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ROMA — E’ una foto in bianco e nero, che ritrae
tutto il gruppo dirigente dell’Alitalia. Poteva essere il
Come il vostro. Ho indovinato?
«All’epoca il presidente era Bruno Velani, il padre dell’aviazione civile. Il
conte Nicolò Carandini era presidente onorario dell’Alitalia, il sottoscritto
era amministratore delegato e direttore generale era Donato Saracino. Dopo che
siamo andati via noi, salvo poche eccezioni, a ogni nome non si può che
associare il nome di un uomo politico».
È successo in tutte le aziende pubbliche.
«Ma all’Alitalia non si è più creato il gruppo. Uno dei più grandi banchieri
italiani ha detto che l’Alitalia si è fatta soggiogare dalla politica.
Recentemente l’ho incontrato e gli ho detto: non è così, è stata anche
depauperata dalla politica».
E il sindacato non ha nessuna responsabilità?
«Le responsabilità sono comuni. Tanto la politica quanto il sindacato hanno
creato nell’Alitalia una loro dipendenza per fare ciò che volevano. Non solo ai
livelli alti ma anche a quelli bassi».
Per questo prima sono scappati gli olandesi e adesso fuggono anche i
francesi?
«Il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha detto che nel 1998 il
rapporto fra il fatturato della compagnia italiana e quello della compagnia
francese era di cinque a otto. E che adesso invece è di quattro a sedici».
Una ragione in più per chiudere in fretta la partita. Non crede?
«Invece di cercare a tutti i costi un compratore, per giunta con una tecnica
balorda, bisogna cercare un gruppo dirigente capace e che dia fiducia agli
azionisti e ai potenziali investitori. Mi vengono in mente almeno tre
precedenti. Il primo è quello dell’Agip, che nel 1946 era in liquidazione:
Enrico Mattei la fece risorgere » Mattei era stato un capo partigiano. Non
fu una scelta politica?
«Proprio perché aveva fatto il partigiano Mattei era la persona giusta. Non
aveva paura di prendersi delle responsabilità. Il secondo caso è quello della
crisi di Banco Ambrosiano. Beniamino Andreatta puntò su Giovanni Bazoli...»
Pure Andreatta era un politico.
«Il risultato è che Bazoli partendo dall’Ambrosiano ha costruito Banca Intesa,
una delle più grandi banche d’Europa. Il coraggio di Andreatta non ce l’ha più
nessuno. Il terzo caso mi coinvolge personalmente. Negli anni Settanta la Fiat
era tormentata dagli scioperi, eravamo nel mirino delle Br. A un certo punto
decisi che bisognava rompere il muro e il risultato fu la marcia dei
Quarantamila».
Non si fece amici nel sindacato.
«Lo sapevo fin dall’inizio. Ci vedevamo di nascosto con Luciano Lama, Pierre
Carniti e Giorgio Benvenuto e tutte le volte gli dicevo che non avrei fatto un
passo indietro. Il giorno della marcia eravamo insieme in una saletta
dell’Hotel Eden, a Roma, e Carniti mi affrontò avvertendomi che il giorno dopo
lui ne avrebbe portati in piazza 200 mila. La sera stessa, dal ministro del
lavoro Franco Foschi, Lama mi venne incontro ammettendo la sconfitta: un
signore. E firmammo l’accordo».
Escluso che le manifestazioni di ieri all’Alitalia possano avere lo stesso
effetto di quella marcia, se avesse la bacchetta magica che cosa farebbe?
«Una cosa molto semplice: azzererei il consiglio di amministrazione, nominerei
un amministratore unico, anche straniero, intorno al quale ricostruire un
gruppo dirigente e una strategia».
Insomma, per Romiti il problema dell’Alitalia è soltanto un problema di uomini.
«Proprio così. Manca il gruppo dirigente, da troppo tempo».
Da quanto non ne azzeccano una?
«Scorra i nomi degli ultimi vent’anni».
Non salva proprio nessuno?
«Pochissimi. Anche il passaggio dell’ex amministratore delle Ferrovie, nominato
all’Alitalia e poi mandato via con una buonuscita favolosa, è stato un
pasticcio. Per non parlare di quando alla presidenza della compagnia c’era
l’attuale presidente della Sea».
Colpa del governo, dell’Iri, o di chi altro?
«L’Iri, ha detto. Quella è stata una grande scuola di management. Ai miei tempi
c’erano il presidente Giuseppe Petrilli, persona di altissima qualità, e poi
Leopoldo Medugno, Fausto Calabria.»
E l’Alitalia come andava?
«Bene. In giro per il mondo venivamo ricevuti come capi di Stato».
Ora invece se la danno a gambe levate come sentono «Alit...»
«La situazione è disperata».
Chi potrebbe farcela?
«Non mi faccia fare nomi».
Enrico Bondi?
«Eccone uno. Se non fosse andato lui alla Parmalat, e al suo posto avessero
messo uno di quelli che è passato all’Alitalia, crede che si sarebbe salvata?
Bondi non guarda in faccia a nessuno. Le banche lo odiano. Ci vuole uno così».
Forse è più facile vendere e basta. Ammesso che ci si riesca.
«Per me non è la soluzione. Tutto si può vendere. La Fiat non poteva essere
venduta? Anche il Corriere della Sera si può vendere. Ma poi che Paese rimane?»
Sergio Rizzo
04 aprile 2008
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Alitalia verso il commissario.
Il titolo è sospeso. La Borsa premia Air France-Klm
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bancarotta
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commissario
Alitalia, rinviato
a domani l'incontro con i sindacati
Alitalia, è
rottura tra i sindacati
Aristide
Police, avvocato napoletano quarantenne, è stato nominato giovedì presidente di
Alitalia dopo le dimissioni di Maurizio Prato. A Police,
però, non sono stati affidati poteri esecutivi, dunque non ha alcuna delega per
proseguire una eventuale trattativa con Air France. Intanto il titolo rimarrà
sospeso in Borsa fino all'8 aprile, quando si riunirà nuovamente il board della
compagnia.
Le prove di recupero dei sindacati con Air France
La nostra proposta «non è ultimativa e siamo pronti
a riprendere la trattativa con Air France-Klm, purché questa volta
il confronto sia su basi reali». Questa la posizione comune espressa dai
sindacati all'indomani della rottura del confronto con il vettore
franco-olandese e le successive dimissioni del presidente di Alitalia Maurizio Prato. «La nostra proposta - ha detto
il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari - non è stata pensata
per impedire o fermare il confronto con Air France con la quale siamo pronti a
trattare». Fonti Air France da Parigi fanno
sapere che «la porta non è chiusa».
«Auspico che prevalga il buon senso e che riprenda il filo della trattativa»,
ha affermato a margine dei lavori del vertice Nato di Bucarest il presidente
del Consiglio dimissionario, Romano Prodi interpellato
su Alitalia. Prodi ha però aggiunto di «non conoscere i dettagli tecnici» della
trattativa e comunque «non ci devo assolutamente entrare». Il avoro diplomatico
è stato affidato al sottosegretario Enrico Letta. Palazzo
Chigi ha comunicato che procederà a verificare se gli sviluppi del
negoziato «significhino la caduta definitiva dell'ipotesi di concentrazione tra
le due società o se esistano ancora possibilità di accordo con i sindacati». Le
nove sigle sindacali di Alitalia sono
state convocate dalla compagnia per oggi alle 11.
Nel pomeriggio di ieri appello del presidente del Senato, Franco Marini, parlando della crisi di Alitalia
nel corso di una conferenza stampa all'Hotel Ergife: «Mi preoccupo - ha
dichiarato il presidente del Senato - dell'immagine dell'Italia e della sorte
di migliaia di famiglie quindi l'appello che voglio fare è ad Air France e ai
sindacati di vedere se il Governo ha la possibilità di riavviare il confronto
visto che altro non c'è all'orizzonte».
Il ministero dell'Economia e delle Finanze, intanto, ha auspicato
che il consiglio di amministrazione di Alitalia
(in riunione fiume nel pomeriggio) provveda a «porre in essere tempestive
iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo
sistema di governo dell'azienda e, in ogni caso, l'imprescindibile continuità
nelle azioni di alta direzione della società». Inoltre il ministero ha fatto
sapere di avere «preso atto» delle dimissioni del presidente e amministratore
delegato di Alitalia, al quale è stato espresso «un vivo ringraziamento per il
prezioso lavoro svolto in questi mesi per l'azienda».
Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi,
pur non offrendo ancora alternative concrete, è tornato a ribadire il suo
appello «all'orgoglio degli imprenditori italiani». «Ora che la trattativa si è
interrotta - ha affermato ospite della Coldiretti - rivolgo un appello
all'orgoglio degli imprenditori italiani. Non si deve partecipare con milioni e
milioni, ma basta una fiche». Berlusconi ha quindi ribadito che «è nel nostro
interesse avere una compagnia di bandiera» mentre da parte di Air France erano
state proposte «condizioni di assorbimento di Alitalia che io ho definito
offensive».
L'Alitalia non potrà in ogni caso ricevere nuovi aiuti
di Stato dal governo italiano. Lo ha ribadito la Commissione europea esprimendo allo stesso
tempo cautela sull'ipotesi di un prestito ponte per mantenere in vita la
compagnia aerea nazionale e sottolineando che in caso di fallimento potrebbero
essere autorizzate misure a sostegno del personale in esubero. (a cura di Alberto Annicchiarico)
I
sindacati fanno saltare la trattativa. Air France se ne va, Prato la segue
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ALITALIA
SPINETTA PORTA AL TAVOLO DELLE MODIFICHE MIGLIORATIVE MA LE SIGLE AVANZANO UNA
CONTROPROPOSTA. "IRRICEVIBILE" SECONDO L'AD FRANCESE I sindacati
fanno saltare la trattativa. Air France se ne va, Prato la segue GIANNI DEL
VECCHIO Il colpo di scena arriva poco dopo le sette di sera.
Paura
del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ieri sera è
stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina
l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le
boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di
Coldiretti. A PAGINA 4.
Alitalia,
il nulla hostess e le giravolte di B
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
S C R I P T A
M A N E N T Alitalia, il nulla hostess e le giravolte di B. PANORAMIX Gioco di
parole Gioca con le parole il Foglio ed indovina un pregevole calembour. La
vicenda è quella Alitalia- Air France, il protagonista è il candidato premier
del Pdl: "Il nulla hostess del Cav.
Pizze,
casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora)
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa
capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France
ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di
Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le
femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse
Alitalia,
il Cda proposta di Air France ancora idonea
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cronaca
Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea Police nuovo presidente
dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia, riunitosi oggi, "ha preso
atto che non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia
del contratto concluso con Air France-Klm questa iniziativa è venuta
meno".
Alitalia,
il governo insegue Air France ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
I francesi
non hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana e Alitalia non può
attendere a lungo. Il commissario avrebbe vita durissima per non imboccare la
strada del fallimento e di una svendita dell'azienda a prezzi di saldo: in 180
giorni (più una possibile proroga di 90 giorni) dovrebbe accordarsi con
creditori e fornitori.
Seduta
piattain piazza affari ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Senza le
fiammate del titolo Alitalia, sospeso da Borsa italiana in attesa che si
chiarisca la situazione della compagnia aerea, Piazza Affari chiude in leggero
calo una seduta passata quasi interamente in compagnia del segno meno, tranne
due brevi escursioni, una in mattina e una nel pomeriggio, in terreno positivo.
La
crisi Alitalia si risolve solo con pesanti "tagli"
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Giorgio
oldoini Per risolvere la crisi Alitalia sono necessari pesanti tagli
occupazionali, che nessun manager italiano è stato in grado di attuare durante
gli ultimi vent'anni. Anche Air France ha dovuto abbandonare il tavolo delle
trattative e, salvo colpi di scena, si profila l'ombra del Commissario.
Ultima
spiaggiaricucire lo strappo ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
francesi non
hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana ma Alitalia non può attendere
a lungo: il governo sta cercando di rimediare come può e di riannodare i fili
spezzati della trattativa. Ma i margini sono stretti. E intanto il titolo di
Alitalia in Borsa è stato sospeso. Il ministro dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, invita i manager della compagnia a non mollare dopo l'
Appello
di Berlusconi agli industriali: <Basta una fiche>
( da "Secolo
XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Basta che il
governo Prodi garantisca la resistenza di Alitalia per altri venti
giorni", dice Gianni Alemanno, di An. Un consiglio che stavolta Prodi è
tentato di accettare anche perché c'è poco da fare. La stessa cosa pensa Pier
Ferdinando Casini, che avverte: "Alitalia? Una polpetta avvelenata per il
nuovo governo".
Il
sindaco lanciauna sottoscrizione ( da "Secolo XIX, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Una
cordata del popolo italiano potrebbe essere un'idea per salvare l'Alitalia. Da
Portofino come sindaco lancio questo appello: ognuno si tassi per quello che
può, faccia un'offerta libera per raccogliere fondi da destinare all'Alitalia e
salvare in qualche modo la compagnia di bandiera". Gloria Barbetta
04/04/2008.
Horror
Election Show ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
a cominciare
dalla drammatica vicenda Alitalia, per proseguire con la difficoltà di dover
tornare al voto dopo due anni, con una crisi di governo inaspettata e che non
ha giovato al paese, con alcune riforme istituzionali fondamentali che nessuno
è riuscito a fare. Insomma in una situazione politica difficile e instabile,
dentro una crisi del paese,
Dramma
Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il
negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima
mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide
Police eletto presidente della compagnia Palazzo Chigi cerca di ricucire lo
strappo con Parigi. Ma il tempo per non far precipitare definitivamente
Alitalia è poco.
I
colletti bianchi della Magliana vogliono i francesi Dirigenti e impiegati
scendono in piazza a sostegno di Prato. Ma non siamo a Mirafiori nel 1980
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Roma COLLETTI
Hanno preso il posto di operai e addetti ai servizi nel piazzale antistante
l'ingresso del centro direzione Alitalia della Magliana. Con cartelli e scritte
("Io non ci sto") i colletti bianchi della compagnia di bandiera -
trecento secondo le stime degli organizzatori, non oltre un centinaio secondo
Alitalia - hanno manifestato a favore di Air France.
Pronti
all'accordo, ma non a qualsiasi costo I sindacati: la nostra proposta non è
ultimativa, ma non possiamo impiccarci
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il suo piano
e quando i sindacati hanno presentato le loro richieste che avevano il consenso
tanto del presidente di Alitalia Maurizio Prato, quanto dei vertici di
Fintecna, il presidente di AirFrance lo ha liquidato in pochi minuti adducendo
- come riferisce il presidente dell'Unione piloti Massimo Notaro - "che la
nostra proposta andava contro gli accordi presi con il governo.
Terribile
Caporetto per il sindacato ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
acquisto di
Alitalia da parte di Air France. Secondo Ichino "la vicenda ha messo in
luce la difficoltà di negoziare un piano industriale innovativo in una
situazione in cui l'accordo deve essere stipulato necessariamente con otto o
nove organizzazioni sindacali diverse, dove ciascuno dei sindacati, anche se
minoritario,
Il
fallimento può servire per ripartire
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per Massimo
Calearo il fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per
ripartire e tornare sul mercato in modo sano. E ha citato, a sostegno della sua
tesi, gli esempi di Sabena, Swiss Air e di alcune compagnie statunitensi.
"Eravamo vicini ad una situazione di farsa - ha dichiarato a Radio
Radicale il candidato del Pd - ormai siamo alla catastrofe.
Milano:
la cultura alla prova dell'Expo ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ci sono di
mezzo le elezioni, Alitalia e una campagna elettorale che ha lasciato
l'argomento ai margini: difficile che possa entrare in un dibattito in cui uno
dei contendenti è il noiosissimo Berlusconi, che pure alla cultura diffusa o,
meglio, alla sua corruzione via etere dovrebbe molto.
<Bene
se non viene Air France ma intanto Malpensa soffre>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
cessione dei
diritti di traffico di Alitalia su Malpensa. "Al momento, vista la
situazione - spiegano al Pirellone - non sembra più necessario". Dopo il
passo indietro dei francesi e le dimissioni del numero uno di Alitalia,
Maurizio Prato, è bene fermare tutto. Convinti che i corteggiamenti del Governo
per riaprire il dialogo con Air France e per ricucire non porteranno a molto.
La
strisciante sinergia del Panorama di famiglia
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
l'immondizia, gli immigrati, la par condicio, le mozzarelle. Ma Fede (che
sull'onda Alitalia ha scoperto che esistono i sindacati: vedremo cosa dirà alla
prima vertenza Mediaset) un momento di sdegno l'ha finalmente trovato davanti
allo "spettacolo disgustoso" delle "contestazioni violente della
sinistra" contro Ferrara,
Silvio
lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli
imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una
bufala ( da "Unita, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia, e
poi finge un malore mangiando una bufala di Natalia Lombardo/ Roma SILVIO CLOWN
Agli imprenditori italiani Berlusconi chiede una fiche per Alitalia, ma davanti
ai produttori di mozzarella simula un accidente causa diossina. Ennesimo show
del leader del Pdl, ieri mattina ospite della Coldiretti a Roma: un tavolo
imbandito con mozzarelle di bufala e una grossa mortadella,
Ormai
il nostro è un Paese tragicomico Una crisi dentro la crisi, mentre le emergenze
stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo violento
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stai
consultando l'edizione del Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi
dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il
tifo violento.
Il
governo tenta di ricucire lo strappo Ancora 48 ore per far ripartire il
negoziato con Parigi. L'alternativa è il commissario
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tanto per
chiarire chi vuole svendere Alitalia, verrebbe da dire. Ancora meglio Giancarlo
Galan: "per salvare Alitalia ogni imprenditore versi 200 euro". Come
dire: una colletta e via. A che servono i piani industriali? Per ora, comunque,
tra le ipotesi alternative c'è il no ribadito di Lufthansa.
Police
è il nuovo presidente verifica se l'azienda può vivere Lunghissima riunione del
cda: la proposta Air France resta idonea. L'8 aprile la relazione all'esecutivo
( da "Unita,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Roma
DIMISSIONI Sarà Aristide Police il nuovo presidente di Alitalia. A nominarlo il
consiglio di amministrazione del gruppo al termine di una riunione fiume.
Police, av- vocato, nato a Napoli il 10 maggio 1968, prende il posto di
Maurizio Prato il manager che mercoledì si è dimesso dopo la rottura della
trattativa con Air France.
Alitalia,
dietrofront del sindacato ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
8 aprile la
decisione sul fallimento Alitalia, dietrofront del sindacato "Pronti a
trattare". I dipendenti manifestano per Air France ROMA - Dopo la rottura
delle trattative sulla vendita di Alitalia e l'abbandono di Air France-Klm, i
sindacati ci ripensano e si dicono pronti a un nuovo dialogo con la compagnia
franco-olandese.
Prodi
va all'attacco e spezza l'<asse> tra il Pd e i sindacati
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ci ha provato
ancora una volta con la vecchia strategia del dar ragione a tutti (Spinetta e
sindacati) per cedere Alitalia ad Air France-Klm prima delle elezioni. Dato
politico numero due: la scelta del premier di far ricadere sui rappresentanti
dei lavoratori la colpa del fallimento - tesi ripresa da altri esponenti del Pd
- ha incrinato i rapporti tra centrosinistra e sindacato.
E
Ferrara incassa altri fischi: aggredito perché parlo di vita
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Vengo
contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a
nessuno. L'unico tema che interessa è quello etico che propongo io. La
vita". Caffè, panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata,
ancora macchina, comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano,
suole da consumare.
E
Spinetta aspetta che cali la tensione
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dal consiglio
di amministrazione di Alitalia nel suo comunicato di ieri sera. Che conseguenze
e che significato avrebbe? Certamente quello di avviare, a condizioni
completamente diverse, nuove trattative per la cessione - a quel punto - non
più dell'Alitalia di oggi, ma di sue parti, secondo l'interesse
dell'acquirente.
<L'esito
negativo era prevedibile Giusto abbandonare la trattativa>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
"Innanzitutto,
diciamo no all'ipotesi di trasformare Alitalia in una compagnia regionale.
Questo è ciò che vorrebbe fare Air France-Klm. Il nuovo governo deve assumere
la questione Alitalia come emergenza per il Paese". © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
Berlusconi:
<Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica>
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Su Alitalia,
invece, torna ad appellarsi "all'orgoglio dei nostri imprenditori"
perché "per partecipare non servono milioni ma basta una fiche". Poi
conferma che "la tassa di successione sarà abolita nel primo Consiglio dei
ministri" e ironizza su Veltroni che presenta "un programma da
opposizione al governo in carica".
"fallire
può servire vinca il mercato"
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
roma - Il
fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per ripartire e
tornare sul mercato in modo sano. Lo ha detto Massimo Calearo, ex presidente di
Federmeccanica e candidato del Pd, lo ha detto a Radio Radicale: "Eravamo
vicini ad una situazione di farsa - ha dichiarato - ormai siamo alla
catastrofe.
La
caporetto dei nove leader così finisce il loro potere di veto - (segue dalla
prima pagina) roberto mania ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma Alitalia
sta fallendo" Dall'irrigidimento al dietrofront, e ora Letta si è dato 48
ore per far ripartire il dialogo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ROBERTO MANIA Solo
a denti stretti ammettono che stanno rischiano una nuova "eroica
sconfitta". Come quella alla Fiat nell'80, dopo lo shock della marcia dei
quarantamila colletti bianchi organizzati da Cesare Romiti.
Angeletti:
"siamo troppi, basta rilanci" - antonello caporale
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alla fine
della fiera è spuntata la proposta: l'Italia mette i soldi che servono e tu
compri Alitalia che però resta così com'è". Il bene comune. "Non
credo di fare una confessione scabrosa: Alitalia ha tanti piloti che potrebbe
permettersi il triplo di aerei. E impiegati amministrativi in numero
sufficiente a coprire le esigenze di dieci aziende.
Retromarcia
dei sindacati spiraglio su air france-alitalia - lucio cillis
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
Mediazione del governo. Crollano le prenotazioni Il cda della compagnia nomina
Aristide Police nuovo presidente LUCIO CILLIS ROMA - Ora la missione è salvare
Alitalia. L'improvviso stop alla trattativa con Air France, lo spettro del
fallimento sullo sfondo, hanno messo in allarme i dipendenti della compagnia e
gli stessi sindacati,
Hostess
in rivolta: "vogliamo i francesi" - carlo picozza
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
aeroporto via
alla raccolta di firme per la ripresa della trattativa CARLO PICOZZA ROMA - è
la giornata delle hostess e dei colletti bianchi di Alitalia. Tutti per la
ripresa delle trattative. Qualcuno anche restituendo la tessera sindacale.
Convinti che il fallimento del negoziato con Air France non abbia alternativa
realistica al commissariamento della compagnia di bandiera italiana.
Alitalia-Air
France, il governo prova ancora ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il cda nomina
presidente Aristide Police Alitalia-Air France, il governo prova ancora
Quarantotto ore di tempo per l'ultimo disperato tentativo. Il cda nomina
presidente Aristide Police --> ROMA Il governo spera ancora nella carta Air
France per Alitalia e si dà 48 ore di tempo per ricucire i fili della
trattativa.
Il
lavoratori sconfessano i sindacati: <La trattativa deve riprendere>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la
Uiltrasporti che rivendica la propria uscita anticipata dal tavolo ma che
tornerà a sedersi alla trattativa solo se Air France "migliorerà il
piano". Prima verifica oggi all'incontro in Alitalia, mentre il nodo da
sciogliere è sempre quello della partecipazione nella nuova società della
finanziaria di Stato Fintecna, che ha il 49,4% delle attività di terra di
Alitalia Servizi.
Il
cavaliere stanco - (segue dalla prima pagina)
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la sua
opposizione alla vendita di Alitalia ad Air France, quando tutto a questo punto
concorre a dimostrare che questa è l'unica alternativa ragionevole (accettata,
ormai, perfino dai sindacati sospettosi e guardinghi nei confronti
dell'accordo). Dichiarando che Alitalia può rimanere in mani italiane,
Berlusconi cerca di dare l'impressione che niente necessita di un cambiamento:
<Nave
merci? Non porterà solo carri>
( da "Unione
Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
altrimenti si
finisce come Alitalia". Questo discorso però potrebbe portare a ridurre il
servizio in Sardegna. Nell'isola vogliamo potenziare il servizio metropolitano
e migliorare le linee a sud di Oristano, dove si concentra il 70% dei
passeggeri sardi, con un parco treni più moderno: presto avremo dieci
Minuetto".
Al
Vinitaly la guerra delle bottiglie Guai anche per sua maestà il Brunello
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ma poi hanno
nazionalizzato Carla Bruni, vorrebbero azzerare l'Alitalia, ci rimpiccioliscono
a livello ristoranti Michelin, hanno dubitato della nostra mozzarella di bufala
quando noi siamo i primi sostenitori dei loro formaggi e anche del loro
Champagne. Mannaggia ai nostri cugini, da cui abbiamo solo da imparare a
livello di marketing.
Gemina
paga (-9,8%) la rottura Alitalia-Air France
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la rottura
Alitalia-Air France di Redazione Il fallimento delle trattative tra Alitalia e
Air France penalizza il titolo Gemina, controllante di Aeroporti di Roma. Il
titolo ha chiuso in perdita del 9,79% a un prezzo di riferimento di 0,86 euro.
Nelle sale operative si teme che il possibile collasso di Alitalia (ieri
sospesa dalle contrattazioni di Piazza Affari)
Mediobanca
in retromarcia ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sospesa
Alitalia, in Piazza Affari le vendite si sono concentrate su Gemina (meno
9,8%), la holding di controllo di Aeroporti di Roma, per il timore che il
collasso di Alitalia possa portare a una drastica riduzione dei voli negli
scali romani. Ancora molte richieste su Fiera Milano dopo l'assegnazione
dell'Expo 2015 al capoluogo lombardo:
"alleanze
e marketing per uscire dal pantano" - luigi pastore
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Attualmente è
nella Consulta nazionale del Pd e segue da vicino il caso Alitalia. Su Genova è
perentorio. "è vittima di un doppio monopolio, quello del porto e quello
di Alitalia. Ma non solo di quello. Quando sei a
D'alema
agli industriali: "il sud prima di tutto" - piero ricci
( da "Repubblica,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
all'emergenza rifiuti in Campania), sia quando veste i panni del padre nobile
del Pd, del leader che ha fatto della Puglia la sua seconda patria, che difende
Michele Emiliano e recupera Vincenzo Divella. Sul rischio che il sindaco di
Bari possa essere silurato da segretario del partito democratico dopo
un'eventuale sconfitta alle elezioni in Puglia,
Il
governo ritenta con Air France ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Prodi: la
trattativa va riaperta. Spinetta disponibile al dialogo. Alitalia, Police
presidente Il governo ritenta con Air France Retromarcia dei sindacati: pronti
a rivedere le posizioni.
ROMA
Il governo scende in campo su Alitalia per ricucire lo strappo tra Air France e
i sindacati: l ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
A traghettare
Alitalia oltre l'appuntamento elettorale sarà invece Aristide Police, già del
cda della compagnia, designato ieri dal board che ha preso atto delle
dimissioni di Prato. Il cda ha anche rinviato all'8 aprile la verifica sulla
liquidità e sulla continuità aziendale.
Dal
nostro inviato MADRID A tutto vento. Il colosso tedesco E.On pre
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Probabilmente
i tedeschi, nel momento in cui si rompono le trattative su Alitalia, valutano
con attenzione l'impatto "emotivo" sul versante sindacale. In ogni
caso, ha voluto sottolineare Bernotat "non è intenzione di E.On spingere
A2A fuori da Endesa. Spetta a loro decidere se preferiscono azioni o
centrali", dice.
L'incontro
segreto con Spinetta e i sogni <tedeschi>
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
proposta
francese prendere o lasciare e la pistola del fallimento di Alitalia puntata
alla tempia. Solo il leader della Uil, Luigi Angeletti, una volta ha visto
segretamente Spinetta, smentendo la circostanza subito dopo, davanti alle
proteste di Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Ma perché Cgil, Cisl e Uil e
anche tutti gli altri sei sindacati hanno avversato, chi più chi meno,
Il
patron di Mondo Tv per la cordata
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
a Roma pronto
a investire 2 milioni di euro nella cordata italiana per Alitalia. è Orlando
Corradi, 68 anni, titolare di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader
europei nella realizzazione di "cartoons" (fra le produzioni numerosi
i film a carattere religioso). "La disponibilità è a titolo personale e
solo in presenza di un progetto imprenditoriale serio", ha dichiarato.
Sindacati
in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia ha
un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque giorni per
riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm, interrotta mercoledì
dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia, riunitosi ieri per
prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, non ha aperto le
pratiche per il commissariamento,
NERO
DEL SINDACATO ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Expo 2015
avrebbe almeno dovuto suggerire la separazione fra il destino di Alitalia e il
futuro di Malpensa. Anche se l'aeroporto parigino Charles de Gaulle avrebbe
molto da guadagnare dal ridimensionamento dell'hub milanese, una soluzione
ragionevole avrebbe potuto essere quella di sollecitare Alitalia a dismettere i
suoi diritti di atterraggio e Malpensa a metterli sul mercato.
Air
France, il governo ci riprova ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
REDAZIONALE
Alitalia, confederali in difficoltà dopo il braccio di ferro con Spinetta: la
nostra proposta è negoziabile Air France, il governo ci riprova Colletti
bianchi in piazza contro Cgil, Cisl e Uil: sì alla trattativa ROMA - Alitalia
ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police e il governo con Enrico
Letta cerca di riportare i francesi di Air France-
Romiti:
Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Romiti:
Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager "Il gruppo
spolpato a tutti i livelli da politici e sindacalisti" ROMA - E' una foto
in bianco e nero, che ritrae tutto il gruppo dirigente dell'Alitalia. Poteva
essere il
<Vogliamo
i francesi> I colletti bianchi scendono in piazza
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
quartier
generale dell'Alitalia, è partito un giro di mail tra una parte dei quadri e
dirigenti per organizzare una manifestazione spontanea a sostegno della
trattativa con Air France-Klm. Appuntamento a mezzogiorno nel piazzale. E
invito a stampare l'allegato manifesto "Io non ci sto", contro la
rottura della trattativa con Air France-Klm.
Curzi:
Rai in crisi Rischiamo di finire come Alitalia
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
anni fa
Alitalia era all'avanguardia nel suo settore. Ancora. Un mondo politico che non
ama la compagnia di volo come la tv pubblica. Nessuno sembra voler scommettere
sul nostro futuro, così com'è capitato ad Alitalia. Poi ci sono i pentimenti,
come quelli di Pier Luigi Celli che scopre di aver sbagliato quando licenziò 15
anni fa la vecchia Rai"
Il
Pdl prepara l'ipotesi ( da "Tempo, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
it Spunta
l'ipotesi "public company" per Alitalia. Dopo l'abbandono dei
francesi, che martedì sera hanno gettato la spugna, "la possibile carta da
giocare per salvare la compagnia potrebbe essere quella dell'azionariato
diffuso" spiega a Il Tempo, Fabio Verna, economista e finanziere, esperto
del settore aereo di area Pdl.
Ma
quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli
( da "Tempo,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Niente
Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa
Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha
creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una
barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a
leggere i giornali,
Corradi
pronto a mettere due milioni ( da "Tempo, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
disponibile a
partecipare a una eventuale cordata di imprenditori italiani a supporto di
Alitalia con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un
investimento che "sarebbe assolutamente a titolo personale e in nessun
modo coinvolgerebbe Mondo TV", la società romana, quotata a Piazza Affari,
impegnata nel settore della produzione e distribuzione di cartoni animati.
Alitalia
torna a Parigi ( da "Tempo, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il titolo
resta sospeso in Borsa Alitalia torna a Parigi Il sindacato ci ripensa. Parigi,
forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori.
Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei
lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa.
Lavoratori
e Polaria uniti nella protesta ( da "Tempo, Il"
del 04-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Da una parte
i piloti Alitalia, riuniti ieri in una seduta spontanea, scambiata per
protesta, per cui è scattato l'arrivo della polizia. Dall'altro lato dei
terminal gli striscioni degli agenti della polizia di frontiera sul piede di
guerra per chiedere rinforzi dopo il trasferimento dei voli da Malpensa.
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft
processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di
riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta".
Imprese,
top manager strapagati anche se sbagliano tutto
( da "Liberazione"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
Telecom, Ubs: "è il capitale bellezza" Imprese, top manager
strapagati anche se sbagliano tutto Fabio Sebastiani Nei poteri forti la cosa
funziona più o meno così: un'azienda che fa utili distribuisce superstipendi ai
manager e briciole ai lavoratori;
<Colpa
dei sindacati? No, del governo che non ha fatto la propria parte>
( da "Liberazione"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
operazione di
vendita di Alitalia, avrebbe una partecipazione nella holding del gruppo
franco-olandese molto limitata, nell'ordine del 2%. Noi diciamo adesso di fare
un intervento nella Nuova Alitalia spa, non nella holding. Nella Nuova
Alitalia, Fintecna può conferire le azioni che ha e ricevere in cambio,
poniamo, un 20% delle azioni della Nuova Alitalia.
L'Arcobaleno
con i sindacati: dov'era il governo? Letta inviato all'Air France
( da "Liberazione"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Casini contro
la Lega (con il suo veto "ha impedito il risanamento di Alitalia");
Ripamonti (Sa) contro Calearo (Pd) che quasi quasi si augura il fallimento di
Alitalia ("Può servire per ripartire"); Soro (Pd) e Donadi (Idv)
contro Berlusconi (la colpa è da cercare nelle "turbative di mercato"
causate dalle "dichiarazioni speculative").
Fallimento
improbabile ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Segue dalla
prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna
elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura.
Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea
globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche
anno fa,
Strauss-Kahn
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il consiglio
continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita
profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta
l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di
Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del
vettore della Magliana?
<Siamo
tutti ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sul caos
Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze
dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo
dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per
il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad
Air France".
Fiumicino,
protesta per la sicurezza ( da "Corriere della Sera"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dipendenti
Alitalia manifestano per Air France Fiumicino, sit-in di protesta: i dipendenti
Alitalia per la trattativa, i sindacati di polizia per la sicurezza nello scalo
Agitazione a Fiumicino. Paura per il futuro. Preoccupa la compagnia di
bandiera: e ieri hanno fatto un sit-in trecento dipendenti dell'Alitalia.
ROMA
- Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Veltroni per
la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è trasformata
in un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino al più presto
al tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina anche al cda di
Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o provvedere,
come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "
ROMA
- C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti, in divi
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Di NINO
CIRILLO ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti,
in divisa, proprio come nella pubblicità. Viaggiavano per il mondo e portavano
a casa bei soldi. L' "altra" Italia, il Paese normale degli impiegati
e dei metalmeccanici, riservava loro un misto di ammirazione e invidia.
ROMA
Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo
Air ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Di LUCIANO
COSTANTINI ROMA Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo:
agganciare di nuovo Air France e riportare al tavolo della trattativa i
sindacati. Più difficile la prima operazione, più agevole la seconda. Almeno in
apparenza. E comunque da ieri mattina, Enrico Letta oltre ad essere
sottosegretario alla presidenza del Consiglio è anche "
L'ok
delle otto sigle sindacali è una delle condizioni irriunuciabili poste da Air
France ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per andare
avanti nella trattativa su Alitalia. Senza il via libera, i francesi non sono
disponibili ad andare avanti.
L'Enit:
Roma locomotiva del turismo in Italia
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
resta la
centralità dei vettori, in particolare del settore aereo, per questo contiamo
in una veloce soluzione della questione Alitalia ". Secondo il report
dell'Enit, anche nel 2008, "si confermano city trip e itinerari
culturali" - e anche qui Roma domina - zoccolo duro del turismo incoming
italiano. Simona De Santis.
ROMA
- Tre incontri, ognuno di quattro ore. Nella sede romana dell'Ambasciat
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
hanno
illustrato una strategia precisa per Alitalia. Quattro, in estrema sintesi, le
proposte sul tavolo: un ruolo forte per Malpensa; un rafforzamento della
flotta; un limitato numero di esuberi, inferiore ai 2.100 proposto da Parigi;
l'ingresso di una rappresentanza dei lavoratori nel cda della compagnia,
proprio sulla scia del modello tedesco.
ROMA-
Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi
( da "Messaggero,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per salvare
Alitalia, è sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da tavolo
verde, di cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli
imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio
dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa
definitivamente la trattativa con Air France,
Appello
del Cavaliere: Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori
interessati. Serve una fiche ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Appello del
Cavaliere: "Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori
interessati. Serve una fiche".
MILANO
- Aspettando che la situazione si chiarisca - prima di far scender in campo una
corda ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Per marciare
su Alitalia. Ermolli che, come noto, già da tempo ha ricevuto da Silvio
Berlusconi l'incarico di individuare uomini d'impresa italiani pronti a farsi
avanti avrebbe raccolto diverse decine di adesioni. Sabato scorso ha incassato
un sì "pesante".
ALITALIA
( da "Corriere
della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
45 categoria:
BREVI ALITALIA Ruolo dei sindacati Caro Romano, circa la crisi di Alitalia, lei
ha dimenticato un convitato importante alla tavolata "magnara": i
sindacati. Come ex dipendente di tanti anni fa, posso testimoniare un'infinita
serie di follie, insensatezze, stupidaggini da parte dell'allora potentissima
Triplice!
ROMA
Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente
del ( da "Messaggero, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
le sparate su
Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che
vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la
politica estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in
Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso
di farsi lupo per l'ultima settimana?
I
sindacati richiamano Air France ( da "Tempo, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Police nuovo
presidente di Alitalia I sindacati richiamano Air France "Abbiamo fatto
una proposta non un ultimatum. E ci aspettiamo che Air France sia disponibile
alla trattativa". Le parole del segretario della Fit-Cisl, Claudio
Claudiani, a nome di tutte le sigle confederali, sono il primo flebile segnale
che una trattativa con Parigi si possa riaprire.
Affari
in piazza - ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Economia
AFFARI IN PIAZZA AMERICA CONTRO FIUMICINO ETTORE LIVINI Alitalia non è l'unico
problema di Gemina (-9,3% ieri a Piazza Affari) e Fiumicino. Qualche nube
minacciosa infatti arriva anche dagli Usa. I cinque vettori americani che
operano su Roma sono impegnati da mesi in un braccio di ferro con Adr. Il
motivo?
Una
Spinetta nel fianco ( da "Campanile, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia.
Poco dopo, l'ad della compagnia di bandiera Maurizio Prato, titolare dell'incarico
da otto mesi proprio per traghettare Alitalia nelle mani dei francesi, ha
deciso di dimettersi. "Ho fallito" dirà in un'intervista a il
Messaggero. I sindacati.
I
costi della politica Scrivo per suggerire qualche idea in merito al risparmio
in politic ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. La
Turchia ha una compagnia area nazionale, noi rischiamo di perderla, grazie al
comportamento dei sindacati e alla improntitudine dell'ultimo governo che non
solo non ha risolto i problemi, ma li ha aggravati. LIA DEZMAN Il primo passo
su Marte Splendide fotografie ci arrivano da Marte grazie alla sonda "Mars
Express"
Cv
Alital 1068,928<TD class ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Cv Alital 10
68,928 68,928 cv B Ifis 09 99,827 99,819 cv Bco Popol 10 100,873 100,764 cv
Beni Sta 11 93,413 93,890 cv BIM 15 91,382 90,523 cv Carige 13 115,903 116,704
cv Mi-A2a 09 119,240 116,372 cv SIAS 17 94,162 94,291 cv Snia 10 100,130
100,130 cv Vitt Ass 190,000 190,000 Telecom IT CV 10 110,441 110,
Il
Cto era l'ospedale dove quasi sempre ti salvano quando hai un grave incidente,
dove fanno l'impos ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
accordi
sindacali coerenti con la sostenibilità finanziaria non sono bestemmie:
Alitalia insegna. Per terminare, un dubbio: quale sarebbe in questa vicenda la
decisione degli amministratori degli ospedali inglesi, americani, svizzeri,
russi e cinesi citati dal professore? *Direttore generale ospedale Cto.
Alitalia,
retromarcia dei sindacati ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
04 pagina 1
Alitalia, retromarcia dei sindacati di Redazione Il governo preme e le
organizzazioni riaprono ad Air France. Police nuovo presidente Ventiquattro ore
dopo la rottura delle trattative da parte di Air France, i sindacati di
Alitalia riaprono le porte ai francesi e dicono di essere disponibili a
ridiscutere la loro proposta.
Intini
rilancia il Psi unito "Tagli? Via le prefetture"
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
lavoro e
Alitalia Il ministro Cesare Damiano, il segretario dei Comunisti italiani
Oliviero Diliberto, il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini, il senatore del
Pd (ex presidente nazionale delle Acli) Luigi Bobba e il vice presidente del
Parlamento europeo Mario Mauro: anche ieri è stata un'intensa giornata di
campagna elettorale in provincia con molti volti noti della politica.
POTERI
SOPRANATURALI - WOJTYLA SALVA L'ALITALIA
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Police nuovo
presidente Alitalia. Si muove anche il governo: Enrico Letta cerca di ricucire
tra Spinetta e le organizzazioni dei lavoratori. Intanto Berlusconi continua la
sua campagna avio-elettorale e lancia un ennesimo "appello agli
impreditori italiani". Con la stessa credibilità di un miracolo PAGINA 5.
L'incubo
con le ali ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
pubblica e in espansione sarebbe una bella cosa. Ma anni di gestione
clientelare e aziendalmente criminale hanno ridotto questa opzione a un sogno.
Il gruppo balla peggio di un aviogetto colto dai vuoti d'aria e attorno a esso
si muovono logiche speculative, di ogni tipo, fino a quella dell'uso politico
di una crisi aziendale.
La
borsa brinda alla rottura Ma Parigi ancora ci crede
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
interruzione
delle discussioni con Alitalia. Difatti, la presa di controllo di Alitalia ha
inquietato i mercati e l'azione Air France-Klm ha perso, dall'inizio dell'anno,
più del 20%. Ma la storia tra Air France e Alitalia è davvero finita? Gli
analisti si interrogano, alla luce delle dichiarazioni del presidente di Air
France-Klm.
Berlusconi
senza fiches ( da "Manifesto, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per mettere
assieme una cordata tutta italiana e ha aggiunto che ci sarà un affollamento di
pretendenti al trono di Alitalia ma finora nomi di imprenditori bramosi di
prendersi il capitale dell'Alitalia non se ne vedono. La scorsa settimana
alcuni nomi erano usciti su "la stampa": calibri da novanta come l'Eni,
Mediobanca, il gruppo Intesa-San Paolo, e i gruppi Benetton e Ligresti.
Il
Pd ritenta: al voto senza Bassolino
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia,
l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl,
nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al
quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza
Plescito: "Mi ha colpito il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su
Bassolino;
Berlusconi:
"Avrò 20 senatori in più"
( da "Tempo,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Niente
Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa Raffaele
Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha creato tanti
problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una barzelletta. Quella
sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali,
Melandri-Scajola
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
e in
particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il problema di
stipendi, pensioni, tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti su cui è
stato trovato quasi un accordo, scendendo su temi più locali, il sì alla
realizzazione di un termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle Province
per tagliare i costi della politica.
Alitalia,
il Cda: proposta di Air France ancora idonea
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Assicurare
una crescita profittevole" Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora
idonea Police nuovo presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia
"ha preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le
condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa
iniziativa è venuta meno".
Vino
e aerei. E, prima, mozzarelle e spazzatura. Binomi impensabili, accostamenti
indigesti. Purtrop ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Come nel caso
dell'Alitalia. La compagnia di bandiera, uno dei simboli dell'"Italian way
of life" nel mondo, negli ultimi quindici anni ha subito un progressivo
saccheggio da parte di manager incapaci, sindacati incoscienti e politici
rapaci, garantendo stipendi e condizioni contrattuali fuori mercato a piloti e
assistenti di volo,
Ultima
chiamata per Air France ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Brunello
truccato e vino avvelenato Alitalia ha nominato un nuovo presidente: Aristide
Police sostituirà Prato. Il governo punta a far riprendere entro 48 ore il
dialogo con Air France, mentre i sindacati fanno dietrofront e definiscono
"trattabili" le loro proposte. Nuovo appello di Berlusconi all'orgoglio
degli imprenditori italiani.
L'enfant
prodige del diritto ( da "Stampa, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
da ieri nuovo
presidente di Alitalia, è un esperto di diritto pubblico e diritto
amministrativo, di cui è professore ordinario presso l'Università di Roma Tor
Vergata. Laureato in giurisprudenza, Police dal 1990 esercita la professione
forense. Per più di 15 anni ha collaborato con lo studio legale del professor
Franco Gaetano Scoca.
Crisi
Alitalia Marcia indietro dei sindacati
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
le otto sigle
Alitalia rimaste al tavolo ingranano la marcia indietro e tentano, con l'aiuto
del governo, di riannodare i fili della trattativa. Farlo dopo le dimissioni
irrevocabili di Maurizio Prato dalla guida della compagnia sarà difficile. La
missione è da ieri nelle mani del sottosegretario Enrico Letta, che ha incontrato
due volte i colleghi Padoa-
Veltroni
preme su Prodi "Risolvila prima del 13"
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia fino
all'avvio di un nuovo negoziato, con Air France o con chi si farà avanti".
Dietro a questi atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue
ripercussioni elettorali. Veltroni non vuole arrivare alla vigilia del voto
senza nulla in mano su una questione che ha caratterizzato l'ultimo scorcio di
questa campagna elettorale.
I
colletti bianchi ora tifano per i francesi
( da "Stampa,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
mobilitazione
apparentemente spontanea per sostenere la cessione di Alitalia ai
franco-olandesi, evidentemente visti come il male minore. In mattinata, erano
circa 300 i lavoratori seduti nel piazzale antistante l'ingresso del centro
direzionale alla Magliana. Prima erano soprattutto operai e addetti dei
servizi, più tardi sono arrivati i "colletti bianchi" dipendenti di
Az Fly.
Pesaro,
ancora fischi e tafferugli per Ferrara
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Vengo
contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a
nessuno. L'unico tema che interessa è quello etico che propongo io. La
vita". Caffè, panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata,
ancora macchina, comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano,
suole da consumare.
Governo
e sindacati <Torni Air France>
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
idonea ad
assicurare a Alitalia una crescita profittevole" - e si è dato
appuntamento all'8 aprile per l'analisi della situazione finanziaria. Ieri il
titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la giornata, e lo sarà
fino all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle nove sigle
sindacali, che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di Alitalia.
<No
ad aiuti di stato>, monito della Commissione europea
( da "Manifesto,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
offerta da
parte della compagnia aerea francese e titolato: "Il futuro dell'Alitalia
è in dubbio dopo il collasso dei colloqui". E naturalmente anche i
giornali francesi hanno dato grande risalto alla notizia del fallimento della
trattiva per Alitalia. Libération: "Alitalia, Air France getta la
spugna" e "abbandona alla sua (triste) sorte Alitalia".
Berlusconi
show in terra della Coldiretti ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Segue comizio
politico e breve accenno alla vicenda Alitalia che ormai più che una cordata
sembra una colletta ("non si deve partecipare con milioni e milioni, basta
una fiche" dice il Cavaliere con riferimento ai suoi "amici
imprenditori"). Poi il gran finale. Al banchetto allestito per lui,
Berlusconi addenta una mozzarella, ride al primo morso, e al secondo finge un
malore.
Cercasi
Stato, disperatamente O si faccia l'alzabandiera. Bianca
( da "Opinione,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia
moribonda, campagna elettorale che elude i temi più seri che interessano la
gente di Paolo Pillitteri Da tempo andiamo sostenendo, come ha già scritto
anche il direttore Arturo Diaconale, che lo Stato non c'è più. Gli indizi dapprima
convergenti sono quindi divenuti probatori e, infine, realtà: quotidiana.
I
sindacati implorano Spinetta ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il Cda di
Alitalia si è riunito alle 14.15 di ieri ed è andato avanti fino a sera. Ma
probabilmente Alitalia sarà pilotata da un nuovo presidente col compito di
portare a termine la missione di Prato. Mentre sono in corso gli accertamenti
della Consob in merito alla vicenda Alitalia.
Ignoranti
di Costituzione ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dovremo
stupirci se domani leggeremo che la Padania ha proclamato la sua indipendenza o
che Alitalia è stata comprata da McDonalds e i sedili saranno a forma di
hamburger. In fondo se uno come Giuliano Amato, professore di Diritto
Costituzionale, dice che le elezioni potrebbero essere rinviate, tutto è
possibile. Peccato che adesso non abbiamo il tempo di elencare questo "tutto".
Campagna
elettorale sotto naftalina ( da "Avanti!"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Dopo
l'immondizia ecologica di Napoli e l'immondizia finanziaria di Alitalia,
l'immagine dell'Italia non può patire un altro affronto. D'altronde ritardare
le elezioni politiche per un errore nell'esclusione di una lista marginale è la
spia che si accende per segnalare due guasti gravissimi nella democrazia
italiana.
ITALIA-HELZAPOPPIN
( da "Avanti!"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la caduta
definitiva dell'Alitalia, il fallimento. Siamo riusciti a far scappare a gambe
levate anche un tipo tosto come Spinetta, al quale l'avevamo offerta gratis.
Non c'è infatti nessun Grande Gatsby al mondo, che possa comprarsi un rudere
del genere Alitalia: ma soprattutto, un rudere occupato da dei sindacati
completamente folli.
L'autogol
dei cazzari ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
vale per il
caso Alitalia, che viene ostinatamente presentato dagli stessi giornalisti come
un tragico errore commesso dai sindacati ai danni del governo e dell'interesse
generale. Ed, invece, anche agli più tenace sostenitore della vendita ad Air
France, è la prova del nove della incapacità di Prodi e Padoa Schioppa di
condurre una trattativa fuori dallo schema della semplice "
L'economia
e la guida politica ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Su Alitalia
si sta facendo l'ultima battaglia ma è già di retroguardia avendo perso la
finanza e buona parte dell'apparato industriale. L'ultimo baluardo del
manifatturiero è il gruppo Fiat, ma non è tutto oro quello che luccica. In
Italia, con la scusa che l'economia pubblica era una disgrazia per la crescita
del Paese,
E
nella Douce France tutti ora ridono di noi
( da "Opinione,
L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
per Alitalia
mentre "non rimette in questione i fondamentali di Air France". Così
commentava ieri il quotidiano economico "La Tribune" la rottura dei
negoziati tra Air France-Klm e Alitalia per il mancato accordo con i sindacati.
"Il progetto di ripresa di Alitalia da parte di Air France-Klm sembrerebbe
"definitivamente sepolto dopo la rottura dei negoziati"
San
Marzano non fa miracoli ( da "Opinione, L'"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
ogni caso
necessaria una alleanza strategica perché Alitalia è schiacciata da un lato
dalle compagnie più grandi, e dall'altro lato dalle low cost. La legge Marzano
si può applicare quando una grande impresa dichiara l'insolvenza: se Alitalia
sia o no in questa condizione non posso dirlo". Così si è espresso Antonio
Marzano in merito alle vicende della compagnia di bandiera e all'
Alitalia,
Letta 'un'occasione importante' , Berti vuole chiarezza
( da "Voce
d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Diverse le
reazioni sulle ultime vicende Alitalia. Il presidente dell'Anpac, Fabio Berti,
ha richiesto un incontro con Alitalia per fare chiarezza. “è stato chiesto da
noi – ha dichiarato Berti - perché abbiamo deciso di fare quadrato attorno
all'azienda: in realtà è andato via un compratore, in realtà c'è un piano
aziendale per garantire la continuità,
Segue
dalla prima alitalia e spinetta ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Segue dalla
prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna
elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura.
Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea
globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche
anno fa,
Alitalia
1 fanno dietrofront anche se dicono che i soldi in cassa ci sono. Giallo sul
ruolo del prof e del tesoro ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
sapevano dal
giorno prima del no di Spinetta La controproposta su Alitalia, dunque,
"non era ultimativa". Questa la posizione comune espressa ieri dai
sindacati in conferenza stampa, dopo che su quella controproposta AirFrance-Klm
aveva abbandonato mercoledì il tavolo della trattativa su Alitalia e il suo
numero uno, Maurizio Prato, si era dimesso trenta secondi dopo dal suo
incarico.
Alitalia
2 ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
in perfetta
coerenza con quindici anni di sindacalismo Alitalia. Sarebbe ingeneroso
estendere il giudizio alla storia recente del sindacalismo italiano. Penso al
23 luglio alla politica dei redditi, alla moderazione salariale". Aggiunge
Tonini: "La politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio
clientelare.
Segue
fanfani ( da "Riformista, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
se persino
uno come Berlusconi, che l'Italia del fare la incarna, ha sostanzialmente
fallito nel fare le riforme, nessuno ce la potesse fare. E allora meglio una
decadenza dolce, una eutanasia, persino al fianco e non contro i sindacati, che
la fatica di risalire la china. L'Alitalia siamo noi? 04/04/2008.
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft
processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di
riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta" I
sindacati fanno retromarcia: "La controproposta su Alitalia non era
ultimativa".
Segue
dalla prima conversazione col presidente del senato
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Sul caos
Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze
dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo
dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per
il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad
Air France".
Alitalia
3 il cda della magliana entro l'8 aprile riferirà al governo
( da "Riformista,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
il consiglio
continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita
profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta
l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di
Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del
vettore della Magliana?
Alitalia
e Prodi spingono Air France ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
81 del
2008-04-04 pagina 0 Alitalia e Prodi spingono Air France di Paolo Stefanato Il
cda della compagnia: "E' l'unica soluzione. Tempo fino all'8 aprile".
Il premier spezza l'asse tra Pd e sindacati. E Spinetta aspetta che cali la
tensione Milano - Il tempo non è scaduto.
I
sindacati: "Nessun passo indietro"
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
che al tavolo
della trattativa sulla vendita di Alitalia hanno visto andar via Air
France-Klm, è il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi. Prima di
entrare in Alitalia per un incontro con l'azienda, a cui oggi non partecipa
alcun rappresentante del gruppo franco-olandese mentre è presente anche la
Uiltrasporti che aveva abbandonato il negoziato con Air France-
ATITECH,
A RISCHIO LE CONSEGNE DEGLI AEREI
( da "Mattino,
Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia. Con
i ritardi delle lavorazioni dei velivoli, dalle compagnie potrebbero arrivare
richieste di risarcimento e penali. Non a caso, al primo giorno di rientro,
ieri, dopo le manifestazioni e i blocchi dell'aeroporto oltre che le
manifestazioni a Roma, ai sindacati è arrivato subito una richiesta:
disponibilità a effettuare turni straordinari per recuperare il tempo perduto.
I
sindacati ci ripensano e vogliono trattare
( da "Tempo,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Stampa
Alitalia torna a Parigi I sindacati ci ripensano e vogliono trattare Il
sindacato ci ripensa. Parigi, forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia
prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative
le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa.
Alitalia,
diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati
( da "Giornale.it,
Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Su Alitalia,
restano alti i toni anche della polemica politica: D'Alema ha criticato
l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per
Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker,
sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese.
Piccolo
sfogo sul meraviglioso Ferrara ( da "Giornale.it, Il"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
a leggere i
commenti sulla vicenda Alitalia a me sembra che molti la affrontano come tifosi
(W e abbasso) e... SALVO: Sig. Mario, ho capito che Lei lavora in Alitalia e,
sì ha colto nel segno..ho viaggiato poco con Alitalia,... Baggiani: Tranquilli,
con la scusa di Pizza tengono su ancora un po' 'sto Governo e trovano la
soluzione.
LA
LEGA VINCE: AIR FRANCE VOLA VIA ( da "Padania, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
la Lega che
chiede le dimissioni di Padoa Schioppa e, per Alitalia, propone due soluzioni:
legge Marzano o cordata italiana. Umberto Bossi promette che questo sarà il
primo disastro di Prodi che il governo di centrodestra risolverà:
"Alitalia - spiega il Segretario - è un grosso problema ereditato dal
passato.
Elezioni,
spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
dall
emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza
aveva pensato a un pesce d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del
Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e
ha disposto l ammissione della lista alla consultazione elettorale del 13-14
aprile dalle quali era stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale.
Il
disperato tentativo di Tps: Parigi o morte
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Tommaso Padoa
Schioppa interveniva sulla vicenda Alitalia-Air France tentando di spingere per
l ultima volta l acceleratore sul passaggio della compagnia di bandiera ai
transalpini. Come a dire: il Governo uscente non è intenzionato a fare marcia
indietro sulla vicenda della cessione di Alitalia alla compagnia aerea d
oltralpe.
<Una
clamorosa conferma dell incapacità del Governo>
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Air France
pensava di comprare Alitalia al prezzo di realizzo, ai saldi del Governo Prodi
- spiega Andrea Gibelli - L operazione evidentemente non gli è riuscita. A
Prodi diciamo che questo fatto dimostra la gravità della situazione Alitalia e
l inconciliabilità di interessi contrapposti tra Governo che vuole liquidare
velocemente Alitalia,
La
paura delle categorie <Lo scalo serve all Expo>
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
tutto quello
che avviene a difesa dell Alitalia e di Malpensa non si può che vedere in
maniera positiva". "Alla luce dell importante vittoria di Milano e
dell Italia che tutti hanno celebrato con soddisfazione - ha detto Sangalli -
tutto ciò che la politica e gli imprenditori fanno a favore dell Alitalia non
può che essere visto con grande soddisfazione.
La
compagnia si prende rotte inutili pur di uccidere Malpensa
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
rotte che
Alitalia raggiunge attraverso accordi di code share con altre compagnie.
Inoltre la convenzione attribuisce all Alitalia i diritti di volo della Volare
(per esempio verso Mauritius, Maldive, Cuba e Giamaica), società rilevata dalla
ex compagnia di bandiera attraverso un asta che è stata però contestata e che
si dovrà rifare.
La
Lega: <Meno male, Padoa Schioppa si dimetta>
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
perché quel
piano non era una risposta positiva né per Alitalia né per Malpensa. Adesso si
potrà aprire la trattativa ad altre cordate oppure usare la legge Marzano, come
per Parmalat". "Padoa Schioppa si dimetta - tuona Roberto Calderoli
-. Ancora una volta la Lega ha respinto il Barbarossa di turno che voleva fare
razzia nel Paese.
Air
France, quando anche Rifondazione faceva il tifo per dare tutto in mano a
Parigi ( da "Padania, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
frattempo
Spinetta era diventato membro del Cda di Alitalia (e se ne era anche uscito per
avere le mani libere per acquistare la compagnia): "Sull Alitalia c è una
strategia precisa, seria, pulita, trasparente e questa deve andare
avanti". Tanto avanti che il cda di Alitalia il 21 dicembre 2007 sceglie
Air France come compratore e il 17 marzo 2008 il Tesoro acconsente alle nozze.
