HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli (www.mauronovelli.it)
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Sindacati,
aprite gli occhi ( da "EUROPA ON-LINE"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
porterà forse
al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di
relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto
quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non
avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di
tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte;
La
Rai è già atterrata ( da "EUROPA ON-LINE"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
COME
ALITALIA? La Rai è già atterrata STEFANO BALASSONE Però, il vecchio comunista!
Ci voleva Curzi perché dalla moquette dell'ottavo piano, o del settimo, non
ricordo bene, di viale Mazzini qualcuno dicesse che "Alitalia e Rai si
somigliano". "Si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare
il mercato globale e le conseguenti sfide del mercato"
<Non
sparate sul sindacato> ( da "EUROPA ON-LINE"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La crisi di
Alitalia non è nota da questa settimana". Insomma, ancora una volta ha
prevalso quello spirito nazionale che ci fa vedere il bicchiere sempre mezzo
pieno, come se in fondo l'Alitalia avesse potuto farcela anche da sola.
"Non c'è dubbio che il paese ha aspettato troppo nel prendere di petto la
questione dell'Alitalia" sostiene Baretta,
Oggi
primo bilancio di Letta dopo 48 ore di ricucitura
( da "EUROPA
ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
prima di riaggiornarsi a mercoledì prossimo, quando torneranno a parlare del
piano Prato e della possibilità di garantire l'operatività di Alitalia nei
prossimi mesi così da scongiurare l'ipotesi del commissariamento. Per allora,
infatti, il quadro del negoziato dovrebbe essere senza dubbio più chiaro:
lunedì infatti è atteso il Cda di Air France che esaminerà il dossier
"Non
abbiamo rotto noi sono stati i francesi"
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
anni una
gestione difficile in Alitalia: si è sviluppato un sindacato di mestiere che ha
creato problemi. Alitalia è in crisi per quindici anni di scelte industriali
sbagliate, e la responsabilità maggiore è delle dirigenze aziendali che si sono
susseguite. Lo dicono gli osservatori più onesti, a cominciare da Cesare
Romiti.
Senza
un patto Pd-Pdll'Italia non avrà una rotta
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Infatti i
cittadini si prendono grande cura dell'Alitalia: le hanno regalato l'Italia,
una meta ambitissima nel mondo e siccome la compagnia non ha saputo cavarci che
debiti, i cittadini se li accollano da anni. Ma l'Alitalia si prede cura dei
cittadini? Ripaga i loro sacrifici con i suoi sacrifici?
I
comitati spontanei di pilotisi schierano con i francesi
( da "Secolo
XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
alcune
centinaia di lavoratori di Alitalia hanno riconsegnato le tessere al proprio
sindacato ed hanno dato vita a due diversi comitati che chiedono al Consiglio
di amministrazione della compagnia italiana di approvare il piano avanzato dal
gruppo Air France-Klm. "Siamo in 250 e abbiamo già restituito le nostre
tessere ai sindacati", ha spiegato il comandante pilota Marcello Labor,
"mossa
dei sindacati o alitalia morirà"
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma basta
ultimatum "Mossa dei sindacati o Alitalia morirà" ROMA - Senza una
mossa immediata dei sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno
irreparabili". Padoa-Schioppa lancia "un appello" alle
organizzazioni sindacali: urge da parte loro "un fatto nuovo". E
subito, sottolinea il ministro: entro oggi al massimo.
"entro
oggi segnale dei sindacati o per alitalia rischi irreparabili" - elena
polidori ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
imprenditori
italiani disposti ad entrare nella vicenda Alitalia? "L'investigazione
giornalistica spetta a voi", risponde secco. Di Lufthansa, cosa pensa?
"Ho letto il loro comunicato". Prima di rientrare a Roma, il ministro
ricorda che Alitalia è una società quotata e "non cessa di esserlo"
se il suo azionista principale è lo Stato: "Questo non modifica il regime
giuridico in cui opera:
Tremonti:
per martedì gli italiani prenotino il treno
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
Giulio Tremonti non nutre speranze su una risoluzione a breve della vicenda
Alitalia. "La concentrazione in un grande gruppo europeo va bene - ha
spiegato - purché conservi il valore e la forza di Alitalia perché la posta in
gioco non è solo la compagnia ma l'intero mercato aereo dell'Italia. Se questo
non è possibile è importante l'iniziativa di una cordata italiana".
Le
nove sigle disponibili alla trattativa "però adesso basta con gli
aut-aut" - lucio cillis ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La partita
Alitalia si gioca sul filo dei consigli d'amministrazione di Air France e
Alitalia attesi nelle prossime 48 ore, ma soprattutto delle elezioni, mentre
alle spalle del negoziato le indiscrezioni cercano di rimettere in gioco la
corazzata Lufthansa.
Airone
pronta a riaccendere i motori e lufthansa resta alla finestra
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per
riprendere la scalata ad Alitalia. La trasferta però, secondo indiscrezioni
attendibili, avrebbe dato un esito interlocutorio. Air One starebbe in realtà
facendo pressioni sul colosso tedesco per convincerlo a uscire allo scoperto.
Lufthansa, invece, da sempre spettatore interessato dietro le quinte nella
partita per la Magliana,
Berlusconi
e il rifiuto del duello in tv - corrado augias
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sfrontatezza
con cui nel 2004 annunciò di mettere al servizio di Alitalia il proprio
talento, allo "spreco" di un uomo come Ruggiero gettato letteralmente
via, allo strattonar per la giacca il Quirinale, ad una riduzione delle tasse
fatta mentre l'avanzo primario si azzerava, ecc. Ebbene, ho raggiunto uno stato
mentale che definirei di karma se non avessi timore di offenderne i cultori.
L'
amaca ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Amaca E la
famosa cordata patriottica per rilevare Alitalia, che fine ha fatto? E gli
"amici imprenditori" che facevano la fila da Berlusconi cantando
"non passa lo straniero", dove sono scomparsi? E i due figlioli, che
per far piacere a papà avrebbero volentieri preso il comando del generoso
drappello, come mai non danno notizie?
Se
scende a valle la montagna degli indecisi - (segue dalla prima pagina) eugenio
scalfari ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La Borsa
francese che temeva i rischi dell'operazione Alitalia ha premiato il titolo Air
France dopo l'abbandono. Buona parte dei dipendenti di Alitalia protestano ora
contro i sindacati. Questi a loro volta chiedono a Spinetta di tornare al
tavolo del negoziato e si dicono pronti a ritirare le loro improvvide proposte.
"l'italia
non è solo malpensa il nord sta oscurando il sud"
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Se questo
approccio scompare - come testimonia la gestione del problema Alitalia,
diventato nei fatti il problema Malpensa (il fatto che venga meno la compagnia
nazionale e che non si sappia bene chi collega Bari o Palermo all'Europa, non
frega a nessuno) - sarebbe sbagliato contrapporre al leghismo un meridionalismo
rivendicazionista.
Berlusconi
tradito dal satellite moratti capopopolo contro prodi - andrea montanari
( da "Repubblica,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sulla vicenda
Alitalia. "Malpensa è un valore per tutto il Paese. Stavamo consegnando la
politica dei trasporti a una compagnia che legittimamente fa gli interessi del
suo paese. Noi stavamo svendendo non Alitalia, ma la politica dei
trasporti". La piazza, che fino ad allora si era scatenata solo per il
breve concerto di Paolo Meneguzzi (
Brevi,
schede e richiami 1 ( da "Repubblica, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di Alitalia e
di tutti gli altri settori nei quali i partiti mettono becco legalmente o
illegalmente. Non credo però che la soluzione sia quella che lei propone: cioè
di affidare le municipalizzate a manager provenienti dal settore privato. Non
dimentichiamo che la Fiat ha "prestato" alla città una mezza dozzina
di suoi ex dirigenti,
Ultimatum
di Padoa-Schioppa su Alitalia ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
scenari
inquietanti" sui diritti di traffico Ultimatum di Padoa-Schioppa su
Alitalia Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi
per riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui
diritti di traffico --> ROMA Un "fatto nuovo", ad horas, dei
sindacati o per Alitalia ci sarà "l'irreparabile".
Epifani:
Padoa-Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Schioppa su
Alitalia lancia ultimatum inaccettabili "L'ultimatum del ministro va in
una direzione che non aiuta". Le parole che il segretario della Cgil
Guglielmo Epifani usa nei confronti del ministro Padoa-Schioppa, che ha
invitato i sindacati di Alitalia a fare alla svelta ad aprire a Air France,
sono pacate, ma ferme.
J'accuse
dei piloti: patto inconfessabile con Parigi Fonti di Palazzo Chigi: solo atti
trasparenti, l'unica intesa era l'ok alla trattativa
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ok alla
trattativa di Bianca Di Giovanni Nel risiko Alitalia tiene banco l'ennesimo
ultimatum ai sindacati lanciato da Tommaso Padoa-Schioppa dall'Ecofin (che fa
infuriare tutti, ministri inclusi), mentre riparte il
"toto-indiscrezioni" sui possibili esiti della vertenza. Stand-by
fino alle elezioni, ripresa già dalla prossima settimana del tavolo con i
francesi,
L'ultimatum
di Padoa-Schioppa per Alitalia è inaccettabile
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Si dovrebbe
forse considerare anche che Alitalia è un'azienda divisa in due. "Una
difficoltà sta ovviamente nella struttura di Alitalia, dentro appunto il suo
corpo sociale. La divisione tra Alitalia che vola e Alitalia che garantisce i
servizi a terra prefigura destini diversi e crea contrasto.
Veltroni:
Gli italiani ci faranno vincere Il leader del Pd è ottimista. Poi accusa il
Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Berlusconi
sta facendo una campagna incivile su Alitalia e sui rifiuti", poi se ne
accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere che parla di brogli manda a
dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino Bari (anche qui migliaia in
piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di brogli è evidente che
qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi così scontato.
Meridiana-Eurofly,
fusione vicina? ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
soprattutto
al Nord, da Alitalia. Ma per fare tutto questo potrebbe servire una struttura
più solida e soprattutto anche "senso di responsabilità da parte dei
sindacati sul fronte dei contratti di lavoro che oggi non sono allineati con il
resto d'Europa", ha dichiarato Rossi al quotidiano di Confindustria.
Chi
pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Anche il tema
dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza
alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del
Paese all'Europa e al Mondo. E sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è
scatenata una speculazione senza riscontro scientifico.
Sì
al patto imprenditori-lavoratori proposto da Veltroni: lo diceva già Trentin
Alitalia? Non vedo alternative ad Air France
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da
Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo alternative ad Air France.
Cofferati:
per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il sindaco di Bologna:
conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima settimana serve una
mobilitazione tradiziona ( da "Unita, L'"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tutta questa
campagna elettorale è stata segnata dalla vicenda Alitalia: che giudizio dà di
questa crisi? "Alitalia si trova su un piano inclinato da molti anni. E
personalmente credo che l'errore più grave sia stato compiuto più di un
decennio fa quando non si concluse la trattativa per la fusione con Klm.
Le
gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti
( da "Unita,
L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il cachemire)
esca l'attivo dei rimborsi elettorali dei partiti e partitini. Rifondazione:
spese accertate in milioni di euro 1.636, contributo in 5 anni per le due
Camere 34.932. E vai, questo sì è l'esempio di una gestione attiva. Chapeau,
Fausto, ora rifonda l'Alitalia.Oliviero Beha.
Sul
palco la cucina della vita ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Viene citata
persino l'Alitalia. Tutto continuerà come prima. L'idea di vedere nella cucina
del ristorante un micro-esempio del mondo non è certo nuova. A parte le
varianti cinematografiche, viene in mente La cucina di Arnold Wesker. Alla
regista, Elisabetta Podda, sta a cuore anche altro: chiudere in uno spazio
ristretto, gomito a gomito,
Moratti:
basta promesse su immigrati e sicurezza
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Continua:
"Non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti.
Milano e il nord possono essere il motore di questo Paese. Riprendiamoci questo
orgoglio, l'orgoglio di chi lavora tutti i giorni e di chi paga le tasse.
Questo orgoglio diventi politica a favore dei cittadini e a favore delle
imprese ".
L'Expo
e il voto ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Al governo
non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il
Nord possono essere il motore di questo Paese" Il ministro Fioroni:
"Sorprende sentire certe espressioni dal sindaco che ospiterà l'Expo, la
festa dei popoli, anche di quelli dei bambini immigrati che l'amministrazione
di Milano oggi rifiuta di accogliere".
ROMA
Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lancia l'ultimatum ai
sindacati: ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Un passo
nelle prossime ore o le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". E
avverte: "Se tirati troppo non si spezzano solo i fili, ma anche gli
elastici". Risposta immediata delle organizzazioni sindacali che si dicono
pronte a trattare, ma che respingono qualsiasi ultimatum. "Non firmiamo
accordi in bianco" dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni,
Alitalia,
ultimatum ai sindacati ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Intervista a
Bonanni: non firmiamo accordi in bianco. La Sea chiede al governo di
liberalizzare le tratte a Malpensa Alitalia, ultimatum ai sindacati
Padoa-Schioppa: subito un passo avanti o conseguenze irreparabili.
Alitalia,
Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
governo al
tavolo Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i sindacati: novità oggi o disastro
BRDO (Slovenia) - Caso Alitalia: il ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa,
affronta la questione al termine dell'Ecofin. "Il mio appello è che
avvenga subito, entro oggi, un fatto nuovo da parte dei sindacati, altrimenti i
rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi"
Letta-Tremonti,
prove di larghe intese sul lago <Patto su 4 temi>. <Sì, lavoriamo
insieme> ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
in stile
Aspen non si spezza sul caso Alitalia. Tremonti e Letta si punzecchiano solo un
po'. "La concentrazione di Alitalia in un grande gruppo pubblico europeo
va bene ma a condizione che questa conservi identità e valore" e che non
comporti "un esproprio " osserva Tremonti. Letta lo interrompe:
"Trovo ragionevoli queste parole, peccato che siano diverse da quelle di
Berlusconi"
I
sindacati: governo al tavolo E riprendiamo le trattative
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
gli impegni
evidentemente segreti che avete preso su Alitalia? " Mentre il ministro
dei Trasporti, Alessandro Bianchi, fornisce una versione dei fatti diversa da
quella di Padoa- Schioppa - "i sindacati verranno convocati dopo il
consiglio di Alitalia di martedì " - un assist al ministro arriva dal
presidente del Senato Franco Marini: "C'è il rischio di fallimento
dell'impresa,
Il
ministro: la politica non c'entra, vale il codice civile
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Che non si
diverta a esternare sulla vicenda dell'Alitalia, è poco ma sicuro. Tanto che in
privato Tommaso Padoa-Schioppa si lamenta spesso: "Tocca sempre a me dire
le cose spiacevoli ". Pur sapendo di essere "l'unico che possa
farlo", e che i fatti, confida ai suoi stretti collaboratori,
"finiscono sempre per darmi ragione".
Angeletti:
casta noi? No, siamo la Champions League
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A giudicare
dalla trattativa Alitalia non pare un'ipotesi campata per aria. "Non c'è
problema, tanto si vota. Sissignore, i lavoratori votano. Tutti, mica solo
quelli iscritti al sindacato. E allora vedremo se questo sindacato è rappresentativo
o no. Il resto sono chiacchiere".
E
il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima del declino
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
della
pubblica amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi parla,
e in cielo volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il suo
rumore le parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che hanno
paura". Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una parte
invita alla mobilitazione ("finita la festa andate a fare
proselitismo") e dall'
Ermolli
cerca 800 milioni e la legge Marzano
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
applicazione
della legge Marzano ad Alitalia. Questi sono i pilastri dell'azione che, nel
riserbo più assoluto, Bruno Ermolli starebbe portando avanti in attesa che
domani si chiarisca la vicenda Air France. Il fallimento definitivo della pista
parigina, da un lato, e la vittoria del Pdl alle elezioni, dal-l'altro,
sarebbero poi i requisiti di contesto.
Alitalia,
ultimatum di Padoa-Schioppa Cordate, spunta l'ipotesi Lufthansa
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quello di
Alitalia, martedì, si muoverà di conseguenza" DAL NOSTRO INVIATO BRDO
(Slovenia) - "Il mio appello è che avvenga subito un fatto nuovo da parte
dei sindacati. Perché altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia
diventano altissimi": il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa,
affronta la questione al termine dell'
E
a Lazard adesso arriva un super advisor
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
consulenza
fornita ad Air France sulla complessa vicenda Alitalia. Ma anche la partita
energetica che vede Eni - affiancata da Lazard - in short list, e assai ben
piazzata, con Edf e E.On per la belga Distrigaz, controllata da Suez. Ci sono
poi la forte presenza nel debt advisory e restructuring, il settore delle
utility locali e, più in generale, una presenza consolidata nel settore "
La
tua opinione ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
it Alitalia:
i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di
Air France? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Si
R 69,7 No R 30,3 La domanda di oggi Ritenete che le schede per votare possano
indurre in errore gli elettori?
Aziende
pubbliche: lo Stato non deve abdicare
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La storia
dell'Alitalia ci dice che al dunque le abdicazioni si pagano. Le cronache delle
nomine aggiungono che, senza trasparenza, gli uomini vengono giudicati in via
privata e opaca e, talvolta, per servigi non dichiarabili. Nomine siffatte sono
censurabili se decise da privati.
Il
movimento di passeggeri è aumentato così tanto che l'azienda ha già avv
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è uno dei
tanti operatori commerciali che benedice il ritorno di Alitalia al Leonardo da
Vinci. A una settimana dal rientro di centottanta voli della sinistrata
compagnia di bandiera, è entusiasmante il risultato che l'operazione ha
prodotto per l'economia locale. Sono soddisfatti i romani che ritrovano sulla
porta di casa un trampolino per le rotte intercontinentali.
ALITALIA,
SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
La scelta di Maria Latella ALITALIA, SI POTREBBE RIPARTIRE DALLA FREQUENZA
DELLE NAVETTE Gentile signora Latella, Vorrei mandare tramite la Sua preziosa
rubrica un messaggio al nuovo (l'ennesimo) a.d. di Aeroporti di Roma confidando
che vorrà perseguire il miglioramento dei servizi agli utenti di Fiumicino,
considerata anche la sua crescente importanza.
Immigrati
e reati, la sfida di Rutelli <Io sarò tosto>
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia.
Quando ero sindaco la Lega mi chiese l'autorizzazione per fare una
manifestazione dal titolo "Forza Nerone, bruciamo il
Colosseo"...". Ovviamente, durante la diretta tv, s'è parlato anche
d'altro. A cominciare dalla sicurezza: "Il tema riguarda le leggi dello
Stato: non è possibile che quelli che commettono reati predatori nei confronti
delle donne,
ROMA
Io ho già contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di
più...&# ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
abbia bisogno di una profonda svolta, di una modernizzazione e di scelte
impopolari, che solo chi avrà grande coraggio riuscirà a fare". E mette in
chiaro che "dopo essere stati vittime del ricatto di Bertinotti, oggi
rischiamo di essere vittime di quello di Bossi", avverte, spiegando che
"ormai anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha
abbassato i toni"
NAPOLI
- Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben oltre q
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sull'Alitalia:
"Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe
consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera
nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti
in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui
strumentalizza.
ROMA
Lufthansa e Air One alla finestra, pronte a entrare in campo se il filo della
trattativa con A ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia e la
società di Toto, e l'entrata in campo da una parte della compagnia di bandiera
tedesca come socio industriale, dall'altra del fondo americano Texas Pacific
Group (Tpg) come partner finanziario. In questo modo Lufthansa potrebbe
prendere le redini operative del nuovo vettore, limitando però per il momento
il proprio coinvolgimento finanziario diretto.
ROMA
L'orizzonte è quello, l'inizio dell'estate: con le risorse che
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sono
attualmente in cassa, Alitalia potrebbe andare avanti forse fino a giugno. Ma
nella cruciale riunione di dopodomani gli amministratori di Alitalia non
potranno limitarsi a fotografare lo stato della liquidità, per decidere quante
settimane o mesi si potrebbe teoricamente andare avanti.
BRDO
(Slovenia) - Il 3 ho sentito Spinetta e mi ha detto "non torno a Roma per
tr ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E lascia
intendere che il consiglio di amministrazione di Alitalia di dopodomani
potrebbe trovarsi nella necessità di avviare le procedure per il
commissariamento della compagnia. "Non è che Alitalia, per il fatto che è
in mano allo Stato per il 49 per cento, smette di essere come le altre società
quotate, e il codice civile non vale più.
ROMA
- L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibi
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
di fatto
archivierà la trattativa con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del
segretario della Cisl Bonanni che è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa,
non contribuiscono certo a far recedere francesi e olandesi dal loro proposito.
Servirebbe quindi un gesto forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a
riprendere l'aereo.
Alitalia,
subito una mossa dei sindacati ( da "Messaggero, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Alitalia,
subito una mossa dei sindacati" L'appello di Padoa-Schioppa: "Senza
un fatto nuovo entro oggi conseguenze irreparabili".
BRDO
(Slovenia) Il peggio non è passato- dice Tommaso Padoa-Schioppa - nè pe
( da "Messaggero,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
con molta
amarezza alla quale non è estranea la vicenda Alitalia, dice che "l'Italia
di oggi, sotto il profilo dei costumi, è come quella del '400 che descriveva
Machiavelli". Tra una settimana esatta si vota. E le promesse elettorali
si sprecano. A sentire il ministro non ci sono grandi margini. Nella Relazione
unificata ha previsto per quest'anno un rapporto deficit-Pil al 2,
ALITALIA
( da "Corriere
della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Lettere al
Corriere - data: 2008-04-06 num: - pag: 31 categoria: BREVI ALITALIA Il governo
e i sindacati Chi sono i maggiori azionisti di Alitalia? In ogni azienda a
decidere le strategie economiche e industriali sono i maggiori azionisti,
"i padroni" che investono svariate somme di denaro e che a ragione
tengono le redini del comando.
Notizie
in 2 minuti ( da "Corriere della Sera"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia:
allarme di Tps "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte
dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili".
Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E ha aggiunto:
"Pensare di tirare a lungo non è certamente possibile".
Epifani:
su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la deve
smettere con gli ultimatum ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Intervista
Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può trovare, Padoa-Schioppa la
deve smettere con gli ultimatum Giovannini.
<Linate?
Scalo comodo e utile> I milanesi sono contro la chiusura
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la situazione
di Alitalia si risolverà". Così come saranno risolti i problemi di
sicurezza e inquinamento. "Tutte le compagnie, Alitalia compresa, stanno
sostituendo i vecchi Md80 con apparecchi nuovi - spiega Ballotta -. Sono aerei
che non inquinano, fanno poco rumore e possono effettuare manovre su piste
corte.
Il
governo dà 24 ore all'Alitalia ( da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
83 del 2008-04-06
pagina 1 Il governo dà 24 ore all'Alitalia di Redazione Padoa-Schioppa avverte
i sindacati: "Se non arriveranno nuove proposte sarà un disastro"
"Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o
le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili".
La
Moratti: <Dalla sinistra solo delusioni>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La piazza si
lancia in coretti quando sul megaschermo appare Silvio Berlusconi in diretta da
Roma su Sky e assicura che "Alitalia non finirà in mano ai francesi".
Moratti insiste su Malpensa: "Il governo non ci ha dato risposte. Milano,
il Nord, sono al servizio del Paese". Conclude: "Prendiamoci
quest'orgoglio, rialziamo tutti insieme l'Italia". Come il manifesto del
Pdl.
<Aprire
i cieli per far rivivere Malpensa>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
verificare se
è possibile la ripresa delle trattative con Air France per la vendita di
Alitalia. Da tempo il presidente della Sea, la società che gestisce gli
aeroporti Malpensa e Linate, sottolinea che la liberalizzazione dei cieli è un
elemento essenziale per il rilancio dello scalo varesino dopo che il 30 marzo
Alitalia ha tagliato il 72% dei propri voli dalla stazione aerea.
La
pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo
governo" ( da "Giornale.it, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ugl a
Padoa-Schioppa: "Sono mesi che su Alitalia non ascoltate le ragioni dei
dipendenti" da Roma Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, il
sindacato sta facendo marcia indietro e cerca di recuperare Air France?
"Noi eravamo decisi a trattare da subito, da quando il governo ha dato
l'esclusiva della gara ad Air France.
Abete
(Bnl): <Network globale indispensabile>
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Network
globale indispensabile" di Redazione Alitalia non può stare da sola, per
avere un futuro l'ex compagnia di bandiera deve essere inserita in un grande
network internazionale. Luigi Abete, presidente di Bnl, è sicuro che se anche
si presentasse una cordata di imprenditori disposti a investire, "questo
non risolverebbe il problema".
Nozze
con Air One e controllo a Lufthansa e Tpg
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Milano Una
fusione tra Alitalia e Air One per creare una nuova grande compagnia di
bandiera controllata da Lufthansa e da Tpg: è l'ultima indiscrezione sul futuro
dell'ex compagnia di bandiera. Secondo quanto apprende l'Agi da fonti riservate
di alto livello, viene precisato, tra le opzioni sul futuro dell'Alitalia in
campo dopo la rottura delle trattative con il gruppo Air France-
Consorte,
il finanziere rosso <sposa> la cordata lanciata da Berlusconi
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia in
mani italiane". Ieri, intervistato dal Sole 24 Ore, Consorte è stato
tagliente: "Quella di Air France avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia,
non la prima". Per questo aveva dato la disponibilità sua e di Intermedia,
la merchant bank creata sulle ceneri delle fallite scalate bancarie, a giocare
un qualche ruolo nella difficile partita del salvataggio di Alitalia:
Il
governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non
vogliamo prendercela ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Il
governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati non
vogliamo prendercela" Raffaele Bonanni.
Due
le ipotesi estreme: che sia una bufala del weekend, o al contrario che sia una
cosa talmente ver ( da "Stampa, La"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Come che sia,
ieri per Alitalia si vociferava di un possibile piano alternativo, che secondo
le indiscrezioni prevede una fusione con AirOne e un ingresso nel capitale
Alitalia di Lufthansa (il gruppo tedesco alleato storico della compagnia di
Carlo Toto) e del fondo Texas Pacific Group.
[FIRMA]MARCO
ZATTERIN INVIATO A BRDO (Slovenia) Serve un fatto nuovo per evitare consegu
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
regola che
sinora lo ha sempre visto sfuggire ai commenti sulle questioni nazionali a
margine dei consigli europei, e parla di Alitalia. Lo spinge l'urgenza del
caso, dice che "è spiacevole ricordare la tirannia del tempo", ma per
il ministro dell'Economia la gravità del caso non offre scelta. Domani si
riunisce il cda di Air France, martedì toccherà a quello della nostra
compagnia.
Alitalia
parla Orlando Corradi ( da "Riformista, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di
euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo"
Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di
imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il
cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal
fallimento,
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa
( da "Riformista,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Come la
storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza
ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere
l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo
storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi.
Segue
carniti ( da "Riformista, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Giorgio Benvenuto
ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali,
c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati
essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non
accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma
Spinetta".
Achille
Bonito Oliva ( da "Liberazione"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Mi riferisco
alla soluzione patriottica per Alitalia, alle continue e generiche promesse,
alla disinvoltura con cui il candidato premier del Popolo delle libertà ha
imbarcato nelle sue liste elettorali personaggi come Giuseppe Ciarrapico.
L'altro ieri l'imprenditore è arrivato ad attaccato il Quirinale.
Il
sindacato una casta in crisi? <Falsità. Vogliono condizionarci ma non ci
riusciranno> ( da "Liberazione"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La fuga di
Air France dal tavolo per l'Alitalia sarebbe, secondo l'articolo, la
dimostrazione di questa tesi. Nella vicenda Alitalia il sindacato non ha fatto
altro che difendere il proprio ruolo negoziale. Noi vogliamo fare una
trattativa, per poi arrivare a una mediazione. Questo finora non ci è stato
consentito.
Alitalia,
il governo non trova la rotta ( da "Tempo, Il"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
E Lufthansa
scalda i motori Alitalia, il governo non trova la rotta Giovanni Lombardo
g.lombardo@iltempo.it Fino all'ultimo momento il governo non vuole smentire la
sua linea caotica nella vendita di Alitalia. Il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa Schioppa lancia l'ultimo appello e chiede ai sindacati di tendere la mano
ad Air France-Klm entro oggi.
Domenico
Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha
( da "Tempo,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per la
cronaca, in settimana siamo stati a Foggia con Alitalia e abbiamo accumulato
ritardi imbarazzanti; ad Alghero con Air One, la puntualità ha spaccato il
minuto. Che dire? C'è un'Italia a due velocità. Da una parte quella parastatale
sovraccarica di gente, dall'altra quella imprenditoriale che va avanti.
La
Filt: Smetta di fare il 12 uomo dei francesi
( da "Stampa,
La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Schioppa
hanno prodotto solo danni nella vicenda Alitalia" afferma il segretario
generale Roberto Spinazzola. E poi, Savino Pezzotta, presidente della Rosa
bianca: "Non credo che il governo Prodi abbia agito nel modo corretto
nella trattativa per Alitalia. In 40 anni di vita sindacale ho capito che
quando si apre una trattativa si sa anche come uscirne".
L'ANPAC
(ASSOCIAZIONE NAZIONALE PILOTI AVIAZIONE COMMERCIALE) PRENDE POSIZIONE DOPO LE
NOTIZIE ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Solo nel
gruppo Alitalia rappresenta, con oltre 1.100 iscritti, la maggioranza
assoluta" della categoria) e la compattezza. Duro il commento
sull'ultimatum del ministro Padoa-Schioppa: "Questi ultimatum al posto di
offrire un attimo di serenità per sedersi al tavolo creano tensioni che
indeboliscono le poche possibilità trovare soluzioni"
SPUNTA
L'IPOTESI DI UNA FUSIONE AIR ONE-ALITALIA
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
La posta in
gioco della partita non è solo l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli europei.
Ma in questo momento particolare c'è anche un altro giocatore importante, e per
niente occulto: il clima pre-elettorale. O meglio, il timore che la partita
Alitalia possa diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna
elettorale.
D'ALEMA:
SARò LO STABILIZZATORE DEL PD ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sull'Alitalia:
"Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al mondo sarebbe
consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una bandiera
nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche sui rifiuti
in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui
strumentalizza.
PADOA-SCHIOPPA
METTE IN MORA I SINDACATI ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quando in
scena andrà la riunione del consiglio di amministrazione di Alitalia che dovrà
decidere se c'è liquidità necessaria in cassa per andare avanti ancora un po',
o portare i libri in tribunale. "Se non c'è un fatto nuovo, rapido, prima
di questi due appuntamenti, si rischia di trovarci di nuovo davanti a
conseguenze estremamente negative.
MENTRE
NOVE SINDACALISTI IN RAPPRESENTANZA DI ALTRETTANTE SIGLE SI BATTEVANO COME UN
SOL UOMO PERCH& ( da "Mattino, Il (Nazionale)"
del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
altrettante
sigle si battevano come un sol uomo perché Alitalia non finisse in mano
francese; mentre Berlusconi sponsorizzava una cordata di volenterosi
anti-Spinetta e Roberto Maroni invocava l'italianità della compagnia di
bandiera, ebbene, mentre tutto questo accadeva nel Bel Paese, l'indiano Tata si
portava a casa due icone della grande industria automobilistica inglese che fu,
ALITALIA,
ULTIMATUM DEL TESORO AI SINDACATI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ipotesi di
una cordata con Air One e Lufthansa Alitalia, ultimatum del Tesoro ai sindacati
Padoa-Schioppa: serve un passo o accadrà l'irreparabile. La replica: basta
forzature Subito un passo dei sindacati o per Alitalia ci sarà
"l'irreparabile". È un vero e proprio ultimatum quello del ministro
dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.
Perché
l'adesione della Nato all'Albania?
( da "Giornale.it,
Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
se Air France
acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non
potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo
ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte.
Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici
e commerciali del nord Italia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
PIETRO ICHINO La
rottura della trattativa tra sindacati ed Air France non porterà
forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni
industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella
trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero
potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e
nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte; perché anche un
sindacato rappresentativo del 4 per cento del personale, se dissenziente,
avrebbe potuto paralizzare la compagnia. Non sapeva che il nostro sistema di
relazioni industriali sembra concepito apposta per premiare il sindacalismo
irresponsabile, penalizzando quello pensante. Probabilmente lo stesso Spinetta
non sapeva neppure, quando si è dichiarato deluso per l'esito di quella
"lunga trattativa", che i nostri sindacati invece ? tutti ? la
considerano una trattativa cortissima, anzi una "non-trattativa".
Anche quando negoziano questioni assai meno spinose del difficilissimo piano di
salvataggio di Alitalia, essi sono affezionati al rito
di negoziati defatiganti, che possono durare mesi; negoziati durante i quali
essi sono capaci di stare in surplace per giorni o persino settimane, l'uno in
attesa che l'altro faccia la prima mossa, mostri la prima apertura. Fatto sta
che il capo di Air France, pur arrivato con le migliori intenzioni, ha finito
presto col gettare la spugna, come aveva già fatto quello di Klm nel 1999. Il
danno maggiore che ne deriva per il nostro paese non sta forse tanto nel
possibile collasso della nostra compagnia di bandiera, quanto nel messaggio di
chiusura agli operatori stranieri che in questo modo il nostro sistema dà
clamorosamente di sé: monito per qualsiasi possibille futuro interlocutore.
Certo, la stessa immagine il sistema- Italia la aveva data quando aveva fatto
le barricate contro Abn Amro nel tentativo di impedirle di acquisire la Banca
Antonveneta, o contro Abertis quando era stato in gioco il controllo di
Autostrade, o contro At&t quando si era trattato di Telecom; ma questa
volta la vicenda è più clamorosa. Innanzitutto, una compagnia aerea del peso di
Alitalia è più conosciuta nel mondo: le sue vicende
destano quindi maggiore attenzione, anche fuori del giro degli addetti ai
lavori. Inoltre, in questo caso il fallimento dell'operazione desta maggiore
sorpresa perché tutti sanno, ormai, che non c'è alcuna alternativa seria a Air
France. È questo che impressiona: Cgil, Cisl e Uil appaiono incapaci di
cogliere anche l'ultima occasione che si offre loro, prima del fallimento
dell'impresa. Ciò che le blocca è che ? in questo settore e in questa azienda
in particolare ? ormai da anni ogni loro scelta responsabile di negoziazione
delle misure di ristrutturazione necessarie viene vanificata dall'ostruzionismo
dei sindacati autonomi e del Sult (oggi Sdl) in prima fila. Perché il nostro
sistema consente di proclamare e attuare con successo uno sciopero del
trasporto aereo anche al sindacato meno rappresentativo, che non ha firmato
alcun contratto applicabile in azienda. E consente a qualsiasi lavoratore di
godere i benefici del contratto firmato da un sindacato e nel contempo di
aderire allo sciopero proclamato contro quello stesso contratto da un altro sindacato.
