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DOSSIER “ALITALIA”

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Romiti: Alitalia non va venduta. E da ex dico che serve un manager. «Il gruppo spolpato a tutti i livelli da politici e sindacalisti».  «Tre esempi di rilancio: Agip, Ambroveneto e Fiat. Enrico Bondi potrebbe farcela» di Sergio Rizzo (Il Corriere della sera 4-4-2008)

 

ROMA — E’ una foto in bianco e nero, che ritrae tutto il gruppo dirigente dell’Alitalia. Poteva essere il 1970, a giudicare dagli occhiali che indossava l’amministratore delegato dell’epoca, Cesare Romiti. Al quale quella fotografia evoca un pensiero: «Guardandola mi è venuto in mente che quello dell’Alitalia è un problema di manager. Nessuna grande azienda può andare avanti se non ha un gruppo dirigente selezionato e indipendente».
Come il vostro. Ho indovinato?
«All’epoca il presidente era Bruno Velani, il padre dell’aviazione civile. Il conte Nicolò Carandini era presidente onorario dell’Alitalia, il sottoscritto era amministratore delegato e direttore generale era Donato Saracino. Dopo che siamo andati via noi, salvo poche eccezioni, a ogni nome non si può che associare il nome di un uomo politico».
È successo in tutte le aziende pubbliche.
«Ma all’Alitalia non si è più creato il gruppo. Uno dei più grandi banchieri italiani ha detto che l’Alitalia si è fatta soggiogare dalla politica. Recentemente l’ho incontrato e gli ho detto: non è così, è stata anche depauperata dalla politica».
E il sindacato non ha nessuna responsabilità?
«Le responsabilità sono comuni. Tanto la politica quanto il sindacato hanno creato nell’Alitalia una loro dipendenza per fare ciò che volevano. Non solo ai livelli alti ma anche a quelli bassi».
Per questo prima sono scappati gli olandesi e adesso fuggono anche i francesi?
«Il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha detto che nel 1998 il rapporto fra il fatturato della compagnia italiana e quello della compagnia francese era di cinque a otto. E che adesso invece è di quattro a sedici».
Una ragione in più per chiudere in fretta la partita. Non crede?
«Invece di cercare a tutti i costi un compratore, per giunta con una tecnica balorda, bisogna cercare un gruppo dirigente capace e che dia fiducia agli azionisti e ai potenziali investitori. Mi vengono in mente almeno tre precedenti. Il primo è quello dell’Agip, che nel 1946 era in liquidazione:
Enrico Mattei la fece risorgere » Mattei era stato un capo partigiano. Non fu una scelta politica?
«Proprio perché aveva fatto il partigiano Mattei era la persona giusta. Non aveva paura di prendersi delle responsabilità. Il secondo caso è quello della crisi di Banco Ambrosiano. Beniamino Andreatta puntò su Giovanni Bazoli...»
Pure Andreatta era un politico.
«Il risultato è che Bazoli partendo dall’Ambrosiano ha costruito Banca Intesa, una delle più grandi banche d’Europa. Il coraggio di Andreatta non ce l’ha più nessuno. Il terzo caso mi coinvolge personalmente. Negli anni Settanta la Fiat era tormentata dagli scioperi, eravamo nel mirino delle Br. A un certo punto decisi che bisognava rompere il muro e il risultato fu la marcia dei Quarantamila».
Non si fece amici nel sindacato.
«Lo sapevo fin dall’inizio. Ci vedevamo di nascosto con Luciano Lama, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto e tutte le volte gli dicevo che non avrei fatto un passo indietro. Il giorno della marcia eravamo insieme in una saletta dell’Hotel Eden, a Roma, e Carniti mi affrontò avvertendomi che il giorno dopo lui ne avrebbe portati in piazza 200 mila. La sera stessa, dal ministro del lavoro Franco Foschi, Lama mi venne incontro ammettendo la sconfitta: un signore. E firmammo l’accordo».
Escluso che le manifestazioni di ieri all’Alitalia possano avere lo stesso effetto di quella marcia, se avesse la bacchetta magica che cosa farebbe?
«Una cosa molto semplice: azzererei il consiglio di amministrazione, nominerei un amministratore unico, anche straniero, intorno al quale ricostruire un gruppo dirigente e una strategia».
Insomma, per Romiti il problema dell’Alitalia è soltanto un problema di uomini.
«Proprio così. Manca il gruppo dirigente, da troppo tempo».
Da quanto non ne azzeccano una?
«Scorra i nomi degli ultimi vent’anni».
Non salva proprio nessuno?
«Pochissimi. Anche il passaggio dell’ex amministratore delle Ferrovie, nominato all’Alitalia e poi mandato via con una buonuscita favolosa, è stato un pasticcio. Per non parlare di quando alla presidenza della compagnia c’era l’attuale presidente della Sea».
Colpa del governo, dell’Iri, o di chi altro?

«L’Iri, ha detto. Quella è stata una grande scuola di management. Ai miei tempi c’erano il presidente Giuseppe Petrilli, persona di altissima qualità, e poi Leopoldo Medugno, Fausto Calabria.»
E l’Alitalia come andava?
«Bene. In giro per il mondo venivamo ricevuti come capi di Stato».
Ora invece se la danno a gambe levate come sentono «Alit...»
«La situazione è disperata».
Chi potrebbe farcela?
«Non mi faccia fare nomi».
Enrico Bondi?

«Eccone uno. Se non fosse andato lui alla Parmalat, e al suo posto avessero messo uno di quelli che è passato all’Alitalia, crede che si sarebbe salvata? Bondi non guarda in faccia a nessuno. Le banche lo odiano. Ci vuole uno così».
Forse è più facile vendere e basta. Ammesso che ci si riesca.

«Per me non è la soluzione. Tutto si può vendere. La Fiat non poteva essere venduta? Anche il Corriere della Sera si può vendere. Ma poi che Paese rimane?»

Sergio Rizzo
04 aprile 2008


Alitalia, Police presidente "non esecutivo". Prove di recupero con Air France. L'altra Alitalia si schiera con Prato e Air France Alberto Annicchiarico (Il Sole 24 Ore 4-4-2008)

 

 

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Aristide Police, avvocato napoletano quarantenne, è stato nominato giovedì presidente di Alitalia dopo le dimissioni di Maurizio Prato. A Police, però, non sono stati affidati poteri esecutivi, dunque non ha alcuna delega per proseguire una eventuale trattativa con Air France. Intanto il titolo rimarrà sospeso in Borsa fino all'8 aprile, quando si riunirà nuovamente il board della compagnia.

Le prove di recupero dei sindacati con Air France
La nostra proposta «non è ultimativa e siamo pronti a riprendere la trattativa con Air France-Klm, purché questa volta il confronto sia su basi reali». Questa la posizione comune espressa dai sindacati all'indomani della rottura del confronto con il vettore franco-olandese e le successive dimissioni del presidente di Alitalia Maurizio Prato. «La nostra proposta - ha detto il segretario generale della Filt Cgil, Fabrizio Solari - non è stata pensata per impedire o fermare il confronto con Air France con la quale siamo pronti a trattare». Fonti Air France da Parigi fanno sapere che «la porta non è chiusa».

«Auspico che prevalga il buon senso e che riprenda il filo della trattativa», ha affermato a margine dei lavori del vertice Nato di Bucarest il presidente del Consiglio dimissionario, Romano Prodi interpellato su Alitalia. Prodi ha però aggiunto di «non conoscere i dettagli tecnici» della trattativa e comunque «non ci devo assolutamente entrare». Il avoro diplomatico è stato affidato al sottosegretario Enrico Letta. Palazzo Chigi ha comunicato che procederà a verificare se gli sviluppi del negoziato «significhino la caduta definitiva dell'ipotesi di concentrazione tra le due società o se esistano ancora possibilità di accordo con i sindacati». Le nove sigle sindacali di Alitalia sono state convocate dalla compagnia per oggi alle 11.

Nel pomeriggio di ieri appello del presidente del Senato, Franco Marini, parlando della crisi di Alitalia nel corso di una conferenza stampa all'Hotel Ergife: «Mi preoccupo - ha dichiarato il presidente del Senato - dell'immagine dell'Italia e della sorte di migliaia di famiglie quindi l'appello che voglio fare è ad Air France e ai sindacati di vedere se il Governo ha la possibilità di riavviare il confronto visto che altro non c'è all'orizzonte».

Il ministero dell'Economia e delle Finanze
, intanto, ha auspicato che il consiglio di amministrazione di Alitalia (in riunione fiume nel pomeriggio) provveda a «porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo dell'azienda e, in ogni caso, l'imprescindibile continuità nelle azioni di alta direzione della società». Inoltre il ministero ha fatto sapere di avere «preso atto» delle dimissioni del presidente e amministratore delegato di Alitalia, al quale è stato espresso «un vivo ringraziamento per il prezioso lavoro svolto in questi mesi per l'azienda».

Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, pur non offrendo ancora alternative concrete, è tornato a ribadire il suo appello «all'orgoglio degli imprenditori italiani». «Ora che la trattativa si è interrotta - ha affermato ospite della Coldiretti - rivolgo un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani. Non si deve partecipare con milioni e milioni, ma basta una fiche». Berlusconi ha quindi ribadito che «è nel nostro interesse avere una compagnia di bandiera» mentre da parte di Air France erano state proposte «condizioni di assorbimento di Alitalia che io ho definito offensive».

L'Alitalia non potrà in ogni caso ricevere nuovi aiuti di Stato dal governo italiano. Lo ha ribadito la Commissione europea esprimendo allo stesso tempo cautela sull'ipotesi di un prestito ponte per mantenere in vita la compagnia aerea nazionale e sottolineando che in caso di fallimento potrebbero essere autorizzate misure a sostegno del personale in esubero. (a cura di Alberto Annicchiarico)


Report "Alitalia 2"

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Appello di Berlusconi agli industriali: <Basta una fiche> ( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
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Abstract: Basta che il governo Prodi garantisca la resistenza di Alitalia per altri venti giorni", dice Gianni Alemanno, di An. Un consiglio che stavolta Prodi è tentato di accettare anche perché c'è poco da fare. La stessa cosa pensa Pier Ferdinando Casini, che avverte: "Alitalia? Una polpetta avvelenata per il nuovo governo".

Il sindaco lanciauna sottoscrizione ( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)
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Abstract: "Una cordata del popolo italiano potrebbe essere un'idea per salvare l'Alitalia. Da Portofino come sindaco lancio questo appello: ognuno si tassi per quello che può, faccia un'offerta libera per raccogliere fondi da destinare all'Alitalia e salvare in qualche modo la compagnia di bandiera". Gloria Barbetta 04/04/2008.

Horror Election Show ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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Abstract: a cominciare dalla drammatica vicenda Alitalia, per proseguire con la difficoltà di dover tornare al voto dopo due anni, con una crisi di governo inaspettata e che non ha giovato al paese, con alcune riforme istituzionali fondamentali che nessuno è riuscito a fare. Insomma in una situazione politica difficile e instabile, dentro una crisi del paese,

Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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I colletti bianchi della Magliana vogliono i francesi Dirigenti e impiegati scendono in piazza a sostegno di Prato. Ma non siamo a Mirafiori nel 1980 ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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Terribile Caporetto per il sindacato ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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Il fallimento può servire per ripartire ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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<Bene se non viene Air France ma intanto Malpensa soffre> ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: cessione dei diritti di traffico di Alitalia su Malpensa. "Al momento, vista la situazione - spiegano al Pirellone - non sembra più necessario". Dopo il passo indietro dei francesi e le dimissioni del numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, è bene fermare tutto. Convinti che i corteggiamenti del Governo per riaprire il dialogo con Air France e per ricucire non porteranno a molto.

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Argomenti: Alitalia

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Argomenti: Alitalia

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Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo violento ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai consultando l'edizione del Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo violento.

Il governo tenta di ricucire lo strappo Ancora 48 ore per far ripartire il negoziato con Parigi. L'alternativa è il commissario ( da "Unita, L'" del 04-04-2008)
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Abstract: Roma DIMISSIONI Sarà Aristide Police il nuovo presidente di Alitalia. A nominarlo il consiglio di amministrazione del gruppo al termine di una riunione fiume. Police, av- vocato, nato a Napoli il 10 maggio 1968, prende il posto di Maurizio Prato il manager che mercoledì si è dimesso dopo la rottura della trattativa con Air France.

Alitalia, dietrofront del sindacato ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
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Abstract: 8 aprile la decisione sul fallimento Alitalia, dietrofront del sindacato "Pronti a trattare". I dipendenti manifestano per Air France ROMA - Dopo la rottura delle trattative sulla vendita di Alitalia e l'abbandono di Air France-Klm, i sindacati ci ripensano e si dicono pronti a un nuovo dialogo con la compagnia franco-olandese.

Prodi va all'attacco e spezza l'<asse> tra il Pd e i sindacati ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
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Abstract: ci ha provato ancora una volta con la vecchia strategia del dar ragione a tutti (Spinetta e sindacati) per cedere Alitalia ad Air France-Klm prima delle elezioni. Dato politico numero due: la scelta del premier di far ricadere sui rappresentanti dei lavoratori la colpa del fallimento - tesi ripresa da altri esponenti del Pd - ha incrinato i rapporti tra centrosinistra e sindacato.

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Mediobanca in retromarcia ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sospesa Alitalia, in Piazza Affari le vendite si sono concentrate su Gemina (meno 9,8%), la holding di controllo di Aeroporti di Roma, per il timore che il collasso di Alitalia possa portare a una drastica riduzione dei voli negli scali romani. Ancora molte richieste su Fiera Milano dopo l'assegnazione dell'Expo 2015 al capoluogo lombardo:

"alleanze e marketing per uscire dal pantano" - luigi pastore ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Attualmente è nella Consulta nazionale del Pd e segue da vicino il caso Alitalia. Su Genova è perentorio. "è vittima di un doppio monopolio, quello del porto e quello di Alitalia. Ma non solo di quello. Quando sei a 185 chilometri da Nizza, a 159 da Pisa, a 160 da Torino, a 177 da Malpensa e a 145 da Linate, devi inventarti qualcosa.

D'alema agli industriali: "il sud prima di tutto" - piero ricci ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia all'emergenza rifiuti in Campania), sia quando veste i panni del padre nobile del Pd, del leader che ha fatto della Puglia la sua seconda patria, che difende Michele Emiliano e recupera Vincenzo Divella. Sul rischio che il sindaco di Bari possa essere silurato da segretario del partito democratico dopo un'eventuale sconfitta alle elezioni in Puglia,

Il governo ritenta con Air France ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prodi: la trattativa va riaperta. Spinetta disponibile al dialogo. Alitalia, Police presidente Il governo ritenta con Air France Retromarcia dei sindacati: pronti a rivedere le posizioni.

ROMA Il governo scende in campo su Alitalia per ricucire lo strappo tra Air France e i sindacati: l ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: A traghettare Alitalia oltre l'appuntamento elettorale sarà invece Aristide Police, già del cda della compagnia, designato ieri dal board che ha preso atto delle dimissioni di Prato. Il cda ha anche rinviato all'8 aprile la verifica sulla liquidità e sulla continuità aziendale.

Dal nostro inviato MADRID A tutto vento. Il colosso tedesco E.On pre ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Probabilmente i tedeschi, nel momento in cui si rompono le trattative su Alitalia, valutano con attenzione l'impatto "emotivo" sul versante sindacale. In ogni caso, ha voluto sottolineare Bernotat "non è intenzione di E.On spingere A2A fuori da Endesa. Spetta a loro decidere se preferiscono azioni o centrali", dice.

L'incontro segreto con Spinetta e i sogni <tedeschi> ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: proposta francese prendere o lasciare e la pistola del fallimento di Alitalia puntata alla tempia. Solo il leader della Uil, Luigi Angeletti, una volta ha visto segretamente Spinetta, smentendo la circostanza subito dopo, davanti alle proteste di Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Ma perché Cgil, Cisl e Uil e anche tutti gli altri sei sindacati hanno avversato, chi più chi meno,

Il patron di Mondo Tv per la cordata ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a Roma pronto a investire 2 milioni di euro nella cordata italiana per Alitalia. è Orlando Corradi, 68 anni, titolare di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella realizzazione di "cartoons" (fra le produzioni numerosi i film a carattere religioso). "La disponibilità è a titolo personale e solo in presenza di un progetto imprenditoriale serio", ha dichiarato.

Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque giorni per riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm, interrotta mercoledì dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia, riunitosi ieri per prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, non ha aperto le pratiche per il commissariamento,

NERO DEL SINDACATO ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Expo 2015 avrebbe almeno dovuto suggerire la separazione fra il destino di Alitalia e il futuro di Malpensa. Anche se l'aeroporto parigino Charles de Gaulle avrebbe molto da guadagnare dal ridimensionamento dell'hub milanese, una soluzione ragionevole avrebbe potuto essere quella di sollecitare Alitalia a dismettere i suoi diritti di atterraggio e Malpensa a metterli sul mercato.

Air France, il governo ci riprova ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: REDAZIONALE Alitalia, confederali in difficoltà dopo il braccio di ferro con Spinetta: la nostra proposta è negoziabile Air France, il governo ci riprova Colletti bianchi in piazza contro Cgil, Cisl e Uil: sì alla trattativa ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police e il governo con Enrico Letta cerca di riportare i francesi di Air France-

Romiti: Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Romiti: Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager "Il gruppo spolpato a tutti i livelli da politici e sindacalisti" ROMA - E' una foto in bianco e nero, che ritrae tutto il gruppo dirigente dell'Alitalia. Poteva essere il 1970, a giudicare dagli occhiali che indossava l'amministratore delegato dell'epoca,

<Vogliamo i francesi> I colletti bianchi scendono in piazza ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quartier generale dell'Alitalia, è partito un giro di mail tra una parte dei quadri e dirigenti per organizzare una manifestazione spontanea a sostegno della trattativa con Air France-Klm. Appuntamento a mezzogiorno nel piazzale. E invito a stampare l'allegato manifesto "Io non ci sto", contro la rottura della trattativa con Air France-Klm.

Curzi: Rai in crisi Rischiamo di finire come Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: anni fa Alitalia era all'avanguardia nel suo settore. Ancora. Un mondo politico che non ama la compagnia di volo come la tv pubblica. Nessuno sembra voler scommettere sul nostro futuro, così com'è capitato ad Alitalia. Poi ci sono i pentimenti, come quelli di Pier Luigi Celli che scopre di aver sbagliato quando licenziò 15 anni fa la vecchia Rai"

Il Pdl prepara l'ipotesi ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: it Spunta l'ipotesi "public company" per Alitalia. Dopo l'abbandono dei francesi, che martedì sera hanno gettato la spugna, "la possibile carta da giocare per salvare la compagnia potrebbe essere quella dell'azionariato diffuso" spiega a Il Tempo, Fabio Verna, economista e finanziere, esperto del settore aereo di area Pdl.

Ma quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali,

Corradi pronto a mettere due milioni ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: disponibile a partecipare a una eventuale cordata di imprenditori italiani a supporto di Alitalia con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un investimento che "sarebbe assolutamente a titolo personale e in nessun modo coinvolgerebbe Mondo TV", la società romana, quotata a Piazza Affari, impegnata nel settore della produzione e distribuzione di cartoni animati.

Alitalia torna a Parigi ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il titolo resta sospeso in Borsa Alitalia torna a Parigi Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa.

Lavoratori e Polaria uniti nella protesta ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008) + 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia

Abstract: Da una parte i piloti Alitalia, riuniti ieri in una seduta spontanea, scambiata per protesta, per cui è scattato l'arrivo della polizia. Dall'altro lato dei terminal gli striscioni degli agenti della polizia di frontiera sul piede di guerra per chiedere rinforzi dopo il trasferimento dei voli da Malpensa.

Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta".

Imprese, top manager strapagati anche se sbagliano tutto ( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, Telecom, Ubs: "è il capitale bellezza" Imprese, top manager strapagati anche se sbagliano tutto Fabio Sebastiani Nei poteri forti la cosa funziona più o meno così: un'azienda che fa utili distribuisce superstipendi ai manager e briciole ai lavoratori;

<Colpa dei sindacati? No, del governo che non ha fatto la propria parte> ( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: operazione di vendita di Alitalia, avrebbe una partecipazione nella holding del gruppo franco-olandese molto limitata, nell'ordine del 2%. Noi diciamo adesso di fare un intervento nella Nuova Alitalia spa, non nella holding. Nella Nuova Alitalia, Fintecna può conferire le azioni che ha e ricevere in cambio, poniamo, un 20% delle azioni della Nuova Alitalia.

L'Arcobaleno con i sindacati: dov'era il governo? Letta inviato all'Air France ( da "Liberazione" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Casini contro la Lega (con il suo veto "ha impedito il risanamento di Alitalia"); Ripamonti (Sa) contro Calearo (Pd) che quasi quasi si augura il fallimento di Alitalia ("Può servire per ripartire"); Soro (Pd) e Donadi (Idv) contro Berlusconi (la colpa è da cercare nelle "turbative di mercato" causate dalle "dichiarazioni speculative").

Fallimento improbabile ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Segue dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura. Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa,

Strauss-Kahn ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della Magliana?

<Siamo tutti ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sul caos Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad Air France".

Fiumicino, protesta per la sicurezza ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dipendenti Alitalia manifestano per Air France Fiumicino, sit-in di protesta: i dipendenti Alitalia per la trattativa, i sindacati di polizia per la sicurezza nello scalo Agitazione a Fiumicino. Paura per il futuro. Preoccupa la compagnia di bandiera: e ieri hanno fatto un sit-in trecento dipendenti dell'Alitalia.

ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Veltroni per la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è trasformata in un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino al più presto al tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina anche al cda di Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o provvedere, come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "

ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti, in divi ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di NINO CIRILLO ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti, in divisa, proprio come nella pubblicità. Viaggiavano per il mondo e portavano a casa bei soldi. L' "altra" Italia, il Paese normale degli impiegati e dei metalmeccanici, riservava loro un misto di ammirazione e invidia.

ROMA Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo Air ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo Air France e riportare al tavolo della trattativa i sindacati. Più difficile la prima operazione, più agevole la seconda. Almeno in apparenza. E comunque da ieri mattina, Enrico Letta oltre ad essere sottosegretario alla presidenza del Consiglio è anche "

L'ok delle otto sigle sindacali è una delle condizioni irriunuciabili poste da Air France ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per andare avanti nella trattativa su Alitalia. Senza il via libera, i francesi non sono disponibili ad andare avanti.

L'Enit: Roma locomotiva del turismo in Italia ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: resta la centralità dei vettori, in particolare del settore aereo, per questo contiamo in una veloce soluzione della questione Alitalia ". Secondo il report dell'Enit, anche nel 2008, "si confermano city trip e itinerari culturali" - e anche qui Roma domina - zoccolo duro del turismo incoming italiano. Simona De Santis.

ROMA - Tre incontri, ognuno di quattro ore. Nella sede romana dell'Ambasciat ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: hanno illustrato una strategia precisa per Alitalia. Quattro, in estrema sintesi, le proposte sul tavolo: un ruolo forte per Malpensa; un rafforzamento della flotta; un limitato numero di esuberi, inferiore ai 2.100 proposto da Parigi; l'ingresso di una rappresentanza dei lavoratori nel cda della compagnia, proprio sulla scia del modello tedesco.

ROMA- Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per salvare Alitalia, è sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da tavolo verde, di cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa definitivamente la trattativa con Air France,

Appello del Cavaliere: Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori interessati. Serve una fiche ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Appello del Cavaliere: "Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori interessati. Serve una fiche".

MILANO - Aspettando che la situazione si chiarisca - prima di far scender in campo una corda ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Per marciare su Alitalia. Ermolli che, come noto, già da tempo ha ricevuto da Silvio Berlusconi l'incarico di individuare uomini d'impresa italiani pronti a farsi avanti avrebbe raccolto diverse decine di adesioni. Sabato scorso ha incassato un sì "pesante".

ALITALIA ( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 45 categoria: BREVI ALITALIA Ruolo dei sindacati Caro Romano, circa la crisi di Alitalia, lei ha dimenticato un convitato importante alla tavolata "magnara": i sindacati. Come ex dipendente di tanti anni fa, posso testimoniare un'infinita serie di follie, insensatezze, stupidaggini da parte dell'allora potentissima Triplice!

ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente del ( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le sparate su Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per l'ultima settimana?

I sindacati richiamano Air France ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Police nuovo presidente di Alitalia I sindacati richiamano Air France "Abbiamo fatto una proposta non un ultimatum. E ci aspettiamo che Air France sia disponibile alla trattativa". Le parole del segretario della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, a nome di tutte le sigle confederali, sono il primo flebile segnale che una trattativa con Parigi si possa riaprire.

Affari in piazza - ettore livini ( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia AFFARI IN PIAZZA AMERICA CONTRO FIUMICINO ETTORE LIVINI Alitalia non è l'unico problema di Gemina (-9,3% ieri a Piazza Affari) e Fiumicino. Qualche nube minacciosa infatti arriva anche dagli Usa. I cinque vettori americani che operano su Roma sono impegnati da mesi in un braccio di ferro con Adr. Il motivo?

Una Spinetta nel fianco ( da "Campanile, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Poco dopo, l'ad della compagnia di bandiera Maurizio Prato, titolare dell'incarico da otto mesi proprio per traghettare Alitalia nelle mani dei francesi, ha deciso di dimettersi. "Ho fallito" dirà in un'intervista a il Messaggero. I sindacati.

I costi della politica Scrivo per suggerire qualche idea in merito al risparmio in politic ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. La Turchia ha una compagnia area nazionale, noi rischiamo di perderla, grazie al comportamento dei sindacati e alla improntitudine dell'ultimo governo che non solo non ha risolto i problemi, ma li ha aggravati. LIA DEZMAN Il primo passo su Marte Splendide fotografie ci arrivano da Marte grazie alla sonda "Mars Express"

Cv Alital 1068,928<TD class ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cv Alital 10 68,928 68,928 cv B Ifis 09 99,827 99,819 cv Bco Popol 10 100,873 100,764 cv Beni Sta 11 93,413 93,890 cv BIM 15 91,382 90,523 cv Carige 13 115,903 116,704 cv Mi-A2a 09 119,240 116,372 cv SIAS 17 94,162 94,291 cv Snia 10 100,130 100,130 cv Vitt Ass 190,000 190,000 Telecom IT CV 10 110,441 110,

Il Cto era l'ospedale dove quasi sempre ti salvano quando hai un grave incidente, dove fanno l'impos ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: accordi sindacali coerenti con la sostenibilità finanziaria non sono bestemmie: Alitalia insegna. Per terminare, un dubbio: quale sarebbe in questa vicenda la decisione degli amministratori degli ospedali inglesi, americani, svizzeri, russi e cinesi citati dal professore? *Direttore generale ospedale Cto.

Alitalia, retromarcia dei sindacati ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 04 pagina 1 Alitalia, retromarcia dei sindacati di Redazione Il governo preme e le organizzazioni riaprono ad Air France. Police nuovo presidente Ventiquattro ore dopo la rottura delle trattative da parte di Air France, i sindacati di Alitalia riaprono le porte ai francesi e dicono di essere disponibili a ridiscutere la loro proposta.

Intini rilancia il Psi unito "Tagli? Via le prefetture" ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: lavoro e Alitalia Il ministro Cesare Damiano, il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini, il senatore del Pd (ex presidente nazionale delle Acli) Luigi Bobba e il vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro: anche ieri è stata un'intensa giornata di campagna elettorale in provincia con molti volti noti della politica.

POTERI SOPRANATURALI - WOJTYLA SALVA L'ALITALIA ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Police nuovo presidente Alitalia. Si muove anche il governo: Enrico Letta cerca di ricucire tra Spinetta e le organizzazioni dei lavoratori. Intanto Berlusconi continua la sua campagna avio-elettorale e lancia un ennesimo "appello agli impreditori italiani". Con la stessa credibilità di un miracolo PAGINA 5.

L'incubo con le ali ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia pubblica e in espansione sarebbe una bella cosa. Ma anni di gestione clientelare e aziendalmente criminale hanno ridotto questa opzione a un sogno. Il gruppo balla peggio di un aviogetto colto dai vuoti d'aria e attorno a esso si muovono logiche speculative, di ogni tipo, fino a quella dell'uso politico di una crisi aziendale.

La borsa brinda alla rottura Ma Parigi ancora ci crede ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: interruzione delle discussioni con Alitalia. Difatti, la presa di controllo di Alitalia ha inquietato i mercati e l'azione Air France-Klm ha perso, dall'inizio dell'anno, più del 20%. Ma la storia tra Air France e Alitalia è davvero finita? Gli analisti si interrogano, alla luce delle dichiarazioni del presidente di Air France-Klm.

Berlusconi senza fiches ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per mettere assieme una cordata tutta italiana e ha aggiunto che ci sarà un affollamento di pretendenti al trono di Alitalia ma finora nomi di imprenditori bramosi di prendersi il capitale dell'Alitalia non se ne vedono. La scorsa settimana alcuni nomi erano usciti su "la stampa": calibri da novanta come l'Eni, Mediobanca, il gruppo Intesa-San Paolo, e i gruppi Benetton e Ligresti.

Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza Plescito: "Mi ha colpito il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino;

Berlusconi: "Avrò 20 senatori in più" ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali,

Melandri-Scajola ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e in particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il problema di stipendi, pensioni, tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti su cui è stato trovato quasi un accordo, scendendo su temi più locali, il sì alla realizzazione di un termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle Province per tagliare i costi della politica.

Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea ( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Assicurare una crescita profittevole" Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea Police nuovo presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia "ha preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa iniziativa è venuta meno".

Vino e aerei. E, prima, mozzarelle e spazzatura. Binomi impensabili, accostamenti indigesti. Purtrop ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come nel caso dell'Alitalia. La compagnia di bandiera, uno dei simboli dell'"Italian way of life" nel mondo, negli ultimi quindici anni ha subito un progressivo saccheggio da parte di manager incapaci, sindacati incoscienti e politici rapaci, garantendo stipendi e condizioni contrattuali fuori mercato a piloti e assistenti di volo,

Ultima chiamata per Air France ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Brunello truccato e vino avvelenato Alitalia ha nominato un nuovo presidente: Aristide Police sostituirà Prato. Il governo punta a far riprendere entro 48 ore il dialogo con Air France, mentre i sindacati fanno dietrofront e definiscono "trattabili" le loro proposte. Nuovo appello di Berlusconi all'orgoglio degli imprenditori italiani.

L'enfant prodige del diritto ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: da ieri nuovo presidente di Alitalia, è un esperto di diritto pubblico e diritto amministrativo, di cui è professore ordinario presso l'Università di Roma Tor Vergata. Laureato in giurisprudenza, Police dal 1990 esercita la professione forense. Per più di 15 anni ha collaborato con lo studio legale del professor Franco Gaetano Scoca.

Crisi Alitalia Marcia indietro dei sindacati ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: le otto sigle Alitalia rimaste al tavolo ingranano la marcia indietro e tentano, con l'aiuto del governo, di riannodare i fili della trattativa. Farlo dopo le dimissioni irrevocabili di Maurizio Prato dalla guida della compagnia sarà difficile. La missione è da ieri nelle mani del sottosegretario Enrico Letta, che ha incontrato due volte i colleghi Padoa-

Veltroni preme su Prodi "Risolvila prima del 13" ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia fino all'avvio di un nuovo negoziato, con Air France o con chi si farà avanti". Dietro a questi atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue ripercussioni elettorali. Veltroni non vuole arrivare alla vigilia del voto senza nulla in mano su una questione che ha caratterizzato l'ultimo scorcio di questa campagna elettorale.

I colletti bianchi ora tifano per i francesi ( da "Stampa, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: mobilitazione apparentemente spontanea per sostenere la cessione di Alitalia ai franco-olandesi, evidentemente visti come il male minore. In mattinata, erano circa 300 i lavoratori seduti nel piazzale antistante l'ingresso del centro direzionale alla Magliana. Prima erano soprattutto operai e addetti dei servizi, più tardi sono arrivati i "colletti bianchi" dipendenti di Az Fly.

Pesaro, ancora fischi e tafferugli per Ferrara ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Vengo contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a nessuno. L'unico tema che interessa è quello etico che propongo io. La vita". Caffè, panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata, ancora macchina, comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano, suole da consumare.

Governo e sindacati <Torni Air France> ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: idonea ad assicurare a Alitalia una crescita profittevole" - e si è dato appuntamento all'8 aprile per l'analisi della situazione finanziaria. Ieri il titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la giornata, e lo sarà fino all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle nove sigle sindacali, che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di Alitalia.

<No ad aiuti di stato>, monito della Commissione europea ( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: offerta da parte della compagnia aerea francese e titolato: "Il futuro dell'Alitalia è in dubbio dopo il collasso dei colloqui". E naturalmente anche i giornali francesi hanno dato grande risalto alla notizia del fallimento della trattiva per Alitalia. Libération: "Alitalia, Air France getta la spugna" e "abbandona alla sua (triste) sorte Alitalia".

Berlusconi show in terra della Coldiretti ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Segue comizio politico e breve accenno alla vicenda Alitalia che ormai più che una cordata sembra una colletta ("non si deve partecipare con milioni e milioni, basta una fiche" dice il Cavaliere con riferimento ai suoi "amici imprenditori"). Poi il gran finale. Al banchetto allestito per lui, Berlusconi addenta una mozzarella, ride al primo morso, e al secondo finge un malore.

Cercasi Stato, disperatamente O si faccia l'alzabandiera. Bianca ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia moribonda, campagna elettorale che elude i temi più seri che interessano la gente di Paolo Pillitteri Da tempo andiamo sostenendo, come ha già scritto anche il direttore Arturo Diaconale, che lo Stato non c'è più. Gli indizi dapprima convergenti sono quindi divenuti probatori e, infine, realtà: quotidiana.

I sindacati implorano Spinetta ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Il Cda di Alitalia si è riunito alle 14.15 di ieri ed è andato avanti fino a sera. Ma probabilmente Alitalia sarà pilotata da un nuovo presidente col compito di portare a termine la missione di Prato. Mentre sono in corso gli accertamenti della Consob in merito alla vicenda Alitalia.

Ignoranti di Costituzione ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dovremo stupirci se domani leggeremo che la Padania ha proclamato la sua indipendenza o che Alitalia è stata comprata da McDonalds e i sedili saranno a forma di hamburger. In fondo se uno come Giuliano Amato, professore di Diritto Costituzionale, dice che le elezioni potrebbero essere rinviate, tutto è possibile. Peccato che adesso non abbiamo il tempo di elencare questo "tutto".

Campagna elettorale sotto naftalina ( da "Avanti!" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo l'immondizia ecologica di Napoli e l'immondizia finanziaria di Alitalia, l'immagine dell'Italia non può patire un altro affronto. D'altronde ritardare le elezioni politiche per un errore nell'esclusione di una lista marginale è la spia che si accende per segnalare due guasti gravissimi nella democrazia italiana.

ITALIA-HELZAPOPPIN ( da "Avanti!" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la caduta definitiva dell'Alitalia, il fallimento. Siamo riusciti a far scappare a gambe levate anche un tipo tosto come Spinetta, al quale l'avevamo offerta gratis. Non c'è infatti nessun Grande Gatsby al mondo, che possa comprarsi un rudere del genere Alitalia: ma soprattutto, un rudere occupato da dei sindacati completamente folli.

L'autogol dei cazzari ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vale per il caso Alitalia, che viene ostinatamente presentato dagli stessi giornalisti come un tragico errore commesso dai sindacati ai danni del governo e dell'interesse generale. Ed, invece, anche agli più tenace sostenitore della vendita ad Air France, è la prova del nove della incapacità di Prodi e Padoa Schioppa di condurre una trattativa fuori dallo schema della semplice "

L'economia e la guida politica ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Su Alitalia si sta facendo l'ultima battaglia ma è già di retroguardia avendo perso la finanza e buona parte dell'apparato industriale. L'ultimo baluardo del manifatturiero è il gruppo Fiat, ma non è tutto oro quello che luccica. In Italia, con la scusa che l'economia pubblica era una disgrazia per la crescita del Paese,

E nella Douce France tutti ora ridono di noi ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: per Alitalia mentre "non rimette in questione i fondamentali di Air France". Così commentava ieri il quotidiano economico "La Tribune" la rottura dei negoziati tra Air France-Klm e Alitalia per il mancato accordo con i sindacati. "Il progetto di ripresa di Alitalia da parte di Air France-Klm sembrerebbe "definitivamente sepolto dopo la rottura dei negoziati"

San Marzano non fa miracoli ( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ogni caso necessaria una alleanza strategica perché Alitalia è schiacciata da un lato dalle compagnie più grandi, e dall'altro lato dalle low cost. La legge Marzano si può applicare quando una grande impresa dichiara l'insolvenza: se Alitalia sia o no in questa condizione non posso dirlo". Così si è espresso Antonio Marzano in merito alle vicende della compagnia di bandiera e all'

Alitalia, Letta 'un'occasione importante' , Berti vuole chiarezza ( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Diverse le reazioni sulle ultime vicende Alitalia. Il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, ha richiesto un incontro con Alitalia per fare chiarezza. “è stato chiesto da noi – ha dichiarato Berti - perché abbiamo deciso di fare quadrato attorno all'azienda: in realtà è andato via un compratore, in realtà c'è un piano aziendale per garantire la continuità,

Segue dalla prima alitalia e spinetta ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Segue dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura. Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa,

Alitalia 1 fanno dietrofront anche se dicono che i soldi in cassa ci sono. Giallo sul ruolo del prof e del tesoro ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: sapevano dal giorno prima del no di Spinetta La controproposta su Alitalia, dunque, "non era ultimativa". Questa la posizione comune espressa ieri dai sindacati in conferenza stampa, dopo che su quella controproposta AirFrance-Klm aveva abbandonato mercoledì il tavolo della trattativa su Alitalia e il suo numero uno, Maurizio Prato, si era dimesso trenta secondi dopo dal suo incarico.

Alitalia 2 ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in perfetta coerenza con quindici anni di sindacalismo Alitalia. Sarebbe ingeneroso estendere il giudizio alla storia recente del sindacalismo italiano. Penso al 23 luglio alla politica dei redditi, alla moderazione salariale". Aggiunge Tonini: "La politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio clientelare.

Segue fanfani ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: se persino uno come Berlusconi, che l'Italia del fare la incarna, ha sostanzialmente fallito nel fare le riforme, nessuno ce la potesse fare. E allora meglio una decadenza dolce, una eutanasia, persino al fianco e non contro i sindacati, che la fatica di risalire la china. L'Alitalia siamo noi? 04/04/2008.

Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta" I sindacati fanno retromarcia: "La controproposta su Alitalia non era ultimativa".

Segue dalla prima conversazione col presidente del senato ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sul caos Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad Air France".

Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8 aprile riferirà al governo ( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della Magliana?

Alitalia e Prodi spingono Air France ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 81 del 2008-04-04 pagina 0 Alitalia e Prodi spingono Air France di Paolo Stefanato Il cda della compagnia: "E' l'unica soluzione. Tempo fino all'8 aprile". Il premier spezza l'asse tra Pd e sindacati. E Spinetta aspetta che cali la tensione Milano - Il tempo non è scaduto.

I sindacati: "Nessun passo indietro" ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: che al tavolo della trattativa sulla vendita di Alitalia hanno visto andar via Air France-Klm, è il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi. Prima di entrare in Alitalia per un incontro con l'azienda, a cui oggi non partecipa alcun rappresentante del gruppo franco-olandese mentre è presente anche la Uiltrasporti che aveva abbandonato il negoziato con Air France-

ATITECH, A RISCHIO LE CONSEGNE DEGLI AEREI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Con i ritardi delle lavorazioni dei velivoli, dalle compagnie potrebbero arrivare richieste di risarcimento e penali. Non a caso, al primo giorno di rientro, ieri, dopo le manifestazioni e i blocchi dell'aeroporto oltre che le manifestazioni a Roma, ai sindacati è arrivato subito una richiesta: disponibilità a effettuare turni straordinari per recuperare il tempo perduto.

I sindacati ci ripensano e vogliono trattare ( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Alitalia torna a Parigi I sindacati ci ripensano e vogliono trattare Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa.

Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica: D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese.

Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara ( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a leggere i commenti sulla vicenda Alitalia a me sembra che molti la affrontano come tifosi (W e abbasso) e... SALVO: Sig. Mario, ho capito che Lei lavora in Alitalia e, sì ha colto nel segno..ho viaggiato poco con Alitalia,... Baggiani: Tranquilli, con la scusa di Pizza tengono su ancora un po' 'sto Governo e trovano la soluzione.

LA LEGA VINCE: AIR FRANCE VOLA VIA ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: la Lega che chiede le dimissioni di Padoa Schioppa e, per Alitalia, propone due soluzioni: legge Marzano o cordata italiana. Umberto Bossi promette che questo sarà il primo disastro di Prodi che il governo di centrodestra risolverà: "Alitalia - spiega il Segretario - è un grosso problema ereditato dal passato.

Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dall emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza aveva pensato a un pesce d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e ha disposto l ammissione della lista alla consultazione elettorale del 13-14 aprile dalle quali era stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale.

Il disperato tentativo di Tps: Parigi o morte ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Tommaso Padoa Schioppa interveniva sulla vicenda Alitalia-Air France tentando di spingere per l ultima volta l acceleratore sul passaggio della compagnia di bandiera ai transalpini. Come a dire: il Governo uscente non è intenzionato a fare marcia indietro sulla vicenda della cessione di Alitalia alla compagnia aerea d oltralpe.

<Una clamorosa conferma dell incapacità del Governo> ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Air France pensava di comprare Alitalia al prezzo di realizzo, ai saldi del Governo Prodi - spiega Andrea Gibelli - L operazione evidentemente non gli è riuscita. A Prodi diciamo che questo fatto dimostra la gravità della situazione Alitalia e l inconciliabilità di interessi contrapposti tra Governo che vuole liquidare velocemente Alitalia,

La paura delle categorie <Lo scalo serve all Expo> ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: tutto quello che avviene a difesa dell Alitalia e di Malpensa non si può che vedere in maniera positiva". "Alla luce dell importante vittoria di Milano e dell Italia che tutti hanno celebrato con soddisfazione - ha detto Sangalli - tutto ciò che la politica e gli imprenditori fanno a favore dell Alitalia non può che essere visto con grande soddisfazione.

La compagnia si prende rotte inutili pur di uccidere Malpensa ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: rotte che Alitalia raggiunge attraverso accordi di code share con altre compagnie. Inoltre la convenzione attribuisce all Alitalia i diritti di volo della Volare (per esempio verso Mauritius, Maldive, Cuba e Giamaica), società rilevata dalla ex compagnia di bandiera attraverso un asta che è stata però contestata e che si dovrà rifare.

La Lega: <Meno male, Padoa Schioppa si dimetta> ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: perché quel piano non era una risposta positiva né per Alitalia né per Malpensa. Adesso si potrà aprire la trattativa ad altre cordate oppure usare la legge Marzano, come per Parmalat". "Padoa Schioppa si dimetta - tuona Roberto Calderoli -. Ancora una volta la Lega ha respinto il Barbarossa di turno che voleva fare razzia nel Paese.

Air France, quando anche Rifondazione faceva il tifo per dare tutto in mano a Parigi ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: frattempo Spinetta era diventato membro del Cda di Alitalia (e se ne era anche uscito per avere le mani libere per acquistare la compagnia): "Sull Alitalia c è una strategia precisa, seria, pulita, trasparente e questa deve andare avanti". Tanto avanti che il cda di Alitalia il 21 dicembre 2007 sceglie Air France come compratore e il 17 marzo 2008 il Tesoro acconsente alle nozze.

In un anno recuperare il 70% delle rotte perse ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: è una leva capace di rilanciare l hub desertificato da Alitalia, ma soprattutto è un forte incoraggiamento a farsi avanti per le compagnie aeree che possano occupare le tratte lasciate libere dalla compagnia di bandiera. A dire il vero alla porta del presidente Sea, Giuseppe Bonomi, si sono già presentati in tanti e l Expo non fa che allungare la fila.

<Tranquilli, Malpensa non morirà> ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: COMMISSARIARE ALITALIA PER SALVARE MALPENSA - "Noi facciamo il tifo perchè non sia Air France ad acquisire Alitalia, perchè nel loro progetto industriale Malpensa deve chiudere. Vogliono eliminarla perchè da fastidio". Invece, secondo il capogruppo della Lega Nord alla Camera "Malpensa è una infrastruttura moderna molto importante e quindi è giusto continuare a investire su Malpensa"

La Parola ai lettori ( da "Padania, La" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ora che la Lega tenta di mettere in ordine e di creare una politica federalista padana ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione l Alitalia di Malpensa (Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei servizi ed inoltre il blocco di alcuni commerci creando un debito insostenibile per le famiglie lavoratrici. [Data pubblicazione: 03/04/2008].

Sindacati, aprite gli occhi ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: porterà forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte;


Articoli

I sindacati fanno saltare la trattativa. Air France se ne va, Prato la segue (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

ALITALIA   SPINETTA PORTA AL TAVOLO DELLE MODIFICHE MIGLIORATIVE MA LE SIGLE AVANZANO UNA CONTROPROPOSTA. "IRRICEVIBILE" SECONDO L'AD FRANCESE I sindacati fanno saltare la trattativa. Air France se ne va, Prato la segue GIANNI DEL VECCHIO Il colpo di scena arriva poco dopo le sette di sera. Air France si alza e se ne va dal tavolo di trattativa con i sindacati, lasciando così Alitalia al suo destino. Si chiude così la giornata più attesa, quella che doveva portare alla firma dell'accordo sul futuro della compagnia. Il colpo che ha fatto saltare il banco è stata la controproposta delle sigle sindacali alle modifiche presentate dai francesi al proprio piano. Un pacchetto di misure che l'ad transalpino ha considerato irricevibili: "Non sono punti accettabili ? ha detto Spinetta ?. Non solo sono contrario a livello personale ma dubito che possano essere accettati dal cda". "Quindi, la trattativa finisce qui", sono le ultime parole pronunciate prima di prendere il primo volo per Parigi. Ma quali sono le misure incriminate? Prima di tutto ottenere il salvataggio di Az Service, i servizi di terra della compagnia, facendo entrare il 51 per cento in mano a Fintecna nel perimetro del gruppo aereo, tramite un aumento di capitale. Poi la garanzia che il settore cargo non venga chiuso per l'intero arco del piano industriale. E infine, si legge nel documento sindacale, "la dismissione di un numero minore di aerei di medio raggio, l'anticipazione della fase di ammodernamento dell'intera flotta e l'ingresso di nuovi aerei per il lungo raggio". Tre punti questi che hanno fatto sbottare Spinetta, anche perché vanno molto al di là delle aperture che l'ad francese ha presentato rispetto al piano industriale originario. La delegazione franco-olandese infatti aveva portato al tavolo delle modifiche con le quali pensava di chiudere la partita. Secondo quanto riferito da fonti sindacali presenti all'incontro a via della Magliana, Spinetta, avrebbe riferito che dal 2009, con un'Alitalia di nuovo in pareggio, si sarebbe potuto anticipare l'ingresso in flotta di due B777 con tutto ciò che comporta in termini di piloti e assistenti di volo. Previsto inoltre l'anticipo della sostituzione degli MD80 con Airbus A32 sempre al 2009. Per quanto riguarda infine il previsto ingresso in Air France- Klm di 180 giovani piloti Alitalia su base volontaria in tre anni, Spinetta avrebbe confermato l'iniziativa. In relazione al cargo, infine, le aperture avrebbero riguardato l'intenzione di demandare al 2009 la valutazione della redditività della divisione merci "full cargo" a un ente terzo certificatore. Sulla base della valutazione si sarebbe deciso se tenere in vita o meno questa divisione. Proposte, queste, come si vede, molto inferiori all'asticella messa successivamente dai sindacati. E che hanno causato la fuga dello staff transalpino. La domanda da un milione di dollari ora è se quello di Spinetta sia o meno un bluff. AirFrance tornerà a sedere al tavolo della trattativa o davvero è tutto finito? Il segretario della Cgil Epifani sposa la seconda interpretazione, sottolineando come non ci siano più margini, "l'intesa è ormai saltata e il paese ha subito una sconfitta bruciante ". Sulla stessa linea anche il segretario della Uil Angeletti: "Purtroppo è accaduto ciò che temevamo, perciò avevamo chiesto il rinvio del negoziato". Ma il vero indizio rivelatore è il comportamento del presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Le sue dimissioni sembrano la conferma dell'irreparabilità della rottura, visto che è stato messo lì da Prodi proprio per traghettare la compagnia verso Parigi. Ma se, come ormai appare probabile, i francesi non torneranno quale sarà il futuro di Alitalia? L'unica strada praticabile è il ricorso alla legge Marzano per le grandi imprese in stato d'insolvenza. La normativa permette a quest'ultime di andare in amministrazione straordinaria, guidate da un commissario che deve decidere se risanarle o venderle. Un'opzione che il ministro Padoa-Schioppa considera molto più radicale che la cessione ad Air- France, visto che l'eventuale ristrutturazione lascerebbe per strada molti più lavoratori di quelli previsti dai francesi.

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Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia, Police presidente per tornare a trattare. Il Cavaliere la offre ai coltivatori Paura del crack, i sindacati ci ripensano: Parigi, ritorna Azienda, governo e Pd vogliono recuperare Air France. Berlusconi no Dietrofront dei sindacati. Dopo neanche 24 ore dalla rottura della trattativa con AirFrance per la vendita di Alitalia, i rappresentanti dei lavoratori hanno fatto un appello alla compagnia francese affinché torni a negoziare. Un cambiamento di rotta radicale, dovuto dalla presa d'atto che quella transalpina è l'unica proposta seria in campo. Ma anche effetto del pressing del Pd, che non ha attaccato le confederazioni bensì le ha sollecitate a tornare sui loro passi. Contemporaneamente Veltroni ha anche invitato l'esecutivo a partecipare attivamente al negoziato. E il governo, dal canto suo, ha preso 48 ore di tempo per cercare di riannodare i fili della trattativa: il sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta ha avviato contatti con i sindacati e con i francesi per verificare se è possibile tornare tutti davanti a un tavolo. ieri sera è stato nominato un nuovo presidente di Alitalia, Aristide Police. Per stamattina l'Alitalia ha convocato i sindacati. Intanto Berlusconi continua con le boutade. Ieri ha offerto la compagnia di bandiera agli agricoltori di Coldiretti. A PAGINA 4.

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Alitalia, il nulla hostess e le giravolte di B (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

S C R I P T A M A N E N T Alitalia, il nulla hostess e le giravolte di B. PANORAMIX Gioco di parole Gioca con le parole il Foglio ed indovina un pregevole calembour. La vicenda è quella Alitalia- Air France, il protagonista è il candidato premier del Pdl: "Il nulla hostess del Cav.". Per il quotidiano diretto da Giuliano Ferrara è "mirabile il Berlusconi presidente operaio, ma pure il Cav. statista sindacalizzato sa il fatto suo. Talmente mirabile che ieri, tra uno sbadiglio elettorale e una finta gaffe con il presidente Napolitano, rischiava di passare inosservato il suo nulla osta all'acquisizione di Alitalia da parte dei galli di Air France, fatti salvi ovviamente quei requisiti decisivi che devono preservare lo status della compagnia di bandiera e proteggere i diritti e i doveri dei lavoratori. Il verdetto sulla trattativa ? insiste il quotidiano ? arriverà oggi. Nove su dieci chiuderanno anche se in Italia tutto è possibile. Perfino che alla fine il Cav. orchestri da Palazzo Chigi, tra poche settimane, qualche altra diavoleria tricolore. Ma la cronaca dell'oggi dice così. E comunque andrà a finire, l'Amor nostro potrà rivendicare un ruolo impareggiabile nella vicenda. Perché se il dottor Spinetta ha dovuto ricalibrare le ambizioni finanziarie e di ristrutturazione che Parigi aveva in un primo tempo riservato ad Alitalia, lo si deve quasi unicamente a questo strano impasto d'italianità sindacale e sciovinismo brianzolo incarnato dal Cav.". Promemoria Breve promemoria ad uso del Foglio. Il 20 marzo Berlusconi dichiarava che nella cordata italiana sarebbero forse entrati anche i suoi figli. Il 21 marzo diceva: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa" e chiariva: "Penso ci sia la possibilità di concretizzare la cordata italiana in pochi giorni: credo si possa fare con il sostegno di importanti istituti di credito". Passano cinque giorni (siamo al 26 marzo) e Berlusconi annuncia: "La cordata italiana per Alitalia non è qualcosa di campato in aria: oggi ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte che non posso fare per dovere di riservatezza ". Riservatezza che dura meno di 24 ore. Sulla Stampa, il 27 marzo, Augusto Minzolini riporta del dichiarazioni del Cav. con i nomi della cordata: "Ligresti, Mediobanca, Benetton, Eni". Smentiscono, con toni diversi, i diretti interessati e smentisce, nella stessa giornata, lo stesso Berlusconi. Il copione è quello solito da dodici anni a questa parte: "Indiscrezioni giornalistiche". Nella cronologia, infine, rientrano anche le dichiarazioni ? puntualmente riprese dai media ? dell'esclusione dei figli dalla cordata e, infine, l'affermazione che ha offerto al Foglio la possibilità del gioco di parole sul titolo citato: se l'accordo con Air France prevede "pari dignità e Alitalia come compagnia di bandiera noi siamo favorevoli ". Peccato che nel piano di Air France ciò fosse previsto sin dall'inizio. L'escalation esternatoria del Cavaliere ? e certo non è una "finta gaffe" quella con il Quirinale ? può essere letta in altro modo. Con la paura di non farcela.

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Pizze, casini, piloti, mozzarelle, pro-life le elezioni volgono in burletta (per ora) (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

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FEDERICO ORLANDO RISPONDE Cara Europa, nel gran casino ("case di piacere" dice il generale gentleman, che vuole riaprirle per i soldati), di monnezza, bufale, Alitalia, pizza, liste pro-life, ecc. sembriamo arrivati alla resa dei conti: Veltroni fa capire in tv che i responsabili della monnezza dovranno lasciare, l'Air France ci sbatte la porta in faccia, forse la cassazione ci salverà dalle titubanze di Amato che "non esclude" il rinvio delle elezioni, infine le femministe e non solo hanno risposto con ortaggi e uova alle sanguinose accuse (assassine, omicide) di Ferrara. Cosa concludere? ARMANDO COFELICE, PESCARA Caro Cofelice, la mia conclusione è che così si concludono degnamente 15 anni di transizione dalla prima alla ipotetica terza repubblica, contrassegnati da un sostanziale non governo del paese. Nell'interregno, hanno ripreso piede poteri estranei alla democrazia politica, in primo luogo il clericalismo impiccione predivorzio e il sindacalismo tuttofare anni Settanta. I risultati sono simbolicamente questi che lei cita: i governi latitano e si fanno sostituire dai sindacati nelle trattative con potentati economici (e politici) stranieri; i parlamenti non legiferano nemmeno sui propri poteri in materia elettorale, rimettendosi a quella monumentale accolita di marziani che è il Tar del Lazio e in genere la giustizia amministrativa; lo stato rinuncia alla sua non negoziabile laicità ? scritta nella Costituizione e pubblicamente calpestata ? e permette alla Chiesa non già di occupare spazi pubblici per la religione (che è perfettamente lecito in ogni ordinamento liberale, anzi ne fa parte) ma di aspirare alla guida politica della società (come, per altri interessi, fece il pansindacalismo). Così molti cittadini per un verso fuggono dalla politica alla non partecipazione, consentendo ai governi degli scarabocchi, come li chiamavano nel Risorgimento, di sentirsi ancor più sciolti dall'obbligo di fare e di rispondere al paese; per un altro verso riscoprono la cultura della contestazione, dopo la generazione delle egoistiche indifferenze che ha prodotto, appunto, il non-stato, il non-governo, la non-politica, i non-partiti, e ceduto funzioni di governo a chiese, sette, corporazioni, sindacati e nuovi stregoni. E noi della prima repubblica? La nostra ipocrisia arriva a questo: mentre ci strappiamo i capelli per i pomodori antidemocratici di Bologna su Ferrara (quante solidarietà di salotto comunista borghese sono scattate, signora Mafai), nessuno di noi (salvo sempre la signora Mafai) s'è degnato di strapparsi almeno un pelo per l'attentato di Pisa, dove un medico e un farmacista hanno rifiutato i contraccettivi a due cittadine che, a norma di legge, li chiedevano (è stato ricordato che Maria Pia Garavaglia, cattolica a 18 carati, per un caso analogo verificatosi quando era lei ministro della sanità, piombò come un fulmine di guerra sugli "obbiettori" (obbiettori o cucchiai d'oro?) e gli fece rimangiare l'incauto rifiuto in nome delle leggi dello stato. Lo stato laico, appunto, di cui ieri Gianenrico Rusconi ha chiesto il ripristino ai governi che verranno. Sa qual è la mia angoscia? Che tutto questo porti a due cose: tra 10 giorni, a un astensionismo maggiore di quello che i sondaggi avevano registrato; e, dopo le elezioni, al ritorno in piazza dei nuovi settantasettini incattiviti, invece dei girotondini che ne furono la coda goliardica. Il non governo, i savanorola, la cultura delle guerre di civiltà che predicano, spingono gli altri, prima o dopo, a rispondere colpo su colpo. Una bella spinta alla crisi della democrazia.

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Alitalia, il Cda proposta di Air France ancora idonea (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea Police nuovo presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia, riunitosi oggi, "ha preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa iniziativa è venuta meno". Il CdA aggiunge però di ritenere la proposta ancora "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Il Consiglio di Amministrazione prosegue: "Ha approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e patrimoniale della società, il cui esame ha deliberato di completare anche con il supporto di primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione già prevista per il prossimo 8 aprile". La compagnia ha deliberato, entro la prossima riunione, di "rappresentare al Governo, per l'opportuna valutazione dei profili di interesse generale che verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale". Il documento ufficiale si conclude con la presa d'atto delle dimissioni rassegnate ieri dal Presidente e Amministratore Delegato Maurizio Prato. Ha altresì nominato il suo successore: il Consigliere di Amministrazione Aristide Police.

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Alitalia, il governo insegue Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Due giorni di tempo Aristide Police al posto di Prato. I sindacati temono l'arrivo del commissario: "La nostra proposta si può trattare" 04/04/2008 Roma.Il governo prova a ricucire lo strappo con Air France e a evitare il caos nella gestione dell'azienda dopo che il presidente, Maurizio Prato, si è dimesso mentre i francesi abbandonavano il tavolo della trattativa di fronte alle richieste dei sindacati. Prato è stato rimpiazzato da Aristide Police, nominato ieri sera dal consiglio di amministrazione. Romano Prodi, molto critico nei confronti dei sindacati ("È stato un grave errore"), auspica la ripresa della trattativa. Il governo si è dato due giorni di tempo per sondare Parigi, ma i margini sono stretti. Se entro domani arriverà una risposta negativa, la compagnia di bandiera imboccherà la strada che porta al commissario. Anche i sindacati che sedevano al tavolo con il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, guardano con timore all'arrivo di un commissario, lanciano un appello a Parigi: "Possiamo negoziare. La nostra proposta non è un ultimatum", si legge in un documento unitario. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi. I francesi non hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana e Alitalia non può attendere a lungo. Il commissario avrebbe vita durissima per non imboccare la strada del fallimento e di una svendita dell'azienda a prezzi di saldo: in 180 giorni (più una possibile proroga di 90 giorni) dovrebbe accordarsi con creditori e fornitori. Nel caso Parmalat, l'azienda era solida e c'erano di mezzo le banche. Per Alitalia la situazione è più grave perché Bruxelles sembra contraria a nuovi aiuti di Stato mentre anche l'ipotesi di un prestito ponte viene giudicato con prudenza. Il commissario dovrebbe quindi rivolgersi alle banche. Intanto il titolo in Borsa è stato sospeso. Silvio Berlusconi lancia un appello agli industriali: "Salviamo Alitalia, basta una fiche". lombardi >> 5 04/04/2008.

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Seduta piattain piazza affari (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Commento MILANO. Senza le fiammate del titolo Alitalia, sospeso da Borsa italiana in attesa che si chiarisca la situazione della compagnia aerea, Piazza Affari chiude in leggero calo una seduta passata quasi interamente in compagnia del segno meno, tranne due brevi escursioni, una in mattina e una nel pomeriggio, in terreno positivo. Il Mibtel chiude così in calo dello 0,19% a 25.234 punti mentre lo S&P/Mib ha ceduto lo 0,11% a 33.103 punti. 04/04/2008.

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La crisi Alitalia si risolve solo con pesanti "tagli" (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Giorgio oldoini Per risolvere la crisi Alitalia sono necessari pesanti tagli occupazionali, che nessun manager italiano è stato in grado di attuare durante gli ultimi vent'anni. Anche Air France ha dovuto abbandonare il tavolo delle trattative e, salvo colpi di scena, si profila l'ombra del Commissario. Comunque vada a finire, è questo l'inglorioso epilogo di una gestione funzionale agli interessi dei sindacati "autonomi", i quali hanno tenuto in scacco l'intera nazione con il consenso di forze politiche che erano entrate con loro in privilegiata sintonia. La debolezza dei nostri governi risiedeva nell'incapacità di bloccare i cosiddetti gruppi di specie ricattatoria, in grado di bloccare i servizi pubblici. La risposta che si è sempre data agli scioperi senza preavviso era quello di riconoscere nuovi benefici ed assunzioni. Il che creava analoga aspettativa da parte di altre categorie organizzate, quasi sempre accordati senza troppa resistenza. In tal modo si era giunti ad adottare la contradditoria politica dei privilegi speciali per tutti. Questo comportamento non ha niente a che vedere con la democrazia, a meno di considerare autoritario il sistema americano. Alla fine degli anni Settanta, negli Usa era impossibile salire su un treno o un aereo ed essere certi di arrivare a destinazione. Gli scioperi senza preavviso di piloti, controllori di volo o della più insignificante corporazione dei ferrovieri, erano così frequenti da mettere in ginocchio l'intero paese. Secondo il presidente Carter, il bene supremo non era quello di fare arrivare i treni in orario, bensì la tutela dei diritti delle minoranze; tale posizione gli risultò fatale. Reagan infranse quel tabù: i controllori di volo che incrociavano le braccia ricevettero l'invito a riprendere il loro posto entro una settimana. Il sindacato più potente resistette; arrivarono allora diecimila lettere di licenziamento, che era da considerarsi a vita perché nessuno dei licenziati avrebbe più potuto fare domanda di assunzione in qualsiasi altro settore dello Stato. Quella sfida aveva indebolito l'intero movimento sindacale che da allora non si è più ripreso. Alitalia è dunque il risultato di una politica di aiuti pubblici (continuata anche dopo la quotazione di borsa): la fase di riconversione che ha seguito la fine del ciclo protezionista, non si è ancora esaurita e le attuali strutture restano incompatibili con una ragionevole dimensione di impresa. I sindacati confederali si sono divisi secondo l'area politica di riferimento, dando l'ennesima prova di una irreversibile crisi di rappresentanza, mentre le manifestazioni di interesse per la compagnia di bandiera da parte di cordate "nazionalistiche", puzzano di stantio. Ha senso voler mantenere l'italianità della nostra compagnia, come afferma Berlusconi? Certamente si, purché si trovino imprenditori in grado di concepire e realizzare un piano industriale che garantisca il recupero di un'efficienza durevole nell'ambito di un mercato sempre più competitivo. Il che richiede alleanze strategiche internazionali, esasperate economie di scala, una forza lavoro impegnata ai risultati, enormi capitali di rischio. L'identikit di questo tipo di "imprese" risponde alle caratteristiche delle società pubbliche che hanno fin qui garantito quel poco di economia trainante che resta nel paese. Anche in questo caso si avrebbe comunque un piano di ristrutturazione "lacrime e sangue", senza alcun vantaggio per la forza lavoro. Il che dimostra che il lavoratore protetto è anche quello che rischia di più: nel momento in cui viene a mancare la situazione di vantaggio, i primi a perdere il posto -che difficilmente ritroveranno- sono proprio i dipendenti che hanno goduto della tutela. Una circostanza che i sindacati tedeschi hanno da tempo compreso. giorgio oldoini è manager d'impresa. 04/04/2008 I confederali si sono divisi per aree politiche, dando prova di un'irreversibile crisi di rappresentanza 04/04/2008.

