo di serenità per sedersi al tavolo creano tensioni che indeboliscono le poche possibilità trovare soluzioni"

SPUNTA L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La posta in gioco della partita non è solo l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli europei. Ma in questo momento particolare c'è anche un altro giocatore importante, e per niente occulto: il clima pre-elettorale. O meglio, il timore che la partita Alitalia possa diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna elettorale.

D'ALEMA: SARò LO STABILIZZATORE DEL PD ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza.

PADOA-SCHIOPPA METTE IN MORA I SINDACATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando in scena andrà la riunione del consiglio di amministrazione di Alitalia che dovrà decidere se c'è liquidità necessaria in cassa per andare avanti ancora un po', o portare i libri in tribunale. "Se non c'è un fatto nuovo, rapido, prima di questi due appuntamenti, si rischia di trovarci di nuovo davanti a conseguenze estremamente negative.

MENTRE NOVE SINDACALISTI IN RAPPRESENTANZA DI ALTRETTANTE SIGLE SI BATTEVANO COME UN SOL UOMO PERCH& ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: altrettante sigle si battevano come un sol uomo perché Alitalia non finisse in mano francese; mentre Berlusconi sponsorizzava una cordata di volenterosi anti-Spinetta e Roberto Maroni invocava l'italianità della compagnia di bandiera, ebbene, mentre tutto questo accadeva nel Bel Paese, l'indiano Tata si portava a casa due icone della grande industria automobilistica inglese che fu,

ALITALIA, ULTIMATUM DEL TESORO AI SINDACATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotesi di una cordata con Air One e Lufthansa Alitalia, ultimatum del Tesoro ai sindacati Padoa-Schioppa: serve un passo o accadrà l'irreparabile. La replica: basta forzature Subito un passo dei sindacati o per Alitalia ci sarà "l'irreparabile". È un vero e proprio ultimatum quello del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.

Perché l'adesione della Nato all'Albania? ( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.


Articoli

Sindacati, aprite gli occhi (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

PIETRO ICHINO La rottura della trattativa tra sindacati ed Air France non porterà forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte; perché anche un sindacato rappresentativo del 4 per cento del personale, se dissenziente, avrebbe potuto paralizzare la compagnia. Non sapeva che il nostro sistema di relazioni industriali sembra concepito apposta per premiare il sindacalismo irresponsabile, penalizzando quello pensante. Probabilmente lo stesso Spinetta non sapeva neppure, quando si è dichiarato deluso per l'esito di quella "lunga trattativa", che i nostri sindacati invece ? tutti ? la considerano una trattativa cortissima, anzi una "non-trattativa". Anche quando negoziano questioni assai meno spinose del difficilissimo piano di salvataggio di Alitalia, essi sono affezionati al rito di negoziati defatiganti, che possono durare mesi; negoziati durante i quali essi sono capaci di stare in surplace per giorni o persino settimane, l'uno in attesa che l'altro faccia la prima mossa, mostri la prima apertura. Fatto sta che il capo di Air France, pur arrivato con le migliori intenzioni, ha finito presto col gettare la spugna, come aveva già fatto quello di Klm nel 1999. Il danno maggiore che ne deriva per il nostro paese non sta forse tanto nel possibile collasso della nostra compagnia di bandiera, quanto nel messaggio di chiusura agli operatori stranieri che in questo modo il nostro sistema dà clamorosamente di sé: monito per qualsiasi possibille futuro interlocutore. Certo, la stessa immagine il sistema- Italia la aveva data quando aveva fatto le barricate contro Abn Amro nel tentativo di impedirle di acquisire la Banca Antonveneta, o contro Abertis quando era stato in gioco il controllo di Autostrade, o contro At&t quando si era trattato di Telecom; ma questa volta la vicenda è più clamorosa. Innanzitutto, una compagnia aerea del peso di Alitalia è più conosciuta nel mondo: le sue vicende destano quindi maggiore attenzione, anche fuori del giro degli addetti ai lavori. Inoltre, in questo caso il fallimento dell'operazione desta maggiore sorpresa perché tutti sanno, ormai, che non c'è alcuna alternativa seria a Air France. È questo che impressiona: Cgil, Cisl e Uil appaiono incapaci di cogliere anche l'ultima occasione che si offre loro, prima del fallimento dell'impresa. Ciò che le blocca è che ? in questo settore e in questa azienda in particolare ? ormai da anni ogni loro scelta responsabile di negoziazione delle misure di ristrutturazione necessarie viene vanificata dall'ostruzionismo dei sindacati autonomi e del Sult (oggi Sdl) in prima fila. Perché il nostro sistema consente di proclamare e attuare con successo uno sciopero del trasporto aereo anche al sindacato meno rappresentativo, che non ha firmato alcun contratto applicabile in azienda. E consente a qualsiasi lavoratore di godere i benefici del contratto firmato da un sindacato e nel contempo di aderire allo sciopero proclamato contro quello stesso contratto da un altro sindacato. Ma Cgil Cisl e Uil non sono soltanto le prime vittime di questo sistema: hanno anche la grave colpa di averlo difeso per anni senza accorgersi che in questo modo, almeno nel settore dei servizi pubblici, si scavavano la fossa con le loro stesse mani. Ora la speranza è che il dramma di Alitalia apra gli occhi a tutti, sindacati confederali per primi. E li induca a riattivare con urgenza ? oltre che la trattativa con Air France ? anche il negoziato con le associazioni imprenditoriali per un accordo interconfederale che non soltanto stabilisca criteri adeguati di misurazione della rappresentatività sindacale nei settori e nelle aziende, ma stabilisca anche con chiarezza, sulla base di quei criteri, quale sindacato o coalizione, in caso di dissenso insanabile, può contrattare con efficacia generale, spendendo credibilmente la "moneta" della tregua sindacale. Questo significa, almeno nel settore cruciale dei trasporti, dettare una disciplina dello sciopero coerente con la disciplina della contrattazione collettiva. Solo in questo modo il sindacato può recuperare il proprio ruolo fondamentale di intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare un piano industriale alla luce fredda delle circostanze; e, se la valutazione è positiva, guidare i propri rappresentati nella scommessa su quel piano, negoziandone con realismo i contenuti a 360 gradi. Il sistema oggi operante in Italia rende questo mestiere difficilissimo, quando non impossibile. www.pietroichino.it.

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La Rai è già atterrata (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

COME ALITALIA? La Rai è già atterrata STEFANO BALASSONE Però, il vecchio comunista! Ci voleva Curzi perché dalla moquette dell'ottavo piano, o del settimo, non ricordo bene, di viale Mazzini qualcuno dicesse che "Alitalia e Rai si somigliano". "Si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare il mercato globale e le conseguenti sfide del mercato" (Corriere del 4 aprile). La "difficoltà", come paternamente la definisce Curzi, ha una origine comune: salvo singole eccezioni, chi comanda sulla Rai e chi lavora nella Rai diffida, a dire poco, sia del mercato globale sia della relative sfide, per il timore di non avervi parte. Un esempio? Nel 2001 la Rai associò al 49% nella gestione dei suoi ponti di trasmissione un colosso americano chiamato Crown Castle, che in cambio pagò 400 milioni di euro, con un assegno circolare che chi scrive ha potuto contemplare. Ma i sindacati, Snater in testa, si opposero, il ministero di centrosinistra (Cardinale) nicchiò e quello di centrodestra (Gasparri) cacciò gli americani, restituendogli i soldi. Un altro esempio: nel 2001 già a tutti era evidente che dopo lo spappolamento del campionato di calcio fra anticipi e posticipi, alla domenica pomeriggio restava poco da raccontare. Quindi la Rai avrebbe dovuto smettere di dare 120 miliardi l'anno alla Lega Calcio per comprare i gol di 90° minuto, che fruttavano in pubblicità cinque volte di meno di quello che costavano. Ma alla Rai fu spiegato, col diretto intervento del gabinetto del presidente del consiglio (e del Milan) di allora, che quei soldi servivano per essere distribuiti fra le squadre minori che altrimenti avrebbero fatto saltare il campionato. Mai violenza fu più gradita dai vertici della Rai, perché anch'essi avevano il loro piccolo problema: cosa fare delle redazioni sportive una volta che si fosse decisa la messa a terra, come si direbbe in Alitalia, di 90° minuto? Così, per fare contento il governo e per evitare grane interne, il Cda, con voto non unanime, decise di accollare alla Rai 80 miliardi di perdita annua, in nome, va da sé, del servizio pubblico. Una bazzecola rispetto a una questione più strategica: tra il 1994 e il 2004, la Rai avrebbe avuto la possibilità legale di attuare la separazione contabile e organizzativa fra due reti con pubblicità e una rete con solo canone (separazione rigida, sul modello Bbc); e così, avendo distinto le casse, avrebbe potuto trasmettere un po' più di pubblicità ? non c'era allora alcuna norma di legge che lo vietasse ? erodendo, a dire poco, la rendita monopolistica di Mediaset e trovando le risorse per diventare una vera factory di sistema. In altri termini la Rai avrebbe preparato per sé un vero futuro di grande impresa pubblica della comunicazione. E in effetti la Rai (doveva essere il marzo del 2000) chiese per iscritto al governo, suo proprietario, di procedere in tal senso. Il vecchio governo non rispose. Quello nuovo si affrettò a fare una legge per togliere alla Rai ogni grillo dalla testa: così, fra i sospiri di sollievo di Mediaset e degli editori, i vincoli pubblicitari della Rai furono scolpiti in una legge. Ultimo, ma non meno importante, da tre anni la Rai garantisce formalmente il volume di fatturato di Endemol, indipendentemente dai risultati conseguiti dai programmi della medesima. In sostanza regge il sacco a una pratica monopolistica a beneficio di terzi. Insomma, le "piccole corporazioni e i microfeudi" della cui esistenza Curzi si rammarica, esistono certamente, come accade in ogni vasta struttura. Ma la loro è una forza apparente. La forza che stringe i lacci della Rai non è quella dei cosiddetti "interni" e delle loro retoriche aziendali, ma deriva dagli interessi esterni, quantificabili a piè di lista. Curzi si domanda: la Rai sarà come l'Alitalia? Si potrebbe rispondere che lo è già (e che lui dovrebbe essersene accorto). Il punto è se potrà smettere di esserlo.

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<Non sparate sul sindacato> (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

IL CASO ALITALIA A colloquio con due ex sindacalisti, oggi candidati Pd: Baretta e Nerozzi "Non sparate sul sindacato" RAFFAELLA CASCIOLI Magari l'ha accarezzata l'idea, ma decisamente è troppo anche per lui. Air Silvio, come ha titolato ieri il Wall Street Journal, non c'è mai stata nè ci sarà e la drammatizzazione delle ultime ore si sarebbe potuta evitare se tra otto giorni non ci fossero le elezioni politiche. Lui, Berlusconi, è senza parole, continua a vaneggiare di cordate inesistenti sulla pelle dei lavoratori e su quella dei passeggeri mentre fioccano le smentite di industriali e bancari. Tuttavia, la vicenda di Alitalia non nasce nè oggi nè ieri ma è uno dei problemi che da anni l'Italia si tira dietro senza mai affrontarlo fino in fondo. Come se ci fosse sempre un'altra pista e altre ali per continuare a volare. "Forse abbiamo aspettato un po' troppo ? spiega ad Europa Pierpaolo Baretta, già segretario aggiunto Cisl e ora candidato Pd alla camera in Veneto ? a denunciare la crisi, pur avendola percepita, pensando fino all'ultimo che l'azienda avrebbe potuto farcela senza alleanze. C'è stata, senza dubbio, una difesa dello statu quo ma le responsabilità del sindacato sono state largamente favorite dall'atteggiamo dei diversi governi che si sono fin qui alternati. La crisi di Alitalia non è nota da questa settimana". Insomma, ancora una volta ha prevalso quello spirito nazionale che ci fa vedere il bicchiere sempre mezzo pieno, come se in fondo l'Alitalia avesse potuto farcela anche da sola. "Non c'è dubbio che il paese ha aspettato troppo nel prendere di petto la questione dell'Alitalia" sostiene Baretta, mentre un altro ex sindacalista (questa volta della segreteria Cgil) Paolo Nerozzi, a sua volta candidato Pd al senato, ritiene che le responsabilità principali, quando si parla di Alitalia, vadano ricercate nella politica. "Per anni la compagnia di bandiera è stata diretta da amministratori che non hanno mai pagato per quel che hanno fatto" incalza Nerozzi che, tuttavia, ammette qualche responsabilità da parte del sindacato. "Penso che, negli anni scorsi, ci sia stata un'attenzione verso il sindacalismo autonomo trattato con troppa accondiscendenza. Non ha aiutato nemmeno una frammentazione eccessiva della rappresentenza ". Sul merito, mentre ieri un altro sindacalista, l'ex leader della Cisl Savino Pezzotta, ha chiesto al governo di riaprire la trattativa con Air France perché "se le tre confederazioni hanno la giusta determinazione possono contribuire a risolvere la vertenza nonostante tutto", si è espresso Baretta che non ci sta alle interpretazioni dietrologiche di queste ore. "È sempre bene trattare ? prosegue ? così come se il sindacato non condivide il piano dell'azienda lo deve dire: la trattativa è proprio questa. Il sindacato tratta senza atteggiamenti ideologici o politici. Tuttavia è inutile nascondersi che il problema è che la discussione avviene a dieci giorni dal voto".Anche per Nerozzi trattare è l'unica soluzione possibile con l'obiettivo di chiudere quanto prima anche se "mi pare che il governo fosse a conoscenza della proposta dei sindacati". Tuttavia, se per l'ex esponente di Cgil le trattative gridate non aiutano e l'obiettivo deve essere sempre il rispetto dei più deboli, per Baretta occorre ricondurre la trattativa al merito che non è solo quello degli esuberi quanto piuttosto del piano industriale e delle prospettive delle rotte aeree. "A far difetto nelle ultime settimane è stato il ruolo del governo, o meglio dell'azionista di maggioranza, ovvero il tesoro ? conclude Baretta ? La trattativa non doveva essere tra i sindacati di categoria e l'Air France. Non ha funzionato il negoziato tra il gruppo franco-olandese e il tesoro italiano che così non ha messo il sindacato sul giusto binario ". Su un punto non c'è storia: l'interruzione delle trattative con Air France hanno mostrato in tutta la loro evidenza che le cordate immaginarie non esistono.

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Oggi primo bilancio di Letta dopo 48 ore di ricucitura (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

(ra. c.) Con l'obiettivo di riportare tutti intorno allo stesso tavolo già la prossima settimana, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta lavora febbrilmente da due giorni riannodando le fila di un discorso spezzato. Ieri mattina Letta ha ricevuto a palazzo Chigi Aristide Police , neo presidente di Alitalia. L'incontro, durato circa un'ora, è servito ad affrontare le questioni relative alla sostenibilità finanziaria della compagnia di bandiera proprio nelle stesse ore in cui i sindacati di categoria hanno incontrato alla Magliana i responsabili di Alitalia prima di riaggiornarsi a mercoledì prossimo, quando torneranno a parlare del piano Prato e della possibilità di garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi così da scongiurare l'ipotesi del commissariamento. Per allora, infatti, il quadro del negoziato dovrebbe essere senza dubbio più chiaro: lunedì infatti è atteso il Cda di Air France che esaminerà il dossier Alitalia, mentre martedì il Consiglio di amministrazione di Alitalia è chiamato a verificare se esistono gli elementi necessari per garantire la continuità aziendale. Oggi, intanto, Enrico Letta a Cernobbio per il workshop Ambrosetti potrebbe già tracciare un primo bilancio dell'azione diplomatica messa in atto dal governo dopo l'abbandono della trattativa da parte del presidente di Air France, Jean Cyril Spinetta. Scadono, infatti, stamattina le cosiddette 48 ore di tempo che si è dato il governo per cercare di recuperare il dialogo tra le parti. Già ieri Letta, ai microfoni di Radio Popolare, ha spiegato che Air France è un'occasione che non si può perdere: "Partiamo dall'idea che è un'occasione troppo importante, quello di integrare la nostra compagnia di bandiera dentro quella che può diventare la più grande compagnia del mondo. Un'occasione come questa non si può perdere". Per Letta, infatti l'alternativa sarebbe molto negativa visti i profili incerti per lavoratori, viaggiatori e tutto il sistema paese. Secondo il sottosegretario "bisogna tentare fino in fondo e non possimao arrenderci all'idea che non ci siano margini per provare a chiudere positivamente questa intesa". E, così, mentre per tutta la giornata di ieri il sottosegretario ha proseguito i contatti soprattutto con i sindacati su cui ha cercato di esercitare una sorta di moral suasion per far riaprire il dialogo, da Parigi il messaggio di Spinetta è stato chiaro: non si muove dalla posizione di mercoledì, è e resta fortemente convinto del piano presentato ai sindacati. Un piano che per i francesi punta alla crescita redditizia di Alitalia e non si può tornare indietro. Tuttavia il Cda di Air France lunedì potrebbe ampliare il mandato di Spinetta e dargli ulteriore margine di negoziato, anche se questo esporre il board al rischio di rimostranze da parte dell'azionariato. Dal canto loro, i sindacati si dicono fiduciosi sulla possibilità di ricucire: se il leader della Uil Angeletti, che per primo aveva abbandonato le trattattive, sottolinea come sarebbe un grosso guaio se Air France non si ripresentasse, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha spiegato che il principale obiettivo del sindacato è quello di risedersi al tavolo del negoziato. Bonanni, che ha osservato come Lufthansa sia sempre stata d'accordo con i sindacati italiani su Alitalia "forse anche troppo", ha poi auspicato che "il governo si apra a una sorta di verifica tra quelle che sono le condizioni di offerta migliore". Su Alitalia, intanto, è alta la polemica politica con il vicepremier Massimo D'Alema che ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una fiche per Alitalia: "La fiche va bene per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del paese". Tanto più che oltre il 70% degli italiani, secondo un'indagine condotta da Ibl/Ekma Ricerche, è scettico sulle promesse dei partiti politici circa il futuro di Alitalia. Il titolo, invece, resta sospeso fino all'8 aprile dalle contrattazioni di Borsa.

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"Non abbiamo rotto noi sono stati i francesi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, come rispondete al ministro Padoa-Schioppa che vi chiede un passo per evitare "l'irreparabile"? "Non capisco: i confronti si fanno al tavolo delle trattative, tanto più su cose che riguardano il futuro della compagnia e dei lavoratori. Le categorie hanno incontrato Alitalia, non abbiamo rotto noi la trattativa, ma Air France. Il governo si è chiamato fuori; noi non trattiamo con il governo; non siamo nemmeno presenti al tavolo come confederazioni, sempre per scelta del governo. Non si capisce, quindi, cosa voglia dire Padoa-Schioppa. La disponibilità dei sindacati a trattare, c'era, c'è e ci sarà". Ma bisogna pure che ci sia una controparte, un compratore... "Appunto. Bisogna aspettare quel che dirà lunedì Air France. Noi non abbiamo più avuto contatti con loro". Se decide di non tornare al tavolo, addio: altri compratori non ce ne sono all'orizzonte. "Noi non vogliamo il commissariamento di Alitalia. Non abbiamo nessunissima preclusione a discutere con Air France; ma si sappia che abbiamo cominciato a negoziare due settimane fa, e che in tutto abbiamo fatto due o tre incontri". Ma la vostra proposta respinta da Spinetta è negoziabile o no? Gli avete chiesto di riassumere 5.000 persone... "C'è stata una lettura non esatta di quella proposta. Noi dicevamo sì - con qualche correzione - al piano Spinetta; proponevamo l'ingresso di Fintecna in Alitalia, con l'arrivo di nuove risorse per gli investimenti..." "Veramente era una "bad company", non soldi... "Ma noi avremmo detto sì - con qualche correzione - al piano di esuberi di Spinetta. In tutta Europa non esiste una compagnia aerea divisa in area volo e area servizi". Ma Air France perché dovrebbe accollarsi personale che è già di fatto fuori dall'azienda? "E allora, perché ha bisogno di un accordo con il sindacato? Il sindacato lo si chiama perché si vuole dialogare, confrontarsi con gli occupati del settore, no? E se si vuole dialogare, non è che si può chiedere un prendere o lasciare entro 24 ore". Il tempo è poco: una trattativa normale è impossibile per Alitalia. Il sindacato lo sa? "Sono anni che diciamo che in quest'azienda si fanno scelte sbagliate di politica industriale. Adesso si tratta solo di fare un confronto, in tempi rapidi, risolvendo però alcuni problemi aperti. Il governo sta facendo un passo; i franco-olandesi riflettono: vediamo se si riesce a riprendere il confronto la settimana prossima. Senza drammatizzazioni". Il sindacato, ha detto Prodi, "ha sbagliato". Avete dato l'idea che per qualche esubero in meno possa andare tutto in malora. "Non vogliamo il fallimento, ma un rilancio che abbia una prospettiva, oltre ai sacrifici. Non contesto la strategia industriale di Air France. Ma se gli chiedo qualche investimento in più sulla flotta? Di tenere la qualità e la manutenzione dentro, come avviene in tutta Europa? Non è massimalismo". E la Caporetto? Nessuna autocritica? "Non c'è nessuna "Caporetto sindacale". C'è da trent'anni una gestione difficile in Alitalia: si è sviluppato un sindacato di mestiere che ha creato problemi. Alitalia è in crisi per quindici anni di scelte industriali sbagliate, e la responsabilità maggiore è delle dirigenze aziendali che si sono susseguite. Lo dicono gli osservatori più onesti, a cominciare da Cesare Romiti. Il sindacato in Alitalia è figlio di questa storia, e ha in parte le sue responsabilità". Ci sono alternative, altre cordate alle viste? "Già oggi chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare un'Opa. È chiaro che di fronte a un fallimento molti possono essere tentati, anche chi oggi nega o smentisce il suo interesse". È vero che non avete voluto incontrare Jean-Cyril Spinetta? "Non è vero, solo una volta aveva chiesto un incontro che poi non s'è potuto fare". Ed è vero che Veltroni ha chiesto alla Cgil di "chiudere" presto? "Sui giornali abbiamo letto tutto e il suo contrario: colpa del clima elettorale, dell'immaginazione... Molte delle cose emerse nelle varie ricostruzioni non rispondono al vero. Dopodiché Veltroni, come il governo, non possono, giustamente, che essere preoccupati. Come noi". E se il negoziato riprendesse? A un certo punto tirerete le somme... "Un buon negoziatore sa quando si deve fermare. Ma un negoziato ci dev'essere. Un minimo di tempo è necessario. Prima si tratta, poi si arriva a un compromesso. Tutto qui". E se dicono che la vostra intransigenza costa voti al Pd? "Non c'è nessun rapporto tra la vertenza Alitalia e i voti ai partiti. Forse può pesare di più il caso di Malpensa, anche se il centrodestra ne ha fatto un uso strumentale coprendo le proprie responsabilità, che sono tante". Esauriti i margini di negoziato, la Cgil avrebbe il coraggio di fare una scelta "impopolare"? "Il senso di responsabilità della Cgil non è in discussione, c'è sempre stato. Il problema è se questa scelta è utile all'Alitalia e al Paese. Ma per fare questo dobbiamo trattare, discutere. Non è detto che la rottura con Air France non possa essere seguita da una riapertura del negoziato".

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Senza un patto Pd-Pdll'Italia non avrà una rotta (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dalla prima pagina "Se ne occupano i cittadini più avvertiti, non più di tre milioni rispetto alla grande platea". E rischiano non di portare consensi ma di alienarne. Il fronte principale della sfida, così, è quello dell'economia, una centrifuga in cui vengono introdotti sia il vivere quotidiano - e quindi retribuzioni, pensioni, mutui e affitti per la casa, sgravi fiscali, aiuti alle famiglie per la natalità, lavoro, politiche tariffarie ed energetiche - sia i dossier di medio e lungo termine, cominciando dal gap infrastrutturale (alta velocità ferroviaria, interventi sulla rete stradale e autostradale, porti, logistica, collegamenti ai principali corridoi europei per il traffico merci) che sta soffocando il Paese. I due principali partiti in lizza e i loro leader, Walter Veltroni e Silvio Berlusconi, convengono che i problemi sono questi, e in effetti lo sono, e convergono anche su molte delle soluzioni ipotizzate, al punto che l'uno rinfaccia all'altro, e viceversa, di aver scopiazzato il programma. In realtà, questo stato di cose è la più lampante dimostrazione che lo scenario italiano non consente ricette miracolistiche, ma richiede, per essere risanato in profondità e stabilmente, una quota di sacrifici e una lungimiranza cui nè il Pd né il Pdl potranno attingere anche se il 14 aprile uno dei due partiti dovesse conquistare una solida maggioranza. Sconfessando, peraltro, ciò che i sondaggi, pur ufficialmente "silenziati", continuano a dire e cioè che al Senato il pareggio è tuttora l'eventualità più probabile. Nelle ultime ore una battuta di Berlusconi appare rilevante: "Faremo subito le scelte impopolari". Probabilmente sono parole dettate da una precisa strategia propagandistico-comunicativa. Qualcuno deve avergli sussurrato che gli italiani sono ormai abbastanza smaliziati da non lasciarsi incantare dalle promesse mirabolanti: ognun per sè, e così per tutti, sa che non si esce dall'attuale situazione con il bla-bla della politica politicante. Questa consapevolezza Berlusconi mostra tanto più averla acquisita se è vero che il suo alter ego, Gianni Letta, sta riannodando i fili di una diplomazia sotterranea per realizzare una qualche forma di collaborazione post-elettorale con il Pd. E Veltroni non è sordo né inattivo: per primo ha tentato di semplificare il quadro politico, con la decisione di affrontare da solo (insieme all'Italia dei valori) la sfida del voto, e ora tiene vivo il presupposto del dialogo, riconoscendo e non demonizzando l'avversario. L'errore che entrambi stanno commettendo, tuttavia, è proprio quello di lasciare sotto traccia questa reciproca disponibilità e di cedere alle provocazioni dei partiti minori, i quali gridano al "grande inciucio" per esorcizzare la possibilità di essere penalizzati da un corpo elettorale che percepisse con nitidezza quanto dovrebbe essere, invece, del tutto evidente: Pd e Pdl non ci porteranno da nessuna parte l'uno senza l'altro. Come acutamente osserva il politologo Giovanni Sartori, le scelte impopolari non possono che farsi insieme, perché questo è il solo modo in cui nessuno viene punito nei consensi. Ed è anche, fuori dalla logica "inciucesca", traducibile nella semplice spartizione del potere, il solo modo serio per provare a risolvere i problemi, alcuni davvero drammatici, del Paese. Pagato il dazio alle esigenze propagandistiche tradizionali e ormai assodate le promesse che entrambi hanno messo sul tavolo - con poca o nessuna chiarezza su dove reperiranno le risorse necessarie per tradurle in realtà - il vero colpo di reni che Berlusconi e Veltroni potrebbero dare alla campagna elettorale sarebbe proprio quello di gettare la maschera. E dire con la dovuta trasparenza di essere pronti a collaborare. Che vinca l'uno o l'altro, non necessariamente se non vince nessuno. Per farlo devono uscire dalla genericità delle affermazioni e spiegare quali riforme istituzionali, quale legge elettorale, quali interventi di politica economica e sociale potranno essere condivisi, pur facendo salva la condizione di non snaturare la loro identità originaria. La nascita di Pd e Pdl, avvenuta con percorsi diversi e da completare (nel caso dei "popolari"), ha aperto uno "spazio comune" possibile. Negarlo offre solo una prospettiva di corto raggio, mentre declinarlo nella concretezza servirebbe a creare fin d'ora le condizioni utili alle decisioni ineludibili e improcrastinabili. Una simile svolta della campagna elettorale avrebbe un immediato impatto positivo sull'immagine internazionale del Paese e favorirebbe la crescita, che si nutre anche di aspetti psicologici quale, ad esempio, la fiducia delle imprese e dei consumatori. Una fiducia meno debole se si sapesse che davvero Berlusconi e Veltroni si muovono guardando all'interesse generale e non di parte e che in nome di quest'interesse sono pronti a percorrere un pezzo di strada insieme. Ma devono avere il coraggio di sparigliare il gioco, com'è già avvenuto in altre circostanze, e di dirlo. Perché il dire, per una volta, è importante quanto il fare. Luigi Leone leone@ilsecoloxix.it 06/04/2008 dalla prima pagina Vi sottopongo alla riflessione il titolo di un possibile, prossimo saggio di storia della politica italiana: "La Democrazia cristiana da Alcide De Gasperi a Pino Pizza". Neanche Totò avrebbe osato tanto. Per fortuna la faccenda è stata sistemata. Non alla De Gasperi ma alla Pizza: pare che il signore sia stato risarcito con un miserabile sottosegretariato, virtuale, dal (virtuale) futuro primo ministro. E buonanotte al secchio. Forse qualche sviluppo, spiacevole se non eccitante, potrebbe avere in questa ultima settimana di struggente passione l'inchiesta che coinvolge l'ex ministro dell'Ambiente. Lo si accusa di aver scroccato telefonate al cellulare e soggiorni in hotel a sette stelle. Fosse vero ci sarebbe da morire dalla vergogna, ma francamente non oso crederlo: un ministro ha diritto a qualcosina in più, nel caso. Resta il mio stupore per gli hotel: sono tanto provinciale che non credevo ne esistessero a sette stelle. Nella mia vita ne ho contate solo fino a un massimo di cinque davanti a certi meravigliosi ingressi palmati e gallonati. Com'è un hotel a sette stelle? Cosa ti danno, cosa ti fanno, come te lo danno e come te lo fanno, non riesco nemmeno a immaginarlo. Riguardo a Alfonso Pecoraro Scanio sono sicuro che finirà bene, almeno l'inchiesta delle Sette Stelle. Da parte sua, onorevolmente, ha subito rinunciato all'immunità parlamentare anche se, essendo diventato ministro, avrebbe forse dovuto da tempo rinunciare al seggio di deputato, come da accordi con il premier Romano Prodi. Ah, ma certo, la campagna è stata ravvivata dall'Alitalia. Giovedì mi ha telefonato da Fiumicino un amico, un modesto artigiano anche lui provinciale nei pressi dell'aeroporto. Mi fa: sono qui che lavoro da diverse ore e mi sono messo a contare, c'è un aereo che va o che viene ogni minuto o due; mi vuoi spiegare come fa l'Alitalia a non fare soldi a palate? E che ne so io come fa, gli rispondo, forse non sono capaci e basta. Chiudendo la comunicazione mi è tornato alla mente il candidato democratico alla presidenza degli Usa, Barack Obama. La settimana scorsa ha tenuto a Filadelfia un discorso che i media considerano tra i più importanti e alti degli ultimi decenni: facendo i conti significa che un discorso paragonabile lo hanno fatto prima di lui o Robert Kennedy o Martin Luther King. Era un discorso rivolto alla nazione, non solo agli elettori democratici, volto a convincere anche i repubblicani. Invece che cincischiare dando un colpo al cerchio e uno alla botte, accontentando un po' gli uni e un po' gli altri, titillando gli interessi di questa categoria o di quella corporazione, è volato alto e ha chiesto al Paese di volare alto con lui. Tra i molti argomenti uno, secondo me, riguarda i discorsi sull'Alitalia. Il signor Obama definisce così il patriottismo, tema assai caro agli americani: il patriottismo è prendersi tutti uno cura dell'altro, ed è questo il modo per consolidare la nazione e rendere intangibile il bene comune. Bene, come si fa a non essere patriottici riguardo alla, appunto, compagnia di bandiera? Infatti i cittadini si prendono grande cura dell'Alitalia: le hanno regalato l'Italia, una meta ambitissima nel mondo e siccome la compagnia non ha saputo cavarci che debiti, i cittadini se li accollano da anni. Ma l'Alitalia si prede cura dei cittadini? Ripaga i loro sacrifici con i suoi sacrifici? Ha mai pensato di servire il paese servendoli? No, e in questi giorni che sento gonfiarsi i candidati di patriottismo e italianità, mi vengono i brividi, perché so che nessuno di loro è in grado di pensare un concetto così semplice e così alto. E non voglio fare nemmeno del sarcasmo sull'altezza e l'importanza di ogni loro altro comizio. maurizio maggiani 06/04/2008.

