HOME PRIVILEGIA NE IRROGANTO di Mauro Novelli (www.mauronovelli.it)
|
DOSSIER “ALITALIA” |
|
T ARTICOLI DEL 5-4-2008 #TOP
IN EVIDENZA
Articoli Correlati –
Alitalia:
Padoa-Schioppa, «Conseguenze irreparabili senza una mossa del sindacato»
Alitalia, allo
studio piano stand-alone. Lunedì cda Air France
Alitalia, per il
Wall Street Journal va in scena "Air Silvio"
L'altra Alitalia
si schiera con Air France: lavoratori contro sindacati
Alitalia, Police
presidente "non esecutivo". Prove di recupero con Air France
«Penso che i piloti
dell'Alitalia non vivano in un mondo reale. Chiederò anch'io di essere assunto
da questa compagnia. Potrebbe essere la mia grande occasione».
In volo da Roma a Chicago, Mike Varney, giovane pilota britannico, si stupiva
nell'apprendere che i piloti dell'Alitalia volavano solo 40 ore al mese. La
metà degli standard cui era abituato.
Era il primo febbraio 1995. Varney, 34 anni, era in affitto all'Alitalia, con
gli equipaggi-canguro della Ansett, la compagnia
australiana cui si era rivolto l'amministratore delegato, Roberto Schisano, per
abbattere i costi dei voli intercontinentali.
Detto il Texano per i modi diretti, Schisano si scontrò con i piloti, la
categoria più potente all'Alitalia (senza di loro non si vola), per farli
volare di più e ridurre i costi, fuori mercato.
Schisano noleggiò due Boeing 767-300 Er, nuovi di zecca arrivati da Seattle, ma
registrati in Australia, completi di piloti e hostess, con un contratto di wet
lease («affitto bagnato» la traduzione letterale, ma priva di significato).
«L'anno scorso ho volato 850 ore», puntualizzò il comandante dell'aereo, Andy
Tate di Glasgow. L'equipaggio proveniva dalla compagnia charter britannica Air
2000, noleggiato da Ansett per appaltarlo ad Alitalia.
Invece a Roma Schisano non riusciva a convincere l'Anpac a far volare i
pronipoti di Aquila selvaggia tre-quattro ore in più
al mese, rispetto alle 40 della loro routine, con stipendio medio di 160
milioni lordi di vecchie lire l'anno.
Negli anni successivi la produttività è aumentata. Ma i piloti Alitalia (l'anno
scorso l'organico medio era di 2.140) volano ancora circa il 14% in meno delle
altre grandi compagnie, in media 52 ore al mese contro le circa 60 di Air
France, Lufthansa o Iberia. Questo mostrano gli ultimi dati delle statistiche
riservate di Aea, l'associazione europea dei vettori, che Il Sole 24 Ore ha
consultato.
In media i piloti Alitalia nel 2005 hanno volato 580 ore a testa (non sono
disponibili presso Aea i dati 2006), contro le 628 di Air France, 644 di
Iberia, 674 di Lufthansa. Nel 2006 i piloti Air France hanno volato 641 ore,
Iberia 650, Lufthansa 650. I 903 piloti della piccola Swiss, erede della
fallita Swissair, hanno volato 571 ore nel 2005, un po' meno di Alitalia, ma 640 nel 2006.
Torniamo al primo volo degli equipaggi-canguro. La parabola del Texano,
nominato nel febbraio 1994 dall'Iri presieduto da Romano Prodi, con Renato
Riverso presidente, si avvicinava alla fase discendente. In conflitto con i
piloti, sgradito alle liturgie Iri, dove il direttore generale era Enrico
Micheli, ora sottosegretario a Palazzo Chigi, Schisano fu revocato il 19
ottobre 1995.
Cadde in una trappola tesa dall'Anpac, presieduta da Giovanni Erba. L'uomo
forte però era il giovane vicepresidente Augusto Angioletti, poco più che
trentenne. Il 14 e il 15 giugno 1995 i voli dell'Alitalia furono paralizzati
dalle emicranie in massa dei piloti. In 200 marcarono visita senza che
intervenissero né l'Iri, né il Governo. Il premier era Lamberto Dini, con
sottosegretario Lamberto Cardia, attuale presidente Consob.
Per uscire dalla palude Schisano concesse ai piloti un aumento di 28 milioni di
lire annue contro produttività in un accordo segreto firmato il 31 luglio e
chiuso in cassaforte. Immediate le indiscrezioni sulla stampa. L'Iri
"processò" Schisano e lo licenziò il 19 ottobre.
Il Texano, fratello dell'attuale direttore divisione
passeggeri e cargo dell'Alitalia, Giancarlo Schisano, che è stato portato da
Giancarlo Cimoli nel 2004, fu allontanato ma i Boeing 767 che ha introdotto
come gli aerei giusti per il lungo raggio, meno costoso degli Md11, sono
rimasti nella flotta Alitalia. La Ansett invece è
fallita nel 2001.
Per un paradosso della burocrazia, mentre il Texano veniva silurato, sulla
«Gazzetta Ufficiale» fu pubblicato il decreto del ministro dei Trasporti,
Giovanni Caravale, chiesto da Alitalia – ma dieci mesi prima – per poter
noleggiare gli equipaggi-canguro.
Angioletti, alfiere della battaglia contro il Texano, fu eletto presidente
Anpac nel gennaio
Con la consulenza di Pier Domenico Gallo, Angioletti fu promotore dell'accordo
innovativo del 1996 tra i sindacati e Cempella: l'azionariato dei dipendenti
per salvare la compagnia. Nel giugno 1998 il 20% del capitale fu assegnato
gratis dall'Iri (quindi a pagare fu lo Stato) ai dipendenti, in cambio di
produttività e della rinuncia a presunti aumenti salariali. Aumenti che, in
realtà, non sarebbero stati giustificati in un'azienda in crisi. Ai piloti andò
circa il 7% del capitale.
Un anno prima di distribuire le azioni, l'Iri accettò tre rappresentanti dei
dipendenti nel cda Alitalia. Ma non ci fu alcun referendum per eleggerli.
Entrarono tre sindacalisti, cooptati dal cda Alitalia il 16 maggio 1997:
Angioletti, Guido Abbadessa leader della Filt-Cgil e Giuseppe Surrenti della
Fit-Cisl. I sindacati entrarono nel cda lo stesso giorno in cui veniva
approvato il disastroso bilancio 1996, con 1.210 miliardi di lire di perdite
(625 milioni di euro). Più che un azionariato dei dipendenti, un azionariato
sindacale.
Per qualche anno all'Alitalia non ci furono
scioperi. Ma il risanamento non riuscì. Il 25 ottobre 1998 ci fu l'avvio del
controverso piano Malpensa, nell'aprile 2000 Klm ruppe l'alleanza. Con
l'Alitalia nel caos le azioni dei dipendenti, che per tre anni non potevano
essere vendute, persero gran parte del valore. La promessa di Angioletti &
C. di far guadagnare i lavoratori con le azioni si è rivelata un'illusione.
Ma la carriera del sindacalista Angioletti continuò a correre. Il 2 aprile
2001, durante la gestione di Francesco Mengozzi, il presidente del sindacato piloti entrò nel comitato esecutivo Alitalia,
a fianco degli uomini di punta dell'Iri: Pietro Ciucci, Vincenzo Dettori,
Maurizio Prato e Carlo Tamburi, oltre a Mengozzi e al presidente, Fausto Cereti.
Il comandante-sindacalista aveva ambizioni da manager. Il 7 settembre 2001
Angioletti fu nominato amministratore delegato di Eurofly, società charter di
Alitalia. Non è chiaro per quali meriti professionali. Aveva lasciato in aprile
la presidenza del sindacato, nel cda Alitalia gli subentrò Michele Cicia.
In dicembre un'altra vittoria dell'Anpac. I 19 sindacalisti dei piloti
processati per interruzione di pubblico servizio per le emicranie in massa che
nel giugno 1995 avevano sconvolto i voli Alitalia furono assolti dal Tribunale
di Roma perché il fatto non sussiste. Tra gli assolti c'era Angioletti.
L'ex presidente dell'Anpac ha quindi pilotato la cessione di Eurofly
dall'Alitalia verso i fondi lussemburghesi di Banca Profilo, che lo hanno
confermato alla guida della società. Non solo. Nel deliberare la vendita il 30
luglio 2003 il cda Alitalia ha concesso opzioni a Eurofly, poi esercitate, per
comprare dalla compagnia 13 Md82. Il prezzo non è stato reso noto, si è parlato
di due milioni di dollari ad aereo.
Il comandante Angioletti non si è fermato lì. L'ex sindacalista dei piloti ha
portato in Borsa Eurofly a fine 2005. Un flop per chi ha comprato le azioni. I
risultati della società sono stati negativi, le azioni hanno perso valore. A
fine 2006 Eurofly è passata sotto il controllo di Meridiana, l'ex sindacalista
è uscito dalla società.
Nel 2004 la retribuzione di Angioletti come a.d. di Eurofly è stata di 882mila
euro lordi. Come pilota Alitalia nel 2000 aveva uno stipendio da dipendente di
126mila euro lordi, risulta dal bilancio 2000 della compagnia. Il successore
Michele Cicia, più giovane, nel 2002 aveva una retribuzione lorda di 91.400
euro da Alitalia.
Capire qual è lo stipendio dei piloti e confrontarla tra le compagnie è un
esercizio difficile. Molte voci e maggiorazioni possono far lievitare gli
stipendi, né ci sono dei dati pubblici e ufficiali. Secondo i dati riservati
dell'Aea, nel 2006 i piloti Alitalia (comandanti compresi) hanno avuto uno
stipendio complessivo medio di 121mila euro al lordo delle tasse, come quello
dei piloti di British Airways.
Più alta, secondo i dati Aea, la busta paga media dei piloti di Iberia
(147mila), Lufthansa (153mila), Air France (170mila). Più basso lo stipendio
dei piloti Swiss (108mila).
Questi dati risentono anche della flotta e della rete delle compagnie. Alitalia
ha un'attività maggiore nel breve raggio (Az Express) e scarsa
nell'intercontinentale, dove si guadagna di più. Secondo fonti sindacali, lo
stipendio minimo, di un pilota con due anni di anzianità, è di 64mila euro
lordi annui all'Alitalia, contro i 76mila di Iberia e gli 81mila di Lufthansa.
L'Anpac ha invece smentito che lo stipendio massimo raggiungibile da un
comandante all'Alitalia sia di 240mila euro l'anno rispetto a (260mila a Air
France e 240mila a Iberia).
Ma sulle buste paga possono influire voci seminascoste. Come l'indennità
lettino rinnovata a fine 2003 tra Alitalia e i piloti (Anpac e Up) per la
monetizzazione del riposo non goduto su quattro aerei B767 privi del lettino
per la pausa-sonno. L'indennità oscillava tra 720 euro mensili del pilota e
1.200 del comandante, con un massimo di 1.800 euro. E veniva riconosciuta a
tutti i 350 piloti del B767, anche se non volavano sui quattro aerei senza
giaciglio. Un privilegio che nel 2005, almeno così dicono i sindacati, è stato
abolito.
Curiosa la vicenda del settore cargo che Air France avrebbe chiuso perché perde
71 milioni all'anno. Con soli cinque aerei Md11, ci sarebbero stati da
Il potere dell'Anpac è sempre fortissimo, da qualche anno il presidente è Fabio
Berti. Durante la gestione Cimoli sono stati sostituiti, perché sgraditi
all'Anpac, il direttore del personale Alitalia Massimo Chieli e il direttore operazioni di volo, Pier Franco Prato,
rimpiazzato da Alfonso Pacini, iscritto al sindacato. Seconda puntata
Pizze,
casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora)
( da "EUROPA
ON-LINE" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse
Paura
del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna
( da "EUROPA
ON-LINE" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti.
Zingaretti
batte Berlusconi e pure Veltroni ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: proprio nel giorno in cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo "inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale.
Trattativa
più vicina ( da "EUROPA ON-LINE"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance.
Appesi
al lo di Spinetta. E alle dimissioni di Prato
( da "EUROPA
ON-LINE" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: oggi Alitalia fa i conti con gli spettri di un futuro tanto più oscuro quanto più incerto. Se il premier Prodi da Bucarest ha auspicato che prevalga il buon senso e che riprenda la trattativa, ieri pomeriggio si è riunito il cda di Alitalia (che ha convocato per oggi i sindacati) per decidere sulle dimissioni rassegnate dal presidente Maurizio Prato.
Il
fallimento, spettro bipartisan, turba la politica
( da "EUROPA
ON-LINE" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: approfitta della vicenda Alitalia per confermare la sua lettura politica generale: Berlusconi paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro Malpensa-Alitalia. I democrat hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che quella del 31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si ipotizzava una rottura della trattativa come quella di due giorni fa:
Pecorarorifiutal'immunità
( da "Secolo
XIX, Il" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 2008 alitalia nella bufera 05/04/2008 il governo insiste: c'è solo air france 05/04/2008 Roma. Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo fra i sindacati e Air France sul dossier Alitalia. Lunedì il consiglio d'amministrazione del gruppo d'Oltralpe si riunirà per fare il punto della situazione, mentre mercoledìè previsto un vertice fra sindacati e la nostra compagnia di bandiera.
I
tassi non scenderannofa più paura l'inflazione
( da "Secolo
XIX, Il" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Ricordate il presidente di Alitalia Giancarlo Cimoli, che guadagnava 190 mila euro al mese mentre Alitalia andava a fondo? Difficile dimenticarlo, proprio adesso che Alitalia sta andando veramente a fondo, probabilmente grazie anche al suo prezioso (su questo non c'è dubbio) apporto professionale.
Scuola
e Università sono fantasmi per i partiti
( da "Secolo
XIX, Il" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 000 bidelli che sulle aperture e le chiusure non sono meno bellicosi -tanto più che il loro posto è vitalizio- dei dipendenti dell'Alitalia, che agnellini non sono. Sotto il titolo "Autonomia fa migliore educazione", -uno stilema da "Io speriamo che me la cavo"-, si continua a oscillare tra "sistema nazionale" e "autonomia" corredata dall'immancabile "articolazione sul territorio".
Alitalia
aspetta il voto ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non è detto però che Alitalia non vada incontro alla disfatta. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 05/04/2008 ' 05/04/2008 la cordataitalianaHo rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori affinché Alitalia resti italiana. È la direzione da seguire silvio berlusconileader del Pdl 05/04/2008.
Fiumicinopasseggeriin
aumento ( da "Secolo XIX, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: trasferimento di voli Alitalia da Milano Malpensa a Roma Fiumicino. Il punto della situazione emerge in seguito all'incontro avvenuto ieri tra l'Enac, Alitalia, AdR Aeroporti di Roma, Enav e Assoclearance per una valutazione degli effetti sull'operatività dell'aeroporto in concomitanza della ridefinizione del network Alitalia con l'avvio della stagione estiva del trasporto aereo.
Il
sud incapace di fare sistema - massimo villone
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: peraltro adesso scongiurato, di un rinvio del voto del 13 e 14 aprile, per un simbolo che esce diritto dal passato. Intanto, la battaglia su Malpensa continua, la trattativa con Air France si interrompe, il presidente di Alitalia si dimette, la compagnia di bandiera rischia di portare i libri in tribunale. SEGUE A PAGINA X.
Sud
incapace di fare sistema - massimo villone
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: come Malpensa abbia sovraccaricato Alitalia, diventando così un elemento della crisi. Né si dice come alla difficile situazione dello scalo abbia contribuito il proliferare di city airports in tutto l'arco del Nord, al di fuori di una logica di sistema. In breve, non si mette in chiaro come Malpensa sia stato un caso - tutto nordista - di grande spreco di denaro pubblico.
Aeroporti,
la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pagina IX - Bari La crisi Alitalia senza conseguenze, a Bari e Brindisi altro record di passeggeri Aeroporti, la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre I pugliesi hanno voglia di volare. Per diletto o necessità, non s'arresta l'incremento dei volumi di traffico negli aeroporti pugliesi.
Alitalia,
gelo di air france per adesso niente trattativa - roberto mania
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Alitalia, gelo di Air France per adesso niente trattativa Letta in pressing sui sindacati. Enac: licenze a rischio Nascono due comitati di lavoratori schierati con Parigi ROBERTO MANIA ROMA - Il fallimento dell'Alitalia potrebbe essere più vicino.
Stampa
americana contro "air silvio"
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E' quello che Silvio Berlusconi ha fatto con Alitalia. Se, come sembra, otterrà il suo terzo mandato si sarà meritato qualsiasi sofferenza che dovesse venirgli dalla compagnia di bandiera". Per il Financial Times, Alitalia ha ormai raggiunto "la fine della pista" e l'unica soluzione possibile è quella tipo Parmalat.
Brilla
telecom, ondata di realizzi su seat
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Deutsche Bank ha invece tagliato il target price su Alitalia a 0,01 euro, ma il titolo riprenderà le contrattazioni solo martedì 8. Brilla Telecom (più 2,2%) nell'ultimo giorno del road show, mentre Seat ha perso il 7,8% dopo tre giorni di rialzi. Acquisti infine su Lottomatica (più 1,4%) in attesa del nuovo piano strategico di lunedì e su Prysmian (più 1,
Canal
grande - antonio dipollina ( da "Repubblica, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Spettacoli CANAL GRANDE ALITALIA E L'ITALIA: UNA FOTOCOPIA CON LE ALI ANTONIO DIPOLLINA L'Alitalia, una metafora in volo. O qualcosa del genere, visto che l'altra sera lo speciale di "La Storia siamo noi" su Raidue era sì dedicato alle vicende presenti e passate della compagnia, ma soprattutto recava nel sottotitolo l'inquietante dilemma "Alitalia come l'
Il
cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare
il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito
( da "Repubblica,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Tante rischiano di essere pure le spine, come l'Alitalia. Nodi che Berlusconi non vorrebbe sciogliere da solo. "Se vogliamo davvero cambiare il Paese - è il refrain ripetuto in ogni staff meeting - bisogna costruire un clima di dialogo". Prima di tutto in Parlamento. "Senza una maggioranza ampia, non si può fare niente".
Italia
a crescita zero: Draghi non ci crede Dramma Alitalia, il governo aspetta Parigi
ma intanto rispunta l'opzione Lufthansa
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Draghi non ci crede Dramma Alitalia, il governo aspetta Parigi ma intanto rispunta l'opzione Lufthansa Per il Fmi è nero il futuro dell'economia mondiale e di quella italiana in particolare, per cui prevede una crescita vicina allo zero. Stime che il governatore di Banca Italia Mario Draghi reputa "eccessivamente pessimistiche".
Ho
un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi:
quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: A Caserta ricorda la sua esperienza da sindaco di Roma e su Alitalia attacca: "Per 5 anni non hanno risolto nulla, anzi hanno buttato 2,5 miliardi di euro". Il leader Pd attacca la destra anche sull'alleanza con la Lega: "Sul palco tutti insieme non possono cantare l'inno di Mameli, perché il leghista non ce la fa.
Penultimo
venerdì istruzioni per l'uso ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una faccenda già massacrata di suo. Si dirà: qualcuno ormai non è più neppure forte agli orali. Calma. Da Parma parte una richiesta di rinvio a giudizio per estorsione nell'ambito del crac Parmalat per Cesare Geronzi, tuttora capataz di Mediobanca nonostante una lunga biografia penalmente rivisitata.
Vieni
avanti decretino ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da Alitalia
alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto
Torna
in pista l'opzione Lufthansa Si parla della compagnia tedesca con il fondo Tpg.
Air France decide lunedì se continuare
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nella partita Alitalia torna ad allungarsi l'ombra di Lufthansa. Il vettore tedesco starebbe sondando, in questo periodo e con molta cautela, la possibilità di tornare sulla scena abbandonata qualche mese fa dopo che il progetto di acquisire Alitalia fu bocciato dal consiglio di sorveglianza della compagnia aerea di Francoforte.
I
sassolini di Passera: Non ci sono parole
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: non ci son novità riguardo alla vicenda Alitalia. Lo ha ribadito oggi l'amministratore delegato, Corrado Passera, a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio. "Su Alitalia non c'è nulla di nuovo. Purtroppo, la situazione si commenta da sola", ha dichiarato Passera. "Per oltre un anno - ha nuovamente ricordato Passera - abbiamo lavorato a un piano di sviluppo di grande portata,
Ma
quale retromarcia? Garantire la continuità aziendale I sindacati incontrano i
vertici di Alitalia per continuare il piano Prato. Non c'è nessuna Caporetto
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: I sindacati incontrano i vertici di Alitalia per continuare il piano Prato. "Non c'è nessuna Caporetto" di Felicia Masocco/ Roma CAPRO ESPIATORIO È stato un incontro interlocutorio, poco più di una formalità, e non poteva essere altrimenti. I sindacati di categoria e i vertici di Alitalia si sono incontrati ieri mattina.
Sindacati
in cerca di una rotta tra hostess, piloti e top manager
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Resta il
fatto che scorrendo il film dell'Alitalia le responsabilità del sindacato
esistono, ma appaiono modeste se rapportate a quelle di chi dirigeva
l'Alitalia. Prendiamo gli anni in cui inizia il declino, la fine degli anni
Il
Tg5 e la cordata ( da "Unita, L'"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Nella breve nota redazionale, per introdurre il servizio di Manuela Riva, si racconta di come si stia tentando di ricondurre i vertici di Air France al negoziato. Di riportarli insomma alla Magliana. E quindi, il commento. Testualmente: "Speriamo che non sia davvero troppo tardi, perché non si vedono alternative al di là delle chiacchiere della politica al ritorno di una
Bondi
o Moretti? Parte il toto-commissario
( da "Unita,
L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma il fallimento di Alitalia è entrato già nell'immaginario collettivo. Tanto che, ieri, sono cominciati a circolare i primi nomi sul commissario che, se ogni trattativa per riportare Air France al tavolo fallisse e non si manifestassero altri compratori, potrebbe ritrovarsi la patata bollente fra le mani.
Alitalia
non vuole fallire e riparte <da sola>
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da Milano Per
Alitalia il calendario è stretto. Lunedì
E
Spinetta si tiene pronto a calare due carte segrete
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: del governo Prodi è vista in questo momento da Air France come un incoraggiamento a mantenere la linea dura nei confronti dei lavoratori di Alitalia: prendere o lasciare. Intanto il quotidiano Le Figaro titola un suo articolo con queste parole: "Air France-Klm scoraggiata dalla maledizione Alitalia". Ma se si tratta di una "maledizione", perché ci tengono tanto a portarsela a casa?
Nasce
un comitato che dice sì all'accordo con AF
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che il consiglio di amministrazione di Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior parte dei dipendenti Alitalia al piano che la compagnia d'oltralpe ha presentato, dissociandosi contemporaneamente dal piano alternativo proposto dalle organizzazioni sindacali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
In
rialzo utilities ed energia ( da "Giornale.it, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Debole Air France (-1,5%) dopo il rimbalzo dell'altro ieri seguito allo stop delle trattative con Alitalia. In modesto rialzo Francoforte (+ 0,32%) e Zurigo ( +0,72%). A fine giornata poco mossa Wall Street: Dow -0,02% e Nasdaq +0,3%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Anticipazioni
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia APAGINA l2 Azienda e sindacati, il 9 nuovo round Pecoraro APAGINA l5 Il ministro indagato: rinuncio all'immunità Parmalat APAGINA l10 Bancarotta societaria, Geronzi a giudizio.
Vola
la campagna antisindacale dell'Alitalia
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: opinione Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la crisi finale di Alitalia. In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica campagna della destra.
Tra
rabbia, paura e ruffiani i lavoratori si ricompattano
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: i lavoratori dell'Alitalia si ritrovano in un'assemblea infuocata dove buona parte della smagliatura viene alla fine ricucita. "Colletti bianchi coi tacchi a spillo", li ha bollati qualche giornale che pure ne ha enfatizzato il gesto. "Ma chi sono?", vien da chiedere mentre gli interventi si susseguono al microfono.
L'Usigrai:
La Rai come la compagnia di bandiera
( da "Manifesto,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La Rai rischia di fare la fine dell'Alitalia. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, ieri ha rilanciato l'allarme che il consigliere di amministrazione Sandro Curzi aveva affidato alle colonne del Corriere della sera. La riforma non può più attendere, dev'essere l'impegno dei primi cento giorni del prossimo governo,
L'ora
dei diplomatici a Parigi ( da "Manifesto, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Sindacati e Alitalia d'accordo nel portare avanti il piano stand alone e garantire la continuità operativa Francesco Piccioni Tra i tanti giochi in corso intorno alla vicenda Alitalia, ce n'è uno che stanno facendo in molti: eliminare il sindacato. E in questo settore sembra in effetti più facile che in altri.
Alitalia
Il salvataggio ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Alitalia Il salvataggio \\ Raffaele Bonanni Bisogna riportare Spinetta al tavolo. Non abbiamo capito perché sia fuggito. Cosa ci si aspetta da un sindacato? Non può che difendere i lavoratori.
Bonanni
rilancia la carta della Lufthansa
( da "Corriere
della Sera" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: secondo indiscrezioni, continua a lavorare sul dossier Alitalia, forse insieme con il fondo americano Tpg, per riemergere solo in caso di commissariamento della compagnia. "Lufthansa - spiega Bonanni - sostiene in pari modo gli interessi di Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi.
Tremonti:
protezionismo? Sì, ma <alla Bonino>
( da "Corriere
della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese, che fa gola a tanti". Cosa farete sul fronte della lotta all'evasione fiscale? "Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria".
I
quattrocento ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Prima Pagina - data: 2008-04-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Settegiorni di Francesco Verderami E VELTRONI CHIESE AIUTO A EPIFANI I quattrocento di Roma non saranno i 40mila di Torino, ma quei colletti bianchi di Alitalia che manifestano contro i sindacati rappresentano un allarme per Veltroni. CONTINUA A PAGINA 9.
Lo
steward scopre lo sciopero della fame
( da "Corriere
della Sera" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: da 23 anni in Alitalia come assistente di volo, nell'iniziare lo sciopero della fame in appoggio di Air France-Klm. "La mia - ha spiegato il capo-cabina - non è un'iniziativa contro i sindacati, ma per far sì che rivedano la loro posizione. Altri sei-sette colleghi hanno aderito alla mia iniziativa.
E
Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo
( da "Corriere
della Sera" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia è per Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della stesura del programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la "marcia dei 400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni lavoratori della società aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro: "Ma in questo momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito -
Il
più giovane ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Il più giovane Aristide Police, classe 1968, chiamato al vertice di Alitalia, è il più giovane presidente nella storia della compagnia.
<Ma
non è come nell'80> ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: in Alitalia non vedo nessuna delle due situazioni". Benvenuto, storico leader della Uil (ha lasciato l'incarico 16 anni fa per darsi alla politica) ritiene che alla fine "Alitalia è solo un'operazione di ristrutturazione che si deve fare con le regole di mercato mentre i fatti di Torino del 1980 avevano una forte carica ideologica,
Qui
Lina ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 autore: di LINA SOTIS categoria: BREVI Qui Lina Roberto Maroni diceva: "La Lega Nord fa il tifo affinché la trattativa con Air France fallisca". Il presidente di Alitalia, Prato, dimettendosi ha detto: "Quest'azienda ha una maledizione". La maledizione continua. lsotis@corriere.it.
Dorfles:
sono i furbetti del made in Italy
( da "Corriere
della Sera" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: passando dalla vicenda Alitalia. Come appare il made in Italy in queste settimane? "Come volete che appaia? - risponde il grande critico d'arte - Come è sempre stato. Un Paese di furbetti e truffatori. Di persone litigiose e poco affidabili". Speranze di cambiare? "C'erano, negli anni '50 sino ai '70, perché era tanta la voglia di ricostruire.
ROMA
Spuntano nella cordata italiana le Ferrovie Nord Milano. Sarà lunedì prossimo
il gio ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia (nella foto il nuovo presidente Aristide Police). Il cda di Air France dovrà infatti decidere se riaprire il negoziato, tornando al tavolo con i sindacati dopo la durissima rottura dei giorni scorsi. In queste ore il governo, con il sottosegretario Enrico Letta, sta cercando di convincere Spinetta e le sigle sindacali ad aprire uno spiraglio nella trattativa prima delle
I
QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato
l'ope ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: SABBATUCCI I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'operato dei loro rappresentanti sindacali nella trattativa con Air France non possono non far pensare ai quarantamila colletti bianchi che, sfilando a Torino il 14 ottobre 1980, decretarono la fine di una drammatica vertenza con la Fiat e insieme di un'intera stagione del sindacalismo italiano.
LA
MARCIA dei Trecento ha lasciato il segno. Dopo i "colletti bianchi"
si muovo ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il testo è stato diffuso ieri sera via sms, invitando esplicitamente l'Air France a prendere "in considerazione l'adesione delle maggior parte dei dipendenti Alitalia". Piloti e assistenti di volo si dicono stanchi di "fare le farfalle imbalsamate in collezioni altrui, rivogliamo la nostra identità individuale di dipendenenti".
La
tua opinione ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 63,3 No R 36,7 La domanda di oggi Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.
O
rmai ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pier Ferdinando Casini gli ha già ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe "una polpetta avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso che "fra due o tre mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua emergenza. L'addio malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a Bucarest, alla fine del vertice Nato,
Il
Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia
fatto un favore ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: quante mani si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo, imperterrito, tenta di riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio dir niente altrimenti la Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va su e giù e manca appena una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il titolo, invece.
<Corporazione
inutile e impotente> ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La vertenza Alitalia è emblematica. I sindacati non pensano all'interesse collettivo, ma sono arroccati nella difesa degli interessi di singole categorie. In questo senso ritengo che siano diventati corporazioni. Ma senza godere dei privilegi delle caste".
<Ma
il consenso della base c'è ancora>
( da "Corriere
della Sera" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pensa alla vicenda Alitalia? "è l'esempio più attuale e forse più clamoroso. Quello che sta accadendo dimostra come i sindacati, anche di fronte a situazioni drammatiche, abbiano assunto una tendenza a difendere posizioni consolidate, senza tenere conto delle conseguenze".
Sindacati,
la casta in crisi ( da "Corriere della Sera"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: la casta in crisi Diritto di veto e iscritti insofferenti Il caso Alitalia: la difesa dei privilegi N ella remota eventualità che riescano a mettersi d'accordo, le ultime quattro sigle delle 43 organizzazioni sindacali scolastiche potrebbero perfino convocare un tavolo di scopone scientifico, in virtù del loro solitario iscritto.
Alitalia
parla Orlando Corradi ( da "Riformista, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal fallimento,
Segue
carniti ( da "Riformista, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Giorgio Benvenuto ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma Spinetta".
MILANO
- Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono impr
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono imprenditori interessati, ce ne sono taluni forti che si sono rivolti anche a me. Il dottor Ermolli, che sta seguendo la vicenda, ha in mano i nomi". Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ieri è tornato a ribadire che "la cordata italiana è pronta".
ROMA
Lunedì il cda di Air France, martedì il cda di Alitalia, mercoledì un n
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: martedì il cda di Alitalia, mercoledì un nuovo incontro tra i vertici della Magliana e i sindacati. Ecco la scaletta delle prossime puntate sulla vendita di Alitalia. Il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, sta facendo una spola telefonica tra Parigi e le sedi sindacali per cercare di smussare gli angoli al fine di riportare al tavolo le controparti.
ROMA
- La missione affidata a Enrico Letta è scongiurare il no definitivo di Air Fra
( da "Messaggero,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: dove peraltro Spinetta dovrà vedersela con componenti interni da sempre fredde e sospettose verso Alitalia) pretendono un passo indietro dei sindacati, un segnale di "penitenza" dopo la rottura. Inutile dire quanto la cosa sia complicata. Da 48 ore ormai Enrico Letta, ricevuto il mandato da Prodi, si sta dedicando a tempo pieno al dossier Alitalia.
ROMA
- Fiumicino tocca il massimo della ricettività, ma non inciampa. È positivo il
primo ( da "Messaggero, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ufficiale sul trasferimento dei 180 voli Alitalia da Milano-Malpensa a Roma-Fiumicino. L'operatività dello scalo romano ha superato la prova, stando ai numeri emersi nel tavolo tra Enac, Alitalia, Adr (società di gestione degli scali romani), Enav e Assoclearance. La fotografia scattata ieri dall'Enac dice, infatti, che i passeggeri transitati a Fiumicino in questi ultimi giorni,
Segue
ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa
( da "Riformista,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi.
Nuovo
round, Mercoledì si ricomincia ( da "Campanile, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese.
L'Fmi
stacca la Spinetta ( da "Campanile, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: E sulla vicenda Alitalia torna in ballo AirFrance. Il Fondo monetario internazionale dimezza le previsioni: "Più 0,3 per cento nel 2008". Dirigenti e steward della compagnia aerea di bandiera contro il sindacato: "Trattiamo". Il governo preme sui francesi, mercoledì nuovo incontro Economia in crisi.
La
mancata vendita è il simbolo dell'Italia che non cambia
( da "Tempo,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il giorno dopo la rottura della trattativa per la privatizzazione di Alitalia, il Fondo monetario internazionale (Fmi) annuncia che i suoi uffici studi hanno dimezzato le nostre stime di crescita per il 2008: allo 0,3% rispetto allo 0,6% computato all'inizio dell'anno ed all'1,5% ipotizzato quando è stata costruita la legge finanziaria.
Alitalia
cerca una via di salvezza ( da "Tempo, Il"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: scioglie il nodo sul possiibile ritorno al tavolo di via della Magliana Alitalia cerca una via di salvezza Per scongiurare il commissariamento, sindacati e Alitalia si concentrano su un piano di emergenza che garantisca all'azienda di andare avanti almeno per la stagione estiva. Nella speranza che il consiglio di amministrazione, martedì prossimo, confermi la continuità aziendale.
Sacconi:
Sindacato colpevole. Corporativo come al solito
( da "Tempo,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: La prima responsabilità della vicenda Alitalia è del governo ma anche il sindacato ha tirato fuori tutta la sua propensione corporativa". Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia e ex sottogretario picchia duro sulle responsabilità del disastro della compagnia di bandiera. Quanta responsabilità ha il sindacato nella situazione della compagnia?