Ma Cgil Cisl e Uil non sono soltanto le prime vittime di questo sistema: hanno
anche la grave colpa di averlo difeso per anni senza accorgersi che in questo
modo, almeno nel settore dei servizi pubblici, si scavavano la fossa con le
loro stesse mani. Ora la speranza è che il dramma di Alitalia
apra gli occhi a tutti, sindacati confederali per primi. E li induca a
riattivare con urgenza ? oltre che la trattativa con Air France ? anche il
negoziato con le associazioni imprenditoriali per un accordo interconfederale
che non soltanto stabilisca criteri adeguati di misurazione della
rappresentatività sindacale nei settori e nelle aziende, ma stabilisca anche
con chiarezza, sulla base di quei criteri, quale sindacato o coalizione, in
caso di dissenso insanabile, può contrattare con efficacia generale, spendendo
credibilmente la "moneta" della tregua sindacale. Questo significa,
almeno nel settore cruciale dei trasporti, dettare una disciplina dello
sciopero coerente con la disciplina della contrattazione collettiva. Solo in
questo modo il sindacato può recuperare il proprio ruolo fondamentale di
intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare un piano industriale
alla luce fredda delle circostanze; e, se la valutazione è positiva, guidare i
propri rappresentati nella scommessa su quel piano, negoziandone con realismo i
contenuti a 360 gradi. Il sistema oggi operante in Italia rende questo mestiere
difficilissimo, quando non impossibile. www.pietroichino.it.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
COME
ALITALIA? La Rai è già atterrata STEFANO BALASSONE Però, il vecchio comunista!
Ci voleva Curzi perché dalla moquette dell'ottavo piano, o del settimo, non
ricordo bene, di viale Mazzini qualcuno dicesse che "Alitalia e Rai si
somigliano". "Si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare
il mercato globale e le conseguenti sfide del mercato" (Corriere del 4 aprile). La
"difficoltà", come paternamente la definisce Curzi, ha una origine
comune: salvo singole eccezioni, chi comanda sulla Rai e chi lavora nella Rai
diffida, a dire poco, sia del mercato globale sia della relative sfide, per il
timore di non avervi parte. Un esempio? Nel 2001 la Rai associò al 49% nella
gestione dei suoi ponti di trasmissione un colosso americano chiamato Crown
Castle, che in cambio pagò 400 milioni di euro, con un assegno circolare che
chi scrive ha potuto contemplare. Ma i sindacati, Snater in testa, si opposero,
il ministero di centrosinistra (Cardinale) nicchiò e quello di centrodestra
(Gasparri) cacciò gli americani, restituendogli i soldi. Un altro esempio: nel
2001 già a tutti era evidente che dopo lo spappolamento del campionato di
calcio fra anticipi e posticipi, alla domenica pomeriggio restava poco da
raccontare. Quindi la Rai avrebbe dovuto smettere di dare 120 miliardi l'anno
alla Lega Calcio per comprare i gol di 90° minuto, che fruttavano in pubblicità
cinque volte di meno di quello che costavano. Ma alla Rai fu spiegato, col
diretto intervento del gabinetto del presidente del consiglio (e del Milan) di
allora, che quei soldi servivano per essere distribuiti fra le squadre minori
che altrimenti avrebbero fatto saltare il campionato. Mai violenza fu più
gradita dai vertici della Rai, perché anch'essi avevano il loro piccolo
problema: cosa fare delle redazioni sportive una volta che si fosse decisa la
messa a terra, come si direbbe in Alitalia, di 90°
minuto? Così, per fare contento il governo e per evitare grane interne, il Cda,
con voto non unanime, decise di accollare alla Rai 80 miliardi di perdita
annua, in nome, va da sé, del servizio pubblico. Una bazzecola rispetto a una
questione più strategica: tra il 1994 e il 2004, la Rai avrebbe avuto la
possibilità legale di attuare la separazione contabile e organizzativa fra due
reti con pubblicità e una rete con solo canone (separazione rigida, sul modello
Bbc); e così, avendo distinto le casse, avrebbe potuto trasmettere un po' più
di pubblicità ? non c'era allora alcuna norma di legge che lo vietasse ?
erodendo, a dire poco, la rendita monopolistica di Mediaset e trovando le
risorse per diventare una vera factory di sistema. In altri termini la Rai
avrebbe preparato per sé un vero futuro di grande impresa pubblica della
comunicazione. E in effetti la Rai (doveva essere il marzo del 2000) chiese per
iscritto al governo, suo proprietario, di procedere in tal senso. Il vecchio
governo non rispose. Quello nuovo si affrettò a fare una legge per togliere
alla Rai ogni grillo dalla testa: così, fra i sospiri di sollievo di Mediaset e
degli editori, i vincoli pubblicitari della Rai furono scolpiti in una legge.
Ultimo, ma non meno importante, da tre anni la Rai garantisce formalmente il
volume di fatturato di Endemol, indipendentemente dai risultati conseguiti dai
programmi della medesima. In sostanza regge il sacco a una pratica
monopolistica a beneficio di terzi. Insomma, le "piccole corporazioni e i
microfeudi" della cui esistenza Curzi si rammarica, esistono certamente,
come accade in ogni vasta struttura. Ma la loro è una forza apparente. La forza
che stringe i lacci della Rai non è quella dei cosiddetti "interni" e
delle loro retoriche aziendali, ma deriva dagli interessi esterni,
quantificabili a piè di lista. Curzi si domanda: la Rai sarà come l'Alitalia? Si potrebbe rispondere che lo è già (e che lui
dovrebbe essersene accorto). Il punto è se potrà smettere di esserlo.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
IL CASO ALITALIA A
colloquio con due ex sindacalisti, oggi candidati Pd: Baretta e Nerozzi
"Non sparate sul sindacato" RAFFAELLA CASCIOLI Magari l'ha
accarezzata l'idea, ma decisamente è troppo anche per lui. Air Silvio, come ha
titolato ieri il Wall Street Journal, non c'è mai stata nè ci sarà e la
drammatizzazione delle ultime ore si sarebbe potuta evitare se tra otto giorni non
ci fossero le elezioni politiche. Lui, Berlusconi, è senza parole, continua a
vaneggiare di cordate inesistenti sulla pelle dei lavoratori e su quella dei
passeggeri mentre fioccano le smentite di industriali e bancari. Tuttavia, la
vicenda di Alitalia non nasce nè oggi nè ieri ma è uno
dei problemi che da anni l'Italia si tira dietro senza mai affrontarlo fino in
fondo. Come se ci fosse sempre un'altra pista e altre ali per continuare a
volare. "Forse abbiamo aspettato un po' troppo ? spiega ad Europa Pierpaolo
Baretta, già segretario aggiunto Cisl e ora candidato Pd alla camera in Veneto
? a denunciare la crisi, pur avendola percepita, pensando fino all'ultimo che
l'azienda avrebbe potuto farcela senza alleanze. C'è stata, senza dubbio, una
difesa dello statu quo ma le responsabilità del sindacato sono state largamente
favorite dall'atteggiamo dei diversi governi che si sono fin qui alternati. La crisi di Alitalia non è nota da questa settimana". Insomma, ancora una volta
ha prevalso quello spirito nazionale che ci fa vedere il bicchiere sempre mezzo
pieno, come se in fondo l'Alitalia avesse potuto farcela anche da sola. "Non c'è dubbio che il
paese ha aspettato troppo nel prendere di petto la questione dell'Alitalia" sostiene Baretta,
mentre un altro ex sindacalista (questa volta della segreteria Cgil) Paolo
Nerozzi, a sua volta candidato Pd al senato, ritiene che le responsabilità
principali, quando si parla di Alitalia, vadano
ricercate nella politica. "Per anni la compagnia di bandiera è stata
diretta da amministratori che non hanno mai pagato per quel che hanno
fatto" incalza Nerozzi che, tuttavia, ammette qualche responsabilità da
parte del sindacato. "Penso che, negli anni scorsi, ci sia stata
un'attenzione verso il sindacalismo autonomo trattato con troppa
accondiscendenza. Non ha aiutato nemmeno una frammentazione eccessiva della
rappresentenza ". Sul merito, mentre ieri un altro sindacalista, l'ex
leader della Cisl Savino Pezzotta, ha chiesto al governo di riaprire la
trattativa con Air France perché "se le tre confederazioni hanno la giusta
determinazione possono contribuire a risolvere la vertenza nonostante
tutto", si è espresso Baretta che non ci sta alle interpretazioni
dietrologiche di queste ore. "È sempre bene trattare ? prosegue ? così come
se il sindacato non condivide il piano dell'azienda lo deve dire: la trattativa
è proprio questa. Il sindacato tratta senza atteggiamenti ideologici o
politici. Tuttavia è inutile nascondersi che il problema è che la discussione
avviene a dieci giorni dal voto".Anche per Nerozzi trattare è l'unica
soluzione possibile con l'obiettivo di chiudere quanto prima anche se "mi
pare che il governo fosse a conoscenza della proposta dei sindacati".
Tuttavia, se per l'ex esponente di Cgil le trattative gridate non aiutano e
l'obiettivo deve essere sempre il rispetto dei più deboli, per Baretta occorre
ricondurre la trattativa al merito che non è solo quello degli esuberi quanto
piuttosto del piano industriale e delle prospettive delle rotte aeree. "A
far difetto nelle ultime settimane è stato il ruolo del governo, o meglio
dell'azionista di maggioranza, ovvero il tesoro ? conclude Baretta ? La
trattativa non doveva essere tra i sindacati di categoria e l'Air France. Non
ha funzionato il negoziato tra il gruppo franco-olandese e il tesoro italiano
che così non ha messo il sindacato sul giusto binario ". Su un punto non
c'è storia: l'interruzione delle trattative con Air France hanno mostrato in
tutta la loro evidenza che le cordate immaginarie non esistono.
( da "EUROPA ON-LINE" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
(ra. c.) Con
l'obiettivo di riportare tutti intorno allo stesso tavolo già la prossima
settimana, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta lavora
febbrilmente da due giorni riannodando le fila di un discorso spezzato. Ieri
mattina Letta ha ricevuto a palazzo Chigi Aristide Police , neo presidente di Alitalia. L'incontro, durato circa un'ora, è servito ad
affrontare le questioni relative alla sostenibilità finanziaria della compagnia
di bandiera proprio nelle stesse ore in cui i sindacati di categoria hanno
incontrato alla Magliana i responsabili di Alitalia prima di riaggiornarsi a mercoledì prossimo, quando torneranno a
parlare del piano Prato e della possibilità di garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi così da
scongiurare l'ipotesi del commissariamento. Per allora, infatti, il quadro del
negoziato dovrebbe essere senza dubbio più chiaro: lunedì infatti è atteso il
Cda di Air France che esaminerà il dossier Alitalia,
mentre martedì il Consiglio di amministrazione di Alitalia
è chiamato a verificare se esistono gli elementi necessari per garantire la
continuità aziendale. Oggi, intanto, Enrico Letta a Cernobbio per il workshop
Ambrosetti potrebbe già tracciare un primo bilancio dell'azione diplomatica
messa in atto dal governo dopo l'abbandono della trattativa da parte del
presidente di Air France, Jean Cyril Spinetta. Scadono, infatti, stamattina le
cosiddette 48 ore di tempo che si è dato il governo per cercare di recuperare
il dialogo tra le parti. Già ieri Letta, ai microfoni di Radio Popolare, ha
spiegato che Air France è un'occasione che non si può perdere: "Partiamo
dall'idea che è un'occasione troppo importante, quello di integrare la nostra
compagnia di bandiera dentro quella che può diventare la più grande compagnia
del mondo. Un'occasione come questa non si può perdere". Per Letta,
infatti l'alternativa sarebbe molto negativa visti i profili incerti per
lavoratori, viaggiatori e tutto il sistema paese. Secondo il sottosegretario
"bisogna tentare fino in fondo e non possimao arrenderci all'idea che non
ci siano margini per provare a chiudere positivamente questa intesa". E,
così, mentre per tutta la giornata di ieri il sottosegretario ha proseguito i
contatti soprattutto con i sindacati su cui ha cercato di esercitare una sorta
di moral suasion per far riaprire il dialogo, da Parigi il messaggio di
Spinetta è stato chiaro: non si muove dalla posizione di mercoledì, è e resta
fortemente convinto del piano presentato ai sindacati. Un piano che per i
francesi punta alla crescita redditizia di Alitalia e
non si può tornare indietro. Tuttavia il Cda di Air France lunedì potrebbe
ampliare il mandato di Spinetta e dargli ulteriore margine di negoziato, anche
se questo esporre il board al rischio di rimostranze da parte dell'azionariato.
Dal canto loro, i sindacati si dicono fiduciosi sulla possibilità di ricucire:
se il leader della Uil Angeletti, che per primo aveva abbandonato le
trattattive, sottolinea come sarebbe un grosso guaio se Air France non si
ripresentasse, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni ha spiegato
che il principale obiettivo del sindacato è quello di risedersi al tavolo del
negoziato. Bonanni, che ha osservato come Lufthansa sia sempre stata d'accordo
con i sindacati italiani su Alitalia "forse anche
troppo", ha poi auspicato che "il governo si apra a una sorta di
verifica tra quelle che sono le condizioni di offerta migliore". Su Alitalia, intanto, è alta la polemica politica con il
vicepremier Massimo D'Alema che ha criticato l'appello di Berlusconi agli
imprenditori di offrire una fiche per Alitalia:
"La fiche va bene per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli
interessi del paese". Tanto più che oltre il 70% degli italiani, secondo
un'indagine condotta da Ibl/Ekma Ricerche, è scettico sulle promesse dei
partiti politici circa il futuro di Alitalia. Il
titolo, invece, resta sospeso fino all'8 aprile dalle contrattazioni di Borsa.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Guglielmo Epifani,
segretario generale della Cgil, come rispondete al ministro Padoa-Schioppa che
vi chiede un passo per evitare "l'irreparabile"? "Non capisco: i
confronti si fanno al tavolo delle trattative, tanto più su cose che riguardano
il futuro della compagnia e dei lavoratori. Le categorie hanno incontrato Alitalia, non abbiamo rotto noi la trattativa, ma Air
France. Il governo si è chiamato fuori; noi non trattiamo con il governo; non
siamo nemmeno presenti al tavolo come confederazioni, sempre per scelta del
governo. Non si capisce, quindi, cosa voglia dire Padoa-Schioppa. La
disponibilità dei sindacati a trattare, c'era, c'è e ci sarà". Ma bisogna
pure che ci sia una controparte, un compratore... "Appunto. Bisogna
aspettare quel che dirà lunedì Air France. Noi non abbiamo più avuto contatti
con loro". Se decide di non tornare al tavolo, addio: altri compratori non
ce ne sono all'orizzonte. "Noi non vogliamo il commissariamento di Alitalia. Non abbiamo nessunissima preclusione a discutere
con Air France; ma si sappia che abbiamo cominciato a negoziare due settimane
fa, e che in tutto abbiamo fatto due o tre incontri". Ma la vostra
proposta respinta da Spinetta è negoziabile o no? Gli avete chiesto di
riassumere 5.000 persone... "C'è stata una lettura non esatta di quella
proposta. Noi dicevamo sì - con qualche correzione - al piano Spinetta;
proponevamo l'ingresso di Fintecna in Alitalia, con
l'arrivo di nuove risorse per gli investimenti..." "Veramente era una
"bad company", non soldi... "Ma noi avremmo detto sì - con
qualche correzione - al piano di esuberi di Spinetta. In tutta Europa non
esiste una compagnia aerea divisa in area volo e area servizi". Ma Air
France perché dovrebbe accollarsi personale che è già di fatto fuori
dall'azienda? "E allora, perché ha bisogno di un accordo con il sindacato?
Il sindacato lo si chiama perché si vuole dialogare, confrontarsi con gli
occupati del settore, no? E se si vuole dialogare, non è che si può chiedere un
prendere o lasciare entro 24 ore". Il tempo è poco: una trattativa normale
è impossibile per Alitalia. Il sindacato lo sa?
"Sono anni che diciamo che in quest'azienda si fanno scelte sbagliate di
politica industriale. Adesso si tratta solo di fare un confronto, in tempi
rapidi, risolvendo però alcuni problemi aperti. Il governo sta facendo un
passo; i franco-olandesi riflettono: vediamo se si riesce a riprendere il
confronto la settimana prossima. Senza drammatizzazioni". Il sindacato, ha
detto Prodi, "ha sbagliato". Avete dato l'idea che per qualche esubero
in meno possa andare tutto in malora. "Non vogliamo il fallimento, ma un
rilancio che abbia una prospettiva, oltre ai sacrifici. Non contesto la
strategia industriale di Air France. Ma se gli chiedo qualche investimento in
più sulla flotta? Di tenere la qualità e la manutenzione dentro, come avviene
in tutta Europa? Non è massimalismo". E la Caporetto? Nessuna autocritica?
"Non c'è nessuna "Caporetto sindacale". C'è da trent'anni una gestione difficile in Alitalia: si è sviluppato un sindacato di mestiere che ha creato
problemi. Alitalia è in
crisi per quindici anni di scelte industriali sbagliate, e la responsabilità
maggiore è delle dirigenze aziendali che si sono susseguite. Lo dicono gli
osservatori più onesti, a cominciare da Cesare Romiti. Il sindacato in Alitalia è figlio di questa storia, e ha in parte le sue
responsabilità". Ci sono alternative, altre cordate alle viste? "Già
oggi chiunque può comprare Alitalia, basta lanciare
un'Opa. È chiaro che di fronte a un fallimento molti possono essere tentati,
anche chi oggi nega o smentisce il suo interesse". È vero che non avete
voluto incontrare Jean-Cyril Spinetta? "Non è vero, solo una volta aveva
chiesto un incontro che poi non s'è potuto fare". Ed è vero che Veltroni
ha chiesto alla Cgil di "chiudere" presto? "Sui giornali abbiamo
letto tutto e il suo contrario: colpa del clima elettorale,
dell'immaginazione... Molte delle cose emerse nelle varie ricostruzioni non
rispondono al vero. Dopodiché Veltroni, come il governo, non possono, giustamente,
che essere preoccupati. Come noi". E se il negoziato riprendesse? A un
certo punto tirerete le somme... "Un buon negoziatore sa quando si deve
fermare. Ma un negoziato ci dev'essere. Un minimo di tempo è necessario. Prima
si tratta, poi si arriva a un compromesso. Tutto qui". E se dicono che la
vostra intransigenza costa voti al Pd? "Non c'è nessun rapporto tra la
vertenza Alitalia e i voti ai partiti. Forse può
pesare di più il caso di Malpensa, anche se il centrodestra ne ha fatto un uso
strumentale coprendo le proprie responsabilità, che sono tante". Esauriti
i margini di negoziato, la Cgil avrebbe il coraggio di fare una scelta
"impopolare"? "Il senso di responsabilità della Cgil non è in
discussione, c'è sempre stato. Il problema è se questa scelta è utile all'Alitalia e al Paese. Ma per fare questo dobbiamo trattare,
discutere. Non è detto che la rottura con Air France non possa essere seguita
da una riapertura del negoziato".
( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dalla prima pagina
"Se ne occupano i cittadini più avvertiti, non più di tre milioni rispetto
alla grande platea". E rischiano non di portare consensi ma di alienarne.
Il fronte principale della sfida, così, è quello dell'economia, una centrifuga
in cui vengono introdotti sia il vivere quotidiano - e quindi retribuzioni, pensioni,
mutui e affitti per la casa, sgravi fiscali, aiuti alle famiglie per la
natalità, lavoro, politiche tariffarie ed energetiche - sia i dossier di medio
e lungo termine, cominciando dal gap infrastrutturale (alta velocità
ferroviaria, interventi sulla rete stradale e autostradale, porti, logistica,
collegamenti ai principali corridoi europei per il traffico merci) che sta
soffocando il Paese. I due principali partiti in lizza e i loro leader, Walter
Veltroni e Silvio Berlusconi, convengono che i problemi sono questi, e in
effetti lo sono, e convergono anche su molte delle soluzioni ipotizzate, al
punto che l'uno rinfaccia all'altro, e viceversa, di aver scopiazzato il
programma. In realtà, questo stato di cose è la più lampante dimostrazione che
lo scenario italiano non consente ricette miracolistiche, ma richiede, per
essere risanato in profondità e stabilmente, una quota di sacrifici e una
lungimiranza cui nè il Pd né il Pdl potranno attingere anche se il 14 aprile
uno dei due partiti dovesse conquistare una solida maggioranza. Sconfessando,
peraltro, ciò che i sondaggi, pur ufficialmente "silenziati",
continuano a dire e cioè che al Senato il pareggio è tuttora l'eventualità più
probabile. Nelle ultime ore una battuta di Berlusconi appare rilevante: "Faremo
subito le scelte impopolari". Probabilmente sono parole dettate da una
precisa strategia propagandistico-comunicativa. Qualcuno deve avergli
sussurrato che gli italiani sono ormai abbastanza smaliziati da non lasciarsi
incantare dalle promesse mirabolanti: ognun per sè, e così per tutti, sa che
non si esce dall'attuale situazione con il bla-bla della politica politicante.
Questa consapevolezza Berlusconi mostra tanto più averla acquisita se è vero
che il suo alter ego, Gianni Letta, sta riannodando i fili di una diplomazia
sotterranea per realizzare una qualche forma di collaborazione post-elettorale
con il Pd. E Veltroni non è sordo né inattivo: per primo ha tentato di
semplificare il quadro politico, con la decisione di affrontare da solo
(insieme all'Italia dei valori) la sfida del voto, e ora tiene vivo il
presupposto del dialogo, riconoscendo e non demonizzando l'avversario. L'errore
che entrambi stanno commettendo, tuttavia, è proprio quello di lasciare sotto
traccia questa reciproca disponibilità e di cedere alle provocazioni dei
partiti minori, i quali gridano al "grande inciucio" per esorcizzare
la possibilità di essere penalizzati da un corpo elettorale che percepisse con
nitidezza quanto dovrebbe essere, invece, del tutto evidente: Pd e Pdl non ci
porteranno da nessuna parte l'uno senza l'altro. Come acutamente osserva il
politologo Giovanni Sartori, le scelte impopolari non possono che farsi
insieme, perché questo è il solo modo in cui nessuno viene punito nei consensi.
Ed è anche, fuori dalla logica "inciucesca", traducibile nella
semplice spartizione del potere, il solo modo serio per provare a risolvere i
problemi, alcuni davvero drammatici, del Paese. Pagato il dazio alle esigenze
propagandistiche tradizionali e ormai assodate le promesse che entrambi hanno
messo sul tavolo - con poca o nessuna chiarezza su dove reperiranno le risorse
necessarie per tradurle in realtà - il vero colpo di reni che Berlusconi e
Veltroni potrebbero dare alla campagna elettorale sarebbe proprio quello di
gettare la maschera. E dire con la dovuta trasparenza di essere pronti a
collaborare. Che vinca l'uno o l'altro, non necessariamente se non vince
nessuno. Per farlo devono uscire dalla genericità delle affermazioni e spiegare
quali riforme istituzionali, quale legge elettorale, quali interventi di
politica economica e sociale potranno essere condivisi, pur facendo salva la
condizione di non snaturare la loro identità originaria. La nascita di Pd e
Pdl, avvenuta con percorsi diversi e da completare (nel caso dei "popolari"),
ha aperto uno "spazio comune" possibile. Negarlo offre solo una
prospettiva di corto raggio, mentre declinarlo nella concretezza servirebbe a
creare fin d'ora le condizioni utili alle decisioni ineludibili e
improcrastinabili. Una simile svolta della campagna elettorale avrebbe un
immediato impatto positivo sull'immagine internazionale del Paese e favorirebbe
la crescita, che si nutre anche di aspetti psicologici quale, ad esempio, la
fiducia delle imprese e dei consumatori. Una fiducia meno debole se si sapesse
che davvero Berlusconi e Veltroni si muovono guardando all'interesse generale e
non di parte e che in nome di quest'interesse sono pronti a percorrere un pezzo
di strada insieme. Ma devono avere il coraggio di sparigliare il gioco, com'è già
avvenuto in altre circostanze, e di dirlo. Perché il dire, per una volta, è
importante quanto il fare. Luigi Leone leone@ilsecoloxix.it 06/04/2008 dalla
prima pagina Vi sottopongo alla riflessione il titolo di un possibile, prossimo
saggio di storia della politica italiana: "La Democrazia cristiana da
Alcide De Gasperi a Pino Pizza". Neanche Totò avrebbe osato tanto. Per
fortuna la faccenda è stata sistemata. Non alla De Gasperi ma alla Pizza: pare
che il signore sia stato risarcito con un miserabile sottosegretariato,
virtuale, dal (virtuale) futuro primo ministro. E buonanotte al secchio. Forse
qualche sviluppo, spiacevole se non eccitante, potrebbe avere in questa ultima
settimana di struggente passione l'inchiesta che coinvolge l'ex ministro
dell'Ambiente. Lo si accusa di aver scroccato telefonate al cellulare e
soggiorni in hotel a sette stelle. Fosse vero ci sarebbe da morire dalla
vergogna, ma francamente non oso crederlo: un ministro ha diritto a qualcosina
in più, nel caso. Resta il mio stupore per gli hotel: sono tanto provinciale
che non credevo ne esistessero a sette stelle. Nella mia vita ne ho contate
solo fino a un massimo di cinque davanti a certi meravigliosi ingressi palmati
e gallonati. Com'è un hotel a sette stelle? Cosa ti danno, cosa ti fanno, come
te lo danno e come te lo fanno, non riesco nemmeno a immaginarlo. Riguardo a
Alfonso Pecoraro Scanio sono sicuro che finirà bene, almeno l'inchiesta delle
Sette Stelle. Da parte sua, onorevolmente, ha subito rinunciato all'immunità
parlamentare anche se, essendo diventato ministro, avrebbe forse dovuto da
tempo rinunciare al seggio di deputato, come da accordi con il premier Romano
Prodi. Ah, ma certo, la campagna è stata ravvivata dall'Alitalia.
Giovedì mi ha telefonato da Fiumicino un amico, un modesto artigiano anche lui
provinciale nei pressi dell'aeroporto. Mi fa: sono qui che lavoro da diverse
ore e mi sono messo a contare, c'è un aereo che va o che viene ogni minuto o
due; mi vuoi spiegare come fa l'Alitalia a non fare
soldi a palate? E che ne so io come fa, gli rispondo, forse non sono capaci e
basta. Chiudendo la comunicazione mi è tornato alla mente il candidato
democratico alla presidenza degli Usa, Barack Obama. La settimana scorsa ha
tenuto a Filadelfia un discorso che i media considerano tra i più importanti e
alti degli ultimi decenni: facendo i conti significa che un discorso
paragonabile lo hanno fatto prima di lui o Robert Kennedy o Martin Luther King.
Era un discorso rivolto alla nazione, non solo agli elettori democratici, volto
a convincere anche i repubblicani. Invece che cincischiare dando un colpo al
cerchio e uno alla botte, accontentando un po' gli uni e un po' gli altri,
titillando gli interessi di questa categoria o di quella corporazione, è volato
alto e ha chiesto al Paese di volare alto con lui. Tra i molti argomenti uno,
secondo me, riguarda i discorsi sull'Alitalia. Il
signor Obama definisce così il patriottismo, tema assai caro agli americani: il
patriottismo è prendersi tutti uno cura dell'altro, ed è questo il modo per
consolidare la nazione e rendere intangibile il bene comune. Bene, come si fa a
non essere patriottici riguardo alla, appunto, compagnia di bandiera? Infatti i cittadini si prendono grande cura dell'Alitalia: le hanno regalato l'Italia,
una meta ambitissima nel mondo e siccome la compagnia non ha saputo cavarci che
debiti, i cittadini se li accollano da anni. Ma l'Alitalia si prede cura dei cittadini? Ripaga i loro sacrifici con i suoi
sacrifici? Ha mai pensato di servire il paese servendoli? No, e in
questi giorni che sento gonfiarsi i candidati di patriottismo e italianità, mi
vengono i brividi, perché so che nessuno di loro è in grado di pensare un
concetto così semplice e così alto. E non voglio fare nemmeno del sarcasmo
sull'altezza e l'importanza di ogni loro altro comizio. maurizio maggiani
06/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stracciate le
tessere sindacali nDOPO I CARTELLI "pro Air France"e i cortei
favorevoli al dialogo con i francesi, alcune centinaia di
lavoratori di Alitalia
hanno riconsegnato le tessere al proprio sindacato ed hanno dato vita a due diversi
comitati che chiedono al Consiglio di amministrazione della compagnia italiana
di approvare il piano avanzato dal gruppo Air France-Klm. "Siamo in 250 e
abbiamo già restituito le nostre tessere ai sindacati", ha spiegato il
comandante pilota Marcello Labor, che guida uno dei due comitati
spontanei. "Il nostro documento chiede al consiglio di amministrazione di
aderire all'offerta di Air France. Ogni lavoratore che vuole stare con noi può
inviare una e-mail all'indirizzo AzAirfrance@alice.it". Cosa ne pensa il
sindacato Cgil che ieri smentiva " la politica degli ultimatum del
ministro Padoa-Schioppa"? Prende seccamente le distanze il segretario
generale della Filt Cgil Fabrizio Solari: "In momenti difficili come
questi può succedere di tutto, ma non mi sembra bello che chi ha già un posto
sicuro prema per un accordo: questa è legge della giungla. Non so chi siano
questi piloti, ma per ciò che riguarda la Cgil chi ritiene di costruire la sua
fortuna sulle disgrazie di altri lavoratori - che nel piano Air France sono
destinati a perdere il posto in quanto "esuberi" - è giusto che non
si faccia rappresentare da noi. Non li vogliamo". Oltre ai piloti che
contestano, c'è Federmanager che attribuisce ai sindacati la responsabilià
della rottura con Spinetta. "Ribadisco che non abbiamo rotto alcuna
trattativa, visto che trattativa non c'è mai stata, almeno con noi. Credo che
il ministro dell'Economia dovrebbe convocarci rapidamente". Mentre il
maggior sindacato nazionale entra in rotta di collisione con il ministro, un
altro comitato spontaneo, secondo Labor, sarebbe nato tra il personale di
terra. "Oltre al nostro - afferma il pilota dell'Alitalia
- c'è anche un altro comitato che si è andato formando in queste ore che chiede
l'adesione al piano Air France e al quale sta aderendo il personale di terra e
al quale avrebbero aderito già 400 dipendenti". Il documento, anche questo
a favore dell'accordo con Air France-Klm, prevede che "tutte le persone
che hanno in buona fede delegato a terzi la propria rappresentanza nei
confronti della compagnia cessino di fare le farfalle imbalsamante in
collezioni altrui e si riapproprino della propria identità individuale di
dipendenti". Il comitato spontaneo di piloti e assistenti di volo insiste
e chiede che "Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior
parte dei dipendenti Alitalia al piano della compagnia
d'oltralpe dissociandosi dal piano alternativo proposto dalle organizzazioni
sindacali". fabrizio solari"Siamo noi della Cgil a rifiutare questi
lavoratori che mollano i loro compagni" 06/04/2008.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Padoa-Schioppa:
decisione entro oggi. La replica: disposti a trattare con Air France, ma basta ultimatum "Mossa dei sindacati o Alitalia morirà" ROMA - Senza una
mossa immediata dei sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili".
Padoa-Schioppa lancia "un appello" alle organizzazioni sindacali:
urge da parte loro "un fatto nuovo". E subito, sottolinea il
ministro: entro oggi al massimo. Ovvero prima delle riunioni del
consiglio di amministrazione di Air France (domani) e della compagnia di bandiera
(martedì). CILLIS E POLIDORI ALLE PAGINE 10 E 11.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Entro
oggi segnale dei sindacati o per Alitalia rischi
irreparabili" Ultimatum di Padoa-Schioppa: non si può attendere il voto
Ferrero: aut-aut inaccettabile. Enrico Letta: Air France soluzione buona e
utile ELENA POLIDORI DAL NOSTRO INVIATO BRDO - Senza una mossa immediata dei
sindacati "le conseguenze per Alitalia saranno
irreparabili". Dal palcoscenico europeo di Brdo il ministro uscente
dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, lancia quello che definisce "un
appello" alle organizzazioni sindacali: urge da parte loro "un fatto
nuovo". E urge subito, "entro domani (oggi, ndr) al massimo",
ovvero prima delle riunioni del consiglio di amministrazione di Air France
(domani) e della compagnia di bandiera (martedi). Pensare di "tirare a
lungo, fino a dopo le elezioni, non è possibile", come invece ancora ieri
s'augurava il leader Cisl, Raffaele Bonanni. Alitalia
è una società quotata in Borsa e deve rispettare il codice civile: "Se si
tira troppo si spezzano non solo i fili ma anche gli elastici". Mai prima
d'ora Padoa-Schioppa aveva parlato in sedi internazionali di questioni diverse
da quelle previste dall'agenda ufficiale. Ma dalla Slovenia, nella conferenza
stampa che chiude il vertice Ecofin, decide di "interrompere una
consuetudine" perché le sorti della compagnia di bandiera sono a rischio,
dopo la rottura del negoziato con i francesi. "Un fatto gravissimo",
così lo definisce, un "errore di valutazione" che ha provocato
"uno choc enorme". Nella sua visione, questo errore è stato commesso
quando "è stata messa sul tavolo una proposta che riportava indietro di
3-4 anni". "Era il 2 aprile", precisa. Padoa-Schioppa riconosce
che da allora ad oggi "c'è una maggiore consapevolezza". Tuttavia si
dice "preoccupato" che lo sbaglio sia stato "capito ma non
corretto", mentre le ore passano, inesorabili: "Ricordare la tirannia
del tempo è spiacevole. Ma la dinamica temporale non è nelle mani né della
politica né del sindacato. Che tutto questo avvenga a una settimana dal voto è
solo una coincidenza sfortunata: il codice civile ha le sue regole".
