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Articoli
Alitalia 2 (59)
Il piano di Alitalia? Ci sono soltanto i sacrifici di
Scajola Tutto quello che promette il ministro dello Sviluppo... e gli esuberi
salgono ( da "Unita, L'"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: edizione del Il piano di Alitalia? Ci sono soltanto i sacrifici di Scajola Tutto quello che promette il ministro dello Sviluppo... e gli esuberi salgono di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Quattromila, ottomila, diecimila. Quanti sono gli esuberi di Alitalia? Quante persone manderà a casa il piano che sta preparando Intesa Sanpaolo?
Alitalia, gli esuberi diventano 4.000 (
da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Il demone del Cavalieree la picchiata di Alitalia (
da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ma una cordata nazionale salverà Alitalia, che deve rimanere la nostra compagnia di bandiera". Non c'era alcuna necessità, ma proprio nessuna, neppure di tattica bassamente interessata a catturare voti, che il Cavaliere pronunciasse quelle parole. Il cerino acceso stava fra le dita di Romano Prodi e quelle dita avrebbe scottato.
Berlusconi rilancia <Alitalia italiana> (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia italiana" --> L'Italia non può perdere la
compagnia di bandiera. Silvio Berlusconi ribadisce l'impegno del governo perché
"Alitalia resti italiana". Ma, dopo le indiscrezioni sugli esuberi
(da
Il caro petrolio mette a rischio il piano B di AirOne (
da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: patron di AirOne ci aveva scommesso molto per rilanciare la sua compagnia quando Alitalia era a un passo dai francesi. Puntare sui collegamenti a lungo raggio, tra i quali quelli con gli Stati Uniti, era un modo per cercare un'alternativa alla sconfitta con Parigi. Ma la scelta si sta rilevando, secondo quanto risulta a Il Tempo, ancora lontana dagli obiettivi.
A giorni il verdetto sul prestito (
da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Intanto sempre sul tema Alitalia il presidente della Commissione Trasporti del Senato, Luigi Grillo, ha richiamato le organizzazioni dei lavoratori ad "avere un atteggiamento più responsabile e comprendere che non esiste un risanamento che non passi attraverso tagli".
I piloti pronti (
da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Poi avverte "che nei prossimi giorni, nel pieno dell'estate, i 20 mila lavoratori di Alitalia si considereranno tutti esuberi e bloccheranno non soltanto Alitalia, ma l'intero trasporto aereo italiano sino a quando qualcuno non si sarà chiarito le idee sul che fare e come".
Berlusconi insiste: Alitalia resti italiana Ma servono
sacrifici ( da "Tempo, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa Girandola di numeri sugli esuberi: tra 4 e 10 mila Berlusconi insiste: "Alitalia resti italiana" Ma servono sacrifici L'Italia non può perdere la compagnia di bandiera. è secco il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel ribadire l'impegno del governo perché l'Alitalia resti italiana. Ma, dopo le indiscrezioni sugli esuberi (si va da 4.
Alitalia, passera a bruxelles scajola: "servono sacrifici"
- ettore livini ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Passera a Bruxelles Scajola: "Servono sacrifici" Berlusconi: non possiamo perdere la compagnia di bandiera Alitalia deve rimanere italiana. Esiste una cordata nazionale e si appaleserà a breve Quando saremo al governo diremo no alle proposte irricevibili di Air France L'Europa non si metta a zignare sul prestito ponte da 300 milioni per la compagnia ETTORE LIVINI MILANO
Spunta lo spettro della "cura sabena" tagli
drastici e rotte ridimensionate ( da "Repubblica, La"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: impressione tra gli advisor è che anche per Alitalia sia necessaria una cura da cavallo di questo genere. Il disegno è sempre lo stesso. Una fusione tra Air One (ma a che prezzo?) e un'Alitalia "light" senza debiti e con un network "bonsai" in una nuova società assieme alle attività di manutenzione leggera da ricapitalizzare con i nuovi soci.
E a tavola piersilvio contestò papà "non voglio
agostino in azienda" - mauro favale (
da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che per Berlusconi si sta occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
Capitalismo da cani (
da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: o in grado di salvare tre o quattro volte la decotta Alitalia. C'è persino da felicitarsi della scelta della signora Helmsley: immaginate se invece si fosse affezionata alle tarantole, o alle iguane. Ironie a parte, il lascito dell'ineffabile Leona dovrà essere citato ogni volta che qualcuno pone a noi e al nostro giornale, la domanda: "Ma perché diavolo siete anticapitalisti?
<L'ho contattato io Le telefonate? È solo gusto da
guardoni> ( da "Corriere della Sera"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: del lodo Schifani e ora Alfano, dell'esercito in strada, della cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con Napolitano. Mercoledì prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?". Le basta un'ora e mezza? In onda "Se sforiamo nessuno protesta". Nel dubbio di sembrare troppo morbido, sarà più severo del solito?
Banchieri in visita a Palazzo Chigi (
da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Di certo sulla scrivania del governo, a cominciare da Alitalia, non mancano dossier che potrebbero interessare Goldman. E magari altri. Blankfein è infatti solo l'ultimo "banker" sbarcato dagli Usa ad aver fatto visita al premier. Tre settimane fa era toccato al gran capo di Jp Morgan, James Dimon ( foto a destra).
Alitalia, Passera in missione a Bruxelles (
da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: il ministro ha esplicitamente parlato della necessità di "sacrifici", indispensabili per rimettere Alitalia nelle condizioni di ripartire. Quanto ad altre indiscrezioni, che volevano il Consiglio dei ministri di domani impegnato ad adeguare la legge Marzano alle esigenze di Alitalia, il ministro delle Attività produttive ha negato che sia "argomento in discussione".
Nessuna smentita ufficiale sui possibili esuberi di
Alitalia e i sindacati minacciano di bloccare le attività già dalla prossima
settimana ( da "Liberazione"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: sarà a Bruxelles per incontrare il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, e quello al mercato interno, Charlie McCreevy, per parlare di Alitalia. Ai commissari europei Passera potrebbe illustrare la struttura del finanziamento che Intesa SanPaolo, come advisor, sta elaborando per la privatizzazione di Alitalia. 03/07/2008.
Alitalia, attesa per il piano: esuberi e spezzatino (
da "Campanile, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Serviranno sacrifici" Tempi sempre più duri per Alitalia. Dopo il fallimento della trattativa con Air-France, che prevedeva 2mila esuberi e il successivo varo del prestito ponte, ieri un noto quotidiano romano ha pubblicato le anticipazioni dell'analisi di Banca Intesa, advisor nominato dal governo, che di tagli, invece, ne prevede 10mila.
Scajola: Servono sacrifici per Alitalia (
da "Messaggero, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 03 Luglio 2008 Chiudi Il ministro ammette la necessità dei tagli per il risanamento. Ma per le sigle sindacali è "inaccettabile" dimezzare l'azienda Scajola: "Servono sacrifici per Alitalia" Berlusconi: "Non possiamo perdere la compagnia". Sindacati contro gli esuberi.
ROMA - I sacrifici ci saranno. E' lo stesso ministro dello
sviluppo economico, Claudio ( da "Messaggero, Il"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: lo stesso ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ad ammettere che per salvare Alitalia non c'è altra via. Ma quando il prezzo da pagare può arrivare a toccare 10 mila esuberi, come anticipato dal Messaggero di ieri, allora i sindacati sono pronti ad alzare le barricate minacciando di bloccare Alitalia e tutto il trasporto aereo.
Alitalia cucinata con tagli e spezzatino (
da "Opinione, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia cucinata con tagli e spezzatino di Alessandra Mieli Sembra quello che si definisce uno "scherzo da prete". Ma, disgraziatamente per i dipendenti di Alitalia, è l'amara realtà. Le indiscrezioni che sono trapelate sul piano di "salvataggio" messo a punto dell'advisor Intesa SanPaolo prevedrebbe lo spezzatino della compagnia di bandiera e fino a un massimo di 10 mila esuberi.
Alitalia, raddoppia il taglio (
da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Comitato pro Papa Pio (
da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, Tajani: soluzione in linea con norme Ue Blog Amici Dio: pace o dominio Il blog di Accattoli il blog di Fratel Ettore Il blog di Magister il blog di Marcello Foa Il blog di Marco Tosatti Il blog di Matteo L. Napolitano Il blog di Phil Pullella Il blog di Raffaella Il blog di Rodari il blog di Stefano Tramezzani Siti Utili Avvenire Fides Il sito sul cardinale Siri Korazym
Ex ceramica Pozzi "Ligresti tolga l'eternit dal tetto" (
da "Stampa, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: fa tutti i giornali parlavano di lui come membro della cordata che avrebbe potuto salvare l'Alitalia. A Gattinara, invece, si parla di lui da mesi, anzi da anni. A Ligresti, infatti, risale la proprietà dell'ex ceramica Pozzi, uno dei punti più degradanti della città del vino, a causa di quella distesa di eternit di 40 mila metri quadrati che si trova a ridosso delle abitazioni.
Saccà è tornato nel suo ufficio in Rai Ora farà causa a
Viale Mazzini ( da "Quotidiano.net"
del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che per Berlusconi si sta occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
Saccà torna nel suo ufficio e farà causa a Viale Mazzini Ma
Rai ricorre al tribunale del lavoro e riparte all'attacco (
da "Quotidiano.net" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: che per Berlusconi si sta occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai. Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
Alitalia, piano ad agosto (
da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: soluzione a favore del risanamento e del rilancio di Alitalia sia pienamente in sintonia con la normativa comunitaria", ha commentato al termine dell'incontro Tajani, sul cui tavolo c'è il dossier del prestito-ponte da 300 milioni di euro versato nelle casse di Alitalia e che Bruxelles sospetta essere un aiuto di Stato incompatibile con le regole europee della libera concorrenza.
Roma-Fiumicino si scusa<Colpa degli handler> (
da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: disservizio patito dai passeggeri dei due voli Alitalia atterrati a Genova due giorni fa e rimasti senza bagagli. I passeggeri, quasi tutti americani, avrebbero dovuto imbarcarsi ieri a Genova a bordo della nave Carnival Splendor per una crociera. Adr precisa, nella stessa nota, che dal 2001 il servizio di carico, scarico e consegna dei bagagli viene effettuato dalle società di "
Pubblicità dell'alitalia interrompe le telefonate (
da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Pagina III - Roma Pubblicità dell'Alitalia interrompe le telefonate Mi è capitato quattro volte negli ultimi cinque giorni, mentre ero al telefono con utenti Telecom e Infostrada. La telefonata è stata interrotta da una pubblicità dell'Alitalia, che solo l'interlocutore poteva ascoltare, mentre a me risultava caduta la linea.
"su alitalia non gettiamo la spugna" - ettore
livini ( da "Repubblica, La"
del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia "Su Alitalia non gettiamo la spugna" Passera:"Caso difficile, ma numeri prematuri sugli esuberi".Verso lo scorporo dei servizi di terra Veltroni: "Con Air France la compagnia ora sarebbe in sicurezza" ETTORE LIVINI MILANO - "La situazione di Alitalia è molto difficile, faremo di tutto per trovare una soluzione.
Alitalia, per Passera la situazione è molto difficile
Prematuri i numeri degli esuberi Una soluzione va comunque trovata (
da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia, per Passera la situazione è molto difficile Prematuri i numeri degli esuberi "Una soluzione va comunque trovata" di Roberto Rossi/ Roma TAGLI? Per ora nessun numero. Sugli esuberi Alitalia, Intesa Sanpaolo non azzarda cifre. Prudentemente la banca chiamata dal governo a scrivere il piano di salvataggio della compagnia di bandiera non ha confermato le indiscrezioni circolate
Passera (Intesa): La situazione è molto difficile (
da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ALITALIA Passera (Intesa): "La situazione è molto difficile" L'Alitalia resta in piena turbolenza e rischia di precipitare sulla ulteriore spinta dell'aumento del prezzo del petrolio. Ma solo ai primi di agosto, IntesaSanpaolo consegnerà al governo il suo piano di salvataggio per la compagnia di bandiera e solo allora si saprà esattamente quanti lavoratori saranno licenziati.
ROMA - Corrado Passera riconosce che la situazione è molto
difficile ma Intesa Sanp ( da "Messaggero, Il"
del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: legge Marzano per consentire la ristrutturazione mediante spezzatino della società aerea, con la nascita di una nuova mini-Alitalia, da far acquistare ad una newco con Air One e alcuni imprenditori. Ma il provvedimento legislativo in fieri dovrà consentire di dividere in due la compagnia separando la vecchia Alitalia con dentro lo stato, alcune società e un carico di dipendenti;
Con il commissario Ue il banchiere ha discusso alcuni punti
della nuova "Marzano" per evitare il rischio di aiuto di Stato
Alitalia, Passera: Situazione difficile Prematuro parlare (
da "Messaggero, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 04 Luglio 2008 Chiudi Con il commissario Ue il banchiere ha discusso alcuni punti della nuova "Marzano" per evitare il rischio di aiuto di Stato Alitalia, Passera: "Situazione difficile" "Prematuro parlare di tagli". Il capo di Intesa ieri a Bruxelles da Tajani.
È urgente privatizzare ma soprattutto liberalizzare (
da "Tempo, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Stampa Alitalia è urgente privatizzare ma soprattutto liberalizzare C'è da augurarsi che i sessanta giorni assegnati ad Intesa San Paolo per "ripensare" Alitalia producano non soltanto un piano industriale coraggioso, ma ancor più una visione generale davvero al servizio degli interessi del Paese, che rimetta Alitalia in carreggiata (
Corriere della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano -
data: 2008-07-04 num: - pag: 6 La Nota di M... (
da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Walter Veltroni cerca di spostare l'attenzione su salari, crisi dell'Alitalia, pensioni. Punta così a non essere condizionato da un'agenda dettata da Palazzo Chigi. Forse, però, la sua voglia di parlare di questioni concrete serve anche a disarmare la sinistra più estrema e l'alleato Antonio Di Pietro, che sulla giustizia incalzano e criticano il Pd;
Alitalia frenata sui tagli (
da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract:
Alitalia il piano passera e le smentite di scajola (
da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia il piano passera e le smentite di scajola Gli esuberi potrebbero essere diecimila Gli esuberi in Alitalia, alla fine, saranno almeno il triplo dei 2100 prospettati da Air France. I numeri circolano non "perché fa caldo", come sostiene il ministro Scajola, ma perché il salvataggio della compagnia passa necessariamente per una operazione che,
<Piano secondo le regole dell'Ue> (
da "Campanile, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Il piano per salvare Alitalia non è pronto. Manca ancora qualcosa. Del resto, secondo gli accordi con il governo, la scadenza è fissata alla fine del mese, per la precisione il primo agosto. Nel frattempo però, Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa, l'advisor nominato dal governo per cercare una soluzione che salvi la compagnia di bandiera,
Intervista a Massimo Ceccanti/ Fare il congresso è l'unica
cosa sensata ( da "Opinione, L'"
del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Faccio un esempio concreto, l'altro giorno il gruppo di Italia Dei Valori al Senato ha proposto una pregiudiziale di costituzionalità su Alitalia: gli abbiamo detto subito che non lo avremmo votato. A volte ci troviamo più d'accordo con loro, altre volte con l'Udc. Dipende dall'argomento di cui parliamo.
<Alitalia, soluzioni in sintonia con le regole Ue> (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: è stato conferito il mandato di advisor per la privatizzazione di Alitalia. PRESTITO NEL MIRINO Sul tavolo del commissario Ue c'è il delicato dossier sul prestito-ponte da 300 milioni versato dal governo nelle casse di Alitalia e che Bruxelles sospetta essere un aiuto incompatibile con le regole Ue sulla libera concorrenza: "Ho chiesto espressamente", ha sottolineato Tajani,
Intercettazioni, il gip: decisione entro 7 giorni (
da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: parlato neppure di Alitalia, ha inoltre aggiunto Ronchi. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha confermato un disegno di legge sulle intercettazioni che però, ha sottolineato, dovrebbe essere chiamato "salva privacy". Nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei ministri, Alfano ha auspicato che il parlamento lo approvi "come primo provvedimento dopo la pausa estiva"
Girotondo attorno a Walter (
da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
"Sul Cuneo-Roma biglietto di andata pagato 311,33
euro" ( da "Stampa, La"
del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia in autonomia Non ci competono" "Sul Cuneo-Roma biglietto di andata pagato 311,33 euro" "Ritenete che 311,33 euro per andare da Cuneo a Roma con 70 minuti di volo in aeromobile turboelica non sia una somma esagerata, tenuto conto che non si è trattato di biglietto "business" né "open" e che il viaggio in Eurostar costa meno di un terzo e quello in vagone letto di 1ª classe
Tonino rispedisce Veltroni sul bus contrordine compagni (
da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
E Walter diventa il "premier ombra" (
da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Berlusconi su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
La cordata? Era una bufala (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Era una bufala Alfredo Recanatesi Alitalia Quando Corrado Passera, cioè la maggiore banca italiana, si assume un compito, per farlo desistere ce ne vuole. E se alla fine non riesce ad assolverlo c'è buona probabilità di coglierci se si conclude che quel compito era impossibile.
De Bustis divorzia da Deutsche Bank (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ingresso delle Fondazioni nella Cassa depositi e Prestiti, aveva partecipato al riassetto di Alitalia e alla partita Wind. Bei colpi. Ai quali però De Bustis non aveva saputo dare sostanza. Deutsche Bank Italia con il mercato nostrano non ha più avuto molto feeling. A 57 anni quindi per De Bustis si aprono nuove possibilità di carriera.
Oltre gli aerei, Air France investe nei treni Accordo con
Veolia per entrare nell'alta velocità che fa concorrenza ai voli (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Inoltre il progetto getta una pesante ombra sul salvataggio di Alitalia. Nel piano di Intesa Sanpaolo il gruppo dovrebbe fondersi con AirOne e rafforzarsi nel mercato a breve raggio (quello nazionale). Lo stesso dal quale Air France sta disinvestendo. ro.ro.
TEMPO A sentire i sindacati una delle poche cose certe
attorno all'incerta partita Alitalia (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: nuova Alitalia. Ma la partita Alitalia, oltre che sul piano sindacale, si gioca anche sul versante politico. Per chiudere il cerchio, infatti, è necessario un contesto normativo che renda praticabile lo scenario che il piano prospetta. Secondo molti osservatori servirebbe la revisione della legge Marzano, nata sull'onda della crisi Parmalat per fronteggiare problematiche finanziarie.
Con l'inflazione al 3,8% difficile il negoziato sul modello
contrattuale Epifani avverte le imprese che la questione salariale è
prioritaria nella definizione di un accordo. Bersa (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: con gli esuberi annunciati per Telecom e per Alitalia come se fossero noccioline, e problemi per la chimica e l'indotto Fiat".Insomma, ha concluso il leader Cgil, "non possiamo trasferire tutti i problemi sul lavoro". La risposta della Guidi è stata immediata. Da un lato conciliante, quando ha spiegato che l'idea dei contratti individuali "era una provocazione",
La bufala della cordata italiana (
da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: ulteriore ciclo di ristrutturazioni e di aggregazioni che sta prendendo l'avvio aggiunge nuove complicazioni nella ricerca di un futuro per Alitalia almeno per due motivi. Intanto perché crescerà la dimensione media dei competitori sul mercato del trasporto aereo accentuando la rilevanza delle economie di scala sugli acquisti di carburante, sulle manutenzioni e sulle reti di vendita.
L'antitrust boccia il governo sulla concessione a
autostrade - barbara ardu ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: esecutivo di introdurre una norma che lascia di fatto all'Anas la possibilità di decidere da sola a chi dare in concessione un bene dello Stato. E Bruno Tabacci (Rosa bianca) arrivò addirittura a "denunciare" un qualche interesse a tenersi buoni i Benetton (proprietari di Autostrade), nella speranza che partecipassero a una cordata per Alitalia.
Incroci banche-imprese entro l'estate via i tetti - andrea
greco ( da "Repubblica, La"
del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: vedi Alitalia ? e l'aumento di possibilità che qualche gruppo industriale finisca in cattive acque visti i tassi in rialzo ? si pensi al comparto degli operatori immobiliari ? devono avere avuto un ruolo nell'accelerazione dell'agenda del governo in merita.
Primo bilancio per il governo Berlusconi. Fra i 67
provvedimenti varati finora spiccano l (
da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: abolizione dell'Ici e la detassazione degli straordinari, ma anche la rivoluzione della Finanziaria. Già in vigore anche il decreto anti-rifiuti. Molte le polemiche intorno ai provvedimenti per la sicurezza e il rinvio dei processi. E in autunno si profilano sfide delicate come il salvataggio Alitalia e la riforma federale.
Per la nuova Alitalia aerei in affitto (
da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: 05 Luglio 2008 Chiudi Nello spezzatino la vendita degli aeromobili: la vecchia società in liquidazione farebbe cassa e alla newco l'operazione costerebbe meno Per la nuova Alitalia aerei in affitto Nel piano di Intesa il "lease back" della flotta per rendere più snella la Compagnia.
ROMA - Vendita dei gioielli di famiglia di Alitalia. A
cominciare dalla flotta aerea con la (
da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia. A cominciare dalla flotta aerea con la procedura del lease back. Le macchine verrebbero riprese in affitto dalla Nuova Alitalia assieme agli aeromobili "prestati" da Air One. Nel piano di salvataggio in fase di costruzione da parte di Intesa Sanpaolo, secondo quanto risulta a Il Messaggero, un passaggio saliente sarebbe costituito dalla cessione degli aeromobili della Magliana
Intesa SanPaolo ha una bella gatta da pelare con il dossier (
da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Alitalia: "Ho chiesto espressamente - ha sottolineato Tajani - che ogni soluzione a favore del risanamento e del rilancio di Alitalia sia pienamente in sintonia con la normativa comunitaria". Passera non si è però sbilanciato sui tempi per la presentazione del piano industriale della compagnia di bandiera: "La durata del nostro mandato è di 60 giorni e non mi pare che i termini siano
Prime ipotesi sul piano-Alitalia (
da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-07-2008)
+ 1 altra fonte
Argomenti: Alitalia
Abstract: Economia Pagina 213 Prime ipotesi sul piano-Alitalia --> Ci vorrà ancora del tempo per sciogliere il rebus Alitalia. L'intenso lavoro di tessitura del piano industriale coordinato da IntesaSanpaolo, non sembra ancora arrivato a compimento e al momento appare assai improbabile attendersi novità su questo fronte anche per la prossima settimana.
Il pasticciaccio alitalia (
da "Riformista, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Abstract: Una separazione chirurgica fra un'Alitalia "best company" e una "bad company", quest'ultima verosimilmente lasciata sul groppone del contribuente. La fusione dell'Alitalia "best company" con il suo principale concorrente italiano, Air One (qualche osservatore malizioso potrebbe chiedersi quale di queste due imprese venga così "salvata").
( da "Unita, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Il piano di Alitalia? Ci sono soltanto i sacrifici
di Scajola Tutto quello che promette il ministro dello Sviluppo... e gli
esuberi salgono di Roberto Rossi/ Roma TAGLI Quattromila, ottomila, diecimila.
Quanti sono gli esuberi di Alitalia? Quante persone manderà a casa il piano che sta preparando
Intesa Sanpaolo? Tra indiscrezioni e richieste di smentite ufficiali per
ora non c'è nulla di certo. Ci sono i "sacrifici" ri- chiesti dal
ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola, giusto ieri. C'è Corrado Passera,
numero uno di Intesa, che oggi sarà a colloquio con il commissario dei
Trasporti Ue Antonio Tajani e quello al mercato interno, Charlie McCreevy,
proprio per parlare di Alitalia. Ai commissari Passera
potrebbe illustrare la struttura del finanziamento che Intesa, come advisor
incaricato dal governo, sta elaborando per la privatizzazione di Alitalia e le condizioni per la restituzione dei 300 milioni
erogati dallo Stato alla compagnia in origine sotto forma di prestito ponte,
poi trasformatosi in capitale, entro il 31 dicembre. Più difficile che faccia
numeri sugli esuberi. Già bastano le indiscrezioni per alzare la tensione. I
sindacati, che chiedo un incontro con il governo, hanno già minacciato di
bloccare il trasporto aereo per agosto se non sarà fatta chiarezza. Che nessuno
ha intenzione di fare, per ora. L'impressione è che la trattativa sia già
iniziata fuori da qualsiasi tavolo. I numeri fatti circolare servono a
preparare la base per la discussione. Che si preannuncia aspra. Perché,
comunque, dopo il piano Intesa, Alitalia non sarà più
la stessa. In primo luogo perché si prospetta la fusione con Air One ma
soprattutto perché il gruppo sarà diviso, "atomizzato" come spiega un
sindacalista. Il fatto è che sulla ristrutturazione della nostra compagnia di
bandiera si sono coagulati due interessi coincidenti. Quello di Intesa e quello
del governo. L'esecutivo e in particolar modo Silvio Berlusconi ha sfruttato
l'affaire Alitalia in campagna elettorale. Chi si
ricorda più della cordata italiana pronta a rilevare la compagnia di bandiera e
strapparla dalle odiate mani francesi? E la storia dei figli del premier
sull'uscio della porta della Magliana pronti a entrare nell'azionariato del
gruppo chi la menziona più? Berlusconi ha mascherato un suo interesse privato
per una necessità pubblica. Lo ha fatto anche ieri quando ha ricordato che Alitalia serve anche a "vendere il nostro Paese ai
turisti nel mondo". Eppure fa notare un sindacalista, dopo la cura che
Intesa vuole proporre, Alitalia rimarrà una compagnia
piccola, chiusa nel mercato italiano ed europeo, con poche pretese di sviluppo,
e margini di guadagno al limite del pareggio. Una compagnia come questa che
prospettive di vita avrebbe? Poche. Sarebbe allora indispensabile appoggiarsi a
un'altra azienda. Sarebbe necessario, spiega il sindacalista, ripetere quello
che stava già avvenendo qualche mese fa, e cioè tentare un'aggregazione con un
altra compagnia di peso. Ma questo lo si poteva fare ad aprile con Air France
che proponeva costi occupazionali tutto sommato contenuti (2.100). Oggi le cose
andrebbero diversamente. Anche perché il dossier è stato messo in mano a Intesa
Sanpaolo "una grande banca - ha detto il sindacalista della Filt Cgil
Mauro Rossi - che pare vanti crediti nei confronti sia di Alitalia
sia di Airone" e che "sarebbe l'unica a trarre giovamento dallo
smantellamento della compagnia di bandiera".
( da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
L'advisor
passera atteso a bruxelles Piano industriale, bagarre sui numeri. I sindacati:
fermiamo tutto ' 03/07/2008 il futurodella compagniaIl piano industriale che
sarà presentato chiederà sacrifici con alcuni tagli claudio scajolaministro
dello Sviluppo economico 03/07/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Luigi
leone Non si capisce quale demone induca Silvio Berlusconi a compiere mosse che
alla prova dei fatti risultano politicamente scellerate. Eppure quel demone da
qualche parte deve nascondersi in lui se il premier si dimostra, a volte, così
incapace di tenere uniti lingua e cervello. Campagna elettorale: "La
proposta di Air France è irricevibile, ma una cordata
nazionale salverà Alitalia,
che deve rimanere la nostra compagnia di bandiera". Non c'era alcuna
necessità, ma proprio nessuna, neppure di tattica bassamente interessata a
catturare voti, che il Cavaliere pronunciasse quelle parole. Il cerino acceso
stava fra le dita di Romano Prodi e quelle dita avrebbe scottato.
Invece, il diavolo dell'onnipotenza, l'inclinazione alla spavalderia, la smania
di rivelarsi un taumaturgo, ebbero il sopravvento, spingendo Berlusconi a
scandire parole che alla sua intelligenza per prima devono essere apparse nella
loro evidente inutilità e pericolosità. Ma tardivamente rispetto alla sveltezza
della favella. Difatti. Oggi, 3 luglio 2008, la cordata nazionale si è dissolta
e l'irricevibile proposta di Air France, che contemplava 2.100 esuberi, appare
- a chiunque abbia conservato un collegamento aperto con il buon senso -
un'occasione assurdamente sciupata. Che aveva due pregi: evitare il crac
finanziario e incastonare la compagnia in un quadro di alleanze internazionali
che avrebbero anche risolto il non marginale problema della gestione
industriale. Marchiata con il sigillo dell'infamia questa opzione, il governo
ora viene a dirci che gli esuberi dovranno essere ben più di 2.100 e che esiste
la fondata possibilità di dover procedere alla costituzione di una "bad
company" nella quale confinare tutte le nefandezze finanziarie e
gestionali della società. Ne rimarrà una mini-azienda, magari destinata a
fondersi con altre (Air One per cominciare), che offrirà rotte e servizi
compatibili con le sue dimensioni ridotte, ma certo lontanissimi dagli standard
che avrebbe garantito Air France. E tutto ciò solo per dire che l'Italia ha una
sua compagnia aerea di bandiera e per sostenere Malpensa, la corda alla quale
Berlusconi e il suo terzo esecutivo si sono impiccati per saldare l'alleanza
con la Lega Nord. Non meno stolta, peraltro, risulta la posizione dei
sindacati, che dopo aver partecipato allo scempio di Alitalia,
ingrossando gli organici e ingrassando i loro tesseramenti, hanno pure avuto
l'improntitudine di alzare il prezzo delle richieste, sbattere la porta in
faccia ai francesi e sposare la linea assurdamente nazionalista del premier.
