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DOSSIER “ALITALIA”

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Il Cavaliere liberale ha abolito il mercato di EUGENIO SCALFARI (La Repubblica 30-3-2008)


TEMPO fa, in uno dei miei articoli domenicali, citai una battuta di Petrolini raccontata da un suo scrupoloso biografo. La cito di nuovo perché si attaglia bene al caso presente. Il grande comico romano stava cantando la sua canzone intitolata "Gastone". Arrivato alla fine, uno spettatore del loggione fischiò sonoramente. Petrolini avanzò fino al bordo del palcoscenico, puntò il dito verso il fischiatore e nel silenzio generale disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che stanno intorno e che ancora nun t'hanno buttato de sotto". Seguì un piccolo parapiglia sopraffatto dagli applausi di tutto il teatro. Così si dovrebbe dire oggi a Berlusconi per il suo comportamento sull'Alitalia, oltre che per tante altre cose.

Pare che finalmente la Consob abbia acceso un faro su quel comportamento e così pure la Procura di Roma. Starebbero esaminando se nelle quotidiane esternazioni berlusconiane vi siano gli estremi del reato di "insider trading" e di turbativa del mercato.
Non voglio credere e non credo che il leader del centrodestra stia speculando in Borsa (altri certamente lo fanno e si saranno già arricchiti di parecchi milioni di euro) ma sulla turbativa di mercato non c'è da accender fari, basta affiancare ad ogni dichiarazione berlusconiana le oscillazioni del titolo Alitalia che sono dell'ordine di 30/40 punti all'insù o all'ingiù.

In qualunque mercato del mondo Berlusconi sarebbe già stato chiamato a render conto di quanto dice; l'Agenzia che tutela le contrattazioni di Borsa lo avrebbe ammonito e multato, la magistratura inquirente l'avrebbe già messo sotto processo. Ma soprattutto gli elettori ne avrebbero ricavato un giudizio di inaffidabilità e di non credibilità definitivo.

Voglio sperare che gli elettori ancora incerti su chi votare l'abbiano a questo punto escluso dal loro ventaglio di possibilità.

Affidare il governo del paese per i prossimi cinque anni a un personaggio che non si fa scrupolo di turbare il mercato con false notizie riportate e diffuse da tutto il sistema mediatico è uno di quegli spettacoli che purtroppo squalificano un paese intero almeno quanto l'immondizia napoletana.

Eccellono in questa gara soprattutto le emittenti televisive, quelle private e quelle pubbliche; in particolare - dispiace dirlo - il Tg1 il quale riferisce in presa diretta le sortite del Cavaliere senza che vi sia una voce che ne sottolinei gli effetti sul listino borsistico. Il risultato è che Berlusconi resta in video per il doppio del tempo del suo principale avversario turbando non solo i mercati borsistici ma anche l'andamento del negoziato tra Air France e sindacati tra lo stupore di tutti gli operatori internazionali.

Venerdì sera l'annunciatrice del Tg1 delle ore 20 si è addirittura lasciata andare ad una critica contro la legge della "par condicio", da lei ritenuta incivile, senza spiegare perché in Italia esista una legge del genere, dovuta ad un vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti Mediaset. Legge che peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a cominciare dal Tg1, già ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni.

Evidentemente direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale del centrodestra e sanno anche che se l'esito fosse diverso il vincitore di centrosinistra si guarderebbe bene dal praticare vendette. Perciò tanto vale scommettere in anticipo senza rischiare nulla se non la reputazione. Ma chi si preoccupa della reputazione nell'Italia dei cannoli alla siciliana.

* * *

Domenica scorsa, occupandomi dell'Alitalia e della fantomatica cordata patriottica berlusconiana, scrissi che a mio avviso quella cordata ci sarà davvero se Berlusconi vincerà. Per lui è un punto d'onore e i mezzi per realizzare l'obiettivo ci sono. Li ho anche enumerati ed è stato proprio il leader del centrodestra a confermarlo quando ha detto appena ieri che dopo la sua sicura vittoria chiamerà uno ad uno gli imprenditori italiani per chiedere l'obolo di san Silvio e "voglio vedere chi non ci starà".

Ci staranno tutti, non c'è dubbio alcuno, "chinati erba che passa il vento". Ci staranno i capi delle società pubbliche a cominciare dall'Eni e da Finmeccanica, in attesa di riconferma o di nuova nomina; ci staranno i capi di imprese private concessionarie dello Stato, ci staranno le banche desiderose di benefici; ci staranno le imprese medie che hanno già o ambiscono di avere rapporti fluidi con l'uomo che dovrebbe governare l'Italia per altri cinque anni in attesa di volare per altri sette sul più alto Colle di Roma.

Il mercato? Chissenefrega del mercato, contano i rapporti tra affari e politica e il Berlusca è imbattibile su quel terreno: tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. Il mercato di Berlusconi si configura così e non saranno certo un Tremonti o un Letta ad impedirglielo, anzi. Quanto a Fini non è neppure il caso di scomodarsi a chiedere: lui aspetta l'eredità ed è d'accordo su tutto, sebbene non sia ancora certo dell'esito d'una così lunga attesa.

Dunque la cordata patriottica ci sarà. Ma che tipo di cordata? L'obolo di san Silvio versato dagli imprenditori non è sufficiente, se supererà il miliardo sarà già molto, ma diciamo pure che arrivi a due o a tre. Per rilanciare Alitalia e insieme Malpensa e la Sea ce ne vogliono almeno altri otto. E in più ci vuole un "know-how" che non si improvvisa. Forse i tedeschi di Lufthansa? Forse gli americani del Tpg? Forse l'Aeroflot di Putin? Air One non è decentemente presentabile come vettore di due hub con pretese internazionali.

Dunque la cordata patriottica non sarebbe patriottica se non nei fiocchi che impacchettano il torrone. Il torrone sarebbe straniero. L'organizzazione sarebbe straniera. Gli esuberi sarebbero trattati dal gestore straniero, esattamente come sta accadendo in queste ore con Air France, ma con una variante in più: la pratica richiede tempo e il tempo non c'è. Per allungarlo ci vuole un aiuto di Stato, vietato dall'Ue in mancanza di garanzie bancabili. Se questa norma fosse violata saremmo denunciati alla Corte di giustizia europea e multati pesantemente.

Oppure si va, volutamente, al fallimento come anche ora si rischia di fare. Allora tutto diventa più facile perché il fallimento significa congelamento dei debiti e interruzione dei contratti di lavoro. I nuovi padroni decideranno a tempo debito quali di quei contratti rinnovare e quali no, ripartendo comunque da zero.
Dov'è la vittoria? Si sciolga la chioma e se la lasci tagliare. La prospettiva, diciamolo, non è esaltante.

* * *

Nella stessa giornata di ieri il Cavaliere si è manifestato anche a proposito del cosiddetto voto disgiunto e ha tirato in ballo sua eminenza il cardinal Ruini. Eminence, come dice la Littizzetto. È stata una pagina da manuale. Per chi se la fosse persa raccontiamola perché ne vale la pena. E cominciamo dal voto disgiunto. Che cosa significa? Perché è venuta fuori questa ipotesi?

Normalmente un elettore vota per lo stesso partito nella scheda della Camera e in quella del Senato, specie ora con una legge come l'attuale che non prevede preferenze ai candidati. Nella sua assoluta certezza di vincere le elezioni alla Camera, nell'animo di Berlusconi si è però insinuato il dubbio di pareggiare o addirittura di perdere al Senato (aggiungo tra parentesi che questa ipotesi corrisponde esattamente alla realtà). Perciò suggerisce agli elettori centristi il cosiddetto voto disgiunto: votino pure per Casini Udc alla Camera, ma al Senato no, al Senato votino per il Pdl in modo da evitare il pareggio.

Che c'entra Eminence in questo pasticcio? Il Cavaliere ce lo fa entrare, gli chiede pubblicamente di entrarci e gli fa pubblicamente presenti i vantaggi che avrà se eseguirà il mandato o invece i danni che può subire se rifiuterà di adoperarsi in favore.

Convinca Casini a incoraggiare o almeno a subire senza strilli il voto disgiunto. In cambio (è il Cavaliere che parla) avrà l'impegno del nuovo governo ad adottare tutti i provvedimenti chiesti dalla Chiesa in tema di coppie di fatto (mai), di procreazione assistita (abolirla), di eutanasia (quod deus avertat), di testamento biologico (come sopra), di aborto (moratoria e radicale riforma), di Corano nelle scuole (divieto), di insegnamento religioso (anche all'Università). Se c'è altro chiedetelo e "aperietur".

Ma se rifiuterà, tutto diventerà problematico. In fondo (molto in fondo) lo Stato è laico e bisogna pur tenerne conto. Se lo ricordi, sua Eminenza, e non creda che la partita si giochi sul velluto. Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam. E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli affidare la direzione del "Corriere della Sera", purché gli elettori dell'Udc votino per Berlusconi al Senato.
Ha sentito, Eminenza?

* * *

Una cosa risulta chiara: hanno ridotto la religione ad una partita di giro. Forse per la gerarchia ecclesiastica lo è sempre stata, per i cardinali e per molti vescovi. Ma non fino a questo punto. I credenti per primi dovrebbero esserne schifati e ribellarsi di fronte a questa vera e propria simonia. Gli opinionisti (esistono ancora?) dovrebbero spiegarla e indignarsene.
Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci.

(30 marzo 2008)


Malpensa «svuotata», Alitalia se ne va . I voli della compagnia passano da 177 a 50. I sindacati: nessuna alternativa ad Air France Spinetta è consapevole che la trattativa che parte domani è decisiva. Antonella Baccaro  (Il Corriere Della Sera 30-3-2008)

 

ROMA — Il piano Air France- Klm fa oggi la sua prima vittima: è l'aeroporto di Malpensa, dove i voli giornalieri di Alitalia vengono ridotti da 177 a 50. Nel contempo a Fiumicino arrivano 12 nuove destinazioni intercontinentali e tutti i voli di alimentazione che lo scalo romano dovrà dimostrare di saper gestire. Intanto la trattativa con i francesi ancora non decolla. Nella giornata di oggi, come è già avvenuto ieri, si cercherà di trovare un punto di caduta del negoziato sui punti più caldi: il perimetro aziendale e gli esuberi. Un modo per mettere d'accordo i sindacati. «Su questo tema molte posizioni stanno cambiando — ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani —. Ma la verità è che allo stato non c'è alcuna alternativa a Air France».

Anche ieri i piloti dell'Anpac sono stati i più duri e intransigenti. Hanno rivendicato il ritorno al piano che il presidente Jean-Cyril Spinetta avrebbe disatteso, che non prevedeva, secondo loro, la totale chiusura del cargo e che contava un numero inferiore di esuberi. Tuttavia Fab io Berti, presidente del'Anpac, ha tenuto a precisare che il suo sindacato «non ha mai detto che preferisce il fallimento alla soluzione Air France». Anche se poi ha aggiunto che l'eventuale commissario «prenderebbe come punto di riferimento il piano Prato cosiddetto stand alone che, dal punto di vista del numero di aerei, è sicuramente più di sviluppo rispetto a quello di Air France- Klm». Da Parigi non arrivano repliche, nè dichiarazioni. Si ostenta serenità ma c'è anche la consapevolezza che la trattativa che parte domani è decisiva. Perciò «in queste ore si sta lavorando e limando i dettagli per fare in modo che l'incontro sia utile e profittevole ». Spinetta non mancherà di essere al tavolo con l'obiettivo, dicono i suoi, di «superare lo scoglio e aprire da martedì i negoziati con i singoli settori».

È possibile che qualche apertura sul cargo maturi, anche se già nel piano presentato venerdì figurava uno scaglionamento della messa a terra degli aerei: due subito, altri tre entro il 2010. Resta fondamentale il nodo dei 180 piloti non pensionabili che Air Frace-Klm intende cassintegrare per poi, eventualmente, assorbire nelle linee regionali del gruppo tramite regolari selezioni. I piloti della Uilt fanno notare che il numero degli esuberi resta alto ma che soprattutto lo strumento da adoperare sarebbe la cassa integrazione a rotazione, in modo da evitare la perdita dei brevetti per i quali occorre un certo numero di ore di volo l'anno. «Lotteremo per migliorare il piano Air France» ha dichiarato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, ha richiamato il governo a vegliare sulle condizioni imposte dai francesi al sistema di governance della nuova società. Anche ieri in campagna elettorale si è parlato di Alitalia. Silvio Berlusconi ha ribadito che la cordata si formerà appena chiusa la trattativa con Air France e ha aggiunto: «Io non c'entro più niente: la palla è nelle mani degli industriali italiani», tra cui «decine di colleghi di Confindustria e Confcommercio».

Il chiamarsi fuori di Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto accusa Berlusconi di «turbativa » sul negoziato nel momento in cui il Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di Air France. Da Brescia, dove si trovava per la campagna elettorale, il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm «deve andare avanti perché è unica e autentica », ma deve salvare Malpensa «perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti». Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii.

30 marzo 2008



Report "Alitalia 2"

Fallimento: è il regalo di B. all'Alitalia e a tutta l'Italia ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e a tutta l'Italia Crolla il titolo, la trattativa con Air France si fa dura, l'esito pare scontato La nuova proposta di Air France non piace ai sindacati che, però, dicono sì alla trattativa. Anche perché, dopo il bluff svelato sulla cordata italiana, l'alternativa è tra l'accordo con i francesi e il fallimento.

Il vero piano di Silvio: il fallimento ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: IL FUTURO DI ALITALIA Air France non arretra, ma i sindacati ora trattano. Non c'è alternativa Il vero piano di Silvio: il fallimento GIOVANNI COCCONI Su chi ricadranno le macerie di Alitalia? Le reazioni dei sindacati alla presentazione dell'ultimo piano Air France confermano che a sfidarsi sulle spoglie della compagnia di bandiera sono rimasti due partiti:

<Cambieremo l'Italia>: Veltroni allunga, domani torna il popolo delle primarie ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e contraddizioni del Pdl, una coalizione che "punta solo a spartirsi il potere" tra gli stessi protagonisti di quattordici anni fa. L'agenda di Veltroni prevede oggi la Conferenza operaia a Brescia. E domani sarà una giornata di svolta per la campagna del Pd: tornano infatti i gazebo del 14 ottobre.

Alza la voce Walter, alza la voce ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Come dimostrano Alitalia e lo stallo quasi certo del senato, ora sappiamo con certezza che in caso di vittoria del Pdl il paese non avrà un brutto governo di destra, bensì non avrà alcun governo. Gli ultimi sondaggi (da oggi oggetto di spaccio clandestino, come i liquori a Chicago negli anni '30) dicono che Veltroni ha una potenzialità espansiva superiore a quella di Berlusconi.

<Qualcosa sta cambiando> ( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, contraddizioni del Pdl. Obiettivo: portare al voto quegli indecisi che ieri il Sole 24 ore dava in maggioranza orientati a scegliere il Pd e ampliare il più possibile il loro numero, fino a renderli determinanti. "Erano state raccontate previsioni molto diverse", rimprovera a un Berlusconi che inizia a dare segni di difficoltà.

[FIRMA]CHIARA BERIA DI ARGENTINE INVIATA A PARIGI Questione di fair play. Sarà Milano la ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: crisi Alitalia-Malpensa e, last but not least visto il tema scelto da Milano, l'affaire mozzarella di bufala. Avversari insidiosi, quelli di Smirne. Hanno soprannominato Moratti "Demir Lady", lady di ferro ("Se vinciamo l'invitiamo a Smirne", sorride l'ambasciatore Necil Nedimoglu, delegato al Bie) e, forti dell'appoggio dell'

"Nessuno ci fermerà Anche Al Gore è con noi" ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: crisi Alitalia-Malpensa e, last but not least visto il tema scelto da Milano, l'affaire mozzarella di bufala. Avversari insidiosi, quelli di Smirne. Hanno soprannominato Moratti "Demir Lady", lady di ferro ("Se vinciamo l'invitiamo a Smirne", sorride l'ambasciatore Necil Nedimoglu, delegato al Bie) e, forti dell'appoggio dell'

BENDATI VERSO IL PRECIPIZIO ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Accade con l'Alitalia, in modo spettacolare e emblematico. Accade con il posto dell'Italia nel mondo: non solo quando si parla d'economia ma anche di tenuta delle istituzioni, di giustizia, di diritti dell'uomo. Accade con il nostro passato lontano e recente.

AirOne inaugura il volo per Napoli ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alla Malpensa AirOne inaugura il volo per Napoli A Malpensa ci sono novità non solo in negativo (Alitalia che trasloca in direzione di Fiumicino) ma anche in positivo, perché Air One aumenta i voli dallo scalo milanese. Questa mattina alle 9,40 decolla il primo volo Air One diretto a Napoli e alle 10,45 un altro Airbus A320 della compagnia si alzerà in volo verso Roma Fiumicino.

Sindacati dietrofront "Si tratta con Parigi" ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e addirittura offensiva" la proposta di Air France-Klm per Alitalia: "Speravo in un accordo tra Air France e Alitalia che mantenesse il nome, la bandiera, il management e l'identità italiana - ribadisce Berlusconi - ma così non è stato", di qui l'appello "ai colleghi imprenditori" per una cordata nazionale.

"Con il via alle nuove rotte Fiumicino finirà nel caos" ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Vedremo se tutti hanno fatto quel che avrebbero dovuto per prepararsi, cioè se Alitalia e la società Adr che gestisce l'aeroporto si sono mosse per tempo". Un handicap di Alitalia e dei suoi due hub (aeroporti di connessione) era la necessità di spostare ogni giorno piloti e tecnici da Roma a Milano per far partire i voli da Malpensa.

Stai a vedere che la crisi di Alitalia qualcosa di buono lo ha portato. Per rimborsare in fretta e f ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

Dalle sigle di categoria qualche distinguo rispetto alla linea delle confederazioni ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: vedere che la crisi di Alitalia qualcosa di buono lo ha portato. Per rimborsare in fretta e furia i crediti Irpeg vantati dalla compagnia si è infatti fatto ricorso a una misura prevista dalla finanziaria 2008 che, promette il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, consentirà nei prossimi mesi il rimborso di oltre 3 miliardi di crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'

In paese prevista la prima stazione internazionale, i binari interrati ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Vedo che Napoli usa lo stesso metodo di Berlusconi nella vicenda Alitalia, si fanno dichiarazioni roboanti solo per catturare l'attenzione". Aggiunge: "Per quanto ci riguarda si tratta solo di boutade. Noi aspettiamo di capire come si concluderanno i lavori dell'Osservatorio ma ribadiamo che ogni ragionamento ogni soluzione deve essere il frutto di un ragionamento condiviso".

Le poste: "date a noi il cargo" - luca iezzi ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia. Le possibilità di sviluppo per noi e di sostegno per loro sono evidenti" Francesco Pizzo è consigliere di amministrazione di Poste Italiane, nonché presidente della compagnia del gruppo Mistral Air dice di essersi meravigliato che nessuno abbia notato l'opportunità, così ha sfruttato il cda che ha approvato il bilancio 2007 della società guidata da Massimo Sarmi per lanciare

Economia, sfida di veltroni "un patto sociale per il paese" - alessandra longo ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: picchia sulla cordata fantasma per l'Alitalia, avverte che si candida "per una legislatura, forse per due". E annuncia il "grande piano di edilizia popolare del Pd: progetti di "housing sociale", con gli imprenditori che costruiscono su aree pubbliche, accettando di calmierare gli affitti, con gli inquilini del milione di case popolari che possono,

Air france e sindacati, prove d'intesa epifani: "non ci sono alternative" - roberto mania ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le ipotetiche e fumose soluzioni alternative ventilate in queste settimane non superano i confini della campagna elettorale". Insomma - secondo il segretario del Pd, Walter Veltroni - "sull'Alitalia qualcuno si è comportato come Fregoli". Mentre dalla SinistraArcobaleno è arrivata la proposta di rilanciare l'intervento pubblico per salvare l'Alitalia.

Alitalia, addio a malpensa ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Domani a Parigi si decide sull'Expo 2015 Alitalia, addio a Malpensa Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa. Lite Lega-Pdl sugli immigrati ROMA - Alitalia lascia Malpensa e riduce del 72% i voli dello scalo lombardo. A favore della trattativa con Air France il segretario della Cgil Gugliemo Epifani: "Non ci sono alternative".

L'alitalia smobilita da malpensa via due voli su tre, 8 mila posti a rischio - andrea montanari ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia smobilita da Malpensa via due voli su tre, 8 mila posti a rischio Lacrime e rabbia tra il personale: lo scalo non è più un hub Ironia della sorte: ieri è stato inaugurato il collegamento con l'autostrada Insegne rimosse e moquette strappate per far spazio ad altri collegamenti ANDREA MONTANARI MILANO - Il lungo addio di Alitalia a Malpensa è iniziato ieri.

Dal ministro l'appoggio di zapatero ovazione in sala, il gelo della binetti ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa dell'italianità nel caso Alitalia: "Noi abbiamo partecipazioni nella British Airways, gli italiani dell'Enel e di Telecom sono in Spagna. Qual è il problema? Siamo todos europei!".

Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - eugenio scalfari ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Così si dovrebbe dire oggi a Berlusconi per il suo comportamento sull'Alitalia, oltre che per tante altre cose. Pare che finalmente la Consob abbia acceso un faro su quel comportamento e così pure la Procura di Roma. Starebbero esaminando se nelle quotidiane esternazioni berlusconiane vi siano gli estremi del reato di "insider trading" e di turbativa del mercato.

I giorni più lunghi di milano - gad lerner ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E se malauguratamente la realpolitik globale dovesse favorire i turchi, nonostante il generoso sforzo comune messo in atto dalle istituzioni locali e dal governo nazionale, davvero potremmo dare la colpa all'Alitalia che da oggi taglia del 72 per cento i suoi voli da Malpensa? SEGUE A PAGINA 29.

I giorni di milano - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: mantenga ottime prospettive di rilancio una volta liberato dall'assurda ipoteca dei voli Alitalia (carissimi e in perdita). Purché non si affidi al sogno ricorrente ma fallimentare di una casereccia Air Padania, o peggio di un'Alitalia di nuovo caricata sulle spalle del contribuente. Il più esplicito nel sottrarsi alla cordata elettorale di Berlusconi ?

L'amaca - michele serra ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: esorta gli imprenditori italiani a fare una specie di colletta perché Alitalia non cada "in mani francesi", è il leader politico più reazionario che questo Paese abbia mai avuto dai tempi del Duce. è antimoderno e antieuropeo (i due termini, in politica, sono quasi sinonimi) e raccoglie l'applauso entusiasta di una claque ahimé vasta, ma non per questo meno provinciale e retriva.

Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - (segue dalla prima pagina) ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia e della fantomatica cordata patriottica berlusconiana, scrissi che a mio avviso quella cordata ci sarà davvero se Berlusconi vincerà. Per lui è un punto d'onore e i mezzi per realizzare l'obiettivo ci sono. Li ho anche enumerati ed è stato proprio il leader del centrodestra a confermarlo quando ha detto appena ieri che dopo la sua sicura vittoria chiamerà uno ad uno gli

Sindacati:c'è soloAir France ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Caso alitalia Epifani, Bonanni e Angeletti d'accordo: "Per il momento non c'è alternativa alla proposta avanzata da Spinetta" 30/03/2008 Roma. Berlusconi chiamando in causa il cardinale Ruini ha invitato a non votare Udc , e Casini gli ha replicato: "Questo la dice lunga sul rispetto che Berlusconi ha per la Chiesa".

Si vede che acconsente - enzo costa ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: economia troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista", che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del conflitto di interessi, che dice? Tace?.

Gazebo e dibattitidecolla la propaganda ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Invece voi perdete tempo su Alitalia". Per lui, quattro tappe in un giorno solo da Imperia alla Spezia. I sostenitori del Pdl hanno fatto quadrato con i candidati liguri e con l'europarlamentare Mario Mauro. Famiglia, infrastrutture e sicurezza al centro dell'attenzione, con un dibattito articolato sulla "Carta dei valori" distribuita in tutta la città:

<Air France unica scelta> ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: a una vendita di Alitalia e si attiverà per sostituire i francesi con una cordata di imprenditori italiani, che ora però non si vede da nessuna parte. Incurante delle critiche, Berlusconi rilancia: "La cordata italiana è nei fatti, ho ricevuto decine di telefonate da collegi di Confindustria e Confcommercio, che si sono dichiarati disponibili.

Scattano da oggii tagli a malpensa ( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La scelta di puntare su un solo hub è confermata dal piano di Air France-Klm. Alitalia lascia liberi 180 "slot" (i corridoi orari per decolli e atterraggi) su 350. Parallelamente, Air One va ad occupare parte dello spazio che Alitalia lascia. 30/03/2008.

Alitalia, dal decollo al declino - alberto statera ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cronaca Alitalia, dal decollo al declino C'era una volta la copertina Nell'Italia delle prime Fiat 600 e delle Vespe fu creata la nostra compagnia di bandiera. I comandanti degli aerei erano considerati tra i migliori del mondo, le assistenti di volo erano popolari come veline.

Piloti e hostess, gli italiani nuovi così il paese prese il volo - edmondo berselli ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: il mito Alitalia, un altro degli effetti indotti dalla prima modernizzazione, quando il Paese sembrava davvero decollare, allorché il boom aveva modificato in profondità anche l'autopercezione degli italiani "nuovi", che si affacciavano sul proscenio del benessere: da un lato con la cialtroneria disinibita di Vittorio Gassman nel Sorpasso,

"su ruini atto di barbarie di silvio comunque non gli voterò la fiducia" - claudio tito ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: frattempo la campagna elettorale si sta concentrando sul caso Alitalia. Lei appoggia la soluzione Air France? "No, è una trattativa nata male. Solo un po' di tempo fa avremmo potuto realizzare un'intesa paritaria e ricevere il 30% dell'azienda francese". Quindi è per la cordata italiana? "Io dico solo che bisogna porre le condizioni perché la compagnia di bandiera stia sul mercato.

Alberto statera ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: nobildonna sua amica che gli aveva spedito un biglietto segnalando alquanto seccata che nella prima classe del volo AZ600 dell'Alitalia tra Roma e New York le posate d'argento con le quali le hostess in divisa disegnata dalle sorelle Fontana le avevano servito caviale Beluga e Salmone selvaggio bianco del Baltico erano annerite per insufficiente uso di Argentil e olio di gomito.

Edmondo berselli ( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: quando Alitalia era il simbolo del rinato orgoglio italiano, e le funzionarie del cielo, vestite dalle sorelle Fontana, con gli abiti confezionati dalla Lanerossi, rappresentavano un altro, e innovativo, ideale di donna: lontano dalla tradizione, fatto di sobrietà nelle maniere e tuttavia anche di improvvisa e consapevole modernità.

PRESIDENTE, l'Italia che va al voto è pessimista. E pessimista appare anche lei che, a dif ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: Alitalia ha già ottenuto alcuni risultati. Prodi e Padoa Schioppa avevano detto che la trattativa con Air France era l'unica possibile e che nelle casse dell'Alitalia non c'era più un soldo. Non era vero: il governo ha dovuto prendere atto che sono ancora possibili altre offerte, mentre sui soldi in cassa il ministro dei Trasporti dice che quello dell'

LA PROPOSTA La nuova Alitalia pensata da Air France avrà 12.066 dipendenti, 137 aerei e 83 destinazioni ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: IL PIANO LA PROPOSTA ESUBERI I TITOLI La nuova Alitalia pensata da Air France avrà 12.066 dipendenti, 137 aerei e 83 destinazioni Sono 2.120 gli esuberi previsti, 40 aerei saranno eliminati: 18 le destinazioni azzerate L'offerta pubblica di scambio indica 160 azioni Alitalia per una di Air France - -->.

L'INTERVISTA AMATO LODA I LAVORATORI DI ALITALIA: RESTI IL BRAND, NON IMPORTA CHI COMPRA 0 Compagnia ottima, merita il salvataggio ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: L'INTERVISTA AMATO LODA I LAVORATORI DI ALITALIA: "RESTI IL BRAND, NON IMPORTA CHI COMPRA" "Compagnia ottima, merita il salvataggio" di GIANCARLO CAPECCHI ? FIRENZE ? MINISTRO Amato, Alitalia continuerà ad essere compagnia di bandiera? "La Compagnia rimarrà, non so come finirà la trattativa.

Alitalia, c'è soltanto Air France Realpolitik dei sindacati. E da oggi Malpensa è un ex hub: tagliati 900 voli ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: orario estivo che oggi entrerà in vigore prevede un taglio del 70% dei voli Alitalia. E, di conseguenza, la cassa integrazione di 24 mesi per 900 lavoratori della Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. I voli settimanali effettuati da Alitalia su Malpensa scenderanno da 1.238 a 352, una sforbiciata di 886 collegamenti.

IL TUO DISCORSO è ineccepibile in un sistema di libero mercato. Ma da noi il libero mercato  ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: quando il sistema rischia di collassare, si dimenticano dei sacri principi del libero mercato se è vero che hanno salvato alcune banche private con i soldi pubblici. In un quadro del genere non si vede perché proprio i lavoratori di Alitalia, che è azienda di Stato, dovrebbe essere gli unici a lasciarsi le penne. www.massimofini.it - -->.

? ( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: Ma mi sembra che il caso Alitalia sia paradossale mentre in campagna elettorale Berlusconi e Veltroni ripetono un giorno sì e l'altro pure che il mercato è il solo strumento di crescita economica. E allora perchè non affidarsi al mercato? Voglio dire: perchè non fare come gli svizzeri, i belgi, gli americani?

Pisanu: ora riprendiamoci la Sardegna ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
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Abstract: mancato discorso alla Sapienza del Papa al caos Alitalia, fino ai rifiuti campani spediti in Sardegna: "I risultati di questo malgoverno sono sulla pelle degli italiani e dei sardi in particolare". Pisanu ha richiamato il programma del Pdl per la Sardegna: "Se governeremo, faremo il gasdotto Algeria-Sardegna-Europa, completeremo le opere per migliorare le vie di comunicazione interne,

Da oggi tagliati 170 collegamenti ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: voli di questa mattina parte il nuovo orario estivo di Alitalia e prende il via anche il trasferimento dei voli intercontinentali a Roma-Fiumicino, lasciando Malpensa. La tappa più discussa del piano industriale "di sopravvivenza" di Alitalia, al centro di forti polemiche. Per tamponare forti perdite, su Malpensa Alitalia lascia 180 "slot" (i corridoi orari per decolli e atterraggi)

Il gruppo Eurofly Meridiana vola in Egitto ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: dopo Alitalia, su Malpensa, per voli effettuati (5.300 nel 2007) e per passeggeri (690.000 nel 2007). Grazie alla presenza di una flotta di 13 aeromobili, 8 Airbus 320 e 5 Airbus 330, è stato siglato un accordo tra Eurofly e la Sea, che prevede il trasferimento, dal 15 maggio, di tutte le attività di volo dal Terminal 2 al Terminal 1,

Tregua di Alitalia, caos rinviato ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: originale di Alitalia, che non presentò a suo tempo domanda per concorrere sulle rotte della continuità. "La Fit-Cisl", aggiunge Corona, "oggi non dice Alitalia-sì, Alitalia-no. Dice però che, nonostante gli sforzi della Regione, questo modello di continuità territoriale non ha garantito ai sardi condizioni di mobilità pari a quelle degli italiani che possono contare sulla ferrovia.

<Sulla mafia non accettiamo lezioni> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: LE STOCCATE Dopo aver ribadito che la cordata italiana su Alitalia "è ormai nei fatti" e che "non è più affar suo ma la palla è nelle mani degli imprenditori", Berlusconi parla anche di duello tv: "Quello con Walter Veltroni è un confronto impossibile perchè vietato dall'attuale par condicio, una legge insulsa.

I sindacati ad Air France: <Trattiamo> ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: salvare Malpensa L'Alitalia è sull'orlo del fallimento e i sindacati non chiudono definitivamente la porta della trattativa con Air France. ROMA Mentre i sindacati sembrano puntare sulla trattativa con Air France, il mondo politico resta diviso sul destino di Alitalia: Walter Veltroni si schiera in favore del negoziato con Parigi,

L'importante è apparire, non essere ( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ogni tanto i giornali sono costretti a occuparsi anche di Veltroni o di Alitalia. Altrimenti saremmo sommersi, come l'estate scorsa, solo da parlamentari beccati tra orge e piste di coca. Ma l'esposizione mediatica non ha prezzo, e allora anche chi non ne avrebbe bisogno non riesce a dire di no a un giro gratis di scandalismo sexy.

Alisilvio: Anche i piloti come i tassisti nell'orbita del Pdl? Verrebbe da pensarlo dopo ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dopo una calorosa stretta di mano, alla richiesta del comandante di Alitalia di attivarsi per la cordata italiana, il Cavaliere gli ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Poco dopo Notaro ha dichiarato: "Da quanto mi ha detto sono sicuro che ci riuscirà"". Il Sole 24ore, 29 marzo 2008.

Il diavolo al Senato ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Casini ha dichiarato ai tg che il cavaliere è irresponsabile quando inventa cordate Alitalia e patetico quando cerca di accreditarsi come candidato della Chiesa. Figurarsi. Berlusconi ieri gli ha replicato di essere condannato a vincere queste elezioni, anche se sarebbe tentato di dire: 'Padre, allontana da me questo calice'.

La campagna del testimonial Bersani Al fotofinish vince chi è in rimonta ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: È il "baricentro" di una campagna elettorale ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista. Bisogna lottare contro quel distacco micidiale tra politica e cittadini che è la questione settentrionale ma anche il tema dell'Italia".

La partita è apertissima Destra prigioniera del passato ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sull'Alitalia la gente pensa che c'è una gran confusione. Pensa che c'è una trattativa seria in corso, e che improvvisamente è arrivata una proposta strumentale e vaga". A proposito, sulla vicenda Alitalia, dove sono finiti i liberal di questo paese?

La vicenda Alitalia spiega la filosofia economica della Destra I liberali non hanno niente da dire? ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
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Abstract: Stai consultando l'edizione del "La vicenda Alitalia spiega la filosofia economica della Destra I liberali non hanno niente da dire?".

Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
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Abstract: edizione del Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano Tutti i telegiornali di Silvio Berlusconi rispettano la consegna: l'Alitalia non deve "diventare francese", tutti i grandi paesi hanno una loro compagnia aerea, l'uomo della Provvidenza metterà assieme una "cordata" salvifica che difenderà l'onore nazionale offeso e -

Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stai per prendere un volo Alitalia o Air France? "Oggi ho scelto una compagnia low cost. Tifo comunque per la soluzione francese, l'unico piano industriale in campo è quello di Air France. Gli utenti come me sono da tempo abituati a prenotare Air France e volare Alitalia.

Pronti a un accordo, ma no a operazioni neocoloniali ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: grado di salvare Alitalia e di aprire una prospettiva. Ha il diritto, visto che non fa solidarietà, di aspettarsi un ritorno dal suo investimento. Se questa è l'ottica, siamo pronti a misurarci. Se se invece ci fosse un'idea neocoloniale per cui l'Alitalia del dopo accordo è solo una propaggine del gruppo AirFrance-Klm e lo sviluppo del trasporto aereo italiano viene condizionato,

Alitalia, nessuna alternativa ad Air France I sindacati vogliono evitare il fallimento e si attendono una limatura del piano di Parigi ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: edizione del Alitalia, nessuna alternativa ad Air France I sindacati vogliono evitare il fallimento e si attendono una limatura del piano di Parigi di Bianca Di Giovanni/ Roma TRATTARE "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France". Con una frase secca Guglielmo Epifani descrive lo stato dell'arte della partita Alitalia.

I cappellani stanno con i lavoratori ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sulla spinosa questione Alitalia intervengo anche i cappellani di Fiumicino e Malpensa, don Giorgio Rizzieri e don Ruggero Camagni che, più che prendere parte per una soluzione italiana o per un accordo francese, da uomini di Chiesa invitano ad una "soluzione illuminata che faccia l'interesse dei lavoratori".

IL DOSSIER ( da "Unita, L'" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, sento gli ex alleati del governo Prodi esprimersi nel modo più dissonante (con Diliberto e Giordano che, ignorando la UE, parlano da vetero-statalisti), penso che Veltroni abbia fatto più che bene a "sparigliare", a proporre il PD come scelta autonoma da vecchie, insostenibili, paralizzanti alleanze con una certa sinistra.

Nuova Malpensa al decollo: sulle piste 127 voli in meno ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ) La decisione di Alitalia di tagliare in modo secco 886 frequenze settimanali si presenta come una rivoluzione improvvisa che porterà danni gravi. E se oggi, domenica, il trauma è attenuato dalla festività, domani e martedì gli effetti saranno ancora più visibili.

<Cordata pronta ma prima serve lo stop a Parigi> ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: colleghi di Confindustria e Confcommercio disponibili a entrare nel capitale di Alitalia. Ma la cordata si formerà solo quando sarà finita la trattativa con Air France". Ribadendo che le condizioni poste da Air France per l'acquisizione di Alitalia sono "assolutamente irricevibili perché non prevedono un accordo per formare un gruppo in cui le tre compagnie abbiano pari dignità",

Di Pietro: Una lista di persone che lavorano per il loro Paese ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Accolto nell'isola pedonale dal coordinatore Umberto Gramaglia e da numerosi simpatizzanti (oltre ai due candidati locali), il ministro ha proposto alcune "pillole" del programma elettorale, chiarendo il suo pensiero sull'Alitalia ("Una boiata" la cordata italiana) e la diminuizione della pressione fiscale.

Infrastrutture prima priorità ( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Luigiaurelio Pomante TERAMO Questione Alitalia, legge elettorale e necessità di migliorare le infrastrutture del Sud-Italia. Messaggi chiari ed eloquenti quelli che Franco Marini, presidente del Senato, intervenuto ieri all'Università degli studi Teramo come ospite di un convegno su "Diritti dell'uomo e dialogo interculturale nel Mediterraneo",

I sindacati fanno dietro-front ( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Lo spettro di un fallimento di Alitalia fa troppa paura. E così anche i sindacati ora hanno fretta di chiudere il passaggio della compagnia di bandiera. L'attesa cordata italiana ancora non è definita, la parola d'ordine dei sindacati è "trattare con Air France". Ad aprire in maniera netta ai francesi è stato ieri il leader della Cgil,

Malpensa e logistica, occasioni che Novara deve saper cogliere ( da "Stampa, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Ha toccato la questione Alitalia Guido Crosetto, candidato del Pdl : "Lasciare alla Francia la decisione di far passare merci e passeggeri da un parte o dall'altra è un suicidio per il Paese. Alitalia deve rimanere italiana, ma nessuno investe perché con i sindacati è impossibile dialogare.

Alitalia svuota Malpensa ( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Stampa Alitalia svuota Malpensa Fiumicino rischia il collasso Valeria Costantini La crisi Alitalia rischia di fare un'altra vittima: lo scalo romano di Fiumicino. Che da oggi comincia ad accogliere le migliaia di passeggeri che, invece di atterrare a Milano Malpensa, non avranno altra scelta che arrivare a Roma.

IL TEMPO DELLE SCELTE ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia, l'Expo, il precariato e le tasse che si vorrebbero meno vampiresche di quelle attuali. Certo, ci sono anche gli abitanti del quartiere. La politica non deve dimenticarseli il 14 aprile, a metà pomeriggio. Dire che non ne possono più è un eufemismo, giacché sono costretti a vivere tra furti, vessazioni e degrado;

Via al nuovo collegamento con l'A4 ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: inaugurazione delle beffe è in programma questa mattina alle 10: oggi, giorno in cui Alitalia si ritira da Malpensa verrà aperta al traffico la bretella di collegamento tra lo scalo e la A4 Milano-Torino. Vale a dire una delle infrastrutture invocate da anni a sostegno di Malpensa. Prevista, ma non certa, la presenza del ministro Antonio Di Pietro.

<Senza lavoro, non so come fare con il mutuo> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: E sarà tra i primi a pagare di persona la crisi di Alitalia. Lui, che di Alitalia non è. "Lavoro alla Sea dal '96, credevo nella crescita di Malpensa ma le cose sono andate in maniera diversa. Adesso mi trovo con 700 euro di mutuo al mese da pagare e altri 500 per l'asilo di mia figlia". E Aristide, nella sventura, può pure consolarsi: "Assieme a me lavorano un sacco di precari,

Malpensa, ultimo giorno da hub ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Sorpresa: 40 minuti di coda al check-in di Alitalia La storia di Malpensa come hub si conclude prima del decimo anno di vita dell'aeroporto. Alitalia cancella i due terzi dei suoi voli nella speranza di salvare i conti e chiudere la trattativa con Air France. Ieri il programma prevedeva 140 voli della compagnia di bandiera;

L'addio di Alitalia a Malpensa: cancellati sette voli su dieci ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: addio di Alitalia a Malpensa: cancellati sette voli su dieci ROMA - Alitalia lascia Malpensa: con l'orario estivo la compagnia di bandiera riduce i voli del 70% dallo scalo lombardo. Sindacati. "Allo stato non c'è alcuna alternativa ad Air France", ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani sul futuro della società.

D'Alema e lo slogan di Walter: <Si può fare> è moscio ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: e pur di salvare Malpensa sono pronti a far fallire l'Alitalia". Gli amministratori locali vengono spronati e anche un po' rieducati. "In questi anni sono stato in giro per il mondo, ho visto poco i quotidiani, ma guardando la gente ho ancora la percezione. Se votassero solo quelli che leggono i giornali, non ci sarebbe partita.

Il farmacista siriano: il Nord è poco tutelato ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: anno ma sono pronto a rinunciare a un mese di stipendio - prosegue - pur di continuare a lavorare qui ma temo che molti non ce la faranno. Spesso ho l'impressione che al governo pensino "Tanto il Nord ce la farà comunque, anche se togliamo i voli di Alitalia". In quell'istante a me viene in mente che il Nord dovrebbe essere tutelato meglio". C. Del. Medico Hamdan Hazem.

Sorpresa a Malpensa: coda al check-in Alitalia ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: in Alitalia Oltre 40 minuti di attesa. E oggi la compagnia di bandiera taglia oltre cento voli. "Ultimo giorno da hub" Bye bye all'Alitalia con quaranta minuti di code al check in e problemi di overbooking su molti voli. Lasciamoci così, senza rancori: nell'ultimo giorno in cui la moribonda compagnia di bandiera volta le spalle allo scalo milanese,

E nello scalo lombardo le ultime code prima dell'addio ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ultima ora di punta dell'ultimo giorno prima della "ritirata" di Alitalia, l'attesa per il check ai banchi della compagnia tricolore è stata di 40 minuti, con la coda dei passeggeri che quasi usciva dal grande atrio del terminal 1. Come dire: pensavate che questo fosse uno scalo da rottamare? Eccovi dimostrato il contrario.

<Per la compagnia non c'è più posto tra le grandi> ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia come Parmalat? Per Nicola Rossi, economista in lista Pd al Senato, non è utopia. Il paragone è possibile? "La Parmalat era finanziariamente compromessa ma industrialmente sana. Alitalia sta messa male su entrambi i fronti". Quindi? "Guardiamo la realtà: quelle compagnie aeree che sono passate attraverso la liquidazione,

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-30 num: - pag: 15 autore: di CLA... ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: La prima è quella che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi: l'immondizia di Napoli, l'Alitalia destinata al fallimento o alla colonizzazione straniera, Malpensa ridotta a un aeroporto di serie "B", i ricercatori che fuggono all'estero, stipendi e crescita economica fra i più bassi d'Europa, opposizione e maggioranza che si accusano a vicenda dello sfascio.

Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia se ne va I voli della compagnia passano da 177 a 50. I sindacati: nessuna alternativa ad Air France Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta è consapevole che la trattativa che parte domani è decisiva ROMA - Il piano Air France- Klm fa oggi la sua prima vittima: è l'aeroporto di Malpensa,

Il rebus Alitalia e il precedente dell'86 ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: 28 categoria: REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Il rebus Alitalia e il precedente dell'86 F allita l'asta indetta dal ministero dell'Economia, il destino di Alitalia è stato deciso dal consiglio di amministrazione che, dopo una trattativa in esclusiva, ha raggiunto l'accordo industriale e finanziario con Air France.