Alitalia
non vuole fallire e riparte "da sola"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per Alitalia
il calendario è stretto. Lunedì
Bertinotti:
"Walter superficiale, perderà Prodi una delusione"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: dov'è l'errore? "L'errore è stato infilarsi a testa bassa in una trattativa, prima scegliendo il competitore e rimandando a dopo le questioni politiche". Colpa di Prodi, quindi? "Prodi ha sbagliato nella trattativa. E poi ha sbagliato, in modo grave, ad attaccare i sindacati".
La
sfida bertinottiana per il nuovo soggetto della sinistra unita
( da "Liberazione"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: "Una compagnia aerea di bandiera è indispensabile per un Paese come l'Italia. Non importa - è l'opinione del candidato della sinistra, in perfetta solitudine - l'assetto proprietario purché risponda al suo compito strategico". E' per questo che "tagliando i livelli occupazionali si fa un'operazione contraria proprio a quella che la compagnia francese fece a suo tempo per
Alitalia,
avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo
indietro ( da "Liberazione"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: governo spera di ricucire lo strappo Alitalia, avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo indietro Roberto Farneti Garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi per scongiurare ipotesi di amministrazione straordinaria e commissariamento. E' questo il primo obiettivo di azienda e sindacati, dopo la decisione di Air France di abbandonare il tavolo della trattativa.
Ecco
come si può davvero aiutare il Tibet
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
Alitalia,
Prodi rincorre Air France ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma la compagnia deve restare italiana" Alitalia, Prodi rincorre Air France Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve restare italiana" --> ROMA Alitalia non deve finire in mano ai francesi, ma neppure ai tedeschi. Silvio Berlusconi chiude anche all'ipotesi Lufthansa e ribadisce la propria linea in difesa del tricolore.
Tremate,
il Cavaliere è diventato europeista
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. Per capire il peso che Berlusconi dà all'Europa nella sfida elettorale al centrosinistra, basta leggersi le sue dichiarazioni. "Vede - spiegava pochi giorni fa a un giornalista straniero - oggi è abbastanza difficile dare un ruolo internazionale all'Italia che ha subito e sta subendo un calo d'immagine incredibile con il caso dei rifiuti di Napoli che ci ha proiettato nel
Se
anche in economia vince chi fugge
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia rincorre Air France Se anche in economia vince chi fugge L'Alitalia rincorre Air France --> Le trattative con Air France per la vendita dell'Alitalia si sono interrotte mercoledì scorso. In questi giorni, il governo si è detto di nuovo disponibile a riaprire il dialogo, dopo il dietro front dei sindacati rei di aver tirato troppo la corda e fatto fallire l'
Berlusconi:
"Faremo il primo Cdm a Napoli"
( da "Giornale.it,
Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: viaggio da premier lo farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: "Fare una trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso.
Il
Financial Times mette in dubbio che Alitalia, a questo punto, possa ancora
essere salvata. Il quo ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Perché è chiaro a tutti che l'Alitalia ha ormai raggiunto la fine della pista". Ma il Ft corregge tanto pessimismo concedendo un'estrema possibilità alla compagnia e fa il nome di un possibile salvatore: se c'è uno che può farcela è "Enrico Bondi, l'uomo che è riuscito a rimettere in sesto i conti e la gestione di Parmalat".
Una
fiche per Alitalia Ho sentito ieri nei diversi telegiornali il candidato premier
del P ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: a proposito di Alitalia, auspicare da parte dei "suoi colleghi imprenditori" il salvataggio della italianità della compagnia di bandiera non solo mediante un impegno di centinaia di migliaia di euro, ma anche mediante l'impegno di una "fiche simbolica". A questo punto non capisco se si tratta di una cordata o di una.
L
opposizione: <Trattativa non trasparente>
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: "Con Alitalia - dichiara il leader de La Destra - siamo nel casino generale per colpa dell irresponsabilità collettiva che ha portato la compagnia al centro di una campagna elettorale in cui tutti hanno giocato contro tutti e soprattutto contro i lavoratori".
In
ginocchio da Air France ( da "Padania, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che vede l ombra del fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni politiche e sulle amministrative di Roma. Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile.
La
sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -.
Fiducia
in Malpensa Le istituzioni lombarde continuano a investire sullo scalo
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: proprio perché inadatto non solo per Alitalia ma anche - e soprattutto - per il nostro aeroporto. Un unione forzata, senza alcuna supervisione imparziale e corretta da parte delle istituzioni centrali, che fino ad oggi ha portato all esclusione di altre compagnie che avrebbero potuto salvare Alitalia senza mettere in ginocchio il nostro hub.
La
certezza del voto è un diritto dei cittadini Il Governo ha fatto vacillare pure
questa ( da "Padania, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: vendita di Alitalia, che sta compromettendo seriamente la credibilità delle istituzioni. Il Governo in carica ha perso tempo prezioso a dibattere delle cose più assurde, perdendo però di vista quelle più importanti. Sono dell altro giorno le stime, fornite dal presidente dell Antitrust, Antonio Catricalà, sul numero delle famiglie che versano in gravissime difficoltà economiche,
Borsa,
cala dopo il doppio rimbalzo Danni limitati grazie agli energetici
( da "Padania,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Brusca frenata di Stm (-4%). Storna il settore cemento-costruzioni che ha esultato per la vittoria dell Expo. Fari spenti su Alitalia, sospesa all indomani dalla rottura con Air France-Klm che incassa a Parigi il 2,44%. [Data pubblicazione: 04/04/2008].
Pedemontana
accelera grazie all Expo ( da "Padania, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: oggi servita dalle strade molto meglio di Fiumicino (la Pedemontana si aggiungerà alle due già collegate) che con il treno" dice Cattaneo che definisce scellerata la scelta di Alitalia. Il presidente Terragni, infine, si è detto fiducioso su un ulteriore taglio dei tempi di ultimazione dell opera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].
Estrema
unzione e titoli a 1 cent ( da "Stampa, La"
del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: obiettivo delle azioni di Alitalia e conferma per i titoli della ex compagnia di bandiera il rating "sell", cioè consiglia di vendere. Gli analisti tedeschi vedono nell'amministrazione controllata il destino più probabile per la compagnia e ritengono che anche se si materializzasse un'altra offerta, difficilmente i titoli Alitalia sarebbero valutati più di 0,
E
l'Enac prepara il declassamento: licenza provvisoria
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Fino allo scorso autunno Alitalia dichiarava di avere liquidità per un anno. L'aumento del prezzo del petrolio ha cambiato rapidamente il quadro: oggi nelle casse della Magliana ci dovrebbero essere 250 milioni di euro; solo a febbraio Alitalia ne ha bruciati tre al giorno.
Alitalia
guarda già al dopo elezioni
( da "Stampa,
La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: le nove sigle hanno preso l'impegno a collaborare con i vertici per garantire ad Alitalia la sopravvivenza. Grazie al piano Prato sono già a terra 27 aerei fra i più vecchi e Alitalia forse può resistere in solitudine fino a tutto giugno. Da Parigi è risuonato il silenzio assordante seguito alla rottura delle trattative con Air France-Klm.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
FEDERICO ORLANDO
Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il generale
gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale, Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc.
sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i
responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta
in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che
"non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non
solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse
(assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere? ARMANDO COFELICE, PESCARA
Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si concludono degnamente 15 anni
di transizione dalla prima alla ipotetica terza repubblica, contrassegnati da
un sostanziale non governo del paese. Nell'interregno, hanno ripreso piede
poteri estranei alla democrazia politica, in primo luogo il clericalismo
impiccione predivorzio e il sindacalismo tuttofare anni Settanta. I risultati
sono simbolicamente questi che lei cita: i governi latitano e si fanno
sostituire dai sindacati nelle trattative con potentati economici (e politici)
stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno sui propri poteri in materia
elettorale, rimettendosi a quella monumentale accolita di marziani che è il Tar
del Lazio e in genere la giustizia amministrativa; lo stato rinuncia alla sua
non negoziabile laicità ? scritta nella Costituizione e pubblicamente
calpestata ? e permette alla Chiesa non già di occupare spazi pubblici per la
religione (che è perfettamente lecito in ogni ordinamento liberale, anzi ne fa
parte) ma di aspirare alla guida politica della società (come, per altri
interessi, fece il pansindacalismo). Così molti cittadini per un verso fuggono
dalla politica alla non partecipazione, consentendo ai governi degli
scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento, di sentirsi ancor più sciolti
dall'obbligo di fare e di rispondere al paese; per un altro verso riscoprono la
cultura della contestazione, dopo la generazione delle egoistiche indifferenze
che ha prodotto, appunto, il non-stato, il non-governo, la non-politica, i
non-partiti, e ceduto funzioni di governo a chiese, sette, corporazioni,
sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima repubblica? La nostra ipocrisia
arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli per i pomodori antidemocratici
di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di salotto comunista borghese sono
scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo sempre la signora Mafai) s'è
degnato di strapparsi almeno un pelo per l'attentato di Pisa, dove un medico e
un farmacista hanno rifiutato i contraccettivi a due cittadine che, a norma di
legge, li chiedevano (è stato ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a
18 carati, per un caso analogo verificatosi quando era lei ministro della
sanità, piombò come un fulmine di guerra sugli "obbiettori"
(obbiettori o cucchiai d'oro?) e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in nome
delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico
Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia?
Che tutto questo porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore
di quello che i sondaggi avevano registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in
piazza dei nuovi settantasettini incattiviti, invece dei girotondini che ne
furono la coda goliardica. Il non governo, i savanorola, la cultura delle
guerre di civiltà che predicano, spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere
colpo su colpo. Una bella spinta alla crisi della democrazia.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, Police presidente per tornare a
trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci
ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air
France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla
rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia,
i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese
affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla
presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche
effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha
sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche
invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal
canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della
trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato
contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare
tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un
nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le
boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di
Coldiretti.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
S C R I P T A M A N
E N T Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni PANORAMIX La metafora Il miglior
titolo è, senza dubbio, quello del Riformista: "L'Italia è di nuovo nelle
mani della Dc". Si può sorridere, ma certo non c'è da stare allegri, come
scrive Massimo Franco nella sua nota sul Corriere della Sera: "Il simbolo
di un partito quasi invisibile che si richiama nostalgicamente alla Dc potrebbe
bloccare il voto del 13 e 14 aprile prossimi. E questo proprio
nel giorno in cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo
"inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi
grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane
scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e
il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale.
Non è facile spiegare all'estero, ma anche all'opinione pubblica italiana, che
forse non si voterà perché il Consiglio di stato ha riammesso a dieci giorni
dal voto un partitino escluso dal Viminale. Una volta tanto, sembrano tutti
d'accordo: è una vicenda che rischia di coprire di ridicolo l'Italia".
Riemerso dal sottobosco scudocrociato col simbolo della Dc, il movimento
guidato da Giuseppe Pizza, scrive ancora Franco, "per ora tiene tutti col
fiato sospeso". E chiede che Amato ammetta di essersi sbagliato: "Il
ministro non lo fa. E il titolare dello scudocrociato, conteso dall'Udc, fa
capire che potrebbe accontentarsi di una campagna elettorale abbreviata, in
cambio di un sostanzioso risarcimento politico". Conclusione: "È una
trattativa emblematica, nella sua scarsa trasparenza, giocata tra formalismi
giuridici e promesse sottobanco. Il problema è che dilata la sensazione di una
politica prigioniera dei propri riti e della propria impotenza; assorbita da
questioni marginali, e condannata a perdere di vista scelte strategiche per
l'economia del paese". Sistema-paese Che fine ha fatto l'interesse
generale? E il metodo che ha portato l'Italia ad aggiudicarsi con Milano l'Expo
2015? Perché questa vittoria, che segue di pochi mesi l'altro successo
conseguito all'Assemblea generale dell'Onu con la moratoria sulla pena di
morte, scrive Giovanni Sabbatucci sul Messaggero, "lascerà molto
probabilmente una traccia positiva negli scenari del dopoelezioni e potrà anche
rappresentare un precedente significativo, un modello di gestione comune di
alcune questioni di interesse nazionale!. Potrebbe servire, ad esempio nella
vicenda Alitalia. Serve "a un paese in
difficoltà". Sabbatucci non sta parlando "di una grande coalizione
come panacea di tutti i mali italiani" ma sceglie l'orizzonte di un
bipolarismo maturo che sappia declinare l'interesse generale, senza quella
contrapposizione muscolare che ha caratterizzato tre lustri della vita politica
italiana. Il terzo incomodo Per finire, una segnalazione dalla Stampa
all'indomani delle conferenze stampa tv dei due principali candidati a Palazzo
Chigi. Nel suo "taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori
i risultati di ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma entrambi,
sottolinea, sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si potrebbe
scrivere che Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance
Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral
suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e
riannodino i fili con AirFrance. E contemporaneamente spingere il governo a intervenire
attivamente nella vicenda per agevolare una nuova partenza della trattativa. Su
questo doppio binario si articola la strategia veltroniana per uscire
dall'empasse in cui s'è infilato il negoziato sulla vendita di Alitalia. Con qualche primo apprezzabile risultato, visto
che sia i sindacati che il governo si sono attivati per riprendere il dialogo
con la società transalpina. Tutti hanno notato che dal momento in cui l'ad
Spinetta ha deciso di alzarsi dal tavolo e prendere il primo volo per tornare
Parigi, mercoledì sera, l'unica forza politica, insieme ovviamente alla
Sinistra arcobaleno, che non ha buttato la croce addosso ai sindacati è stato
il Partito democratico. Contemporaneamente mentre ieri sui giornali impazzavano
articoli e dichiarazioni incandescenti nei confronti della controproposta
sindacale al piano francese, il leader del Pd ha ricordato che la vera
responsabilità della rottura è da attribuire a Berlusconi e al suo atteggiamento
ostile verso AirFrance. Parole molto diverse da quelle di Prodi, che invece ha
individuato nei rappresentanti dei lavoratori gli unici responsabili,
nonostante sia lui che l'ad Prato fossero a conoscenza del piano sindacale. Una
dicotomia, quella Prodi-Veltroni, che è continuata per tutta la giornata e che
si spiega con la volontà del leader del Pd di non incrinare i buonissimi
rapporti che ha ormai stretto con le tre confederazioni. Basti pensare alla
totale sintonia che si respirava sabato scorso alla Conferenza operaia di
Brescia del Partito democratico. Una specie di luna di miele, confermata
indirettamente anche dalle dichiarazioni dei segretari di categoria di Cgil e
Cisl. "Le parole di Prodi sono state vergognose mentre quelle di Veltroni
sono di buon senso; l'ex sindaco di Roma è l'unico che non ha strumentalizzato Alitalia", confida Mauro Rossi della Filt-Cgil.
"Quella del Pd è una posizione seria, peccato che invece il governo fa lo
scaricabarile", aggiunge Claudio Claudiani della Fit- Cisl. Del resto al
loft sono convinti che in una situazione come questa inimicarsi il sindacato
avrebbe solo l'effetto di portare più velocemente la compagnia di bandiera
verso il commissariamento. E che l'unica soluzione sia collaborare con i
rappresentanti dei lavoratori per non farsi sfuggire AirFrance. Una strategia
che per ora ha dato i primi frutti: tutte e nove le sigle sindacali hanno fatto
sapere di voler riprendere la trattativa con i francesi. "La mossa di
Spinetta ? spiega Claudiani ? è tipica di una trattativa complessa come questa.
Non vedo una chiusura netta ma uno solo uno stop intermedio. Si può riprendere
in qualsiasi momento a negoziare". "Siamo a disposizione ? aggiunge
Rossi ? e siamo anche disponibili a dare ai francesi il tempo necessario per
riflettere sulla nostra proposta". Contestualmente alla collaborazione con
i sindacati, Veltroni pretende anche che il governo esca dall'ombra per
incidere attivamente sulla trattativa: "Mi auguro che l'esecutivo assuma
la regia per evitare a molti lavoratori dell'Alitalia
e dell'indotto gravi difficoltà". Anche in questo caso il leader del Pd si
associa alle critiche portate dai sindacati circa l'assenteismo governativo. Il
segretario della Cisl, Bonanni, ha infatti accusato Prodi di averli lasciati soli
a negoziare con Spinetta. Anche stavolta gli stimoli veltroniani hanno
provocato effetti immediati: il sottosegretario alla presidenza del consiglio,
Enrico Letta, è stato incaricato di trovare entro 48 ore una mediazione fra
sindacati e compagnia francese per poter riavviare la trattativa in empasse.
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LA TRATTATIVA
TUTTO IN 48 ORE: IL GOVERNO AL LAVORO PER RIANNODARE UN DIALOGO SPEZZATO Appesi
al lo di Spinetta. E alle dimissioni di Prato RAFFAELLA CASCIOLI Quarantotto
ore per sopravvivere. Per riannodare i fili del dialogo. Per tornare al tavolo.
Per scongiurare il commissariamento come anticamera del fallimento. Quarantotto
ore di passione per l'Alitalia, ma anche per
un'Italia, che gioca tutta la sua credibilità di paese che accoglie chi investe
e non lo caccia a pedate. E così, dopo la sbattuta di porta del numero uno di
Air France, Jean-Cyril Spinetta, il governo italiano ha deciso di tentare il
tutto per tutto per verificare se sia possibile riannodare i fili della
trattativa tra il colosso franco-olandese e i sindacati per la vendita di Alitalia. Una corsa contro il tempo affidata, al termine di
una riunione di due ore che si è svolta ieri mattina a palazzo Chigi (presenti
i ministri Bersani, Bianchi e Tps), al sottosegretario alla presidenza del
consiglio Enrico Letta che avrà a disposizione 48 ore di tempo per cercare di
riavviare un confronto in assenza del quale il futuro di Alitalia
sembra ormai segnato. Nel paese della sceneggiata e degli psicodrammi
collettivi, tutti sperano che quella di mercoledì sia la classica rottura
all'italiana e che Spinetta, il corso, abbia trovato la chiave per piegare le
resistenze sindacali oltre che politiche. Precipitata nell'ignoto senza forse
essersene resa neanche conto, oggi Alitalia fa i conti con gli spettri di
un futuro tanto più oscuro quanto più incerto. Se il premier Prodi da Bucarest
ha auspicato che prevalga il buon senso e che riprenda la trattativa, ieri
pomeriggio si è riunito il cda di Alitalia (che ha convocato per oggi i sindacati) per decidere sulle
dimissioni rassegnate dal presidente Maurizio Prato. Se infatti Tps ha
sollecitato il cda di Alitalia a "provvedere a
porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di
un adeguato e completo sistema di governo dell'azienda", non c'è dubbio
che se il Cda respingesse le dimissioni di Prato vorrebbe dire che gli spiragli
della trattativa con Air France esistono ancora. In caso contrario ci sarebbe
il commissariamento. Scatterebbe, infatti, in caso di insolvenza la legge
Marzano già utilizzata nel
( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
LA CAMPAGNA
ELETTORALE Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica MARIO LAVIA La
politica vuole scottarsi il meno possibile con la patata bollente-Alitalia. Non è il momento. Non fosse altro perché, con
tutta evidenza, non sa bene che pesci prendere. L'idea del fallimento però
terrorizza tutti, e a ben vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un
problema calare le carte, soprattutto se in mano avesse solo una coppia non vestita:
insomma un bluff. Mentre già si intravede il palleggio delle responsabilità,
Walter Veltroni reclama "la regia" del governo ma si dice convinto
che "la politica deve stare fuori". È uno spazio strettissimo. Ed è
comprensibile la sua cautela: il Pd maledice la rottura della trattativa coi
francesi ma non può prendersela esplicitamente con i sindacati. Il candidato
del Pd ha spiegato il suo pensiero: "Questa è una mina per tutti. Con la
differenza che noi siamo responsabili e non facciamo polemiche né con i
sindacati né con Air France. Loro invece giocano con una questione
drammatica". Per ora Berlusconi se la gode: ha lavorato per il fallimento
della trattativa con Spinetta e ancor di più per mettere in imbarazzo il
governo Prodi. Ieri se n'è uscito così: "Rivolgo nuovamente l'appello
all'orgoglio degli imprenditori. Nel loro interesse bisogna salvare l'Alitalia. Agli imprenditori dico che non bisognapartecipare
con milioni e milioni, basta una fiche". Ora, perché il Cavaliere sente il
bisogno di fare un appello se ha da giorni i nomi della cordata in tasca? La
domanda è dunque sempre la stessa: chi c'è ? se c'è ? dietro Bruno Ermolli? Il
fantasma dell'iniziativa italiana aleggia ma continua a non materializzarsi, si
può star certi che sarà così per un bel pezzo. Intanto Alitalia
è nel caos, ma chi se ne importa della prospettiva del fallimento: "La
domanda va posta a chi ha responsabilità di governo. Io sono
all'opposizione". Carte ancora coperte, dunque, ma è una non-politica. È
propaganda elettorale. E Casini approfitta della vicenda Alitalia per confermare la sua lettura
politica generale: Berlusconi paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro
Malpensa-Alitalia. I
democrat hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che
quella del 31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si
ipotizzava una rottura della trattativa come quella di due giorni fa: si
pensava che lo spazio fosse più ampio, forse indotti da un certo semplicismo
dei sindacati. Ora, l'unica carta in mano a Veltroni è quella della ripresa del
negoziato con i francesi. Uno che ha passato la vita ai tavoli delle trattative
come Franco Marini vede ancora spazi: "L'appello che faccio e lo dico prima
alla parte italiana, i sindacati ed anche ad Air France di far prevalere la
razionalità e ricucire questo strappo così drammatico che c'è stato". È la
posizione di Veltroni, e dello stesso Prodi, mentre D'Alema attacca Berlusconi:
"Si è fatto di tutto per far fallire l'unica prospettiva possibile
agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi
resteremo senza compagnia aerea". Lui lo aveva in un certo senso previsto
già il 19 marzo, quando il capo della destra lanciò l'ipotesi della cordata
italiana: "Il Cavaliere la vuole far fallire per poi comprarsela a due
soldi...". Ci si chiede con una qualche apprensione se la vicenda Alitalia potrà avere una conseguenza sul risultato
elettorale. Con Prodi e Padoa-Schioppa, a torto o a ragione, in difficoltà e
con un Cavaliere lancia in resta all'insegna della difesa dell'italianità della
compagnia, per il Pd potrebbe profilarsi un brutto affare. A meno che la
questione, nella sua drammaticità, non venga re-incanalata nei binari del
dialogo sociale e finisca nel cono di luce di una possibile via d'uscita.
Sempre nella speranza che la trattativa riprenda, cosa su cui nessuno può
scommettere un soldo bucato.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Favori in cambio di
viaggi e soggiorni. È l'accusa della procura di Potenza contro il ministro
Pecoraro Scanio, che rinuncia all'immunità 05/04/2008 Roma. Comincia l'ultima
settimana di campagna elettorale e i due principali avversari si incrociano in
Campania. Berlusconi a Napoli cavalca il caso rifiuti e promette che se ne
occuperà in prima persona, aprendo anche un ufficio del governo in città.
Chiede molti voti perché"nei primi consigli dei ministri saremo costretti
a prendere provvedimenti impopolari e duri". Veltroni a Caserta (e in
serata anche nel capoluogo) rilancia la sfida alle mafie "che succhiano le
energie di queste terre". Caos sulle trasmissioni elettorali: viene
annunciata per venerdì una serata da Bruno Vespa con tutti i 15 candidati, ma
proprio Berlusconi e Veltroni sembrano orientati a non parteciparvi. bocconetti
e sansa >> 3 05/04/2008 alitalia nella bufera
05/04/2008 il governo insiste: c'è solo air france 05/04/2008 Roma. Diplomazie
al lavoro per ricucire lo strappo fra i sindacati e Air France sul dossier Alitalia. Lunedì il consiglio
d'amministrazione del gruppo d'Oltralpe si riunirà per fare il punto della
situazione, mentre mercoledìè previsto un vertice fra sindacati e la nostra
compagnia di bandiera. Attraverso il sottosegretario Enrico Letta, il
governo tuttavia insiste: "Non c'è alternativa ad Air France".
lombardi >> 2 05/04/2008 Secondo il Fondo monetario il nostro Paese al
massimo segnerà un +0,3%. Giù anche le stime per l'Ue. Trichet e Juncker:
"Non siamo d'accordo". Draghi: c'è un pessimismo esagerato 05/04/2008
Roma. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ribassa le stime della crescita
italiana: 0,3% (contro il precedente 0,6) e tendente allo zero. Giù lo stesso
indicatore anche per quanto riguarda l'Eurozona, che non andrà oltre l'1,3%
(anziché l'1,8%). Risentita replica della Bce e dell'Eurogruppo, che ritengono
"non condivisibili" le valutazioni dell'organismo di Washington. E
anche il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, avverte: "I problemi ci
sono, ma vedo un esagerato pessimismo". servizio >> 17 commento di
massimo baldini >> 15 05/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ricordate
il presidente di Alitalia Giancarlo Cimoli, che guadagnava
190 mila euro al mese mentre Alitalia andava a fondo?
Difficile dimenticarlo, proprio adesso che Alitalia sta andando
veramente a fondo, probabilmente grazie anche al suo prezioso (su questo non
c'è dubbio) apporto professionale. Periodicamente vengono rese pubbliche le classifiche
degli stipendi e delle liquidazioni dei supermanager che spesso lavorano in
aziende che non vanno certo a gonfie vele e che chiedono sacrifici ai
lavoratori e anche agli azionisti. In queste occasioni i comuni mortali tendono
(poveri ingenui) a scandalizzarsi. Gli esperti e i politici però considerano
chi critica gli stipendi d'oro con una certa aria di superiorità: "Sì
vabbé, ma non è questo il problema, sono grandi professionisti, non
banalizziamo, è il mercato, ecc. ecc.". Salvo non riuscire mai a spiegare
bene perché un manager italiano deve guadagnare cifre così esorbitanti e di
gran lunga superiori a quelle dei suoi colleghi europei. Le spiegazioni a
questo proposito non devono essere granché neppure in Svizzera tanto che gli
elvetici, che con il denaro hanno un rapporto tanto intenso quanto pragmatico,
hanno deciso di indire un referendum per l'abolizione dei superstipendi. Il
comitato di iniziativa popolare ha infatti ufficialmente raccolto le centomila
firme necessarie per indire la consuiltazione. Lanciata da un piccolo
imprenditore, la proposta ha come scopo far decidere agli azionisti i salari
dei consiglieri d'amministrazione e dei manager e chiede l'abolizione delle
buonuscite milionarie. I promotori hanno raccolto 114.260 firme, e piuttosto
facilmente, sulla base dell'iniziativa lanciata da Thomas Minder, proprietario
dell'azienda di cosmetica "Trybol" a Sciaffusa. "Le
remunerazioni percepite negli ultimi anni da parte dei manager ai massimi
livelli nelle imprese svizzere quotate in borsa sono cresciute in modo esponenziale.
Stipendi milionari sono diventati uno standard", denunciano i promotori
sul loro sito, "il dirigente di una grossa azienda farmaceutica in
Svizzera guadagna circa 44 milioni di franchi svizzeri l'anno e l'ingordigia
non conosce limiti". La proposta, che riguarda le società svizzere quotate
in borsa, chiede che gli azionisti possano votare in occasione dell'assemblea
generale sull'importo delle retribuzioni del consiglio d'amministrazione, della
direzione e del comitato consultivo. Secondo i dati citati dalla stampa
svizzera, i dirigenti delle 100 più grandi aziende in Svizzera guadagnano in
media 2,3 milioni di franchi all'anno, mentre cresce la differenza salariale
media tra gli impiegati meno pagati ed i vertici aziendali. Probabilmente per
molti dei nostri osservatori si tratta di un disdicevole caso di antipolitica,
se non di vero e proprio qualunquismo. Come dire: non ci si può più nemmeno
fidare della cara vecchia Svizzera. E pensare che lì si sta parlando di aziende
private; chissà che cosa avrebbero fatto se si fossero trovati alle prese con i
nostri mitici boiardi di Stato. Campagne come questa "Contro le
retribuzioni eccessive" nel nostro Paese sono però impensabili. Stipendi e
privilegi dei supermanager e dei subpolitici non si toccano. Però potremmo
forse pensare anche noi a un piccolo referendum "Contro le retribuzioni
eccessive". Anzi, eccessivamente... basse. galletta@ilsecoloxix.it
05/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Giorgio bertone
Aumenti di stipendio, sconti e tasse "in saldo", bonus vari. La
campagna elettorale pare un discount. Uno dei fondamenti della globalizzazione,
la riduzione dell'economia a tecnica finanziaria, sembra proiettato in scala
minima sul portafoglio degli italiani. Cenerentola oltre la mezzanotte, quindi
in time out, la scuola e l'Università. Il che implica che, di fatto, i partiti
pensino che agli elettori interessi non "la buona conduzione della casa
comune" nel medio e lungo periodo (economia), ma solo il din din degli
spiccioli, pochi, benedetti e tangibili (si spera). E, cosa dite?, magari nel
loro cinismo i partiti ci azzeccano? Eppure il sistema scolastico, ogni tanto,
riceve la consacrazione massmediale dell' "emergenza": gli studenti
italiani non sanno la matematica; nel Sud e nelle isole tre studenti su quattro
non sanno perché sulla Terra si alternino il giorno e la notte. Il Secolo XIX
ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio tra studenti liceali e
universitari. Moro? Un giudice ucciso dalla mafia. Craxi? Un Presidente della
Repubblica. I rami del Parlamento? Tre. Ma non occorrono le statistiche del
pendulo PISA (Programme for international student assessment) per intuire che
siamo al 57° posto, o che la metà dei ragazzi italiani non è in grado di capire
elementarmente un brano di lettura. Basta frequentare un poco l'Università (gli
esami, ricordo, sono pubblici, chiunque può assistere). Difficile trovare uno
studente di Lettere che sappia fare una sintesi, un riassuntino di un discorso
orale. A volte persino leggere ad alta voce è una faticaccia. Quanto alla
scrittura, nemmeno a parlarne. Con le dovute eccezioni, s'intende, rare e
forti. Un gruppo di docenti di una certa fama ha così firmato con mano oramai
anchilosata dalle tante sottoscrizioni di appelli, l'ennesimo. Una lettera
aperta ai partiti e ai candidati, in una conferenza dal titolo: "Scuola:
un partito trasversale del merito e della responsabilità". Tra gli altri:
Gian Luigi Beccaria, Remo Bodei, Giulio Ferroni, Sergio Givone, Aldo Schiavone.
In qualche modo anche in appoggio alle sia pur timidissime e vereconde
modifiche (per fortuna non "riforme") del ministro Fioroni. Ovvero:
esami di maturità con mezza commissione esterna, ripristino degli esami di
riparazione (eliminati nel 1995 dal Parlamento all'unanimità su proposta di un
politico il cui leader candidato premier oggi proclama la necessità,
addirittura, del numero chiuso all'Università), ma con una ridenominazione così
contorta ("sospensione del giudizio") e soprattutto una
preoccupazione donnaprassediana per coloro che devono recuperare, che ha finito
per scaricare sulle spalle di presidi e professori l'organizzazione di una
didattica supplementare che di fatto scardina la già infernale vita
"normale" degli istituti. Un'ultima iniziativa si è inventato
Fioroni: "L'introduzione (già il 17 giugno prossimo, ndr) di una prova a
carattere nazionale, uguale per tutti gli studenti del terzo anno della media
inferiore che affrontano l'esame, con la funzione di integrare gli elementi di
valutazione di cui già dispongono gli esaminatori, verificando anche i livelli
di apprendimento conseguiti dagli studenti in alcune discipline oggetto della
stessa prova". Voi come la capite? In parole pauperrime, provo a tradurre
così: io, ministro, di fronte a tante promozioni a pieni voti, di fronte ai
dati reali, al divario tra Nord e Sud, etc, mica mi fido degli esami locali, perciò
introduco una duplice prova nazionale (matematica e italiano) per dare una
regolatina dall'alto e fare una verifica incrociata. Se è così, sacrosanto. Di
stile un po' bizantino, ma sacrosanto e coraggioso. C'è dunque una tendenza, di
base e di vertice, per quanto debole e isolata, in favore di una scuola, se non
più seria, meno ilarotragica. Alcuni dei firmatari del manifesto trasversale a
suo tempo si erano già opposti allo spezzatino universitario del 3+2, una delle
più grandi sciagure, specie nelle facoltà umanistiche, dove oggi si consuma la
fiera dei debiti (spesso mai estinti) e dei crediti (elargiti occhiutamente a
piene mani). E proprio nel mentre spuntano studenti che cominciano a chiedere
valutazioni secondo il merito, più esercitazioni scritte, tesi serie. Ebbene:
che ne rimane di tutto questo fruttuoso dibattito nei programmi elettorali? Ben
poco. Pare che i partiti lo ignorino del tutto. E che ignorino persino i propri
ministri. Corre voce mediatica che il leader democratico abbia lanciato lo slogan
dell'abolizione delle tasse universitarie, idea che fa parte del pacchetto
discount, non di un progetto culturale di Università. Ignora oltretutto che
Blair le tasse universitarie le aumentò, aumentando parallelamente l'accesso ai
prestiti per gli studenti. Il Pdl dedica solo poche righe a Scuola e Università
(sotto "Servizi", come fosse la Nettezza), ribadendo l'ormai consunto
motto delle tre "i" (inglese, impresa, informatica), quando è chiaro
che le carenze di base sono in italiano e matematica; ipotizzando la
trasformazione delle Università in Fondazioni associative (questa ci mancava);
promettendo sostegno alle famiglie per la libera scelta fra scuola pubblica e
privata. Traduzione: più finanziamenti agli istituti religiosi, i
"diplomifici". Più articolato il programma del Pd (pp.19-21). Maggior
peso alla matematica. Nuovi ricercatori. Principi in linea di massima
condivisibili. Ma ecco: "l'assicurazione del successo educativo a tutti i
ragazzi fino a sedici anni". Tradotto: tutti promossi. Un principio ormai
stantio, obsoleto, fallito: non ha fornito ai figli dei meno abbienti gli
strumenti per progredire, non ha aiutato i più deboli, ha annoiato i bravi e
fortunati che sono precocemente fuggiti all'estero. Ora è chiaro: ha anche
favorito quella disposizione psicologica adolescenziale al "tutto mi è
dovuto" e al "tutto mi è consentito" che è l'anticamera del
bullismo. Un titolo del Programma come "Scuole belle e aperte, anche ai
nonni", aperte fino alla sera, ispirerebbe battute o scenette alla
Simpson, se tra le tante cose che ostano non ci fosse un esercito italiano,
unico al mondo, di 167.000 bidelli che sulle aperture e le
chiusure non sono meno bellicosi -tanto più che il loro posto è vitalizio- dei
dipendenti dell'Alitalia,
che agnellini non sono. Sotto il titolo "Autonomia fa migliore
educazione", -uno stilema da "Io speriamo che me la cavo"-, si
continua a oscillare tra "sistema nazionale" e "autonomia"
corredata dall'immancabile "articolazione sul territorio".