Salvo stracciarsi le vesti, adesso, perché gli esuberi necessari sono il doppio
se non il triplo. C'è un difetto di credibilità, nel nostro sistema politico,
sindacale ed economico, che il numero uno di Air France, Jean-Cyrille Spinetta,
ci ha comunicato a muso duro: "Alla larga dagli italiani, sono campioni di
inaffidabilità". Dal Financial Times all'Economist, c'è di che crogiolarsi
a proposito della nostra congenita riluttanza ad affrontare i problemi per quel
che sono. E a cercare soluzioni che siano figlie della serietà e non di
mediazioni in stile basso impero, assolutamente incompatibili con la virtù
latina di fissare nel mezzo le migliori ragioni da assecondare. Un insensato
gioco al massacro che, peraltro, fa a pugni con la "realpolitik" di
cui il capo del governo s'è dimostrato capace in più circostanze. Anche
recentemente, quando sposando la linea del dialogo con l'opposizione e
annunciandosi in versione nuova, sembrava davvero incamminato verso un
quinquennio proficuo per il Paese. Sul più bello, quando molto, se non tutto,
pareva congiurare a favore di quella normalità invocata in particolare da chi
nell'urna ha scommesso sul Pdl e sul suo leader, ecco rimaterializzarsi il
demone. Il quale, stavolta e di nuovo, spinge il Cavaliere a promuovere dei
"ritocchini" al sistema giudiziario, sbraitando contro il complotto
delle toghe rosse e dei loro complici politici. Giusto quel che serve per farsi
del male: declinando la versione peggiore del Signore di Arcore, riaprendo la
ferita delle "leggi ad personam", girando a detrimento persino
posizioni di vantaggio come quella che Giorgio Napolitano ha assunto, con
onestà intellettuale e istituzionale, quando ha intimato al Csm di astenersi da
qualunque valutazione sulla costituzionalità della norma "blocca-processi".
Incassato l'intervento del Quirinale, c'era bisogno di commentarlo ("ha
seguito le indicazioni dei presidenti delle Camere", Berlusconi dixit) con
un'enfasi così sopra le righe da dover essere sterilizzata con una inevitabile
quanto bruciante smentita? Qualcuno consigli al premier un esorcista.
leone@ilsecoloxix.it 03/07/2008.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Pagina 211 Berlusconi rilancia "Alitalia
italiana" --> L'Italia non può perdere la compagnia di bandiera. Silvio
Berlusconi ribadisce l'impegno del governo perché "Alitalia
resti italiana". Ma, dopo le indiscrezioni sugli esuberi (da
( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Il caro petrolio mette a rischio il piano B di AirOne Filippo Caleri
f.caleri@iltempo.it Carlo Toto, patron di AirOne ci aveva
scommesso molto per rilanciare la sua compagnia quando Alitalia era a un passo dai francesi.
Puntare sui collegamenti a lungo raggio, tra i quali quelli con gli Stati
Uniti, era un modo per cercare un'alternativa alla sconfitta con Parigi. Ma la
scelta si sta rilevando, secondo quanto risulta a Il Tempo, ancora lontana
dagli obiettivi. Il primo volo partito per Chicago ha raccolto solo una
settantina di passeggeri sui 230 posti a sedere. E così è stato anche per
quello successivi. La crisi economica ha sicuramente influito sul fattore di
carico degli aerei ma a questo si sono aggiunti anche una serie di paletti. La
trasvolata oceanica, in attesa dei nuovi A330, è infatti effettuata con
bimotori. E le regole internazionali di volo chiedono ai vettori in questi casi
un piano di volo che li tenga sempre a 60 minuti da uno scalo. Risultato. Per
ottemperare a questa regola, chiamata protocollo Etops, AirOne deve seguire
rotte più lunghe e dunque più costose. Un elemento negativo che non porta certo
buoni riflessi sui conti di Toto già particolarmente esposto nei confronti del
sistema bancario, e in particolar modo proprio della Intesa-SanPaolo incaricata
di trovare una via d'uscita alla crisi della ex compagnia di bandiera. Che
probabilmente si concretizzerà in un ridimensionamento delle tratte non
remunerative. E in un contestuale rincaro dei collegamenti economicamente
validi. Una strategia plausibile se si considera che Alitalia-AirOne,
in caso di fusione, sarebbe praticamente quasi monopolista sulle tratte
nazionali. Antitrust italiano ed europeo permettendo.
( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Bruxelles A giorni il verdetto sul prestito Tra pochi giorni la Commissione Ue
risponderà alle autorità italiane sull'indagine avviata riguardo i 300 milioni
di euro per sospetto aiuto di Stato illegale incompatibile con le regole
comunitarie sulla concorrenza. Intanto sempre sul tema Alitalia il presidente della Commissione
Trasporti del Senato, Luigi Grillo, ha richiamato le organizzazioni dei
lavoratori ad "avere un atteggiamento più responsabile e comprendere che
non esiste un risanamento che non passi attraverso tagli".
( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Anpac I piloti pronti a lottare contro i licenziamenti La prospettiva di
migliaia di esuberi, molto superiori ai circa
( da "Tempo, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Girandola di numeri sugli esuberi: tra 4 e 10 mila Berlusconi
insiste: "Alitalia resti italiana"
Ma servono sacrifici L'Italia non può perdere la compagnia di bandiera. è secco
il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel ribadire l'impegno del
governo perché l'Alitalia resti italiana. Ma,
dopo le indiscrezioni sugli esuberi (si va da
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
La cordata italiana Il no a Air France Il prestito ponte Alitalia, Passera a Bruxelles Scajola: "Servono sacrifici"
Berlusconi: non possiamo perdere la compagnia di bandiera Alitalia deve rimanere italiana. Esiste
una cordata nazionale e si appaleserà a breve Quando saremo al governo diremo
no alle proposte irricevibili di Air France L'Europa non si metta a zignare sul
prestito ponte da 300 milioni per la compagnia ETTORE LIVINI MILANO -
"L'Italia non può permettersi di perdere la compagnia di bandiera. Anzi,
deve andare nella direzione opposta". Il premier Silvio Berlusconi, dopo i
fuochi d'artificio elettorali, torna in campo sul salvataggio di Alitalia mentre gli advisor di Banca Intesa provano a far
quadrare tra mille difficoltà il piano di salvataggio della compagnia di
bandiera. Le cordate di "decine di imprenditori" annunciate prima
delle urne non si sono per ora materializzate. Anzi. Il caro-petrolio ha reso
ancora più complessa la partita tanto che il ministro per lo Sviluppo economico
Claudio Scajola ha iniziato a mettere le mani avanti preannunciando sacrifici
per tutti. "Alitalia non è un'azienda sana ed è
sull'orlo del fallimento ? ha detto ieri senza mezze misure ?. Richiederà uno
sforzo a chi desidera investire e al paese nel suo complesso". Morale:
"Ci saranno tagli e se la compagnia che parte sana avrà successo, potrà
riassumere personale". "I sindacati devono avere un atteggiamento più
responsabile", gli ha fatto eco il presidente della Commissione lavori
pubblici e trasporti Luigi Grillo. Il piano cui starebbe lavorando Banca
Intesa, in effetti, sarebbe piuttosto severo. La ratio è che solo una compagnia
ben concentrata sul mercato domestico grazie alla fusione con Air One (che
porterebbe all'80% la quota di mercato in Italia) e con un network più snello
avrebbe le basi per ripartire. Sgravata però di debiti, con un forte taglio
agli organici e lasciandosi alle spalle le attività in perdita e i debiti per
cui il futuro sarebbe molto incerto e ancora tutto da definire. Il tema dei
tagli, non a caso, ha mandato in fibrillazione il fronte sindacale. "Un'Alitalia ridimensionata risulterebbe incoerente con le
indicazioni del premier e del Governo e quindi irrealizzabile", ha detto
l'Anpac (piloti). Siat la Filt Cgil che la Uilt hanno respinto l'ipotesi di
ristrutturazioni selvagge chiedendo invece di essere ricevuti dal Governo per
discutere concretamente del futuro. Il piano Air France prevedeva 2.100 tagli
in Az Fly, mentre fonti vicine al dossier ribadiscono che il peggioramento del
contesto macro-economico e il caro greggio hanno aggravato la situazione tanto
che "la stima di 4mila esuberi rischia di essere ottimista". I
vertici di Banca Intesa continuano comunque a lavorare alla presentazione del
piano. Oggi l'ad Corrado Passera sarà a Bruxelles per incontrare il Commissario
Ue ai trasporti Antonio Tajani e quello al mercato interno Charlie McCreevy.
L'obiettivo è illustrare le linee guida del progetto di salvataggio e i termini
entro cui si prevede di restituire allo stato entro dicembre i 300 milioni di
prestito ponte (convertito in capitale per evitare il crac) nel mirino della
Comunità europea. La strada per il salvataggio è però sempre strettissima. C'è
da mettere a punto il piano industriale, convincere i potenziali soci della sua
solidità, chiamare a raccolta altri investitori finanziari (che in un'Alitalia "bonsai" e padrone del mercato interno
potrebbero anche mettere dei soldi) e soprattutto arrivare a un accordo con i
sindacati sulla ristrutturazione e sulle spezzatino della attività che separerà
i lavoratori di serie A, quelli della newco, da quelli di serie B destinati a
finire nella cosiddetta bad company. Anche se già il Governo Prodi aveva messo
a punto gli ammortizzatori sociali necessari ad assorbire gli impatti
occupazionali. Si cammina comunque sul filo. Sono in allarme gli
obbligazionisti e gli azionisti, prima illusi dalle fiammate in Borsa garantite
dagli annunci di cordate italiane e ora preoccupati per il futuro dei loro
investimenti. Qualche sindacato è pronto a scendere sul piede di guerra, magari
con un blocco del trasporto nel periodo estivo che rischia di trasformarsi nel
colpo di grazia per la compagnia. E i legali sono al lavoro per mettere a punto
un quadro giuridico normativo (che richiederà forse un intervento legislativo)
per consentire di traghettare senza danni la nuova Alitalia
in versione ridotta nella newco con Air One senza intoppi con i creditori.
Scajola però ha smentito che il prossimo consiglio dei ministri si possa
occupare da subito di una revisione in funzione pro-Magliana della Legge
Marzano.
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Il calo dei passeggeri e l'aumento del costo del carburante hanno aggravato la
situazione della compagnia Spunta lo spettro della "cura Sabena"
tagli drastici e rotte ridimensionate Una trentina di aerei da Milano ormai
viaggiano vuoti quasi a metà Lo scopo è separare la nuova dalla vecchia società
per evitare i pignoramenti MILANO - Su Alitalia si
allunga lo spettro del salvataggio stile-Sabena. Il primo esame dei conti da
parte degli advisor infatti, avrebbe evidenziato quello che molti temevano e
gli ultimi dati finanziari spiegavano in cifre: lo stato di salute della
compagnia, già precario a inizio anno, è ora gravissimo. Ad aprile sono stati
bruciati tre milioni di euro al giorno e i passeggeri sono calati del 25,9%,
ben più del taglio (16,7%) dell'offerta. Sulle rotte da Milano, per dare
un'idea, una trentina viaggiano oggi con un tasso d'occupazione medio sotto il
60%. L'anno scorso solo due tratte erano sotto questa soglia. La bolletta
petrolifera, intanto, continua a salire molto più di quella dei concorrenti. Il
prezzo di una tonnellata di jet-fuel è passato in sei mesi da
( da "Repubblica, La" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi
Saccà torna in ufficio dopo la sentenza di reintegro: il Garante della privacy
mi tuteli E a tavola Piersilvio contestò papà "Non voglio Agostino in
azienda" Nuove rivelazioni dell'Espresso: quel summit di famiglia ad
Arcore è stato Ermolli, "eminenza grigia" del premier, a raccontare
quel pranzo ai pm MAURO FAVALE ROMA - Piersilvio contro Silvio. E in mezzo
Agostino Saccà. Si arricchisce di una nuova puntata la saga degli intrecci
Rai-Mediaset. Stavolta c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore, consulente
e uomo di fiducia di Berlusconi, ha fatto la scorsa primavera ai pm napoletani
nell'ambito dell'inchiesta per corruzione che coinvolge il premier e Saccà,
accusato di aver favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in cambio di un
sostegno ad una sua attività privata nel settore della fiction. La vicenda è
spiegata nei dettagli dal L'Espresso in edicola domani. Ermolli (la stessa
"eminenza grigia" che per Berlusconi si sta
occupando anche della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore
durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A
dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai.
Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
l'amministratore delegato Fininvest Pasquale Cannatelli e la signora Rosa, la
madre del Cavaliere. In quella riunione, nel settembre 2007, furono esplicite
le resistenze di Piersilvio a legarsi a Saccà. Il vicepresidente del gruppo di
famiglia, già in un paio di occasioni, aveva frenato i tentativi del padre e di
Confalonieri di strappare il direttore di Rai Fiction alla concorrenza.
"Mentre io e Fedele - racconta Ermolli - demmo una valutazione positiva da
verificare nello sviluppo progettuale, Piersilvio espresse una valutazione
negativa. Io e Confalonieri eravamo quasi portatori di questa ipotesi e ritengo
che Saccà e Confalonieri avessero parlato del progetto prima
dell'incontro". Il progetto sarebbe proprio quello per il quale, secondo
l'accusa, Berlusconi avrebbe offerto il proprio sostegno in cambio dell'aiuto
di Saccà ("Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore").
Intanto, oggi il manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del
lavoro che ha annullato il provvedimento della Rai che lo aveva sospeso senza
però pronunciarsi nel merito. Saccà ha già presentato un ricorso al Garante
della privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450
intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei
componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche
uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al
direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha assunto
iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi e del suo
movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio legale Rai,
membro del comitato etico, al quale, come rivela L'Espresso, Saccà avrebbe
risolto un problema per la sorella che voleva diventare dirigente di una Asl.
In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo Moro,
all'epoca assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il
manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo Innocenzi,
membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che il
comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun illecito,
ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il "giudicato" e uno
dei suoi giudici.
( da "Manifesto, Il" del 03-07-2008)
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COMMENTO
Capitalismo da cani Marco d'Eramo L'uomo è il miglior amico del cane, ma il peggior
nemico di se stesso, almeno a stare alla notizia che ci giunge dagli Stati
uniti d'America sulle ultime volontà della signora Leona Helmsley, morta l'anno
scorso alla bella età di ottantasette anni. Secondo indiscrezioni di ieri, la
miliardaria ha lasciato ben undici milioni di dollari al suo cane Trouble
("Guaio"): ma è solo una briciola rispetto a quel che la magnate
degli alberghi ha devoluto alla caninità in quanto specie, o essenza. CONTINUA
PAGINA
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-03 num: - pag: 5
categoria: REDAZIONALE Enrico Mentana Parla il conduttore di "Matrix"
"L'ho contattato io Le telefonate? è solo gusto da guardoni" ROMA -
L'ha invitato lei, si è proposto lui? "Io. Confalonieri gli aveva appena
consigliato di parlare al Paese. Feltri pure. Mi sono detto: ci provo, siamo
gli unici ancora in onda, possiamo fare il colpo". Fatto. Stasera a Matrix
(alle 21.15 salvo imprevisti) Enrico Mentana, intervisterà in esclusiva Silvio
Berlusconi. "E sarà particolarmente divertente, visto com'è finita
l'ultima volta". Con lei che gli toglieva la parola. Lo rifarebbe, se
necessario? "Non siamo sotto elezioni. Lui ha interesse a parlare, io
conosco diritti e doveri di giornalista. Non sarò né un Torquemada nè un
reggimicrofono... Vergin di servo encomio e di codardo oltraggio "
(Manzoni, 5 maggio). Vi ha tenuto sulla corda? "L'ok è arrivato dopo due
giorni". Condizioni? "Nessuna. Bastava che fossimo io e lui, a viso
aperto, uno contro uno. Il Cavaliere deve spiegare molte cose, noi ne abbiamo
molte da chiedergli". Domande concordate in anticipo? "No. Ma non
serve nemmeno, è talmente ovvio che cosa gli chiederò: di questo clima
avvelenato, del dialogo interrotto con Veltroni, delle intercettazioni e di
Saccà, del processo Mills, di Napoli, del lodo Schifani e
ora Alfano, dell'esercito in strada, della cordata Alitalia, del contrasto col Csm e dei rapporti con Napolitano. Mercoledì
prossimo comunque ospito Walter Veltroni, bene così?". Le basta un'ora e
mezza? In onda "Se sforiamo nessuno protesta". Nel dubbio di sembrare
troppo morbido, sarà più severo del solito? "Giustamente serrato.
Spero sia un colloquio sereno e amichevole, non è un interrogatorio, non devo
torchiare nessuno. Cercherò di dare il meglio, però l'intervista si fa in
due". Silvio Berlusconi con Enrico Mentana negli studi di registrazione di
Matrix: il premier è stato intervistato dal giornalista sia prima delle ultime
elezioni politiche sia prima di quelle del 2006 Come lo vede il premier?
"Resta l'uomo che ha vinto le elezioni, il più popolare. Al contrario di
quanto si crede, secondo me la sua luna di miele con gli italiani non è finita.
La sua immagine non è graffiata". Intercettazioni: giuste o troppe?
"Con alcuni soggetti meno tutelati abbiamo, lo lasci dire, indegnamente
calcato la mano. Con i potenti avrei meno preoccupazioni. Ma se nessuno deve
porsi al di sopra della legge, la legge deve garantire anche chi è famoso".
Che pensa delle telefonate Berlusconi- Saccà con raccomandazioni accluse?
"Cambiano i nomi, la sostanza è sempre la stessa da quando esiste la Rai.
Quelle conversazioni sono irrilevanti, i riferimenti sessuali sono l'unica cosa
che solletica il gusto del guardone che è in noi. Che differenza c'è tra un
politico che segnala un'attrice e uno che piazza il suo notista di fiducia in
un tg?". Girerebbero bobine scottanti. "Lo so. Preferisco pubblicare
che censurare, ma se esageriamo si rischia che sia la gente a dire basta. Devo
poter dire se Berlusconi rispetta le leggi o no. A chi telefona o quel che fa
quando smette di lavorare sono affari suoi. Vogliamo guardare dal buco della
serratura? Facciamolo, ma ammettiamo che di questo si tratta". Berlusconi vuole
un decreto legge urgente anti-intercettazioni. "Credo che una materia così
delicata meriterebbe un adeguato dibattito in Parlamento. Ma glielo chiederò
stasera ". è il suo quarto a tu per tu col Cavaliere. Teso?
"Tranquillo, non sono emotivo". Abito della grande occasione?
"Ma va, completo e camicia". Lei dà un dolore a Vespa che d'estate
parlerà solo d'amore. "Se ne parlerà anche da me... Quella parte magari la
dedico a Bruno". Giovanna Cavalli I temi e la politica \\ Il Parlamento Un
tema delicato come le intercettazioni merita un dibattito parlamentare \\ No a
Torquemada Sarà divertente, io serrato ma non Torquemada. Mercoledì prossimo
ospiterò Veltroni.
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
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Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-03 num: - pag: 29
categoria: REDAZIONALE Goldman e Jp Morgan Banchieri in visita a Palazzo Chigi (
F.D.R.) Visita a Palazzo Chigi di Lloyd Blankfein. Il numero uno mondiale di
Goldman Sachs ( foto a sinistra) ha visto ieri Silvio Berlusconi. Di cosa
abbiano parlato non si sa. Di certo sulla scrivania del
governo, a cominciare da Alitalia, non mancano dossier che potrebbero interessare Goldman. E
magari altri. Blankfein è infatti solo l'ultimo "banker" sbarcato
dagli Usa ad aver fatto visita al premier. Tre settimane fa era toccato al gran
capo di Jp Morgan, James Dimon ( foto a destra). Giovedì scorso era
stata la volta del presidente mondiale di General Electric, Jeffrey Immelt. E,
pochi giorni dopo la vittoria alle elezioni, a Roma era sbarcato il numero uno
di Lehman Brothers, Dick Fuld.
( da "Corriere della Sera" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Economia - data: 2008-07-03 num: - pag: 29
categoria: REDAZIONALE Il salvataggio Sindacati in allarme sugli esuberi.
Scajola conferma i tagli: serviranno sacrifici. Il nodo dell'alleanza
industriale Alitalia, Passera in missione a Bruxelles
Conto alla rovescia sul piano Intesa. Il premier: non possiamo perdere la
compagnia di bandiera Il ministro delle Attività produttive: "Il governo
non discuterà domani un adattamento della legge Marzano" MILANO - I giorni
decisivi per la presentazione della "nuova" Alitalia,
firmata da Intesa Sanpaolo, dovrebbero essere ormai prossimi. La banca ha tempo
fino alla fine di luglio per ultimare il lavoro, ma è diffusa la percezione che
un piano di massima sarà presentato prima. A rafforzare la convinzione, è
arrivata ieri la notizia dell'odierna visita dell'amministratore delegato di
Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, al commissario ai trasporti Antonio Tajani a
Bruxelles. La presenza del banchiere nella sede europea, per la verità, era già
fissata in coincidenza con la sua partecipazione a un convegno sulla riforma
del budget dell'Unione. In occasione della trasferta, era già concordato un
incontro col commissario al mercato interno Charlie McCreevy. Tuttavia,
l'attenzione di tutti si concentrerà, inevitabilmente, sull'incontro col
commissario italiano Antonio Tajani, competente per materia nella delicata
vicenda della procedura contro il governo italiano per il prestito ponte da 300
milioni. Sul fronte europeo, il prestito varato dal precedente governo e
recentemente divenuto legge attende ancora spiegazioni da parte governativa, ma
l'intervento di terze parti nella procedura potrebbe consentire un allungamento
dei tempi. Intanto, la vicenda del salvataggio della compagnia di bandiera sale
di tono, di giorno in giorno, anche sulla scena politica italiana. Sulla
questione, è tornato il premier Silvio Berlusconi, che al culmine della
campagna elettorale aveva duramente avversato la cessione del controllo della
Magliana ad Air France. Nel corso di una conferenza stampa sul turismo,
svoltasi nel pomeriggio a Palazzo Chigi, Berlusconi ha sottolineato che va scongiurato
il rischio "della perdita della compagnia di bandiera ". Tutto
questo, ha detto il presidente del Consiglio "deve essere modificato e
dobbiamo andare in una direzione opposta ". Dopo le indiscrezioni che
portano a 10 mila la cifra massima di esuberi possibili all'interno di una
ristrutturazione che incorpori Airone nella nuova compagnia, è andato crescendo
l'allarme da parte delle sigle sindacali che minacciano scioperi di fronte a un
ipotesi che porterebbe a uscire dall'azienda circa la metà dei suoi dipendenti
e quasi cinque volte tanto gli esuberi pianificati da Air France. Mentre fonti
tecniche sottolineano che il numero degli esuberi sarà inversamente
proporzionale alla solidità del partner industriale della nuova Alitalia, dal governo ha preso la parola anche il ministro
per le Attività produttive Claudio Scajola. Oltre a rinnovare gli auspici per
una rapida soluzione, il ministro ha esplicitamente parlato
della necessità di "sacrifici", indispensabili per rimettere Alitalia nelle condizioni di ripartire.
Quanto ad altre indiscrezioni, che volevano il Consiglio dei ministri di domani
impegnato ad adeguare la legge Marzano alle esigenze di Alitalia, il ministro delle Attività
produttive ha negato che sia "argomento in discussione".
Jacopo Tondelli jtondelli@corriere.it Corrado Passera e, sotto, Antonio Tajani.
A destra, l'aeroporto romano di Fiumicino.
( da "Liberazione" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Nessuna
smentita ufficiale sui possibili esuberi di Alitalia e
i sindacati minacciano di bloccare le attività già dalla prossima settimana.
Intanto continua il balletto di cifre (ieri si parlava di 10mila esuberi) e di
ipotesi (sempre ieri è spuntata l'idea di una mini compagnia solo nazionale da
integrare con Air One). Oggi intanto l'amministratore delegato di Intesa
SanPaolo, Corrado Passera, sarà a Bruxelles per incontrare
il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, e quello al mercato interno,
Charlie McCreevy, per parlare di Alitalia. Ai commissari europei Passera potrebbe illustrare la struttura
del finanziamento che Intesa SanPaolo, come advisor, sta elaborando per la
privatizzazione di Alitalia.
03/07/2008.
( da "Campanile, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
L'advisor,
Banca Intesa, punta a creare una piccola compagnia da accorpare ad AirOne.
Scajola: "Serviranno sacrifici" Tempi sempre più
duri per Alitalia. Dopo il
fallimento della trattativa con Air-France, che prevedeva 2mila esuberi e il
successivo varo del prestito ponte, ieri un noto quotidiano romano ha
pubblicato le anticipazioni dell'analisi di Banca Intesa, advisor nominato dal
governo, che di tagli, invece, ne prevede 10mila. A supportare la
veridicità dei numeri, interviene, Claudio Sccajola, ministro dello Sviluppo,
per il quale, il piano industriale che verrà presentato per il salvataggio di Alitalia "chiederà sacrifici". L'auspicio del
ministro è che "l'advisor Intesa Sanpaolo riesca nella missione di mettere
insieme una cordata e un piano industriale che permetta il rilancio" della
compagnia. Commentando, a margine dell'assemblea generale di Assimpredil Ance a
Milano, le indiscrezioni che parlano degli esuberi, che però, per Scajola sono
4mila e non 10mila come riporta "Il messaggero" osserva: "Non
stiamo parlando di un'azienda che va bene, parliamo di una azienda che è
sull'orlo del fallimento il piano industriale che sarà presentato - ha proseguito
- chiederà sacrifici a chi desidera investire e al Paese nel suo complesso con
alcuni tagli. Ma se la compagnia avrà successo perchè riparte sana - ha
rassicurato il ministro - potrà riassorbire il personale". Scajola poi
nega che una revisione della legge Marzano che regola i fallimenti sia
argomento in discussione al prossimo consiglio dei Ministri, come invece
ipotizzato nei giorni scorsi sulla base di una richiesta di Intesa Sanpaolo per
procedere nel suo lavoro di advisor. "Abbiamo bisogno di una compagnia
forte - ha proseguito il ministro dello Sviluppo economico - siamo un Paese
turistico e serve una compagnia che possa dirottare flussi turistici crescenti
verso l'Italia". Le voci sugli esuberi che scatterebbero con il nuovo
piano industriale di Alitalia sono, per l'Anpac,
associazione dei piloti, "destabilizzanti e lontane da una realistica
possibilità di concretizzazione". L'Anpac annota un numero ancora diverso
per quanto riguarda gli esuberi che ammonterebbero ad oltre 6mila unità, cioè circa
il triplo di quanto originariamente previsto nella proposta di Air France-Klm.
A questo punto l'Anpac ricorda anche come durante la recente campagna
elettorale, ed anche una volta nominato Capo del governo, il Presidente
Berlusconi espresse un giudizio molto critico sulla proposta franco-olandese,
considerandola eccessivamente penalizzante per la Compagnia di Bandiera e per
il Paese. Il dimensionamento industriale risultante dall'eventuale applicazione
di quella proposta alla "nuova Alitalia" non
avrebbe infatti garantito adeguati livelli di mobilità dei cittadini ed una
rete di collegamenti sufficiente alle necessità del Paese. Di conseguenza,
spiegano i piloti, "un eventuale piano industriale che disegnasse il
futuro di Alitalia con un dimensionamento addirittura
inferiore rispetto a quello ipotizzato dal team di J.C. Spinetta risulterebbe
decisamente incoerente con le indicazioni della Presidenza del Consiglio e
dell'intero governo e dunque irrealizzabile". Tutto questo - aggiunge
l'Anpac - senza neanche voler considerare le gravissime implicazioni sociali,
sia all'interno di Alitalia sia in tutto l'indotto,
che l'applicazione di tale ipotetico Piano comporterebbe e la conseguente
assoluta inaccettabilità da parte delle diverse sigle sindacali di piloti,
assistenti di volo e personale di terra". L'Anpac, quindi, "auspica
una maggiore prudenza da parte di tutti i soggetti tecnicamente coinvolti
nell'impresa di risanamento e rilancio di Alitalia per
garantire a tutto il sistema la necessaria serenità, soprattutto in questo
periodo estivo che è prezioso per la grande mole di ricavi che affluiscono
nelle casse aziendali e che non può essere minato dalla fuoriuscita
incontrollata di voci o da premature presentazioni di ipotesi di piano".
(03-07-2008).
( da "Messaggero, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
03 Luglio 2008 Chiudi Il ministro ammette la necessità dei tagli
per il risanamento. Ma per le sigle sindacali è "inaccettabile"
dimezzare l'azienda Scajola: "Servono sacrifici per Alitalia"
Berlusconi: "Non possiamo perdere la compagnia". Sindacati contro gli
esuberi.
( da "Messaggero, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
03 Luglio
2008 Chiudi di ROBERTA AMORUSO ROMA - I sacrifici ci saranno. E' lo stesso ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, ad
ammettere che per salvare Alitalia non c'è altra via. Ma quando il prezzo da pagare può arrivare a
toccare 10 mila esuberi, come anticipato dal Messaggero di ieri, allora i
sindacati sono pronti ad alzare le barricate minacciando di bloccare Alitalia e tutto il trasporto aereo.