In
un anno recuperare il 70% delle rotte perse
( da "Padania,
La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
è una leva
capace di rilanciare l hub desertificato da Alitalia, ma soprattutto è un forte
incoraggiamento a farsi avanti per le compagnie aeree che possano occupare le
tratte lasciate libere dalla compagnia di bandiera. A dire il vero alla porta
del presidente Sea, Giuseppe Bonomi, si sono già presentati in tanti e l Expo
non fa che allungare la fila.
<Tranquilli,
Malpensa non morirà> ( da "Padania, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
COMMISSARIARE
ALITALIA PER SALVARE MALPENSA - "Noi facciamo il tifo perchè non sia Air
France ad acquisire Alitalia, perchè nel loro progetto industriale Malpensa
deve chiudere. Vogliono eliminarla perchè da fastidio". Invece, secondo il
capogruppo della Lega Nord alla Camera "Malpensa è una infrastruttura
moderna molto importante e quindi è giusto continuare a investire su
Malpensa"
La
Parola ai lettori ( da "Padania, La"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Ora che la
Lega tenta di mettere in ordine e di creare una politica federalista padana
ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione l Alitalia di Malpensa
(Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei servizi ed inoltre il blocco
di alcuni commerci creando un debito insostenibile per le famiglie lavoratrici.
[Data pubblicazione: 03/04/2008].
Sindacati,
aprite gli occhi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it"
del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
porterà forse
al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di
relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto
quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non
avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di
tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte;
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA
SPINETTA PORTA AL TAVOLO DELLE MODIFICHE MIGLIORATIVE MA LE SIGLE AVANZANO UNA
CONTROPROPOSTA. "IRRICEVIBILE" SECONDO L'AD FRANCESE I sindacati
fanno saltare la trattativa. Air France se ne va, Prato la segue GIANNI DEL
VECCHIO Il colpo di scena arriva poco dopo le sette di sera. Air France si alza
e se ne va dal tavolo di trattativa con i sindacati, lasciando così Alitalia al suo destino. Si chiude così la giornata più
attesa, quella che doveva portare alla firma dell'accordo sul futuro della
compagnia. Il colpo che ha fatto saltare il banco è stata la controproposta
delle sigle sindacali alle modifiche presentate dai francesi al proprio piano.
Un pacchetto di misure che l'ad transalpino ha considerato irricevibili:
"Non sono punti accettabili ? ha detto Spinetta ?. Non solo sono contrario
a livello personale ma dubito che possano essere accettati dal cda".
"Quindi, la trattativa finisce qui", sono le ultime parole
pronunciate prima di prendere il primo volo per Parigi. Ma quali sono le misure
incriminate? Prima di tutto ottenere il salvataggio di Az Service, i servizi di
terra della compagnia, facendo entrare il 51 per cento in mano a Fintecna nel
perimetro del gruppo aereo, tramite un aumento di capitale. Poi la garanzia che
il settore cargo non venga chiuso per l'intero arco del piano industriale. E
infine, si legge nel documento sindacale, "la dismissione di un numero
minore di aerei di medio raggio, l'anticipazione della fase di ammodernamento
dell'intera flotta e l'ingresso di nuovi aerei per il lungo raggio". Tre
punti questi che hanno fatto sbottare Spinetta, anche perché vanno molto al di
là delle aperture che l'ad francese ha presentato rispetto al piano industriale
originario. La delegazione franco-olandese infatti aveva portato al tavolo
delle modifiche con le quali pensava di chiudere la partita. Secondo quanto
riferito da fonti sindacali presenti all'incontro a via della Magliana,
Spinetta, avrebbe riferito che dal 2009, con un'Alitalia
di nuovo in pareggio, si sarebbe potuto anticipare l'ingresso in flotta di due
B777 con tutto ciò che comporta in termini di piloti e assistenti di volo.
Previsto inoltre l'anticipo della sostituzione degli MD80 con Airbus A32 sempre
al 2009. Per quanto riguarda infine il previsto ingresso in Air France- Klm di
180 giovani piloti Alitalia su base volontaria in tre
anni, Spinetta avrebbe confermato l'iniziativa. In relazione al cargo, infine,
le aperture avrebbero riguardato l'intenzione di demandare al 2009 la
valutazione della redditività della divisione merci "full cargo" a un
ente terzo certificatore. Sulla base della valutazione si sarebbe deciso se
tenere in vita o meno questa divisione. Proposte, queste, come si vede, molto
inferiori all'asticella messa successivamente dai sindacati. E che hanno
causato la fuga dello staff transalpino. La domanda da un milione di dollari
ora è se quello di Spinetta sia o meno un bluff. AirFrance tornerà a sedere al
tavolo della trattativa o davvero è tutto finito? Il segretario della Cgil
Epifani sposa la seconda interpretazione, sottolineando come non ci siano più
margini, "l'intesa è ormai saltata e il paese ha subito una sconfitta
bruciante ". Sulla stessa linea anche il segretario della Uil Angeletti:
"Purtroppo è accaduto ciò che temevamo, perciò avevamo chiesto il rinvio
del negoziato". Ma il vero indizio rivelatore è il comportamento del
presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Le sue
dimissioni sembrano la conferma dell'irreparabilità della rottura, visto che è
stato messo lì da Prodi proprio per traghettare la compagnia verso Parigi. Ma
se, come ormai appare probabile, i francesi non torneranno quale sarà il futuro
di Alitalia? L'unica strada praticabile è il ricorso
alla legge Marzano per le grandi imprese in stato d'insolvenza. La normativa
permette a quest'ultime di andare in amministrazione straordinaria, guidate da
un commissario che deve decidere se risanarle o venderle. Un'opzione che il
ministro Padoa-Schioppa considera molto più radicale che la cessione ad Air-
France, visto che l'eventuale ristrutturazione lascerebbe per strada molti più
lavoratori di quelli previsti dai francesi.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, Police presidente per tornare a
trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci
ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air
France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla
rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia,
i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese
affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla
presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche
effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha
sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche
invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal
canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della
trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato
contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare
tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un
nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha
convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha
offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti. A PAGINA 4.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
S
C R I P T A M A N E N T Alitalia, il nulla
hostess e le giravolte di B. PANORAMIX Gioco di parole Gioca con le parole il
Foglio ed indovina un pregevole calembour. La vicenda è quella Alitalia- Air France,
il protagonista è il candidato premier del Pdl: "Il nulla hostess del Cav.". Per il quotidiano diretto
da Giuliano Ferrara è "mirabile il Berlusconi presidente operaio, ma pure
il Cav. statista sindacalizzato sa il fatto suo. Talmente mirabile che ieri,
tra uno sbadiglio elettorale e una finta gaffe con il presidente Napolitano,
rischiava di passare inosservato il suo nulla osta all'acquisizione di Alitalia da parte dei galli di Air France, fatti salvi
ovviamente quei requisiti decisivi che devono preservare lo status della compagnia
di bandiera e proteggere i diritti e i doveri dei lavoratori. Il verdetto sulla
trattativa ? insiste il quotidiano ? arriverà oggi. Nove su dieci chiuderanno
anche se in Italia tutto è possibile. Perfino che alla fine il Cav. orchestri
da Palazzo Chigi, tra poche settimane, qualche altra diavoleria tricolore. Ma
la cronaca dell'oggi dice così. E comunque andrà a finire, l'Amor nostro potrà
rivendicare un ruolo impareggiabile nella vicenda. Perché se il dottor Spinetta
ha dovuto ricalibrare le ambizioni finanziarie e di ristrutturazione che Parigi
aveva in un primo tempo riservato ad Alitalia, lo si
deve quasi unicamente a questo strano impasto d'italianità sindacale e
sciovinismo brianzolo incarnato dal Cav.". Promemoria Breve promemoria ad
uso del Foglio. Il 20 marzo Berlusconi dichiarava che nella cordata italiana
sarebbero forse entrati anche i suoi figli. Il 21 marzo diceva: "Ormai
sono impegnato io, quindi si fa" e chiariva: "Penso ci sia la
possibilità di concretizzare la cordata italiana in pochi giorni: credo si
possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito". Passano
cinque giorni (siamo al 26 marzo) e Berlusconi annuncia: "La cordata
italiana per Alitalia non è qualcosa di campato in
aria: oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte che
non posso fare per dovere di riservatezza ". Riservatezza che dura meno di
24 ore. Sulla Stampa, il 27 marzo, Augusto Minzolini riporta del dichiarazioni
del Cav. con i nomi della cordata: "Ligresti, Mediobanca, Benetton,
Eni". Smentiscono, con toni diversi, i diretti interessati e smentisce,
nella stessa giornata, lo stesso Berlusconi. Il copione è quello solito da
dodici anni a questa parte: "Indiscrezioni giornalistiche". Nella
cronologia, infine, rientrano anche le dichiarazioni ? puntualmente riprese dai
media ? dell'esclusione dei figli dalla cordata e, infine, l'affermazione che
ha offerto al Foglio la possibilità del gioco di parole sul titolo citato: se
l'accordo con Air France prevede "pari dignità e Alitalia
come compagnia di bandiera noi siamo favorevoli ". Peccato che nel piano
di Air France ciò fosse previsto sin dall'inizio. L'escalation esternatoria del
Cavaliere ? e certo non è una "finta gaffe" quella con il Quirinale ?
può essere letta in altro modo. Con la paura di non farcela.
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
FEDERICO ORLANDO
RISPONDE Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il
generale gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale, Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei
conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno
lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci
salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle
elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova
alle sanguinose accuse (assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere?
ARMANDO COFELICE, PESCARA Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si
concludono degnamente 15 anni di transizione dalla prima alla ipotetica terza
repubblica, contrassegnati da un sostanziale non governo del paese.
Nell'interregno, hanno ripreso piede poteri estranei alla democrazia politica,
in primo luogo il clericalismo impiccione predivorzio e il sindacalismo
tuttofare anni Settanta. I risultati sono simbolicamente questi che lei cita: i
governi latitano e si fanno sostituire dai sindacati nelle trattative con
potentati economici (e politici) stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno
sui propri poteri in materia elettorale, rimettendosi a quella monumentale
accolita di marziani che è il Tar del Lazio e in genere la giustizia
amministrativa; lo stato rinuncia alla sua non negoziabile laicità ? scritta
nella Costituizione e pubblicamente calpestata ? e permette alla Chiesa non già
di occupare spazi pubblici per la religione (che è perfettamente lecito in ogni
ordinamento liberale, anzi ne fa parte) ma di aspirare alla guida politica
della società (come, per altri interessi, fece il pansindacalismo). Così molti
cittadini per un verso fuggono dalla politica alla non partecipazione,
consentendo ai governi degli scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento,
di sentirsi ancor più sciolti dall'obbligo di fare e di rispondere al paese;
per un altro verso riscoprono la cultura della contestazione, dopo la generazione
delle egoistiche indifferenze che ha prodotto, appunto, il non-stato, il
non-governo, la non-politica, i non-partiti, e ceduto funzioni di governo a
chiese, sette, corporazioni, sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima
repubblica? La nostra ipocrisia arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli
per i pomodori antidemocratici di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di
salotto comunista borghese sono scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo
sempre la signora Mafai) s'è degnato di strapparsi almeno un pelo per
l'attentato di Pisa, dove un medico e un farmacista hanno rifiutato i
contraccettivi a due cittadine che, a norma di legge, li chiedevano (è stato
ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a 18 carati, per un caso analogo
verificatosi quando era lei ministro della sanità, piombò come un fulmine di
guerra sugli "obbiettori" (obbiettori o cucchiai d'oro?) e gli fece
rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico,
appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che
verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10
giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano
registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in piazza dei nuovi settantasettini
incattiviti, invece dei girotondini che ne furono la coda goliardica. Il non
governo, i savanorola, la cultura delle guerre di civiltà che predicano,
spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere colpo su colpo. Una bella spinta
alla crisi della democrazia.
( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cronaca
Alitalia, il Cda: proposta di Air France
ancora idonea Police nuovo presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia, riunitosi
oggi, "ha preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le
condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa
iniziativa è venuta meno". Il CdA aggiunge però di ritenere la proposta ancora
"idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad
una crescita profittevole". Il Consiglio di Amministrazione prosegue:
"Ha approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e
patrimoniale della società, il cui esame ha deliberato di completare anche con
il supporto di primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione
già prevista per il prossimo 8 aprile". La compagnia ha deliberato, entro
la prossima riunione, di "rappresentare al Governo, per l'opportuna
valutazione dei profili di interesse generale che verificherà la presenza dei
necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale". Il documento
ufficiale si conclude con la presa d'atto delle dimissioni rassegnate ieri dal
Presidente e Amministratore Delegato Maurizio Prato. Ha altresì nominato il suo
successore: il Consigliere di Amministrazione Aristide Police.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Due giorni di tempo
Aristide Police al posto di Prato. I sindacati temono l'arrivo del commissario:
"La nostra proposta si può trattare" 04/04/2008 Roma.Il governo prova
a ricucire lo strappo con Air France e a evitare il caos nella gestione
dell'azienda dopo che il presidente, Maurizio Prato, si è dimesso mentre i
francesi abbandonavano il tavolo della trattativa di fronte alle richieste dei
sindacati. Prato è stato rimpiazzato da Aristide Police, nominato ieri sera dal
consiglio di amministrazione. Romano Prodi, molto critico nei confronti dei
sindacati ("È stato un grave errore"), auspica la ripresa della trattativa.
Il governo si è dato due giorni di tempo per sondare Parigi, ma i margini sono
stretti. Se entro domani arriverà una risposta negativa, la compagnia di
bandiera imboccherà la strada che porta al commissario. Anche i sindacati che
sedevano al tavolo con il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, guardano
con timore all'arrivo di un commissario, lanciano un appello a Parigi:
"Possiamo negoziare. La nostra proposta non è un ultimatum", si legge
in un documento unitario. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi. I francesi non hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana
e Alitalia non può attendere a lungo. Il commissario avrebbe vita durissima
per non imboccare la strada del fallimento e di una svendita dell'azienda a
prezzi di saldo: in 180 giorni (più una possibile proroga di 90 giorni)
dovrebbe accordarsi con creditori e fornitori. Nel caso Parmalat,
l'azienda era solida e c'erano di mezzo le banche. Per Alitalia
la situazione è più grave perché Bruxelles sembra contraria a nuovi aiuti di
Stato mentre anche l'ipotesi di un prestito ponte viene giudicato con prudenza.
Il commissario dovrebbe quindi rivolgersi alle banche. Intanto il titolo in
Borsa è stato sospeso. Silvio Berlusconi lancia un appello agli industriali:
"Salviamo Alitalia, basta una fiche".
lombardi >> 5 04/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Commento MILANO. Senza le fiammate del titolo Alitalia, sospeso
da Borsa italiana in attesa che si chiarisca la situazione della compagnia
aerea, Piazza Affari chiude in leggero calo una seduta passata quasi
interamente in compagnia del segno meno, tranne due brevi escursioni, una in
mattina e una nel pomeriggio, in terreno positivo. Il Mibtel chiude così
in calo dello 0,19% a 25.234 punti mentre lo S&P/Mib ha ceduto lo 0,11% a
33.103 punti. 04/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Giorgio
oldoini Per risolvere la crisi Alitalia sono necessari
pesanti tagli occupazionali, che nessun manager italiano è stato in grado di
attuare durante gli ultimi vent'anni. Anche Air France ha dovuto abbandonare il
tavolo delle trattative e, salvo colpi di scena, si profila l'ombra del
Commissario.
Comunque vada a finire, è questo l'inglorioso epilogo di una gestione funzionale
agli interessi dei sindacati "autonomi", i quali hanno tenuto in
scacco l'intera nazione con il consenso di forze politiche che erano entrate
con loro in privilegiata sintonia. La debolezza dei nostri governi risiedeva
nell'incapacità di bloccare i cosiddetti gruppi di specie ricattatoria, in
grado di bloccare i servizi pubblici. La risposta che si è sempre data agli
scioperi senza preavviso era quello di riconoscere nuovi benefici ed
assunzioni. Il che creava analoga aspettativa da parte di altre categorie
organizzate, quasi sempre accordati senza troppa resistenza. In tal modo si era
giunti ad adottare la contradditoria politica dei privilegi speciali per tutti.
Questo comportamento non ha niente a che vedere con la democrazia, a meno di
considerare autoritario il sistema americano. Alla fine degli anni Settanta,
negli Usa era impossibile salire su un treno o un aereo ed essere certi di
arrivare a destinazione. Gli scioperi senza preavviso di piloti, controllori di
volo o della più insignificante corporazione dei ferrovieri, erano così
frequenti da mettere in ginocchio l'intero paese. Secondo il presidente Carter,
il bene supremo non era quello di fare arrivare i treni in orario, bensì la
tutela dei diritti delle minoranze; tale posizione gli risultò fatale. Reagan
infranse quel tabù: i controllori di volo che incrociavano le braccia
ricevettero l'invito a riprendere il loro posto entro una settimana. Il
sindacato più potente resistette; arrivarono allora diecimila lettere di
licenziamento, che era da considerarsi a vita perché nessuno dei licenziati
avrebbe più potuto fare domanda di assunzione in qualsiasi altro settore dello
Stato. Quella sfida aveva indebolito l'intero movimento sindacale che da allora
non si è più ripreso. Alitalia è dunque il risultato
di una politica di aiuti pubblici (continuata anche dopo la quotazione di
borsa): la fase di riconversione che ha seguito la fine del ciclo
protezionista, non si è ancora esaurita e le attuali strutture restano
incompatibili con una ragionevole dimensione di impresa. I sindacati
confederali si sono divisi secondo l'area politica di riferimento, dando
l'ennesima prova di una irreversibile crisi di rappresentanza, mentre le
manifestazioni di interesse per la compagnia di bandiera da parte di cordate
"nazionalistiche", puzzano di stantio. Ha senso voler mantenere
l'italianità della nostra compagnia, come afferma Berlusconi? Certamente si,
purché si trovino imprenditori in grado di concepire e realizzare un piano
industriale che garantisca il recupero di un'efficienza durevole nell'ambito di
un mercato sempre più competitivo. Il che richiede alleanze strategiche
internazionali, esasperate economie di scala, una forza lavoro impegnata ai
risultati, enormi capitali di rischio. L'identikit di questo tipo di
"imprese" risponde alle caratteristiche delle società pubbliche che
hanno fin qui garantito quel poco di economia trainante che resta nel paese.
Anche in questo caso si avrebbe comunque un piano di ristrutturazione
"lacrime e sangue", senza alcun vantaggio per la forza lavoro. Il che
dimostra che il lavoratore protetto è anche quello che rischia di più: nel
momento in cui viene a mancare la situazione di vantaggio, i primi a perdere il
posto -che difficilmente ritroveranno- sono proprio i dipendenti che hanno
goduto della tutela. Una circostanza che i sindacati tedeschi hanno da tempo
compreso. giorgio oldoini è manager d'impresa. 04/04/2008 I confederali si sono
divisi per aree politiche, dando prova di un'irreversibile crisi di
rappresentanza 04/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati:
"Riaprire il negoziato". Nominato il nuovo presidente Roma. L'Alitalia tenta l'ultimo decollo, ma sulla compagnia incombe
lo spettro del fallimento. Il governo prova a ricucire lo strappo con Air
France e si adopera per evitare il caos nella gestione dell'azienda, dopo le
dimissioni del numero uno, Maurizio Prato, che ha gettato la spugna l'altra
sera mentre i francesi abbandonavano di fronte alle richieste dei sindacati.
Anche le otto sigle sindacali, che erano al tavolo dal quale mercoledì si è
alzato il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, ora lanciano un appello a
Parigi: "Possiamo negoziare. La nostra proposta non è un ultimatum",
si legge in un documento unitario. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi. I francesi non hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana ma
Alitalia non può attendere a lungo: il governo sta cercando di rimediare
come può e di riannodare i fili spezzati della trattativa. Ma i margini sono
stretti. E intanto il titolo di Alitalia in Borsa
è stato sospeso. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, invita i
manager della compagnia a non mollare dopo l'uscita di scena di Prato,
che peraltro aveva tutti i poteri decisionali: bisognerà quindi "porre in
essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un
adeguato e completo sistema di governo dell'azienda". Così dice il Tesoro
in una nota. In serata l'Alitalia provvede a
sostituire Prato con l'avvocato Aristide Police che già siede nel Consiglio di
amministrazione. Anche questo passaggio di consegne complica non poco i
rapporti con i francesi che avevano un interlocutore fidato nell'ex presidente.
I sindacati oggi torneranno alla Magliana per incontrare l'azienda, in attesa
di una risposta di Air France: il governo si è dato due giorni di tempo per
sondare Parigi. Se entro domani arriverà una risposta negativa, la compagnia di
bandiera imboccherà la strada tortuosa che porta al commissario. Ma non è detto
che finisca come alla Parmalat anche se Enrico Bondi è il nome più gettonato
per tentare di uscire dalle secche. Mentre Silvio Berlusconi fa ricadere sul
governo la responsabilità di optare per un commissario, i sindacati annaspano e
si muovono in ordine sparso. "Non penso che Air France esca di
scena", dice il leader della Uil Luigi Angeletti, che aveva abbandonato la
trattativa e continua a rimanere in disparte rispetto agli altri sindacati.
"Non si lanciano proposte all'ultimo minuto", spiega Angeletti,
convinto che ci sia troppo affollamento sul fronte sindacale e questo non aiuta
il negoziato. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, se la prende con il
governo: "Ci ha lasciati nudi di fronte ad Air France", attacca.
"E' una sconfitta per tutto il Paese", si sfoga il capo della Cgil,
Guglielmo Epifani. Sta di fatto che il tavolo è saltato quando, a sorpresa, i
sindacati hanno alzato la posta presentandosi con un piano alternativo rispetto
a quello di Spinetta che aveva già ammorbidito il capitolo dei tagli. "I
sindacati ci hanno messo con le spalle al muro", si sfoga Prato. E anche
Romano Prodi non è tenero con i sindacati: "E' stato un grave
errore", si lascia scappare tirandosi addosso molte critiche, soprattutto
della sinistra radicale. Ma ormai la frittata è fatta. E gli stessi sindacati,
che hanno tirato la corda con Air France, guardano con timore all'arrivo di un
commissario, che peraltro dovrebbe fare un miracolo per non essere costretto a
portare i libri in tribunale. "Bisogna evitare il commissario. C'è
abbastanza tempo e ci sono abbastanza soldi ancora per mesi", dice
Angeletti. Già, i soldi. Nelle casse dell'azienda ci sono circa 300 milioni di
liquidità grazie alle ultime operazioni su Irpeg e titoli. Ma Alitalia brucia oltre 100 milioni al mese e questo significa
che ha ossigeno fino all'estate prima di rimanere con gli aerei a secco, senza
contare il peso morto dei debiti stimati in 1,3 miliardi di euro a febbraio. Se
Air France uscirà definitivamente di scena, anche il Bondi di turno, nominato
con legge Marzano (quella cioè che si applica ai grandi gruppi in crisi o alle
prese con un crac finanziario), avrà vita durissima per non imboccare la strada
di un fallimento e di una svendita dell'azienda a prezzi di saldo: ha 180
giorni di tempo (più una possibile proroga di 90 giorni) per trovare un accordo
con i creditori e i fornitori, avviando la ristrutturazione industriale. Nel
caso Parmalat, l'azienda era solida e c'erano di mezzo le banche. L'operazione
riuscì. Per l'Alitalia, la situazione è più grave
perché da Bruxelles arrivano segnali contrari a nuovi aiuti di Stato mentre
anche l'ipotesi di un prestito ponte viene giudicato con molta prudenza. Il
commissario dovrebbe quindi rivolgersi alle banche. Un epilogo amaro e
obbligato, come fu per la belga Sabena e per la Swissair, che sono fallite e
risorte. Ma i sindacati sanno che, per i lavoratori, fu un bagno di sangue.
Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 04/04/2008 ' 04/04/2008 lo sfogodel
managerI sindacati ci hanno messo con le spalle al muro. Non è stato possibile
andare oltre maurizio pratoex presidente Alitalia
04/04/2008 ' 04/04/2008 l'auspicio del premierMi auguro che prevalga il buon
senso e che il filo della trattativa possa essere riannodato Romano prodipresidente
del Consiglio 04/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Appello di
Berlusconi agli industriali: "Basta una fiche" il mondo politico Il
premier affida al sottosegretario Letta il compito di sondare la possibilità di
riaprire le trattative con i francesi 04/04/2008 Roma. "Rivolgo nuovamente
l'appello all'orgoglio degli imprenditori. Nel loro interesse, bisogna salvare
l'Italia. E agli imprenditori dico che non bisogna partecipare con milioni e
milioni, basta mettere una fiche". All'indomani dello strappo di Air
France, Silvio Berlusconi rilancia ma più che una cordata la sua proposta
somiglia a una colletta, alla quale in serata aderisce Orlando Corradi, patron
di Mondo Tv, che si dice pronto a mettere nel piatto 2 milioni di euro "a
titolo personale". Per il resto, il Cavaliere lascia nelle mani di Romano
Prodi la parta bollente di una decisione su cosa fare se i francesi, come
sembra, non torneranno a sedersi la tavolo della trattativa. Il rischio di un
commissario? "La domanda va posta a chi ha responsabilità di governo. Io
sono ancora all'opposizione", allarga le braccia il leader del Pdl. Chi da
palazzo Chigi ha visto naufragare il negoziato se la prende con i sindacati e
illustra le difficoltà del momento a Nicolas Sarkozy in una pausa del vertice
Nato di Bucarest: "C'è stato solo un accenno. Gli ho descritto la situazione",
spiega Prodi. "Sul tavolo c'era una proposta non certo più severa di
altri. Mi auguro che prevalga il buon senso e che riprenda il filo della
trattativa", dice Prodi, che lascia al sottosegretario Enrico Letta e ai
ministri economici il compito di sondare gli umori dei vertici Air France. Ma
il premier non si mostra ottimista anche perché la campagna elettorale è un
ostacolo insormontabile: fra dieci giorni si vota e il dossier Alitalia finirà sul tavolo del nuovo governo. A cosa serve,
dunque, scomodare di nuovo Air France quando il nuovo inquilino di palazzo
Chigi potrebbe essere Berlusconi che non vuole sentir parlare dei francesi e
sponsorizza ancora una fantomatica cordata italiana? Più che altro, il governo
cercherà di non lasciare che Alitalia vada alla
deriva, senza un vertice e senza prospettive. Il leader del Pd, Walter
Veltroni, invita il governo ad intervenire per rimettere in piedi la trattativa
tra Air France e sindacati: "Tutti devono avere senso di responsabilità.
Basta con le interferenze politiche che sono micidiali per la trattativa",
dice, Duro il giudizio di Veltroni sul comportamento di Berlusconi, ostile nei
confronti dei francesi: "Il suo messaggio era chiaro: Air France via. E
Air France è andata via". Ora è difficile, quasi impossibile rimediare.
"C'è qualcuno che ha scherzato con il fuoco", incalza Francesco
Rutelli. "La situazione rischia di diventare irrecuperabile", rincara
da parte sua Massimo D'Alema. Anche se tutti sperano in un ripensamento di Air
France, prevale il pessimismo perché il voto incombe e il destino di Alitalia si intreccia ormai con i risultati elettorali.
Troppe le incognite per una situazione grave che da sola basta a far tremare i
polsi a chiunque. La prospettiva è quella di un commissario o del fallimento:
"Non c'è altra strada", scommette Emma Bonino. Eppure, Berlusconi non
si dispera di fronte alla fuga di Air France. E la Lega vede con favore il
ricorso alla legge Marzano e un commissario in stile Parmalat. Il Cavaliere è
convinto che riuscirà a convincere un drappello di imprenditori a farsi carico
di Alitalia: "Non ci vogliono i milioni, basta
una fiche", spiega alla platea della Coldiretti. C'è anche chi fa due
conti, come il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che così quantifica la
"fiche" proposta da Berlusconi: "Gli industriali italiani
investano 2 mila euro a testa e si comprino Alitalia".
Chissà se nella cifra sono compresi anche i 3 miliardi di euro che Air France
era disposta a spendere per farsi carico dei debiti e rimettere in pista la
compagnia. Sia come sia, Berlusconi e i suoi alleati non considerano un dramma
la fuga dei francesi: "Va bene così. La cordata italiana esiste, anzi ce
n'è più di una. Basta che il governo Prodi garantisca la
resistenza di Alitalia per altri venti giorni", dice Gianni Alemanno, di An. Un
consiglio che stavolta Prodi è tentato di accettare anche perché c'è poco da
fare. La stessa cosa pensa Pier Ferdinando Casini, che avverte: "Alitalia? Una polpetta avvelenata per il nuovo governo". M.
Lo. 04/04/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Portofino Portofino.
La salvezza dell'Alitalia potrebbe arrivare da una
"cordata popolare" attraverso libere sottoscrizioni popolari. E se
l'idea giunge dal "borgo dei vip", l'argomento potrebbe fare tendenza
come tutte le novità che arrivano da Portofino e magari trasformarsi in una
realtà. A lanciare la proposta sull'onda dell'emozione è il primo cittadino
Giorgio "tigre" Devoto. Ieri sera Devoto ha preso l'iniziativa a nome
di tutto il paese e ha lanciato la proposta di una raccolta di denaro per
salvare l'Alitalia, una sorta di autotassazione degli italiani
che partirebbe dal popolo per aiutare la compagnia aerea nazionale ad uscire
dal grave momento di crisi che sta vivendo. "Una
cordata del popolo italiano potrebbe essere un'idea per salvare l'Alitalia. Da Portofino come sindaco lancio questo appello: ognuno si
tassi per quello che può, faccia un'offerta libera per raccogliere fondi da
destinare all'Alitalia e salvare in qualche modo la compagnia di bandiera". Gloria
Barbetta 04/04/2008.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Horror Election Show Roberto Cotroneo Cartoline dal voto Ci
fosse Lucio Battisti, si potrebbe cantare: "Tu chiamale, se vuoi,
elezioni". In un paese che ha di fronte immensi problemi, a cominciare dalla drammatica vicenda Alitalia, per
proseguire con la difficoltà di dover tornare al voto dopo due anni, con una
crisi di governo inaspettata e che non ha giovato al paese, con alcune riforme
istituzionali fondamentali che nessuno è riuscito a fare. Insomma in una
situazione politica difficile e instabile, dentro una crisi del paese,
che non è solo economica, ma è anche morale. segue a pagina 8.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Dramma Alitalia, il governo
tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air
France. Aristide Police eletto presidente della compagnia Palazzo Chigi cerca
di ricucire lo strappo con Parigi. Ma il tempo per non far precipitare
definitivamente Alitalia è poco. 48 ore al massimo. Se non riparte,
e soprattutto se non si concluderà positivamente il nuovo negoziato con Air
France l'alternativa sarà il commissariamento. Prodi auspica che prevalga il
buon senso. Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi
continua a parlare di cordata italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare
al tavolo "ma non a qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide
Police prende il posto del dimissionario Prato al vertice di Alitalia.
Masocco, R. Rossi e Di Giovanni alle pagine 2 e 3.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del I "colletti bianchi" della Magliana vogliono i
francesi Dirigenti e impiegati scendono in piazza a sostegno di Prato. Ma non
siamo a Mirafiori nel 1980 / Roma COLLETTI Hanno preso il
posto di operai e addetti ai servizi nel piazzale antistante l'ingresso del
centro direzione Alitalia della Magliana. Con cartelli e scritte ("Io non ci
sto") i colletti bianchi della compagnia di bandiera - trecento secondo le
stime degli organizzatori, non oltre un centinaio secondo Alitalia - hanno manifestato a favore di Air France. "Si
tratta di una protesta spontanea - ha spiegato un quadro dell'azienda, Daniela
- che è nata questa mattina per dire che siamo interessati ad una soluzione che
possa rilanciare Alitalia: la soluzione Air France offriva
prospettive serie e concrete". Una posizione già espressa lunedì scorso,
prima che si verificasse la rottura delle trattative con Air France, con una
petizione firmata da 700 dipendenti dell'azienda e consegnata all'allora
presidente Maurizio Prato con cui si esprimeva "il nostro appoggio - ha
sottolineato Daniela - alla condotta che ha tenuto nella trattativa". La
manifestazione spontanea è andata avanti per quasi tutta la mattina e una parte
del pomeriggio. Proprio quando era in corso il consiglio di amministrazione
della compagnia per decidere se dare continuità aziendale e nominare un nuovo
presidente al posto del dimissionario Maurizio Prato. E proprio la figura di
Prato è stata al centro della manifestazione. Molti degli slogan e volantini erano
a sostegno al presidente dimissionario della compagnia. Altri esprimevano
rammarico per la rottura del confronto sul piano di acquisizione di Air
France-Klm. "Vogliamo il piano Air France", era scritto sui
volantini. Cori e proteste anche contro i sindacalisti indicati come i
responsabili del fallimento del progetto di Air France. Nei giorni scorsi, al
contrario, a protestare era stati i dipendenti di Az Servizi, la società
controllata da Fintecna che gestisce i servizi del gruppo Alitalia,
ed in particolare i lavoratori impegnati nei settori che Air France non
intendeva rilevare, come informatica, call center, centro elaborazione dati,
amministrazione. Una protesta, in quel caso, contro il piano dei francesi che
per i lavoratori esclusi dal progetto di integrazione nel gruppo Air France-Klm
andava bocciato o corretto allargando a tutti i servizi il perimetro
dell'offerta. La contestazione dei quadri della Magliana riporta alla mente un
precedente storico di quasi trent'anni fa: la marcia dei "quarantamila"
quadri della Fiat. Allora quella manifestazione fu un punto di rottura nella
storia sociale d'Italia. La marciasegnò una sconfitta del sindacato e cambiò
radicalmente gli equilibri tra industria e lavoratori.dando un colpo definitivo
alle relazioni sindacali all'interno dell'azienda. Forse la similutidune con Alitalia è ardita. Ma è comunque un segnale. ro.ro.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del "Pronti all'accordo, ma non a qualsiasi costo" I
sindacati: la nostra proposta non è ultimativa, ma non possiamo impiccarci di
Felicia Masocco/ Roma GIOCO DI RUOLO Non hanno presentato un ultimatum, non
dicono "prendere o lasciare", vogliono una trattativa
"classica" in cui si discute e si trova un punto di equilibrio. E
sono pronti a farlo con AirFrance-Klm se torna al tavolo. I sindacati, cui
un'anomalia tutta italiana lascia l'ultima parola sulla privatizzazione della
compagnia di bandiera, sono ancora pronti a negoziare, a riannodare i fili e a
far ripartire il confronto. Fino a raggiungere un accordo, se possibile.
"Ma - dicono - non a tutti i costi". Accusate di irresponsabilità e
massimalismo, le otto sigle sindacali firmatarie della controproposta che
AirFrance ha bocciato in una manciata di minuti, ieri hanno tenuto una conferenza
stampa e provato a spiegare di aver solo fatto il loro mestiere. Impresa ardua
con lo spettro del commissariamento che aleggia. "È evidente che sarebbe
una sciagura, faremo di tutto per evitarlo", afferma il leader della
Filt-Cgil Fabrizio Solari, convinto tuttavia che si tratti di "un'estrema
ratio per un'azienda che non ha altre possibilità". La posizione è comune
a tutte le altre sigle che questa mattina alle 11 incontreranno i vertici
aziendali per fare il punto. L'incontro con i giornalisti si tiene in un
albergo a pochi passi da Palazzo Chigi, dove la diplomazia governativa è al
lavoro per ricucire lo strappo con i francesi. "Osserviamo che finalmente
da parte del governo c'è disponibilità - continua Solari -. Noi siamo pronti a
riprendere il confronto. Ma - avverte - quando si va a un tavolo di trattativa
non si può chiedere l'anima alla controparte. Non ci chiedano perciò di
accettare un pacco preconfezionato da prendere o lasciare, o un accordo dove un
solo lavoratore non sa che fine fa". Ancora: "Se mi dicono di firmare
la disperazione della gente non lo faccio". Altra cosa è gestire una
ristrutturazione, anche nel settore cargo che però i francesi vogliono
chiudere. La proposta sindacale è negoziabile, ma no ad accordi capestro. È
quindi questo il messaggio che si lancia il governo e a Jean-Cyril Spinetta pur
sapendo che il presidente del più grande gruppo aereo del mondo semmai dovesse
tornare al tavolo, sarà più forte di prima. Anche per questo Filt-Cgil,
Fit-Cisl, Ugl trasporti, Anpac, Up, Anpav e Avia spiegano le loro ragioni,
dicono che una vera trattativa con AirFrance-Klm non c'è mai stata. Martedì
Spinetta ha riconfermato il suo piano e quando i sindacati
hanno presentato le loro richieste che avevano il consenso tanto del presidente
di Alitalia Maurizio Prato, quanto dei vertici di Fintecna, il presidente di
AirFrance lo ha liquidato in pochi minuti adducendo - come riferisce il
presidente dell'Unione piloti Massimo Notaro - "che la nostra proposta
andava contro gli accordi presi con il governo. Ora il governo ci dica
quali erano gli accordi reali". Punto per punto gli otto sindacalisti
spiegano la loro posizione, ricordano- ad esempio - che il loro documento parte
dall'accettazione delle linee principali proposte da AirFrance, ma "puntava
a mantenere una prospettiva per il trasporto aereo in questo paese". Un
obiettivo che si è scontrato con la proposta della controparte che il
segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, definisce "avara e
ingorda", voleva "pagare il meno possibile ristrutturando
molto", accusa. "Ci siamo dovuti caricare- ha proseguito - di un
ruolo che in altri paesi non è del sindacato ma dell'azionista".
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del ICHINO "Terribile Caporetto per il sindacato"
"Una terribile caporetto per il sindacato confederale, tanto più grave in
quanto non è chiaro quale sia la linea del Piave". Così il giuslavorista
Pietro Ichino, a margine di un incontro organizzato dal Partito Democratico a
Milano sul tema del lavoro e del precariato, ha definito l'abbandono della
trattativa per l'acquisto di Alitalia da parte
di Air France. Secondo Ichino "la vicenda ha messo in luce la difficoltà
di negoziare un piano industriale innovativo in una situazione in cui l'accordo
deve essere stipulato necessariamente con otto o nove organizzazioni sindacali
diverse, dove ciascuno dei sindacati, anche se minoritario, è in grado
di paralizzare l'azienda con uno sciopero". "Questo - ha spiegato
Ichino - è un sistema caotico che il sindacato confederale ha il torto di non
aver saputo riformare in tempo utile".
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del CALEARO "Il fallimento può servire per ripartire" Per Massimo Calearo il fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in
modo sano. E ha citato, a sostegno della sua tesi, gli esempi di Sabena, Swiss
Air e di alcune compagnie statunitensi. "Eravamo vicini ad una situazione
di farsa - ha dichiarato a Radio Radicale il candidato del Pd - ormai siamo
alla catastrofe. In una situazione in cui probabilmente non ci si rende
conto che l'Alitalia è una impresa che vive di mercato
e che deve avere i tempi del mercato. Un certo tipo di sindacato, perchè il
sindacato non è tutto uguale, non si rende conto che esiste un mercato, una
concorrenza...Oggi chiederei il silenzio stampa fino al quindici aprile, perchè
abbiamo visto una serie di farse, di finti gruppi, non bisogna prendere in giro
né le persone che lavorano in Alitalia né il
Paese".
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del IL CONVEGNO Oggi e domani, al Teatro Litta, con le proposte del
Pd per il futuro anche i primi conti con l'esposizione universale Milano: la
cultura alla prova dell'Expo di Oreste Pivetta Il Partito democratico milanese
propone tra il pomeriggio d'oggi (dalle ore 17) e la mattina di domani (al
Teatro Litta di corso Magenta) un intenso convegno, intenso per il numero dei
partecipanti e per il "peso" del tema: la cultura o, meglio, citando
il titolo, "una buona idea per il futuro" e cioè "la cultura,
l'arte, la creatività nelle proposte del Partito democratico". Ci sono di mezzo le elezioni, Alitalia e una
campagna elettorale che ha lasciato l'argomento ai margini: difficile che possa
entrare in un dibattito in cui uno dei contendenti è il noiosissimo Berlusconi,
che pure alla cultura diffusa o, meglio, alla sua corruzione via etere dovrebbe
molto. Sul convegno milanese precipita ovviamente anche l'Expo 2015 e la
questione verrà affrontata in una sezione specifica: "La cultura cambia
volto alla città". Che la cultura cambi volto alla città è una bella
premessa, una speranza o persino una certezza. Dipende. Nel contatto con l'Expo
si misura la malleabilità della parola: la cultura del cemento e della
speculazione edilizia, che hanno guidato decenni di ricostruzione milanese e ne
stanno rilanciando la crescita. Dell'Expo per ora, dopo il brindisi bipartisan
di Parigi, sappiamo poco: un tema, alimentazione e ambiente, che si presta a
qualsiasi gioco, un disegno animato di parallelepipedi, di canali d'acqua e di
una torre alta duecento metri, che potrebbe lasciar pensare solo a volumetrie
gigantesche e a una banale operazione di valorizazzione delle aree (ne sanno
qualcosa i Cabassi). Se la cultura è amministrazione di eventi, se cultura
significa allestire mostre, programmare concerti, organizzare festival,
dispensare sovvenzioni, l'Expo sarà davvero una buona occasione. Tra le
centinaia di "eventi" (una parola, questa, che mette paura, perché
allude alla superficie più che alla profondità) qualcosa toccherà sicuramente
alla cultura. Alcuni tra i partecipanti al convegno, Gabriele Mazzotta (libri e
mostre), Andrée Ruth Shammah (teatro), Lionello Cerri (cinema), Davide Rampello
(Triennale) avranno molte esperienze da raccontare. E magari una risposta alla
banale domanda: quale cultura, con le loro opere, hanno aiutato a crescere in
città? La Triennale sarebbe un bell'esempio. Si dovrebbe tornare al dopoguerra
quando dalla Triennale uscì il progetto del Qt8, per merito di personaggi come
Piero Bottoni, l'unico progetto urbanistico negli ultimi cinquant'anni, geniale
per quanto criticabile, nato sotto il segno di una cultura autentica, cioè di
un'idea complessa che accoglie esistenze umane, spazi materiali, idealità, moralità,
storia. Quell'impresa, malgrado gli errori, fu senza dubbio una "buona
idea per il futuro". Inutilizzata, purtroppo: alla fine prevalse lo
spirito del considdetto "rito ambrosiano", prevalse cioè la fredda e
ferrea legge del mattone. Eterna: basterebbero gli ultimi interventi, dal
Portello a Porta Garibaldi, benedetti dalla torta-museo di Libeskind o dai
grattacieli di Zaha Hadid, una stella o l'altra dell'architettura per
nobilitare l'affare, secondo la moda. Una volta si discuteva "persino"
del rapporto tra nuovo e vecchio: penso ai tormenti di un autentico maestro, Le
Corbusier, quando si ritrovò a progettare un ospedale a Venezia. Un'idea
sarebbe necessaria per disegnare l'Expo milanese, ma sarebbe meglio prima
chiarirsi che idea si coltiva per Milano (e per il contesto, come si diceva una
volta): se questa, di Albertini e della cara Moratti, è la città che vogliamo
(pensando a funzioni, ambiente, qualità, società, politica)? o se ci piace una
città divisa, tra poveri e ricchi? Ad esempio, per stare alla giornata,i rom
dove li metteremo quando ci sarà l'Expo? Anche la rinascita ha un colore.
Speriamo che il convegno, tra tanti ospiti (da Matteo Colaninno a Furio
Colombo, da Sergio Escobar a Carlo Fontana, da Vincenzo Consolo a Francesco
Micheli) discuta anche di questo.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 4 "Bene se non viene Air France ma intanto Malpensa soffre" di
Maria Sorbi La Regione non fa ricorso contro il governo. "Però impediremo
in tutti i modi l'ennesimo sfregio" Niente ricorso. Per ora. La Regione
Lombardia ritira nel cassetto i documenti dell'azione legale contro Enac e
Governo per la cessione dei diritti di traffico di Alitalia su Malpensa. "Al momento, vista la situazione - spiegano al
Pirellone - non sembra più necessario". Dopo il passo indietro dei
francesi e le dimissioni del numero uno di Alitalia, Maurizio
Prato, è bene fermare tutto. Convinti che i corteggiamenti del Governo per
riaprire il dialogo con Air France e per ricucire non porteranno a molto.
Se la situazione dovesse cambiare, la Lombardia potrebbe prendere di nuovo in
considerazione le vie legali. Per adesso è bene aspettare e capire chi entrerà
in campo: Lufthansa, Air One, la cordata segreta o i russi di Aeroflot. Le
trattative saltate, se non altro, portano a qualcosa di buono: i francesi non
sbarcheranno a Malpensa con le loro flotte. "La nostra preoccupazione -
spiega l'assessore lombardo alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo - resta
immutata anche in presenza di un fallimento delle trattative tra Alitalia ed Air France. A noi interessa l'affermazione di un
principio generale. I diritti di volo sono di proprietà degli italiani e non
del governo o della compagnia di bandiera. Se il governo ha intenzione di
regalarli ad altri, si assume una responsabilità gravissima". Il
presidente lombardo Roberto Formigoni intona il De profundis. "La
strategia suicida scelta dal governo Prodi - spiega - ha portato a una forte
penalizzazione di Malpensa e al fallimento di Alitalia.
Peggio di così francamente non poteva andare". L'unica nota positiva è
che, se non altro, sono saltate le condizioni poste da Air France per
acquistare Alitalia, in particolare quella di
congelare i diritti di traffico su Malpensa che la compagnia di bandiera
italiana non userà più. Anche su questo fronte la Regione Lombardia era pronta
a fare ricorso all'Unione europea. "Certo - commenta Formigoni - ora anche
questa condizione è venuta meno". Se quella di Air France dovesse essere
"una mossa tattica" e le trattative si dovessero riaprire, apriti
cielo. La Regione si farà in mille per impedire l'"ennesimo sfregio a
Malpensa". I sindacati non accettano la rottura delle trattative come
l'ultimo atto della vicenda. "Siamo convinti - spiega Nono Cortorillo,
segretario Filt Cgil - che non esiste alternativa alla ripresa della trattativa
con Air France. Ci siamo opposti al piano Prato ma il fallimento di questa
vendita sarebbe una sciagura, un suicidio per il Paese". Intanto prosegue
la delocalizzazione delle case intorno a Malpensa e a breve comincerà l'acquisizione
degli alloggi dei cittadini che ne hanno fatto richiesta. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del La strisciante sinergia del Panorama di famiglia Guardando i
telegiornali Mediaset di ieri sera, abbiamo avuto l'impressione che il
settimanale Panorama abbia bisogno di una boccata di pubblicità. Studio Aperto
ruotava infatti attorno al periodico di famiglia in edicola oggi, citando e
ricitando i suoi "scoop" di cronaca nera, il tutto annegato in un
generale grandguignol, con digressioni - sempre in famiglia - su quella
ignominiosa trasmissione che è "Amici" di Maria De Filippi. Maurizio
Belpietro era pure ospite di Fede, che ha cercato inutilmente di scatenarlo su
Pizza e non Pizza: mai sentito un Belpietro così sobrio. Il povero Fede ha svicolato
allora sui mutui alle stelle, se non altro perché Berlusconi pare abbia già
pronta una sua soluzione miracolosa, come per i salari, l'Alitalia,
l'immondizia, gli immigrati, la par condicio, le mozzarelle. Ma Fede (che
sull'onda Alitalia ha scoperto che esistono i sindacati: vedremo cosa dirà alla
prima vertenza Mediaset) un momento di sdegno l'ha finalmente trovato davanti
allo "spettacolo disgustoso" delle "contestazioni violente della
sinistra" contro Ferrara, pomodorate che hanno sconcertato anche
"il sindaco Cofferato", al singolare. Paolo Ojetti.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del Silvio lo statista inventa lo show della mortadella...
Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi
finge un malore mangiando una bufala di Natalia Lombardo/ Roma SILVIO CLOWN
Agli imprenditori italiani Berlusconi chiede una fiche per Alitalia, ma davanti ai produttori di mozzarella simula un accidente
causa diossina. Ennesimo show del leader del Pdl, ieri mattina ospite della
Coldiretti a Roma: un tavolo imbandito con mozzarelle di bufala e una grossa
mortadella, Berlusconi si esibisce in una gag, dopo aver parlato per
un'ora e mezza di tasse, di situazione internazionale, e lanciando la questua
per mettere su la cordata italiana per salvare Alitalia.
Di fronte al banchetto con i prodotti tipici, azzanna un'ovolina di bufala, se
ne riempie la bocca poi si mette una mano sul petto e si rieversa all'indietro,
fingendo un malore. Come i bambini. E tutti risero, magari amaramente. Ma
l'occasione più ghiotta la sfrutta alla vista della mortadella. Sinonimo
indigesto di Romano Prodi, per l'ex premier. Eh no, questa no, commenta. Poi
parte all'attacco e si fa aiutare: ancora masticando mozzarella "s'incolla"
(come si dice a Roma) sulle braccia la mortadella intera e la fa sparire sotto
il tavolo, per la felicità del produttore... Non si dev'essere accorto, però,
della bella treccia d'aglio, che a Silvio fa lo stesso effetto di repulsione
che suscita in un vampiro... In compenso dopo aver pranzato con gli
ambasciatori dei paesi della Ue, dipana la grana Pizza in solo mezz'ora a
Palazzo Grazioli, convincendolo con le solite arti persuasive, anche se il Dc
nega di aver trattato su un'eventuale poltrona di governo. E concordando la
strategia di presenza del simbolo sui manifesti, sempre per togliere voti
all'Udc. L'attacco alla "stampa comunista" è quotidiano: sarebbe
questa a "descrivermi come un nano", dice Berlusconi alla Coldiretti,
"ma io sono più alto di Putin e Aznar". Un metro e
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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consultando l'edizione del Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi
dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo
violento.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del Il governo tenta di ricucire lo strappo Ancora 48 ore per far
ripartire il negoziato con Parigi. L'alternativa è il commissario di Bianca Di
Giovanni/ Roma IN MISSIONE Quarantotto ore per riprendere il dialogo con Air
France-Klm. È la missione che si è data il governo italiano, dopo una riunione
di 2 ore a Palazzo Chigi. E soprattutto dopo una telefonata ieri mattina con
Jean-Cyril Spinetta, numero uno del grup- po franco-olandese. Il mandato ad
esplorare quest'ultima possibilità - strada stretta ma obbligata dall'emergenza
dei conti sull'orlo del fallimento - è stata data a Enrico Letta, che ieri
mattina è tornato in gran fretta da Milano (con volo Alitalia)
per avviare i contatti. Al vertice con lui anche Tommaso Padoa-Schioppa, Pier
Luigi Bersani, Alessandro Bianchi. I ministri si sono rivisti in serata per
fare il punto della situazione. La preoccupazione è molta, anche perché da
Bruxelles hanno ribadito il no a nuovi interventi pubblici ed hanno acceso i
riflettori su ipotetici prestiti-ponte. In serata il presidente del consiglio
Romano Prodi da Bucarest ha invitato a non far prevalere la volontà di rottura.
"Ho visto Sarkozy - ha detto il premier - gli ho riferito i fatti ma nulla
di più". A scoppio ritardato rispetto al solito, parla anche Silvio
Berlusconi. "Commissariamento? Chiedete al governo io sto
all'opposizione", replica laconico. E tutti gli annunci roboanti fatti
finora alla nuova cordata? "Faccio l'ultimo appello agli imprenditori
italiani: basta una fiche", ribatte il leader del pdl. Tanto per chiarire chi vuole svendere Alitalia, verrebbe
da dire. Ancora meglio Giancarlo Galan: "per salvare Alitalia ogni imprenditore versi 200 euro". Come dire: una colletta
e via. A che servono i piani industriali? Per ora, comunque, tra le ipotesi
alternative c'è il no ribadito di Lufthansa. Air One resta ai blocchi di
partenza, ma non si muoverà fino alle elezioni. In queste ore dunque resta solo
il "recupero" di Air France-Klm. In una nota diffusa al termine
dell'incontro a Palazzo Chigi si legge che "il governo preso atto
dell'interruzione delle trattative per la vendita di Alitalia
e delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, è anzitutto impegnato a garantire
la necessaria continuità del governo dell'azienda". Ci sarebbe stato,
secondo alcune fonti, un tentativo di far restare l'amministratore delegato al
suo posto, ma senza successo. Secondo altre fonti - non confermate - Prato
sarebbe stato irritato da Padoa-Schioppa che aveva ribadito in Parlamento la
sua estraneità alle decisioni del consiglio d'amministrazione.
"Assolutamente falso - replicano fonti vicine al Tesoro - Prato ha svolto
egregiamente il suo mandato e siccome è un manager serio adesso lo ritiene
concluso". Quanto alla trattativa con i francesi, l'esecutivo
"procederà a verificare se gli sviluppi del negoziato nella giornata del 2
aprile significhino la caduta definitiva del negoziato". . Passano le ore,
Letta inizia i suoi contatti, e dai sindacati arrivano segnali di apertura a un
nuovo round, anche se con "paletti" precisi. Ma è la strada con
Parigi a restare in salita. Dal quartier generale di Air France non filtrano
commenti: si rinvia tutto al comunicato dell'altroieri. Che non lasciava spazio
a dubbi: la controproposta del sindacato, ovvero l'ingresso di Fintecna, per
Spinetta non è valutabile. Vero è che il manager si è detto pronto a
presentarla al consiglio di amministrazione, ma solo come nota informativa e
con una allegato che esprime la sua contrarietà alla proposta. Per Spinetta,
infatti, quella proposta non affronta i problemi di Alitalia
ma semplicemente li replica. Non risolve, ma rinvia. Un dato che il manager non
può nascondere ai suoi azionisti. Come ha più volte ripetuto al tavolo con i
sindacati, Spinetta crede nel suo piano: non intende rinunciarvi. Vista così,
la partita sembra possa ricominciare solo sulla base del piano Air France e non
su quella della controproposta del sindacato. Ma i rappresentanti dei lavoratori
accetteranno di ritornare a due giorni fa? Non sembra molto probabile, ma molte
cose potrebbero cambiare nel giro di poche ore. A questo punto c'è chi
scommette su uno stand-by fino alle elezioni, e chi invece pronostica
un'operazione lampo che chiuda la trattativa in poche ore.
( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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l'edizione del Police è il nuovo presidente verifica se l'azienda può vivere
Lunghissima riunione del cda: la proposta Air France resta idonea. L'8 aprile
la relazione all'esecutivo / Roma DIMISSIONI Sarà Aristide
Police il nuovo presidente di Alitalia. A nominarlo il consiglio
di amministrazione del gruppo al termine di una riunione fiume. Police, av-
vocato, nato a Napoli il 10 maggio 1968, prende il posto di Maurizio Prato il
manager che mercoledì si è dimesso dopo la rottura della trattativa con Air
France. Il nuovo presidente era all'interno del cda della compagnia
aerea. A lui il compito non facile di traghettare il gruppo in questa fase
delicata. Entro l'8 aprile dovrà fornire al governo una verifica aziendale. Il
Cda di Alitalia, si legge in una nota, "ha
approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e patrimoniale della
società, il cui esame ha deliberato di completare anche con il supporto di
primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione già prevista per
il prossimo 8 aprile". Il cda, in una lunghissima riunione iniziata alle
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
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Prodi:
"Prevalga il senso di responsabilità". Il cda nomina Police nuovo
presidente, entro l'8 aprile la decisione sul fallimento Alitalia, dietrofront del sindacato "Pronti a trattare". I
dipendenti manifestano per Air France ROMA - Dopo la rottura delle trattative
sulla vendita di Alitalia e l'abbandono di Air France-Klm, i sindacati ci ripensano e si
dicono pronti a un nuovo dialogo con la compagnia franco-olandese. Ieri
c'è stata la protesta di molti dipendenti Alitalia
favorevoli a un accordo con Air France. E il premier Romano Prodi ha invitato
tutti a far prevalere il senso di responsabilità. In serata il cda di Alitalia ha nominato presidente Aristide Police.
Sull'eventuale fallimento della compagnia si deciderà entro l'8 aprile.