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I comitati spontanei di pilotisi schierano con i francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stracciate le tessere sindacali nDOPO I CARTELLI "pro Air France"e i cortei favorevoli al dialogo con i francesi, alcune centinaia di lavoratori di Alitalia hanno riconsegnato le tessere al proprio sindacato ed hanno dato vita a due diversi comitati che chiedono al Consiglio di amministrazione della compagnia italiana di approvare il piano avanzato dal gruppo Air France-Klm. "Siamo in 250 e abbiamo già restituito le nostre tessere ai sindacati", ha spiegato il comandante pilota Marcello Labor, che guida uno dei due comitati spontanei. "Il nostro documento chiede al consiglio di amministrazione di aderire all'offerta di Air France. Ogni lavoratore che vuole stare con noi può inviare una e-mail all'indirizzo AzAirfrance@alice.it". Cosa ne pensa il sindacato Cgil che ieri smentiva " la politica degli ultimatum del ministro Padoa-Schioppa"? Prende seccamente le distanze il segretario generale della Filt Cgil Fabrizio Solari: "In momenti difficili come questi può succedere di tutto, ma non mi sembra bello che chi ha già un posto sicuro prema per un accordo: questa è legge della giungla. Non so chi siano questi piloti, ma per ciò che riguarda la Cgil chi ritiene di costruire la sua fortuna sulle disgrazie di altri lavoratori - che nel piano Air France sono destinati a perdere il posto in quanto "esuberi" - è giusto che non si faccia rappresentare da noi. Non li vogliamo". Oltre ai piloti che contestano, c'è Federmanager che attribuisce ai sindacati la responsabilià della rottura con Spinetta. "Ribadisco che non abbiamo rotto alcuna trattativa, visto che trattativa non c'è mai stata, almeno con noi. Credo che il ministro dell'Economia dovrebbe convocarci rapidamente". Mentre il maggior sindacato nazionale entra in rotta di collisione con il ministro, un altro comitato spontaneo, secondo Labor, sarebbe nato tra il personale di terra. "Oltre al nostro - afferma il pilota dell'Alitalia - c'è anche un altro comitato che si è andato formando in queste ore che chiede l'adesione al piano Air France e al quale sta aderendo il personale di terra e al quale avrebbero aderito già 400 dipendenti". Il documento, anche questo a favore dell'accordo con Air France-Klm, prevede che "tutte le persone che hanno in buona fede delegato a terzi la propria rappresentanza nei confronti della compagnia cessino di fare le farfalle imbalsamante in collezioni altrui e si riapproprino della propria identità individuale di dipendenti". Il comitato spontaneo di piloti e assistenti di volo insiste e chiede che "Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior parte dei dipendenti Alitalia al piano della compagnia d'oltralpe dissociandosi dal piano alternativo proposto dalle organizzazioni sindacali". fabrizio solari"Siamo noi della Cgil a rifiutare questi lavoratori che mollano i loro compagni" 06/04/2008.

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"mossa dei sindacati o alitalia morirà" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Padoa-Schioppa: decisione entro oggi. La replica: disposti a trattare con Air France, ma basta ultimatum "Mossa dei sindacati o Alitalia morirà" ROMA - Senza una mossa immediata dei sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". Padoa-Schioppa lancia "un appello" alle organizzazioni sindacali: urge da parte loro "un fatto nuovo". E subito, sottolinea il ministro: entro oggi al massimo. Ovvero prima delle riunioni del consiglio di amministrazione di Air France (domani) e della compagnia di bandiera (martedì). CILLIS E POLIDORI ALLE PAGINE 10 E 11.

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"entro oggi segnale dei sindacati o per alitalia rischi irreparabili" - elena polidori (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Entro oggi segnale dei sindacati o per Alitalia rischi irreparabili" Ultimatum di Padoa-Schioppa: non si può attendere il voto Ferrero: aut-aut inaccettabile. Enrico Letta: Air France soluzione buona e utile ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO BRDO - Senza una mossa immediata dei sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". Dal palcoscenico europeo di Brdo il ministro uscente dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lancia quello che definisce "un appello" alle organizzazioni sindacali: urge da parte loro "un fatto nuovo". E urge subito, "entro domani (oggi, ndr) al massimo", ovvero prima delle riunioni del consiglio di amministrazione di Air France (domani) e della compagnia di bandiera (martedi). Pensare di "tirare a lungo, fino a dopo le elezioni, non è possibile", come invece ancora ieri s'augurava il leader Cisl, Raffaele Bonanni. Alitalia è una società quotata in Borsa e deve rispettare il codice civile: "Se si tira troppo si spezzano non solo i fili ma anche gli elastici". Mai prima d'ora Padoa-Schioppa aveva parlato in sedi internazionali di questioni diverse da quelle previste dall'agenda ufficiale. Ma dalla Slovenia, nella conferenza stampa che chiude il vertice Ecofin, decide di "interrompere una consuetudine" perché le sorti della compagnia di bandiera sono a rischio, dopo la rottura del negoziato con i francesi. "Un fatto gravissimo", così lo definisce, un "errore di valutazione" che ha provocato "uno choc enorme". Nella sua visione, questo errore è stato commesso quando "è stata messa sul tavolo una proposta che riportava indietro di 3-4 anni". "Era il 2 aprile", precisa. Padoa-Schioppa riconosce che da allora ad oggi "c'è una maggiore consapevolezza". Tuttavia si dice "preoccupato" che lo sbaglio sia stato "capito ma non corretto", mentre le ore passano, inesorabili: "Ricordare la tirannia del tempo è spiacevole. Ma la dinamica temporale non è nelle mani né della politica né del sindacato. Che tutto questo avvenga a una settimana dal voto è solo una coincidenza sfortunata: il codice civile ha le sue regole". Comunque, per rimettere le cose in riga rapidamente "bisogna tornare a prima" della rottura, ovvero al piano presentato da Jean Cyril Spinetta. Il ministro racconta di avergli parlato, in questi momenti concitati. E il numero uno del gruppo francese gli ha detto: "Non torno a Roma per negoziare ma solo per firmare, se il consiglio di amministrazione me lo consente". Anche il sottosegretario Enrico Letta è in contatto col manager straniero, autore dell' "unica proposta seria sul tavolo": "Vedremo se esiste sempre, cosa che non è scontata", dichiara, augurandosi "che Air France non chiuda le porte"e riprenda il negoziato. Come lui, mezzo governo uscente: "Non ci sono alternative", spiega il ministro degli esteri Massimo D'Alema, "è l'unica offerta", chiarisce la collega per gli affari europei, Emma Bonino mentre il vicepremier Francesco Rutelli sollecita "un'assunzione di responsabilità del sindacato". Una posizione simile a quella di Franco Marini, presidente del Senato. Ma Paolo Ferrero, responsabile della solidarietà sociale, non è d'accordo e parla di "inaccettabile aut-aut di Padoa-Schioppa". Fuori dal governo: Fabrizio Cicchitto accusa il ministro dell'Economia di usare "parole ricattatorie, inquietanti". Pier Ferdinando Casini (Udc) rileva la "miopia" del sindacato. Umberto Bossi (Lega) rispolvera la questione della cordata tricolore che "non so se c'è", ma "so che Berlusconi è capace di fare miracoli". E Padoa-Schioppa ha traccia di imprenditori italiani disposti ad entrare nella vicenda Alitalia? "L'investigazione giornalistica spetta a voi", risponde secco. Di Lufthansa, cosa pensa? "Ho letto il loro comunicato". Prima di rientrare a Roma, il ministro ricorda che Alitalia è una società quotata e "non cessa di esserlo" se il suo azionista principale è lo Stato: "Questo non modifica il regime giuridico in cui opera: la responsabilità è del cda".

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Tremonti: per martedì gli italiani prenotino il treno (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La politica Tremonti: per martedì gli italiani prenotino il treno ROMA - "Lunedì è un giorno importante, suggerirei se qualcuno deve muoversi, di prenotare il treno per martedì": l'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti non nutre speranze su una risoluzione a breve della vicenda Alitalia. "La concentrazione in un grande gruppo europeo va bene - ha spiegato - purché conservi il valore e la forza di Alitalia perché la posta in gioco non è solo la compagnia ma l'intero mercato aereo dell'Italia. Se questo non è possibile è importante l'iniziativa di una cordata italiana". Nel centrodestra era particolarmente agguerrita la Lega che a Pontida ha anche regalato piccoli aerei gonfiabili con la scritta "fai volare il Nord". "La questione Alitalia è ormai affidata al nuovo governo che dovrà anche provvedere alla non svendita di Alitalia e al mantenimento di Malpensa - ha detto Roberto Calderoli, a me interessa in primo luogo risolvere il problema di Malpensa e poi anche quello di Alitalia". Gli ha fatto eco Roberto Maroni: "Berlusconi ha proposto di fare il primo Cdm a Napoli per l'emergenza rifiuti e io dico che va bene, ma poi il secondo bisogna farlo a Malpensa. Prima la parte negativa della situazione italiana, ovvero i rifiuti di Napoli, poi la situazione positiva del Paese cioè la questione Malpensa, anche in vista dell'expo 2015 a Milano" Dell'aeroporto varesino è tornata a parlare anche il sindaco di Milano, Letizia Moratti: "è un valore per tutto il Paese. Noi stavamo consegnando la politica dei trasporti a una compagnia che, legittimamente fa gli interessi del suo Paese. Non stavamo svendendo Alitalia, ma l'intera politica dei trasporti. Questa è una furia distruttiva".

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Le nove sigle disponibili alla trattativa "però adesso basta con gli aut-aut" - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Prosegue il lavoro di mediazione del sottosegretario Letta per riaprire il confronto tra sindacati e Parigi Le nove sigle disponibili alla trattativa "Però adesso basta con gli aut-aut" Bonanni: settimana decisiva, anche il governo al tavolo con Air France Il filo diretto con i francesi non è interrotto. "Ma Spinetta teme la sorpresa tedesca" LUCIO CILLIS ROMA - Raffreddare le polemiche, evitare inutili aut aut. I sindacati sono disposti a trattare com'è nel loro Dna, ma l'esecutivo deve sedersi al tavolo, "mettere in pratica ciò che ogni governo in tutto il resto del mondo farebbe - spiega il leader della Cisl Raffaele Bonanni - e cioè decidere quale sarà il futuro del trasporto aereo del Paese oltre che quello di 50mila lavoratori, compreso l'indotto". La situazione resta così fluida, ma la sensazione è che sia difficile immaginare una stretta di mano tra Air France e sindacati, a pochi giorni dal voto. La partita Alitalia si gioca sul filo dei consigli d'amministrazione di Air France e Alitalia attesi nelle prossime 48 ore, ma soprattutto delle elezioni, mentre alle spalle del negoziato le indiscrezioni cercano di rimettere in gioco la corazzata Lufthansa. "I francesi temono i tedeschi, una mossa a sorpresa" dice un sindacalista che segue da mesi il dossier della vendita. Che aggiunge: "Se offrissero solo qualcosa in più di Air France chiuderemmo con loro". Troppe variabili, insomma, pesano sulla trattativa per giungere ad un'insperata chiusura entro la prossima settimana. Per questo il paziente lavoro di ricucitura del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta tra francesi e sindacati, non porterà necessariamente alla chiusura in tempi brevi della privatizzazione. Ma si tratta, di certo, di un intervento dirimente: nelle prossime ore sapremo se Alifrance è ancora un'opzione seria (e cara al Pd) o se, magari nei piani del Cavaliere, sarà una cordata di imprenditori italiani con Fintecna a portare a casa l'affare nei prossimi mesi. Ecco perché la fretta di cui parla il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, viene bollata duramente dai sindacati e dalle associazioni professionali impegnate nella vertenza. Se per la Cisl è la voce di Bonanni a dare la linea, Fabrizio Solari, segretario della Filt Cgil commenta così: "Sarebbe un fatto nuovo se il ministro dell'Economia la smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air France: francamente non ne hanno bisogno". Anche Renata Polverini, leader dell'Ugl, chiama in causa Padoa-Schioppa: "Il suo appello ai sindacati si trasformi in una convocazione" mentre Fabio Berti dell'Anpac attacca: "Questa ulteriore affermazione del ministro sembra ancora una volta sostenere Air France piuttosto che Alitalia". Silenzio tattico, invece, dalla Uil. Il segretario Luigi Angeletti "si è preso qualche giorno", dicono i suoi, "di Alitalia non vuole parlare". Bocche cucite anche a Parigi. è però certo che Jean-Cyril Spinetta porterà sul tavolo del cda di domani l'esito degli incontri, ma non l'analisi del nuovo piano dei sindacati che vede Fintecna partecipare all'aumento di capitale e l'intero perimetro di Az Servizi all'interno del nuovo gruppo aereo. Semmai, il manager illustrerà ai consiglieri le alternative possibili, disegnerà lo scenario a breve. Questo, probabilmente non cambierà i margini di manovra che il cda franco-olandese gli ha già assegnato. Spinetta non ha più fretta di chiudere un accordo senza il placet del prossimo governo. Il navigato manager francese attende però un chiaro passo indietro dei sindacati che, in questo momento, non possono perdere la faccia, visto il pressing della base (pro Air France) e del governo in uscita. Per questo, l'ipotesi di un passaggio intermedio, di una non decisione resta aperta e percorribile e lo stesso cda Alitalia, tra due giorni potrebbe andare in questo senso, nonostante le pressioni. Al neo presidente Aristide Police, la facoltà di indicare la via della continuità aziendale a breve e del piano "stand-alone" di sopravvivenza, come già indicato dal suo predecessore Maurizio Prato. Opzioni diverse sarebbero accolte nel peggiore dei modi: sono già pronte le contromisure dei sindacati, decisi a portare in tribunale bilanci e comunicazioni ufficiali degli ultimi mesi della Magliana. Le sigle sindacali si preparano però anche alla riapertura del negoziato dopo il voto. Nonostante tutti negano di aver fatto dei "passi indietro" rispetto all'ultimo documento consegnato a Spinetta, ci sono dei margini che richiedono una condivisione dei francesi. Lo scoglio dei 507 piloti in uscita richiesti da Air France-Klm (compresi i 134 del settore cargo) si può aggirare trasformando l'ingresso in tre anni di 180 piloti italiani nel vettore transalpino in "aspettativa professionale" fino al 2010. Il nodo del cargo e quello della eccessiva riduzione degli aerei in flotta, invece, si potrebbero superare in un sol colpo: con 15 milioni di euro 3 dei 5 Md11 che oggi trasportano merci e destinati a restare a terra dal 2010, potrebbero essere riconvertiti in aerei passeggeri.

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Airone pronta a riaccendere i motori e lufthansa resta alla finestra (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Nei giorni scorsi viaggio del figlio di Carlo Toto a Francoforte. I tedeschi non offrirebbero più di Air France AirOne pronta a riaccendere i motori e Lufthansa resta alla finestra L'interesse della compagnia germanica per il mercato italiano resta alto MILANO - Un viaggio del figlio di Carlo Toto a Francoforte nei giorni scorsi ha rilanciato ieri le voci di un possibile asse tra Air One e Lufthansa (già partner commerciali nel nostro paese) per riprendere la scalata ad Alitalia. La trasferta però, secondo indiscrezioni attendibili, avrebbe dato un esito interlocutorio. Air One starebbe in realtà facendo pressioni sul colosso tedesco per convincerlo a uscire allo scoperto. Lufthansa, invece, da sempre spettatore interessato dietro le quinte nella partita per la Magliana, sarebbe molto più prudente. E oltretutto, se mai dovesse calare le sue carte sul tavolo, con ogni probabilità lo farebbe da sola. Wolfgang Mayrhuber, numero uno di Francoforte, conosce benissimo il dossier Alitalia. E' stato con discrezione nel nostro paese diverse volte, ha incontrato Romano Prodi e i sindacati. Ma dal momento in cui è stata data l'esclusiva ad Air France ha fatto un deciso passo indietro. I motivi sono due: il primo è che Lufthansa non ha alcuna intenzione di impegnarsi in una partita al rialzo con Parigi. Il secondo, stando a fonti credibili, è che non è in grado in questo momento di fare offerte molto più convincenti di quelle di Air France. Certo i tedeschi considerano strategica anche la Malpensa, e questo è un bel atout. Ma sul fronte delle concessioni sindacali, ad esempio, non si sarebbero spinti fino ai punti cui è già arrivata l'aerolinea di Spinetta, consci che solo una drastica ristrutturazione può riportare in rotta i conti della Magliana. L'interesse per il mercato italiano di Lufthansa, però, rimane alto, come continua a ribadire la compagnia. Sul tavolo del consiglio, ad esempio, sarebbe già arrivato più di un progetto preliminare per fare della Malpensa il quarto hub del gruppo, oltre a Francoforte, Monaco e Zurigo. Ci sono già studi di fattibilità, proiezioni economiche e valutazioni di investimenti. Ma si attende la soluzione della partita Alitalia per decidere se far partire o meno il piano. Utilizzando nel caso Air Dolomiti (dotata di licenza italiana e controllata al 100%) per l'alimentazione dei voli intercontinentali. L'interesse per la compagnia di bandiera, invece, è al momento molto tiepido. La palla è nel campo del Tesoro e di Air France, dicono a Francoforte, e Lufthansa potrebbe intervenire solo a fronte della certezza di poter prendere la cloche di un'aerolinea in grado di non perdere soldi. Air One comunque continua a cercare alleati. Anche perché il fallimento di Alitalia le consentirebbe di aggredire con decisione il mercato della rivale tricolore. Lupo Rattazzi e Giovanni Malagò si sono già detti disposti a rafforzare il gruppo. E altri imprenditori potrebbero prima o poi puntellare le finanze di Toto e lanciarsi (con il supporto di Banca Intesa e il nuovo piano messo a punto dagli esperti della Seabury) all'assalto dei cieli nazionali.

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Berlusconi e il rifiuto del duello in tv - corrado augias (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

G entile Augias, sono un italiano che si è sentito per così dire infastidito dai quindici anni del "fatto" Berlusconi. Ho sgranato gli occhi, come un bimbo, di fronte alle leggi definite "ad personam", alle dichiarazioni che fecero cacciare Biagi e Santoro, alla disinvoltura con cui si annunciano finte cordate pro aziende quotate in Borsa, alla sicurezza con cui parlò di tare mentali dei magistrati, al silenzio che ha accompagnato la procedura d'infrazione della UE per lo stato disastroso (allora sì) dei conti pubblici, agli scherzi da "Amici miei" in Italia e all'estero (corna, accuse di kapò, donnine, viagra), alla sfrontatezza con cui nel 2004 annunciò di mettere al servizio di Alitalia il proprio talento, allo "spreco" di un uomo come Ruggiero gettato letteralmente via, allo strattonar per la giacca il Quirinale, ad una riduzione delle tasse fatta mentre l'avanzo primario si azzerava, ecc. Ebbene, ho raggiunto uno stato mentale che definirei di karma se non avessi timore di offenderne i cultori. Resto indifferente alle sue affermazioni: continuano a farmi sgranare gli occhi, ma è come se il bimbo si fosse abituato al buio. Ma la cosa che mi ha lasciato sgomento è stato il suo fuggire davanti a un confronto diretto con il suo 'opponent'. Della democrazia si possono dare tante definizioni, ma non quella che tolleri assenza di contraddittorio. Giovanni Moschini giovanni.moschini4@tin.it C iò che ha sorpreso me non è stato tanto il fatto che sia sfuggito al contraddittorio, quanto la sostanziale indifferenza, la mancanza di reazioni, che c'è stata. Come se fosse una vecchia abitudine, come se fosse una cosa normale in democrazia che i due principali sfidanti in una competizione elettorale di questa importanza non s'incontrino 'faccia a faccia' a confrontare le rispettive posizioni, scontrandosi. Che io sappia siamo anche in questo un caso unico, ulteriore esempio di quell'anomalia italiana che a Bruxelles fa alzare così spesso gli occhi al cielo. L'aspetto grottesco è che si è tentato di giustificare la fuga davanti all'avversario con pretesti di tipo formalistico (perché uno solo? Allora tutti) oppure tirando in ballo la 'par concidio'. La quale è a sua volta una disposizione grottesca, non c'è bisogno di dirlo, ma è stato il solo rimedio che siamo stati capaci di trovare per arginare la spaventosa sproporzione di strumenti di propaganda e di risorse televisive. La quale è a sua volta conseguenza di un conflitto d'interessi che in quindici anni non è mai stato non dico risolto ma nemmeno seriamente affrontato. Mentre scrivo queste ovvietà sono colto da una profonda sensazione di noia. Sono quindici anni che trasciniamo questo problema, che ripetiamo le stesse cose. Avevamo un sistema democratico che bene o male ha funzionato fino al 1992 e che, una volta andato in pezzi, non è più stato in grado di autoriformarsi. L'aspetto spaventoso è che la camminata sghemba potrebbe andare avanti per chissà quanto. Alla noia subentra la collera quando sento gli squisiti che dicono: no, non credo che andrò a votare.

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L' amaca (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti L' Amaca E la famosa cordata patriottica per rilevare Alitalia, che fine ha fatto? E gli "amici imprenditori" che facevano la fila da Berlusconi cantando "non passa lo straniero", dove sono scomparsi? E i due figlioli, che per far piacere a papà avrebbero volentieri preso il comando del generoso drappello, come mai non danno notizie? In coda a queste domande, tutto sommato ilari, ne arriva però un'altra, decisamente meno allegra: come può una millanteria del genere, ai limiti del falso ideologico, essere spesa in campagna elettorale senza che un coro di pernacchie si levi da ogni angolo d'Italia? Come è successo, e quando, che le panzane, le vanterie ridicole, il falso sistematico siano diventati pane quotidiano in politica, tutto sommato senza che la pubblica opinione e la libera stampa ne chiedano conto al loro principale artefice? In America Bush è letteralmente e costantemente massacrato da quasi tutti i media per ogni bugia pronunciata sull'Iraq. Qui da noi si capisce che i non pochi giornalisti impiegati del Cavaliere tacciano. Ma gli altri, tutti quanti, di destra, di centro, di sinistra, questa buffonata della "cordata italiana" non dovrebbero rinfacciargliela ogni dieci righe, ogni cinque secondi? Lui non ha vergogna, ma non potremmo trovare la maniera di vergognarci per lui?.

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Se scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio scalfari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti SE SCENDE A VALLE LA MONTAGNA DEGLI INDECISI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) EUGENIO SCALFARI Così Guido Carli nel 1977. L'ultima e più clamorosa conferma l'abbiamo avuta in questi giorni dalla crisi dell'Alitalia, un'altra altrettanto clamorosa è venuta dalla crisi dei rifiuti in Campania, il Paese mezzo secolo dopo il Trattato di Roma e sette anni dopo la nascita della moneta unica europea è ancora inadeguato. La sua classe dirigente vive ancora aggrappata ai "totem" del nazionalismo economico, dell'assistenzialismo, dello scambio di favori tra affari e politica, delle arciconfraternite del potere e del diritto di veto in mano alle corporazioni e alle "lobbies". * * * Qual è stato l'ultimo e tragico errore commesso dai sindacati durante la trattativa con Air France per il salvataggio dell'Alitalia? Puntare sull'ingresso nella Compagnia di Fintecna, una società pubblica posseduta dal Tesoro, nella speranza che essa fosse in grado di pilotare Air France e rendere indolore il cambiamento di proprietà. Qual è stato l'errore altrettanto tragico commesso da Berlusconi, da Formigoni e da Bertinotti? Puntare su una fantomatica cordata patriottica che, a carico dello Stato, mantenesse la Compagnia di bandiera con i soldi delle banche (cioè dei risparmiatori) e dei contribuenti. Politici di destra, politici della sinistra radicale, sindacalisti, lobbisti padani, non si rassegnavano alla realtà di una società arrivata alla soglia del fallimento dopo aver dissipato 15 miliardi di euro con un miliardo e mezzo di debiti, il capitale azzerato, la cassa vuota e perdite di 400 milioni l'anno. Così Air France ha abbandonato il tavolo del negoziato. La Borsa francese che temeva i rischi dell'operazione Alitalia ha premiato il titolo Air France dopo l'abbandono. Buona parte dei dipendenti di Alitalia protestano ora contro i sindacati. Questi a loro volta chiedono a Spinetta di tornare al tavolo del negoziato e si dicono pronti a ritirare le loro improvvide proposte. Il ministro Padoa Schioppa avvisa che per chiudere ? sempre che i francesi tornino a Roma ? ci sono solo pochi giorni e comunque prima delle elezioni. Sapremo domani se Spinetta tornerà a negoziare. C'è ancora chi sostiene che il governo ha lasciato "nudi" i sindacati. Lo dice Berlusconi, lo dice Bertinotti, lo dicono Bonanni della Cisl ed Epifani della Cgil. Ancora non hanno capito che cosa è il mercato e quali sono gli standard europei. Ancora non hanno capito che Alitalia è finanziariamente ed economicamente un rottame e che Air France era e resta l'ultima sponda sulla quale si poteva approdare. Speriamo che lo si possa ancora fare ma speriamo soprattutto che questa durissima lezione serva a qualcosa. * * * Intanto la campagna elettorale si avvicina al termine, entriamo oggi nell'ultima settimana prima del voto. Si sa dagli ultimi sondaggi prima del divieto di diffusione che la partita decisiva si gioca sugli indecisi. Per la Camera si tratta degli indecisi di tutta Italia, per il Senato quelli soprattutto della Liguria, delle Marche, del Lazio, della Calabria, della Puglia, dell'Abruzzo. Il fatto più significativo rilevato dai sondaggi è che la maggior parte degli indecisi è formato da ex elettori dell'Ulivo delusi dalla coalizione che vinse di stretta misura nel maggio di due anni fa. Le ragioni di questa delusione sono note e in buona parte condivisibili. Molti di loro sognavano una maggioranza capace di dire e di fare "cose di sinistra". Molti altri speravano e sognavano una maggioranza ed un governo efficienti, capaci di modernizzare la pubblica amministrazione, le istituzioni e lo Stato. Difficile dire (i sondaggi non lo rilevano) quale di questi due modi di sentire abbia maggior peso quantitativo tra i delusi. Probabilmente il secondo, quello dei modernizzatori, cioè dei riformisti, ma anche gli altri vanno considerati con attenzione. Dicono i sondaggi, con un margine di errore che va sempre tenuto ben presente, che il complesso degli indecisi sia da valutare attorno al 10 per cento dei presumibili votanti. Dicono anche che il 45 per cento di quel dieci sia orientato a votare Veltroni. E dicono infine che se quel 45 diventasse il 13 aprile il 60, alla Camera si potrebbe pareggiare, i due maggiori partiti si troverebbero spalla a spalla e uno dei due otterrebbe la vittoria con uno scarto minimo di voti. Se poi il Partito democratico convogliasse su di sé il 75 per cento degli indecisi la vittoria alla Camera diventerebbe una quasi certa probabilità. Il Senato è una roulette e come tale va considerato, ma indubbiamente se alla Camera i risultati fossero quelli più favorevoli al Pd anche al Senato ci sarebbe vittoria. Queste previsioni sono molto aleatorie. E' invece cosa certa che la partita si decide nei prossimi sette giorni. Se la montagna degli indecisi smotterà a valle tutto può accadere. * * * Da parecchie settimane Silvio Berlusconi parla di possibili brogli elettorali ed è ancora tornato a parlarne ieri con un appello (improprio) al Capo dello Stato prendendo a pretesto un preteso errore nella redazione delle schede elettorali. Questo continuo allarme contro i brogli (che già costituì il tema delle proteste berlusconiane dopo la sconfitta del 2006) è un segnale evidente di debolezza e timore di sconfitta in una gara che era data sicuramente per vinta dal centrodestra con uno scarto iniziale in suo favore del 20 per cento Nel testa a testa tra le due parti e in particolare tra i due leader sta emergendo un dato di fatto di giorno in giorno più evidente: Berlusconi sa di vecchio. Non si tratta dell'anagrafe, che pure ha un suo peso in un'Europa nella quale i leader appartengono tutti alla generazione dei quaranta-cinquantenni. Ma si tratta della stucchevole ripetitività degli slogan, delle parole d'ordine, dei lazzi, delle gaffe. Quelle sulle casalinghe, quelle sui cardinali, sulle precarie, sugli omosessuali, sull'Alitalia, sulle tasse da evadere se sono troppo alte e tante altre ancora al ritmo di almeno un paio al giorno. E si tratta anche del personale politico. Non c'è un solo nome nuovo e rappresentativo nelle liste berlusconiane se si eccettua una dozzina di ex veline e vallette che ringiovaniscono e ingraziosiscono la media. Il tutto sa di vecchio, anche di vecchiume. Perfino Fini, intruppato e quasi scomparso in quella compagnia, dimostra più anni mentali di quanti ne ha. Ha fatto un salto all'indietro, a prima della curetta di Fiuggi che già sembra antidiluviana. Secondo me la gente se ne accorge.

