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DOSSIER “ALITALIA”

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Alitalia: gli sprechi del cargo che ha 180 piloti per 5 aerei di Gianni Dragoni  (Il Sole 24 Ore 5-4-2008)

 

 

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«Penso che i piloti dell'Alitalia non vivano in un mondo reale. Chiederò anch'io di essere assunto da questa compagnia. Potrebbe essere la mia grande occasione». In volo da Roma a Chicago, Mike Varney, giovane pilota britannico, si stupiva nell'apprendere che i piloti dell'Alitalia volavano solo 40 ore al mese. La metà degli standard cui era abituato.
Era il primo febbraio 1995. Varney, 34 anni, era in affitto all'Alitalia, con gli equipaggi-canguro della Ansett, la compagnia australiana cui si era rivolto l'amministratore delegato, Roberto Schisano, per abbattere i costi dei voli intercontinentali.
Detto il Texano per i modi diretti, Schisano si scontrò con i piloti, la categoria più potente all'Alitalia (senza di loro non si vola), per farli volare di più e ridurre i costi, fuori mercato.
Schisano noleggiò due Boeing 767-300 Er, nuovi di zecca arrivati da Seattle, ma registrati in Australia, completi di piloti e hostess, con un contratto di wet lease («affitto bagnato» la traduzione letterale, ma priva di significato). «L'anno scorso ho volato 850 ore», puntualizzò il comandante dell'aereo, Andy Tate di Glasgow. L'equipaggio proveniva dalla compagnia charter britannica Air 2000, noleggiato da Ansett per appaltarlo ad Alitalia.
Invece a Roma Schisano non riusciva a convincere l'Anpac a far volare i pronipoti di Aquila selvaggia tre-quattro ore in più al mese, rispetto alle 40 della loro routine, con stipendio medio di 160 milioni lordi di vecchie lire l'anno.
Negli anni successivi la produttività è aumentata. Ma i piloti Alitalia (l'anno scorso l'organico medio era di 2.140) volano ancora circa il 14% in meno delle altre grandi compagnie, in media 52 ore al mese contro le circa 60 di Air France, Lufthansa o Iberia. Questo mostrano gli ultimi dati delle statistiche riservate di Aea, l'associazione europea dei vettori, che Il Sole 24 Ore ha consultato.
In media i piloti Alitalia nel 2005 hanno volato 580 ore a testa (non sono disponibili presso Aea i dati 2006), contro le 628 di Air France, 644 di Iberia, 674 di Lufthansa. Nel 2006 i piloti Air France hanno volato 641 ore, Iberia 650, Lufthansa 650. I 903 piloti della piccola Swiss, erede della fallita Swissair, hanno volato 571 ore nel 2005, un po' meno di Alitalia, ma 640 nel 2006.
Torniamo al primo volo degli equipaggi-canguro. La parabola del Texano, nominato nel febbraio 1994 dall'Iri presieduto da Romano Prodi, con Renato Riverso presidente, si avvicinava alla fase discendente. In conflitto con i piloti, sgradito alle liturgie Iri, dove il direttore generale era Enrico Micheli, ora sottosegretario a Palazzo Chigi, Schisano fu revocato il 19 ottobre 1995.
Cadde in una trappola tesa dall'Anpac, presieduta da Giovanni Erba. L'uomo forte però era il giovane vicepresidente Augusto Angioletti, poco più che trentenne. Il 14 e il 15 giugno 1995 i voli dell'Alitalia furono paralizzati dalle emicranie in massa dei piloti. In 200 marcarono visita senza che intervenissero né l'Iri, né il Governo. Il premier era Lamberto Dini, con sottosegretario Lamberto Cardia, attuale presidente Consob.
Per uscire dalla palude Schisano concesse ai piloti un aumento di 28 milioni di lire annue contro produttività in un accordo segreto firmato il 31 luglio e chiuso in cassaforte. Immediate le indiscrezioni sulla stampa. L'Iri "processò" Schisano e lo licenziò il 19 ottobre.
Il Texano, fratello dell'attuale direttore divisione passeggeri e cargo dell'Alitalia, Giancarlo Schisano, che è stato portato da Giancarlo Cimoli nel 2004, fu allontanato ma i Boeing 767 che ha introdotto come gli aerei giusti per il lungo raggio, meno costoso degli Md11, sono rimasti nella flotta Alitalia. La Ansett invece è fallita nel 2001.
Per un paradosso della burocrazia, mentre il Texano veniva silurato, sulla «Gazzetta Ufficiale» fu pubblicato il decreto del ministro dei Trasporti, Giovanni Caravale, chiesto da Alitalia – ma dieci mesi prima – per poter noleggiare gli equipaggi-canguro.
Angioletti, alfiere della battaglia contro il Texano, fu eletto presidente Anpac nel gennaio 1996. In marzo riatterrò alla Magliana Domenico Cempella, come amministratore delegato, accolto con le fanfare.
Con la consulenza di Pier Domenico Gallo, Angioletti fu promotore dell'accordo innovativo del 1996 tra i sindacati e Cempella: l'azionariato dei dipendenti per salvare la compagnia. Nel giugno 1998 il 20% del capitale fu assegnato gratis dall'Iri (quindi a pagare fu lo Stato) ai dipendenti, in cambio di produttività e della rinuncia a presunti aumenti salariali. Aumenti che, in realtà, non sarebbero stati giustificati in un'azienda in crisi. Ai piloti andò circa il 7% del capitale.
Un anno prima di distribuire le azioni, l'Iri accettò tre rappresentanti dei dipendenti nel cda Alitalia. Ma non ci fu alcun referendum per eleggerli. Entrarono tre sindacalisti, cooptati dal cda Alitalia il 16 maggio 1997: Angioletti, Guido Abbadessa leader della Filt-Cgil e Giuseppe Surrenti della Fit-Cisl. I sindacati entrarono nel cda lo stesso giorno in cui veniva approvato il disastroso bilancio 1996, con 1.210 miliardi di lire di perdite (625 milioni di euro). Più che un azionariato dei dipendenti, un azionariato sindacale.

Per qualche anno all'Alitalia non ci furono scioperi. Ma il risanamento non riuscì. Il 25 ottobre 1998 ci fu l'avvio del controverso piano Malpensa, nell'aprile 2000 Klm ruppe l'alleanza. Con l'Alitalia nel caos le azioni dei dipendenti, che per tre anni non potevano essere vendute, persero gran parte del valore. La promessa di Angioletti & C. di far guadagnare i lavoratori con le azioni si è rivelata un'illusione.
Ma la carriera del sindacalista Angioletti continuò a correre. Il 2 aprile 2001, durante la gestione di Francesco Mengozzi, il presidente del sindacato piloti entrò nel comitato esecutivo Alitalia, a fianco degli uomini di punta dell'Iri: Pietro Ciucci, Vincenzo Dettori, Maurizio Prato e Carlo Tamburi, oltre a Mengozzi e al presidente, Fausto Cereti.
Il comandante-sindacalista aveva ambizioni da manager. Il 7 settembre 2001 Angioletti fu nominato amministratore delegato di Eurofly, società charter di Alitalia. Non è chiaro per quali meriti professionali. Aveva lasciato in aprile la presidenza del sindacato, nel cda Alitalia gli subentrò Michele Cicia.
In dicembre un'altra vittoria dell'Anpac. I 19 sindacalisti dei piloti processati per interruzione di pubblico servizio per le emicranie in massa che nel giugno 1995 avevano sconvolto i voli Alitalia furono assolti dal Tribunale di Roma perché il fatto non sussiste. Tra gli assolti c'era Angioletti.
L'ex presidente dell'Anpac ha quindi pilotato la cessione di Eurofly dall'Alitalia verso i fondi lussemburghesi di Banca Profilo, che lo hanno confermato alla guida della società. Non solo. Nel deliberare la vendita il 30 luglio 2003 il cda Alitalia ha concesso opzioni a Eurofly, poi esercitate, per comprare dalla compagnia 13 Md82. Il prezzo non è stato reso noto, si è parlato di due milioni di dollari ad aereo.
Il comandante Angioletti non si è fermato lì. L'ex sindacalista dei piloti ha portato in Borsa Eurofly a fine 2005. Un flop per chi ha comprato le azioni. I risultati della società sono stati negativi, le azioni hanno perso valore. A fine 2006 Eurofly è passata sotto il controllo di Meridiana, l'ex sindacalista è uscito dalla società.
Nel 2004 la retribuzione di Angioletti come a.d. di Eurofly è stata di 882mila euro lordi. Come pilota Alitalia nel 2000 aveva uno stipendio da dipendente di 126mila euro lordi, risulta dal bilancio 2000 della compagnia. Il successore Michele Cicia, più giovane, nel 2002 aveva una retribuzione lorda di 91.400 euro da Alitalia.
Capire qual è lo stipendio dei piloti e confrontarla tra le compagnie è un esercizio difficile. Molte voci e maggiorazioni possono far lievitare gli stipendi, né ci sono dei dati pubblici e ufficiali. Secondo i dati riservati dell'Aea, nel 2006 i piloti Alitalia (comandanti compresi) hanno avuto uno stipendio complessivo medio di 121mila euro al lordo delle tasse, come quello dei piloti di British Airways.
Più alta, secondo i dati Aea, la busta paga media dei piloti di Iberia (147mila), Lufthansa (153mila), Air France (170mila). Più basso lo stipendio dei piloti Swiss (108mila).
Questi dati risentono anche della flotta e della rete delle compagnie. Alitalia ha un'attività maggiore nel breve raggio (Az Express) e scarsa nell'intercontinentale, dove si guadagna di più. Secondo fonti sindacali, lo stipendio minimo, di un pilota con due anni di anzianità, è di 64mila euro lordi annui all'Alitalia, contro i 76mila di Iberia e gli 81mila di Lufthansa. L'Anpac ha invece smentito che lo stipendio massimo raggiungibile da un comandante all'Alitalia sia di 240mila euro l'anno rispetto a (260mila a Air France e 240mila a Iberia).
Ma sulle buste paga possono influire voci seminascoste. Come l'indennità lettino rinnovata a fine 2003 tra Alitalia e i piloti (Anpac e Up) per la monetizzazione del riposo non goduto su quattro aerei B767 privi del lettino per la pausa-sonno. L'indennità oscillava tra 720 euro mensili del pilota e 1.200 del comandante, con un massimo di 1.800 euro. E veniva riconosciuta a tutti i 350 piloti del B767, anche se non volavano sui quattro aerei senza giaciglio. Un privilegio che nel 2005, almeno così dicono i sindacati, è stato abolito.
Curiosa la vicenda del settore cargo che Air France avrebbe chiuso perché perde 71 milioni all'anno. Con soli cinque aerei Md11, ci sarebbero stati da 135 a 180 esuberi: come dire 30-40 piloti ogni aereo. Sembrano parecchi visto che l'equipaggio è di due piloti.
Il potere dell'Anpac è sempre fortissimo, da qualche anno il presidente è Fabio Berti. Durante la gestione Cimoli sono stati sostituiti, perché sgraditi all'Anpac, il direttore del personale Alitalia Massimo Chieli e il direttore operazioni di volo, Pier Franco Prato, rimpiazzato da Alfonso Pacini, iscritto al sindacato. Seconda puntata


 

Report "Alitalia 2"

Pizze, casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora) ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse

Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti.

Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: proprio nel giorno in cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo "inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale.

Trattativa più vicina ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ALITALIA Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance.

Appesi al lo di Spinetta. E alle dimissioni di Prato ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: oggi Alitalia fa i conti con gli spettri di un futuro tanto più oscuro quanto più incerto. Se il premier Prodi da Bucarest ha auspicato che prevalga il buon senso e che riprenda la trattativa, ieri pomeriggio si è riunito il cda di Alitalia (che ha convocato per oggi i sindacati) per decidere sulle dimissioni rassegnate dal presidente Maurizio Prato.

Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica ( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: approfitta della vicenda Alitalia per confermare la sua lettura politica generale: Berlusconi paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro Malpensa-Alitalia. I democrat hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che quella del 31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si ipotizzava una rottura della trattativa come quella di due giorni fa:

Pecorarorifiutal'immunità ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 2008 alitalia nella bufera 05/04/2008 il governo insiste: c'è solo air france 05/04/2008 Roma. Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo fra i sindacati e Air France sul dossier Alitalia. Lunedì il consiglio d'amministrazione del gruppo d'Oltralpe si riunirà per fare il punto della situazione, mentre mercoledìè previsto un vertice fra sindacati e la nostra compagnia di bandiera.

I tassi non scenderannofa più paura l'inflazione ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ricordate il presidente di Alitalia Giancarlo Cimoli, che guadagnava 190 mila euro al mese mentre Alitalia andava a fondo? Difficile dimenticarlo, proprio adesso che Alitalia sta andando veramente a fondo, probabilmente grazie anche al suo prezioso (su questo non c'è dubbio) apporto professionale.

Scuola e Università sono fantasmi per i partiti ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 000 bidelli che sulle aperture e le chiusure non sono meno bellicosi -tanto più che il loro posto è vitalizio- dei dipendenti dell'Alitalia, che agnellini non sono. Sotto il titolo "Autonomia fa migliore educazione", -uno stilema da "Io speriamo che me la cavo"-, si continua a oscillare tra "sistema nazionale" e "autonomia" corredata dall'immancabile "articolazione sul territorio".

Alitalia aspetta il voto ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non è detto però che Alitalia non vada incontro alla disfatta. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 05/04/2008 ' 05/04/2008 la cordataitalianaHo rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori affinché Alitalia resti italiana. È la direzione da seguire silvio berlusconileader del Pdl 05/04/2008.

Fiumicinopasseggeriin aumento ( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: trasferimento di voli Alitalia da Milano Malpensa a Roma Fiumicino. Il punto della situazione emerge in seguito all'incontro avvenuto ieri tra l'Enac, Alitalia, AdR Aeroporti di Roma, Enav e Assoclearance per una valutazione degli effetti sull'operatività dell'aeroporto in concomitanza della ridefinizione del network Alitalia con l'avvio della stagione estiva del trasporto aereo.

Il sud incapace di fare sistema - massimo villone ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: peraltro adesso scongiurato, di un rinvio del voto del 13 e 14 aprile, per un simbolo che esce diritto dal passato. Intanto, la battaglia su Malpensa continua, la trattativa con Air France si interrompe, il presidente di Alitalia si dimette, la compagnia di bandiera rischia di portare i libri in tribunale. SEGUE A PAGINA X.

Sud incapace di fare sistema - massimo villone ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

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Aeroporti, la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pagina IX - Bari La crisi Alitalia senza conseguenze, a Bari e Brindisi altro record di passeggeri Aeroporti, la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre I pugliesi hanno voglia di volare. Per diletto o necessità, non s'arresta l'incremento dei volumi di traffico negli aeroporti pugliesi.

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Brilla telecom, ondata di realizzi su seat ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Canal grande - antonio dipollina ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Il cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito ( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)
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Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
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Penultimo venerdì istruzioni per l'uso ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
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Argomenti: Alitalia

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Abstract: Resta il fatto che scorrendo il film dell'Alitalia le responsabilità del sindacato esistono, ma appaiono modeste se rapportate a quelle di chi dirigeva l'Alitalia. Prendiamo gli anni in cui inizia il declino, la fine degli anni 90, l'inizio del duemila, con il manager Domenico Cempella.

Il Tg5 e la cordata ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Nella breve nota redazionale, per introdurre il servizio di Manuela Riva, si racconta di come si stia tentando di ricondurre i vertici di Air France al negoziato. Di riportarli insomma alla Magliana. E quindi, il commento. Testualmente: "Speriamo che non sia davvero troppo tardi, perché non si vedono alternative al di là delle chiacchiere della politica al ritorno di una

Bondi o Moretti? Parte il toto-commissario ( da "Unita, L'" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma il fallimento di Alitalia è entrato già nell'immaginario collettivo. Tanto che, ieri, sono cominciati a circolare i primi nomi sul commissario che, se ogni trattativa per riportare Air France al tavolo fallisse e non si manifestassero altri compratori, potrebbe ritrovarsi la patata bollente fra le mani.

Alitalia non vuole fallire e riparte <da sola> ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da Milano Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì 7, a Parigi, consiglio di amministrazione di Air France. Martedì 8, a Roma, cda di Alitalia. Mercoledì 9, incontro Alitalia-sindacati. Fino all'8 il titolo della compagnia resterà sospeso in Borsa; e ieri la Deutsche Bank ha indicato come prezzo 0,01 euro e ha confermato: "Vendere"

E Spinetta si tiene pronto a calare due carte segrete ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: del governo Prodi è vista in questo momento da Air France come un incoraggiamento a mantenere la linea dura nei confronti dei lavoratori di Alitalia: prendere o lasciare. Intanto il quotidiano Le Figaro titola un suo articolo con queste parole: "Air France-Klm scoraggiata dalla maledizione Alitalia". Ma se si tratta di una "maledizione", perché ci tengono tanto a portarsela a casa?

Nasce un comitato che dice sì all'accordo con AF ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che il consiglio di amministrazione di Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior parte dei dipendenti Alitalia al piano che la compagnia d'oltralpe ha presentato, dissociandosi contemporaneamente dal piano alternativo proposto dalle organizzazioni sindacali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

In rialzo utilities ed energia ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Debole Air France (-1,5%) dopo il rimbalzo dell'altro ieri seguito allo stop delle trattative con Alitalia. In modesto rialzo Francoforte (+ 0,32%) e Zurigo ( +0,72%). A fine giornata poco mossa Wall Street: Dow -0,02% e Nasdaq +0,3%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

Anticipazioni ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia APAGINA l2 Azienda e sindacati, il 9 nuovo round Pecoraro APAGINA l5 Il ministro indagato: rinuncio all'immunità Parmalat APAGINA l10 Bancarotta societaria, Geronzi a giudizio.

Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: opinione Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la crisi finale di Alitalia. In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica campagna della destra.

Tra rabbia, paura e ruffiani i lavoratori si ricompattano ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: i lavoratori dell'Alitalia si ritrovano in un'assemblea infuocata dove buona parte della smagliatura viene alla fine ricucita. "Colletti bianchi coi tacchi a spillo", li ha bollati qualche giornale che pure ne ha enfatizzato il gesto. "Ma chi sono?", vien da chiedere mentre gli interventi si susseguono al microfono.

L'Usigrai: La Rai come la compagnia di bandiera ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La Rai rischia di fare la fine dell'Alitalia. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, ieri ha rilanciato l'allarme che il consigliere di amministrazione Sandro Curzi aveva affidato alle colonne del Corriere della sera. La riforma non può più attendere, dev'essere l'impegno dei primi cento giorni del prossimo governo,

L'ora dei diplomatici a Parigi ( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sindacati e Alitalia d'accordo nel portare avanti il piano stand alone e garantire la continuità operativa Francesco Piccioni Tra i tanti giochi in corso intorno alla vicenda Alitalia, ce n'è uno che stanno facendo in molti: eliminare il sindacato. E in questo settore sembra in effetti più facile che in altri.

Alitalia Il salvataggio ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Alitalia Il salvataggio \\ Raffaele Bonanni Bisogna riportare Spinetta al tavolo. Non abbiamo capito perché sia fuggito. Cosa ci si aspetta da un sindacato? Non può che difendere i lavoratori.

Bonanni rilancia la carta della Lufthansa ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: secondo indiscrezioni, continua a lavorare sul dossier Alitalia, forse insieme con il fondo americano Tpg, per riemergere solo in caso di commissariamento della compagnia. "Lufthansa - spiega Bonanni - sostiene in pari modo gli interessi di Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi.

Tremonti: protezionismo? Sì, ma <alla Bonino> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese, che fa gola a tanti". Cosa farete sul fronte della lotta all'evasione fiscale? "Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria".

I quattrocento ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prima Pagina - data: 2008-04-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Settegiorni di Francesco Verderami E VELTRONI CHIESE AIUTO A EPIFANI I quattrocento di Roma non saranno i 40mila di Torino, ma quei colletti bianchi di Alitalia che manifestano contro i sindacati rappresentano un allarme per Veltroni. CONTINUA A PAGINA 9.

Lo steward scopre lo sciopero della fame ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da 23 anni in Alitalia come assistente di volo, nell'iniziare lo sciopero della fame in appoggio di Air France-Klm. "La mia - ha spiegato il capo-cabina - non è un'iniziativa contro i sindacati, ma per far sì che rivedano la loro posizione. Altri sei-sette colleghi hanno aderito alla mia iniziativa.

E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia è per Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della stesura del programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la "marcia dei 400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni lavoratori della società aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro: "Ma in questo momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito -

Il più giovane ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Il più giovane Aristide Police, classe 1968, chiamato al vertice di Alitalia, è il più giovane presidente nella storia della compagnia.

<Ma non è come nell'80> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in Alitalia non vedo nessuna delle due situazioni". Benvenuto, storico leader della Uil (ha lasciato l'incarico 16 anni fa per darsi alla politica) ritiene che alla fine "Alitalia è solo un'operazione di ristrutturazione che si deve fare con le regole di mercato mentre i fatti di Torino del 1980 avevano una forte carica ideologica,

Qui Lina ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 autore: di LINA SOTIS categoria: BREVI Qui Lina Roberto Maroni diceva: "La Lega Nord fa il tifo affinché la trattativa con Air France fallisca". Il presidente di Alitalia, Prato, dimettendosi ha detto: "Quest'azienda ha una maledizione". La maledizione continua. lsotis@corriere.it.

Dorfles: sono i furbetti del made in Italy ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: passando dalla vicenda Alitalia. Come appare il made in Italy in queste settimane? "Come volete che appaia? - risponde il grande critico d'arte - Come è sempre stato. Un Paese di furbetti e truffatori. Di persone litigiose e poco affidabili". Speranze di cambiare? "C'erano, negli anni '50 sino ai '70, perché era tanta la voglia di ricostruire.

ROMA Spuntano nella cordata italiana le Ferrovie Nord Milano. Sarà lunedì prossimo il gio ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia (nella foto il nuovo presidente Aristide Police). Il cda di Air France dovrà infatti decidere se riaprire il negoziato, tornando al tavolo con i sindacati dopo la durissima rottura dei giorni scorsi. In queste ore il governo, con il sottosegretario Enrico Letta, sta cercando di convincere Spinetta e le sigle sindacali ad aprire uno spiraglio nella trattativa prima delle

I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'ope ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: SABBATUCCI I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'operato dei loro rappresentanti sindacali nella trattativa con Air France non possono non far pensare ai quarantamila colletti bianchi che, sfilando a Torino il 14 ottobre 1980, decretarono la fine di una drammatica vertenza con la Fiat e insieme di un'intera stagione del sindacalismo italiano.

LA MARCIA dei Trecento ha lasciato il segno. Dopo i "colletti bianchi" si muovo ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il testo è stato diffuso ieri sera via sms, invitando esplicitamente l'Air France a prendere "in considerazione l'adesione delle maggior parte dei dipendenti Alitalia". Piloti e assistenti di volo si dicono stanchi di "fare le farfalle imbalsamate in collezioni altrui, rivogliamo la nostra identità individuale di dipendenenti".

La tua opinione ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 63,3 No R 36,7 La domanda di oggi Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

O rmai ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pier Ferdinando Casini gli ha già ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe "una polpetta avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso che "fra due o tre mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua emergenza. L'addio malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a Bucarest, alla fine del vertice Nato,

Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quante mani si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo, imperterrito, tenta di riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio dir niente altrimenti la Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va su e giù e manca appena una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il titolo, invece.

<Corporazione inutile e impotente> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La vertenza Alitalia è emblematica. I sindacati non pensano all'interesse collettivo, ma sono arroccati nella difesa degli interessi di singole categorie. In questo senso ritengo che siano diventati corporazioni. Ma senza godere dei privilegi delle caste".

<Ma il consenso della base c'è ancora> ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pensa alla vicenda Alitalia? "è l'esempio più attuale e forse più clamoroso. Quello che sta accadendo dimostra come i sindacati, anche di fronte a situazioni drammatiche, abbiano assunto una tendenza a difendere posizioni consolidate, senza tenere conto delle conseguenze".

Sindacati, la casta in crisi ( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la casta in crisi Diritto di veto e iscritti insofferenti Il caso Alitalia: la difesa dei privilegi N ella remota eventualità che riescano a mettersi d'accordo, le ultime quattro sigle delle 43 organizzazioni sindacali scolastiche potrebbero perfino convocare un tavolo di scopone scientifico, in virtù del loro solitario iscritto.

Alitalia parla Orlando Corradi ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal fallimento,

Segue carniti ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Giorgio Benvenuto ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma Spinetta".

MILANO - Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono impr ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono imprenditori interessati, ce ne sono taluni forti che si sono rivolti anche a me. Il dottor Ermolli, che sta seguendo la vicenda, ha in mano i nomi". Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ieri è tornato a ribadire che "la cordata italiana è pronta".

ROMA Lunedì il cda di Air France, martedì il cda di Alitalia, mercoledì un n ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: martedì il cda di Alitalia, mercoledì un nuovo incontro tra i vertici della Magliana e i sindacati. Ecco la scaletta delle prossime puntate sulla vendita di Alitalia. Il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, sta facendo una spola telefonica tra Parigi e le sedi sindacali per cercare di smussare gli angoli al fine di riportare al tavolo le controparti.

ROMA - La missione affidata a Enrico Letta è scongiurare il no definitivo di Air Fra ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dove peraltro Spinetta dovrà vedersela con componenti interni da sempre fredde e sospettose verso Alitalia) pretendono un passo indietro dei sindacati, un segnale di "penitenza" dopo la rottura. Inutile dire quanto la cosa sia complicata. Da 48 ore ormai Enrico Letta, ricevuto il mandato da Prodi, si sta dedicando a tempo pieno al dossier Alitalia.

ROMA - Fiumicino tocca il massimo della ricettività, ma non inciampa. È positivo il primo ( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ufficiale sul trasferimento dei 180 voli Alitalia da Milano-Malpensa a Roma-Fiumicino. L'operatività dello scalo romano ha superato la prova, stando ai numeri emersi nel tavolo tra Enac, Alitalia, Adr (società di gestione degli scali romani), Enav e Assoclearance. La fotografia scattata ieri dall'Enac dice, infatti, che i passeggeri transitati a Fiumicino in questi ultimi giorni,

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa ( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi.

Nuovo round, Mercoledì si ricomincia ( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese.

L'Fmi stacca la Spinetta ( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E sulla vicenda Alitalia torna in ballo AirFrance. Il Fondo monetario internazionale dimezza le previsioni: "Più 0,3 per cento nel 2008". Dirigenti e steward della compagnia aerea di bandiera contro il sindacato: "Trattiamo". Il governo preme sui francesi, mercoledì nuovo incontro Economia in crisi.

La mancata vendita è il simbolo dell'Italia che non cambia ( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il giorno dopo la rottura della trattativa per la privatizzazione di Alitalia, il Fondo monetario internazionale (Fmi) annuncia che i suoi uffici studi hanno dimezzato le nostre stime di crescita per il 2008: allo 0,3% rispetto allo 0,6% computato all'inizio dell'anno ed all'1,5% ipotizzato quando è stata costruita la legge finanziaria.

Alitalia cerca una via di salvezza ( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: scioglie il nodo sul possiibile ritorno al tavolo di via della Magliana Alitalia cerca una via di salvezza Per scongiurare il commissariamento, sindacati e Alitalia si concentrano su un piano di emergenza che garantisca all'azienda di andare avanti almeno per la stagione estiva. Nella speranza che il consiglio di amministrazione, martedì prossimo, confermi la continuità aziendale.

Sacconi: Sindacato colpevole. Corporativo come al solito ( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La prima responsabilità della vicenda Alitalia è del governo ma anche il sindacato ha tirato fuori tutta la sua propensione corporativa". Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia e ex sottogretario picchia duro sulle responsabilità del disastro della compagnia di bandiera. Quanta responsabilità ha il sindacato nella situazione della compagnia?

Alitalia non vuole fallire e riparte "da sola" ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì 7, a Parigi, consiglio di amministrazione di Air France. Martedì 8, a Roma, cda di Alitalia. Mercoledì 9, incontro Alitalia-sindacati. Fino all'8 il titolo della compagnia resterà sospeso in Borsa; e ieri la Deutsche Bank ha indicato come prezzo 0,01 euro e ha confermato: "Vendere"

Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una delusione" ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: dov'è l'errore? "L'errore è stato infilarsi a testa bassa in una trattativa, prima scegliendo il competitore e rimandando a dopo le questioni politiche". Colpa di Prodi, quindi? "Prodi ha sbagliato nella trattativa. E poi ha sbagliato, in modo grave, ad attaccare i sindacati".

La sfida bertinottiana per il nuovo soggetto della sinistra unita ( da "Liberazione" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia: "Una compagnia aerea di bandiera è indispensabile per un Paese come l'Italia. Non importa - è l'opinione del candidato della sinistra, in perfetta solitudine - l'assetto proprietario purché risponda al suo compito strategico". E' per questo che "tagliando i livelli occupazionali si fa un'operazione contraria proprio a quella che la compagnia francese fece a suo tempo per

Alitalia, avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo indietro ( da "Liberazione" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: governo spera di ricucire lo strappo Alitalia, avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo indietro Roberto Farneti Garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi per scongiurare ipotesi di amministrazione straordinaria e commissariamento. E' questo il primo obiettivo di azienda e sindacati, dopo la decisione di Air France di abbandonare il tavolo della trattativa.

Ecco come si può davvero aiutare il Tibet ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia.

Alitalia, Prodi rincorre Air France ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma la compagnia deve restare italiana" Alitalia, Prodi rincorre Air France Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve restare italiana" --> ROMA Alitalia non deve finire in mano ai francesi, ma neppure ai tedeschi. Silvio Berlusconi chiude anche all'ipotesi Lufthansa e ribadisce la propria linea in difesa del tricolore.

Tremate, il Cavaliere è diventato europeista ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Per capire il peso che Berlusconi dà all'Europa nella sfida elettorale al centrosinistra, basta leggersi le sue dichiarazioni. "Vede - spiegava pochi giorni fa a un giornalista straniero - oggi è abbastanza difficile dare un ruolo internazionale all'Italia che ha subito e sta subendo un calo d'immagine incredibile con il caso dei rifiuti di Napoli che ci ha proiettato nel

Se anche in economia vince chi fugge ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia rincorre Air France Se anche in economia vince chi fugge L'Alitalia rincorre Air France --> Le trattative con Air France per la vendita dell'Alitalia si sono interrotte mercoledì scorso. In questi giorni, il governo si è detto di nuovo disponibile a riaprire il dialogo, dopo il dietro front dei sindacati rei di aver tirato troppo la corda e fatto fallire l'

Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" ( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: viaggio da premier lo farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: "Fare una trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso.

Il Financial Times mette in dubbio che Alitalia, a questo punto, possa ancora essere salvata. Il quo ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Perché è chiaro a tutti che l'Alitalia ha ormai raggiunto la fine della pista". Ma il Ft corregge tanto pessimismo concedendo un'estrema possibilità alla compagnia e fa il nome di un possibile salvatore: se c'è uno che può farcela è "Enrico Bondi, l'uomo che è riuscito a rimettere in sesto i conti e la gestione di Parmalat".

Una fiche per Alitalia Ho sentito ieri nei diversi telegiornali il candidato premier del P ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a proposito di Alitalia, auspicare da parte dei "suoi colleghi imprenditori" il salvataggio della italianità della compagnia di bandiera non solo mediante un impegno di centinaia di migliaia di euro, ma anche mediante l'impegno di una "fiche simbolica". A questo punto non capisco se si tratta di una cordata o di una.

L opposizione: <Trattativa non trasparente> ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "Con Alitalia - dichiara il leader de La Destra - siamo nel casino generale per colpa dell irresponsabilità collettiva che ha portato la compagnia al centro di una campagna elettorale in cui tutti hanno giocato contro tutti e soprattutto contro i lavoratori".

In ginocchio da Air France ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che vede l ombra del fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni politiche e sulle amministrative di Roma. Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile.

La sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -.

Fiducia in Malpensa Le istituzioni lombarde continuano a investire sullo scalo ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: proprio perché inadatto non solo per Alitalia ma anche - e soprattutto - per il nostro aeroporto. Un unione forzata, senza alcuna supervisione imparziale e corretta da parte delle istituzioni centrali, che fino ad oggi ha portato all esclusione di altre compagnie che avrebbero potuto salvare Alitalia senza mettere in ginocchio il nostro hub.

La certezza del voto è un diritto dei cittadini Il Governo ha fatto vacillare pure questa ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vendita di Alitalia, che sta compromettendo seriamente la credibilità delle istituzioni. Il Governo in carica ha perso tempo prezioso a dibattere delle cose più assurde, perdendo però di vista quelle più importanti. Sono dell altro giorno le stime, fornite dal presidente dell Antitrust, Antonio Catricalà, sul numero delle famiglie che versano in gravissime difficoltà economiche,

Borsa, cala dopo il doppio rimbalzo Danni limitati grazie agli energetici ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Brusca frenata di Stm (-4%). Storna il settore cemento-costruzioni che ha esultato per la vittoria dell Expo. Fari spenti su Alitalia, sospesa all indomani dalla rottura con Air France-Klm che incassa a Parigi il 2,44%. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

Pedemontana accelera grazie all Expo ( da "Padania, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: oggi servita dalle strade molto meglio di Fiumicino (la Pedemontana si aggiungerà alle due già collegate) che con il treno" dice Cattaneo che definisce scellerata la scelta di Alitalia. Il presidente Terragni, infine, si è detto fiducioso su un ulteriore taglio dei tempi di ultimazione dell opera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

Estrema unzione e titoli a 1 cent ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: obiettivo delle azioni di Alitalia e conferma per i titoli della ex compagnia di bandiera il rating "sell", cioè consiglia di vendere. Gli analisti tedeschi vedono nell'amministrazione controllata il destino più probabile per la compagnia e ritengono che anche se si materializzasse un'altra offerta, difficilmente i titoli Alitalia sarebbero valutati più di 0,

E l'Enac prepara il declassamento: licenza provvisoria ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Fino allo scorso autunno Alitalia dichiarava di avere liquidità per un anno. L'aumento del prezzo del petrolio ha cambiato rapidamente il quadro: oggi nelle casse della Magliana ci dovrebbero essere 250 milioni di euro; solo a febbraio Alitalia ne ha bruciati tre al giorno.

Alitalia guarda già al dopo elezioni ( da "Stampa, La" del 05-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le nove sigle hanno preso l'impegno a collaborare con i vertici per garantire ad Alitalia la sopravvivenza. Grazie al piano Prato sono già a terra 27 aerei fra i più vecchi e Alitalia forse può resistere in solitudine fino a tutto giugno. Da Parigi è risuonato il silenzio assordante seguito alla rottura delle trattative con Air France-Klm.


Articoli

Pizze, casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora) (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

FEDERICO ORLANDO Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il generale gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale, Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse (assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere? ARMANDO COFELICE, PESCARA Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si concludono degnamente 15 anni di transizione dalla prima alla ipotetica terza repubblica, contrassegnati da un sostanziale non governo del paese. Nell'interregno, hanno ripreso piede poteri estranei alla democrazia politica, in primo luogo il clericalismo impiccione predivorzio e il sindacalismo tuttofare anni Settanta. I risultati sono simbolicamente questi che lei cita: i governi latitano e si fanno sostituire dai sindacati nelle trattative con potentati economici (e politici) stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno sui propri poteri in materia elettorale, rimettendosi a quella monumentale accolita di marziani che è il Tar del Lazio e in genere la giustizia amministrativa; lo stato rinuncia alla sua non negoziabile laicità ? scritta nella Costituizione e pubblicamente calpestata ? e permette alla Chiesa non già di occupare spazi pubblici per la religione (che è perfettamente lecito in ogni ordinamento liberale, anzi ne fa parte) ma di aspirare alla guida politica della società (come, per altri interessi, fece il pansindacalismo). Così molti cittadini per un verso fuggono dalla politica alla non partecipazione, consentendo ai governi degli scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento, di sentirsi ancor più sciolti dall'obbligo di fare e di rispondere al paese; per un altro verso riscoprono la cultura della contestazione, dopo la generazione delle egoistiche indifferenze che ha prodotto, appunto, il non-stato, il non-governo, la non-politica, i non-partiti, e ceduto funzioni di governo a chiese, sette, corporazioni, sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima repubblica? La nostra ipocrisia arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli per i pomodori antidemocratici di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di salotto comunista borghese sono scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo sempre la signora Mafai) s'è degnato di strapparsi almeno un pelo per l'attentato di Pisa, dove un medico e un farmacista hanno rifiutato i contraccettivi a due cittadine che, a norma di legge, li chiedevano (è stato ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a 18 carati, per un caso analogo verificatosi quando era lei ministro della sanità, piombò come un fulmine di guerra sugli "obbiettori" (obbiettori o cucchiai d'oro?) e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in piazza dei nuovi settantasettini incattiviti, invece dei girotondini che ne furono la coda goliardica. Il non governo, i savanorola, la cultura delle guerre di civiltà che predicano, spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere colpo su colpo. Una bella spinta alla crisi della democrazia.

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Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, Police presidente per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti.

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Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

S C R I P T A M A N E N T Zingaretti batte Berlusconi e pure Veltroni PANORAMIX La metafora Il miglior titolo è, senza dubbio, quello del Riformista: "L'Italia è di nuovo nelle mani della Dc". Si può sorridere, ma certo non c'è da stare allegri, come scrive Massimo Franco nella sua nota sul Corriere della Sera: "Il simbolo di un partito quasi invisibile che si richiama nostalgicamente alla Dc potrebbe bloccare il voto del 13 e 14 aprile prossimi. E questo proprio nel giorno in cui Air France abbandona la trattativa per l'acquisto di Alitalia, ritenendo "inaccettabili" le richieste dei sindacati. Sembra la nemesi grottesca di tutto quello che si è cercato di esorcizzare nelle settimane scorse: il ricatto delle forze minori, i fantasmi di un ritorno al passato, e il declino progressivo dell'immagine del paese a livello internazionale. Non è facile spiegare all'estero, ma anche all'opinione pubblica italiana, che forse non si voterà perché il Consiglio di stato ha riammesso a dieci giorni dal voto un partitino escluso dal Viminale. Una volta tanto, sembrano tutti d'accordo: è una vicenda che rischia di coprire di ridicolo l'Italia". Riemerso dal sottobosco scudocrociato col simbolo della Dc, il movimento guidato da Giuseppe Pizza, scrive ancora Franco, "per ora tiene tutti col fiato sospeso". E chiede che Amato ammetta di essersi sbagliato: "Il ministro non lo fa. E il titolare dello scudocrociato, conteso dall'Udc, fa capire che potrebbe accontentarsi di una campagna elettorale abbreviata, in cambio di un sostanzioso risarcimento politico". Conclusione: "È una trattativa emblematica, nella sua scarsa trasparenza, giocata tra formalismi giuridici e promesse sottobanco. Il problema è che dilata la sensazione di una politica prigioniera dei propri riti e della propria impotenza; assorbita da questioni marginali, e condannata a perdere di vista scelte strategiche per l'economia del paese". Sistema-paese Che fine ha fatto l'interesse generale? E il metodo che ha portato l'Italia ad aggiudicarsi con Milano l'Expo 2015? Perché questa vittoria, che segue di pochi mesi l'altro successo conseguito all'Assemblea generale dell'Onu con la moratoria sulla pena di morte, scrive Giovanni Sabbatucci sul Messaggero, "lascerà molto probabilmente una traccia positiva negli scenari del dopoelezioni e potrà anche rappresentare un precedente significativo, un modello di gestione comune di alcune questioni di interesse nazionale!. Potrebbe servire, ad esempio nella vicenda Alitalia. Serve "a un paese in difficoltà". Sabbatucci non sta parlando "di una grande coalizione come panacea di tutti i mali italiani" ma sceglie l'orizzonte di un bipolarismo maturo che sappia declinare l'interesse generale, senza quella contrapposizione muscolare che ha caratterizzato tre lustri della vita politica italiana. Il terzo incomodo Per finire, una segnalazione dalla Stampa all'indomani delle conferenze stampa tv dei due principali candidati a Palazzo Chigi. Nel suo "taccuino elettorale" Marcello Sorgi offre ai lettori i risultati di ascolto. Veltroni ha fatto più share di Berlusconi. Ma entrambi, sottolinea, sono stati sconfitti dal commissario Montalbano. Si potrebbe scrivere che Zingaretti ha battuto Berlusconi e pure Veltroni.