CAPORALE E CILLIS ALLE PAGINE 2 E 3.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 6 Prodi va all'attacco e spezza l'"asse" tra il Pd e i
sindacati di Gian Maria De Francesco Anche altri esponenti del partito hanno
accusato i rappresentanti dei lavoratori. Calearo: "Non si accorgono che
esiste il mercato". Bonino: "Ora solo il fallimento" Veltroni
"spera" in Air France da Roma Dato politico numero uno: Romano Prodi ci ha provato ancora una volta con la vecchia strategia del dar
ragione a tutti (Spinetta e sindacati) per cedere Alitalia ad Air
France-Klm prima delle elezioni. Dato politico numero due: la scelta del premier
di far ricadere sui rappresentanti dei lavoratori la colpa del fallimento -
tesi ripresa da altri esponenti del Pd - ha incrinato i rapporti tra
centrosinistra e sindacato. Il presidente del Consiglio, infatti,
avrebbe in qualche modo avallato la controproposta presentata dalle
organizzazioni sindacali al gruppo franco-olandese con l'ingresso di Fintecna
nella nuova holding. Anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa,
non sarebbe stato troppo contrario. Ma al rifiuto del presidente Jean-Cyril
Spinetta ("È in contrasto con gli accordi presi con il governo
italiano", avrebbe detto), il Professore in trasferta a Bucarest ha
accusato le organizzazioni sindacali di aver commesso "un grande
errore" del quale assumersi la responsabilità. Una bella tegola per
Veltroni & C. perché il premier dimissionario è anche presidente del
Partito democratico. Ma per l'ex sindaco di Roma ha continuato a piovere sul
bagnato: a prendere la parola sull'argomento sono stati gli ultrarifomisti,
tutti concordi nell'imputare ai lavoratori la sciagurata rottura. A cominciare
dal "falco" confindustriale Massimo Calearo. "Un certo tipo di
sindacato non si accorge che esiste un mercato, una concorrenza", ha
commentato. Il fallimento non è quindi un tabù. Apriti cielo. La sinistra
radicale ha avuto buon gioco nell'accusare i vicini del Pd di essere
"distanti dalla sinistra e dai lavoratori". Veltroni ha in qualche
modo smentito? In nessun modo, si è limitato solo a ribadire: "Intervenga
il governo e la politica resti fuori". Nobile proposito, per carità. Ma
purtroppo il fairplay non si è rivelato l'arma vincente: si è lasciata scoperta
l'ala sinistra e pure i "destri" hanno preso coraggio. A cominciare
dalla radicale e ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, capolista
Pd in Piemonte. "C'è stato un irrigidimento dei sindacati" colpevoli
di un "irresponsabile massimalismo", ha detto preannunciando che
"l'unica strada è il fallimento". Parole che non lasciano certo
speranza a migliaia di lavoratori in bilico. Non è stato più tenero il
giuslavorista Pietro Ichino, altro candidato democrat. La vicenda Alitalia, ha sentenziato, "è una terribile Caporetto
dei sindacati tanto più grave perché non è chiaro dove sia la linea del
Piave". Insomma, secondo l'esperto, "serve un sistema moderno di
relazioni industriali" più che un patriottismo rétro. Un atteggiamento
liberal, ma che forse non è proprio del dna della sinistra e che il Pd potrebbe
pure pagare in termini elettorali. Il compattarsi di Veltroni, di Fassino, di
Gentiloni e di D'Alema a favore della ripresa del negoziato con Air France non
sembra una mossa risolutiva. Tutto questo, ovviamente, consente a Romano Prodi
di continuare a gestire la situazione da dominus. Certo, il Professore ha detto
di non essere "entrato nei dettagli tecnici della trattativa". Ma a
sentire il sindacato le cose non stanno proprio così. "Prodi e
Padoa-Schioppa dovrebbero fare autocritica e portare a conoscenza dei lavoratori
i veri termini dell'accordo con Air France-Klm", accusa il segretario
generale del Fit-Cisl, Claudio Claudiani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 12 E Ferrara incassa altri fischi: aggredito perché parlo di vita di
Massimiliano Scafi Dopo Bologna contestato anche a Pesaro: tafferugli,
spintoni, sit in. Il giornalista: "Ai figli di papà spiego che l'aborto è
un omicidio" nostro inviato ad Ancona Niente uova, nemmeno un pezzo di
mortadella. Stavolta il lancio sembra limitarsi a qualche banale slogan,
"Buffone, tornatene in tv" e a qualche, più divertente, invettiva sul
web: "Sì al movimento per la vita, intesa come circonferenza. Caro
Ferrara, l'obiezione di coscienza falla fare al tuo ristoratore". Ma poi,
alle sette di sera, ecco il blitz. Lo striscione srotolato in mezzo alla sala e
subito fatto riavvolgere dalla polizia, i mazzi di prezzemolo agitati da una
decina di ragazzine, il concerto per tamburi e padelle: "Giuliano sei
brutto, oggi maiale e domani prosciutto". Gli spintoni, i tafferugli fuori
dal teatro sperimentale di Pesaro, i 50 agenti in tenuta antisommossa. E alle
dieci di sera, le Comunità Resistenti replicano con un "sit-in
rumoroso" ad Ancona. Questa la contraerea preparata nelle Marche per lo
sbarco dell'Omone. Poca roba, rispetto alla rissa di San Petronio. Ferrara può
riprendere fiato: "A Bologna erano aggressivi e cattivi. Io sono uno che
sopporta i fischi, ma visto che erano così violenti, non mi è sembrato il caso
di porgere l'altra guancia". Infatti lui ai contestatori ha voluto porgere
soltanto i pomodori che gli avevano tirato sul palco. D'altronde, come si dice
in questi casi, "è la piazza, bellezza". E a Giuliano il Grosso la
piazza piace e quindi la prende così come arriva. "Suscito emozioni forti
- spiega - perché parlo di cose che appassionano. Vengo
contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a nessuno. L'unico
tema che interessa è quello etico che propongo io. La vita". Caffè,
panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata, ancora macchina,
comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano, suole da
consumare. Nonostante i ritmi affannosi, Ferrara sta portando in giro
per l'Italia il suo quintale e mezzo abbondante con disinvoltura. Ieri è
toccato alle Marche: dal teatrino di Novafeltria, proprio sotto San Marino,
allo sperimentale di Pesaro, fino alla chiusura serale ad Ancona, sempre
scortato dalla polizia e dal capolista Pro-Life Roberto Lombardi,
commercialista, gestore di cooperative scolastiche, ex presidente
dell'associazione genitori scuole cattoliche. Certo era più facile l'altra
volta, quando sfidò Di Pietro nel Mugello. Ma anche adesso il direttore del
Foglio è riuscito a prendersi la scena. "Che noia questa campagna
elettorale così piatta. Almeno noi ci divertiamo". Personaggio scomodo,
ingombrante non solo per la mole, ma per quello che sostiene. "Cerco di
spiegare ai figli di papà che l'aborto è arcaico e non moderno. È un omicidio.
Non mi batto per il Papa, ma per le donne". E l'ultima battaglia, in
Piazza Maggiore, l'ha ringalluzzito. In mattinata si gode i titoli dei
giornali, incassa la solidarietà di Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti e la
telefonata di Walter Veltroni. "Cofferati ha rilasciato dichiarazioni
molto belle, da bravo sindaco. Gli avevo chiesto di mandare le ruspe, ma sono
contento per le sue parole". Quanto alla polizia, nessuna polemica:
"Poveracci, stanno lì che cercano di controllare la situazione. Finché i
carabinieri impediscono ai centri sociali di linciare gli oratori di parte
avversa, l'Italia si dimostra un Paese democratico". Un pizzico di
guasconeria non guasta. Anche se, a denti stretti, il giorno dopo ammette di
essersela vista brutta. "Mi prendono di mira ovunque, però altrove c'era
ironia. In Piemonte è andato tutto liscio. A Genova avremmo potuto campare di
rendita per una decina di giorni, dopo il suicidio del medico e la vicenda
degli aborti clandestini. Però abbiamo preferito tenere i toni bassi; a
Conegliano mi hanno tirato la vernice. A Livorno hanno organizzato un concerto
reggae accanto al muro della chiesa dove parlavo. A Firenze sono spuntati i
centri sociali e un altoparlante con la sirena della polizia. Insomma, niente
di che. Solo a Bologna ho trovato un clima incivile. E mi dispiace". Non
si dispiace affatto invece per il ritorno mediatico dopo l'aggressione.
Giuliano il Grosso mostra con orgoglio il bavero del giaccone, lì dove si è
schiantato un pomodoro. "È la mia medaglia". Non male per uno che, a
dispetto delle sue dimensioni, si era già guadagnato l'etichetta di
"candidato invisibile". A certificarlo, un censimento del garante
delle comunicazioni secondo il quale Giulianone è all'ultimo posto in quanto a
spazio nell'informazione tv e peserebbe meno dei consumatori, dei grilli
parlanti e degli impotenti esistenziali. Fino al prossimo pomodoro. © SOCIETà
EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 6 E Spinetta aspetta che cali la tensione di Redazione Silenzio del
presidente francese dopo la rottura. Lufthansa: siamo interessati al mercato
italiano ma tuttora nessuna offerta da Milano Jean Cyril Spinetta ha dedicato
la sua giornata a questioni interne al suo gruppo, lontane dal dossier Alitalia. Non sono trapelati commenti del giorno dopo, e
l'intento di Air France (più 2,4% in Borsa) sembra essere quello di far decantare
le turbolenze delle ultime ore e di lasciar spegnere l'emotività che si è
creata attorno alla vicenda. La situazione, dopo la rottura di mercoledì si è
fortemente ingarbugliata. Qualcuno, il giorno dopo, si è chiesto: ma è vera
rottura? Congedandosi dai sindacati Spinetta ha detto: "Credo in questo
progetto...". Non ha detto "credevo". È un indizio? Certamente
Spinetta ha mostrato di non offrire margini di trattativa: al piano presentato
nella prima riunione ai sindacati ha apportato modifiche modeste, non
riedizioni. È escluso che possa ripresentarsi a Roma con novità di rilievo.
Dall'altra parte, la proposta "irricevibile" scritta dai sindacati -
che ruota sul concetto obsoleto di far rientrare dalla finestra lo stesso Stato
che esce dalla porta - non può essere cassata come se niente fosse, senza
esporre i rappresentanti dei lavoratori a un clamoroso dietro front. Chiaro che
qualche nuovo spazio va trovato. La domanda è la solita: e adesso che cosa può
succedere? Il termine è stato spostato in avanti nuovamente. Prima era il 31
marzo, poi è diventato il 2 aprile. Adesso è stato posposto all'8. Cinque
giorni dalle elezioni. Sarà la data ultima, oppure si preferirà rompere la
corda? Silvio Berlusconi ieri sera ha ribadito che la cordata italiana ci sarà
dopo lo stop ad Air France. A pochi giorni dal voto, con un impegno così forte
da parte del candidato più accreditato alla vittoria, ha senso completare una
trattativa che potrebbe rivelarsi in breve "politicamente scorretta"?
Di alternativa ce n'è una sola: l'amministrazione controllata. Decisione già
indicata, implicitamente, dal consiglio di amministrazione
di Alitalia nel suo comunicato di ieri sera. Che conseguenze e che
significato avrebbe? Certamente quello di avviare, a condizioni completamente
diverse, nuove trattative per la cessione - a quel punto - non più dell'Alitalia di oggi, ma di sue parti, secondo l'interesse dell'acquirente.
Diverso il prezzo, a quel punto: ma soprattutto diversi gli interlocutori. Non
più estenuanti confronti sindacali, ma un unico venditore con pieni poteri: il
commissario. Lufthansa, della quale abbiamo riferito un rinnovato interesse per
Alitalia anche attraverso la controllata Air Dolomiti,
ieri ha fatto sapere di ritenere il mercato italiano molto interessante anche
se "tuttora" non pensa a offerte. È su quel "tuttora" che
si può chiosare: è una dichiarazione calata nel presente, e non nel futuro.
L'interesse di Lufthansa, come quello di qualunque altra cordata, è di portar
via Alitalia al minimo: in amministrazione controllata
una società è in ginocchio, condizioni d'acquisto migliori non ci sono.
Lufthansa, che in passato aveva motivato il proprio diniego con il timore di un
abbassamento del proprio rating, deve fare i conti con un esborso
"straordinario" che Air France non contempla: e cioè le penali per la
rottura dei patti di partnership che legano Roma e Parigi, e per l'uscita
dall'alleanza SkyTeam (Lufthansa fa parte di Star Alliance). Si tratta, in
tutto, di 200-250 milioni. Ben più di quanto Air France non abbia offerto per
le azioni. Ma sia chiaro: se l'8 aprile il nuovo presidente Aristide Police
dovesse passare il testimone al commissario, nessuno pensi che la cosa - per Alitalia, per i lavoratori, per i passeggeri, per il Paese -
possa essere indolore. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 -
20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04
pagina 6 "L'esito negativo era prevedibile Giusto abbandonare la
trattativa" di Redazione Rifiutata la logica del "bevi o
affoga", gli altri sindacati hanno sbagliato da Roma Giuseppe Caronia,
segretario generale della Uil Trasporti, ha abbandonato il tavolo tra Air
France, Alitalia e sindacati un giorno prima della
drastica rottura di mercoledì sera. Una "conclusione prevedibile"
secondo il sindacalista che ha bocciato come errore tattico la proposta
formulata dai suoi colleghi a Spinetta e adesso attende il dopo-elezioni per
far ripartire il confronto. Per il nuovo governo Alitalia
dovrà essere una priorità. Segretario, alla fine la vostra strategia si è
rivelata premiante, in un certo senso. "La conclusione era prevedibile. Se
non ci sono margini per mediare non è una vera trattativa. Il documento
consegnato da Air France-Klm ai sindacati ha riconfermato il piano che ci era
stato precedentemente illustrato: non era cambiato nulla. Abbiamo rifiutato la
logica del "bevi o affoga" che ci è stata proposta in un contesto
politico debolissimo". E quindi avete abbandonato il tavolo.
"Spinetta ci ha fatto presente che sarebbe stato necessario il consenso
del nuovo governo oltre a quello del sindacato. Queste due condizioni non
avrebbero potuto essere soddisfatte se non dopo le elezioni". Una
trattativa poco trasparente, quindi? "Sia i sindacati che il ministro dei
Trasporti sono stati esclusi dal confronto e tutte le responsabilità sono state
addossate al ministero dell'Economia quale azionista. Poi il prossimo governo
potrebbe essere di orientamento opposto a quello attuale. Perché forzare la
mano?". La controproposta dei suoi colleghi è stata un errore? "Sì, è
stato commesso un errore di valutazione e i fatti mi danno ragione. Non è
escluso che dopo le elezioni possa diventare fruttuosa, ma in ogni caso sarà il
prossimo governo a occuparsene". Contemplate la possibilità del fallimento
o dell'amministrazione controllata? "Respingiamo fermamente questa ipotesi.
Il nuovo governo dovrà individuare come priorità le soluzioni adatte. Una cosa
è fare sacrifici un'altra lasciare che l'azienda fallisca". Ci sono delle
linee guida in base alle quali si può ripartire? "Innanzitutto,
diciamo no all'ipotesi di trasformare Alitalia in una
compagnia regionale. Questo è ciò che vorrebbe fare Air France-Klm. Il nuovo
governo deve assumere la questione Alitalia come
emergenza per il Paese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri
4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 8 Berlusconi: "Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra
musica" di Redazione Il Cavaliere: "C'è un'unità ritrovata con gli
alleati. Al governo ho realizzato solo l'85% del programma perché Buttiglione
faceva il "signor no"" Adalberto Signore da Roma L'occasione è
ghiotta in tutti i sensi. Così, quando Silvio Berlusconi si ritrova a girare
per gli stand della Coldiretti davanti a una carrellata di prodotti tipici non
resiste alla tentazione. Si avvicina a un piatto di mozzarelle di bufala, né
addenta una e improvvisamente si mette una mano sul petto ironizzando
sull'incubo diossina. Risate generali, mentre il Cavaliere prosegue la gag
misurandosi le pulsazioni. Poi, lo sguardo gli cade su un'enorme mortadella e
questa volta il siparietto che segue è per Prodi. Con Berlusconi che gesticola
un po' mostrandosi contrariato, si avvicina al balcone e - aiutato dal
presidente di Coldiretti - nasconde la mortadella sotto il tavolo. Sulla
questione delle mozzarelle alla diossina, d'altra parte, l'ex premier si
sofferma a lungo durante il suo intervento davanti agli agricoltori. La
"gestione del problema" da parte del governo, attacca, "è stata
dissennata dall'inizio alla fine", frutto di "incapacità pura",
perché "bisognava prima fare le verifiche e solo alla fine colpire".
Insomma, "hanno provocato danni incalcolabili per tutto il made in
Italy". Un argomento su cui tornerà certamente anche oggi durante il
comizio con Fini a Napoli. Non a caso, il Cavaliere ribadisce che, nel caso
vincesse le elezioni, tra i suoi primi compiti c'è quello di "togliere i
rifiuti dalle strade di Napoli" per "riconsegnare pulita l'immagine
della città e di tutta l'Italia". Un problema, spiegava qualche giorno fa
a chi nel suo staff gli consigliava di farsi riprendere dalle tv in mezzo ai
rifiuti, "sul quale non si può speculare". Così, oggi a Napoli si
limiterà a un comizio in piazza Plebiscito. Su Alitalia, invece, torna ad appellarsi "all'orgoglio dei nostri
imprenditori" perché "per partecipare non servono milioni ma basta
una fiche". Poi conferma che "la tassa di successione sarà abolita
nel primo Consiglio dei ministri" e ironizza su Veltroni che presenta
"un programma da opposizione al governo in carica". La
giornata del Cavaliere va avanti tra un faccia a faccia a Palazzo Grazioli con
Giuseppe Pizza, un pranzo con gli ambasciatori dei Paesi Ue e la cena
elettorale a sostegno di Antoniozzi, candidato del Pdl alla provincia di Roma.
A via del Plebiscito, con un suo collaboratore l'ex premier si sofferma anche
sull'Economist, che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per
Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a governare".
"Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con il pensiero a
quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la copertina.
"Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che non mi
spiego". D'altra parte, dice il senatore azzurro Casoli, "quando c'è
la campagna elettorale diventa il foglio preferito del centrosinistra".
Con gli ambasciatori, Berlusconi, si dice sicuro del risultato elettorale e
promette "un governo saldo e in grado di fare le riforme". Secondo
l'ex premier, racconta chi era presente al pranzo, il centrodestra "avrà
almeno venti senatori in più" rispetto all'opposizione e "potrà godere
di una ritrovata unità con gli alleati". D'altra parte, "la scorsa
legislatura ho realizzato solo l'85% del programma" perché "in
Consiglio dei ministri c'era Buttiglione che faceva il "signor
no"". Insomma, senza l'Udc di Casini e con un "partner affidabile"
come l'Mpa di Lombardo "vedrete che la musica cambierà". Anche
perché, dirà a tarda sera, senza "un'ampia maggioranza non vale la pena di
iniziare a cambiare le cose... ". Eppoi, spiega durante un'intervista
all'emittente romana T9, "i cattolici si ritrovano nel Pdl".
"Dopo quello che ha detto il generale Del Vecchio sui militari gay -
aggiunge - anche il Pd probabilmente non sarà più così ben voluto in
Vaticano". Sulla politica estera, invece, grande appoggio a Putin che
"è da comprendere" se alza i toni perché si sente
"accerchiato" dalla Nato mentre è alle prese con "il difficile
compito" di "costruire una democrazia". Il pranzo si chiude con
una barzelletta sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i
giornali, ma di farsi fare una rassegna stampa dei soli articoli favorevoli.
"Il giorno dopo chiamo Paolino (Bonaiuti, ndr) e gli chiedo di avere solo
i ritagli dei giornali che parlano bene di me. Non l'ho più visto per un
mese...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Calearo
"Fallire può servire vinca il mercato" roma - Il
fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per
ripartire e tornare sul mercato in modo sano. Lo ha detto Massimo Calearo, ex
presidente di Federmeccanica e candidato del Pd, lo ha detto a Radio Radicale:
"Eravamo vicini ad una situazione di farsa - ha dichiarato - ormai siamo
alla catastrofe. Alitalia è una impresa che
vive di mercato e che deve avere i tempi del mercato. Un certo tipo di
sindacato, perché non è tutto uguale, non si rende conto che esiste un mercato,
una concorrenza". Il fallimento dunque non è un tabù? "Io che vivo di
mercato - ha aggiunto - me ne rendo conto tutti i giorni, chi invece vive di
monopolio o di tariffe crede che sia impossibile, ma è la realtà dei fatti. E'
già successo per altre compagnie".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia La
Caporetto dei nove leader così finisce il loro potere di veto Tanti errori,
lavoratori delusi. Palazzo Chigi: ora capiranno Treu: "Pensavano di
trattare alla pari coi francesi, ma Alitalia sta fallendo" Dall'irrigidimento al dietrofront, e ora
Letta si è dato 48 ore per far ripartire il dialogo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA)
ROBERTO MANIA Solo a denti stretti ammettono che stanno rischiano una nuova
"eroica sconfitta". Come quella alla Fiat nell'80, dopo lo shock
della marcia dei quarantamila colletti bianchi organizzati da Cesare Romiti.
Ora sperano di non fallire, insieme all'Alitalia. Ora
lottano anche contro se stessi. Perché sanno di aver commesso un errore ad
alzare il prezzo nella trattativa con i francesi. E provano a fare retromarcia.
Quella di ieri è una giornata che può segnare una svolta per il sindacato.
"La loro terribile Caporetto", come ha detto Pietro Ichino. Epifani e
Bonanni (visto che Angeletti si era già tirato fuori dalla mischia) non si
aspettavano la reazione del numero uno di Air France. Abituati, come tutti le
altre sei organizzazioni sindacali di categoria, a ben altre controparti
avevano preparato la loro proposta cercando la sponda della politica. Come
sempre si è fatto all'Alitalia. Altrimenti non si
spiegherebbero i quindici miliardi di debito accumulati in quindici anni.
Sostengono, i sindacati, anche di aver trovato la "non ostilità" del
premier Romano Prodi. Tanto che l'ex presidente della Magliana, Maurizio Prato,
si era detto d'accordo a usare la carta Fintecna per provare a uscire
dall'impasse. Ma da Palazzo Chigi si nega che sia mai arrivato un via libera.
Perché la risposta spettava al compratore. La risposta è stata no: perché
mantenere l'attività di manutenzione dentro l'Alitalia
sarebbe stato incompatibile con l'obiettivo del risanamento. Invece per Cgil e
Cisl significava conservare un potere decisivo: nella manutenzione hanno le
loro roccaforti. Da lì si può bloccare il trasporto aereo, pur avendo una
manciata di iscritti tra i piloti. Questione di potere, insomma. Come se nulla
fosse cambiato, come se l'Alitalia potesse ancora
essere salvata con i soldi pubblici. "I sindacati, anche le confederazioni
- sostiene Tiziano Treu, giuslavorista, già ministro del Lavoro e dei
Trasporti, e ora candidato del Pd - hanno pensato di fare la trattativa con Air
France come se fosse una situazione normale. E invece no: i francesi ci
trattano così perché non ci sono margini. Questa è un'azienda che sta fallendo
e i nostri sindacati non hanno mai visto una grande impresa che porta i libri
in tribunale. Da Spinetta ci si può aspettare al massimo qualche aggiustamento.
è irrealistico pensare ancora di buttarla in politica". Da ieri l'hanno
capito i sindacati, abbandonati anche dalla politica. "Siamo stati
lasciati nudi dal governo", diceva Bonanni. E a due passi da Montecitorio,
al cinema Capranichetta, nella conferenza stampa della retromarcia, tutte le
otto sigle sindacali spiegavano che la loro controproposta intendeva stare
all'interno del piano di ristrutturazione di Air France. Da ieri Spinetta è
ancora più forte. La sua appare sempre più una "ritirata strategica".
Allora - se tornerà - sarà lui ad alzare il prezzo. è uno spartito europeo che
i sindacati italiani già conoscono: inverno 2005, vertenza ThyssenKrupp di
Terni. I sindacati dicono no ai tedeschi che si alzano e se ne vanno. Poi
tornano e si firma. Alle loro condizioni, però. Ma di errori Epifani e Bonanni
ne hanno fatti anche altri. Per esempio non hanno accettato di incontrare
Spinetta quando venne a Roma. Loro volevano parlare solo con il governo. Al
quale ora - stretti nell'angolo - chiedono una mano per riprendere il
negoziato. Il sottosegretario Enrico Letta è stato incaricato di riallacciare
il dialogo. Ma si muove con cautela perché il premier Romano Prodi non ha
cambiato idea: da Bucarest ha ribadito che considera la posizione dei sindacati
"irresponsabile". Per cui prima di aprire un tavolo dovrà avere tante
rassicurazioni. Il governo si è dato 48 ore, mentre Parigi, per ora, non dà
segni di cedimento. L'obiettivo del governo non è quello di arrivare ad un
accordo. Troppo difficile, ormai. L'obiettivo è minimo: fare in modo che
riprenda il confronto per abbassare la temperatura della polemica elettorale.
"Ma per un po' - dicono a Palazzo Chigi - faremo cuocere i sindacati nel
loro brodo". La prossima settimana il primo incontro. Fino a giugno i
soldi in cassa alla Magliana potrebbe anche bastare per pagare i fornitori e
gli stipendi. Ma non è detto perché le prenotazioni di biglietti sono già
crollate del 40 per cento. I lavoratori sono preoccupati e depressi perché
conoscono come sono andate le cose per i loro colleghi di Sabena e SwissAir
dopo il fallimento. E allora cominciano a organizzarsi: c'è chi raccoglie le
firme contro i sindacati, chi manifesta a sostegno di Air France. Certo, sono
iniziative promosse dai dirigenti. Andò così anche a Torino nel 1980. La storia
non si ripete, si sa. Ma anche questi sono i segnali di una nuova débcle
sindacale.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Il leader
della Uil critica gli otto sindacati che hanno alzato il prezzo e spiega il suo
abbandono del tavolo Angeletti: "Siamo troppi, basta rilanci"
"Se Spinetta non si ripresenta, sarà un grosso guaio. La cordata italiana?
Ma quale?" ANTONELLO CAPORALE Lo riconoscereste tra cento per via del
colletto della camicia. E' disegnato a lancia, piuttosto perforante e tesa: la
punta sfiora l'esofago, senza però raggiungerlo. Luigi Angeletti, sindacalista,
segretario della Uil, ha trovato un sarto che per via dell'amicizia gliele cuce
senza protestare. "Solo io ce le ho così". Solo lei ha dichiarato che
si sarebbe incatenato mani e piedi alla sedia pur di trattare con i francesi e
invece è fuggito per primo. "Sono stato consapevole che il sindacato non
avrebbe mai accettato di pagare un prezzo così alto. Doveva mandar giù tanta di
quell'acqua?". Diciamoci la verità. "Ce la vogliamo dire tutta?"
Mi sembra il caso. "Allora, partiamo da questa considerazione. Un
sindacato fa il suo mestiere: difende il lavoratore. Alitalia
è una grande azienda piena zeppa di sindacati. Alcuni sono piccolissimi e
rappresentano fette di lavoratori. Tipologie, segmenti". I piloti badano
ai piloti. "E i sindacati dei piloti pensano di spuntare la migliore delle
condizioni. Poi quelli di terra, e quegli altri e quegli altri". Un mal di
testa di sindacati. "Troppi, veramente". Così lei ha detto: meglio
che si fallisca e andiamo tutti a casa. "I soldi ci sono, non è vero che
si chiude bottega tra due giorni o una settimana. Facciamo passare le
elezioni". Facciamole pure passare, e se Spinetta non si ripresenta?
"Lei dice?" Ipotesi. "Un guaio grosso". Arriva mezza
cordata italiana. Col resto della corda vi impiccate? "Ma quale
cordata?". Il sindacato non ha come compito di tendere al bene comune.
"Il sindacato fa i fatti suoi: difende gli occupati. Nessun altro grande
orizzonte in testa. E fin che può intigna. Legittimo". Intigna.
"Capiamoci: io sono uno di quelli che avrebbero visto bene Air France. Ma
non era il caso di proseguire, mi sono accorto che invece di trattare i miei
colleghi rilanciavano da matti". Il francese si è preso paura. "Alla fine della fiera è spuntata la proposta: l'Italia mette i
soldi che servono e tu compri Alitalia che però resta così
com'è". Il bene comune. "Non credo di fare una confessione scabrosa: Alitalia ha tanti piloti che potrebbe permettersi il triplo di aerei. E
impiegati amministrativi in numero sufficiente a coprire le esigenze di dieci
aziende. Un call center che costa due, tre volte di più di quelli
equivalenti. Ma se io, sindacalista, ho la mia base tra i lavoratori, magari
precari, del call center, come diavolo faccio ad accettare la realtà? La
contrasto con tutte le mie forze". E diciamolo! "E diciamo che se
domani si facesse un referendum tra i dipendenti Alitalia
la maggioranza assoluta sarebbe favorevole al piano Air France". Speriamo
tanto che monsieur Spinetta vi riconvochi. "Il timore è che intraveda lo
scalpo e giochi al ribasso". Col fallimento in mobilità ci andrebbero
anche un bel po' di sindacalisti. "Ah, quelli sono mobili per
natura". E se ne fregano. "Ma che gli importa?".
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Retromarcia
dei sindacati spiraglio su Air France-Alitalia Mediazione del governo.
Crollano le prenotazioni Il cda della compagnia nomina Aristide Police nuovo
presidente LUCIO CILLIS ROMA - Ora la missione è salvare Alitalia. L'improvviso stop alla trattativa con Air France, lo spettro
del fallimento sullo sfondo, hanno messo in allarme i dipendenti della
compagnia e gli stessi sindacati, pronti a rinunciare alle novità
contenute nella controproposta che ha causato la fuga dei francesi. Anche il
governo - che torna in campo con maggiore incisività, dopo mesi di distacco -
mira ad una chiusura rapida della vertenza, al ritorno al dialogo senza
umiliare le sigle di categoria. E all'ennesima grana maturata con la rottura
della trattativa (le dimissioni del presidente di Alitalia
Maurizio Prato) il Tesoro ha risposto con la nomina del 40enne Aristide Police,
professore di diritto amministrativo, già consigliere del cda. La nomina di
Police alla presidenza è arrivata nel giorno della sospensione delle
contrattazioni per il sofferente titolo Alitalia che,
per decisione di Borsa Italiana, resterà nel limbo fino a martedì prossimo.
Romano Prodi sta seguendo gli sviluppi della vicenda dall'estero ed ha espresso
l'auspicio che la compagnia di bandiera "possa riallacciare la trattativa
con Air France". Dietro le quinte, infatti, si ricuciono le posizioni, per
tenere in piedi quel che resta dell'orgoglio aereo italiano e mantenere il
posto di lavoro a 18mila persone. Un lavoro delicato, affidato al
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, che appare
estremamente difficile ma non impossibile. E ieri mattina il numero uno di Air
France Jean-Cyril Spinetta e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa,
si sarebbero sentiti telefonicamente, nonostante lo stop al dialogo che si era
consumato solo poche ore prima. Il cda di Alitalia,
con una nota, ha dovuto prendere atto del fallimento di questo tentativo di
accordo con Spinetta: "Non essendosi avverate nei termini previsti
condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo,
questa iniziativa è venuta meno". Una proposta che il consiglio
"continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia
il ritorno ad una crescita profittevole". Segno di una possibile ripresa
dei contatti, al netto del problema legato ai conti e alla continuità aziendale,
temi che saranno oggetto di una analisi "con il supporto di advisor,
finanziari e legali, nella prossima riunione dell'8 aprile". Di fronte
alla chiusura netta dei francesi, al rischio sempre più concreto di un
commissariamento e di una caduta verticale delle prenotazioni passeggeri (si
parla del 40%), ieri le sigle di categoria hanno fatto un passo indietro.
Dovuto anche alla crescente pressione che dalla base dei dipendenti comincia a
spingere per una soluzione rapida e il più possibile indolore della vicenda.
Che esista il rischio concreto di proteste fuori controllo - anche a favore
della soluzione francese - lo dimostra, tra l'altro, l'invito fatto dal
presidente dell'Enac, Vito Riggio, ai dirigenti dell'ente al fine di
"limitare ed impedire" eventuali clamorosi (e pericolosi) blocchi a
sorpresa negli aeroporti da parte dei lavoratori. Dai sindacati, dunque,
arrivano segnali di distensione. "La nostra proposta - hanno spiegato ieri
i rappresentanti delle otto sigle - è negoziabile e non certo ultimativa".
E da Parigi si guarda con attenzione a Roma. Spinetta sarebbe pronto a limare
(di poco) il piano e a tornare già nei prossimi giorni in Italia per chiudere,
ma senza stravincere.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Tensione
tra i lavoratori e dimostrazioni a Fiumicino e al quartier generale della
Magliana, sindacati nel mirino Hostess in rivolta: "Vogliamo i
francesi" Dopo l'assemblea in aeroporto via alla
raccolta di firme per la ripresa della trattativa CARLO PICOZZA ROMA - è la
giornata delle hostess e dei colletti bianchi di Alitalia. Tutti
per la ripresa delle trattative. Qualcuno anche restituendo la tessera
sindacale. Convinti che il fallimento del negoziato con Air France non abbia
alternativa realistica al commissariamento della compagnia di bandiera
italiana. I primi a scendere in campo sono i quadri e i dirigenti.
Lasciano gli uffici senza timbro d'uscita sul cartellino marcatempo. La
minoranza silenziosa, per due ore è padrona del piazzale davanti al centro
direzionale della compagnia, tra Roma e Fiumicino. Con loro ci sono i capi
delle varie aree, dal Marketing al Personale, al "Ground". Escono
allo scoperto. Ognuno tiene in alto un foglio con su scritto "Io non ci
sto". Contestano "gli otto sindacati che hanno fatto saltare il
negoziato e dimettere l'amministratore Prato". Lo fanno "con l'occhio
alla marcia dei 40 mila di Torino", nell'ottobre 1980. Loro sono duecento.
"Ma", spiega Giuseppe Mazzeo, "la nostra vuole essere una
testimonianza: un messaggio di sostegno a Prato e un invito al numero uno di
Air France di tornare a trattare". Due grandi cartelli sono affissi sui
cancelli di ingresso del centro direzionale: "Prato torna",
"Spinetta nun ce lassà". E davanti a una contromanifestazione
organizzata alla buona da qualche dirigente sindacale c'è più di un alterco. Si
rasenta la rissa. "Non ci sentiamo rappresentati dai sindacati",
taglia corto Nadia Carcassi. E dall'altra parte Patrizia Angiani replica:
"Dove eravate quando lottavamo anche per difendere il vostro posto di
lavoro?". "I sindacati", per Valerio Francioni, "portano la
responsabilità di aver fatto saltare l'accordo". "La proposta Air
France è l'unica onorevole", commenta Giancarlo Moro (Cargo). E in serata,
a Fiumicino, le protagoniste diventano le hostess. Dopo l'assemblea, con 400
assistenti di volo, promossa da Cgil, Cisl, Sdl, Ugl, Anpav e Avia, alcune di
loro propongono di raccogliere firme "per riprendere la trattativa allo
scopo di evitare un irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti". La
paura, come spiegano i delegati sindacali, nelle ultime ore si è fatta
"palpabile".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Primo Piano Pagina
105 Quarantotto ore di tempo per l'ultimo disperato tentativo. Il cda nomina
presidente Aristide Police Alitalia-Air France, il
governo prova ancora Quarantotto ore di tempo per l'ultimo disperato tentativo.
Il cda nomina presidente Aristide Police --> ROMA Il governo spera ancora
nella carta Air France per Alitalia e si dà 48 ore di
tempo per ricucire i fili della trattativa. "Serve buon senso", ha
affermato ieri il presidente del Consiglio Romano Prodi, impegnato a Bucarest
per il vertice Nato. Quarantotto ore durante le quali il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Enrico Letta cercherà di mettere insieme tutti i
tasselli del puzzle, nell'estremo tentativo riavviare la trattativa tra
sindacati e Parigi. Nel frattempo, il cda della società corre ai ripari dopo le
dimissioni di Maurizio Prato e nomina Aristide Police alla presidenza della
compagnia. Anche perché Parigi resta al momento l'unica alternativa al
fallimento. Silvio Berlusconi rinnova infatti l'appello agli imprenditori
italiani, sollecitando il loro orgoglio, convinto che sia giusto che Alitalia resti una compagnia di bandiera. E per convincerli
ha spiegato che non occorre investire milioni, ma "basta anche una
fiche", aggiungendo poi che "la cordata ci sarà dopo la fine della
trattativa con Air France". Certo però, ha aggiunto il portavoce del
Cavaliere Paolo Bonaiuti, una cordata non può venire fuori se prima non si fa
una due diligence. E se qualche scelta è stata opaca è quella che porta la
firma del governo: l'esecutivo Prodi ha "privilegiato un solo acquirente,
Air France, che ha presentato un'offerta", ha accusato, "rivelatasi
una sorta di esproprio proletario e che ha fatto precipitare il titolo del
20%". SI LAVORA ANCORA Il governo comunque continua a lavorare con
l'obiettivo di portare a termine la privatizzazione ed evitare il
commissariamento. Un'opzione quest'ultima che, tra l'altro, il Cavaliere si
guarda bene dal commentare: "Chiedetelo a chi ha responsabilità di
governo. Io sono all'opposizione", ha replicato secco. Nonostante i
rapporti con i francesi si siano molto incrinati, oggi lo spettro del
fallimento sembra un po' meno vicino. Dal fronte sindacale, dopo l'ultimatum di
ieri, sono infatti arrivati segnali di apertura. Vero è che il tempo a
disposizione non è molto. Il governo si è dato due giorni ma anche il numero
uno di Air France Jean-Cyril Spinetta, a quanto si apprende in ambienti di
governo, non avrebbe intenzione di andare per le lunghe. La scadenza sarebbe
fissata a domenica. LE ELEZIONI Una tempistica dettata anche dalla convinzione
che in caso di vittoria del centrodestra per Parigi tutto diventerebbe più
difficile. Trovare un punto di mediazione, dopo la rottura consumata ieri, non
è un'operazione facile. Ma la linea è di non lasciare nulla di intentato, come
ha ribadito il ministro Cesare Damiano: "Altrimenti la situazione può
andare fuori controllo". E così mentre Prodi era al vertice Nato, Enrico
Letta ha convocato a Palazzo Chigi una sorta di unità di crisi con i ministri
Tommaso Padoa-Schioppa, Alessandro Bianchi, Pierluigi Bersani: due riunioni,
una a metà mattinata e una in serata, per fare il punto e individuare le
strategie migliori da mettere in campo. Un lavorio che però al momento non
prevede alcun incontro ufficiale fra il governo e i sindacati, ha precisato il
portavoce dell'esecutivo Silvio Sircana. D'altro canto, il governo sembra avere
le idee chiare: "Una ristrutturazione era indispensabile e quella proposta
da Air France", ha sottolineato Prodi, "non era certo più severa di
quelle che hanno dovuto subire altre compagnie aeree nell'ultimo
decennio". NUOVO PRESIDENTE Il consiglio di amministrazioni di Alitalia, riunito ieri, ha preso atto delle dimissioni
rassegnate mercoledì sera dal presidente e amministratore delegato Maurizio Prato
e ha nominato al vertice della compagnia Aristide Police. "Il consiglio di
amministrazione", è stato detto in una nota, "ha altresì preso atto
che, non essendosi avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del
Contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo, questa iniziativa è venuta
meno; iniziativa che, peraltro, il consiglio continua a ritenere idonea ad
assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita
profittevole". Un'altra riunione è prevista per il prossimo 8 aprile.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
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Primo Piano Pagina
105 lo scontro Il lavoratori sconfessano i sindacati: "La trattativa deve
riprendere" Lo scontro --> ROMA La trattativa con Air France-Klm deve
riprendere. È la base dei lavoratori di Alitalia che
lo chiede con forza (ieri un'assemblea con almeno 400 addetti). Qualcuno ha
anche riconsegnato la tessera sindacale, mettendo in non poco imbarazzo e
difficoltà alcune sigle dopo l'aut aut di ieri di Spinetta. Che anche il
governo vuole provare a riportare al tavolo. E si è dato 48 ore per questa
difficile missione. Le diplomazie sono già al lavoro. Da Parigi, però, non c'è
alcun segnale. Ma il numero uno di Air France-Klm ha detto di credere
profondamente al progetto per Alitalia e potrebbe
ripensarci. E avrebbe posto come termine domenica. Se tornasse a Roma, quindi,
sarebbe per chiudere. PASSO INDIETRO Riannodare i fili non sarà semplice, ma
all'ingresso del tunnel del fallimento, i sindacati sono disponibili a fare un
passo indietro, a riprendere il dialogo. Ma chiedono che ci sia una trattativa
vera, non il prendere o lasciare di un contratto indigesto già pronto da
sottoscrivere. "Se Air France cambierà, anche noi del sindacato saremo più
duttili, ciascuno andrà incontro all'altro", ha assicurato il leader della
Cisl Raffaele Bonanni. Il tavolo deve essere riaperto, "perché abbiamo
qualcosa su cui lavorare", ha incalzato il presidente dell'Anpac Fabio
Berti. "Finalmente c'è una disponibilità", ha commentato il
segretario della Filt Cgil, Fabrizio Solari, "non un accordo dove un solo
lavoratore non sa che fine fa". Fuori dal coro la
Uiltrasporti che rivendica la propria uscita anticipata dal tavolo ma che
tornerà a sedersi alla trattativa solo se Air France "migliorerà il
piano". Prima verifica oggi all'incontro in Alitalia, mentre
il nodo da sciogliere è sempre quello della partecipazione nella nuova società
della finanziaria di Stato Fintecna, che ha il 49,4% delle attività di terra di
Alitalia Servizi.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
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Commenti IL
cavaliere stanco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Se McCain e Berlusconi vinceranno
le rispettive elezioni, saranno di un anno più vecchi di Ronald Reagan quando
costui fu eletto presidente degli Stati Uniti a 70 anni. La loro età sarebbe
più o meno intermedia a quella che Winston Churchill aveva quando divenne Primo
ministro del Regno Unito nel
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del
04-04-2008)
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Economia Pagina 213
Treni. L'amministratore delegato di Ferrovie parla del trasporto su rotaia e
della linea Golfo Aranci-Civitavecchia "Nave merci? Non porterà solo
carri" Treni.. L'amministratore delegato di Ferrovie parla del trasporto
su rotaia e della linea Golfo Aranci-Civitavecchia Vendita delle aree di
Cagliari, Fs tratta con la Regione --> Vendita delle aree di Cagliari, Fs
tratta con la Regione L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro
Moretti parla dei progetti della società nell'isola. DAL NOSTRO INVIATO
GIUSEPPE DEIANA PULA I due estremi delle ferrovie sarde stanno a Cagliari e Nuoro.
La città barbaricina è l'unico capoluogo di provincia in tutta Italia non
toccato dai treni delle Ferrovie dello Stato. A Cagliari, invece, c'è un vero e
proprio gioiello di tecnologia: una sala operativa dalla quale il personale
controlla l'intero sistema ferroviario sardo di Rfi e la Sardegna è stata la
prima regione ad avere una gestione centralizzata dei treni, altamente
innovativa e sicurissima. E proprio di innovazione ha parlato ieri a Pula (in
occasione del tour sardo di Walter Veltroni) l'amministratore delegato di
Ferrovie dello Stato e Trenitalia Mauro Moretti. Fama da duro, il numero uno di
Trenitalia è un manager lucido nell'esposizione dei suoi programmi e
determinato nel raggiungere gli obiettivi. Forse non a ogni costo, ma
certamente con il coinvolgimento di tutti, a iniziare da istituzioni ed enti
locali. L'obiettivo non è il mantenimento dei posti di lavoro, quanto
realizzare con le forze disponibili un sistema ferroviario efficiente, moderno
e che guardi alla logistica, punto d'approdo della strategia di Moretti.
Partiamo dal problema più urgente: la nave ferroviaria che collega
Civitavecchia con Golfo Aranci sarà tagliata? "Nessun taglio. La rete è
lì. C'è un traghetto pronto per le merci che chiedono di essere trasportate. Se
ci sono operatori che vogliono fare business utilizzando il trasporto
ferroviario, siamo pronti a garantire il servizio. Altrimenti si possono
trasportare container o camion". Il problema dunque non è il trasporto
merci su ferrovia? "Guardi, bisogna fare una riflessione su come fare il
trasporto merci anche con la Regione, come facciamo in tutta Italia. Quando
sono arrivato alla guida delle Ferrovie ho trovato un servizio che era fermo
all'inizio del 1900, quando ancora non si utilizzavano i camion. In tutta
Italia c'erano oltre 800 piccoli scali merci. Era un mondo separato dal resto
del Paese, per giunta con tante perdite sul fronte economico". E allora ha
usato la scure. "Il servizio era costosissimo e poco soddisfacente per i
clienti. Se, per fare un esempio, c'è un grande business su Cagliari,
concentriamo qui il servizio. Se c'è necessità di trasportare in tempi brevi
una merce perché non utilizzare il gommato oppure riempire un container, se è
più conveniente". Cosa cambierà subito? "Ci stiamo trasformando da
ferrovieri in operatori della logistica a tutto campo. Non vogliamo solo
traghettare il cargo dall'origine alla destinazione, ma organizzare un servizio
che faccia tutto questo in tempi brevi e in modo efficiente e vantaggioso. Se
serve il treno lo utilizzeremo, altrimenti, per trasporti meno importanti,
anche altro". E i costi cresceranno? "Se fosse rimasto l'attuale
sistema, avremmo dovuto quadruplicare le tariffe. Ora, si cercherà di
raggiungere il porto più vicino o il centro dove si sviluppa il maggior traffico
merci". Tutto questo comporta però anche grossi investimenti. "Siamo
in grado di sostenerli e soprattutto di parlare con partner marittimi più
grandi utilizzando come terminal quelli più importanti. Ecco perché sono stati
tagliati in tutta Italia 400 piccoli scali, concentrandoci sui luoghi dove
possiamo servire l'industria e utilizzare i container: a Genova, per esempio,
siamo entrati nella gestione del terminale di Voltri". Anche Poste
Italiane vuole fare logistica. Due concorrenti entrambi dello Stato. "E
infatti abbiamo costituito una società, Italia Logistica, partecipata al 50% da
noi e da Poste Italiane, per curare la parte della logistica nei dettagli.
Nell'ultimo anno abbiamo già aumentato il traffico merci del 4%, siamo il
secondo operatore in Germania per quantità trasportata sui treni e siamo forti
sulle auto. D'altronde, non si poteva continuare a buttare via risorse solo per
difendere un ferroviere, altrimenti si finisce come Alitalia". Questo discorso però potrebbe portare a ridurre il servizio
in Sardegna. Nell'isola vogliamo potenziare il servizio metropolitano e
migliorare le linee a sud di Oristano, dove si concentra il 70% dei passeggeri
sardi, con un parco treni più moderno: presto avremo dieci Minuetto".
E nel resto dell'isola? "Vogliamo abbreviare i tempi di percorrenza tra
Cagliari e Sassari, arrivando a due ore, e quella per Olbia, restando entro le
due ore e mezzo, utilizzando treni a cassa oscillante che possano essere
utilizzati nell'isola. Abbiamo contatti con due o tre costruttori. E abbiamo
progetti importanti per migliorare le Ferrovie e restituire le aree che non ci
servono alle città". Si dice che anche a Cagliari metterete in vendita il
patrimonio immobiliare. "A Cagliari, a Olbia, come in molte altre città le
nostre aree sono le ultime rimaste all'interno dei centri storici e possono
essere valorizzate per scopi sociali, trasformandole in aree di servizio. Come
è nostro uso, ci rivolgiamo prima di tutto alle istituzioni per valorizzare
queste aree. Solo in seconda battuta, guardiamo ai privati. Fino ad ora in
Sardegna non abbiamo avuto contatti con privati, ma con la Regione e con questa
vogliamo chiudere in tempi brevi per l'area di Cagliari, dietro la stazione.
Queste zone possono diventare importanti per la città, ma noi non possiamo
dimenticare la nostra missione che è quella di fare utili, da reinvestire
peraltro in servizi per la clientela".
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 20 Al Vinitaly la guerra delle bottiglie Guai anche per sua maestà il
Brunello di Paolo Marchi La procura di Siena ha sequestrato l'annata 2003 delle
più celebri aziende toscane nostro inviato a Verona È proprio un periodo che
noi italiani non possiamo prescindere dai francesi e dalle botte che ci danno
in capo. Li avremo pure sconfitti nella finale calcistica planetaria di Berlino
2006, ma poi hanno nazionalizzato Carla Bruni, vorrebbero
azzerare l'Alitalia, ci rimpiccioliscono a livello ristoranti Michelin, hanno
dubitato della nostra mozzarella di bufala quando noi siamo i primi sostenitori
dei loro formaggi e anche del loro Champagne. Mannaggia ai nostri cugini, da
cui abbiamo solo da imparare a livello di marketing. Nella giornata
inaugurale del 42° Vinitaly a Verona, si torna a parlare di etichette e cosa
salta fuori? Che le hanno inventate loro, i francesi. Tutto merito, guarda
caso, dello champagne. Prima del Settecento pare che nessuno etichettasse le
merci agroalimentari. Poi è successo che Dom Perignon inventasse le bollicine e
con esse il primo vino che andava imbottigliato perché impossibile per le
damigiane. Prima il nome del produttore, poi la zona di produzione, quindi il
vitigno, le denominazioni e i consorzi, le note allegre e da poco quelle
macabre come per le sigarette. Ieri convegni e appelli. La Coldiretti ha
attaccato una volta ancora il ministro De Castro e la possibilità data a chi
produce vini da tavola, qualcosa come il 60% del mercato, tantissima quantità
ma ben scarsa qualità, di precisare annata (e fin qui passi) e vitigno, il vero
problema perché siamo in Italia. Nel senso che molti produttori si stanno
attrezzando, vitando in Romania e paesi improbabili, uve sagrantino, la più a
rischio taroccamento, quindi vernaccia, prosecco e aglianico. Questo perché
sarà possibile commercializzare questi vini, nati all'estero e imbottigliati in
Italia, con etichette del tipo Sagrantino 2009 (scritto bello grande) Vino da
Tavola (scritto ben piccolo). Finirà che l'esperto cercherà il Sagrantino di
Montefalco Docg, poi, come per i vari balsamici, troverà chi lo spernacchierà
perché ha trovato un "ottimo" Sagrantino a pochi euro. E questo non è
il solo grattacapo per il mondo enologico italiano. Le maggiori aziende
produttrici del vino italiano più famoso nel mondo, il Brunello di Montalcino,
sono sotto inchiesta dalla magistratura di Siena con l'ipotesi di frode
alimentare. Secondo le ipotesi dei pm tredici case vinicole avrebbero violato
il disciplinare di produzione del Brunello utilizzando uve non Sangiovese
nell'arco di tempo fra il 2003 e il 2007. I magistrati hanno anche disposto il
sequestro delle bottiglie dell'annata 2003 di alcune delle più celebri case di
produzione: Antinori, Frescobaldi, Argiano e Castello Banfi. Il presidente del
Consorzio a tutela del Brunello, Francesco Marone Cinzano ha sottolineato come
il "danno d'immagine sia grave; ovviamente noi vogliamo che la
magistratura faccia il suo lavoro, ma chiediamo che si concluda in tempi
brevi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 27 Gemina paga (-9,8%) la rottura Alitalia-Air France di Redazione Il fallimento delle trattative tra Alitalia e Air France penalizza il titolo Gemina, controllante di
Aeroporti di Roma. Il titolo ha chiuso in perdita del 9,79% a un prezzo di
riferimento di 0,86 euro. Nelle sale operative si teme che il possibile collasso
di Alitalia (ieri sospesa dalle contrattazioni di Piazza Affari) si
traduca in una drastica riduzione dei voli negli scali romani gestiti da Adr.
Il piano dell'amministratore delegato e presidente dimissionario di Alitalia, Maurizio Prato, prevedeva infatti un rafforzamento
di Fiumicino a fronte di un ridimensionamento dell'hub milanese di Malpensa,
stessa direzione in cui si indirizzavano anche i programmi dei francesi.
L'attuale nulla di fatto con Air France apre invece uno scenario incerto, in
attesa di capire se prenderà corpo la cordata italiana. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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N. 81 del 2008-04-04
pagina 27 Mediobanca in retromarcia di Redazione Fiera Milano continua a
strappare Senza le fiammate del titolo Alitalia,
sospeso da Borsa italiana, Piazza Affari chiude in leggero calo la seduta, con
il Mibtel in flessione dello 0,19%, mentre lo S&P/Mib ha ceduto lo 0,11%.
Pur in un mercato senza grandi spunti, Eni si è comportata bene (più 0,86%), ma
ancor più in evidenza si è messa Seat (più 2,22%), che ha affermato di non
essere a conoscenza di imminenti cambi al vertice. Bene anche Fiat, in crescita
dell'1,33%. In difficoltà Stm (meno 3,5%), debole anche il settore media, con
L'Espresso in perdita del 2,44% e Mondadori dell'1,89%. Poco mosse le banche
(meno 0,72% Unicredit, meno 0,67% IntesaSanpaolo) a eccezione di Mediobanca,
giù dell'1,95%, e di Banco Popolare, in recupero del 2,16%. Tra gli
assicurativi, giù Fondiaria del 2,89%. Sospesa Alitalia, in Piazza Affari le vendite si sono concentrate su Gemina (meno
9,8%), la holding di controllo di Aeroporti di Roma, per il timore che il
collasso di Alitalia possa portare a una drastica riduzione dei voli negli scali
romani. Ancora molte richieste su Fiera Milano dopo l'assegnazione dell'Expo
2015 al capoluogo lombardo: il titolo è rimasto sempre sospeso per
eccesso di rialzo con un rialzo teorico del 24,3%. In un contesto di stabilità
per il settore delle tlc prosegue la corsa di Tiscali (più 6%) sull'ipotesi di
una prossima vendita di asset del gruppo. In Europa, giornata nera per le
compagnie aeree (Ryanair ha perso il 4,6%, British Airways il 3,7% e Lufthansa
l'1,2%) con l'eccezione di Air France (più 2,4%). In calo a Parigi Bnp Paribas
(meno 1,9%), e SocGen (meno 2,5%) A un'ora dalla chiusura, in lieve rialzo New York
(più 0,21% il Dow Jones, più 0,13% il Nasdaq). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI
SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
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Pagina V - Genova
Dario Balotta, esperto di trasporti: inutile aprire a spot nuovi collegamenti
"Alleanze e marketing per uscire dal pantano" "L'obiettivo dev'essere
arrivare a un milione e mezzo di passeggeri l'anno. Si punti su un paio di hub
importanti" LUIGI PASTORE "L'aeroporto di Genova è davanti a un
bivio. Negli ultimi sei anni è cresciuto appena dell'1,6%, una miseria rispetto
alla media nazionale. Non può andare avanti così. Ha un potenziale bacino
d'utenza di un milione e mezzo di passeggeri all'anno e ne raccoglie poco più
di un milione. Serve una cura da cavallo o altrimenti morirà di inedia".
Dario Balotta, esperto di trasporti, a lungo segretario della Fit-Cisl
lombarda, ha attraversato la nascita di Malpensa 2000 e tutte le stagioni più
recenti del trasporto aereo del nord ovest. Attualmente è
nella Consulta nazionale del Pd e segue da vicino il caso Alitalia. Su Genova è perentorio. "è vittima di un doppio monopolio,
quello del porto e quello di Alitalia. Ma non solo di quello.
Quando sei a
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
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Pagina VI - Bari
D'Alema agli industriali: "Il Sud prima di tutto" E su Emiliano a
capo del Pd esclude guerre di successione: non se ne parla Rapporto ricucito
con Divella: "Con me si calma con il sindaco diventa nervoso" PIERO
RICCI Prenota un posto in platea per la "prima" del Petruzzelli
durante una visita lampo al cantiere di corso Cavour, rassicura gli industriali
baresi sull'impegno di un governo del Pd a favore del Sud, sfida la pioggia che
quasi gli fa saltare i comizi di Molfetta e Terlizzi anche se il maltempo, in
realtà rischia di rovinare i bagni di folla previsti per oggi a Foggia e a
Manfredonia. Si muove da statista, Massimo D'Alema. Sia quando fa il ministro
degli Esteri per bacchettare Berlusconi che denigra l'Italia (dall'Alitalia all'emergenza rifiuti in Campania), sia quando veste i panni del
padre nobile del Pd, del leader che ha fatto della Puglia la sua seconda
patria, che difende Michele Emiliano e recupera Vincenzo Divella. Sul rischio
che il sindaco di Bari possa essere silurato da segretario del partito
democratico dopo un'eventuale sconfitta alle elezioni in Puglia, avverte
che la Puglia guarda a destra: "è sempre stato così - spiega D'Alema - ma
abbiamo incrinato il predominio della destra grazie a Emiliano e a Divella che
sono elementi nuovi e che hanno dato buoni risultati sul piano amministrativo
ma che non si è ancora tradotto in termini politici". Emiliano non è in
discussione: "No. Non vedo guerre". Anzi: "La coalizione vasta
tenderà a consolidarsi", assicura D'Alema. E il presidente della Provincia
di Bari? "Quando vede me si calma, quando vede Emiliano s'innervosisce. E
siccome Emiliano sta in Puglia più di me, Divella è più nervoso del
solito". Ma il tour di D'Alema, ieri, aveva una connotazione precisa:
incontrare il mondo dell'impresa. Tante visite in aziende a Bitonto, Molfetta,
Terlizzi. E a Bari, l'incontro con gli industriali nella sede di Assindustria,
che, quasi la par condicio valesse anche per loro, hanno già prenotato per la
prossima settimana un incontro con Raffaele Fitto, il responsabile Mezzogiorno
di Forza Italia. Agli industriali baresi D'Alema spiega che il Sud
"dev'essere la scelta fondamentale per lo sviluppo del Paese, non un
Mezzogiorno residuale come sembrerebbe da un dibattito pubblico per il quale è
più importante il destino di Malpensa che non l'avvenire di milioni di ragazzi
e ragazze del Sud". D'Alema, invece, magnifica l'esperienza Alenia di
Grottaglie perché, da ministro degli Esteri, ha ricevuto apprezzamenti sulla
qualità della preparazione dei giovani pugliesi impegnati in questa sfida. Il
leader batte molto sul capitolo formazione e ricorda come nel programma del Pd
ci siano i 30mila stage per i giovani nelle aziende al Sud che il governo Prodi
ha già previsto nell'ultima Finanziaria. Rilancia gli impegni sulle
infrastrutture, sull'alta velocità della Bari-Napoli, sul completamento della
statale 106. Gli imprenditori, da parte loro, insistono per avere procedure
amministrative certe, spingono perché l'Acquedotto pugliese si decida ad
avviare gli investimenti per tappare i buchi e rifare la rete. E se la
sicurezza (dalla criminalità) non è più un'urgenza, le misure sulla sicurezza
dei luoghi di lavoro dopo l'escalation di morti bianche, non sembrano
riscuotere eccessive simpatie nella saletta delle riunioni dove l'incontro si
svolge a porte chiuse. "Prendo atto con soddisfazione - dirà poi il
presidente degli industriali baresi, Alessandro Laterza - che il presidente
D'Alema ritiene il programma del Pd in sintonia con le proposte di Confindustria
in tema di politiche per la crescita del Paese e del Mezzogiorno". Le
somme, però, preferisce tirarle la prossima settimana. Dopo l'incontro con
Fitto.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
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Prodi:
la trattativa va riaperta. Spinetta disponibile al dialogo. Alitalia, Police
presidente Il governo ritenta con Air France Retromarcia dei sindacati: pronti
a rivedere le posizioni.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
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A missione è
affidata ad Enrico Letta e sollecitata dal premier Romano Prodi. Si tratta di
rimettere sullo stesso tavolo (forse già martedì) la proposta
"negoziabile" dei sindacati e la disponibilità di Parigi a riaprire
il dialogo, a patto che si parta dal suo piano. A
traghettare Alitalia oltre l'appuntamento elettorale sarà invece Aristide Police, già
del cda della compagnia, designato ieri dal board che ha preso atto delle
dimissioni di Prato. Il cda ha anche rinviato all'8 aprile la verifica sulla
liquidità e sulla continuità aziendale. Fino ad allora le azioni Alitalia rimarranno sospese in Borsa.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
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BARBARA CORRAO dal
nostro inviato MADRID A tutto vento. Il colosso tedesco E.On prepara il suo
sbarco in Italia per l'autunno e svela le sue strategie globali di medio-lungo
periodo in un momento in cui nel mondo si registra una forte impennata nei
consumi di energia. E.on punta ad un raddoppio secco della sua quota di
produzione elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030: dal 12 al 24 per
cento, in linea con i programmi della Ue sostenuti dal governo di Angela
Merkel. Sarà l'eolico a fare la parte del leone nell'energia ecologica, con una
crescita molto, molto rapida: negli ultimi 9 mesi, i tedeschi hanno triplicato
la loro energia del vento portandosi agli attuali 1.230 Megawatt, grazie alle
acquisizioni di E2-I in Spagna e Airtricity negli Usa, ma contano di arrivare a
4 mila MW nel 2010 e 10 mila Mw nel 2015, con un raddoppio degli investimenti a
6 miliardi entro il 2010, su un totale complessivo di 30 miliardi da spendere
nella generazione.Proprio qui in Spagna E.on sta sviluppando nuovi campi eolici
nelle Asturie. L'obiettivo dei tedeschi è ambizioso: passare dagli attuali
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Sindacato e strategie Il potere di Cgil, Cisl e Uil e la voglia di
"cogestione" come in Germania L'incontro segreto con Spinetta e i sogni
"tedeschi" ROMA - Per capire quanto poco i sindacati abbiano sempre
creduto in Air France basta dire che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil
hanno incontrato riservatamente, prima della trattativa in esclusiva con i
francesi, per ben tre volte i vertici di Lufthansa e l'ambasciatore tedesco.