Per il momento le principali sigle sindacali prendono le distanze dalle ipotesi
circolate di un piano definito "suicida" e del tutto
"incoerente" con le indicazioni arrivate dal governo. Ma una cosa
sembra ormai chiara: i tagli del nuovo piano di rilancio saranno ben più
pesanti dei poco più di 2.000 esuberi previsti da Air France (più i 5 mila
dipendenti che rimanevano in carico ad Az Servizi). E non a caso Intesa
Sanpaolo, che sta tracciando gli ultimi dettagli del progetto che vedrebbe
volare una mini-Alitalia da integrare con Air One, ha
chiesto garanzie precise a Palazzo Chigi. Garanzie che passano anche dal varo
di una nuova versione di legge Marzano, che consentirebbe di spezzare in due la
compagnia di bandiera. Di qui le ipotesi di esuberi pesanti che arriverebbero a
dimezzare il perimetro di Alitalia (senza più Az
Servizi e gran parte della manutenzione). Del resto, il ministro Scajola lo ha
detto chiaramente ieri a margine dell'assemblea generale di Assimpredil-Ance:
il piano industriale di Alitalia "richiederà
sacrifici a chi desidera investire e fa uno sforzo di investimento, e al Paese
nel suo complesso". Ricordando subito dopo che "Alitalia
non è un'azienda sana, non va bene ed è sull'orlo del fallimento". Ma una
possibilità di rilancio c'è, anche se è ancora allo studio del ministero
dell'Economia e dei legali. "Una revisione della legge Marzano non è tra
gli argomenti che saranno discussi" nel prossimo consiglio dei ministri,
ha confermato Scajola. Come dire che slitterà necessariamente oltre lunedì
anche la presentazione della bozza di piano preparata da Intesa Sanpaolo, che
aspetta il via libera sullo schema di paracadute per mettere nero su bianco gli
ultimi dettagli. "Ogni Paese importante ha una compagnia a capitale
nazionale - ha poi aggiunto Scajola - Noi siamo un Paese turistico e abbiamo
bisogno di una compagnia che con i flussi turistici crescenti, possa dirottarne
parte significativa nel nostro Paese". Un messaggio ribadito dal
presidente del consiglio, Silvio Berlusconi convinto che "non si possa
perde la compagnia di bandiera". Ma i sindacati non ci stanno. I numeri
circolati sugli esuberi "sono assolutamente incomprensibili", per la
Filt Cgil, Mauro Rossi, che chiede un incontro al governo. La Uilt è pronta a
discutere su Alitalia "solo se c'è un piano di
reale risanamento". Mentre un progetto con questi numeri sarebbe
"suicida e assolutamente impercorribile", ha detto il segretario
nazionale Marco Veneziani. Rincarano la dose i piloti: un piano di questa
portata è "assolutamente inaccettabile", dice l'Anpac, anche perchè
"incoerente con le indicazioni del governo". Intanto oggi l'amministratore
delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, farà tappa a Bruxelles per
incontrare il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, e quello al mercato
interno, Charlie McCreevy che hanno sul tavolo il dossier Alitalia.
( da "Opinione, L'" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è
Gio, 03 Lug 2008 Edizione 136 del 03-07-2008 OGGI A BRUXELLES L'AD DI INTESA,
PASSERA, INCONTRA TAJANI Alitalia
cucinata con tagli e spezzatino di Alessandra Mieli Sembra quello che si
definisce uno "scherzo da prete". Ma, disgraziatamente per i
dipendenti di Alitalia, è
l'amara realtà. Le indiscrezioni che sono trapelate sul piano di
"salvataggio" messo a punto dell'advisor Intesa SanPaolo prevedrebbe
lo spezzatino della compagnia di bandiera e fino a un massimo di 10 mila
esuberi. Ne uscirebbe un'Alitalia da integrare
con AirOne che gestirebbe una parte del traffico nazionale (non è difficile
immaginare che possa essere la tratta Roma-Milano, l'unica a essere redditizia)
e qualche rotta a medio raggio europea. Forse pure un collegamento
intercontinentale. Punto. E le parole pronunciate ieri dal Ministro per lo
Sviluppo economico Claudio Scajola non gettano acqua sul fuoco, anzi, non fosse
così cara, diremmo benzina. Il piano industriale di Alitalia
"richiederà sacrifici a chi desidera investire e fa uno sforzo di
investimento, e al Paese nel suo complesso" ha detto Scajola e ha aggiunto
"Alitalia non è un'azienda sana, non va bene ed è
sull'orlo del fallimento". Il Ministro, ha confermato che "ci saranno
alcuni tagli" aggiungendo che il suo augurio è che "la compagnia
possa imboccare un percorso positivo" e "se la compagnia avrà
successo perché parte sana, potrà riassumere personale". Inoltre si è
appreso che l'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, Corrado Passera, sarà
oggi a Bruxelles dove in mattinata dovrebbe incontrare il commissario Ue ai
Trasporti, Antonio Tajani. Questo mentre Bruxelles ha avviato un'indagine sui
300 milioni di euro versati dal governo nelle casse di Alitalia
- originariamente sotto forma di prestito-ponte, poi tramutati in capitale -
sospettando che si tratti di aiuto di Stato illegale incompatibile con le
regole comunitarie sulla concorrenza. E proprio tra pochi giorni scade il
termine fissato dalla Commissione Ue per la risposta delle autorità italiane.
Nella sua missione lampo a Bruxelles Passera dovrebbe anche incontrare il commissario
Ue al mercato interno, Charlie McCreevy. Tuttavia le indiscrezioni trapelate
hanno generato una reazione aspra da parte delle nove sigle sindacali che
rappresentano i lavoratori della compagnia di bandiera. E il motivo è evidente:
dopo aver fatto saltare in extremis il tavolo con Air France-Klm che prevedeva
poco più di 2.100 esuberi, adesso i sindacati si dovrebbero assumere, qualora
bocciassero il ben più doloroso piano dell'advisor, la responsabilità di
condannare la compagnia al fallimento. Da aprile ad oggi, fra l'altro, il
prezzo del barile di greggio è aumentato di quasi 30 dollari inasprendo la
crisi del trasporto aereo e aumentando le difficoltà di compagnie ben più
robuste. E c'è di peggio: se Alitalia esisterà ancora
nel futuro, avrà più difficoltà di altri vettori ad adattarsi al nuovo sistema
europeo per il contenimento delle emissioni di Co2 dell'aviazione civile che
parte nel 2012 perché è quella che vanta una delle flotte più vecchie.
( da "Secolo XIX, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
La crisi
I 2.000 posti in meno del piano Air France (bocciato) diventano 4.000. Scajola:
"Sull'orlo del fallimento". Cordata italiana lontana CRESCI e un
commento di LUIGI LEONE >> 11 e 19 03/07/2008.
( da "Giornale.it, Il" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
E' stata
annunciata ufficialmente ieri la nascita di un comitato composto da politici
(bipartisan), uomini di cultura, docenti, giornalisti, aperto all'adesione e
alla sottoscrizione di tutti, per promuovere una maggiore conoscenza della
figura e del magistero di Pio XII. Papa Pacelli fu infatti un Pontefice
moderno, il suo magistero ha preparato il Concilio Vaticano II (basti pensare
all'enciclica Divino afflante Spiritu che apriva all'applicazione del metodo
storico-critico per lo studio della Sacra Scrittura, o all'encilica Mediator
Dei sulla liturgia): è infatti il Papa più citato nei testi conciliari. Il
comitato, in vista del cinquantesimo anniversario della morte, che ricorrerà il
prossimo ottobre, intende favorire un approfondimento sulla figura di Pio XII
secondo l'ermeneutica della riforma e non della rottura, che Benedetto XVI ha
detto essere la chiave interpretativa giusta per leggere il Vaticano II. Sono
tra i sottoscrittori e invito i visitatori del blog ad aderire. Troverete il
testo costitutivo del comitato come primo commento a questo thread. Per aderire
basta inviare un'email con il proprio nome e cognome (non il nickname!)
all'indirizzo comitatopapapacelli@gmail.com. Scritto in Varie Commenti ( 12 )
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2008 Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul
08 Roma e Fraternità San Pio X, il dialogo va avanti Ho appreso da fonte certa
che, al contrario di quanto emerso in certi articoli, la risposta della
Fraternità alla lettera del cardinale Castrillòn non è stata affatto negativa.
Il cardinale ne è stato contento, ha risposto a Fellay e ha subito fatto
pervenire la lettera della Fraternità a Benedetto XVI. Al di là della scandenza
di fine giugno, i lefebvriani chiedono tempo ma - sembra - cercheranno di
attenersi ai cinque punti. Scritto in Varie Commenti ( 42 ) " (5 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 02Jul 08 Lefebvre,
il Sillabo e la libertà religiosa Come sapete - grazie a chi ha postato nel
precedente thread il comunicato della Fraternità - monsignor Fellay ha risposto
in modo interlocutorio al cardinale Castrillòn: il dialogo continua, ma secondo
i tempi dettati dai lefebvriani, i quali, dopo il Motu proprio che liberalizza
la messa antica (una delle richieste "previe" fatte al Papa come
"dono" per tutta la Chiesa) ora chiedono la revoca (unilaterale, cioè
senza che la Fraternità stessa faccia dei passi) della scomunica comminata nel
1988. Vorrei qui introdurre il tema relativo ai cosiddetti problemi
"dottrinali" che Menzingen vuole discutere con Roma. Non posso non
commentare che l'idea di un tavolo paritetico di discussione dottrinale tra la
Santa Sede e il gruppo nato dal mini-scisma di Lefebvre mi appare già di per sé
una forzatura, ma lasciamo perdere. Per quanto riguarda il "problema"
della libertà religiosa, introdotto nei vostri commenti, vorrei precisare che
il Concilio Vaticano II, nel decreto "Dignitatis humanae", non
definisce in senso positivo come diritto quello di abbracciare l'errore o la
religione non vera, bensì sancisce (ed è sacrosanto) l'esistenza di uno spazio
franco, neutro, all'interno del quale nessuno può essere costretto ad
abbracciare una religione né può essere impedito a farlo. "Nemo cogatur,
nemo impediatur" fu la formula sinteticamente espressa dal servo di Dio
Papa Paolo VI per definire quello della libertà religiosa tra i diritti umani.
Vedete dunque che non si tratta di indifferentismo né di mettere ogni religione
sullo stesso piano, bensì di affermare che ogni uomo ha diritto a non essere
costretto o ad essere impedito di abbracciare una religione, ha diritto a una
zona franca. A coloro che si rifanno al Sillabo, oltre alla lapalissiana
risposta relativa al fatto che oggi il Papa non è più Pio IX e che le
situazioni storiche sono mutate, va detto che proprio l'appellarsi alla libertà
religiosa è stata una delle "armi" che ha permesso e permette la
sopravvivenza dei cristiani in tante situazioni nelle quali essi sono un'esigua
minoranza. Attaccare il Papa, come ha fatto De Gallareta (a mio modesto
giudizio dimostrando altrettando modesta intelligenza) perché negli Usa ha
parlato di libertà religiosa, significa essere ancorati a una visione del mondo
(non della fede!) da ancien régime: il che è proprio uno dei vizi fondamentali
della Fraternità, che non sa più distinguere tra ciò che è essenziale nella
fede - e la battaglia per una liturgia che non svaluti il senso del sacro lo
era - e ciò che non lo è. Dal punto di vista politico-sociale i lefebvriani
propugnano lo Stato cattolico (e sotto sotto monarchico): del tutto legittimo
che lo facciano, ci mancherebbe, nella Chiesa c'è e ci deve essere posto per tutti.
Ma non pretendano di imporlo come qualcosa che appartiene al depositum fidei
dicendo che Roma si è allontanata dalla fede di sempre perché il Concilio
(composto dal Papa più tutti i vescovi del mondo) ha dichiarato che ogni uomo
ha diritto a non subire costrizioni o impedimenti in materia di religione.
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Commenti Invia questo articolo a un amico 27Jun 08 . cattive notizie da Econe
Qui sotto potete leggera la parte "dottrinale" del protocollo firmato
da monsignor Lefebvre e dal cardinale Ratzinger il 5 maggio 1988. All'ultimo
momento, il vescovo francese si tirò indietro, ma non perché intendeva mettere in
discussione questi punti sottoscritti: lo fece perché (mal consigliato) decise
di non "fidarsi di Roma", in merito alla consacrazione del vescovo
suo successore che gli era stata garantita. Questi punti dottrinali, dunque
restano. E mostrano in tutta evidenza come la Fraternità San Pio X sia andata
ben al di là e ben oltre il suo fondatore, diventando un gruppo che ha assunto
una mentalità scismatica, come dimostrano certe dichiarazioni pubbliche di
Fellay e di Williamson. Il Papa ha fatto tanto, tantissimo, ma dai lefebvriani
ha ricevuto soltanto altezzosi schiaffi. I cinque punti, le condizioni che ho
rese note nei giorni scorsi, non intendo chiudere la bocca ai lefebvriani, ma
riportarli a un livello di discussione improntato dalla carità cristiana e dal
rispetto per il Pontefice, requisiti minimi per poter affrontare il tema della
revoca della scomunica. La discussione, che esiste e anche accesa in seno alla
Chiesa (le critiche al Papa non arrivano certo soltanto da certi
tradizionalisti, ma anche da tanti progressisti), continuerà. È evidente però
dall'atteggiamento dei responsabili della San Pio X che in gioco non è più la
difesa della tradizione cristallizzata (che i lefebvriani credono di poter
conservare senza la piena comunione con Roma, unica vera garanzia), ma ci sono
in realtà altri elementi. La "condizione" dell'abolizione del messale
di Paolo VI dettata da Williamson al Papa è semplicemente ridicola: sono le
boutade di chi non vuole davvero l'unità e non ha più nostalgia della comunione
con il Papa. Sarebbe bene che si tornasse a ciò che Lefebvre ha sottoscritto.
"Io, Marcel Lefèbvre, arcivescovo e vescovo emerito di Tulle, insieme con
i membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X da me fondata: 1) promettiamo
di essere sempre fedeli alla Chiesa cattolica e al romano Pontefice, suo
Pastore Supremo, Vicario di Cristo, Successore del Beato Pietro nel suo primato
e Capo del corpo dei vescovi. 2) Dichiariamo di accettare la dottrina contenuta
nel n 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II
sul Magistero ecclesiastico e sull'adesione che gli è dovuta. 3) A proposito di
certi punti insegnati dal Concilio Vaticano II o relativi alle riforme
posteriori della liturgia e del diritto, che ci sembrano difficilmente
conciliabili con la Tradizione, ci impegniamo ad assumere un atteggiamento
positivo e di comunicazione con la Sede Apostolica, evitando ogni polemica. 4)
Dichiariamo inoltre di riconoscere la validità del Sacrificio della messa e dei
sacramenti celebrati con l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa e secondo i
riti indicati nelle edizioni tipiche del messale romano e dei rituali dei
sacramenti promulgati dai Papi Paolo VI e Giovanni Paolo II. 5) Infine
promettiamo di rispettare la disciplina comune della Chiesa e le leggi ecclesiastiche,
specialmente quelle contenute nel Codice di Diritto Canonico promulgato dal
Papa Giovanni Paolo II, fatta salva la disciplina speciale concessa alla
Fraternità con legge particolare". Scritto in Varie Commenti ( 509 )
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27Jun 08 Buone notizie da Mosca. Sul Giornale di oggi pubblico l'intervista al
nuovo arcivescovo della cattedrale della Madre di Dio a Mosca, monsignor Paolo
Pezzi, che domenica riceverà il pallio dalle mani di Benedetto XVI. E'
confortante apprendere che c'è un clima nuovo e positivo nei rapporti tra la
piccola comunità cattolica e la Chiesa ortodossa russa. Scritto in Varie
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articolo a un amico 25Jun 08 Il bivio di monsignor Fellay Mi trovo a Roma e ho
raccolto ulteriori informazioni che aiutano a inquadrare meglio le cinque
condizioni presenti nella lettera del cardinale Castrillòn Hoyos a mons.
Fellay. Innanzitutto quelle condizioni non sono poste ai lefebvriani in
generale, ma proprio al loro superiore, cioè lo stesso Fellay. Il quale nei colloqui
manifesta volontà di dialogo, poi però scrive e sottoscrive attacchi durissimi
contro il Papa. Le cinque condizioni sono dunque un passo previo per iniziare
il cammino che porterà alla cancellazione della scomunica. Centrale è il punto
dedicato al fatto che la Fraternità, e i suoi superiori, danno l'impressione di
sentirsi. superiori allo stesso Pontefice, di giudicarlo dall'alto, come se la
San Pio X fosse la "vera" Chiesa e la "vera" Roma, e la
Chiesa cattolica guidata da Benedetto XVI fosse un gruppo separato che deve
rientrare nella piena comunione con Econe e Menzingen. La verità, purtroppo, è
che si sono ormai stratificati atteggiamenti e prese di posizione (lo
dimostrano anche alcuni commenti presenti nel precedente post) che rendono
difficile riconoscere questo elementare dato: non sono i lefebvriani la vera
Chiesa, la vera Chiesa cattolica è quella in comunione con Benedetto XVI. Mai
come in questo momento il cuore pastorale e generoso del Pontefice, attraverso
il cardinale Castrillòn è aperto alla riconciliazione. Ma è la San Pio X che
deve tornare all'ovile dopo l'atto scismatico della consacrazione illecita dei
vescovi fatta da Lefebvre, non è la Santa Sede a dover chiedere scusa ai
lefebvriani. Risponendo alle domande dei giornalisti francesi su questo
argomento, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Lombardi, ha fatto la
seguente dichiarazione: "Il riconoscimento del Concilio Vaticano II come
vero Concilio ecumenico della Chiesa e il riconoscimento della validità della
Messa celebrata secondo la liturgia rinnovata dopo il Concilio non sono
assolutamente messi in questione. I cinque punti citati da Tornielli - come del
resto appare dal loro stesso tenore - riguardano le condizioni minime perché si
possa avere un rapporto caratterizzato da rispetto e disponibilità nei
confronti del Santo Padre e da uno spirito ecclesiale costruttivo. Sono quindi
di altra natura ed è per questo che non fanno riferimento al Concilio e alla
liturgia, non perché questi argomenti non rimangano fondamentali. E' evidente
che il Papa desidera tendere la mano perché sia possibile un rientro nella
comunione, ma perché si possano fare i passi necessari occorre che questa
offerta - questa "mano tesa" - sia ricevuta con atteggiamento e
spirito di carità e comunione. A questo invitano evidentemente i cinque punti
citati". Scritto in Varie Commenti ( 134 ) " (12 votes, average: 3.92
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RSS Commenti Invia questo articolo a un amico 24Jun 08 Ecco le cinque
condizioni della lettera a Fellay Sono venuto in possesso delle cinque
condizioni poste a monsignor Fellay, come passo iniziale in vista del rientro
nella piena comunione con Roma. Al contrario delle prime indiscrezioni, non si
parla di accettazione del Concilio o della nuova messa: quelle espresse nella
lettera sono condizioni generali previe. Di fatto la Santa Sede, mostrando una
grande generosità, chiede di non attaccare la persona del Papa per iniziare un
vero dialogo. Monsignor Fellay ha invocato da Benedetto XVI la revoca della
scomunica, la richiesta di rispettarne l'autorità senza più pretendere essere
destinatari di un magistero "superiore" a quello del Pontefice
regnante mi sembra una condizione di buon senso! Questo il testo della lettera
che porta la firma del cardinale presidente di Ecclesia Dei: Condizioni
risultanti dall'incontro del 4 giugno 2008 tra il cardinale Dario Castrillon
Hoyos e il vescovo Bernard Fellay: 1) L'impegno a una risposta proporzionata
alla generosità del Papa. 2) L'impegno ad evitare ogni intervento pubblico che
non rispetti la persona del Santo Padre e che possa essere negativo per la
carità ecclesiale. 3) L'impegno a evitare la pretesa di un magistero superiore
al Santo Padre e di non proporre la Fraternità in contrapposizione alla Chiesa.
4) L'impegno a dimostrare la volontà di agire onestamente nella piena carità
ecclesiale e nel rispetto dell'autorità del Vicario di Cristo. 5) L'impegno a
rispettare la data - fissata alla fine del mese di gigno - per rispondere
positivamente. Questa sarà una condizione richiesta e necessaria come
preparazione immediata all'adesione per avere la piena comunione. Scritto in
Varie Commenti ( 105 ) " (15 votes, average: 3.87 out of 5) Loading ... Il
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questo articolo a un amico 23Jun 08 Accordo tra S.Sede e lefebvriani, conto
alla rovescia E' iniziato il conto alla rovescia per l'accordo tra la
Fraternità San Pio X fondata dal vescovo francese Marcel Lefebvre e la Santa
Sede, come scrivo sul Giornale di oggi. I lefebvriani, che hanno chiesto la
revoca della scomunica, dovranno rispondere entro il 28 giugno alle proposte
presentate per conto di Benedetto XVI dal cardinale Dario Castrillòn Hoyos,
presidente della pontificia commissione "Ecclesia Dei". Si tratta di
cinque punti da sottoscrivere, chiariti i quali la Fraternità potrà rientrare
nella piena comunione con Roma. E' un'occasione irripetibile: i lefebvriani da
tempo chiedevano la liberalizzazione del messale antico - e Papa Ratzinger con
il Motu proprio "Summorum pontificum cura" ha ridato piena
cittadinanza al rito preconciliare - ed è innegabile la "catechesi"
che negli ultimi tempi proviene dalle messe papali, con il recupero di alcuni
elementi tradizionali. La Fraternità dovrà accettare il Concilio Vaticano II e
la piena validità del rito liturgico post-conciliare (entrambi i punti furono
già sottoscritti dallo stesso monsignor Lefebvre nel 1988) e per quanto
riguarda la sua sistemazione canonica, potrebbe essere configurata come una
"prelatura". E' noto però che vi sono resistenze interne: queste
dovrà cercare di superare il vescovo Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani,
nei prossimi giorni, in occasione del capitolo generale. Ora che l'antica messa
è stata liberalizzata - seppur con molte difficoltà e clamorose disobbedienze -
molti fedeli tradizionalisti non comprendono perché la Fraternità non si
accordi con Roma rientrando pienamente nella comunione cattolica. Circostanze
così favorevoli con tutta probabilità non si ripeteranno più. Scritto in Varie
Commenti ( 201 ) " (15 votes, average: 4.47 out of 5) Loading ... Il Blog
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articolo a un amico 22Jun 08 Il commiato di Ruini, le spiegazioni di Fisichella
Ieri sera in San Giovanni in Laterano il cardinale Vicario di Roma Camillo
Ruini ha celebrato il 25 anniversario del suo episcopato (la data esatta della
consacrazione in realtà è 29 giugno) accomiatandosi dalla diocesi. Ha ringraziato
i collaboratori e ha tenuto un'omelia per certi versi inedita, chiedendo scusa
per la "mediocrità" della sua preghiera. Questo è l'ampio articolo
che pubblico oggi sul Giornale. L'avvicendamento di Ruini con Vallini sarà
annunciato venerdì prossimo, 27 giugno. Sempre sulle pagine odierne, pubblico
anche un'intervista al rettore della Lateranense e nuovo presidente della
Pontificia Accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, che interviene sul
tema della comunione ai divorziati risposati, sollevato ieri mattina da Silvio
Berlusconi davanti al vescovo di Tempio Pausania. Scritto in Varie Commenti (
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amico 21Jun 08 "La bandiera arcobaleno è New Age, torniamo alla
croce" Sul Giornale di oggi pubblico un articolo che riprende una lunga e
articolata riflessione messa online ieri dall'agenzia Fides della Congregazione
per l'evangelizzazione dei popoli, diretta da Luca De Mata. Vi si sottolinea
come sia del tutto improprio l'uso della bandiera della pace arcobaleno,
dimostrando che l'origine di quel simbolo è la Teosofia (corrente
filosofico-religiosa di tipo gnostico, legata alle religioni orientali) e oggi
il New Age: dunque quanto di meno cattolico possa esistere, dato che il
sincretismo gnostico e più pericoloso per il cristianesimo - che è invece un
avvenimento storico basato sull'incarnazione - dello stesso materialismo ateo.
Vi invito a leggerlo e a farlo leggere a quei parroci che hanno disteso la
"rainbow flag" nelle chiese e persino sugli altari. Scritto in Varie
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Argomenti: Alitalia
GATTINARA.CONSIGLIO
COMUNALE Rischi per l'uomo Ex ceramica Pozzi "Ligresti tolga l'eternit dal
tetto" Se l'amianto cade insieme alla pioggia [FIRMA]GIUSEPPE ORRU'
GATTINARA Il nome è di quelli tornati di stretta attualità: ingegner Salvatore
Ligresti. Fino a poche settimane fa tutti i giornali
parlavano di lui come membro della cordata che avrebbe potuto salvare l'Alitalia. A Gattinara, invece, si parla
di lui da mesi, anzi da anni. A Ligresti, infatti, risale la proprietà dell'ex
ceramica Pozzi, uno dei punti più degradanti della città del vino, a causa di
quella distesa di eternit di 40 mila metri quadrati che si trova a ridosso
delle abitazioni. Nell'ultimo consiglio comunale si è parlato del nuovo
cronoprogramma, l'ennesimo, per la rimozione del cemento amianto che ricopre i
capannoni dell'ex stabilimento, chiuso ormai da oltre un decennio e mai
riutilizzato. "Se l'ingegner Ligresti ha la capacità economica di salvare Alitalia - è stato il parere del consigliere Giorgio
Lazzarato (Unione), a cui si è associato anche il sindaco Carlo Riva
Vercellotti - ha sicuramente la capacità economica di rimediare ai pasticci che
ha lasciato in giro". La proprietaria dell'ex stabilimento Pozzi è l'agenzia
Immobiliare Lombarda che pochi giorni fa ha presentato un nuovo piano per la
rimozione dell'eternit. A breve partiranno i lavori per lo smantellamento dei
primi 18 mila metri quadrati di coperture, quelli più vicini alle abitazioni,
mentre entro la fine dell'anno saranno definite le modalità per la dismissione
completa. La minoranza ha più volte sollecitato l'intervento della giunta;
"ma io non posso fare niente - ha detto il sindaco Carlo Riva Vercellotti
-; dalle continue analisi che vengono fatte nella zona, risulta che i valori
sono venti volte sotto i limiti di legge. Io potrei emettere un'ordinanza di
bonifica solo nel caso in cui i valori superassero quelli consentiti dalla
legge. Ora i lavori dovrebbero iniziare a luglio e durante tutte le operazioni
di smantellamento serve grande attenzione". La situazione, infatti, adesso
è relativamente tranquilla (l'eternit di per sé non è pericoloso, ma diventa
pericoloso se polverizzato, in quanto le particelle di amianto potrebbero
essere inalate); negli ultimi anni non ci sono mai stati momenti di allarmi a
causa di valori particolarmente elevati. Il problema, sostengono invece gli
esperti, sarà quando gli operai metteranno mano alle lastre di cemento amianto
per la loro rimozione: è questo il momento in cui delle particelle potrebbero
liberarsi nell'aria. Il gruppo consigliare dell'Unione ha annunciato
un'opposizione serrata: "Ogni mese - hanno detto i consiglieri -
chiederemo a che punto sono i lavori e gli sviluppi della situazione". La
presenza di materiali costituiti da amianto non è di per sè pericolosa. Se il
materiale è in buone condizioni è molto improbabile che rappresenti un rischio
per la salute e pertanto è inopportuna la bonifica. Al contrario, quando le
superfici di eternit dei capannoni divengono friabili al tatto e iniziano a
sfaldarsi, a causa dell'azione di agenti esterni come la pioggia o gli urti, è
necessario e obbligatorio per legge rimuoverle. Infatti, in questo caso, si
sprigionano particelle di amianto, fibre di amianto, altamente dannose per la
salute dei cittadini.\.
( da "Quotidiano.net" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
direttore di RaiFiction è rientrato in azienda dopo il reintegro
deciso dal giudice del lavoro che aveva dichiarato illegittima la sospensione
cautelare
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L'INCHIESTA DI NAPOLI Saccà è tornato nel suo ufficio in Rai Ora farà causa a
Viale Mazzini Il direttore di RaiFiction è rientrato in azienda dopo il
reintegro deciso dal giudice del lavoro che aveva dichiarato illegittima la
sospensione cautelare Roma, 3 luglio 2008 - Agostino Saccà, direttore di Rai
Fiction, è tornato questa mattina a lavoro nel suo ufficio di viale Mazzini.
Sospeso dall'azienda nel dicembre scorso, Saccà è stato reintegrato al suo
posto dal giudice del lavoro di Roma che nei giorni scorsi ha dichiarato
illegittima la 'sospensione cautelare'. La Rai ha però già annunciato ricorso
contro la decisione del giudice, e il Consiglio di amministrazione della Rai
nei prossimi giorni dovrà pronunciarsi sulle richieste del Direttore generale,
Claudio Cappon, in merito alla posizione del direttore di Rai Fiction, sulla
base delle risultanze dell'istruttoria del Comitato etico. ESPOSTO AL GARANTE
Agostino Saccà ha presentato un esposto al Garante della privacy, chiedendo che
si pronunci con urgenza sull'uso fatto della Rai delle intercettazioni di sue
conversazioni telefoniche trasmesse all'azienda dalla Procura di Napoli. In
sostanza Saccà chiede se sia corretto, o viceversa violi i suoi diritti, l'uso
da parte di viale Mazzini di quelle registrazioni per l'auditing interno nei
suoi confronti, posto che esse sono penalmente irrilevanti e che coinvolgono,
in quanto soggetti che conversavano con lui, numerose persone non accusate di
alcun reato. DAGOSPIA Piersilvio contro Silvio. E in mezzo Agostino Saccà. Si
arricchisce di una nuova puntata la saga degli intrecci Rai-Mediaset. Stavolta
c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore, consulente e uomo di fiducia
di Berlusconi, ha fatto la scorsa primavera ai pm napoletani nell'ambito
dell'inchiesta per corruzione che coinvolge il premier e Saccà, accusato di aver
favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in cambio di un sostegno ad una
sua attività privata nel settore della fiction. La vicenda è spiegata nei
dettagli da L'Espresso in edicola domani. Ermolli (la stessa "eminenza
grigia" che per Berlusconi si sta occupando anche
della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore
durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A
dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai.
Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
l'amministratore delegato Fininvest Pasquale Cannatelli e la signora Rosa, la
madre del Cavaliere. In quella riunione, nel settembre 2007, furono esplicite
le resistenze di Piersilvio a legarsi a Saccà. Il vicepresidente del gruppo di
famiglia, già in un paio di occasioni, aveva frenato i tentativi del padre e di
Confalonieri di strappare il direttore di Rai Fiction alla concorrenza.
"Mentre io e Fedele - racconta Ermolli - demmo una valutazione positiva da
verificare nello sviluppo progettuale, Piersilvio espresse una valutazione
negativa. Io e Confalonieri eravamo quasi portatori di questa ipotesi e ritengo
che Saccà e Confalonieri avessero parlato del progetto prima
dell'incontro". Il progetto sarebbe proprio quello per il quale, secondo
l'accusa, Berlusconi avrebbe offerto il proprio sostegno in cambio dell'aiuto
di Saccà ("Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore").
Intanto, oggi il manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del
lavoro che ha annullato il provvedimento della Rai che lo aveva sospeso senza
però pronunciarsi nel merito. Saccà ha già presentato un ricorso al Garante
della privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450
intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei
componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche
uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al
direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha
assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi e
del suo movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio legale
Rai, membro del comitato etico, al quale, come rivela L'Espresso, Saccà avrebbe
risolto un problema per la sorella che voleva diventare dirigente di una Asl.
In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo Moro,
all'epoca assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il
manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo Innocenzi,
membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che il
comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun illecito,
ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il "giudicato" e uno
dei suoi giudici. Il giudice reintegra Saccà, la Rai impugna la sentenzaGiusto
il reintegro di Saccà? Commenti Invia commento Segnala ad un amico Nessun
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sbruffone?!?maga[...] Incredible Rafa Safin mata Lopez12:54:14 - tra i due
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miss che preferisci?Giusto il reintegro di Agostino Saccà in Rai?Il sesso prima
di fare sport fa bene?Divieto di fumo alla guida, sei d'accordo?"Anagrafe
anche per i rom", sei d'accordo con la proposta?Grembiule per gli alunni
delle scuole primarie, sei d'accordo?Elisa Lazzini è la miss che preferisci?Gli
italiani sono gli europei più a disagio con i rom, sei d'accordo?Qual è, secondo
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( da "Quotidiano.net" del 03-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
direttore di RaiFiction è rientrato in azienda dopo il reintegro
deciso dal giudice del lavoro che aveva dichiarato illegittima la sospensione
cautelare. Contro il reintegro la Rai ha preannunciato ricorso al
tribunale del lavoro, e inoltre ha notificato una nuova contestazione
disciplinare che conferma i quattro capi di imputazione
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L'INCHIESTA DI NAPOLI Saccà torna nel suo ufficio e farà causa a Viale Mazzini
Ma Rai ricorre al tribunale del lavoro e riparte all'attacco Il direttore di
RaiFiction è rientrato in azienda dopo il reintegro deciso dal giudice del
lavoro che aveva dichiarato illegittima la sospensione cautelare. Contro il
reintegro la Rai ha preannunciato ricorso al tribunale del lavoro, e inoltre ha
notificato una nuova contestazione disciplinare che conferma i quattro capi di
imputazione Roma, 3 luglio 2008 - Agostino Sacca' e' tornato questa mattina
sulla sua poltrona di direttore di Rai Fiction, una delle 'posizioni' piu'
ambite di viale Mazzini. Lo ha fatto dopo che la settimana scorsa il giudice
del lavoro di Roma aveva dichiarato "illegittima" la sua 'sospensione
cautelare' decisa a dicembre dalla Rai, in relazione alla vicenda delle
intercettazioni telefoniche. Contro il reintegro di Sacca la Rai ha gia'
preannunciato ricorso al tribunale del lavoro, e inoltre l'azienda ha
notificato questa sera una nuova contestazione disciplinare al direttore di Rai
Fiction che conferma i quattro capi di imputazione (intrommissione nella nomina
di vertici aziendali tramite interventi politici, il progetto 'personale'
Pegasus con la creazione di una societa' di produzione Fiction, l'altro
progetto di una citta' della Fiction in Calabria e le segnalazioni di
soubrette) con le aggravanti emerse nel corso dell'acquisizione delle ultime
intercettazioni telefoniche dalla Procura di Napoli il 16 maggio scorso. A
completare il quadro c'e' da segnalare che l'8 luglio il Gup di Napoli dovra'
pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio di Sacca' all'interno di un
procedimento sui risvolti penali delle intercettazioni. Insomma la vicenda e'
ancora molto 'fluida'. Oggi e' scoppiato l'ennesimo 'caso'. Tre consiglieri di
amministrazione, Giuliano Urbani, Marco Staderini e Angelo Maria Petroni hanno
restituito i testi delle intercettazioni relative ad Agostino Sacca' che
avevano ricevuto nel corso dell'ultimo cda di martedi'. La motivazione addotta
dai tre consiglieri in una lettera di accompagnamento al plico contenente 148
intercettazioni del dg di Rai Fiction, ritenute rilevanti per l'indagine
interna dall'Interna auditing, sulle 8.452 ricevute dalla Procura di Napoli, e'
che la documentazione e' frutto di "un comportamento che riteniamo
improprio, a partire dalla selezione delle stesse trascrizioni''. Sulla
consegna del plico contenente le trascrizioni delle intercettazioni ai
consiglieri nel corso del cda ci sono versioni contrastanti. Per Urbani,
Staderini e Petroni la documentazione e' stata consegnata dalla direzione
generale di propria iniziativa. Per il dg, invece, le trascrizioni sono state
richiesta da alcuni consiglieri, come risulterebbe dal verbale del consiglio, e
comunque da tutti ritirate senza sollevare obiezioni. Poi ieri la restituzione
da parte dei tre consiglieri del centrodestra. Peraltro Urbani, Staderini e
Petroni hanno inviato i plichi a Cappon che li ha rimandati al mittente
precisando che non puo' essere lui il destinatario della documentazione, ma la
segreteria del cda. In gioco c'e' l'utilizzo delle intercettazioni della
Procura di Napoli ad uso 'interno' Rai. Un passaggio contestato dai legali di
Sacca' che ieri hanno fatto un ricorso al Garante della Privacy, contestando
"l'utilizzo da parte dell'azienda di intercettazioni telefoniche ordinate
dalla magistratura (ma penalmente irrilevanti) per giudicare un suo
dipendente" oltre a sollevare dubbi sulla liceita' del fatto che la Rai
possa conoscere "le conversazioni strettamente personali, gli affetti o lo
stato di salute che non hanno nulla a che fare ne' con il procedimento penale
ne' con quello disciplinare". A questo passo oggi si e' aggiunta oggi la
richiesta, sempre da parte di legali del direttore Fiction, alla Rai di
''accesso alla documentazione e ai regolamenti interni in base ai quali e'
stata preparato un fascicolo con le trascrizioni di intercettazioni che erano
state trasmesse dai magistrati solo in forma multimediale''. I difensori di
Sacca' contestano il deposito e la consegna "a terzi delle intercettazioni
che non sono funzionali al perseguimento di alcun reato''. Inoltre ''la
trascrizione di dette intercettazioni non risulta effettuata nei modi e con le
garanzie di legge''. Insomma una strategia volta a rendere inutilizzabili le
intercettazioni telefoniche per il giudizio interno alla Rai sul comportamento
di Sacca', per il quale il dg dovra' proporre eventuali sanzioni e il consiglio
deliberare. La Rai contesta la posizione dei legali del direttore della
Fiction: le intercettazioni sono "state legittimamente acquisite dal fascicolo
del Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli"
che ha "rilasciato la documentazione alla Rai in quanto parte offesa come
tale costituita e, pertanto, legittimata a riceverla". Inoltre "il
trattamento a fini disciplinari dei dati contenuti nelle intercettazioni, trova
sicuro fondamento legittimante nel Codice della privacy". La nuova
contestazione disciplinare allunghera' i tempi per una conclusione dell'
istruttoria: Sacca' ha ora cinque giorni di tempo per rispondere e potra'
chiedere di essere nuovamente audito dall' Internal Auditing. A questo punto e'
assai improbabile che il cda di mercoledi' prossimo 9 luglio possa risultare
decisivo, anche perche' potrebbe alcune assenze importanti tra i consiglieri.
Intanto, pero', Sacca' guarda gia' al futuro e a 'Panorama' annuncia che
scrivera' un libro sulle sue peripezie giudiziarie. ESPOSTO AL GARANTE Agostino
Saccà ha presentato un esposto al Garante della privacy, chiedendo che si
pronunci con urgenza sull'uso fatto della Rai delle intercettazioni di sue
conversazioni telefoniche trasmesse all'azienda dalla Procura di Napoli. In
sostanza Saccà chiede se sia corretto, o viceversa violi i suoi diritti, l'uso
da parte di viale Mazzini di quelle registrazioni per l'auditing interno nei
suoi confronti, posto che esse sono penalmente irrilevanti e che coinvolgono,
in quanto soggetti che conversavano con lui, numerose persone non accusate di
alcun reato. DAGOSPIA Piersilvio contro Silvio. E in mezzo Agostino Saccà. Si
arricchisce di una nuova puntata la saga degli intrecci Rai-Mediaset. Stavolta
c'è il racconto che Bruno Ermolli, imprenditore, consulente e uomo di fiducia
di Berlusconi, ha fatto la scorsa primavera ai pm napoletani nell'ambito
dell'inchiesta per corruzione che coinvolge il premier e Saccà, accusato di
aver favorito le attrici raccomandate dal Cavaliere in cambio di un sostegno ad
una sua attività privata nel settore della fiction. La vicenda è spiegata nei
dettagli da L'Espresso in edicola domani. Ermolli (la stessa "eminenza
grigia" che per Berlusconi si sta occupando anche
della cordata italiana per Alitalia) ha raccontato al pm Vincenzo Piscitelli di un pranzo ad Arcore
durante il quale è andato in onda uno scontro tra il Cavaliere e suo figlio. A
dividere i due, l'opportunità di una partnership tra Mediaset e il manager Rai.
Davanti alla tavola imbandita anche Marina Berlusconi, Fedele Confalonieri,
l'amministratore delegato Fininvest Pasquale Cannatelli e la signora Rosa, la
madre del Cavaliere. In quella riunione, nel settembre 2007, furono esplicite
le resistenze di Piersilvio a legarsi a Saccà. Il vicepresidente del gruppo di
famiglia, già in un paio di occasioni, aveva frenato i tentativi del padre e di
Confalonieri di strappare il direttore di Rai Fiction alla concorrenza.
"Mentre io e Fedele - racconta Ermolli - demmo una valutazione positiva da
verificare nello sviluppo progettuale, Piersilvio espresse una valutazione
negativa. Io e Confalonieri eravamo quasi portatori di questa ipotesi e ritengo
che Saccà e Confalonieri avessero parlato del progetto prima
dell'incontro". Il progetto sarebbe proprio quello per il quale, secondo
l'accusa, Berlusconi avrebbe offerto il proprio sostegno in cambio dell'aiuto
di Saccà ("Ti contraccambierò quando sarai libero imprenditore").
Intanto, oggi il manager rientra a Viale Mazzini, reintegrato dal Tribunale del
lavoro che ha annullato il provvedimento della Rai che lo aveva sospeso senza
però pronunciarsi nel merito. Saccà ha già presentato un ricorso al Garante
della privacy contro la Rai e l'utilizzo che l'azienda sta facendo delle 8.450
intercettazioni della procura di Napoli, sottoposte ora al vaglio dei
componenti del comitato etico. Tra queste ce ne sono due che riguardano anche
uno dei quattro giudici che dovranno decidere sulle contestazioni mosse al
direttore di Rai Fiction dal direttore generale Claudio Cappon ("Saccà ha
assunto iniziative funzionali agli interessi non della Rai ma di Berlusconi e
del suo movimento"). Quel Rubens Esposito, dirigente dell'ufficio legale
Rai, membro del comitato etico, al quale, come rivela L'Espresso, Saccà avrebbe
risolto un problema per la sorella che voleva diventare dirigente di una Asl.
In un colloquio telefonico Saccà si sarebbe attivato con Doris Lo Moro,
all'epoca assessore alla Sanità in Calabria, ora parlamentare Pd. Poi il
manager Rai spiega meglio la vicenda in una telefonata con Giancarlo Innocenzi,
membro dell'Autority per le comunicazioni. Nelle intercettazioni che il
comitato inizierà a esaminare nei prossimi giorni c'è tutto. Nessun illecito,
ma la dimostrazione di uno stretto rapporto tra il "giudicato" e uno
dei suoi giudici. Il giudice reintegra Saccà, la Rai impugna la sentenzaGiusto
il reintegro di Saccà? Commenti Invia commento Segnala ad un amico 03/07/2008
13:36 Kat Questo paese fa sempre più pena, stiamo tornando al fascismo e c'è
gente che non solo davanti a questo squallore fa finta di niente ma le
giustifica pure. Magari è proprio quello che voleva quando ha votato
Berlusconi. 03/07/2008 16:08 giovanni Ha ragione poverino, adesso va a finire
che in italia non si può raccomandare qualcuno! 03/07/2008 17:10 Lorenzo x Kat:
che scemenza vai dicendo, ritorno al fascismo? non sai cosa stai dicendo,
forese era meglio con "mortadella", "baffino" e il
"becchino"? l'italia tra i due mali a scelto il minore, e poi le
raccomandazioni a destra come a sinistra, purtroppo, ci sono sempre
state.....basta a vedere la gente assunta nelle province e nei
comuni......prova chiedere alla maggioranza dei dipendenti che partito a votato......
03/07/2008 17:23 garibaldi Se andiamo avanti così Kat ha ragione,quello che ha
detto non fa una grinza. Sono presenti 4 commenti, invia il tuo commento!
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diritta via era smarrita[...] Scrivete un messaggio ai Tokio Hotel E potrete
andare gratis al loro concerto22:55:45 - E pensare che detestavo nella maniera
+ assoluta monsoon. E che sono cresciuta con i nirvana. Ad un [...] Scrivete un
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Hallo TH!! Mi chiamo Silvia, ma vi scrivo anche a nome della mia migliore amika
Francesca. Noi non a[...] Scrivete un messaggio ai Tokio Hotel E potrete andare
gratis al loro concerto22:13:40 - Siete la piu' grande vergogna del rock 'n'
roll. Anzi no...voi non siete rock 'n' roll. Siete falsi [...] Scrivete un
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hallo a tutti!!!miei cari e dolcissssssssssimi dark angel,sono 1 vostra fan
sfegattata!!!ogni giorno[...] Scrivete un messaggio ai Tokio Hotel E potrete
andare gratis al loro concerto20:45:47 - hallo wie geht's??mir geht gut!!!!devo
essere molto sincera cn voi!!!!!!vi ho conosciuti solo grazie[...] Scrivete un
messaggio ai Tokio Hotel E potrete andare gratis al loro concerto19:57:38 -
...e ringrazio federer in questi anni che ha evitato che nadal vincesse perche
sinceramente è un gra[...] Incredible Rafa Safin mata Lopez Tesseramento di due
extracomunitari nelle squadre di serie A, sei d'accordo?Inchiesta sul degrado
urbanoMiss Carlino 2008, risultati prima settimanaBerlusconi deve vendere il
Milan?Simona Pagani è la miss che preferisci?Giusto il reintegro di Agostino
Saccà in Rai?Il sesso prima di fare sport fa bene?Divieto di fumo alla guida,
sei d'accordo?"Anagrafe anche per i rom", sei d'accordo con la
proposta?Grembiule per gli alunni delle scuole primarie, sei d'accordo?Elisa
Lazzini è la miss che preferisci?Gli italiani sono gli europei più a disagio
con i rom, sei d'accordo?Qual è, secondo te, la contrada che ha più chance di
vincere il Palio?Tra i giocatori spallini sotto contratto chi vorreste
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Quante sono le intercettazioni in Italia Il consiglio dei ministri ha dato l'ok
al nuovo ddl. Le intercettazioni saranno possibili per reati con pena dai 10
anni, ma anche quelli contro la pubblica amministrazione RICERCA ANNUNCI
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( da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Corrado
passera a bruxelles Tajani: "Deve essere conforme alle norme Ue".
Police su esuberi: numeri al lotto BRUXELLES. Il piano di risanamento di Alitalia dovrà essere "pienamente in sintonia con la
normativa comunitaria": così Antonio Tajani, vice presidente della
Commissione europea e responsabile Ue dei Trasporti. "La situazione è
molto difficile, ma non è nostra abitudine gettare la spugna, la durata del
mandato è di sessanta giorni e i tempi non mi pare siano cambiati": così
Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa San Paolo, advisor della
compagnia di bandiera. L'incontro di ieri a Bruxelles tra Tajani e Passera è
durato un'ora. "Ho chiesto espressamente che ogni soluzione
a favore del risanamento e del rilancio di Alitalia sia pienamente in sintonia con la normativa comunitaria",
ha commentato al termine dell'incontro Tajani, sul cui tavolo c'è il dossier
del prestito-ponte da 300 milioni di euro versato nelle casse di Alitalia e che Bruxelles sospetta essere
un aiuto di Stato incompatibile con le regole europee della libera concorrenza.
"Passera - ha aggiunto Tajani - ha detto che quando il piano per Alitalia sarà pronto ce lo farà vedere". Il manager di
Intesa San Paolo non è voluto entrare nei dettagli, e tuttavia non ha nascosto
le difficoltà esistenti. "Siamo di fronte a una situazione molto
difficile, bisogna fare di tutto per trovare una soluzione", ha detto
lasciando intendere che il tempo del mandato sarà utilizzato interamente,
dunque fino ai primi di agosto. Nessun numero è trapelato, tanto meno quello
sugli esuberi, che indiscrezioni vogliono tra le 4.000 e le 10mila unità. "Tutte
le cifre finora uscite sono premature", taglia corto Passera. Ironico il
ministro allo Sviluppo economico, Claudio Scajola: "Adesso i numeri li
danno davvero tutti, perché fa caldo", commentava ieri. Il presidente di Alitalia Aristide Police fa quadrato: "I numeri che
circolano sui giornali sono di fantasia". Poi però ammette: "I
sacrifici sono quelli che si lasciano immaginare, del resto ce n'erano anche
nell'offerta Air France. L'advisor - chiarisce Police - non ci ha ancora dato
un'indicazione di piano, quindi dare numeri adesso è un po' come dare i numeri
al lotto". "Per Alitalia - interviene ancora
Scajola - c'è un advisor che sta andando avanti e lavorando bene. Lasciamolo
lavorare e ci auguriamo che possa presentare un buon piano industriale che
possa rilanciare la compagnia e, nel tempo, riuscire a farla tornare una grande
compagnia italiana". Sugli esuberi il Pd attacca. "Sento cifre a
sproposito, certo è che per migliaia di persone è a rischio il posto di lavoro,
quando bastava chiudere con Air France, qualche mese fa, e Alitalia
sarebbe stata in sicurezza", affonda Walter Veltroni. "Berlusconi
dovrebbe accettare di aver fallito la sua missione e di aver preso in giro gli
italiani - dice Michele Meta, capogruppo del Pd in commissione Trasporti alla
Camera - Fonti tecniche sottolineano che il numero degli esuberi sarà
inversamente proporzionale alla solidità del partner industriale: se hanno
ragione, il governo sta per creare i presupposti di un'alleanza che parte
debole sotto il profilo industriale". gilda ferrari
gilda.ferrari@ilsecoloxix.it 04/07/2008.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Roma-Fiumicino
si scusa"Colpa degli handler" bagagli smarriti Genova. Aeroporto di
Roma spa, società che gestisce l'aeroporto di Roma Fiumicino, dichiara in una
nota "rammarico" per il disservizio patito dai
passeggeri dei due voli Alitalia atterrati a Genova due giorni fa e rimasti senza bagagli. I
passeggeri, quasi tutti americani, avrebbero dovuto imbarcarsi ieri a Genova a
bordo della nave Carnival Splendor per una crociera. Adr precisa, nella stessa
nota, che dal 2001 il servizio di carico, scarico e consegna dei bagagli viene
effettuato dalle società di "handling", e pertanto il
disservizio non rientra direttamente nelle responsabilità dello scalo. "Ci
siamo comunque attivati nei confronti degli handler affinché i passeggeri
possano riavere al più presto le loro valigie". 04/07/2008.
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Pagina III - Roma Pubblicità dell'Alitalia
interrompe le telefonate Mi è capitato quattro volte negli ultimi cinque
giorni, mentre ero al telefono con utenti Telecom e Infostrada. La telefonata è
stata interrotta da una pubblicità dell'Alitalia, che
solo l'interlocutore poteva ascoltare, mentre a me risultava caduta la linea. Sono stata così
costretta a richiamare, con un aggravio di costo per l'ulteriore telefonata.
Perché sono consentite tali intrusioni, che violano i diritti dei cittadini e
degli utenti? Maria Antonietta Missori.
( da "Repubblica, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia "Su Alitalia
non gettiamo la spugna" Passera:"Caso difficile, ma numeri prematuri
sugli esuberi".Verso lo scorporo dei servizi di terra Veltroni: "Con
Air France la compagnia ora sarebbe in sicurezza" ETTORE LIVINI MILANO -
"La situazione di Alitalia è
molto difficile, faremo di tutto per trovare una soluzione. L'intero settore è in
difficoltà per il prezzo del petrolio ma noi non siamo abituati a gettare la
spugna". L'ad di Banca Intesa Corrado Passera tira dritto per la sua
strada nella delicatissima partita per il salvataggio della compagnia di
bandiera. "Il nostro mandato dura 60 giorni - ha confermato ieri a
Bruxelles dove ha incontrato il Commissario Ue ai Trasporti Antonio Tajani e
quello al mercato interno Charlie McCreevy - i termini non sono cambiati".
La presentazione del piano non sarebbe però alle porte. "Verrà presentato
nei tempi e nelle sedi opportune - ha detto ieri Passera - e dovrà essere in
sintonia con la norma comunitaria". In ogni caso "tutte le cifre
circolate sugli esuberi sono al momento premature". "Diecimila tagli?
Tutti danno i numeri anche perché fa caldo", ha minimizzato il ministro
allo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Il lavoro degli advisor sarebbe in
queste ore concentrato su due punti. Da una parte sulla definizione del perimetro
aziendale della nuova Alitalia (quella destinata a
nascere dalla fusione con Air One) e sul destino delle attività destinate a
essere scorporate. Dall'altra sul percorso normativo necessario per separare
per sempre senza rischi legali il destino della compagnia (legata in ogni caso
a un deciso ridimensionamento) da quello delle attività di terra. Su
quest'ultimo tema sono al lavoro anche i tecnici del governo per costruire una
sorta di decreto salva-Alitalia gemmato dalla Legge
Marzano. I tempi però non sono strettissimi e forse sarà necessario attendere
la fine della prossima settimana. Il vero problema, il nodo su cui rischia di
sbandare qualsiasi proposta di piano, è quello degli esuberi. "Oggi è a
rischio il lavoro di migliaia di lavoratori e il futuro delle loro famiglie
quando bastava chiudere qualche mese fa con Air France e la società sarebbe
adesso in sicurezza - ha ricordato ieri il leader del Pd Walter Veltroni - . Alitalia è una magnifica ossessione che vogliamo ricordare
al governo". "Il percorso è complicato e la questione va affrontata
nel suo insieme - ha aggiunto Pierluigi Bersani - . Se il governo vuole fare
una compagnia dove mette tutto quella che funziona e una bad company dove
lascia tutto quello che non va, allora Alitalia la
compravo anch'io... ". I sindacati invece sembrano aver scelto finora la
strada del buonsenso e della prudenza, evitando di rincorrere le cifre sugli
esuberi e rimanendo in attesa del piano industriale. Di cui però vorrebbero
conoscere i contenuti al più presto. "Se ci saranno scioperi con grave
pericolo per la mobilità dei cittadini la legge prevede la precettazione ? ha
detto ieri Antonio Martone, presidente della Commissione di garanzia per
l'attuazione degli scioperi ?. Ma mi auguro che le organizzazioni dei
lavoratori abbiano senso di responsabilità e non arrivino a questo. Si sta
giocando con il destino dell'impresa".
( da "Unita, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del Alitalia, per Passera la situazione è molto difficile Prematuri i numeri
degli esuberi "Una soluzione va comunque trovata" di Roberto Rossi/
Roma TAGLI? Per ora nessun numero. Sugli esuberi Alitalia, Intesa Sanpaolo non azzarda cifre. Prudentemente la banca
chiamata dal governo a scrivere il piano di salvataggio della compagnia di
bandiera non ha confermato le indiscrezioni circolate questi giorni.
"La situazione è difficile" ha detto ieri l'amministratore delegato
Corrado Passera al termine dell'incontro a Bruxelles con il commissario Ue ai
Trasporti Antonio Tajani. Ma le cifre circolate sugli esuberi "sono
premature". L'uscita di Passera, in un certo senso, è servita a
rasserenare il clima con i sindacati, messi in allarme dalla indiscrezioni di
stampa che fissavano il numero dei licenziamenti tra i 4mila e i 10mila.
Caustico il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola: "Adesso i
numeri li danno davvero tutti, anche perché fa caldo". Numeri che,
tuttavia, non sono frutto di una invenzione. Per i sindacati queste cifre sono
state fatte circolare ad arte per testare il grado di reattività. Per capire
quanti spazi di manovra ci sono e preparare l'opinione pubblica al peggio.
"I sacrifici c'erano anche nell'offerta Air France e i numeri che
circolano sui possibili tagli in Alitalia sono, prima
di conoscere il piano, numeri al lotto" ha affermato ieri il presidente di
Alitalia, Aristide Police. Sacrifici che Air France,
alla fine di marzo, aveva calcolato in 2.100 uscite. La due situazioni non sono
però comparabili. Lì si trattava di una incorporazione tra un'azienda sana, che
produceva milioni di utili, e una da risanare. Il piano che prevede Intesa è in
realtà un'altra cosa. Perché si basa, o dovrebbe basarsi, sull'unione tra due
aziende, Air One e Alitalia, in entrambe, seppure
diversamente, in forte difficoltà. Chiaro che il numero di tagli sarà superiore
rispetto a quello proposto dai francesi. Resta da vedere quanto superiore.
"Alitalia - ha detto il leader dell'opposizione
Walter Veltroni - è una magnifica ossessione che vogliamo ricordare al governo.
Sento cifre a sproposito, di quattromila esuberi o di 10mila. Di certo c'è che
per migliaia di persone è a rischio il posto di lavoro, quando bastava chiudere
con Air France qualche mese fa, e Alitalia sarebbe
stata in sicurezza". Ora, invece, si aspetta il piano di Intesa. Che non
arriverà troppo presto. "La durata del nostro mandato è di 60
giorni", ha ricordato Passera ed "termini non sono cambiati". Il
mandato è stato affidato a Intesa Sanpaolo ad inizio giugno e dovrebbe scadere
nei primi giorni di agosto. E potrebbe essere sfruttato fino in fondo. Dice un
sindacalista: "Se fossi in loro lo farei. Non vorrei che in Italia ad
agosto il trasporto aereo si bloccasse". La soluzione della partita Alitalia non sarà dunque facile. "Bisogna fare di tutto
per trovarla" ha detto ancora Passera, "non è nostra abitudine
gettare la spugna". Il numero uno di Intesa ha sottolineato quindi come
"ci si trovi in una fase difficile per l'intero settore del trasporto
aereo", e ha spiegato che "il prezzo del petrolio è certamente un elemento
determinante nell'elaborazione del piano di Alitalia".
Comunque qualunque passo sarà fatto tenendo conto delle considerazioni di
Bruxelles. "Qualunque ipotesi verrà messa a punto per Alitalia
dovrà essere bene inserita nelle prospettive e nell'ambito delle normative
dell'Unione europea", ha spiegato Passera al termine della riunione con
Tajani. Sul tavolo del commissario Ue c'e, infatti, il delicato dossier sul
prestito-ponte da 300 milioni versato nelle casse di Alitalia
e che Bruxelles sospetta essere un aiuto di Stato illegale. Un altro problema
da risolvere per Passera. Ora non il più importante.