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Trattativa più vicina (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA Veltroni pungola il governo e fa asse con i sindacati per non perdere AirFrance Pressing del Pd. Trattativa più vicina GIANNI DEL VECCHIO Fare della moral suasion nei confronti dei sindacati affinché mettano da parte qualche pretesa e riannodino i fili con AirFrance. E contemporaneamente spingere il governo a intervenire attivamente nella vicenda per agevolare una nuova partenza della trattativa. Su questo doppio binario si articola la strategia veltroniana per uscire dall'empasse in cui s'è infilato il negoziato sulla vendita di Alitalia. Con qualche primo apprezzabile risultato, visto che sia i sindacati che il governo si sono attivati per riprendere il dialogo con la società transalpina. Tutti hanno notato che dal momento in cui l'ad Spinetta ha deciso di alzarsi dal tavolo e prendere il primo volo per tornare Parigi, mercoledì sera, l'unica forza politica, insieme ovviamente alla Sinistra arcobaleno, che non ha buttato la croce addosso ai sindacati è stato il Partito democratico. Contemporaneamente mentre ieri sui giornali impazzavano articoli e dichiarazioni incandescenti nei confronti della controproposta sindacale al piano francese, il leader del Pd ha ricordato che la vera responsabilità della rottura è da attribuire a Berlusconi e al suo atteggiamento ostile verso AirFrance. Parole molto diverse da quelle di Prodi, che invece ha individuato nei rappresentanti dei lavoratori gli unici responsabili, nonostante sia lui che l'ad Prato fossero a conoscenza del piano sindacale. Una dicotomia, quella Prodi-Veltroni, che è continuata per tutta la giornata e che si spiega con la volontà del leader del Pd di non incrinare i buonissimi rapporti che ha ormai stretto con le tre confederazioni. Basti pensare alla totale sintonia che si respirava sabato scorso alla Conferenza operaia di Brescia del Partito democratico. Una specie di luna di miele, confermata indirettamente anche dalle dichiarazioni dei segretari di categoria di Cgil e Cisl. "Le parole di Prodi sono state vergognose mentre quelle di Veltroni sono di buon senso; l'ex sindaco di Roma è l'unico che non ha strumentalizzato Alitalia", confida Mauro Rossi della Filt-Cgil. "Quella del Pd è una posizione seria, peccato che invece il governo fa lo scaricabarile", aggiunge Claudio Claudiani della Fit- Cisl. Del resto al loft sono convinti che in una situazione come questa inimicarsi il sindacato avrebbe solo l'effetto di portare più velocemente la compagnia di bandiera verso il commissariamento. E che l'unica soluzione sia collaborare con i rappresentanti dei lavoratori per non farsi sfuggire AirFrance. Una strategia che per ora ha dato i primi frutti: tutte e nove le sigle sindacali hanno fatto sapere di voler riprendere la trattativa con i francesi. "La mossa di Spinetta ? spiega Claudiani ? è tipica di una trattativa complessa come questa. Non vedo una chiusura netta ma uno solo uno stop intermedio. Si può riprendere in qualsiasi momento a negoziare". "Siamo a disposizione ? aggiunge Rossi ? e siamo anche disponibili a dare ai francesi il tempo necessario per riflettere sulla nostra proposta". Contestualmente alla collaborazione con i sindacati, Veltroni pretende anche che il governo esca dall'ombra per incidere attivamente sulla trattativa: "Mi auguro che l'esecutivo assuma la regia per evitare a molti lavoratori dell'Alitalia e dell'indotto gravi difficoltà". Anche in questo caso il leader del Pd si associa alle critiche portate dai sindacati circa l'assenteismo governativo. Il segretario della Cisl, Bonanni, ha infatti accusato Prodi di averli lasciati soli a negoziare con Spinetta. Anche stavolta gli stimoli veltroniani hanno provocato effetti immediati: il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Enrico Letta, è stato incaricato di trovare entro 48 ore una mediazione fra sindacati e compagnia francese per poter riavviare la trattativa in empasse.

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Appesi al lo di Spinetta. E alle dimissioni di Prato (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

LA TRATTATIVA   TUTTO IN 48 ORE: IL GOVERNO AL LAVORO PER RIANNODARE UN DIALOGO SPEZZATO Appesi al lo di Spinetta. E alle dimissioni di Prato RAFFAELLA CASCIOLI Quarantotto ore per sopravvivere. Per riannodare i fili del dialogo. Per tornare al tavolo. Per scongiurare il commissariamento come anticamera del fallimento. Quarantotto ore di passione per l'Alitalia, ma anche per un'Italia, che gioca tutta la sua credibilità di paese che accoglie chi investe e non lo caccia a pedate. E così, dopo la sbattuta di porta del numero uno di Air France, Jean-Cyril Spinetta, il governo italiano ha deciso di tentare il tutto per tutto per verificare se sia possibile riannodare i fili della trattativa tra il colosso franco-olandese e i sindacati per la vendita di Alitalia. Una corsa contro il tempo affidata, al termine di una riunione di due ore che si è svolta ieri mattina a palazzo Chigi (presenti i ministri Bersani, Bianchi e Tps), al sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta che avrà a disposizione 48 ore di tempo per cercare di riavviare un confronto in assenza del quale il futuro di Alitalia sembra ormai segnato. Nel paese della sceneggiata e degli psicodrammi collettivi, tutti sperano che quella di mercoledì sia la classica rottura all'italiana e che Spinetta, il corso, abbia trovato la chiave per piegare le resistenze sindacali oltre che politiche. Precipitata nell'ignoto senza forse essersene resa neanche conto, oggi Alitalia fa i conti con gli spettri di un futuro tanto più oscuro quanto più incerto. Se il premier Prodi da Bucarest ha auspicato che prevalga il buon senso e che riprenda la trattativa, ieri pomeriggio si è riunito il cda di Alitalia (che ha convocato per oggi i sindacati) per decidere sulle dimissioni rassegnate dal presidente Maurizio Prato. Se infatti Tps ha sollecitato il cda di Alitalia a "provvedere a porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo dell'azienda", non c'è dubbio che se il Cda respingesse le dimissioni di Prato vorrebbe dire che gli spiragli della trattativa con Air France esistono ancora. In caso contrario ci sarebbe il commissariamento. Scatterebbe, infatti, in caso di insolvenza la legge Marzano già utilizzata nel 2004 in occasione del crac del gruppo agroalimentare Parmalat visto che il prestito-ponte da 300 milioni di euro potrebbe essere concesso dallo stato italiano, secondo quanto stabilito da Bruxelles, solo in presenza di una trattativa. Come è noto la legge Marzano prevede la nomina di un commissario straordinario incaricato di studiare un'eventuale ristrutturazione del gruppo o decretarne il fallimento. Lo spettro dei casi Sabena, la compagnia di bandiera belga, e Swissair, fallite e poi risorte ridimensionate, spaventano più della perdita di un'italianità che, al momento, sta a cuore solo a Berlusconi. Uno scenario tanto più cupo se si pensa che ieri Lufthansa ha smentito ogni interesse sulla vicenda così come i russi dell'Aeroflot. Se gli spazi di manovra con il passar delle ore si riducono, non solo l'Alitalia continua a perdere ogni giorno un milione di euro ma anche che la tumultuosa trattativa sta pesando in modo consistente sulle quote di mercato visto che le prenotazioni internazionali e intercontinentali si sono ridotte del 40%. Ieri per tutta la seduta il titolo Alitalia è stato sospeso, mentre le azioni Air France-Klm hanno chiuso a Parigi con un progresso del 2,43%. Il mancato accordo con la compagnia francese si è fatto sentire anche su Gemina (-9,39%) che controlla Adr e quindi Fiumicino. E così mentre per tutta la giornata Letta trattava con i sindacati e restava in contatto con Spinetta che a Parigi si è seduto al tavolo di un nuovo negoziato per il rinnovo del contratto di hostess e steward di Air France, sono in molti a chiedersi in Europa se la campagna italiana del colosso franco-olandese sia definitivamente conclusa. Se non c'è dubbio che Air France sia in una posizione di forza, sono in molti oggi quelli che Oltralpe sostengono che il gruppo franco-olandese sia uscito indenne dalla rottura del negoziato. Gli investitori apprezzano la fermezza di Parigi, tuttavia sono in molti a non credere che sulla vicenda si sia detta l'ultima parola. Tuttavia, vista dal quartier generale di Roissy, la vicenda appare paradossale: si fa fatica a capire chi, sull'orlo del fallimento, parla di fantomatiche cordate o avanza contropiani senza forza contrattuale.

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Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPA ON-LINE" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

LA CAMPAGNA ELETTORALE Il fallimento, spettro bipartisan, turba la politica MARIO LAVIA La politica vuole scottarsi il meno possibile con la patata bollente-Alitalia. Non è il momento. Non fosse altro perché, con tutta evidenza, non sa bene che pesci prendere. L'idea del fallimento però terrorizza tutti, e a ben vedere anche per Berlusconi potrebbe essere un problema calare le carte, soprattutto se in mano avesse solo una coppia non vestita: insomma un bluff. Mentre già si intravede il palleggio delle responsabilità, Walter Veltroni reclama "la regia" del governo ma si dice convinto che "la politica deve stare fuori". È uno spazio strettissimo. Ed è comprensibile la sua cautela: il Pd maledice la rottura della trattativa coi francesi ma non può prendersela esplicitamente con i sindacati. Il candidato del Pd ha spiegato il suo pensiero: "Questa è una mina per tutti. Con la differenza che noi siamo responsabili e non facciamo polemiche né con i sindacati né con Air France. Loro invece giocano con una questione drammatica". Per ora Berlusconi se la gode: ha lavorato per il fallimento della trattativa con Spinetta e ancor di più per mettere in imbarazzo il governo Prodi. Ieri se n'è uscito così: "Rivolgo nuovamente l'appello all'orgoglio degli imprenditori. Nel loro interesse bisogna salvare l'Alitalia. Agli imprenditori dico che non bisognapartecipare con milioni e milioni, basta una fiche". Ora, perché il Cavaliere sente il bisogno di fare un appello se ha da giorni i nomi della cordata in tasca? La domanda è dunque sempre la stessa: chi c'è ? se c'è ? dietro Bruno Ermolli? Il fantasma dell'iniziativa italiana aleggia ma continua a non materializzarsi, si può star certi che sarà così per un bel pezzo. Intanto Alitalia è nel caos, ma chi se ne importa della prospettiva del fallimento: "La domanda va posta a chi ha responsabilità di governo. Io sono all'opposizione". Carte ancora coperte, dunque, ma è una non-politica. È propaganda elettorale. E Casini approfitta della vicenda Alitalia per confermare la sua lettura politica generale: Berlusconi paga dazio alla Lega, vera colpevole del disastro Malpensa-Alitalia. I democrat hanno un'altra linea. Piazza sant'Anastasia non mai mai creduto che quella del 31 marzo fosse una dead line realistica, anche se certo non si ipotizzava una rottura della trattativa come quella di due giorni fa: si pensava che lo spazio fosse più ampio, forse indotti da un certo semplicismo dei sindacati. Ora, l'unica carta in mano a Veltroni è quella della ripresa del negoziato con i francesi. Uno che ha passato la vita ai tavoli delle trattative come Franco Marini vede ancora spazi: "L'appello che faccio e lo dico prima alla parte italiana, i sindacati ed anche ad Air France di far prevalere la razionalità e ricucire questo strappo così drammatico che c'è stato". È la posizione di Veltroni, e dello stesso Prodi, mentre D'Alema attacca Berlusconi: "Si è fatto di tutto per far fallire l'unica prospettiva possibile agitando alternative che non appaiono e il rischio è che alla fine noi resteremo senza compagnia aerea". Lui lo aveva in un certo senso previsto già il 19 marzo, quando il capo della destra lanciò l'ipotesi della cordata italiana: "Il Cavaliere la vuole far fallire per poi comprarsela a due soldi...". Ci si chiede con una qualche apprensione se la vicenda Alitalia potrà avere una conseguenza sul risultato elettorale. Con Prodi e Padoa-Schioppa, a torto o a ragione, in difficoltà e con un Cavaliere lancia in resta all'insegna della difesa dell'italianità della compagnia, per il Pd potrebbe profilarsi un brutto affare. A meno che la questione, nella sua drammaticità, non venga re-incanalata nei binari del dialogo sociale e finisca nel cono di luce di una possibile via d'uscita. Sempre nella speranza che la trattativa riprenda, cosa su cui nessuno può scommettere un soldo bucato.

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Pecorarorifiutal'immunità (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Favori in cambio di viaggi e soggiorni. È l'accusa della procura di Potenza contro il ministro Pecoraro Scanio, che rinuncia all'immunità 05/04/2008 Roma. Comincia l'ultima settimana di campagna elettorale e i due principali avversari si incrociano in Campania. Berlusconi a Napoli cavalca il caso rifiuti e promette che se ne occuperà in prima persona, aprendo anche un ufficio del governo in città. Chiede molti voti perché"nei primi consigli dei ministri saremo costretti a prendere provvedimenti impopolari e duri". Veltroni a Caserta (e in serata anche nel capoluogo) rilancia la sfida alle mafie "che succhiano le energie di queste terre". Caos sulle trasmissioni elettorali: viene annunciata per venerdì una serata da Bruno Vespa con tutti i 15 candidati, ma proprio Berlusconi e Veltroni sembrano orientati a non parteciparvi. bocconetti e sansa >> 3 05/04/2008 alitalia nella bufera 05/04/2008 il governo insiste: c'è solo air france 05/04/2008 Roma. Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo fra i sindacati e Air France sul dossier Alitalia. Lunedì il consiglio d'amministrazione del gruppo d'Oltralpe si riunirà per fare il punto della situazione, mentre mercoledìè previsto un vertice fra sindacati e la nostra compagnia di bandiera. Attraverso il sottosegretario Enrico Letta, il governo tuttavia insiste: "Non c'è alternativa ad Air France". lombardi >> 2 05/04/2008 Secondo il Fondo monetario il nostro Paese al massimo segnerà un +0,3%. Giù anche le stime per l'Ue. Trichet e Juncker: "Non siamo d'accordo". Draghi: c'è un pessimismo esagerato 05/04/2008 Roma. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ribassa le stime della crescita italiana: 0,3% (contro il precedente 0,6) e tendente allo zero. Giù lo stesso indicatore anche per quanto riguarda l'Eurozona, che non andrà oltre l'1,3% (anziché l'1,8%). Risentita replica della Bce e dell'Eurogruppo, che ritengono "non condivisibili" le valutazioni dell'organismo di Washington. E anche il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, avverte: "I problemi ci sono, ma vedo un esagerato pessimismo". servizio >> 17 commento di massimo baldini >> 15 05/04/2008.

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I tassi non scenderannofa più paura l'inflazione (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ricordate il presidente di Alitalia Giancarlo Cimoli, che guadagnava 190 mila euro al mese mentre Alitalia andava a fondo? Difficile dimenticarlo, proprio adesso che Alitalia sta andando veramente a fondo, probabilmente grazie anche al suo prezioso (su questo non c'è dubbio) apporto professionale. Periodicamente vengono rese pubbliche le classifiche degli stipendi e delle liquidazioni dei supermanager che spesso lavorano in aziende che non vanno certo a gonfie vele e che chiedono sacrifici ai lavoratori e anche agli azionisti. In queste occasioni i comuni mortali tendono (poveri ingenui) a scandalizzarsi. Gli esperti e i politici però considerano chi critica gli stipendi d'oro con una certa aria di superiorità: "Sì vabbé, ma non è questo il problema, sono grandi professionisti, non banalizziamo, è il mercato, ecc. ecc.". Salvo non riuscire mai a spiegare bene perché un manager italiano deve guadagnare cifre così esorbitanti e di gran lunga superiori a quelle dei suoi colleghi europei. Le spiegazioni a questo proposito non devono essere granché neppure in Svizzera tanto che gli elvetici, che con il denaro hanno un rapporto tanto intenso quanto pragmatico, hanno deciso di indire un referendum per l'abolizione dei superstipendi. Il comitato di iniziativa popolare ha infatti ufficialmente raccolto le centomila firme necessarie per indire la consuiltazione. Lanciata da un piccolo imprenditore, la proposta ha come scopo far decidere agli azionisti i salari dei consiglieri d'amministrazione e dei manager e chiede l'abolizione delle buonuscite milionarie. I promotori hanno raccolto 114.260 firme, e piuttosto facilmente, sulla base dell'iniziativa lanciata da Thomas Minder, proprietario dell'azienda di cosmetica "Trybol" a Sciaffusa. "Le remunerazioni percepite negli ultimi anni da parte dei manager ai massimi livelli nelle imprese svizzere quotate in borsa sono cresciute in modo esponenziale. Stipendi milionari sono diventati uno standard", denunciano i promotori sul loro sito, "il dirigente di una grossa azienda farmaceutica in Svizzera guadagna circa 44 milioni di franchi svizzeri l'anno e l'ingordigia non conosce limiti". La proposta, che riguarda le società svizzere quotate in borsa, chiede che gli azionisti possano votare in occasione dell'assemblea generale sull'importo delle retribuzioni del consiglio d'amministrazione, della direzione e del comitato consultivo. Secondo i dati citati dalla stampa svizzera, i dirigenti delle 100 più grandi aziende in Svizzera guadagnano in media 2,3 milioni di franchi all'anno, mentre cresce la differenza salariale media tra gli impiegati meno pagati ed i vertici aziendali. Probabilmente per molti dei nostri osservatori si tratta di un disdicevole caso di antipolitica, se non di vero e proprio qualunquismo. Come dire: non ci si può più nemmeno fidare della cara vecchia Svizzera. E pensare che lì si sta parlando di aziende private; chissà che cosa avrebbero fatto se si fossero trovati alle prese con i nostri mitici boiardi di Stato. Campagne come questa "Contro le retribuzioni eccessive" nel nostro Paese sono però impensabili. Stipendi e privilegi dei supermanager e dei subpolitici non si toccano. Però potremmo forse pensare anche noi a un piccolo referendum "Contro le retribuzioni eccessive". Anzi, eccessivamente... basse. galletta@ilsecoloxix.it 05/04/2008.

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Scuola e Università sono fantasmi per i partiti (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Giorgio bertone Aumenti di stipendio, sconti e tasse "in saldo", bonus vari. La campagna elettorale pare un discount. Uno dei fondamenti della globalizzazione, la riduzione dell'economia a tecnica finanziaria, sembra proiettato in scala minima sul portafoglio degli italiani. Cenerentola oltre la mezzanotte, quindi in time out, la scuola e l'Università. Il che implica che, di fatto, i partiti pensino che agli elettori interessi non "la buona conduzione della casa comune" nel medio e lungo periodo (economia), ma solo il din din degli spiccioli, pochi, benedetti e tangibili (si spera). E, cosa dite?, magari nel loro cinismo i partiti ci azzeccano? Eppure il sistema scolastico, ogni tanto, riceve la consacrazione massmediale dell' "emergenza": gli studenti italiani non sanno la matematica; nel Sud e nelle isole tre studenti su quattro non sanno perché sulla Terra si alternino il giorno e la notte. Il Secolo XIX ha appena pubblicato i risultati di un sondaggio tra studenti liceali e universitari. Moro? Un giudice ucciso dalla mafia. Craxi? Un Presidente della Repubblica. I rami del Parlamento? Tre. Ma non occorrono le statistiche del pendulo PISA (Programme for international student assessment) per intuire che siamo al 57° posto, o che la metà dei ragazzi italiani non è in grado di capire elementarmente un brano di lettura. Basta frequentare un poco l'Università (gli esami, ricordo, sono pubblici, chiunque può assistere). Difficile trovare uno studente di Lettere che sappia fare una sintesi, un riassuntino di un discorso orale. A volte persino leggere ad alta voce è una faticaccia. Quanto alla scrittura, nemmeno a parlarne. Con le dovute eccezioni, s'intende, rare e forti. Un gruppo di docenti di una certa fama ha così firmato con mano oramai anchilosata dalle tante sottoscrizioni di appelli, l'ennesimo. Una lettera aperta ai partiti e ai candidati, in una conferenza dal titolo: "Scuola: un partito trasversale del merito e della responsabilità". Tra gli altri: Gian Luigi Beccaria, Remo Bodei, Giulio Ferroni, Sergio Givone, Aldo Schiavone. In qualche modo anche in appoggio alle sia pur timidissime e vereconde modifiche (per fortuna non "riforme") del ministro Fioroni. Ovvero: esami di maturità con mezza commissione esterna, ripristino degli esami di riparazione (eliminati nel 1995 dal Parlamento all'unanimità su proposta di un politico il cui leader candidato premier oggi proclama la necessità, addirittura, del numero chiuso all'Università), ma con una ridenominazione così contorta ("sospensione del giudizio") e soprattutto una preoccupazione donnaprassediana per coloro che devono recuperare, che ha finito per scaricare sulle spalle di presidi e professori l'organizzazione di una didattica supplementare che di fatto scardina la già infernale vita "normale" degli istituti. Un'ultima iniziativa si è inventato Fioroni: "L'introduzione (già il 17 giugno prossimo, ndr) di una prova a carattere nazionale, uguale per tutti gli studenti del terzo anno della media inferiore che affrontano l'esame, con la funzione di integrare gli elementi di valutazione di cui già dispongono gli esaminatori, verificando anche i livelli di apprendimento conseguiti dagli studenti in alcune discipline oggetto della stessa prova". Voi come la capite? In parole pauperrime, provo a tradurre così: io, ministro, di fronte a tante promozioni a pieni voti, di fronte ai dati reali, al divario tra Nord e Sud, etc, mica mi fido degli esami locali, perciò introduco una duplice prova nazionale (matematica e italiano) per dare una regolatina dall'alto e fare una verifica incrociata. Se è così, sacrosanto. Di stile un po' bizantino, ma sacrosanto e coraggioso. C'è dunque una tendenza, di base e di vertice, per quanto debole e isolata, in favore di una scuola, se non più seria, meno ilarotragica. Alcuni dei firmatari del manifesto trasversale a suo tempo si erano già opposti allo spezzatino universitario del 3+2, una delle più grandi sciagure, specie nelle facoltà umanistiche, dove oggi si consuma la fiera dei debiti (spesso mai estinti) e dei crediti (elargiti occhiutamente a piene mani). E proprio nel mentre spuntano studenti che cominciano a chiedere valutazioni secondo il merito, più esercitazioni scritte, tesi serie. Ebbene: che ne rimane di tutto questo fruttuoso dibattito nei programmi elettorali? Ben poco. Pare che i partiti lo ignorino del tutto. E che ignorino persino i propri ministri. Corre voce mediatica che il leader democratico abbia lanciato lo slogan dell'abolizione delle tasse universitarie, idea che fa parte del pacchetto discount, non di un progetto culturale di Università. Ignora oltretutto che Blair le tasse universitarie le aumentò, aumentando parallelamente l'accesso ai prestiti per gli studenti. Il Pdl dedica solo poche righe a Scuola e Università (sotto "Servizi", come fosse la Nettezza), ribadendo l'ormai consunto motto delle tre "i" (inglese, impresa, informatica), quando è chiaro che le carenze di base sono in italiano e matematica; ipotizzando la trasformazione delle Università in Fondazioni associative (questa ci mancava); promettendo sostegno alle famiglie per la libera scelta fra scuola pubblica e privata. Traduzione: più finanziamenti agli istituti religiosi, i "diplomifici". Più articolato il programma del Pd (pp.19-21). Maggior peso alla matematica. Nuovi ricercatori. Principi in linea di massima condivisibili. Ma ecco: "l'assicurazione del successo educativo a tutti i ragazzi fino a sedici anni". Tradotto: tutti promossi. Un principio ormai stantio, obsoleto, fallito: non ha fornito ai figli dei meno abbienti gli strumenti per progredire, non ha aiutato i più deboli, ha annoiato i bravi e fortunati che sono precocemente fuggiti all'estero. Ora è chiaro: ha anche favorito quella disposizione psicologica adolescenziale al "tutto mi è dovuto" e al "tutto mi è consentito" che è l'anticamera del bullismo. Un titolo del Programma come "Scuole belle e aperte, anche ai nonni", aperte fino alla sera, ispirerebbe battute o scenette alla Simpson, se tra le tante cose che ostano non ci fosse un esercito italiano, unico al mondo, di 167.000 bidelli che sulle aperture e le chiusure non sono meno bellicosi -tanto più che il loro posto è vitalizio- dei dipendenti dell'Alitalia, che agnellini non sono. Sotto il titolo "Autonomia fa migliore educazione", -uno stilema da "Io speriamo che me la cavo"-, si continua a oscillare tra "sistema nazionale" e "autonomia" corredata dall'immancabile "articolazione sul territorio". Nessun cenno ai fallimenti precedenti, nessun cenno che accolga il work in progress di Fioroni, nessun cenno alla scuola come unica istituzione che promuova l'unità culturale nazionale e garantisca una preparazione uniforme. Come ognuno può andare a controllare: si parla poco, genericamente e a margine della scuola. Ma quel poco e generico cade sotto l'egida della complicazione, se non della confusione. Che qualcuno si ostina a chiamare "complessità". Dunque un bel regalo a chi nel "complesso" vive come in una nicchia di potere residuale. E i 9 milioni di ragazzi che vivono tra scuola e Università? Ognuno per sé e nessuno per tutti. Bussano al tuo studio e ti gridano il loro Sos. Giorgio Bertone è ordinario di Letteratura italiana presso l'Università di Genova. 05/04/2008.

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Alitalia aspetta il voto (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Via i francesi, scatta il piano "stand alone": resistere in attesa delle elezioni Roma. Tutti al capezzale di Alitalia sull'orlo del fallimento. Solo lunedì il vertice di Air France farà sapere se ci sono le condizioni per risedersi al tavolo della trattativa ma intanto i sindacati e l'azienda si preparano al peggio: dopo un primo incontro ieri alla Magliana, un nuovo appuntamento tra le parti è fissato per mercoledì prossimo con l'obiettivo di rendere operativo il piano "stand alone", la via di fuga che è stata predisposta dall'ex presidente, Maurizio Prato, in caso di fallimento della trattativa con i francesi. In sostanza, se la riposta di Air France sarà negativa, scatterà il piano di emergenza che dovrebbe servire a tenere a galla per qualche mese la compagnia, abbandonata se stessa e senza più un compratore. "Stiamo lavorando al piano Prato per vedere se va bene così o servono correttivi", ammettono i sindacati, criticati dai molti lavoratori preoccupati per il futuro dell'azienda dopo la fuga di Jean-Cyril Spinetta. Il piano "stand alone" dovrebbe consentire ad Alitalia di prendere tempo, evitando di imboccare subito la strada di un commissario e del fallimento. Ma si tratta solo di una boccata di ossigeno: a parte l'indebitamento di 1,3 miliardi, in cassa ci sarebbero poco più di 300 milioni di euro, in parte racimolati con i rimborsi Irpeg e la vendita di titoli. Ma la compagnia brucia almeno 100 milioni di liquidità al mese, come mostra il rendiconto di febbraio. I soldi per benzina e stipendi non bastano insomma per arrivare all'estate. Ma bastano per scavalcare la data del voto e al nuovo governo, al quale ormai tutti (compresa l'Air France) guardano per una decisione definitiva sul destino dell'Alitalia, ormai ridotta allo stremo: con il titolo sospeso e quotato quasi come carta straccia da Deutsche Bank che raccomanda di vendere a 1 centesimo, praticamente a livello di fallimento. Questo lo scenario che vede sindacati, azienda e governo alle prese con un improbabile ritorno di Spinetta e una navigazione a vista che non allontana lo spettro del commissario in base alla legge Marzano. L'alternativa potrebbe essere la cordata italiana, invocata e sponsorizzata da Silvio Berlusconi. Il Cavaliere insiste ed esclude anche un coinvolgimento di Lufthansa: "Ho rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani affinché Alitalia rimanga italiana e credo che strada migliore sia continuare in questa direzione". Ma la cordata fatta in casa con chi ci sta dovrebbe però materializzarsi in fretta dopo il voto se si vuole evitare che la compagnia di bandiera collassi e porti in libri in Tribunale. Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, rivela che l'operazione anti-Air France sarebbe nelle mani di Bruno Ermolli, fedelissimo del Cavaliere e suo consulente, che avrebbe già in tasca una lista con i nomi degli imprenditori disposti a prendersi in carico Alitalia, quando i francesi saranno usciti di scena. "Ce ne sono taluni forti che si sono rivolti anche a me", spiega Formigoni. Ma l'operazione, ammesso che si faccia, può decollare solo con il supporto delle banche. E finora ci sono solo le smentite, come quella di Corrado Passera (Intesa) che dice: "Per noi non c'è nulla di nuovo. Non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione". Nel frattempo, il governo lavora per un ritorno alla Magliana di Air France, che fin da ora fa sapere di non essere più disposta a un nuovo braccio ferro con i sindacati dopo la rottura di mercoledì, causata da un rilancio inaccettabile per i francesi. "Occorre riprendere il filo della trattativa. Non c'è altra soluzione", dice il ministro Cesare Damiano. "Sono in corso contatti. E speriamo che tutto vada per il meglio. Noi non vogliamo immaginare scenari drammatici ma certo l'alternativa a un'intesa con Air France non è rosea", spiega il sottosegretario a palazzo Chigi, Enrico Letta, incaricato da Romano Prodi di sondare i francesi. "Stiamo verificando se c'è uno spiraglio o se la rottura è definitiva", aggiunge il ministro Pierluigi Bersani. Non è detto che l'impresa riesca. Anzi le speranze sono ridotte al minimo dato che, come scrive qualche giornale transalpino, il progetto "non ha un carattere vitale per Air France-Klm". Ma l'accordo sarebbe invece ancora vitale per Alitalia, che però sembra non sperare più di tanto in un ripensamento di Spinetta e si attrezza a sopravvivere da sola, con il piano Prato. I sindacati fanno quadrato dopo lo strappo con Air France anche se non mancano le polemiche e cresce la tensione anche tra le nove sigle sindacali impegnate al tavolo di un negoziato che rischia ormai di trasformarsi un naufragio. Dopo le dimostrazioni a Fiumicino dei lavoratori, soprattutto i colletti bianchi, contrari a una rottura con Air France, i sindacati si difendono e annunciano che non sono disponibili a gettare nel cestino il piano alternativo, rifiutato da Spinetta. Una durissima nota unitaria critica i dirigenti, sfilati in corteo per Air France: "Non è accettabile che i massimi responsabili del dissesto si mettano alla testa di contestazioni antisindacali". Ma la tensione sale. "Non è la Caporetto dei sindacati", si sfogano i leader di Cgil, Cisl e Uil. Non è detto però che Alitalia non vada incontro alla disfatta. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 05/04/2008 ' 05/04/2008 la cordataitalianaHo rivolto un appello all'orgoglio degli imprenditori affinché Alitalia resti italiana. È la direzione da seguire silvio berlusconileader del Pdl 05/04/2008.

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Fiumicinopasseggeriin aumento (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I dati Roma. All'aeroporto di Fiumicino in questi ultimi giorni sono aumentati il numero dei movimenti giornalieri e dei passeggeri in transito. I primi hanno toccato punte di 1.070 al giorno a fronte dei 950 movimenti dello stesso periodo dell'anno. I passeggeri transitati nello scalo romano invece vanno da 94.000 a 110.000 al giorno, numeri registrati lo scorso anno durante i picchi di luglio e agosto. È l'Enac a fare un primo bilancio del traffico a Fiumicino, dal 30 marzo a ieri, da quando è avvenuto il trasferimento di voli Alitalia da Milano Malpensa a Roma Fiumicino. Il punto della situazione emerge in seguito all'incontro avvenuto ieri tra l'Enac, Alitalia, AdR Aeroporti di Roma, Enav e Assoclearance per una valutazione degli effetti sull'operatività dell'aeroporto in concomitanza della ridefinizione del network Alitalia con l'avvio della stagione estiva del trasporto aereo. Al Leonardo da Vinci si attendono tuttavia per l'estate e le festività punte di 1.250 movimenti al giorno, ovvero circa 150 movimenti/giorno in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. "Le varie componenti del sistema, pur in presenza del consistente aumento dei voli e dei passeggeri - si legge in una nota dell'Enac - stanno rispondendo positivamente sia per quanto riguarda le procedure di movimentazione decollo ed atterraggio degli aerei, sia per il funzionamento dell'aeroporto e per la gestione dei bagagli". L'altra faccia della medaglia è costituita dai bagagli smarriti o inviati a destinazioni sbagliate. "Nella gestione bagagli si sono registrate alcune limitate disfunzioni che - si spiega nella nota dell'Enac - rientrano però in disguidi fisiologici del sistema. Sono previsti alcuni affinamenti relativi alle procedure di rispetto degli slot. Dal 14 aprile verranno imposte ulteriori restrizioni nella procedura finalizzata al controllo degli slot per eliminare ogni possibile attività effettuata con voli disallineati rispetto allo slot effettivo". Dal 1° maggio, inoltre, con l'attivazione del T5, terminal dedicato ai voli sensibili, si prevede ci siano ulteriori benefici nell'efficienza operativa dell'aeroporto. L'Enac, attraverso il Direttore dell'Aeroporto di Fiumicino e un team di ispettori, continuerà a monitorare quotidianamente il funzionamento dello scalo. 05/04/2008.

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Il sud incapace di fare sistema - massimo villone (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina I - Napoli La polemica Il Sud incapace di fare sistema MASSIMO VILLONE Il letargo preelettorale prosegue. Lo scuote solo il rischio, peraltro adesso scongiurato, di un rinvio del voto del 13 e 14 aprile, per un simbolo che esce diritto dal passato. Intanto, la battaglia su Malpensa continua, la trattativa con Air France si interrompe, il presidente di Alitalia si dimette, la compagnia di bandiera rischia di portare i libri in tribunale. SEGUE A PAGINA X.

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Sud incapace di fare sistema - massimo villone (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina X - Napoli SUD INCAPACE DI FARE SISTEMA MASSIMO VILLONE (segue dalla prima di cronaca) Milano vince per l'Expo 2015. Il Nord detta l'agenda politica. In parte questa egemonia viene dal danno politico e di immagine a noi prodotto dall'affaire rifiuti. Ma c'è qualcosa di più. Soprattutto Malpensa insegna. Politici e istituzioni del nord si sono compattamente schierati a difesa dello scalo milanese, alzando bellicosamente la voce. Mentre un confronto ragionato non si è mai aperto. Non si ricorda, ad esempio, come Malpensa abbia sovraccaricato Alitalia, diventando così un elemento della crisi. Né si dice come alla difficile situazione dello scalo abbia contribuito il proliferare di city airports in tutto l'arco del Nord, al di fuori di una logica di sistema. In breve, non si mette in chiaro come Malpensa sia stato un caso - tutto nordista - di grande spreco di denaro pubblico. Né si mette in chiaro che difendere Malpensa così com'è significa continuare lo spreco. A meno che non si pensi di sacrificare Fiumicino a Malpensa, altra cosa su cui tutti prudentemente tacciono. Berlusconi direbbe che ci hanno messo le mani nel portafoglio, e continueranno a mettercele. In fondo, tra tanti sprechi, uno più uno meno cosa volete che sia. Ma non possiamo non vedere la differenza con le infinite occasioni in cui il Sud ha perso realtà produttive importanti, o ha assistito allo smantellamento della propria storia senza nemmeno abbozzare una difesa, come nel caso Banco Napoli. E vediamo la differenza tra l'Expo a Milano, e i grandi eventi perduti a Napoli, dalla Coppa America al Forum delle culture. Non è solo un problema di immagine. è netta la sensazione che nel sistema politico e istituzionale del paese la divaricazione crescente non sia fatta solo di numeri. Il nord si organizza, riesce a fare sistema, si autorappresenta con forza, ottiene ascolto e risultati. La macroregione del nord esiste già nei fatti. Il Sud non è in grado di fare lo stesso. Monnezza e criminalità organizzata non bastano di per sé a spiegare. Le nostre istituzioni sono più deboli e inefficienti; la politica è più corrotta e clientelare; le amministrazioni sono quasi ovunque in stato comatoso; l'imprenditoria è meno capace e disposta a rischiare; i ceti professionali si chiudono in un gretto localismo attento anzitutto alla greppia delle risorse pubbliche; le università sono - con eccezioni - in fondo alle classifiche; l'opinione pubblica è disattenta, assuefatta ad ogni misfatto, legata in segmenti decisivi al potente di turno. E tra le istituzioni non c'è sinergia. Ogni presidente, sindaco o assessore tira anzitutto per se stesso, o al più per la propria cordata. E finisce che solo qualche trafiletto di stampa locale ci dice che la Campania perde più posti di lavoro di quanti siano a rischio a Malpensa. Ognuno per sé, e nessuno per tutti. Personalizzazione esasperata della politica, clientelismo, familismo, notabilato: oggi vediamo anzitutto in questo l'essere Mezzogiorno. In tali condizioni la competizione territoriale ci vede fatalmente perdenti. Non solo gli equilibri politici in atto sono tutti per il Nord. Dobbiamo anche sapere che nel nostro cosiddetto federalismo accattone lo Stato centrale non avrebbe più - nemmeno se volesse - i poteri e le risorse necessari ad assumere interamente il peso di tenere a galla il paese debole. Dunque, oggi più di ieri, il Sud deve farcela con le proprie gambe. E soprattutto con le gambe di chi lo rappresenta e lo governa. Questo è stato - per me - il senso di una pressante e ripetuta richiesta di discontinuità. La politica che c'è il segnale giusto al Sud non sa, non vuole, non può darlo. Quindi, bisogna cambiare radicalmente persone, progetti, cultura amministrativa e di governo. La competizione elettorale in corso è già un'occasione perduta. A nulla serve il grezzo nuovismo sperimentale di qualche candidatura. Ma subito dopo il voto ne dovremo riparlare. E non meravigliamoci oggi se - a quanto si dice - persino i "leader maximi" sono sopravanzati nell'audience dal Commissario Montalbano. Piace di più anche a me. SEGUE A PAGINA VI.

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Aeroporti, la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina IX - Bari La crisi Alitalia senza conseguenze, a Bari e Brindisi altro record di passeggeri Aeroporti, la crescita continua più 11,2 % nel primo trimestre I pugliesi hanno voglia di volare. Per diletto o necessità, non s'arresta l'incremento dei volumi di traffico negli aeroporti pugliesi. E nonostante le vicissitudini di Alitalia che già preoccupa rappresentanti istituzionali e imprenditoriali, la cancellazione di alcuni voli, anche nel primo trimestre di quest'anno si conferma il trend di crescita del traffico aereo. I due perni restano il "Woityla" di Bari-Palese e il "Papola" di Brindisi: tra arrivi e partenze, i passeggeri sono stati 722.319, l'11,2% in più rispetto ai 649.505 dello stesso periodo del 2007. è quanto si legge in una nota diffusa da Aeroporti di Puglia sul consuntivo del primo trimestre. Da gennaio a marzo 2008 su Bari, sempre tra arrivi e partenze, i passeggeri transitati sono 532.752 passeggeri. Più partenze (268.548) che arrivi (264.204). Transito comunque in crescita dell'11,4% rispetto all'analogo periodo dell'anno precedente che aveva registrato un totale di 478.398 passeggeri. La maggior parte dei passeggeri hanno preso voli nazionali (424.836), con il 6,8% in più rispetto ai 397.687 del 2007. In percentuale aumenta e di molto la crescita dei passeggeri di linea internazionale: dai 58.364 dello scorso anno si è passati ai 90.083 del 2008, con un 54,3% in più. Così da AdP, spiegano il motivo di questo exploit: "Senza dubbio ha contribuito l'avvio dei collegamenti previsti dal bando europeo per la crescita della mobilità aerea". Ottimo anche il dato riferito al movimento aeromobili: nel primo trimestre 2008 i movimenti sono passati da 6.619 (gennaio - marzo 2007) a 7.860, con un incremento del 18,7%. Di questi 5.733 sono riferiti a linea nazionale (+15,6%) e 1.081 (+69,9%) a quella internazionale. Anche per l'aeroporto di Brindisi gli indicatori riportano per il primo trimestre 2008 un sensibile miglioramento rispetto al risultato dell'anno precedente: 189.567 passeggeri, tra arrivi e partenze, contro i 171.107 del 2007, con un incremento del 10,8%. "Analogamente a quanto evidenziato per Bari - spiegano da Aeroporti di Puglia - al buon risultato dell'aeroporto di Brindisi ha contribuito, in maniera consistente, il dato riferito ai passeggeri di linea nazionali passati dai 157.879 del 2007 ai 175.170 di quest'anno, con un incremento del 10,9%". è la stessa percentuale che registra la crescita dei passeggeri di linea internazionale: erano stati 11.624 nel 2007, sono stati 12.841 tra gennaio e marzo 2008. In sensibile aumento i movimenti aeromobili: 2.698 nel primo trimestre 2008 contro i 2.049 dello stesso periodo dello scorso anno, con un incremento del 31,7%. In particolare i movimenti nazionali sono cresciuti del 29,8%, quelli internazionali del 7,7%.