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Ultima spiaggiaricucire lo strappo (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I sindacati: "Riaprire il negoziato". Nominato il nuovo presidente Roma. L'Alitalia tenta l'ultimo decollo, ma sulla compagnia incombe lo spettro del fallimento. Il governo prova a ricucire lo strappo con Air France e si adopera per evitare il caos nella gestione dell'azienda, dopo le dimissioni del numero uno, Maurizio Prato, che ha gettato la spugna l'altra sera mentre i francesi abbandonavano di fronte alle richieste dei sindacati. Anche le otto sigle sindacali, che erano al tavolo dal quale mercoledì si è alzato il patron di Air France, Jean-Cyril Spinetta, ora lanciano un appello a Parigi: "Possiamo negoziare. La nostra proposta non è un ultimatum", si legge in un documento unitario. Ma ormai potrebbe essere troppo tardi. I francesi non hanno fretta di tornare nel bunker della Magliana ma Alitalia non può attendere a lungo: il governo sta cercando di rimediare come può e di riannodare i fili spezzati della trattativa. Ma i margini sono stretti. E intanto il titolo di Alitalia in Borsa è stato sospeso. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, invita i manager della compagnia a non mollare dopo l'uscita di scena di Prato, che peraltro aveva tutti i poteri decisionali: bisognerà quindi "porre in essere tempestive iniziative in grado di assicurare il ripristino di un adeguato e completo sistema di governo dell'azienda". Così dice il Tesoro in una nota. In serata l'Alitalia provvede a sostituire Prato con l'avvocato Aristide Police che già siede nel Consiglio di amministrazione. Anche questo passaggio di consegne complica non poco i rapporti con i francesi che avevano un interlocutore fidato nell'ex presidente. I sindacati oggi torneranno alla Magliana per incontrare l'azienda, in attesa di una risposta di Air France: il governo si è dato due giorni di tempo per sondare Parigi. Se entro domani arriverà una risposta negativa, la compagnia di bandiera imboccherà la strada tortuosa che porta al commissario. Ma non è detto che finisca come alla Parmalat anche se Enrico Bondi è il nome più gettonato per tentare di uscire dalle secche. Mentre Silvio Berlusconi fa ricadere sul governo la responsabilità di optare per un commissario, i sindacati annaspano e si muovono in ordine sparso. "Non penso che Air France esca di scena", dice il leader della Uil Luigi Angeletti, che aveva abbandonato la trattativa e continua a rimanere in disparte rispetto agli altri sindacati. "Non si lanciano proposte all'ultimo minuto", spiega Angeletti, convinto che ci sia troppo affollamento sul fronte sindacale e questo non aiuta il negoziato. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, se la prende con il governo: "Ci ha lasciati nudi di fronte ad Air France", attacca. "E' una sconfitta per tutto il Paese", si sfoga il capo della Cgil, Guglielmo Epifani. Sta di fatto che il tavolo è saltato quando, a sorpresa, i sindacati hanno alzato la posta presentandosi con un piano alternativo rispetto a quello di Spinetta che aveva già ammorbidito il capitolo dei tagli. "I sindacati ci hanno messo con le spalle al muro", si sfoga Prato. E anche Romano Prodi non è tenero con i sindacati: "E' stato un grave errore", si lascia scappare tirandosi addosso molte critiche, soprattutto della sinistra radicale. Ma ormai la frittata è fatta. E gli stessi sindacati, che hanno tirato la corda con Air France, guardano con timore all'arrivo di un commissario, che peraltro dovrebbe fare un miracolo per non essere costretto a portare i libri in tribunale. "Bisogna evitare il commissario. C'è abbastanza tempo e ci sono abbastanza soldi ancora per mesi", dice Angeletti. Già, i soldi. Nelle casse dell'azienda ci sono circa 300 milioni di liquidità grazie alle ultime operazioni su Irpeg e titoli. Ma Alitalia brucia oltre 100 milioni al mese e questo significa che ha ossigeno fino all'estate prima di rimanere con gli aerei a secco, senza contare il peso morto dei debiti stimati in 1,3 miliardi di euro a febbraio. Se Air France uscirà definitivamente di scena, anche il Bondi di turno, nominato con legge Marzano (quella cioè che si applica ai grandi gruppi in crisi o alle prese con un crac finanziario), avrà vita durissima per non imboccare la strada di un fallimento e di una svendita dell'azienda a prezzi di saldo: ha 180 giorni di tempo (più una possibile proroga di 90 giorni) per trovare un accordo con i creditori e i fornitori, avviando la ristrutturazione industriale. Nel caso Parmalat, l'azienda era solida e c'erano di mezzo le banche. L'operazione riuscì. Per l'Alitalia, la situazione è più grave perché da Bruxelles arrivano segnali contrari a nuovi aiuti di Stato mentre anche l'ipotesi di un prestito ponte viene giudicato con molta prudenza. Il commissario dovrebbe quindi rivolgersi alle banche. Un epilogo amaro e obbligato, come fu per la belga Sabena e per la Swissair, che sono fallite e risorte. Ma i sindacati sanno che, per i lavoratori, fu un bagno di sangue. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 04/04/2008 ' 04/04/2008 lo sfogodel managerI sindacati ci hanno messo con le spalle al muro. Non è stato possibile andare oltre maurizio pratoex presidente Alitalia 04/04/2008 ' 04/04/2008 l'auspicio del premierMi auguro che prevalga il buon senso e che il filo della trattativa possa essere riannodato Romano prodipresidente del Consiglio 04/04/2008.

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Appello di Berlusconi agli industriali: <Basta una fiche> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Appello di Berlusconi agli industriali: "Basta una fiche" il mondo politico Il premier affida al sottosegretario Letta il compito di sondare la possibilità di riaprire le trattative con i francesi 04/04/2008 Roma. "Rivolgo nuovamente l'appello all'orgoglio degli imprenditori. Nel loro interesse, bisogna salvare l'Italia. E agli imprenditori dico che non bisogna partecipare con milioni e milioni, basta mettere una fiche". All'indomani dello strappo di Air France, Silvio Berlusconi rilancia ma più che una cordata la sua proposta somiglia a una colletta, alla quale in serata aderisce Orlando Corradi, patron di Mondo Tv, che si dice pronto a mettere nel piatto 2 milioni di euro "a titolo personale". Per il resto, il Cavaliere lascia nelle mani di Romano Prodi la parta bollente di una decisione su cosa fare se i francesi, come sembra, non torneranno a sedersi la tavolo della trattativa. Il rischio di un commissario? "La domanda va posta a chi ha responsabilità di governo. Io sono ancora all'opposizione", allarga le braccia il leader del Pdl. Chi da palazzo Chigi ha visto naufragare il negoziato se la prende con i sindacati e illustra le difficoltà del momento a Nicolas Sarkozy in una pausa del vertice Nato di Bucarest: "C'è stato solo un accenno. Gli ho descritto la situazione", spiega Prodi. "Sul tavolo c'era una proposta non certo più severa di altri. Mi auguro che prevalga il buon senso e che riprenda il filo della trattativa", dice Prodi, che lascia al sottosegretario Enrico Letta e ai ministri economici il compito di sondare gli umori dei vertici Air France. Ma il premier non si mostra ottimista anche perché la campagna elettorale è un ostacolo insormontabile: fra dieci giorni si vota e il dossier Alitalia finirà sul tavolo del nuovo governo. A cosa serve, dunque, scomodare di nuovo Air France quando il nuovo inquilino di palazzo Chigi potrebbe essere Berlusconi che non vuole sentir parlare dei francesi e sponsorizza ancora una fantomatica cordata italiana? Più che altro, il governo cercherà di non lasciare che Alitalia vada alla deriva, senza un vertice e senza prospettive. Il leader del Pd, Walter Veltroni, invita il governo ad intervenire per rimettere in piedi la trattativa tra Air France e sindacati: "Tutti devono avere senso di responsabilità. Basta con le interferenze politiche che sono micidiali per la trattativa", dice, Duro il giudizio di Veltroni sul comportamento di Berlusconi, ostile nei confronti dei francesi: "Il suo messaggio era chiaro: Air France via. E Air France è andata via". Ora è difficile, quasi impossibile rimediare. "C'è qualcuno che ha scherzato con il fuoco", incalza Francesco Rutelli. "La situazione rischia di diventare irrecuperabile", rincara da parte sua Massimo D'Alema. Anche se tutti sperano in un ripensamento di Air France, prevale il pessimismo perché il voto incombe e il destino di Alitalia si intreccia ormai con i risultati elettorali. Troppe le incognite per una situazione grave che da sola basta a far tremare i polsi a chiunque. La prospettiva è quella di un commissario o del fallimento: "Non c'è altra strada", scommette Emma Bonino. Eppure, Berlusconi non si dispera di fronte alla fuga di Air France. E la Lega vede con favore il ricorso alla legge Marzano e un commissario in stile Parmalat. Il Cavaliere è convinto che riuscirà a convincere un drappello di imprenditori a farsi carico di Alitalia: "Non ci vogliono i milioni, basta una fiche", spiega alla platea della Coldiretti. C'è anche chi fa due conti, come il governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che così quantifica la "fiche" proposta da Berlusconi: "Gli industriali italiani investano 2 mila euro a testa e si comprino Alitalia". Chissà se nella cifra sono compresi anche i 3 miliardi di euro che Air France era disposta a spendere per farsi carico dei debiti e rimettere in pista la compagnia. Sia come sia, Berlusconi e i suoi alleati non considerano un dramma la fuga dei francesi: "Va bene così. La cordata italiana esiste, anzi ce n'è più di una. Basta che il governo Prodi garantisca la resistenza di Alitalia per altri venti giorni", dice Gianni Alemanno, di An. Un consiglio che stavolta Prodi è tentato di accettare anche perché c'è poco da fare. La stessa cosa pensa Pier Ferdinando Casini, che avverte: "Alitalia? Una polpetta avvelenata per il nuovo governo". M. Lo. 04/04/2008.

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Il sindaco lanciauna sottoscrizione (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Portofino Portofino. La salvezza dell'Alitalia potrebbe arrivare da una "cordata popolare" attraverso libere sottoscrizioni popolari. E se l'idea giunge dal "borgo dei vip", l'argomento potrebbe fare tendenza come tutte le novità che arrivano da Portofino e magari trasformarsi in una realtà. A lanciare la proposta sull'onda dell'emozione è il primo cittadino Giorgio "tigre" Devoto. Ieri sera Devoto ha preso l'iniziativa a nome di tutto il paese e ha lanciato la proposta di una raccolta di denaro per salvare l'Alitalia, una sorta di autotassazione degli italiani che partirebbe dal popolo per aiutare la compagnia aerea nazionale ad uscire dal grave momento di crisi che sta vivendo. "Una cordata del popolo italiano potrebbe essere un'idea per salvare l'Alitalia. Da Portofino come sindaco lancio questo appello: ognuno si tassi per quello che può, faccia un'offerta libera per raccogliere fondi da destinare all'Alitalia e salvare in qualche modo la compagnia di bandiera". Gloria Barbetta 04/04/2008.

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Horror Election Show (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Horror Election Show Roberto Cotroneo Cartoline dal voto Ci fosse Lucio Battisti, si potrebbe cantare: "Tu chiamale, se vuoi, elezioni". In un paese che ha di fronte immensi problemi, a cominciare dalla drammatica vicenda Alitalia, per proseguire con la difficoltà di dover tornare al voto dopo due anni, con una crisi di governo inaspettata e che non ha giovato al paese, con alcune riforme istituzionali fondamentali che nessuno è riuscito a fare. Insomma in una situazione politica difficile e instabile, dentro una crisi del paese, che non è solo economica, ma è anche morale. segue a pagina 8.

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Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Dramma Alitalia, il governo tenta l'ultima mediazione Ancora 48 ore per riprendere il negoziato con Air France. Aristide Police eletto presidente della compagnia Palazzo Chigi cerca di ricucire lo strappo con Parigi. Ma il tempo per non far precipitare definitivamente Alitalia è poco. 48 ore al massimo. Se non riparte, e soprattutto se non si concluderà positivamente il nuovo negoziato con Air France l'alternativa sarà il commissariamento. Prodi auspica che prevalga il buon senso. Veltroni chiede che la politica non interferisca più. Ma Berlusconi continua a parlare di cordata italiana. I sindacati sembrano disposti a tornare al tavolo "ma non a qualsiasi costo". Intanto il professore Aristide Police prende il posto del dimissionario Prato al vertice di Alitalia. Masocco, R. Rossi e Di Giovanni alle pagine 2 e 3.

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I colletti bianchi della Magliana vogliono i francesi Dirigenti e impiegati scendono in piazza a sostegno di Prato. Ma non siamo a Mirafiori nel 1980 (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del I "colletti bianchi" della Magliana vogliono i francesi Dirigenti e impiegati scendono in piazza a sostegno di Prato. Ma non siamo a Mirafiori nel 1980 / Roma COLLETTI Hanno preso il posto di operai e addetti ai servizi nel piazzale antistante l'ingresso del centro direzione Alitalia della Magliana. Con cartelli e scritte ("Io non ci sto") i colletti bianchi della compagnia di bandiera - trecento secondo le stime degli organizzatori, non oltre un centinaio secondo Alitalia - hanno manifestato a favore di Air France. "Si tratta di una protesta spontanea - ha spiegato un quadro dell'azienda, Daniela - che è nata questa mattina per dire che siamo interessati ad una soluzione che possa rilanciare Alitalia: la soluzione Air France offriva prospettive serie e concrete". Una posizione già espressa lunedì scorso, prima che si verificasse la rottura delle trattative con Air France, con una petizione firmata da 700 dipendenti dell'azienda e consegnata all'allora presidente Maurizio Prato con cui si esprimeva "il nostro appoggio - ha sottolineato Daniela - alla condotta che ha tenuto nella trattativa". La manifestazione spontanea è andata avanti per quasi tutta la mattina e una parte del pomeriggio. Proprio quando era in corso il consiglio di amministrazione della compagnia per decidere se dare continuità aziendale e nominare un nuovo presidente al posto del dimissionario Maurizio Prato. E proprio la figura di Prato è stata al centro della manifestazione. Molti degli slogan e volantini erano a sostegno al presidente dimissionario della compagnia. Altri esprimevano rammarico per la rottura del confronto sul piano di acquisizione di Air France-Klm. "Vogliamo il piano Air France", era scritto sui volantini. Cori e proteste anche contro i sindacalisti indicati come i responsabili del fallimento del progetto di Air France. Nei giorni scorsi, al contrario, a protestare era stati i dipendenti di Az Servizi, la società controllata da Fintecna che gestisce i servizi del gruppo Alitalia, ed in particolare i lavoratori impegnati nei settori che Air France non intendeva rilevare, come informatica, call center, centro elaborazione dati, amministrazione. Una protesta, in quel caso, contro il piano dei francesi che per i lavoratori esclusi dal progetto di integrazione nel gruppo Air France-Klm andava bocciato o corretto allargando a tutti i servizi il perimetro dell'offerta. La contestazione dei quadri della Magliana riporta alla mente un precedente storico di quasi trent'anni fa: la marcia dei "quarantamila" quadri della Fiat. Allora quella manifestazione fu un punto di rottura nella storia sociale d'Italia. La marciasegnò una sconfitta del sindacato e cambiò radicalmente gli equilibri tra industria e lavoratori.dando un colpo definitivo alle relazioni sindacali all'interno dell'azienda. Forse la similutidune con Alitalia è ardita. Ma è comunque un segnale. ro.ro.

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Pronti all'accordo, ma non a qualsiasi costo I sindacati: la nostra proposta non è ultimativa, ma non possiamo impiccarci (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del "Pronti all'accordo, ma non a qualsiasi costo" I sindacati: la nostra proposta non è ultimativa, ma non possiamo impiccarci di Felicia Masocco/ Roma GIOCO DI RUOLO Non hanno presentato un ultimatum, non dicono "prendere o lasciare", vogliono una trattativa "classica" in cui si discute e si trova un punto di equilibrio. E sono pronti a farlo con AirFrance-Klm se torna al tavolo. I sindacati, cui un'anomalia tutta italiana lascia l'ultima parola sulla privatizzazione della compagnia di bandiera, sono ancora pronti a negoziare, a riannodare i fili e a far ripartire il confronto. Fino a raggiungere un accordo, se possibile. "Ma - dicono - non a tutti i costi". Accusate di irresponsabilità e massimalismo, le otto sigle sindacali firmatarie della controproposta che AirFrance ha bocciato in una manciata di minuti, ieri hanno tenuto una conferenza stampa e provato a spiegare di aver solo fatto il loro mestiere. Impresa ardua con lo spettro del commissariamento che aleggia. "È evidente che sarebbe una sciagura, faremo di tutto per evitarlo", afferma il leader della Filt-Cgil Fabrizio Solari, convinto tuttavia che si tratti di "un'estrema ratio per un'azienda che non ha altre possibilità". La posizione è comune a tutte le altre sigle che questa mattina alle 11 incontreranno i vertici aziendali per fare il punto. L'incontro con i giornalisti si tiene in un albergo a pochi passi da Palazzo Chigi, dove la diplomazia governativa è al lavoro per ricucire lo strappo con i francesi. "Osserviamo che finalmente da parte del governo c'è disponibilità - continua Solari -. Noi siamo pronti a riprendere il confronto. Ma - avverte - quando si va a un tavolo di trattativa non si può chiedere l'anima alla controparte. Non ci chiedano perciò di accettare un pacco preconfezionato da prendere o lasciare, o un accordo dove un solo lavoratore non sa che fine fa". Ancora: "Se mi dicono di firmare la disperazione della gente non lo faccio". Altra cosa è gestire una ristrutturazione, anche nel settore cargo che però i francesi vogliono chiudere. La proposta sindacale è negoziabile, ma no ad accordi capestro. È quindi questo il messaggio che si lancia il governo e a Jean-Cyril Spinetta pur sapendo che il presidente del più grande gruppo aereo del mondo semmai dovesse tornare al tavolo, sarà più forte di prima. Anche per questo Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl trasporti, Anpac, Up, Anpav e Avia spiegano le loro ragioni, dicono che una vera trattativa con AirFrance-Klm non c'è mai stata. Martedì Spinetta ha riconfermato il suo piano e quando i sindacati hanno presentato le loro richieste che avevano il consenso tanto del presidente di Alitalia Maurizio Prato, quanto dei vertici di Fintecna, il presidente di AirFrance lo ha liquidato in pochi minuti adducendo - come riferisce il presidente dell'Unione piloti Massimo Notaro - "che la nostra proposta andava contro gli accordi presi con il governo. Ora il governo ci dica quali erano gli accordi reali". Punto per punto gli otto sindacalisti spiegano la loro posizione, ricordano- ad esempio - che il loro documento parte dall'accettazione delle linee principali proposte da AirFrance, ma "puntava a mantenere una prospettiva per il trasporto aereo in questo paese". Un obiettivo che si è scontrato con la proposta della controparte che il segretario generale della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, definisce "avara e ingorda", voleva "pagare il meno possibile ristrutturando molto", accusa. "Ci siamo dovuti caricare- ha proseguito - di un ruolo che in altri paesi non è del sindacato ma dell'azionista".

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Terribile Caporetto per il sindacato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del ICHINO "Terribile Caporetto per il sindacato" "Una terribile caporetto per il sindacato confederale, tanto più grave in quanto non è chiaro quale sia la linea del Piave". Così il giuslavorista Pietro Ichino, a margine di un incontro organizzato dal Partito Democratico a Milano sul tema del lavoro e del precariato, ha definito l'abbandono della trattativa per l'acquisto di Alitalia da parte di Air France. Secondo Ichino "la vicenda ha messo in luce la difficoltà di negoziare un piano industriale innovativo in una situazione in cui l'accordo deve essere stipulato necessariamente con otto o nove organizzazioni sindacali diverse, dove ciascuno dei sindacati, anche se minoritario, è in grado di paralizzare l'azienda con uno sciopero". "Questo - ha spiegato Ichino - è un sistema caotico che il sindacato confederale ha il torto di non aver saputo riformare in tempo utile".

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Il fallimento può servire per ripartire (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del CALEARO "Il fallimento può servire per ripartire" Per Massimo Calearo il fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano. E ha citato, a sostegno della sua tesi, gli esempi di Sabena, Swiss Air e di alcune compagnie statunitensi. "Eravamo vicini ad una situazione di farsa - ha dichiarato a Radio Radicale il candidato del Pd - ormai siamo alla catastrofe. In una situazione in cui probabilmente non ci si rende conto che l'Alitalia è una impresa che vive di mercato e che deve avere i tempi del mercato. Un certo tipo di sindacato, perchè il sindacato non è tutto uguale, non si rende conto che esiste un mercato, una concorrenza...Oggi chiederei il silenzio stampa fino al quindici aprile, perchè abbiamo visto una serie di farse, di finti gruppi, non bisogna prendere in giro né le persone che lavorano in Alitalia né il Paese".

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Milano: la cultura alla prova dell'Expo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del IL CONVEGNO Oggi e domani, al Teatro Litta, con le proposte del Pd per il futuro anche i primi conti con l'esposizione universale Milano: la cultura alla prova dell'Expo di Oreste Pivetta Il Partito democratico milanese propone tra il pomeriggio d'oggi (dalle ore 17) e la mattina di domani (al Teatro Litta di corso Magenta) un intenso convegno, intenso per il numero dei partecipanti e per il "peso" del tema: la cultura o, meglio, citando il titolo, "una buona idea per il futuro" e cioè "la cultura, l'arte, la creatività nelle proposte del Partito democratico". Ci sono di mezzo le elezioni, Alitalia e una campagna elettorale che ha lasciato l'argomento ai margini: difficile che possa entrare in un dibattito in cui uno dei contendenti è il noiosissimo Berlusconi, che pure alla cultura diffusa o, meglio, alla sua corruzione via etere dovrebbe molto. Sul convegno milanese precipita ovviamente anche l'Expo 2015 e la questione verrà affrontata in una sezione specifica: "La cultura cambia volto alla città". Che la cultura cambi volto alla città è una bella premessa, una speranza o persino una certezza. Dipende. Nel contatto con l'Expo si misura la malleabilità della parola: la cultura del cemento e della speculazione edilizia, che hanno guidato decenni di ricostruzione milanese e ne stanno rilanciando la crescita. Dell'Expo per ora, dopo il brindisi bipartisan di Parigi, sappiamo poco: un tema, alimentazione e ambiente, che si presta a qualsiasi gioco, un disegno animato di parallelepipedi, di canali d'acqua e di una torre alta duecento metri, che potrebbe lasciar pensare solo a volumetrie gigantesche e a una banale operazione di valorizazzione delle aree (ne sanno qualcosa i Cabassi). Se la cultura è amministrazione di eventi, se cultura significa allestire mostre, programmare concerti, organizzare festival, dispensare sovvenzioni, l'Expo sarà davvero una buona occasione. Tra le centinaia di "eventi" (una parola, questa, che mette paura, perché allude alla superficie più che alla profondità) qualcosa toccherà sicuramente alla cultura. Alcuni tra i partecipanti al convegno, Gabriele Mazzotta (libri e mostre), Andrée Ruth Shammah (teatro), Lionello Cerri (cinema), Davide Rampello (Triennale) avranno molte esperienze da raccontare. E magari una risposta alla banale domanda: quale cultura, con le loro opere, hanno aiutato a crescere in città? La Triennale sarebbe un bell'esempio. Si dovrebbe tornare al dopoguerra quando dalla Triennale uscì il progetto del Qt8, per merito di personaggi come Piero Bottoni, l'unico progetto urbanistico negli ultimi cinquant'anni, geniale per quanto criticabile, nato sotto il segno di una cultura autentica, cioè di un'idea complessa che accoglie esistenze umane, spazi materiali, idealità, moralità, storia. Quell'impresa, malgrado gli errori, fu senza dubbio una "buona idea per il futuro". Inutilizzata, purtroppo: alla fine prevalse lo spirito del considdetto "rito ambrosiano", prevalse cioè la fredda e ferrea legge del mattone. Eterna: basterebbero gli ultimi interventi, dal Portello a Porta Garibaldi, benedetti dalla torta-museo di Libeskind o dai grattacieli di Zaha Hadid, una stella o l'altra dell'architettura per nobilitare l'affare, secondo la moda. Una volta si discuteva "persino" del rapporto tra nuovo e vecchio: penso ai tormenti di un autentico maestro, Le Corbusier, quando si ritrovò a progettare un ospedale a Venezia. Un'idea sarebbe necessaria per disegnare l'Expo milanese, ma sarebbe meglio prima chiarirsi che idea si coltiva per Milano (e per il contesto, come si diceva una volta): se questa, di Albertini e della cara Moratti, è la città che vogliamo (pensando a funzioni, ambiente, qualità, società, politica)? o se ci piace una città divisa, tra poveri e ricchi? Ad esempio, per stare alla giornata,i rom dove li metteremo quando ci sarà l'Expo? Anche la rinascita ha un colore. Speriamo che il convegno, tra tanti ospiti (da Matteo Colaninno a Furio Colombo, da Sergio Escobar a Carlo Fontana, da Vincenzo Consolo a Francesco Micheli) discuta anche di questo.

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<Bene se non viene Air France ma intanto Malpensa soffre> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 4 "Bene se non viene Air France ma intanto Malpensa soffre" di Maria Sorbi La Regione non fa ricorso contro il governo. "Però impediremo in tutti i modi l'ennesimo sfregio" Niente ricorso. Per ora. La Regione Lombardia ritira nel cassetto i documenti dell'azione legale contro Enac e Governo per la cessione dei diritti di traffico di Alitalia su Malpensa. "Al momento, vista la situazione - spiegano al Pirellone - non sembra più necessario". Dopo il passo indietro dei francesi e le dimissioni del numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, è bene fermare tutto. Convinti che i corteggiamenti del Governo per riaprire il dialogo con Air France e per ricucire non porteranno a molto. Se la situazione dovesse cambiare, la Lombardia potrebbe prendere di nuovo in considerazione le vie legali. Per adesso è bene aspettare e capire chi entrerà in campo: Lufthansa, Air One, la cordata segreta o i russi di Aeroflot. Le trattative saltate, se non altro, portano a qualcosa di buono: i francesi non sbarcheranno a Malpensa con le loro flotte. "La nostra preoccupazione - spiega l'assessore lombardo alle Infrastrutture, Raffaele Cattaneo - resta immutata anche in presenza di un fallimento delle trattative tra Alitalia ed Air France. A noi interessa l'affermazione di un principio generale. I diritti di volo sono di proprietà degli italiani e non del governo o della compagnia di bandiera. Se il governo ha intenzione di regalarli ad altri, si assume una responsabilità gravissima". Il presidente lombardo Roberto Formigoni intona il De profundis. "La strategia suicida scelta dal governo Prodi - spiega - ha portato a una forte penalizzazione di Malpensa e al fallimento di Alitalia. Peggio di così francamente non poteva andare". L'unica nota positiva è che, se non altro, sono saltate le condizioni poste da Air France per acquistare Alitalia, in particolare quella di congelare i diritti di traffico su Malpensa che la compagnia di bandiera italiana non userà più. Anche su questo fronte la Regione Lombardia era pronta a fare ricorso all'Unione europea. "Certo - commenta Formigoni - ora anche questa condizione è venuta meno". Se quella di Air France dovesse essere "una mossa tattica" e le trattative si dovessero riaprire, apriti cielo. La Regione si farà in mille per impedire l'"ennesimo sfregio a Malpensa". I sindacati non accettano la rottura delle trattative come l'ultimo atto della vicenda. "Siamo convinti - spiega Nono Cortorillo, segretario Filt Cgil - che non esiste alternativa alla ripresa della trattativa con Air France. Ci siamo opposti al piano Prato ma il fallimento di questa vendita sarebbe una sciagura, un suicidio per il Paese". Intanto prosegue la delocalizzazione delle case intorno a Malpensa e a breve comincerà l'acquisizione degli alloggi dei cittadini che ne hanno fatto richiesta. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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La strisciante sinergia del Panorama di famiglia (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del La strisciante sinergia del Panorama di famiglia Guardando i telegiornali Mediaset di ieri sera, abbiamo avuto l'impressione che il settimanale Panorama abbia bisogno di una boccata di pubblicità. Studio Aperto ruotava infatti attorno al periodico di famiglia in edicola oggi, citando e ricitando i suoi "scoop" di cronaca nera, il tutto annegato in un generale grandguignol, con digressioni - sempre in famiglia - su quella ignominiosa trasmissione che è "Amici" di Maria De Filippi. Maurizio Belpietro era pure ospite di Fede, che ha cercato inutilmente di scatenarlo su Pizza e non Pizza: mai sentito un Belpietro così sobrio. Il povero Fede ha svicolato allora sui mutui alle stelle, se non altro perché Berlusconi pare abbia già pronta una sua soluzione miracolosa, come per i salari, l'Alitalia, l'immondizia, gli immigrati, la par condicio, le mozzarelle. Ma Fede (che sull'onda Alitalia ha scoperto che esistono i sindacati: vedremo cosa dirà alla prima vertenza Mediaset) un momento di sdegno l'ha finalmente trovato davanti allo "spettacolo disgustoso" delle "contestazioni violente della sinistra" contro Ferrara, pomodorate che hanno sconcertato anche "il sindaco Cofferato", al singolare. Paolo Ojetti.

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Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Silvio lo statista inventa lo show della mortadella... Berlusconi capocomico: con gli imprenditori chiede soldi per Alitalia, e poi finge un malore mangiando una bufala di Natalia Lombardo/ Roma SILVIO CLOWN Agli imprenditori italiani Berlusconi chiede una fiche per Alitalia, ma davanti ai produttori di mozzarella simula un accidente causa diossina. Ennesimo show del leader del Pdl, ieri mattina ospite della Coldiretti a Roma: un tavolo imbandito con mozzarelle di bufala e una grossa mortadella, Berlusconi si esibisce in una gag, dopo aver parlato per un'ora e mezza di tasse, di situazione internazionale, e lanciando la questua per mettere su la cordata italiana per salvare Alitalia. Di fronte al banchetto con i prodotti tipici, azzanna un'ovolina di bufala, se ne riempie la bocca poi si mette una mano sul petto e si rieversa all'indietro, fingendo un malore. Come i bambini. E tutti risero, magari amaramente. Ma l'occasione più ghiotta la sfrutta alla vista della mortadella. Sinonimo indigesto di Romano Prodi, per l'ex premier. Eh no, questa no, commenta. Poi parte all'attacco e si fa aiutare: ancora masticando mozzarella "s'incolla" (come si dice a Roma) sulle braccia la mortadella intera e la fa sparire sotto il tavolo, per la felicità del produttore... Non si dev'essere accorto, però, della bella treccia d'aglio, che a Silvio fa lo stesso effetto di repulsione che suscita in un vampiro... In compenso dopo aver pranzato con gli ambasciatori dei paesi della Ue, dipana la grana Pizza in solo mezz'ora a Palazzo Grazioli, convincendolo con le solite arti persuasive, anche se il Dc nega di aver trattato su un'eventuale poltrona di governo. E concordando la strategia di presenza del simbolo sui manifesti, sempre per togliere voti all'Udc. L'attacco alla "stampa comunista" è quotidiano: sarebbe questa a "descrivermi come un nano", dice Berlusconi alla Coldiretti, "ma io sono più alto di Putin e Aznar". Un metro e 71 cm, assicura, mentre Casini dal suo 1,83 chiede un confronto a piedi nudi. Berlusconi elargisce promesse, come l'abolizione della tassa di successione ai primi consigli dei ministri (Prodi l'ha tolta per le eredità dirette fino a un milione di euro ) e rivendica su Di Pietro il merito del comitato per "l'alta sorveglianza" delle Grandi Opere. . Oggi ci sarà la calata su Napoli: comizio con Gianfranco Fini (uno dei pochi eventi fatti comuni, il leader di An sta scomparendo). "Libererò Napoli dai rifiuti e da Bassolino", annuncia Berlusconi in un'intervista che uscirà oggi sul Mattino. La monnezza la toglierà in due mesi, accusa Veltroni di silenzio su Bassolino, però salva il commissario straordinario De Gennaro per non rovinare i rapporti: "ha fatto molto, ne terremo conto". Da Secondigliano finisce alle agenzie, chissà com'è, una lettera appello del parroco della chiesa Santi Cosma e Damiano, Fulvio D'Angelo: "Caro Presidente, ci aiuti, venga a trovare questa fetta di Napoli" in disgrazia. Insomma, Silvio, facci 'o miracolo... E lui ci crede.

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Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo violento (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

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Stai consultando l'edizione del Ormai il nostro è un Paese tragicomico Una crisi dentro la crisi, mentre le emergenze stanno altrove: i precari, l'Alitalia, il tifo violento.

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Il governo tenta di ricucire lo strappo Ancora 48 ore per far ripartire il negoziato con Parigi. L'alternativa è il commissario (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Il governo tenta di ricucire lo strappo Ancora 48 ore per far ripartire il negoziato con Parigi. L'alternativa è il commissario di Bianca Di Giovanni/ Roma IN MISSIONE Quarantotto ore per riprendere il dialogo con Air France-Klm. È la missione che si è data il governo italiano, dopo una riunione di 2 ore a Palazzo Chigi. E soprattutto dopo una telefonata ieri mattina con Jean-Cyril Spinetta, numero uno del grup- po franco-olandese. Il mandato ad esplorare quest'ultima possibilità - strada stretta ma obbligata dall'emergenza dei conti sull'orlo del fallimento - è stata data a Enrico Letta, che ieri mattina è tornato in gran fretta da Milano (con volo Alitalia) per avviare i contatti. Al vertice con lui anche Tommaso Padoa-Schioppa, Pier Luigi Bersani, Alessandro Bianchi. I ministri si sono rivisti in serata per fare il punto della situazione. La preoccupazione è molta, anche perché da Bruxelles hanno ribadito il no a nuovi interventi pubblici ed hanno acceso i riflettori su ipotetici prestiti-ponte. In serata il presidente del consiglio Romano Prodi da Bucarest ha invitato a non far prevalere la volontà di rottura. "Ho visto Sarkozy - ha detto il premier - gli ho riferito i fatti ma nulla di più". A scoppio ritardato rispetto al solito, parla anche Silvio Berlusconi. "Commissariamento? Chiedete al governo io sto all'opposizione", replica laconico. E tutti gli annunci roboanti fatti finora alla nuova cordata? "Faccio l'ultimo appello agli imprenditori italiani: basta una fiche", ribatte il leader del pdl. Tanto per chiarire chi vuole svendere Alitalia, verrebbe da dire. Ancora meglio Giancarlo Galan: "per salvare Alitalia ogni imprenditore versi 200 euro". Come dire: una colletta e via. A che servono i piani industriali? Per ora, comunque, tra le ipotesi alternative c'è il no ribadito di Lufthansa. Air One resta ai blocchi di partenza, ma non si muoverà fino alle elezioni. In queste ore dunque resta solo il "recupero" di Air France-Klm. In una nota diffusa al termine dell'incontro a Palazzo Chigi si legge che "il governo preso atto dell'interruzione delle trattative per la vendita di Alitalia e delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, è anzitutto impegnato a garantire la necessaria continuità del governo dell'azienda". Ci sarebbe stato, secondo alcune fonti, un tentativo di far restare l'amministratore delegato al suo posto, ma senza successo. Secondo altre fonti - non confermate - Prato sarebbe stato irritato da Padoa-Schioppa che aveva ribadito in Parlamento la sua estraneità alle decisioni del consiglio d'amministrazione. "Assolutamente falso - replicano fonti vicine al Tesoro - Prato ha svolto egregiamente il suo mandato e siccome è un manager serio adesso lo ritiene concluso". Quanto alla trattativa con i francesi, l'esecutivo "procederà a verificare se gli sviluppi del negoziato nella giornata del 2 aprile significhino la caduta definitiva del negoziato". . Passano le ore, Letta inizia i suoi contatti, e dai sindacati arrivano segnali di apertura a un nuovo round, anche se con "paletti" precisi. Ma è la strada con Parigi a restare in salita. Dal quartier generale di Air France non filtrano commenti: si rinvia tutto al comunicato dell'altroieri. Che non lasciava spazio a dubbi: la controproposta del sindacato, ovvero l'ingresso di Fintecna, per Spinetta non è valutabile. Vero è che il manager si è detto pronto a presentarla al consiglio di amministrazione, ma solo come nota informativa e con una allegato che esprime la sua contrarietà alla proposta. Per Spinetta, infatti, quella proposta non affronta i problemi di Alitalia ma semplicemente li replica. Non risolve, ma rinvia. Un dato che il manager non può nascondere ai suoi azionisti. Come ha più volte ripetuto al tavolo con i sindacati, Spinetta crede nel suo piano: non intende rinunciarvi. Vista così, la partita sembra possa ricominciare solo sulla base del piano Air France e non su quella della controproposta del sindacato. Ma i rappresentanti dei lavoratori accetteranno di ritornare a due giorni fa? Non sembra molto probabile, ma molte cose potrebbero cambiare nel giro di poche ore. A questo punto c'è chi scommette su uno stand-by fino alle elezioni, e chi invece pronostica un'operazione lampo che chiuda la trattativa in poche ore.

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Police è il nuovo presidente verifica se l'azienda può vivere Lunghissima riunione del cda: la proposta Air France resta idonea. L'8 aprile la relazione all'esecutivo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Police è il nuovo presidente verifica se l'azienda può vivere Lunghissima riunione del cda: la proposta Air France resta idonea. L'8 aprile la relazione all'esecutivo / Roma DIMISSIONI Sarà Aristide Police il nuovo presidente di Alitalia. A nominarlo il consiglio di amministrazione del gruppo al termine di una riunione fiume. Police, av- vocato, nato a Napoli il 10 maggio 1968, prende il posto di Maurizio Prato il manager che mercoledì si è dimesso dopo la rottura della trattativa con Air France. Il nuovo presidente era all'interno del cda della compagnia aerea. A lui il compito non facile di traghettare il gruppo in questa fase delicata. Entro l'8 aprile dovrà fornire al governo una verifica aziendale. Il Cda di Alitalia, si legge in una nota, "ha approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e patrimoniale della società, il cui esame ha deliberato di completare anche con il supporto di primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione già prevista per il prossimo 8 aprile". Il cda, in una lunghissima riunione iniziata alle 14, ha anche ritenuto l'offerta di Air France "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". A Prato il Tesoro, prendendo "atto" delle sue dimissioni, ha espresso "un vivo ringraziamento". Una formula vuota che molti osservatori hanno considerato come una sorta di strappo tra il principale azionista della compagnia e il suo amministratore. Tant'è che per tutta la giornata si sono rincorse voci di un litigio, che l'azienda ha smentito, tra lo stesso ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e l'ex presidente Prato. A questo punto, comunque, le strade per il gruppo si riducono di molto. La trattativa con Air France può essere riannodata ma il tempo scarseggia. L'azienda ha da mettere in pratica un piano di salvataggio che lo stesso Prato aveva formulato lo scorso settembre. Il problema è che da allora molte variabili sono cambiate. Tra queste il prezzo del petrolio che ha subito un'impennata di oltre venti dollari. Il denaro in cassa è quindi molto poco. Se presto non si materializzerà un compratore Alitalia potrebbe chiedere il ricorso alla legge Marzano. Un'ipotesi che ieri tutti i sindacati, che oggi inconreranno il cda, hanno voluto scartare ma che rimane sul tavolo. La legge Marzano è la stessa che venne applicata per Parmalat. Vi si ricorre nel caso di impresa o gruppo d'imprese insolventi, con almeno 500 dipendenti, debiti non inferiori a 300 milioni di euro. Per accedere all'amministrazione straordinaria l'impresa presenta un'istanza al ministro dello Sviluppo economico e parallelamente, ricorso al tribunale per lo stato di insolvenza. Dal decreto che lo nomina, il Commissario ha 180 giorni di tempo (possibile una proroga di 90 giorni) per il piano di ristrutturazione. In tal caso, un'opzione possibile è il concordato, modalità per soddisfare i creditori. Se invece il commissario ritiene non possibile la ristrutturazione, chiede al ministro l'autorizzazione al programma di cessione dell'azienda.

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Alitalia, dietrofront del sindacato (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Prodi: "Prevalga il senso di responsabilità". Il cda nomina Police nuovo presidente, entro l'8 aprile la decisione sul fallimento Alitalia, dietrofront del sindacato "Pronti a trattare". I dipendenti manifestano per Air France ROMA - Dopo la rottura delle trattative sulla vendita di Alitalia e l'abbandono di Air France-Klm, i sindacati ci ripensano e si dicono pronti a un nuovo dialogo con la compagnia franco-olandese. Ieri c'è stata la protesta di molti dipendenti Alitalia favorevoli a un accordo con Air France. E il premier Romano Prodi ha invitato tutti a far prevalere il senso di responsabilità. In serata il cda di Alitalia ha nominato presidente Aristide Police. Sull'eventuale fallimento della compagnia si deciderà entro l'8 aprile. CAPORALE E CILLIS ALLE PAGINE 2 E 3.

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Prodi va all'attacco e spezza l'<asse> tra il Pd e i sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 6 Prodi va all'attacco e spezza l'"asse" tra il Pd e i sindacati di Gian Maria De Francesco Anche altri esponenti del partito hanno accusato i rappresentanti dei lavoratori. Calearo: "Non si accorgono che esiste il mercato". Bonino: "Ora solo il fallimento" Veltroni "spera" in Air France da Roma Dato politico numero uno: Romano Prodi ci ha provato ancora una volta con la vecchia strategia del dar ragione a tutti (Spinetta e sindacati) per cedere Alitalia ad Air France-Klm prima delle elezioni. Dato politico numero due: la scelta del premier di far ricadere sui rappresentanti dei lavoratori la colpa del fallimento - tesi ripresa da altri esponenti del Pd - ha incrinato i rapporti tra centrosinistra e sindacato. Il presidente del Consiglio, infatti, avrebbe in qualche modo avallato la controproposta presentata dalle organizzazioni sindacali al gruppo franco-olandese con l'ingresso di Fintecna nella nuova holding. Anche il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, non sarebbe stato troppo contrario. Ma al rifiuto del presidente Jean-Cyril Spinetta ("È in contrasto con gli accordi presi con il governo italiano", avrebbe detto), il Professore in trasferta a Bucarest ha accusato le organizzazioni sindacali di aver commesso "un grande errore" del quale assumersi la responsabilità. Una bella tegola per Veltroni & C. perché il premier dimissionario è anche presidente del Partito democratico. Ma per l'ex sindaco di Roma ha continuato a piovere sul bagnato: a prendere la parola sull'argomento sono stati gli ultrarifomisti, tutti concordi nell'imputare ai lavoratori la sciagurata rottura. A cominciare dal "falco" confindustriale Massimo Calearo. "Un certo tipo di sindacato non si accorge che esiste un mercato, una concorrenza", ha commentato. Il fallimento non è quindi un tabù. Apriti cielo. La sinistra radicale ha avuto buon gioco nell'accusare i vicini del Pd di essere "distanti dalla sinistra e dai lavoratori". Veltroni ha in qualche modo smentito? In nessun modo, si è limitato solo a ribadire: "Intervenga il governo e la politica resti fuori". Nobile proposito, per carità. Ma purtroppo il fairplay non si è rivelato l'arma vincente: si è lasciata scoperta l'ala sinistra e pure i "destri" hanno preso coraggio. A cominciare dalla radicale e ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino, capolista Pd in Piemonte. "C'è stato un irrigidimento dei sindacati" colpevoli di un "irresponsabile massimalismo", ha detto preannunciando che "l'unica strada è il fallimento". Parole che non lasciano certo speranza a migliaia di lavoratori in bilico. Non è stato più tenero il giuslavorista Pietro Ichino, altro candidato democrat. La vicenda Alitalia, ha sentenziato, "è una terribile Caporetto dei sindacati tanto più grave perché non è chiaro dove sia la linea del Piave". Insomma, secondo l'esperto, "serve un sistema moderno di relazioni industriali" più che un patriottismo rétro. Un atteggiamento liberal, ma che forse non è proprio del dna della sinistra e che il Pd potrebbe pure pagare in termini elettorali. Il compattarsi di Veltroni, di Fassino, di Gentiloni e di D'Alema a favore della ripresa del negoziato con Air France non sembra una mossa risolutiva. Tutto questo, ovviamente, consente a Romano Prodi di continuare a gestire la situazione da dominus. Certo, il Professore ha detto di non essere "entrato nei dettagli tecnici della trattativa". Ma a sentire il sindacato le cose non stanno proprio così. "Prodi e Padoa-Schioppa dovrebbero fare autocritica e portare a conoscenza dei lavoratori i veri termini dell'accordo con Air France-Klm", accusa il segretario generale del Fit-Cisl, Claudio Claudiani. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E Ferrara incassa altri fischi: aggredito perché parlo di vita (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 12 E Ferrara incassa altri fischi: aggredito perché parlo di vita di Massimiliano Scafi Dopo Bologna contestato anche a Pesaro: tafferugli, spintoni, sit in. Il giornalista: "Ai figli di papà spiego che l'aborto è un omicidio" nostro inviato ad Ancona Niente uova, nemmeno un pezzo di mortadella. Stavolta il lancio sembra limitarsi a qualche banale slogan, "Buffone, tornatene in tv" e a qualche, più divertente, invettiva sul web: "Sì al movimento per la vita, intesa come circonferenza. Caro Ferrara, l'obiezione di coscienza falla fare al tuo ristoratore". Ma poi, alle sette di sera, ecco il blitz. Lo striscione srotolato in mezzo alla sala e subito fatto riavvolgere dalla polizia, i mazzi di prezzemolo agitati da una decina di ragazzine, il concerto per tamburi e padelle: "Giuliano sei brutto, oggi maiale e domani prosciutto". Gli spintoni, i tafferugli fuori dal teatro sperimentale di Pesaro, i 50 agenti in tenuta antisommossa. E alle dieci di sera, le Comunità Resistenti replicano con un "sit-in rumoroso" ad Ancona. Questa la contraerea preparata nelle Marche per lo sbarco dell'Omone. Poca roba, rispetto alla rissa di San Petronio. Ferrara può riprendere fiato: "A Bologna erano aggressivi e cattivi. Io sono uno che sopporta i fischi, ma visto che erano così violenti, non mi è sembrato il caso di porgere l'altra guancia". Infatti lui ai contestatori ha voluto porgere soltanto i pomodori che gli avevano tirato sul palco. D'altronde, come si dice in questi casi, "è la piazza, bellezza". E a Giuliano il Grosso la piazza piace e quindi la prende così come arriva. "Suscito emozioni forti - spiega - perché parlo di cose che appassionano. Vengo contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a nessuno. L'unico tema che interessa è quello etico che propongo io. La vita". Caffè, panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata, ancora macchina, comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano, suole da consumare. Nonostante i ritmi affannosi, Ferrara sta portando in giro per l'Italia il suo quintale e mezzo abbondante con disinvoltura. Ieri è toccato alle Marche: dal teatrino di Novafeltria, proprio sotto San Marino, allo sperimentale di Pesaro, fino alla chiusura serale ad Ancona, sempre scortato dalla polizia e dal capolista Pro-Life Roberto Lombardi, commercialista, gestore di cooperative scolastiche, ex presidente dell'associazione genitori scuole cattoliche. Certo era più facile l'altra volta, quando sfidò Di Pietro nel Mugello. Ma anche adesso il direttore del Foglio è riuscito a prendersi la scena. "Che noia questa campagna elettorale così piatta. Almeno noi ci divertiamo". Personaggio scomodo, ingombrante non solo per la mole, ma per quello che sostiene. "Cerco di spiegare ai figli di papà che l'aborto è arcaico e non moderno. È un omicidio. Non mi batto per il Papa, ma per le donne". E l'ultima battaglia, in Piazza Maggiore, l'ha ringalluzzito. In mattinata si gode i titoli dei giornali, incassa la solidarietà di Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti e la telefonata di Walter Veltroni. "Cofferati ha rilasciato dichiarazioni molto belle, da bravo sindaco. Gli avevo chiesto di mandare le ruspe, ma sono contento per le sue parole". Quanto alla polizia, nessuna polemica: "Poveracci, stanno lì che cercano di controllare la situazione. Finché i carabinieri impediscono ai centri sociali di linciare gli oratori di parte avversa, l'Italia si dimostra un Paese democratico". Un pizzico di guasconeria non guasta. Anche se, a denti stretti, il giorno dopo ammette di essersela vista brutta. "Mi prendono di mira ovunque, però altrove c'era ironia. In Piemonte è andato tutto liscio. A Genova avremmo potuto campare di rendita per una decina di giorni, dopo il suicidio del medico e la vicenda degli aborti clandestini. Però abbiamo preferito tenere i toni bassi; a Conegliano mi hanno tirato la vernice. A Livorno hanno organizzato un concerto reggae accanto al muro della chiesa dove parlavo. A Firenze sono spuntati i centri sociali e un altoparlante con la sirena della polizia. Insomma, niente di che. Solo a Bologna ho trovato un clima incivile. E mi dispiace". Non si dispiace affatto invece per il ritorno mediatico dopo l'aggressione. Giuliano il Grosso mostra con orgoglio il bavero del giaccone, lì dove si è schiantato un pomodoro. "È la mia medaglia". Non male per uno che, a dispetto delle sue dimensioni, si era già guadagnato l'etichetta di "candidato invisibile". A certificarlo, un censimento del garante delle comunicazioni secondo il quale Giulianone è all'ultimo posto in quanto a spazio nell'informazione tv e peserebbe meno dei consumatori, dei grilli parlanti e degli impotenti esistenziali. Fino al prossimo pomodoro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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E Spinetta aspetta che cali la tensione (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 6 E Spinetta aspetta che cali la tensione di Redazione Silenzio del presidente francese dopo la rottura. Lufthansa: siamo interessati al mercato italiano ma tuttora nessuna offerta da Milano Jean Cyril Spinetta ha dedicato la sua giornata a questioni interne al suo gruppo, lontane dal dossier Alitalia. Non sono trapelati commenti del giorno dopo, e l'intento di Air France (più 2,4% in Borsa) sembra essere quello di far decantare le turbolenze delle ultime ore e di lasciar spegnere l'emotività che si è creata attorno alla vicenda. La situazione, dopo la rottura di mercoledì si è fortemente ingarbugliata. Qualcuno, il giorno dopo, si è chiesto: ma è vera rottura? Congedandosi dai sindacati Spinetta ha detto: "Credo in questo progetto...". Non ha detto "credevo". È un indizio? Certamente Spinetta ha mostrato di non offrire margini di trattativa: al piano presentato nella prima riunione ai sindacati ha apportato modifiche modeste, non riedizioni. È escluso che possa ripresentarsi a Roma con novità di rilievo. Dall'altra parte, la proposta "irricevibile" scritta dai sindacati - che ruota sul concetto obsoleto di far rientrare dalla finestra lo stesso Stato che esce dalla porta - non può essere cassata come se niente fosse, senza esporre i rappresentanti dei lavoratori a un clamoroso dietro front. Chiaro che qualche nuovo spazio va trovato. La domanda è la solita: e adesso che cosa può succedere? Il termine è stato spostato in avanti nuovamente. Prima era il 31 marzo, poi è diventato il 2 aprile. Adesso è stato posposto all'8. Cinque giorni dalle elezioni. Sarà la data ultima, oppure si preferirà rompere la corda? Silvio Berlusconi ieri sera ha ribadito che la cordata italiana ci sarà dopo lo stop ad Air France. A pochi giorni dal voto, con un impegno così forte da parte del candidato più accreditato alla vittoria, ha senso completare una trattativa che potrebbe rivelarsi in breve "politicamente scorretta"? Di alternativa ce n'è una sola: l'amministrazione controllata. Decisione già indicata, implicitamente, dal consiglio di amministrazione di Alitalia nel suo comunicato di ieri sera. Che conseguenze e che significato avrebbe? Certamente quello di avviare, a condizioni completamente diverse, nuove trattative per la cessione - a quel punto - non più dell'Alitalia di oggi, ma di sue parti, secondo l'interesse dell'acquirente. Diverso il prezzo, a quel punto: ma soprattutto diversi gli interlocutori. Non più estenuanti confronti sindacali, ma un unico venditore con pieni poteri: il commissario. Lufthansa, della quale abbiamo riferito un rinnovato interesse per Alitalia anche attraverso la controllata Air Dolomiti, ieri ha fatto sapere di ritenere il mercato italiano molto interessante anche se "tuttora" non pensa a offerte. È su quel "tuttora" che si può chiosare: è una dichiarazione calata nel presente, e non nel futuro. L'interesse di Lufthansa, come quello di qualunque altra cordata, è di portar via Alitalia al minimo: in amministrazione controllata una società è in ginocchio, condizioni d'acquisto migliori non ci sono. Lufthansa, che in passato aveva motivato il proprio diniego con il timore di un abbassamento del proprio rating, deve fare i conti con un esborso "straordinario" che Air France non contempla: e cioè le penali per la rottura dei patti di partnership che legano Roma e Parigi, e per l'uscita dall'alleanza SkyTeam (Lufthansa fa parte di Star Alliance). Si tratta, in tutto, di 200-250 milioni. Ben più di quanto Air France non abbia offerto per le azioni. Ma sia chiaro: se l'8 aprile il nuovo presidente Aristide Police dovesse passare il testimone al commissario, nessuno pensi che la cosa - per Alitalia, per i lavoratori, per i passeggeri, per il Paese - possa essere indolore. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<L'esito negativo era prevedibile Giusto abbandonare la trattativa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 6 "L'esito negativo era prevedibile Giusto abbandonare la trattativa" di Redazione Rifiutata la logica del "bevi o affoga", gli altri sindacati hanno sbagliato da Roma Giuseppe Caronia, segretario generale della Uil Trasporti, ha abbandonato il tavolo tra Air France, Alitalia e sindacati un giorno prima della drastica rottura di mercoledì sera. Una "conclusione prevedibile" secondo il sindacalista che ha bocciato come errore tattico la proposta formulata dai suoi colleghi a Spinetta e adesso attende il dopo-elezioni per far ripartire il confronto. Per il nuovo governo Alitalia dovrà essere una priorità. Segretario, alla fine la vostra strategia si è rivelata premiante, in un certo senso. "La conclusione era prevedibile. Se non ci sono margini per mediare non è una vera trattativa. Il documento consegnato da Air France-Klm ai sindacati ha riconfermato il piano che ci era stato precedentemente illustrato: non era cambiato nulla. Abbiamo rifiutato la logica del "bevi o affoga" che ci è stata proposta in un contesto politico debolissimo". E quindi avete abbandonato il tavolo. "Spinetta ci ha fatto presente che sarebbe stato necessario il consenso del nuovo governo oltre a quello del sindacato. Queste due condizioni non avrebbero potuto essere soddisfatte se non dopo le elezioni". Una trattativa poco trasparente, quindi? "Sia i sindacati che il ministro dei Trasporti sono stati esclusi dal confronto e tutte le responsabilità sono state addossate al ministero dell'Economia quale azionista. Poi il prossimo governo potrebbe essere di orientamento opposto a quello attuale. Perché forzare la mano?". La controproposta dei suoi colleghi è stata un errore? "Sì, è stato commesso un errore di valutazione e i fatti mi danno ragione. Non è escluso che dopo le elezioni possa diventare fruttuosa, ma in ogni caso sarà il prossimo governo a occuparsene". Contemplate la possibilità del fallimento o dell'amministrazione controllata? "Respingiamo fermamente questa ipotesi. Il nuovo governo dovrà individuare come priorità le soluzioni adatte. Una cosa è fare sacrifici un'altra lasciare che l'azienda fallisca". Ci sono delle linee guida in base alle quali si può ripartire? "Innanzitutto, diciamo no all'ipotesi di trasformare Alitalia in una compagnia regionale. Questo è ciò che vorrebbe fare Air France-Klm. Il nuovo governo deve assumere la questione Alitalia come emergenza per il Paese". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Berlusconi: <Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 8 Berlusconi: "Vinceremo E stavolta senza l'Udc sarà un'altra musica" di Redazione Il Cavaliere: "C'è un'unità ritrovata con gli alleati. Al governo ho realizzato solo l'85% del programma perché Buttiglione faceva il "signor no"" Adalberto Signore da Roma L'occasione è ghiotta in tutti i sensi. Così, quando Silvio Berlusconi si ritrova a girare per gli stand della Coldiretti davanti a una carrellata di prodotti tipici non resiste alla tentazione. Si avvicina a un piatto di mozzarelle di bufala, né addenta una e improvvisamente si mette una mano sul petto ironizzando sull'incubo diossina. Risate generali, mentre il Cavaliere prosegue la gag misurandosi le pulsazioni. Poi, lo sguardo gli cade su un'enorme mortadella e questa volta il siparietto che segue è per Prodi. Con Berlusconi che gesticola un po' mostrandosi contrariato, si avvicina al balcone e - aiutato dal presidente di Coldiretti - nasconde la mortadella sotto il tavolo. Sulla questione delle mozzarelle alla diossina, d'altra parte, l'ex premier si sofferma a lungo durante il suo intervento davanti agli agricoltori. La "gestione del problema" da parte del governo, attacca, "è stata dissennata dall'inizio alla fine", frutto di "incapacità pura", perché "bisognava prima fare le verifiche e solo alla fine colpire". Insomma, "hanno provocato danni incalcolabili per tutto il made in Italy". Un argomento su cui tornerà certamente anche oggi durante il comizio con Fini a Napoli. Non a caso, il Cavaliere ribadisce che, nel caso vincesse le elezioni, tra i suoi primi compiti c'è quello di "togliere i rifiuti dalle strade di Napoli" per "riconsegnare pulita l'immagine della città e di tutta l'Italia". Un problema, spiegava qualche giorno fa a chi nel suo staff gli consigliava di farsi riprendere dalle tv in mezzo ai rifiuti, "sul quale non si può speculare". Così, oggi a Napoli si limiterà a un comizio in piazza Plebiscito. Su Alitalia, invece, torna ad appellarsi "all'orgoglio dei nostri imprenditori" perché "per partecipare non servono milioni ma basta una fiche". Poi conferma che "la tassa di successione sarà abolita nel primo Consiglio dei ministri" e ironizza su Veltroni che presenta "un programma da opposizione al governo in carica". La giornata del Cavaliere va avanti tra un faccia a faccia a Palazzo Grazioli con Giuseppe Pizza, un pranzo con gli ambasciatori dei Paesi Ue e la cena elettorale a sostegno di Antoniozzi, candidato del Pdl alla provincia di Roma. A via del Plebiscito, con un suo collaboratore l'ex premier si sofferma anche sull'Economist, che sostiene che "gli italiani dovrebbero votare per Veltroni" perché "Berlusconi è ancora inadatto a governare". "Lo stavo aspettando...", ironizza il Cavaliere con il pensiero a quando nel 2001 il settimanale inglese gli dedicò finanche la copertina. "Solo bugie - aggiungerà più tardi - frutto di un accanimento che non mi spiego". D'altra parte, dice il senatore azzurro Casoli, "quando c'è la campagna elettorale diventa il foglio preferito del centrosinistra". Con gli ambasciatori, Berlusconi, si dice sicuro del risultato elettorale e promette "un governo saldo e in grado di fare le riforme". Secondo l'ex premier, racconta chi era presente al pranzo, il centrodestra "avrà almeno venti senatori in più" rispetto all'opposizione e "potrà godere di una ritrovata unità con gli alleati". D'altra parte, "la scorsa legislatura ho realizzato solo l'85% del programma" perché "in Consiglio dei ministri c'era Buttiglione che faceva il "signor no"". Insomma, senza l'Udc di Casini e con un "partner affidabile" come l'Mpa di Lombardo "vedrete che la musica cambierà". Anche perché, dirà a tarda sera, senza "un'ampia maggioranza non vale la pena di iniziare a cambiare le cose... ". Eppoi, spiega durante un'intervista all'emittente romana T9, "i cattolici si ritrovano nel Pdl". "Dopo quello che ha detto il generale Del Vecchio sui militari gay - aggiunge - anche il Pd probabilmente non sarà più così ben voluto in Vaticano". Sulla politica estera, invece, grande appoggio a Putin che "è da comprendere" se alza i toni perché si sente "accerchiato" dalla Nato mentre è alle prese con "il difficile compito" di "costruire una democrazia". Il pranzo si chiude con una barzelletta sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna stampa dei soli articoli favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Paolino (Bonaiuti, ndr) e gli chiedo di avere solo i ritagli dei giornali che parlano bene di me. Non l'ho più visto per un mese...". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"fallire può servire vinca il mercato" (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Economia Calearo "Fallire può servire vinca il mercato" roma - Il fallimento non è un tabù e per Alitalia potrebbe essere il modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano. Lo ha detto Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica e candidato del Pd, lo ha detto a Radio Radicale: "Eravamo vicini ad una situazione di farsa - ha dichiarato - ormai siamo alla catastrofe. Alitalia è una impresa che vive di mercato e che deve avere i tempi del mercato. Un certo tipo di sindacato, perché non è tutto uguale, non si rende conto che esiste un mercato, una concorrenza". Il fallimento dunque non è un tabù? "Io che vivo di mercato - ha aggiunto - me ne rendo conto tutti i giorni, chi invece vive di monopolio o di tariffe crede che sia impossibile, ma è la realtà dei fatti. E' già successo per altre compagnie".