( da "Manifesto, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
ALITALIA Passera (Intesa): "La situazione è molto
difficile" L'Alitalia resta in piena
turbolenza e rischia di precipitare sulla ulteriore spinta dell'aumento del prezzo
del petrolio. Ma solo ai primi di agosto, IntesaSanpaolo consegnerà al governo
il suo piano di salvataggio per la compagnia di bandiera e solo allora si saprà
esattamente quanti lavoratori saranno licenziati. Per adesso,
l'amministratore delegato del gruppo bancario Corrado Passera sostiene il
sostenibile: "Dobbiamo affrontare una situazione che è molto difficile e
dobbiamo fare di tutto per trovare una soluzione". Passera si è recato
ieri a Bruxelles per incontrare sia il commissario europeo responsabile dei
servizi finanziari Charlie McCreevy, sia il commissario ai trasporti Antonio
Tajani. Con Tajani è stata concordata un'altra dichiarazione che lascia il
tempo che trova, "qualsiasi soluzione dovrà essere bene inserita nelle
normative europee". Un modo per evitare ulteriori polemiche con la Ue dopo
il prestito-ponte di 300 milioni di euro deciso dal governo e finito
sott'accusa da parte di Bruxelles (e delle compagnie concorrenti) quale
"aiuto di stato". Sul piano di Passera, nominato advisor del governo
per l'operazione di salvataggio dell'azienda, sono uscite nei giorni scorsi
diverse indiscrezioni, le più pesanti riguardano il possibile licenziamento di
oltre 4.000 persone. E ieri una voce parlava addirittura di 10.000 esuberi,
tanto è vero che Passera e il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola
sono dovuti intervenire per fermare tutto: sono voci infondate, hanno ripetuto
in coro, non c'è ancora nessuna decisione su questo argomento. "Tutte le
cifre uscite finora sono premature", ha detto Passera. Ma è evidente che
l'opposizione al governo, guidata da Walter Veltroni, ha facilmente buon gioco
nel ricordare a tutti che la soluzione Air France proposta dal governo Prodi e
stoppata da Silvio Berlusconi, avrebbe chiuso la partita, e che gli esuberi
previsti in quel piano sarebbero stati poco più di 2.000. Dei possibili tagli
di personale nella compagnia aerea ha parlato invece in maniera più diffusa il
presidente di Alitalia Aristide Police, seppur anche
lui per mettere un freno alle voci dei giorni scorsi. "I numeri che
circolano sui giornali - ha detto - sono numeri di fantasia. I sacrifici - ha
però ammesso - sono quelli che si lasciano immaginare, del resto ce ne erano
anche nell'offerta Air France". La preoccupazione non esplicitata di Passera
è non solo di natuta finanziaria. A un sempre più complicato salvataggio di Alitalia continua a mancare l'elemento base: un partner
industriale straniero.
( da "Messaggero, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
04
Luglio 2008 Chiudi ROMA - Corrado Passera riconosce che "la situazione è
molto difficile" ma Intesa Sanpaolo "non getta la spugna perchè non è
nostra abitudine" su Alitalia. Frena sugli
esuberi ("sono cifre premature") e volando a Bruxelles, col
commissario Ue ai trasporti Antonio Tajani, affronta alcuni passaggi del piano
di salvataggio della Magliana, specie per gli impatti sulla normativa
comunitaria. In serata presso la sede della Superbanca si sarebbe tenuto un
nuovo vertice sullo stato di avanzamento del piano di ristrutturazione che
presuppone l'intervento di una nuova legge Marzano per
consentire la ristrutturazione mediante spezzatino della società aerea, con la
nascita di una nuova mini-Alitalia, da far acquistare ad una newco con Air One e alcuni
imprenditori. Ma il provvedimento legislativo in fieri dovrà consentire di
dividere in due la compagnia separando la vecchia Alitalia con dentro lo stato, alcune società e un carico di dipendenti;
e dovrà permettere la cessione a trattativa privata: escludendo quindi un'asta,
il prezzo dovrà essere congruo. Possibilmente accertato dalla fairness opinion
di una banca indipendente in modo che la Ue non ravvisi gli estremi di
"aiuto di stato", chiedendo eventualmente un'integrazione del prezzo
ai futuri proprietari. Passera e Tajani hanno concordato al termine
dell'incontro "che ogni soluzione sia conforme con la normativa
comunitaria". Il banchiere ha ricordato che il mandato a Intesa è di 60
giorni (scade quindi ai primi di agosto): sembra chiaro quindi che l'advisor
non abbia fretta nella definizione del piano. Anche perchè, ha aggiunto
Passera, "l'elevato livello raggiunto dal prezzo del petrolio è un
elemento determinante nell'elaborazione del piano". Il disegno di fondo
resta quello di ritagliare una Alitalia dal petrimetro
molto più ristretto, da integrare con Air One - Carlo Toto vorrebbe tenere
fuori gli aerei -, concentrata sulle rotte italiane - anche se sulla tratta
Milano-Roma si potrebbe creare una posizione dominante ai fini Antitrust -, con
alcuni sbocchi in capitali europee e in altri paesi internazionali. Il
fabbisogno della nuova compagnia potrebbe escludere fino a 10 mila dipendenti
circa - i calcoli però sarebbero ancora provvisori - : il personale in
eccedenza resterebbe in carico alla vecchia Alitalia.
Una parte però sarebbe considerato da tagliare utilizzando ammortizzatori
sociali più morbidi e di durata più lunga da far rientrare nella nuova Marzano,
l'altra parte sarebbero esternalizzazioni, cioè uscirebbero assieme ad alcune
attività come la manutenzione pesante, dal perimetro della Magliana. Il destino
di queste migliaia di dipendenti chiaramente non può essere deciso da Intesa ma
l'advisor lo metterebbe nelle mani del governo affinchè individui le soluzioni.
Per questo il piano Intesa avrebbe molti punti da chiarire in relazione alle
modalità applicative della "Marzano 4". E si spiegherebbe così
l'allungamento dei tempi per la definizione del business plan. r. dim.
( da "Messaggero, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
04 Luglio 2008 Chiudi Con il commissario Ue il banchiere ha
discusso alcuni punti della nuova "Marzano" per evitare il rischio di
aiuto di Stato Alitalia, Passera:
"Situazione difficile" "Prematuro parlare di tagli". Il
capo di Intesa ieri a Bruxelles da Tajani.
( da "Tempo, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa Alitalia è
urgente privatizzare ma soprattutto liberalizzare C'è da augurarsi che i
sessanta giorni assegnati ad Intesa San Paolo per "ripensare" Alitalia
producano non soltanto un piano industriale coraggioso, ma ancor più una
visione generale davvero al servizio degli interessi del Paese, che rimetta Alitalia in
carreggiata (prevedendo quindi consistenti tagli del personale), ma al tempo
stesso apra alla più ampia liberalizzazione del trasporto aereo. Il nodo Alitalia, infatti, può essere letto in vari modi. Da un
lato, c'è un'azienda di Stato che lavora come le proprie consorelle, si tratti
della Rai come delle Poste: molto male. Organici gonfiati, spese fuori
controllo, scarsa qualità dei servizi e, quindi, ripetute e consistenti
iniezioni di denaro pubblico: sono questi i tratti caratteristici della
compagnia di bandiera e sono questi, fatalmente, i fattori che ne hanno
decretato il fallimento di fatto. Ma ancor più gravi sono le conseguenze che
l'ingombrantissima presenza di Alitalia ha avuto
sull'insieme del settore, dato che il vettore di proprietà del Tesoro è stato
messo in una posizione privilegiata sotto vari punti di vista. In tal senso, non
è positivo che il governo abbia scelto come consulente una banca che già aveva
un ruolo nell'affaire Alitalia quale partner di AirOne
nel tentativo di acquisire Alitalia. Perché se una
cosa più di tutte va evitata è che la compagnia di bandiera, magari anche
grazie all'incorporazione di AirOne, continui a rappresentare un tappo allo
sviluppo del trasporto aereo. Come bene ha mostrato Andrea Giuricin in un suo
recente studio, il Paese può benissimo fare a meno di Alitalia
e oggi le cose andrebbero molto meglio se già 10 ani fa si avesse avuto il
coraggio di farla fallire. Il contribuente avrebbe risparmiato la bellezza di 2
miliardi di euro e probabilmente ancora di più ne avrebbero risparmiati i
consumatori, dato che oggi avremmo un settore assai più competitivo. D'altra
parte, nel 2007 il mercato italiano ha conosciuto uno sviluppo sorprendente,
facendo peggio solo dei paesi iberici quanto a crescita percentuale (il 10,1%
in più di passeggeri). Questo significa che la crisi di Alitalia
è stata più che compensata dallo sviluppo dei propri competitori e che non è
affatto vero che il Paese ha necessariamente bisogno di una compagnia di
bandiera. La Svizzera o il Belgio praticamente non hanno industrie
automobilistiche, ma questo non costringe chi vive in quei Paesi ad usare la
bicicletta. Alitalia va quindi privatizzata: a tutela
dei diritti dei contribuenti. Ma ancor più importante è che si preveda una
liberalizzazione degli slots, cominciando - ovviamente - dalla tratta più
redditizia: la Milano-Roma. Oggi su questo percorso abbiamo un duopolio (Alitalia ed AirOne) e se dovesse andare in porto
l'incorporazione di cui tanto si parla vi sarebbe addirittura un unico
soggetto. Questo è il vero nodo, che va sciolto in direzione della concorrenza,
e non già seguendo le logiche protezioniste che già tanti problemi hanno
causato in passato.
( da "Corriere della Sera" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Corriere
della Sera - NAZIONALE - sezione: Primo Piano - data: 2008-07-04 num: - pag: 6
La Nota di Massimo Franco Il premier non va in tv ma il rischio di scontro è
soltanto congelato I l ripensamento in extremis c'è stato. E con la rinuncia ad
esternare la sua irritazione in tv, Silvio Berlusconi ha evitato un'occasione
vistosa per acuire i contrasti sulla giustizia. L'opposizione più tetragona
ironizza sul suo comportamento. Ma altrove si avverte un senso di sollievo per
una decisione sofferta e responsabile. Il presidente del Consiglio rischiava di
evocare i fantasmi delle intercettazioni che sta cercando di esorcizzare; e
dunque di ottenere in un colpo solo due risultati negativi: tendere
ulteriormente i rapporti con magistratura e centrosinistra, e forse col
Quirinale; e fare lievitare il fango che gli galleggia intorno. Walter Veltroni cerca di spostare l'attenzione su salari, crisi
dell'Alitalia, pensioni.
Punta così a non essere condizionato da un'agenda dettata da Palazzo Chigi.
Forse, però, la sua voglia di parlare di questioni concrete serve anche a
disarmare la sinistra più estrema e l'alleato Antonio Di Pietro, che sulla
giustizia incalzano e criticano il Pd; e che l'8 faranno una
manifestazione in bilico fra antiberlusconismo e antipolitica tout court. Ma le
incognite sulla pubblicazione di qualche telefonata compromettente, seppure
senza rilievo penale, rimangono intatte. E tengono il premier ed i suoi
collaboratori sulle spine anche alla vigilia della partenza per la riunione del
G8 in Giappone. Nel programma del Consiglio dei ministri odierno non si parla
di decreto. E questo farebbe pensare che abbia prevalso la scelta di non
scontentare Giorgio Napolitano, convinto che sia meglio seguire la strada di un
disegno di legge parlamentare. Significherebbe anche non inasprire i rapporti
con il centrosinistra. Il martellamento del Pd sul fatto che il decreto
peggiorerebbe le cose, suona come un avvertimento e insieme un invito a non
tirare la corda; e dunque ad offrire agli oppositori un margine per non essere
risucchiati dall'estremismo. La sensazione è che però Berlusconi rimanga e si
senta comunque nell'angolo: minacciato, se non ricattato dalla prospettiva che
vengano rese pubbliche conversazioni nel tentativo di screditarlo e dunque di
logorarlo agli occhi dell'opinione pubblica. Pensare che una simile manovra
abbia gli effetti sperati non è affatto scontato; ma è indubbio che inserisce
dosi massicce di veleno e di tensione. Appare una specie di bomba ad orologeria
della quale non si sa né se né quando verrà innescata; e che tuttavia tende a
condizionare pesantemente le mosse di Berlusconi. Per questo, nonostante la sua
assenza ufficiale dall'ordine del giorno, nessuno esclude che nella riunione di
oggi a Palazzo Chigi alla fine rispunti il decreto. L'ipotesi che chi ha in
mano le intercettazioni possa diffonderle mentre il premier è in Giappone, non
viene considerata per nulla remota; e riflette un clima sovrastato dai
sospetti. Di Pietro non concede nulla, altrimenti si smentirebbe. "Almeno
adesso le cose sono chiare: loro facevano il decreto per impedire che venissero
pubblicate queste intercettazioni. Hanno capito che non le pubblicano più e quindi
non si fa più il decreto", infierisce. Parla di un Berlusconi trovato
"con le dita nella marmellata". E sostiene che questo servirà a
mostrare all'opinione pubblica di quale pasta sia fatto il governo. Il suo
schema non prevede la possibilità che il Cavaliere si avvantaggi della polemica
sulle intercettazioni; o che alla fine gli schizzi di fango colpiscano tutti. è
comprensibile: deve chiamare alla mobilitazione dell'8 luglio, e impedire che
si riduca ai "quattro gatti" preconizzati dal centrodestra, ma anche
dal Pd. \\ Il Cdm di oggi non prevede il decreto però le sorprese restano
possibili.
( da "Secolo XIX, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
IL
VERTICE Passera, numero uno di Intesa, ha incontrato il commissario Ue Tajani:
"Situazione difficile, ma è presto per gli esuberi" G. FERRARI
>> 13 04/07/2008.
( da "Riformista, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Alitalia il piano passera e le smentite di
scajola Gli esuberi potrebbero essere diecimila Gli esuberi in Alitalia,
alla fine, saranno almeno il triplo dei 2100 prospettati da Air France. I
numeri circolano non "perché fa caldo", come sostiene il ministro
Scajola, ma perché il salvataggio della compagnia passa necessariamente per una
operazione che, in un altro contesto, sarebbe definita di "macelleria
sociale". E l'oscillazione fra quattromila e diecimila tagli che emerge
dalle ultime indiscrezioni non è casuale. Secondo quanto risulta al Riformista
, al vaglio di Intesa Sanpaolo ci sono diverse simulazioni che prevedono ognuna
uno scenario legislativo diverso. Passera attende le necessarie garanzie dal
governo per definire gli ultimi dettagli e mettere la sua firma in calce al
piano. In sostanza, dalle dimensioni del paracadute che confezionerà su misura
Palazzo Chigi dipende l'entità di quei sacrifici che ormai sono ritenuti
inevitabili. Alla fine, spiegano fonti vicine al dossier, dovrebbe essere un
provvedimento ad hoc a offrire gli strumenti per scorporare da Alitalia la sola parte in grado di sopravvivere, sgravata
dei debiti, da conferire in una newco con AirOne. Una strada che impone
necessariamente di ridurre drasticamente l'organico attuale. Sarebbe una
soluzione "dolorosa", si spiega, ma allo stato attuale "senza
alternativa". Il problema, che unisce la preoccupazione di Passera a
quella del premier Berlusconi, è di uscire da un tunnel che si fa sempre più
stretto. Ormai gli slogan trionfali della campagna elettorale sono un ricordo
lontano e, come ammette lo stesso amministratore delegato di Intesa Sanpaolo,
"la situazione è molto difficile e bisogna fare di tutto per trovare una
soluzione". Il rischio, però, è di perdere di vista una prospettiva
industriale concreta. Lo sa bene Passera e lo sa bene un imprenditore di lungo
corso come Roberto Colaninno, più volte invocato come capofila di una sempre
potenziale cordata italiana, che ha subordinato un suo eventuale ruolo di primo
piano alla presenza di un solido partner industriale. Anche per questo,
ricordano le fonti, il progetto non sta in piedi senza l'intervento di una
compagnia internazionale. Che potrà esserci solo se la nuova Alitalia
sarà snella e quindi appetibile. La giornata di ieri, intanto, si è consumata a
Bruxelles in un confronto chiarificatore tra lo stesso Passera e il commissario
ai Trasporti Tajani. Perché, come entrambi hanno assicurato, ogni soluzione per
il risanamento e il rilancio di Alitalia sarà
"pienamente in sintonia con la normativa comunitaria". Quello di ieri
è stato definito dall'Ad di Intesa Sanpaolo "un passaggio
importante". Tanto da continuare a mostrare grande determinazione nel
raggiungere un obiettivo che ormai mette in gioco anche la sua credibilità
personale. "Non è nostra abitudine gettare la spugna", ha scandito
per sgombrare il campo dall'ipotesi di un ritiro dall'impresa, prima di
prendere comunque tutto il tempo disponibile, ricordando che il mandato
"dura sessanta giorni e i tempi non sono cambiati". L'unico accenno
sul piano industriale è arrivato dall'amara considerazione sulle quotazioni del
petrolio che "è un fattore determinante per la sua elaborazione". Per
ora, con Tremonti che fa attenzione a pesare le parole su un terreno che sa
essere particolarmente scivoloso, il più loquace all'interno del governo è il
ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola. Anche nel suo caso, però, le
parole non possono che essere legate a un auspicio. "C'è un advisor che
sta lavorando bene, lasciamolo lavorare, speriamo possa rilanciare l'Alitalia nel tempo e riuscire a farla tornare una grande
compagnia italiana", è la sua sintesi di una situazione ancora in stallo.
In cui, ovviamente, è sempre il capitolo esuberi a fare più rumore. E le
puntualizzazioni di Passera, che parla di cifre "premature", e del
presidente della compagnia Police, che definisce "fantasiose" le
indiscrezioni di queste ore, non bastano a rassicurare i dipendenti. Come
sottolinea il leader del Pd Veltroni, che vede "a rischio" il posto
di lavoro di migliaia di persone e inchioda il governo alle sue responsabilità,
perché "bastava chiudere con Air France qualche mese fa, e Alitalia sarebbe stata in sicurezza". Infine, ci sono i
sindacati. Chiedono tutti chiarezza e qualcuno azzarda l'ipotesi di uno
sciopero. La prospettiva, però, è al massimo quella di limitare i danni. Anche
alla luce delle responsabilità accumulate. 04/07/2008.
( da "Campanile, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
"Piano
secondo le regole dell'Ue" Incontro a Bruxelles Passera-Tajani:
"Sintonia con le norme comunitarie" Il piano per
salvare Alitalia non è
pronto. Manca ancora qualcosa. Del resto, secondo gli accordi con il governo,
la scadenza è fissata alla fine del mese, per la precisione il primo agosto.
Nel frattempo però, Corrado Passera, amministratore delegato di Banca Intesa,
l'advisor nominato dal governo per cercare una soluzione che salvi la compagnia
di bandiera, ieri è volato a Bruxelles per incontrare Antonio Tajani,
Commissario ai Trasporti e vicepresidente della Commissione europea. Motivo
dell'incontro, per adesso, solo la rassicurazione da parte del banchiere che
qualsiasi soluzione presa, sarà in sintonia con le normative comunitarie, già
messe a dura prova con il prestito ponte del valore di 300 milioni di euro.
L'incontro è durato all'incirca un'ora, e Passera ha chiarito proprio questo
concetto: "Ogni soluzione a favore del risanamento e del rilancio della
compagnia sarà pienamente in sintonia con la normativa comunitaria".
Inoltre, l'ad ha mostrato un cauto ottimismo sul futuro dell'azienda: "Non
è nostra abitudine gettare la spugna". Nel faccia a faccia il banchiere
non ha parlato di piani, tenendosi ben alla larga dal commentare le
indiscrezioni comparse due giorni fa su un quotidiano romano che paventavano
l'ipotesi di una mini-compagnia solo su territorio nazionale. A Bruxelles,
davanti al suo interlocutore, infatti, ha tenuto la bocca ben cucita: "Le
ipotesi saranno presentate nelle sedi opportune al momento opportuno".
Momento, che per il presidente di Alitalia, Aristiede
Police, potrebbe essere entro la fine di luglio. Anche Police come Passera ha
preferito non sbilanciarsi, soprattutto sul nodo-esuberi che già al tempo del
piano di AirFrance fu argomento spinoso. "I sacrifici sono quelli che si
lasciano immaginare, del resto c'erano anche nell'offerta di AirFrance".
Quanto all'entità dei tagli, seconda la sua opinione "c'è molta fantasia
nelle indiscrezioni dei giornali". L'advisor "non ci ha ancora dato
un'indicazione di piano e senza di essa tutti i numeri sono numeri al
lotto". Vago sulla data del piano anche Altero Matteoli, ministro delle
Infrastrutture: "Passera ? afferma ? ha detto che quando il piano per Alitalia sarà pronto ce lo farà vedere". Intanto, è già
comunicato il balletto dei numeri. Qualche giorno fa su un noto quotidiano
romano si parlava di 10mila tagli, mentre il ministro dello Sviluppo Claudio
Scajola ha corretto il tiro, scendendo a 4mila, che comunque, sono il doppio di
quelli messi nero su bianco dal precedente piano, quello franco-olandese,
osteggiato dal futuro premier Silvio Berlusconi, perché troppo pieno di
sacrifici. "C'è un advisor ? afferma il ministro ? che sta lavorando bene,
lasciamolo lavorare e speriamo possa rilanciare la compagnia e nel tempo
riuscire a farla tornare una grande compagnia italiana". Anche l'Anpac,
organizzazione che racchiude i piloti si è soffermata sull'argomento, tirando
fuori dal cilindro un altro numero ancora. Per i piloti, infatti, i tagli si
aggirerebbero intorno a quota 6mila, con conseguenze gravi per tutto il
funzionamento della macchina. L'Anpac, quindi, ha auspica una maggiore prudenza
da parte di tutti i soggetti tecnicamente coinvolti per garantire la necessaria
serenità, soprattutto in questo periodo estivo, "prezioso per la grande
mole di ricavi". (04-07-2008).
( da "Opinione, L'" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Oggi è
Ven, 04 Lug 2008 Edizione 137 del 04-07-2008 Intervista a Massimo Ceccanti/
Fare il congresso è l'unica cosa sensata di Aldo Torchiaro Giurista,
costituzionalista, appassionato cultore di sistemi elettorali e modelli di
governance, il neo senatore Stefano Ceccanti, Partito Democratico ala
veltroniana, spariglia le carte della polemica interna e chiede a viva voce il
confronto che molti temono, tra le anime democratiche. Un congresso a breve del
Pd. Anche per chiarire il fronte della giustizia, bacchettare le sbavature di
qualche giudice e ricondurre Di Pietro a più miti consigli? I toni di Veltroni
sono cambiati, si parla di una nuova campagna di opposizione. L'opposizione
reagisce come è ovvio che sia alle iniziative del governo. Le prime iniziative
del nuovo governo sono un copia/incolla di alcuni provvedimenti del precedente
esecutivo, quello di Prodi. Parlo ad esempio del decreto sicurezza, che riceve
quanto Amato aveva portato avanti. Sembrava poter essere un'opposizione morbida,
improntata al buon senso. Adesso fa cose non previste dal suo programma, a
forzature come quelle di Maroni sull'ordine pubblico? non si tratta di una
scelta ideologica dell'opposizione. C'è stato un cambio di passo di Veltroni.
Dovuto al cambio di passo che ci siamo trovati dall'altra parte. Ma il Pd versa
in stato di crisi. I toni muscolari servono a uscirne? Direi di no. Ci sono
problemi inerziali del passato che sono tuttoggi molto forti e che gli
insuccessi elettorali hanno contribuito ad aumentare. Come se ne esce? Faccio
la mia proposta: se nei mesi prossimi proseguirà il malessere nel partito, sarà
inevitabile andare a un congresso, anche perché bisogna davvero chiarirci le
idee e rimescolare le carte. Non tutti sono d'accordo, mi sembra. Chi lo vuole?
Adesso si terrà, nel mese di luglio, la prima riunione della nuova direzione
del Pd. Immagino che Veltroni ripreciserà i punti salienti della continuità con
il programma elettorale e i punti sui quali lo stesso va aggiornato.
Traducendo? Se risulta che ci sono troppi punti divaricanti all'interno del
Partito, sarà inevitabile convocare un congresso. Non parlo delle singole
scelte politiche, ma dell'approccio di fondo, dell'impianto del partito a
vocazione maggioritaria. Se invece ci sono solo opzioni sulle scelte da
prendere, ad esempio sul nucleare, credo che vada convocata a breve una
Conferenza programmatica. Ma Veltroni è d'accordo per il congresso? Non lo so,
io ragiono con la mia testa, a lui non ne ho parlato. A me sembra l'unica cosa
sensata da fare. Qualche giorno fa, Massimo D'Alema ha lanciato Red. Cosa ne
pensa? Che ci vuole chiarezza. Bisogna dire se si vuole fare una iniziativa
culturale o una corrente. Per capirci, nel nostro programma elettorale c'è
scritto che siamo per il sistema a doppio turno francese; se qualcuno fa una
iniziativa pubblica per dire che è per il sistema tedesco, marcando una
differenza che non è solo tecnica ma anche strategica, siamo di fronte a una
corrente. La spaventano le correnti? No, sono una ricchezza se intese nel senso
vero. Ma qui c'è chi fa una corrente e la chiama Fondazione. Questo non è
corretto. A proposito di correttezza, sulle intercettazioni avete cambiato
idea? Per niente. Con la collega Della Monica ho ripresentato il disegno di
legge Mastella per assicurare che le intercettazioni non vengano pubblicate a
tutto danno della privacy. E vorrei che il responsabile della conservazione
delle registrazioni fosse anche penalmente responsabile, fino a che non prova
che le registrazioni stesse gli sono state trafugate. Insomma: non è che ci
siamo gettati a corpo morto sul giustizialismo, intendiamoci. La nostra linea è
equilibrata, ma è difficile farlo capire. Sul Lodo Schifani bis il Pd sembra
tentato di non opporsi? Questo problema di voler porre il Lodo con una legge
ordinaria, cioè con una forzatura legislativa mette in ombra le ragioni che ci
sono nel provvedimento: abbiamo un grado di indipendenza della magistratura e
del singolo magistrato che è fortissimo, e se vogliamo conservare quest'ampia
autonomia dei magistrati dobbiamo anche poter garantire la politica. Facciamo
un caso di scuola, a parti capovolte: il Pd vince le elezioni e un singolo
magistrato prevenuto che si impunta e persegue Veltroni per impedirgli di
governare, che cosa facciamo? Il problema esiste. Ma affrontandolo così si
rende pressocché impossibile affrontarlo seriamente. Avete detto di no alla
manifestazione dell'8 luglio. Il Pd sta prendendo le distanze da Di Pietro?
Guardi, se Berlusconi smette di fare quello che fa, Di Pietro smette a sua
volta. E' un epifenomeno reciproco: perché anche Di Pietro è la polizza sulla
vita di Berlusconi. L'Udc vi sprona a rompere con questa logica. A proposito di
Di Pietro, chiariamoci. Faccio un esempio concreto, l'altro
giorno il gruppo di Italia Dei Valori al Senato ha proposto una pregiudiziale
di costituzionalità su Alitalia: gli abbiamo detto subito che non lo avremmo votato. A volte ci
troviamo più d'accordo con loro, altre volte con l'Udc. Dipende dall'argomento
di cui parliamo.
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Pagina 214 Il salvataggio Il commissario Tajani "Alitalia,
soluzioni in sintonia con le regole Ue" Il salvataggio. Il commissario
Tajani --> "Non è nostra abitudine gettare la spugna": mostra
ottimismo l'amministratore delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera,
subito dopo aver incontrato a Bruxelles il commissario Ue ai Trasporti, Antonio
Tajani, per illustragli i lavori in corso per la messa a punto del piano di
rilancio di Alitalia. Ma subito dopo non nasconde che
la "situazione è molto difficile" e fa capire che molto probabilmente
per completare il piano ci vorrà tutto il tempo del mandato affidato (60
giorni) al suo istituto. Dunque, fino ai primi di agosto. E per quel che
riguarda le cifre sugli esuberi, taglia corto: "Sono premature". Ad
Intesa San Paolo, va ricordato, è stato conferito il
mandato di advisor per la privatizzazione di Alitalia. PRESTITO NEL MIRINO Sul tavolo del commissario Ue c'è il
delicato dossier sul prestito-ponte da 300 milioni versato dal governo nelle
casse di Alitalia e che
Bruxelles sospetta essere un aiuto incompatibile con le regole Ue sulla libera
concorrenza: "Ho chiesto espressamente", ha sottolineato Tajani,
"che ogni soluzione per Alitalia sia in sintonia
con la normativa comunitaria". Passera evidenzia che la situazione è
comunque molto difficile per l'intero settore dei trasporti. "L'elevato
livello raggiunto dal pezzo del petrolio è certamente un elemento determinante
nell'elaborazione del piano di Alitalia". IL
CARO-CARBURANTE Proprio a causa del caro-greggio la situazione peggiora di
giorno in giorno e probabilmente rende necessario un ulteriore inasprimento dei
termini del piano di salvataggio della compagnia di bandiera. A partire dal
capitolo esuberi. Le indiscrezioni sui tagli del personale circolate negli ultimi
giorni sulla stampa vanno dalle 4.000 alle 10.000 unità. "Tutte le cifre
finora uscite sugli esuberi sono premature", taglia corto Passera. SCAJOLA
Da Roma, il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola - che mercoledì aveva
comunque manifestato la necessità di fare "sacrifici" - parla di
"numeri dati per il caldo", mentre l'ad di Alitalia,
Aristide Police, di "numeri al lotto". "Per Alitalia",
ha spiegato Scajola, "c'è un advisor che sta andando avanti e lavorando
bene. Lasciamolo lavorare e auguriamoci che possa presentare un buon piano
industriale il quale possa rilanciare la compagnia e, nel tempo, riuscire a
farla tornare una grande compagnia italiana".
( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
N. 158
del 2008-07-04 pagina 0 Intercettazioni, il gip: decisione entro 7 giorni di
Redazione Il gip di Napoli si riserva di decidere sulla richiesta di
utilizzazione delle intercettazioni telefoniche fra Saccà e Berlusconi. Alfano:
"Entro breve un ddl salva privacy". Gasparri: "Pausa di
riflessione, ma l'emergenza resta" Napoli - Il gip di Napoli Luigi
Giordano si è riservato di decidere sulla richiesta da inoltrare al Parlamento
per utilizzare intercettazioni telefoniche di conversazioni tra il top manager
Rai Agostino Saccà e il premier Silvio Berlusconi. Il giudice dovrà anche
pronunciarsi sulla questione di competenza territoriale avanzata dai legali del
presidente del Consiglio dei ministri, Nicolò Ghedini e Michele Cerabona. Le
intercettazioni rientrano nell'ambito dell'inchiesta del pm Vincenzo Piscitelli
su alcune produzioni di Rai Fiction, di cui Saccà è responsabile, e sono
relative a segnalazioni di attrici da inserire in cast di fiction. Il prossimo
18 luglio il gip Pasqualina Laviano dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a
giudizio per Berlusconi. La decisione di Giordano potrebbe arrivare la prossima
settimana. Consiglio dei ministri "Non si è parlato del decreto legge
sulle intercettazioni" nel Consiglio dei ministri di oggi. Lo ha riferito
il ministro delle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, al termine della
riunione. Nel Cdm non si è parlato neppure di Alitalia, ha inoltre aggiunto Ronchi. Il
ministro della Giustizia Angelino Alfano ha confermato un disegno di legge
sulle intercettazioni che però, ha sottolineato, dovrebbe essere chiamato
"salva privacy". Nella conferenza stampa seguita al Consiglio dei
ministri, Alfano ha auspicato che il parlamento lo approvi "come primo
provvedimento dopo la pausa estiva". L'attacco di Di pietro Sulle
intercettazioni spiega Antonio Di Pietro: "Secondo me non ci deve essere
la riforma. Il problema di fondo è che le intercettazioni, se autorizzate dal
giudice, sono uno strumento molto importante per la lotta alla
criminalità", mentre sulla divulgazione delle stesse Di Pietro spiega:
"Dipende. Quelle che hanno rilevanza penale è giusto che siano messe a
conoscenza anche dell'opinione pubblica, quelle che sono solo questioni private
di ognuno, è giusto che vadano al macero. Ci sono due filoni di
intercettazioni, quelle serie come quelle a d'Alema e quelle così dette
gossippare. All'italiano medio interessano altri temi come quelli economici,
dispiace constatare che il governo, invece, ci costringe a occuparcene".
Emergenza intercettazioni "Una pausa di riflessione su un tema che
comunque dovrà essere affrontato e risolto". Così il presidente dei
senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha commentato l'esito del Consiglio dei
ministri di oggi, nel corso del quale non si è discusso di decreto
intercettazioni. "Resta l'emergenza - ha aggiunto Gasparri - di uno
stillicidio di pubblicazioni che non hanno alcuna rilevanza penale e la
necessità di trovare soluzioni che ci auguriamo siano concordate anche con
l'opposizione soprattutto sulle sanzioni nei confronti di chi le pubblica. La
mancata decisione di oggi del Cdm su questo argomento speriamo possa comportare
da parte di tutti una valutazione più serena. Indagare è doveroso, la
denigrazione e lo spreco di soldi dei cittadini con intercettazioni inutili
deve cessare. Su questo - ha concluso il presidente dei senatori del Pdl -
siamo aperti al confronto con una opposizione più seria e matura e ci auguriamo
che il Pd la smetta di farsi dettare l'agenda politica da Di Pietro, a metà tra
un politico di terza fila e Pappagone". © SOCIETà EUROPEA DI EDIZIONI SPA
- Via G. Negri 4 - 20123 Milano.
( da "Giornale.it, Il" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e
movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire
che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita
Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la
piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni
Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo
d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto
per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi
vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore
della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo
invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 4 ) " (4 votes, average: 3.5 out
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Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul
bus. contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e
Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura
Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la
Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano
il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai
servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano,
almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della
giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma
con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si
allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo
dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a
prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con
Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che
mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a
caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia.
Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come
annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani",
a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 69 ) " (21 votes, average: 3.1 out of
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le
sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito
di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra
radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto
degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala
Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del
giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza:
unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere
Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su
Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise
nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla
testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio?
A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla guida di
un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare
quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella radicale (e radical
chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già,
perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro
della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in
particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca
lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama "Red"
(Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta
diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia esplicitamente.".
Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (26
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L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito
democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le rese dei
conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con calma,
secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il
secco e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più
innovatori noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in
Europa: "Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo
oltre il Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi,
ma pare anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la
"guerra" è solo agli inizi, con il voto alla Costituente si
cominceranno a contare le truppe e la traversata nel deserto è appena iniziata.
Vedremo chi sopravviverà alla guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi:
"Se è l'Ulivo fatto partito, si è fatto male." E gli attacchi
arrivano dal centrosinistra, impietoso il giusidizio dell'inventore dell'Ulivo.
Arturo Parisi a margine dell'assemblea del Pd, non risparmia una critica alla
relazione di Walter eltroni che, tra l'altro, ha fatto un esplicito riferimento
all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre lavorato con l'idea che "Ulivo avesse
come obiettivo un bipolarismo a vocazione bipartitica ma con l'unificazione di
tutto il campo del entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale,
l'ex ministro della Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una
comprensibile difesa del suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro
operato risulta essere quello degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia".
Scritto in Varie Commenti ( 111 ) " (27 votes, average: 3.37 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici
nemici. Cattolici contro radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel
senso che in casa Veltroni tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi
in separazione. Già, fra le anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio
idilliaci. Dopo l'anatema dei cattolici contro la "contaminazione"
dei pannelliani, le dure critiche di "Famiglia Cristiana" e della
solita Binetti a cui si aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice
"il loft? sembra di stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al
Partito socialista europeo, la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da
un lato c'è il governo Berlusconi che piace sempre di più agli italiani,
dall'altro il livello dello scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a
pochi mesi dalle elezioni europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma
anche Rutelli che pare meditare "vendetta" politica dopop la
clamorosa trombatura rimediata nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure
Bertinotti, il "parolaio rosso" di Pansa che rientra nel gioco della
poltica con un seminario sul futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema,
capace di guardare a sinistra più di quanto non sappia o non voglia fare
Veltroni (che vuole lo sbarramento anche per le europee, tanto per tener fuori
i "cespugli" rossi anche dal parlamento di Strasburgo). Grande è
l'agitazione nel campo della sinistra, dove si agitano spettri di scissioni e
"ricomposizioni". Già, perché fra i teodem e gli uomini della
margherita c'è chi guarda a Casini e quel che resta dell'Udc, isolata e senza
per ora spartito politico da suonare che la lancia la sua Costituente popolare
(a cui guarda con interesse anche Clemente Mastella), e in più c'è chi teme le
mosse di Rutelli. Intanto il governo Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti (
35 ) " (29 votes, average: 3.17 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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28May 08 La Sapienza e il rito dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di
sinistra a Papa Benedetto XVI, poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza
di Roma l'intolleranza è di casa in nome di una "tradizione
democratica" che tenta di riproporre schemi antichi, quelli del
"rituale antifascista" degli anni Settanta. Già, brutto periodo
quello, nelle università e nel Paese. con il corollario nel secondo caso dei
manifesti di Forza Nuova strappati dai militanti dei Collettivi di sinistra,
della rissa, degli arresti, delle polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire
(rapporto della Digos) che l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire
colpe e responsabilità spetta ai giudici. E' il tema dell'intolleranza
travestita da antifascismo, come scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare.
E' il tentativo a questo punto nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di
tensione, di scontro e di odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo
schema degli opposti estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste,
sbandiera ideali nobili, ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi.
Bene ha fatto il sindaco di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo
lanciare messaggi chiari, ovvero che questi episodi sono solati, estranei al
contesto culturale e storico della nostra città e della nostra nazione. Questo
è il messaggio che deve venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici
su una rissa tra giovani si comincia ad aprire un varco e armare le
contrapposizioni ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone
vanno trattate come imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni
invita la destra a "non minimizzare" e dice (giustamente) che le
istituzioni devono stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale?
quella di una parte o di quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di
tutte. forse il "ma anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per
evitare fraintendimenti. Cosa che non fa Marco Ferrando, leader del Partito
comunista dei lavoratori: "L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo
sfondo del nuovo quadro politico - ripropone il tema dell'autodifesa come
diritto democratico elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario
che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente
designate e controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio
quegli anni di piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli
archivi della storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi
di parte politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno,
una democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza
delle estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il
"giustificazionismo ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani
hanno scelto un' altra strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti
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16May 08 Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di
dimenticare il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete
provato, perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si
sente persi. Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori
britannici ha rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella
del giorno delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista.
Addirittura è stato coniato appositamente un termine medico.
"Nomofobia", così si chiama la paura di rimanere senza portatile
("nomo" è l'abbreviazione di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente
da fare. Dobbiamo ammetterlo. La tecnologia fa parte di noi. Della nostra
quotidianità. Ma dove stiamo andando? Quali saranno i nuovi mezzi di
comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un futuro più o meno vicino?
Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa casa editrice francese,
ha proposto il suo punto di vista attraverso la realizzazione di un
cortometraggio intitolato "Possible ou probable". Il film, che ha
ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si propone di fare un
salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia nell'era
dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il Giornale.it, in
occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle Telecomunicazioni e della
Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio per esprimere le
vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che potrà essere. Guarda
il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti ( 12 ) " (117
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 14May 08
Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio Berlusconi
alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale al dialogo
con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder del Pd),
sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel Parlamento
e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra massimalista,
resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei giustizialisti che
sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani) e faranno di tutto
per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E' lui l'anello
"debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e
condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera:
"Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo
memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e
politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il
Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare.
Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo
che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e
pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (56 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino.
Insomma, Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima
leadership. Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di
Veltroni". Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (31 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace "decisionismo"),
la scelta bipartitica degli elettori che hanno semplificato il quadro politico
di maggioranza e opposizione rende tutto più "decisionista" e apre la
strada a una nuova stagione del "fare". Berlusconi
su questo è deciso: anche perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo
solo al caso Alitalia o
alla vergogna dei rifiuti in Campania. E poi ci sono "problemini" non
da poco che si chiamano stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione
clandestina, rilancio del sistema paese, costi della politica e della
burocrazia, federalismo. Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché
Berlusconi ancora una volta ha sparigliato le carte. Per "fare", come
chiedono gli italiani, serve un governo del premier (il Cavaliere) più che dei
partiti. Ora ci aspettano i primi cento giorni di "luna di miele" con
il Paese e le responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi.
Intanto la sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra"
voluto da Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i
suoi problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da Massimo
D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un punto di
forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo in
mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare allo
sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie Commenti
( 69 ) " (52 votes, average: 2.1 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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"ciurla nel manico", io ho grande rispetto per i... luciano: ma non
vi accorgete che rispetto a paesi nostri concorrenti stiamo perdendo la faccia,
affari e lavoro. e... Rino Gioffrè: C'è una sola parola per definirli:
PATETICI. Athos: Ennesimo Post inutile: qual'è il problema se dei cittadini
esprimono il proprio dissenso?????? jose': Non ci sarebbe bisogno di commenti.
L'On.le DI PIETRO dimostra d'essere un oppositore... I più inviati Sayed, primo
risultato della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la
conferma della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3
Emails E Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il
governo del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra".
Dite la vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1
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bus... contrordine compagni - 1 Emails Ultime News Beni culturali, Pompei stato
di emergenza per 12 mesi: incuriaGela, condanna a 8 mesi per il giudice
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attorno a Walter Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Per
Walter avviso di sfratto. Resisterà all'assedio? L'autunno caldo di Walter. Dì
la tua Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro radicali La
Sapienza e il rito dell'intolleranza Così le tecnologie ci cambiano la vita. Dì
la tua Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo E Walter diventa il
"premier ombra" Berlusconi e il governo del "fare".
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( da "Stampa, La" del 04-07-2008)
Argomenti: Alitalia
LEVALDIGI.
AEROPORTO Il presidente dello scalo "Le tariffe sono gestite da Alitalia in autonomia Non ci
competono" "Sul Cuneo-Roma biglietto di andata pagato 311,33
euro" "Ritenete che 311,33 euro per andare da Cuneo a Roma con 70
minuti di volo in aeromobile turboelica non sia una somma esagerata, tenuto
conto che non si è trattato di biglietto "business" né
"open" e che il viaggio in Eurostar costa meno di un terzo e quello
in vagone letto di 1ª classe la metà?". Lo domanda il senatore
Guido Brignone, consigliere provinciale della Lega nord, al presidente della
Provincia Raffaele Costa, in un'interpellanza depositata da pochi giorni.
Brignone spiega di aver usufruito più volte del volo da Levaldigi alla
capitale. "Le ultime 4 volte il numero dei passeggeri è risultato
esattamente di 5, 12, 6 e 8 - sottolinea -. Il biglietto è sempre stato
prenotato elettronicamente uno, due o tre giorni prima della partenza, con un
costo medio, per singola tratta, intorno a 140 euro. Per il volo delle 19,20
del 25 giugno, prenotato due giorni prima elettronicamente e con otto
passeggeri a bordo, è stato emesso per me un biglietto del costo complessivo di
311,33 euro per sola andata. Durante le mie operazioni d'imbarco, sono stati
chiesti a potenziali acquirenti circa 500 euro per un'andata-ritorno. Ed essi
hanno rinunciato". Brignone ha allegato la copia del biglietto
all'interpellanza, dove pone alcuni quesiti: "qual è stata finora la
percentale media complessiva di riempimento dei voli Cuneo-Roma e
viceversa"; "i criteri di tariffazione della tratta", da rendere
noti "per evitare spiacevoli sorprese che non possono che diradare i
passeggeri"; "se sia il caso di continuare a sostenere con soldi
pubblici un collegamento aereo il cui futuro appare tuttora molto incerto e il
passato è costato somme considerevoli". Il presidente della Geac (società
gestione dello scalo), Giampietro Pepino: "Le tariffe sono gestite da Alitalia in autonomia. Non sono di competenza dell'aeroporto.
Poi alcune particolari tariffe, per esempio i biglietti aperti, sono molto
costose ovunque".
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e
movimentista (Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire
che no, la manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita
Borsellino andrà lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la
piazza via etere) non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni
Moretti, il regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo
d'antan? Niente piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto
per Veltroni. E Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi
vogliono guidare il partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore
della Puglia prenda le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo
invettiva". D'Alema e Cofferati sono per il no alla piazza senza se e
senza ma. Insomma le "sinistre" si dividono su Tonino e sul Cav,
mentre Parisi e altri (ex?) prodiani potrebbero essere in piazza: indovinate
contro chi? Scritto in Varie Commenti ( 25 ) " (10 votes, average: 3.9 out
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Commenti Invia questo post a un amico 30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus.
contrordine compagni Tonino Di Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e
Walter Veltroni si adegua e gli corre dietro (leggi l'articolo di Laura
Cesaretti). Già, Tonino da Montenero detta la linea al Pd dopo aver sfondato la
Maginot elettorale del "dialogo" con il Pdl su cui si era attestato
il solitario Veltroni. E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano
il Pd, Massimo D'Alema lancia "Red" (prototipo di partito. casomai
servisse, o correntone del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano,
almeno a parole, da Di Pietro sul terreno delle intercettazioni e della
giustizia. Così Veltroni combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma
con i Verdi e poi toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si
allinea ai giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo
dei girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a
prescindere. A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con
Beppe Grillo dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il
segretario del Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente
manifestazione con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che
mai. Intanto, passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a
caccia di voti di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia.
Insomma, risale sul bus per battere il Paese provincia per provincia. Come
annuncia in una lettera all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega
Veltroni al direttore Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad
attraversare ogni provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare,
a capire e a spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli
italiani", a cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e
uomini che ci hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per
l'attuale maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di
vedere risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni,
anche a lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per
l'autunno" e rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come
deve fare un partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che
non è mai stata vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non
c'è male, come svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria.
Tanto che Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di
Pietro è una polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa
l'alternativa a Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema
e Rutelli. Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il
comandante Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average:
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Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di
sfratto. Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo
le sconfitte elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande
partito di centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la
sinistra radicale (che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al
voto degli italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che
Veltroni è sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio
molti dei suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al
"silente" (troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di
sfratto in modo diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo
leader", dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le
liturgie del politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul
"Giornale" Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza
all'ala Furiosa (leggi l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo
e del giustizialismo forcaiolo una ragion politica, una questione di
sopravvivenza: unico programma , in mancanza di proposte serie per l'Italia,
abbattere Berlusconi. Poi si vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito
su Veltrusconi, sul dialogo tra destra e sinistra, sulle grandi riforme
condivise nell'interesse del Paese, le nubi dell'uragano si sono subito
addensate sulla testa (da tagliare) del leader del Pd. Riuscirà Walter a
resistere all'assedio? A contrattaccare? A conquistare una leadership vera alla
guida di un'opposizione credibile e realmente alternativa? Ora tocca a lui non
spezzare quell'idea di una sinistra moderna e non condizionata da quella
radicale (e radical chic), a fare im modo che non resti solo un bel sogno. E
Parisi insiste: già, perché dopo essere uscito allo scoperto senza se e senza
ma, l'ex ministro della Difesa vuol far uscire allo scoperto gli avversari di
Veltroni, in particolare Massimo D'Alema, che ha lanciato - anche se lui dice
che non cerca lo scontro - una sorta di partito-ombra che si chiama
"Red" (Riformisti e democratici). Dice Parisi: "Sento D'Alema
avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei essere sicuro che lo faccia
esplicitamente.". Aspettiamo la prossima puntata. Scritto in Varie Commenti
( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la tua Tanto tuonò che piovve, sul
Partito democratico e sul suo leader dimezzato Walter Veltroni. Già, perché le
rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel centrosinistra, si consumano con
calma, secondo un rito vecchio che ha alle spalle decenni di scuola comunista e
democristiana. Stretto fra l'offensiva di Massimo D'Alema e della sua
fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni ulivisti (per alleanza allergate,
acnora alla sinistra), tra il nodo delle elezioni Europee e niet preventivo
della Bindi al tentativo di "abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco
e ribadito addio di Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano
dell'adesione al Pse (D'Alema dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice.
andiamo oltre), Veltroni ora scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme
con Berlusconi ma anche opposizione più "dura" per non perdere
consensi a vantaggio del vasto e diviso mondo della sinistra a cui guarda
invece D'Alema. Così alla Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e
esterna: no alle correnti personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in
piazza" (più facile da fere e comodo): Walter "buonista". ma
anche "oppositore duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la
tela del dialogo. Due volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua
moneta di fresco conio politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd.
Perchè il rischio c'è, e Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di
D'Alema, ma pure quelle di Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd).
Tanto che, per fare un 'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori
noi dei socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa:
"Costruiamo un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il
Ppe altrimenti per noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare
anch Fassino, la pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo
agli inizi, con il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e
la traversata nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla
guida dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure critiche
di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si aggiunge l'ex
ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di stare a
Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo, la
strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni
europee. Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare
meditare "vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata
nella corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco
di Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico
elementare.E. E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata
appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e
controllate". Parole gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di
piombo che la maggioranza degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della
storia. A chi giova strumentalizzare questi episodi per interessi di parte
politica? A chi giova tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una
democrazia è tanto più forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle
estreme politiche ("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una
prestigiosa casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista
attraverso la realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou
probable". Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di
Creusot, si propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una
giovane coppia nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il
dibattito. Il Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo
spazio per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e
che potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti
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un amico 14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di
Silvio Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura
unilaterale al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del
premier a leder del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero
cambiando, nel Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del
presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e
politico, come ha riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Insomma, molti saranno scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse
non è azzardato. Basta rileggere le parole del premier, il "sì" di
Fassino a nome del Pd: l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto
cruciale, pur nella distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori,
anche Berlusconi e Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa:
contare amici e nemici. E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle
urne la sinistra massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino",
quei giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso
Travaglio-Schifani) e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote
proprio a Veltroni. E' lui l'anello "debole" che la sinistra
giacobina vuole colpire fino a indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La
sceneggiata di Antonio Di Pietro alla Camera: "Noi non abboccheremo, non
intendiamo cadere nella tela del ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo
perderla. Conosciamo bene la sua storia personale e politica". Così ha
parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio non è il Cavaliere. No, lui ha una
maggioranza solida, consegnatagli dal voto popolare. Il bersaglio è Walter, e
di Pietro non è certo il suo solo nemico. C'è un filo che lega il Santoro,
Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel mondo e pensa alle Europee del
2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo D'Alema, tornato gran
manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come racconta Augusto Minzolini
sulla "Stampa", alla cerimonia della consegna della Campanella usata
per le riunioni del Consiglio dei ministri, Prodi ha detto a Berlusconi:
"Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho avuti qua dentro.". La
battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve un'opposizione parlamentare
debole in una Paese normale? Peserà di più l'opposizione nelle piazze?
L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna elettorale era stato chiaro) aiuta
Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito anche Walter: "Occorre il
riconoscimento della vittoria e della responsabilità da parte degli sconfitti ma
anche l'equilibrio dei vincitori, perciò vi prendo in parola: siamo pronti da
subito. Ma non pensate di avere il paese in mano". Scritto in Varie
Commenti ( 101 ) " (57 votes, average: 2.82 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 09May 08 E Walter diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto
(Pci poi Pds) nel 1989, Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi
(ovviamente Veltroni spera in esiti migliori.) e torna il "governo
ombra" (leggi l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di
quella lontana esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato
Visco all'Unità - fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis).
Veltroni diventa "premier ombra" del "governo
dell'opposizione": alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e
riavvicinamenti, no eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla
fine un "sì accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini)
il leader del Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di
stampo anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il
processo alle intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei
ministri ombra è stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte -
Esteri - della prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui
Walter si è affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché
bisognerebbe essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza
e fa i distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel
suo"ruolo importante che deve svolgere" alla fondazione
ItalianiEuropei. Dopotutto il centralismo democratico non c'è più in casa degli
ex-post e a-comunisti. Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che
sarà partorita dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il
"caminetto" e nasce il coordinamento dei "nove" che
affiancherà il segretario piddino. Insomma, Veltroni riparte per tentare di
rafforzare la sua non fortissima leadership. Vedremo se anche a sinistra
nascerà davvero il "partito di Veltroni". Scritto in Varie Commenti (
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08May 08 Berlusconi e il governo del "fare". Veltroni e le liti sul
governo "ombra". Dite la vostra Il governo Berlusconi quater va e
stavolta per i detrattori più accaniti del Cavaliere sarà difficile sostenere
che non c'è niente di nuovo a Palazzo Chigi. Già, perché i ministri (quelli che
contano, con portafoglio) sono solo 12 (9 senza portafoglio ma con la casella
chiave delle Riforme affidata a Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini
nuovi che affiancano ministri già collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra
31 e 40 anni). Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è
riprendere il filo del suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma
molto è cambiato. Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che
potrà contare su un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci
sono Matteoli e La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23
giorni per mettere a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il
presidente Giorgio Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della
Spagna."). Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in commissione.
A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran Bretagna in
nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da noi
no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
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Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Giovanni, il tema del mio post non è
la manifestazione contro Berlusconi, la giustizia, le... Gian Luca Mariottini:
% LA POLITICA DI WALTER % FA bene Veltroni ad isolare queste frange,
obbligandole ad una presa... Roberto: Mi chiedo com'e' possibile che certa
gente metta il cervello all'ammasso e non sappia... moritz: Uolter (er pupone
che a scuola non ha mai studiato!)perchè parlarne, è meno consistente di una
nuvola in... Lino: Attenti a buttare a mare Veltroni, dopo di lui c'è solo Di
Pietro. E vogliamo dare l'opposizione a... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Ultime News La Betancourt a Parigi abbraccia
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Blog di Alberto Taliani © 2008 disclaimer Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti.
( da "Giornale.it, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Così
Veltroni prova a sottrarsi all'abbraccio mortale di Tonino Di Pietro. Niente Pd
(almeno quello ufficiale) in piazza Navona per manifestare contro il Cav. Di
Pietro e i girotondini saranno lì, compagnia del teatrino della politica che
mette in scena la (solita) recita a soggetto che gli italiani conoscono bene.
Spiazzati da Napolitano, attaccato improvvidamente dall'ex pm leader dell'Idv,
hanno messo un altro bersaglio grosso nel mirino: Veltroni. Pronti a scavare
trincee da imbottire di esplosivo per far saltare le mura del loft assediato.
Tanto che l'intellighenzia vicina da sempre alla sinistra giustizialista e movimentista
(Paolo Flores d'Arcais e Furio Colombo) si sono affrettati a dire che no, la
manifestazione non è contro Walter. (ci vanno ma.). E se Rita Borsellino andrà
lo farà turandosi il naso: Grillo (che si collegherà con la piazza via etere)
non ha progetto e diventa qualunquista e pericoloso. E Nanni Moretti, il
regista del "Caimano" e uomo simbolo del girotondismo d'antan? Niente
piazza, a che serve? Retropensiero: sulla sua Vespa c'è posto per Veltroni. E
Rifondazione? Ferrero ci sarà, Nichi Vendola no (entrambi vogliono guidare il
partito dopo l'addio di Bertinotti): anche il governatore della Puglia prenda
le distanze da Tonino la sua, dice, "è solo invettiva". D'Alema e
Cofferati sono per il no alla piazza senza se e senza ma. Insomma le "sinistre"
si dividono su Tonino e sul Cav, mentre Parisi e altri (ex?) prodiani
potrebbero essere in piazza: indovinate contro chi? Scritto in Varie Commenti (
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30Jun 08 Tonino rispedisce Veltroni sul bus. contrordine compagni Tonino Di
Pietro parla (anzi insulta e grilleggia.) e Walter Veltroni si adegua e gli
corre dietro (leggi l'articolo di Laura Cesaretti). Già, Tonino da Montenero
detta la linea al Pd dopo aver sfondato la Maginot elettorale del
"dialogo" con il Pdl su cui si era attestato il solitario Veltroni.
E' bastato poco per cambiare tutto. I sondaggi affondano il Pd, Massimo D'Alema
lancia "Red" (prototipo di partito. casomai servisse, o correntone
del Pd che invece serve subito) e i suoi si smarcano, almeno a parole, da Di
Pietro sul terreno delle intercettazioni e della giustizia. Così Veltroni
combatte su due fronti interni: il dialogo lo apre ma con i Verdi e poi
toccherà a Rifondazione e agli altri residui comunisti e si allinea ai
giustizialisti dell'Idv (nel partito c'è anche Pancho Pardi, l'uomo dei
girotondi) in nome della nuova stagione dell'anti berlusconismo a prescindere.
A quando un bella convention o una manifestazione di piazza con Beppe Grillo
dimenticando Unipol, banche e scalate, si è chiesto qualcuno? Il segretario del
Pd fa sapere che con Di Pietro ha fatto un mezzo strappo: niente manifestazione
con Tonino e Grillo. io e lui siamo lontani. Meglio tardi che mai. Intanto,
passate le ferie, Walter è costretto (dal Tonino senza freni e a caccia di voti
di protesta) a riprendere il pellegrinaggio per l'Italia. Insomma, risale sul
bus per battere il Paese provincia per provincia. Come annuncia in una lettera
all'Unità . "Ora voglio dire a te - spiega Veltroni al direttore
Padellaro- che da settembre riprenderò, riprenderemo, ad attraversare ogni
provincia, ad andare in ogni città, ad ascoltare e a parlare, a capire e a
spiegare". Interlocutori saranno "tutti gli italiani", a
cominciare dal "popolo del Pd, dodici milioni di donne e uomini che ci
hanno dato fiducia" fino "a quanti hanno votato per l'attuale
maggioranza nella speranza, nell'illusione stanno scoprendo ora, di vedere
risolti i propri problemi". Ma il tour servirà, scrive Veltroni, anche a
lanciare la "manifestazione che abbiamo annunciato per l'autunno" e
rivendica che l'opposizione del Pd sarà condotta "come deve fare un
partito che vuole mantenere la sua vocazione maggioritaria, che non è mai stata
vocazione all'autosufficienza: lavorando per unire". Non c'è male, come
svolta: un clamoroso contrordine compagni di vecchia memoria. Tanto che
Pierferdinando Casini in un'intervista al Corriere lo avverte: Di Pietro è una
polizza sulla vita per il premier, se l'opposizione è questa l'alternativa a
Berlusconi non c'è. Lo dice Casini, ma lo pensano anche D'Alema e Rutelli.