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"l'italia non è solo malpensa il nord sta oscurando il sud" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Napoli Il ministro degli Esteri discute con Geremicca di Europa, Mezzogiorno, crisi dei partiti "L'Italia non è solo Malpensa il Nord sta oscurando il Sud" "I nostri laureati sono migliori perché a scuola hanno studiato il latino e greco" "Nelle aziende aeronautiche di Campania e Puglia quanti giovani talenti" STA PER GIUNGERE NELLE LIBRERIE - e giovedì sarà presentato nella sede de "Il Denaro" in piazza dei Martiri da Giuseppe Galasso e Andrea Geremicca - il nuovo numero della rivista "Mezzogiorno Europa". Pubblichiamo di seguito stralci della conversazione tra Geremicca e Massimo D'Alema. Geremicca. Abbiamo l'impressione che il tema del Mezzogiorno in questa campagna elettorale sia trattato in maniera un po' distratta. Esiste un rapporto tra questione meridionale e crisi settentrionale? D'ALEMA. Ritengo che effettivamente si registri un oscuramento. Col rischio che la crisi del Nord occupi completamente la scena. E si vada a un Parlamento con un equilibrio fortemente spostato a nord, dal punto di vista dell'agenda politica, del suo peso e della sua stessa composizione. Il fatto che esista un partito del Nord in grado di diventare componente determinante della maggioranza, rischia di spostare l'asse dell'interesse del Parlamento. Un'altra cosa che mi colpisce è il tipo di raffigurazione che c'è del Mezzogiorno nel centrodestra. Ho letto nei giorni scorsi di una polemica tra la Lega e l'onorevole Lombardo, il quale rappresenta un certo sicilianismo che poco ha a che fare con la tradizione meridionalista. La cosa interessante era il convergere di Calderoli e Lombardo nel mettere sotto accusa Garibaldi e il processo di unità nazionale. I leghisti, dicendo che con l'occupazione del Mezzogiorno il Nord si era caricato di una palla al piede; mentre il neoseparatista sosteneva che il Sud era stato colonizzato dal Nord, riprendendo temi cari a un certo filone culturale neoborbonico. Quando si mette in discussione l'unità nazionale, e si considera una maggioranza di governo come un aggregato di rappresentanze di tipo regionalistico e localistico, allora la questione meridionale non esiste più. Esiste solo un mercato delle decisioni, dove i diversi clan si presentano per avere la loro fetta di torta. In uno schema così il Mezzogiorno è liquidato. Il tema del Mezzogiorno acquista effettiva centralità solo se ragioniamo sul destino della nazione. Se questo approccio scompare - come testimonia la gestione del problema Alitalia, diventato nei fatti il problema Malpensa (il fatto che venga meno la compagnia nazionale e che non si sappia bene chi collega Bari o Palermo all'Europa, non frega a nessuno) - sarebbe sbagliato contrapporre al leghismo un meridionalismo rivendicazionista. O torniamo a porre il problema del destino dell'Italia, e così la questione meridionale torna un tema centrale, oppure ci arrendiamo all'idea che l'Italia sia pura espressione geografica. E che il governo del Paese consista nel tenere assieme una somma di interessi particolaristici. In questo consiste l'idea leghista del federalismo, una specie di supermarket in cui ci si mette d'accordo sulla spartizione delle risorse del paese in base al rapporto di forza. Credo che questa visione (la voglio nobilitare) nasca da una cattiva lettura della globalizzazione; a un certo punto ha preso piede l'idea che con la globalizzazione la questione nazionale scompare. Si è diffusa la sottocultura del cosiddetto "glocal", cioè la tesi che esiste il mondo globale e che poi esistono i sistemi locali, i quali si collocano autonomamente nella globalizzazione. GEREMICCA. Senza una visione d'insieme la questione meridionale non esiste, ma allo stesso modo non si può discutere dei problemi dell'Ue se si mettono tra parentesi le realtà nazionali. D'ALEMA. Certamente, e lasciami dire che in realtà il processo di rilancio dell'unità europea si è avuto sulla base di un accordo tra i grandi paesi europei. Il tema vero della campagna elettorale è se avremo un governo che punta a ricostruire l'unità del Paese o no. Partendo dalla constatazione che le disuguaglianze si sono accentuate. Pensiamo al Mezzogiorno. La questione non è "se permane ancora lo squilibrio". La verità è che si è fortemente accentuato e che è cambiata la morfologia del Paese. Il peso delle classi medie era determinante, e dava il tono. Invece negli ultimi 15 anni, come una squadra di calcio che era molto forte a centrocampo, ci siamo "allungati" in maniera abnorme, la distanza tra ricchi e poveri è diventata grande: una separazione profonda nella struttura dei consumi, nei gusti, nell'antropologia. Un dato indicativo sta nel fatto che nel centro-nord il 57% delle donne è effettivamente impiegata, nel Mezzogiorno la percentuale è del 30%. è il dato più drammatico di tutti, perché indicativo dell'arretratezza della società meridionale, della mancanza di un welfare moderno, della struttura ancora in parte arcaica della società. GEREMICCA. Vorrei tornare sul tema dell'Europa. La questione del rapporto tra Mezzogiorno e Europa viene affrontata quasi sempre dal punto di vista dei fondi strutturali e del loro uso corretto, tale da avere effetti concreti di crescita, occupazione, sviluppo, e così via. Ma il rapporto Mezzogiorno - Europa non è solo una questione di fondi. Sei d'accordo? D'ALEMA. Bada che il problema dei fondi è molto importante, perché chiama in causa la credibilità e la capacità della classe dirigente meridionale. C'è una centralità delle Regioni nella programmazione dell'uso di queste risorse, che va accompagnata da una responsabilità nazionale. Le Regioni dovrebbero concordare a un tavolo con il governo le grandi scelte. Non è possibile che una Regione punti sui trasporti, un'altra su altro. Le grandi scelte devono collocarsi in un quadro di programmazione nazionale. Le Regioni sono soggetti essenziali, ma da sole non vanno lontano. L'Europa si è dedicata per 15 anni essenzialmente a nord-est, per ragioni pienamente comprensibili, dopo la guerra fredda. Ebbene, ora dovremmo riuscire a ottenere che si occupi del Mediterraneo. La grande sfida è fare non alla Sarkozy, l'unione dei vari Mediterranei, ma spostare l'asse della politica dell'Ue verso il Mediterraneo. Qui si concentrano i pericoli maggiori per la sicurezza mondiale, ma anche grandi opportunità. GEREMICCA. Un'accusa ricorrente ai politici, in questa campagna elettorale, è non trattare a sufficienza il tema sicurezza e legalità. D'ALEMA. Ho preso di petto il problema, anche fisicamente, sono stato a Scampìa, a Torre Annunziata, ho incontrato i magistrati che si occupano di lotta alla camorra. La presenza e la testimonianza fisica hanno una grande importanza etica e politica. Dopodiché è utile ricordare che negli ultimi mesi ci sono stati arresti eccellenti, che il numero degli omicidi è sceso in un anno del 40%, che abbiamo rafforzato il presidio dei territori. Credo che lo scrittore Saviano abbia avuto un grande merito nel restituire straordinaria centralità al tema, ma credo anche che il governo abbia dato risposte adeguate, mettendo a disposizione risorse e incoraggiando le forze dell'ordine. Qualche risultato l'abbiamo ottenuto. Individuati i problemi del Mezzogiorno, ora dovremmo sapere presentare al mondo le nostre opportunità. Io mi sono addirittura commosso in questa campagna elettorale, perché ho visitato tra Puglia e Campania alcune aziende aeronautiche, dove c'è un polo di eccellenza dell'industria aeronautica mondiale. Qui noi produciamo il 14% del Boeing 786, un aereo tecnologicamente all'avanguardia. E lo facciamo adoperando tecnologie in parte prodotte da noi. In queste fabbriche ci sono ingegneri di età media 26 anni, o periti, età media 22 anni, provenienti da Napoli, Bari, Lecce, e che secondo gli americani sono più bravi di quelli che lavorano a Charleston. Credo che sarebbe una buona cosa se ogni tanto i giornali riportassero anche notizie di questo genere. Quando dico queste cose, la gente crede che sia propaganda, e invece abbiamo sul serio importanti punti di forza: risorse, competenze, capacità, giovani eccezionali. Perfino le nostre tanto vituperate università, non sono così disgraziate come spesso si lascia credere. Magari i nostri giovani laureati hanno meno informazioni dei loro colleghi americani, ma hanno una cultura di base più forte, perché, lasciami dire una cosa reazionaria: avendo studiato un po' di greco e di latino, hanno basi più solide di chi ha imparato solo nozioni.

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Berlusconi tradito dal satellite moratti capopopolo contro prodi - andrea montanari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IV - Milano Berlusconi tradito dal satellite Moratti capopopolo contro Prodi Seimila in Duomo per la festa elettorale del Pdl "Mai risposte su Malpensa e sicurezza dal governo" ANDREA MONTANARI Il saluto in diretta di Silvio Berlusconi doveva essere il momento clou, ieri in piazza Duomo, della manifestazione conclusiva della campagna elettorale milanese del Popolo della libertà. Ma i circa seimila militanti accorsi per ascoltare il Cavaliere si sono dovuti accontentare di vederlo solo nelle immagini in diretta di Sky proiettate sul maxischermo dell'Arengario. Problemi tecnici e la mancanza del segnale hanno fatto saltare il collegamento. A scaldare la piazza ci ha pensato, però, il sindaco Letizia Moratti, con un vero e proprio comizio elettorale con toni da capo partito contro il governo di Romano Prodi, che si è concluso con un accorato appello ai milanesi: "Dipende da ciò che ognuno di voi voterà domenica e lunedì prossimi, se le cose potranno cambiare. Aiutateci: anch'io, come sindaco, faccio fatica a dare risposte a ciò che tutti i giorni i cittadini chiedono. Sono certa che un governo di centrodestra metterà al centro la sicurezza. Nel marzo dell'anno scorso siamo scesi in piazza, ma da Roma non abbiamo avuto risposte. Le nostre richieste sono rimaste inevase. Solo tanti tavoli. Noi sindaci abbiamo bisogno di un governo che creda davvero nella sicurezza. Riprendiamoci l'orgoglio di chi lavora tutti i giorni, riprendiamoci la responsabilità di fare che questo orgoglio diventi politica per i cittadini". Poi l'affondo sugli immigrati e contro la vendita di Alitalia ad Air France. "Quando si tiene alla sicurezza - ha aggiunto - non si fa come il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni, che ci impone di avere i bambini dei clandestini negli asili. Che risposte possiamo dare così agli immigrati per bene"? Immediata la replica del ministro: "Dal sindaco di Milano mi sarei aspettato un atteggiamento più sobrio e rispettoso delle leggi". Ma lei rilancia contro quella che ha definisce "furia distruttiva del governo" sulla vicenda Alitalia. "Malpensa è un valore per tutto il Paese. Stavamo consegnando la politica dei trasporti a una compagnia che legittimamente fa gli interessi del suo paese. Noi stavamo svendendo non Alitalia, ma la politica dei trasporti". La piazza, che fino ad allora si era scatenata solo per il breve concerto di Paolo Meneguzzi (che a scanso di equivoci precisa "sono svizzero, non voto in Italia") è un coro di "Letizia una di noi, una di noi". Quasi come i giovani ciellini che acclamano "il governatore Roberto Formigoni al governo". Lui, però, sceglie toni diversi dal sindaco. "Non esiste solo un'Italia mortificata e umiliata, ridotta in uno stato pietoso. C'è ancora un'Italia degli italiani, di chi non ha paura di confrontarsi con nessuno. Nonostante le malefatte di Prodi, abbiamo vinto l'Expo. Dopo anni di sconfitte e penalizzazioni gli italiani si sentono riportati in condizione di vincere. Siamo un partito nuovo che vuole rinnovare il patto di una politica al servizio della gente. Per questo abbiamo dato vita a un partito, ma usato un termine più importante: popolo, perché la gente diventi protagonista". Sul palco la coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini annuisce. Il leader di An Ignazio La Russa precisa: "L'Expo ora ha tanti padri, ma una mamma sola: Letizia Moratti". Poi aggiunge: "Se vinciamo, renderemo più severa la legge Bossi-Fini".

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Brevi, schede e richiami 1 (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

S ulle pagine del vostro giornale sono stati pubblicati alcuni articoli dedicati alle società ex municipalizzate (in particolare Gtt) e alle pesanti interferenze politiche che ancora frenano il loro sviluppo. E' ora di cambiare marcia. Si tratta di società con un sacco di valore, che potrebbero veramente portare soldi nelle casse del Comune e quindi aiutare tutti noi cittadini. Qualcosa si sta muovendo, ad esempio ho letto in questi articoli che Amiat ha aperto le porte a manager che arrivano dal settore privato e che sembra stiano ridando valore e immagine all'azienda. Non so chi vincerà le prossime elezioni, ma mi auguro che da Roma arrivino indicazioni forti per dare un giro di vite a questo vecchio sistema. Torino ha delle ricchezze enormi che si chiamano Smat, Gtt, Amiat, Sagat, Iride... perché non farle rendere e magari utilizzare i guadagni generati per alleggerire tasse e gabelle varie? Caro Chiamparino, se l'operazione fatta in Amiat funziona, diamoci da fare anche con le altre. Non sprechiamo queste fortune! Grazie per la vostra attenzione e spero che qualche soldo in più nelle casse del Comune possa aiutare chi veramente non arriva alla fine del mese. Mario Luigi Ferrari Torino C aro Ferrari, anch'io ho letto con incredula indignazione l'articolo di Diego Longhin sui maneggi preelettorali dei vertici dell'azienda trasporti targati Pd. Vicenda che fa il paio con le notizie sconcertanti che giungono a getto continuo dalle Asl, dalla Rai, dalle fondazioni bancarie, dalle università, per non parlare di Malpensa, di Alitalia e di tutti gli altri settori nei quali i partiti mettono becco legalmente o illegalmente. Non credo però che la soluzione sia quella che lei propone: cioè di affidare le municipalizzate a manager provenienti dal settore privato. Non dimentichiamo che la Fiat ha "prestato" alla città una mezza dozzina di suoi ex dirigenti, che avevano contribuito a mandarla a catafascio e sono stati debitamente premiati con lauti stipendi pubblici o semipubblici. Il difetto qui, come si suol dire, sta nel manico. E cioè nella presenza del "pubblico", nella compagine azionaria delle società. "Pubblico", nelle democrazie compiute, significa "dei cittadini". In Italia, significa "dei partiti". Che usano tutto ciò che è pubblico come il cortile di casa, sistemando parenti, amici, capibastone, portaborse e portavoti. Le famigerate Partecipazioni statali con i loro carrozzoni sono state, se Dio vuole, smantellate con massicce privatizzazioni (non sempre perfette, ma questo è un altro paio di maniche). Ma sono state rimpiazzate da una miriade di società miste che continuano a mantenere decine di migliaia di politici travestiti da consulenti, consiglieri di amministrazione, manager o - come li chiama Claudio Lotito - "magnager". Fermo restando che i servizi essenziali, come l'acqua e la sanità, devono restare in mano pubblica, ma con regole che tengano i partiti il più lontano possibile, tutto il resto va privatizzato. Per esempio: non vedo perché comuni e province debbano continuare a possedere azioni in strade e autostrade. Vendano le quote una volta per tutte e con il ricavato si dedichino alle esigenze dei cittadini, a cominciare dai più bisognosi.

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Ultimatum di Padoa-Schioppa su Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 102 Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi per riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui diritti di traffico Ultimatum di Padoa-Schioppa su Alitalia Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi per riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui diritti di traffico --> ROMA Un "fatto nuovo", ad horas, dei sindacati o per Alitalia ci sarà "l'irreparabile". È un ultimatum quello di Tommaso Padoa-Schioppa. Domani il consiglio di amministrazione di Air France-Klm deciderà se ci sono le condizioni per procedere nel negoziato sull'acquisizione di Alitalia. Che martedì dovrà esprimersi per dire se c'è continuità aziendale o portare i libri in tribunale. Ma i sindacati respingono fermamente l'aut aut del ministro dell'Economia, avendo già dato disponibilità a riallacciare il dialogo. Intanto, il fondo statunitense Texas Pacific Group ha smentito "ogni ipotesi di coinvolgimento" in una operazione che vedrebbe la fusione di Alitalia con Air One, controllate da Lufthansa. TEMPI STRETTI Il pressing del ministro dell'Economia a riprendere il negoziato, "ritornando a prima della rottura", il 2 aprile scorso, è fondamentale perché "senza accordo, l'intesa tra Air France e Alitalia non ha efficacia". Senza "un fatto nuovo", al massimo entro oggi, ha avvertito Padoa-Schioppa, sono "altissimi, i rischi di conseguenze irreparabili" e "pensare di tirare a lungo, fino a dopo le elezioni non è possibile, perché se si tira troppo si spezzano non solo i fili ma anche gli elastici". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, impegnato a riannodare i fili tra il gruppo d'Oltralpe e i sindacati entro oggi, ha ribadito da Cernobbio che la soluzione franco-olandese "è l'unica proposta seria sul tavolo, buona e utile per il Paese e Alitalia". SINDACATI La Fit Cisl si è detta "disponibile entro un'ora ad aprire il tavolo di confronto con governo e Air France. Il ministro dell'Economia deve solo convocarlo", è stata l'immediata replica del segretario generale della Fit Cisl Claudio Claudiani, mentre il numero uno della Filt Cgil Fabrizio Solari ha rilevato che "sarebbe un fatto nuovo se il ministro dell'Economia la smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air France" ribadendo che "non abbiamo rotto alcuna trattativa, visto che trattativa non c'è mai stata. Gli unici fili che sarebbe auspicabile si spezzassero", ha sottolineato, "sono quelli del burattinaio, di coloro cioè che hanno stretto patti senza mai apparire e che pretendono che altri li sottoscrivano senza discutere". A Padoa-Schioppa e al premier Prodi, il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro ha chiesto: "Cosa avete pattuito di inconfessabile con Air France visto che il numero uno della compagnia ha abbandonato il tavolo dicendo "il vostro governo aveva preso con noi altri impegni"". Il presidente dei piloti Anpac, Fabio Berti, ha aggiunto: "Non vorrei che l'acquisizione fosse diventato uno scenario dove giocare altre partite strettamente politiche. Questo attacco violento al sindacato non è normale e non può essere legato esclusivamente alla vicenda Alitalia". LA TRAPPOLA L'ipotesi Air France "è da anteporre alle altre a patto che non comporti l'azzeramento di Alitalia" ha avvertito Giulio Tremonti, vice presidente della Camera dei deputati. Pericolo che il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi vede nelle pieghe del progetto franco-olandese. Trappole come il rischio che lo Stato italiano ceda ad un'azienda straniera "prerogative riconosciute alla sovranità nazionale sui diritti di traffico internazionale" che passerebbero sotto il controllo dello Stato francese, azionista del gruppo d'Oltralpe e, di fatto, anche della "Nuova Alitalia". Un "terribile, inquietante scenario immaginario descritto e contenuto in un'offerta strettamente confidenziale, in documenti e lettere che portano la firma di presidenti Alitalia, Enac e ministri della Repubblica", ha spiegato Rossi che sente "odore di colonialismo" nelle condizioni contenute nel progetto franco-olandese che non assicurerebbero affatto il rilancio di Alitalia. Tutto questo, ha spiegato, sarebbe alla base del rifiuto dei sindacati al piano di Jean Cyril Spinetta, con il quale Air France-Klm avrebbe "definitivamente acquisito il mercato italiano".

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Epifani: Padoa-Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Epifani: Padoa-Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili "L'ultimatum del ministro va in una direzione che non aiuta". Le parole che il segretario della Cgil Guglielmo Epifani usa nei confronti del ministro Padoa-Schioppa, che ha invitato i sindacati di Alitalia a fare alla svelta ad aprire a Air France, sono pacate, ma ferme. Eppure il leader Cgil ritiene che la trattativa con i francesi debba riprendere e cita Spinetta quando dice che il problema di Alitalia non è il costo del lavoro, più basso del 30% di quello francese, ma "creare valore". Un punto su cui la sintesi può essere trovata. Pivetta a pagina 2 L'Intervista.

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J'accuse dei piloti: patto inconfessabile con Parigi Fonti di Palazzo Chigi: solo atti trasparenti, l'unica intesa era l'ok alla trattativa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del J'accuse dei piloti: patto inconfessabile con Parigi Fonti di Palazzo Chigi: solo atti trasparenti, l'unica intesa era l'ok alla trattativa di Bianca Di Giovanni Nel risiko Alitalia tiene banco l'ennesimo ultimatum ai sindacati lanciato da Tommaso Padoa-Schioppa dall'Ecofin (che fa infuriare tutti, ministri inclusi), mentre riparte il "toto-indiscrezioni" sui possibili esiti della vertenza. Stand-by fino alle elezioni, ripresa già dalla prossima settimana del tavolo con i francesi, svolta sui possibili acqirenti (ancora Lufthansa, AirOne e Tpg, che però ha già smentito): queste le ipotesi a tutto campo. "Serve subito, oggi o al massimo domani, un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili", manda a dire dalla Slovenia Padoa-Schioppa. Il ministro rivela di aver sentito Jean-Ciryl Spinetta, il quale sarebbe pronto a tornare sotto le Alpi, "non per trattare, ma solo per chiudere". Per Padoa-Schioppa il rischio commissariamento è altissimo e "se non c'è rapidamente questo fatto nuovo da parte dei sindacati, prima dei Cda di Air France (domani, ndr) e di Alitalia (marted', ndr), si manifesteranno le conseguenze estremamente negative di un calcolo non corretto di quali erano i tempi". Per i rappresentanti sindacali è davvero troppo: firmare per presa visione. Le accuse a Padoa-Schioppa e poi al governo si moltiplicano. "Il governo si prenda la responsabilità del fallimento - dichiara Raffaele Bonanni - perché noi del sindacato non ce la prendiamo". L'Unione piloti accusa l'esecutivo di "malagestione" della trattativa, insinuando un accordo segreto e inconfessabile tra Romano Prodi e i francesi. "Perché Spinetta al tavolo ha detto: non erano questi gli accordi con il governo?", si chiede una nota dell'Up. Di che patto scellerato si tratta? "L'unico, trasparente accordo con i francesi era quello di continuare a trattare sul piano Spinetta", replicano fonti vicine a Palazzo Chigi. "Gli ultimatum non servono - commenta Fabrizio Solari della Filt - il ministro dell'Economia dovrebbe adoperarsi per cercare una conclusione onorevole, come si sforza di fare il sindacato e come ebbe modo di auspicare lo stesso Prodi e se ritiene di poterlo fare ci convochi rapidamente come abbiamo richiesto". No agli aut-aut, sì al tavolo. Intanto Enrico Letta, che ha tenuto i contatti con il manager parigino, si augura che Air France non rinunci alla partita. Alessando Bianchi, poi, rimette ordine sullo stato dell'arte: attesa del cda Air France e poi quello di Alitalia. Ma i toni restano accesissimi. Intanto si moltiplicano i rumors su possibili alternative ai francesi. Fonti vicine al governo definiscono molto poco concrete, allo stato, le mosse di Lufthansa, che da settimane ripete sempre lo stesso comunicato. Interessati al mercato italiano, ma fuori dall'operazione. Il fondo Tpg ha smentito ufficialmente un suo interessamento. AirOne sta alla finestra in attesa di accedere alla due diligence di almeno tre settimane. Come dire: si attende un nuovo governo.

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L'ultimatum di Padoa-Schioppa per Alitalia è inaccettabile (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del L'ultimatum di Padoa-Schioppa per Alitalia è inaccettabile di Oreste Pivetta Adesso gli hanno dedicato un libro, per la serie, fortunatissima, "le caste" (siamo alla terza puntata, almeno, dopo i politici e dopo i giornalisti). Un libro che non abbiamo letto ma di cui scrive il Corriere della Sera: pur di parlar male del sindacato. Che è uno e plurimo al tempo stesso, perchè è difficile che si si sforzi di distinguere tra le storie e le responsabilità, tra gli autentici errori e quelli usati, cercati, voluti, ispirati, che fanno comodo insomma. Magari hanno fatto comodo anche al management di Alitalia. "Una campagna - risponde Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil - del tutto sproporzionata e senza fondamento. Periodicamente ricompare sulle pagine dei grandi mezzi di informazione l'idea di una sindacato come casta. Il sindacato è altro: per la sua storia, per le sue origini popolari, per la cultura che sa esprimere, è un riferimento a cui non si può rinunciare. Certo, dovremo discutere e decidere scelte di rinnovamento, ma non tradiremo il nostro profilo, che parla di democrazia e unità". Guglielmo Epifani, il ministro Padoa-Schioppa vi invita a fare alla svelta. Un passo entro domenica, prima che si riuniscano i consigli di amministrazione di Alitalia e di Air France. Lo farete? "Mi sembra che l'ultimatum del ministro vada in una direzione che non aiuta e che per giunta contraddice quanto s'era appena discusso con il governo e con i vertici di Alitalia. Non si possono immaginare cancelli che non esistono. Su questo sono d'accordo tutti. Spinetta andandose non ha detto no ad Alitalia. Se avesse voluto troncare lo avrebbe detto. Ha lasciato una porta aperta. Si potrebbe dire che s'è preso una pausa di riflessione...". Quindi, secondo lei il negoziato potrà riprendere... "Dovrà riprendere. Una frase di Spinetta mi ha colpito e su questa bisognerebbe ragionare: il problema di Alitalia - ha spiegato Spinetta - non è il costo del lavoro, che è del trenta per cento più basso di quello che si misura in Francia, il problema di Alitalia è creare valore... Per il resto il sindacato confederale in Alitalia di trattative ne ha sempre fatte e di accordi ne ha già firmati: anche quattro anni fa o due due anni fa tagliando quattromila posti di lavoro". Però l'altro ieri un gruppo di dipendenti della Magliana si sono organizzati e vi hanno criticato anche con gesti clamorosi, tipo restituzione della tessera. "La verità è che tutti sono preoccupati. La preoccupazione è di chi ha speranza di rimanere e di chi è più debole sul mercato del lavoro e che sa di rischiare molto. Il sindacato deve tutelare gli uni e gli altri. Altrimenti si torna alla vecchia logica di Alitalia: gli uni contro gli altri". La logica che ha creato quella miriade di sindacati, quella frammentazione di cui secondo alcuni avrebbero colpa i confederali. "Certo. Facile l'ironia sulle troppe sigle sindacali. Ma chi ne ha la responsabilità se non anche i vertici aziendali che hanno operato in quella direzione, che ne hanno approfittato. Il sindacato confederale ha sempre pagato, perdendo iscritti, quando ha compiuto scelte nell'interesse generale. Proprio allora e in contrapposizione, si sono affermate logiche corporative. Allora sono nati e cresciuti sindacati di mestiere, che hanno dato vita a loro forme di rappresentanza. Si capisce che è difficile in questa situazione garantire efficacia alla propria azione rivendicativa...". Si dovrebbe forse considerare anche che Alitalia è un'azienda divisa in due. "Una difficoltà sta ovviamente nella struttura di Alitalia, dentro appunto il suo corpo sociale. La divisione tra Alitalia che vola e Alitalia che garantisce i servizi a terra prefigura destini diversi e crea contrasto. Il sindacato si dovrà pure occupare anche di chi viene messo fuori... Come potrebbe essere diversamente? Tante critiche sono pretestuose. A meno che non si abbia in testa l'idea e la pretesa che noi si debba solo gestire le decisioni degli altri". Torniamo alla trattativa. Forse, attorno alla trattativa, si è fatta qualche confusione. Che succederà? "Siamo ancora di fronte a un rincorrersi di eventi e soprattutto di parole condite da un attacco molto forte ai nostri comportamenti. Si deve rispondere, ma è bene rispondere ricostruendo la verità dei fatti e restituendo un po' di razionalità all'intera vicenda. Se la razionalità è finita in disparte, lo si deve anche all'entrata a gamba tesa di Berlusconi, in un'uscita da campagna elettorale. Si dovrebbe aggiungere che scegliere le settimane prima del voto per discutere con Air France del destino della compagnia di bandiera non ha giovato. Il punto è comunque che finalmente si è avviato il confronto tra i sindacati e Air France: finalmente, è bene ricordare, e solo da dieci giorni. Si sono poste questioni che riguardano il piano industriale, la difesa dell'occupazione in settori che consideriamo strategici, come la manutenzione e i motori. Alle nostre osservazioni Air France ha risposto con una prima apertura, allargando il perimetro dell'occupazione nella nuova società a una parte del personale di terra, che prima veniva tenuto ai margini. Di fronte alle nostre ulteriori obiezioni, Air France ha mostrato una sostanziale resistenza. Ma siamo andati avanti. All'ultima riunione tutte le sigle presenti (non c'era la Uil) hanno avanzato una proposta legata a un diverso assetto a termine (cioè per tre anni) dell'azionariato in Alitalia, con l'ingresso di Fintecna, in un quadro però di condivisione con qualche ritocco del piano di Spinetta. A questo punto la delegazione di Air France si è alzata dal tavolo, con una scelta che se fosse stata del sindacato sarebbe stata fonte di astiose polemiche, fatta dall'azienda è stata presentata come una mossa strategicamente fondamentale". Sulla vostra proposta se ne sono sentite di tutti i colori. "È stata definita irrealista, fantasiosa, fuori tempo massimo. Se stiamo al contenuto reale, si capisce che non siamo contro il piano di Spinetta, ma abbiamo cercato una più efficace definizione di quel piano, mettendo a disposizione risorse per gli investimenti industriali, grazie appunto alla presenza di Fintecna, creando la condizione anche per affrontare il problema degli esuberi in un quadro di gestibilità sociale". Le prospettive, ora? "A questo punto a noi resta di confermare la disponibilità a continuare il confronto, come sempre abbiamo voluto. Non vogliamo invece il commissariamento, cerchiamo in ogni modo di evitarlo, abbiamo discusso con Alitalia il piano di proseguimento dell'attivita. Aspettiamo di conoscere che cosa dirà il consiglio di amministazione di Air France e che cosa dirà quello di Alitalia e, se non si vuole far saltare tutto la logica porta alla possibilità di riprendere il confronto la prossima settimana". Dobbiamo dimenticarci di Lufthansa? "Abbiamo avuto contati con Lufthansa, che per tipo di gestione degli hub forse meglio sarebbe per Alitalia. Ma gli interlocutori non li scegliamo noi". Non si è cercato di imporre al sindacato la parte del capro espiatorio? "Si è talvolta banalmente cercato di semplificare una vicenda drammatica, che dura da quindici anni, segnata da scelte sbagliate, macroscopici errori, incapacità del management, segnata dal privilegio concesso ad alcuni, come sempre succede quando non si ha strategia aziendale, quando non si è saputo costruire un gruppo dirigente forte che si riconoscesse nelle prospettive dell'azienda. All'Eni o alle Poste le cose sono andate, per fortuna, in modo diverso. Ma semplificare questa storia, cercando un colpevole nel sindacato è davvero inaccettabile, come hanno riconosciuto persone che hanno gestito Alitalia, a partire da Cesare Romiti". Il carosello dei manager ha avuto il suo peso nel disastro. Come il leghista Bonomi che transita da Alitalia alla Sea e protesta per Malpensa. Comunque si torna al tavolo? "Certo, sapendo che la strada è strettissima. È stretta per tutti e vorremmo percorrerla per intero".