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La caporetto dei nove leader così finisce il loro potere di veto - (segue dalla prima pagina) roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia La Caporetto dei nove leader così finisce il loro potere di veto Tanti errori, lavoratori delusi. Palazzo Chigi: ora capiranno Treu: "Pensavano di trattare alla pari coi francesi, ma Alitalia sta fallendo" Dall'irrigidimento al dietrofront, e ora Letta si è dato 48 ore per far ripartire il dialogo (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ROBERTO MANIA Solo a denti stretti ammettono che stanno rischiano una nuova "eroica sconfitta". Come quella alla Fiat nell'80, dopo lo shock della marcia dei quarantamila colletti bianchi organizzati da Cesare Romiti. Ora sperano di non fallire, insieme all'Alitalia. Ora lottano anche contro se stessi. Perché sanno di aver commesso un errore ad alzare il prezzo nella trattativa con i francesi. E provano a fare retromarcia. Quella di ieri è una giornata che può segnare una svolta per il sindacato. "La loro terribile Caporetto", come ha detto Pietro Ichino. Epifani e Bonanni (visto che Angeletti si era già tirato fuori dalla mischia) non si aspettavano la reazione del numero uno di Air France. Abituati, come tutti le altre sei organizzazioni sindacali di categoria, a ben altre controparti avevano preparato la loro proposta cercando la sponda della politica. Come sempre si è fatto all'Alitalia. Altrimenti non si spiegherebbero i quindici miliardi di debito accumulati in quindici anni. Sostengono, i sindacati, anche di aver trovato la "non ostilità" del premier Romano Prodi. Tanto che l'ex presidente della Magliana, Maurizio Prato, si era detto d'accordo a usare la carta Fintecna per provare a uscire dall'impasse. Ma da Palazzo Chigi si nega che sia mai arrivato un via libera. Perché la risposta spettava al compratore. La risposta è stata no: perché mantenere l'attività di manutenzione dentro l'Alitalia sarebbe stato incompatibile con l'obiettivo del risanamento. Invece per Cgil e Cisl significava conservare un potere decisivo: nella manutenzione hanno le loro roccaforti. Da lì si può bloccare il trasporto aereo, pur avendo una manciata di iscritti tra i piloti. Questione di potere, insomma. Come se nulla fosse cambiato, come se l'Alitalia potesse ancora essere salvata con i soldi pubblici. "I sindacati, anche le confederazioni - sostiene Tiziano Treu, giuslavorista, già ministro del Lavoro e dei Trasporti, e ora candidato del Pd - hanno pensato di fare la trattativa con Air France come se fosse una situazione normale. E invece no: i francesi ci trattano così perché non ci sono margini. Questa è un'azienda che sta fallendo e i nostri sindacati non hanno mai visto una grande impresa che porta i libri in tribunale. Da Spinetta ci si può aspettare al massimo qualche aggiustamento. è irrealistico pensare ancora di buttarla in politica". Da ieri l'hanno capito i sindacati, abbandonati anche dalla politica. "Siamo stati lasciati nudi dal governo", diceva Bonanni. E a due passi da Montecitorio, al cinema Capranichetta, nella conferenza stampa della retromarcia, tutte le otto sigle sindacali spiegavano che la loro controproposta intendeva stare all'interno del piano di ristrutturazione di Air France. Da ieri Spinetta è ancora più forte. La sua appare sempre più una "ritirata strategica". Allora - se tornerà - sarà lui ad alzare il prezzo. è uno spartito europeo che i sindacati italiani già conoscono: inverno 2005, vertenza ThyssenKrupp di Terni. I sindacati dicono no ai tedeschi che si alzano e se ne vanno. Poi tornano e si firma. Alle loro condizioni, però. Ma di errori Epifani e Bonanni ne hanno fatti anche altri. Per esempio non hanno accettato di incontrare Spinetta quando venne a Roma. Loro volevano parlare solo con il governo. Al quale ora - stretti nell'angolo - chiedono una mano per riprendere il negoziato. Il sottosegretario Enrico Letta è stato incaricato di riallacciare il dialogo. Ma si muove con cautela perché il premier Romano Prodi non ha cambiato idea: da Bucarest ha ribadito che considera la posizione dei sindacati "irresponsabile". Per cui prima di aprire un tavolo dovrà avere tante rassicurazioni. Il governo si è dato 48 ore, mentre Parigi, per ora, non dà segni di cedimento. L'obiettivo del governo non è quello di arrivare ad un accordo. Troppo difficile, ormai. L'obiettivo è minimo: fare in modo che riprenda il confronto per abbassare la temperatura della polemica elettorale. "Ma per un po' - dicono a Palazzo Chigi - faremo cuocere i sindacati nel loro brodo". La prossima settimana il primo incontro. Fino a giugno i soldi in cassa alla Magliana potrebbe anche bastare per pagare i fornitori e gli stipendi. Ma non è detto perché le prenotazioni di biglietti sono già crollate del 40 per cento. I lavoratori sono preoccupati e depressi perché conoscono come sono andate le cose per i loro colleghi di Sabena e SwissAir dopo il fallimento. E allora cominciano a organizzarsi: c'è chi raccoglie le firme contro i sindacati, chi manifesta a sostegno di Air France. Certo, sono iniziative promosse dai dirigenti. Andò così anche a Torino nel 1980. La storia non si ripete, si sa. Ma anche questi sono i segnali di una nuova débcle sindacale.

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Angeletti: "siamo troppi, basta rilanci" - antonello caporale (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Il leader della Uil critica gli otto sindacati che hanno alzato il prezzo e spiega il suo abbandono del tavolo Angeletti: "Siamo troppi, basta rilanci" "Se Spinetta non si ripresenta, sarà un grosso guaio. La cordata italiana? Ma quale?" ANTONELLO CAPORALE Lo riconoscereste tra cento per via del colletto della camicia. E' disegnato a lancia, piuttosto perforante e tesa: la punta sfiora l'esofago, senza però raggiungerlo. Luigi Angeletti, sindacalista, segretario della Uil, ha trovato un sarto che per via dell'amicizia gliele cuce senza protestare. "Solo io ce le ho così". Solo lei ha dichiarato che si sarebbe incatenato mani e piedi alla sedia pur di trattare con i francesi e invece è fuggito per primo. "Sono stato consapevole che il sindacato non avrebbe mai accettato di pagare un prezzo così alto. Doveva mandar giù tanta di quell'acqua?". Diciamoci la verità. "Ce la vogliamo dire tutta?" Mi sembra il caso. "Allora, partiamo da questa considerazione. Un sindacato fa il suo mestiere: difende il lavoratore. Alitalia è una grande azienda piena zeppa di sindacati. Alcuni sono piccolissimi e rappresentano fette di lavoratori. Tipologie, segmenti". I piloti badano ai piloti. "E i sindacati dei piloti pensano di spuntare la migliore delle condizioni. Poi quelli di terra, e quegli altri e quegli altri". Un mal di testa di sindacati. "Troppi, veramente". Così lei ha detto: meglio che si fallisca e andiamo tutti a casa. "I soldi ci sono, non è vero che si chiude bottega tra due giorni o una settimana. Facciamo passare le elezioni". Facciamole pure passare, e se Spinetta non si ripresenta? "Lei dice?" Ipotesi. "Un guaio grosso". Arriva mezza cordata italiana. Col resto della corda vi impiccate? "Ma quale cordata?". Il sindacato non ha come compito di tendere al bene comune. "Il sindacato fa i fatti suoi: difende gli occupati. Nessun altro grande orizzonte in testa. E fin che può intigna. Legittimo". Intigna. "Capiamoci: io sono uno di quelli che avrebbero visto bene Air France. Ma non era il caso di proseguire, mi sono accorto che invece di trattare i miei colleghi rilanciavano da matti". Il francese si è preso paura. "Alla fine della fiera è spuntata la proposta: l'Italia mette i soldi che servono e tu compri Alitalia che però resta così com'è". Il bene comune. "Non credo di fare una confessione scabrosa: Alitalia ha tanti piloti che potrebbe permettersi il triplo di aerei. E impiegati amministrativi in numero sufficiente a coprire le esigenze di dieci aziende. Un call center che costa due, tre volte di più di quelli equivalenti. Ma se io, sindacalista, ho la mia base tra i lavoratori, magari precari, del call center, come diavolo faccio ad accettare la realtà? La contrasto con tutte le mie forze". E diciamolo! "E diciamo che se domani si facesse un referendum tra i dipendenti Alitalia la maggioranza assoluta sarebbe favorevole al piano Air France". Speriamo tanto che monsieur Spinetta vi riconvochi. "Il timore è che intraveda lo scalpo e giochi al ribasso". Col fallimento in mobilità ci andrebbero anche un bel po' di sindacalisti. "Ah, quelli sono mobili per natura". E se ne fregano. "Ma che gli importa?".

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Retromarcia dei sindacati spiraglio su air france-alitalia - lucio cillis (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Retromarcia dei sindacati spiraglio su Air France-Alitalia Mediazione del governo. Crollano le prenotazioni Il cda della compagnia nomina Aristide Police nuovo presidente LUCIO CILLIS ROMA - Ora la missione è salvare Alitalia. L'improvviso stop alla trattativa con Air France, lo spettro del fallimento sullo sfondo, hanno messo in allarme i dipendenti della compagnia e gli stessi sindacati, pronti a rinunciare alle novità contenute nella controproposta che ha causato la fuga dei francesi. Anche il governo - che torna in campo con maggiore incisività, dopo mesi di distacco - mira ad una chiusura rapida della vertenza, al ritorno al dialogo senza umiliare le sigle di categoria. E all'ennesima grana maturata con la rottura della trattativa (le dimissioni del presidente di Alitalia Maurizio Prato) il Tesoro ha risposto con la nomina del 40enne Aristide Police, professore di diritto amministrativo, già consigliere del cda. La nomina di Police alla presidenza è arrivata nel giorno della sospensione delle contrattazioni per il sofferente titolo Alitalia che, per decisione di Borsa Italiana, resterà nel limbo fino a martedì prossimo. Romano Prodi sta seguendo gli sviluppi della vicenda dall'estero ed ha espresso l'auspicio che la compagnia di bandiera "possa riallacciare la trattativa con Air France". Dietro le quinte, infatti, si ricuciono le posizioni, per tenere in piedi quel che resta dell'orgoglio aereo italiano e mantenere il posto di lavoro a 18mila persone. Un lavoro delicato, affidato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, che appare estremamente difficile ma non impossibile. E ieri mattina il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta e il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, si sarebbero sentiti telefonicamente, nonostante lo stop al dialogo che si era consumato solo poche ore prima. Il cda di Alitalia, con una nota, ha dovuto prendere atto del fallimento di questo tentativo di accordo con Spinetta: "Non essendosi avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo, questa iniziativa è venuta meno". Una proposta che il consiglio "continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Segno di una possibile ripresa dei contatti, al netto del problema legato ai conti e alla continuità aziendale, temi che saranno oggetto di una analisi "con il supporto di advisor, finanziari e legali, nella prossima riunione dell'8 aprile". Di fronte alla chiusura netta dei francesi, al rischio sempre più concreto di un commissariamento e di una caduta verticale delle prenotazioni passeggeri (si parla del 40%), ieri le sigle di categoria hanno fatto un passo indietro. Dovuto anche alla crescente pressione che dalla base dei dipendenti comincia a spingere per una soluzione rapida e il più possibile indolore della vicenda. Che esista il rischio concreto di proteste fuori controllo - anche a favore della soluzione francese - lo dimostra, tra l'altro, l'invito fatto dal presidente dell'Enac, Vito Riggio, ai dirigenti dell'ente al fine di "limitare ed impedire" eventuali clamorosi (e pericolosi) blocchi a sorpresa negli aeroporti da parte dei lavoratori. Dai sindacati, dunque, arrivano segnali di distensione. "La nostra proposta - hanno spiegato ieri i rappresentanti delle otto sigle - è negoziabile e non certo ultimativa". E da Parigi si guarda con attenzione a Roma. Spinetta sarebbe pronto a limare (di poco) il piano e a tornare già nei prossimi giorni in Italia per chiudere, ma senza stravincere.

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Hostess in rivolta: "vogliamo i francesi" - carlo picozza (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Economia Tensione tra i lavoratori e dimostrazioni a Fiumicino e al quartier generale della Magliana, sindacati nel mirino Hostess in rivolta: "Vogliamo i francesi" Dopo l'assemblea in aeroporto via alla raccolta di firme per la ripresa della trattativa CARLO PICOZZA ROMA - è la giornata delle hostess e dei colletti bianchi di Alitalia. Tutti per la ripresa delle trattative. Qualcuno anche restituendo la tessera sindacale. Convinti che il fallimento del negoziato con Air France non abbia alternativa realistica al commissariamento della compagnia di bandiera italiana. I primi a scendere in campo sono i quadri e i dirigenti. Lasciano gli uffici senza timbro d'uscita sul cartellino marcatempo. La minoranza silenziosa, per due ore è padrona del piazzale davanti al centro direzionale della compagnia, tra Roma e Fiumicino. Con loro ci sono i capi delle varie aree, dal Marketing al Personale, al "Ground". Escono allo scoperto. Ognuno tiene in alto un foglio con su scritto "Io non ci sto". Contestano "gli otto sindacati che hanno fatto saltare il negoziato e dimettere l'amministratore Prato". Lo fanno "con l'occhio alla marcia dei 40 mila di Torino", nell'ottobre 1980. Loro sono duecento. "Ma", spiega Giuseppe Mazzeo, "la nostra vuole essere una testimonianza: un messaggio di sostegno a Prato e un invito al numero uno di Air France di tornare a trattare". Due grandi cartelli sono affissi sui cancelli di ingresso del centro direzionale: "Prato torna", "Spinetta nun ce lassà". E davanti a una contromanifestazione organizzata alla buona da qualche dirigente sindacale c'è più di un alterco. Si rasenta la rissa. "Non ci sentiamo rappresentati dai sindacati", taglia corto Nadia Carcassi. E dall'altra parte Patrizia Angiani replica: "Dove eravate quando lottavamo anche per difendere il vostro posto di lavoro?". "I sindacati", per Valerio Francioni, "portano la responsabilità di aver fatto saltare l'accordo". "La proposta Air France è l'unica onorevole", commenta Giancarlo Moro (Cargo). E in serata, a Fiumicino, le protagoniste diventano le hostess. Dopo l'assemblea, con 400 assistenti di volo, promossa da Cgil, Cisl, Sdl, Ugl, Anpav e Avia, alcune di loro propongono di raccogliere firme "per riprendere la trattativa allo scopo di evitare un irrecuperabile disastro per tutti i dipendenti". La paura, come spiegano i delegati sindacali, nelle ultime ore si è fatta "palpabile".

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Alitalia-Air France, il governo prova ancora (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-04-2008)

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Primo Piano Pagina 105 Quarantotto ore di tempo per l'ultimo disperato tentativo. Il cda nomina presidente Aristide Police Alitalia-Air France, il governo prova ancora Quarantotto ore di tempo per l'ultimo disperato tentativo. Il cda nomina presidente Aristide Police --> ROMA Il governo spera ancora nella carta Air France per Alitalia e si dà 48 ore di tempo per ricucire i fili della trattativa. "Serve buon senso", ha affermato ieri il presidente del Consiglio Romano Prodi, impegnato a Bucarest per il vertice Nato. Quarantotto ore durante le quali il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta cercherà di mettere insieme tutti i tasselli del puzzle, nell'estremo tentativo riavviare la trattativa tra sindacati e Parigi. Nel frattempo, il cda della società corre ai ripari dopo le dimissioni di Maurizio Prato e nomina Aristide Police alla presidenza della compagnia. Anche perché Parigi resta al momento l'unica alternativa al fallimento. Silvio Berlusconi rinnova infatti l'appello agli imprenditori italiani, sollecitando il loro orgoglio, convinto che sia giusto che Alitalia resti una compagnia di bandiera. E per convincerli ha spiegato che non occorre investire milioni, ma "basta anche una fiche", aggiungendo poi che "la cordata ci sarà dopo la fine della trattativa con Air France". Certo però, ha aggiunto il portavoce del Cavaliere Paolo Bonaiuti, una cordata non può venire fuori se prima non si fa una due diligence. E se qualche scelta è stata opaca è quella che porta la firma del governo: l'esecutivo Prodi ha "privilegiato un solo acquirente, Air France, che ha presentato un'offerta", ha accusato, "rivelatasi una sorta di esproprio proletario e che ha fatto precipitare il titolo del 20%". SI LAVORA ANCORA Il governo comunque continua a lavorare con l'obiettivo di portare a termine la privatizzazione ed evitare il commissariamento. Un'opzione quest'ultima che, tra l'altro, il Cavaliere si guarda bene dal commentare: "Chiedetelo a chi ha responsabilità di governo. Io sono all'opposizione", ha replicato secco. Nonostante i rapporti con i francesi si siano molto incrinati, oggi lo spettro del fallimento sembra un po' meno vicino. Dal fronte sindacale, dopo l'ultimatum di ieri, sono infatti arrivati segnali di apertura. Vero è che il tempo a disposizione non è molto. Il governo si è dato due giorni ma anche il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta, a quanto si apprende in ambienti di governo, non avrebbe intenzione di andare per le lunghe. La scadenza sarebbe fissata a domenica. LE ELEZIONI Una tempistica dettata anche dalla convinzione che in caso di vittoria del centrodestra per Parigi tutto diventerebbe più difficile. Trovare un punto di mediazione, dopo la rottura consumata ieri, non è un'operazione facile. Ma la linea è di non lasciare nulla di intentato, come ha ribadito il ministro Cesare Damiano: "Altrimenti la situazione può andare fuori controllo". E così mentre Prodi era al vertice Nato, Enrico Letta ha convocato a Palazzo Chigi una sorta di unità di crisi con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa, Alessandro Bianchi, Pierluigi Bersani: due riunioni, una a metà mattinata e una in serata, per fare il punto e individuare le strategie migliori da mettere in campo. Un lavorio che però al momento non prevede alcun incontro ufficiale fra il governo e i sindacati, ha precisato il portavoce dell'esecutivo Silvio Sircana. D'altro canto, il governo sembra avere le idee chiare: "Una ristrutturazione era indispensabile e quella proposta da Air France", ha sottolineato Prodi, "non era certo più severa di quelle che hanno dovuto subire altre compagnie aeree nell'ultimo decennio". NUOVO PRESIDENTE Il consiglio di amministrazioni di Alitalia, riunito ieri, ha preso atto delle dimissioni rassegnate mercoledì sera dal presidente e amministratore delegato Maurizio Prato e ha nominato al vertice della compagnia Aristide Police. "Il consiglio di amministrazione", è stato detto in una nota, "ha altresì preso atto che, non essendosi avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del Contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo, questa iniziativa è venuta meno; iniziativa che, peraltro, il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Un'altra riunione è prevista per il prossimo 8 aprile.

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Il lavoratori sconfessano i sindacati: <La trattativa deve riprendere> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-04-2008)

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Primo Piano Pagina 105 lo scontro Il lavoratori sconfessano i sindacati: "La trattativa deve riprendere" Lo scontro --> ROMA La trattativa con Air France-Klm deve riprendere. È la base dei lavoratori di Alitalia che lo chiede con forza (ieri un'assemblea con almeno 400 addetti). Qualcuno ha anche riconsegnato la tessera sindacale, mettendo in non poco imbarazzo e difficoltà alcune sigle dopo l'aut aut di ieri di Spinetta. Che anche il governo vuole provare a riportare al tavolo. E si è dato 48 ore per questa difficile missione. Le diplomazie sono già al lavoro. Da Parigi, però, non c'è alcun segnale. Ma il numero uno di Air France-Klm ha detto di credere profondamente al progetto per Alitalia e potrebbe ripensarci. E avrebbe posto come termine domenica. Se tornasse a Roma, quindi, sarebbe per chiudere. PASSO INDIETRO Riannodare i fili non sarà semplice, ma all'ingresso del tunnel del fallimento, i sindacati sono disponibili a fare un passo indietro, a riprendere il dialogo. Ma chiedono che ci sia una trattativa vera, non il prendere o lasciare di un contratto indigesto già pronto da sottoscrivere. "Se Air France cambierà, anche noi del sindacato saremo più duttili, ciascuno andrà incontro all'altro", ha assicurato il leader della Cisl Raffaele Bonanni. Il tavolo deve essere riaperto, "perché abbiamo qualcosa su cui lavorare", ha incalzato il presidente dell'Anpac Fabio Berti. "Finalmente c'è una disponibilità", ha commentato il segretario della Filt Cgil, Fabrizio Solari, "non un accordo dove un solo lavoratore non sa che fine fa". Fuori dal coro la Uiltrasporti che rivendica la propria uscita anticipata dal tavolo ma che tornerà a sedersi alla trattativa solo se Air France "migliorerà il piano". Prima verifica oggi all'incontro in Alitalia, mentre il nodo da sciogliere è sempre quello della partecipazione nella nuova società della finanziaria di Stato Fintecna, che ha il 49,4% delle attività di terra di Alitalia Servizi.

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Il cavaliere stanco - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Commenti IL cavaliere stanco (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Se McCain e Berlusconi vinceranno le rispettive elezioni, saranno di un anno più vecchi di Ronald Reagan quando costui fu eletto presidente degli Stati Uniti a 70 anni. La loro età sarebbe più o meno intermedia a quella che Winston Churchill aveva quando divenne Primo ministro del Regno Unito nel 1940 a 66 anni, e l'età che aveva nel 1951, quando ritornò ancora una volta alla stessa carica. L'età ha una sua importanza: nessuno, infatti, può eluderne gli effetti. Nel suo secondo mandato Churchill era spesso malato, di norma era stanco. Una vita fatta di attività intense, molto alcol, parecchio fumo e tanto stress aveva lasciato sicuramente un segno indelebile. è risaputo che Reagan, più in forma di Churchill, è stato un presidente a metà: rispettava al minuto l'orario di lavoro, delegava tutto quello che gli era possibile e nonostante ciò spesso dimenticava nomi e luoghi, raccontando più e più volte gli stessi aneddoti. Nondimeno, nel corso del suo primo mandato ? al termine del quale compì 71 anni ? Churchill si trasformò in un eroe. Nel corso della sua presidenza, Reagan ? che allo scadere del suo mandato aveva 78 anni ? diede prova di una forte opposizione al comunismo, venendo ricompensato dal collasso di quello che egli aveva denominato "l'Impero del male". L'età conta, eccome, ma a contare maggiormente è in che modo si usano le forze di cui si dispone, in chi si ripone fiducia, il grado di successo che si ha allorché si comunicano le proprie idee al Paese, e, più di ogni altra cosa, in che misura si è capaci di essere coerenti con la propria età. Silvio Berlusconi ha fatto tutto ciò che poteva per contrastare il proprio invecchiamento fisico: a differenza di tutti gli uomini di questo mondo i suoi capelli sono cresciuti invece di diradarsi, e sono diventati neri brillanti. Il suo volto, quanto meno da lontano, è quello di un uomo sulla cinquantina. Il suo sorriso è largo e onnipresente. I suoi vestiti di sartoria sono magnificamente tagliati. Nonostante tutto, però, ora pare stanco. A dispetto di tutti gli aiuti e le soluzioni che i suoi soldi possono procurargli per posticipare un aspetto invecchiato, non può superare la tensione di una vita vissuta in politica e negli affari ai massimi livelli. Ma c'è dell'altro: anche le sue affermazioni in relazione a quello che egli farà per l'Italia paiono "stanche", addirittura meccaniche. Dopo tutto, egli ha vissuto uno dei periodi al governo più lunghi di qualsiasi altro Primo ministro italiano dalla fine della guerra, e ha realizzato poco di quanto aveva promesso. Adesso che si impegna a rianimare l'Italia, a tagliare le tasse e a salvare Alitalia dagli stranieri, non dovrebbe percepire di essere già passato attraverso tutto ciò e che in caso di vittoria andrebbe incontro a ulteriori fallimenti? Su una cosa concordano unanimi gli esperti in Italia come Mario Draghi della Banca Centrale e i commentatori esteri: i problemi dell'Italia hanno radici in profondità, sono gravi e necessitano di un lungo, paziente, duro lavoro. Nonostante tutto il suo populismo, da un certo punto di vista Berlusconi non dovrebbe saperlo? Non sarà forse questo ad acuire l'impressione che egli dà di stanchezza? Tuttavia, ciò che mi colpisce in modo particolare in quanto straniero ? a parte un genuino stupore per la sua capacità di riuscire a sembrare sempre più giovane ? è l'età che egli mostra nella sua vita politica: è antiquato. Possibile che gli italiani vogliano davvero che sia un politico simile a governarli? Lo slogan che usa nella sua campagna elettorale ? "Italia, rialzati!" ? è old fashion, è vecchio in modo pressoché senza uguali. I leader politici odierni cercano di dialogare con l'elettorato, di coinvolgere l'opinione pubblica su un livello di parità, non di bombardarla con esortazioni a una rinascita nazionale che si presume debba avere origine da un qualcosa non meglio precisato. In effetti, l'atteggiamento che egli cerca di adottare è quello del leader carismatico che può rimettere ogni cosa a posto col solo fatto di essere eletto: ne è esempio lampante la sua opposizione alla vendita di Alitalia ad Air France, quando tutto a questo punto concorre a dimostrare che questa è l'unica alternativa ragionevole (accettata, ormai, perfino dai sindacati sospettosi e guardinghi nei confronti dell'accordo). Dichiarando che Alitalia può rimanere in mani italiane, Berlusconi cerca di dare l'impressione che niente necessita di un cambiamento: tutto può restare come era, se il Paese fosse guidato da una persona dotata dei suoi poteri semi-magici. Con quel suo connubio unico ed esclusivo di eloquenza da conduttore di talk show ed eloquio da leader onnipotente, Berlusconi ha portato un nuovo stile nella politica, e non soltanto in quella italiana: è colui che in un colloquio con il Primo ministro danese è stato capace di fare una battuta su una presunta relazione della propria moglie, che rispondendo a un parlamentare europeo tedesco è riuscito a evocare un documentario sui kapò di un campo di concentramento, che ha obbligato gli altri leader europei a parlare delle loro esperienze con le donne durante una pausa di un meeting del Consiglio d'Europa che presiedeva. Il resto del mondo politico ha osservato sbalordito Berlusconi: ma i suoi vecchi trucchi potranno funzionare ancora, per una terza volta? Viviamo nell'epoca del coinvolgimento generale, e non solo grazie a Internet e alle costanti promesse di ascoltare gli elettori che fanno i politici. Viviamo in un'epoca nella quale le dichiarazioni ampollose non funzionano più, nella maggior parte dei Paesi democratici. è sufficiente osservare la campagna elettorale negli Stati Uniti: questo mese sia Obama sia McCain hanno fatto un discorso straordinario, il primo affrontando il tema della razza, il secondo parlando di affari esteri e della necessità per gli Stati Uniti di ricucire le proprie alleanze e di mettersi alle spalle una volta per tutte Guantanamo, Abu Ghraib e la tortura. Entrambi questi discorsi sono stati ponderati, profondi, impegnativi e hanno comunicato una cosa precisa agli elettori: "Ho considerazione per voi, e vi chiedo di averne altrettanta per me, se sarò il vostro presidente". Che due discorsi simili siano stati fatti da uomini di età diverse, con circa un quarto di secolo di scarto, dimostra che mentre gli effetti dell'invecchiamento fisico non sono eludibili, la sua vera "età" un leader politico la dimostra con la capacità di comprendere gli umori dell'opinione pubblica e di adattare il proprio stile nei suoi confronti. Trattare gli italiani come un pubblico da sollazzare, illudendolo e inducendolo a pensare che andrà tutto bene, che non ci sarà bisogno di fare sacrifici, che ogni errore è imputabile alla sinistra, Berlusconi perdura a usare uno stile politico che dimostra tutti i suoi anni, oltre che la sua vera età. è la pretesa che l'Italia resti ferma nel tempo. é lì che gli italiani vogliono stare? Traduzione di Anna Bissanti.

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<Nave merci? Non porterà solo carri> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-04-2008)

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Economia Pagina 213 Treni. L'amministratore delegato di Ferrovie parla del trasporto su rotaia e della linea Golfo Aranci-Civitavecchia "Nave merci? Non porterà solo carri" Treni.. L'amministratore delegato di Ferrovie parla del trasporto su rotaia e della linea Golfo Aranci-Civitavecchia Vendita delle aree di Cagliari, Fs tratta con la Regione --> Vendita delle aree di Cagliari, Fs tratta con la Regione L'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti parla dei progetti della società nell'isola. DAL NOSTRO INVIATO GIUSEPPE DEIANA PULA I due estremi delle ferrovie sarde stanno a Cagliari e Nuoro. La città barbaricina è l'unico capoluogo di provincia in tutta Italia non toccato dai treni delle Ferrovie dello Stato. A Cagliari, invece, c'è un vero e proprio gioiello di tecnologia: una sala operativa dalla quale il personale controlla l'intero sistema ferroviario sardo di Rfi e la Sardegna è stata la prima regione ad avere una gestione centralizzata dei treni, altamente innovativa e sicurissima. E proprio di innovazione ha parlato ieri a Pula (in occasione del tour sardo di Walter Veltroni) l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Trenitalia Mauro Moretti. Fama da duro, il numero uno di Trenitalia è un manager lucido nell'esposizione dei suoi programmi e determinato nel raggiungere gli obiettivi. Forse non a ogni costo, ma certamente con il coinvolgimento di tutti, a iniziare da istituzioni ed enti locali. L'obiettivo non è il mantenimento dei posti di lavoro, quanto realizzare con le forze disponibili un sistema ferroviario efficiente, moderno e che guardi alla logistica, punto d'approdo della strategia di Moretti. Partiamo dal problema più urgente: la nave ferroviaria che collega Civitavecchia con Golfo Aranci sarà tagliata? "Nessun taglio. La rete è lì. C'è un traghetto pronto per le merci che chiedono di essere trasportate. Se ci sono operatori che vogliono fare business utilizzando il trasporto ferroviario, siamo pronti a garantire il servizio. Altrimenti si possono trasportare container o camion". Il problema dunque non è il trasporto merci su ferrovia? "Guardi, bisogna fare una riflessione su come fare il trasporto merci anche con la Regione, come facciamo in tutta Italia. Quando sono arrivato alla guida delle Ferrovie ho trovato un servizio che era fermo all'inizio del 1900, quando ancora non si utilizzavano i camion. In tutta Italia c'erano oltre 800 piccoli scali merci. Era un mondo separato dal resto del Paese, per giunta con tante perdite sul fronte economico". E allora ha usato la scure. "Il servizio era costosissimo e poco soddisfacente per i clienti. Se, per fare un esempio, c'è un grande business su Cagliari, concentriamo qui il servizio. Se c'è necessità di trasportare in tempi brevi una merce perché non utilizzare il gommato oppure riempire un container, se è più conveniente". Cosa cambierà subito? "Ci stiamo trasformando da ferrovieri in operatori della logistica a tutto campo. Non vogliamo solo traghettare il cargo dall'origine alla destinazione, ma organizzare un servizio che faccia tutto questo in tempi brevi e in modo efficiente e vantaggioso. Se serve il treno lo utilizzeremo, altrimenti, per trasporti meno importanti, anche altro". E i costi cresceranno? "Se fosse rimasto l'attuale sistema, avremmo dovuto quadruplicare le tariffe. Ora, si cercherà di raggiungere il porto più vicino o il centro dove si sviluppa il maggior traffico merci". Tutto questo comporta però anche grossi investimenti. "Siamo in grado di sostenerli e soprattutto di parlare con partner marittimi più grandi utilizzando come terminal quelli più importanti. Ecco perché sono stati tagliati in tutta Italia 400 piccoli scali, concentrandoci sui luoghi dove possiamo servire l'industria e utilizzare i container: a Genova, per esempio, siamo entrati nella gestione del terminale di Voltri". Anche Poste Italiane vuole fare logistica. Due concorrenti entrambi dello Stato. "E infatti abbiamo costituito una società, Italia Logistica, partecipata al 50% da noi e da Poste Italiane, per curare la parte della logistica nei dettagli. Nell'ultimo anno abbiamo già aumentato il traffico merci del 4%, siamo il secondo operatore in Germania per quantità trasportata sui treni e siamo forti sulle auto. D'altronde, non si poteva continuare a buttare via risorse solo per difendere un ferroviere, altrimenti si finisce come Alitalia". Questo discorso però potrebbe portare a ridurre il servizio in Sardegna. Nell'isola vogliamo potenziare il servizio metropolitano e migliorare le linee a sud di Oristano, dove si concentra il 70% dei passeggeri sardi, con un parco treni più moderno: presto avremo dieci Minuetto". E nel resto dell'isola? "Vogliamo abbreviare i tempi di percorrenza tra Cagliari e Sassari, arrivando a due ore, e quella per Olbia, restando entro le due ore e mezzo, utilizzando treni a cassa oscillante che possano essere utilizzati nell'isola. Abbiamo contatti con due o tre costruttori. E abbiamo progetti importanti per migliorare le Ferrovie e restituire le aree che non ci servono alle città". Si dice che anche a Cagliari metterete in vendita il patrimonio immobiliare. "A Cagliari, a Olbia, come in molte altre città le nostre aree sono le ultime rimaste all'interno dei centri storici e possono essere valorizzate per scopi sociali, trasformandole in aree di servizio. Come è nostro uso, ci rivolgiamo prima di tutto alle istituzioni per valorizzare queste aree. Solo in seconda battuta, guardiamo ai privati. Fino ad ora in Sardegna non abbiamo avuto contatti con privati, ma con la Regione e con questa vogliamo chiudere in tempi brevi per l'area di Cagliari, dietro la stazione. Queste zone possono diventare importanti per la città, ma noi non possiamo dimenticare la nostra missione che è quella di fare utili, da reinvestire peraltro in servizi per la clientela".

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Al Vinitaly la guerra delle bottiglie Guai anche per sua maestà il Brunello (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 20 Al Vinitaly la guerra delle bottiglie Guai anche per sua maestà il Brunello di Paolo Marchi La procura di Siena ha sequestrato l'annata 2003 delle più celebri aziende toscane nostro inviato a Verona È proprio un periodo che noi italiani non possiamo prescindere dai francesi e dalle botte che ci danno in capo. Li avremo pure sconfitti nella finale calcistica planetaria di Berlino 2006, ma poi hanno nazionalizzato Carla Bruni, vorrebbero azzerare l'Alitalia, ci rimpiccioliscono a livello ristoranti Michelin, hanno dubitato della nostra mozzarella di bufala quando noi siamo i primi sostenitori dei loro formaggi e anche del loro Champagne. Mannaggia ai nostri cugini, da cui abbiamo solo da imparare a livello di marketing. Nella giornata inaugurale del 42° Vinitaly a Verona, si torna a parlare di etichette e cosa salta fuori? Che le hanno inventate loro, i francesi. Tutto merito, guarda caso, dello champagne. Prima del Settecento pare che nessuno etichettasse le merci agroalimentari. Poi è successo che Dom Perignon inventasse le bollicine e con esse il primo vino che andava imbottigliato perché impossibile per le damigiane. Prima il nome del produttore, poi la zona di produzione, quindi il vitigno, le denominazioni e i consorzi, le note allegre e da poco quelle macabre come per le sigarette. Ieri convegni e appelli. La Coldiretti ha attaccato una volta ancora il ministro De Castro e la possibilità data a chi produce vini da tavola, qualcosa come il 60% del mercato, tantissima quantità ma ben scarsa qualità, di precisare annata (e fin qui passi) e vitigno, il vero problema perché siamo in Italia. Nel senso che molti produttori si stanno attrezzando, vitando in Romania e paesi improbabili, uve sagrantino, la più a rischio taroccamento, quindi vernaccia, prosecco e aglianico. Questo perché sarà possibile commercializzare questi vini, nati all'estero e imbottigliati in Italia, con etichette del tipo Sagrantino 2009 (scritto bello grande) Vino da Tavola (scritto ben piccolo). Finirà che l'esperto cercherà il Sagrantino di Montefalco Docg, poi, come per i vari balsamici, troverà chi lo spernacchierà perché ha trovato un "ottimo" Sagrantino a pochi euro. E questo non è il solo grattacapo per il mondo enologico italiano. Le maggiori aziende produttrici del vino italiano più famoso nel mondo, il Brunello di Montalcino, sono sotto inchiesta dalla magistratura di Siena con l'ipotesi di frode alimentare. Secondo le ipotesi dei pm tredici case vinicole avrebbero violato il disciplinare di produzione del Brunello utilizzando uve non Sangiovese nell'arco di tempo fra il 2003 e il 2007. I magistrati hanno anche disposto il sequestro delle bottiglie dell'annata 2003 di alcune delle più celebri case di produzione: Antinori, Frescobaldi, Argiano e Castello Banfi. Il presidente del Consorzio a tutela del Brunello, Francesco Marone Cinzano ha sottolineato come il "danno d'immagine sia grave; ovviamente noi vogliamo che la magistratura faccia il suo lavoro, ma chiediamo che si concluda in tempi brevi". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Gemina paga (-9,8%) la rottura Alitalia-Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 27 Gemina paga (-9,8%) la rottura Alitalia-Air France di Redazione Il fallimento delle trattative tra Alitalia e Air France penalizza il titolo Gemina, controllante di Aeroporti di Roma. Il titolo ha chiuso in perdita del 9,79% a un prezzo di riferimento di 0,86 euro. Nelle sale operative si teme che il possibile collasso di Alitalia (ieri sospesa dalle contrattazioni di Piazza Affari) si traduca in una drastica riduzione dei voli negli scali romani gestiti da Adr. Il piano dell'amministratore delegato e presidente dimissionario di Alitalia, Maurizio Prato, prevedeva infatti un rafforzamento di Fiumicino a fronte di un ridimensionamento dell'hub milanese di Malpensa, stessa direzione in cui si indirizzavano anche i programmi dei francesi. L'attuale nulla di fatto con Air France apre invece uno scenario incerto, in attesa di capire se prenderà corpo la cordata italiana. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Mediobanca in retromarcia (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 27 Mediobanca in retromarcia di Redazione Fiera Milano continua a strappare Senza le fiammate del titolo Alitalia, sospeso da Borsa italiana, Piazza Affari chiude in leggero calo la seduta, con il Mibtel in flessione dello 0,19%, mentre lo S&P/Mib ha ceduto lo 0,11%. Pur in un mercato senza grandi spunti, Eni si è comportata bene (più 0,86%), ma ancor più in evidenza si è messa Seat (più 2,22%), che ha affermato di non essere a conoscenza di imminenti cambi al vertice. Bene anche Fiat, in crescita dell'1,33%. In difficoltà Stm (meno 3,5%), debole anche il settore media, con L'Espresso in perdita del 2,44% e Mondadori dell'1,89%. Poco mosse le banche (meno 0,72% Unicredit, meno 0,67% IntesaSanpaolo) a eccezione di Mediobanca, giù dell'1,95%, e di Banco Popolare, in recupero del 2,16%. Tra gli assicurativi, giù Fondiaria del 2,89%. Sospesa Alitalia, in Piazza Affari le vendite si sono concentrate su Gemina (meno 9,8%), la holding di controllo di Aeroporti di Roma, per il timore che il collasso di Alitalia possa portare a una drastica riduzione dei voli negli scali romani. Ancora molte richieste su Fiera Milano dopo l'assegnazione dell'Expo 2015 al capoluogo lombardo: il titolo è rimasto sempre sospeso per eccesso di rialzo con un rialzo teorico del 24,3%. In un contesto di stabilità per il settore delle tlc prosegue la corsa di Tiscali (più 6%) sull'ipotesi di una prossima vendita di asset del gruppo. In Europa, giornata nera per le compagnie aeree (Ryanair ha perso il 4,6%, British Airways il 3,7% e Lufthansa l'1,2%) con l'eccezione di Air France (più 2,4%). In calo a Parigi Bnp Paribas (meno 1,9%), e SocGen (meno 2,5%) A un'ora dalla chiusura, in lieve rialzo New York (più 0,21% il Dow Jones, più 0,13% il Nasdaq). © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"alleanze e marketing per uscire dal pantano" - luigi pastore (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Pagina V - Genova Dario Balotta, esperto di trasporti: inutile aprire a spot nuovi collegamenti "Alleanze e marketing per uscire dal pantano" "L'obiettivo dev'essere arrivare a un milione e mezzo di passeggeri l'anno. Si punti su un paio di hub importanti" LUIGI PASTORE "L'aeroporto di Genova è davanti a un bivio. Negli ultimi sei anni è cresciuto appena dell'1,6%, una miseria rispetto alla media nazionale. Non può andare avanti così. Ha un potenziale bacino d'utenza di un milione e mezzo di passeggeri all'anno e ne raccoglie poco più di un milione. Serve una cura da cavallo o altrimenti morirà di inedia". Dario Balotta, esperto di trasporti, a lungo segretario della Fit-Cisl lombarda, ha attraversato la nascita di Malpensa 2000 e tutte le stagioni più recenti del trasporto aereo del nord ovest. Attualmente è nella Consulta nazionale del Pd e segue da vicino il caso Alitalia. Su Genova è perentorio. "è vittima di un doppio monopolio, quello del porto e quello di Alitalia. Ma non solo di quello. Quando sei a 185 chilometri da Nizza, a 159 da Pisa, a 160 da Torino, a 177 da Malpensa e a 145 da Linate, devi inventarti qualcosa. Genova soffre di altri due problemi: lo scarso marketing e un ritardo infrastrutturale pazzesco". Una questione per volta, Balotta. Partiamo dai volumi di traffico. Qual è la prima cosa da fare. Specializzarsi nel low cost? "Non basta dire, specializziamoci nel low cost. Bisogna costruire una strategia, intessere rapporti con alcune compagnie e insistere su determinati obiettivi. La politica, spesso attuata nel passato recente, di attivare nuovi collegamenti a spot, salvo chiuderli pochi mesi dopo o circoscriverli nel recinto della stagionalità, non porta da alcuna parte. Allora, si punti su un paio di bacini di traffico, che possono essere davvero quello inglese o con una capitale nordafricana, come Tunisi, e si insista per un po'. Poi, c'è il mercato dell'est". Quali compagnie? "Non necessariamente quelle principali, si può puntare su compagnie sussidiarie e su aeromobili con capienze da 50 passeggeri, che garantiscono anche certezze sul coefficiente di riempimento. Non ha senso avere degli aerei da 150 posti che viaggiano mezzi vuoti due o tre volte alla settimana". I tagli a Malpensa che effetti possono avere? "In prima battuta si può pensare solo negativi, ma non è così. Genova dovrebbe legarsi a uno o due hub di riferimento, che possono essere Parigi o Francoforte, mentre Roma è un punto interrogativo perché le tariffe Alitalia restano assolutamente fuori logica. Poi bisognerebbe erodere quote di mercato ai concorrenti più vicini. A parte l'insensatezza di avere uno scalo che fa concorrenza da Albenga, c'è da giocarsela con Nizza. Ma serve anche una strategia di marketing che sinora è mancata". A chi tocca? "Prima di tutto alla Camera di commercio. Le compagnie low cost vanno incentivate e sostenute anche nei costi di pubblicità e nell'accoglienza turistica. In questo Genova e la Liguria hanno bisogno di cambiare passo". E le infrastrutture? "Dal punto di vista dell'accessibilità ferroviaria siamo indietro. Ma è inutile inseguire utopie come quella del Terzo valico, per il quale servono decenni. Molto meglio utilizzare la rete esistente ma in modo molto più efficiente".

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D'alema agli industriali: "il sud prima di tutto" - piero ricci (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Pagina VI - Bari D'Alema agli industriali: "Il Sud prima di tutto" E su Emiliano a capo del Pd esclude guerre di successione: non se ne parla Rapporto ricucito con Divella: "Con me si calma con il sindaco diventa nervoso" PIERO RICCI Prenota un posto in platea per la "prima" del Petruzzelli durante una visita lampo al cantiere di corso Cavour, rassicura gli industriali baresi sull'impegno di un governo del Pd a favore del Sud, sfida la pioggia che quasi gli fa saltare i comizi di Molfetta e Terlizzi anche se il maltempo, in realtà rischia di rovinare i bagni di folla previsti per oggi a Foggia e a Manfredonia. Si muove da statista, Massimo D'Alema. Sia quando fa il ministro degli Esteri per bacchettare Berlusconi che denigra l'Italia (dall'Alitalia all'emergenza rifiuti in Campania), sia quando veste i panni del padre nobile del Pd, del leader che ha fatto della Puglia la sua seconda patria, che difende Michele Emiliano e recupera Vincenzo Divella. Sul rischio che il sindaco di Bari possa essere silurato da segretario del partito democratico dopo un'eventuale sconfitta alle elezioni in Puglia, avverte che la Puglia guarda a destra: "è sempre stato così - spiega D'Alema - ma abbiamo incrinato il predominio della destra grazie a Emiliano e a Divella che sono elementi nuovi e che hanno dato buoni risultati sul piano amministrativo ma che non si è ancora tradotto in termini politici". Emiliano non è in discussione: "No. Non vedo guerre". Anzi: "La coalizione vasta tenderà a consolidarsi", assicura D'Alema. E il presidente della Provincia di Bari? "Quando vede me si calma, quando vede Emiliano s'innervosisce. E siccome Emiliano sta in Puglia più di me, Divella è più nervoso del solito". Ma il tour di D'Alema, ieri, aveva una connotazione precisa: incontrare il mondo dell'impresa. Tante visite in aziende a Bitonto, Molfetta, Terlizzi. E a Bari, l'incontro con gli industriali nella sede di Assindustria, che, quasi la par condicio valesse anche per loro, hanno già prenotato per la prossima settimana un incontro con Raffaele Fitto, il responsabile Mezzogiorno di Forza Italia. Agli industriali baresi D'Alema spiega che il Sud "dev'essere la scelta fondamentale per lo sviluppo del Paese, non un Mezzogiorno residuale come sembrerebbe da un dibattito pubblico per il quale è più importante il destino di Malpensa che non l'avvenire di milioni di ragazzi e ragazze del Sud". D'Alema, invece, magnifica l'esperienza Alenia di Grottaglie perché, da ministro degli Esteri, ha ricevuto apprezzamenti sulla qualità della preparazione dei giovani pugliesi impegnati in questa sfida. Il leader batte molto sul capitolo formazione e ricorda come nel programma del Pd ci siano i 30mila stage per i giovani nelle aziende al Sud che il governo Prodi ha già previsto nell'ultima Finanziaria. Rilancia gli impegni sulle infrastrutture, sull'alta velocità della Bari-Napoli, sul completamento della statale 106. Gli imprenditori, da parte loro, insistono per avere procedure amministrative certe, spingono perché l'Acquedotto pugliese si decida ad avviare gli investimenti per tappare i buchi e rifare la rete. E se la sicurezza (dalla criminalità) non è più un'urgenza, le misure sulla sicurezza dei luoghi di lavoro dopo l'escalation di morti bianche, non sembrano riscuotere eccessive simpatie nella saletta delle riunioni dove l'incontro si svolge a porte chiuse. "Prendo atto con soddisfazione - dirà poi il presidente degli industriali baresi, Alessandro Laterza - che il presidente D'Alema ritiene il programma del Pd in sintonia con le proposte di Confindustria in tema di politiche per la crescita del Paese e del Mezzogiorno". Le somme, però, preferisce tirarle la prossima settimana. Dopo l'incontro con Fitto.

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Il governo ritenta con Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Prodi: la trattativa va riaperta. Spinetta disponibile al dialogo. Alitalia, Police presidente Il governo ritenta con Air France Retromarcia dei sindacati: pronti a rivedere le posizioni.

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ROMA Il governo scende in campo su Alitalia per ricucire lo strappo tra Air France e i sindacati: l (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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A missione è affidata ad Enrico Letta e sollecitata dal premier Romano Prodi. Si tratta di rimettere sullo stesso tavolo (forse già martedì) la proposta "negoziabile" dei sindacati e la disponibilità di Parigi a riaprire il dialogo, a patto che si parta dal suo piano. A traghettare Alitalia oltre l'appuntamento elettorale sarà invece Aristide Police, già del cda della compagnia, designato ieri dal board che ha preso atto delle dimissioni di Prato. Il cda ha anche rinviato all'8 aprile la verifica sulla liquidità e sulla continuità aziendale. Fino ad allora le azioni Alitalia rimarranno sospese in Borsa.

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Dal nostro inviato MADRID A tutto vento. Il colosso tedesco E.On pre (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

BARBARA CORRAO dal nostro inviato MADRID A tutto vento. Il colosso tedesco E.On prepara il suo sbarco in Italia per l'autunno e svela le sue strategie globali di medio-lungo periodo in un momento in cui nel mondo si registra una forte impennata nei consumi di energia. E.on punta ad un raddoppio secco della sua quota di produzione elettrica da fonti rinnovabili entro il 2030: dal 12 al 24 per cento, in linea con i programmi della Ue sostenuti dal governo di Angela Merkel. Sarà l'eolico a fare la parte del leone nell'energia ecologica, con una crescita molto, molto rapida: negli ultimi 9 mesi, i tedeschi hanno triplicato la loro energia del vento portandosi agli attuali 1.230 Megawatt, grazie alle acquisizioni di E2-I in Spagna e Airtricity negli Usa, ma contano di arrivare a 4 mila MW nel 2010 e 10 mila Mw nel 2015, con un raddoppio degli investimenti a 6 miliardi entro il 2010, su un totale complessivo di 30 miliardi da spendere nella generazione.Proprio qui in Spagna E.on sta sviluppando nuovi campi eolici nelle Asturie. L'obiettivo dei tedeschi è ambizioso: passare dagli attuali 61 a 100 Gigawatt (migliaia di Megawatt), "diminuendo almeno del 50% le emissioni di Co2 rispetto al 1990". Sono i dati presentati dal numero uno del gruppo Wulf Bernotat e da Frank Mastiaux, responsabile della controllata Clima e Rinnovabili. E.On ha comunque in programma la costruzione di 17 nuove centrali a carbone pulito e a gas che infatti conservano una quota del 24% ciascuno, con un ulteriore 10% per il carbone con cattura di Co2 ancora da sperimentare. Non è un caso che Bernotat abbia sottolineato quanto "è importante mantenere gli impianti nucleari nel nostro mix energetico", proprio mentre il governo tedesco deve prendere una decisione definitiva sull'argomento. Nel giro d'orizzonte non poteva mancare il punto sugli assets Endesa Italia, dopo il recentissimo accordo raggiunto con Enel. "Ci vorranno ancora circa due mesi ha precisato Bernotat per definire i dettagli dell'operazione", la cui conclusione è prevista per il terzo trimestre 2008, probabilmente verso la fine. Il costo per E.on sarà di 11,8 miliardi. Resta ancora da definire, come si sa, la posizione che vorrà assumere A2A, azionista al 20% di Endesa Italia. Ma Bernotat è stato molto prudente sulla trattativa: "Potrebbe essere Enel a concluderla o direttamente noi, la questione è ancora da decidere". Probabilmente i tedeschi, nel momento in cui si rompono le trattative su Alitalia, valutano con attenzione l'impatto "emotivo" sul versante sindacale. In ogni caso, ha voluto sottolineare Bernotat "non è intenzione di E.On spingere A2A fuori da Endesa. Spetta a loro decidere se preferiscono azioni o centrali", dice. Ma si intuisce che al partner tedesco interessano soprattutto gli assets. Bernotat ha definito "interessante il mercato italiano perché è poco fornito, tant'è che importa elettricità dai paesi vicini". Non ha escluso la possibilità di fornire in futuro le famiglie anche con l'elettricità, ma ha rinviato le strategie più in avanti. In Italia E.on sta costruendo una centrale a gas e acquisirà da Endesa i diritti sul rigassificatore di Livorno. L'intenzione è di completarlo, ma sui rigassificatori, conclude, "sono stati accumulati ritardi in Italia". Se l'Italia non cambia rotta, "bisognerà pensare a siti alternativi". E in Croazia E.On ha già un'accordo per un impianto sull'isola di Krk.

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L'incontro segreto con Spinetta e i sogni <tedeschi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Sindacato e strategie Il potere di Cgil, Cisl e Uil e la voglia di "cogestione" come in Germania L'incontro segreto con Spinetta e i sogni "tedeschi" ROMA - Per capire quanto poco i sindacati abbiano sempre creduto in Air France basta dire che i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno incontrato riservatamente, prima della trattativa in esclusiva con i francesi, per ben tre volte i vertici di Lufthansa e l'ambasciatore tedesco. Mentre non hanno mai incontrato il numero uno di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta, se non quando è cominciata questo strano negoziato con la proposta francese prendere o lasciare e la pistola del fallimento di Alitalia puntata alla tempia. Solo il leader della Uil, Luigi Angeletti, una volta ha visto segretamente Spinetta, smentendo la circostanza subito dopo, davanti alle proteste di Guglielmo Epifani e Raffaele Bonanni. Ma perché Cgil, Cisl e Uil e anche tutti gli altri sei sindacati hanno avversato, chi più chi meno, Air France? Alla fine, il minimo comun denominatore di queste posizioni, è uno solo: i sindacati hanno messo la salvaguardia del proprio potere - fortissimo in Alitalia - al primo posto. Cgil, Cisl e Uil, e poi i piloti, hanno scartato il matrimonio coi francesi quando hanno capito che avrebbero perso i comandi della compagnia italiana. Bonanni è quello che più ha lavorato, e ancora continua, per l'intesa con Lufthansa. Con un obiettivo preciso: importare in Italia il modello di cogestione tedesco. Il sindacato nel consiglio di sorveglianza. Questo il sogno del leader della Cisl: trasformare la fusione con Lufthansa nella testa d'ariete della democrazia economica. Epifani, invece, è rimasto vittima della cultura del soccorso pubblico, ancora fortemente presente nella Cgil. Evidentemente, l'esito della precedente tentazione statalista - ricordate la pressante richiesta della Fiom di far intervenire Finmeccanica nel capitale Fiat quando l'azienda era in crisi? - non ha insegnato nulla. E la Cgil, in accordo con gli altri sindacati, ha pensato ancora una volta che la salvezza per Alitalia passasse per l'intervento pubblico, in questo caso di Fintecna. Angeletti, più libero da schemi ideologici, ha voluto, fin dall'inizio, andare a vedere le carte di Spinetta. Ma poi, sul più bello, si è ritirato dalla trattativa, alimentando il sospetto di Cgil e Cisl che questa mossa fosse condizionata dal centrodestra, che già in passato ha tentato, senza successo, di mettere le mani sulla Uil. I piloti, infine. Cioè l'Anpac. Ha guardato senza ipocrisie all'interesse dei suoi iscritti. Passando dall'entusiasmo per le garanzie iniziali offerte da Spinetta alla delusione per i sacrifici in ultimo richiesti anche ai piloti. E rifiutati seguendo l'antica convinzione che "senza i piloti non si vola". Dopo la rottura dell'altro ieri tutti i sindacati hanno detto che la colpa è di Air France. Che certo non era venuta in Italia per fare beneficenza e che al primo posto ha messo i suoi interessi commerciali. Ma la domanda che resta è: quale altra compagnia accetterebbe la proposta dei sindacati rifiutata da Spinetta? La risposta non è difficile. Tanto è vero che gli stessi sindacati, ieri, hanno auspicato la ripresa della trattativa con i francesi. Sempre che non sia troppo tardi. Enrico Marro.

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Il patron di Mondo Tv per la cordata (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Orlando Corradi Il patron di Mondo Tv per la cordata C'è un imprenditore di Busto Arsizio trapiantato a Roma pronto a investire 2 milioni di euro nella cordata italiana per Alitalia. è Orlando Corradi, 68 anni, titolare di Mondo Tv, società quotata in Borsa fra i leader europei nella realizzazione di "cartoons" (fra le produzioni numerosi i film a carattere religioso). "La disponibilità è a titolo personale e solo in presenza di un progetto imprenditoriale serio", ha dichiarato. Mondo Tv ha rapporti commerciali molto solidi con Rai e Mediaset.

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Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Sindacati in retromarcia Ora il governo prova a richiamare Air France Letta "ambasciatore" con Parigi Police (Tesoro) prende il posto di Prato Titolo sospeso fino all'8 aprile. Il neo presidente quarantenne è un "enfant prodige" del diritto amministrativo ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police. E cinque giorni per riprendere il bandolo della trattativa con Air France-Klm, interrotta mercoledì dopo il rilancio dei sindacati. Il cda della compagnia, riunitosi ieri per prendere atto delle dimissioni del presidente Maurizio Prato, non ha aperto le pratiche per il commissariamento, come il Tesoro aveva ventilato, ma ha rinviato ogni decisione all'8 aprile. La data, che è la stessa in cui il titolo rientrerà in contrattazione, sarebbe legata alla disponibilità offerta dai francesi. Una boccata d'aria. Poi tutti gli scenari saranno possibili, compreso il fallimento. Il tentativo di riprendere il negoziato con i francesi è partito da palazzo Chigi cui il leader del Pd, Walter Veltroni, ha chiesto di richiamare le parti "al senso di responsabilità". Il suo timore è che il fallimento di Alitalia si abbatta sul voto con effetti nefasti. L'appello ha trovato una sponda nei sindacati protagonisti della rottura, che si sono detti disponibili a "una vera trattativa ". La loro accusa infatti è che il Tesoro abbia da tempo fissato con Air France-Klm la proposta definitiva. "Con noi non c'è mai stata trattativa" hanno sostenuto. Il loro ultimo rilancio sarebbe stato necessario per stanare i francesi: "La nostra proposta non è ultimativa - ha detto Fabrizio Solari (Filt-Cgil) -. E la loro?". è stato il sottosegretario Enrico Letta a prendere in mano la situazione, in assenza del premier Prodi, in visita in Romania. Una riunione con i ministri Tommaso Padoa-Schioppa (Economia), Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico) e Alessandro Bianchi (Trasporti) ha focalizzato l'obiettivo: non far fallire la compagnia. E la strategia: riportare al tavolo Spinetta assicurando ai sindacati un margine di trattativa. Nel frattempo l'azienda andrà governata. Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, il livello delle prenotazioni di voli intercontinentali e internazionali si sarebbe ridoto del 40%. Questo vuol dire che, malgrado la boccata d'ossigeno dei 148 milioni incassati, c'è il rischio che Alitalia non regga l'imminente verifica dei conti. I primi contatti di Letta con i francesi sono stati difficili: Spinetta sarebbe irritato per il tempo perduto e per i modi spicci dei sindacati. La disponibilità sarebbe perciò limitata a domenica. Da Bucarest Prodi lo ha incoraggiato, definendo la proposta di ristrutturazione di Air France "non certo più severa" di quella subita da altri vettori. Vicenda chiusa, invece, per Silvio Berlusconi. "La già difficile situazione italiana poteva essere più grave - ha commentato in serata il leader del Pdl -, almeno si è interrotta la trattativa con Air France...ho evitato la catastrofe ". L'ex premier ha poi confermato l'appello agli imprenditori perché entrino nella cordata italiana: "Basta anche una fiche "dice, alimentando il sospetto che l'intervento sia pensato per un'Alitalia già ridimensionata da un commissario. La russa Aeroflot si è detta pronta a esaminare proposte "vantaggiose". Antonella Baccaro.

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NERO DEL SINDACATO (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-04 num: - pag: 1 autore: di PIERO OSTELLINO categoria: REDAZIONALE IL GIORNO NERO DEL SINDACATO L' abbandono, da parte di Air France-Klm, della trattativa per Alitalia, a causa del massimalismo dei sindacati, è la plastica rappresentazione del fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. è stato il giorno nero dei sindacati. Per anni, in nome dell'occupazione, avevano retto la coda al malcostume politico di gonfiare gli organici della compagnia di bandiera per ragioni clientelari. Il malcostume politico aveva retto la coda ai sindacati pompando soldi dei contribuenti nell'azienda per tenerli buoni. Una volta al tavolo delle trattative, i sindacati non solo hanno mantenuto la linea di sempre; hanno offerto lo spettacolo di un tasso di litigiosità e di un livello di divisioni fra loro, nonché di inadeguata capacità decisionale, davvero mortificante. Ma se la variabile occupazione non ubbidisce alle logiche di impresa, le aziende falliscono. Jean-Cyril Spinetta, l'amministratore delegato della compagnia francese, ha detto ai suoi: "Lo so cosa vorrebbero i sindacati: sostituire allo Stato italiano, che finora li ha accuditi come un padre, l'aiuto di Air France. Io non posso". Ora, si parla di un commissariamento di Alitalia. Metterà a terra la flotta e taglierà il personale più di quanto prospettato da Spinetta. Il fallimento della compagnia comporterebbe la dispersione dell'intero patrimonio. Dai "valori di avviamento " (l'Italia primaria destinazione del turismo mondiale, le reciprocità con i vettori stranieri che arrivano negli aeroporti italiani e quant'altro) ai "valori patrimoniali" (i vettori, anche se vecchi, le competenze operative di una - ex - primaria aerolinea mondiale, le specifiche rotte di volo e quant'altro). Ma la sola proposta del sindacato alternativa al fallimento, è un aumento di capitale, a spese del contribuente italiano; il riassorbimento della manodopera già liquidata nel 2005, a spese dell'acquirente franco- olandese. Soluzioni non praticabili. Nessuna delle molte sigle sindacali ha affrontato il caso dal lato del mercato, pur nel rispetto della propria legittima funzione di difesa dei livelli occupazionali possibili. Eppure, la contemporanea assegnazione a Milano dell'Expo 2015 avrebbe almeno dovuto suggerire la separazione fra il destino di Alitalia e il futuro di Malpensa. Anche se l'aeroporto parigino Charles de Gaulle avrebbe molto da guadagnare dal ridimensionamento dell'hub milanese, una soluzione ragionevole avrebbe potuto essere quella di sollecitare Alitalia a dismettere i suoi diritti di atterraggio e Malpensa a metterli sul mercato. Già accade che qualche grande compagnia faccia partire i suoi aerei anche da scali non nazionali. è il lato incoraggiante della globalizzazione. postellino@corriere.it.

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Air France, il governo ci riprova (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-04-04 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Alitalia, confederali in difficoltà dopo il braccio di ferro con Spinetta: la nostra proposta è negoziabile Air France, il governo ci riprova Colletti bianchi in piazza contro Cgil, Cisl e Uil: sì alla trattativa ROMA - Alitalia ha un nuovo presidente, il giurista Aristide Police e il governo con Enrico Letta cerca di riportare i francesi di Air France- Klm al tavolo. I colletti bianchi della compagnia italiana hanno organizzato una manifestazione per la ripresa della trattativa e i confederali ora frenano: la nostra proposta è negoziabile. ALLE PAGINE 2 E 3 Baccaro e Marro.