Stando così le cose c'è da chiedersi quante divisioni abbia il comandante
Veltroni Scritto in Varie Commenti ( 71 ) " (22 votes, average: 3.14 out
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Commenti Invia questo post a un amico 23Jun 08 Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? In politica tutti nodi vengono al pettine, dopo le sconfitte
elettorali. Ma il sogno di Walter Veltroni, creare un grande partito di
centrosinistra, scommettere sul bipolarimo, tagliare fuori la sinistra radicale
(che è riuscito a estromettere dal parlamento anche grazie al voto degli
italiani) appare in questo momento davvero un sogno. La verità è che Veltroni è
sotto assedio, e a circondare il fortilizio del loft sono proprio molti dei
suoi: a cominciare da Massimo D'Alema per finire al "silente"
(troppo.) Romano Prodi. E a dargli un avviso di sfratto di sfratto in modo
diretto è Arturo Parisi, l'inventore dell'Ulivo: "Cambiamo leader",
dice senza tanti giri di parole con un linguaggio che rifugge le liturgie del
politichese vecchio stile (Pci, Dc). Così, come scrive sul "Giornale"
Paolo Guzzanti, la debolezza del segretario ridà forza all'ala Furiosa (leggi
l'articolo), alla sinistra che fa dell'antiberlusconismo e del giustizialismo
forcaiolo una ragion politica, una questione di sopravvivenza: unico programma
, in mancanza di proposte serie per l'Italia, abbattere Berlusconi. Poi si
vedrà. Del resto quando si è aperto il dibattito su Veltrusconi, sul dialogo
tra destra e sinistra, sulle grandi riforme condivise nell'interesse del Paese,
le nubi dell'uragano si sono subito addensate sulla testa (da tagliare) del
leader del Pd. Riuscirà Walter a resistere all'assedio? A contrattaccare? A
conquistare una leadership vera alla guida di un'opposizione credibile e
realmente alternativa? Ora tocca a lui non spezzare quell'idea di una sinistra
moderna e non condizionata da quella radicale (e radical chic), a fare im modo
che non resti solo un bel sogno. E Parisi insiste: già, perché dopo essere
uscito allo scoperto senza se e senza ma, l'ex ministro della Difesa vuol far
uscire allo scoperto gli avversari di Veltroni, in particolare Massimo D'Alema,
che ha lanciato - anche se lui dice che non cerca lo scontro - una sorta di
partito-ombra che si chiama "Red" (Riformisti e democratici). Dice
Parisi: "Sento D'Alema avanzare proposta diversa da Veltroni, vorrei
essere sicuro che lo faccia esplicitamente.". Aspettiamo la prossima
puntata. Scritto in Varie Commenti ( 47 ) " (29 votes, average: 3.48 out
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Commenti Invia questo post a un amico 20Jun 08 L'autunno caldo di Walter. Dì la
tua Tanto tuonò che piovve, sul Partito democratico e sul suo leader dimezzato
Walter Veltroni. Già, perché le rese dei conti, nella sinistra. ma anche nel
centrosinistra, si consumano con calma, secondo un rito vecchio che ha alle
spalle decenni di scuola comunista e democristiana. Stretto fra l'offensiva di
Massimo D'Alema e della sua fondazione (corrente?), tra l'idea di ritorni
ulivisti (per alleanza allergate, acnora alla sinistra), tra il nodo delle
elezioni Europee e niet preventivo della Bindi al tentativo di
"abbraccio" con Casini e l'Udc, tra il secco e ribadito addio di
Prodi alla presidenza del Pd e il nodo gordiano dell'adesione al Pse (D'Alema
dice sì, gli ex Margherita dicono no, lui dice. andiamo oltre), Veltroni ora
scopre il doppio binario: dialogo sulle riforme con Berlusconi ma anche
opposizione più "dura" per non perdere consensi a vantaggio del vasto
e diviso mondo della sinistra a cui guarda invece D'Alema. Così alla
Costituente del Pd lancia la doppia sfida interna e esterna: no alle correnti
personali (facile a dirsi ma.) e "autunno in piazza" (più facile da
fere e comodo): Walter "buonista". ma anche "oppositore
duro" di Berlusconi, quello che ha strappato la tela del dialogo. Due
volti dello stesso leader che vuol impedire che la sua moneta di fresco conio
politico venga svalutata e rotoli via assieme al Pd. Perchè il rischio c'è, e
Veltroni lo sa bene: non c'è solo l'ombra lunga di D'Alema, ma pure quelle di
Prodi (che il segretario invita a restare ne l Pd). Tanto che, per fare un
'esempio, Rutelli dice del Ppe: "Siamo più innovatori noi dei
socialdemocratici". E spinge Veltroni a dire, in Europa: "Costruiamo
un nuovo campo riformista". Come dire, andiamo oltre il Ppe altrimenti per
noi sono guai. Già, perché sul Ppe D'Alema e suoi, ma pare anch Fassino, la
pensano in modo opposto. Insomma, la "guerra" è solo agli inizi, con
il voto alla Costituente si cominceranno a contare le truppe e la traversata
nel deserto è appena iniziata. Vedremo chi sopravviverà alla guida
dell'esercito perduto di Senofonte. Parisi: "Se è l'Ulivo fatto partito,
si è fatto male." E gli attacchi arrivano dal centrosinistra, impietoso il
giusidizio dell'inventore dell'Ulivo. Arturo Parisi a margine dell'assemblea
del Pd, non risparmia una critica alla relazione di Walter eltroni che, tra
l'altro, ha fatto un esplicito riferimento all'Ulivo. "Noi abbiamo sempre
lavorato con l'idea che "Ulivo avesse come obiettivo un bipolarismo a
vocazione bipartitica ma con l'unificazione di tutto il campo del
entrosinistra", ha spiegato Parisi. Più in generale, l'ex ministro della
Difesa ha detto del discorso di Veltroni: "una comprensibile difesa del
suo perato, purtroppo l'unico giudizio sul nostro operato risulta essere quello
degli elettori in casi come la Capitale o a Sicilia". Scritto in Varie
Commenti ( 111 ) " (29 votes, average: 3.34 out of 5) Loading ... Il Blog
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a un amico 10Jun 08 Walter e il loft degli amici nemici. Cattolici contro
radicali Il Pd sfoglia la margherita, dunque, nel senso che in casa Veltroni
tira aria di lite che potrebbe sfociare prima o poi in separazione. Già, fra le
anime diessina e teodem i rapporti non sono proprio idilliaci. Dopo l'anatema
dei cattolici contro la "contaminazione" dei pannelliani, le dure
critiche di "Famiglia Cristiana" e della solita Binetti a cui si
aggiunge l'ex ministro Fioroni (infuriato) che dice "il loft? sembra di
stare a Teheran.", la frenata sull'adesione al Partito socialista europeo,
la strada per Veltroni è ancora più in salita. Da un lato c'è il governo
Berlusconi che piace sempre di più agli italiani, dall'altro il livello dello
scontro che assomiglia a un tutti contro tutti a pochi mesi dalle elezioni europee.
Di Pietro, ma anche i Teodem, D'Alema ma anche Rutelli che pare meditare
"vendetta" politica dopop la clamorosa trombatura rimediata nella
corsa al Campidoglio. E ci si mette pure Bertinotti, il "parolaio
rosso" di Pansa che rientra nel gioco della poltica con un seminario sul
futuro della sinistra e invita Massimo D'Alema, capace di guardare a sinistra
più di quanto non sappia o non voglia fare Veltroni (che vuole lo sbarramento
anche per le europee, tanto per tener fuori i "cespugli" rossi anche
dal parlamento di Strasburgo). Grande è l'agitazione nel campo della sinistra,
dove si agitano spettri di scissioni e "ricomposizioni". Già, perché
fra i teodem e gli uomini della margherita c'è chi guarda a Casini e quel che
resta dell'Udc, isolata e senza per ora spartito politico da suonare che la
lancia la sua Costituente popolare (a cui guarda con interesse anche Clemente
Mastella), e in più c'è chi teme le mosse di Rutelli. Intanto il governo
Berlusconi va. Scritto in Varie Commenti ( 35 ) " (31 votes, average: 3.13
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RSS Commenti Invia questo post a un amico 28May 08 La Sapienza e il rito
dell'intolleranza Prima il no dei Collettivi di sinistra a Papa Benedetto XVI,
poi il no al dibattito sulle foibe: alla Sapienza di Roma l'intolleranza è di
casa in nome di una "tradizione democratica" che tenta di riproporre
schemi antichi, quelli del "rituale antifascista" degli anni
Settanta. Già, brutto periodo quello, nelle università e nel Paese. con il
corollario nel secondo caso dei manifesti di Forza Nuova strappati dai
militanti dei Collettivi di sinistra, della rissa, degli arresti, delle
polemiche e delle accuse. Salvo poi chiarire (rapporto della Digos) che
l'aggressione è partita da sinistra. Ma stabilire colpe e responsabilità spetta
ai giudici. E' il tema dell'intolleranza travestita da antifascismo, come
scrive il nostro Mario Cervi, a preoccupare. E' il tentativo a questo punto
nemmeno tanto mascherato di ricreare un clima di tensione, di scontro e di
odio, a preoccupare. E' il tentativo di tornare allo schema degli opposti
estremismi, ad allarmare. L'intolleranza si traveste, sbandiera ideali nobili,
ma resta intolleranza: di parte e da parte di pochi. Bene ha fatto il sindaco di
Roma Gianni Alemanno a dire: "Noi dobbiamo lanciare messaggi chiari,
ovvero che questi episodi sono solati, estranei al contesto culturale e storico
della nostra città e della nostra nazione. Questo è il messaggio che deve
venire da tutti. Quando si costruiscono teoremi politici su una rissa tra
giovani si comincia ad aprire un varco e armare le contrapposizioni
ideologiche. Bisogna evitare questi schemi e queste persone vanno trattate come
imbecilli fuori dalla storia e dal tempo". Veltroni invita la destra a
"non minimizzare" e dice (giustamente) che le istituzioni devono
stroncare subito l'insorgere della violenza. Ma quale? quella di una parte o di
quella di tutte le parti? penso voglia dire quella di tutte. forse il "ma
anche" stavolta ci sarebbe stato bene, per evitare fraintendimenti. Cosa
che non fa Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
"L'aggressione fascista a La Sapienza - sullo sfondo del nuovo quadro
politico - ripropone il tema dell'autodifesa come diritto democratico elementare.E.
E aggiunge il Ferrando: "E' necessario che ogni realtà minacciata appronti
strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate". Parole
gravi, le sue che ricordano proprio quegli anni di piombo che la maggioranza
degli italiani vorrebbe consegnare agli archivi della storia. A chi giova
strumentalizzare questi episodi per interessi di parte politica? A chi giova
tornare a pescare nel torbido? Credo a nessuno, una democrazia è tanto più
forte quanto è capace di rifiutare l'intolleranza delle estreme politiche
("frange" si diceva una volta). Il "giustificazionismo
ideologico" stavolta non pagherebbe, gli italiani hanno scelto un' altra
strada. Il dibattito è aperto. Scritto in Varie Commenti ( 76 ) " (52
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Feed RSS Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 16May 08 Così
le tecnologie ci cambiano la vita. Dì la tua Vi è mai successo di dimenticare
il cellulare a casa? E' facile immaginare la sensazione che avete provato,
perché la maggioranza di noi l'ha vissuta in prima persona. Ci si sente persi.
Vulnerabili. Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori britannici ha
rilevato che è una sensazione paragonabile alla "tremarella del giorno
delle nozze" o alla paura di quando si va dal dentista. Addirittura è
stato coniato appositamente un termine medico. "Nomofobia", così si
chiama la paura di rimanere senza portatile ("nomo" è l'abbreviazione
di no mobile). Quale futuro? Non c'è niente da fare. Dobbiamo ammetterlo. La
tecnologia fa parte di noi. Della nostra quotidianità. Ma dove stiamo andando?
Quali saranno i nuovi mezzi di comunicazione e quale ruolo ricopriranno in un
futuro più o meno vicino? Possible. ou probable Il Gruppo Editis, una prestigiosa
casa editrice francese, ha proposto il suo punto di vista attraverso la
realizzazione di un cortometraggio intitolato "Possible ou probable".
Il film, che ha ricevuto il Laurier di bronzo al festival di Creusot, si
propone di fare un salto in avanti nel tempo. Nella vita di una giovane coppia
nell'era dell'editoria digitale. Di' la tua Editis apre il dibattito. Il
Giornale.it, in occasione del 17 maggio, giornata mondiale delle
Telecomunicazioni e della Società dell'Informazione, segue lasciando a voi lo spazio
per esprimere le vostre idee e le vostre riflessioni su quello che è e che
potrà essere. Guarda il cortometraggio (9 minuti) Scritto in Varie Commenti (
12 ) " (118 votes, average: 1.21 out of 5) Loading ... Il Blog di Alberto
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14May 08 Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo Il discorso di Silvio
Berlusconi alla Camera (leggi il discorso del premier), l'apertura unilaterale
al dialogo con l'opposizione (che è seguita alla telefonata del premier a leder
del Pd), sono i segnali più evidenti che qualcosa sta davvero cambiando, nel
Parlamento e nel Paese. Aggiungiamoci anche il discorso del presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano di alto profilo istituzionale e politico, come ha
riconosciuto il presidente della Camera Gianfranco Fini. Insomma, molti saranno
scettici, ma parlare di avvio di Terza Repubblica forse non è azzardato. Basta
rileggere le parole del premier, il "sì" di Fassino a nome del Pd:
l'asse Berlusconi-Veltroni si rinsalda, su questo punto cruciale, pur nella
distinzione dei ruoli. Ma non sono tutte rose e fiori, anche Berlusconi e
Veltroni devono fare come Fanfani qualche decennio fa: contare amici e nemici.
E parare i colpi. Soprattutto Veltroni. Sconfitta alle urne la sinistra
massimalista, resta da sconfiggere il partito "giacobino", quei
giustizialisti che sono ripartiti alla carica (vedi il caso Travaglio-Schifani)
e faranno di tutto per mettere i bastoni fra le ruote proprio a Veltroni. E'
lui l'anello "debole" che la sinistra giacobina vuole colpire fino a
indebolirlo e condizionarlo. Una prova? La sceneggiata di Antonio Di Pietro
alla Camera: "Noi non abboccheremo, non intendiamo cadere nella tela del
ragno. Abbiamo memoria e non intendiamo perderla. Conosciamo bene la sua storia
personale e politica". Così ha parlato Tonino, l'ex pm. Ma il bersaglio
non è il Cavaliere. No, lui ha una maggioranza solida, consegnatagli dal voto
popolare. Il bersaglio è Walter, e di Pietro non è certo il suo solo nemico.
C'è un filo che lega il Santoro, Travaglio, Grillo. Tonino punta dritto su quel
mondo e pensa alle Europee del 2009. Come ci pensa su un altro versante Massimo
D'Alema, tornato gran manovratore dentro e fuori il Pd. Del resto, come
racconta Augusto Minzolini sulla "Stampa", alla cerimonia della
consegna della Campanella usata per le riunioni del Consiglio dei ministri,
Prodi ha detto a Berlusconi: "Tu sei un avversario, io i veri nemici li ho
avuti qua dentro.". La battuta ora vale anche per Veltroni. A cosa serve
un'opposizione parlamentare debole in una Paese normale? Peserà di più
l'opposizione nelle piazze? L'apertura di Berlusconi (ma già in campagna
elettorale era stato chiaro) aiuta Veltroni, ma anche l'Italia. L'ha capito
anche Walter: "Occorre il riconoscimento della vittoria e della
responsabilità da parte degli sconfitti ma anche l'equilibrio dei vincitori,
perciò vi prendo in parola: siamo pronti da subito. Ma non pensate di avere il
paese in mano". Scritto in Varie Commenti ( 101 ) " (57 votes,
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Articoli Feed RSS Commenti Invia questo post a un amico 09May 08 E Walter
diventa il "premier ombra" Dopo Occhetto (Pci poi Pds) nel 1989,
Veltroni (Pci, Pds, Ds, Pd): la storia sembra ripetersi (ovviamente Veltroni
spera in esiti migliori.) e torna il "governo ombra" (leggi
l'articolo). Edizione rinnovata e aggiornata ai tempi di quella lontana
esperienza partorita a Botteghe Oscure che - come ha ricordato Visco all'Unità
- fu un fallimento e l'ex ministro ritiene che ci sarà il bis). Veltroni
diventa "premier ombra" del "governo dell'opposizione":
alla fine dopo trattative e incontri, divisioni e riavvicinamenti, no
eccellenti (D'Alema e Parisi), tentennamenti divenuti alla fine un "sì
accetto" (Bersani) ed entusiasti (Fassino, Franceschini) il leader del
Partito democratico ha varato lo "shadow cabinet" di stampo
anglosassone. Per ora le analogie finiscono qui, inutile fare il processo alle
intenzioni che sulla carta sono buone. Tanto che la lista dei ministri ombra è
stata presentata al presidente Napolitano (che fece parte - Esteri - della
prima compagine occhettiana). Certo è sospetta la fretta con cui Walter si è
affrettato a dichiarare "con D'Alema nessun conflitto, perché bisognerebbe
essere in due.". Come dire: non sono io quello che polemizza e fa i
distinguo. Insomma ponti d'oro al D'Alema portatore d'idee nel suo"ruolo
importante che deve svolgere" alla fondazione ItalianiEuropei. Dopotutto
il centralismo democratico non c'è più in casa degli ex-post e a-comunisti.
Andare avanti, pensare subito alla direzione del Pd che sarà partorita
dall'assemblea costituente. Mentre sprisce il "caminetto" e nasce il
coordinamento dei "nove" che affiancherà il segretario piddino. Insomma,
Veltroni riparte per tentare di rafforzare la sua non fortissima leadership.
Vedremo se anche a sinistra nascerà davvero il "partito di Veltroni".
Scritto in Varie Commenti ( 89 ) " (32 votes, average: 2.72 out of 5)
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Commenti Invia questo post a un amico 08May 08 Berlusconi e il governo del
"fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra Il governo Berlusconi quater va e stavolta per i detrattori più accaniti
del Cavaliere sarà difficile sostenere che non c'è niente di nuovo a Palazzo
Chigi. Già, perché i ministri (quelli che contano, con portafoglio) sono solo
12 (9 senza portafoglio ma con la casella chiave delle Riforme affidata a
Umberto Bossi) e perché sono entrati uomini nuovi che affiancano ministri già
collaudati: 13 new entry (quattro hanno fra 31 e 40 anni).
Continuità-discontinuità, insomma. Il premier è deciso è riprendere il filo del
suo progetto Paese interrotto dai due anni di Prodi, ma molto è cambiato.
Questo sarà davvero il governo del premier, innanzitutto, che potrà contare su
un nocciolo duro di governo che ruota attorno al sottegretario alla Presidenza
del Consiglio Gianni Letta, a Tremonti, Bossi, Maroni. e poi ci sono Matteoli e
La Russa. Poco spazio ai tradizionali giochi di partito e 23 giorni per mettere
a posto tutto, come ha riconosciuto soddisfatto il presidente Giorgio
Napolitano ("Lungaggini? Siamo stati più veloci della Spagna.").
Velocità, azione (ai tempi di Craxi fu coniato l'efficace
"decisionismo"), la scelta bipartitica degli elettori che hanno
semplificato il quadro politico di maggioranza e opposizione rende tutto più
"decisionista" e apre la strada a una nuova stagione del
"fare". Berlusconi su questo è deciso: anche
perché da "fare" c'è davvero molto: pensiamo solo al caso Alitalia o alla vergogna dei rifiuti in
Campania. E poi ci sono "problemini" non da poco che si chiamano
stipendi, carico fiscale, sicurezza, immigrazione clandestina, rilancio del
sistema paese, costi della politica e della burocrazia, federalismo.
Mali antichi e problemi nuovi. Ecco perché Berlusconi ancora una volta ha
sparigliato le carte. Per "fare", come chiedono gli italiani, serve
un governo del premier (il Cavaliere) più che dei partiti. Ora ci aspettano i
primi cento giorni di "luna di miele" con il Paese e le
responsabilità di governo e maggioranza sono davvero grandi. Intanto la
sinistra litiga sul governo che non ha sul "governo ombra" voluto da
Veltroni (leggi l'articolo). Già perché anche il premier ombra ha i suoi
problemi. Intanto D'Alema e Parisi hanno detto no, Bersani non è convinto,
mentre Fassino ha detto sì per recuperare ruolo e visibilità. Ma serve il
governo ombra? Esperienza di stampo anglosassone già sperimentata nel 1989 dal
Pci poi diventato Pds. Allora non funzionò. lo volle Achille Occhetto quandò
andò in crisi il governo De Mita e subentrò Andreotti (sesto governo) e la
maggioranza era pentapartito. Sapete chi c'era? Giorgio Napolitano (esteri),
Visco (finanze), Giovanni Berlinguer (sanità), Scola (spettacolo), Rodotà
(giustizia). E oggi sull'Unità lo stesso Visco lo stronca: "Il governo
ombra non ha un suo ruolo istituzionale e dunque non riesce ad operare. Si
aggiunga il fatto che in un sistema dove ci sono più partiti, e non solo due
come in Gran Bretagna, ciascun partito ha gruppi e rappresentanti in
commissione. A questo punto si capisce perché non è stato esportato dalla Gran
Bretagna in nessun altro paese. Lì è un luogo riconosciuto dell'opposizione. Da
noi no". Senza contare, fa notare Visco, che tale proposta "anche
interessante nella nostra esperienza passata non funzionò" e che "ci
sono delle persone autorevoli dei partiti che stanno fuori dal governo ombra e
che certo non smetteranno di dire quello che pensano", a cominciare da
Massimo D'Alema. Comunque Walter ci riprova ma quello che dovrebbe essere un
punto di forza del Pd rischia di rivelare che il re è nudo, perché sta mettendo
in mostra divisioni correntizie, lacerazioni personali di un partito che pare
allo sbando ed in cerca della rotta con una bussola rotta. Scritto in Varie
Commenti ( 69 ) " (54 votes, average: 2.09 out of 5) Loading ... Il Blog
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toscano "adottato" da Indro Montanelli e da Milano nel 1983. Tutti
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Ultime discussioni Alberto Taliani: Caro Giovanni, il tema del mio post non è
la manifestazione contro Berlusconi, la giustizia, le... Gian Luca Mariottini:
% LA POLITICA DI WALTER % FA bene Veltroni ad isolare queste frange,
obbligandole ad una presa... Roberto: Mi chiedo com'e' possibile che certa
gente metta il cervello all'ammasso e non sappia... moritz: Uolter (er pupone
che a scuola non ha mai studiato!)perchè parlarne, è meno consistente di una
nuvola in... Lino: Attenti a buttare a mare Veltroni, dopo di lui c'è solo Di
Pietro. E vogliamo dare l'opposizione a... I più inviati Sayed, primo risultato
della mobilitazione internazionale: il senato afgano ha ritirato la conferma
della condanna a morte - 12 Emails Pensioni, a chi gli aumenti... - 3 Emails E
Walter diventa il "premier ombra" - 2 Emails Berlusconi e il governo
del "fare". Veltroni e le liti sul governo "ombra". Dite la
vostra - 1 Emails Berlusconi, Veltroni e i nemici del dialogo - 1 Emails La
Sapienza e il rito dell'intolleranza - 1 Emails Per Walter avviso di sfratto.
Resisterà all'assedio? - 1 Emails Tonino rispedisce Veltroni sul bus...
contrordine compagni - 1 Emails Ultime News La Betancourt a Parigi abbraccia
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( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del La cordata? Era una bufala
Alfredo Recanatesi Alitalia
Quando Corrado Passera, cioè la maggiore banca italiana, si assume un compito,
per farlo desistere ce ne vuole. E se alla fine non riesce ad assolverlo c'è
buona probabilità di coglierci se si conclude che quel compito era impossibile.
E allora, se Passera dice che la situazione di Alitalia
non è difficile, ma "molto difficile", è come disporre di una
certificazione dell'azzardo corso allorché in campagna elettorale Berlusconi
mandò a monte l'accordo con Air France. segue a pagina 29.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del IL PERSONAGGIOBanchiere in Puglia e poi al Monte dei
Paschi, dove fallisce l'aggregazione "rossa" De Bustis divorzia da
Deutsche Bank Roberto Rossi Ai più il nome di Vincenzo De Bustis dirà poco o
nulla. Per alcuni, specie quelli che mischiano politica e finanza, invece lui era
considerato il "banchiere maximo", per la sua amicizia con Massimo
D'Alema. Per altri, e tra questi molti risparmiatori salentini, invece, De
Bustis era il protagonista dei casi "My Way" e "4You", dai
quali poi è uscito completamente scagionato. Per chi si occupa di economia,
infine, De Bustis è quello che ha tentato di far fare il grande salto alla
Deutsche Bank in Italia. Tentativo riuscito parzialmente. Ed è per questo,
forse, che dopo cinque anni di servigi, l'ex ingegnere elettronico entrato nel mondo
delle banche per caso (da giovane sviluppava sistemi di pianificazione e
controllo per gli istituti di credito), ha mollato la poltrona di
amministratore delegato della filiale italiana (anche se le sue dimissioni
saranno effettive dal 30 settembre). Al suo posto, Flavio Valeri, attualmente
alla Merrill Lynch. Valeri riporterà a Jurgen Fitschen, componente del comitato
esecutivo di Deutsche Bank, il quale ha ringraziato De Bustis per il
"grande contributo fornito alla filiale italiana negli scorsi 5 anni".
E in effetti la carriera di De Bustis alla Deustche era partita nel migliore
dei modi. Nei primi due anni la banca tedesca era entrata nell'operazione
Piaggio con Roberto Colaninno, aveva assistito il Tesoro per l'ingresso delle Fondazioni nella Cassa depositi e Prestiti, aveva
partecipato al riassetto di Alitalia e alla partita Wind. Bei colpi. Ai quali però De Bustis non
aveva saputo dare sostanza. Deutsche Bank Italia con il mercato nostrano non ha
più avuto molto feeling. A 57 anni quindi per De Bustis si aprono nuove
possibilità di carriera. Lui che nel 2002 aveva tentato di
"scalare", professionalmente parlando, la banca Monte dei Paschi di
Siena diventando, dopo aver condotto il processo di aggregazione tra la sua
Banca 121 e Mps, direttore generale di Rocca Salimbeni. La scalata in realtà
aveva anche altri scopi. La presenza di De Bustis era finalizzata a un processo
di aggregazione della cosiddetta finanza rossa. Un polo che avrebbe compreso
Mps, Unipol e Bnl. Un progetto caro ad alcuni esponenti dei ds ma non alla
politica locale toscana. Comune e Provincia, che controllano il Monte
attraverso la Fondazione, non condividevano il progetto. Che affondò e con lui
il "forestiero" arrivato a Siena passando per Roma. All'inizio del
2003, quindi De Bustis lascia la città del Palio, dove si dice non ha rimesso
più piede, e approda come detto a Deutsche Bank. La banca è sonnacchiosa e lui
la risveglia con diverse grandi operazioni e con una crescita di ricavi e
redditività che la filiale non aveva mai visto. Un merito, quello di aver
riportato Deutsche Bank al centro dell'attenzione, che qualche volta si
trasforma anche in una mezza colpa. Come quando nell'estate del 2005 nel clima
di caccia alla streghe De Bustis incappa nelle indagini sulle operazioni compiute
dai "furbetti del quartierino". Con i quali, sostiene lui, c'erano
solo rapporti professionali. Una macchia, per molti, nella carriera. E poi vai
a sapere il perché.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai consultando
l'edizione del Oltre gli aerei, Air France investe nei treni Accordo con Veolia
per entrare nell'alta velocità che fa concorrenza ai voli / Roma ALLEANZA Una
compagnia aerea che investe nell'alta velocità ferroviaria è sempre una
notizia. Se poi l'azienda in questione è Air France, e cioè la prima società
aerea al mondo per fatturato, non si stratta solo di una notizia ma di un
segnale preciso: nel giro di qualche anno il trasporto regionale potrebbe
subire una rivoluzione. In breve. Air France-KLM sta pensando a un'alleanza con
l'utility Veolia, che gestisce diverse linee ferroviarie francesi, per offrire
viaggi sui treni ad alta velocità. In Francia il mercato è dominato dalla
società ferroviaria pubblica francese Sncf, nonché presidiato da Deutsche Bahn
e da Thalys, che controllano le società che producono Eurostar. Perché allora
Air France dovrebbe investire in un mercato potenzialmente saturo? Forse perché
le tratte a breve raggio non sono più remunerative. Air France da tempo sta
combattendo con la concorrenza delle ferrovie francesi e dei suoi collegamenti
rapidi. Ma se fino a qualche la competizione era sostenibile il caro petrolio
ha rimesso tutto in discussione. Il treno allora potrebbe essere un'arma con la
quale fare utili. "Nell'ambito della liberalizzazione del trasporto
ferroviario prevista nel 2010 - ha sottolineato un portavoce del vettore
transalpino - Air France e Veolia stanno considerando la possibilità di una
partnership per creare un nuovo operatore dell'alta velocità sul mercato
europeo". Secondo il Financial Times, il progetto sarebbe già ben avviato.