Notizie in 2 minuti ( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia lascia Malpensa Con l'orario estivo, Alitalia lascia Malpensa: cancellati il 70% dei voli della compagnia di bandiera in partenza dallo scalo lombardo. Focus Le banche del tempo In Italia sono almeno 200, con oltre 20 mila soci, il 60% donne.

Epifani: <Nessuna alternativa a Air France> ( da "Liberazione" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ipotetiche cordate italiane in grado di comprare Alitalia. Il gruppo di imprenditori interessati all'acquisto della compagnia di bandiera, di cui parla fuori tempo massimo e in funzione elettorale il capo del Pdl, secondo il segretario generale della Cgil "allo stato attuale non esiste. Il settore aereo è molto difficile e favorire una cordata di per sé non risolve nessun problema.

ROMA Il caro-petrolio scarica nuovi aumenti su luce e gas. L'Authority per l'Energia ha s ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: "E' frustrante dover registrare aumenti", ha affermato il presidente Ortis, con il greggio salito del 93% da gennaio 2007. Tabarelli (Nomisma): "Servono più investimenti". Sul fronte Alitalia, Epifani ribadisce che non c'è alternativa ad Air France. I sindacati vorrebbero una moratoria fino a dopo il voto.

Luce e gas, scattano i rincari ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Dal 1° aprile bollette più pesanti del 4,1% e del 4,2%: in media 58 euro all'anno per famiglia Luce e gas, scattano i rincari Alitalia, i sindacati: moratoria fino al voto. Cgil: non c'è alternativa ad Air France.

Viene ampliato il perimetro dei lavoratori di Az Servizi che resteranno sotto l'ombrello Alital ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract:

ROMA - Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Alitalia di Cempella. Ora nel Pd la linea è quella della "responsabilità" e dell'aperto appoggio alla trattativa con Air France, anche perchè il sindacato ha rotto gli indugi e si siede al tavolo, Ugl compresa. Un passo indietro lo hanno fatto i piloti di Anpac e Up e nel Pd c'è chi sospetta che dietro i ripensamenti ci sia lo zampino "

ROMA - La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa fino a dopo il vot ( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se ci saranno i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perchè di cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno". "Oggi tutti si improvvisano medici al capezzale di Alitalia - ha aggiunto Casini - ma se Alitalia è un tumore la colpa è di quelli che hanno praticato la politica del rinvio.

<In Usa non succede: viene premiato chi porta risultati altrimenti vai a casa> ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Cimoli e altri manager sono usciti da aziende come Alitalia o le Ferrovie lasciando pesanti perdite ma intascando somme enormi: questo non avverrebbe in America. Lì prendi i soldi, e anche tanti, se porti risultati; altrimenti vai a casa. Qui invece non si manda a casa nessuno, e le rare volte che succede ti riempiono di denaro.

Epifani: contrordine compagni, regaliamo Alitalia ai francesi ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: regaliamo Alitalia ai francesi di Andrea Cuomo Stretti tra l'incudine del fallimento Alitalia e il martello di un piano definito "irricevibile", i sindacati fanno retromarcia: ora Air France e il piano Spinetta vanno bene Roma - Al nuovo piano Spinetta, inviato da Parigi ai sindacati, Cgil-Cisl-Uil hanno detto "no".

"La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% È nella storia del Pd" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato.

ALITALIA, DOMANI ROUND DECISIVO. I SINDACATI PUNTANO SULLA TRATTATIVA. DUELLO TRA BERLUSCONI E VELTRONI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: IL RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac: distanze eccessive.

ADDIO MALPENSA, DA OGGI LA NUOVA ROTTA è FIUMICINO ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: di Alitalia: per i vertici della compagnia la scelta era necessaria e indifferibile per ridurre il "trend di perdite insostenibile" dovuto al vecchio assetto del network. Alitalia, con i conti in forte perdita e un indebitamento oltre quota 1,36 miliardi, da un anno e mezzo attende che si concluda il percorso avviato per la privatizzazione:

EPIFANI: NON C'è ALTERNATIVA AD AIR FRANCE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Se Berlusconi non investe su Alitalia è solo perchè c'è la contrarierà assoluta da parte della sinistra". Scettico, invece, il segretario dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Non abbiamo bisogno di cavalieri bianchi che salvano l'Alitalia con i soldi pubblici". Anche Piero Fassino non lesina critiche al Cavaliere, arrivando ad accusarlo di "turbativa"

MA FERRERO: IRRICEVIBILE LA PROPOSTA DI PARIGI ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: ma secondo lei il dossier Alitalia è stato gestito nel migliore dei modi? O, come dicono i sindacati, forse il governo avrebbe potuto fare qualcosa in più per rendere meno complessa la trattativa? "Penso che ci sia stato un eccesso di affidamento sul versante Air France sia da parte del ministro dell'Economia che del presidente del Consiglio.

PAGHE PIù ALTE DEL 30% PER I PILOTI D'OLTRALPE ( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Le retribuzioni medie dei piloti Alitalia sono inferiori del 30% rispetto a quelle dei piloti dei principali vettori europei (AirFrance, Klm, Lufthansa, British Airways e Iberia)". Lo sostengono i piloti dell'Anpac: "Il massimo annuo lordo per un comandante Alitalia anziano che opera su tratte di lungo raggio è 170mila euro, lontani dai 240mila di cui si favoleggia"

Alitalia abbandona Malpensa ( da "Voce d'Italia, La" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Economia Gli slot liberi occupati da altre compagnie gia' operative Alitalia abbandona Malpensa Cancellati il 72% dei voli che transitavano dallo scalo milanese Milano, 30 mar- Il 72% dei voli Alitalia da oggi lascia lo scalo milanese. Invece dei 380 che regolarmente transitano a Malpensa la domenica, oggi i voli saranno solo 102, 52 in partenza e 51 in arrivo.

Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" ( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)
Argomenti: Alitalia

Abstract: Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato.


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Fallimento: è il regalo di B. all'Alitalia e a tutta l'Italia (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La compagnia a un passo dal collasso. Così il Cavaliere vuole governare il paese? Fallimento: è il regalo di B. all'Alitalia e a tutta l'Italia Crolla il titolo, la trattativa con Air France si fa dura, l'esito pare scontato La nuova proposta di Air France non piace ai sindacati che, però, dicono sì alla trattativa. Anche perché, dopo il bluff svelato sulla cordata italiana, l'alternativa è tra l'accordo con i francesi e il fallimento. "Le condizioni poste da Spinetta sono offensive" dice Berlusconi che annuncia un appello agli imprenditori italiani dopo il voto del 14 aprile. In realtà il piano del leader del Pdl sembra essere quello di far fallire la compagnia per poi svenderla a pezzi, come piacerebbe al partito di Malpensa a e AirOne. Anche la borsa non sembra credere più alla soluzione italiana: ieri il titolo ha perso il 37 per cento. Ma il tempo stringe: in cassa ci sono risorse per non più di due mesi. A PAGINA 3.

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Il vero piano di Silvio: il fallimento (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

IL FUTURO DI ALITALIA Air France non arretra, ma i sindacati ora trattano. Non c'è alternativa Il vero piano di Silvio: il fallimento GIOVANNI COCCONI Su chi ricadranno le macerie di Alitalia? Le reazioni dei sindacati alla presentazione dell'ultimo piano Air France confermano che a sfidarsi sulle spoglie della compagnia di bandiera sono rimasti due partiti: quello del fallimento e quello della trattativa. Il segnale che ieri nove sindacati su dieci del settore hanno lanciato è chiaro: meglio trattare che portare i libri in tribunale. Le voci sulla cordata italiana lanciate da Silvio Berlusconi hanno allungato i tempi e prospettato ai sindacati un'alternativa che non c'è mai stata. Anche la Borsa ieri ha smesso di credere alla cordata italiana, ma è sembrata scettica anche su una soluzione positiva del negoziato con i francesi. L'ombra del fallimento è da ieri più palpabile. Chi ne pagherà le conseguenze? Nonostante il piano presentato da Jean-Cyril Spinetta ricalchi nella sostanza quello illustrato il 25 marzo, i sindacati hanno deciso di non irrigidirsi pur mantenendo un giudizio negativo. Lunedì pomeriggio si terrà un incontro probabilmente decisivo per capire le reali intenzioni dei francesi che, in ogni caso, dovrebbero ancora capire come superare l'ostacolo della Sea, la società degli aeroporti di Milano rigida nella richiesta di risarcimento danni per il taglio dei voli da Malpensa. La strada è ancora tutta in salita. Il 31 marzo non è più la data limite per il commissariamento della compagnia. Il credito d'imposta di circa 55 milioni di euro dovrebbe garantire cassa ancora per dieci giorni anche se c'è chi parla di due mesi, appena in tempo per consentire al prossimo governo di prendere la decisione finale. Urgente e finale. L'alternativa è tra il meno peggio e il tanto peggio tanto meglio. Meglio un'Alitalia più piccola ma legata a un grande gruppo internazionale o un'ex azienda da svendere pezzo per pezzo? Il partito del fallimento avrebbe molto da guadagnare dalle macerie di Alitalia. In testa AirOne che potrebbe mettere le mani sugli slot liberati, il vero e proprio asset della compagnia di bandiera. Anche il partito di Malpensa (dalla Lega a Letizia Moratti) sarebbe tra i principali sponsor della liquidazione così come alcuni degli imprenditori italiani contattati in questi giorni da Bruno Ermolli, da Diana Bracco a Salvatore Ligresti, vicini al Cavaliere. Lo stato si farebbe carico del lavoro sporco (licenziamenti e ammortizzatori sociali), la cordata dei compratori-amici del "sacrificio" di acquistare pezzi della compagnia a prezzi da saldo. Una mini-Alitalia senza debiti e con pochi costi, che lascerebbe a Malpensa la possibilità di decidere in autonomia del proprio futuro. Un affare nel quale coinvolgere anche compagnie straniere come la russa Aeroflot dell'amico Putin. Le ultime mosse del Cavaliere lasciano pensare che sia questa la soluzione finale che ha in mente. Il disinvolto helzapoppin di annunci sulla cordata italiana sembrava proporsi come unico obiettivo quello di far fallire il negoziato con Air France per raccogliere un dividendo elettorale. Ora che il bluff è svelato e che la bandiera dell'italianità si è ammainata dietro la pioggia di smentite, il piano B prevede che la situazione precipiti, i sindacati restino in trincea e Spinetta si ritiri. Allora e solo allora, scongiurata la minaccia della svendita agli odiati francesi, si potrà certificare il decesso della compagnia di bandiera per morte naturale. Che naturale non è.

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<Cambieremo l'Italia>: Veltroni allunga, domani torna il popolo delle primarie (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Cambieremo l'Italia": Veltroni allunga, domani torna il popolo delle primarie "Vincere le elezioni non è il fine ma il mezzo per cambiare radicalmente l'Italia": il pullman di Veltroni si è fermato ieri in Calabria. A Reggio, Vibo Valentia e Catanzaro il candidato premier del Pd ha proseguito il viaggio col suo stile: fermando i fischi al Cavaliere ma non risparmiando affondi su tv, politica estera, Alitalia e contraddizioni del Pdl, una coalizione che "punta solo a spartirsi il potere" tra gli stessi protagonisti di quattordici anni fa. L'agenda di Veltroni prevede oggi la Conferenza operaia a Brescia. E domani sarà una giornata di svolta per la campagna del Pd: tornano infatti i gazebo del 14 ottobre. Il popolo delle primarie è "riconvocato" per il Democratic day. Circa dodicimila punti di incontro ? gli stessi del giorno in cui "nacque" il Pd ? per mobilitare almeno un milione di volontari, che riceveranno volantini, adesivi e un vademecum per convincere parenti e amici a votare per il Pd e dar vita all'ultima tappa della "grande rimonta". Nelle principali città anche Europa sarà presente nei gazebo.

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Alza la voce Walter, alza la voce (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Che poi è un titolo improprio, perché riprende uno slogan da curva indirizzato verso oppositori trattati da conigli. Cosa che con Walter Veltroni proprio non si può fare: tutto si potrà dire del candidato del Pd, tranne che non abbia forza e coraggio da vendere. Infatti non di derisione si tratta, ma dell'invocazione di un cambio di passo, dell'apertura di una fase finale della campagna elettorale nella quale alle sottigliezze contro "il n o s t r o principale competitore " si sostituisca la denuncia alta e forte dei rischi drammatici ai quali va incontro un'Italia di nuovo (non) governata da Berlusconi. Intendiamoci. L'antiberlusconismo è il male che ha corroso giorno dopo giorno le intelligenze del centrosinistra e ne ha bloccato per lustri il rinnovamento. La cosa migliore che Veltroni abbia fatto fin qui è proprio la fuoriuscita definitiva da quell'ideologia nefasta, dalla mostrificazione del nemico. Dopo di che, Berlusconi è ancora lì (anche grazie agli antiberlusconiani di lotta e di governo) e non consola affatto la circostanza già denunciata da più parti che egli non voglia in realtà tornare a governare l'Italia. Dati i problemi del paese, sarebbe meglio avere davanti il Cavaliere animoso ancorché truffaldino del 2001, che questo spento del 2008, alla ricerca solo del ferrariano happy end. Come dimostrano Alitalia e lo stallo quasi certo del senato, ora sappiamo con certezza che in caso di vittoria del Pdl il paese non avrà un brutto governo di destra, bensì non avrà alcun governo. Gli ultimi sondaggi (da oggi oggetto di spaccio clandestino, come i liquori a Chicago negli anni '30) dicono che Veltroni ha una potenzialità espansiva superiore a quella di Berlusconi. Questo grazie al suo stile, che è dunque un dato acquisito. Ciò che va acquisito adesso, per trasformare l'apprezzamento in decisione di voto, non è più lo stile, ma una buona e solida ragione per impedire a Berlusconi di vincere. Difficile far passare questo messaggio se non parlando (parecchio) male dell'avversario.

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<Qualcosa sta cambiando> (sezione: Alitalia 2)

( da "EUROPAQUOTIDIANO.it" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

VELTRONI IN CALABRIA Si alzano i toni: "I nostri consensi aumentano. La destra pensa solo a dividersi il potere" "Qualcosa sta cambiando" RUDY FRANCESCO CALVO inviato a Vibo Valentia Walter Veltroni guarda i titoli dei quotidiani, legge di un distacco che si affievolisce, di un pareggio al senato che anche Berlusconi considera ormai esplicitamente una possibilità concreta. Anche i commentatori cominciano a prendere contezza che in Italia qualcosa sta cambiando, afferma soddisfatto il candidato democrat. Nelle tappe calabresi, Veltroni riprende i toni che si erano sentiti spesso in Sicilia. Se dalla platea arrivano fischi rivolti "al principale esponente dello schieramento a noi avverso", lui li blocca subito, "perché noi non vogliamo una politica della contrapposizione", ma dal palco non si riserva di lanciare stoccate a tutto campo al Cavaliere: tv, politica estera, Alitalia, contraddizioni del Pdl. Obiettivo: portare al voto quegli indecisi che ieri il Sole 24 ore dava in maggioranza orientati a scegliere il Pd e ampliare il più possibile il loro numero, fino a renderli determinanti. "Erano state raccontate previsioni molto diverse", rimprovera a un Berlusconi che inizia a dare segni di difficoltà. Invece "ogni sondaggio che arriva ? spiega ai suoi sostenitori di Vibo Valentia ? man mano che si riduce il numero degli indecisi, aumenta il nostro consenso". A dare man forte al Pd è arrivato ieri anche il ministro Alessandro Bianchi, ex indipendente indicato dal Pdci che, dopo aver discusso una "separazione consensuale " con Diliberto, ha annunciato a Reggio Calabria la sua decisione: "Scelgo persone come Luigi De Sena (che qui è capolista alla camera per il Pd, ndr), Anna Finocchiaro, Giuseppe Lumia. Scelgo Walter Veltroni e il suo Pd". Il segretario lo ringrazia per un sostegno che Bianchi garantisce "sulla base della propria coscienza e non per ricevere in cambio una candidatura ". Anche questo è un segnale che "sta crescendo un'onda di cambiamento, una ripulsa per la politica degli ultimi 15 anni", quella del tutti contro tutti. Dall'altra parte, dice invece Veltroni, rimane una destra "divisa su tutto", una "stanchezza politica" che li porta a ripetere "le stesse parole del '94: i brogli, gli stalinisti" ("salvo poi scoprire oggi che a Palermo sono stati scoperti gli autori di alcuni brogli e stanno dalla parte di chi li denuncia", aggiunge riferendosi all'arresto di due presidenti di seggio accusati di aver moltiplicato i voti per il sindaco Cammarata). Per il candidato del Pd, "l'Italia ha bisogno di energie nuove. Quando un paese deve scuotersi, come il nostro, deve aprire un ciclo com'è successo in Inghilterra con la Thatcher e poi con Blair o in Germania con Schröder. In Italia possiamo farlo solo noi, per motivi anagrafici e politici, perché siamo gli unici a poter dire che avremo in parlamento un gruppo unico". Dall'altra parte, invece, c'è una destra che "pensa solo a spartirsi il potere. Hanno già deciso che Bossi sarà il ministro per le riforme istituzionali e Tremonti dell'economia. Sono esattamente gli stessi del '94". Al centro dello scontro rimane anche il faccia a faccia televisivo, che Berlusconi continua a negare. "Non è affatto vero che bisogna farlo con tutti ? spiega Veltroni ? Casini e Bertinotti hanno discusso tante volte in tv, perché noi non possiamo farlo? È come pic indolor, in un'ora si fa e poi passa tutto". Il Cavaliere preferisce invece i suoi annunci in solitaria, anche quelli che poi si rivelano presto dei bluff, come denuncia Veltroni riguardo ad Alitalia: "Era stata annunciata una cordata italiana al termine di una serata di bisbocce e invece non c'è; aveva detto "ci sono i miei figli" e poi ha detto che non era vero; ha annunciato quattro nomi e tre di questi hanno smentito. Si può giocare così?". Mancano due settimane e tutto è ancora possibile. Berlusconi accetterà la sfida?.

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[FIRMA]CHIARA BERIA DI ARGENTINE INVIATA A PARIGI Questione di fair play. Sarà Milano la (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Prima a scendere in campo, lunedì pomeriggio, al Palais des Congrès di Parigi per la presentazione finale davanti alla platea superglobal dei delegati del Bie (Bureau International des Expositions) della sua candidatura all'Expo 2015. I turchi di Smirne, avversari del capoluogo lombardo in questa partitissima dagli incerti pronostici, tenevano molto ad avere l'ultima parola prima del voto a scrutinio segreto dei delegati e la squadra azzurra guidata da Letizia Moratti li ha accontentati. Momenti di gloria. A tifare per Milano-Italia ci sarà con i vertici del governo (il premier Romano Prodi, arriverà a Parigi domani mattina, il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema già da oggi) il più prestigioso dei testimonial del team Moratti, il premio Nobel, Al Gore. "Nutrire il pianeta, energia per la vita": al tema scelto da Milano, alla sua volontà di organizzare una Expo della cooperazione aperta ai Paesi meno sviluppati saranno dedicati gli ultimi discorsi, appelli e filmati; sul palco ci sarà anche il coro dei bambini dell'Antoniano e, per un finale da pathos, Andrea Bocelli canterà "Ama credi e vai". Questione di prudenza. Al di là delle belle voci, della mobilitazione bipartisan (anche ieri palazzo Chigi è stato sempre in contatto con Moratti) e della grande serietà con la quale è stata affrontata una prestigiosa e difficile sfida, vista da Parigi questa vigilia del grande match è da cardiolpalma. Elezioni anticipate, crisi Alitalia-Malpensa e, last but not least visto il tema scelto da Milano, l'affaire mozzarella di bufala. Avversari insidiosi, quelli di Smirne. Hanno soprannominato Moratti "Demir Lady", lady di ferro ("Se vinciamo l'invitiamo a Smirne", sorride l'ambasciatore Necil Nedimoglu, delegato al Bie) e, forti dell'appoggio dell'ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder e del voto certo d'influenti potenze come Cina e Corea del Sud, sono sbarcati a Parigi in gran numero (720 persone tra deputati e staff) e hanno speso, secondo gli italiani non meno di 2 milioni di euro, in pubblicità su taxi e giornali e spot su Cnn. Altra insidia che rende la partita Expo aperta a ogni risultato è il continuo ingresso nel Bie di nuovi Paesi con diritto di voto: a ieri il numero era salito a 154 ma ancora non è certo se Macedonia e Sao Tomè, ultimi arrivati, saranno accettati. Sao Tomè è data per Milano, la Macedonia chi lo sa. Paolo Glisenti, segretario generale del Comitato per l'Expo a Milano spiega quanto è inutile attardarsi nel gioco più in voga - quello del pallottoliere - in questo fine settimana tra ambasciatori e cronisti a Parigi. "Non ha senso", sbotta Glisenti assai soddisfatto per la riuscita della cena di gala offerta venerdì sera dal Comitato alla Grande Arche (erano presenti 116 delegati, 30 ambasciatori e gran nomi dell'imprenditoria da Diana Bracco a Antoine Bernheim, da Gabriele Galateri di Genola a Francesco Micheli). Ma qual è allora il punto critico per Milano? "Riuscire a difendere e mantenere il lavoro che abbiamo fatto in questo anno e mezzo", risponde Glisenti. Borsa agro-alimentare telematica, città del Gusto, progetti di microcredito e di aiuto agli immigrati. Quando da ragazza giocava a tennis Letizia Moratti non mollava mai una palla. A Parigi, anche questo ultimo week-end, il sindaco macina incontri su incontri con delegati Bie. "Per lunedì non sono ottimista", dice Gianmarco Moratti, presidente della Saras. Arrivato venerdì con il suo jet per stare accanto alla moglie-sindaco ("è una donna dolce ma anche molto determinata...non si è concessa un attimo di tregua, le regalerò 3 giorni di vacanza") in queste ore decisive Moratti ha lodato lo spirito bipartisan della candidatura Milano e ricordato suo padre Angelo "Diceva sempre che gli ottimisti sono destinati a fallire. Nelle cose bisogna lottare fino all'ultimo ma non bisogna essere ottimisti. Mio padre diceva che bisogna sempre avere paura". Questione di scendere in campo da Moratti.

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"Nessuno ci fermerà Anche Al Gore è con noi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

[FIRMA]CHIARA BERIA DI ARGENTINE INVIATA A PARIGI Questione di fair play. Sarà Milano la prima a scendere in campo, lunedì pomeriggio, al Palais des Congrès di Parigi per la presentazione finale davanti alla platea superglobal dei delegati del Bie (Bureau International des Expositions) della sua candidatura all'Expo 2015. I turchi di Smirne, avversari del capoluogo lombardo in questa partitissima dagli incerti pronostici, tenevano molto ad avere l'ultima parola prima del voto a scrutinio segreto dei delegati e la squadra azzurra guidata da Letizia Moratti li ha accontentati. Momenti di gloria. A tifare per Milano-Italia ci sarà con i vertici del governo (il premier Romano Prodi, arriverà a Parigi domani mattina, il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema già da oggi) il più prestigioso dei testimonial del team Moratti, il premio Nobel, Al Gore. "Nutrire il pianeta, energia per la vita": al tema scelto da Milano, alla sua volontà di organizzare una Expo della cooperazione aperta ai Paesi meno sviluppati saranno dedicati gli ultimi discorsi, appelli e filmati; sul palco ci sarà anche il coro dei bambini dell'Antoniano e, per un finale da pathos, Andrea Bocelli canterà "Ama credi e vai". Questione di prudenza. Al di là delle belle voci, della mobilitazione bipartisan (anche ieri palazzo Chigi è stato sempre in contatto con Moratti) e della grande serietà con la quale è stata affrontata una prestigiosa e difficile sfida, vista da Parigi questa vigilia del grande match è da cardiolpalma. Elezioni anticipate, crisi Alitalia-Malpensa e, last but not least visto il tema scelto da Milano, l'affaire mozzarella di bufala. Avversari insidiosi, quelli di Smirne. Hanno soprannominato Moratti "Demir Lady", lady di ferro ("Se vinciamo l'invitiamo a Smirne", sorride l'ambasciatore Necil Nedimoglu, delegato al Bie) e, forti dell'appoggio dell'ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder e del voto certo d'influenti potenze come Cina e Corea del Sud, sono sbarcati a Parigi in gran numero (720 persone tra deputati e staff) e hanno speso, secondo gli italiani non meno di 2 milioni di euro, in pubblicità su taxi e giornali e spot su Cnn. Altra insidia che rende la partita Expo aperta a ogni risultato è il continuo ingresso nel Bie di nuovi Paesi con diritto di voto: a ieri il numero era salito a 154 ma ancora non è certo se Macedonia e Sao Tomè, ultimi arrivati, saranno accettati. Sao Tomè è data per Milano, la Macedonia chi lo sa. Paolo Glisenti, segretario generale del Comitato per l'Expo a Milano spiega quanto è inutile attardarsi nel gioco più in voga - quello del pallottoliere - in questo fine settimana tra ambasciatori e cronisti a Parigi. "Non ha senso", sbotta Glisenti assai soddisfatto per la riuscita della cena di gala offerta venerdì sera dal Comitato alla Grande Arche (erano presenti 116 delegati, 30 ambasciatori e gran nomi dell'imprenditoria da Diana Bracco a Antoine Bernheim, da Gabriele Galateri di Genola a Francesco Micheli). Ma qual è allora il punto critico per Milano? "Riuscire a difendere e mantenere il lavoro che abbiamo fatto in questo anno e mezzo", risponde Glisenti. Borsa agro-alimentare telematica, città del Gusto, progetti di microcredito e di aiuto agli immigrati. Quando da ragazza giocava a tennis Letizia Moratti non mollava mai una palla. A Parigi, anche questo ultimo week-end, il sindaco macina incontri su incontri con delegati Bie. "Per lunedì non sono ottimista", dice Gianmarco Moratti, presidente della Saras. Arrivato venerdì con il suo jet per stare accanto alla moglie-sindaco ("è una donna dolce ma anche molto determinata...non si è concessa un attimo di tregua, le regalerò 3 giorni di vacanza") in queste ore decisive Moratti ha lodato lo spirito bipartisan della candidatura Milano e ricordato suo padre Angelo "Diceva sempre che gli ottimisti sono destinati a fallire. Nelle cose bisogna lottare fino all'ultimo ma non bisogna essere ottimisti. Mio padre diceva che bisogna sempre avere paura". Questione di scendere in campo da Moratti.

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BENDATI VERSO IL PRECIPIZIO (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

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Barbara Spinelli BENDATI VERSO IL PRECIPIZIO Le campagne elettorali sono un'occasione non ordinaria, per le democrazie che sempre le traversano trepidanti. Sono l'occasione di guardare dentro se stesse, di fare i conti con le proprie debolezze inesplorate, con le proprie virtù trascurate. Sono una breve opportunità, data a politici ed elettori, di aggiustare quel che eventualmente s'è spezzato, di meditare su altre vie. L'occasione si può cogliere o perdere, a seconda di come si comportano gli attori del dramma. Per guardare dentro di sé è indispensabile avere un senso acuto della realtà, e questo senso può crudelmente mancare. Per organizzare la convivenza civile non basta denunciare l'avversario politico, ma occorre esaminare il risentimento effettivo che l'avversario amplifica o distorce, e tale esame è spesso negletto. L'Occasione si perde facilmente, sin dalle tragedie greche coglierlo è tra le sfide umane più ardue. Il nascondimento della realtà è tentazione frequente, nelle democrazie di oggi (nelle dittature è la regola): ne sono affetti Stati apparentemente forti come l'America, regimi apparentemente decisionisti come Francia o Inghilterra. L'illusione di poter fare da sé li affligge tutti. L'Italia possiede questa tentazione in sommo grado, e la campagna elettorale lungi dal diminuirla sembra dilatarla. Non di fatti si discute ma di opinioni, che sono il vestito fatto indossare al reale e all'irreale per meglio confonderli. Non alla realtà e alla ragione ci si apre, ma al sonno dell'ideologia. Una delle cose eccelse che ha detto Pascal riguarda il nostro correre dissennato verso i precipizi. Non è un correre inerte, fatalistico: individualmente, l'inerzia ha una sua nobile tristezza. È un affrettarsi colmo d'attivismo, di chiasso: "Noi corriamo senza preoccupazione nel precipizio, dopo aver messo qualcosa davanti a noi per impedirci di vederlo" (Pensieri, 166-183). Precisamente questo accade, nell'odierno correre di tante democrazie: a cominciare dalla nostra. Accade con l'Alitalia, in modo spettacolare e emblematico. Accade con il posto dell'Italia nel mondo: non solo quando si parla d'economia ma anche di tenuta delle istituzioni, di giustizia, di diritti dell'uomo. Accade con il nostro passato lontano e recente. L'esperienza dei governi Berlusconi l'abbiamo avuta ma contrariamente a quello che sperava Montanelli non ne siamo usciti vaccinati, come forse non siamo usciti vaccinati neppure dal fascismo. Non è solo l'anomalia del politico-imprenditore che nascondiamo alla nostra vista. Sono interi segmenti di realtà che tanti s'ostinano a ignorare. Quel che costoro vedono sono le innumerevoli cose consolatorie che Berlusconi mette davanti agli occhi degli italiani perché non s'accorgano di come corrono, e verso dove. Che cosa non si vuol vedere, della realtà e dei suoi precipizi? In primo luogo: la piccolezza cui sono ormai ridotti gli Stati-nazione, specie in un paese, come il nostro, gravato da un debito che l'impiglia nell'impotenza. L'Alitalia è emblematica perché l'idea che tanti se ne fanno è completamente distorta: non è una grande compagnia, anche se ieri lo fu. Spende cronicamente più di quello che guadagna, e nell'economia-mondo il suo peso è nullo. A Friburgo, giovedì, Prodi ha parlato il linguaggio dei fatti e dell'Occasione da cogliere quando si è augurato che l'Alitalia possa "essere riammessa nel grande circuito internazionale delle linee aeree", e "partecipare al grande schema europeo del trasporto aereo". Da soli magari potremmo farcela, ma con sacrifici probabilmente ancora più grandi di quelli oggi previsti. La realtà che urge contemplare non è solo questa, come abbiamo visto: è la debolezza delle istituzioni italiane, dell'imperio della legge, della giustizia. È il pallore mortale d'una classe dirigente che non produce anticorpi pronti a sbarrare il cammino a chi fa politica privatizzandola per proprio tornaconto, e sistematicamente non edifica ma distrugge. È stato necessario che intervenisse il Financial Times, per dire che Berlusconi, con il suo no a Air France, puntava semplicemente alla bancarotta d'Alitalia. In una democrazia solida è difficile che un imprenditore senza senso dello Stato e del bene comune vada al potere più volte, senza esser scartato prima di tentare o ritentare. Quanto alla fragilità delle istituzioni democratiche, i fatti creati dai governi Berlusconi parlano da sé. Le leggi ad personam sono un esempio. Ma c'è anche quel che è accaduto nella caserma di Bolzaneto, tra il 20 e il 22 luglio 2001 dopo il G-8 di Genova. È una macchia che non sarà dimenticata, e il governo d'allora ne è responsabile. La recente requisitoria del pubblico ministero al processo su Genova è chiara: "Alla tortura si è andati molto vicini". Le violenze elencate non sono diverse da quelle praticate a Guantanamo o Abu Ghraib. Lo storico Marco Revelli ha ragione a concludere, scoraggiato, che il silenzio su Bolzaneto aprirà un baratro impaurente fra molti giovani e le istituzioni. Il modo in cui la requisitoria è stata banalizzata creerà la "fuoriuscita di un'altra Italia dall'Italia ufficiale" (il manifesto, 13 marzo 2008). Ancora una volta, la realtà vien fatta evaporare. Il male non visto a Bolzaneto secernerà risentimento, odio: due passioni devastanti che non si sanano senza contemplarne le radici. Anche in questo l'Italia non è un caso a parte. In America, nel più importante discorso tenuto finora, Barack Obama ha invitato gli americani a guardare la realtà e i fatti prima di denunciare il rancore razziale di tanti afro-americani. Il rancore va condannato, ma al tempo stesso studiato alle radici: scoprendo ad esempio che la Costituzione non è gloriosa ma "incompiuta", che in America "esiste il peccato originale della schiavitù". Sempre andare alle radici è un imperativo: in economia, in politica, nella lotta al terrore. Sono tante le cose che alacremente ci mettiamo davanti per non vedere. È ancora Pascal che parla di chi "crede di vedere quel che non vede affatto", e dell'immaginazione come "maestra dell'errore". L'immaginazione senza rapporto col reale non è meno deleteria dello spavento, e così come c'è una politica della paura c'è anche una politica dell'immaginazione falsa, che inganna e svia. Una politica che perversamente vede unite destre e sinistre estreme, nella storia di ieri e di oggi. L'immaginazione, diceva Malebranche, sovente si tramuta in folle du logis: in donna folle che si chiude in casa, nel suo logis. Il fascismo era di questa pasta, presuntuosamente credendo di poter fare in sé. L'italianità è una fantasia, e tante altre cose lo sono, compresa la naturale bontà degli italiani. La forza irradiante della Chiesa è una fantasia, e non basta il gran rumore della conversione di Magdi Allam a occultarla. È fantasiosa anche la pretesa dei berlusconiani di rappresentare il Nord, o di quei politici locali che pretendono di rappresentare il personale Alitalia. I sindacalisti, nelle ultime ore, sono ben più vicini ai fatti di quanto lo sia Berlusconi. Il principio di realtà e dunque di responsabilità è nella loro storia. È questo principio che ieri ha spinto Epifani a dichiarare, in sintonia con gli altri sindacati, che "al momento esiste solo l'offerta Air France". E che, in ogni caso, "non ci vuole una soluzione nazionale ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". Dell'immaginazione impazzita gran parte dell'Italia è malata, gravemente. Se solo si svegliasse un attimo, vedrebbe le cose come sono: non il Paradiso che desidereremmo, ma i disastri che conviene evitare e gli inferni che prepariamo a figli e nipoti se non ci togliamo in tempo le bende dagli occhi. È più facile certo mentire e far pagare il conto alle generazioni future. Magari vinci anche un'elezione. Ma il precipizio non cambia posto: è nella sua natura restare lì dov'è.

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AirOne inaugura il volo per Napoli (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Alla Malpensa AirOne inaugura il volo per Napoli A Malpensa ci sono novità non solo in negativo (Alitalia che trasloca in direzione di Fiumicino) ma anche in positivo, perché Air One aumenta i voli dallo scalo milanese. Questa mattina alle 9,40 decolla il primo volo Air One diretto a Napoli e alle 10,45 un altro Airbus A320 della compagnia si alzerà in volo verso Roma Fiumicino. "Napoli e Roma - si legge in una nota della società - sono solo le prime due di 11 destinazioni nazionali, internazionali e intercontinentali che Air One attiverà entro l'estate da Malpensa". Oltre ai voli per Roma (quattro al giorno) e Napoli (2 al giorno), dal primo aprile apre la rotta per Palermo (con un volo al giorno). Il 2 maggio tocca a Berlino, un mese dopo a Bruxelles, il 7 giugno sarà la volta del volo per Atene e l'8 giugno verrà avviato il collegamento fra Malpensa e Salonicco (con frequenza quotidiana). Da metà giugno via agli intercontinentali: Boston (il 14) e Chicago (il 21) le prime due destinazioni di lungo raggio della compagnia, raggiungibili dall'aeroporto di Milano.

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Sindacati dietrofront "Si tratta con Parigi" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

ROMA La parola d'ordine è "trattare con Air France". All'indomani della bocciatura del nuovo piano di Spinetta per l'acquisizione di Alitalia, i sindacati ammettono che (al momento) non c'è altra possibilità se non quella di tornare al tavolo con il presidente del colosso franco-olandese. Però è possibile cogliere qualche distinguo fra la posizione delle confederazioni, che sembrano già quasi pronte ad accettare l'inevitabile, e le sigle di categoria che alla fine (probabilmente) berranno anche loro l'amaro calice, con tanto di esuberi e scorporo di attività, ma giurano che non firmeranno accordi che equivalgano a vendere l'anima. "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France" dice il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. "Non ci vuole una soluzione nazionale - aggiunge Epifani, negando consistenza al tentativo di Berlusconi - ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "Noi non abbiamo problemi di passaporto, va bene qualsiasi impresa che voglia rilanciare Alitalia". Apre ai francesi anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Trattiamo con l'unico interlocutore che c'è per migliorare il piano, negoziando punto su punto". Quanto a una eventuale cordata italiana, "quando si vedrà si valuterà". Secondo Renata Polverini dell'Ugl, il sindacato ha "il dovere di trattare" perché "il fallimento porterebbe a scenari peggiori". A livello di sindacati di settore si vivono, comprensibilmente, dei tormenti ulteriori. Pur negando che ci sia una reale differenza di posizioni rispetto a Epifani, al telefono Fabrizio Solari, segretario generale della Filt Cgil, fa chiaramente intendere che l'epoca del sindacato come cinghia di trasmissione della volontà del partito è finita per sempre e che la sua sigla non dirà di sì a un accordo solo per rendere la vita facile a Prodi e Veltroni e per andare contro Berlusconi: "Non firmeremo un'intesa per considerazioni politiche ma solo di merito, nell'interesse dei lavoratori. E a questo riguardo non sono ottimista. Padoa-Schioppa ha gestito la trattativa con Air France in una maniera che neanche un amministratore di condominio si sarebbe sognato. Non ha messo alcun paletto, e alla fine ha negoziato una vendita senza quelle salvaguardie che avevano preteso e ottenuto gli olandesi di Klm quando hanno fatto il loro accordo con Air France. A questo punto - conclude Solari - noi tratteremo fino all'ultimo munito per migliorare le condizioni. Ma anche se non siamo il partito del fallimento di Alitalia, non firmeremo mai accordi che equivalgano a vendere l'anima, neanche di fronte allo spettro del fallimento". Il mondo della politica continua a dividersi. Il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, lancia una appello perché "la trattativa vada avanti, con i sindacati impegnati affinché ci sia il minore impatto possibile sui lavoratori e sull'aeroporto di Malpensa". Berlusconi torna a bollare come "inaccettabile, irricevibile, e addirittura offensiva" la proposta di Air France-Klm per Alitalia: "Speravo in un accordo tra Air France e Alitalia che mantenesse il nome, la bandiera, il management e l'identità italiana - ribadisce Berlusconi - ma così non è stato", di qui l'appello "ai colleghi imprenditori" per una cordata nazionale. \.

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"Con il via alle nuove rotte Fiumicino finirà nel caos" (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Fiumicino come Heathrow? Lunedì è il D-Day del trasferimento di quasi tutti i voli intercontinentali di Alitalia da Milano a Roma, e tutto avverrà in 48 ore. Abbiamo appena visto il caos del nuovo terminal all'aeroporto londinese: succederà la stessa cosa da noi? "Più che i problemi del primo giorno, che si risolveranno, vorrei sottolineare quelli dovuti alla concentrazione degli orari e quelli che derivano dal vento che soffia del mare" risponde (andando subito professionalmente al sodo) il comandante Roberto Spinazzola, segretario generale dell'Unione piloti. Problemi di orari e di vento? "Molti dei voli trasferiti da Milano e Roma sono per il Nord America e si concentrano in una finestra di un paio d'ore al mattino, fra le 10 e le 12. In quegli orari possono verificarsi già adesso problemi di sovraffollamento perché quando il vento soffia dal mare, e a Fiumicino non è un fatto infrequente, l'unica pista utilizzabile per il decollo rimane la 25, e così si formano lunghe file di aerei. Con i nuovi voli, in queste condizioni di vento, potrebbero formarsi file ancora più lunghe". In aggiunta a questo non potrebbe esserci un fisiologico caos da primo giorno? Bagagli persi, intralci nel traffico in pista... "Questo trasloco dei voli avviene tutto in una volta, ma non di sorpresa. Se ne parlava da otto mesi e, fra l'altro, non era condizionato alla trattativa con Air France-Klm. Vedremo se tutti hanno fatto quel che avrebbero dovuto per prepararsi, cioè se Alitalia e la società Adr che gestisce l'aeroporto si sono mosse per tempo". Un handicap di Alitalia e dei suoi due hub (aeroporti di connessione) era la necessità di spostare ogni giorno piloti e tecnici da Roma a Milano per far partire i voli da Malpensa. Eliminato questo fardello extra ci sarà un monte-ore di lavoro utile in più, di cui giovarsi per far funzionare meglio Fiumicino e Malpensa? "Sì, in parte questo è vero. Ci sarò più personale a disposizione. Tenga anche presente che 300 o 400 piloti Alitalia adesso fanno base a Milano e ci resteranno per i voli che non sono stati trasferiti a Roma". Come sindacato che cosa pensate del trasloco in sé? "Malpensa rappresenta un mercato considerevole che andrebbe presidiato. Dovrebbe essere un hub. Ma nelle condizioni in cui era, Alitalia ha dovuto fare questa scelta perché ormai non aveva più abbastanza aerei a lungo raggio per servire due grandi scali". Come commenta la disponibilità di Air France-Klm ad assorbire 180 giovani piloti di Alitalia in 3 anni? "È uno specchietto per le allodole. I nostri piloti dovrebbero licenziarsi da Alitalia e poi fare una selezione in Air France. Non c'è passaggio interno. E quelli assunti partirebbero da un'anzianità zero, perché i sindacati dei piloti francesi e olandesi tutelano i loro iscritti e non accettano che vengano scavalcati dagli ultimi arrivati. Il più giovane pilota di Alitalia ha 30 di età e già 8 di anzianità professionale. Licenziarsi e ripartire da zero in Air France non è allettante neanche per lui. Comunque, in condizioni analoghe alle sue sono al massimo una trentina". Un motivo per cui Air France-Klm è disposta ad assumere piloti è che in questo momento nel mondo ce n'è penuria e gli analisti di settore dicono che nei prossimi anni ci sarà sempre più "fame" di piloti, soprattutto in Asia. I vostri iscritti si stanno guardando intorno? "Non c'è dubbio, per i piloti italiani c'è mercato. Parecchi sono già stati contattati da Emirates, da Air China e altre compagnie. Quindi il lavoro si trova. Però ci sono anche problemi. Si tratta di cambiare vita per parecchi anni. E tutti questi Paesi rientrano nella zona del dollaro e pagano gli stipendi in valuta americana, che in questo momento è molto penalizzata rispetto all'euro". Del negoziato con Air France che cosa pensa? "Non è vero che i piloti preferiscano il fallimento ma le condizioni attuali prospettate dai francesi sono troppo penalizzanti per noi. Devastanti".

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Stai a vedere che la crisi di Alitalia qualcosa di buono lo ha portato. Per rimborsare in fretta e f (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Uria i crediti Irpeg vantati dalla compagnia si è infatti fatto ricorso a una misura prevista dalla finanziaria 2008 che, promette il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, consentirà nei prossimi mesi il rimborso di oltre 3 miliardi di crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'Erario. Si tratta in sostanza dei crediti ultradecennali, per i quali la finanziaria del 2008 ha stabilito che dal primo gennaio queste somme generano interessi sulle somme complessivamente in gioco (capitale più interessi già maturati). Norma questa che consentirà, spiga Visco, "di eliminare in un sol colpo la montagna dei vecchi rimborsi di imposta accumulati negli anni e di immettere una cospicua liquidità nel sistema delle imprese". I crediti vantati da oltre dieci anni saranno ceduti dall'Erario ad Equitalia, la società pubblica di riscossione. Che grazie alla norma sulla generazione di interessi e alla fissazione del tasso relativo - fissato con un decreto del ministero dell'Economia il 13 marzo scorso - permetteranno alla stessa Equitalia di trovare "le risorse finanziarie sul mercato bancario e senza rimetterci nemmeno un euro". Tradotto per i non specialisti, quei crediti potranno essere "cartolarizzati", ovvero potranno essere emessi dei titoli di debito da vendere agli investitori, che saranno a loro volta remunerati con quell'interesse introdotto dalla finanziaria del 2008. Mentre l'incasso della cartolarizzazione finirà dritto nelle tasche dei contribuenti che aspettano quei rimborsi da oltre dieci anni. Sui rimborsi più recenti, Visco sottolinea che è stata impressa "una significativa accelerazione ai rimborsi di imposta". Il numero dei rimborsi erogati nel 2007 è stato complessivamente pari a 2.992.093, oltre mezzo milione in più rispetto al 2006, per un totale di 11,9 miliardi di euro. L'annualità più recente rimborsata nel 2007 è relativa alla dichiarazione Unico del 2005. La speranza del viceministro, esplicitata nella nota che ieri ha chiarito i meccanismi del provvedimento sui rimborsi ultradecennali da 3 miliardi di euro, è quella di portare "riflessi positivi sul tessuto produttivo del Paese che sarà in grado di fruire di una forte iniezione di liquidità". E magari anche quella di essere ricordato non solo come l'uomo delle tasse ma come come quello che qualcosa ha ridato indietro.