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Romiti: Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE L'intervista "Tre esempi di rilancio: Agip, Ambroveneto e Fiat. Enrico Bondi potrebbe farcela" Romiti: Alitalia non va venduta E da ex dico che serve un manager "Il gruppo spolpato a tutti i livelli da politici e sindacalisti" ROMA - E' una foto in bianco e nero, che ritrae tutto il gruppo dirigente dell'Alitalia. Poteva essere il 1970, a giudicare dagli occhiali che indossava l'amministratore delegato dell'epoca, Cesare Romiti. Al quale quella fotografia evoca un pensiero: "Guardandola mi è venuto in mente che quello dell'Alitalia è un problema di manager. Nessuna grande azienda può andare avanti se non ha un gruppo dirigente selezionato e indipendente". Come il vostro. Ho indovinato? "All'epoca il presidente era Bruno Velani, il padre dell'aviazione civile. Il conte Nicolò Carandini era presidente onorario dell'Alitalia, il sottoscritto era amministratore delegato e direttore generale era Donato Saracino. Dopo che siamo andati via noi, salvo poche eccezioni, a ogni nome non si può che associare il nome di un uomo politico". è successo in tutte le aziende pubbliche. "Ma all'Alitalia non si è più creato il gruppo. Uno dei più grandi banchieri italiani ha detto che l'Alitalia si è fatta soggiogare dalla politica. Recentemente l'ho incontrato e gli ho detto: non è così, è stata anche depauperata dalla politica". E il sindacato non ha nessuna responsabilità? "Le responsabilità sono comuni. Tanto la politica quanto il sindacato hanno creato nell'Alitalia una loro dipendenza per fare ciò che volevano. Non solo ai livelli alti ma anche a quelli bassi". Per questo prima sono scappati gli olandesi e adesso fuggono anche i francesi? "Il presidente di Air France Jean-Cyril Spinetta ha detto che nel 1998 il rapporto fra il fatturato della compagnia italiana e quello della compagnia francese era di cinque a otto. E che adesso invece è di quattro a sedici". Una ragione in più per chiudere in fretta la partita. Non crede? "Invece di cercare a tutti i costi un compratore, per giunta con una tecnica balorda, bisogna cercare un gruppo dirigente capace e che dia fiducia agli azionisti e ai potenziali investitori. Mi vengono in mente almeno tre precedenti. Il primo è quello dell'Agip, che nel 1946 era in liquidazione: Enrico Mattei la fece risorgere " Mattei era stato un capo partigiano. Non fu una scelta politica? "Proprio perché aveva fatto il partigiano Mattei era la persona giusta. Non aveva paura di prendersi delle responsabilità. Il secondo caso è quello della crisi di Banco Ambrosiano. Beniamino Andreatta puntò su Giovanni Bazoli..." Pure Andreatta era un politico. "Il risultato è che Bazoli partendo dall'Ambrosiano ha costruito Banca Intesa, una delle più grandi banche d'Europa. Il coraggio di Andreatta non ce l'ha più nessuno. Il terzo caso mi coinvolge personalmente. Negli anni Settanta la Fiat era tormentata dagli scioperi, eravamo nel mirino delle Br. A un certo punto decisi che bisognava rompere il muro e il risultato fu la marcia dei Quarantamila". Non si fece amici nel sindacato. "Lo sapevo fin dall'inizio. Ci vedevamo di nascosto con Luciano Lama, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto e tutte le volte gli dicevo che non avrei fatto un passo indietro. Il giorno della marcia eravamo insieme in una saletta dell'Hotel Eden, a Roma, e Carniti mi affrontò avvertendomi che il giorno dopo lui ne avrebbe portati in piazza 200 mila. La sera stessa, dal ministro del lavoro Franco Foschi, Lama mi venne incontro ammettendo la sconfitta: un signore. E firmammo l'accordo". Escluso che le manifestazioni di ieri all'Alitalia possano avere lo stesso effetto di quella marcia, se avesse la bacchetta magica che cosa farebbe? "Una cosa molto semplice: azzererei il consiglio di amministrazione, nominerei un amministratore unico, anche straniero, intorno al quale ricostruire un gruppo dirigente e una strategia". Insomma, per Romiti il problema dell'Alitalia è soltanto un problema di uomini. "Proprio così. Manca il gruppo dirigente, da troppo tempo". Da quanto non ne azzeccano una? "Scorra i nomi degli ultimi vent'anni". Non salva proprio nessuno? "Pochissimi. Anche il passaggio dell'ex amministratore delle Ferrovie, nominato all'Alitalia e poi mandato via con una buonuscita favolosa, è stato un pasticcio. Per non parlare di quando alla presidenza della compagnia c'era l'attuale presidente della Sea". Colpa del governo, dell'Iri, o di chi altro? "L'Iri, ha detto. Quella è stata una grande scuola di management. Ai miei tempi c'erano il presidente Giuseppe Petrilli, persona di altissima qualità, e poi Leopoldo Medugno, Fausto Calabria." E l'Alitalia come andava? "Bene. In giro per il mondo venivamo ricevuti come capi di Stato". Ora invece se la danno a gambe levate come sentono "Alit..." "La situazione è disperata". Chi potrebbe farcela? "Non mi faccia fare nomi". Enrico Bondi? "Eccone uno. Se non fosse andato lui alla Parmalat, e al suo posto avessero messo uno di quelli che è passato all'Alitalia, crede che si sarebbe salvata? Bondi non guarda in faccia a nessuno. Le banche lo odiano. Ci vuole uno così". Forse è più facile vendere e basta. Ammesso che ci si riesca. "Per me non è la soluzione. Tutto si può vendere. La Fiat non poteva essere venduta? Anche il Corriere della Sera si può vendere. Ma poi che Paese rimane?" Il manager Cesare Romiti: in Alitalia manca il gruppo dirigente da 20 anni Sergio Rizzo.

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<Vogliamo i francesi> I colletti bianchi scendono in piazza (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La protesta Cori e slogan contro i sindacalisti "Vogliamo i francesi" I colletti bianchi scendono in piazza La "marcia dei 400" per la trattativa E tra hostess e steward c'è chi propone una raccolta di firme per riprendere il negoziato con Air France ROMA - Verso le 10.30 di ieri mattina, nella palazzina di viale Alessandro Marchetti, alla Magliana, quartier generale dell'Alitalia, è partito un giro di mail tra una parte dei quadri e dirigenti per organizzare una manifestazione spontanea a sostegno della trattativa con Air France-Klm. Appuntamento a mezzogiorno nel piazzale. E invito a stampare l'allegato manifesto "Io non ci sto", contro la rottura della trattativa con Air France-Klm. In qualche mail si aggiunge che la direzione del personale è a conoscenza dell'iniziativa e che non c'è bisogno di timbrare per uscire. Insomma: non si perde un minuto di retribuzione. A mezzogiorno, sotto il sole, qualche centinaio di quadri e dirigenti, 400 secondo gli organizzatori, hanno inscenato il sit-in. Più o meno gli stessi che hanno consegnato all'ex numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, un documento a sostegno del suo piano di salvezza della compagnia. Iniziative che hanno immediatamente richiamato alla memoria la storica marcia dei 40 mila quadri Fiat che, il 14 ottobre 1980, sfilando nelle strade di Torino, si schierarono a fianco dell'azienda nella dura vertenza con Cgil, Cisl e Uil, determinando una sconfitta traumatica per il sindacato. Qualche sindacalista venuto a dare un'occhiata al sit-in, anche a costo di beccarsi degli insulti, ci ha giocato su, parlandone con i colleghi. Del resto, ieri tutti i sindacati che hanno mandato a picco la trattativa con Air France erano a caccia di motivi per riaprire il dialogo con i francesi. E così anche enfatizzare la protesta dei quadri Alitalia, poteva tornare utile. Tanto più che, sempre ieri, nella sala mensa di Fiumicino, si è svolta un'assemblea unitaria degli assistenti di volo, organizzata da Cgil, Cisl, Sdl, Ugl, Anpav e Avia, dove più di un lavoratore ha proposto una raccolta di firme "affinché la trattativa con Air France riprenda ". Insomma, anche se la marcia dei 400 non è affatto la marcia dei 40 mila, segnala però che il sindacato, in Alitalia, sta rischiando di brutto. E la tensione che sale tra i lavoratori preoccupa i vertici aziendali. Tanto che ieri sera, al termine del consiglio di amministrazione, il capo del personale, Massimo Cestaro, ha voluto incontrare proprio i quadri e i dirigenti. L'invito è ad abbassare i toni e a rimboccarsi le maniche. Perché il fallimento è sempre dietro l'angolo. Enr. Ma.

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Curzi: Rai in crisi Rischiamo di finire come Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-04-04 num: - pag: 9 categoria: REDAZIONALE Dal Cda Curzi: Rai in crisi Rischiamo di finire come Alitalia ROMA - Settimo piano di viale Mazzini, ore 14.12 di ieri, schermo della stanza del consigliere Sandro Curzi sintonizzato su Raidue. Va in onda "L'Italia sul due", c'è Milo Infante che affronta l'inquietante tema: "Arrivano badanti... e diventano amanti". Sandro Curzi spegne: "E questa sarebbe un'offerta innovativa da servizio pubblico europeo del 2008. Ma suvvia." Curzi è uscito giorni fa vincitore dall'ennesima battaglia contro quel brutto male ai polmoni che da anni tenta, senza alcun successo, di domarlo. La tappa guadagnata lo galvanizza e lo riporta alle preoccupazioni Rai: "Ecco qui i dati. Un marzo terrificante, con uno share medio del 39.94% e Raiuno che cede la leadership a Canale 5. E poi giovedì 3 aprile in prima serata: Rai al 31.17% di share contro il 51.56%. Dato mai visto, non ne ricordo uno uguale. Canale 5 col 28.97 sfiora da sola l'intero risultato Rai...". Sandrone ha un sobbalzo: "Ieri sera non dormivo, sentivo i titoli dei tg sull'Alitalia. E mi è apparso un fantasma". Quale fantasma, Curzi? "Il parallelo con le ore che sta vivendo la compagnia di bandiera. è vero, in questi giorni Raidue si sobbarca degli impegni legati alle Tribune politiche. Ma la crisi aziendale è evidente. La somiglianze con Alitalia sono tante". Per esempio? Le notti di Curzi devono essere insonni, l'elenco è su un foglietto: "Il ritardo tecnologico, lì come da noi. Oggi si parla di alta definizione sul digitale come se fosse una novità. Ma vent'anni fa Marco Fichera e io già discutevamo di alta definizione e sempre vent'anni fa Alitalia era all'avanguardia nel suo settore. Ancora. Un mondo politico che non ama la compagnia di volo come la tv pubblica. Nessuno sembra voler scommettere sul nostro futuro, così com'è capitato ad Alitalia. Poi ci sono i pentimenti, come quelli di Pier Luigi Celli che scopre di aver sbagliato quando licenziò 15 anni fa la vecchia Rai". E si arriva al capitolo più scottante: "Alitalia sta morendo per eccesso di resistenza sindacale al cambiamento. Da noi, e lo dice un vecchio uomo di sinistra innamorato del vero sindacato, la Rai è vittima di piccole corporazioni, microfeudi purtroppo spesso difesi con miopia dalle sigle ufficiali". E poi, sostiene il consigliere, "Alitalia e Rai si somigliano per una simile difficoltà nell'affrontare il mercato globale e le conseguenti sfide di mercato". Morale? "La morale è purtroppo che se la politica non si occuperà della Rai nei prossimi due anni, si rischierà davvero un effetto Alitalia. Nonostante la nostra forza economica. Un solo dato: il pubblico giovane di Sky è quattro volte superiore al suo ascolto medio. E quando vedo le troupe di Sky tg24 arrivare in motocicletta mezz'ora prima degli stanchi mezzi di Rainews 24, mi prende rabbia. E invidia". Poi c'è il capitolo dell'offerta attuale: "Dicono che Paolo Bonolis dovrebbe tornare in Rai per Sanremo. Ma può essere cambiamento puntare sempre sugli stessi nomi e su chi fa avanti e indietro con Mediaset? Lo dice chi si era battuto perché restasse... E possiamo continuare a vedere una Simona Ventura sempre e comunque su tutte le reti nonostante il drammatico flop di X Factor? E cosa presenteremo agli investitori di una pubblicità in calo da marzo alla convention di Cannes a giugno? Raiuno va ridisegnata, Raidue ricollocata perché ha perso i giovani, Raitre va rinnovata. E a Raiuno abbiamo Fabrizio del Noce che annuncia la sua prossima uscita..." Che fare, Curzi? "Dovremmo puntare sulle nostre eccellenze. Gli ottimi prodotti della scuderia di Rai Educational di Giovanni Minoli. Sulle certezze rappresentate dai Fabio Fazio, dalle Gabanelli. Ma non si sa perché vince quel modello". E indica lo schermo appena spento su Raidue. Giudizi "Bonolis a Sanremo? Non si cambia mai. E basta alla Ventura" Paolo Conti.

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Il Pdl prepara l'ipotesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa "Il Pdl prepara l'ipotesi della public company" Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Spunta l'ipotesi "public company" per Alitalia. Dopo l'abbandono dei francesi, che martedì sera hanno gettato la spugna, "la possibile carta da giocare per salvare la compagnia potrebbe essere quella dell'azionariato diffuso" spiega a Il Tempo, Fabio Verna, economista e finanziere, esperto del settore aereo di area Pdl. Sta chiamando alle armi, anzi al mettere mano al portafoglio tutti gli italiani? "Dopo l'abbandono dei francesi una soluzione che preveda l'azionariato diffuso con un aumento di capitale consistente è una della poche soluzioni per salvare le compagnia". Che dimensioni dovrebbe avere l'aumento di capitale? "Un miliardo di euro in nuove azioni in maniera da diluire la quota in mano al Tesoro al di sotto dell'attuale 49,9%". Questa somma sarebbe sufficiente? "No. La raccolta di fondi deve essere accompagnata da azioni mirate alla ristrutturazione del debito. Serve allungare le scadenze di pagamento verso il medio e il lungo termine e integrare le fonti di finanziamento con opportune leve finanziarie. La massa di liquidità raccolta dovrebbe essere messa a sostegno del piano industriale indirizzato a rendere la compagnia competitiva". Chi avrebbe interesse a mettere soldi in un'azienda che allo stato attuale è a un passo dal fallimento? "Oltre ai partner finanziari internazionali, che dovrebbero comunque restare minoritari o comunque nel ruolo di partner silenti per conservare l'italianità della compagnia, è opportuno un accordo sindacale per coinvolgere i lavoratori Alitalia nel nuovo ceto azionario della compagnia". In che misura dovrebbero entrare i dipendenti? "Si tratta di 20 mila dipendenti a cui sarebbe riservata una percentuale compresa tra il 10 e il 15% del capitale. Partecipando direttamente al ceto azionario avrebbero il giusto ruolo e la corretta tutela". Sarebbe possibile anche fare ricorso allo strumento della cartolarizzazione? "Sì in linea di principio. Alitalia emette biglietti e ottiene flussi di denaro. In teoria tutti i ticket sono cartolarizzabili. E cioè sono monetizzati sul mercato monetario internazionale attraverso l'emissione di bond con specifiche garanzie civilistiche". Salvare Alitalia è missione quasi impossibile. Ha già in mente qualcuno tra i possibili sostenitori? "Non penso ai nomi dei grandi industriali italiani che spesso ricorrono negli ambienti economico-finanziari del nostro Paese. In Italia la vera spina dorsale della nostra economia è la Piccola e media impresa che ha sia l'orgoglio, sia le capacità di acquisire ma soprattutto di ricapitalizzare la nostra compagnia di bandiera". Resta il problema del gestore. Del partner industriale. Ha in mente qualcuno? "Penso a un'alleanza con un grande vettore internazionale. In questo senso anche la russa AereoFlot potrebbe essere coinvolta in quanto da sempre interessata agli "slot" (le finestre di decollo e atterraggio negli aeroporti ndr) italiani. L'italianità della compagnia sarebbe comunque indiscussa". Un piano difficile da realizzare senza l'avallo di un governo forte dei suoi pieni poteri. "Nulla vieta per ora agli analisti di lavorarci. è chiaro che solo il Governo che andrà ad insediarsi nelle prossime settimane a Palazzo Chigi, potrà e dovrà assumersi le scelte ormai improrogabili".

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Ma quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Ma quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli ... Ma quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli ambasciatori Ue a Villa Almone si lascia andare a alcune indicazioni su quella che sarà la sua politica estera in caso di vittoria alle elezioni. Ma soprattutto rassicura i diplomatici che non ci saranno indecisioni o instabilità giacchè il governo di centrodestra, dice il Cavaliere, avrà "almeno 20 senatori in più rispetto all'opposizione e potrà contare sull'unità ritrovata con gli alleati". Berlusconi ha assicurato agli ambasciatori che il suo, sarà un governo "saldo e in grado di fare profonde riforme" proprio grazie al vantaggio netto che avrà anche in Senato rispetto al centrosinistra. Arriva a presagire: "Passerò alla storia come statista". "Ho saputo riunire tutto il centrodestra" ha detto sottolineando di avere solo due esclusioni. Sul fronte della politica estera, chi lo ascoltava è stato colpito dai tanti riferimenti alla Russia, sino a citare il primo vertice del Consiglio Nato-Russia come "grande contributo all'integrazione europea". Berlusconi ha anche affermato che piuttosto che progettare l'inclusione di Georgia e Ucraina nella Nato, "bisognerebbe pensare a includere la Russia nell'Alleanza". Putin, ha detto, è da comprendere perchè è difficile costruire una democrazia e se alza i toni è perchè si sente "accerchiato" dalla Nato. All'ambasciatore tedesco Michael Steiner che gli era seduto di fronte, ha detto che se con la Germania ci fosse oggi "la stessa collaborazione che c'era quando era al governo, Bush a Bucarest non si sarebbe permesso di dire le cose ha detto". L'ambasciatore lettone, la signora Astra Kurme, gli ha chiesto quale sarebbe la sua politica nei confronti dei piccoli Paesi. "Penseremo molto ai Paesi dell'Est", ha risposto il leader del Pdl. Sulla politica interna, invece, grandi linee e poca cronaca. Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna dei soli articoli favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Bonaiuti e gli chiedo di ritagliare i pezzi dai giornali che parlano bene di me. Non l'ho visto più per un mese". Berlusconi poi si è spostato in Coldiretti. Il Cavaliere si è lasciato andare a un piccolo show per difendere la mozzarella. Il leader Pdl accompagnato dal presidente dell'organizzazione Sergio Marini, dopo l'intervento ha fatto una passeggiata tra gli stand dove erano esposti i prodotti tipici. Attratto da un piatto di mozzarelle di bufale, si avvicina e ne prende una e inizia a mangiarla. Tutto sembra filare liscio, ma il Cavaliere improvvisamente si mette una mano sul petto, poi sulla fronte e si misura le pulsazioni. Ovviamente il malore è solo una scherzo per sdrammatizzare l'incubo diossina. Fa poi ancora un giro e questa volta viene attratto da una grande mortadella. La guarda, inizia a gesticolare mostrando segni di contrarietà; poi non resiste, arriva al bancone e facendosi aiutare la nasconde sotto il tavolo.

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Corradi pronto a mettere due milioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Mondo TV Corradi pronto a mettere due milioni Orlando Corradi, presidente e amministratore delegato di Mondo TV, ha spiegato con una nota di essere "disponibile a partecipare a una eventuale cordata di imprenditori italiani a supporto di Alitalia con un investimento fino ad un massimo di 2 milioni di euro". Un investimento che "sarebbe assolutamente a titolo personale e in nessun modo coinvolgerebbe Mondo TV", la società romana, quotata a Piazza Affari, impegnata nel settore della produzione e distribuzione di cartoni animati. "Tale disponibilità, effettiva solo in presenza di un progetto imprenditoriale serio e concreto - si legge in un comunicato - , nasce dalla convinzione che la critica situazione finanziaria in cui versa Alitalia dia al mondo imprenditoriale italiano nel suo complesso un'importante opportunità per contribuire alla valorizzazione di un asset molto importante del nostro Paese".

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Alitalia torna a Parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Cda L'organo esecutivo della società nomina Police presidente e prende tempo fino all'8 aprile. Il titolo resta sospeso in Borsa Alitalia torna a Parigi Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa. "Siamo pronti a trattare" hanno detto ieri le sigle più rappresentative. E in casa Alitalia prendono subito la palla al balzo. Nessun allarmismo al cda convocato ieri per analizzare la situazione dopo l'addio di Jean Cyril Spinetta (ad di Air France). Così al posto del dimissionario Maurizio Prato, è arrivato il giurista Aristide Police, già membro del cda. Lo stesso organo dopo una riunione durata sei ore ha ribadito che l'offerta di Air France resta "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Anche se ha dovuto prendere atto che, non essendosi verificata la condizione del raggiungimento di un accordo con i sindacati "questa iniziativa è venuta meno": formalmente non c'è più alcun vincolo contrattuale a tenerla in piedi. Alitalia non può aspettare molto. L'8 aprile il consiglio di amministrazione completerà l'esame della delicata situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia. Intanto ha deciso "di rappresentare al governo, per l'opportuna valutazione dei profili di interesse generale, che entro la prossima riunione verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale", quindi la possibilità di andare ancora avanti con il peso di un indebitamento oltre 1,3 miliardi ed il rischio di una crisi di liquidità. Intanto il Governo non si è arreso: tenta di riannodare i fili della trattativa tra sindacati e Air France-Klm tessendo una rete di contatti. Parigi non commenta. Il Presidente Jean-Cyril Spinetta, nei primi contatti informali con Roma dopo il suo ritorno a Parigi, nel dare la disponibilità ad attendere l'esito del tentativo di mediazione del governo, avrebbe ribadito di credere "profondamente" nel progetto e di essere rammaricato della rottura del confronto con i sindacati, ma anche che i margini di apertura di Air France-Klm non possono spingersi fino ad accettare una proposta, quella dei sindacati, giudicata incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività. A Piazza Affari il titolo Alitalia è rimasto sospeso per tutta la giornata, e lo sarà ancora fino al cda dell'8 aprile. A Parigi invece, in controtendenza rispetto all'andamento in calo del listino, le azioni Air France-Klm hanno chiuso in rialzo del 2,44% a 19,35 euro: in apertura la Borsa francese aveva accolto la notizia della rottura delle trattative sul progetto Alitalia con acquisiti molto sostenuti, fino a portare le azioni del gruppo franco-olandese oltre il +6% a quota 19,90 euro. In vista della riammissione alle contrattazioni, che darà il segnale dell'umore del mercato sullo stop del progetto francese, la Consob mantiene alta l'attenzione sull'andamento del titolo Alitalia che dal momento della formalizzazione dell'offerta di Air France si è mosso con una estrema volatilità, con crolli e bruschi rialzi, tra continue sospensioni. Intanto il turbolento andamento della Alitalia sta pesando in maniera consistente anche sulle quote di mercato della compagnia. Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, Alitalia ha visto ridursi del 40% il livello delle prenotazioni di voli intercontinentali e internazionale.

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Lavoratori e Polaria uniti nella protesta (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)
Pubblicato anche in: (Tempo, Il)

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Stampa Sit-in al Leonardo da Vinci Lavoratori e Polaria uniti nella protesta è incandescente il fronte lavoratori all'aeroporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino. Da una parte i piloti Alitalia, riuniti ieri in una seduta spontanea, scambiata per protesta, per cui è scattato l'arrivo della polizia. Dall'altro lato dei terminal gli striscioni degli agenti della polizia di frontiera sul piede di guerra per chiedere rinforzi dopo il trasferimento dei voli da Malpensa. "Nessuna protesta - spiega Flavio Sordi, segretario UilT - ma solo lavoratori esasperati che si sono riuniti nell'area tecnica di Alitalia per avere notizie. Ma la strada rimane quella della trattativa con Air France Klm, anche se non con queste cifre, ovvero 180 giovani piloti in mobilità e 200 "anziani" in cassa integrazione". Unico gesto fuori le righe quello di uno steward Alitalia che si è avvolto una catena intorno al busto, con un cartello che faceva riferimento alla crisi della compagnia. L'uomo è stato accompagnato dai poliziotti negli uffici della giudiziaria. A pochi metri i sette sindacati di polizia, Sap, Siulp, FSP-Ugl, Silp-Cgil, Siap, Consap e Ulps, che hanno annunciato battaglia. "L'organico della Polaria è di 700 uomini - spiega Luigi Peschiaroli, segretario Stulp - un numero ridicolo paragonato ai 100mila passeggeri in transito ogni giorno a Fiumicino che con i voli da Malpensa aumenteranno. Servono altri 200 agenti". Val. Cos.

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Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta".

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Imprese, top manager strapagati anche se sbagliano tutto (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 04-04-2008)

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Alitalia, Telecom, Ubs: "è il capitale bellezza" Imprese, top manager strapagati anche se sbagliano tutto Fabio Sebastiani Nei poteri forti la cosa funziona più o meno così: un'azienda che fa utili distribuisce superstipendi ai manager e briciole ai lavoratori; mentre, un'azienda che non fa utili e perde in borsa percentuali a due cifre, distribuisce superstipendi ai manager e licenzia i lavoratori. Non solo, se c'è qualcuno che specula sulle disgrazie altrui, come gli edge funds o la catena dei fondi legati ai subprime, anche costui, nonostante il tonfo globale del sistema finanziario, come documentano i giornali specializzati Usa, continua a guadagnare fior di stipendi. In Italia, non sono bastati i tre milioni devoluti all'ingegner Cimoli nel 2005 per i non certo lusinghieri risultati ottenuti come amministratore delegato di Alitalia. Secondo un calcolo di "Repubblica.it", ad affollare la "black list" del 2007 arrivano qualche decina di dirigenti d'impresa le cui sorti non hanno certo brillato. Il caso Telecom, il cui debito si aggira intorno ai sessanta miliardi, è quello più eclatante. Nonostante il titolo fosse in caduta libera (-7,8% nel 2007), Riccardo Ruggiero, l'amministratore delegato che al momento di riconsegnare le chiavi di casa aveva una busta paga di 17 milioni si è raddoppiato a 3,7 milioni il bonus per le performance aziendali. Con Carlo Buora, anche lui ex braccio destro di Troncheti Provera, occupano rispettivamente la seconda e la terza posizione della classifica dei top manager italiani. Grandi fortune anche per Giulia Ligresti, presidente e Ad di Premafin la cui busta paga da un anno all'altro ha visto un incremento di crica un terzo passando direttamente a 4,4 milioni di euro. Anche in questo caso l'azienda ha registrato se non proprio una debàcle risultati non brillanti: utile calato del 30% e azioni già del 22%. Luigi Zunino sarà pure un imprenditore dalle grandi vedute, impegnato nella costruzione di un intero quartiere nei pressi di Milano, ma attualmente "Risanamento" non è che navighi in acque tranquille. In borsa la società è stata praticamente dissanguata con perdite del 60% in 12 mesi. Anche in questo caso il suo stipendio ha registrato un incremento del 15%, a 4,5 milioni. "L'elenco di compensi che si muovono in direzione opposta rispetto alle performance aziendali e ai titoli in Borsa potrebbe essere lunghissimo", riporta Repubblica.it. Giampiero Pesenti, il 70% in più - 5,4 milioni - mentre le azioni e i conti di Italmobiliare "hanno innestato la retromarcia". Mediaset, Fedele Confalonieri con un aumento dell'8% malgrado Piazza Affari abbia fatto registrare un -23%. "Piersilvio Berlusconi è stato più discreto e ha mantenuto il suo aumento (+2,7% a 1,45 milioni) in linea con l'incremento del costo della vita". Squilibri e contraddizioni che appartengono un po' a tutti i settori. Nel mondo bancario, per esempio, c'è solo l'imbarazzo della scelta. Aldo Bizzocchi, ad del Credito emiliano che con i suoi 4,7 milioni guadagna più di Francisco Gonzales (1,9) del Bbva e persino di Michael Geohegan della Hsbc, gruppo bancario britannico, (4,5). I due top manager più pagati vengono proprio dal mondo bancario. E sono nell'ordine, Matteo Arpe e Cesare Geronzi. I loro compensi? 37 milioni al primo e 24 al secondo. Certo non sono stipendi, ma buonuscite e gettoni vari. La cifra fa ugualmente molta impressione. A scorrere la classifica dei 20 top manager meglio pagati, per scovare il settoreo manifatturiero in senso classico bisogna arrivare alla settima posizione (Luca Cordero di Montezemolo che al netto degli extra si aggiudica la prima posizione per remunerazione con 7 milioni) e alla ottava (Sergio Marchionne, pochissimo sotto la soglia del presidente di Fiat). Il resto, se si esclude Giampiero Pesenti e Francesco Caltagirone è tutto in mano a banche, servizi, assicurazioni, finanziarie, e immobiliari. In queste "stranezze" non siamo soli. Le regole del capitalismo sono internazionali. Scrive Marcello Foa, giornalista, esperto di politica internazionale: "Gli alti dirigenti che hanno alimentato la speculazione sui subprime non pagano alcuno scotto personale. Anzi, quando vengono licenziati guadagnano. Il numero uno di Ubs (il colosso elvetico del credito in grandi difficoltà, ndr) Marcel Ospel, sebbene molto contestato, è ancora in sella, mentre tre top manager sono stati licenziati. Peccato che se ne siano usciti con paracadute milionari: circa venti milioni di franchi svizzeri a testa". 04/04/2008.

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<Colpa dei sindacati? No, del governo che non ha fatto la propria parte> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Colpa dei sindacati? No, del governo che non ha fatto la propria parte" Roberto Farneti Fabrizio Solari, segretario generale della Filt Cgil, una delle nove sigle che rappresentano i lavoratori Alitalia al tavolo con Air France. Il giorno dopo l'abbandono della trattativa deciso dai francesi, tutti, tranne la Sinistra, danno addosso ai sindacati. Dicono che siete degli "irresponsabili". Cosa rispondi? Penso che sia il classico riflesso condizionato di chi non si sforza mai di guardare in profondità nelle cose e si accontenta dei luoghi comuni. In questa vicenda, in modo particolare. Mi sembra abbastanza singolare anche il giudizio espresso da Prodi. Il sindacato non ha rotto la trattativa perché trattative non ce n'erano. Il sindacato si è semplicemente rifiutato di firmare in calce un documento costruito da altri con le caratteristiche del "prendere o lasciare". Rompere le trattative è un'altra cosa. Prodi insiste. Secondo il premier, quella proposta da Air France è una ristrutturazione "indispensabile" e "non certo più severa di quelle di altre ristrutturazioni" che hanno dovuto subire altre compagnie aeree nell'ultimo decennio. Forse Prodi dimentica che questo sindacato, così vituperato, sta gestendo la terza crisi di Alitalia negli ultimi sei anni. Abbiamo già fatto un accordo di ristrutturazione nel 2002 e un altro nel 2004. Quel piano del 2004, con 4mila esuberi, è quello che prometteva per il 2008 gli investimenti e la ripresa. Il problema è che questa ripresa non c'è stata e oggi la compagnia è sull'orlo del fallimento. Secondo Massimo Calearo, candidato alle elezioni politiche con il Pd, fare fallire Alitalia "potrebbe essere anche un modo per ripartire e tornare sul mercato in modo sano". Io non la penso così. Nel senso che, finché avrò un briciolo di possibilità, cercherò di evitare una prospettiva di quel tipo. La situazione non è semplice e ha molte cause. Alcune nostre, italiane; altre, più profonde, riguardano i mutamenti del trasporto aereo che stanno avvenendo nel mondo. Di sicuro non siamo stati veloci nell'adeguarci, di sicuro sono anni che come organizzazioni sindacali rivendichiamo un cambio di rotta. Ripeto: la situazione dell'Alitalia è tutt'altro che semplice, ma non mi pare che siamo ancora nella fase in cui non c'è più la possibilità di salvarla. Anche la Uil però vi critica, sostenendo che si doveva sospendere la trattativa per 15 giorni e aspettare il prossimo governo. Tanto più che da questo governo i sindacati non hanno ricevuto alcun sostegno. A parte il fatto che l'opzione "sospendere la trattativa per 15 giorni" non era sul tavolo, credo che la missione del sindacato sia la trattativa. Finché c'è una possibilità di trattare, si deve restare al tavolo. La controproposta che avete presentato, sia pure logica dal punto di vista dei lavoratori, è però difficile da accettare per Air France. Mi riferisco, in particolare, all'idea di far rientrare Az Servizi nel perimetro della compagnia, facendo partecipare Fintecna alla ricapitalizzazione di Alitalia. A molti è sembrato un "escamotage" per consentire allo Stato italiano di continuare a mantenere una presenza pubblica in una azienda privata, dove valgono le regole del mercato. Non sono d'accordo. E' stata presentata come una ipotesi neostatalista ma non lo è. Perché l'intervento di Fintecna sarebbe limitato nel tempo. Puoi spiegarti meglio? Attualmente nella holding Air France-Klm, il 15% è posseduto dallo Stato francese. Nell'ipotesi che oggi è sul tappeto, lo Stato italiano alla fine dell'operazione di vendita di Alitalia, avrebbe una partecipazione nella holding del gruppo franco-olandese molto limitata, nell'ordine del 2%. Noi diciamo adesso di fare un intervento nella Nuova Alitalia spa, non nella holding. Nella Nuova Alitalia, Fintecna può conferire le azioni che ha e ricevere in cambio, poniamo, un 20% delle azioni della Nuova Alitalia. A quel punto Fintecna partecipa all'aumento di capitale che lancia Air France, e quindi rende disponibili per la Nuova Alitalia investimenti per 200-300 milioni che si sommano al miliardo che mette Air France. Nel 2010, alla conclusione del piano e se il piano avrà successo, è chiaro che Alitalia varrà di più di quanto vale oggi. Se a quel punto Fintecna esce, riceverà persino una remunerazione dell'investimento che ha fatto. Noi pensiamo che quella futura remunerazione debba essere investita acquistando azioni della holding Air France-Klm, incrementando quindi fino al 5% la presenza dello Stato italiano nella stessa holding. Spinetta ha definito questa proposta inaccettabile. Ha anche detto che comunque la presenterà al cda di Air France. La verità è che, purtroppo, in tutti questi mesi non è stato possibile discuterla, perché ci hanno presentato un piano preconfezionato all'ultimo minuto, con il cronometro in mano, per estorcerci una firma. Il ministro Padoa Schioppa ha ribadito che non ci sono alternative Padoa Schioppa è al centro di questa trama che ha prodotto, ad oggi, un risultato non gratificante per nessuno. Non si può pensare che una questione come la privatizzazione di Alitalia, che non fa panettoni ma è una infrastruttura fondamentale per il Paese, la decidano cinque signori al chiuso di un consiglio di amministrazione. Non è così, in tutti i paesi del mondo una cosa di questo tipo la decide la politica, il governo in primo luogo. Questo avviene anche in Italia, però chi lo fa non se ne assume la paternità. Lo fa fare in appalto a qualcun altro: è indecente. Adesso però il governo pare si stia attivando per una mediazione. Ho visto è mi sembra una cosa positiva. E' questo esattamente il ruolo che il governo di un paese moderno può svolgere. Non quello di stringere "patti leonini" non si sa bene dove, ma di favorire l'incontro tra le parti in causa. Voi stessi avete precisato che la vostra proposta non è un ultimatum. Sarebbe ridicolo rispondere a una offerta che abbiamo ritenuto impercorribile proprio per la sua caratteristica di non trattabilità, con un'altra offerta altrettanto intrattabile. Non stiamo facendo tattica, abbiamo un problema da risolvere che è il futuro di Alitalia. Abbiamo fatto una ipotesi perché la riteniamo percorribile. Il punto è che si faccia una trattativa vera. Alcuni operatori finanziari pensano che la mossa di Spinetta di abbandonare il tavolo possa essere un mezzo per fare pressioni sui sindacati italiani. Il numero uno di Air France ha fama di essere un abile negoziatore... Di sicuro è molto forte, non aveva bisogno dell'aiuto di chi gli ha messo in mano anche i minuti contati. Noi siamo arrivati a questa trattativa con l'Alitalia in debito di ossigeno e con una Air France forte. E' chiaro che c'è uno squilibrio al tavolo. Io sono convinto che Alitalia per Air France è un affare. Perché il mercato aereo italiano è uno dei mercato di Europa con i tassi di crescita più alti, perchè l'investimento complessivo è significativo ma non enorme e permetterebbe al gruppo franco-olandese di consolidare la propria leadership a livello europeo e mondiale. E se arrivassero nuove proposte? Si parla di un possibile ritorno dei russi di Aeroflot o della invisibile cordata italiana utilizzata da Berlusconi nella campagna elettorale. Se ci sono altre proposte vengano avanti, le esamineremo. Ma non mi farei illusioni. Non c'è dubbio che il dibattito svolto intorno ad Alitalia in piena campagna elettorale abbia complicato una situazione già di per sé complicatissima. A Berlusconi consiglierei di smetterla di speculare su questioni che riguardano la vita di migliaia di persone e di avere più senso di responsabilità. Intanto l'azienda vi ha convocati, c'è questo fantasma del commissariamento. Cosa ti aspetti? Il Tesoro ha chiesto al cda di garantire la continuità aziendale. Se l'azienda ci proporrà ulteriori operazioni di alleggerimento dei costi, saremo disponibili ad affrontare anche questo ragionamento. Perché ogni risorsa in più che riusciamo a trovare, è una risorsa che allunga la possibilità di lavorare, di esistere, e aumenta le probabilità di trovare una soluzione positiva. 04/04/2008.

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L'Arcobaleno con i sindacati: dov'era il governo? Letta inviato all'Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il Cda nomina Aristide Police L'Arcobaleno con i sindacati: dov'era il governo? Letta inviato all'Air France Romina Velchi Il giorno dopo la ritirata di Air France-Klm dalla trattativa per Alitalia, è il tutti contro tutti. Con il rischio, che, alla fine, non sia colpa di nessuno se va tutto a rotoli. Il governo se la prende con i sindacati ("Viltà, cialtroneria e incompetenza", attacca Salvatore Bonadonna, senatore del Prc), colpevoli, sostanzialmente, di aver fatto il loro mestiere. Così, Maurizio Zipponi, deputato e responsabile lavoro del Prc, lo richiama all'ordine sottolineando il fatto che l'esecutivo ha fatto mancare il proprio peso nella trattativa con la compagnia francese (ampiamente sostenuta, invece, da Parigi), lasciando da soli i sindacati a battersi non solo per i lavoratori ma anche per "l'interesse del paese". Una posizione condivisa da Cesare Salvi (Sd): il governo "sembrava che stesse sulla luna, mentre i sindacati si confrontavano con Air France". Zipponi e Salvi si augurano, perciò, che adesso il governo faccia la sua parte, trattando "alla pari" con il governo francese e, soprattutto, attivandosi per una convocazione rapidissima delle parti (e magari cercando anche altri "possibili interlocutori"). Il ministro Paolo Ferrero, dal canto suo, ha scritto a Prodi per chiedere la convocazione del cdm per discutere "immediatamente del destino della Compagnia aerea". Palazzo Chigi, intanto, cerca di correre ai ripari. Dopo un vertice a quattro (Letta, Padoa Schioppa, Bersani e Bianchi), fervono i contatti per riprendere il dialogo tra Air France, sindacati e Alitalia; una missione che il sottosegretario Letta, deve portare a termine in 48 ore: il governo cercherà di verificare "la caduta definitiva dell'ipotesi di concentrazione tra le due società o se esistano ancora possibilità di accordo con i sindacati", come recita lo scarno comunicato al termine della riunione (Prodi segue la situazione da Bruxelles e auspica che non prevalga la "rottura"). Cosa andrà a dire ai vertici di Air France-Klm Enrico Letta? Secondo Zipponi "è necessario che il governo italiano metta in campo tutte le relazioni diplomatiche per far valere le posizioni dei sindacati"; posizioni che la Sinistra condivide non solo alla luce delle condizioni "inaccettabili" poste dalla compagnia franco-olandese, ma anche, come ricorda il segretario del Prc Franco Giordano, perché "molti parlano di Alitalia, ma poco si discute dei risultati ottenuti dagli amministratori delegati, in particolarmodo Giancarlo Cimoli" (scelto da Berlusconi), che ha guadagnato "due milioni di euro l'anno" e "in virtù delle sue brillanti performance, che sono sotto gli occhi di tutti, ha avuto una liquidazione di cinque milioni e mezzo". Ma questo è il passato. Il presente, appunto, registra un fuoco incrociato di polemiche e attacchi politici. An e Lega contro il governo (anche se sul sito della "Padania" si festeggia: "Ha vinto la Lega"); Casini contro la Lega (con il suo veto "ha impedito il risanamento di Alitalia"); Ripamonti (Sa) contro Calearo (Pd) che quasi quasi si augura il fallimento di Alitalia ("Può servire per ripartire"); Soro (Pd) e Donadi (Idv) contro Berlusconi (la colpa è da cercare nelle "turbative di mercato" causate dalle "dichiarazioni speculative"). Il quale quasi se la ride: si appella agli "imprenditori italiani: non servono milioni, basta una fiche". In serata il cda di Alitalia ha nominato presidente il giurista Aristide Police, già membro del Consiglio dell'aviolinea. 04/04/2008.

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Fallimento improbabile (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura. Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa, che è meglio stare alla larga dall'Italia. Se fosse così, o è il fallimento, o è il commissariamento. Il fallimento è molto improbabile, più che mai in campagna elettorale. Resta il ricorso alla legge Marzano, che consente il commissariamento come nel caso Parmalat. Era una mossa che il governo avrebbe dovuto fare un anno fa, ma può sempre farla. Parte del centrodestra (Maroni) la gradirebbe, perché spera che poi la fantomatica cordata italiana possa essere riunita dalla occasione di comprarsi la compagnia di bandiera a pezzettini e a basso prezzo, per giunta con la benedizione del futuro premier. In realtà questi potenziali imprenditori italiani, se parliamo di privati, non ci sono. E non ci sono neanche pezzi di Alitalia che varrebbe la pena di comprare. Chi, con un po' di sale in zucca, comprerebbe Az Service, la società in cui Epifani vorrebbe far entrare Fintecna e che è stata il casus belli della rottura dell'altra sera? L'unico pezzo pregiato di Alitalia è la tratta Roma-Milano. Ma regalare un pezzettino di monopolio a un privato è troppo anche per questo sgangherato paese, e trasformare la compagnia di bandiera in un Pendolino pure. Di soldi privati non ce ne sono. Altro discorso è se si parla di OPM, come nel mondo anglosassone chiamano l'"other people money". Cioè con i soldi degli altri, i soldi dei contribuenti, qualcosa si potrebbe fare. Tornato a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe chiamare Scaroni, o Conti, o la Cassa depositi e prestiti (un fondo sovrano all'italiana ma senza fondi) e barattare la loro riconferma a manager dell'Enel o dell'Eni con un obolo per Alitalia. Dei privati, l'unico che potrebbe adeguarsi è Ligresti, che è abituato a trattare con la politica, che ha l'affare Expò davanti a sé, e che potrebbe con quello rifarsi rapidamente dei cento milioni che gli verranno chiesti. Questo paventano in molti. E diciamo "paventano" perché una volta comprata l'Alitalia, che al momento non costa nemmeno molto, poi devi farla volare, comprando una nuova flotta di aerei. E questo chi potrebbe farlo, se non un grande operatore internazionale? Alitalia ha una sola via di uscita industriale: dare le rotte interne a una compagnia low cost in cambio di robuste royalties, e concentrarsi sui voli intercontinentali, dove ha ancora il brand, il know how e una grande platea di italici sparsi in tutte le regioni del globo. Ma per far questo ha bisogno di una flotta, e ci vogliono qualche anno e qualche miliardo. Comunque perfino il pastrocchio italico alla Berlusconi è difficile da realizzare. Perché anche Scaroni e Conti sono uomini di mondo, vivono in un ambiente globale, e dovrebbero spiegare ai loro azionisti che cosa stanno facendo con i loro soldi. Conoscono il mondo, e sanno che i mercati sono capaci di cambiare il vertice di Ubs, figurarsi delle loro aziende. Resta dunque la Marzano e il commissariamento. Sì, ma chi potrebbe fare il commissario? Bondi, ovviamente, che è un mago nel genere. Ma Bondi è troppo preso dal suo sogno di comprare la Barilla, ha già dato in termini di compromessi politici alla Telecom, e non ha alcuna voglia di rificcarsi di nuovo nel palazzo romano. Ci sarebbe Moretti, che è un manager di alto livello, di visione europea, che parla poco e realizza molto. Ma Moretti è un ferroviere nell'animo, ed è difficile immaginarlo disposto a mettersi a giocare con gli aeroplani. Poi c'è una lunga teoria di burocrati, molti dei quali l'Alitalia ha già conosciuto e per i cui fallimenti ancora sanguina. Infine c'è Prato medesimo. Si vedrà. Intanto c'è da sciogliere il dilemma Spinetta: ha ancora voglia di giocare al gatto e al topo? 04/04/2008.

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Strauss-Kahn (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

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Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8 aprile riferirà al governo Police nuovo presidente, confermata apertura ad Air France Strauss-Kahn Il Fmi rivedrà al ribasso le stime di crescita dell'economia globale per quest'anno al 3,7%, con un taglio di mezzo punto. Lo ha affermato ieri il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn parlando con i giornalisti. In precedenza il direttore del dipartimento ricerca del Fmi, Simon Johnson, aveva tenuto una conferenza stampa per presentare alcuni articoli del World Economic Outlook, riaffermando che la recessione è un "problema serio" e non riguarda solo gli Usa. Il presidente per Alitalia è stato trovato: il consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera ha nominato presdiente della società il giurista Aristide Police, già membro del Consiglio dell'aviolinea. Il board dell'azienda tornerà a riunirsi l'8 aprile prossimo 8 aprile per completare l'esame della situazione finanziaria e patrimoniale della società, con il supporto di primari advisor finanziario e legale. Entro quella data, l'azienda riferirà la situazione al governo. Il cda ha inoltre "preso atto che, non essendosi avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo questa iniziativa è venuta meno; iniziativa che, peraltro - viene sottolineato in una nota della compagnia aerea - il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della Magliana? L'ipotesi che circolava era quella della nomina di un commissario straordinario e della legge Marzano che congelerà i crediti delle banche portando però con sé conseguenze dolorose a livello di drastica riduzione dei costi. I nomi più accreditati, almeno stando ai rumours che hanno cominciato a circolare prima del Cda di Alitalia di ieri, erano quelli di Enrico Bondi, amministratore straordinario delle società del gruppo Parmalat dopo il crac Tanzi e soprannominato "the collector", e Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato che in questi giorni si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Almaviva, la società che attraverso la controllata Alicos gestisce per Alitalia una parte dei call center. Tutto deciso, quindi, onde evitare il fallimento? Dall'azienda, quando ancora il consiglio d'amministrazione era in corso, una fonte faceva sapere che l'ipotesi di commissario straordinario "è da escludersi al 98 per cento, per quanto ne sappiamo non c'è". E la Marzano? "Anche in questo caso non se ne parla adesso, più avanti". Quali ipotesi alternative, quindi? La risposta è un sconsolato "Boh? Penso che vogliano prendere tempo e tirare avanti, magari in attesa di un qualche ripensamento da parte di Air France a cui non credo assolutamente nonostante Letta stia lavorando per ricucire. Ripeto, prenderanno tempo per qualche giorno e poi si vedrà". Ma sondando gli umori delle parti in causa si capisce che l'ambasciata affidata ad Enrico Letta appare qualcosa di più di una disperata last resort : qualche margine - nemmeno troppo labile - potrebbe esserci anche a partire dal mezzo dietrofront dei sindacati che ora si dicono pronti a negoziare e parlare con tutti, definendo la loro proposta "non ultimativa e negoziabile". Al momento sembra difficile che Spinetta torni sui suoi passi ma in ambienti governativi fanno capire che le prossime "48-72 ore saranno fondamentali e prima di allora nessuna decisione, in primis quella del commissario straordinario, verrà presa in considerazione attivamente. Il presidente ora c'è. Anche perché comunque prima di chiedere la Marzano bisogna valutare determinate condizioni come quelle di certificare il reale stato della liquidità dell'azienda, capire quanto può andare avanti. Serve una ricognizione dei tecnici per questo, non è certo lavoro di poche ore. Tutti compiti che arricchiranno quel dossier che è ora sulla scrivania di Aristide Police. Insomma, il governo crede - o forse la disperazione per la situazione venutasi a creare lo porta giocoforza a credere - che quella di Spinetta sia stata la classica mossa per scompaginare le carte. La pensano così, ad esempio, a Milano, appendice del caos Alitalia. La vulgata vorrebbe infatti che quello inscenato mercoledì fosse un teatrino concordato e che avrebbe come presupposto l'accordo sottobanco tra governo e sindacati. I quali, però, hanno posto il problema di non poter accettare acriticamente il piano Air France salvo incorrere nell'ira dei lavoratori. Quindi il colpo di teatro, l'irrigidimento e la camera di compensazione di questi giorni frenetici che mettono davanti agli occhi di tutti, lavoratori in testa, il baratro del fallimento. Il problema però è anche un altro. Se si va in legge Marzano con l'istituzione di un commissario straordinario cambia tutto lo scenario italiano, non solo quello di Alitalia o di Malpensa. Da Sea fanno sapere che "su Alitalia non contiamo più dal 30 marzo: la cassa integrazione è attiva e l'operazione per agganciare nuove compagnie prosegue". Finora sono venticinque (tra cui Emirates, Malaysia, Qatai, Korean, Saudi Arabia) ma non possono subentrare perché i patti bilaterali sono in mano ad Alitalia che li utilizza su Fiumicino. Ma il dilemma è questo: se si va in regime di legge Marzano, i patti bilaterali decadono e quindi si liberano i diritti di traffico su Malpensa? Un'altra ipotesi su cui riflettere molto prima di dire no ad Air France. 04/04/2008.

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<Siamo tutti (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima conversazione col presidente del senato Marini: forza Walter, al Lazio ci penso io "Siamo tutti responsabili del risultato elettorale" Il destino post-elettorale di Walter? "Questo dibattito è una cosa belluina. Mi pare uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Ma come diavolo si fa a legare il destino di Veltroni a una percentuale? E noi altri chi siamo, solo dei fessi? Anche noi che siamo in giro per l'Italia determiniamo il risultato elettorale. Siamo responsabili tutti, non uno solo". Franco Marini parla del caos della compagnia di bandiera e del dibattito sul "Pd che sarà il 15 aprile". Conversando con il Riformista in una delle rarissime pause di una campagna elettorale condotta in prima linea, il presidente del Senato affronta anche lo piscodramma Pizza e racconta Marianna Madia. Declina il tema del nuovismo dei democrat e quello di una politica che non può prescindere dal rapporto con la gente. Evoca una rimonta possibile e fa un appello bipartisan per mandare in soffitta il porcellum all'inizio della legislatura. Walter Veltroni, intervistato da Panorama , parla di quattro regioni decisive: Lazio, Abruzzo, Sardegna, Marche. In due di queste, Lazio e Abruzzo, il Pd si è affidato a Franco Marini, capolista al Senato. Dicono al loft che la seconda carica dello Stato sa coniugare l'esperienza del veterano con i ritmi di un trentenne. "Mantengo abitudini da campagna elettorale vecchio stile", dice Marini. "Dopo una giornata in giro, invece di ricordarmi che sono vecchio e tornarmene a casa, faccio come si faceva una volta. E quindi finisco sempre attorno a un tavolo, a chiacchierare con la gente e a bere un bicchiere". Vecchie abitudini che restano anche quando i tempi son cambiati. "Io ho una convinzione", ribatte il presidente del Senato. "Sarebbe sciocco non vedere quello che è cambiato rispetto a una volta. La forza della tv e dei nuovi media la vedo e la capisco. E capisco l'esigenza dei leader di essere sempre presenti. Ma resto convinto che, alla fine, per noi rimane fondamentale il contatto con la gente. Io la cerco ancora, la gente". Tre giorni fa, in un giorno qualunque della campagna elettorale, Marini è rientrato in mattinata da Torino. A mezzogiorno è già con gli edili della nuova metro di Roma. Poi, in successione, Civitavecchia, Fiumicino e Palestrina. "Dove - spiega lui - abbiamo smesso di discutere solo quando la Roma ha cominciato ad abbuscare in Coppa Campioni. Le sale sono sempre piene, le assemblee sempre partecipate". L'obiettivo sono gli incerti. "Sono decisivi per la nostra rimonta", ripete il presidente del Senato. Anche perché, "a differenza di quanto accade negli altri paesi d'Europa, da noi gli incerti non rimangono a casa. Ma vanno a votare". Morale? "Visto che la militanza del centrodestra è più "bloccata", il gioco degli incerti può fare la differenza solo per noi". E sarebbe la differenza tra una sconfitta e una vittoria. "È questo il mio obiettivo, al di là del predicare la linea...". Ieri Marini - che ha inviato una lettera a tutti i capifamiglia del Lazio - ha riempito la sala grande dell'Hotel Ergife di Roma radunando i circoli sociali nati nella Margherita e confluiti poi nel Pd. "Una realtà - sostiene - che rappresenta centinaia di famiglie, centinaia di posti di lavoro. Pubblico impiego, sindacato, associazioni di volontariato. Il mio compito è motivarli, avvicinarli a noi. Per il Lazio è un elettorato decisivo". Del Lazio Marini ha una certa esperienza. "La mia prima campagna elettorale per la Camera è stata nel '92, proprio a Roma. All'epoca c'erano le preferenze. Riuscii a superare Vittorio Sbardella, una cosa inimmaginabile per l'epoca". Sbardella, detto lo squalo. "Appariva un po' rozzo - ricorda Marini - ma aveva un'intelligenza politica che in pochissimi potevano vantare". Ieri il suo competitor era Sbadella. Oggi corre al fianco di Marianna Madia, candidata alla Camera. "Faccio uno sforzo che mi costa tanta fatica per soffocare idee ormai consolidate da decenni. E quindi lo ammetto: questo sforzo per presentare facce nuove è positivo e va fatto. Purché non si pensi di sostituire il partito, il suo radicamento nelle città, nei comuni. Vogliamo belle facce o giovanotti rampanti a uso e consumo della tv? Bene, purché si intreccino con la militanza". Il presidente del Senato poi rivela: "Oggi ho chiamato la Madia. M'ha detto: "Presidente, che faccio? Devo venire oggi all'iniziativa?" Le ho risposto: "Ma certo, figliola. Vieni a parlare con me e dici quello che ti senti di dire. Sei la capolista alla Camera che fa un'assemblea col capolista al Senato". Una volta reagivo male a nuovismo esasperato. Adesso no, perché mi sforzo di capire. Ma serve sempre un punto di equilibrio. Il partito, la rappresentanza... sono cose serie". Altrettanto serio sembra diventato il dibattito sul futuro prossimo del Pd. La quota 35 sotto la quale Veltroni sarebbe in discussione, l'assetto del partito. Veline e veleni. Marini quasi sbotta: "Uno che capisce un po' di politica, di queste cose non dovrebbe parlare, soprattutto in campagna elettorale. Io volevo tacere. Ma visto che gli altri si sono espressi, lo faccio anch'io". Prego. "Stiamo combattendo tutti insieme una battaglia elettorale aperta. Parlo di una sfida che possiamo ancora vincere. Per questo è privo di senso, ma molto autolesionista, discutere ora della leadership del partito". E ancora: "Col Pd abbiamo fatto un'operazione politica forte. Un'operazione che persino uno dell'età mia riesce a vedere proiettata nel futuro". Quanto alla leadership di Veltroni, la seconda carica dello stato dice che "questa partita è stata chiusa formalmente dall'elezione diretta di Walter. Ma non c'è solo la forma, che a me interessa sempre poco. C'è anche un aspetto politico. Per coglierlo basta usare l'intelletto, per chi ce l'ha". Marini, quindi, blinda Veltroni. A prescindere dallo score finale del Pd. "Leghiamo il destino del leader a una percentuale? E noi chi siamo, solo dei fessi che girano per l'Italia? Lo ripeto: questo dibattito è una cosa belluina, sembra uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Tutti siamo responsabili, ognuno per la sua parte, del risultato elettorale del Pd. Se poi c'è invece qualcuno che non si sente responsabile, ci penserò io a ricordagli che lo è". Caso Pizza. A prescindere dall'esito finale dell'affaire, di chi sono le responsabilità? Marini allarga le braccia ma scuote la testa. "Non parlo perché fino al 29 aprile sono ancora la seconda carica dello Stato. In ogni caso, sarebbe uno choc insopportabile per il paese l'interruzione della campagna elettorale. Comunque state tranquilli: si voterà regolarmente. Di più non posso dire". Sul caos Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad Air France". In ogni caso, "il fallimento è una sciagura che colpirebbe migliaia di famiglie". Segue appello: "Tutti riprendano la trattativa con spirito costruttivo. Non mi sento di dire "solo l'Air France". Anche i sindacati. Sennò, alla fine, il prezzo più alto lo pagheranno i lavoratori. Solo con la buona volontà delle parti si può fare il miracolo. Serve la consapevolezza che oltre questo tavolo c'è solo il salto nel vuoto". Obiettivi per il 15 aprile? "Senza farci carezze impossibili - dice Marini - mettiamoci d'accordo con gli "altri" e come primo punto della prossima legislatura leviamo 'sto mostro di legge elettorale dai piedi. Dev'essere la prima cosa". 04/04/2008.

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Fiumicino, protesta per la sicurezza (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Cronaca di Roma - data: 2008-04-04 num: - pag: 2 categoria: REDAZIONALE Aeroporto I timori per l'ulteriore flusso di viaggiatori. Gli agenti Polaria, situazione vicina "al collasso" Fiumicino, protesta per la sicurezza Sit-in dei poliziotti. Dipendenti Alitalia manifestano per Air France Fiumicino, sit-in di protesta: i dipendenti Alitalia per la trattativa, i sindacati di polizia per la sicurezza nello scalo Agitazione a Fiumicino. Paura per il futuro. Preoccupa la compagnia di bandiera: e ieri hanno fatto un sit-in trecento dipendenti dell'Alitalia. Ma preoccupa lo stesso scalo, per la sua sicurezza: e ieri pomeriggio al molo A i sindacati di polizia hanno diffuso un volantino con su scritto: "Imminente il momento del collasso ". Il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, infine invita tutti al tavolo delle trattative ricordando che per anni si è progettata una "regione del volo". Insomma, non compromettiamo quanto fatto finora. I passeggeri in transito hanno trovato ieri la protesta sindacale della Polizia di frontiera, resa pubblica da sette sindacati di polizia (Sap, Consap, Siulp, Silp Cgil, FSP Ugl, Siap e Uilps) con un duro volantino. Ma a poca distanza, di fronte alla direzione Alitalia alla Magliana, si era appena concluso il sit-in di trecento dipendenti scesi in campo per dirsi "favorevoli alla soluzione Air France": una protesta spontanea dietro lo striscione "Io non ci sto" per dire sì alla ripresa di trattative con la compagnia francese. Che lo stesso Marrazzo ha indicato come "unica trattativa al momento concretizzabile". Ai viaggiatori in transito i sindacati di polizia hanno invece ricordato che dal primo aprile Fiumicino ospita 180 nuovi voli in più dirottati da Malpensa e si prepara a ricevere un flusso annuo in più di 3,5 milioni di utenti. Di fronte a tutto ciò c'è un servizio di polizia che rischia il collasso: per un organico di 870 uomini, secondo le stime di una decina di anni fa, gli agenti oggi sono ridotti a 710. Non solo: gli ausiliari che garantiscono il servizio di pattugliamento interno, i 35 uomini della sezione sicurezza, a fine mese torneranno alle loro destinazioni. "In queste condizioni ci sono varchi come quello dello staff only spiega Franco Carta (Siulp)che sono presenziati da un solo agente. Le code che si formano sono quotidiane...". "Riscontriamo poi - aggiunge Giulio Incoronato , segretario Consap - numerose violazioni alla legge 626: ambienti insalubri, sala operativa in condizioni penose con rischi di shock termici e di esalazioni nocive. In questo contesto si fatica molto ai varchi. I più a rischio sono quelli dove passano le rotte dei clandestini, come il volo da Lagos ". Scalo La protesta di personale di volo e dipendenti Alitalia nell'aeroporto (foto Ansa) Paolo Brogi.

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ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di MARCO CONTI ROMA - Di prima mattina la telefonata al ministro Bersani, poi al collega Bianchi e al sottosegretario Letta. Infine al leader Cgil Guglielmo Epifani. Ricominciando a telefonare in ordine inverso in serata, prima di lasciare la Sardegna. La preoccupazione di Walter Veltroni per la piega che sta prendendo la vicenda Alitalia, ieri mattina si è trasformata in un fortissimo pressing su governo e sindacati affinchè tornino al più presto al tavolo della trattativa. Un invito rivolto di prima mattina anche al cda di Alitalia per far rientrare le dimissioni del presidente Prato o provvedere, come avvenuto, alla sua sostituzione in modo da ristabilire "le condizioni per una trattativa normale". Dopo qualche giorno di incertezza, legata più che altro all'attesa per la più volte annunciata "cordata italiana", tutto il Pd è ormai schierato per l'intesa con Air France. Merito di Bersani, che continua a spiegare che "non ci sono alternative o cordate alla Toto" e che ieri, con la nomina di Police, si ritrova con un uomo di fiducia al vertice della Compagnia. "Riaprire subito la trattativa" è quindi il primo obiettivo del candidato premier del Pd, che non a caso ha voluto che fosse Enrico Letta ad occuparsi full-time della faccenda azzerando di fatto la linea Prato-Padoa Schioppa-Prodi. Annullati gli impegni elettorali, Letta ha ripreso ieri mattina a ritessere il filo della trattativa, mentre il portavoce Sircana continuava a tenere informato Prodi che, impegnato al vertice Nato di Bucarest, ha avuto modo di parlare della faccenda con Sarkozy. Veltroni ha più di una critica da sollevare al governo per come non ha gestito le fasi più delicate del confronto tra il presidente di Air France Spinettà e le otto sigle sindacali. Soprattutto per non aver svolto, anche tramite i vertici di Alitalia, sino in fondo un ruolo di mediazione tra Spinettà e i sindacati. Un errore tenersi completamente fuori dal confronto, un errore ancora più grosso l'attacco a testa bassa contro i sindacati a dieci giorni dal voto. Nel colloquio con Epifani, chiamato anche per le condoglianze dovute alla scomparsa del papà del leader sindacale, Veltroni ha dovuto incassare più di una rampogna per come non sarebbe stato adeguatamente sostenuto lo sforzo del sindacato. "Serve senso di responsabilità", continua a ripetere Veltroni che teme i contraccolpi del naufragio della trattativa e dell'avvio della gestione commissariale che immediatamente, a tutela degli azionisti, dovrebbe muoversi per tenere in pareggio tutte le attività dell'azienda, così come prevede la legge Marzano. Gli effetti del lavoro dell'eventuale commissario straordinario si farebbero sentire subito con immediati tagli alle rotte meno redditizie, al personale e ai servizi resi dalla Compagnia. Un vero e proprio disastro che, a pochi giorni dal voto produrrebbe effetti devastanti sulla campagna elettorale del Pd. Molto diversi sarebbero invece gli effetti se invece si potesse arrivare alla stipula di un preaccordo tra sindacati ed Air France, come vorrebbe Veltroni. Un'intesa che permetterebbe al futuro governo di dire l'ultima parola. Dopo giorni di martellante invocazione di cordate alternative, ieri si respirava aria più cauta tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Al punto che il socialista Bobo Craxi, arriva a sospettare un "accordo sottobanco" tra Pdl e francesi.