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Alitalia, gelo di air france per adesso niente trattativa - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Alitalia, gelo di Air France per adesso niente trattativa Letta in pressing sui sindacati. Enac: licenze a rischio Nascono due comitati di lavoratori schierati con Parigi ROBERTO MANIA ROMA - Il fallimento dell'Alitalia potrebbe essere più vicino. La giornata di ieri non ha registrato alcun passo avanti per far riprendere il confronto tra i sindacati e l'Air France-Klm, che ha presentato l'offerta per l'acquisto della compagnia italiana. I segnali arrivati da Roissy, dove si trova il quartier generale del gruppo guidato da Jean-Cyril Spinetta non fanno pensare ad alcun cambio di rotta: lunedì il consiglio di amministrazione dovrebbe confermare l'interesse per l'Alitalia ma alle condizioni che sono già state esposte. Dunque nessuna possibilità di una coda negoziale sulla proposta dei sindacati che prevede la partecipazione di Fintecna (finanziaria del Tesoro) all'aumento di capitale di Alitalia e il conferimento della propria quota di Az Servizi. Ipotesi per nulla redditizia, secondo Spinetta. Difficile immaginare che il cda possa pensarla diversamente. In più, dopo aver detto di volere riprendere le trattative con i francesi essendo il piano di Spinetta l'unico concreto, i sindacati, che ieri hanno incontrato i rappresentanti dell'Alitalia, hanno rilanciato le loro proposte. Precisando di non aver compiuto alcuna retromarcia pur essendo pronti a risedersi al tavolo con Spinetta. Così è stato rispolverato il piano messo a punto dal precedente presidente della Magliana, Maurizio Prato, per una missione quasi impossibile: la sopravvivenza dell'Alitalia "stand alone", cioè senza alleanze, almeno fino all'estate. Dietro le quinte continua il pressing di Letta sui sindacati perché tolgano dall'eventuale tavolo la loro contro-proposta. Per Letta non c'è alternativa alla vendita ai francesi. Domani il sottosegretario farà un primo bilancio con il premier, Romano Prodi. Mercoledì è in calendario un nuovo appuntamento tra Alitalia e sindacati. E alla Magliana sono nati due comitati di lavoratori che hanno riconsegnato le tessere ai rispettivi sindacati e si sono schierati con Parigi. L'aggiornamento sulla situazione finanziaria della compagnia lo farà martedì il consiglio di amministrazione. Con il crollo delle prenotazioni (già meno 40 per cento) e con i costi che sono costantemente superiori alle entrate (l'Alitalia perde più di un milione al giorno), l'attività della compagnia è sempre più a rischio. Tanto che ieri è arrivato anche l'allarme dell'Enac: in assenza di una nuova ricapitalizzazione potrebbe essere revocata la licenza di volo. La prossima settimana ci sarà un incontro tra l'ente di assistenza al volo e l'Alitalia. "è evidente - ha detto il presidente dell'Enac, Vito Reggio, intervistato da Bloomberg News - che se la trattativa con Air France si interrompe e non c'è all'orizzonte la certezza di una ricapitalizzazione, noi dovremo intervenire. Siamo agli sgoccioli e siamo molto preoccupati". A disposizione non ci sono più di due-tre settimane. Le stesse che, salvo novità, potrebbe prendersi il cda - anche per scavallare le elezioni - prima di chiedere il passaggio all'amministrazione straordinaria. Mentre Lufthansa, interessata, guarda l'evolversi della situazione.

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Stampa americana contro "air silvio" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La polemica Stampa americana contro "Air Silvio" ROMA - La vicenda Alitalia ha trovato vasta eco sulla stampa internazionale. Con molte critiche. A cominciare dal Wall Street Journal che ha dedicato alla trattativa due articoli e un editoriale, dal titolo "Air Silvio", nel quale attacca il leader Pdl. "E' raro per un politico - scrive il Wsj - innescare una grave crisi prima ancora che abbia vinto le elezioni. E' quello che Silvio Berlusconi ha fatto con Alitalia. Se, come sembra, otterrà il suo terzo mandato si sarà meritato qualsiasi sofferenza che dovesse venirgli dalla compagnia di bandiera". Per il Financial Times, Alitalia ha ormai raggiunto "la fine della pista" e l'unica soluzione possibile è quella tipo Parmalat. In questo caso "l'esorcista necessario per salvare" Alitalia sarebbe Enrico Bondi. Critiche anche dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ("con questi sindacati non la compra nessuno") e da Les Echos, ma per Air France ("è stato pur sempre un fallimento").

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Brilla telecom, ondata di realizzi su seat (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Brilla Telecom, ondata di realizzi su Seat MILANO - Piazza Affari ha archiviato l'ultima seduta della settimana con l'S&P in rialzo dello 0,68% e il Mibtel dello 0,62% nonostante l'avvio debole di Wall Street, che è stata penalizzata dai dati negativi sull'occupazione Usa. Ieri in Borsa si è parlato molto della lettera dell'ex presidente di Ubs a Sergio Marchionne, nella quale chiedeva al numero uno di Fiat, di assumere temporaneamente la guida della banca svizzera di cui è vice presidente: risultato Ubs è salita del 3,27%, mentre Fiat ha perso l'1,6% in scia a tutto il comparto europeo dell'auto. Deutsche Bank ha invece tagliato il target price su Alitalia a 0,01 euro, ma il titolo riprenderà le contrattazioni solo martedì 8. Brilla Telecom (più 2,2%) nell'ultimo giorno del road show, mentre Seat ha perso il 7,8% dopo tre giorni di rialzi. Acquisti infine su Lottomatica (più 1,4%) in attesa del nuovo piano strategico di lunedì e su Prysmian (più 1,8%) che la prossima settimana sarà a New York per il road show di Borsa spa.

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Canal grande - antonio dipollina (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spettacoli CANAL GRANDE ALITALIA E L'ITALIA: UNA FOTOCOPIA CON LE ALI ANTONIO DIPOLLINA L'Alitalia, una metafora in volo. O qualcosa del genere, visto che l'altra sera lo speciale di "La Storia siamo noi" su Raidue era sì dedicato alle vicende presenti e passate della compagnia, ma soprattutto recava nel sottotitolo l'inquietante dilemma "Alitalia come l'Italia?", una simpatica allitterazione (forse con una L sola, visto l'argomento). Passavano poche ore e il consigliere Rai Sandro Curzi raccontava senza paura la similitudine tra la compagnia di bandiera e la Rai medesima, vittima di mali paragonabili e soprattutto anch'essa dalle parti del collasso. Giusto interrogarsi sulle strategie o chiedersi se sia il caso di unirsi alle cordate, con Berlusconi che chiama a raccolta gli imprenditori anche per piccole quote e subito sbuca un manager televisivo suo amico che si dice disposto a partecipare fino a un massimo di due milioni (un attichetto in semiperiferia a Milano). Nel caso, ci aggreghiamo per cento euro: ma dopo aver visto lo speciale curato da Giovanna Corsetti giovedì sera i dubbi decollano. In effetti, reggendo il paragone con l'intero paese, il parallelo è impressionante, con gli anni del boom economico che vedono imporsi Alitalia come gioiellino prezioso quanto facondo (le tratte in perdita secca ma che consentivano a parlamentari e ministri un comodo volo verso Roma il lunedì), le prime crisi, i colpi di coda degli anni Novanta e poi le gestioni ultime pre-disastro. Erano i manager medesimi a raccontare in prima persona le vicende, ognuno rivendicava il buono della propria gestione per far capire quanto prima e dopo si fosse sbagliato assai. Più che una metafora della nazione tutta, una fotocopia con le ali.

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Il cavaliere getta la rete per il dopo voto "accordo con il pd per sbloccare il paese" - (segue dalla prima pagina) claudio tito (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'ex premier e l'incubo di incassare una vittoria "inutile": ecco da dove nasce il piano del dialogo Il Cavaliere getta la rete per il dopo voto "Accordo con il Pd per sbloccare il paese" Il profilo di alcuni possibili ministri come Frattini e Castellaneta è un "segnale" Il leader del Pdl ai suoi fedelissimi: "Non voglio ritro-varmi imbrigliato come Prodi" (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) CLAUDIO TITO Passo dopo passo il Cavaliere tesse la tela, prepara il terreno per lanciare subito dopo il voto l'offensiva per irretire Walter Veltroni e costringerlo a collaborare, a condividere la responsabilità di un governo che dovrà affrontare la recessione economica e aprire "la stagione delle riforme". Una stagione che potrebbe anche creare le condizioni per portarlo al Quirinale. Convinto che, a prescindere dal risultato, la prossima legislatura sarà una delle più difficili che il Paese abbia mai affrontato, Berlusconi ha ripreso con forza questi ragionamenti con il gruppo più ristretto dei suoi fedelissimi. "Noi vinceremo e saremo noi a fare il governo - tranquillizza i suoi uomini - ma non possiamo pensare di cambiare il Paese avendo tutti contro". Le incognite del Senato, poi, si confermano sempre più un brutto sogno per il leader forzista. Una coalizione blindata a Palazzo Madama non è più una certezza per Berlusconi. Ma gli interrogativi riguardano pure "il Paese fuori dalle Camere". E lì, a suo giudizio, l'elenco dei potenziali "rematori contro" resta lungo: i sindacati, la pubblica amministrazione, i salotti della finanza, i cosiddetti "poteri forti", i vertici istituzionali. Compreso il capo dello Stato che il Cavaliere non riesce a considerare completamente neutrale. Tante rischiano di essere pure le spine, come l'Alitalia. Nodi che Berlusconi non vorrebbe sciogliere da solo. "Se vogliamo davvero cambiare il Paese - è il refrain ripetuto in ogni staff meeting - bisogna costruire un clima di dialogo". Prima di tutto in Parlamento. "Senza una maggioranza ampia, non si può fare niente". E l'idea di fare i conti con la crisi economica, le liberalizzazioni e le riforme istituzionali in un'atmosfera conflittuale, non lascia affatto tranquillo Berlusconi. "Non voglio ritrovarmi imbrigliato come lo è stato Romano Prodi in questi due anni". Tutto il suo staff ancora ricorda le parole piene di comprensione pronunciate dopo aver incrociato il premier uscente ad una cerimonia militare: "In fondo lo capisco, non è stato e non è facile stare in quella posizione". Non è un caso, allora, che in una recente cena a Milano si sia sfogato meravigliando i commensali: "Se potessi io cercherei in ogni caso, visto che la mia vittoria sarà piena, un grande accordo anche sull'esecutivo. Ma non so se sarà possibile". Negli ultimi giorni il Cavaliere non dà nemmeno per scontato che la legislatura duri effettivamente cinque anni: "Non ho lo sfera di cristallo", sospira davanti alle domande. Se poi il risultato del Pdl sarà meno brillante di quanto gli dicono i suoi sondaggisti e il pareggio si rivelasse realtà il 14 aprile, allora il percorso di un governo tecnico sostenuto insieme al Pd diventerebbe un'opzione inevitabile. "è ovvio - ha ammesso in pubblico cinque giorni fa - che in caso di pareggio non ci può essere un governo di parte". Così, il faccia a faccia di dicembre con il segretario democratico per Berlusconi è una sorta di architrave su cui costruire i prossimi cinque anni. Lo considera un momento di "svolta" per i rapporti tra gli schieramenti. Da allora non hai mai smesso di versare miele, in privato, sul suo "avversario". Lo ha fatto persino l'altro ieri nel corso del ricevimento con gli ambasciatori dell'Unione europea organizzata a Villa Almone, sede della diplomazia tedesca. Davanti alle feluche si è scagliato contro la sinistra radicale, ma nei confronti di Veltroni e di Prodi solo commenti ovattati. Da tempo Berlusconi spiega ai suoi che "Walter è il meglio che una sinistra moderna possa offrire in Italia". Frasi puntate, appunto, in primo luogo a "sdoganare" il rapporto con l'ex sindaco di Roma. Del resto, con lo scioglimento delle Camere il leader forzista ha decisamente virato su una campagna fatta di colpi di fioretto piuttosto che di clava. Non è più il '94 o il '96, e non è nemmeno il 2001 o il 2006. Tant'è che negli ultimi giorni si è lamentato dei toni, a suo dire, troppo hard del segretario Pd: "Perché esagera così? Perché insiste sulla mia età? Non ce n'è bisogno". Il suo obiettivo resta comunque quello di non ritrovarsi il 14 aprile con un Parlamento in "stato di guerra". "Altrimenti le riforme non le facciamo e il Paese non lo cambiamo". Non per niente, la lista dei ministri che già si trova nella sua tasca sembra stilata proprio per non indispettire l'eventuale futura minoranza. Basti pensare che Gianni Letta - se il Pdl vincerà - sarà il vicepremier unico, un moderato come Franco Frattini andrà agli Interni e agli Esteri un "quasi-tecnico" come Gianni Castallaneta, il suo ex consigliere diplomatico quando sedeva ancora a Palazzo Chigi, poi nominato ambasciatore a Washington, ma non sostituito da Massimo D'Alema. Ogni passo, dunque, è studiato per pervenire ad "una convergenza almeno sui grandi temi". Lo ha spiegato pure ai diplomatici europei mercoledì scorso: "Lascerò da grande statista dopo aver fatto le riforme". E molti di quelli che lo ascoltavano hanno pensato che fosse il primo atto ufficiale per una candidatura al Quirinale. Che, secondo i fedelissimi della prima ora, è ormai diventata una "ossessione". Al punto che c'è chi gli rimprovera di compiere ogni mossa in quell'ottica: "Corteggia Veltroni per essere sdoganato".

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Italia a crescita zero: Draghi non ci crede Dramma Alitalia, il governo aspetta Parigi ma intanto rispunta l'opzione Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Italia a crescita zero: Draghi non ci crede Dramma Alitalia, il governo aspetta Parigi ma intanto rispunta l'opzione Lufthansa Per il Fmi è nero il futuro dell'economia mondiale e di quella italiana in particolare, per cui prevede una crescita vicina allo zero. Stime che il governatore di Banca Italia Mario Draghi reputa "eccessivamente pessimistiche". Intanto per Alitalia il governo cerca di riallacciare i rapporti con i francesi, ma spuntano i tedeschi. Alle pagine 4, 6 e 7.

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Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Ho un sogno, il Sud senza mafia e camorra" Veltroni in Campania attacca Berlusconi: quando eri al governo, non hai fatto nulla sui rifiuti di Andrea Carugatiinviato a Salerno/ Segue dalla prima È LA SEDE PIÙ ADATTA per dire, ancora una volta, che lui a dare per scontate mafia e camorra non ci sta. "Anche Martin Luther King passava per idealista, quando sognava un bambino bianco e uno nero per mano. Sono questi i programmi che si realiz- zano, perché indicano una luce". Come ha già detto in Sicilia, ribadisce che il Pd, al governo, lotterà per distruggere le mafie, sradicarle, liberare il Mezzogiorno da questa piovra che succhia le energie del sud e impedisce la crescita". Cita l'impegno di Tano Grasso, la Confindustria siciliana che ha deciso di espellere chi paga il pizzo e anche lo scrittore Roberto Saviano, che proprio ieri gli ha scritto una lettera sul Mattino: "Più coraggio su potere e affari, oggi arrivi in una terra che chiede speranza, è possibile vincere la sfida ai boss". Veltroni non gli risponde direttamente, ma il senso del suo viaggio campano è proprio questo: battere e ribattere sulla sfida alla camorra, e l'applauso del teatro augusteo di Avellino, gremito ed entusiasta, è una conferma che il messaggio passa. Ma ancora più sorprendete è la folla all'appuntamento serale a Salerno. Centinaia di persone restano fuori dal teatro. Veltroni commenta: "In soli quattro mesi questo partito ha affermato la sua identità. La partecipazione è straordinaria". Nella casa confiscata di Caserta Veltroni presenta anche un ddl per il "contrasto della criminalità organizzata": cinque punti di una futura legge che mira a tutelare le imprese che si ribellano, rafforzare gli uffici giudiziari nelle aree più critiche con incentivi ai magistrati, assumere testimoni di giustizia nella PA, impedire il patrocinio legale a spese dello stato per chi è stato condannato per gravi reati., ad esempio la mafia. Nella sua lettera Saviano tocca anche un altro tasto delicato: la questione rifiuti: "È necessario saper confessare anche gli errori della propria parte, il sogno di Bassolino è finito", dice lo scrittore. Veltroni non esclude, dopo l'emergenza, la possibilità di "novità", anzi. Ma inserisce la questione rifiuti in un discorso più ampio, la necessità di costruire un paese che "decida in tempi certi, in cui le responsabilità,a tutti i livelli, siano chiare e le scelte rapide". Alla destra che attacca il governatore manda a dire: "Basta con i processi solo contro una parte o una persona. Perché Berlusconi non ha risolto l'emergenza nei cinque anni di governo? Tutti hanno una parte di responsabilità sui rifiuti e quella principale è di avere un paese dell'ideologia e dei rinvii. Con noi sarà il tempo della decisione". No, Veltroni non ci sta ad accettare lezioni di buon governo da Berlusconi. A Caserta ricorda la sua esperienza da sindaco di Roma e su Alitalia attacca: "Per 5 anni non hanno risolto nulla, anzi hanno buttato 2,5 miliardi di euro". Il leader Pd attacca la destra anche sull'alleanza con la Lega: "Sul palco tutti insieme non possono cantare l'inno di Mameli, perché il leghista non ce la fa. Noi vogliamo un paese unito". Parla della famiglia di Caserta di Vito Ferrajolo, professore disabile, sua moglie casalinga, il figlio di 5 anni adottato: "Persone intense, serene, che dimostrano ogni giorno che l'Italia è un paese fantastico". Alle polemiche di Berlusconi replica: "Alle contumelie che mi rivolgono non rispondo, e così farò fino alla fine. Per questo loro impazziscono" (e riceve uno degli applausi più robusti). Però "non gli riesce a entrare in testa l'idea che le istituzioni non sono di parte, ma rappresentano tutti gli italiani". Questa sera Veltroni terrà il "comizio bianco" di mezzanotte a Conversano.

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Penultimo venerdì istruzioni per l'uso (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Penultimo venerdì istruzioni per l'uso Ora che anche Pizza "quattro stagioni" ha scelto la sua confermando la scadenza, diamo un'occhiata al penultimo venerdì elettorale. Veltroni tuona contro la delinquenza organizzata da Caserta e preannuncia un Ddl specifico. Si dirà: e grazie, tutti forti agli orali. Calma. Berlusconi chiede un'Alitalia nostrana dopo aver detto e contraddetto esponendo al ludibrio una faccenda già massacrata di suo. Si dirà: qualcuno ormai non è più neppure forte agli orali. Calma. Da Parma parte una richiesta di rinvio a giudizio per estorsione nell'ambito del crac Parmalat per Cesare Geronzi, tuttora capataz di Mediobanca nonostante una lunga biografia penalmente rivisitata. Per bancarotta. Un pregiudicato, via. Bravo, amico di molti, burattinaio di Fazio invece che il contrario, specialista in denaro, azioni e calcio, ma non esattamente un esempio da seguire. Che c'entra Geronzi con Veltroni? Bella domanda. Che io sappia nulla almeno ufficialmente. Che c'entra Geronzi con Berlusconi? Ecco, qui ci sarebbe da fare un lavoretto di fino, di ricostruzione di un percorso. Forse spiegare agli elettori chi c'entra con Geronzi e perché sarebbe un ottimo distinguo programmatico. O no? Oliviero Beha.

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Vieni avanti decretino (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Vieni avanti decretino Marco Travaglio Ottime notizie dal loft del Pd. Pessime invece da Palazzo Chigi. L'entourage di Veltroni, scrive il Corriere, si è reso conto che l'ultima settimana di campagna elettorale dev'essere giocata all'attacco di Berlusconi, per "mobilitare gli indecisi". "Il buonismo ­ avrebbe detto Goffredo Bettini ­ mi ha rotto le scatole". Meglio tardi che mai. Ora però il rischio è che, dopo mesi di dialogo dissennato con l'avversario che rispondeva a colpi d'intrighi e insulti, un'improvvisa impennata polemica suoni fasulla. E non sortisca l'effetto sperato. Dopo aver rimosso per anni i rapporti del Cainano con la mafia, le mazzette ai giudici, i bilanci truccati, le leggi vergogna, le menzogne su tutto e su tutti (da Alitalia alla statura: ha ricominciato a dire di esser alto 1 metro e 71, quando supera a fatica il metro e 60), rispolverarli a freddo prima del voto sarebbe controproducente. Come attaccare, allora? Anzitutto sottolineando l'impresentabilità di certe new entry nelle liste del Pdl, che renderebbero ridicolo qualunque programma elettorale, anche il migliore. Anche chi crede ciecamente alle promesse del Cavaliere e dei suoi alleati potrebbe nutrire qualche dubbio sulla possibilità di realizzarlo con Ciarrapico (camicia&fedina nera), il generale Speciale (spigole di Stato e voli di Stato a spese dei contribuenti), gli amici dei mafiosi e dei camorristi (l'ultimo l'han beccato l'altroieri a Milano), lo sputacchiere Barbato, il mortadellaro Strano, il fantasmagorico Pizza, la fisioterapista personale del Capo e le bonazze di contorno. Un po' di sana pubblicità negativa non ha mai guastato, in campagna elettorale. E poi c'è un tema che tutti capiscono e molti condividono, non solo a sinistra: la liberazione della tv dalla politica. Fuori i partiti dalla Rai, fuori Berlusconi da Mediaset o dalla politica, tetto antitrust di una rete per ogni soggetto privato, mercato aperto a nuovi soggetti. E qui veniamo alla cattiva notizia da Palazzo Chigi: il 1° aprile (e quando, se no?) il Consiglio dei ministri ha varato un decreto per l'immediata esecuzione di tutte le sentenze della Corte europea di giustizia di Lussemburgo. Tutte tranne una: quella del 31 gennaio 2008, che dichiara illegittime le nostre leggi sulla tv perché consentono a Rete4 di trasmettere sulle frequenze analogiche che spettano a Europa7 in virtù della celebre gara per le concessioni nazionali del 1999, vinta da Europa7 e persa da Rete4. Perché mai quella sentenza no e tutte le altre sì? "Perché ­ spiega il ministro Emma Bonino - non aveva carattere di urgenza. Se si trova una soluzione, può essere presa in considerazione più avanti o in un secondo decreto". Più avanti? Secondo decreto? Ma il governo è agli sgoccioli e tra un mese ­se tutto va male­ potrebbe insediarsi il governo Berlusconi III. La lasciamo eseguire a lui la sentenza che manda Rete4 su satellite? Cos'è, un pesce d'aprile? Proprio l'altroieri, sul Sole-24 ore, il consigliere di Mediaset Gina Nieri dettava la linea ai partiti. Questa gente è talmente abituata a scriversi le leggi su misura, da avere smarrito ogni pudore. "Nella vulgata dei Grillo e dei Di Pietro ­dice la Nieri- Rete4 è illegale e usurpa le frequenze di Europa7. Ma non lo è affatto: lo provano le leggi approvate dal 2003 in poi". Cioè il decreto salva-Rete4 e la Gasparri, fatte da Berlusconi pro domo sua e bocciate dalla Corte europea, come pure la Maccanico del '97 e il principio ispiratore della Gentiloni, per via dell'infinita "fase transitoria" che mantiene lo status quo in attesa del mitico, anzi mitologico digitale terrestre. Aggiunge la Nieri: "Dai programmi del Pd e del Pdl Mediaset non ha nulla da temere". Anzi quello del Pd le piace tanto perché "non c'è il tetto del 45% alla pubblicità". Insomma, sarebbe ancor più favorevole a Mediaset della già blandissima Gentiloni (peraltro mai approvata). Ecco cosa potrebbe dire Uolter, facendo un po' di compagnia a Di Pietro: che Berlusconi e le sue Gine non han capito nulla: il primo decreto del suo governo raderà al suolo la Gasparri (risparmiando all'Italia l'annunciata supermulta europea di 300 mila euro al giorno, retroattiva dal luglio 2006), libererà la Rai dai partiti e dalla loro Vigilanza, e applicherà la sentenza europea e le due note sentenze della Consulta: cioè leverà le frequenze a Rete4 e le darà a Europa7. Vedi mai che, parlando chiaro sulla tv, si conquistino molti incerti di sinistra e pure qualcuno di destra. Uliwood party.

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Torna in pista l'opzione Lufthansa Si parla della compagnia tedesca con il fondo Tpg. Air France decide lunedì se continuare (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Torna in pista l'opzione Lufthansa Si parla della compagnia tedesca con il fondo Tpg. Air France decide lunedì se continuare di Roberto Rossi/ Roma GERMANIA All'improvviso, quasi di soppiatto, nella partita Alitalia torna ad allungarsi l'ombra di Lufthansa. Il vettore tedesco starebbe sondando, in questo periodo e con molta cautela, la possibilità di tornare sulla scena abbandonata qualche mese fa dopo che il progetto di acquisire Alitalia fu bocciato dal consiglio di sorveglianza della compagnia aerea di Francoforte. Allora il gruppo amministrato da Wolfgang Mayrhuber non volle accollarsi da solo tutto il rischio del rilancio del vettore italiano. Oggi, invece, quel rischio (due miliardi e mezzo di euro tanto per cominciare) sarebbe spartito, secondo fonti industriali, con un altro attore: il fondo americano Texas Pacific Group. Se tre indizi fanno una prova allora l'interessamento dei tedeschi appare quanto meno verosimile. Il primo è dato da una dichiarazione del gruppo di Francoforte fatta circolare nel pomeriggio di ieri. Nella quale Lufthansa, contrariamente al solito, si è detta attenta all'evoluzione della trattativa con Air France ("L'Italia resta per noi un mercato attrattivo e importante e continueremo a seguire gli sviluppi della situazione"). Il secondo indizio l'hanno fornito i sindacati. Che hanno smentito qualsiasi tipo di "marcia indietro" nel loro atteggiamento con Air France. I problemi sul tappeto, ha sostenuto Fabrizio Solari della Filt-Cgil, rimangono sempre gli stessi (flotta e perimetro aziendale, servizi a terra compresi). Inoltre il prossimo mercoledì "si proseguirà il confronto sul piano di ristrutturazione Prato ed eventuali correttivi per garantire l'operatività della stagione in un'ottica stand alone e scongiurare il commissariamento". In sostanza si cercherebbe di tirare avanti ancora per qualche mese, magari con altri tagli alle rotte più dispendiose, evitare il commissariamento e fare in modo che il vettore tedesco possa affinare l'offerta per una vera trattativa. Non è un mistero, e siamo alla terza prova, che per molti sindacati, Cisl ma anche Cgil, Lufthansa abbia un maggiore appeal rispetto ad Air France. "Mi piacerebbe un'ipotesi Lufthansa" ha detto ieri il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Non solo per una questione di potere all'interno dell'azienda, in Lufthansa i sindacati fanno parte del consiglio di sorveglianza del gruppo, ma anche per motivi di natura industriale. I tedeschi potrebbero pensare di fare rafforzare il gruppo Alitalia con l'acquisizione di Air One. Affinché questo scenario si possa verificare deve naufragare, però, la trattativa con Air France. Ieri non si è registrato nessun passo in avanti. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, si è mosso per riportare al tavolo del negoziato Alitalia, i sindacati e Air France. Dopo l'incontro con il neopresidente della compagnia italiana, Aristide Police, Letta, che ha tenuto costantemente informato Romano Prodi, ha parlato con i sindacati, mentre Air France sarebbe stata contatta dall'azienda. Ma gli spazi di manovra appaiono molto stretti. Se il numero uno di Air France, Jean Cyril Spinetta, "era e resta fortemente convinto" del piano presentato ai sindacati, riferiscono fonti vicine al dossier che lo descrivono "molto rammaricato" per come sono andate le cose, è anche vero la fase di stallo rimane. Il prossimo lunedì Spinetta aggiornerà il consiglio di amministrazione di Air France sull'evoluzione della trattativa. In quell'occasione si deciderà, formalmente, se continuare la partita Alitalia. O lasciare la mano a un altro giocatore.

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I sassolini di Passera: Non ci sono parole (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del CORDATE ESCLUSE I sassolini di Passera: "Non ci sono parole..." Da parte di Intesa Sanpaolo non ci son novità riguardo alla vicenda Alitalia. Lo ha ribadito oggi l'amministratore delegato, Corrado Passera, a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio. "Su Alitalia non c'è nulla di nuovo. Purtroppo, la situazione si commenta da sola", ha dichiarato Passera. "Per oltre un anno - ha nuovamente ricordato Passera - abbiamo lavorato a un piano di sviluppo di grande portata, che avrebbe permesso ad un'azienda italiana, profondamente radicata nel Paese, di valorizzare il mercato aereo italiano". "È stato deciso - ha proseguito Passera riguardo Alitalia - di non ammetterci all'ultima fase di trattativa, quella della due diligence per arrivare a una proposta definitiva. Da dicembre non siamo più coinvolti in alcuna negoziazione". Il gruppo Intesa-Sanpaolo, all'atto della presentazione lo scorso febbraio delle offerte non vincolanti, si era collocato a fianco dell' Air One di Carlo Toto. Dopo il clamoroso l'abbandono di Air France, il patron Toto non si è ancora pronunciato ma appena qualche giorno fa aveva detto che "per presentare una proposta vincolante", è essenziale effettuare una due diligence, anche breve, "almeno di tre settimane". "A dicembre avevamo presentato un piano forte - ha detto il vettore privato italiano - di risanamento e di rilancio, ma siamo stati esclusi dalla fase di due diligence che concessa solo ad Air France-Klm".

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Ma quale retromarcia? Garantire la continuità aziendale I sindacati incontrano i vertici di Alitalia per continuare il piano Prato. Non c'è nessuna Caporetto (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Ma quale retromarcia? Garantire la continuità aziendale" I sindacati incontrano i vertici di Alitalia per continuare il piano Prato. "Non c'è nessuna Caporetto" di Felicia Masocco/ Roma CAPRO ESPIATORIO È stato un incontro interlocutorio, poco più di una formalità, e non poteva essere altrimenti. I sindacati di categoria e i vertici di Alitalia si sono incontrati ieri mattina. Si incontreranno ancora mercoledì 9 pronti a dare avvia al piano stand alone (il piano Prato) per garantire la continuità aziendale, se nel frattempo non sarà accaduto nulla di nuovo. "Non abbiamo fatto nessun passo indietro, nessuna retromarcia", puntualizza il segretario nazionale Filt-Cgil Mauro Rossi, "è passato un messaggio sbagliato" dice riferendosi alla linea sindacale e a come è stata riportata da parte della stampa che, fa notare qualcuno, "ha obbedito a ordini di scuderia". Anche commentatori e politici hanno parlato di una Caporetto dei sindacati. Non c'è stata nessuna Caporetto, cerchino altrove il capro espiatorio, è la replica. "Non abbiamo ritirato la nostra proposta. Quelle esigenze restano sul tavolo e sono negoziabili, cosa che non ha voluto fare AirFrance-Klm". Di un sindacato "demonizzato" parla anche il leader della Filt, Fabrizio Solari, "il comportamento dei sindacati evidentemente disturba un copione già scritto, mette in discussione equilibri che non vanno turbati, e quindi va demolito", afferma. "Non abbiamo "rotto" nessuna trattativa, visto che trattativa non c'è mai stata". C'è stata sì, la "pretesa" di un negoziato e la presentazione di proposte "difendendo in questo modo il lavoro e la dignità del paese, altri hanno deciso semplicemente di apporre la firma". Solari parla di un "ribaltamento delle responsabilità". Ma sono in pochi a condividere quest'ottica e vanno ricercati più che altro a sinistra: Bertinotti, Mussi, Giordano. Il sindacato è nella bufera, ma non ci sta. "È troppo facile, ora, dire che la colpa è nostra" dice la segretaria confederale Cgil Nicoletta Rocchi mentre anche i rappresentanti degli assistenti di volo e dei dipendenti di terra Cgil negano "contrasti in Alitalia tra sindacati e lavoratori che, al contrario, hanno condiviso il nostro operato nella trattativa con Air France-Klm". Una trattativa che sono pronti a riprendere. Messi di fronte alla protesta di 400 "colletti bianchi" fanno notare che ci sono 5mila persone in altri settori che rischiano il posto, "i lavoratori che protestano sono quelli che stanno comunque nel nuovo perimetro aziendale", afferma Rocchi. Molto più dure le parole contenute in un comunicato unitario (che la Uilt non ha firmato) in cui si parla dei sostenitori della protesta pro-AirFrance, dirigenti "non pienamente impegnati nelle funzioni cui sono preposti, si esercitano in carnevalate vestiti da "masanielli" dopo aver recentemente e fulmineamente salito i gradini della scala gerarchica". Nella serata di ieri è comunque arrivata ai sindacati la "piena fiducia" dei lavoratori della Magliana. Il sostegno è stato votato all'unanimità da un'assemblea di circa mille persone del centro direzionale e del Ced. Dissente invece un gruppo di steward che da ieri ha cominciato lo sciopero della fame. Il clima è pesante e registra anche un battibecco tra i leader di Uil e e Cisl. Luigi Angeletti accusa le organizzazioni firmatarie della controproposta di "aver rilanciato troppo", sono poi "troppe" le organizzazioni al tavolo. In ogni caso, il leader Uil respinge la definizione di una Caporetto del sindacato che "nel chiedere di trattare ha avuto una posizione assolutamente legittima". "Angeletti è Angeletti e continua ad essere Angeletti. Si commenta da sé - è la replica di Raffaele Bonanni -. È però un passo avanti che dica che è importante ricominciare a discutere perché lui inspiegabilmente ha abbandonato la discussione".

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Sindacati in cerca di una rotta tra hostess, piloti e top manager (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Sindacati in cerca di una rotta tra hostess, piloti e top manager di Bruno Ugolini La storia dell'Alitalia ha il sapore di un romanzo d'appendice, dove si susseguono i personaggi, i colpi di scena. Un grande affresco. Ora per molti siamo al triste epilogo e per molti il colpevole, l'assassino è uno solo: il sindacato, causa di tutti i mali. Anche il cronista rammenta la sequela di scioperi a Fiumicino, le folle dei passeggeri ammassati in lunghe attese. Il ricorso, a volte a forme di lotta deprecabili, come con la malattia collettiva delle assistenti di volo. E rammenta gli incontri sotto gli hangar con gli operai di motori delicatissimi, salvaguardati con perizia orgogliosa. Ho rivisto molti di questi passaggi in una bella puntata della "Storia siamo noi" di Giovanni Minoli, dedicata, appunto, all'Alitalia. Era il susseguirsi di protagonisti diversi e oggi nel momento in cui tutti parlano e scrivono di favoritismi, prebende, corporativismi, dentro quell'apparente fortezza, dovrebbero saper distinguere tra l'operaio manutentore, il pilota, lo steward, il manager. Quel che però balza evidente dalla ricostruzione tv di oltre 60 anni di vita della Compagnia non è il ruolo del sindacato, bensì il ruolo colpevole soprattutto di manager, politici, governi. Tanti dovrebbero prodursi in autocritiche. Ad esempio l'ex ministro Claudio Scaiola che si batté per avere un aeroporto sotto casa, ad Albenga. E il sindacato dove era? Lo stesso segretario dell'organizzazione Cgil addetta ai trasporti, Fabrizio Solari, non nega l'intreccio tra potere sindacale e potere gerarchico aziendale. Rivendica però, per quanto lo riguarda, l'inizio di un rinnovamento: "Sono fra quelli che riconoscono la necessità del sindacato di rinnovarsi". E denuncia la colpevole indifferenza, invece, su questi problemi, da parte di forze politiche e imprenditoriali. Le radici del fenomeno affondano, ad ogni modo, anche nel coacervo di organizzazioni. Non esistono solo Cgil Cisl e Uil. C'è lo SDL, già Sulta (sindacato dei lavoratori intercategoriale). Poi Anpac, Avia, Anpav, Unione piloti. Una matassa ingarbugliata che rende difficile il compito di chi cerca di mantenere ferma la barra di un sindacato non corporativo. L'errore principale dei confederali è stato, forse, di non aver sempre denunciato uno stato di cose insopportabile. Di non aver messo in luce pienamente la propria distanza, nella stessa gestione dell'azienda, nel diffuso spreco di denaro pubblico. E di non aver abbastanza contribuito alla nascita di regole sulla rappresentanza, capaci di combattere le frammentazioni. Pietro Ichino ha sollevato il problema. Dovrebbe però prendersela anche con le forze politiche (centrosinistra compreso) che in sede parlamentare non hanno speso tutte le energie per varare disegni di legge adeguati, come quelli elaborati a suo tempo da Carlo Smuraglia. Resta il fatto che scorrendo il film dell'Alitalia le responsabilità del sindacato esistono, ma appaiono modeste se rapportate a quelle di chi dirigeva l'Alitalia. Prendiamo gli anni in cui inizia il declino, la fine degli anni 90, l'inizio del duemila, con il manager Domenico Cempella. Oggi si parla di lui come l'inventore di un'esperienza di cogestione non appoggiata dalla Cgil di Sergio Cofferati. Poco si parla invece del tentativo di accordo, era il 2002, con l'olandese Klm, accordo benvisto dal sindacato, non dal governo. Ed eccoci a un altro manager, Francesco Mengozzi. Qui le difficoltà nascono dagli scioperi, anche se poi si arriva ad un accordo che comprende 1500 esuberi, ma nascono soprattutto dal fatto che si compie un errore strategico: si preferiscono le tratte brevi rispetto alle tratte lunghe, spinti dalla paura, dopo l'attentato alle torri Gemelle. E c'è un elemento su cui riflettere: è possibile, in quei giorni, guarda caso, un accordo con l'Air France. I sindacati lo vorrebbero, il governo no. Salta tutto. Nessuno allora grida allo scandalo. Sulle poltrone manageriali, col centrodestra, arrivano Marco Zanichelli (quota An) e Giuseppe Bonomi (quota Lega). E più tardi è la volta di Giancarlo Cimoli. Nuovi scioperi ma anche accordi per salvare l'Alitalia che costano quattro mila esuberi. Con qualche spreco. Leggiamo nella ricostruzione mandata in onda da Giovanni Minoli che a quel tempo "l'Alitalia perde i voli sulla Sardegna per essersi dimenticata di presentare la documentazione per partecipare alla gara d'appalto. Gli slot sulla Sardegna vengono presi da Meridiana e Air One". Così l'indebitamento dell'azienda ad aumentare ed è ormai sull'orlo del fallimento. Mentre crescono le polemiche sugli stipendi dei manager delle aziende di Stato: nel 2005 una delibera del consiglio di amministrazione, per esempio, raddoppia lo stipendio di Giancarlo Cimoli che sale a 2.791.000 euro l'anno (6 volte l'amministratore delegato di Air France e il triplo rispetto a quello di British Airways). Siamo al 2006 con Fiumicino bloccata per dieci giorni. I sindacati danno l'allarme sul crack vicino. Il governo Berlusconi prende tempo perché le elezioni sono alle porte e dispensa rassicurazioni. Cimoli lascia il posto prima a Bernardino Libonati e poi a Maurizio Prato, e chiede 8 milioni di Euro di buonuscita. È l'ora del governo di Romano Prodi. Siamo al gran finale di questi giorni, al tavolo interrotto con Air France, unica speranza salvatrice. Lo hanno fatto saltare i sindacati? Il rappresentante francese non ha dichiarato rotte le trattative. Ha ascoltato la proposta sindacale ed è andato a riferirla ai superiori. Le trattative, se sono trattative, così si svolgono. Cercando una mediazione. Se tale mediazione è impossibile non si cerca nemmeno il benestare dei sindacati. I quali non sono in mano ad avventurieri senza scrupoli. Lo dimostrano le tante ristrutturazioni svoltesi in Italia in cui il sindacato ha svolto il proprio ruolo coinvolgendo milioni di lavoratori. E non è vero che oggi non voglia affrontare scelte dolorose. E comunque provate a riflettere sulle tappe della storia dell'Alitalia e chiedetevi: chi sono i veri irresponsabili?.