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Dalle sigle di categoria qualche distinguo rispetto alla linea delle confederazioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai a vedere che la crisi di Alitalia qualcosa di buono lo ha portato. Per rimborsare in fretta e furia i crediti Irpeg vantati dalla compagnia si è infatti fatto ricorso a una misura prevista dalla finanziaria 2008 che, promette il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco, consentirà nei prossimi mesi il rimborso di oltre 3 miliardi di crediti vantati dai contribuenti nei confronti dell'Erario. Si tratta in sostanza dei crediti ultradecennali, per i quali la finanziaria del 2008 ha stabilito che dal primo gennaio queste somme generano interessi sulle somme complessivamente in gioco (capitale più interessi già maturati). Norma questa che consentirà, spiga Visco, "di eliminare in un sol colpo la montagna dei vecchi rimborsi di imposta accumulati negli anni e di immettere una cospicua liquidità nel sistema delle imprese". I crediti vantati da oltre dieci anni saranno ceduti dall'Erario ad Equitalia, la società pubblica di riscossione. Che grazie alla norma sulla generazione di interessi e alla fissazione del tasso relativo - fissato con un decreto del ministero dell'Economia il 13 marzo scorso - permetteranno alla stessa Equitalia di trovare "le risorse finanziarie sul mercato bancario e senza rimetterci nemmeno un euro". Tradotto per i non specialisti, quei crediti potranno essere "cartolarizzati", ovvero potranno essere emessi dei titoli di debito da vendere agli investitori, che saranno a loro volta remunerati con quell'interesse introdotto dalla finanziaria del 2008. Mentre l'incasso della cartolarizzazione finirà dritto nelle tasche dei contribuenti che aspettano quei rimborsi da oltre dieci anni. Sui rimborsi più recenti, Visco sottolinea che è stata impressa "una significativa accelerazione ai rimborsi di imposta". Il numero dei rimborsi erogati nel 2007 è stato complessivamente pari a 2.992.093, oltre mezzo milione in più rispetto al 2006, per un totale di 11,9 miliardi di euro. L'annualità più recente rimborsata nel 2007 è relativa alla dichiarazione Unico del 2005. La speranza del viceministro, esplicitata nella nota che ieri ha chiarito i meccanismi del provvedimento sui rimborsi ultradecennali da 3 miliardi di euro, è quella di portare "riflessi positivi sul tessuto produttivo del Paese che sarà in grado di fruire di una forte iniezione di liquidità". E magari anche quella di essere ricordato non solo come l'uomo delle tasse ma come come quello che qualcosa ha ridato indietro.

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In paese prevista la prima stazione internazionale, i binari interrati (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Polemica Percorso bipartisan della Provincia In paese prevista la prima stazione internazionale, i binari interrati MAURIZIO TROPEANO Se l'ipotesi di realizzare la stazione internazionale della Tav a Susa si trasformasse in realtà l'atto di acquisto collettivo dei terreni di Chiomonte che 1500 oppositori della Torino-Lione firmeranno oggi servirebbe solo per essere elencato nel libro dei Guinness dei primati. Già, perché malgrado il sindaco di Susa, Sandro Plano, liquidi la questione come "una fuga in avanti dettata dal clima elettorale" la realtà è diversa: "Napoli ha scoperto l'acqua calda. La Provincia, infatti, ha già valutato l'ipotesi di Susa, che permette di risolvere molti problemi, ma ha scelto di non anticipare la notizia per evitare di compromettere il lavoro dell'Osservatorio". Proviamo a ricostruire questo nuova alternativa di tracciato. Il tunnel di base non sbucherebbe più a Chiomonte ma ritornerebbe sul vecchio percorso bypassando Venaus per sbucare più a valle vicino a Susa. La galleria, dunque, sarebbe prolungata di alcuni chilometri, da tre a cinque. Resta da definire il percorso di avvicinamento alla città. I tecnici della Provincia hanno esaminato due possibilità per realizzare la stazione. La prima prevede l'utilizzo dell'attuale fermata in corso Stati Uniti. Nell'area di circa 8 mila metri quadrati verrebbero interrati i binari e la nuova stazione sarebbe edificata sul modello della nuova Porta Susa di Torino. Ipotesi affascinante che però deve fare i conti con spazi limitati e con la realizzazione dei cantieri all'interno della città. La seconda soluzione punta ad utilizzare i 350 mila metri quadrati dell'ex autoporto, ora in parte utilizzati dal Motor Oasi di Consepi, società controllata dalla Regione. L'area sicuramente potrebbe essere utilizzata per la costruzione della stazione di interscambio, emergenza e servizio per i convogli dei treni. I grandi spazi potrebbero permettere anche di costruire la nuova struttura della fermata internazionale. Restano da definire le modalità per raggiungere Torino. Due le possibilità indicate dalla Provincia. La prima: quadruplicamento della linea storica e interramento dei binari. Secondo Campia "questa soluzione permetterebbe di ricucire pezzi di città e di territorio sul modello di quanto fatto a Torino sulla Spina 3". La seconda: sfruttare il tracciato sulla sponda destra della Dora. Campia esclude nel modo assoluto la possibilità di "utilizzare il vecchio progetto di Ltf che viaggia in sponda sinistra Dora perché si porterebbe dietro tutte le polemiche e le proteste per l'attraversamento del Musiné dove, come tutti sanno, c'è l'amianto. Certo il materiale può essere lavorato in tutta sicurezza ma il solo nominarlo si porta dietro paura e panico". Adesso la partita si giocherà sul tavolo dell'Osservatorio di Virano. Il sindaco Plano nasconde a fatica l'irritazione: "Siamo stufi di essere usati. Vedo che Napoli usa lo stesso metodo di Berlusconi nella vicenda Alitalia, si fanno dichiarazioni roboanti solo per catturare l'attenzione". Aggiunge: "Per quanto ci riguarda si tratta solo di boutade. Noi aspettiamo di capire come si concluderanno i lavori dell'Osservatorio ma ribadiamo che ogni ragionamento ogni soluzione deve essere il frutto di un ragionamento condiviso". Anche Antonio Ferrentino, presidente della Comunità Montana della Bassa Val di Susa liquida la questione come "pubblicità da campagna elettorale". Poi aggiunge: "Sono convinto che in caso di vittoria del centrodestra si torna al vecchio progetto di Ltf sulla sponda sinistra e quel ritorno significa fare un passo indietro di due anni".

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Le poste: "date a noi il cargo" - luca iezzi (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Francesco Pizzo, presidente di Air Mistral e consigliere di amministrazione della spa Le Poste: "Date a noi il cargo" In Italia non esiste un corriere espresso di livello europeo come invece hanno altri servizi postali LUCA IEZZI ROMA - "Poste Italiane, visti i suoi interessi nella logistica e nel cargo, sarebbe un partner molto utile per Alitalia. Le possibilità di sviluppo per noi e di sostegno per loro sono evidenti" Francesco Pizzo è consigliere di amministrazione di Poste Italiane, nonché presidente della compagnia del gruppo Mistral Air dice di essersi meravigliato che nessuno abbia notato l'opportunità, così ha sfruttato il cda che ha approvato il bilancio 2007 della società guidata da Massimo Sarmi per lanciare la sua proposta, forse industrialmente sensata, ma sicuramente scivolosa dal punto di vista politico. D'altronde Poste rimane al 100% una società pubblica e la ricerca di salvatori italiani di Alitalia (veri o presunti) è materia quotidiana della campagna elettorale. Il presidente e il resto del cda cosa le hanno detto: ne riparliamo dopo le elezioni? "L'accoglienza non è stata negativa, alcuni consiglieri si sono detti d'accordo ed è stata avviata una riflessione, è chiaro non ci si può inserire in un trattativa in corso, e mi voglio sottrarre alle speculazioni politiche. Non mi schiero per una cordata italiana o per Air France, faccio un discorso dal punto di vista di Poste". Vuole dire che investire in Alitalia sarebbe un buon affare? "Gli esempi in Europa ci sono: le poste tedesche possiedono una flotta tramite il corriere Dhl e hanno accordi con Lufthansa. Noi siamo cresciuti nella finanza, ora possiamo crescere nella logistica". Ma i francesi dicono che il traffico merci è in perdita e va smantellato entro il 2010. "Buon motivo per proporci come partner, tanto più che il nostro hub per la posta aerea è Malpensa e gran parte, oltre che attraverso Mistral, vola già grazie a contratti con Air One e Alitalia. Bisognerà fare un piano industriale che coinvolga tutta la logistica". Mantenere la presenza pubblica nel settore è un vantaggio? "Il vantaggio è industriale, in Italia non esiste un corriere espresso di livello europeo come invece hanno altri servizi postali. Gli utenti poi potrebbero godere di un miglioramento nel servizio di consegna delle lettere perché il maggior numero di collegamenti Alitalia permetterebbe smistamenti più veloci. Discorso particolarmente vero per le rotte del Sud e verso il Mediterraneo. Il ministero dell'Economia, nostro azionista, avrà l'ultima parola, ma penso che si possano coinvolgere anche altre istituzioni, come le regioni".

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Economia, sfida di veltroni "un patto sociale per il paese" - alessandra longo (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia, sfida di Veltroni "Un patto sociale per il Paese" "Si può fare. Anzi, lo stiamo già facendo" Il 9 aprile il premier potrebbe lasciare la presidenza del partito ALESSANDRA LONGO DAL NOSTRO INVIATO BRESCIA - A Treviso, a Vicenza, c'erano i piccoli medi-imprenditori delle partite Iva, c'era, sul palco, uno come Massimo Calearo, faccia davvero nuova in un parterre di centrosinistra. Qui, al PalaBrescia, ci sono centinaia di lavoratori manuali, così si chiamano, tessili a rischio chiusura, metalmeccanici, con le mani callose, le loro bandiere di fabbrica, e il disorientamento di chi, dopo anni di protagonismo, si sente quasi invisibile. Conferenza operaia: l'altra faccia di quel Pd che Walter Veltroni, definisce "un grande partito del lavoro". Un partito che insegue l'ambiziosa sfida di "un patto sociale", di una stretta di mano tra "produttori", tra padroni e operai, insieme per il Paese. Parola d'ordine: "Che mille imprese crescano! Che ci sia sviluppo economico combinato a qualità sociale". E' possibile? "Si può fare - dice il leader Pd - anzi lo stiamo già facendo". Non è facile trovare un linguaggio che vada bene agli uni e agli altri, non è facile, ammette Veltroni, "ricostruire un rapporto organico con le fabbriche". Dicono i sondaggi che gli operai votano a destra. Tiziano Treu, moderatore della kermesse bresciana, si preoccupa: "Bisogna imparare dalla Lega. Già dagli Anni Novanta, ha cominciato a candidarli alle amministrative, in Parlamento". La scommessa è proprio questa: liste di lavoratori e imprenditori. Oggi tocca ai primi, è la loro giornata. Eccoli, dunque, i candidati sul palco: Antonio Bocuzzi, sopravvissuto della Thyssen, che racconta "come si può morire in una fabbrica morta"; Loredana Ilardi, "operaia part-time in un call center", che, a gennaio, ha preso una paga di 640 euro, lavorando a Capodanno e per la Befana; Alberto Tosa, la star locale, operaio dell'Iveco e sindaco di un paesino che si chiama Saviore dell'Adamello, pendolare in pullman per tre ore al giorno; Franca Biondelli, dipendente pubblica, vent'anni di corsia ospedaliera ("Sarebbe ingeneroso chiamare persone come lei "fannullone", ammonisce Gugliemo Epifani). Quattro operai e, accanto, i sindacalisti nazionali, Epifani, Angeletti, Bonanni. Tutti e tre molto interessati, pare, alla linea riformista del Pd, a quel suo nuovo asserito interesse per il mondo del lavoro, (il decreto legge sulla sicurezza verrà licenziato martedì prossimo dal governo ed è pronto, annuncia Veltroni, il disegno di legge sul compenso minimo legale). Bonanni, Cisl, si sente di fare addirittura pubblici complimenti: "Mai vista una sinistra così progressista!". In prima fila, il ministro del Lavoro Cesare Damiano, Enrico Letta, molto gradito da queste parti, e un'impassibile Paola Binetti, candidata in Lombardia come Pietro Ichino, che è assente per motivi di salute, ma incassa, su invito di Veltroni, la solidarietà della platea per le minacce ricevute dai terroristi. Il professor Aris Accornero traccia, "da esterno", il quadro del postfordismo: la qualità del lavoro migliora, la tutela dei lavoratori peggiora. Ogni giorno ci sono tre morti nei cantieri, nelle fabbriche, la parcellizzazione delle imprese, i subappalti, ostacolano la vigilanza. E i salari, dice Accornero, sono da fame, "lo ammette anche il governatore Draghi". Walter Veltroni ascolta, ad un certo punto, quando i tre segretari generali hanno finito di parlare, si apparta e discute con loro. Voglia di collaborare, ognuno per la sua parte. Veltroni, mettendo al primo posto la precarietà, e una politica fiscale che sgravi da subito le fasce più deboli e incentivi i comportamenti corretti delle aziende. Loro, Cgil, Cisl e Uil aprendosi al nuovo, come chiede Enrico Letta, il quale si spinge a evocare futuri modelli contrattuali che tengano conto "dei diversi costi della vita e delle diverse aree". Si può fare? Sì, perché, ricorda ancora una volta Veltroni, il Pd è libero dai veti incrociati. E' finita, sospira sollevato Damiano: "al nostro governo non mancava niente, nemmeno l'opposizione al suo interno. Ma adesso basta mediare sulle virgole! ". Un solo rimpianto: "Mastella - si lamenta il ministro del Lavoro - mi ha impedito di realizzare il mio sogno. Io volevo riuscire a far costare di un euro in più il lavoro flessibile rispetto a quello stabile.". Si ride, si applaude, aspettando la grande giornata Pd di oggi, con i gazebo in tutta Italia, come ai tempi delle primarie. Veltroni ironizza sul mancato confronto televisivo con l'avversario, picchia sulla cordata fantasma per l'Alitalia, avverte che si candida "per una legislatura, forse per due". E annuncia il "grande piano di edilizia popolare del Pd: progetti di "housing sociale", con gli imprenditori che costruiscono su aree pubbliche, accettando di calmierare gli affitti, con gli inquilini del milione di case popolari che possono, se vogliono, comprare ad un prezzo giusto gli appartamenti in cui vivono, liberando così risorse per nuova edilizia agevolata. Il ministro del Lavoro spagnolo, Jesus Caldera, ospite della conferenza, è entusiasta: "Walter, gli spagnoli e Zapatero sono con te!". Standing ovation per il governo di Madrid. Applaudono tutti, tranne una: la Binetti.

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Air france e sindacati, prove d'intesa epifani: "non ci sono alternative" - roberto mania (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Air France e sindacati, prove d'intesa Epifani: "Non ci sono alternative" Duello Veltroni-Berlusconi, dall'Ugl no alla cordata italiana Banche, Salza ribadisce: "Intesa SanPaolo non partecipa a nessuna alleanza" ROBERTO MANIA ROMA - L'appuntamento è per domani mattina. Air France e sindacati riprenderanno il negoziato per far passare l'Alitalia nell'orbita di Parigi ed evitare il fallimento con le sue ricadute sociali. Trattativa difficile, con margini risicatissimi, ma l'unica possibile. Almeno per ora. Come ha detto ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Allo stato non c'è alternativa alla trattativa con Air France. Non esiste una soluzione nazionale ma bisogna cercare una soluzione attenta agli interessi nazionali, questo è il punto". L'ultima versione del piano di ristrutturazione presentato dal presidente di Air France, Jean Cyril Spinetta (oltre 2.000 esuberi da gestire con gli ammortizzatori sociali, tagli alle rotte e agli aerei) è stato bocciato da tutte le nove organizzazioni sindacali. Eppure, se si escludono i piloti dell'Anpac che ancora ieri parlavano di "distanze incolmabili", l'obiettivo condiviso è quello di trovare un'intesa con i francesi, sapendo che comunque il piano non potrà essere indolore. Per questo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha preannunciato "un negoziato punto su punto". Perché le possibilità di migliorare il progetto-Spinetta andranno ricercate nelle pieghe delle sedici cartelle considerate dai francesi già il massimo possibile. I 148 milioni arrivati nelle casse dell'Alitalia grazie a un rimborso di un credito di imposta Irpeg e alla vendita di un pacchetto di azioni Air France, permettono anche di dilatare un po' i tempi del confronto. Qualche giorno in più rispetto al precedente ultimatum che sarebbe scaduto proprio domani. Ma le eventuali tattiche dilatorie non saranno ammesse. Perché in quel caso il capo azienda, Maurizio Prato, è pronto a portare i libri in tribunale e chiedere l'amministrazione straordinaria. La stessa strada della Parmalat con la differenza che a Collecchio c'era una profonda crisi finanziaria ma una solidità industriale che l'Alitalia, invece, non ha. La ripresa della trattativa sindacale dovrebbe suggerire una pausa nella polemica politica. Fino a ieri debordante. Il leader del Popolo delle libertà, Silvio Berlusconi, ha rilanciato l'idea della cordata italiana. "La cordata è nei fatti", ha detto. "Sono sicuro che si realizzerà. Io però non c'entro nulla, ormai è nelle mani degli industriali italiani". I nomi non si conoscono. Mentre si allunga la lista di chi si tira fuori: "Io - ha dichiarato Gianmarco Moratti, marito del sindaco di Milano Letizia Moratti - faccio il petroliere, non so fare altro". Per il leghista Roberto Calderoli, la cordata sarà "padana" con know how Lufthansa. Ma senza le risorse di Intesa Sanpaolo. Perché, come ha ribadito il presidente del Consiglio di gestione, Enrico Salza, il gruppo bancario "non sta in nessuna cordata". E allora "c'è d'augurarsi che se ci saranno i cavalieri bianchi che almeno mettano i soldi loro, perché di cavalier con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno" (Pier Ferdinando Casini). Così che la bocciatura più sonora alle voci sulla cordata tricolore (a parte il "Berlusconi peggio del mago Do Nascimento", di Antonio Di Pietro) è arrivata dal sindacato più vicino alla destra. Ha detto Renata Polverni, segretario dell'Ugl: "Le ipotetiche e fumose soluzioni alternative ventilate in queste settimane non superano i confini della campagna elettorale". Insomma - secondo il segretario del Pd, Walter Veltroni - "sull'Alitalia qualcuno si è comportato come Fregoli". Mentre dalla SinistraArcobaleno è arrivata la proposta di rilanciare l'intervento pubblico per salvare l'Alitalia.

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Alitalia, addio a malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La compagnia di bandiera taglia da oggi il 72% dei voli dello scalo lombardo. Epifani: c'è solo Air France. Domani a Parigi si decide sull'Expo 2015 Alitalia, addio a Malpensa Casini: Berlusconi strumentalizza la Chiesa. Lite Lega-Pdl sugli immigrati ROMA - Alitalia lascia Malpensa e riduce del 72% i voli dello scalo lombardo. A favore della trattativa con Air France il segretario della Cgil Gugliemo Epifani: "Non ci sono alternative". Domani si decide l'assegnazione dell'Expo 2015 che potrebbe andare a Milano. E Berlusconi parla di voto agli immigrati, ma la Lega lo attacca. SERVIZI DA PAGINA 2 A PAGINA 10.

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L'alitalia smobilita da malpensa via due voli su tre, 8 mila posti a rischio - andrea montanari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia L'Alitalia smobilita da Malpensa via due voli su tre, 8 mila posti a rischio Lacrime e rabbia tra il personale: lo scalo non è più un hub Ironia della sorte: ieri è stato inaugurato il collegamento con l'autostrada Insegne rimosse e moquette strappate per far spazio ad altri collegamenti ANDREA MONTANARI MILANO - Il lungo addio di Alitalia a Malpensa è iniziato ieri. Quando gli operai hanno smontato i banchi utilizzati finora dall'ex compagnia di bandiera in un clima già surreale. Qualcuno aveva gli occhi lucidi mentre vedeva strappare la moquette e staccare le insegne. C'era commozione, molta preoccupazione e perfino rabbia. L'aeroporto era già semi deserto. Anche se effetti più evidenti si vedranno solo domani con il ritorno al traffico dei giorni feriali. Con l'entrata in vigore dell'orario estivo, infatti, come previsto dal piano dell'amministratore delegato Maurizio Prato, che sta trattando la vendita ad Air France, a Malpensa finisce un'epoca. Quella iniziata nel 1998 con l'inaugurazione dell'avveniristico nuovo Terminal 1. Dai 750 movimenti tra arrivi e partenze di venerdì scorso per un totale di 60mila passeggeri, lo scalo lombardo scenderà a soli 550 movimenti giornalieri e a 35mila passeggeri. Solo quelli in partenza crolleranno di oltre il 76 per cento, da 34mila a 8100. Centottantuno i voli tagliati. Ne restano altri 170, ma solo 50 di Alitalia. In media fanno 127 in meno al giorno. Delle 86 destinazioni del 2007 ne rimangono 51. I 17 voli intercontinentali giornalieri scendono solo a 3. Per New York San Paolo e Tokyo. Ma per la città nipponica i voli settimanali scendono da 7 a 3. Gli altri collegamenti da oggi partono e arrivano solo da Fiumicino. Niente più voli quindi da e per New York Newark, Boston, Miami, Rio de Janeiro, tutto il centro Africa e l'estremo oriente. Cancellati anche quelli per Cracovia, Lisbona, Ginevra, Malta, Marsiglia, Monaco, Nizza, Salonicco, Sarajevo, Skopie, Stoccarda, Strasburgo, Stoccolma, Timisoara, Valencia, Zagabria, Shanghai, Mumbai, Delhi, Chicago, Buenos Aires, Osaka. Si potrà raggiungere Londra, Francoforte, Atene, Barcellona, Berlino, Madrid, Lione. Lisbona e Zurigo, ma solo con altre compagnie. Tagliati anche i collegamenti interni per Ancona, Bologna, Bolzano, Catania, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Perugia, Pisa, Trieste e Venezia. Gli aerei per le tratte intercontinentali superstiti rischiano di volare semi vuoti, dato che non potranno più contare sui passeggeri del medio raggio. Una sorta di "tsunami", che declasserà l'aeroporto lombardo da hub a semplice scalo internazionale. Nel freddo linguaggio tecnico questo processo si definisce de-hubbing. Tradotto in cifre significa passare da 1.238 frequenze settimanali a 352, circa 8mila posti di lavoro a rischio, compreso l'indotto, 900 dipendenti di Sea, la società del Comune di Milano che gestisce sia Linate che Malpensa in cassa integrazione per 24 mesi, circa 6 milioni di passeggeri in meno l'anno, 70 milioni di euro in meno nella casse della Sea e un danno per l'economia lombarda stimato da un'analisi dello Studio Ambrosetti in 15 miliardi di euro. Per uno scherzo del destino, proprio oggi il ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro e il governatore lombardo Roberto Formigoni inaugurano la superstrada Malpensa-Boffalora, la bretella che collega finalmente l'autostrada A4 Milano-Torino all'aeroporto, che finora si poteva raggiungere solo dall'autostrada dei Laghi A8 (Milano-Varese) e su ferro con il Malpensa Express. Unica consolazione, l'arrivo dei nuovi voli di Air One. Da oggi per Fiumicino, da martedì per Palermo, dal 2 maggio per Berlino, dal 2 giugno per Bruxelles, dal 7 giugno per Atene, dall'8 giugno per Salonicco e dall'8 luglio per Bari e Lamezia Terme, oltre a raddoppio del collegamento con Palermo. Sempre da giugno anche i primi due collegamenti intercontinentali per Boston e Chicago. Una boccata d'ossigeno, mentre il presidente di Sea Giuseppe Bonomi assicura che "sono in corso trattative con 70 linee aeree per ampliare le rotte su Malpensa".

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Dal ministro l'appoggio di zapatero ovazione in sala, il gelo della binetti (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

La polemica Dal ministro l'appoggio di Zapatero ovazione in sala, il gelo della Binetti brescia - "Qualche settimana fa l'Italia guardava con speranza alle elezioni spagnole. Oggi e' la Spagna che guarda con speranza all'Italia e al Pd. Porto tutto il sostegno al Pd. Cosi' mi ha chiesto Zapatero e così faccio". Jesus Caldera, ministro del Lavoro spagnolo, si prende applausi caldissimi. Solo la Binetti resta immobile, silenziosa. Il Pd, riunito a Brescia, spera di ripetere il miracolo di Madrid. "Un miracolo laico", precisa Caldera: "Anzi, dobbiamo ringraziare i vescovi spagnoli che, con il loro tentativo di ingerenza nell'ultima fase elettorale, ci hanno dato una mano." Caldera ci mette tutto il suo "corazon": "C'è una grande necessità - dice - di governi progressisti in Europa. Sono convinto che "se puede", si può fare, si può vincere, come dicono Veltroni e Barack Obama". E ancora: "Per la Spagna è essenziale che in Italia ci sia un governo progressista che faccia avanzare l'idea di un'Europa sociale". Berlusconi per lui è un mistero: "Non capisco come la Chiesa possa appoggiare uno con i suoi valori" E non capisce nemmeno la difesa dell'italianità nel caso Alitalia: "Noi abbiamo partecipazioni nella British Airways, gli italiani dell'Enel e di Telecom sono in Spagna. Qual è il problema? Siamo todos europei!".

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Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - eugenio scalfari (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

IL CAVALIERE LIBERALE HA ABOLITO IL MERCATO EUGENIO SCALFARI TEMPO fa, in uno dei miei articoli domenicali, citai una battuta di Petrolini raccontata da un suo scrupoloso biografo. La cito di nuovo perché si attaglia bene al caso presente. Il grande comico romano stava cantando la sua canzone intitolata "Gastone". Arrivato alla fine, uno spettatore del loggione fischiò sonoramente. Petrolini avanzò fino al bordo del palcoscenico, puntò il dito verso il fischiatore e nel silenzio generale disse: "Io nun ce l'ho co' te ma co' quelli che stanno intorno e che ancora nun t'hanno buttato de sotto". Seguì un piccolo parapiglia sopraffatto dagli applausi di tutto il teatro. Così si dovrebbe dire oggi a Berlusconi per il suo comportamento sull'Alitalia, oltre che per tante altre cose. Pare che finalmente la Consob abbia acceso un faro su quel comportamento e così pure la Procura di Roma. Starebbero esaminando se nelle quotidiane esternazioni berlusconiane vi siano gli estremi del reato di "insider trading" e di turbativa del mercato. Non voglio credere e non credo che il leader del centrodestra stia speculando in Borsa (altri certamente lo fanno e si saranno già arricchiti di parecchi milioni di euro) ma sulla turbativa di mercato non c'è da accender fari, basta affiancare ad ogni dichiarazione berlusconiana le oscillazioni del titolo Alitalia che sono dell'ordine di 30/40 punti all'insù o all'ingiù. In qualunque mercato del mondo Berlusconi sarebbe già stato chiamato a render conto di quanto dice; l'Agenzia che tutela le contrattazioni di Borsa lo avrebbe ammonito e multato, la magistratura inquirente l'avrebbe già messo sotto processo. Ma soprattutto gli elettori ne avrebbero ricavato un giudizio di inaffidabilità e di non credibilità definitivo. Voglio sperare che gli elettori ancora incerti su chi votare l'abbiano a questo punto escluso dal loro ventaglio di possibilità. SEGUE A PAGINA 29.

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I giorni più lunghi di milano - gad lerner (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

L'analisi I giorni più lunghi di Milano GAD LERNER è mai possibile che una metropoli come Milano si giochi il suo futuro nelle prossime ventiquattro ore, quando il Bureau International des Expositions la metterà in ballottaggio con Smirne a scrutinio segreto? E se malauguratamente la realpolitik globale dovesse favorire i turchi, nonostante il generoso sforzo comune messo in atto dalle istituzioni locali e dal governo nazionale, davvero potremmo dare la colpa all'Alitalia che da oggi taglia del 72 per cento i suoi voli da Malpensa? SEGUE A PAGINA 29.

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I giorni di milano - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti I GIORNI DI MILANO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) O magari al discredito gettato dall'incolpevole mozzarella campana su un Expo 2015 dedicato, guarda caso, al tema dell'alimentazione? Facciamo i debiti scongiuri, confidiamo in una vittoria che è senz'altro alla portata di Milano, ma per favore ? nel caso l'esito non fosse quello sperato ? evitiamo fin d'ora di abboccare al surreale pesce d'aprile della "congiura contro il Nord". La coincidenza del 31 marzo 2008, tra il declassamento di Malpensa e la scelta dell'Expo che il sindaco Moratti ha enfatizzato come passaggio decisivo del suo progetto di sviluppo per Milano, semmai ci costringe a una riflessione severa: evidenzia i rischi che corre la metropoli più dinamica del paese, fallito il progetto di farne la capitale di un'inesistente nazione padana. Il centrodestra che da un ventennio si presenta come politica nordista, governando a lungo pure a Roma, ha lasciato che le spinte centrifughe del territorio prescindessero da un disegno di sistema efficiente. Oscillando fra il laissez faire per le imprese in cerca di diversificazione e l'illusoria protezione di quelle obsolete. La parola definitiva su Malpensa "hub" del Nord non l'ha pronunciata il ministro Padoa-Schioppa ma il governatore forzista del Veneto, Giancarlo Galan: quel progetto non ci interessa e non ci riguarda. Evviva la sincerità: Milano rischia di andare in panne continuando a pensarsi epicentro di un sistema padano che si è sviluppato felicemente lungo circuiti diversi. Non è vero che da domani i manager lombardi, piemontesi, veneti, si strapperanno i capelli nell'impossibilità di partire da Malpensa per l'Oriente. Il trasferimento di 886 voli Alitalia a Fiumicino provoca certo disagi e dolorose ricadute occupazionali. Ma molti imprenditori già da tempo preferiscono un'ora d'attesa in più negli scali di Francoforte, Monaco, Londra ? volando "point to point" dall'aeroporto di casa propria ? agli ingorghi stressanti della Serenissima e della Milano-Laghi. Gli stessi milanesi restano affezionati alla comodità di Linate. Ciò non toglie che un aeroporto come Malpensa, collocato al centro di un'area tra le più industrializzate d'Europa e in prossimità del nuovo Polo fieristico di Rho, mantenga ottime prospettive di rilancio una volta liberato dall'assurda ipoteca dei voli Alitalia (carissimi e in perdita). Purché non si affidi al sogno ricorrente ma fallimentare di una casereccia Air Padania, o peggio di un'Alitalia di nuovo caricata sulle spalle del contribuente. Il più esplicito nel sottrarsi alla cordata elettorale di Berlusconi ? una specie di colletta tra grandi imprese che acquisterebbero così titoli di merito nei confronti del suo prossimo governo ? è stato un personaggio non certo sospetto di simpatie a sinistra come Bernardo Caprotti, patron di Esselunga. Che ha definito Alitalia azienda gloriosa ma decotta, ricordandoci come una destra liberista già da tempo avrebbe semmai dovuto invocarne il fallimento. Ma soprattutto ha spiegato che solo una grande compagnia internazionale, con la sua esperienza industriale e con la possibilità di investirvi miliardi, può farne un business profittevole. Lo stesso manager leghista Giuseppe Bonomi, presidente di Sea Aeroporti Milano, va ripetendo a mezza voce (per non smentire i demagoghi della sua parte politica) che senza alle spalle un solido operatore internazionale la cordata italiana non andrà da nessuna parte. L'Esposizione Internazionale del 2015 che verrà assegnata domani a Parigi costituisce senz'altro un volano di risorse significative. Si parla di 3,7 miliardi di investimenti diretti e di un'attrazione di risorse che sfiora i 20 miliardi. Incrociamo le dita. Ma l'attesa di questi flussi finanziari non impedisce di tracciare un bilancio della transizione post-industriale vissuta dalla più europea fra le metropoli italiane. Nella città che ha generato la leadership politica e imprenditoriale di Silvio Berlusconi, chi si è arricchito e chi gestisce il potere reale? Vi sono certamente le banche, il cui peso si è accresciuto grazie alla proiezione internazionale ma anche in seguito alla retrocessione delle grandi aziende indebitate. Fatto sta che le famiglie più influenti, anche dopo l'accumulazione straordinaria di cui si sono resi protagonisti alcuni stilisti, restano quelle che gestiscono rendite immobiliari e petrolifere. Le reti attrattive di saperi e di risorse, tipiche delle altre metropoli europee contemporanee, per fortuna esistono anche qui. Ma sopraffatte da potentati speculativi, bisognosi di protezione e poco propensi alla revisione dei privilegi che li avvantaggiano. Pur di tutelarsi nei salotti buoni, sono disposti a investirvi in perdita. Una Malpensa liberata dal monopolio Alitalia e un Expo 2015 sottratto alla consorteria dei soliti noti, costituirebbero un'occasione formidabile di crescita per una Milano finalmente sottratta all'ideologia fasulla della questione settentrionale. Chissà che non possiamo ricordare questo fatidico lunedì 31 marzo 2008 come un passaggio difficile ma felice, oltre il vittimismo e l'assistenzialismo.

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L'amaca - michele serra (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti L'amaca MICHELE SERRA Il Berlusconi che elogia la donna "regina della casa", e nelle stesse ore esorta gli imprenditori italiani a fare una specie di colletta perché Alitalia non cada "in mani francesi", è il leader politico più reazionario che questo Paese abbia mai avuto dai tempi del Duce. è antimoderno e antieuropeo (i due termini, in politica, sono quasi sinonimi) e raccoglie l'applauso entusiasta di una claque ahimé vasta, ma non per questo meno provinciale e retriva. Da questo punto di vista il prossimo test elettorale, checché ne dica chi si trastulla con i giochetti polemici su "Veltrusconi" e sulla presunta somiglianza tra i programmi di Pd e Pdl, servirà a capire quanto europeo e quanto moderno ha voglia di essere questo Paese. E quanto sia invece irresistibilmente attratto, nel suo spirito profondo, dalle sue vecchie radici paternaliste, maschiliste e vetero-cattoliche. Non sorprenda, comunque, l'accoglienza estasiata che una platea femminile ha rivolto alle mortificanti battute del Maschio Alfa. La sconfitta secca del femminismo è, tra le ragioni della restaurazione italiana, forse la più importante. Vent'anni fa neanche Califano si sarebbe permesso di esortare le femmine ai fornelli. Oggi lo fa, tra gli applausi, il probabile futuro capo del Governo.

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Il cavaliere liberale ha abolito il mercato - (segue dalla prima pagina) (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Commenti IL CAVALIERE LIBERALE HA ABOLITO IL MERCATO (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) Affidare il governo del paese per i prossimi cinque anni a un personaggio che non si fa scrupolo di turbare il mercato con false notizie riportate e diffuse da tutto il sistema mediatico è uno di quegli spettacoli che purtroppo squalificano un paese intero almeno quanto l'immondizia napoletana. Eccellono in questa gara soprattutto le emittenti televisive, quelle private e quelle pubbliche; in particolare ? dispiace dirlo ? il Tg1 il quale riferisce in presa diretta le sortite del Cavaliere senza che vi sia una voce che ne sottolinei gli effetti sul listino borsistico. Il risultato è che Berlusconi resta in video per il doppio del tempo del suo principale avversario turbando non solo i mercati borsistici ma anche l'andamento del negoziato tra Air France e sindacati tra lo stupore di tutti gli operatori internazionali. Venerdì sera l'annunciatrice del Tg1 delle ore 20 si è addirittura lasciata andare ad una critica contro la legge della "par condicio", da lei ritenuta incivile, senza spiegare perché in Italia esista una legge del genere, dovuta ad un vergognoso conflitto di interessi che fa capo al proprietario delle reti Mediaset. Legge che peraltro nessuna delle emittenti televisive rispetta a cominciare dal Tg1, già ufficialmente ammonito dall'Agenzia delle comunicazioni. Evidentemente direttori e conduttori danno per scontata la vittoria elettorale del centrodestra e sanno anche che se l'esito fosse diverso il vincitore di centrosinistra si guarderebbe bene dal praticare vendette. Perciò tanto vale scommettere in anticipo senza rischiare nulla se non la reputazione. Ma chi si preoccupa della reputazione nell'Italia dei cannoli alla siciliana. * * * Domenica scorsa, occupandomi dell'Alitalia e della fantomatica cordata patriottica berlusconiana, scrissi che a mio avviso quella cordata ci sarà davvero se Berlusconi vincerà. Per lui è un punto d'onore e i mezzi per realizzare l'obiettivo ci sono. Li ho anche enumerati ed è stato proprio il leader del centrodestra a confermarlo quando ha detto appena ieri che dopo la sua sicura vittoria chiamerà uno ad uno gli imprenditori italiani per chiedere l'obolo di san Silvio e "voglio vedere chi non ci starà". Ci staranno tutti, non c'è dubbio alcuno, "chinati erba che passa il vento". Ci staranno i capi delle società pubbliche a cominciare dall'Eni e da Finmeccanica, in attesa di riconferma o di nuova nomina; ci staranno i capi di imprese private concessionarie dello Stato, ci staranno le banche desiderose di benefici; ci staranno le imprese medie che hanno già o ambiscono di avere rapporti fluidi con l'uomo che dovrebbe governare l'Italia per altri cinque anni in attesa di volare per altri sette sul più alto Colle di Roma. Il mercato? Chissenefrega del mercato, contano i rapporti tra affari e politica e il Berlusca è imbattibile su quel terreno: tu dai una cosa a me e io do una cosa a te. Il mercato di Berlusconi si configura così e non saranno certo un Tremonti o un Letta ad impedirglielo, anzi. Quanto a Fini non è neppure il caso di scomodarsi a chiedere: lui aspetta l'eredità ed è d'accordo su tutto, sebbene non sia ancora certo dell'esito d'una così lunga attesa. Dunque la cordata patriottica ci sarà. Ma che tipo di cordata? L'obolo di san Silvio versato dagli imprenditori non è sufficiente, se supererà il miliardo sarà già molto, ma diciamo pure che arrivi a due o a tre. Per rilanciare Alitalia e insieme Malpensa e la Sea ce ne vogliono almeno altri otto. E in più ci vuole un "know-how" che non si improvvisa. Forse i tedeschi di Lufthansa? Forse gli americani del Tpg? Forse l'Aeroflot di Putin? Air One non è decentemente presentabile come vettore di due hub con pretese internazionali. Dunque la cordata patriottica non sarebbe patriottica se non nei fiocchi che impacchettano il torrone. Il torrone sarebbe straniero. L'organizzazione sarebbe straniera. Gli esuberi sarebbero trattati dal gestore straniero, esattamente come sta accadendo in queste ore con Air France, ma con una variante in più: la pratica richiede tempo e il tempo non c'è. Per allungarlo ci vuole un aiuto di Stato, vietato dall'Ue in mancanza di garanzie bancabili. Se questa norma fosse violata saremmo denunciati alla Corte di giustizia europea e multati pesantemente. Oppure si va, volutamente, al fallimento come anche ora si rischia di fare. Allora tutto diventa più facile perché il fallimento significa congelamento dei debiti e interruzione dei contratti di lavoro. I nuovi padroni decideranno a tempo debito quali di quei contratti rinnovare e quali no, ripartendo comunque da zero. Dov'è la vittoria? Si sciolga la chioma e se la lasci tagliare. La prospettiva, diciamolo, non è esaltante. * * * Nella stessa giornata di ieri il Cavaliere si è manifestato anche a proposito del cosiddetto voto disgiunto e ha tirato in ballo sua eminenza il cardinal Ruini. Eminence, come dice la Littizzetto. è stata una pagina da manuale. Per chi se la fosse persa raccontiamola perché ne vale la pena. E cominciamo dal voto disgiunto. Che cosa significa? Perché è venuta fuori questa ipotesi? Normalmente un elettore vota per lo stesso partito nella scheda della Camera e in quella del Senato, specie ora con una legge come l'attuale che non prevede preferenze ai candidati. Nella sua assoluta certezza di vincere le elezioni alla Camera, nell'animo di Berlusconi si è però insinuato il dubbio di pareggiare o addirittura di perdere al Senato (aggiungo tra parentesi che questa ipotesi corrisponde esattamente alla realtà). Perciò suggerisce agli elettori centristi il cosiddetto voto disgiunto: votino pure per Casini Udc alla Camera, ma al Senato no, al Senato votino per il Pdl in modo da evitare il pareggio. Che c'entra Eminence in questo pasticcio? Il Cavaliere ce lo fa entrare, gli chiede pubblicamente di entrarci e gli fa pubblicamente presenti i vantaggi che avrà se eseguirà il mandato o invece i danni che può subire se rifiuterà di adoperarsi in favore. Convinca Casini a incoraggiare o almeno a subire senza strilli il voto disgiunto. In cambio (è il Cavaliere che parla) avrà l'impegno del nuovo governo ad adottare tutti i provvedimenti chiesti dalla Chiesa in tema di coppie di fatto (mai), di procreazione assistita (abolirla), di eutanasia (quod deus avertat), di testamento biologico (come sopra), di aborto (moratoria e radicale riforma), di Corano nelle scuole (divieto), di insegnamento religioso (anche all'Università). Se c'è altro chiedetelo e "aperietur". Ma se rifiuterà, tutto diventerà problematico. In fondo (molto in fondo) lo Stato è laico e bisogna pur tenerne conto. Se lo ricordi, sua Eminenza, e non creda che la partita si giochi sul velluto. Del resto il Papa ha pur battezzato Magdi Allam. E dunque il Cavaliere ne adotterà il programma e magari farà in modo di fargli affidare la direzione del "Corriere della Sera", purché gli elettori dell'Udc votino per Berlusconi al Senato. Ha sentito, Eminenza? * * * Una cosa risulta chiara: hanno ridotto la religione ad una partita di giro. Forse per la gerarchia ecclesiastica lo è sempre stata, per i cardinali e per molti vescovi. Ma non fino a questo punto. I credenti per primi dovrebbero esserne schifati e ribellarsi di fronte a questa vera e propria simonia. Gli opinionisti (esistono ancora?) dovrebbero spiegarla e indignarsene. Ho un presentimento: il centrosinistra vincerà sia alla Camera sia al Senato. Fino a pochi giorni fa pensavo il contrario, che non ce l'avrebbe fatta. Ebbene ho cambiato idea. Ce la fa. Con avversari di questo livello non si può perdere. Gli elettori cominciano a capirlo. Io sono pronto a scommetterci.