Mentre non hanno mai incontrato il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril
Spinetta, se non quando è cominciata questo strano negoziato con la proposta francese prendere o lasciare e la pistola del fallimento
di Alitalia puntata alla tempia. Solo il leader della Uil, Luigi Angeletti,
una volta ha visto segretamente Spinetta, smentendo la circostanza subito dopo,
davanti alle proteste di Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Ma perché Cgil,
Cisl e Uil e anche tutti gli altri sei sindacati hanno avversato, chi più chi
meno, Air France? Alla fine, il minimo comun denominatore di queste
posizioni, è uno solo: i sindacati hanno messo la salvaguardia del proprio
potere - fortissimo in Alitalia - al primo posto.
Cgil, Cisl e Uil, e poi i piloti, hanno scartato il matrimonio coi francesi
quando hanno capito che avrebbero perso i comandi della compagnia italiana.
Bonanni è quello che più ha lavorato, e ancora continua, per l'intesa con
Lufthansa. Con un obiettivo preciso: importare in Italia il modello di
cogestione tedesco. Il sindacato nel consiglio di sorveglianza. Questo il sogno
del leader della Cisl: trasformare la fusione con Lufthansa nella testa
d'ariete della democrazia economica. Epifani, invece, è rimasto vittima della cultura
del soccorso pubblico, ancora fortemente presente nella Cgil. Evidentemente,
l'esito della precedente tentazione statalista - ricordate la pressante
richiesta della Fiom di far intervenire Finmeccanica nel capitale Fiat quando
l'azienda era in crisi? - non ha insegnato nulla. E la Cgil, in accordo con gli
altri sindacati, ha pensato ancora una volta che la salvezza per Alitalia passasse per l'intervento pubblico, in questo caso
di Fintecna. Angeletti, più libero da schemi ideologici, ha voluto, fin dall'inizio,
andare a vedere le carte di Spinetta. Ma poi, sul più bello, si è ritirato
dalla trattativa, alimentando il sospetto di Cgil e Cisl che questa mossa fosse
condizionata dal centrodestra, che già in passato ha tentato, senza successo,
di mettere le mani sulla Uil. I piloti, infine. Cioè l'Anpac. Ha guardato senza
ipocrisie all'interesse dei suoi iscritti. Passando dall'entusiasmo per le
garanzie iniziali offerte da Spinetta alla delusione per i sacrifici in ultimo
richiesti anche ai piloti. E rifiutati seguendo l'antica convinzione che
"senza i piloti non si vola". Dopo la rottura dell'altro ieri tutti i
sindacati hanno detto che la colpa è di Air France. Che certo non era venuta in
Italia per fare beneficenza e che al primo posto ha messo i suoi interessi
commerciali. Ma la domanda che resta è: quale altra compagnia accetterebbe la
proposta dei sindacati rifiutata da Spinetta? La risposta non è difficile.
Tanto è vero che gli stessi sindacati, ieri, hanno auspicato la ripresa della
trattativa con i francesi. Sempre che non sia troppo tardi. Enrico Marro.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
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Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Orlando Corradi Il patron di Mondo Tv per la cordata C'è un
imprenditore di Busto Arsizio trapiantato a Roma pronto a
investire 2 milioni di euro nella cordata italiana per Alitalia. è Orlando Corradi, 68 anni, titolare di Mondo Tv, società
quotata in Borsa fra i leader europei nella realizzazione di
"cartoons" (fra le produzioni numerosi i film a carattere religioso).
"La disponibilità è a titolo personale e solo in presenza di un progetto
imprenditoriale serio", ha dichiarato. Mondo Tv ha rapporti
commerciali molto solidi con Rai e Mediaset.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air
France Letta "ambasciatore" con Parigi Police (Tesoro) prende il
posto di Prato Titolo sospeso fino all'8 aprile. Il neo presidente quarantenne
è un "enfant prodige" del diritto amministrativo ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque
giorni per riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm,
interrotta mercoledì dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia,
riunitosi ieri per prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio
Prato, non ha aperto le pratiche per il commissariamento, come il Tesoro
aveva ventilato, ma ha rinviato ogni decisione all'8 aprile. La data, che è la
stessa in cui il titolo rientrerà in contrattazione, sarebbe legata alla
disponibilità offerta dai francesi. Una boccata d'aria. Poi tutti gli scenari
saranno possibili, compreso il fallimento. Il tentativo di riprendere il
negoziato con i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd,
Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le parti "al senso di
responsabilità". Il suo timore è che il fallimento di Alitalia
si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una sponda nei
sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili a "una
vera trattativa ". La loro accusa infatti è che il Tesoro abbia da tempo
fissato con Air France-Klm la proposta definitiva. "Con noi non c'è mai
stata trattativa" hanno sostenuto. Il loro ultimo rilancio sarebbe stato
necessario per stanare i francesi: "La nostra proposta non è ultimativa -
ha detto Fabrizio Solari (Filt-Cgil) -. E la loro?". è stato il
sottosegretario Enrico Letta a prendere in mano la situazione, in assenza del
premier Prodi, in visita in Romania. Una riunione con i ministri Tommaso
Padoa-Schioppa (Economia), Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico) e Alessandro
Bianchi (Trasporti) ha focalizzato l'obiettivo: non far fallire la compagnia. E
la strategia: riportare al tavolo Spinetta assicurando ai sindacati un margine
di trattativa. Nel frattempo l'azienda andrà governata. Nell'ultimo mese,
secondo fonti di mercato, il livello delle prenotazioni di voli
intercontinentali e internazionali si sarebbe ridoto del 40%. Questo vuol dire
che, malgrado la boccata d'ossigeno dei 148 milioni incassati, c'è il rischio
che Alitalia non regga l'imminente verifica dei conti.
I primi contatti di Letta con i francesi sono stati difficili: Spinetta sarebbe
irritato per il tempo perduto e per i modi spicci dei sindacati. La
disponibilità sarebbe perciò limitata a domenica. Da Bucarest Prodi lo ha
incoraggiato, definendo la proposta di ristrutturazione di Air France "non
certo più severa" di quella subita da altri vettori. Vicenda chiusa,
invece, per Silvio Berlusconi. "La già difficile situazione italiana
poteva essere più grave - ha commentato in serata il leader del Pdl -, almeno
si è interrotta la trattativa con Air France...ho evitato la catastrofe ".
L'ex premier ha poi confermato l'appello agli imprenditori perché entrino nella
cordata italiana: "Basta anche una fiche "dice, alimentando il
sospetto che l'intervento sia pensato per un'Alitalia
già ridimensionata da un commissario. La russa Aeroflot si è detta pronta a
esaminare proposte "vantaggiose". Antonella Baccaro.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-04 num: - pag: 1 autore: di
PIERO OSTELLINO categoria: REDAZIONALE IL GIORNO NERO DEL SINDACATO L'
abbandono, da parte di Air France-Klm, della trattativa per Alitalia,
a causa del massimalismo dei sindacati, è la plastica rappresentazione del
fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. è stato il giorno nero
dei sindacati. Per anni, in nome dell'occupazione, avevano retto la coda al
malcostume politico di gonfiare gli organici della compagnia di bandiera per
ragioni clientelari. Il malcostume politico aveva retto la coda ai sindacati
pompando soldi dei contribuenti nell'azienda per tenerli buoni. Una volta al
tavolo delle trattative, i sindacati non solo hanno mantenuto la linea di
sempre; hanno offerto lo spettacolo di un tasso di litigiosità e di un livello
di divisioni fra loro, nonché di inadeguata capacità decisionale, davvero
mortificante. Ma se la variabile occupazione non ubbidisce alle logiche di
impresa, le aziende falliscono. Jean-Cyril Spinetta, l'amministratore delegato
della compagnia francese, ha detto ai suoi: "Lo so cosa vorrebbero i
sindacati: sostituire allo Stato italiano, che finora li ha accuditi come un
padre, l'aiuto di Air France. Io non posso". Ora, si parla di un
commissariamento di Alitalia. Metterà a terra la
flotta e taglierà il personale più di quanto prospettato da Spinetta. Il
fallimento della compagnia comporterebbe la dispersione dell'intero patrimonio.
Dai "valori di avviamento " (l'Italia primaria destinazione del
turismo mondiale, le reciprocità con i vettori stranieri che arrivano negli
aeroporti italiani e quant'altro) ai "valori patrimoniali" (i
vettori, anche se vecchi, le competenze operative di una - ex - primaria
aerolinea mondiale, le specifiche rotte di volo e quant'altro). Ma la sola
proposta del sindacato alternativa al fallimento, è un aumento di capitale, a
spese del contribuente italiano; il riassorbimento della manodopera già
liquidata nel
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-04 num: - pag: 1 categoria:
REDAZIONALE Alitalia,
confederali in difficoltà dopo il braccio di ferro con Spinetta: la nostra
proposta è negoziabile Air France, il governo ci riprova Colletti bianchi in
piazza contro Cgil, Cisl e Uil: sì alla trattativa ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police e il governo
con Enrico Letta cerca di riportare i francesi di Air France- Klm al
tavolo. I colletti bianchi della compagnia italiana hanno organizzato una
manifestazione per la ripresa della trattativa e i confederali ora frenano: la
nostra proposta è negoziabile. ALLE PAGINE 2 E 3 Baccaro e Marro.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE L'intervista "Tre esempi di rilancio: Agip, Ambroveneto e
Fiat. Enrico Bondi potrebbe farcela" Romiti: Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager "Il gruppo
spolpato a tutti i livelli da politici e sindacalisti" ROMA - E' una foto
in bianco e nero, che ritrae tutto il gruppo dirigente dell'Alitalia. Poteva essere il
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 3 categoria:
REDAZIONALE La protesta Cori e slogan contro i sindacalisti "Vogliamo i
francesi" I colletti bianchi scendono in piazza La "marcia dei 400"
per la trattativa E tra hostess e steward c'è chi propone una raccolta di firme
per riprendere il negoziato con Air France ROMA - Verso le 10.30 di ieri
mattina, nella palazzina di viale Alessandro Marchetti, alla Magliana, quartier generale dell'Alitalia, è
partito un giro di mail tra una parte dei quadri e dirigenti per organizzare
una manifestazione spontanea a sostegno della trattativa con Air France-Klm.
Appuntamento a mezzogiorno nel piazzale. E invito a stampare l'allegato
manifesto "Io non ci sto", contro la rottura della trattativa con Air
France-Klm. In qualche mail si aggiunge che la direzione del personale è
a conoscenza dell'iniziativa e che non c'è bisogno di timbrare per uscire.
Insomma: non si perde un minuto di retribuzione. A mezzogiorno, sotto il sole,
qualche centinaio di quadri e dirigenti, 400 secondo gli organizzatori, hanno
inscenato il sit-in. Più o meno gli stessi che hanno consegnato all'ex numero
uno di Alitalia, Maurizio Prato, un documento a
sostegno del suo piano di salvezza della compagnia. Iniziative che hanno
immediatamente richiamato alla memoria la storica marcia dei 40 mila quadri
Fiat che, il 14 ottobre 1980, sfilando nelle strade di Torino, si schierarono a
fianco dell'azienda nella dura vertenza con Cgil, Cisl e Uil, determinando una
sconfitta traumatica per il sindacato. Qualche sindacalista venuto a dare
un'occhiata al sit-in, anche a costo di beccarsi degli insulti, ci ha giocato
su, parlandone con i colleghi. Del resto, ieri tutti i sindacati che hanno
mandato a picco la trattativa con Air France erano a caccia di motivi per
riaprire il dialogo con i francesi. E così anche enfatizzare la protesta dei
quadri Alitalia, poteva tornare utile. Tanto più che,
sempre ieri, nella sala mensa di Fiumicino, si è svolta un'assemblea unitaria
degli assistenti di volo, organizzata da Cgil, Cisl, Sdl, Ugl, Anpav e Avia,
dove più di un lavoratore ha proposto una raccolta di firme "affinché la
trattativa con Air France riprenda ". Insomma, anche se la marcia dei 400
non è affatto la marcia dei 40 mila, segnala però che il sindacato, in Alitalia, sta rischiando di brutto. E la tensione che sale
tra i lavoratori preoccupa i vertici aziendali. Tanto che ieri sera, al termine
del consiglio di amministrazione, il capo del personale, Massimo Cestaro, ha
voluto incontrare proprio i quadri e i dirigenti. L'invito è ad abbassare i
toni e a rimboccarsi le maniche. Perché il fallimento è sempre dietro l'angolo.
Enr. Ma.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
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- NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria:
REDAZIONALE Dal Cda Curzi: Rai in crisi Rischiamo di finire come Alitalia ROMA - Settimo piano di viale Mazzini, ore 14.12 di
ieri, schermo della stanza del consigliere Sandro Curzi sintonizzato su Raidue.
Va in onda "L'Italia sul due", c'è Milo Infante che affronta
l'inquietante tema: "Arrivano badanti... e diventano amanti". Sandro
Curzi spegne: "E questa sarebbe un'offerta innovativa da servizio pubblico
europeo del 2008. Ma suvvia." Curzi è uscito giorni fa vincitore
dall'ennesima battaglia contro quel brutto male ai polmoni che da anni tenta,
senza alcun successo, di domarlo. La tappa guadagnata lo galvanizza e lo
riporta alle preoccupazioni Rai: "Ecco qui i dati. Un marzo terrificante,
con uno share medio del 39.94% e Raiuno che cede la leadership a Canale 5. E
poi giovedì 3 aprile in prima serata: Rai al 31.17% di share contro il 51.56%.
Dato mai visto, non ne ricordo uno uguale. Canale 5 col 28.97 sfiora da sola
l'intero risultato Rai...". Sandrone ha un sobbalzo: "Ieri sera non
dormivo, sentivo i titoli dei tg sull'Alitalia. E mi è
apparso un fantasma". Quale fantasma, Curzi? "Il parallelo con le ore
che sta vivendo la compagnia di bandiera. è vero, in questi giorni Raidue si
sobbarca degli impegni legati alle Tribune politiche. Ma la crisi aziendale è
evidente. La somiglianze con Alitalia sono
tante". Per esempio? Le notti di Curzi devono essere insonni, l'elenco è
su un foglietto: "Il ritardo tecnologico, lì come da noi. Oggi si parla di
alta definizione sul digitale come se fosse una novità. Ma vent'anni fa Marco
Fichera e io già discutevamo di alta definizione e sempre vent'anni fa Alitalia era all'avanguardia nel suo settore. Ancora. Un mondo politico
che non ama la compagnia di volo come la tv pubblica. Nessuno sembra voler
scommettere sul nostro futuro, così com'è capitato ad Alitalia. Poi ci
sono i pentimenti, come quelli di Pier Luigi Celli che scopre di aver sbagliato
quando licenziò 15 anni fa la vecchia Rai". E si arriva al capitolo
più scottante: "Alitalia sta morendo per eccesso
di resistenza sindacale al cambiamento. Da noi, e lo dice un vecchio uomo di
sinistra innamorato del vero sindacato, la Rai è vittima di piccole
corporazioni, microfeudi purtroppo spesso difesi con miopia dalle sigle
ufficiali". E poi, sostiene il consigliere, "Alitalia
e Rai si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare il mercato
globale e le conseguenti sfide di mercato". Morale? "La morale è
purtroppo che se la politica non si occuperà della Rai nei prossimi due anni,
si rischierà davvero un effetto Alitalia. Nonostante
la nostra forza economica. Un solo dato: il pubblico giovane di Sky è quattro
volte superiore al suo ascolto medio. E quando vedo le troupe di Sky tg24
arrivare in motocicletta mezz'ora prima degli stanchi mezzi di Rainews
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa "Il Pdl
prepara l'ipotesi della public company" Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Spunta l'ipotesi "public company" per Alitalia. Dopo l'abbandono dei francesi, che martedì sera hanno gettato
la spugna, "la possibile carta da giocare per salvare la compagnia
potrebbe essere quella dell'azionariato diffuso" spiega a Il Tempo, Fabio
Verna, economista e finanziere, esperto del settore aereo di area Pdl.
Sta chiamando alle armi, anzi al mettere mano al portafoglio tutti gli
italiani? "Dopo l'abbandono dei francesi una soluzione che preveda
l'azionariato diffuso con un aumento di capitale consistente è una della poche
soluzioni per salvare le compagnia". Che dimensioni dovrebbe avere
l'aumento di capitale? "Un miliardo di euro in nuove azioni in maniera da
diluire la quota in mano al Tesoro al di sotto dell'attuale 49,9%". Questa
somma sarebbe sufficiente? "No. La raccolta di fondi deve essere
accompagnata da azioni mirate alla ristrutturazione del debito. Serve allungare
le scadenze di pagamento verso il medio e il lungo termine e integrare le fonti
di finanziamento con opportune leve finanziarie. La massa di liquidità raccolta
dovrebbe essere messa a sostegno del piano industriale indirizzato a rendere la
compagnia competitiva". Chi avrebbe interesse a mettere soldi in
un'azienda che allo stato attuale è a un passo dal fallimento? "Oltre ai
partner finanziari internazionali, che dovrebbero comunque restare minoritari o
comunque nel ruolo di partner silenti per conservare l'italianità della
compagnia, è opportuno un accordo sindacale per coinvolgere i lavoratori Alitalia nel nuovo ceto azionario della compagnia". In
che misura dovrebbero entrare i dipendenti? "Si tratta di 20 mila
dipendenti a cui sarebbe riservata una percentuale compresa tra il 10 e il 15%
del capitale. Partecipando direttamente al ceto azionario avrebbero il giusto
ruolo e la corretta tutela". Sarebbe possibile anche fare ricorso allo
strumento della cartolarizzazione? "Sì in linea di principio. Alitalia emette biglietti e ottiene flussi di denaro. In
teoria tutti i ticket sono cartolarizzabili. E cioè sono monetizzati sul
mercato monetario internazionale attraverso l'emissione di bond con specifiche
garanzie civilistiche". Salvare Alitalia è
missione quasi impossibile. Ha già in mente qualcuno tra i possibili
sostenitori? "Non penso ai nomi dei grandi industriali italiani che spesso
ricorrono negli ambienti economico-finanziari del nostro Paese. In Italia la
vera spina dorsale della nostra economia è la Piccola e media impresa che ha
sia l'orgoglio, sia le capacità di acquisire ma soprattutto di ricapitalizzare
la nostra compagnia di bandiera". Resta il problema del gestore. Del
partner industriale. Ha in mente qualcuno? "Penso a un'alleanza con un
grande vettore internazionale. In questo senso anche la russa AereoFlot
potrebbe essere coinvolta in quanto da sempre interessata agli "slot"
(le finestre di decollo e atterraggio negli aeroporti ndr) italiani.
L'italianità della compagnia sarebbe comunque indiscussa". Un piano
difficile da realizzare senza l'avallo di un governo forte dei suoi pieni
poteri. "Nulla vieta per ora agli analisti di lavorarci. è chiaro che solo
il Governo che andrà ad insediarsi nelle prossime settimane a Palazzo Chigi, potrà
e dovrà assumersi le scelte ormai improrogabili".
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Ma quale
pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli ... Ma quale pareggio al Senato.
Berlusconi incontrando gli ambasciatori Ue a Villa Almone si lascia andare a
alcune indicazioni su quella che sarà la sua politica estera in caso di
vittoria alle elezioni. Ma soprattutto rassicura i diplomatici che non ci
saranno indecisioni o instabilità giacchè il governo di centrodestra, dice il
Cavaliere, avrà "almeno 20 senatori in più rispetto all'opposizione e
potrà contare sull'unità ritrovata con gli alleati". Berlusconi ha
assicurato agli ambasciatori che il suo, sarà un governo "saldo e in grado
di fare profonde riforme" proprio grazie al vantaggio netto che avrà anche
in Senato rispetto al centrosinistra. Arriva a presagire: "Passerò alla
storia come statista". "Ho saputo riunire tutto il centrodestra"
ha detto sottolineando di avere solo due esclusioni. Sul fronte della politica
estera, chi lo ascoltava è stato colpito dai tanti riferimenti alla Russia,
sino a citare il primo vertice del Consiglio Nato-Russia come "grande
contributo all'integrazione europea". Berlusconi ha anche affermato che
piuttosto che progettare l'inclusione di Georgia e Ucraina nella Nato,
"bisognerebbe pensare a includere la Russia nell'Alleanza". Putin, ha
detto, è da comprendere perchè è difficile costruire una democrazia e se alza i
toni è perchè si sente "accerchiato" dalla Nato. All'ambasciatore
tedesco Michael Steiner che gli era seduto di fronte, ha detto che se con la
Germania ci fosse oggi "la stessa collaborazione che c'era quando era al
governo, Bush a Bucarest non si sarebbe permesso di dire le cose ha
detto". L'ambasciatore lettone, la signora Astra Kurme, gli ha chiesto
quale sarebbe la sua politica nei confronti dei piccoli Paesi. "Penseremo
molto ai Paesi dell'Est", ha risposto il leader del Pdl. Sulla politica
interna, invece, grandi linee e poca cronaca. Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa
Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha
creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una
barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a
leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna dei soli articoli
favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Bonaiuti e gli chiedo di ritagliare i
pezzi dai giornali che parlano bene di me. Non l'ho visto più per un
mese". Berlusconi poi si è spostato in Coldiretti. Il Cavaliere si è
lasciato andare a un piccolo show per difendere la mozzarella. Il leader Pdl
accompagnato dal presidente dell'organizzazione Sergio Marini, dopo
l'intervento ha fatto una passeggiata tra gli stand dove erano esposti i
prodotti tipici. Attratto da un piatto di mozzarelle di bufale, si avvicina e
ne prende una e inizia a mangiarla. Tutto sembra filare liscio, ma il Cavaliere
improvvisamente si mette una mano sul petto, poi sulla fronte e si misura le
pulsazioni. Ovviamente il malore è solo una scherzo per sdrammatizzare l'incubo
diossina. Fa poi ancora un giro e questa volta viene attratto da una grande
mortadella. La guarda, inizia a gesticolare mostrando segni di contrarietà; poi
non resiste, arriva al bancone e facendosi aiutare la nasconde sotto il tavolo.
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Mondo TV
Corradi pronto a mettere due milioni Orlando Corradi, presidente e
amministratore delegato di Mondo TV, ha spiegato con una nota di essere "disponibile a partecipare a una eventuale cordata di imprenditori
italiani a supporto di Alitalia con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di
euro". Un investimento che "sarebbe assolutamente a titolo personale
e in nessun modo coinvolgerebbe Mondo TV", la società romana, quotata a
Piazza Affari, impegnata nel settore della produzione e distribuzione di
cartoni animati. "Tale disponibilità, effettiva solo in presenza di
un progetto imprenditoriale serio e concreto - si legge in un comunicato - ,
nasce dalla convinzione che la critica situazione finanziaria in cui versa Alitalia dia al mondo imprenditoriale italiano nel suo
complesso un'importante opportunità per contribuire alla valorizzazione di un
asset molto importante del nostro Paese".
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Cda L'organo
esecutivo della società nomina Police presidente e prende tempo fino all'8
aprile. Il titolo resta sospeso in Borsa Alitalia torna a Parigi Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è
veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24
ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono
riprovare a trovare un'intesa. "Siamo pronti a trattare" hanno
detto ieri le sigle più rappresentative. E in casa Alitalia
prendono subito la palla al balzo. Nessun allarmismo al cda convocato ieri per
analizzare la situazione dopo l'addio di Jean Cyril Spinetta (ad di Air
France). Così al posto del dimissionario Maurizio Prato, è arrivato il giurista
Aristide Police, già membro del cda. Lo stesso organo dopo una riunione durata
sei ore ha ribadito che l'offerta di Air France resta "idonea ad
assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita
profittevole". Anche se ha dovuto prendere atto che, non essendosi
verificata la condizione del raggiungimento di un accordo con i sindacati
"questa iniziativa è venuta meno": formalmente non c'è più alcun
vincolo contrattuale a tenerla in piedi. Alitalia non
può aspettare molto. L'8 aprile il consiglio di amministrazione completerà l'esame
della delicata situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia. Intanto
ha deciso "di rappresentare al governo, per l'opportuna valutazione dei
profili di interesse generale, che entro la prossima riunione verificherà la
presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale",
quindi la possibilità di andare ancora avanti con il peso di un indebitamento
oltre 1,3 miliardi ed il rischio di una crisi di liquidità. Intanto il Governo
non si è arreso: tenta di riannodare i fili della trattativa tra sindacati e
Air France-Klm tessendo una rete di contatti. Parigi non commenta. Il
Presidente Jean-Cyril Spinetta, nei primi contatti informali con Roma dopo il
suo ritorno a Parigi, nel dare la disponibilità ad attendere l'esito del tentativo
di mediazione del governo, avrebbe ribadito di credere
"profondamente" nel progetto e di essere rammaricato della rottura
del confronto con i sindacati, ma anche che i margini di apertura di Air
France-Klm non possono spingersi fino ad accettare una proposta, quella dei
sindacati, giudicata incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla
redditività. A Piazza Affari il titolo Alitalia è
rimasto sospeso per tutta la giornata, e lo sarà ancora fino al cda dell'8
aprile. A Parigi invece, in controtendenza rispetto all'andamento in calo del
listino, le azioni Air France-Klm hanno chiuso in rialzo del 2,44% a 19,35
euro: in apertura la Borsa francese aveva accolto la notizia della rottura
delle trattative sul progetto Alitalia con acquisiti
molto sostenuti, fino a portare le azioni del gruppo franco-olandese oltre il
+6% a quota 19,90 euro. In vista della riammissione alle contrattazioni, che
darà il segnale dell'umore del mercato sullo stop del progetto francese, la
Consob mantiene alta l'attenzione sull'andamento del titolo Alitalia
che dal momento della formalizzazione dell'offerta di Air France si è mosso con
una estrema volatilità, con crolli e bruschi rialzi, tra continue sospensioni.
Intanto il turbolento andamento della Alitalia sta
pesando in maniera consistente anche sulle quote di mercato della compagnia.
Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, Alitalia
ha visto ridursi del 40% il livello delle prenotazioni di voli
intercontinentali e internazionale.
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Pubblicato anche in: (Tempo, Il)
Argomenti: Alitalia
Stampa Sit-in al
Leonardo da Vinci Lavoratori e Polaria uniti nella protesta è incandescente il
fronte lavoratori all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino. Da una parte i piloti Alitalia, riuniti
ieri in una seduta spontanea, scambiata per protesta, per cui è scattato
l'arrivo della polizia. Dall'altro lato dei terminal gli striscioni degli
agenti della polizia di frontiera sul piede di guerra per chiedere rinforzi
dopo il trasferimento dei voli da Malpensa. "Nessuna protesta -
spiega Flavio Sordi, segretario UilT - ma solo lavoratori esasperati che si
sono riuniti nell'area tecnica di Alitalia per avere
notizie. Ma la strada rimane quella della trattativa con Air France Klm, anche
se non con queste cifre, ovvero 180 giovani piloti in mobilità e 200
"anziani" in cassa integrazione". Unico gesto fuori le righe
quello di uno steward Alitalia che si è avvolto una
catena intorno al busto, con un cartello che faceva riferimento alla crisi
della compagnia. L'uomo è stato accompagnato dai poliziotti negli uffici della
giudiziaria. A pochi metri i sette sindacati di polizia, Sap, Siulp, FSP-Ugl,
Silp-Cgil, Siap, Consap e Ulps, che hanno annunciato battaglia.
"L'organico della Polaria è di 700 uomini - spiega Luigi Peschiaroli,
segretario Stulp - un numero ridicolo paragonato ai 100mila passeggeri in
transito ogni giorno a Fiumicino che con i voli da Malpensa aumenteranno.
Servono altri 200 agenti". Val. Cos.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il
nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci
ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma
Prodi conosceva la nostra proposta".
( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia, Telecom, Ubs: "è il capitale
bellezza" Imprese, top manager strapagati anche se sbagliano tutto Fabio
Sebastiani Nei poteri forti la cosa funziona più o meno così: un'azienda che fa
utili distribuisce superstipendi ai manager e briciole ai lavoratori; mentre, un'azienda che non fa
utili e perde in borsa percentuali a due cifre, distribuisce superstipendi ai
manager e licenzia i lavoratori. Non solo, se c'è qualcuno che specula sulle
disgrazie altrui, come gli edge funds o la catena dei fondi legati ai subprime,
anche costui, nonostante il tonfo globale del sistema finanziario, come documentano
i giornali specializzati Usa, continua a guadagnare fior di stipendi. In
Italia, non sono bastati i tre milioni devoluti all'ingegner Cimoli nel 2005
per i non certo lusinghieri risultati ottenuti come amministratore delegato di Alitalia. Secondo un calcolo di "Repubblica.it",
ad affollare la "black list" del 2007 arrivano qualche decina di
dirigenti d'impresa le cui sorti non hanno certo brillato. Il caso Telecom, il
cui debito si aggira intorno ai sessanta miliardi, è quello più eclatante.
Nonostante il titolo fosse in caduta libera (-7,8% nel 2007), Riccardo
Ruggiero, l'amministratore delegato che al momento di riconsegnare le chiavi di
casa aveva una busta paga di 17 milioni si è raddoppiato a 3,7 milioni il bonus
per le performance aziendali. Con Carlo Buora, anche lui ex braccio destro di
Troncheti Provera, occupano rispettivamente la seconda e la terza posizione
della classifica dei top manager italiani. Grandi fortune anche per Giulia
Ligresti, presidente e Ad di Premafin la cui busta paga da un anno all'altro ha
visto un incremento di crica un terzo passando direttamente a 4,4 milioni di
euro. Anche in questo caso l'azienda ha registrato se non proprio una debàcle
risultati non brillanti: utile calato del 30% e azioni già del 22%. Luigi Zunino
sarà pure un imprenditore dalle grandi vedute, impegnato nella costruzione di
un intero quartiere nei pressi di Milano, ma attualmente
"Risanamento" non è che navighi in acque tranquille. In borsa la
società è stata praticamente dissanguata con perdite del 60% in 12 mesi. Anche
in questo caso il suo stipendio ha registrato un incremento del 15%, a 4,5
milioni. "L'elenco di compensi che si muovono in direzione opposta
rispetto alle performance aziendali e ai titoli in Borsa potrebbe essere
lunghissimo", riporta Repubblica.it. Giampiero Pesenti, il 70% in più -
5,4 milioni - mentre le azioni e i conti di Italmobiliare "hanno innestato
la retromarcia". Mediaset, Fedele Confalonieri con un aumento dell'8%
malgrado Piazza Affari abbia fatto registrare un -23%. "Piersilvio
Berlusconi è stato più discreto e ha mantenuto il suo aumento (+2,7% a 1,45
milioni) in linea con l'incremento del costo della vita". Squilibri e
contraddizioni che appartengono un po' a tutti i settori. Nel mondo bancario,
per esempio, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Aldo Bizzocchi, ad del Credito
emiliano che con i suoi 4,7 milioni guadagna più di Francisco Gonzales (1,9)
del Bbva e persino di Michael Geohegan della Hsbc, gruppo bancario britannico,
(4,5). I due top manager più pagati vengono proprio dal mondo bancario. E sono
nell'ordine, Matteo Arpe e Cesare Geronzi. I loro compensi? 37 milioni al primo
e 24 al secondo. Certo non sono stipendi, ma buonuscite e gettoni vari. La
cifra fa ugualmente molta impressione. A scorrere la classifica dei 20 top
manager meglio pagati, per scovare il settoreo manifatturiero in senso classico
bisogna arrivare alla settima posizione (Luca Cordero di Montezemolo che al
netto degli extra si aggiudica la prima posizione per remunerazione con 7
milioni) e alla ottava (Sergio Marchionne, pochissimo sotto la soglia del
presidente di Fiat). Il resto, se si esclude Giampiero Pesenti e Francesco
Caltagirone è tutto in mano a banche, servizi, assicurazioni, finanziarie, e
immobiliari. In queste "stranezze" non siamo soli. Le regole del
capitalismo sono internazionali. Scrive Marcello Foa, giornalista, esperto di
politica internazionale: "Gli alti dirigenti che hanno alimentato la
speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando
vengono licenziati guadagnano. Il numero uno di Ubs (il colosso elvetico del
credito in grandi difficoltà, ndr) Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è
ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se
ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi
svizzeri a testa". 04/04/2008.
( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Colpa dei
sindacati? No, del governo che non ha fatto la propria parte" Roberto
Farneti Fabrizio Solari, segretario generale della Filt Cgil, una delle nove
sigle che rappresentano i lavoratori Alitalia al
tavolo con Air France. Il giorno dopo l'abbandono della trattativa deciso dai
francesi, tutti, tranne la Sinistra, danno addosso ai sindacati. Dicono che
siete degli "irresponsabili". Cosa rispondi? Penso che sia il
classico riflesso condizionato di chi non si sforza mai di guardare in
profondità nelle cose e si accontenta dei luoghi comuni. In questa vicenda, in
modo particolare. Mi sembra abbastanza singolare anche il giudizio espresso da
Prodi. Il sindacato non ha rotto la trattativa perché trattative non ce n'erano.
Il sindacato si è semplicemente rifiutato di firmare in calce un documento
costruito da altri con le caratteristiche del "prendere o lasciare".
Rompere le trattative è un'altra cosa. Prodi insiste. Secondo il premier,
quella proposta da Air France è una ristrutturazione "indispensabile"
e "non certo più severa di quelle di altre ristrutturazioni" che
hanno dovuto subire altre compagnie aeree nell'ultimo decennio. Forse Prodi
dimentica che questo sindacato, così vituperato, sta gestendo la terza crisi di
Alitalia negli ultimi sei anni. Abbiamo già fatto un
accordo di ristrutturazione nel 2002 e un altro nel 2004. Quel piano del 2004,
con 4mila esuberi, è quello che prometteva per il 2008 gli investimenti e la
ripresa. Il problema è che questa ripresa non c'è stata e oggi la compagnia è
sull'orlo del fallimento. Secondo Massimo Calearo, candidato alle elezioni
politiche con il Pd, fare fallire Alitalia
"potrebbe essere anche un modo per ripartire e tornare sul mercato in modo
sano". Io non la penso così. Nel senso che, finché avrò un briciolo di
possibilità, cercherò di evitare una prospettiva di quel tipo. La situazione
non è semplice e ha molte cause. Alcune nostre, italiane; altre, più profonde,
riguardano i mutamenti del trasporto aereo che stanno avvenendo nel mondo. Di
sicuro non siamo stati veloci nell'adeguarci, di sicuro sono anni che come
organizzazioni sindacali rivendichiamo un cambio di rotta. Ripeto: la
situazione dell'Alitalia è tutt'altro che semplice, ma
non mi pare che siamo ancora nella fase in cui non c'è più la possibilità di
salvarla. Anche la Uil però vi critica, sostenendo che si doveva sospendere la
trattativa per 15 giorni e aspettare il prossimo governo. Tanto più che da
questo governo i sindacati non hanno ricevuto alcun sostegno. A parte il fatto
che l'opzione "sospendere la trattativa per 15 giorni" non era sul
tavolo, credo che la missione del sindacato sia la trattativa. Finché c'è una
possibilità di trattare, si deve restare al tavolo. La controproposta che avete
presentato, sia pure logica dal punto di vista dei lavoratori, è però difficile
da accettare per Air France. Mi riferisco, in particolare, all'idea di far
rientrare Az Servizi nel perimetro della compagnia, facendo partecipare
Fintecna alla ricapitalizzazione di Alitalia. A molti
è sembrato un "escamotage" per consentire allo Stato italiano di
continuare a mantenere una presenza pubblica in una azienda privata, dove
valgono le regole del mercato. Non sono d'accordo. E' stata presentata come una
ipotesi neostatalista ma non lo è. Perché l'intervento di Fintecna sarebbe
limitato nel tempo. Puoi spiegarti meglio? Attualmente nella holding Air
France-Klm, il 15% è posseduto dallo Stato francese. Nell'ipotesi che oggi è
sul tappeto, lo Stato italiano alla fine dell'operazione di
vendita di Alitalia, avrebbe una partecipazione nella holding del gruppo
franco-olandese molto limitata, nell'ordine del 2%. Noi diciamo adesso di fare
un intervento nella Nuova Alitalia spa, non nella holding.
Nella Nuova Alitalia, Fintecna può conferire le azioni che ha e ricevere in cambio,
poniamo, un 20% delle azioni della Nuova Alitalia. A
quel punto Fintecna partecipa all'aumento di capitale che lancia Air France, e
quindi rende disponibili per la Nuova Alitalia
investimenti per 200-300 milioni che si sommano al miliardo che mette Air
France. Nel 2010, alla conclusione del piano e se il piano avrà successo, è
chiaro che Alitalia varrà di più di quanto vale oggi.
Se a quel punto Fintecna esce, riceverà persino una remunerazione
dell'investimento che ha fatto. Noi pensiamo che quella futura remunerazione
debba essere investita acquistando azioni della holding Air France-Klm,
incrementando quindi fino al 5% la presenza dello Stato italiano nella stessa
holding. Spinetta ha definito questa proposta inaccettabile. Ha anche detto che
comunque la presenterà al cda di Air France. La verità è che, purtroppo, in
tutti questi mesi non è stato possibile discuterla, perché ci hanno presentato
un piano preconfezionato all'ultimo minuto, con il cronometro in mano, per
estorcerci una firma. Il ministro Padoa Schioppa ha ribadito che non ci sono
alternative Padoa Schioppa è al centro di questa trama che ha prodotto, ad
oggi, un risultato non gratificante per nessuno. Non si può pensare che una
questione come la privatizzazione di Alitalia, che non
fa panettoni ma è una infrastruttura fondamentale per il Paese, la decidano
cinque signori al chiuso di un consiglio di amministrazione. Non è così, in
tutti i paesi del mondo una cosa di questo tipo la decide la politica, il governo
in primo luogo. Questo avviene anche in Italia, però chi lo fa non se ne assume
la paternità. Lo fa fare in appalto a qualcun altro: è indecente. Adesso però
il governo pare si stia attivando per una mediazione. Ho visto è mi sembra una
cosa positiva. E' questo esattamente il ruolo che il governo di un paese
moderno può svolgere. Non quello di stringere "patti leonini" non si
sa bene dove, ma di favorire l'incontro tra le parti in causa. Voi stessi avete
precisato che la vostra proposta non è un ultimatum. Sarebbe ridicolo
rispondere a una offerta che abbiamo ritenuto impercorribile proprio per la sua
caratteristica di non trattabilità, con un'altra offerta altrettanto
intrattabile. Non stiamo facendo tattica, abbiamo un problema da risolvere che
è il futuro di Alitalia. Abbiamo fatto una ipotesi
perché la riteniamo percorribile. Il punto è che si faccia una trattativa vera.
Alcuni operatori finanziari pensano che la mossa di Spinetta di abbandonare il
tavolo possa essere un mezzo per fare pressioni sui sindacati italiani. Il
numero uno di Air France ha fama di essere un abile negoziatore... Di sicuro è
molto forte, non aveva bisogno dell'aiuto di chi gli ha messo in mano anche i
minuti contati. Noi siamo arrivati a questa trattativa con l'Alitalia
in debito di ossigeno e con una Air France forte. E' chiaro che c'è uno
squilibrio al tavolo. Io sono convinto che Alitalia
per Air France è un affare. Perché il mercato aereo italiano è uno dei mercato
di Europa con i tassi di crescita più alti, perchè l'investimento complessivo è
significativo ma non enorme e permetterebbe al gruppo franco-olandese di
consolidare la propria leadership a livello europeo e mondiale. E se
arrivassero nuove proposte? Si parla di un possibile ritorno dei russi di
Aeroflot o della invisibile cordata italiana utilizzata da Berlusconi nella
campagna elettorale. Se ci sono altre proposte vengano avanti, le esamineremo.
Ma non mi farei illusioni. Non c'è dubbio che il dibattito svolto intorno ad Alitalia in piena campagna elettorale abbia complicato una
situazione già di per sé complicatissima. A Berlusconi consiglierei di
smetterla di speculare su questioni che riguardano la vita di migliaia di
persone e di avere più senso di responsabilità. Intanto l'azienda vi ha
convocati, c'è questo fantasma del commissariamento. Cosa ti aspetti? Il Tesoro
ha chiesto al cda di garantire la continuità aziendale. Se l'azienda ci
proporrà ulteriori operazioni di alleggerimento dei costi, saremo disponibili
ad affrontare anche questo ragionamento. Perché ogni risorsa in più che
riusciamo a trovare, è una risorsa che allunga la possibilità di lavorare, di
esistere, e aumenta le probabilità di trovare una soluzione positiva.
04/04/2008.
( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il Cda nomina
Aristide Police L'Arcobaleno con i sindacati: dov'era il governo? Letta inviato
all'Air France Romina Velchi Il giorno dopo la ritirata di Air France-Klm dalla
trattativa per Alitalia, è il tutti contro tutti. Con
il rischio, che, alla fine, non sia colpa di nessuno se va tutto a rotoli. Il
governo se la prende con i sindacati ("Viltà, cialtroneria e
incompetenza", attacca Salvatore Bonadonna, senatore del Prc), colpevoli,
sostanzialmente, di aver fatto il loro mestiere. Così, Maurizio Zipponi,
deputato e responsabile lavoro del Prc, lo richiama all'ordine sottolineando il
fatto che l'esecutivo ha fatto mancare il proprio peso nella trattativa con la
compagnia francese (ampiamente sostenuta, invece, da Parigi), lasciando da soli
i sindacati a battersi non solo per i lavoratori ma anche per "l'interesse
del paese". Una posizione condivisa da Cesare Salvi (Sd): il governo
"sembrava che stesse sulla luna, mentre i sindacati si confrontavano con
Air France". Zipponi e Salvi si augurano, perciò, che adesso il governo
faccia la sua parte, trattando "alla pari" con il governo francese e,
soprattutto, attivandosi per una convocazione rapidissima delle parti (e magari
cercando anche altri "possibili interlocutori"). Il ministro Paolo
Ferrero, dal canto suo, ha scritto a Prodi per chiedere la convocazione del cdm
per discutere "immediatamente del destino della Compagnia aerea".
Palazzo Chigi, intanto, cerca di correre ai ripari. Dopo un vertice a quattro
(Letta, Padoa Schioppa, Bersani e Bianchi), fervono i contatti per riprendere
il dialogo tra Air France, sindacati e Alitalia; una
missione che il sottosegretario Letta, deve portare a termine in 48 ore: il
governo cercherà di verificare "la caduta definitiva dell'ipotesi di
concentrazione tra le due società o se esistano ancora possibilità di accordo
con i sindacati", come recita lo scarno comunicato al termine della
riunione (Prodi segue la situazione da Bruxelles e auspica che non prevalga la
"rottura"). Cosa andrà a dire ai vertici di Air France-Klm Enrico
Letta? Secondo Zipponi "è necessario che il governo italiano metta in
campo tutte le relazioni diplomatiche per far valere le posizioni dei
sindacati"; posizioni che la Sinistra condivide non solo alla luce delle
condizioni "inaccettabili" poste dalla compagnia franco-olandese, ma
anche, come ricorda il segretario del Prc Franco Giordano, perché "molti
parlano di Alitalia, ma poco si discute dei risultati
ottenuti dagli amministratori delegati, in particolarmodo Giancarlo
Cimoli" (scelto da Berlusconi), che ha guadagnato "due milioni di
euro l'anno" e "in virtù delle sue brillanti performance, che sono
sotto gli occhi di tutti, ha avuto una liquidazione di cinque milioni e
mezzo". Ma questo è il passato. Il presente, appunto, registra un fuoco
incrociato di polemiche e attacchi politici. An e Lega contro il governo (anche
se sul sito della "Padania" si festeggia: "Ha vinto la
Lega"); Casini contro la Lega (con il suo veto
"ha impedito il risanamento di Alitalia");
Ripamonti (Sa) contro Calearo (Pd) che quasi quasi si augura il fallimento di Alitalia ("Può servire per ripartire"); Soro (Pd) e Donadi
(Idv) contro Berlusconi (la colpa è da cercare nelle "turbative di
mercato" causate dalle "dichiarazioni speculative"). Il
quale quasi se la ride: si appella agli "imprenditori italiani: non
servono milioni, basta una fiche". In serata il cda di Alitalia
ha nominato presidente il giurista Aristide Police, già membro del Consiglio
dell'aviolinea. 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue
dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in
campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura.
Nonostante Alitalia sia un
potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe
essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa, che è meglio stare alla larga
dall'Italia. Se fosse così, o è il fallimento, o è il commissariamento. Il
fallimento è molto improbabile, più che mai in campagna elettorale. Resta il
ricorso alla legge Marzano, che consente il commissariamento come nel caso
Parmalat. Era una mossa che il governo avrebbe dovuto fare un anno fa, ma può
sempre farla. Parte del centrodestra (Maroni) la gradirebbe, perché spera che
poi la fantomatica cordata italiana possa essere riunita dalla occasione di
comprarsi la compagnia di bandiera a pezzettini e a basso prezzo, per giunta
con la benedizione del futuro premier. In realtà questi potenziali imprenditori
italiani, se parliamo di privati, non ci sono. E non ci sono neanche pezzi di Alitalia che varrebbe la pena di comprare. Chi, con un po'
di sale in zucca, comprerebbe Az Service, la società in cui Epifani vorrebbe
far entrare Fintecna e che è stata il casus belli della rottura dell'altra
sera? L'unico pezzo pregiato di Alitalia è la tratta
Roma-Milano. Ma regalare un pezzettino di monopolio a un privato è troppo anche
per questo sgangherato paese, e trasformare la compagnia di bandiera in un
Pendolino pure. Di soldi privati non ce ne sono. Altro discorso è se si parla
di OPM, come nel mondo anglosassone chiamano l'"other people money".
Cioè con i soldi degli altri, i soldi dei contribuenti, qualcosa si potrebbe
fare. Tornato a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe chiamare Scaroni, o Conti, o
la Cassa depositi e prestiti (un fondo sovrano all'italiana ma senza fondi) e
barattare la loro riconferma a manager dell'Enel o dell'Eni con un obolo per Alitalia. Dei privati, l'unico che potrebbe adeguarsi è
Ligresti, che è abituato a trattare con la politica, che ha l'affare Expò
davanti a sé, e che potrebbe con quello rifarsi rapidamente dei cento milioni
che gli verranno chiesti. Questo paventano in molti. E diciamo
"paventano" perché una volta comprata l'Alitalia,
che al momento non costa nemmeno molto, poi devi farla volare, comprando una
nuova flotta di aerei. E questo chi potrebbe farlo, se non un grande operatore
internazionale? Alitalia ha una sola via di uscita
industriale: dare le rotte interne a una compagnia low cost in cambio di
robuste royalties, e concentrarsi sui voli intercontinentali, dove ha ancora il
brand, il know how e una grande platea di italici sparsi in tutte le regioni
del globo. Ma per far questo ha bisogno di una flotta, e ci vogliono qualche
anno e qualche miliardo. Comunque perfino il pastrocchio italico alla
Berlusconi è difficile da realizzare. Perché anche Scaroni e Conti sono uomini
di mondo, vivono in un ambiente globale, e dovrebbero spiegare ai loro
azionisti che cosa stanno facendo con i loro soldi. Conoscono il mondo, e sanno
che i mercati sono capaci di cambiare il vertice di Ubs, figurarsi delle loro
aziende. Resta dunque la Marzano e il commissariamento. Sì, ma chi potrebbe
fare il commissario? Bondi, ovviamente, che è un mago nel genere. Ma Bondi è
troppo preso dal suo sogno di comprare la Barilla, ha già dato in termini di
compromessi politici alla Telecom, e non ha alcuna voglia di rificcarsi di
nuovo nel palazzo romano. Ci sarebbe Moretti, che è un manager di alto livello,
di visione europea, che parla poco e realizza molto. Ma Moretti è un ferroviere
nell'animo, ed è difficile immaginarlo disposto a mettersi a giocare con gli
aeroplani. Poi c'è una lunga teoria di burocrati, molti dei quali l'Alitalia ha già conosciuto e per i cui fallimenti ancora
sanguina. Infine c'è Prato medesimo. Si vedrà. Intanto c'è da sciogliere il
dilemma Spinetta: ha ancora voglia di giocare al gatto e al topo? 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8
aprile riferirà al governo Police nuovo presidente, confermata apertura ad Air
France Strauss-Kahn Il Fmi rivedrà al ribasso le stime di crescita
dell'economia globale per quest'anno al 3,7%, con un taglio di mezzo punto. Lo
ha affermato ieri il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn parlando con
i giornalisti. In precedenza il direttore del dipartimento ricerca del Fmi,
Simon Johnson, aveva tenuto una conferenza stampa per presentare alcuni
articoli del World Economic Outlook, riaffermando che la recessione è un
"problema serio" e non riguarda solo gli Usa. Il presidente per Alitalia è stato trovato: il consiglio di amministrazione
della compagnia di bandiera ha nominato presdiente della società il giurista
Aristide Police, già membro del Consiglio dell'aviolinea. Il board dell'azienda
tornerà a riunirsi l'8 aprile prossimo 8 aprile per completare l'esame della
situazione finanziaria e patrimoniale della società, con il supporto di primari
advisor finanziario e legale. Entro quella data, l'azienda riferirà la
situazione al governo. Il cda ha inoltre "preso atto che, non essendosi
avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del contratto concluso
con Air France-Klm il 15 marzo questa iniziativa è venuta meno; iniziativa che,
peraltro - viene sottolineato in una nota della compagnia aerea - il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la
conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista
evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio
Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della
Magliana? L'ipotesi che circolava era quella della nomina di un
commissario straordinario e della legge Marzano che congelerà i crediti delle
banche portando però con sé conseguenze dolorose a livello di drastica
riduzione dei costi. I nomi più accreditati, almeno stando ai rumours che hanno
cominciato a circolare prima del Cda di Alitalia di
ieri, erano quelli di Enrico Bondi, amministratore straordinario delle società
del gruppo Parmalat dopo il crac Tanzi e soprannominato "the
collector", e Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato che in
questi giorni si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Almaviva, la
società che attraverso la controllata Alicos gestisce per Alitalia
una parte dei call center. Tutto deciso, quindi, onde evitare il fallimento?
Dall'azienda, quando ancora il consiglio d'amministrazione era in corso, una
fonte faceva sapere che l'ipotesi di commissario straordinario "è da
escludersi al 98 per cento, per quanto ne sappiamo non c'è". E la Marzano?
"Anche in questo caso non se ne parla adesso, più avanti". Quali
ipotesi alternative, quindi? La risposta è un sconsolato "Boh? Penso che
vogliano prendere tempo e tirare avanti, magari in attesa di un qualche
ripensamento da parte di Air France a cui non credo assolutamente nonostante
Letta stia lavorando per ricucire. Ripeto, prenderanno tempo per qualche giorno
e poi si vedrà". Ma sondando gli umori delle parti in causa si capisce che
l'ambasciata affidata ad Enrico Letta appare qualcosa di più di una disperata
last resort : qualche margine - nemmeno troppo labile - potrebbe esserci anche
a partire dal mezzo dietrofront dei sindacati che ora si dicono pronti a
negoziare e parlare con tutti, definendo la loro proposta "non ultimativa
e negoziabile". Al momento sembra difficile che Spinetta torni sui suoi
passi ma in ambienti governativi fanno capire che le prossime "48-72 ore
saranno fondamentali e prima di allora nessuna decisione, in primis quella del
commissario straordinario, verrà presa in considerazione attivamente. Il
presidente ora c'è. Anche perché comunque prima di chiedere la Marzano bisogna
valutare determinate condizioni come quelle di certificare il reale stato della
liquidità dell'azienda, capire quanto può andare avanti. Serve una ricognizione
dei tecnici per questo, non è certo lavoro di poche ore. Tutti compiti che
arricchiranno quel dossier che è ora sulla scrivania di Aristide Police.
Insomma, il governo crede - o forse la disperazione per la situazione venutasi
a creare lo porta giocoforza a credere - che quella di Spinetta sia stata la
classica mossa per scompaginare le carte. La pensano così, ad esempio, a
Milano, appendice del caos Alitalia. La vulgata
vorrebbe infatti che quello inscenato mercoledì fosse un teatrino concordato e
che avrebbe come presupposto l'accordo sottobanco tra governo e sindacati. I
quali, però, hanno posto il problema di non poter accettare acriticamente il
piano Air France salvo incorrere nell'ira dei lavoratori. Quindi il colpo di
teatro, l'irrigidimento e la camera di compensazione di questi giorni frenetici
che mettono davanti agli occhi di tutti, lavoratori in testa, il baratro del
fallimento. Il problema però è anche un altro. Se si va in legge Marzano con
l'istituzione di un commissario straordinario cambia tutto lo scenario
italiano, non solo quello di Alitalia o di Malpensa.
Da Sea fanno sapere che "su Alitalia non contiamo
più dal 30 marzo: la cassa integrazione è attiva e l'operazione per agganciare
nuove compagnie prosegue". Finora sono venticinque (tra cui Emirates,
Malaysia, Qatai, Korean, Saudi Arabia) ma non possono subentrare perché i patti
bilaterali sono in mano ad Alitalia che li utilizza su
Fiumicino. Ma il dilemma è questo: se si va in regime di legge Marzano, i patti
bilaterali decadono e quindi si liberano i diritti di traffico su Malpensa?
Un'altra ipotesi su cui riflettere molto prima di dire no ad Air France.
04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue dalla prima
conversazione col presidente del senato Marini: forza Walter, al Lazio ci penso
io "Siamo tutti responsabili del risultato elettorale" Il destino
post-elettorale di Walter? "Questo dibattito è una cosa belluina. Mi pare
uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Ma come diavolo si fa a legare
il destino di Veltroni a una percentuale? E noi altri chi siamo, solo dei
fessi? Anche noi che siamo in giro per l'Italia determiniamo il risultato
elettorale. Siamo responsabili tutti, non uno solo". Franco Marini parla
del caos della compagnia di bandiera e del dibattito sul "Pd che sarà il
15 aprile". Conversando con il Riformista in una delle rarissime pause di
una campagna elettorale condotta in prima linea, il presidente del Senato
affronta anche lo piscodramma Pizza e racconta Marianna Madia. Declina il tema
del nuovismo dei democrat e quello di una politica che non può prescindere dal
rapporto con la gente. Evoca una rimonta possibile e fa un appello bipartisan
per mandare in soffitta il porcellum all'inizio della legislatura. Walter
Veltroni, intervistato da Panorama , parla di quattro regioni decisive: Lazio,
Abruzzo, Sardegna, Marche. In due di queste, Lazio e Abruzzo, il Pd si è
affidato a Franco Marini, capolista al Senato. Dicono al loft che la seconda
carica dello Stato sa coniugare l'esperienza del veterano con i ritmi di un
trentenne. "Mantengo abitudini da campagna elettorale vecchio stile",
dice Marini. "Dopo una giornata in giro, invece di ricordarmi che sono
vecchio e tornarmene a casa, faccio come si faceva una volta. E quindi finisco
sempre attorno a un tavolo, a chiacchierare con la gente e a bere un
bicchiere". Vecchie abitudini che restano anche quando i tempi son
cambiati. "Io ho una convinzione", ribatte il presidente del Senato.
"Sarebbe sciocco non vedere quello che è cambiato rispetto a una volta. La
forza della tv e dei nuovi media la vedo e la capisco. E capisco l'esigenza dei
leader di essere sempre presenti. Ma resto convinto che, alla fine, per noi
rimane fondamentale il contatto con la gente. Io la cerco ancora, la
gente". Tre giorni fa, in un giorno qualunque della campagna elettorale,
Marini è rientrato in mattinata da Torino. A mezzogiorno è già con gli edili
della nuova metro di Roma. Poi, in successione, Civitavecchia, Fiumicino e
Palestrina. "Dove - spiega lui - abbiamo smesso di discutere solo quando
la Roma ha cominciato ad abbuscare in Coppa Campioni. Le sale sono sempre piene,
le assemblee sempre partecipate". L'obiettivo sono gli incerti. "Sono
decisivi per la nostra rimonta", ripete il presidente del Senato. Anche
perché, "a differenza di quanto accade negli altri paesi d'Europa, da noi
gli incerti non rimangono a casa. Ma vanno a votare". Morale? "Visto
che la militanza del centrodestra è più "bloccata", il gioco degli
incerti può fare la differenza solo per noi". E sarebbe la differenza tra
una sconfitta e una vittoria. "È questo il mio obiettivo, al di là del
predicare la linea...". Ieri Marini - che ha inviato una lettera a tutti i
capifamiglia del Lazio - ha riempito la sala grande dell'Hotel Ergife di Roma
radunando i circoli sociali nati nella Margherita e confluiti poi nel Pd.
"Una realtà - sostiene - che rappresenta centinaia di famiglie, centinaia
di posti di lavoro. Pubblico impiego, sindacato, associazioni di volontariato.
Il mio compito è motivarli, avvicinarli a noi. Per il Lazio è un elettorato
decisivo". Del Lazio Marini ha una certa esperienza. "La mia prima
campagna elettorale per la Camera è stata nel '92, proprio a Roma. All'epoca
c'erano le preferenze. Riuscii a superare Vittorio Sbardella, una cosa
inimmaginabile per l'epoca". Sbardella, detto lo squalo. "Appariva un
po' rozzo - ricorda Marini - ma aveva un'intelligenza politica che in
pochissimi potevano vantare". Ieri il suo competitor era Sbadella. Oggi
corre al fianco di Marianna Madia, candidata alla Camera. "Faccio uno
sforzo che mi costa tanta fatica per soffocare idee ormai consolidate da decenni.