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Veltroni: Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Veltroni: "Gli italiani ci faranno vincere" Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela di Andrea Carugatiinviato a Benevento "MI SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione che il Paese darà una sorpresa". Walter Veltroni il suo ottimismo non lo nasconde, anzi. Lo porta nelle piazze campane, dove tra venerdì e sabato è stato accolto da un numero di persone e da un entusiasmo che neppure i fedelissimi dello staff osavano immaginare. E ieri mattina, in una visita lampo negli studi romani di Omnibus, mentre il pullman era in sosta sul lungomare di Salerno, questo ottimismo l'ha ribadito davanti alle telecamere: "Gli italiani sono preoccupati dalla situazione internazionale, capiscono che possono voltare pagina. E oggi il voto è mobile, non siamo più negli anni 70, la gente è più laica, le appartenenze non esistono più". E poi "gran parte degli indecisi sta scegliendo il Pd". Il concetto è lo stesso che va ripetendo in queste giornate campane: "Gli italiani sono intelligenti e capiscono quando il Paese vive un momento di passaggio decisivo, come è questo e la posta in gioco è sempre più chiara. Molti italiani, anche non di centrosinistra, vedono che da una parte c'è uno che si ripresenta per la quinta volta e non ha più la forza, l'energia e neppure la voglia di governare, dall'altra ci siamo noi che vogliamo cambiare radicalmente questo paese, come hanno fatto Tony Blair, Clinton, Schroeder". Veltroni, dopo aver bacchettato il Cavaliere per giorni ("governare non è una croce, è il più grande onore che si possa avere"), allarga il tiro: "Ho letto che anche Bossi dice che sarà costretto a fare il ministro, ma se fosse per lui... ". Come dire: allora insistono. Assist preziosi per il leader Pd, che invece sulla voglia di fare, cambiare, velocizzare un paese lento e paralizzato dalla burocrazia scommette quasi tutto. Veltroni è soddisfatto di questo viaggio in Campania: piazza pienissima anche a Benevento, dopo il bagno di folla di venerdì sera a Salerno. "Mi annunciano sempre che le cose saranno difficili, e poi viene tutto facile". Ancora ottimismo. Ma quando il candidato alla presidenza della provincia di Benevento gli assicura che la sera del 14 lui brinderà alla sua vittoria, Veltroni incrocia le dita e la gente ride. Nessun riferimento al tema rifiuti, un giorno è bastato. Neppure Bassolino è mai citato, e non sarà neppure sul palco mercoledì a Napoli. Adesso si parla d'altro. Dei medici che devono essere scelti con audizioni pubbliche e trasparenti, "perché non importa se sono di destra o di sinistra, basta che siano bravi", dei tempi per aprire una carrozzeria o costruire un'autostrada. "Mai più 4 anni per avere una valutazione di impatto ambientale". Il nome di Berlusconi (che in piazza non è mai nominato e la perifrasi "il principale esponente dello schieramento avversario" ormai suscita risate) gli scappa a Omnibus. "Berlusconi sta facendo una campagna incivile su Alitalia e sui rifiuti", poi se ne accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere che parla di brogli manda a dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino Bari (anche qui migliaia in piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di brogli è evidente che qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi così scontato. E a Palermo, dove i brogli ci sono stati veramente, li hanno fatti quelli del loro schieramento". C'è una risposta anche per Bertinotti, che dalle pagine de il Giornale si è detto certo che Veltroni perderà perché la destra "entra più in contatto con il profondo della società". "Bertinotti? Ha fatto cadere il governo nel '98 e dal primo giorno di questa legislatura ha segato l'albero del governo Prodi". Nomi di ministri per ora non ne fa, ma prima del voto annuncerà qualche nome di personalità indipendente. Sull'emergenza educativa segnalata dalla Chiesa si dice d'accordo: "La tv propone un sistema di valori che si basa solo sul successo, l'egoismo, il cinismo. Conta solo l'io, mai l'altro. Eppure nella vita reale non funziona così". Scuola, ricercatori da sostenere, professori da valorizzare e rimotivare, e poi il precariato: "Il primo provvedimento del nostro governo sarà per combattere la precarietà". Nella puntata di Telecamere che andrà in onda oggi (Rai3) Veltroni ha definito "troppo premurosa" la sezione disciplinare del Csm nei confronti dell'ex giudice di Gela, Edi Pinatto, reo di non aver depositato, a distanza di otto anni, le motivazioni di una sentenza di condanna a carico di alcuni esponenti del clan Madonia, poi scarcerati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Per Veltroni, "il magistrato di Gela al Csm avrebbe dovuto rispondere di quello che ha fatto, invece il Csm è stato troppo premuroso nei confronti di chi ha quella responsabilità". Sul tema della legalità il leader Pd non molla: "Chi sbaglia deve pagare".

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Meridiana-Eurofly, fusione vicina? (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)

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Economia Pagina 218 Trasporto aereo. Rossi: "I contratti dei dipendenti non in linea con il resto d'Europa" Meridiana-Eurofly, fusione vicina? Trasporto aereo.. Rossi: "I contratti dei dipendenti non in linea con il resto d'Europa" --> Nel piano industriale di Meridiana spunta una nuova ipotesi: la fusione con Eurofly. La compagnia dell'Aga Khan ha affidato all'advisor Roland Berger lo studio di un nuovo piano industriale per la ristrutturazione e la riorganizzazione della società, dopo oltre 40 anni di attività, arrivata a un bivio: difendersi dall'attacco delle low cost e cercare di non rimanere stritolata in un mercato sempre più competitivo. Secondo alcune indiscrezioni, riprese ieri dal Sole-24 Ore, la compagnia starebbe valutando anche l'ipotesi di una fusione con Eurofly. L'advisor, infatti, avrebbe ricevuto dalla società l'incarico di vagliare questa opportunità. Anche perché il risanamento di Eurofly, da compiere entro il 2009, appare più difficile del previsto, nonostante un buon incremento dei ricavi. LA SOCIETÀ L'amministratore delegato di Meridiana ed Eurofly, Gianni Rossi, non smentisce l'indiscrezione sulla possibile fusione, ma getta acqua sul fuoco parlando di una semplice ipotesi. Tuttavia, la fusione potrebbe essere plausibile soprattutto tra qualche anno, una volta avviato il rinnovo della flotta di Meridiana, con il passaggio agli Airbus (al posto degli Md-82). Inoltre, la fusione potrebbe servire soprattutto per rafforzare il mercato del Centro-Nord, dove Meridiana aspira a incrementare i passeggeri, puntando poi anche sugli scali intercontinentali non troppo sfruttati, dall'Africa alle Seychelles. CAPITALI Dopo l'acquisizione del controllo di Eurofly e una ricapitalizzazione costata oltre 15 milioni di euro, Meridiana vuole dunque prendere una decisione sul proprio futuro, ma anche della controllata. Con una eventuale fusione, le due compagnie potrebbero far fronte meglio al mercato, nel nuovo scenario che si sta profilando in Italia e in Europa. L'amministratore delegato della compagnia, inoltre, punta anche a occupare gli spazi lasciati liberi, soprattutto al Nord, da Alitalia. Ma per fare tutto questo potrebbe servire una struttura più solida e soprattutto anche "senso di responsabilità da parte dei sindacati sul fronte dei contratti di lavoro che oggi non sono allineati con il resto d'Europa", ha dichiarato Rossi al quotidiano di Confindustria. Un messaggio che non piacerà ai lavoratori di Meridiana, che da tempo temono un possibile allineamento dei loro contratti con quelli Eurofly.

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Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida Gianni Pittella I l giuramento di Pontida è solo la nota di colore di una coalizione e di una proposta di governo che sacrifica l'interesse nazionale nel momento in cui rinuncia deliberatamente ad una seria politica per il Mezzogiorno. Sul giuramento, come sull'insieme del corteo folcloristico della Lega, potremmo sorridere se non fossero la cornice di una posizione politica, di un impianto culturale e programmatico, di un disegno strategico che assume, nel destino del Paese, l'autosufficienza del Nord. Ha dunque ragione Nicola Latorre che dalla prima pagina dell'Unità, rilancia la centralità del mezzogiorno quale punto di profondo discrimine del PD rispetto al Popolo delle Libertà. Mi pare del tutto evidente che nel programma e nel messaggio del Pdl il Mezzogiorno non esiste e ciò è in qualche modo il riflesso coerente degli interessi e della natura che esprime la coalizione del Popolo delle Libertà. La loro idea di fondo è che la sfida della competizione globale passa puramente attraverso una sfida di territori che prescinde dalla forza unitaria dello Stato e dunque se il Mezzogiorno non c'è, per loro, non è un gran problema, c'è il Nord che ha energie autosufficienti, che vanno preservate e protette. È qui il grave pericolo e il grave errore di Berlusconi, Bossi, Tremonti: non capire che senza un Mezzogiorno forte e una mediazione unitaria dello Stato, anche il Nord subisce contraccolpi e perde l'intero Paese. Nel programma del Pd c'è senza dubbio una consapevolezza diversa ed anche alcune idee precise e condivisibili, come quella di concentrare le risorse europee sulla intelaiatura logistica in modo da rendere il Mezzogiorno la vera piattaforma logistica e non solo del Mediterraneo. Il Programma del Pd inquadra il Sud nel contesto Mediterraneo. Questo significa anche una collocazione internazionale e geopolitica del Sud che non lo riduce a inseguitore dell'area continentale europea, ma che vuole assegnargli un ruolo nel contesto europeo allargato. Questa rappresenta una differenza sostanziale con il programma del Pdl, che non considera il Mediterraneo un'area geo-politica di rilevanza strategica per il nostro Paese. Un'altra rilevante differenza è che il programma del Pd punta a creare nel Mezzogiorno le condizioni di vivibilità adeguate al resto del Paese e dell'Europa. Posto che sul rafforzamento infrastrutturale è normale una qualche convergenza (ponte sullo stretto a parte, anche per quanto prima detto) il Pd si dà degli obiettivi quantificati, come il dimezzamento del gap accumulato rispetto al Centro-Nord per dotazione di infrastrutture e servizi. E sui servizi, quelli essenziali alla persona, che danno pieno titolo di cittadinanza si può rilevare la vera differenza tra i due programmi. Per il Pd investire sul capitale sociale e sui servizi ai cittadini, che costituiscono il prerequisito anche per una seria lotta alla criminalità e aumentare la sicurezza, è essenziale. Inoltre, il Pd parte da quello che è già stato messo in campo dal punto di vista programmatico con il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, che rende integrata la programmazione di tutte le risorse aggiuntive (comunitarie e nazionali) per lo sviluppo delle aree in ritardo. L'unitarietà della programmazione, che per il Pd è un punto di partenza fondamentale, è lo strumento che consentirà di effettuare gli interventi con lo strumento finanziario più adeguato in relazione alle sue caratteristiche tecniche e di ciclo finanziario della spesa, finalizzando così in maniera più efficace anche le risorse comunitarie. Questo quadro, connesso ad un sistema di premialità, legato agli obiettivi misurabili raggiunti deve essere rafforzato da un maggiore ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale e da una sorta di cabina di regia costituita dalle Regioni del sud, necessari se si vuole, come noi del Pd vogliamo, sostenere prioritariamente progetti multiregionali che coprano l'intero territorio del sud. Dobbiamo dunque insistere come sta facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del Mezzogiorno contrastando con vigore l'attuale copione della campagna elettorale, occupato quasi esclusivamente dalla questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del Paese all'Europa e al Mondo. E sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è scatenata una speculazione senza riscontro scientifico. Ora mi aspetto che nell'impazzimento finale dello scontro elettorale, qualcuno cacci fuori anche il "colera". Per noi del PD, insieme ai problemi e alle criticità che dobbiamo severamente riconoscere e correggere, il mezzogiorno ha grandi "tesori" che un programma serio per il Sud e per l'Italia deve saper valorizzare: l'industria agroalimentare; le nostre Città e la nostra qualità ambientale; il turismo e i servizi logistici portuali e di collegamento; il capitale umano. Quindi grandi dosi di infrastrutturazione materiale e immateriale, cablaggio, riqualificazione urbana, ricerca e formazione, politica dei marchi, certificazione di qualità, sostegno alle esportazioni, attrazione degli investimenti esterni, contrasto durissimo alla criminalità e riforma della pubblica amministrazione. Ma per far bene tutto ciò è necessaria una massiccia dose di partecipazione attiva dei cittadini meridionali e soprattutto dei giovani, che devono più di tutti riuscire a ribaltare e superare il paradigma culturale che ingessa la parte meridionale del Paese, rifiutando categoricamente tutte le prassi clientelari che alimentano la cultura del privilegio personale a scapito della crescita collettiva della società e dell'economia meridionale. Anche per questo è nato il PD, una grande forza nazionale ed europea che sa quanto sia indispensabile il contributo del mezzogiorno per la coesione e la competitività del sistema Paese e per costruire l'Europa mediterranea che è, come negli anni '90 fu l'allargamento ad est,la scommessa vera degli inizi del nuovo secolo. Eurodeputato Membro segreteria nazionale del Pd.

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Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo alternative ad Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo alternative ad Air France.

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Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradiziona (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una mobilitazione tradizionale di Simone Collini / Roma SI DICE "OTTIMISTA" Sergio Cofferati, anche perché "l'alto numero di incerti lascia ampi margini di riuscita". A una condizione, spiega però il sindaco di Bologna: "L'ultima settimana di campagna elettorale va condotta secondo criteri molto tradizionali, parlando il più possibile con le persone, in un rapporto diretto e ravvicinato". Veltroni ha toccato la centesima provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è difficile chiedergli di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve continuare a fare il bel lavoro che sta facendo, molto efficace. Questo è però il momento in cui devono muoversi i singoli territori, gli elettori delle primarie, il corpo vasto del partito". In una campagna elettorale dai toni pacati si è notata ancora di più la contestazione a suon di ortaggi nei confronti di Giuliano Ferrara, a Bologna. "Un avvenimento grave, da non sottovalutare. Cercare di impedire a chicchessia di esprimere la propria opinione con la violenza è una cosa che non dovrebbe mai accadere. Poi, che la campagna elettorale abbia toni meno aspri rispetto ad analoghi appuntamenti del passato è del tutto apprezzabile". C'è però chi sostiene che così l'elettorato di sinistra non viene motivato adeguatamente a votare. "Il nostro elettorato, e anche il consenso che dobbiamo trovare fuori dal nostro elettorato tradizionale, hanno bisogno di un lavoro basato sulle proposte di merito, sulla convinzione, la determinazione, accompagnate dalla passione politica. Non è né utile né positivo che si aggiungano asprezze. Se rimangono fuori la demagogia e la volgarità, la campagna elettorale ci guadagna enormemente". Berlusconi ha detto che se non vince vuol dire che ci sono stati dei brogli. "Appunto". Non bisogna rispondere? "Sì che bisogna rispondere, ma non utilizzando lo stesso linguaggio, non scendendo sullo stesso terreno. Questa storia dei brogli, come è noto, è assolutamente priva di fondamento. Bisogna rispondergli che non ce ne sono stati e che non ce ne saranno grazie al fatto che noi diamo un contributo rilevante alla normalità dei rapporti e alla correttezza delle procedure". Come giudica la scelta di Veltroni di far correre il Pd da solo? "Molto coraggiosa e impegnativa. Nessuno oggi può negare che abbia rappresentato l'elemento di novità più vistoso, e anche apprezzato, nella competizione elettorale. Consente di avere quell'orientamento coeso che per definizione una coalizione non ha". Però a livello locale le alleanze con Rifondazione e gli altri ci sono tutt'ora. "Mi meraviglierei del contrario. E lo dice chi ha visto la sua maggioranza rompersi mesi fa". Dice che quel che è successo a Bologna è un'eccezione? "È una vicenda che ha ragioni locali molto particolari. È giusto che le giunte locali non subiscano mutamenti, dopo la decisione del Pd di andare da solo. Anche perché quelle maggioranze sono nate sulla base di un patto con gli elettori, che va rispettato fino alla fine del ciclo amministrativo". E quando si voterà per il rinnovo delle giunte? "Per comuni e province che vanno al voto ora si è deciso caso per caso. Una scelta comprensibile, in questo momento. Ma penso che prima delle prossime tornate amministrative sarà indispensabile definire un orientamento di massima che valga per tutti, e che sia il più coerente possibile con le scelte nazionali. Diversamente, si rischia di introiettare delle contraddizioni difficili da gestire". Come giudica il patto per la crescita tra imprenditori e lavoratori proposto da Veltroni? "Assolutamente positivo. È ciò che si potrebbe chiamare, riutilizzando una vecchia formula cara a Bruno Trentin, il patto tra i produttori, che è il fondamento della crescita di un Paese. Prima di tutto vengono sviluppo e crescita". E poi la redistribuzione? È lo schema dei due tempi contestato dalla sinistra radicale. "Avventurarsi sulla strada delicatissima dell'individuazione delle priorità e dei meccanismi della redistribuzione, non potendo contare sulla certezza della ricchezza da redistribuire, non è dannoso è disastroso. Perché non ottieni risultati, visto che manca la sostanza da redistribuire, e perché alimenti aspettative alle quali non sei in grado di corrispondere". Si è aperta una discussione, in Emilia Romagna, sul voto disgiunto: votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato si aiuta la lista di Bertinotti a superare l'8% e si sottraggono seggi al Pdl di Berlusconi. Che ne pensa? "Un'ipotesi insensata e sbagliata. Si vota un programma e le persone che sono chiamate, se elette, a realizzarlo. Mi si deve spiegare su quale elemento di razionalità si vota un programma alla Camera e uno notevolmente diverso al Senato. Aggiungo anche che riproduce una vecchia idea della politica, quella non di far vincere, costruendole intorno il consenso necessario, la propria opzione, ma quella di ostacolare e impedire l'eventuale e ipotetico risultato di un altro". E della discussione su quale percentuale debba ottenere il Pd per parlare di successo, cosa ne pensa? "Che ci sono tante forme di autolesionismo praticabili. Io sono convinto che esistano le condizioni per vincere, e spero ovviamente che si vinca. Ma in ogni caso, abbiamo visto che c'è una forza politica capace di produrre tantissime novità. Quando si è aperta la crisi l'idea diffusa era che fosse tutto scontato, che il centrodestra avesse davanti una sorta di autostrada spianata. Oggi vediamo che non è così, il Pd ha progressivamente recuperato le distanze ed è diventato nei fatti il soggetto preminente di questa stagione politica. Questa è una condizione che vale tantissimo per il futuro, al di là degli stessi risultati elettorali". Tutta questa campagna elettorale è stata segnata dalla vicenda Alitalia: che giudizio dà di questa crisi? "Alitalia si trova su un piano inclinato da molti anni. E personalmente credo che l'errore più grave sia stato compiuto più di un decennio fa quando non si concluse la trattativa per la fusione con Klm. Oggi bisogna prendere realisticamente atto che siamo alla fase conclusiva di questa lunga crisi. E non credo che esistano alternative a cercare un accordo dignitoso con Air France". Berlusconi si è detto contrario e ha prospettato cordate italiane. "È inaccettabile il cinismo del tentativo di condizionare questa delicatissima fase, l'interferenza nella discussione con annunci e ipotesi prive di qualsiasi ragionevole riscontro". Anche i sindacati si sono detti contrari. "Personalmente credo che sia necessario, da parte dei sindacati, negoziare per fare il più rapidamente possibile un accordo con Air France. Avendo consapevolezza che si è al necessario salvataggio di un'importante azienda e che i salvataggi comportano sempre sacrifici e rinunce. Ma anche sapendo che quando si realizzano con reciproche assunzioni di responsabilità da parte dell'impresa e dei sindacati, sono spesso il presupposto per la ripresa e lo sviluppo futuro. E sotto questo profilo la capacità imprenditoriale di Air France garantisce molto di più di tante altre ipotetiche soluzioni".

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Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti Strepitosa performance dialettica di Berlusconi che per insultare Veltroni lo definisce "folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i giornali a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era "Remolo il fratello di Romolo". E che sarà mai, o è ignorante, o è provato, o lo fa apposta per riuscire simpatico a un Paese di ignoranti. Del resto peggio il trentenne dg di Telecom, Luca Luciani, che per citare un successo storico ha ricordato la "Waterloo di Napoleone". Forse voleva dire di Berlusconi, che però magari l'avrebbe preso come un auspicio. Nel casino, le poche parole chiare sono venute da Saviano a Veltroni ("dimmi chi candidi contro la camorra e ti dirò chi sei") e da Bertinotti a tutti, ma più a Veltroni. Ormai in rotta elettorale d'arrivo, tuona contro il Pd che rovina la sinistra. Può essere, se lo dice lo saprà. Peccato che in concomitanza con le sue bordate contro Veltroni e Prodi e a favore della lotta con classe (cfr. il cachemire) esca l'attivo dei rimborsi elettorali dei partiti e partitini. Rifondazione: spese accertate in milioni di euro 1.636, contributo in 5 anni per le due Camere 34.932. E vai, questo sì è l'esempio di una gestione attiva. Chapeau, Fausto, ora rifonda l'Alitalia.Oliviero Beha.

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Sul palco la cucina della vita (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli e Società Pagina 10258 Prime Teatro. L'ultima messinscena di Akròama alle Saline di Cagliari Sul palco la cucina della vita Prime Teatro.. L'ultima messinscena di Akròama alle Saline di Cagliari Stress, solitudini e finzioni in uno strano ristorante --> Stress, solitudini e finzioni in uno strano ristorante Sono cuochi e camerieri, ma potrebbero essere minatori, politici. Oppure attori. Comunque un gruppo che lavora. Per bisogno e soprattutto per passione. Perché il mestiere (l'arte) è ragione di vita, magari più utile a sé che agli altri, senza per questo cessare di essere un valore. Aldilà del denaro, forse anche della qualità. Semplicemente al servizio della necessità di esistere. In breve, è questa la morale della nuova messinscena Akròama, In cucina , nei giorni scorsi alle Saline di Cagliari. E una cucina stilizzata è tutto quanto ingombra il palco. Cuochi e camerieri - il personale del ristorante "Il Pavone" alle dipendenze di una misteriosa Olimpia - manipolano, urlano, piangono, sputano sul piatto del cliente rognoso, raccontano barzellette, cantano Volare : in pratica, una banda di stressati, persino scoppiati. Una zuppa di ambizioni, frustrazioni, solitudini, amori falliti e clandestini. Niente più della vita, insomma, anche se la vita, davanti a quel tavolo, sembra rarefatta. La sala è un altro pianeta, dalla porta non filtrano rumori. Del resto, è il pubblico stesso ad avvertire un senso di irrealtà, o di "incantesimo", perché il cibo, dai malloreddus all'aragosta, è virtuale. Le mani impastano, guarniscono, sbriciolano, creano nell'aria. I profumi si indovinano. Soprattutto quando esplode il gioco delle ordinazioni, con un menù decisamente vario e fin troppo ricco. Fino al colpo di scena, l'idea chiave: in sala non c'è nessuno. Da tre anni. I piatti confezionati con cura finiscono regolarmente nei bidoni della spazzatura. I camerieri fingevano. Perché? Per non togliere ai cuochi la ragione di vita. E perché smettere allora? Olimpia paga gli stipendi, la creazione è reale, il lavoro pure. E se ci si chiede a chi giovi tanto spreco di energie, qualcuno risponde che la stessa domanda potrebbe porsi a mille altre categorie. Viene citata persino l'Alitalia. Tutto continuerà come prima. L'idea di vedere nella cucina del ristorante un micro-esempio del mondo non è certo nuova. A parte le varianti cinematografiche, viene in mente La cucina di Arnold Wesker. Alla regista, Elisabetta Podda, sta a cuore anche altro: chiudere in uno spazio ristretto, gomito a gomito, un gruppetto eterogeneo di attori, Tiziano Polese, Nunzio Caponio, Mariano Corda, Senio Dattena, Emiliana Gimelli, Alice Capitanio, Simeone Latini e Rosalba Piras. In scena con i loro nomi veri, per accorciare ancora la distanza tra finzione e realtà. E sottolineare il senso di un esperimento (a proposito di utilità, quanto servirebbe a molti teatranti sardi uscire dai loro campetti?). Il risultato è un'operina curiosa, che non vuole porsi troppe ambizioni: qui e là il testo è fragile, il linguaggio un fritto misto modaiolo, qualche soluzione appare improbabile e la morale rischia di annacquarsi in un sermone qualunquista, ma c'è una corrente di autentica passione che riscatta tutto o quasi. ROBERTO COSSU.

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Moratti: basta promesse su immigrati e sicurezza (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Moratti: basta promesse su immigrati e sicurezza Il sindaco in piazza Duomo accusa il governo: traditi anche su Malpensa. "Stop a leggi buoniste" Sul palco del Pdl "Basta ai ministri che impongono di accogliere nelle scuole i figli dei clandestini, prima vengono i nostri" Do you remember Expo? Non ieri, non sul palco di Piazza Duomo, non quando bisogna partecipare a un comizio elettorale del Popolo delle Libertà. Letizia Moratti, senza fascia tricolore. Insieme ai big del Pdl. Con Roberto Formigoni, Ignazio La Russa, MariaStella Gelmini, Luigi Casero, Riccardo De Corato. Il sindaco lancia tre siluri contro il Governo. Sulla sicurezza, sull'immigrazione, su Malpensa. "Aiutateci " dice la Moratti dal palco "perchè sono sicura che un governo di centrodestra metterà questi temi al centro dell'agenda politica. Ci vuole un governo che creda nella sicurezza". Non è il "Sono uno di voi" pronunciato dall'ex sindaco Gabriele Albertini davanti alla platea di FI qualche anno fa, ma l'endorsement della Moratti è robusto. Accusa il governo di averla lasciata sola sulla sicurezza: "Nel 2006 siamo scesi in piazza per avere più sicurezza. Invece, solo promesse, tavoli, tavoli, tavoli. Tutte le nostre richieste sono rimaste inevase ". Attacca frontalmente il ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni: "Non vogliamo avere mai più ministri come Fioroni che ci impone di accogliere nelle nostre scuole i figli degli immigrati clandestini". Lo dice a pochi passi dai portoni del Duomo. La Curia è lì accanto. "Che risposta possiamo dare ai nostri immigrati regolari? Che devono tenere i loro bambini a casa perché prima ci sono i figli degli irregolari? ". Dice basta alle leggi buoniste sull'immigrazione. "Bisogna essere seri. Chi di noi aprirebbe le nostre case senza poter dare del cibo da mangiare e un lavoro?". Tocca a Malpensa: "Da parte del governo c'è stata una furia distruttiva". Continua: "Non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il nord possono essere il motore di questo Paese. Riprendiamoci questo orgoglio, l'orgoglio di chi lavora tutti i giorni e di chi paga le tasse. Questo orgoglio diventi politica a favore dei cittadini e a favore delle imprese ". E usa parole precise: "Rialziamo questo Paese". Che assomiglia terribilmente al "rialzati Italia" di Silvio Berlusconi. A proposito. Il collegamento in diretta con il Cavaliere da Roma soffre di qualche problema. Manca il satellite. Vola qualche parola grossa tra i nuovi alleati. Conclusione. La Moratti rivolta al pubblico sotto il palco. "Aiutateci. Dipende da voi. Come sindaco faccio fatica a darvi delle risposte se non c'è il supporto del governo ". Indicazione di voto precisa. Che fa impallidire quella di un supporter come Formigoni: "Sento tanto ottimismo per vincere alle prossime elezioni e per dare all'Italia un nuovo governo dove ci sia più Lombardia". Reazioni immediate. A partire da Giuseppe Fioroni: "Dal sindaco ci si aspetterebbe un atteggiamento più sobrio e rispettoso delle leggi". E aggiunge: "Sorprende sentire certe espressioni proprio dal sindaco della città che ospiterà Expo 2015, la festa di tutti i popoli, anche di quelli da cui provengono i bambini immigrati che l'amministrazione di Milano oggi rifiuta di accogliere". Replica anche Andrea Fanzago, consigliere del Pd: "Non è il ministro, è un giudice dello Stato italiano ad aver bocciato la circolare del Comune. Milano deve rispettare la legge. Chi invoca giustizia e legalità deve essere il primo a rispettarla". Sul palco Letizia Moratti in piazza Duomo con i vertici Pdl. Nel tondo, il braccialetto tricolore che le ha regalato Riccardo De Corato Maurizio Giannattasio.

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L'Expo e il voto (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'Expo e il voto Le elezioni e la vittoria contro Smirne Malpensa "Al governo non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il Nord possono essere il motore di questo Paese" Il ministro Fioroni: "Sorprende sentire certe espressioni dal sindaco che ospiterà l'Expo, la festa dei popoli, anche di quelli dei bambini immigrati che l'amministrazione di Milano oggi rifiuta di accogliere".

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ROMA Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lancia l'ultimatum ai sindacati: (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

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"Un passo nelle prossime ore o le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". E avverte: "Se tirati troppo non si spezzano solo i fili, ma anche gli elastici". Risposta immediata delle organizzazioni sindacali che si dicono pronte a trattare, ma che respingono qualsiasi ultimatum. "Non firmiamo accordi in bianco" dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni, in una intervista al Messaggero. Il ministro dei Trasporti Bianchi annuncia che il governo è disponibile ad aprire un confronto, ma solo dopo che Air France avrà dato la disponibilità a riprendere il negoziato.

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Alitalia, ultimatum ai sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Intervista a Bonanni: non firmiamo accordi in bianco. La Sea chiede al governo di liberalizzare le tratte a Malpensa Alitalia, ultimatum ai sindacati Padoa-Schioppa: subito un passo avanti o conseguenze irreparabili.