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ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti, in divi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Di NINO CIRILLO ROMA - C'erano una volta i dipendenti dell'Alitalia. Belli, sorridenti, in divisa, proprio come nella pubblicità. Viaggiavano per il mondo e portavano a casa bei soldi. L' "altra" Italia, il Paese normale degli impiegati e dei metalmeccanici, riservava loro un misto di ammirazione e invidia. Guardateli oggi. Intabarrati in certi giubbotti tristi, col passo svelto di chi teme brutte sorprese al primo incrocio, con certi occhi rassegnati, decisi solo a raggiungere il più in fretta possibile il pullman che li riporterà anche stasera a casa. In chissà quale periferia, per chissà quale ordinaria esistenza e, soprattutto, in attesa di chissà quale futuro. Fumano e non parlano, guardano e non sorridono. Chi aveva parlato di mercoledì nero -il giorno convulso della rottura e delle dimissioni di Prato- non poteva pensare che il giovedì sarebbe stato peggio. Che sarebbero davvero volati gli stracci, che sarebbe finita tristemente tutti contro tutti. E' difficile immaginare da Roma -dai palazzi della politica, dagli ampi uffici delle grandi centrali sindacali- un mondo di lavoratori così drammaticamente diviso, tanto più ora perché mors tua vita mea. I piloti contro gli assistenti di volo, gli assistenti di terra contro tutti e due, quelli di Az servizi contro Az Fly, tanto per citare due delle società che con il piano di Air France rischiano tutto. E' stato intorno a mezzogiorno, sotto un sole di primavera degno di ben altre attenzioni, che l'onda della rabbia ha tracimato. Prima uno alla volta, poi a gruppetti sempre più numerosi, i lavoratori della palazzina del centro direzionale Alitalia -una volta li chiamavano "colletti bianchi"- hanno cominciato a radunarsi sul piazzale. Ognuno portava un cartellino: "Io non ci sto". Per dire che non ci stavano alla rottura della trattativa, che per loro - alla fine sarebbero stati trecento- Air France è l'unica carta, che partiti e sindacati debbono smetterla di mettersi di traverso. C'è chi si è divertito a giocare con il francese e con il dialetto: "Spinettà nun ce lassà" o un più sofisticato "Aridatece la Gioconda". Altri, più prosaici, hanno appeso all'inferriata dell'ingresso un grande: "Che amarezza". E in effetti c'era una grande amarezza nelle loro voci. Roberta, hostess di terra: "Tra noi dipendenti c'è chi cerca di tutelare solo il proprio orticello. Non capisco i piloti, prima favorevoli ad Air France poi pronti a spingere per la rottura". Elena, un'altra assistente di volo: "Diciamo basta a questo teatrino italiano". Daniela, dirigente Alitalia: "La soluzione Air France era l'unica che offriva prospettive serie e concrete". Marco, pilota: "Altro che alleanze con due autorevoli partner europei, sembrava di essere di fronte a un vero e proprio ricatto" E mal gliene incolse, a tutti loro. Come premio per essere usciti allo scoperto sono stati subito liquidati dal sindacato ufficiale: "Una manifestazione ispirata da dirigenti dell'azienda, gli stessi dirigenti che ci hanno portato a questo disastro". Lo stesso disagio che sembrava mostrare nel suo ufficio vicino alla mensa, nell'Area tecnica, Umberto Longo, dirigente Cgil, una faccia sveglia, uno che pure mostrava una certa dimestichezza con microfoni e taccuini: "I trecento davanti al centro direzionale? Non c'ero, non li ho visti". Come nessuno ha visto, poco dopo le 14, Antonio La Ganga, 32 anni, una tessera Anpav in tasca, piazzarsi con una catena di dieci metri davanti all'ingresso dei voli nazionali. Pensava a un gesto clamoroso, ma all'arrivo degli agenti ha ragionevolmente rinunciato. Dalla sua casa di Civitavecchia ha spiegato con poche parole: "Non vogliamo ripartire da zero, vogliamo Air France". Che è un po' quello che hanno detto alla fine di un'assemblea, nel pomeriggio, quattrocento suoi colleghi assistenti di volo, proponendo una raccolta di firme "affinché la trattativa con Air France riprenda". A Fiumicino ormai è sera, una sera carica di tensione. Ai banchi del check in né code di passeggeri né assembramenti di personale. Roberta, una hostess pronta a partire, non resiste alla battuta: "Non c'è nessuno? Per forza, li hanno già eliminati tutti".

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ROMA Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo Air (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Di LUCIANO COSTANTINI ROMA Alitalia, ora il pallino è in mano al governo. Obiettivo: agganciare di nuovo Air France e riportare al tavolo della trattativa i sindacati. Più difficile la prima operazione, più agevole la seconda. Almeno in apparenza. E comunque da ieri mattina, Enrico Letta oltre ad essere sottosegretario alla presidenza del Consiglio è anche "l'esploratore" di palazzo Chigi che gli ha affidato l'incarico al termine di una riunione con Padoa-Schioppa, Bersani e Bianchi. Romano Prodi da Bucarest ha auspicato che "prevalga il buon senso e riprenda il filo della trattativa. Ne ho parlato anche con Sarkozy. Il governo non si sta attivando, è attento agli sviluppi del negoziato. La ristrutturazione dell'aviolinea era indispensabile". Il compito di Letta è arduo, tuttavia non impossibile perchè se è vero che l'altra sera Jean Cyril Spinetta ha lasciato la sede di Alitalia sbattendo la porta, è altrettanto vero che i sindacati si sono detti pronti a riprendere il negoziato "purchè ci sia l'intenzione vera di discutere e purchè il governo chiarisca finalmente le condizioni di vendita concordate con il vettore francese". Letta ha cominciato ad allacciare colloqui informali con i vertici delle confederazioni e con Parigi e - si dice - punterebbe a riaprire il tavolo martedì prossimo sgombrandolo magari dalle questioni più spinose. Insomma, il tentativo sarebbe quello di approcciare un atterraggio morbido su una possibile pista negoziale. E' una ipotesi di lavoro. La certezza, invece, è che i rappresentanti dei lavoratori questa mattina torneranno al quartier generale della Magliana per un nuovo incontro con i vertici della compagnia. Sarà, ovviamente, un incontro interlocutorio perchè mancherà Air France che prima dovrà verificare l'entità di possibili sviluppi e dovrà attendere il via libera del suo cda prima di tornare al tavolo. I sindacati ieri hanno tenuto una doppia conferenza stampa: da una parte le otto sigle firmatarie della proposta bocciata dai francesi, dall'altra la Uiltrasporti che è uscita dal gruppo nei giorni scorsi. "Non abbiamo una posizione di assoluta chiusura, la nostra proposta è negoziabile", hanno sentenziato quasi in coro. Il leader della Fit/Cisl, Fabrizio Solari, ha precisato che le condizioni poste dal sindacato erano sostanzialmente tre: discutere di Alitalia nella sua interezza (dunque Fly e Servizi), potenziare la flotta con conseguente riduzione degli esuberi, riportare temporaneamente Fintecna nell'area della compagnia con conseguente reperimento di nuovi capitali (200-300 milioni). "Il sindacato - ha puntualizzato - è disposto a fare dei sacrifici come ha fatto gestendo 4.000 esuberi nel 2004, concordando una tregua negli scioperi, congelando per due anni gli aumenti contrattuali". "Noi siamo pronti a confrontarci con tutti senza alcuna preclusione", ha aggiunto il numero uno della Fit/Cisl, Claudio Claudiani. "E comunque non vogliamo il fallimento o il commissariamento della compagnia, ma la politica deve fare il suo mestiere", ha affermato il presidente dei piloti Anpac, Fabio Berti. Critica, invece, la Uiltrasporti: "Il documento presentato l'altro giorno - ha replicato il segretario, Marco Veneziani - era sbagliato ed ha portato alla rottura. Abbiamo lasciato il tavolo perchè non c'era alcun sostegno da parte del governo, visto che Padoa-Schioppa è diventato il nostro peggior nemico e non si può fare una trattativa con la pistola alla tempia".

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L'ok delle otto sigle sindacali è una delle condizioni irriunuciabili poste da Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Per andare avanti nella trattativa su Alitalia. Senza il via libera, i francesi non sono disponibili ad andare avanti.

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L'Enit: Roma locomotiva del turismo in Italia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - ROMA - sezione: Tempo Libero - data: 2008-04-04 num: - pag: 16 categoria: REDAZIONALE Rapporto 2007 L'Enit: Roma locomotiva del turismo in Italia Dopo il successo di "Italy For Life", l'Enit(agenzia nazionale del turismo) tira le somme delle azioni di promozione turistica attuate nel 2007, in attesa del lancio della nuova campagna 2008 , pronta a breve: "I lusinghieri risultati ottenuti lo scorso anno – ha detto il presidente dell'Enit Umberto Paolucci, presentando ieri a palazzo Barberini il Corporate Report & Marketing Vision e gli obiettivi programmatici a breve termine dell'Agenzia – hanno segnato il rilancio dell'Enit. Traguardi ottenuti con nuovi strumenti di marketing strategico e focalizzazione del prodotto, più visibilità e, grazie all'apertura di 6 nostre nuove sedi, con più stretti rapporti con i tour operator nel mondo". Se nei 12 mesi appena trascorsi – ribadisce il direttore generale dell'Enit, Eugenio Magnani – "il saldo degli arrivi in Italia è stato del +2.3% rispetto al 2006, con entrate valutarie pari a 31 miliardi di euro, è anche grazie all'azione di promozione dell'Enit che è diventata un punto di riferimento. C'è ancora da fare ma il nuovo team dell'Agenzia ha avviato il rilancio dell'immagine dell'Italia all'estero, in stretta collaborazione con regioni, imprese, governo ". A trainare il Paese, la Capitale – ha ricordato Magnani – "che è una locomotiva per l'Italia: speriamo che con la crescita anno dopo anno degli arrivi, Roma riesca a garantire una qualità costante nell'accoglienza". L'Enit punta "sul rafforzamento dei mercati europei tradizionali a partire dalla Germania – ha aggiunto il vice presidente dell'Agenzia, e coordinatore degli assessorati regionali al turismo, Enrico Paolini – e alla conquista dei nuovi mercati di Cina e India ". Buoni risultati sono già venuti dai Paesi del-l'Est, dalla Russia: resta la centralità dei vettori, in particolare del settore aereo, per questo contiamo in una veloce soluzione della questione Alitalia ". Secondo il report dell'Enit, anche nel 2008, "si confermano city trip e itinerari culturali" - e anche qui Roma domina - zoccolo duro del turismo incoming italiano. Simona De Santis.

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ROMA - Tre incontri, ognuno di quattro ore. Nella sede romana dell'Ambasciat (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Di UMBERTO MANCINI ROMA - Tre incontri, ognuno di quattro ore. Nella sede romana dell'Ambasciata di Germania in Via San Martino della Battaglia. Qui i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno parlato a lungo con i vertici di Lufthansa (erano presenti il direttore generale e il capo del personale). Summit riservati, top secret, che si sono svolti tra novembre e dicembre. Nel corso dei quali i tedeschi, che sono pronti a riavviare i contatti solo se Air France si ritirerà definitivamente, hanno illustrato una strategia precisa per Alitalia. Quattro, in estrema sintesi, le proposte sul tavolo: un ruolo forte per Malpensa; un rafforzamento della flotta; un limitato numero di esuberi, inferiore ai 2.100 proposto da Parigi; l'ingresso di una rappresentanza dei lavoratori nel cda della compagnia, proprio sulla scia del modello tedesco. Idee giudicate molto interessanti. Poi congelate dopo l'avvio della trattativa in esclusiva con Spinetta, ma che ora potrebbero essere la base per ripartire. Lufthansa comunque non vuole forzare i tempi, consapevole di una situazione fluida, complessa. Insomma, viaggia a fari spenti, evitando commenti ufficiali. Aspetta che il quadro politico si stabilizzi per poi giocare le proprie carte. Partendo proprio dai sindacati. Non è escluso che in queste ore qualche sondaggio informale sia già partito. Di certo il dossier è apertissimo. Così come è massima l'attenzione sulle mosse del governo in merito al commissariamento. Lo schema a cui sta pensando la compagnia guidata da Wolfgang Mayrhuber è a geometria variabile. Prevede cioè anche possibile coinvolgimento di Air One, che comunque lavora anche per conto proprio, e di alcuni imprenditori italiani. Su questo schema starebbe lavorando anche Bruno Ermolli, che tiene le fila della cordata italiana. Il tutto nella più assoluta riservatezza per evitare passi falsi.

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ROMA- Basta una fiche . Per Silvio Berlusconi non ci voglioni milioni di mi (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Di FABRIZIO RIZZI ROMA- "Basta una fiche". Per Silvio Berlusconi non ci voglioni "milioni di milioni" per salvare Alitalia, è sufficiente una semplice "fiche", evidentemente da tavolo verde, di cui non precisa l'ammontare. E rinnova un "appello agli imprenditori", stimolando il loro "orgoglio". Conferma l'avvio dei contatti con "tantissimi colleghi imprenditori, che, una volta chiusa definitivamente la trattativa con Air France, chiederanno di fare una "due diligence"". Ripete che la proposta Air France era "irrecivibile e offensiva". Aggiunge: "Siamo stati zitti quando pensavamo che il governo, con un minimo di senno, trattasse con Parigi un accordo che desse ad Alitalia pari dignità". Poi, più tardi, ad una cena elettorale aggiunge: "La già difficile situazione italiana poteva essere più grave, almeno si è interrotta la trattativa con Air France... ho evitato la catastrofe". E mentre le parole di Berlusconi continuano a suscitare forti critiche nel Partito democratico, soprattutto per l'assenza dell'annunciata cordata di salvataggio, il portavoce Paolo Bonaiuti spiega che "prima di mettere in moto una compagine di imprenditori, occorre una perfetta conoscenza dello stato dei conti". Walter Veltroni torna ad accusare il Cavaliere, senza mai citarlo: "Basta con interferenze politiche, che sono state micidiali per la trattativa". E sollecita una ripresa del negoziato da parte di Palazzo Chigi. "Tante interferenze hanno provocato un clima di ostilità nei confronti di un partner che stava trattando. All'inizio si è parlato di una cordata che non c'è mai stata, poi si è detto che a questa avrebbero partecipato i suoi congiunti. Ha citato quattro nomi, ma tre di questi hanno detto che non era vero niente. Il messaggio era chiaro: Air France via. E Air France è andata via. Ora la politica resti fuori". A sua volta, Enrico Morando, accusa per le "fiche": "Purtroppo chi gioca è lui, chi perde, è il Paese". Antonio Di Pietro chiede alla Consob e ai giudici di valutare le responsabilità di Berlusconi, per "il grave tentativo di manipolazione del mercato" avendo "illuso le parti in causa, portandole a una esasperazione così conflittuale". Anche Dario Franceschini sottolinea come "la questione Alitalia" sia stata "utilizzata per fare campagna elettorale" mentre adesso "della cordata di cui parla Berlusconi non c'è neppure l'ombra". Emma Bonino, come Prodi, ha accusato "l'irresponsabilità del massimalismo sindacale", ma a Fausto Bertinotti le critiche del premier alle confederazioni, non sono andate giù. "Dovrebbe tenere un atteggiamento più rispettoso".

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Appello del Cavaliere: Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori interessati. Serve una fiche (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Appello del Cavaliere: "Alitalia resti italiana, sono tanti gli imprenditori interessati. Serve una fiche".

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MILANO - Aspettando che la situazione si chiarisca - prima di far scender in campo una corda (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Di GIULIA LEONI MILANO - Aspettando che la situazione si chiarisca - prima di far scender in campo una cordata italiana "dovrà esaurirsi la trattativa con Air France", aveva detto Bruno Ermolli a fine marzo - il superconsulente continua a contattare imprenditori, potenzialmente interessati all'allestimento di una cordata tricolore. Per marciare su Alitalia. Ermolli che, come noto, già da tempo ha ricevuto da Silvio Berlusconi l'incarico di individuare uomini d'impresa italiani pronti a farsi avanti avrebbe raccolto diverse decine di adesioni. Sabato scorso ha incassato un sì "pesante". Ma l'idea comune - la condizione alla quale i vari imprenditori sondati si sarebbero detti disponibili ad investire in Alitalia - sarebbe quella di attendere il commissariamento della compagnia di bandiera. Ormai decotta. A quel punto entrerebbe sulla scena un commissario chiamato a decidere le sorti del gruppo. Che nell'immediato congelerebbe i debiti della Magliana. E probabilmente, essendo la realtà di Alitalia ben diversa da quella che Enrico Bondì trovò in Parmalat quando fu nominato commissario a Parma - la Magliana perde ogni giorno tra 1 e 2 miliardi mentre l'ex impero di Tanzi, isolato dai debiti, era una solida realtà industriale - il commissario liquiderebbe la compagnia a pezzi. Facendo una netta separazione tra le attività buone e le attività in perdita. Per poi mettere sul mercato le prime. A stretto giro di posta gli esuberi si gonfierebbero a dismisura - scatterebbe la cassa integrazione per circa 3000 piloti e hostess e ammortizzatori sociali per 2000 unità del personale di terra. Una Alitalia leggera, con i conti della crisi pagati in larga misura dallo Stato oltre che dai dipendenti e dai soci, potrebbe diventare un ghiotto boccone. Per la famosa cordata bianca rossa e verde. Ma non solo. Dalla quale oggi sembra esclusa Air One che sollecita le banche alleate a mettersi in azione. Visto che Air France non c'è più. E nel week end è possibile qualche incontro riservato.

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ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 04-04-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Lettere al Corriere - data: 2008-04-04 num: - pag: 45 categoria: BREVI ALITALIA Ruolo dei sindacati Caro Romano, circa la crisi di Alitalia, lei ha dimenticato un convitato importante alla tavolata "magnara": i sindacati. Come ex dipendente di tanti anni fa, posso testimoniare un'infinita serie di follie, insensatezze, stupidaggini da parte dell'allora potentissima Triplice! Tante e tali che, unite a quelle delle altre categorie da lei menzionate, abbandonai. Giovanni Corbo, Firenze Nella mia risposta ho parlato delle battaglie corporative dei dipendenti di Alitalia: un cenno che era implicitamente diretto ai loro rappresentanti sindacali. Lei ha lasciato l'azienda, ma i dipendenti che hanno deciso di restarvi hanno accettato, anche se di malavoglia, di farsi rappresentare dalle organizzazioni sindacali. E sono quindi corresponsabili di ciò che è accaduto.

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ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente del (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 04-04-2008)

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Di NINO BERTOLONI MELI ROMA Neanche di essere stanco, concede più Walter Veltroni al principale esponente dello schieramento avversario, al secolo Silvio Berlusconi. "Va dicendo che non ha voglia di andare al governo, che è stanco. Ma scherziamo? Governare su mandato dei cittadini è il massimo onore che possa esserci, altro che stanchezza", ha detto davanti ad alcuni minatori sardi, e dalla sala una signora ha gridato tra applausi e risate "è vecchio" all'indirizzo del Cavaliere contumace. In terra sarda il leader del Pd ha deciso di cambiare passo per l'ultimo tratto di campagna elettorale. Via il bon ton, il confronto, il guanto di velluto, l'ulivo nel senso di ramoscello, e giù a menare fendenti sul Cavaliere, il suo programma e le sue sortite. In successione, Veltroni ha preso a rinfacciargli l'attacco al Quirinale, le sparate su Alitalia, la retromarcia sul fisco e sulle tasse ("Prima ha detto che vanno pagate, poi che se sono troppo alte è giusto non farlo"), la politica estera filo Bush "fino a farne un'icona, unico Paese in Europa". Veltroni cattivo? Da agnello per tre quarti di campagna ha deciso di farsi lupo per l'ultima settimana? Al loft sede del Pd ne hanno discusso in questi giorni, alcuni malumori critiche insoddisfazioni erano anche arrivati per la campagna "moscia", la questione era in sostanza già calda. Ma c'è un dato politico che ha convinto Veltroni a cambiare passo: i sondaggi riservati sul bacino indecisi davano tutti lo stesso responso: quest'area grigia di perplessi è quasi tutta di elettori di centrosinistra delusi e per motivarli al voto il modo migliore, se non esclusivo, è di agitare il drappo rosso del "dàgli al Cavaliere". "Una gran fetta dei nostri elettori non ama subire gli insulti della destra", ha spiegato Nicola Latorre dalemiano di prima cerchia. Se n'è discusso, nel Pd, e di fronte a un Ermete Realacci restio alla linea dura e a un Paolo Gentiloni invece per la condotta pugnace, con i dalemiani pugnaci anche loro, Dario Franceschini nel mezzo e Goffredo Bettini propenso alla linea d'attacco che è andato proprio a Bologna a frenare sul voto disgiunto, alla fine Veltroni ha deciso per la condotta bellicosa, per bipolarizzare al massimo lo scontro finale, "ma con misura, non possiamo mica dare l'idea che si torni all'antico, quando c'era una coalizione che aveva nell'antiberlusconismo il suo unico collante", ha precisato il leader. Un cambio di passo che dovrebbe servire a portare dalla propria il risultato definito "decisivo" in quattro regioni: Lazio, Sardegna, Marche e Abruzzo, dove poche centinaia di voti possono decidere dell'esito finale al Senato. Una linea condivisa anche da Pierluigi Bersani che si è sentito con Veltroni ripetutamente in questi giorni e non solo per Alitalia, e che di suo ci ha aggiunto un corollario non da poco: lo sfondamento nel campo avverso. "Rimanete pure berlusconiani nell'animo, se volete, ma premiate questa proposta innovativa del Pd che vuole cambiare profondamente il sistema politico, le decisioni, i tempi delle scelte, dateci un aiutino", va dicendo il ministro in città come Trieste, Gorizia, Udine agli elettori di centrodestra.

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I sindacati richiamano Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

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Stampa Dietrofront delle sigle di categoria: nessun ultimatum. Police nuovo presidente di Alitalia I sindacati richiamano Air France "Abbiamo fatto una proposta non un ultimatum. E ci aspettiamo che Air France sia disponibile alla trattativa". Le parole del segretario della Fit-Cisl, Claudio Claudiani, a nome di tutte le sigle confederali, sono il primo flebile segnale che una trattativa con Parigi si possa riaprire. Il giorno dopo la rottura, i sindacati provano a ricucire lo strappo con Air France mentre il governo concede altre 48 ore per trovare un accordo. Intanto il cda di Alitalia nomina presidente il giurista Aristide Police. Caleri alle pag. 2 e 3.

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Affari in piazza - ettore livini (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 04-04-2008)

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Economia AFFARI IN PIAZZA AMERICA CONTRO FIUMICINO ETTORE LIVINI Alitalia non è l'unico problema di Gemina (-9,3% ieri a Piazza Affari) e Fiumicino. Qualche nube minacciosa infatti arriva anche dagli Usa. I cinque vettori americani che operano su Roma sono impegnati da mesi in un braccio di ferro con Adr. Il motivo? Non vogliono trasferirsi al nuovo Terminal 5 ? quello riservato ai voli "sensibili" ? perché troppo lontano dal centro dello scalo. Il braccio di ferro ? che ha coinvolto ambasciatori e ministri sulle due sponde dell'Atlantico ? è iniziato a settembre e sembrava essersi risolto due mesi fa con un compromesso. Ma la scorsa settimana gli americani sono tornati all'attacco. Il trasloco al T5 dovrebbe scattare a inizio maggio ma loro non ne voglio sapere. E Fiumicino, già oberata dai nuovi voli Alitalia e in vista dei picchi estivi, potrebbe rischiare il collasso.

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Una Spinetta nel fianco (sezione: Alitalia 2)

( da "Campanile, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Prato se ne va e chiede l'intervento dell'esorcista. I francesi preparano le valigie e il Cda di ieri alla Magliana sembra una seduta spiritica alla ricerca della cordata fantasma Si complica la vicenda Alitalia. Mentre oggi l'azienda convocherà le nove sigle sindacali per fare il punto della situazione, ieri a Palazzo Chigi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ha ricevuto i tre ministri dell'Economia, dei Trasporti e dello Sviluppo: Tommaso Padoa Schioppa, Alessandro Bianchi e Pierluigi Bersani per vagliare i prossimi passi per evitare sia il fallimento che il commissariamento della compagnia. E allo stesso tempo verificare se ci sono ancora spiragli di luce nella trattativa con AirFrance (che ieri, ricordiamo, alla controproposta dei sindacati si è alzata dal tavolo, abbandonando la trattativa). Quasi in contemporanea si riuniva il Consiglio di amministrazione della Magliana per decidere il sostituto del dimissionario ad, Maurizio Prato. Il tutto condito con l'ennesimo avvertimento dell'Unione europea contraria agli aiuti di Stato e molto cauta su eventuali prestiti ponte. E mentre il dramma si consumava, la politica continuava imperterrita ad accusarsi, incolparsi e tirare in ballo fantomatiche cordate italiane. Eccolo, in pillole, il quadro nel quale si è consumata l'ennesima tragedia, forse la definitiva. Sempre gli stessi gli attori che tra protagonisti e comprimari fino alla fine non hanno accettato di farsi da parte. AirFrance. Il numero uno della compagnia francese ha accettato di correggere il piano, facendo scendere il numero degli esuberi, e impegnandosi sul fronte cargo e innovazione. Ma mercoledì alla controproposta dei sindacati, ha scelto di non continuare la trattativa, preferendo alzarsi dal tavolo. Alitalia. Poco dopo, l'ad della compagnia di bandiera Maurizio Prato, titolare dell'incarico da otto mesi proprio per traghettare Alitalia nelle mani dei francesi, ha deciso di dimettersi. "Ho fallito" dirà in un'intervista a il Messaggero. I sindacati. Protagonisti indiscussi della vicenda. Lanciano accuse, si autoaccusano, si alzano dal tavolo, fanno controproposte. Ma il risultato è devastante. Il segretario della Uil Luigi Angeletti, per primo ad abbandonare il tavolo ha sottolineato le responsabilità delle parti sociali in tutta la vicenda. "Non si lanciano proposte all'ultimo minuto e "troppi sindacati non rendono facile l'accordo". Diverso il parere del numero uno della Cisl Raffaele Bonanni che il suo "j'accuse" lo ha lanciato contro il governo, reo di aver lasciato sole le parti sociali nella trattativa. Mentre la Fiom-Cgil, guidata da Cremaschi se l'è presa con Prodi e Padoa Schioppa: "Il presidente del Consiglio e il ministro del Tesoro lanciano un attacco al sindacato degno della destra più retriva". La politica. Accuse a parte in tutta questa vicenda rimane il "giallo" della fantomatica cordata di imprenditori italiani invocata a più riprese dal capo dell'opposizione, Silvio Berlusconi. La o le cordate per ora rimangono nell'ombra, ammesso che ci siano. E proprio ieri il Cavaliere ha rivolto nuovamente un appello all'orgoglio degli imprenditori. "Nel loro interesse ? ha detto ? bisogna salvare Alitalia". Walter Veltroni, leader del Pd, preoccupato per le conseguenze che la vicenda può assumere ha sollecitato la capacità di regia del governo per ricucire lo strappo. Ue. L'Europa assiste da vicino e non solo perché si augura che venga presa la decisione migliore ma anche per verificare che tutti i passaggi avvengano nel modo stabilito dalla legislazione Ue. A partire dagli aiuti di Stato, "severamente vietati", fino ai prestiti ponte, da elargire con "prudenza". Il portavoce del commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, Michele Cercone: "Sarebbe molto consigliabile per le autorità italiane lavorare a stretto contatto con i servizi della Commissione per assicurarsi di varare interventi compatibili con le normative europee". (04-04-2008).

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I costi della politica Scrivo per suggerire qualche idea in merito al risparmio in politic (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

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A. Credo che per veramente risparmiare sui conti della politica sia necessario che il rimborso spese sia dato non in modo forfettario ma dietro presentazione di fatture con l'oggetto di spesa che deve essere inerente la propria funzione. Se vengono riscontrate anomalie il soggetto politico per cinque anni non potrà accedere ad alcuna carica pubblica. Inoltre la pensione del politico sarà data al raggiungimento del 65° anno di età come ora per i lavoratori autonomi. In tal modo vi è veramente risparmio. UGO APOSTOLO Il timore di brogli Berlusconi afferma di avere un vantaggio certo di almeno 8 punti. La vittoria è certa salvo brogli da sconfiggere, dice. Ma se esiste questo eterno dubbio, facciamo inviare ispettori Onu, Ocse, etc. durante lo spoglio delle schede! FRANCO LUCATO, TORINO Le critiche al Presidente Negli Stati Uniti qualunque cittadino si può permettere di criticare il suo Presidente (votato da tutti). In Italia invece se un cittadino (ancorché politico) si permette di commentare il presidente in carica (votato dagli altri) subito deve scusarsi e trovare dei sotterfugi per spiegare personalmente la sua buonafede e il rispetto (?) per le "istituzioni". Siamo una democrazia delle banane, come diceva la buonanima, e non riteniamo pertanto un dovere l'andare a votare. Anche perché, tra l'altro, siamo l'unico Stato che in sessant'anni non ha ancora trovato una legge decente per votare. PIERO BARONE Troppa enfasi sull'Expo L'Expo a Milano è sicuramente una bella notizia. Finalmente! Tuttavia l'enfasi con cui è commentata smentisce le parole. C'è quasi stupore per aver raggiunto l'obiettivo. Non dimentichiamo che non ci misuravamo con Berlino, Tokyo, New York, Parigi, ma con Smirne. Con tutto rispetto per quella città e per la Turchia, non è certo un Paese all'avanguardia, una potenza economico-finanziaria. Dunque non è il caso di esaltarci e perdere di vista i troppi problemi irrisolti, dai rifiuti di Napoli all'Alitalia. La Turchia ha una compagnia area nazionale, noi rischiamo di perderla, grazie al comportamento dei sindacati e alla improntitudine dell'ultimo governo che non solo non ha risolto i problemi, ma li ha aggravati. LIA DEZMAN Il primo passo su Marte Splendide fotografie ci arrivano da Marte grazie alla sonda "Mars Express", montagne alte 7 mila metri, immensi canyon, colori forti ed intensi. Addirittura gli scienziati ipotizzano che in un lontano passato sulla superficie del pianeta l'acqua scorresse in abbondanza. Tutto molto suggestivo. Un sonda però non potrà dirti tutto sul pianeta rosso, e allora quando ci sarà il primo passo dell'uomo su Marte? La Luna è ormai un lontano ricordo, Marte potrebbe essere l'inizio di una nuova era. GIUSEPPE DIOTTO, TORINO Preghiera per la Betancourt Prego che la Betancourt si salvi: le sue condizioni di salute sono molto gravi e pare che non si voglia più nutrire. Questa donna è simbolo di una lotta che non è solo fatta di parole ma di rischio in prima persona. Forse è stremata, forse non ci crede più e sta cedendo... Non so se basterà l'azione diplomatica ma certo, per l'Occidente, questa è un'occasione di riscatto da una colpa che la regia dei fratelli Taviani ben denuncia nel toccante film Forse Dio è malato (una condanna all'indifferenza occidentale sui mali dell'Africa) dicendo: "Tutto si è fatto globale, tranne le coscienze, specialmente quelle occidentali". VALERIA MASSA, TORINO I risultati delle Poste Poste Italiane annuncia con grande risalto i brillanti risultati conseguiti nel 2007, con un utile di oltre 800 milioni, aumentato del 25% rispetto all'anno precedente. Considerato che parte del merito è attribuibile a chi fruisce dei suoi servizi, e cioè alla stragrande maggioranza dei cittadini italiani, forse sarebbe il caso di riconoscere tale merito, ad esempio abolendo il fastidioso balzello di un euro che grava su ogni bonifico o postagiro ricevuto. MAURO LUGLIO Le contestazioni a Ferrara Giuliano Ferrara è stato duramente contestato a Bologna durante il suo comizio elettorale. Segno d'intolleranza oppure chiaro messaggio popolare verso chi si fa latore di roboanti messaggi demagogici per portare acqua al mulino del suo giornale che con appena 13 mila copie vendute gode a spese dei contribuenti di un vergognoso finanziamento di 3 milioni e mezzo di euro l'anno? Ai posteri l'ardua sentenza. SILVIO ZANCHET Scientology sul web Con riferimento alle informazioni riportate sul Web in merito a "manifestazioni contro la Chiesa di Scientology", riprese in un paio di occasioni anche dal Vostro quotidiano e per fare in modo che, chi naviga, possa apprendere anche la posizione e le attività di chi dagli "hacker" viene assediato, la Chiesa di Scientology ha approntato sul proprio sito web http://www.scientology.org un canale video con una panoramica sul proprio credo e numerose documentazioni e contributi filmati sulle pratiche religiose e le attività sociali in cui è impegnata. Nel contempo stanno venendo donati a tutte le biblioteche italiane i testi fondamentali delle opere di natura religiosa di L. Ron Hubbard. GIUSEPPE CICOGNA CHIESA DI SCIENTOLOGY.

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Cv Alital 1068,928<TD class (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

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Cv Alital 10 68,928 68,928 cv B Ifis 09 99,827 99,819 cv Bco Popol 10 100,873 100,764 cv Beni Sta 11 93,413 93,890 cv BIM 15 91,382 90,523 cv Carige 13 115,903 116,704 cv Mi-A2a 09 119,240 116,372 cv SIAS 17 94,162 94,291 cv Snia 10 100,130 100,130 cv Vitt Ass 190,000 190,000 Telecom IT CV 10 110,441 110,472.

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Il Cto era l'ospedale dove quasi sempre ti salvano quando hai un grave incidente, dove fanno l'impos (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Sibile per riparare le ustioni, dove riabilitano le persone paralizzate, dove ti operano bene, in camere accoglienti, quando hai una frattura o un tumore al cervello, dove esistono sofisticati apparecchi radiologici. E' raro trovare una lamentela sul Cto nella rubrica di ascolto dei cittadini, Specchio dei tempi. D'improvviso, in base a dichiarazioni di un noto professore dell'ospedale, si è parlato di ospedale da Terzo Mondo e di ospedale nel caos. Molti lettori, molti pazienti o ex pazienti si domandano: cosa è successo, dove sta la verità? Bisogna partire dai fatti e non dalle impressioni, poi ciascuno trarrà la propria verità. Il Cto non è un ospedale da Terzo Mondo e per dimostrarlo non occorrono dati: è sufficiente entrare per fare un esame, per trovare un parente, un amico. Lo hanno ribadito i medici intervistati e tutti i primari e direttori dei vari settori specialistici: era scontato, ma pare che in questo Paese sia ormai necessario certificare l'acqua calda se qualche eminente personaggio afferma che è ghiacciata. Le camere operatorie nel caos, rischio per i pazienti? In tutti questi giorni hanno funzionato normalmente (tranne tre in manutenzione temporanea) e chi prima ne ha denunciato la pericolosità ha operato, attestando per scritto che tutto era normale. Un ospedale da Terzo Mondo e il caos rientrano nella norma occidentale nel giro di 48 ore? Se così fosse sarebbe un grande complimento all'efficienza e capacità della direzione generale. Senza dubbio, qualcosa stona nella vicenda e la valutazione del grado di stonatura è dei cittadini, dei professionisti, di tutti gli operatori, del mondo accademico e di coloro che hanno responsabilità politica. In definitiva, maremoto in un bicchier d'acqua: il Cto è un ospedale sicuro, affidabile ed eccellente. Una critica ripresa da alcuni è che "non si vede oltre la collina", e questo crea incertezza nel proprio futuro. La programmazione regionale è chiara: il Cto rimane dov'è con le sue funzioni preminenti di Trauma-center, di emergenza e riabilitative. Se poi si intende sapere della propria carriera individuale oltre la collina, la cosa è legittima ma non strategica. E' invece strategico prestare attenzione all'impiego delle risorse, sempre garantendo la qualità clinica. Produzione, bilancio, accordi sindacali coerenti con la sostenibilità finanziaria non sono bestemmie: Alitalia insegna. Per terminare, un dubbio: quale sarebbe in questa vicenda la decisione degli amministratori degli ospedali inglesi, americani, svizzeri, russi e cinesi citati dal professore? *Direttore generale ospedale Cto.

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Alitalia, retromarcia dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 1 Alitalia, retromarcia dei sindacati di Redazione Il governo preme e le organizzazioni riaprono ad Air France. Police nuovo presidente Ventiquattro ore dopo la rottura delle trattative da parte di Air France, i sindacati di Alitalia riaprono le porte ai francesi e dicono di essere disponibili a ridiscutere la loro proposta. Alla retromarcia delle organizzazioni di categoria hanno contribuito le forti pressioni del governo, che più volte ha fatto aleggiare lo spettro del fallimento, e le pesanti critiche da parte del Pd. Il Cda di Alitalia, dopo aver nominato Aristide Police presidente al posto del dimissionario Maurizio Prato , ha ribadito che l'offerta di Air France resta "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno a una crescita profittevole". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Intini rilancia il Psi unito "Tagli? Via le prefetture" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

VERSO IL VOTO. CANTI POPOLARI PER DILIBERTO A PALLANZA Intini rilancia il Psi unito "Tagli? Via le prefetture" Ministro Damiano a Domo parla di lavoro e Alitalia Il ministro Cesare Damiano, il segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, il sottosegretario agli Esteri Ugo Intini, il senatore del Pd (ex presidente nazionale delle Acli) Luigi Bobba e il vice presidente del Parlamento europeo Mario Mauro: anche ieri è stata un'intensa giornata di campagna elettorale in provincia con molti volti noti della politica. Tre le tappe del tour di Ugo Intini, capolista alla Camera per il Partito socialista: al mercato di Omegna, al Chiostro di Intra e a Domodossola. A Verbania Intini ha parlato dell'obiettivo, a suo dire riuscito, di riunire tutti i movimenti nati tra il '92 e il '94 dopo il ciclone che travolse il Psi di Craxi. Intini ha parlato con il numero 2 in lista, il torinese Alberto Nigra, e il candidato locale Maurizio Peruzzo. Nigra, spiegando i tagli ai costi della politica, ha proposto l'abolizione delle prefetture ma la tutela di Province e Comunità montane. Da Intini anche un pensiero al candidato "mancato" Giorgio Quaglia: "Impossibile per un territorio così piccolo come il vostro pensare di avere il numero 2 in lista". A Domodossola Cesare Damiano, accolto al teatro Galletti, ha parlato di lavoro e sicurezza, e fatto un accenno anche al caso Alitalia sostenendo "che deve'essere assolutamente ripreso il filo della trattativa. Non c'è altra soluzione. Siamo in un momento molto delicato. Occorre la massima responsabilità da parte di tutti o si rischia una situazione non più gestibile". "Una politica al servizio del bene comune" è il titolo della conferenza organizzata dalla Compagnia delle Opere con ospite l'europarlamentare Mario Mauro. Il senatore Luigi Bobba ha invece parlato del sostegno alle famiglie nell'incontro di Domodossola organizzato dalle Acli. Per Oliviero Diliberto a Villa Giulia (Pallanza) anche uno spettacolo: si è esibito il gruppo "La Paranza del Geco" con canti e balli del Salento. Per concludere la cronaca della giornata politica, da segnalare il botta e risposta (conferenza stampa di Borghi e Reschigna e comunicato di Zanetta, Zacchera e Cattaneo) sulle autonomie locali con un reciproco scambio di accuse. Taccuino elettorale Un altro giorno oggi, per il Partito democratico, nel segno di Cesare Damiano; il ministro del lavoro sarà alle 9 nella sala consiliare di Pieve Vergonte per incontrare i lavoratori della Tessenderlo. Alle 21 nel salone Santa Marta di Omegna incontro con i candidati locali del Pd Enrico Borghi e Alessandra Gebbia; interverrà il senatore Gianfranco Morgando. Altri appuntamenti con i candidati democratici sono: alle 21 nella sala polivalente di Arizzano; alle 19,30 alle "cene elettorali" in programma al Brigantino di Cannobio e al circolo Pastura nella frazione verbanese di Biganzolo. Incontro con gli elettori verbanesi per il Popolo delle Libertà alle 21 a Palazzo Flaim a Intra: saranno presenti i candidati Valerio Cattaneo, Marco Zacchera e Valter Zanetta. Sarà presentato il programma e si parlerà del territorio nel corso del dibattito "In Parlamento per rilanciare Verbania ed il Vco dai danni della sinistra". La Sinistra Arcobaleno sarà, alle 21, con i suoi candidati Dina Balsamo e Ian Marco Bonapace al cinema di Malesco. In mattinata i militanti di quasi tutti gli schieramenti saranno al mercato di Pallanza. SERVIZI DI Renato Balducci, Ivan Fossati, Filippo Rubertà.

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POTERI SOPRANATURALI - WOJTYLA SALVA L'ALITALIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Prove di dialogo dopo la rottura. I sindacati "richiamano" Air France: "Siamo disponibili a trattare la nostra proposta, ma niente accordi-capestro". Police nuovo presidente Alitalia. Si muove anche il governo: Enrico Letta cerca di ricucire tra Spinetta e le organizzazioni dei lavoratori. Intanto Berlusconi continua la sua campagna avio-elettorale e lancia un ennesimo "appello agli impreditori italiani". Con la stessa credibilità di un miracolo PAGINA 5.

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L'incubo con le ali (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Gabriele Polo Un'Alitalia pubblica e in espansione sarebbe una bella cosa. Ma anni di gestione clientelare e aziendalmente criminale hanno ridotto questa opzione a un sogno. Il gruppo balla peggio di un aviogetto colto dai vuoti d'aria e attorno a esso si muovono logiche speculative, di ogni tipo, fino a quella dell'uso politico di una crisi aziendale. L'ultimo rifiuto dei sindacati del piano proposto da Air France sta tutto dentro questo schema, con l'aggravante del confronto con altre situazioni di crisi. Se è giusto e normale contrattare fino all'ultimo per garantire occupazione e condizioni di lavoro, non si può non rilevare un riflesso corporativo e clientalare in quel rifiuto: in altre occasioni Cgil, Cisl e Uil hanno accettato ristrutturazioni industriali ben più pesanti - con meno garanzie dal punto di vista degli armotizzatori sociali - senza battere ciglio. Ora, spaventati dalla fuga del possibile socio francese i sindacati ci stanno ripensando e la cosa svela una volta di più la drammaticità della crisi di Alitalia. Nel buco nero in cui l'ex compagnia di bandiera è precipitata da anni, prestare il destro a soluzioni "nazionali" significa rimettersi nelle mani della stessa logica "politica" che l'ha affossata. La storia parla di una privatizzazione ideologica (Berlusconi-2003), di alleanze fallite (Klm-1999, Air France-2004), di gestioni improntate solo all'interesse privato dei manager (Cimoli-2006), di scelte aziendali tutte tese a contrarre i costi e tagliare le rotte (dal 2001 in poi). Di chi è la colpa? Dire male della politica è la cosa più comune al mondo, ma quando il gestore della cosa pubblica non si interessa di un suo bene e degli investimenti (Malpensa) costati pacchi di miliardi di euro, o sollecita la cieca apertura di aeroporti un po' ovunque per soddisfare clientele locali, che altro resta da dire? Sicuramente di schifezze ne ha fatte di più la destra, ma questa non è un'attenuante per il centro-sinistra. Il problema è che Alitalia "scotta": da sempre le lotte dei dipendenti sono sulle prime pagine. Risultato: meglio non decidere e rinviare al futuro, passando il cerino per non scottarsi. Quanto ai manager, esclusi un paio, un vero disastro. Con un nome su tutti: Cimoli, appunto, quel sign ore che ha lasciato una traccia indelebile anche alle ferrovie. Poi ci sono i sindacati: di responsabilità ne hanno anche loro. Non perché siano stati troppo conflittuali. Anzi, la loro prima colpa è di aver cogestito nei fatti l'azienda in un continuo scambio di favori, anche con le assunzioni di amici degli amici. Molto poco antagonisti e molto corporativi, come spesso accade nelle aziende che gestiscono i servizi, dai trasporti all'energia. In una cultura cogestiva che, facendo prevalere lo scambio politico, ha finito per privilegiare "i più forti" e penalizzare "i più deboli": se i 2.100 esuberi fossero stati tessili o metalmeccanici non ci sarebbe stata "l'intransigenza" dimostrata in questo caso. Non a caso con la Uil in prima fila. Non a caso nella stretta elettorale di questi giorni. Con il rischio di dar voce a chi vagheggia cordate di speculatori pronti a stringere quella corda al collo di un gruppo e dei suoi lavoratori. Più che un sogno, un incubo.

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La borsa brinda alla rottura Ma Parigi ancora ci crede (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spiraglio Spinetta Il presidente di Air France non ha chiuso del tutto. I sindacati francesi favorevoli a un accordo con l'Italia Anna Maria Merlo Parigi La rottura delle trattative tra Air France e Alitalia? Per la Borsa è una buona notizia. Ieri, il titolo Air France è salito più del 2% a Parigi, in un mercato in calo. E nei prossimi giorni l'aumento potrebbe continuare, perché secondo gli analisti l'azione Air France dovrebbe beneficiare, almeno nel breve periodo, dell'interruzione delle discussioni con Alitalia. Difatti, la presa di controllo di Alitalia ha inquietato i mercati e l'azione Air France-Klm ha perso, dall'inizio dell'anno, più del 20%. Ma la storia tra Air France e Alitalia è davvero finita? Gli analisti si interrogano, alla luce delle dichiarazioni del presidente di Air France-Klm. Jean-Cyril Spinetta, dopo aver deplorato la rottura, ha affermato che credeva "profondamente" a questo progetto. Una frase che è interpretata come una porta lasciata socchiusa a un eventuale compromesso. "Di fronte al rallentamento economico e al rincaro dei prezzi del petrolio - spiega alla Reuters l'analista Bruno de la Rochebrochard - la concentrazione in Europa è inevitabile e soltanto le grandi compagnie internazionali potranno sopravvivere". Per l'analista, "l'apporto di Alitalia non è indispensabile a Air France-Klm, anche se a medio e a lungo termine l'assenza di accordo è dannosa per l'insieme del settore e per il personale del gruppo italiano. Ormai, i concorrenti di Alitalia si rafforzeranno sul suo mercato". Una concorrenza sulle rotte di Alitalia potrà svilupparsi tra Air France-Klm da un lato e Lufthansa dall'altro. Inoltre, se Lufthansa entrerà in ballo, Air France potrebbe rivolgere i suoi interessi a Iberia, anche se l'accordo sarebbe meno interessante per la compagnia franco-olandese, già molto presente sulle rotte latinoamericane, il punto forte degli spagnoli. Ieri, i sindacati francesi non avevano ancora reagito ufficialmente alle vicende italiane. Ma alla sede Cfdt di Roissy Alitalia è stata al centro di tutte le conversazioni. "Non abbiamo molte informazioni - afferma Jean-Yves Lebris - le notizie per il momento le abbiamo avute dalla stampa. Ma siamo dispiaciuti perché Alitalia è una compagnia aerea che avremmo ben voluto vedere associata ad Air France. Probabilmente il maggior problema è venuto dai piloti meccanici naviganti, se all'Alitalia sono potenti come da noi. Senza il loro accordo non si muove nulla. Ci si può anche chiedere se i lavoratori di Alitalia abbiano ancora voglia di rivedere Klm, dopo quello che è successo qualche anno fa. Comunque i lavoratori di Air France erano favorevoli all'accordo con Alitalia". Spinetta è un negoziatore difficile? "Spinetta è un negozoatore duro. Ma noi non ci lamentiamo, perché è relativamente attento al sociale, al punto da far temere su quello che succederà con il suo successore". Per Sophie Le Fournier, sempre della Cfdt di Roissy, "i dipendenti di Air France sono veramente dispiaciuti, avremmo voluto lavorare assieme e che i posti di lavoro venissero preservati. Uno o due mesi fa, c'è stata una delegazione della Cfdt che ha incontrato a Roma i sindacati Alitalia. L'incontro era andato molto bene. Ma avevamo capito che il problema più grosso era il trasporto merci".

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Berlusconi senza fiches (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Air bufala Berlusconi senza fiches Bruno Perini "Ora che la trattativa si è interrotta rivolgo un appello agli imprenditori italiani. Non servono milioni, basta una fiche". Così parlò Silvio Berlusconi a proposito della insidiosissima roulette che si chiama Alitalia. Basterebbero queste parole del leader del centro destra per capire quanto il cavaliere stia giocando d'azzardo al fine di ergersi a campione dell'onore nazionale e quindi rastrellare voti sui drammatici destini della compagnia di bandiera. Evidententemente il cinismo della politica non ha confini ma questa volta anche il politico-imprenditore di Arcore mostra la corda: una decina di giorni fa era partito raccontando al mondo intero di avere tra le mani un gruppo di imprenditori pronti a mettere sul tavolo i capitali necessari per acquistare la compagnia sull'orlo del fallimento, oggi, dopo essere riuscito ad ottenere la rottura delle trattative con Air France e le conseguenti dimissioni dell'amministratore delegato di Alitalia, il candidato numero uno a palazzo Chigi non sa fare di meglio che lanciare un appello, sostenendo. Un appello che mostra in primo luogo che non c'è nessun gruppo di imprenditori pronto ad intervenire con capitali freschi sulla moribonda Alitalia: se infatti, come ha ripetuto più volte il leader del centro destra, ci fosse stato uno straccio di cordata Berlusconi non avrebbe avuto bisogno di fare un simile appello ma come ha detto in più occasioni, una volta fallita la trattativa con Air France, avrebbe messo sul tavolo la cordata italiana. In un'intervista comparsa ieri su "Libero" Silvio Berlusconi ha assicurato che il suo uomo, Bruno Ermolli, sta lavorando per mettere assieme una cordata tutta italiana e ha aggiunto che ci sarà un affollamento di pretendenti al trono di Alitalia ma finora nomi di imprenditori bramosi di prendersi il capitale dell'Alitalia non se ne vedono. La scorsa settimana alcuni nomi erano usciti su "la stampa": calibri da novanta come l'Eni, Mediobanca, il gruppo Intesa-San Paolo, e i gruppi Benetton e Ligresti. Era stato lo stesso leader del Pdl a "suggerire" quei nomi al quotidiano di Giulio Anselmi, ma quello stesso giorno arrivarono così tante smentite da far arrossire anche Pinocchio. La prima a rompere il silenzio è stata Mediobanca: "Non c'è allo studio alcuna ipotesi di cordata né di ingresso nel capitale di Alitalia". Fa seguito l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni: "Alitalia non è oggi nell'agenda di Eni". Lo stesso giorno una portavoce del gruppo AirOne esclude la possibilità di un incontro tra il numero uno della compagnia, Carlo Toto, e l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo. Insomma è l'ennesima bufala del cavaliere. E ora, una volta tolta di mezzo Air France, che succederà? A parte il commissariamento e la possibilità di amministrazione controllata, sempre più probabile, l'unica ipotesi credibile si chiama Lufthansa, magari con il concorso di Air One. Ma questa ipotesi senza il concorso di Banca Intesa o di un'altra istituzione finanziaria solida non ha gambe per marciare. E pare che Bazoli e Passera ci vogliano vedere molto chiaro prima di rientrare in gioco.

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Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Campania Il Pd ritenta: al voto senza Bassolino Il governatore Dimissioni prima del 13? Chi lo conosce risponde: impossibile. L'uscita di scena ci sarà, ma il dubbio è sui tempi Francesca Pilla Napoli Riparte il pressing dimissioni su Antonio Bassolino? Il Pd smentisce. Il presidente della Campania al massimo potrebbe anticipare lo scioglimento della giunta e portare i cittadini alle elezioni in novembre. Niente coupe de scene dell'ultima ora dunque. Eppure quando ormai sembrava assodato che la questione sarebbe stata dibattuta a scrutinio avvenuto, anche per dare la possibilità al presidente di fare la sua campagna per le europee (sempre più in forse), qualcosa nel Partito democratico si muove. Walter Veltroni ha riaperto il caso e ha riparlato, a più riprese, della necessità di "una nuova stagione". Perché? Speranza di uno "scoop" elettorale o impossibilità di rendere plausibile la scelta di Bassolino agli occhi degli elettori? Nel partito in affanno per accorciare le distanze, sanno che se il governatore annunciasse le sue dimissioni prima del voto potrebbe spostare l'ago della bilancia. Il suo ritiro sarebbe quella "trovata" in grado di spostare qualche migliaio di voti sia al nord sia in Campania. Per questo Silvio Berlusconi ha anche organizzato 1500 difensori del voto, allenati con un cd "istruttivo". Dopo l'Alitalia, l'immondizia della Campania è, infatti, l'argomento hit della campagna Pdl, nonché il nervo più scoperto di Veltroni. Ancora ieri Berlusconi dichiarava, al quotidiano napoletano Il mattino, come anteprima del comizio odierno in piazza Plescito: "Mi ha colpito il lungo silenzio di Veltroni sui rifiuti e su Bassolino; se avesse voluto rendersi davvero credibile come leader e come candidato premier, aveva una chance formidabile e cioè imporgli le dimissioni". Oggi a Napoli si aspettano il solito one man show del "vi libererò da Bassolino, Iervolino e Pecoraro". Ma se dopo una settimana il governatore si dimettesse "in diretta" dal palco di Veltroni in questa stessa piazza il 9 aprile, il colpo sarebbe ineguagliabile. E a Silvio Berlusconi non basterebbe mangiare un quintale di mozzarelle, come ha fatto ancora ieri, rifiutando la mortadella, in una gag tragicomica alla Coldiretti di Roma. Chi lo conosce replica: impossibile, Bassolino non lo farebbe mai. Chi l'ha visto alla conferenza stampa di Teatro festival Italia conferma: è fantapolitica. Nel Castel dell'Ovo il governatore, infatti, ha frainteso la domanda di un rappresentate spagnolo che gli chiedeva della vittoria del centro destra in Campania e ha fatto una scenata: "Qui si è già votato e ha vinto chi ha vinto". Era sabato. Dopo Bassolino ha dovuto incassare le nuove dichiarazioni di Veltroni, nonché l'attacco arrivato perfino da Famiglia Cristiana che per il caso rifiuti ha spedito la regione nel medioevo facendola retrocedere dal "rinascimento" bassoliniano degli anni '90. Da parte sua Bassolino ha già dovuto cedere in questa settimana, se non altro in orgoglio. Ha abbracciato i suoi acerrimi nemici e ha abbassato la testa nel confronto con Vincenzo De Luca e Luigi Nicolais, lasciando Massimo D'Alema a fargli da "copertura" diplomatica. Quindi si è seduto al fianco del sindaco di Salerno per firmare l'accordo "finale" sui fondi per l'inceneritore provinciale. Ha stretto la mano al ministro uscente, dopo oltre tre mesi di gelo. Ha parlato alla tv tedesca della sua esperienza politica come se fosse già in pensione con frasi del tipo "ho dato tanto" e "favorirò il ricambio generazionale". Che vuole uscire di scena e spianare il terreno a Nicolais o De Luca, con D'Alema da mediatore, l'hanno capito anche le pietre. Ma sono i tempi che possono fare la differenza.

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Berlusconi: "Avrò 20 senatori in più" (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa verso il voto Berlusconi: "Avrò 20 senatori in più" Ma quale pareggio al Senato. Berlusconi incontrando gli ambasciatori Ue a Villa Almone si lascia andare a alcune indicazioni su quella che sarà la sua politica estera in caso di vittoria alle elezioni. Ma soprattutto rassicura i diplomatici che non ci saranno indecisioni o instabilità giacchè il governo di centrodestra, dice il Cavaliere, avrà "almeno 20 senatori in più rispetto all'opposizione e potrà contare sull'unità ritrovata con gli alleati". Berlusconi ha assicurato agli ambasciatori che il suo, sarà un governo "saldo e in grado di fare profonde riforme" proprio grazie al vantaggio netto che avrà anche in Senato rispetto al centrosinistra. Arriva a presagire: "Passerò alla storia come statista". "Ho saputo riunire tutto il centrodestra" ha detto sottolineando di avere solo due esclusioni. Sul fronte della politica estera, chi lo ascoltava è stato colpito dai tanti riferimenti alla Russia, sino a citare il primo vertice del Consiglio Nato-Russia come "grande contributo all'integrazione europea". Berlusconi ha anche affermato che piuttosto che progettare l'inclusione di Georgia e Ucraina nella Nato, "bisognerebbe pensare a includere la Russia nell'Alleanza". Putin, ha detto, è da comprendere perchè è difficile costruire una democrazia e se alza i toni è perchè si sente "accerchiato" dalla Nato. All'ambasciatore tedesco Michael Steiner che gli era seduto di fronte, ha detto che se con la Germania ci fosse oggi "la stessa collaborazione che c'era quando era al governo, Bush a Bucarest non si sarebbe permesso di dire le cose ha detto". L'ambasciatore lettone, la signora Astra Kurme, gli ha chiesto quale sarebbe la sua politica nei confronti dei piccoli Paesi. "Penseremo molto ai Paesi dell'Est", ha risposto il leader del Pdl. Sulla politica interna, invece, grandi linee e poca cronaca. Niente Alitalia. Niente Giuseppe Pizza. Una sottolineatura sul laeder dell'Mpa Raffaele Lombardo, che sarà partner affidabile, non come Casini, che gli ha creato tanti problemi e bloccato le riforme. Durante il pranzo anche una barzelletta. Quella sulla Thatcher che gli consiglia di non sfiancarsi a leggere i giornali, ma di farsi fare una rassegna dei soli articoli favorevoli. "Il giorno dopo chiamo Bonaiuti e gli chiedo di ritagliare i pezzi dai giornali che parlano bene di me. Non l'ho visto più per un mese". Berlusconi poi si è spostato in Coldiretti. Il Cavaliere si è lasciato andare a un piccolo show per difendere la mozzarella. Il leader Pdl accompagnato dal presidente dell'organizzazione Sergio Marini, dopo l'intervento ha fatto una passeggiata tra gli stand dove erano esposti i prodotti tipici. Attratto da un piatto di mozzarelle di bufale, si avvicina e ne prende una e inizia a mangiarla. Tutto sembra filare liscio, ma il Cavaliere improvvisamente si mette una mano sul petto, poi sulla fronte e si misura le pulsazioni. Ovviamente il malore è solo una scherzo per sdrammatizzare l'incubo diossina. Fa poi ancora un giro e questa volta viene attratto da una grande mortadella. La guarda, inizia a gesticolare mostrando segni di contrarietà; poi non resiste, arriva al bancone e facendosi aiutare la nasconde sotto il tavolo.

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Melandri-Scajola (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]ALESSANDRA PIERACCI GENOVA Acceso faccia a faccia televisivo tra Giovanna Melandri, capolista alla Camera per il Pd, e Claudio Scajola, di fatto anch'egli capolista (dietro Berlusconi e Fini) in Liguria, per il Pdl. Intervistati dal direttore di Primocanale, Mario Paternostro, con Davide Lentini, i due esponenti politici hanno affrontato i temi principali della campagna elettorale, e in particolare il caso Alitalia, la questione del carovita, il problema di stipendi, pensioni, tassazione e aiuti alle famiglie. Unici punti su cui è stato trovato quasi un accordo, scendendo su temi più locali, il sì alla realizzazione di un termovalorizzatore a Genova e l'abolizione delle Province per tagliare i costi della politica. Rivendicando quanto fatto per la Liguria dal governo Prodi, ovvero il federalismo fiscale attraverso l'extragettito, Melandri ha sottolineato che il "Patto per la Liguria" sottoscritto dai candidati del Pd prevede "la proposta per questa regione degli obiettivi nazionali", mentre Scajola ha parlato di realizzazione della gronda di Genova, Terzo valico, raddoppio della ferrovia a Ponente, creazione di un'unica autorità portuale per il sistema porti della regione. "Ci presentiamo con una proposta politica diversa dalla coalizione che ha sostenuto Prodi - ha detto Melandri prendendo le distanze dal governo uscente -. Abbiamo capito che non si può governare il Paese con una coalizione che va da Mastella a Pecoraro, a Diliberto. Questo ha corroso l'azione di governo giorno dopo giorno. Avremo dodici ministri di uno stesso gruppo parlamentare". "Una scelta epocale dovuta alla crisi di un modello che non funzionava", la replica di Scajola. "Veltroni ha promesso l'annuncio di alcuni membri del governo prima delle elezioni, Berlusconi non può perchè siete 10 forze politiche distinte e dovrete mettervi d'accordo", ha ribattuto Melandri. "Faremo gruppi parlamentari uniti il 29 aprile quando ci presenteremo in aula e poi faremo il percorso costituente per la dirigenza del partito", ha detto ancora Scajola. Sulla scelta delle candidature, l'ex ministro del governo Berlusconi ha dichiarato: "Abbiamo fatto una lista competitiva, scegliendo persone che hanno maggiore consenso in ognuna delle province". "I nostri candidati non sono tutti liguri - ha risposto Melandri -, ma hanno molto lavorato per questa regione come Stefano Fassina, giovane economista brillante che ha inventato il meccanismo dell'extragettico. Mi sento onorata, non catapultata in Liguria". Roventi le reciproche accuse sulla legge elettorale e sulle previsioni di vittoria. A chi gli chiedeva se fosse fondamentale nella strategia del Paese l'aeroporto di Albenga, Scajola ha risposto: "Ritengo strategico aumentare tutte le comunicazione, gli aeroporti regionali sono risorsa fondamentale. A Genova c'è un aeroporto scandaloso".

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Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia "Assicurare una crescita profittevole" Alitalia, il Cda: proposta di Air France ancora idonea Police nuovo presidente dopo le dimissioni di Prato Il CdA Alitalia "ha preso atto che non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm questa iniziativa è venuta meno". Il CdA aggiunge però di ritenere la proposta ancora "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Il Consiglio di Amministrazione prosegue: "Ha approfondito nel nuovo contesto la situazione finanziaria e patrimoniale della società, il cui esame ha deliberato di completare anche con il supporto di primari advisor, finanziario e legale, nella prossima riunione già prevista per il prossimo 8 aprile". La compagnia ha deliberato, entro la prossima riunione, di "rappresentare al Governo, per l'opportuna valutazione dei profili di interesse generale che verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale". Il documento ufficiale si conclude con la presa d'atto delle dimissioni rassegnate ieri dal Presidente e Amministratore Delegato Maurizio Prato. Ha altresì nominato il suo successore: il Consigliere di Amministrazione Aristide Police.