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Il Tg5 e la cordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Il Tg5 e la cordata o.p. Voce dal sen fuggita/ poi richiamar non vale... Succede, di tanto in tanto, che qualcosa scappi. Ieri ci è capitato di seguire il Tg5 delle tredici, direttore Clemente Mimun, che non è Emilio Fede, ma che ha comunque molte ragioni di rispetto per Silvio Berlusconi. Titoli d'apertura e si passa alla prima notizia, cioè la vicenda di Alitalia. Nella breve nota redazionale, per introdurre il servizio di Manuela Riva, si racconta di come si stia tentando di ricondurre i vertici di Air France al negoziato. Di riportarli insomma alla Magliana. E quindi, il commento. Testualmente: "Speriamo che non sia davvero troppo tardi, perché non si vedono alternative al di là delle chiacchiere della politica al ritorno di una trattativa con la compagnia franco olandese. L'unica alternativa è il fallimento della compagnia...". Via quindi al servizio... L'hanno già detto tutti e in tutte le lingue, ma sentire anche il Tg5 di Clemente Mimun bollare la fantasmagorica cordata annunciata da Silvio Berlusconi come "chiacchiere della politica" fa un certo effetto. Potevamo coltivare qualche speranza, illuderci. Invece no: solo "chiacchiere della politica". Avrebbero potuto aggiungere "preelettorali". Se lo dicono loro, che il capo ce l'hanno in casa, è proprio così. La prova del nove. A questo punto torniamo alle cose serie. Il corsivo.

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Bondi o Moretti? Parte il toto-commissario (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del SCENARIMentre la vendita della compagnia ancora non si realizza, circolano i nomi dei possibili salvatori Bondi o Moretti? Parte il toto-commissario Roberto Rossi Tecnicamente non è stato ancora dichiarato, ma il fallimento di Alitalia è entrato già nell'immaginario collettivo. Tanto che, ieri, sono cominciati a circolare i primi nomi sul commissario che, se ogni trattativa per riportare Air France al tavolo fallisse e non si manifestassero altri compratori, potrebbe ritrovarsi la patata bollente fra le mani. Il primo l'ha sparato il Financial Times. Visto che per rilanciare Alitalia, quale che sia la strada scelta, c'è comunque bisogno di uno specialista dei risanamenti "alla Parmalat", è proprio, almeno secondo l'editorialista Paul Betts, all'amministratore delegato del gruppo di Collecchio, Enrico Bondi, che va affidato questo compito. Bondi, scrive il giornale britannico, "potrebbe esser pronto per una nuova sfida". E se il governo sta cercando un "esorcista" per salvare Alitalia, come amaramente suggerito dall'amministratore delegato Maurizio Prato quando si è dimesso a seguito dell'abbandono delle trattative da parte di Air France-Klm - "non potrebbe esserci candidato migliore del 72enne toscano, un po' austero e senza fronzoli". In ogni caso l'abbandono delle trattative da parte di Jean-Cyril Spinetta, l'amministratore delegato di Air France-Klm "ironicamente potrebbe aver fatto all'Italia un favore". Ora, scrive sempre il Financial Times, "politici e sindacati sono soli davanti alla situazione. Almeno ora una cosa è chiara a tutti, il paese si è finalmente svegliato e ha capito che Alitalia è arrivata alla fine della sua corsa.Senza ristrutturazioni radicali non andrà da nessuna parte". E sarà proprio perché si parla di corsa e di ristrutturazioni che il secondo nome che si è fatto ieri è stato proprio quello dell'amministratore delegato delle Fs Mauro Moretti. "Per carità, ho ancora tanto da fare in Ferrovie. Sono ferroviere da 30 anni", ha detto Moretti. Perché lui? Perché, come ha spiegato lo stesso manager, "un anno e mezzo fa non eravamo in una situazione molto diversa da quella di Alitalia, ma ne stiamo uscendo, non abbiamo problemi di esercizio". "La società ha fatto passi in avanti notevoli - ha aggiunto Moretti - e il bilancio 2007 chiude con una perdita di 400 milioni contro 2,1 miliardi dell'anno precedente. Il gruppo sta lavorando molto per diventare più efficiente. Intravediamo la luce. Sappiamo che dobbiamo lavorare molto e abbiamo molte speranze". Quelle che mancano ad Alitalia. Specie in caso di commissariamento. "Chiunque arrivi - spiega una fonte industriale - per prima cosa dovrà tagliare le rotte meno redditizie. E allora a terra non rimarranno solo 30 aerei, come prospetta il piano Air France, ma 70-100". Più che l'esorcista servirebbe un miracolo.

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Alitalia non vuole fallire e riparte <da sola> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 82 del 2008-04-05 pagina 8 Alitalia non vuole fallire e riparte "da sola" di Paolo Stefanato Società e sindacati si appellano al piano di Prato, che garantiva la continuità aziendale. Governo al lavoro per ricucire con la Francia Berlusconi: "Errore la trattativa a ridosso delle elezioni. Io me ne tengo fuori". Deutsche Bank: "Il titolo vale un cent, in calo del 98%" da Milano Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì 7, a Parigi, consiglio di amministrazione di Air France. Martedì 8, a Roma, cda di Alitalia. Mercoledì 9, incontro Alitalia-sindacati. Fino all'8 il titolo della compagnia resterà sospeso in Borsa; e ieri la Deutsche Bank ha indicato come prezzo 0,01 euro e ha confermato: "Vendere". L'ultima quotazione, martedì, è stata di 0,50 euro: la valutazione di Db corrisponde a un calo del 98%. L'appuntamento sul quale si fissa maggiormente l'attenzione è il cda dell'8. In quella sede sarà dichiarata, o meno, l'esistenza della "continuità aziendale", elemento essenziale per la sopravvivenza della compagnia. E soprattutto per consentirle di superare lo scoglio delle elezioni, permettendo l'apertura di un nuovo capitolo di trattative sotto l'egida del nuovo governo. Che è la cosa ormai ritenuta più realistica. La "chiave" - approfondita ieri mattina in un incontro tra i vertici operativi di Alitalia, Giancarlo Schisano, direttore della divisione passeggeri e cargo, e Massimo Cestaro, capo del personale e i sindacati - è il piano d'emergenza varato alla fine dell'estate dall'ex presidente Maurizio Prato. Quel piano, per intenderci, che ha previsto la riduzione del network e l'abbandono di Malpensa come principale scalo di smistamento del traffico. All'incontro di ieri erano presenti tutte le nove sigle sindacali e professionali, Uil compresa, che tuttavia si è dissociata dal documento nel quale i lavoratori si sono impegnati "a ricostruire un livello relazionale che dia assoluta e unica priorità alla salvaguardia della attività aziendale e della sua integrità". Il piano-Prato, costruito nella convinzione che Alitalia possa avere un futuro anche "stand alone", e cioè da sola, potrebbe offrire il respiro necessario a prender tempo: infatti dalla fine di marzo, con la rinuncia all'hub di Malpensa, Alitalia ha messo una croce su perdite annuali stimate in 200 milioni. Da aprile il riscontro dovrebbe essere visibile, e l'inversione di tendenza dovrebbe garantire la continuità. Ricordiamo che nel 2007 Alitalia ha perso 364 milioni di euro; più della metà di questi sono stati attribuiti allo scalo lombardo. La verifica dei conti da parte del cda dovrebbe dunque registrare benefici immediati e di prospettiva; tuttavia ieri Schisano non ha nascosto la sua preoccupazione per un netto calo delle prenotazioni, attribuibili sia alla sforbiciata all'attività, sia alla diffidenza della clientela. Il tema più rovente, in questo momento, è la posizione sindacale. Le sigle sembrano impegnate in un'operazione ardita: quella di negare qualunque retromarcia, ma - al tempo stesso - di riaprire le porte a una trattativa con Air France. Ribadiscono, con una certa compattezza, l'avversità al piano di tagli presentato da Air France che, nonostante le attese, non è stato modificato. Ma ammettono che il documento sindacale sul quale c'è stata la rottura (quello che proponeva il riassorbimento di Az Servizi e la presenza di Fintecna nell'azionariato di Alitalia) è solo una base sulla quale discutere. Le dichiarazioni indicano posizioni variegate: "Il comportamento dei sindacati è demonizzato, non abbiamo rotto nessuna trattativa, semplicemente non abbiamo aderito acriticamente a una proposta" (Fabrizio Solari, Cgil). "A noi interessa chiunque faccia condizioni favorevoli. Oggi abbiamo Air France. Non ho capito perché Spinetta se ne sia andato" (Raffaele Bonanni, Cisl). "Se Air France non riprenderà la trattativa sarà un grosso guaio" (Luigi Angeletti, Uil). "Siamo pronti a impegnarci in una trattativa a oltranza con Air France" (Fabrizio Tomaselli, Sdl). "Siamo pronti a riaprire il confronto ma a condizioni diverse da quelle poste dai francesi" (Fabio Berti, Anpac). Azioni diplomatiche per riaprire il dialogo sono in corso da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che ieri si è intrattenuto a colloquio con il neo presidente della compagnia, Aristide Police. Letta ha detto che l'integrazione con Air France è un'"occasione da non perdere". Di segno opposto le parole di Silvio Berlusconi, il quale ha indicato come sbagliata una trattativa prima del voto e ha voluto sottolineare: io me ne tengo fuori. Da parte sua Lufthansa ha ribadito anche ieri il suo interesse per il mercato italiano, mentre l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera (principale sostenitore di Air One) ha dichiarato che da dicembre "non siamo più coinvolti in alcuna negoziazione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E Spinetta si tiene pronto a calare due carte segrete (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 82 del 2008-04-05 pagina 8 E Spinetta si tiene pronto a calare due carte segrete di Alberto Toscano da Parigi Se non ci fossero in ballo dei posti di lavoro e il destino di migliaia di famiglie, la situazione farebbe sorridere. Così, fa solo innervosire. Ieri a Gandrange, nella Francia orientale, i dipendenti del gruppo siderurgico Arcelor-Mittal hanno sfasciato l'ufficio del direttore di uno stabilimento in cui è previsto il taglio di 575 posti di lavoro. È stata una manifestazione violentissima, animata dai sindacalisti della confederazione filocomunista transalpina Cgt. Nel mirino c'era l'"odiato straniero", ossia il presidente anglo-indiano del gruppo, Lakshmi Mittal. Al tempo stesso un "patron" francese come Jean-Cyril Spinetta continuava a tenere il muso ai sindacati di Alitalia (e all'Italia tutta intera) perché i rappresentanti dei lavoratori hanno osato dissentire da un piano che prevede il taglio di migliaia di posti. Morale: a casa loro i sindacati francesi usano tranquillamente "armi improprie" contro gli imprenditori stranieri che promuovono una ristrutturazione, mentre quando tocca agli imprenditori francesi andare all'estero si pretende che le organizzazioni sindacali altrui incassino legnate senza protestare. Magari ringraziando. Questo è il quadro in cui crede di potersi muovere tranquillamente l'astuto (forse troppo) Spinetta: gli italiani devono accettare le proposte formulate dal vertice di Air France e caldamente (forse troppo) sostenute dal ministro uscente dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Proprio la devozione filofrancese del gran tesoriere del governo Prodi è vista in questo momento da Air France come un incoraggiamento a mantenere la linea dura nei confronti dei lavoratori di Alitalia: prendere o lasciare. Intanto il quotidiano Le Figaro titola un suo articolo con queste parole: "Air France-Klm scoraggiata dalla maledizione Alitalia". Ma se si tratta di una "maledizione", perché ci tengono tanto a portarsela a casa? Il tam tam dei soliti beninformati parigini legge nella sfera di cristallo di Spinetta una presunta disponibilità a tenersi da parte qualche carta preziosa in vista dei negoziati col futuro governo italiano destinato a scaturire dalle urne. In particolare, una carta di rilievo: le concessioni ai piloti di Alitalia. Si dice che il gruppo Air France-Klm abbia in realtà bisogno di piloti esperti e di giovani promettenti in questo campo. Le future trattative potrebbero dunque includere una clausola destinata in realtà a soddisfare il gruppo franco-olandese, venendo al tempo stesso presentata come grande e sostanziosa concessione alla compagnia di bandiera italiana. I piloti bianchi, rossi e verdi non subirebbero particolari contraccolpi dalla fusione. Anzi, alcuni di essi ci guadagnerebbero pure. Per il resto Spinetta si tiene in tasca un'altra carta secondo lui rilevante: nuove proposte per coinvolgere i salariati di Alitalia (e in primo luogo i piloti) nella dinamica della partecipazione agli utili, attraverso l'assegnazione di titoli della compagnia. Questo metodo ha consentito in passato a Spinetta di placare varie ondate di malcontento in seno al proprio gruppo e non si vede perché in futuro esso non possa essere utilizzato anche nei confronti dei dipendenti italiani. Nei confronti di Malpensa il presidente di Air France-Klm si prepara invece a sostenere una linea d'acciaio: nessun cedimento significativo. "Alitalia ci interessa per varie ragioni, a cominciare da alcune rotte per noi particolarmente promettenti", dichiara in camera caritatis un esponente della compagnia transalpina. All'interno di quella dinamica, ogni cedimento rispetto all'aeroporto lombardo sarebbe considerato come una sorta di breccia, destinata a provocare la frana di tutta quanta la diga dei "no" franco-olandesi ai sindacati di Alitalia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Nasce un comitato che dice sì all'accordo con AF (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

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N. 82 del 2008-04-05 pagina 8 Nasce un comitato che dice sì all'accordo con AF di Redazione Circa 250 tra piloti e assistenti di volo hanno aderito al comitato Pro Air France e "si sono detti pronti a riconsegnare le loro tessere ai sindacati". Lo riferisce il comandante pilota Marcello Labor, promotore del comitato. In un comunicato, il comitato chiede "che il consiglio di amministrazione di Air France prenda in considerazione l'adesione della maggior parte dei dipendenti Alitalia al piano che la compagnia d'oltralpe ha presentato, dissociandosi contemporaneamente dal piano alternativo proposto dalle organizzazioni sindacali". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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In rialzo utilities ed energia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

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N. 82 del 2008-04-05 pagina 24 In rialzo utilities ed energia di Redazione Ancora giù la società delle Pagine Gialle La crescita della disoccupazione negli Usa ha pesato solo in parte su Piazza Affari che ha chiuso in territorio positivo: Mibtel +0,65% e S&P/Mib +0,73%. Tutto grazie anche all'inversione di rotta in fase finale di Eni (+0,9%), grazie anche alla spinta del caro-petrolio a New York dove insidia quota 105 dollari al barile. In crescita anche la controllata Saipem a più 2,9%. Denaro anche su Enel (+1,56%), Terna (+1,39%) e A2A (+2,2%). Bene Telecom più 2,2% mentre ci sono stati realizzi su Tiscali (-0,45%), dopo lo strappo sulle voci di un interesse per le attività inglesi da parte di Carphone Warehouse. Giornata contrastata per le banche che hanno beneficiato in parte dello spunto di Ubs. Gli acquisti si sono limitati su Unicredit (+0,77%), Banco Popolare (+1,46%) e Mediobanca (+1%). Bene tra gli assicurativi Unipol (+0,91%) e Generali (+0,86%). Congelata al ribasso per l'intera seduta Fiera Milano (-27,1%), su cui sono scattate le prese di beneficio dopo il boom in Borsa dovuto all'assegnazione a Milano dell'Expo 2015. Da segnalare, infine, le flessioni di Bulgari (-1,3%) e Seat (-7,8%), che ha invertito la rotta dopo l'apertura. Poco mossa Pirelli Re (+0,33%) con Mediobanca che sul titolo ha un giudizio di outperform con target price a 30,3 euro. In Europa, Londra ha chiuso in rialzo (+0,95%) con British Energy sugli scudi (+7,25%), mentre Parigi ha fatto segnare un +0,27%. Debole Air France (-1,5%) dopo il rimbalzo dell'altro ieri seguito allo stop delle trattative con Alitalia. In modesto rialzo Francoforte (+ 0,32%) e Zurigo ( +0,72%). A fine giornata poco mossa Wall Street: Dow -0,02% e Nasdaq +0,3%. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Anticipazioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia APAGINA l2 Azienda e sindacati, il 9 nuovo round Pecoraro APAGINA l5 Il ministro indagato: rinuncio all'immunità Parmalat APAGINA l10 Bancarotta societaria, Geronzi a giudizio.

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Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'opinione Vola la campagna antisindacale dell'Alitalia Giorgio Cremaschi Da Prodi a Padoa Schioppa, dai più importanti quotidiani al tg1, si sono tutti scatenati contro l'irrigidimento sindacale che ha fatto fuggire Air France e provocato quindi la crisi finale di Alitalia. In qualsiasi altro paese questa sarebbe una classica campagna della destra. Da noi la guidano prima di tutto i poteri economici e culturali aggregati attorno al centrosinistra. Ma veniamo alla sostanza. Dopo il fallimento bipartitico della gestione di Alitalia, si è deciso di vendere al meglio (al peggio) alla principale compagnia estera concorrente. Come sa chi conosce l'abc dei mercati e dei loro effetti sulle condizioni di lavoro, è chiaro che una vendita organizzata in questo modo consegna all'acquirente tutto il potere e lascia al venduto solo il compito di chiedere pietà. Inoltre il ministro del Tesoro ha incentivato le rigidità di Air France. Minacciando la chiusura dell'azienda se non si fossero accettate le condizioni dei francesi. Da quel che abbiamo capito Air France non ha neppure iniziato un negoziato, ma ha riaffermato la propria impostazione chiedendo al sindacato e al governo di smussarne gli angoli con gli ammortizzatori sociali. Non c'è nulla di cui stupirsi: le multinazionali, quando comprano, all'inizio promettono mari e monti, ma poi in concreto tagliano, chiudono, licenziano. Così fa l'Electrolux, contro la quale hanno scioperato il 4 aprile tutti i dipendenti italiani, così Nokia e Thyssen, così fan tutte. Toccherebbe allora alla politica porre dei limiti, sia sul piano delle strategie industriali, sia su quelle dell'occupazione. Nulla di tutto questo c'è stato. Berlusconi ha fatto il baüscia vantando inesistenti cordate, Prodi e Padoa Schioppa hanno sostenuto i francesi e minacciato i sindacati. Ora invece si preferisce dare la colpa al corporativismo sindacale. E' vero che i sindacati dei trasporti sono stati spesso coinvolti in pratiche cogestionali e corporative, volute dai dirigenti aziendali sia di destra che di sinistra. E' vero che i sindacati confederali spesso hanno rinunciato al conflitto e al consenso democratico dei lavoratori, per essere associati al potere delle aziende. Non solo in Alitalia, ma nelle Ferrovie, nelle municipalizzate (l'8 aprile a Firenze scioperano i dipendenti dell'Ataf contro un accordo che non ha il consenso né delle Rsu né dei lavoratori). E' vero che con la concertazione e la cogestione è passata un'adesione sindacale a strategie aziendali sbagliate. Ma è paradossale che proprio questa volta che sindacati dell'Alitalia, tutti assieme, propongono alla controparte un negoziato responsabile sulle politiche industriali e sull'occupazione, costruito con il consenso dei lavoratori, sono sotto accusa. E' questo il segnale di quanto stia precipitando a destra l'asse sociale, politico e culturale del paese. Il segno di quanto la politica fin qui seguita dal centrosinistra prepari un'accelerazione liberista tanto fuori tempo, vista la crisi economica mondiale, quanto pervicacemente acclamata. I giornali esaltano i "quadri" aziendali che si schierano con i francesi e contro il sindacato, mentre per tutti gli altri lavoratori si alimenta la paura. Ripartirà la campagna contro i privilegi di chi lavora, perché in Italia l'unico lavoratore che raccoglie attenzione e rispetto è quello che muore negli incidenti sul lavoro. Tutti gli altri sono o invisibili o corporativi. Se ogni diritto e ogni condizione di miglior favore diventano privilegio, cosa vogliono quelli dell'Alitalia? Conservare uno stipendio decente e un minimo di scurezza sul lavoro? Che imparino dai precari dei call center. Ancora il solito tg1 ha mostrato tutto contento i lavoratori licenziati da Swissair, che si sono dati da fare per trovare un'occupazione. E' utile ricordare che la distruzione del sindacato e di tutti i diritti dei lavoratori americani cominciò nel 1980, quando Reagan licenziò in un sol colpo 18 mila controllori di volo: anche quelli erano lavoratori privilegiati. Dobbiamo percorrere allora tutti i passaggi del disastro sociale negli Usa, perché le parole di Obama divengano concrete da noi? Magari è proprio questo il disegno di Veltroni. I lavoratori di Alitalia, con le loro paure, ragioni e contraddizioni, sono soli. Sotto una campagna che fa sembrare di sinistra persino il buon senso di Cesare Romiti, che si domanda perché non si possa far continuare a lavorare l'azienda, tagliando gli sprechi ma conservando il patrimonio industriale, forzando tutte le regole del mercato come si è fatto per la Fiat. Ma oramai siamo in attesa del ritorno di Spinetta che, nuovo Carlo D'Angiò, venga a salvare l'Italia. Che classe dirigente inetta e priva di capacità e dignità. Che vergogna scaricare tutto sui lavoratori. Non sappiamo come finirà questa vertenza, ma una cosa è chiara: grazie a Prodi e a Padoa Schioppa il sindacato della concertazione, della cogestione, della collaborazione con governo e azienda è morto. Anche se non è un risultato da essi voluto, grazie a loro niente diventa più utile, serio e attuale del conflitto sociale e dell'indipendenza del sindacato dai governi, dai partiti e dalle aziende.

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Tra rabbia, paura e ruffiani i lavoratori si ricompattano (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Affollata assemblea nella sala mensa della Magliana. La marcia dei "300" si sfilaccia e in molti dichiarano di aver agito senza sufficienti informazioni. Ma il futuro continua a far paura fr.pi. Roma Il giorno dopo la "marcia dei 300" che tanto ha eccitato i media, i lavoratori dell'Alitalia si ritrovano in un'assemblea infuocata dove buona parte della smagliatura viene alla fine ricucita. "Colletti bianchi coi tacchi a spillo", li ha bollati qualche giornale che pure ne ha enfatizzato il gesto. "Ma chi sono?", vien da chiedere mentre gli interventi si susseguono al microfono. La spiegazione è abbastanza convincente: "di solito settori 'vicini' all'azienda, qualche 'vecchio' uscito presto dai ranghi più bassi e che ora sta al marketing o alle vendite; ma anche i giovani 'progettisti' (entrati come co.co.pro., ndr) provenienti dalla Luiss o dalla Bocconi, che prima hanno chiesto a noi del sindacato di aiutarli a regolarizzare la loro posizione e oggi, con il terzo livello in tasca (in questo settore significa 'livello alto', all'inverso che per i metalmeccanici, ndr) e la macchina biposto da 50.000 euro, ci danno addosso a beneficio della stampa". Un paio di loro, in effetti, ripetono al microfono le accuse del Corsera o del Sole24ore ("i sindacati hanno fatto saltare la trattativa"). Poi se ne vanno, convinti che tanto basti per aver ragione. Altri chiedono scusa, affermano di "non essere stati adeguatamente informati", chiedono di capire meglio quel che sta succedendo. La paura si taglia con il coltello. Qui c'è un personale molto giovane (età media 35 anni), perché le precedenti ristrutturazioni hanno usato e abusato dei prepensionamenti. Anche i 7 anni tra cig e mobilità non rassicurano più di tanto. Molte delle facce presenti in assemblea non si vedevano da tempo; altre non si erano proprio mai affacciate. "Non abbiamo mai visto un'assemblea così piena", dice un delegato che lavora qui da 20 anni. Se anche gli insediamenti storici di classe operaia fanno fatica a trovare un filo comune, qui - dove è abissale la differenziazione per comparti, qualifiche, livelli professionali (dai piloti alle addette al call center) - a volte sembra faticoso persino tentare di mantenere un filo logico condiviso. Qualcuno piange, altri cadono nella tentazione di indicare "altri" che dovrebbero essere licenziati. Un ragazzotto che sembra piovuto da Marte dice al microfono "parliamoci chiaro, in questa azienda ci sono 5.000 persone di troppo". Una voce lo fa zittire per un attimo: "la ruota gira per tutti, prima o poi!". Sembra smarrito: l'ipotesi che possa toccare anche a lui finire fuori proprio non gli era venuta in mente. "Qui ognuno ha messo i suoi raccomandati: i partiti, il management, e anche qualche sindacato". Sono loro, spiega un'impiegata ad alta qualifica, "a sentirsi più tranquilli; anche se spesso son quelli che lavorano di meno". Sono spesso i delegati dell'Sdl a riportare la discussione su un piano razionale. In fondo sono quelli che come Sult - soprattutto tra gli assistenti di volo - ha dimostrato spesso di "non essere servi di nessuno". Al punto da avere quasi tutti i coordinatori nazionali - quelli che vanno anche al tavolo delle trattative - ancora in servizio attivo. Spiegano più volte - insieme a quelli della Cgil e di altri sindacati ancora - il senso della posizione al tavolo, "vogliamo trattare con Air France, ma fin qui non c'è stata nessuna trattativa reale; loro hanno fatto una proposta prendere o lasciare, molto onerosa; e non abbiamo proposto delle variazione che consentivano di ridurre il numero degli esuberi". Ma Air France si è alzata e ha preso cappello. Si va verso la fine. Il quadro è chiaro, nella sua drammaticità: c'è un solo compratore su piazza, per ora, e si chiama Air France. Con questo il sindacato vuole trattare; ma davvero. Il piano stand alone preparato da Maurizio Prato - l'a.d. dimissionario - è il programma di emergenza per consentire la "continuità aziendale" e contenere le "sprenotazioni e le richieste di rimborso" da parte dei passeggeri. Tenere viva e operativa la compagnia è la parola d'ordine anche per i lavoratori. Praticamente nessuno chiede azioni di sciopero. Per degli "irresponsabili" - come sono stati descritti - non è male.

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L'Usigrai: La Rai come la compagnia di bandiera (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

L'Usigrai: "La Rai come la compagnia di bandiera" La Rai rischia di fare la fine dell'Alitalia. L'Usigrai, il sindacato dei giornalisti del servizio pubblico, ieri ha rilanciato l'allarme che il consigliere di amministrazione Sandro Curzi aveva affidato alle colonne del Corriere della sera. La riforma non può più attendere, dev'essere l'impegno dei primi cento giorni del prossimo governo, ha detto il segretario dell'Usigrai, Carlo Verna, presentando il nuovo sito dell'organismo sindacale: "Non vorrei che al prossimo giro di campagna elettorale si parlasse di Rai come oggi si parla di Alitalia. Oggi resistiamo, ma accusiamo colpi". Per il segretario Usigrai, la riforma dovrà essere "bipartisan" e "garantire l'indipendenza del servizio pubblico dai partiti". Verna ha anche ribadito il suo "no a proroghe scriteriate dell'attuale Cda: chi ha concluso una missione, se si trova di fronte a un tempo incerto nella durata, non potrà farlo fruttare come è necessario". Infine l'Usigrai chiede di smantellare "la struttura feudale che si è creata in Rai: 49 strutture di primo riporto al direttore generale, con competenze che si intrecciano e si confondono".

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L'ora dei diplomatici a Parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Al voto "Nessuna Caporetto", giurano i sindacati. E i giornali francesi si dividono sull'occasione irripetibile che "non bisogna lasciarsi sfuggire". Ma la classe politica continua a usare la crisi per fare campagna elettorale L'ora dei diplomatici a Parigi Letta al lavoro per riportare Air France al tavolo della trattativa. Sindacati e Alitalia d'accordo nel portare avanti il piano stand alone e garantire la continuità operativa Francesco Piccioni Tra i tanti giochi in corso intorno alla vicenda Alitalia, ce n'è uno che stanno facendo in molti: eliminare il sindacato. E in questo settore sembra in effetti più facile che in altri. Molti sono gli errori commessi, troppe le complicità condivise (due segretari di categoria e il presidente dell'Anpac nel consiglio di amministrazione, per diversi anni, fino a non moltissimo tempo fa): tanto, troppo, "consociativismo". E' un attacco che fa il paio con l'offensiva tutta ideologica contro "l'intervento pubblico" nell'industria e nei servizi; perché solo nel "pubblico" quella "consociazione" poteva assumere dimensioni così pervasive. Ma è un attacco che il giorno dopo tutti i sindacati - consociativi, "professionali", di base - provano a respingere. Vogliono trattare con Air France, ma non dire un sì obbligatorio a qualsiasi cosa venga loro proposta. Ma per trattare bisogna riportare il presidente di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta al tavolo. In questa direzione, per il governo, si sta muovendo Enrico Letta, che ha ricevuto ieri mattina a palazzo Chigi il giovanissimo funzionario del tesoro e neo-presidente di Alitalia, Aristide Police. Peraltro sprovvisto di poteri esecutivi. Il calendario della prossima settimana è già fissato. Lunedì si terrà il cda francese, che avrà così l'occasione di fare la prima valutazione ufficiale dello stato dei rapporti con Alitalia, anche alla luce delle manovre diplomatiche in corso da qui ad allora. Martedì sarà la volta del cda della nostra compagnia di bandiera, che ratificherà la scelta di implementare per ora il piano stand alone che porta ancora il nome di Maurizio Prato (presidente dimissionario tornato alla testa di Fintecna; e che potrebbe perciò rientrare per questa via nel negoziato). Mercoledì Alitalia si rivedrà con i sindacati, con cui ha tenuto ieri una riunione in cui è stato raggiunto il pieno consenso sulla direzione in cui muoversi. Intanto il titolo è stato precauzionalmente sospeso in borsa fino a martedì, in attesa della nota della società sugli sviluppi. Seppellite nel ridicolo le fantasmatiche "cordate" di Berlusconi, l'unico nome che continua a rimbalzare nelle dichiarazioni è quello di Lufthansa. Ma la compagnia tedesca, con cui si erano incontrati più volte i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, pur confermando la propria "attenzione per il mercato italiano", non sembra avere in animo nessun passo concreto. Anche perché nel frattempo si è impegnata in altre onerose acquisizioni sul piano continentale. I giornali francesi oscillano tra la stizza e il "respiro di sollievo" per lo stop nella procedura di acquisto. Les Echos ricorda che il gruppo franco-olandese "ha bisogno di Alitalia per mantenere la sua posizione di forza" nei confronti della concorrenza tedesca e britannica. Persino il più scettico La Tribune è costretto ad ammettere che "acquistare la compgania italiana per un prezzo inferiore a quello di un bireattore è un'eccellente opportunità". Probabile quindi che Spinetta sia presto di ritorno in Italia; ma chiaramente con intenzioni ancor meno "trattativiste" che nel primo round. Il ruolo dei diplomatici, se non si vuole rischiare un ultimo e defintivo flop, dovrebbe perciò essere quello di cavar fuori dal cappello - e dalle casse dello stato italiano - quel tanto di "margine" che può consentire di chiudere un accordo senza che nessuno debba rimetterci la faccia. Non è difficilissimo, se si vuol fare. Tanto più che, con la drastica riduzione dei voli su Malpensa, diminuiscono drasticamente anche le dimensioni del "buco" che si apre ogni mese nei conti dell'azienda. I problemi, come sempre, vengono soprattutto dalla classe politica. Divisa tra chi, "riformisticamente", vuol liberarsi di un problema divenuto ingestibile con le vecchie logiche (peraltro precluse dalla regolamentazione Ue), e chi - berlusconianamente - intravede ancora lo spazio per qualche affaruccio da fare sulle spalle del cadavere della compagnia. Lo "scatto", paradossalmente, potrebbe arrivare proprio da qualcuno dei sindacati. Se ce n'è ancora qualcuno che si preoccupa davvero dei lavoratori in carne e ossa.

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Alitalia Il salvataggio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Alitalia Il salvataggio \\ Raffaele Bonanni Bisogna riportare Spinetta al tavolo. Non abbiamo capito perché sia fuggito. Cosa ci si aspetta da un sindacato? Non può che difendere i lavoratori.

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Bonanni rilancia la carta della Lufthansa (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Bonanni rilancia la carta della Lufthansa "Mi piacerebbe". Bossi: bussare alle porte dei compratori. La rivolta di 250 piloti: sì ad Air France Il sindacalista: abbiamo preso contatti tempo addietro e sappiamo qual è l'offerta. Martedì consiglio della compagnia ROMA - "Mi piacerebbe l'ipotesi Lufthansa". Raffaele Bonanni, leader della Cisl, guarda già altrove mentre il governo tenta l'impossibile per ricucire con Air France-Klm. Il vettore tedesco per ora resta nell'ombra ma, secondo indiscrezioni, continua a lavorare sul dossier Alitalia, forse insieme con il fondo americano Tpg, per riemergere solo in caso di commissariamento della compagnia. "Lufthansa - spiega Bonanni - sostiene in pari modo gli interessi di Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi. Abbiamo preso contatti tempi addietro e sappiamo qual è l'offerta". Ma intanto il governo uscente, nella persona di Enrico Letta, ce la sta mettendo tutta per riagganciare Air France-Klm che lunedì terrà il consiglio d'amministrazione. In quella sede il presidente, Jean-Cyril Spinetta, dovrà fare il punto della situazione e, se nel week end si apriranno spiragli con i sindacati, potrà proporre una riapertura del tavolo, difficilmente prima del voto. Ma se così non fosse, martedì sarebbe una giornata drammatica per Alitalia: il consiglio d'amministrazione, presieduto ora da Aristide Police, che ieri ha incontrato Letta, dovrà verificare se esistono le condizioni di continuità aziendale tenendo conto che il prossimo governo non s'insedierà prima del 12 maggio. Insomma l'ipotesi di una dichiarazione dello stato d'insolvenza non è esclusa. Ieri i sindacati hanno smentito di aver fatto un passo indietro, di fatto però sanno che il negoziato con i francesi non potrà ripartire dalla proposta che ha fatto saltare il tavolo. Proprio quella proposta è stata invece sostenuta ieri in un'assemblea di lavoratori tenutasi alla Magliana mentre il comandante pilota Marcello Labor ha annunciato che 250 piloti e assistenti di volo hanno costituito un comitato pro Air France e restituito le tessere al sindacato. Il quadro dunque è mosso. Ma c'è chi si spinge a credere che la vicenda avrà un epilogo bipartisan: Alitalia in commissariamento subito dopo le elezioni, in modo da non turbare ora il clima della campagna elettorale, e consegnare dopo, al prossimo governo, una gestione forse più agevole della vicenda. Quella prevista dalla legge Marzano, anche ieri invocata a gran voce dal leader del Carroccio, Umberto Bossi che ha chiesto di bussare anche alla porta di Lufthansa. Antonella Baccaro La compagnia nel prossimo consiglio Alitalia convocato per martedì potrebbe essere chiamato a valutare la questione della continuità aziendale.

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Tremonti: protezionismo? Sì, ma <alla Bonino> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Videochat Tremonti: protezionismo? Sì, ma "alla Bonino" Incontri digitali su Giulio Tremonti MILANO - "Faremo come la Bonino". Giulio Tremonti, durante la videochat con i lettori di Corriere.it, cita un esempio a sorpresa: "Sostenere i dazi per i compressori d'aria, come ha fatto il ministro per il Commercio internazionale - spiega il vicepresidente di Forza Italia ed esponente di punta del Pdl - è una scelta giusta. Peccato, però, che poi la stessa Bonino si dichiari contraria a certe misure". Il fatto è, ribadisce Tremonti, che per proteggere determinati prodotti "i dazi sono utili". L'ex ministro del governo Berlusconi (pronto a riprendersi il dicastero dell'Economia in caso di vittoria elettorale) non ci sta però a passare per "protezionista", e a proposito del suo discusso libro La paura e la speranza ci tiene a puntualizzare: "L'ho scritto nell'autunno del 2007. Non è un libro politico". E dunque? "Bisogna essere pratici, evitare i dogmatismi. Fermo restando che in Europa il protezionismo nazionale è vietato, bisogna seguire l'esempio americano. Se c'è una merce che soffre a causa della concorrenza sleale o asimmetrica, bisogna intervenire. Insomma: il mercato fin dove è possibile, il governo quando è necessario". Non le ha dato fastidio l'apertura di credito dell'Economist a favore del Pd di Veltroni? "Il Partito democratico si sta spostando su posizioni liberali - risponde Tremonti - e credo che loro abbiano voluto evidenziare questo. Ma secondo me si tratta di un cambiamento di rotta superficiale". Un parere sulla vicenda Alitalia: "La posta in gioco non è solo l'azienda, ma il mercato del traffico aereo nel nostro Paese, che fa gola a tanti". Cosa farete sul fronte della lotta all'evasione fiscale? "Punteremo sul coinvolgimento dei Comuni. Inoltre è fondamentale avere aliquote basse associate a una riscossione seria". E per il ricambio della classe politica? "La storia è piena di gente vecchia che ha fatto cose giuste e di giovani che hanno fatto cose terribili, come Hitler e Mussolini". Un lettore chiede come mai abbia sempre un'espressione "arrabbiata", e Tremonti risponde con un sorriso amaro: "Gestire il terzo debito del mondo senza essere la terza economia del mondo è una cosa che ti prova nella psiche e nel fisico...". Germano Antonucci.

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I quattrocento (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-05 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Settegiorni di Francesco Verderami E VELTRONI CHIESE AIUTO A EPIFANI I quattrocento di Roma non saranno i 40mila di Torino, ma quei colletti bianchi di Alitalia che manifestano contro i sindacati rappresentano un allarme per Veltroni. CONTINUA A PAGINA 9.

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Lo steward scopre lo sciopero della fame (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Per Parigi Lo steward scopre lo sciopero della fame ROMA - Come un monaco tibetano, come Gandhi. Oppure come Pannella. Non è ben chiaro a chi si sia ispirato Gianluca Morale, da 23 anni in Alitalia come assistente di volo, nell'iniziare lo sciopero della fame in appoggio di Air France-Klm. "La mia - ha spiegato il capo-cabina - non è un'iniziativa contro i sindacati, ma per far sì che rivedano la loro posizione. Altri sei-sette colleghi hanno aderito alla mia iniziativa. I sindacati - ha proseguito - non si rendono conto che nella posizione in cui si trova la nostra compagnia, non si può certo trattare". Morale si è fatto due rapidi conti: "Non si sta parlando di rinnovi contrattuali - ha affermato - ma della sopravvivenza della compagnia. Per salvare duemila posti di lavoro ne mettono a rischio quasi ventimila". La sua posizione è la stessa che giovedì scorso ha spinto una parte di dirigenti e una parte di colleghi a manifestare a favore dei francesi inalberando cartelli e striscioni. "I sindacati - ha concluso lo steward- sembrano come quei naufraghi che alla barca che li sta salvando iniziano a contestare il colore delle vele, o dello scafo. E intanto affondano. La smettano di giocare: Air France-Klm è la prima compagnia al mondo e l'ingresso di Alitalia nella società la svincolerebbe da tutti quei legami politici che hanno prodotto i danni che sono sotto gli occhi di tutti".