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Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-06 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Ultimatum La replica: governo al tavolo Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro BRDO (Slovenia) - Caso Alitalia: il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, affronta la questione al termine dell'Ecofin. "Il mio appello è che avvenga subito, entro oggi, un fatto nuovo da parte dei sindacati, altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi". L'atteggiamento sindacale è stato un "fatto gravissimo, un grande errore di valutazione " che ora "va corretto". E il ministro rivela che il presidente di Air France è disponibile a tornare in Italia "non per riprendere a trattare ma solo per firmare". E intanto spunta l'ipotesi di un ingresso in gioco di Lufthansa. ALLE PAGINE 8 e 9 Bagnoli, S. Rizzo Tamburello, Tondelli.

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Letta-Tremonti, prove di larghe intese sul lago <Patto su 4 temi>. <Sì, lavoriamo insieme> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE A Cernobbio Il sottosegretario pd e l'ex ministro pdl d'accordo sugli interventi per riforme e salari Letta-Tremonti, prove di larghe intese sul lago "Patto su 4 temi". "Sì, lavoriamo insieme" DAI NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Già a porte chiuse, spiazzando la platea del workshop Ambrosetti, avevano iniziato quello che poi un imprenditore ha definito "un minuetto". Sarà che Giulio Tremonti e Enrico Letta, avversari in politica, hanno una consuetudine nell'Aspen Institute, del quale sono il presidente e il vice. Ma certo chi si aspettava un duello è andato deluso e ha assistito a uno scambio di opinioni al ritmo di "caro Enrico", "caro Giulio". Non erano prove tecniche di quella "grande coalizione" che Tremonti ha rivendicato ieri di aver evocato per primo nel 2003 in Germania. Quella, ovviamente, anche Letta la esclude. Ma quando i due esponenti degli opposti schieramenti si presentano per una conferenza stampa congiunta si capisce che quel "minuetto" ha della sostanza. "Ho fatto a Tremonti una proposta - dice subito Letta -: un patto fra le tre principali forze politiche su quattro grandi temi da affrontare dopo le elezioni, chiunque vinca". La lista non è nuova: legge elettorale, superamento del bicameralismo perfetto, riordino e rafforzamento delle authority, riassetto delle competenze per riportare al centro i poteri su energia e infrastrutture che nel 2001 passarono alle Regioni. Dossier sui quali Tremonti lancia le sue frecciate, ma non chiude la porta: "Ci avete fatto perdere otto anni, almeno chiedeteci scusa. Ma queste sono cose giuste, le faremo insieme comunque ". Perché, aggiunge, quando si tratta di cambiare la Costituzione "più si è, meglio è". Sulla legge elettorale l'ex ministro apre uno spiraglio. "Può essere cambiata ma non demonizziamola: senza il potere di lista nelle mani del leader, neanche il Pd sarebbe stato così nuovo". La sintonia Letta-Tremonti sembra andare oltre le riforme. Letta chiede che la prossima legislatura sia "costituente di una nuova cornice salariale": "Leghiamo le retribuzioni alla produttività e al costo della vita dei diversi territori". E neanche su questo Tremonti si sfila. "Abbiamo già nel programma incentivi fiscali per la produttività a livello aziendale ", per esempio sugli straordinari. La catena delle convergenze in stile Aspen non si spezza sul caso Alitalia. Tremonti e Letta si punzecchiano solo un po'. "La concentrazione di Alitalia in un grande gruppo pubblico europeo va bene ma a condizione che questa conservi identità e valore" e che non comporti "un esproprio " osserva Tremonti. Letta lo interrompe: "Trovo ragionevoli queste parole, peccato che siano diverse da quelle di Berlusconi". Tremonti sorride dichiarandosi invece "fedele interprete" del pensiero del Cavaliere ma avverte: "Quando l'accordo sarà pubblico, lo valuteremo". Nel dibattito a porte chiuse il centrista Udc Bruno Tabacci si era visto costretto a reagire. "Prendo atto del fair play - dice agli imprenditori - ma è una finta: i veri volti dei Poli sono quelli di Berlusconi e della coalizione dell'antiberlusconismo ". Cernobbio Giulio Tremonti ed Enrico Letta ieri a Villa d'Este Federico Fubini Paola Pica.

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I sindacati: governo al tavolo E riprendiamo le trattative (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Le reazioni Maroni: un Consiglio dei ministri alla Malpensa I sindacati: governo al tavolo E riprendiamo le trattative Bonanni: per la cessione meglio aspettare il voto ROMA - "Il fatto nuovo ce lo deve dare Padoa-Schioppa venendo lui al tavolo delle trattative per spiegarci cosa c'è dietro al gentleman agreement con Air France, noi siamo pronti anche tra un'ora". Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, respinge al mittente le accuse di irresponsabilità fatte dal ministro dell'Economia e chiede una discesa in campo del governo "che finora non si è mai visto al negoziato". "A Palazzo Chigi sono state convocate - continua Bonanni che resta peraltro convinto di rinviare tutta la partita a dopo le elezioni - anche aziende di 300 dipendenti, ma l'Alitalia no, qualcuno ci deve spiegare perché". L'uscita slovena del ministro ha indispettito anche gli altri sindacati. "Insistere con la politica degli ultimatum non serve a nulla - aggiunge Fabrizio Solari, responsabile trasporti della Cgil - ribadisco che noi non abbiamo rotto alcuna trattativa, gli unici fili invece che si devono spezzare sono quelli dei burattinai, di quelli che hanno stretto patti senza mai apparire e che pretendono che altri li sottoscrivano senza discutere". Il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro, alza il tiro e, rivolgendosi direttamente al premier Romano Prodi e al suo ministro economico, chiede di "dirci cosa avete pattuito di inconfessabile" perché altrimenti "non si spiega perché non si può aspettare una settimana per portare il problema al nuovo governo". Notaro rivela anche una frase che il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta avrebbe detto quando si è alzato dal tavolo delle trattative. "Che voleva dire con le parole "il vostro governo aveva preso con noi altri impegni"?" "Quali sono - si domanda il rappresentante dei piloti - gli impegni evidentemente segreti che avete preso su Alitalia? " Mentre il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, fornisce una versione dei fatti diversa da quella di Padoa- Schioppa - "i sindacati verranno convocati dopo il consiglio di Alitalia di martedì " - un assist al ministro arriva dal presidente del Senato Franco Marini: "C'è il rischio di fallimento dell'impresa, invito i sindacati a riprendere subito il negoziato visto che Air France sembra sia ancora disponibile". Il ministro del Commercio estero, Emma Bonino, se la prende invece con Silvio Berlusconi: "Non conosco nessun Paese - dice - dove uno dei possibili presidenti del Consiglio annuncia, auspica e promette cordate ma poi non si vede nulla". In zona Partito democratico esistono però altre interpretazioni del dramma-Alitalia. Per Massimo Calearo, candidato alla Camera in Veneto per il Pd, "quello della compagnia di bandiera non è il problema del Paese, ma un problema da risolvere dopo il 15 di aprile". Poi invita il sindacato a fare una seria autocritica dopo aver rilevato che "il problema va affrontato con un certo sindacato, quello che non vive di concorrenza". L'opposizione incalza. Maurizio Lupi, esperto di trasporti per il Pdl, ritiene "l'appello da ultima spiaggia di Padoa- Schioppa ricattatorio e quantomeno sospetto e irresponsabile perché equivale a consegnarsi ad Air France". Il segretario de La Destra, Francesco Storace, chiede una riflessione su tutta la vicenda "perché sarebbe folle mettere in discussione Malpensa subito dopo l'assegnazione dell'Expo a Milano". Sul futuro dello scalo varesino non poteva mancare l'intervento della Lega. "Chiederò a Berlusconi - afferma Roberto Maroni - di tenere il secondo Consiglio dei ministri a Malpensa dopo quello a Napoli". I leader sindacali Guglielmo Epifani della Cgil (a sinistra) e Raffaele Bonanni della Cisl Roberto Bagnoli.

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Il ministro: la politica non c'entra, vale il codice civile (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Retroscena A Pasqua il volo per Milano e l'appello dell'equipaggio: fate l'accordo con i francesi Il ministro: la politica non c'entra, vale il codice civile "Il tempo della compagnia è scaduto, tocca sempre a me dire cose spiacevoli" ROMA - Che non si diverta a esternare sulla vicenda dell'Alitalia, è poco ma sicuro. Tanto che in privato Tommaso Padoa-Schioppa si lamenta spesso: "Tocca sempre a me dire le cose spiacevoli ". Pur sapendo di essere "l'unico che possa farlo", e che i fatti, confida ai suoi stretti collaboratori, "finiscono sempre per darmi ragione". Questa volta l'esternazione del ministro dell'Economia ha una motivazione impellente e straordinaria: il timore (ed è più che un timore) che dopo l'iniziale spavento provocato giovedì al sindacato dalla fuga a gambe levate del presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta dal tavolo delle trattative, possa ricominciare l'indecente melina che ha finora impedito l'accordo. La sensazione, netta, in lui, è che "il senso dell'urgenza si è di nuovo affievolito ". E non è un caso che Padoa-Schioppa abbia fatto ieri, dall'Ecofin, un'altra sortita dopo essersi consultato con il premier Romano Prodi e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta: come se tutti avessero avvertito che dopo lo choc del temporaneo addio di Air France la faccenda stesse prendendo di nuovo una brutta piega. La peggiore fra quelle che il ministro dell'Economia temeva, ma invece proprio quella per cui aveva lavorato il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Ossia, far tornare la vicenda dell'Alitalia integralmente nelle mani della politica. Un errore che Padoa-Schioppa considera fatale per i destini della compagnia aerea, ritenendo, come ha ripetuto in queste ore alle persone più vicine, che "la dinamica temporale non è nelle mani della politica e tanto meno in quelle del sindacato. Il codice civile ha le sue regole e i suoi tempi". E quello dell'Alitalia, pensa il ministro, è scaduto. Chi crede di avere qualche carta in più da giocare dopo le elezioni sperando magari in un cambio di maggioranza, è la sua tesi, potrebbe aver fatto male i suoi conti, perché la situazione rischia di precipitare subito prima o subito dopo il 13 aprile. Ma pure chi ha in mente di inchiodare i francesi al tavolo di una trattativa su Fintecna sì, Fintecna no, Finmeccanica sì, Finmeccanica no, anche soltanto in attesa che a Palazzo Chigi arrivi il nuovo inquilino, è fuori strada. Perché se Spinetta tornerà a Roma, è l'idea chiarissima che hanno al Tesoro, sarà unicamente per firmare la sua ultima proposta, e non certamente per finire invischiato nella colla della trappola sindacale. Per quale motivo Padoa-Schioppa, che è già praticamente sull'uscio del ministero, abbia ancora voglia di spendersi per evitare l'inevitabile, è difficile dire. L'uomo è fatto così e non si può fare altro che prenderne atto. Ai suoi ha confessato di essere "molto, ma molto preoccupato" per i ventimila lavoratori della compagnia e per le loro famiglie. Una preoccupazione diventata ancora più forte a Pasqua, quando ha preso un aereo dell'Alitalia per andare a Milano e gli assistenti di volo gli si sarebbero rivolti con apprensione. Implorandolo perché l'accordo con i francesi andasse a buon fine. Sergio Rizzo.

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Angeletti: casta noi? No, siamo la Champions League (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Intervista "Quando andiamo a Palazzo Chigi con Epifani e Bonanni siamo una squadra micidiale" Angeletti: casta noi? No, siamo la Champions League Il leader Uil: il nostro mestiere è trattare per lavoratori in carne ed ossa ROMA - "Non esiste un buon accordo oggettivo. La bontà - dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti - sta nella sua percezione. è un buon accordo se viene accolto bene dai lavoratori ". Allora è solo il consenso che guida il sindacato? E non è un atteggiamento tipico di una casta? "Io quel libro, "L'altra casta", non l'ho ancora letto. Però è una vita che vengo inseguito da una sentenza e da una minaccia. La prima è che è tutta colpa dei sindacati. La seconda è che tanto, prima o poi, i sindacati perderanno il consenso dei lavoratori". A giudicare dalla trattativa Alitalia non pare un'ipotesi campata per aria. "Non c'è problema, tanto si vota. Sissignore, i lavoratori votano. Tutti, mica solo quelli iscritti al sindacato. E allora vedremo se questo sindacato è rappresentativo o no. Il resto sono chiacchiere". Pietro Ichino sostiene che troviate la massima ragione della vostra esistenza al tavolo di una trattativa infinita. "Lui è iscritto alla Cgil e generalizza. Comunque il mestiere dei sindacati è quello di trattare, non è quello di perdere tempo, nè quello di negoziare solo per negoziare. Il nostro obiettivo è fare accordi. Non in nome del socialismo, o del Paese, ma in nome di persone in carne e ossa, e mi va il sangue alla testa se qualcuno fa finta di dimenticarlo" Ha ragione chi dice che i sindacati hanno perso di vista l'interesse generale, che siete una casta corporativa? "Abbiamo superato questo problema da decenni, non scherziamo. I nostri iscritti hanno capito che i loro interessi non possono essere contrapposti a quelli degli utenti, dei cittadini, sennò perdiamo". E il caso dell'Alitalia, scusi? "Perfetto. Che abbiamo fatto? Abbiamo chiesto più aerei. Siamo pronti a discutere di produttività e tutto il resto purché ci siano più aerei. E questo non è l'interesse dei cittadini italiani? ". Può darsi, anche se 130 piloti per 5 cargo sembrano un po' troppi. "Non sto parlando di cose specifiche. Di Alitalia, poi, non parlo più finché non c'è il nuovo governo. E comunque non mi ricordo uno sciopero in violazione del codice di autoregolamentazione. L'opinione pubblica non solo ci interessa, ma ci serve. Perché faremmo le manifestazioni in piazza? Potremmo fare solo scioperi selvaggi. E lo chiama un sindacato corporativo questo? L'accordo sul welfare, allora?". Allora cosa? "Siamo stati accusati di tutto, quando l'abbiamo firmato, tranne che di aver seguito solo l'interesse dei lavoratori. Chiedete a Mirafiori". Largo alla trattativa, allora. Magari interminabile, come d'abitudine. "Sempre colpa del sindacato, eh? Nessuno si è mai chiesto perché per arrivare al contratto dei metalmeccanici si fanno giorni e giorni di sciopero e per quello dei chimici non ne serve un'ora? Ai due tavoli il sindacato è sempre lo stesso. Il fatto è che quando le aziende, o in generale le controparti, si sono rivelate influenzabili dalla politica le relazioni sindacali si sono ammalate. E succedono i disastri". Ogni riferimento ad Alitalia è puramente casuale... "Puramente casuale, sì. Voglio dire che se tratti con chi ha solo motivazioni industriali, razionali, il negoziato può essere complicato, ma è liscio. Perché vede, Cgil, Cisl e Uil non sono diverse per la sigla. Gianni Agnelli diceva: vorrei un sindacato forte, rappresentativo e unito. Forti e rappresentativi lo siamo, uniti no: abbiamo risposte diverse per uno stesso problema. E se in una trattativa entra la politica queste differenze si avvertono". Le trattative s'incartano. "E i tavoli si incrinano. Spesso è così. Ma non sempre, nel settore pubblico è diverso, perché la politica lo rende più vulnerabile. Mettetevi nei panni di un amministratore pubblico. Se minacci di bloccare un servizio quando arriva la telefonata del governatore della Regione o del ministro, quel povero disgraziato che deve fare?". Lo stesso vale per il governo? "Quando a Palazzo Chigi entriamo io, Bonanni ed Epifani siamo micidiali. Sembriamo una squadra da Champions League". Ragnatela, marcatura stretta e melina? "Macchie. La Juve del Trap: ciascuno ha il suo ruolo, sa quel che deve fare. Basta che ci guardiamo in faccia. Un'occhiata e vanno in crisi ". Senza neanche parlare? "La nostra tattica migliore, quando una proposta non ci va giù, è proprio il silenzio. Interminabile, nessuno fiata. A Palazzo Chigi me ne ricordo un paio di questi momenti. Imbarazzanti è dire poco. Poi Epifani si alza" Come si alza? "Guglielmo è sempre un signore, anche nelle trattative. Si alza dalla sedia. Io e Raffaele, invece, alziamo la voce" E si riparte fino a notte fonda. "Se arrivano senza margini per negoziare, pensando di avere davanti dei deficienti, facciamo anche mattina. E ci scappano pure le parolacce ". E se la proposta va bene? "Si può sempre ottenere di più". La parola chiave in questo caso? "Uno di noi dice: è un passo avanti" Coi francesi, o coi tedeschi, per l'Alitalia, come andrà? "Con gli stranieri la trattativa è razionale, non è politica. Ti offrono 100 e ti spiegano perché non possono arrivare a 101". I negoziati Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti Mario Sensini.

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E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria: REDAZIONALE Il Pdl Al Pantheon: "La mia condanna è definitiva, devo fare il presidente del Consiglio" E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino ROMA - Un esecutivo del Pdl è l'"ultima occasione prima del declino, e la partita del 13 e 14 aprile non finirà in un pareggio al Senato perché i sondaggi sono chiarissimi, abbiamo una distanza tale per cui avremo l'onore e l'onere di governare e cambiare il Paese", dice Silvio Berlusconi parlando a Telecamere, in onda oggi su Raitre. In piazza del Pantheon, davanti ai giovani del Popolo della libertà che lo salutano con un'ovazione, aggiunge: "La mia condanna è definitiva devo fare il presidente del Consiglio". E lo dice, come del resto va ripetendo da qualche tempo, con un tono assai prudente perché il lavoro che lo attende qualora sia lui il vincitore è molto impegnativo: dalla lotta ai rifiuti alla trasformazione della pubblica amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi parla, e in cielo volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il suo rumore le parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che hanno paura". Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una parte invita alla mobilitazione ("finita la festa andate a fare proselitismo") e dall'altro rilancia l'idea del voto utile, il voto cioè dato ai grandi partiti. Non va insomma, dice, disperso scegliendo forze politiche che non hanno la possibilità di superare lo sbarramento e quindi non porteranno parlamentari. "Se qualcuno a voi vicino avesse qualche simpatia per quel bel ragazzo che stava nel centrodestra e si chiama Pier Furby...". Non finisce la frase perché dal pubblico salgono fischi e "buuu", e lui di rimando: "Reazione un po' rozza ma efficace". Critica poi il suo competitor Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del vecchio partito comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un grande comunicatore e ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere assieme radicali e cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile". Tuttavia l'ex sindaco di Roma non è affatto il "personaggio nuovo che dichiara di essere". "Per questo gli italiani hanno capito - tuona Berlusconi - che seguire il pifferaio magico rischiava di portarli nel burrone". E rivolto ai giovani domanda: "Volete voi che un vostro coetaneo, cioè il sottoscritto, torni al governo?". "Sììì", replica il pubblico e lui si congeda con un "bacio e abbraccio tutti, soprattutto le signorine ". Pdl Silvio Berlusconi a Napoli Lorenzo Fuccaro.

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Ermolli cerca 800 milioni e la legge Marzano (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Tentativi in corso Ermolli cerca 800 milioni e la legge Marzano MILANO - Ottocento milioni suddivisi in fiches più o meno grosse opzionate dai membri della "cordata"; un ruolo sempre più marginale per l'Airone di Carlo Toto; la ricerca di un partner straniero forte; l'applicazione della legge Marzano ad Alitalia. Questi sono i pilastri dell'azione che, nel riserbo più assoluto, Bruno Ermolli starebbe portando avanti in attesa che domani si chiarisca la vicenda Air France. Il fallimento definitivo della pista parigina, da un lato, e la vittoria del Pdl alle elezioni, dal-l'altro, sarebbero poi i requisiti di contesto. Gli investimenti di medio termine non sarebbero inferiori ai quattro miliardi, ed è per questo che lo storico consigliere di Silvio Berlusconi avrebbe fissato in 800 milioni la soglia d'impegno fissata prima di esporre apertamente un piano e dei nomi. Secondariamente, in sintonia non si sa quanto casuale con Intesa Sanpaolo, il pur riservatissimo Ermolli non farebbe mistero del fatto che Airone non è più il perno della cordata. Proprio ieri, mentre l'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, ha consegnato al Sole la propria disponibilità a partecipare ad un'ipotesi bipartisan, il fondo americano Tpg, inizialmente della partita con Mediobanca, ha smentito la notizia che voleva il fondo stesso affiancato proprio a Toto, sotto il coordinamento di Lufthansa. L'ipotesi si spingerebbe fino a ipotizzare una fusione tra Airone e Alitalia, sotto il controllo di Lufthansa. Mentre Airone non ha commentato, la compagnia tedesca guidata da Wolfgang Mayrhuber ha fatto sapere che non ci sono novità rispetto ai giorni scorsi. I contatti con Lufthansa sarebbero però in bella evidenza nell'agenda di Ermolli, mentre Cgil e Cisl hanno fatto immediatamente sapere che l'ipotesi che vede nei tedeschi il player forte sarebbe gradita. Non esclusi anche sondaggi più "esotici": in estremo oriente o nei Paesi del Golfo, dove lo choc petrolifero che sta mettendo in ginocchio molte grandi compagnie americane fa meno paura. Prima di andare fuori dai confini e di riallacciare canali ufficiali con Intesa Sanpaolo serve la disponibilità dichiarata di ottocento milioni di euro. Azionista delle Ferrovie Nord, controllate dalla Regione Lombardia col 57% e ieri accreditate a loro volta di un interessamento, è quel Marcellino Gavio che viene spesso chiamato in causa. Più di lui investirebbe Salvatore Ligresti, suo socio nella Igli, azionista di riferimento di Impregilo, e attivo sul tavolo della Milano fresca vincitrice dell'Expo. è possibile che il cammino della metropoli che si prepara al 2015, e quello di Alitalia e di Malpensa, cerchino vie per intersecarsi e per riallacciare i destini della compagnia a quelli dello scalo varesino. Naturalmente, dopo il definitivo fallimento dell'ipotesi francese e dopo l'ammorbidimento della tempistica e l'ossigenazione delle boccheggianti casse di Alitalia, possibili solo passando per la Legge Marzano. B. Ermolli W. Mayrhuber Jacopo Tondelli jtondelli@rcs.it.

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Alitalia, ultimatum di Padoa-Schioppa Cordate, spunta l'ipotesi Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria: REDAZIONALE Alitalia, ultimatum di Padoa-Schioppa Cordate, spunta l'ipotesi Lufthansa "Fatto nuovo dai sindacati o conseguenze irreparabili". Tremonti: niente espropri Bianchi: "Se il board di Air France domani deciderà di riprendere la trattativa, quello di Alitalia, martedì, si muoverà di conseguenza" DAL NOSTRO INVIATO BRDO (Slovenia) - "Il mio appello è che avvenga subito un fatto nuovo da parte dei sindacati. Perché altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi": il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, affronta la questione al termine dell'Ecofin, riferendosi a oggi come termine ultimo. E lo fa contravvenendo all'abitudine di non parlare di cose italiane in occasione di vertici internazionali. Così, lasciando da parte i timori per crescita economica e inflazione, segnala "la grandissima preoccupazione " per Alitalia. Padoa-Schioppa parte dalla rottura delle trattative tra Air-France Klm e i sindacati italiani, mercoledì scorso. "Tutto era pronto per chiudere" e quindi per un via libera all'acquisto della compagnia italiana da parte dei francesi e "invece spunta da parte sindacale una proposta diversa che fa fare un salto indietro di quattro anni". è stato un "fatto gravissimo, uno choc forte e un grande errore di valutazione " che ora "va corretto" aggiunge il ministro. Il quale rivela come Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air France-Klm, gli abbia comunicato di essere disponibile a tornare in Italia "non già per riprendere a trattare ma solo per firmare". I tempi però, precisa Padoa- Schioppa, "sono strettissimi", visto che domani è in programma il Cda della società francese chiamata a dire una parola definitiva sulla vicenda ed il giorno successivo, martedì, quello di Alitalia destinato a valutare la situazione di bilancio. Da qui, dal rischio che il ministro non specifica, di una possibile dichiarazione di insolvenza della società italiana, nasce l'appello lanciato dalla Slovenia. "C'è una accresciuta consapevolezza di quanto siano stretti i tempi, ma temo che non sia sufficiente". La dinamica temporale, ha proseguito, "non è in mano né dei sindacati né della politica". Purtroppo "succede tutto prima delle elezioni ma il codice civile ha le sue regole". Insomma "non è possibile tirare a lungo, a dopo il voto, perché non solo i fili ma anche gli elastici a tirarli troppo si spezzano". Occorre dunque, e subito, entro oggi, un fatto nuovo. Che non può essere, dice il ministro, un "cambiamento di toni" ma il "ritorno alla situazione prima della rottura ". Cioè alla seconda proposta avanzata dall'Air France. E l'ipotesi di un intervento alternativo di Lufthansa? "Ho letto un comunicato chiarissimo in cui la compagnia tedesca negava ogni interesse a intervenire" risponde il ministro. Al quale replica, rettificando, il collega di governo, il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi: "Se il Cda di Air France confermerà la disponibilità a riprendere il confronto coi sindacati, martedì il Cda di Alitalia potrebbe decidere di conseguenza". Dall'Italia, all'appello del ministro fa eco il richiamo di Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio incaricato dal governo di riannodare la trattativa coi francesi. "Spero che Air France non chiuda definitivamente le porte" ha affermato Letta secondo il quale solo la proposta della compagnia francese "è buona e utile per il Paese e per Alitalia". Spero, ha aggiunto "che ci sia un atteggiamento responsabile e lungimirante dei sindacati". Significativa, dopo quella di Letta anche l'uscita dell'ex ministro Giulio Tremonti, vicepresidente dei deputati di Forza Italia (ieri hanno partecipato entrambi ad un seminario Ambrosetti a Cernobbio) che ha in pratica tolto gli steccati all'offerta Air France. Perché no? Potrebbe funzionare, dice Tremonti, "a patto che non comporti l'azzeramento di Alitalia, che non sia un esproprio, ma valorizzi la compagnia e il mercato italiano". Stefania Tamburello.

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E a Lazard adesso arriva un super advisor (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-06 num: - pag: 27 categoria: REDAZIONALE Politica e finanza La strategia della maison parigina per rafforzarsi sul mercato italiano E a Lazard adesso arriva un super advisor MILANO - I 100 milioni che Unicredit ha puntato qualche settimana fa su Lazard sono un investimento puramente finanziario. Dal sapore "anticiclico ", commentano fonti che ben conoscono l'attività centrale per la Lazard oggi. Avendo la consulenza finanziaria, e non l'investimento diretto al centro del proprio sistema di business mondiale, Lazard ha sofferto i secondarismi della crisi originata dai subprime solo a livello di ricadute generali, ma non teme svalutazioni o crolli. Di più, la sua posizione non conflittuale, negli ultimi mesi, ha reso Lazard l'advisor ideale per le banche in cerca di acquirenti-risanatori, da un lato, o di fondi sovrani pronti a riversare a New York le loro grandi quantità di liquidità. Le principali operazioni d'ingresso dei fondi, infatti, sono state regatate anche da Lazard, e tra questi spicca il salvataggio di Bearn Stearns. Dopo anni complicati, del resto, anche in Italia, per l'istituto che fu di Andrè Meyer, i momenti più difficili sembrano alle spalle. Finita la stagione delle fuoriuscite dei riferimenti storici di Lazard in Italia (Gerardo Braggiotti e Arnaldo Borghesi), passate le difficoltà di adattamento e dimensionali rispetto a un mercato in rapida evoluzione, Lazard va trovando il suo nuovo collocamento. Contava su ottanta professionisti, oggi sono trentacinque. Si portava dietro l'aura sacrale del primo grande nome della finanza europea, oggi è una banca d'affari interamente focalizzata sull'M&A che deve competere su un mercato popolato di attori molteplici. Ma rispetto agli anni scorsi, quando la storica maison sembrava sul punto di avvitarsi su stessa, si comincia a respirare un cauto ottimismo. La nuova Lazard "leggera" di casa nostra è uno dei canali preferiti per il caldo asse che lega l'Italia a Parigi. Di evidente attualità la consulenza fornita ad Air France sulla complessa vicenda Alitalia. Ma anche la partita energetica che vede Eni - affiancata da Lazard - in short list, e assai ben piazzata, con Edf e E.On per la belga Distrigaz, controllata da Suez. Ci sono poi la forte presenza nel debt advisory e restructuring, il settore delle utility locali e, più in generale, una presenza consolidata nel settore "mid-market", meno volatile e ciclico del resto del mercato. Alla nuova Lazard, in verità, qualcosa sembra mancare ancora in termini di esperienza relazionale e di suasion politica, che tanto valgono sul mercato italiano. Doti che, per capirci, Jp Morgan e Goldman Sachs hanno cercato in Bruno Ermolli e Gianni Letta, e che potrebbero essere l'elemento mancante alla squadra di banker guidati dal cinquantenne Riccardo Pavoncelli, affiancato dai due quarantenni Massimo Pappone e Marco Samaja. Il profilo è insomma quello di un professionista che ben conosca il potere politico e per dargli un nome, a quanto pare, potrebbe bastare giorni. Jacopo Tondelli jtondelli@rcs.it.