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Vino e aerei. E, prima, mozzarelle e spazzatura. Binomi impensabili, accostamenti indigesti. Purtrop (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Po, solo a prima vista. Ad accomunare vicende diverse, ma tutte ugualmente emblematiche, è il pesante riflesso che ognuna ha sul "made in Italy", su quel complesso e inimitabile intreccio fra saper fare, stile di vita, intrapresa e gusto che ha sempre caratterizzato nel mondo il nostro Paese. La vergognosa gestione della monnezza napoletana, oltre a coprirci di ridicolo dall'Europa agli Stati Uniti, ha finito per compromettere, col suo contorno di inquinamento della catena alimentare, un prodotto tipico e apprezzato anche in Giappone e Corea come la mozzarella di bufala. I nuovi scandali del vino (la presunta truffa del Brunello di Montalcino "impuro" e la ben più grave vicenda dei 70 milioni di litri di intruglio a base di fertilizzanti, acidi e acqua) si abbattono come una clava su un settore simbolo dell'Italia. Un settore che ha impiegato lunghi anni a farsi perdonare e a far dimenticare lo storia del metanolo. Un lavoro lungo e certosino per affermare nel mondo prodotti di qualità, capaci di competere con i vini francesi, soprattutto, ma anche con gli emergenti cileni, spagnoli, americani. Tutto questo rischia ora di essere messo in crisi, spazzato via, da un manipolo di malviventi avvelenatori. Comprensibile lo stupore e la rabbia registrati al Vinitaly di Verona dove il meglio dell'impresa enologica nazionale mette in mostra i suoi gioielli. Facile dire: "Poche mele marce, non bisogna fare di un'erba un fascio", quando i buoi sono già scappati dalla stalla. Il fatto è che ancora una volta assistiamo a una classe politica e a una classe dirigente che non hanno voluto o non sono state in grado di vedere per tempo il degrado che avanzava, di cogliere i segnali del malaffare che si allargava. Salvo intervenire, poi, in maniera maldestra e inappropriata. O inopportuna. Persino controproducente. Come nel caso dell'Alitalia. La compagnia di bandiera, uno dei simboli dell'"Italian way of life" nel mondo, negli ultimi quindici anni ha subito un progressivo saccheggio da parte di manager incapaci, sindacati incoscienti e politici rapaci, garantendo stipendi e condizioni contrattuali fuori mercato a piloti e assistenti di volo, "tanto l'Alitalia è dello Stato, mica può fallire". Errore. Il film (telenovela?) al quale stiamo assistendo in questi giorni drammatici ha un finale che va proprio in questa direzione. A forza di tirare, la corda si è spezzata. E anche l'ultima possibilità di salvezza dell'ormai sgangherata compagnia sembra svanire. A meno di un passo indietro della politica pasticciona - che non poco ha contribuito ad affossare la trattativa con Air France - e della giungla sindacale oltranzista e inconcludente. Il presidente dimissionario di Alitalia, Maurizio Prato, ha detto che ci vorrebbe un esorcista. Un ruolo che si addice a Enrico Letta? Chissà. E in fondo Jean-Cyril Spinetta è uno che non molla, uno a cui non piace perdere. Per il volo della salvezza siamo veramente all'ultima chiamata.

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Ultima chiamata per Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

I sindacati: pronti a trattare. Il governo cerca di ricucire la trattativa. La nostra compagnia cambia il presidente Ultima chiamata per Air France Nella polvere un'altra bandiera italiana: Brunello truccato e vino avvelenato Alitalia ha nominato un nuovo presidente: Aristide Police sostituirà Prato. Il governo punta a far riprendere entro 48 ore il dialogo con Air France, mentre i sindacati fanno dietrofront e definiscono "trattabili" le loro proposte. Nuovo appello di Berlusconi all'orgoglio degli imprenditori italiani. E intanto si profilano nuovi scandali nel mondo del vino: tredici le aziende che avrebbero tagliato il Brunello di Montalcino con uve estranee, mentre il settimanale l'Espresso rivela che in giro per l'Italia ci sono 70 milioni di litri di vino adulterato da fertilizzanti chimici.ALLE PAGINE 2, 3, 10 E 11.

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L'enfant prodige del diritto (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Al vertice L'enfant prodige del diritto Nato a Napoli il 10 maggio 1968, sposato con due figlie, Aristide Police, da ieri nuovo presidente di Alitalia, è un esperto di diritto pubblico e diritto amministrativo, di cui è professore ordinario presso l'Università di Roma Tor Vergata. Laureato in giurisprudenza, Police dal 1990 esercita la professione forense. Per più di 15 anni ha collaborato con lo studio legale del professor Franco Gaetano Scoca. Dal gennaio 2007 è partner dello studio associato con Clifford Chance. È stato componente di commissioni di gara per l'aggiudicazione di appalti pubblici di servizi e forniture presso l'amministrazione del Senato.

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Crisi Alitalia Marcia indietro dei sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Il governo tenta di ricucire, gelo di Air France Police nuovo presidente, l'8 verifica sui conti [FIRMA]ALESSANDRO BARBERA ROMA "Il nostro piano non è ultimativo". L'ipotesi di far entrare Fintecna nella nuova holding del gruppo franco-olandese "è modificabile". Il giorno dopo la rottura con Air France-Klm, a causa anche del malumore che comincia a serpeggiare fra i dipendenti, le otto sigle Alitalia rimaste al tavolo ingranano la marcia indietro e tentano, con l'aiuto del governo, di riannodare i fili della trattativa. Farlo dopo le dimissioni irrevocabili di Maurizio Prato dalla guida della compagnia sarà difficile. La missione è da ieri nelle mani del sottosegretario Enrico Letta, che ha incontrato due volte i colleghi Padoa-Schioppa, Bianchi e Bersani. Obiettivo: abbassare la temperatura e tentare di riportare al tavolo in tempi brevissimi Jean-Cyril Spinetta, l'ultima ancora di salvezza per Alitalia prima del commissariamento. Ieri da Parigi è risuonato un silenzio assordante: stando a quanto trapelava dal quartier generale, la tentazione dei transalpini è di attendere a questo punto l'esito delle elezioni ed affrontare nuovamente il dossier quando il quadro politico sarà più chiaro, se non abbandonare la partita. Una minaccia che a Palazzo Chigi prendono molto sul serio, a meno che, riferiva ieri una fonte industriale molto vicina al negoziato, i sindacati non tornino al tavolo "azzerando" i contenuti del contropiano. L'esito non è scontato anche a causa delle divisioni fra le sigle: da un lato Cgil, Cisl e Sdl - determinate a far rientrare nella nuova Alitalia quanti più possibili fra i dipendenti di terra - dall'altra Uil, Ugl e piloti, meno ostili a chiudere comunque un accordo con Parigi. Divisioni che fotografano i malumori che ormai serpeggiano all'interno degli stessi sindacati: ieri ad esempio tutte le sigle degli assistenti di volo hanno fatto un'assemblea e raccolto firme perché il negoziato prosegua. Altrettanto hanno chiesto duecento dipendenti dell'amministrazione, scesi davanti al piazzale della sede della Magliana per protestare. Si capirà qualcosa di più a partire da stamattina, quando le otto sigle si riuniranno con Alitalia per un incontro definito "tecnico" ma che in realtà servirà all'azienda per tastare la reale volontà dei sindacati di trovare un accordo in extremis. Al tavolo ci sarà uno dei manager della prima linea di Prato, Massimo Cestaro, e forse il nuovo presidente cooptato ieri alla guida della compagnia: Aristide Police, classe 1968, consigliere di amministrazione nominato dal ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani. Per il momento l'alternativa di fronte alla quale si trovano le sigle è fra l'accordo e il commissariamento dopo le elezioni. Alitalia brucia sempre più liquidità (solo a gennaio se ne sono andati cento milioni di euro) e clienti: negli ultimi giorni per paura del commissariamento le prenotazioni sarebbero crollate del 40%. Se si contano le entrate straordinarie della settimana scorsa, oggi in cassa ci potrebbe essere circa 250 milioni di euro. Ieri il consiglio di amministrazione che ha accolto le dimissioni di Prato ha anche deciso che l'8 aprile darà un quadro aggiornato della situazione finanziaria della compagnia "avvalendosi di un consulente indipendente". Fino ad allora, e per evitare nuove speculazioni, il titolo rimarrà sospeso dalla contrattazione di Borsa. Il premier, ancora a Bucarest per il vertice Nato, si augura che "prevalga il buon senso". All'interno del Partito Democratico sono ormai tutti convinti che l'accordo vada trovato. Il Cavaliere invece insiste sull'alternativa italiana, anche se si parla con insistenza di un interesse (smentito) di Lufthansa. Di concreto ancora non c'è nulla, ma nel frattempo il Cavaliere si appella all'"orgoglio degli imprenditori. Non ci vogliono milioni e milioni, basta una fiche". Air France-Klm ha messo sul piatto 2,6 miliardi di qui al 2010. Se Alitalia finirà commissariata, chiunque la potrà comprare ad un prezzo più basso.

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Veltroni preme su Prodi "Risolvila prima del 13" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La scena dei Palazzi della politica attorno alla crisi Alitalia è a dir poco surreale. Romano Prodi da Bucarest parla uno strano linguaggio: fa sapere che il governo segue la questione "con attenzione ma non si attiva". Walter Veltroni da Roma lo incalza anche in modo brusco: "Il governo deve intervenire, deve assumere una capacità di regìa". Silvio Berlusconi, invece, rilancia l'appello agli imprenditori per dar vita ad una cordata italiana: "Nel loro interesse bisogna salvare Alitalia. Dico che non bisogna partecipare con milioni e milioni, basta una fiche". Queste sono le prese di posizione ufficiali. Dietro le quinte, invece, tutti continuano a perseguire il loro gioco: Romano Prodi vuole portare a casa a tutti i costi l'intesa con Air France e sulla stessa lunghezza d'onda, dato che l'argomento ha cominciato ad avere una forte valenza elettorale, si muove Veltroni; Silvio Berlusconi, invece, vuole rinviare la soluzione al "dopo-voto" e affidarla al prossimo governo che magari sarà il suo. "Per mettere su una cordata - sono le uniche frasi che il Cavaliere ha dedicato al problema con i suoi - c'è bisogno di tempo. Ci vogliono almeno tre-quattro settimane per leggere i bilanci, per studiare un piano industriale e per vedere chi dopo aver dato la sua disponibilità aderirà davvero". E le posizioni del Cavaliere su questo tema sono, paradossalmente, più coniugabili con quelle di Fausto Bertinotti che non con quelle del governo o del Pd. Il leader della sinistra massimalista, infatti, dopo aver criticato governo e Air France, ha caldeggiato "una soluzione ponte che copra la situazione dell'Alitalia fino all'avvio di un nuovo negoziato, con Air France o con chi si farà avanti". Dietro a questi atteggiamenti c'è la questione Alitalia, ma anche le sue ripercussioni elettorali. Veltroni non vuole arrivare alla vigilia del voto senza nulla in mano su una questione che ha caratterizzato l'ultimo scorcio di questa campagna elettorale. Per seguire Prodi ha dovuto rinunciare alla bandiera della difesa dell'italianità, ma ora, se la trattativa con Air France fallisse prima della voto, si ritroverebbe senza argomenti alla mercè del suo avversario: all'accusa di aver "svenduto" la compagnia di bandiera si potrebbe aggiungere quella di incapacità. "Veltroni - afferma uno dei consiglieri più ascoltati dal Cavaliere - è terrorizzato. A una settimana del voto rischia di ritrovarsi con il sistema aeroportuale nel caos. Senza una strategia. Con la trattativa con Air France che si sta trasformando in una roulette russa". Da qui la pressione nei confronti di Prodi, del governo e del sindacato per rimettere in piedi il tavolo con i francesi. Il leader del Pd ha giocato molto sul tasto della drammatizzazione accettando lo schema del Professore, ma contemporaneamente ha preteso dei risultati, come minimo la ripresa del negoziato. E Prodi e i ministri del Pd - a cominciare dal nuovo arrivato, quello dei trasporti Bianchi - si sono dati molto da fare. Il premier italiano ne ha parlato addirittura con Sarkozy al vertice Nato di Bucarest. Il cda di Alitalia ha sostituito il presidente dimissionario Prato con un uomo di Bersani, Aristide Police, e ha rilanciato la trattativa con Air France. E dopo tanti sforzi ieri sera il Professore ha cominciato ad essere meno pessimista: "Mi sembra che le posizioni del sindacato - ha detto facendo il punto da Bucarest con i suoi - si siano ammorbidite. Questo permetterà all'Air France di risedersi al tavolo. Spero che prima o al massimo lunedì ricominci la trattativa". E la clausola posta da Parigi che l'intesa deve ricevere anche l'assenso del nuovo governo? Sembra che nella voglia di chiudere al più presto quella condizione abbia sempre meno importanza. Almeno è quello che pensa Palazzo Chigi. "Con tutto il caos che circonda questa trattativa - confida uno dei consiglieri di Prodi - anche i francesi sembrano dargli meno importanza. Altrimenti avrebbero smesso di trattare da un pezzo. Loro vogliono arrivare al confronto con il prossimo governo avendo in tasca l'accordo con il sindacato". L'ottimismo per il Professore è d'obbligo (per la verità a Parigi non sono d'accordo) almeno per rincuorare Veltroni: arrivare alla vigilia del voto senza avere nulla in mano su una vicenda che è sotto i riflettori sarebbe un altro colpo alla credibilità di questo governo e del Pd. Berlusconi, invece, ha l'obiettivo esattamente opposto: è convinto che Air France non farà grandi concessioni e che la trattativa - se riprenderà - è destinata comunque ad arenarsi o a mantenere i caratteri di una svendita di Alitalia. Per ora non andrà oltre l'appello agli imprenditori. Magari qualcuno di loro nell'ultima settimana si farà pure avanti. Ma l'obiettivo dichiarato del Cavaliere è quello di rinviare la questione al prossimo governo continuando a difendere l'italianità della nostra compagnia di bandiera. "Non potrebbe essere altrimenti - spiega Fabrizio Cicchitto -. Gli imprenditori che vogliono impegnarsi vogliono prima essere sicuri dell'esito delle elezioni. Perché dovrebbero rischiare a una settimana dal voto?". Così Alitalia continuerà a far parte del cocktail di questa coda di campagna elettorale. Del resto i fuochi di artificio non mancheranno: il ministro Pecoraro Scanio, giustizialista convinto, dovrà vedersela con le accuse del giudice Woodcock: secondo il magistrato usava il ministero per fare viaggi e vacanze gratis; mentre Amato ha scritto a Di Pietro per comunicargli che la società Condotte (una delle più importanti nel settore delle infrastrutture) potrebbe veder sospeso il certificato anti-mafia per quello che sta emergendo nell'ambito un'inchiesta calabrese. È tradizione: nel nostro Paese ogni vigilia elettorale si porta dietro le sue inchieste.

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I colletti bianchi ora tifano per i francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La beffa I colletti bianchi ora tifano per i francesi Comincia a organizzarsi una specie di partito filo-Air France-Klm tra i dipendenti del gruppo. Ieri mattina un sit-in di impiegati, ieri pomeriggio una raccolta di firme da parte delle hostess e degli steward: una mobilitazione apparentemente spontanea per sostenere la cessione di Alitalia ai franco-olandesi, evidentemente visti come il male minore. In mattinata, erano circa 300 i lavoratori seduti nel piazzale antistante l'ingresso del centro direzionale alla Magliana. Prima erano soprattutto operai e addetti dei servizi, più tardi sono arrivati i "colletti bianchi" dipendenti di Az Fly. Si vedevano striscioni ("Io non ci sto"), si distribuivano volantini con scritto "Vogliamo il piano Air France", si gridavano slogan contro i sindacalisti. Nel pomeriggio, al termine di un'assemblea cui avevano partecipato hostess e steward della compagnia di bandiera, alcuni degli interventi hanno proposto una raccolta di firme "affinché la trattativa con Air France riprenda".

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Pesaro, ancora fischi e tafferugli per Ferrara (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Pesaro, ancora fischi e tafferugli per Ferrara di Massimiliano Scafi Dopo Bologna nuove contestazioni per il direttore del Foglio. "Ai figli di papà spiego che l'aborto è un omicidio" Ancona - Niente uova, nemmeno un pezzo di mortadella. Stavolta il lancio sembra limitarsi a qualche banale slogan, "Buffone, tornatene in tv" e a qualche, più divertente, invettiva sul web: "Sì al movimento per la vita, intesa come circonferenza. Caro Ferrara, l'obiezione di coscienza falla fare al tuo ristoratore". Ma poi, alle sette di sera, ecco il blitz. Lo striscione srotolato in mezzo alla sala e subito fatto riavvolgere dalla polizia, i mazzi di prezzemolo agitati da una decina di ragazzine, il concerto per tamburi e padelle: "Giuliano sei brutto, oggi maiale e domani prosciutto". Gli spintoni, i tafferugli fuori dal teatro sperimentale di Pesaro, i 50 agenti in tenuta antisommossa. E alle dieci di sera, le Comunità Resistenti replicano con un "sit-in rumoroso" ad Ancona. Questa la contraerea preparata nelle Marche per lo sbarco dell'Omone. Poca roba, rispetto alla rissa di San Petronio. Ferrara può riprendere fiato: "A Bologna erano aggressivi e cattivi. Io sono uno che sopporta i fischi, ma visto che erano così violenti, non mi è sembrato il caso di porgere l'altra guancia". Infatti lui ai contestatori ha voluto porgere soltanto i pomodori che gli avevano tirato sul palco. D'altronde, come si dice in questi casi, "è la piazza, bellezza". E a Giuliano il Grosso la piazza piace e quindi la prende così come arriva. "Suscito emozioni forti - spiega - perché parlo di cose che appassionano. Vengo contestato perché dell'Alitalia, dell'Expo e dell'economia non frega niente a nessuno. L'unico tema che interessa è quello etico che propongo io. La vita". Caffè, panino, gazebo, auto, teatro, tavoletta di cioccolata, ancora macchina, comizio, spremuta d'arancia. Porta a porta, strette di mano, suole da consumare. Nonostante i ritmi affannosi, Ferrara sta portando in giro per l'Italia il suo quintale e mezzo abbondante con disinvoltura. Ieri è toccato alle Marche: dal teatrino di Novafeltria, proprio sotto San Marino, allo sperimentale di Pesaro, fino alla chiusura serale ad Ancona, sempre scortato dalla polizia e dal capolista Pro-Life Roberto Lombardi, commercialista, gestore di cooperative scolastiche, ex presidente dell'associazione genitori scuole cattoliche. Certo era più facile l'altra volta, quando sfidò Di Pietro nel Mugello. Ma anche adesso il direttore del Foglio è riuscito a prendersi la scena. "Che noia questa campagna elettorale così piatta. Almeno noi ci divertiamo". Personaggio scomodo, ingombrante non solo per la mole, ma per quello che sostiene. "Cerco di spiegare ai figli di papà che l'aborto è arcaico e non moderno. è un omicidio. Non mi batto per il Papa, ma per le donne". E l'ultima battaglia, in Piazza Maggiore, l'ha ringalluzzito. In mattinata si gode i titoli dei giornali, incassa la solidarietà di Sergio Cofferati e Fausto Bertinotti e la telefonata di Walter Veltroni. "Cofferati ha rilasciato dichiarazioni molto belle, da bravo sindaco. Gli avevo chiesto di mandare le ruspe, ma sono contento per le sue parole". Quanto alla polizia, nessuna polemica: "Poveracci, stanno lì che cercano di controllare la situazione. Finché i carabinieri impediscono ai centri sociali di linciare gli oratori di parte avversa, l'Italia si dimostra un Paese democratico". Un pizzico di guasconeria non guasta. Anche se, a denti stretti, il giorno dopo ammette di essersela vista brutta. "Mi prendono di mira ovunque, però altrove c'era ironia. In Piemonte è andato tutto liscio. A Genova avremmo potuto campare di rendita per una decina di giorni, dopo il suicidio del medico e la vicenda degli aborti clandestini. Però abbiamo preferito tenere i toni bassi; a Conegliano mi hanno tirato la vernice. A Livorno hanno organizzato un concerto reggae accanto al muro della chiesa dove parlavo. A Firenze sono spuntati i centri sociali e un altoparlante con la sirena della polizia. Insomma, niente di che. Solo a Bologna ho trovato un clima incivile. E mi dispiace". Non si dispiace affatto invece per il ritorno mediatico dopo l'aggressione. Giuliano il Grosso mostra con orgoglio il bavero del giaccone, lì dove si è schiantato un pomodoro. "è la mia medaglia". Non male per uno che, a dispetto delle sue dimensioni, si era già guadagnato l'etichetta di "candidato invisibile". A certificarlo, un censimento del garante delle comunicazioni secondo il quale Giulianone è all'ultimo posto in quanto a spazio nell'informazione tv e peserebbe meno dei consumatori, dei grilli parlanti e degli impotenti esistenziali. Fino al prossimo pomodoro. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Governo e sindacati <Torni Air France> (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

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Governo e sindacati "Torni Air France" La partita Alitalia pare riaprirsi dopo la brusca battuta d'arresto di due giorni fa. Il governo vuole far rientrare in pista Air France, i sindacati pronti a sedersi al tavolo. Il cda intanto ha eletto il nuovo presidente: Aristide Police Letta incaricato di riallacciare con i francesi. I sindacati disposti a trattare, "ma non a tutti i costi". Titolo sospeso in borsa fino all'8 aprile Sara Farolfi Il giorno dopo la rottura, si tenta di ritessere il filo. Alitalia è in alto mare, suggerisce Le monde. Il fallimento incombe e con esso l'amministrazione controllata. Così mentre otto sigle sindacali (resta fuori la Uil) comunicano di essere pronte "a riprendere la trattativa con Air France", il governo dà quaranto otto ore di tempo al sottosegretario Enrico Letta per riallacciare le fila del confronto. Nulla trapela da oltralpe ma i contatti, anche tra Prodi e il premier francese Sarkozy, sono in corso. Il ministero del Tesoro, che detiene il pacchetto di controllo della compagnia aerea, ha accolto le dimissioni del presidente di Alitalia, Maurizio Prato. Il consiglio di amministrazione dell'azienda, conclusosi dopo una lunga seduta, ha nominato nuovo presidente Aristide Police - rinnovando la fiducia nei confronti della compagnia franco olandese, "idonea ad assicurare a Alitalia una crescita profittevole" - e si è dato appuntamento all'8 aprile per l'analisi della situazione finanziaria. Ieri il titolo Alitalia è rimasto sospeso in borsa per tutta la giornata, e lo sarà fino all'8 aprile. Ma la patata bollente è nelle mani delle nove sigle sindacali, che questa mattina incontreranno i vertici aziendali di Alitalia. I sindacati ieri hanno ribadito nella sostanza la proposta avanzata a Jean Cyrill Spinetta, di fronte alla quale mercoledì, tempo un quarto d'ora, il presidente e amministratore delegato di Af-Klm ha girato i tacchi per fare ritorno con volo Alitalia a Parigi: l'accordo con i sindacati italiani era stata una delle prime condizioni poste dai francesi per l'acquisizione della maggioranza di Alitalia. "La nostra proposta non è stata pensata per bloccare il confronto con Air France, tutt'altro - dice Fabrizio Solari (Filt Cgil) - Partiamo dal fatto che accettiamo le linee principali del piano francese, cosa che in un'altra condizione non avremmo mai fatto, chiediamo solo che sia compatibile con la sopportabilità di chi in Alitalia lavora". I sindacati sono cioè pronti a ripartire con la trattativa, ma non a tutte le condizioni: "Il fatto che non ci sia un'alternativa non significa che accetteremo una proposta che ammazza l'azienda". Anche sul rischio fallimento e amministrazione controllata, si tratta di "un'ultima ratio", aggiunge Solari, precisando però che "un eventuale accordo capestro non farebbe poi tutta questa differenza". Il contropiano sindacale (Cgil, Cisl, Sdl, Anpac, Anpav, Avia, Up e Ugl) verte sostanzialmente sul ruolo di Fintecna ("ma se ci fosse qualcun altro al suo posto, andrebbe bene ugualmente", dice Claudiani della Cisl): la società di proprietà dello Stato, in possesso del 49% di Az Servizi, dovrebbe partecipare alla ricapitalizzazione di Alitalia, con un aumento di capitale che potrebbe essere pari a 2-300 milioni di euro (1 miliardo è quello previsto dal piano Air France). Questo consentirebbe di mantenere l'attuale perimetro aziendale, garantirebbe maggiori investimenti sulla flotta (Malpensa inclusa), con un impatto decisamente più soft per i lavoratori (niente cassa integrazione per i piloti, mantenimento del settore cargo e dismissione di un numero minore di aeromobili di medio raggio). La partecipazione della società statale alla Nuova Alitalia sarebbe limitata alla fase di rilancio, fino al 2010 (e si concluderebbe con la detenzione di un pacchetto azionario di minoranza della nuova compagnia), e non comporterebbe "nessuna interferenza nella gestione del piano". "Siamo forse statalisti nel chiedere questo?", è la conclusione delle otto sigle. Di una cosa non si può dare torto al francese Spinetta: si tratta evidentemente di un'ipotesi ben differente da quella dell'accordo quadro firmato da Air France. Ma il tempo stringe, le elezioni sono alle porte, Alitalia non ha praticamente più liquidità e Padoa Schioppa continua a subordinare la concessione di un prestito ponte al raggiungimento di un accordo con i sindacati. Ieri Letta ha incontrato a due riprese i ministri Padoa Schioppa, Bianchi e Bersani. Romano Prodi da Bucarest ha auspicato il proseguimento della trattativa, ribadendo che "una ristrutturazione era comunque indispensabile per Alitalia". "Il governo deve intervenire e richiamare tutte le parti al loro senso di responsabilità", commenta Veltroni. Mentre Silvio Berlusconi rinnova il suo appello agli imprenditori italiani, "basta una fiche...".

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<No ad aiuti di stato>, monito della Commissione europea (sezione: Alitalia 2)

( da "Manifesto, Il" del 04-04-2008)

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"No ad aiuti di stato", monito della Commissione europea Nel mirino Ue Governo Prodi di nuovo "avvertito" sul dossier della compagnia di bandiera italiana Bruxelles La vicenda Alitalia resta sotto stretta osservazione da parte dell'Unione europea. La Commissione europea ha ribadito la sua contrarietà alla possibilità che Alitalia riceva altri aiuti di Stato e ha invitato alla prudenza sull'opzione di garantire alla compagnia di bandiera un prestito ponte. Alitalia "non può più ricevere aiuti di stato e questo è assolutamente chiaro dal nostro punto di vista", ha ribadito ieri il portavoce del commissario Ue ai Trasporti Jacques Barrot, Michele Cercone, mentre sul prestito ponte "aspettiamo a vedere quello che succederà con la compagnia" anche se in ogni caso "sarebbe molto consigliabile per le autorità italiane lavorare a stretto contatto con i servizi della Commissione" per assicurarsi di varare interventi compatibili con le normative europee. In caso di fallimento, la Commissione tuttavia non esclude la possibilità di interventi per tamponare l'emergenza occupazionale, ha aggiunto Cercone, ma con misure in linea con le norme Ue. Sempre a livello europeo, oltre a moniti, fioccano smentite. "Quelle di un nostro ritorno già entro le prossime ore sono voci che non commentiamo, così come non commentiamo la situazione dopo la rottura con Air France", ha detto una portavoce della Lufhtansa che lo scorso autunno aveva partecipato alla fase iniziale della gara. "Nella nostra valutazione della situazione non è cambiato nulla. Già in dicembre avevamo valutato i pro e i contro e avevamo deciso di non andare avanti anche per timore di perdere il nostro investment grade", ha continuato la portavoce, aggiungendo che Lufthansa "segue gli sviluppi in Italia che resta un mercato interessante". E mentre a Parigi la borsa vota a favore della rottura premiando il titolo Air France, tra gli analisti resta un clima di attesa. "A breve termine, i detrattori dell'acquisizione di Alitalia, che sono la maggior parte, si sentiranno rassicurati", commentano per l'agenzia Radiocor gli analisti della Raymond James. "Air France-Klm ha agito in modo molto professionale. Non ci sono conseguenze negative per la compagnia", rileva Uwe Weinreich, analista di Hypovereinsbank. Gli investitori - spiega un operatore - hanno apprezzato la fermezza di Air France, il fatto che abbia mostrato di non essere disposta ad accettare qualsiasi cosa pur di acquisire Alitalia. Anche Oltralpe, come in Italia, ci si chiede tuttavia se la partita sia veramente chiusa in modo definitivo. La Oddo Securities, in una nota ai clienti, si domanda se l'abbandono del tavolo del negoziato da parte del presidente Spinetta non sia "un modo per mettere sotto pressione i sindacati". Sui principali giornali stranieri Alitalia, dopo l'uscita di scena di Air-France-Klm, è stata trattata come sull'orlo del fallimento. Il Financial Times ha titolato: "Alitalia sull'orlo della bancarotta dopo la fine del negoziato". Il Wall Street Journal ha aperto con la notizia della rinuncia dell'offerta da parte della compagnia aerea francese e titolato: "Il futuro dell'Alitalia è in dubbio dopo il collasso dei colloqui". E naturalmente anche i giornali francesi hanno dato grande risalto alla notizia del fallimento della trattiva per Alitalia. Libération: "Alitalia, Air France getta la spugna" e "abbandona alla sua (triste) sorte Alitalia".

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Berlusconi show in terra della Coldiretti (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 ALL'ASSOCIAZIONE AGRICOLTORI MANGIA BUFALE E NASCONDE LA... MORTADELLA Berlusconi show in terra della Coldiretti di Elisa Borghi Dice che sicuramente sarà lui il prossimo Premier. Promette che per prima cosa, appena si insedierà a Palazzo Chigi, risolverà il problema dei rifiuti ("a Napoli bisogna portare le civiltà"). E giura di voler attuare punto per punto tutto il programma che gli hanno presentato gli agricoltori italiani, varie centinaia di persone tra i presenti e chi lo segue via internet, in teleconferenza da tutta Italia. È un Berlusconi in gran forma, quello intervenuto ieri alla Coldiretti. Mostra una minore ansia da prestazione rispetto alla sua ultima apparizione tv (la tribuna politica andata in onda martedì sera su Rai2 dove nel confronto in differita con Veltroni, il Cav ha realizzato meno audience). E nonostante l'avvicinarsi dell'ora "x" ? mancano meno di dieci giorni alle elezioni - appare rilassato. Come dimostra il fatto, piuttosto insolito, che il leader del Pdl permette al suo interlocutore di interrompere l'inarginabile monologo che sfoggia a ogni incontro pubblico. E poi giù battute, una dopo l'altra (tipo, "loro - chiaramente riferito agli avversari politici - sono tristi e non può essere altrimenti visto che al mattino si guardano allo specchio"). Sarà forse l'effetto della platea, che lo accoglie a braccia aperte: "in questi ultimi due anni e mezzo i problemi non sono mancati e siamo spesso scesi in piazza" dice il presidente di Coldiretti Sergio Marini in polemica con il governo Prodi. Platea che è anche un ottimo serbatoio di voti per il Popolo della Libertà, perché con il suo milione di iscritti e gli oltre 5mila uffici sparsi sul territorio la Coldiretti può ben vantare di essere la più grande associazione di categoria degli agricoltori presente in Italia. Una struttura con cui "potreste prendere in mano l'Italia come ai tempi di Bonomi", lo storico fondatore dell'associazione, scherza Berlusconi mentre si rivolge a Sergio Marini, che gli siede a fianco al tavolo della presidenza e che ha appena terminato un lungo discorso sulle priorità degli agricoltori italiani e le misure politiche da intraprendere affinché il primo settore risolva i suoi maggiori problemi, fra cui spicca quello dei "tarocchi", ovvero dei prodotti che vengono spacciati per italiani ma che in realtà non lo sono, e che erodono ingiustamente le quote di mercato del Made in Italy su tutti i mercati internazionali. Di fronte allo show di Berlusconi (che a un certo punto si definisce "il presidente che ha vinto di più al mondo grazie al Milan". Seguono applausi e fischi degli astanti), passa in secondo piano il discorso di Marini. Ma la minore attenzione che media e pubblico riservano al numero uno di Coldiretti non rende meno interessante la fotografia del Paese che emerge dalla sua analisi dell'agricoltura. Quello che Marini chiede al futuro premier, Berlusconi o Veltroni che sia, è un impegno su quattro fronti. Il primo è quello di un rafforzamento delle imprese che passi attraverso l'aumento della produzione e lo snellimento della filiera agricola, vale a dire la riduzione le intermediazioni e dei passaggi che i prodotti agroalimentari oggi compiono dal campo alla tavola. Al secondo posto viene l'aumento in qualità, sicurezza e salute del cibo. In pratica quello che si auspica è un'azione di tutela del marchio italiano sui mercati internazionali e l'applicazione della legge 204 che prevede l'etichettatura di origine obbligatoria e maggiori controlli per evitare frodi e sofisticazioni. Segue, terzo in classifica, un piano per rendere più pulito, bello e competitivo il territorio. Piano che deve contemplare anche la risoluzione del problema dei rifiuti da smaltire in discarica. Infine, Marini auspica una rinnovata coesione sociale, da attuare aumentando i servizi sul territorio, realizzando nuove infrastrutture ma anche riconoscendo alle imprese e alle famiglie che vivono in campagna lo status di tessuto sociale garante di una legalità diffusa. Quattro proposte per rilanciare l'Italia che coincidono in larga parte (tutela del made in Italy, più servizi e infrastrutture, investimento sul territorio), con quanto richiesto ai candidati Premier anche da altre associazioni di categoria, come Confartigianato, e dal gruppo di imprenditori (Brambilla, Versace, Bracalente...) che tre settimane fa si sono riuniti a Roma per presentare il loro manifesto e avanzare le loro richieste. Senza soffermarsi più di tanto sul tema, Berlusconi assicura che molti di questi punti sono già nel programma del Pdl. Segue comizio politico e breve accenno alla vicenda Alitalia che ormai più che una cordata sembra una colletta ("non si deve partecipare con milioni e milioni, basta una fiche" dice il Cavaliere con riferimento ai suoi "amici imprenditori"). Poi il gran finale. Al banchetto allestito per lui, Berlusconi addenta una mozzarella, ride al primo morso, e al secondo finge un malore. Fine primo tempo, scatti dei fotografi. Poi guarda con un sogghigno la grossa mortadella esposta sul tavolo, chiama con un cenno Marini, la prendono e la ripongono sotto il tavolo. L'allusione, poco velata, è a Prodi. Adesso lo spettacolo è proprio finito. Berlusconi se ne va. I giornalisti si fiondano sul buffet per contendersi le bufale rimaste.

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Cercasi Stato, disperatamente O si faccia l'alzabandiera. Bianca (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Cercasi Stato, disperatamente O si faccia l'alzabandiera. Bianca Rinvio del voto, Alitalia moribonda, campagna elettorale che elude i temi più seri che interessano la gente di Paolo Pillitteri Da tempo andiamo sostenendo, come ha già scritto anche il direttore Arturo Diaconale, che lo Stato non c'è più. Gli indizi dapprima convergenti sono quindi divenuti probatori e, infine, realtà: quotidiana. Questa del rinvio delle elezioni al 27 aprile per via della sentenza del Consiglio di Stato a favore della Dc di Pizza (nomen omen) è l'ultima prova in ordine di tempo, di quella scomparsa. Accentuata per di più dalle parole del responsabile del Viminale secondo il quale, con quella sentenza di un organo dello Stato - che evidentemente trascura il dettaglio che le elezioni sono in corso - il rinvio delle stesse è diventato "un'eventualità che non posso escludere". Testuale. Ora, Giuliano Amato aveva il tempo e il cervello per rispondere in tanti modi. Come al solito ha scelto quello similcardinalizio manzoniano, tipo Azzeccagarbugli o Gran Cancelliere Ferrer, quello dell'adelante Pedro, si puedes... Creando inquietudine, incertezza, preoccupazione per la figuraccia mondiale del paese. Invece di farci sopra una bella risata sostenendo la cosa più semplice: che la Costituzione, in casi del genere, fa legge e parla chiaro sui tempi delle elezioni da tenere (70 giorni dopo lo scioglimento, tassativamente). Naturalmente, l'ipocrisia del cosiddetto rispetto di ogni sentenza (ma mi faccia il piacere, direbbe Totò) nasconde la fragilità degli statisti allo sbaraglio, per cui ha ragione, una volta tanto, il Bossi a commentare che "siamo nelle mani dei giudici". Ma ci siamo soprattutto per responsabilità della politica, della sua inconsistenza, della sua coda di paglia, dall'incapacità a decidere, del suo definitivo distacco dal comune sentire con la "gggente". Peraltro, quell'Amato lì è sempre lo stesso del decreto sull'ordine, urgente, urgentisimo, immediato, seduta stante, dopo l'atroce delitto della povera Reggiani a Roma. Chi l'ha visto, quel decreto? Quanto al caso Campania /spazzatura, al di là delle colpe enormi bassoliniane, ci volevano così tanti mesi - serviti alla diffusione delle immagini più devastanti che il mondo abbia visto - prima di inviare il Commissario Basettoni Di Gennaro, che almeno riesce a spedirne qualche tonnellata all'estero? E sempre in Campania, che dire dell'assoluzione di Mastella dopo la sua (e di sua moglie)demolizione politica per via giudiziaria, con realtiva crisi di governo, e senza responsabili in solido? E la storia dell'Alitalia, fatta marcire da decenni di clientelismo bipartisan, non è forse paradigmatica di una progressiva scomparsa dell'appartenenza ad un'entità che chiamiamo, appunto, stato? Non è infatti vero, che la (quasi) ex compagnia aerea è bensì di bandiera, ma bianca, sol che si pensi agli otto sindacati otto con cui trattare (povero Spinetta!) e ai giochi proibiti che si sono intersecati intorno al caro estinto? Del resto, quando una campagna elettorale elude i temi più seri per paura di litigare all'interno dei propri schieramenti, vedi il caso aborto - con le vergognose, intolleranti e intollerabili contestazioni a Giuliano Ferrara - o non parla della crescita zero per mancanza di progettualità, e trascura il degrado della scuola italiana se non per proporre, all'entrata del Prof, l'alzata in piedi dei ragazzi, che rimarranno invece seduti con videotelefonino voyeur a portata di mano e di chiappe della professoressa, ci resta solo da esaudire la proposta del risolutivo Tremonti: si faccia l'alzabandiera davanti a tutte le scuole. Alzabandiera, certo: bianca.

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I sindacati implorano Spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Alitalia: harakiri dei confederali che adesso inseguono Air France perché riprenda le trattative Lufthansa ribadisce che i contro sono più dei pro, mentre Aeroflot analizzerebbe proposte "vantaggiose" I sindacati implorano Spinetta di Alessandra Mieli Tutto un lungo pomeriggio per valutare il da farsi. Il Cda di Alitalia si è riunito alle 14.15 di ieri ed è andato avanti fino a sera. Ma probabilmente Alitalia sarà pilotata da un nuovo presidente col compito di portare a termine la missione di Prato. Mentre sono in corso gli accertamenti della Consob in merito alla vicenda Alitalia. LA TERRIBILE CAPORETTO La definizione data dal giuslavorista Pietro Ichino: "Una terribile Caporetto dei sindacati confederali tanto più grave perché non è chiaro ora deve è la linea del Piave" riassume con efficacia la figuraccia stellare dei rappresentanti dei lavoratori che ieri quasi imploravano il patròn di Air France di tornare a sedersi al tavolo delle trattative mentre i "colletti bianchi", dipendenti di Az Fly, volantinavano a sostegno del presidente dimissionario della compagnia, Maurizio Prato, e si rammaricavano per la rottura della trattativa implorando "Vogliamo il piano Air France". LA SITUAZIONE VISTA DA PARIGI Al di là della polemica politico elettorale e delle voci che si rincorrono tanto quanto gli inviati a Parigi che implorano Jean Cyril Spinetta di tornare (che figuraccia), il mercato francese non ritiene che la compagnia Franco-olandese si sia lasciata scappare l'affere del secolo. Per capirlo è sufficiente constatare che il titolo di Air France-Klm ha chiuso ieri in rialzo del 2,43% a 19,35 euro. Nel corso della giornata è volato oltre il 5%. Però Alcuni analisti si chiedono se la partita sia veramente chiusa e se, di fronte a solide garanzie politiche e sindacali, Air France non possa fare marcia indietro. I TEDESCHI E I RUSSI A Lufthansa fanno gli gnorri, vuoi perché hanno trattative già in corso con altre compagnie, vuoi perché possono comodamente ripetere come se fosse un ritornello: "dopo aver valutato i pro (mercato italiano, brand Alitalia) e i contro, abbiamo deciso che i contro pesavano di più". Anche se l'Italia è un mercato interessante, per ora, grazie, no. I Russi di Aeroflot ribadisconi la loro posizione "siamo pronti ad esaminare eventuali nuove e più vantaggiose proposte, se e quando ci saranno". IL SECCO NO DELL'UE Si può pensarla ancora una volta come si vuole sugli euro burocrati e accusarli magari di partigianeria filo francese ma sta di fatto che con raro tempismo la Commissione europea ha ribadito, argomentandolo il suo secco no alla concessione di aiuti di Stato e si è mostrata molto prudente su un prestito ponte e su eventuali misure per far fronte ai problemi occupazionali in caso di fallimento. Alitalia "non può più ricevere aiuti di Stato, questo è assolutamente chiaro" ha detto Michele Cercone, portavoce del Commissario europeo ai Trasporti Jacques Barrot. Il portavoce di Barrot ha illustrato gli interventi che potrebbero essere realizzati all'interno del quadro normativo dell'Unione Europea. Quanto poi all'ipotesi della concessione di un prestito ponte garantito dal Tesoro, il portavoce di Barrot ha sottolineato che sarebbe in ogni caso "più prudente" per le autorità italiane lavorare in stretto contatto con i servizi della Commissione ai quali la misura andrebbe comunque notificata. ed ha ricordato anche come già avvenuto diverse volte nelle ultime settimane che questa misura verrebbe analizzata in profondita da Bruxelles per valutarne la compatibilità con le norme Ue. Cercone ha infine ricordato che nel 2005 l'intervento attuato dal governo in favore di Alitalia venne autorizzato da Bruxelles perché fu giudicato un comportamento analogo a quello di un investitore privato e quindi non contenente aiuti di Stato. L'IPOTESI FUNESTA E se davvero Spinetta non tornasse? Se la cordata delle fiches non si materializzasse? Allora non resta che esaminare quello che è accaduto ad altre compagnie europee: Sabena e Swiss Air. La compagnia di bandiera del Belgio dopo 78 anni di attività (tra le compagnie europee più antiche) Sabena lasciò gli aerei a terra il 7 novembre 2001 per un rosso di 2 miliardi su 2,4 di giro d'affari. Lo stesso giorno, rinacque come società privata grazie a investitori che misero sul piatto 200 milioni per farla ripartire con il nome provvisorio di Dat (Delta Air Transport), riassumendo però solo 2.500 dipendenti su un organico di 7.500 persone. Cinque anni dopo, SN Brussels Airlines e Virgin annunciarono di fondersi per dare vita alla Brussels Airlines. Attiva dal 1931, Swissar era battezzata la banca volante per le alte riserve di liquidità e redditizie attività "no core". Nel '90 perdite per 99 milioni di franchi svizzeri e un tentativo fallito di alleanza con Klm e Sas per resistenze nazionali. Si puntò su un grande polo aereo, rilevando il 49,5% della belga Sabena per 260 milioni di franchi svizzeri. Indebolita da una gestione dispendiosa, fu la prima compagnia a cadere dopo l'attentato alle Torri Gemelle. Il drammatico annuncio il 2 ottobre 2001: "non abbiamo i soldi per il carburante". Passeggeri a terra, migliaia di esuberi, un buco da 10 miliardi di dollari. La rinascita avvenne sotto il marchio "Swiss" a marzo 2002, grazie a 2,7 miliardi di franchi messi sul piatto da governo e investitori privati. Il 22 marzo 2005 Swiss, tornata nuovamente in rosso, venne comprata da Lufthansa per 300 milioni.

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Ignoranti di Costituzione (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 GIULIANO AMATO Professore di diritto, ha avanzato l'ipotesi rinvio per le elezioni VITTORIO FELTRI Su Libero ha tagliato corto sulla vicenda facendo parlare un esperto Ignoranti di Costituzione Giuseppe Pizza: "Per senso di responsabilità istituzionale ci accontentiamo di fare una campagna elettorale di una settimana" di Francesco Blasilli Sul treno, al supermercato o al bar. Ieri bastava fermarsi cinque minuti in un qualunque luogo pubblico per avere una certezza: le elezioni saranno rinviate. C'era addirittura gente con la residenza fuori città che si lamentava di aver già prenotato ? a quel punto inutilmente - il treno per recarsi a compiere il proprio diritto alle urne. Niente seggi il 13 e il 14 aprile era il dogma del popolo sovrano almeno fino a quando Pizza ha graziato lo Stato italiano tirandosi indietro. Sospiro di sollievo per tutti e niente soldi regalati alle Ferrovie dello Stato. Peccato, però, che sia stato tutto rumore per nulla. Nessuna pizza cotta male, ma nemmeno una amatriciana o una grigliata di carne andata a male, avrebbe potuto far saltare il lungo pranzo elettorale previsto il 13 e 14 aprile. E' la Costituzione che impedisce uno slittamento, quella "Costituzione della Repubblica italiana che è legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano". Definizione presa direttamente da Wikipedia, la Bibbia del terzo millennio, una cosa alla quale si può accedere da un qualunque pc, mica da un vetusto tomo di Diritto Costituzionale. Una definizione che non lascia spazio a dubbie interpretazioni e che è anche di facile comprensione per tutti. Di conseguenza viene da pensare che il popolo sia "coglione" oppure, più semplicemente, "credulone". Fortunatamente bisogna optare per la seconda ipotesi, visto che radio, tv e carta stampata hanno "strillato" di rinvio del voto, "sussurrando" appena dell'esistenza dell'articolo 61 della Costituzione, quello che, obbligando le elezioni entro 70 giorni dallo scioglimento delle Camere, chiude definitivamente la questione. Fatto sta che i media italiani hanno lasciato intendere che il pericolo rinvio fosse assolutamente reale. Forse per ignoranza, forse perché il titolo "era ad effetto" o forse per compiacere i politici amici (un po' tutti) che almeno avevano qualcosa di cui parlare che non fosse inerente alla loro vuota ed inutile campagna elettorale. Per la serie, una stupidaggine al giorno, ci toglie l'attenzione (dai programmi) di torno. La conseguenza è che, quantomeno, andrebbero riscritti alcuni luoghi comuni. Il primo è che se la stampa scandalistica per eccellenza è quella britannica con i suoi celeberrimi tabloid, la nostra, di stampa, deve iniziare ad essere chiamata "bugiardissima". La seconda conseguenza è che non si può continuare a dare del "cazzaro" a Feltri, se poi è proprio Libero a dare la notizia nel modo più giusto con un commento e un pezzo del Costituzionalista Nicolò Zanon, uno che, evidentemente, di certi temi se ne intende. Le altre testate, pur citando la Costituzione, la mettono comunque in secondo piano. Dare la colpa solo a questi stonati squilli di tromba è però cosa troppo riduttiva. Le responsabilità più grandi, infatti, rimangono di chi da fiato a queste trombe. Ovvero la nostra classe politica. Appena Amato ha parlato della possibilità di rinvio del voto, i politici di ogni schieramento si sono affannati a dettare il loro pensiero alle agenzie di stampa: e così l'umile cronista si è ritrovato ricoperto di dichiarazioni. Solo che, sempre sulle ormai imprescindibili agenzie di stampa, avevano parlato anche illustri costituzionalisti, i quali avevano spiegato a chiare lettere l'inutilità di tanto clamore. Senza dimenticare che suddette agenzie di stampa sono monitorate costantemente anche dai politici (o dai loro addetti stampa); nonostante questo, nessun parlamentare ha tirato in ballo la Costituzione. La quale, a questo punto, assomiglia sempre più alla carta straccia, o meglio, alla carta di giornale. Anche perché l'agenda politica la dettano i media, con Ferrara che è stato capace di scatenare l'inferno sulla legge 194 con una campagna sul suo Foglio. E così ci siamo ritrovati pagina di giornali sul "probabile" rinvio del voto, con ? nella migliore dei casi ? la ricostruzione della battaglia dei poteri: chi conta di più, il Consiglio di Stato o la Costituzione? Di questo passo, non dovremo stupirci se domani leggeremo che la Padania ha proclamato la sua indipendenza o che Alitalia è stata comprata da McDonalds e i sedili saranno a forma di hamburger. In fondo se uno come Giuliano Amato, professore di Diritto Costituzionale, dice che le elezioni potrebbero essere rinviate, tutto è possibile. Peccato che adesso non abbiamo il tempo di elencare questo "tutto". Dobbiamo prepararci ad accogliere il nuovo sovrano, Emanuele Filiberto di Savoia. Come, non lo sapevate? L'Italia, da oggi, è di nuovo una monarchia. Evviva il Re, evviva l'Italia.

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Campagna elettorale sotto naftalina (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

LA PAURA DI TROVARSI SULLA PLANCIA DI COMANDO QUANDO LA NAVE AFFONDERà FA SCOPPIARE LA PACE Campagna elettorale sotto naftalina 04/04/2008 Le scintille di questi ultimi giorni di campagna elettorale si stanno spegnendo in fuochi fatui. Il diverbio tra Berlusconi e Napolitano è materia da fantascienza politica perché scavalca il presente per guardare a un futuro ancora lontano oppure ripete casi già vissuti nel passato. È una discussione che appassiona la ridotta frazione degli elettori più attenti e invoglia alla disputa i costituzionalisti. È un modo per far passare gli ultimi giorni e fare un po' di palestra per i mesi a venire. Poi arriva la saetta della riammissione al voto per la lista Dc di Pizza e improvvisamente la terra trema sotto ai piedi dei politici. Ma il campanello d'allarme per l'ipotesi del rinvio delle elezioni (ormai scongiurata dal passo indietro dell'ex sottosegretario) fa mettere i partiti grandi e piccoli sulla stessa riga, quella di rispettare la data attuale. Dopo l'immondizia ecologica di Napoli e l'immondizia finanziaria di Alitalia, l'immagine dell'Italia non può patire un altro affronto. D'altronde ritardare le elezioni politiche per un errore nell'esclusione di una lista marginale è la spia che si accende per segnalare due guasti gravissimi nella democrazia italiana. Il sistema politico è così logorato che anche una lista come quella di Pizza può minacciare di interrompere quell'atto vitale per una democrazia che sono le elezioni. L'altro segnale d'allarme è l'inaffidabilità dei controlli sulla regolarità dell'intera procedura elettorale. Prima c'è stato un controllo che si è pronunciato per l'esclusione della lite e poi è arrivato un altro controllo che ha ribaltato il giudizio del primo controllo. L'impressione del cittadino è che la macchina elettorale sia guidata da regole e poteri che sbandano alla prima crisi. Così si aggiunge altra carne sul fuoco dell'anti-politica o, più semplicemente, della disaffezione, dell'indifferenza, dell'apatia di chi lascia ogni speranza prima di entrare nella cabina elettorale. È la reazione epidermica di fronte ad una campagna narcotizzata. Dal conflitto delle precedenti elezioni siamo scivolati rapidamente in un confronto a distanza molto, moltissimo, troppo pacato, quasi evitato come il sale sulle ferite. Dal conflitto al confronto e infine alla desistenza. Prossima tappa: armistizio? Una campagna ansiosa di passare in sordina alla storia è il modo più facile per lasciare agli elettori la responsabilità di decidere chi sarà il curatore fallimentare dell'Italia. In questa situazione i prossimi due anni saranno nerissimi per ogni governo. Ecco perché le mani dei partiti non sembrano smaniare una poltrona, perché sanno benissimo che qualunque poltrona, dal 15 aprile in poi, sarà posta sopra ad un vulcano in eruzione. Allora scoppia la pace tra i due grandi rivali: la paura di ritrovarsi sulla plancia di comando quando la nave affonda lava via ogni divergenza. La politica lascia deformare le sue identità davanti al calore della crisi piuttosto che reagire attivamente. In contesti simili, altri sistemi politici hanno partorito leader dotati di un carisma e sostenuti da forze politiche tali da ristrutturare un'intera nazione, nella realtà e perfino nella mentalità. In Italia la classe politica è quello che è. Anche la prossima sfornata di deputati e senatori risponde a logiche diverse dalla volontà di trasformare l'Italia in un Paese veramente europeo. Il vero vincitore di queste elezioni è l'istinto gattopardesco a non spostare un granello di sabbia. Il futuro dell'Italia è restare sotto naftalina, proprio dove è nata e morta questa campagna elettorale.

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ITALIA-HELZAPOPPIN (sezione: Alitalia 2)

( da "Avanti!" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Helzapoppin" fu un film straordinario, non tanto per il pregio artistico, quanto perché segnò un'epoca, un tempo. Purtroppo, il tempo era quello della Seconda guerra mondiale, a cavallo degli anni Quaranta. C'erano personaggi straordinari, come i fratelli Marx: Chico, Groucho e Harpo; cantanti storici come Eddy Cantor e il falsonegro Al Johnson; strano, non ricordo le protagoniste femminili. "Helzapoppin" aveva una particolarità: era completamente senza senso, tragicomico, senza una storia, una ragione. Un film assurdo, splendide coreografie, musiche balletti, costumi. Ma tutto senza capo né coda, senza logica né motivazione. Come l'Italia di mercoledì 3 aprile 2008, un Paese politicamente folle, allo sbando. Italia-Helzapoppin, appunto. Primo evento: la caduta definitiva dell'Alitalia, il fallimento. Siamo riusciti a far scappare a gambe levate anche un tipo tosto come Spinetta, al quale l'avevamo offerta gratis. Non c'è infatti nessun Grande Gatsby al mondo, che possa comprarsi un rudere del genere Alitalia: ma soprattutto, un rudere occupato da dei sindacati completamente folli. L'avevamo puntualmente scritto su queste colonne un paio di settimane fa: i sindacati, dicevamo, dopo quel che hanno fatto all'Alitalia per vent'anni, devono solo star zitti e pregare Dio che qualcuno rilevi la baracca, anche per una lira. Detto e fatto: i sindacati hanno voluto parlare, anzi, essere i protagonisti della trattativa ed è finita come era inevitabile, come era scritto nelle sacre scritture. E qui sta il punto: solo in Italia succede che a condurre le trattative per la vendita di una grande azienda, sia non il proprietario, non il gestore, ma i sindacati. Cioè i primi responsabili del fallimento. È pazzesco. È ovvio che i sindacati non possono sottoscrivere un piano di licenziamenti. E d'altra parte è ovvio che il compratore ben conscio di come sono andate le cose al predecessore, non voglia portarsi dietro al gran completo una banda che al confronto quella di Brancaleone era una processione di suore. Chi doveva trattare erano Spinetta e Prato, e gli altri discuterne dopo cena, in sacrestia. Nove "sigle sindacali": che bellezza, che dimostrazione di potenza. Si dettano le condizioni: e se il compratore va via, che gli fai? Ma i nostri sindacati sono abituati da mezzo secolo a trattare. In Italia con governi confindustriali che sanno di poter contare su una sola risorsa: le tasse di Pantalone, che alla fine paga sempre il conto. Ma ora non si può più fare, primo perché non c'è più una lira in cassa, secondo perché l'Europa ce lo vieta e oggi l'economia la fa l'Europa. Ed ecco l'esito della storica battaglia della Magliana: ora non ci resta che contare i morti. Secondo evento della giornata: il ricorso del signor Pizza, capo della cosiddetta Dc, o meglio consegnatario del simbolo della Dc (chissà con quale criterio un magistrato glielo ha consegnato). Il Consiglio di Stato (il mio vecchio Palazzo Spada, aulico sinedrio di uomini illustri) accoglie il ricorso di questo Pizza, milite quasi ignoto, che non ha una lira, un iscritto, un voto: e anziché prenderlo a calci gli consegna il potere di rinviare le elezioni a una settimana dal voto! Cose del genere non succedono neanche più in Uganda, ma in Italia sì. Più che nella Cassazione (a Sezioni riunite) ci eravamo ridotti a sperare nella compiacenza del Pizza stesso, che, godutosi il suo giorno di gloria, ha avuto la compiacenza di piantarla lì. Altrimenti, ci saremmo dovuti sorbire altre schede, altre chiacchiere tv e naturalmente altri diversi miliardi; sempre a spese di Pantalone. Terzo evento della storica giornata: i rom di Milano cacciati da un campo invedibile e incredibile, come se vedono solo in Italia. Grida di orrore e sgomento: della Chiesa, della Caritas, della Sinistra, del Cardinale Tettamanzi. Tanto orami fanno parte della medesima parrocchia. Appena il giorno prima, Milano ha salutato orgogliosa l'Expò mondiale del 2015. E come crediamo di accoglier i 28 milioni di visitatori previsti, che devono portarci i miliardi necessari: con l'Hotel a cinque stelle con vista sui campi rom? Con la Stazione Centrale invasa da torme di zingarelle che ti rubano anche le mutande, con gli ubriachi al volante sulle strisce pedonali? L'affare del campo rom di Milano, dopo una notte di champagne e retorica, ci ha riportato tutti alla realtà, di Milano e dell'Italia di oggi. E ci sarebbe un quarto evento. L'aggressione, paurosa, a Giuliano Ferrara a Bologna, a Piazza Maggiore (la stessa piazza che pochi mesi fa aveva acclamato Beppe Grillo) al suo comizio "pro life" o antilife (tanto è la stessa cosa, avrà lo 0,2%). Ce ne sarebbe da dire, ma non vale la pena. Perché un uomo intelligente deve arrivare a sessant'anni per incappare in simili stupidaggini? I sindacati impazziti; il signor Pizza, il Cardinale Tettamanzi e i campi rom, Giuliano Ferrara e l'aborto: tutto in una giornata: è troppo, perfino per noi.

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L'autogol dei cazzari (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Stampa e balle L'autogol dei cazzari di Arturo Diaconale I fatti dimostrano che il caso Pizza non è affatto, come ha scritto il "Corriere della Sera" interpretando il pensiero dominante nei grandi media nazionali, la "metafora di un paese incapace di decidere ed ostaggio dei partiti". E', al contrario, la dimostrazione più clamorosa della incapacità ormai inguaribile della stragrande maggioranza della "casta" giornalistica italiana di uscire dal conformismo del politicamente corretto. Lo stesso vale per il caso Alitalia, che viene ostinatamente presentato dagli stessi giornalisti come un tragico errore commesso dai sindacati ai danni del governo e dell'interesse generale. Ed, invece, anche agli più tenace sostenitore della vendita ad Air France, è la prova del nove della incapacità di Prodi e Padoa Schioppa di condurre una trattativa fuori dallo schema della semplice "svendita" al peggior offerente. Nel caso Pizza il conformismo politicamente corretto ha scatenato una isterica ventata di compiacente catastrofismo sull'eventualità del rinvio della data del voto. I costituzionalisti hanno spiegato in maniera unanime che l'art. 61 della Costituzione impedisce ogni possibilità di slittamento delle elezioni oltre i settanta giorni. Ma il chiarimento è stato bellamente ignorato. Poiché l'orientamento politicamente corretto spingeva i media ad auspicare lo spostamento delle elezioni perché avrebbero potuto favorire un recupero del Pd sul Pdl, i giornalisti della casta si sono affrettati ad alimentare il catastrofismo (la "metafora di un paese incapace di decidere ed ostaggio dei partiti") nella speranza inconfessata che il caso Pizza si risolvesse in un "aiutino" per Walter Veltroni. Sono state tirate fuori le analisi e le spiegazioni più assurde e bislacche per dare corpo al pericolo che in maniera affrettata era stato astutamente sollevato dal Ministro dell'Interno Giuliano Amato (astutamente, perché ci si rifiuta di credere che un professore di diritto costituzionale ignori la Costituzione). E qualche bello spirito del tutto inconsapevole che tra elezioni comunali ed elezioni politiche nazionali ci passa una qualche differenza, ha addirittura tirato in ballo il precedente delle elezioni di Messina slittate in seguito ad un ricorso del Psi di Gianni De Michelis. Il risultato non è tanto che l'intera faccenda si è sgonfiata nel giro di ventiquattrore. E', soprattutto, che tanta agitazione su una sciocchezza è servita solo ad alimentare la legittima preoccupazione dell'opinione pubblica per lo stato di salute mentale dei diversi componenti della nostra classe dirigente. Di fatto tutto si è risolto con un po' di panico per l'eventualità di un supplemento di campagna elettorale mortalmente noiosa ed in una ennesima ondata di discredito e di sfiducia nei confronti delle istituzioni. Lo stesso vale per la vicenda Alitalia. Che agli occhi degli italiani non è una occasione persa per scaricare su Air France un peso ormai insopportabile ma, sempre sulla base delle descrizioni dei media, la dimostrazione lampante che Prodi è uno "svenditore", Padoa Schioppa un babbeo, i sindacati degli irresponsabili e Berlusconi un illusionista. Cioè che tutti i politici, senza distinzione di ruolo e collocazione, sono una massa di imbroglioni a cui non dare alcun credito. Si dirà che sul conformismo catastrofista politicamente corretto della grande stampa italiana si intreccia anche la preoccupazione dei conformisti di andare al passo con i tempi intingendo metaforicamente la penna nel grillismo qualunquista in voga nel momento. Può essere. In fondo è tipico della casta giornalistica nazionale mettere le vele al vento e rincorrere le mode irrazionali. Siano esse quelle suscitate dallo squadrismo fascista o dal "vento del Nord" resistenziale, dagli attacchi al "cuore dello stato" delle Br o dal giacobinismo giustizialista di Mani Pulite. Ma qualcuno farebbe bene a calcolare che questa volta la vittima principale di questo catastrofismo conformista politicamente corretto non sono le istituzioni, ormai già fin troppo ampiamente delegittimate, ma è la credibilità del mondo dell'informazione. Chi si può più fidare di chi scrive e trasmette cazzate?.