Comunque, per rimettere le cose in riga rapidamente "bisogna tornare a prima"
della rottura, ovvero al piano presentato da Jean Cyril Spinetta. Il ministro
racconta di avergli parlato, in questi momenti concitati. E il numero uno del
gruppo francese gli ha detto: "Non torno a Roma per negoziare ma solo per
firmare, se il consiglio di amministrazione me lo consente". Anche il
sottosegretario Enrico Letta è in contatto col manager straniero, autore dell'
"unica proposta seria sul tavolo": "Vedremo se esiste sempre,
cosa che non è scontata", dichiara, augurandosi "che Air France non
chiuda le porte"e riprenda il negoziato. Come lui, mezzo governo uscente:
"Non ci sono alternative", spiega il ministro degli esteri Massimo
D'Alema, "è l'unica offerta", chiarisce la collega per gli affari
europei, Emma Bonino mentre il vicepremier Francesco Rutelli sollecita
"un'assunzione di responsabilità del sindacato". Una posizione simile
a quella di Franco Marini, presidente del Senato. Ma Paolo Ferrero,
responsabile della solidarietà sociale, non è d'accordo e parla di
"inaccettabile aut-aut di Padoa-Schioppa". Fuori dal governo:
Fabrizio Cicchitto accusa il ministro dell'Economia di usare "parole
ricattatorie, inquietanti". Pier Ferdinando Casini (Udc) rileva la
"miopia" del sindacato. Umberto Bossi (Lega) rispolvera la questione
della cordata tricolore che "non so se c'è", ma "so che
Berlusconi è capace di fare miracoli". E Padoa-Schioppa ha traccia di imprenditori italiani disposti ad entrare nella vicenda Alitalia? "L'investigazione
giornalistica spetta a voi", risponde secco. Di Lufthansa, cosa pensa?
"Ho letto il loro comunicato". Prima di rientrare a Roma, il ministro
ricorda che Alitalia è una
società quotata e "non cessa di esserlo" se il suo azionista
principale è lo Stato: "Questo non modifica il regime giuridico in cui
opera: la responsabilità è del cda".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La politica
Tremonti: per martedì gli italiani prenotino il treno ROMA - "Lunedì è un
giorno importante, suggerirei se qualcuno deve muoversi, di prenotare il treno
per martedì": l'ex ministro dell'Economia Giulio
Tremonti non nutre speranze su una risoluzione a breve della vicenda Alitalia. "La concentrazione in un
grande gruppo europeo va bene - ha spiegato - purché conservi il valore e la
forza di Alitalia perché la
posta in gioco non è solo la compagnia ma l'intero mercato aereo dell'Italia.
Se questo non è possibile è importante l'iniziativa di una cordata
italiana". Nel centrodestra era particolarmente agguerrita la Lega
che a Pontida ha anche regalato piccoli aerei gonfiabili con la scritta
"fai volare il Nord". "La questione Alitalia
è ormai affidata al nuovo governo che dovrà anche provvedere alla non svendita
di Alitalia e al mantenimento di Malpensa - ha detto
Roberto Calderoli, a me interessa in primo luogo risolvere il problema di
Malpensa e poi anche quello di Alitalia". Gli ha
fatto eco Roberto Maroni: "Berlusconi ha proposto di fare il primo Cdm a
Napoli per l'emergenza rifiuti e io dico che va bene, ma poi il secondo bisogna
farlo a Malpensa. Prima la parte negativa della situazione italiana, ovvero i
rifiuti di Napoli, poi la situazione positiva del Paese cioè la questione
Malpensa, anche in vista dell'expo
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Prosegue il
lavoro di mediazione del sottosegretario Letta per riaprire il confronto tra
sindacati e Parigi Le nove sigle disponibili alla trattativa "Però adesso
basta con gli aut-aut" Bonanni: settimana decisiva, anche il governo al tavolo
con Air France Il filo diretto con i francesi non è interrotto. "Ma
Spinetta teme la sorpresa tedesca" LUCIO CILLIS ROMA - Raffreddare le
polemiche, evitare inutili aut aut. I sindacati sono disposti a trattare com'è
nel loro Dna, ma l'esecutivo deve sedersi al tavolo, "mettere in pratica
ciò che ogni governo in tutto il resto del mondo farebbe - spiega il leader
della Cisl Raffaele Bonanni - e cioè decidere quale sarà il futuro del
trasporto aereo del Paese oltre che quello di 50mila lavoratori, compreso
l'indotto". La situazione resta così fluida, ma la sensazione è che sia
difficile immaginare una stretta di mano tra Air France e sindacati, a pochi
giorni dal voto. La partita Alitalia si gioca sul filo dei consigli d'amministrazione di Air France e
Alitalia attesi nelle
prossime 48 ore, ma soprattutto delle elezioni, mentre alle spalle del
negoziato le indiscrezioni cercano di rimettere in gioco la corazzata
Lufthansa. "I francesi temono i tedeschi, una mossa a
sorpresa" dice un sindacalista che segue da mesi il dossier della vendita.
Che aggiunge: "Se offrissero solo qualcosa in più di Air France
chiuderemmo con loro". Troppe variabili, insomma, pesano sulla trattativa
per giungere ad un'insperata chiusura entro la prossima settimana. Per questo
il paziente lavoro di ricucitura del sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Enrico Letta tra francesi e sindacati, non porterà necessariamente
alla chiusura in tempi brevi della privatizzazione. Ma si tratta, di certo, di
un intervento dirimente: nelle prossime ore sapremo se Alifrance è ancora
un'opzione seria (e cara al Pd) o se, magari nei piani del Cavaliere, sarà una
cordata di imprenditori italiani con Fintecna a portare a casa l'affare nei
prossimi mesi. Ecco perché la fretta di cui parla il ministro dell'Economia
Tommaso Padoa-Schioppa, viene bollata duramente dai sindacati e dalle
associazioni professionali impegnate nella vertenza. Se per la Cisl è la voce
di Bonanni a dare la linea, Fabrizio Solari, segretario della Filt Cgil
commenta così: "Sarebbe un fatto nuovo se il ministro dell'Economia la
smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air France: francamente non
ne hanno bisogno". Anche Renata Polverini, leader dell'Ugl, chiama in
causa Padoa-Schioppa: "Il suo appello ai sindacati si trasformi in una
convocazione" mentre Fabio Berti dell'Anpac attacca: "Questa
ulteriore affermazione del ministro sembra ancora una volta sostenere Air
France piuttosto che Alitalia". Silenzio tattico,
invece, dalla Uil. Il segretario Luigi Angeletti "si è preso qualche
giorno", dicono i suoi, "di Alitalia non
vuole parlare". Bocche cucite anche a Parigi. è però certo che Jean-Cyril
Spinetta porterà sul tavolo del cda di domani l'esito degli incontri, ma non
l'analisi del nuovo piano dei sindacati che vede Fintecna partecipare
all'aumento di capitale e l'intero perimetro di Az Servizi all'interno del
nuovo gruppo aereo. Semmai, il manager illustrerà ai consiglieri le alternative
possibili, disegnerà lo scenario a breve. Questo, probabilmente non cambierà i
margini di manovra che il cda franco-olandese gli ha già assegnato. Spinetta
non ha più fretta di chiudere un accordo senza il placet del prossimo governo.
Il navigato manager francese attende però un chiaro passo indietro dei
sindacati che, in questo momento, non possono perdere la faccia, visto il
pressing della base (pro Air France) e del governo in uscita. Per questo,
l'ipotesi di un passaggio intermedio, di una non decisione resta aperta e
percorribile e lo stesso cda Alitalia, tra due giorni
potrebbe andare in questo senso, nonostante le pressioni. Al neo presidente
Aristide Police, la facoltà di indicare la via della continuità aziendale a
breve e del piano "stand-alone" di sopravvivenza, come già indicato
dal suo predecessore Maurizio Prato. Opzioni diverse sarebbero accolte nel
peggiore dei modi: sono già pronte le contromisure dei sindacati, decisi a
portare in tribunale bilanci e comunicazioni ufficiali degli ultimi mesi della
Magliana. Le sigle sindacali si preparano però anche alla riapertura del
negoziato dopo il voto. Nonostante tutti negano di aver fatto dei "passi
indietro" rispetto all'ultimo documento consegnato a Spinetta, ci sono dei
margini che richiedono una condivisione dei francesi. Lo scoglio dei 507 piloti
in uscita richiesti da Air France-Klm (compresi i 134 del settore cargo) si può
aggirare trasformando l'ingresso in tre anni di 180 piloti italiani nel vettore
transalpino in "aspettativa professionale" fino al 2010. Il nodo del
cargo e quello della eccessiva riduzione degli aerei in flotta, invece, si
potrebbero superare in un sol colpo: con 15 milioni di euro 3 dei 5 Md11 che
oggi trasportano merci e destinati a restare a terra dal 2010, potrebbero
essere riconvertiti in aerei passeggeri.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Nei giorni
scorsi viaggio del figlio di Carlo Toto a Francoforte. I tedeschi non
offrirebbero più di Air France AirOne pronta a riaccendere i motori e Lufthansa
resta alla finestra L'interesse della compagnia germanica per il mercato
italiano resta alto MILANO - Un viaggio del figlio di Carlo Toto a Francoforte
nei giorni scorsi ha rilanciato ieri le voci di un possibile asse tra Air One e
Lufthansa (già partner commerciali nel nostro paese) per
riprendere la scalata ad Alitalia. La trasferta però, secondo indiscrezioni attendibili, avrebbe
dato un esito interlocutorio. Air One starebbe in realtà facendo pressioni sul
colosso tedesco per convincerlo a uscire allo scoperto. Lufthansa, invece, da
sempre spettatore interessato dietro le quinte nella partita per la Magliana,
sarebbe molto più prudente. E oltretutto, se mai dovesse calare le sue carte
sul tavolo, con ogni probabilità lo farebbe da sola. Wolfgang Mayrhuber, numero
uno di Francoforte, conosce benissimo il dossier Alitalia.
E' stato con discrezione nel nostro paese diverse volte, ha incontrato Romano
Prodi e i sindacati. Ma dal momento in cui è stata data l'esclusiva ad Air
France ha fatto un deciso passo indietro. I motivi sono due: il primo è che
Lufthansa non ha alcuna intenzione di impegnarsi in una partita al rialzo con
Parigi. Il secondo, stando a fonti credibili, è che non è in grado in questo
momento di fare offerte molto più convincenti di quelle di Air France. Certo i
tedeschi considerano strategica anche la Malpensa, e questo è un bel atout. Ma
sul fronte delle concessioni sindacali, ad esempio, non si sarebbero spinti
fino ai punti cui è già arrivata l'aerolinea di Spinetta, consci che solo una
drastica ristrutturazione può riportare in rotta i conti della Magliana.
L'interesse per il mercato italiano di Lufthansa, però, rimane alto, come
continua a ribadire la compagnia. Sul tavolo del consiglio, ad esempio, sarebbe
già arrivato più di un progetto preliminare per fare della Malpensa il quarto
hub del gruppo, oltre a Francoforte, Monaco e Zurigo. Ci sono già studi di
fattibilità, proiezioni economiche e valutazioni di investimenti. Ma si attende
la soluzione della partita Alitalia per decidere se
far partire o meno il piano. Utilizzando nel caso Air Dolomiti (dotata di
licenza italiana e controllata al 100%) per l'alimentazione dei voli
intercontinentali. L'interesse per la compagnia di bandiera, invece, è al
momento molto tiepido. La palla è nel campo del Tesoro e di Air France, dicono
a Francoforte, e Lufthansa potrebbe intervenire solo a fronte della certezza di
poter prendere la cloche di un'aerolinea in grado di non perdere soldi. Air One
comunque continua a cercare alleati. Anche perché il fallimento di Alitalia le consentirebbe di aggredire con decisione il
mercato della rivale tricolore. Lupo Rattazzi e Giovanni Malagò si sono già
detti disposti a rafforzare il gruppo. E altri imprenditori potrebbero prima o
poi puntellare le finanze di Toto e lanciarsi (con il supporto di Banca Intesa
e il nuovo piano messo a punto dagli esperti della Seabury) all'assalto dei
cieli nazionali.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
G entile Augias,
sono un italiano che si è sentito per così dire infastidito dai quindici anni
del "fatto" Berlusconi. Ho sgranato gli occhi, come un bimbo, di
fronte alle leggi definite "ad personam", alle dichiarazioni che
fecero cacciare Biagi e Santoro, alla disinvoltura con cui si annunciano finte
cordate pro aziende quotate in Borsa, alla sicurezza con cui parlò di tare
mentali dei magistrati, al silenzio che ha accompagnato la procedura
d'infrazione della UE per lo stato disastroso (allora sì) dei conti pubblici,
agli scherzi da "Amici miei" in Italia e all'estero (corna, accuse di
kapò, donnine, viagra), alla sfrontatezza con cui nel 2004
annunciò di mettere al servizio di Alitalia il proprio talento, allo "spreco" di un uomo come
Ruggiero gettato letteralmente via, allo strattonar per la giacca il Quirinale,
ad una riduzione delle tasse fatta mentre l'avanzo primario si azzerava, ecc.
Ebbene, ho raggiunto uno stato mentale che definirei di karma se non avessi
timore di offenderne i cultori. Resto indifferente alle sue
affermazioni: continuano a farmi sgranare gli occhi, ma è come se il bimbo si
fosse abituato al buio. Ma la cosa che mi ha lasciato sgomento è stato il suo
fuggire davanti a un confronto diretto con il suo 'opponent'. Della democrazia
si possono dare tante definizioni, ma non quella che tolleri assenza di
contraddittorio. Giovanni Moschini giovanni.moschini4@tin.it C iò che ha
sorpreso me non è stato tanto il fatto che sia sfuggito al contraddittorio,
quanto la sostanziale indifferenza, la mancanza di reazioni, che c'è stata.
Come se fosse una vecchia abitudine, come se fosse una cosa normale in
democrazia che i due principali sfidanti in una competizione elettorale di questa
importanza non s'incontrino 'faccia a faccia' a confrontare le rispettive
posizioni, scontrandosi. Che io sappia siamo anche in questo un caso unico,
ulteriore esempio di quell'anomalia italiana che a Bruxelles fa alzare così
spesso gli occhi al cielo. L'aspetto grottesco è che si è tentato di
giustificare la fuga davanti all'avversario con pretesti di tipo formalistico
(perché uno solo? Allora tutti) oppure tirando in ballo la 'par concidio'. La
quale è a sua volta una disposizione grottesca, non c'è bisogno di dirlo, ma è
stato il solo rimedio che siamo stati capaci di trovare per arginare la
spaventosa sproporzione di strumenti di propaganda e di risorse televisive. La
quale è a sua volta conseguenza di un conflitto d'interessi che in quindici
anni non è mai stato non dico risolto ma nemmeno seriamente affrontato. Mentre
scrivo queste ovvietà sono colto da una profonda sensazione di noia. Sono
quindici anni che trasciniamo questo problema, che ripetiamo le stesse cose.
Avevamo un sistema democratico che bene o male ha funzionato fino al 1992 e
che, una volta andato in pezzi, non è più stato in grado di autoriformarsi.
L'aspetto spaventoso è che la camminata sghemba potrebbe andare avanti per
chissà quanto. Alla noia subentra la collera quando sento gli squisiti che
dicono: no, non credo che andrò a votare.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti L' Amaca E la famosa cordata patriottica per rilevare Alitalia, che fine ha fatto? E gli
"amici imprenditori" che facevano la fila da Berlusconi cantando
"non passa lo straniero", dove sono scomparsi? E i due figlioli, che
per far piacere a papà avrebbero volentieri preso il comando del generoso
drappello, come mai non danno notizie? In coda a queste domande, tutto
sommato ilari, ne arriva però un'altra, decisamente meno allegra: come può una
millanteria del genere, ai limiti del falso ideologico, essere spesa in
campagna elettorale senza che un coro di pernacchie si levi da ogni angolo
d'Italia? Come è successo, e quando, che le panzane, le vanterie ridicole, il
falso sistematico siano diventati pane quotidiano in politica, tutto sommato
senza che la pubblica opinione e la libera stampa ne chiedano conto al loro
principale artefice? In America Bush è letteralmente e costantemente massacrato
da quasi tutti i media per ogni bugia pronunciata sull'Iraq. Qui da noi si
capisce che i non pochi giornalisti impiegati del Cavaliere tacciano. Ma gli
altri, tutti quanti, di destra, di centro, di sinistra, questa buffonata della
"cordata italiana" non dovrebbero rinfacciargliela ogni dieci righe,
ogni cinque secondi? Lui non ha vergogna, ma non potremmo trovare la maniera di
vergognarci per lui?.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Commenti SE SCENDE A
VALLE LA MONTAGNA DEGLI INDECISI (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) EUGENIO SCALFARI
Così Guido Carli nel
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina V - Napoli Il
ministro degli Esteri discute con Geremicca di Europa, Mezzogiorno, crisi dei
partiti "L'Italia non è solo Malpensa il Nord sta oscurando il Sud"
"I nostri laureati sono migliori perché a scuola hanno studiato il latino
e greco" "Nelle aziende aeronautiche di Campania e Puglia quanti
giovani talenti" STA PER GIUNGERE NELLE LIBRERIE - e giovedì sarà presentato
nella sede de "Il Denaro" in piazza dei Martiri da Giuseppe Galasso e
Andrea Geremicca - il nuovo numero della rivista "Mezzogiorno
Europa". Pubblichiamo di seguito stralci della conversazione tra Geremicca
e Massimo D'Alema. Geremicca. Abbiamo l'impressione che il tema del Mezzogiorno
in questa campagna elettorale sia trattato in maniera un po' distratta. Esiste
un rapporto tra questione meridionale e crisi settentrionale? D'ALEMA. Ritengo
che effettivamente si registri un oscuramento. Col rischio che la crisi del
Nord occupi completamente la scena. E si vada a un Parlamento con un equilibrio
fortemente spostato a nord, dal punto di vista dell'agenda politica, del suo
peso e della sua stessa composizione. Il fatto che esista un partito del Nord
in grado di diventare componente determinante della maggioranza, rischia di
spostare l'asse dell'interesse del Parlamento. Un'altra cosa che mi colpisce è
il tipo di raffigurazione che c'è del Mezzogiorno nel centrodestra. Ho letto
nei giorni scorsi di una polemica tra la Lega e l'onorevole Lombardo, il quale
rappresenta un certo sicilianismo che poco ha a che fare con la tradizione
meridionalista. La cosa interessante era il convergere di Calderoli e Lombardo
nel mettere sotto accusa Garibaldi e il processo di unità nazionale. I
leghisti, dicendo che con l'occupazione del Mezzogiorno il Nord si era caricato
di una palla al piede; mentre il neoseparatista sosteneva che il Sud era stato
colonizzato dal Nord, riprendendo temi cari a un certo filone culturale neoborbonico.
Quando si mette in discussione l'unità nazionale, e si considera una
maggioranza di governo come un aggregato di rappresentanze di tipo
regionalistico e localistico, allora la questione meridionale non esiste più.
Esiste solo un mercato delle decisioni, dove i diversi clan si presentano per
avere la loro fetta di torta. In uno schema così il Mezzogiorno è liquidato. Il
tema del Mezzogiorno acquista effettiva centralità solo se ragioniamo sul
destino della nazione. Se questo approccio scompare - come
testimonia la gestione del problema Alitalia, diventato nei fatti il problema Malpensa (il fatto che venga
meno la compagnia nazionale e che non si sappia bene chi collega Bari o Palermo
all'Europa, non frega a nessuno) - sarebbe sbagliato contrapporre al leghismo
un meridionalismo rivendicazionista. O torniamo a porre il problema del
destino dell'Italia, e così la questione meridionale torna un tema centrale,
oppure ci arrendiamo all'idea che l'Italia sia pura espressione geografica. E
che il governo del Paese consista nel tenere assieme una somma di interessi
particolaristici. In questo consiste l'idea leghista del federalismo, una
specie di supermarket in cui ci si mette d'accordo sulla spartizione delle
risorse del paese in base al rapporto di forza. Credo che questa visione (la
voglio nobilitare) nasca da una cattiva lettura della globalizzazione; a un
certo punto ha preso piede l'idea che con la globalizzazione la questione
nazionale scompare. Si è diffusa la sottocultura del cosiddetto "glocal",
cioè la tesi che esiste il mondo globale e che poi esistono i sistemi locali, i
quali si collocano autonomamente nella globalizzazione. GEREMICCA. Senza una
visione d'insieme la questione meridionale non esiste, ma allo stesso modo non
si può discutere dei problemi dell'Ue se si mettono tra parentesi le realtà
nazionali. D'ALEMA. Certamente, e lasciami dire che in realtà il processo di
rilancio dell'unità europea si è avuto sulla base di un accordo tra i grandi
paesi europei. Il tema vero della campagna elettorale è se avremo un governo
che punta a ricostruire l'unità del Paese o no. Partendo dalla constatazione
che le disuguaglianze si sono accentuate. Pensiamo al Mezzogiorno. La questione
non è "se permane ancora lo squilibrio". La verità è che si è fortemente
accentuato e che è cambiata la morfologia del Paese. Il peso delle classi medie
era determinante, e dava il tono. Invece negli ultimi 15 anni, come una squadra
di calcio che era molto forte a centrocampo, ci siamo "allungati" in
maniera abnorme, la distanza tra ricchi e poveri è diventata grande: una
separazione profonda nella struttura dei consumi, nei gusti, nell'antropologia.
Un dato indicativo sta nel fatto che nel centro-nord il 57% delle donne è
effettivamente impiegata, nel Mezzogiorno la percentuale è del 30%. è il dato
più drammatico di tutti, perché indicativo dell'arretratezza della società
meridionale, della mancanza di un welfare moderno, della struttura ancora in
parte arcaica della società. GEREMICCA. Vorrei tornare sul tema dell'Europa. La
questione del rapporto tra Mezzogiorno e Europa viene affrontata quasi sempre
dal punto di vista dei fondi strutturali e del loro uso corretto, tale da avere
effetti concreti di crescita, occupazione, sviluppo, e così via. Ma il rapporto
Mezzogiorno - Europa non è solo una questione di fondi. Sei d'accordo? D'ALEMA.
Bada che il problema dei fondi è molto importante, perché chiama in causa la
credibilità e la capacità della classe dirigente meridionale. C'è una
centralità delle Regioni nella programmazione dell'uso di queste risorse, che
va accompagnata da una responsabilità nazionale. Le Regioni dovrebbero
concordare a un tavolo con il governo le grandi scelte. Non è possibile che una
Regione punti sui trasporti, un'altra su altro. Le grandi scelte devono collocarsi
in un quadro di programmazione nazionale. Le Regioni sono soggetti essenziali,
ma da sole non vanno lontano. L'Europa si è dedicata per 15 anni essenzialmente
a nord-est, per ragioni pienamente comprensibili, dopo la guerra fredda.
Ebbene, ora dovremmo riuscire a ottenere che si occupi del Mediterraneo. La
grande sfida è fare non alla Sarkozy, l'unione dei vari Mediterranei, ma
spostare l'asse della politica dell'Ue verso il Mediterraneo. Qui si
concentrano i pericoli maggiori per la sicurezza mondiale, ma anche grandi
opportunità. GEREMICCA. Un'accusa ricorrente ai politici, in questa campagna
elettorale, è non trattare a sufficienza il tema sicurezza e legalità. D'ALEMA.
Ho preso di petto il problema, anche fisicamente, sono stato a Scampìa, a Torre
Annunziata, ho incontrato i magistrati che si occupano di lotta alla camorra.
La presenza e la testimonianza fisica hanno una grande importanza etica e
politica. Dopodiché è utile ricordare che negli ultimi mesi ci sono stati
arresti eccellenti, che il numero degli omicidi è sceso in un anno del 40%, che
abbiamo rafforzato il presidio dei territori. Credo che lo scrittore Saviano
abbia avuto un grande merito nel restituire straordinaria centralità al tema,
ma credo anche che il governo abbia dato risposte adeguate, mettendo a
disposizione risorse e incoraggiando le forze dell'ordine. Qualche risultato
l'abbiamo ottenuto. Individuati i problemi del Mezzogiorno, ora dovremmo sapere
presentare al mondo le nostre opportunità. Io mi sono addirittura commosso in questa
campagna elettorale, perché ho visitato tra Puglia e Campania alcune aziende
aeronautiche, dove c'è un polo di eccellenza dell'industria aeronautica
mondiale. Qui noi produciamo il 14% del Boeing 786, un aereo tecnologicamente
all'avanguardia. E lo facciamo adoperando tecnologie in parte prodotte da noi.
In queste fabbriche ci sono ingegneri di età media 26 anni, o periti, età media
22 anni, provenienti da Napoli, Bari, Lecce, e che secondo gli americani sono
più bravi di quelli che lavorano a Charleston. Credo che sarebbe una buona cosa
se ogni tanto i giornali riportassero anche notizie di questo genere. Quando
dico queste cose, la gente crede che sia propaganda, e invece abbiamo sul serio
importanti punti di forza: risorse, competenze, capacità, giovani eccezionali.
Perfino le nostre tanto vituperate università, non sono così disgraziate come
spesso si lascia credere. Magari i nostri giovani laureati hanno meno
informazioni dei loro colleghi americani, ma hanno una cultura di base più
forte, perché, lasciami dire una cosa reazionaria: avendo studiato un po' di
greco e di latino, hanno basi più solide di chi ha imparato solo nozioni.
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina IV - Milano
Berlusconi tradito dal satellite Moratti capopopolo contro Prodi Seimila in
Duomo per la festa elettorale del Pdl "Mai risposte su Malpensa e
sicurezza dal governo" ANDREA MONTANARI Il saluto in diretta di Silvio
Berlusconi doveva essere il momento clou, ieri in piazza Duomo, della
manifestazione conclusiva della campagna elettorale milanese del Popolo della
libertà. Ma i circa seimila militanti accorsi per ascoltare il Cavaliere si
sono dovuti accontentare di vederlo solo nelle immagini in diretta di Sky
proiettate sul maxischermo dell'Arengario. Problemi tecnici e la mancanza del
segnale hanno fatto saltare il collegamento. A scaldare la piazza ci ha
pensato, però, il sindaco Letizia Moratti, con un vero e proprio comizio
elettorale con toni da capo partito contro il governo di Romano Prodi, che si è
concluso con un accorato appello ai milanesi: "Dipende da ciò che ognuno
di voi voterà domenica e lunedì prossimi, se le cose potranno cambiare.
Aiutateci: anch'io, come sindaco, faccio fatica a dare risposte a ciò che tutti
i giorni i cittadini chiedono. Sono certa che un governo di centrodestra
metterà al centro la sicurezza. Nel marzo dell'anno scorso siamo scesi in
piazza, ma da Roma non abbiamo avuto risposte. Le nostre richieste sono rimaste
inevase. Solo tanti tavoli. Noi sindaci abbiamo bisogno di un governo che creda
davvero nella sicurezza. Riprendiamoci l'orgoglio di chi lavora tutti i giorni,
riprendiamoci la responsabilità di fare che questo orgoglio diventi politica
per i cittadini". Poi l'affondo sugli immigrati e contro la vendita di Alitalia ad Air France. "Quando si tiene alla sicurezza
- ha aggiunto - non si fa come il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni,
che ci impone di avere i bambini dei clandestini negli asili. Che risposte
possiamo dare così agli immigrati per bene"? Immediata la replica del
ministro: "Dal sindaco di Milano mi sarei aspettato un atteggiamento più
sobrio e rispettoso delle leggi". Ma lei rilancia contro quella che ha
definisce "furia distruttiva del governo" sulla
vicenda Alitalia.
"Malpensa è un valore per tutto il Paese. Stavamo consegnando la politica
dei trasporti a una compagnia che legittimamente fa gli interessi del suo
paese. Noi stavamo svendendo non Alitalia, ma la politica dei trasporti". La piazza, che fino ad
allora si era scatenata solo per il breve concerto di Paolo Meneguzzi (che
a scanso di equivoci precisa "sono svizzero, non voto in Italia") è
un coro di "Letizia una di noi, una di noi". Quasi come i giovani
ciellini che acclamano "il governatore Roberto Formigoni al governo".
Lui, però, sceglie toni diversi dal sindaco. "Non esiste solo un'Italia
mortificata e umiliata, ridotta in uno stato pietoso. C'è ancora un'Italia
degli italiani, di chi non ha paura di confrontarsi con nessuno. Nonostante le
malefatte di Prodi, abbiamo vinto l'Expo. Dopo anni di sconfitte e
penalizzazioni gli italiani si sentono riportati in condizione di vincere.
Siamo un partito nuovo che vuole rinnovare il patto di una politica al servizio
della gente. Per questo abbiamo dato vita a un partito, ma usato un termine più
importante: popolo, perché la gente diventi protagonista". Sul palco la
coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini annuisce. Il leader
di An Ignazio La Russa precisa: "L'Expo ora ha tanti padri, ma una mamma
sola: Letizia Moratti". Poi aggiunge: "Se vinciamo, renderemo più
severa la legge Bossi-Fini".
( da "Repubblica, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
S ulle pagine del
vostro giornale sono stati pubblicati alcuni articoli dedicati alle società ex
municipalizzate (in particolare Gtt) e alle pesanti interferenze politiche che
ancora frenano il loro sviluppo. E' ora di cambiare marcia. Si tratta di società
con un sacco di valore, che potrebbero veramente portare soldi nelle casse del
Comune e quindi aiutare tutti noi cittadini. Qualcosa si sta muovendo, ad
esempio ho letto in questi articoli che Amiat ha aperto le porte a manager che
arrivano dal settore privato e che sembra stiano ridando valore e immagine
all'azienda. Non so chi vincerà le prossime elezioni, ma mi auguro che da Roma
arrivino indicazioni forti per dare un giro di vite a questo vecchio sistema.
Torino ha delle ricchezze enormi che si chiamano Smat, Gtt, Amiat, Sagat,
Iride... perché non farle rendere e magari utilizzare i guadagni generati per
alleggerire tasse e gabelle varie? Caro Chiamparino, se l'operazione fatta in
Amiat funziona, diamoci da fare anche con le altre. Non sprechiamo queste
fortune! Grazie per la vostra attenzione e spero che qualche soldo in più nelle
casse del Comune possa aiutare chi veramente non arriva alla fine del mese.
Mario Luigi Ferrari Torino C aro Ferrari, anch'io ho letto con incredula
indignazione l'articolo di Diego Longhin sui maneggi preelettorali dei vertici
dell'azienda trasporti targati Pd. Vicenda che fa il paio con le notizie
sconcertanti che giungono a getto continuo dalle Asl, dalla Rai, dalle
fondazioni bancarie, dalle università, per non parlare di Malpensa, di Alitalia e
di tutti gli altri settori nei quali i partiti mettono becco legalmente o
illegalmente. Non credo però che la soluzione sia quella che lei propone: cioè
di affidare le municipalizzate a manager provenienti dal settore privato. Non
dimentichiamo che la Fiat ha "prestato" alla città una mezza dozzina
di suoi ex dirigenti, che avevano contribuito a mandarla a catafascio e
sono stati debitamente premiati con lauti stipendi pubblici o semipubblici. Il
difetto qui, come si suol dire, sta nel manico. E cioè nella presenza del
"pubblico", nella compagine azionaria delle società.
"Pubblico", nelle democrazie compiute, significa "dei
cittadini". In Italia, significa "dei partiti". Che usano tutto
ciò che è pubblico come il cortile di casa, sistemando parenti, amici,
capibastone, portaborse e portavoti. Le famigerate Partecipazioni statali con i
loro carrozzoni sono state, se Dio vuole, smantellate con massicce
privatizzazioni (non sempre perfette, ma questo è un altro paio di maniche). Ma
sono state rimpiazzate da una miriade di società miste che continuano a
mantenere decine di migliaia di politici travestiti da consulenti, consiglieri
di amministrazione, manager o - come li chiama Claudio Lotito -
"magnager". Fermo restando che i servizi essenziali, come l'acqua e
la sanità, devono restare in mano pubblica, ma con regole che tengano i partiti
il più lontano possibile, tutto il resto va privatizzato. Per esempio: non vedo
perché comuni e province debbano continuare a possedere azioni in strade e autostrade.
Vendano le quote una volta per tutte e con il ricavato si dedichino alle
esigenze dei cittadini, a cominciare dai più bisognosi.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi per
riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui
diritti di traffico Ultimatum di Padoa-Schioppa su Alitalia
Il ministro chiede ai sindacati "un fatto nuovo" entro oggi per
riaprire il negoziato. La Cgil denuncia "scenari inquietanti" sui
diritti di traffico --> ROMA Un "fatto nuovo", ad horas, dei
sindacati o per Alitalia ci sarà
"l'irreparabile". È un ultimatum quello di Tommaso Padoa-Schioppa.
Domani il consiglio di amministrazione di Air France-Klm deciderà se ci sono le
condizioni per procedere nel negoziato sull'acquisizione di Alitalia.
Che martedì dovrà esprimersi per dire se c'è continuità aziendale o portare i
libri in tribunale. Ma i sindacati respingono fermamente l'aut aut del ministro
dell'Economia, avendo già dato disponibilità a riallacciare il dialogo.
Intanto, il fondo statunitense Texas Pacific Group ha smentito "ogni
ipotesi di coinvolgimento" in una operazione che vedrebbe la fusione di Alitalia con Air One, controllate da Lufthansa. TEMPI
STRETTI Il pressing del ministro dell'Economia a riprendere il negoziato,
"ritornando a prima della rottura", il 2 aprile scorso, è
fondamentale perché "senza accordo, l'intesa tra Air France e Alitalia non ha efficacia". Senza "un fatto
nuovo", al massimo entro oggi, ha avvertito Padoa-Schioppa, sono
"altissimi, i rischi di conseguenze irreparabili" e "pensare di
tirare a lungo, fino a dopo le elezioni non è possibile, perché se si tira
troppo si spezzano non solo i fili ma anche gli elastici". Il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, impegnato a
riannodare i fili tra il gruppo d'Oltralpe e i sindacati entro oggi, ha
ribadito da Cernobbio che la soluzione franco-olandese "è l'unica proposta
seria sul tavolo, buona e utile per il Paese e Alitalia".
SINDACATI La Fit Cisl si è detta "disponibile entro un'ora ad aprire il
tavolo di confronto con governo e Air France. Il ministro dell'Economia deve
solo convocarlo", è stata l'immediata replica del segretario generale
della Fit Cisl Claudio Claudiani, mentre il numero uno della Filt Cgil Fabrizio
Solari ha rilevato che "sarebbe un fatto nuovo se il ministro
dell'Economia la smettesse di fare il dodicesimo uomo in campo per Air
France" ribadendo che "non abbiamo rotto alcuna trattativa, visto che
trattativa non c'è mai stata. Gli unici fili che sarebbe auspicabile si
spezzassero", ha sottolineato, "sono quelli del burattinaio, di
coloro cioè che hanno stretto patti senza mai apparire e che pretendono che
altri li sottoscrivano senza discutere". A Padoa-Schioppa e al premier
Prodi, il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro ha chiesto: "Cosa
avete pattuito di inconfessabile con Air France visto che il numero uno della
compagnia ha abbandonato il tavolo dicendo "il vostro governo aveva preso
con noi altri impegni"". Il presidente dei piloti Anpac, Fabio Berti,
ha aggiunto: "Non vorrei che l'acquisizione fosse diventato uno scenario
dove giocare altre partite strettamente politiche. Questo attacco violento al
sindacato non è normale e non può essere legato esclusivamente alla vicenda Alitalia". LA TRAPPOLA L'ipotesi Air France "è da
anteporre alle altre a patto che non comporti l'azzeramento di Alitalia" ha avvertito Giulio Tremonti, vice presidente
della Camera dei deputati. Pericolo che il segretario nazionale della Filt Cgil
Mauro Rossi vede nelle pieghe del progetto franco-olandese. Trappole come il
rischio che lo Stato italiano ceda ad un'azienda straniera "prerogative
riconosciute alla sovranità nazionale sui diritti di traffico
internazionale" che passerebbero sotto il controllo dello Stato francese,
azionista del gruppo d'Oltralpe e, di fatto, anche della "Nuova Alitalia". Un "terribile, inquietante scenario
immaginario descritto e contenuto in un'offerta strettamente confidenziale, in
documenti e lettere che portano la firma di presidenti Alitalia,
Enac e ministri della Repubblica", ha spiegato Rossi che sente "odore
di colonialismo" nelle condizioni contenute nel progetto franco-olandese
che non assicurerebbero affatto il rilancio di Alitalia.