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E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Sette giorni E Veltroni chiese l'aiuto di Epifani: serve uno sforzo SEGUE DALLA PRIMA Quei quattrocento sono la metafora della divisione tra il Pd e le organizzazioni del lavoro, tra chi vuol innovare e si è rinnovato e chi invece stenta a farlo. Il solco si evidenzia nei conversari tra il leader democratico e il segretario della Cgil, perché mentre Veltroni definisce "insostenibile" la rottura delle trattative con Air France, Epifani si appella alla necessità di tenere saldo il sindacato: con il possibile arrivo di Berlusconi a palazzo Chigi, "non possiamo impiccarci ora ad una soluzione". Alitalia è per Veltroni la vera sfida di governo, è una prova che vale più della stesura del programma. Certo l'ha colpito l'escalation di proteste dopo la "marcia dei 400", lo sciopero della fame iniziato da alcuni lavoratori della società aerea, e vorrebbe solidarizzare apertamente con loro: "Ma in questo momento - come ha spiegato ai dirigenti del partito - non possiamo cadere nella trappola di una polemica tra noi e il sindacato. Andrà chiesto anche a loro uno sforzo, devono sapere che non si potranno fare sconti, però se la politica non si assume la propria parte di responsabilità, non può chiederla solo ad altri". Il leader del Pd chiama in causa il Cavaliere, e avrà ragione Tonini - uno dei consiglieri di Veltroni - a sottolineare le colpe di Berlusconi, che con i suoi rilanci "populisti " ha "spiazzato e destabilizzato il sindacato, costringendolo a diventare più realista del re". Tuttavia è lo stesso Tonini a riconoscere che quei 400 colletti bianchi, "sono il segno della Caporetto" di Cgil Cisl e Uil: "D'altronde, quando i lavoratori manifestano chiedendo ai sindacati "dove ci state portando", evidenziano una crisi di credibilità delle organizzazioni". Il punto è che in ballo c'è anche la credibilità del Pd, e "per ragioni strategiche- spiega Follini - non possiamo finire nella spirale di un nuovo collateralismo alla rovescia. Questo è un passaggio decisivo per noi, che va oltre la stessa sfida elettorale ". Il rischio infatti è che i democratici vengano risucchiati su posizioni arretrate. Non a caso l'affaire Alitalia ricorda a Tonini "la fase drammatica del decreto di san Valentino sulla scala mobile", quando il sindacato e la sinistra si spaccarono. A quei tempi Tonini stava nella Cisl, e visse accanto a Carniti la vicenda: "Oggi siamo dinanzi a una nuova strettoia, simile a quella del decreto di san Valentino. Solo che allora c'erano il Psi e il Pci, oggi ci sono il Pd e la Sinistra arcobaleno". E il Pd oggi sta con i 400, nel senso che coglie l'occasione della protesta per premere sui confederali. Lo s'intuisce dal ragionamento svolto da Fassino sul Sole 24 Ore: "Dal sindacato mi aspetto un sussulto di responsabilità. Bisogna liberarsi dalla convinzione che ci sia sempre tempo per trovare un escamotage e non fare i conti con la realtà". Altrimenti la protesta è destinata a dilagare, come dimostra la nascita del "Comitato pro Air France" a cui avrebbero aderito 250 lavoratori pronti a strappare le tessere sindacali. Le colpe vanno divise in parti uguali, anche la politica e il management hanno gravi responsabilità e devono addossarsele, "però - sottolinea il ministro Lanzillotta - i sindacati non lo stanno facendo. E i lavoratori iniziano a contestare la loro impostazione ". Giustamente Baretta, una carriera in Cisl alle spalle e un futuro da deputato del Pd, invita a non generalizzare, "perché giorni fa Sarkozy - a fronte della crisi cantieristica francese - ha detto che affiderebbe la gestione del settore alla Fincantieri. Anche Fincantieri è un'azienda pubblica come Az, e anche lì ci sono i sindacati". Anche Baretta tuttavia sostiene la necessità che la trattativa con Air France "vada avanti". In gioco c'è la tenuta del sistema, posti di lavoro "ma anche" il futuro del Pd. E sorprende che in questa fase drammatica si stagli a palazzo Chigi l'immagine solitaria di Enrico Letta, che preme sul sindacato perché "si rimetta in sintonia con il Paese ". "Questo è il secondo tempo della partita iniziata con il protocollo sulle pensioni ", ha spiegato il sottosegretario ai dirigenti confederali: "E allora mostraste coraggio ". è una sfida di governo. è la sfida riformista di Veltroni. Francesco Verderami Guarda la videoinchiesta su Malpensa sul sito www.corriere.it.

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Il più giovane (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: BREVI Il più giovane Aristide Police, classe 1968, chiamato al vertice di Alitalia, è il più giovane presidente nella storia della compagnia.

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<Ma non è come nell'80> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Ex leader Carniti e Benvenuto "Ma non è come nell'80" ROMA - Il sit-in dei 400 dirigenti di Alitalia come la marcia dei 40 mila quadri della Fiat a Torino il 14 ottobre 1980? Per i leader sindacali di allora le analogie non ci sono. Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto rimettono le lancette della memoria indietro di ben 28 anni, e ambedue arrivano alla conclusione che tra le due esperienze sindacali non ci sono punti di contatto. "La comparazione mi sembra molto audace e forzata - argomenta Carniti, 72 anni ("la stessa di Silvio Berlusconi", ci tiene a precisare) ex segretario generale della Cisl ed ex europarlamentare eletto nel Psi - la vicenda di Torino si verificò dopo uno sciopero a oltranza durato 35 giorni e la marcia vide la regia di Carlo Callieri, all'epoca braccio destro di Cesare Romiti e oggi, francamente, in Alitalia non vedo nessuna delle due situazioni". Benvenuto, storico leader della Uil (ha lasciato l'incarico 16 anni fa per darsi alla politica) ritiene che alla fine "Alitalia è solo un'operazione di ristrutturazione che si deve fare con le regole di mercato mentre i fatti di Torino del 1980 avevano una forte carica ideologica, l'ultima grande contrapposizione di classe che ebbe il suo epilogo qualche anno dopo con il referendum sulla scala mobile ". Dall'esperienza di Mirafiori e dalla tensione di quegli anni - ricorda l'ex numero uno della Uil - "si ricava l'insegnamento che alla fine la maggioranza dei lavoratori è moderata e difende concretamente gli interessi suoi e del-l'azienda, ecco credo che oggi come allora i dipendenti Alitalia dovranno essere chiamati a esprimersi su un eventuale accordo, magari con un referendum". Per Carniti "adesso c'è solo una reazione spontanea di alcuni lavoratori che hanno capito come non esiste alternativa vera alla trattativa con Air France e chi la vuol far saltare difende gli interessi politici della Lega su Malpensa". Sia Benvenuto che Carniti criticano l'atteggiamento del sindacato. "Diviso in troppe sigle", spiega il primo, "da dilettanti pensare che Spinetta non avrebbe mollato la presa" dice il secondo. Ma che la vicenda Alitalia sia una "Caporetto sindacale ", come l'ha definita Pietro Ichino, è una "esagerazione ". "Un raptus retorico letterario - lo definisce Carniti - in realtà il sindacato non sparirà mai anche perché ora lo attendono cose ben più importanti come la ridefinizione della politica dei redditi". Per Benvenuto di "vera Caporetto si può parlare solo se Alitalia fallisce, ecco perché adesso è importante riaprire la trattativa ed evitare che vincano le pressioni di chi la vuol rilevare dopo il commissariamento". Roberto Bagnoli.

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Qui Lina (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-05 num: - pag: 9 autore: di LINA SOTIS categoria: BREVI Qui Lina Roberto Maroni diceva: "La Lega Nord fa il tifo affinché la trattativa con Air France fallisca". Il presidente di Alitalia, Prato, dimettendosi ha detto: "Quest'azienda ha una maledizione". La maledizione continua. lsotis@corriere.it.

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Dorfles: sono i furbetti del made in Italy (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-04-05 num: - pag: 22 categoria: REDAZIONALE Il critico d'arte Dorfles: sono i furbetti del made in Italy MILANO - Tendenza "furbetti", è il commento, fra il paterno e il rassegnato, di Gillo Dorfles sulle "ultime": dal vino adulterato alla mozzarella, passando dalla vicenda Alitalia. Come appare il made in Italy in queste settimane? "Come volete che appaia? - risponde il grande critico d'arte - Come è sempre stato. Un Paese di furbetti e truffatori. Di persone litigiose e poco affidabili". Speranze di cambiare? "C'erano, negli anni '50 sino ai '70, perché era tanta la voglia di ricostruire. Di migliorare. Ora non più. Chissà, forse con l'Expo arriveranno anche le buone intenzioni".

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ROMA Spuntano nella cordata italiana le Ferrovie Nord Milano. Sarà lunedì prossimo il gio (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Rno decisivo per Alitalia (nella foto il nuovo presidente Aristide Police). Il cda di Air France dovrà infatti decidere se riaprire il negoziato, tornando al tavolo con i sindacati dopo la durissima rottura dei giorni scorsi. In queste ore il governo, con il sottosegretario Enrico Letta, sta cercando di convincere Spinetta e le sigle sindacali ad aprire uno spiraglio nella trattativa prima delle elezioni.

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I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'ope (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di GIOVANNI SABBATUCCI I QUATTROCENTO dipendenti Alitalia che l'altro ieri a Fiumicino hanno contestato l'operato dei loro rappresentanti sindacali nella trattativa con Air France non possono non far pensare ai quarantamila colletti bianchi che, sfilando a Torino il 14 ottobre 1980, decretarono la fine di una drammatica vertenza con la Fiat e insieme di un'intera stagione del sindacalismo italiano. Diverse sono evidentemente le dimensioni del fenomeno, diverso è il contesto politico-economico e diversa la situazione delle aziende interessate: allora si trattava di salvare la maggiore impresa privata nazionale da un declino poi dimostratosi non irrimediabile; ora si deve liquidare nel modo meno doloroso possibile (o far rinascere ex novo) un'impresa pubblica strutturalmente incapace di produrre altro che perdite per il pubblico erario. Ma il segnale va nella medesima direzione. È in questione, ora come allora, la capacità del sindacato, in quanto soggetto collettivo, di elaborare strategie di lungo periodo, di adattare le sue modalità di azione alle condizioni date, di farsi carico in qualche misura di istanze e interessi più ampi di quelli emersi dalle singole vertenze. Certo, il sindacato è per sua stessa natura espressione di una parte, contrapposta legittimamente ad altre parti: pretendere di attribuirgli per definizione una rappresentanza di interessi generali significherebbe cadere in una qualche forma di corporativismo, o riesumare il "pansindacalismo" in voga negli anni Settanta (fino, appunto, alla "marcia dei quarantamila"), che assegnava alle grandi confederazioni nazionali una funzione salvifica, quasi di supplenza rispetto all'inadeguatezza dei partiti e delle stesse istituzioni. Certo, un sindacato troppo moderato o corrivo si esporrebbe alla concorrenza rialzista delle mille organizzazioni autonome che pullulano soprattutto nel settore pubblico (e che nessuno, per responsabilità anche sindacale, ha mai saputo contenere o disciplinare in termini di legge). Ma dobbiamo chiederci d'altra parte a che cosa serve un sindacato nazionale che è per giunta investito di funzioni semipubbliche e gode dei relativi privilegi se la sua linea non riesce a distinguersi significativamente, come è accaduto nel caso Alitalia, da quella delle sigle più corporative. Che senso ha avuto, in questi ultimi quindici anni, lasciar imporre alla generalità dei cittadini contribuenti compresi dunque operai, precari e pensionati una cospicua colletta quotidiana affinché piloti, assistenti di volo e personale di terra della compagnia di bandiera potessero mantenere livelli occupazionali e retributivi incompatibili con la sopravvivenza dell'azienda in regime di concorrenza? La risposta, piuttosto sconsolante, è una sola: la difesa dello status quo, la tutela delle posizioni acquisite, che sembra essere, in questa fase, il principale criterio di orientamento del sindacalismo confederale. Sia che si parli di pensioni, sia che si tratti sulla mobilità o sul mercato del lavoro. Da troppo tempo ormai i sindacati nazionali hanno perso la capacità di proporre soluzioni innovative e si sono impegnati essenzialmente in battaglie d'arresto, a volte sfortunate (il referendum sulla scala mobile del 1984), a volte vincenti e per proprio per questo dannose alla collettività: si pensi alla strenua opposizione all'innalzamento dell'età pensionabile (in presenza di un considerevole innalzamento della vita media e della stessa soglia della vecchiaia), col risultato di sottrarre risorse a un'auspicabile estensione dei benefici del Welfare; o alla difesa a oltranza dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che ha finito con l'erigere una barriera invalicabile fra l'area sempre più esigua del lavoro stabile e garantito e l'esercito sempre più numeroso dei precari. Per uscire dalla condizione di stallo strategico in cui è finito non solo per sua colpa (il declino della grande industria, la globalizzazione, da ultimo la stagnazione economica creano una situazione oggettiva poco favorevole alle rivendicazioni del lavoro organizzato), il sindacato ha bisogno di una svolta, innanzitutto culturale. Non solo e non tanto in termini di responsabilizzazione e di moderazione (ciò che soprattutto era richiesto ai tempi della "svolta dell'Eur" nel '78 o dell'accordo sulla concertazione nel '93). Quel che serve al Paese non è un sindacato più debole o più accondiscendente alle richieste delle controparti: è al contrario un sindacato più dinamico e più elastico, meglio radicato nei luoghi del lavoro (stabile o precario), più aderente alle effettive articolazioni di una società che si trasforma. In una parola meno conservatore. Per un soggetto che ha sempre mirato a svolgere, nel corso della sua storia, una funzione di traino e di avanguardia, è un dovere prima che una necessità.

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LA MARCIA dei Trecento ha lasciato il segno. Dopo i "colletti bianchi" si muovo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

No ora piloti e assistenti di volo per dire che anche loro vogliono Air France. Sono almeno seicento, riuniti in due comitati: molti hanno già restituito le tessere dei rispettivi sindacati e lanciato una sorta di referendum per posta elettronica, forse il primo nella storia delle vertenze sindacali italiane. Il testo è stato diffuso ieri sera via sms, invitando esplicitamente l'Air France a prendere "in considerazione l'adesione delle maggior parte dei dipendenti Alitalia". Piloti e assistenti di volo si dicono stanchi di "fare le farfalle imbalsamate in collezioni altrui, rivogliamo la nostra identità individuale di dipendenenti".

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La tua opinione (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-04-05 num: - pag: 40 categoria: BREVI La tua opinione su corriere.it è giusto che una donna non dica di essere incinta quando viene assunta? SUL WEB Risposte alle 19.00 di ieri I numeri sono in percentuale Sì R 63,3 No R 36,7 La domanda di oggi Alitalia: i sindacati dovrebbero fare il referendum tra i dipendenti sulla proposta di Air France? I sondaggi on line non hanno valore statistico e non sono basati su un campione scientifico.

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O rmai (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Politica - data: 2008-04-05 num: - pag: 13 categoria: REDAZIONALE La Nota di Massimo Franco Il Cavaliere recalcitrante mette le "mani avanti" temendo l'impopolarità O rmai si colgono alcune costanti da non sottovalutare, nelle parole elettorali di Silvio Berlusconi. Sono quelle che riguardano non tanto gli avversari, ma la sua figura di presidente del Consiglio, se vincerà il 13 e 14 aprile. La prima è che arriverà a palazzo Chigi con l'atteggiamento di chi fa un favore al Paese ed un dispetto a se stesso, perché la situazione è pessima. "Gli elettori del centrodestra dovrebbero già essermi grati per avere assunto questo impegno", ha detto ieri. La seconda è che, al contrario del passato, non giura di restare premier per l'intera legislatura: quando glielo chiedono, risponde evasivo di "non avere la sfera di cristallo ". Se ne potrebbe dedurre che il candidato del Pdl non ha nessuna voglia di tornare a guidare il governo; e che comunque non esclude di lasciarlo dopo un certo periodo di tempo. Berlusconi è consapevole di ereditare non tanto, e comunque non solo quelli che chiama "i disastri del governo Prodi". A spaventarlo è la congiuntura internazionale. Il gruppo di disoccupati napoletani che ieri lo aspettavano davanti al suo albergo partenopeo per gridargli "lavoro, lavoro", sono le avanguardie rumorose di un Paese impoverito ed inquieto. La "strategia delle mani avanti" serve dunque a prevenire le critiche. Il Cavaliere si rende conto che rischia un'ondata di impopo-larità alla quale non sarà mai pronto. Quando polemizza con Walter Veltroni dicendogli che "può promettere tutto quello che vuole, tanto non governerà", riconosce il sentiero stretto sul quale chiunque vinca dovrà camminare. Per questo risponde al segretario del Pd che lo ha accusato di considerare un sacrificio il ruolo di premier, ribadendo: "Per me è davvero una croce". Se ha deciso di portarla, dipende soltanto dal fatto che per il momento nel centrodestra "mi considerano ancora infungibile", sostiene. La controprova di questa preoccupazione latente è l'atteggiamento del suo candidato al ministero dell'Economia. Ieri Giulio Tremonti ha voluto ricordare che "è più facile fare il ministro quando le cose vanno bene". Non solo. Sempre ieri, sul palco del comizio del Pdl a Napoli si è presentato un Cavaliere nuovo non per avere annunciato che abolirà subito l'Ici; o per avere assicurato che risolverà l'emergenza della spazzatura seguendola da vicino giorno per giorno, "fino a quando l'immagine di Napoli sarà pulita". La vera novità sta nel suo annuncio che "il primo Consiglio dei ministri del nostro governo" si riunirà nella capitale del Sud prendendo "provvedimenti duri e impopolari ". Per questo, a suo avviso, è necessario per il Pdl un consenso largo che garantisca buoni numeri sia alla Camera che al Senato". Un Berlusconi che chiede voti in nome di "atti impopolari" appare una contraddizione in termini; di più, quasi un tentativo inconscio di scoraggiare gli elettori, spingendoli a disertare le urne per favorire un pareggio col Pd al Senato. Ma, paradossi a parte, l'annuncio del Cavaliere dimostra che non può esimersi dal preparare l'opinione pubblica ad una fase priva di sogni; e che sotto sotto, forse, non disdegnerebbe di condividere le responsabilità e gli oneri con una parte dell'opposizione. Il suo dramma è che potrebbe ritrovarsi condannato a governare da solo, con il lascito della coalizione prodiana come alibi in grado di reggere mesi, non anni. Pier Ferdinando Casini gli ha già ricordato che una trattativa Alitalia ancora aperta dopo il 14 aprile sarebbe "una polpetta avvelenata" per il suo o un altro governo. Berlusconi stesso ha ammesso che "fra due o tre mesi" i rifiuti in Campania diventeranno una sua emergenza. L'addio malinconico di Romano Prodi agli altri capi di Stato, ieri a Bucarest, alla fine del vertice Nato, dunque, non è soltanto l'uscita di scena di un avversario storico: è anche un monito sui rischi che il Cavaliere correrà prendendo il suo posto a palazzo Chigi. \\ A Napoli il leader del Pdl annuncia: se governo scelte dure e impopolari.

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Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Criminalità "Noi non ne abbiamo parlato? Ma se metà dei consiglieri di maggioranza sono indagati" Il Cavaliere E' sicuro di vincere e che il Governatore a non dimettersi gli abbia fatto un favore [FIRMA]AUGUSTO MINZOLINI INVIATO A NAPOLI A sentire i Pronostici de centro-destra in Campania e a Napoli non dovrebbe esserci partita. Dovrebbe vincere il Pdl quattro a zero. "Al Senato - prevede Mario Landolfi, presidente della commissione di vigilanza Rai - dovremmo andare anche oltre il premio di maggioranza perché né l'Udc, né la sinistra dovrebbero raggiungere l'8% mentre la Pdl da sola potrebbe toccare il 44%". "Io - racconta Alfonso Papa, un posto di primo piano al ministero della Giustizia negli anni di Castelli e di Mastella - sono diciottesimo nella lista per la Camera. Si pensava che gli eletti del pdl sarebbero stati 19, oggi si parla di 21. Qui De Mita non dovrebbe andare oltre il 2%". Sarà. Forse si illudono. Ma il primo a credere che la Campania gli regalerà un mare di voti è proprio Silvio Berlusconi. "Qui è fuori discussione la vittoria - spiega -, non possiamo non vincere con tutto quello che ha combinato la sinistra sui rifiuti. O dopo la follia che hanno commesso sulla mozzarella: c'erano tre aziende che avevano dei problemi e loro hanno messo in crisi un settore. Possiamo perdere solo per i brogli. Come nel 2006 quando fummo sconfitti al Senato per la Campania e la Calabria. Ve lo ricordate? Per il ministero dell'Interno eravamo in vantaggio anche in queste due regioni, un esponente della sinistra parlò, si fermò lo spoglio e la sinistra qui vinse per una manciata di voti. In compenso sparirono le schede bianche". Altri tempi. Ora nei piani di Berlusconi e di Gianfranco Fini la Campania dovrebbe diventare una roccaforte del centro-destra. Non per nulla ieri i due leader del Pdl hanno organizzato uno dei comizi più importanti di questa campagna elettorale, proprio a Napoli, in piazza del Plebiscito. E il Cavaliere ha promesso che se vincerà le elezioni il capoluogo partenopeo diventerà per qualche settimana, si fa per dire, capitale d'Italia. "Terremo qui - ha annunciato - il primo Consiglio dei ministri e io rimarrò a Napoli finché la città e la regione non torneranno alla normalità. Il dott. Letta ha già fatto le sue indagini e abbiamo appurato che si può fare. Andrò in prefettura o alla reggia dove mi sono trovato bene anche al G8". Napoli sede estiva del governo. Nell'immaginario berlusconiano descritto nelle canzoni di Apicella con testi del Cavaliere, ci sta più che bene. Con la città ai piedi del Vesuvio Berlusconi, infatti, ha un rapporto stretto: un tempo addirittura aveva pensato di prender casa. "Adesso se mi trasferirò qui - confida - me la dovrà prestare Emilio Fede". Un'eventualità più che probabile: a vedere gli striscioni che tempestavano ieri piazza del Plebiscito c'è da credere che 14 anni di Bassolino hanno regalato Napoli a Berlusconi. "Da quanto ne so - sussurra Landolfi - Veltroni, che parlerà qui il 9 aprile, non farà salire Bassolino neppure sul palco". A conti fatti le dimissioni mancate del governatore sono state un aiuto formidabile per il Cavaliere che collega il nome di Bassolino immancabilmente ai rifiuti. "Vinceremo le politiche - è la previsione del leader del Pdl -. Poi daremo lo sfratto a Bassolino. E dopo anche alla Iervolino". E Berlusconi non risparmia un'ironia sulla voce stridula del sindaco di Napoli. "A dir la verità - osserva - non ho mai capito come possa essere stata eletta. Pensavo che i napoletani così amanti della musica, avessero l'orecchio fino. Anche l'orecchio vuole la sua parte...". Insomma, almeno da queste parti per Berlusconi i giochi sono fatti. La sinistra, Veltroni e D'Alema, catapultato da queste parti per salvare il salvabile, non hanno scampo. "Con Bassolino che non vuole dimettersi - spara il Cavaliere - Veltroni insiste a dire che noi non abbiamo mai parlato di mafia e camorra. Sono loro che debbono vergognarsi: metà dei consiglieri comunali a Napoli sono indagati e purtroppo in Campania c'è il record dei Consigli comunali sciolti per camorra". Berlusconi nella foga di attaccare un Veltroni "folgorato sulla via di Damasco" scambia San Paolo con San Pietro. Cose che capitano a chi è sicuro di avere la vittoria in mano. E Berlusconi è convinto di averla. Non per nulla attacca l'avversario più sul filo dell'ironia che non dell'insulto. Lo definisce "Walterino sette doppiezze" e lo invita a cambiare lo slogan ""se pò fà" in "se pò bleffà"". E poi via con l'armamentario della sinistra che promette in campagna elettorale e chiuse le urne straccia i programmi. Appunto, per lui non c'è partita in Campania e non solo. Nella sua testa Veltroni, Prodi e l'intero gruppo dirigente della sinistra mostrano i loro limiti ogni giorno. "Avete visto oggi alla Confapi - domanda - quante mani si sono alzate quando ho chiesto chi era pronto a mettere la sua fiche per Alitalia? Invece, il governo, imperterrito, tenta di riprendere la trattativa con Air France. Io non voglio dir niente altrimenti la Consob... Ma come si fa a trattare quando il titolo va su e giù e manca appena una settimana alle elezioni? Almeno avessero sospeso il titolo, invece...". Tra i rifiuti, le mozzarelle e Alitalia, per Berlusconi la vittoria del Pd non è solo improbabile, ma impossibile. Ecco perché non sembra neppure troppo interessato alla campagna elettorale in Tv. "Questo confronto finale tra tutti i candidati - spiega - di cui si parla, è meglio non farlo per non dare un'ulteriore immagine negativa al paese. Io non ci andrò. Semmai possiamo andare a Matrix io e Veltroni, 45 minuti a lui e 45 a me. Lui avrà anche il vantaggio di parlare dopo di me". Il Cavaliere che è sicuro di aver già vinto, pensa di poterselo permettere. In fondo tutti puntano sulla sua vittoria, dai "bookmakers" di Londra alla gente di Napoli. Ieri al suo arrivo all'hotel Vesuvio la hall era strapiena. C'erano gli "ex" dell'Udeur che gli sono fedeli. C'era Carmen Russo con il compagno ballerino. C'era un'avvocatessa dal seno prorompente che ad una guardia del corpo che tentava di allontanarla, chiedeva indicando l'ampia scollatura: "Vuoi cacciare anche queste?". E c'era l'ex capo della polizia e ora commissario per i rifiuti, Gianni De Gennaro, che è sgattaiolato via dall'albergo. A chi gli ha domandato se con il cambio di governo avrebbe lasciato l'incarico, ha risposto, laconico: "Non lo so. Ma lei sa che paese è questo...".

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<Corporazione inutile e impotente> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE L'accusa Carlo Dell'Aringa "Corporazione inutile e impotente" ROMA - "Una casta? No, forse è più corretto parlare di corporazione, per i sindacati. Il vero problema però è un altro: sono diventati inutili, impotenti": il giudizio netto quanto tagliente è di Carlo Dell'Aringa, professore di economia politica alla Cattolica di Milano. E aggiunge: "I sindacati sono presi dall'ansia di sopravvivere in un mondo che li vede sempre più barricati nel tentativo inutile di difendere posizioni ormai indifendibili. E più gli atteggiamenti sono conservatori, più i sindacati diventano incapaci di agire". E difendono anche privilegi? "Può capitare che difendano privilegi che arrivano da lontano. Ma in realtà, fatte alcune eccezioni, i sindacalisti in quanto tali non godono di privilegi particolari. Gli stipendi che percepiscono non sono elevati nemmeno nelle posizioni di vertice. Semmai qualche privilegio può arrivare dopo...". A che cosa si riferisce? Ai sindacalisti che passano alla politica? "No. è normale che un certo tipo di esperienza possa essere messa al servizio della politica. Penso piuttosto a chi, esaurito il mandato o decaduta la carica, assume incarichi in grandi società. E spesso sono gli stessi sindacati a piazzare i propri uomini in questi ruoli chiave, è un modo per garantire la sopravvivenza delle organizzazioni". I sindacati smuovono anche ingenti cifre, almeno secondo la ricostruzione di Stefano Livadiotti... "Non credo che in realtà si tratti di cifre clamorose". Ma c'è un deficit di trasparenza? "Forse su alcuni Quali? aspetti". "Sui conti, per esempio, ma nonostante qualche opacità non credo che vengano commessi chissà quali imbrogli. Trovo molto più preoccupante l'involuzione che i sindacati hanno subìto negli ultimi anni". Cioè? "I sindacati ormai non riescono più a individuare e realizzare obiettivi collettivi. Ciascuna sigla opera per la propria sopravvivenza o al massimo per rappresentare gli interessi dei propri iscritti. La vertenza Alitalia è emblematica. I sindacati non pensano all'interesse collettivo, ma sono arroccati nella difesa degli interessi di singole categorie. In questo senso ritengo che siano diventati corporazioni. Ma senza godere dei privilegi delle caste". Pa.Fo. Carlo Dell'Aringa professore di economia politica alla Cattolica di Milano, ritiene "preoccupante l'involuzione che i sindacati hanno subito negli ultimi anni".

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<Ma il consenso della base c'è ancora> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus - data: 2008-04-05 num: - pag: 11 categoria: REDAZIONALE La difesa Giuseppe Berta "Ma il consenso della base c'è ancora" ROMA - "I sindacati una casta? Solo se per casta intendiamo un sistema di rappresentanza incardinato su interessi particolari. Se invece pensiamo a un sistema di privilegi, non ci siamo: da questo punto di vista i sindacati non sono una casta, assolutamente": Giuseppe Berta, storico dell'industria, docente alla Bocconi e in passato responsabile dell'archivio storico della Fiat, difende le organizzazioni dei lavoratori. "Se la concertazione mette a un tavolo 20 sigle diverse conferendogli potere di veto su questioni importanti, il sistema di rappresentanza può diventare viziato. è naturale che in queste condizioni qualcuno possa interpretare male il ruolo del sindacalista ". Ma secondo lei ci sono aree di privilegio? "è possibile, ma sono fenomeni marginali. I sindacalisti, a differenza di quanto avviene adesso con i parlamentari, non vengono eletti con voti di lista bloccati. Sono scelti dalla base. E rispondono di quello che fanno. Il grande consenso che hanno fra i lavoratori indica che non sono visti come privilegiati". Zone di ombra? I bilanci - secondo molti - non sono sempre leggibili e chiari... "Sui conti potrebbe esserci più trasparenza. E uno sforzo maggiore sarebbe apprezzabile anche per la gestione dei patronati e delle attività formative, dietro le quali in alcuni casi si muovono interessi poco chiari. Nel complesso però ritengo che i limiti dei sindacati siano altri ". Quali? "L'eccesso di conservatorismo e la scarsa capacità di assumere decisioni in tempi rapidi". Pensa alla vicenda Alitalia? "è l'esempio più attuale e forse più clamoroso. Quello che sta accadendo dimostra come i sindacati, anche di fronte a situazioni drammatiche, abbiano assunto una tendenza a difendere posizioni consolidate, senza tenere conto delle conseguenze". E da che cosa dipende l'eccesso di conservatorismo? "Il discorso è complesso, le ragioni sono molteplici. Certamente pesa l'eccessiva frammentazione della rappresentanza ". Pesa anche l'eccesso di concertazione? "In certi casi, sì. Però il mio giudizio sul ruolo dei sindacati resta positivo". Paolo Foschi Giuseppe Berta storico dell'industria, docente alla Bocconi e, in passato, responsabile dell'archivio storico della Fiat, difende le organizzazioni dei lavoratori.

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Sindacati, la casta in crisi (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 05-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Focus Vuota - data: 2008-04-05 num: - pag: 10 categoria: REDAZIONALE Sindacati, la casta in crisi Diritto di veto e iscritti insofferenti Il caso Alitalia: la difesa dei privilegi N ella remota eventualità che riescano a mettersi d'accordo, le ultime quattro sigle delle 43 organizzazioni sindacali scolastiche potrebbero perfino convocare un tavolo di scopone scientifico, in virtù del loro solitario iscritto. Piano con lo stupore. Perché nel mondo parallelo delle confederazioni, le dimensioni non contano. Nel settore ippico ci sono il contratto di base e quello per i cavalli da corsa, anzi, quelli, al plurale perché le normative sono differenti per il trotto o il galoppo. Le imprese che producono ombrelli e ombrelloni godono di un'unica intesa, che però differisce da quella delle aziende che forniscono il manico del manufatto. Per stare sull'attualità: nel 2007, la più piccola delle 13 sigle dell'Enav, ente controllori di volo, cinque tesserati, uno zoccolo duro di sostenitori che starebbe largo in un monolocale, riuscì a far cancellare 320 voli in un solo giorno. Domanda d'obbligo: queste giornate sono la riproduzione riveduta e corretta dell'autunno Ottanta? C'è la sensazione diffusa che rappresentino comunque un passaggio delicato nella vita del sindacato, che segnino una svolta nella sua credibilità. Sta arrivando un libro che si chiama L'altra casta, e sembra essere un Atlante della crisi, o almeno un suo sintomo. Naturalmente, c'è un capitolo dedicato ai fasti di Alitalia, l'azienda più sindacalizzata d'Italia, nel quale si apprende - tra le altre cose - dell'esistenza sancita per contratto di una Banca dei riposi individuali, della speciale indennità riservata al personale viaggiante per la temporanea assenza del lettino a bordo di alcuni Boeing 767-300, centinaia di euro che per non creare odiose discriminazioni sono stati corrisposti anche a chi volava su aerei dotati delle cuccette in questione. D'accordo, così è troppo facile. Basta aneddoti. Ce ne sono tanti, troppi. Il problema è un altro. Alcuni libri hanno la fortuna o la capacità di cogliere lo spirito dei tempi, di intercettare uno stato d'animo comune, giusto o sbagliato che sia. L'altra casta, scritto da Stefano Livadiotti, giornalista de L'Espresso, è uno di questi libri. Un pamphlet, che opera una dissezione da autopsia dei sindacati italiani, definiti "macchina di potere e denaro". Ne elenca in modo analitico le storture, gli organici colossali con migliaia di dipendenti pagati dal contribuente, lo sterminato e parzialmente detassato patrimonio immobiliare, i vantaggi, i privilegi che autorizzano l'autore a usare il termine ormai negativamente iconico di "casta". Ma soprattutto, questo è forse l'aspetto più controverso, ne mette in luce la perdita di identità, le debolezze e i limiti nel recitare il ruolo importante che dovrebbero avere nel Paese. Nel mare di cifre, storie e statistiche forniti da Livadiotti, è questa accusa, la più empirica, che ferirà i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil. L'autore enuncia la tesi con una certa ruvidezza: "L'immagine del sindacato come di un soggetto responsabile, capace di farsi carico degli interessi generali del Paese, agli occhi degli italiani si è dissolta ormai da tempo". Sempre più autoreferenziali, le confederazioni hanno perso il contatto con la vita vera, per diventare un soggetto autistico, abiurando alla loro storia, alla loro vera missione. "Un apparato che, presentandosi come legittimo rappresentante di tutti i lavoratori, in nome di una concertazione degenerata in diritto di veto, pretende di mettere becco in qualunque decisone di valenza generale, ma in realtà fa gli interessi dei suoi soli iscritti, ai quali sacrifica il bene collettivo, mettendosi ostinatamente di traverso a qualunque riforma rischi di intaccarne uno statu quo fatto di privilegi ". L'altra casta, è bene dirlo, è un'opera brutale, una specie di libro nero del sindacalismo, e in quanto tale destinato a dividere, a far discutere. Ma le frasi citate qui sopra non vanno controvento, perché rappresentano davvero un sentimento di insofferenza verso il sindacato, questo sindacato, che nell'Italia del 2008 si respira a pieni polmoni, e negarlo sarebbe stupido, persino autolesionistico. Nel cittadino medio, la percezione diffusa del sindacato è questa, piaccia o no. E una vicenda più di ogni altra contribuisce a cementarla. "Dove comandano loro", è il titolo programmatico del capitolo dedicato ad Alitalia, azienda che ha un tasso di sindacalizzazione bulgaro, il 77,9% tra gli assistenti di volo e l'87,1% tra i piloti. Le scoperte sono varie, indubbiamente sconfortanti, sempre istruttive. Si apprende ad esempio che grazie al Regolamento sui limiti di tempo di volo e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante, il giorno di riposo, "singolo libero dal servizio", per i piloti Alitalia comprende due notti e non deve essere mai inferiore alle 33 ore, Keplero e Copernico se ne facciano una ragione. Si viene a sapere inoltre dell'esistenza di un Comitato nomi, invenzione che sarebbe piaciuta tanto al compianto Beppe Viola, fondatore con Enzo Jannacci dell'Ufficio facce. Trentasei dipendenti per suggerire come battezzare i nuovi aerei, finché ci sono stati soldi per comprarli. Più seriamente, nel 2007, mentre il governo cercava col lanternino un compratore disposto a salvare la nostra compagnia di bandiera dal fallimento - ha perso 364 milioni di Euro in 365 giorni, di ventiquattro ore - piloti e hostess si sono fatti un giro di valzer sul Titanic sommando scioperi che hanno causato mancati introiti per un totale di 111 milioni di Euro. E gli ultimi eventi, il cestinamento dell'offerta di Air France, la penosa rincorsa ai suoi dirigenti per riportarli al tavolo delle trattative, portano acqua alla tesi di chi, Livadiotti è tra questi, vede in Alitalia il punto critico che fissa l'incapacità conclamata di conciliare gli interessi dei propri iscritti con quello generale. Che brutta questa immagine di un sindacato privo di autorevolezza ma sempre pronto ad esternare su qualunque aspetto dello scibile umano. Nell'ulti.

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Alitalia parla Orlando Corradi (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia parla Orlando Corradi "La cordata italiana sono io Ecco due milioni di euro" "Berlusconi non l'ho contattato e non ho pensato di farlo" Nel paese delle cordate fantasma, dove ogni giorno sui giornali si vaneggia di imprenditori (rigorosamente anonimi) potenzialmente disposti a lanciare il cuore oltre il check-in per salvare Alitalia dai colonizzatori parigini e dal fallimento, finalmente abbiamo un nome e un cognome: Orlando Corradi. Presidente e amministratore delegato di Mondo Tv, "uno dei principali player europei nella produzione e distribuzione di animazione" come recita il profilo societario, Corradi ha reso noto il suo outing patriottico-aeronautico giovedì scorso attraverso le agenzie: "Sono disponibile a partecipare ad una eventuale cordata di imprenditori italiani con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un gesto nobile per un imprenditore a capo di un'azienda fondata nel 1985, quotata in Borsa (una rarità nel panorama delle Pmi) e che capitalizza 34 milioni di euro: perché? "In due parole posso dirle che io sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa, quindi sono emotivamente legato all'aeroporto e alla compagnia di bandiera. Ho seguito per mesi il dibattito attorno al destino di Alitalia e ho pensato: "Se ci mettiamo insieme in mille imprenditori come me, piccoli e medi, con un'offerta come la mia arriviamo a dei parametri accettabili, possiamo farcela". Ovviamente tutto si basa su altre cose, c'è una due diligence da fare, bisogna valutare lo stato di salute e trovare una soluzione per una salvaguardia totale del personale anche attraverso ricollocamenti, occupazioni collaterali per i dipendenti". Scusi Corradi ma al di là del colpo di teatro, quanto c'è di reale dietro questa ipotesi: ha contattato altri imprenditori, ha fatto - come si dice - sistema? "No, io non ho contattato altri imprenditori ma nonostante tutto non la vedo come una cosa distante, irrealizzabile. Nel nostro paese di imprenditori anche più grandi di me ce ne sono ben più di mille, è così difficile?". A quanto pare sì. Non le pare, al di là dei buoni propositi, irrealistico? "So che non è facile raggruppare tante teste che pensano la stessa cosa, che hanno il medesimo interesse ma se si muoverà aria di patriottismo e voglia di fare una possibilità c'è". Una su cento. "No, siamo al 50% delle possibilità di successo". Scusi ma vista la sua determinazione perché non ha contattato Silvio Berlusconi per cercare una sponda e per proporsi come capofila? O forse lo ha già fatto? "No, non l'ho contattato e non ho pensato nemmeno di farlo. Questo nonostante la mia società lavori sia con Mediaset che con la Rai per quanto riguarda i cartoni animati. Io mi sono limitato a offrire il mio pubblico sostegno al salvataggio dell'azienda, ho mandato un messaggio agli altri imprenditori perché facciano come me". Beh, Silvio Berlusconi è un imprenditore e ha detto a più riprese che i suoi figli potrebbero far parte della cordata italiana. "È vero e sono assolutamente certo che Silvio Berlusconi sarà il primo a partecipare alla cordata. Io, nel mio piccolo di imprenditore, ho cercato di smuovere le acque, di mandare un segnale, di dare la scossa affinché questa cordata prenda vita". Magari con Silvio Berlusconi capo-cordata: ricorda un po' il geometra Calboni quando fu "incautamente" messo capo-cordata in parete durante la vacanza ad Ortisei ma tant'è: Orlando Corradi, con onestà e un candore quasi disarmante, ci crede davvero. Scusi ma non le pare che il tempo stia per scadere? Se entro la prossima settimana non si ricuce con Air France si portano i libri in tribunale, si apre l'ipotesi del commissario straordinario e della legge Marzano: forse un comunicato stampa in cui si offre la disponibilità di due milioni di investimento non è proprio una chiamata alle armi. "Io non ho i mezzi per spingere più di così il mio messaggio, di fare pubblicità, di diventare una sorta di capopopolo. Tanto meno penso di poter essere il potenziale capo-cordata: io mi metto in fila e aspetto che arrivino quelli più grandi di me. Non sta certo a me muovere le masse o andare a chiedere: sono un piccolo imprenditore che ha deciso di dare il suo contributo per una questione affettiva". Affettiva? "Sì, gliel'ho detto, sono nato a Busto Arsizio, sei chilometri da Malpensa. Forse se fossi nato altrove non lo avrei fatto, non avrei dato la mia disponibilità perché non avrei sentito così intimamente il problema". Al cuor non si comanda. Ora Silvio Berlusconi ha un indizio per dare dei nomi alla sua cordata: cerchi gli indirizzi di tutti gli imprenditori nati od operanti entro dieci chilometri dall'aeroporto di Malpensa in tutte le direzioni e si dia da fare. L'orgoglio insubre fa miracoli. (M.Bot.) 05/04/2008.