Nessun cenno ai fallimenti precedenti, nessun cenno che accolga il work in
progress di Fioroni, nessun cenno alla scuola come unica istituzione che
promuova l'unità culturale nazionale e garantisca una preparazione uniforme.
Come ognuno può andare a controllare: si parla poco, genericamente e a margine
della scuola. Ma quel poco e generico cade sotto l'egida della complicazione,
se non della confusione. Che qualcuno si ostina a chiamare
"complessità". Dunque un bel regalo a chi nel "complesso"
vive come in una nicchia di potere residuale. E i 9 milioni di ragazzi che
vivono tra scuola e Università? Ognuno per sé e nessuno per tutti. Bussano al
tuo studio e ti gridano il loro Sos. Giorgio Bertone è ordinario di Letteratura
italiana presso l'Università di Genova. 05/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Via i francesi,
scatta il piano "stand alone": resistere in attesa delle elezioni Roma.
Tutti al capezzale di Alitalia sull'orlo del
fallimento. Solo lunedì il vertice di Air France farà sapere se ci sono le
condizioni per risedersi al tavolo della trattativa ma intanto i sindacati e
l'azienda si preparano al peggio: dopo un primo incontro ieri alla Magliana, un
nuovo appuntamento tra le parti è fissato per mercoledì prossimo con
l'obiettivo di rendere operativo il piano "stand alone", la via di
fuga che è stata predisposta dall'ex presidente, Maurizio Prato, in caso di
fallimento della trattativa con i francesi. In sostanza, se la riposta di Air
France sarà negativa, scatterà il piano di emergenza che dovrebbe servire a
tenere a galla per qualche mese la compagnia, abbandonata se stessa e senza più
un compratore. "Stiamo lavorando al piano Prato per vedere se va bene così
o servono correttivi", ammettono i sindacati, criticati dai molti
lavoratori preoccupati per il futuro dell'azienda dopo la fuga di Jean-Cyril
Spinetta. Il piano "stand alone" dovrebbe consentire ad Alitalia di prendere tempo, evitando di imboccare subito la
strada di un commissario e del fallimento. Ma si tratta solo di una boccata di
ossigeno: a parte l'indebitamento di 1,3 miliardi, in cassa ci sarebbero poco
più di 300 milioni di euro, in parte racimolati con i rimborsi Irpeg e la
vendita di titoli. Ma la compagnia brucia almeno 100 milioni di liquidità al
mese, come mostra il rendiconto di febbraio. I soldi per benzina e stipendi non
bastano insomma per arrivare all'estate. Ma bastano per scavalcare la data del
voto e al nuovo governo, al quale ormai tutti (compresa l'Air France) guardano
per una decisione definitiva sul destino dell'Alitalia,
ormai ridotta allo stremo: con il titolo sospeso e quotato quasi come carta
straccia da Deutsche Bank che raccomanda di vendere a 1 centesimo, praticamente
a livello di fallimento. Questo lo scenario che vede sindacati, azienda e
governo alle prese con un improbabile ritorno di Spinetta e una navigazione a
vista che non allontana lo spettro del commissario in base alla legge Marzano.
L'alternativa potrebbe essere la cordata italiana, invocata e sponsorizzata da
Silvio Berlusconi. Il Cavaliere insiste ed esclude anche un coinvolgimento di
Lufthansa: "Ho rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani
affinché Alitalia rimanga italiana e credo che strada
migliore sia continuare in questa direzione". Ma la cordata fatta in casa
con chi ci sta dovrebbe però materializzarsi in fretta dopo il voto se si vuole
evitare che la compagnia di bandiera collassi e porti in libri in Tribunale. Il
governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, rivela che l'operazione
anti-Air France sarebbe nelle mani di Bruno Ermolli, fedelissimo del Cavaliere
e suo consulente, che avrebbe già in tasca una lista con i nomi degli
imprenditori disposti a prendersi in carico Alitalia,
quando i francesi saranno usciti di scena. "Ce ne sono taluni forti che si
sono rivolti anche a me", spiega Formigoni. Ma l'operazione, ammesso che
si faccia, può decollare solo con il supporto delle banche. E finora ci sono solo
le smentite, come quella di Corrado Passera (Intesa) che dice: "Per noi
non c'è nulla di nuovo. Non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione".
Nel frattempo, il governo lavora per un ritorno alla Magliana di Air France,
che fin da ora fa sapere di non essere più disposta a un nuovo braccio ferro
con i sindacati dopo la rottura di mercoledì, causata da un rilancio
inaccettabile per i francesi. "Occorre riprendere il filo della
trattativa. Non c'è altra soluzione", dice il ministro Cesare Damiano.
"Sono in corso contatti. E speriamo che tutto vada per il meglio. Noi non
vogliamo immaginare scenari drammatici ma certo l'alternativa a un'intesa con
Air France non è rosea", spiega il sottosegretario a palazzo Chigi, Enrico
Letta, incaricato da Romano Prodi di sondare i francesi. "Stiamo
verificando se c'è uno spiraglio o se la rottura è definitiva", aggiunge
il ministro Pierluigi Bersani. Non è detto che l'impresa riesca. Anzi le
speranze sono ridotte al minimo dato che, come scrive qualche giornale transalpino,
il progetto "non ha un carattere vitale per Air France-Klm". Ma
l'accordo sarebbe invece ancora vitale per Alitalia,
che però sembra non sperare più di tanto in un ripensamento di Spinetta e si
attrezza a sopravvivere da sola, con il piano Prato. I sindacati fanno quadrato
dopo lo strappo con Air France anche se non mancano le polemiche e cresce la
tensione anche tra le nove sigle sindacali impegnate al tavolo di un negoziato
che rischia ormai di trasformarsi un naufragio. Dopo le dimostrazioni a Fiumicino
dei lavoratori, soprattutto i colletti bianchi, contrari a una rottura con Air
France, i sindacati si difendono e annunciano che non sono disponibili a
gettare nel cestino il piano alternativo, rifiutato da Spinetta. Una durissima
nota unitaria critica i dirigenti, sfilati in corteo per Air France: "Non
è accettabile che i massimi responsabili del dissesto si mettano alla testa di
contestazioni antisindacali". Ma la tensione sale. "Non è la
Caporetto dei sindacati", si sfogano i leader di Cgil, Cisl e Uil. Non è detto però che Alitalia non vada incontro alla disfatta. Michele Lombardi
lombardi@ilsecoloxix.it 05/04/2008 ' 05/04/2008 la cordataitalianaHo rivolto un
appello all'orgoglio degli imprenditori affinché Alitalia resti italiana. È la direzione da seguire silvio
berlusconileader del Pdl 05/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I dati Roma. All'aeroporto
di Fiumicino in questi ultimi giorni sono aumentati il numero dei movimenti
giornalieri e dei passeggeri in transito. I primi hanno toccato punte di 1.070
al giorno a fronte dei 950 movimenti dello stesso periodo dell'anno. I
passeggeri transitati nello scalo romano invece vanno da
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina I - Napoli La
polemica Il Sud incapace di fare sistema MASSIMO VILLONE Il letargo
preelettorale prosegue. Lo scuote solo il rischio, peraltro
adesso scongiurato, di un rinvio del voto del 13 e 14 aprile, per un simbolo
che esce diritto dal passato. Intanto, la battaglia su Malpensa continua, la
trattativa con Air France si interrompe, il presidente di Alitalia si dimette, la compagnia di
bandiera rischia di portare i libri in tribunale. SEGUE A PAGINA X.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina X - Napoli
SUD INCAPACE DI FARE SISTEMA MASSIMO VILLONE (segue dalla prima di cronaca)
Milano vince per l'Expo 2015. Il Nord detta l'agenda politica. In parte questa
egemonia viene dal danno politico e di immagine a noi prodotto dall'affaire
rifiuti. Ma c'è qualcosa di più. Soprattutto Malpensa insegna. Politici e
istituzioni del nord si sono compattamente schierati a difesa dello scalo
milanese, alzando bellicosamente la voce. Mentre un confronto ragionato non si
è mai aperto. Non si ricorda, ad esempio, come Malpensa
abbia sovraccaricato Alitalia, diventando così un elemento della crisi. Né si dice come alla
difficile situazione dello scalo abbia contribuito il proliferare di city
airports in tutto l'arco del Nord, al di fuori di una logica di sistema. In
breve, non si mette in chiaro come Malpensa sia stato un caso - tutto nordista
- di grande spreco di denaro pubblico. Né si mette in chiaro che
difendere Malpensa così com'è significa continuare lo spreco. A meno che non si
pensi di sacrificare Fiumicino a Malpensa, altra cosa su cui tutti
prudentemente tacciono. Berlusconi direbbe che ci hanno messo le mani nel
portafoglio, e continueranno a mettercele. In fondo, tra tanti sprechi, uno più
uno meno cosa volete che sia. Ma non possiamo non vedere la differenza con le
infinite occasioni in cui il Sud ha perso realtà produttive importanti, o ha
assistito allo smantellamento della propria storia senza nemmeno abbozzare una
difesa, come nel caso Banco Napoli. E vediamo la differenza tra l'Expo a
Milano, e i grandi eventi perduti a Napoli, dalla Coppa America al Forum delle
culture. Non è solo un problema di immagine. è netta la sensazione che nel
sistema politico e istituzionale del paese la divaricazione crescente non sia
fatta solo di numeri. Il nord si organizza, riesce a fare sistema, si
autorappresenta con forza, ottiene ascolto e risultati. La macroregione del
nord esiste già nei fatti. Il Sud non è in grado di fare lo stesso. Monnezza e
criminalità organizzata non bastano di per sé a spiegare. Le nostre istituzioni
sono più deboli e inefficienti; la politica è più corrotta e clientelare; le
amministrazioni sono quasi ovunque in stato comatoso; l'imprenditoria è meno
capace e disposta a rischiare; i ceti professionali si chiudono in un gretto
localismo attento anzitutto alla greppia delle risorse pubbliche; le università
sono - con eccezioni - in fondo alle classifiche; l'opinione pubblica è
disattenta, assuefatta ad ogni misfatto, legata in segmenti decisivi al potente
di turno. E tra le istituzioni non c'è sinergia. Ogni presidente, sindaco o
assessore tira anzitutto per se stesso, o al più per la propria cordata. E finisce
che solo qualche trafiletto di stampa locale ci dice che la Campania perde più
posti di lavoro di quanti siano a rischio a Malpensa. Ognuno per sé, e nessuno
per tutti. Personalizzazione esasperata della politica, clientelismo,
familismo, notabilato: oggi vediamo anzitutto in questo l'essere Mezzogiorno.
In tali condizioni la competizione territoriale ci vede fatalmente perdenti.
Non solo gli equilibri politici in atto sono tutti per il Nord. Dobbiamo anche
sapere che nel nostro cosiddetto federalismo accattone lo Stato centrale non
avrebbe più - nemmeno se volesse - i poteri e le risorse necessari ad assumere
interamente il peso di tenere a galla il paese debole. Dunque, oggi più di
ieri, il Sud deve farcela con le proprie gambe. E soprattutto con le gambe di
chi lo rappresenta e lo governa. Questo è stato - per me - il senso di una
pressante e ripetuta richiesta di discontinuità. La politica che c'è il segnale
giusto al Sud non sa, non vuole, non può darlo. Quindi, bisogna cambiare
radicalmente persone, progetti, cultura amministrativa e di governo. La
competizione elettorale in corso è già un'occasione perduta. A nulla serve il
grezzo nuovismo sperimentale di qualche candidatura. Ma subito dopo il voto ne
dovremo riparlare. E non meravigliamoci oggi se - a quanto si dice - persino i
"leader maximi" sono sopravanzati nell'audience dal Commissario
Montalbano. Piace di più anche a me. SEGUE A PAGINA VI.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina
IX - Bari La crisi Alitalia senza conseguenze, a Bari e
Brindisi altro record di passeggeri Aeroporti, la crescita continua più 11,2 %
nel primo trimestre I pugliesi hanno voglia di volare. Per diletto o necessità,
non s'arresta l'incremento dei volumi di traffico negli aeroporti pugliesi. E nonostante le vicissitudini di Alitalia che già preoccupa rappresentanti istituzionali e
imprenditoriali, la cancellazione di alcuni voli, anche nel primo trimestre di
quest'anno si conferma il trend di crescita del traffico aereo. I due perni
restano il "Woityla" di Bari-Palese e il "Papola" di
Brindisi: tra arrivi e partenze, i passeggeri sono stati
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Alitalia, gelo di Air
France per adesso niente trattativa Letta in pressing sui sindacati. Enac: licenze
a rischio Nascono due comitati di lavoratori schierati con Parigi ROBERTO MANIA
ROMA - Il fallimento dell'Alitalia potrebbe
essere più vicino.
La giornata di ieri non ha registrato alcun passo avanti per far riprendere il confronto
tra i sindacati e l'Air France-Klm, che ha presentato l'offerta per l'acquisto
della compagnia italiana. I segnali arrivati da Roissy, dove si trova il
quartier generale del gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta non fanno pensare
ad alcun cambio di rotta: lunedì il consiglio di amministrazione dovrebbe
confermare l'interesse per l'Alitalia ma alle
condizioni che sono già state esposte. Dunque nessuna possibilità di una coda
negoziale sulla proposta dei sindacati che prevede la partecipazione di Fintecna
(finanziaria del Tesoro) all'aumento di capitale di Alitalia
e il conferimento della propria quota di Az Servizi. Ipotesi per nulla
redditizia, secondo Spinetta. Difficile immaginare che il cda possa pensarla
diversamente. In più, dopo aver detto di volere riprendere le trattative con i
francesi essendo il piano di Spinetta l'unico concreto, i sindacati, che ieri
hanno incontrato i rappresentanti dell'Alitalia, hanno
rilanciato le loro proposte. Precisando di non aver compiuto alcuna retromarcia
pur essendo pronti a risedersi al tavolo con Spinetta. Così è stato
rispolverato il piano messo a punto dal precedente presidente della Magliana,
Maurizio Prato, per una missione quasi impossibile: la sopravvivenza dell'Alitalia "stand alone", cioè senza alleanze,
almeno fino all'estate. Dietro le quinte continua il pressing di Letta sui
sindacati perché tolgano dall'eventuale tavolo la loro contro-proposta. Per
Letta non c'è alternativa alla vendita ai francesi. Domani il sottosegretario
farà un primo bilancio con il premier, Romano Prodi. Mercoledì è in calendario
un nuovo appuntamento tra Alitalia e sindacati. E alla
Magliana sono nati due comitati di lavoratori che hanno riconsegnato le tessere
ai rispettivi sindacati e si sono schierati con Parigi. L'aggiornamento sulla
situazione finanziaria della compagnia lo farà martedì il consiglio di
amministrazione. Con il crollo delle prenotazioni (già meno 40 per cento) e con
i costi che sono costantemente superiori alle entrate (l'Alitalia
perde più di un milione al giorno), l'attività della compagnia è sempre più a
rischio. Tanto che ieri è arrivato anche l'allarme dell'Enac: in assenza di una
nuova ricapitalizzazione potrebbe essere revocata la licenza di volo. La
prossima settimana ci sarà un incontro tra l'ente di assistenza al volo e l'Alitalia. "è evidente - ha detto il presidente
dell'Enac, Vito Reggio, intervistato da Bloomberg News - che se la trattativa
con Air France si interrompe e non c'è all'orizzonte la certezza di una
ricapitalizzazione, noi dovremo intervenire. Siamo agli sgoccioli e siamo molto
preoccupati". A disposizione non ci sono più di due-tre settimane. Le
stesse che, salvo novità, potrebbe prendersi il cda - anche per scavallare le
elezioni - prima di chiedere il passaggio all'amministrazione straordinaria.
Mentre Lufthansa, interessata, guarda l'evolversi della situazione.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La polemica
Stampa americana contro "Air Silvio" ROMA - La vicenda Alitalia ha trovato vasta eco sulla stampa internazionale.
Con molte critiche. A cominciare dal Wall Street Journal che ha dedicato alla
trattativa due articoli e un editoriale, dal titolo "Air Silvio", nel
quale attacca il leader Pdl. "E' raro per un politico - scrive il Wsj -
innescare una grave crisi prima ancora che abbia vinto le elezioni. E' quello che Silvio Berlusconi ha fatto con Alitalia. Se, come sembra, otterrà il
suo terzo mandato si sarà meritato qualsiasi sofferenza che dovesse venirgli
dalla compagnia di bandiera". Per il Financial Times, Alitalia ha ormai raggiunto "la
fine della pista" e l'unica soluzione possibile è quella tipo Parmalat.
In questo caso "l'esorcista necessario per salvare" Alitalia sarebbe Enrico Bondi. Critiche anche dalla
Frankfurter Allgemeine Zeitung ("con questi sindacati non la compra
nessuno") e da Les Echos, ma per Air France ("è stato pur sempre un
fallimento").
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Brilla Telecom,
ondata di realizzi su Seat MILANO - Piazza Affari ha archiviato l'ultima seduta
della settimana con l'S&P in rialzo dello 0,68% e il Mibtel dello 0,62%
nonostante l'avvio debole di Wall Street, che è stata penalizzata dai dati
negativi sull'occupazione Usa. Ieri in Borsa si è parlato molto della lettera
dell'ex presidente di Ubs a Sergio Marchionne, nella quale chiedeva al numero
uno di Fiat, di assumere temporaneamente la guida della banca svizzera di cui è
vice presidente: risultato Ubs è salita del 3,27%, mentre Fiat ha perso l'1,6%
in scia a tutto il comparto europeo dell'auto. Deutsche
Bank ha invece tagliato il target price su Alitalia a 0,01 euro, ma il titolo riprenderà le contrattazioni solo
martedì 8. Brilla Telecom (più 2,2%) nell'ultimo giorno del road show, mentre
Seat ha perso il 7,8% dopo tre giorni di rialzi. Acquisti infine su Lottomatica
(più 1,4%) in attesa del nuovo piano strategico di lunedì e su Prysmian (più 1,8%)
che la prossima settimana sarà a New York per il road show di Borsa spa.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Spettacoli
CANAL GRANDE ALITALIA E L'ITALIA: UNA FOTOCOPIA CON LE ALI ANTONIO DIPOLLINA L'Alitalia, una metafora
in volo. O qualcosa del genere, visto che l'altra sera lo speciale di "La
Storia siamo noi" su Raidue era sì dedicato alle vicende presenti e
passate della compagnia, ma soprattutto recava nel sottotitolo l'inquietante
dilemma "Alitalia come l'Italia?", una simpatica
allitterazione (forse con una L sola, visto l'argomento). Passavano poche ore e
il consigliere Rai Sandro Curzi raccontava senza paura la similitudine tra la
compagnia di bandiera e la Rai medesima, vittima di mali paragonabili e
soprattutto anch'essa dalle parti del collasso. Giusto interrogarsi sulle
strategie o chiedersi se sia il caso di unirsi alle cordate, con Berlusconi che
chiama a raccolta gli imprenditori anche per piccole quote e subito sbuca un
manager televisivo suo amico che si dice disposto a partecipare fino a un
massimo di due milioni (un attichetto in semiperiferia a Milano). Nel caso, ci
aggreghiamo per cento euro: ma dopo aver visto lo speciale curato da Giovanna
Corsetti giovedì sera i dubbi decollano. In effetti, reggendo il paragone con
l'intero paese, il parallelo è impressionante, con gli anni del boom economico
che vedono imporsi Alitalia come gioiellino prezioso
quanto facondo (le tratte in perdita secca ma che consentivano a parlamentari e
ministri un comodo volo verso Roma il lunedì), le prime crisi, i colpi di coda
degli anni Novanta e poi le gestioni ultime pre-disastro. Erano i manager
medesimi a raccontare in prima persona le vicende, ognuno rivendicava il buono della
propria gestione per far capire quanto prima e dopo si fosse sbagliato assai.
Più che una metafora della nazione tutta, una fotocopia con le ali.
( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'ex premier e
l'incubo di incassare una vittoria "inutile": ecco da dove nasce il
piano del dialogo Il Cavaliere getta la rete per il dopo voto "Accordo con
il Pd per sbloccare il paese" Il profilo di alcuni possibili ministri come
Frattini e Castellaneta è un "segnale" Il leader del Pdl ai suoi
fedelissimi: "Non voglio ritro-varmi imbrigliato come Prodi" (SEGUE
DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Passo dopo passo il Cavaliere tesse la tela,
prepara il terreno per lanciare subito dopo il voto l'offensiva per irretire
Walter Veltroni e costringerlo a collaborare, a condividere la responsabilità
di un governo che dovrà affrontare la recessione economica e aprire "la
stagione delle riforme". Una stagione che potrebbe anche creare le
condizioni per portarlo al Quirinale. Convinto che, a prescindere dal risultato,
la prossima legislatura sarà una delle più difficili che il Paese abbia mai
affrontato, Berlusconi ha ripreso con forza questi ragionamenti con il gruppo
più ristretto dei suoi fedelissimi. "Noi vinceremo e saremo noi a fare il
governo - tranquillizza i suoi uomini - ma non possiamo pensare di cambiare il
Paese avendo tutti contro". Le incognite del Senato, poi, si confermano
sempre più un brutto sogno per il leader forzista. Una coalizione blindata a
Palazzo Madama non è più una certezza per Berlusconi. Ma gli interrogativi
riguardano pure "il Paese fuori dalle Camere". E lì, a suo giudizio,
l'elenco dei potenziali "rematori contro" resta lungo: i sindacati,
la pubblica amministrazione, i salotti della finanza, i cosiddetti "poteri
forti", i vertici istituzionali. Compreso il capo dello Stato che il
Cavaliere non riesce a considerare completamente neutrale. Tante
rischiano di essere pure le spine, come l'Alitalia. Nodi che Berlusconi non vorrebbe sciogliere da solo. "Se
vogliamo davvero cambiare il Paese - è il refrain ripetuto in ogni staff
meeting - bisogna costruire un clima di dialogo". Prima di tutto in
Parlamento. "Senza una maggioranza ampia, non si può fare niente".
E l'idea di fare i conti con la crisi economica, le liberalizzazioni e le
riforme istituzionali in un'atmosfera conflittuale, non lascia affatto
tranquillo Berlusconi. "Non voglio ritrovarmi imbrigliato come lo è stato
Romano Prodi in questi due anni". Tutto il suo staff ancora ricorda le
parole piene di comprensione pronunciate dopo aver incrociato il premier
uscente ad una cerimonia militare: "In fondo lo capisco, non è stato e non
è facile stare in quella posizione". Non è un caso, allora, che in una
recente cena a Milano si sia sfogato meravigliando i commensali: "Se
potessi io cercherei in ogni caso, visto che la mia vittoria sarà piena, un
grande accordo anche sull'esecutivo. Ma non so se sarà possibile". Negli
ultimi giorni il Cavaliere non dà nemmeno per scontato che la legislatura duri
effettivamente cinque anni: "Non ho lo sfera di cristallo", sospira
davanti alle domande. Se poi il risultato del Pdl sarà meno brillante di quanto
gli dicono i suoi sondaggisti e il pareggio si rivelasse realtà il 14 aprile,
allora il percorso di un governo tecnico sostenuto insieme al Pd diventerebbe un'opzione
inevitabile. "è ovvio - ha ammesso in pubblico cinque giorni fa - che in
caso di pareggio non ci può essere un governo di parte". Così, il faccia a
faccia di dicembre con il segretario democratico per Berlusconi è una sorta di
architrave su cui costruire i prossimi cinque anni. Lo considera un momento di
"svolta" per i rapporti tra gli schieramenti. Da allora non hai mai
smesso di versare miele, in privato, sul suo "avversario". Lo ha
fatto persino l'altro ieri nel corso del ricevimento con gli ambasciatori
dell'Unione europea organizzata a Villa Almone, sede della diplomazia tedesca.
Davanti alle feluche si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei
confronti di Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi
spiega ai suoi che "Walter è il meglio che una sinistra moderna possa
offrire in Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a
"sdoganare" il rapporto con l'ex sindaco di Roma. Del resto, con lo
scioglimento delle Camere il leader forzista ha decisamente virato su una
campagna fatta di colpi di fioretto piuttosto che di clava. Non è più il '94 o
il '96, e non è nemmeno il 2001 o il 2006. Tant'è che negli ultimi giorni si è
lamentato dei toni, a suo dire, troppo hard del segretario Pd: "Perché
esagera così? Perché insiste sulla mia età? Non ce n'è bisogno". Il suo
obiettivo resta comunque quello di non ritrovarsi il 14 aprile con un
Parlamento in "stato di guerra". "Altrimenti le riforme non le
facciamo e il Paese non lo cambiamo". Non per niente, la lista dei
ministri che già si trova nella sua tasca sembra stilata proprio per non
indispettire l'eventuale futura minoranza. Basti pensare che Gianni Letta - se
il Pdl vincerà - sarà il vicepremier unico, un moderato come Franco Frattini
andrà agli Interni e agli Esteri un "quasi-tecnico" come Gianni
Castallaneta, il suo ex consigliere diplomatico quando sedeva ancora a Palazzo
Chigi, poi nominato ambasciatore a Washington, ma non sostituito da Massimo
D'Alema. Ogni passo, dunque, è studiato per pervenire ad "una convergenza
almeno sui grandi temi". Lo ha spiegato pure ai diplomatici europei
mercoledì scorso: "Lascerò da grande statista dopo aver fatto le
riforme". E molti di quelli che lo ascoltavano hanno pensato che fosse il
primo atto ufficiale per una candidatura al Quirinale. Che, secondo i
fedelissimi della prima ora, è ormai diventata una "ossessione". Al
punto che c'è chi gli rimprovera di compiere ogni mossa in quell'ottica:
"Corteggia Veltroni per essere sdoganato".
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Italia a crescita zero: Draghi non ci crede
Dramma Alitalia, il governo
aspetta Parigi ma intanto rispunta l'opzione Lufthansa Per il Fmi è nero il
futuro dell'economia mondiale e di quella italiana in particolare, per cui
prevede una crescita vicina allo zero. Stime che il governatore di Banca Italia
Mario Draghi reputa "eccessivamente pessimistiche". Intanto
per Alitalia il governo cerca di riallacciare i
rapporti con i francesi, ma spuntano i tedeschi. Alle pagine 4, 6 e 7.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra" Veltroni
in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui
rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/ Segue dalla prima È LA SEDE PIÙ
ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a dare per scontate mafia e camorra
non ci sta. "Anche Martin Luther King passava per idealista, quando
sognava un bambino bianco e uno nero per mano. Sono questi i programmi che si
realiz- zano, perché indicano una luce". Come ha già detto in Sicilia,
ribadisce che il Pd, al governo, lotterà per distruggere le mafie, sradicarle,
liberare il Mezzogiorno da questa piovra che succhia le energie del sud e
impedisce la crescita". Cita l'impegno di Tano Grasso, la Confindustria siciliana
che ha deciso di espellere chi paga il pizzo e anche lo scrittore Roberto
Saviano, che proprio ieri gli ha scritto una lettera sul Mattino: "Più
coraggio su potere e affari, oggi arrivi in una terra che chiede speranza, è
possibile vincere la sfida ai boss". Veltroni non gli risponde
direttamente, ma il senso del suo viaggio campano è proprio questo: battere e
ribattere sulla sfida alla camorra, e l'applauso del teatro augusteo di
Avellino, gremito ed entusiasta, è una conferma che il messaggio passa. Ma
ancora più sorprendete è la folla all'appuntamento serale a Salerno. Centinaia
di persone restano fuori dal teatro. Veltroni commenta: "In soli quattro
mesi questo partito ha affermato la sua identità. La partecipazione è
straordinaria". Nella casa confiscata di Caserta Veltroni presenta anche
un ddl per il "contrasto della criminalità organizzata": cinque punti
di una futura legge che mira a tutelare le imprese che si ribellano, rafforzare
gli uffici giudiziari nelle aree più critiche con incentivi ai magistrati,
assumere testimoni di giustizia nella PA, impedire il patrocinio legale a spese
dello stato per chi è stato condannato per gravi reati., ad esempio la mafia.
Nella sua lettera Saviano tocca anche un altro tasto delicato: la questione
rifiuti: "È necessario saper confessare anche gli errori della propria
parte, il sogno di Bassolino è finito", dice lo scrittore. Veltroni non
esclude, dopo l'emergenza, la possibilità di "novità", anzi. Ma
inserisce la questione rifiuti in un discorso più ampio, la necessità di
costruire un paese che "decida in tempi certi, in cui le responsabilità,a
tutti i livelli, siano chiare e le scelte rapide". Alla destra che attacca
il governatore manda a dire: "Basta con i processi solo contro una parte o
una persona. Perché Berlusconi non ha risolto l'emergenza nei cinque anni di
governo? Tutti hanno una parte di responsabilità sui rifiuti e quella
principale è di avere un paese dell'ideologia e dei rinvii. Con noi sarà il
tempo della decisione". No, Veltroni non ci sta ad accettare lezioni di
buon governo da Berlusconi. A Caserta ricorda la sua
esperienza da sindaco di Roma e su Alitalia attacca: "Per 5 anni non hanno risolto nulla, anzi hanno
buttato 2,5 miliardi di euro". Il leader Pd attacca la destra anche
sull'alleanza con la Lega: "Sul palco tutti insieme non possono cantare
l'inno di Mameli, perché il leghista non ce la fa. Noi vogliamo un paese
unito". Parla della famiglia di Caserta di Vito Ferrajolo, professore
disabile, sua moglie casalinga, il figlio di 5 anni adottato: "Persone
intense, serene, che dimostrano ogni giorno che l'Italia è un paese
fantastico". Alle polemiche di Berlusconi replica: "Alle contumelie
che mi rivolgono non rispondo, e così farò fino alla fine. Per questo loro
impazziscono" (e riceve uno degli applausi più robusti). Però "non
gli riesce a entrare in testa l'idea che le istituzioni non sono di parte, ma
rappresentano tutti gli italiani". Questa sera Veltroni terrà il
"comizio bianco" di mezzanotte a Conversano.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Penultimo venerdì istruzioni per l'uso Ora che anche Pizza
"quattro stagioni" ha scelto la sua confermando la scadenza, diamo
un'occhiata al penultimo venerdì elettorale. Veltroni tuona contro la
delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl specifico. Si dirà: e
grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio
una faccenda già massacrata di suo. Si dirà: qualcuno ormai non è più neppure
forte agli orali. Calma. Da Parma parte una richiesta di rinvio a giudizio per
estorsione nell'ambito del crac Parmalat per Cesare Geronzi, tuttora capataz di
Mediobanca nonostante una lunga biografia penalmente rivisitata. Per
bancarotta. Un pregiudicato, via. Bravo, amico di molti, burattinaio di Fazio
invece che il contrario, specialista in denaro, azioni e calcio, ma non
esattamente un esempio da seguire. Che c'entra Geronzi con Veltroni? Bella
domanda. Che io sappia nulla almeno ufficialmente. Che c'entra Geronzi con
Berlusconi? Ecco, qui ci sarebbe da fare un lavoretto di fino, di ricostruzione
di un percorso. Forse spiegare agli elettori chi c'entra con Geronzi e perché
sarebbe un ottimo distinguo programmatico. O no? Oliviero Beha.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Vieni avanti decretino Marco Travaglio Ottime notizie dal loft
del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L'entourage di Veltroni, scrive il
Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di campagna elettorale
dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per "mobilitare gli
indecisi". "Il buonismo avrebbe detto Goffredo Bettini mi ha
rotto le scatole". Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo
mesi di dialogo dissennato con l'avversario che rispondeva a colpi d'intrighi e
insulti, un'improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca
l'effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la
mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le
menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Torna in pista l'opzione Lufthansa Si parla della compagnia
tedesca con il fondo Tpg. Air France decide lunedì se continuare di Roberto
Rossi/ Roma GERMANIA All'improvviso, quasi di soppiatto, nella
partita Alitalia torna ad
allungarsi l'ombra di Lufthansa. Il vettore tedesco starebbe sondando, in
questo periodo e con molta cautela, la possibilità di tornare sulla scena
abbandonata qualche mese fa dopo che il progetto di acquisire Alitalia fu bocciato dal consiglio di
sorveglianza della compagnia aerea di Francoforte. Allora il gruppo
amministrato da Wolfgang Mayrhuber non volle accollarsi da solo tutto il
rischio del rilancio del vettore italiano. Oggi, invece, quel rischio (due
miliardi e mezzo di euro tanto per cominciare) sarebbe spartito, secondo fonti
industriali, con un altro attore: il fondo americano Texas Pacific Group. Se
tre indizi fanno una prova allora l'interessamento dei tedeschi appare quanto
meno verosimile. Il primo è dato da una dichiarazione del gruppo di Francoforte
fatta circolare nel pomeriggio di ieri. Nella quale Lufthansa, contrariamente
al solito, si è detta attenta all'evoluzione della trattativa con Air France
("L'Italia resta per noi un mercato attrattivo e importante e continueremo
a seguire gli sviluppi della situazione"). Il secondo indizio l'hanno
fornito i sindacati. Che hanno smentito qualsiasi tipo di "marcia
indietro" nel loro atteggiamento con Air France. I problemi sul tappeto,
ha sostenuto Fabrizio Solari della Filt-Cgil, rimangono sempre gli stessi
(flotta e perimetro aziendale, servizi a terra compresi). Inoltre il prossimo
mercoledì "si proseguirà il confronto sul piano di ristrutturazione Prato
ed eventuali correttivi per garantire l'operatività della stagione in un'ottica
stand alone e scongiurare il commissariamento". In sostanza si cercherebbe
di tirare avanti ancora per qualche mese, magari con altri tagli alle rotte più
dispendiose, evitare il commissariamento e fare in modo che il vettore tedesco
possa affinare l'offerta per una vera trattativa. Non è un mistero, e siamo
alla terza prova, che per molti sindacati, Cisl ma anche Cgil, Lufthansa abbia
un maggiore appeal rispetto ad Air France. "Mi piacerebbe un'ipotesi
Lufthansa" ha detto ieri il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Non
solo per una questione di potere all'interno dell'azienda, in Lufthansa i
sindacati fanno parte del consiglio di sorveglianza del gruppo, ma anche per
motivi di natura industriale. I tedeschi potrebbero pensare di fare rafforzare
il gruppo Alitalia con l'acquisizione di Air One.