Tutto questo, ha spiegato, sarebbe alla base del rifiuto dei sindacati al piano
di Jean Cyril Spinetta, con il quale Air France-Klm avrebbe
"definitivamente acquisito il mercato italiano".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Epifani: Padoa-Schioppa su Alitalia lancia ultimatum inaccettabili
"L'ultimatum del ministro va in una direzione che non aiuta". Le
parole che il segretario della Cgil Guglielmo Epifani usa nei confronti del
ministro Padoa-Schioppa, che ha invitato i sindacati di Alitalia a fare alla svelta ad aprire a
Air France, sono pacate, ma ferme. Eppure il leader Cgil ritiene che la
trattativa con i francesi debba riprendere e cita Spinetta quando dice che il
problema di Alitalia non è il costo del lavoro, più
basso del 30% di quello francese, ma "creare valore". Un punto su cui
la sintesi può essere trovata. Pivetta a pagina
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del J'accuse dei piloti: patto inconfessabile con Parigi Fonti di
Palazzo Chigi: solo atti trasparenti, l'unica intesa era l'ok
alla trattativa di Bianca Di Giovanni Nel risiko Alitalia tiene banco l'ennesimo ultimatum ai sindacati lanciato da
Tommaso Padoa-Schioppa dall'Ecofin (che fa infuriare tutti, ministri inclusi),
mentre riparte il "toto-indiscrezioni" sui possibili esiti della
vertenza. Stand-by fino alle elezioni, ripresa già dalla prossima settimana del
tavolo con i francesi, svolta sui possibili acqirenti (ancora Lufthansa,
AirOne e Tpg, che però ha già smentito): queste le ipotesi a tutto campo.
"Serve subito, oggi o al massimo domani, un fatto nuovo da parte dei
sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia
saranno irreparabili", manda a dire dalla Slovenia Padoa-Schioppa. Il
ministro rivela di aver sentito Jean-Ciryl Spinetta, il quale sarebbe pronto a
tornare sotto le Alpi, "non per trattare, ma solo per chiudere". Per
Padoa-Schioppa il rischio commissariamento è altissimo e "se non c'è
rapidamente questo fatto nuovo da parte dei sindacati, prima dei Cda di Air
France (domani, ndr) e di Alitalia (marted', ndr), si
manifesteranno le conseguenze estremamente negative di un calcolo non corretto
di quali erano i tempi". Per i rappresentanti sindacali è davvero troppo:
firmare per presa visione. Le accuse a Padoa-Schioppa e poi al governo si
moltiplicano. "Il governo si prenda la responsabilità del fallimento -
dichiara Raffaele Bonanni - perché noi del sindacato non ce la prendiamo".
L'Unione piloti accusa l'esecutivo di "malagestione" della
trattativa, insinuando un accordo segreto e inconfessabile tra Romano Prodi e i
francesi. "Perché Spinetta al tavolo ha detto: non erano questi gli
accordi con il governo?", si chiede una nota dell'Up. Di che patto
scellerato si tratta? "L'unico, trasparente accordo con i francesi era
quello di continuare a trattare sul piano Spinetta", replicano fonti
vicine a Palazzo Chigi. "Gli ultimatum non servono - commenta Fabrizio
Solari della Filt - il ministro dell'Economia dovrebbe adoperarsi per cercare
una conclusione onorevole, come si sforza di fare il sindacato e come ebbe modo
di auspicare lo stesso Prodi e se ritiene di poterlo fare ci convochi
rapidamente come abbiamo richiesto". No agli aut-aut, sì al tavolo.
Intanto Enrico Letta, che ha tenuto i contatti con il manager parigino, si
augura che Air France non rinunci alla partita. Alessando Bianchi, poi, rimette
ordine sullo stato dell'arte: attesa del cda Air France e poi quello di Alitalia. Ma i toni restano accesissimi. Intanto si
moltiplicano i rumors su possibili alternative ai francesi. Fonti vicine al
governo definiscono molto poco concrete, allo stato, le mosse di Lufthansa, che
da settimane ripete sempre lo stesso comunicato. Interessati al mercato
italiano, ma fuori dall'operazione. Il fondo Tpg ha smentito ufficialmente un
suo interessamento. AirOne sta alla finestra in attesa di accedere alla due
diligence di almeno tre settimane. Come dire: si attende un nuovo governo.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
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l'edizione del L'ultimatum di Padoa-Schioppa per Alitalia
è inaccettabile di Oreste Pivetta Adesso gli hanno dedicato un libro, per la
serie, fortunatissima, "le caste" (siamo alla terza puntata, almeno,
dopo i politici e dopo i giornalisti). Un libro che non abbiamo letto ma di cui
scrive il Corriere della Sera: pur di parlar male del sindacato. Che è uno e
plurimo al tempo stesso, perchè è difficile che si si sforzi di distinguere tra
le storie e le responsabilità, tra gli autentici errori e quelli usati,
cercati, voluti, ispirati, che fanno comodo insomma. Magari hanno fatto comodo
anche al management di Alitalia. "Una campagna -
risponde Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil - del tutto
sproporzionata e senza fondamento. Periodicamente ricompare sulle pagine dei
grandi mezzi di informazione l'idea di una sindacato come casta. Il sindacato è
altro: per la sua storia, per le sue origini popolari, per la cultura che sa
esprimere, è un riferimento a cui non si può rinunciare. Certo, dovremo
discutere e decidere scelte di rinnovamento, ma non tradiremo il nostro
profilo, che parla di democrazia e unità". Guglielmo Epifani, il ministro
Padoa-Schioppa vi invita a fare alla svelta. Un passo entro domenica, prima che
si riuniscano i consigli di amministrazione di Alitalia
e di Air France. Lo farete? "Mi sembra che l'ultimatum del ministro vada
in una direzione che non aiuta e che per giunta contraddice quanto s'era appena
discusso con il governo e con i vertici di Alitalia.
Non si possono immaginare cancelli che non esistono. Su questo sono d'accordo
tutti. Spinetta andandose non ha detto no ad Alitalia.
Se avesse voluto troncare lo avrebbe detto. Ha lasciato una porta aperta. Si
potrebbe dire che s'è preso una pausa di riflessione...". Quindi, secondo
lei il negoziato potrà riprendere... "Dovrà riprendere. Una frase di
Spinetta mi ha colpito e su questa bisognerebbe ragionare: il problema di Alitalia - ha spiegato Spinetta - non è il costo del lavoro,
che è del trenta per cento più basso di quello che si misura in Francia, il
problema di Alitalia è creare valore... Per il resto
il sindacato confederale in Alitalia di trattative ne
ha sempre fatte e di accordi ne ha già firmati: anche quattro anni fa o due due
anni fa tagliando quattromila posti di lavoro". Però l'altro ieri un
gruppo di dipendenti della Magliana si sono organizzati e vi hanno criticato
anche con gesti clamorosi, tipo restituzione della tessera. "La verità è
che tutti sono preoccupati. La preoccupazione è di chi ha speranza di rimanere
e di chi è più debole sul mercato del lavoro e che sa di rischiare molto. Il
sindacato deve tutelare gli uni e gli altri. Altrimenti si torna alla vecchia
logica di Alitalia: gli uni contro gli altri". La
logica che ha creato quella miriade di sindacati, quella frammentazione di cui
secondo alcuni avrebbero colpa i confederali. "Certo. Facile l'ironia
sulle troppe sigle sindacali. Ma chi ne ha la responsabilità se non anche i
vertici aziendali che hanno operato in quella direzione, che ne hanno approfittato.
Il sindacato confederale ha sempre pagato, perdendo iscritti, quando ha
compiuto scelte nell'interesse generale. Proprio allora e in contrapposizione,
si sono affermate logiche corporative. Allora sono nati e cresciuti sindacati
di mestiere, che hanno dato vita a loro forme di rappresentanza. Si capisce che
è difficile in questa situazione garantire efficacia alla propria azione
rivendicativa...". Si dovrebbe forse considerare anche
che Alitalia è un'azienda
divisa in due. "Una difficoltà sta ovviamente nella struttura di Alitalia, dentro appunto il suo corpo
sociale. La divisione tra Alitalia che vola e Alitalia che garantisce i servizi a terra prefigura destini diversi e
crea contrasto. Il sindacato si dovrà pure occupare anche di chi viene messo
fuori... Come potrebbe essere diversamente? Tante critiche sono pretestuose. A
meno che non si abbia in testa l'idea e la pretesa che noi si debba solo
gestire le decisioni degli altri". Torniamo alla trattativa. Forse,
attorno alla trattativa, si è fatta qualche confusione. Che succederà?
"Siamo ancora di fronte a un rincorrersi di eventi e soprattutto di parole
condite da un attacco molto forte ai nostri comportamenti. Si deve rispondere,
ma è bene rispondere ricostruendo la verità dei fatti e restituendo un po' di
razionalità all'intera vicenda. Se la razionalità è finita in disparte, lo si
deve anche all'entrata a gamba tesa di Berlusconi, in un'uscita da campagna
elettorale. Si dovrebbe aggiungere che scegliere le settimane prima del voto
per discutere con Air France del destino della compagnia di bandiera non ha
giovato. Il punto è comunque che finalmente si è avviato il confronto tra i
sindacati e Air France: finalmente, è bene ricordare, e solo da dieci giorni.
Si sono poste questioni che riguardano il piano industriale, la difesa
dell'occupazione in settori che consideriamo strategici, come la manutenzione e
i motori. Alle nostre osservazioni Air France ha risposto con una prima
apertura, allargando il perimetro dell'occupazione nella nuova società a una
parte del personale di terra, che prima veniva tenuto ai margini. Di fronte
alle nostre ulteriori obiezioni, Air France ha mostrato una sostanziale
resistenza. Ma siamo andati avanti. All'ultima riunione tutte le sigle presenti
(non c'era la Uil) hanno avanzato una proposta legata a un diverso assetto a
termine (cioè per tre anni) dell'azionariato in Alitalia,
con l'ingresso di Fintecna, in un quadro però di condivisione con qualche
ritocco del piano di Spinetta. A questo punto la delegazione di Air France si è
alzata dal tavolo, con una scelta che se fosse stata del sindacato sarebbe
stata fonte di astiose polemiche, fatta dall'azienda è stata presentata come
una mossa strategicamente fondamentale". Sulla vostra proposta se ne sono
sentite di tutti i colori. "È stata definita irrealista, fantasiosa, fuori
tempo massimo. Se stiamo al contenuto reale, si capisce che non siamo contro il
piano di Spinetta, ma abbiamo cercato una più efficace definizione di quel
piano, mettendo a disposizione risorse per gli investimenti industriali, grazie
appunto alla presenza di Fintecna, creando la condizione anche per affrontare
il problema degli esuberi in un quadro di gestibilità sociale". Le
prospettive, ora? "A questo punto a noi resta di confermare la disponibilità
a continuare il confronto, come sempre abbiamo voluto. Non vogliamo invece il
commissariamento, cerchiamo in ogni modo di evitarlo, abbiamo discusso con Alitalia il piano di proseguimento dell'attivita. Aspettiamo
di conoscere che cosa dirà il consiglio di amministazione di Air France e che
cosa dirà quello di Alitalia e, se non si vuole far
saltare tutto la logica porta alla possibilità di riprendere il confronto la
prossima settimana". Dobbiamo dimenticarci di Lufthansa? "Abbiamo
avuto contati con Lufthansa, che per tipo di gestione degli hub forse meglio
sarebbe per Alitalia. Ma gli interlocutori non li
scegliamo noi". Non si è cercato di imporre al sindacato la parte del
capro espiatorio? "Si è talvolta banalmente cercato di semplificare una
vicenda drammatica, che dura da quindici anni, segnata da scelte sbagliate,
macroscopici errori, incapacità del management, segnata dal privilegio concesso
ad alcuni, come sempre succede quando non si ha strategia aziendale, quando non
si è saputo costruire un gruppo dirigente forte che si riconoscesse nelle
prospettive dell'azienda. All'Eni o alle Poste le cose sono andate, per
fortuna, in modo diverso. Ma semplificare questa storia, cercando un colpevole
nel sindacato è davvero inaccettabile, come hanno riconosciuto persone che
hanno gestito Alitalia, a partire da Cesare
Romiti". Il carosello dei manager ha avuto il suo peso nel disastro. Come
il leghista Bonomi che transita da Alitalia alla Sea e
protesta per Malpensa. Comunque si torna al tavolo? "Certo, sapendo che la
strada è strettissima. È stretta per tutti e vorremmo percorrerla per
intero".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
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l'edizione del Veltroni: "Gli italiani ci faranno vincere" Il leader
del Pd è ottimista. Poi accusa il Csm: troppo premuroso con il giudice di Gela
di Andrea Carugatiinviato a Benevento "MI SBAGLIERÒ, ma ho l'impressione
che il Paese darà una sorpresa". Walter Veltroni il suo ottimismo non lo
nasconde, anzi. Lo porta nelle piazze campane, dove tra venerdì e sabato è
stato accolto da un numero di persone e da un entusiasmo che neppure i
fedelissimi dello staff osavano immaginare. E ieri mattina, in una visita lampo
negli studi romani di Omnibus, mentre il pullman era in sosta sul lungomare di
Salerno, questo ottimismo l'ha ribadito davanti alle telecamere: "Gli
italiani sono preoccupati dalla situazione internazionale, capiscono che
possono voltare pagina. E oggi il voto è mobile, non siamo più negli anni 70,
la gente è più laica, le appartenenze non esistono più". E poi "gran
parte degli indecisi sta scegliendo il Pd". Il concetto è lo stesso che va
ripetendo in queste giornate campane: "Gli italiani sono intelligenti e
capiscono quando il Paese vive un momento di passaggio decisivo, come è questo
e la posta in gioco è sempre più chiara. Molti italiani, anche non di
centrosinistra, vedono che da una parte c'è uno che si ripresenta per la quinta
volta e non ha più la forza, l'energia e neppure la voglia di governare, dall'altra
ci siamo noi che vogliamo cambiare radicalmente questo paese, come hanno fatto
Tony Blair, Clinton, Schroeder". Veltroni, dopo aver bacchettato il
Cavaliere per giorni ("governare non è una croce, è il più grande onore
che si possa avere"), allarga il tiro: "Ho letto che anche Bossi dice
che sarà costretto a fare il ministro, ma se fosse per lui... ". Come
dire: allora insistono. Assist preziosi per il leader Pd, che invece sulla
voglia di fare, cambiare, velocizzare un paese lento e paralizzato dalla burocrazia
scommette quasi tutto. Veltroni è soddisfatto di questo viaggio in Campania:
piazza pienissima anche a Benevento, dopo il bagno di folla di venerdì sera a
Salerno. "Mi annunciano sempre che le cose saranno difficili, e poi viene
tutto facile". Ancora ottimismo. Ma quando il candidato alla presidenza
della provincia di Benevento gli assicura che la sera del 14 lui brinderà alla
sua vittoria, Veltroni incrocia le dita e la gente ride. Nessun riferimento al
tema rifiuti, un giorno è bastato. Neppure Bassolino è mai citato, e non sarà
neppure sul palco mercoledì a Napoli. Adesso si parla d'altro. Dei medici che
devono essere scelti con audizioni pubbliche e trasparenti, "perché non
importa se sono di destra o di sinistra, basta che siano bravi", dei tempi
per aprire una carrozzeria o costruire un'autostrada. "Mai più 4 anni per
avere una valutazione di impatto ambientale". Il nome di Berlusconi (che
in piazza non è mai nominato e la perifrasi "il principale esponente dello
schieramento avversario" ormai suscita risate) gli scappa a Omnibus.
"Berlusconi sta facendo una campagna incivile su Alitalia e sui rifiuti", poi se ne
accorge: "Mi è scappato". E al Cavaliere che parla di brogli manda a
dire, dal comizio di mezzanotte a Conversano vicino Bari (anche qui migliaia in
piazza nonostante l'ora): "Quando si parla di brogli è evidente che
qualcuno comincia a pensare che il risultato non sia poi così scontato.
E a Palermo, dove i brogli ci sono stati veramente, li hanno fatti quelli del
loro schieramento". C'è una risposta anche per Bertinotti, che dalle
pagine de il Giornale si è detto certo che Veltroni perderà perché la destra
"entra più in contatto con il profondo della società".
"Bertinotti? Ha fatto cadere il governo nel '98 e dal primo giorno di
questa legislatura ha segato l'albero del governo Prodi". Nomi di ministri
per ora non ne fa, ma prima del voto annuncerà qualche nome di personalità
indipendente. Sull'emergenza educativa segnalata dalla Chiesa si dice
d'accordo: "La tv propone un sistema di valori che si basa solo sul
successo, l'egoismo, il cinismo. Conta solo l'io, mai l'altro. Eppure nella
vita reale non funziona così". Scuola, ricercatori da sostenere,
professori da valorizzare e rimotivare, e poi il precariato: "Il primo
provvedimento del nostro governo sarà per combattere la precarietà". Nella
puntata di Telecamere che andrà in onda oggi (Rai3) Veltroni ha definito
"troppo premurosa" la sezione disciplinare del Csm nei confronti
dell'ex giudice di Gela, Edi Pinatto, reo di non aver depositato, a distanza di
otto anni, le motivazioni di una sentenza di condanna a carico di alcuni
esponenti del clan Madonia, poi scarcerati per decorrenza dei termini di
custodia cautelare. Per Veltroni, "il magistrato di Gela al Csm avrebbe
dovuto rispondere di quello che ha fatto, invece il Csm è stato troppo
premuroso nei confronti di chi ha quella responsabilità". Sul tema della
legalità il leader Pd non molla: "Chi sbaglia deve pagare".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Pagina 218
Trasporto aereo. Rossi: "I contratti dei dipendenti non in linea con il
resto d'Europa" Meridiana-Eurofly, fusione vicina? Trasporto aereo..
Rossi: "I contratti dei dipendenti non in linea con il resto
d'Europa" --> Nel piano industriale di Meridiana spunta una nuova
ipotesi: la fusione con Eurofly. La compagnia dell'Aga Khan ha affidato
all'advisor Roland Berger lo studio di un nuovo piano industriale per la
ristrutturazione e la riorganizzazione della società, dopo oltre 40 anni di attività,
arrivata a un bivio: difendersi dall'attacco delle low cost e cercare di non
rimanere stritolata in un mercato sempre più competitivo. Secondo alcune
indiscrezioni, riprese ieri dal Sole-24 Ore, la compagnia starebbe valutando
anche l'ipotesi di una fusione con Eurofly. L'advisor, infatti, avrebbe
ricevuto dalla società l'incarico di vagliare questa opportunità. Anche perché
il risanamento di Eurofly, da compiere entro il 2009, appare più difficile del
previsto, nonostante un buon incremento dei ricavi. LA SOCIETÀ L'amministratore
delegato di Meridiana ed Eurofly, Gianni Rossi, non smentisce l'indiscrezione
sulla possibile fusione, ma getta acqua sul fuoco parlando di una semplice
ipotesi. Tuttavia, la fusione potrebbe essere plausibile soprattutto tra
qualche anno, una volta avviato il rinnovo della flotta di Meridiana, con il
passaggio agli Airbus (al posto degli Md-82). Inoltre, la fusione potrebbe
servire soprattutto per rafforzare il mercato del Centro-Nord, dove Meridiana
aspira a incrementare i passeggeri, puntando poi anche sugli scali
intercontinentali non troppo sfruttati, dall'Africa alle Seychelles. CAPITALI
Dopo l'acquisizione del controllo di Eurofly e una ricapitalizzazione costata
oltre 15 milioni di euro, Meridiana vuole dunque prendere una decisione sul
proprio futuro, ma anche della controllata. Con una eventuale fusione, le due
compagnie potrebbero far fronte meglio al mercato, nel nuovo scenario che si
sta profilando in Italia e in Europa. L'amministratore delegato della
compagnia, inoltre, punta anche a occupare gli spazi lasciati liberi, soprattutto al Nord, da Alitalia. Ma per fare tutto questo potrebbe servire una struttura più
solida e soprattutto anche "senso di responsabilità da parte dei sindacati
sul fronte dei contratti di lavoro che oggi non sono allineati con il resto
d'Europa", ha dichiarato Rossi al quotidiano di Confindustria. Un
messaggio che non piacerà ai lavoratori di Meridiana, che da tempo temono un
possibile allineamento dei loro contratti con quelli Eurofly.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
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l'edizione del Chi pensa al Mezzogiorno. E chi a Pontida Gianni Pittella I l
giuramento di Pontida è solo la nota di colore di una coalizione e di una
proposta di governo che sacrifica l'interesse nazionale nel momento in cui
rinuncia deliberatamente ad una seria politica per il Mezzogiorno. Sul
giuramento, come sull'insieme del corteo folcloristico della Lega, potremmo
sorridere se non fossero la cornice di una posizione politica, di un impianto
culturale e programmatico, di un disegno strategico che assume, nel destino del
Paese, l'autosufficienza del Nord. Ha dunque ragione Nicola Latorre che dalla
prima pagina dell'Unità, rilancia la centralità del mezzogiorno quale punto di
profondo discrimine del PD rispetto al Popolo delle Libertà. Mi pare del tutto
evidente che nel programma e nel messaggio del Pdl il Mezzogiorno non esiste e
ciò è in qualche modo il riflesso coerente degli interessi e della natura che
esprime la coalizione del Popolo delle Libertà. La loro idea di fondo è che la
sfida della competizione globale passa puramente attraverso una sfida di territori
che prescinde dalla forza unitaria dello Stato e dunque se il Mezzogiorno non
c'è, per loro, non è un gran problema, c'è il Nord che ha energie
autosufficienti, che vanno preservate e protette. È qui il grave pericolo e il
grave errore di Berlusconi, Bossi, Tremonti: non capire che senza un
Mezzogiorno forte e una mediazione unitaria dello Stato, anche il Nord subisce
contraccolpi e perde l'intero Paese. Nel programma del Pd c'è senza dubbio una
consapevolezza diversa ed anche alcune idee precise e condivisibili, come
quella di concentrare le risorse europee sulla intelaiatura logistica in modo
da rendere il Mezzogiorno la vera piattaforma logistica e non solo del
Mediterraneo. Il Programma del Pd inquadra il Sud nel contesto Mediterraneo.
Questo significa anche una collocazione internazionale e geopolitica del Sud
che non lo riduce a inseguitore dell'area continentale europea, ma che vuole
assegnargli un ruolo nel contesto europeo allargato. Questa rappresenta una
differenza sostanziale con il programma del Pdl, che non considera il
Mediterraneo un'area geo-politica di rilevanza strategica per il nostro Paese.
Un'altra rilevante differenza è che il programma del Pd punta a creare nel
Mezzogiorno le condizioni di vivibilità adeguate al resto del Paese e
dell'Europa. Posto che sul rafforzamento infrastrutturale è normale una qualche
convergenza (ponte sullo stretto a parte, anche per quanto prima detto) il Pd
si dà degli obiettivi quantificati, come il dimezzamento del gap accumulato
rispetto al Centro-Nord per dotazione di infrastrutture e servizi. E sui
servizi, quelli essenziali alla persona, che danno pieno titolo di cittadinanza
si può rilevare la vera differenza tra i due programmi. Per il Pd investire sul
capitale sociale e sui servizi ai cittadini, che costituiscono il prerequisito
anche per una seria lotta alla criminalità e aumentare la sicurezza, è
essenziale. Inoltre, il Pd parte da quello che è già stato messo in campo dal
punto di vista programmatico con il Quadro Strategico Nazionale 2007-2013, che
rende integrata la programmazione di tutte le risorse aggiuntive (comunitarie e
nazionali) per lo sviluppo delle aree in ritardo. L'unitarietà della
programmazione, che per il Pd è un punto di partenza fondamentale, è lo
strumento che consentirà di effettuare gli interventi con lo strumento
finanziario più adeguato in relazione alle sue caratteristiche tecniche e di
ciclo finanziario della spesa, finalizzando così in maniera più efficace anche
le risorse comunitarie. Questo quadro, connesso ad un sistema di premialità,
legato agli obiettivi misurabili raggiunti deve essere rafforzato da un
maggiore ruolo di coordinamento e di indirizzo del governo nazionale e da una
sorta di cabina di regia costituita dalle Regioni del sud, necessari se si
vuole, come noi del Pd vogliamo, sostenere prioritariamente progetti
multiregionali che coprano l'intero territorio del sud. Dobbiamo dunque
insistere come sta facendo in queste ore Walter Veltroni sul tema del
Mezzogiorno contrastando con vigore l'attuale copione della campagna
elettorale, occupato quasi esclusivamente dalla questione settentrionale. Anche il tema dell'Alitalia è stato sinora agitato solo in riferimento a Malpensa, senza
alcuna considerazione per le conseguenze sui collegamenti tra tutte le aree del
Paese all'Europa e al Mondo. E sulla Mozzarella di bufala ed ora sul vino si è
scatenata una speculazione senza riscontro scientifico. Ora mi aspetto
che nell'impazzimento finale dello scontro elettorale, qualcuno cacci fuori
anche il "colera". Per noi del PD, insieme ai problemi e alle
criticità che dobbiamo severamente riconoscere e correggere, il mezzogiorno ha
grandi "tesori" che un programma serio per il Sud e per l'Italia deve
saper valorizzare: l'industria agroalimentare; le nostre Città e la nostra
qualità ambientale; il turismo e i servizi logistici portuali e di
collegamento; il capitale umano. Quindi grandi dosi di infrastrutturazione
materiale e immateriale, cablaggio, riqualificazione urbana, ricerca e
formazione, politica dei marchi, certificazione di qualità, sostegno alle
esportazioni, attrazione degli investimenti esterni, contrasto durissimo alla
criminalità e riforma della pubblica amministrazione. Ma per far bene tutto ciò
è necessaria una massiccia dose di partecipazione attiva dei cittadini
meridionali e soprattutto dei giovani, che devono più di tutti riuscire a
ribaltare e superare il paradigma culturale che ingessa la parte meridionale
del Paese, rifiutando categoricamente tutte le prassi clientelari che
alimentano la cultura del privilegio personale a scapito della crescita
collettiva della società e dell'economia meridionale. Anche per questo è nato
il PD, una grande forza nazionale ed europea che sa quanto sia indispensabile
il contributo del mezzogiorno per la coesione e la competitività del sistema
Paese e per costruire l'Europa mediterranea che è, come negli anni '90 fu
l'allargamento ad est,la scommessa vera degli inizi del nuovo secolo.
Eurodeputato Membro segreteria nazionale del Pd.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Sì al patto imprenditori-lavoratori proposto da
Veltroni: lo diceva già Trentin Alitalia? Non vedo
alternative ad Air France.
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Cofferati: per il rush finale chiedo tutto il Pd in campo Il
sindaco di Bologna: conquistare gli indecisi a livello locale Per l'ultima
settimana serve una mobilitazione tradizionale di Simone Collini / Roma SI DICE
"OTTIMISTA" Sergio Cofferati, anche perché "l'alto numero di
incerti lascia ampi margini di riuscita". A una condizione, spiega però il
sindaco di Bologna: "L'ultima settimana di campagna elettorale va condotta
secondo criteri molto tradizionali, parlando il più possibile con le persone,
in un rapporto diretto e ravvicinato". Veltroni ha toccato la centesima
provincia e si appresta a completare il giro d'Italia, è difficile chiedergli
di più non crede? "Ma infatti Veltroni deve continuare a fare il bel
lavoro che sta facendo, molto efficace. Questo è però il momento in cui devono
muoversi i singoli territori, gli elettori delle primarie, il corpo vasto del
partito". In una campagna elettorale dai toni pacati si è notata ancora di
più la contestazione a suon di ortaggi nei confronti di Giuliano Ferrara, a
Bologna. "Un avvenimento grave, da non sottovalutare. Cercare di impedire
a chicchessia di esprimere la propria opinione con la violenza è una cosa che
non dovrebbe mai accadere. Poi, che la campagna elettorale abbia toni meno
aspri rispetto ad analoghi appuntamenti del passato è del tutto
apprezzabile". C'è però chi sostiene che così l'elettorato di sinistra non
viene motivato adeguatamente a votare. "Il nostro elettorato, e anche il
consenso che dobbiamo trovare fuori dal nostro elettorato tradizionale, hanno
bisogno di un lavoro basato sulle proposte di merito, sulla convinzione, la
determinazione, accompagnate dalla passione politica. Non è né utile né
positivo che si aggiungano asprezze. Se rimangono fuori la demagogia e la
volgarità, la campagna elettorale ci guadagna enormemente". Berlusconi ha
detto che se non vince vuol dire che ci sono stati dei brogli.
"Appunto". Non bisogna rispondere? "Sì che bisogna rispondere,
ma non utilizzando lo stesso linguaggio, non scendendo sullo stesso terreno.
Questa storia dei brogli, come è noto, è assolutamente priva di fondamento.
Bisogna rispondergli che non ce ne sono stati e che non ce ne saranno grazie al
fatto che noi diamo un contributo rilevante alla normalità dei rapporti e alla
correttezza delle procedure". Come giudica la scelta di Veltroni di far
correre il Pd da solo? "Molto coraggiosa e impegnativa. Nessuno oggi può
negare che abbia rappresentato l'elemento di novità più vistoso, e anche
apprezzato, nella competizione elettorale. Consente di avere quell'orientamento
coeso che per definizione una coalizione non ha". Però a livello locale le
alleanze con Rifondazione e gli altri ci sono tutt'ora. "Mi meraviglierei
del contrario. E lo dice chi ha visto la sua maggioranza rompersi mesi
fa". Dice che quel che è successo a Bologna è un'eccezione? "È una
vicenda che ha ragioni locali molto particolari. È giusto che le giunte locali
non subiscano mutamenti, dopo la decisione del Pd di andare da solo. Anche
perché quelle maggioranze sono nate sulla base di un patto con gli elettori,
che va rispettato fino alla fine del ciclo amministrativo". E quando si
voterà per il rinnovo delle giunte? "Per comuni e province che vanno al
voto ora si è deciso caso per caso. Una scelta comprensibile, in questo momento.
Ma penso che prima delle prossime tornate amministrative sarà indispensabile
definire un orientamento di massima che valga per tutti, e che sia il più
coerente possibile con le scelte nazionali. Diversamente, si rischia di
introiettare delle contraddizioni difficili da gestire". Come giudica il
patto per la crescita tra imprenditori e lavoratori proposto da Veltroni?
"Assolutamente positivo. È ciò che si potrebbe chiamare, riutilizzando una
vecchia formula cara a Bruno Trentin, il patto tra i produttori, che è il
fondamento della crescita di un Paese. Prima di tutto vengono sviluppo e
crescita". E poi la redistribuzione? È lo schema dei due tempi contestato
dalla sinistra radicale. "Avventurarsi sulla strada delicatissima
dell'individuazione delle priorità e dei meccanismi della redistribuzione, non
potendo contare sulla certezza della ricchezza da redistribuire, non è dannoso
è disastroso. Perché non ottieni risultati, visto che manca la sostanza da
redistribuire, e perché alimenti aspettative alle quali non sei in grado di
corrispondere". Si è aperta una discussione, in Emilia Romagna, sul voto
disgiunto: votando Pd alla Camera e Sinistra arcobaleno al Senato si aiuta la
lista di Bertinotti a superare l'8% e si sottraggono seggi al Pdl di Berlusconi.
Che ne pensa? "Un'ipotesi insensata e sbagliata. Si vota un programma e le
persone che sono chiamate, se elette, a realizzarlo. Mi si deve spiegare su
quale elemento di razionalità si vota un programma alla Camera e uno
notevolmente diverso al Senato. Aggiungo anche che riproduce una vecchia idea
della politica, quella non di far vincere, costruendole intorno il consenso
necessario, la propria opzione, ma quella di ostacolare e impedire l'eventuale
e ipotetico risultato di un altro". E della discussione su quale
percentuale debba ottenere il Pd per parlare di successo, cosa ne pensa?
"Che ci sono tante forme di autolesionismo praticabili. Io sono convinto
che esistano le condizioni per vincere, e spero ovviamente che si vinca. Ma in
ogni caso, abbiamo visto che c'è una forza politica capace di produrre
tantissime novità. Quando si è aperta la crisi l'idea diffusa era che fosse
tutto scontato, che il centrodestra avesse davanti una sorta di autostrada
spianata. Oggi vediamo che non è così, il Pd ha progressivamente recuperato le
distanze ed è diventato nei fatti il soggetto preminente di questa stagione
politica. Questa è una condizione che vale tantissimo per il futuro, al di là
degli stessi risultati elettorali". Tutta questa
campagna elettorale è stata segnata dalla vicenda Alitalia: che giudizio dà di questa crisi? "Alitalia si trova su un piano inclinato
da molti anni. E personalmente credo che l'errore più grave sia stato compiuto
più di un decennio fa quando non si concluse la trattativa per la fusione con Klm.
Oggi bisogna prendere realisticamente atto che siamo alla fase conclusiva di
questa lunga crisi. E non credo che esistano alternative a cercare un accordo
dignitoso con Air France". Berlusconi si è detto contrario e ha
prospettato cordate italiane. "È inaccettabile il cinismo del tentativo di
condizionare questa delicatissima fase, l'interferenza nella discussione con
annunci e ipotesi prive di qualsiasi ragionevole riscontro". Anche i
sindacati si sono detti contrari. "Personalmente credo che sia necessario,
da parte dei sindacati, negoziare per fare il più rapidamente possibile un
accordo con Air France. Avendo consapevolezza che si è al necessario
salvataggio di un'importante azienda e che i salvataggi comportano sempre
sacrifici e rinunce. Ma anche sapendo che quando si realizzano con reciproche
assunzioni di responsabilità da parte dell'impresa e dei sindacati, sono spesso
il presupposto per la ripresa e lo sviluppo futuro. E sotto questo profilo la
capacità imprenditoriale di Air France garantisce molto di più di tante altre
ipotetiche soluzioni".