E quindi lo ammetto: questo sforzo per presentare facce nuove è positivo e va
fatto. Purché non si pensi di sostituire il partito, il suo radicamento nelle
città, nei comuni. Vogliamo belle facce o giovanotti rampanti a uso e consumo
della tv? Bene, purché si intreccino con la militanza". Il presidente del
Senato poi rivela: "Oggi ho chiamato la Madia. M'ha detto:
"Presidente, che faccio? Devo venire oggi all'iniziativa?" Le ho
risposto: "Ma certo, figliola. Vieni a parlare con me e dici quello che ti
senti di dire. Sei la capolista alla Camera che fa un'assemblea col capolista
al Senato". Una volta reagivo male a nuovismo esasperato. Adesso no,
perché mi sforzo di capire. Ma serve sempre un punto di equilibrio. Il partito,
la rappresentanza... sono cose serie". Altrettanto serio sembra diventato
il dibattito sul futuro prossimo del Pd. La quota 35 sotto la quale Veltroni
sarebbe in discussione, l'assetto del partito. Veline e veleni. Marini quasi
sbotta: "Uno che capisce un po' di politica, di queste cose non dovrebbe
parlare, soprattutto in campagna elettorale. Io volevo tacere. Ma visto che gli
altri si sono espressi, lo faccio anch'io". Prego. "Stiamo
combattendo tutti insieme una battaglia elettorale aperta. Parlo di una sfida
che possiamo ancora vincere. Per questo è privo di senso, ma molto
autolesionista, discutere ora della leadership del partito". E ancora:
"Col Pd abbiamo fatto un'operazione politica forte. Un'operazione che
persino uno dell'età mia riesce a vedere proiettata nel futuro". Quanto
alla leadership di Veltroni, la seconda carica dello stato dice che
"questa partita è stata chiusa formalmente dall'elezione diretta di
Walter. Ma non c'è solo la forma, che a me interessa sempre poco. C'è anche un
aspetto politico. Per coglierlo basta usare l'intelletto, per chi ce
l'ha". Marini, quindi, blinda Veltroni. A prescindere dallo score finale
del Pd. "Leghiamo il destino del leader a una percentuale? E noi chi
siamo, solo dei fessi che girano per l'Italia? Lo ripeto: questo dibattito è
una cosa belluina, sembra uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Tutti
siamo responsabili, ognuno per la sua parte, del risultato elettorale del Pd.
Se poi c'è invece qualcuno che non si sente responsabile, ci penserò io a
ricordagli che lo è". Caso Pizza. A prescindere dall'esito finale
dell'affaire, di chi sono le responsabilità? Marini allarga le braccia ma
scuote la testa. "Non parlo perché fino al 29 aprile sono ancora la
seconda carica dello Stato. In ogni caso, sarebbe uno choc insopportabile per
il paese l'interruzione della campagna elettorale. Comunque state tranquilli:
si voterà regolarmente. Di più non posso dire". Sul
caos Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le
scadenze dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa,
glielo dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è
sbagliato". Per il presidente del Senato, quindi, "non è possibile
dare la colpa solo ad Air France". In ogni caso, "il
fallimento è una sciagura che colpirebbe migliaia di famiglie". Segue
appello: "Tutti riprendano la trattativa con spirito costruttivo. Non mi
sento di dire "solo l'Air France". Anche i sindacati. Sennò, alla
fine, il prezzo più alto lo pagheranno i lavoratori. Solo con la buona volontà
delle parti si può fare il miracolo. Serve la consapevolezza che oltre questo
tavolo c'è solo il salto nel vuoto". Obiettivi per il 15 aprile?
"Senza farci carezze impossibili - dice Marini - mettiamoci d'accordo con
gli "altri" e come primo punto della prossima legislatura leviamo
'sto mostro di legge elettorale dai piedi. Dev'essere la prima cosa".
04/04/2008.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria:
REDAZIONALE Aeroporto I timori per l'ulteriore flusso di viaggiatori. Gli
agenti Polaria, situazione vicina "al collasso" Fiumicino, protesta
per la sicurezza Sit-in dei poliziotti. Dipendenti Alitalia manifestano per Air France Fiumicino, sit-in di protesta: i
dipendenti Alitalia per la trattativa, i sindacati di polizia per la sicurezza nello
scalo Agitazione a Fiumicino. Paura per il futuro. Preoccupa la compagnia di
bandiera: e ieri hanno fatto un sit-in trecento dipendenti dell'Alitalia. Ma preoccupa lo stesso scalo, per la sua sicurezza: e
ieri pomeriggio al molo A i sindacati di polizia hanno diffuso un volantino con
su scritto: "Imminente il momento del collasso ". Il presidente della
regione Lazio, Piero Marrazzo, infine invita tutti al tavolo delle trattative
ricordando che per anni si è progettata una "regione del volo".
Insomma, non compromettiamo quanto fatto finora. I passeggeri in transito hanno
trovato ieri la protesta sindacale della Polizia di frontiera, resa pubblica da
sette sindacati di polizia (Sap, Consap, Siulp, Silp Cgil, FSP Ugl, Siap e
Uilps) con un duro volantino. Ma a poca distanza, di fronte alla direzione Alitalia alla Magliana, si era appena concluso il sit-in di
trecento dipendenti scesi in campo per dirsi "favorevoli alla soluzione
Air France": una protesta spontanea dietro lo striscione "Io non ci
sto" per dire sì alla ripresa di trattative con la compagnia francese. Che
lo stesso Marrazzo ha indicato come "unica trattativa al momento
concretizzabile". Ai viaggiatori in transito i sindacati di polizia hanno
invece ricordato che dal primo aprile Fiumicino ospita 180 nuovi voli in più
dirottati da Malpensa e si prepara a ricevere un flusso annuo in più di 3,5
milioni di utenti. Di fronte a tutto ciò c'è un servizio di polizia che rischia
il collasso: per un organico di 870 uomini, secondo le stime di una decina di
anni fa, gli agenti oggi sono ridotti a 710. Non solo: gli ausiliari che
garantiscono il servizio di pattugliamento interno, i 35 uomini della sezione
sicurezza, a fine mese torneranno alle loro destinazioni. "In queste
condizioni ci sono varchi come quello dello staff only spiega Franco Carta
(Siulp)che sono presenziati da un solo agente. Le code che si formano sono
quotidiane...". "Riscontriamo poi - aggiunge Giulio Incoronato ,
segretario Consap - numerose violazioni alla legge 626: ambienti insalubri,
sala operativa in condizioni penose con rischi di shock termici e di esalazioni
nocive. In questo contesto si fatica molto ai varchi. I più a rischio sono
quelli dove passano le rotte dei clandestini, come il volo da Lagos ".
Scalo La protesta di personale di volo e dipendenti Alitalia
nell'aeroporto (foto Ansa) Paolo Brogi.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di MARCO CONTI ROMA
- Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi e
al sottosegretario Letta. Infine al leader Cgil Guglielmo Epifani.
Ricominciando a telefonare in ordine inverso in serata, prima di lasciare la
Sardegna. La preoccupazione di Walter Veltroni per la piega
che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è
trasformata in un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino
al più presto al tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina
anche al cda di Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o
provvedere, come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "le
condizioni per una trattativa normale". Dopo qualche giorno di incertezza,
legata più che altro all'attesa per la più volte annunciata "cordata
italiana", tutto il Pd è ormai schierato per l'intesa con Air France.
Merito di Bersani, che continua a spiegare che "non ci sono alternative o
cordate alla Toto" e che ieri, con la nomina di Police, si ritrova con un
uomo di fiducia al vertice della Compagnia. "Riaprire subito la
trattativa" è quindi il primo obiettivo del candidato premier del Pd, che
non a caso ha voluto che fosse Enrico Letta ad occuparsi full-time della
faccenda azzerando di fatto la linea Prato-Padoa Schioppa-Prodi. Annullati gli
impegni elettorali, Letta ha ripreso ieri mattina a ritessere il filo della
trattativa, mentre il portavoce Sircana continuava a tenere informato Prodi
che, impegnato al vertice Nato di Bucarest, ha avuto modo di parlare della
faccenda con Sarkozy. Veltroni ha più di una critica da sollevare al governo
per come non ha gestito le fasi più delicate del confronto tra il presidente di
Air France Spinettà e le otto sigle sindacali. Soprattutto per non aver svolto,
anche tramite i vertici di Alitalia, sino in fondo un
ruolo di mediazione tra Spinettà e i sindacati. Un errore tenersi completamente
fuori dal confronto, un errore ancora più grosso l'attacco a testa bassa contro
i sindacati a dieci giorni dal voto. Nel colloquio con Epifani, chiamato anche
per le condoglianze dovute alla scomparsa del papà del leader sindacale,
Veltroni ha dovuto incassare più di una rampogna per come non sarebbe stato
adeguatamente sostenuto lo sforzo del sindacato. "Serve senso di responsabilità",
continua a ripetere Veltroni che teme i contraccolpi del naufragio della
trattativa e dell'avvio della gestione commissariale che immediatamente, a
tutela degli azionisti, dovrebbe muoversi per tenere in pareggio tutte le
attività dell'azienda, così come prevede la legge Marzano. Gli effetti del
lavoro dell'eventuale commissario straordinario si farebbero sentire subito con
immediati tagli alle rotte meno redditizie, al personale e ai servizi resi
dalla Compagnia. Un vero e proprio disastro che, a pochi giorni dal voto
produrrebbe effetti devastanti sulla campagna elettorale del Pd. Molto diversi
sarebbero invece gli effetti se invece si potesse arrivare alla stipula di un
preaccordo tra sindacati ed Air France, come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe
al futuro governo di dire l'ultima parola. Dopo giorni di martellante
invocazione di cordate alternative, ieri si respirava aria più cauta tra i più
stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista Bobo Craxi,
arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e francesi.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di
NINO CIRILLO ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli,
sorridenti, in divisa, proprio come nella pubblicità. Viaggiavano per il mondo
e portavano a casa bei soldi. L' "altra" Italia, il Paese normale
degli impiegati e dei metalmeccanici, riservava loro un misto di ammirazione e
invidia.
Guardateli oggi. Intabarrati in certi giubbotti tristi, col passo svelto di chi
teme brutte sorprese al primo incrocio, con certi occhi rassegnati, decisi solo
a raggiungere il più in fretta possibile il pullman che li riporterà anche
stasera a casa. In chissà quale periferia, per chissà quale ordinaria esistenza
e, soprattutto, in attesa di chissà quale futuro. Fumano e non parlano,
guardano e non sorridono. Chi aveva parlato di mercoledì nero -il giorno
convulso della rottura e delle dimissioni di Prato- non poteva pensare che il
giovedì sarebbe stato peggio. Che sarebbero davvero volati gli stracci, che
sarebbe finita tristemente tutti contro tutti. E' difficile immaginare da Roma
-dai palazzi della politica, dagli ampi uffici delle grandi centrali sindacali-
un mondo di lavoratori così drammaticamente diviso, tanto più ora perché mors
tua vita mea. I piloti contro gli assistenti di volo, gli assistenti di terra
contro tutti e due, quelli di Az servizi contro Az Fly, tanto per citare due
delle società che con il piano di Air France rischiano tutto. E' stato intorno
a mezzogiorno, sotto un sole di primavera degno di ben altre attenzioni, che
l'onda della rabbia ha tracimato. Prima uno alla volta, poi a gruppetti sempre
più numerosi, i lavoratori della palazzina del centro direzionale Alitalia -una volta li chiamavano "colletti
bianchi"- hanno cominciato a radunarsi sul piazzale. Ognuno portava un
cartellino: "Io non ci sto". Per dire che non ci stavano alla rottura
della trattativa, che per loro - alla fine sarebbero stati trecento- Air France
è l'unica carta, che partiti e sindacati debbono smetterla di mettersi di
traverso. C'è chi si è divertito a giocare con il francese e con il dialetto:
"Spinettà nun ce lassà" o un più sofisticato "Aridatece la
Gioconda". Altri, più prosaici, hanno appeso all'inferriata dell'ingresso
un grande: "Che amarezza". E in effetti c'era una grande amarezza nelle
loro voci. Roberta, hostess di terra: "Tra noi dipendenti c'è chi cerca di
tutelare solo il proprio orticello. Non capisco i piloti, prima favorevoli ad
Air France poi pronti a spingere per la rottura". Elena, un'altra
assistente di volo: "Diciamo basta a questo teatrino italiano". Daniela,
dirigente Alitalia: "La soluzione Air France era
l'unica che offriva prospettive serie e concrete". Marco, pilota:
"Altro che alleanze con due autorevoli partner europei, sembrava di essere
di fronte a un vero e proprio ricatto" E mal gliene incolse, a tutti loro.
Come premio per essere usciti allo scoperto sono stati subito liquidati dal
sindacato ufficiale: "Una manifestazione ispirata da dirigenti
dell'azienda, gli stessi dirigenti che ci hanno portato a questo
disastro". Lo stesso disagio che sembrava mostrare nel suo ufficio vicino
alla mensa, nell'Area tecnica, Umberto Longo, dirigente Cgil, una faccia
sveglia, uno che pure mostrava una certa dimestichezza con microfoni e
taccuini: "I trecento davanti al centro direzionale? Non c'ero, non li ho
visti". Come nessuno ha visto, poco dopo le 14, Antonio La Ganga, 32 anni,
una tessera Anpav in tasca, piazzarsi con una catena di dieci metri davanti
all'ingresso dei voli nazionali. Pensava a un gesto clamoroso, ma all'arrivo
degli agenti ha ragionevolmente rinunciato. Dalla sua casa di Civitavecchia ha
spiegato con poche parole: "Non vogliamo ripartire da zero, vogliamo Air
France". Che è un po' quello che hanno detto alla fine di un'assemblea,
nel pomeriggio, quattrocento suoi colleghi assistenti di volo, proponendo una
raccolta di firme "affinché la trattativa con Air France riprenda". A
Fiumicino ormai è sera, una sera carica di tensione. Ai banchi del check in né
code di passeggeri né assembramenti di personale. Roberta, una hostess pronta a
partire, non resiste alla battuta: "Non c'è nessuno? Per forza, li hanno
già eliminati tutti".
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di
LUCIANO COSTANTINI ROMA Alitalia, ora il
pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo Air France e
riportare al tavolo della trattativa i sindacati. Più difficile la prima
operazione, più agevole la seconda. Almeno in apparenza. E comunque da ieri
mattina, Enrico Letta oltre ad essere sottosegretario alla presidenza del
Consiglio è anche "l'esploratore" di palazzo Chigi che gli ha affidato l'incarico al
termine di una riunione con Padoa-Schioppa, Bersani e Bianchi. Romano Prodi da
Bucarest ha auspicato che "prevalga il buon senso e riprenda il filo della
trattativa. Ne ho parlato anche con Sarkozy. Il governo non si sta attivando, è
attento agli sviluppi del negoziato. La ristrutturazione dell'aviolinea era
indispensabile". Il compito di Letta è arduo, tuttavia non impossibile
perchè se è vero che l'altra sera Jean Cyril Spinetta ha lasciato la sede di Alitalia sbattendo la porta, è altrettanto vero che i sindacati
si sono detti pronti a riprendere il negoziato "purchè ci sia l'intenzione
vera di discutere e purchè il governo chiarisca finalmente le condizioni di
vendita concordate con il vettore francese". Letta ha cominciato ad
allacciare colloqui informali con i vertici delle confederazioni e con Parigi e
- si dice - punterebbe a riaprire il tavolo martedì prossimo sgombrandolo
magari dalle questioni più spinose. Insomma, il tentativo sarebbe quello di
approcciare un atterraggio morbido su una possibile pista negoziale. E' una
ipotesi di lavoro. La certezza, invece, è che i rappresentanti dei lavoratori
questa mattina torneranno al quartier generale della Magliana per un nuovo
incontro con i vertici della compagnia. Sarà, ovviamente, un incontro
interlocutorio perchè mancherà Air France che prima dovrà verificare l'entità
di possibili sviluppi e dovrà attendere il via libera del suo cda prima di
tornare al tavolo. I sindacati ieri hanno tenuto una doppia conferenza stampa:
da una parte le otto sigle firmatarie della proposta bocciata dai francesi,
dall'altra la Uiltrasporti che è uscita dal gruppo nei giorni scorsi. "Non
abbiamo una posizione di assoluta chiusura, la nostra proposta è
negoziabile", hanno sentenziato quasi in coro. Il leader della Fit/Cisl,
Fabrizio Solari, ha precisato che le condizioni poste dal sindacato erano
sostanzialmente tre: discutere di Alitalia nella sua
interezza (dunque Fly e Servizi), potenziare la flotta con conseguente
riduzione degli esuberi, riportare temporaneamente Fintecna nell'area della
compagnia con conseguente reperimento di nuovi capitali (200-300 milioni).
"Il sindacato - ha puntualizzato - è disposto a fare dei sacrifici come ha
fatto gestendo 4.000 esuberi nel 2004, concordando una tregua negli scioperi,
congelando per due anni gli aumenti contrattuali". "Noi siamo pronti
a confrontarci con tutti senza alcuna preclusione", ha aggiunto il numero
uno della Fit/Cisl, Claudio Claudiani. "E comunque non vogliamo il
fallimento o il commissariamento della compagnia, ma la politica deve fare il
suo mestiere", ha affermato il presidente dei piloti Anpac, Fabio Berti.
Critica, invece, la Uiltrasporti: "Il documento presentato l'altro giorno
- ha replicato il segretario, Marco Veneziani - era sbagliato ed ha portato alla
rottura. Abbiamo lasciato il tavolo perchè non c'era alcun sostegno da parte
del governo, visto che Padoa-Schioppa è diventato il nostro peggior nemico e
non si può fare una trattativa con la pistola alla tempia".
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Per
andare avanti nella trattativa su Alitalia. Senza il via
libera, i francesi non sono disponibili ad andare avanti.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-04 num: - pag: 16 categoria:
REDAZIONALE Rapporto
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di UMBERTO MANCINI
ROMA - Tre incontri, ognuno di quattro ore. Nella sede romana dell'Ambasciata
di Germania in Via San Martino della Battaglia. Qui i tre leader sindacali di
Cgil, Cisl e Uil hanno parlato a lungo con i vertici di Lufthansa (erano presenti
il direttore generale e il capo del personale). Summit riservati, top secret,
che si sono svolti tra novembre e dicembre. Nel corso dei quali i tedeschi, che
sono pronti a riavviare i contatti solo se Air France si ritirerà
definitivamente, hanno illustrato una strategia precisa per
Alitalia. Quattro, in estrema sintesi, le proposte sul tavolo: un ruolo
forte per Malpensa; un rafforzamento della flotta; un limitato numero di
esuberi, inferiore ai 2.100 proposto da Parigi; l'ingresso di una
rappresentanza dei lavoratori nel cda della compagnia, proprio sulla scia del
modello tedesco. Idee giudicate molto interessanti. Poi congelate dopo
l'avvio della trattativa in esclusiva con Spinetta, ma che ora potrebbero
essere la base per ripartire. Lufthansa comunque non vuole forzare i tempi,
consapevole di una situazione fluida, complessa. Insomma, viaggia a fari
spenti, evitando commenti ufficiali. Aspetta che il quadro politico si
stabilizzi per poi giocare le proprie carte. Partendo proprio dai sindacati.
Non è escluso che in queste ore qualche sondaggio informale sia già partito. Di
certo il dossier è apertissimo. Così come è massima l'attenzione sulle mosse
del governo in merito al commissariamento. Lo schema a cui sta pensando la
compagnia guidata da Wolfgang Mayrhuber è a geometria variabile. Prevede cioè
anche possibile coinvolgimento di Air One, che comunque lavora anche per conto
proprio, e di alcuni imprenditori italiani. Su questo schema starebbe lavorando
anche Bruno Ermolli, che tiene le fila della cordata italiana. Il tutto nella
più assoluta riservatezza per evitare passi falsi.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di FABRIZIO RIZZI
ROMA- "Basta una fiche". Per Silvio Berlusconi non ci voglioni
"milioni di milioni" per salvare Alitalia, è sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da
tavolo verde, di cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli
imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio
dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa
definitivamente la trattativa con Air France, chiederanno di fare una
"due diligence"". Ripete che la proposta Air France era
"irrecivibile e offensiva". Aggiunge: "Siamo stati zitti quando
pensavamo che il governo, con un minimo di senno, trattasse con Parigi un
accordo che desse ad Alitalia pari dignità". Poi,
più tardi, ad una cena elettorale aggiunge: "La già difficile situazione
italiana poteva essere più grave, almeno si è interrotta la trattativa con Air
France... ho evitato la catastrofe". E mentre le parole di Berlusconi
continuano a suscitare forti critiche nel Partito democratico, soprattutto per
l'assenza dell'annunciata cordata di salvataggio, il portavoce Paolo Bonaiuti
spiega che "prima di mettere in moto una compagine di imprenditori,
occorre una perfetta conoscenza dello stato dei conti". Walter Veltroni
torna ad accusare il Cavaliere, senza mai citarlo: "Basta con interferenze
politiche, che sono state micidiali per la trattativa". E sollecita una
ripresa del negoziato da parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno
provocato un clima di ostilità nei confronti di un partner che stava trattando.
All'inizio si è parlato di una cordata che non c'è mai stata, poi si è detto
che a questa avrebbero partecipato i suoi congiunti. Ha citato quattro nomi, ma
tre di questi hanno detto che non era vero niente. Il messaggio era chiaro: Air
France via. E Air France è andata via. Ora la politica resti fuori". A sua
volta, Enrico Morando, accusa per le "fiche": "Purtroppo chi
gioca è lui, chi perde, è il Paese". Antonio Di Pietro chiede alla Consob e
ai giudici di valutare le responsabilità di Berlusconi, per "il grave
tentativo di manipolazione del mercato" avendo "illuso le parti in
causa, portandole a una esasperazione così conflittuale". Anche Dario
Franceschini sottolinea come "la questione Alitalia"
sia stata "utilizzata per fare campagna elettorale" mentre adesso
"della cordata di cui parla Berlusconi non c'è neppure l'ombra". Emma
Bonino, come Prodi, ha accusato "l'irresponsabilità del massimalismo
sindacale", ma a Fausto Bertinotti le critiche del premier alle
confederazioni, non sono andate giù. "Dovrebbe tenere un atteggiamento più
rispettoso".
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Appello
del Cavaliere: "Alitalia resti
italiana, sono tanti gli imprenditori interessati. Serve una fiche".
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di GIULIA LEONI
MILANO - Aspettando che la situazione si chiarisca - prima di far scender in
campo una cordata italiana "dovrà esaurirsi la trattativa con Air
France", aveva detto Bruno Ermolli a fine marzo - il superconsulente
continua a contattare imprenditori, potenzialmente interessati all'allestimento
di una cordata tricolore. Per marciare su Alitalia. Ermolli che, come noto, già da tempo ha ricevuto da Silvio
Berlusconi l'incarico di individuare uomini d'impresa italiani pronti a farsi
avanti avrebbe raccolto diverse decine di adesioni. Sabato scorso ha incassato
un sì "pesante". Ma l'idea comune - la condizione alla quale i
vari imprenditori sondati si sarebbero detti disponibili ad investire in Alitalia - sarebbe quella di attendere il commissariamento
della compagnia di bandiera. Ormai decotta. A quel punto entrerebbe sulla scena
un commissario chiamato a decidere le sorti del gruppo. Che nell'immediato
congelerebbe i debiti della Magliana. E probabilmente, essendo la realtà di Alitalia ben diversa da quella che Enrico Bondì trovò in
Parmalat quando fu nominato commissario a Parma - la Magliana perde ogni giorno
tra 1 e 2 miliardi mentre l'ex impero di Tanzi, isolato dai debiti, era una
solida realtà industriale - il commissario liquiderebbe la compagnia a pezzi.
Facendo una netta separazione tra le attività buone e le attività in perdita.
Per poi mettere sul mercato le prime. A stretto giro di posta gli esuberi si
gonfierebbero a dismisura - scatterebbe la cassa integrazione per circa 3000
piloti e hostess e ammortizzatori sociali per 2000 unità del personale di
terra. Una Alitalia leggera, con i conti della crisi
pagati in larga misura dallo Stato oltre che dai dipendenti e dai soci,
potrebbe diventare un ghiotto boccone. Per la famosa cordata bianca rossa e
verde. Ma non solo. Dalla quale oggi sembra esclusa Air One che sollecita le
banche alleate a mettersi in azione. Visto che Air France non c'è più. E nel
week end è possibile qualche incontro riservato.
( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere della Sera
- NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-04 num: - pag: 45 categoria: BREVI ALITALIA Ruolo dei sindacati Caro Romano,
circa la crisi di Alitalia, lei ha dimenticato un convitato importante alla tavolata
"magnara": i sindacati. Come ex dipendente di tanti anni fa, posso
testimoniare un'infinita serie di follie, insensatezze, stupidaggini da parte
dell'allora potentissima Triplice! Tante e tali che, unite a quelle
delle altre categorie da lei menzionate, abbandonai. Giovanni Corbo, Firenze
Nella mia risposta ho parlato delle battaglie corporative dei dipendenti di Alitalia: un cenno che era implicitamente diretto ai loro
rappresentanti sindacali. Lei ha lasciato l'azienda, ma i dipendenti che hanno
deciso di restarvi hanno accettato, anche se di malavoglia, di farsi
rappresentare dalle organizzazioni sindacali. E sono quindi corresponsabili di
ciò che è accaduto.
( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Di NINO BERTOLONI
MELI ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale
esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va
dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo?
Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro
che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi, e dalla sala
una signora ha gridato tra applausi e risate "è vecchio" all'indirizzo
del Cavaliere contumace. In terra sarda il leader del Pd ha deciso di cambiare
passo per l'ultimo tratto di campagna elettorale. Via il bon ton, il confronto,
il guanto di velluto, l'ulivo nel senso di ramoscello, e giù a menare fendenti
sul Cavaliere, il suo programma e le sue sortite. In successione, Veltroni ha
preso a rinfacciargli l'attacco al Quirinale, le sparate su
Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto
che vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica
estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in Europa".
Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo
per l'ultima settimana? Al loft sede del Pd ne hanno discusso in questi
giorni, alcuni malumori critiche insoddisfazioni erano anche arrivati per la
campagna "moscia", la questione era in sostanza già calda. Ma c'è un
dato politico che ha convinto Veltroni a cambiare passo: i sondaggi riservati
sul bacino indecisi davano tutti lo stesso responso: quest'area grigia di
perplessi è quasi tutta di elettori di centrosinistra delusi e per motivarli al
voto il modo migliore, se non esclusivo, è di agitare il drappo rosso del
"dàgli al Cavaliere". "Una gran fetta dei nostri elettori non
ama subire gli insulti della destra", ha spiegato Nicola Latorre dalemiano
di prima cerchia. Se n'è discusso, nel Pd, e di fronte a un Ermete Realacci
restio alla linea dura e a un Paolo Gentiloni invece per la condotta pugnace,
con i dalemiani pugnaci anche loro, Dario Franceschini nel mezzo e Goffredo
Bettini propenso alla linea d'attacco che è andato proprio a Bologna a frenare
sul voto disgiunto, alla fine Veltroni ha deciso per la condotta bellicosa, per
bipolarizzare al massimo lo scontro finale, "ma con misura, non possiamo
mica dare l'idea che si torni all'antico, quando c'era una coalizione che aveva
nell'antiberlusconismo il suo unico collante", ha precisato il leader. Un
cambio di passo che dovrebbe servire a portare dalla propria il risultato
definito "decisivo" in quattro regioni: Lazio, Sardegna, Marche e
Abruzzo, dove poche centinaia di voti possono decidere dell'esito finale al
Senato. Una linea condivisa anche da Pierluigi Bersani che si è sentito con
Veltroni ripetutamente in questi giorni e non solo per Alitalia,
e che di suo ci ha aggiunto un corollario non da poco: lo sfondamento nel campo
avverso. "Rimanete pure berlusconiani nell'animo, se volete, ma premiate
questa proposta innovativa del Pd che vuole cambiare profondamente il sistema
politico, le decisioni, i tempi delle scelte, dateci un aiutino", va
dicendo il ministro in città come Trieste, Gorizia, Udine agli elettori di
centrodestra.
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Dietrofront
delle sigle di categoria: nessun ultimatum. Police nuovo
presidente di Alitalia I sindacati richiamano Air France "Abbiamo fatto una
proposta non un ultimatum. E ci aspettiamo che Air France sia disponibile alla
trattativa". Le parole del segretario della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, a
nome di tutte le sigle confederali, sono il primo flebile segnale che una
trattativa con Parigi si possa riaprire. Il giorno dopo la rottura, i
sindacati provano a ricucire lo strappo con Air France mentre il governo
concede altre 48 ore per trovare un accordo. Intanto il cda di Alitalia nomina presidente il giurista Aristide Police.
Caleri alle pag. 2 e 3.
( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
AFFARI IN PIAZZA AMERICA CONTRO FIUMICINO ETTORE LIVINI Alitalia non è l'unico
problema di Gemina (-9,3% ieri a Piazza Affari) e Fiumicino. Qualche nube
minacciosa infatti arriva anche dagli Usa. I cinque vettori americani che
operano su Roma sono impegnati da mesi in un braccio di ferro con Adr. Il
motivo? Non
vogliono trasferirsi al nuovo Terminal 5 ? quello riservato ai voli
"sensibili" ? perché troppo lontano dal centro dello scalo. Il
braccio di ferro ? che ha coinvolto ambasciatori e ministri sulle due sponde
dell'Atlantico ? è iniziato a settembre e sembrava essersi risolto due mesi fa
con un compromesso. Ma la scorsa settimana gli americani sono tornati
all'attacco. Il trasloco al T5 dovrebbe scattare a inizio maggio ma loro non ne
voglio sapere. E Fiumicino, già oberata dai nuovi voli Alitalia
e in vista dei picchi estivi, potrebbe rischiare il collasso.
( da "Campanile, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prato se ne va e
chiede l'intervento dell'esorcista. I francesi preparano le valigie e il Cda di
ieri alla Magliana sembra una seduta spiritica alla ricerca della cordata
fantasma Si complica la vicenda Alitalia. Mentre oggi
l'azienda convocherà le nove sigle sindacali per fare il punto della
situazione, ieri a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Gianni Letta ha ricevuto i tre ministri dell'Economia, dei Trasporti
e dello Sviluppo: Tommaso Padoa Schioppa, Alessandro Bianchi e Pierluigi
Bersani per vagliare i prossimi passi per evitare sia il fallimento che il
commissariamento della compagnia. E allo stesso tempo verificare se ci sono
ancora spiragli di luce nella trattativa con AirFrance (che ieri, ricordiamo,
alla controproposta dei sindacati si è alzata dal tavolo, abbandonando la
trattativa). Quasi in contemporanea si riuniva il Consiglio di amministrazione
della Magliana per decidere il sostituto del dimissionario ad, Maurizio Prato.
Il tutto condito con l'ennesimo avvertimento dell'Unione europea contraria agli
aiuti di Stato e molto cauta su eventuali prestiti ponte. E mentre il dramma si
consumava, la politica continuava imperterrita ad accusarsi, incolparsi e
tirare in ballo fantomatiche cordate italiane. Eccolo, in pillole, il quadro
nel quale si è consumata l'ennesima tragedia, forse la definitiva. Sempre gli
stessi gli attori che tra protagonisti e comprimari fino alla fine non hanno
accettato di farsi da parte. AirFrance. Il numero uno della compagnia francese
ha accettato di correggere il piano, facendo scendere il numero degli esuberi,
e impegnandosi sul fronte cargo e innovazione. Ma mercoledì alla controproposta
dei sindacati, ha scelto di non continuare la trattativa, preferendo alzarsi
dal tavolo. Alitalia. Poco dopo, l'ad della compagnia di bandiera Maurizio Prato,
titolare dell'incarico da otto mesi proprio per traghettare Alitalia nelle mani dei francesi, ha deciso di dimettersi. "Ho
fallito" dirà in un'intervista a il Messaggero. I sindacati.
Protagonisti indiscussi della vicenda. Lanciano accuse, si autoaccusano, si
alzano dal tavolo, fanno controproposte. Ma il risultato è devastante. Il
segretario della Uil Luigi Angeletti, per primo ad abbandonare il tavolo ha
sottolineato le responsabilità delle parti sociali in tutta la vicenda.
"Non si lanciano proposte all'ultimo minuto e "troppi sindacati non
rendono facile l'accordo". Diverso il parere del numero uno della Cisl
Raffaele Bonanni che il suo "j'accuse" lo ha lanciato contro il
governo, reo di aver lasciato sole le parti sociali nella trattativa. Mentre la
Fiom-Cgil, guidata da Cremaschi se l'è presa con Prodi e Padoa Schioppa:
"Il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro lanciano un attacco
al sindacato degno della destra più retriva". La politica. Accuse a parte
in tutta questa vicenda rimane il "giallo" della fantomatica cordata
di imprenditori italiani invocata a più riprese dal capo dell'opposizione,
Silvio Berlusconi. La o le cordate per ora rimangono nell'ombra, ammesso che ci
siano. E proprio ieri il Cavaliere ha rivolto nuovamente un appello
all'orgoglio degli imprenditori. "Nel loro interesse ? ha detto ? bisogna
salvare Alitalia". Walter Veltroni, leader del
Pd, preoccupato per le conseguenze che la vicenda può assumere ha sollecitato
la capacità di regia del governo per ricucire lo strappo. Ue. L'Europa assiste
da vicino e non solo perché si augura che venga presa la decisione migliore ma
anche per verificare che tutti i passaggi avvengano nel modo stabilito dalla
legislazione Ue. A partire dagli aiuti di Stato, "severamente
vietati", fino ai prestiti ponte, da elargire con "prudenza". Il
portavoce del commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, Michele Cercone:
"Sarebbe molto consigliabile per le autorità italiane lavorare a stretto
contatto con i servizi della Commissione per assicurarsi di varare interventi
compatibili con le normative europee". (04-04-2008).
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
A. Credo che per
veramente risparmiare sui conti della politica sia necessario che il rimborso
spese sia dato non in modo forfettario ma dietro presentazione di fatture con
l'oggetto di spesa che deve essere inerente la propria funzione. Se vengono
riscontrate anomalie il soggetto politico per cinque anni non potrà accedere ad
alcuna carica pubblica. Inoltre la pensione del politico sarà data al
raggiungimento del 65° anno di età come ora per i lavoratori autonomi. In tal
modo vi è veramente risparmio. UGO APOSTOLO Il timore di brogli Berlusconi
afferma di avere un vantaggio certo di almeno 8 punti. La vittoria è certa
salvo brogli da sconfiggere, dice. Ma se esiste questo eterno dubbio, facciamo
inviare ispettori Onu, Ocse, etc. durante lo spoglio delle schede! FRANCO
LUCATO, TORINO Le critiche al Presidente Negli Stati Uniti qualunque cittadino
si può permettere di criticare il suo Presidente (votato da tutti). In Italia
invece se un cittadino (ancorché politico) si permette di commentare il
presidente in carica (votato dagli altri) subito deve scusarsi e trovare dei
sotterfugi per spiegare personalmente la sua buonafede e il rispetto (?) per le
"istituzioni". Siamo una democrazia delle banane, come diceva la
buonanima, e non riteniamo pertanto un dovere l'andare a votare. Anche perché,
tra l'altro, siamo l'unico Stato che in sessant'anni non ha ancora trovato una
legge decente per votare. PIERO BARONE Troppa enfasi sull'Expo L'Expo a Milano
è sicuramente una bella notizia. Finalmente! Tuttavia l'enfasi con cui è
commentata smentisce le parole. C'è quasi stupore per aver raggiunto
l'obiettivo. Non dimentichiamo che non ci misuravamo con Berlino, Tokyo, New
York, Parigi, ma con Smirne. Con tutto rispetto per quella città e per la
Turchia, non è certo un Paese all'avanguardia, una potenza
economico-finanziaria. Dunque non è il caso di esaltarci e perdere di vista i
troppi problemi irrisolti, dai rifiuti di Napoli all'Alitalia. La
Turchia ha una compagnia area nazionale, noi rischiamo di perderla, grazie al
comportamento dei sindacati e alla improntitudine dell'ultimo governo che non
solo non ha risolto i problemi, ma li ha aggravati. LIA DEZMAN Il primo passo
su Marte Splendide fotografie ci arrivano da Marte grazie alla sonda "Mars
Express", montagne alte 7 mila metri, immensi canyon, colori forti
ed intensi. Addirittura gli scienziati ipotizzano che in un lontano passato
sulla superficie del pianeta l'acqua scorresse in abbondanza. Tutto molto
suggestivo. Un sonda però non potrà dirti tutto sul pianeta rosso, e allora
quando ci sarà il primo passo dell'uomo su Marte? La Luna è ormai un lontano
ricordo, Marte potrebbe essere l'inizio di una nuova era. GIUSEPPE DIOTTO,
TORINO Preghiera per la Betancourt Prego che la Betancourt si salvi: le sue
condizioni di salute sono molto gravi e pare che non si voglia più nutrire. Questa
donna è simbolo di una lotta che non è solo fatta di parole ma di rischio in
prima persona. Forse è stremata, forse non ci crede più e sta cedendo... Non so
se basterà l'azione diplomatica ma certo, per l'Occidente, questa è
un'occasione di riscatto da una colpa che la regia dei fratelli Taviani ben
denuncia nel toccante film Forse Dio è malato (una condanna all'indifferenza
occidentale sui mali dell'Africa) dicendo: "Tutto si è fatto globale,
tranne le coscienze, specialmente quelle occidentali". VALERIA MASSA,
TORINO I risultati delle Poste Poste Italiane annuncia con grande risalto i
brillanti risultati conseguiti nel 2007, con un utile di oltre 800 milioni,
aumentato del 25% rispetto all'anno precedente. Considerato che parte del
merito è attribuibile a chi fruisce dei suoi servizi, e cioè alla stragrande
maggioranza dei cittadini italiani, forse sarebbe il caso di riconoscere tale
merito, ad esempio abolendo il fastidioso balzello di un euro che grava su ogni
bonifico o postagiro ricevuto. MAURO LUGLIO Le contestazioni a Ferrara Giuliano
Ferrara è stato duramente contestato a Bologna durante il suo comizio
elettorale. Segno d'intolleranza oppure chiaro messaggio popolare verso chi si
fa latore di roboanti messaggi demagogici per portare acqua al mulino del suo
giornale che con appena 13 mila copie vendute gode a spese dei contribuenti di
un vergognoso finanziamento di 3 milioni e mezzo di euro l'anno? Ai posteri
l'ardua sentenza. SILVIO ZANCHET Scientology sul web Con riferimento alle
informazioni riportate sul Web in merito a "manifestazioni contro la
Chiesa di Scientology", riprese in un paio di occasioni anche dal Vostro
quotidiano e per fare in modo che, chi naviga, possa apprendere anche la
posizione e le attività di chi dagli "hacker" viene assediato, la
Chiesa di Scientology ha approntato sul proprio sito web
http://www.scientology.org un canale video con una panoramica sul proprio credo
e numerose documentazioni e contributi filmati sulle pratiche religiose e le
attività sociali in cui è impegnata. Nel contempo stanno venendo donati a tutte
le biblioteche italiane i testi fondamentali delle opere di natura religiosa di
L. Ron Hubbard. GIUSEPPE CICOGNA CHIESA DI SCIENTOLOGY.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cv
Alital 10 68,928 68,928 cv B Ifis 09 99,827 99,819 cv Bco Popol 10 100,873
100,764 cv Beni Sta 11 93,413 93,890 cv BIM 15 91,382 90,523 cv Carige 13 115,903
116,704 cv Mi-A2a 09 119,240 116,372 cv SIAS 17 94,162 94,291 cv Snia 10
100,130 100,130 cv Vitt Ass 190,000 190,000 Telecom IT CV 10 110,441 110,472.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Sibile per riparare
le ustioni, dove riabilitano le persone paralizzate, dove ti operano bene, in
camere accoglienti, quando hai una frattura o un tumore al cervello, dove
esistono sofisticati apparecchi radiologici. E' raro trovare una lamentela sul
Cto nella rubrica di ascolto dei cittadini, Specchio dei tempi. D'improvviso,
in base a dichiarazioni di un noto professore dell'ospedale, si è parlato di
ospedale da Terzo Mondo e di ospedale nel caos. Molti lettori, molti pazienti o
ex pazienti si domandano: cosa è successo, dove sta la verità? Bisogna partire
dai fatti e non dalle impressioni, poi ciascuno trarrà la propria verità. Il
Cto non è un ospedale da Terzo Mondo e per dimostrarlo non occorrono dati: è
sufficiente entrare per fare un esame, per trovare un parente, un amico. Lo
hanno ribadito i medici intervistati e tutti i primari e direttori dei vari
settori specialistici: era scontato, ma pare che in questo Paese sia ormai
necessario certificare l'acqua calda se qualche eminente personaggio afferma
che è ghiacciata. Le camere operatorie nel caos, rischio per i pazienti? In
tutti questi giorni hanno funzionato normalmente (tranne tre in manutenzione
temporanea) e chi prima ne ha denunciato la pericolosità ha operato, attestando
per scritto che tutto era normale. Un ospedale da Terzo Mondo e il caos rientrano
nella norma occidentale nel giro di 48 ore? Se così fosse sarebbe un grande
complimento all'efficienza e capacità della direzione generale. Senza dubbio,
qualcosa stona nella vicenda e la valutazione del grado di stonatura è dei
cittadini, dei professionisti, di tutti gli operatori, del mondo accademico e
di coloro che hanno responsabilità politica. In definitiva, maremoto in un
bicchier d'acqua: il Cto è un ospedale sicuro, affidabile ed eccellente. Una
critica ripresa da alcuni è che "non si vede oltre la collina", e
questo crea incertezza nel proprio futuro. La programmazione regionale è
chiara: il Cto rimane dov'è con le sue funzioni preminenti di Trauma-center, di
emergenza e riabilitative. Se poi si intende sapere della propria carriera
individuale oltre la collina, la cosa è legittima ma non strategica. E' invece
strategico prestare attenzione all'impiego delle risorse, sempre garantendo la
qualità clinica. Produzione, bilancio, accordi sindacali
coerenti con la sostenibilità finanziaria non sono bestemmie: Alitalia insegna. Per terminare, un dubbio: quale sarebbe in questa
vicenda la decisione degli amministratori degli ospedali inglesi, americani,
svizzeri, russi e cinesi citati dal professore? *Direttore generale ospedale
Cto.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04 pagina 1 Alitalia, retromarcia dei sindacati
di Redazione Il governo preme e le organizzazioni riaprono ad Air France.
Police nuovo presidente Ventiquattro ore dopo la rottura delle trattative da
parte di Air France, i sindacati di Alitalia riaprono
le porte ai francesi e dicono di essere disponibili a ridiscutere la loro
proposta. Alla retromarcia delle organizzazioni di categoria hanno
contribuito le forti pressioni del governo, che più volte ha fatto aleggiare lo
spettro del fallimento, e le pesanti critiche da parte del Pd. Il Cda di Alitalia, dopo aver nominato Aristide Police presidente al
posto del dimissionario Maurizio Prato , ha ribadito che l'offerta di Air
France resta "idonea ad assicurare ad Alitalia il
ritorno a una crescita profittevole". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA -
Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
VERSO IL VOTO. CANTI
POPOLARI PER DILIBERTO A PALLANZA Intini rilancia il Psi unito "Tagli? Via
le prefetture" Ministro Damiano a Domo parla di lavoro
e Alitalia Il ministro Cesare Damiano, il segretario dei Comunisti italiani
Oliviero Diliberto, il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini, il senatore del
Pd (ex presidente nazionale delle Acli) Luigi Bobba e il vice presidente del
Parlamento europeo Mario Mauro: anche ieri è stata un'intensa giornata di
campagna elettorale in provincia con molti volti noti della politica.
Tre le tappe del tour di Ugo Intini, capolista alla Camera per il Partito
socialista: al mercato di Omegna, al Chiostro di Intra e a Domodossola. A
Verbania Intini ha parlato dell'obiettivo, a suo dire riuscito, di riunire
tutti i movimenti nati tra il '92 e il '94 dopo il ciclone che travolse il Psi
di Craxi. Intini ha parlato con il numero
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Prove di dialogo
dopo la rottura. I sindacati "richiamano" Air France: "Siamo
disponibili a trattare la nostra proposta, ma niente accordi-capestro". Police nuovo presidente Alitalia. Si muove
anche il governo: Enrico Letta cerca di ricucire tra Spinetta e le
organizzazioni dei lavoratori. Intanto Berlusconi continua la sua campagna
avio-elettorale e lancia un ennesimo "appello agli impreditori
italiani". Con la stessa credibilità di un miracolo PAGINA 5.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Gabriele Polo Un'Alitalia pubblica e in espansione sarebbe una bella cosa. Ma anni di
gestione clientelare e aziendalmente criminale hanno ridotto questa opzione a
un sogno. Il gruppo balla peggio di un aviogetto colto dai vuoti d'aria e
attorno a esso si muovono logiche speculative, di ogni tipo, fino a quella
dell'uso politico di una crisi aziendale. L'ultimo rifiuto dei sindacati
del piano proposto da Air France sta tutto dentro questo schema, con
l'aggravante del confronto con altre situazioni di crisi. Se è giusto e normale
contrattare fino all'ultimo per garantire occupazione e condizioni di lavoro,
non si può non rilevare un riflesso corporativo e clientalare in quel rifiuto:
in altre occasioni Cgil, Cisl e Uil hanno accettato ristrutturazioni
industriali ben più pesanti - con meno garanzie dal punto di vista degli
armotizzatori sociali - senza battere ciglio. Ora, spaventati dalla fuga del
possibile socio francese i sindacati ci stanno ripensando e la cosa svela una
volta di più la drammaticità della crisi di Alitalia.
Nel buco nero in cui l'ex compagnia di bandiera è precipitata da anni, prestare
il destro a soluzioni "nazionali" significa rimettersi nelle mani
della stessa logica "politica" che l'ha affossata. La storia parla di
una privatizzazione ideologica (Berlusconi-2003), di alleanze fallite
(Klm-1999, Air France-2004), di gestioni improntate solo all'interesse privato
dei manager (Cimoli-2006), di scelte aziendali tutte tese a contrarre i costi e
tagliare le rotte (dal
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Spiraglio Spinetta
Il presidente di Air France non ha chiuso del tutto. I sindacati francesi
favorevoli a un accordo con l'Italia Anna Maria Merlo Parigi La rottura delle
trattative tra Air France e Alitalia? Per la Borsa è
una buona notizia. Ieri, il titolo Air France è salito più del 2% a Parigi, in
un mercato in calo. E nei prossimi giorni l'aumento potrebbe continuare, perché
secondo gli analisti l'azione Air France dovrebbe beneficiare, almeno nel breve
periodo, dell'interruzione delle discussioni con Alitalia. Difatti, la presa di controllo di Alitalia ha
inquietato i mercati e l'azione Air France-Klm ha perso, dall'inizio dell'anno,
più del 20%. Ma la storia tra Air France e Alitalia è davvero
finita? Gli analisti si interrogano, alla luce delle dichiarazioni del
presidente di Air France-Klm. Jean-Cyril Spinetta, dopo aver deplorato
la rottura, ha affermato che credeva "profondamente" a questo
progetto. Una frase che è interpretata come una porta lasciata socchiusa a un
eventuale compromesso. "Di fronte al rallentamento economico e al rincaro
dei prezzi del petrolio - spiega alla Reuters l'analista Bruno de la
Rochebrochard - la concentrazione in Europa è inevitabile e soltanto le grandi
compagnie internazionali potranno sopravvivere". Per l'analista, "l'apporto
di Alitalia non è indispensabile a Air France-Klm,
anche se a medio e a lungo termine l'assenza di accordo è dannosa per l'insieme
del settore e per il personale del gruppo italiano. Ormai, i concorrenti di Alitalia si rafforzeranno sul suo mercato". Una
concorrenza sulle rotte di Alitalia potrà svilupparsi
tra Air France-Klm da un lato e Lufthansa dall'altro. Inoltre, se Lufthansa
entrerà in ballo, Air France potrebbe rivolgere i suoi interessi a Iberia,
anche se l'accordo sarebbe meno interessante per la compagnia franco-olandese,
già molto presente sulle rotte latinoamericane, il punto forte degli spagnoli.
Ieri, i sindacati francesi non avevano ancora reagito ufficialmente alle
vicende italiane. Ma alla sede Cfdt di Roissy Alitalia
è stata al centro di tutte le conversazioni. "Non abbiamo molte
informazioni - afferma Jean-Yves Lebris - le notizie per il momento le abbiamo
avute dalla stampa. Ma siamo dispiaciuti perché Alitalia
è una compagnia aerea che avremmo ben voluto vedere associata ad Air France.
Probabilmente il maggior problema è venuto dai piloti meccanici naviganti, se
all'Alitalia sono potenti come da noi. Senza il loro
accordo non si muove nulla. Ci si può anche chiedere se i lavoratori di Alitalia abbiano ancora voglia di rivedere Klm, dopo quello
che è successo qualche anno fa. Comunque i lavoratori di Air France erano
favorevoli all'accordo con Alitalia". Spinetta è
un negoziatore difficile? "Spinetta è un negozoatore duro. Ma noi non ci
lamentiamo, perché è relativamente attento al sociale, al punto da far temere
su quello che succederà con il suo successore". Per Sophie Le Fournier,
sempre della Cfdt di Roissy, "i dipendenti di Air France sono veramente
dispiaciuti, avremmo voluto lavorare assieme e che i posti di lavoro venissero
preservati. Uno o due mesi fa, c'è stata una delegazione della Cfdt che ha
incontrato a Roma i sindacati Alitalia. L'incontro era
andato molto bene. Ma avevamo capito che il problema più grosso era il
trasporto merci".
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Air bufala
Berlusconi senza fiches Bruno Perini "Ora che la trattativa si è
interrotta rivolgo un appello agli imprenditori italiani. Non servono milioni,
basta una fiche". Così parlò Silvio Berlusconi a proposito della
insidiosissima roulette che si chiama Alitalia.
Basterebbero queste parole del leader del centro destra per capire quanto il
cavaliere stia giocando d'azzardo al fine di ergersi a campione dell'onore
nazionale e quindi rastrellare voti sui drammatici destini della compagnia di
bandiera. Evidententemente il cinismo della politica non ha confini ma questa
volta anche il politico-imprenditore di Arcore mostra la corda: una decina di
giorni fa era partito raccontando al mondo intero di avere tra le mani un
gruppo di imprenditori pronti a mettere sul tavolo i capitali necessari per
acquistare la compagnia sull'orlo del fallimento, oggi, dopo essere riuscito ad
ottenere la rottura delle trattative con Air France e le conseguenti dimissioni
dell'amministratore delegato di Alitalia, il candidato
numero uno a palazzo Chigi non sa fare di meglio che lanciare un appello,
sostenendo. Un appello che mostra in primo luogo che non c'è nessun gruppo di
imprenditori pronto ad intervenire con capitali freschi sulla moribonda Alitalia: se infatti, come ha ripetuto più volte il leader
del centro destra, ci fosse stato uno straccio di cordata Berlusconi non
avrebbe avuto bisogno di fare un simile appello ma come ha detto in più
occasioni, una volta fallita la trattativa con Air France, avrebbe messo sul
tavolo la cordata italiana. In un'intervista comparsa ieri su
"Libero" Silvio Berlusconi ha assicurato che il suo uomo, Bruno
Ermolli, sta lavorando per mettere assieme una cordata
tutta italiana e ha aggiunto che ci sarà un affollamento di pretendenti al
trono di Alitalia ma finora nomi di imprenditori bramosi di prendersi il capitale
dell'Alitalia non se ne vedono. La scorsa settimana alcuni nomi erano usciti
su "la stampa": calibri da novanta come l'Eni, Mediobanca, il gruppo
Intesa-San Paolo, e i gruppi Benetton e Ligresti. Era stato lo stesso
leader del Pdl a "suggerire" quei nomi al quotidiano di Giulio
Anselmi, ma quello stesso giorno arrivarono così tante smentite da far
arrossire anche Pinocchio. La prima a rompere il silenzio è stata Mediobanca:
"Non c'è allo studio alcuna ipotesi di cordata né di ingresso nel capitale
di Alitalia". Fa seguito l'amministratore
delegato dell'Eni Paolo Scaroni: "Alitalia non è
oggi nell'agenda di Eni". Lo stesso giorno una portavoce del gruppo AirOne
esclude la possibilità di un incontro tra il numero uno della compagnia, Carlo
Toto, e l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Insomma è l'ennesima
bufala del cavaliere. E ora, una volta tolta di mezzo Air France, che
succederà? A parte il commissariamento e la possibilità di amministrazione
controllata, sempre più probabile, l'unica ipotesi credibile si chiama
Lufthansa, magari con il concorso di Air One. Ma questa ipotesi senza il
concorso di Banca Intesa o di un'altra istituzione finanziaria solida non ha
gambe per marciare. E pare che Bazoli e Passera ci vogliano vedere molto chiaro
prima di rientrare in gioco.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Campania Il Pd
ritenta: al voto senza Bassolino Il governatore Dimissioni prima del 13? Chi lo
conosce risponde: impossibile. L'uscita di scena ci sarà, ma il dubbio è sui
tempi Francesca Pilla Napoli Riparte il pressing dimissioni su Antonio
Bassolino? Il Pd smentisce. Il presidente della Campania al massimo potrebbe
anticipare lo scioglimento della giunta e portare i cittadini alle elezioni in
novembre. Niente coupe de scene dell'ultima ora dunque. Eppure quando ormai
sembrava assodato che la questione sarebbe stata dibattuta a scrutinio
avvenuto, anche per dare la possibilità al presidente di fare la sua campagna
per le europee (sempre più in forse), qualcosa nel Partito democratico si
muove. Walter Veltroni ha riaperto il caso e ha riparlato, a più riprese, della
necessità di "una nuova stagione". Perché? Speranza di uno
"scoop" elettorale o impossibilità di rendere plausibile la scelta di
Bassolino agli occhi degli elettori? Nel partito in affanno per accorciare le
distanze, sanno che se il governatore annunciasse le sue dimissioni prima del
voto potrebbe spostare l'ago della bilancia. Il suo ritiro sarebbe quella
"trovata" in grado di spostare qualche migliaio di voti sia al nord
sia in Campania. Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500
difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della
campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi
dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio
odierno in piazza Plescito: "Mi ha colpito il lungo silenzio di Veltroni
sui rifiuti e su Bassolino; se avesse voluto rendersi davvero credibile
come leader e come candidato premier, aveva una chance formidabile e cioè
imporgli le dimissioni". Oggi a Napoli si aspettano il solito one man show
del "vi libererò da Bassolino, Iervolino e Pecoraro". Ma se dopo una
settimana il governatore si dimettesse "in diretta" dal palco di
Veltroni in questa stessa piazza il 9 aprile, il colpo sarebbe ineguagliabile.
E a Silvio Berlusconi non basterebbe mangiare un quintale di mozzarelle, come
ha fatto ancora ieri, rifiutando la mortadella, in una gag tragicomica alla
Coldiretti di Roma. Chi lo conosce replica: impossibile, Bassolino non lo
farebbe mai. Chi l'ha visto alla conferenza stampa di Teatro festival Italia
conferma: è fantapolitica. Nel Castel dell'Ovo il governatore, infatti, ha
frainteso la domanda di un rappresentate spagnolo che gli chiedeva della
vittoria del centro destra in Campania e ha fatto una scenata: "Qui si è
già votato e ha vinto chi ha vinto". Era sabato. Dopo Bassolino ha dovuto
incassare le nuove dichiarazioni di Veltroni, nonché l'attacco arrivato perfino
da Famiglia Cristiana che per il caso rifiuti ha spedito la regione nel
medioevo facendola retrocedere dal "rinascimento" bassoliniano degli
anni '90. Da parte sua Bassolino ha già dovuto cedere in questa settimana, se
non altro in orgoglio. Ha abbracciato i suoi acerrimi nemici e ha abbassato la
testa nel confronto con Vincenzo De Luca e Luigi Nicolais, lasciando Massimo
D'Alema a fargli da "copertura" diplomatica. Quindi si è seduto al
fianco del sindaco di Salerno per firmare l'accordo "finale" sui
fondi per l'inceneritore provinciale. Ha stretto la mano al ministro uscente,
dopo oltre tre mesi di gelo. Ha parlato alla tv tedesca della sua esperienza
politica come se fosse già in pensione con frasi del tipo "ho dato
tanto" e "favorirò il ricambio generazionale". Che vuole uscire
di scena e spianare il terreno a Nicolais o De Luca, con D'Alema da mediatore,
l'hanno capito anche le pietre. Ma sono i tempi che possono fare la differenza.
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa verso il voto
Berlusconi: "Avrò 20 senatori in più" Ma quale pareggio al Senato.
Berlusconi incontrando gli ambasciatori Ue a Villa Almone si lascia andare a
alcune indicazioni su quella che sarà la sua politica estera in caso di vittoria
alle elezioni. Ma soprattutto rassicura i diplomatici che non ci saranno
indecisioni o instabilità giacchè il governo di centrodestra, dice il
Cavaliere, avrà "almeno 20 senatori in più rispetto all'opposizione e
potrà contare sull'unità ritrovata con gli alleati". Berlusconi ha
assicurato agli ambasciatori che il suo, sarà un governo "saldo e in grado
di fare profonde riforme" proprio grazie al vantaggio netto che avrà anche
in Senato rispetto al centrosinistra. Arriva a presagire: "Passerò alla
storia come statista". "Ho saputo riunire tutto il centrodestra"
ha detto sottolineando di avere solo due esclusioni. Sul fronte della politica
estera, chi lo ascoltava è stato colpito dai tanti riferimenti alla Russia,
sino a citare il primo vertice del Consiglio Nato-Russia come "grande
contributo all'integrazione europea". Berlusconi ha anche affermato che
piuttosto che progettare l'inclusione di Georgia e Ucraina nella Nato,
"bisognerebbe pensare a includere la Russia nell'Alleanza". Putin, ha
detto, è da comprendere perchè è difficile costruire una democrazia e se alza i
toni è perchè si sente "accerchiato" dalla Nato. All'ambasciatore
tedesco Michael Steiner che gli era seduto di fronte, ha detto che se con la
Germania ci fosse oggi "la stessa collaborazione che c'era quando era al
governo, Bush a Bucarest non si sarebbe permesso di dire le cose ha
detto". L'ambasciatore lettone, la signora Astra Kurme, gli ha chiesto
quale sarebbe la sua politica nei confronti dei piccoli Paesi. "Penseremo
molto ai Paesi dell'Est", ha risposto il leader del Pdl. Sulla politica
interna, invece, grandi linee e poca cronaca. Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa
Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha
creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una
barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a
leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna dei soli articoli
favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Bonaiuti e gli chiedo di ritagliare i
pezzi dai giornali che parlano bene di me. Non l'ho visto più per un
mese". Berlusconi poi si è spostato in Coldiretti. Il Cavaliere si è
lasciato andare a un piccolo show per difendere la mozzarella. Il leader Pdl
accompagnato dal presidente dell'organizzazione Sergio Marini, dopo
l'intervento ha fatto una passeggiata tra gli stand dove erano esposti i
prodotti tipici. Attratto da un piatto di mozzarelle di bufale, si avvicina e
ne prende una e inizia a mangiarla. Tutto sembra filare liscio, ma il Cavaliere
improvvisamente si mette una mano sul petto, poi sulla fronte e si misura le
pulsazioni. Ovviamente il malore è solo una scherzo per sdrammatizzare l'incubo
diossina. Fa poi ancora un giro e questa volta viene attratto da una grande mortadella.