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La tua opinione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-06 num: - pag: 30 categoria: BREVI La tua opinione su corriere.it Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Si R 69,7 No R 30,3 La domanda di oggi Ritenete che le schede per votare possano indurre in errore gli elettori? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

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Aziende pubbliche: lo Stato non deve abdicare (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-06 num: - pag: 30 categoria: REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Aziende pubbliche: lo Stato non deve abdicare D ice Silvio Berlusconi: Eni, Enel, Finmeccanica e Terna sono ben gestite, dunque nessun cambiamento ai vertici, che peraltro aveva nominato lui. Eppure, queste grandi aziende meriterebbero giudizi più articolati. Eni ed Enel, per esempio, hanno reso meno dei concorrenti, considerando i dividendi e l'andamento delle quotazioni nel triennio. Ma mentre l'Eni ha investito abbastanza poco in relazione alle riserve in calo e ha comprato azioni proprie perdendoci negli ultimi due anni, l'Enel non ha speculato sulle azioni proprie, si è indebitato per fare un grande investimento nella spagnola Endesa e nel prossimo futuro dovrà concludere questo affare in trasferta. Terna esporta ingegneri e capitali in Brasile, e ci si potrebbe chiedere se le tariffe non siano alte. Finmeccanica cresce nelle alte tecnologie ed è legata alla politica estera del paese. Sarebbe, dunque, più interessante se premier e aspiranti premier non solo motivassero meglio i giudizi, ma anche e soprattutto se li proponessero quali verifiche di mandati pubblici, più specifici e seri dell'evanescente invito a creare valore che, come si sa, varia a seconda del periodo di tempo nel quale si misura e delle diverse attese dei diversi investitori. In fondo è quanto raccomanda l'Ocse con le linee guida della corporate governance nelle società possedute o anche solo controllate dallo Stato. Queste linee costituiscono un "codice" che vorrebbe bilanciare la responsabilità dell'azionista pubblico con il rispetto dei diritti degli altri soci e dell'autonomia gestionale del management. E a base dell'equilibrio pone la dichiarazione della politica e degli obiettivi che gli Stati intendono perseguire nelle società partecipate. Una dichiarazione da affidare al soggetto deputato dal governo a parlare al mercato. Ma l'Italia disattende queste linee. Dopo l'abolizione del ministero delle Partecipazioni statali, lo Stato azionista si è incarnato nel Tesoro e poi nel ministero dell'Economia. Ma questo soggetto, apparentemente coerente con le linee dell'Ocse, si è depotenziato precisando, con una lettera alle società parastatali, di non voler esercitare i diritti di direzione e coordinamento che avrebbe in quanto holding di fatto. Questo autodepotenziamento ha una ragione nobile, che risale alla filosofia delle privatizzazioni italiane: la volontà di esaltare l'autonomia dei consigli di amministrazione e di evitare le pressioni dei partiti. Ragione nobile ma anche surreale perché pretende che Eni, Enel e le altre operino come public companies, sebbene lo Stato vi abbia il 30% e il governo ne nomini i vertici. In realtà, rinunciando ai diritti d'indirizzo, lo Stato abdica ai correlati doveri di verificare e farsi verificare in pubblico. La storia dell'Alitalia ci dice che al dunque le abdicazioni si pagano. Le cronache delle nomine aggiungono che, senza trasparenza, gli uomini vengono giudicati in via privata e opaca e, talvolta, per servigi non dichiarabili. Nomine siffatte sono censurabili se decise da privati. Peggio se è lo Stato, nelle persone dei suoi rappresentanti pro tempore, a evitare il controllo puntuale. \\ Un errore depotenziarne il ruolo nelle società partecipate mmucchetti@corriere.it.

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Il movimento di passeggeri è aumentato così tanto che l'azienda ha già avv (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di GIULIO MANCINI "Il movimento di passeggeri è aumentato così tanto che l'azienda ha già avviato le selezioni per nuove assunzioni di personale". Enrico Petrocchi, responsabile del bar "La terrazza di Roma", da ventitré anni dietro il bancone all'aeroporto di Fiumicino, è uno dei tanti operatori commerciali che benedice il ritorno di Alitalia al Leonardo da Vinci. A una settimana dal rientro di centottanta voli della sinistrata compagnia di bandiera, è entusiasmante il risultato che l'operazione ha prodotto per l'economia locale. Sono soddisfatti i romani che ritrovano sulla porta di casa un trampolino per le rotte intercontinentali. Ritrovano speranza di crescita gli operatori turistici che vedono in prospettiva un aumento degli arrivi. Riprendono fiato duty free e negozi interni allo scalo di Fiumicino. Alitalia da domenica a martedì scorsi ha completato il trasferimento a Roma da Malpensa di rotte importanti. L'ente nazionale per l'aviazione civile Enac ha valutato un affollamento giornaliero dell'aeroporto tra 94 mila e 110 mila passeggeri. "L'impatto di questo provvedimento qui in aeroporto si è visto già dal primo giorno conferma Petrocchi dalla cassa del bar "La terrazza di Roma" Stimiamo un incremento di clienti di quasi il trenta per cento, soprattutto nelle fasce orarie pomeridiane e serali. L'azienda ha avviato le selezioni per l'assunzione di personale. D'altra parte otto anni fa, quando molti voli Alitalia vennero portati dal "Leonardo da Vinci" a Milano, vivemmo la situazione inversa con problemi di esuberi e di crisi". Dello stesso avviso sono i dipendenti della farmacia al molo C delle partenze internazionali. "L'aumento del movimento di passeggeri è notevole rivela Margherita Catarci, farmacista da dieci anni al "Leonardo da Vinci" Ad essere entusiasti per l'attestazione delle rotte Alitalia a Fiumicino sono soprattutto gli stranieri". "In questo periodo di lancio di Malpensa gli fa eco Claudio Chinaglia che invece dirige la farmacia del molo nazionale molti passeggeri hanno preferito cambiare compagnia aerea pur di non dover raggiungere Malpensa per volare sulle rotte di medio raggio o intercontinentali. Da una settimana a questa parte sembra di essere già in estate". "E sporcano pure come se fosse un esodo estivo" ironizza Romolo Di Marzio, addetto alle pulizie della ditta "Sprinter". L'Aci-Europe ovvero l'associazione che riunisce i gestori di 400 scali europei e segue il 90 per cento del traffico commerciale, a proposito del valore occupazionale dato dal maggior traffico, è molto chiara. I suoi studi indicano che per ogni milione di passeggeri che si aggiunge ogni anno in un aeroporto, nascono 900 posti di lavoro: due terzi di questi sono nell'indotto, il restante in addetti interni allo scalo. Si stima che Alitalia porterà circa 5 milioni di persone in pià l'anno. "Che sia una ventata benefica per la nostra città racconta la barista Irma Del Carmen Vasile al molo A è che qui nel settore delle partenze nazionali da una settimana a questa parte sono aumentati tantissimo gli stranieri. Significa che a Roma si è incrementato soprattutto il turismo estero". "Circolano molti più clienti verso la sera ribadisce Silvia Di Iorio, addetta di una valigeria del molo B Il movimento commerciale in una sola settimana è cresciuto di almeno il 15 per cento". Non la pensano così nel negozio di fronte, alla libreria. "No, non notiamo cambiamenti dichiara Claudio Lattanzi ma forse libri e riviste in questo momento di crisi economica si fatica a venderli un po' ovunque in Italia".

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ALITALIA, SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Lettere - data: 2008-04-06 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE La scelta di Maria Latella ALITALIA, SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE Gentile signora Latella, Vorrei mandare tramite la Sua preziosa rubrica un messaggio al nuovo (l'ennesimo) a.d. di Aeroporti di Roma confidando che vorrà perseguire il miglioramento dei servizi agli utenti di Fiumicino, considerata anche la sua crescente importanza. Mi riferisco alla periodicità dei passaggi della navetta e al costo del parcheggio lunga sosta. La navetta è programmata ogni 20 minuti; talvolta se ne debbono attendere 25 o più per ragioni di traffico, con il rischio di perdere l'aereo. Un'attesa prolungata è penosa anche al rientro, quando si ha fretta di tornare a casa, magari dopo una lunga trasferta di lavoro. Non dovrebbe costare molto abbreviare l'intervallo dei passaggi a 10-15 minuti. Al parcheggio lunga sosta per i primi tre giorni si pagano 28 euro al giorno, oltre uno l'ora. Sembrano troppi. E' vero che per 4 giorni e fino a 7 si beneficia della tariffa fissa di 69 euro, ma sembrerebbe più equo pagare su una base (ridotta) proporzionalmente al tempo della sosta e, volendo, a scalare. Per la società c'è sempre l'ulteriore guadagno delle frazioni di giorno che sono computate come un giorno intero. E, ricordiamolo, non esiste personale di sorveglianza. Paolo Mariotti In un momento in cui grande attenzione viene com'è giusto riservata all'Alitalia, non è male ricordare che nella vita del viaggiatore contano, e molto, anche i tempi e i modi con cui si raggiunge un aeroporto. Grazie dunque al lettore che ci induce a non dimenticarlo. Poter raggiungere un aeroporto in 40 minuti, anche di notte, in tutta sicurezza e senza dover necessariamente usare la propria auto o un taxi è di sicuro un valore aggiunto. I treni da e per Termini dovrebbero avere una cadenza di dieci minuti in dieci minuti, ha ragione. mlatella@rcs.it.

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Immigrati e reati, la sfida di Rutelli <Io sarò tosto> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-06 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Centrosinistra Ultima settimana, toni più duri Immigrati e reati, la sfida di Rutelli "Io sarò tosto" "Bisogna alzare la guardia" Rutelli torna a insistere su sicurezza e immigrazione. Orari dei locali: non ci sarà giro di vite. Occupazioni: "Non le sosterrò mai" Berlusconi chi?, quello secondo il quale i fondatori di Roma furono "Romolo e Remolo"?, "perché ho visto che nel pamphlet che Berlusconi sta mandando alle famiglie romane che Villa Pamphili è diventata Villa Phamphili e Castel Sant'Angelo è diventato Castello Sant'Angelo, confondendosi forse con il castello sforzesco di Milano", in ogni caso "sono pronto, quando sarò sindaco terrò qualche ora per fare un corso di aggiornamento a Berlusconi sulla storia di Roma". Francesco Rutelli sorride alle telecamere di Romauno: il faccia a faccia con il candidato Luciano Ciocchetti (Udc) offre una nuova opportunità per "difendere Roma". Altro esempio: "La Lega ha dato vita ad una iniziativa violenta contro Fiumicino e contro l'Alitalia. Quando ero sindaco la Lega mi chiese l'autorizzazione per fare una manifestazione dal titolo "Forza Nerone, bruciamo il Colosseo"...". Ovviamente, durante la diretta tv, s'è parlato anche d'altro. A cominciare dalla sicurezza: "Il tema riguarda le leggi dello Stato: non è possibile che quelli che commettono reati predatori nei confronti delle donne, dei ragazzini e degli anziani siano scarcerati e poi reiterino. A Roma abbiamo una situazione critica anche se è una città molto più sicura rispetto a quelle europee, ma bisogna intervenire concretamente". Sul tema dell'immigrazione, poi, Rutelli ha detto che "bisogna alzare la guardia. Se sarò eletto sarò un sindaco tosto e non conciliante. Al governo avevo proposto una banca del Dna: l'uso di dati biometrici per avere l'identificazione di coloro che compiono reati soprattutto nei confronti delle donne. Avevo anche proposto la revoca della patria potestà ai genitori che sfruttano i figli per chiedere l'elemosina. Spero ci sia una convergenza con il nuovo governo e a livello locale per realizzare questi obiettivi". Sull'unità della coalizione di centrosinistra: "C'è pluralismo di coalizione però ne rispondo io delle forze che hanno firmato il mio programma. A Roma ci sono disagi seri, li guardo in faccia e ne rispondo io". Problema orari dei locali notturni: non ci sarà giro di vite, vale ciò che è scritto nel programma, cioè se ne discuterà. Ciocchetti lo incalza sulle occupazioni abusive: "Mai le sosterrò ". In caso di ballottaggio, Rutelli parlerà con Grillini e magari con Sinistra Critica, ma "il fatto nuovo di queste elezioni è che ci sono due candidati del centro, Ciocchetti e Baccini, che hanno scelto una strada autonoma. Un'area centrista che ha deciso di seguire una strada nuova e a cui guardo con attenzione". Infine, frecciata al Pdl: "Il contratto di servizio Ama ha bisogno di revisione, non di privatizzazione. Quella è un'idea demente che è venuta a un mio avversario". La "questione della vendita delle case Enasarco dovrà essere attentamente affrontata dal futuro sindaco. Mi impegno a costruire un tavolo di concertazione con la Fondazione, i sindacati di inquilini e con gli istituti bancari" . Al. Cap. Camilla Rutelli a piedi negli studi tv, ha portato con sé il cane Camilla.

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ROMA Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...&# (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

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ROMA "Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...". Scherza il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, vedendo i fiocchi azzurri con cui lo accolgono nelle Marche per festeggiare la nascita del figlio Francesco. Un attimo di commozione e poi, via, di nuovo a controbattere, un'ennesima volta, i teorici del cosidetto "voto utile". "Dà fastidio un centro che impedisca a Berlusconi e Veltroni di fare i loro comodi- argomenta il candidato premier centrista- credo sia importante votare per noi, è doppiamente utile, per salvaguardare i propri valori e per evitare che l'Italia abbia dei padroni". Appare in gran forma l'ex presidente della Camera. E ad Ascoli Piceno, in un teatro stracolmo, spiega perchè. "Oggi mi vedete particolarmente tonico, non solo perchè mi è nato un figlio, che è una benedizione del Signore, una cosa bellissima. Ma sono tonicizzato anche dai risultati dei sondaggi. Se è vero che con tutte le persone che se ne sono andate, ha corrisposto un aumento a dismisura per l'Udc nei sondaggi, allora se ne vadano pure", ironizza. Quindi, fa una confidenza ai suoi elettori: "Un mese fa abbiamo avuto paura. Un uomo politico non dovrebbe mai dirlo, ma abbiamo temuto che ci fosse uno schiacciamento. Oggi siamo salvi. C'è un Unione di Centro che va oltre l'Udc, c'è anche la Rosa Bianca. Ci sono molti cattolici che si sono messi in marcia". E dice di "non capire Berlusconi, che afferma di essere in vantaggio di tanti punti, ma poi non si accontenta di vincere. È inutile che pensi anche di avere la proprietà del Paese, che è degli italiani, e non sua. Lasci qualcosa anche a noi. Tanta insistenza rivela come sia ossessionato, dà dei sondaggi, spiega che ha già vinto le elezioni, per cui si accontenti di vincere". Quindi, affronta i temi di attualità. Secondo Casini, le previsioni pessimistiche del Fondo monetario internazionale sulla crescita dell'Italia "significano che non è solo importante vincere queste elezioni, ma è importante che chi le vince abbia la cultura di governo per poter governare. Servono decisioni forti- sottolinea- ad esempio, credo che Alitalia abbia bisogno di una profonda svolta, di una modernizzazione e di scelte impopolari, che solo chi avrà grande coraggio riuscirà a fare". E mette in chiaro che "dopo essere stati vittime del ricatto di Bertinotti, oggi rischiamo di essere vittime di quello di Bossi", avverte, spiegando che "ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il candidato premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè Veltroni ne è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i competitors, e non vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che per l'originale". Infine, un ultimo avvertimento: "Ai cattolici dico che la coscienza della Binetti non è la coscienza del Pd, perchè nel Pd non c'è posto per i nostri valori. In questa campagna - aggiunge - noi difendiamo l'identità cristiana del Paese, difendiamo ciò che siamo, è una precisa scelta di campo. E nè Veltroni nè Berlusconi possono parlare di temi eticamente sensibili, perchè hanno dentro di tutto nelle loro coalizioni e non se lo possono permettere". C.Ter.

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NAPOLI - Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

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Di CLAUDIO SARDO NAPOLI - "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque sia il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che "sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto. Ieri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi. "Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più antiberlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza. Promette un Consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative, alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale". Certo, in Campania la rimonta appare una "mission impossible". E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo "emergenza rifiuti". "Il ricambio è necessario", anzi "è già cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, "non al partito".

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ROMA Lufthansa e Air One alla finestra, pronte a entrare in campo se il filo della trattativa con A (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ir France dovesse definitivamente spezzarsi. Lo scenario, già anticipato dal Messaggero, prevede nel dettaglio la fusione tra l'Alitalia e la società di Toto, e l'entrata in campo da una parte della compagnia di bandiera tedesca come socio industriale, dall'altra del fondo americano Texas Pacific Group (Tpg) come partner finanziario. In questo modo Lufthansa potrebbe prendere le redini operative del nuovo vettore, limitando però per il momento il proprio coinvolgimento finanziario diretto. Un piano del genere potrebbe superare le resistenze del consiglio di vigilanza del colosso di Francoforte. Si tratta di qualcosa di più di un'ipotesi di lavoro, e nei prossimi giorni il progetto potrebbe venire allo scoperto. Anche se per il momento c'è da registrare la smentita da parte di Tpg (che già era stato in corsa nella prima fase della privatizzazione). L'ingresso di Lufthansa è visto con favore da alcuni degli attori politico-sindacali: da una parte la Lega Nord, dall'altra la Cisl di Bonanni, che tra l'altro apprezza la possibilità di un ingresso dei sindacati negli organi direzionali, secondo il modello tedesco.

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ROMA L'orizzonte è quello, l'inizio dell'estate: con le risorse che (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Sono attualmente in cassa, Alitalia potrebbe andare avanti forse fino a giugno. Ma nella cruciale riunione di dopodomani gli amministratori di Alitalia non potranno limitarsi a fotografare lo stato della liquidità, per decidere quante settimane o mesi si potrebbe teoricamente andare avanti. Dovranno anche soppesare i rischi legati alla prosecuzione dell'attività: è chiaro che una compagnia aerea non è un'azienda qualsiasi e l'eventuale passaggio ad una fase commissariale non potrebbe avvenire di punto in bianco, all'esaurimento dell'ultimo euro disponibile. Intanto perché il commissariamento comporta di fatto la sospensione di molti voli, con con tutte le conseguenze sulla mobilità nel Paese. Poi perché l'utilizzo di tutte le risorse, in assenza di una prospettiva concreta, potrebbe portare conseguenze legali per gli amministratori stessi. Proprio per queste ragioni di prudenza, ci sono dubbi sulla possibilità di utilizzare i 79 milioni ricavati dalla vendita delle azioni Air France, visto che questa vendita in caso di fallimento potrebbe essere vista come un danno per i creditori e teoricamente dare luogo ad una revocatoria. Ed è difficile che dal cilindro del bilancio possano uscire altri conigli: la stessa cessione dei terreni di cui la compagnia dispone a Fiumicino si presenta non immediata e comunque ricadrebbe nel rischio di revocatoria. Dunque, i milioni in cassa erano 180 a fine febbraio, divenuti poi sulla carta circa 280 per il saldo tra entrate (rimborsi fiscali e vendita azioni, 148 milioni) e uscite (50 milioni in cedole agli obbligazionisti). Se però si mettono nel conto i soldi consumati a marzo e la non disponibilità dei proventi delle azioni, ne resterebbero solo 150. Che certo più avanti potranno essere corroborati dall'effetto, in termini di minori perdite, del taglio dei voli a Malpensa scattato a inizio settimana. Ma che comunque non permetterebbero di andare molto lontano, visto che in assenza di una qualche intesa con Air France resta preclusa la possibilità di un prestito ponte da parte dello Stato. L. Ci.

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BRDO (Slovenia) - Il 3 ho sentito Spinetta e mi ha detto "non torno a Roma per tr (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dal nostro inviato ROSSELLA LAMA BRDO (Slovenia) - "Il 3 ho sentito Spinetta e mi ha detto "non torno a Roma per trattare, semmai per firmare se il mio consiglio di amministrazione dovesse consentirmelo"". Dalla Slovenia, contravvenendo alla regola che si è data di non parlare all'estero di cose italiane, Tommaso Padoa-Schioppa lancia "un appello: oggi (ieri per chi legge, ndr.) o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". La trattativa si è rotta il 2 aprile, quando i sindacati hanno presentato al gruppo franco-olandese il loro contropiano sulla compagnia di bandiera. "La questione si va stringendo, e faccio il punto di come vedo io le cose", ha detto Padoa Schioppa. Quello del 2 aprile è stato "un fatto gravissimo", anche perché "Air france aveva fatto ulteriori passi avanti". "E' stato uno shock enorme, l'errore è stato capito, ma non è stato corretto. E può essere corretto solo tornando al punto in cui si era prima della trattativa". La Marcia dei Trecento di giovedì ha aperto uno squarcio tra i sindacati seduti al tavolo e parte della loro base, che sollecita la ripresa del discorso con Air France-Klm. Perchè questo sia possibile, sostiene il ministro, "non basta un cambiamento di toni", i sindacati devono mettere da parte la loro proposta, altrimenti la situazione non si ricuce più, ammesso che margini di ricucitura ci siano ancora. E Padoa-Schioppa non ci mette la mano sul fuoco. I tempi sono strettissimi, domani si riunisce il consiglio di amministrazione di Air France e martedì quello di Alitalia. "E' una circostanza sfortunata che tutto questo avvenga sotto le elezioni, è spiacevole ricordare la tirannia dei tempi, ma se tirati troppo a lungo non solo i fili, anche gli elastici si spezzano". Padoa-Schioppa dice che "è un calcolo sbagliato pensare di poter aspettare fino a dopo le elezioni". E lascia intendere che il consiglio di amministrazione di Alitalia di dopodomani potrebbe trovarsi nella necessità di avviare le procedure per il commissariamento della compagnia. "Non è che Alitalia, per il fatto che è in mano allo Stato per il 49 per cento, smette di essere come le altre società quotate, e il codice civile non vale più. Gli obblighi di responsabilità restano, e sono del suo consiglio di amministrazione e non di un singolo azionista". Le leggi parlano chiaro, di fronte all'indebitamento che azzera il capitale, e senza spiragli di una soluzione, il nuovo presidente Aristide Police potrebbe insomma non poter più garantire la continuità aziendale. Questo vuol dire portare i libri in tribunale. "Se non si vogliono pagare le drammatiche conseguenze di un calcolo sbagliato" bisogna quindi cercare di riportare a Roma il presidente Jean-Cyril Spinetta. Anche perché, secondo Padoa-Schioppa, altre cordate pronte a comprare Alitalia non ce ne sono. Lufthansa? Magari, come si vocifera, con Tpg come socio finanziatore, è davvero interessata all'acquisto di Alitalia fusa con Air One di Toto? Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la considera una possibilità da prendere in considerazione quando e se si concretizzerà. Ma ieri il Fondo texano ha smentito di avere l'intenzione di entrare nella partita. E la compagnia tedesca ha ripetuto di stare alla finestra. "Il comunicato della Lufthansa l'ho letto, come l'avete letto voi", ha detto Padoa-Schioppa. Stando così le cose il ministro invita alla consapevolezza, "perchè la dinamica dei tempi non è nelle mani né della politica, né dei sindacati". Ma del consiglio Alitalia e del codice civile.

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ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di MARCO CONTI ROMA - L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibile al sindacato affinchè dia a Parigi un segnale forte di disponibilità e buona volontà che permetta di riaprire il tavolo della trattativa. L'abilità strategica del presidente di Air France Spinetta è nota e il silenzio di questi giorni ne è una conferma. Un silenzio che pesa come un macigno sulla Compagnia di bandiera e sul governo e che rende il sentiero dell'intesa sempre più esile se non ormai quasi del tutto impossibile. La riunione del cda di Air France di domani, senza un segnale forte dei sindacati, di fatto archivierà la trattativa con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Bonanni che è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa, non contribuiscono certo a far recedere francesi e olandesi dal loro proposito. Servirebbe quindi un gesto forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a riprendere l'aereo. In questo modo la trattativa si potrà riaprire e magari superare anche la data elettorale, così come a gran voce sollecitano i vertici del partito Democratico. La scelta dei tempi ha infatti innervosito non poco Walter Veltroni, ma una volta avviata la trattativa è risultato difficile bloccarla e ora sono i francesi a premere per un preaccordo subito, sapendo che se non incardinano prima del voto i tavoli del confronto con i sindacati, difficilmente lo potranno fare con il nuovo governo. Berlusconi, archiviato l'inziale via libera alla vendita ad Air France, continua ad essere tenuto sotto pressione dall'alleato lumbard. Il Carroccio non è tanto interessato ai destini di Alitalia, quanto a Malpensa e alla sua richiesta milionaria di risarcimento. Il nervosismo del vertice del Pd per come il governo ha gestito la trattativa e per la tempistica, è ancora palpabile malgrado il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta si stia facendo in quattro per cercare di riportare al tavolo della trattativa i francesi. E' però probabile che domani Air France certifichi nel cda la fine della trattativa, spalancando le porte al commissariamento dell'azienda che però, calendario alla mano, potrebbe essere ufficializzata solo dopo il voto, visto che la procedura applicativa della legge Marzano non è delle più semplici ed investe i ministeri del Tesoro e delle Attività Produttive, oltre al cda della Compagnia.

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Alitalia, subito una mossa dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

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"Alitalia, subito una mossa dei sindacati" L'appello di Padoa-Schioppa: "Senza un fatto nuovo entro oggi conseguenze irreparabili".

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BRDO (Slovenia) Il peggio non è passato- dice Tommaso Padoa-Schioppa - nè pe (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)

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Dal nostro inviato ROSSELLA LAMA BRDO (Slovenia) "Il peggio non è passato- dice Tommaso Padoa-Schioppa - nè per i mercati finanziari, né per le prospettiva di crescita". Nella Relazione unificata del 14 marzo il governo ha tagliato allo 0,6% le previsioni sull'aumento del Pil di quest'anno. Per ora il ministro resta fermo a quelle, ma è chiaro dalle sue parole che quelle stime rischiano di venir ulteriormente ridotte. Anche perchè nel frattempo è arrivato il Fondo monetario, con il suo magrissimo +0,3%. "Siamo in una situazione in cui ogni previsione peggiora la precedente - ha detto Padoa- Schioppa-. Il Fondo monetario va in questa direzione e concordo con Draghi, speriamo che sia stato troppo pessimista". L'Ecofin di Brdo si è appena concluso, e il ministro si è accomiatato dai colleghi europei che lo hanno salutato con un applauso. Il padrone di casa, il ministro sloveno Andrej Bajuk lo ha ringraziato per l'impegno che ha messo sul fronte della necessità di realizzare a livello europeo un maggior coordinamento della vigilanza bancaria. "Qualche progresso è stato fatto" ha detto Padoa-Schioppa nella conferenza stampa finale. Ma in questa materia "si viaggia ad una velocità millimetrica". Si capisce che si aspettava qualcosa di più, perché "l'obiettivo di uniformare le regole è raggiungibile". "Non so se questa è l'ultima mia conferenza stampa post- Ecofin, perché il 7 maggio ci sarà un nuovo governo in carica - ha continuato il ministro - Spero proprio di sì, perchè l'Italia ha bisogno di essere governata". All'Ecofin del 7 maggio il Commissario Ue Joaquin Almunia proporrà la chiusura della procedura per deficit eccessivo contro l'Italia. E questo è un punto fermo per il governo Prodi. I conti pubblici "sono molto migliorati, anche se non ancora completamente risanati, e stiamo per uscire dalla procedura di infrazione". Per il resto, con molta amarezza alla quale non è estranea la vicenda Alitalia, dice che "l'Italia di oggi, sotto il profilo dei costumi, è come quella del '400 che descriveva Machiavelli". Tra una settimana esatta si vota. E le promesse elettorali si sprecano. A sentire il ministro non ci sono grandi margini. Nella Relazione unificata ha previsto per quest'anno un rapporto deficit-Pil al 2,4%, (rispetto al 4,2%, 3,4% e 1,9% dei tre anni precedenti). L'economia che cresce a passo di lumaca significa meno entrate fiscali e più difficoltà nel percorso verso il pareggio di bilancio. "Quando la velocità rallenta cresce la domanda di interventi di stimolo all'economia. Ma bisogna capire che il risanamento deve continuare, anche se tutto diventa più difficile". Ma "siamo il Paese che ha il debito pubblico più alto", e non abbiamo scelta. Sebbene diversi ministri europei, a cominciare dal Commissario Ue Almunia e dal presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, abbiano contestato la previsione dell'Fmi di una crescita di Eurolandia tagliata all'1,3%, ieri il direttore generale Dominque Strauss-Khan ha fatto capire che è meglio non farsi illusioni. "Le cose non stanno migliorando", anzi. Per l'economia mondiale, stimata in crescita del 5,2 per cento appena lo scorso luglio, e ora al 3,7%, c'è "il 25% di probabilità che cada in recessione", perchè "siamo nella peggior crisi finanziaria dalla Grande Depressione". A complicare le cose c'è l'inflazione in forte aumento. "Dagli inizi degli anni '80 questo non è più stato un problema per la maggior parte dei paesi industrializzati", ha detto Padoa-Schioppa. La sua preoccupazione è la stessa uscita con forza da questo Ecofin.

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ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-06 num: - pag: 31 categoria: BREVI ALITALIA Il governo e i sindacati Chi sono i maggiori azionisti di Alitalia? In ogni azienda a decidere le strategie economiche e industriali sono i maggiori azionisti, "i padroni" che investono svariate somme di denaro e che a ragione tengono le redini del comando. Invece per Alitalia a dettare le leggi sono i sindacati e purtroppo i risultati si vedono! Nico Koper, Aviano (Pn) Il maggiore azionista di Alitalia è il ministero dell'Economia, vale a dire il governo. E il governo, per bocca di Romano Prodi, ha espressamente criticato i sindacati. Nella storia della compagnia di bandiera, i governi hanno molte responsabilità. Ma in quest'ultima vicenda non si può negare che Prodi e Padoa Schioppa siano stati coerenti.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-06 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Berlusconi: schede da rifare Per Silvio Berlusconi le schede elettorali sono confuse, possono indurre l'elettore a sbagliare e sono quindi da rifare altrimenti è a rischio la regolarità del voto. Il leader Pdl si appella al Capo dello Stato Napolitano: "Intervenga immediatamente ". Il Viminale: schede conformi alla legge promulgata dal governo del Polo. Alitalia: allarme di Tps "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E ha aggiunto: "Pensare di tirare a lungo non è certamente possibile". Focus Euro, l'invasione dei falsi Circolano sempre più euro falsi: banconote fasulle per un valore di 21,5 milioni sono state sequestrate negli ultimi tre anni. Il taglio preferito dai falsari è quello da 100. Ma comincia a "piacere" anche il biglietto da 200. Esteri Prete ucciso a Baghdad Cristiani sempre più nel mirino in Iraq: un altro prete, padre Yousef Adel, 40 anni, di confessione siriaco ortodossa, è stato assassinato a Baghdad, a mezzogiorno, in pieno centro. L'addio tra presidenti Incontro a Sochi, sul Mar Nero, tra Vladimir Putin e George W. Bush. è il loro ultimo incontro tra presidenti, entrambi lasciano dopo il secondo mandato. Ma dal vertice non verranno accordi sugli armamenti, solo un documento di "buone intenzioni" Cronache Papa: gravi aborto e divorzio Il divorzio e l'aborto restano "colpe gravi ", ma la Chiesa deve "accostarsi con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna alle persone che ne portano le ferite interiori e cercano la possibilità di una ripresa". In fiamme castello Moncalieri Un incendio è divampato ieri mattina in un torrione del Castello di Moncalieri, patrimonio dell'Unesco. Danneggiati gli appartamenti reali dei Savoia. Nè vittime nè ustionati, ma danni per almeno 10 milioni. Piano: sto con Celentano "Sono Expo-diffidente, temo la retorica celebrativa e vedo il rischio dell'affarismo ", dice al Corriere l'architetto Renzo Piano a proposito del successo di Milano per l'Expo 2015. "Per questo difendo Celentano, lui è la voce della coscienza ". Economia Crisi, Tesoro pessimista Il ministro dell'Economia Padoa- Schioppa non è ottimista sulle prospettive economiche: "Per la crescita il peggio non è passato". Cultura Il destino europeo L'Europa può risorgere di fronte a Russia, Stati Uniti, Cina e India. Ma per farlo, dice Emanuele Severino, deve riscoprire la sua onnipotente creatività filosofica. Spettacoli X-files 2 (con amore) è pronto il secondo film tratto dal serial tv X-files, dove finalmente i due agenti del Fbi, Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian Anderson) avranno una relazione di amore e sesso. "In fondo - dice Duchovny - abbiamo sempre pensato a X-File come a una storia d'amore problematica". Sport Roma vittoriosa La Roma, battendo per 3 a 2 il Genoa, si è per ora portata a un punto dall'Inter, che oggi incontra a Bergamo l'Atalanta. Nell'altro anticipo di serie A il Milan ha superato il Cagliari per 3 a 1, con rete di Kakà e doppietta di Inzaghi. * Con "Style Magazine" e 3,00; con "Corriere Enigmistica" e 2,30; con "Foto:box" e 7,90; con "Storie della Bibbia" e 8,90; con "La grande dinastia dei Paperi" e 8,90; con "Geronimo Stilton English!" e 9,90; con "L'Europeo" e 8,90; con "Dizionario enciclopedico della Cucina italiana" e 13,90; con "Il grande cinema di Alberto Sordi" e 10,99; con "Gli itinerari di Dove" e 8,99; con "Gianni Morandi - Grazie a tutti" e 9,99; solo in Lombardia con "Gli atlanti a grande scala Milano e Hinterland" e 13,90; con "Il Diritto" e 15,90. In Molise, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Abruzzo, Calabria e nelle province di SA e VE con la Gazzetta dello Sport e 1,00.