Affinché questo scenario si possa verificare deve naufragare, però, la
trattativa con Air France. Ieri non si è registrato nessun passo in avanti. Il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, si è mosso per
riportare al tavolo del negoziato Alitalia, i
sindacati e Air France. Dopo l'incontro con il neopresidente della compagnia
italiana, Aristide Police, Letta, che ha tenuto costantemente informato Romano
Prodi, ha parlato con i sindacati, mentre Air France sarebbe stata contatta
dall'azienda. Ma gli spazi di manovra appaiono molto stretti. Se il numero uno
di Air France, Jean Cyril Spinetta, "era e resta fortemente convinto"
del piano presentato ai sindacati, riferiscono fonti vicine al dossier che lo
descrivono "molto rammaricato" per come sono andate le cose, è anche
vero la fase di stallo rimane. Il prossimo lunedì Spinetta aggiornerà il
consiglio di amministrazione di Air France sull'evoluzione della trattativa. In
quell'occasione si deciderà, formalmente, se continuare la partita Alitalia. O lasciare la mano a un altro giocatore.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del CORDATE ESCLUSE I sassolini di Passera: "Non ci sono
parole..." Da parte di Intesa Sanpaolo non ci son
novità riguardo alla vicenda Alitalia. Lo ha ribadito oggi l'amministratore delegato, Corrado Passera,
a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio. "Su Alitalia non c'è nulla di nuovo.
Purtroppo, la situazione si commenta da sola", ha dichiarato Passera.
"Per oltre un anno - ha nuovamente ricordato Passera - abbiamo lavorato a
un piano di sviluppo di grande portata, che avrebbe permesso ad
un'azienda italiana, profondamente radicata nel Paese, di valorizzare il
mercato aereo italiano". "È stato deciso - ha proseguito Passera
riguardo Alitalia - di non ammetterci all'ultima fase
di trattativa, quella della due diligence per arrivare a una proposta
definitiva. Da dicembre non siamo più coinvolti in alcuna negoziazione".
Il gruppo Intesa-Sanpaolo, all'atto della presentazione lo scorso febbraio
delle offerte non vincolanti, si era collocato a fianco dell' Air One di Carlo
Toto. Dopo il clamoroso l'abbandono di Air France, il patron Toto non si è
ancora pronunciato ma appena qualche giorno fa aveva detto che "per
presentare una proposta vincolante", è essenziale effettuare una due diligence,
anche breve, "almeno di tre settimane". "A dicembre avevamo
presentato un piano forte - ha detto il vettore privato italiano - di
risanamento e di rilancio, ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence
che concessa solo ad Air France-Klm".
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del "Ma quale retromarcia? Garantire la continuità
aziendale" I sindacati incontrano i vertici di Alitalia per continuare il piano Prato.
"Non c'è nessuna Caporetto" di Felicia Masocco/ Roma CAPRO ESPIATORIO
È stato un incontro interlocutorio, poco più di una formalità, e non poteva
essere altrimenti. I sindacati di categoria e i vertici di Alitalia si sono incontrati ieri
mattina. Si incontreranno ancora mercoledì 9 pronti a dare avvia al
piano stand alone (il piano Prato) per garantire la continuità aziendale, se
nel frattempo non sarà accaduto nulla di nuovo. "Non abbiamo fatto nessun
passo indietro, nessuna retromarcia", puntualizza il segretario nazionale
Filt-Cgil Mauro Rossi, "è passato un messaggio sbagliato" dice
riferendosi alla linea sindacale e a come è stata riportata da parte della
stampa che, fa notare qualcuno, "ha obbedito a ordini di scuderia".
Anche commentatori e politici hanno parlato di una Caporetto dei sindacati. Non
c'è stata nessuna Caporetto, cerchino altrove il capro espiatorio, è la
replica. "Non abbiamo ritirato la nostra proposta. Quelle esigenze restano
sul tavolo e sono negoziabili, cosa che non ha voluto fare AirFrance-Klm".
Di un sindacato "demonizzato" parla anche il leader della Filt,
Fabrizio Solari, "il comportamento dei sindacati evidentemente disturba un
copione già scritto, mette in discussione equilibri che non vanno turbati, e
quindi va demolito", afferma. "Non abbiamo "rotto" nessuna
trattativa, visto che trattativa non c'è mai stata". C'è stata sì, la
"pretesa" di un negoziato e la presentazione di proposte
"difendendo in questo modo il lavoro e la dignità del paese, altri hanno
deciso semplicemente di apporre la firma". Solari parla di un
"ribaltamento delle responsabilità". Ma sono in pochi a condividere
quest'ottica e vanno ricercati più che altro a sinistra: Bertinotti, Mussi,
Giordano. Il sindacato è nella bufera, ma non ci sta. "È troppo facile,
ora, dire che la colpa è nostra" dice la segretaria confederale Cgil
Nicoletta Rocchi mentre anche i rappresentanti degli assistenti di volo e dei
dipendenti di terra Cgil negano "contrasti in Alitalia
tra sindacati e lavoratori che, al contrario, hanno condiviso il nostro operato
nella trattativa con Air France-Klm". Una trattativa che sono pronti a
riprendere. Messi di fronte alla protesta di 400 "colletti bianchi"
fanno notare che ci sono 5mila persone in altri settori che rischiano il posto,
"i lavoratori che protestano sono quelli che stanno comunque nel nuovo
perimetro aziendale", afferma Rocchi. Molto più dure le parole contenute
in un comunicato unitario (che la Uilt non ha firmato) in cui si parla dei
sostenitori della protesta pro-AirFrance, dirigenti "non pienamente
impegnati nelle funzioni cui sono preposti, si esercitano in carnevalate
vestiti da "masanielli" dopo aver recentemente e fulmineamente salito
i gradini della scala gerarchica". Nella serata di ieri è comunque
arrivata ai sindacati la "piena fiducia" dei lavoratori della
Magliana. Il sostegno è stato votato all'unanimità da un'assemblea di circa
mille persone del centro direzionale e del Ced. Dissente invece un gruppo di
steward che da ieri ha cominciato lo sciopero della fame. Il clima è pesante e
registra anche un battibecco tra i leader di Uil e e Cisl. Luigi Angeletti
accusa le organizzazioni firmatarie della controproposta di "aver
rilanciato troppo", sono poi "troppe" le organizzazioni al
tavolo. In ogni caso, il leader Uil respinge la definizione di una Caporetto
del sindacato che "nel chiedere di trattare ha avuto una posizione
assolutamente legittima". "Angeletti è Angeletti e continua ad essere
Angeletti. Si commenta da sé - è la replica di Raffaele Bonanni -. È però un
passo avanti che dica che è importante ricominciare a discutere perché lui
inspiegabilmente ha abbandonato la discussione".
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Sindacati in cerca di una rotta tra hostess, piloti e top
manager di Bruno Ugolini La storia dell'Alitalia ha il
sapore di un romanzo d'appendice, dove si susseguono i personaggi, i colpi di
scena. Un grande affresco. Ora per molti siamo al triste epilogo e per molti il
colpevole, l'assassino è uno solo: il sindacato, causa di tutti i mali. Anche
il cronista rammenta la sequela di scioperi a Fiumicino, le folle dei
passeggeri ammassati in lunghe attese. Il ricorso, a volte a forme di lotta
deprecabili, come con la malattia collettiva delle assistenti di volo. E
rammenta gli incontri sotto gli hangar con gli operai di motori delicatissimi,
salvaguardati con perizia orgogliosa. Ho rivisto molti di questi passaggi in
una bella puntata della "Storia siamo noi" di Giovanni Minoli,
dedicata, appunto, all'Alitalia. Era il susseguirsi di
protagonisti diversi e oggi nel momento in cui tutti parlano e scrivono di
favoritismi, prebende, corporativismi, dentro quell'apparente fortezza,
dovrebbero saper distinguere tra l'operaio manutentore, il pilota, lo steward,
il manager. Quel che però balza evidente dalla ricostruzione tv di oltre 60
anni di vita della Compagnia non è il ruolo del sindacato, bensì il ruolo
colpevole soprattutto di manager, politici, governi. Tanti dovrebbero prodursi
in autocritiche. Ad esempio l'ex ministro Claudio Scaiola che si batté per
avere un aeroporto sotto casa, ad Albenga. E il sindacato dove era? Lo stesso
segretario dell'organizzazione Cgil addetta ai trasporti, Fabrizio Solari, non
nega l'intreccio tra potere sindacale e potere gerarchico aziendale. Rivendica
però, per quanto lo riguarda, l'inizio di un rinnovamento: "Sono fra
quelli che riconoscono la necessità del sindacato di rinnovarsi". E
denuncia la colpevole indifferenza, invece, su questi problemi, da parte di
forze politiche e imprenditoriali. Le radici del fenomeno affondano, ad ogni
modo, anche nel coacervo di organizzazioni. Non esistono solo Cgil Cisl e Uil.
C'è lo SDL, già Sulta (sindacato dei lavoratori intercategoriale). Poi Anpac,
Avia, Anpav, Unione piloti. Una matassa ingarbugliata che rende difficile il
compito di chi cerca di mantenere ferma la barra di un sindacato non
corporativo. L'errore principale dei confederali è stato, forse, di non aver
sempre denunciato uno stato di cose insopportabile. Di non aver messo in luce
pienamente la propria distanza, nella stessa gestione dell'azienda, nel diffuso
spreco di denaro pubblico. E di non aver abbastanza contribuito alla nascita di
regole sulla rappresentanza, capaci di combattere le frammentazioni. Pietro
Ichino ha sollevato il problema. Dovrebbe però prendersela anche con le forze
politiche (centrosinistra compreso) che in sede parlamentare non hanno speso
tutte le energie per varare disegni di legge adeguati, come quelli elaborati a
suo tempo da Carlo Smuraglia. Resta il fatto che scorrendo
il film dell'Alitalia le
responsabilità del sindacato esistono, ma appaiono modeste se rapportate a
quelle di chi dirigeva l'Alitalia. Prendiamo gli anni in cui inizia il declino, la fine degli anni
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Il Tg5 e la cordata o.p. Voce dal sen fuggita/ poi richiamar non
vale... Succede, di tanto in tanto, che qualcosa scappi. Ieri ci è capitato di
seguire il Tg5 delle tredici, direttore Clemente Mimun, che non è Emilio Fede,
ma che ha comunque molte ragioni di rispetto per Silvio Berlusconi. Titoli
d'apertura e si passa alla prima notizia, cioè la vicenda di Alitalia. Nella breve nota redazionale, per introdurre il servizio di
Manuela Riva, si racconta di come si stia tentando di ricondurre i vertici di
Air France al negoziato. Di riportarli insomma alla Magliana. E quindi, il
commento. Testualmente: "Speriamo che non sia davvero troppo tardi, perché
non si vedono alternative al di là delle chiacchiere della politica al ritorno
di una trattativa con la compagnia franco olandese. L'unica alternativa
è il fallimento della compagnia...". Via quindi al servizio... L'hanno già
detto tutti e in tutte le lingue, ma sentire anche il Tg5 di Clemente Mimun
bollare la fantasmagorica cordata annunciata da Silvio Berlusconi come
"chiacchiere della politica" fa un certo effetto. Potevamo coltivare
qualche speranza, illuderci. Invece no: solo "chiacchiere della
politica". Avrebbero potuto aggiungere "preelettorali". Se lo
dicono loro, che il capo ce l'hanno in casa, è proprio così. La prova del nove.
A questo punto torniamo alle cose serie. Il corsivo.
( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del SCENARIMentre la vendita della compagnia ancora non si realizza,
circolano i nomi dei possibili salvatori Bondi o Moretti? Parte il
toto-commissario Roberto Rossi Tecnicamente non è stato ancora dichiarato, ma il fallimento di Alitalia è entrato già nell'immaginario collettivo. Tanto che, ieri, sono
cominciati a circolare i primi nomi sul commissario che, se ogni trattativa per
riportare Air France al tavolo fallisse e non si manifestassero altri
compratori, potrebbe ritrovarsi la patata bollente fra le mani. Il primo
l'ha sparato il Financial Times. Visto che per rilanciare Alitalia,
quale che sia la strada scelta, c'è comunque bisogno di uno specialista dei
risanamenti "alla Parmalat", è proprio, almeno secondo
l'editorialista Paul Betts, all'amministratore delegato del gruppo di
Collecchio, Enrico Bondi, che va affidato questo compito. Bondi, scrive il
giornale britannico, "potrebbe esser pronto per una nuova sfida". E
se il governo sta cercando un "esorcista" per salvare Alitalia, come amaramente suggerito dall'amministratore
delegato Maurizio Prato quando si è dimesso a seguito dell'abbandono delle
trattative da parte di Air France-Klm - "non potrebbe esserci candidato
migliore del 72enne toscano, un po' austero e senza fronzoli". In ogni
caso l'abbandono delle trattative da parte di Jean-Cyril Spinetta,
l'amministratore delegato di Air France-Klm "ironicamente potrebbe aver
fatto all'Italia un favore". Ora, scrive sempre il Financial Times,
"politici e sindacati sono soli davanti alla situazione. Almeno ora una
cosa è chiara a tutti, il paese si è finalmente svegliato e ha capito che Alitalia è arrivata alla fine della sua corsa.Senza
ristrutturazioni radicali non andrà da nessuna parte". E sarà proprio
perché si parla di corsa e di ristrutturazioni che il secondo nome che si è
fatto ieri è stato proprio quello dell'amministratore delegato delle Fs Mauro
Moretti. "Per carità, ho ancora tanto da fare in Ferrovie. Sono ferroviere
da 30 anni", ha detto Moretti. Perché lui? Perché, come ha spiegato lo
stesso manager, "un anno e mezzo fa non eravamo in una situazione molto
diversa da quella di Alitalia, ma ne stiamo uscendo,
non abbiamo problemi di esercizio". "La società ha fatto passi in
avanti notevoli - ha aggiunto Moretti - e il bilancio 2007 chiude con una
perdita di 400 milioni contro 2,1 miliardi dell'anno precedente. Il gruppo sta
lavorando molto per diventare più efficiente. Intravediamo la luce. Sappiamo
che dobbiamo lavorare molto e abbiamo molte speranze". Quelle che mancano
ad Alitalia. Specie in caso di commissariamento.
"Chiunque arrivi - spiega una fonte industriale - per prima cosa dovrà
tagliare le rotte meno redditizie. E allora a terra non rimarranno solo 30
aerei, come prospetta il piano Air France, ma 70-100". Più che l'esorcista
servirebbe un miracolo.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 8 Alitalia non vuole fallire e riparte "da
sola" di Paolo Stefanato Società e sindacati si appellano al piano di
Prato, che garantiva la continuità aziendale. Governo al lavoro per ricucire
con la Francia Berlusconi: "Errore la trattativa a ridosso delle elezioni.
Io me ne tengo fuori". Deutsche Bank: "Il titolo vale un cent, in
calo del 98%" da Milano Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 8 E Spinetta si tiene pronto a calare due carte segrete di Alberto
Toscano da Parigi Se non ci fossero in ballo dei posti di lavoro e il destino
di migliaia di famiglie, la situazione farebbe sorridere. Così, fa solo
innervosire. Ieri a Gandrange, nella Francia orientale, i dipendenti del gruppo
siderurgico Arcelor-Mittal hanno sfasciato l'ufficio del direttore di uno
stabilimento in cui è previsto il taglio di 575 posti di lavoro. È stata una
manifestazione violentissima, animata dai sindacalisti della confederazione
filocomunista transalpina Cgt. Nel mirino c'era l'"odiato straniero",
ossia il presidente anglo-indiano del gruppo, Lakshmi Mittal. Al tempo stesso
un "patron" francese come Jean-Cyril Spinetta continuava a tenere il
muso ai sindacati di Alitalia (e all'Italia tutta
intera) perché i rappresentanti dei lavoratori hanno osato dissentire da un
piano che prevede il taglio di migliaia di posti. Morale: a casa loro i
sindacati francesi usano tranquillamente "armi improprie" contro gli
imprenditori stranieri che promuovono una ristrutturazione, mentre quando tocca
agli imprenditori francesi andare all'estero si pretende che le organizzazioni
sindacali altrui incassino legnate senza protestare. Magari ringraziando.
Questo è il quadro in cui crede di potersi muovere tranquillamente l'astuto
(forse troppo) Spinetta: gli italiani devono accettare le proposte formulate
dal vertice di Air France e caldamente (forse troppo) sostenute dal ministro
uscente dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Proprio la devozione filofrancese
del gran tesoriere del governo Prodi è vista in questo
momento da Air France come un incoraggiamento a mantenere la linea dura nei
confronti dei lavoratori di Alitalia: prendere o lasciare. Intanto il quotidiano Le Figaro titola un
suo articolo con queste parole: "Air France-Klm scoraggiata dalla
maledizione Alitalia".
Ma se si tratta di una "maledizione", perché ci tengono tanto a
portarsela a casa? Il tam tam dei soliti beninformati parigini legge
nella sfera di cristallo di Spinetta una presunta disponibilità a tenersi da
parte qualche carta preziosa in vista dei negoziati col futuro governo italiano
destinato a scaturire dalle urne. In particolare, una carta di rilievo: le
concessioni ai piloti di Alitalia. Si dice che il
gruppo Air France-Klm abbia in realtà bisogno di piloti esperti e di giovani
promettenti in questo campo. Le future trattative potrebbero dunque includere
una clausola destinata in realtà a soddisfare il gruppo franco-olandese,
venendo al tempo stesso presentata come grande e sostanziosa concessione alla
compagnia di bandiera italiana. I piloti bianchi, rossi e verdi non subirebbero
particolari contraccolpi dalla fusione. Anzi, alcuni di essi ci guadagnerebbero
pure. Per il resto Spinetta si tiene in tasca un'altra carta secondo lui
rilevante: nuove proposte per coinvolgere i salariati di Alitalia
(e in primo luogo i piloti) nella dinamica della partecipazione agli utili,
attraverso l'assegnazione di titoli della compagnia. Questo metodo ha
consentito in passato a Spinetta di placare varie ondate di malcontento in seno
al proprio gruppo e non si vede perché in futuro esso non possa essere
utilizzato anche nei confronti dei dipendenti italiani. Nei confronti di
Malpensa il presidente di Air France-Klm si prepara invece a sostenere una
linea d'acciaio: nessun cedimento significativo. "Alitalia
ci interessa per varie ragioni, a cominciare da alcune rotte per noi
particolarmente promettenti", dichiara in camera caritatis un esponente
della compagnia transalpina. All'interno di quella dinamica, ogni cedimento
rispetto all'aeroporto lombardo sarebbe considerato come una sorta di breccia,
destinata a provocare la frana di tutta quanta la diga dei "no"
franco-olandesi ai sindacati di Alitalia. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 8 Nasce un comitato che dice sì all'accordo con AF di Redazione Circa
250 tra piloti e assistenti di volo hanno aderito al comitato Pro Air France e
"si sono detti pronti a riconsegnare le loro tessere ai sindacati".
Lo riferisce il comandante pilota Marcello Labor, promotore del comitato. In un
comunicato, il comitato chiede "che il consiglio di
amministrazione di Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior
parte dei dipendenti Alitalia al piano che la compagnia d'oltralpe ha presentato,
dissociandosi contemporaneamente dal piano alternativo proposto dalle
organizzazioni sindacali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia APAGINA l2
Azienda e sindacati, il 9 nuovo round Pecoraro APAGINA l5 Il ministro indagato:
rinuncio all'immunità Parmalat APAGINA l10 Bancarotta societaria, Geronzi a
giudizio.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'opinione Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa
Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro
l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la
crisi finale di Alitalia.
In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica campagna della destra.
Da noi la guidano prima di tutto i poteri economici e culturali aggregati
attorno al centrosinistra. Ma veniamo alla sostanza. Dopo il fallimento
bipartitico della gestione di Alitalia, si è deciso di
vendere al meglio (al peggio) alla principale compagnia estera concorrente.
Come sa chi conosce l'abc dei mercati e dei loro effetti sulle condizioni di
lavoro, è chiaro che una vendita organizzata in questo modo consegna
all'acquirente tutto il potere e lascia al venduto solo il compito di chiedere
pietà. Inoltre il ministro del Tesoro ha incentivato le rigidità di Air France.
Minacciando la chiusura dell'azienda se non si fossero accettate le condizioni
dei francesi. Da quel che abbiamo capito Air France non ha neppure iniziato un
negoziato, ma ha riaffermato la propria impostazione chiedendo al sindacato e
al governo di smussarne gli angoli con gli ammortizzatori sociali. Non c'è
nulla di cui stupirsi: le multinazionali, quando comprano, all'inizio
promettono mari e monti, ma poi in concreto tagliano, chiudono, licenziano.
Così fa l'Electrolux, contro la quale hanno scioperato il 4 aprile tutti i
dipendenti italiani, così Nokia e Thyssen, così fan tutte. Toccherebbe allora
alla politica porre dei limiti, sia sul piano delle strategie industriali, sia
su quelle dell'occupazione. Nulla di tutto questo c'è stato. Berlusconi ha
fatto il baüscia vantando inesistenti cordate, Prodi e Padoa Schioppa hanno
sostenuto i francesi e minacciato i sindacati. Ora invece si preferisce dare la
colpa al corporativismo sindacale. E' vero che i sindacati dei trasporti sono
stati spesso coinvolti in pratiche cogestionali e corporative, volute dai
dirigenti aziendali sia di destra che di sinistra. E' vero che i sindacati
confederali spesso hanno rinunciato al conflitto e al consenso democratico dei
lavoratori, per essere associati al potere delle aziende. Non solo in Alitalia, ma nelle Ferrovie, nelle municipalizzate (l'8
aprile a Firenze scioperano i dipendenti dell'Ataf contro un accordo che non ha
il consenso né delle Rsu né dei lavoratori). E' vero che con la concertazione e
la cogestione è passata un'adesione sindacale a strategie aziendali sbagliate.
Ma è paradossale che proprio questa volta che sindacati dell'Alitalia,
tutti assieme, propongono alla controparte un negoziato responsabile sulle
politiche industriali e sull'occupazione, costruito con il consenso dei
lavoratori, sono sotto accusa. E' questo il segnale di quanto stia precipitando
a destra l'asse sociale, politico e culturale del paese. Il segno di quanto la
politica fin qui seguita dal centrosinistra prepari un'accelerazione liberista
tanto fuori tempo, vista la crisi economica mondiale, quanto pervicacemente
acclamata. I giornali esaltano i "quadri" aziendali che si schierano
con i francesi e contro il sindacato, mentre per tutti gli altri lavoratori si
alimenta la paura. Ripartirà la campagna contro i privilegi di chi lavora,
perché in Italia l'unico lavoratore che raccoglie attenzione e rispetto è
quello che muore negli incidenti sul lavoro. Tutti gli altri sono o invisibili
o corporativi. Se ogni diritto e ogni condizione di miglior favore diventano
privilegio, cosa vogliono quelli dell'Alitalia?
Conservare uno stipendio decente e un minimo di scurezza sul lavoro? Che
imparino dai precari dei call center. Ancora il solito tg1 ha mostrato tutto
contento i lavoratori licenziati da Swissair, che si sono dati da fare per
trovare un'occupazione. E' utile ricordare che la distruzione del sindacato e
di tutti i diritti dei lavoratori americani cominciò nel 1980, quando Reagan
licenziò in un sol colpo 18 mila controllori di volo: anche quelli erano
lavoratori privilegiati. Dobbiamo percorrere allora tutti i passaggi del
disastro sociale negli Usa, perché le parole di Obama divengano concrete da
noi? Magari è proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro paure, ragioni e contraddizioni, sono
soli. Sotto una campagna che fa sembrare di sinistra persino il buon senso di
Cesare Romiti, che si domanda perché non si possa far continuare a lavorare
l'azienda, tagliando gli sprechi ma conservando il patrimonio industriale,
forzando tutte le regole del mercato come si è fatto per la Fiat. Ma oramai
siamo in attesa del ritorno di Spinetta che, nuovo Carlo D'Angiò, venga a
salvare l'Italia. Che classe dirigente inetta e priva di capacità e dignità.
Che vergogna scaricare tutto sui lavoratori. Non sappiamo come finirà questa
vertenza, ma una cosa è chiara: grazie a Prodi e a Padoa Schioppa il sindacato
della concertazione, della cogestione, della collaborazione con governo e
azienda è morto. Anche se non è un risultato da essi voluto, grazie a loro
niente diventa più utile, serio e attuale del conflitto sociale e
dell'indipendenza del sindacato dai governi, dai partiti e dalle aziende.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Affollata assemblea nella
sala mensa della Magliana. La marcia dei "300" si sfilaccia e in
molti dichiarano di aver agito senza sufficienti informazioni. Ma il futuro
continua a far paura fr.pi. Roma Il giorno dopo la "marcia dei 300"
che tanto ha eccitato i media, i lavoratori dell'Alitalia si ritrovano in un'assemblea
infuocata dove buona parte della smagliatura viene alla fine ricucita.
"Colletti bianchi coi tacchi a spillo", li ha bollati qualche
giornale che pure ne ha enfatizzato il gesto. "Ma chi sono?", vien da
chiedere mentre gli interventi si susseguono al microfono. La
spiegazione è abbastanza convincente: "di solito settori 'vicini'
all'azienda, qualche 'vecchio' uscito presto dai ranghi più bassi e che ora sta
al marketing o alle vendite; ma anche i giovani 'progettisti' (entrati come
co.co.pro., ndr) provenienti dalla Luiss o dalla Bocconi, che prima hanno
chiesto a noi del sindacato di aiutarli a regolarizzare la loro posizione e
oggi, con il terzo livello in tasca (in questo settore significa 'livello
alto', all'inverso che per i metalmeccanici, ndr) e la macchina biposto da
50.000 euro, ci danno addosso a beneficio della stampa". Un paio di loro,
in effetti, ripetono al microfono le accuse del Corsera o del Sole24ore
("i sindacati hanno fatto saltare la trattativa"). Poi se ne vanno,
convinti che tanto basti per aver ragione. Altri chiedono scusa, affermano di
"non essere stati adeguatamente informati", chiedono di capire meglio
quel che sta succedendo. La paura si taglia con il coltello. Qui c'è un
personale molto giovane (età media 35 anni), perché le precedenti
ristrutturazioni hanno usato e abusato dei prepensionamenti. Anche i 7 anni tra
cig e mobilità non rassicurano più di tanto. Molte delle facce presenti in
assemblea non si vedevano da tempo; altre non si erano proprio mai affacciate.
"Non abbiamo mai visto un'assemblea così piena", dice un delegato che
lavora qui da 20 anni. Se anche gli insediamenti storici di classe operaia
fanno fatica a trovare un filo comune, qui - dove è abissale la differenziazione
per comparti, qualifiche, livelli professionali (dai piloti alle addette al
call center) - a volte sembra faticoso persino tentare di mantenere un filo
logico condiviso. Qualcuno piange, altri cadono nella tentazione di indicare
"altri" che dovrebbero essere licenziati. Un ragazzotto che sembra
piovuto da Marte dice al microfono "parliamoci chiaro, in questa azienda
ci sono 5.000 persone di troppo". Una voce lo fa zittire per un attimo:
"la ruota gira per tutti, prima o poi!". Sembra smarrito: l'ipotesi
che possa toccare anche a lui finire fuori proprio non gli era venuta in mente.
"Qui ognuno ha messo i suoi raccomandati: i partiti, il management, e
anche qualche sindacato". Sono loro, spiega un'impiegata ad alta
qualifica, "a sentirsi più tranquilli; anche se spesso son quelli che
lavorano di meno". Sono spesso i delegati dell'Sdl a riportare la
discussione su un piano razionale. In fondo sono quelli che come Sult -
soprattutto tra gli assistenti di volo - ha dimostrato spesso di "non
essere servi di nessuno". Al punto da avere quasi tutti i coordinatori
nazionali - quelli che vanno anche al tavolo delle trattative - ancora in
servizio attivo. Spiegano più volte - insieme a quelli della Cgil e di altri
sindacati ancora - il senso della posizione al tavolo, "vogliamo trattare
con Air France, ma fin qui non c'è stata nessuna trattativa reale; loro hanno
fatto una proposta prendere o lasciare, molto onerosa; e non abbiamo proposto
delle variazione che consentivano di ridurre il numero degli esuberi". Ma
Air France si è alzata e ha preso cappello. Si va verso la fine. Il quadro è
chiaro, nella sua drammaticità: c'è un solo compratore su piazza, per ora, e si
chiama Air France. Con questo il sindacato vuole trattare; ma davvero. Il piano
stand alone preparato da Maurizio Prato - l'a.d. dimissionario - è il programma
di emergenza per consentire la "continuità aziendale" e contenere le
"sprenotazioni e le richieste di rimborso" da parte dei passeggeri.
Tenere viva e operativa la compagnia è la parola d'ordine anche per i
lavoratori. Praticamente nessuno chiede azioni di sciopero. Per degli
"irresponsabili" - come sono stati descritti - non è male.
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
L'Usigrai: "La
Rai come la compagnia di bandiera" La Rai rischia di
fare la fine dell'Alitalia.
L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, ieri ha
rilanciato l'allarme che il consigliere di amministrazione Sandro Curzi aveva
affidato alle colonne del Corriere della sera. La riforma non può più
attendere, dev'essere l'impegno dei primi cento giorni del prossimo governo,
ha detto il segretario dell'Usigrai, Carlo Verna, presentando il nuovo sito
dell'organismo sindacale: "Non vorrei che al prossimo giro di campagna
elettorale si parlasse di Rai come oggi si parla di Alitalia.
Oggi resistiamo, ma accusiamo colpi". Per il segretario Usigrai, la
riforma dovrà essere "bipartisan" e "garantire l'indipendenza
del servizio pubblico dai partiti". Verna ha anche ribadito il suo
"no a proroghe scriteriate dell'attuale Cda: chi ha concluso una missione,
se si trova di fronte a un tempo incerto nella durata, non potrà farlo fruttare
come è necessario". Infine l'Usigrai chiede di smantellare "la
struttura feudale che si è creata in Rai: 49 strutture di primo riporto al
direttore generale, con competenze che si intrecciano e si confondono".
( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Al voto
"Nessuna Caporetto", giurano i sindacati. E i giornali francesi si dividono
sull'occasione irripetibile che "non bisogna lasciarsi sfuggire". Ma
la classe politica continua a usare la crisi per fare campagna elettorale L'ora
dei diplomatici a Parigi Letta al lavoro per riportare Air France al tavolo
della trattativa. Sindacati e Alitalia d'accordo nel portare avanti il piano stand alone e garantire la
continuità operativa Francesco Piccioni Tra i tanti giochi in corso intorno
alla vicenda Alitalia, ce
n'è uno che stanno facendo in molti: eliminare il sindacato. E in questo
settore sembra in effetti più facile che in altri. Molti sono gli errori
commessi, troppe le complicità condivise (due segretari di categoria e il
presidente dell'Anpac nel consiglio di amministrazione, per diversi anni, fino
a non moltissimo tempo fa): tanto, troppo, "consociativismo". E' un
attacco che fa il paio con l'offensiva tutta ideologica contro
"l'intervento pubblico" nell'industria e nei servizi; perché solo nel
"pubblico" quella "consociazione" poteva assumere
dimensioni così pervasive. Ma è un attacco che il giorno dopo tutti i sindacati
- consociativi, "professionali", di base - provano a respingere.
Vogliono trattare con Air France, ma non dire un sì obbligatorio a qualsiasi
cosa venga loro proposta. Ma per trattare bisogna riportare il presidente di
Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta al tavolo. In questa direzione, per il
governo, si sta muovendo Enrico Letta, che ha ricevuto ieri mattina a palazzo
Chigi il giovanissimo funzionario del tesoro e neo-presidente di Alitalia, Aristide Police. Peraltro sprovvisto di poteri
esecutivi. Il calendario della prossima settimana è già fissato. Lunedì si
terrà il cda francese, che avrà così l'occasione di fare la prima valutazione
ufficiale dello stato dei rapporti con Alitalia, anche
alla luce delle manovre diplomatiche in corso da qui ad allora. Martedì sarà la
volta del cda della nostra compagnia di bandiera, che ratificherà la scelta di
implementare per ora il piano stand alone che porta ancora il nome di Maurizio
Prato (presidente dimissionario tornato alla testa di Fintecna; e che potrebbe
perciò rientrare per questa via nel negoziato). Mercoledì Alitalia
si rivedrà con i sindacati, con cui ha tenuto ieri una riunione in cui è stato
raggiunto il pieno consenso sulla direzione in cui muoversi. Intanto il titolo
è stato precauzionalmente sospeso in borsa fino a martedì, in attesa della nota
della società sugli sviluppi. Seppellite nel ridicolo le fantasmatiche
"cordate" di Berlusconi, l'unico nome che continua a rimbalzare nelle
dichiarazioni è quello di Lufthansa. Ma la compagnia tedesca, con cui si erano
incontrati più volte i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, pur confermando
la propria "attenzione per il mercato italiano", non sembra avere in
animo nessun passo concreto. Anche perché nel frattempo si è impegnata in altre
onerose acquisizioni sul piano continentale. I giornali francesi oscillano tra
la stizza e il "respiro di sollievo" per lo stop nella procedura di
acquisto. Les Echos ricorda che il gruppo franco-olandese "ha bisogno di Alitalia per mantenere la sua posizione di forza" nei
confronti della concorrenza tedesca e britannica. Persino il più scettico La
Tribune è costretto ad ammettere che "acquistare la compgania italiana per
un prezzo inferiore a quello di un bireattore è un'eccellente
opportunità". Probabile quindi che Spinetta sia presto di ritorno in
Italia; ma chiaramente con intenzioni ancor meno "trattativiste" che
nel primo round. Il ruolo dei diplomatici, se non si vuole rischiare un ultimo
e defintivo flop, dovrebbe perciò essere quello di cavar fuori dal cappello - e
dalle casse dello stato italiano - quel tanto di "margine" che può
consentire di chiudere un accordo senza che nessuno debba rimetterci la faccia.