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Segue carniti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue carniti di Alessandro De Angelis I sindacati, che ieri hanno incontrato i vertici dell'azienda, fanno muro: "Le contestazioni fanno parte delle trattative difficili", dicono. Nicoletta Rocchi, segretaria confederale della Cgil, taglia corto: "È facile scaricare le responsabilità su di noi. Stiamo cercando di fare correzioni a un piano industriale che lascia a piedi troppa gente. Vogliamo una trattativa". Sdrammatizza Baretta, segretario aggiunto della Cisl: "È una normale dinamica negoziale. L'altro giorno si è alzata la Uil poi Spinetta. Gli accordi sono una cosa complessa". La sensazione è che i sindacati si siano trovati letteralmente spiazzati dallo stile negoziale dei francesi: "Se noi andassimo in Francia dovremmo tener conto del loro clima. Loro devono tener conto del nostro. Il fallimento? La crisi non nasce dalla rottura sindacale. I governi che si sono succeduti hanno responsabilità alle spalle" prosegue Baretta. E il tema della negoziazione all'italiana ieri è stato evocato da molti come attenuante alla rottura del tavolo. Ma l'ex segretario della Uil, Giorgio Benvenuto ne vede tutti i limiti: "Con Alitalia, come con le partecipazioni statali, c'è una abitudine a gestire la trattativa in modo diverso rispetto ai privati essendoci di mezzo la politica. I sindacati hanno sottovalutato il quadro non accorgendosi che lo scenario era diverso: non c'era il governo ma Spinetta". E la retromarcia? "Se uno imbocca un vicolo cieco meglio tornare indietro". Quale sia la via d'uscita non è ancora chiaro. Spiega Solari della Filt-Cgil: "Io vedo tre scenari. Quello su cui sta lavorando Letta, ovvero una ripresa della trattativa con Air France. Secondo: se l'ipotesi andasse male, Lufthansa e Tpf potrebbero riconsiderare il loro ruolo dopo lo sbilanciamento verso Air France e si farebbe una gara vera. Terza ipotesi: tutto si rimanda a una fase post-commissario se non si realizza né l'uno né l'altro". Ai sindacati l'ipotesi Lufthansa ("L'Italia è per noi un mercato attrattivo" ha detto ieri un portavoce della compagnia tedesca) piacerebbe, e non poco, dal momento che sperano di trasferire il potere della gestione all'italiana nel modello tedesco. Ipotesi che Michele Salvati giudica difficile: "In Germania vige un modello di codeterminazione. C'è un amministratore delegato e un comitato di sorveglianza dove sono i sindacati, che però hanno cultura d'impresa. L'opposto di vent'anni di follie politico-sindacali di Alitalia, dove vige una codeterminazione perversa con l'appoggio della politica". 05/04/2008.

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MILANO - Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono impr (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di GIULIA LEONI MILANO - "Non mi occupo di cordate (per Alitalia, ndr) ma so per certo che ci sono imprenditori interessati, ce ne sono taluni forti che si sono rivolti anche a me. Il dottor Ermolli, che sta seguendo la vicenda, ha in mano i nomi". Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, ieri è tornato a ribadire che "la cordata italiana è pronta". E, oltre ai nomi circolati in questi giorni - secondo quanto risulta a Il Messaggero - potrebbe schierare un soggetto a sorpresa: le Ferrovie Nord Milano Spa. Il cui socio di maggioranza è la Regione Lombardia. Gli imprenditori pronti a scendere in campo, ha sottolineato ieri Formigoni, avranno bisogno comunque del tempo necessario "per conoscere dall'interno la situazione di Alitalia". Quindi fare la due diligence. Ricordando che "ad Air France sono stati concessi in esclusiva diversi mesi". Avranno bisogno "dello stesso tempo o poco meno per prendere la loro decisione". Perchè "nessuno - ha concluso - mette la faccia senza conoscere in che paesaggio va a ficcarsi". Gli imprenditori cui ha fatto riferimento Formigoni - una pattuglia piuttosto nutrita che schiererebbe tra gli altri, Diana Bracco, i Benetton, Salvatore Ligresti, Marcellino Gavio, Marco Tronchetti Provera - dovrebbero mettere sul tavolo circa 300 milioni. Questa la somma ipotizzata. Facendo leva, come accennato, su un perno forte dal punto di vista finanziario e politico: le Ferrovie Nord Milano Spa (Fnm). Ovvero il principale gruppo integrato nel trasporto e nella mobilità in Lombardia. Il più importante operatore non statale italiano del settore, quotato al mercato Expandi di piazza Affari. Attivo, tra l'altro, anche nei collegamenti aeroportuali attraverso Malpensa Express. Che è l'unico collegamento ferroviario fra il capoluogo lombardo e l'aeroporto varesino che trasporta dalla città allo scalo oltre 52 milioni di passeggeri l'anno. Fnm opera anche nell'elitrasporto e nel monitoraggio aereo del territorio (AvioNord). La holding Fnm, presieduta da Norberto Achille, è controllata dalla Regione Lombardia, che detiene una quota di capitale pari al 57,57%. Ferrovie dello Stato ha in mano il 14,74% del capitale mentre Marcellino Gavio (Aurelia spa), tramite Civ e Sias, detiene una partecipazione pari al 3,07%. Il restante 24,612% è sul mercato. Dallo scorso fine settimana, quando avrebbero avuto il primo faccia a faccia sull'ipotesi Bruno Ermolli, il superconsulente incaricato dal candidato premier Silvio Berlusconi di sondare imprenditori per mettere in piedi una cordata tricolore, avrebbe sentito Achille. Che non disdegnerebbe affatto l'ipotesi di un coinvolgimento nella partita del gruppo che presiede. Per lunedì prossimo, 7 aprile, Fnm ha in programma la riunione del consiglio di amministrazione, che potrebbe essere a questo punto l'occasione giusta per cominciare a testare gli umori del board su una eventuale discesa in campo su Alitalia. Che, ovviamente, richiederebbe da parte della cordata italiana la necessità di coinvolgere un pool di banche. Dalle quali ricevere l'indispensabile supporto finanziario. Intesa Sanpaolo potrebbe essere sondata. Ieri, Corrado Passera, consigliere delegato della banca che è stata al fianco di Carlo Toto nella predisposizione del piano di Ap Holding (Air One) ha ribadito: "Da dicembre non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione. Non c'è nulla di nuovo". Passera, che ha parlato a Cernobbio, a margine del workshop Ambrosetti, ha aggiunto che "Purtroppo la situazione Alitalia si commenta da sola. Per oltre un anno abbiamo lavorato a un piano di sviluppo di grande portata che avrebbe permesso a una azienda italiana profondamente radicata nel paese di valorizzare il mercato aereo italiano. È stato deciso però di non ammetterci alla fase di due diligence per arrivare a una proposta definitiva".

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ROMA Lunedì il cda di Air France, martedì il cda di Alitalia, mercoledì un n (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

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Di LUCIANO COSTANTINI e UMBERTO MANCINI ROMA Lunedì il cda di Air France, martedì il cda di Alitalia, mercoledì un nuovo incontro tra i vertici della Magliana e i sindacati. Ecco la scaletta delle prossime puntate sulla vendita di Alitalia. Il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, sta facendo una spola telefonica tra Parigi e le sedi sindacali per cercare di smussare gli angoli al fine di riportare al tavolo le controparti. "E' una occasione da non perdere per integrare la nostra compagnia con il vettore che può diventare il più grande del mondo". L'obiettivo di Letta è chiudere prima delle elezioni. Praticamente una mission impossible per l'oggettiva ristrettezza dei tempi. Dagli ambienti francesi oltre tutto fanno sapere che la posizione di Jean Cyril Spinetta non sarebbe cambiata e che il vecchio progetto industriale sarebbe l'unico credibile e percorribile. I sindacati, dal canto loro, ribadiscono la volontà di tornare a trattare, ma nessuna retromarcia rispetto alla linea tenuta al tavolo. Negano comunque ritirate strategiche, o peggio, rese incondizionate. "Il fatto è - sottolinea il numero uno della Filt/Cgil, Fabrizio Solari - che il comportamento delle organizzazioni sindacali disturba un copione già scritto, mette in discussione equilibri che non vanno turbati e quindi va demonizzato e demolito. In realtà c'è stato un ribaltamento di responsabilità: non abbiamo mai rotto la trattativa perchè una trattativa non c'è mai stata". Ieri questi concetti le sigle sindacali li hanno illustrati - anche con una certa foga - ai vertici di Alitalia (non era però presente il neo presidente Aristide Police). Insieme alla richiesta di un piano "stand alone" per garantire l'operatività nei prossimi mesi prossimo. Ovviamente la riunione di ieri è stata interlocutoria. Chiudere in una settimana la partita è ipotesi al limite dell'inverosimile. Letta comunque ci proverà. Negli ambienti sindacali si disegnano due scenari. Il primo è che il sottosegretario alla Presidenza possa riuscire a riallacciare i contatti tra Air France e organizzazioni di categoria, magari arrivando sino ad un protocollo d'intesa a maglie larghissime. Come dire: ne riparleremo dopo le lezioni. Il secondo scenario è più suggestivo: prevederebbe la discesa in campo di Lufthansa insieme al fondo americano Tpg, già in corsa nella prima fase della privatizzazione, e l'entrata di Air One. Obiettivo creare una compagnia tutta italiana che si appoggerebbe sulle risorse finanziare degli americani e quelle tecniche dei tedeschi. E proprio Lufthansa insiste. A Francoforte, nel riserbo più assoluto, le riunioni, secondo quanto risulta a Il Messaggero - tra i massimi responsabili della compagnia si susseguono a ritmo serrato. Se gli sforzi del governo italiano per convincere Air France a fare marcia indietro risultassero vani, la compagnia tedesca non vuol farsi trovare impreparata. Per questo sta mettendo a punto il piano dettagliato per lo sbarco a Roma. Del resto numeri e cifre su Alitalia li conosce molto bene. I summit operativi sono comunque già in corso, per studiare tutte le opzioni sul tappeto. Visto e considerato che la cordata italiana avrà necessariamente bisogno di un socio industriale forte. Gli uomini di Wolfgang Mayrhuber stanno considerando l'impatto finanziario complessivo e le opzioni legate al commissariamento, agli esuberi, alla riorganizzazione. Insomma, si fanno tutte le simulazioni possibili. Da Francoforte, ovviamente, nessuna conferma ufficiale. Un portavoce fa solo sapere che "l'Italia resta per noi un mercato attrattivo e importante e continueremo a seguire gli sviluppi delle situazione". Come dire che si aspetta che il campo sia lasciato libero per poi provare a chiudere. Anche perchè ai sindacati, la Cisl di Bonanni in testa, piace molto l'ipotesi caldeggiata da Lufthansa dell'ingresso dei rappresentanti dei lavoratori nel cda di Alitalia. "Mi piacerebbe Lufthansa - ha spiegato Bonanni - che sostiene in pari modo gli interessi di Fiumicino e anche di Malpensa, che quindi starebbe in piedi. Sappiamo qual è l'offerta di Lufthansa". Sempre ieri i lavoratori della Magliana, riuniti in assemblea, hanno chiesto di riprendere la trattativa, esprimendo fiducia nel sindacato.

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ROMA - La missione affidata a Enrico Letta è scongiurare il no definitivo di Air Fra (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Nce. Riportare Spinetta e i sindacati al tavolo. Ma i tempi sono stretti: lunedì il cda della compagnia francese pronuncerà la sua sentenza. E lo sono anche i margini di manovra: a Parigi (dove peraltro Spinetta dovrà vedersela con componenti interni da sempre fredde e sospettose verso Alitalia) pretendono un passo indietro dei sindacati, un segnale di "penitenza" dopo la rottura. Inutile dire quanto la cosa sia complicata. Da 48 ore ormai Enrico Letta, ricevuto il mandato da Prodi, si sta dedicando a tempo pieno al dossier Alitalia. Ieri mattina ha ricevuto a Palazzo Chigi il nuovo presidente Aristide Police. Poi ha ripreso le telefonate con i leader sindacali, quelli nazionali ma anche quelli di categoria. Letta ha riparlato pure con Jean-Cyril Spinetta. Il passaggio è stretto, ha riferito in serata a Prodi, ma si può ancora tentare. Anzi, si deve tentare. Perché il punto fermo di Palazzo Chigi è che l'accordo con Air France è l'unica, vera soluzione disponibile per Alitalia. Ogni altra alternativa - ha detto Letta ieri a Radio Popolare - "prevede scenari molto incerti sia per i lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il sistema-Paese". E l'ha ripetuto a tutti i suoi interlocutori. Le argomentazioni di Letta sono diventate talvolta quasi un appello: "Non vi illudete. Oltre la rottura con Air France, non ci sono cordate solide, ma solo ipotesi confuse prodotte dal tritacarne della campagna elettorale". Con Police, poi, Letta ha fatto il punto sulle prossime scadenze. Innanzitutto le conclusioni della due diligence, prevista per martedì. Nessuna anticipazione è filtrata sull'attuale stato finanziario dell'azienda. È evidente però che, se lunedì il cda di Air France riaprisse la trattativa, Alitalia e il governo faranno di tutto per evitare il ricorso alla legge Marzano e al commissario straordinario. La speranza del governo è che lunedì Spinetta non pronunci il no definitivo e che in settimana, prima del voto, si arrivi anche ad un incontro con i sindacati che fissi almeno i punti cardine di una possibile intesa. È ovvio che un accordo non potrà comunque essere concluso prima delle elezioni. Ma ora la priorità è un'altra. Riaprire la porta che si è chiusa. Enrico Letta ha spiegato al telefono a Prodi che già stasera, al massimo domattina, si saprà se questo tentativo estremo potrà andare a buon fine. cla.sa.

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ROMA - Fiumicino tocca il massimo della ricettività, ma non inciampa. È positivo il primo (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Bilancio ufficiale sul trasferimento dei 180 voli Alitalia da Milano-Malpensa a Roma-Fiumicino. L'operatività dello scalo romano ha superato la prova, stando ai numeri emersi nel tavolo tra Enac, Alitalia, Adr (società di gestione degli scali romani), Enav e Assoclearance. La fotografia scattata ieri dall'Enac dice, infatti, che i passeggeri transitati a Fiumicino in questi ultimi giorni, "vanno da 94.000 a 110.000 al giorno, numeri registrati lo scorso anno durante i picchi di luglio e agosto". Ancora, nel dettaglio, al Leonardo Da Vinci si sono registrate punte di circa 1.070 movimenti giornalieri, tra decolli e atterraggi, a fronte dei 950 movimenti dello stesso periodo dell'anno. Cifre che spingono a fare proiezioni precise sul periodo estivo: per l'estate e le festività si attendono "punte di 1.250 movimenti al giorno, ovvero circa 150 movimenti al giorno in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno". Tutto sotto controllo? Finora sì. "Le varie componenti del sistema stanno rispondendo positivamente - afferma l'ente nazionale di aviazione civile - sia per quanto riguarda le procedure di movimentazione decollo ed atterraggio degli aerei, sia per il funzionamento dell'aeroporto e per la gestione dei bagagli". Su quest'ultimo punto, in particolare, si sono registrate alcune limitate disfunzioni che rientrano però in disguidi fisiologici del sistema". La guardia rimane comunque alta. Sono previsti, infatti, alcuni affinamenti relativi alle procedure di rispetto degli slot. Dal 14 aprile verranno imposte ulteriori restrizioni nella procedura finalizzata al controllo degli slot per eliminare ogni possibile attività effettuata con voli disallineati rispetto allo slot effettivo. Dal primo maggio, inoltre, con l'attivazione del T5, terminal dedicato ai voli con destinazioni ritenute a rischio terrorismo, si prevedono ulteriori recuperi di efficienza. Insomma, la macchina funziona ma ci sono ancora margini per oleare i meccanismi. Come? L'Enac, attraverso il Direttore dell'Aeroporto di Fiumicino e un team di ispettori, assicura che continuerà a monitorare quotidianamente il funzionamento dello scalo per "intervenire ove necessario, per prevenire criticità, assumere provvedimenti e eventualmente per sanzionare gli operatori che non dovessero rispettare gli standard richiesti nelle loro prestazioni". Standard fissati a chiare lettere nella carta dei servizi. Il numero dei ritardi complessivi sui voli in partenza non deve superare il 25%. Quanto al tempo di riconsegna dei bagagli deve essere compreso tra i 24 e i 32 minuti per i voli nazionali (tra i 32 e i 42 minuti per quelli internazionali). Finora, il monitoraggio di Adr non ha registrato sbavature. E i livelli di servizio sono vicini a quelli registrati nei primi tre mesi dell'anno. La prossima prova è rimandata ai primi giorni di festa e poi, all'estate. R.Amo.

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Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue ma non esistono grattacieli abusivi e le torri non sono tutte di pisa Veltroni e Berlusconi, due vecchi ragazzi della via Gluck (segue dalla prima pagina) Fatta una rapida riflessione ci si rende conto che, come quelle che mangia, il gioco di prestigio del cavaliere è una bufala, magari non velenosa ma sempre una bufala. Ora il Mago e il Vago sono scesi in campo sul terreno del Expò a Milano stimolati dal molleggiato ammortizzato Adriano Celentano. I grattacieli sono solo dei grattacapi, W le catacombe! Il Mago dice: "No ai grattacieli storti". Tipo la Torre di Pisa per intenderci. Il Vago: "Lotta all'abusivismo". Ora uno si chiede che c'entrano i grattacieli con l'abusivismo? Si sono costruiti enormi casermoni abusivi, villette e capannoni ma grattacieli non mi pare. Si potrebbe anzi dire che il vero abuso edilizio in Italia è stato quello d'impedire la nascita di una vera architettura contemporanea, di aver congelato le nostre città, anche le più brutte, in una preistoria dello sviluppo. In ogni caso l'abusivismo stile via Gluck non ha niente a che fare con un progetto di ampliamento illuminato di una metropoli contemporanea e già abbastanza brutta come Milano. "La dove c'era il verde ora c'è una città" cantava Celentano e noi vorremmo aggiungere "per fortuna". In realtà spesso dove c'era il verde non sono nate città ma periferie scombinate e mal progettate proprio per una male intesa difesa del "bello". Per impedire la nascita di una bellezza contemporanea l'Italia si è arenata in una palude del brutto senza tempo. Ma veniamo ai grattacieli storti. Come la storia dei turisti che non vengono in Italia perché non c'è l'Alitalia (senza ricordare che proprio con l'Alitalia ci sono spesso problemi a raggiungere l'Italia dall'estero e anche l'Italia dall'Italia). L'idea del grattacielo storto è un bel gioco di prestigio solo che non sta, metaforicamente, in piedi. Basta andare a Shangai, New York, Chicago, Pechino, Tokyo per capire che non volere ai nostri tempi un edificio storto ma solo quelli diritti come fusi, dei quali per altro non se ne capiscono gli esclusivi vantaggi, è come dire di voler impedire di costruire una strada con le curve in Casentino o nelle Marche. Presto il Mago dichiarerà la lotta a tutte le curve a gomito e dei dossi sulle strade provinciali. Il Vago però sfugga alla tentazione di usare una terminologia così poco "obamiana" come abusivismo, precariato o magari circonvallazione. Veltroni abbracci senza timori la propria vaghezza e vagheggi e ci faccia vagheggiare. Facci sognare Walter città contemporanee che crescano come foreste nel paesaggio piatto e brumoso della padania o dietro le montagne nelle valli abruzzesi e molisane. Facci sognare un ponte di Messina migliore di quello mai aperto e già dismesso a Venezia di Calatrava. Vago is good! Vago è buono! Dovrebbe essere il motto di questi ultimi giorni di campagna elettorale. Chi Vago mangia le mele! parafrasando l'antica pubblicità della Piaggio. Nel cilindro del Mago non ci sono più tanti conigli, colombe e fazzoletti. Vago, a differenza dell'Aliltalia, facci volare! Volare oltre l'abusivismo, sopra boschi di grattacieli un po' storti e un po' diritti a seconda delle loro necessità e natura. 05/04/2008.

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Nuovo round, Mercoledì si ricomincia (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il governo preme su AirFrance. I sindacati pronti a trattare. Udeur: "Pd-Pdl disgustosi" Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo e riprendere così il confronto interrotto nei giorni scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro di Alitalia. Il Sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta ha confermato che ci sono contatti in corso in queste ore con Parigi: "Non vogliamo immaginare scenari drammatici, ma certo l'alternativa a un'intesa positiva con Air France - ha spiegato - non è un alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo cercare di trovare questa intesa". Il Ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani ha dal canto suo spiegato che "è importante cercare di capire se questa rottura che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi definitiva o se ci sia uno spazio per riprendere un terreno d'accordo. In queste ore stiamo verificando questo". Anche i sindacati, ha precisato il vicepremier Massimo D'Alema, vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in attesa di novità, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso i vertici dell'azienda e hanno ribadito la loro posizione. Il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate "restano ma sono negoziabili". Insomma, "nessun passo indietro", resta allo stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il prossimo "round" tra Alitalia e sindacati sul piano industriale, messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato, è previsto per mercoledì prossimo 9 aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale. Nel corso dell'incontro di ieri, i rappresentanti dei lavoratori hanno lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di due giorni fa, hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le organizzazioni sindacali. "In questo momento - osserva il presidente dell'Anpav, Massimo Muccioli, la nostra maggiore preoccupazione è la sopravvivenza: martedì prossimo il Consiglio di amministrazione deve garantire la continuità aziendale scongiurando le drammatiche ipotesi di fallimento o commissariamento. Il nostro auspicio - ha detto ancora ? è che l'azione del governo possa riportare l'Air France al tavolo della trattativa dove garantiremo la nostra massima collaborazione per arrivare ad una soluzione positiva consapevoli della necessità che ognuno faccia la sua parte anche in termini di sacrifici". Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese. E' veramente una cosa vergognosa". Pronta la replica del candidato premier del Pdl: "D'Alema ne dice tante...". Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la soluzione". Intanto, i titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile (compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società. (05-04-2008).

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L'Fmi stacca la Spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Allarme conti: "Italia verso crescita zero". E sulla vicenda Alitalia torna in ballo AirFrance. Il Fondo monetario internazionale dimezza le previsioni: "Più 0,3 per cento nel 2008". Dirigenti e steward della compagnia aerea di bandiera contro il sindacato: "Trattiamo". Il governo preme sui francesi, mercoledì nuovo incontro Economia in crisi. Lo riconosce anche il Fondo monetario internazionale che corregge al ribasso le stime di crescita per l'Italia, ma non solo. Dati inferiori sono previsti per tutta l'Europa, che nel 2008 non andrà oltre l'1,3%, 0,5 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di gennaio. Una crisi, che naturalmente, deriva da quella ben più pesante che sta toccando gli Usa, alle prese con una quasi-recessione, nata la scorsa estate con la crisi dei mutui sub-prime. Anche l'Europa, sempre secondo il Fmi, corre il rischio di trasformare la crisi in recessione: per la precisione una su quattro. Il dato italiano, invece, soffre di più di quello del resto d'Europa. Le stime prevedono, infatti, uno 0,3% contro il doppio di inizio marzo e contro l'1,3% del settembre scorso. Le stime verranno ufficializzate mercoledì prossimo, quando il Rapporto economico globale verrà divulgato. Eppure il presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Junker, non è d'accordo con i conti fatti dal Fmi, e contesta agli americani una visione dell'Europa "non esatta". Infatti, secondo Juncker, i "fondamentali per l'Ue sono solidi e non si può parlare ancora di recessione". In disaccordo anche per quanto riguarda le stime dell'Italia che prevedono solo uno 0,3% per il 2008. Juncker ribadisce che anche in un momento di crisi l'economia di Eurolandia si è rivelata "notevolmente resistente". Più pessimista il Commissario agli Affari economici, Joaquin Almunia, che annuncia che adesso, le stime di crescita di Eurolandia non potranno essere lasciate così come sono, ma aggiustate al ribasso. "Siamo preoccupati della situazione dei mercati finanziari - ha sottolineato - la crisi dura più a lungo di quanto previsto alcuni mesi fa e i rischi di revisione al ribasso delle stime di crescita sono ora maggiori". In una situazione così, a preoccupare sono anche i prezzi, che in Europa, sono al 3,5%. Il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, non ha dubbi: "Rimaniamo in allerta e invitiamo i governi a diminuire i rischi di inflazione". In Italia, però, il presidente uscente del Consiglio, Romano Prodi esprime "preoccupazione" ma non allarme per l'analisi offerta dal Fondo monetario. "E' un taglio generale, l'Fmi lo ha fatto su tutti i Paesi", afferma. "La crisi è più forte di quanto si pensasse, speriamo non diventi recessione come alcuni temono". Prodi, inoltre, dice di non credere che queste stime saranno strumentalizzate per la campagna elettorale in quanto "sono abbassamenti delle previsioni identici per tutti i Paesi". Certamente, queste nuove stime sono "motivo di preoccupazione perchè la crisi mondiale è più seria di quanto ci si aspettasse". Inoltre, secondo il premier quella che sta attraversando i mercati è "una strana crisi" perchè "non c'è stato un crollo finanziario improvviso, solo continui scricchiolii" come i casi Ubs, Societè Generale e City Bank. "Io spero che questo si fermi e che dopo si possa ricostruire una strategia di ripresa", spiega conversando con i giornalisti a Bucarest. Per il premier "la cosa più strana è che nessuno è in grado di fare previsioni precise". Il presidente del Consiglio fa il punto anche sui conti pubblici, invitando chi gli succederà, di stare "molto attento", perché in questa situazione di difficoltà "occorre molto rigore". (05-04-2008).

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La mancata vendita è il simbolo dell'Italia che non cambia (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Il commento Le analisi del Fmi sulla frenata dell'economia arrivano dopo il fallimento del negoziato con i francesi La mancata vendita è il simbolo dell'Italia che non cambia Giuseppe Pennisi Non è una fortuita coincidenza. Il giorno dopo la rottura della trattativa per la privatizzazione di Alitalia, il Fondo monetario internazionale (Fmi) annuncia che i suoi uffici studi hanno dimezzato le nostre stime di crescita per il 2008: allo 0,3% rispetto allo 0,6% computato all'inizio dell'anno ed all'1,5% ipotizzato quando è stata costruita la legge finanziaria. Gli strumenti Fmi (e dei maggiori istituti) non solo solamente una serie di equazioni e di algoritmi che quasi meccanicamente producono cifre. Incorporano dimensioni, per così dire, politiche a carattere qualitativo. I dirigenti del Fondo ripetono da mesi che l'attesa riduzione del deficit annuale dei conti pubblici è stata realizzata soltanto dal lato delle entrate (ossia torchiando i contribuenti) mentre da due anni non si fa nulla né per ridurre la spesa di parte corrente né per realizzare le riforme di cui l'Italia ha urgenza per mettersi al passo. Alcune - quella della previdenza - sono state in parte disfatte; se il Governo Prodi non fosse caduto si sarebbe messa a repentaglio anche quella del mercato del lavoro. La sgangherata vicenda Alitalia è stata letta al Fondo come il segno eloquente di un'Italia (o di una parte d'Italia) che non vuole cambiare neanche di fronte al baratro. Impressioni analoghe avevano dato a Washington (sede del Fondo) gli esiti delle "lenzuolate" di Pierluigi Bersani (nella foto) e delle varie versioni del ddl Lanzilotta sui servizi pubblici locali. Sulle rive del Potomac (dove ho vissuto più di tre lustri) a chi ci guarda cadono le braccia. Resta la speranza di un forte virata di bordo.

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Alitalia cerca una via di salvezza (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Strategia Sindacati e azienda si sono ricompattati attorno a un piano che garantisca la sopravvivenza Lunedì il cda di Air France scioglie il nodo sul possiibile ritorno al tavolo di via della Magliana Alitalia cerca una via di salvezza Per scongiurare il commissariamento, sindacati e Alitalia si concentrano su un piano di emergenza che garantisca all'azienda di andare avanti almeno per la stagione estiva. Nella speranza che il consiglio di amministrazione, martedì prossimo, confermi la continuità aziendale. Resta l'incertezza su un ritorno di Air France-Klm al tavolo della trattativa che forse sarà sciolta dal board lunedì prossimo. E a rimescolare le carte potrebbe essere Lufthansa, attenta agli sviluppi della situazione e sollecitata a farsi avanti dai leader della Cisl Raffaele Bonanni e della Lega Umberto Bossi. A ricucire in gran fretta lo strappo con Parigi è impegnato il "mediatore" Enrico Letta, secondo cui integrare Alitalia "in quella che può diventare la più grande compagnia del mondo è un'occasione che non si può perdere". A Letta, che ieri ha ricevuto il neo presidente di Alitalia, Aristide Police, i sindacati chiedono di "assumere rapidamente e concretamente le iniziative necessarie a recuperare ritardi e carenze, per la soluzione dell'annosa e difficile vicenda Alitalia". Lufthansa aguzza lo sguardo sull'evolversi della situazione. "Non abbiamo cambiato valutazione sull'Alitalia - ha detto un portavoce - l'Italia resta per noi un mercato attrattivo e importante e continueremo a seguire gli sviluppi della situazione". E ricordando il "feeling" con i sindacati, Bonanni ha spiegato che "Lufthansa con il sindacato era molto d'accordo, forse anche troppo" aggiungendo che "la vicenda Alitalia la decidono due questioni che spero siano nuove: l'una è che il Governo si apra a una verifica fra le condizioni di offerta migliori, l'altra è che Lufthansa si faccia avanti e questo vale anche per le cordate italiane. Quando si faranno avanti saranno benvenute". Intanto, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che era sceso in campo al fianco di AirOne, ha ribadito che "da dicembre non siamo più coinvolti in nessuna negoziazione". Alla Magliana, i rappresentanti delle nove sigle presenti Alitalia si sono ricompattati intorno all'azienda per studiare le misure da applicare affinché si produca la redditività necessaria per andare avanti nei prossimi mesi. Un piano "stand alone" formulato proprio nel caso in cui Alitalia fosse rimasta sola e cioè quello di "sopravvivenza e transizione" avviato a marzo dall'ormai ex numero uno Maurizio Prato. Il focus sui correttivi comincerà mercoledì prossimo, all'indomani del cda che si esprimerà sulla continuità aziendale. I sindacati, intanto, respingono fermamente l'accusa di aver fatto marcia indietro, spiegando che la trattativa con Air France-Klm non è mai cominciata. Perché Parigi "senza fare un passo avanti rispetto al progetto iniziale di colonizzazione di Alitalia", ha rifiutato la loro controproposta.

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Sacconi: Sindacato colpevole. Corporativo come al solito (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa L'intervista Sacconi: "Sindacato colpevole. Corporativo come al solito" Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it "La prima responsabilità della vicenda Alitalia è del governo ma anche il sindacato ha tirato fuori tutta la sua propensione corporativa". Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia e ex sottogretario picchia duro sulle responsabilità del disastro della compagnia di bandiera. Quanta responsabilità ha il sindacato nella situazione della compagnia? "La prima responsabilità è del governo che ha condotto la cessione di Alitalia nel peggiore dei modi lasciando solo il sindacato in un negoziato al quale il governo stesso avrebbe dovuto partecipare sia come venditore sia nella veste di tutore dell'interesse nazionale. Il governo al contrario ha condotto in modo molto opaco la trattativa con Air France mettendo in gioco addirittura alcuni aspetti della sovranità nazionale come gli accordi con altri Paesi per i voli intercontinentali e non valorizzando le potenzialità del sistema aeroportuali". Il sindacato però si è messo di traverso sin dall'inizio della trattativa con Air France... "è ovvio che il sindacato messo di fronte al solo compratore portatore di una proposta irricevibile può avere comprensibilmente manifestato le propensioni corporative. Se riandiamo al passato una parte del sindacato ha grandi responsabilità per il fallimento del piano industriale che poteva avere successo solo se fosse stato applicato rigorosamente. Ma la virtù del sindacato è sempre funzione della controparte. Come si può chiedere virtù al sindacato di fronte a un progetto di svendita e a un governo assente nel rivendicare le ragioni dell'interese nazionale?" Di fatto Air France è l'unico compratore che si è fatto avanti. "Chi l'ha detto? è l'unico che è stato messo nelle condizioni di fare una proposta". Dov'è la cordata di imprenditori italiani di cui parla Berlusconi? "Airone e Banca Intesa avevano manifestato interesse ma per fare una proposta dovevano avere la possibilità di aver accesso ai conti e di effettuare la due diligence, la stessa opportunità data a Air France".

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Alitalia non vuole fallire e riparte "da sola" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