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Sindacati:c'è soloAir France (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Caso alitalia Epifani, Bonanni e Angeletti d'accordo: "Per il momento non c'è alternativa alla proposta avanzata da Spinetta" 30/03/2008 Roma. Berlusconi chiamando in causa il cardinale Ruini ha invitato a non votare Udc , e Casini gli ha replicato: "Questo la dice lunga sul rispetto che Berlusconi ha per la Chiesa". Scontro nel Pdl sul voto agli immigrati. Veltroni: "Nuovo patto sociale". bocconetti, mari e parodi >> 4 e 5 30/03/2008 GENOVA. "Sono assolutamente tranquillo perché consapevole di non essere mai venuto meno ai miei doveri". Così Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e attuale commissario straordinario del governo per l'emergenza rifiuti in Campania, ha commentato la richiesta di rinvio a giudizio presentata dai pm genovesi dell'inchiesta sul G8. Contro di lui c'è l'accusa di avere indotto Francesco Colucci, ex questore di Genova, a testimoniare il falso per alleggerire la posizione dei vertici della polizia. I pm hanno chiesto il processo anche per due alti funzionari, ancora in servizio e addirittura promossi: lo stesso Colucci e Spartaco Mortola (anche lui per istigazione alla falsa testimonianza) che da capo della Digos genovese è diventato vicequestore di Torino. "Gianni De Gennaro, mediante istigazione o comunque induzione, ha determinato Colucci a deporre circostanze non corrispondenti al vero e comunque non appartenenti alla propria percezione, anche ritrattando sue precedenti dichiarazioni". È il passaggio chiave della richiesta di rinvio a giudizio, depositata giovedì presso la cancelleria del gip. Il documento contiene le intercettazioni telefoniche (pubblicate in questi giorni dal Secolo XIX) che proverebbero il tentativo della polizia di fare "fronte comune" per frenare le inchieste, in particolare sulla conduzione della famigerata operazione Diaz. indice, sansa e villa >> 3 30/03/2008.

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Si vede che acconsente - enzo costa (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Pagina V - Genova SI VEDE CHE ACCONSENTE ENZO COSTA Ma l'economista liberale futuro senatore Enrico Musso, che dice? Che dice di Tremonti, da lui già irriso per iscritto (prima di divenire azzurro) come ineffabile ministro di un'economia troppo creativa e sbugiardata dall'Europa, e oggi ministro colbertiano in pectore, alfiere di protezionismo e dazi? E di Silvio "liberista", che per Alitalia evoca cordate nazionali fantasma e prestiti-ponte statalisti a carico dei contribuenti, turbando Borsa e figli, in un'illiberale apoteosi del conflitto di interessi, che dice? Tace?.

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Gazebo e dibattitidecolla la propaganda (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Verso le elezioni Il Pdl distribuisce la Carta, Ferrara accusa il mondo sull'aborto, la Sinistra Arcobaleno spiega come battere la corsa dei prezzi 30/03/2008 NELLA SONNOLENTE campagna elettorale di questa tornata, ieri i genovesi hanno registrato invece una giornata effervescente. Con la "Marcia democratica" che ha portato i candidati del Pd a piedi da Nervi al porto antico; con i tavolini per la distribuzione del programma del Popolo della Libertà (che poi si è radunato al Teatro della Gioventù), la visita di Giuliano Ferrara per la sua lista "Aborto? No Grazie" e la giornata di mobilitazione e sopravvivenza al carovita lanciato dalla Sinistra Arcobaleno. Nel mezzo, il presidio spontaneo di solidarietà con il popolo tibetano a De Ferrari. Quest'ultima iniziativa, che ha visto in prima fila i candidati Cristina Morelli (Senato) e Stefano Quaranta (Camera), ha coinvolto 15 piazze cittadine, nei pressi di mercati e punti commerciali, dove sono stati distribuiti i materiali specifici sulle proposte della Sinistra Arcobaleno. Le proposte: sorveglianza sui prezzi; incentivare la vendita diretta con mercati gestiti direttamente dai produttori, soprattutto per l'ortofrutta; agevolazioni per i "Gas", Gruppi di acquisto solidali; un fondo di sostegno; nuovo paniere Istat, calibrato sulle fasce di reddito. Ferrara, presentando il suo capolista ligure Eraldo Ciangherotti, ha insistito sul concetto di "aborto, il peggior scandalo della storia del mondo" e ha avvertito Berlusconi e Veltroni: "Altro che argomento non politico: è il principio della politica. Invece voi perdete tempo su Alitalia". Per lui, quattro tappe in un giorno solo da Imperia alla Spezia. I sostenitori del Pdl hanno fatto quadrato con i candidati liguri e con l'europarlamentare Mario Mauro. Famiglia, infrastrutture e sicurezza al centro dell'attenzione, con un dibattito articolato sulla "Carta dei valori" distribuita in tutta la città: ogni gazebo un paio di candidati e poi comizio finale. Tra le bandiere. gio. M. 30/03/2008.

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<Air France unica scelta> (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

"Air France unica scelta" I sindacati: trattiamo punto su punto. Calderoli smentisce Bossi: cordata padana con Lufthansa Roma. Da una parte, Walter Veltroni dice: "La trattativa con Air France vada avanti". Dall'altra, Silvio Berlusconi è perentorio: "La proposta di Air France è inaccettabile, irricevibile e persino offensiva. La cordata italiana è nei fatti e si farà avanti a trattativa chiusa". In mezzo ci sono i sindacati: non si fanno illusioni e si attaccano all'unica scialuppa disponibile: "Non ci sono alternative alla trattativa con Air France", spiega il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, in vista del braccio di ferro con Jean-Cyril Spinetta che domani entrerà nel vivo. E anche il più critico sulla proposta dei francesi, il capo della Cisl Raffaele Bonanni, si arrende all'evidenza: "Trattiamo con l'unico interlocutore che c'è per migliorare il piano. Trattiamo punto su punto". Nelle pieghe del bilancio la compagnia ha recuperato 148 milioni tra rimborsi Irpeg e vendita di azioni (l'1,5 per cento di Air France-Klm) ma è solo una boccata d'ossigeno d'emergenza con una liquidità ridotta a 180 milioni e un indebitamento netto salito a 1,3 miliardi di euro. La nuova liquidità consentirà di trattare anche dopo il 31 marzo ma non per molto, se si considera che solo a febbraio l'azienda ha bruciato 102 milioni di euro. I margini di manovra sono questi: senza un accordo, la compagnia dovrà portare i libri in tribunale. I sindacati lo sanno e si rimboccano le maniche in vista di un confronto difficile con i francesi, che sono interessati ad incassare l'ok dei sindacati prima del cambio della guardia a palazzo Chigi. Allo stato attuale, il Cavaliere ha messo Spinetta sull'avviso: a queste condizioni, non darà mai il suo il "via libera" a una vendita di Alitalia e si attiverà per sostituire i francesi con una cordata di imprenditori italiani, che ora però non si vede da nessuna parte. Incurante delle critiche, Berlusconi rilancia: "La cordata italiana è nei fatti, ho ricevuto decine di telefonate da collegi di Confindustria e Confcommercio, che si sono dichiarati disponibili. La cordata si formerà dopo la trattativa con Air France e chiederà al nuovo governo di avere tre o quattro settimane di tempo per conoscere i conti e presentare un'offerta". Il messaggio rivolto a Romano Prodi è chiaro: "Il governo non abbia la sfrontatezza di definire la trattativa in corso". Sul tavolo c'è anche il futuro di Malpensa, su cui da oggi si abbatterà il taglio dei voli deciso da Alitalia, in sintonia con il piano di Air France. Certo, dopo il voto di vedrà: le opinioni cambiano. Berlusconi si potrebbe rassegnare a una soluzione Air France (magari riveduta e corretta) e vagliare altre soluzioni per Malpensa, che sta a cuore soprattutto al Carroccio. Ma il leader della Lega, Umberto Bossi, si mostra realista sul destino dello scalo milanese e scettico sulla cordata di imprenditori italiani: "Solo Berlusconi può fare il miracolo e può convincere gli imprenditori, che sono in prima fila quando si tratta di guadagnare ma tagliano la corda se c'è il rischio di perdere". Roberto Calderoli avvalora però l'ipotesi di uno scocco alternativo ad Air France: "C'è una cordata padana, abbinata a Lufthansa". Più dei suoi colonnelli, Bossi sembra convinto che a questo punto i destini di Alitalia e Malpensa si possano separare, mettendo in conto anche il fallimento della compagnia. I leader di An, Gianfranco Fini, si allinea sulla strategia del boicottaggio politico messo in atto dal Cavaliere: "Qui non siamo attrattiva, c'è il rischio reale di una svendita ad Air France. Non è l'opposizione a dirlo ma la Confindustria e i sindacati. Il governo Prodi aveva deciso che i compratori fossero i francesi". Sull'altra sponda, il Pd è tutto schierato a favore del tavolo con Air France e anche la sinistra fa buon viso a cattivo gioco: "Proposta inaccettabile ma bisogna trattare". Con il Cavaliere lo scontro è durissimo: "Lo stop ad Air France di Berlusconi turba una trattativa in corso", attacca Piero Fassino. Replica: "Fassino lavora per Air France". Controreplica: "Per un pugno di voti, Berlusconi rischia di mandare all'aria tutto". Anche i sindacati sanno che c'è questo rischio: "Abbiamo il dovere di trattare. E di evitare il fallimento. Il resto è propaganda elettorale", dice Renata Polverini, dell'Ugl, un sindacato più vicino a Fini che a Veltroni. Michele Lombardi lombardi@ilsecoloxix.it 30/03/2008 Post-it 30/03/2008.

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Scattano da oggii tagli a malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Secolo XIX, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Nuovo orario CON I PRIMI voli di questa mattina parte il nuovo orario estivo di Alitalia. Per quest'anno non è una scadenza di routine. Il passaggio segna l'avvio del trasferimento dei voli intercontinentali su un solo hub, Roma Fiumicino, lasciando Malpensa. La tappa più discussa del piano industriale "di sopravvivenza" di Alitalia. Con i conti in forte perdita ed un indebitamento oltre quota 1,36 miliardi, la compagnia da un anno e mezzo attende che si concluda il percorso avviato per la privatizzazione: ha spiegato il progetto sottolineando "l'impossibilità per la compagnia, nell'attuale stato, di alimentare in modo efficiente e produttivo due hub". La scelta di puntare su un solo hub è confermata dal piano di Air France-Klm. Alitalia lascia liberi 180 "slot" (i corridoi orari per decolli e atterraggi) su 350. Parallelamente, Air One va ad occupare parte dello spazio che Alitalia lascia. 30/03/2008.

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Alitalia, dal decollo al declino - alberto statera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Alitalia, dal decollo al declino C'era una volta la copertina Nell'Italia delle prime Fiat 600 e delle Vespe fu creata la nostra compagnia di bandiera. I comandanti degli aerei erano considerati tra i migliori del mondo, le assistenti di volo erano popolari come veline. Sfogliamo quest'album di famiglia, fino ad arrivare all'oggi che tutti conosciamo "Meritate", disse Paolo VI ai manager, "la consuetudine con gli spazi sconfinati del cielo" Favori, privilegi, oneri impropri, furono lasciati in eredità dalla gestione Nordio ALBERTO STATERA (segue dalla copertina) Il fascinoso campione golfista che si fregiava della "coda tricolore", che consegnava una targa col nome inciso nell'argento ai primi soci della "Freccia alata", valeva allora in patria e nel mondo più di qualunque ambasciatore della Repubblica italiana, incarnava le credenziali dell'Italia del miracolo. Credenziali che purtroppo oggi, ai tempi del declino e della vergogna casearia ai confini nazionali, vanno sotto un'altra ingiuriosa sigla, MMA: "monnezza, mozzarella e Alitalia". All'inizio, nell'Italietta del dopoguerra che usciva fervida, ingenua, campagnola, ma ottimista dalle sue aie, dalle sue risaie, dai suoi riseminati campi di grano e che vedeva prendere coscienza la "classe operaia", l'Istituto Luce celebrava il Paese che risorgeva solcando finalmente i cieli a bordo del Fiat Alcione G12. Lo illustravano le immagini di una bambina dalle treccine bionde e un mazzo di fiori in grembo. Dieci anni dopo, tra le prime Fiat 600 e le prime Vespe che sfrecciano intorno a Fontana di Trevi, troviamo una tonicissima Gina Lollobrigida che getta la monetina, raccoglie in un'anfora l'acqua capitolina, la consegna al sindaco, che a sua volta la passa a un comandante dell'Alitalia, alto, aitante, stretto nella sua divisa blu e incaricato di consegnarla al sindaco di Johannesburg. "Half beer", li chiamavano allora i nostri piloti, presentati come tra i migliori del mondo e anche quasi astemi. "Half sola", "mezza sòla" alla romana li chiamano oggi, dopo che hanno assai contribuito a perpetrare l'omicidio-eutanasia della loro compagnia. Fino a ieri giuravano che non c'era altra salvezza che l'Air France di Jean-Cyril Spinetta, ora sponsorizzano la cordata-fantasma di Silvio Berlusconi, quell'ectoplasma composto di volontari alquanto riottosi che non possono scontentare il presunto futuro capo del governo. Un torello che arriva dall'America destinato al Santo Padre, la signora Bruna Justoni milionesima passeggera, le hostess in divisa, il mestiere cui quasi tutte le ragazze aspiravano, come oggi aspirano a fare le veline, la banda dei carabinieri che s'imbarca sull'aeromobile Gioacchino Rossini alla volta dell'America. Un album di famiglia semplice e sfocato che vira ormai all'hard-thriller. La prossima pattuglia dei carabinieri, se una qualche giustizia esiste ancora, forse andrà prima o poi a cercare chi in questi giorni ha fatto aggiottaggio oltre ogni limite di decenza sui titoli dell'ex compagnia di bandiera. A quando risale l'inizio della fine? Se vogliamo trovare un elemento simbolico dell'iniziale splendore, del successivo declino e dell'odierno disastro finale, questo più che nell'aria è nell'acqua. Dall'anfora di Gina Lollobrigida all'acqua santa delle basiliche romane e della Democrazia cristiana, fino all'ampolla di acqua del Po di Umberto Bossi, visto che il saldo finale di quella che è stata l'icona della rinascita e della modernità italiana diventando via via una succursale del Vaticano, delle corporazioni, dei sindacati e delle segreterie dei partiti, va oggi anche sul conto della Lega Nord. Quando Romano Prodi, regnante a Palazzo Chigi Ciriaco De Mita, diventa per la prima volta presidente dell'Iri, azionista di controllo dell'Alitalia, prende subito in ubbia quel presidente così diverso da lui, mondano, sicuro, alquanto arrogante. è vero che Papa Paolo VI aveva gratificato Nordio di una "particolare benedizione apostolica": "Vi meritate la consuetudine con gli spazi sconfinati del cielo", gli aveva detto, ricevendolo con i suoi dirigenti, "e la possibilità di prendere le distanze dall'aiuola che tanto ci fa feroci". Ma a Prodi non bastò e lo fece fuori, nonostante bilanci apparentemente in attivo, pur con il consistente aiutino mai mancato del pubblico denaro, che allora fluiva senza tanti complessi. Non che il golfista fosse il massimo della sana amministrazione, nonostante incarnasse il ruolo di ambasciatore dell'italica piccola grandeur, dell'orgoglio nazionale e del papato. Quando se ne andò si scoprirono tanti altarini, i favori, i privilegi, gli oneri impropri. Uno dei suoi principali dirigenti, per dire, aveva affittato la villa della moglie a canone d'affezione per collocarvi la Scuola allievi piloti dell'Alitalia. Un collaboratore tra i più intimi si scoprì essere uno dei principali reclutatori della Loggia P2 di Gelli e Ortolani. L'altro reclutatore, un giovanotto particolarmente introdotto nella banca vaticana dove riciclava denaro non proprio santo, è peraltro ancora in servizio permanente effettivo presso alti dignitari bancari, dell'industria ex pubblica e della politica. Ma quel che venne dopo superò ogni perversa immaginazione. Morto in un incidente stradale dopo una breve presidenza l'uomo di Prodi Carlo Verri, s'inanellò una teoria infinita di amministratori, di cui ormai pochi ricordano persino i nomi, tutti scelti nei sottoscala dei partiti, ciascuno dei quali cercò di fare peggio del predecessore: Principe, Bisignani, Riverso, Schisano, Cempella, Mengozzi, Cereti, Bonomi, Zanichelli, Cimoli? E chissà chi altri. Ma il ruolo chiave di Antifolo scespiriano con tante parti in commedia tocca a Giuseppe Bonomi. Ex deputato leghista amico di Maroni, catapultato alla presidenza della Sea, fu lui ad inaugurare tra non pochi "contrattempi" l'aeroporto di Malpensa, l'hub del Nord, l'icona del padanismo che voleva bruciare il Colosseo, restaurare l'orgoglio lombardo nel luogo trasformato in cult del meneghino serio e laborioso contro il romano insopportabile cicalone, ladrone e arruffone come il marchese del Grillo. Peccato che con Malpensa Antifolo riuscì a completare l'opera che in cinquant'anni non era riuscita del tutto al potere democristiano: farla precipitare su Malpensa senza paracadute, secondo l'iperbole un po' scontata dell'Economist. Malpensa è un aeroporto nato vecchio, disfunzionale, senza collegamenti, senza treni veloci, senza autostrade, irraggiungibile da Torino e, per di più, con la nebbia. Quando Bonomi lo inaugurò nel 1998, l'Alitalia, i cui conti in un modo o nell'altro erano ancora attivi, aveva soltanto 30 aerei a lungo raggio, di cui la metà obsoleti. Ma, come gli esperti predicano, per fare un vero hub ci vogliono almeno 80 aerei a lungo raggio e non ci vogliono vicini due scali come Linate e Orio al Serio, i cui traffici sono cresciuti in pochi anni rispettivamente del 50 e del 250 per cento. Il bello è che il campione del padanismo aeroportuale lo ritroviamo sulla scena aeronautica qualche tempo dopo. Immaginate dove? Alla presidenza dell'Alitalia, dove si segnalò soprattutto per la sponsorizzazione del mondiale di equitazione indoor salto a ostacoli di Assago, cui partecipò in sella ad un baio, e per i costosi festeggiamenti a New York di Silvio Berlusconi, nominato statista dell'anno dalla Anti Defamation League. Al suo fianco, Marco Zanichelli, un ex lobbista di area prodiana che, fatto il salto della quaglia, Gianfranco Fini pretese di collocare nella carica di amministratore delegato e che, non contento dei risultati, pare che adesso voglia spedire alle Poste. A onor del vero, Giulio Tremonti, ministro dell'Economia, avvertì Bossi e Fini: giù le mani dall'Alitalia, bambole non c'è una lira. Ma non ci fu verso. Il vicepremier gli rispose: lascia perdere, me ne occupo io. E Tremonti si mise ad aspettare il cadavere sulla riva del fiume. Intanto cresceva nella migliore tradizione dei partiti padroni il numero di tratte ad personam: se nella prima Repubblica l'antico ministro democristiano Carlo Bernini aveva preteso per sé il volo Roma-Treviso, nella seconda Claudio Scajola, di Forza Italia, impose il Roma-Albenga e Mario Tassone, sottosegretario ai Trasporti dell'Udc ignoto ai più, il Roma-Crotone. L'opera di Bonomi e Zanichelli fu completata da Berlusconi e Letta che nel 2004, visti gli straordinari risultati ottenuti alle Ferrovie, trasferirono nel grattacielo della Magliana quel Giancarlo Cimoli che prima delle corti dei politici si occupò della sua corte personale, ad esempio collocando superstipendiata alla guida della rivista aziendale Ulisse la signora Stella Locci, che riuscì a far ridere per la sua performance editoriale, oltre ai passeggeri, le compagnie aeree di mezzo mondo. Costo finale del decennio berlusconian-finian-bossiano all'Alitalia cinque miliardi secchi di euro, che naturalmente non pagano né Bossi, né Fini, né Berlusconi, né i sindacati che hanno partecipato con vigore all'incredibile intreccio politico-corporativo incistatosi in un trentennio. Pagano gli italiani tutti. Nonostante la "consuetudine con gli spazi sconfinati del cielo", forse neanche il padre eterno avrebbe più potuto evitare che il cielo si oscurasse e sprofondasse nell'aiuola dantesca. Ma nella vicenda della vendita di quel che resta dell'Alitalia il governo Prodi ha dato tutt'altro che la sensazione della prontezza di riflessi che sarebbe stata necessaria di fronte al disastro lungamente annunciato e ormai nei fatti. Comunque finisca - e pochi credono che potrà finire bene - la Lollo, la bimba bionda coi fiori in grembo, i nobili presidenti ambasciatori nel mondo, i torelli per il Papa, gli eleganti "half beer", rimangono nell'Italiona post-industriale l'indimenticabile fotografia sfocata di quell'Italia piccola piccola e contadina che si affacciava con grinta all'industria, all'auto, alle autostrade e alla modernità. Come diceva Leo Longanesi, "questo è il Paese delle inaugurazioni, non delle manutenzioni".

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Piloti e hostess, gli italiani nuovi così il paese prese il volo - edmondo berselli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Cronaca Piloti e hostess, gli italiani nuovi Così il Paese prese il volo EDMONDO BERSELLI (segue dalla copertina) Ossia quando Roma, grazie anche alle "vacanze" di due semidei come Audrey Hepburn e Gregory Peck, con annessa la meravigliosa Vespa della Piaggio, era tornata a essere caput mundi, il luogo di Cinecittà, delle star americane, dei kolossal, dei deliranti peplum, dei cacciatori di dive, dei paparazzi, dei playboy miliardari (e pure squattrinati, spesso). Quando le donne di famiglia leggevano degli amori di Liz Taylor sui rotocalchi, e si chiedevano con complicità femminile: "è di Dior il suo vestito?". Un intreccio di tutto ciò che è popolare, e nello stesso tempo esclusivo e aristocratico, tanto è vero che l'euforia planetaria del jet set si univa nei luoghi canonici di Roma allo stile della classe dirigente di allora, con i vertici aziendali che comprendevano nomi come Carandini e Libonati: con un che di europeo, di pannunziano, di "Amici del Mondo", di "liberal", di modernizzante. Un alone di successo, di velocità, di eleganza nello stesso tempo lontana, astratta, effettivamente aerea, e nello stesso tempo ferma e cortese, sperimentabile nei gesti del comandante e dei piloti: italiani di tipo speciale, dal momento che l'abitudine alle trasferte, prima interne e poi sulle rotte internazionali, da Oslo a Buenos Aires e Rio de Janeiro, modellava anche una lingua particolare, esente dalle inflessioni regionali: una novità assoluta pure questa, il tipo italiano che si differenzia dai personaggi dei film di genere, dai ruoli dialettali, dalla macchietta, e diventa un carattere standardizzato su moduli non provinciali. Esempio irresistibile di connazionale nuovo, bello, di successo; anche capace di fare da tramite, nei filmati Luce, fra una Lollobrigida ai tempi dello splendore e la destinazione lontana del Sudafrica, per congiungere la Fontana di Trevi con i suoi riti propiziatori, monetine comprese, alla realtà di una Johannesburg prima di allora inafferrabile e ora invece improvvisamente disponibile, pronta ad accogliere il magnifico equipaggio italiano, in un tripudio di locale e globale, anticipando festosamente i tempi dell'integrazione mondiale. E di lì a poco sarebbero arrivate le immagini dell'Italia trionfante in America, con Sophia Loren sulla scaletta a New York. Era naturalmente, il mito Alitalia, un altro degli effetti indotti dalla prima modernizzazione, quando il Paese sembrava davvero decollare, allorché il boom aveva modificato in profondità anche l'autopercezione degli italiani "nuovi", che si affacciavano sul proscenio del benessere: da un lato con la cialtroneria disinibita di Vittorio Gassman nel Sorpasso, l'italiano provvisorio alla rincorsa di espedienti per poter superare il weekend, dall'altro la stilizzazione suprema degli equipaggi, la professionalità sicura, l'orgoglio che vibra nelle voci degli speaker del telegiornale quando pronunciano l'espressione "compagnia di bandiera", come se tra lo sfrecciare degli aerei si potesse avvertire qualche nota dell'inno nazionale, e intravedere nel gas di scarico qualche traccia tricolore. Si può immaginare un pilota nelle fattezze di Marcello Mastroianni, come nel film di Marco Ferreri La grande abbuffata, oppure, in una versione più nazionalpopolare nei panni di Domenico Modugno, quando l'interprete di Volare virò verso le lacrime di Piange il telefono. E comunque, sempre con la sicurezza di chi controlla sistemi complessi, con la ferma eleganza della competenza, e il Bulova che occhieggia dal polsino, regalo e indizio insieme di classe, di precisione, di meccanismi perfetti. Sempre con l'idea, in fondo, che l'eccellenza di un'Italia così "successful" portava prestigio, un'immagine completamente diversa da quella di sempre: ed era il ritratto forse irripetibile di un paese in volo.

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"su ruini atto di barbarie di silvio comunque non gli voterò la fiducia" - claudio tito (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Casini: "Può fargli perdere il voto dei cattolici, la dice lunga sulla sua concezione della religione" "Su Ruini atto di barbarie di Silvio comunque non gli voterò la fiducia" Veltroni ha fatto una campagna fotocopia, puntando sugli effetti speciali "Silvio non si rende conto di quel che dice: fa parte della sua leggerezza" CLAUDIO TITO ROMA - "Quando ho letto le prime parole sul Cardinal Ruini sono davvero trasecolato. Ma quando ho controllato tutta la dichiarazione ho capito che mi trovavo di fronte all'insostenibile leggerezza dell'essere di Berlusconi. Non si rende conto di quello che dice". Pier Ferdinando Casini spara alzo zero contro il Cavaliere. Gli appunti mossi all'ex presidente della Cei non gli sono affatto piaciuti. "Un atto di barbarie" che "la dice lunga sulla concezione che Berlusconi ha della religione". Il leader centrista difende a spada tratta la sua squadra, è sicuro che i moderati "resisteranno all'attacco: pure al Senato ci saremo con almeno 10 senatori". E poi conferma: "anche se vincerà il leader forzista, comunque non gli voterò la fiducia". Le critiche al Vicario di Roma avranno effetti sul voto cattolico? "Beh, certo può fargli perdere dei voti. Sono cose dannose". Magari può farne guadagnare a voi? "Io ne avrei fatto volentieri a meno perché tirare nel mezzo dello scontro elettorale una figura come Sua Eminenza è un atto di vera barbarie. Io ho ottimi rapporti con il Cardinal Ruini, ma non mi sono mai nemmeno sognato di tirarlo in ballo per queste cose". Il Cavaliere in questo modo si è giocato anche quell'ultima possibilità di riallacciare il dialogo con il suo partito? "In che senso?" Di recente si è augurato di poter tornare ad essere alleati dopo le elezioni. "Le sue liste sono piene di "ribaltonisti". Io invece sono sempre stato leale agli impegni presi. Anche per questo non ho fatto nascere il governo Marini pur avendone la possibilità. Nessun italiano mi può rimproverare di essere passato da una parte all'altra. E sarà così anche stavolta". Quindi non voterà la fiducia ad un eventuale esecutivo Berlusconi? "Non esiste. Il nostro mandato è quello di costruire il centro moderato. Punto e basta". E in caso di pareggio? "Chi non vince, intanto, dovrà mettersi da parte. Poi si vedrà. Non dico adesso cosa faremo. Ora, io ho il dovere di cercare di onorare il mio mandato di candidato premier". Perché Veltroni e Berlusconi non lo stanno facendo? "Veramente il segretario del Pd ha voluto fare una campagna fotocopia del leader Pdl. Ha scelto gli effetti speciali anziché la sostanza, la finzione anziché la verità. Ma tra l'originale e la copia, vince sempre l'originale". Cioè vince il Cavaliere? "Penso di sì, i sondaggi in questo non sbagliano". Anche al Senato? "Magari lì avrà qualche difficoltà in più". E allora perché il Cavaliere sembra preoccupato? "Perché rispetto alle ipotesi iniziali vede ridimensionarsi il suo successo. E poi per la Lega". Cioè? "L'unico vero vincitore del Pdl è Bossi. Comunque sarà determinante alla Camera e a Palazzo Madama. Silvio sarà suo ostaggio per la legislatura. E lo sa bene". Per questo è uscita fuori anche l'ipotesi del voto disgiunto? "Ma quella è solo un altro espediente che non toccherà affatto gli italiani. Al massimo riguarderà qualche centinaio di politologi". Il vostro obiettivo allora qual è? "Non abbiamo l'aspirazione di fare gli aghi della bilancia. Il nostro obiettivo è mettere in crisi un bipartitismo costruito su due finti partiti e su due finti programmi. Resistere a chi vuol farci fuori. Ci stanno provando ma vedrete che noi al Senato ci saremo e prenderemo almeno 10 senatori". A Roma invece come vi comporterete? Cosa farete se ci sarà il ballottaggio tra Rutelli e Alemanno? "Saranno gli iscritti dell'Udc di Roma a decidere. Dimostreremo che l'Unione di centro da voce ai militanti. Altro che partito del predellino". Nel frattempo la campagna elettorale si sta concentrando sul caso Alitalia. Lei appoggia la soluzione Air France? "No, è una trattativa nata male. Solo un po' di tempo fa avremmo potuto realizzare un'intesa paritaria e ricevere il 30% dell'azienda francese". Quindi è per la cordata italiana? "Io dico solo che bisogna porre le condizioni perché la compagnia di bandiera stia sul mercato. Ora i francesi ci stanno prendendo per la gola. Ma la politica può fare di peggio: può provocare il fallimento dell'azienda. Berlusconi sta strumentalizzando questa vicenda per la campagna elettorale. Se il governo uscente ha sbagliato, chi si candida a succedergli non può solo speculare sui lavoratori e avere un supplemento di sensibilità e di discrezione". Un'ultima domanda. Ciarrapico ha detto che lei fa pena. "Io mi occupo solo di cose serie. Controllate le nostre reciproche fedine penali".

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Alberto statera (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Copertina La compagnia di bandiera, che fu il simbolo di un Paese in crescita, oggi è diventata il simbolo della crisi ALBERTO STATERA "Cara, hai fatto pipì fuori dal vaso!", scrisse Umberto Nordio alla nobildonna sua amica che gli aveva spedito un biglietto segnalando alquanto seccata che nella prima classe del volo AZ600 dell'Alitalia tra Roma e New York le posate d'argento con le quali le hostess in divisa disegnata dalle sorelle Fontana le avevano servito caviale Beluga e Salmone selvaggio bianco del Baltico erano annerite per insufficiente uso di Argentil e olio di gomito. Correvano gli anni Settanta e Nordio, distinto gentiluomo genovese di bell'aspetto, modi squisiti e passione per il golf, specialità nella quale spesso si esercitava a Roma sul campo dell'Acqua Santa con una baronessina von Thyssen, era assiso alla presidenza della Compagnia di bandiera sulla poltrona che dalla fondazione, il 5 maggio del 1947, aveva ospitato a lungo il conte Niccolò Carandini. E, per periodi più brevi, Bruno Velani e Giorgio Tupini, quest'ultimo un politico democristiano alto, disinvolto e aitante, al contrario di quasi tutti gli "amici" di partito segnati inequivocabilmente dall'odore della parrocchietta. (segue nelle pagine successive) SEGUE A PAGINA 34.

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Edmondo berselli (sezione: Alitalia 2)

( da "Repubblica, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Copertina EDMONDO BERSELLI Questa è la storia del tempo irripetibile delle professioni nuove, stilizzate prima da un sorriso sicuro, poi dalle divise e dal trucco leggero e perfetto, nonché dall'acconciatura impeccabile, quando le ragazze più volonterose e brillanti annunciavano che avrebbero fatto le hostess, fra gli sguardi di intimorita ammirazione della famiglia: eh sì, volare, oh oh, in quel cielo dipinto di blu, quando Alitalia era il simbolo del rinato orgoglio italiano, e le funzionarie del cielo, vestite dalle sorelle Fontana, con gli abiti confezionati dalla Lanerossi, rappresentavano un altro, e innovativo, ideale di donna: lontano dalla tradizione, fatto di sobrietà nelle maniere e tuttavia anche di improvvisa e consapevole modernità. Tutto così stilizzato, l'universo umano del volo all'italiana, un sigillo di innovazione come a suo tempo era stato il Settebello, ma ancora di più, più in alto, con maggiore coscienza dell'italianità positiva balzata fuori dai Trattati di Roma, dal miracolo economico, dalle suggestive Olimpiadi del 1960, quelle di Livio Berruti, e anche dal vivacissimo ambiente di via Veneto e della Dolce vita. (segue nelle pagine successive) SEGUE A PAGINA 35.

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PRESIDENTE, l'Italia che va al voto è pessimista. E pessimista appare anche lei che, a dif (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Ferenza di altre campagne elettorali, non fa promesse, non annuncia rivoluzioni, anzi parla di sacrifici, di rimboccarsi le maniche, di lavorare sodo. Cosa è successo? Quando è successo? "Non sono pessimista, non è nel mio carattere. E' vero invece che sono preoccupato per ciò che troveremo dopo le elezioni, in quanto il prossimo esecutivo si troverà a gestire l'eredità disastrosa del governo Prodi. Un governo che con il suo 'tassa e spendi' ha messo in ginocchio l'Italia con una serie di record negativi: la pressione fiscale al 44 per cento; la crescita vicino allo zero, la più bassa d'Europa; i prezzi alle stelle e i conti pubblici tutt'altro che a posto, come dimostra l'inesistenza del tanto vantato 'tesoretto'. Di fatto, gli italiani hanno gli stipendi in lire, ma le tasse e la spesa per la casa devono pagarle in euro. Il tutto ha creato un cortocircuito nei bilanci delle famiglie. A questo disastro si è aggiunta la tragedia dei rifiuti a Napoli e in Campania, che ha distrutto l'immagine dell'Italia nel mondo, con danni incalcolabili per il turismo e per le esportazioni del 'made in Italy' a partire dai nostri prodotti di qualità: il buon cibo, il buon vino, l'abbigliamento e i prodotti di alta tecnologia". Si riferisce alla mozzarella con la diossina, la cui importazione è stata bloccata ieri dalla Cina dopo i problemi con Giappone, Corea del Sud, Taiwan e Francia? "Anche in questo caso siamo di fronte a un danno incalcolabile per l'economia della Campania, soprattutto per il settore agro-alimentare e turistico. Un danno che è l'ultimo regalo avvelenato del malgoverno di Bassolino e Iervolino, e del fanatismo della sinistra ambientalista: come spiegano gli esperti, la diossina liberata nell'aria dai roghi dei rifiuti lasciati in strada è ricaduta sui pascoli delle bufale e da lì è finita nel latte e poi nella mozzarella. Appena saremo tornati al governo, dovremo occuparci di queste tragedie fin dal primo giorno, finchè il problema non verrà definitivamente risolto". Dopo la legislatura breve e rissosa del centrosinistra, lei insiste per un quadro politico di stabilità, con una maggioranza coesa e un governo che possa e sappia governare. Nonostante le polemiche a destra e a sinistra, è sempre convinto della necessità del 'voto utile'? Sulla scheda elettorale gli elettori troveranno sedici candidati premier, molti dei quali con proposte politiche settoriali o improbabili. Capiranno che si sta semplificando il sistema politico? "La governabilità non dipende dalla legge elettorale, ma dalla semplificazione del quadro politico. E' per questo che è nato il Popolo della Libertà, che è il partito unitario del centrodestra, espressione in Italia del Ppe e dei valori liberaldemocratici. Come si è visto, anche con la legge elettorale in vigore si è prodotta una prima semplificazione, riducendo la competizione elettorale a una sfida non più tra due schieramenti eterogenei, ma tra due grandi partiti, sia pure con un contorno ancora eccessivo di partitini. E' stato un primo passo avanti, anche se i sedici candidati premier che gli elettori troveranno sulle scheda sono certamente troppi. Per questo, dopo il voto, proporremo di fare in modo bipartisan sia i correttivi della legge elettorale, per introdurre anche al Senato il premio di maggioranza su scala nazionale, sia le riforme istituzionali". Lei si candida per la quinta volta a guidare il governo del Paese: sulla base della sua esperienza, della sensibilità, del rapporto con i cittadini, cos'è che spinge un elettore medio a scegliere lei e non un altro candidato premier? "Il 13-14 aprile, in buona sostanza, gli italiani dovranno scegliere tra un uomo del fare, che ha già dato prova di saper trasformare i progetti in realtà e di saper tenere fede alla parola data in tutti i campi, anche in politica, e un pensionato baby della politica che pretende di accreditarsi come il nuovo e che in realtà fa il mestiere della politica da quasi quaranta anni ed ha in squadra tutti i vecchi protagonisti della nomenclatura comunista che sono ancora oggi i ministri, i vice-ministri, e i sottosegretari del malgoverno di Prodi". La sorprende che, stando agli ultimi sondaggi, il centrodestra è preferito dai giovani e anche dagli operai? "No. Se diciamo che vareremo un 'piano casa' per le giovani coppie, se ci impegniamo a fare degli sgravi agli imprenditori che assumeranno i giovani o che li stabilizzeranno, se prospettiamo la detassazione degli straordinari e dei premi aziendali di produttività per rimpolpare i bilanci familiari, i giovani e gli operai, come tutte le categorie che amano la concretezza e non la propaganda ideologica, sanno che noi manterremo gli impegni. Perché per noi le promesse elettorali sono impegni contrattuali da mantenere come abbiamo dimostrato nei cinque anni del nostro governo, mentre per la sinistra sono specchietti per le allodole, da usare in campagna elettorale e poi da gettare nel cestino della carta straccia". In una campagna elettorale dai toni finora sostanzialmente soft e con programmi necessariamente obbligati, lei ha mosso le acque con la proposta Alitalia, puntando sul concetto di proteggere l'italianità della nostra compagnia di bandiera. Ma ci sono davvero imprenditori disponibili a scendere in campo oppure non è meglio lasciar fare al mercato? "Il mio appello agli imprenditori italiani perché anche da parte loro ci fosse uno scatto d'orgoglio e si impedisse così la svendita dell'Alitalia ha già ottenuto alcuni risultati. Prodi e Padoa Schioppa avevano detto che la trattativa con Air France era l'unica possibile e che nelle casse dell'Alitalia non c'era più un soldo. Non era vero: il governo ha dovuto prendere atto che sono ancora possibili altre offerte, mentre sui soldi in cassa il ministro dei Trasporti dice che quello dell'Economia sta raccontando frottole. Air France aveva detto al governo e ai sindacati 'prendere o lasciare': dopo il nostro appello ha dovuto cambiare strategia e trattare senza ultimatum, anche se ancora non basta. All'inizio, come molti, pensavo che quella di Alitalia con Air France e KLM fosse destinata a diventare un'alleanza per dare vita ad un grande gruppo internazionale. Invece era solo una svendita ad ad un prezzo risibile, della nostra compagnia di bandiera che veniva fagocitata da Air France. A rimetterci non era solo Malpensa, ma tutta l'economia italiana. Basta pensare al turismo: dove credete che possa portare i futuri turisti cinesi, indiani, russi la Air France, dopo che avrà azzerato la concorrenza dell'Alitalia? A Parigi o in Italia? E i nostri imprenditori del Nord non sarebbero forse costretti a recarsi prima a Parigi se avessero intenzione di andare in America o in Asia? Per questo ho definito irricevibile ed anche offensiva l'offerta Air France". Parliamo di fisco. Il suo competitor Veltroni promette riduzioni di aliquote e abbassamento della pressione fiscale. Quanto è credibile dopo il biennio Prodi-Visco? "Giudichino i lettori. In due anni, il governo guidato dai leader del partito di Veltroni ha introdotto in Italia più di 110 nuovi balzelli tra nuove tasse, aumento di quelle esistenti, aggravi contributivi, maggiorazioni dei bolli e inasprimenti vari. Ricordo che soltanto nella legge finanziaria 2007 le nuove tasse erano state 67. Sono questi 110 nuovi balzelli il vero biglietto da visita di Veltroni, che è la continuazione di Prodi. Vorrei citare un solo esempio di questi balzelli, che Veltroni sta cercando di nascondere: dice che se andrà al governo, la prima legge che farà sarà quella per abolire il precariato. Peccato che il governo Prodi, che lui difende ed elogia, abbia introdotto una penale contributiva per quegli imprenditori che intendono trasformare un contratto precario in un posto fisso. E' quanto è stato introdotto con le norme sul condono contributivo varate dal governo Prodi". Pensioni. Lei nel 2001 aumentò le minime e ora fissa l'obiettivo dei mille euro. Non le sembra una indicazione ambiziosa per i conti pubblici? "La nostra proposta prevede l'introduzione di un meccanismo di adeguamento al costo della vita per chi dispone di un reddito massimo di mille euro al mese, non certo, come è stato scritto in malafede, di portare il minimo delle pensioni a mille euro al mese il che comporterebbe un costo per lo Stato di oltre venti miliardi di euro. Veltroni invece ha promesso la luna ai pensionati, senza alcun senso del limite e senza considerare i vincoli del bilancio dello Stato, che ci viene lasciato in condizioni pessime. Forse è sfuggito a molti, ma noi sulle pensioni diciamo ciò che è scritto nel nostro programma. Nel programma del Pd la parola pensioni non è neppure citata, forse perché Veltroni è anche lui un pensionato, un baby pensionato della politica. Oppure perché si vergognano della controriforma delle pensioni che ha fatto il governo Prodi". Puntuale è riesplosa la polemica sulla par condicio televisiva e sul duello tra lei e il suo principale avversario, dopo l'annullamento della puntata di 'Porta a Porta'. Pensa che alla fine ci sarà il duello? "Contrariamente a quanto vanno dicendo quelli di Veltroni, non ho il minimo dubbio sulla sconfitta di Veltroni, alle parole vane sarebbe sin troppo facile opporre la forza dei fatti. Di mezzo c'è però la legge sulla par condicio, che la sinistra si inventò ai tempi del presidente Scalfaro per impedirmi di apparire in tv. Quella legge è ancora in vigore perché l'Udc non ci consentì di abolirla, ma si tratta di un insieme di norme antidemocratiche e liberticide, dove si assegna a un partito di oltre il 40 per cento come il Popolo della Libertà lo stesso spazio televisivo che viene dato a un partito nuovo e sconosciuto, che nei sondaggi ha lo zero virgola qualcosa. Non solo. Se si vogliono i faccia a faccia, la par condicio impone di farli con tutti gli altri candidati premier, non con uno solo. Visto che i candidati premier sono 16, i faccia a faccia sarebbero più di cento: una cosa chiaramente impossibile". Nel 2006 molti si sorpresero del suo recupero elettorale, ma lei ha sempre sostenuto di essere tranquillo perché aveva sondaggi che poi si rivelarono precisi. Vale anche questa volta? I sondaggi visibili danno al Pdl una maggioranza non tranquillizzante al Senato: e si ipotizza sempre un governo di larghe intese, non solo per le riforme, magari con Gianni Letta premier? "I sondaggi in nostro possesso ci danno un margine di vantaggio più che tranquillizzante anche al Senato: da 28 a 30 e più senatori. Quindi, niente larghe intese, niente grande coalizione, niente di niente. Chi prende più voti, e più seggi, ha il dovere di governare". Anche i temi etici sembrano essere scomparsi dal dibattito, nonostante la presenza della Lista Giuliano Ferrara con esplicito riferimento al 'No aborto'. Come conciliare valori laici e cattolici? "Noi lo abbiamo sempre fatto, lasciando sui temi etici la più assoluta libertà di coscienza ai nostri parlamentari. Quanto all'aborto, non abbiamo mai avuto intenzione di modificare la legge 194: ne chiediamo soltanto la piena applicazione, dove sono rispecchiate anche le richieste formulate a suo tempo dal mondo cattolico". Nel 2006 tirò fuori all'ultimo momento la proposta dell'abolizione dell'Ici, che tramortì il suo avversario Prodi. Cosa ha in serbo per i prossimi giorni? Ci dia un titolo, Presidente. "Mi spiace ma 'wait and see', aspettate e vedrete". - -->.

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LA PROPOSTA La nuova Alitalia pensata da Air France avrà 12.066 dipendenti, 137 aerei e 83 destinazioni (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

IL PIANO LA PROPOSTA ESUBERI I TITOLI La nuova Alitalia pensata da Air France avrà 12.066 dipendenti, 137 aerei e 83 destinazioni Sono 2.120 gli esuberi previsti, 40 aerei saranno eliminati: 18 le destinazioni azzerate L'offerta pubblica di scambio indica 160 azioni Alitalia per una di Air France - -->.