Non è difficilissimo, se si vuol fare. Tanto più che, con la drastica riduzione
dei voli su Malpensa, diminuiscono drasticamente anche le dimensioni del
"buco" che si apre ogni mese nei conti dell'azienda. I problemi, come
sempre, vengono soprattutto dalla classe politica. Divisa tra chi,
"riformisticamente", vuol liberarsi di un problema divenuto
ingestibile con le vecchie logiche (peraltro precluse dalla regolamentazione
Ue), e chi - berlusconianamente - intravede ancora lo spazio per qualche
affaruccio da fare sulle spalle del cadavere della compagnia. Lo "scatto",
paradossalmente, potrebbe arrivare proprio da qualcuno dei sindacati. Se ce n'è
ancora qualcuno che si preoccupa davvero dei lavoratori in carne e ossa.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9
categoria: BREVI Alitalia Il salvataggio \\ Raffaele Bonanni
Bisogna riportare Spinetta al tavolo. Non abbiamo capito perché sia fuggito.
Cosa ci si aspetta da un sindacato? Non può che difendere i lavoratori.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Bonanni rilancia la carta della Lufthansa "Mi
piacerebbe". Bossi: bussare alle porte dei compratori. La rivolta di 250
piloti: sì ad Air France Il sindacalista: abbiamo preso contatti tempo addietro
e sappiamo qual è l'offerta. Martedì consiglio della compagnia ROMA - "Mi
piacerebbe l'ipotesi Lufthansa". Raffaele Bonanni, leader della Cisl,
guarda già altrove mentre il governo tenta l'impossibile per ricucire con Air
France-Klm. Il vettore tedesco per ora resta nell'ombra ma, secondo indiscrezioni, continua a lavorare sul dossier Alitalia, forse insieme con il fondo
americano Tpg, per riemergere solo in caso di commissariamento della compagnia.
"Lufthansa - spiega Bonanni - sostiene in pari modo gli interessi di
Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi. Abbiamo
preso contatti tempi addietro e sappiamo qual è l'offerta". Ma intanto il
governo uscente, nella persona di Enrico Letta, ce la sta mettendo tutta per
riagganciare Air France-Klm che lunedì terrà il consiglio d'amministrazione. In
quella sede il presidente, Jean-Cyril Spinetta, dovrà fare il punto della
situazione e, se nel week end si apriranno spiragli con i sindacati, potrà
proporre una riapertura del tavolo, difficilmente prima del voto. Ma se così
non fosse, martedì sarebbe una giornata drammatica per Alitalia:
il consiglio d'amministrazione, presieduto ora da Aristide Police, che ieri ha
incontrato Letta, dovrà verificare se esistono le condizioni di continuità
aziendale tenendo conto che il prossimo governo non s'insedierà prima del 12
maggio. Insomma l'ipotesi di una dichiarazione dello stato d'insolvenza non è
esclusa. Ieri i sindacati hanno smentito di aver fatto un passo indietro, di
fatto però sanno che il negoziato con i francesi non potrà ripartire dalla
proposta che ha fatto saltare il tavolo. Proprio quella proposta è stata invece
sostenuta ieri in un'assemblea di lavoratori tenutasi alla Magliana mentre il
comandante pilota Marcello Labor ha annunciato che 250 piloti e assistenti di
volo hanno costituito un comitato pro Air France e restituito le tessere al
sindacato. Il quadro dunque è mosso. Ma c'è chi si spinge a credere che la
vicenda avrà un epilogo bipartisan: Alitalia in
commissariamento subito dopo le elezioni, in modo da non turbare ora il clima
della campagna elettorale, e consegnare dopo, al prossimo governo, una gestione
forse più agevole della vicenda. Quella prevista dalla legge Marzano, anche
ieri invocata a gran voce dal leader del Carroccio, Umberto Bossi che ha
chiesto di bussare anche alla porta di Lufthansa. Antonella Baccaro La
compagnia nel prossimo consiglio Alitalia convocato
per martedì potrebbe essere chiamato a valutare la questione della continuità
aziendale.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Videochat Tremonti: protezionismo? Sì, ma "alla Bonino"
Incontri digitali su Giulio Tremonti MILANO - "Faremo come la
Bonino". Giulio Tremonti, durante la videochat con i lettori di
Corriere.it, cita un esempio a sorpresa: "Sostenere i dazi per i
compressori d'aria, come ha fatto il ministro per il Commercio internazionale -
spiega il vicepresidente di Forza Italia ed esponente di punta del Pdl - è una
scelta giusta. Peccato, però, che poi la stessa Bonino si dichiari contraria a
certe misure". Il fatto è, ribadisce Tremonti, che per proteggere
determinati prodotti "i dazi sono utili". L'ex ministro del governo
Berlusconi (pronto a riprendersi il dicastero dell'Economia in caso di vittoria
elettorale) non ci sta però a passare per "protezionista", e a
proposito del suo discusso libro La paura e la speranza ci tiene a
puntualizzare: "L'ho scritto nell'autunno del 2007. Non è un libro
politico". E dunque? "Bisogna essere pratici, evitare i dogmatismi.
Fermo restando che in Europa il protezionismo nazionale è vietato, bisogna
seguire l'esempio americano. Se c'è una merce che soffre a causa della
concorrenza sleale o asimmetrica, bisogna intervenire. Insomma: il mercato fin
dove è possibile, il governo quando è necessario". Non le ha dato fastidio
l'apertura di credito dell'Economist a favore del Pd di Veltroni? "Il
Partito democratico si sta spostando su posizioni liberali - risponde Tremonti
- e credo che loro abbiano voluto evidenziare questo. Ma secondo me si tratta
di un cambiamento di rotta superficiale". Un parere
sulla vicenda Alitalia:
"La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo
nel nostro Paese, che fa gola a tanti". Cosa farete sul fronte della lotta
all'evasione fiscale? "Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è
fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria".
E per il ricambio della classe politica? "La storia è piena di gente
vecchia che ha fatto cose giuste e di giovani che hanno fatto cose terribili,
come Hitler e Mussolini". Un lettore chiede come mai abbia sempre
un'espressione "arrabbiata", e Tremonti risponde con un sorriso
amaro: "Gestire il terzo debito del mondo senza essere la terza economia
del mondo è una cosa che ti prova nella psiche e nel fisico...". Germano
Antonucci.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-05 num:
- pag: 1 categoria: REDAZIONALE Settegiorni di Francesco Verderami E VELTRONI
CHIESE AIUTO A EPIFANI I quattrocento di Roma non saranno i 40mila di Torino,
ma quei colletti bianchi di Alitalia che manifestano contro i sindacati rappresentano un allarme per
Veltroni. CONTINUA A PAGINA 9.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Per Parigi Lo steward scopre lo sciopero della fame ROMA - Come un
monaco tibetano, come Gandhi. Oppure come Pannella. Non è ben chiaro a chi si
sia ispirato Gianluca Morale, da 23 anni in Alitalia come assistente di volo,
nell'iniziare lo sciopero della fame in appoggio di Air France-Klm. "La
mia - ha spiegato il capo-cabina - non è un'iniziativa contro i sindacati, ma
per far sì che rivedano la loro posizione. Altri sei-sette colleghi hanno
aderito alla mia iniziativa. I sindacati - ha proseguito - non si
rendono conto che nella posizione in cui si trova la nostra compagnia, non si
può certo trattare". Morale si è fatto due rapidi conti: "Non si sta
parlando di rinnovi contrattuali - ha affermato - ma della sopravvivenza della
compagnia. Per salvare duemila posti di lavoro ne mettono a rischio quasi
ventimila". La sua posizione è la stessa che giovedì scorso ha spinto una
parte di dirigenti e una parte di colleghi a manifestare a favore dei francesi
inalberando cartelli e striscioni. "I sindacati - ha concluso lo steward-
sembrano come quei naufraghi che alla barca che li sta salvando iniziano a
contestare il colore delle vele, o dello scafo. E intanto affondano. La
smettano di giocare: Air France-Klm è la prima compagnia al mondo e l'ingresso
di Alitalia nella società la svincolerebbe da tutti
quei legami politici che hanno prodotto i danni che sono sotto gli occhi di
tutti".
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Sette giorni E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo
SEGUE DALLA PRIMA Quei quattrocento sono la metafora della divisione tra il Pd
e le organizzazioni del lavoro, tra chi vuol innovare e si è rinnovato e chi
invece stenta a farlo. Il solco si evidenzia nei conversari tra il leader
democratico e il segretario della Cgil, perché mentre Veltroni definisce
"insostenibile" la rottura delle trattative con Air France, Epifani
si appella alla necessità di tenere saldo il sindacato: con il possibile arrivo
di Berlusconi a palazzo Chigi, "non possiamo impiccarci ora ad una
soluzione". Alitalia è per
Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della stesura del
programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la "marcia dei
400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni lavoratori della società
aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro: "Ma in questo
momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito - non possiamo
cadere nella trappola di una polemica tra noi e il sindacato. Andrà chiesto
anche a loro uno sforzo, devono sapere che non si potranno fare sconti, però se
la politica non si assume la propria parte di responsabilità, non può chiederla
solo ad altri". Il leader del Pd chiama in causa il Cavaliere, e avrà
ragione Tonini - uno dei consiglieri di Veltroni - a sottolineare le colpe di
Berlusconi, che con i suoi rilanci "populisti " ha "spiazzato e
destabilizzato il sindacato, costringendolo a diventare più realista del
re". Tuttavia è lo stesso Tonini a riconoscere che quei 400 colletti
bianchi, "sono il segno della Caporetto" di Cgil Cisl e Uil:
"D'altronde, quando i lavoratori manifestano chiedendo ai sindacati
"dove ci state portando", evidenziano una crisi di credibilità delle
organizzazioni". Il punto è che in ballo c'è anche la credibilità del Pd,
e "per ragioni strategiche- spiega Follini - non possiamo finire nella
spirale di un nuovo collateralismo alla rovescia. Questo è un passaggio
decisivo per noi, che va oltre la stessa sfida elettorale ". Il rischio
infatti è che i democratici vengano risucchiati su posizioni arretrate. Non a
caso l'affaire Alitalia ricorda a Tonini "la fase
drammatica del decreto di san Valentino sulla scala mobile", quando il
sindacato e la sinistra si spaccarono. A quei tempi Tonini stava nella Cisl, e
visse accanto a Carniti la vicenda: "Oggi siamo dinanzi a una nuova
strettoia, simile a quella del decreto di san Valentino. Solo che allora
c'erano il Psi e il Pci, oggi ci sono il Pd e la Sinistra arcobaleno". E
il Pd oggi sta con i 400, nel senso che coglie l'occasione della protesta per premere
sui confederali. Lo s'intuisce dal ragionamento svolto da Fassino sul Sole 24
Ore: "Dal sindacato mi aspetto un sussulto di responsabilità. Bisogna
liberarsi dalla convinzione che ci sia sempre tempo per trovare un escamotage e
non fare i conti con la realtà". Altrimenti la protesta è destinata a
dilagare, come dimostra la nascita del "Comitato pro Air France" a
cui avrebbero aderito 250 lavoratori pronti a strappare le tessere sindacali.
Le colpe vanno divise in parti uguali, anche la politica e il management hanno
gravi responsabilità e devono addossarsele, "però - sottolinea il ministro
Lanzillotta - i sindacati non lo stanno facendo. E i lavoratori iniziano a
contestare la loro impostazione ". Giustamente Baretta, una carriera in
Cisl alle spalle e un futuro da deputato del Pd, invita a non generalizzare,
"perché giorni fa Sarkozy - a fronte della crisi cantieristica francese -
ha detto che affiderebbe la gestione del settore alla Fincantieri. Anche
Fincantieri è un'azienda pubblica come Az, e anche lì ci sono i
sindacati". Anche Baretta tuttavia sostiene la necessità che la trattativa
con Air France "vada avanti". In gioco c'è la tenuta del sistema,
posti di lavoro "ma anche" il futuro del Pd. E sorprende che in
questa fase drammatica si stagli a palazzo Chigi l'immagine solitaria di Enrico
Letta, che preme sul sindacato perché "si rimetta in sintonia con il Paese
". "Questo è il secondo tempo della partita iniziata con il
protocollo sulle pensioni ", ha spiegato il sottosegretario ai dirigenti
confederali: "E allora mostraste coraggio ". è una sfida di governo.
è la sfida riformista di Veltroni. Francesco Verderami Guarda la videoinchiesta
su Malpensa sul sito www.corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9
categoria: BREVI Il più giovane Aristide Police, classe 1968, chiamato al vertice
di Alitalia, è il più giovane presidente nella storia della
compagnia.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Ex leader Carniti e Benvenuto "Ma non è come nell'80"
ROMA - Il sit-in dei 400 dirigenti di Alitalia come la
marcia dei 40 mila quadri della Fiat a Torino il 14 ottobre 1980? Per i leader
sindacali di allora le analogie non ci sono. Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto
rimettono le lancette della memoria indietro di ben 28 anni, e ambedue arrivano
alla conclusione che tra le due esperienze sindacali non ci sono punti di
contatto. "La comparazione mi sembra molto audace e forzata - argomenta
Carniti, 72 anni ("la stessa di Silvio Berlusconi", ci tiene a
precisare) ex segretario generale della Cisl ed ex europarlamentare eletto nel
Psi - la vicenda di Torino si verificò dopo uno sciopero a oltranza durato 35
giorni e la marcia vide la regia di Carlo Callieri, all'epoca braccio destro di
Cesare Romiti e oggi, francamente, in Alitalia non vedo nessuna delle due
situazioni". Benvenuto, storico leader della Uil (ha lasciato l'incarico
16 anni fa per darsi alla politica) ritiene che alla fine "Alitalia è solo un'operazione di
ristrutturazione che si deve fare con le regole di mercato mentre i fatti di
Torino del 1980 avevano una forte carica ideologica, l'ultima grande
contrapposizione di classe che ebbe il suo epilogo qualche anno dopo con il
referendum sulla scala mobile ". Dall'esperienza di Mirafiori e dalla
tensione di quegli anni - ricorda l'ex numero uno della Uil - "si ricava
l'insegnamento che alla fine la maggioranza dei lavoratori è moderata e difende
concretamente gli interessi suoi e del-l'azienda, ecco credo che oggi come
allora i dipendenti Alitalia dovranno essere chiamati
a esprimersi su un eventuale accordo, magari con un referendum". Per
Carniti "adesso c'è solo una reazione spontanea di alcuni lavoratori che
hanno capito come non esiste alternativa vera alla trattativa con Air France e
chi la vuol far saltare difende gli interessi politici della Lega su
Malpensa". Sia Benvenuto che Carniti criticano l'atteggiamento del
sindacato. "Diviso in troppe sigle", spiega il primo, "da
dilettanti pensare che Spinetta non avrebbe mollato la presa" dice il
secondo. Ma che la vicenda Alitalia sia una
"Caporetto sindacale ", come l'ha definita Pietro Ichino, è una
"esagerazione ". "Un raptus retorico letterario - lo definisce
Carniti - in realtà il sindacato non sparirà mai anche perché ora lo attendono
cose ben più importanti come la ridefinizione della politica dei redditi".
Per Benvenuto di "vera Caporetto si può parlare solo se Alitalia
fallisce, ecco perché adesso è importante riaprire la trattativa ed evitare che
vincano le pressioni di chi la vuol rilevare dopo il commissariamento".
Roberto Bagnoli.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: -
pag: 9 autore: di LINA SOTIS categoria: BREVI Qui Lina Roberto Maroni diceva:
"La Lega Nord fa il tifo affinché la trattativa con Air France
fallisca". Il presidente di Alitalia, Prato, dimettendosi ha detto: "Quest'azienda ha una
maledizione". La maledizione continua. lsotis@corriere.it.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-05 num: - pag: 22 categoria:
REDAZIONALE Il critico d'arte Dorfles: sono i furbetti del made in Italy MILANO
- Tendenza "furbetti", è il commento, fra il paterno e il rassegnato,
di Gillo Dorfles sulle "ultime": dal vino adulterato alla mozzarella,
passando dalla vicenda Alitalia. Come appare il made in Italy in queste settimane? "Come
volete che appaia? - risponde il grande critico d'arte - Come è sempre stato.
Un Paese di furbetti e truffatori. Di persone litigiose e poco
affidabili". Speranze di cambiare? "C'erano, negli anni '50 sino ai
'70, perché era tanta la voglia di ricostruire. Di migliorare. Ora non
più. Chissà, forse con l'Expo arriveranno anche le buone intenzioni".
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Rno decisivo per Alitalia (nella foto il nuovo presidente
Aristide Police). Il cda di Air France dovrà infatti decidere se riaprire il
negoziato, tornando al tavolo con i sindacati dopo la durissima rottura dei
giorni scorsi. In queste ore il governo, con il sottosegretario Enrico Letta, sta
cercando di convincere Spinetta e le sigle sindacali ad aprire uno spiraglio
nella trattativa prima delle elezioni.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIOVANNI SABBATUCCI I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'operato dei loro
rappresentanti sindacali nella trattativa con Air France non possono non far
pensare ai quarantamila colletti bianchi che, sfilando a Torino il 14 ottobre
1980, decretarono la fine di una drammatica vertenza con la Fiat e insieme di
un'intera stagione del sindacalismo italiano. Diverse sono evidentemente
le dimensioni del fenomeno, diverso è il contesto politico-economico e diversa
la situazione delle aziende interessate: allora si trattava di salvare la
maggiore impresa privata nazionale da un declino poi dimostratosi non
irrimediabile; ora si deve liquidare nel modo meno doloroso possibile (o far
rinascere ex novo) un'impresa pubblica strutturalmente incapace di produrre
altro che perdite per il pubblico erario. Ma il segnale va nella medesima
direzione. È in questione, ora come allora, la capacità del sindacato, in
quanto soggetto collettivo, di elaborare strategie di lungo periodo, di
adattare le sue modalità di azione alle condizioni date, di farsi carico in
qualche misura di istanze e interessi più ampi di quelli emersi dalle singole
vertenze. Certo, il sindacato è per sua stessa natura espressione di una parte,
contrapposta legittimamente ad altre parti: pretendere di attribuirgli per
definizione una rappresentanza di interessi generali significherebbe cadere in
una qualche forma di corporativismo, o riesumare il "pansindacalismo"
in voga negli anni Settanta (fino, appunto, alla "marcia dei
quarantamila"), che assegnava alle grandi confederazioni nazionali una
funzione salvifica, quasi di supplenza rispetto all'inadeguatezza dei partiti e
delle stesse istituzioni. Certo, un sindacato troppo moderato o corrivo si
esporrebbe alla concorrenza rialzista delle mille organizzazioni autonome che
pullulano soprattutto nel settore pubblico (e che nessuno, per responsabilità
anche sindacale, ha mai saputo contenere o disciplinare in termini di legge).
Ma dobbiamo chiederci d'altra parte a che cosa serve un sindacato nazionale che
è per giunta investito di funzioni semipubbliche e gode dei relativi privilegi
se la sua linea non riesce a distinguersi significativamente, come è accaduto
nel caso Alitalia, da quella delle sigle più
corporative. Che senso ha avuto, in questi ultimi quindici anni, lasciar
imporre alla generalità dei cittadini contribuenti compresi dunque operai,
precari e pensionati una cospicua colletta quotidiana affinché piloti,
assistenti di volo e personale di terra della compagnia di bandiera potessero
mantenere livelli occupazionali e retributivi incompatibili con la
sopravvivenza dell'azienda in regime di concorrenza? La risposta, piuttosto
sconsolante, è una sola: la difesa dello status quo, la tutela delle posizioni
acquisite, che sembra essere, in questa fase, il principale criterio di
orientamento del sindacalismo confederale. Sia che si parli di pensioni, sia
che si tratti sulla mobilità o sul mercato del lavoro. Da troppo tempo ormai i
sindacati nazionali hanno perso la capacità di proporre soluzioni innovative e
si sono impegnati essenzialmente in battaglie d'arresto, a volte sfortunate (il
referendum sulla scala mobile del 1984), a volte vincenti e per proprio per
questo dannose alla collettività: si pensi alla strenua opposizione
all'innalzamento dell'età pensionabile (in presenza di un considerevole
innalzamento della vita media e della stessa soglia della vecchiaia), col
risultato di sottrarre risorse a un'auspicabile estensione dei benefici del
Welfare; o alla difesa a oltranza dell'articolo 18 dello Statuto dei
lavoratori, che ha finito con l'erigere una barriera invalicabile fra l'area
sempre più esigua del lavoro stabile e garantito e l'esercito sempre più
numeroso dei precari. Per uscire dalla condizione di stallo strategico in cui è
finito non solo per sua colpa (il declino della grande industria, la
globalizzazione, da ultimo la stagnazione economica creano una situazione
oggettiva poco favorevole alle rivendicazioni del lavoro organizzato), il
sindacato ha bisogno di una svolta, innanzitutto culturale. Non solo e non
tanto in termini di responsabilizzazione e di moderazione (ciò che soprattutto
era richiesto ai tempi della "svolta dell'Eur" nel '78 o dell'accordo
sulla concertazione nel '93). Quel che serve al Paese non è un sindacato più
debole o più accondiscendente alle richieste delle controparti: è al contrario
un sindacato più dinamico e più elastico, meglio radicato nei luoghi del lavoro
(stabile o precario), più aderente alle effettive articolazioni di una società
che si trasforma. In una parola meno conservatore. Per un soggetto che ha
sempre mirato a svolgere, nel corso della sua storia, una funzione di traino e
di avanguardia, è un dovere prima che una necessità.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
No ora piloti e
assistenti di volo per dire che anche loro vogliono Air France. Sono almeno
seicento, riuniti in due comitati: molti hanno già restituito le tessere dei
rispettivi sindacati e lanciato una sorta di referendum per posta elettronica,
forse il primo nella storia delle vertenze sindacali italiane. Il testo è stato diffuso ieri sera via sms, invitando
esplicitamente l'Air France a prendere "in considerazione l'adesione delle
maggior parte dei dipendenti Alitalia". Piloti e assistenti di volo si dicono stanchi di
"fare le farfalle imbalsamate in collezioni altrui, rivogliamo la nostra
identità individuale di dipendenenti".
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-05 num: - pag: 40 categoria:
BREVI La tua opinione su corriere.it è giusto che una donna non dica di essere
incinta quando viene assunta? SUL WEB Risposte alle 19.00
di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 63,3 No R 36,7 La domanda di oggi Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il
referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? I sondaggi on line non
hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria:
REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il Cavaliere recalcitrante mette le
"mani avanti" temendo l'impopolarità O rmai si colgono alcune
costanti da non sottovalutare, nelle parole elettorali di Silvio Berlusconi.
Sono quelle che riguardano non tanto gli avversari, ma la sua figura di
presidente del Consiglio, se vincerà il 13 e 14 aprile. La prima è che arriverà
a palazzo Chigi con l'atteggiamento di chi fa un favore al Paese ed un dispetto
a se stesso, perché la situazione è pessima. "Gli elettori del
centrodestra dovrebbero già essermi grati per avere assunto questo
impegno", ha detto ieri. La seconda è che, al contrario del passato, non
giura di restare premier per l'intera legislatura: quando glielo chiedono,
risponde evasivo di "non avere la sfera di cristallo ". Se ne
potrebbe dedurre che il candidato del Pdl non ha nessuna voglia di tornare a
guidare il governo; e che comunque non esclude di lasciarlo dopo un certo
periodo di tempo. Berlusconi è consapevole di ereditare non tanto, e comunque
non solo quelli che chiama "i disastri del governo Prodi". A
spaventarlo è la congiuntura internazionale. Il gruppo di disoccupati
napoletani che ieri lo aspettavano davanti al suo albergo partenopeo per
gridargli "lavoro, lavoro", sono le avanguardie rumorose di un Paese
impoverito ed inquieto. La "strategia delle mani avanti" serve dunque
a prevenire le critiche. Il Cavaliere si rende conto che rischia un'ondata di impopo-larità
alla quale non sarà mai pronto. Quando polemizza con Walter Veltroni dicendogli
che "può promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà",
riconosce il sentiero stretto sul quale chiunque vinca dovrà camminare. Per
questo risponde al segretario del Pd che lo ha accusato di considerare un
sacrificio il ruolo di premier, ribadendo: "Per me è davvero una
croce". Se ha deciso di portarla, dipende soltanto dal fatto che per il
momento nel centrodestra "mi considerano ancora infungibile", sostiene.
La controprova di questa preoccupazione latente è l'atteggiamento del suo
candidato al ministero dell'Economia. Ieri Giulio Tremonti ha voluto ricordare
che "è più facile fare il ministro quando le cose vanno bene". Non
solo. Sempre ieri, sul palco del comizio del Pdl a Napoli si è presentato un
Cavaliere nuovo non per avere annunciato che abolirà subito l'Ici; o per avere
assicurato che risolverà l'emergenza della spazzatura seguendola da vicino
giorno per giorno, "fino a quando l'immagine di Napoli sarà pulita".
La vera novità sta nel suo annuncio che "il primo Consiglio dei ministri
del nostro governo" si riunirà nella capitale del Sud prendendo
"provvedimenti duri e impopolari ". Per questo, a suo avviso, è
necessario per il Pdl un consenso largo che garantisca buoni numeri sia alla
Camera che al Senato". Un Berlusconi che chiede voti in nome di "atti
impopolari" appare una contraddizione in termini; di più, quasi un
tentativo inconscio di scoraggiare gli elettori, spingendoli a disertare le
urne per favorire un pareggio col Pd al Senato. Ma, paradossi a parte,
l'annuncio del Cavaliere dimostra che non può esimersi dal preparare l'opinione
pubblica ad una fase priva di sogni; e che sotto sotto, forse, non
disdegnerebbe di condividere le responsabilità e gli oneri con una parte
dell'opposizione. Il suo dramma è che potrebbe ritrovarsi condannato a
governare da solo, con il lascito della coalizione prodiana come alibi in grado
di reggere mesi, non anni. Pier Ferdinando Casini gli ha
già ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe "una polpetta
avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso
che "fra due o tre mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua
emergenza. L'addio malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a
Bucarest, alla fine del vertice Nato, dunque, non è soltanto l'uscita di
scena di un avversario storico: è anche un monito sui rischi che il Cavaliere
correrà prendendo il suo posto a palazzo Chigi. \\ A Napoli il leader del Pdl annuncia:
se governo scelte dure e impopolari.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Criminalità
"Noi non ne abbiamo parlato? Ma se metà dei consiglieri di maggioranza
sono indagati" Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a
non dimettersi gli abbia fatto un favore [FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI INVIATO A
NAPOLI A sentire i Pronostici de centro-destra in Campania e a Napoli non
dovrebbe esserci partita. Dovrebbe vincere il Pdl quattro a zero. "Al
Senato - prevede Mario Landolfi, presidente della commissione di vigilanza Rai
- dovremmo andare anche oltre il premio di maggioranza perché né l'Udc, né la
sinistra dovrebbero raggiungere l'8% mentre la Pdl da sola potrebbe toccare il
44%". "Io - racconta Alfonso Papa, un posto di primo piano al
ministero della Giustizia negli anni di Castelli e di Mastella - sono
diciottesimo nella lista per la Camera. Si pensava che gli eletti del pdl
sarebbero stati 19, oggi si parla di 21. Qui De Mita non dovrebbe andare oltre
il 2%". Sarà. Forse si illudono. Ma il primo a credere che la Campania gli
regalerà un mare di voti è proprio Silvio Berlusconi. "Qui è fuori
discussione la vittoria - spiega -, non possiamo non vincere con tutto quello
che ha combinato la sinistra sui rifiuti. O dopo la follia che hanno commesso
sulla mozzarella: c'erano tre aziende che avevano dei problemi e loro hanno
messo in crisi un settore. Possiamo perdere solo per i brogli. Come nel 2006
quando fummo sconfitti al Senato per la Campania e la Calabria. Ve lo
ricordate? Per il ministero dell'Interno eravamo in vantaggio anche in queste due
regioni, un esponente della sinistra parlò, si fermò lo spoglio e la sinistra
qui vinse per una manciata di voti. In compenso sparirono le schede
bianche". Altri tempi. Ora nei piani di Berlusconi e di Gianfranco Fini la
Campania dovrebbe diventare una roccaforte del centro-destra. Non per nulla
ieri i due leader del Pdl hanno organizzato uno dei comizi più importanti di
questa campagna elettorale, proprio a Napoli, in piazza del Plebiscito. E il
Cavaliere ha promesso che se vincerà le elezioni il capoluogo partenopeo
diventerà per qualche settimana, si fa per dire, capitale d'Italia.
"Terremo qui - ha annunciato - il primo Consiglio dei ministri e io
rimarrò a Napoli finché la città e la regione non torneranno alla normalità. Il
dott. Letta ha già fatto le sue indagini e abbiamo appurato che si può fare.
Andrò in prefettura o alla reggia dove mi sono trovato bene anche al G8".
Napoli sede estiva del governo. Nell'immaginario berlusconiano descritto nelle
canzoni di Apicella con testi del Cavaliere, ci sta più che bene. Con la città
ai piedi del Vesuvio Berlusconi, infatti, ha un rapporto stretto: un tempo
addirittura aveva pensato di prender casa. "Adesso se mi trasferirò qui -
confida - me la dovrà prestare Emilio Fede". Un'eventualità più che probabile:
a vedere gli striscioni che tempestavano ieri piazza del Plebiscito c'è da
credere che 14 anni di Bassolino hanno regalato Napoli a Berlusconi. "Da
quanto ne so - sussurra Landolfi - Veltroni, che parlerà qui il 9 aprile, non
farà salire Bassolino neppure sul palco". A conti fatti le dimissioni
mancate del governatore sono state un aiuto formidabile per il Cavaliere che
collega il nome di Bassolino immancabilmente ai rifiuti. "Vinceremo le
politiche - è la previsione del leader del Pdl -. Poi daremo lo sfratto a
Bassolino. E dopo anche alla Iervolino". E Berlusconi non risparmia
un'ironia sulla voce stridula del sindaco di Napoli. "A dir la verità -
osserva - non ho mai capito come possa essere stata eletta. Pensavo che i
napoletani così amanti della musica, avessero l'orecchio fino. Anche l'orecchio
vuole la sua parte...". Insomma, almeno da queste parti per Berlusconi i
giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e D'Alema, catapultato da queste parti
per salvare il salvabile, non hanno scampo. "Con Bassolino che non vuole
dimettersi - spara il Cavaliere - Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo
mai parlato di mafia e camorra. Sono loro che debbono vergognarsi: metà dei
consiglieri comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il
record dei Consigli comunali sciolti per camorra". Berlusconi nella foga
di attaccare un Veltroni "folgorato sulla via di Damasco" scambia San
Paolo con San Pietro. Cose che capitano a chi è sicuro di avere la vittoria in
mano. E Berlusconi è convinto di averla. Non per nulla attacca l'avversario più
sul filo dell'ironia che non dell'insulto. Lo definisce "Walterino sette
doppiezze" e lo invita a cambiare lo slogan ""se pò fà" in
"se pò bleffà"". E poi via con l'armamentario della sinistra che
promette in campagna elettorale e chiuse le urne straccia i programmi. Appunto,
per lui non c'è partita in Campania e non solo. Nella sua testa Veltroni, Prodi
e l'intero gruppo dirigente della sinistra mostrano i loro limiti ogni giorno.
"Avete visto oggi alla Confapi - domanda - quante mani
si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo,
imperterrito, tenta di riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio
dir niente altrimenti la Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va
su e giù e manca appena una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il
titolo, invece...". Tra i rifiuti, le mozzarelle e Alitalia, per Berlusconi la vittoria del Pd non è solo
improbabile, ma impossibile. Ecco perché non sembra neppure troppo interessato
alla campagna elettorale in Tv. "Questo confronto finale tra tutti i
candidati - spiega - di cui si parla, è meglio non farlo per non dare
un'ulteriore immagine negativa al paese. Io non ci andrò. Semmai possiamo
andare a Matrix io e Veltroni, 45 minuti a lui e
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-05 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE L'accusa Carlo Dell'Aringa "Corporazione inutile e
impotente" ROMA - "Una casta? No, forse è più corretto parlare di
corporazione, per i sindacati. Il vero problema però è un altro: sono diventati
inutili, impotenti": il giudizio netto quanto tagliente è di Carlo
Dell'Aringa, professore di economia politica alla Cattolica di Milano. E
aggiunge: "I sindacati sono presi dall'ansia di sopravvivere in un mondo
che li vede sempre più barricati nel tentativo inutile di difendere posizioni
ormai indifendibili. E più gli atteggiamenti sono conservatori, più i sindacati
diventano incapaci di agire". E difendono anche privilegi? "Può capitare
che difendano privilegi che arrivano da lontano. Ma in realtà, fatte alcune
eccezioni, i sindacalisti in quanto tali non godono di privilegi particolari.
Gli stipendi che percepiscono non sono elevati nemmeno nelle posizioni di
vertice. Semmai qualche privilegio può arrivare dopo...". A che cosa si
riferisce? Ai sindacalisti che passano alla politica? "No. è normale che
un certo tipo di esperienza possa essere messa al servizio della politica.
Penso piuttosto a chi, esaurito il mandato o decaduta la carica, assume
incarichi in grandi società. E spesso sono gli stessi sindacati a piazzare i
propri uomini in questi ruoli chiave, è un modo per garantire la sopravvivenza
delle organizzazioni". I sindacati smuovono anche ingenti cifre, almeno
secondo la ricostruzione di Stefano Livadiotti... "Non credo che in realtà
si tratti di cifre clamorose". Ma c'è un deficit di trasparenza?