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N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Alitalia non vuole fallire e riparte "da sola" di Paolo Stefanato Società e sindacati si appellano al piano di Prato. Governo al lavoro per ricucire con la Francia. Berlusconi: "Errore la trattativa a ridosso delle elezioni". E Spinetta si prepara a calare due carte segrete Milano - Per Alitalia il calendario è stretto. Lunedì 7, a Parigi, consiglio di amministrazione di Air France. Martedì 8, a Roma, cda di Alitalia. Mercoledì 9, incontro Alitalia-sindacati. Fino all'8 il titolo della compagnia resterà sospeso in Borsa; e ieri la Deutsche Bank ha indicato come prezzo 0,01 euro e ha confermato: "Vendere". L'ultima quotazione, martedì, è stata di 0,50 euro: la valutazione di Db corrisponde a un calo del 98%. L'appuntamento sul quale si fissa maggiormente l'attenzione è il cda dell'8. In quella sede sarà dichiarata, o meno, l'esistenza della "continuità aziendale", elemento essenziale per la sopravvivenza della compagnia. E soprattutto per consentirle di superare lo scoglio delle elezioni, permettendo l'apertura di un nuovo capitolo di trattative sotto l'egida del nuovo governo. Che è la cosa ormai ritenuta più realistica. La "chiave" - approfondita ieri mattina in un incontro tra i vertici operativi di Alitalia, Giancarlo Schisano, direttore della divisione passeggeri e cargo, e Massimo Cestaro, capo del personale e i sindacati - è il piano d'emergenza varato alla fine dell'estate dall'ex presidente Maurizio Prato. Quel piano, per intenderci, che ha previsto la riduzione del network e l'abbandono di Malpensa come principale scalo di smistamento del traffico. All'incontro di ieri erano presenti tutte le nove sigle sindacali e professionali, Uil compresa, che tuttavia si è dissociata dal documento nel quale i lavoratori si sono impegnati "a ricostruire un livello relazionale che dia assoluta e unica priorità alla salvaguardia della attività aziendale e della sua integrità". Il piano-Prato, costruito nella convinzione che Alitalia possa avere un futuro anche "stand alone", e cioè da sola, potrebbe offrire il respiro necessario a prender tempo: infatti dalla fine di marzo, con la rinuncia all'hub di Malpensa, Alitalia ha messo una croce su perdite annuali stimate in 200 milioni. Da aprile il riscontro dovrebbe essere visibile, e l'inversione di tendenza dovrebbe garantire la continuità. Ricordiamo che nel 2007 Alitalia ha perso 364 milioni di euro; più della metà di questi sono stati attribuiti allo scalo lombardo. La verifica dei conti da parte del cda dovrebbe dunque registrare benefici immediati e di prospettiva; tuttavia ieri Schisano non ha nascosto la sua preoccupazione per un netto calo delle prenotazioni, attribuibili sia alla sforbiciata all'attività, sia alla diffidenza della clientela. Il tema più rovente, in questo momento, è la posizione sindacale. Le sigle sembrano impegnate in un'operazione ardita: quella di negare qualunque retromarcia, ma - al tempo stesso - di riaprire le porte a una trattativa con Air France. Ribadiscono, con una certa compattezza, l'avversità al piano di tagli presentato da Air France che, nonostante le attese, non è stato modificato. Ma ammettono che il documento sindacale sul quale c'è stata la rottura (quello che proponeva il riassorbimento di Az Servizi e la presenza di Fintecna nell'azionariato di Alitalia) è solo una base sulla quale discutere. Le dichiarazioni indicano posizioni variegate: "Il comportamento dei sindacati è demonizzato, non abbiamo rotto nessuna trattativa, semplicemente non abbiamo aderito acriticamente a una proposta" (Fabrizio Solari, Cgil). "A noi interessa chiunque faccia condizioni favorevoli. Oggi abbiamo Air France. Non ho capito perché Spinetta se ne sia andato" (Raffaele Bonanni, Cisl). "Se Air France non riprenderà la trattativa sarà un grosso guaio" (Luigi Angeletti, Uil). "Siamo pronti a impegnarci in una trattativa a oltranza con Air France" (Fabrizio Tomaselli, Sdl). "Siamo pronti a riaprire il confronto ma a condizioni diverse da quelle poste dai francesi" (Fabio Berti, Anpac). Azioni diplomatiche per riaprire il dialogo sono in corso da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che ieri si è intrattenuto a colloquio con il neo presidente della compagnia, Aristide Police. Letta ha detto che l'integrazione con Air France è un'"occasione da non perdere". Di segno opposto le parole di Silvio Berlusconi, il quale ha indicato come sbagliata una trattativa prima del voto e ha voluto sottolineare: io me ne tengo fuori. Da parte sua Lufthansa ha ribadito anche ieri il suo interesse per il mercato italiano, mentre l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera (principale sostenitore di Air One) ha dichiarato che da dicembre "non siamo più coinvolti in alcuna negoziazione". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una delusione" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una delusione" di Mario Giordano Intervista al presidente della Camera che fa il pronostico sul voto. E boccia Prodi: su di lui avevamo investito tanto... Poi aggiunge: nel Pd è tutti contro tutti "Entrare qui fa sempre un po' impressione", sussurro intimidito. "Lo dice a me", risponde Fausto Bertinotti. Per accedere all'ufficio del presidente della Camera si attraversano saloni con affreschi, tappeti, arazzi, stucchi e quadri che da soli risolverebbero il problema salariale di un intero villaggio operaio. Ci sediamo nel salottino sotto un Sironi e accanto a un Mafai. Dall'altra parte della stanza un mappamondo antico e un De Chirico. Fino a qualche tempo fa Bertinotti diceva di rimanere estasiato davanti agli scioperi. Chissà se stando qui, da terza carica dello Stato, per quasi due anni, gli si sono modificati i gusti. Si è trattato bene, eh? "Quei quadri li ho trovati tutti qui. Non ho aggiunto né tolto nulla". Però le piacciono. "Alcuni no. Altri, come questo Sironi, me li porterei via". è giunta l'ora di smammare, in effetti. Ha già fatto gli scatoloni? "Li farò. Ho poca roba". Non si è mai sentito a disagio? "Un po' sì, all'inizio. Non le nego". E poi? "Poi ho subito la fascinazione della simbologia repubblicana. Mi sento molto vicino a Piero Calamandrei...". Eh, vicino a Calamandrei, ma forse meno vicino agli operai veri, che si sono un po' imbufaliti con lei. "Solo una parte". Davanti alle fabbriche vi snobbano. Gli operai votano centrodestra. "è vero, questo è uno dei temi fondamentali. L'ho capito a Torino, ai funerali dei morti della Thyssen". Quando fischiarono i sindacalisti? "Fischiarono i politici, i sindacalisti, persino la Fiom. E lì ho capito che per gli operai non esiste più il “noi sinistra”, nemmeno il “noi sindacato”. Esiste solo il “noi operai”. Si percepisce la loro solitudine". E lei pensa di poter recuperare gli operai partendo da questa stanza con i quadri preziosi? "Recuperarli no. Penso di poter reinventare, ricomporre una coscienza di classe che esiste. Anche se noi non la vediamo". Perché? "Perché studiamo solo frammenti di quel mondo". Non capisco. "Noi parliamo di precari, di call center, di immigrati... Non capiamo che tutti insieme formano una classe nuova, che chiede una nuova rivoluzione, come un tempo la chiedeva la classe operaia". Mi sembra di leggere un libro di storia. Anzi: preistoria. "Guardi che nel '65-67 tutti scrivevano che la vecchia classe operaia era morta, uccisa dall'immigrazione. Nessuno prevedeva l'esplosione del '68-69". Siamo alla vigilia di un nuovo biennio rosso e non lo sappiamo? "So che su questo lei può fare dell'ironia. Ma io sono convinto che sia tempo di una rivincita di classe". E la rivincita di classe la fa la Sinistra Arcobaleno? Ma le pare possibile? Con quel nome? "A me Sinistra Arcobaleno piace. C'è la sinistra, cioè c'è la nostra storia. E c'è l'arcobaleno, che rappresenta le forze nuove, l'ecologismo e il femminismo. Non è un tradimento delle radici, ma nemmeno un ritorno al passato". Però state già litigando: Ferrero protesta, Marco Rizzo non vuole rinunciare alla falce e martello, i verdi fremono... "Il nostro è un parto. E tutti i parti hanno le doglie". Capisco l'etica della sofferenza. Ma perché un elettore dovrebbe votare un partito che sicuramente non riuscirà mai a realizzare il suo programma? "Per far nascere una nuova coscienza di classe. Per dare forza al progetto di chi non vuole governare il sistema fondato sul capitalismo, ma vuole rivoluzionarlo". Sento il profumo delle barricate... "Mi piace la campagna elettorale, mi piacciono i comizi...". Pensavo le piacesse di più la tv, a giudicare dalle presenze. "Non faccia ironia. Siamo primi nei talk show, ma ultimi nei tg. La tv è importante. Ma lo spostamento del baricentro delle emozioni si nota nelle piazze". E che baricentro ha notato? "Il momento di maggiore emotività è quando si toccano i temi della persona, a cominciare dall'aborto". Eh sì, lì c'è un bel baricentro. L'altro giorno gliel'hanno tirato in testa a Ferrara. "Non sono mai stato così lontano dalle posizioni politiche di Giuliano, ma quello che è successo a Bologna lo trovo inaccettabile. La violenza va espulsa dalla politica". Alitalia: dov'è l'errore? "L'errore è stato infilarsi a testa bassa in una trattativa, prima scegliendo il competitore e rimandando a dopo le questioni politiche". Colpa di Prodi, quindi? "Prodi ha sbagliato nella trattativa. E poi ha sbagliato, in modo grave, ad attaccare i sindacati". Non è l'unico errore del suo alleato. "Sì, ho avuto una forte delusione da lui. Ci avevamo investito molto". Che cos'è successo? "Abbiamo commesso un errore di fondo: quel programma di 280 pagine". Roba da ridere... "Sì, non mi sfugge il lato divertente. Un po' naif. Però lì sotto c'è la vera ragione del disastro: pensavamo di avere trovato il manuale del governo. Come si risolve questo problema? Vai a pagina 243. E quest'altro? Vai a pagina 32. Ma non è così che si governa. Bisogna trovare un'intesa di fondo". Quando ha capito che quell'esperienza era finita? "A giugno-luglio. L'incontro con le parti sociali, il welfare. E pensare che sarebbe bastato poco...". Per fare che? "Per farci cambiare idea. Se Prodi avesse detto: alziamo l'età pensionabile per tutti, tranne per gli operai, forse...". Lei è un inguaribile utopista. Prodi è stato sommerso da problemi irrisolti. A cominciare dall'immondizia. A proposito: pensa che Bassolino deve dimettersi? "Quell'esperienza di governo regionale che abbiamo fatto insieme è finita. In Campania dobbiamo andare al più presto a elezioni". Veltroni ha impostato tutta la campagna elettorale dicendo che si è liberato di voi. Questa è la novità del Pd. Non ci sono più i veti della sinistra. "Noi il partito dei veti? E i veti del Pd?". Che fa? Ribalta l'accusa? "Questo sfizio voglio proprio togliermelo. Non ci sono solo i veti espressi con il no. Ci sono anche i veti silenziosi. Il silenzio dissenso". Per esempio? "Per esempio abbiamo fatto una proposta per detassare gli aumenti delle tariffe. Il Pd col suo silenzio lo ha impedito. Ci sono molte cose non fatte da questo governo, anche in articulo mortis, per colpa del Pd". Chi vincerà le elezioni? "Sicuramente Veltroni le perderà". Perché? "Perché con questa sua linea non entra nel profondo della società. Ci riesce meglio il centrodestra". Eppure lui è un abile comunicatore... "Sì, ha un'immagine molto forte. Ma resta in superficie, non fa sognare, e quindi non entra in contatto, per esempio, con la classe operaia. E poi ha un handicap". Quale? "La coalizione ripropone le liti del passato: Binetti contro radicali, Di Pietro, etc...". Anche senza di voi? "Anche di più. Noi siamo stati sempre ragionevoli". Ragionevoli? Sembrate fuori dal tempo. "Io sogno soltanto uno sviluppo diverso". Sogna, appunto. "Ma no. Per esempio: perché non è possibile uno sviluppo che parta da salari più alti e orari di lavoro ridotti?". Perché saremmo fuori dal mercato. "Ma no, in Germania hanno costi del lavoro più alti di noi...". Il mondo non finisce a Berlino. E la Romania? L'India? La Cina? "Allora le devo proprio leggere quello che dice Marchionne...". Marchionne? "Ma sì, me lo lasci cercare". (Si alza, scartabella per un po' nell'armadio, si agita, poi fa chiamare una ragazza della segreteria che in due minuti esce col desiderato papiro). Di che si tratta? "La relazione di Sergio Marchionne all'assemblea degli industriali di Torino. Legga qui". Leggo: "... se il lavoro diretto rappresenta il 6-7 per cento del totale del costo del prodotto le vere cause delle grandi perdite operative vanno cercate altrove...". "Capito? Ora legga qui". "... (ho avuto la sensazione) che i mercati finanziari cercassero avidamente lo spargimento di sangue nell'azienda...". "Spargimento di sangue: capisce? è Marchionne che parla, non Bertinotti. Adesso legga qui". Dice che "ritenere per definizione positive le riduzioni di organico" è una "fissazione di analisti finanziari e commentatori economici liberali". "Adesso... No, meglio che ci fermiamo". Lei conosce Marchionne a memoria. Dunque non vi lega solo l'eleganza. "No, ecco, vorrei evitare quest'effetto. Mi promette che userà quelle citazioni con parsimonia?". Che fa, si pente? "Meglio non esagerare. Piuttosto: conosce la mia rivista? “Alternative per il socialismo”. è appena uscito il numero 5: ci trova molti dei temi trattati qui". E una dose rassicurante di Marx e Lenin. Con tutto quel Marchionne cominciavo a preoccuparmi. "In effetti...". Non è che adesso mi elogia pure Tremonti? "Ho letto il suo libro. E ho trovato nel suo pensiero una grande lucidità: vede ciò che i neo-liberisti, apologeti della modernizzazione, non riescono a vedere". Marchionne, Tremonti... Però lei continua a dire che okkupare è giusto e rende le case migliori... "Non lo dico in generale. Quella frase era applicata a un caso concreto, a un'esperienza reale". Non è che lei vuole ancora far piangere i ricchi? "Piangere magari no. Però se ridessero un po' meno non mi dispiacerebbe". Lei però intanto continuerà a ridere anche come ex presidente della Camera. Manterrà tutti i privilegi... "Beh, però è giusto che chi ha servito il Paese, interpretandone lo spirito, mantenga un minimo di corredo istituzionale". Avrà l'ufficio... "Quello è giusto...". La scorta... "Quella è questione di sicurezza". Le segretarie... "L'ha vista quella che è entrata prima per cercare il discorso di Marchionne"?. Eccome no. "Sono cinque o sei come lei. Io avevo davanti due possibilità: tenerne la metà con uno stipendio più alto o tenerle tutte con lo stipendio più basso. Non ho avuto dubbi". Tutte con lo stipendio basso. "Esatto". Ho l'impressione che lei ci voglia tutti poveri. "Le segretarie le paga il partito, però". Auto blu e benefit glieli paghiamo noi, però. "Qualcosa abbiamo fatto qui a Montecitorio per ridurre i costi della politica". Troppo poco. "Ha ragione. L'ha visto questo Sironi?". Giù le mani. "Ah, come mi piacerebbe portarlo via...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La sfida bertinottiana per il nuovo soggetto della sinistra unita (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Anubi D'Avossa Lussurgiu Tutta la verve , la determinazione e l'intensità con cui la campagna elettorale de la Sinistra l'Arcobaleno si gioca quest'ultima settimana prima del voto, poggia su un fondamento che guarda al futuro, anzi proprio all'indomani del voto. Esplicitato ancora una volta da Bertinotti nell'editoriale di Alternative per il socialismo pubblicato in estratto ieri su queste colonne, si tratta del rilancio della sinistra unita stessa come soggetto politico. E Bertinotti all' Adn ha spiegato molto direttamente: "E' una necessità storica imprescindibile, perché una frammentazione identitaria condannerebbe la sinistra italiana alla marginalità e la farebbe scomparire dalla scena politica". In qualche modo, è anche una risposta ai boatos giornalistici che vogliono già in preparazione, per esempio in casa Pdci - ma è un'opzione oggettivamente in campo in un dibattito ancora aperto fra tutte le forze - , "contromosse" al processo unitario: "La frammentazione della sinistra è un vizio antico - dice ancora Bertinotti - la ragione nobile è l'identità ma questa diventa devastante quando impedisce il rapporto e il dialogo" fra le diverse componenti". Costruire la forza d'una sinistra che sia capace di soggettività politica e di farla pesare nella vicenda nazionale, resta intanto decisivo per la qualità della battaglia democratica aperta da questa competizione elettorale. L'allarme, nel ragionamento bertinottiano, è alto: "Attenzion a questa riduzione impressionante della democrazia. Da due coalizioni si passa a due partiti, poi a due persone. E il rischio è che alla fine si pensi che può bastare una persona sola...". Non è necessariamente un'iperbole, se si guarda alla temperie culturale della competition fra i due "grandi partiti". Una temperie che è anzitutto a senso unico in tema economico e sociale: "Non solo l'Italia ma tutta l'Europa, in crisi politica, rischia la recessione - ricorda Bertinotti - l'Unione Europea dovrebbe trasformare il rischio di recessione nell'occasione per intraprendere un nuovo cammino e non per attardarsi, prigioniera delle politiche neoliberiste". Ma di quest'altra Europa, nell'una e nell'altra ricetta di Pd e Pdl non si trova traccia. Così pure sul caso industriale del momento, Alitalia: "Una compagnia aerea di bandiera è indispensabile per un Paese come l'Italia. Non importa - è l'opinione del candidato della sinistra, in perfetta solitudine - l'assetto proprietario purché risponda al suo compito strategico". E' per questo che "tagliando i livelli occupazionali si fa un'operazione contraria proprio a quella che la compagnia francese fece a suo tempo per sé". In sintesi: basta con "l'idea che si possa inseguire il modello cinese". E cioè "per poter competere" si deve "pensare ad altre cose" che la pressione venticinquennale al ribasso sul salario e sulle tutele del lavoro.Anzi "l'aumento dei salari", rilancia Bertinotti, è conseguibile solo come "il portato di una riforma strutturale". Al contrario di come ha "deluso" la politica del governo Prodi: se il "compromesso" del 2006 è riuscito a manifestarsi in positivo nella politica estera, il punto di caduta è stato proprio sulle "opzioni di fondo" sociali. E sulla cultura dei diritti, come mostra alla fine della giornata di Bertinotti il confronto al circolo "Mario Mieli": che mostra anche come la scomessa torni tutta sulle spalle della sinistra, oggi e domani dopo il voto, all'opposizione. Per cambiare il Paese, ma in meglio. Cambiando da subito sé stessa. 05/04/2008.

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Alitalia, avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo indietro (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il cda di Air France decide, il governo spera di ricucire lo strappo Alitalia, avanti con il piano Prato I sindacati: nessun passo indietro Roberto Farneti Garantire l'operatività di Alitalia nei prossimi mesi per scongiurare ipotesi di amministrazione straordinaria e commissariamento. E' questo il primo obiettivo di azienda e sindacati, dopo la decisione di Air France di abbandonare il tavolo della trattativa. Si riparte dal piano "stand alone" ("stare in piedi da soli") predisposto dall'ex presidente, Maurizio Prato, per gestire l'emergenza e assicurare liquidità alle casse dell'aviolinea. L'incontro avviato ieri proseguirà mercoledì prossimo, mentre martedì si riunirà il cda di via della Magliana. La parola d'ordine, insomma, è "prendere tempo", nella flebile speranza che si facciano avanti nuovi compratori o in quella, più concreta, che si riaprano i giochi con Air France. Non è vero infatti che il colosso franco-olandese non abbia nulla da perdere, se l'acquisizione fallisce: è la stessa stampa d'oltralpe a sottolinearlo. In un commento intitolato "ali infrante", ieri il quotidiano Les Echos bacchettava "gli investitori che si sono rallegrati" per la rottura, ricordando che il gruppo guidato da Jean Cyril Spinetta ha "bisogno di Alitalia per mantenere la sua posizione di forza" in Europa nei confronti dei rivali British Airways e Lufthansa. Un tasto su cui dovrebbe battere anche il governo italiano, impegnato per la ripresa del dialogo. "L'integrazione è una grande occasione che non si può perdere", ha ribadito ieri il sottosegretario Enrico Letta. Per la mediazione c'è tempo fino a lunedì prossimo, quando il dossier Alitalia tornerà all'attenzione del cda di Air France, chiamato a decidere se continuare o meno il negoziato. I sindacati italiani sono determinati a difendere il futuro industriale dell'Alitalia e l'occupazione di migliaia di lavoratori: "E' passato un messaggio sbagliato: non abbiamo fatto alcun passo indietro, la nostra proposta rimane sul tavolo, le sue ragioni industriali sono ancora valide", precisa Mauro Rossi della Filt Cgil. "Basta con gli attacchi al sindacato - aggiunge Fabrizio Tomaselli, di SdL - è il momento però che il sistema italia, se veramente esiste, faccia quadrato". In difesa dei sindacati si schiera il candidato premier della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti, che parla di accuse "insopportabili" e invoca "una soluzione ponte per Alitalia, perchè - spiega - non si può negoziare sotto il ricatto del fallimento, altrimenti Air France farà quello che vuole". 05/04/2008.

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Ecco come si può davvero aiutare il Tibet (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ieri ho avuto il privilegio di incontrare Matthieu Ricard, monaco buddista, amico e consigliere personale del Dalai Lama, che oggi e domani tiene ad Ascona un seminario sull'arte della felicità. Ne ho tratto un'intervista uscita oggi, in cui si affrontano molti temi esistenziali e spirituali e in cui inevitabilmente si esamina anche la questione Tibet. Ricard spiega come l'Occidente possa aiutare il Dalai Lama: "Deve dire chiaramente a Pechino che se non avvierà il dialogo con il Dalai Lama prima dei Giochi Olimpici, atleti e leader politici non parteciperanno alla cerimonia di apertura. Annunciare la propria assenza come semplice gesto di protesta, come ha fatto Angela Merkel, non basta; occorre che ci sia una volontà politica e sarebbe auspicabile una dichiarazione comune dei Paesi europei. Se tutti gli atleti della Ue rifiutassero di sfilare dietro le bandiere nazionali sarebbe uno smacco enorme per il governo cinese che, infatti, teme molto questa eventualità. Secondo Ricard questa è una misura ragionevole e costruttiva, mentre "il boicottaggio delle Olimpiadi sarebbe inutile". Sono d'accordo con lui e rilancio la sua proposta ai tanti italiani che in questi giorni si chiedono cosa si possa fare di concreto per aiutare i tibetani. Mi rivolgo soprattutto ai blogger invitandoli a riprendere e a diffondere la richiesta di Ricard. Il passaparola su Internet ha già fatto miracoli, perché non riprovarci? Scritto in cina Commenti ( 2 ) " (Nessun voto) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 03Apr 08 Siamo pronti a morire per l'Albania? Ma la Nato quali interessi difende? Il dubbio è lecito, considerati gli ultimi avvenimenti. Il vertice dell'Alleanza e i principali governi dei paesi membri continuano a comportarsi come se le questioni militari fossero fossero totalmente disconnesse dal mondo reale. Mi spiego: nel valutare l'impiego di truppe e gli allargamenti bisognerebbe considerare anche le implicazioni in termini di lotta alla criminalità, al traffico di droga, impatto economico sia locale che per i Paesi della Nato. E invece questo non accade. Anzi: sembra quasi che la Nato prenda decisioni per favorire i grandi gruppi criminali organizzati. Esempio: siamo in Afghanistan, ma la produzione di oppio anziché diminuire continua ad aumentare. Dunque: la presenza delle truppe alleate non ha risolto i problemi del paese, che resta instabile, ma ha fatto esplodere il commercio dei trafficanti di droga. Inoltre, nel Kosovo, di cui molti Paesi europei e gli Usa hanno riconosciuto l'indipendenza, viene raffinata gran parte della droga che poi viene immessa sul mercato europeo,;qui avvengono ingenti traffici di armi, di merci contraffatte, di uomini e donne (neoschiavismo). Il tutto, paradossalmente, sotto la protezione delle truppe Kfor, che per mandato non devono lottare contro la criminalità, ma solo prevenire nuove violenze tra serbi e albanesi. Ora l'Albania è stata di fatto ammessa nella Nato, unitamente alla Croazia. E sappiamo tutti che l'Albania è sorella del Kosovo, culturalmente certo, ma anche in certi traffici di malaffare, come ben sanno in Puglia. Secondo lo statuto Nato, ogni Paese è obbligato a prestare soccorso agli altri Stati membri. Domanda provocatoria: noi italiani siamo pronti a morire per Tirana? Inoltre, dal punto di vista strategico l'ingresso dell'Albania è ininfluente, visto che quel tratto di mare è già presidiato da Grecia, Italia e, ora, Croazia. Da qui un'altra domanda: l'ingresso dell'Albania era proprio necessario? Riepilogando: la Nato non previene in Afghanistan, Kosovo, Albania quelle attività criminose che incidono sulle nostre società e che poi le polizie dei Paesi membri della Nato faticosamente combattono. Non è un controsenso? Scritto in Italia, gli usa e il mondo Commenti ( 78 ) " (5 voti, il voto medio è: 4.6 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 01Apr 08 Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? L'Italia esulta per l'Expo 2015. Bene, però nel diluvio dei commenti di queste ore mi sembra che una questione cruciale sia passata in secondo piano, quella di Malpensa. Ospitare la fiera mondiale significa poter contare su un grande aeroporto internazionale e su collegamenti con tutto il mondo. Ma proprio poche ore fa Malpensa ha perso buona parte del traffico aereo per il trasferimento a Roma di decine di voli Alitalia. E' diventato un aeroporto marginale. Inoltre: il Sole 24 Ore nei giorni scorsi ha scritto che Air France si è riservata i diritti di volo su Malpensa per altri 7-8 anni, guarda caso proprio in coincidenza con l'Expo 2015. Questo significa che, se Air France acquisterà Alitalia, Malpensa non potrà svilupparsi autonomamente ovvero non potrà sfruttare gli slot Alitalia inutilizzati. Abbiamo Expo 2015 ma saremo ostaggi dei francesi: saranno loro a decidere se e quando riattivare le rotte. Dunque gli interessi commerciali di Air France prevarranno su quelli strategici e commerciali del nord Italia. In questa situazione Expo 2015 rischia di diventare un successo. a sovranità limitata. Complimenti vivissimi al governo Prodi. Scritto in Italia Commenti ( 31 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.25 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 31Mar 08 Possiamo fidarci di Obama? Istintivamente Obama mi piace: è giovane, non è invischiato con le lobbies di Washington, che rappresentano il cancro della democrazia Usa, è un oratore straordinario, capace di parlare per un'ora a braccio senza sbagliare un colpo. Sa affascinare e l'America ha una gran voglia di sognare. Ma più passa il tempo e più mi rendo conto che sappiamo ben poco delle sue idee. Che cosa pensa davvero Obama? Quali riforme propone? Le risposte per ora sono piuttosto vaghe, perchè, come accade sempre più frequentemente nei Paesi occidentali, in campagna elettorale si parla di tutto tranne che dei programmi. (anche in Italia, peraltro). I miei dubbi sono aumentati da quando siamo venuti a conoscenza di Jeremy Wright, il suo consigliere spirituale, un estremista che ha definito nazisti gli israeliani, che denigra gli stessi Stati Uniti e che recentemente se l'è presa con gli italiani definendoli "nasi d'aglio" e sostenendo che esiste "un linciaggio all'italiana". Ne ho parlato l'altro giorno in un articolo sul Giornale in cui osservo che il senatore di colore "lo ha mollato, sebbene a malincuore, ma per vent'anni Wright è stato la sua fonte di ispirazione e di saggezza, l'uomo che è sempre stato al suo fianco e gli suggerì il titolo della sua fortunata autobiografia "L'audacia della speranza". Per vent'anni ha ascoltato le sue prediche intrise di fanatismo contro i bianchi, contro il mondo occidentale, contro gli stessi Stati Uniti". Da qui il dubbio: quante idee di Wright sono state assorbite da Obama? E soprattutto: possiamo davvero fidarci di lui? E' davvero un moderato? Ps Ecco come parla Wright: Scritto in presidenziali usa Commenti ( 14 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 28Mar 08 Bertinotti e la guerra tra poveri in Italia Ieri sera ho visto qualche passaggio di Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Riuscita, come sempre. Sarà fazioso, ma Santoro riesce a fare giornalismo in tv senza dar voglia di cambiare canale e affrontando temi difficili, come quello dell'attribuzione degli alloggi popolari. Ieri i due ospiti prinicipali erano Bertinotti e la Santanché. Secondo il leader del neopartito la Destra, le case andrebbero date prima agli italiani indigenti e solo in un secondo tempo agli immigrati extracomunitari. E' così assurdo? Secondo me no e molti Stati occidentali applicano senza remore questo principio. Bertinotti invece pensa che andrebbe mantenuto l'attuale criterio per le graduatorie che, non considerando la nazionalità, finisce per agevolare proprio gli immigrati, che infatti sono ai primi posti nelle classifiche. Il leader di Rifondazione è persuaso che le misure proposte dalla Santanché finirebbero per scatenare una guerra tra poveri. Probabilmente la presidenza della Camera e i fasti della Roma istituzionale gli hanno fatto perdere il contatto con la realtà: vada nelle periferie della grandi città. La guerra tra poveri c'è già ed è stata provocata dall'incapacità del governo di arginare l'immigrazione e di imporre delle regole ci convivenza civile. Vada nelle case popolari: il 90% degli inquilini è extracomunitario. E questo è giusto? No e a urlarlo sono proprio gli italiani più poveri, che vedono i propri quartieri invasi da clandestini, che si sentono traditi dallo Stato, che sono oggettivamente penalizzati e invocano giustizia. Le statistiche lo dimostrano: in questo Paese aumenta il numero degli italiani che vivono sotto il minimo vitale. Questa è l'urgenza numero uno e per risolverla bisogna regolamentare l'immigrazione. Altrimenti non si farà che propagare l'odio e l'ingiustizia, tra gli stranieri e gli italiani. E' questo che vuole Bertinotti? Scritto in Italia, immigrazione Commenti ( 46 ) " (9 voti, il voto medio è: 4.56 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 27Mar 08 L'Iran sta tentando il colpo di mano in Iraq? In apparenza sono le solite notizie dall'Iraq: bombe, morte, terrore. Anche ieri c'è stata un'ondata di attentati. In realtà potrebbero segnare l'inizio di una nuova fase di destabilizzazione dalle implicazioni strategiche assai significative. infatti, per la prima volta dopo mesi di relativa tranquillità, l'Iraq piomba nel terrore. La domanda d'obbligo è: perché? La risposta l'ha data il generale Petraeus qualche giorno fa quando aveva accusato gli iraniani di essere dietro questa recrudescenza. Ieri nuove conferme: in prima linea ci sarebbero i miliziani di Moqtada Al Sadr, uno sceicco sciita che è in sintonia con una delle ali più estreme del regime di Teheran. E proprio in Iran si sono appena concluse le elezioni legislative con la vittoria degli integralisti. L'America invece è nel pieno della recessione e di una campagna elettorale che durerà fino a novembre; dunque è oggettivamente debole. L'impressione è che il regime di Ahmadinejahd e, soprattutto, della guida spirituale Ali Khamenei ne stia approfittando per tentare un colpo di mano a Bagdad o per aumentare la propria influenza nella regione; comunque, ha tutto l'interesse a smontare la tesi dell'Amministrazione Bush secondo cui l'Iraq è avviato verso la normalizzazione. Un Iraq in fiamme influenzerebbe la campagna elettorale Usa, agevolando Barack Obama (l'unico candidato ostile al conflitto) e mettendo in imbarazzo John McCain (che la guerra non l'ha mai rinnegata) ovvero il candidato ritenuto più debole e pacifista rispetto a quello più patriottico e interventista. Tra l'altro una nuova ondata farebbe risalire i corsi del petrolio. Attenti all'Iran, non lascia nulla al caso. Guai in vista? Scritto in medio oriente, gli usa e il mondo Commenti ( 19 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 26Mar 08 Milva e quei sette milioni nascosti. per la vecchiaia Era rossa dentro e rossa fuori, orgogliosa di sostenere Bertinotti e Rifondazione comunista e di battersi contro la destra, il capitalismo e ovviamente Berlusconi. Ora sappiamo che qualcosa di rosso non ha: il conto. Milva in Lichtenstein custodiva sette milioni di euro ovviamente non dichiarati. Intervistata da Antonio Lodetti sul Giornale di oggi , la signora ha dichiarato di non essere preoccupata "perché chi mi segue in queste cose mi ha assicurato che è roba vecchia, prescritta". Se è prescritta significa che è frutto di attività comunque non lecite: forse la signora ha evaso il fisco, come un commenda qualunque? Non sta bene per un artista che si batte per la prosperità dei lavoratori. Poi, con aria svagata afferma di non essersi mai occupata di quel conto, ricordando però che "mio marito mi diceva sempre di pensare alla vecchiaia, di accantonare qualcosa magari all'estero, quando lavoravo fuori". Sette milioni di euro per la vecchiaia? Niente male per una comunista. Quasi quasi divento rosso anch'io. Scritto in Italia Commenti ( 32 ) " (6 voti, il voto medio è: 4.33 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 25Mar 08 Crociata contro l'Islam radicale? Il caso Allam inquieta la Cia La conversione di Magdi Allam è diventato un evento mondiale, ne parlano tutti i grandi media e, com'era prevedibile, i commenti nel mondo islamico sono tendenzialmente negativi. Tra le tante reazioni mi ha colpito quella di Stratfor, un centro studi americano molto vicino alla Cia e che pertanto ne riflette le opinioni. Nella sua ultima newsletter avverte: "Se Benedetto XVI deciderà di rendere più aggressiva la sua avversione all'Islam radicale, dando enorme rilevanza mediatica a casi come quello di Allam e dunque enfatizzando le conversioni anziché la coesistenza, il Vaticano diventerà il centro del confronto tra i fondamentalisti islamici e l'Occidente. E questo avrà profonde implicazioni geopolitiche". Da qui alcune domande: davvero il Papa vuole lanciare la sfida agli integralisti o ha semplicemente ribadito il diritto alla libertà religiosa? La Cia sembra credere alla prima ipotesi e non se ne rallegra: Stratfor scrive che il Papa rischia di alienare il rapporto con un miliardo di musulmani, proprio mentre l'America sta cercando di ricostruire i rapporti con il mondo islamico. Washington, insomma, non pare sostenere Benedetto XVI. Il Vaticano sta davvero lanciando una crociata solitaria? E questo è nell'interesse della Chiesa e dell'Occidente? Scritto in gli usa e il mondo, islam Commenti ( 28 ) " (6 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 20Mar 08 Oddio, Carla Bruni fa la morale ai giornalisti Ricordate la signora Carla Bruni prima che convolasse a nozze con il signor Sarkozy? Era una delle regine dell'infotainment e della stampa rosa. Da ex modella dotata di intuito e intelligenza aveva capito come pararametarsi con i media per incrementare la propria personalità. Era lei che faceva filtrare indiscrezioni sui suoi tanti amori, alimentando i pettegolezzi, lei che rilasciava interviste scandalistiche in cui si dichiarava poligama. Sì, ci sapeva fare, quando era una modella o una cantante. Ora che è una first-lady ha cambiato idea, per assumere i panni, improbabili, della vergine mediatica. Ha preso carta e penna e ha mandato un'appassionata lettera a Le Monde per commentare, con toni scandalizzati, la vicenda dell'Sms che Sarko avrebbe inviato all'ex moglie Cécilia; vicenda che peraltro si è chiusa con le scuse del Nouvel Observateur e il ritiro della querela da parte dell'Eliseo. La signora Bruni-Sarkozy si domanda: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà? Se, come la peggiore delle pubblicazioni trash, Le Nouvel Observateur, tradendo la sua vocazione ed anche il suo nome, non osserva più, ma inventa ciò che racconta, quale protezione ci resta contro l' isteria dell' epoca?". Poi chiude citando un passo di Beaumarchais, drammaturgo del '700, che parla dell' effetto devastante della calunnia, chiedendosi chi diavolo può resistere alla calunnia?'. La Bruni risponde: "I giornalisti, quelli veri". Sottoscrivo, ma a patto che tutti rispettino il copione, mentre da qualche tempo i personaggi del jet-set sembrano presi da schizofrenia: attori, calciatori, soubrette, modelle, fotografi, ereditieri alimentano per anni il giornalismo spazzatura, poi quando finiscono nei guai o cambiano ruolo, reclamano improvisamente l'etica, la moralità, indignandosi per le incursioni nelle sfere del privato e il cinismo della stampa. Vedi Fabrizio Corona o Paris Hilton o Luciano Moggi o i tanti eroi di un sistema che, sovente, premia il nulla ben confenzionato anziché il merito. Certo il caso della signora Bruni è particolare; direi unico; è saltata direttamente dal rotocalco all'Eliseo. Posso capire l' ansia di rifarsi una reputazione, ma, per cortesia, ci risparmi questi predicozzi, dietro a cui peraltro non è difficile scorgere la mano di uno spin doctor presidenziale. Ben venga la critica alla stampa, ma da censori credibili e possibilmente disinteressati. PS Ecco una splendida immagine di Carla Bruni scattata pochi mesi fa. Allora non mostrava turbamento per l'invadenza dei media. Scritto in francia, giornalismo Commenti ( 24 ) " (4 voti, il voto medio è: 4.75 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 19Mar 08 Quei manager fanno disastri. Ma vengono premiati I manager delle principali banche mondiali hanno creato una bomba speculativa - quella dei muti subprime - che ora è esplosa drammaticamente. Stiamo pagando tutti un prezzo altissimo; tutti tranne loro. Nonostante da anni si parli della necessità di porre fine ai privilegi dei supermanager, nulla è stato fatto e in queste ore si sta creando una situazione paradossale. Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Oggi il Sole 24 Ore ha accesso i fari su Ubs, il colosso elvetico che è in grandi difficoltà, al pari di Citigroup, Morgan Stanley, Lehman Brothers, Goldman Sachs; cioè gli istituti che fino a poche settimane fa davano lezioni al mondo. Il numero uno di Ubs Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa. Hanno messo a repentaglio la solidità e la reputazione della prima banca svizzera e contribuito a scatenare la più grave crisi finanziaria degli ultimi 80 anni; ma se ne vanno più ricchi di prima. La beffa è doppia. Uno dei principi sacri del capitalismo è quello della responsabilità individuale: se sbagli paghi. La casta dei supermanager lo ha invece sovvertito: quando sbagliano loro sono gli altri a pagare. Ed è ora di dire basta a quella che ha tutta l'aria di essere una truffa legalizzata. Ribellarsi talvolta è un obbligo. Scritto in globalizzazione Commenti ( 15 ) " (4 voti, il voto medio è: 5 su un massimo di 5) Loading ... Il Blog di Marcello Foa © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico Post precedenti Chi sono Sono inviato speciale di politica internazionale. Sposato, ho tre figli. Risiedo a Milano e giro il mondo. Tutti gli articoli di Marcello Foa su ilGiornale.it contatti Categorie cina (13) democrazia (13) francia (15) germania (2) giornalismo (30) gli usa e il mondo (23) globalizzazione (3) immigrazione (18) islam (11) Italia (77) medio oriente (8) notizie nascoste (26) presidenziali usa (6) russia (9) svizzera (3) turchia (11) Varie (12) I più inviati Dietro la vicenda Alitalia la mano della lobby europea - 4 Emails Abbiamo vinto l'Expo. E ora come la mettiamo con Malpensa? - 3 Emails In una lettera il ritratto dell'Italia di oggi - 2 Emails Dalla Svizzera una lezione (anche per il centrodestra italiano) - 2 Emails Milva e quei sette milioni nascosti... per la vecchiaia - 2 Emails Cina, il regime intimidisce anche i giornalisti stranieri - 1 Emails Immigrazione, la sinistra sbaglia. Ma la destra dov'è? - 1 Emails Putin e la Cina vogliono cacciare gli Usa dall'Asia centrale - 1 Emails Birmania, la forza dello spirito (e della tecnologia) - 1 Emails "Svizzera razzista", così i media impongono il pensiero unico - 1 Emails Ultime discussioni Marcello Foa: Caro Ambrogio, ho l'impressione che Ricard la pensi come lei: il boicottaggio non servirebbe a... Ambrogio.: Gentile Marcello, Lei ha la fortuna di incontrare queste persone e di parlarci. Ma si rende conto che si... albanian per Rodolfo da trent: NO,non è odio,non può essere odio,io come tanti miei amici non ho problemi di... Rodolfo de Trent: Pochi italiani difenderebbero l'Italia con questo ardore. Complimenti per il vostro patriottismo.... Marcello Foa: Apprezzo i toni pacati di Jimi e di Gens, mentre vedo che molti lettori albanesi mi attribuiscono frasi... Ultime news Bertinotti: "Walter superficiale, perderà Prodi una delusione"Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli"Duello tv, lite tra Poli Pdl: "Pd opportunista"Cede anche la procura, libero il papà di GravinaTibet, la Cina spara sui monaci: 15 vittime Sarkozy: stop alle violenze o niente GiochiPapa: "Aborto e divorzio piaghe per la società" Blog amici Ethica, blog filosofico di qualità ICT Watch, il blog di Piero Macrì sulle nuove tecnologie il blog di Alessandro Gilioli il blog di Andrea Tornielli Il blog di Faré su Internet & comunicazione il blog megliotardichemai Il pranista, blog su PR e comunicazione Metropolis, il blog Alberto Taliani Placida signora, il blog di Mitì Vigliero spindoctor, il blog di Marco Cacciotto Wolly, il blog di Paolo Valenti Da non perdere La misteriosa e improvvisa ricchezza di Erdogan La Turchia e l'islamizzazione strisciante Quelle donne turche imprigionate dal velo Vince Erdogan e la Turchia diventa più islamica siti che mi piacciono Cricri créations poétiques, gioielli con l'anima Il sito di R. 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Alitalia, Prodi rincorre Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Primo Piano Pagina 102 Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve restare italiana" Alitalia, Prodi rincorre Air France Appello di Berlusconi: "Io mi tengo fuori, ma la compagnia deve restare italiana" --> ROMA Alitalia non deve finire in mano ai francesi, ma neppure ai tedeschi. Silvio Berlusconi chiude anche all'ipotesi Lufthansa e ribadisce la propria linea in difesa del tricolore. Anche se lui non si impegnerà in prima persona: "Me ne tengo fuori - spiega - dopo tutte le accuse che mi hanno fatto". Il governo la pensa in modo diametralmente opposto: il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, che in queste ore ha assunto il ruolo di ambasciatore con Parigi, è convinto che la privatizzazione firmata Air France sia un'occasione da non perdere. Una convinzione alla base della decisione di tentare tutte le strade prima di gettare la spugna. Pur nella consapevolezza che il conto alla rovescia è ormai partito: a disposizione non resta che una manciata di giorni. Nonostante Romano Prodi continui a essere all'estero per impegni internazionali, Palazzo Chigi rimane un crocevia importante. A tenere le fila sono in particolare Enrico Letta e i ministri Massimo D'Alema e Pierluigi Bersani. Contatti e incontri si sono succeduti nel corso della giornata, a partire dalla riunione tra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e il nuovo presidente della compagnia di bandiera Aristide Police. Un colloquio durato circa 45 minuti e dedicato in particolare all'analisi della sostenibilità finanziaria. Nell'eventualità infatti in cui alla fine i francesi si dovessero ritirare, Alitalia avrebbe davanti - è la convinzione in ambienti di governo - un percorso lungo e ricco di ombre. Anche se il destino potrebbe non essere il fallimento, ma un forte ridimensionamento nella flotta e nel personale. L'azienda da una parte, i sindacati dall'altra. Gran parte del lavoro delle diplomazia di Palazzo Chigi e quindi di Enrico Letta è rivolto a esercitare una sorta di moral suasion nei confronti dele organizzazioni dei lavoratori: obiettivo, convincerli a ridisegnare il proprio atteggiamento in modo che Air France possa sedersi nuovamente al tavolo. Una scadenza chiave è poi chiaramente il Consiglio di amministrazione della compagnia francese, fissato per lunedì e che chiarirà fino a che punto le scelte di Spinetta siano state tattiche. "Partiamo dall'idea - spiega comunque Enrico Letta - che integrare la nostra compagnia di bandiera dentro quella che può diventare la più grande compagnia del mondo sia un'occasione troppo importante. L'alternativa è molto negativa, dagli scenari e dai profili molto incerti sia per i lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il sistema-Paese". Ma è sul capitolo della responsabilità delle organizzazioni del lavoro che si concentra la polemica. La Sinistra Arcobaleno va infatti all'attacco: le accuse contro i sindacati sono "insopportabili", rilancia il presidente della Camera Fausto Bertinotti. "La catena di responsabilità sul possibile diastro è molto lunga. Dare ora la colpa ai sindacati - dice il ministro Fabio Mussi - la trovo una cosa poco seria".

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Tremate, il Cavaliere è diventato europeista (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

Argomenti: Alitalia

Commenti Pagina 318 Obiettivo: la conquista dei mercati Tremate, il Cavaliere è diventato europeista Obiettivo: la conquista dei mercati di Massimiliano Lenzi --> di Massimiliano Lenzi È una campagna elettorale europeista e mediterranea quella che, da diverse settimane, sta tenendo in tutta Italia il leader del Popolo della libertà Silvio Berlusconi. Chi ha ancora negli occhi il Cavaliere guascone del 2001, le sue dichiarazioni sull'Europa, i suoi battibecchi con gli Schulz di turno, beh dovrà rassegnarsi: l'Europa non potrà più essere invocata contro il Pdl. Nel momento in cui l'Italia di Romano Prodi e del Partito democratico di Walter Veltroni (che l'Europa la cavalcano da anni) si trovano in coda al Vecchio Continente che conta, perlomeno nei numeri che fotografano il declino economico del Belpaese, il rilancio europeista arriva proprio dal centrodestra a suon di dichiarazioni e di successi concreti. Il successo concreto, con valenza non solo europea, riguarda l'assegnazione dell'Expo 2015 alla città di Milano: un segnale di ottimismo e una iniezione di fiducia dovuta al lavoro tenace del governatore della Lombardia Roberto Formigoni, del sindaco di Milano Letizia Moratti (due centrodestri) con l'impegno del governo Prodi. Ma, e qui comincia la strategia del Cavaliere, non si può negare che nell'economia della vittoria per l'Expo, i simboli stiano tutti dalla parte di Berlusconi: il nord che vota da anni, e in prevalenza, centrodestra; Milano, città governata dal Pdl da diverso tempo e chi più ne ha più ne metta. Perché il nuovo Silvio europeo, diciamola tutta, non se ne fa sfuggire una di occasione, a cominciare dalla dignità di un Paese che non può perdere la propria compagnia aerea di bandiera, e stiamo ovviamente parlando di Alitalia. Per capire il peso che Berlusconi dà all'Europa nella sfida elettorale al centrosinistra, basta leggersi le sue dichiarazioni. "Vede - spiegava pochi giorni fa a un giornalista straniero - oggi è abbastanza difficile dare un ruolo internazionale all'Italia che ha subito e sta subendo un calo d'immagine incredibile con il caso dei rifiuti di Napoli che ci ha proiettato nel mondo come un Paese da Quarto mondo. Lo si avverte non soltanto nei danni al turismo, non soltanto per i cali della nostra esportazione ma anche per tutti i rapporti internazionali che dobbiamo ottenere e portare avanti. Io desidero andare ai vertici europei e internazionali senza che le riunioni si aprano con una presa in giro dell'interlocutore italiano per quello che accade negli ultimi tempi da noi". Il leader del Popolo della libertà vede infatti con una certa perplessità l'azione che l'Italia potrà svolgere, almeno in questo momento, sulla scena internazionale perché "dobbiamo prima recuperare l'immagine del nostro Paese, riportare Napoli al suo splendore, far sì che le opere d'arte siano un richiamo per turisti e successivamente contare sul piano internazionale dove non contavamo prima che arrivassi al governo e dove c'era un'Italia che reggeva la coda alle decisioni mitteleuropee di Francia e Germania". E qui il Cavaliere cita spesso l'esempio dell'agenzia alimentare europea e la proposta fatta da lui, ai tempi del suo governo, di portarla in Italia, con le reazioni perplesse persino della nostra diplomazia. Il suo obbiettivo, e non se lo nasconde, è quello di spostare l'asse dell'Ue verso il Mediterraneo, abbassare il baricentro europeo, oggi troppo a nord, verso il sud. In questo converge (o potrebbe) con le politiche mediterranee del presidente francese Nicolas Sarkozy che, visti anche i suoi pessimi rapporti con la cancelliera tedesca Angela Merkel, sembra intenzionato a scommettere sul Mediterraneo energie e progetti politici. Certo, nel Mare nostrum, la concorrenza all'Italia non manca, soprattutto da parte della Spagna del premier socialista Luis Zapatero che, negli ultimi anni, sta attraversando una crescita economica costante e ha superato l'Italia. Le sinergie a livello europeo, sostiene Berlusconi, possono essere molte e il pensiero va al nucleare di quarta generazione, "sicuramente da sviluppare - dice - anche per ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese". "Dobbiamo agire da pari con i grandi - sottolinea - e in questo io posso dare il contributo della mia esperienza a ricompattare alcune divisioni europee". Passati i tempi di Tony Blair e Jacques Chirac, con i nuovi premier balzati sulla scena internazionale ed europea, i vari Gordon Brown e Nicolas Sarkozy, il Cavaliere punta a diventare il babbo saggio del Vecchio Continente. "In politica estera - ripete spesso ai suoi collaboratori - dobbiamo agire da protagonisti".