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Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la deve smettere con gli ultimatum (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

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Intervista Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la deve smettere con gli ultimatum Giovannini.

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<Linate? Scalo comodo e utile> I milanesi sono contro la chiusura (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

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N. 83 del 2008-04-06 pagina 2 "Linate? Scalo comodo e utile" I milanesi sono contro la chiusura di Daniela Uva Amministratori locali e cittadini difendono l'aeroporto Chiudere l'aeroporto di Linate per sostenere quello di Malpensa? Assurdo. Ne sono convinti tutti: amministratori locali, esperti di trasporti e residenti della zona. Proprio loro, che da mesi protestano contro la sperimentazione delle nuove rotte che causa inquinamento acustico e ambientale, sono contrari all'ipotesi di abbandonare lo scalo cittadino o di ridimensionarlo. Piuttosto, lanciano la provocazione, "chiudiamo Malpensa. Due hub in Italia sono troppi". E Linate, pur con alcuni limiti - pista troppo corta, vicinanza al centro abitato, assenza della "Resa", lo spazio di manovra necessario in caso di emergenza - è l'aeroporto più comodo, facilmente raggiungibile e apprezzato dagli utenti. "Non è vero che il ridimensionamento di Linate aiuterebbe Malpensa - attacca Dario Ballotta, ex sindacalista esperto di trasporti -. La domanda di collegamenti aerei aumenta di continuo, la Lombardia ha bisogno di tutti i suoi scali. Il futuro è crescere. Perché c'è l'Expo. E perché, presto o tardi, la situazione di Alitalia si risolverà". Così come saranno risolti i problemi di sicurezza e inquinamento. "Tutte le compagnie, Alitalia compresa, stanno sostituendo i vecchi Md80 con apparecchi nuovi - spiega Ballotta -. Sono aerei che non inquinano, fanno poco rumore e possono effettuare manovre su piste corte. Chiudere Linate non farebbe che penalizzare i cittadini". Ne è convinto anche l'assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo. "Per salvare Malpensa - dice - occorre un vettore che prenda il posto di Alitalia. La compagnia ha lasciato l'hub e chiede più voli da Linate. Chiudere quest'ultimo, quindi, non farebbe che creare ulteriori disagi". Gli fa eco il responsabile della Mobilità a Palazzo Marino Edoardo Croci, per il quale il vero nodo da sciogliere è "la liberalizzazione dei diritti di volo. Personalmente - dice - non mi ricordo di aver sentito parlare di problemi di sicurezza a Linate. Il gravissimo incidente del 2001 fu causato da errori umani, non da limiti strutturali dello scalo". Insorge anche il capogruppo della Lega Nord in Regione, Davide Boni: "Non è chiudendo un altro scalo lombardo che si risolve il problema di Malpensa perché la situazione economica e occupazionale si aggraverebbe. Noi - conclude - vogliamo continuare a investire su tutto il sistema aeroportuale del Nord". Con l'obiettivo di favorire gli interessi dei cittadini. Che pur vivendo nelle vicinanze dello scalo - e lamentando alcuni disagi - non vogliono sentir parlare di chiusura. "Abbandonare Linate sarebbe assurdo - parla per tutti Giuseppe Raimondi, coordinatore dei comitati di quartiere della zona Nord-Est -. Fra i tanti aeroporti della Lombardia è il più comodo e facile da raggiungere. Personalmente, se dovessi partire per una città del Sud, prenderei il treno piuttosto che arrivare fino a Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il governo dà 24 ore all'Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

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N. 83 del 2008-04-06 pagina 1 Il governo dà 24 ore all'Alitalia di Redazione Padoa-Schioppa avverte i sindacati: "Se non arriveranno nuove proposte sarà un disastro" "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". È un ultimatum quello lanciato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e descrive uno scenario drammatico per la compagnia. La preoccupazione di Padoa-Schioppa è alimentata dal fatto che lunedì si riunirà il cda di Air France e martedì quello di Alitalia. In una intervista la leader dell'Ugl Polverini dice: "Ci devono convocare, poi la palla deve passare al nuovo governo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La Moratti: <Dalla sinistra solo delusioni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

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N. 83 del 2008-04-06 pagina 3 La Moratti: "Dalla sinistra solo delusioni" di Sabrina Cottone da Milano Quando il gioco si fa politico, Letizia Moratti comincia a giocare. Ecco il sindaco di Milano abbandonare i panni istituzionali, saltare sul palco allestito in piazza Duomo e arringare la folla chiedendo il voto per la sua parte e cioè il Pdl: "Dipende da voi. Lavoriamo tutti per fare in modo che ci sia un governo che dà le risposte giuste sulla sicurezza e su Malpensa. No alle politiche buoniste". È la festa del Popolo della libertà, con lei sfilano Roberto Formigoni, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini. Si vota tra una settimana e la donna che ha vinto l'Expo grazie al gioco di squadra (anche) con la sinistra tiene a sottolineare che il governo Prodi non è riuscito a darle le risposte che cercava su temi importanti come la tutela dei cittadini e l'economia. È sicura che se vincerà il centrodestra ci sarà una svolta: "La sicurezza sarà messa al centro". La gente batte le mani, spinge per farsi fotografare accanto al sindaco che oggi si prepara a un nuovo bagno di folla, la Victory Parade dell'Expo in corso Buenos Aires, proprio la via di Milano in cui nel marzo 2007 era scesa in piazza per chiedere sicurezza: "Non ho avuto risposte dal governo. Tutte le mie richieste sono rimaste inevase". Al contrario, c'è chi si è messo di traverso e la Moratti fa nomi e cognomi: "Abbiamo bisogno di politiche serie, non come quelle del ministro Fioroni che ci impone di iscrivere i figli dei clandestini nelle nostre scuole". Il sindaco di Milano continua a difendere la scelta sua e del suo assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, di escludere dagli asili i figli dei clandestini: "Se c'è questa politica in Italia verranno tutti gli irregolari del mondo...". Sventolano gli striscioni in difesa di Malpensa, "BerluscAir e FormigAir compagnia di bandiera". La piazza si lancia in coretti quando sul megaschermo appare Silvio Berlusconi in diretta da Roma su Sky e assicura che "Alitalia non finirà in mano ai francesi". Moratti insiste su Malpensa: "Il governo non ci ha dato risposte. Milano, il Nord, sono al servizio del Paese". Conclude: "Prendiamoci quest'orgoglio, rialziamo tutti insieme l'Italia". Come il manifesto del Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Aprire i cieli per far rivivere Malpensa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

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N. 83 del 2008-04-06 pagina 8 "Aprire i cieli per far rivivere Malpensa" di Redazione Bonomi: "Molte compagnie sono pronte a servirsi dello scalo, ma le norme lo impediscono" da Milano "La liberalizzazione è un fatto che si impone": Giuseppe Bonomi, il presidente della Sea, lo ha ribadito ieri a margine del Workshop Ambrosetti di Cernobbio dove si è fermato a parlare per una ventina di minuti con Enrico Letta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha ora il compito di verificare se è possibile la ripresa delle trattative con Air France per la vendita di Alitalia. Da tempo il presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti Malpensa e Linate, sottolinea che la liberalizzazione dei cieli è un elemento essenziale per il rilancio dello scalo varesino dopo che il 30 marzo Alitalia ha tagliato il 72% dei propri voli dalla stazione aerea. La politica seguita dall'Italia di appoggio alla propria compagnia di bandiera era "legittima - ha osservato Bonomi - quando c'era la compagnia di bandiera, lo è meno oggi". Ci sono molti vettori che sarebbero disposti a servirsi di Malpensa, ma che ora non lo possono fare perché proprio gli accordi bilaterali firmati dall'Italia con i vari Paesi stranieri non lo consentono. "Cathai - ha spiegato - è disposta a fare un collegamento diretto con Hong Kong, ma allo stato attuale gli accordi non lo permettono e anche Emirates sarebbe pronta a un secondo collegamento giornaliero con Dubai ma non può. La liberalizzazione è un fatto che si impone". "Che ci sia un atteggiamento positivo sul futuro della Sea da parte nostra - ha replicato Letta, nella conferenza stampa tenuta nel primo pomeriggio a Cernobbio - lo dimostra il fatto che in nessun altro aeroporto italiano sono state investite risorse pubbliche quanto quelle destinate a Malpensa: 120 milioni di euro in dieci anni per il suo rilancio". Un ruolo "importante", quello riconosciuto da Letta a Malpensa, anche in vista dell'Expo 2015 a Milano. "Un ruolo - ha sottolineato - che Malpensa può giocare anche sostituendo Alitalia". Arroccato contro la soluzione transalpina è invece Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Lombardia, secondo cui "la vendita ad Air France è buona e utile solo per i francesi". Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, punta il dito contro "la furia distruttiva del governo nei confronti di Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo governo" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 83 del 2008-04-06 pagina 8 La pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo governo" di Antonio Signorini Polverini, segretario generale dell'Ugl a Padoa-Schioppa: "Sono mesi che su Alitalia non ascoltate le ragioni dei dipendenti" da Roma Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, il sindacato sta facendo marcia indietro e cerca di recuperare Air France? "Noi eravamo decisi a trattare da subito, da quando il governo ha dato l'esclusiva della gara ad Air France. Io, a differenza di altri, ho deciso quando il presidente Spinetta ha chiesto di incontrarci". Questo perché il piano di Air France la convinceva? "Perché non sta ai sindacati fare la scelta politica. Noi dobbiamo fare la trattativa. E per questo ho detto a Tommaso Padoa-Schioppa che adesso è opportuno sederci a un tavolo". Con Air France? "Se i francesi vengono bene, altrimenti solo con il governo". Con quale? Rischiate di trovare i ministri con le valigie in mano... "Anche se tra una settimana si vota, è necessario almeno fare il punto della situazione. Capire che cosa succede se i francesi non dovessero tornare alla trattativa. Perché continuiamo a leggere indiscrezioni e sarebbe l'ora di smettere di parlarci tramite i giornali". Ripeto, un po' tardi... "Sono mesi che il sindacato chiede un confronto e sono mesi che il governo non ascolta le nostre ragioni. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Quando la trattativa con Air France è partita, il governo era in carica nel pieno delle sue funzioni. Adesso dobbiamo comunque tentare. Non dobbiamo permettere che dicano, come sta accadendo, che siamo stati noi a fare fallire il negoziato. Non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo tenere la trattativa fino all'ultimo momento utile". Per continuare anche dopo? Secondo il ministro Padoa-Schioppa al massimo avete qualche ora per concludere... "Bisogna tentare, ma poi se non c'è l'accordo la palla passa al prossimo governo. Oggi o tra quindici giorni, l'importante è che si tratti". è vero che l'Ugl è uno dei sindacati più favorevoli ad Air France? "Io non dico che sia giusto o meno l'accordo con i francesi, ma so che non trattiamo alla pari. Stiamo parlando di una compagnia che il principale azionista dichiara sull'orlo del fallimento ogni cinque minuti". E se Air France non dovesse cambiare il piano? "Già rispetto al primo testo c'erano delle modifiche. Parzialmente risolto il nodo di Atitech, c'era disponibilità sugli aeroplani e sul Cargo. Ci siamo fermati su Az Servizi. A questo punto se Spinetta non si ripresenta dobbiamo aspettare il nuovo governo perché il sindacato non è in grado di fare controproposte". Perché un sindacato che fa riferimento al centrodestra non punta sulla cordata italiana? "Se siamo arrivati a questo punto è perché ogni tentativo di mantenere Alitalia nelle mani dello Stato o di un capitale italiano sono falliti. E se ne parla ormai da dieci anni". Non è che questa storia diventa anche il capolinea del sindacato? "Ha sbagliato chi non ha accettato subito Air France come interlocutore. Quando i lavoratori si accorgono che il sindacato non è in grado di gestire un negoziato e non capisce quale è il limite oltre il quale non si può andare, c'è un po' di smarrimento". C'è chi, di fronte alle dimostrazioni alla Magliana, ha parlato di una nuova marcia dei 40mila... "La storia non si ripete. E di fronte alla paura di perdere il posto è facile organizzare proteste, anche contro il sindacato. Però da qui alla marcia dei 40mila ce ne passa. Il problema è generale, il sindacato deve tornare a fare il suo mestiere nei posti di lavoro. Quello di oggi forse è un po' burocratizzato, si basa su un target di lavoratore, quello con tutte le garanzie, che per fortuna ancora c'è, ma non è più l'unico". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Abete (Bnl): <Network globale indispensabile> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 83 del 2008-04-06 pagina 8 Abete (Bnl): "Network globale indispensabile" di Redazione Alitalia non può stare da sola, per avere un futuro l'ex compagnia di bandiera deve essere inserita in un grande network internazionale. Luigi Abete, presidente di Bnl, è sicuro che se anche si presentasse una cordata di imprenditori disposti a investire, "questo non risolverebbe il problema". A margine del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, ieri Abete ha spiegato che non c'è alternativa allo sviluppo al di fuori di un grande network internazionale. "Se pensiamo alla compagnia di bandiera non come a un simbolo, ma in termini di qualità di servizio ai cittadini - ha aggiunto -, cioè come capacità di portarli in tutti i posti al minor costo possibile, allora la natura dell'azionariato e del management sono importanti, ma non sufficienti. Bisogna stare dentro un network. Una logica protezionistica vuol dire non aver capito il mercato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Nozze con Air One e controllo a Lufthansa e Tpg (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 83 del 2008-04-06 pagina 9 Nozze con Air One e controllo a Lufthansa e Tpg di Redazione da Milano Una fusione tra Alitalia e Air One per creare una nuova grande compagnia di bandiera controllata da Lufthansa e da Tpg: è l'ultima indiscrezione sul futuro dell'ex compagnia di bandiera. Secondo quanto apprende l'Agi da fonti riservate di alto livello, viene precisato, tra le opzioni sul futuro dell'Alitalia in campo dopo la rottura delle trattative con il gruppo Air France-Klm, ci sarebbe anche questa "nuova cordata di volti già noti". Per queste fonti, il patron di Air One, Carlo Toto, sarebbe infatti disponibile a fare un passo indietro e ad accettare una fusione con l'Alitalia che sarebbe governata da un altro azionista. Nel caso specifico il controllo sarebbe affidato alla Lufthansa, in qualità di partner industriale, e al fondo Texas Pacific Group (Tpg), in qualità di socio finanziatore. Da parte sua Air One ha liquidato queste indiscrezioni con un "no comment". Tpg ha invece smentito coinvolgimenti. La società pilotata da Toto, alla finestra in attesa di sviluppi, ribadisce intanto la necessità di una due diligence di almeno tre settimane. "Non si può presentare un'offerta senza un'approfondita conoscenza dello stato di salute di Alitalia - osserva un portavoce - e, per presentare una proposta vincolante, è essenziale effettuare una verifica sui dati e sullo stato di salute della compagnia di almeno tre settimane". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Consorte, il finanziere rosso <sposa> la cordata lanciata da Berlusconi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 83 del 2008-04-06 pagina 8 Consorte, il finanziere rosso "sposa" la cordata lanciata da Berlusconi di Stefano Zurlo "Quella francese avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia, non la prima. Ci vuole uno spirito bipartisan" da Milano Spariglia, eccome se spariglia. "Si può fare", afferma serafico il finanziere rosso Giovanni Consorte. Che cosa? La cordata di imprenditori evocata da Silvio Berlusconi per tenere in Italia la sventurata ex compagnia di bandiera. No, non c'è una sotterranea convergenza di interessi tra il leader del centrodestra e l'ex numero uno di Unipol, il colosso assicurativo che ha fiancheggiato per decenni la sinistra comunista e postcomunista, ma certo i due sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. "Niente di strano - spiega lui - mi pare ovvio che da italiano io preferisca un'Alitalia in mani italiane". Ieri, intervistato dal Sole 24 Ore, Consorte è stato tagliente: "Quella di Air France avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia, non la prima". Per questo aveva dato la disponibilità sua e di Intermedia, la merchant bank creata sulle ceneri delle fallite scalate bancarie, a giocare un qualche ruolo nella difficile partita del salvataggio di Alitalia: "Intermedia è pronta a entrare in una cordata che faccia perno sull'Air One di Carlo Toto, industriale del settore". Ora specifica: "Sia chiaro, io nemmeno lo conosco questo Toto. Ma mi sembra uno in grado di ragionare con competenza e di tentare qualcosa di concreto per evitare la fine ingloriosa di questa storia. Dunque sono a disposizione. Toto dovrebbe essere, a mio giudizio, il capocordata. Intermedia farà, se richiesta, la sua parte: Intermedia è una banca d'affari che mi sta dando molte soddisfazioni, cresce ed è l'unica merchant bank italiana la cui proprietà è in mano agli imprenditori". I tempi dei furbetti del quartierino sembrano lontani. Il potentissimo Consorte fu disarcionato, finì nella polvere dei brogliacci e delle intercettazioni in cui faceva sognare Massimo D'Alema e dava la linea a Piero Fassino, l'assalto a Bnl naufragò. Ora il finanziere ha cominciato una nuova avventura: "Lavoro come sempre dodici ore al giorno, e mi impegno per far decollare Intermedia che è nata tra il 2006 e il 2007". E la comunione d'intenti con Berlusconi? "La politica non c'entra, anzi la politica dovrebbe stare lontana da questa vicenda", dice lui con chissà quanta convinzione. "Su Alitalia non ci dovrebbe essere nulla di politico, semmai destra e sinistra dovrebbero marciare unite con spirito bipartisan in difesa della compagnia, così com'è stato per l'Expo". Nessun imbarazzo per l'inedita alleanza virtuale col Cavaliere, solo qualche distinguo: "Berlusconi non ha fatto nomi, è stato generico, io ho indicato Toto. E poi, io il presidente Berlusconi non l'ho mai incontrato. Anzi, questa politica, destra o sinistra non fa differenza, mi annoia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non vogliamo prendercela (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Il governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non vogliamo prendercela" Raffaele Bonanni.

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Due le ipotesi estreme: che sia una bufala del weekend, o al contrario che sia una cosa talmente ver (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

A che qualcuno ne ha lasciato trapelare la notizia apposta per bruciarla. Come che sia, ieri per Alitalia si vociferava di un possibile piano alternativo, che secondo le indiscrezioni prevede una fusione con AirOne e un ingresso nel capitale Alitalia di Lufthansa (il gruppo tedesco alleato storico della compagnia di Carlo Toto) e del fondo Texas Pacific Group. Ne risulterebbe, alla fine, un vettore molto più italiano di quello che può sperare di sopravvivere nella galassia Air France, perché la presenza italica nel capitale non sarebbe solo simbolica; inoltre, sul piano industriale l'ipotetica AliAirOne avrebbe più aerei e più ambizioni di Alitalia targata AirFrance. In un primo momento Tpg sarebbe il socio di maggioranza, con Toto e Lufthansa impegnati nella gestione, poi i tedeschi potrebbero rilevare quote dei texani. Insomma sembra un progetto abbastanza dettagliato. Ma è anche vero? Ieri un po' tutti smentivano, e forse (date le circostanze) erano costretti a farlo, anche a costo (eventualmente) di dire bugie. "Smentiamo ogni ipotesi di coinvolgimento" riferivano fonti di Tpg. E per AirOne il portavoce confermava un interesse di principio per Alitalia ma aggiungeva che la compagnia di Toto resta "in attesa di sviluppi sulla vicenda. Per definire una nostra eventuale partecipazione a una cordata per rilevare la compagnia, ribadiamo la necessità di una "due diligence" di almeno tre settimane". L'affermazione sintetica e ufficiale di AirOne, comunque, è un "no comment", che non è una vera e propria smentita. Qualcosa sotto può esserci. L'accenno alla "due diligence", cioè alla verifica dei conti di Alitalia, da intraprendere in tre settimane, rende in ogni caso improponibile l'ipotesi di una cordata Lufthansa che prenda fin da subito il posto di Air France; anche nella migliore delle ipotesi, se ne riparlerebbe fra un mesetto. Fonti finanziarie, sotto il vincolo dell'anonimato, commentavano ieri che "quella dell'alleanza di AirOne con Lufthansa e Tpg, magari con alcune banche italiane, è un'ipotesi di grande fascino. Ha tutte le carte in regola per essere credibile. Toto ha progetti. Texas Pacific ha i soldi che gli escono dalle orecchie, e il fondo è maestro nel risanare le compagnie. Possono esserci in corso dei pour parler. Ma prima che le cose si concretizzino bisognerà far passare questa settimana di fuoco e vedere se Air France si ritira davvero oppure no". Di sicuro l'ipotesi di AliAirOne piace ai sindacati di settore Filt Cgil e Fit Cisl, mentre la Uilt è scettica. "Se fosse confermata sarebbe davvero un'ipotesi interessante" commenta il segretario nazionale di Filt Cgil, Mauro Rossi, visto che "da una parte ci troveremmo un colosso della finanza come Texas Pacific Group e dall'altra un colosso del trasporto aereo come Lufthansa". Ma, aggiunge Rossi, "da più di un anno si rincorrono tante ipotesi e ormai il tempo stringe. Prima arriva la nuova cordata e meglio è". Per il segretario generale di Fit Cisl, Claudio Claudiani, "sarebbe una grandissima operazione. Stiamo parlando di ipotesi, ma questo significherebbe che di due compagnie se ne farebbe una. Ne nascerebbe il quarta vettore aereo europeo, che poi si alleerebbe con un operatore come Lufthansa. Una grandissima operazione. Se ci sono, queste disponibilità si manifestino, e se c'è un piano industriale, lo presentino". Freddo il segretario generale della Uil Trasporti, Giuseppe Caronia: "Sono abbastanza scettico, perché sinora non si è fatto avanti nessuno. È anche vero che la situazione si è complicata, ed è possibile che il senso di responsabilità della classe dirigente abbia la meglio, per il bene del Paese". In tal caso, "la Uilt valuterebbe con attenzione qualunque nuova ipotesi di salvataggio dell'Alitalia".

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[FIRMA]MARCO ZATTERIN INVIATO A BRDO (Slovenia) Serve un fatto nuovo per evitare consegu (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]MARCO ZATTERIN INVIATO A BRDO (Slovenia) "Serve un fatto nuovo per evitare conseguenze irreparabili". Tommaso Padoa-Schioppa rompe la regola che sinora lo ha sempre visto sfuggire ai commenti sulle questioni nazionali a margine dei consigli europei, e parla di Alitalia. Lo spinge l'urgenza del caso, dice che "è spiacevole ricordare la tirannia del tempo", ma per il ministro dell'Economia la gravità del caso non offre scelta. Domani si riunisce il cda di Air France, martedì toccherà a quello della nostra compagnia. Se i francesi decideranno di archiviare il dossier, spiega, il futuro della società della Magliana dipenderà dalle "regole del codice civile". Il che significa, anche se l'ex banchiere centrale non lo dice espressamente, che la strada del commissariamento, se non del fallimento, potrebbe diventare pericolosamente in discesa. Per questo lancia l'appello: "I sindacati tornino sui loro passi". Si discuterà a lungo sull'uscita di Tps, che ha scatenato reazioni e dietrologie. Il ministro gioca la sua ultima carta? Sta facendo sponda al numero uno di Air France, Jean Cyrl Spinetta? E' d'accordo almeno con la parte del sindacato che vorrebbe andare avanti coi francesi? Chiama allo scoperto la cordata italica più volte annunciata da Berlusconi? Presto per dirlo. Certo le parole che ieri ha pronunciato a Brdo, in Slovenia, al termine della riunione informale dell'Ecofin, sono estreme e pesanti. "Un fatto nuovo è ciò che ci vuole - ha insistito -, non un cambiamento di tono". La situazione è tale che "non si può aspettare sino al voto. Quanto si tira troppo si spezzano i fili e anche gli elastici". La tesi di Padoa-Schioppa è che non c'è alternativa alla proposta Air France-Klm se si vuole impedire il tracollo di Alitalia. Racconta di aver parlato con Spinetta e rivela che il manager transalpino gli ha confessato "non torno a Roma per trattare, ma solo per firmate se il Cda me lo consente". Una posizione tattica, magari. Eppure il ministro ricorda il precedente della Lufthansa, il cui consiglio ha votato di accantonare l'ipotesi di acquistare la compagnia italiana. Domani, i francesi potrebbero fare altrettanto, lasciando il vertice della Magliana senza soluzioni industriali. Notizie della cordata tricolore? "Le inchieste giornalistiche le dovete fare voi", risponde il ministro. Chiusa con un silenzio rumoroso l'ipotesi di nuove vampate di interesse tedesche, il titolare del Tesoro ricostruisce gli ultimi terribile giorni del caso Alitalia, vicenda "complicata per gli italiani e quasi incomprensibile per gli altri". Il 2 aprile, ricorda, è successo "un fatto gravissimo". Quando pareva che "tutto fosse orientato alla chiusura", i sindacati hanno mostrato la loro indisponibilità alla proposta francese. A quel punto hanno messo sul tavolo un piano alternativo, quello che richiamava in gioco Fintecna, e hanno "riportato tutto indietro di 3-4 anni". E' arrivata la rottura, "sono venute meno le condizioni di efficacia del contratto". Si è commesso "un errore di valutazione, in seguito capito e tuttavia non corretto". E' stato "uno choc enorme". Adesso il ministro invita a fare in fretta. Perché, avverte, "la dinamica temporale del caso non è nelle mani della politica o del sindacato", bensì del codice civile. "Il consiglio di Alitalia è martedì - attacca Padoa-Schioppa - e non è perché c'è una quota del 49% e passa nelle mani dello Stato che la compagnia cessa di essere una società quotata. Questo non modifica in nulla il regime giuridico in cui opera. La responsabilità di ricordarlo è del Cda". Se dunque la politica non può fare nulla, tocca ai sindacati dare una svolta alla trattativa, senza perdere un minuto. Devo fare marcia indietro e trattare. Oppure tacere per sempre. E lasciare l'Alitalia precipitare verso il suo "preoccupante destino".

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Alitalia parla Orlando Corradi (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal fallimento, finalmente abbiamo un nome e un cognome: Orlando Corradi. Presidente e amministratore delegato di Mondo Tv, "uno dei principali player europei nella produzione e distribuzione di animazione" come recita il profilo societario, Corradi ha reso noto il suo outing patriottico-aeronautico giovedì scorso attraverso le agenzie: "Sono disponibile a partecipare ad una eventuale cordata di imprenditori italiani con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un gesto nobile per un imprenditore a capo di un'azienda fondata nel 1985, quotata in Borsa (una rarità nel panorama delle Pmi) e che capitalizza 34 milioni di euro: perché? "In due parole posso dirle che io sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa, quindi sono emotivamente legato all'aeroporto e alla compagnia di bandiera. Ho seguito per mesi il dibattito attorno al destino di Alitalia e ho pensato: "Se ci mettiamo insieme in mille imprenditori come me, piccoli e medi, con un'offerta come la mia arriviamo a dei parametri accettabili, possiamo farcela". Ovviamente tutto si basa su altre cose, c'è una due diligence da fare, bisogna valutare lo stato di salute e trovare una soluzione per una salvaguardia totale del personale anche attraverso ricollocamenti, occupazioni collaterali per i dipendenti". Scusi Corradi ma al di là del colpo di teatro, quanto c'è di reale dietro questa ipotesi: ha contattato altri imprenditori, ha fatto - come si dice - sistema? "No, io non ho contattato altri imprenditori ma nonostante tutto non la vedo come una cosa distante, irrealizzabile. Nel nostro paese di imprenditori anche più grandi di me ce ne sono ben più di mille, è così difficile?". A quanto pare sì. Non le pare, al di là dei buoni propositi, irrealistico? "So che non è facile raggruppare tante teste che pensano la stessa cosa, che hanno il medesimo interesse ma se si muoverà aria di patriottismo e voglia di fare una possibilità c'è". Una su cento. "No, siamo al 50% delle possibilità di successo". Scusi ma vista la sua determinazione perché non ha contattato Silvio Berlusconi per cercare una sponda e per proporsi come capofila? O forse lo ha già fatto? "No, non l'ho contattato e non ho pensato nemmeno di farlo. Questo nonostante la mia società lavori sia con Mediaset che con la Rai per quanto riguarda i cartoni animati. Io mi sono limitato a offrire il mio pubblico sostegno al salvataggio dell'azienda, ho mandato un messaggio agli altri imprenditori perché facciano come me". Beh, Silvio Berlusconi è un imprenditore e ha detto a più riprese che i suoi figli potrebbero far parte della cordata italiana. "È vero e sono assolutamente certo che Silvio Berlusconi sarà il primo a partecipare alla cordata. Io, nel mio piccolo di imprenditore, ho cercato di smuovere le acque, di mandare un segnale, di dare la scossa affinché questa cordata prenda vita". Magari con Silvio Berlusconi capo-cordata: ricorda un po' il geometra Calboni quando fu "incautamente" messo capo-cordata in parete durante la vacanza ad Ortisei ma tant'è: Orlando Corradi, con onestà e un candore quasi disarmante, ci crede davvero. Scusi ma non le pare che il tempo stia per scadere? Se entro la prossima settimana non si ricuce con Air France si portano i libri in tribunale, si apre l'ipotesi del commissario straordinario e della legge Marzano: forse un comunicato stampa in cui si offre la disponibilità di due milioni di investimento non è proprio una chiamata alle armi. "Io non ho i mezzi per spingere più di così il mio messaggio, di fare pubblicità, di diventare una sorta di capopopolo. Tanto meno penso di poter essere il potenziale capo-cordata: io mi metto in fila e aspetto che arrivino quelli più grandi di me. Non sta certo a me muovere le masse o andare a chiedere: sono un piccolo imprenditore che ha deciso di dare il suo contributo per una questione affettiva". Affettiva? "Sì, gliel'ho detto, sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa. Forse se fossi nato altrove non lo avrei fatto, non avrei dato la mia disponibilità perché non avrei sentito così intimamente il problema". Al cuor non si comanda. Ora Silvio Berlusconi ha un indizio per dare dei nomi alla sua cordata: cerchi gli indirizzi di tutti gli imprenditori nati od operanti entro dieci chilometri dall'aeroporto di Malpensa in tutte le direzioni e si dia da fare. L'orgoglio insubre fa miracoli. (M.Bot.) 05/04/2008.