Veolia Transport, divisione di Veolia, potrebbe costruire treni sotto il
marchio Air France che collegheranno l'hub della compagnia francese
nell'aeroporto di Parigi Charles de Gaulle a destinazioni in tutta l'Europa. La
scelta di Air France lascia spazio, poi, a due tipi di considerazioni. La prima
è che anche per la compagnia francese il prezzo del petrolio nel medio periodo
sarà sui livelli attuali. Inoltre il progetto getta una
pesante ombra sul salvataggio di Alitalia. Nel piano di Intesa Sanpaolo il gruppo dovrebbe fondersi con
AirOne e rafforzarsi nel mercato a breve raggio (quello nazionale). Lo stesso
dal quale Air France sta disinvestendo. ro.ro.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del di Roberto Rossi/ Roma TEMPO A sentire i sindacati
una delle poche cose certe attorno all'incerta partita Alitalia
è che questa verrà giocata fino in fondo. Questo vuol dire che Intesa Sanpaolo
difficilmente presenterà il piano di salvataggio della compagnia prima della
scadenza del mandato ricevuto dal governo. E visto che questo dura 60 giorni è
probabile che Alitalia possa avere il suo piano di
risanamento ai primi di agosto. È anche possibile che, come spiega ancora un
sindacalista, questo termine possa essere dilazionato. Con altri venti giorni.
Questo perché si vorrebbe evitare alla compagnia un'estate turbolenta e rissosa
con scioperi e agitazioni. Dovuti essenzialmente alla mole di esuberi in
programma. "Non voglio credere che gli esuberi, che sappiamo ci sono,
possano essere superiori a quelli annunciati" a suo tempo da Air France ha
detto ieri il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Eppure l'architettura del
progetto che Corrado Passera ha in testa passa anche attraverso una dura
ristrutturazione del personale (seimila-ottomila licenziamenti). Per salvare la
compagnia di bandiera italiana Intesa Sanpaolo, con tutta probabilità, dividerà
il gruppo in due. Da una parte una nuova società leggera, concentrata su rotte
sostenibili, dall'altra una bad company nella quale rimarrebbero debiti,
esuberi, e tratte non profittevoli. La nuova Alitalia
poi potrebbe anche essere fusa con AirOne. Anche se su quest'ultima ipotesi si
stanno registrando nelle ultime ore le resistenze di Carlo Toto. Il patron di
AirOne, per una questione di controllo aziendale, alla fusione tra i due
vettori contrapporrebbe l'affitto delle attività in capo alla nuova Alitalia. Ma la partita Alitalia, oltre che sul piano sindacale, si gioca anche sul versante
politico. Per chiudere il cerchio, infatti, è necessario un contesto normativo
che renda praticabile lo scenario che il piano prospetta. Secondo molti
osservatori servirebbe la revisione della legge Marzano, nata sull'onda della
crisi Parmalat per fronteggiare problematiche finanziarie. "Il caso
Alitalia - ha commentato lo stesso Marzano è diverso
da quelli a cui si rivolgeva la legge. Nelle altre occasioni il progetto
industriale c'era e il problema era piuttosto finanziario. Qui non credo che il
problema sia trovare i capitali. Alitalia è troppo
grande per reggere la concorrenza delle low cost e troppo piccola per reggere
la concorrenza delle grandi compagnie internazionali. E questo è un problema
industriale". Serve quindi un provvedimento su misura che produca effetti
nel breve periodo. Solo così, e con grandi costi sociali, Alitalia
potrebbe essere salvata.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del "Con l'inflazione al 3,8% difficile il negoziato
sul modello contrattuale" Epifani avverte le imprese che la questione
salariale è prioritaria nella definizione di un accordo. Bersani: il tesoretto
c'è, il governo abbassi le tasse sulle retribuzioni / Milano La continua corsa
al rialzo dei prezzi mette una seria ipoteca sul tavolo per la riforma del
modello contrattuale. "L'aumento dell'inflazione rende la trattativa più
difficile" ha avvertito Guglielmo Epifani. L'allarme del leader sindacale
nasce da una semplice presa d'atto: il carovita rilevato dall'Istat è al 3,8%,
mentre l'inflazione programmata dal governo si ferma all'1,7%. Ma le sue parole
suonano come un avvertimento, soprattutto alle orecchie di Federica Guidi,
neopresidente dei giovani di Confindustria, ieri chiamata a convegno a Milano
dalla segretaria della Filtea Cgil, Valeria Fedeli, per discutere di relazioni
industriali con il numero uno di Corso d'Italia, Pierluigi Bersani, lo storico
Giuseppe Berta e Michele Tronconi di Smi. "L'aumento dei salari sarà
inferiore di un terzo all'aumento dell'inflazione". Passino pure le
invocazioni ad evitare spirali tra aumento dei prezzi e aumento dei salari,
"ma in questo modo i prezzi si mangiano i salari e le pensioni" ha
sottolineato Epifani. Non si facciano dunque illusioni gli imprenditori, e non
se ne faccia l'esecutivo: "Il governo deve comprendere che questo è il
cuore del problema, e che occorre intervenire per risolverlo, altrimenti i
lavoratori non ce la fanno". Tanto più che, alla tenuta di salari e
pensioni, si aggiungono i rischi per l'occupazione, "con
gli esuberi annunciati per Telecom e per Alitalia come se fossero noccioline, e problemi per la chimica e
l'indotto Fiat".Insomma, ha concluso il leader Cgil, "non possiamo
trasferire tutti i problemi sul lavoro". La risposta della Guidi è stata
immediata. Da un lato conciliante, quando ha spiegato che l'idea dei contratti
individuali "era una provocazione", per ricordare quanto serva
"cambiare un sistema obsoleto rispetto al mondo che è cambiato e
valorizzare il merito che significa anche valorizzare meno chi merita
meno". Dall'altro ferma sulle rivendicazioni più volte avanzate da
Confindustria, nel ripetere che "il contratto nazionale deve dare garanzie
sui minimi ma non può bruciare tutte le risorse". A distanza le hanno
fatto seguito le dichiarazioni della presidente di Confindustria, Emma
Marcegaglia: "L'Italia deve evitare forme di indicizzazione dei salari o
di ritorno alla scala mobile, che sarebbero un disastro assoluto per un Paese
che ha già vissuto la spirale prezzi-salari".Eppure un'altra strada ci
sarebbe. Come ha ricordato il ministro ombra dell'Economia Bersani, il governo
avrebbe la possibilità di intervenire efficacemente a sostegno dei redditi da
lavoro:: "Voglio chiudere la polemica sul tesoretto, le coperture per portare
3-4 miliardi di euro nelle tasche dei lavoratori, dei pensionati e degli
incapienti, ci sono. I dati sulle entrate fiscali consentono senza dubbio
questo tipo di manovra, sono gli effetti del risanamento che abbiamo consegnato
a questo governo". l.v.
( da "Unita, L'" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stai
consultando l'edizione del La bufala della cordata italiana Alfredo Recanatesi
Segue dalla Prima Cosa che avvenne quando fece credere - e ci credettero in
molti - che il destino della compagnia di bandiera sarebbe potuto essere molto
migliore per la compagnia stessa, per i suoi dipendenti, per l'Italia. Chi
ritenne che sarebbe stato difficile trovare una soluzione al difuori di un
accordo con un grande gruppo come quello franco-olandese rischia di essere
stato facile profeta, se non altro perché ora si tratta di costruire una
prospettiva senza poter contare sulla integrazione commerciale in una delle
reti più vaste del mondo, e senza poter contare sul contenimento degli esuberi
che un grande gruppo, se non altro per la sua dimensione, poteva consentire.
Per non dire della ricapitalizzazione che Air France aveva assicurato potendo
prefigurare un recupero di redditività attraverso la integrazione nel suo
gruppo, mentre ora, senza un forte partner estero, la prospettiva di
redditività si è allontanata al punto che sarà difficile trovare chi possa
metterci del suo. Come se tutto questo non bastasse, c'è di mezzo anche
l'impennata del costo dei carburanti che sta mettendo in difficoltà anche le
più solide compagnie straniere innescando una ulteriore ristrutturazione
dell'intero trasporto aereo della quale la trattativa per l'integrazione tra
American Airlines, British Airways ed Iberia potrebbe essere solo un primo
segnale. L'ulteriore ciclo di ristrutturazioni e di
aggregazioni che sta prendendo l'avvio aggiunge nuove complicazioni nella
ricerca di un futuro per Alitalia almeno per due motivi. Intanto perché crescerà la dimensione
media dei competitori sul mercato del trasporto aereo accentuando la rilevanza
delle economie di scala sugli acquisti di carburante, sulle manutenzioni e
sulle reti di vendita. Inoltre perché la profittabilità di tutte le
compagnie tenderà comunque a diminuire, per cui la disponibilità di potenziali
partner ad avventurarsi in una alleanza con una compagnia in condizioni
critiche come Alitalia non potrà che essere ancor più
guardinga di quanto non sia stata finora. Per il momento, comunque, un piano di
salvataggio ancora non c'è; ma c'è di peggio: ossia la esclusione di ogni
ipotesi che si possa fare per motivi finanziari, giuridici e di normativa
europea. Evidentemente Passera è andato a Bruxelles per sondare gli umori
comunitari su alcune specifiche soluzioni. La cautela manifestata al ritorno
lascia intendere che il Commissario ai trasporti Tajani (che pure è un
fedelissimo di Berlusconi) ed il Commissario al mercato interno McCreevy
(quello che ce l'ha con l'Italia per aver ostacolato l'ingresso delle banche
estere) devono aver manifestato una certa rigidità verso ogni ipotesi che
implichi un intervento dello Stato italiano dopo la concessione del prestito
che a Bruxelles devono ancora mandare giù. Più specificamente, l'ipotesi di
dividere Alitalia in due società - una formata con i
rami di azienda in attivo da fondere con Air One e da ricapitalizzare con il
denaro di Banca Intesa e di chi ce lo vorrà mettere, e un'altra società formata
da tutto ciò che non va e che perde soldi da affibbiare, per qualche strada che
la fantasia di Tremonti saprebbe certamente trovare, allo Stato - è stata
preventivamente bocciata, probabilmente riconducendo tutto il difficile gioco
del salvataggio di Alitalia alla casella iniziale. È
facile a questo punto ricondurre la definizione di Passera - quel "molto
difficile" - alla consapevolezza che occorre non solo un credibile piano
industriale ( senza un partner forte e con il petrolio che continua a salire)
ma anche miliardi di euro per finanziare il rilancio e per risolvere debiti e
passività operative. Passera, comunque, ha ricordato che per l'espletamento del
suo mandato ha ancora un mese di tempo, e si può essere certi che fino
all'ultimo ce la metterà tutta. Ma gli elementi che vanno emergendo già sono
ampiamente sufficienti per dimostrare che, comunque vadano le cose, ci sarà da
recriminare sul fallimento della trattativa con Air France.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
L'Antitrust boccia il governo sulla concessione a Autostrade "Niente gara
e rendite monopolistiche, le tariffe non caleranno" Catricalà scrive a
Berlusconi criticando il decreto appena convertito BARBARA ARDU BARBARA ARDù
ROMA - Non c'è stata gara pubblica. Non c'è spazio per la concorrenza, ma un
sistema che continua a somigliare a un monopolio. Dunque non ci potrà essere un
calo delle tariffe. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato boccia
il rinnovo delle concessioni autostradali inserito in un decreto votato in
fretta e furia dal governo e che nulla aveva a che fare con le autostrade. La
bocciatura è contenuta in una lettera firmata da Antonio Catricalà, che da un
paio di giorni è sul tavolo del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. è
un parere, un'ammonizione, che chiede a governo e parlamento di riesaminare
quanto approvato in tema di concessioni. E il motivo è semplice. Le recenti
modifiche, scrive l'Autorità, "appaiono restringere i già ridotti spazi
per la concorrenza o quanto meno per una regolazione concorrenziale nella
gestione delle infrastrutture autostradali". Non solo. L'adeguamento delle
tariffe, così come previsto dal decreto approvato in Parlamento non è tale da
garantire "la massima efficienza produttiva e allocativa, così che i
minori costi possano tradursi in tariffe più basse per i consumatori".
Insomma quello che di fatto è un monopolio naturale, continua ad essere tale.
Ma c'è di più. La concessione viene affidata per periodo lunghissimo,
trent'anni (dal 2008 al 2038) e l'adeguamento tariffario segue un meccanismo
che aggancia le tariffe al 70 per cento dell'inflazione effettiva calcolata
dall'Istat, sganciandola dalla produttività. Dunque le imprese autostradali
hanno la certezza di incassare soldi rivalutati, ma nessun obbligo a investire.
Non è la prima volta che il problema viene sollevato dall'Autorità. Accade già
nel 2004. Anche allora con un emendamento a un decreto legge, il governo
Berlusconi aveva forzato un formale e motivato dissenso del Cipe e il rifiuto
di registrazione della Corte dei Conti, facendo approvare per legge la
convenzione Autostrade e Anas. Anche quella volta venivano allungati i tempi
della convenzione e si autorizzava la revisione del sistema tariffario. Tanto
che lo stesso Prodi, nell'ultimo governo, avrebbe dovuto affrontare il nodo
tariffe. Catricalà oggi ha voluto ribadire il concetto: la necessità di gare
pubbliche, le uniche che riescono effettivamente a sradicare la rendita
monopolista e ad abbassare le tariffe. Come è stato possibile tutto ciò?
Semplice. Nel decreto, che si occupava di questione comunitarie, è stato
introdotto l'emendamento all'ultimo momento. A nulla sono valse le proteste
dell'opposizione. Pier Luigi Bersani, ministro dell'economia del governo ombra
del Pd, quando l'emendamento arrivò in Aula s'era detto scandalizzato per la scelta
dell'esecutivo di introdurre una norma che lascia di fatto
all'Anas la possibilità di decidere da sola a chi dare in concessione un bene
dello Stato. E Bruno Tabacci (Rosa bianca) arrivò addirittura a
"denunciare" un qualche interesse a tenersi buoni i Benetton
(proprietari di Autostrade), nella speranza che partecipassero a una cordata
per Alitalia.
( da "Repubblica, La" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Economia
Bankitalia e Tesoro preparano una riunione del Cicr Incroci banche-imprese
entro l'estate via i tetti La crisi fa rivedere i rapporti, saltano i limiti
alle reciproche partecipazioni ANDREA GRECO MILANO - La convocazione è
imminente: entro breve si riunirà il Comitato interministeriale per il credito
e il risparmio, cui spetta l'alta vigilanza su credito e tutela del risparmio.
I contorni non sono ancora netti, certo saranno affrontati i rapporti tra
banche e imprese, nell'ottica di rendere più agevole, nelle attuali difficili
condizioni operative, l'intervento delle prime nelle seconde, oggi limitato al
15% del patrimonio di vigilanza. Sarebbe un "terzo atto" per il
comitato che raggruppa il Tesoro, i ministri di ambiti economici e il
governatore di Bankitalia. Nei mesi della crisi nata dai mutui subprime il Cicr
fu convocato due volte: la prima a metà settembre scorso, la seconda all'inizio
di marzo, sempre per valutare al massimo livello gli effetti della turbolenza
sul credito sulla stabilità del sistema nazionale e internazionale. Stavolta,
come emerge implicitamente, tocca fare un passo in più, ed è un passo poco
rassicurante. Le banche hanno i loro problemi con le svalutazioni ? quelle
italiane, meno delle rivali straniere ? ma le imprese soffrono per i rialzi
delle materie prime e per il rallentamento congiunturale correlato alla crisi e
all'inflazione. Poiché le imprese, specie in Italia, sono molto più fragili
delle banche, il governo ritiene sia giunto il momento di allentare alcuni
vincoli che limitano la concentrazione del rischio. Le cosiddette
"partecipazioni a valle", quelle che gli istituti detengono nelle
imprese, sono limitate al 15% del patrimonio di vigilanza per ogni singolo
caso, e al 60% del patrimonio di vigilanza complessivo. Sono lasciti della
legge bancaria del 1936, che separò per mezzo secolo il credito ordinario da
quello per le imprese, in risposta a quella "fratellanza siamese" tra
istituti e industria ? definizione di Raffaele Mattioli ? che negli anni Venti
aveva fatto sbandare l'intero sistema sotto le perdite e i debiti dei bilanci
industriali. Sono, soprattutto, vincoli non contemplati dalla normativa di
vigilanza prudenziale comunitaria, che è più elastica degli usi italiani. La
cronaca recente ? vedi Alitalia ? e l'aumento di possibilità che qualche gruppo industriale
finisca in cattive acque visti i tassi in rialzo ? si pensi al comparto degli
operatori immobiliari ? devono avere avuto un ruolo nell'accelerazione
dell'agenda del governo in merita. Ma anche il governatore, già due anni
fa, diceva: "Sostituire rigidi vincoli normativi con principi flessibili
di supervisione restituisce autonomia alle banche e agli imprenditori, stimola
l'efficienza del processo decisionale e impone alla vigilanza piena trasparenza
nel rendere conto del proprio operato". C'è anche un altro vincolo nei
rapporti banca-impresa, che riguarda le partecipazioni "a monte",
ossia gli industriali azionisti degli istituti. Qui c'è un tetto del 15% nel
capitale, che costituisce un caso isolato nel panorama normativo europeo. E
che, secondo l'agenzia Radiocor, sarà esaminato e abrogato nel prossimo Cicr.
Anche per agevolare il recepimento, entro marzo 2009, di un'altra direttiva
comunitaria da poco emanata, che disciplina le partecipazioni al capitale
bancario e non prevede separatezza tra istituti e industrie.
( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
05
Luglio 2008 Chiudi Primo bilancio per il governo Berlusconi. Fra i 67
provvedimenti varati finora spiccano l'abolizione dell'Ici e
la detassazione degli straordinari, ma anche la rivoluzione della Finanziaria.
Già in vigore anche il decreto anti-rifiuti. Molte le polemiche intorno ai
provvedimenti per la sicurezza e il rinvio dei processi. E in autunno si
profilano sfide delicate come il salvataggio Alitalia e la riforma federale.
( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
05 Luglio 2008 Chiudi Nello spezzatino la vendita degli
aeromobili: la vecchia società in liquidazione farebbe cassa e alla newco
l'operazione costerebbe meno Per la nuova Alitalia
aerei in affitto Nel piano di Intesa il "lease back" della flotta per
rendere più snella la Compagnia.
( da "Messaggero, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
05
Luglio 2008 Chiudi di ROSARIO DIMITO ROMA - Vendita dei gioielli di famiglia di
Alitalia. A cominciare dalla
flotta aerea con la procedura del lease back. Le macchine verrebbero riprese in
affitto dalla Nuova Alitalia assieme agli aeromobili "prestati" da Air One. Nel
piano di salvataggio in fase di costruzione da parte di Intesa Sanpaolo,
secondo quanto risulta a Il Messaggero, un passaggio saliente sarebbe
costituito dalla cessione degli aeromobili della Magliana a una società
specializzata in lease back. Sono quasi tutte Usa. La vendita avverrebbe
contestualmente allo spezzatino della compagnia attraverso il quale il marchio,
le rotte, alcune attività di terra, volo, manutenzione, oltre a una parte dei
dipendenti, verrebbero rilevati dalla newco comprendente Ap Holding di Carlo
Toto. La società di locazione si impegnerà a dare in affitto gli aeromobili
alla nuova Alitalia. Oggi il vettore italiano ha 109
aerei di proprietà (9 per il lungo raggio, 100 per il breve-medio raggio) e 75
in leasing. Il ricorso al lease back, molto praticato in campo immobiliare,
consentirebbe alla vecchia Alitalia avviata verso la
liquidazione, di raccogliere liquidità necessaria per rimborsare i creditori.
Inoltre ridurrebbe l'esborso cash della newco dei nuovi proprietari che avrà
l'obbligo solo di pagare un canone annuo. E una mini-Alitalia,
senza aerei di proprietà diventerebbe più appetibile per un partner
internazionale. Non solo: una mossa di questo tipo metterebbe al riparo le
macchine da una possibile azione esecutiva da parte di qualche creditore.
"La situazione è difficile" ha detto due giorni fa Corrado Passera al
termine dell'incontro a Bruxelles col commissario ai trasporti Ue Antonio
Tajani, "ma non è nostra abitudine gettare la spugna". Passera
assieme a Gaetano Miccichè sta cercando di elaborare un piano complesso
imperniato sullo spezzatino, cioè sulla divisione in due di Alitalia:
da una parte la nuova compagnia, in formato molto ristretto rispetto alle
dimensioni attuali, dall'altra l'attuale società, controllata dallo stato, da
avviare in procedura. Per realizzare lo spezzatino Intesa coadiuvata dai legali
di Bonelli Erede Pappalardo e Pavesi Gitti sostiene la necessità di avvalersi
di una normativa specifica: l'idea sulla quale si sta lavorando sarebbe quella
di riadattare la legge Marzano che nell'attuale formulazione permette solo il
salvataggio (o liquidazione) di un complesso aziendale in default, nell'arco di
sei mesi. La "Marzano 4" dovrebbe invece permettere lo spezzatino e
soprattutto ridurre i tempi a tre mesi del commissario per procedere alla
vendita di parte delle attività a trattativa privata (e non con un'asta) e di
definire gli accordi sindacali. E, se possibile, prevedere ammortizzatori
sociali più favorevoli per i dipendenti considerati in uscita dal perimetro
della Nuova Alitalia. La protezione dovrebbe
manifestarsi anche con l'allungamento della durata del "paracadute" a
favore di questi lavoratori. La bozza del piano di Intesa sarebbe ancora ancora
fluida perchè deve tener presente troppe condizioni, compresi gli orientamenti
dei sindacati che sono una componente essenziale del piano. Il direttore
generale della Superbanca Francesco Micheli, uno specialista delle trattative
coi rappresentanti dei lavoratori, avrebbe sondato riservatamente nei giorni
scorsi alcuni esponenti delle organizzazioni sindacali, riscontrando
contrarietà sull'ipotesi spezzatino, specie per quanto concerne il numero delle
possibili uscite. Numero ancora ballerino perchè strettamente legato al piano
industriale della nuova mini-compagnia: "Le cifre sono premature" ha
puntualizzato Passera. Infatti, le ultime ipotesi - esaminate nel corso del
vertice di due giorni fa a Milano - sarebbero più basse rispetto ai circa 10
mila in uscita, cifra che comunque comprenderebbe gli esuberi e le
esternalizzazione di attività. La nuova compagnia quindi utilizzerebbe aerei in
affitto. Anche Ap holding infatti punta a trasferire il contratto di locazione
da Air One alla nuova Alitalia. Alla quale Toto
conferirebbe le rotte, gli slot e una parte dei dipendenti. Il team di Intesa
sta facendo ancora i calcoli, ma alla luce dell'affitto degli aeromobili, la
liquidità della newco potrebbe essere contenuta sotto 1,5 miliardi. Ma l'intera
operazione dovrà "essere conforme con la normativa Ue" (parole di
Passera), nel senso che Bruxelles terrà gli occhi aperti per scongiurare il
rischio di aiuto di stato sul prezzo pagato dai nuovi proprietari.
( da "Tempo, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Stampa
Intesa SanPaolo ha una bella gatta da pelare con il dossier ... Intesa SanPaolo
ha una bella gatta da pelare con il dossier Alitalia
ancora sulla scrivania. E con la sua soluzione ancora non definita. Ma l'ad
della banca milanese Corrado Passera continua a essere ottimista. "Non è
nostra abitudine gettare la spugna" ha detto Passera, subito dopo aver
incontrato a Bruxelles il commissario Ue ai trasporti, Antonio Tajani, per
illustrargli i lavori in corso per la messa a punto del piano di rilancio di Alitalia. Ottimismo sì, ma anche realismo. Subito dopo l'ad
non ha nascosto che la "situazione è molto difficile" facendo capire
che molto probabilmente per completare il piano ci vorrà tutto il tempo del
mandato affidato al suo istituto. Dunque, fino ai primi di agosto. E per quel
che riguarda le cifre sugli esuberi, taglia corto: "Sono premature".
La missione a Bruxelles di Passera - programmata da tempo per partecipare a un
convegno del Ceps (Centre european policy studies) e per incontrare il
commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy - è iniziata ieri mattina
presto con l'incontro informale con Tajani, programmato all'ultimo momento.
"Questo tipo di passaggio era importante, perché qualunque ipotesi verrà
messa a punto per Alitalia dovrà essere bene inserita
nelle prospettive e nell'ambito delle normative dell'Unione europea", ha spiegato
Passera al termine della riunione durata circa un'ora. Dello stesso tenore le
parole del commissario Ue, sul cui tavolo cìe il delicato dossier sul
prestito-ponte da 300 milioni versato nelle casse di Alitalia: "Ho chiesto espressamente - ha sottolineato Tajani - che
ogni soluzione a favore del risanamento e del rilancio di Alitalia sia pienamente in sintonia con
la normativa comunitaria". Passera non si è però sbilanciato sui tempi per
la presentazione del piano industriale della compagnia di bandiera: "La
durata del nostro mandato è di 60 giorni e non mi pare che i termini siano
cambiati", si è limitato a dire, sottolineando però come la strada sia
tutt'altro che in discesa. "Siamo di fronte a una situazione molto
difficile - ha detto - e bisogna fare di tutto per trovare una soluzione".
Dunque, è molto probabile che il piano veda la luce non prima della fine di
luglio o dei primi di agosto, a un mese esatto dall'inizio del mandato di
advisor affidato a Intesa San Paolo. E da Roma il ministro per lo Sviluppo,
Claudio Scajola ha detto: "Per Alitalia c'è un
advisor che sta andando avanti e lavorando bene. Lasciamolo lavorare e ci
auguriamo che possa presentare un buon piano industriale in quale possa
rilanciare la compagnia e, nel tempo, riuscire a farla tornare una grande
compagnia italiana".
( da "Unione Sarda, L' (Nazionale)" del 05-07-2008)
Pubblicato anche in: (Unione Sarda, L' (Nazionale))
Argomenti: Alitalia
Economia
Pagina 213 Prime ipotesi sul piano-Alitalia --> Ci
vorrà ancora del tempo per sciogliere il rebus Alitalia.
L'intenso lavoro di tessitura del piano industriale coordinato da
IntesaSanpaolo, non sembra ancora arrivato a compimento e al momento appare
assai improbabile attendersi novità su questo fronte anche per la prossima
settimana. Lo stesso ad dell'advisor bancario, Corrado Passera, incontrando
giovedì a Bruxelles il commissario Ue ai Trasporti, Antonio Tajani, ha
ricordato che la durata del mandato ricevuto era di 60 giorni, proiettando così
la probabile definizione del piano verso la fine del mese. L'architettura del
progetto che va delineandosi per salvare la compagnia di bandiera italiana gira
intorno alla scissione di una nuova società leggera, concentrata su rotte
sostenibili ed una bad company nella quale rimarrebbero debiti, esuberi,
passività finanziarie e tratte non profittevoli. Un meccanismo che va tarato
sulle compatibilità europee, come ha ribadito ieri lo stesso Tajani, che ha
detto di aver ricevuto da Passera "risposte positive", sottolineando
come la direzione intrapresa sia "europeista".
( da "Riformista, Il" del 05-07-2008)
Argomenti: Alitalia
Il
pasticciaccio alitalia Questo piano Passera lo sapevamo fare anche noi
"Questo piano Passera lo sapevo fare anch'io". Il governo si prepari,
perché la reazione degli italiani - almeno quelli che seguono più da vicino le
cose della politica e dell'economia - sarà questa. Ricapitoliamo per sommi capi
le puntate precedenti. Il governo Prodi tenta una gara mal congegnata, poi
passa alla trattativa privata per cedere la compagnia di bandiera ad Air
France. Resterebbero logo e tricolore, si perderebbero circa duemila posti di
lavoro. Berlusconi promette fuoco e fiamme, in campagna elettorale, purché Alitalia resti italiana. I sindacati s'accodano, protestando
per le ripercussioni occupazionali della cessione e dell'applicazione della
strategia di Maurizio Prato, che alla cessione è volta. Il governo s'insedia, e
passano mesi di produzione di annunci per mezzo di annunci. Ora, pian piano, la
nebbia va ad alzarsi. E che cosa ci lascia vedere? Una
separazione chirurgica fra un'Alitalia "best company" e una "bad company",
quest'ultima verosimilmente lasciata sul groppone del contribuente. La fusione
dell'Alitalia "best
company" con il suo principale concorrente italiano, Air One (qualche
osservatore malizioso potrebbe chiedersi quale di queste due imprese venga così
"salvata"). Un numero di esuberi compreso fra i 4 e 10 mila,
ovvero talmente alto che probabilmente l'esecutivo non potrà fare altro che
"digerirli" nella pubblica amministrazione. Il tutto propiziato
proprio da chi appena tre mesi fa si appellava al Tar per fare luce sulla
vendita ad Air France. Altro che veline. È di questo pasticciaccio brutto che,
se fossimo un Paese serio, bisognerebbe chieder conto a Berlusconi. Le
differenze fra lui e Prodi non si vedono, ahinoi, soltanto nella consuetudine
con avvenenti rappresentanti del gentil sesso. Le decisioni del governo
precedente erano spesso discutibili, e talora disastrose. Ma il disegno a cui si
ispiravano era se non altro intelleggibile agli osservatori. E Prodi interagiva
coi poteri reali non sempre con trasparenza, ma sempre con scaltrezza.
Berlusconi e Tremonti sembrano fidarsi troppo di quella che fino a pochi mesi
fa bollavano come la prima banca della sinistra, e per giunta ne portano a casa
una soluzione abborracciata, priva di senso, economico e industriale, per lo
Stato come azionista e venditore e per il trasporto aereo come infrastruttura
del Paese. La vendita a Air France sarà stato opaca, ma era logica. È rimasta
solo l'opacità. 05/07/2008.