( da "Unita, L'" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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l'edizione del Le gaffe di Berlusconi e l'attivo di Bertinotti Strepitosa
performance dialettica di Berlusconi che per insultare Veltroni lo definisce
"folgorato sulla via di Damasco come San Pietro". E tutti i giornali
a dire "ma no, era San Paolo", come anni fa non era "Remolo il
fratello di Romolo". E che sarà mai, o è ignorante, o è provato, o lo fa
apposta per riuscire simpatico a un Paese di ignoranti. Del resto peggio il
trentenne dg di Telecom, Luca Luciani, che per citare un successo storico ha
ricordato la "Waterloo di Napoleone". Forse voleva dire di
Berlusconi, che però magari l'avrebbe preso come un auspicio. Nel casino, le
poche parole chiare sono venute da Saviano a Veltroni ("dimmi chi candidi
contro la camorra e ti dirò chi sei") e da Bertinotti a tutti, ma più a
Veltroni. Ormai in rotta elettorale d'arrivo, tuona contro il Pd che rovina la
sinistra. Può essere, se lo dice lo saprà. Peccato che in concomitanza con le
sue bordate contro Veltroni e Prodi e a favore della lotta con classe (cfr. il cachemire) esca l'attivo dei rimborsi elettorali dei partiti e
partitini. Rifondazione: spese accertate in milioni di euro 1.636, contributo
in 5 anni per le due Camere 34.932. E vai, questo sì è l'esempio di una
gestione attiva. Chapeau, Fausto, ora rifonda l'Alitalia.Oliviero Beha.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
06-04-2008)
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Spettacoli e Società
Pagina 10258 Prime Teatro. L'ultima messinscena di Akròama alle Saline di
Cagliari Sul palco la cucina della vita Prime Teatro.. L'ultima messinscena di
Akròama alle Saline di Cagliari Stress, solitudini e finzioni in uno strano
ristorante --> Stress, solitudini e finzioni in uno strano ristorante Sono
cuochi e camerieri, ma potrebbero essere minatori, politici. Oppure attori.
Comunque un gruppo che lavora. Per bisogno e soprattutto per passione. Perché
il mestiere (l'arte) è ragione di vita, magari più utile a sé che agli altri,
senza per questo cessare di essere un valore. Aldilà del denaro, forse anche
della qualità. Semplicemente al servizio della necessità di esistere. In breve,
è questa la morale della nuova messinscena Akròama, In cucina , nei giorni
scorsi alle Saline di Cagliari. E una cucina stilizzata è tutto quanto ingombra
il palco. Cuochi e camerieri - il personale del ristorante "Il
Pavone" alle dipendenze di una misteriosa Olimpia - manipolano, urlano,
piangono, sputano sul piatto del cliente rognoso, raccontano barzellette,
cantano Volare : in pratica, una banda di stressati, persino scoppiati. Una
zuppa di ambizioni, frustrazioni, solitudini, amori falliti e clandestini.
Niente più della vita, insomma, anche se la vita, davanti a quel tavolo, sembra
rarefatta. La sala è un altro pianeta, dalla porta non filtrano rumori. Del
resto, è il pubblico stesso ad avvertire un senso di irrealtà, o di
"incantesimo", perché il cibo, dai malloreddus all'aragosta, è
virtuale. Le mani impastano, guarniscono, sbriciolano, creano nell'aria. I
profumi si indovinano. Soprattutto quando esplode il gioco delle ordinazioni,
con un menù decisamente vario e fin troppo ricco. Fino al colpo di scena,
l'idea chiave: in sala non c'è nessuno. Da tre anni. I piatti confezionati con
cura finiscono regolarmente nei bidoni della spazzatura. I camerieri fingevano.
Perché? Per non togliere ai cuochi la ragione di vita. E perché smettere
allora? Olimpia paga gli stipendi, la creazione è reale, il lavoro pure. E se
ci si chiede a chi giovi tanto spreco di energie, qualcuno risponde che la
stessa domanda potrebbe porsi a mille altre categorie. Viene
citata persino l'Alitalia.
Tutto continuerà come prima. L'idea di vedere nella cucina del ristorante un
micro-esempio del mondo non è certo nuova. A parte le varianti
cinematografiche, viene in mente La cucina di Arnold Wesker. Alla regista,
Elisabetta Podda, sta a cuore anche altro: chiudere in uno spazio ristretto,
gomito a gomito, un gruppetto eterogeneo di attori, Tiziano Polese,
Nunzio Caponio, Mariano Corda, Senio Dattena, Emiliana Gimelli, Alice
Capitanio, Simeone Latini e Rosalba Piras. In scena con i loro nomi veri, per
accorciare ancora la distanza tra finzione e realtà. E sottolineare il senso di
un esperimento (a proposito di utilità, quanto servirebbe a molti teatranti
sardi uscire dai loro campetti?). Il risultato è un'operina curiosa, che non
vuole porsi troppe ambizioni: qui e là il testo è fragile, il linguaggio un
fritto misto modaiolo, qualche soluzione appare improbabile e la morale rischia
di annacquarsi in un sermone qualunquista, ma c'è una corrente di autentica
passione che riscatta tutto o quasi. ROBERTO COSSU.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE Moratti: basta promesse su immigrati e sicurezza Il
sindaco in piazza Duomo accusa il governo: traditi anche su Malpensa.
"Stop a leggi buoniste" Sul palco del Pdl "Basta ai ministri che
impongono di accogliere nelle scuole i figli dei clandestini, prima vengono i
nostri" Do you remember Expo? Non ieri, non sul palco di Piazza Duomo, non
quando bisogna partecipare a un comizio elettorale del Popolo delle Libertà.
Letizia Moratti, senza fascia tricolore. Insieme ai big del Pdl. Con Roberto
Formigoni, Ignazio La Russa, MariaStella Gelmini, Luigi Casero, Riccardo De
Corato. Il sindaco lancia tre siluri contro il Governo. Sulla sicurezza,
sull'immigrazione, su Malpensa. "Aiutateci " dice la Moratti dal
palco "perchè sono sicura che un governo di centrodestra metterà questi
temi al centro dell'agenda politica. Ci vuole un governo che creda nella
sicurezza". Non è il "Sono uno di voi" pronunciato dall'ex
sindaco Gabriele Albertini davanti alla platea di FI qualche anno fa, ma
l'endorsement della Moratti è robusto. Accusa il governo di averla lasciata
sola sulla sicurezza: "Nel 2006 siamo scesi in piazza per avere più
sicurezza. Invece, solo promesse, tavoli, tavoli, tavoli. Tutte le nostre
richieste sono rimaste inevase ". Attacca frontalmente il ministro
dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni: "Non vogliamo avere mai più ministri
come Fioroni che ci impone di accogliere nelle nostre scuole i figli degli
immigrati clandestini". Lo dice a pochi passi dai portoni del Duomo. La
Curia è lì accanto. "Che risposta possiamo dare ai nostri immigrati
regolari? Che devono tenere i loro bambini a casa perché prima ci sono i figli
degli irregolari? ". Dice basta alle leggi buoniste sull'immigrazione.
"Bisogna essere seri. Chi di noi aprirebbe le nostre case senza poter dare
del cibo da mangiare e un lavoro?". Tocca a Malpensa: "Da parte del
governo c'è stata una furia distruttiva". Continua:
"Non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei trasporti. Milano e il nord possono
essere il motore di questo Paese. Riprendiamoci questo orgoglio, l'orgoglio di
chi lavora tutti i giorni e di chi paga le tasse. Questo orgoglio diventi
politica a favore dei cittadini e a favore delle imprese ". E usa
parole precise: "Rialziamo questo Paese". Che assomiglia
terribilmente al "rialzati Italia" di Silvio Berlusconi. A proposito.
Il collegamento in diretta con il Cavaliere da Roma soffre di qualche problema.
Manca il satellite. Vola qualche parola grossa tra i nuovi alleati.
Conclusione. La Moratti rivolta al pubblico sotto il palco. "Aiutateci.
Dipende da voi. Come sindaco faccio fatica a darvi delle risposte se non c'è il
supporto del governo ". Indicazione di voto precisa. Che fa impallidire
quella di un supporter come Formigoni: "Sento tanto ottimismo per vincere
alle prossime elezioni e per dare all'Italia un nuovo governo dove ci sia più
Lombardia". Reazioni immediate. A partire da Giuseppe Fioroni: "Dal
sindaco ci si aspetterebbe un atteggiamento più sobrio e rispettoso delle
leggi". E aggiunge: "Sorprende sentire certe espressioni proprio dal
sindaco della città che ospiterà Expo 2015, la festa di tutti i popoli, anche
di quelli da cui provengono i bambini immigrati che l'amministrazione di Milano
oggi rifiuta di accogliere". Replica anche Andrea Fanzago, consigliere del
Pd: "Non è il ministro, è un giudice dello Stato italiano ad aver bocciato
la circolare del Comune. Milano deve rispettare la legge. Chi invoca giustizia
e legalità deve essere il primo a rispettarla". Sul palco Letizia Moratti
in piazza Duomo con i vertici Pdl. Nel tondo, il braccialetto tricolore che le
ha regalato Riccardo De Corato Maurizio Giannattasio.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-04-06 num: - pag: 3
categoria: REDAZIONALE L'Expo e il voto Le elezioni e la vittoria contro Smirne
Malpensa "Al governo non stavano svendendo Alitalia ma la nostra politica dei
trasporti. Milano e il Nord possono essere il motore di questo Paese" Il
ministro Fioroni: "Sorprende sentire certe espressioni dal sindaco che
ospiterà l'Expo, la festa dei popoli, anche di quelli dei bambini immigrati che
l'amministrazione di Milano oggi rifiuta di accogliere".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Un passo nelle prossime ore o le conseguenze per Alitalia saranno irreparabili". E
avverte: "Se tirati troppo non si spezzano solo i fili, ma anche gli
elastici". Risposta immediata delle organizzazioni sindacali che si dicono
pronte a trattare, ma che respingono qualsiasi ultimatum. "Non firmiamo
accordi in bianco" dice il leader Cisl, Raffaele Bonanni, in una
intervista al Messaggero. Il ministro dei Trasporti Bianchi annuncia che il
governo è disponibile ad aprire un confronto, ma solo dopo che Air France avrà
dato la disponibilità a riprendere il negoziato.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Intervista
a Bonanni: non firmiamo accordi in bianco. La Sea chiede al governo di
liberalizzare le tratte a Malpensa Alitalia, ultimatum ai
sindacati Padoa-Schioppa: subito un passo avanti o conseguenze irreparabili.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-06 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Ultimatum La replica: governo al tavolo Alitalia, Padoa-Schioppa avverte i
sindacati: novità oggi o disastro BRDO (Slovenia) - Caso Alitalia: il ministro dell'Economia,
Padoa-Schioppa, affronta la questione al termine dell'Ecofin. "Il mio
appello è che avvenga subito, entro oggi, un fatto nuovo da parte dei
sindacati, altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per Alitalia diventano altissimi".
L'atteggiamento sindacale è stato un "fatto gravissimo, un grande errore
di valutazione " che ora "va corretto". E il ministro rivela che
il presidente di Air France è disponibile a tornare in Italia "non per
riprendere a trattare ma solo per firmare". E intanto spunta l'ipotesi di
un ingresso in gioco di Lufthansa. ALLE PAGINE 8 e 9 Bagnoli, S. Rizzo
Tamburello, Tondelli.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE A Cernobbio Il sottosegretario pd e l'ex ministro pdl d'accordo
sugli interventi per riforme e salari Letta-Tremonti, prove di larghe intese
sul lago "Patto su 4 temi". "Sì, lavoriamo insieme" DAI
NOSTRI INVIATI CERNOBBIO - Già a porte chiuse, spiazzando la platea del
workshop Ambrosetti, avevano iniziato quello che poi un imprenditore ha
definito "un minuetto". Sarà che Giulio Tremonti e Enrico Letta, avversari
in politica, hanno una consuetudine nell'Aspen Institute, del quale sono il
presidente e il vice. Ma certo chi si aspettava un duello è andato deluso e ha
assistito a uno scambio di opinioni al ritmo di "caro Enrico",
"caro Giulio". Non erano prove tecniche di quella "grande
coalizione" che Tremonti ha rivendicato ieri di aver evocato per primo nel
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Le reazioni Maroni: un Consiglio dei ministri alla Malpensa I
sindacati: governo al tavolo E riprendiamo le trattative Bonanni: per la
cessione meglio aspettare il voto ROMA - "Il fatto nuovo ce lo deve dare
Padoa-Schioppa venendo lui al tavolo delle trattative per spiegarci cosa c'è
dietro al gentleman agreement con Air France, noi siamo pronti anche tra
un'ora". Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, respinge al
mittente le accuse di irresponsabilità fatte dal ministro dell'Economia e
chiede una discesa in campo del governo "che finora non si è mai visto al
negoziato". "A Palazzo Chigi sono state convocate - continua Bonanni
che resta peraltro convinto di rinviare tutta la partita a dopo le elezioni -
anche aziende di 300 dipendenti, ma l'Alitalia no,
qualcuno ci deve spiegare perché". L'uscita slovena del ministro ha
indispettito anche gli altri sindacati. "Insistere con la politica degli
ultimatum non serve a nulla - aggiunge Fabrizio Solari, responsabile trasporti
della Cgil - ribadisco che noi non abbiamo rotto alcuna trattativa, gli unici
fili invece che si devono spezzare sono quelli dei burattinai, di quelli che
hanno stretto patti senza mai apparire e che pretendono che altri li sottoscrivano
senza discutere". Il presidente dell'Unione piloti, Massimo Notaro, alza
il tiro e, rivolgendosi direttamente al premier Romano Prodi e al suo ministro
economico, chiede di "dirci cosa avete pattuito di inconfessabile"
perché altrimenti "non si spiega perché non si può aspettare una settimana
per portare il problema al nuovo governo". Notaro rivela anche una frase
che il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta avrebbe detto quando si è
alzato dal tavolo delle trattative. "Che voleva dire con le parole
"il vostro governo aveva preso con noi altri impegni"?"
"Quali sono - si domanda il rappresentante dei piloti - gli impegni evidentemente segreti che avete preso su Alitalia? " Mentre il ministro dei
Trasporti, Alessandro Bianchi, fornisce una versione dei fatti diversa da
quella di Padoa- Schioppa - "i sindacati verranno convocati dopo il
consiglio di Alitalia di
martedì " - un assist al ministro arriva dal presidente del Senato Franco
Marini: "C'è il rischio di fallimento dell'impresa, invito i
sindacati a riprendere subito il negoziato visto che Air France sembra sia
ancora disponibile". Il ministro del Commercio estero, Emma Bonino, se la
prende invece con Silvio Berlusconi: "Non conosco nessun Paese - dice -
dove uno dei possibili presidenti del Consiglio annuncia, auspica e promette
cordate ma poi non si vede nulla". In zona Partito democratico esistono
però altre interpretazioni del dramma-Alitalia. Per
Massimo Calearo, candidato alla Camera in Veneto per il Pd, "quello della
compagnia di bandiera non è il problema del Paese, ma un problema da risolvere
dopo il 15 di aprile". Poi invita il sindacato a fare una seria
autocritica dopo aver rilevato che "il problema va affrontato con un certo
sindacato, quello che non vive di concorrenza". L'opposizione incalza.
Maurizio Lupi, esperto di trasporti per il Pdl, ritiene "l'appello da
ultima spiaggia di Padoa- Schioppa ricattatorio e quantomeno sospetto e
irresponsabile perché equivale a consegnarsi ad Air France". Il segretario
de La Destra, Francesco Storace, chiede una riflessione su tutta la vicenda
"perché sarebbe folle mettere in discussione Malpensa subito dopo
l'assegnazione dell'Expo a Milano". Sul futuro dello scalo varesino non
poteva mancare l'intervento della Lega. "Chiederò a Berlusconi - afferma
Roberto Maroni - di tenere il secondo Consiglio dei ministri a Malpensa dopo
quello a Napoli". I leader sindacali Guglielmo Epifani della Cgil (a
sinistra) e Raffaele Bonanni della Cisl Roberto Bagnoli.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Retroscena A Pasqua il volo per Milano e l'appello dell'equipaggio:
fate l'accordo con i francesi Il ministro: la politica non c'entra, vale il
codice civile "Il tempo della compagnia è scaduto, tocca sempre a me dire
cose spiacevoli" ROMA - Che non si diverta a esternare
sulla vicenda dell'Alitalia,
è poco ma sicuro. Tanto che in privato Tommaso Padoa-Schioppa si lamenta
spesso: "Tocca sempre a me dire le cose spiacevoli ". Pur sapendo di
essere "l'unico che possa farlo", e che i fatti, confida ai suoi
stretti collaboratori, "finiscono sempre per darmi ragione".
Questa volta l'esternazione del ministro dell'Economia ha una motivazione
impellente e straordinaria: il timore (ed è più che un timore) che dopo
l'iniziale spavento provocato giovedì al sindacato dalla fuga a gambe levate
del presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta dal tavolo delle trattative,
possa ricominciare l'indecente melina che ha finora impedito l'accordo. La
sensazione, netta, in lui, è che "il senso dell'urgenza si è di nuovo
affievolito ". E non è un caso che Padoa-Schioppa abbia fatto ieri,
dall'Ecofin, un'altra sortita dopo essersi consultato con il premier Romano
Prodi e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta: come se tutti avessero
avvertito che dopo lo choc del temporaneo addio di Air France la faccenda
stesse prendendo di nuovo una brutta piega. La peggiore fra quelle che il
ministro dell'Economia temeva, ma invece proprio quella per cui aveva lavorato
il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Ossia, far tornare la vicenda dell'Alitalia integralmente nelle mani della politica. Un errore
che Padoa-Schioppa considera fatale per i destini della compagnia aerea,
ritenendo, come ha ripetuto in queste ore alle persone più vicine, che "la
dinamica temporale non è nelle mani della politica e tanto meno in quelle del
sindacato. Il codice civile ha le sue regole e i suoi tempi". E quello
dell'Alitalia, pensa il ministro, è scaduto. Chi crede
di avere qualche carta in più da giocare dopo le elezioni sperando magari in un
cambio di maggioranza, è la sua tesi, potrebbe aver fatto male i suoi conti,
perché la situazione rischia di precipitare subito prima o subito dopo il 13
aprile. Ma pure chi ha in mente di inchiodare i francesi al tavolo di una trattativa
su Fintecna sì, Fintecna no, Finmeccanica sì, Finmeccanica no, anche soltanto
in attesa che a Palazzo Chigi arrivi il nuovo inquilino, è fuori strada. Perché
se Spinetta tornerà a Roma, è l'idea chiarissima che hanno al Tesoro, sarà
unicamente per firmare la sua ultima proposta, e non certamente per finire
invischiato nella colla della trappola sindacale. Per quale motivo
Padoa-Schioppa, che è già praticamente sull'uscio del ministero, abbia ancora
voglia di spendersi per evitare l'inevitabile, è difficile dire. L'uomo è fatto
così e non si può fare altro che prenderne atto. Ai suoi ha confessato di
essere "molto, ma molto preoccupato" per i ventimila lavoratori della
compagnia e per le loro famiglie. Una preoccupazione diventata ancora più forte
a Pasqua, quando ha preso un aereo dell'Alitalia per
andare a Milano e gli assistenti di volo gli si sarebbero rivolti con
apprensione. Implorandolo perché l'accordo con i francesi andasse a buon fine.
Sergio Rizzo.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Intervista "Quando andiamo a Palazzo Chigi con Epifani e
Bonanni siamo una squadra micidiale" Angeletti: casta noi? No, siamo la
Champions League Il leader Uil: il nostro mestiere è trattare per lavoratori in
carne ed ossa ROMA - "Non esiste un buon accordo oggettivo. La bontà -
dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti - sta nella sua percezione. è un
buon accordo se viene accolto bene dai lavoratori ". Allora è solo il
consenso che guida il sindacato? E non è un atteggiamento tipico di una casta?
"Io quel libro, "L'altra casta", non l'ho ancora letto. Però è
una vita che vengo inseguito da una sentenza e da una minaccia. La prima è che
è tutta colpa dei sindacati. La seconda è che tanto, prima o poi, i sindacati perderanno
il consenso dei lavoratori". A giudicare dalla
trattativa Alitalia non
pare un'ipotesi campata per aria. "Non c'è problema, tanto si vota.
Sissignore, i lavoratori votano. Tutti, mica solo quelli iscritti al sindacato.
E allora vedremo se questo sindacato è rappresentativo o no. Il resto sono
chiacchiere". Pietro Ichino sostiene che troviate la massima
ragione della vostra esistenza al tavolo di una trattativa infinita. "Lui
è iscritto alla Cgil e generalizza. Comunque il mestiere dei sindacati è quello
di trattare, non è quello di perdere tempo, nè quello di negoziare solo per
negoziare. Il nostro obiettivo è fare accordi. Non in nome del socialismo, o
del Paese, ma in nome di persone in carne e ossa, e mi va il sangue alla testa
se qualcuno fa finta di dimenticarlo" Ha ragione chi dice che i sindacati
hanno perso di vista l'interesse generale, che siete una casta corporativa?
"Abbiamo superato questo problema da decenni, non scherziamo. I nostri
iscritti hanno capito che i loro interessi non possono essere contrapposti a
quelli degli utenti, dei cittadini, sennò perdiamo". E il caso dell'Alitalia, scusi? "Perfetto. Che abbiamo fatto? Abbiamo
chiesto più aerei. Siamo pronti a discutere di produttività e tutto il resto
purché ci siano più aerei. E questo non è l'interesse dei cittadini italiani?
". Può darsi, anche se 130 piloti per 5 cargo sembrano un po' troppi.
"Non sto parlando di cose specifiche. Di Alitalia,
poi, non parlo più finché non c'è il nuovo governo. E comunque non mi ricordo
uno sciopero in violazione del codice di autoregolamentazione. L'opinione
pubblica non solo ci interessa, ma ci serve. Perché faremmo le manifestazioni
in piazza? Potremmo fare solo scioperi selvaggi. E lo chiama un sindacato
corporativo questo? L'accordo sul welfare, allora?". Allora cosa?
"Siamo stati accusati di tutto, quando l'abbiamo firmato, tranne che di
aver seguito solo l'interesse dei lavoratori. Chiedete a Mirafiori". Largo
alla trattativa, allora. Magari interminabile, come d'abitudine. "Sempre
colpa del sindacato, eh? Nessuno si è mai chiesto perché per arrivare al
contratto dei metalmeccanici si fanno giorni e giorni di sciopero e per quello
dei chimici non ne serve un'ora? Ai due tavoli il sindacato è sempre lo stesso.
Il fatto è che quando le aziende, o in generale le controparti, si sono
rivelate influenzabili dalla politica le relazioni sindacali si sono ammalate.
E succedono i disastri". Ogni riferimento ad Alitalia
è puramente casuale... "Puramente casuale, sì. Voglio dire che se tratti
con chi ha solo motivazioni industriali, razionali, il negoziato può essere
complicato, ma è liscio. Perché vede, Cgil, Cisl e Uil non sono diverse per la
sigla. Gianni Agnelli diceva: vorrei un sindacato forte, rappresentativo e
unito. Forti e rappresentativi lo siamo, uniti no: abbiamo risposte diverse per
uno stesso problema. E se in una trattativa entra la politica queste differenze
si avvertono". Le trattative s'incartano. "E i tavoli si incrinano.
Spesso è così. Ma non sempre, nel settore pubblico è diverso, perché la
politica lo rende più vulnerabile. Mettetevi nei panni di un amministratore
pubblico. Se minacci di bloccare un servizio quando arriva la telefonata del
governatore della Regione o del ministro, quel povero disgraziato che deve
fare?". Lo stesso vale per il governo? "Quando a Palazzo Chigi
entriamo io, Bonanni ed Epifani siamo micidiali. Sembriamo una squadra da
Champions League". Ragnatela, marcatura stretta e melina? "Macchie.
La Juve del Trap: ciascuno ha il suo ruolo, sa quel che deve fare. Basta che ci
guardiamo in faccia. Un'occhiata e vanno in crisi ". Senza neanche
parlare? "La nostra tattica migliore, quando una proposta non ci va giù, è
proprio il silenzio. Interminabile, nessuno fiata. A Palazzo Chigi me ne
ricordo un paio di questi momenti. Imbarazzanti è dire poco. Poi Epifani si
alza" Come si alza? "Guglielmo è sempre un signore, anche nelle
trattative. Si alza dalla sedia. Io e Raffaele, invece, alziamo la voce" E
si riparte fino a notte fonda. "Se arrivano senza margini per negoziare, pensando
di avere davanti dei deficienti, facciamo anche mattina. E ci scappano pure le
parolacce ". E se la proposta va bene? "Si può sempre ottenere di
più". La parola chiave in questo caso? "Uno di noi dice: è un passo
avanti" Coi francesi, o coi tedeschi, per l'Alitalia,
come andrà? "Con gli stranieri la trattativa è razionale, non è politica.
Ti offrono 100 e ti spiegano perché non possono arrivare a 101". I
negoziati Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti Mario Sensini.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 6 categoria:
REDAZIONALE Il Pdl Al Pantheon: "La mia condanna è definitiva, devo fare
il presidente del Consiglio" E il Cavaliere: noi l'ultima occasione prima
del declino ROMA - Un esecutivo del Pdl è l'"ultima occasione prima del
declino, e la partita del 13 e 14 aprile non finirà in un pareggio al Senato
perché i sondaggi sono chiarissimi, abbiamo una distanza tale per cui avremo
l'onore e l'onere di governare e cambiare il Paese", dice Silvio
Berlusconi parlando a Telecamere, in onda oggi su Raitre. In piazza del
Pantheon, davanti ai giovani del Popolo della libertà che lo salutano con
un'ovazione, aggiunge: "La mia condanna è definitiva devo fare il presidente
del Consiglio". E lo dice, come del resto va ripetendo da qualche tempo,
con un tono assai prudente perché il lavoro che lo attende qualora sia lui il
vincitore è molto impegnativo: dalla lotta ai rifiuti alla trasformazione della pubblica amministrazione alla chiusura del dossier Alitalia. Berlusconi parla, e in cielo
volteggia un elicottero che passa e ripassa, coprendo con il suo rumore le
parole del premier che sbotta: "Continuano... segno che hanno paura".
Il Cavaliere segue uno schema ormai consolidato. Da una parte invita alla
mobilitazione ("finita la festa andate a fare proselitismo") e dall'altro
rilancia l'idea del voto utile, il voto cioè dato ai grandi partiti. Non va
insomma, dice, disperso scegliendo forze politiche che non hanno la possibilità
di superare lo sbarramento e quindi non porteranno parlamentari. "Se
qualcuno a voi vicino avesse qualche simpatia per quel bel ragazzo che stava
nel centrodestra e si chiama Pier Furby...". Non finisce la frase perché
dal pubblico salgono fischi e "buuu", e lui di rimando:
"Reazione un po' rozza ma efficace". Critica poi il suo competitor
Walter Veltroni che guida il Pd, l'ultima mimetizzazione del vecchio partito
comunista. A Veltroni, però, riconosce alcune doti: "è un grande
comunicatore e ha un coraggio bestiale, perché è riuscito a tenere assieme
radicali e cattolici integralisti, mangiapreti e baciapile". Tuttavia l'ex
sindaco di Roma non è affatto il "personaggio nuovo che dichiara di
essere". "Per questo gli italiani hanno capito - tuona Berlusconi -
che seguire il pifferaio magico rischiava di portarli nel burrone". E
rivolto ai giovani domanda: "Volete voi che un vostro coetaneo, cioè il
sottoscritto, torni al governo?". "Sììì", replica il pubblico e
lui si congeda con un "bacio e abbraccio tutti, soprattutto le signorine
". Pdl Silvio Berlusconi a Napoli Lorenzo Fuccaro.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Tentativi in corso Ermolli cerca 800 milioni e la legge Marzano
MILANO - Ottocento milioni suddivisi in fiches più o meno grosse opzionate dai
membri della "cordata"; un ruolo sempre più marginale per l'Airone di
Carlo Toto; la ricerca di un partner straniero forte; l'applicazione
della legge Marzano ad Alitalia. Questi sono i pilastri dell'azione che, nel riserbo più
assoluto, Bruno Ermolli starebbe portando avanti in attesa che domani si
chiarisca la vicenda Air France. Il fallimento definitivo della pista parigina,
da un lato, e la vittoria del Pdl alle elezioni, dal-l'altro, sarebbero poi i
requisiti di contesto. Gli investimenti di medio termine non sarebbero
inferiori ai quattro miliardi, ed è per questo che lo storico consigliere di
Silvio Berlusconi avrebbe fissato in 800 milioni la soglia d'impegno fissata
prima di esporre apertamente un piano e dei nomi. Secondariamente, in sintonia
non si sa quanto casuale con Intesa Sanpaolo, il pur riservatissimo Ermolli non
farebbe mistero del fatto che Airone non è più il perno della cordata. Proprio
ieri, mentre l'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, ha consegnato al
Sole la propria disponibilità a partecipare ad un'ipotesi bipartisan, il fondo
americano Tpg, inizialmente della partita con Mediobanca, ha smentito la
notizia che voleva il fondo stesso affiancato proprio a Toto, sotto il
coordinamento di Lufthansa. L'ipotesi si spingerebbe fino a ipotizzare una
fusione tra Airone e Alitalia, sotto il controllo di
Lufthansa. Mentre Airone non ha commentato, la compagnia tedesca guidata da
Wolfgang Mayrhuber ha fatto sapere che non ci sono novità rispetto ai giorni
scorsi. I contatti con Lufthansa sarebbero però in bella evidenza nell'agenda
di Ermolli, mentre Cgil e Cisl hanno fatto immediatamente sapere che l'ipotesi
che vede nei tedeschi il player forte sarebbe gradita. Non esclusi anche
sondaggi più "esotici": in estremo oriente o nei Paesi del Golfo,
dove lo choc petrolifero che sta mettendo in ginocchio molte grandi compagnie
americane fa meno paura. Prima di andare fuori dai confini e di riallacciare
canali ufficiali con Intesa Sanpaolo serve la disponibilità dichiarata di ottocento
milioni di euro. Azionista delle Ferrovie Nord, controllate dalla Regione
Lombardia col 57% e ieri accreditate a loro volta di un interessamento, è quel
Marcellino Gavio che viene spesso chiamato in causa. Più di lui investirebbe
Salvatore Ligresti, suo socio nella Igli, azionista di riferimento di
Impregilo, e attivo sul tavolo della Milano fresca vincitrice dell'Expo. è
possibile che il cammino della metropoli che si prepara al 2015, e quello di Alitalia e di Malpensa, cerchino vie per intersecarsi e per
riallacciare i destini della compagnia a quelli dello scalo varesino.
Naturalmente, dopo il definitivo fallimento dell'ipotesi francese e dopo
l'ammorbidimento della tempistica e l'ossigenazione delle boccheggianti casse
di Alitalia, possibili solo passando per la Legge
Marzano. B. Ermolli W. Mayrhuber Jacopo Tondelli jtondelli@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-06 num: - pag: 8 categoria:
REDAZIONALE Alitalia, ultimatum di Padoa-Schioppa
Cordate, spunta l'ipotesi Lufthansa "Fatto nuovo dai sindacati o
conseguenze irreparabili". Tremonti: niente espropri Bianchi: "Se il
board di Air France domani deciderà di riprendere la trattativa, quello di Alitalia, martedì, si muoverà di conseguenza" DAL NOSTRO INVIATO
BRDO (Slovenia) - "Il mio appello è che avvenga subito un fatto nuovo da
parte dei sindacati. Perché altrimenti i rischi di conseguenze irreparabili per
Alitalia diventano
altissimi": il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa- Schioppa, affronta
la questione al termine dell'Ecofin, riferendosi a oggi come termine
ultimo. E lo fa contravvenendo all'abitudine di non parlare di cose italiane in
occasione di vertici internazionali. Così, lasciando da parte i timori per
crescita economica e inflazione, segnala "la grandissima preoccupazione
" per Alitalia. Padoa-Schioppa parte dalla
rottura delle trattative tra Air-France Klm e i sindacati italiani, mercoledì
scorso. "Tutto era pronto per chiudere" e quindi per un via libera
all'acquisto della compagnia italiana da parte dei francesi e "invece
spunta da parte sindacale una proposta diversa che fa fare un salto indietro di
quattro anni". è stato un "fatto gravissimo, uno choc forte e un
grande errore di valutazione " che ora "va corretto" aggiunge il
ministro. Il quale rivela come Jean-Cyril Spinetta, presidente di Air
France-Klm, gli abbia comunicato di essere disponibile a tornare in Italia
"non già per riprendere a trattare ma solo per firmare". I tempi
però, precisa Padoa- Schioppa, "sono strettissimi", visto che domani
è in programma il Cda della società francese chiamata a dire una parola
definitiva sulla vicenda ed il giorno successivo, martedì, quello di Alitalia destinato a valutare la situazione di bilancio. Da
qui, dal rischio che il ministro non specifica, di una possibile dichiarazione
di insolvenza della società italiana, nasce l'appello lanciato dalla Slovenia.
"C'è una accresciuta consapevolezza di quanto siano stretti i tempi, ma
temo che non sia sufficiente". La dinamica temporale, ha proseguito,
"non è in mano né dei sindacati né della politica". Purtroppo
"succede tutto prima delle elezioni ma il codice civile ha le sue
regole". Insomma "non è possibile tirare a lungo, a dopo il voto,
perché non solo i fili ma anche gli elastici a tirarli troppo si spezzano".
Occorre dunque, e subito, entro oggi, un fatto nuovo. Che non può essere, dice
il ministro, un "cambiamento di toni" ma il "ritorno alla
situazione prima della rottura ". Cioè alla seconda proposta avanzata
dall'Air France. E l'ipotesi di un intervento alternativo di Lufthansa?
"Ho letto un comunicato chiarissimo in cui la compagnia tedesca negava
ogni interesse a intervenire" risponde il ministro. Al quale replica,
rettificando, il collega di governo, il ministro dei Trasporti, Alessandro
Bianchi: "Se il Cda di Air France confermerà la disponibilità a riprendere
il confronto coi sindacati, martedì il Cda di Alitalia
potrebbe decidere di conseguenza". Dall'Italia, all'appello del ministro
fa eco il richiamo di Enrico Letta, sottosegretario alla presidenza del
Consiglio incaricato dal governo di riannodare la trattativa coi francesi.
"Spero che Air France non chiuda definitivamente le porte" ha
affermato Letta secondo il quale solo la proposta della compagnia francese
"è buona e utile per il Paese e per Alitalia".
Spero, ha aggiunto "che ci sia un atteggiamento responsabile e
lungimirante dei sindacati". Significativa, dopo quella di Letta anche
l'uscita dell'ex ministro Giulio Tremonti, vicepresidente dei deputati di Forza
Italia (ieri hanno partecipato entrambi ad un seminario Ambrosetti a Cernobbio)
che ha in pratica tolto gli steccati all'offerta Air France. Perché no?