"Forse su alcuni Quali? aspetti". "Sui conti, per esempio, ma
nonostante qualche opacità non credo che vengano commessi chissà quali
imbrogli. Trovo molto più preoccupante l'involuzione che i sindacati hanno
subìto negli ultimi anni". Cioè? "I sindacati ormai non riescono più
a individuare e realizzare obiettivi collettivi. Ciascuna sigla opera per la
propria sopravvivenza o al massimo per rappresentare gli interessi dei propri
iscritti. La vertenza Alitalia è emblematica. I sindacati non pensano all'interesse collettivo,
ma sono arroccati nella difesa degli interessi di singole categorie. In questo
senso ritengo che siano diventati corporazioni. Ma senza godere dei privilegi
delle caste". Pa.Fo. Carlo Dell'Aringa professore di economia
politica alla Cattolica di Milano, ritiene "preoccupante l'involuzione che
i sindacati hanno subito negli ultimi anni".
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-05 num: - pag: 11 categoria:
REDAZIONALE La difesa Giuseppe Berta "Ma il consenso della base c'è
ancora" ROMA - "I sindacati una casta? Solo se per casta intendiamo
un sistema di rappresentanza incardinato su interessi particolari. Se invece
pensiamo a un sistema di privilegi, non ci siamo: da questo punto di vista i
sindacati non sono una casta, assolutamente": Giuseppe Berta, storico
dell'industria, docente alla Bocconi e in passato responsabile dell'archivio
storico della Fiat, difende le organizzazioni dei lavoratori. "Se la
concertazione mette a un tavolo 20 sigle diverse conferendogli potere di veto
su questioni importanti, il sistema di rappresentanza può diventare viziato. è
naturale che in queste condizioni qualcuno possa interpretare male il ruolo del
sindacalista ". Ma secondo lei ci sono aree di privilegio? "è
possibile, ma sono fenomeni marginali. I sindacalisti, a differenza di quanto
avviene adesso con i parlamentari, non vengono eletti con voti di lista
bloccati. Sono scelti dalla base. E rispondono di quello che fanno. Il grande
consenso che hanno fra i lavoratori indica che non sono visti come
privilegiati". Zone di ombra? I bilanci - secondo molti - non sono sempre
leggibili e chiari... "Sui conti potrebbe esserci più trasparenza. E uno
sforzo maggiore sarebbe apprezzabile anche per la gestione dei patronati e
delle attività formative, dietro le quali in alcuni casi si muovono interessi
poco chiari. Nel complesso però ritengo che i limiti dei sindacati siano altri
". Quali? "L'eccesso di conservatorismo e la scarsa capacità di
assumere decisioni in tempi rapidi". Pensa alla
vicenda Alitalia? "è
l'esempio più attuale e forse più clamoroso. Quello che sta accadendo dimostra
come i sindacati, anche di fronte a situazioni drammatiche, abbiano assunto una
tendenza a difendere posizioni consolidate, senza tenere conto delle
conseguenze". E da che cosa dipende l'eccesso di conservatorismo?
"Il discorso è complesso, le ragioni sono molteplici. Certamente pesa
l'eccessiva frammentazione della rappresentanza ". Pesa anche l'eccesso di
concertazione? "In certi casi, sì. Però il mio giudizio sul ruolo dei
sindacati resta positivo". Paolo Foschi Giuseppe Berta storico
dell'industria, docente alla Bocconi e, in passato, responsabile dell'archivio
storico della Fiat, difende le organizzazioni dei lavoratori.
( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera -
NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-05 num: - pag: 10 categoria:
REDAZIONALE Sindacati, la casta in crisi Diritto di veto e
iscritti insofferenti Il caso Alitalia: la difesa dei privilegi N ella remota eventualità che riescano
a mettersi d'accordo, le ultime quattro sigle delle 43 organizzazioni sindacali
scolastiche potrebbero perfino convocare un tavolo di scopone scientifico, in
virtù del loro solitario iscritto. Piano con lo stupore. Perché nel
mondo parallelo delle confederazioni, le dimensioni non contano. Nel settore
ippico ci sono il contratto di base e quello per i cavalli da corsa, anzi,
quelli, al plurale perché le normative sono differenti per il trotto o il
galoppo. Le imprese che producono ombrelli e ombrelloni godono di un'unica
intesa, che però differisce da quella delle aziende che forniscono il manico
del manufatto. Per stare sull'attualità: nel 2007, la più piccola delle 13
sigle dell'Enav, ente controllori di volo, cinque tesserati, uno zoccolo duro
di sostenitori che starebbe largo in un monolocale, riuscì a far cancellare 320
voli in un solo giorno. Domanda d'obbligo: queste giornate sono la riproduzione
riveduta e corretta dell'autunno Ottanta? C'è la sensazione diffusa che
rappresentino comunque un passaggio delicato nella vita del sindacato, che
segnino una svolta nella sua credibilità. Sta arrivando un libro che si chiama
L'altra casta, e sembra essere un Atlante della crisi, o almeno un suo sintomo.
Naturalmente, c'è un capitolo dedicato ai fasti di Alitalia,
l'azienda più sindacalizzata d'Italia, nel quale si apprende - tra le altre
cose - dell'esistenza sancita per contratto di una Banca dei riposi
individuali, della speciale indennità riservata al personale viaggiante per la
temporanea assenza del lettino a bordo di alcuni Boeing 767-300, centinaia di
euro che per non creare odiose discriminazioni sono stati corrisposti anche a
chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione. D'accordo, così è
troppo facile. Basta aneddoti. Ce ne sono tanti, troppi. Il problema è un
altro. Alcuni libri hanno la fortuna o la capacità di cogliere lo spirito dei
tempi, di intercettare uno stato d'animo comune, giusto o sbagliato che sia.
L'altra casta, scritto da Stefano Livadiotti, giornalista de L'Espresso, è uno
di questi libri. Un pamphlet, che opera una dissezione da autopsia dei
sindacati italiani, definiti "macchina di potere e denaro". Ne elenca
in modo analitico le storture, gli organici colossali con migliaia di
dipendenti pagati dal contribuente, lo sterminato e parzialmente detassato
patrimonio immobiliare, i vantaggi, i privilegi che autorizzano l'autore a
usare il termine ormai negativamente iconico di "casta". Ma
soprattutto, questo è forse l'aspetto più controverso, ne mette in luce la
perdita di identità, le debolezze e i limiti nel recitare il ruolo importante
che dovrebbero avere nel Paese. Nel mare di cifre, storie e statistiche forniti
da Livadiotti, è questa accusa, la più empirica, che ferirà i dirigenti di
Cgil, Cisl e Uil. L'autore enuncia la tesi con una certa ruvidezza:
"L'immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di
farsi carico degli interessi generali del Paese, agli occhi degli italiani si è
dissolta ormai da tempo". Sempre più autoreferenziali, le confederazioni
hanno perso il contatto con la vita vera, per diventare un soggetto autistico,
abiurando alla loro storia, alla loro vera missione. "Un apparato che,
presentandosi come legittimo rappresentante di tutti i lavoratori, in nome di
una concertazione degenerata in diritto di veto, pretende di mettere becco in
qualunque decisone di valenza generale, ma in realtà fa gli interessi dei suoi
soli iscritti, ai quali sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente
di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno statu quo fatto di
privilegi ". L'altra casta, è bene dirlo, è un'opera brutale, una specie
di libro nero del sindacalismo, e in quanto tale destinato a dividere, a far
discutere. Ma le frasi citate qui sopra non vanno controvento, perché
rappresentano davvero un sentimento di insofferenza verso il sindacato, questo
sindacato, che nell'Italia del 2008 si respira a pieni polmoni, e negarlo
sarebbe stupido, persino autolesionistico. Nel cittadino medio, la percezione
diffusa del sindacato è questa, piaccia o no. E una vicenda più di ogni altra
contribuisce a cementarla. "Dove comandano loro", è il titolo
programmatico del capitolo dedicato ad Alitalia,
azienda che ha un tasso di sindacalizzazione bulgaro, il 77,9% tra gli
assistenti di volo e l'87,1% tra i piloti. Le scoperte sono varie,
indubbiamente sconfortanti, sempre istruttive. Si apprende ad esempio che
grazie al Regolamento sui limiti di tempo di volo e di servizio e requisiti di
riposo per il personale navigante, il giorno di riposo, "singolo libero
dal servizio", per i piloti Alitalia comprende
due notti e non deve essere mai inferiore alle 33 ore, Keplero e Copernico se
ne facciano una ragione. Si viene a sapere inoltre dell'esistenza di un
Comitato nomi, invenzione che sarebbe piaciuta tanto al compianto Beppe Viola,
fondatore con Enzo Jannacci dell'Ufficio facce. Trentasei dipendenti per
suggerire come battezzare i nuovi aerei, finché ci sono stati soldi per
comprarli. Più seriamente, nel 2007, mentre il governo cercava col lanternino
un compratore disposto a salvare la nostra compagnia di bandiera dal fallimento
- ha perso 364 milioni di Euro in 365 giorni, di ventiquattro ore - piloti e
hostess si sono fatti un giro di valzer sul Titanic sommando scioperi che hanno
causato mancati introiti per un totale di 111 milioni di Euro. E gli ultimi
eventi, il cestinamento dell'offerta di Air France, la penosa rincorsa ai suoi
dirigenti per riportarli al tavolo delle trattative, portano acqua alla tesi di
chi, Livadiotti è tra questi, vede in Alitalia il
punto critico che fissa l'incapacità conclamata di conciliare gli interessi dei
propri iscritti con quello generale. Che brutta questa immagine di un sindacato
privo di autorevolezza ma sempre pronto ad esternare su qualunque aspetto dello
scibile umano. Nell'ulti.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia parla Orlando
Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro"
"Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese
delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di
imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il
cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai
colonizzatori parigini e dal fallimento, finalmente abbiamo un nome e un cognome: Orlando
Corradi. Presidente e amministratore delegato di Mondo Tv, "uno dei
principali player europei nella produzione e distribuzione di animazione"
come recita il profilo societario, Corradi ha reso noto il suo outing
patriottico-aeronautico giovedì scorso attraverso le agenzie: "Sono
disponibile a partecipare ad una eventuale cordata di imprenditori italiani con
un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un gesto nobile
per un imprenditore a capo di un'azienda fondata nel 1985, quotata in Borsa
(una rarità nel panorama delle Pmi) e che capitalizza 34 milioni di euro:
perché? "In due parole posso dirle che io sono nato a Busto Arsizio, sei
chilometri da Malpensa, quindi sono emotivamente legato all'aeroporto e alla
compagnia di bandiera. Ho seguito per mesi il dibattito attorno al destino di Alitalia e ho pensato: "Se ci mettiamo insieme in mille
imprenditori come me, piccoli e medi, con un'offerta come la mia arriviamo a
dei parametri accettabili, possiamo farcela". Ovviamente tutto si basa su
altre cose, c'è una due diligence da fare, bisogna valutare lo stato di salute
e trovare una soluzione per una salvaguardia totale del personale anche
attraverso ricollocamenti, occupazioni collaterali per i dipendenti".
Scusi Corradi ma al di là del colpo di teatro, quanto c'è di reale dietro
questa ipotesi: ha contattato altri imprenditori, ha fatto - come si dice -
sistema? "No, io non ho contattato altri imprenditori ma nonostante tutto
non la vedo come una cosa distante, irrealizzabile. Nel nostro paese di
imprenditori anche più grandi di me ce ne sono ben più di mille, è così
difficile?". A quanto pare sì. Non le pare, al di là dei buoni propositi,
irrealistico? "So che non è facile raggruppare tante teste che pensano la
stessa cosa, che hanno il medesimo interesse ma se si muoverà aria di
patriottismo e voglia di fare una possibilità c'è". Una su cento.
"No, siamo al 50% delle possibilità di successo". Scusi ma vista la
sua determinazione perché non ha contattato Silvio Berlusconi per cercare una
sponda e per proporsi come capofila? O forse lo ha già fatto? "No, non
l'ho contattato e non ho pensato nemmeno di farlo. Questo nonostante la mia
società lavori sia con Mediaset che con la Rai per quanto riguarda i cartoni
animati. Io mi sono limitato a offrire il mio pubblico sostegno al salvataggio
dell'azienda, ho mandato un messaggio agli altri imprenditori perché facciano
come me". Beh, Silvio Berlusconi è un imprenditore e ha detto a più
riprese che i suoi figli potrebbero far parte della cordata italiana. "È
vero e sono assolutamente certo che Silvio Berlusconi sarà il primo a
partecipare alla cordata. Io, nel mio piccolo di imprenditore, ho cercato di
smuovere le acque, di mandare un segnale, di dare la scossa affinché questa
cordata prenda vita". Magari con Silvio Berlusconi capo-cordata: ricorda
un po' il geometra Calboni quando fu "incautamente" messo
capo-cordata in parete durante la vacanza ad Ortisei ma tant'è: Orlando
Corradi, con onestà e un candore quasi disarmante, ci crede davvero. Scusi ma
non le pare che il tempo stia per scadere? Se entro la prossima settimana non
si ricuce con Air France si portano i libri in tribunale, si apre l'ipotesi del
commissario straordinario e della legge Marzano: forse un comunicato stampa in
cui si offre la disponibilità di due milioni di investimento non è proprio una
chiamata alle armi. "Io non ho i mezzi per spingere più di così il mio
messaggio, di fare pubblicità, di diventare una sorta di capopopolo. Tanto meno
penso di poter essere il potenziale capo-cordata: io mi metto in fila e aspetto
che arrivino quelli più grandi di me. Non sta certo a me muovere le masse o
andare a chiedere: sono un piccolo imprenditore che ha deciso di dare il suo
contributo per una questione affettiva". Affettiva? "Sì, gliel'ho
detto, sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa. Forse se fossi
nato altrove non lo avrei fatto, non avrei dato la mia disponibilità perché non
avrei sentito così intimamente il problema". Al cuor non si comanda. Ora
Silvio Berlusconi ha un indizio per dare dei nomi alla sua cordata: cerchi gli
indirizzi di tutti gli imprenditori nati od operanti entro dieci chilometri
dall'aeroporto di Malpensa in tutte le direzioni e si dia da fare. L'orgoglio
insubre fa miracoli. (M.Bot.) 05/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue carniti di
Alessandro De Angelis I sindacati, che ieri hanno incontrato i vertici
dell'azienda, fanno muro: "Le contestazioni fanno parte delle trattative
difficili", dicono. Nicoletta Rocchi, segretaria confederale della Cgil,
taglia corto: "È facile scaricare le responsabilità su di noi. Stiamo
cercando di fare correzioni a un piano industriale che lascia a piedi troppa
gente. Vogliamo una trattativa". Sdrammatizza Baretta, segretario aggiunto
della Cisl: "È una normale dinamica negoziale. L'altro giorno si è alzata
la Uil poi Spinetta. Gli accordi sono una cosa complessa". La sensazione è
che i sindacati si siano trovati letteralmente spiazzati dallo stile negoziale
dei francesi: "Se noi andassimo in Francia dovremmo tener conto del loro
clima. Loro devono tener conto del nostro. Il fallimento? La crisi non nasce
dalla rottura sindacale. I governi che si sono succeduti hanno responsabilità
alle spalle" prosegue Baretta. E il tema della negoziazione all'italiana
ieri è stato evocato da molti come attenuante alla rottura del tavolo. Ma l'ex
segretario della Uil, Giorgio Benvenuto ne vede tutti i
limiti: "Con Alitalia,
come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa
in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati
hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non
c'era il governo ma Spinetta". E la retromarcia? "Se uno
imbocca un vicolo cieco meglio tornare indietro". Quale sia la via
d'uscita non è ancora chiaro. Spiega Solari della Filt-Cgil: "Io vedo tre
scenari. Quello su cui sta lavorando Letta, ovvero una ripresa della trattativa
con Air France. Secondo: se l'ipotesi andasse male, Lufthansa e Tpf potrebbero
riconsiderare il loro ruolo dopo lo sbilanciamento verso Air France e si
farebbe una gara vera. Terza ipotesi: tutto si rimanda a una fase
post-commissario se non si realizza né l'uno né l'altro". Ai sindacati
l'ipotesi Lufthansa ("L'Italia è per noi un mercato attrattivo" ha
detto ieri un portavoce della compagnia tedesca) piacerebbe, e non poco, dal
momento che sperano di trasferire il potere della gestione all'italiana nel
modello tedesco. Ipotesi che Michele Salvati giudica difficile: "In
Germania vige un modello di codeterminazione. C'è un amministratore delegato e
un comitato di sorveglianza dove sono i sindacati, che però hanno cultura
d'impresa. L'opposto di vent'anni di follie politico-sindacali di Alitalia, dove vige una codeterminazione perversa con
l'appoggio della politica". 05/04/2008.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI MILANO
- "Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci
sono imprenditori interessati, ce ne sono taluni forti che si sono rivolti
anche a me. Il dottor Ermolli, che sta seguendo la vicenda, ha in mano i
nomi". Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ieri è
tornato a ribadire che "la cordata italiana è pronta". E,
oltre ai nomi circolati in questi giorni - secondo quanto risulta a Il
Messaggero - potrebbe schierare un soggetto a sorpresa: le Ferrovie Nord Milano
Spa. Il cui socio di maggioranza è la Regione Lombardia. Gli imprenditori
pronti a scendere in campo, ha sottolineato ieri Formigoni, avranno bisogno
comunque del tempo necessario "per conoscere dall'interno la situazione di
Alitalia". Quindi fare la due diligence. Ricordando
che "ad Air France sono stati concessi in esclusiva diversi mesi".
Avranno bisogno "dello stesso tempo o poco meno per prendere la loro
decisione". Perchè "nessuno - ha concluso - mette la faccia senza
conoscere in che paesaggio va a ficcarsi". Gli imprenditori cui ha fatto
riferimento Formigoni - una pattuglia piuttosto nutrita che schiererebbe tra
gli altri, Diana Bracco, i Benetton, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio,
Marco Tronchetti Provera - dovrebbero mettere sul tavolo circa 300 milioni.
Questa la somma ipotizzata. Facendo leva, come accennato, su un perno forte dal
punto di vista finanziario e politico: le Ferrovie Nord Milano Spa (Fnm).
Ovvero il principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in
Lombardia. Il più importante operatore non statale italiano del settore,
quotato al mercato Expandi di piazza Affari. Attivo, tra l'altro, anche nei
collegamenti aeroportuali attraverso Malpensa Express. Che è l'unico
collegamento ferroviario fra il capoluogo lombardo e l'aeroporto varesino che
trasporta dalla città allo scalo oltre 52 milioni di passeggeri l'anno. Fnm
opera anche nell'elitrasporto e nel monitoraggio aereo del territorio
(AvioNord). La holding Fnm, presieduta da Norberto Achille, è controllata dalla
Regione Lombardia, che detiene una quota di capitale pari al 57,57%. Ferrovie
dello Stato ha in mano il 14,74% del capitale mentre Marcellino Gavio (Aurelia
spa), tramite Civ e Sias, detiene una partecipazione pari al 3,07%. Il restante
24,612% è sul mercato. Dallo scorso fine settimana, quando avrebbero avuto il
primo faccia a faccia sull'ipotesi Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato
dal candidato premier Silvio Berlusconi di sondare imprenditori per mettere in
piedi una cordata tricolore, avrebbe sentito Achille. Che non disdegnerebbe
affatto l'ipotesi di un coinvolgimento nella partita del gruppo che presiede.
Per lunedì prossimo, 7 aprile, Fnm ha in programma la riunione del consiglio di
amministrazione, che potrebbe essere a questo punto l'occasione giusta per cominciare
a testare gli umori del board su una eventuale discesa in campo su Alitalia. Che, ovviamente, richiederebbe da parte della
cordata italiana la necessità di coinvolgere un pool di banche. Dalle quali
ricevere l'indispensabile supporto finanziario. Intesa Sanpaolo potrebbe essere
sondata. Ieri, Corrado Passera, consigliere delegato della banca che è stata al
fianco di Carlo Toto nella predisposizione del piano di Ap Holding (Air One) ha
ribadito: "Da dicembre non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione.
Non c'è nulla di nuovo". Passera, che ha parlato a Cernobbio, a margine
del workshop Ambrosetti, ha aggiunto che "Purtroppo la situazione Alitalia si commenta da sola. Per oltre un anno abbiamo
lavorato a un piano di sviluppo di grande portata che avrebbe permesso a una
azienda italiana profondamente radicata nel paese di valorizzare il mercato
aereo italiano. È stato deciso però di non ammetterci alla fase di due
diligence per arrivare a una proposta definitiva".
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di LUCIANO COSTANTINI
e UMBERTO MANCINI ROMA Lunedì il cda di Air France, martedì
il cda di Alitalia,
mercoledì un nuovo incontro tra i vertici della Magliana e i sindacati. Ecco la
scaletta delle prossime puntate sulla vendita di Alitalia. Il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, sta facendo
una spola telefonica tra Parigi e le sedi sindacali per cercare di smussare gli
angoli al fine di riportare al tavolo le controparti. "E' una
occasione da non perdere per integrare la nostra compagnia con il vettore che può
diventare il più grande del mondo". L'obiettivo di Letta è chiudere prima
delle elezioni. Praticamente una mission impossible per l'oggettiva
ristrettezza dei tempi. Dagli ambienti francesi oltre tutto fanno sapere che la
posizione di Jean Cyril Spinetta non sarebbe cambiata e che il vecchio progetto
industriale sarebbe l'unico credibile e percorribile. I sindacati, dal canto
loro, ribadiscono la volontà di tornare a trattare, ma nessuna retromarcia
rispetto alla linea tenuta al tavolo. Negano comunque ritirate strategiche, o
peggio, rese incondizionate. "Il fatto è - sottolinea il numero uno della
Filt/Cgil, Fabrizio Solari - che il comportamento delle organizzazioni
sindacali disturba un copione già scritto, mette in discussione equilibri che
non vanno turbati e quindi va demonizzato e demolito. In realtà c'è stato un
ribaltamento di responsabilità: non abbiamo mai rotto la trattativa perchè una
trattativa non c'è mai stata". Ieri questi concetti le sigle sindacali li
hanno illustrati - anche con una certa foga - ai vertici di Alitalia
(non era però presente il neo presidente Aristide Police). Insieme alla
richiesta di un piano "stand alone" per garantire l'operatività nei
prossimi mesi prossimo. Ovviamente la riunione di ieri è stata interlocutoria.
Chiudere in una settimana la partita è ipotesi al limite dell'inverosimile.
Letta comunque ci proverà. Negli ambienti sindacali si disegnano due scenari.
Il primo è che il sottosegretario alla Presidenza possa riuscire a riallacciare
i contatti tra Air France e organizzazioni di categoria, magari arrivando sino
ad un protocollo d'intesa a maglie larghissime. Come dire: ne riparleremo dopo
le lezioni. Il secondo scenario è più suggestivo: prevederebbe la discesa in
campo di Lufthansa insieme al fondo americano Tpg, già in corsa nella prima
fase della privatizzazione, e l'entrata di Air One. Obiettivo creare una
compagnia tutta italiana che si appoggerebbe sulle risorse finanziare degli
americani e quelle tecniche dei tedeschi. E proprio Lufthansa insiste. A Francoforte,
nel riserbo più assoluto, le riunioni, secondo quanto risulta a Il Messaggero -
tra i massimi responsabili della compagnia si susseguono a ritmo serrato. Se
gli sforzi del governo italiano per convincere Air France a fare marcia
indietro risultassero vani, la compagnia tedesca non vuol farsi trovare
impreparata. Per questo sta mettendo a punto il piano dettagliato per lo sbarco
a Roma. Del resto numeri e cifre su Alitalia li
conosce molto bene. I summit operativi sono comunque già in corso, per studiare
tutte le opzioni sul tappeto. Visto e considerato che la cordata italiana avrà
necessariamente bisogno di un socio industriale forte. Gli uomini di Wolfgang
Mayrhuber stanno considerando l'impatto finanziario complessivo e le opzioni
legate al commissariamento, agli esuberi, alla riorganizzazione. Insomma, si
fanno tutte le simulazioni possibili. Da Francoforte, ovviamente, nessuna
conferma ufficiale. Un portavoce fa solo sapere che "l'Italia resta per
noi un mercato attrattivo e importante e continueremo a seguire gli sviluppi
delle situazione". Come dire che si aspetta che il campo sia lasciato
libero per poi provare a chiudere. Anche perchè ai sindacati, la Cisl di
Bonanni in testa, piace molto l'ipotesi caldeggiata da Lufthansa dell'ingresso
dei rappresentanti dei lavoratori nel cda di Alitalia.
"Mi piacerebbe Lufthansa - ha spiegato Bonanni - che sostiene in pari modo
gli interessi di Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi.
Sappiamo qual è l'offerta di Lufthansa". Sempre ieri i lavoratori della
Magliana, riuniti in assemblea, hanno chiesto di riprendere la trattativa,
esprimendo fiducia nel sindacato.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Nce. Riportare
Spinetta e i sindacati al tavolo. Ma i tempi sono stretti: lunedì il cda della
compagnia francese pronuncerà la sua sentenza. E lo sono anche i margini di
manovra: a Parigi (dove peraltro Spinetta dovrà vedersela
con componenti interni da sempre fredde e sospettose verso Alitalia) pretendono un passo indietro
dei sindacati, un segnale di "penitenza" dopo la rottura. Inutile
dire quanto la cosa sia complicata. Da 48 ore ormai Enrico Letta, ricevuto il
mandato da Prodi, si sta dedicando a tempo pieno al dossier Alitalia. Ieri mattina ha
ricevuto a Palazzo Chigi il nuovo presidente Aristide Police. Poi ha ripreso le
telefonate con i leader sindacali, quelli nazionali ma anche quelli di
categoria. Letta ha riparlato pure con Jean-Cyril Spinetta. Il passaggio è
stretto, ha riferito in serata a Prodi, ma si può ancora tentare. Anzi, si deve
tentare. Perché il punto fermo di Palazzo Chigi è che l'accordo con Air France
è l'unica, vera soluzione disponibile per Alitalia.
Ogni altra alternativa - ha detto Letta ieri a Radio Popolare - "prevede
scenari molto incerti sia per i lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il
sistema-Paese". E l'ha ripetuto a tutti i suoi interlocutori. Le
argomentazioni di Letta sono diventate talvolta quasi un appello: "Non vi
illudete. Oltre la rottura con Air France, non ci sono cordate solide, ma solo
ipotesi confuse prodotte dal tritacarne della campagna elettorale". Con
Police, poi, Letta ha fatto il punto sulle prossime scadenze. Innanzitutto le
conclusioni della due diligence, prevista per martedì. Nessuna anticipazione è
filtrata sull'attuale stato finanziario dell'azienda. È evidente però che, se lunedì
il cda di Air France riaprisse la trattativa, Alitalia
e il governo faranno di tutto per evitare il ricorso alla legge Marzano e al
commissario straordinario. La speranza del governo è che lunedì Spinetta non
pronunci il no definitivo e che in settimana, prima del voto, si arrivi anche
ad un incontro con i sindacati che fissi almeno i punti cardine di una
possibile intesa. È ovvio che un accordo non potrà comunque essere concluso
prima delle elezioni. Ma ora la priorità è un'altra. Riaprire la porta che si è
chiusa. Enrico Letta ha spiegato al telefono a Prodi che già stasera, al
massimo domattina, si saprà se questo tentativo estremo potrà andare a buon
fine. cla.sa.
( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Bilancio ufficiale sul trasferimento dei 180 voli Alitalia da Milano-Malpensa a
Roma-Fiumicino. L'operatività dello scalo romano ha superato la prova, stando
ai numeri emersi nel tavolo tra Enac, Alitalia, Adr (società di gestione degli scali romani), Enav e
Assoclearance. La fotografia scattata ieri dall'Enac dice, infatti, che i
passeggeri transitati a Fiumicino in questi ultimi giorni, "vanno
da
( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue ma non
esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e
Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta
una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco
di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala.
Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano
stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono
solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli
storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta
all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con
l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni
ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in
Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura
contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una
preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha
niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli
contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde
ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per
fortuna". In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie
scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del
"bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea
l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai
grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non
vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e
anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio
solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New
York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un
edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne
capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire
una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà
la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il
Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco
"obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione.
Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia
vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste
nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli
abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai
aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono!
Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi
Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel
cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a
differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra
boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro
necessità e natura. 05/04/2008.
( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il governo preme su
AirFrance. I sindacati pronti a trattare. Udeur: "Pd-Pdl disgustosi"
Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo e riprendere così il confronto interrotto
nei giorni scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a sedersi
nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il
futuro di Alitalia. Il Sottosegretario alla Presidenza
Enrico Letta ha confermato che ci sono contatti in corso in queste ore con
Parigi: "Non vogliamo immaginare scenari drammatici, ma certo
l'alternativa a un'intesa positiva con Air France - ha spiegato - non è un
alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo cercare di trovare questa
intesa". Il Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani ha dal
canto suo spiegato che "è importante cercare di capire se questa rottura
che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi definitiva o se ci sia uno
spazio per riprendere un terreno d'accordo. In queste ore stiamo verificando
questo". Anche i sindacati, ha precisato il vicepremier Massimo D'Alema,
vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in attesa di novità, i
rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso i vertici dell'azienda
e hanno ribadito la loro posizione. Il segretario nazionale della Filt-Cgil
Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate "restano ma sono
negoziabili". Insomma, "nessun passo indietro", resta allo
stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il prossimo "round"
tra Alitalia e sindacati sul piano industriale, messo
a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato, è previsto per mercoledì prossimo 9
aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe
garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere
a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale.
Nel corso dell'incontro di ieri, i rappresentanti dei lavoratori hanno
lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di due
giorni fa, hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le
organizzazioni sindacali. "In questo momento - osserva il presidente
dell'Anpav, Massimo Muccioli, la nostra maggiore preoccupazione è la sopravvivenza:
martedì prossimo il Consiglio di amministrazione deve garantire la continuità
aziendale scongiurando le drammatiche ipotesi di fallimento o commissariamento.
Il nostro auspicio - ha detto ancora ? è che l'azione del governo possa
riportare l'Air France al tavolo della trattativa dove garantiremo la nostra
massima collaborazione per arrivare ad una soluzione positiva consapevoli della
necessità che ognuno faccia la sua parte anche in termini di sacrifici". Su Alitalia,
restano alti i toni anche della polemica politica. Il ministro degli Esteri,
Massimo D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di
offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a
poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese. E'
veramente una cosa vergognosa". Pronta la replica del candidato premier
del Pdl: "D'Alema ne dice tante...". Anche Veltroni è intervenuto
facendo notare che "il dossier Alitalia, per
cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e
si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la
soluzione". Intanto, i titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino
all'8 aprile (compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione patrimoniale
e finanziaria della società. (05-04-2008).
( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Allarme conti:
"Italia verso crescita zero". E sulla vicenda Alitalia torna in ballo AirFrance. Il
Fondo monetario internazionale dimezza le previsioni: "Più 0,3 per cento
nel 2008". Dirigenti e steward della compagnia aerea di bandiera contro il
sindacato: "Trattiamo". Il governo preme sui francesi, mercoledì
nuovo incontro Economia in crisi. Lo riconosce anche il Fondo monetario
internazionale che corregge al ribasso le stime di crescita per l'Italia, ma
non solo. Dati inferiori sono previsti per tutta l'Europa, che nel 2008 non
andrà oltre l'1,3%, 0,5 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di
gennaio. Una crisi, che naturalmente, deriva da quella ben più pesante che sta
toccando gli Usa, alle prese con una quasi-recessione, nata la scorsa estate
con la crisi dei mutui sub-prime. Anche l'Europa, sempre secondo il Fmi, corre
il rischio di trasformare la crisi in recessione: per la precisione una su
quattro. Il dato italiano, invece, soffre di più di quello del resto d'Europa.
Le stime prevedono, infatti, uno 0,3% contro il doppio di inizio marzo e contro
l'1,3% del settembre scorso. Le stime verranno ufficializzate mercoledì
prossimo, quando il Rapporto economico globale verrà divulgato. Eppure il
presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Junker, non è d'accordo con i conti
fatti dal Fmi, e contesta agli americani una visione dell'Europa "non
esatta". Infatti, secondo Juncker, i "fondamentali per l'Ue sono
solidi e non si può parlare ancora di recessione". In disaccordo anche per
quanto riguarda le stime dell'Italia che prevedono solo uno 0,3% per il 2008.
Juncker ribadisce che anche in un momento di crisi l'economia di Eurolandia si
è rivelata "notevolmente resistente". Più pessimista il Commissario
agli Affari economici, Joaquin Almunia, che annuncia che adesso, le stime di
crescita di Eurolandia non potranno essere lasciate così come sono, ma
aggiustate al ribasso. "Siamo preoccupati della situazione dei mercati
finanziari - ha sottolineato - la crisi dura più a lungo di quanto previsto
alcuni mesi fa e i rischi di revisione al ribasso delle stime di crescita sono
ora maggiori". In una situazione così, a preoccupare sono anche i prezzi,
che in Europa, sono al 3,5%. Il presidente della Banca centrale europea, Jean
Claude Trichet, non ha dubbi: "Rimaniamo in allerta e invitiamo i governi
a diminuire i rischi di inflazione". In Italia, però, il presidente
uscente del Consiglio, Romano Prodi esprime "preoccupazione" ma non
allarme per l'analisi offerta dal Fondo monetario. "E' un taglio generale,
l'Fmi lo ha fatto su tutti i Paesi", afferma. "La crisi è più forte
di quanto si pensasse, speriamo non diventi recessione come alcuni
temono". Prodi, inoltre, dice di non credere che queste stime saranno
strumentalizzate per la campagna elettorale in quanto "sono abbassamenti
delle previsioni identici per tutti i Paesi". Certamente, queste nuove
stime sono "motivo di preoccupazione perchè la crisi mondiale è più seria
di quanto ci si aspettasse". Inoltre, secondo il premier quella che sta
attraversando i mercati è "una strana crisi" perchè "non c'è
stato un crollo finanziario improvviso, solo continui scricchiolii" come i
casi Ubs, Societè Generale e City Bank. "Io spero che questo si fermi e
che dopo si possa ricostruire una strategia di ripresa", spiega
conversando con i giornalisti a Bucarest. Per il premier "la cosa più
strana è che nessuno è in grado di fare previsioni precise". Il presidente
del Consiglio fa il punto anche sui conti pubblici, invitando chi gli
succederà, di stare "molto attento", perché in questa situazione di
difficoltà "occorre molto rigore". (05-04-2008).
( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Il commento
Le analisi del Fmi sulla frenata dell'economia arrivano dopo il fallimento del
negoziato con i francesi La mancata vendita è il simbolo dell'Italia che non
cambia Giuseppe Pennisi Non è una fortuita coincidenza. Il
giorno dopo la rottura della trattativa per la privatizzazione di Alitalia, il Fondo monetario
internazionale (Fmi) annuncia che i suoi uffici studi hanno dimezzato le nostre
stime di crescita per il 2008: allo 0,3% rispetto allo 0,6% computato
all'inizio dell'anno ed all'1,5% ipotizzato quando è stata costruita la legge
finanziaria. Gli strumenti Fmi (e dei maggiori istituti) non solo
solamente una serie di equazioni e di algoritmi che quasi meccanicamente
producono cifre. Incorporano dimensioni, per così dire, politiche a carattere
qualitativo. I dirigenti del Fondo ripetono da mesi che l'attesa riduzione del
deficit annuale dei conti pubblici è stata realizzata soltanto dal lato delle
entrate (ossia torchiando i contribuenti) mentre da due anni non si fa nulla né
per ridurre la spesa di parte corrente né per realizzare le riforme di cui
l'Italia ha urgenza per mettersi al passo. Alcune - quella della previdenza -
sono state in parte disfatte; se il Governo Prodi non fosse caduto si sarebbe
messa a repentaglio anche quella del mercato del lavoro. La sgangherata vicenda
Alitalia è stata letta al Fondo come il segno
eloquente di un'Italia (o di una parte d'Italia) che non vuole cambiare neanche
di fronte al baratro. Impressioni analoghe avevano dato a Washington (sede del
Fondo) gli esiti delle "lenzuolate" di Pierluigi Bersani (nella foto)
e delle varie versioni del ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali. Sulle
rive del Potomac (dove ho vissuto più di tre lustri) a chi ci guarda cadono le
braccia. Resta la speranza di un forte virata di bordo.
( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Strategia Sindacati
e azienda si sono ricompattati attorno a un piano che garantisca la
sopravvivenza Lunedì il cda di Air France scioglie il nodo
sul possiibile ritorno al tavolo di via della Magliana Alitalia cerca una via di salvezza Per
scongiurare il commissariamento, sindacati e Alitalia si concentrano su un piano di emergenza che garantisca
all'azienda di andare avanti almeno per la stagione estiva. Nella speranza che
il consiglio di amministrazione, martedì prossimo, confermi la continuità
aziendale. Resta l'incertezza su un ritorno di Air France-Klm al tavolo
della trattativa che forse sarà sciolta dal board lunedì prossimo. E a
rimescolare le carte potrebbe essere Lufthansa, attenta agli sviluppi della
situazione e sollecitata a farsi avanti dai leader della Cisl Raffaele Bonanni
e della Lega Umberto Bossi. A ricucire in gran fretta lo strappo con Parigi è
impegnato il "mediatore" Enrico Letta, secondo cui integrare Alitalia "in quella che può diventare la più grande
compagnia del mondo è un'occasione che non si può perdere". A Letta, che
ieri ha ricevuto il neo presidente di Alitalia,
Aristide Police, i sindacati chiedono di "assumere rapidamente e
concretamente le iniziative necessarie a recuperare ritardi e carenze, per la
soluzione dell'annosa e difficile vicenda Alitalia".
Lufthansa aguzza lo sguardo sull'evolversi della situazione. "Non abbiamo
cambiato valutazione sull'Alitalia - ha detto un
portavoce - l'Italia resta per noi un mercato attrattivo e importante e
continueremo a seguire gli sviluppi della situazione". E ricordando il
"feeling" con i sindacati, Bonanni ha spiegato che "Lufthansa
con il sindacato era molto d'accordo, forse anche troppo" aggiungendo che
"la vicenda Alitalia la decidono due questioni
che spero siano nuove: l'una è che il Governo si apra a una verifica fra le
condizioni di offerta migliori, l'altra è che Lufthansa si faccia avanti e
questo vale anche per le cordate italiane. Quando si faranno avanti saranno
benvenute". Intanto, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera,
che era sceso in campo al fianco di AirOne, ha ribadito che "da dicembre
non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione". Alla Magliana, i
rappresentanti delle nove sigle presenti Alitalia si
sono ricompattati intorno all'azienda per studiare le misure da applicare
affinché si produca la redditività necessaria per andare avanti nei prossimi
mesi. Un piano "stand alone" formulato proprio nel caso in cui Alitalia fosse rimasta sola e cioè quello di
"sopravvivenza e transizione" avviato a marzo dall'ormai ex numero
uno Maurizio Prato. Il focus sui correttivi comincerà mercoledì prossimo,
all'indomani del cda che si esprimerà sulla continuità aziendale. I sindacati,
intanto, respingono fermamente l'accusa di aver fatto marcia indietro,
spiegando che la trattativa con Air France-Klm non è mai cominciata. Perché
Parigi "senza fare un passo avanti rispetto al progetto iniziale di
colonizzazione di Alitalia", ha rifiutato la loro
controproposta.
( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa L'intervista
Sacconi: "Sindacato colpevole. Corporativo come al solito" Laura Della
Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "La prima
responsabilità della vicenda Alitalia è del governo ma anche il sindacato ha tirato fuori tutta la sua
propensione corporativa". Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia e ex
sottogretario picchia duro sulle responsabilità del disastro della compagnia di
bandiera. Quanta responsabilità ha il sindacato nella situazione della
compagnia? "La prima responsabilità è del governo che ha condotto
la cessione di Alitalia nel peggiore dei modi
lasciando solo il sindacato in un negoziato al quale il governo stesso avrebbe
dovuto partecipare sia come venditore sia nella veste di tutore dell'interesse
nazionale. Il governo al contrario ha condotto in modo molto opaco la
trattativa con Air France mettendo in gioco addirittura alcuni aspetti della
sovranità nazionale come gli accordi con altri Paesi per i voli
intercontinentali e non valorizzando le potenzialità del sistema
aeroportuali". Il sindacato però si è messo di traverso sin dall'inizio
della trattativa con Air France... "è ovvio che il sindacato messo di
fronte al solo compratore portatore di una proposta irricevibile può avere
comprensibilmente manifestato le propensioni corporative. Se riandiamo al
passato una parte del sindacato ha grandi responsabilità per il fallimento del
piano industriale che poteva avere successo solo se fosse stato applicato
rigorosamente. Ma la virtù del sindacato è sempre funzione della controparte.
Come si può chiedere virtù al sindacato di fronte a un progetto di svendita e a
un governo assente nel rivendicare le ragioni dell'interese nazionale?" Di
fatto Air France è l'unico compratore che si è fatto avanti. "Chi l'ha
detto? è l'unico che è stato messo nelle condizioni di fare una proposta".
Dov'è la cordata di imprenditori italiani di cui parla Berlusconi? "Airone
e Banca Intesa avevano manifestato interesse ma per fare una proposta dovevano
avere la possibilità di aver accesso ai conti e di effettuare la due diligence,
la stessa opportunità data a Air France".
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 0 Alitalia non vuole fallire e riparte "da
sola" di Paolo Stefanato Società e sindacati si appellano al piano di
Prato. Governo al lavoro per ricucire con la Francia. Berlusconi: "Errore
la trattativa a ridosso delle elezioni". E Spinetta si prepara a calare
due carte segrete Milano - Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 0 Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una
delusione" di Mario Giordano Intervista al presidente della Camera che fa
il pronostico sul voto. E boccia Prodi: su di lui avevamo investito tanto...
Poi aggiunge: nel Pd è tutti contro tutti "Entrare qui fa sempre un po'
impressione", sussurro intimidito. "Lo dice a me", risponde Fausto
Bertinotti. Per accedere all'ufficio del presidente della Camera si
attraversano saloni con affreschi, tappeti, arazzi, stucchi e quadri che da
soli risolverebbero il problema salariale di un intero villaggio operaio. Ci
sediamo nel salottino sotto un Sironi e accanto a un Mafai. Dall'altra parte
della stanza un mappamondo antico e un De Chirico. Fino a qualche tempo fa
Bertinotti diceva di rimanere estasiato davanti agli scioperi. Chissà se stando
qui, da terza carica dello Stato, per quasi due anni, gli si sono modificati i
gusti. Si è trattato bene, eh? "Quei quadri li ho trovati tutti qui. Non
ho aggiunto né tolto nulla". Però le piacciono. "Alcuni no. Altri,
come questo Sironi, me li porterei via". è giunta l'ora di smammare, in
effetti. Ha già fatto gli scatoloni? "Li farò. Ho poca roba". Non si
è mai sentito a disagio? "Un po' sì, all'inizio. Non le nego". E poi?
"Poi ho subito la fascinazione della simbologia repubblicana. Mi sento
molto vicino a Piero Calamandrei...". Eh, vicino a Calamandrei, ma forse
meno vicino agli operai veri, che si sono un po' imbufaliti con lei. "Solo
una parte". Davanti alle fabbriche vi snobbano. Gli operai votano
centrodestra. "è vero, questo è uno dei temi fondamentali. L'ho capito a
Torino, ai funerali dei morti della Thyssen". Quando fischiarono i
sindacalisti? "Fischiarono i politici, i sindacalisti, persino la Fiom. E
lì ho capito che per gli operai non esiste più il “noi sinistra”, nemmeno il
“noi sindacato”. Esiste solo il “noi operai”. Si percepisce la loro
solitudine". E lei pensa di poter recuperare gli operai partendo da questa
stanza con i quadri preziosi? "Recuperarli no. Penso di poter reinventare,
ricomporre una coscienza di classe che esiste. Anche se noi non la
vediamo". Perché? "Perché studiamo solo frammenti di quel mondo".
Non capisco. "Noi parliamo di precari, di call center, di immigrati... Non
capiamo che tutti insieme formano una classe nuova, che chiede una nuova
rivoluzione, come un tempo la chiedeva la classe operaia". Mi sembra di
leggere un libro di storia. Anzi: preistoria. "Guardi che nel '65-67 tutti
scrivevano che la vecchia classe operaia era morta, uccisa dall'immigrazione.
Nessuno prevedeva l'esplosione del '68-69". Siamo alla vigilia di un nuovo
biennio rosso e non lo sappiamo? "So che su questo lei può fare
dell'ironia. Ma io sono convinto che sia tempo di una rivincita di
classe". E la rivincita di classe la fa la Sinistra Arcobaleno? Ma le pare
possibile? Con quel nome? "A me Sinistra Arcobaleno piace. C'è la
sinistra, cioè c'è la nostra storia. E c'è l'arcobaleno, che rappresenta le
forze nuove, l'ecologismo e il femminismo. Non è un tradimento delle radici, ma
nemmeno un ritorno al passato". Però state già litigando: Ferrero
protesta, Marco Rizzo non vuole rinunciare alla falce e martello, i verdi fremono...
"Il nostro è un parto. E tutti i parti hanno le doglie". Capisco
l'etica della sofferenza. Ma perché un elettore dovrebbe votare un partito che
sicuramente non riuscirà mai a realizzare il suo programma? "Per far
nascere una nuova coscienza di classe. Per dare forza al progetto di chi non
vuole governare il sistema fondato sul capitalismo, ma vuole
rivoluzionarlo". Sento il profumo delle barricate... "Mi piace la
campagna elettorale, mi piacciono i comizi...". Pensavo le piacesse di più
la tv, a giudicare dalle presenze. "Non faccia ironia. Siamo primi nei
talk show, ma ultimi nei tg. La tv è importante. Ma lo spostamento del
baricentro delle emozioni si nota nelle piazze". E che baricentro ha
notato? "Il momento di maggiore emotività è quando si toccano i temi della
persona, a cominciare dall'aborto". Eh sì, lì c'è un bel baricentro.
L'altro giorno gliel'hanno tirato in testa a Ferrara. "Non sono mai stato
così lontano dalle posizioni politiche di Giuliano, ma quello che è successo a
Bologna lo trovo inaccettabile. La violenza va espulsa dalla politica". Alitalia: dov'è l'errore? "L'errore
è stato infilarsi a testa bassa in una trattativa, prima scegliendo il
competitore e rimandando a dopo le questioni politiche". Colpa di Prodi,
quindi? "Prodi ha sbagliato nella trattativa. E poi ha sbagliato, in modo
grave, ad attaccare i sindacati". Non è l'unico errore del suo
alleato. "Sì, ho avuto una forte delusione da lui. Ci avevamo investito
molto". Che cos'è successo? "Abbiamo commesso un errore di fondo: quel
programma di 280 pagine". Roba da ridere... "Sì, non mi sfugge il
lato divertente. Un po' naif. Però lì sotto c'è la vera ragione del disastro:
pensavamo di avere trovato il manuale del governo. Come si risolve questo
problema? Vai a pagina 243. E quest'altro? Vai a pagina 32. Ma non è così che
si governa. Bisogna trovare un'intesa di fondo". Quando ha capito che
quell'esperienza era finita? "A giugno-luglio. L'incontro con le parti
sociali, il welfare. E pensare che sarebbe bastato poco...". Per fare che?
"Per farci cambiare idea. Se Prodi avesse detto: alziamo l'età
pensionabile per tutti, tranne per gli operai, forse...". Lei è un
inguaribile utopista. Prodi è stato sommerso da problemi irrisolti. A
cominciare dall'immondizia. A proposito: pensa che Bassolino deve dimettersi?
"Quell'esperienza di governo regionale che abbiamo fatto insieme è finita.
In Campania dobbiamo andare al più presto a elezioni". Veltroni ha
impostato tutta la campagna elettorale dicendo che si è liberato di voi. Questa
è la novità del Pd. Non ci sono più i veti della sinistra. "Noi il partito
dei veti? E i veti del Pd?". Che fa? Ribalta l'accusa? "Questo sfizio
voglio proprio togliermelo. Non ci sono solo i veti espressi con il no. Ci sono
anche i veti silenziosi. Il silenzio dissenso". Per esempio? "Per
esempio abbiamo fatto una proposta per detassare gli aumenti delle tariffe. Il
Pd col suo silenzio lo ha impedito. Ci sono molte cose non fatte da questo
governo, anche in articulo mortis, per colpa del Pd". Chi vincerà le
elezioni? "Sicuramente Veltroni le perderà". Perché? "Perché con
questa sua linea non entra nel profondo della società. Ci riesce meglio il
centrodestra". Eppure lui è un abile comunicatore... "Sì, ha
un'immagine molto forte. Ma resta in superficie, non fa sognare, e quindi non
entra in contatto, per esempio, con la classe operaia. E poi ha un
handicap". Quale? "La coalizione ripropone le liti del passato:
Binetti contro radicali, Di Pietro, etc...". Anche senza di voi?
"Anche di più. Noi siamo stati sempre ragionevoli". Ragionevoli?
Sembrate fuori dal tempo. "Io sogno soltanto uno sviluppo diverso".
Sogna, appunto. "Ma no. Per esempio: perché non è possibile uno sviluppo
che parta da salari più alti e orari di lavoro ridotti?". Perché saremmo
fuori dal mercato. "Ma no, in Germania hanno costi del lavoro più alti di
noi...". Il mondo non finisce a Berlino. E la Romania? L'India? La Cina?
"Allora le devo proprio leggere quello che dice Marchionne...".
Marchionne? "Ma sì, me lo lasci cercare". (Si alza, scartabella per
un po' nell'armadio, si agita, poi fa chiamare una ragazza della segreteria che
in due minuti esce col desiderato papiro). Di che si tratta? "La relazione
di Sergio Marchionne all'assemblea degli industriali di Torino. Legga
qui". Leggo: "... se il lavoro diretto rappresenta il 6-7 per cento
del totale del costo del prodotto le vere cause delle grandi perdite operative
vanno cercate altrove...". "Capito? Ora legga qui". "...
(ho avuto la sensazione) che i mercati finanziari cercassero avidamente lo
spargimento di sangue nell'azienda...". "Spargimento di sangue:
capisce? è Marchionne che parla, non Bertinotti. Adesso legga qui". Dice
che "ritenere per definizione positive le riduzioni di organico" è
una "fissazione di analisti finanziari e commentatori economici
liberali". "Adesso... No, meglio che ci fermiamo". Lei conosce
Marchionne a memoria. Dunque non vi lega solo l'eleganza. "No, ecco,
vorrei evitare quest'effetto. Mi promette che userà quelle citazioni con
parsimonia?". Che fa, si pente? "Meglio non esagerare. Piuttosto:
conosce la mia rivista? “Alternative per il socialismo”. è appena uscito il
numero 5: ci trova molti dei temi trattati qui". E una dose rassicurante
di Marx e Lenin. Con tutto quel Marchionne cominciavo a preoccuparmi. "In
effetti...". Non è che adesso mi elogia pure Tremonti? "Ho letto il
suo libro. E ho trovato nel suo pensiero una grande lucidità: vede ciò che i
neo-liberisti, apologeti della modernizzazione, non riescono a vedere".
Marchionne, Tremonti... Però lei continua a dire che okkupare è giusto e rende
le case migliori... "Non lo dico in generale. Quella frase era applicata a
un caso concreto, a un'esperienza reale". Non è che lei vuole ancora far
piangere i ricchi? "Piangere magari no. Però se ridessero un po' meno non
mi dispiacerebbe". Lei però intanto continuerà a ridere anche come ex
presidente della Camera. Manterrà tutti i privilegi... "Beh, però è giusto
che chi ha servito il Paese, interpretandone lo spirito, mantenga un minimo di
corredo istituzionale". Avrà l'ufficio... "Quello è giusto...".
La scorta... "Quella è questione di sicurezza". Le segretarie...
"L'ha vista quella che è entrata prima per cercare il discorso di
Marchionne"?. Eccome no. "Sono cinque o sei come lei. Io avevo davanti
due possibilità: tenerne la metà con uno stipendio più alto o tenerle tutte con
lo stipendio più basso. Non ho avuto dubbi". Tutte con lo stipendio basso.
"Esatto". Ho l'impressione che lei ci voglia tutti poveri. "Le
segretarie le paga il partito, però". Auto blu e benefit glieli paghiamo
noi, però. "Qualcosa abbiamo fatto qui a Montecitorio per ridurre i costi
della politica". Troppo poco. "Ha ragione. L'ha visto questo
Sironi?". Giù le mani. "Ah, come mi piacerebbe portarlo via...".
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Liberazione" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Anubi D'Avossa
Lussurgiu Tutta la verve , la determinazione e l'intensità con cui la campagna
elettorale de la Sinistra l'Arcobaleno si gioca quest'ultima settimana prima
del voto, poggia su un fondamento che guarda al futuro, anzi proprio
all'indomani del voto. Esplicitato ancora una volta da Bertinotti
nell'editoriale di Alternative per il socialismo pubblicato in estratto ieri su
queste colonne, si tratta del rilancio della sinistra unita stessa come
soggetto politico. E Bertinotti all' Adn ha spiegato molto direttamente: "E'
una necessità storica imprescindibile, perché una frammentazione identitaria
condannerebbe la sinistra italiana alla marginalità e la farebbe scomparire
dalla scena politica". In qualche modo, è anche una risposta ai boatos
giornalistici che vogliono già in preparazione, per esempio in casa Pdci - ma è
un'opzione oggettivamente in campo in un dibattito ancora aperto fra tutte le
forze - , "contromosse" al processo unitario: "La frammentazione
della sinistra è un vizio antico - dice ancora Bertinotti - la ragione nobile è
l'identità ma questa diventa devastante quando impedisce il rapporto e il
dialogo" fra le diverse componenti". Costruire la forza d'una
sinistra che sia capace di soggettività politica e di farla pesare nella
vicenda nazionale, resta intanto decisivo per la qualità della battaglia
democratica aperta da questa competizione elettorale. L'allarme, nel
ragionamento bertinottiano, è alto: "Attenzion a questa riduzione
impressionante della democrazia. Da due coalizioni si passa a due partiti, poi
a due persone. E il rischio è che alla fine si pensi che può bastare una
persona sola...". Non è necessariamente un'iperbole, se si guarda alla
temperie culturale della competition fra i due "grandi partiti". Una
temperie che è anzitutto a senso unico in tema economico e sociale: "Non
solo l'Italia ma tutta l'Europa, in crisi politica, rischia la recessione -
ricorda Bertinotti - l'Unione Europea dovrebbe trasformare il rischio di
recessione nell'occasione per intraprendere un nuovo cammino e non per attardarsi,
prigioniera delle politiche neoliberiste". Ma di quest'altra Europa,
nell'una e nell'altra ricetta di Pd e Pdl non si trova traccia. Così pure sul
caso industriale del momento, Alitalia: "Una compagnia aerea di bandiera è indispensabile per un
Paese come l'Italia. Non importa - è l'opinione del candidato della sinistra,
in perfetta solitudine - l'assetto proprietario purché risponda al suo compito
strategico". E' per questo che "tagliando i livelli occupazionali si
fa un'operazione contraria proprio a quella che la compagnia francese fece a
suo tempo per sé". In sintesi: basta con "l'idea che si possa
inseguire il modello cinese". E cioè "per poter competere" si
deve "pensare ad altre cose" che la pressione venticinquennale al
ribasso sul salario e sulle tutele del lavoro.Anzi "l'aumento dei
salari", rilancia Bertinotti, è conseguibile solo come "il portato di
una riforma strutturale". Al contrario di come ha "deluso" la
politica del governo Prodi: se il "compromesso" del 2006 è riuscito a
manifestarsi in positivo nella politica estera, il punto di caduta è stato
proprio sulle "opzioni di fondo" sociali. E sulla cultura dei
diritti, come mostra alla fine della giornata di Bertinotti il confronto al
circolo "Mario Mieli": che mostra anche come la scomessa torni tutta
sulle spalle della sinistra, oggi e domani dopo il voto, all'opposizione. Per
cambiare il Paese, ma in meglio. Cambiando da subito sé stessa. 05/04/2008.
( da "Liberazione" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il cda di Air France
decide, il governo spera di ricucire lo strappo Alitalia, avanti con il piano Prato I
sindacati: nessun passo indietro Roberto Farneti Garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi per
scongiurare ipotesi di amministrazione straordinaria e commissariamento. E'
questo il primo obiettivo di azienda e sindacati, dopo la decisione di Air
France di abbandonare il tavolo della trattativa. Si riparte dal piano
"stand alone" ("stare in piedi da soli") predisposto
dall'ex presidente, Maurizio Prato, per gestire l'emergenza e assicurare
liquidità alle casse dell'aviolinea. L'incontro avviato ieri proseguirà
mercoledì prossimo, mentre martedì si riunirà il cda di via della Magliana. La
parola d'ordine, insomma, è "prendere tempo", nella flebile speranza
che si facciano avanti nuovi compratori o in quella, più concreta, che si
riaprano i giochi con Air France. Non è vero infatti che il colosso
franco-olandese non abbia nulla da perdere, se l'acquisizione fallisce: è la
stessa stampa d'oltralpe a sottolinearlo. In un commento intitolato "ali
infrante", ieri il quotidiano Les Echos bacchettava "gli investitori
che si sono rallegrati" per la rottura, ricordando che il gruppo guidato
da Jean Cyril Spinetta ha "bisogno di Alitalia
per mantenere la sua posizione di forza" in Europa nei confronti dei
rivali British Airways e Lufthansa. Un tasto su cui dovrebbe battere anche il
governo italiano, impegnato per la ripresa del dialogo. "L'integrazione è
una grande occasione che non si può perdere", ha ribadito ieri il
sottosegretario Enrico Letta. Per la mediazione c'è tempo fino a lunedì
prossimo, quando il dossier Alitalia tornerà
all'attenzione del cda di Air France, chiamato a decidere se continuare o meno
il negoziato. I sindacati italiani sono determinati a difendere il futuro
industriale dell'Alitalia e l'occupazione di migliaia
di lavoratori: "E' passato un messaggio sbagliato: non abbiamo fatto alcun
passo indietro, la nostra proposta rimane sul tavolo, le sue ragioni
industriali sono ancora valide", precisa Mauro Rossi della Filt Cgil.
"Basta con gli attacchi al sindacato - aggiunge Fabrizio Tomaselli, di SdL
- è il momento però che il sistema italia, se veramente esiste, faccia
quadrato". In difesa dei sindacati si schiera il candidato premier della
Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, che parla di accuse "insopportabili"
e invoca "una soluzione ponte per Alitalia,
perchè - spiega - non si può negoziare sotto il ricatto del fallimento,
altrimenti Air France farà quello che vuole". 05/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ieri ho avuto il
privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere
personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario
sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si
affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si
esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare
il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il
dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici
non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza
come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta;
occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione
comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare
dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese
che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura
ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe
inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti
italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per
aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere
e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto
miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 2 ) " (Nessun
voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS
Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Siamo pronti a morire per
l'Albania? Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati
gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei
paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero
fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare
l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le
implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga,
impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non
accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni per favorire i grandi
gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione
di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle
truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha
fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di
cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene
raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui
avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne
(neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe
Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire
nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa
nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella
del Kosovo, culturalmente certo, ma anche in certi traffici di malaffare, come
ben sanno in Puglia. Secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare
soccorso agli altri Stati membri. Domanda provocatoria: noi italiani siamo
pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso
dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da
Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso
dell'Albania era proprio necessario? Riepilogando: la Nato non previene in
Afghanistan, Kosovo, Albania quelle attività criminose che incidono sulle nostre
società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente
combattono. Non è un controsenso? Scritto in Italia, gli usa e il mondo
Commenti ( 78 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5)
Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti
Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la
mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio
dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in
secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter
contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il
mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo
per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia.
E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi
ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri
7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa
che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà
sfruttare gli slot Alitalia
inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a
decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di
Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.
In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità
limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti (
31 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il
Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo
articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi
piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che
rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario,
capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare
e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo
conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali
riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade
sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si
parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei
dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il
suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli
israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa
con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste
"un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un
articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha
mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di
ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli
suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della
speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo
contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati
Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da
Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato?
Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) "
(4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche
passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà
fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di
cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione
degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la
Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date
prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati
extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali
applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe
mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la
nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai
primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le
misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra
poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma
istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle
periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata
dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle
regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è
extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani
più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono
traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia.
Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani
che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per
risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che
propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo
che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9
voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello
Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico
27Mar
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
102 Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve
restare italiana" Alitalia, Prodi rincorre Air
France Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve
restare italiana" --> ROMA Alitalia non deve
finire in mano ai francesi, ma neppure ai tedeschi. Silvio Berlusconi chiude
anche all'ipotesi Lufthansa e ribadisce la propria linea in difesa del
tricolore. Anche se lui non si impegnerà in prima persona: "Me ne tengo
fuori - spiega - dopo tutte le accuse che mi hanno fatto". Il governo la
pensa in modo diametralmente opposto: il Sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Enrico Letta, che in queste ore ha assunto il ruolo di ambasciatore
con Parigi, è convinto che la privatizzazione firmata Air France sia
un'occasione da non perdere. Una convinzione alla base della decisione di
tentare tutte le strade prima di gettare la spugna. Pur nella consapevolezza
che il conto alla rovescia è ormai partito: a disposizione non resta che una
manciata di giorni. Nonostante Romano Prodi continui a essere all'estero per
impegni internazionali, Palazzo Chigi rimane un crocevia importante. A tenere
le fila sono in particolare Enrico Letta e i ministri Massimo D'Alema e Pierluigi
Bersani. Contatti e incontri si sono succeduti nel corso della giornata, a
partire dalla riunione tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e
il nuovo presidente della compagnia di bandiera Aristide Police. Un colloquio
durato circa 45 minuti e dedicato in particolare all'analisi della
sostenibilità finanziaria. Nell'eventualità infatti in cui alla fine i francesi
si dovessero ritirare, Alitalia avrebbe davanti - è la
convinzione in ambienti di governo - un percorso lungo e ricco di ombre. Anche
se il destino potrebbe non essere il fallimento, ma un forte ridimensionamento
nella flotta e nel personale. L'azienda da una parte, i sindacati dall'altra.
Gran parte del lavoro delle diplomazia di Palazzo Chigi e quindi di Enrico
Letta è rivolto a esercitare una sorta di moral suasion nei confronti dele
organizzazioni dei lavoratori: obiettivo, convincerli a ridisegnare il proprio
atteggiamento in modo che Air France possa sedersi nuovamente al tavolo. Una
scadenza chiave è poi chiaramente il Consiglio di amministrazione della
compagnia francese, fissato per lunedì e che chiarirà fino a che punto le
scelte di Spinetta siano state tattiche. "Partiamo dall'idea - spiega
comunque Enrico Letta - che integrare la nostra compagnia di bandiera dentro quella
che può diventare la più grande compagnia del mondo sia un'occasione troppo
importante. L'alternativa è molto negativa, dagli scenari e dai profili molto
incerti sia per i lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il
sistema-Paese". Ma è sul capitolo della responsabilità delle
organizzazioni del lavoro che si concentra la polemica. La Sinistra Arcobaleno
va infatti all'attacco: le accuse contro i sindacati sono
"insopportabili", rilancia il presidente della Camera Fausto
Bertinotti. "La catena di responsabilità sul possibile diastro è molto
lunga. Dare ora la colpa ai sindacati - dice il ministro Fabio Mussi - la trovo
una cosa poco seria".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Commenti Pagina 318
Obiettivo: la conquista dei mercati Tremate, il Cavaliere è diventato europeista
Obiettivo: la conquista dei mercati di Massimiliano Lenzi --> di
Massimiliano Lenzi È una campagna elettorale europeista e mediterranea quella
che, da diverse settimane, sta tenendo in tutta Italia il leader del Popolo
della libertà Silvio Berlusconi. Chi ha ancora negli occhi il Cavaliere
guascone del 2001, le sue dichiarazioni sull'Europa, i suoi battibecchi con gli
Schulz di turno, beh dovrà rassegnarsi: l'Europa non potrà più essere invocata
contro il Pdl. Nel momento in cui l'Italia di Romano Prodi e del Partito
democratico di Walter Veltroni (che l'Europa la cavalcano da anni) si trovano
in coda al Vecchio Continente che conta, perlomeno nei numeri che fotografano
il declino economico del Belpaese, il rilancio europeista arriva proprio dal centrodestra
a suon di dichiarazioni e di successi concreti. Il successo concreto, con
valenza non solo europea, riguarda l'assegnazione dell'Expo 2015 alla città di
Milano: un segnale di ottimismo e una iniezione di fiducia dovuta al lavoro
tenace del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, del sindaco di Milano
Letizia Moratti (due centrodestri) con l'impegno del governo Prodi. Ma, e qui
comincia la strategia del Cavaliere, non si può negare che nell'economia della
vittoria per l'Expo, i simboli stiano tutti dalla parte di Berlusconi: il nord
che vota da anni, e in prevalenza, centrodestra; Milano, città governata dal
Pdl da diverso tempo e chi più ne ha più ne metta. Perché il nuovo Silvio
europeo, diciamola tutta, non se ne fa sfuggire una di occasione, a cominciare
dalla dignità di un Paese che non può perdere la propria compagnia aerea di
bandiera, e stiamo ovviamente parlando di Alitalia. Per capire il peso che Berlusconi dà all'Europa nella sfida
elettorale al centrosinistra, basta leggersi le sue dichiarazioni. "Vede -
spiegava pochi giorni fa a un giornalista straniero - oggi è abbastanza
difficile dare un ruolo internazionale all'Italia che ha subito e sta subendo
un calo d'immagine incredibile con il caso dei rifiuti di Napoli che ci ha
proiettato nel mondo come un Paese da Quarto mondo. Lo si avverte non
soltanto nei danni al turismo, non soltanto per i cali della nostra
esportazione ma anche per tutti i rapporti internazionali che dobbiamo ottenere
e portare avanti. Io desidero andare ai vertici europei e internazionali senza
che le riunioni si aprano con una presa in giro dell'interlocutore italiano per
quello che accade negli ultimi tempi da noi". Il leader del Popolo della
libertà vede infatti con una certa perplessità l'azione che l'Italia potrà
svolgere, almeno in questo momento, sulla scena internazionale perché
"dobbiamo prima recuperare l'immagine del nostro Paese, riportare Napoli
al suo splendore, far sì che le opere d'arte siano un richiamo per turisti e
successivamente contare sul piano internazionale dove non contavamo prima che
arrivassi al governo e dove c'era un'Italia che reggeva la coda alle decisioni
mitteleuropee di Francia e Germania". E qui il Cavaliere cita spesso
l'esempio dell'agenzia alimentare europea e la proposta fatta da lui, ai tempi
del suo governo, di portarla in Italia, con le reazioni perplesse persino della
nostra diplomazia. Il suo obbiettivo, e non se lo nasconde, è quello di
spostare l'asse dell'Ue verso il Mediterraneo, abbassare il baricentro europeo,
oggi troppo a nord, verso il sud. In questo converge (o potrebbe) con le
politiche mediterranee del presidente francese Nicolas Sarkozy che, visti anche
i suoi pessimi rapporti con la cancelliera tedesca Angela Merkel, sembra
intenzionato a scommettere sul Mediterraneo energie e progetti politici. Certo,
nel Mare nostrum, la concorrenza all'Italia non manca, soprattutto da parte
della Spagna del premier socialista Luis Zapatero che, negli ultimi anni, sta
attraversando una crescita economica costante e ha superato l'Italia. Le
sinergie a livello europeo, sostiene Berlusconi, possono essere molte e il
pensiero va al nucleare di quarta generazione, "sicuramente da sviluppare
- dice - anche per ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese".