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Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco "obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.

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Segue carniti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue carniti di Alessandro De Angelis I sindacati, che ieri hanno incontrato i vertici dell'azienda, fanno muro: "Le contestazioni fanno parte delle trattative difficili", dicono. Nicoletta Rocchi, segretaria confederale della Cgil, taglia corto: "È facile scaricare le responsabilità su di noi. Stiamo cercando di fare correzioni a un piano industriale che lascia a piedi troppa gente. Vogliamo una trattativa". Sdrammatizza Baretta, segretario aggiunto della Cisl: "È una normale dinamica negoziale. L'altro giorno si è alzata la Uil poi Spinetta. Gli accordi sono una cosa complessa". La sensazione è che i sindacati si siano trovati letteralmente spiazzati dallo stile negoziale dei francesi: "Se noi andassimo in Francia dovremmo tener conto del loro clima. Loro devono tener conto del nostro. Il fallimento? La crisi non nasce dalla rottura sindacale. I governi che si sono succeduti hanno responsabilità alle spalle" prosegue Baretta. E il tema della negoziazione all'italiana ieri è stato evocato da molti come attenuante alla rottura del tavolo. Ma l'ex segretario della Uil, Giorgio Benvenuto ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma Spinetta". E la retromarcia? "Se uno imbocca un vicolo cieco meglio tornare indietro". Quale sia la via d'uscita non è ancora chiaro. Spiega Solari della Filt-Cgil: "Io vedo tre scenari. Quello su cui sta lavorando Letta, ovvero una ripresa della trattativa con Air France. Secondo: se l'ipotesi andasse male, Lufthansa e Tpf potrebbero riconsiderare il loro ruolo dopo lo sbilanciamento verso Air France e si farebbe una gara vera. Terza ipotesi: tutto si rimanda a una fase post-commissario se non si realizza né l'uno né l'altro". Ai sindacati l'ipotesi Lufthansa ("L'Italia è per noi un mercato attrattivo" ha detto ieri un portavoce della compagnia tedesca) piacerebbe, e non poco, dal momento che sperano di trasferire il potere della gestione all'italiana nel modello tedesco. Ipotesi che Michele Salvati giudica difficile: "In Germania vige un modello di codeterminazione. C'è un amministratore delegato e un comitato di sorveglianza dove sono i sindacati, che però hanno cultura d'impresa. L'opposto di vent'anni di follie politico-sindacali di Alitalia, dove vige una codeterminazione perversa con l'appoggio della politica". 05/04/2008.

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Achille Bonito Oliva (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Achille Bonito Oliva: critico d'arte, combattivo polemista (chiedere per informazioni a Vittorio Sgarbi), intellettuale e cittadino di parte. Vota la Sinistra Arcobaleno. Bonito Oliva, perché questa scelta? Penso che in un momento come questo sia necessario prendere posizione per affermare un doppio principio: quello del riformismo e quello della solidarietà. Riformismo e solidarietà, ecco perché ho scelto la Sinistra Arcobaleno. Si è parlato di duello televisivo fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Poi non c'è stato, sembra proprio che non si farà. Ci sono pullman e camper in giro per il paese. Come giudica questa campagna elettorale? Mi sembra che in qualche modo la campagna elettorale sia stata inquinata dagli allarmismi creati a freddo da Berlusconi. Mi riferisco alla soluzione patriottica per Alitalia, alle continue e generiche promesse, alla disinvoltura con cui il candidato premier del Popolo delle libertà ha imbarcato nelle sue liste elettorali personaggi come Giuseppe Ciarrapico. L'altro ieri l'imprenditore è arrivato ad attaccato il Quirinale. Parole che dimostrano chiaramente come nel centrodestra berlusconiano non esista alcun senso delle istituzioni. Ci sono piuttosto disinvoltura e strafottenza da parte di un partito non delle libertà ma del libertinaggio. Domanda d'obbligo: spesso si ha l'impressione che gli sfidanti siano solo due. Sono continui gli appelli al voto utile: o per il Partito democratico o per il Popolo delle libertà. Non si sente una voce fuori dal coro? C'è una diarchia che egemonizza anche e soprattutto mediaticamente la campagna elettorale. E il paradosso è che i due candidati si contrappongono con continue affermazioni di principio. Ma non si contrappongono nei contenuti. La mia scelta di parte riguarda non solo le persone ma anche i programmi. In questo senso voglio dare atto al Partito democratico di Walter Veltroni di avere nel suo complesso presentato liste di galantuomini. In ogni caso l'onestà non basta, occorre un preciso progetto politico. Fri. Na. 06/04/2008.

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Il sindacato una casta in crisi? <Falsità. Vogliono condizionarci ma non ci riusciranno> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il sindacato una casta in crisi? "Falsità. Vogliono condizionarci ma non ci riusciranno" Roberto Farneti Nicoletta Rocchi, segretaria confederale Cgil. Il Corriere della Sera attacca i sindacati, definiti come una "casta in crisi". Ti senti parte di una casta? Chi, io? (risata)... Ma se abito a Pietralata, che è un grande quartiere popolare di Roma. Mio marito è professore universitario e, ciononostante, conduciamo una vita assolutamente normale. Per parecchi anni lo stipendio è servito a pagare il mutuo della casa che ci siamo comprati e a far crescere e studiare nostro figlio. In effetti, anche il prof. Dell'Aringa, chiamato dal Corsera a fare la parte dell'accusa nei vostri confronti, riconosce che "i sindacalisti in quanto tali, non godono di privilegi particolari". L'operazione politico/giornalistica è stata costruita mettendo insieme due cose: la vicenda Alitalia e un libro dal titolo "L'altra casta". Nel libro di Stefano Livadiotti si sostiene che il sindacato sarebbe in crisi di popolarità, in quanto non più capace "di farsi carico degli interessi generali del Paese". La fuga di Air France dal tavolo per l'Alitalia sarebbe, secondo l'articolo, la dimostrazione di questa tesi. Nella vicenda Alitalia il sindacato non ha fatto altro che difendere il proprio ruolo negoziale. Noi vogliamo fare una trattativa, per poi arrivare a una mediazione. Questo finora non ci è stato consentito. Tra l'altro sottolineo come la posizione sindacale, a differenza di precedenti occasioni, stavolta sia sostenuta da tutte le sigle sindacali, anche quelle all'inizio più favorevoli ad Air France. Questo vorrà pur dire qualcosa. Le proteste di alcuni lavoratori? E' troppo facile, per chi è sicuro di rimanere in azienda, inscenare scioperi della fame a sostegno del nuovo acquirente... La sensazione è che si stia cercando di montare un caso. La notizia di sedicenti comitati pro-Air France di piloti che, si dice, avrebbero riconsegnato le tessere dei sindacati, è stata smentita dall'Anpac. Altrettanto falso è che il giorno di riposo dei piloti Alitalia comprenda due notti e non debba mai essere inferiore alle 33 ore, come scrive il Corsera. Insomma, c'è il sospetto che la vicenda Alitalia sia presa a pretesto per attaccare il ruolo stesso del sindacato, in un momento in cui sono in discussione questioni fondamentali come la riforma del modello contrattuale. La tesi di fondo è che non vi siete evoluti abbastanza. Non mi pare che il sindacato italiano possa essere accusato di scarsa disponibilità al cambiamento. Semmai il problema sta nella rappresentanza della parte imprenditoriale: non c'è nessuna volontà da parte loro di innovare realmente. Un esempio? Il contratto unico di ferrovieri e autoferrotranvieri, pensato come soluzione alla segmentazione del lavoro ma sui cui continuiamo a registrare forti resistenze proprio di Confindustria. Probabilmente a qualcuno non piace che ci sia ancora chi - in particolare dentro la Cgil - insista nella difesa, almeno in parte, del ruolo solidaristico del contratto nazionale. Forse c'è qualcuno che spera di condizionarci. Ma sbaglia. Sulla riforma del modello contrattuale e delle regole sulla rappresentanza il sindacato è in grado di fare in piena autonomia le proprie scelte. Il sindacato la trattativa la conduce e fa l'accordo se ci sono le condizioni. Se le condizioni non ci sono, il sindacato l'accordo non lo fa. Noi slegati dalla base? Abbiamo portato più di 5 milioni di lavoratori al voto sul referendum sul welfare. Ricordo che il tesseramento 2007 della Cgil si è chiuso con un record di iscritti, 5 milioni e 700mila, con un aumento dei lavoratori attivi dell'1,93%. 06/04/2008.

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Alitalia, il governo non trova la rotta (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Privatizzazione Prosegue la mediazione di Enrico Letta. Domani cda decisivo di Air France-Klm Grandi manovre sulla cordata alternativa. E Lufthansa scalda i motori Alitalia, il governo non trova la rotta Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Fino all'ultimo momento il governo non vuole smentire la sua linea caotica nella vendita di Alitalia. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa lancia l'ultimo appello e chiede ai sindacati di tendere la mano ad Air France-Klm entro oggi. Il titolare dei Trasporti, Alessandro Bianchi invece avverte: prima bisogna vedere se i francesi sono disposti a trattare. E la sensazione è che il presidente della compagnia franco-olandese, Jean-Cyril Spinetta, non ne possa più di questi continui cambi di rotta e per questo aspetterà l'insediamento del nuovo governo per decidere il da farsi. Studiando nel frattempo le mosse dei concorrenti che si sono rifatti avanti, come i tedeschi di Lufthansa e la russa Aeroflot. "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili", ha detto Padoa Schioppa ieri in Slovenia al termine della riunione dell'Ecofin. Immediata la replica dei sindacati che hanno detto "no" agli ultimatum. In serata è arrivata una nota firmata da Bianchi: "Il Governo ha fissato nei giorni scorsi un preciso calendario di lavoro dal quale non ha motivo di derogare". Per lunedì è attesa la decisione del cda di Air France circa la disponibilità a riprendere il confronto con i sindacati sul piano industriale. "Se, come è auspicabile tale disponibilità verrà confermata - dice Bianchi - martedì il cda di Alitalia assumerà le proprie decisioni e, successivamente, il Governo convocherà i sindacati per discutere sul prosieguo dell'operazione". Anche dal presidente del Senato Franco Marini arriva un appello perché si riapra il tavolo di trattativa. Proseguono intanto le grandi manovre per la formazione di cordate alternative. Secondo alcune fonti, il patron di AirOne, Carlo Toto, sarebbe disponibile a fare un passo indietro e ad accettare una fusione con l'Alitalia che sarebbe governata da un altro azionista. Nel caso specifico il controllo sarebbe affidato alla Lufthansa, in qualità di partner industriale, e al fondo Texas Pacific Group in qualità di socio finanziatore se Intesa Sanpaolo dovesse tirarsi fuori. Ma arrivano anche nuovi segnali sulla cordata italiana annunciata da Silvio Berlusconi: il capogruppo della Pdl in commissione Trasporti della Camera, Giampiero Catone, fa addirittura i nomi dei componenti. "Si sta materializzando la cordata italiana, con i vari Diana Bracco, i Benetton, Marcellino Gavio, Marco Tronchetti Provera, Carlo Toto e anche Gianni Consorte" ha dichiarato Catone.

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Domenico Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Domenico Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha ... Domenico Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha fatto conoscere l'olio extravergine di oliva ai giapponesi. Su centinaia di ettari coltiva la saporosa varietà bosana e i suoi oli marchiati San Giuliano si trovano nei banchi di Esselunga, scelta scientemente da imprenditore italiano nei riguardi di una catena italiana. Siamo stati a trovarlo in settimana, ad Alghero, nel suo villaggio per vacanze nel Monte Sixeri con un ristorante, Le Pinnette, che fa un porceddu indimenticabile. Ora, perché parliamo di lui? Ma perché a mezzogiorno di martedì ha invitato il sindaco e altre 100 persone per annunciare che indirà un premio, riservato a tour operator, giornalisti e maestre di cucina, per promuovere il territorio dove lui si trova a vivere. E qui la novità all'incontrario è che questo premio sarà totalmente a suo carico, senza contributi pubblici, tanto per capirci, esattamente come il premio Aneri di Giornalismo e poche altre virtuose iniziative dell'Italia che lavora. Per la cronaca, in settimana siamo stati a Foggia con Alitalia e abbiamo accumulato ritardi imbarazzanti; ad Alghero con Air One, la puntualità ha spaccato il minuto. Che dire? C'è un'Italia a due velocità. Da una parte quella parastatale sovraccarica di gente, dall'altra quella imprenditoriale che va avanti. Sono le Italie che si troveranno a votare tra sette giorni, dopo la parentesi virtuosa dell'Expo 2015 che ha visto in atto un senso delle istituzioni questa volta encomiabile. C'è da dire (e lo faccio da testimone diretto essendo stato membro del Comitato Scientifico) che il sindaco Moratti e il presidente lombardo Formigoni hanno agito con spirito manageriale, portando un dossier sul tema dell'alimentazione che ha conquistato i membri del Bie. è stato un lavoro appassionante, dove Emma Bonino, sempre presente nelle fasi cruciali, ha lavorato sodo e con lei persino Massimo D'Alema che il giorno in cui si sgretolava il Governo era a Milano, seduto proprio di fronte al palco dove si parlava di educazione alimentare, nella tappa decisiva prima dell'appuntamento di lunedì scorso a Parigi. Ecco, questa è l'Italia che ci piace e che sogniamo, che vede imprenditori come Manca, sindaci come la Moratti, ministri e quant'altro, al lavoro. Perché invece la politica diventa poi così eccessivamente parolaia fino a scendere all'insulto, così distante che rischia di urtare la voglia di partecipazione?.

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La Filt: Smetta di fare il 12 uomo dei francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

LE REAZIONI La Filt: "Smetta di fare il 12° uomo dei francesi" Le reazioni alle dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa su Alitalia sono state immediate. "Non serve a nulla insistere con la politica degli ultimatum" ha detto il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari. "Sarebbe un fatto nuovo se Padoa-Schioppa la smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air France, francamente non ne hanno bisogno". L'Unione piloti rincara la dose: "Gli ultimatum di Padoa-Schioppa hanno prodotto solo danni nella vicenda Alitalia" afferma il segretario generale Roberto Spinazzola. E poi, Savino Pezzotta, presidente della Rosa bianca: "Non credo che il governo Prodi abbia agito nel modo corretto nella trattativa per Alitalia. In 40 anni di vita sindacale ho capito che quando si apre una trattativa si sa anche come uscirne". Interviene anche il presidente del Senato, Franco Marini: "Sono stato in passato uno dei capi in Italia del sindacato e credo che i lavoratori abbiano preso coscienza del fatto che di proposte concrete, vere, c'è quella del rapporto con Air France. Allora se c'è questa consapevolezza della gravità della situazione, bisogna trovare una soluzione che eviti lo scioglimento e il fallimento di Alitalia. Questo è l'interesse del paese". "L'aut aut di Padoa-Schioppa è inaccettabile" dice il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero. ""La situazione di Alitalia è drammatica, ma non si può uscire dall'attuale impasse sacrificando i lavoratori". \.

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L'ANPAC (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PILOTI AVIAZIONE COMMERCIALE) PRENDE POSIZIONE DOPO LE NOTIZIE (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'Anpac (Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale) prende posizione dopo le notizie di divisioni tra i suoi associati che avrebbero anche consegnato le tessere sindacali. In una nota, l'Anpac rivendica "il più ampio consenso della categoria dei piloti all'attività svolta dal sindacato" dopo la rottura della trattativa da parte di Air France-Klm, e sostiene che "non ci sono state dimissioni o restituzioni di tessere sindacali ma, al contrario, si sta registrando un notevole flusso di nuove iscrizioni". E i comitati pro Air France che si stanno diffondendo anche tra le hostess? L'Anpac smentisce: sarebbero "ascrivibili ad un singolo che, al solo scopo di tutelare i propri interessi e in spregio agli interessi della collettività aziendale, sta tentando senza alcun successo di aggregare consensi millantando adesioni mai esistite". L'Anpac difende la sua rappresentatività ("Solo nel gruppo Alitalia rappresenta, con oltre 1.100 iscritti, la maggioranza assoluta" della categoria) e la compattezza. Duro il commento sull'ultimatum del ministro Padoa-Schioppa: "Questi ultimatum al posto di offrire un attimo di serenità per sedersi al tavolo creano tensioni che indeboliscono le poche possibilità trovare soluzioni".

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SPUNTA L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spunta l'ipotesi di una fusione Air One-Alitalia In attesa della scelta di Parigi il mercato italiano continua a far gola a parecchi GIUSY FRANZESE Roma. "Quale sarà la strategia di Air France Klm per contrastare sul mercato italiano la coppia Lufthansa Swiss che non cessa di acquisire nuove parti di mercato?". È sullo scacchiere di questa domanda, che campeggiava in bell'evidenza sul quotidiano La Tribune dopo la rottura delle trattative tra la compagnia guidata da Spinetta e i sindacati italiani, che si sta giocando in queste ultime ore il destino di Alitalia. Da una parte c'è l'attesa per le decisioni di Spinetta orientato a tenere tutti sulla graticola fino a domani, giorno del suo cda, anche il governo italiano che pure ha sempre tifato per lui. Dall'altra ci sono le compagnie straniere, come la tedesca Lufthansa appunto, che non hanno mai smesso di considerare importante il mercato italiano e stanno affilando le armi pronte a scendere in campo nel momento in cui Air France si dovesse definitivamente ritirare. E perché no, magari sperano in un commissariamento, così da evitarsi le faticose trattative con i sindacati e riuscire ad acquistare a prezzi da fallimento. La posta in gioco della partita non è solo l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli europei. Ma in questo momento particolare c'è anche un altro giocatore importante, e per niente occulto: il clima pre-elettorale. O meglio, il timore che la partita Alitalia possa diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Una preoccupazione che serpeggia soprattutto nel Pd. Perché se la trattativa con Air France si dovesse chiudere definitivamente, sarà gioco facile per Berlusconi attaccare il governo e dire con ancora maggiore forza rispetto a quanto già sta facendo, che la colpa è del governo che ha condotto i giochi in modo dilettantesco. Per non parlare delle frecce che il Pdl avrebbe al suo arco se poi il cda Alitalia martedì dovesse optare per il commissariamento. Il sottosegretario Enrico Letta, che sta svolgendo il non agevole compito di mediatore con Air France, ce la sta mettendo tutta per scongiurare l'eventualità. Ma da Parigi i segnali in arrivo confermerebbero che Air France non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno di un millimetro alle richieste sindacali: oltre le ultime tiepide aperture, Spinetta è convinto che non si debba andare. Se i sindacati non fanno coriandoli della loro controproposta, lui a Roma non ci torna. Nasce sulla scia di questi segnali l'appello ai sindacati da parte di Padoa-Schioppa. Buone le intenzioni, se non fosse che il tono del ministro è sembrato quello di un ultimatum che suona più meno così: senza il sì ad Air France, martedì sarà deciso il commissariamento. Cosa che ha fatto irritare molto i sindacati, e ancor di più il leader del Pd, Walter Veltroni. A cinque giorni dalle elezioni una decisione così sarebbe molto più di un boomerang, questa sì una Caporetto. Intanto, se Parigi per ora resta immobile nelle sue posizioni, in altri luoghi sembra ci sia un gran movimento. A Francoforte, in particolare. Secondo alcune indiscrezioni Lufthansa - che in queste ore avrebbe contatto anche alcune sigle sindacali italiane - sarebbe pronta a scendere in campo come partner industriale di una newco nata dalla fusione tra Alitalia e l'Air One di Carlo Toto, che quindi farebbe un passo indietro nella governance della nuova compagnia a favore dei tedeschi. A finanziare l'operazione ci sarebbe il fondo Tpg (Texas pacific group) che già in passato aveva mostrato interesse tanto da partecipare al primo bando di gara. Dai texani, però, ieri è arrivata un secca smentita di "ogni ipotesi di coinvolgimento" nell'operazione. Non così in casa Air One, dove si appellano a "un comment", ma nel frattempo osservano: "Lunedì e martedì sono giorni importanti, vediamo che succede". Alla finestra, però, non ci sono solo i tedeschi e Carlo Toto. Anche la russa Aeroflot in questi giorni ha più volte ammesso di monitorare la vicenda Alitalia.

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D'ALEMA: SARò LO STABILIZZATORE DEL PD (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il colloquio L'attacco al Cav: con lui premier sicuramente avremmo avuto molti meno voti per l'Expo CLAUDIO SARDO "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto - spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni. La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento, che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque fosse il risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che "sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti. Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto. Ieri il ministro degli Esteri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi: "Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del fair-play (a dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del più anti-berlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di Expo: "Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui strumentalizza. Promette un consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative, alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale". Certo, in Campania la rimonta appare una mission impossible. E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo "emergenza rifiuti". Il "ricambio è necessario", anzi "è già cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, non al "partito".

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PADOA-SCHIOPPA METTE IN MORA I SINDACATI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Padoa-Schioppa mette in mora i sindacati Roma. Dovevano essere le ore della diplomazia. Le ore dei contatti informali, delle telefonate, delle mediazioni dietro le quinte. E in effetti lo sono state. Ma non solo. Perché il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha deciso che la partita è così importante che valeva la pena ribadirlo ufficialmente, con tanto di appello ai sindacati. E così in mattinata dalla Slovenia dove si trovava per l'Ecofin, Padoa-Schioppa, ha usato i giornalisti italiani che lo seguivano come megafono: da parte dei sindacati "serve un fatto nuovo oggi, o al massimo, domani. Altrimenti il rischio è altissimo, irreparabile" ha detto. E poi, tanto per essere chiari: "Il codice civile ha le sue regole". Ma, almeno ieri, la reazione dei sindacati, è stata di tenore opposto a quello atteso dal ministro, con una risposta univoca: non accettiamo aut aut. Usa toni volutamente da "ultima spiaggia", Padoa-Schioppa. Parla di "tirannia dei tempi", di "fili ed elastici che si spezzano". Ricorda le due date cruciali della settimana che sta per iniziare: domani, quando si riunirà il cda di Air France per decidere se riprendere a trattare o considerare la partita chiusa; martedì, quando in scena andrà la riunione del consiglio di amministrazione di Alitalia che dovrà decidere se c'è liquidità necessaria in cassa per andare avanti ancora un po', o portare i libri in tribunale. "Se non c'è un fatto nuovo, rapido, prima di questi due appuntamenti, si rischia di trovarci di nuovo davanti a conseguenze estremamente negative. Pensare di tirare ancora fino a dopo le elezioni non è possibile" dice. Il ministro indica anche quale deve essere "il fatto nuovo": riprendere il negoziato, "ritornando a prima della rottura". E svela: "Spinetta mi ha detto che non tornerà a Roma per negoziare, ma per firmare". Alternative, secondo Padoa-Schioppa, non ce ne sono. Il futuro senza l'Air France prevede solo "rischi irreparabili". Come il fallimento che evoca quando parla di "codice civile che ha le sue regole". Che il colosso franco olandese sia "l'unica proposta seria sul tavolo, buona e utile per il Paese e Alitalia" lo ribadisce anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, al quale è stata affidata la missione di riannodare i fili tra il gruppo d'Oltralpe e i sindacati. Sul risultato della sua mediazione, Letta non si sbilancia, ma si lascia scappare un "spero che Air France non chiuda definitivamente la porta". Poi anche lui si appella ad un "atteggiamento lungimirante e responsabile dei sindacati". Ma la risposta dei sindacati è infuocata. "Sarebbe un fatto nuovo se il ministro dell'Economia la smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air France" dice il numero uno della Filt Cgil, Fabrizio Solari. Più in generale la posizione sindacale è sempre la stessa: la trattativa non si è rotta perché non è mai iniziata. Spinetta - spiegano - voleva solo la firma dei sindacati sotto accordi presi con altri. Si sprecano gli aggettivi per definire l'appello di Padoa-Schioppa: è irricevibile" dice la Uilt, "incomprensibile" aggiungono i piloti dell'Anpac. E dalla loro i rappresentanti dei lavoratori trovano anche un membro del governo, il ministro Ferrero, che parla di "ultimatum inaccettabile". Di certo i sindacati non hanno intenzione di fare una completa retromarcia. "Vado al tavolo a trattare solo se Spinetta non ricomincia come un disco rotto a dettare le sue improponibili condizioni" dice il presidente dell'Up (unione piloti) Massimo Notaro. Mentre la Fit Cisl chiede che al confronto partecipi anche il governo, dopo di che "siamo disponibile entro un'ora ad aprire il tavolo. Il ministro dell'Economia deve solo convocarlo". A chiedere "una convocazione immediata" del governo sono anche l'Ugl e Sdl. Ma il governo - fa sapere il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi - non convocherà i sindacati prima di mercoledì, ovvero dopo i passaggi delicati del cda di Air France e quello successivo del cda di Alitalia. gi.fr.

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MENTRE NOVE SINDACALISTI IN RAPPRESENTANZA DI ALTRETTANTE SIGLE SI BATTEVANO COME UN SOL UOMO PERCH& (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Mentre nove sindacalisti in rappresentanza di altrettante sigle si battevano come un sol uomo perché Alitalia non finisse in mano francese; mentre Berlusconi sponsorizzava una cordata di volenterosi anti-Spinetta e Roberto Maroni invocava l'italianità della compagnia di bandiera, ebbene, mentre tutto questo accadeva nel Bel Paese, l'indiano Tata si portava a casa due icone della grande industria automobilistica inglese che fu, la Jaguar e la Land Rover, già cedute anni prima agli americani. Ieri Henry Ford e Gianni Agnelli, oggi Ratan Tata. Straordinario personaggio simbolo del nuovo millennio. Settant'anni, culto per l'eleganza (english style, naturalmente), laurea in architettura, appartenente all'affascinante minoranza religiosa dei parsi, nipote adottivo del fondatore, Ratan Tata ha assunto la guida del gruppo nel 1991. E mai coincidenza fu più significativa: nel 1991 l'India dell'ingessata pianificazione economica avvia una coraggiosa liberalizzazione, apre le frontiere al mondo e si inserisce nel grande fiume della globalizzazione. Tata capisce prima degli altri che cosa sta succedendo, che una grande impresa non può guardare solo al suo mercato - pur se immenso come quello indiano, più di un miliardo di esseri umani che cominciano solo ora la lunga strada verso il benessere - ma deve spaziare in lungo e in largo. Su questo scommette. E cresce, si espande, diversifica: la siderurgia e gli alberghi di lusso (i fantastici Taj), la finanza e i servizi. E la passione per l'auto, dal lancio della Tata Nano - l'utilitaria più economica al mondo: 1700 euro - alla spartane Daewoo, fino alle lussuose Jaguar e Land Rover che sfideranno la mitica Lexus e i grandi Suv griffati. Quest'ultimo acquisto è costato relativamente poco: 2,3 miliardi di dollari, la metà di ciò che aveva speso la Ford solo pochi anni fa (per ritrovarsi oggi con 15 miliardi di dollari di perdite e costretta ad abbandonare la partita). Anche altri avevano fiutato l'affare, ma a differenza di Tata non hanno la stessa possibilità di ottenere da qualsiasi banca, e solo con uno schioccar di dita, i finanziamenti per far fronte agli investimenti necessari. Senza contare l'immenso mercato nel quale il gruppo Tata è già radicato: quello indiano, certo, ma di tutto il rampante sud est asiatico. E, per guardare in casa nostra, qualche vantaggio in termini di tecnologia e di rete di vendita negli Usa lo avrà anche l'Alfa Romeo-Fiat, che con l'impero indiano ha concluso un accordo di collaborazione. Sì, è vero, Tata aveva già messo le mani su altri marchi storici dell'orgoglio britannico - come l'acciaio Corus e il tè Tetley - ma Jaguar e Land Rover sono qualcosa di più. E non solo per ciò che evocano. Segnano una svolta, indicano una nuova forma di delocalizzazione alla rovescia. Non è più l'occidente a impiantare stabilimenti lì dove c'è manodopera a basso costo; sono le economie emergenti ad acquistare ciò che (ancora) non hanno: grandi marchi, tecnologie, know-how, operai altamente qualificati. Fino a quando non riusciranno a fare altrettanto da soli. Già, fino a quando?.

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ALITALIA, ULTIMATUM DEL TESORO AI SINDACATI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Domani la decisione finale di Air France. Ritorna l'ipotesi di una cordata con Air One e Lufthansa Alitalia, ultimatum del Tesoro ai sindacati Padoa-Schioppa: serve un passo o accadrà l'irreparabile. La replica: basta forzature Subito un passo dei sindacati o per Alitalia ci sarà "l'irreparabile". È un vero e proprio ultimatum quello del ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Domani il consiglio di amministrazione di Air France-Klm deciderà se ci sono le condizioni per procedere nel negoziato sull'acquisizione di Alitalia. Che martedì dovrà esprimersi tra la continuità aziendale o l'avvio delle procedure di fallimento. Ma i sindacati respingono perentoriamente l'aut aut del ministro, ricordando di avere già espresso la disponibilità a riallacciare il dialogo. Spunta intanto l'ipotesi di una fusione tra la compagnia di bandiera e l'Air One di Carlo Toto, con l'azienda governata però da un altro azionista, la Lufthansa, mentre al fondo Texas Pacific Group (Tpg), andrebbe il ruolo di socio finanziatore. FRANZESE E SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7.

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Perché l'adesione della Nato all'Albania? (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 11 ) " (1 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali. Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato. Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 107 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. 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