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Se anche in economia vince chi fugge (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-04-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))

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Commenti Pagina 318 L'Alitalia rincorre Air France Se anche in economia vince chi fugge L'Alitalia rincorre Air France --> Le trattative con Air France per la vendita dell'Alitalia si sono interrotte mercoledì scorso. In questi giorni, il governo si è detto di nuovo disponibile a riaprire il dialogo, dopo il dietro front dei sindacati rei di aver tirato troppo la corda e fatto fallire l'accordo che sembrava imminente. Le prossime ore saranno decisive, ma ricucire lo strappo non sarà indolore e, ammesso che si riesca, non sarà alle condizioni dettate inizialmente dalle organizzazioni sindacali. Perché allora non pensarci prima? In questo modo è evidente la posizione di debolezza con la quale il governo riprenderà la discussione, perché il detto "in amor vince chi fugge" è applicabile anche a questa vicenda: ora siamo noi a correre dietro ai francesi, a dar l'impressione di strisciare perché ci liberino di ciò che da tempo è diventato un problema - politico ed economico - per l'Italia, e ad accettare condizioni che in posizione di forza avremmo potuto volgere a nostro favore. Air France farà leva su questo, sarà meno che mai disposta a rivedere i propri parametri per l'acquisizione della nostra compagnia di bandiera e si mostrerà indisponibile a qualunque concessione migliorativa per noi. Alzerà pure il tiro e noi chineremo il capo, senza possibilità di rinegoziare gli accordi e ottenere qualcosa in più rispetto ai precedenti, perché il rischio di tenerci un'Alitalia in agonia per poi farla fallire è in questo momento ben più grave di qualsiasi altra prospettiva. Nella ripresa delle trattative ci sarà la mediazione di Enrico Letta, incaricato dall'esecutivo uscente di convincere i sindacati a parlar francese, ma il suo compito non sarà una passeggiata. Anche le dimissioni del presidente Alitalia, Maurizio Prato, la dicono lunga sull'urgenza di procedere: non ha voluto rischiare lo slittamento del termine fissato per la chiusura dell' affaire oltre le elezioni, perché questo avrebbe determinato un ritardo che le casse dell'azienda non sarebbero in grado di sopportare. Intanto la campagna elettorale va avanti, con Veltroni che chiede al governo di intervenire per salvare l'azienda e alla politica di starne fuori, e Berlusconi che continua a titillare l'orgoglio degli imprenditori italiani e li invita a farsi avanti. Ma la cordata da lui stesso annunciata non si materializza, e non ha prodotto niente di concreto neppure il suo instillare dubbi di ogni tipo, sia sulla sconveniente vendita dell'Alitalia ai francesi che sull'opportunità di salvare l'azienda con un intervento misto pubblico-privato. Forse pensa a questa soluzione nel caso sia il centrodestra a vincere le prossime elezioni. A nessuno piace che il simbolo del trasporto aereo nostrano di un tempo sia assorbito dal colosso francese, ma non ci sono alternative. Per questo il governo Prodi fa bene a ricominciare a trattare: a capo chino sì, ma quel che conta è il risultato. ANNA PICCIONI.

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Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 82 del 2008-04-05 pagina 0 Berlusconi: "Faremo il primo Cdm a Napoli" di Adalberto Signore Il leader del Pdl: "Serve un largo consenso perché prenderemo subito provvedimenti impopolari". Veltroni in Campania: "Una legge contro le mafie". Ma Saviano lo inchioda Per "senso di responsabilità", spiegava nei giorni scorsi in privato, ha preferito non cedere alle insistenze di quanti lo avevano invitato a farsi una passeggiata tra i rifiuti in compagnia delle telecamere, così da rilanciare quell'emergenza che in Campania e non solo ha contribuito a mettere in ginocchio il centrosinistra. La "nostra credibilità all'estero", era stato il ragionamento del Cavaliere, "è già compromessa" e un gesto del genere certo non gioverebbe. Di rifiuti, però, a Napoli l'ex premier parla a lungo. E tanto si dice "preoccupato" che in caso di vittoria "il primo Consiglio dei ministri" del nuovo governo "si terrà" proprio a Napoli, dove "avrò una sede operativa" e dove "lavorerò finché non avremo ottenuto dei risultati". Un annuncio, quello del Cavaliere, che arriva a chiusura del comizio in piazza Plebiscito, battuto soprattutto nel primo quarto d'ora da una fitta pioggerellina ("allacciatevi i salvagenti" e "grazie di essere venuti fin qui nuotando", scherza Berlusconi). Un'idea, quella del Cavaliere, tutt'altro che improvvisata se rientrato all'Hotel Vesuvio ci tiene a dire che la questione è stata "studiata con cura da Gianni Letta". Insomma, "la Costituzione consente di portare il Consiglio dei ministri occasionalmente altrove" e al premier di "eleggere come luogo di lavoro un'altra sede" che "potrebbe essere Palazzo Reale dove abbiamo già fatto il G8". Di certo, "resterò a Napoli non solo finché non ci saranno più rifiuti ma fino a quando sulle tv di tutto il mondo l'immagine della città non sarà tornata pulita". E a proposito dei provvedimenti da prendere nei primi Consigli dei ministri, Berlusconi ribadisce che ce ne saranno anche di "duri e impopolari". Per questo, spiega, "il 13 e 14 aprile ci serve un consenso largo che assicuri buoni numeri sia alla Camera che al Senato". Così, l'ex premier insiste sulla necessità del voto utile perché scegliere i piccoli partiti di centrodestra come Udc o La Destra è "assolutamente inutile". Pochi dubbi, invece, sul risultato della sfida elettorale. "Non ci sarà - spiega in mattinata davanti alla platea di Confapi - nessun pareggio. Tutti i sondaggi ci danno 8-10 punti di vantaggio sul Pd e quindi, se non ci saranno brogli, dovremmo raggiungere la vittoria alla Camera e al Senato. Così, gli fa eco Gianfranco Fini durante il comizio in piazza Plebiscito, "facciamo riposare un po' la sinistra e riflettere sui propri errori mandandola all'opposizione". E sulla questione brogli, il Cavaliere torna a più riprese spiegando che "c'è bisogno di uno spoglio scheda per scheda" visto che "esiste anche una circolare del ministero dell'Interno" che in caso di inadempienze prevede "dai tre ai sei mesi di carcere". Pure sul risultato della Campania Berlusconi è ottimista. Forte non solo del fatto che Ciriaco De Mita ha lasciato il Pd per l'Udc ma pure dell'appoggio dei fuoriusciti dell'Udeur che guidati da Mauro Fabris incontrano per pochi minuti il Cavaliere nella sua suite al Vesuvio. E tanto è l'ottimismo che quando Marco Follini entra nella hall dell'albergo, Italo Bocchino lo accoglie ridendo con una gag. "Speriamo - dice l'esponente di An rivolto al responsabile informazione del Pd - che ci sia il pareggio, così torni con noi e abbiamo la maggioranza...". Berlusconi ritorna anche sul famoso epiteto che tanto fece discutere la scorsa campagna elettorale, quando davanti ai commercianti disse che non credeva ci fossero in platea dei personaggi così "coglioni" da votare contro il proprio interesse. Una battuta che rilanciò poco prima del voto proprio da piazza Plebiscito. E si spiega: allora "le mie parole furono travisate", chi vota Pd "non è un coglione" ma "è in buona fede". Per Walter Veltroni - che con il suo pullman fa tappa nella vicina Caserta - non mancano però gli affondi, tanto che lo ribattezza "Walterino sette doppiezze" perché "ha disatteso tutti gli impegni presi. Ha fatto sette promesse - aggiunge ricordando che aveva detto di correre da solo - e nessuna di queste ha avuto seguito". Poi, dopo aver annunciato che il primo viaggio da premier lo farà in Israele per i festeggiamenti dei 60 anni dalla sua nascita, torna sulla vicenda Alitalia. E sull'insistenza del governo a trattare con Air France non nasconde una certa perplessità: "Fare una trattativa di questo genere tra alti e bassi, l'ultima settimana del voto e con il titolo ancora in Borsa... Almeno sospendetelo. E invece no, l'hanno riammesso...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Il Financial Times mette in dubbio che Alitalia, a questo punto, possa ancora essere salvata. Il quo (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Tidiano finanziario britannico ritiene che "se ciò avverrà sarà probabilmente la prova dell'intervento di un esorcista o di un miracolo. Perché è chiaro a tutti che l'Alitalia ha ormai raggiunto la fine della pista". Ma il Ft corregge tanto pessimismo concedendo un'estrema possibilità alla compagnia e fa il nome di un possibile salvatore: se c'è uno che può farcela è "Enrico Bondi, l'uomo che è riuscito a rimettere in sesto i conti e la gestione di Parmalat".

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Una fiche per Alitalia Ho sentito ieri nei diversi telegiornali il candidato premier del P (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dl, a proposito di Alitalia, auspicare da parte dei "suoi colleghi imprenditori" il salvataggio della italianità della compagnia di bandiera non solo mediante un impegno di centinaia di migliaia di euro, ma anche mediante l'impegno di una "fiche simbolica". A questo punto non capisco se si tratta di una cordata o di una... colletta. LUIGI BALOCCO L'offerta di Toto La Lega e tutto il Centrodestra si sono allineati al Berlusconi-pensiero che, accettare le proposte di Air France per l'Alitalia significava svendere. Ma accettare la proposta di Toto che offre un decimo ed investe il 30% in meno cosa significa? GIACOMO FERRI, TORINO La cordatina tricolore A Torino i politici del centro-sinistra vengono contestati dai No-Tav e dai centri sociali, mentre quelli del centro-destra hanno deciso di aderire a una cordata per salvare l'Alitalia (quella degli esuberi e stipendi d'oro). Se si guardano le corpose somme di euro messe a disposizione della "cordatina tricolore" si comprende che sono persone che non hanno problemi finanziari. Ma come fanno questi signori, in lista per il Parlamento, a conoscere i veri problemi dei cittadini? Prima di salvare l'Alitalia non sarebbe meglio cercare di salvare le famiglie di lavoratori e pensionati che non arrivano a fine mese? La politica può essere fatta da coloro che vivono bene, senza sacrifici? Ecco le domande che meritano delle risposte prima del 13 e 14 aprile. MARINO BERTOLINO, CHIVASSO La fine del mondo non è imminente Il 31 marzo la Stampa ha pubblicato la lettera di un Testimone di Geova che preannuncia "l'imminenza del ritorno di Cristo". E' una balordaggine. È noto a tutti che i Testimoni di Geova più volte hanno predetto la fine del mondo, indicandone la data precisa: prima per il 1914; poi visto che il mondo non finì: 1918; poi, visto che il mondo non finì: 1925; poi 1941 ed infine 1975. Ora, resi saggi finalmente dall'esperienza, si limitano a dire che la fine del mondo e quindi il ritorno di Cristo è imminente. Eppure sono noti anche i versi di Matteo: "Allora se uno vi dirà: "Ecco il Cristo è qui!", oppure: "E' là", non ci credete. Sorgeranno infatti falsi messia e falsi profeti" (cf Mt 24, 23-24). ELISA MERLO Ferrara smemorato Giuliano Ferrara oggi si lamenta e fa l'eroe perché lo contestano. Dimentica che negli Anni 80 era lui che contestava e tentava di impedire - senza però riuscirci - a noi, giovani democristiani, di parlare agli operai della Fiat. Registro con piacere che con il passare degli anni anche lui abbia scoperto l'alto valore della libertà e la difesa e tutela di ogni essere umano fin dal suo concepimento. SERGIO GAIOTTI, PRESIDENTE DEL CIRCOLO PARTECIPARE PER TESTIMONIARE TORINO Dov'è la libertà d'opinione? Ferrara a Bologna, Chiamparino ad Almese. E in tante, tantissime altre occasioni. Un politico vuole parlare ma la folla parla più forte ed Egli non ci riesce. Sono confuso e i giornali non mi stanno aiutando: a chi appartiene la libertà d'espressione? Il modo in cui ci si esprime può dare o togliere importanza a ciò che si esprime? I giusti stanno tutti da una parte ed i violenti dall'altra oppure c'è mescolanza nei due gruppi? Ringrazio chi volesse eventualmente darmi la Sua opinione. MARCO CONTI La Rai non pensa ai non udenti La Rai sta trasmettendo in questi giorni le conferenze stampa dei vari candidati premier alle prossime elezioni. Peccato che ai direttori della nostra tv di Stato, non è venuto in mente che in Italia ci sono molte persone prive dell'udito, negando, di fatto, la possibilità di seguire il dibattito. Eppure bastava poco, era sufficiente far scorrere sul teleschermo dei sottotitoli! SILVANO STOPPA I mendicanti ingombranti Vorrei precisare che tra i mendicanti che "ingombrano" (come dice il sindaco) la strada, vi sono anche brave persone in difficoltà, che cercano solo di sopravvivere. Purtroppo la mentalità generale è risaputa. Infatti, come diceva Lia Varesio, l'effetto Olimpiadi ha portato per i barboni solo qualche coperta e niente altro. FRANCO LANA Crolla il mito della monogamia Crolla il mito della monogamia: hanno scoperto che in natura tutti hanno scappatelle, l'unico organismo fedele è la larva. Animali presi a modello per virtù coniugale se possono, approfittando della distrazione del partner, tradiscono. Non possiamo colpevolizzarci più di tanto se le unioni sono sempre più aperte: la natura ce lo impone, la morale comune un po' meno. FILIPPO TESTA, BALDISSERO Bertinotti e il Dalai Lama Nella rubrica "Posta, Risposta" di ieri, il lettore Marco da Torino, parlando della questione tibetana, ha scritto, tra l'altro, che Bertinotti non avrebbe mai incontrato "ufficialmente" il Dalai Lama. Siccome le notizie sono notizie, e capita che spesso siano pure ben riportate, mi dispiace che a Marco da Torino siano sfuggite le due volte che in questa legislatura il presidente della Camera Fausto Bertinotti ha incontrato il Dalai Lama. E' accaduto il 12 ottobre 2006, nella Sala del Cavaliere di Montecitorio, e più recentemente il 13 dicembre scorso. In quest'ultima occasione, il Dalai Lama è stato ricevuto nella sala di massima rappresentanza di Montecitorio, ovvero la Sala della Lupa, dove, fatto davvero storico, ha preso la parola di fronte ad una platea gremitissima. Inoltre, sempre a proposito di Tibet, il primo aprile di quest'anno, il presidente Bertinotti ha incontrato nella sala del Cavaliere Karma Chopel, presidente del Parlamento del Tibet in esilio. FABIO ROSATI PORTAVOCE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA.

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L opposizione: <Trattativa non trasparente> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Da Calderoli e Tremonti dubbi sulla regolarità delle procedure L opposizione: "Trattativa non trasparente" Roma - Se non venisse da ridere, ci sarebbe da piangere. "Prima il caso della riammissione del simbolo Dc, poi il tavolo con Air France che salta. Con la giornata di mercoledì - sentenzia Roberto Calderoli - il Governo ha definitivamente portato in tribunale i libri del Paese. Il giudizio della storia sarà pesantissimo". Ma per Calderoli sarebbe il caso che anche qualcun altro giudicasse la condotta del Governo: ad esempio un tribunale. L esponente del Carroccio si riferisce a una dichiarazione di Bobo Craxi ("Credo che qualcuno sottobanco abbia già negoziato con Air France" che adombrerebbe "una serie di illeciti penalmente rilevanti": "Perché questa volta - si domanda Calderoli - il buon Di Pietro non dice nulla?". Avanza sospetti anche Giulio Tremonti il quale accusa il Governo di aver condotto la trattativa "in modo opaco e indecoroso per un Paese civile". Critico, ma solo politicamente, verso Palazzo Chigi è Gianfranco Fini, che imputa all Esecutivo Prodi di essersi "dimostrato latitante e di avere precostituito l esito della trattativa". L Udc, invece, sceglie di prendere le distanze dal centrodestra e di schierarsi al fianco di Palazzo Chigi. "Credo che il comportamento del sindacato - afferma Pierferdinando Casini - sia stato irresponsabile nel passato e rischi di essere ancora più irresponsabile oggi". Ignazio La Russa, però, non è ancora del tutto convinto che il ritiro di Air France sia definitivo. "Adesso - osserva l esponente del Pdl - dobbiamo capire se i francesi si tirano indietro perché hanno rinunciato realmente o se si tratta di una pressione psicologica, un bluff. Lo capiremo nei prossimi giorni". Le manovre di riavvicinamento, in effetti, sono già cominciate, tanto dai sindacati che dal Governo. Fotografa bene la complessità del quadro, anche se con una analisi non proprio raffinata, Francesco Storace. "Con Alitalia - dichiara il leader de La Destra - siamo nel casino generale per colpa dell irresponsabilità collettiva che ha portato la compagnia al centro di una campagna elettorale in cui tutti hanno giocato contro tutti e soprattutto contro i lavoratori". [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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In ginocchio da Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

PALAZZO CHIGI GIOCA la carta della disperazione In ginocchio da Air France Mandato a Enrico Letta per ricucire il dialogo. E i sindacati fanno marcia indietro ALESSANDRO MONTANARI Roma - In ginocchio da Air France, costretti dai conti ma anche da ragioni di mera opportunità politica. La rottura con il gruppo franco-olandese mette infatti in forte imbarazzo il Partito Democratico, che vede l ombra del fallimento di Alitalia calare come una spada di Damocle sulle elezioni politiche e sulle amministrative di Roma. Per uscire dall angolo Walter Veltroni prova a cavarsela nel solito modo, cioé chiedendo alla politica di farsi da parte e di lasciare la vicenda ai protagonisti istituzionali, ma la difficoltà del candidato premier è palpabile. Come quella dei sindacati, sui quali Romano Prodi mercoledì sera ha rovesciato l accusa di "avere commesso un grave errore", prontamente seguita dalla seccata replica del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "Il Governo ci ha lasciato nudi di fronte ai francesi". Di fronte all ira di elettori e lavoratori, però, tutti, ieri, hanno deciso di fare un passo indietro. L agonia della compagnia di bandiera riparte dunque dal disperato tentativo di Palazzo Chigi di ricucire un dialogo con Jean-Cyrill Spinetta. L uomo incaricato per la delicata missione diplomatica, prescelto al termine di una riunione di quasi due ore, è il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che avrà a disposizione 48 ore. Provano a fargli strada con dichiarazioni concilianti lo stesso Prodi, "auspico che prevalga il buon senso e riprenda il filo delle trattative", e il presidente del Senato Franco Marini, il quale si appella ad Air France e ai sindacati - ma in particolare alla sua Cisl - affinché "facciano prevalere la razionalità". Per prima cosa, però, l Esecutivo deve assicurarsi che qualcuno riprenda in mano il timone di Alitalia, lasciato drammaticamente vacante dalle dimissioni del prodiano Maurizio Prato. Da qui l invito al consiglio d amministrazione di via della Magliana, riunitosi nel primo pomeriggio di ieri in sessione straordinaria, a "provvedere a porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo dell azienda e, in ogni caso, l imprescindibile continuità nelle azioni di alta direzione della società". Il cda risponde nominando presidente, dopo cinque ore di riunione, l avvocato Aristide Police, professore di diritto amministrativo e membro del consiglio d amministrazione. La prospettiva di caricarsi sulle spalle la responsabilità politica del fallimento della compagnia, intanto, fa tremare i polsi ai sindacati, messi sull avviso da una manifestazione spontanea dei colletti bianchi della Az Fly, da uno sciopero di pochi minuti indetto dal personale Alitalia in Francia e dall auto-incatenamento ai cancelli di Fiumicino di un giovane steward. Convocate per le 11 di questa mattina a via della Magliana, le parti sociali decidono quindi di lanciare messaggi distensivi ai vertici del gruppo franco-olandese, facendo loro sapere che la controproposta presentata è "negoziabile e non ultimativa". "Resta ed è necessaria una trattativa con Air France - spiega il segretario generale della Filt-Cgil, Fabrizio Solari - ma penso ad una trattativa classica, cioè con opinioni che si confrontano". E per rendere più convincente il messaggio un altro ramo della Cgil, la sezione bancaria Fisac, annuncia di avere presentato un esposto denuncia contro Silvio Berlusconi per turbativa d asta. Il Cavaliere, dal canto suo, conferma l appello agli imprenditori italiani, chiamandoli a versare per la causa anche solo "una fiche", ma non scopre ancora le carte. Berlusconi precisa infatti che entrerà in campo ufficialmente solo quando e se sarà primo ministro. Adesso, ribadisce anche Giulio Tremonti, sono affari del Governo e del Pd, cioè di Prodi e Veltroni. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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La sinistra radicale incalza Romano Prodi E il falco Calearo fa arrossire Veltroni (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Roma - La rottura con Air France fa scoppiare la resa dei conti nel centrosinistra: Prodi attacca i sindacati, la sinistra radicale attacca Prodi e i socialisti tornano a scagliarsi contro il falco di Confindustria Calearo. Tutto comincia con l accusa, rivolta dal premier alla Triplice, di avere commesso "un grave errore" provocando l addio di Air France. Accusa che Fausto Bertinotti rispedisce al mittente con fastidio: "Non capisco - dice - come si possa pensare che la colpa sia dei sindacati". Rincara la dose l ex leader del Correntone diessino Cesare Salvi: "Il comportamento del Governo non mi è piaciuto per niente: sembrava che stesse sulla luna mentre i sindacati si confrontavano con Air France. Perchè non ha partecipato alle trattative?". A gettare altra benzina sul fuoco è il ministro del Nordest di Walter Veltroni, Massimo Calearo, per cui "il fallimento di Alitalia non è un tabù ed anzi potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Apriti cielo! "Calearo lo proponga alle sue aziende e il Pd lo vada a spiegare ai 12mila lavoratori che rischiano il posto di lavoro - replica inviperito il socialista ex diessino Gavino Angius -. La cinica leggerezza con cui auspica il fallimento di Alitalia, infischiandosene dei lavoratori, dimostra che il candidato del Pd più che un falco è un avvoltoio". E meno male che c è Berlusconi. Perché la colpa del fallimento della trattativa, per D Alema e la Pd company, ovviamente è della cordata fantasma del Cavaliere... [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Fiducia in Malpensa Le istituzioni lombarde continuano a investire sullo scalo (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Davide boni Malpensa e Regione Lombardia sono da sempre unite da un legame forte, che ha visto in tutti questi anni l impegno della nostra giunta regionale per migliorare l accessibilità e la vivibilità della zona compresa attorno all hub varesino. Nonostante la bufera che sta investendo Malpensa, noi abbiamo scelto di continuare a credere nelle potenzialità della porta di accesso principale del nostro Paese. Perché ora che Milano ha vinto la sfida più importante, aggiudicandosi l Expo 2015, non possiamo permetterci di avere un hub, in grado di competere a livello internazionale, lasciato in balia degli eventi. Se ne facciano una ragione i detrattori del nostro scalo, Malpensa vivrà. Ecco perché in Regione Lombardia andiamo avanti, continuando a programmare interventi per migliorare l area localizzata attorno al nostro aeroporto. In ultimo abbiamo presentato una proposta di progetto pilota per il riutilizzo degli ambiti delocalizzati nei tre comuni di Somma Lombardo, Ferno e Lonate Pozzolo. Perché noi abbiamo assunto il compito di valorizzare il territorio da un punto di vista della qualità ambientale e delle funzioni urbane. La Regione ha investito molto in questi anni, promuovendo opere di mitigazione d impatto ambientale, credendo in uno sviluppo equilibrato del territorio, cercando di risolvere i problemi legati all'inquinamento acustico ed atmosferico indotto dal traffico aeroportuale. Malpensa si trova proprio ora in una condizione favorevole, con il mercato che risponde pienamente agli obiettivi ambiziosi di crescita e che proprio per questo inizia a dare fastidio agli altri aeroporti europei. Il dialogo tra Regione ed Enti locali è sempre stato un punto fermo del nostro agire, perché senza il coinvolgimento dei comuni è difficile comprendere le esigenze del territorio e dei cittadini. Peccato che la stessa accortezza non sia stata riservata dallo Stato centrale ai noi lombardi, perché in materia di trasporto aereo l esecutivo uscente ha non ha mai risposto alle nostre richieste e alle nostre istanze. La notizia dell abbandono del tavolo delle trattative da parte di Air France, indica che il matrimonio di interessi tra la compagnia francese e quella italiana non è mai stato solido e ha scricchiolato fin dall inizio, proprio perché inadatto non solo per Alitalia ma anche - e soprattutto - per il nostro aeroporto. Un unione forzata, senza alcuna supervisione imparziale e corretta da parte delle istituzioni centrali, che fino ad oggi ha portato all esclusione di altre compagnie che avrebbero potuto salvare Alitalia senza mettere in ginocchio il nostro hub. Ben vengano allora altre cordate, perché mentre a Roma discutono, qui in Lombardia la cassa integrazione è già partita, con migliaia di lavoratori senza più un posto di lavoro. La risposta che ci aspettiamo è una sola: che il nostro indotto economico ed occupazionale sia salvato, indipendentemente dal destino della compagnia di bandiera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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La certezza del voto è un diritto dei cittadini Il Governo ha fatto vacillare pure questa (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Giacomo Stucchi Meno male che questa brutta storia, dell ipotesi di rinvio delle elezioni politiche, è stata rapidamente superata con buona volontà di tutti gli attori protagonisti della vicenda. Se così non fosse stato, si sarebbe aperto un solco incolmabile, dalle conseguenze imprevedibili, tra cittadini e istituzioni. Sarebbe stato l ultimo atto di una sciagurata sequela di eventi, dalla spazzatura di Napoli alla vendita di Alitalia, che sta compromettendo seriamente la credibilità delle istituzioni. Il Governo in carica ha perso tempo prezioso a dibattere delle cose più assurde, perdendo però di vista quelle più importanti. Sono dell altro giorno le stime, fornite dal presidente dell Antitrust, Antonio Catricalà, sul numero delle famiglie che versano in gravissime difficoltà economiche, a causa dell aumento delle rate dei mutui sulle case: oltre cinquecentomila, quelle in grave affanno, e più di centomila a rischio di insolvenza. Come se non bastassero questi problemi, ci si mette poi pure la Cina a complicare le cose. Dopo molti anni durante i quali, soprattutto da parte dei Governi di centrosinistra, si è permesso ai prodotti alimentari cinesi, spesso in cattive condizioni, di invadere i nostri mercati; adesso dobbiamo pure sentirci la reprimenda da parte di Pechino per la presunta diossina nelle mozzarelle campane. Forse sarebbe il caso di cominciare a bloccare l ingresso di tutte le merci cinesi in Italia, ma se si parla di dazi, solo per proteggere le nostre aziende messe in ginocchio dalla concorrenza sleale, ci sono i soliti falsi democratici e liberali a gridare allo scandalo. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Borsa, cala dopo il doppio rimbalzo Danni limitati grazie agli energetici (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dopo due corposi rimbalzi tornano le vendite a Piazza Affari. Gli energetici consentono al listino di limitare i danni grazie alla fiammata del greggio. Riparte Fiat (+1,16%). Brusca frenata di Stm (-4%). Storna il settore cemento-costruzioni che ha esultato per la vittoria dell Expo. Fari spenti su Alitalia, sospesa all indomani dalla rottura con Air France-Klm che incassa a Parigi il 2,44%. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Pedemontana accelera grazie all Expo (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Carioni: infrastruttura legata al territorio Pedemontana accelera grazie all Expo Alessandro Morelli Pedemontana, la Lombardia si fa strada. Non solo con l infrastruttura che dal 2010 al 2015 vedrà cantieri aperti per gran parte del Nord Lombardia ma anche nel tessuto sociale della Regione. Per questo ieri la Provincia di Como ha ospitato un convegno dal titolo Pedemontana: quando una strada può fare società con il sociologo Aldo Bonomi che ha illustrato quanto sia importante condividere il progetto dell opera con le realtà locali, dai Comuni fino alle associazioni, combattendo il sindacalismo istituzionale e puntando alla compensazione dei problemi di ogni soggetto interessato. All incontro hanno partecipato anche il presidente della Provincia di Como, Leonardo Carioni, l assessore regionale alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo, il presidente della Società Pedemontana Lombarda, Fabio Terragni e numerosi esponenti del terzo settore lariano e brianzolo. La nuova autostrada interesserà un area a forte sviluppo in cui sono presenti 800mila imprese con oltre 2milioni di addetti. "Per questo, dopo aver tracciato un profilo dell opera - spiega Carioni - puntiamo al suo ritorno di immagine sul territorio. Questa arteria era attesa da decenni e oggi possiamo parlarne grazie all impegno dei rappresentanti nelle istituzioni che hanno portato fondi nelle casse del Nord. Primo tra tutti - afferma ancora il presidente lariano - Giancarlo Giorgetti che nella scorsa legislatura è riuscito a far finanziare i primi lotti dell opera, facendone partire l iter. Sul territorio noi abbiamo poi spinto per portare avanti i progetti. Oggi diamo la prova della politica del fare e non del parlare". Un autostrada fondamentale per lo sviluppo della Lombardia e non solo, visto che si collegherà a Malpensa. "In questo modo si ridurranno i tempi di percorrenza dei nostri concittadini - dice Carioni -, diminuendo nel contempo l inquinamento e migliorando la qualità della vita. In questo quadro si inseriscono poi le realtà del territorio. Penso alle piccole banche cooperative e agli enti locali che possono essere parte attiva nella realizzazione diventando non semplici azionisti da portafoglio ma soci attuatori di una realtà propria ". Dall assessore Cattaneo poi è venuto un auspicio: "Sono convinto - ha affermato - che la vittoria dell Expo spronerà il futuro Governo a trovare rapidamente i 415 milioni necessari per gli ultimi lotti delle tangenziali di Como e Varese". Un arteria importante anche per Malpensa "oggi servita dalle strade molto meglio di Fiumicino (la Pedemontana si aggiungerà alle due già collegate) che con il treno" dice Cattaneo che definisce scellerata la scelta di Alitalia. Il presidente Terragni, infine, si è detto fiducioso su un ulteriore taglio dei tempi di ultimazione dell opera. [Data pubblicazione: 04/04/2008].

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Estrema unzione e titoli a 1 cent (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Le reazioni Estrema unzione e titoli a 1 cent Deutsche Bank fa crollare a 1 centesimo di euro il prezzo-obiettivo delle azioni di Alitalia e conferma per i titoli della ex compagnia di bandiera il rating "sell", cioè consiglia di vendere. Gli analisti tedeschi vedono nell'amministrazione controllata il destino più probabile per la compagnia e ritengono che anche se si materializzasse un'altra offerta, difficilmente i titoli Alitalia sarebbero valutati più di 0,01 euro, dato che l'offerta di Air France di 0,09 euro già conteneva un premio per il valore strategico di asset come le rotte. "Altro che un esorcista", come aveva detto l'ex presidente Maurizio Prato. "All'Alitalia" scrive il Wall Street Journal "servono ristrutturazioni, in mancanza delle quali l'unica cosa che resterà da fare sarà chiamare un prete qualunque, per darle l'estrema unzione". Il quotidiano finanziario americano è critico con il governo, con i sindacati e anche con le iniziative nei confronti di Alitalia del candidato premier del Pdl, Silvio Berlusconi, che ha bocciato Air France e caldeggiato una soluzione italiana.

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E l'Enac prepara il declassamento: licenza provvisoria (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Retroscena Il destino già subito da Alpi Eagles E l'Enac prepara il declassamento: licenza provvisoria ALESSANDRO BARBERA ROMA A litalia come Alpi Eagles. Mentre i sindacati continuano a prendere tempo, convinti che la vecchia compagnia di bandiera possa continuare a volare contro le leggi del mercato, entro pochi giorni l'Enac, ente per l'aviazione civile, potrebbe revocare ad Alitalia la licenza permanente di operatore aereo. Un regolamento comunitario impone alle autorità di controllo sul traffico aereo di garantire la solvibilità delle compagnie nei confronti delle società di manutenzione: se manca la liquidità, gli operatori - soprattutto i più piccoli - possono essere indotti a risparmiare sui controlli di sicurezza o a tagliare sulle manutenzioni. Fino allo scorso autunno Alitalia dichiarava di avere liquidità per un anno. L'aumento del prezzo del petrolio ha cambiato rapidamente il quadro: oggi nelle casse della Magliana ci dovrebbero essere 250 milioni di euro; solo a febbraio Alitalia ne ha bruciati tre al giorno. Con l'applicazione del piano Prato di sopravvivenza e i tagli su Malpensa, dal primo aprile le perdite si sono più o meno dimezzate. Nella migliore delle ipotesi Alitalia può sopravvivere un paio di mesi, forse fino a giugno. L'Enac è dunque costretto a monitorare la situazione mese per mese. L'ultima verifica aveva permesso la conferma della licenza grazie alla prospettiva di una imminente ricapitalizzazione da un miliardo di euro offerta da Air France-Klm. Ora, decaduto il contratto di esclusiva con i franco-olandesi, Alitalia si trova senza garanzie. Fra mercoledì e giovedì, subito dopo la verifica sulla situazione finanziaria, il presidente dell'Enac Vito Riggio ha già convocato il nuovo presidente Aristide Police. Se Police non avrà con sé nuove carte, entro la fine del mese Alitalia verrà declassata e dovrà accontentarsi di una licenza temporanea per sei mesi. L'ultima a subirlo qualche mese fa è stata Alpi Eagles, una delle mille compagnie italiane poi fallita sotto il peso dei debiti. Nella storia dell'Enac il ritiro della licenza permanente è il preludio del fallimento o dell'amministrazione straordinaria: è accaduto alle minuscole Club Air, Air Sicilia e a Volare. Per evitare l'umiliante declassamento, Police dovrà ottenere garanzie bancarie, o un prestito-ponte e un piano industriale che confermi la ricapitalizzazione in poche settimane. Ma al momento l'unica prospettiva concreta è quella del commissariamento: in questo caso la licenza non potrà che essere temporanea. Ma anche per ottenere questo tipo di licenza Alitalia dovrà dimostrare di aver predisposto un piano di sopravvivenza che le permetta di rientrare al più presto fra gli operatori stabili del settore. Una condizione, al momento, tutt'altro che certa.

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Alitalia guarda già al dopo elezioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 05-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I SINDACATI E L'AZIENDA CERCANO LA STRADA PER GARANTIRE LA SOPRAVVIVENZA DELLA COMPAGNIA NEI PROSSIMI MESI Alitalia guarda già al dopo elezioni ROMA Il segnale più evidente che la partita slitterà quasi certamente al dopo-elezioni arriva dalla riunione fra azienda e sindacati: le nove sigle hanno preso l'impegno a collaborare con i vertici per garantire ad Alitalia la sopravvivenza. Grazie al piano Prato sono già a terra 27 aerei fra i più vecchi e Alitalia forse può resistere in solitudine fino a tutto giugno. Da Parigi è risuonato il silenzio assordante seguito alla rottura delle trattative con Air France-Klm. Palazzo Chigi e i sindacati sono ormai convinti che lo spazio con Jean Cyril Spinetta per chiudere prima delle elezioni non ci sia più. Il sottosegretario Enrico Letta, incaricato dal governo e dal Partito democratico di ricucire, non può in così pochi giorni dare garanzie né sul fronte sindacale, né tantomeno sul comportamento del nuovo governo. Lo si capisce anche qui da alcuni segnali: le sigle di categoria negano di aver fatto dietro-front, Raffaele Bonanni dice di preferire "la soluzione Lufthansa", Silvio Berlusconi boccia sia i francesi che i tedeschi. Per lui quel che conta è che Alitalia "rimanga in mani italiane". Di chi, lo sapremo dopo la sua (possibile) vittoria. Tutti sanno però che l'offerta dei franco-olandesi resta - nonostante la rottura delle trattative - l'unica realistica prima della ristrutturazione forzata dalla legge Marzano. Lo sanno (ma non lo dicono) i sindacati e il centro-destra, lo dice esplicitamente Letta: "L'offerta di integrare Alitalia nella più grande compagnia del mondo è un'occasione troppo importante per perderla". Tutto il Partito Democratico (ma anche parte del Pdl) spera dunque che il filo con Parigi almeno non si interrompa. "Stiamo cercando di capire se quella di Air France-Klm è una rottura definitiva o no", diceva ieri senza giri di parole Pierluigi Bersani. Per questo fonti di Palazzo Chigi garantivano che almeno fino a domenica si farà di tutto per ritessere la tela. Letta ne ha parlato giovedì ai leader di Cgil, Cisl e Uil, ieri con D'Alema, Bersani, il nuovo presidente di Alitalia Aristide Police e con l'ambasciatore presso il Cavaliere, ovvero lo zio Gianni Letta. Verso sera, appena atterrato a Londra, il sottosegretario ha fatto il punto al telefono anche con Prodi. Il tentativo è quello almeno di riaprire il tavolo di trattativa, se possibile prima delle elezioni. Lunedì a Parigi c'è un consiglio di amministrazione di Air France-Klm. Martedì Alitalia darà la situazione aggiornata sullo stato dei conti, mercoledì è previsto un nuovo incontro azienda-sindacati. Se nel frattempo Letta sarà riuscito a convincere Parigi, Spinetta (o uno dei suoi più stretti collaboratori) potrebbe tornare a Roma almeno per dare un segnale distensivo. A Parigi restano però in silenzio: per sapere cosa ne pensano bisognerà forse aspettare l'esito del consiglio e l'atteggiamento dei soci olandesi di Klm, da sempre freddi all'integrazione con Roma per via del fallito accordo del 1998. I sindacati di categoria, preoccupati per il crescente malumore dei lavoratori, sperano che Parigi accetti. "Siamo disposti ad ogni tipo di accordo", dice Claudio Claudiani per la Fit-Cisl. Un accordo "digeribile", aggiunge per la Cgil Fabrizio Solari. Marco Veneziani della Uil invece rivendica la bontà della scelta di lasciare il tavolo prima delle elezioni e critica la condotta dei colleghi nella trattativa con una parafrasi calcistica: "Rilanciare all'88esimo mi è parso un errore bello e buono". Il tono dei leader di categoria tradisce comunque la preoccupazione crescente per il clima dentro Alitalia: ieri si sono formati due comitati spontanei pro Air France-Klm. Il primo di circa 250 fra piloti e assistenti di volo, un altro di 400 fra i dipendenti di terra. \.

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