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L'INTERVISTA AMATO LODA I LAVORATORI DI ALITALIA: RESTI IL BRAND, NON IMPORTA CHI COMPRA 0 Compagnia ottima, merita il salvataggio (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

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L'INTERVISTA AMATO LODA I LAVORATORI DI ALITALIA: "RESTI IL BRAND, NON IMPORTA CHI COMPRA" "Compagnia ottima, merita il salvataggio" di GIANCARLO CAPECCHI ? FIRENZE ? MINISTRO Amato, Alitalia continuerà ad essere compagnia di bandiera? "La Compagnia rimarrà, non so come finirà la trattativa. I sindacati, ai quali Air France dice 'o mi dite di sì oppure mi tiro indietro', non sono ancora soddisfatti. Quello di cui sono sicuro è che il brand, ottimo nel mondo, è destinato a rimanere. Non credo sia così importante chi ne sarà proprietario, quello che conta è che si possa continuare a volare Alitalia, che si possa godere della professionalità del suo personale, che è di qualità. Per chi vola con più compagnie, cerca Alitalia non solo perché italiana ma perché ci si vola bene, ci si affida a piloti bravi, ad una manutenzione seria, a un personale gentile. Nessun proprietario potenziale deve rinunciare a un brand del genere". E' più che mai rilassato il Giuliano Amato che ha deciso di prendere parte solo da spettatore alla campagna elettorale. Il ministro dell'Interno ha appena fatto ritorno dagli Stati Uniti "dove è in corso una sfida politica ? commenta ? molto vivace". E, aggiunge, "non è ancora cominciata quella vera. Certo è che si parla del futuro, che la gara è appassionante perché tutt'ora incerta ma quello che mi colpisce è che i candidati sono costretti a confrontarsi su cose molto concrete e molto specifiche, a dire come la pensano". Vuole aggiungere a differenza dei nostri candidati? "In America non si mena certo il can per l'aia. La mia sensazione è che da noi il cane stia girando da tempo per l'aia e che quel tipo di concretezza che ha la campagna elettorale negli Usa, in questa come in altre occasioni, noi non la conosciamo". Per quale motivo? "Tra le responsabilità c'è anche quella dei media, che accettano troppo che i politici dicano quello che vogliono andandogli poi dietro su cose magari irrilevanti". Si sta parlando di par condicio, esiste o non esiste? E' giusta ? "Secondo me questa è tutta una catena di piccole disgrazie conseguenza di una legge elettorale sbagliata, che avremmo dovuto cambiare. Siamo insomma gente che si è ficcata in un cespuglio e poi si lamenta perché si punge". Ma lei perché si è tirato fuori, qual è la verità vera? "Il motivo francamente è questo: ci sono stato abbastanza, sono entrato in Parlamento nell'83 e 25 anni sono tanti. Poiché raggiungerò i 70 anni tra un mese (13 maggio), è giusto far entrare gente più giovane. Certo, non è che se hai 26 anni e sei al tuo primo contratto di lavoro sei il perfetto candidato: devi avere delle competenze, sarebbe bene anche avere un mestiere perché se entri in Parlamento prima ancora di averlo, quando poi esci sarai uno spostato e, solo se sarai 'casta' fino all'ultimo millimetro potrai sopravvivere. Penso che ora tocchi ai trentenni che hanno già delle competenze". E i partiti hanno fatto queste scelte? "In parte è stata fatta, in parte è diventata scelta simbolica. Devo dire la verità, da entrambe le parti noto presenze in lista che si giustificano più come simboli della gioventù che non perché si tratta di giovani affermati e competenti che possono portare la loro competenza in Parlamento". Come ministro dell'Interno, cosa pensa dell'allarme brogli alle prossime elezioni che Berlusconi ha lanciato? "E' l'antica deformazione professionale di chi, davanti al rischio di perdere, dice 'ho perso perché qualcuno mi ha imbrogliato'. Berlusconi invece ha ragione se segnala delle cose specifiche. Per dirne una: che nei seggi il presidente non possa fare i mucchietti delle schede, darle all'uno o a un altro e poi aspettare di avere i dati complessivi, ma che debba dare scheda per scheda e, solo dopo che ciascuna scheda è stata accertata, si passi a quella successiva. Questo lo dico io, lo dice lui e lo dice la legge, tanto che si è puniti se si fa diversamente". - -->.

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Alitalia, c'è soltanto Air France Realpolitik dei sindacati. E da oggi Malpensa è un ex hub: tagliati 900 voli (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

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"Alitalia, c'è soltanto Air France" Realpolitik dei sindacati. E da oggi Malpensa è un ex hub: tagliati 900 voli ? MILANO ? MALPENSA, fine di un'epoca. Oggi, a 10 anni dalla sua inaugurazione, l'aeroporto lombardo farà un disastroso passo indietro, trasformandosi in un modesto ex-hub. L'orario estivo che oggi entrerà in vigore prevede un taglio del 70% dei voli Alitalia. E, di conseguenza, la cassa integrazione di 24 mesi per 900 lavoratori della Sea, la società che gestisce Malpensa e Linate. I voli settimanali effettuati da Alitalia su Malpensa scenderanno da 1.238 a 352, una sforbiciata di 886 collegamenti. I voli medi giornalieri caleranno da 177 a 50 e le destinazioni a 38: 3 intercontinentali, 26 internazionali, 9 domestiche. Il numero dei passeggeri con biglietto Alitalia scenderà di 7 milioni all'anno. Non ci saranno più i 21 collegamenti settimanali Alitalia con Londra, Francoforte, Barcellona, Berlino e Madrid che potranno essere raggiunte solo con altre compagnie; le 9 destinazioni europee servite solo da Alitalia non potranno più essere raggiunte partendo da Malpensa. Cancellati inoltre i voli diretti a Shanghai, Mumbai, Delhi, Boston, Chicago e Buenos Aires. Ridotti da 7 a 3 i voli settimanali per Tokio. I passeggeri intercontinentali dovranno fare scalo in altri hub. NONOSTANTE i tagli, il futuro di Alitalia rimane quanto mai incerto. "La verità è che non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France", ha affermato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sintetizzando la posizione dei sindacati. Cisl, Uil e Ugl sono d'accordo: sul tavolo c'è una sola offerta, bisogna trattare per evitare il fallimento. Domani i sindacati si ritroveranno con i vertici di Alitalia ed Air France per cercare un accordo sul progetto di integrazione con il gruppo franco-olandese. Alla proposta di accordo giunta da Parigi i sindacati hanno già risposto no: "Condizioni inaccettabili". Ma la parola d'ordine è "trattare, trattare, trattare", come indicato da 8 delle 9 sigle che siedono al tavolo con la compagnia. Manca la firma dei piloti dell'Anpac, che sarà comunque presente. "Il problema di Alitalia non è semplice", dice il leader della Uil Luigi Angeletti: "Chi parla di una soluzione sul modello Parmalat, con un commissariamento, dimentica che il gruppo di Collecchio "aveva un problema finanziario ma sul piano industriale l'azienda funzionava, mentre in questo caso le cose non stanno così". Il nodo del confronto "non è tanto la questione degli esuberi che Air France pone ma la riduzione delle attività". La Cisl lotterà "punto su punto" per migliorare il piano di Air France, annuncia il segretario Raffaele Bonanni. Ottimista? "Dobbiamo per forza esserlo, abbiamo davanti un unico interlocutore". La cordata italiana? "Quando si vedrà si valuterà". "Il nostro obiettivo è salvare Alitalia dal fallimento", dice il capo di Ugl, Renata Polverini. E ciò impone di trattare con Air France". MA LA RISSA tra i partiti non accenna a placarsi.La cordata si formerà non appena la trattativa verrà chiusa con Air France, ha dichiarato ieri Silvio Berlusconi. "Esiste una cordata padana disposta a rilevare la compagnia di bandiera", ha incalzato il leghista Roberto Calderoli. "No, la cordata non esiste e Berlusconi sta facendo del depistaggio elettorale sulla pelle dei lavoratori", ha accusato il ministro Rosy Bindi. "La trattativa vada avanti", ha sollecitato Walter Veltroni mentre Fassino e D'Alema hanno attaccato l'atteggiamento del Cavaliere: "Inaccettabile e sconcertante, turba, condiziona e inquina il negoziato". Attacchi bipartisan da Pier Ferdinando Casini, che ha invitato i fantomatici cavalieri bianchi a usare i propri soldi: "Di cavalieri che intervengono con i soldi nostri non ne abbiamo più bisogno". E, cordata o non cordata, Gianmarco Moratti si chiama fuori. Drasticamente: "Faccio il petroliere, non so fare altro". r. m. - -->.

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IL TUO DISCORSO è ineccepibile in un sistema di libero mercato. Ma da noi il libero mercato  (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

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IL TUO DISCORSO è ineccepibile in un sistema di libero mercato. Ma da noi il libero mercato è, diciamo così, ad assetto variabile. Esiste solo quando fa comodo a certuni. Sennò non esisterebbe un oligopolio, che in alcuni periodi è stato addirittura un monopolio, televisivo quando Smith e Ricardo, i padri del liberismo, affermano che l'oligopolio è la tomba del libero mercato perché uccide la concorrenza. E questa mostruosità si è realizzata, per sopramercato, in uno dei gangli decisivi di una democrazia, l'informazione, dove un uomo politico, per giunta premier, non dovrebbe possedere non dico tre network ma nemmeno un giornalino di quartiere. Inoltre anche gli iperliberisti Usa, quando il sistema rischia di collassare, si dimenticano dei sacri principi del libero mercato se è vero che hanno salvato alcune banche private con i soldi pubblici. In un quadro del genere non si vede perché proprio i lavoratori di Alitalia, che è azienda di Stato, dovrebbe essere gli unici a lasciarsi le penne. www.massimofini.it - -->.

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? (sezione: Alitalia 2)

( da "Resto del Carlino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

FORSE è colpa mia. Forse abito negli States da troppo tempo e dunque non riesco a seguire la logica (?) imprenditoriale italiana. Ma mi sembra che il caso Alitalia sia paradossale mentre in campagna elettorale Berlusconi e Veltroni ripetono un giorno sì e l'altro pure che il mercato è il solo strumento di crescita economica. E allora perchè non affidarsi al mercato? Voglio dire: perchè non fare come gli svizzeri, i belgi, gli americani? Gli svizzeri hanno fatto fallire la Swissair. I belgi la Sabena. Gli americani due compagnie prestigiose come Pan American e Twa. L'Alitalia non può essere salvata, perchè è già defunta. E un defunto non può essere venduto e nemmeno svenduto aggravando in prospettiva i debiti che ai contribuenti italiani, neonati compresi, sono costati sinora 400 euro a testa. Una volta fallita, potrà essere rifondata, come è accaduto in Svizzera con Swiss e in Belgio con Bruxelles Air. O lasciata nella tomba dove l'hanno ficcata dirigenti e i sindacalisti. cesaredecarlo@cs.com - -->.

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Pisanu: ora riprendiamoci la Sardegna (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Cronaca Regionale Pagina 111 Pisanu: ora riprendiamoci la Sardegna Appello alle forze autonomistiche: "A casa Soru e Veltroni" --> Appello alle forze autonomistiche: "A casa Soru e Veltroni" All'assemblea del Pdl attacchi alla giunta e al governo nazionale. Pisanu respinge le critiche di Fassino. L'entusiasmo della gente è quello dei tempi migliori, una carica che contagia il pensatore del Pdl, Beppe Pisanu: "Mandiamo a casa Prodi e Soru, in Sardegna il Popolo della libertà potrebbe diventare il Popolo per l'autonomia". Il copyright è suo, non è più un segreto che proprio Pisanu voglia fare da collante per quelle forze autonomistiche vicine al Pdl che vogliono costruire l'alternativa locale al centrosinistra. All'assemblea del partito di Berlusconi e Fini, ieri al "Califfo" di Quartu, presenti anche i candidati romani Luca Barbareschi e Filippo Saltamartini, Pisanu ha parlato dopo aver ascoltato per oltre due ore gli interventi di simpatizzanti, amministratori locali e candidati. Sindaco compreso: Emilio Floris ha dato appuntamento al popolo sardo della libertà per sabato 5 aprile alla fiera di Cagliari, dove "dirò perché si deve votare per noi". Intanto, si corre - come da tradizione - per catturare consensi in bilico e convincere soprattutto gli indecisi. La ricetta di Pisanu, sul tema degli incerti: "Non facciamo promesse impossibili, per esempio ci batteremo per dare un valore al concetto di insularità, per far riconoscere alla Sardegna svantaggi e specificità di un'isola e garantire le stesse opportunità delle altre regioni d'Italia". Toccherà anche a Fini (giovedì 3 in piazza del Carmine) e a Berlusconi (lunedì 7 alla fiera) ricordare i punti-cardine del programma del Pdl. LA CONVENTION Il padrone di casa, il consigliere regionale di Forza Italia Onorio Petrini, ha dato i tempi a un'assemblea che ha avuto nelle parole e nelle richieste dei diversamente abili i momenti più intensi. In tutti gli interventi, sono partiti attacchi alla politica della giunta regionale, alla strategia elettorale dei rivali del Pd, alle decisioni in materia di trasporti, ambiente e industria dell'esecutivo guidato da Renato Soru. È sempre forte il sapore di Sardegna nelle "convention" azzurre, con un incrocio fra elezioni politiche e regionali (fra dodici mesi) che potrebbe regalare inattesi confronti interni per la candidatura targata Pdl e anti-Soru. Pisanu - di fronte a Francesco Cesare Casula e Pasquale Mistretta - ha sottolineato l'esigenza della nascita di un cartello fra "tutte le forze che vogliono creare un'alternativa vera a Soru e al centrosinistra, ma soprattutto per elaborare proposte per la Sardegna, per lo sviluppo della sua economia, la rinascita del turismo e la ripresa dell'occupazione". L'ex ministro dell'Interno ha risposto a distanza alle critiche di Fassino e Parisi, che hanno evidenziato la contraddizione politica fra i sentimenti autonomistici in Sardegna e l'alleanza nordista con la Lega: "A Parisi e Fassino chiedo invece come si fa a difendere la Sardegna avendo Soru alla guida della Regione". I CINQUE PUNTI Prima Mauro Pili, poi Piergiorgio Massidda hanno sollevato la temperatura del pubblico, fra una spallata alla giunta, i progetti del deputato e la grinta anti-Veltroni del senatore. Chiusura affidata a Pisanu, con la sottile risposta alle accuse dell' Unità a Berlusconi di essere vecchio: "È in politica dal 1994, i vertici comunisti sono in carica da trent'anni". L'ex ministro ha puntato il dito sulle questioni più calde degli ultimi mesi, dal mancato discorso alla Sapienza del Papa al caos Alitalia, fino ai rifiuti campani spediti in Sardegna: "I risultati di questo malgoverno sono sulla pelle degli italiani e dei sardi in particolare". Pisanu ha richiamato il programma del Pdl per la Sardegna: "Se governeremo, faremo il gasdotto Algeria-Sardegna-Europa, completeremo le opere per migliorare le vie di comunicazione interne, estenderemo la continuità alle merci e adotteremo nuove norme per la salvaguardia dell'ambiente". E poi famiglia (abolizione dell'Ici), sicurezza (più forze dell'ordine) e occupazione (detassazione degli straordinari), queste le priorità nazionali. ( e. p. ).

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Da oggi tagliati 170 collegamenti (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Economia Pagina 217 Da oggi tagliati 170 collegamenti --> Con i primi voli di questa mattina parte il nuovo orario estivo di Alitalia e prende il via anche il trasferimento dei voli intercontinentali a Roma-Fiumicino, lasciando Malpensa. La tappa più discussa del piano industriale "di sopravvivenza" di Alitalia, al centro di forti polemiche. Per tamponare forti perdite, su Malpensa Alitalia lascia 180 "slot" (i corridoi orari per decolli e atterraggi) su 350. Restano nove destinazioni domestiche, 26 internazionali e tre intercontinentali.

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Il gruppo Eurofly Meridiana vola in Egitto (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Economia Pagina 217 Da Milano Il gruppo Eurofly Meridiana vola in Egitto Da Milano --> Il gruppo Meridiana-Eurofly è stato designato dall'Enac ad operare collegamenti di linea tra l'Italia (Milano Malpensa) e l'Ucraina (Kiev), il Senegal (Dakar) e l'Egitto (Il Cairo). Meridiana ed Eurofly sono il secondo vettore, dopo Alitalia, su Malpensa, per voli effettuati (5.300 nel 2007) e per passeggeri (690.000 nel 2007). Grazie alla presenza di una flotta di 13 aeromobili, 8 Airbus 320 e 5 Airbus 330, è stato siglato un accordo tra Eurofly e la Sea, che prevede il trasferimento, dal 15 maggio, di tutte le attività di volo dal Terminal 2 al Terminal 1, dove saranno posizionati anche tutti gli uffici della base operativa, in parte trasferiti dal Terminal 2 e in parte dalla sede di Milano.

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Tregua di Alitalia, caos rinviato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Economia Pagina 217 Tregua di Alitalia, caos rinviato Continuità: oggi voli cancellati, il primo aprile si parte --> Continuità: oggi voli cancellati, il primo aprile si parte Alitalia rispetta la diffida dell'Enac e riprotegge i passeggeri (su Milano e Roma da Cagliari) su Meridiana e Air One. Ma dal 1° aprile è pronta a volare in regime di continuità. Domani vertice al ministero. La domenica bestiale, sui cieli sardi, sarà evitata. Alitalia si adegua, ma non si arrende. Davanti alla diffida dell'Enac, oggi e domani rinuncerà a rimettere in pista i suoi aerei sulle rotte - in continuità - da Cagliari per Roma e Milano. I passeggeri che avevano già acquistato i biglietti (i voli sono indicati nell'infografica sopra il titolo) saranno riprotetti su Meridiana e Air One che, per legge, coprono le rotte per Fiumicino e Linate. CAOS EVITATO Il passo indietro di Alitalia leva dall'imbarazzo anche la direzione aeroportuale di Cagliari, dove ieri, prima che Alitalia cancellasse i voli del 30 e 31 marzo, si auspicava che "la compagnia si adegui alla diffida dall'Enac". Non si tratta tuttavia di un segnale di resa, ma soltanto di una tregua armata. Alitalia, infatti, ha riprogrammato a far data da martedì primo aprile gli stessi voli cancellati nelle giornate di oggi e di domani. IL VERTICE Tutto è rinviato al confronto in programma domani a Roma, su iniziativa del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Con l'Ente nazionale per l'aviazione civile, interverranno anche le compagnie coinvolte, Alitalia, Meridiana e Air One. Ci saranno anche i rappresentanti dell'assessorato regionale ai Trasporti. Alitalia, evidentemente, confida molto nel confronto di domani, al punto da aver previsto per martedì quei voli che, per Regione, Meridiana e Air One, violano la continuità territoriale. Una posizione che condizionerà il confronto di domani: da una parte Alitalia si è adeguata alla diffida dell'Enac, evitando il caos proprio nel giorno (con l'ora legale) dell'avvio degli orari estivi. Un giorno speciale , preceduto dall'invito, rivolto dal presidente dell'Enac Vito Riggio a tutti i direttori di aeroporto, "di mantenere sempre ai massimi livelli la vigilanza". Ma Alitalia, facendo leva sulle perplessità della Commissione europea sul decreto per la continuità territoriale sarda, ha annunciato di voler accettare gli oneri di servizio (ovvero gli obblighi per chi opera), annunciando comunque di prendere il volo - da Cagliari per Roma e per Milano - da martedì. Una forzatura che, ribadisce Meridiana, porterà la compagnia dell'Aga Khan ad applicare tariffe di mercato per i sardi e non le agevolazioni tariffarie della continuità. CISL: BOCCIATURA "Tutta la vicenda è stata nebulosa sin dall'origine", evidenzia il segretario regionale della Cisl settore trasporti Giampaolo Corona, che ricorda il peccato originale di Alitalia, che non presentò a suo tempo domanda per concorrere sulle rotte della continuità. "La Fit-Cisl", aggiunge Corona, "oggi non dice Alitalia-sì, Alitalia-no. Dice però che, nonostante gli sforzi della Regione, questo modello di continuità territoriale non ha garantito ai sardi condizioni di mobilità pari a quelle degli italiani che possono contare sulla ferrovia. Questa è la vera sostanza delle cose: il modello ha fallito". EMANUELE DESSÌ.

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<Sulla mafia non accettiamo lezioni> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Politica Italiana Pagina 109 il cavaliere al pd "Sulla mafia non accettiamo lezioni" Il cavaliere al pd --> CATANZARO "Peccato che 3 anni fa il suo partito non sia stato così schizzinoso...". Così Silvio Berlusconi da Catanzaro risponde a brutto muso al leader del Pd, Walter Veltroni, che venerdì, a Reggio Calabria, aveva detto che la 'ndrangheta non deve votare per il Pd. Nel teatro comunale, nel corso di una conferenza stampa più simile però a una manifestazione elettorale, Silvio Berlusconi attacca il centrosinistra, a partire dalla giunta calabrese e quella campana, sul fronte della lotta alla criminalità. "Io non posso che confermare cosa dissi nel '94 a Palermo: ogni nostro voto sarà usato per combattere la mafia. Nessuno è in grado di darci lezioni". Secondo il Cavaliere, infatti, dopo il voto del 13 e 14 aprile il centrodestra si impegnerà a cancellare "gli emblemi negativi", rappresentanti dalla giunta di Bassolino e di Loiero. La lotta alla criminalità organizzata, dice, passa anche dalla battaglia degli imprenditori contro il pizzo. E su questo punto un cronista chiede a Berlusconi il suo giudizio sul differente atteggiamento assunto dalla Confindustria siciliana, schierata a fianco di chi non paga, e quella calabrese che protesta contro l'inefficienza dello Stato ricordando che loro "non possono essere avamposto della legalità". "Secondo me - risponde Berlusconi - hanno ragione tutti e due. Perchè le imprese possano avere comportamenti coraggiosi è necessario che lo Stato stia al loro fianco, cosa che finora non è accaduto". Sempre in polemica con la giunta calabrese, Berlusconi annuncia che se dovesse andare al governo valuterà l'ipotesi di un suo scioglimento, un'amministrazione che, ricorda: "è per due terzi formata da indagati o inquisiti". LE STOCCATE Dopo aver ribadito che la cordata italiana su Alitalia "è ormai nei fatti" e che "non è più affar suo ma la palla è nelle mani degli imprenditori", Berlusconi parla anche di duello tv: "Quello con Walter Veltroni è un confronto impossibile perchè vietato dall'attuale par condicio, una legge insulsa. Se Veltroni concedesse a me tale possibilità, dovrei avere più di 100 confronti con candidati premier". Ma Berlusconi, sottolinea che certamente non teme Veltroni: "Figuriamoci se ho paura, con Veltroni sarebbe molto facile metterlo a terra. È uno di parole, io di fatti". In un clima di grande calore c'è anche una giornalista di colore di una televisione locale estasiata dal Cavaliere: "Mi conceda di dirle che è bellissimo". "Cara signora - risponde il Cavaliere - riceverà un mio segno di ringraziamento". Berlusconi conferma di essere certo della vittoria: "Se tutti gli annunci di avvicinamento fatti da Veltroni - scherza - fossero veri a quest'ora il Pd sarebbe avanti 130 a 100". I sondaggi, dice più tardi dal palco del comizio di Cosenza, dicono che ha "la vittoria in tasca". E così può permettersi di scherzare sul suo avversario Veltroni: "Non trattatelo male, gli hanno affidato un compito impossibile". Sicuro della vittoria, però lancia un'allarme e lo rivolge soprattutto ai mass media: "In tantissimi - dice a Catanzaro - non conoscono gli effetti di questa legge elettorale. I media dovrebbero informare meglio su questo punto, altrimenti potremmo arrivare a risultati che non corrispondono alla reale volontà degli elettori". Al termine della conferenza stampa Berlusconi esce dal teatro circondato da una grande folla che riempie la piazza e lo saluta con grida da stadio. Lui non si sottrae è microfono in mano, improvvisa l'ultimo comizio: "Sono convinto che il 13 e 14 aprile l'Italia volterà pagina. In quel caso - conclude tra gli applausi - vi garantisco un'attenzione particolare ai problemi della Calabria, a partire dal ripristino della legalità e dalla riapertura dei cantieri per le strade, le infrastrutture e il ponte, chiusi dalla sinistra".

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I sindacati ad Air France: <Trattiamo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Politica Italiana Pagina 109 I sindacati ad Air France: "Trattiamo" Berlusconi: no a proposte offensive. Veltroni: salvare Malpensa --> Berlusconi: no a proposte offensive. Veltroni: salvare Malpensa L'Alitalia è sull'orlo del fallimento e i sindacati non chiudono definitivamente la porta della trattativa con Air France. ROMA Mentre i sindacati sembrano puntare sulla trattativa con Air France, il mondo politico resta diviso sul destino di Alitalia: Walter Veltroni si schiera in favore del negoziato con Parigi, ma chiede che Malpensa sia salvaguardata; mentre Silvio Berlusconi, pur confermando di credere nella cordata italiana, osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori". I FRANCESI La trattativa coi francesi, sottolinea da Brescia il leader del Pd, deve proseguire perchè è unica e autentica, ma deve essere "salvata al contempo Malpensa perchè in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Sull'aeroporto lombardo, aggiunge Veltroni, "non si può scherzare perchè ci sono esuberi ed esuberi significa disoccupazione". Tuttavia, sottolinea, con Air France "è stata aperta una procedura pubblica, ed è bene che questa procedura vada avanti". Il candidato premier del Pd attacca quindi il Cavaliere: "Qualcuno si è comportato come Fregoli", dice Veltroni senza citare il diretto avversario. "Ha annunciato che esisteva una cordata, poi questa cordata era difficile da fare, poi ci ha messo dentro i parenti, poi, naturalmente, erano i giornalisti che avevano capito male. Infine ai giornali si è detto che c'erano quattro imprenditori pronti a parteciparvi, in un'ora e mezza è arrivata la smentita di tre". IL CAVALIERE Ma Berlusconi, pure se con un pizzico di prudenza in più rispetto ai giorni scorsi, mantiene la stessa linea: "La cordata è nei fatti e sono sicuro che si realizzerà", dice da Catanzaro. "Io però - aggiunge cauto - non c'entro nulla, ormai la palla è nelle mani degli industriali italiani". La proposta italiana, aggiunge, si concretizzerà solo dopo la chiusura della trattativa con i transalpini (anche se Franco Frattini, vice presidente della Commissione Ue, ritiene che la cordata possa "materializzarsi" già la prossima settimana). Un negoziato che però, sottolinea Berlusconi, non deve concludersi perchè la proposta è "inaccettabile e persino offensiva", visto che "porterà i turisti cinesi a Parigi". Della stessa opinione Gianfranco Fini. "Qui non siamo a una trattativa, il rischio reale è di una svendita ad Air France", osserva il presidente di An. I SINDACATI Intanto il rischio fallimento mette d'accordo i sindacati sulla necessità di non chiudere la porta del confronto con Air France. È più rigida la posizione dei piloti ma domani, al tavolo con Spinetta, ci sarà anche l'Anpac che venerdì aveva disertato il confronto tra sigle. "Nessuna spaccatura. Tutti diciamo no, con posizioni più o meno decise", dice il presidente dell'Anpac, Fabio Berti, che rappresenta 1070 piloti sui 2070 di Alitalia. Trattare per evitare il fallimento è la posizione dei leader di Cgil, Cisl, Uil, Ugl. Dicono no ad un accordo ad "ogni costo", ma riconoscono che "allo stato non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France", come dice il numero uno della Cgil Guglielmo Epifani. "Trattiamo con gli unici interlocutori che abbiamo di fronte, i francesi", dice il leader della Cisl Raffaele Bonanni. Una alternativa? "Quando si vedrà si valuterà", e comunque "se c'è" dovrà fare "una proposta migliorativa rispetto a quella di Air France".

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L'importante è apparire, non essere (sezione: Alitalia 2)

( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 30-03-2008)

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Commenti Pagina 314 vita privata in piazza L'importante è apparire, non essere Vita privata in piazza di Maurizio Crippa --> di Maurizio Crippa Non si può dire che Madame Carla Bruni in Sarkozy abbia sempre rifuggito l'apparire e il gossip anche più spericolato sulla sua vita privata. Ma siccome viene il momento di darsi un contegno, ora che è First Lady di Francia ha preso carta e penna, ha scritto a Le Monde e ha tirato le orecchie ai giornalisti che spettegolano sulle faccende intime sue e del consorte: "Se i grandi giornali cessano di fare la selezione fra i pettegolezzi e i fatti, chi lo farà?". I giornali francesi hanno preso con beneficio d'inventario il nuovo bon ton dell'ex top model, nonché spregiudicata sex symbol. E siccome non è tutta colpa dei giornalisti, bisogna dire che la nostra società, prigioniera dell'apparire, è ormai anche sempre più dominata da ciò che Roberto D'Agostino aveva sintetizzato, qualche anno fa, nella fortunata formula delle "mutande pazze". Ovvero l'abolizione di ogni forma di pudore mediatico. L'eccesso di esibizionismo su temi legati al sesso e a quella che, una volta, si chiamava "vita privata" sta travolgendo tutto e tutti. Non si era ancora spenta l'eco planetaria per lo scandalo del governatore dello Stato di New York, Eliot Spitzer, costretto alle dimissioni dopo essere stato smascherato come aficionado di un giro di prostitute d'alto bordo, che il suo successore David Paterson, e la moglie, hanno pensato bene di iniziare il mandato mettendo in piazza storie di camera da letto. Meglio così che farsi beccare da qualche talpa specialista in scandali sessuali, avranno pensato. E allora anche Hillary Clinton, che se ne intende almeno per via indiretta, ha pensato che tanto valeva lasciar finire sulla stampa e sul web il contenuto delle sue agende di quando stava alla Casa Bianca. Ben undicimila pagine ad alto tasso di sbadiglio, assicura chi le ha compulsate; tranne per la notizia che per ben sette volte la moglie disperata Hillary era presente alla Casa Bianca, ma chiusa in camera sua, mentre il marito nonché focoso presidente Bill Clinton si trastullava nei modi che sappiamo con la stagista Monica Lewinski. Tutta colpa della lotta politica all'americana, si dirà. Ma la verità è che lo scandalo sexy - vero, presunto o montato ad arte - ormai è diventato la scorciatoia più sicura al mitico quarto d'ora di celebrità. E se si è già celebri, è un elemento in più da esibire nel curriculum. Non passa giorno che sul web faccia la comparsa un nuovo sex tape rubato chissà dove che ritrae in situazioni non proprio castigate personaggi dello spettacolo. Solo pochi giorni fa, è toccato a Kristin Davis, star di Sex and the city e finora pochissimo "chiacchierata", presunta protagonista di un porno amatoriale. Neanche 48 ore, e il sex tape più cliccato del web è diventato quello dell'attrice Lindsay Lohan, che però è una mezza celebrità nella speciale classifica delle immagini hard rubate. Bisogna ammettere che questo tipo di "notizie" sono le più gettonate in assoluto di internet, persino nei siti dei giornali "seri". Ma la domanda sorge lo stesso: quando si è personaggi pubblici, politici o gente dello spettacolo non importa, non sarebbe il caso di stare più attenti? E invece no, è il contrario: l'importante è apparire. E se capita di farlo senza i vestiti addosso, tanto peggio per gli eventuali moralisti di turno. Nel suo piccolo, anche l'Italia si è da tempo adeguata al trend. E per fortuna che, complice la campagna elettorale, ogni tanto i giornali sono costretti a occuparsi anche di Veltroni o di Alitalia. Altrimenti saremmo sommersi, come l'estate scorsa, solo da parlamentari beccati tra orge e piste di coca. Ma l'esposizione mediatica non ha prezzo, e allora anche chi non ne avrebbe bisogno non riesce a dire di no a un giro gratis di scandalismo sexy. Ad esempio Riccardo Scamarcio, che in un'intervista si è lasciato andare a un bel "non mi dispiacerebbe fare un bel film con del sesso molto realistico", come fosse un esordiente in cerca del primo contratto purchessia. Del resto, l'Italia della cultura è anche quella che ha fatto piovere ben 18 nominations per i David di Donatello su Caos calmo , film di cui si è straparlato esclusivamente per l'esordio in una scena molto hot di due magnifici e raffinati cinquantenni come Isabella Ferrari e Nanni Moretti. Sarebbe facile dire che siamo un Paese in mutande, e pure senza. Ci si limiterà invece a porre una semplice, disperata domanda: perché non darsi tutti una bella calmata?.

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Alisilvio: Anche i piloti come i tassisti nell'orbita del Pdl? Verrebbe da pensarlo dopo (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del Alisilvio: "Anche i piloti come i tassisti nell'orbita del Pdl? Verrebbe da pensarlo dopo aver visto il comandante Notaro in divisa accanto a Berlusconi. Dopo una calorosa stretta di mano, alla richiesta del comandante di Alitalia di attivarsi per la cordata italiana, il Cavaliere gli ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Poco dopo Notaro ha dichiarato: "Da quanto mi ha detto sono sicuro che ci riuscirà"". Il Sole 24ore, 29 marzo 2008.

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Il diavolo al Senato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del Il diavolo al Senato Maria Novella Oppo GIULIANO FERRARA, per non essere riuscito a suo tempo a diventare segretario del Pci, odia tutti gli ex comunisti, che gli hanno stroncato la carriera. Ora però ha lasciato la tv per dedicarsi ai temi più spirituali (la vita, la morte, le donne boia), con l'idea di indicare la via al Vaticano che tentenna. E non vorremmo essere nei panni di Benedetto XVI quando Ferrara capirà che non diventerà mai papa. Le invidie sono terribili, soprattutto nell'ex centrodestra. Prendete Casini e Berlusconi, che si litigano il popolo cattolico fino all'ultima anima. Casini ha dichiarato ai tg che il cavaliere è irresponsabile quando inventa cordate Alitalia e patetico quando cerca di accreditarsi come candidato della Chiesa. Figurarsi. Berlusconi ieri gli ha replicato di essere condannato a vincere queste elezioni, anche se sarebbe tentato di dire: 'Padre, allontana da me questo calice'. Come Gesù nel Getsemani. Perché lui non è in competizione con Casini. E neppure col papa. Lui se la gioca direttamente con Dio, almeno alla Camera. Al Senato pure col diavolo. FRONTE DEL VIDEO.

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La campagna del testimonial Bersani Al fotofinish vince chi è in rimonta (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del IN VIAGGIO NEL NORD EST La campagna del "testimonial" Bersani "Al fotofinish vince chi è in rimonta" A uno studente di Peschiera che si lamenta delle troppe barche a motore sul lago, sbotta: "È fuori dal mondo che il Garda non abbia una governance, via, chi se lo aspetterebbe?". Nella Bassa Veronese, a certi mugugni sulle tasse taglia corto: "Non siamo Robespierre, vogliamo solo riportare la fedeltà fiscale nella media europea". Macché partito della spesa pubblica: "Un cavallo magro corre meglio". Dribbla i temi etici proponendo che il Pd "organizzi luoghi di discussioni e il Parlamento decida dopo istruttorie pubbliche, non a colpi di referendum". Ma basta una domanda sul caso Welby per fargli dire come la pensa: "Scusate, se inventano un frullatore che girandoci dentro nudo si vive, sono obbligato a entrarci?". Parla così Pierluigi Bersani, nonostante la morbida cadenza piacentina: chiaro e senza "lisciare il pelo". E poi cala l'asso: "Io il Nord Est l'ho succhiato nel latte". Fa campagna da testimonial, il ministro dello Sviluppo Economico: candidato nella sua Emilia, gira il Veneto e il Friuli, Milano e la Brescia della conferenza operaia, la Trieste di Illy fino alla Liguria in bilico. Una campagna da "tessitore" per l'uomo chiave del Pd nel Lombardo-Veneto, a botte di sei comizi al giorno intervallati da mezzo sigaro e una canzone di Vasco. Chiamato a rinverdire il mitico viaggio nei distretti industriali quando mobilifici e calzaturieri soffrivano la concorrenza estera. A farsi capire da piccoli imprenditori e commercialisti, da padroncini e operai, dai mobilieri di Lissone impauriti dall'Ikea, da piastrellisti e muratori che hanno spostato il loro voto da sinistra alla Lega perché insofferenti della manodopera low cost albanese e rumena. Bersani fende la provincia profonda, dove il Carroccio sfiora il 70%, con una consapevolezza: "I centometristi sanno che al fotofinish vince chi era in rimonta". La missione degli ultimi 15 giorni è convincere gli indecisi "a dare un aiutino", a crederci, e il ministro non si tira indietro. Il giovane coordinatore del Pd veronese Giandomenico Allegri (esemplare tipico della sua terra: imprenditore informatico partito dalla taverna dei genitori e approdato a una ditta con nove dipendenti) lo guida attraverso il Veneto, terra di delicati equilibri tra Giulietta e Gardaland. Dai gerani di Lazise, grazioso comune lacustre che con i suoi mille anni si fregia di essere il più antico d'Italia, al bar centrale di Nogara, dove ha sede il maggiore stabilimento europeo della Coca Cola. A tutti Bersani presenta il "bambino nuovo", il Pd concepito di corsa da genitori che "non sapevano dove sarebbero andati a finire, ma questo è un vanto" (altro che il film Juno: un elogio della nascita che convincerebbe anche Giuliano Ferrara). Quello che, nell'idea, "è il partito del secolo". La svolta in grado di autoriformare l'intero sistema: "Noi ci siamo stracciati la giacca, abbiamo pagato il prezzo. Ora se vinciamo in sei mesi ci saranno 4 partiti e in altri sei le riforme. Se vincono loro, invece, la ruota torna indietro". Il Pd come unica speranza di uscire dall'estenuante transizione incompiuta: "Berlusconi può piacere, ma lì non c'è traccia di futuro". Invece, la pozione magica di Veltroni mischia "un elemento di strappo, di rischio, di sofferenza e di avvenire". È il "baricentro" di una campagna elettorale ancora confusa tra Alitalia e bufale (bovine e non): "Il Paese per la prima volta sarebbe guidato da una grande forza riformista. Bisogna lottare contro quel distacco micidiale tra politica e cittadini che è la questione settentrionale ma anche il tema dell'Italia". Lo abbraccia Paolo Giaretta, coordinatore della battaglia nordista: "Abbiamo lavorato insieme al ministero, ci siamo divertiti a mettere in atto un "progetto Italia" con la pazienza dei riformisti". I connotati del progetto sono noti: lenzuolate di liberalizzazioni, consumatore "trattato come Dio comanda", P.A. al suo servizio, meno tasse pagate da tutti, civismo senza cinismo. Non si dica che è un discorso nordista: "Io parlo la stessa lingua anche al Sud. Modernizzare significa ridurre tutte le intermediazioni amministrative, e i benefici vanno dove ce n'erano troppe". Bersani parla solo dell'oggi, del rush finale e della vittoria senza subordinate. Sullo sfondo però aleggia il domani. Se da sconfitti, Veltroni avrebbe qualche difficoltà e sui giornali avanzano future leadership... "A due settimane dal voto accetto solo la domanda se mi piacerà ancora fare il ministro". Le piacerà? "Sono affezionato ai giochi di squadra, decideremo insieme. Mi va bene tutto". Al Pd però pensa sempre: "Potrà essere il partito del lavoro e della cittadinanza. Dovrà essere popolare, stare in mezzo alla gente. Dopo il 14 aprile dovremo dedicarci all'organizzazione, a capire che tipo di partito vogliamo, a creare momenti di discussione". A Cerea, retta fino all'anno scorso da una peculiare giunta Ds-An, nell'ex area industriale Perfosfati riqualificata grazie ai fondi europei dall'allora sindaco e oggi consigliere regionale Franco Bonfante, si svolge la prima Festa dei Democratici. Quella che era la Festa dell'Unità: "Io non abbandonerei il logo - sbuffa Bersani - si può arricchirlo. I marchi possono evolvere, ma attenti alla troppa facilità negli strappi". Lo stesso timore traspare a chiedergli se rinnega l'esperienza nel governo: "Non sono pentito, abbiamo seminato una traccia profonda. Prodi ha impedito un ventennio berlusconiano e ci ha portati in Europa. Non accetterò mai la sua damnatio memoriae". Anche se "non avrei voglia di rifarlo, in quelle condizioni era troppo faticoso". Solo sull'indulto, un'esitazione: "Qualche riflessione più attenta ci avrebbe portato a diversa conclusione". La criminalità è un tema sentito. I giornali di questi giorni trattano dei pensionati che rubano nei supermarket e dibattono se sia per fame o per noia. A Verona il sindaco leghista Tosi si è fatto riprendere dalle telecamere mentre scavalcava una finestra durante uno sgombero. Ma nella stessa città il comizio di Umberto Bossi a Piazza Dante ha richiamato solo 300 persone. Lo scrive L'Arena, non proprio vicina al centrosinistra, e nella sala della Perfosfati, tra una costata e una lasagna al musso, ricomincia con pazienza riformista la conta degli "incerti da convincere".