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L'economia e la guida politica (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 Mercati in crisi Le banche prima hanno macinato utili E ora chiedono l'intervento dello stato L'economia e la guida politica di Biagio Marzo Chi l'avrebbe detto che l'ideologia mercatista sarebbe entrata in crisi per colpa della dissennata politica creditizia delle Banche? E chi l'avrebbe detto che proprio i colpevoli, i banchieri, ora sono quelli che stanno invocando l'entrata in campo dello Stato per salvare il salvabile? La Bank of England è intervenuta salvando la Northern Rock, altrettanto ha fatto la Federal Reserve, con l'aiuto di Jp Morgan Chase, nei confronti della Bear Stearns in pieno fallimento. Il che significa che la deregulation è risultata più dannosa che positiva. Alla lunga, si è capito che l'economia non può fare a meno della guida politica. Le prime avvisaglie si sono già viste dopo l'11 settembre 2001. In quella tragedia umana ed economica la politica non poteva giocare più un ruolo ancillare. Dopotutto, la globalizzazione aveva finito di far sognare i popoli e aveva mostrato le sue prime crepe. Il ricorso alla politica era un passo obbligato per dare certezza, dal momento che era fallita la missione di democrazia e di libertà del mercato globale. Solo la politica poteva determinarle (democrazia e libertà), senza togliere nulla al mercato, ma senza neanche aggiungere poteri miracolosi. Sicché, John Maynard Keynes è ritornato a dire la sua alla faccia dei fondamentalisti liberali. Cosicché, pure il protezionismo che fino allora era considerato morto e sepolto, ha fatto la sua rentrèe. Nel nostro Paese è stata riscoperta l'italianità, quando però i buoi sono ormai scappati dalla stalla. Molto è nelle mani straniere e il poco che bisogna salvare è tanto dissestato che non varrebbe la pena tenerlo sotto bandiera nazionale. Su Alitalia si sta facendo l'ultima battaglia ma è già di retroguardia avendo perso la finanza e buona parte dell'apparato industriale. L'ultimo baluardo del manifatturiero è il gruppo Fiat, ma non è tutto oro quello che luccica. In Italia, con la scusa che l'economia pubblica era una disgrazia per la crescita del Paese, le aziende e le banche con la caratteristica statale sono state vendute a saldi. Adesso c'è chi versa lacrime di coccodrillo e farebbe di tutto per ritornare all'Iri. Se l'economia è segnata da una forte recessione è tutta colpa da chi ha gonfiato bolle in serie. La Fed di Greenspan non ha fatto altro che inventarsi boom: da quello hitgh-tech a quello immobiliare. I banchieri hanno fatto profitti, adesso per non pagare in prima persona si rivolgono allo Stato che, cacciato dai "neoliberisti hardocore" dalla porta, fa il proprio ingresso dalla finestra. La festa è finita, dopo aver consumato alla grande la torta degli utili, teorizzano che il conto in rosso dovrebbe passare per il pagamento allo stato Pantalone. Sulla strada della recessione made in Usa hanno abbandonato, loro malgrado, la fede del mercato convertendosi a quella dello Stato. Vale a dire che i contribuenti dovranno farsi carico della crisi. E proprio i nuovi tartassati dovranno sborsare una somma da capogiro per fronteggiare la crisi finanziaria provocata da una politica creditizia ad usum delphini. Una crisi che ha il proprio baricentro negli Usa. Ma la sua onda lunga toccherà seriamente anche l'Europa per via della crisi del mercato immobiliare che si è aperta drammaticamente, in special modo, in Spagna e in Irlanda. Insomma, i fattori di crisi sono i mutui subprime e i derivati. La recessione è galoppante e andrà speditamente oltre il 2009, con conseguenze imprevedibili. Ai tempi delle vacche grasse, quando abbondavano i profitti, si esorcizzava lo Stato imprenditore e azionista come colpevole di tutti i mali del mondo, ora si supplica l'intervento del "despota benevolo". Non è la prima volta, e non sarà l'ultima, che accade che le crisi finanziarie colpiscono singoli paesi e aree continentali: la crisi asiatica prima, poi quella russa e poi ancora quella argentina, i bond tango per intenderci, e, alla fine, quella americana. E queste crisi non sono passate senza procurare effetti negativi. A ben vedere, hanno creato terremoti sociali e crolli politici, così come accadde con la crisi del '29. Anche allora si ebbero crolli politici: in Germania, con la fine della Repubblica di Weimar, ci fu all'avvento hitleriano. Allora come ora, sono i ceti più deboli a pagare i costi maggiori, mentre quelli ricchi vengono soltanto sfiorati. E, guarda caso, si chiede l'intervento della mano statale. Il cambio di ciclo potrà avvenire grazie all'intervento pubblico ma prima, però, le banche dovrebbero farsi un sano esame di coscienza. Naturale che debbano intraprendere una campagna di trasparenza, esaminando i bilanci interni e togliendo il marcio. Dopodiché, con le carte in regola, possono andare sul mercato e raccogliere nuovi capitali. Con le iniezioni di liquidità per centinaia e centinaia di miliardi di dollari, su cui dovranno misurarsi direttamente le banche (alle quali le Banche centrali non potranno sottrarsi), il mercato non sarà più il medesimo, vuoi per via del salvataggio statale vuoi per il varo di una regolamentazione che, piaccia o no, deve entrare in vigore, e che dovrà essere a misura dei problemi del mercato del credito. Sebbene le due Banche centrali abbiano trovato il modo di sincronizzare le loro iniziative: la Fed lotta per ristabilire il normale funzionamento dei mercati finanziari, la Bce, viceversa, per impedire l'aumento dell'inflazione che ha avuto una forte impennata e quindi non riduce i tassi di interesse. Tutto dovrà essere rivisto: dai poteri inadeguati rispetto ai cambiamenti intervenuti all'interno della politica del credito e del mercato. La struttura della regolamentazione è invecchiata, essendo ferma agli anni '50. Resta il fatto che mancano veri e propri poteri di vigilanza, supervisione e risorse patrimoniali per fronteggiare i rischi, come quello in corso. Il bello è che finora le banche se ne sono infischiate dei rischi, perché hanno praticato la filosofia della "botte piena e la moglie ubriaca". Cioè, "pingui commissioni, zero rischi, quindi zero oneri di capitale". Alla luce della crisi dei mutui e del credito, Henry Paulson ha avanzato la proposta di fornire la Fed di una super Authority capace di far fronte ai devastanti terremoti finanziari. Oltretutto, le grandi banche d'affari sono intrecciate tra loro e, di conseguenza, con tutti gli altri operatori finanziari in circolazione sul mercato. Ciò, come visto, ha effetti devastanti, perché quando si inceppa una rotella del meccanismo, la struttura economica a cascata entra in avaria. Per cui occorre una iniziativa a livello di G7, il prossimo 11 aprile. Il Forum sarà presieduto da Mario Draghi e sarà l'occasione per mandare un segnale per una politica di forte sentire nei confronti della recessione. Intanto lo Stato ritorna, e deve mettercela tutta per evitare disastri dalle conseguenze imprevedibili per le popolazioni del pianeta.

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E nella Douce France tutti ora ridono di noi (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 LA STAMPA D'OLTRALPE E nella Douce France tutti ora ridono di noi Le risate di scherno dei francesi hanno attraversato il tunnel del Monte Bianco e sono dilagate come un'ondata velenosa giù per la Penisola. I cugini d'oltralpe ci sono andati giù belli pesanti nel raccontare ai loro lettori quanto siamo scemi (secondo loro, beninteso, perché noi siamo ancora convinti di essere furbissimi). Un "fallimento totale" che rischia di "avere conseguenze terribili" per Alitalia mentre "non rimette in questione i fondamentali di Air France". Così commentava ieri il quotidiano economico "La Tribune" la rottura dei negoziati tra Air France-Klm e Alitalia per il mancato accordo con i sindacati. "Il progetto di ripresa di Alitalia da parte di Air France-Klm sembrerebbe "definitivamente sepolto dopo la rottura dei negoziati" scriveva il quotidiano "Les Echos". Alitalia rischia ora di "raggiungere Sabena e Swissair sull'altare delle compagnie scomparse" in quanto dopo il fallimento delle trattative "la compagnia va dritta verso il portare i libri in tribunale" , ha scritto ancora "La Tribune". Anche per "Les Echos", "il seguito logico di Alitalia sarebbe ormai il portare i libri in tribunale se si deve credere alle affermazioni del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa". Per il compassato quotidiano parigino "Le Figaro", "se non vi saranno nuovi colpi di scena" dopo il terremoto dell'altro ieri, "l'avvenire di Alitalia sarà un dossier caldo del prossimo governo". "La Tribune" inoltre sottolineava anche come i sindacati italiani esigessero l'integrazione di Alitalia Service, che "non faceva parte del perimetro di vendita iniziale". Una richiesta che "non poteva accettare Jean-Cyril Spinetta il quale aveva già faticato a vendere all'interno del gruppo il progetto che rimetteva Alitalia sulla via dei profitti". Il presidente di Air France-Klm "si era impegnato a non rimettere in questione l'obiettivo del gruppo di raggiungere un Roce (return on capital employed) ante imposta dell'8,5% nel 2009-10". Alitalia, "che perde oltre un milione al giorno, naviga ormai senza visibilita" raccontava senza pietà il quotidiano "Le Monde". Dopo il fallimento delle trattative tra Air France-Klm e i sindacati e la decisione del gruppo franco-olandese di "gettare la spugna", secondo il giornale la compagnia italiana, "sull'orlo del fallimento" rischierebbe di avere davanti a sé solo l'amministrazione controllata se non il fallimento. Il giornale sottolineava anche come le trattative siano fallite nonostante il presidente esecutivo di Air France-Klm "fosse pronto a fare concessioni". Secondo fonti interne citate dal giornale, era anche disposto "a lasciare tutto il cash flow generato da Alitalia ad Alitalia per finanziare i suoi investimenti". Insomma era passato San Cirillo e noi non ce n'eravamo accorti.

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San Marzano non fa miracoli (sezione: Alitalia 2)

( da "Opinione, L'" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Oggi è Ven, 04 Apr 2008 Edizione 66 del 04-04-2008 LA LEGGE ERA NATA PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA PARMALAT San Marzano non fa miracoli di Alessandra Mieli E adesso che la frittata è fatta e che con abilità il compratore s'è sfilato, tutti in coro a invocare San Marzano, che non è il protettore dei pomodori pelati, né tantomeno un santo taumaturgo e che per esser chiari è il primo a spiegare che la legge che porta il suo nome non è la soluzione miracolosa ma uno strumento che farà piangere lacrime e sangue. "Anche se si adotterà il piano Marzano è in ogni caso necessaria una alleanza strategica perché Alitalia è schiacciata da un lato dalle compagnie più grandi, e dall'altro lato dalle low cost. La legge Marzano si può applicare quando una grande impresa dichiara l'insolvenza: se Alitalia sia o no in questa condizione non posso dirlo". Così si è espresso Antonio Marzano in merito alle vicende della compagnia di bandiera e all'applicabilità della normativa che porta il suo nome. Il presidente del Cnel ha poi chiarito che "la legge Marzano non porta al fallimento, l'obiettivo è esattamente il contrario: un piano industriale che porti alla ristrutturazione e al salvataggio. Non prevede cessione di beni tranne quelli estranei al core business". Nel dettaglio, entrata in vigore il 21 febbraio 2004 la legge, era finalizzata a fronteggiare in particolare l'emergenza del caso Parmalat, ma più in generale era destinata ad intervenire nelle situazione di crisi dei grandi gruppi. Il provvedimento prevede l'accesso ad una procedura di amministrazione straordinaria con un commissario che ha 180 giorni di tempo (più una possibile proroga di 90 giorni) per il piano di ristrutturazione. Nell'ambito di questo programma il commissario straordinario può tra l'altro "prevedere la soddisfazione dei creditori attraverso un concordato, di cui deve indicare dettagliatamente le condizioni e le relative garanzie". La soddisfazione dei creditori può essere conseguita anche attraverso l'attribuzione "di azioni o quote, ovvero obbligazioni, anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito". Più in generale con la Legge Marzano consente di intervenire in situazioni di crisi di grandi aziende dovute a situazioni di insolvenza e definisce anche i requisiti per l'ammissione alla procedura fissando sia l'importo minimo del debito sia il numero dei lavoratori coinvolti. Viene regolata poi la procedura per l'ammissione immediata all'amministrazione straordinaria che è stabilita con decreto del ministro delle Attività Produttive. La legge definisce inoltre le funzioni del commissario e definisce l'iter. Lo stato di insolvenza viene accertato dal tribunale e, se il ministero delle Attività produttive non autorizza l' esecuzione del programma, si prevede la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento. Tra i poteri del ministero anche quello di autorizzare operazioni di cessione e utilizzo dei beni.

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Alitalia, Letta 'un'occasione importante' , Berti vuole chiarezza (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Bersani: "il tempo e' poco, ma se c' e' uno spiraglio e vedremo di coglierlo con la collaborazione di tutti" Alitalia, Letta: "un'occasione importante", Berti vuole chiarezza Il titolo resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile. Prodi chiede il buon senso, Berlusconi si appella all'orgoglio degli imprenditori italiani Milano, 4 Apr. – Diverse le reazioni sulle ultime vicende Alitalia. Il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, ha richiesto un incontro con Alitalia per fare chiarezza. “è stato chiesto da noi – ha dichiarato Berti - perché abbiamo deciso di fare quadrato attorno all'azienda: in realtà è andato via un compratore, in realtà c'è un piano aziendale per garantire la continuità, che si chiama Prato. Un piano formulato nel caso in cui Alitalia fosse rimasta sola.” Il presidente dell'associazione dei piloti ha poi criticato il sindacato, senza risparmiare la politica e il Governo ai quali ha attribuito le maggiori responsabilità. “Questo - ha detto Berti - è uno dei veri problemi di Alitalia, cioè puntare sempre il dito verso una sola direzione: il sindacato. La responsabilità della situazione invece è di chi lo ha portato in questa situazione. Ci sono profonde responsabilità politiche. Come al solito, come spesso succede il questo Paese e gli italiani lo sanno benissimo - ha concluso - invece di entrare nel merito si lascia il classico cerino in mano a chi deve essere ritenuto responsabile di una situazione così difficile.” In merito alla vicenda Alitalia si è espresso anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta: “Partiamo dall'idea che è un'occasione troppo importante quella di integrare la nostra compagnia di bandiera dentro quella che può diventare la più grande compagnia del mondo. Un'occasione come questa non si può perdere. L'alternativa è molto negativa, un'alternativa dagli scenari e dai profili molto incerti sia per i lavoratori, sia per i viaggiatori, sia per il sistema-paese”. “Purtroppo la politica è entrata in questa vicenda – ha proseguito Letta - la campagna elettorale anche e la cosa sta pesando in modo negativo.” “Spero in un accordo, anche se il tempo è ristrettissimo” ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, a proposito di Alitalia. “Stiamo lavorando come Governo – ha proseguito - vista la delicatezza della situazione, per vedere se ci sono margini per considerare quello che è avvenuto, non la rottura definitiva, ma un passaggio complicato e difficile che possa però dar luogo ancora a un filo di accordo".

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Segue dalla prima alitalia e spinetta (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima alitalia e spinetta di Antonio Polito Fallimento improbabile in campagna elettorale Oppure, ed ecco il secondo scenario, è davvero la rottura. Nonostante Alitalia sia un potenziale affare per una grande compagnia aerea globale, il manager potrebbe essersi convinto, come avvenne con la Klm qualche anno fa, che è meglio stare alla larga dall'Italia. Se fosse così, o è il fallimento, o è il commissariamento. Il fallimento è molto improbabile, più che mai in campagna elettorale. Resta il ricorso alla legge Marzano, che consente il commissariamento come nel caso Parmalat. Era una mossa che il governo avrebbe dovuto fare un anno fa, ma può sempre farla. Parte del centrodestra (Maroni) la gradirebbe, perché spera che poi la fantomatica cordata italiana possa essere riunita dalla occasione di comprarsi la compagnia di bandiera a pezzettini e a basso prezzo, per giunta con la benedizione del futuro premier. In realtà questi potenziali imprenditori italiani, se parliamo di privati, non ci sono. E non ci sono neanche pezzi di Alitalia che varrebbe la pena di comprare. Chi, con un po' di sale in zucca, comprerebbe Az Service, la società in cui Epifani vorrebbe far entrare Fintecna e che è stata il casus belli della rottura dell'altra sera? L'unico pezzo pregiato di Alitalia è la tratta Roma-Milano. Ma regalare un pezzettino di monopolio a un privato è troppo anche per questo sgangherato paese, e trasformare la compagnia di bandiera in un Pendolino pure. Di soldi privati non ce ne sono. Altro discorso è se si parla di OPM, come nel mondo anglosassone chiamano l'"other people money". Cioè con i soldi degli altri, i soldi dei contribuenti, qualcosa si potrebbe fare. Tornato a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe chiamare Scaroni, o Conti, o la Cassa depositi e prestiti (un fondo sovrano all'italiana ma senza fondi) e barattare la loro riconferma a manager dell'Enel o dell'Eni con un obolo per Alitalia. Dei privati, l'unico che potrebbe adeguarsi è Ligresti, che è abituato a trattare con la politica, che ha l'affare Expò davanti a sé, e che potrebbe con quello rifarsi rapidamente dei cento milioni che gli verranno chiesti. Questo paventano in molti. E diciamo "paventano" perché una volta comprata l'Alitalia, che al momento non costa nemmeno molto, poi devi farla volare, comprando una nuova flotta di aerei. E questo chi potrebbe farlo, se non un grande operatore internazionale? Alitalia ha una sola via di uscita industriale: dare le rotte interne a una compagnia low cost in cambio di robuste royalties, e concentrarsi sui voli intercontinentali, dove ha ancora il brand, il know how e una grande platea di italici sparsi in tutte le regioni del globo. Ma per far questo ha bisogno di una flotta, e ci vogliono qualche anno e qualche miliardo. Comunque perfino il pastrocchio italico alla Berlusconi è difficile da realizzare. Perché anche Scaroni e Conti sono uomini di mondo, vivono in un ambiente globale, e dovrebbero spiegare ai loro azionisti che cosa stanno facendo con i loro soldi. Conoscono il mondo, e sanno che i mercati sono capaci di cambiare il vertice di Ubs, figurarsi delle loro aziende. Resta dunque la Marzano e il commissariamento. Sì, ma chi potrebbe fare il commissario? Bondi, ovviamente, che è un mago nel genere. Ma Bondi è troppo preso dal suo sogno di comprare la Barilla, ha già dato in termini di compromessi politici alla Telecom, e non ha alcuna voglia di rificcarsi di nuovo nel palazzo romano. Ci sarebbe Moretti, che è un manager di alto livello, di visione europea, che parla poco e realizza molto. Ma Moretti è un ferroviere nell'animo, ed è difficile immaginarlo disposto a mettersi a giocare con gli aeroplani. Poi c'è una lunga teoria di burocrati, molti dei quali l'Alitalia ha già conosciuto e per i cui fallimenti ancora sanguina. Infine c'è Prato medesimo. Si vedrà. Intanto c'è da sciogliere il dilemma Spinetta: ha ancora voglia di giocare al gatto e al topo? 04/04/2008.

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Alitalia 1 fanno dietrofront anche se dicono che i soldi in cassa ci sono. Giallo sul ruolo del prof e del tesoro (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 1 fanno dietrofront anche se dicono che i soldi in cassa ci sono. Giallo sul ruolo del prof e del tesoro I sindacati ci hanno provato, ma è andata male I rappresentanti sapevano dal giorno prima del no di Spinetta La controproposta su Alitalia, dunque, "non era ultimativa". Questa la posizione comune espressa ieri dai sindacati in conferenza stampa, dopo che su quella controproposta AirFrance-Klm aveva abbandonato mercoledì il tavolo della trattativa su Alitalia e il suo numero uno, Maurizio Prato, si era dimesso trenta secondi dopo dal suo incarico. Un passo indietro, quello dei rappresentanti dei lavoratori, accompagnato dall'auspicio unanime che si riapra immediatamente la trattativa con il vettore transalpino. Poco dopo, a margine del vertice Nato di Bucarest, anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha espresso l'augurio "che prevalga il buon senso e che riprenda il filo delle trattative e che non prevalga la rottura" con Jean-Cyril Spinetta. Il Prof ha aggiunto che non si sta occupando personalmente del caso, ma lo ha fatto certamente sino al giorno della rottura tra sindacati e AirFrance. E partendo per la Romania ha lasciato il dossier in mano a un abile negoziatore come Enrico Letta, impegnato ieri a ricostruire il tavolo della trattativa con i francesi. Per lunedì o martedì prossimo dovrebbe esserci dunque un vertice a Palazzo Chigi per riprendere i fili del negoziato. Sempre che AirFrance accetti: per ora il colosso transalpino si trincera dietro un "no comment". Nel frattempo, la convergenza tra governo e sindacati ispirata alla necessità di recuperare in extremis l'ipotesi AirFrance nascondeva ieri fortissimi malumori dei rappresentanti dei lavoratori nei confronti dell'esecutivo. Nelle loro ricostruzioni sia Prodi che Padoa-Schioppa sarebbero stato messi a parte dell'intenzione di rilanciare su Az Servizi già martedì. L'idea di proporre una partecipazione di Fintecna all'aumento di capitale promesso dai francesi appena conclusa l'ops su Alitalia, garantendo così il reintegro di Az Servizi (controllata al 49% da Fintecna) nel perimetro dell'azienda, era stata spiegata al Prof e al ministro dell'Economia, Padoa-Schioppa, già il giorno prima dell'incontro con Spinetta. E Prodi avrebbe detto ai sindacati che la proposta ideata da Fabrizio Solari, segretario generale della Filt-Cgil, poteva essere portata al tavolo con i francesi, che valeva la pena fare un tentativo. Quando Padoa-Schioppa l'ha prospettata, sempre nella giornata di martedì, al numero uno di AirFrance, ha incassato tuttavia un no nettissimo. A quel punto, il responsabile di via XX Settembre ha informato i sindacati che avrebbero incontrato un muro. I sindacati erano dunque al corrente della contrarietà di Spinetta. Ma non si aspettavano, rincuorati anche della reazione di Prodi, che il numero uno dei francesi abbandonasse il tavolo in modo così brusco e non prendesse neanche in considerazione la possibilità di esaminare la richiesta. Anche perché sul dossier grava un equivoco di fondo, con inevitabili ricadute sulla vertenza: i rappresentanti dei lavoratori continuano ad essere convinti che Alitalia non versi, in termini di liquidità residua, nelle condizioni gravissime che i suoi vertici e il governo Prodi continuano a denunciare. Sono convinti che la compagnia di bandiera non sia sull'orlo del baratro, che ci sia tempo dunque per negoziare ancora. E una controproposta ad AirFrance-Klm, in questa logica, era quasi dovuta (anche ieri continuavano in coro a ribadire che serve "una vera trattativa") La volontà delle nove sigle è ora quella di riprendere il negoziato sul piano di Spinetta, "accettato nelle linee generali" come ha precisato ieri Solari. Ma, a fronte della disponibilità a rivedere la proposta finanziaria su Fintecna e Az Servizi che ha provocato la rottura, i sindacati si attendono una risposta chiara, sempre a proposito di Az Servizi, sul nodo dei lavoratori napoletani Atitech e dei lavoratori della manutenzione a Fiumicino. E sono intenzionati anche a riaprire un confronto su Malpensa, all'indomani del verdetto sull'Expo 2015, che ha premiato Milano. In serata, il cda di Alitalia ha nominato il successore di Prato. È stato nominato nuovo presidente Aristide Police. E ha fissato per martedì 8 aprile il prossimo consiglio d'amministrazione sulla situazione finanziaria. Tonia Mastrobuoni 04/04/2008.

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Alitalia 2 (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

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Alitalia 2 Ichino: Caporetto sindacale E Tonini inneggia a Spinetta Treu: "Scelta irresponsabile. Il sindacalismo è in declino" Che la "sconfitta per il paese" di cui ha parlato Guglielmo Epifani, dopo che è saltata la trattativa con Air France, si possa tramutare in una sconfitta per i sindacati, qualora il negoziato non dovesse riprendere, è molto probabile. Forse così si spiega anche la "retromarcia" dei sindacati di categoria che ieri hanno provato a riaprire il gioco: "Era una proposta non un ultimatum" hanno detto provando a minimizzare. E oggi a Palazzo Chigi incontreranno Prodi, che a caldo non aveva usato mezzi termini: "Rompere è stato un grave errore dei sindacati. Ora se ne assumano tutta la responsabilità". Troppa politica e poco sindacato in questo negoziato? Pietro Ichino sul suo sito ha parlato di una "Caporetto" per Cgil, Cisl e Uil. Un'analisi condivisa da molti: "La trattativa si è politicizzata con l'annuncio di una cordata italiana da parte di Berlusconi" dice l'economista Tito Boeri. E i sindacati? "Il sindacato - prosegue Boeri - ha ottenuto molto sia da Spinetta nella seconda proposta sia dal governo, che dando i diritti di trasporto ad Air France ha pregiudicato i consumatori a vantaggio dei lavoratori. Quindi si è andati incontro ai sindacati, fin troppo. Ma le confederazioni hanno avuto una visione miope, basata sulla strategia del prender tempo". Ora la trattativa si è riaperta, ma è in salita. Il paradosso dei confederali si può sintetizzare così: per evitare una sorta di scavalcamento a sinistra da parte di Berlusconi rischiano, se il negoziato non dovesse riprendere, il fallimento della compagnia con danni assai maggiori per i lavoratori. Di "irresponsabilità" parla Tiziano Treu, che la mette giù dura: "Sono sconcertato sia per la campagna criminale di Berlusconi sia per questo sindacalismo irresponsabile. Alitalia è l'emblema di una politica clientelare ma anche di un sindacalismo corporativo". La cautela è d'obbligo, visto che si potrebbe riaprire uno spiraglio. Ma il giudizio di fondo non cambia. Dice Treu: "Il sindacalismo è in declino: è sempre meno innovatore. L'unica via d'uscita è che i confederali si uniscano in un sindacato riformista rompendo con le parti più corporative". Anche Ichino punta il dito contro il sindacalismo corporativo. E, al Riformista , spiega: "Il sistema sindacale di fatto vigente in Alitalia, come nelle altre aziende di trasporto pubblico, oggi non consente a Cgil, Cisl e Uil, neppure quando vanno d'accordo tra loro e rappresentano la maggioranza dei lavoratori, di negoziare efficacemente un accordo vincolante con la controparte, senza correre il rischio che un sindacato minoritario si metta di traverso, bloccando l'azienda e ridicolizzando l'accordo. Questo fa sì che il sindacato confederale finisca col far proprie miopie e comportamenti propri del sindacalismo autonomo". Al loft, dove la preoccupazione è palpabile, i veltroniani sperano in una ripresa effettiva della trattativa: "I sindacati devono sapere che non c'è un'alternativa ad Air France che preveda meno esuberi. Il sindacato deve trovare un accordo. Detto questo non si possono negare le responsabilità della politica" dice Tonini. Che aggiunge: "La risposta alle provocazioni di Berlusconi per un sindacato deve essere quella di fare il suo mestiere. Ma non si può nemmeno criticare il sindacato di essersi alzato dal tavolo in conseguenza di un atteggiamento irresponsabile di una parte politica. Ora speriamo che il negoziato riprenda". I veltroniani pensano che davvero i sindacati siano in una vera e propria impasse. La retromarcia di ieri lo testimonierebbe: da un lato la chiusura dell'accordo aprirebbe una contestazione di una parte dei lavoratori (di cui ieri si è avuta già una dimostrazione) e di Berlusconi. Ma la rottura definitiva con Air France aprirebbe le porte alla peggiore delle ipotesi: il commissariamento. E sperano nel senso di responsabilità. Dice Morando: "Non si può far scappare un interlocutore credibile. Che ci guadagnano i lavoratori se si portano i libri in tribunale? Faccio presente che se si va al commissariamento, in base alla legge Prodi, l'amministratore straordinario deve gestire in modo tale che i ricavi eguaglino i costi. Sa quanto costa Alitalia al giorno? Un milione e duecentomila euro". Trattare: è questa la parola d'ordine del loft. Spiega Morando: "L'interruzione della trattativa non è un gioco tattico è stato un errore molto serio dal punto di vista sindacale, in perfetta coerenza con quindici anni di sindacalismo Alitalia. Sarebbe ingeneroso estendere il giudizio alla storia recente del sindacalismo italiano. Penso al 23 luglio alla politica dei redditi, alla moderazione salariale". Aggiunge Tonini: "La politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio clientelare. E il sindacato è stato spesso complice. Perché alla Fiat si comporta in un modo e in Alitalia in un altro? Al contrario Spinetta ha gestito Air France, che è un'azienda pubblica, con una logica d'impresa: viva Spinetta!". 04/04/2008.

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Segue fanfani (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue fanfani di Alberto Mingardi Giunti al voto, Berlusconi oscilla verso toni consolatori Prima, è riuscito nel capolavoro politico non solo di unificare finalmente su una battaglia davvero comune Lega e An, partigiani di Malpensa e podestà di Fiumicino, ma soprattutto di spiazzare i sindacati. Trasformandoli in kamikaze - perché sarebbe stato il mondo alla rovescia, se proprio loro avessero ratificato un'offerta bollata come irricevibile dal leader della destra. La vicenda della compagnia di bandiera è emblematica, della rivoluzione del Cavaliere. Il quale si diverte a recitare tutte le parti in commedia: un giorno promette lotta dura all'evasione fiscale, quello dopo giustifica la resistenza ad aliquote troppo alte. Confermando che la sua agenda è molto diversa dal passato. Il nodo irrisolto del nostro paese è l'incapacità dei ceti dinamici e produttivi di trovare adeguata rappresentanza politica. Fra tutti coloro che si sono acconciati a fornirgliela, Berlusconi è l'unico sempre in grado di sintonizzarsi col proprio elettorato. Storicamente, biograficamente, retoricamente, lui è l'Italia operosa. E ne ha consolidato le domande, con non troppa coerenza ma molta efficacia. Per anni, il barometro meglio tarato su che cosa pensasse il Paese erano i discorsi di Silvio Berlusconi. Il problema è che ora sembra che le speranze di quel pezzo d'Italia si siano talmente affievolite, da non farsi più neanche registrare nelle promesse berlusconiane. Il debutto politico di Forza Italia è nell'emergenza, e nell'emergenza forse le si spara grosse: cambieremo l'Italia, da cima a fondo. Quando finisce la traversata nel deserto, nel 2001, il Cavaliere è più cauto: cambieremo l'Italia al 50%. Eppure, delle sue trentasei riforme, soltanto due (la legge Biagi e lo scalone Maroni) si fanno ricordare come tali. Ora, a un nuovo appuntamento con la leadership, Berlusconi oscilla verso toni consolatori. Spergiura di essere il "nuovo Fanfani", non la Thatcher italiana. Si fa votare perché è il meno peggio, senza promettere rivoluzioni. Paradossalmente forte di una congiuntura a tinte fosche, lui, il ganassa del milione di posti di lavoro, usa il vocabolario della circospezione. Come parlare agli elettori, è ovviamente affare suo. Vale la pena sperare però che il barometro si sia rotto. Che il Cavaliere sia sfasato rispetto al suo popolo, tornato a votare turandosi il naso. Perché se invece Berlusconi è ancora oggi quello di ieri, un rabdomante del consenso, c'è da preoccuparsi. Se ha ragione lui, se i suoi elettori si aspettano di sentirsi dire ciò che lui dice, vuol dire che quattordici anni di vana attesa hanno spento non solo l'entusiasmo, ma persino le speranze dei ceti produttivi. Sulla base dell'impeccabile teorema che, se persino uno come Berlusconi, che l'Italia del fare la incarna, ha sostanzialmente fallito nel fare le riforme, nessuno ce la potesse fare. E allora meglio una decadenza dolce, una eutanasia, persino al fianco e non contro i sindacati, che la fatica di risalire la china. L'Alitalia siamo noi? 04/04/2008.

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Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

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Pentimenti mentre il cda Alitalia sceglie il nuovo presidente, aristide police Il loft processa i sindacati, che ci ripensano Ora tutti chiedono ad Air France di riaprire il negoziato. "Ma Prodi conosceva la nostra proposta" I sindacati fanno retromarcia: "La controproposta su Alitalia non era ultimativa". Questa la posizione espressa ieri in una conferenza stampa dopo che, su quella proposta, il giorno prima Spinetta aveva abbandonato il tavolo. Un passo indietro, quello dei rappresentanti dei lavoratori accompagnato dall'auspicio di tutti che la trattativa si riapra. Oggi è previsto l'incontro a palazzo Chigi tra i sindacati e Prodi. Il quale, da Bucarest, ha auspicato che "prevalga il buon senso e si eviti una rottura". In queste ore il dossier è nelle mani di Enrico Letta. Dai francesi per ora arriva un "no comment". Ieri, in serata, il cda della compagnia ha nominato il nuovo presidente, Aristide Police. Ed entro l'8 aprile il cda offrirà al governo il resoconto della continuità finanziaria. Nel frattempo fortissimi sono stati ieri i malumori dei lavoratori. E dure anche le reazioni tra i veltroniani, all'attacco non solo di Berlusconi, ma anche dei sindacati: "Non si può far scappare un interlocutore credibile. Che ci guadagnano i lavoratori se si portano i libri in tribunale" dice Morando. E Tonini denuncia: "La politica ha gestito Alitalia con criteri di saccheggio clientelare. E il sindacato è stato spesso complice". Di scelta "irresponsabile" parla anche l'ex ministro del lavoro Treu. De Angelis e Mastrobuoni a pagina 3 04/04/2008.

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Segue dalla prima conversazione col presidente del senato (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Segue dalla prima conversazione col presidente del senato Marini: forza Walter, al Lazio ci penso io "Siamo tutti responsabili del risultato elettorale" Il destino post-elettorale di Walter? "Questo dibattito è una cosa belluina. Mi pare uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Ma come diavolo si fa a legare il destino di Veltroni a una percentuale? E noi altri chi siamo, solo dei fessi? Anche noi che siamo in giro per l'Italia determiniamo il risultato elettorale. Siamo responsabili tutti, non uno solo". Franco Marini parla del caos della compagnia di bandiera e del dibattito sul "Pd che sarà il 15 aprile". Conversando con il Riformista in una delle rarissime pause di una campagna elettorale condotta in prima linea, il presidente del Senato affronta anche lo piscodramma Pizza e racconta Marianna Madia. Declina il tema del nuovismo dei democrat e quello di una politica che non può prescindere dal rapporto con la gente. Evoca una rimonta possibile e fa un appello bipartisan per mandare in soffitta il porcellum all'inizio della legislatura. Walter Veltroni, intervistato da Panorama , parla di quattro regioni decisive: Lazio, Abruzzo, Sardegna, Marche. In due di queste, Lazio e Abruzzo, il Pd si è affidato a Franco Marini, capolista al Senato. Dicono al loft che la seconda carica dello Stato sa coniugare l'esperienza del veterano con i ritmi di un trentenne. "Mantengo abitudini da campagna elettorale vecchio stile", dice Marini. "Dopo una giornata in giro, invece di ricordarmi che sono vecchio e tornarmene a casa, faccio come si faceva una volta. E quindi finisco sempre attorno a un tavolo, a chiacchierare con la gente e a bere un bicchiere". Vecchie abitudini che restano anche quando i tempi son cambiati. "Io ho una convinzione", ribatte il presidente del Senato. "Sarebbe sciocco non vedere quello che è cambiato rispetto a una volta. La forza della tv e dei nuovi media la vedo e la capisco. E capisco l'esigenza dei leader di essere sempre presenti. Ma resto convinto che, alla fine, per noi rimane fondamentale il contatto con la gente. Io la cerco ancora, la gente". Tre giorni fa, in un giorno qualunque della campagna elettorale, Marini è rientrato in mattinata da Torino. A mezzogiorno è già con gli edili della nuova metro di Roma. Poi, in successione, Civitavecchia, Fiumicino e Palestrina. "Dove - spiega lui - abbiamo smesso di discutere solo quando la Roma ha cominciato ad abbuscare in Coppa Campioni. Le sale sono sempre piene, le assemblee sempre partecipate". L'obiettivo sono gli incerti. "Sono decisivi per la nostra rimonta", ripete il presidente del Senato. Anche perché, "a differenza di quanto accade negli altri paesi d'Europa, da noi gli incerti non rimangono a casa. Ma vanno a votare". Morale? "Visto che la militanza del centrodestra è più "bloccata", il gioco degli incerti può fare la differenza solo per noi". E sarebbe la differenza tra una sconfitta e una vittoria. "È questo il mio obiettivo, al di là del predicare la linea...". Ieri Marini - che ha inviato una lettera a tutti i capifamiglia del Lazio - ha riempito la sala grande dell'Hotel Ergife di Roma radunando i circoli sociali nati nella Margherita e confluiti poi nel Pd. "Una realtà - sostiene - che rappresenta centinaia di famiglie, centinaia di posti di lavoro. Pubblico impiego, sindacato, associazioni di volontariato. Il mio compito è motivarli, avvicinarli a noi. Per il Lazio è un elettorato decisivo". Del Lazio Marini ha una certa esperienza. "La mia prima campagna elettorale per la Camera è stata nel '92, proprio a Roma. All'epoca c'erano le preferenze. Riuscii a superare Vittorio Sbardella, una cosa inimmaginabile per l'epoca". Sbardella, detto lo squalo. "Appariva un po' rozzo - ricorda Marini - ma aveva un'intelligenza politica che in pochissimi potevano vantare". Ieri il suo competitor era Sbadella. Oggi corre al fianco di Marianna Madia, candidata alla Camera. "Faccio uno sforzo che mi costa tanta fatica per soffocare idee ormai consolidate da decenni. E quindi lo ammetto: questo sforzo per presentare facce nuove è positivo e va fatto. Purché non si pensi di sostituire il partito, il suo radicamento nelle città, nei comuni. Vogliamo belle facce o giovanotti rampanti a uso e consumo della tv? Bene, purché si intreccino con la militanza". Il presidente del Senato poi rivela: "Oggi ho chiamato la Madia. M'ha detto: "Presidente, che faccio? Devo venire oggi all'iniziativa?" Le ho risposto: "Ma certo, figliola. Vieni a parlare con me e dici quello che ti senti di dire. Sei la capolista alla Camera che fa un'assemblea col capolista al Senato". Una volta reagivo male a nuovismo esasperato. Adesso no, perché mi sforzo di capire. Ma serve sempre un punto di equilibrio. Il partito, la rappresentanza... sono cose serie". Altrettanto serio sembra diventato il dibattito sul futuro prossimo del Pd. La quota 35 sotto la quale Veltroni sarebbe in discussione, l'assetto del partito. Veline e veleni. Marini quasi sbotta: "Uno che capisce un po' di politica, di queste cose non dovrebbe parlare, soprattutto in campagna elettorale. Io volevo tacere. Ma visto che gli altri si sono espressi, lo faccio anch'io". Prego. "Stiamo combattendo tutti insieme una battaglia elettorale aperta. Parlo di una sfida che possiamo ancora vincere. Per questo è privo di senso, ma molto autolesionista, discutere ora della leadership del partito". E ancora: "Col Pd abbiamo fatto un'operazione politica forte. Un'operazione che persino uno dell'età mia riesce a vedere proiettata nel futuro". Quanto alla leadership di Veltroni, la seconda carica dello stato dice che "questa partita è stata chiusa formalmente dall'elezione diretta di Walter. Ma non c'è solo la forma, che a me interessa sempre poco. C'è anche un aspetto politico. Per coglierlo basta usare l'intelletto, per chi ce l'ha". Marini, quindi, blinda Veltroni. A prescindere dallo score finale del Pd. "Leghiamo il destino del leader a una percentuale? E noi chi siamo, solo dei fessi che girano per l'Italia? Lo ripeto: questo dibattito è una cosa belluina, sembra uno degli aspetti peggiori dei vecchi partiti. Tutti siamo responsabili, ognuno per la sua parte, del risultato elettorale del Pd. Se poi c'è invece qualcuno che non si sente responsabile, ci penserò io a ricordagli che lo è". Caso Pizza. A prescindere dall'esito finale dell'affaire, di chi sono le responsabilità? Marini allarga le braccia ma scuote la testa. "Non parlo perché fino al 29 aprile sono ancora la seconda carica dello Stato. In ogni caso, sarebbe uno choc insopportabile per il paese l'interruzione della campagna elettorale. Comunque state tranquilli: si voterà regolarmente. Di più non posso dire". Sul caos Alitalia, Marini dice: "La rottura della trattativa, viste le scadenze dell'azienda, è un fatto drammatico. Quando si rompe una trattativa, glielo dice un esperto, dire che la colpa è di una parte sola è sbagliato". Per il presidente del Senato, quindi, "non è possibile dare la colpa solo ad Air France". In ogni caso, "il fallimento è una sciagura che colpirebbe migliaia di famiglie". Segue appello: "Tutti riprendano la trattativa con spirito costruttivo. Non mi sento di dire "solo l'Air France". Anche i sindacati. Sennò, alla fine, il prezzo più alto lo pagheranno i lavoratori. Solo con la buona volontà delle parti si può fare il miracolo. Serve la consapevolezza che oltre questo tavolo c'è solo il salto nel vuoto". Obiettivi per il 15 aprile? "Senza farci carezze impossibili - dice Marini - mettiamoci d'accordo con gli "altri" e come primo punto della prossima legislatura leviamo 'sto mostro di legge elettorale dai piedi. Dev'essere la prima cosa". 04/04/2008.

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Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8 aprile riferirà al governo (sezione: Alitalia 2)

( da "Riformista, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Alitalia 3 il cda della magliana entro l'8 aprile riferirà al governo Police nuovo presidente, confermata apertura ad Air France Strauss-Kahn Il Fmi rivedrà al ribasso le stime di crescita dell'economia globale per quest'anno al 3,7%, con un taglio di mezzo punto. Lo ha affermato ieri il numero uno del Fondo, Dominique Strauss-Kahn parlando con i giornalisti. In precedenza il direttore del dipartimento ricerca del Fmi, Simon Johnson, aveva tenuto una conferenza stampa per presentare alcuni articoli del World Economic Outlook, riaffermando che la recessione è un "problema serio" e non riguarda solo gli Usa. Il presidente per Alitalia è stato trovato: il consiglio di amministrazione della compagnia di bandiera ha nominato presdiente della società il giurista Aristide Police, già membro del Consiglio dell'aviolinea. Il board dell'azienda tornerà a riunirsi l'8 aprile prossimo 8 aprile per completare l'esame della situazione finanziaria e patrimoniale della società, con il supporto di primari advisor finanziario e legale. Entro quella data, l'azienda riferirà la situazione al governo. Il cda ha inoltre "preso atto che, non essendosi avverate nei termini previsti condizioni di efficacia del contratto concluso con Air France-Klm il 15 marzo questa iniziativa è venuta meno; iniziativa che, peraltro - viene sottolineato in una nota della compagnia aerea - il consiglio continua a ritenere idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Quindi, la conferma di un'apertura ad Air France. Resta l'incognita. Chi è l'esorcista evocato dal dimissionario presidente di Alitalia, Maurizio Prato, come unica soluzione per risolvere la querelle del vettore della Magliana? L'ipotesi che circolava era quella della nomina di un commissario straordinario e della legge Marzano che congelerà i crediti delle banche portando però con sé conseguenze dolorose a livello di drastica riduzione dei costi. I nomi più accreditati, almeno stando ai rumours che hanno cominciato a circolare prima del Cda di Alitalia di ieri, erano quelli di Enrico Bondi, amministratore straordinario delle società del gruppo Parmalat dopo il crac Tanzi e soprannominato "the collector", e Andrea Monorchio, ex Ragioniere generale dello Stato che in questi giorni si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Almaviva, la società che attraverso la controllata Alicos gestisce per Alitalia una parte dei call center. Tutto deciso, quindi, onde evitare il fallimento? Dall'azienda, quando ancora il consiglio d'amministrazione era in corso, una fonte faceva sapere che l'ipotesi di commissario straordinario "è da escludersi al 98 per cento, per quanto ne sappiamo non c'è". E la Marzano? "Anche in questo caso non se ne parla adesso, più avanti". Quali ipotesi alternative, quindi? La risposta è un sconsolato "Boh? Penso che vogliano prendere tempo e tirare avanti, magari in attesa di un qualche ripensamento da parte di Air France a cui non credo assolutamente nonostante Letta stia lavorando per ricucire. Ripeto, prenderanno tempo per qualche giorno e poi si vedrà". Ma sondando gli umori delle parti in causa si capisce che l'ambasciata affidata ad Enrico Letta appare qualcosa di più di una disperata last resort : qualche margine - nemmeno troppo labile - potrebbe esserci anche a partire dal mezzo dietrofront dei sindacati che ora si dicono pronti a negoziare e parlare con tutti, definendo la loro proposta "non ultimativa e negoziabile". Al momento sembra difficile che Spinetta torni sui suoi passi ma in ambienti governativi fanno capire che le prossime "48-72 ore saranno fondamentali e prima di allora nessuna decisione, in primis quella del commissario straordinario, verrà presa in considerazione attivamente. Il presidente ora c'è. Anche perché comunque prima di chiedere la Marzano bisogna valutare determinate condizioni come quelle di certificare il reale stato della liquidità dell'azienda, capire quanto può andare avanti. Serve una ricognizione dei tecnici per questo, non è certo lavoro di poche ore. Tutti compiti che arricchiranno quel dossier che è ora sulla scrivania di Aristide Police. Insomma, il governo crede - o forse la disperazione per la situazione venutasi a creare lo porta giocoforza a credere - che quella di Spinetta sia stata la classica mossa per scompaginare le carte. La pensano così, ad esempio, a Milano, appendice del caos Alitalia. La vulgata vorrebbe infatti che quello inscenato mercoledì fosse un teatrino concordato e che avrebbe come presupposto l'accordo sottobanco tra governo e sindacati. I quali, però, hanno posto il problema di non poter accettare acriticamente il piano Air France salvo incorrere nell'ira dei lavoratori. Quindi il colpo di teatro, l'irrigidimento e la camera di compensazione di questi giorni frenetici che mettono davanti agli occhi di tutti, lavoratori in testa, il baratro del fallimento. Il problema però è anche un altro. Se si va in legge Marzano con l'istituzione di un commissario straordinario cambia tutto lo scenario italiano, non solo quello di Alitalia o di Malpensa. Da Sea fanno sapere che "su Alitalia non contiamo più dal 30 marzo: la cassa integrazione è attiva e l'operazione per agganciare nuove compagnie prosegue". Finora sono venticinque (tra cui Emirates, Malaysia, Qatai, Korean, Saudi Arabia) ma non possono subentrare perché i patti bilaterali sono in mano ad Alitalia che li utilizza su Fiumicino. Ma il dilemma è questo: se si va in regime di legge Marzano, i patti bilaterali decadono e quindi si liberano i diritti di traffico su Malpensa? Un'altra ipotesi su cui riflettere molto prima di dire no ad Air France. 04/04/2008.

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Alitalia e Prodi spingono Air France (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Alitalia e Prodi spingono Air France di Paolo Stefanato Il cda della compagnia: "E' l'unica soluzione. Tempo fino all'8 aprile". Il premier spezza l'asse tra Pd e sindacati. E Spinetta aspetta che cali la tensione Milano - Il tempo non è scaduto. Il consiglio di amministrazione dell'Alitalia, che ieri ha tenuto un'altra riunione fiume dopo la rottura con Air France, ha deciso di fissare una nuova data: l'8 aprile, martedì prossimo. Entro quel giorno il cda, dopo gli opportuni approfondimenti con gli advisor finanziario e legale, "verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale". Già ieri buona parte della riunione è stata dedicata all'esame della situazione economica. Il consiglio, preso atto dell'essere venuta meno la validità del contratto con Air France, non essendosi avverate nei termini previsti le condizioni di efficacia, ha tuttavia dichiarato ufficialmente di continuare a ritenere - attraverso la nota diffusa dopo la riunione - che la proposta di Air France continua a essere ritenuta "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno a una crescita profittevole". In altre parole: o entro l'8 aprile si ricuce lo strappo con Parigi, oppure - si deduce - sarà richiesta l'amministrazione controllata. La Borsa ha provveduto in serata a sospendere il titolo Alitalia fino a quella data. La continuità aziendale, infatti, in assenza di un concreto piano di risanamento che ormai può essere garantito soltanto a un acquirente, non potrà essere accertata; e l'unica strada possibile sarà quella di chiedere la tutela giudiziale. Continuità significa avere concreta prospettiva di salute e sopravvivenza dell'azienda; lo stato finanziario (un indebitamento a quota 1,4 miliardi, una cassa scesa a 180 milioni e ridottasi di 100 milioni in un mese soltanto) non è tale da garantire questa prospettiva, anche tenendo conto che l'erosione di credibilità provocata alla compagnia dalla situazione attuale sta provocando un calo delle vendite sul mercato; e in questo periodo cominciano gli acquisti di viaggi per i mesi estivi. Il cda di Alitalia ha preso atto delle dimissioni di Maurizio Prato, ringraziandolo per l'impegno nel suo "breve ma difficile mandato", e ha nominato presidente, al suo posto, Aristide Police, avvocato napoletano quarantenne e professore universitario, esperto in diritto amministrativo e già membro del consiglio. Nella prossima seduta il cda coopterà un nuovo consigliere. Restano dunque quattro giorni pieni per trovare una soluzione che, allo stato, appare a senso unico: Air France. In caso contrario sarà imboccata l'incerta via del commissario. Ieri, per tutta la giornata, i segnali erano andati proprio in questo senso, con il governo impegnato a cercare di recuperare "il filo della trattativa" come ha detto da Bucarest in serata il presidente del Consiglio, Romano Prodi. "Mi auguro che prevalga il buon senso" ha dichiarato. Una nota ufficiale in questo senso è stata diffusa nel pomeriggio da Palazzo Chigi. "Il governo procederà a verificare se esistano ancora margini di accordo tra Air France-Klm e sindacati su Alitalia dopo la rottura ed è impegnato a garantire la continuità nel governo aziendale della compagnia aerea italiana". La vicenda è stata oggetto di un vertice in mattinata tra il sottosegretario Enrico Letta, e i ministri dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dei Trasporti, Alessandro Bianchi, e dello Sviluppo Pier Luigi Bersani. I primi tre si sono incontrati anche nel tardo pomeriggio. Letta proverà a ricucire con Air France nelle prossime 48 ore. Turbolento il fronte sindacale, a cui viene attribuita la responsabilità della rottura con Air France. Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, è stato esplicito: la trattativa deve ripartire. Tra il personale di volo è stata presa l'iniziativa di una raccolta di firme pro-Parigi, mentre alcuni lavoratori avrebbero restituito, per dissenso, le proprie tessere. Una lunga riunione intersindacale ieri ha registrato comunque un ammorbidimento dei toni e la disponibilità a tenere aperta la porta della trattativa con Air France. Il documento presentato dalle otto sigle presenti al tavolo negoziale, e respinto da Jean-Cyril Spinetta - è stato detto - non è una proposta ultimativa ma è negoziabile. Il sindacato respinge a priori "accordi capestro": il "messaggio" è stato lanciato, nel corso di una conferenza stampa, da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Ugl, Sdl, Anpac, Up, Anpav e Avia. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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I sindacati: "Nessun passo indietro" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 I sindacati: "Nessun passo indietro" di Redazione A chiarire la posizione delle otto sigle sindacali, che al tavolo della trattativa sulla vendita di Alitalia hanno visto andar via Air France-Klm, è il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi: "Le nostre proposte sono lì e sono negoziabili, ciò che non è stato possibile fare con Air France" Roma - Il sindacato "non ha fatto nessun passo indietro, è passato un messaggio sbagliato, non abbiamo ritirato la nostra proposta e quelle esigenze restano sul tavolo". A chiarire la posizione delle otto sigle sindacali, che al tavolo della trattativa sulla vendita di Alitalia hanno visto andar via Air France-Klm, è il segretario nazionale della Filt-Cgil Mauro Rossi. Prima di entrare in Alitalia per un incontro con l'azienda, a cui oggi non partecipa alcun rappresentante del gruppo franco-olandese mentre è presente anche la Uiltrasporti che aveva abbandonato il negoziato con Air France-Klm, Rossi ha ribadito che "le nostre proposte sono lì e sono negoziabili, ciò che non è stato possibile fare con Air France". Incontro che è cominciato nel quartier generale di Alitalia alla Magliana. Alla riunione non è presente il nuovo presidente, Aristide Police, nominato ieri dal Cda dopo le dimissioni di Maurizio Prato. Al tavolo, per Alitalia, siede un gruppo di dirigenti tra i quali il capo della divisione passeggeri e cargo, Giancarlo Schisano, e il capo del personale, Massimo Cestaro. A proposito dell'incontro di con l'azienda, il dirigente sindacale ha spiegato che "Alitalia deve fare quello che deve per realizzare le operazioni che producano la redditività necessaria per andare avanti nei prossimi mesi". Alla domanda sulle dimissioni dell'ex numero uno di Alitalia, Maurizio Prato, Rossi ha spiegato che "fanno mancare un interlocutore serio. Non conosciamo il suo sostituto" nominato ieri dal Cda nel consigliere Aristide Poli "speriamo che sia altrettanto serio". Il presidente dell'Unione Piloti, Massimo Notaro, ha spiegato che i sindacati sono tornati oggi in azienda "per conoscere il nuovo presidente a cui offriamo tutta la collaborazione e speriamo che confermi la continuità aziendale". Sulla possibilità di un ritorno di Air France-Klm al tavolo negoziale, Notaro ha osservato che se dal gruppo d'Oltralpe "ci saranno aperture a trattare occorrerà ripartire dai numeri perchè se si ripresenta con gli stessi numeri che abbiamo contestato la strada è impercorribile. Se si presenta riducendo i tagli su aerei ed esuberi allora ripartiremo. Spinetta ha fatto il suo mestiere in maniera egregia". Alla domanda se fossero stati contattati dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta che ha avuto dal governo il mandato di 48 ore per riallacciare il dialogo con Air France-Klm, Notaro ha risposto di non averne avuti personalmente: "Speriamo faccia bene il suo lavoro - ha sottolineato - ne abbiamo bisogno noi e il Paese". Il segretario nazionale della Uiltrasporti, Marco Veneziani, auspica che dall'incontro con l'azienda oggi "arrivino discrete notizie. Sarà un incontro interlocutorio per la presentazione del nuovo presidente"". Veneziani ha sottolineato che "non sono stati i sindacati ad aver chiuso la trattativa, è stato Spinetta che se ne è andato. L'Alitalia è sempre compagnia dello Stato e credo nella possibilità di un ulteriore piano industriale perchè non è che c'è solo Air France e le loro condizioni. Comunque - ha ribadito il rappresentante della Uiltrasporti - sarebbe meglio aspettare le nuove elezioni affinchè il nuovo governo si impegni per una soluzione. Resta il fatto che se Air France viene a più miti consigli e cioè con meno esuberi e più aerei ne possiamo riparlare perchè non ci può dire 'o questo o niente'. Gli esuberi indicati da Spinetta sono raddoppiati rispetto all'offerta iniziale e questo non è sopportabile. Nell'ultima proposta erano oltre 3 mila mentre per noi potrebbero essere la metà". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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ATITECH, A RISCHIO LE CONSEGNE DEGLI AEREI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 04-04-2008)

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Atitech, a rischio le consegne degli aerei FRANCESCO VASTARELLA Cinque giorni di blocco delle lavorazioni all'Atitech di Capodichino potrebbero avere conseguenze più pesanti del previsto sulle casse dell'Alitalia. Con i ritardi delle lavorazioni dei velivoli, dalle compagnie potrebbero arrivare richieste di risarcimento e penali. Non a caso, al primo giorno di rientro, ieri, dopo le manifestazioni e i blocchi dell'aeroporto oltre che le manifestazioni a Roma, ai sindacati è arrivato subito una richiesta: disponibilità a effettuare turni straordinari per recuperare il tempo perduto. Ma con una vertenza in corso tanto aspra la risposta dei sindacati non ha potuto fare altro che rinviare alla verifica con i lavoratori. Sebbene venga data per scontata la buona volontà e la disponibilità a collaborare da parte degli operai e dei tecnici. "Abbiamo subito avviato una serie di colloqui, speriamo di dare entro fine settimana la risposta - dice Tullio Gaudelli, esponente Uil dell'Atitech -. Al momento sono sospese tutte le agitazioni, in attesa dell'evolversi della situazione. Ma rispetto alla richiesta di straordinari una riflessione si rende necessaria". Negli hangar dello stabilimento di Capodichino ci sono aerei A300, Md80, 737 affidati non solo da Alitalia ma anche da compagnie straniere. "Siamo in grado - sottolinea Antonio D'Auria, della Cgil - di operare su ben cinque famiglie di diversi velivoli, a testimonianza dell'alto livello di competenza raggiunto da Atitech". "Nelle iniziative in ogni modo cercheremo di tutelare la nostra azienda - dichiara Pasquale Lione, dipendente Atitech e segretario provinciale Ugl trasporti -. In ogni caso, non è facile da digerire il fatto che in questa difficle vertenza la politica scarichi le sue colpe sul sindacato". Alla ripresa di ieri hanno potuto presentarsi ai lavoratori anche il nuovo direttore amministrativo, Giovanni Meo, e il nuovo direttore del personale, Vincenzo Lioce, arrivati martedì in sostituzione dei predecessori andati in pensione. I due nuovi dirigenti provengono dalla Ms di Roma, azienda di motori sempre del gruppo Alitalia. Altri due dirigenti sono stati invece trasferiti da Capodichino a Roma nell'ambito del riassetto organizzativo del gruppo. "Da parte nostra agiremo con il massimo di responsabilità - sostiene Giovanni Aruta, della Rsa e segretario Cisl -. Il nostro impegno primario sarà difendere il lavoro e l'azienda anche nei confronti dei clienti, ovvero delle compagnie internazionali che si fidano delle nostre capacità tecniche e mettono nelle nostre mani la vita dei passeggeri che voleranno sugli aerei che ripariamo. Che resti nel perimetro Alitalia o che ne esca il know how e l'affidabilità di Atitech sono un patrimonio da tutelare".

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I sindacati ci ripensano e vogliono trattare (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 04-04-2008)

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Stampa Alitalia torna a Parigi I sindacati ci ripensano e vogliono trattare Il sindacato ci ripensa. Parigi, forse è veramente per Alitalia l'ultima spiaggia prima di danni ben peggiori. Così a sole 24 ore dalla rottura delle trattative le organizzazioni dei lavoratori vogliono riprovare a trovare un'intesa. "Siamo pronti a trattare" hanno detto ieri le sigle più rappresentative. E in casa Alitalia prendono subito la palla al balzo. Nessun allarmismo al cda convocato ieri per analizzare la situazione dopo l'addio di Jean Cyril Spinetta (ad di Air France). Così al posto del dimissionario Maurizio Prato, è arrivato il giurista Aristide Police, già membro del cda. Lo stesso organo dopo una riunione durata sei ore ha ribadito che l'offerta di Air France resta "idonea ad assicurare ad Alitalia il ritorno ad una crescita profittevole". Anche se ha dovuto prendere atto che, non essendosi verificata la condizione del raggiungimento di un accordo con i sindacati "questa iniziativa è venuta meno": formalmente non c'è più alcun vincolo contrattuale a tenerla in piedi. Alitalia non può aspettare molto. L'8 aprile il consiglio di amministrazione completerà l'esame della delicata situazione finanziaria e patrimoniale della compagnia. Intanto ha deciso "di rappresentare al governo, per l'opportuna valutazione dei profili di interesse generale, che entro la prossima riunione verificherà la presenza dei necessari elementi che garantiscano la continuità aziendale", quindi la possibilità di andare ancora avanti con il peso di un indebitamento oltre 1,3 miliardi ed il rischio di una crisi di liquidità. Intanto il Governo non si è arreso: tenta di riannodare i fili della trattativa tra sindacati e Air France-Klm tessendo una rete di contatti. Parigi non commenta. Il Presidente Jean-Cyril Spinetta, nei primi contatti informali con Roma dopo il suo ritorno a Parigi, nel dare la disponibilità ad attendere l'esito del tentativo di mediazione del governo, avrebbe ribadito di credere "profondamente" nel progetto e di essere rammaricato della rottura del confronto con i sindacati, ma anche che i margini di apertura di Air France-Klm non possono spingersi fino ad accettare una proposta, quella dei sindacati, giudicata incompatibile con l'obiettivo di un rapido ritorno alla redditività. A Piazza Affari il titolo Alitalia è rimasto sospeso per tutta la giornata, e lo sarà ancora fino al cda dell'8 aprile. A Parigi invece, in controtendenza rispetto all'andamento in calo del listino, le azioni Air France-Klm hanno chiuso in rialzo del 2,44% a 19,35 euro: in apertura la Borsa francese aveva accolto la notizia della rottura delle trattative sul progetto Alitalia con acquisiti molto sostenuti, fino a portare le azioni del gruppo franco-olandese oltre il +6% a quota 19,90 euro. In vista della riammissione alle contrattazioni, che darà il segnale dell'umore del mercato sullo stop del progetto francese, la Consob mantiene alta l'attenzione sull'andamento del titolo Alitalia che dal momento della formalizzazione dell'offerta di Air France si è mosso con una estrema volatilità, con crolli e bruschi rialzi, tra continue sospensioni. Intanto il turbolento andamento della Alitalia sta pesando in maniera consistente anche sulle quote di mercato della compagnia. Nell'ultimo mese, secondo fonti di mercato, Alitalia ha visto ridursi del 40% il livello delle prenotazioni di voli intercontinentali e internazionale.