Potrebbe funzionare, dice Tremonti, "a patto che non comporti
l'azzeramento di Alitalia, che non sia un esproprio,
ma valorizzi la compagnia e il mercato italiano". Stefania Tamburello.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-04-06 num: - pag: 27 categoria:
REDAZIONALE Politica e finanza La strategia della maison parigina per
rafforzarsi sul mercato italiano E a Lazard adesso arriva un super advisor
MILANO - I 100 milioni che Unicredit ha puntato qualche settimana fa su Lazard
sono un investimento puramente finanziario. Dal sapore "anticiclico
", commentano fonti che ben conoscono l'attività centrale per la Lazard
oggi. Avendo la consulenza finanziaria, e non l'investimento diretto al centro
del proprio sistema di business mondiale, Lazard ha sofferto i secondarismi
della crisi originata dai subprime solo a livello di ricadute generali, ma non
teme svalutazioni o crolli. Di più, la sua posizione non conflittuale, negli
ultimi mesi, ha reso Lazard l'advisor ideale per le banche in cerca di
acquirenti-risanatori, da un lato, o di fondi sovrani pronti a riversare a New
York le loro grandi quantità di liquidità. Le principali operazioni d'ingresso
dei fondi, infatti, sono state regatate anche da Lazard, e tra questi spicca il
salvataggio di Bearn Stearns. Dopo anni complicati, del resto, anche in Italia,
per l'istituto che fu di Andrè Meyer, i momenti più difficili sembrano alle
spalle. Finita la stagione delle fuoriuscite dei riferimenti storici di Lazard
in Italia (Gerardo Braggiotti e Arnaldo Borghesi), passate le difficoltà di
adattamento e dimensionali rispetto a un mercato in rapida evoluzione, Lazard
va trovando il suo nuovo collocamento. Contava su ottanta professionisti, oggi
sono trentacinque. Si portava dietro l'aura sacrale del primo grande nome della
finanza europea, oggi è una banca d'affari interamente focalizzata sull'M&A
che deve competere su un mercato popolato di attori molteplici. Ma rispetto
agli anni scorsi, quando la storica maison sembrava sul punto di avvitarsi su
stessa, si comincia a respirare un cauto ottimismo. La nuova Lazard
"leggera" di casa nostra è uno dei canali preferiti per il caldo asse
che lega l'Italia a Parigi. Di evidente attualità la consulenza
fornita ad Air France sulla complessa vicenda Alitalia. Ma anche la partita energetica che vede Eni - affiancata da
Lazard - in short list, e assai ben piazzata, con Edf e E.On per la belga
Distrigaz, controllata da Suez. Ci sono poi la forte presenza nel debt advisory
e restructuring, il settore delle utility locali e, più in generale, una
presenza consolidata nel settore "mid-market", meno volatile e
ciclico del resto del mercato. Alla nuova Lazard, in verità, qualcosa sembra
mancare ancora in termini di esperienza relazionale e di suasion politica, che
tanto valgono sul mercato italiano. Doti che, per capirci, Jp Morgan e Goldman
Sachs hanno cercato in Bruno Ermolli e Gianni Letta, e che potrebbero essere
l'elemento mancante alla squadra di banker guidati dal cinquantenne Riccardo
Pavoncelli, affiancato dai due quarantenni Massimo Pappone e Marco Samaja. Il
profilo è insomma quello di un professionista che ben conosca il potere
politico e per dargli un nome, a quanto pare, potrebbe bastare giorni. Jacopo
Tondelli jtondelli@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-06 num: - pag: 30 categoria:
BREVI La tua opinione su corriere.it Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il
referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? SUL WEB Risposte alle
19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Si R 69,7 No R 30,3 La domanda di
oggi Ritenete che le schede per votare possano indurre in errore gli elettori?
I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione
scientifico.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-06 num: - pag: 30 categoria:
REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Aziende pubbliche: lo Stato non
deve abdicare D ice Silvio Berlusconi: Eni, Enel, Finmeccanica e Terna sono ben
gestite, dunque nessun cambiamento ai vertici, che peraltro aveva nominato lui.
Eppure, queste grandi aziende meriterebbero giudizi più articolati. Eni ed
Enel, per esempio, hanno reso meno dei concorrenti, considerando i dividendi e
l'andamento delle quotazioni nel triennio. Ma mentre l'Eni ha investito
abbastanza poco in relazione alle riserve in calo e ha comprato azioni proprie
perdendoci negli ultimi due anni, l'Enel non ha speculato sulle azioni proprie,
si è indebitato per fare un grande investimento nella spagnola Endesa e nel
prossimo futuro dovrà concludere questo affare in trasferta. Terna esporta
ingegneri e capitali in Brasile, e ci si potrebbe chiedere se le tariffe non
siano alte. Finmeccanica cresce nelle alte tecnologie ed è legata alla politica
estera del paese. Sarebbe, dunque, più interessante se premier e aspiranti
premier non solo motivassero meglio i giudizi, ma anche e soprattutto se li
proponessero quali verifiche di mandati pubblici, più specifici e seri
dell'evanescente invito a creare valore che, come si sa, varia a seconda del
periodo di tempo nel quale si misura e delle diverse attese dei diversi
investitori. In fondo è quanto raccomanda l'Ocse con le linee guida della corporate
governance nelle società possedute o anche solo controllate dallo Stato. Queste
linee costituiscono un "codice" che vorrebbe bilanciare la
responsabilità dell'azionista pubblico con il rispetto dei diritti degli altri
soci e dell'autonomia gestionale del management. E a base dell'equilibrio pone
la dichiarazione della politica e degli obiettivi che gli Stati intendono
perseguire nelle società partecipate. Una dichiarazione da affidare al soggetto
deputato dal governo a parlare al mercato. Ma l'Italia disattende queste linee.
Dopo l'abolizione del ministero delle Partecipazioni statali, lo Stato
azionista si è incarnato nel Tesoro e poi nel ministero dell'Economia. Ma
questo soggetto, apparentemente coerente con le linee dell'Ocse, si è
depotenziato precisando, con una lettera alle società parastatali, di non voler
esercitare i diritti di direzione e coordinamento che avrebbe in quanto holding
di fatto. Questo autodepotenziamento ha una ragione nobile, che risale alla
filosofia delle privatizzazioni italiane: la volontà di esaltare l'autonomia
dei consigli di amministrazione e di evitare le pressioni dei partiti. Ragione
nobile ma anche surreale perché pretende che Eni, Enel e le altre operino come
public companies, sebbene lo Stato vi abbia il 30% e il governo ne nomini i
vertici. In realtà, rinunciando ai diritti d'indirizzo, lo Stato abdica ai
correlati doveri di verificare e farsi verificare in pubblico. La storia dell'Alitalia ci dice che al dunque le abdicazioni si pagano. Le cronache
delle nomine aggiungono che, senza trasparenza, gli uomini vengono giudicati in
via privata e opaca e, talvolta, per servigi non dichiarabili. Nomine siffatte
sono censurabili se decise da privati. Peggio se è lo Stato, nelle
persone dei suoi rappresentanti pro tempore, a evitare il controllo puntuale.
\\ Un errore depotenziarne il ruolo nelle società partecipate
mmucchetti@corriere.it.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
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Di GIULIO MANCINI
"Il movimento di passeggeri è aumentato così tanto che l'azienda ha già avviato
le selezioni per nuove assunzioni di personale". Enrico Petrocchi,
responsabile del bar "La terrazza di Roma", da ventitré anni dietro
il bancone all'aeroporto di Fiumicino, è uno dei tanti
operatori commerciali che benedice il ritorno di Alitalia al Leonardo da Vinci. A una settimana dal rientro di centottanta
voli della sinistrata compagnia di bandiera, è entusiasmante il risultato che
l'operazione ha prodotto per l'economia locale. Sono soddisfatti i romani che
ritrovano sulla porta di casa un trampolino per le rotte intercontinentali.
Ritrovano speranza di crescita gli operatori turistici che vedono in
prospettiva un aumento degli arrivi. Riprendono fiato duty free e negozi
interni allo scalo di Fiumicino. Alitalia da domenica
a martedì scorsi ha completato il trasferimento a Roma da Malpensa di rotte
importanti. L'ente nazionale per l'aviazione civile Enac ha valutato un
affollamento giornaliero dell'aeroporto tra 94 mila e 110 mila passeggeri.
"L'impatto di questo provvedimento qui in aeroporto si è visto già dal
primo giorno conferma Petrocchi dalla cassa del bar "La terrazza di
Roma" Stimiamo un incremento di clienti di quasi il trenta per cento,
soprattutto nelle fasce orarie pomeridiane e serali. L'azienda ha avviato le
selezioni per l'assunzione di personale. D'altra parte otto anni fa, quando
molti voli Alitalia vennero portati dal "Leonardo
da Vinci" a Milano, vivemmo la situazione inversa con problemi di esuberi
e di crisi". Dello stesso avviso sono i dipendenti della farmacia al molo
C delle partenze internazionali. "L'aumento del movimento di passeggeri è
notevole rivela Margherita Catarci, farmacista da dieci anni al "Leonardo
da Vinci" Ad essere entusiasti per l'attestazione delle rotte Alitalia a Fiumicino sono soprattutto gli stranieri".
"In questo periodo di lancio di Malpensa gli fa eco Claudio Chinaglia che
invece dirige la farmacia del molo nazionale molti passeggeri hanno preferito
cambiare compagnia aerea pur di non dover raggiungere Malpensa per volare sulle
rotte di medio raggio o intercontinentali. Da una settimana a questa parte
sembra di essere già in estate". "E sporcano pure come se fosse un
esodo estivo" ironizza Romolo Di Marzio, addetto alle pulizie della ditta
"Sprinter". L'Aci-Europe ovvero l'associazione che riunisce i gestori
di 400 scali europei e segue il 90 per cento del traffico commerciale, a
proposito del valore occupazionale dato dal maggior traffico, è molto chiara. I
suoi studi indicano che per ogni milione di passeggeri che si aggiunge ogni
anno in un aeroporto, nascono 900 posti di lavoro: due terzi di questi sono
nell'indotto, il restante in addetti interni allo scalo. Si stima che Alitalia porterà circa 5 milioni di persone in pià l'anno.
"Che sia una ventata benefica per la nostra città racconta la barista Irma
Del Carmen Vasile al molo A è che qui nel settore delle partenze nazionali da
una settimana a questa parte sono aumentati tantissimo gli stranieri. Significa
che a Roma si è incrementato soprattutto il turismo estero".
"Circolano molti più clienti verso la sera ribadisce Silvia Di Iorio,
addetta di una valigeria del molo B Il movimento commerciale in una sola
settimana è cresciuto di almeno il 15 per cento". Non la pensano così nel
negozio di fronte, alla libreria. "No, non notiamo cambiamenti dichiara
Claudio Lattanzi ma forse libri e riviste in questo momento di crisi economica
si fatica a venderli un po' ovunque in Italia".
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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- ROMA - sezione: Lettere - data: 2008-04-06 num: - pag: 14 categoria: REDAZIONALE La scelta di Maria Latella ALITALIA, SI POTREBBE
RIPARTIRE DALLA FREQUENZA DELLE NAVETTE Gentile signora Latella, Vorrei mandare
tramite la Sua preziosa rubrica un messaggio al nuovo (l'ennesimo) a.d. di
Aeroporti di Roma confidando che vorrà perseguire il miglioramento dei servizi
agli utenti di Fiumicino, considerata anche la sua crescente importanza.
Mi riferisco alla periodicità dei passaggi della navetta e al costo del
parcheggio lunga sosta. La navetta è programmata ogni 20 minuti; talvolta se ne
debbono attendere 25 o più per ragioni di traffico, con il rischio di perdere
l'aereo. Un'attesa prolungata è penosa anche al rientro, quando si ha fretta di
tornare a casa, magari dopo una lunga trasferta di lavoro. Non dovrebbe costare
molto abbreviare l'intervallo dei passaggi a 10-15 minuti. Al parcheggio lunga
sosta per i primi tre giorni si pagano 28 euro al giorno, oltre uno l'ora.
Sembrano troppi. E' vero che per 4 giorni e fino a 7 si beneficia della tariffa
fissa di 69 euro, ma sembrerebbe più equo pagare su una base (ridotta)
proporzionalmente al tempo della sosta e, volendo, a scalare. Per la società
c'è sempre l'ulteriore guadagno delle frazioni di giorno che sono computate
come un giorno intero. E, ricordiamolo, non esiste personale di sorveglianza.
Paolo Mariotti In un momento in cui grande attenzione viene com'è giusto
riservata all'Alitalia, non è male ricordare che nella
vita del viaggiatore contano, e molto, anche i tempi e i modi con cui si
raggiunge un aeroporto. Grazie dunque al lettore che ci induce a non
dimenticarlo. Poter raggiungere un aeroporto in 40 minuti, anche di notte, in
tutta sicurezza e senza dover necessariamente usare la propria auto o un taxi è
di sicuro un valore aggiunto. I treni da e per Termini dovrebbero avere una
cadenza di dieci minuti in dieci minuti, ha ragione. mlatella@rcs.it.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-06 num: - pag: 5 categoria:
REDAZIONALE Centrosinistra Ultima settimana, toni più duri Immigrati e reati,
la sfida di Rutelli "Io sarò tosto" "Bisogna alzare la
guardia" Rutelli torna a insistere su sicurezza e immigrazione. Orari dei
locali: non ci sarà giro di vite. Occupazioni: "Non le sosterrò mai"
Berlusconi chi?, quello secondo il quale i fondatori di Roma furono
"Romolo e Remolo"?, "perché ho visto che nel pamphlet che
Berlusconi sta mandando alle famiglie romane che Villa Pamphili è diventata
Villa Phamphili e Castel Sant'Angelo è diventato Castello Sant'Angelo,
confondendosi forse con il castello sforzesco di Milano", in ogni caso "sono
pronto, quando sarò sindaco terrò qualche ora per fare un corso di
aggiornamento a Berlusconi sulla storia di Roma". Francesco Rutelli
sorride alle telecamere di Romauno: il faccia a faccia con il candidato Luciano
Ciocchetti (Udc) offre una nuova opportunità per "difendere Roma".
Altro esempio: "La Lega ha dato vita ad una iniziativa violenta contro
Fiumicino e contro l'Alitalia.
Quando ero sindaco la Lega mi chiese l'autorizzazione per fare una
manifestazione dal titolo "Forza Nerone, bruciamo il
Colosseo"...". Ovviamente, durante la diretta tv, s'è parlato anche
d'altro. A cominciare dalla sicurezza: "Il tema riguarda le leggi dello
Stato: non è possibile che quelli che commettono reati predatori nei confronti
delle donne, dei ragazzini e degli anziani siano scarcerati e poi
reiterino. A Roma abbiamo una situazione critica anche se è una città molto più
sicura rispetto a quelle europee, ma bisogna intervenire concretamente".
Sul tema dell'immigrazione, poi, Rutelli ha detto che "bisogna alzare la
guardia. Se sarò eletto sarò un sindaco tosto e non conciliante. Al governo
avevo proposto una banca del Dna: l'uso di dati biometrici per avere
l'identificazione di coloro che compiono reati soprattutto nei confronti delle
donne. Avevo anche proposto la revoca della patria potestà ai genitori che
sfruttano i figli per chiedere l'elemosina. Spero ci sia una convergenza con il
nuovo governo e a livello locale per realizzare questi obiettivi".
Sull'unità della coalizione di centrosinistra: "C'è pluralismo di
coalizione però ne rispondo io delle forze che hanno firmato il mio programma.
A Roma ci sono disagi seri, li guardo in faccia e ne rispondo io".
Problema orari dei locali notturni: non ci sarà giro di vite, vale ciò che è
scritto nel programma, cioè se ne discuterà. Ciocchetti lo incalza sulle
occupazioni abusive: "Mai le sosterrò ". In caso di ballottaggio,
Rutelli parlerà con Grillini e magari con Sinistra Critica, ma "il fatto
nuovo di queste elezioni è che ci sono due candidati del centro, Ciocchetti e
Baccini, che hanno scelto una strada autonoma. Un'area centrista che ha deciso
di seguire una strada nuova e a cui guardo con attenzione". Infine,
frecciata al Pdl: "Il contratto di servizio Ama ha bisogno di revisione,
non di privatizzazione. Quella è un'idea demente che è venuta a un mio
avversario". La "questione della vendita delle case Enasarco dovrà
essere attentamente affrontata dal futuro sindaco. Mi impegno a costruire un
tavolo di concertazione con la Fondazione, i sindacati di inquilini e con gli
istituti bancari" . Al. Cap. Camilla Rutelli a piedi negli studi tv, ha
portato con sé il cane Camilla.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ROMA "Io ho già
contribuito a questa campagna elettorale, non potevo fare di più...".
Scherza il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, vedendo i fiocchi azzurri
con cui lo accolgono nelle Marche per festeggiare la nascita del figlio
Francesco. Un attimo di commozione e poi, via, di nuovo a controbattere,
un'ennesima volta, i teorici del cosidetto "voto utile". "Dà
fastidio un centro che impedisca a Berlusconi e Veltroni di fare i loro comodi-
argomenta il candidato premier centrista- credo sia importante votare per noi,
è doppiamente utile, per salvaguardare i propri valori e per evitare che
l'Italia abbia dei padroni". Appare in gran forma l'ex presidente della
Camera. E ad Ascoli Piceno, in un teatro stracolmo, spiega perchè. "Oggi
mi vedete particolarmente tonico, non solo perchè mi è nato un figlio, che è
una benedizione del Signore, una cosa bellissima. Ma sono tonicizzato anche dai
risultati dei sondaggi. Se è vero che con tutte le persone che se ne sono
andate, ha corrisposto un aumento a dismisura per l'Udc nei sondaggi, allora se
ne vadano pure", ironizza. Quindi, fa una confidenza ai suoi elettori:
"Un mese fa abbiamo avuto paura. Un uomo politico non dovrebbe mai dirlo,
ma abbiamo temuto che ci fosse uno schiacciamento. Oggi siamo salvi. C'è un
Unione di Centro che va oltre l'Udc, c'è anche la Rosa Bianca. Ci sono molti
cattolici che si sono messi in marcia". E dice di "non capire
Berlusconi, che afferma di essere in vantaggio di tanti punti, ma poi non si
accontenta di vincere. È inutile che pensi anche di avere la proprietà del Paese,
che è degli italiani, e non sua. Lasci qualcosa anche a noi. Tanta insistenza
rivela come sia ossessionato, dà dei sondaggi, spiega che ha già vinto le
elezioni, per cui si accontenti di vincere". Quindi, affronta i temi di
attualità. Secondo Casini, le previsioni pessimistiche del Fondo monetario
internazionale sulla crescita dell'Italia "significano che non è solo
importante vincere queste elezioni, ma è importante che chi le vince abbia la
cultura di governo per poter governare. Servono decisioni forti- sottolinea- ad
esempio, credo che Alitalia abbia
bisogno di una profonda svolta, di una modernizzazione e di scelte impopolari,
che solo chi avrà grande coraggio riuscirà a fare". E mette in chiaro che
"dopo essere stati vittime del ricatto di Bertinotti, oggi rischiamo di
essere vittime di quello di Bossi", avverte, spiegando che "ormai
anche Berlusconi ha capito che non ce la farà a governare e ha abbassato i
toni". Ma il candidato premier dell'Udc ne ha anche per il
candidato premier del Partito democratico: "Parlo di Berlusconi, perchè
Veltroni ne è la brutta imitazione, è il più berlusconiano di tutti i
competitors, e non vedo perchè la gente dovrebbe votare per lui piuttosto che
per l'originale". Infine, un ultimo avvertimento: "Ai cattolici dico
che la coscienza della Binetti non è la coscienza del Pd, perchè nel Pd non c'è
posto per i nostri valori. In questa campagna - aggiunge - noi difendiamo
l'identità cristiana del Paese, difendiamo ciò che siamo, è una precisa scelta
di campo. E nè Veltroni nè Berlusconi possono parlare di temi eticamente
sensibili, perchè hanno dentro di tutto nelle loro coalizioni e non se lo
possono permettere". C.Ter.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di CLAUDIO SARDO
NAPOLI - "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro futuro, ben
oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con orgoglio la
paternità e liquida come "stupidario", come "analisi
straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il
quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto
- spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni.
La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento,
che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque sia il
risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che
"sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e
rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure
in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua
D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con
il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante
in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la
stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta
dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti.
Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E
l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto.
Ieri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di quotidiani stranieri a
Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore delegato delle Ferrovie,
Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento dell'Alta velocità e ascoltare
un passeggero che dice: "Questo treno arriva sempre in anticipo".
Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema difende la mozzarella di bufala:
"I controlli a tappeto sui caseifici sono la prova del severo controllo di
qualità sui cibi che non ha uguali in Europa". E il colloquio si spinge
fino al polo aeronautico campano-pugliese, "eccelenza mondiale della
tecnologia e della produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette
di qualità. Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene".
L'agenda prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola.
Tra gli italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche
Berlusconi. "Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani
all'estero, sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la
polemica contro di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del
fair-play (a dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i
panni del più antiberlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di
Expo: "Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato
tanti voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al
mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una
bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche
sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui
strumentalizza. Promette un Consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca
solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e
Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole
patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a
due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di
tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano
la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con
quattro-cinque poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative,
alla sconfitta "generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo
D'Alema - ha più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra
radicale". Certo, in Campania la rimonta appare una "mission impossible".
E poi c'è lo scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì
sul palco di Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di
Ottaviano (quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo
bassoliniano "fuori dai riflettori elettorali". Quindici anni non
sono stati solo "emergenza rifiuti". "Il ricambio è
necessario", anzi "è già cominciato", però il giudizio tocca
agli elettori campani, "non al partito".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ir France dovesse
definitivamente spezzarsi. Lo scenario, già anticipato dal Messaggero, prevede
nel dettaglio la fusione tra l'Alitalia e la società di Toto, e l'entrata in campo da una parte della
compagnia di bandiera tedesca come socio industriale, dall'altra del fondo
americano Texas Pacific Group (Tpg) come partner finanziario. In questo modo
Lufthansa potrebbe prendere le redini operative del nuovo vettore, limitando
però per il momento il proprio coinvolgimento finanziario diretto. Un
piano del genere potrebbe superare le resistenze del consiglio di vigilanza del
colosso di Francoforte. Si tratta di qualcosa di più di un'ipotesi di lavoro, e
nei prossimi giorni il progetto potrebbe venire allo scoperto. Anche se per il
momento c'è da registrare la smentita da parte di Tpg (che già era stato in
corsa nella prima fase della privatizzazione). L'ingresso di Lufthansa è visto
con favore da alcuni degli attori politico-sindacali: da una parte la Lega
Nord, dall'altra la Cisl di Bonanni, che tra l'altro apprezza la possibilità di
un ingresso dei sindacati negli organi direzionali, secondo il modello tedesco.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sono
attualmente in cassa, Alitalia potrebbe andare avanti forse fino
a giugno. Ma nella cruciale riunione di dopodomani gli amministratori di Alitalia non potranno
limitarsi a fotografare lo stato della liquidità, per decidere quante settimane
o mesi si potrebbe teoricamente andare avanti. Dovranno anche soppesare i rischi
legati alla prosecuzione dell'attività: è chiaro che una compagnia aerea non è
un'azienda qualsiasi e l'eventuale passaggio ad una fase commissariale non
potrebbe avvenire di punto in bianco, all'esaurimento dell'ultimo euro
disponibile. Intanto perché il commissariamento comporta di fatto la
sospensione di molti voli, con con tutte le conseguenze sulla mobilità nel
Paese. Poi perché l'utilizzo di tutte le risorse, in assenza di una prospettiva
concreta, potrebbe portare conseguenze legali per gli amministratori stessi.
Proprio per queste ragioni di prudenza, ci sono dubbi sulla possibilità di
utilizzare i 79 milioni ricavati dalla vendita delle azioni Air France, visto
che questa vendita in caso di fallimento potrebbe essere vista come un danno
per i creditori e teoricamente dare luogo ad una revocatoria. Ed è difficile
che dal cilindro del bilancio possano uscire altri conigli: la stessa cessione
dei terreni di cui la compagnia dispone a Fiumicino si presenta non immediata e
comunque ricadrebbe nel rischio di revocatoria. Dunque, i milioni in cassa
erano
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
ROSSELLA LAMA BRDO (Slovenia) - "Il 3 ho sentito Spinetta e mi ha detto
"non torno a Roma per trattare, semmai per firmare se il mio consiglio di
amministrazione dovesse consentirmelo"". Dalla Slovenia,
contravvenendo alla regola che si è data di non parlare all'estero di cose
italiane, Tommaso Padoa-Schioppa lancia "un appello: oggi (ieri per chi
legge, ndr.) o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte dei sindacati,
o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno
irreparabili". La trattativa si è rotta il 2 aprile, quando i sindacati
hanno presentato al gruppo franco-olandese il loro contropiano sulla compagnia
di bandiera. "La questione si va stringendo, e faccio il punto di come
vedo io le cose", ha detto Padoa Schioppa. Quello del 2 aprile è stato
"un fatto gravissimo", anche perché "Air france aveva fatto
ulteriori passi avanti". "E' stato uno shock enorme, l'errore è stato
capito, ma non è stato corretto. E può essere corretto solo tornando al punto
in cui si era prima della trattativa". La Marcia dei Trecento di giovedì
ha aperto uno squarcio tra i sindacati seduti al tavolo e parte della loro
base, che sollecita la ripresa del discorso con Air France-Klm. Perchè questo
sia possibile, sostiene il ministro, "non basta un cambiamento di
toni", i sindacati devono mettere da parte la loro proposta, altrimenti la
situazione non si ricuce più, ammesso che margini di ricucitura ci siano
ancora. E Padoa-Schioppa non ci mette la mano sul fuoco. I tempi sono strettissimi,
domani si riunisce il consiglio di amministrazione di Air France e martedì
quello di Alitalia. "E' una circostanza
sfortunata che tutto questo avvenga sotto le elezioni, è spiacevole ricordare
la tirannia dei tempi, ma se tirati troppo a lungo non solo i fili, anche gli
elastici si spezzano". Padoa-Schioppa dice che "è un calcolo
sbagliato pensare di poter aspettare fino a dopo le elezioni". E lascia intendere che il consiglio di amministrazione di Alitalia di dopodomani potrebbe trovarsi
nella necessità di avviare le procedure per il commissariamento della
compagnia. "Non è che Alitalia, per il fatto che è in mano allo Stato per il 49 per cento,
smette di essere come le altre società quotate, e il codice civile non vale
più. Gli obblighi di responsabilità restano, e sono del suo consiglio di
amministrazione e non di un singolo azionista". Le leggi parlano chiaro,
di fronte all'indebitamento che azzera il capitale, e senza spiragli di una
soluzione, il nuovo presidente Aristide Police potrebbe insomma non poter più
garantire la continuità aziendale. Questo vuol dire portare i libri in
tribunale. "Se non si vogliono pagare le drammatiche conseguenze di un
calcolo sbagliato" bisogna quindi cercare di riportare a Roma il
presidente Jean-Cyril Spinetta. Anche perché, secondo Padoa-Schioppa, altre
cordate pronte a comprare Alitalia non ce ne sono.
Lufthansa? Magari, come si vocifera, con Tpg come socio finanziatore, è davvero
interessata all'acquisto di Alitalia fusa con Air One
di Toto? Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la considera una possibilità
da prendere in considerazione quando e se si concretizzerà. Ma ieri il Fondo
texano ha smentito di avere l'intenzione di entrare nella partita. E la
compagnia tedesca ha ripetuto di stare alla finestra. "Il comunicato della
Lufthansa l'ho letto, come l'avete letto voi", ha detto Padoa-Schioppa.
Stando così le cose il ministro invita alla consapevolezza, "perchè la
dinamica dei tempi non è nelle mani né della politica, né dei sindacati".
Ma del consiglio Alitalia e del codice civile.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- L'appello di Padoa-Schioppa suona come l'ultima chiamata possibile al
sindacato affinchè dia a Parigi un segnale forte di disponibilità e buona
volontà che permetta di riaprire il tavolo della trattativa. L'abilità
strategica del presidente di Air France Spinetta è nota e il silenzio di questi
giorni ne è una conferma. Un silenzio che pesa come un macigno sulla Compagnia
di bandiera e sul governo e che rende il sentiero dell'intesa sempre più esile
se non ormai quasi del tutto impossibile. La riunione del cda di Air France di
domani, senza un segnale forte dei sindacati, di fatto
archivierà la trattativa con Alitalia, ma le dichiarazioni di ieri del segretario della Cisl Bonanni
che è tornato ad evocare i tedeschi di Lufthansa, non contribuiscono certo a
far recedere francesi e olandesi dal loro proposito. Servirebbe quindi un gesto
forte da parte dei sindacati per spingere Spinetta a riprendere l'aereo.
In questo modo la trattativa si potrà riaprire e magari superare anche la data
elettorale, così come a gran voce sollecitano i vertici del partito
Democratico. La scelta dei tempi ha infatti innervosito non poco Walter
Veltroni, ma una volta avviata la trattativa è risultato difficile bloccarla e
ora sono i francesi a premere per un preaccordo subito, sapendo che se non
incardinano prima del voto i tavoli del confronto con i sindacati,
difficilmente lo potranno fare con il nuovo governo. Berlusconi, archiviato
l'inziale via libera alla vendita ad Air France, continua ad essere tenuto sotto
pressione dall'alleato lumbard. Il Carroccio non è tanto interessato ai destini
di Alitalia, quanto a Malpensa e alla sua richiesta
milionaria di risarcimento. Il nervosismo del vertice del Pd per come il
governo ha gestito la trattativa e per la tempistica, è ancora palpabile
malgrado il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta si stia
facendo in quattro per cercare di riportare al tavolo della trattativa i
francesi. E' però probabile che domani Air France certifichi nel cda la fine della
trattativa, spalancando le porte al commissariamento dell'azienda che però,
calendario alla mano, potrebbe essere ufficializzata solo dopo il voto, visto
che la procedura applicativa della legge Marzano non è delle più semplici ed
investe i ministeri del Tesoro e delle Attività Produttive, oltre al cda della
Compagnia.
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Alitalia, subito una
mossa dei sindacati" L'appello di Padoa-Schioppa: "Senza un fatto
nuovo entro oggi conseguenze irreparabili".
( da "Messaggero, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal nostro inviato
ROSSELLA LAMA BRDO (Slovenia) "Il peggio non è passato- dice Tommaso
Padoa-Schioppa - nè per i mercati finanziari, né per le prospettiva di
crescita". Nella Relazione unificata del 14 marzo il governo ha tagliato
allo 0,6% le previsioni sull'aumento del Pil di quest'anno. Per ora il ministro
resta fermo a quelle, ma è chiaro dalle sue parole che quelle stime rischiano
di venir ulteriormente ridotte. Anche perchè nel frattempo è arrivato il Fondo
monetario, con il suo magrissimo +0,3%. "Siamo in una situazione in cui
ogni previsione peggiora la precedente - ha detto Padoa- Schioppa-. Il Fondo
monetario va in questa direzione e concordo con Draghi, speriamo che sia stato
troppo pessimista". L'Ecofin di Brdo si è appena concluso, e il ministro
si è accomiatato dai colleghi europei che lo hanno salutato con un applauso. Il
padrone di casa, il ministro sloveno Andrej Bajuk lo ha ringraziato per
l'impegno che ha messo sul fronte della necessità di realizzare a livello
europeo un maggior coordinamento della vigilanza bancaria. "Qualche
progresso è stato fatto" ha detto Padoa-Schioppa nella conferenza stampa
finale. Ma in questa materia "si viaggia ad una velocità
millimetrica". Si capisce che si aspettava qualcosa di più, perché
"l'obiettivo di uniformare le regole è raggiungibile". "Non so
se questa è l'ultima mia conferenza stampa post- Ecofin, perché il 7 maggio ci
sarà un nuovo governo in carica - ha continuato il ministro - Spero proprio di
sì, perchè l'Italia ha bisogno di essere governata". All'Ecofin del 7
maggio il Commissario Ue Joaquin Almunia proporrà la chiusura della procedura
per deficit eccessivo contro l'Italia. E questo è un punto fermo per il governo
Prodi. I conti pubblici "sono molto migliorati, anche se non ancora
completamente risanati, e stiamo per uscire dalla procedura di
infrazione". Per il resto, con molta amarezza alla
quale non è estranea la vicenda Alitalia, dice che "l'Italia di oggi, sotto il profilo dei costumi,
è come quella del '400 che descriveva Machiavelli". Tra una settimana
esatta si vota. E le promesse elettorali si sprecano. A sentire il ministro non
ci sono grandi margini. Nella Relazione unificata ha previsto per quest'anno un
rapporto deficit-Pil al 2,4%, (rispetto al 4,2%, 3,4% e 1,9% dei tre
anni precedenti). L'economia che cresce a passo di lumaca significa meno
entrate fiscali e più difficoltà nel percorso verso il pareggio di bilancio. "Quando
la velocità rallenta cresce la domanda di interventi di stimolo all'economia.
Ma bisogna capire che il risanamento deve continuare, anche se tutto diventa
più difficile". Ma "siamo il Paese che ha il debito pubblico più
alto", e non abbiamo scelta. Sebbene diversi ministri europei, a
cominciare dal Commissario Ue Almunia e dal presidente dell'Eurogruppo,
Jean-Claude Juncker, abbiano contestato la previsione dell'Fmi di una crescita
di Eurolandia tagliata all'1,3%, ieri il direttore generale Dominque
Strauss-Khan ha fatto capire che è meglio non farsi illusioni. "Le cose
non stanno migliorando", anzi. Per l'economia mondiale, stimata in
crescita del 5,2 per cento appena lo scorso luglio, e ora al 3,7%, c'è "il
25% di probabilità che cada in recessione", perchè "siamo nella
peggior crisi finanziaria dalla Grande Depressione". A complicare le cose
c'è l'inflazione in forte aumento. "Dagli inizi degli anni '80 questo non
è più stato un problema per la maggior parte dei paesi industrializzati",
ha detto Padoa-Schioppa. La sua preoccupazione è la stessa uscita con forza da
questo Ecofin.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data:
2008-04-06 num: - pag: 31 categoria: BREVI ALITALIA Il governo e i sindacati
Chi sono i maggiori azionisti di Alitalia? In ogni azienda a decidere le strategie economiche e
industriali sono i maggiori azionisti, "i padroni" che investono
svariate somme di denaro e che a ragione tengono le redini del comando.