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La partita è apertissima Destra prigioniera del passato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del "La partita è apertissima Destra prigioniera del passato" Veltroni di Bruno Miserendinoinviato a Brescia "Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che la partita è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio..." Prima di andare alla conferenza operaia di Brescia, davanti a migliaia di lavoratori e di sindacalisti, Veltroni fa colazione in uno storico albergo dal nome bene augurante (Vittoria), e si vede che ha un'aria soddisfatta. Sondaggi? Ormai non si possono più rendere noti, però è chiaro che sente il Pd di nuovo in crescita e la famosa forbice che si accorcia. Veltroni, oggi il d-day vede il ritorno in piazza del popolo delle primarie. Cosa vi aspettate da questa mobilitazione e che umori percepite? "Mi pare che si stia progressivamente apprezzando il fatto che a partire da quel 14 ottobre delle primarie molte cose in questo paese sono cambiate e se si esamina la vita politica italiana prima e dopo quella data, si vede che questa mutazione dipende in gran parte dalla novità costituita dalle idee, dai contenuti e dai programmi del partito democratico. Il 14 ottobre fu un risultato inaspettato, come quasi tutto in questo nostro paese, non se l'aspettavano la politica, i media, i sondaggisti. In quella partecipazione c'era la volontà di imprimere un'accelerazione a un processo che si avvertiva come essenziale per lo sblocco della democrazia italiana. C'era una presa in carico dei destini del paese, una risposta all'antipolitica, una sfida razionale di innovazione. Il 14 aprile saranno passati sei mesi, e la mia grande gioia è vedere che in meno di mezzo anno si è fatta l'identità di un partito: valori, idee, programmi, energie nuove. Pensiamo ai giovani che parlano nelle nostre manifestazioni. Da questa giornata di mobilitazione mi aspetto che parta un'altra grande spinta di protagonismo e di innovazione. Protagonismo diffuso, non la politica come mestiere, per addetti ai lavori, ma esperienza civile, passione. Se questo messaggio riparte dai 3 milioni e mezzo delle primarie può davvero diventare l'onda che travolge". Chi sono gli indecisi? I delusi del centrosinistra, i tentati dall'antipolitica? "No, secondo me sono più elettori di centrodestra. Lo dicono i dati. Man mano che noi cresciamo scendono gli indecisi, o viceversa". Però il dato del Pdl non si erode. "Si erode ogni settimana. E comunque io mi sono fatto portare i sondaggi del 2006 a 15 giorni dal voto. Erano proprio come adesso, poi si sa come è andata". Ci fu la promessa di Berlusconi di togliere l'Ici, che conquistò una bella fetta di indecisi, qualche errore di comunicazione del centrosinistra... "Secondo me già allora, 15 giorni prima del voto, le cose non stavano come dicevano i sondaggi. Credo che non avessero percepito del tutto il flusso elettorale, lo spostamento degli elettori. Ora come ora posso solo dire che la situazione, a parti invertite, è molto migliore di allora. Quindi la partita è assolutamente aperta, con ottime possibilità di vittoria". Ma intanto si parla solo di pareggio. "Ma ne parlano loro, che erano partiti con l'idea di una vittoria a mani basse, e già questo indica una difficoltà obiettiva. E d'altra parte in queste settimane quale idea è venuta dalla Destra per l'Italia? Non c'è una proposta innovativa, i nomi dei ministri sono gli stessi del '94, i toni sono quelli di sempre, sui temi concreti non hanno detto nulla, e quando l'hanno fatto si sono divisi. Ogni giorno c'è la ripetizione di un copione logoro, non riescono a trovare nei nostri confronti un punto d'attacco, perchè nessuno dei loro argomenti sembra pagare". Nemmeno su Alitalia? Berlusconi è entrato a gamba tesa nella vicenda, ma a volte, a sinistra, si ha l'impressione che non paghi mai dazio per le cose che fa o dice. "Io penso che come noi ci siamo liberati dal fantasma di Berlusconi, se ne deve liberare anche una parte del mondo degli osservatori. Sull'Alitalia la gente pensa che c'è una gran confusione. Pensa che c'è una trattativa seria in corso, e che improvvisamente è arrivata una proposta strumentale e vaga". A proposito, sulla vicenda Alitalia, dove sono finiti i liberal di questo paese? "In effetti non si sentono. Ma singolare non è solo quel che si dice o accade sulla vicenda Alitalia, è complessivamente singolare la proposta di politica economica della Destra: l'idea di chiamare l'Eni per acquistare la compagnia di bandiera, la politica dei dazi di Bossi e Tremonti, l'idea di far acquistare Alitalia con una cordata con i figli dell'aspirante premier, previo prestito ponte dello Stato, vale a dire una forma di utilizzo di soldi pubblici a fini privati. Vedo un silenzio imbarazzato di tanti che hanno paura di dire quello che pensano. Questo è un problema del paese. Noi abbiamo bisogno del ritorno di una cultura critica non fondata sul principio, anche quello stanco, dell'equidistanza. Anche questo atteggiamento lo considero parte di un tempo che si va esaurendo". Magari un confronto televisivo potrebbe aiutare a capire. L'impressione è che non ci sarà, e nel frattempo Berlusconi mantiene il predominio assoluto nella comunicazione televisiva. Quanto pesa questo squilibrio? "Conta, certo, ma qualunque sia il risultato, non invocherò lo squilibrio come alibi. Io credo che questo non sia un paese di spettatori, ma di cittadini, interessati alla soluzione dei problemi, quelli loro e dei loro figli, non a chi vince il Grande Fratello. Non ho solo il dovere di avere fiducia, ma ho ragione di avere fiducia nei cittadini. Gli italiani nei momenti cruciali hanno sempre mostrato una grande voglia di innovazione. Il nostro mondo si attarda in una concezione un po' piagnona, sempre difensiva. Secondo me sbaglia e credo sia stata una delle cause della perdita di relazione tra il mondo del centrosinistra e la società italiana". Lo squilibrio lo certifica l'Authority. "Certo che c'è, ma penso che gli italiani siano più saggi e avranno la forza di rispondere a una crisi profonda, indicando una soluzione alternativa di tipo europea". Se il risultato non dovesse garantire la governabilità, cosa bisognerebbe fare? "Chi vince governa e se la situazione fosse di assoluto equilibrio, insieme si devono rapidamente approvare le riforme indispensabili. Chi governa capisce che la sua sopravvivenza è legata al senso di responsabilità dell'opposizione. Ma credo che alla gente il dibattito su pareggi e alleanze interessi fino a un certo punto. Ai cittadini interessa avere un sistema governabile. Se non c'è la colpa è della Destra, che ha fatto prevalere gli interessi particolari su quelli generali. Credo che in quel passaggio, nello schieramento a noi avverso, si siano consumati errori gravi. Anche il Centro ha sbagliato. Se Casini avesse rotto allora, invece di farsi mettere alla porta dopo, probabilmente oggi la situazione sarebbe diversa. La realtà è che il tema delle riforme istituzionali sovrasta il paese e non si potrà eludere".

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La vicenda Alitalia spiega la filosofia economica della Destra I liberali non hanno niente da dire? (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del "La vicenda Alitalia spiega la filosofia economica della Destra I liberali non hanno niente da dire?".

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Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del Alitalia, i tg Mediaset vedono solo il Salvatore nostrano Tutti i telegiornali di Silvio Berlusconi rispettano la consegna: l'Alitalia non deve "diventare francese", tutti i grandi paesi hanno una loro compagnia aerea, l'uomo della Provvidenza metterà assieme una "cordata" salvifica che difenderà l'onore nazionale offeso e - sia ben chiaro - quando andrà al governo, Spinetta dovrà sloggiare e in fretta. Ora, siamo certi che i francesi non vedano questi tg, altrimenti non si spiega come mai siano ancora lì a trattare con il rischio che, una volta firmato un qualsiasi foglio di carta, arrivi questo anziano minaccioso a strapparlo, come ha già fatto con il programma di Veltroni. Ma c'è poco da scherzare, la recita è tragica: nessuna "cordata" si farà mai viva per accollarsi un'azienda carica di debiti avvenire. Quindi, delle due l'una: o ristruttureranno come Spinetta o Berlusconi (che, per ora, è solo un "ex") ha già promesso che li coprirà di soldi pescati, guarda caso, nelle tasche degli italiani. Ma tutto questo i tg Mediaset non lo diranno mai: suonano il tamburo del nazionalismo, plaudono con largo anticipo al Salvatore e mostrano - orrore - Fede commosso al ricordo dei voli di gioventù. Paolo Ojetti.

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Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Padovani: Veltroni ha avuto coraggio e va premiato di Toni Fontana "La Francia guarda con grandissimo interesse al laboratorio politico italiano, perché Veltroni ha saputo rischiare e sta costruendo il Pd passo dopo passo". È l'opinione di Marcelle Padovani, corrispondente dall'Italia di Nouvel Observateur che abbiamo raggiunto all'aeroporto di Orly mentre stava per imbarcarsi per l'Italia. A Parigi ti chiedono cosa succede in Italia? "Certo, ciò che più attira l'attenzione è il "laboratorio politico" italiano. L'Italia ha sperimentato per prima il "populismo europeo", 14 anni fa. In Francia è accaduto successivamente". Sarkozy è andato a scuola da Berlusconi... "I due personaggi si assomigliano, mancano di stile, di credibilità, non indicano soluzioni, parlano solo per conquistare voti. In Francia tuttavia il "populismo berlusconiano" importato è in crisi. Sarkzoy è ai minimi storici, non è passato neppure un anno dalla sua elezione e i sondaggi lo danno al 38%". La vittoria dei socialisti alle amministrative rappresenta dunque un segnale importante? "Certamente e ciò ha accresciuto l'interesse per l'Italia, attira l'attenzione la capacità di inventare soluzioni nuove. In Francia tutto è bloccato, sclerotizzato. C'è un grande partito socialista, che però non riesce ad indicare un progetto, non esprime un leader. Veltroni ha invece fatto un salto nel vuoto, il Pd è un salto nel vuoto. Veltroni si è sottoposto giudizio dei cittadini, non dei militanti, sta costruendo un partito e neppure lui sa quale sarà l'approdo finale. Per la prima volta in un Paese democratico e occidentale si sta costruendo un partito passo dopo passo, seguendo l'itinerario di un pullman verde che sta attraversando 110 province. Ho seguito alcuni viaggi di Veltroni, in Liguria e in Emilia Romagna e ho parlato con lui, gli ho chiesto quale sarà il punto di approdo finale. Mi ha detto che anche lui non sa che cosa troverà alla fine di questa corsa, ma ha aggiunto: "questo è il partito che sognavo". Mi pare una bella frase. Non è stato facile superare due filoni storici del pensiero politico italiano, quello del cattolicesimo sociale e quello comunista, del Pci, entrambi forti nella pratica politica e nell'ideologia". Veltroni è stato il sindaco di Roma, Delanoe è il primo cittadino di Parigi... "I francesi che conoscono Veltroni sono sempre di più e, sempre più spesso si sente fare un paragone tra l'operato dei due sindaci. Delanoe è stato rieletto con un grandissimo consenso, come Veltroni. Nel 2012 potrebbe essere, e lo spero, il candidato della sinistra alle presidenziali". Stai per prendere un volo Alitalia o Air France? "Oggi ho scelto una compagnia low cost. Tifo comunque per la soluzione francese, l'unico piano industriale in campo è quello di Air France. Gli utenti come me sono da tempo abituati a prenotare Air France e volare Alitalia. La fusione è già operativa, chi viaggia tra Roma e Parigi lo sa da tempo".

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Pronti a un accordo, ma no a operazioni neocoloniali (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del FABRIZIO SOLARIIl segretario della Filt Cgil elenca le condizioni da negoziare domani al tavolo con Spinetta Pronti a un accordo, ma no a operazioni neocoloniali di Felicia Masocco/ Roma Tempi più ravvicinati per gli investimenti sulla flotta, aumento degli aerei a lungo raggio, allargamento del perimetro aziendale e il mantenimento di una prospettiva per Malpensa anche se non sarà quella di un hub. Sono questi, per Fabrizio Solari, leader della Filt-Cgil, i paletti del sindacato, gli elementi su cui un accordo su Alitalia si fa o fallisce. Domani sarà una giornata cruciale, pare che un'alternativa ad AirFrance-Klm non ci sia e bisogna trattare. A quali condizioni? "Dire che non c'è alternativa è un vantaggio competitivo che non darei. AirFrance è certamente in grado di salvare Alitalia e di aprire una prospettiva. Ha il diritto, visto che non fa solidarietà, di aspettarsi un ritorno dal suo investimento. Se questa è l'ottica, siamo pronti a misurarci. Se se invece ci fosse un'idea neocoloniale per cui l'Alitalia del dopo accordo è solo una propaggine del gruppo AirFrance-Klm e lo sviluppo del trasporto aereo italiano viene condizionato, il prezzo è troppo alto". Concretamente, in cosa si traduce questa analisi? Che cosa chiedete? "Per il perimetro aziendale chiediamo che resti in Italia l'industria del trasporto aereo non qualche aereo e qualche equipaggio. Alitalia Servizi deve essere collocata dentro la nuova azienda, poi tutti quelli che sono a bordo devono essere disponibili a fare di più e meglio, disponibili a fare accordi sulla produttività, sulle ristrutturazioni necessarie, ma nessuno deve essere tagliato fuori". E la flotta? "La flotta è troppo sbilanciata sul lungo raggio, il piano prevede per Alitalia 20 macchine, (un centinaio quelle di AirFrance): sono troppo poche e crescono troppo lentamente, si rimanda al 2015 la possibilità di sviluppo, troppo in là. Questo stesso elemento ne trascina un altro. Oggi non siamo in condizione di chiedere il ripristino dell'hub di Malpensa ma non si può neppure pensare di abbandonarlo totalmente: il Cargo è importante, se chiudesse Malpensa subirebbe un ulteriore colpo. Da queste scelte dipende la questione degli esuberi, nessuno si fa illusioni che non ce ne siano, e siamo anche pronti a gestirli, ma devono essere la conseguenza del piano, non venire prima". Solari, lei si rende conto che questo è un altro piano? "Per noi trattare non significa prendere tempo per poi firmare quello che ci è stato chiesto, questo deve essere chiaro. Trattare significa cambiare le impostazioni che sono sul tavolo". I piloti si smarcano, se decidessero di non trattare quali scenari si aprirebbero? "I piloti sono un punto essenziale, ma è bene che le loro rappresentanze si limitino a fare il sindacato. Le trattative vanno fatte ai tavoli giusti e nei tempi giusti, non in modo informale come è stato fatto. Li invito a stare con noi al tavolo, perché una parte dei problemi che denunciano, sono problemi nostri". E se il negoziato fallisse? Non è un'ipotesi remota... "L'esisto dipende dal reale interesse di entrambe le parti a concludere. Noi non siamo iscritti al partito del fallimento ma neppure al partito di un accordo qualsiasi. Se AirFrance ha interesse a chiudere la partita lo spazio per un'intesa si può trovare. Comunque è obbligatorio provarci".

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Alitalia, nessuna alternativa ad Air France I sindacati vogliono evitare il fallimento e si attendono una limatura del piano di Parigi (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del Alitalia, nessuna alternativa ad Air France I sindacati vogliono evitare il fallimento e si attendono una limatura del piano di Parigi di Bianca Di Giovanni/ Roma TRATTARE "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France". Con una frase secca Guglielmo Epifani descrive lo stato dell'arte della partita Alitalia. Nel fine- settimana i sindacati affilano le armi per il confronto con i vertici del gruppo franco-olandese fis- sato per domani alle 14. Troppi gli esuberi soprattutto tra i piloti, troppi gli aerei lasciati a terra e soprattutto troppi i lavoratori lasciati fuori dal perimetro aziendale. È il caso dei dipendenti Atitech di Napoli. Nel piano non esistono, né tra gli esuberi né tra gli organici. I sindacati sono determinati a farli rientrare: per Napoli sarebbe un colpo mortale. Tutte partite delicatissime, da trattare con estrema cura e che i confederali hannno saputo ricondurre su un piano di costruttive relazioni sindacali. I leader Cgil, cisl e Uil ieri hanno lanciato lo stesos segnale: migliorare il piano che abbiamo. "La Cisl lotterà punto su punto", dice Raffaele Bonanni. "Non ci interessa il passaporto, ma che gli aerei volino", aggiunge Luigi Angeletti. Certo, in un microcosmo segmentato in nove sigle, non mancano i distinguo e i tatticismi. I toni dell'Anpac restano di fuoco. I piloti "pagherebbero un prezzo altissimo, storicamente il prezzo più alto mai pagato. Noi non lo permetteremo", fa sapere il presidente Fabio Berti. Il quale però si premura di specificare che l'Anpac non va da sola: sarà assieme a tutti gli altri. Chiaro che la strategia del "mollo tutto" non convince neanche loro, che pure sono la categoria più colpita dal piano Spinetta. In effetti i piloti sono in subbuglio: molti, attorno alla cinquantina, stanno già facendo i calcoli su scivoli e prepensionamenti. Il piano prevede che circa 300 scelgano questa strada: un colpo mortale per una platea dall'età media già molto bassa. E un colpo altrettanto pericoloso per il fondo pensione, chiamato a finanziare trattamenti sempre più numerosi. Numerosi, ma bassi, se davvero il destino è andare in pensione a poco più di 50 anni. Questo si domandano in queste ore i "comandanti" chiamati a pagare per la sopravvivenza aziendale. Che ne sarà poi dei 135 oggi impiegati nel settore cargo, che Parigi intende azzerare? Certo, quel settore sembra davvero sovradimensionato, visto che fatti i debiti conti in Alitalia ci sono 27 piloti per ogni aereo merci. Quasi tre volte di più di un passeggeri medio raggio. I più malevoli definiscono il cargo il rifugio dei "privilegiati Anpac". Oggi magari Parigi vuole fare pulizia: ma tra l'efficientamento e l'azzeramento c'è una bella differenza. Insomma, la partita è lastricata di trappole. E non aiuta il frastuono politico. Silvio Berlusconi ha ripetuto ieri che l'offerta francese è "irricevibile e offensiva". I francesi "porteranno i turisti cinesi a Parigi" denuncia il leader del Pdl, infiammando gli animi sugli antichi campanilismi tra sub e transalpini. La Francia ci ruba clienti nella moda, nel vino, nel turismo. Per questo - secondo il Cavaliere - occorre dire no ad Air France e issare il vessillo tricolore. Sul fronte opposto piovono le accuse di irresponsabilità. "La procedura è aperta da oltre un anno - replica Massimo D'Alema - Dov'era Berlusconi? E dov'era il suo governo che ci ha lasciato Alitalia sull'orlo del fallimento?". C'è da scommettere che gli slogan non finiranno prima del voto. Intanto la Magliana ha già fatto sapere che in cassa sono piovuti 148 milioni, tra crediti d'imposta (69 milioni) e il ricavato della cessione della quota del 2% in Air France. Domani, a valle del primo confronto con le rappresentanze sindacali, il cda deciderà di quanto far slittare il termine entro il quale giungere a un primo accordo.

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I cappellani stanno con i lavoratori (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stai consultando l'edizione del ROMA E MILANO I cappellani stanno con i lavoratori Tra la cordata italiana e Air France i cappellani tifano per i lavoratori. Sulla spinosa questione Alitalia intervengo anche i cappellani di Fiumicino e Malpensa, don Giorgio Rizzieri e don Ruggero Camagni che, più che prendere parte per una soluzione italiana o per un accordo francese, da uomini di Chiesa invitano ad una "soluzione illuminata che faccia l'interesse dei lavoratori". Il cappellano dell'aeroporto della capitale non nasconde che "se riescono a fare una cordata tra italiani è meglio, ma dovrà esserci il consenso dei sindacati". Da Malpensa ribatte don Ruggero: "il problema è che i voli sono stati tagliati e se non si vola più la gente va a casa. Il numero di personale si è ridotto sensibilmente".

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IL DOSSIER (sezione: Alitalia 2)

( da "Unita, L'" del 30-03-2008)

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Stai consultando l'edizione del IL DOSSIER NICOLA PIOVANI COMPOSITORE C'è un treno da non perdere Voterò per il PD perché vorrei evitare che l'Italia si ritrovasse governata dai Brambilla, Bossi, Ciarrapico eccetera eccetera. Perché quest'occasione che il PD offre mi sembra un treno da non perdere (perso questo non voglio immaginare quando ne passerà un altro). Perché Walter Veltroni e la maggior parte dei candidati mi sembrano più che degni di fiducia. Perché, anche se questa destra dovesse vincere le elezioni, trovo importante che non le stravinca. Perché la sinistra dell'Arcobaleno - detta antagonista, o radicale, o conservatrice, o novecentesca - nella quale confluiscono i consensi di tanta gente di valore, non ha nessuna chance di rendere pratiche, realizzabili, certe posizioni di principio. E poi quelle stesse posizioni di principio mostrano sempre più la corda. Il tempo passa, il mondo che cambia, drammi nuovi, del nuovo millennio, chiedono risposte nuove: e non serve certo l'elogio di Fidel Castro per essere più di sinistra. Perché l'"antipolitica" ha una grande forza teatrale, e va bene per la figura letteraria dell'"anticittadino". Ma il governo del paese domanda ben altre capacità e concretezze. E poi perché provare a crederci è meglio dello squallido cinismo sistematico PIERO GUCCIONE ARTISTA Il coraggio di andare da soli È una sorta di prosecuzione identitaria: sono sempre stato di sinistra, di quella sinistra che ha sempre messo in testa ai suoi programmi la questione etica della politica. E, credo, che questo apetto c'è anche nel Partito Democratico. Poi, il gesto di Veltroni di andare da solo credo, anzi, ne sono convinto, è il fatto più nuovo e coraggioso di questi ultimi anni. RENATO BARILLI STORICO DELL'ARTE Un altro Berlusconi sarebbe la sciagura Per prima cosa bisogna evitare il ritorno di Berlusconi, che considero il male assoluto. Ma credo che votare Pd sia anche la scelta migliore: sono convinto che da un governo a guida democratica possa venire l'amministrazione più illuminata per il paese. Sinceramente guardo con preoccupazione lo scioglimento del fronte di sinistra, temo un Pd debole e spero si riesca fare argine al Senato. il ritorno di Berlusconi è una sciagura, mi auguro che il voto al nuovo soggetto possa ostacolarlo. GIULIO GIORELLO FILOSOFO Voterò per Umberto Veronesi Non voto certo Berlusconi e neppure per Casini. La sinistra è troppo arcobaleno per me. Cosa farò il 13 aprile? non ho buone ragioni per votare Pd. Il Partito di Veltroni non ha una definizione chiara delle libertà civili, non dà agli uomini e alle donne la possibilità e il diritto di servirsi per il loro benessere dei risultati d'interesse scientifico. Nella compagine del Pd ci sono persone, che non nomino, le cui linee di ricerca e di politica al riguardo vanno nella direzione indicata dai vescovi. Non so che farmene di questi soggetti: i teodem mi fanno lo stesso effetto dei teocom. Voto nella Circoscrizione Città studi di Milano. Se nella scheda c'è il nome del candidato professor Umberto Veronesi il mio voto andrà a lui: ma per stima politica e scientifica verso l'uomo Veronesi, non di certo per una suggestione a votare Pd. ANTONIETTA DE LILLO REGISTA Spero non sia il "meno peggio" Sono napoletana, una città che in questo momento è la rappresentazione del peggio. Nei giorni dell'emergenza, trovandomi lì, ho giurato a me stessa che non avrei votato. Poi, come dire, ora è prevalso il senso di responsabilità. Quindi andrò a votare, voterò per il Pd e per l'ennesima voltà darò il mio voto al "meno peggio" con la speranza di sbagliarmi sul "meno peggio" e dicendo a me stessa che questa è l'ultima volta che voterò. GIANFRANCO PASQUINO POLITOLOGO Un voto utile e strategico La vigente legge elettorale prevede che il premio di maggioranza per il Senato venga attribuito regione per regione. Più precisamente, in ciascuna specifica regione, il partito che ottiene almeno il 20 per cento dei voti e anche un solo voto in più degli altri concorrenti conquista il premio. I rimanenti seggi vengono attribuiti agli altri partiti, ma alla ripartizione proporzionale hanno accesso esclusivamente i partiti che abbiano superato la soglia dell'8 per cento dei voti espressi. In Emilia-Romagna (e in Toscana), è scontato che sarà il Partito Democratico ad ottenere il premio di maggioranza, conquistando 12 seggi su 21. Se nessun altro partito, tranne quello del Popolo delle Libertà, superasse la soglia dell'8 per cento, tutti i 9 seggi rimanenti andrebbero al partito di Berlusconi. Se, invece, la Sinistra Arcobaleno riuscisse ad ottenere più dell'8 per cento dei voti, otterrebbe seggi: uno, forse due, privandone il Popolo della Libertà. Appare, dunque, importante che tutti coloro che intendono votare a sinistra oppure per il PD vengano adeguatamente informati della possibilità di usare il loro voto in maniera strategica scegliendo al Senato la Sinistra Arcobaleno al fine di farle superare la fatidica soglia dell'8 per cento dei voti per sottrarre seggi al Pdl. Sulla base di questo ragionamento tecnico e delle mie convinzioni e preferenze politiche, sceglierò la lista del PD alla Camera e quella della Sinistra Arcobaleno al Senato. GIULIA ADAMI DOCENTE Per avere una scuola più seria Spero di avere un partito più dinamico e moderno che risponda alle necessità della società. Poi, vista la mia esperienza di docente, penso a una scuola seria, sia sul piano dell'insegnamento che dell'apprendimento, dove torni centrale un aspetto fondamentale: la meritocrazia. Perché penso agli anni in cui la Moratti era alla guida del ministero dell'Istruzione, con gli istituti professionali e tecnici declassati alla "serie B"; poi, grazie a Fioroni, la questione è stata riequilibrata reinserendoli nel circuito nazionale. Perché la mia esperienza in un istituto statale professionale, l'unico specializzato per ragazzi sordi, mi ha convinto che, da noi, cresce la base della società; da noi escono i ragazzi che, in seguito, vanno a costituire l'ossatura del pubblico e del privato. E una società è più o meno giusta se, a sua volta, la scuola è più o meno giusta. VITTORIO EMILIANI GIORNALISTA Veltroni ha il merito di aver sparigliato Quando, sull'Alitalia, sento gli ex alleati del governo Prodi esprimersi nel modo più dissonante (con Diliberto e Giordano che, ignorando la UE, parlano da vetero-statalisti), penso che Veltroni abbia fatto più che bene a "sparigliare", a proporre il PD come scelta autonoma da vecchie, insostenibili, paralizzanti alleanze con una certa sinistra. Con la quale sono possibili soltanto alleanze locali. Ecco il senso di fondo del voto per il PD e per Veltroni: un voto per la normalità, per la modernità, per la rinnovata progettualità della politica italiana avvilita dalle vecchie, e drammatiche purtroppo, buffonerie populiste di Berlusconi. Ma mi auguro che venga decisamente rafforzata la parte ambientale e paesaggistica del programma, la meno incisiva. La Campania - dai rifiuti alle mozzarelle - dovrebbe insegnare a tutti quali formidabili disvalori (anche economici) produca l'aver trascurato la cura attenta, amorosa dei beni primari e come il "fare" abbia molte facce: siamo di fronte alla ribellione della natura, sfregiata, stuprata da tante dissennate speculazioni private, ma pure, diciamolo chiaro e forte, da tante irresponsabilità collettive. MARIA MAGLIETTA ATTRICE Ho fiducia in Veltroni Voto Pd perché sembra essere l'unica alternativa ed è un po' di anni che si vota non proprio come una scelta piena e convinta: si sente che si potrebbe fare di più da un punto di vista politico. C'è fiducia in Veltroni perché lo si conosce non solo per l'operato ma anche nel quadro politico: è uno che dà fiducia. PAOLO FLORES D'ARCAIS GIORNALISTA Non vorrei vedere Berlusconi al Quirinale Se la coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino prende un voto in meno della coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, Berlusconi governerà con questa compagnia per cinque anni e sarà poi eletto al Quirinale per altri sette. Al termine dei quali, se sarò ancora vivo (sarò comunque vicinissimo agli ottanta) mi toccherà di vivere in una "democrazia" nel senso di Putin. A me questo sembra un motivo inoppugnabile per dare il voto alla coalizione Partito democratico-Italia dei valori. A quale dei due? Guarderò le liste del collegio in cui voto (Roma). Questo problema non lo avrei se votassi in Toscana: il capolista al Senato per l'Italia dei valori in quella regione è Pancho Pardi, uno dei rarissimi candidati a queste elezioni per cui mi sentirei di votare "senza se e senza ma". Nanni Moretti a piazza Navona, in quei due indimenticabili minuti, ne parlò come del futuro leader della sinistra. Che invece, per anni, ha fatto di tutto per emarginarlo. Con lui avremmo in Senato i girotondi e i movimenti, e la coerenza e la passione civile del motto azionista "non mollare!". Anzi, mi piace immaginare i democratici coerenti di Toscana che già dedicano ogni giorno un po' del loro tempo nel passaparola per farlo eleggere. MONI OVADIA ATTORE Serve un cambiamento strutturale Il mio voto alle prossime elezioni del 13 aprile lo darò al Partito Democratico. Questa volta la motivazione principale della mia scelta è di carattere strutturale e non semplicemente di schieramento. Io sono un uomo di sinistra e questa mia appartenenza ideale non è mutata. Invece è profondamente cambiato il mondo, è cambiato il mio paese, è cambiata profondamente la cultura dei suoi cittadini, non necessariamente in meglio. La svolta non è solo socio politica, ma a mio parere anche antropologica. Con questa situazione inedita ci si deve misurare con strumenti nuovi e con lungimiranza. Il territorio della politica italiana è sempre stato una palude. La principale responsabilità del disastro è di un centro destra sottoposto ad un leader che ha badato solo ai suoi interessi e che è refrattario alle regole, soprattutto a quelle democratiche, circondato da yes men proni fino al ridicolo. Un grande partito autenticamente riformista, coeso e con un programma condiviso che aggreghi le migliori culture politiche del nostro paese mi sembra in questo momento l'unica risposta possibile per arginare l'avventurismo aggressivo del Pdl. Il PD ha lanciato questa sfida inaugurando l'unica vera novità nella politica italiana. Il suo leader Walter Veltroni, scelto a larghissima maggioranza in primarie democratiche, gode di vastissima popolarità e credibilità, ha governato con straordinario successo una città difficile, il cui territorio è vasto come una regione, conquistandosi anche la stima di molti cittadini che non lo avevano votato. L'Italia ha bisogno di un radicale cambiamento strutturale, in questo senso il Pd è l'unica forza che può sconfiggere le destre e garantire l'avvio di questo processo e senza un simile profondo cambiamento le sacrosante rivendicazioni dei ceti sociali più deboli resteranno al palo del velleitarismo ideologico. PATRIZIO ROVERSI CONDUTTORE TELEVISIVO Pd, perché non è un partito identitario Voto Pd perché non è un partito identitario ma è già, di per se', una piattaforma di mediazione tra punti di vista diversi. Non è più possibile, come una volta, governare con gli slogan rivolti alla "propria gente". Spero anche che il mio voto al Partito democratico serva a ricompattare l'Unione, che è il punto di partenza e l'approdo di un progetto per il quale mi sono speso in tutti questi anni e che sta governando con successo tante amministrazioni locali. PAOLO ANIBALDI CHIRURGO Opportunità per tutti anche per i più deboli Ci sono 2 buoni motivi per votare Pd: 1)È il vero progetto nuovo della politica, non nel dire, ma nel fare. 2)Nel progetto di crescita generale c'è opportunità per tutti, anche per le fasce deboli MAURIZIO CHIERICI GIORNALISTA Per non parlare poi male di Berlusconi Si raccomanda: non parliamo male degli avversari politici. Abbassiamo la voce facendo finta di non raccogliere insulti e caricature che giornali e Tv del leader padrone distribuiscono agli elettori. Moderazione di un'altra Italia, adesso ho paura. Paura di Berlusconi: è un bugiardo pericoloso, da un Tg all'altro lo imparano tutti... Voto Pd perché mi vergogno quando i giornalisti stranieri ridono di un capo del governo un po' Bertoldo e un po' Cacasenno. Era il governo del mio paese e non trovavo la risposta per difenderlo.... Mi vergogno di un politico che compra i senatori con il portafoglio aperto. Mi vergogno degli onorevoli condannati ai quali non può rinunciare, altrimenti raccontano tutto. Se non entrano in parlamento entrano a San Vittore. Voteranno come burattini leggi tornaconto per arricchire il ricchissimo boss. Si ripete: non parliamone male, eppure bisogna considerare la morale che propone. Le generazioni che si affacciano devono capire. Capire che il governo Prodi ha ridato dignità all'Italia anche se il muro di insulti mai motivati vuol far credere il contrario. L'intervento pacificatore in Libano e i rapporti ritrovati con l'America Latina dopo il lungo sonno della triste gestione Fini. Prodi, D'Alema, sottosegretari e ministri hanno ricucito un rapporto prezioso non solo per milioni di emigranti che sospirano lontani: riapre una collaborazione economica indispensabile al paese sfinito dal populismo dei dilettanti rapaci. Se dovesse vincere la destra, torniamo ai silenzi del passato. Italiani all'estero sempre più soli. Voto Pd perché, come tanti, non scopro adesso la lealtà di Veltroni e di chi ne accompagna il programma: dalla Bindi a Bersani, Finocchiaro, Rutelli fino ai ragazzi padroni del 2000, termometri sensibili che hanno capito. È la consolazione di un vecchio signore impaurito dalla bambagia politica del signore degli spot e dalle anime semplici che si lasciano incantare per pigrizia o rimbambimento Tv. ETTORE IANÌ LEGA PESCA In avanti con la propria storia Provengo da una storia di sinistra e voterò il Pd perché sa guardare avanti senza rinnegare la nostra storia. E si presenta come una formazione nuova: agile, non burocratica, democratica. Senza dubbio la creazione di questo nuovo soggetto ha contribuito a rinnovare la politica e il suo messaggio. Il Pd è un partito adatto ai tempi. Condivido a pieno la scelta di presentarsi da solo alle elezioni, anzi mi sarebbe piaciuto che questa strada fosse percorsa anche con più radicalità. Ma si tratta ad ogni modo di un basta chiaro e deciso alla stagione dei veti incrociati e dei piccoli ricatti. ROBERTO GRANDI MASSMEDIOLOGO Per dare più mezzi a ricerca e formazione Voterò Pd perché c'è la convinzione che possa nascere un soggetto politico nuovo, che può e deve essere il soggetto innovatore della politica italiana. Poi se vince la speranza è che alla ricerca, alla formazione e all'innovazione di qualità siano forniti i mezzi per diventare la risorsa strategica del paese. Obiettivi concreti e fondamentali, perché definiscono quello che è il motore strategico del paese. Questo è un aspetto che fino a oggi è stato sottovalutato rispetto a tutti gli altri paesi con cui siamo "in concorrenza", il nostro investimento in ricerca, formazione superiore e innovazione è assolutamente troppo basso. E questo è strategico per una paese avanzato, non possiamo lavorare sul costo del lavoro. Ma attenzione: servono sì fondi ma in cambio di qualità e di garanzie. Quindi non finanziamenti a pioggia ma in cambio di verifiche di qualità. Questo sarebbe il vero salto di qualità rispetto all'assistenzialismo di tutti questi anni: si dà a tutti la possibilità di gareggiare e poi si premia il merito. JOVANOTTI CANTANTE Uno spiraglio di nuova luce L'Italia ha bisogno di cambiare. Forse dal dopoguerra a oggi non c'è mai stata un'urgenza di cambiamento e rinnovamento così grande come adesso. Tra le forze in campo mi sembra che quella guidata da Walter Veltroni sia la più adatta a garantire al paese gli strumenti politici per questo possibile cambiamento. Pur avendo ancora nelle sue file pezzi di una politica che non ha più molto da dire, mi sembra che rispetto al resto della scena il Pd sia l'unica possibilità per far entrare uno spiraglio di nuova luce e di entusiasmo verso il futuro dell'Italia. Veltroni non ha mai guidato un governo e credo che abbia i numeri per farlo bene e io ci sto a scommettere su di lui. Penso che lui sia in grado di essere il Presidente del Consiglio di tutti gli Italiani.

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Nuova Malpensa al decollo: sulle piste 127 voli in meno (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 4 Nuova Malpensa al decollo: sulle piste 127 voli in meno di Sabrina Cottone (...) La decisione di Alitalia di tagliare in modo secco 886 frequenze settimanali si presenta come una rivoluzione improvvisa che porterà danni gravi. E se oggi, domenica, il trauma è attenuato dalla festività, domani e martedì gli effetti saranno ancora più visibili. I voli di Alitalia si riducono di tre quarti e quindi sarà di più un più di un terzo in meno il totale dei voli da Malpensa: da 177 ad appena 50 al giorno. Tassisti e commercianti vedranno significativamente ridotti i propri incassi. Sarà una debacle per gli alberghi. Alla fine i voli intercontinentali Alitalia saranno in numero inferiore rispetto a quelli dell'estate 1998, prima dell'inaugurazione di Malpensa 2000. Rimarranno solo Tokyo, San Paolo e New York-Jfk e di queste solo la destinazione statunitense sarà giornaliera: le altre due saranno ridotte nella frequenza. La scure cade anche sull'Europa. Spariranno completamente i 21 voli Alitalia da e per Londra, i collegamenti con Francoforte, Atene, Barcellona, Berlino, Madrid, Lione, Lisbona e Zurigo. Tutte queste città saranno comunque collegate all'aeroporto lombardo attraverso altre compagnie aeree, mentre solo 9 destinazioni europee, fra cui Stoccolma, non saranno raggiungibili da Malpensa. A parziale consolazione nei prossimi mesi arrivano i nuovi voli, soprattutto sul mercato americano dove Air One-United Airlines e American Airlines si contendono i passeggeri, i primi puntando su Chicago e Boston, American Airlines su New York JFK (e ha già in mente una seconda destinazione, probabilmente Dallas). AirOne inaugurerà nella stagione undici destinazioni, due delle quali Già da domenica saranno operativi quattro voli Air One al giorno (Fiumicino e Napoli) già da oggi. Da domani toccherà a Palermo, quindi a Berlino, Bruxelles, Atene, Salonicco, Boston e Chicago. Infine Bari e Lamezia Terme. Altre compagnie hanno annunciato il potenziamento verso Oriente: crescono i voli di Singapore Airlines su Singapore, di Qatar Airways ed Emirates su Dubai e di Air China su Shanghai. Movimenti anche sulle rotte europee: Malev volerà 14 volte la settimana su Budapest, Fly Niki su Vienna (11 frequenze), EasyJet e VolareWeb piazzano ciascuno 8 aeromobili in più, Eurofly inaugura voli di linea su Dakar, Kiev e Casablanca La Regione tenta di sottolineare il positivo, ovvero il fatto che nel giro di un paio d'anni la situazione tornerà a essere positiva. E l'assessore ai Trasporti, Raffaele Cattaneo, insiste sull'apertura della Boffalora, la bretella A9-Malpensa: "L'inaugurazione ha una valenza simbolica: è la riscossa di Malpensa. Nel giorno in cui si vedranno i primi danni inauguriamo l'opera infrastrutturale più importante dal giorno dell'inaugurazione di Malpensa 2000". Ma come se non bastasse, oggi si annunciano le proteste degli ambientalisti, chiamati a raccolta via web per protestare contro l'allacciamento tra Boffalora e la Tangenziale Ovest di Milano. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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<Cordata pronta ma prima serve lo stop a Parigi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 8 "Cordata pronta ma prima serve lo stop a Parigi" di Redazione da Catanzaro La cordata italiana per Alitalia è nei fatti e si formerà una volta chiusa la trattativa con Air France. Il leader del Pdl, Silvio Berlusconi, torna a ribadire l'esistenza di una cordata per l'acquisizione della compagnia di bandiera passando la palla agli industriali: "Io non c'entro più niente, la palla è nelle mani degli industriali italiani. La cordata è nei fatti, ho ricevuto decine di telefonate di colleghi di Confindustria e Confcommercio disponibili a entrare nel capitale di Alitalia. Ma la cordata si formerà solo quando sarà finita la trattativa con Air France". Ribadendo che le condizioni poste da Air France per l'acquisizione di Alitalia sono "assolutamente irricevibili perché non prevedono un accordo per formare un gruppo in cui le tre compagnie abbiano pari dignità", Berlusconi ha confermato l'esistenza di una cordata, "che presenterà la sua domanda al governo per conoscere la due diligence e avanzare un'offerta concreta, che sono sicuro si realizzerà". Per il Cavaliere, infatti, "il governo non avrà la sfrontatezza di accettare una offerta inaccettabile e offensiva, che prevede la svendita a un prezzo vile di Alitalia ad Air France facendo perdere la dignità alla nostra compagnia di bandiera". Intanto sul fronte Malpensa, toccata dall'operazione perché Alitalia lascia lo scalo milanese, l'hub sarà da oggi partenza e arrivo di voli nazionali gestiti da Air One che collegheranno il capoluogo lombardo con Napoli e Roma. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Di Pietro: Una lista di persone che lavorano per il loro Paese (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Bra Di Pietro: "Una lista di persone che lavorano per il loro Paese" "Noi dell'Italia dei valori siamo una lista civica nazionale, fatta di donne e uomini che intendono lavorare concretamente per il loro Paese. Il nostro programma è improntato alla legalità e alla politica del fare". Così il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ieri pomeriggio a Bra. Accolto nell'isola pedonale dal coordinatore Umberto Gramaglia e da numerosi simpatizzanti (oltre ai due candidati locali), il ministro ha proposto alcune "pillole" del programma elettorale, chiarendo il suo pensiero sull'Alitalia ("Una boiata" la cordata italiana) e la diminuizione della pressione fiscale.

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Infrastrutture prima priorità (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa "Infrastrutture prima priorità" Luigiaurelio Pomante TERAMO Questione Alitalia, legge elettorale e necessità di migliorare le infrastrutture del Sud-Italia. Messaggi chiari ed eloquenti quelli che Franco Marini, presidente del Senato, intervenuto ieri all'Università degli studi Teramo come ospite di un convegno su "Diritti dell'uomo e dialogo interculturale nel Mediterraneo", ha lanciato ai cittadini abruzzesi, in virtù soprattutto dell'importante carica istituzionale ricoperta. "è davvero molto urgente che l'Italia abbia un governo stabile perchè ci sono scelte altrettanto urgenti da fare. Purtroppo si andrà al voto senza aver cambiato la legge elettorale ma mi accorgo che comincia ad esserci un certo pentimento generale. Quando il Capo dello Stato mi affidò l'incarico di fare un governo finalizzato al cambiamento della legge elettorale, a molti sembrò strano ma in realtà era già diffusa la consapevolezza che quella legge si porta dietro difetti insanabili. Nonostante tutto, comunque, spero di cuore che si possa avere un governo in grado di governare malgrado questa legge elettorale". Lo stesso Marini si mostra poi categorico in merito alla questione della cessione dell'Alitalia: "Il primo interesse di tutti deve essere quello di evitarne il fallimento ma soprattutto di scongiurare i guai per tante famiglie italiane. Se esiste davvero una cordata, è giusto che si faccia avanti, anche in "zona Cesarini". E' vero che esistono posizioni di rigidità ma il tavolo di confronto non è saltato. Senza dubbio occorre evitare di andare al disastro e pertanto è opportuno vedere fino in fondo cosa ci sia sul tavolo di Air France". Le ultime considerazioni di Marini sono invece rivolte alla difficile situazione dell'Italia meridionale: "Purtroppo il sud è un'area "scassata" e la priorità deve essere quella di migliorare le infrastrutture. Ecco che allora, nell'ottica delle politiche di sviluppo dell'intero bacino mediterraneo, le regioni del Sud possono avere un ruolo di eccezionale rilievo e diventare un elemento decisivo di competitività per l'intero Paese". Marini ha proseguito la sua giornata teramana in diversi comuni della Provincia (Alba Adriatica, Notaresco, Atri e Roseto degli Abruzzi).

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I sindacati fanno dietro-front (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Domani incontro con Spinetta I sindacati fanno dietro-front "Non c'è nessuna alternativa alla vendita ad Air France" Lo spettro di un fallimento di Alitalia fa troppa paura. E così anche i sindacati ora hanno fretta di chiudere il passaggio della compagnia di bandiera. L'attesa cordata italiana ancora non è definita, la parola d'ordine dei sindacati è "trattare con Air France". Ad aprire in maniera netta ai francesi è stato ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani: "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France. Non ci vuole una soluzione nazionale ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". E sulla stessa linea si è schierato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. "Noi non abbiamo problemi di passaporto" ha spiegato Angeletti, "va bene qualsiasi impresa che voglia rilanciare Alitalia". Apertura netta a Parigi anche dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni: "Trattiamo con l'unico interlocutore per migliorare il piano, trattando punto su punto". Quanto ad una eventuale cordata italiana "quando si vedrà si valuterà - sottolinea Bonanni - Ma oltre che valutarla occorre anche che questa faccia una proposta superiore a quella di Air France e che contempli il salvataggio di Malpensa che è la madre di tutti gli esuberi".

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Malpensa e logistica, occasioni che Novara deve saper cogliere (sezione: Alitalia 2)

( da "Stampa, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

BELLINZAGO. IERI IL DIBATTITO CON I CANDIDATI Questa mattina alle 10 s'inaugura la "bretella" autostradale fra Boffalora e Malpensa Malpensa e logistica, occasioni che Novara deve saper cogliere Fino ad oggi ha sopportato solamente gli effetti negativi [FIRMA]CHIARA MERLI BELLINZAGO Malpensa e lo sviluppo infrastrutturale del Nord Ovest come punto di partenza per il rilancio economico del Paese: il confronto su questo tema si è aperto ieri nel convegno organizzato dal Comune di Bellinzago e moderato da Adelmo Brustia. Il dibattito ha evidenziato la posizione centrale di Novara per il collegamento con il resto d'Europa. Ne hanno parlato tre parlamentari e candidati piemontesi alle elezioni. Assente invece Roberto Formigoni. "La prospettiva per portare sviluppo sono le infrastrutture - ha introdotto Mino Giachino, segretario generale di 'TrasportoAmico' -. Novara si trova al centro del futuro dello sviluppo del nostro paese. Come mai qui non nascono iniziative per rivendicare questo? Novara, dove si incroceranno il 'corridoio 5' e la Genova Rotterdam, se si fa il terzo valico, potrebbe diventare la capitale della più grande area logistica del Sud Europa, creando occupazione vera. Questa è la risposta che la politica può dare". E poi: "Malpensa, i porti liguri, il terzo valico e la Tav: sono i quattro punti forti della logistica, che si rafforzano l'un con l'altro". Proprio oggi alle 10 s'inaugura la Boffalora - Malpensa, che si stacca dall'autostrada Torino- Milano. Interverranno il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Antonio di Pietro e il presidente della Lombardia Formigoni. Giuseppe Cerutti, della Sitaf (Società italiana trasporto autostradale del Frejus) ha sottolineato: "Le carenze infrastrutturali ricadono sui punti strategici del territorio e di collegamento con il centro Europa . Non possiamo permetterci di perdere il ruolo di Malpensa". Della posizione di Novara nei confronti di Malpensa ha parlato Mario Barbi, candidato Pd: "Il Novarese è oggi un 'figliastro' di Malpensa. Ne subisce i contraccolpi e non partecipa alle decisioni, c'è un problema di fondo: è necessaria l'integrazione dei livelli istituzionali nelle scelte di base. Altro problema i tempi biblici per la realizzazione delle opere e l'attenzione necessaria alle questioni ambientali". Ha toccato la questione Alitalia Guido Crosetto, candidato del Pdl : "Lasciare alla Francia la decisione di far passare merci e passeggeri da un parte o dall'altra è un suicidio per il Paese. Alitalia deve rimanere italiana, ma nessuno investe perché con i sindacati è impossibile dialogare. Linate doveva svuotarsi e Malpensa doveva essere facilmente raggiungibile. Avere due hub in Italia non sarebbe un problema". Roberto Cota, candidato della Lega Nord: "Air France vuole prendere Alitalia e trasferire tutte le potenzialità del nostro aeroporto a Parigi. Malpensa ha grandi potenzialità di collegamento con il Piemonte, si tratta solo di completare e non di rallentare i programmi che erano stati fatti". Poi le reazioni e gli interventi. Daniele Galli, deputato novarese: "Qui si parla di migliaia di posti di lavoro della Provincia di Novara: è importante che noi Novaresi cogliamo in pieno queste opportunità di sviluppo". Valeria Galli, assessore alle Attività Produttive e al Lavoro della Provincia: "Alla qualità delle strutture deve corrispondere anche la qualità del lavoro. Attualmente ci sono molte problematiche nel settore della logistica, con contratti di lavoro flessibile".