La guarda, inizia a gesticolare mostrando segni di contrarietà; poi non
resiste, arriva al bancone e facendosi aiutare la nasconde sotto il tavolo.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
[FIRMA]ALESSANDRA
PIERACCI GENOVA Acceso faccia a faccia televisivo tra Giovanna Melandri,
capolista alla Camera per il Pd, e Claudio Scajola, di fatto anch'egli
capolista (dietro Berlusconi e Fini) in Liguria, per il Pdl. Intervistati dal
direttore di Primocanale, Mario Paternostro, con Davide Lentini, i due
esponenti politici hanno affrontato i temi principali della campagna
elettorale, e in particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il problema di stipendi, pensioni,
tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti su cui è stato trovato quasi un
accordo, scendendo su temi più locali, il sì alla realizzazione di un
termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle Province per tagliare i costi
della politica. Rivendicando quanto fatto per la Liguria dal governo
Prodi, ovvero il federalismo fiscale attraverso l'extragettito, Melandri ha
sottolineato che il "Patto per la Liguria" sottoscritto dai candidati
del Pd prevede "la proposta per questa regione degli obiettivi nazionali",
mentre Scajola ha parlato di realizzazione della gronda di Genova, Terzo
valico, raddoppio della ferrovia a Ponente, creazione di un'unica autorità
portuale per il sistema porti della regione. "Ci presentiamo con una
proposta politica diversa dalla coalizione che ha sostenuto Prodi - ha detto
Melandri prendendo le distanze dal governo uscente -. Abbiamo capito che non si
può governare il Paese con una coalizione che va da Mastella a Pecoraro, a
Diliberto. Questo ha corroso l'azione di governo giorno dopo giorno. Avremo dodici
ministri di uno stesso gruppo parlamentare". "Una scelta epocale
dovuta alla crisi di un modello che non funzionava", la replica di
Scajola. "Veltroni ha promesso l'annuncio di alcuni membri del governo
prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche
distinte e dovrete mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri.
"Faremo gruppi parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in
aula e poi faremo il percorso costituente per la dirigenza del partito",
ha detto ancora Scajola. Sulla scelta delle candidature, l'ex ministro del
governo Berlusconi ha dichiarato: "Abbiamo fatto una lista competitiva,
scegliendo persone che hanno maggiore consenso in ognuna delle province".
"I nostri candidati non sono tutti liguri - ha risposto Melandri -, ma
hanno molto lavorato per questa regione come Stefano Fassina, giovane
economista brillante che ha inventato il meccanismo dell'extragettico. Mi sento
onorata, non catapultata in Liguria". Roventi le reciproche accuse sulla
legge elettorale e sulle previsioni di vittoria. A chi gli chiedeva se fosse
fondamentale nella strategia del Paese l'aeroporto di Albenga, Scajola ha
risposto: "Ritengo strategico aumentare tutte le comunicazione, gli
aeroporti regionali sono risorsa fondamentale. A Genova c'è un aeroporto
scandaloso".
( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Assicurare una crescita profittevole" Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea Police nuovo
presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia "ha
preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di
efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa iniziativa è venuta
meno". Il CdA aggiunge però di ritenere la proposta ancora
"idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad
una crescita profittevole". Il Consiglio di Amministrazione prosegue:
"Ha approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e
patrimoniale della società, il cui esame ha deliberato di completare anche con
il supporto di primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione
già prevista per il prossimo 8 aprile". La compagnia ha deliberato, entro
la prossima riunione, di "rappresentare al Governo, per l'opportuna
valutazione dei profili di interesse generale che verificherà la presenza dei
necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale". Il documento
ufficiale si conclude con la presa d'atto delle dimissioni rassegnate ieri dal
Presidente e Amministratore Delegato Maurizio Prato. Ha altresì nominato il suo
successore: il Consigliere di Amministrazione Aristide Police.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Po, solo a prima
vista. Ad accomunare vicende diverse, ma tutte ugualmente emblematiche, è il
pesante riflesso che ognuna ha sul "made in Italy", su quel complesso
e inimitabile intreccio fra saper fare, stile di vita, intrapresa e gusto che
ha sempre caratterizzato nel mondo il nostro Paese. La vergognosa gestione
della monnezza napoletana, oltre a coprirci di ridicolo dall'Europa agli Stati
Uniti, ha finito per compromettere, col suo contorno di inquinamento della
catena alimentare, un prodotto tipico e apprezzato anche in Giappone e Corea
come la mozzarella di bufala. I nuovi scandali del vino (la presunta truffa del
Brunello di Montalcino "impuro" e la ben più grave vicenda dei 70
milioni di litri di intruglio a base di fertilizzanti, acidi e acqua) si
abbattono come una clava su un settore simbolo dell'Italia. Un settore che ha
impiegato lunghi anni a farsi perdonare e a far dimenticare lo storia del
metanolo. Un lavoro lungo e certosino per affermare nel mondo prodotti di
qualità, capaci di competere con i vini francesi, soprattutto, ma anche con gli
emergenti cileni, spagnoli, americani. Tutto questo rischia ora di essere messo
in crisi, spazzato via, da un manipolo di malviventi avvelenatori. Comprensibile
lo stupore e la rabbia registrati al Vinitaly di Verona dove il meglio
dell'impresa enologica nazionale mette in mostra i suoi gioielli. Facile dire:
"Poche mele marce, non bisogna fare di un'erba un fascio", quando i
buoi sono già scappati dalla stalla. Il fatto è che ancora una volta assistiamo
a una classe politica e a una classe dirigente che non hanno voluto o non sono
state in grado di vedere per tempo il degrado che avanzava, di cogliere i
segnali del malaffare che si allargava. Salvo intervenire, poi, in maniera
maldestra e inappropriata. O inopportuna. Persino controproducente. Come nel caso dell'Alitalia. La
compagnia di bandiera, uno dei simboli dell'"Italian way of life" nel
mondo, negli ultimi quindici anni ha subito un progressivo saccheggio da parte
di manager incapaci, sindacati incoscienti e politici rapaci, garantendo
stipendi e condizioni contrattuali fuori mercato a piloti e assistenti di volo,
"tanto l'Alitalia è dello Stato, mica può
fallire". Errore. Il film (telenovela?) al quale stiamo assistendo in
questi giorni drammatici ha un finale che va proprio in questa direzione. A
forza di tirare, la corda si è spezzata. E anche l'ultima possibilità di
salvezza dell'ormai sgangherata compagnia sembra svanire. A meno di un passo
indietro della politica pasticciona - che non poco ha contribuito ad affossare
la trattativa con Air France - e della giungla sindacale oltranzista e
inconcludente. Il presidente dimissionario di Alitalia,
Maurizio Prato, ha detto che ci vorrebbe un esorcista. Un ruolo che si addice a
Enrico Letta? Chissà. E in fondo Jean-Cyril Spinetta è uno che non molla, uno a
cui non piace perdere. Per il volo della salvezza siamo veramente all'ultima
chiamata.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
I sindacati: pronti
a trattare. Il governo cerca di ricucire la trattativa. La nostra compagnia
cambia il presidente Ultima chiamata per Air France Nella polvere un'altra
bandiera italiana: Brunello truccato e vino avvelenato Alitalia ha nominato un nuovo presidente: Aristide Police sostituirà
Prato. Il governo punta a far riprendere entro 48 ore il dialogo con Air
France, mentre i sindacati fanno dietrofront e definiscono
"trattabili" le loro proposte. Nuovo appello di Berlusconi
all'orgoglio degli imprenditori italiani. E intanto si profilano nuovi
scandali nel mondo del vino: tredici le aziende che avrebbero tagliato il Brunello
di Montalcino con uve estranee, mentre il settimanale l'Espresso rivela che in
giro per l'Italia ci sono 70 milioni di litri di vino adulterato da
fertilizzanti chimici.ALLE PAGINE 2, 3, 10 E 11.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Al vertice L'enfant
prodige del diritto Nato a Napoli il 10 maggio 1968, sposato con due figlie,
Aristide Police, da ieri nuovo presidente di Alitalia, è un esperto di diritto pubblico e diritto amministrativo, di
cui è professore ordinario presso l'Università di Roma Tor Vergata. Laureato in
giurisprudenza, Police dal 1990 esercita la professione forense. Per più di 15
anni ha collaborato con lo studio legale del professor Franco Gaetano Scoca.
Dal gennaio 2007 è partner dello studio associato con Clifford Chance. È stato
componente di commissioni di gara per l'aggiudicazione di appalti pubblici di
servizi e forniture presso l'amministrazione del Senato.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Il governo tenta di
ricucire, gelo di Air France Police nuovo presidente, l'8 verifica sui conti
[FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA "Il nostro piano non è ultimativo".
L'ipotesi di far entrare Fintecna nella nuova holding del gruppo
franco-olandese "è modificabile". Il giorno dopo la rottura con Air
France-Klm, a causa anche del malumore che comincia a serpeggiare fra i
dipendenti, le otto sigle Alitalia rimaste
al tavolo ingranano la marcia indietro e tentano, con l'aiuto del governo, di
riannodare i fili della trattativa. Farlo dopo le dimissioni irrevocabili di
Maurizio Prato dalla guida della compagnia sarà difficile. La missione è da
ieri nelle mani del sottosegretario Enrico Letta, che ha incontrato due volte i
colleghi Padoa-Schioppa, Bianchi e Bersani. Obiettivo: abbassare la
temperatura e tentare di riportare al tavolo in tempi brevissimi Jean-Cyril
Spinetta, l'ultima ancora di salvezza per Alitalia
prima del commissariamento. Ieri da Parigi è risuonato un silenzio assordante:
stando a quanto trapelava dal quartier generale, la tentazione dei transalpini
è di attendere a questo punto l'esito delle elezioni ed affrontare nuovamente
il dossier quando il quadro politico sarà più chiaro, se non abbandonare la
partita. Una minaccia che a Palazzo Chigi prendono molto sul serio, a meno che,
riferiva ieri una fonte industriale molto vicina al negoziato, i sindacati non
tornino al tavolo "azzerando" i contenuti del contropiano. L'esito
non è scontato anche a causa delle divisioni fra le sigle: da un lato Cgil,
Cisl e Sdl - determinate a far rientrare nella nuova Alitalia
quanti più possibili fra i dipendenti di terra - dall'altra Uil, Ugl e piloti,
meno ostili a chiudere comunque un accordo con Parigi. Divisioni che
fotografano i malumori che ormai serpeggiano all'interno degli stessi
sindacati: ieri ad esempio tutte le sigle degli assistenti di volo hanno fatto
un'assemblea e raccolto firme perché il negoziato prosegua. Altrettanto hanno
chiesto duecento dipendenti dell'amministrazione, scesi davanti al piazzale
della sede della Magliana per protestare. Si capirà qualcosa di più a partire
da stamattina, quando le otto sigle si riuniranno con Alitalia
per un incontro definito "tecnico" ma che in realtà servirà
all'azienda per tastare la reale volontà dei sindacati di trovare un accordo in
extremis. Al tavolo ci sarà uno dei manager della prima linea di Prato, Massimo
Cestaro, e forse il nuovo presidente cooptato ieri alla guida della compagnia:
Aristide Police, classe 1968, consigliere di amministrazione nominato dal
ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani. Per il momento l'alternativa di
fronte alla quale si trovano le sigle è fra l'accordo e il commissariamento
dopo le elezioni. Alitalia brucia sempre più liquidità
(solo a gennaio se ne sono andati cento milioni di euro) e clienti: negli
ultimi giorni per paura del commissariamento le prenotazioni sarebbero crollate
del 40%. Se si contano le entrate straordinarie della settimana scorsa, oggi in
cassa ci potrebbe essere circa 250 milioni di euro. Ieri il consiglio di
amministrazione che ha accolto le dimissioni di Prato ha anche deciso che l'8
aprile darà un quadro aggiornato della situazione finanziaria della compagnia
"avvalendosi di un consulente indipendente". Fino ad allora, e per
evitare nuove speculazioni, il titolo rimarrà sospeso dalla contrattazione di
Borsa. Il premier, ancora a Bucarest per il vertice Nato, si augura che
"prevalga il buon senso". All'interno del Partito Democratico sono
ormai tutti convinti che l'accordo vada trovato. Il Cavaliere invece insiste
sull'alternativa italiana, anche se si parla con insistenza di un interesse
(smentito) di Lufthansa. Di concreto ancora non c'è nulla, ma nel frattempo il
Cavaliere si appella all'"orgoglio degli imprenditori. Non ci vogliono
milioni e milioni, basta una fiche". Air France-Klm ha messo sul piatto
2,6 miliardi di qui al 2010. Se Alitalia finirà
commissariata, chiunque la potrà comprare ad un prezzo più basso.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La scena dei Palazzi
della politica attorno alla crisi Alitalia è a dir
poco surreale. Romano Prodi da Bucarest parla uno strano linguaggio: fa sapere
che il governo segue la questione "con attenzione ma non si attiva".
Walter Veltroni da Roma lo incalza anche in modo brusco: "Il governo deve
intervenire, deve assumere una capacità di regìa". Silvio Berlusconi,
invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad una cordata
italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia.
Dico che non bisogna partecipare con milioni e milioni, basta una fiche".
Queste sono le prese di posizione ufficiali. Dietro le quinte, invece, tutti
continuano a perseguire il loro gioco: Romano Prodi vuole portare a casa a
tutti i costi l'intesa con Air France e sulla stessa lunghezza d'onda, dato che
l'argomento ha cominciato ad avere una forte valenza elettorale, si muove
Veltroni; Silvio Berlusconi, invece, vuole rinviare la soluzione al
"dopo-voto" e affidarla al prossimo governo che magari sarà il suo.
"Per mettere su una cordata - sono le uniche frasi che il Cavaliere ha
dedicato al problema con i suoi - c'è bisogno di tempo. Ci vogliono almeno
tre-quattro settimane per leggere i bilanci, per studiare un piano industriale
e per vedere chi dopo aver dato la sua disponibilità aderirà davvero". E
le posizioni del Cavaliere su questo tema sono, paradossalmente, più
coniugabili con quelle di Fausto Bertinotti che non con quelle del governo o
del Pd. Il leader della sinistra massimalista, infatti, dopo aver criticato
governo e Air France, ha caldeggiato "una soluzione ponte che copra la
situazione dell'Alitalia fino all'avvio di un nuovo negoziato, con Air France o con chi
si farà avanti". Dietro a questi atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue ripercussioni elettorali. Veltroni non vuole
arrivare alla vigilia del voto senza nulla in mano su una questione che ha
caratterizzato l'ultimo scorcio di questa campagna elettorale. Per
seguire Prodi ha dovuto rinunciare alla bandiera della difesa dell'italianità,
ma ora, se la trattativa con Air France fallisse prima della voto, si
ritroverebbe senza argomenti alla mercè del suo avversario: all'accusa di aver
"svenduto" la compagnia di bandiera si potrebbe aggiungere quella di
incapacità. "Veltroni - afferma uno dei consiglieri più ascoltati dal
Cavaliere - è terrorizzato. A una settimana del voto rischia di ritrovarsi con
il sistema aeroportuale nel caos. Senza una strategia. Con la trattativa con
Air France che si sta trasformando in una roulette russa". Da qui la
pressione nei confronti di Prodi, del governo e del sindacato per rimettere in
piedi il tavolo con i francesi. Il leader del Pd ha giocato molto sul tasto
della drammatizzazione accettando lo schema del Professore, ma contemporaneamente
ha preteso dei risultati, come minimo la ripresa del negoziato. E Prodi e i
ministri del Pd - a cominciare dal nuovo arrivato, quello dei trasporti Bianchi
- si sono dati molto da fare. Il premier italiano ne ha parlato addirittura con
Sarkozy al vertice Nato di Bucarest. Il cda di Alitalia
ha sostituito il presidente dimissionario Prato con un uomo di Bersani,
Aristide Police, e ha rilanciato la trattativa con Air France. E dopo tanti
sforzi ieri sera il Professore ha cominciato ad essere meno pessimista:
"Mi sembra che le posizioni del sindacato - ha detto facendo il punto da
Bucarest con i suoi - si siano ammorbidite. Questo permetterà all'Air France di
risedersi al tavolo. Spero che prima o al massimo lunedì ricominci la trattativa".
E la clausola posta da Parigi che l'intesa deve ricevere anche l'assenso del
nuovo governo? Sembra che nella voglia di chiudere al più presto quella
condizione abbia sempre meno importanza. Almeno è quello che pensa Palazzo
Chigi. "Con tutto il caos che circonda questa trattativa - confida uno dei
consiglieri di Prodi - anche i francesi sembrano dargli meno importanza.
Altrimenti avrebbero smesso di trattare da un pezzo. Loro vogliono arrivare al
confronto con il prossimo governo avendo in tasca l'accordo con il
sindacato". L'ottimismo per il Professore è d'obbligo (per la verità a
Parigi non sono d'accordo) almeno per rincuorare Veltroni: arrivare alla
vigilia del voto senza avere nulla in mano su una vicenda che è sotto i
riflettori sarebbe un altro colpo alla credibilità di questo governo e del Pd.
Berlusconi, invece, ha l'obiettivo esattamente opposto: è convinto che Air
France non farà grandi concessioni e che la trattativa - se riprenderà - è
destinata comunque ad arenarsi o a mantenere i caratteri di una svendita di Alitalia. Per ora non andrà oltre l'appello agli
imprenditori. Magari qualcuno di loro nell'ultima settimana si farà pure
avanti. Ma l'obiettivo dichiarato del Cavaliere è quello di rinviare la
questione al prossimo governo continuando a difendere l'italianità della nostra
compagnia di bandiera. "Non potrebbe essere altrimenti - spiega Fabrizio
Cicchitto -. Gli imprenditori che vogliono impegnarsi vogliono prima essere
sicuri dell'esito delle elezioni. Perché dovrebbero rischiare a una settimana
dal voto?". Così Alitalia continuerà a far parte
del cocktail di questa coda di campagna elettorale. Del resto i fuochi di
artificio non mancheranno: il ministro Pecoraro Scanio, giustizialista
convinto, dovrà vedersela con le accuse del giudice Woodcock: secondo il
magistrato usava il ministero per fare viaggi e vacanze gratis; mentre Amato ha
scritto a Di Pietro per comunicargli che la società Condotte (una delle più
importanti nel settore delle infrastrutture) potrebbe veder sospeso il
certificato anti-mafia per quello che sta emergendo nell'ambito un'inchiesta
calabrese. È tradizione: nel nostro Paese ogni vigilia elettorale si porta
dietro le sue inchieste.
( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La beffa I colletti
bianchi ora tifano per i francesi Comincia a organizzarsi una specie di partito
filo-Air France-Klm tra i dipendenti del gruppo. Ieri mattina un sit-in di
impiegati, ieri pomeriggio una raccolta di firme da parte delle hostess e degli
steward: una mobilitazione apparentemente spontanea per
sostenere la cessione di Alitalia ai franco-olandesi, evidentemente visti come il male minore. In
mattinata, erano circa 300 i lavoratori seduti nel piazzale antistante
l'ingresso del centro direzionale alla Magliana. Prima erano soprattutto operai
e addetti dei servizi, più tardi sono arrivati i "colletti bianchi"
dipendenti di Az Fly. Si vedevano striscioni ("Io non ci
sto"), si distribuivano volantini con scritto "Vogliamo il piano Air
France", si gridavano slogan contro i sindacalisti. Nel pomeriggio, al
termine di un'assemblea cui avevano partecipato hostess e steward della
compagnia di bandiera, alcuni degli interventi hanno proposto una raccolta di
firme "affinché la trattativa con Air France riprenda".
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 Pesaro, ancora fischi e tafferugli per Ferrara di Massimiliano Scafi
Dopo Bologna nuove contestazioni per il direttore del Foglio. "Ai figli di
papà spiego che l'aborto è un omicidio" Ancona - Niente uova, nemmeno un
pezzo di mortadella. Stavolta il lancio sembra limitarsi a qualche banale
slogan, "Buffone, tornatene in tv" e a qualche, più divertente,
invettiva sul web: "Sì al movimento per la vita, intesa come
circonferenza. Caro Ferrara, l'obiezione di coscienza falla fare al tuo
ristoratore". Ma poi, alle sette di sera, ecco il blitz. Lo striscione
srotolato in mezzo alla sala e subito fatto riavvolgere dalla polizia, i mazzi
di prezzemolo agitati da una decina di ragazzine, il concerto per tamburi e
padelle: "Giuliano sei brutto, oggi maiale e domani prosciutto". Gli
spintoni, i tafferugli fuori dal teatro sperimentale di Pesaro, i 50 agenti in
tenuta antisommossa. E alle dieci di sera, le Comunità Resistenti replicano con
un "sit-in rumoroso" ad Ancona. Questa la contraerea preparata nelle
Marche per lo sbarco dell'Omone. Poca roba, rispetto alla rissa di San
Petronio. Ferrara può riprendere fiato: "A Bologna erano aggressivi e
cattivi. Io sono uno che sopporta i fischi, ma visto che erano così violenti,
non mi è sembrato il caso di porgere l'altra guancia". Infatti lui ai
contestatori ha voluto porgere soltanto i pomodori che gli avevano tirato sul
palco. D'altronde, come si dice in questi casi, "è la piazza,
bellezza". E a Giuliano il Grosso la piazza piace e quindi la prende così
come arriva. "Suscito emozioni forti - spiega - perché parlo di cose che
appassionano. Vengo contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a nessuno. L'unico
tema che interessa è quello etico che propongo io. La vita". Caffè,
panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata, ancora macchina,
comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano, suole da
consumare. Nonostante i ritmi affannosi, Ferrara sta portando in giro
per l'Italia il suo quintale e mezzo abbondante con disinvoltura. Ieri è
toccato alle Marche: dal teatrino di Novafeltria, proprio sotto San Marino,
allo sperimentale di Pesaro, fino alla chiusura serale ad Ancona, sempre
scortato dalla polizia e dal capolista Pro-Life Roberto Lombardi,
commercialista, gestore di cooperative scolastiche, ex presidente
dell'associazione genitori scuole cattoliche. Certo era più facile l'altra
volta, quando sfidò Di Pietro nel Mugello. Ma anche adesso il direttore del
Foglio è riuscito a prendersi la scena. "Che noia questa campagna
elettorale così piatta. Almeno noi ci divertiamo". Personaggio scomodo,
ingombrante non solo per la mole, ma per quello che sostiene. "Cerco di spiegare
ai figli di papà che l'aborto è arcaico e non moderno. è un omicidio. Non mi
batto per il Papa, ma per le donne". E l'ultima battaglia, in Piazza
Maggiore, l'ha ringalluzzito. In mattinata si gode i titoli dei giornali,
incassa la solidarietà di Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti e la telefonata
di Walter Veltroni. "Cofferati ha rilasciato dichiarazioni molto belle, da
bravo sindaco. Gli avevo chiesto di mandare le ruspe, ma sono contento per le
sue parole". Quanto alla polizia, nessuna polemica: "Poveracci, stanno
lì che cercano di controllare la situazione. Finché i carabinieri impediscono
ai centri sociali di linciare gli oratori di parte avversa, l'Italia si
dimostra un Paese democratico". Un pizzico di guasconeria non guasta.
Anche se, a denti stretti, il giorno dopo ammette di essersela vista brutta.
"Mi prendono di mira ovunque, però altrove c'era ironia. In Piemonte è
andato tutto liscio. A Genova avremmo potuto campare di rendita per una decina
di giorni, dopo il suicidio del medico e la vicenda degli aborti clandestini.
Però abbiamo preferito tenere i toni bassi; a Conegliano mi hanno tirato la
vernice. A Livorno hanno organizzato un concerto reggae accanto al muro della
chiesa dove parlavo. A Firenze sono spuntati i centri sociali e un altoparlante
con la sirena della polizia. Insomma, niente di che. Solo a Bologna ho trovato
un clima incivile. E mi dispiace". Non si dispiace affatto invece per il
ritorno mediatico dopo l'aggressione. Giuliano il Grosso mostra con orgoglio il
bavero del giaccone, lì dove si è schiantato un pomodoro. "è la mia
medaglia". Non male per uno che, a dispetto delle sue dimensioni, si era
già guadagnato l'etichetta di "candidato invisibile". A certificarlo,
un censimento del garante delle comunicazioni secondo il quale Giulianone è all'ultimo
posto in quanto a spazio nell'informazione tv e peserebbe meno dei consumatori,
dei grilli parlanti e degli impotenti esistenziali. Fino al prossimo pomodoro.
© SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Governo e sindacati
"Torni Air France" La partita Alitalia pare
riaprirsi dopo la brusca battuta d'arresto di due giorni fa. Il governo vuole
far rientrare in pista Air France, i sindacati pronti a sedersi al tavolo. Il
cda intanto ha eletto il nuovo presidente: Aristide Police Letta incaricato di
riallacciare con i francesi. I sindacati disposti a trattare, "ma non a
tutti i costi". Titolo sospeso in borsa fino all'8 aprile Sara Farolfi Il
giorno dopo la rottura, si tenta di ritessere il filo. Alitalia
è in alto mare, suggerisce Le monde. Il fallimento incombe e con esso
l'amministrazione controllata. Così mentre otto sigle sindacali (resta fuori la
Uil) comunicano di essere pronte "a riprendere la trattativa con Air
France", il governo dà quaranto otto ore di tempo al sottosegretario
Enrico Letta per riallacciare le fila del confronto. Nulla trapela da oltralpe
ma i contatti, anche tra Prodi e il premier francese Sarkozy, sono in corso. Il
ministero del Tesoro, che detiene il pacchetto di controllo della compagnia
aerea, ha accolto le dimissioni del presidente di Alitalia,
Maurizio Prato. Il consiglio di amministrazione dell'azienda, conclusosi dopo
una lunga seduta, ha nominato nuovo presidente Aristide Police - rinnovando la
fiducia nei confronti della compagnia franco olandese, "idonea ad assicurare a Alitalia una
crescita profittevole" - e si è dato appuntamento all'8 aprile per
l'analisi della situazione finanziaria. Ieri il titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la giornata, e lo sarà fino
all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle nove sigle sindacali,
che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di Alitalia. I sindacati ieri hanno ribadito nella sostanza la
proposta avanzata a Jean Cyrill Spinetta, di fronte alla quale mercoledì, tempo
un quarto d'ora, il presidente e amministratore delegato di Af-Klm ha girato i
tacchi per fare ritorno con volo Alitalia a Parigi:
l'accordo con i sindacati italiani era stata una delle prime condizioni poste
dai francesi per l'acquisizione della maggioranza di Alitalia.
"La nostra proposta non è stata pensata per bloccare il confronto con Air
France, tutt'altro - dice Fabrizio Solari (Filt Cgil) - Partiamo dal fatto che
accettiamo le linee principali del piano francese, cosa che in un'altra
condizione non avremmo mai fatto, chiediamo solo che sia compatibile con la
sopportabilità di chi in Alitalia lavora". I
sindacati sono cioè pronti a ripartire con la trattativa, ma non a tutte le
condizioni: "Il fatto che non ci sia un'alternativa non significa che
accetteremo una proposta che ammazza l'azienda". Anche sul rischio
fallimento e amministrazione controllata, si tratta di "un'ultima
ratio", aggiunge Solari, precisando però che "un eventuale accordo
capestro non farebbe poi tutta questa differenza". Il contropiano sindacale
(Cgil, Cisl, Sdl, Anpac, Anpav, Avia, Up e Ugl) verte sostanzialmente sul ruolo
di Fintecna ("ma se ci fosse qualcun altro al suo posto, andrebbe bene
ugualmente", dice Claudiani della Cisl): la società di proprietà dello
Stato, in possesso del 49% di Az Servizi, dovrebbe partecipare alla
ricapitalizzazione di Alitalia, con un aumento di
capitale che potrebbe essere pari a 2-300 milioni di euro (1 miliardo è quello
previsto dal piano Air France). Questo consentirebbe di mantenere l'attuale
perimetro aziendale, garantirebbe maggiori investimenti sulla flotta (Malpensa
inclusa), con un impatto decisamente più soft per i lavoratori (niente cassa
integrazione per i piloti, mantenimento del settore cargo e dismissione di un
numero minore di aeromobili di medio raggio). La partecipazione della società
statale alla Nuova Alitalia sarebbe limitata alla fase
di rilancio, fino al 2010 (e si concluderebbe con la detenzione di un pacchetto
azionario di minoranza della nuova compagnia), e non comporterebbe
"nessuna interferenza nella gestione del piano". "Siamo forse
statalisti nel chiedere questo?", è la conclusione delle otto sigle. Di
una cosa non si può dare torto al francese Spinetta: si tratta evidentemente di
un'ipotesi ben differente da quella dell'accordo quadro firmato da Air France.
Ma il tempo stringe, le elezioni sono alle porte, Alitalia
non ha praticamente più liquidità e Padoa Schioppa continua a subordinare la
concessione di un prestito ponte al raggiungimento di un accordo con i
sindacati. Ieri Letta ha incontrato a due riprese i ministri Padoa Schioppa,
Bianchi e Bersani. Romano Prodi da Bucarest ha auspicato il proseguimento della
trattativa, ribadendo che "una ristrutturazione era comunque
indispensabile per Alitalia". "Il governo
deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di
responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il
suo appello agli imprenditori italiani, "basta una fiche...".
( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"No ad aiuti di
stato", monito della Commissione europea Nel mirino Ue Governo Prodi di
nuovo "avvertito" sul dossier della compagnia di bandiera italiana
Bruxelles La vicenda Alitalia resta sotto stretta
osservazione da parte dell'Unione europea. La Commissione europea ha ribadito
la sua contrarietà alla possibilità che Alitalia
riceva altri aiuti di Stato e ha invitato alla prudenza sull'opzione di
garantire alla compagnia di bandiera un prestito ponte. Alitalia
"non può più ricevere aiuti di stato e questo è assolutamente chiaro dal
nostro punto di vista", ha ribadito ieri il portavoce del commissario Ue
ai Trasporti Jacques Barrot, Michele Cercone, mentre sul prestito ponte
"aspettiamo a vedere quello che succederà con la compagnia" anche se
in ogni caso "sarebbe molto consigliabile per le autorità italiane
lavorare a stretto contatto con i servizi della Commissione" per assicurarsi
di varare interventi compatibili con le normative europee. In caso di
fallimento, la Commissione tuttavia non esclude la possibilità di interventi
per tamponare l'emergenza occupazionale, ha aggiunto Cercone, ma con misure in
linea con le norme Ue. Sempre a livello europeo, oltre a moniti, fioccano
smentite. "Quelle di un nostro ritorno già entro le prossime ore sono voci
che non commentiamo, così come non commentiamo la situazione dopo la rottura
con Air France", ha detto una portavoce della Lufhtansa che lo scorso
autunno aveva partecipato alla fase iniziale della gara. "Nella nostra
valutazione della situazione non è cambiato nulla. Già in dicembre avevamo
valutato i pro e i contro e avevamo deciso di non andare avanti anche per
timore di perdere il nostro investment grade", ha continuato la portavoce,
aggiungendo che Lufthansa "segue gli sviluppi in Italia che resta un
mercato interessante". E mentre a Parigi la borsa vota a favore della
rottura premiando il titolo Air France, tra gli analisti resta un clima di
attesa. "A breve termine, i detrattori dell'acquisizione di Alitalia, che sono la maggior parte, si sentiranno
rassicurati", commentano per l'agenzia Radiocor gli analisti della Raymond
James. "Air France-Klm ha agito in modo molto professionale. Non ci sono
conseguenze negative per la compagnia", rileva Uwe Weinreich, analista di
Hypovereinsbank. Gli investitori - spiega un operatore - hanno apprezzato la
fermezza di Air France, il fatto che abbia mostrato di non essere disposta ad
accettare qualsiasi cosa pur di acquisire Alitalia.
Anche Oltralpe, come in Italia, ci si chiede tuttavia se la partita sia
veramente chiusa in modo definitivo. La Oddo Securities, in una nota ai
clienti, si domanda se l'abbandono del tavolo del negoziato da parte del
presidente Spinetta non sia "un modo per mettere sotto pressione i
sindacati". Sui principali giornali stranieri Alitalia,
dopo l'uscita di scena di Air-France-Klm, è stata trattata come sull'orlo del
fallimento. Il Financial Times ha titolato: "Alitalia
sull'orlo della bancarotta dopo la fine del negoziato". Il Wall Street
Journal ha aperto con la notizia della rinuncia dell'offerta
da parte della compagnia aerea francese e titolato: "Il futuro dell'Alitalia è in dubbio dopo il collasso dei colloqui". E naturalmente
anche i giornali francesi hanno dato grande risalto alla notizia del fallimento
della trattiva per Alitalia. Libération: "Alitalia, Air
France getta la spugna" e "abbandona alla sua (triste) sorte Alitalia".
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
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Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 ALL'ASSOCIAZIONE AGRICOLTORI MANGIA BUFALE E
NASCONDE LA... MORTADELLA Berlusconi show in terra della Coldiretti di Elisa
Borghi Dice che sicuramente sarà lui il prossimo Premier. Promette che per
prima cosa, appena si insedierà a Palazzo Chigi, risolverà il problema dei
rifiuti ("a Napoli bisogna portare le civiltà"). E giura di voler
attuare punto per punto tutto il programma che gli hanno presentato gli
agricoltori italiani, varie centinaia di persone tra i presenti e chi lo segue
via internet, in teleconferenza da tutta Italia. È un Berlusconi in gran forma,
quello intervenuto ieri alla Coldiretti. Mostra una minore ansia da prestazione
rispetto alla sua ultima apparizione tv (la tribuna politica andata in onda
martedì sera su Rai2 dove nel confronto in differita con Veltroni, il Cav ha
realizzato meno audience). E nonostante l'avvicinarsi dell'ora "x" ?
mancano meno di dieci giorni alle elezioni - appare rilassato. Come dimostra il
fatto, piuttosto insolito, che il leader del Pdl permette al suo interlocutore
di interrompere l'inarginabile monologo che sfoggia a ogni incontro pubblico. E
poi giù battute, una dopo l'altra (tipo, "loro - chiaramente riferito agli
avversari politici - sono tristi e non può essere altrimenti visto che al
mattino si guardano allo specchio"). Sarà forse l'effetto della platea,
che lo accoglie a braccia aperte: "in questi ultimi due anni e mezzo i
problemi non sono mancati e siamo spesso scesi in piazza" dice il
presidente di Coldiretti Sergio Marini in polemica con il governo Prodi. Platea
che è anche un ottimo serbatoio di voti per il Popolo della Libertà, perché con
il suo milione di iscritti e gli oltre 5mila uffici sparsi sul territorio la
Coldiretti può ben vantare di essere la più grande associazione di categoria
degli agricoltori presente in Italia. Una struttura con cui "potreste
prendere in mano l'Italia come ai tempi di Bonomi", lo storico fondatore
dell'associazione, scherza Berlusconi mentre si rivolge a Sergio Marini, che
gli siede a fianco al tavolo della presidenza e che ha appena terminato un
lungo discorso sulle priorità degli agricoltori italiani e le misure politiche
da intraprendere affinché il primo settore risolva i suoi maggiori problemi,
fra cui spicca quello dei "tarocchi", ovvero dei prodotti che vengono
spacciati per italiani ma che in realtà non lo sono, e che erodono
ingiustamente le quote di mercato del Made in Italy su tutti i mercati
internazionali. Di fronte allo show di Berlusconi (che a un certo punto si
definisce "il presidente che ha vinto di più al mondo grazie al
Milan". Seguono applausi e fischi degli astanti), passa in secondo piano
il discorso di Marini. Ma la minore attenzione che media e pubblico riservano
al numero uno di Coldiretti non rende meno interessante la fotografia del Paese
che emerge dalla sua analisi dell'agricoltura. Quello che Marini chiede al
futuro premier, Berlusconi o Veltroni che sia, è un impegno su quattro fronti.
Il primo è quello di un rafforzamento delle imprese che passi attraverso
l'aumento della produzione e lo snellimento della filiera agricola, vale a dire
la riduzione le intermediazioni e dei passaggi che i prodotti agroalimentari
oggi compiono dal campo alla tavola. Al secondo posto viene l'aumento in
qualità, sicurezza e salute del cibo. In pratica quello che si auspica è
un'azione di tutela del marchio italiano sui mercati internazionali e
l'applicazione della legge 204 che prevede l'etichettatura di origine
obbligatoria e maggiori controlli per evitare frodi e sofisticazioni. Segue,
terzo in classifica, un piano per rendere più pulito, bello e competitivo il territorio.
Piano che deve contemplare anche la risoluzione del problema dei rifiuti da
smaltire in discarica. Infine, Marini auspica una rinnovata coesione sociale,
da attuare aumentando i servizi sul territorio, realizzando nuove
infrastrutture ma anche riconoscendo alle imprese e alle famiglie che vivono in
campagna lo status di tessuto sociale garante di una legalità diffusa. Quattro
proposte per rilanciare l'Italia che coincidono in larga parte (tutela del made
in Italy, più servizi e infrastrutture, investimento sul territorio), con
quanto richiesto ai candidati Premier anche da altre associazioni di categoria,
come Confartigianato, e dal gruppo di imprenditori (Brambilla, Versace,
Bracalente...) che tre settimane fa si sono riuniti a Roma per presentare il
loro manifesto e avanzare le loro richieste. Senza soffermarsi più di tanto sul
tema, Berlusconi assicura che molti di questi punti sono già nel programma del
Pdl. Segue comizio politico e breve accenno alla vicenda Alitalia che ormai più che una cordata sembra una colletta ("non si
deve partecipare con milioni e milioni, basta una fiche" dice il Cavaliere
con riferimento ai suoi "amici imprenditori"). Poi il gran finale. Al
banchetto allestito per lui, Berlusconi addenta una mozzarella, ride al primo
morso, e al secondo finge un malore. Fine primo tempo, scatti dei
fotografi. Poi guarda con un sogghigno la grossa mortadella esposta sul tavolo,
chiama con un cenno Marini, la prendono e la ripongono sotto il tavolo.
L'allusione, poco velata, è a Prodi. Adesso lo spettacolo è proprio finito.
Berlusconi se ne va. I giornalisti si fiondano sul buffet per contendersi le
bufale rimaste.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
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Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Cercasi Stato, disperatamente O si faccia
l'alzabandiera. Bianca Rinvio del voto, Alitalia moribonda,
campagna elettorale che elude i temi più seri che interessano la gente di Paolo
Pillitteri Da tempo andiamo sostenendo, come ha già scritto anche il direttore
Arturo Diaconale, che lo Stato non c'è più. Gli indizi dapprima convergenti
sono quindi divenuti probatori e, infine, realtà: quotidiana. Questa del
rinvio delle elezioni al 27 aprile per via della sentenza del Consiglio di
Stato a favore della Dc di Pizza (nomen omen) è l'ultima prova in ordine di
tempo, di quella scomparsa. Accentuata per di più dalle parole del responsabile
del Viminale secondo il quale, con quella sentenza di un organo dello Stato -
che evidentemente trascura il dettaglio che le elezioni sono in corso - il
rinvio delle stesse è diventato "un'eventualità che non posso escludere".
Testuale. Ora, Giuliano Amato aveva il tempo e il cervello per rispondere in
tanti modi. Come al solito ha scelto quello similcardinalizio manzoniano, tipo
Azzeccagarbugli o Gran Cancelliere Ferrer, quello dell'adelante Pedro, si
puedes... Creando inquietudine, incertezza, preoccupazione per la figuraccia
mondiale del paese. Invece di farci sopra una bella risata sostenendo la cosa
più semplice: che la Costituzione, in casi del genere, fa legge e parla chiaro
sui tempi delle elezioni da tenere (70 giorni dopo lo scioglimento,
tassativamente). Naturalmente, l'ipocrisia del cosiddetto rispetto di ogni
sentenza (ma mi faccia il piacere, direbbe Totò) nasconde la fragilità degli
statisti allo sbaraglio, per cui ha ragione, una volta tanto, il Bossi a commentare
che "siamo nelle mani dei giudici". Ma ci siamo soprattutto per
responsabilità della politica, della sua inconsistenza, della sua coda di
paglia, dall'incapacità a decidere, del suo definitivo distacco dal comune
sentire con la "gggente". Peraltro, quell'Amato lì è sempre lo stesso
del decreto sull'ordine, urgente, urgentisimo, immediato, seduta stante, dopo
l'atroce delitto della povera Reggiani a Roma. Chi l'ha visto, quel decreto?
Quanto al caso Campania /spazzatura, al di là delle colpe enormi bassoliniane,
ci volevano così tanti mesi - serviti alla diffusione delle immagini più
devastanti che il mondo abbia visto - prima di inviare il Commissario Basettoni
Di Gennaro, che almeno riesce a spedirne qualche tonnellata all'estero? E
sempre in Campania, che dire dell'assoluzione di Mastella dopo la sua (e di sua
moglie)demolizione politica per via giudiziaria, con realtiva crisi di governo,
e senza responsabili in solido? E la storia dell'Alitalia,
fatta marcire da decenni di clientelismo bipartisan, non è forse paradigmatica
di una progressiva scomparsa dell'appartenenza ad un'entità che chiamiamo,
appunto, stato? Non è infatti vero, che la (quasi) ex compagnia aerea è bensì
di bandiera, ma bianca, sol che si pensi agli otto sindacati otto con cui trattare
(povero Spinetta!) e ai giochi proibiti che si sono intersecati intorno al caro
estinto? Del resto, quando una campagna elettorale elude i temi più seri per
paura di litigare all'interno dei propri schieramenti, vedi il caso aborto -
con le vergognose, intolleranti e intollerabili contestazioni a Giuliano
Ferrara - o non parla della crescita zero per mancanza di progettualità, e
trascura il degrado della scuola italiana se non per proporre, all'entrata del
Prof, l'alzata in piedi dei ragazzi, che rimarranno invece seduti con
videotelefonino voyeur a portata di mano e di chiappe della professoressa, ci
resta solo da esaudire la proposta del risolutivo Tremonti: si faccia
l'alzabandiera davanti a tutte le scuole. Alzabandiera, certo: bianca.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Alitalia: harakiri dei
confederali che adesso inseguono Air France perché riprenda le trattative
Lufthansa ribadisce che i contro sono più dei pro, mentre Aeroflot
analizzerebbe proposte "vantaggiose" I sindacati implorano Spinetta
di Alessandra Mieli Tutto un lungo pomeriggio per valutare il da farsi. Il Cda di Alitalia si è riunito alle 14.15 di ieri ed è andato avanti fino a sera.
Ma probabilmente Alitalia sarà pilotata da un nuovo presidente col compito di portare a
termine la missione di Prato. Mentre sono in corso gli accertamenti della
Consob in merito alla vicenda Alitalia. LA TERRIBILE
CAPORETTO La definizione data dal giuslavorista Pietro Ichino: "Una terribile
Caporetto dei sindacati confederali tanto più grave perché non è chiaro ora
deve è la linea del Piave" riassume con efficacia la figuraccia stellare
dei rappresentanti dei lavoratori che ieri quasi imploravano il patròn di Air
France di tornare a sedersi al tavolo delle trattative mentre i "colletti
bianchi", dipendenti di Az Fly, volantinavano a sostegno del presidente
dimissionario della compagnia, Maurizio Prato, e si rammaricavano per la
rottura della trattativa implorando "Vogliamo il piano Air France".
LA SITUAZIONE VISTA DA PARIGI Al di là della polemica politico elettorale e
delle voci che si rincorrono tanto quanto gli inviati a Parigi che implorano
Jean Cyril Spinetta di tornare (che figuraccia), il mercato francese non
ritiene che la compagnia Franco-olandese si sia lasciata scappare l'affere del
secolo. Per capirlo è sufficiente constatare che il titolo di Air France-Klm ha
chiuso ieri in rialzo del 2,43% a 19,35 euro. Nel corso della giornata è volato
oltre il 5%. Però Alcuni analisti si chiedono se la partita sia veramente
chiusa e se, di fronte a solide garanzie politiche e sindacali, Air France non
possa fare marcia indietro. I TEDESCHI E I RUSSI A Lufthansa fanno gli gnorri,
vuoi perché hanno trattative già in corso con altre compagnie, vuoi perché
possono comodamente ripetere come se fosse un ritornello: "dopo aver
valutato i pro (mercato italiano, brand Alitalia) e i
contro, abbiamo deciso che i contro pesavano di più". Anche se l'Italia è
un mercato interessante, per ora, grazie, no. I Russi di Aeroflot ribadisconi
la loro posizione "siamo pronti ad esaminare eventuali nuove e più
vantaggiose proposte, se e quando ci saranno". IL SECCO NO DELL'UE Si può
pensarla ancora una volta come si vuole sugli euro burocrati e accusarli magari
di partigianeria filo francese ma sta di fatto che con raro tempismo la
Commissione europea ha ribadito, argomentandolo il suo secco no alla
concessione di aiuti di Stato e si è mostrata molto prudente su un prestito
ponte e su eventuali misure per far fronte ai problemi occupazionali in caso di
fallimento. Alitalia "non può più ricevere aiuti
di Stato, questo è assolutamente chiaro" ha detto Michele Cercone,
portavoce del Commissario europeo ai Trasporti Jacques Barrot. Il portavoce di
Barrot ha illustrato gli interventi che potrebbero essere realizzati
all'interno del quadro normativo dell'Unione Europea. Quanto poi all'ipotesi
della concessione di un prestito ponte garantito dal Tesoro, il portavoce di
Barrot ha sottolineato che sarebbe in ogni caso "più prudente" per le
autorità italiane lavorare in stretto contatto con i servizi della Commissione
ai quali la misura andrebbe comunque notificata. ed ha ricordato anche come già
avvenuto diverse volte nelle ultime settimane che questa misura verrebbe analizzata
in profondita da Bruxelles per valutarne la compatibilità con le norme Ue.
Cercone ha infine ricordato che nel
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 GIULIANO AMATO Professore di diritto, ha
avanzato l'ipotesi rinvio per le elezioni VITTORIO FELTRI Su Libero ha tagliato
corto sulla vicenda facendo parlare un esperto Ignoranti di Costituzione
Giuseppe Pizza: "Per senso di responsabilità istituzionale ci
accontentiamo di fare una campagna elettorale di una settimana" di
Francesco Blasilli Sul treno, al supermercato o al bar. Ieri bastava fermarsi
cinque minuti in un qualunque luogo pubblico per avere una certezza: le
elezioni saranno rinviate. C'era addirittura gente con la residenza fuori città
che si lamentava di aver già prenotato ? a quel punto inutilmente - il treno
per recarsi a compiere il proprio diritto alle urne. Niente seggi il 13 e il 14
aprile era il dogma del popolo sovrano almeno fino a quando Pizza ha graziato
lo Stato italiano tirandosi indietro. Sospiro di sollievo per tutti e niente
soldi regalati alle Ferrovie dello Stato. Peccato, però, che sia stato tutto
rumore per nulla. Nessuna pizza cotta male, ma nemmeno una amatriciana o una
grigliata di carne andata a male, avrebbe potuto far saltare il lungo pranzo
elettorale previsto il 13 e 14 aprile. E' la Costituzione che impedisce uno
slittamento, quella "Costituzione della Repubblica italiana che è legge
fondamentale e fondativa dello Stato italiano". Definizione presa
direttamente da Wikipedia, la Bibbia del terzo millennio, una cosa alla quale
si può accedere da un qualunque pc, mica da un vetusto tomo di Diritto
Costituzionale. Una definizione che non lascia spazio a dubbie interpretazioni
e che è anche di facile comprensione per tutti. Di conseguenza viene da pensare
che il popolo sia "coglione" oppure, più semplicemente,
"credulone". Fortunatamente bisogna optare per la seconda ipotesi,
visto che radio, tv e carta stampata hanno "strillato" di rinvio del
voto, "sussurrando" appena dell'esistenza dell'articolo 61 della Costituzione,
quello che, obbligando le elezioni entro 70 giorni dallo scioglimento delle
Camere, chiude definitivamente la questione. Fatto sta che i media italiani
hanno lasciato intendere che il pericolo rinvio fosse assolutamente reale.
Forse per ignoranza, forse perché il titolo "era ad effetto" o forse
per compiacere i politici amici (un po' tutti) che almeno avevano qualcosa di
cui parlare che non fosse inerente alla loro vuota ed inutile campagna
elettorale. Per la serie, una stupidaggine al giorno, ci toglie l'attenzione
(dai programmi) di torno. La conseguenza è che, quantomeno, andrebbero
riscritti alcuni luoghi comuni. Il primo è che se la stampa scandalistica per
eccellenza è quella britannica con i suoi celeberrimi tabloid, la nostra, di
stampa, deve iniziare ad essere chiamata "bugiardissima". La seconda
conseguenza è che non si può continuare a dare del "cazzaro" a
Feltri, se poi è proprio Libero a dare la notizia nel modo più giusto con un
commento e un pezzo del Costituzionalista Nicolò Zanon, uno che, evidentemente,
di certi temi se ne intende. Le altre testate, pur citando la Costituzione, la
mettono comunque in secondo piano. Dare la colpa solo a questi stonati squilli
di tromba è però cosa troppo riduttiva. Le responsabilità più grandi, infatti,
rimangono di chi da fiato a queste trombe. Ovvero la nostra classe politica.
Appena Amato ha parlato della possibilità di rinvio del voto, i politici di
ogni schieramento si sono affannati a dettare il loro pensiero alle agenzie di
stampa: e così l'umile cronista si è ritrovato ricoperto di dichiarazioni. Solo
che, sempre sulle ormai imprescindibili agenzie di stampa, avevano parlato
anche illustri costituzionalisti, i quali avevano spiegato a chiare lettere
l'inutilità di tanto clamore. Senza dimenticare che suddette agenzie di stampa
sono monitorate costantemente anche dai politici (o dai loro addetti stampa);
nonostante questo, nessun parlamentare ha tirato in ballo la Costituzione. La
quale, a questo punto, assomiglia sempre più alla carta straccia, o meglio,
alla carta di giornale. Anche perché l'agenda politica la dettano i media, con
Ferrara che è stato capace di scatenare l'inferno sulla legge 194 con una
campagna sul suo Foglio. E così ci siamo ritrovati pagina di giornali sul
"probabile" rinvio del voto, con ? nella migliore dei casi ? la
ricostruzione della battaglia dei poteri: chi conta di più, il Consiglio di
Stato o la Costituzione? Di questo passo, non dovremo
stupirci se domani leggeremo che la Padania ha proclamato la sua indipendenza o
che Alitalia è stata comprata da McDonalds e i sedili saranno a forma di
hamburger. In fondo se uno come Giuliano Amato, professore di Diritto
Costituzionale, dice che le elezioni potrebbero essere rinviate, tutto è
possibile. Peccato che adesso non abbiamo il tempo di elencare questo
"tutto". Dobbiamo prepararci ad accogliere il nuovo sovrano,
Emanuele Filiberto di Savoia. Come, non lo sapevate? L'Italia, da oggi, è di
nuovo una monarchia. Evviva il Re, evviva l'Italia.
( da "Avanti!" del 04-04-2008)
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LA PAURA DI TROVARSI
SULLA PLANCIA DI COMANDO QUANDO LA NAVE AFFONDERà FA SCOPPIARE LA PACE Campagna
elettorale sotto naftalina 04/04/2008 Le scintille di questi ultimi giorni di
campagna elettorale si stanno spegnendo in fuochi fatui. Il diverbio tra
Berlusconi e Napolitano è materia da fantascienza politica perché scavalca il
presente per guardare a un futuro ancora lontano oppure ripete casi già vissuti
nel passato. È una discussione che appassiona la ridotta frazione degli
elettori più attenti e invoglia alla disputa i costituzionalisti. È un modo per
far passare gli ultimi giorni e fare un po' di palestra per i mesi a venire.
Poi arriva la saetta della riammissione al voto per la lista Dc di Pizza e
improvvisamente la terra trema sotto ai piedi dei politici. Ma il campanello
d'allarme per l'ipotesi del rinvio delle elezioni (ormai scongiurata dal passo
indietro dell'ex sottosegretario) fa mettere i partiti grandi e piccoli sulla
stessa riga, quella di rispettare la data attuale. Dopo
l'immondizia ecologica di Napoli e l'immondizia finanziaria di Alitalia, l'immagine dell'Italia non può patire un altro affronto.
D'altronde ritardare le elezioni politiche per un errore nell'esclusione di una
lista marginale è la spia che si accende per segnalare due guasti gravissimi
nella democrazia italiana. Il sistema politico è così logorato che anche
una lista come quella di Pizza può minacciare di interrompere quell'atto vitale
per una democrazia che sono le elezioni. L'altro segnale d'allarme è
l'inaffidabilità dei controlli sulla regolarità dell'intera procedura
elettorale. Prima c'è stato un controllo che si è pronunciato per l'esclusione
della lite e poi è arrivato un altro controllo che ha ribaltato il giudizio del
primo controllo. L'impressione del cittadino è che la macchina elettorale sia
guidata da regole e poteri che sbandano alla prima crisi. Così si aggiunge
altra carne sul fuoco dell'anti-politica o, più semplicemente, della
disaffezione, dell'indifferenza, dell'apatia di chi lascia ogni speranza prima
di entrare nella cabina elettorale. È la reazione epidermica di fronte ad una
campagna narcotizzata. Dal conflitto delle precedenti elezioni siamo scivolati
rapidamente in un confronto a distanza molto, moltissimo, troppo pacato, quasi
evitato come il sale sulle ferite. Dal conflitto al confronto e infine alla
desistenza. Prossima tappa: armistizio? Una campagna ansiosa di passare in
sordina alla storia è il modo più facile per lasciare agli elettori la
responsabilità di decidere chi sarà il curatore fallimentare dell'Italia. In
questa situazione i prossimi due anni saranno nerissimi per ogni governo. Ecco
perché le mani dei partiti non sembrano smaniare una poltrona, perché sanno
benissimo che qualunque poltrona, dal 15 aprile in poi, sarà posta sopra ad un
vulcano in eruzione. Allora scoppia la pace tra i due grandi rivali: la paura
di ritrovarsi sulla plancia di comando quando la nave affonda lava via ogni
divergenza. La politica lascia deformare le sue identità davanti al calore
della crisi piuttosto che reagire attivamente. In contesti simili, altri
sistemi politici hanno partorito leader dotati di un carisma e sostenuti da
forze politiche tali da ristrutturare un'intera nazione, nella realtà e perfino
nella mentalità. In Italia la classe politica è quello che è. Anche la prossima
sfornata di deputati e senatori risponde a logiche diverse dalla volontà di
trasformare l'Italia in un Paese veramente europeo. Il vero vincitore di queste
elezioni è l'istinto gattopardesco a non spostare un granello di sabbia. Il
futuro dell'Italia è restare sotto naftalina, proprio dove è nata e morta
questa campagna elettorale.
( da "Avanti!" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Helzapoppin"
fu un film straordinario, non tanto per il pregio artistico, quanto perché
segnò un'epoca, un tempo. Purtroppo, il tempo era quello della Seconda guerra
mondiale, a cavallo degli anni Quaranta. C'erano personaggi straordinari, come
i fratelli Marx: Chico, Groucho e Harpo; cantanti storici come Eddy Cantor e il
falsonegro Al Johnson; strano, non ricordo le protagoniste femminili.
"Helzapoppin" aveva una particolarità: era completamente senza senso,
tragicomico, senza una storia, una ragione. Un film assurdo, splendide
coreografie, musiche balletti, costumi. Ma tutto senza capo né coda, senza
logica né motivazione. Come l'Italia di mercoledì 3 aprile 2008, un Paese
politicamente folle, allo sbando. Italia-Helzapoppin, appunto. Primo evento: la caduta definitiva dell'Alitalia, il
fallimento. Siamo riusciti a far scappare a gambe levate anche un tipo tosto
come Spinetta, al quale l'avevamo offerta gratis. Non c'è infatti nessun Grande
Gatsby al mondo, che possa comprarsi un rudere del genere Alitalia: ma soprattutto, un rudere occupato da dei sindacati
completamente folli. L'avevamo puntualmente scritto su queste colonne un
paio di settimane fa: i sindacati, dicevamo, dopo quel che hanno fatto all'Alitalia per vent'anni, devono solo star zitti e pregare Dio
che qualcuno rilevi la baracca, anche per una lira. Detto e fatto: i sindacati
hanno voluto parlare, anzi, essere i protagonisti della trattativa ed è finita
come era inevitabile, come era scritto nelle sacre scritture. E qui sta il
punto: solo in Italia succede che a condurre le trattative per la vendita di
una grande azienda, sia non il proprietario, non il gestore, ma i sindacati.
Cioè i primi responsabili del fallimento. È pazzesco. È ovvio che i sindacati
non possono sottoscrivere un piano di licenziamenti. E d'altra parte è ovvio
che il compratore ben conscio di come sono andate le cose al predecessore, non
voglia portarsi dietro al gran completo una banda che al confronto quella di
Brancaleone era una processione di suore. Chi doveva trattare erano Spinetta e
Prato, e gli altri discuterne dopo cena, in sacrestia. Nove "sigle sindacali":
che bellezza, che dimostrazione di potenza. Si dettano le condizioni: e se il
compratore va via, che gli fai? Ma i nostri sindacati sono abituati da mezzo
secolo a trattare. In Italia con governi confindustriali che sanno di poter
contare su una sola risorsa: le tasse di Pantalone, che alla fine paga sempre
il conto. Ma ora non si può più fare, primo perché non c'è più una lira in
cassa, secondo perché l'Europa ce lo vieta e oggi l'economia la fa l'Europa. Ed
ecco l'esito della storica battaglia della Magliana: ora non ci resta che
contare i morti. Secondo evento della giornata: il ricorso del signor Pizza,
capo della cosiddetta Dc, o meglio consegnatario del simbolo della Dc (chissà
con quale criterio un magistrato glielo ha consegnato). Il Consiglio di Stato
(il mio vecchio Palazzo Spada, aulico sinedrio di uomini illustri) accoglie il
ricorso di questo Pizza, milite quasi ignoto, che non ha una lira, un iscritto,
un voto: e anziché prenderlo a calci gli consegna il potere di rinviare le
elezioni a una settimana dal voto! Cose del genere non succedono neanche più in
Uganda, ma in Italia sì. Più che nella Cassazione (a Sezioni riunite) ci
eravamo ridotti a sperare nella compiacenza del Pizza stesso, che, godutosi il
suo giorno di gloria, ha avuto la compiacenza di piantarla lì. Altrimenti, ci
saremmo dovuti sorbire altre schede, altre chiacchiere tv e naturalmente altri
diversi miliardi; sempre a spese di Pantalone. Terzo evento della storica
giornata: i rom di Milano cacciati da un campo invedibile e incredibile, come
se vedono solo in Italia. Grida di orrore e sgomento: della Chiesa, della
Caritas, della Sinistra, del Cardinale Tettamanzi. Tanto orami fanno parte
della medesima parrocchia. Appena il giorno prima, Milano ha salutato
orgogliosa l'Expò mondiale del 2015. E come crediamo di accoglier i 28 milioni
di visitatori previsti, che devono portarci i miliardi necessari: con l'Hotel a
cinque stelle con vista sui campi rom? Con la Stazione Centrale invasa da torme
di zingarelle che ti rubano anche le mutande, con gli ubriachi al volante sulle
strisce pedonali? L'affare del campo rom di Milano, dopo una notte di champagne
e retorica, ci ha riportato tutti alla realtà, di Milano e dell'Italia di oggi.