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Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

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N. 81 del 2008-04-04 pagina 0 Alitalia, diplomazie a lavoro: mercoledì nuovo incontro azienda-sindacati di Redazione Il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro della compagnia di bandiera Roma - Diplomazie al lavoro per ricucire lo strappo e riprendere così il confronto interrotto nei giorni scorsi: il governo conta di poter convincere Air France a sedersi nuovamente al tavolo del negoziato e le prossime ore saranno decisive per il futuro di Alitalia. Il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta ha confermato che ci sono contatti in corso in queste ore con Parigi: "Non vogliamo immaginare scenari drammatici, ma certo l'alternativa a un'intesa positiva con Air France - ha spiegato - non è un alternativa rosea, ecco perchè fino in fondo vogliamo cercare di trovare questa intesa" Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani ha dal canto suo spiegato che "è importante cercare di capire se questa rottura che c'è stata nelle trattative sia da considerarsi definitiva o se ci sia uno spazio per riprendere un terreno d'accordo. In queste ore stiamo verificando questo". Anche i sindacati, ha precisato il vicepremier Massimo D'Alema, vorrebbero riprendere il confronto. E quindi, in attesa di novità, i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato oggi stesso i vertici dell'azienda e hanno ribadito la loro posizione: il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi ha spiegato che le esigenze da loro indicate "restano ma sono negoziabili". Insomma, "nessun passo indietro", resta allo stesso tempo la volontà di aprire un confronto. Il prossimo "round" tra Alitalia e sindacati sul piano industriale messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato è previsto per mercoledì prossimo 9 aprile alle 11, dopo la riunione del Cda dell'aviolinea che martedì dovrebbe garantire la continuità aziendale. La trattativa insomma proseguirà per mettere a punto le necessarie operazioni per realizzare a pieno il piano industriale. Nel corso dell'incontro di oggi, i rappresentanti dei lavoratori avrebbero lamentato il comportamento dei dirigenti che, nelle manifestazioni di ieri, hanno appoggiato il piano Air France cercando di delegittimare le organizzazioni sindacali. Su Alitalia, restano alti i toni anche della polemica politica: D'Alema ha criticato l'appello di Berlusconi agli imprenditori di offrire una "fiche" per Alitalia. La fiche, ha detto il vicepremier, va bene "per giocare a poker, sulla pelle dei lavoratori e degli interessi del Paese. è veramente una cosa vergognosa". Pronta la replica del candidato premier del Pdl: "D'Alema ne dice tante...". Anche Veltroni è intervenuto facendo notare che "il dossier Alitalia, per cinque anni, è stato sul tavolo della destra che non ha risolto il problema e si sono buttati 2,5 miliardi di euro, e ancora oggi si cerca di impedire la soluzione". Il titolo dell'aviolinea resta sospeso in Borsa fino all'8 aprile (compreso), quando sarà pronta la ricognizione sulla situazione patrimoniale e finanziaria della società Alitalia e sindacati si incontreranno il 9 aprile per discutere l'eventuale attuazione del piano "stand alone" che era stato messo a punto dall'ex presidente, Maurizio Prato, secondo una fonte sindacale. L'8 aprile è previsto un cda Alitalia. Al momento le trattative con Air France per la cessione del 49,9% di Alitalia in mano al Tesoro sono interrotte. "Ci sarà un nuovo incontro mercoledì dopo il cda sulla continuità aziendale. Acquisita la continuità si proseguirà a fare il confronto su quello che c'è da fare per attuare ed eventualmente ottimizzare il piano Prato", ha riferito stamani una fonte sindacale a margine di un incontro con l'azienda. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Piccolo sfogo sul meraviglioso Ferrara (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Cari comensali in questa campagna elettorale moscia, piena, come sempre, di promesse, le quotazioni di Ferrara salgono. Almeno, ovviamente, per me. Gli lanciano le pietre e lui risponde. Va nelle piazze con idee pazze. é un simbolo di passione e di politica. E divide, ma fa pensare. é adorabile. Scritto in Varie Non commentato " (No Ratings Yet) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16Mar 08 Alitaglia/2 Cari commensali, l'amico Gamaximo scrive: "Egr. Sig. Porro, come certamente avrà inteso sono uno tra i sostenitori del fatto che Alitalia debba essere venduta ad una società privata che abbia le competenze per rimettere a posto una situazione che noi, in vent'anni, non siamo stati capaci di sistemare. Mi sembra tra l'altro che Air France-KLM possa essere proprio la soluzione giusta ma .. le ultime notizie trapelate questa mattina, dopo la lunga riunione dei vertici Alitalia, mi fa pensare che forse sarebbe il caso di rivedere la cosa. In pratica, sembrerebbe, che AF-KLM vogliano acquistare il pacchetto Alitalia ad esclusione di AZ service cioè comprando a poco più di niente una società che in effetti vale poco ma lasciandoci una società ( 10.000 persone) che vive sui servizi dati agli aeromobili e a tutto quanto ci gira intorno ma ..togliendoci gli aeromobili. Cosa vuol dire? Che affare è? In pratica mi sembra che ci venga offerto un bel panino imbottito da quale viene sfilato in prosciutto! Cosa ne dice? Forse bisognerà dire ad AF-KLM che gli affari bisogna farli in due !!". Sapete che vi dico: qualche sospetto mi inizia a venire anche a me. Sono da 20 ore in viaggio: sono andato a Los angeles, ovviamente via Monaco. E sono ancora qui, a Monaco, che aspetto la mia coincidenza per Malpensa. Sono disponibile, ma anche rattristato, di non avere un volo diretto da Milano a Lax, ma il costo di questo sacrificio deve valere la pena. Certo, poi penso al servizio e al costo di Alitalia peri contribuenti, e mi viene un po' di pessimismo. L'idea che Airfrance si compri Alitalia, ci sposti a Parigi, e non si prenda tutto il "pacco" mi fa però imbufalire Scritto in Varie Commenti ( 44 ) " (4 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 06Mar 08 Morti di ipocrisia Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente mortale con il motorino mentre vado a fare un'intervista, sarei considerato, per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno pensa dunque che il mio datore (l'odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile, soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore. Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (13 votes, average: 4.77 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 26Feb 08 Il grano e gli Aerei puliti Ieri le quotazioni del grano sono balzate del 25 per cento, toccando il record di 12 dollari per bushel (così si chiama l'unità di misura delle materie prime alimentari) al Chicago board of trade. Si tratta di un record storico. La causa scatenante deriva dall'annuncio del Kazakistan di mettere un dazio all'export di grano. Così come quelli appena applicati dalla Russia, i grandi granai del mondo sono preoccupati dall'aumento dei prezzi del grano nei loro paesi e dunque adottano politiche protezionistiche. A ciò si aggiunga che le raccolte mondiali non sono andate particolarmente bene. Ma il fattore scatenante è l'utilizzo dei prodotti della terra per fare biocarburanti. Grazie ai sussidi negli stati uniti il 4 per cento del Mais è stato prodotto per fini energetici. Come era facilmente prevedibile il prezzo dei prodotti base alimentari sta andando alle stelle. Proprio ieri uno dei quattro motori del Boeing 747 della Virgin sulla rotta Londra Amsterdam è stato alimentato con una miscela (il 20 per cento) di Biofuel. Perfetto i nostri areoplani (che secondo le stime contribuiscono a meno del per cento dell'effetto serra) saranno in futuro puliti. Se il prezzo da pagare è avere il raddoppio del valore delle materie prime alimentari (è quanto è avvenuto da gennaio) pazienza. O no? Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (5 votes, average: 5 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 21Feb 08 Biocarburanti ed effetto serra: quante balle Non vi fidate del sottoscritto. Anzi non citatemi proprio. Ma quando state in un bel salotto progressista e si parla di effetto serra e di carburanti alternativi citate l'ultimo studio della rivista Science: non certo una pattuglia di inquinatori con il Suv. Anzi fate di più appuntatetevi questo indirizzo internet (un po' lungo per la verità) con la sintesi della ricerca: http://www.sciencemag.org/cgi/content/abstract/1151861 Sostengono, contro tutte le mode del momento, che i biocarburanti contribuiscono a peggiorare il cosiddetto effetto serra, quasi raddoppiandolo. E che lo sfruttamento intensivo delle terre per la coltivazione estesa di biocarburanti danneggia l'ambiente più di quanto faccio l'uso del petrolio. Scritto in Varie Commenti ( 41 ) " (16 votes, average: 4.31 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 10Feb 08 "243 e il 68 24 nasce da un'idea geniale di Joel Surnow: scandire 24 ore di panico, seguendole passo passo in una fiction televisiva in tempo reale. E' il ticchettio di una bomba che inesorabilmente sta per scoppiare e che i nostri eroi cercano di disinnescare. Ogni stagione di "243 (nata nel 2001) dura dunque 24 episodi da un'ora (è il trucco e l'originalità della serie televisiva). L'eroe Jack Bauer e i suoi compagni si trovano sempre davanti ad un dilemma: privilegiare la sicurezza o rispettare la libertà. La gravità della situazione, li porta sempre e comunque a privilegiare la prima. Insomma dietro alla fiction si pone una questione fondamentale dell'america di oggi: a che punto si possono violare le libertà individuali? Le scene di tortura sono numerosissime e per la prima volta sono sempre perpetrate dai buoni a danno dei cattivi: rovesciando il copione tipico del cinema americano. Surnow se ne frega. Figlio di un venditore di tappeti in bolletta e per di più democratico, studente alla liberal Berkeley, Joel è diventato un'icona dell'America conservatrice post 9/11. Ed una figura rara del business holliwoodiano, per la maggior parte liberal. "243, seguitissimo, sta istillando tra i giovani americani un'idea dell'uso della forza e della lotta contro i nemici (oggi i fanatici islamici) diametralmente opposta a quella liberal della generazione del 68 (la lotta ai comunisti). Non è detto che sia un bene. Scritto in Varie Commenti ( 9 ) " (7 votes, average: 4 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 05Feb 08 Economia di Guerra Ieri Bush ha presentato la sua finanziaria. Ecco qualche ingrediente. La spesa pubblica americana toccherà per la prima volta i 3000 miliardi di dollari (la piccola Italia spende un quarto e cioè 750 miliardi di euro). Anche gli Usa avranno a che fare con un deficit di Bilancio, come dalle nostre parti, sarà intorno al 3 per cento del Pil. 1600 miliardi di spesa pubblica (più della metà del totale) vanno in assistenza sanitaria e pensioni. Mentre la Difesa avrà un bilancio di 515 miliardi di dollari. Si tratta del 4 per cento del Pil. Durante la guerra in Corea era al 9 per cento, durante il Vietnam era al 13 e durante la seconda guerra mondiale al 35,38 per cento. Afganistan e Iraq alla fine del 2009 saranno complessivamente costate (a partire dal 2001) quasi mille miliardi di dollari. Qualche considerazione iniziale. 1. Nonostante la sforzo bellico, gli Usa spendono "solo" quattro volte quando si faccia da noi. 2. Il deficit americano, che fa gridare allo scandalo, sarà più o meno pari al nostro, ma sconta il solito impegno bellico. 3. Bush "guerrafondaio", spende, in termini relativi, meno, molto meno, dei suoi colleghi che lo hanno proceduto. 4. Da quando sono iniziate le due guerre, sono stati approvati tagli fiscali per 1,3 miliardi (che scadranno nel 2011) Scritto in pol economica Commenti ( 17 ) " (15 votes, average: 4.13 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 27Jan 08 Boudon e la giustizia sociale Ho recentemente letto uno studio sociologico fatto da Frohlich e Oppenheimer e riportato da Raymond Boudon. Sono stati scelti due gruppi di cittadini (usa e polacchi) ed è stato loro chiesto di optare per un principio di giustizia sociale al buio (con relativa distribuzione del reddito) 1. seleziona una distribuzione che massimizzi il livello medio del reddito 2. seleziona una distribuzione che massimizzi il livello più basso del reddito (principio della giustizia di Rawls) 3. seleziona una distribuzione che massimizzi il reddito medio e definisca un reddito minimo (dunque questo principio non implica che il valore minimo di reddito sia il più alto possibile come per Rawls, ma che ci sia comunque una soglia minima) 4. seleziona una distribuzione che massimizzi il reddito medio e che stabilisca che le differenze tra i redditi non superino una certa soglia. Nell'esperimento inoltre ai soggetti veniva detto che una volta scelto uno dei quattro principi, loro stessi sarebbero stati posizionati all'interno della distribuzione derivante dal principio scelto, in una delle diverse classe di reddito, ma in modo casuale. In buona sostanza la scelta di ciascuno nel panel avrebbe avuto un impatto sul proprio reddito. Per i componenti del panel la scelta però non sarebbe stata influenzata da interessi personali, poichè il loro livello di retribuzione sarebbe stato determinato in maniera casuale. Ebbene il risultato,largamente vincitore (quasi 80 per cento sia per americani, sia per polacchi) è stato il principio numero 3. E la secca bocciatura dei principi di giustizia sociale rawlsiani secondo i quali sono da preferire distribuzioni di reddito che massimizzino il reddito minimo, anche a scapito del reddito medio. La lezione che Boudon trae è che gli individui privilegiano, al buio, una situazione di crescita per tutti, ma con un'assicurazione (il reddito minimo per chi corre di meno). E dunque che la distribuzione del reddito prediletta è di tipo meritocratico e non egualitaristico. Scritto in citazioni Commenti ( 16 ) " (14 votes, average: 3.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 22Jan 08 Mastellate Siamo un po' fuori tema, ma tant'è. Il governo è in crisi poichè il suo ministro di giustizia e il partitino che guida si sono sfilati della maggioranza. E' una crisi più grave delle tante altre vissute dal governo Prodi, essenzialmente per due motivi. 1. La chiesa si è messa di traverso, agitando così l'anima cattocomunista che è forte nella maggioranza. Più della questione Dico, lo schiaffo al Papa, benchè non direttamente nato a Palazzo Chigi, brucia oltre tevere. E si ha l'impressione che in questo caso non si sia porta la guancia. 2. la magistratura, con un'indagine che sembra una farsa, ha colpito al cuore. Il governo rischia di cadere non dunque per la sua incapacità politica, non per la sua inadeguatezza economica, non per le sue vessazioni fiscali, non per la sua timidezza internazionale, non per la sua incapacità a gestire la munnezza. No, cade perchè due grandi poteri si sono messi di traverso. La gioia di una possibile caduta di Prodi è mitigata dalla risibilità dei motivi per i quali è cagionata. Scritto in Varie Commenti ( 21 ) " (16 votes, average: 3.06 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 15Jan 08 Renditiamoci conto In altra discussione e con gli interventi graditi dell'Avvocato Matteucci abbiamo cucinato il tema della tassazione delle rendite finanziarie. Val la pena, però riservare uno spazio ad hoc. Butto in pentola qualche ingrediente. 1. La tassazione delle rendite finanziarie in Italia è tra le più basse del mondo: bloccata al 12,5 per cento sia per i rendimenti delle obbligazioni (compresi i titoli di stato) sia per i capital gain sulle azioni. 2. Ci si dimentica però sempre di dire che la tassazione del risparmio è la più odiosa delle tasse: in quanto è una doppia tassazione. Insomma i quattrini che vengono investiti in Borsa o nei Bot non cadono dal cielo; sono frutto dei redditi da lavoro o di impresa, che a loro volta sono stati già tassati. Quando si pone l'accento sul punto 1, si dimentica di dire che i quattrini risparmiati e investiti sono al netto di una tassazione che in Italia è la tra le più alte del mondo. 3.Nel 2007 (e con ragione) si è chiesto agli italiani di farsi una pensione complementare e integrativa di quella pubblica. Ebbene i fondi pensione che investono largamente in titoli di stato italiani, con l'aumento della tassazione delle rendite finanziarie, rischiano di rendere ancor meno di quanto hanno fatto negli ultimi anni. A tutto discapito dell'assegno previdenziale che ci aspetterà. 4. L'ultima volta che si è aumentata la tassazione sui Bot si è detto che era una partita di giro. e cioè che le maggiori tasse venivano compensate dai maggiori rendimenti che avrebbero dovuto riconoscere i titoli di stato per mantenere la loro appetibilità. Ora il mercato è però e dunque questo fenomeno non accadrà più. Mi spiego meglio. Diciamo che un Btp decennale renda il 4,3 per cento. Se la tassazione dovesse passare dal 12,5 al 20 per cento, come minaccia il governo, il rendimento netto del titolo dovrebbe diminuire circa del 7,5 per cento (o meglio il 7,5 per cento del 4,3 per cento, abbassando il rendimento netto circa al 4 per cento). Infatti la gran parte del nostro debito pubblico è in mano ad investitori lordisti, che le tasse non le pagano con la cedolare secca. Cari commensali la tassazione delle rendite finanziarie, che renderà molto poco in termini di gettito, sembra più un ipocrita accanimento sociale (che poi si rivelerà come al solito controproducente per i più deboli) che una buona manovra di equità fiscale. Dove sono finiti tutti quei progressisti che scomodavano Einaudi: qualcuno si ricorda cosa scrisse sul risparmio? Scritto in pol economica Commenti ( 12 ) " (17 votes, average: 3.18 out of 5) Loading ... Il Blog di Nicola Porro © 2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico Post precedenti Chi sono Nato a Roma, vivo a Milano. Lavoro da qualche anno al Giornale e scrivo di economia e finanza. Tutti gli articoli di Nicola Porro su ilGiornale.it contatti Categorie burocrazia (1) citazioni (2) finanza (9) pol economica (18) Varie (31) Ultime discussioni gamaximo: Bene, a questo punto credo che abbiamo avuto un colpo di fortuna. La trattativa tra sindacati e Air France... Giulio di Siena: Addossare ogni responsabilità del fallimento delle trattative con Air France alle sortite di Silvio... romeo: a leggere i commenti sulla vicenda Alitalia a me sembra che molti la affrontano come tifosi (W e abbasso) e... SALVO: Sig. Mario, ho capito che Lei lavora in Alitalia e, sì ha colto nel segno..ho viaggiato poco con Alitalia,... Baggiani: Tranquilli, con la scusa di Pizza tengono su ancora un po' 'sto Governo e trovano la soluzione... 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LA LEGA VINCE: AIR FRANCE VOLA VIA (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Spinetta lascia e Prato si dimette. BOSSI: Alitalia e Malpensa tra i primi problemi che risolveremo MARONI: ottima notizia, adesso spazio per altre cordate. CALDEROLI: Padoa Schioppa se ne vada subito LA LEGA VINCE: AIR FRANCE VOLA VIA ALESSANDRO MONTANARI All improvviso il terremoto: Air France fa aperture sugli esuberi, la flotta, il Cargo e gli stabilimenti Atitech ma i sindacati, ancora orfani della Uil, presentano una controproposta che Jean-Cyrill Spinetta respinge, abbandonando il tavolo della trattativa. "Questa proposta non è accettabile perché non rientra nel mio mandato", avrebbe risposto il manager francese ai rappresentanti sindacali, definendosi "contrario a livello personale" e aggiungendo una postilla che lascia pochi spiragli: "Porterò la proposta al cda ma dubito che accetti perchè... ... richiede molti mesi di lavoro e questo Alitalia non può sostenerlo. I suoi problemi vanno affrontati oggi". Laconico, ma emblematico il commento del presidente della compagnia di bandiera italiana Maurizio Prato: "Questa azienda - sbotta - ha una maledizione e solo un esorcista può salvarla". "Ho fallito - avrebbe poi aggiunto - e ora devo dare un segnale personale forte". E il segnale sono le dimissioni. Sorride, invece, la Lega che chiede le dimissioni di Padoa Schioppa e, per Alitalia, propone due soluzioni: legge Marzano o cordata italiana. Umberto Bossi promette che questo sarà il primo disastro di Prodi che il governo di centrodestra risolverà: "Alitalia - spiega il Segretario - è un grosso problema ereditato dal passato. E per Malpensa bisogna trovare una grande compagnia che abbia interesse a fare atterrare qui i suoi aerei". Nel documento sottoposto ai manager Prato e Spinetta, le otto sigle sindacali ponevano tre condizioni: non chiudure le attività Cargo, dismettere un numero minore di aerei e far partecipare la finanziaria del Tesoro, Fintecna, all aumento di capitale previsto con una quota di minoranza conferendo l intera quota che possiede in Az servizi alla Nuova Alitalia . La vera novità della controproposta sindacale riguardava proprio l irruzione nella partita della finanziaria del Tesoro. "Ciò - spiegavano le parti sociali - determina una capitalizzazione maggiore della nuova azienda rendendo più solida la prospettiva di rilancio della nuova Alitalia". La lunga giornata di trattativa era cominciata sotto cattivi auspici, con l audizione del ministro dell Economia alla Commissione della Camera durante la quale Tommaso Padoa Schioppa era stato alquanto ultimativo: "O Air France o il commissarimanento", aveva detto a chiare lettere il titolare di via XX Settembre ponendo limiti temporali di poche ore per la chiusura dell accordo. Un aut aut maldigerito dai sindacati. "Le dichiarazioni di Padoa-Schioppa - replicava secco il segretario nazionale Filt-Cgil Mauro Rossi - sono irresponsabili e potrebbero far saltare la trattativa. Per fortuna il sindacato è più responsabile del ministro e vuole raggiungere un intesa. La trattativa finirà quando ci sarà un accordo ed i tempi devono essere quelli che servono". Durissimo anche il presidente dell Unione Piloti, Massimo Notaro che al ministro rispondeva così: "Mi chiedo se si voglia, a dieci giorni dalle elezioni, impedire al nuovo governo ciò che gli compete di diritto: cioè governare la nazione, dirigere i processi, decidere il futuro di Alitalia". Poi la controproposta sindacale e la rottura, motivata da Air France in quanto il documento "non è compatibile con l obiettivo di un rapido ritorno alla redditività". Impossibile, per i francesi, "mantenere nel perimetro di Alitalia attività pesantemente deficitarie". Ora bisogna capire che fare. Quest oggi si riunirà il consiglio d amministrazione di Alitalia e probabilmente si terrà anche un consiglio dei ministri straordinario nel quale se ne vedranno delle belle. I sindacati, intanto, propongono di istituire una unità di crisi con manager e lavoratori. "Chiediamo - riferisce il presidente dell Anpav Massimo Muccioli - la creazione di una unità di crisi con manager, sindacati e lavoratori per gestire la situazione e garantire l operatività aziendale per evitare una situazione drammatica che è sotto gli occhi di tutti". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Riamessa la Dc di Pizza Elezioni, spunta l'ipotesi del rinvio Ma sono tutti contrari Roma - Il rischio di un rinvio delle elezioni evocato da Giuliano Amato ha compattato i due principali partiti. Sia il Popolo della libertà, con Silvio Berlusconi, sia il Partito democratico, con Walter Veltroni, giudicano improponibile un rinvio del voto. Dopo il polverone sollevato nella mattinata di ieri, Amato sta tentando la scalata a una parete di cristallo: nel tardo pomeriggio, dopo ore convulse, giunge la notizia che il Viminale ha incaricato l Avvocatura dello Stato di avanzare istanza di revoca dell ordinanza con cui la V sezione del Consiglio di Stato ha riammesso le liste della Democrazia cristiana di Giuseppe Pizza nella competizione elettorale. Al contempo, il Viminale ha dato incarico all Avvocatura dello Stato di proporre ricorso alle sezioni unite della Corte di Cassazione per regolamento preventivo di giurisdizione, affinché sia risolta una volta per tutte la questione della competenza a giudicare sul processo elettorale. La questione è sempre più controversa. I due principali partiti convergono anche sulla preoccupazione per il danno che un rinvio del voto (o la mera ipotesi dello spostamento) provocherebbe all immagine dell Italia nel mondo, già penalizzata dall emergenza rifiuti e dai casi Alitalia e mozzarella di bufala. Di certo Pizza aveva pensato a un pesce d aprile. E invece la notizia ha l ufficialità del Consiglio di Stato, che ha accolto il ricorso presentato dallo stesso Pizza e ha disposto l ammissione della lista alla consultazione elettorale del 13-14 aprile dalle quali era stata esclusa qualche settimana fa dal Viminale. Troppo confondibile con il simbolo di un altro partito della galassia ex Dc e cioè l Udc di Pier Ferdinando Casini, aveva sentenziato il dicastero guidato da Amato. Nonostante la magistratura avesse sancito la legittimità dell uso da parte di Pizza del simbolo della vecchia Democrazia cristiana. La sentenza del Consiglio di Stato rischia adesso di deflagrare nella competizione elettorale già avviata, destabilizzandola. "Spetta al governo e al ministro Amato rimetterci in condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti", aveva anticipato a caldo Pizza al Velino, adombrando l ipotesi del rinvio delle consultazioni. La Dc, infatti, ha meno di 15 giorni per condurre la campagna elettorale contro i 30 previsti per legge. La Dc di Pizza, prima di essere esclusa dalla competizione, aveva raggiunto un accordo con il Pdl al Senato in quindici regioni. La decisione finale nel merito, comunque spetterà al Tar del Lazio anche se, ha segnalato Amato, "è possibile che su questo procedimento si innesti un regolamento di giurisdizione da parte della Cassazione per valutare se i Tar sono o no competenti a intervenire nel procedimento elettorale". L ipotesi di far slittare il voto non piace a Berlusconi che si appella alla Dc: "Il Paese ha bisogno di un governo immediatamente operativo". Per il leghista Roberto Castelli l eventuale rinvio "costituirebbe una violazione della Costituzione". Per il collega di partito Calderoli rappresenterebbe "un danno economico enorme per il rinnovo di tutte le operazioni elettorali, ma questo sarebbe ancora niente rispetto al danno di un Paese che continua ad essere governato da Prodi ovvero il presta nome di Veltroni". Castelli: "Questa eventualità costituirebbe una violazione della nostra Costituzione". Berlusconi e Veltroni uniti nel no [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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Il disperato tentativo di Tps: Parigi o morte (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Dal ministro dell Economia l ultima carta in favore di Spinetta Il disperato tentativo di Tps: Parigi o morte Iva Garibaldi Roma - Air France o morte. Così a metà pomeriggio il ministro dell Economia, Tommaso Padoa Schioppa interveniva sulla vicenda Alitalia-Air France tentando di spingere per l ultima volta l acceleratore sul passaggio della compagnia di bandiera ai transalpini. Come a dire: il Governo uscente non è intenzionato a fare marcia indietro sulla vicenda della cessione di Alitalia alla compagnia aerea d oltralpe. Un concetto ribadito durante una lunga audizione alla Camera di fronte alle commissioni Bilancio, Trasporti e Attività produttive in riunione congiunta, insieme al ministro dei trasporti Alessandro Bianchi. "Se l offerta di Air France dovesse decadere ha detto il titolare del dicastero di via XX Settembre verrebbe meno l unica proposta di acquisto". Per il ministro, insomma, "una cessione a imprenditori privati è impossibile e comunque non risolutiva se non è accompagnata da una profonda ristrutturazione industriale che ricostituisca la capacità di produrre utili". Ma il ricatto continua perché senza passaggio ad Air France non ci sarà nemmeno il prestito ponte da parte del Governo e si andrà dritti verso il fallimento. L unica possibile alternativa sembra essere, per Padoa-Schioppa, l applicazione della legge Marzano, il provvedimento nato nel 2004 durante i grandi crack finanziari di Cirio e Parmalat che prevede misure straordinarie per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza. A parte il fatto che, come fa notare lo stesso Marzano, la legge è al momento inapplicabile all Alitalia perché "la condizione che fa scattare il provvedimento è una dichiarazione di insolvenza che non si è verificata", resta la faccia tosta di un ministro che afferma come "Malpensa non è un regalo ad Air France". Difficile chiamare in un altro modo lo smantellamento programmato, ed in parte già in atto, dell hub padano che finirebbe per essere tutto a favore di Parigi nel caso della cessione della compagnia di bandiera ad Air France. Per Roberto Calderoli è evidente "l assoluta e determinata volontà di questo Governo per una trattativa a senso unico che porterà alla svendita di Alitalia, a mettere in ginocchio Malpensa e tutto il sistema aeroportuale italiano, regalando il monopolio dei cieli ad una compagnia straniera". Durissimo anche Massimo Garavaglia secondo cui "Padoa Schioppa ragiona secondo le convenienze. Quando fa comodo, non bisogna pagare i risarcimenti alla Sea perché è un azienda di Stato, quando c è da vendere, anzi da svendere, Alitalia torna ad essere una azienda sul mercato che in quanto tale, deve attenersi alle regole del mercato". Per il deputato leghista "ormai Tps è senza ritegno: lui e i suoi amici sanno di avere perso e, insieme alle elezioni, hanno perso il senso della misura e del rispetto per i cittadini". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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<Una clamorosa conferma dell incapacità del Governo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

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GIBELLI: TRATTATIVA SBAGLIATA "Una clamorosa conferma dell incapacità del Governo" Iva Garibaldi Roma - Spinetta, numero uno di Air France, abbandona il tavolo delle trattative con i sindacati? "Air France pensava di comprare Alitalia al prezzo di realizzo, ai saldi del Governo Prodi - spiega Andrea Gibelli - L operazione evidentemente non gli è riuscita. A Prodi diciamo che questo fatto dimostra la gravità della situazione Alitalia e l inconciliabilità di interessi contrapposti tra Governo che vuole liquidare velocemente Alitalia, il sindacato che vuole mantenere elevati livelli di occupazione e la Sea che si sente tradita rispetto a contratti stipulati e non rispettati. Tutto questo dimostra che il percorso del Governo di andare nella direzione che mano mano è stata costruita era assolutamente sbagliato". Maurizio Prato per tutta risposta si è dimesso. Condivide questa decisione? "Non conosco i termini delle sue motivazioni ma evidentemente ha registrato che gli spazi della trattativa, vista la situazione della compagnia, erano prossimi allo zero. Ora la palla passa in mano al Governo". L ipotesi commissariamento è una soluzione? "Adesso bisogna attendere le risposte del Governo che si deve far carico di scelte che non abbiamo condiviso. Sarà difficile pensare a un nuovo presidente che in questo momento si assuma delle responsabilità". Lei ha risposto con parole di fuoco a Padoa Schioppa al termine dell audizione del ministro a Montecitorio. Giudica così negativa l opera portata avanti dal ministro? "L audizione di Padoa Schioppa è stata inutile e offensiva per il Nord nonché irrispettosa verso la necessità di garantire il mantenimento e lo sviluppo di Malpensa anche riguardo alle aspettative legate a Expo 2015. È paradossale e assurdo che nello stesso giorno, il 31 marzo scorso, in cui Milano vince la sfida dell Expo si certifica la chiusura del suo aeroporto. Il ministro è salito sulla cattedra e ha fatto la sua relazione usando la politica per non dare risposte, per sostenere le sue discutibili tesi e la scelta obbligata di cedere ad Air France. Un comportamento che ritengo offensivo". È vero, come ha affermato Padoa Schioppa, che ad Air France non c erano alternative? "All inizio i soggetti seduti al tavolo erano in nove ma poi sono andati tutti via a causa delle omissioni del Governo. Tra queste, quella di non dire che la Marzano poteva essere applicata da subito. Oggi Padoa Schioppa giustifica questa decisione con la necessità di dare ad Alitalia una possibilità in più alla compagnia, che altrimenti si sarebbe ridotta del 50 per cento. Una tesi tutta da dimostrare. E poi credo che sia meglio essere piccoli, ma padroni a casa nostra". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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La paura delle categorie <Lo scalo serve all Expo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

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La paura delle categorie "Lo scalo serve all Expo" Sostenere Malpensa e realizzare infrastrutture fondamentali come la Pedemontana e la Brebemi. Lo chiedono a gran voce le 260.000 aziende artigiane della Lombardia. Opere di per sè già strategiche per lo sviluppo economico del Paese e oggi irrinunciabili in prospettiva Expo 2015". Guido Cesati, segretario generale di Apa-Confartigianato Milano, intervenendo sul tema Expo 2015, si fa così interprete della preoccupazione del sistema imprenditoriale lombardo in relazione al futuro di Malpensa. "I fatti concreti, ovvero la cancellazione di moltissimi voli dell hub lombardo - conclude Cesati - non lasciano per ora intravedere prospettive positive. L importanza di Malpensa per chi fa impresa è sotto gli occhi di tutti. E sufficiente valutare il peso economico fatto registrare dall hub lombardo nel 2007 -conclude Cesati - per capire che ridimensionare Malpensa significa incatenare l internazionalizzazione e la competitività di migliaia di aziende". Anche secondo Carlo Sangalli, presidente della Confcommercio, "tutto quello che avviene a difesa dell Alitalia e di Malpensa non si può che vedere in maniera positiva". "Alla luce dell importante vittoria di Milano e dell Italia che tutti hanno celebrato con soddisfazione - ha detto Sangalli - tutto ciò che la politica e gli imprenditori fanno a favore dell Alitalia non può che essere visto con grande soddisfazione. Proprio a fronte di questa grande vittoria - ritengo - ha proseguito Sangalli - che non si possa arrivare a un pareggio beffardo con un depotenziamento della Malpensa, tenendo conto che sono previsti oltre 30 milioni di visitatori nei sei mesi dell Expo" [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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La compagnia si prende rotte inutili pur di uccidere Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Accordo segreto sui diritti di volo? La compagnia si prende rotte inutili pur di uccidere Malpensa Il problema è stato sollevato da Lavoce.info, approfondito il 30 marzo da Il Sole 24Ore e posto alla ribalta internazionale ieri dal Financial Times. Tanto che l "accordo confidenziale" fra Alitalia ed Enac sui diritti di traffico aereo assume sempre più i contorni di un segreto di Pulcinella. A rivelare le destinazioni è invece Panorama.it, che pubblica sul sito i principali contenuti della convenzione contestata dalle altre compagnie aeree italiane perchè impedirebbe la concorrenza. Nel documento riservato, di cui Panorama è venuto in possesso, si assegnano all Alitalia 63 diritti di volo verso destinazioni extracomunitarie. Per esempio verso Australia, Cile, Etiopia, India, Rep. Dominicana, Singapore, Sud Africa, Yemen, Arabia Saudita, Colombia, Filippine, Giordania, Libia, Macedonia, Nepal, Perù, Somalia, Angola, Iraq, Panama. A questi paesi si aggiungono Corea del Sud, Kuwait, Malaysia e Taiwan, rotte che Alitalia raggiunge attraverso accordi di code share con altre compagnie. Inoltre la convenzione attribuisce all Alitalia i diritti di volo della Volare (per esempio verso Mauritius, Maldive, Cuba e Giamaica), società rilevata dalla ex compagnia di bandiera attraverso un asta che è stata però contestata e che si dovrà rifare. La questione è delicata e prima o poi il ministro dell Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, sarà chiamato, secondo l agenzia il Velino, a rendere conto quanto meno dell accusa più pesante: aver spinto l Ente nazionale per l aviazione civile ad agevolare l offerta di acquisizione da parte di Air France-Klm. Ma procediamo con ordine. I collegamenti aerei fra l Italia e i paesi extra Ue sono regolati da trattati bilaterali fra Stati ed è l autorità pubblica dell aviazione a stabilire qual è la compagnia autorizzata a usufruire di tali collegamenti. Secondo Il Sole 24Ore il 14 marzo - lo stesso giorno in cui Parigi ha presentato l offerta vincolante per la Magliana - è stata firmata una convenzione fra Alitalia e l Enac che concede ad Air France la possibilità di decidere sulle rotte intercontinentali da e per l Italia in caso di acquisizione della compagnia di bandiera. Il 18 marzo, secondo quanto riportava il giornale di Confindustria, Padoa-Schioppa, ha inviato una lettera ad Alitalia e Air France in cui ricordava, fra l altro, che "nel futuro contesto di integrazione nel gruppo Air france-Klm sono riconosciute ed è garantito al vettore il mantenimento delle designazioni assentite per l esercizio per i servizi di trasporto di linea passeggeri, posta e merci sulle rotte internazionali extracomunitarie, ivi incluse quelle oggetto di accordi bilaterali o multilaterali allo stato non ancora modificati con la clausola di designazione comunitaria". La questione è ribadita dal Financial Times secondo il quale "numerose compagnie aeree italiane si starebbero opponendo a un accordo riservato sui diritti di traffico aereo stipulato tra Alitalia e l Enac che pare sia stato spinto dal governo ad agevolare l offerta di acquisizione da parte di Air France-Klm". L intesa, secondo il quotidiano della City, avrebbe fatto infuriare Alessandro Bianchi, nei confronti di Padoa-Schioppa. Il titolare dei Trasporti, infatti, sarebbe stato all oscuro dell accordo nonostante l Enac rientri nella sua giurisdizione. Il documento siglato fra l Ente nazionale per l aviazione civile e Alitalia "riassegna i diritti del traffico aereo per alcune rotte intercontinentali che si progettava di non utilizzare dall aeroporto di Milano Malpensa, ma che sarebbero di interesse per Air France-Klm". Secondo il Financial Times fra le compagnie pronte ad avviare un azione legale per avere accesso ai diritti di volo ci sono Air One, Blue Panorama, Eurofly, Air Italy e Neos. [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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La Lega: <Meno male, Padoa Schioppa si dimetta> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La Lega: "Meno male, Padoa Schioppa si dimetta" Una buona notizia dietro l altra. Dopo l assegnazione dell Expo a Milano, la Lega Nord può festeggiare per l addio di Air France dal tavolo delle trattative per l acquisto della compagnia di bandiera. "La notizia dell abbandono da parte di Air France, che spero definitivo - afferma Roberto Maroni - è molto positiva, perché quel piano non era una risposta positiva né per Alitalia né per Malpensa. Adesso si potrà aprire la trattativa ad altre cordate oppure usare la legge Marzano, come per Parmalat". "Padoa Schioppa si dimetta - tuona Roberto Calderoli -. Ancora una volta la Lega ha respinto il Barbarossa di turno che voleva fare razzia nel Paese. Ora gli imprenditori del Nord scendano in pista: l Expo non può attendere". "È un fallimento annunciato" grida l azzurro Maurizio Lupi che chiede al Governo di "procedere con un prestito-ponte per dare una possibilità concreta alla costituzione di una nuova cordata di imprenditori". Un ipotesi, quest ultima, caldeggiata anche da Paolo Ferrero che, da ministro comunista dell Esecutivo Prodi, è costretto a invocare il Cavaliere: "Ora Berlusconi ha il dovere di rendere pubblica la consistenza della cordata". Massimo D Alema invece non si rassegna all ennesima sconfitta e spera di recuperare i rapporti con Air France. Mentre per Roberto Formigoni le dimissioni di Prato erano "largamente prevedibili". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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Air France, quando anche Rifondazione faceva il tifo per dare tutto in mano a Parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Ripartiamo da qui. Dall empatia tra il Governo Prodi, il premier Jospin e l allora segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. A fine anno, quando Palazzo Chigi prende respiro dopo il documento italo-francese sulle 35 ore e cerca sponde per evitare l esclusione dell Italia dall euro, arriva un altra prova del nove. Non male, vero? Ma c è di più. Eccola, sempre da un Ansa del 16 dicembre 1997: "Il segretario di Rifondazione, Fausto Bertinotti, è arrivato oggi a insistere sull opportunità di una intesa Alitalia-Air France paventando rischi sul futuro dell euro, sostenendo che non sarebbe una buona politica mettere le dita negli occhi al governo francese, soprattutto in vista dell euro ". Ma esattamente un anno dopo quel vertice di Chambery, Prodi è in bilico. E dall amico Jospin, il 3 ottobre 1998, arriva un altro confortante messaggio, riportato, paradosso dei paradossi, da Massimo D Alema: "Da parte del primo ministro francese, Lionel Jospin, e da parte di tutti gli altri componenti della famiglia della sinistra europea, c è una grande solidarietà con il Governo Prodi. Jospin lo ha detto davanti a tutti, definendo l eventualità di una crisi come un evento stupefacente, doloroso, non comprensibile". Ma al nuovo vertice italo-francese, questa volta a Firenze, si legge nell agenzia del 6 ottobre 1998, "La Francia non ha potuto dare a Romano Prodi alcuna ricetta per risolvere la crisi aperta da Fausto Bertinotti, come aveva fatto un anno fa a Chambery con le 35 ore". E, ancora: "Jacques Chirac e Lionel Jospin si sono divisi il compito di parlare bene del governo dell Ulivo. Il capo dello Stato - gollista - ha osservato che in Italia l aria di crisi non è così drammatica come in Francia, ed ha insistito soprattutto sulla dimensione europea acquisita dall Italia con l ingresso nell euro". Francia e Italia fedeli finché morte non li separi anche perché, come ribadiva Chirac, "vogliono giocare d anticipo per quel che riguarda le grandi ristrutturazioni industriali . La Francia vorrebbe l Italia nel consorzio Airbus".... Prodi poi se ne andrà in Europa. Fatto sta che di Alitalia-Air France si tornerà pesantemente a parlare, guarda caso, nell ottobre 2006, a pochi mesi dall insediamento del secondo Governo del professore. Per tutti torna a esprimersi il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi che, Ansa del 24 ottobre 2006, "mostra orgoglio e muscoli di fronte alla condizione posta dal numero uno di Air France Klm, Jean Cyril Spinetta, che ha ribadito che potrà prendersi Alitalia una volta risanata". Ma la cronaca assume anche tratti a volte commoventi. 23 novembre: "Colloqui con Air France; dubbi di Prodi". Il testo: "Il portavoce dell Eliseo conferma che il dossier potrà essere discusso domani dai ministri e, all occorrenza, da Chirac e Prodi ". Infine, la chicca: " Molti dubbi da parte del presidente del Consiglio: in una intervista a Le Figaro, Romano Prodi dice che vorrebbe conoscere le vere intenzioni di Air France, e si chiede se vuole creare un grande gruppo di trasporto aereo in cui l Italia abbia il suo posto, o, semplicemente impadronirsi del mercato italiano del trasporto aereo, che è grande e molto ricco ". Senza parole. Tranne poi dire, il 17 gennaio del 2007, mentre nel frattempo Spinetta era diventato membro del Cda di Alitalia (e se ne era anche uscito per avere le mani libere per acquistare la compagnia): "Sull Alitalia c è una strategia precisa, seria, pulita, trasparente e questa deve andare avanti". Tanto avanti che il cda di Alitalia il 21 dicembre 2007 sceglie Air France come compratore e il 17 marzo 2008 il Tesoro acconsente alle nozze. Tutto il resto è la desolante cronaca della svendita di questi ultimi mesi. Stefania Piazzo (2 - fine) [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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In un anno recuperare il 70% delle rotte perse (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

La scommessa di Malpensa In un anno recuperare il 70% delle rotte perse ALESSANDRO MONTANARI Malpensa - Malpensa vivrà, nonostante Roma. A portare una ventata di ottimismo sugli svuotati cieli varesini è, naturalmente, l assegnazione dell Expo 2015 a Milano. L esposizione universale, con un afflusso previsto di 30 milioni di visitatori da tutto il mondo, è una leva capace di rilanciare l hub desertificato da Alitalia, ma soprattutto è un forte incoraggiamento a farsi avanti per le compagnie aeree che possano occupare le tratte lasciate libere dalla compagnia di bandiera. A dire il vero alla porta del presidente Sea, Giuseppe Bonomi, si sono già presentati in tanti e l Expo non fa che allungare la fila. Allo stato attuale la società di gestione dello scalo ha contatti in essere per ripristinare 510 dei 700 voli settimanali dismessi da Alitalia. Il recupero di operatività potrebbe avvenire nel giro di un anno, magari entro la fine del 2008. Lo scenario, a quel punto, si mostrerebbe assai meno drammatico di quello pronosticato fino a qualche settimane fa dai vertici di Sea, del Comune di Milano e della Regione Lombardia, che parlavano di almeno due anni di crisi. In questo frattempo, insomma, si è toccato con mano che Malpensa è molto più appetibile di quanto si potesse pensare. La visione economica dello scalo lombardo però è spalleggiata anche da una considerazione di carattere politico: se quello di Prodi è stato giudicato dagli operatori come un Governo ostile a Malpensa e più in generale al Nord, ora si scommette sull arrivo a Palazzo Chigi di un Esecutivo a forte trazione leghista. A parte Alitalia e Air France, in altri termini, tutto sembra congiurare al rilancio di Malpensa: l importanza attuale dell aeroporto, i traffici e i guadagni assicurati dall Expo e l insediamento a Roma di un Governo più amico del Nord. Su Malpensa, del resto, Sea non ha mai smesso di investire: i lavori allo Sheraton Hotel proseguono, l attività doganale del merci da qualche giorno funziona 24 ore su 24 ed entro fine anno sarà pronto il raccordo a fine pista del Terminal 2 che accelererà decolli e atterraggi. E la lista dei pretendenti alle tratte interrotte è lunga: si sono fatte avanti una settantina di compagnie. Air One ha già preso delle rotte sull America, che gestirà con United Airlines e US Airways, e sono in fase avanzata le trattative con vettori quali la El Al, la China Airlines, la Cathay Pacific di Hong Kong, la Emirates, la Korean Air, la Saudi Arabia e la Royal Jordanian. E nel settore Cargo, entro fine mese, cominceranno a operare nello scalo varesino la China Cargo e Jett8. Forse aveva ragione chi, tra i lavoratori dell hub, diceva che "senza Alitalia si starà meglio". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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<Tranquilli, Malpensa non morirà> (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

"Tranquilli, Malpensa non morirà" Il capogruppo dei deputati leghisti a tutto campo Igor Iezzi Alitalia e Malpensa possono essere salvate. Basterebbe poco, per esempio applicare il decreto Marzano come successo con la Parmalat, che grazie a questo provvedimento si è ripresa dal più grande crack economico mai registrato nella storia del Paese. Roberto Maroni, rispondendo alle domande degli internauti durante la video chat del Corriere.it, affronta tutti i temi maggiormente di attualità, compreso il rapporto tra la Lega e Silvio Berlusconi ed eventuali accordo post-elezioni con il partito di Pier Ferdinando Casini. COMMISSARIARE ALITALIA PER SALVARE MALPENSA - "Noi facciamo il tifo perchè non sia Air France ad acquisire Alitalia, perchè nel loro progetto industriale Malpensa deve chiudere. Vogliono eliminarla perchè da fastidio". Invece, secondo il capogruppo della Lega Nord alla Camera "Malpensa è una infrastruttura moderna molto importante e quindi è giusto continuare a investire su Malpensa". Maroni si dice sicuro che la compagnia aerea si possa "salvare benissimo ricorrendo al decreto Marzano così come è successo con la Parmalat". L esponente leghista di una cosa è certo: "Il governo non permetterà il fallimento di Alitalia così come non ha permesso che fallisse Parmalat" LA LEGA E BOSSI, SILVIO SOLO UN ALLEATO - "La Lega la rappresenta Bossi e non certo Berlusconi". Maroni coglie l occasione delle domande del pubblico per chiarire la situazione sui rapporti con il Cavaliere. "Su molte cose noi e Fi la pensiamo in modo completamente diverso. Ad esempio la Lega ha votato contro l indulto, mentre Fi ha detto sì. Per non parlare poi del voto agli immigrati al quale siamo assolutamente contrari". Ecco perchè, a differenza di An, tra Lega e Berlusconi "c è solo un alleanza" finalizzata all ottenimento del "federalismo fiscale per l Italia" e del "federalismo per la Padania". "Ma - avverte, a scanso di equivoci - si tratta di un alleanza vera perchè ognuno mantiene appunto le sue differenze" MAI CON CASINI - Mai con Pierfurby: "Dobbiamo vincere e avere maggioranza autonoma anche al Senato, ma se così non sarà, la sola cosa certa è che non si potrà fare alleanza con chi oggi fa campagna elettorale contro di noi". Piuttosto che un alleanza con il centrista meglio "rifare una legge elettorale e poi tornare al voto", perchè "le alleanze si fanno prima del voto, non dopo". LE PRESSIONI DI CIAMPI - Maroni ha poi commentato le parole di Silvio Berlusconi sulla faziosità dell ex presidente della Repubblica: "Sul Quirinale come anche su altre questioni gli scappa la battuta, ma poi diventa la posizione di Berlusconi... Su Ciampi, perchè di questo parlava e non di Napolitano, lui ha ricordato alcuni episodi che ricordo anche io quando eravamo al governo in cui è parso che alcuni interventi del Presidente della Repubblica fossero una sorta di pressione sul governo per fare o non fare una certa cosa". LA PADANIA HA PIU SENSO OGGI DI 10 ANNI FA - Qualcuno, via internet, osserva che il progetto Padania non ha più validità. Invece "ha più senso oggi che dieci anni fa - ha osservato Maroni - perché l Ue ha riconosciuto con una legge che all interno dei propri confini non contano tanto gli Stati quanto le Regioni e le aggregazioni di Regioni. Si possono mettere insieme anche Regioni di Stati differenti, che siano affini e omogenee. Utilizzando questo meccanismo, la Padania, intesa come regioni del Nord, che sono omogenee da tanti punti di vista, può avere un ruolo nella nuova Europa, che è quella dei popoli. Oggi l insegnamento di Miglio ha più forza di quanto ne avesse dieci anni fa" REINTRODURRE IL SUPER BONUS: "Nel programma del Pdl c è la reintroduzione del super bonus per le pensioni abolito dal governo Prodi. Una soluzione che ha consentito a 200 mila lavoratori anziani che sarebbero andati in pensioni di restare al lavoro, evitando quindi - osserva Maroni - costi alla previdenza sociale e problemi per le imprese". Il deputato del Carroccio spiega che nel programma comune è previsto anche il bonus bebe . E cioè l erogazione di mille euro per il secondo ed il terzo figlio. LEGGE BIAGI, LEGGE CHE FUNZIONA - Maroni difende la legge scritta da Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Br. "Non è vero - ha aggiunto - che non è decollata, è stata proprio questa legge ad aiutare il mondo del lavoro ad aumentare l occupazione nonostante una crescita economica vicina allo zero. E questo perché la flessibilità introdotta dalle nuove norme è servita per regolarizzare posizioni che prima erano in nero. Quando cadrà definitivamente la pregiudiziale ideologica che una parte del sindacato ha nei confronti della legge, allora sarà davvero una risposta per tanti giovani che cercano lavoro". DOPO FORMIGONI UN LEGHISTA - Maroni ha poi stilato la pagella sugli amministratori lombardi: "A Formigoni do 9,5, non esagero dandogli 10, ma lui è stato un ottimo presidente, ha avuto la collaborazione della Lega e sarà difficile che chi verrà dopo di lui faccia meglio". Detto questo, però "a me - ha rimarcato - come a tutti i leghisti piacerebbe governare il proprio territorio, ma la questione ora non è in agenda. Mi piacerebbe che dopo Formigoni alla guida della Regione ci fosse un giovane leghista". IL FUTURO DI MARONI -L esponente leghista si lancia poi in una previsione per il prossimo futuro: "Non diciamo nulla perchè prima bisogna vincere le elezioni. Se dovessi scegliere per la Lega ci sarebbero vari ministeri come gli Interni, i ministeri economici e ovviamente il ministero per le Riforme che è la base per il federalismo fiscale. Io posso anche fare il semplice parlamentare a decidere sarà Bossi che ha una visione complessiva". IL CAMBIAMENTO DI GRILLO - Infine Maroni si toglie un sassolino su Beppe Grillo: "Lo conosco, una volta gli feci un intervista per la Padania, ho anche una foto insieme a lui. E una persona intelligente e astuta, che però si limita all invettiva e all insulto contro tutto e contro tutti, senza distinguere tra chi è un farabutto e chi si impegna per cambiare le cose". [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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La Parola ai lettori (sezione: Alitalia 2)

( da "Padania, La" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

Pene durissime per chi delinque N. VIRETTI Genova Bisognerà che il prossimo governo inasprisca le pene per chi delinque e faccia in modo che esse vengano scontate fino all'ultima ora. Si è visto che il "buonismo" caro alle teorie social progressiste non paga, anzi, favorisce il proliferare della delinquenza a tutti i livelli. Secondo le teorie filosofiche comuniste, il delinquente è solo il frutto di una società malata, ingiusta, corrotta ecc. ecc., per cui da condannare è la società e non l'individuo che ne è il frutto. Sarà anche vero, però qualcuno, magari Veltroni, mi spieghi come mai in Europa la delinquenza è aumentata in modo esponenziale dopo che dai "paradisi sociali" comunisti dei Paesi dell'est ex comunista, sono arrivati qui da noi torme di immigrati delinquenti disposti e rotti a tutto e non invece l'Uomo Nuovo allevato ed educato secondo le meraviglie del sistema socio-economico comunista operante colà nell'ultimo mezzo secolo. È la prova dell'ennesima bufala socialprogressista. Essere italiani è una colpa? MARIA GIOVANNA CAGNAN Egregio Direttore, vorrei che tutti i candidati della Lega Nord si impegnassero a modificare la legge 388 (credo), varata dal governo Amato, che consente a tutti coloro che risiedono nel territorio italiano di percepire la pensione sociale di 580 Euro, se privi di reddito. Dal 2001 molti immigrati fanno arrivare i genitori, che ottengono la residenza in virtù della legge sul ricongiungimento familiare, poi chiedono la pensione, et voilà, il gioco è fatto. I poveri genitori ritornano al loro paese dove 580 euro sono una bella cifra.. Altrettanto dicasi degli assegni familiari, soprattutto per i musulmani che possono arrivare a 900 euro mensili extra, visto che hanno molti figli da più mogli. Gli enti locali non effettuano alcun controllo, forse perché non ne hanno materialmente i mezzi, sull'effettiva residenza in Italia. Questi assegni possono erogati anche ai parenti fino al II grado. Ho sessantasei anni e lavoro ancora (ho chiesto la proroga biennale dopo i 65 anni), per avere meno problemi in futuro con la continua svalutazione delle pensioni e ora scopro che, con le mie tasse, pago le pensioni ai miei coetanei di tutto il mondo, perfino agli zingari. Altra chicca: mia figlia, terminato il periodo di astensione dal lavoro dopo la nascita di suo figlio, è stata costretta a chiedere il tempo parziale, per conciliare l'orario di lavoro con quelli dell'asilo nido. Percepisce 600 euro mensili, che versa integralmente all'asilo nido privato (in quello comunale non c'era posto). Dalla dichiarazione dei redditi le vengon detratti circa 380 euro annui. Praticamente è senza reddito, ma deve pagare le tasse su una spesa essenziale (è possibile lasciare un bambino di un anno?). Senza contare che anche la proprietà dell'asilo nido è tassata sui guadagni netti. Comincio a credere che avere un figlio, se si è italiani, è una colpa imperdonabile! Chiedo, quindi, ai candidati, un impegno solenne su queste questioni, visto che, quando erano al governo, non si sono accorti di tante storture. Veltroni è come Prodi LEOPOLDO CHIAPPINI GUERRIERI Roseto degli Abruzzi (Teramo) Egregio Direttore, Molti del Pd cercano di far dimenticare agli italiani che attualmente essi sono al Governo e che la normale gestione, dovuta alle elezioni, non significa non poter fare qualcosa. Sento tante parole e tanti impegni, ma perché non andiamo ad iniziarla la favola di questo... paese di Bengodi? Prendiamo per esempio la sicurezza o i campi irregolari alle periferie: chi impedisce al Ministro responsabile di dare disposizioni in merito (compatibili con le leggi già vigenti)? Non servono maggioranze o commissioni parlamentari, basta la volontà di farlo! Veltroni dice: salvo Prodi, non l'Unione! Capisco quindi che Prodi è positivo per Veltroni: bene, è il Presidente del Consiglio in carica, gli dica alcune cose del suo programma e le faccia fare subito. Il problema Cina? Il Ministro degli esteri cosa dice? O si pensa che D'Alema nel futuro, improbabile governo, non ci sia? Il punto è fare, fare cose concrete e possibili del programma, ma farle subito: "Si può fare" è diverso da " Si fa". Voglio un segnale per credere: oggi il mio voto ha valore, domani...sarà un pezzo di carta negli scantinati governativi! Evidenziamo il nostro simbolo PIERO CORRADI Verona Nelle imminenti elezioni politiche la Lega Nord di Bossi molto probabilmente otterrà un buon risultato, quale le spetta, in modo particolare a Verona, città governata da Tosi, il supersindaco della Lega Nord. Innanzitutto perché non ha cambiato nome, è sempre rimasta Lega Nord. Poi per la sua riconosciuta coerenza: per il federalismo, per la giustizia, per la sicurezza, per la difesa dei diritti dei settentrionali e contro l immigrazione clandestina. Infine perché corre soltanto al Nord con un simbolo chiaro: Lega Nord Bossi. Simbolo che dovrebbe far capire a tutti gli elettori che vogliono dare il voto a Bossi, che la Lega Nord è proprio la Lega di Bossi. Considerato tuttavia che il Carroccio corre solo al Nord, credo sarebbe utile per via Bellerio pubblicizzare il territorio del Nord. Per tale propaganda televisiva proporrei: in alto la scritta ( Il Nord oppure Questo è il Nord ), sotto lo stivale completo con il territorio del Nord colorato di verde, come sopra, in trasparenza, un grande simbolo Lega Nord-Bossi in modo che risalti la delimitazione del Nord e soprattutto che si legga chiaramente la scritta Lega Nord Bossi . Zingari, tutto è permesso? LISETTA ALBERTI Agrate Brianza La distanza che separa il comune sentire dei giudici dai cittadini ormai si misura in anni luce come la Terra di Marte. Questa suprema corte ha solennemente stabilito che chi allontana uno zingaro con male parole è soggetto a procedimento penale; cosa da restare di sasso, e poi quel ciarlatano di Veltroni ci viene a raccontare che bisogna eliminare 5000 leggi. Lo vada a dire ai giudici della cassazione. Se per caso uno zingaro si dovesse introdurre in casa mia, gli preparerò un caffè, lo farò sedere e gli dirò signor zingaro rubi pure, faccia tutto quello che vuole, mi stupri, mi violenti, e perché no, mi uccida. Tanto questi giudici la libereranno subito. Se poi sapranno che sono leghista, gli daranno pure la medaglia d oro. Non è ironia la mia, ma se non posso dire neanche una parola per cacciarlo via questa è la fine che dovrò fare. Diamo visibilità alla Lega DOLFINI BRUNO Cari Padani, ammetto di essere molto preoccupato: i cosiddetti mass-media mi pare che cerchino di tagliar fuori la Lega Nord e di oscurarne l'esistenza appropriandosi dei modi e dei simboli da essa assunti in passato. I gazebo ormai sono simbolo di tutti. Il Pd ha scippato anche il colore verde. Se qualcuno ha fatto caso ai telegiornali del 30 marzo, è sembrato che la gran "Gazebata" sia stata tutta attuata dal Pd con tanto di colore verde, con un contorno di Pdl. La Lega Nord, almeno nei telegiornali, non ha avuto la minima evidenza. L'unico che fa pubblicità alla Lega Nord è Casini: asserendo che, quando Berlusconi andrà a governare sarà ostaggio della Lega Nord afferma due cose: che il Centrodestra andrà al Governo e la Lega Nord pure. Denigrando la Lega Nord ne conferma la forza. Però c'è da preoccuparsi in fatto di visibilità: bisogna arrivare al popolo, al volgo, all'uomo della strada! Bossi, pensa anche ai pensionati UN GRUPPO DI PENSIONATI Siamo disgustati dal sentir sempre parlare delle pensioni più basse o pensioni sociali. Desideriamo, una volta per tutte, sentire parlare della perdita, in generale, del 50% del potere d acquisto di tutti coloro che hanno lavorato per 30-40 anni con tanto di contributi versati, ricambiati oggi, con 750,00-800,00 euro al mese di pensione. Ci farebbe piacere, far vivere un politico con una cifra del genere, provvedendo anche al mantenimento della vita di tutti i giorni. Altro che andare a votare! Perché? Per chi? Per che cosa? Siamo 20 milioni di pensionati, con tanta voglia di valorizzare, prima voi politici, però prima dobbiamo, dignitosamente, stare bene noi! Che ne abbiamo tanto bisogno. Se le nostre pensioni, oggi avessero il valore di due milioni di lire, non vediamo il perché, non debbano essere raddoppiate in euro. Un caloroso abbraccio a Bossi e grazie per l ospitalità. Tutti contro il Carroccio LETTERA FIRMATA Novara A pochi giorni dalle elezioni viene alla luce l accordo europeo fatto ed esteso alle nazioni senza il consenso e all oscuro dei popoli interessati tanto che senza regole l accordo impone la multirazzialità, il decentramento delle imprese senza alcuna politica e la globalizzazione sempre con politiche oscure. Ora che la Lega tenta di mettere in ordine e di creare una politica federalista padana ecco che solo ora hanno messo in cassa integrazione l Alitalia di Malpensa (Padania), solo ora hanno alimentato il costo dei servizi ed inoltre il blocco di alcuni commerci creando un debito insostenibile per le famiglie lavoratrici. [Data pubblicazione: 03/04/2008].

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Sindacati, aprite gli occhi (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 04-04-2008)

Argomenti: Alitalia

PIETRO ICHINO La rottura della trattativa tra sindacati ed Air France non porterà forse al fallimento di Alitalia, ma segna certo il fallimento del nostro sistema di relazioni industriali. Forse Jean-Cyril Spinetta non sapeva, quando ha aperto quella trattativa, che scelte del tipo di quelle previste nel suo piano non avrebbero potuto, di fatto, essere adottate senza il consenso almeno tacito di tutti e nove i sindacati che gli si sarebbero seduti di fronte; perché anche un sindacato rappresentativo del 4 per cento del personale, se dissenziente, avrebbe potuto paralizzare la compagnia. Non sapeva che il nostro sistema di relazioni industriali sembra concepito apposta per premiare il sindacalismo irresponsabile, penalizzando quello pensante. Probabilmente lo stesso Spinetta non sapeva neppure, quando si è dichiarato deluso per l'esito di quella "lunga trattativa", che i nostri sindacati invece ? tutti ? la considerano una trattativa cortissima, anzi una "non-trattativa". A n c h e quando negoziano questioni assai meno spinose del difficilissimo piano di salvataggio di Alitalia, essi sono affezionati al rito di negoziati defatiganti, che possono durare mesi; negoziati durante i quali essi sono capaci di stare in surplace per giorni o persino settimane, l'uno in attesa che l'altro faccia la prima mossa, mostri la prima apertura. Fatto sta che il capo di Air France, pur arrivato con le migliori intenzioni, ha finito presto col gettare la spugna, come aveva già fatto quello di Klm nel 1999. Il danno maggiore che ne deriva per il nostro paese non sta forse tanto nel possibile collasso della nostra compagnia di bandiera, quanto nel messaggio di chiusura agli operatori stranieri che in questo modo il nostro sistema dà clamorosamente di sé: monito per qualsiasi possibille futuro interlocutore. Certo, la stessa immagine il sistema- Italia la aveva data quando aveva fatto le barricate contro Abn Amro nel tentativo di impedirle di acquisire la Banca Antonveneta, o contro Abertis quando era stato in gioco il controllo di Autostrade, o contro At&t quando si era trattato di Telecom; ma questa volta la vicenda è più clamorosa. Innanzitutto, una compagnia aerea del peso di Alitalia è più conosciuta nel mondo: le sue vicende destano quindi maggiore attenzione, anche fuori del giro degli addetti ai lavori. Inoltre, in questo caso il fallimento dell'operazione desta maggiore sorpresa perché tutti sanno, ormai, che non c'è alcuna alternativa seria a Air France. È questo che impressiona: Cgil, Cisl e Uil appaiono incapaci di cogliere anche l'ultima occasione che si offre loro, prima del fallimento dell'impresa. Ciò che le blocca è che ? in questo settore e in questa azienda in particolare ? ormai da anni ogni loro scelta responsabile di negoziazione delle misure di ristrutturazione necessarie viene vanificata dall'ostruzionismo dei sindacati autonomi e del Sult (oggi Sdl) in prima fila. Perché il nostro sistema consente di proclamare e attuare con successo uno sciopero del trasporto aereo anche al sindacato meno rappresentativo, che non ha firmato alcun contratto applicabile in azienda. E consente a qualsiasi lavoratore di godere i benefici del contratto firmato da un sindacato e nel contempo di aderire allo sciopero proclamato contro quello stesso contratto da un altro sindacato. Ma Cgil Cisl e Uil non sono soltanto le prime vittime di questo sistema: hanno anche la grave colpa di averlo difeso per anni senza accorgersi che in questo modo, almeno nel settore dei servizi pubblici, si scavavano la fossa con le loro stesse mani. Ora la speranza è che il dramma di Alitalia apra gli occhi a tutti, sindacati confederali per primi. E li induca a riattivare con urgenza ? oltre che la trattativa con Air France ? anche il negoziato con le associazioni imprenditoriali per un accordo interconfederale che non soltanto stabilisca criteri adeguati di misurazione della rappresentatività sindacale nei settori e nelle aziende, ma stabilisca anche con chiarezza, sulla base di quei criteri, quale sindacato o coalizione, in caso di dissenso insanabile, può contrattare con efficacia generale, spendendo credibilmente la "moneta" della tregua sindacale. Questo significa, almeno nel settore cruciale dei trasporti, dettare una disciplina dello sciopero coerente con la disciplina della contrattazione collettiva. Solo in questo modo il sindacato può recuperare il proprio ruolo fondamentale di intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di valutare un piano industriale alla luce fredda delle circostanze; e, se la valutazione è positiva, guidare i propri rappresentati nella scommessa su quel piano, negoziandone con realismo i contenuti a 360 gradi. Il sistema oggi operante in Italia rende questo mestiere difficilissimo, quando non impossibile. www.pietroichino.it.

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