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Alitalia svuota Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Tempo, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Stampa Alitalia svuota Malpensa Fiumicino rischia il collasso Valeria Costantini La crisi Alitalia rischia di fare un'altra vittima: lo scalo romano di Fiumicino. Che da oggi comincia ad accogliere le migliaia di passeggeri che, invece di atterrare a Milano Malpensa, non avranno altra scelta che arrivare a Roma. Nel disperato tentativo di risparmiare soldi in cassa, infatti, la compagnia di bandiera ha spostato oltre 200 voli dalla Lombardia alla Capitale. Così il delicato equilibrio su cui si regge l'aeroporto di Fiumicino, vedi l'endemica debolezza del sistema di smistamento bagagli, rischia di crollare. Non solo. Da oggi saranno 4 mila i passeggeri in più al giorno in transito con i relativi controlli di sicurezza e di frontiera, ma con numeri delle forze dell'ordine che rimarranno gli stessi. Così i 3500 addetti della pubblica sicurezza di Fiumicino, circa 1700 agenti delle forze dell'ordine e i restanti dipendenti della vigilanza privata, si troveranno ad affrontare da un giorno all'altro una valanga di passeggeri senza vedere ritoccato il proprio organico, decisamente carente. In soccorso il Ministero degli Interni invierà, infatti, 15 agenti in più. Quindici contro i 4mila viaggiatori in più previsti. Insomma si profila un nuovo caos a Fiumicino. In particolare sono 77 le nuove rotte previste per Alitalia, di cui 23 nazionali, 40 internazionali e 14 intercontinentali: tradotto in numeri di parla di 2000 passeggeri in più, tra partenze e arrivi, nelle ore mattutine, e 2000 nel pomeriggio. Un aumento di flusso che entro l'anno farà arrivare la capacità dello scalo dai 32 milioni di passeggeri del 2007 a picchi di 38. A complicare il lavoro di Polaria, Dogana, Finanza e Co. sarà la tipologia dei voli trasferiti dallo scalo milanese. Diverse sono infatti le tratte a rischio" soprattutto per la provenienza dei passeggeri e per i controlli anti-terrorismo, come le rotte previste da e per gli Stati Uniti come Boston, Chicago e Miami, o da Africa e sud-est asiatico come Dubai, Damasco, Beirut e Teheran. Sorvegliata speciale delle Unità Internazionali della Polizia di Frontiera sarà la tratta Lagos, Nigeria, a causa dei costanti flussi di immigrazione clandestina: voli che mancavano a Fiumicino dal 1999 quando furono trasferiti, appunto, a Malpensa. Già nel 2007 la Nigeria era già al primo posto come numero di stranieri espulsi. "Ben 194 - spiega Maurizio Vallone, Dirigente della Polaria di Fiumicino - Le previsioni di transito, ovvero le concentrazioni di flussi in fasce orarie, sono state fornite da tempo da Alitalia e Adr. Informazioni necessarie alle forze dell'ordine per organizzare il lavoro di sorveglianza ai terminal "sensibili". Se i calcoli non saranno corretti sarà il caos e si verificheranno gravi problemi per le nostre squadre, formate, ricordo, da uomini di grande esperienza, che sono un vanto a livello internazionale". è sufficiente qualche dato per comprendere la carenza di organico delle forze dell'ordine al Da Vinci rispetto alla valanga di voli in arrivo. Su 334.848 velivoli e 32.947.304 milioni di passeggeri transitati a Fiumicino nel 2007, la Polaria ha sottoposto ai normali controlli 175.188 viaggiatori e a body check 403.238 passeggeri, ha ispezionato 4.414 velivoli sommati alle 1.278 verifiche con unità cinofile, e controllato 18.105 impiegati aeroportuali. Per quanto riguarda i provvedimenti adottati si parla di 1.444 stranieri respinti, 1.333 espulsi, 240 arresti e 496 sequestri tra droga, passaporti falsi e armi. Gli agenti della frontiera hanno già incrociato le dita.

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IL TEMPO DELLE SCELTE (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-30 num: - pag: 1 autore: di ARMANDO TORNO categoria: REDAZIONALE I POLITICI E I CAMPI ROM IL TEMPO DELLE SCELTE B isogna ammettere che le elezioni qualche miracolo lo fanno. Se così non fosse, non sapremmo come spiegare il pellegrinaggio di politici che si è avuto in questa vigilia elettorale al campo rom della Bovisasca, dove illustri personaggi si sono recati a spendere promesse e sorrisi, o meglio a concretizzare davanti a un esempio i loro progetti, a ribadire i moniti. Non seguiamo in genere questi spostamenti, ma ci assicurano che la signora Santanché è stata presente per due giorni consecutivi, durante i quali - non è difficile supporlo - avrà detto cose opposte a quelle proferite dal drappello dell'Arcobaleno, che ha constatato con i propri occhi la situazione. Anche il vicesindaco De Corato, che ha posto in evidenza l'assenza dello Stato, vale a dire il non-intervento del prefetto, era qui, alla Bovisasca. Già, la Bovisasca: è al centro del dibattito politico milanese, come la Malpensa, l'Alitalia, l'Expo, il precariato e le tasse che si vorrebbero meno vampiresche di quelle attuali. Certo, ci sono anche gli abitanti del quartiere. La politica non deve dimenticarseli il 14 aprile, a metà pomeriggio. Dire che non ne possono più è un eufemismo, giacché sono costretti a vivere tra furti, vessazioni e degrado; alle lamentele le competenti autorità hanno risposto come è costume in Italia: con promesse che sono in attesa di essere realizzate. Poi c'è Milano. La città è circondata da migliaia di abusivi, siano essi nomadi o altro. è uno spettacolo da Terzo mondo. Gli accampamenti, riferiscono le cronache quasi ogni giorno, spuntano come funghi con la giusta umidità. La polizia interviene per far demolire le baracche e queste sono rimesse in piedi il giorno dopo. I bambini vivono tra cataste di immondizia. Le norme igieniche che tutti dovrebbero rispettare nell'ambito di una convivenza civile, e per le quali intere categorie di contribuenti sono sottoposte a controlli serrati, qui non si sa nemmeno cosa siano. E poi questa gente deve vivere, attività che tradotta in verbi significa mangiare, dormire, vestirsi, disporre di uno spazio per i bisogni e cose simili. L'immigrazione è un problema politico e con la politica va risolto. Forse si è capito che non è possibile consentire a tutti indistintamente di venire nel nostro Paese e la campagna elettorale in corso riflette questo dubbio. Ma è anche tempo di scelte in materia, da farsi forse prima di riformare il parlamento o cose simili: dire sì all'accoglienza, ma non in questo modo. Quelle regole invocate da tutti siano tolte dai congelatori della politica e applicate alla realtà. Perché gli immigrati non devono vivere come bestie. Perché i quartieri periferici di Milano non sono abitati da cittadini di serie B o C.

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Via al nuovo collegamento con l'A4 (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE La beffa Via al nuovo collegamento con l'A4 L'inaugurazione delle beffe è in programma questa mattina alle 10: oggi, giorno in cui Alitalia si ritira da Malpensa verrà aperta al traffico la bretella di collegamento tra lo scalo e la A4 Milano-Torino. Vale a dire una delle infrastrutture invocate da anni a sostegno di Malpensa. Prevista, ma non certa, la presenza del ministro Antonio Di Pietro.

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<Senza lavoro, non so come fare con il mutuo> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il dipendente Sea in cassintegrazione "Senza lavoro, non so come fare con il mutuo" Il primo approssimativo calcolo dice che il taglio in busta paga sarà di 250 euro al mese. "Ma poi ci sono gli straordinari e le indennità di lavoro notturno che verranno a mancare. Uno schifo comunque". Aristide Scotto, addetto allo smistamento bagagli, sarà tra i primi, la prossima settimana, a finire in cassa integrazione. E sarà tra i primi a pagare di persona la crisi di Alitalia. Lui, che di Alitalia non è. "Lavoro alla Sea dal '96, credevo nella crescita di Malpensa ma le cose sono andate in maniera diversa. Adesso mi trovo con 700 euro di mutuo al mese da pagare e altri 500 per l'asilo di mia figlia". E Aristide, nella sventura, può pure consolarsi: "Assieme a me lavorano un sacco di precari, gente che magari prende 800 euro al mese. Quando ho cominciato, nel mio reparto le persone assunte con un contratto definitivo erano 570. Oggi siamo in 120, tutti gli altri sono precari. Uno di loro mi ha chiesto un prestito, perché deve cambiare l'auto ma la banca non gli dà soldi". Di cercare un nuovo lavoro, per il momento non se ne parla, ma non perché manchi lo spirito d'iniziativa. "Ho 42 anni- dice Scotto - e a questa età qualunque azienda ormai non prende in considerazione il tuo curriculum". C. Del. Lavoratore Aristide Scotto.

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Malpensa, ultimo giorno da hub (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - MILANO - sezione: PRIMA PAGINA - data: 2008-03-30 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Più di mille dipendenti senza lavoro. Questa mattina l'inaugurazione del collegamento stradale per l'aeroporto Malpensa, ultimo giorno da hub Oggi il taglio di oltre 100 voli. Sorpresa: 40 minuti di coda al check-in di Alitalia La storia di Malpensa come hub si conclude prima del decimo anno di vita dell'aeroporto. Alitalia cancella i due terzi dei suoi voli nella speranza di salvare i conti e chiudere la trattativa con Air France. Ieri il programma prevedeva 140 voli della compagnia di bandiera; oggi il loro numero scenderà a 40. Per Malpensa si tratta di una contrazione del traffico del 25% circa. Nell'ultimo giorno dell'hub, davanti ai check- in dell'Alitalia i passeggeri hanno però atteso anche 40 minuti in coda. Il nuovo corso di Malpensa ha anche altri aspetti traumatici: per 900 dipendenti Sea scatta in questi giorni la cassa integrazione; a loro si devono aggiungere i 400 lavoratori stagionali a cui non sarà rinnovato il contratto e i circa 300 in pensionamento anticipato. A PAGINA 3 Del Frate.

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L'addio di Alitalia a Malpensa: cancellati sette voli su dieci (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Prima Pagina - data: 2008-03-30 num: - pag: 1 categoria: REDAZIONALE Il caso I sindacati non credono alla cordata italiana: c'è solo Air France L'addio di Alitalia a Malpensa: cancellati sette voli su dieci ROMA - Alitalia lascia Malpensa: con l'orario estivo la compagnia di bandiera riduce i voli del 70% dallo scalo lombardo. Sindacati. "Allo stato non c'è alcuna alternativa ad Air France", ha detto il leader della Cgil Guglielmo Epifani sul futuro della società. Mozzarelle. La Cina (imitata da Singapore) ha bloccato l'importazione di mozzarelle dall'Italia, nonostante le rassicurazioni dell'Ue. ALLE PAGINE 6e7 Baccaro, Del Frate De Rosa, Mottola, Nese.

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D'Alema e lo slogan di Walter: <Si può fare> è moscio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 5 categoria: REDAZIONALE Il tour del ministro "Il caso mozzarelle una montatura strumentale e razzista. Pensino a Malpensa". Applausi e contestazioni D'Alema e lo slogan di Walter: "Si può fare" è moscio In Campania senza mai nominare Bassolino: "Ma dopo gli sbagli bisogna cambiare" Tra i commensali armatori e intellettuali tutti critici con Bassolino, fino a quando D'Alema sbotta: "Sapete che ho un'alta concezione di me. Ho mediato tra israeliani e palestinesi. Non sono venuto qui in Campania per mediare tra bassoliniani e antibassoliniani...". Riunione con gli amministratori locali a Ercolano. Ferlaino, già patron del Napoli di Maradona, saltella trafelato qua e là. In attesa che i verbosissimi oratori finiscano le citazioni di Pasquale Saraceno e Francesco Saverio Nitti, D'Alema leggiucchia il volantino con foto di Veltroni e scritta "Si può fare". Quando finalmente tocca a lui, esordisce così: ""Si può fare" non è lo slogan giusto. Suona moscio, vago. Sarebbe stato meglio tradurre letteralmente l'originale: "Yes, we can"; "Sì, possiamo". Non vorrei aprire una disputa linguistica, ma il "sì" con l'accento suona meglio". Per un altro sarebbe un bagno d'umiltà, passare dal dipartimento di Stato alla mozzarella di bufala, scendere dalla questione mediorientale a quella dell'immondizia, discettare non di Hezbollah e Hamas ma di industria casearia e istituti zooprofilattici. Per Massimo D'Alema invece la Campania diventa una prova di orgoglio. Agevolata dalle tre auto della polizia che nella notte di Giugliano, il paese della rivolta, gli aprono il varco sulle strade ridotte dalla spazzatura a un'unica corsia e costringono i militanti a schizzar via e stringersi al muro (il traffico di Napoli viene invece affrontato ad andatura moderata, per andare a un pranzo "non di militanti Pd ma di ammiratori di D'Alema" e poi dal sarto, Luigi Cimmino di piazza Carolina). La prova d'umiltà sarebbe doppia: non solo capeggiare la lista Pd nella landa desolata di Bassolino, ma pure fare la campagna elettorale per Veltroni premier. D'Alema la risolve non nominando mai né l'uno, né l'altro. Bassolino viene sostituito con l'allocuzione "i nostri errori". In alternativa: "i nostri limiti ", "le nostre responsabilità", "le nostre sconfitte", "le nostre insufficienze ", "le cose che non sono andate e non possono essere negate "; ma anche "quel che è stato costruito e conquistato in questi anni ". Finora, Bassolino non si è fatto vedere. Una comparsata al comizio di Pomigliano, nel giorno del suo compleanno. A Ercolano e Portici D'Alema era accompagnato da Luigi Nicolais, che punta alla successione di don Antonio e ne è quindi il critico più aspro. Eppure tra gli organizzatori della campagna di D'Alema ci sono gli uomini di Bassolino: Antonio Marciano capo dello staff, Samuele Ciambriello già alla testa del Corecom, l'ente di controllo sulle tv private, ora prodighe di inviti a Massimo. In Campania è tornato da assessore anche Claudio Velardi, giovedì pomeriggio erano entrambi a Pozzuoli ma non ha incontrato il suo ex capo: "Lui fa la campagna elettorale, io ho da lavorare". A chiedergli, D'Alema spiega che Bassolino è la sua "complicazione psicologica": "Bisogna criticare e nello stesso tempo rincuorare", anche facendogli fare la pace con lo storico avversario Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno; si deve esaltare la stagione in cui Napoli "è tornata alla guida del Sud" e nello stesso tempo chiarire (di fronte agli studenti della facoltà di agraria) che "il Pd è una forza di cambiamento. Nata non per conservare lo statu quo, ma per cambiare qualcosa che abbiamo fatto noi e si è rivelata sbagliata ". Traduzione: D'Alema è qui per sostenere Bassolino; ma anche per suggerirgli, magari negli ultimi giorni della campagna, una mossa a sorpresa, l'annuncio che tra qualche mese il suo ciclo potrebbe ritenersi esaurito. Dando così uno scossone all'elettorato locale e nazionale, senza perdere il voto delle clientele pasciute dal governatore in questi quindici anni. Con i rifiuti, la tattica è la stessa. Assecondare "l'amarezza e la protesta ", e nel contempo risvegliare l'orgoglio napoletano. La difficoltà esiste, ma secondo D'Alema esiste anche "una gigantesca montatura strumentale e razzista ", alimentata "da foto e immagini di repertorio", per fare della Campania "il simbolo del fallimento del centrosinistra, e anche del Mezzogiorno". Pensassero piuttosto a Malpensa: "Se fosse stata al Sud sarebbe indicata come un esempio di malgoverno, visto che non hanno fatto le infrastrutture ma altri otto aeroporti lì attorno. Invece è al Nord, e pur di salvare Malpensa sono pronti a far fallire l'Alitalia". Gli amministratori locali vengono spronati e anche un po' rieducati. "In questi anni sono stato in giro per il mondo, ho visto poco i quotidiani, ma guardando la gente ho ancora la percezione. Se votassero solo quelli che leggono i giornali, non ci sarebbe partita. Non parliamone se votassero solo quelli che leggono i libri. Ma siccome vige il suffragio universale, state attenti: è nella fascia meno acculturata che sfonda la destra. Tocca a voi recuperarla". Segue passeggiata a Ercolano sottobraccio all'ex sindaco Luisa Bossa. La popolazione si dispone lungo i due marciapiedi. Sul lato dove cammina D'Alema, volti sorridenti che lo salutano, gli porgono la mano, si emozionano, pure il leader locale di Rifondazione che lui abbraccia e bacia esclamando: "Noi siamo due vecchi comunisti ". Sul lato opposto, una "fascia meno acculturata" da cui si levano grida tipo "ladri!", "viva Perluscone! ", "a fatica nun ce sta!". D'Alema non si volta, se non quando un passante gli imputa anche l'assassino di Moro: "Eh no, io ero troppo piccolo", soltanto capo della Fgci. Ora invece riceve una telefonata dal suo ministero, la Farnesina. L'ex sindaco Bossa è molto impressionata. "Tranquilla, compagna! Mi sto battendo per la mozzarella di bufala. La Francia vuol bloccare le importazioni, ma così viola il diritto comunitario. Se non cambia idea, tra poco chiamerò il mio vulcanico collega Kouchner, e gli dirò: "Mon cheri Bernard..."". Aldo Cazzullo Complicazione psicologica "Il governatore è la mia complicazione psicologica" E intanto gli fa fare la pace col sindaco di Salerno De Luca Liste Massimo D'Alema è capolista in Campania e Puglia alla Camera per il Pd SEGUE DALLA PRIMA.

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Il farmacista siriano: il Nord è poco tutelato (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Il professionista all'interno dello scalo Il farmacista siriano: il Nord è poco tutelato Cognome e nome: Hamdan Hazem. Nazionalità: siriana. "Però nel vedere lo smantellamento di Malpensa, anche a un extracomunitario come me viene voglia di votare per qualcuno che tuteli meglio il Nord". Il dottor Hazem, a Malpensa, non è un personaggio qualsiasi: è il titolare della farmacia al piano degli arrivi e sta lì da quando Malpensa è stata inaugurata. Una piccola istituzione, insomma, nella "piccola città" di Malpensa. "Siamo tutti preoccupati per quello che potrà succedere - racconta - ma siamo anche fiduciosi che la crisi passerà. L'unica incognita sarà la durata, perché a Malpensa i passeggeri ci sono eccome, il problema è la compagnia che la deve sostenere: se venissero liberalizzati gli slot intercontinentali, la crisi sarebbe bell'e risolta". "Devo sostenere costi per almeno 200 mila euro l'anno ma sono pronto a rinunciare a un mese di stipendio - prosegue - pur di continuare a lavorare qui ma temo che molti non ce la faranno. Spesso ho l'impressione che al governo pensino "Tanto il Nord ce la farà comunque, anche se togliamo i voli di Alitalia". In quell'istante a me viene in mente che il Nord dovrebbe essere tutelato meglio". C. Del. Medico Hamdan Hazem.

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Sorpresa a Malpensa: coda al check-in Alitalia (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - MILANO - sezione: Cronaca di Milano - data: 2008-03-30 num: - pag: 3 categoria: REDAZIONALE Sorpresa a Malpensa: coda al check-in Alitalia Oltre 40 minuti di attesa. E oggi la compagnia di bandiera taglia oltre cento voli. "Ultimo giorno da hub" Bye bye all'Alitalia con quaranta minuti di code al check in e problemi di overbooking su molti voli. Lasciamoci così, senza rancori: nell'ultimo giorno in cui la moribonda compagnia di bandiera volta le spalle allo scalo milanese, succede quello che è sempre successo in questi anni, in cui il rapporto tra Alitalia e Malpensa, nato sotto una cattiva stella, è proseguito tra scontenti e malumori reciproci. Dicono che l'hub abbia mandato a picco i conti di Alitalia ed è per questo che da oggi spariranno oltre cento voli giornalieri targati "Az"; ma vista dal Terminal 1, ieri all'ora di massimo traffico, la situazione appariva un tantino diversa. Pochi minuti prima delle 13 la coda per gli imbarchi quasi raggiungeva le scale. Nessuna tensione, però, nessuna lamentela: disciplinatamente in fila c'erano in massima parte viaggiatori stranieri, pronti a partire per Madrid, Copenaghen, Algeri, Atene, per tutta una serie di destinazioni dalle quali da oggi Malpensa sarà tagliata fuori. Non male per un aeroporto considerato un peso morto. La coda si è esaurita attorno alle 15, non senza patemi per molti viaggiatori che, temendo di non fare in tempo a salire a bordo, hanno tentato l'avventura del check in elettronico. "Proveremo ad abituarci alla nuova situazione, il mercato offre ormai tante alternative " commenta Giuseppe Martino, dirigente d'azienda con in mano un biglietto per Tokyo (una delle tre destinazioni intercontinentali che Alitalia non taglierà a Malpensa, le altre sono New York e San Paolo). L'avventura dell'hub è durata dunque meno di dieci anni (il colosso fu inaugurato il 25 ottobre del '98): oggi Alitalia alza ufficialmente bandiera bianca, cancellando i due terzi dei suoi voli nella speranza di salvare i conti e mandare in porto le nozze con Air France. Ieri il programma prevedeva 140 voli della compagnia di bandiera; oggi il loro numero scenderà a 40. Per Malpensa si tratta di una contrazione complessiva del traffico del 25% circa: nonostante le scelte di Alitalia, resterà pur sempre uno scalo da 18 milioni di passeggeri l'anno. Dall'oceano di parole e promesse che in questi anni hanno accompagnato la vita di questa struttura restano sul campo le prime vittime: sono i 900 dipendenti di Sea per i quali scatta in questi giorni la cassa integrazione; a loro si devono aggiungere i 400 lavoratori stagionali ai quali non sarà rinnovato il contratto e i circa 300 ai quali verrà proposto un pensionamento anticipato. L'atmosfera che ieri si respirava a Malpensa è riassunta efficacemente da un'immagine: un gruppetto di addetti allo scarico bagagli che nel corso di una pausa al bar acquistano un consistente numero di biglietti "gratta&vinci": "Visto il clima di incertezza in cui vivremo da oggi, non ci resta che tentare la fortuna" è il commento con cui tentano di esorcizzare la situazione. Giurano, i dipendenti, che non cercheranno un nuovo lavoro, vogliono continuare a scommettere che Malpensa risorgerà. "Il problema - mormorano - è vedere quanti di noi torneranno davvero al lavoro e quanti invece nel frattempo saranno lasciati in mezzo a una strada". Claudio Del Frate cdelfrate@corriere.it 900 dipendenti Sea messi in cassintegrazione dall'inizio di aprile 400 180 interinali i voli che perderanno il lavoro a causa dell'addio di Alitalia cancellati da Alitalia su Malpensa a partire da oggi.

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E nello scalo lombardo le ultime code prima dell'addio (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Al check in E nello scalo lombardo le ultime code prima dell'addio MALPENSA (Varese) - Una piccola soddisfazione, se così si può chiamare, Malpensa se la toglie quando già scorrono i titoli di coda: ieri, all'ultima ora di punta dell'ultimo giorno prima della "ritirata" di Alitalia, l'attesa per il check ai banchi della compagnia tricolore è stata di 40 minuti, con la coda dei passeggeri che quasi usciva dal grande atrio del terminal 1. Come dire: pensavate che questo fosse uno scalo da rottamare? Eccovi dimostrato il contrario. L'ultimo giorno "da hub" di Malpensa non è trascorso all'insegna della smobilitazione: anzi, i banchi delle partenze hanno registrato il pienone e c'è stato anche qualche problema di overbooking su alcuni voli proprio di Alitalia. Da oggi la musica cambia. "Dovremo adattarci alla nuova situazione, del resto le alternative non mancano. Servirsi di Fiumicino o di altri scali del Nord Europa? Non ho ancora deciso, guarderò di volta in volta le opportunità " è il giudizio di Giuseppe Martino, dirigente della Canon e ieri in coda con in mano un biglietto per Tokio. Martino è un cosiddetto "frequent flyer" ed è tra i tanti che da oggi rimarranno "orfani" di Alitalia a Malpensa. Se i passeggeri abituati a partire o arrivare dallo scalo varesino un'alternativa ce l'avranno comunque, ben più drammatico è il clima che si respira tra i lavoratori dello scalo. La Sea, la società che gestisce Malpensa, ha già chiuso un accordo con i sindacati per mandare in cassa integrazione 900 dipendenti; per altri 300 è stata avviata la procedura di prepensionamento o di dimissioni incentivate mentre venerdì è stato annunciato che a 400 "stagionali " non verrà rinnovato il contratto. E siamo solo all'inizio. "Nonostante il calo del traffico - racconta Massimiliano Bocarito, addetto al piazzale e come tanti suoi colleghi già alle prese con lo "spettro" della cassa integrazione - le ripercussioni sul servizio si sentiranno immediatamente. Già oggi (ieri, ndr) alcuni velivoli hanno atteso più di un'ora prima di essere scaricati e caricati. Siamo indignati, perché la crisi viene drammatizzata per tagliare il personale ". Oggi, intanto, primo giorno di traffico ridotto, a Malpensa si consumerà un'altra beffa: questa mattina è in programma infatti l'inaugurazione della nuova superstrada che collega lo scalo all'autostrada A4 Milano - Torino. E' una delle infrastrutture che l'aeroporto ha atteso per anni, è uno di quegli strumenti la cui mancanza in tutto questo tempo ha penalizzato l'hub. Viene messa a disposizione proprio nel giorno in cui Malpensa viene "declassata ". Più che di destino cinico è il caso di parlare di destino sarcastico. Claudio Del Frate DAL NOSTRO INVIATO.

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<Per la compagnia non c'è più posto tra le grandi> (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Nicola Rossi (Pd) "Commissariamento? La società sarebbe ridimensionata comunque" "Per la compagnia non c'è più posto tra le grandi" ROMA - Alitalia come Parmalat? Per Nicola Rossi, economista in lista Pd al Senato, non è utopia. Il paragone è possibile? "La Parmalat era finanziariamente compromessa ma industrialmente sana. Alitalia sta messa male su entrambi i fronti". Quindi? "Guardiamo la realtà: quelle compagnie aeree che sono passate attraverso la liquidazione, come Sabena e SwissAir, ne sono uscite come vettori regionali". Ma comunque risanate... "Certo, ma chi crede che il commissariamento mantenga a Alitalia un posto tra le grandi, si sbaglia ". Tuttavia il commissariamento non sarebbe negativo? "Se la trattativa con i francesi fallisse, la soluzione del commissariamento sarebbe più razionale della cordata Berlusconi". E perché? "Il commissariamento lascia tempo alla compagnia, dopo il congelamento dei debiti, di scrivere un nuovo piano industriale e trovare una partnership". La cordata Berlusconi potrebbe avere AirOne come partner. "Non capisco. Di solito un venditore fa di tutto per tenersi più potenziali compratori. Berlusconi invece, mettendosi nei panni del futuro premier, quindi del venditore, cerca di far fallire la trattativa con i francesi...". Anche l'attuale governo sta trattando solo con un soggetto. "Sì, ma dopo una gara". Dove vuole arrivare? "Se l'obiettivo di Berlusconi è regalare Alitalia agli imprenditori amici, allora lo dica. Cordate come la sua, se si formano, non si formano gratis". Torniamo al fallimento. Possibile che qualcuno lo preferisca a Air France-Klm? "Sì, se con il fallimento si spera di mantenere in vita le proprie rendite di posizione". Quindi il commissariamento non è garanzia di risanamento? "La Marzano non è buona o cattiva. Dipende dalla sua gestione. Una buona ristrutturazione deve portare a un'alleanza e all'apertura ai privati. Sennò a pagare saranno ancora gli italiani". Antonella Baccaro \\ Se fallisce con Air France il commissariamento non sarà meno doloroso, con effetti non quantificabili Nicola Rossi, economista in lista per il Partito Democratico.

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-30 num: - pag: 15 autore: di CLA... (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Cronache - data: 2008-03-30 num: - pag: 15 autore: di CLAUDIO SCHIRINZI categoria: ALTRI OGGETTI Il doppio volto di un Paese che si gioca il futuro La partita per l'Expo 2015 non è soltanto un confronto fra l'internazionale Milano (che ha già ospitato l'Esposizione del 1906) e l'emergente Smirne; fra la cattolicissima Italia dove un parlamentare di Cl fa da padrino di battesimo al musulmano convertito Magdi Allam e l'islamica Turchia dove lunedì la Corte costituzionale deciderà sulla richiesta di scioglimento del partito di governo accusato di attentato alla laicità dello Stato; fra i Paesi della Ue che temporeggiano sull'ingresso della Turchia in Europa, ma molti dei quali voteranno per Smirne, e i Paesi islamici che nel recente vertice di Dakar hanno respinto la mozione per un impegno comune a sostegno della città turca. è anche un confronto fra due Italie, o meglio fra due immagini dell'Italia. La prima è quella che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi: l'immondizia di Napoli, l'Alitalia destinata al fallimento o alla colonizzazione straniera, Malpensa ridotta a un aeroporto di serie "B", i ricercatori che fuggono all'estero, stipendi e crescita economica fra i più bassi d'Europa, opposizione e maggioranza che si accusano a vicenda dello sfascio. C'è poi un'altra immagine dell'Italia, quella raccolta dal sindaco Moratti e dal presidente Formigoni nelle centinaia di incontri con organizzazioni internazionali, autorità e diplomatici di tutto il mondo. è l'immagine di un grande Paese dal quale si può imparare, al quale si possono chiedere aiuti economici, formazione professionale, trasferimenti di know-how, collaborazioni in campo scientifico, ospitalità sanitaria, progetti di cooperazione allo sviluppo. Insomma una sorta di via di mezzo fra il fratello maggiore e lo zio d'America. Capita anche che diplomatici stranieri dicano ai nostri negoziatori che gradirebbero tanto le maglie dei giocatori delle squadre milanesi, incuranti del fatto che la più forte squadra italiana, cioè l'Inter della famiglia Moratti, prima in classifica, sia stata eliminata dal più importante torneo europeo. è certamente una banalità, ma significativa. Allo stesso modo, candidarsi a ospitare un'Esposizione universale sui temi dell'alimentazione e avere come testimonial il Premio Nobel per la Pace Al Gore, quando un prodotto tipicamente italiano come la mozzarella di bufala è contaminato dalla diossina che ha avvelenato l'intera catena alimentare di alcune aree… beh, a volersi fare del male non si poteva inventare di peggio. Eppure, giurano il Sindaco e il Governatore, nessuno ha sollevato il problema. Ecco allora che la partita dell'Expo è anche una sfida sulla percezione che il mondo ha dell'Italia. E il successo di Milano può essere una vittoria sull'italico catastrofismo.

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Malpensa <svuotata>, Alitalia se ne va (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-03-30 num: - pag: 7 categoria: REDAZIONALE Malpensa "svuotata", Alitalia se ne va I voli della compagnia passano da 177 a 50. I sindacati: nessuna alternativa ad Air France Il numero uno di Air France Jean-Cyril Spinetta è consapevole che la trattativa che parte domani è decisiva ROMA - Il piano Air France- Klm fa oggi la sua prima vittima: è l'aeroporto di Malpensa, dove i voli giornalieri di Alitalia vengono ridotti da 177 a 50. Nel contempo a Fiumicino arrivano 12 nuove destinazioni intercontinentali e tutti i voli di alimentazione che lo scalo romano dovrà dimostrare di saper gestire. Intanto la trattativa con i francesi ancora non decolla. Nella giornata di oggi, come è già avvenuto ieri, si cercherà di trovare un punto di caduta del negoziato sui punti più caldi: il perimetro aziendale e gli esuberi. Un modo per mettere d'accordo i sindacati. "Su questo tema molte posizioni stanno cambiando - ha sottolineato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani -. Ma la verità è che allo stato non c'è alcuna alternativa a Air France". Anche ieri i piloti dell'Anpac sono stati i più duri e intransigenti. Hanno rivendicato il ritorno al piano che il presidente Jean-Cyril Spinetta avrebbe disatteso, che non prevedeva, secondo loro, la totale chiusura del cargo e che contava un numero inferiore di esuberi. Tuttavia Fab io Berti, presidente del'Anpac, ha tenuto a precisare che il suo sindacato "non ha mai detto che preferisce il fallimento alla soluzione Air France". Anche se poi ha aggiunto che l'eventuale commissario "prenderebbe come punto di riferimento il piano Prato cosiddetto stand alone che, dal punto di vista del numero di aerei, è sicuramente più di sviluppo rispetto a quello di Air France- Klm". Da Parigi non arrivano repliche, nè dichiarazioni. Si ostenta serenità ma c'è anche la consapevolezza che la trattativa che parte domani è decisiva. Perciò "in queste ore si sta lavorando e limando i dettagli per fare in modo che l'incontro sia utile e profittevole ". Spinetta non mancherà di essere al tavolo con l'obiettivo, dicono i suoi, di "superare lo scoglio e aprire da martedì i negoziati con i singoli settori". E' possibile che qualche apertura sul cargo maturi, anche se già nel piano presentato venerdì figurava uno scaglionamento della messa a terra degli aerei: due subito, altri tre entro il 2010. Resta fondamentale il nodo dei 180 piloti non pensionabili che Air Frace-Klm intende cassintegrare per poi, eventualmente, assorbire nelle linee regionali del gruppo tramite regolari selezioni. I piloti della Uilt fanno notare che il numero degli esuberi resta alto ma che soprattutto lo strumento da adoperare sarebbe la cassa integrazione a rotazione, in modo da evitare la perdita dei brevetti per i quali occorre un certo numero di ore di volo l'anno. "Lotteremo per migliorare il piano Air France" ha dichiarato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Mentre il segretario generale dell'Ugl, Renata Polverini, ha richiamato il governo a vegliare sulle condizioni imposte dai francesi al sistema di governance della nuova società. Anche ieri in campagna elettorale si è parlato di Alitalia. Silvio Berlusconi ha ribadito che la cordata si formerà appena chiusa la trattativa con Air France e ha aggiunto: "Io non c'entro più niente: la palla è nelle mani degli industriali italiani", tra cui "decine di colleghi di Confindustria e Confcommercio". Il chiamarsi fuori di Berlusconi suggerisce che il Cavaliere sta cominciando a considerare il conflitto d'interessi in cui metterebbe la cordata da lui ispirata nell'eventualità di un suo approdo a palazzo Chigi. Piero Fassino (Pd) intanto accusa Berlusconi di "turbativa " sul negoziato nel momento in cui il Cavaliere anticipa di voler respingere, una volta eletto premier, il piano di Air France. Da Brescia, dove si trovava per la campagna elettorale, il leader del Pd, Walter Veltroni, non ha mancato di ribadire che la trattativa con Air France-Klm "deve andare avanti perché è unica e autentica ", ma deve salvare Malpensa "perché in un grande Paese ci possono essere due grandi aeroporti". Ma intanto per lo scalo di Varese oggi è la giornata degli addii. A. Bac. Overbooking Ultimo giorno di Alitalia a Malpensa con forti code e problemi di overbooking.

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Il rebus Alitalia e il precedente dell'86 (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Opinioni - data: 2008-03-30 num: - pag: 28 categoria: REDAZIONALE A conti fatti di Massimo Mucchetti Il rebus Alitalia e il precedente dell'86 F allita l'asta indetta dal ministero dell'Economia, il destino di Alitalia è stato deciso dal consiglio di amministrazione che, dopo una trattativa in esclusiva, ha raggiunto l'accordo industriale e finanziario con Air France. Esercitando le funzioni dell'azionista Stato, il governo ha avallato il contratto. Tra le cui clausole di efficacia, spiccano l'adesione dei sindacati e la chiusura della controversia Alitalia-Sea su Malpensa. Rispettate le clausole, Air France lancerà l'Opa su Alitalia. Il contratto lascia tuttavia al nuovo esecutivo la facoltà di fermare tutto. Ma Air France potrebbe essere battuta sul mercato da un'altra Opa che la Consob, giudicandola migliorativa, ammettesse come concorrente. Questi i fatti accertati e le opzioni future. Ma nel presente, in attesa del 13 aprile, accadono eventi straordinari. Silvio Berlusconi preannuncia il no ai francesi e il sì a una cordata italiana che, rispondendo al suo appello, entrerebbe in campo dopo la decadenza dell'offerta Air France. In questo modo, lo Stato, già trasformato da imprenditore ad azionista, si farebbe addirittura promotore di un'intrapresa privata. Il rischio è che, in campagna elettorale, una tale metamorfosi generi il mostro. Trasparenza e convenienza sono messe a dura prova. Berlusconi contesta un'intesa tra due società quotate in Borsa, ed è un suo diritto. Ma lo fa lasciando filtrare mezze notizie di cui lui solo ha, se esiste, la chiave. E a questo stillicidio corrisponde un corso impazzito dei titoli che fa figli e figliastri tra i soci di Alitalia. Peggio, l'asimmetria informativa ormai evidente impedisce ai cittadini elettori di giudicare razionalmente le ultime scelte dell'azionista Stato. Toccherebbe alla Consob, in base alla legge sull'Opa, esigere immediati chiarimenti a Berlusconi e ai soggetti da lui evocati senza accontentarsi delle mezze smentite. Ma finora nessuno è stato convocato, nonostante l'intervista del presidente Lamberto Cardia. Lo Stato promotore insidia la trasparenza anche quando cerca privati ai quali può rendere favori o, peggio, altre società pubbliche. Paolo Scaroni, in attesa di conferma, ha detto: "Oggi l'Eni non ha Alitalia in agenda". Ma domani, se al posto di Padoa-Schioppa ci fosse Tremonti? Da ente pubblico economico, l'Eni era usato per salvare imprese tessili, chimiche o meccaniche in crisi: scelta discutibile ma legittima. Da spa quotata, suonerebbe male. La convenienza è a rischio perché si chiede di far fallire l'offerta francese, l'unica reale. E lo si chiede in via preventiva alla Sea e ai sindacati, che poi bisognerà ripagare. Nel 1986 la Fiat comprò l'Alfa Romeo solo per evitare che andasse alla Ford: prima dell'offerta americana, Torino aveva declinato ogni proposta, poi non chiese rifiuti preventivi allo straniero, ma offrì più soldi e più investimenti. Di cordata italiana si parla solo ora che c'è Air France. Ma perché non si imita la Fiat? Se Air France costituisce un benchmark così modesto, ci vorrà poco. O quel poco, fatti i conti e considerate le garanzie, è troppo? mmucchetti@corriere.it \\ La Fiat 22 anni fa comprò l'Alfa Romeo solo per evitare che andasse alla Ford.

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Notizie in 2 minuti (sezione: Alitalia 2)

( da "Corriere della Sera" del 30-03-2008)

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Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Due Minuti - data: 2008-03-30 num: - pag: 64 categoria: BREVI Notizie in 2 minuti Primo Piano Lite Berlusconi-Lega Berlusconi apre sul voto agli immigrati, ma la Lega reagisce: no, questione chiusa. Pier Ferdinando Casini contro il Popolo della libertà: strumentalizzata la Chiesa. Cinesi senza mozzarelle La psicosi-mozzarella continua in Oriente nonostante le rassicurazioni venute ieri dalle autorità italiane e soprattutto dalla Ue. La Cina ha bloccato le importazioni di mozzarella di bufala campana. Provvedimento analogo a Singapore. Alitalia lascia Malpensa Con l'orario estivo, Alitalia lascia Malpensa: cancellati il 70% dei voli della compagnia di bandiera in partenza dallo scalo lombardo. Focus Le banche del tempo In Italia sono almeno 200, con oltre 20 mila soci, il 60% donne. Sono le Banche del tempo, dove ciascuno "baratta" ore della propria vita con ore della vita di altri, ciascuno mettendo a disposizione ciò che sa fare: baby sitting in cambio di lezioni di arabo, abilità culinarie contro interventi sull'impianto elettrico di casa. Esteri Elezioni in Zimbabwe Si sono chiuse le urne in Zimbabwe, domani i risultati. Ma già l'opposizione a Mugabe denuncia brogli, mentre l'anziano dittatore ha vietato ogni protesta. Intanto il Paese africano è al collasso, con l'inflazione al 100.000%. Obama e la politica estera I modelli di Barack Obama in politica estera? Bush senior (che si oppose all'invasione irachena del Kuwait) e Reagan, che schiantò economicamente l'Urss. Lo ha detto lo stesso candidato democratico alla Casa Bianca. Cronache Expo, domani si decide Lobby in azione e battaglia all'ultimo voto tra Milano e Smirne per sapere quale città ospiterà l'Esposizione mondiale del 2015. Domani, a Parigi, decideranno i 154 delegati del Bureau International d'Expositions. Islam prima religione Il Vaticano, nell'Annuario pontificio, lo ha ammesso ufficialmente per la prima volta: i cattolici hanno ceduto la prima posizione ai musulmani nel mondo. Nel globo ci sono un miliardo e 322 milioni di musulmani (il 19,2% della popolazione mondiale) e un miliardo e 130 milioni di cattolici (17,4%). Economia Luce e gas, nuovi rincari La corsa dei prezzi delle bollette della luce e del gas, spinti dal caro-greggio subisce un'altra accelerazione. L'Autorità per l'energia ha reso noto che da martedì primo aprile le tariffe registreranno un rialzo del 4,1% per l'elettricità e del 4,2% per il metano. Per una famiglia media l'aggravio annuale sarà di 58 euro. Cultura Le memorie di Ana Incontro con il poeta Marcos Ana, 88 anni, comunista, che fu rinchiuso per 19 anni nelle carceri franchiste. La sua vita diventerà un film diretto da Pedro Almodovar. "Uscire di prigione fu come rinascere, ero un neonato di 41 anni che dovette riadattarsi, con dolore, alla vita ". Spettacoli Psicoserial Arriva dagli Usa in Italia In Treatment, il serial tv dove ogni episodio è una seduta di psicanalisi in cui lo spettatore "spia" l'inconscio del personaggio disteso sul lettino dell'analista. Niente azione, solo parole. Sport Roma e Inter, tutto uguale Pareggio dell'Inter a Roma contro la Lazio (1-1), identico risultato dei giallorossi a Cagliari. Dopo gli anticipi, in testa alla classifica di serie A nulla cambia: nerazzurri sempre a più 4.