E ci sarebbe un quarto evento. L'aggressione, paurosa, a Giuliano Ferrara a
Bologna, a Piazza Maggiore (la stessa piazza che pochi mesi fa aveva acclamato
Beppe Grillo) al suo comizio "pro life" o antilife (tanto è la stessa
cosa, avrà lo 0,2%). Ce ne sarebbe da dire, ma non vale la pena. Perché un uomo
intelligente deve arrivare a sessant'anni per incappare in simili stupidaggini?
I sindacati impazziti; il signor Pizza, il Cardinale Tettamanzi e i campi rom,
Giuliano Ferrara e l'aborto: tutto in una giornata: è troppo, perfino per noi.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Stampa e balle L'autogol dei cazzari di Arturo
Diaconale I fatti dimostrano che il caso Pizza non è affatto, come ha scritto
il "Corriere della Sera" interpretando il pensiero dominante nei
grandi media nazionali, la "metafora di un paese incapace di decidere ed
ostaggio dei partiti". E', al contrario, la dimostrazione più clamorosa
della incapacità ormai inguaribile della stragrande maggioranza della
"casta" giornalistica italiana di uscire dal conformismo del politicamente
corretto. Lo stesso vale per il caso Alitalia, che viene ostinatamente presentato dagli stessi giornalisti
come un tragico errore commesso dai sindacati ai danni del governo e
dell'interesse generale. Ed, invece, anche agli più tenace sostenitore della
vendita ad Air France, è la prova del nove della incapacità di Prodi e Padoa
Schioppa di condurre una trattativa fuori dallo schema della semplice "svendita"
al peggior offerente. Nel caso Pizza il conformismo politicamente corretto ha
scatenato una isterica ventata di compiacente catastrofismo sull'eventualità
del rinvio della data del voto. I costituzionalisti hanno spiegato in maniera
unanime che l'art. 61 della Costituzione impedisce ogni possibilità di
slittamento delle elezioni oltre i settanta giorni. Ma il chiarimento è stato
bellamente ignorato. Poiché l'orientamento politicamente corretto spingeva i
media ad auspicare lo spostamento delle elezioni perché avrebbero potuto
favorire un recupero del Pd sul Pdl, i giornalisti della casta si sono
affrettati ad alimentare il catastrofismo (la "metafora di un paese
incapace di decidere ed ostaggio dei partiti") nella speranza inconfessata
che il caso Pizza si risolvesse in un "aiutino" per Walter Veltroni.
Sono state tirate fuori le analisi e le spiegazioni più assurde e bislacche per
dare corpo al pericolo che in maniera affrettata era stato astutamente
sollevato dal Ministro dell'Interno Giuliano Amato (astutamente, perché ci si
rifiuta di credere che un professore di diritto costituzionale ignori la
Costituzione). E qualche bello spirito del tutto inconsapevole che tra elezioni
comunali ed elezioni politiche nazionali ci passa una qualche differenza, ha
addirittura tirato in ballo il precedente delle elezioni di Messina slittate in
seguito ad un ricorso del Psi di Gianni De Michelis. Il risultato non è tanto
che l'intera faccenda si è sgonfiata nel giro di ventiquattrore. E',
soprattutto, che tanta agitazione su una sciocchezza è servita solo ad
alimentare la legittima preoccupazione dell'opinione pubblica per lo stato di
salute mentale dei diversi componenti della nostra classe dirigente. Di fatto
tutto si è risolto con un po' di panico per l'eventualità di un supplemento di
campagna elettorale mortalmente noiosa ed in una ennesima ondata di discredito
e di sfiducia nei confronti delle istituzioni. Lo stesso vale per la vicenda Alitalia. Che agli occhi degli italiani non è una occasione
persa per scaricare su Air France un peso ormai insopportabile ma, sempre sulla
base delle descrizioni dei media, la dimostrazione lampante che Prodi è uno
"svenditore", Padoa Schioppa un babbeo, i sindacati degli
irresponsabili e Berlusconi un illusionista. Cioè che tutti i politici, senza
distinzione di ruolo e collocazione, sono una massa di imbroglioni a cui non dare
alcun credito. Si dirà che sul conformismo catastrofista politicamente corretto
della grande stampa italiana si intreccia anche la preoccupazione dei
conformisti di andare al passo con i tempi intingendo metaforicamente la penna
nel grillismo qualunquista in voga nel momento. Può essere. In fondo è tipico
della casta giornalistica nazionale mettere le vele al vento e rincorrere le
mode irrazionali. Siano esse quelle suscitate dallo squadrismo fascista o dal
"vento del Nord" resistenziale, dagli attacchi al "cuore dello
stato" delle Br o dal giacobinismo giustizialista di Mani Pulite. Ma
qualcuno farebbe bene a calcolare che questa volta la vittima principale di
questo catastrofismo conformista politicamente corretto non sono le
istituzioni, ormai già fin troppo ampiamente delegittimate, ma è la credibilità
del mondo dell'informazione. Chi si può più fidare di chi scrive e trasmette
cazzate?.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Mercati in crisi Le banche prima hanno macinato
utili E ora chiedono l'intervento dello stato L'economia e la guida politica di
Biagio Marzo Chi l'avrebbe detto che l'ideologia mercatista sarebbe entrata in
crisi per colpa della dissennata politica creditizia delle Banche? E chi
l'avrebbe detto che proprio i colpevoli, i banchieri, ora sono quelli che
stanno invocando l'entrata in campo dello Stato per salvare il salvabile? La
Bank of England è intervenuta salvando la Northern Rock, altrettanto ha fatto
la Federal Reserve, con l'aiuto di Jp Morgan Chase, nei confronti della Bear
Stearns in pieno fallimento. Il che significa che la deregulation è risultata
più dannosa che positiva. Alla lunga, si è capito che l'economia non può fare a
meno della guida politica. Le prime avvisaglie si sono già viste dopo l'11
settembre
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 LA STAMPA D'OLTRALPE E nella Douce France tutti
ora ridono di noi Le risate di scherno dei francesi hanno attraversato il
tunnel del Monte Bianco e sono dilagate come un'ondata velenosa giù per la
Penisola. I cugini d'oltralpe ci sono andati giù belli pesanti nel raccontare
ai loro lettori quanto siamo scemi (secondo loro, beninteso, perché noi siamo
ancora convinti di essere furbissimi). Un "fallimento totale" che
rischia di "avere conseguenze terribili" per Alitalia mentre "non rimette in questione i fondamentali di Air
France". Così commentava ieri il quotidiano economico "La
Tribune" la rottura dei negoziati tra Air France-Klm e Alitalia per il mancato accordo con i sindacati. "Il progetto di
ripresa di Alitalia da parte di Air France-Klm sembrerebbe "definitivamente
sepolto dopo la rottura dei negoziati" scriveva il quotidiano
"Les Echos". Alitalia rischia ora di
"raggiungere Sabena e Swissair sull'altare delle compagnie scomparse"
in quanto dopo il fallimento delle trattative "la compagnia va dritta
verso il portare i libri in tribunale" , ha scritto ancora "La
Tribune". Anche per "Les Echos", "il seguito logico di Alitalia sarebbe ormai il portare i libri in tribunale se si
deve credere alle affermazioni del ministro dell'Economia Tommaso Padoa
Schioppa". Per il compassato quotidiano parigino "Le Figaro",
"se non vi saranno nuovi colpi di scena" dopo il terremoto dell'altro
ieri, "l'avvenire di Alitalia sarà un dossier
caldo del prossimo governo". "La Tribune" inoltre sottolineava
anche come i sindacati italiani esigessero l'integrazione di Alitalia
Service, che "non faceva parte del perimetro di vendita iniziale".
Una richiesta che "non poteva accettare Jean-Cyril Spinetta il quale aveva
già faticato a vendere all'interno del gruppo il progetto che rimetteva Alitalia sulla via dei profitti". Il presidente di Air
France-Klm "si era impegnato a non rimettere in questione l'obiettivo del
gruppo di raggiungere un Roce (return on capital employed) ante imposta
dell'8,5% nel 2009-10". Alitalia, "che perde
oltre un milione al giorno, naviga ormai senza visibilita" raccontava
senza pietà il quotidiano "Le Monde". Dopo il fallimento delle
trattative tra Air France-Klm e i sindacati e la decisione del gruppo
franco-olandese di "gettare la spugna", secondo il giornale la
compagnia italiana, "sull'orlo del fallimento" rischierebbe di avere
davanti a sé solo l'amministrazione controllata se non il fallimento. Il
giornale sottolineava anche come le trattative siano fallite nonostante il
presidente esecutivo di Air France-Klm "fosse pronto a fare
concessioni". Secondo fonti interne citate dal giornale, era anche
disposto "a lasciare tutto il cash flow generato da Alitalia
ad Alitalia per finanziare i suoi investimenti".
Insomma era passato San Cirillo e noi non ce n'eravamo accorti.
( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è Ven, 04 Apr
2008 Edizione 66 del 04-04-2008 LA LEGGE ERA NATA PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA
PARMALAT San Marzano non fa miracoli di Alessandra Mieli E adesso che la
frittata è fatta e che con abilità il compratore s'è sfilato, tutti in coro a
invocare San Marzano, che non è il protettore dei pomodori pelati, né tantomeno
un santo taumaturgo e che per esser chiari è il primo a spiegare che la legge
che porta il suo nome non è la soluzione miracolosa ma uno strumento che farà
piangere lacrime e sangue. "Anche se si adotterà il piano Marzano è in ogni caso necessaria una alleanza strategica perché Alitalia è schiacciata da un lato dalle compagnie più grandi, e
dall'altro lato dalle low cost. La legge Marzano si può applicare quando una
grande impresa dichiara l'insolvenza: se Alitalia sia o no
in questa condizione non posso dirlo". Così si è espresso Antonio Marzano
in merito alle vicende della compagnia di bandiera e all'applicabilità
della normativa che porta il suo nome. Il presidente del Cnel ha poi chiarito
che "la legge Marzano non porta al fallimento, l'obiettivo è esattamente
il contrario: un piano industriale che porti alla ristrutturazione e al
salvataggio. Non prevede cessione di beni tranne quelli estranei al core
business". Nel dettaglio, entrata in vigore il 21 febbraio 2004 la legge,
era finalizzata a fronteggiare in particolare l'emergenza del caso Parmalat, ma
più in generale era destinata ad intervenire nelle situazione di crisi dei
grandi gruppi. Il provvedimento prevede l'accesso ad una procedura di
amministrazione straordinaria con un commissario che ha 180 giorni di tempo
(più una possibile proroga di 90 giorni) per il piano di ristrutturazione.
Nell'ambito di questo programma il commissario straordinario può tra l'altro
"prevedere la soddisfazione dei creditori attraverso un concordato, di cui
deve indicare dettagliatamente le condizioni e le relative garanzie". La
soddisfazione dei creditori può essere conseguita anche attraverso
l'attribuzione "di azioni o quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili
in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito". Più in
generale con la Legge Marzano consente di intervenire in situazioni di crisi di
grandi aziende dovute a situazioni di insolvenza e definisce anche i requisiti
per l'ammissione alla procedura fissando sia l'importo minimo del debito sia il
numero dei lavoratori coinvolti. Viene regolata poi la procedura per
l'ammissione immediata all'amministrazione straordinaria che è stabilita con
decreto del ministro delle Attività Produttive. La legge definisce inoltre le
funzioni del commissario e definisce l'iter. Lo stato di insolvenza viene
accertato dal tribunale e, se il ministero delle Attività produttive non
autorizza l' esecuzione del programma, si prevede la conversione
dell'amministrazione straordinaria in fallimento. Tra i poteri del ministero
anche quello di autorizzare operazioni di cessione e utilizzo dei beni.
( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia Bersani:
"il tempo e' poco, ma se c' e' uno spiraglio e vedremo di coglierlo con la
collaborazione di tutti" Alitalia, Letta:
"un'occasione importante", Berti vuole chiarezza Il
titolo resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile. Prodi chiede il buon senso, Berlusconi si appella
all'orgoglio degli imprenditori italiani Milano, 4 Apr. – Diverse
le reazioni sulle ultime vicende Alitalia. Il
presidente dell'Anpac, Fabio Berti, ha richiesto un incontro con Alitalia per fare chiarezza. “è stato chiesto da noi – ha dichiarato
Berti - perché abbiamo deciso di fare quadrato attorno all'azienda: in realtà è
andato via un compratore, in realtà c'è un piano aziendale per garantire la
continuità, che si chiama Prato. Un piano formulato nel caso in cui Alitalia fosse rimasta sola.” Il presidente
dell'associazione dei piloti ha poi criticato il sindacato, senza risparmiare
la politica e il Governo ai quali ha attribuito le maggiori responsabilità.
“Questo - ha detto Berti - è uno dei veri problemi di Alitalia,
cioè puntare sempre il dito verso una sola direzione: il sindacato. La
responsabilità della situazione invece è di chi lo ha portato in questa
situazione. Ci sono profonde responsabilità politiche. Come al solito, come
spesso succede il questo Paese e gli italiani lo sanno benissimo - ha concluso
- invece di entrare nel merito si lascia il classico cerino in mano a chi deve
essere ritenuto responsabile di una situazione così difficile.” In merito alla
vicenda Alitalia si è espresso anche il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta: “Partiamo
dall'idea che è un'occasione troppo importante quella di integrare la nostra
compagnia di bandiera dentro quella che può diventare la più grande compagnia
del mondo. Un'occasione come questa non si può perdere. L'alternativa è molto
negativa, un'alternativa dagli scenari e dai profili molto incerti sia per i
lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il sistema-paese”. “Purtroppo la
politica è entrata in questa vicenda – ha proseguito Letta - la campagna elettorale
anche e la cosa sta pesando in modo negativo.” “Spero in un accordo, anche se
il tempo è ristrettissimo” ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico,
Pierluigi Bersani, a proposito di Alitalia. “Stiamo
lavorando come Governo – ha proseguito - vista la delicatezza della situazione,
per vedere se ci sono margini per considerare quello che è avvenuto, non la
rottura definitiva, ma un passaggio complicato e difficile che possa però dar
luogo ancora a un filo di accordo".
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue
dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in
campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura.
Nonostante Alitalia sia un
potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe
essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa, che è meglio stare alla larga
dall'Italia. Se fosse così, o è il fallimento, o è il commissariamento. Il
fallimento è molto improbabile, più che mai in campagna elettorale. Resta il
ricorso alla legge Marzano, che consente il commissariamento come nel caso
Parmalat. Era una mossa che il governo avrebbe dovuto fare un anno fa, ma può
sempre farla. Parte del centrodestra (Maroni) la gradirebbe, perché spera che
poi la fantomatica cordata italiana possa essere riunita dalla occasione di
comprarsi la compagnia di bandiera a pezzettini e a basso prezzo, per giunta
con la benedizione del futuro premier. In realtà questi potenziali imprenditori
italiani, se parliamo di privati, non ci sono. E non ci sono neanche pezzi di Alitalia che varrebbe la pena di comprare. Chi, con un po'
di sale in zucca, comprerebbe Az Service, la società in cui Epifani vorrebbe
far entrare Fintecna e che è stata il casus belli della rottura dell'altra
sera? L'unico pezzo pregiato di Alitalia è la tratta
Roma-Milano. Ma regalare un pezzettino di monopolio a un privato è troppo anche
per questo sgangherato paese, e trasformare la compagnia di bandiera in un
Pendolino pure. Di soldi privati non ce ne sono. Altro discorso è se si parla
di OPM, come nel mondo anglosassone chiamano l'"other people money".
Cioè con i soldi degli altri, i soldi dei contribuenti, qualcosa si potrebbe
fare. Tornato a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe chiamare Scaroni, o Conti, o
la Cassa depositi e prestiti (un fondo sovrano all'italiana ma senza fondi) e
barattare la loro riconferma a manager dell'Enel o dell'Eni con un obolo per Alitalia. Dei privati, l'unico che potrebbe adeguarsi è
Ligresti, che è abituato a trattare con la politica, che ha l'affare Expò
davanti a sé, e che potrebbe con quello rifarsi rapidamente dei cento milioni
che gli verranno chiesti. Questo paventano in molti. E diciamo
"paventano" perché una volta comprata l'Alitalia,
che al momento non costa nemmeno molto, poi devi farla volare, comprando una
nuova flotta di aerei. E questo chi potrebbe farlo, se non un grande operatore
internazionale? Alitalia ha una sola via di uscita
industriale: dare le rotte interne a una compagnia low cost in cambio di
robuste royalties, e concentrarsi sui voli intercontinentali, dove ha ancora il
brand, il know how e una grande platea di italici sparsi in tutte le regioni
del globo. Ma per far questo ha bisogno di una flotta, e ci vogliono qualche
anno e qualche miliardo. Comunque perfino il pastrocchio italico alla
Berlusconi è difficile da realizzare. Perché anche Scaroni e Conti sono uomini
di mondo, vivono in un ambiente globale, e dovrebbero spiegare ai loro
azionisti che cosa stanno facendo con i loro soldi. Conoscono il mondo, e sanno
che i mercati sono capaci di cambiare il vertice di Ubs, figurarsi delle loro
aziende. Resta dunque la Marzano e il commissariamento. Sì, ma chi potrebbe
fare il commissario? Bondi, ovviamente, che è un mago nel genere. Ma Bondi è
troppo preso dal suo sogno di comprare la Barilla, ha già dato in termini di
compromessi politici alla Telecom, e non ha alcuna voglia di rificcarsi di
nuovo nel palazzo romano. Ci sarebbe Moretti, che è un manager di alto livello,
di visione europea, che parla poco e realizza molto. Ma Moretti è un ferroviere
nell'animo, ed è difficile immaginarlo disposto a mettersi a giocare con gli
aeroplani. Poi c'è una lunga teoria di burocrati, molti dei quali l'Alitalia ha già conosciuto e per i cui fallimenti ancora
sanguina. Infine c'è Prato medesimo. Si vedrà. Intanto c'è da sciogliere il
dilemma Spinetta: ha ancora voglia di giocare al gatto e al topo? 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 1 fanno dietrofront anche se
dicono che i soldi in cassa ci sono. Giallo sul ruolo del prof e del tesoro I
sindacati ci hanno provato, ma è andata male I rappresentanti sapevano dal giorno prima del no di Spinetta La controproposta su
Alitalia, dunque, "non era ultimativa". Questa la posizione
comune espressa ieri dai sindacati in conferenza stampa, dopo che su quella
controproposta AirFrance-Klm aveva abbandonato mercoledì il tavolo della
trattativa su Alitalia e il suo numero uno, Maurizio Prato, si era dimesso trenta
secondi dopo dal suo incarico. Un passo indietro, quello dei
rappresentanti dei lavoratori, accompagnato dall'auspicio unanime che si riapra
immediatamente la trattativa con il vettore transalpino. Poco dopo, a margine
del vertice Nato di Bucarest, anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi,
ha espresso l'augurio "che prevalga il buon senso e che riprenda il filo
delle trattative e che non prevalga la rottura" con Jean-Cyril Spinetta.
Il Prof ha aggiunto che non si sta occupando personalmente del caso, ma lo ha
fatto certamente sino al giorno della rottura tra sindacati e AirFrance. E
partendo per la Romania ha lasciato il dossier in mano a un abile negoziatore
come Enrico Letta, impegnato ieri a ricostruire il tavolo della trattativa con
i francesi. Per lunedì o martedì prossimo dovrebbe esserci dunque un vertice a
Palazzo Chigi per riprendere i fili del negoziato. Sempre che AirFrance
accetti: per ora il colosso transalpino si trincera dietro un "no
comment". Nel frattempo, la convergenza tra governo e sindacati ispirata
alla necessità di recuperare in extremis l'ipotesi AirFrance nascondeva ieri
fortissimi malumori dei rappresentanti dei lavoratori nei confronti
dell'esecutivo. Nelle loro ricostruzioni sia Prodi che Padoa-Schioppa sarebbero
stato messi a parte dell'intenzione di rilanciare su Az Servizi già martedì.
L'idea di proporre una partecipazione di Fintecna all'aumento di capitale
promesso dai francesi appena conclusa l'ops su Alitalia,
garantendo così il reintegro di Az Servizi (controllata al 49% da Fintecna) nel
perimetro dell'azienda, era stata spiegata al Prof e al ministro dell'Economia,
Padoa-Schioppa, già il giorno prima dell'incontro con Spinetta. E Prodi avrebbe
detto ai sindacati che la proposta ideata da Fabrizio Solari, segretario
generale della Filt-Cgil, poteva essere portata al tavolo con i francesi, che
valeva la pena fare un tentativo. Quando Padoa-Schioppa l'ha prospettata,
sempre nella giornata di martedì, al numero uno di AirFrance, ha incassato
tuttavia un no nettissimo. A quel punto, il responsabile di via XX Settembre ha
informato i sindacati che avrebbero incontrato un muro. I sindacati erano
dunque al corrente della contrarietà di Spinetta. Ma non si aspettavano,
rincuorati anche della reazione di Prodi, che il numero uno dei francesi
abbandonasse il tavolo in modo così brusco e non prendesse neanche in
considerazione la possibilità di esaminare la richiesta. Anche perché sul dossier
grava un equivoco di fondo, con inevitabili ricadute sulla vertenza: i
rappresentanti dei lavoratori continuano ad essere convinti che Alitalia non versi, in termini di liquidità residua, nelle
condizioni gravissime che i suoi vertici e il governo Prodi continuano a
denunciare. Sono convinti che la compagnia di bandiera non sia sull'orlo del
baratro, che ci sia tempo dunque per negoziare ancora. E una controproposta ad
AirFrance-Klm, in questa logica, era quasi dovuta (anche ieri continuavano in
coro a ribadire che serve "una vera trattativa") La volontà delle
nove sigle è ora quella di riprendere il negoziato sul piano di Spinetta,
"accettato nelle linee generali" come ha precisato ieri Solari. Ma, a
fronte della disponibilità a rivedere la proposta finanziaria su Fintecna e Az
Servizi che ha provocato la rottura, i sindacati si attendono una risposta
chiara, sempre a proposito di Az Servizi, sul nodo dei lavoratori napoletani
Atitech e dei lavoratori della manutenzione a Fiumicino. E sono intenzionati
anche a riaprire un confronto su Malpensa, all'indomani del verdetto sull'Expo
2015, che ha premiato Milano. In serata, il cda di Alitalia
ha nominato il successore di Prato. È stato nominato nuovo presidente Aristide
Police. E ha fissato per martedì 8 aprile il prossimo consiglio
d'amministrazione sulla situazione finanziaria. Tonia Mastrobuoni 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 2 Ichino: Caporetto sindacale E
Tonini inneggia a Spinetta Treu: "Scelta irresponsabile. Il sindacalismo è
in declino" Che la "sconfitta per il paese" di cui ha parlato
Guglielmo Epifani, dopo che è saltata la trattativa con Air France, si possa
tramutare in una sconfitta per i sindacati, qualora il negoziato non dovesse
riprendere, è molto probabile. Forse così si spiega anche la
"retromarcia" dei sindacati di categoria che ieri hanno provato a
riaprire il gioco: "Era una proposta non un ultimatum" hanno detto
provando a minimizzare. E oggi a Palazzo Chigi incontreranno Prodi, che a caldo
non aveva usato mezzi termini: "Rompere è stato un grave errore dei
sindacati. Ora se ne assumano tutta la responsabilità". Troppa politica e
poco sindacato in questo negoziato? Pietro Ichino sul suo sito ha parlato di
una "Caporetto" per Cgil, Cisl e Uil. Un'analisi condivisa da molti:
"La trattativa si è politicizzata con l'annuncio di una cordata italiana
da parte di Berlusconi" dice l'economista Tito Boeri. E i sindacati?
"Il sindacato - prosegue Boeri - ha ottenuto molto sia da Spinetta nella
seconda proposta sia dal governo, che dando i diritti di trasporto ad Air
France ha pregiudicato i consumatori a vantaggio dei lavoratori. Quindi si è
andati incontro ai sindacati, fin troppo. Ma le confederazioni hanno avuto una
visione miope, basata sulla strategia del prender tempo". Ora la
trattativa si è riaperta, ma è in salita. Il paradosso dei confederali si può
sintetizzare così: per evitare una sorta di scavalcamento a sinistra da parte
di Berlusconi rischiano, se il negoziato non dovesse riprendere, il fallimento
della compagnia con danni assai maggiori per i lavoratori. Di
"irresponsabilità" parla Tiziano Treu, che la mette giù dura: "Sono
sconcertato sia per la campagna criminale di Berlusconi sia per questo
sindacalismo irresponsabile. Alitalia è l'emblema di
una politica clientelare ma anche di un sindacalismo corporativo". La
cautela è d'obbligo, visto che si potrebbe riaprire uno spiraglio. Ma il
giudizio di fondo non cambia. Dice Treu: "Il sindacalismo è in declino: è
sempre meno innovatore. L'unica via d'uscita è che i confederali si uniscano in
un sindacato riformista rompendo con le parti più corporative". Anche
Ichino punta il dito contro il sindacalismo corporativo. E, al Riformista ,
spiega: "Il sistema sindacale di fatto vigente in Alitalia,
come nelle altre aziende di trasporto pubblico, oggi non consente a Cgil, Cisl
e Uil, neppure quando vanno d'accordo tra loro e rappresentano la maggioranza
dei lavoratori, di negoziare efficacemente un accordo vincolante con la
controparte, senza correre il rischio che un sindacato minoritario si metta di
traverso, bloccando l'azienda e ridicolizzando l'accordo. Questo fa sì che il
sindacato confederale finisca col far proprie miopie e comportamenti propri del
sindacalismo autonomo". Al loft, dove la preoccupazione è palpabile, i
veltroniani sperano in una ripresa effettiva della trattativa: "I
sindacati devono sapere che non c'è un'alternativa ad Air France che preveda
meno esuberi. Il sindacato deve trovare un accordo. Detto questo non si possono
negare le responsabilità della politica" dice Tonini. Che aggiunge:
"La risposta alle provocazioni di Berlusconi per un sindacato deve essere
quella di fare il suo mestiere. Ma non si può nemmeno criticare il sindacato di
essersi alzato dal tavolo in conseguenza di un atteggiamento irresponsabile di
una parte politica. Ora speriamo che il negoziato riprenda". I veltroniani
pensano che davvero i sindacati siano in una vera e propria impasse. La
retromarcia di ieri lo testimonierebbe: da un lato la chiusura dell'accordo
aprirebbe una contestazione di una parte dei lavoratori (di cui ieri si è avuta
già una dimostrazione) e di Berlusconi. Ma la rottura definitiva con Air France
aprirebbe le porte alla peggiore delle ipotesi: il commissariamento. E sperano
nel senso di responsabilità. Dice Morando: "Non si può far scappare un
interlocutore credibile. Che ci guadagnano i lavoratori se si portano i libri
in tribunale? Faccio presente che se si va al commissariamento, in base alla
legge Prodi, l'amministratore straordinario deve gestire in modo tale che i
ricavi eguaglino i costi. Sa quanto costa Alitalia al
giorno? Un milione e duecentomila euro". Trattare: è questa la parola
d'ordine del loft. Spiega Morando: "L'interruzione della trattativa non è
un gioco tattico è stato un errore molto serio dal punto di vista sindacale, in perfetta coerenza con quindici anni di sindacalismo Alitalia. Sarebbe ingeneroso estendere il giudizio alla storia recente
del sindacalismo italiano. Penso al 23 luglio alla politica dei redditi, alla
moderazione salariale". Aggiunge Tonini: "La politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio clientelare. E il sindacato è
stato spesso complice. Perché alla Fiat si comporta in un modo e in Alitalia in un altro? Al contrario Spinetta ha gestito Air
France, che è un'azienda pubblica, con una logica d'impresa: viva
Spinetta!". 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue fanfani di
Alberto Mingardi Giunti al voto, Berlusconi oscilla verso toni consolatori
Prima, è riuscito nel capolavoro politico non solo di unificare finalmente su
una battaglia davvero comune Lega e An, partigiani di Malpensa e podestà di
Fiumicino, ma soprattutto di spiazzare i sindacati. Trasformandoli in kamikaze
- perché sarebbe stato il mondo alla rovescia, se proprio loro avessero
ratificato un'offerta bollata come irricevibile dal leader della destra. La
vicenda della compagnia di bandiera è emblematica, della rivoluzione del
Cavaliere. Il quale si diverte a recitare tutte le parti in commedia: un giorno
promette lotta dura all'evasione fiscale, quello dopo giustifica la resistenza
ad aliquote troppo alte. Confermando che la sua agenda è molto diversa dal
passato. Il nodo irrisolto del nostro paese è l'incapacità dei ceti dinamici e
produttivi di trovare adeguata rappresentanza politica. Fra tutti coloro che si
sono acconciati a fornirgliela, Berlusconi è l'unico sempre in grado di sintonizzarsi
col proprio elettorato. Storicamente, biograficamente, retoricamente, lui è
l'Italia operosa. E ne ha consolidato le domande, con non troppa coerenza ma
molta efficacia. Per anni, il barometro meglio tarato su che cosa pensasse il
Paese erano i discorsi di Silvio Berlusconi. Il problema è che ora sembra che
le speranze di quel pezzo d'Italia si siano talmente affievolite, da non farsi
più neanche registrare nelle promesse berlusconiane. Il debutto politico di
Forza Italia è nell'emergenza, e nell'emergenza forse le si spara grosse:
cambieremo l'Italia, da cima a fondo. Quando finisce la traversata nel deserto,
nel 2001, il Cavaliere è più cauto: cambieremo l'Italia al 50%. Eppure, delle
sue trentasei riforme, soltanto due (la legge Biagi e lo scalone Maroni) si
fanno ricordare come tali. Ora, a un nuovo appuntamento con la leadership,
Berlusconi oscilla verso toni consolatori. Spergiura di essere il "nuovo
Fanfani", non la Thatcher italiana. Si fa votare perché è il meno peggio,
senza promettere rivoluzioni. Paradossalmente forte di una congiuntura a tinte
fosche, lui, il ganassa del milione di posti di lavoro, usa il vocabolario
della circospezione. Come parlare agli elettori, è ovviamente affare suo. Vale
la pena sperare però che il barometro si sia rotto. Che il Cavaliere sia
sfasato rispetto al suo popolo, tornato a votare turandosi il naso. Perché se
invece Berlusconi è ancora oggi quello di ieri, un rabdomante del consenso, c'è
da preoccuparsi. Se ha ragione lui, se i suoi elettori si aspettano di sentirsi
dire ciò che lui dice, vuol dire che quattordici anni di vana attesa hanno
spento non solo l'entusiasmo, ma persino le speranze dei ceti produttivi. Sulla
base dell'impeccabile teorema che, se persino uno come
Berlusconi, che l'Italia del fare la incarna, ha sostanzialmente fallito nel
fare le riforme, nessuno ce la potesse fare. E allora meglio una decadenza
dolce, una eutanasia, persino al fianco e non contro i sindacati, che la fatica
di risalire la china. L'Alitalia siamo noi? 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pentimenti
mentre il cda Alitalia sceglie il
nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci
ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma
Prodi conosceva la nostra proposta" I sindacati fanno retromarcia:
"La controproposta su Alitalia non era
ultimativa".
Questa la posizione espressa ieri in una conferenza stampa dopo che, su quella
proposta, il giorno prima Spinetta aveva abbandonato il tavolo. Un passo
indietro, quello dei rappresentanti dei lavoratori accompagnato dall'auspicio
di tutti che la trattativa si riapra. Oggi è previsto l'incontro a palazzo
Chigi tra i sindacati e Prodi. Il quale, da Bucarest, ha auspicato che
"prevalga il buon senso e si eviti una rottura". In queste ore il
dossier è nelle mani di Enrico Letta. Dai francesi per ora arriva un "no
comment". Ieri, in serata, il cda della compagnia ha nominato il nuovo
presidente, Aristide Police. Ed entro l'8 aprile il cda offrirà al governo il
resoconto della continuità finanziaria. Nel frattempo fortissimi sono stati
ieri i malumori dei lavoratori. E dure anche le reazioni tra i veltroniani,
all'attacco non solo di Berlusconi, ma anche dei sindacati: "Non si può
far scappare un interlocutore credibile. Che ci guadagnano i lavoratori se si
portano i libri in tribunale" dice Morando. E Tonini denuncia: "La
politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio
clientelare. E il sindacato è stato spesso complice". Di scelta
"irresponsabile" parla anche l'ex ministro del lavoro Treu. De
Angelis e Mastrobuoni a pagina 3 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Segue dalla prima
conversazione col presidente del senato Marini: forza Walter, al Lazio ci penso
io "Siamo tutti responsabili del risultato elettorale" Il destino
post-elettorale di Walter? "Questo dibattito è una cosa belluina. Mi pare
uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Ma come diavolo si fa a legare
il destino di Veltroni a una percentuale? E noi altri chi siamo, solo dei
fessi? Anche noi che siamo in giro per l'Italia determiniamo il risultato
elettorale. Siamo responsabili tutti, non uno solo". Franco Marini parla
del caos della compagnia di bandiera e del dibattito sul "Pd che sarà il
15 aprile". Conversando con il Riformista in una delle rarissime pause di
una campagna elettorale condotta in prima linea, il presidente del Senato
affronta anche lo piscodramma Pizza e racconta Marianna Madia. Declina il tema
del nuovismo dei democrat e quello di una politica che non può prescindere dal
rapporto con la gente. Evoca una rimonta possibile e fa un appello bipartisan
per mandare in soffitta il porcellum all'inizio della legislatura. Walter
Veltroni, intervistato da Panorama , parla di quattro regioni decisive: Lazio,
Abruzzo, Sardegna, Marche. In due di queste, Lazio e Abruzzo, il Pd si è
affidato a Franco Marini, capolista al Senato. Dicono al loft che la seconda
carica dello Stato sa coniugare l'esperienza del veterano con i ritmi di un
trentenne. "Mantengo abitudini da campagna elettorale vecchio stile",
dice Marini. "Dopo una giornata in giro, invece di ricordarmi che sono vecchio
e tornarmene a casa, faccio come si faceva una volta. E quindi finisco sempre
attorno a un tavolo, a chiacchierare con la gente e a bere un bicchiere".
Vecchie abitudini che restano anche quando i tempi son cambiati. "Io ho
una convinzione", ribatte il presidente del Senato. "Sarebbe sciocco
non vedere quello che è cambiato rispetto a una volta. La forza della tv e dei
nuovi media la vedo e la capisco. E capisco l'esigenza dei leader di essere
sempre presenti. Ma resto convinto che, alla fine, per noi rimane fondamentale
il contatto con la gente. Io la cerco ancora, la gente". Tre giorni fa, in
un giorno qualunque della campagna elettorale, Marini è rientrato in mattinata
da Torino. A mezzogiorno è già con gli edili della nuova metro di Roma. Poi, in
successione, Civitavecchia, Fiumicino e Palestrina. "Dove - spiega lui -
abbiamo smesso di discutere solo quando la Roma ha cominciato ad abbuscare in
Coppa Campioni. Le sale sono sempre piene, le assemblee sempre
partecipate". L'obiettivo sono gli incerti. "Sono decisivi per la
nostra rimonta", ripete il presidente del Senato. Anche perché, "a
differenza di quanto accade negli altri paesi d'Europa, da noi gli incerti non
rimangono a casa. Ma vanno a votare". Morale? "Visto che la militanza
del centrodestra è più "bloccata", il gioco degli incerti può fare la
differenza solo per noi". E sarebbe la differenza tra una sconfitta e una
vittoria. "È questo il mio obiettivo, al di là del predicare la
linea...". Ieri Marini - che ha inviato una lettera a tutti i capifamiglia
del Lazio - ha riempito la sala grande dell'Hotel Ergife di Roma radunando i
circoli sociali nati nella Margherita e confluiti poi nel Pd. "Una realtà
- sostiene - che rappresenta centinaia di famiglie, centinaia di posti di
lavoro. Pubblico impiego, sindacato, associazioni di volontariato. Il mio
compito è motivarli, avvicinarli a noi. Per il Lazio è un elettorato
decisivo". Del Lazio Marini ha una certa esperienza. "La mia prima
campagna elettorale per la Camera è stata nel '92, proprio a Roma. All'epoca
c'erano le preferenze. Riuscii a superare Vittorio Sbardella, una cosa
inimmaginabile per l'epoca". Sbardella, detto lo squalo. "Appariva un
po' rozzo - ricorda Marini - ma aveva un'intelligenza politica che in
pochissimi potevano vantare". Ieri il suo competitor era Sbadella. Oggi
corre al fianco di Marianna Madia, candidata alla Camera. "Faccio uno
sforzo che mi costa tanta fatica per soffocare idee ormai consolidate da
decenni. E quindi lo ammetto: questo sforzo per presentare facce nuove è positivo
e va fatto. Purché non si pensi di sostituire il partito, il suo radicamento
nelle città, nei comuni. Vogliamo belle facce o giovanotti rampanti a uso e
consumo della tv? Bene, purché si intreccino con la militanza". Il
presidente del Senato poi rivela: "Oggi ho chiamato la Madia. M'ha detto:
"Presidente, che faccio? Devo venire oggi all'iniziativa?" Le ho
risposto: "Ma certo, figliola. Vieni a parlare con me e dici quello che ti
senti di dire. Sei la capolista alla Camera che fa un'assemblea col capolista
al Senato". Una volta reagivo male a nuovismo esasperato. Adesso no,
perché mi sforzo di capire. Ma serve sempre un punto di equilibrio. Il partito,
la rappresentanza... sono cose serie". Altrettanto serio sembra diventato
il dibattito sul futuro prossimo del Pd. La quota 35 sotto la quale Veltroni
sarebbe in discussione, l'assetto del partito. Veline e veleni. Marini quasi
sbotta: "Uno che capisce un po' di politica, di queste cose non dovrebbe
parlare, soprattutto in campagna elettorale. Io volevo tacere. Ma visto che gli
altri si sono espressi, lo faccio anch'io". Prego. "Stiamo
combattendo tutti insieme una battaglia elettorale aperta. Parlo di una sfida
che possiamo ancora vincere. Per questo è privo di senso, ma molto
autolesionista, discutere ora della leadership del partito". E ancora:
"Col Pd abbiamo fatto un'operazione politica forte. Un'operazione che
persino uno dell'età mia riesce a vedere proiettata nel futuro". Quanto
alla leadership di Veltroni, la seconda carica dello stato dice che "questa
partita è stata chiusa formalmente dall'elezione diretta di Walter. Ma non c'è
solo la forma, che a me interessa sempre poco. C'è anche un aspetto politico.
Per coglierlo basta usare l'intelletto, per chi ce l'ha". Marini, quindi,
blinda Veltroni. A prescindere dallo score finale del Pd. "Leghiamo il
destino del leader a una percentuale? E noi chi siamo, solo dei fessi che
girano per l'Italia? Lo ripeto: questo dibattito è una cosa belluina, sembra
uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Tutti siamo responsabili, ognuno
per la sua parte, del risultato elettorale del Pd. Se poi c'è invece qualcuno
che non si sente responsabile, ci penserò io a ricordagli che lo è". Caso
Pizza. A prescindere dall'esito finale dell'affaire, di chi sono le responsabilità?
Marini allarga le braccia ma scuote la testa. "Non parlo perché fino al 29
aprile sono ancora la seconda carica dello Stato. In ogni caso, sarebbe uno
choc insopportabile per il paese l'interruzione della campagna elettorale.
Comunque state tranquilli: si voterà regolarmente. Di più non posso dire".
Sul caos Alitalia, Marini dice: "La
rottura della trattativa, viste le scadenze dell'azienda, è un fatto
drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo dice un esperto, dire che la
colpa è di una parte sola è sbagliato". Per il presidente del Senato,
quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad Air France". In
ogni caso, "il fallimento è una sciagura che colpirebbe migliaia di
famiglie". Segue appello: "Tutti riprendano la trattativa con spirito
costruttivo. Non mi sento di dire "solo l'Air France". Anche i
sindacati. Sennò, alla fine, il prezzo più alto lo pagheranno i lavoratori.
Solo con la buona volontà delle parti si può fare il miracolo. Serve la
consapevolezza che oltre questo tavolo c'è solo il salto nel vuoto".
Obiettivi per il 15 aprile? "Senza farci carezze impossibili - dice Marini
- mettiamoci d'accordo con gli "altri" e come primo punto della
prossima legislatura leviamo 'sto mostro di legge elettorale dai piedi. Dev'essere
la prima cosa". 04/04/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8
aprile riferirà al governo Police nuovo presidente, confermata apertura ad Air
France Strauss-Kahn Il Fmi rivedrà al ribasso le stime di crescita
dell'economia globale per quest'anno al 3,7%, con un taglio di mezzo punto. Lo
ha affermato ieri il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn parlando con
i giornalisti. In precedenza il direttore del dipartimento ricerca del Fmi,
Simon Johnson, aveva tenuto una conferenza stampa per presentare alcuni
articoli del World Economic Outlook, riaffermando che la recessione è un
"problema serio" e non riguarda solo gli Usa. Il presidente per Alitalia è stato trovato: il consiglio di amministrazione
della compagnia di bandiera ha nominato presdiente della società il giurista
Aristide Police, già membro del Consiglio dell'aviolinea. Il board dell'azienda
tornerà a riunirsi l'8 aprile prossimo 8 aprile per completare l'esame della
situazione finanziaria e patrimoniale della società, con il supporto di primari
advisor finanziario e legale. Entro quella data, l'azienda riferirà la
situazione al governo. Il cda ha inoltre "preso atto che, non essendosi
avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del contratto concluso
con Air France-Klm il 15 marzo questa iniziativa è venuta meno; iniziativa che,
peraltro - viene sottolineato in una nota della compagnia aerea - il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la
conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista
evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio
Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della
Magliana? L'ipotesi che circolava era quella della nomina di un
commissario straordinario e della legge Marzano che congelerà i crediti delle
banche portando però con sé conseguenze dolorose a livello di drastica
riduzione dei costi. I nomi più accreditati, almeno stando ai rumours che hanno
cominciato a circolare prima del Cda di Alitalia di
ieri, erano quelli di Enrico Bondi, amministratore straordinario delle società
del gruppo Parmalat dopo il crac Tanzi e soprannominato "the
collector", e Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato che in
questi giorni si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Almaviva, la
società che attraverso la controllata Alicos gestisce per Alitalia
una parte dei call center. Tutto deciso, quindi, onde evitare il fallimento?
Dall'azienda, quando ancora il consiglio d'amministrazione era in corso, una
fonte faceva sapere che l'ipotesi di commissario straordinario "è da
escludersi al 98 per cento, per quanto ne sappiamo non c'è". E la Marzano?
"Anche in questo caso non se ne parla adesso, più avanti". Quali
ipotesi alternative, quindi? La risposta è un sconsolato "Boh? Penso che
vogliano prendere tempo e tirare avanti, magari in attesa di un qualche
ripensamento da parte di Air France a cui non credo assolutamente nonostante
Letta stia lavorando per ricucire. Ripeto, prenderanno tempo per qualche giorno
e poi si vedrà". Ma sondando gli umori delle parti in causa si capisce che
l'ambasciata affidata ad Enrico Letta appare qualcosa di più di una disperata
last resort : qualche margine - nemmeno troppo labile - potrebbe esserci anche
a partire dal mezzo dietrofront dei sindacati che ora si dicono pronti a
negoziare e parlare con tutti, definendo la loro proposta "non ultimativa
e negoziabile". Al momento sembra difficile che Spinetta torni sui suoi
passi ma in ambienti governativi fanno capire che le prossime "48-72 ore
saranno fondamentali e prima di allora nessuna decisione, in primis quella del
commissario straordinario, verrà presa in considerazione attivamente. Il
presidente ora c'è. Anche perché comunque prima di chiedere la Marzano bisogna
valutare determinate condizioni come quelle di certificare il reale stato della
liquidità dell'azienda, capire quanto può andare avanti. Serve una ricognizione
dei tecnici per questo, non è certo lavoro di poche ore. Tutti compiti che
arricchiranno quel dossier che è ora sulla scrivania di Aristide Police.
Insomma, il governo crede - o forse la disperazione per la situazione venutasi
a creare lo porta giocoforza a credere - che quella di Spinetta sia stata la
classica mossa per scompaginare le carte. La pensano così, ad esempio, a Milano,
appendice del caos Alitalia. La vulgata vorrebbe
infatti che quello inscenato mercoledì fosse un teatrino concordato e che
avrebbe come presupposto l'accordo sottobanco tra governo e sindacati. I quali,
però, hanno posto il problema di non poter accettare acriticamente il piano Air
France salvo incorrere nell'ira dei lavoratori. Quindi il colpo di teatro,
l'irrigidimento e la camera di compensazione di questi giorni frenetici che
mettono davanti agli occhi di tutti, lavoratori in testa, il baratro del fallimento.
Il problema però è anche un altro. Se si va in legge Marzano con l'istituzione
di un commissario straordinario cambia tutto lo scenario italiano, non solo
quello di Alitalia o di Malpensa. Da Sea fanno sapere
che "su Alitalia non contiamo più dal 30 marzo:
la cassa integrazione è attiva e l'operazione per agganciare nuove compagnie
prosegue". Finora sono venticinque (tra cui Emirates, Malaysia, Qatai,
Korean, Saudi Arabia) ma non possono subentrare perché i patti bilaterali sono
in mano ad Alitalia che li utilizza su Fiumicino. Ma
il dilemma è questo: se si va in regime di legge Marzano, i patti bilaterali
decadono e quindi si liberano i diritti di traffico su Malpensa? Un'altra
ipotesi su cui riflettere molto prima di dire no ad Air France. 04/04/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Alitalia e Prodi
spingono Air France di Paolo Stefanato Il cda della compagnia: "E' l'unica
soluzione. Tempo fino all'8 aprile". Il premier spezza l'asse tra Pd e
sindacati. E Spinetta aspetta che cali la tensione Milano - Il tempo non è
scaduto. Il consiglio di amministrazione dell'Alitalia,
che ieri ha tenuto un'altra riunione fiume dopo la rottura con Air France, ha
deciso di fissare una nuova data: l'8 aprile, martedì prossimo. Entro quel
giorno il cda, dopo gli opportuni approfondimenti con gli advisor finanziario e
legale, "verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano
la continuità aziendale". Già ieri buona parte della riunione è stata
dedicata all'esame della situazione economica. Il consiglio, preso atto
dell'essere venuta meno la validità del contratto con Air France, non essendosi
avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia, ha tuttavia
dichiarato ufficialmente di continuare a ritenere - attraverso la nota diffusa
dopo la riunione - che la proposta di Air France continua a essere ritenuta
"idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno a
una crescita profittevole". In altre parole: o entro l'8 aprile si ricuce
lo strappo con Parigi, oppure - si deduce - sarà richiesta l'amministrazione
controllata. La Borsa ha provveduto in serata a sospendere il titolo Alitalia fino a quella data. La continuità aziendale,
infatti, in assenza di un concreto piano di risanamento che ormai può essere
garantito soltanto a un acquirente, non potrà essere accertata; e l'unica
strada possibile sarà quella di chiedere la tutela giudiziale. Continuità
significa avere concreta prospettiva di salute e sopravvivenza dell'azienda; lo
stato finanziario (un indebitamento a quota 1,4 miliardi, una cassa scesa a 180
milioni e ridottasi di 100 milioni in un mese soltanto) non è tale da garantire
questa prospettiva, anche tenendo conto che l'erosione di credibilità provocata
alla compagnia dalla situazione attuale sta provocando un calo delle vendite
sul mercato; e in questo periodo cominciano gli acquisti di viaggi per i mesi
estivi. Il cda di Alitalia ha preso atto delle
dimissioni di Maurizio Prato, ringraziandolo per l'impegno nel suo "breve
ma difficile mandato", e ha nominato presidente, al suo posto, Aristide
Police, avvocato napoletano quarantenne e professore universitario, esperto in
diritto amministrativo e già membro del consiglio. Nella prossima seduta il cda
coopterà un nuovo consigliere. Restano dunque quattro giorni pieni per trovare
una soluzione che, allo stato, appare a senso unico: Air France. In caso
contrario sarà imboccata l'incerta via del commissario. Ieri, per tutta la
giornata, i segnali erano andati proprio in questo senso, con il governo
impegnato a cercare di recuperare "il filo della trattativa" come ha
detto da Bucarest in serata il presidente del Consiglio, Romano Prodi. "Mi
auguro che prevalga il buon senso" ha dichiarato. Una nota ufficiale in
questo senso è stata diffusa nel pomeriggio da Palazzo Chigi. "Il governo
procederà a verificare se esistano ancora margini di accordo tra Air France-Klm
e sindacati su Alitalia dopo la rottura ed è impegnato
a garantire la continuità nel governo aziendale della compagnia aerea
italiana". La vicenda è stata oggetto di un vertice in mattinata tra il
sottosegretario Enrico Letta, e i ministri dell'Economia, Tommaso
Padoa-Schioppa, dei Trasporti, Alessandro Bianchi, e dello Sviluppo Pier Luigi
Bersani. I primi tre si sono incontrati anche nel tardo pomeriggio. Letta
proverà a ricucire con Air France nelle prossime 48 ore. Turbolento il fronte
sindacale, a cui viene attribuita la responsabilità della rottura con Air
France. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, è stato esplicito: la
trattativa deve ripartire. Tra il personale di volo è stata presa l'iniziativa
di una raccolta di firme pro-Parigi, mentre alcuni lavoratori avrebbero
restituito, per dissenso, le proprie tessere. Una lunga riunione intersindacale
ieri ha registrato comunque un ammorbidimento dei toni e la disponibilità a
tenere aperta la porta della trattativa con Air France. Il documento presentato
dalle otto sigle presenti al tavolo negoziale, e respinto da Jean-Cyril
Spinetta - è stato detto - non è una proposta ultimativa ma è negoziabile. Il
sindacato respinge a priori "accordi capestro": il
"messaggio" è stato lanciato, nel corso di una conferenza stampa, da
Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Anpav e Avia. © SOCIETà EUROPEA DI
EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 I sindacati: "Nessun passo indietro" di Redazione A chiarire
la posizione delle otto sigle sindacali, che al tavolo della trattativa sulla
vendita di Alitalia hanno visto andar via Air
France-Klm, è il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi: "Le
nostre proposte sono lì e sono negoziabili, ciò che non è stato possibile fare
con Air France" Roma - Il sindacato "non ha fatto nessun passo
indietro, è passato un messaggio sbagliato, non abbiamo ritirato la nostra
proposta e quelle esigenze restano sul tavolo". A chiarire la posizione
delle otto sigle sindacali, che al tavolo della trattativa
sulla vendita di Alitalia hanno visto andar via Air France-Klm, è il segretario nazionale
della Filt-Cgil Mauro Rossi. Prima di entrare in Alitalia per un
incontro con l'azienda, a cui oggi non partecipa alcun rappresentante del
gruppo franco-olandese mentre è presente anche la Uiltrasporti che aveva
abbandonato il negoziato con Air France-Klm, Rossi ha ribadito che
"le nostre proposte sono lì e sono negoziabili, ciò che non è stato
possibile fare con Air France". Incontro che è cominciato nel quartier
generale di Alitalia alla Magliana. Alla riunione non
è presente il nuovo presidente, Aristide Police, nominato ieri dal Cda dopo le
dimissioni di Maurizio Prato. Al tavolo, per Alitalia,
siede un gruppo di dirigenti tra i quali il capo della divisione passeggeri e
cargo, Giancarlo Schisano, e il capo del personale, Massimo Cestaro. A
proposito dell'incontro di con l'azienda, il dirigente sindacale ha spiegato
che "Alitalia deve fare quello che deve per
realizzare le operazioni che producano la redditività necessaria per andare
avanti nei prossimi mesi". Alla domanda sulle dimissioni dell'ex numero
uno di Alitalia, Maurizio Prato, Rossi ha spiegato che
"fanno mancare un interlocutore serio. Non conosciamo il suo
sostituto" nominato ieri dal Cda nel consigliere Aristide Poli
"speriamo che sia altrettanto serio". Il presidente dell'Unione
Piloti, Massimo Notaro, ha spiegato che i sindacati sono tornati oggi in
azienda "per conoscere il nuovo presidente a cui offriamo tutta la
collaborazione e speriamo che confermi la continuità aziendale". Sulla
possibilità di un ritorno di Air France-Klm al tavolo negoziale, Notaro ha
osservato che se dal gruppo d'Oltralpe "ci saranno aperture a trattare
occorrerà ripartire dai numeri perchè se si ripresenta con gli stessi numeri
che abbiamo contestato la strada è impercorribile. Se si presenta riducendo i
tagli su aerei ed esuberi allora ripartiremo. Spinetta ha fatto il suo mestiere
in maniera egregia". Alla domanda se fossero stati contattati dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che ha avuto dal
governo il mandato di 48 ore per riallacciare il dialogo con Air France-Klm,
Notaro ha risposto di non averne avuti personalmente: "Speriamo faccia
bene il suo lavoro - ha sottolineato - ne abbiamo bisogno noi e il Paese".
Il segretario nazionale della Uiltrasporti, Marco Veneziani, auspica che
dall'incontro con l'azienda oggi "arrivino discrete notizie. Sarà un
incontro interlocutorio per la presentazione del nuovo presidente"".
Veneziani ha sottolineato che "non sono stati i sindacati ad aver chiuso
la trattativa, è stato Spinetta che se ne è andato. L'Alitalia
è sempre compagnia dello Stato e credo nella possibilità di un ulteriore piano
industriale perchè non è che c'è solo Air France e le loro condizioni. Comunque
- ha ribadito il rappresentante della Uiltrasporti - sarebbe meglio aspettare
le nuove elezioni affinchè il nuovo governo si impegni per una soluzione. Resta
il fatto che se Air France viene a più miti consigli e cioè con meno esuberi e
più aerei ne possiamo riparlare perchè non ci può dire 'o questo o niente'. Gli
esuberi indicati da Spinetta sono raddoppiati rispetto all'offerta iniziale e
questo non è sopportabile. Nell'ultima proposta erano oltre 3 mila mentre per
noi potrebbero essere la metà". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G.
Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Atitech, a rischio
le consegne degli aerei FRANCESCO VASTARELLA Cinque giorni di blocco delle lavorazioni
all'Atitech di Capodichino potrebbero avere conseguenze più pesanti del
previsto sulle casse dell'Alitalia. Con i ritardi delle lavorazioni dei velivoli, dalle compagnie
potrebbero arrivare richieste di risarcimento e penali. Non a caso, al primo
giorno di rientro, ieri, dopo le manifestazioni e i blocchi dell'aeroporto
oltre che le manifestazioni a Roma, ai sindacati è arrivato subito una
richiesta: disponibilità a effettuare turni straordinari per recuperare il
tempo perduto. Ma con una vertenza in corso tanto aspra la risposta dei
sindacati non ha potuto fare altro che rinviare alla verifica con i lavoratori.
Sebbene venga data per scontata la buona volontà e la disponibilità a
collaborare da parte degli operai e dei tecnici. "Abbiamo subito avviato
una serie di colloqui, speriamo di dare entro fine settimana la risposta - dice
Tullio Gaudelli, esponente Uil dell'Atitech -. Al momento sono sospese tutte le
agitazioni, in attesa dell'evolversi della situazione. Ma rispetto alla
richiesta di straordinari una riflessione si rende necessaria". Negli
hangar dello stabilimento di Capodichino ci sono aerei A300, Md80, 737 affidati
non solo da Alitalia ma anche da compagnie straniere.
"Siamo in grado - sottolinea Antonio D'Auria, della Cgil - di operare su
ben cinque famiglie di diversi velivoli, a testimonianza dell'alto livello di
competenza raggiunto da Atitech". "Nelle iniziative in ogni modo
cercheremo di tutelare la nostra azienda - dichiara Pasquale Lione, dipendente
Atitech e segretario provinciale Ugl trasporti -. In ogni caso, non è facile da
digerire il fatto che in questa difficle vertenza la politica scarichi le sue
colpe sul sindacato". Alla ripresa di ieri hanno potuto presentarsi ai
lavoratori anche il nuovo direttore amministrativo, Giovanni Meo, e il nuovo
direttore del personale, Vincenzo Lioce, arrivati martedì in sostituzione dei
predecessori andati in pensione. I due nuovi dirigenti provengono dalla Ms di
Roma, azienda di motori sempre del gruppo Alitalia.
Altri due dirigenti sono stati invece trasferiti da Capodichino a Roma
nell'ambito del riassetto organizzativo del gruppo. "Da parte nostra
agiremo con il massimo di responsabilità - sostiene Giovanni Aruta, della Rsa e
segretario Cisl -. Il nostro impegno primario sarà difendere il lavoro e
l'azienda anche nei confronti dei clienti, ovvero delle compagnie
internazionali che si fidano delle nostre capacità tecniche e mettono nelle
nostre mani la vita dei passeggeri che voleranno sugli aerei che ripariamo. Che
resti nel perimetro Alitalia o che ne esca il know how
e l'affidabilità di Atitech sono un patrimonio da tutelare".
( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Alitalia torna a Parigi I sindacati ci
ripensano e vogliono trattare Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è
veramente per Alitalia l'ultima
spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle
trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare
un'intesa.
"Siamo pronti a trattare" hanno detto ieri le sigle più
rappresentative. E in casa Alitalia prendono subito la
palla al balzo. Nessun allarmismo al cda convocato ieri per analizzare la
situazione dopo l'addio di Jean Cyril Spinetta (ad di Air France). Così al
posto del dimissionario Maurizio Prato, è arrivato il giurista Aristide Police,
già membro del cda. Lo stesso organo dopo una riunione durata sei ore ha ribadito
che l'offerta di Air France resta "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole".