Invece per Alitalia a dettare le leggi sono i
sindacati e purtroppo i risultati si vedono! Nico Koper, Aviano (Pn) Il
maggiore azionista di Alitalia è il ministero
dell'Economia, vale a dire il governo. E il governo, per bocca di Romano Prodi,
ha espressamente criticato i sindacati. Nella storia della compagnia di
bandiera, i governi hanno molte responsabilità. Ma in quest'ultima vicenda non
si può negare che Prodi e Padoa Schioppa siano stati coerenti.
( da "Corriere della Sera" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-04-06 num: - pag: 64 categoria:
BREVI Notizie in 2 minuti Primo piano Berlusconi: schede da rifare Per Silvio
Berlusconi le schede elettorali sono confuse, possono indurre l'elettore a
sbagliare e sono quindi da rifare altrimenti è a rischio la regolarità del
voto. Il leader Pdl si appella al Capo dello Stato Napolitano: "Intervenga
immediatamente ". Il Viminale: schede conformi alla legge promulgata dal
governo del Polo. Alitalia:
allarme di Tps "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte
dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". Lo ha detto il ministro
dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. E ha aggiunto: "Pensare di tirare a
lungo non è certamente possibile". Focus Euro, l'invasione dei
falsi Circolano sempre più euro falsi: banconote fasulle per un valore di 21,5
milioni sono state sequestrate negli ultimi tre anni. Il taglio preferito dai
falsari è quello da 100. Ma comincia a "piacere" anche il biglietto
da 200. Esteri Prete ucciso a Baghdad Cristiani sempre più nel mirino in Iraq:
un altro prete, padre Yousef Adel, 40 anni, di confessione siriaco ortodossa, è
stato assassinato a Baghdad, a mezzogiorno, in pieno centro. L'addio tra presidenti
Incontro a Sochi, sul Mar Nero, tra Vladimir Putin e George W. Bush. è il loro
ultimo incontro tra presidenti, entrambi lasciano dopo il secondo mandato. Ma
dal vertice non verranno accordi sugli armamenti, solo un documento di
"buone intenzioni" Cronache Papa: gravi aborto e divorzio Il divorzio
e l'aborto restano "colpe gravi ", ma la Chiesa deve "accostarsi
con amore e delicatezza, con premura e attenzione materna alle persone che ne
portano le ferite interiori e cercano la possibilità di una ripresa". In
fiamme castello Moncalieri Un incendio è divampato ieri mattina in un torrione
del Castello di Moncalieri, patrimonio dell'Unesco. Danneggiati gli
appartamenti reali dei Savoia. Nè vittime nè ustionati, ma danni per almeno 10
milioni. Piano: sto con Celentano "Sono Expo-diffidente, temo la retorica
celebrativa e vedo il rischio dell'affarismo ", dice al Corriere
l'architetto Renzo Piano a proposito del successo di Milano per l'Expo 2015.
"Per questo difendo Celentano, lui è la voce della coscienza ".
Economia Crisi, Tesoro pessimista Il ministro dell'Economia Padoa- Schioppa non
è ottimista sulle prospettive economiche: "Per la crescita il peggio non è
passato". Cultura Il destino europeo L'Europa può risorgere di fronte a
Russia, Stati Uniti, Cina e India. Ma per farlo, dice Emanuele Severino, deve
riscoprire la sua onnipotente creatività filosofica. Spettacoli X-files 2 (con
amore) è pronto il secondo film tratto dal serial tv X-files, dove finalmente i
due agenti del Fbi, Fox Mulder (David Duchovny) e Dana Scully (Gillian
Anderson) avranno una relazione di amore e sesso. "In fondo - dice
Duchovny - abbiamo sempre pensato a X-File come a una storia d'amore
problematica". Sport Roma vittoriosa La Roma, battendo per
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Intervista
Epifani: su Alitalia l'accordo coi francesi si può
trovare, Padoa-Schioppa la deve smettere con gli ultimatum Giovannini.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 2 "Linate? Scalo comodo e utile" I milanesi sono contro la
chiusura di Daniela Uva Amministratori locali e cittadini difendono l'aeroporto
Chiudere l'aeroporto di Linate per sostenere quello di Malpensa? Assurdo. Ne sono
convinti tutti: amministratori locali, esperti di trasporti e residenti della
zona. Proprio loro, che da mesi protestano contro la sperimentazione delle
nuove rotte che causa inquinamento acustico e ambientale, sono contrari
all'ipotesi di abbandonare lo scalo cittadino o di ridimensionarlo. Piuttosto,
lanciano la provocazione, "chiudiamo Malpensa. Due hub in Italia sono
troppi". E Linate, pur con alcuni limiti - pista troppo corta, vicinanza
al centro abitato, assenza della "Resa", lo spazio di manovra
necessario in caso di emergenza - è l'aeroporto più comodo, facilmente
raggiungibile e apprezzato dagli utenti. "Non è vero che il
ridimensionamento di Linate aiuterebbe Malpensa - attacca Dario Ballotta, ex
sindacalista esperto di trasporti -. La domanda di collegamenti aerei aumenta
di continuo, la Lombardia ha bisogno di tutti i suoi scali. Il futuro è
crescere. Perché c'è l'Expo. E perché, presto o tardi, la
situazione di Alitalia si
risolverà". Così come saranno risolti i problemi di sicurezza e
inquinamento. "Tutte le compagnie, Alitalia compresa, stanno sostituendo i vecchi Md80 con apparecchi nuovi
- spiega Ballotta -. Sono aerei che non inquinano, fanno poco rumore e possono
effettuare manovre su piste corte. Chiudere Linate non farebbe che
penalizzare i cittadini". Ne è convinto anche l'assessore regionale ai
Trasporti Raffaele Cattaneo. "Per salvare Malpensa - dice - occorre un
vettore che prenda il posto di Alitalia. La compagnia
ha lasciato l'hub e chiede più voli da Linate. Chiudere quest'ultimo, quindi, non
farebbe che creare ulteriori disagi". Gli fa eco il responsabile della
Mobilità a Palazzo Marino Edoardo Croci, per il quale il vero nodo da
sciogliere è "la liberalizzazione dei diritti di volo. Personalmente -
dice - non mi ricordo di aver sentito parlare di problemi di sicurezza a
Linate. Il gravissimo incidente del 2001 fu causato da errori umani, non da
limiti strutturali dello scalo". Insorge anche il capogruppo della Lega
Nord in Regione, Davide Boni: "Non è chiudendo un altro scalo lombardo che
si risolve il problema di Malpensa perché la situazione economica e
occupazionale si aggraverebbe. Noi - conclude - vogliamo continuare a investire
su tutto il sistema aeroportuale del Nord". Con l'obiettivo di favorire
gli interessi dei cittadini. Che pur vivendo nelle vicinanze dello scalo - e
lamentando alcuni disagi - non vogliono sentir parlare di chiusura.
"Abbandonare Linate sarebbe assurdo - parla per tutti Giuseppe Raimondi,
coordinatore dei comitati di quartiere della zona Nord-Est -. Fra i tanti aeroporti
della Lombardia è il più comodo e facile da raggiungere. Personalmente, se
dovessi partire per una città del Sud, prenderei il treno piuttosto che
arrivare fino a Malpensa". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
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N. 83 del 2008-04-06 pagina 1 Il governo dà 24 ore all'Alitalia di Redazione Padoa-Schioppa
avverte i sindacati: "Se non arriveranno nuove proposte sarà un
disastro" "Oggi o al massimo domenica serve un fatto nuovo da parte
dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili". È un ultimatum quello
lanciato dal ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e descrive uno
scenario drammatico per la compagnia. La preoccupazione di Padoa-Schioppa è
alimentata dal fatto che lunedì si riunirà il cda di Air France e martedì
quello di Alitalia. In una intervista la leader
dell'Ugl Polverini dice: "Ci devono convocare, poi la palla deve passare
al nuovo governo". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 3 La Moratti: "Dalla sinistra solo delusioni" di Sabrina
Cottone da Milano Quando il gioco si fa politico, Letizia Moratti comincia a
giocare. Ecco il sindaco di Milano abbandonare i panni istituzionali, saltare
sul palco allestito in piazza Duomo e arringare la folla chiedendo il voto per
la sua parte e cioè il Pdl: "Dipende da voi. Lavoriamo tutti per fare in modo
che ci sia un governo che dà le risposte giuste sulla sicurezza e su Malpensa.
No alle politiche buoniste". È la festa del Popolo della libertà, con lei
sfilano Roberto Formigoni, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini. Si vota tra
una settimana e la donna che ha vinto l'Expo grazie al gioco di squadra (anche)
con la sinistra tiene a sottolineare che il governo Prodi non è riuscito a
darle le risposte che cercava su temi importanti come la tutela dei cittadini e
l'economia. È sicura che se vincerà il centrodestra ci sarà una svolta:
"La sicurezza sarà messa al centro". La gente batte le mani, spinge
per farsi fotografare accanto al sindaco che oggi si prepara a un nuovo bagno
di folla, la Victory Parade dell'Expo in corso Buenos Aires, proprio la via di
Milano in cui nel marzo 2007 era scesa in piazza per chiedere sicurezza:
"Non ho avuto risposte dal governo. Tutte le mie richieste sono rimaste
inevase". Al contrario, c'è chi si è messo di traverso e la Moratti fa
nomi e cognomi: "Abbiamo bisogno di politiche serie, non come quelle del
ministro Fioroni che ci impone di iscrivere i figli dei clandestini nelle
nostre scuole". Il sindaco di Milano continua a difendere la scelta sua e
del suo assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, di escludere dagli
asili i figli dei clandestini: "Se c'è questa politica in Italia verranno
tutti gli irregolari del mondo...". Sventolano gli striscioni in difesa di
Malpensa, "BerluscAir e FormigAir compagnia di bandiera". La piazza si lancia in coretti quando sul megaschermo appare
Silvio Berlusconi in diretta da Roma su Sky e assicura che "Alitalia non finirà in mano ai
francesi". Moratti insiste su Malpensa: "Il governo non ci ha dato
risposte. Milano, il Nord, sono al servizio del Paese". Conclude:
"Prendiamoci quest'orgoglio, rialziamo tutti insieme l'Italia". Come
il manifesto del Pdl. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 8 "Aprire i cieli per far rivivere Malpensa" di Redazione
Bonomi: "Molte compagnie sono pronte a servirsi dello scalo, ma le norme
lo impediscono" da Milano "La liberalizzazione è un fatto che si
impone": Giuseppe Bonomi, il presidente della Sea, lo ha ribadito ieri a
margine del Workshop Ambrosetti di Cernobbio dove si è fermato a parlare per
una ventina di minuti con Enrico Letta, il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio che ha ora il compito di verificare se è
possibile la ripresa delle trattative con Air France per la vendita di Alitalia. Da tempo il presidente della
Sea, la società che gestisce gli aeroporti Malpensa e Linate, sottolinea che la
liberalizzazione dei cieli è un elemento essenziale per il rilancio dello scalo
varesino dopo che il 30 marzo Alitalia ha tagliato il 72% dei propri voli dalla stazione aerea.
La politica seguita dall'Italia di appoggio alla propria compagnia di bandiera
era "legittima - ha osservato Bonomi - quando c'era la compagnia di
bandiera, lo è meno oggi". Ci sono molti vettori che sarebbero disposti a
servirsi di Malpensa, ma che ora non lo possono fare perché proprio gli accordi
bilaterali firmati dall'Italia con i vari Paesi stranieri non lo consentono.
"Cathai - ha spiegato - è disposta a fare un collegamento diretto con Hong
Kong, ma allo stato attuale gli accordi non lo permettono e anche Emirates
sarebbe pronta a un secondo collegamento giornaliero con Dubai ma non può. La
liberalizzazione è un fatto che si impone". "Che ci sia un atteggiamento
positivo sul futuro della Sea da parte nostra - ha replicato Letta, nella
conferenza stampa tenuta nel primo pomeriggio a Cernobbio - lo dimostra il
fatto che in nessun altro aeroporto italiano sono state investite risorse
pubbliche quanto quelle destinate a Malpensa: 120 milioni di euro in dieci anni
per il suo rilancio". Un ruolo "importante", quello riconosciuto
da Letta a Malpensa, anche in vista dell'Expo
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 8 La pasionaria del sindacato: "Trattativa a oltranza ma decide il nuovo
governo" di Antonio Signorini Polverini, segretario generale dell'Ugl a Padoa-Schioppa: "Sono mesi che su Alitalia non ascoltate le ragioni dei
dipendenti" da Roma Renata Polverini, segretario generale dell'Ugl, il
sindacato sta facendo marcia indietro e cerca di recuperare Air France?
"Noi eravamo decisi a trattare da subito, da quando il governo ha dato
l'esclusiva della gara ad Air France. Io, a differenza di altri, ho
deciso quando il presidente Spinetta ha chiesto di incontrarci". Questo
perché il piano di Air France la convinceva? "Perché non sta ai sindacati
fare la scelta politica. Noi dobbiamo fare la trattativa. E per questo ho detto
a Tommaso Padoa-Schioppa che adesso è opportuno sederci a un tavolo". Con
Air France? "Se i francesi vengono bene, altrimenti solo con il
governo". Con quale? Rischiate di trovare i ministri con le valigie in
mano... "Anche se tra una settimana si vota, è necessario almeno fare il
punto della situazione. Capire che cosa succede se i francesi non dovessero
tornare alla trattativa. Perché continuiamo a leggere indiscrezioni e sarebbe
l'ora di smettere di parlarci tramite i giornali". Ripeto, un po' tardi...
"Sono mesi che il sindacato chiede un confronto e sono mesi che il governo
non ascolta le nostre ragioni. Oggi ne paghiamo le conseguenze. Quando la
trattativa con Air France è partita, il governo era in carica nel pieno delle
sue funzioni. Adesso dobbiamo comunque tentare. Non dobbiamo permettere che
dicano, come sta accadendo, che siamo stati noi a fare fallire il negoziato.
Non ce lo possiamo permettere. Dobbiamo tenere la trattativa fino all'ultimo
momento utile". Per continuare anche dopo? Secondo il ministro
Padoa-Schioppa al massimo avete qualche ora per concludere... "Bisogna
tentare, ma poi se non c'è l'accordo la palla passa al prossimo governo. Oggi o
tra quindici giorni, l'importante è che si tratti". è vero che l'Ugl è uno
dei sindacati più favorevoli ad Air France? "Io non dico che sia giusto o
meno l'accordo con i francesi, ma so che non trattiamo alla pari. Stiamo
parlando di una compagnia che il principale azionista dichiara sull'orlo del
fallimento ogni cinque minuti". E se Air France non dovesse cambiare il
piano? "Già rispetto al primo testo c'erano delle modifiche. Parzialmente
risolto il nodo di Atitech, c'era disponibilità sugli aeroplani e sul Cargo. Ci
siamo fermati su Az Servizi. A questo punto se Spinetta non si ripresenta
dobbiamo aspettare il nuovo governo perché il sindacato non è in grado di fare
controproposte". Perché un sindacato che fa riferimento al centrodestra
non punta sulla cordata italiana? "Se siamo arrivati a questo punto è
perché ogni tentativo di mantenere Alitalia nelle mani
dello Stato o di un capitale italiano sono falliti. E se ne parla ormai da
dieci anni". Non è che questa storia diventa anche il capolinea del
sindacato? "Ha sbagliato chi non ha accettato subito Air France come
interlocutore. Quando i lavoratori si accorgono che il sindacato non è in grado
di gestire un negoziato e non capisce quale è il limite oltre il quale non si
può andare, c'è un po' di smarrimento". C'è chi, di fronte alle
dimostrazioni alla Magliana, ha parlato di una nuova marcia dei 40mila...
"La storia non si ripete. E di fronte alla paura di perdere il posto è
facile organizzare proteste, anche contro il sindacato. Però da qui alla marcia
dei 40mila ce ne passa. Il problema è generale, il sindacato deve tornare a
fare il suo mestiere nei posti di lavoro. Quello di oggi forse è un po'
burocratizzato, si basa su un target di lavoratore, quello con tutte le
garanzie, che per fortuna ancora c'è, ma non è più l'unico". © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 8 Abete (Bnl): "Network globale
indispensabile" di Redazione Alitalia non può stare da sola, per avere un futuro l'ex compagnia di
bandiera deve essere inserita in un grande network internazionale. Luigi Abete,
presidente di Bnl, è sicuro che se anche si presentasse una cordata di
imprenditori disposti a investire, "questo non risolverebbe il
problema". A margine del Workshop Ambrosetti a Cernobbio, ieri
Abete ha spiegato che non c'è alternativa allo sviluppo al di fuori di un
grande network internazionale. "Se pensiamo alla compagnia di bandiera non
come a un simbolo, ma in termini di qualità di servizio ai cittadini - ha
aggiunto -, cioè come capacità di portarli in tutti i posti al minor costo
possibile, allora la natura dell'azionariato e del management sono importanti,
ma non sufficienti. Bisogna stare dentro un network. Una logica protezionistica
vuol dire non aver capito il mercato". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 9 Nozze con Air One e controllo a Lufthansa e Tpg di Redazione da Milano Una fusione tra Alitalia e Air One per creare una nuova grande compagnia di bandiera
controllata da Lufthansa e da Tpg: è l'ultima indiscrezione sul futuro dell'ex
compagnia di bandiera. Secondo quanto apprende l'Agi da fonti riservate di alto
livello, viene precisato, tra le opzioni sul futuro dell'Alitalia in campo dopo la rottura delle
trattative con il gruppo Air France-Klm, ci sarebbe anche questa
"nuova cordata di volti già noti". Per queste fonti, il patron di Air
One, Carlo Toto, sarebbe infatti disponibile a fare un passo indietro e ad
accettare una fusione con l'Alitalia che sarebbe
governata da un altro azionista. Nel caso specifico il controllo sarebbe
affidato alla Lufthansa, in qualità di partner industriale, e al fondo Texas
Pacific Group (Tpg), in qualità di socio finanziatore. Da parte sua Air One ha
liquidato queste indiscrezioni con un "no comment". Tpg ha invece
smentito coinvolgimenti. La società pilotata da Toto, alla finestra in attesa
di sviluppi, ribadisce intanto la necessità di una due diligence di almeno tre
settimane. "Non si può presentare un'offerta senza un'approfondita
conoscenza dello stato di salute di Alitalia - osserva
un portavoce - e, per presentare una proposta vincolante, è essenziale
effettuare una verifica sui dati e sullo stato di salute della compagnia di
almeno tre settimane". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4
- 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 83 del 2008-04-06
pagina 8 Consorte, il finanziere rosso "sposa" la cordata lanciata da
Berlusconi di Stefano Zurlo "Quella francese avrebbe dovuto essere
l'ultima spiaggia, non la prima. Ci vuole uno spirito bipartisan" da
Milano Spariglia, eccome se spariglia. "Si può fare", afferma
serafico il finanziere rosso Giovanni Consorte. Che cosa? La cordata di
imprenditori evocata da Silvio Berlusconi per tenere in Italia la sventurata ex
compagnia di bandiera. No, non c'è una sotterranea convergenza di interessi tra
il leader del centrodestra e l'ex numero uno di Unipol, il colosso assicurativo
che ha fiancheggiato per decenni la sinistra comunista e postcomunista, ma
certo i due sono sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda. "Niente di
strano - spiega lui - mi pare ovvio che da italiano io preferisca un'Alitalia in mani italiane". Ieri,
intervistato dal Sole 24 Ore, Consorte è stato tagliente: "Quella di Air
France avrebbe dovuto essere l'ultima spiaggia, non la prima". Per questo
aveva dato la disponibilità sua e di Intermedia, la merchant bank creata sulle
ceneri delle fallite scalate bancarie, a giocare un qualche ruolo nella
difficile partita del salvataggio di Alitalia: "Intermedia è pronta a entrare in una cordata che
faccia perno sull'Air One di Carlo Toto, industriale del settore". Ora
specifica: "Sia chiaro, io nemmeno lo conosco questo Toto. Ma mi sembra
uno in grado di ragionare con competenza e di tentare qualcosa di concreto per
evitare la fine ingloriosa di questa storia. Dunque sono a disposizione. Toto
dovrebbe essere, a mio giudizio, il capocordata. Intermedia farà, se richiesta,
la sua parte: Intermedia è una banca d'affari che mi sta dando molte
soddisfazioni, cresce ed è l'unica merchant bank italiana la cui proprietà è in
mano agli imprenditori". I tempi dei furbetti del quartierino sembrano
lontani. Il potentissimo Consorte fu disarcionato, finì nella polvere dei
brogliacci e delle intercettazioni in cui faceva sognare Massimo D'Alema e dava
la linea a Piero Fassino, l'assalto a Bnl naufragò. Ora il finanziere ha
cominciato una nuova avventura: "Lavoro come sempre dodici ore al giorno,
e mi impegno per far decollare Intermedia che è nata tra il 2006 e il
2007". E la comunione d'intenti con Berlusconi? "La politica non
c'entra, anzi la politica dovrebbe stare lontana da questa vicenda", dice
lui con chissà quanta convinzione. "Su Alitalia non
ci dovrebbe essere nulla di politico, semmai destra e sinistra dovrebbero
marciare unite con spirito bipartisan in difesa della compagnia, così com'è
stato per l'Expo". Nessun imbarazzo per l'inedita alleanza virtuale col
Cavaliere, solo qualche distinguo: "Berlusconi non ha fatto nomi, è stato
generico, io ho indicato Toto. E poi, io il presidente Berlusconi non l'ho mai
incontrato. Anzi, questa politica, destra o sinistra non fa differenza, mi
annoia". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Il
governo si assuma la responsabilità di far fallire Alitalia, noi sindacati
non vogliamo prendercela" Raffaele Bonanni.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
A che qualcuno ne ha
lasciato trapelare la notizia apposta per bruciarla. Come
che sia, ieri per Alitalia
si vociferava di un possibile piano alternativo, che secondo le indiscrezioni
prevede una fusione con AirOne e un ingresso nel capitale Alitalia di Lufthansa (il gruppo tedesco
alleato storico della compagnia di Carlo Toto) e del fondo Texas Pacific Group.
Ne risulterebbe, alla fine, un vettore molto più italiano di quello che può
sperare di sopravvivere nella galassia Air France, perché la presenza italica
nel capitale non sarebbe solo simbolica; inoltre, sul piano industriale
l'ipotetica AliAirOne avrebbe più aerei e più ambizioni di Alitalia
targata AirFrance. In un primo momento Tpg sarebbe il socio di maggioranza, con
Toto e Lufthansa impegnati nella gestione, poi i tedeschi potrebbero rilevare
quote dei texani. Insomma sembra un progetto abbastanza dettagliato. Ma è anche
vero? Ieri un po' tutti smentivano, e forse (date le circostanze) erano
costretti a farlo, anche a costo (eventualmente) di dire bugie. "Smentiamo
ogni ipotesi di coinvolgimento" riferivano fonti di Tpg. E per AirOne il
portavoce confermava un interesse di principio per Alitalia
ma aggiungeva che la compagnia di Toto resta "in attesa di sviluppi sulla
vicenda. Per definire una nostra eventuale partecipazione a una cordata per
rilevare la compagnia, ribadiamo la necessità di una "due diligence"
di almeno tre settimane". L'affermazione sintetica e ufficiale di AirOne,
comunque, è un "no comment", che non è una vera e propria smentita. Qualcosa
sotto può esserci. L'accenno alla "due diligence", cioè alla verifica
dei conti di Alitalia, da intraprendere in tre
settimane, rende in ogni caso improponibile l'ipotesi di una cordata Lufthansa
che prenda fin da subito il posto di Air France; anche nella migliore delle
ipotesi, se ne riparlerebbe fra un mesetto. Fonti finanziarie, sotto il vincolo
dell'anonimato, commentavano ieri che "quella dell'alleanza di AirOne con
Lufthansa e Tpg, magari con alcune banche italiane, è un'ipotesi di grande fascino.
Ha tutte le carte in regola per essere credibile. Toto ha progetti. Texas
Pacific ha i soldi che gli escono dalle orecchie, e il fondo è maestro nel
risanare le compagnie. Possono esserci in corso dei pour parler. Ma prima che
le cose si concretizzino bisognerà far passare questa settimana di fuoco e
vedere se Air France si ritira davvero oppure no". Di sicuro l'ipotesi di
AliAirOne piace ai sindacati di settore Filt Cgil e Fit Cisl, mentre la Uilt è
scettica. "Se fosse confermata sarebbe davvero un'ipotesi
interessante" commenta il segretario nazionale di Filt Cgil, Mauro Rossi,
visto che "da una parte ci troveremmo un colosso della finanza come Texas
Pacific Group e dall'altra un colosso del trasporto aereo come Lufthansa".
Ma, aggiunge Rossi, "da più di un anno si rincorrono tante ipotesi e ormai
il tempo stringe. Prima arriva la nuova cordata e meglio è". Per il
segretario generale di Fit Cisl, Claudio Claudiani, "sarebbe una
grandissima operazione. Stiamo parlando di ipotesi, ma questo significherebbe
che di due compagnie se ne farebbe una. Ne nascerebbe il quarta vettore aereo
europeo, che poi si alleerebbe con un operatore come Lufthansa. Una grandissima
operazione. Se ci sono, queste disponibilità si manifestino, e se c'è un piano
industriale, lo presentino". Freddo il segretario generale della Uil
Trasporti, Giuseppe Caronia: "Sono abbastanza scettico, perché sinora non
si è fatto avanti nessuno. È anche vero che la situazione si è complicata, ed è
possibile che il senso di responsabilità della classe dirigente abbia la
meglio, per il bene del Paese". In tal caso, "la Uilt valuterebbe con
attenzione qualunque nuova ipotesi di salvataggio dell'Alitalia".
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]MARCO
ZATTERIN INVIATO A BRDO (Slovenia) "Serve un fatto nuovo per evitare
conseguenze irreparabili". Tommaso Padoa-Schioppa rompe la regola che sinora lo ha sempre visto sfuggire ai commenti sulle
questioni nazionali a margine dei consigli europei, e parla di Alitalia. Lo spinge l'urgenza del caso,
dice che "è spiacevole ricordare la tirannia del tempo", ma per il
ministro dell'Economia la gravità del caso non offre scelta. Domani si riunisce
il cda di Air France, martedì toccherà a quello della nostra compagnia.
Se i francesi decideranno di archiviare il dossier, spiega, il futuro della
società della Magliana dipenderà dalle "regole del codice civile". Il
che significa, anche se l'ex banchiere centrale non lo dice espressamente, che
la strada del commissariamento, se non del fallimento, potrebbe diventare pericolosamente
in discesa. Per questo lancia l'appello: "I sindacati tornino sui loro
passi". Si discuterà a lungo sull'uscita di Tps, che ha scatenato reazioni
e dietrologie. Il ministro gioca la sua ultima carta? Sta facendo sponda al
numero uno di Air France, Jean Cyrl Spinetta? E' d'accordo almeno con la parte
del sindacato che vorrebbe andare avanti coi francesi? Chiama allo scoperto la
cordata italica più volte annunciata da Berlusconi? Presto per dirlo. Certo le
parole che ieri ha pronunciato a Brdo, in Slovenia, al termine della riunione
informale dell'Ecofin, sono estreme e pesanti. "Un fatto nuovo è ciò che
ci vuole - ha insistito -, non un cambiamento di tono". La situazione è
tale che "non si può aspettare sino al voto. Quanto si tira troppo si spezzano
i fili e anche gli elastici". La tesi di Padoa-Schioppa è che non c'è
alternativa alla proposta Air France-Klm se si vuole impedire il tracollo di Alitalia. Racconta di aver parlato con Spinetta e rivela che
il manager transalpino gli ha confessato "non torno a Roma per trattare,
ma solo per firmate se il Cda me lo consente". Una posizione tattica,
magari. Eppure il ministro ricorda il precedente della Lufthansa, il cui
consiglio ha votato di accantonare l'ipotesi di acquistare la compagnia italiana.
Domani, i francesi potrebbero fare altrettanto, lasciando il vertice della
Magliana senza soluzioni industriali. Notizie della cordata tricolore? "Le
inchieste giornalistiche le dovete fare voi", risponde il ministro. Chiusa
con un silenzio rumoroso l'ipotesi di nuove vampate di interesse tedesche, il
titolare del Tesoro ricostruisce gli ultimi terribile giorni del caso Alitalia, vicenda "complicata per gli italiani e quasi
incomprensibile per gli altri". Il 2 aprile, ricorda, è successo "un
fatto gravissimo". Quando pareva che "tutto fosse orientato alla
chiusura", i sindacati hanno mostrato la loro indisponibilità alla
proposta francese. A quel punto hanno messo sul tavolo un piano alternativo,
quello che richiamava in gioco Fintecna, e hanno "riportato tutto indietro
di 3-4 anni". E' arrivata la rottura, "sono venute meno le condizioni
di efficacia del contratto". Si è commesso "un errore di valutazione,
in seguito capito e tuttavia non corretto". E' stato "uno choc enorme".
Adesso il ministro invita a fare in fretta. Perché, avverte, "la dinamica
temporale del caso non è nelle mani della politica o del sindacato", bensì
del codice civile. "Il consiglio di Alitalia è
martedì - attacca Padoa-Schioppa - e non è perché c'è una quota del 49% e passa
nelle mani dello Stato che la compagnia cessa di essere una società quotata.
Questo non modifica in nulla il regime giuridico in cui opera. La
responsabilità di ricordarlo è del Cda". Se dunque la politica non può
fare nulla, tocca ai sindacati dare una svolta alla trattativa, senza perdere
un minuto. Devo fare marcia indietro e trattare. Oppure tacere per sempre. E
lasciare l'Alitalia precipitare verso il suo
"preoccupante destino".
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia parla Orlando
Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro"
"Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese
delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di
imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il
cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai
colonizzatori parigini e dal fallimento, finalmente abbiamo un nome e un cognome: Orlando
Corradi. Presidente e amministratore delegato di Mondo Tv, "uno dei
principali player europei nella produzione e distribuzione di animazione"
come recita il profilo societario, Corradi ha reso noto il suo outing patriottico-aeronautico
giovedì scorso attraverso le agenzie: "Sono disponibile a partecipare ad
una eventuale cordata di imprenditori italiani con un investimento fino ad un
massimo di 2 milioni di euro". Un gesto nobile per un imprenditore a capo
di un'azienda fondata nel 1985, quotata in Borsa (una rarità nel panorama delle
Pmi) e che capitalizza 34 milioni di euro: perché? "In due parole posso
dirle che io sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa, quindi sono
emotivamente legato all'aeroporto e alla compagnia di bandiera. Ho seguito per
mesi il dibattito attorno al destino di Alitalia e ho
pensato: "Se ci mettiamo insieme in mille imprenditori come me, piccoli e
medi, con un'offerta come la mia arriviamo a dei parametri accettabili,
possiamo farcela". Ovviamente tutto si basa su altre cose, c'è una due
diligence da fare, bisogna valutare lo stato di salute e trovare una soluzione
per una salvaguardia totale del personale anche attraverso ricollocamenti,
occupazioni collaterali per i dipendenti". Scusi Corradi ma al di là del
colpo di teatro, quanto c'è di reale dietro questa ipotesi: ha contattato altri
imprenditori, ha fatto - come si dice - sistema? "No, io non ho contattato
altri imprenditori ma nonostante tutto non la vedo come una cosa distante, irrealizzabile.
Nel nostro paese di imprenditori anche più grandi di me ce ne sono ben più di
mille, è così difficile?". A quanto pare sì. Non le pare, al di là dei
buoni propositi, irrealistico? "So che non è facile raggruppare tante
teste che pensano la stessa cosa, che hanno il medesimo interesse ma se si
muoverà aria di patriottismo e voglia di fare una possibilità c'è". Una su
cento. "No, siamo al 50% delle possibilità di successo". Scusi ma
vista la sua determinazione perché non ha contattato Silvio Berlusconi per
cercare una sponda e per proporsi come capofila? O forse lo ha già fatto?
"No, non l'ho contattato e non ho pensato nemmeno di farlo. Questo
nonostante la mia società lavori sia con Mediaset che con la Rai per quanto
riguarda i cartoni animati. Io mi sono limitato a offrire il mio pubblico
sostegno al salvataggio dell'azienda, ho mandato un messaggio agli altri
imprenditori perché facciano come me". Beh, Silvio Berlusconi è un
imprenditore e ha detto a più riprese che i suoi figli potrebbero far parte della
cordata italiana. "È vero e sono assolutamente certo che Silvio Berlusconi
sarà il primo a partecipare alla cordata. Io, nel mio piccolo di imprenditore,
ho cercato di smuovere le acque, di mandare un segnale, di dare la scossa
affinché questa cordata prenda vita". Magari con Silvio Berlusconi
capo-cordata: ricorda un po' il geometra Calboni quando fu
"incautamente" messo capo-cordata in parete durante la vacanza ad
Ortisei ma tant'è: Orlando Corradi, con onestà e un candore quasi disarmante,
ci crede davvero. Scusi ma non le pare che il tempo stia per scadere? Se entro
la prossima settimana non si ricuce con Air France si portano i libri in
tribunale, si apre l'ipotesi del commissario straordinario e della legge
Marzano: forse un comunicato stampa in cui si offre la disponibilità di due
milioni di investimento non è proprio una chiamata alle armi. "Io non ho i
mezzi per spingere più di così il mio messaggio, di fare pubblicità, di
diventare una sorta di capopopolo. Tanto meno penso di poter essere il potenziale
capo-cordata: io mi metto in fila e aspetto che arrivino quelli più grandi di
me. Non sta certo a me muovere le masse o andare a chiedere: sono un piccolo
imprenditore che ha deciso di dare il suo contributo per una questione
affettiva". Affettiva? "Sì, gliel'ho detto, sono nato a Busto
Arsizio, sei chilometri da Malpensa. Forse se fossi nato altrove non lo avrei
fatto, non avrei dato la mia disponibilità perché non avrei sentito così
intimamente il problema". Al cuor non si comanda. Ora Silvio Berlusconi ha
un indizio per dare dei nomi alla sua cordata: cerchi gli indirizzi di tutti
gli imprenditori nati od operanti entro dieci chilometri dall'aeroporto di
Malpensa in tutte le direzioni e si dia da fare. L'orgoglio insubre fa
miracoli. (M.Bot.) 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue ma non
esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e
Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta
una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco
di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una
bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano
stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono
solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli
storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta
all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con
l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni
ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in
Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura
contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una
preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha
niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli
contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde
ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per fortuna".
In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie
scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del
"bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea
l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai
grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non
vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e
anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di
prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a
Shangai, New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri
tempi un edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro
non se ne capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di
costruire una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago
dichiarerà la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali.
Il Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco
"obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione.
Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia
vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste
nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli
abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai
aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono!
Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi
Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel
cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a
differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra
boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro
necessità e natura. 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue carniti di
Alessandro De Angelis I sindacati, che ieri hanno incontrato i vertici
dell'azienda, fanno muro: "Le contestazioni fanno parte delle trattative
difficili", dicono. Nicoletta Rocchi, segretaria confederale della Cgil,
taglia corto: "È facile scaricare le responsabilità su di noi. Stiamo
cercando di fare correzioni a un piano industriale che lascia a piedi troppa
gente. Vogliamo una trattativa". Sdrammatizza Baretta, segretario aggiunto
della Cisl: "È una normale dinamica negoziale. L'altro giorno si è alzata
la Uil poi Spinetta. Gli accordi sono una cosa complessa". La sensazione è
che i sindacati si siano trovati letteralmente spiazzati dallo stile negoziale
dei francesi: "Se noi andassimo in Francia dovremmo tener conto del loro
clima. Loro devono tener conto del nostro. Il fallimento? La crisi non nasce
dalla rottura sindacale. I governi che si sono succeduti hanno responsabilità
alle spalle" prosegue Baretta. E il tema della negoziazione all'italiana
ieri è stato evocato da molti come attenuante alla rottura del tavolo. Ma l'ex
segretario della Uil, Giorgio Benvenuto ne vede tutti i
limiti: "Con Alitalia,
come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa
in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati
hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non
c'era il governo ma Spinetta". E la retromarcia? "Se uno
imbocca un vicolo cieco meglio tornare indietro". Quale sia la via
d'uscita non è ancora chiaro. Spiega Solari della Filt-Cgil: "Io vedo tre
scenari. Quello su cui sta lavorando Letta, ovvero una ripresa della trattativa
con Air France. Secondo: se l'ipotesi andasse male, Lufthansa e Tpf potrebbero
riconsiderare il loro ruolo dopo lo sbilanciamento verso Air France e si
farebbe una gara vera. Terza ipotesi: tutto si rimanda a una fase
post-commissario se non si realizza né l'uno né l'altro". Ai sindacati
l'ipotesi Lufthansa ("L'Italia è per noi un mercato attrattivo" ha
detto ieri un portavoce della compagnia tedesca) piacerebbe, e non poco, dal
momento che sperano di trasferire il potere della gestione all'italiana nel
modello tedesco. Ipotesi che Michele Salvati giudica difficile: "In
Germania vige un modello di codeterminazione. C'è un amministratore delegato e
un comitato di sorveglianza dove sono i sindacati, che però hanno cultura
d'impresa. L'opposto di vent'anni di follie politico-sindacali di Alitalia, dove vige una codeterminazione perversa con
l'appoggio della politica". 05/04/2008.
( da "Liberazione" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Achille Bonito
Oliva: critico d'arte, combattivo polemista (chiedere per informazioni a
Vittorio Sgarbi), intellettuale e cittadino di parte. Vota la Sinistra
Arcobaleno. Bonito Oliva, perché questa scelta? Penso che in un momento come
questo sia necessario prendere posizione per affermare un doppio principio:
quello del riformismo e quello della solidarietà. Riformismo e solidarietà,
ecco perché ho scelto la Sinistra Arcobaleno. Si è parlato di duello televisivo
fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Poi non c'è stato, sembra proprio che
non si farà. Ci sono pullman e camper in giro per il paese. Come giudica questa
campagna elettorale? Mi sembra che in qualche modo la campagna elettorale sia
stata inquinata dagli allarmismi creati a freddo da Berlusconi. Mi riferisco alla soluzione patriottica per Alitalia, alle continue e generiche promesse,
alla disinvoltura con cui il candidato premier del Popolo delle libertà ha
imbarcato nelle sue liste elettorali personaggi come Giuseppe Ciarrapico.
L'altro ieri l'imprenditore è arrivato ad attaccato il Quirinale. Parole
che dimostrano chiaramente come nel centrodestra berlusconiano non esista alcun
senso delle istituzioni. Ci sono piuttosto disinvoltura e strafottenza da parte
di un partito non delle libertà ma del libertinaggio. Domanda d'obbligo: spesso
si ha l'impressione che gli sfidanti siano solo due. Sono continui gli appelli
al voto utile: o per il Partito democratico o per il Popolo delle libertà. Non
si sente una voce fuori dal coro? C'è una diarchia che egemonizza anche e
soprattutto mediaticamente la campagna elettorale. E il paradosso è che i due
candidati si contrappongono con continue affermazioni di principio. Ma non si
contrappongono nei contenuti. La mia scelta di parte riguarda non solo le
persone ma anche i programmi. In questo senso voglio dare atto al Partito
democratico di Walter Veltroni di avere nel suo complesso presentato liste di
galantuomini. In ogni caso l'onestà non basta, occorre un preciso progetto
politico. Fri. Na. 06/04/2008.
( da "Liberazione" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il sindacato una
casta in crisi? "Falsità. Vogliono condizionarci ma non ci
riusciranno" Roberto Farneti Nicoletta Rocchi, segretaria confederale
Cgil. Il Corriere della Sera attacca i sindacati, definiti come una "casta
in crisi". Ti senti parte di una casta? Chi, io? (risata)... Ma se abito a
Pietralata, che è un grande quartiere popolare di Roma. Mio marito è professore
universitario e, ciononostante, conduciamo una vita assolutamente normale. Per
parecchi anni lo stipendio è servito a pagare il mutuo della casa che ci siamo
comprati e a far crescere e studiare nostro figlio. In effetti, anche il prof.
Dell'Aringa, chiamato dal Corsera a fare la parte dell'accusa nei vostri
confronti, riconosce che "i sindacalisti in quanto tali, non godono di
privilegi particolari". L'operazione politico/giornalistica è stata
costruita mettendo insieme due cose: la vicenda Alitalia
e un libro dal titolo "L'altra casta". Nel libro di Stefano
Livadiotti si sostiene che il sindacato sarebbe in crisi di popolarità, in
quanto non più capace "di farsi carico degli interessi generali del
Paese". La fuga di Air France dal tavolo per l'Alitalia sarebbe, secondo l'articolo, la
dimostrazione di questa tesi. Nella vicenda Alitalia il sindacato non ha fatto altro che difendere il proprio ruolo
negoziale. Noi vogliamo fare una trattativa, per poi arrivare a una mediazione.
Questo finora non ci è stato consentito. Tra l'altro sottolineo come la
posizione sindacale, a differenza di precedenti occasioni, stavolta sia
sostenuta da tutte le sigle sindacali, anche quelle all'inizio più favorevoli
ad Air France. Questo vorrà pur dire qualcosa. Le proteste di alcuni
lavoratori? E' troppo facile, per chi è sicuro di rimanere in azienda,
inscenare scioperi della fame a sostegno del nuovo acquirente... La sensazione
è che si stia cercando di montare un caso. La notizia di sedicenti comitati
pro-Air France di piloti che, si dice, avrebbero riconsegnato le tessere dei
sindacati, è stata smentita dall'Anpac. Altrettanto falso è che il giorno di
riposo dei piloti Alitalia comprenda due notti e non
debba mai essere inferiore alle 33 ore, come scrive il Corsera. Insomma, c'è il
sospetto che la vicenda Alitalia sia presa a pretesto
per attaccare il ruolo stesso del sindacato, in un momento in cui sono in
discussione questioni fondamentali come la riforma del modello contrattuale. La
tesi di fondo è che non vi siete evoluti abbastanza. Non mi pare che il
sindacato italiano possa essere accusato di scarsa disponibilità al
cambiamento. Semmai il problema sta nella rappresentanza della parte imprenditoriale:
non c'è nessuna volontà da parte loro di innovare realmente. Un esempio? Il
contratto unico di ferrovieri e autoferrotranvieri, pensato come soluzione alla
segmentazione del lavoro ma sui cui continuiamo a registrare forti resistenze
proprio di Confindustria. Probabilmente a qualcuno non piace che ci sia ancora
chi - in particolare dentro la Cgil - insista nella difesa, almeno in parte,
del ruolo solidaristico del contratto nazionale. Forse c'è qualcuno che spera
di condizionarci. Ma sbaglia. Sulla riforma del modello contrattuale e delle
regole sulla rappresentanza il sindacato è in grado di fare in piena autonomia
le proprie scelte. Il sindacato la trattativa la conduce e fa l'accordo se ci
sono le condizioni. Se le condizioni non ci sono, il sindacato l'accordo non lo
fa. Noi slegati dalla base? Abbiamo portato più di 5 milioni di lavoratori al
voto sul referendum sul welfare. Ricordo che il tesseramento 2007 della Cgil si
è chiuso con un record di iscritti, 5 milioni e 700mila, con un aumento dei lavoratori
attivi dell'1,93%. 06/04/2008.
( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Privatizzazione Prosegue la mediazione di Enrico Letta. Domani cda decisivo di
Air France-Klm Grandi manovre sulla cordata alternativa. E
Lufthansa scalda i motori Alitalia, il governo non trova la rotta Giovanni Lombardo
g.lombardo@iltempo.it Fino all'ultimo momento il governo non vuole smentire la
sua linea caotica nella vendita di Alitalia. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa lancia
l'ultimo appello e chiede ai sindacati di tendere la mano ad Air France-Klm
entro oggi. Il titolare dei Trasporti, Alessandro Bianchi invece
avverte: prima bisogna vedere se i francesi sono disposti a trattare. E la
sensazione è che il presidente della compagnia franco-olandese, Jean-Cyril
Spinetta, non ne possa più di questi continui cambi di rotta e per questo
aspetterà l'insediamento del nuovo governo per decidere il da farsi. Studiando
nel frattempo le mosse dei concorrenti che si sono rifatti avanti, come i
tedeschi di Lufthansa e la russa Aeroflot. "Oggi o al massimo domenica
serve un fatto nuovo da parte dei sindacati, o le conseguenze sul fronte Alitalia saranno irreparabili", ha detto Padoa Schioppa
ieri in Slovenia al termine della riunione dell'Ecofin. Immediata la replica
dei sindacati che hanno detto "no" agli ultimatum. In serata è
arrivata una nota firmata da Bianchi: "Il Governo ha fissato nei giorni
scorsi un preciso calendario di lavoro dal quale non ha motivo di
derogare". Per lunedì è attesa la decisione del cda di Air France circa la
disponibilità a riprendere il confronto con i sindacati sul piano industriale.
"Se, come è auspicabile tale disponibilità verrà confermata - dice Bianchi
- martedì il cda di Alitalia assumerà le proprie
decisioni e, successivamente, il Governo convocherà i sindacati per discutere
sul prosieguo dell'operazione". Anche dal presidente del Senato Franco
Marini arriva un appello perché si riapra il tavolo di trattativa. Proseguono
intanto le grandi manovre per la formazione di cordate alternative. Secondo
alcune fonti, il patron di AirOne, Carlo Toto, sarebbe disponibile a fare un
passo indietro e ad accettare una fusione con l'Alitalia
che sarebbe governata da un altro azionista. Nel caso specifico il controllo
sarebbe affidato alla Lufthansa, in qualità di partner industriale, e al fondo
Texas Pacific Group in qualità di socio finanziatore se Intesa Sanpaolo dovesse
tirarsi fuori. Ma arrivano anche nuovi segnali sulla cordata italiana
annunciata da Silvio Berlusconi: il capogruppo della Pdl in commissione
Trasporti della Camera, Giampiero Catone, fa addirittura i nomi dei componenti.
"Si sta materializzando la cordata italiana, con i vari Diana Bracco, i
Benetton, Marcellino Gavio, Marco Tronchetti Provera, Carlo Toto e anche Gianni
Consorte" ha dichiarato Catone.
( da "Tempo, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Domenico
Manca è un imprenditore di Alghero che per primo ha ... Domenico Manca è un
imprenditore di Alghero che per primo ha fatto conoscere l'olio extravergine di
oliva ai giapponesi. Su centinaia di ettari coltiva la saporosa varietà bosana
e i suoi oli marchiati San Giuliano si trovano nei banchi di Esselunga, scelta
scientemente da imprenditore italiano nei riguardi di una catena italiana.
Siamo stati a trovarlo in settimana, ad Alghero, nel suo villaggio per vacanze
nel Monte Sixeri con un ristorante, Le Pinnette, che fa un porceddu
indimenticabile. Ora, perché parliamo di lui? Ma perché a mezzogiorno di
martedì ha invitato il sindaco e altre 100 persone per annunciare che indirà un
premio, riservato a tour operator, giornalisti e maestre di cucina, per
promuovere il territorio dove lui si trova a vivere. E qui la novità all'incontrario
è che questo premio sarà totalmente a suo carico, senza contributi pubblici,
tanto per capirci, esattamente come il premio Aneri di Giornalismo e poche
altre virtuose iniziative dell'Italia che lavora. Per la
cronaca, in settimana siamo stati a Foggia con Alitalia e abbiamo accumulato ritardi imbarazzanti; ad Alghero con Air
One, la puntualità ha spaccato il minuto. Che dire? C'è un'Italia a due
velocità. Da una parte quella parastatale sovraccarica di gente, dall'altra
quella imprenditoriale che va avanti. Sono le Italie che si troveranno a
votare tra sette giorni, dopo la parentesi virtuosa dell'Expo 2015 che ha visto
in atto un senso delle istituzioni questa volta encomiabile. C'è da dire (e lo
faccio da testimone diretto essendo stato membro del Comitato Scientifico) che
il sindaco Moratti e il presidente lombardo Formigoni hanno agito con spirito
manageriale, portando un dossier sul tema dell'alimentazione che ha conquistato
i membri del Bie. è stato un lavoro appassionante, dove Emma Bonino, sempre
presente nelle fasi cruciali, ha lavorato sodo e con lei persino Massimo
D'Alema che il giorno in cui si sgretolava il Governo era a Milano, seduto
proprio di fronte al palco dove si parlava di educazione alimentare, nella
tappa decisiva prima dell'appuntamento di lunedì scorso a Parigi. Ecco, questa
è l'Italia che ci piace e che sogniamo, che vede imprenditori come Manca,
sindaci come la Moratti, ministri e quant'altro, al lavoro. Perché invece la
politica diventa poi così eccessivamente parolaia fino a scendere all'insulto,
così distante che rischia di urtare la voglia di partecipazione?.
( da "Stampa, La" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LE REAZIONI La Filt:
"Smetta di fare il 12° uomo dei francesi" Le reazioni alle
dichiarazioni di Tommaso Padoa-Schioppa su Alitalia sono
state immediate. "Non serve a nulla insistere con la politica degli
ultimatum" ha detto il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio
Solari. "Sarebbe un fatto nuovo se Padoa-Schioppa la smettesse di fare il
dodicesimo uomo in campo per Air France, francamente non ne hanno
bisogno". L'Unione piloti rincara la dose: "Gli ultimatum di Padoa-Schioppa hanno prodotto solo danni nella vicenda Alitalia" afferma il segretario
generale Roberto Spinazzola. E poi, Savino Pezzotta, presidente della Rosa
bianca: "Non credo che il governo Prodi abbia agito nel modo corretto
nella trattativa per Alitalia. In 40 anni di vita sindacale ho capito che quando si apre una
trattativa si sa anche come uscirne". Interviene anche il
presidente del Senato, Franco Marini: "Sono stato in passato uno dei capi
in Italia del sindacato e credo che i lavoratori abbiano preso coscienza del
fatto che di proposte concrete, vere, c'è quella del rapporto con Air France.
Allora se c'è questa consapevolezza della gravità della situazione, bisogna
trovare una soluzione che eviti lo scioglimento e il fallimento di Alitalia. Questo è l'interesse del paese". "L'aut
aut di Padoa-Schioppa è inaccettabile" dice il ministro della Solidarietà
Sociale, Paolo Ferrero. ""La situazione di Alitalia
è drammatica, ma non si può uscire dall'attuale impasse sacrificando i
lavoratori". \.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'Anpac
(Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale) prende posizione dopo le
notizie di divisioni tra i suoi associati che avrebbero anche consegnato le
tessere sindacali. In una nota, l'Anpac rivendica "il più ampio consenso
della categoria dei piloti all'attività svolta dal sindacato" dopo la
rottura della trattativa da parte di Air France-Klm, e sostiene che "non
ci sono state dimissioni o restituzioni di tessere sindacali ma, al contrario,
si sta registrando un notevole flusso di nuove iscrizioni". E i comitati
pro Air France che si stanno diffondendo anche tra le hostess? L'Anpac
smentisce: sarebbero "ascrivibili ad un singolo che, al solo scopo di tutelare
i propri interessi e in spregio agli interessi della collettività aziendale,
sta tentando senza alcun successo di aggregare consensi millantando adesioni
mai esistite". L'Anpac difende la sua rappresentatività ("Solo nel gruppo Alitalia rappresenta, con oltre 1.100 iscritti, la maggioranza
assoluta" della categoria) e la compattezza. Duro il commento
sull'ultimatum del ministro Padoa-Schioppa: "Questi ultimatum al posto di
offrire un attimo di serenità per sedersi al tavolo creano tensioni che
indeboliscono le poche possibilità trovare soluzioni".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Spunta l'ipotesi di
una fusione Air One-Alitalia In attesa della scelta di
Parigi il mercato italiano continua a far gola a parecchi GIUSY FRANZESE Roma.
"Quale sarà la strategia di Air France Klm per contrastare sul mercato
italiano la coppia Lufthansa Swiss che non cessa di acquisire nuove parti di
mercato?". È sullo scacchiere di questa domanda, che campeggiava in
bell'evidenza sul quotidiano La Tribune dopo la rottura delle trattative tra la
compagnia guidata da Spinetta e i sindacati italiani, che si sta giocando in
queste ultime ore il destino di Alitalia. Da una parte
c'è l'attesa per le decisioni di Spinetta orientato a tenere tutti sulla
graticola fino a domani, giorno del suo cda, anche il governo italiano che pure
ha sempre tifato per lui. Dall'altra ci sono le compagnie straniere, come la
tedesca Lufthansa appunto, che non hanno mai smesso di considerare importante
il mercato italiano e stanno affilando le armi pronte a scendere in campo nel
momento in cui Air France si dovesse definitivamente ritirare. E perché no,
magari sperano in un commissariamento, così da evitarsi le faticose trattative
con i sindacati e riuscire ad acquistare a prezzi da fallimento. La posta in gioco della partita non è solo l'Alitalia, ma la supremazia nei cieli
europei. Ma in questo momento particolare c'è anche un altro giocatore
importante, e per niente occulto: il clima pre-elettorale. O meglio, il timore
che la partita Alitalia
possa diventare decisiva in questi ultimi giorni di campagna elettorale.
Una preoccupazione che serpeggia soprattutto nel Pd. Perché se la trattativa
con Air France si dovesse chiudere definitivamente, sarà gioco facile per
Berlusconi attaccare il governo e dire con ancora maggiore forza rispetto a
quanto già sta facendo, che la colpa è del governo che ha condotto i giochi in
modo dilettantesco. Per non parlare delle frecce che il Pdl avrebbe al suo arco
se poi il cda Alitalia martedì dovesse optare per il
commissariamento. Il sottosegretario Enrico Letta, che sta svolgendo il non
agevole compito di mediatore con Air France, ce la sta mettendo tutta per
scongiurare l'eventualità. Ma da Parigi i segnali in arrivo confermerebbero che
Air France non ha alcuna intenzione di cedere nemmeno di un millimetro alle
richieste sindacali: oltre le ultime tiepide aperture, Spinetta è convinto che
non si debba andare. Se i sindacati non fanno coriandoli della loro
controproposta, lui a Roma non ci torna. Nasce sulla scia di questi segnali
l'appello ai sindacati da parte di Padoa-Schioppa. Buone le intenzioni, se non
fosse che il tono del ministro è sembrato quello di un ultimatum che suona più
meno così: senza il sì ad Air France, martedì sarà deciso il commissariamento.
Cosa che ha fatto irritare molto i sindacati, e ancor di più il leader del Pd,
Walter Veltroni. A cinque giorni dalle elezioni una decisione così sarebbe
molto più di un boomerang, questa sì una Caporetto. Intanto, se Parigi per ora
resta immobile nelle sue posizioni, in altri luoghi sembra ci sia un gran
movimento. A Francoforte, in particolare. Secondo alcune indiscrezioni
Lufthansa - che in queste ore avrebbe contatto anche alcune sigle sindacali
italiane - sarebbe pronta a scendere in campo come partner industriale di una
newco nata dalla fusione tra Alitalia e l'Air One di
Carlo Toto, che quindi farebbe un passo indietro nella governance della nuova
compagnia a favore dei tedeschi. A finanziare l'operazione ci sarebbe il fondo
Tpg (Texas pacific group) che già in passato aveva mostrato interesse tanto da
partecipare al primo bando di gara. Dai texani, però, ieri è arrivata un secca
smentita di "ogni ipotesi di coinvolgimento" nell'operazione. Non
così in casa Air One, dove si appellano a "un comment", ma nel
frattempo osservano: "Lunedì e martedì sono giorni importanti, vediamo che
succede". Alla finestra, però, non ci sono solo i tedeschi e Carlo Toto.
Anche la russa Aeroflot in questi giorni ha più volte ammesso di monitorare la
vicenda Alitalia.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il colloquio
L'attacco al Cav: con lui premier sicuramente avremmo avuto molti meno voti per
l'Expo CLAUDIO SARDO "Il Pd è un punto di svolta storico. È il nostro
futuro, ben oltre queste elezioni". Massimo D'Alema ne rivendica con
orgoglio la paternità e liquida come "stupidario", come "analisi
straccione" quelle che descrivono i dalemiani pronti ad assaltare il
quartier generale di Walter Veltroni, in caso di sconfitta. "Dopo il voto
- spiega - sarò uno stabilizzatore del Pd. Non so come finiranno le elezioni.
La nostra novità è così forte e la potenza di Berlusconi è così in esaurimento,
che ritengo possibile una rimonta e uno sprint vincente. Ma qualunque fosse il
risultato, la leadership di Veltroni non sarà di breve durata". Il Pd, che
"sta crescendo nel consenso del Paese", deve consolidarsi e
rafforzarsi. Anche perché Berlusconi sarà "fragile e instabile" pure
in caso di successo. "Otterrà al massimo il 42-43% dei consensi - continua
D'Alema - e non avrà la forza di governare un Paese complesso. La rottura con
il centro moderato lo ha schiacciato a destra. La Lega, che sarà determinante
in Parlamento, lo schiaccerà nell'antimeridionalismo. E dalla sua non ha la
stragrande maggioranza dei governi locali". Alla Campania D'Alema sta
dedicando il grosso della sua campagna elettorale. La Campania dei rifiuti.
Della crisi del centrosinistra. Veltroni gli ha chiesto di fare il capolista. E
l'orgoglio - la presunzione, per chi non lo ama - di D'Alema ha fatto il resto.
Ieri il ministro degli Esteri ha voluto accompagnare alcuni corrispondenti di
quotidiani stranieri a Napoli. Viaggio in Eurostar, con l'amministratore
delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, per dimostrare il funzionamento
dell'Alta velocità e ascoltare un passeggero che dice: "Questo treno
arriva sempre in anticipo". Viaggio e conferenza stampa, in cui D'Alema
difende la mozzarella di bufala: "I controlli a tappeto sui caseifici sono
la prova del severo controllo di qualità sui cibi che non ha uguali in
Europa". E il colloquio si spinge fino al polo aeronautico
campano-pugliese, "eccelenza mondiale della tecnologia e della
produzione". "Nel Sud - incalza D'Alema - ci sono vette di qualità.
Purtroppo spesso siamo noi italiani che non ci vogliamo bene". L'agenda
prevedeva ieri un incontro a Ischia con gli albergatori dell'isola. Tra gli
italiani che, secondo D'Alema, non vogliono bene all'Italia c'è anche Berlusconi:
"Ma come si fa a scrivere una lettera a milioni di italiani all'estero,
sostenendo che la Campania è sommersa dai rifiuti! Va bene la polemica contro
di noi, ma questo è un colpo al Paese". Nella campagna del fair-play (a
dire il vero un po' attenuato negli ultimi giorni) D'Alema veste i panni del
più anti-berlusconiano del Pd. E non si risparmia. A proposito di Expo:
"Il fatto che non fosse lui presidente del Consiglio ci ha portato tanti
voti in più". Sull'Alitalia: "Cosa ha fatto Berlusconi fino a ieri? In quale Paese al
mondo sarebbe consentito, di fronte ad un'azienda quotata in borsa, agitare una
bandiera nazionalistica tanto inconsistente, quanto demagogica?". Anche
sui rifiuti in Campania: "Noi lavoriamo per risolvere l'emergenza e lui
strumentalizza. Promette un consiglio dei ministri a Napoli? Ci manca
solo che aggravi i problemi trasferendosi da queste parti con Calderoli e
Gasparri". Battute da comizi elettorali. Ma non solo. D'Alema non vuole
patti Pd-Pdl dopo il voto. Non vuole neppure un patto "costituente" a
due, che escluda Casini e Bertinotti. "Continuo a preferire un modello di
tipo tedesco - spiega - anche se è giusto studiare correttivi che garantiscano
la governabilità". Peraltro, secondo D'Alema, questa geografia con quattro-cinque
poli condurrà il Pdl, già in queste elezioni amministrative, alla sconfitta
"generalizzata nel Mezzogiorno". "Il Pd - secondo D'Alema - ha
più capacità di dialogo sia con i centristi che con la sinistra radicale".
Certo, in Campania la rimonta appare una mission impossible. E poi c'è lo
scoglio Bassolino. Il simbolo Bassolino, che non salirà mercoledì sul palco di
Veltroni. Per D'Alema - incontro pubblico anche nel castello di Ottaviano
(quello confiscato a Cutolo) - è giusto giudicare il ciclo bassoliniano "fuori
dai riflettori elettorali". Quindici anni non sono stati solo
"emergenza rifiuti". Il "ricambio è necessario", anzi
"è già cominciato", però il giudizio tocca agli elettori campani, non
al "partito".
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Padoa-Schioppa mette
in mora i sindacati Roma. Dovevano essere le ore della diplomazia. Le ore dei
contatti informali, delle telefonate, delle mediazioni dietro le quinte. E in
effetti lo sono state. Ma non solo. Perché il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, ha deciso che la partita è così importante che valeva la pena
ribadirlo ufficialmente, con tanto di appello ai sindacati. E così in mattinata
dalla Slovenia dove si trovava per l'Ecofin, Padoa-Schioppa, ha usato i
giornalisti italiani che lo seguivano come megafono: da parte dei sindacati
"serve un fatto nuovo oggi, o al massimo, domani. Altrimenti il rischio è
altissimo, irreparabile" ha detto. E poi, tanto per essere chiari:
"Il codice civile ha le sue regole". Ma, almeno ieri, la reazione dei
sindacati, è stata di tenore opposto a quello atteso dal ministro, con una risposta
univoca: non accettiamo aut aut. Usa toni volutamente da "ultima
spiaggia", Padoa-Schioppa. Parla di "tirannia dei tempi", di
"fili ed elastici che si spezzano". Ricorda le due date cruciali
della settimana che sta per iniziare: domani, quando si riunirà il cda di Air
France per decidere se riprendere a trattare o considerare la partita chiusa;
martedì, quando in scena andrà la riunione del consiglio di
amministrazione di Alitalia
che dovrà decidere se c'è liquidità necessaria in cassa per andare avanti
ancora un po', o portare i libri in tribunale. "Se non c'è un fatto nuovo,
rapido, prima di questi due appuntamenti, si rischia di trovarci di nuovo
davanti a conseguenze estremamente negative. Pensare di tirare ancora
fino a dopo le elezioni non è possibile" dice. Il ministro indica anche
quale deve essere "il fatto nuovo": riprendere il negoziato,
"ritornando a prima della rottura". E svela: "Spinetta mi ha
detto che non tornerà a Roma per negoziare, ma per firmare". Alternative,
secondo Padoa-Schioppa, non ce ne sono. Il futuro senza l'Air France prevede
solo "rischi irreparabili". Come il fallimento che evoca quando parla
di "codice civile che ha le sue regole". Che il colosso franco
olandese sia "l'unica proposta seria sul tavolo, buona e utile per il
Paese e Alitalia" lo ribadisce anche il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, al quale è stata
affidata la missione di riannodare i fili tra il gruppo d'Oltralpe e i
sindacati. Sul risultato della sua mediazione, Letta non si sbilancia, ma si lascia
scappare un "spero che Air France non chiuda definitivamente la
porta". Poi anche lui si appella ad un "atteggiamento lungimirante e
responsabile dei sindacati". Ma la risposta dei sindacati è infuocata.
"Sarebbe un fatto nuovo se il ministro dell'Economia la smettesse di fare
il dodicesimo uomo in campo per Air France" dice il numero uno della Filt
Cgil, Fabrizio Solari. Più in generale la posizione sindacale è sempre la
stessa: la trattativa non si è rotta perché non è mai iniziata. Spinetta -
spiegano - voleva solo la firma dei sindacati sotto accordi presi con altri. Si
sprecano gli aggettivi per definire l'appello di Padoa-Schioppa: è
irricevibile" dice la Uilt, "incomprensibile" aggiungono i
piloti dell'Anpac. E dalla loro i rappresentanti dei lavoratori trovano anche
un membro del governo, il ministro Ferrero, che parla di "ultimatum
inaccettabile". Di certo i sindacati non hanno intenzione di fare una
completa retromarcia. "Vado al tavolo a trattare solo se Spinetta non
ricomincia come un disco rotto a dettare le sue improponibili condizioni"
dice il presidente dell'Up (unione piloti) Massimo Notaro. Mentre la Fit Cisl
chiede che al confronto partecipi anche il governo, dopo di che "siamo
disponibile entro un'ora ad aprire il tavolo. Il ministro dell'Economia deve
solo convocarlo". A chiedere "una convocazione immediata" del
governo sono anche l'Ugl e Sdl. Ma il governo - fa sapere il ministro dei
Trasporti Alessandro Bianchi - non convocherà i sindacati prima di mercoledì,
ovvero dopo i passaggi delicati del cda di Air France e quello successivo del
cda di Alitalia. gi.fr.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Mentre nove
sindacalisti in rappresentanza di altrettante sigle si
battevano come un sol uomo perché Alitalia non finisse in mano francese; mentre Berlusconi sponsorizzava
una cordata di volenterosi anti-Spinetta e Roberto Maroni invocava l'italianità
della compagnia di bandiera, ebbene, mentre tutto questo accadeva nel Bel
Paese, l'indiano Tata si portava a casa due icone della grande industria
automobilistica inglese che fu, la Jaguar e la Land Rover, già cedute
anni prima agli americani. Ieri Henry Ford e Gianni Agnelli, oggi Ratan Tata.
Straordinario personaggio simbolo del nuovo millennio. Settant'anni, culto per
l'eleganza (english style, naturalmente), laurea in architettura, appartenente
all'affascinante minoranza religiosa dei parsi, nipote adottivo del fondatore,
Ratan Tata ha assunto la guida del gruppo nel 1991. E mai coincidenza fu più
significativa: nel
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Domani la decisione
finale di Air France. Ritorna l'ipotesi di una cordata con
Air One e Lufthansa Alitalia, ultimatum del Tesoro ai sindacati Padoa-Schioppa: serve un
passo o accadrà l'irreparabile. La replica: basta forzature Subito un passo dei
sindacati o per Alitalia ci
sarà "l'irreparabile". È un vero e proprio ultimatum quello del
ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Domani il consiglio di
amministrazione di Air France-Klm deciderà se ci sono le condizioni per
procedere nel negoziato sull'acquisizione di Alitalia.
Che martedì dovrà esprimersi tra la continuità aziendale o l'avvio delle
procedure di fallimento. Ma i sindacati respingono perentoriamente l'aut aut
del ministro, ricordando di avere già espresso la disponibilità a riallacciare
il dialogo. Spunta intanto l'ipotesi di una fusione tra la compagnia di
bandiera e l'Air One di Carlo Toto, con l'azienda governata però da un altro
azionista, la Lufthansa, mentre al fondo Texas Pacific Group (Tpg), andrebbe il
ruolo di socio finanziatore. FRANZESE E SERVIZI ALLE PAGINE 6 E 7.
( da "Giornale.it, Il" del 06-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ieri ho avuto il
privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere
personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario
sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si
affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si
esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare
il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il
dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici
non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza
come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta;
occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione
comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare
dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese
che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura
ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe
inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti
italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per
aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere
e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto
miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 11 ) " (1
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03Apr 08 Perché l'adesione della Nato all'Albania? AGGIORNAMENTO Ho riflettuto
sulle polemiche suscitate dal mio post e, scremati i vergognosi insulti
ricevuti - che certo non fanno onore a chi li ha scritti - alcune critiche sono
fondate. Iniziando questo blog avevo promesso onestà intellettuale e ho deciso
pertanto di ritoccare il mio post, argomentando meglio la mia posizione
sull'Albania. Anche il titolo è stato modificato. Ma la Nato quali interessi
difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice
dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi
come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo
reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti
bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla
criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi
della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda
decisioni che finiscono per favorire i grandi gruppi criminali organizzati.
Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua
ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i
problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei
trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa
hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che
poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi,
di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto,
paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non
devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra
serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente
alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo. Negli ultimi
anni il governo di Tirana ha compiuto seri sforzi per arginare le attività dei
gruppi criminali, con qualche buon risultato. Le statistiche sulla criminalità
dimostrano tuttavia che in molti Paesi la malavita albanese è più che mai
attiva, a cominciare proprio dall'Italia e che ha ramificazioni internazionali.
Inoltre sono ancora molto forti i suoi legami di malaffare con il Kosovo. Da
qui una domanda: gli sforzi compiuti dal governo di Tirana sono da considerarsi
sufficienti? Inoltre, secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a
prestare soccorso agli altri Stati membri. Il che presuppone un forte
sentimento di fratellanza tra i paesi membri, la certezza di condividere un
comune destino. La domanda è scomoda, ma va posta: siamo certi che questo
sentimento sia condiviso in Europa nei confronti dell'Albania ovvero che gli
italiani o i francesi siano pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di
vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto
di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra
domanda: l'ingresso dell'Albania era necessario? Non è prematuro? Riepilogando:
la Nato non previene in Afghanistan, nel Kosovo quelle attività criminose che
incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato
faticosamente combattono. Non è un controsenso? Inoltre solleva perplessità
l'allargamento all'Albania, che solo da pochi anni è impegnata nella lotta al
crimine e la cui malavita è attiva da anni proprio nei Paesi della Nato.
Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 107 ) " (5 voti, il voto
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08
Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per
l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che
una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa.
Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto
internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa
Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di
decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto
marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France
si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso
proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà
sfruttare gli slot Alitalia
inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a
decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di
Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità
limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti (
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articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi
piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace
di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e
l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti".
Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E
soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco
come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti,
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar
08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure
proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri.
Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli
hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della
grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità
del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza
civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E
questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che
vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo
Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche
lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono
sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna
regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e
l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole
Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il
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