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Epifani: <Nessuna alternativa a Air France> (sezione: Alitalia 2)

( da "Liberazione" del 30-03-2008)

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Epifani: "Nessuna alternativa a Air France" "La verità è che allo stato non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France". E' questa la posizione esplicitata ieri Guglielmo Epifani e condivisa da Angeletti della Uil e da Bonanni della Cisl a margine della Conferenza operaia a Brescia, su ipotetiche cordate italiane in grado di comprare Alitalia. Il gruppo di imprenditori interessati all'acquisto della compagnia di bandiera, di cui parla fuori tempo massimo e in funzione elettorale il capo del Pdl, secondo il segretario generale della Cgil "allo stato attuale non esiste. Il settore aereo è molto difficile e favorire una cordata di per sé non risolve nessun problema. La mia opinione è che non ci vuole una soluzione nazionale ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". 30/03/2008.

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ROMA Il caro-petrolio scarica nuovi aumenti su luce e gas. L'Authority per l'Energia ha s (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

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Tabilito rincari del 4,1 e 4,2 per cento, rispettivamente. Scatteranno dal 1° aprile, con un aggravio di 58 euro l'anno a famiglia. "E' frustrante dover registrare aumenti", ha affermato il presidente Ortis, con il greggio salito del 93% da gennaio 2007. Tabarelli (Nomisma): "Servono più investimenti". Sul fronte Alitalia, Epifani ribadisce che non c'è alternativa ad Air France. I sindacati vorrebbero una moratoria fino a dopo il voto.

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Luce e gas, scattano i rincari (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

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Dal 1° aprile bollette più pesanti del 4,1% e del 4,2%: in media 58 euro all'anno per famiglia Luce e gas, scattano i rincari Alitalia, i sindacati: moratoria fino al voto. Cgil: non c'è alternativa ad Air France.

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Viene ampliato il perimetro dei lavoratori di Az Servizi che resteranno sotto l'ombrello Alital (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

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Ia: circa 5.000. Resterebbero fuori oltre 2 mila lavoratori impiegati in Atitech, motori, informatica, call center, manutenzione.

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ROMA - Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

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Di MARCO CONTI ROMA - "Non ci sono alternative alla vendita e per ora di offerta seria c'è solo quella di Air France. E' vero che paga poco le azioni, ma si carica di tre miliardi di debiti e assicura investimenti per otto miliardi. Un'alternativa è sempre possibile, ma la base è la proposta di Air France". Dopo giorni di tentennamenti e silenzi i ragionamenti di Pierluigi Bersani hanno fatto breccia sia nel sindacato che ai piani alti del loft. In questi giorni di trattative e di ipotetiche cordate, il rapporto tra il ministro delle Attività Produttive e Walter Veltroni è stato strettissimo. Così come quello tra lo stesso Bersani e il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il quale ha atteso qualche giorno che si sgonfiasse l'ipotesi della cordata alternativa ipotizzata da Berlusconi per lanciare un ultimatum alla Cisl di Raffaele Bonanni. "Noi ci sediamo al tavolo e trattiamo, tu che fai?". Troppo rischioso sfilarsi anche per la Cisl. Troppo pericoloso farlo in assenza di alternative e con gli olandesi di Klm che premono sui soci francesi ricordando loro che "noi l'esperienza con gli italiani l'abbiamo già fatta". Un'esperienza costosa (250 milioni di euro) fu per Klm il mancato accordo del '96 con l'Alitalia di Cempella. Ora nel Pd la linea è quella della "responsabilità" e dell'aperto appoggio alla trattativa con Air France, anche perchè il sindacato ha rotto gli indugi e si siede al tavolo, Ugl compresa. Un passo indietro lo hanno fatto i piloti di Anpac e Up e nel Pd c'è chi sospetta che dietro i ripensamenti ci sia lo zampino "di qualche leader del Pdl che prova ad usarli come fece con i tassisti". Il presidente di Air France Spinettà ha fretta di vedere se c'è voglia di chiudere la trattativa e non sembra molto interessato allo slittamento di date deciso dal cda della Compagnia. Al punto che il cda di Alitalia non ha fissato nuove date e il presidente Prato tiene ben stretta la spada di Damocle del fallimento sulla testa di sindacati e partiti. Sempre Prato ieri l'altro ha spiegato nuovamente a Bersani che se salta l'accordo sarà costretto a portare i libri in tribunale e che toccherà al ministro delle Attività Produttive nominare un commissario. Lo "showdown" è quindi molto vicino e ai francesi la scadenza elettorale italiana sembra interessare poco. Se domani non vedranno i piloti al tavolo della trattativa, sono pronti a prenderne atto. A quel punto la faccenda si sposta sul tavolo del nuovo governo, ma a quel punto la strada della liquidazione potrebbe essere l'unica.

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ROMA - La parola magica si chiama moratoria. Ovvero congelamento della trattativa fino a dopo il vot (sezione: Alitalia 2)

( da "Messaggero, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

O. E' l'idea che ai sindacati, Cisl, Cgil e Uil, piace di più. Consente di trattare senza la pistola puntata alla tempia e di aver più tempo per "ammorbidire" Air France. Sempre che i francesi accettino di proseguire il negoziato dopo l'incontro-chiave di lunedì. Ieri Walter Veltroni si è mosso proprio in questa direzione. Stessa cosa hanno fatto altri esponenti del Pd. Il timore, paventato anche dal presidente di Alitalia Prato, è che Parigi, dopo le bordate di Berlusconi e il "no" secco dei piloti, decida di mollare, lasciando la compagnia di bandiera con pochissimi soldi in cassa e lo spettro del fallimento alle porte. Del resto il Cavaliere e i suoi insistono, ribadendo che la cordata tricolore c'è e che decollerà dopo il 14 aprile. Un avviso che nel quartier generale della compagnia transalpina stanno valutando con molta attenzione. Tant'è che l'idea della moratoria potrebbe anche essere presa in considerazione. Spinetta potrebbe giocarsela sul tavolo già domani. Magari solo come opzione tattica. Visto che i numeri del piano con i 2.100 esuberi non dovrebbero subire grosse variazioni. In attesa di un segnale Bonanni attacca: "Lotteremo punto su punto per migliorare il piano". Angeletti va più in profondità: "L'obiettivo è ridurre il numero degli esuberi perchè questi esuberi significano anche riduzione di attività e quindi riduzione di fatturato. Noi vogliamo che volino più aerei". Se Cisl e Uil cercano l'accerchiamneto, la Cgil prova a mediare. Epifani fa esercizio di realismo: per ora non c'è alternativa ad Air France. Come dire che la scelta è obbligata. Insomma, meglio non rompere. L'ipotesi di utilizzare per Alitalia la stessa legge usata per Parmalat, per Angeletti, "non è una cosa semplice perchè in quel caso c'era una crisi finanziaria ma la parte industriale funzionava, qui invece la parte industriale produce perdite". Prato lo detto mille volte ai sindacati. Augurandosi un "rinsavimento" dalle posizioni di netta rottuta di questi giorni. Un messaggio che è arrivato. La porta stretta dell'accordo ruota comunque su quattro punti: 1)la riduzione degli esuberi; 2) il ruolo della società al 100% Alitalia che doverebbe gestire i servizi; 3) le garanzie che Air France deve mettere sul tavolo sul fronte strategico. Bonanni non vuole infatti che i francesi una volta ottenuta la polpa, cioè rotte, piloti, hub, abbandonino al loro destino le altre attività; 4) il futuro di Malpensa. Nodi cruciali. Che Fini ritiene irrisolvibili: "Qui non siamo a una trattativa con Air France, il rischio reale è di una svendita". Un piano alternativo che secondo Frattini potrebbe materializzarsi solo dopo lunedì. E che tiene i sindacati in allarme. Anche Casini interviene: "Se ci saranno i cavalieri bianchi per Alitalia che almeno mettano soldi loro, perchè di cavalieri con i soldi pubblici non ne abbiamo proprio bisogno". "Oggi tutti si improvvisano medici al capezzale di Alitalia - ha aggiunto Casini - ma se Alitalia è un tumore la colpa è di quelli che hanno praticato la politica del rinvio. È stato un pianto sulla scrivania di Berlusconi per cinque anni, poi è passato su quella di Prodi". Piero Fassino attacca: l'annuncio di Berlusconi di voler escludere, in caso di vittoria alle elezioni, qualsiasi possibilità per Air France "rappresenta una vera e propria turbativa di un negoziato in corso". U. Man.

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<In Usa non succede: viene premiato chi porta risultati altrimenti vai a casa> (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 2 "In Usa non succede: viene premiato chi porta risultati altrimenti vai a casa" di Stefano Filippi Pino Bisazza, presidente del gruppo Trend (leader nella produzione di mosaici in vetro, 750 dipendenti, una presenza in 50 mercati nei cinque continenti) è un imprenditore vecchio stampo. È stato il numero uno degli industriali di Vicenza, lo scorso novembre Ernst&Young l'ha premiato tra gli imprenditori dell'anno. Presidente Bisazza, non è troppo facile ed elevato il guadagno dei manager? "Sicuro. Un conto è il ricavo dell'imprenditore che rischia sul proprio, un altro quello del manager. Negli Stati Uniti, dove il sistema capitalistico è più sviluppato e la concorrenza è maggiore, le cose sono diverse". Che cosa succede? "Laggiù gli emolumenti sono legati ai risultati, da noi invece molti di questi signori prendono stipendi e liquidazioni elevati a prescindere dai frutti. Cimoli e altri manager sono usciti da aziende come Alitalia o le Ferrovie lasciando pesanti perdite ma intascando somme enormi: questo non avverrebbe in America. Lì prendi i soldi, e anche tanti, se porti risultati; altrimenti vai a casa. Qui invece non si manda a casa nessuno, e le rare volte che succede ti riempiono di denaro. L'unico rischio è per la carriera, ma siccome i manager in uscita dalle aziende pubbliche vengono subito riciclati, non corrono neppure quel pericolo". C'è possibilità di cambiare il sistema? "Bisogna privatizzare. Dove ci sono imprenditori o azionisti che rischiano e badano al risultato non si giustificano stipendi di questo tipo". Ma nella classifica del Sole 24 Ore sono compresi i vertici di banche e aziende che non sono più pubbliche da tempo. "Molte banche a capitale privato sembrano ancora legate a criteri che non sono quelli dell'imprenditoria normale. È ancora un settore privilegiato, e di questi tempi credo lo sia ancora di più, perché possono approfittare delle variazioni dei tassi per fare ottimi bilanci. I soldi ci sono, nelle banche. E chi li ha sta giocando pesantemente". E i manager Telecom? "Ci sono incrostazioni dure a morire. Situazioni di privilegio precedenti vengono mantenute perché in Italia non è facile il ricambio nel management. In altre economie non è così, negli Stati Uniti la meritocrazia è premiata e lo è fortemente, ma è altrettanto penalizzata quando le cose non funzionano". Lei con i suoi manager come si regola? "Sono legati ai risultati. Ne ho avuti alcuni legati a stock-option che sono recentemente usciti. Comunque hanno tutti una base sufficiente e una parte legata ai risultati. In qualche modo, rischiano anche loro". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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Epifani: contrordine compagni, regaliamo Alitalia ai francesi (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 Epifani: contrordine compagni, regaliamo Alitalia ai francesi di Andrea Cuomo Stretti tra l'incudine del fallimento Alitalia e il martello di un piano definito "irricevibile", i sindacati fanno retromarcia: ora Air France e il piano Spinetta vanno bene Roma - Al nuovo piano Spinetta, inviato da Parigi ai sindacati, Cgil-Cisl-Uil hanno detto "no". Ma la porta non è stata chiusa, tutt'altro. "Allo stato non c'è alternativa a trattare con Air France - dice Guglielmo Epifani a Brescia, dove partecipa alla conferenza operaia del Pd -: non ci vuole una soluzione nazionale, ma una soluzione attenta agli interessi nazionali". Giochi di parole, che non nascondono un mutamento di rotta a 180 gradi da parte del segretario della Cgil. Una conversione che emerge, chissà comemai, dopo un colloquio con Walter Veltroni. E che non riguarda il solo Epifani: anche Luigi Angeletti, segretario della Uil, ora dice che "noi non abbiamo problemi di passaport ". Raffaele Bonanni è il più prudente, limitandosi ad osservare che la cordata italiana, una volta che si sarà materializzata, dovrà presentare un'offerta migliore di quella francese. Chi ha partecipato all'incontro di Brescia (una quindicina di minuti in tutto) fra Veltroni ed i leader dei sindacati confederali, tutto centrato sulla crisi dell'Alitalia, assicura che il leader del Pd non ha ripetuto lo slogan di Barack Obama: "Yes, we can". Ma di fronte alle richieste di Epifani, Angeletti e Bonanni di esercitare pressione sul governo affinché convinca Air France a modificare il piano, il candidato premier per il centrosinistra si sarebbe limitato a dire che "l'unica cosa che bisogna evitare è la liquidazione " della compagnia. E ha assicurato: "Faremo di tutto ". Se Veltroni interverrà su Padoa-Schioppa per chiedere ai francesi di modificare il piano, lo si scoprirà lunedì quando le nove sigle sindacali incontreranno i vertici di Alitalia e di Air France. è noto, però che Jean-Cyrill Spinetta ha già fatto sapere che non può modificare ulteriormente il piano: "Non posso andare oltre". I sindacati adesso fanno sfoggio di realismo. Al momento - dicono - non c'è che l'offerta di Air France; e sebbene il piano sia stato giudicato "inaccettabile" dalle categorie interessate, ci siederemo ugualmente al tavolo a discutere. Ma fino a quando? "Non abbiamo alternative a trattare con Air France", dice il segretario della Cgil. "Per il momento - aggiunge Raffaele Bonanni, leader della Cisl - trattiamo con gli unici interlocutori che abbiamo di fronte, cioè i francesi. E tratteremo punto su punto".EAngeletti aggiunge: "Non è tanto il problema degli esuberi che Air France pone, quello che avversiamo è la riduzione delle attività: meno aerei significa meno operatività". Nonostante la minore operatività si traduca in una riduzione del personale di volo, gli assistenti di volo dell'Anpav sostengono che quella dell'Air France rappresenta "l'unica soluzione valida, dopo mesi di aste e offerte rivelatesi inconcludenti, inadeguate o con conseguenze sociali ancora più pesanti". Di parere opposto i piloti dell'Anpac. "Le distanze sono incolmabili - dice il presidente Fabio Berti - ma ugualmente andremo al tavolo del negoziato" di domani. Di cordate alternative i sindacati non vogliono nemmeno sentir parlare; la sterzata rispetto ai giorni scorsi è evidente. "Quando si manifesterà la valuteremo ", osserva Bonanni, che per primo aveva addirittura sponsorizzato l'intervento della Lufthansa. "Eppoi, oltre a vederla, bisognerà anche che questa cordata faccia proposte migliorative rispetto a quelle dell'Air France. Nel frattempo trattiamo con gli unici interlocutori che abbiamo di fronte". E la stessa Renata Polverini dell'Ugl ricorda che "c'è una trattativa in corso e abbiamo il dovere di tentare di portarla avanti, altrimenti dovremo fare i conti con il fallimento". L'Alitalia ha liquidità per un mesetto. © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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"La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% È nella storia del Pd" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20% è nella storia del Pd" di Gian Battista Bozzo Tremonti: dietro i proclami della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite. è come dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl da Roma Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale, quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale non è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In ogni caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea. C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito, all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore politico". Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia delle politiche 2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di conoscere un sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per caso qualche sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta? "Flashback: i sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di “americana” c'era solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a questa conclusione: il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza al voto. Se fosse andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si sarebbe giocata intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la strategia da applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi voti ma di riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato. Ci siamo riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi, ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al convegno della Confindustria, ci fu l'errore di Prodi. Alla domanda “come coprirai la tua promessa sul cuneo fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero che si poteva coprire solo con le tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello che entra al bar e dice “pago da bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi paga?”, e lui risponde “voi”. In questi termini, per noi fu sufficiente rendere noto il numero fiscale di Prodi: più tasse e più contributi, cosa che è puntualmente accaduta. A Porta a Porta dissi che avrebbe tassato le rendite finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che anche questa paura abbia riportato l'elettorato al voto". E oggi? "Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura non cambia, è sempre la stessa: la tassazione delle rendite, cioè la tassazione del risparmio popolare, dal 12,50 al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”. L'incompiuta di Prodi sulle rendite è nell'ideologia del Partito democratico". E questo vuol dire che... "Chi, il 13 e 14 di aprile vuole stare tranquillo sulla sorte del suo risparmio, non deve farsi scappare la mano, ed evitare accuratamente di votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira l'Italia come, una volta, facevano i venditori: per ogni piazza una promessa, unguenti miracolosi buoni per tutto e per tutti, per uomini e animali. Sembrerà provinciale, ma glielo dico in tre lingue, in inglese, italiano e greco. I democratici fanno come i venditori ambulanti americani, per cui si dice "Lie the day, fly the night". Menti di giorno, scappa di notte. "Esatto. In italiano: non vengo da Lodi per lodarvi, non vengo da Piacenza per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a una commedia di Aristofane, “il Venditore di decreti”. A ogni domanda corrisponde come risposta un decreto salvifico: 1000 dollari per tutti, per i giovani, per i pensionati... E le coperture arrivano con due voci, i fondi globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci sono, e le tasse. Voti oggi, paghi domani". A proposito, quella voce di un ritorno di Vincenzo Visco come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel governo Veltroni? "Veltroni dice che al primo Consiglio dei ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi sarà il ministro dell'Economia che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata smentita". Governare l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si aspetta brutte sorprese quando i conti dello Stato saranno verificati? "Sono un po' stanco di andare ai dibattiti e sentire serie di numeri imparati a memoria. I numeri veri sono quelli ufficiali, appena comunicarti dal governo Prodi: crescita economica 0; inflazione 3-5%; pressione fiscale al massimo storico, verso il 44%; deficit pubblico che tende verso il limite europeo del 3%. Sono numeri che escludono il risanamento dell'economia e dei conti pubblici". Ma dicono che anche voi non avete fatto molto meglio. "Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi, a causa della congiuntura economica negativa che ha impattato sull'intera Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi ha proposto le sanzioni non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e tedeschi. Ho l'impressione che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non la Francia o la Germania. Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo che quando abbiamo lasciato il governo nel 2005 l'economia cresceva e parallelamente il deficit vero calava al 2,4%. Dopo due anni di governo Prodi siamo di nuovo verso il 3%". Capitolo promesse elettorali. Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”. Responsabilmente, nel programma del Pdl si cita invece la parola “crisi”. Crisi che sta arrivando dagli Stati Uniti e sta impattando sull'Asia, sull'Europa, e per questa via sull'Italia. Vede, io credo che nella formulazione di promesse miracolose ci sia un fattore di irresponsabilità, che destabilizza le basi stesse della democrazia. Se la politica formula promesse impossibili, determina reazioni distruttive, sposta il Paese verso l'antipolitica. La nostra strategia è responsabile: pensiamo che nell'arco della legislatura le condizioni possano invertirsi, passare dal negativo al positivo, e per questo crediamo che il nostro programma sia, nell'insieme, ragionevole. In ogni caso, partiremo con una misura di equità come la detassazione Ici sulla prima casa, trasferendo l'equivalente ai Comuni. E poi con una misura di produttività come la detassazione degli straordinari. Ancora, con una misura a costo zero, come condizionare gli sgravi fatti da Prodi alle banche alla ricontrattazione con criteri più umani dei mutui alle famiglie". C'è una filosofia politica-economica alla base di questi interventi? "I governi europei contemporanei non fanno l'economia. L'economia la fa l'economia: le imprese, i lavoratori, i consumatori. I governi devono e possono fare la piattaforma su cui si sviluppa l'economia. In questa strategia vedo due priorità: riscrivere il Titolo V della Costituzione, stravolto dalla sinistra nel 2000. L'Italia è l'unico Paese che, per Costituzione, stabilisce che le infrastrutture nazionali energetiche e di trasporto sono di competenza concorrente regionale. Questo è un fattore di spiazzamento dell'Italia nella competizione internazionale. La seconda priorità è l'energia. Paghiamo 30 miliardi di bolletta energetica, e questo danneggia tanto le imprese quanto i consumatori. La soluzione non è l'auto a pedali, non è il mulino a vento, non è la magia solare. La voce che manca è il nucleare. Credo che sia realizzabile una strategia italiana di investimento nucleare nei Paesi che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico. Per il nucleare europeo di ultima generazione i tempi tecnici non sono lunghi, ma quelli amministrativi e politici sono infiniti. Non è detto che il nucleare italiano debba essere per forza in Italia. Finora le imprese italiane hanno delocalizzato il lavoro. Un'alternativa intelligente potrebbe essere quella di delocalizzare il nucleare per rilocalizzare il lavoro". A proposito di produttività, si può fare qualcosa per la nostra Pubblica amministrazione? "Non puoi fare una legge che abroghi il '68, ma puoi abrogare le leggi fatte dopo il '68 in funzione del '68. è giusto sentire l'opinione della base sindacale, ma non che le basi sindacali condizionino in assoluto le scelte e la produttività di un ufficio pubblico. è necessario ritornare a principi di gerarchia e responsabilità, a quello che una volta si chiamava “capufficio”, responsabile verso i superiori e i cittadini. Non sono necessarie Autorità per il controllo dei fannulloni, anche perché si rischia di scoprire che i fannulloni non mancano neppure lì". E allora, riepilogando, ci dice perché non bisogna votare il Partito democratico? "La formula politica del Pd si basa su tre componenti: discontinuità, unità, novità. Discontinuità: l'effetto si costruisce applicando massicce dosi di bianchetto. Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato. L'unità: il Pd, da unico, si è già fatto in tre, con Pannella che fa lo sciopero della fame e con i peronisti di Di Pietro che dichiarano, smentendo Veltroni, che non faranno il partito insieme. E dicono che il Pd ha paura di Mani pulite. Resta la novità: il 70% della nomenklatura è in lista, nei posti sicuri, e oltre il 90% degli eletti ne fa parte. Sentir parlare di novità da parte di personale che è in politica dagli anni Settanta e Ottanta fa un certo effetto. Vendere auto usate è cosa onesta. Vendere auto usate spacciandole per nuove, è cosa diversa. C'è da scommettere che il 15 aprile su e-Bay approderà l'offerta di un pullman verde “nuovo”". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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ALITALIA, DOMANI ROUND DECISIVO. I SINDACATI PUNTANO SULLA TRATTATIVA. DUELLO TRA BERLUSCONI E VELTRONI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

IL RISIKO DEI CIELI Alitalia, domani round decisivo. I sindacati puntano sulla trattativa. Duello tra Berlusconi e Veltroni I leader di Cgil, Cisl e Uil insistono: faremo di tutto per cambiare il piano Anpac: distanze eccessive.

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ADDIO MALPENSA, DA OGGI LA NUOVA ROTTA è FIUMICINO (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Addio Malpensa, da oggi la nuova rotta è Fiumicino E Air One lancia l'offensiva per occupare gli slot lasciati liberi Con i primi voli di stamattina parte il nuovo orario estivo di Alitalia. Per quest'anno non è una scadenza di routine. Il passaggio segna l'avvio del trasferimento dei voli intercontinentali su un solo hub, Roma Fiumicino, lasciando Malpensa. La tappa più discussa del piano industriale "di sopravvivenza" di Alitalia: per i vertici della compagnia la scelta era necessaria e indifferibile per ridurre il "trend di perdite insostenibile" dovuto al vecchio assetto del network. Alitalia, con i conti in forte perdita e un indebitamento oltre quota 1,36 miliardi, da un anno e mezzo attende che si concluda il percorso avviato per la privatizzazione: ha spiegato il progetto sottolineando "l'impossibilità, allo stato, di alimentare in modo efficiente e produttivo due hub", quindi l'improrogabile esigenza di radicali interventi. La scelta di puntare su un solo hub è confermata dal piano di Air France-Klm per l'acquisizione. Per tamponare perdite per circa 200 milioni l'anno su Malpensa, Alitalia lascia 180 slot (i corridoi orari per decolli e atterraggi) su 350. Una sforbiciata soprattutto dei voli di federaggio (che portano passeggeri da tutt'Italia in connessione con i voli intercontinentali). Malpensa resta collegato con nove destinazioni nazionali, 26 internazionali e tre intercontinentali (in tutto 38 per 366 frequenze settimanali) a cui si aggiungono 23 della controllata low cost Volareweb. Ma non sarà più un hub, visto che Alitalia manterrà solo i tre voli intercontinentali remunerativi (New York, San Paolo, Tokio) trasferendo i restanti 12 a Fiumicino. Il nuovo disegno del network riorienta la compagnia sull'hub di Fiumicino che sarà connesso con 77 destinazioni (23 nazionali, 40 internazionali e 14 intercontinentali): un traffico che cresce con le frequenze settimanali che passano da 1.406 a 1.601. Parallelamente Air One va a occupare parte dello spazio che Alitalia lascia. Oggi si alzeranno in volo da Malpensa i primi primi velivoli Air One per Napoli e Fiumicino, le prime delle 11 destinazioni nazionali, internazionali e intercontinentali che Air One attiverà entro l'estate debuttando nei voli intercontinentali, a cominciare da Boston e Chicago.

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EPIFANI: NON C'è ALTERNATIVA AD AIR FRANCE (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Epifani: non c'è alternativa ad Air France Roma. Il round decisivo per l'Alitalia è previsto per domani, quando i sindacati si troveranno di nuovo faccia a faccia con l'amministratore delegato di Air France-Klm, Jean-Cyril Spinetta. Certo, la strada per un accordo è tutta in salita. Il piano messo a punto da Parigi, con gli oltre duemila esuberi, il ridimensionamento delle attività "Cargo" e l'addio a Malpensa, non va proprio giù ai lavoratori della compagnia. Ma il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, da Brescia spiega che, per ora, "non c'è alcuna alternativa alla trattativa con Air France". Insomma, il confronto prosegue e la Cisl, annuncia il segretario generale, Raffaele Bonanni, "lotterà punto per punto per migliorare il piano". Il nodo che bisogna sciogliere, aggiunge il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, "non è tanto la questione degli esuberi ma la riduzione delle attività che comporta un ridimensionamento dell'operatività". Più duri i piloti. La principale associazione, l'Anpac, sarà presente al tavolo della trattativa dopo aver disertato il vertice sindacale di venerdì. Ma nei giorni scorsi non ha nascosto il suo scetticismo preferendo, per la compagnia, la strada del fallimento rispetto al piano Air France. Cgil, Cisl e Uil, invece, preferiscono trattare proprio per evitare che nella cabina di guida della società si sistemi un commissario nominato dal tribunale. Il dossier Alitalia continua a tenere banco nella campagna elettorale. Ieri l'ennesimo duello a distanza fra il leader del Pd, Walter Veltroni e quello del Pdl, Silvio Berlusconi. L'ex sindaco di Roma si schiera per il negoziato con Parigi anche se chiede salvaguardie per Malpensa. Il Cavaliere, pur insistendo sulla cordata italiana, gioca in difesa e osserva: "Io non c'entro più nulla, ormai la palla è nelle mani degli imprenditori". Una posizione che non basta ad evitare nuove bordate da parte del segretario del Partito democratico: "Qualcuno si è comportato come Fregoli - spiega Veltroni riferendosi ovviamente a Berlusconi - Ha annunciato che esisteva una cordata, poi che era difficile da fare, poi ci ha messo dentro i parenti e, infine, sui giornali si è detto che c'erano quattro imprenditori pronti a parteciparvi e in un'ora e mezzo è arrivata la smentita da parte di tre". Critiche rilanciate anche da Massimo D'Alema: "La cosa stupefacente è che dopo un anno dall'avvio della procedura di vendita, dopo non aver proposto nulla, Berlusconi si è accorto in campagna elettorale che c'è il problema Alitalia". Sull'altro fronte, il Cavaliere, anche se con un pizzico di prudenza in più, non fa dietrofront: "La cordata è nei fatti e sono sicuro che si realizzerà una volta chiusa la trattativa con Air France". Tempi che, però, potrebbero essere addirittura più stretti. Per il numero due della commissione Ue, Franco Frattini, gli imprenditori potrebbero farsi avanti già entro questa settimana. Roberto Calderoli, della Lega, annuncia che la cordata padana già esiste: "Non faccio nomi di chi ha detto sì per non bruciare la possibilità che altri se ne aggiungano". Mentre il leader del carroccio, Umberto Bossi ha una tesi tutta sua: "Se Berlusconi non investe su Alitalia è solo perchè c'è la contrarierà assoluta da parte della sinistra". Scettico, invece, il segretario dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Non abbiamo bisogno di cavalieri bianchi che salvano l'Alitalia con i soldi pubblici". Anche Piero Fassino non lesina critiche al Cavaliere, arrivando ad accusarlo di "turbativa" del negoziato. Secca la replica di Fabrizio Cicchitto (Fi) che ricordando i "saliscendi" del titolo Telecom durante la scalata del "capitano coraggioso" ammonisce l'ex segretario diessino dal fare "lo spiritoso su problemi che riguardano l'insider trading". an.tr.

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MA FERRERO: IRRICEVIBILE LA PROPOSTA DI PARIGI (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Ma Ferrero: irricevibile la proposta di Parigi ANTONIO TROISE Roma. "La proposta di Air France è irricevibile. Così com'è non può essere accettata". Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, esponente di punta di Rifondazione comunista e della Sinistra arcobaleno, è preoccupato. E non nasconde la sua irritazione per le mosse di Berlusconi: "Se davvero esiste una cordata italiana alternativa ad Air France è positiva. Ma deve venire fuori subito, per poter avviare la stretta finale della trattativa con più ipotesi sul tappeto". E se la proposta tricolore non arriva? "I sindacati devono continuare a trattare. Non è sufficiente bocciare la proposta per chiudere definitivamente il confronto. Ma quello che davvero non capisco è l'iniziativa di Berlusconi. Se la cordata non esistesse il leader del Pdl sarebbe un vero criminale politico. Non si può scherzare sulla pelle della gente. Qui non siamo in presenza di una partita a Monopoli. La posta in gioco riguarda il destino di migliaia di lavoratori. Si insiste molto su Malpensa, ma i punti che rischiano di essere più colpiti dal piano di Air France sono quelli di Roma e di Napoli". Per questo spera che la cordata italiana possa rimettere le cose a posto? "Vedremo. Con due ipotesi sul tappeto si può scegliere quale sia la migliore". Resta il fatto, però, che anche se si raggiungesse un accordo, l'ultima parola spetterà al prossimo governo. "Questo è vero. Ma è necessario creare subito condizioni di chiarezza. Dobbiamo sapere con precisione quale sarà il destino della compagnia e dei lavoratori". Scusi, ma secondo lei il dossier Alitalia è stato gestito nel migliore dei modi? O, come dicono i sindacati, forse il governo avrebbe potuto fare qualcosa in più per rendere meno complessa la trattativa? "Penso che ci sia stato un eccesso di affidamento sul versante Air France sia da parte del ministro dell'Economia che del presidente del Consiglio. Una critica che, tra l'altro, è già stata esplicitata dal ministro dei Trasporti Bianchi. Forse, il Pd, avrebbe fatto meglio a puntare su una trattativa aperta a più cordate". Però, Veltroni, è sempre stato piuttosto cauto su Air France... "Si chiariscano fra di loro. Uno è il presidente e l'altro il segretario del partito che è stato l'azionista di maggioranza del governo. Questo, naturalmente, non vuole affatto dire che la crisi di Alitalia sia attribuibile al Pd. La compagnia è stata letteralmente devastata nei cinque anni del governo Berlusconi. La destra ha responsabilità galattiche. E non vorrei che oggi, le cordate di imprenditori legati ad An e alla Lega, continuino a scommettere sul fallimento di Alitalia solo per accaparrarsi pezzi di mercato e nuove rendite di posizione". Torniamo alla trattativa di lunedì. Quali sono i punti da cambiare? "Non c'è solo un problema di esuberi e di tagli all'occupazione. Ma anche di politiche industriali. Bisognerà capire se l'Alitalia diventerà semplicemente un marchio o continuerà ad avere un cuore pulsante nel nostro Paese. Sono questi gli assi su cui misurare le proposte di Air France".

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PAGHE PIù ALTE DEL 30% PER I PILOTI D'OLTRALPE (sezione: Alitalia 2)

( da "Mattino, Il (Nazionale)" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Paghe più alte del 30% per i piloti d'Oltralpe "Le retribuzioni medie dei piloti Alitalia sono inferiori del 30% rispetto a quelle dei piloti dei principali vettori europei (AirFrance, Klm, Lufthansa, British Airways e Iberia)". Lo sostengono i piloti dell'Anpac: "Il massimo annuo lordo per un comandante Alitalia anziano che opera su tratte di lungo raggio è 170mila euro, lontani dai 240mila di cui si favoleggia".

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Alitalia abbandona Malpensa (sezione: Alitalia 2)

( da "Voce d'Italia, La" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

Economia Gli slot liberi occupati da altre compagnie gia' operative Alitalia abbandona Malpensa Cancellati il 72% dei voli che transitavano dallo scalo milanese Milano, 30 mar- Il 72% dei voli Alitalia da oggi lascia lo scalo milanese. Invece dei 380 che regolarmente transitano a Malpensa la domenica, oggi i voli saranno solo 102, 52 in partenza e 51 in arrivo. Nei posti lasciati liberi da Alitalia hanno però già cominciato a transitare altri voli, primo tra tutti quello di AirOne delle 9.40 diretto a Napoli, che ha così inaugurato la sua presenza nello scalo milanese. Un'altra novità è quella del Milano-Budapest, un tempo effettuata in codesharing tra Alitalia e Malev, da oggi completamente nelle mani della compagnia di bandiera ungherese. Maria Caspani.

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Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" (sezione: Alitalia 2)

( da "Giornale.it, Il" del 30-03-2008)

Argomenti: Alitalia

N. 77 del 2008-03-30 pagina 0 Tremonti: "La ricetta Veltroni? Bot e Cct al 20%" di Gian Battista Bozzo L'ex ministro dell'Econimia: dietro i proclami della campagna elettorale si nasconde un'altra stangata sulle rendite. è come dire: offro io ma pagate voi. Chi tene per i suoi soldi deve votare Pdl da Roma Professor Tremonti, come va la campagna del 13 aprile? Davvero è così influenzata dalla legge elettorale? "Cerchiamo d'essere realisti. In questo momento, il problema non è tanto quello di una buona legge elettorale, quanto di una buona campagna elettorale. Ogettivamente questa legge elettorale non è il massimo, sulla dimensione dei collegi e sul meccanismo del Senato. In ogni caso, è stata fin troppo demonizzata. Faccio un esempio: la sinistra ha attribuito alla legge elettorale il fallimento del governo Prodi, basato su una coalizione troppo ampia, dunque troppo disomogenea, una coalizione forzata proprio dal meccanismo elettorale. Adesso il Partito democratico si presenta in alternativa a quella formula, con una coalizione più piccola ma più omogenea. C'è un dettaglio. La legge elettorale è sempre la stessa e non ha impedito, all'opposto ha consentito, il passaggio dalla coalizione “sbagliata” alla coalizione “giusta”. Segno che la legge elettorale non c'entra niente, e che il governo Prodi non è caduto per causa sua, ma per causa di un errore politico". Al voto mancano solo due settimane. Due anni fa, alla vigilia delle politiche 2006, c'incontrammo all'Ecofin di Vienna e lei confidò di conoscere un sondaggio americano che dava le due coalizioni alla pari. Ha per caso qualche sondaggio americano nascosto in tasca anche stavolta? "Flashback: i sondaggi “americani” non erano americani, ma italiani. Di “americana” c'era solo l'analisi. Un'analisi molto semplice, che arrivava a questa conclusione: il fattore cruciale sarebbe stato costituito dall'affluenza al voto. Se fosse andato a votare più dell'80% degli elettori, la partita si sarebbe giocata intorno ai 20mila voti. Così è stato. In questi termini, la strategia da applicare da parte della Cdl non era quella di conquistare nuovi voti ma di riprendere i voti vecchi, riportando a votare il nostro elettorato. Ci siamo riusciti grazie all'impegno straordinario del presidente Berlusconi, ma anche grazie al fattore Vicenza. Lì, al convegno della Confindustria, ci fu l'errore di Prodi. Alla domanda “come coprirai la tua promessa sul cuneo fiscale?”, la risposta fu nel dare un numero che si poteva coprire solo con le tasse. Prodi a Vicenza ha fatto come quello che entra al bar e dice “pago da bere per tutti”. Poi uno gli chiede “ma chi paga?”, e lui risponde “voi”. In questi termini, per noi fu sufficiente rendere noto il numero fiscale di Prodi: più tasse e più contributi, cosa che è puntualmente accaduta. A Porta a Porta dissi che avrebbe tassato le rendite finanziarie, cioè Bot e Cct. Credo che anche questa paura abbia riportato l'elettorato al voto". E oggi? "Dietro le “promesse” di Veltroni, la copertura non cambia, è sempre la stessa: la tassazione delle rendite, cioè la tassazione del risparmio popolare, dal 12,50 al 20%. Si scrivono “promesse”, si leggono “tasse”. L'incompiuta di Prodi sulle rendite è nell'ideologia del Partito democratico". E questo vuol dire che... "Chi, il 13 e 14 di aprile vuole stare tranquillo sulla sorte del suo risparmio, non deve farsi scappare la mano, ed evitare accuratamente di votare per il Partito democratico. Vede, Veltroni gira l'Italia come, una volta, facevano i venditori: per ogni piazza una promessa, unguenti miracolosi buoni per tutto e per tutti, per uomini e animali. Sembrerà provinciale, ma glielo dico in tre lingue, in inglese, italiano e greco. I democratici fanno come i venditori ambulanti americani, per cui si dice "Lie the day, fly the night". Menti di giorno, scappa di notte. "Esatto. In italiano: non vengo da Lodi per lodarvi, non vengo da Piacenza per piacervi... Quanto al greco, Veltroni si rifà a una commedia di Aristofane, “il Venditore di decreti”. A ogni domanda corrisponde come risposta un decreto salvifico: 1000 dollari per tutti, per i giovani, per i pensionati... E le coperture arrivano con due voci, i fondi globali, che nella Finanziaria di Prodi non ci sono, e le tasse. Voti oggi, paghi domani". A proposito, quella voce di un ritorno di Vincenzo Visco come eventuale ministro tecnico delle Finanze nel governo Veltroni? "Veltroni dice che al primo Consiglio dei ministri varerà dieci decreti, ma non dice chi sarà il ministro dell'Economia che li firmerà. Intanto, quella voce non è stata smentita". Governare l'economia, di questi tempi, non sarà semplice. Si aspetta brutte sorprese quando i conti dello Stato saranno verificati? "Sono un po' stanco di andare ai dibattiti e sentire serie di numeri imparati a memoria. I numeri veri sono quelli ufficiali, appena comunicarti dal governo Prodi: crescita economica 0; inflazione 3-5%; pressione fiscale al massimo storico, verso il 44%; deficit pubblico che tende verso il limite europeo del 3%. Sono numeri che escludono il risanamento dell'economia e dei conti pubblici". Ma dicono che anche voi non avete fatto molto meglio. "Una sola risposta: negli anni del governo Berlusconi, a causa della congiuntura economica negativa che ha impattato sull'intera Europa, i conti pubblici per cui la commissione Prodi ha proposto le sanzioni non sono stati quelli italiani, ma quelli francesi e tedeschi. Ho l'impressione che Prodi avrebbe preferito sanzionare l'Italia, non la Francia o la Germania. Credo che questo sia un argomento decisivo, e ricordo che quando abbiamo lasciato il governo nel 2005 l'economia cresceva e parallelamente il deficit vero calava al 2,4%. Dopo due anni di governo Prodi siamo di nuovo verso il 3%". Capitolo promesse elettorali. Come spiega la generosità di Veltroni su tasse, pensioni, famiglia e quant'altro? "La grande differenza fra Veltroni e Berlusconi è che Veltroni pensa di perdere, Berlusconi pensa di vincere. Dopo aver perduto il conto del disastro adesso Veltroni promette il “miracolo”. Responsabilmente, nel programma del Pdl si cita invece la parola “crisi”. Crisi che sta arrivando dagli Stati Uniti e sta impattando sull'Asia, sull'Europa, e per questa via sull'Italia. Vede, io credo che nella formulazione di promesse miracolose ci sia un fattore di irresponsabilità, che destabilizza le basi stesse della democrazia. Se la politica formula promesse impossibili, determina reazioni distruttive, sposta il Paese verso l'antipolitica. La nostra strategia è responsabile: pensiamo che nell'arco della legislatura le condizioni possano invertirsi, passare dal negativo al positivo, e per questo crediamo che il nostro programma sia, nell'insieme, ragionevole. In ogni caso, partiremo con una misura di equità come la detassazione Ici sulla prima casa, trasferendo l'equivalente ai Comuni. E poi con una misura di produttività come la detassazione degli straordinari. Ancora, con una misura a costo zero, come condizionare gli sgravi fatti da Prodi alle banche alla ricontrattazione con criteri più umani dei mutui alle famiglie". C'è una filosofia politica-economica alla base di questi interventi? "I governi europei contemporanei non fanno l'economia. L'economia la fa l'economia: le imprese, i lavoratori, i consumatori. I governi devono e possono fare la piattaforma su cui si sviluppa l'economia. In questa strategia vedo due priorità: riscrivere il Titolo V della Costituzione, stravolto dalla sinistra nel 2000. L'Italia è l'unico Paese che, per Costituzione, stabilisce che le infrastrutture nazionali energetiche e di trasporto sono di competenza concorrente regionale. Questo è un fattore di spiazzamento dell'Italia nella competizione internazionale. La seconda priorità è l'energia. Paghiamo 30 miliardi di bolletta energetica, e questo danneggia tanto le imprese quanto i consumatori. La soluzione non è l'auto a pedali, non è il mulino a vento, non è la magia solare. La voce che manca è il nucleare. Credo che sia realizzabile una strategia italiana di investimento nucleare nei Paesi che stanno sull'altra sponda dell'Adriatico. Per il nucleare europeo di ultima generazione i tempi tecnici non sono lunghi, ma quelli amministrativi e politici sono infiniti. Non è detto che il nucleare italiano debba essere per forza in Italia. Finora le imprese italiane hanno delocalizzato il lavoro. Un'alternativa intelligente potrebbe essere quella di delocalizzare il nucleare per rilocalizzare il lavoro". A proposito di produttività, si può fare qualcosa per la nostra Pubblica amministrazione? "Non puoi fare una legge che abroghi il '68, ma puoi abrogare le leggi fatte dopo il '68 in funzione del '68. è giusto sentire l'opinione della base sindacale, ma non che le basi sindacali condizionino in assoluto le scelte e la produttività di un ufficio pubblico. è necessario ritornare a principi di gerarchia e responsabilità, a quello che una volta si chiamava “capufficio”, responsabile verso i superiori e i cittadini. Non sono necessarie Autorità per il controllo dei fannulloni, anche perché si rischia di scoprire che i fannulloni non mancano neppure lì". E allora, riepilogando, ci dice perché non bisogna votare il Partito democratico? "La formula politica del Pd si basa su tre componenti: discontinuità, unità, novità. Discontinuità: l'effetto si costruisce applicando massicce dosi di bianchetto. Prodi è stato sbianchettato, salvo ritornare in pista per Alitalia; Veltroni si è fabbricata una fedina politica pulita con un indulto ad personam. Non si presenta come capo della maggioranza, come è stato nel 2007, ma come capo dell'opposizione. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato. L'unità: il Pd, da unico, si è già fatto in tre, con Pannella che fa lo sciopero della fame e con i peronisti di Di Pietro che dichiarano, smentendo Veltroni, che non faranno il partito insieme. E dicono che il Pd ha paura di Mani pulite. Resta la novità: il 70% della nomenklatura è in lista, nei posti sicuri, e oltre il 90% degli eletti ne fa parte. Sentir parlare di novità da parte di personale che è in politica dagli anni Settanta e Ottanta fa un certo effetto. Vendere auto usate è cosa onesta. Vendere auto usate spacciandole per nuove, è cosa diversa. C'è da scommettere che il 15 aprile su e-Bay approderà l'offerta di un pullman verde “nuovo”". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA - Via G. Negri 4 - 20123 Milano.

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