Anche se ha dovuto prendere atto che, non essendosi verificata la condizione
del raggiungimento di un accordo con i sindacati "questa iniziativa è
venuta meno": formalmente non c'è più alcun vincolo contrattuale a tenerla
in piedi. Alitalia non può aspettare molto. L'8 aprile
il consiglio di amministrazione completerà l'esame della delicata situazione
finanziaria e patrimoniale della compagnia. Intanto ha deciso "di
rappresentare al governo, per l'opportuna valutazione dei profili di interesse
generale, che entro la prossima riunione verificherà la presenza dei necessari
elementi che garantiscano la continuità aziendale", quindi la possibilità
di andare ancora avanti con il peso di un indebitamento oltre 1,3 miliardi ed
il rischio di una crisi di liquidità. Intanto il Governo non si è arreso: tenta
di riannodare i fili della trattativa tra sindacati e Air France-Klm tessendo
una rete di contatti. Parigi non commenta. Il Presidente Jean-Cyril Spinetta,
nei primi contatti informali con Roma dopo il suo ritorno a Parigi, nel dare la
disponibilità ad attendere l'esito del tentativo di mediazione del governo,
avrebbe ribadito di credere "profondamente" nel progetto e di essere
rammaricato della rottura del confronto con i sindacati, ma anche che i margini
di apertura di Air France-Klm non possono spingersi fino ad accettare una
proposta, quella dei sindacati, giudicata incompatibile con l'obiettivo di un rapido
ritorno alla redditività. A Piazza Affari il titolo Alitalia
è rimasto sospeso per tutta la giornata, e lo sarà ancora fino al cda dell'8
aprile. A Parigi invece, in controtendenza rispetto all'andamento in calo del
listino, le azioni Air France-Klm hanno chiuso in rialzo del 2,44% a 19,35
euro: in apertura la Borsa francese aveva accolto la notizia della rottura
delle trattative sul progetto Alitalia con acquisiti
molto sostenuti, fino a portare le azioni del gruppo franco-olandese oltre il
+6% a quota 19,90 euro. In vista della riammissione alle contrattazioni, che
darà il segnale dell'umore del mercato sullo stop del progetto francese, la
Consob mantiene alta l'attenzione sull'andamento del titolo Alitalia
che dal momento della formalizzazione dell'offerta di Air France si è mosso con
una estrema volatilità, con crolli e bruschi rialzi, tra continue sospensioni.
Intanto il turbolento andamento della Alitalia sta
pesando in maniera consistente anche sulle quote di mercato della compagnia.
Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, Alitalia
ha visto ridursi del 40% il livello delle prenotazioni di voli
intercontinentali e internazionale.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 81 del 2008-04-04
pagina 0 Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì
nuovo incontro azienda-sindacati di Redazione Il governo conta di poter
convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le
prossime ore saranno decisive per il futuro della compagnia di bandiera Roma -
Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo e riprendere così il confronto
interrotto nei giorni scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a
sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive
per il futuro di Alitalia. Il sottosegretario alla
presidenza Enrico Letta ha confermato che ci sono contatti in corso in queste
ore con Parigi: "Non vogliamo immaginare scenari drammatici, ma certo
l'alternativa a un'intesa positiva con Air France - ha spiegato - non è un
alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo cercare di trovare questa
intesa" Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha dal
canto suo spiegato che "è importante cercare di capire se questa rottura
che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi definitiva o se ci sia uno
spazio per riprendere un terreno d'accordo. In queste ore stiamo verificando
questo". Anche i sindacati, ha precisato il vicepremier Massimo D'Alema,
vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in attesa di novità, i
rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso i vertici dell'azienda
e hanno ribadito la loro posizione: il segretario nazionale della Filt Cgil
Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate "restano ma sono
negoziabili". Insomma, "nessun passo indietro", resta allo
stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il prossimo "round"
tra Alitalia e sindacati sul piano industriale messo a
punto dall'ex presidente, Maurizio Prato è previsto per mercoledì prossimo 9
aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe
garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere
a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale.
Nel corso dell'incontro di oggi, i rappresentanti dei lavoratori avrebbero
lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di ieri,
hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le
organizzazioni sindacali. Su Alitalia, restano
alti i toni anche della polemica politica: D'Alema ha criticato l'appello di
Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a
poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese. è
veramente una cosa vergognosa". Pronta la replica del candidato premier
del Pdl: "D'Alema ne dice tante...". Anche Veltroni è intervenuto
facendo notare che "il dossier Alitalia, per
cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e
si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la
soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8
aprile (compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione
patrimoniale e finanziaria della società Alitalia e
sindacati si incontreranno il 9 aprile per discutere l'eventuale attuazione del
piano "stand alone" che era stato messo a punto dall'ex presidente,
Maurizio Prato, secondo una fonte sindacale. L'8 aprile è previsto un cda Alitalia. Al momento le trattative con Air France per la
cessione del 49,9% di Alitalia in mano al Tesoro sono
interrotte. "Ci sarà un nuovo incontro mercoledì dopo il cda sulla
continuità aziendale. Acquisita la continuità si proseguirà a fare il confronto
su quello che c'è da fare per attuare ed eventualmente ottimizzare il piano
Prato", ha riferito stamani una fonte sindacale a margine di un incontro
con l'azienda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123
Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Cari comensali in
questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le
quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le
pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione
e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Non
commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008
Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16Mar 08
Alitaglia/2 Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig. Porro,
come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che
abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni,
non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM
possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate
questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia,
mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica,
sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia
ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che
in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000 persone) che vive sui
servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira intorno ma ..togliendoci
gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In pratica mi sembra che ci venga
offerto un bel panino imbottito da quale viene sfilato in prosciutto! Cosa ne
dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli affari bisogna farli in due
!!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi inizia a venire anche a me.
Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los angeles, ovviamente via Monaco. E
sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia coincidenza per Malpensa. Sono
disponibile, ma anche rattristato, di non avere un volo diretto da Milano a
Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere la pena. Certo, poi penso al
servizio e al costo di Alitalia peri contribuenti, e
mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda tutto il
"pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Commenti ( 44 ) "
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08 Morti di
ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente mortale
con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato, per le statistiche,
un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la macabra suggestione, ma
serve per evitare di parlare di morti senza mai mettersi, anche ipoteticamente,
in discussione. Ebbene circa il 70 per cento dei circa 1200 morti sul lavoro,
sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno pensa dunque che il mio datore
(l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia responsabile anche di questo? Mi
metto in discussione in prima persona e paradossalmente perchè mi sembra che su
questa faccenda si stia facendo un baccano ipocrita che nulla ha a che vedere
con le morti drammatiche sul modello Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul
giornale esattamente su questo tema. Il consiglio dei ministri pensa che basti
una legge e una sanzione dura per ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta
di un alibi insopportabile, soprattutto vista la gravità del tema che affronta.
Anzi più norme, più burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori
legge le imprese marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore.
Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (13 votes, average: 4.77 out of 5)
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Invia questo post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le
quotazioni del grano sono balzate del 25 per cento, toccando il record di 12
dollari per bushel (così si chiama l'unità di misura delle materie prime
alimentari) al Chicago board of trade. Si tratta di un record storico. La causa
scatenante deriva dall'annuncio del Kazakistan di mettere un dazio all'export
di grano. Così come quelli appena applicati dalla Russia, i grandi granai del
mondo sono preoccupati dall'aumento dei prezzi del grano nei loro paesi e
dunque adottano politiche protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte
mondiali non sono andate particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è
l'utilizzo dei prodotti della terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi
negli stati uniti il 4 per cento del Mais è stato prodotto per fini energetici.
Come era facilmente prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta
andando alle stelle. Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della
Virgin sulla rotta Londra Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20
per cento) di Biofuel. Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime
contribuiscono a meno del per cento dell'effetto serra) saranno in futuro
puliti. Se il prezzo da pagare è avere il raddoppio del valore delle materie
prime alimentari (è quanto è avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie
Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di
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amico 21Feb 08 Biocarburanti ed effetto serra: quante balle Non vi fidate del
sottoscritto. Anzi non citatemi proprio. Ma quando state in un bel salotto
progressista e si parla di effetto serra e di carburanti alternativi citate
l'ultimo studio della rivista Science: non certo una pattuglia di inquinatori
con il Suv. Anzi fate di più appuntatetevi questo indirizzo internet (un po'
lungo per la verità) con la sintesi della ricerca:
http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1151861 Sostengono, contro tutte
le mode del momento, che i biocarburanti contribuiscono a peggiorare il
cosiddetto effetto serra, quasi raddoppiandolo. E che lo sfruttamento intensivo
delle terre per la coltivazione estesa di biocarburanti danneggia l'ambiente
più di quanto faccio l'uso del petrolio. Scritto in Varie Commenti ( 41 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Feb 08
"243 e il 68 24 nasce da un'idea geniale di Joel Surnow: scandire 24 ore
di panico, seguendole passo passo in una fiction televisiva in tempo reale. E'
il ticchettio di una bomba che inesorabilmente sta per scoppiare e che i nostri
eroi cercano di disinnescare. Ogni stagione di "243 (nata nel 2001) dura
dunque 24 episodi da un'ora (è il trucco e l'originalità della serie
televisiva). L'eroe Jack Bauer e i suoi compagni si trovano sempre davanti ad
un dilemma: privilegiare la sicurezza o rispettare la libertà. La gravità della
situazione, li porta sempre e comunque a privilegiare la prima. Insomma dietro
alla fiction si pone una questione fondamentale dell'america di oggi: a che
punto si possono violare le libertà individuali? Le scene di tortura sono
numerosissime e per la prima volta sono sempre perpetrate dai buoni a danno dei
cattivi: rovesciando il copione tipico del cinema americano. Surnow se ne frega.
Figlio di un venditore di tappeti in bolletta e per di più democratico,
studente alla liberal Berkeley, Joel è diventato un'icona dell'America
conservatrice post 9/11. Ed una figura rara del business holliwoodiano, per la
maggior parte liberal. "243, seguitissimo, sta istillando tra i giovani
americani un'idea dell'uso della forza e della lotta contro i nemici (oggi i
fanatici islamici) diametralmente opposta a quella liberal della generazione
del 68 (la lotta ai comunisti). Non è detto che sia un bene. Scritto in Varie
Commenti ( 9 ) " (7 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di
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amico 05Feb 08 Economia di Guerra Ieri Bush ha presentato la sua finanziaria.
Ecco qualche ingrediente. La spesa pubblica americana toccherà per la prima
volta i 3000 miliardi di dollari (la piccola Italia spende un quarto e cioè 750
miliardi di euro). Anche gli Usa avranno a che fare con un deficit di Bilancio,
come dalle nostre parti, sarà intorno al 3 per cento del Pil. 1600 miliardi di
spesa pubblica (più della metà del totale) vanno in assistenza sanitaria e
pensioni. Mentre la Difesa avrà un bilancio di 515 miliardi di dollari. Si
tratta del 4 per cento del Pil. Durante la guerra in Corea era al 9 per cento,
durante il Vietnam era al 13 e durante la seconda guerra mondiale al 35,38 per
cento. Afganistan e Iraq alla fine del 2009 saranno complessivamente costate (a
partire dal 2001) quasi mille miliardi di dollari. Qualche considerazione iniziale.
1. Nonostante la sforzo bellico, gli Usa spendono "solo" quattro
volte quando si faccia da noi. 2. Il deficit americano, che fa gridare allo
scandalo, sarà più o meno pari al nostro, ma sconta il solito impegno bellico.
3. Bush "guerrafondaio", spende, in termini relativi, meno, molto
meno, dei suoi colleghi che lo hanno proceduto. 4. Da quando sono iniziate le
due guerre, sono stati approvati tagli fiscali per 1,3 miliardi (che scadranno
nel 2011) Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (15 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27Jan 08 Boudon e la giustizia
sociale Ho recentemente letto uno studio sociologico fatto da Frohlich e
Oppenheimer e riportato da Raymond Boudon. Sono stati scelti due gruppi di
cittadini (usa e polacchi) ed è stato loro chiesto di optare per un principio
di giustizia sociale al buio (con relativa distribuzione del reddito) 1.
seleziona una distribuzione che massimizzi il livello medio del reddito 2.
seleziona una distribuzione che massimizzi il livello più basso del reddito
(principio della giustizia di Rawls) 3. seleziona una distribuzione che
massimizzi il reddito medio e definisca un reddito minimo (dunque questo
principio non implica che il valore minimo di reddito sia il più alto possibile
come per Rawls, ma che ci sia comunque una soglia minima) 4. seleziona una
distribuzione che massimizzi il reddito medio e che stabilisca che le
differenze tra i redditi non superino una certa soglia. Nell'esperimento
inoltre ai soggetti veniva detto che una volta scelto uno dei quattro principi,
loro stessi sarebbero stati posizionati all'interno della distribuzione
derivante dal principio scelto, in una delle diverse classe di reddito, ma in
modo casuale. In buona sostanza la scelta di ciascuno nel panel avrebbe avuto
un impatto sul proprio reddito. Per i componenti del panel la scelta però non
sarebbe stata influenzata da interessi personali, poichè il loro livello di
retribuzione sarebbe stato determinato in maniera casuale. Ebbene il
risultato,largamente vincitore (quasi 80 per cento sia per americani, sia per
polacchi) è stato il principio numero 3. E la secca bocciatura dei principi di
giustizia sociale rawlsiani secondo i quali sono da preferire distribuzioni di
reddito che massimizzino il reddito minimo, anche a scapito del reddito medio.
La lezione che Boudon trae è che gli individui privilegiano, al buio, una
situazione di crescita per tutti, ma con un'assicurazione (il reddito minimo
per chi corre di meno). E dunque che la distribuzione del reddito prediletta è
di tipo meritocratico e non egualitaristico. Scritto in citazioni Commenti ( 16
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© 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jan
08 Mastellate Siamo un po' fuori tema, ma tant'è. Il governo è in crisi poichè
il suo ministro di giustizia e il partitino che guida si sono sfilati della
maggioranza. E' una crisi più grave delle tante altre vissute dal governo
Prodi, essenzialmente per due motivi. 1. La chiesa si è messa di traverso,
agitando così l'anima cattocomunista che è forte nella maggioranza. Più della
questione Dico, lo schiaffo al Papa, benchè non direttamente nato a Palazzo
Chigi, brucia oltre tevere. E si ha l'impressione che in questo caso non si sia
porta la guancia. 2. la magistratura, con un'indagine che sembra una farsa, ha
colpito al cuore. Il governo rischia di cadere non dunque per la sua incapacità
politica, non per la sua inadeguatezza economica, non per le sue vessazioni
fiscali, non per la sua timidezza internazionale, non per la sua incapacità a
gestire la munnezza. No, cade perchè due grandi poteri si sono messi di
traverso. La gioia di una possibile caduta di Prodi è mitigata dalla risibilità
dei motivi per i quali è cagionata. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (16
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RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jan 08
Renditiamoci conto In altra discussione e con gli interventi graditi
dell'Avvocato Matteucci abbiamo cucinato il tema della tassazione delle rendite
finanziarie. Val la pena, però riservare uno spazio ad hoc. Butto in pentola
qualche ingrediente. 1. La tassazione delle rendite finanziarie in Italia è tra
le più basse del mondo: bloccata al 12,5 per cento sia per i rendimenti delle
obbligazioni (compresi i titoli di stato) sia per i capital gain sulle azioni.
2. Ci si dimentica però sempre di dire che la tassazione del risparmio è la più
odiosa delle tasse: in quanto è una doppia tassazione. Insomma i quattrini che
vengono investiti in Borsa o nei Bot non cadono dal cielo; sono frutto dei
redditi da lavoro o di impresa, che a loro volta sono stati già tassati. Quando
si pone l'accento sul punto 1, si dimentica di dire che i quattrini risparmiati
e investiti sono al netto di una tassazione che in Italia è la tra le più alte
del mondo. 3.Nel 2007 (e con ragione) si è chiesto agli italiani di farsi una pensione
complementare e integrativa di quella pubblica. Ebbene i fondi pensione che
investono largamente in titoli di stato italiani, con l'aumento della
tassazione delle rendite finanziarie, rischiano di rendere ancor meno di quanto
hanno fatto negli ultimi anni. A tutto discapito dell'assegno previdenziale che
ci aspetterà.
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Spinetta lascia e
Prato si dimette. BOSSI: Alitalia e Malpensa tra i
primi problemi che risolveremo MARONI: ottima notizia, adesso spazio per altre
cordate. CALDEROLI: Padoa Schioppa se ne vada subito LA LEGA VINCE: AIR FRANCE
VOLA VIA ALESSANDRO MONTANARI All improvviso il terremoto: Air France fa
aperture sugli esuberi, la flotta, il Cargo e gli stabilimenti Atitech ma i
sindacati, ancora orfani della Uil, presentano una controproposta che
Jean-Cyrill Spinetta respinge, abbandonando il tavolo della trattativa. "Questa
proposta non è accettabile perché non rientra nel mio mandato", avrebbe
risposto il manager francese ai rappresentanti sindacali, definendosi
"contrario a livello personale" e aggiungendo una postilla che lascia
pochi spiragli: "Porterò la proposta al cda ma dubito che accetti
perchè... ... richiede molti mesi di lavoro e questo Alitalia
non può sostenerlo. I suoi problemi vanno affrontati oggi". Laconico, ma
emblematico il commento del presidente della compagnia di bandiera italiana
Maurizio Prato: "Questa azienda - sbotta - ha una maledizione e solo un
esorcista può salvarla". "Ho fallito - avrebbe poi aggiunto - e ora
devo dare un segnale personale forte". E il segnale sono le dimissioni.
Sorride, invece, la Lega che chiede le dimissioni di Padoa
Schioppa e, per Alitalia, propone due soluzioni: legge Marzano o cordata italiana.
Umberto Bossi promette che questo sarà il primo disastro di Prodi che il
governo di centrodestra risolverà: "Alitalia - spiega
il Segretario - è un grosso problema ereditato dal passato. E per
Malpensa bisogna trovare una grande compagnia che abbia interesse a fare
atterrare qui i suoi aerei". Nel documento sottoposto ai manager Prato e
Spinetta, le otto sigle sindacali ponevano tre condizioni: non chiudure le
attività Cargo, dismettere un numero minore di aerei e far partecipare la
finanziaria del Tesoro, Fintecna, all aumento di capitale previsto con una
quota di minoranza conferendo l intera quota che possiede in Az servizi alla
Nuova Alitalia . La vera novità della controproposta
sindacale riguardava proprio l irruzione nella partita della finanziaria del
Tesoro. "Ciò - spiegavano le parti sociali - determina una
capitalizzazione maggiore della nuova azienda rendendo più solida la
prospettiva di rilancio della nuova Alitalia". La
lunga giornata di trattativa era cominciata sotto cattivi auspici, con l
audizione del ministro dell Economia alla Commissione della Camera durante la
quale Tommaso Padoa Schioppa era stato alquanto ultimativo: "O Air France
o il commissarimanento", aveva detto a chiare lettere il titolare di via
XX Settembre ponendo limiti temporali di poche ore per la chiusura dell
accordo. Un aut aut maldigerito dai sindacati. "Le dichiarazioni di
Padoa-Schioppa - replicava secco il segretario nazionale Filt-Cgil Mauro Rossi
- sono irresponsabili e potrebbero far saltare la trattativa. Per fortuna il
sindacato è più responsabile del ministro e vuole raggiungere un intesa. La
trattativa finirà quando ci sarà un accordo ed i tempi devono essere quelli che
servono". Durissimo anche il presidente dell Unione Piloti, Massimo Notaro
che al ministro rispondeva così: "Mi chiedo se si voglia, a dieci giorni
dalle elezioni, impedire al nuovo governo ciò che gli compete di diritto: cioè
governare la nazione, dirigere i processi, decidere il futuro di Alitalia". Poi la controproposta sindacale e la
rottura, motivata da Air France in quanto il documento "non è compatibile
con l obiettivo di un rapido ritorno alla redditività". Impossibile, per i
francesi, "mantenere nel perimetro di Alitalia
attività pesantemente deficitarie". Ora bisogna capire che fare. Quest
oggi si riunirà il consiglio d amministrazione di Alitalia
e probabilmente si terrà anche un consiglio dei ministri straordinario nel
quale se ne vedranno delle belle. I sindacati, intanto, propongono di istituire
una unità di crisi con manager e lavoratori. "Chiediamo - riferisce il
presidente dell Anpav Massimo Muccioli - la creazione di una unità di crisi con
manager, sindacati e lavoratori per gestire la situazione e garantire l
operatività aziendale per evitare una situazione drammatica che è sotto gli
occhi di tutti". [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Riamessa la Dc di
Pizza Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari Roma - Il
rischio di un rinvio delle elezioni evocato da Giuliano Amato ha compattato i
due principali partiti. Sia il Popolo della libertà, con Silvio Berlusconi, sia
il Partito democratico, con Walter Veltroni, giudicano improponibile un rinvio
del voto. Dopo il polverone sollevato nella mattinata di ieri, Amato sta
tentando la scalata a una parete di cristallo: nel tardo pomeriggio, dopo ore
convulse, giunge la notizia che il Viminale ha incaricato l Avvocatura dello
Stato di avanzare istanza di revoca dell ordinanza con cui la V sezione del
Consiglio di Stato ha riammesso le liste della Democrazia cristiana di Giuseppe
Pizza nella competizione elettorale. Al contempo, il Viminale ha dato incarico
all Avvocatura dello Stato di proporre ricorso alle sezioni unite della Corte
di Cassazione per regolamento preventivo di giurisdizione, affinché sia risolta
una volta per tutte la questione della competenza a giudicare sul processo
elettorale. La questione è sempre più controversa. I due principali partiti
convergono anche sulla preoccupazione per il danno che un rinvio del voto (o la
mera ipotesi dello spostamento) provocherebbe all immagine dell Italia nel
mondo, già penalizzata dall emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza aveva pensato a un pesce
d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del Consiglio di Stato, che ha
accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e ha disposto l ammissione
della lista alla consultazione elettorale del 13-14 aprile dalle quali era
stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale. Troppo confondibile con
il simbolo di un altro partito della galassia ex Dc e cioè l Udc di Pier
Ferdinando Casini, aveva sentenziato il dicastero guidato da Amato. Nonostante
la magistratura avesse sancito la legittimità dell uso da parte di Pizza del
simbolo della vecchia Democrazia cristiana. La sentenza del Consiglio di Stato
rischia adesso di deflagrare nella competizione elettorale già avviata,
destabilizzandola. "Spetta al governo e al ministro Amato rimetterci in
condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri
partiti", aveva anticipato a caldo Pizza al Velino, adombrando l ipotesi
del rinvio delle consultazioni. La Dc, infatti, ha meno di 15 giorni per
condurre la campagna elettorale contro i 30 previsti per legge. La Dc di Pizza,
prima di essere esclusa dalla competizione, aveva raggiunto un accordo con il
Pdl al Senato in quindici regioni. La decisione finale nel merito, comunque
spetterà al Tar del Lazio anche se, ha segnalato Amato, "è possibile che
su questo procedimento si innesti un regolamento di giurisdizione da parte
della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel
procedimento elettorale". L ipotesi di far slittare il voto non piace a
Berlusconi che si appella alla Dc: "Il Paese ha bisogno di un governo
immediatamente operativo". Per il leghista Roberto Castelli l eventuale
rinvio "costituirebbe una violazione della Costituzione". Per il
collega di partito Calderoli rappresenterebbe "un danno economico enorme
per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma questo sarebbe ancora
niente rispetto al danno di un Paese che continua ad essere governato da Prodi
ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità
costituirebbe una violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni
uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Dal ministro dell
Economia l ultima carta in favore di Spinetta Il disperato tentativo di Tps:
Parigi o morte Iva Garibaldi Roma - Air France o morte. Così a metà pomeriggio
il ministro dell Economia, Tommaso Padoa Schioppa
interveniva sulla vicenda Alitalia-Air France tentando di
spingere per l ultima volta l acceleratore sul passaggio della compagnia di
bandiera ai transalpini. Come a dire: il Governo uscente non è intenzionato a
fare marcia indietro sulla vicenda della cessione di Alitalia alla
compagnia aerea d oltralpe. Un concetto ribadito durante una lunga
audizione alla Camera di fronte alle commissioni Bilancio, Trasporti e Attività
produttive in riunione congiunta, insieme al ministro dei trasporti Alessandro
Bianchi. "Se l offerta di Air France dovesse decadere ha detto il titolare
del dicastero di via XX Settembre verrebbe meno l unica proposta di
acquisto". Per il ministro, insomma, "una cessione a imprenditori
privati è impossibile e comunque non risolutiva se non è accompagnata da una
profonda ristrutturazione industriale che ricostituisca la capacità di produrre
utili". Ma il ricatto continua perché senza passaggio ad Air France non ci
sarà nemmeno il prestito ponte da parte del Governo e si andrà dritti verso il
fallimento. L unica possibile alternativa sembra essere, per Padoa-Schioppa, l
applicazione della legge Marzano, il provvedimento nato nel 2004 durante i
grandi crack finanziari di Cirio e Parmalat che prevede misure straordinarie
per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. A
parte il fatto che, come fa notare lo stesso Marzano, la legge è al momento
inapplicabile all Alitalia perché "la condizione
che fa scattare il provvedimento è una dichiarazione di insolvenza che non si è
verificata", resta la faccia tosta di un ministro che afferma come
"Malpensa non è un regalo ad Air France". Difficile chiamare in un
altro modo lo smantellamento programmato, ed in parte già in atto, dell hub
padano che finirebbe per essere tutto a favore di Parigi nel caso della
cessione della compagnia di bandiera ad Air France. Per Roberto Calderoli è
evidente "l assoluta e determinata volontà di questo Governo per una
trattativa a senso unico che porterà alla svendita di Alitalia,
a mettere in ginocchio Malpensa e tutto il sistema aeroportuale italiano,
regalando il monopolio dei cieli ad una compagnia straniera". Durissimo
anche Massimo Garavaglia secondo cui "Padoa Schioppa ragiona secondo le
convenienze. Quando fa comodo, non bisogna pagare i risarcimenti alla Sea
perché è un azienda di Stato, quando c è da vendere, anzi da svendere, Alitalia torna ad essere una azienda sul mercato che in
quanto tale, deve attenersi alle regole del mercato". Per il deputato
leghista "ormai Tps è senza ritegno: lui e i suoi amici sanno di avere
perso e, insieme alle elezioni, hanno perso il senso della misura e del
rispetto per i cittadini". [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
GIBELLI: TRATTATIVA
SBAGLIATA "Una clamorosa conferma dell incapacità del Governo" Iva
Garibaldi Roma - Spinetta, numero uno di Air France, abbandona il tavolo delle
trattative con i sindacati? "Air France pensava di
comprare Alitalia al prezzo di realizzo, ai saldi del Governo Prodi - spiega
Andrea Gibelli - L operazione evidentemente non gli è riuscita. A Prodi diciamo
che questo fatto dimostra la gravità della situazione Alitalia e l
inconciliabilità di interessi contrapposti tra Governo che vuole liquidare
velocemente Alitalia, il sindacato che vuole mantenere elevati livelli di
occupazione e la Sea che si sente tradita rispetto a contratti stipulati e non
rispettati. Tutto questo dimostra che il percorso del Governo di andare nella
direzione che mano mano è stata costruita era assolutamente sbagliato".
Maurizio Prato per tutta risposta si è dimesso. Condivide questa decisione?
"Non conosco i termini delle sue motivazioni ma evidentemente ha
registrato che gli spazi della trattativa, vista la situazione della compagnia,
erano prossimi allo zero. Ora la palla passa in mano al Governo". L ipotesi
commissariamento è una soluzione? "Adesso bisogna attendere le risposte
del Governo che si deve far carico di scelte che non abbiamo condiviso. Sarà
difficile pensare a un nuovo presidente che in questo momento si assuma delle
responsabilità". Lei ha risposto con parole di fuoco a Padoa Schioppa al
termine dell audizione del ministro a Montecitorio. Giudica così negativa l
opera portata avanti dal ministro? "L audizione di Padoa Schioppa è stata
inutile e offensiva per il Nord nonché irrispettosa verso la necessità di
garantire il mantenimento e lo sviluppo di Malpensa anche riguardo alle
aspettative legate a Expo 2015. È paradossale e assurdo che nello stesso
giorno, il 31 marzo scorso, in cui Milano vince la sfida dell Expo si certifica
la chiusura del suo aeroporto. Il ministro è salito sulla cattedra e ha fatto
la sua relazione usando la politica per non dare risposte, per sostenere le sue
discutibili tesi e la scelta obbligata di cedere ad Air France. Un
comportamento che ritengo offensivo". È vero, come ha affermato Padoa
Schioppa, che ad Air France non c erano alternative? "All inizio i
soggetti seduti al tavolo erano in nove ma poi sono andati tutti via a causa
delle omissioni del Governo. Tra queste, quella di non dire che la Marzano
poteva essere applicata da subito. Oggi Padoa Schioppa giustifica questa
decisione con la necessità di dare ad Alitalia una
possibilità in più alla compagnia, che altrimenti si sarebbe ridotta del 50 per
cento. Una tesi tutta da dimostrare. E poi credo che sia meglio essere piccoli,
ma padroni a casa nostra". [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La paura delle
categorie "Lo scalo serve all Expo" Sostenere Malpensa e realizzare
infrastrutture fondamentali come la Pedemontana e la Brebemi. Lo chiedono a
gran voce le 260.000 aziende artigiane della Lombardia. Opere di per sè già strategiche
per lo sviluppo economico del Paese e oggi irrinunciabili in prospettiva Expo
2015". Guido Cesati, segretario generale di Apa-Confartigianato Milano,
intervenendo sul tema Expo 2015, si fa così interprete della preoccupazione del
sistema imprenditoriale lombardo in relazione al futuro di Malpensa. "I
fatti concreti, ovvero la cancellazione di moltissimi voli dell hub lombardo -
conclude Cesati - non lasciano per ora intravedere prospettive positive. L
importanza di Malpensa per chi fa impresa è sotto gli occhi di tutti. E
sufficiente valutare il peso economico fatto registrare dall hub lombardo nel
2007 -conclude Cesati - per capire che ridimensionare Malpensa significa
incatenare l internazionalizzazione e la competitività di migliaia di aziende".
Anche secondo Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, "tutto quello che avviene a difesa dell Alitalia e di
Malpensa non si può che vedere in maniera positiva". "Alla luce dell
importante vittoria di Milano e dell Italia che tutti hanno celebrato con
soddisfazione - ha detto Sangalli - tutto ciò che la politica e gli
imprenditori fanno a favore dell Alitalia non può
che essere visto con grande soddisfazione. Proprio a fronte di questa
grande vittoria - ritengo - ha proseguito Sangalli - che non si possa arrivare
a un pareggio beffardo con un depotenziamento della Malpensa, tenendo conto che
sono previsti oltre 30 milioni di visitatori nei sei mesi dell Expo" [Data
pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Accordo segreto sui
diritti di volo? La compagnia si prende rotte inutili pur di uccidere Malpensa
Il problema è stato sollevato da Lavoce.info, approfondito il 30 marzo da Il
Sole 24Ore e posto alla ribalta internazionale ieri dal Financial Times. Tanto
che l "accordo confidenziale" fra Alitalia
ed Enac sui diritti di traffico aereo assume sempre più i contorni di un
segreto di Pulcinella. A rivelare le destinazioni è invece Panorama.it, che
pubblica sul sito i principali contenuti della convenzione contestata dalle
altre compagnie aeree italiane perchè impedirebbe la concorrenza. Nel documento
riservato, di cui Panorama è venuto in possesso, si assegnano all Alitalia 63 diritti di volo verso destinazioni
extracomunitarie. Per esempio verso Australia, Cile, Etiopia, India, Rep.
Dominicana, Singapore, Sud Africa, Yemen, Arabia Saudita, Colombia, Filippine,
Giordania, Libia, Macedonia, Nepal, Perù, Somalia, Angola, Iraq, Panama. A
questi paesi si aggiungono Corea del Sud, Kuwait, Malaysia e Taiwan, rotte che Alitalia raggiunge attraverso accordi di code share con altre compagnie.
Inoltre la convenzione attribuisce all Alitalia i diritti
di volo della Volare (per esempio verso Mauritius, Maldive, Cuba e Giamaica),
società rilevata dalla ex compagnia di bandiera attraverso un asta che è stata
però contestata e che si dovrà rifare. La questione è delicata e prima o
poi il ministro dell Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sarà chiamato, secondo l
agenzia il Velino, a rendere conto quanto meno dell accusa più pesante: aver
spinto l Ente nazionale per l aviazione civile ad agevolare l offerta di
acquisizione da parte di Air France-Klm. Ma procediamo con ordine. I
collegamenti aerei fra l Italia e i paesi extra Ue sono regolati da trattati
bilaterali fra Stati ed è l autorità pubblica dell aviazione a stabilire qual è
la compagnia autorizzata a usufruire di tali collegamenti. Secondo Il Sole
24Ore il 14 marzo - lo stesso giorno in cui Parigi ha presentato l offerta
vincolante per la Magliana - è stata firmata una convenzione fra Alitalia e l Enac che concede ad Air France la possibilità
di decidere sulle rotte intercontinentali da e per l Italia in caso di
acquisizione della compagnia di bandiera. Il 18 marzo, secondo quanto riportava
il giornale di Confindustria, Padoa-Schioppa, ha inviato una lettera ad Alitalia e Air France in cui ricordava, fra l altro, che
"nel futuro contesto di integrazione nel gruppo Air france-Klm sono
riconosciute ed è garantito al vettore il mantenimento delle designazioni
assentite per l esercizio per i servizi di trasporto di linea passeggeri, posta
e merci sulle rotte internazionali extracomunitarie, ivi incluse quelle oggetto
di accordi bilaterali o multilaterali allo stato non ancora modificati con la
clausola di designazione comunitaria". La questione è ribadita dal
Financial Times secondo il quale "numerose compagnie aeree italiane si
starebbero opponendo a un accordo riservato sui diritti di traffico aereo
stipulato tra Alitalia e l Enac che pare sia stato
spinto dal governo ad agevolare l offerta di acquisizione da parte di Air
France-Klm". L intesa, secondo il quotidiano della City, avrebbe fatto
infuriare Alessandro Bianchi, nei confronti di Padoa-Schioppa. Il titolare dei
Trasporti, infatti, sarebbe stato all oscuro dell accordo nonostante l Enac
rientri nella sua giurisdizione. Il documento siglato fra l Ente nazionale per
l aviazione civile e Alitalia "riassegna i
diritti del traffico aereo per alcune rotte intercontinentali che si progettava
di non utilizzare dall aeroporto di Milano Malpensa, ma che sarebbero di
interesse per Air France-Klm". Secondo il Financial Times fra le compagnie
pronte ad avviare un azione legale per avere accesso ai diritti di volo ci sono
Air One, Blue Panorama, Eurofly, Air Italy e Neos. [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La Lega: "Meno
male, Padoa Schioppa si dimetta" Una buona notizia dietro l altra. Dopo l
assegnazione dell Expo a Milano, la Lega Nord può festeggiare per l addio di
Air France dal tavolo delle trattative per l acquisto della compagnia di bandiera.
"La notizia dell abbandono da parte di Air France, che spero definitivo -
afferma Roberto Maroni - è molto positiva, perché quel
piano non era una risposta positiva né per Alitalia né per
Malpensa. Adesso si potrà aprire la trattativa ad altre cordate oppure usare la
legge Marzano, come per Parmalat". "Padoa Schioppa si dimetta - tuona
Roberto Calderoli -. Ancora una volta la Lega ha respinto il Barbarossa di
turno che voleva fare razzia nel Paese. Ora gli imprenditori del Nord
scendano in pista: l Expo non può attendere". "È un fallimento
annunciato" grida l azzurro Maurizio Lupi che chiede al Governo di
"procedere con un prestito-ponte per dare una possibilità concreta alla
costituzione di una nuova cordata di imprenditori". Un ipotesi, quest
ultima, caldeggiata anche da Paolo Ferrero che, da ministro comunista dell
Esecutivo Prodi, è costretto a invocare il Cavaliere: "Ora Berlusconi ha
il dovere di rendere pubblica la consistenza della cordata". Massimo D
Alema invece non si rassegna all ennesima sconfitta e spera di recuperare i
rapporti con Air France. Mentre per Roberto Formigoni le dimissioni di Prato
erano "largamente prevedibili". [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Ripartiamo da qui.
Dall empatia tra il Governo Prodi, il premier Jospin e l allora segretario di
Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. A fine anno, quando Palazzo Chigi
prende respiro dopo il documento italo-francese sulle 35 ore e cerca sponde per
evitare l esclusione dell Italia dall euro, arriva un altra prova del nove. Non
male, vero? Ma c è di più. Eccola, sempre da un Ansa del 16 dicembre 1997:
"Il segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti, è arrivato oggi a
insistere sull opportunità di una intesa Alitalia-Air
France paventando rischi sul futuro dell euro, sostenendo che non sarebbe una
buona politica mettere le dita negli occhi al governo francese, soprattutto in
vista dell euro ". Ma esattamente un anno dopo quel vertice di Chambery,
Prodi è in bilico. E dall amico Jospin, il 3 ottobre 1998, arriva un altro
confortante messaggio, riportato, paradosso dei paradossi, da Massimo D Alema:
"Da parte del primo ministro francese, Lionel Jospin, e da parte di tutti
gli altri componenti della famiglia della sinistra europea, c è una grande
solidarietà con il Governo Prodi. Jospin lo ha detto davanti a tutti, definendo
l eventualità di una crisi come un evento stupefacente, doloroso, non
comprensibile". Ma al nuovo vertice italo-francese, questa volta a
Firenze, si legge nell agenzia del 6 ottobre 1998, "La Francia non ha
potuto dare a Romano Prodi alcuna ricetta per risolvere la crisi aperta da
Fausto Bertinotti, come aveva fatto un anno fa a Chambery con le 35 ore".
E, ancora: "Jacques Chirac e Lionel Jospin si sono divisi il compito di
parlare bene del governo dell Ulivo. Il capo dello Stato - gollista - ha
osservato che in Italia l aria di crisi non è così drammatica come in Francia,
ed ha insistito soprattutto sulla dimensione europea acquisita dall Italia con
l ingresso nell euro". Francia e Italia fedeli finché morte non li separi
anche perché, come ribadiva Chirac, "vogliono giocare d anticipo per quel
che riguarda le grandi ristrutturazioni industriali . La Francia vorrebbe l
Italia nel consorzio Airbus".... Prodi poi se ne andrà in Europa. Fatto
sta che di Alitalia-Air France si tornerà pesantemente
a parlare, guarda caso, nell ottobre
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
La scommessa di
Malpensa In un anno recuperare il 70% delle rotte perse ALESSANDRO MONTANARI
Malpensa - Malpensa vivrà, nonostante Roma. A portare una ventata di ottimismo
sugli svuotati cieli varesini è, naturalmente, l assegnazione dell Expo
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
"Tranquilli,
Malpensa non morirà" Il capogruppo dei deputati leghisti a tutto campo
Igor Iezzi Alitalia e Malpensa possono essere salvate.
Basterebbe poco, per esempio applicare il decreto Marzano come successo con la
Parmalat, che grazie a questo provvedimento si è ripresa dal più grande crack
economico mai registrato nella storia del Paese. Roberto Maroni, rispondendo
alle domande degli internauti durante la video chat del Corriere.it, affronta
tutti i temi maggiormente di attualità, compreso il rapporto tra la Lega e
Silvio Berlusconi ed eventuali accordo post-elezioni con il partito di Pier
Ferdinando Casini. COMMISSARIARE ALITALIA PER SALVARE
MALPENSA - "Noi facciamo il tifo perchè non sia Air France ad acquisire Alitalia, perchè nel loro progetto industriale Malpensa deve chiudere.
Vogliono eliminarla perchè da fastidio". Invece, secondo il capogruppo
della Lega Nord alla Camera "Malpensa è una infrastruttura moderna molto
importante e quindi è giusto continuare a investire su Malpensa".
Maroni si dice sicuro che la compagnia aerea si possa "salvare benissimo
ricorrendo al decreto Marzano così come è successo con la Parmalat". L
esponente leghista di una cosa è certo: "Il governo non permetterà il
fallimento di Alitalia così come non ha permesso che
fallisse Parmalat" LA LEGA E BOSSI, SILVIO SOLO UN ALLEATO - "La Lega
la rappresenta Bossi e non certo Berlusconi". Maroni coglie l occasione
delle domande del pubblico per chiarire la situazione sui rapporti con il Cavaliere.
"Su molte cose noi e Fi la pensiamo in modo completamente diverso. Ad
esempio la Lega ha votato contro l indulto, mentre Fi ha detto sì. Per non
parlare poi del voto agli immigrati al quale siamo assolutamente
contrari". Ecco perchè, a differenza di An, tra Lega e Berlusconi "c
è solo un alleanza" finalizzata all ottenimento del "federalismo
fiscale per l Italia" e del "federalismo per la Padania".
"Ma - avverte, a scanso di equivoci - si tratta di un alleanza vera perchè
ognuno mantiene appunto le sue differenze" MAI CON CASINI - Mai con
Pierfurby: "Dobbiamo vincere e avere maggioranza autonoma anche al Senato,
ma se così non sarà, la sola cosa certa è che non si potrà fare alleanza con
chi oggi fa campagna elettorale contro di noi". Piuttosto che un alleanza
con il centrista meglio "rifare una legge elettorale e poi tornare al
voto", perchè "le alleanze si fanno prima del voto, non dopo".
LE PRESSIONI DI CIAMPI - Maroni ha poi commentato le parole di Silvio
Berlusconi sulla faziosità dell ex presidente della Repubblica: "Sul
Quirinale come anche su altre questioni gli scappa la battuta, ma poi diventa
la posizione di Berlusconi... Su Ciampi, perchè di questo parlava e non di
Napolitano, lui ha ricordato alcuni episodi che ricordo anche io quando eravamo
al governo in cui è parso che alcuni interventi del Presidente della Repubblica
fossero una sorta di pressione sul governo per fare o non fare una certa
cosa". LA PADANIA HA PIU SENSO OGGI DI 10 ANNI FA - Qualcuno, via
internet, osserva che il progetto Padania non ha più validità. Invece "ha
più senso oggi che dieci anni fa - ha osservato Maroni - perché l Ue ha
riconosciuto con una legge che all interno dei propri confini non contano tanto
gli Stati quanto le Regioni e le aggregazioni di Regioni. Si possono mettere
insieme anche Regioni di Stati differenti, che siano affini e omogenee.
Utilizzando questo meccanismo, la Padania, intesa come regioni del Nord, che
sono omogenee da tanti punti di vista, può avere un ruolo nella nuova Europa,
che è quella dei popoli. Oggi l insegnamento di Miglio ha più forza di quanto
ne avesse dieci anni fa" REINTRODURRE IL SUPER BONUS: "Nel programma
del Pdl c è la reintroduzione del super bonus per le pensioni abolito dal
governo Prodi. Una soluzione che ha consentito a 200 mila lavoratori anziani
che sarebbero andati in pensioni di restare al lavoro, evitando quindi -
osserva Maroni - costi alla previdenza sociale e problemi per le imprese".
Il deputato del Carroccio spiega che nel programma comune è previsto anche il
bonus bebe . E cioè l erogazione di mille euro per il secondo ed il terzo
figlio. LEGGE BIAGI, LEGGE CHE FUNZIONA - Maroni difende la legge scritta da
Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br. "Non è vero - ha aggiunto - che
non è decollata, è stata proprio questa legge ad aiutare il mondo del lavoro ad
aumentare l occupazione nonostante una crescita economica vicina allo zero. E
questo perché la flessibilità introdotta dalle nuove norme è servita per
regolarizzare posizioni che prima erano in nero. Quando cadrà definitivamente la
pregiudiziale ideologica che una parte del sindacato ha nei confronti della
legge, allora sarà davvero una risposta per tanti giovani che cercano
lavoro". DOPO FORMIGONI UN LEGHISTA - Maroni ha poi stilato la pagella
sugli amministratori lombardi: "A Formigoni do 9,5, non esagero dandogli
10, ma lui è stato un ottimo presidente, ha avuto la collaborazione della Lega
e sarà difficile che chi verrà dopo di lui faccia meglio". Detto questo,
però "a me - ha rimarcato - come a tutti i leghisti piacerebbe governare
il proprio territorio, ma la questione ora non è in agenda. Mi piacerebbe che
dopo Formigoni alla guida della Regione ci fosse un giovane leghista". IL
FUTURO DI MARONI -L esponente leghista si lancia poi in una previsione per il
prossimo futuro: "Non diciamo nulla perchè prima bisogna vincere le
elezioni. Se dovessi scegliere per la Lega ci sarebbero vari ministeri come gli
Interni, i ministeri economici e ovviamente il ministero per le Riforme che è
la base per il federalismo fiscale. Io posso anche fare il semplice
parlamentare a decidere sarà Bossi che ha una visione complessiva". IL
CAMBIAMENTO DI GRILLO - Infine Maroni si toglie un sassolino su Beppe Grillo:
"Lo conosco, una volta gli feci un intervista per la Padania, ho anche una
foto insieme a lui. E una persona intelligente e astuta, che però si limita all
invettiva e all insulto contro tutto e contro tutti, senza distinguere tra chi
è un farabutto e chi si impegna per cambiare le cose". [Data
pubblicazione: 03/04/2008].
( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
Pene durissime per
chi delinque N. VIRETTI Genova Bisognerà che il prossimo governo inasprisca le
pene per chi delinque e faccia in modo che esse vengano scontate fino
all'ultima ora. Si è visto che il "buonismo" caro alle teorie social
progressiste non paga, anzi, favorisce il proliferare della delinquenza a tutti
i livelli. Secondo le teorie filosofiche comuniste, il delinquente è solo il
frutto di una società malata, ingiusta, corrotta ecc. ecc., per cui da
condannare è la società e non l'individuo che ne è il frutto. Sarà anche vero,
però qualcuno, magari Veltroni, mi spieghi come mai in Europa la delinquenza è
aumentata in modo esponenziale dopo che dai "paradisi sociali"
comunisti dei Paesi dell'est ex comunista, sono arrivati qui da noi torme di
immigrati delinquenti disposti e rotti a tutto e non invece l'Uomo Nuovo
allevato ed educato secondo le meraviglie del sistema socio-economico comunista
operante colà nell'ultimo mezzo secolo. È la prova dell'ennesima bufala
socialprogressista. Essere italiani è una colpa? MARIA GIOVANNA CAGNAN Egregio
Direttore, vorrei che tutti i candidati della Lega Nord si impegnassero a
modificare la legge 388 (credo), varata dal governo Amato, che consente a tutti
coloro che risiedono nel territorio italiano di percepire la pensione sociale
di 580 Euro, se privi di reddito. Dal 2001 molti immigrati fanno arrivare i
genitori, che ottengono la residenza in virtù della legge sul ricongiungimento
familiare, poi chiedono la pensione, et voilà, il gioco è fatto. I poveri
genitori ritornano al loro paese dove 580 euro sono una bella cifra..
Altrettanto dicasi degli assegni familiari, soprattutto per i musulmani che
possono arrivare a 900 euro mensili extra, visto che hanno molti figli da più
mogli. Gli enti locali non effettuano alcun controllo, forse perché non ne
hanno materialmente i mezzi, sull'effettiva residenza in Italia. Questi assegni
possono erogati anche ai parenti fino al II grado. Ho sessantasei anni e lavoro
ancora (ho chiesto la proroga biennale dopo i 65 anni), per avere meno problemi
in futuro con la continua svalutazione delle pensioni e ora scopro che, con le
mie tasse, pago le pensioni ai miei coetanei di tutto il mondo, perfino agli
zingari. Altra chicca: mia figlia, terminato il periodo di astensione dal
lavoro dopo la nascita di suo figlio, è stata costretta a chiedere il tempo
parziale, per conciliare l'orario di lavoro con quelli dell'asilo nido.
Percepisce 600 euro mensili, che versa integralmente all'asilo nido privato (in
quello comunale non c'era posto). Dalla dichiarazione dei redditi le vengon
detratti circa 380 euro annui. Praticamente è senza reddito, ma deve pagare le
tasse su una spesa essenziale (è possibile lasciare un bambino di un anno?).
Senza contare che anche la proprietà dell'asilo nido è tassata sui guadagni
netti. Comincio a credere che avere un figlio, se si è italiani, è una colpa
imperdonabile! Chiedo, quindi, ai candidati, un impegno solenne su queste
questioni, visto che, quando erano al governo, non si sono accorti di tante
storture. Veltroni è come Prodi LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli
Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, Molti del Pd cercano di far dimenticare
agli italiani che attualmente essi sono al Governo e che la normale gestione,
dovuta alle elezioni, non significa non poter fare qualcosa. Sento tante parole
e tanti impegni, ma perché non andiamo ad iniziarla la favola di questo...
paese di Bengodi? Prendiamo per esempio la sicurezza o i campi irregolari alle
periferie: chi impedisce al Ministro responsabile di dare disposizioni in
merito (compatibili con le leggi già vigenti)? Non servono maggioranze o
commissioni parlamentari, basta la volontà di farlo! Veltroni dice: salvo
Prodi, non l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è
il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune cose del suo programma e
le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro degli esteri cosa dice? O
si pensa che D'Alema nel futuro, improbabile governo, non ci sia? Il punto è
fare, fare cose concrete e possibili del programma, ma farle subito: "Si
può fare" è diverso da " Si fa". Voglio un segnale per credere:
oggi il mio voto ha valore, domani...sarà un pezzo di carta negli scantinati
governativi! Evidenziamo il nostro simbolo PIERO CORRADI Verona Nelle imminenti
elezioni politiche la Lega Nord di Bossi molto probabilmente otterrà un buon
risultato, quale le spetta, in modo particolare a Verona, città governata da
Tosi, il supersindaco della Lega Nord. Innanzitutto perché non ha cambiato
nome, è sempre rimasta Lega Nord. Poi per la sua riconosciuta coerenza: per il
federalismo, per la giustizia, per la sicurezza, per la difesa dei diritti dei
settentrionali e contro l immigrazione clandestina. Infine perché corre
soltanto al Nord con un simbolo chiaro: Lega Nord Bossi. Simbolo che dovrebbe
far capire a tutti gli elettori che vogliono dare il voto a Bossi, che la Lega Nord
è proprio la Lega di Bossi. Considerato tuttavia che il Carroccio corre solo al
Nord, credo sarebbe utile per via Bellerio pubblicizzare il territorio del
Nord. Per tale propaganda televisiva proporrei: in alto la scritta ( Il Nord
oppure Questo è il Nord ), sotto lo stivale completo con il territorio del Nord
colorato di verde, come sopra, in trasparenza, un grande simbolo Lega
Nord-Bossi in modo che risalti la delimitazione del Nord e soprattutto che si
legga chiaramente la scritta Lega Nord Bossi . Zingari, tutto è permesso?
LISETTA ALBERTI Agrate Brianza La distanza che separa il comune sentire dei
giudici dai cittadini ormai si misura in anni luce come la Terra di Marte.
Questa suprema corte ha solennemente stabilito che chi allontana uno zingaro con
male parole è soggetto a procedimento penale; cosa da restare di sasso, e poi
quel ciarlatano di Veltroni ci viene a raccontare che bisogna eliminare 5000
leggi. Lo vada a dire ai giudici della cassazione. Se per caso uno zingaro si
dovesse introdurre in casa mia, gli preparerò un caffè, lo farò sedere e gli
dirò signor zingaro rubi pure, faccia tutto quello che vuole, mi stupri, mi
violenti, e perché no, mi uccida. Tanto questi giudici la libereranno subito.
Se poi sapranno che sono leghista, gli daranno pure la medaglia d oro. Non è
ironia la mia, ma se non posso dire neanche una parola per cacciarlo via questa
è la fine che dovrò fare. Diamo visibilità alla Lega DOLFINI BRUNO Cari Padani,
ammetto di essere molto preoccupato: i cosiddetti mass-media mi pare che
cerchino di tagliar fuori la Lega Nord e di oscurarne l'esistenza
appropriandosi dei modi e dei simboli da essa assunti in passato. I gazebo
ormai sono simbolo di tutti. Il Pd ha scippato anche il colore verde. Se
qualcuno ha fatto caso ai telegiornali del 30 marzo, è sembrato che la gran
"Gazebata" sia stata tutta attuata dal Pd con tanto di colore verde,
con un contorno di Pdl. La Lega Nord, almeno nei telegiornali, non ha avuto la
minima evidenza. L'unico che fa pubblicità alla Lega Nord è Casini: asserendo
che, quando Berlusconi andrà a governare sarà ostaggio della Lega Nord afferma
due cose: che il Centrodestra andrà al Governo e la Lega Nord pure. Denigrando
la Lega Nord ne conferma la forza. Però c'è da preoccuparsi in fatto di
visibilità: bisogna arrivare al popolo, al volgo, all'uomo della strada! Bossi,
pensa anche ai pensionati UN GRUPPO DI PENSIONATI Siamo disgustati dal sentir
sempre parlare delle pensioni più basse o pensioni sociali. Desideriamo, una
volta per tutte, sentire parlare della perdita, in generale, del 50% del potere
d acquisto di tutti coloro che hanno lavorato per 30-40 anni con tanto di
contributi versati, ricambiati oggi, con 750,00-800,00 euro al mese di
pensione. Ci farebbe piacere, far vivere un politico con una cifra del genere,
provvedendo anche al mantenimento della vita di tutti i giorni. Altro che
andare a votare! Perché? Per chi? Per che cosa? Siamo 20 milioni di pensionati,
con tanta voglia di valorizzare, prima voi politici, però prima dobbiamo,
dignitosamente, stare bene noi! Che ne abbiamo tanto bisogno. Se le nostre
pensioni, oggi avessero il valore di due milioni di lire, non vediamo il
perché, non debbano essere raddoppiate in euro. Un caloroso abbraccio a Bossi e
grazie per l ospitalità. Tutti contro il Carroccio LETTERA FIRMATA Novara A
pochi giorni dalle elezioni viene alla luce l accordo europeo fatto ed esteso
alle nazioni senza il consenso e all oscuro dei popoli interessati tanto che
senza regole l accordo impone la multirazzialità, il decentramento delle
imprese senza alcuna politica e la globalizzazione sempre con politiche oscure.
Ora che la Lega tenta di mettere in ordine e di creare una
politica federalista padana ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione
l Alitalia di Malpensa (Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei
servizi ed inoltre il blocco di alcuni commerci creando un debito insostenibile
per le famiglie lavoratrici. [Data pubblicazione: 03/04/2008].
( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia
PIETRO ICHINO La
rottura della trattativa tra sindacati ed Air France non porterà
forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni
industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella
trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero
potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e
nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte; perché anche un
sindacato rappresentativo del 4 per cento del personale, se dissenziente,
avrebbe potuto paralizzare la compagnia. Non sapeva che il nostro sistema di
relazioni industriali sembra concepito apposta per premiare il sindacalismo
irresponsabile, penalizzando quello pensante. Probabilmente lo stesso Spinetta
non sapeva neppure, quando si è dichiarato deluso per l'esito di quella
"lunga trattativa", che i nostri sindacati invece ? tutti ? la
considerano una trattativa cortissima, anzi una "non-trattativa". A n
c h e quando negoziano questioni assai meno spinose del difficilissimo piano di
salvataggio di Alitalia, essi sono affezionati al rito
di negoziati defatiganti, che possono durare mesi; negoziati durante i quali
essi sono capaci di stare in surplace per giorni o persino settimane, l'uno in
attesa che l'altro faccia la prima mossa, mostri la prima apertura. Fatto sta
che il capo di Air France, pur arrivato con le migliori intenzioni, ha finito
presto col gettare la spugna, come aveva già fatto quello di Klm nel 1999. Il
danno maggiore che ne deriva per il nostro paese non sta forse tanto nel
possibile collasso della nostra compagnia di bandiera, quanto nel messaggio di
chiusura agli operatori stranieri che in questo modo il nostro sistema dà
clamorosamente di sé: monito per qualsiasi possibille futuro interlocutore.
Certo, la stessa immagine il sistema- Italia la aveva data quando aveva fatto
le barricate contro Abn Amro nel tentativo di impedirle di acquisire la Banca
Antonveneta, o contro Abertis quando era stato in gioco il controllo di
Autostrade, o contro At&t quando si era trattato di Telecom; ma questa
volta la vicenda è più clamorosa. Innanzitutto, una compagnia aerea del peso di
Alitalia è più conosciuta nel mondo: le sue vicende
destano quindi maggiore attenzione, anche fuori del giro degli addetti ai
lavori. Inoltre, in questo caso il fallimento dell'operazione desta maggiore
sorpresa perché tutti sanno, ormai, che non c'è alcuna alternativa seria a Air
France. È questo che impressiona: Cgil, Cisl e Uil appaiono incapaci di
cogliere anche l'ultima occasione che si offre loro, prima del fallimento
dell'impresa. Ciò che le blocca è che ? in questo settore e in questa azienda
in particolare ? ormai da anni ogni loro scelta responsabile di negoziazione
delle misure di ristrutturazione necessarie viene vanificata dall'ostruzionismo
dei sindacati autonomi e del Sult (oggi Sdl) in prima fila. Perché il nostro
sistema consente di proclamare e attuare con successo uno sciopero del
trasporto aereo anche al sindacato meno rappresentativo, che non ha firmato
alcun contratto applicabile in azienda. E consente a qualsiasi lavoratore di
godere i benefici del contratto firmato da un sindacato e nel contempo di
aderire allo sciopero proclamato contro quello stesso contratto da un altro
sindacato. Ma Cgil Cisl e Uil non sono soltanto le prime vittime di questo
sistema: hanno anche la grave colpa di averlo difeso per anni senza accorgersi
che in questo modo, almeno nel settore dei servizi pubblici, si scavavano la
fossa con le loro stesse mani. Ora la speranza è che il dramma di Alitalia apra gli occhi a tutti, sindacati confederali per
primi. E li induca a riattivare con urgenza ? oltre che la trattativa con Air
France ? anche il negoziato con le associazioni imprenditoriali per un accordo
interconfederale che non soltanto stabilisca criteri adeguati di misurazione
della rappresentatività sindacale nei settori e nelle aziende, ma stabilisca
anche con chiarezza, sulla base di quei criteri, quale sindacato o coalizione,
in caso di dissenso insanabile, può contrattare con efficacia generale,
spendendo credibilmente la "moneta" della tregua sindacale. Questo significa,
almeno nel settore cruciale dei trasporti, dettare una disciplina dello
sciopero coerente con la disciplina della contrattazione collettiva. Solo in
questo modo il sindacato può recuperare il proprio ruolo fondamentale di
intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare un piano industriale
alla luce fredda delle circostanze; e, se la valutazione è positiva, guidare i
propri rappresentati nella scommessa su quel piano, negoziandone con realismo i
contenuti a 360 gradi. Il sistema oggi operante in Italia rende questo mestiere
difficilissimo, quando non impossibile. www.pietroichino.it.