"Dobbiamo agire da pari con i grandi - sottolinea - e in questo io posso
dare il contributo della mia esperienza a ricompattare alcune divisioni
europee". Passati i tempi di Tony Blair e Jacques Chirac, con i nuovi
premier balzati sulla scena internazionale ed europea, i vari Gordon Brown e
Nicolas Sarkozy, il Cavaliere punta a diventare il babbo saggio del Vecchio
Continente. "In politica estera - ripete spesso ai suoi collaboratori -
dobbiamo agire da protagonisti".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
05-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Commenti Pagina
( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 82 del 2008-04-05
pagina 0 Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" di Adalberto
Signore Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo
subito provvedimenti impopolari". Veltroni in Campania: "Una legge
contro le mafie". Ma Saviano lo inchioda Per "senso di
responsabilità", spiegava nei giorni scorsi in privato, ha preferito non
cedere alle insistenze di quanti lo avevano invitato a farsi una passeggiata
tra i rifiuti in compagnia delle telecamere, così da rilanciare quell'emergenza
che in Campania e non solo ha contribuito a mettere in ginocchio il
centrosinistra. La "nostra credibilità all'estero", era stato il
ragionamento del Cavaliere, "è già compromessa" e un gesto del genere
certo non gioverebbe. Di rifiuti, però, a Napoli l'ex premier parla a lungo. E
tanto si dice "preoccupato" che in caso di vittoria "il primo
Consiglio dei ministri" del nuovo governo "si terrà" proprio a
Napoli, dove "avrò una sede operativa" e dove "lavorerò finché
non avremo ottenuto dei risultati". Un annuncio, quello del Cavaliere, che
arriva a chiusura del comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel
primo quarto d'ora da una fitta pioggerellina ("allacciatevi i salvagenti"
e "grazie di essere venuti fin qui nuotando", scherza Berlusconi).
Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato
all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata "studiata con
cura da Gianni Letta". Insomma, "la Costituzione consente di portare
il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove" e al premier di
"eleggere come luogo di lavoro un'altra sede" che "potrebbe
essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8". Di certo,
"resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a
quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata
pulita". E a proposito dei provvedimenti da prendere nei primi Consigli
dei ministri, Berlusconi ribadisce che ce ne saranno anche di "duri e
impopolari". Per questo, spiega, "il 13 e 14 aprile ci serve un
consenso largo che assicuri buoni numeri sia alla Camera che al Senato".
Così, l'ex premier insiste sulla necessità del voto utile perché scegliere i
piccoli partiti di centrodestra come Udc o La Destra è "assolutamente
inutile". Pochi dubbi, invece, sul risultato della sfida elettorale.
"Non ci sarà - spiega in mattinata davanti alla platea di Confapi - nessun
pareggio. Tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio sul Pd e quindi, se
non ci saranno brogli, dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al
Senato. Così, gli fa eco Gianfranco Fini durante il comizio in piazza
Plebiscito, "facciamo riposare un po' la sinistra e riflettere sui propri
errori mandandola all'opposizione". E sulla questione brogli, il Cavaliere
torna a più riprese spiegando che "c'è bisogno di uno spoglio scheda per
scheda" visto che "esiste anche una circolare del ministero
dell'Interno" che in caso di inadempienze prevede "dai tre ai sei
mesi di carcere". Pure sul risultato della Campania Berlusconi è
ottimista. Forte non solo del fatto che Ciriaco De Mita ha lasciato il Pd per
l'Udc ma pure dell'appoggio dei fuoriusciti dell'Udeur che guidati da Mauro
Fabris incontrano per pochi minuti il Cavaliere nella sua suite al Vesuvio. E
tanto è l'ottimismo che quando Marco Follini entra nella hall dell'albergo,
Italo Bocchino lo accoglie ridendo con una gag. "Speriamo - dice
l'esponente di An rivolto al responsabile informazione del Pd - che ci sia il
pareggio, così torni con noi e abbiamo la maggioranza...". Berlusconi
ritorna anche sul famoso epiteto che tanto fece discutere la scorsa campagna
elettorale, quando davanti ai commercianti disse che non credeva ci fossero in
platea dei personaggi così "coglioni" da votare contro il proprio
interesse. Una battuta che rilanciò poco prima del voto proprio da piazza
Plebiscito. E si spiega: allora "le mie parole furono travisate", chi
vota Pd "non è un coglione" ma "è in buona fede". Per
Walter Veltroni - che con il suo pullman fa tappa nella vicina Caserta - non
mancano però gli affondi, tanto che lo ribattezza "Walterino sette
doppiezze" perché "ha disatteso tutti gli impegni presi. Ha fatto
sette promesse - aggiunge ricordando che aveva detto di correre da solo - e
nessuna di queste ha avuto seguito". Poi, dopo aver annunciato che il
primo viaggio da premier lo farà in Israele per i
festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo
a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: "Fare una
trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con
il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno
riammesso...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Tidiano finanziario
britannico ritiene che "se ciò avverrà sarà probabilmente la prova
dell'intervento di un esorcista o di un miracolo. Perché è
chiaro a tutti che l'Alitalia ha ormai raggiunto la fine della pista". Ma il Ft corregge
tanto pessimismo concedendo un'estrema possibilità alla compagnia e fa il nome
di un possibile salvatore: se c'è uno che può farcela è "Enrico Bondi,
l'uomo che è riuscito a rimettere in sesto i conti e la gestione di
Parmalat".
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dl, a proposito di Alitalia, auspicare da parte dei "suoi colleghi imprenditori" il
salvataggio della italianità della compagnia di bandiera non solo mediante un
impegno di centinaia di migliaia di euro, ma anche mediante l'impegno di una
"fiche simbolica". A questo punto non capisco se si tratta di una
cordata o di una... colletta. LUIGI BALOCCO L'offerta di Toto La Lega e
tutto il Centrodestra si sono allineati al Berlusconi-pensiero che, accettare
le proposte di Air France per l'Alitalia significava
svendere. Ma accettare la proposta di Toto che offre un decimo ed investe il
30% in meno cosa significa? GIACOMO FERRI, TORINO La cordatina tricolore A
Torino i politici del centro-sinistra vengono contestati dai No-Tav e dai
centri sociali, mentre quelli del centro-destra hanno deciso di aderire a una
cordata per salvare l'Alitalia (quella degli esuberi e
stipendi d'oro). Se si guardano le corpose somme di euro messe a disposizione
della "cordatina tricolore" si comprende che sono persone che non
hanno problemi finanziari. Ma come fanno questi signori, in lista per il
Parlamento, a conoscere i veri problemi dei cittadini? Prima di salvare l'Alitalia non sarebbe meglio cercare di salvare le famiglie
di lavoratori e pensionati che non arrivano a fine mese? La politica può essere
fatta da coloro che vivono bene, senza sacrifici? Ecco le domande che meritano
delle risposte prima del 13 e 14 aprile. MARINO BERTOLINO, CHIVASSO La fine del
mondo non è imminente Il 31 marzo la Stampa ha pubblicato la lettera di un
Testimone di Geova che preannuncia "l'imminenza del ritorno di
Cristo". E' una balordaggine. È noto a tutti che i Testimoni di Geova più
volte hanno predetto la fine del mondo, indicandone la data precisa: prima per
il 1914; poi visto che il mondo non finì: 1918; poi, visto che il mondo non
finì: 1925; poi 1941 ed infine 1975. Ora, resi saggi finalmente
dall'esperienza, si limitano a dire che la fine del mondo e quindi il ritorno
di Cristo è imminente. Eppure sono noti anche i versi di Matteo: "Allora
se uno vi dirà: "Ecco il Cristo è qui!", oppure: "E' là",
non ci credete. Sorgeranno infatti falsi messia e falsi profeti" (cf Mt
24, 23-24). ELISA MERLO Ferrara smemorato Giuliano Ferrara oggi si lamenta e fa
l'eroe perché lo contestano. Dimentica che negli Anni 80 era lui che contestava
e tentava di impedire - senza però riuscirci - a noi, giovani democristiani, di
parlare agli operai della Fiat. Registro con piacere che con il passare degli
anni anche lui abbia scoperto l'alto valore della libertà e la difesa e tutela
di ogni essere umano fin dal suo concepimento. SERGIO GAIOTTI, PRESIDENTE DEL
CIRCOLO PARTECIPARE PER TESTIMONIARE TORINO Dov'è la libertà d'opinione?
Ferrara a Bologna, Chiamparino ad Almese. E in tante, tantissime altre
occasioni. Un politico vuole parlare ma la folla parla più forte ed Egli non ci
riesce. Sono confuso e i giornali non mi stanno aiutando: a chi appartiene la
libertà d'espressione? Il modo in cui ci si esprime può dare o togliere
importanza a ciò che si esprime? I giusti stanno tutti da una parte ed i
violenti dall'altra oppure c'è mescolanza nei due gruppi? Ringrazio chi volesse
eventualmente darmi la Sua opinione. MARCO CONTI La Rai non pensa ai non udenti
La Rai sta trasmettendo in questi giorni le conferenze stampa dei vari
candidati premier alle prossime elezioni. Peccato che ai direttori della nostra
tv di Stato, non è venuto in mente che in Italia ci sono molte persone prive
dell'udito, negando, di fatto, la possibilità di seguire il dibattito. Eppure
bastava poco, era sufficiente far scorrere sul teleschermo dei sottotitoli!
SILVANO STOPPA I mendicanti ingombranti Vorrei precisare che tra i mendicanti
che "ingombrano" (come dice il sindaco) la strada, vi sono anche
brave persone in difficoltà, che cercano solo di sopravvivere. Purtroppo la
mentalità generale è risaputa. Infatti, come diceva Lia Varesio, l'effetto
Olimpiadi ha portato per i barboni solo qualche coperta e niente altro. FRANCO
LANA Crolla il mito della monogamia Crolla il mito della monogamia: hanno
scoperto che in natura tutti hanno scappatelle, l'unico organismo fedele è la
larva. Animali presi a modello per virtù coniugale se possono, approfittando
della distrazione del partner, tradiscono. Non possiamo colpevolizzarci più di
tanto se le unioni sono sempre più aperte: la natura ce lo impone, la morale
comune un po' meno. FILIPPO TESTA, BALDISSERO Bertinotti e il Dalai Lama Nella
rubrica "Posta, Risposta" di ieri, il lettore Marco da Torino,
parlando della questione tibetana, ha scritto, tra l'altro, che Bertinotti non
avrebbe mai incontrato "ufficialmente" il Dalai Lama. Siccome le
notizie sono notizie, e capita che spesso siano pure ben riportate, mi dispiace
che a Marco da Torino siano sfuggite le due volte che in questa legislatura il
presidente della Camera Fausto Bertinotti ha incontrato il Dalai Lama. E'
accaduto il 12 ottobre 2006, nella Sala del Cavaliere di Montecitorio, e più
recentemente il 13 dicembre scorso. In quest'ultima occasione, il Dalai Lama è
stato ricevuto nella sala di massima rappresentanza di Montecitorio, ovvero la
Sala della Lupa, dove, fatto davvero storico, ha preso la parola di fronte ad
una platea gremitissima. Inoltre, sempre a proposito di Tibet, il primo aprile
di quest'anno, il presidente Bertinotti ha incontrato nella sala del Cavaliere
Karma Chopel, presidente del Parlamento del Tibet in esilio. FABIO ROSATI PORTAVOCE
DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA.
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Da Calderoli e
Tremonti dubbi sulla regolarità delle procedure L opposizione: "Trattativa
non trasparente" Roma - Se non venisse da ridere, ci sarebbe da piangere.
"Prima il caso della riammissione del simbolo Dc, poi il tavolo con Air
France che salta. Con la giornata di mercoledì - sentenzia Roberto Calderoli -
il Governo ha definitivamente portato in tribunale i libri del Paese. Il
giudizio della storia sarà pesantissimo". Ma per Calderoli sarebbe il caso
che anche qualcun altro giudicasse la condotta del Governo: ad esempio un tribunale.
L esponente del Carroccio si riferisce a una dichiarazione di Bobo Craxi
("Credo che qualcuno sottobanco abbia già negoziato con Air France"
che adombrerebbe "una serie di illeciti penalmente rilevanti":
"Perché questa volta - si domanda Calderoli - il buon Di Pietro non dice
nulla?". Avanza sospetti anche Giulio Tremonti il quale accusa il Governo
di aver condotto la trattativa "in modo opaco e indecoroso per un Paese
civile". Critico, ma solo politicamente, verso Palazzo Chigi è Gianfranco
Fini, che imputa all Esecutivo Prodi di essersi "dimostrato latitante e di
avere precostituito l esito della trattativa". L Udc, invece, sceglie di
prendere le distanze dal centrodestra e di schierarsi al fianco di Palazzo
Chigi. "Credo che il comportamento del sindacato - afferma Pierferdinando
Casini - sia stato irresponsabile nel passato e rischi di essere ancora più
irresponsabile oggi". Ignazio La Russa, però, non è ancora del tutto
convinto che il ritiro di Air France sia definitivo. "Adesso - osserva l
esponente del Pdl - dobbiamo capire se i francesi si tirano indietro perché
hanno rinunciato realmente o se si tratta di una pressione psicologica, un
bluff. Lo capiremo nei prossimi giorni". Le manovre di riavvicinamento, in
effetti, sono già cominciate, tanto dai sindacati che dal Governo. Fotografa
bene la complessità del quadro, anche se con una analisi non proprio raffinata,
Francesco Storace. "Con Alitalia - dichiara il leader de La Destra - siamo nel casino generale
per colpa dell irresponsabilità collettiva che ha portato la compagnia al
centro di una campagna elettorale in cui tutti hanno giocato contro tutti e
soprattutto contro i lavoratori". [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
PALAZZO CHIGI GIOCA
la carta della disperazione In ginocchio da Air France Mandato a Enrico Letta
per ricucire il dialogo. E i sindacati fanno marcia indietro ALESSANDRO
MONTANARI Roma - In ginocchio da Air France, costretti dai conti ma anche da
ragioni di mera opportunità politica. La rottura con il gruppo franco-olandese
mette infatti in forte imbarazzo il Partito Democratico, che
vede l ombra del fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni politiche e
sulle amministrative di Roma. Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a
cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di
lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del
candidato premier è palpabile. Come quella dei sindacati, sui quali
Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di "avere commesso un
grave errore", prontamente seguita dalla seccata replica del segretario
della Cisl Raffaele Bonanni: "Il Governo ci ha lasciato nudi di fronte ai
francesi". Di fronte all ira di elettori e lavoratori, però, tutti, ieri,
hanno deciso di fare un passo indietro. L agonia della compagnia di bandiera
riparte dunque dal disperato tentativo di Palazzo Chigi di ricucire un dialogo
con Jean-Cyrill Spinetta. L uomo incaricato per la delicata missione
diplomatica, prescelto al termine di una riunione di quasi due ore, è il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che avrà a
disposizione 48 ore. Provano a fargli strada con dichiarazioni concilianti lo
stesso Prodi, "auspico che prevalga il buon senso e riprenda il filo delle
trattative", e il presidente del Senato Franco Marini, il quale si appella
ad Air France e ai sindacati - ma in particolare alla sua Cisl - affinché
"facciano prevalere la razionalità". Per prima cosa, però, l
Esecutivo deve assicurarsi che qualcuno riprenda in mano il timone di Alitalia, lasciato drammaticamente vacante dalle dimissioni
del prodiano Maurizio Prato. Da qui l invito al consiglio d amministrazione di
via della Magliana, riunitosi nel primo pomeriggio di ieri in sessione
straordinaria, a "provvedere a porre in essere tempestive iniziative in
grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo
dell azienda e, in ogni caso, l imprescindibile continuità nelle azioni di alta
direzione della società". Il cda risponde nominando presidente, dopo
cinque ore di riunione, l avvocato Aristide Police, professore di diritto
amministrativo e membro del consiglio d amministrazione. La prospettiva di
caricarsi sulle spalle la responsabilità politica del fallimento della
compagnia, intanto, fa tremare i polsi ai sindacati, messi sull avviso da una
manifestazione spontanea dei colletti bianchi della Az Fly, da uno sciopero di
pochi minuti indetto dal personale Alitalia in Francia
e dall auto-incatenamento ai cancelli di Fiumicino di un giovane steward.
Convocate per le 11 di questa mattina a via della Magliana, le parti sociali
decidono quindi di lanciare messaggi distensivi ai vertici del gruppo
franco-olandese, facendo loro sapere che la controproposta presentata è
"negoziabile e non ultimativa". "Resta ed è necessaria una
trattativa con Air France - spiega il segretario generale della Filt-Cgil,
Fabrizio Solari - ma penso ad una trattativa classica, cioè con opinioni che si
confrontano". E per rendere più convincente il messaggio un altro ramo
della Cgil, la sezione bancaria Fisac, annuncia di avere presentato un esposto denuncia
contro Silvio Berlusconi per turbativa d asta. Il Cavaliere, dal canto suo,
conferma l appello agli imprenditori italiani, chiamandoli a versare per la
causa anche solo "una fiche", ma non scopre ancora le carte.
Berlusconi precisa infatti che entrerà in campo ufficialmente solo quando e se
sarà primo ministro. Adesso, ribadisce anche Giulio Tremonti, sono affari del
Governo e del Pd, cioè di Prodi e Veltroni. [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma - La rottura
con Air France fa scoppiare la resa dei conti nel centrosinistra: Prodi attacca
i sindacati, la sinistra radicale attacca Prodi e i socialisti tornano a
scagliarsi contro il falco di Confindustria Calearo. Tutto comincia con l
accusa, rivolta dal premier alla Triplice, di avere commesso "un grave
errore" provocando l addio di Air France. Accusa che Fausto Bertinotti
rispedisce al mittente con fastidio: "Non capisco - dice - come si possa
pensare che la colpa sia dei sindacati". Rincara la dose l ex leader del
Correntone diessino Cesare Salvi: "Il comportamento del Governo non mi è
piaciuto per niente: sembrava che stesse sulla luna mentre i sindacati si
confrontavano con Air France. Perchè non ha partecipato alle trattative?".
A gettare altra benzina sul fuoco è il ministro del Nordest di Walter Veltroni,
Massimo Calearo, per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe
essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti
cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai
12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il
socialista ex diessino Gavino Angius -. La cinica leggerezza con cui
auspica il fallimento di Alitalia, infischiandosene
dei lavoratori, dimostra che il candidato del Pd più che un falco è un
avvoltoio". E meno male che c è Berlusconi. Perché la colpa del fallimento
della trattativa, per D Alema e la Pd company, ovviamente è della cordata
fantasma del Cavaliere... [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Davide boni Malpensa
e Regione Lombardia sono da sempre unite da un legame forte, che ha visto in
tutti questi anni l impegno della nostra giunta regionale per migliorare l
accessibilità e la vivibilità della zona compresa attorno all hub varesino.
Nonostante la bufera che sta investendo Malpensa, noi abbiamo scelto di
continuare a credere nelle potenzialità della porta di accesso principale del
nostro Paese. Perché ora che Milano ha vinto la sfida più importante,
aggiudicandosi l Expo 2015, non possiamo permetterci di avere un hub, in grado
di competere a livello internazionale, lasciato in balia degli eventi. Se ne
facciano una ragione i detrattori del nostro scalo, Malpensa vivrà. Ecco perché
in Regione Lombardia andiamo avanti, continuando a programmare interventi per
migliorare l area localizzata attorno al nostro aeroporto. In ultimo abbiamo
presentato una proposta di progetto pilota per il riutilizzo degli ambiti
delocalizzati nei tre comuni di Somma Lombardo, Ferno e Lonate Pozzolo. Perché
noi abbiamo assunto il compito di valorizzare il territorio da un punto di
vista della qualità ambientale e delle funzioni urbane. La Regione ha investito
molto in questi anni, promuovendo opere di mitigazione d impatto ambientale,
credendo in uno sviluppo equilibrato del territorio, cercando di risolvere i
problemi legati all'inquinamento acustico ed atmosferico indotto dal traffico
aeroportuale. Malpensa si trova proprio ora in una condizione favorevole, con
il mercato che risponde pienamente agli obiettivi ambiziosi di crescita e che
proprio per questo inizia a dare fastidio agli altri aeroporti europei. Il
dialogo tra Regione ed Enti locali è sempre stato un punto fermo del nostro
agire, perché senza il coinvolgimento dei comuni è difficile comprendere le
esigenze del territorio e dei cittadini. Peccato che la stessa accortezza non
sia stata riservata dallo Stato centrale ai noi lombardi, perché in materia di
trasporto aereo l esecutivo uscente ha non ha mai risposto alle nostre
richieste e alle nostre istanze. La notizia dell abbandono del tavolo delle
trattative da parte di Air France, indica che il matrimonio di interessi tra la
compagnia francese e quella italiana non è mai stato solido e ha scricchiolato
fin dall inizio, proprio perché inadatto non solo per Alitalia ma anche - e soprattutto - per
il nostro aeroporto. Un unione forzata, senza alcuna supervisione imparziale e
corretta da parte delle istituzioni centrali, che fino ad oggi ha portato all
esclusione di altre compagnie che avrebbero potuto salvare Alitalia senza mettere in ginocchio il
nostro hub. Ben vengano allora altre cordate, perché mentre a Roma
discutono, qui in Lombardia la cassa integrazione è già partita, con migliaia
di lavoratori senza più un posto di lavoro. La risposta che ci aspettiamo è una
sola: che il nostro indotto economico ed occupazionale sia salvato, indipendentemente
dal destino della compagnia di bandiera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Giacomo Stucchi Meno
male che questa brutta storia, dell ipotesi di rinvio delle elezioni politiche,
è stata rapidamente superata con buona volontà di tutti gli attori protagonisti
della vicenda. Se così non fosse stato, si sarebbe aperto un solco incolmabile,
dalle conseguenze imprevedibili, tra cittadini e istituzioni. Sarebbe stato l
ultimo atto di una sciagurata sequela di eventi, dalla spazzatura di Napoli
alla vendita di Alitalia, che sta compromettendo seriamente la credibilità delle
istituzioni. Il Governo in carica ha perso tempo prezioso a dibattere delle
cose più assurde, perdendo però di vista quelle più importanti. Sono dell altro
giorno le stime, fornite dal presidente dell Antitrust, Antonio Catricalà, sul
numero delle famiglie che versano in gravissime difficoltà economiche, a
causa dell aumento delle rate dei mutui sulle case: oltre cinquecentomila,
quelle in grave affanno, e più di centomila a rischio di insolvenza. Come se
non bastassero questi problemi, ci si mette poi pure la Cina a complicare le
cose. Dopo molti anni durante i quali, soprattutto da parte dei Governi di
centrosinistra, si è permesso ai prodotti alimentari cinesi, spesso in cattive
condizioni, di invadere i nostri mercati; adesso dobbiamo pure sentirci la
reprimenda da parte di Pechino per la presunta diossina nelle mozzarelle
campane. Forse sarebbe il caso di cominciare a bloccare l ingresso di tutte le
merci cinesi in Italia, ma se si parla di dazi, solo per proteggere le nostre
aziende messe in ginocchio dalla concorrenza sleale, ci sono i soliti falsi
democratici e liberali a gridare allo scandalo. [Data pubblicazione:
04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dopo due corposi
rimbalzi tornano le vendite a Piazza Affari. Gli energetici consentono al listino
di limitare i danni grazie alla fiammata del greggio. Riparte Fiat (+1,16%). Brusca frenata di Stm (-4%). Storna il settore
cemento-costruzioni che ha esultato per la vittoria dell Expo. Fari spenti su Alitalia, sospesa all indomani dalla
rottura con Air France-Klm che incassa a Parigi il 2,44%. [Data pubblicazione:
04/04/2008].
( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Carioni:
infrastruttura legata al territorio Pedemontana accelera grazie all Expo
Alessandro Morelli Pedemontana, la Lombardia si fa strada. Non solo con l
infrastruttura che dal 2010 al 2015 vedrà cantieri aperti per gran parte del
Nord Lombardia ma anche nel tessuto sociale della Regione. Per questo ieri la
Provincia di Como ha ospitato un convegno dal titolo Pedemontana: quando una
strada può fare società con il sociologo Aldo Bonomi che ha illustrato quanto
sia importante condividere il progetto dell opera con le realtà locali, dai
Comuni fino alle associazioni, combattendo il sindacalismo istituzionale e
puntando alla compensazione dei problemi di ogni soggetto interessato. All
incontro hanno partecipato anche il presidente della Provincia di Como,
Leonardo Carioni, l assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo,
il presidente della Società Pedemontana Lombarda, Fabio Terragni e numerosi
esponenti del terzo settore lariano e brianzolo. La nuova autostrada
interesserà un area a forte sviluppo in cui sono presenti 800mila imprese con
oltre 2milioni di addetti. "Per questo, dopo aver tracciato un profilo
dell opera - spiega Carioni - puntiamo al suo ritorno di immagine sul
territorio. Questa arteria era attesa da decenni e oggi possiamo parlarne
grazie all impegno dei rappresentanti nelle istituzioni che hanno portato fondi
nelle casse del Nord. Primo tra tutti - afferma ancora il presidente lariano -
Giancarlo Giorgetti che nella scorsa legislatura è riuscito a far finanziare i primi
lotti dell opera, facendone partire l iter. Sul territorio noi abbiamo poi
spinto per portare avanti i progetti. Oggi diamo la prova della politica del
fare e non del parlare". Un autostrada fondamentale per lo sviluppo della
Lombardia e non solo, visto che si collegherà a Malpensa. "In questo modo
si ridurranno i tempi di percorrenza dei nostri concittadini - dice Carioni -,
diminuendo nel contempo l inquinamento e migliorando la qualità della vita. In
questo quadro si inseriscono poi le realtà del territorio. Penso alle piccole
banche cooperative e agli enti locali che possono essere parte attiva nella
realizzazione diventando non semplici azionisti da portafoglio ma soci
attuatori di una realtà propria ". Dall assessore Cattaneo poi è venuto un
auspicio: "Sono convinto - ha affermato - che la vittoria dell Expo
spronerà il futuro Governo a trovare rapidamente i 415 milioni necessari per
gli ultimi lotti delle tangenziali di Como e Varese". Un arteria
importante anche per Malpensa "oggi servita dalle strade
molto meglio di Fiumicino (la Pedemontana si aggiungerà alle due già collegate)
che con il treno" dice Cattaneo che definisce scellerata la scelta di Alitalia. Il presidente Terragni,
infine, si è detto fiducioso su un ulteriore taglio dei tempi di ultimazione
dell opera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Le reazioni Estrema
unzione e titoli a 1 cent Deutsche Bank fa crollare a 1 centesimo di euro il
prezzo-obiettivo delle azioni di Alitalia e conferma per i titoli della ex compagnia di bandiera il rating
"sell", cioè consiglia di vendere. Gli analisti tedeschi vedono
nell'amministrazione controllata il destino più probabile per la compagnia e
ritengono che anche se si materializzasse un'altra offerta, difficilmente i
titoli Alitalia sarebbero
valutati più di 0,01 euro, dato che l'offerta di Air France di 0,09 euro
già conteneva un premio per il valore strategico di asset come le rotte.
"Altro che un esorcista", come aveva detto l'ex presidente Maurizio
Prato. "All'Alitalia" scrive il Wall Street
Journal "servono ristrutturazioni, in mancanza delle quali l'unica cosa
che resterà da fare sarà chiamare un prete qualunque, per darle l'estrema
unzione". Il quotidiano finanziario americano è critico con il governo,
con i sindacati e anche con le iniziative nei confronti di Alitalia
del candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, che ha bocciato Air France e
caldeggiato una soluzione italiana.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Retroscena Il
destino già subito da Alpi Eagles E l'Enac prepara il declassamento: licenza
provvisoria ALESSANDRO BARBERA ROMA A litalia come Alpi Eagles. Mentre i
sindacati continuano a prendere tempo, convinti che la vecchia compagnia di
bandiera possa continuare a volare contro le leggi del mercato, entro pochi
giorni l'Enac, ente per l'aviazione civile, potrebbe revocare ad Alitalia la licenza permanente di operatore aereo. Un regolamento
comunitario impone alle autorità di controllo sul traffico aereo di garantire
la solvibilità delle compagnie nei confronti delle società di manutenzione: se
manca la liquidità, gli operatori - soprattutto i più piccoli - possono essere
indotti a risparmiare sui controlli di sicurezza o a tagliare sulle
manutenzioni. Fino allo scorso autunno Alitalia dichiarava di avere liquidità
per un anno. L'aumento del prezzo del petrolio ha cambiato rapidamente il
quadro: oggi nelle casse della Magliana ci dovrebbero essere 250 milioni di
euro; solo a febbraio Alitalia ne ha bruciati tre al giorno. Con l'applicazione del
piano Prato di sopravvivenza e i tagli su Malpensa, dal primo aprile le perdite
si sono più o meno dimezzate. Nella migliore delle ipotesi Alitalia
può sopravvivere un paio di mesi, forse fino a giugno. L'Enac è dunque
costretto a monitorare la situazione mese per mese. L'ultima verifica aveva
permesso la conferma della licenza grazie alla prospettiva di una imminente
ricapitalizzazione da un miliardo di euro offerta da Air France-Klm. Ora,
decaduto il contratto di esclusiva con i franco-olandesi, Alitalia
si trova senza garanzie. Fra mercoledì e giovedì, subito dopo la verifica sulla
situazione finanziaria, il presidente dell'Enac Vito Riggio ha già convocato il
nuovo presidente Aristide Police. Se Police non avrà con sé nuove carte, entro
la fine del mese Alitalia verrà declassata e dovrà
accontentarsi di una licenza temporanea per sei mesi. L'ultima a subirlo
qualche mese fa è stata Alpi Eagles, una delle mille compagnie italiane poi
fallita sotto il peso dei debiti. Nella storia dell'Enac il ritiro della
licenza permanente è il preludio del fallimento o dell'amministrazione
straordinaria: è accaduto alle minuscole Club Air, Air Sicilia e a Volare. Per
evitare l'umiliante declassamento, Police dovrà ottenere garanzie bancarie, o
un prestito-ponte e un piano industriale che confermi la ricapitalizzazione in
poche settimane. Ma al momento l'unica prospettiva concreta è quella del
commissariamento: in questo caso la licenza non potrà che essere temporanea. Ma
anche per ottenere questo tipo di licenza Alitalia
dovrà dimostrare di aver predisposto un piano di sopravvivenza che le permetta
di rientrare al più presto fra gli operatori stabili del settore. Una
condizione, al momento, tutt'altro che certa.
( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I SINDACATI E L'AZIENDA
CERCANO LA STRADA PER GARANTIRE LA SOPRAVVIVENZA DELLA COMPAGNIA NEI PROSSIMI
MESI Alitalia guarda già al dopo elezioni ROMA Il
segnale più evidente che la partita slitterà quasi certamente al dopo-elezioni
arriva dalla riunione fra azienda e sindacati: le nove
sigle hanno preso l'impegno a collaborare con i vertici per garantire ad Alitalia la sopravvivenza. Grazie al
piano Prato sono già a terra 27 aerei fra i più vecchi e Alitalia forse può resistere in
solitudine fino a tutto giugno. Da Parigi è risuonato il silenzio assordante
seguito alla rottura delle trattative con Air France-Klm. Palazzo Chigi
e i sindacati sono ormai convinti che lo spazio con Jean Cyril Spinetta per
chiudere prima delle elezioni non ci sia più. Il sottosegretario Enrico Letta,
incaricato dal governo e dal Partito democratico di ricucire, non può in così
pochi giorni dare garanzie né sul fronte sindacale, né tantomeno sul
comportamento del nuovo governo. Lo si capisce anche qui da alcuni segnali: le
sigle di categoria negano di aver fatto dietro-front, Raffaele Bonanni dice di
preferire "la soluzione Lufthansa", Silvio Berlusconi boccia sia i
francesi che i tedeschi. Per lui quel che conta è che Alitalia
"rimanga in mani italiane". Di chi, lo sapremo dopo la sua
(possibile) vittoria. Tutti sanno però che l'offerta dei franco-olandesi resta
- nonostante la rottura delle trattative - l'unica realistica prima della
ristrutturazione forzata dalla legge Marzano. Lo sanno (ma non lo dicono) i
sindacati e il centro-destra, lo dice esplicitamente Letta: "L'offerta di
integrare Alitalia nella più grande compagnia del
mondo è un'occasione troppo importante per perderla". Tutto il Partito
Democratico (ma anche parte del Pdl) spera dunque che il filo con Parigi almeno
non si interrompa. "Stiamo cercando di capire se quella di Air France-Klm
è una rottura definitiva o no", diceva ieri senza giri di parole Pierluigi
Bersani. Per questo fonti di Palazzo Chigi garantivano che almeno fino a
domenica si farà di tutto per ritessere la tela. Letta ne ha parlato giovedì ai
leader di Cgil, Cisl e Uil, ieri con D'Alema, Bersani, il nuovo presidente di Alitalia Aristide Police e con l'ambasciatore presso il
Cavaliere, ovvero lo zio Gianni Letta. Verso sera, appena atterrato a Londra, il
sottosegretario ha fatto il punto al telefono anche con Prodi. Il tentativo è
quello almeno di riaprire il tavolo di trattativa, se possibile prima delle
elezioni. Lunedì a Parigi c'è un consiglio di amministrazione di Air
France-Klm. Martedì Alitalia darà la situazione
aggiornata sullo stato dei conti, mercoledì è previsto un nuovo incontro
azienda-sindacati. Se nel frattempo Letta sarà riuscito a convincere Parigi,
Spinetta (o uno dei suoi più stretti collaboratori) potrebbe tornare a Roma
almeno per dare un segnale distensivo. A Parigi restano però in silenzio: per
sapere cosa ne pensano bisognerà forse aspettare l'esito del consiglio e
l'atteggiamento dei soci olandesi di Klm, da sempre freddi all'integrazione con
Roma per via del fallito accordo del 1998. I sindacati di categoria,
preoccupati per il crescente malumore dei lavoratori, sperano che Parigi
accetti. "Siamo disposti ad ogni tipo di accordo", dice Claudio
Claudiani per la Fit-Cisl. Un accordo "digeribile", aggiunge per la
Cgil Fabrizio Solari. Marco Veneziani della Uil invece rivendica la bontà della
scelta di lasciare il tavolo prima delle elezioni e critica la condotta dei
colleghi nella trattativa con una parafrasi calcistica: "Rilanciare
all'88esimo mi è parso un errore bello e buono". Il tono dei leader di
categoria tradisce comunque la preoccupazione crescente per il clima dentro Alitalia: ieri si sono formati due comitati spontanei pro
Air France-Klm. Il primo di circa 250 fra piloti e assistenti di volo, un altro
di 400 fra i dipendenti di terra. \.